“BORSA Giorgio MOLTENI Corrado MONTESSORO Francesco a cura, contributi di Rosella IDÉO Renzo CAVALIERI Enrica COLLOTTI PISCHEL Giorgio VIZIOLI Francesco MONTESSORO Matilde ADDUCI Marco CORSI Simone CANTINI Marco BUTTINO”,”L’incerta vigilia del nuovo secolo in Asia. Asia Major 2000.”,”Matilde Adduci è una giovane studiosa che si occupa della storia moderna e contemporanea dell’Asia meridionale, con particolare riferimento ai rapporti fra Congresso Nazionale Indiano e classe contadina nel periodo nazionalista. Giorgio Borsa, già professore ordinario di Storia politica e diplomatica dell’Asia orientale e direttore del Centro Studi per i Popoli Extraeuropei C. Bonacossa dell’Università di Pavia, è dottore honoris causa in Storia dell’India moderna della Hindu University di Benares. Ideatore, assieme a Paolo Beonio-Brocchieri, della pubblicazione Asia Major, ne dirige la redazioni. Marco Buttino è professore associato i n Storia dell’Europa orientale all’Università di Torino e membro della redazione della rivista Central Asian Survey di Londra. Simone Cantini ha vissuto, per ragioni professionali, in Cina e in Asia meridionale per molti anni, visitando in più occasioni l’Afghanistan. Renzo Cavalieri è ricercatore presso l’Istituto di Diritto privato della Facoltà di Giurisprudenza, Università di Pavia. Enrica Collotti Pischel è professore ordinario di Storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici, Università di Milano. Marco Corsi è dottorando in Sociologia dello sviluppo presso l’Università di Pisa. Rosella Idèo è ricercatore confermato della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Trieste. Corrado Molteni è professore associato di Giapponese della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano e docente di Sistemi economici comparati all’Università Bocconi. Francesco Montessoro è professore supplente di Storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici, Università di Milano. Gianni Salvini è docente di Sistemi economici comparati, Università di Pavia e di Programmazione economica (transizione al mercato delle economie socialiste), Università Boccomi. Michelguglielmo Torri è professore associato di Storia moderna e contemporanea dell’Asia presso l’Università di Torino. Giorgio Vizioli, membro del Consiglio direttivo dell’Istituto di cooperazione Economica Internazionale (ICEI) di Milano, già responsabile del Settore Asia-Pacifico dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) di Milano, è collaboratore di diverse testate economiche e delle case editrici De Agostini e UTET.”,”ASIx-016-FL”
“BORSA Giorgio BEONIO BROCCHIERI Paolo a cura, Saggi di Sandro BORDONE Simonetta CASCI Enrica COLLOTTI PISCHEL Gianni FODELLA Francesco MONTESSORO Michelguglielmo TORRI Claudio ZANIER”,”L’altra Asia ai margini della bufera. Asia Major 1991.”,”Giorgio Borsa, già professore ordinario di Storia politica e diplomatica dell’Asia orientale e direttore del Centro Studi Popoli Extraeuropei dell’Università di Pavia. Paolo Beonio-Brocchieri, professore ordinario di Storia e Istituzioni dei Paesi Afro-asiatici e direttore del Centro Studi Cesare Bonacossa dell’Università di Pavia. Gianni Fodella, professore associato di Organizzazione economica internazionale nell’Università di Milano, visiting professor nell’Università di Kyoto e dell’Accademia cinese di Scienze sociali. Michelguglielmo Torri, professore associato di Storia dell’Asia moderna e contemporanea nell’Università di Torino. Simonetta Casci, ricercatore nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Pavia. Krzysztof Gawlikowski, professore a contratto nell’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Francesco Montessoro, professore a contratto nell’Università di Bologna. Enrica Collotti Pischel, professore ordinario di Storia e Istituzioni dei Paesi Afro-asiatici dell’U niversitò di Milano.”,”ASIx-017-FL”
“BORSA Giorgio a cura, saggi di Sandro BORDONE Simonetta CASCI Enrica COLLOTTI PISCHEL Gianni FODELLA Francesco MONTESSORO Michelguglielmo TORRI Claudio ZANIER Nicoletta DEL FRANCO”,”Le ultime trincee del comunismo nel mondo. Asia Major 1992.”,”Giorgio Borsa, già professore ordinario di Storia politica e diplomatica dell’Asia orientale e direttore del Centro Studi Popoli Extraeuropei dell’Università di Pavia. Paolo Beonio-Brocchieri, professore ordinario di Storia e Istituzioni dei Paesi Afro-asiatici e direttore del Centro Studi Cesare Bonacossa dell’Università di Pavia. Gianni Fodella, professore associato di Organizzazione economica internazionale nell’Università di Milano, visiting professor nell’Università di Kyoto e dell’Accademia cinese di Scienze sociali. Michelguglielmo Torri, professore associato di Storia dell’Asia moderna e contemporanea nell’Università di Torino. Simonetta Casci, ricercatore nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Pavia. Krzysztof Gawlikowski, professore a contratto nell’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Francesco Montessoro, professore a contratto nell’Università di Bologna. Enrica Collotti Pischel, professore ordinario di Storia e Istituzioni dei Paesi Afro-asiatici dell’U niversitò di Milano.”,”ASIx-018-FL”
“BORSA Giorgio a cura, contributi di Rosella IDÉO Renzo CAVALIERI Enrica COLLOTTI PISCHEL Giorgio VIZIOLI Francesco MONTESSORO Matilde ADDUCI Marco CORSI Simone CANTINI Marco BUTTINO Michelguglielmo TORRI”,”L’Asia tra recessione economica e minaccia nucleare. Asia Major 1998.”,”Matilde Adduci è una giovane studiosa che si occupa della storia moderna e contemporanea dell’Asia meridionale, con particolare riferimento ai rapporti fra Congresso Nazionale Indiano e classe contadina nel periodo nazionalista. Giorgio Borsa, già professore ordinario di Storia politica e diplomatica dell’Asia orientale e direttore del Centro Studi per i Popoli Extraeuropei C. Bonacossa dell’Università di Pavia, è dottore honoris causa in Storia dell’India moderna della Hindu University di Benares. Ideatore, assieme a Paolo Beonio-Brocchieri, della pubblicazione Asia Major, ne dirige la redazioni. Marco Buttino è professore associato i n Storia dell’Europa orientale all’Università di Torino e membro della redazione della rivista Central Asian Survey di Londra. Simone Cantini ha vissuto, per ragioni professionali, in Cina e in Asia meridionale per molti anni, visitando in più occasioni l’Afghanistan. Renzo Cavalieri è ricercatore presso l’Istituto di Diritto privato della Facoltà di Giurisprudenza, Università di Pavia. Enrica Collotti Pischel è professore ordinario di Storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici, Università di Milano. Marco Corsi è dottorando in Sociologia dello sviluppo presso l’Università di Pisa. Rosella Idèo è ricercatore confermato della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Trieste. Corrado Molteni è professore associato di Giapponese della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano e docente di Sistemi economici comparati all’Università Bocconi. Francesco Montessoro è professore supplente di Storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici, Università di Milano. Gianni Salvini è docente di Sistemi economici comparati, Università di Pavia e di Programmazione economica (transizione al mercato delle economie socialiste), Università Boccomi. Michelguglielmo Torri è professore associato di Storia moderna e contemporanea dell’Asia presso l’Università di Torino. Giorgio Vizioli, membro del Consiglio direttivo dell’Istituto di cooperazione Economica Internazionale (ICEI) di Milano, già responsabile del Settore Asia-Pacifico dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) di Milano, è collaboratore di diverse testate economiche e delle case editrici De Agostini e UTET.”,”ASIE-006-FL”
“BORSA Giorgio MOLTENI Corrado MONTESSORO Francesco a cura, Contributi di Rosella IDÉO Renzo CAVALIERI Enrica COLLOTTI PISCHEL Giorgio VIZIOLI Francesco MONTESSORO Matilde ADDUCI Marco CORSI Simone CANTINI Marco BUTTINO Elisa QUERCI Gianni SALVINI Benedetta TRIVELLATO”,”Crescita economica e tensioni politiche in Asia all’alba del nuovo Millennio. Asia Major 2000″,”Matilde Adduci è una giovane studiosa che si occupa della storia moderna e contemporanea dell’Asia meridionale, con particolare riferimento ai rapporti fra Congresso Nazionale Indiano e classe contadina nel periodo nazionalista. Giorgio Borsa, già professore ordinario di Storia politica e diplomatica dell’Asia orientale e direttore del Centro Studi per i Popoli Extraeuropei C. Bonacossa dell’Università di Pavia, è dottore honoris causa in Storia dell’India moderna della Hindu University di Benares. Ideatore, assieme a Paolo Beonio-Brocchieri, della pubblicazione Asia Major, ne dirige la redazioni. Marco Buttino è professore associato i n Storia dell’Europa orientale all’Università di Torino e membro della redazione della rivista Central Asian Survey di Londra. Simone Cantini ha vissuto, per ragioni professionali, in Cina e in Asia meridionale per molti anni, visitando in più occasioni l’Afghanistan. Renzo Cavalieri è ricercatore presso l’Istituto di Diritto privato della Facoltà di Giurisprudenza, Università di Pavia. Enrica Collotti Pischel è professore ordinario di Storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici, Università di Milano. Marco Corsi è dottorando in Sociologia dello sviluppo presso l’Università di Pisa. Rosella Idèo è ricercatore confermato della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Trieste. Corrado Molteni è professore associato di Giapponese della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano e docente di Sistemi economici comparati all’Università Bocconi. Francesco Montessoro è professore supplente di Storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici, Università di Milano. Gianni Salvini è docente di Sistemi economici comparati, Università di Pavia e di Programmazione economica (transizione al mercato delle economie socialiste), Università Boccomi. Michelguglielmo Torri è professore associato di Storia moderna e contemporanea dell’Asia presso l’Università di Torino. Giorgio Vizioli, membro del Consiglio direttivo dell’Istituto di cooperazione Economica Internazionale (ICEI) di Milano, già responsabile del Settore Asia-Pacifico dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) di Milano, è collaboratore di diverse testate economiche e delle case editrici De Agostini e UTET. Benedetta Trivellato, laureata in Economia presso l’Università Bocconi di Milano, dal 1998 collabora all’ISPI come research assistant. ElisaQuerci è una giovane laureata in Scienze internazionali e diplomatiche presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Trieste.”,”ASIE-007-FL”
“BORSA Giorgio BEONIO BROCCHIERI Paolo a cura, saggi di Gianni FODELLA Michelguglielmo TORRI Simonetta CASCI Krzysztof GAWLIKOWSKI Francesco MONTESSORO Enrica COLLOTTI PISCHEL”,”Asia Major. Un mondo che cambia.”,”Giorgio Borsa, già professore ordinario di Storia politica e diplomatica dell’Asia orientale e direttore del Centro Studi Popoli Extraeuropei dell’Università di Pavia. Paolo Beonio-Brocchieri, professore ordinario di Storia e Istituzioni dei Paesi Afro-asiatici e direttore del Centro Studi Cesare Bonacossa dell’Università di Pavia. Gianni Fodella, professore associato di Organizzazione economica internazionale nell’Università di Milano, visiting professor nell’Università di Kyoto e dell’Accademia cinese di Scienze sociali. Michelguglielmo Torri, professore associato di Storia dell’Asia moderna e contemporanea nell’Università di Torino. Simonetta Casci, ricercatore nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Pavia. Krzysztof Gawlikowski, professore a contratto nell’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Francesco Montessoro, professore a contratto nell’Università di Bologna. Enrica Collotti Pischel, professore ordinario di Storia e Istituzioni dei Paesi Afro-asiatici dell’U niversitò di Milano.”,”ASIx-022-FL”
“BORSA Giorgio a cura, saggi di Sandro BORDONE Simonetta CASCI Enrica COLLOTTI PISCHEL Nicoletta DEL FRANCO Rosella IDÉO Ralph R. KLEMP Giovanna MASTROCCHIO Francesco MONTESSORO Aldo TOLLINI Michelguglielmo TORRI”,”La fine dell’era coloniale in Asia Orientale. Asia Major 1993.”,”Giorgio Borsa, già professore ordinario di Storia politica e diplomatica dell’Asia orientale e direttore del Centro Studi Popoli Extraeuropei dell’Università di Pavia. Sandro Bordone, professore supplente di Storia Politica e Diplomatica dell’Asia Orientale, Università di Pavia. Michelguglielmo Torri, professore associato di Storia dell’Asia moderna e contemporanea nell’Università di Torino. Simonetta Casci, ricercatore nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Pavia. Francesco Montessoro, professore a contratto nell’Università di Bologna. Enrica Collotti Pischel, professore ordinario di Storia e Istituzioni dei Paesi Afro-asiatici dell’Universitò di Milano. Nicoletta Del Franco, Dipartimento di sociologia, Università di Bologna. É cooperante al programma “”Generazione di reddito e formazione professionale per settori femminili in ambito turale in Bangladesh”” promosso dalla Associazione per la Partecipazione allo Sviluppo di Torino. Rosella Idéo, professore supplente di Storia ed Istituzioni dell’Asia orintale, Università di Trieste. Ralph R. Klemp, laureato in Economia Aziendale all’Università Bocconi; diplomato all’istituto dello Studio sul medio ed Estremo Oriente (ISMEO) in Lingua e cultura indonesiana. Giovanna Mastrocchio, fellow del Centro Studi Popoli Extraeuropei Cesare Bonacossa, Università di Pavia. Aldo Tollini, professore supplente di Lingua giapponese, Università di Pavia.”,”ASIx-023-FL”
“BORSA Giorgio MASTROCCHIO Giovanna a cura, saggi di Sandro BORDONE Renzo CAVALIERI Enrica COLLOTTI PISCHEL Rosella IDÉO Ralph KLEMP Aldo TOLLINI Michelguglielmo TORRI Giorgio VIZIOLI”,”Tra democrazia e neo-autoritarismo. Asia Major 1995.”,”Giorgio Borsa, già professore ordinario di Storia politica e diplomatica dell’Asia orientale e direttore del Centro Studi Popoli Extraeuropei dell’Università di Pavia. Sandro Bordone, professore supplente di Storia Politica e Diplomatica dell’Asia Orientale, Università di Pavia. Michelguglielmo Torri, professore associato di Storia dell’Asia moderna e contemporanea, Università di Torino. Enrica Collotti Pischel, professore ordinario di Storia e Istituzioni dei Paesi Afro-asiatici dell’Universitò di Milano. Rosella Idéo, professore supplente di Storia ed Istituzioni dell’Asia orintale, Università di Trieste. Giovanna Mastrocchio, fellow del Centro Studi Popoli Extraeuropei Cesare Bonacossa, Università di Pavia. Aldo Tollini, professore supplente di Lingua giapponese, Università di Pavia. Renzo Cavalieri, ricercatore presso l’istituto di diritto privato della facoltà di Giurisprudenza, Università di Pavia. Ralph klemp, membro fondatore della Camera di Commercio dell’Asia Sudorientale di Milano e consulente di marketing internazionale. giorgio Vizioli, giornalista, già responsabile del settore Asia dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazioale di Milano, collaboratore di Mondo Economico, del Corriere del Ticino e di alcune case editrici tra cui Agostini ed UTET.”,”ASIx-024-FL”
“BORSA Giorgio COLLOTTI PISCHEL Enrica a cura, saggi di Sandro BORDONE Simonetta CASCI Andrea CAMPANA Rosella IDÉO Giovanna MASTROCCHIO Francesco MONTESSORO Aldo TOLLINI Michelguglielmo TORRI”,”Luci e ombre sullo sviluppo in Asia Orientale. Asia Major 1994.”,”Giorgio Borsa, già professore ordinario di Storia politica e diplomatica dell’Asia orientale e direttore del Centro Studi Popoli Extraeuropei dell’Università di Pavia. Sandro Bordone, professore supplente di Storia Politica e Diplomatica dell’Asia Orientale, Università di Pavia. Michelguglielmo Torri, professore associato di Storia dell’Asia moderna e contemporanea, Università di Torino. Enrica Collotti Pischel, professore ordinario di Storia e Istituzioni dei Paesi Afro-asiatici dell’Universitò di Milano. Rosella Idéo, professore supplente di Storia ed Istituzioni dell’Asia orintale, Università di Trieste. Giovanna Mastrocchio, fellow del Centro Studi Popoli Extraeuropei Cesare Bonacossa, Università di Pavia. Aldo Tollini, professore supplente di Lingua giapponese, Università di Pavia. Renzo Cavalieri, ricercatore presso l’istituto di diritto privato della facoltà di Giurisprudenza, Università di Pavia. Ralph klemp, membro fondatore della Camera di Commercio dell’Asia Sudorientale di Milano e consulente di marketing internazionale. giorgio Vizioli, giornalista, già responsabile del settore Asia dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazioale di Milano, collaboratore di Mondo Economico, del Corriere del Ticino e di alcune case editrici tra cui Agostini ed UTET.”,”ASIx-025-FL”
“BORSA Giorgio MASTROCCHIO Giovanna a cura, saggi di Sandro BORDONE Renzo CAVALIERI Enrica COLLOTTI PISCHEL Marco CORSI Nicoletta DEL FRANCO Rosella IDÉO Aldo TOLLINI Michelguglielmo TORRI Giorgio VIZIOLI”,”Integrazione regionale e ascesa Internazionale. Asia Major 1996.”,”Giorgio Borsa, già professore ordinario di Storia politica e diplomatica dell’Asia orientale e direttore del Centro Studi Popoli Extraeuropei dell’Università di Pavia. Sandro Bordone, professore supplente di Storia Politica e Diplomatica dell’Asia Orientale, Università di Pavia. Michelguglielmo Torri, professore associato di Storia dell’Asia moderna e contemporanea, Università di Torino. Enrica Collotti Pischel, professore ordinario di Storia e Istituzioni dei Paesi Afro-asiatici dell’Universitò di Milano. Rosella Idéo, professore supplente di Storia ed Istituzioni dell’Asia orintale, Università di Trieste. Giovanna Mastrocchio, fellow del Centro Studi Popoli Extraeuropei Cesare Bonacossa, Università di Pavia. Aldo Tollini, professore supplente di Lingua giapponese, Università di Pavia. Renzo Cavalieri, ricercatore presso l’istituto di diritto privato della facoltà di Giurisprudenza, Università di Pavia. Ralph klemp, membro fondatore della Camera di Commercio dell’Asia Sudorientale di Milano e consulente di marketing internazionale. Giorgio Vizioli, giornalista, già responsabile del settore Asia dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazioale di Milano, collaboratore di Mondo Economico, del Corriere del Ticino e di alcune case editrici tra cui Agostini ed UTET. Marco Corsi, dottore in Scienze Politiche, specializzato in sociologia dello sviluppo, Central Hindi Directorate, New Delhi.”,”ASIE-008-FL”
“BORSA Giorgio a cura, saggi di Sandro BORDONE Renzo CAVALIERI Enrica COLLOTTI PISCHEL Marco CORSI Rosella IDÉO Giovanna MASTROCCHIO Francesco MONTESSORO Aldo TOLLINI Michelguglielmo TORRI Giorgio VIZIOLI”,”Continua il miracolo asiatico? Asia Major 1997.”,”Giorgio Borsa, già professore ordinario di Storia politica e diplomatica dell’Asia orientale e direttore del Centro Studi Popoli Extraeuropei dell’Università di Pavia. Sandro Bordone, professore supplente di Storia Politica e Diplomatica dell’Asia Orientale, Università di Pavia. Michelguglielmo Torri, professore associato di Storia dell’Asia moderna e contemporanea, Università di Torino. Enrica Collotti Pischel, professore ordinario di Storia e Istituzioni dei Paesi Afro-asiatici dell’Universitò di Milano. Rosella Idéo, professore supplente di Storia ed Istituzioni dell’Asia orintale, Università di Trieste. Giovanna Mastrocchio, fellow del Centro Studi Popoli Extraeuropei Cesare Bonacossa, Università di Pavia. Aldo Tollini, professore supplente di Lingua giapponese, Università di Pavia. Renzo Cavalieri, ricercatore presso l’istituto di diritto privato della facoltà di Giurisprudenza, Università di Pavia. Ralph klemp, membro fondatore della Camera di Commercio dell’Asia Sudorientale di Milano e consulente di marketing internazionale. Giorgio Vizioli, giornalista, già responsabile del settore Asia dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazioale di Milano, collaboratore di Mondo Economico, del Corriere del Ticino e di alcune case editrici tra cui Agostini ed UTET. Marco Corsi, dottore in Scienze Politiche, specializzato in sociologia dello sviluppo, Central Hindi Directorate, New Delhi.”,”ASIE-009-FL”
“BORSA Giorgio MOLTENI Corrado MONTESSORO Francesco a cura, saggi di Matilde ADDUCI Sandro BORDONE Renzo CAVALIERI Enrica COLLOTTI PISCHEL Marco CORSI Elisa GIUNCHI Rosella IDÉO Riccardo REDAELLI Lina TAMBURRINO Michelgugliemo TORRI Benedetta TRIVELLATO Giorgio VIZIOLI”,”Trasformazioni politico-istituzionali dell’Asia nell’era di Bush. Asia Major 2001″,”Giorgio Borsa, già professore ordinario di Storia politica e diplomatica dell’Asia orientale e direttore del Centro Studi Popoli Extraeuropei dell’Università di Pavia. Sandro Bordone, professore supplente di Storia Politica e Diplomatica dell’Asia Orientale, Università di Pavia. Michelguglielmo Torri, professore associato di Storia dell’Asia moderna e contemporanea, Università di Torino. Enrica Collotti Pischel, professore ordinario di Storia e Istituzioni dei Paesi Afro-asiatici dell’Universitò di Milano. Rosella Idéo, professore supplente di Storia ed Istituzioni dell’Asia orintale, Università di Trieste. Giovanna Mastrocchio, fellow del Centro Studi Popoli Extraeuropei Cesare Bonacossa, Università di Pavia. Aldo Tollini, professore supplente di Lingua giapponese, Università di Pavia. Renzo Cavalieri, ricercatore presso l’istituto di diritto privato della facoltà di Giurisprudenza, Università di Pavia. Ralph klemp, membro fondatore della Camera di Commercio dell’Asia Sudorientale di Milano e consulente di marketing internazionale. Giorgio Vizioli, giornalista, già responsabile del settore Asia dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazioale di Milano, collaboratore di Mondo Economico, del Corriere del Ticino e di alcune case editrici tra cui Agostini ed UTET. Marco Corsi, dottore in Scienze Politiche, specializzato in sociologia dello sviluppo, Central Hindi Directorate, New Delhi. Matilde Adduci è autrice di Sri Lanka, i costi della guerra civile. Elisa Giunchi, dottore di ricerca in storia presso l’Università di cambridge, collabora con il Dipartimento di Studi Internazionali dell’Università degli studi di Milano. corrado Molteni è professore associato di Giapponese della facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano e docente di Sistemi economici comparati all’Universitàù Bocconi. Riccardo Redaelli è ricercatore confermato presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano. Linatamburrino, giornalista professionista, ha lavorato per sei anni in Cina come corrispondente dell’Unità. Benedetta Trivellato, laureata in Economia presso l’Università Bocconi di Milano, dal 1998 collabora all’ISPI.”,”ASIx-026-FL”
“BORSA Giorgio”,”La nascita del mondo moderno in Asia Orientale. La penetrazione europea e la crisi delle società tradizionali in India, Cina e Giappone.”,”Giorgio Borsa è stato titolare della cattedra di Storia politica e diplomatica dell’Asia Orientale e direttore del Centro Studi per i popoli extraeuropei dell’Università di Pavia. É autore di: Gandhi, La nasciata del mondo moderno in Asia Orientale e Europa e Asia fra modernità e tradizione.”,”ASIx-028-FL”
“BORSCHEL Frank”,”Exkurs zur Marxschen Werttheorie. Das Kapital – eine Einführung in die Arbeitswertlehre von Karl Marx. In der Reihe: Politische Ökonomie im virtuellen Zeitalter.”,”Marx hat dem Kapitalismus zwar seinen Platz auf der Arena der menschlichen Geschichte zugewiesen – die Zukunft des Kapitals voraussagen konnte er indessen auch nicht. Das hier vorliegende Buch grefit erst einmal die von Marx in seinem Hauptwerk Das Kapital entwickelte Werttheorie auf. Und zwar als Kurzfassung der zentralen Punkte des dreibändigen Werkes, weswegen weite teile auch mehr oder weniger direkt an diesem angelehnt sind. Einführung, in der Reihe: Politische Ökonomie im virtuellen Zeitalter, Vorwort, Index, Literaturverzeichnis, Quellennachweis,”,”MADS-029-FL”
“BORSELLINO Nino PEDULLA’ Walter a cura; saggi di Cesare VASOLI Massimo OLDONI Francesco SABATINI Maurizio DARDANO Vittorio RUSSO Massimo PALERMO”,”Storia generale della letteratura italiana. I. Il Medioevo, le origini e il Duecento.”,”Saggi di Cesare VASOLI Massimo OLDONI Francesco SABATINI Maurizio DARDANO Vittorio RUSSO Massimo PALERMO “”Mercanti e pellegrini furono i viaggiatori del Medioevo. A loro erano dedicati i manuali di conversazione che, se ebbero notevole fortuna con la diffusione della stampa, non dovevano essere meno ricercati nelle precedenti versioni manoscritte”” (pag 491)”,”REFx-176″
“BORSELLINO Nino PEDULLA’ Walter a cura; saggi di Vittorio RUSSO Achille TARTARO Paolo PROCACCIOLI Claudio GIOVANARDI Marco SANTAGATA e Vinicio PACCA Francesco TATEO Pasquale STOPPELLI”,”Storia generale della letteratura italiana. II. L’età di Dante, il Trecento, Petrarca e Boccaccio.”,”Saggi di Vittorio RUSSO Achille TARTARO Paolo PROCACCIOLI Claudio GIOVANARDI Marco SANTAGATA e Vinicio PACCA Francesco TATEO Pasquale STOPPELLI [‘L’onere ingente delle spese militari indusse i governi delle città a inasprire ulteriormente l’imposizione di tasse e di gabelle persino sui generi alimentari di prima necessità, una politica fiscale che non poteva non colpire ed emarginare le fasce più deboli del tessuto sociale, i contadini nelle campagne, i piccoli artigiani e i salariati delle botteghe di produzione commerciale nelle città. Ma neppure le compagnie finanziarie delle maggiori famiglie mercantili uscirono indenni da tale situazione: le relazioni di mercato con i maggiori Paesi europei avevano indotto le compagnie a rilasciare grossi prestiti di denaro ai sovrani di Francia (Filippo il Bello) o di Inghilterra (Edoardo III), a loro volta impegnati in dispendiose guerre di potere; e quando il re di Francia, dopo il 1303, cominciò a servirsi di banchieri francesi piuttosto che italiani, o addirittura il re d’Inghilterra, nel 1342, si rifiutò di riconoscere gli enormi debiti contratti con i banchieri fiorentini, quando la concorrenza dei mercanti catalani e dei fabbricanti inglesi di tessuti si fece via via più consistente, il tracollo finanziario a catena delle grandi compagnie fu inevitabile (dei Peruzzi nel 1343, degli Acciaiuoli nel 1345, dei Bardi nel 1346), generando nuova miseria, disoccupazione e conflittualità sociale. “”La più importante organizzazione commerciale del mondo medievale era stata spazzata via. E’ vero che il disastro era essenzialmente limitato a Firenze; non ne avevano risentito le attività commerciali di Genova e di Venezia nel Mediterraneo e anche a Firenze sopravvissero numerose ditte di più modeste proporzioni””, ma “”l’egemonia finanziaria dei Fiorentini sulle vie commerciali che portavano dal Mediterraneo verso l’Europa nord-settentrionale non risorse fino al quindicesimo secolo, allorché la banca dei Medici realizzò un’impresa che in qualche modo richiamava le proporzioni e la visione commerciale dei Bardi e dei Peruzzi”” (J.K. Hyde). Gli effetti sociali della generale recessione economica cominciarono a farsi sentire molto per tempo nell’intera Europa, con le prime sommosse popolari legate a questioni di occupazione lavorativa e di sostentamento per la sopravvivenza (V. Rutenburg): rivolte cittadine e contadine si ebbero nelle Fiandre (1322-1329), in Francia (la Jacquerie del 1358), a Perugia e a Siena (1371), a Firenze (il tumulto dei Ciompi, lavoratori dell’Arte della Lana, nel 1378), in Inghilterra (il moto dei Lollardi del 1381) ecc.. A tali fattori di corrosione interna del sistema si aggiunsero nel corso del secolo XIV alcune catastrofi naturali che accelerarono e inasprirono la crisi già in atto: ripetute carestie (nel 1339-1340, 1346-1347, 1352-1353, 1374-1375), dovute spesso alla caduta incessante di piogge, che devastarono i raccolti agricoli, causando un numero enorme di morti per fame o per malattia da denutrizione (solo a Firenze, Giovanni Villani calcolò che nel1347 morissero 4.000 persone); e, evento ancora più drammatico, l’epidemia, nel 1348 di peste nera, che dalla città portuale di Messina, dove approdavano le navi di commercio con l’Oriente, nel giro di pochi mesi si propagò all’intera penisola, e da questa passò poi agli altri Paesi europei, restandovi con manifestazioni periodiche fino al XVIII secolo. Carestie ed epidemie erano mali endemici e ricorrenti nell’età medievale, ma la successione ravvicinata delle piogge torrenziali e la virulenza inusitata della cosiddetta “”peste dell’anguinaia””, che colpirono l’intera penisola tra il 1348 e il 1383, decimando i due terzi della popolazione, contribuirono in maniera decisiva a far precipitare la situazione economica già compromessa e ad accelerare il passaggio dalla stagione delle democrazie comunali a quella dell’autoritarismo signorile. Giovanni VIllani, vittima della pestilenza, fece in tempo, nell’ultimo libro della sua ‘Cronica’ a dare notizia della “”grande mortalità che fu in Firenze””, e della “”maggiore”” che “”fu in Pistoia e Prato””, “”in Bologna e in Romagna””, “”in Vignone e in Proenza ov’era la corte del papa, e per tutto il reame di Francia””, e dell'””infinita mortalità”” che “”fu in Turchia”” e nei “”paesi d’oltremare””: un castigo di Dio, a suo giudizio, “”per punizione de’ peccati”” (XXX 84). (…) La famosa descrizione della “”pestifera mortalità”” del 1348 con cui si apre il ‘Decameron’ di Boccaccio, non solo è una testimonianza viva e letterariamente preziosa di quel flagello, ma è soprattutto il documento (come non dissimilmente nelle pagine dei “”cronisti”” del tempo) di un diffuso senso di smarrimento di fronte al disordine sociale e alla disgregazione morale che quel tragico evento aveva scatenato (…)”” [Vittorio Russo, Intellettuali, società e storia nell’età di Dante, Petrarca e Boccaccio’] (pag 22-23)] [ISC Newsletter N° 78] ISCNS78TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”REFx-177″
“BORSELLINO Nino PEDULLA’ Walter a cura; saggi di Nino BORSELLINO Mario MARTELLI Francesco BAUSI Luciano BOTTONI Claudio GIOVANARDI Massimo PALERMO Giulio FERRONI Riccardo SCRIVANO”,”Storia generale della letteratura italiana. III. Rinascimento e umanesimo. Dal quattrocento all’Ariosto.”,”Saggi di Nino BORSELLINO Mario MARTELLI Francesco BAUSI Luciano BOTTONI Claudio GIOVANARDI Massimo PALERMO Giulio FERRONI Riccardo SCRIVANO Geografia dell’umanesimo (italocentrismo culturale) (pag 16-17)”,”REFx-178″
“BORSELLINO Nino PEDULLA’ Walter a cura; saggi di Giuliano PROCACCI Dante DELLA-TERZA Nino BORSELLINO Matteo PALUMBO Giorgio PATRIZI Claudio MUTINI Giulio FERRONI Paolo PROCACCIOLI”,”Storia generale della letteratura italiana. IV. Rinascimento e umanesimo. Il pieno cinquecento.”,”Saggi di Giuliano PROCACCI Dante DELLA-TERZA Nino BORSELLINO Matteo PALUMBO Giorgio PATRIZI Claudio MUTINI Giulio FERRONI Paolo PROCACCIOLI Contiene il paragrafo ‘L’Europa di Machiavelli’ (pag 63-)”,”REFx-179″
“BORSELLINO Nino PEDULLA’ Walter a cura; saggi di aggi di Giorgio PATRIZI Claudio MUTINI Luciano BOTTONI Giuseppe ANTONELLI Paolo PROCACCIOLI Giuseppe PATOTA Amedeo QUONDAM Guido BALDASSARRI Michele CILIBERTO”,”Storia generale della letteratura italiana. V. L’età della controriforma. Il tardo cinquecento.”,”Saggi di Giorgio PATRIZI Claudio MUTINI Luciano BOTTONI Giuseppe ANTONELLI Paolo PROCACCIOLI Giuseppe PATOTA Amedeo QUONDAM Guido BALDASSARRI Michele CILIBERTO Saggio ‘Giordano Bruno’ di Michele Ciliberto (pag 447- G. Gentile, Giordano Bruno nella storia della cultura F.A. Yates, Giorndano Bruno and Hermetic Tradition Concordanza Giordano Bruno Machiavelli sulla concezione della ‘religio’ come vincolo originario della società, pietra angolare di una civiltà, come struttura fondamentale del “”vivere”” civile degli uomini (pag 467-488) La morte di Giordano Bruno. “”Bruno morì dunque “”obstinatemente””, da “”eretico pertinace, con lingua in giova, per le bruttissime parole che diceva, senza voler ascoltare né confortatori né altri”” (50). Era il 17 febbraio del 1600. Di fronte a quella morte così crudele ma così consapevole, Johann Georg Brengger si fece subito una domanda cui non è facile rispondere: perché se non credeva all’Inferno e al Paradiso aveva scelto di morire? Se non credeva a un Dio distributore di premi e di pene perché non aveva cercato di mentire e di salvarsi? (51). Forse a questa domanda si potrebbe rispondere con le parole di Pomponazzi nel ‘De immortalitate animae. Praemium essentiale virtutis est ipsamet virtus, quae hominem felicem facit’ (53). Certo è una risposta da filosofo, ma Bruno questo era, un filosofo. Ed era sicuramente convinto che il premio essenziale della verità è la stessa verità: “”quei che […] m’inquireno per amor della suprema e prima verità, sono sapienti e, per conseguenza, felici””, osserva Sofia nello ‘Spaccio’. E già prima, nel ‘De la causa’, si era espresso in termini affini: «colui che ha trovata la verità, che è un tesoro ascoso, acceso da la beltà di quel volto divino, non meno doviene geloso perché la sia non defraudata, negletta e contaminata, che possa essere un altro sordido affetto sopra l’oro, carbuncolo e diamante, o sopra una carogna di bellezza feminile» (53). Le parole di Pomponazzi possono dunque contribuire a chiarire ulteriormente l’atteggiamento del Nolano di fronte alla sua morte. Non per nulla nello ‘Spaccio’ aveva invocato, anche a sua difesa, la luce della Fortezza, la quale, scrive, “”farà che dove importa l’onore, l’utilità publica, la dignità e perfezione del proprio essere, la cura delle divine leggi e naturali, ivi non ti smuovi per terrori che minacciano morte”” (54) a conferma appunto che il premio essenziale della virtù è la stessa virtù”” [Michele Ciliberto, ‘Giordano Bruno’] [(in) ‘Storia generale della letteratura italiana. V. L’età della controriforma. Il tardo cinquecento’, a cura di Nino Borsellino e Walter Pedullà, Milano, 2004] [(50) V. Spampanato, ‘Vita di Giordano Bruno’, p. 786; (51) Si veda ‘Immagini di Bruno, 1600-1725’, a cura di S. Bassi, Napoli, 1995, pp. 13-15); (52) P. Pompanatius, ‘Tractatus de immortalitate animae’, a cura di G. Morra, Bologna, 1954, p. 202; (53) Ibid., pp. 650 e 203; (54) Ibid., pp. 698-699] (pag 480)”,”REFx-180″
“BORSELLINO Nino PEDULLA’ Walter a cura; saggi di Salvatore S. NIGRO Paolo ROSSI Michele CILIBERTO Marziano GUGLIEMINETTI Paolo PROCACCIOLI Anna Maria PEDULLA’ Bice MORTARA GARAVELLI Claudio GIOVANARDI Giovanna ROMEI Gianluca BIASCI Marc FUMAROLI”,”Storia generale della letteratura italiana. VI. Il secolo barocco. Arte e scienza nel Seicento.”,”Saggi di Salvatore S. NIGRO Paolo ROSSI Michele CILIBERTO Marziano GUGLIEMINETTI Paolo PROCACCIOLI Anna Maria PEDULLA’ Bice MORTARA GARAVELLI Claudio GIOVANARDI Giovanna ROMEI Gianluca BIASCI Marc FUMAROLI Contiene il saggio di Paolo Rossi su Galileo Galilei, di Ciliberto su Paolo Sarpi e su Tommaso Campanella (rapporto con pensiero di Giordano Bruno e Galileo Galilei) La disputa su materia e forme. Campanella e Bruno (pag 108-109) “”Le forme, scrive Campanella ponendo un punto che per lui è decisivo, non escono mai dal “”grembo”” della materia, ma in lei sono “”ingenerate”” dagli “”agenti”” (46). E’ precisamente questo che Bruno impugna con massimo vigore in quel testo straordinario che il ‘De la causa’: in fine la materia è potenza attiva e non passiva. E come non è il ‘prope nihil’ aristotelico [‘quasi nulla’], così essa non si risolve, univocamente, nella corporeità. Il corpo è solo un aspetto; una dimensione della materia universale: è appunto la materia dimensionata. Ma la materia contiene dentro di sé tutte le forme, quelle dimensionate e quelle non dimensionate, e da se stessa le produce in un prodursi senza fine: “”non viene a ricevere le dimensioni come di fuora, ma a mandarle e cacciarla come dal seno””, scrive a conclusione del suo ragionamento (47). Insomma, sulla materia Bruno e Campanella sviluppano due punti di vista assai diversi, strutturalmente diversi. Ma si è voluto evocar brevemente il tema perché a questa luce si può forse meglio intendere la differenza teorica fondamentale da cui scaturiscono le diverse soluzioni elaborate dall’uno e dall’altro sui problemi, pur cruciali, sopra accennati: dalla struttura del mondo all’origine dell’uomo, dalla “”generazione spontanea”” al giudizio da dare sugli uomini del nuovo mondo. Al fondo è qui che sta l’originalità e l’autonomia di Campanella anche rispetto a Bruno: in una differente concezione della Vita-materia (per usare un lemma proprio della filosofia nolana). Ma se questo è vero, non meno evidente è la distanza di Campanella da Galileo. Anzi è più acuta e penetrante di quella che lo separa da Bruno”” (pag 108-109) [(46) Campanella, ‘Del senso delle cose e la magia’, cit., p. 38-41; (47) G. Bruno, Dialoghi italiani, cit., p. 306) [Michele Ciliberto, ‘Tommaso Campanella’]”,”REFx-181″
“BORSELLINO Nino PEDULLA’ Walter a cura; saggi di Giuseppe GIARRIZZO Andrea BATTISTINI Lucio FELICI Franco FIDO Guido SANTATO Claudia DINALE Giovanni DA-POZZO Roberto TURCHI”,”Storia generale della letteratura italiana. VII. Il secolo riformatore. Poesia e ragione nel Settecento.”,”Saggi di Giuseppe GIARRIZZO Andrea BATTISTINI Lucio FELICI Franco FIDO Guido SANTATO Claudia DINALE Giovanni DA-POZZO Roberto TURCHI “”Il granducato di Toscana costituisce, se non un’isola, certamente una regione fortunata nella geografia dell’illuminismo italiano”” (pag 358) “”Il predominio di un riformismo economico d’ispirazione fisiocratica che caratterizza l’illuminismo georgofilo del granducato non impedì la penetrazione anche in Toscana dei grandi pensatori dell’illuminismo europeo.”” (pag 360)”,”REFx-182″
“BORSELLINO Nino PEDULLA’ Walter a cura; saggi di Lucio VILLARI Giuliana NUVOLI Raffaele MORABITO Franco FIDO Marziano GUGLIELMINETTI Gino TELLINI Maurizio DARDANO Franco FERRUCCI Giulio CATTANEO Pietro GIBELLINI”,”Storia generale della letteratura italiana. VIII. L’Italia romantica. Il primo Ottocento.”,”Saggi di Lucio VILLARI Giuliana NUVOLI Raffaele MORABITO Franco FIDO Marziano GUGLIELMINETTI Gino TELLINI Maurizio DARDANO Franco FERRUCCI Giulio CATTANEO Pietro GIBELLINI”,”REFx-183″
“BORSELLINO Nino PEDULLA’ Walter a cura; saggi di Lea RITTER SANTINI Enrico GHIDETTI Folco PORTINARI Luciana MARTINELLI Nunzio ZAGO Vanna GAZZOLA STACCHINI Giorgio PATRIZI”,”Storia generale della letteratura italiana. IX. La letteratura dell’età industriale. Il secondo Ottocento. Prima parte.”,”Saggi di Lea RITTER SANTINI Enrico GHIDETTI Folco PORTINARI Luciana MARTINELLI Nunzio ZAGO Vanna GAZZOLA STACCHINI Giorgio PATRIZI “”La vita culturale e civile italiana appare al Ferrari costantemente dimidiata nelle lotte tra guelfi e ghibellini, tra papato e impero, in una condanna a un conflitto perenne da cui si innalzano soltato alcuni grandi scrittori, poeti capaci di scorgere il futuro e anticiparne le trasformazioni: Dante, visto come un eroe ghibellino nel dominio dei guelfi, Ariosto e Machiavelli, espressioni alte di una cultura laica e cosmopolita. Il disegno storico approntato da Ferrari, se da un lato restituisce il valore di testimonianza e di conoscenza alla letteratura, dall’altro porta a maturazione un disinganno sempre più malcelato circa la praticabilità dei percorsi di trasformazione sociale che egli aveva tentato di delineare. La legge della “”fatalità””, disegnata in modo disarmato nell”Histoire de la raison d’Etat’, gli apare una “”dea di tutte le rivoluzioni repubblicane e dianstiche””, “”principio che regna sui pensieri degli uomini e sulle cose di questo mondo””, finendo per idenfificarsi con la “”natura”” che, ineluttabilmente, riconduce l’ordine dell’egoismo e dello sfruttamento là dove hanno fatto irruzione le “”dottrine incendiarie”” della liberazione. L’altro testimone delle istanze più radicali di trasforzione politica-sociale, il napoletano Carlo Pisacane (1818-1857), è una figura di intellettuale tesa a interecciare la riflessione teorica con il progetto di intervento pratico, politico e militare. Ebbe anch’egli una formazione in cui si intrecciavano pensiero vichiano e illuminismo (meridionale, in questo caso), romanticismo e socialismo. Pisacane fu soprattutto un pensatore politico di grande lucidità, anti-mazziniano per la centralità delle tematiche sociali nella definizione dell’idea di rivoluzione, e storiografo attento a far scaturire dal corso degli eventi il senso di una progressiva preparazione della lotta di affrancamento finale delle classi oppresse. I suoi nteressi strettamente letterari, in quest’ottica, sono molto limitati, ma può essere interessante ricordare il disegno storico, organizzato nei diversi lavori raccolti nei ‘Saggi storici-politici-militari sull’Italia’, scritti tra il 1851 e il 1855 e pubblicati postumi nel 1858-1860: la storia della cultura italiana è scandita da poeti e pensatori che danno fiato ed evidenza a problemi ed esigenze vissute confusamente dai popoli: così il Machiavelli demistificatore della tirannide, così Leopardi in cui Pisacane è tra i primi a scorgere la portata sovversiva di un pensiero materialistas, “”irreligioso””, che esprime compiutamente il rifiuto dell’uomo moderno per i miti delle ideologie conservatrici.Contemporaneamente, ma con un senso molto diverso da questi esempi di critica radicale alla realtà dell’Italia risorgimentale, si svolgevano, nella Milano toccata dai primi cenni di “”rivoluzione industriale””, una serie di esperienze che segnarono profondamente la nostra cultura. Prima fra tutte quell’apertura della polemica antimazziniana in direzione di una cultura più pragmatica, portatrice di un processo di ammordernamento delle strutture del lavoro e dell’amministrazione, qual è rappresentata dall’ambizioso e fortunato progetto de “”Politecnico”” che Carlo Cattaneo fondò e diresse dal 1839 al 1845 e poi dal 1859 al 1862. “”Al discorso sull”idea’ di rivoluzione e di indipendenza che caratterizza la letteratura storica e politica del Risorgimento, il Cattaneo oppone la proposta sulle ‘strutture’ delle riforme e della libertà, secondo una nozione e una preoccupazione di ‘progresso’ piuttosto che di indipendenza”” (Portinari)”” (pag 404-405) [Giorgio Patrizi, ‘Teorie e ideologie della critica ottocentesca’]”,”REFx-184″
“BORSELLINO Nino PEDULLA’ Walter a cura; saggi di Marzio PIERI Giovanni ANTONUCCI Claudio GIOVANARDI Raffaele SIRRI Stefano GIOVANARDI Franco BREVINI Giuseppe ZACCARIA Annamaria ANDREOLI”,”Storia generale della letteratura italiana. X. La letteratura dell’età industriale. Il secondo Ottocento. Seconda parte.”,”Saggi di Marzio PIERI Giovanni ANTONUCCI Claudio GIOVANARDI Raffaele SIRRI Stefano GIOVANARDI Franco BREVINI Giuseppe ZACCARIA Annamaria ANDREOLI Manzoni, il primato della lingua toscanaBORSELLINO Nino PEDULLA’ Walter a cura; saggi di Marzio PIERI Giovanni ANTONUCCI Claudio GIOVANARDI Raffaele SIRRI Stefano GIOVANARDI Franco BREVINI Giuseppe ZACCARIA Annamaria ANDREOLI, Storia generale della letteratura italiana. IX. La letteratura dell’età industriale. Il secondo Ottocento. Seconda parte. FEDERICO MOTTA EDITORE – GRUPPO EDITORIALE L’ESPRESSO. MILANO. 2004 pag 447-835 8° grande note illustrazioni foto bibliografia cronologia; cronologia della vita e delle opere (Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli, Gabriele D’Annunzio). [‘Provando a riassumere gli argomenti manzoniani contro la lingua scritta, si notano due remore ricorrenti: la mancanza di unitarietà di ciascun modello scritto e la sua scarsa capacità di aggregazione sociale. “”Una lingua è un tutto, o non è””, amava ripetere il Manzoni, al quale la proposta del fiorentino dell’uso vivo come modello per l’intera comunità nazionale pareva convincente proprio per l’intrinseca completezza di quel dialetto. Mi pare di dover osservare che la critica non abbia tenuto nella dovuta considerazione la concezione del complesso rapporto tra scritto e parlato che anima e orienta le scelte manzoniane. In tale concezione è possibile scorgere alcune contraddizioni che hanno contribuito a determinare il parziale insuccesso della sua proposta. Innanzi tutto Manzoni sovrappone un sistema di lingua parlata in una determinata area e in un determinato momento alla secolare tradizione della lingua letteraria, annullando in tal modo non solo la forte distinzione della compagine linguistica fondata sul canale di trasmissione, ma anche l’intera trafila culturale che aveva portato, nel corso del tempo, alla fissazione di una norma scritta su basa toscana, certo, ma ovviamente non collegata al fiorentino parlato ottocentesco. L’aver perso di vista la fondamentale dicotomia scritto-parlato, nel senso di una reciproca relativa autonomia dei due sistemi, e l’aver voluto imporre alla scrittura un abito ritagliato su un “”corpo”” diverso, motiva talune forzature applicative del progetto originario soprattutto da parte dei manzoniani. Si vuol dire che l’indulgenza verso il ribobolo, l’idiotismo [o idiomatismo, ndr] vezzoso, l’ostentazione linguaiola sono il prodotto, nella lingua scritta, di un frettoloso e irriflesso adeguamento di quest’ultima al parlato delle classi colte fiorentine contemporanee. In secondo luogo va sottolineata un’altra aporia del pensiero manzoniano sul rapporto scritto – parlato. Curiosamente, quando lo scrittore intende motivare la scelta del fiorentino moderno, fonda i propri argomenti sul primato culturale del toscano, creando in tal modo un cortocircuito logico: occorre adottare la varietà parlata di una lingua in virtù del prestigio di cui gode la tradizione scritta di quella stessa lingua. (…) Firenze deve dunque assumere in Italia lo stesso ruolo che fu di Roma per la latinità e di Parigi per la Francia: deve diventare il centro d’irradiazione linguistica e, al tempo stesso, il punto di riferimento per dirimere ogni dubbio in materia di lingua. L’ossessione centralistica manzoniana, tale da fargli superare disinvoltamente il confronto con la storia interna ed esterna delle varie lingue, deve essere valutata alla luce della diffusa frammentazione linguistica imperante nell’Italia ottocentesca. In anni di pieno spirito risorgimentale, di aspirazione unitaria, di inneggiamento all’idea di “”un popolo una nazione””, la presenza di numerosi e vitali dialetti sul territorio peninsulare si pone come un limite oggettivo all’unificazione nazionale. Manzoni, che altrove aveva espresso la volontà di fare “”guerra a morte”” ai dialetti (64), cerca in questa circostanza di calibrare meglio il proprio credo in merito. Come l’abate Cesari, a proposito dell’influsso francese, sosteneva che ogni lingua è buona in sé e che il danno deriva dalle reciproche interferenze, così Manzoni ha buon gioco nel rivendicare l’assoluta dignità dei dialetti, salvo condannarne l’oggettiva natura di ostacolo frapposto alla realizzazione di una lingua comune’ (pag 523-525)] [(64) A. Manzoni, ‘Sentir messa’, cit., p. 266] [Claudio Giovanardi, ‘La questione della lingua nell’Ottocento’] [ISC Newsletter N° 78] ISCNS78TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] (pag 523-525) “”Provando a riassumere gli argomenti manzoniani contro la lingua scritta, si notano due remore ricorrenti: la mancanza di unitarietà di ciascun modello scritto e la sua scarsa capacità di aggregazione sociale. “”Una lingua è un tutto, o non è””, amava ripetere il Manzoni, al quale la proposta del fiorentino dell’uso vivo come modello per l’intera comunità nazionale pareva convincente proprio per l’intrinseca completezza di quel dialetto. Mi pare di dover osservare che la critica non abbia tenuto nella dovuta considerazione la concezione del complesso rapporto tra scritto e parlato che anima e orienta le scelte manzoniane. In tale concezione è possibile scorgere alcune contraddizioni che hanno contribuito a determinare il parziale insuccesso della sua proposta. Innanzi tutto Manzoni sovrappone un sistema di lingua parlata in una determinata area e in un determinato momento alla secolare tradizione della lingua letteraria, annullando in tal modo non solo la forte distinzione della compagine linguistica fondata sul canale di trasmissione, ma anche l’intera trafila culturale che aveva portato, nel corso del tempo, alla fissazione di una norma scritta su base toscana, certo, ma ovviamente non collegata al fiorentino parlato ottocentesco. L’aver perso di vista la fondamentale dicotomia scritto-parlato, nel senso di una reciproca relativa autonomia dei due sistemi, e l’aver voluto imporre alla scrittura un abito ritagliato su un “”corpo”” diverso, motiva talune forzature applicative del progetto originario soprattutto da parte dei manzoniani. Si vuol dire che l’indulgenza verso il ribobolo, l’idiotismo [o idiomatismo, ndr] vezzoso, l’ostentazione linguaiola sono il prodotto, nella lingua scritta, di un frettoloso e irriflesso adeguamento di quest’ultima al parlato delle classi colte fiorentine contemporanee. In secondo luogo va sottolineata un’altra aporia del pensiero manzoniano sul rapporto scritto – parlato. Curiosamente, quando lo scrittore intende motivare la scelta del fiorentino moderno, fonda i propri argomenti sul primato culturale del toscano, creando in tal modo un cortocircuito logico: occorre adottare la varietà parlata di una lingua in virtù del prestigio di cui gode la tradizione scritta di quella stessa lingua. (…) Firenze deve dunque assumere in Italia lo stesso ruolo che fu di Roma per la latinità e di Parigi per la Francia: deve diventare il centro d’irradiazione linguistica e, al tempo stesso, il punto di riferimento per dirimere ogni dubbio in materia di lingua. L’ossessione centralistica manzoniana, tale da fargli superare disinvoltamente il confronto con la storia interna ed esterna delle varie lingue, deve essere valutata alla luce della diffusa frammentazione linguistica imperante nell’Italia ottocentesca. In anni di pieno spirito risorgimentale, di aspirazione unitaria, di inneggiamento all’idea di “”un popolo una nazione””, la presenza di numerosi e vitali dialetti sul territorio peninsulare si pone come un limite oggettivo all’unificazione nazionale. Manzoni, che altrove aveva espresso la volontà di fare “”guerra a morte”” ai dialetti (64), cerca in questa circostanza di calibrare meglio il proprio credo in merito. Come l’abate Cesari, a proposito dell’influsso francese, sosteneva che ogni lingua è buona in sé e che il danno deriva dalle reciproche interferenze, così Manzoni ha buon gioco nel rivendicare l’assoluta dignità dei dialetti, salvo condannarne l’oggettiva natura di ostacolo frapposto alla realizzazione di una lingua comune”” (pag 523-525) note: (64) A. Manzoni, ‘Sentir messa’, cit., p. 266] [Claudio Giovanardi, ‘La questione della lingua nell’Ottocento’] idiotismo due significati: locuzione di significato peculiare proprio di una specifica lingua o dialetto; oppure espressioni di gente sciocca ecc. Crusca: Vizio nel parlare, o nello scrivere della plebe, o degl’idioti, cioè nel non usar correttamente, o propriamente alcuna voce. Lat. idiotismus”,”REFx-185″
“BORSELLINO Nino PEDULLA’ Walter a cura; saggi di Walter PEDULLA’ Giuliano PROCACCI Nino BORSELLINO Francesco MUZZIOLI Andrea CORTELLESSA Elisabetta MONDELLO Gaspare GIUDICE Cesare DE-MICHELIS Simona CIGLIANA Claudia DINALE”,”Storia generale della letteratura italiana. XI. Il Novecento. La nascita del moderno. Prima parte.”,”Saggi di Walter PEDULLA’ Giuliano PROCACCI Nino BORSELLINO Francesco MUZZIOLI Andrea CORTELLESSA Elisabetta MONDELLO Gaspare GIUDICE Cesare DE-MICHELIS Simona CIGLIANA Claudia DINALE Contiene il saggio di Giuliano Procacci: ‘Il secolo del Quarto Stato’, e quello di Elisabetta Mondello ‘Le riviste del primo Novecento'”,”REFx-186″
“BORSELLINO Nino PEDULLA’ Walter a cura; saggi di Luciano BOTTONI Flora DI-LEGAMI Natale TEDESCO Francesco MUZZIOL.I Anco Marzio MUTTERLE Marzio PIERI Carlo OSSOLA Romano LUPERINI Laura RICCI Renato MINORE Donato VALLI Massimo ONOFRI Giuseppe ZACCARIA Cristina BENUSSI Walter PEDULLA'”,”Storia generale della letteratura italiana. XII. Il Novecento. La nascita del moderno. Seconda parte.”,”Saggi di Luciano BOTTONI Flora DI-LEGAMI Natale TEDESCO Francesco MUZZIOL.I Anco Marzio MUTTERLE Marzio PIERI Carlo OSSOLA Romano LUPERINI Laura RICCI Renato MINORE Donato VALLI Massimo ONOFRI Giuseppe ZACCARIA Cristina BENUSSI Walter PEDULLA’ Contiene il saggio ‘Poetica di Ungaretti’ (pag 876-878)”,”REFx-187″
“BORSELLINO Nino PEDULLA’ Walter a cura; saggi di Walter PEDULLA’ Giorgio PATRIZI Elisabetta MONDELLO Silvana CIRILLO Marcello CARLINO Aldo Maria MORACE Giuseppe GHIGLIOZZI Donato VALLI Elio PECORA Biancamaria FRABOTTA Franco BREVINI Mirella SERRI Roberto GIGLIUCCI Renato BARILLI”,”Storia generale della letteratura italiana. XIII. Il Novecento. Le forme del realismo. Prima parte.”,”Saggi di Walter PEDULLA’ Giorgio PATRIZI Elisabetta MONDELLO Silvana CIRILLO Marcello CARLINO Aldo Maria MORACE Giuseppe GHIGLIOZZI Donato VALLI Elio PECORA Biancamaria FRABOTTA Franco BREVINI Mirella SERRI Roberto GIGLIUCCI Renato BARILLI”,”REFx-188″
“BORSELLINO Nino PEDULLA’ Walter a cura; saggi di Marina BEER Walter PEDULLA’ Maria Vittoria VITTORI Eraldo AFFINATI e Franco CORDELLI Anco Marzio MUTTERLE Massimo ONOFRI Claudia DINALE Tommaso POMILIO Gian Carlo FERRETTI”,”Storia generale della letteratura italiana. XIV. Il Novecento. Le forme del realismo. Seconda parte.”,”Saggi di Marina BEER Walter PEDULLA’ Maria Vittoria VITTORI Eraldo AFFINATI e Franco CORDELLI Anco Marzio MUTTERLE Massimo ONOFRI Claudia DINALE Tommaso POMILIO Gian Carlo FERRETTI Contiene il saggio di Walter Pedullà ‘Dalla Resistenza ai fatti d’Ungheria’ (pag 622-727) “”La vicenda completa non smentisce la tipologia dell’orfano alla ricerca del padre. C’è psicologia e c’è storia dentro questo schema: i neorealisti e gli scrittori ‘ingaggiati’ del secondo dopoguerra sono sicuri di avere ritrovato il padre perduto all’inizio del secolo, magari riconoscendolo nel personaggio carismatico che allora simboleggiava il modello, l’ordine, il Senso della nuova Umanità. La conferma viene da Calvino, che è uno dei più saggi interpreti del periodo. Nel ‘Sentiero dei nidi di ragno’ accantona ogni dubbio: i partigiani vincono perché hanno ragione (cioè non hanno ragione perché hanno vinto). E l’adolescente protagonista alla fine del romanzo si accompagna fiducioso e obbediente a un partigiano soprannominato Cugino che presolo per mano, gli farà da padre. Serve qualcuno che indichi il senso e la direzione della strada da fare per chi non sa dove andare dentro un mondo abbandonato dalla ragione e dalle ‘ragioni di vita’. Ora lo sappiamo per certo che i neorealisti allungavano la mano su un sogno, ma negli anni che vanno dal 1945 al 1955 essi erano persuasi di avere in pugno la vita reale. Diciamo che il concretissimo e umile linguaggio neorealistico produsse una realtà con cui è stato possibile attuare qualche sogno: nel senso che ‘naturalizzò’ le formule astratte della politica e le trasformò in principi per cui sostenere dai giornali e dai libri chi combatte nei campi, nelle fabbriche, nelle piazze, negli uffici, nelle scuole e nelle case. I linguaggi si misurano sempre dalla risposta che attraverso di loro dà la vita. E’ nata una politica che ha dato un po’ di cose a chi non le aveva. E’ stato fatto pure qualche grave torto: quando si crede di fare una rivoluzione, il fanatismo oscura le ragioni della verità. Gli autori più importanti la stavano cercando altrove e diversamente, ma furono emarginati a vantaggio degli ortodossi, che quasi sempre sono i più modesti. E infatti presto bisognò rimettersi a cercarla a un altro livello. Il secolo dall’inizio disse di averla persa forse definitivamente, ma la Resistenza dette la certezza che era stata ritrovata la verità dalla parte del sociale. Forse non era sempre quella la direzione giusta, ma così molti si sono mossi in avanti. I conservatori in cultura sono spesso conservatori nelle questioni sociali e politiche. E tuttavia ci sono anche nel secondo dopoguerra conservatori politici che sono rivoluzionari in quanto a tecnica. Non si dimentichi però che questa, secondo Einstein, è ciò che caratterizza un’epoca. Gli esempi sono numerosi, a cominciare da Gadda, per arrivare a Ungaretti, a Savinio, a Palazzeschi, a Marinetti, a Pizzuto. Aveva ragione Vittorini e non Togliatti: una letteratura al servizio di una politica, peraltro risultata sbagliata rispetto ad altre maturate in una sinistra diversa da quella comunista, non serve a nessuno. Ridotta a propaganda, la narrativa strumentalizzata dalla politica comunista ha ingigantito scrittori che forse sarebbero maggiori se non si fossero limitati a illustrare un programma di partito. Nulla di strano nel fatto che una nuova cultura preferisca ai maggiori che stanno in campo avverso i propri fedeli. L’autore che di più ha ricevuto e che più duramente ha pagato è stato Vasco Pratolini, caricato del compito di trasformare il neorealismo in realismo, passando da ‘Cronache di poveri amanti’, che ancora aveva tema e linguaggio congeniale al narratore, a ‘Metello’, un romanzo storico che santificava il primo socialismo. Un anno dopo arrivò la smentita dai ‘fatti d’Ungheria’. Il ritardo è stato prima culturale che politico e fu grave bloccare lo sviluppo della cultura in direzione della modernità, anzi della società maturata negli anni Cinquanta. Fu censurata duramente l’eresia di sinistra: non solo Silone e Vittorini, ma anche Fortini, Scotellaro, nonché Calvino e altri intellettuali che avevano visto crescere la distanza fra una società in trasformazione e una politica conservatrice, anche se nata nel fronte progressista. Il realismo socialista non era socialista e non era nemmeno realista”” [Walter Pedullà, ‘Dalla resistenza ai fatti d’Ungheria’] (pag 642-643)”,”REFx-189″
“BORSELLINO Nino PEDULLA’ Walter a cura; saggi di Walter PEDULLA’ Giuseppe BONURA Nicola GARDINI Graziella PULCE Raffaele MANICA Giorgio PATRIZI Maurizio DARDANO Fabio Massimo BERTOLO”,”Storia generale della letteratura italiana. XV. Il Novecento. Sperimentalismo e tradizione del nuovo. Prima parte.”,”Saggi di Walter PEDULLA’ Giuseppe BONURA Nicola GARDINI Graziella PULCE Raffaele MANICA Giorgio PATRIZI Maurizio DARDANO Fabio Massimo BERTOLO Contiene il saggio di F.M. Bertolo ‘Un secolo di editoria italiana (pag 449-477)”,”REFx-190″
“BORSELLINO Nino PEDULLA’ Walter a cura; saggi di Francesco BORGIA Siriana SGAVICCHIA Daniela MARCHESCHI Walter PEDULLA’ Giorgio PATRIZI Tommaso POMILIO Giuseppe ANTONELLI Renato BARILLI Gabriele FRASCA Nino BORSELLINO”,”Storia generale della letteratura italiana. XVI. Il Novecento. Sperimentalismo e tradizione del nuovo. Seconda parte.”,”Saggi di Francesco BORGIA Siriana SGAVICCHIA Daniela MARCHESCHI Walter PEDULLA’ Giorgio PATRIZI Tommaso POMILIO Giuseppe ANTONELLI Renato BARILLI Gabriele FRASCA Nino BORSELLINO”,”REFx-191″
“BORSI Franco”,”La Maison du peuple: sindacalismo come arte.”,”BORSI Franco è nato a Firenze nel 1925. Architetto, è professore incaricato di Storia dell’architettura alla Facoltà di architettura di Firenze. “”Protagonista dell’ Art Nouveau, Victor Horta, vive l’architettura come arte della civiltà delle macchine. Nel complesso della sua opera possiamo leggere un’esaltazione delle potenzialità tecnologiche del mondo moderno e contemporaneamente lo stravolgimento dei sistemi e dei ritmi produttivi cui esse sono sottoposte dalla società del profitto. La Maison du Peuple presenta invece una più risolta utilizzazione poetica della produzione industriale.”” (4° di copertina) “”Per Horta era un successo pieno; ecco come più tardi lo registrerà: “”La gioia del popolo e dei suoi dirigenti, l’orgoglio dei capi per il risultato ottenuto: Vandervelde, Hallet, l’intervento del finanziere di Solvay, tutto ciò è dovuto alla mia opera. Raramente, penso, unanimità di apprezzamento fu più notevole e più generosa: di fronte all’opera, la stampa delle parti polçitiche fece una tregua”” (V. Horta, La Maison du Peuple, Société cooperative ouvrière de Bruxelles’, Notice historique, Bruxelles, s.d., p. 17)”” (pag 14) “”Un grattacielo della più triviale retorica che in Italia chiameremo “”piacentiniana”” sostituirà colla sua bolsa monumentalità il piccolo capolavoro della Place Vandervelde. (…) La perdita della Casa del Popolo non ha giustificazione alcuna”” (pag 23)”,”MHLx-035″
“BORSO Dario”,”Hegel politico dell’esperienza.”,”Dario Borso, nato in provincia di Vicenza nel 1949, ha studiato filosofia nell’Università degli Studi di Milano. Ha svolto attività didattica presso l’Istituto di storia della filosofia della Statale sotto la direzione di Mario Del Pra.”,”HEGx-052-FF”
“BORST Arno”,”Barbari, eretici e artisti nel Medioevo.”,”Arno Borst, nato l’8 maggio 1925 ad Alzenau (Unterfranken), è stato uno storico tedesco. Ha insegnato Storia Medievale presso le università di Erlangen (dal 1962 al 1968) e di Costanza (dal 1968 al 1990). Dal 1990, è stato Professore Emerito a Costanza 1. La sua ricerca si è concentrata principalmente sull’ eresiologia (con l’opera ‘Die Katharer’ del 1953) e sulla teologia del linguaggio e della storia (con ‘Der Turmbau von Babel’) 2. La sua straordinaria capacità di interpretare le fonti ha arricchito la ricerca sulla cultura medievale, coinvolgendo sia specialisti che un pubblico più ampio 3. (f. copil.) Barbari, eretici e artisti nel mondo medievale è un’opera di Arno Borst pubblicata nel 1990. Nel libro, Borst esplora il mondo medievale attraverso tre categorie: barbari, eretici e artisti. Questi tre gruppi rappresentano aspetti diversi della cultura e della società medievali. Barbari: Borst analizza le culture ‘barbariche’ che si sono scontrate con l’Impero Romano e hanno contribuito alla formazione dell’Europa medievale. Eretici: L’autore esamina le eresie religiose e le loro implicazioni sociali e culturali. Artisti: Borst indaga il ruolo degli artisti e delle opere d’arte nel contesto medievale. Il libro offre una prospettiva ampia e approfondita su questi temi, arricchendo la nostra comprensione del Medioevo.”,”STMED-098-FSD”
“BORTKIEWICZ Ladislaus von”,”La teoria economica di Marx e altri saggi su Böhm-Bawerk Walras e Pareto.”,”BORTKIEWICZ (1868-1931) fu ad un tempo uno statistico, un economista, un matematico ed un fisico.”,”TEOC-127″
“BORTOLETTO Mauro FACCHINI Francesco FERLIGA Paolo MAGRI Maurizio MICHELETTI Bruna PANCHIERI Daniela POGGIO Pier Paolo PORTA Gianfranco SIMONI Carlo VENTURINI Silvia”,”Per una nuova storia locale. Materiali e proposte sul bresciano.”,”””Come è noto per la storiografia del movimento operaio in Italia il dibattito sulla storia locale ebbe un’ importanza decisiva; il colpo dato alle cosidette ricerche “”filologiche”” bloccò per molti anni la ricerca sui comportamenti e sull’ effettiva composizione politica, sociale e culturale della classe. (…) Un centro propulsivo che integrasse documentazione e ricerca, come era originariamente la Biblioteca Feltrinelli, non s’è più ricostituito.”” (pag 14)”,”ARCx-023″
“BORTOLOSO Pier Luigi”,”Storia delle dottrine militari.”,”Il Gen. Bortoloso proviene dai corsi regolari dell’Accademia Militare di Modena e della Scuola d’Applicazione d’Arma di Torino. E’ nato a Predappio nel 1936. “”La scienza militare moderna è una forma concentrata di tutte le scienze”” (Peng Teh-huai) “”In definitiva, si può dire che con Filippo II e con Alessandro, inizia la cooperazione tra le Armi, ma inizia altresì la decadenza dell’arte militare greca perché la formazione falangitica – immobile e immutabile – ha ormai fatto il suo tempo e sta per tramontare, superata dalla più articolata e manovriera legione romana”” (pag 27) “”La forza di questi eserciti risiede nella compattezza e nella coesione, caratteristiche che danno allo strumento greco la possibilità di affrontare anche le immense schiere persiane ed è il valore, l’intelligenza, l’eroica personalità ellenica che alla fine vince l’inconsistenza morale, l’inettitudine e la mollezza degli eterogenei avversar. La tattica prevalente è basata su una difensiva iniziale condotta in terreni prevalentemente scelti dove anche la terribile cavalleria persiana non può sviluppare tutta la sua potenza. Quando però, con le guerre del Peloponneso, il mercenariato si afferma, anche in Grecia la disciplina si attenua, il valore tende a decrescere e le truppe si fanno infide. Inizia così il tramonto dell’arte militare classica, anche se per l’esperienza dei comandanti e l’accresciuta capacità delle truppe continua un processo evolutivo, specie in campo tattico, che porta al perfezionamento delle tecniche e dell’organizzazione in genere e imprime altresì alla condotta delle operazioni un’impronta sempre più marcata di intellettualità. L’apogeo è raggiunto sotto Alessandro che con la sua straordinaria capacità di comando sa dare coesione e dominare uno strumento in cui già si palesano i più temibili elementi disgregatori; lusso, ozio, corruzione, indisciplina e discordia. Ed è proprio l’arte del comando il principale fattore del successo macedone perché – se si esclude il pur rivalutato ruolo della cavalleria – lo strumento utilizzato da Alessandro non costituisce una novità eccezionale”” (pag 29)”,”QMIx-201″
“BORTOLOTTI Arrigo”,”Marx e il materialismo. Dalla ‘Sacra famiglia’ alle ‘Tesi su Feuerbach’.”,”Contiene il capitolo 2: ‘Le ‘Tesi su Feuerbach’ di Marx e le loro traduzioni in italiano. I. Il testo delle ‘Tesi’. II. Le traduzioni italiane. (pag 73-133) Le traduzioni italiane (pag 100-)”,”MADS-016-FL”
“BORTOLOTTI Lando DE-LUCA Giuseppe”,”Fascismo e autostrade. Un caso di sintesi: la Firenze-mare.”,”Lando Bortolotti (1926-) ha diretto l’ufficio di urbanistica del comune di Livorno e ha lavorato come esperto di urbanistica presso la regione Toscana. (1994) Giuseppe De Luca (1956) si è laureato in urbanistica ed è ricercatore di urbanistica alla Facoltà di Ingegneria dell’Università della Basilicata. (1994)”,”ITAF-011-FP”
“BORWICZ Michel a cura”,”L’ insurrection du Ghetto de Varsovie.”,”Tra le foto c’è quella di Mordekhaï ANIELEWICZ (1919-1945), comandante in capo dell’ insurrezione del ghetto.”,”POLx-009″
“BORWICZ Michel”,”Ecrits des condamnés a mort sous l’ occupation allemande (1939-1945).”,”Metodo hitleriano di indurre in errore le vittime (tarnung). Promesse formali dei nazisti di non minacciare la popolazione ebraica nei territori occupati. “”Pensiamo all’ insieme dei metodi che i tedeschi hanno elaborato con il nome di “”Tarnung””. Il termine significa “”camuffamento”” (“”finzione, indurre in errore””), e ingloba una vera ricchezza di mezzi, anche minuziosamente premeditati e sapientemente dosati. L’ applicazione sistematica e coscienziosa di questo metodo risale agli inizi del movimento hitleriano. Le sue manifestazioni più evidenti e su larga scala si erano già prodotte ben prima della guerra, più particolarmente in una interminabile serie di dichiarazioni di “”conciliazione”” seguite invariabilmente – se si ricorda – dalla realizzazione del loro contrario. Per quello che riguarda gli ebrei, il metodo fu applicato nel corso di tutti gli anni di occupazione.”” (pag 24)”,”GERR-024″
“BORY Jean-Louis”,”La Révolution de Juillet.”,”””Volete del romanzo? Leggete la Storia”” (Guizot) “”La storia degli uomini si riflette nella storia delle cloache.”” (Victor Hugo) “”Insurrection encore sans chef en cet après-midi du mercredi. Entre l’émeute et l’insurrection, le bourgeois établit peu de nuances. Pour lui tout est sédition, rébellion pure et simple, “”révolte du dogue contre le maître, essai de morsure qu’il faut punir de la chaîne et de la niche”” – jusqu’au jour “”où la tête du chien, grossie tout à coup, s’ébauche vaguement dans l’ombre en tête de lion -, alors le bourgeois crie “”Vive le peuple!”” (1). Le mercredi 28 juillet 1830, vers cinq heures après midi, nous sommes là, (1) Victor Hugo, les Misérables, X, II.”,”FRAD-084″
“BORY Jean-Louis”,”La Révolution de Juillet.”,”Ecco una sintesi delle tre giornate della rivoluzione di luglio del 29 luglio 1830: Le cause: Carlo X, re di Francia, tentò di imporre un regime assolutista con le ordinanze di Saint-Cloud, che abolivano la libertà di stampa, il parlamento e il suffragio censitario. Questo provocò la reazione dell’opposizione liberale e del popolo parigino, che si ribellarono contro il re e il suo governo. Lo svolgimento: La rivolta scoppiò il 27 luglio, quando i giornalisti protestarono contro le ordinanze e il popolo eresse le barricate. Il 28 luglio, gli insorti occuparono l’Hôtel de Ville e Notre-Dame, respingendo l’attacco delle truppe reali comandate dal maresciallo Marmont. Il 29 luglio, gli insorti presero il Louvre e le Tuileries, costringendo Carlo X e la sua famiglia a fuggire da Parigi Le conseguenze: I deputati liberali, guidati da La Fayette, Laffitte e Thiers, presero il controllo della situazione e offrirono la corona a Luigi Filippo d’Orléans, cugino di Carlo X. Luigi Filippo accettò e fu proclamato ‘re dei Francesi’ il 9 agosto 1830, inaugurando la monarchia di luglio. La rivoluzione di luglio ebbe anche ripercussioni in Europa, ispirando movimenti nazionali e liberali, come quello belga. (f. cop.)”,”FRAD-001-FSD”
“BORZAGA Carlo CAFAGGI Fabrizio; interventi di Mario ANOLLI Luciano BARCA Bruno BISES Carlo BORZAGA Fabrizio CAFAGGI Valerio FICARI Luca GANDULLA Giuseppe GUZZETTI Paola IAMICELI Rossella LOCATELLI Alfredo MACCHIATI Marcello MESSORI Pietro RESCIGNO Francesco VELLA Andrera ZOPPINI”,”Le fondazioni bancarie. Un patrimonio alla ricerca di uno scopo.”,”Interventi di Mario ANOLLI, Luciano BARCA, Bruno BISES, Carlo BORZAGA, Fabrizio CAFAGGI, Valerio FICARI, Luca GANDULLA, Giuseppe GUZZETTI, Paola IAMICELI, Rossella LOCATELLI, Alfredo MACCHIATI, Marcello MESSORI, Pietro RESCIGNO, Francesco VELLA, Andrera ZOPPINI.”,”E1-BAIT-005″
“BORZANI Luca BOTTARO Mario”,”Per Colombo ma con Turati. Genova 1892. La nascita del Partito Socialista.”,”BORZANI Luca è direttore del Centro ligure di storia sociale (CLSS) (1992) e membro del comitato di redazione della rivista ‘Ventunesimo secolo’. BOTTARO Mario giornalista è caporedattore cronaca del Secolo XIX di Genova (1992)”,”LIGU-083″
“BOSANQUET Nick”,”La rivincita del mercato.”,”Nick Bosanquet insegna Economia nell’Università di Londra.”,”ECOI-140-FL”
“BOSCASSI Angelo”,”Il Magistrato dei Padri del Comune Conservatori del Porto e dei Moli (1291-1797).”,”‘Dopo il periodo delle invasioni barbariche e del governo dei Conti, istituito da Carlomagno, sorsero in Genova le Compagne, ossia aggregati di famiglie di cittadini, riunite col vincolo della mutua difesa contro il nemico o le prepotenze dei Conti, o dei Marchesi messi al governo dei confini della Marca. La Compagna precedette il Comune, perché questo ebbe vita dall’associazione delle Compagne. A capo di queste, ciascuna delle quali deliberava le sue leggi con pubblico parlamento, stava il Console rappresentante il potere esecutivo. Egli, nell’assumere l’ufficio, doveva giurare l’osservanza del Breve o Statuto. D questo regime non si hanno notizie certe che a datare dal 1100, cioè dalla serie dei Consoli conservataci dagli annali del Caffaro e dei suoi continuatori. Dapprima i Consoli furono 4 perchè 4 furono le prime Compagne di Genova; indi il numero dei Consoli si accrebbe fino a 10, dividendosi i Consoli dello Stato da quelli dei placiti: i primi preposti al governo della cosa pubblica; i secondi dall’amministrazione della giustizia. Le Compagne di Genova furono dapprima, come si disse, in numero di 4, poi di 7, denominate dalla regione in cui rispettivamente era diviso il Comune, cioè: Castello, S. Lorenzo, Macagnana, Piazzalunga, Porta, Soziglia, Portanova: infine si aggiunge l’ottava Compagna intitolata dal Borgo, fuori cinta. Cresciuti i cittadini in ricchezza, e quindi aumentate le ambizioni, si venne al rivolgimento del governo dai Consoli al Podestà forastiero nel 1217, e da questo nel 1257 ai Capitani del popolo, che governarono fino al 1339, anno in cui Simone Boccanegra assunse i titolo di Dux ed ebbe principio la serie dei Dogi popolari a vita, durata con varii intervalli di soggezioni straniere fino alla riforma di Andrea Doria del 1528, in cui iniziò la serie dei Dogi biennali, continuata fino a cadere della Repubblica nel 1797. Se nei primi tempi la somma del governo era accentrata, come si disse, in pochi, di mano in mano che il Comune acquistava vigore all’interno e preponderanza al difuori, si sentì il bisogno di suddividere i servizi pubblici e di preporre altrettanti Magistrati al governo degli affari: cosicché ne nacquero i massari del Comune, i clavigeri, gli ufficiali di credenza, l’ufficio di Gazaria, i Padri del Comune, ecc. Quest’ultimo Magistrato sorto dapprima col nome di ‘Salvatores portus et moduli’, aveva fra le sue principali mansioni: la conservazione e il miglioramento del porto, la costruzione dei moli e degli scali per l’approdo delle navi, il governo delle acque pubbliche, la pulizia dei rivi e dei fossati che che sboccavano in porto. Successivamente, per l’aggiunta di nuove e svariate attribuzioni, s’intitolò dai ‘Patres Communis Conservatores portus et moduli’, formando come la magistratura che sopraintendeva, oltreché al porto ed affari connessi, alla costruzione e restauro del pubblico acquedotto e delle cisterne, alla pulizia e mantenimento delle strade; aveva la sorveglianza di tutte le corporazioni d’arti e mestieri della Città, e l’autorità di giudicare le differenze sulla proprietà dei siti pubblici delle due riviere e di là dai Giovi, non che le cause dei negozii fatti per mezzo di pubblici mediatori; in altri termini questo Magistrato, che formava uno dei tanti rami di governo, per la specialità dei servizii di polizia, d’edilizia e d’igiene locali, cui disimpegnava, aveva molta analogia colle Amministrazioni Comunali di oggidì’ (pag 3-5)”,”LIGU-194″
“BOSCHERINI Gino”,”Vita e attività di un “”fenicottero””.”,”Nell’ emigrazione comunista italiana degli anni Venti venivano chiamati ‘fenicotteri’ i corrieri clandestini che dovevano portare in Italia, in valigie a doppio fondo o con altri sistemi, materiali di propaganda e altro. Gino BOSCHERINI, operaio a Firenze e poi arrestato e costretto ad espatriare in Francia, fu destinato dal Centro Estero del PCI a queste missioni.”,”PCIx-113″
“BOSCHESI B. Palmiro”,”Le armi, i protagonisti, le battaglie, gli eroismi segreti della guerra di Mussolini 1940-1943.”,”1942. Mussolini in Libia. Il mesto ritorno del duce. Due giorni dopo, il 22 luglio, (Mussolini) inviò a Hitler una relazione sul suo viaggio in Libia. Secondo il duce le cause che determinavano la sosta a El Alamein erano riassumibili in una sola espressione: “”esaurimento fisico delle truppe, specialmente delle fanterie italiane, che hanno sempre marciato a piedi attraverso centinaia di chilometri nel deserto… Si tratta di uomini molti dei quali sono ininterrottamente in Africa da trenta e talora quaranta mesi””. Il 25 luglio Mussolini, deluso, scoraggiato e dolorante per la sua ulcera duodenale, si recava a Riccione per riposare e curarsi.”” (pag 169)”,”ITQM-102″
“BOSCHESI Palmiro B.”,”Le grandi battaglie segrete della II guerra mondiale.”,” “”Le informazioni trasmesse dalla rete di Trepper a Mosca erano di volume veramente imponente e di importanza eccezionale. La radio trasmittente, sistemata a Bruxelles, era denominata PTX e lavorava diverse ore al giorno, ogni giorno. Tra le informazioni più importanti inviate a Mosca ci furono quelle relative all’ apertura, da parte dei tedeschi, del fronte orientale, la famosa operazione Barbarossa. Le prime informazioni vennero da Parigi, quando Trepper seppe dal capo dei servizi di approvvigionamento della Wehrmacht che era stato drasticamente diminuito il numero delle razioni per le truppe tedesche di stanza in Francia. Ciò significava l’ imminenza della loro partenza. Giorno per giorno, Trepper potè avere altri elementi che via via trasmise a Mosca, dando la precisa indicazione dello spostamento delle truppi verso il confine dell’ Unione Sovietica. Verso la metà di giugno del 1941, Trepper fu in grado di comunicare a Mosca la data esatta dell’ inizio dell’ operazione Barbarossa; si recò a Vichy e prese contatto con l’ addetto militare dell’ ambasciata sovietica, generale Susioparov, il quale trasmise a Stalin la notizia che il 22 giugno i tedeschi sarebbero scattati. Stalin non credette a Trepper, così come non aveva creduto a Sorge; si narra, anzi, che abbia commentato il messaggio di Trepper con una frase di questo genere: “”Un bravo agente, quel Trepper, però questa volta è fuori strada””.”” (pag 97)”,”QMIS-102″
“BOSCHESI B. Palmiro”,”Storia della guerra fredda (1945-1962).”,”La guerra di Corea. “”Gli Stati Uniti vissero febbrilmente queste vicende e fu proprio durante il mese di agosto e all’ inizio di settembre che risoltò evidente come alcuni rappresentanti importanti della politica e dell’ esercito americano cominciassero a pensare seriamente a un impegno più massiccio degli Stati Uniti nell’ Estremo Oriente, immaginando addirittura una guerra preventiva anziché una guerra difensiva come quella che si stava combattendo in Corea. Lo stesso generale MacArthur cercò di convincere il presidente Truman a impostare in modo più aggressivo la politica estera degli Stati Uniti. Ma il presidente resistette a questi inviti dei “”falchi”” e il 1° settembre rivolse un radiomessaggio al popolo americano rifacendo la storia della guerra di Corea e precisando la posizione degli Stati Uniti in politica estera””. (pag 80)”,”RAIx-215″
“BOSCHESI Palmiro B.”,”Come scoppiò la II guerra mondiale.”,”BOSCHESI Palmiro B.”,”QMIS-152″
“BOSCHESI Palmiro B.”,”Storia della guerra fredda (1945-1962).”,”Guerra di Corea. “”Quando MacArthur, agli inizi di ottobre, oltrepassò il 38° parallelo puntando sulla capitale della Corea settentrionale, occupandola e poi andando a inseguire i resti dell’esercito coreano fino al confine con la Manciuria, apparve evidente che la resistenza cinese era messa a dura prova. (…)”” (pag 84)”,”RAIx-014-FV”
“BOSCHESI Palmiro B.”,”Come scoppiò la II guerra mondiale.”,”BOSCHESI Palmiro B.”,”QMIS-025-FV”
“BOSCHESI Palmiro B.”,”Le grandi battaglie terrestri della II guerra mondiale.”,”La battaglia di Stalingrado. “”Protagonista della difesa russa è il luogotenente gen. Vasilij Cujkov a capo della 62° armata; ha sostituito il gen. Lopatin e ha ricevuto da Stalin l’ordine di salvare Stalingrado. Anche a Berlino si verifica una sostituzione importante: il capo di Stato maggiore Halder viene congedato. Egli dissente in maniera sostanziale dalle decisioni che Hitler va man mano prendendo per Stalingrado. Sul suo diario ha annotato che «questa cronica tendenza a sottovalutare le potenzialità del nemico sta gradualmente assumendo proporzioni grottesche. Questa ‘leadership’ è caratterizzata da una patologica tendenza a reagire alle impressioni del momento e da una totale incapacità di capire le caratteristiche e le modalità di funzionamento di un apparato di comando». A Halder succede il gen. Kurt Zeitzier, ma ormai Hitler si è assunto personalmente le decisioni anche secondarie nella condotta della guerra e la responsabilità su quanto avviene e avverrà a Stalingrado è certamente tutta sua. È di questi giorni la decisione di rinforzare al massimo la punta di diamante che sta cercando di occupare Stalingrado. Le divisioni tedesche che, insieme a quelle alleate, proteggono lungo il corso del Don il fianco settentrionale del fronte, vengono aggregate alla 6° armata e alla 4° corazzata e in tal modo il lato più delicato e più fragile dello schieramento viene lasciato alla 3° armata rumena, alla 2° ungherese ed all’8° italiana; e sarà l’insufficienza di queste forze a provocare l’accerchiamento russo di Stalingrando”” (pag 51-55); “”La difesa di Stalingrado ha una importanza decisiva per tutto il fronte sovietico”” (dal proclama alle truppe del generale Eremenko e del ten. gen. Krusciov)”,”QMIS-305″
“BOSCHESI B.P.”,”1933-1939. Hitler e il nazismo verso la guerra.”,”Il riarmo tedesco e la riorganizzazione della Wehrmacht. “”Tra l’annuncio della riorganizzazione della Wehrmacht sulla base del servizio militare obbligatorio e il discorso pacifista del 21 maggio, le grandi potenze europee tentano di ritrovare l’unità per opporsi ai programmi tedeschi. …. finire (pag 168-169)”,”GERN-002-FGB”
“BOSCHESI B.P.”,”1945. Il mondo volta pagina.”,”Giorno per giorno in 180 immagini, le vittorie, le sconfitte, le tragedie e le speranze di quarant’anni fa.”,”QMIS-322″
“BOSCHETTI Anna”,”Sartre et “”Les Temps Modernes””. Une entreprise intellectuelle.”,”Esprit. “”Il modello di Esprit è quello che si avvicina di più alla rivista degli esistenzialisti. Per certi aspetti, è anche innegabilmente un precedente storico. Esprit, con le altre riviste dei gruppi “”non conformisti””, ha inventato di fatto, negli anni 1930, il principio di base della rivista ‘engagée’: il saggio filosofico e politico, centrato sui grandi temi dell’ attualità, il gusto del documento “”autentico””, il primato della preoccupazione etica. Con l’ apparizione di T.M. (Temps modernes, ndr) sulla scena intellettuale, è però Esprit che ha l’ aria di sembrare una copia difettosa e stinta in rapporto all’ originale””. (pag 199-200)”,”FRAV-097″
“BOSCHINI Aurelio”,”Il movimento operaio italiano.”,”BOSCHINI Aurelio Fasci siciliani “”L’origine dei “”fasci dei lavoratori”” si deve a Giuseppe Giuffrida di Catania, che fondò per primo un Circolo in città, nel 1890, con 600 iscritti. Presto sorsero in tutta l’isola, come un grande incendio che divampasse su una steppa secca. Nel periodo di massima espansione sembra si giungesse a ben 300 Circoli con una massa di aderenti che vanno dai 200 ai 300 mila. Gioverà notare come i capi furono tutti giovani intellettuali e di provenienza dalla media borghesia: Bernardino Verro, possidente, Garibaldi Bosco, ragioniere, Nicola Barbato, medico, Giacomo Montalto, avvocato, e persino un principe di Baucina, Alessandro Tasca di Cutò. Le loro idee politiche erano socialiste, di un socialismo più o meno ortodosso a dire il vero. Ciò non significa che i “”fascisti”” siciliani fossero dei socialisti. Nelle loro manifestazioni vi era un miscuglio, una confusione di fedi del tutto curiosa. Non era difficile osservare accanto alle bandiere rosse e ai ritratti di Marx, quello del Re e talvolta della Madonna, mentre si andava all’assalto dei Municipi al grido di “”Viva il Re e abbasso li capeddi!””. Tale mescolanza di sentimenti è rivelata anche dalla denominazione dei circoli, come: “”Società patriottica Umberto I”” di Centuripe; “”I figli del lavoro””, di Scordia; il “”Fascio della pace””, il circolo “”Figli dell’Etna””, e persino “”Francesco Crispi”” a S. Biagio Platani. I Circoli svolgevano anche attività di mutuo soccorso con tentativi di cooperative, ben presto fallite (…). Sarà interessante far notare l’origine francese dell’organizzazione dei fasci, come dichiarò lo stesso Bosco: “”E sul modello della Camera del Lavoro di Parigi che procurai di foggiare il Fascio diviso per sezione di arti e mestieri””. E’ difficile dare un giudizio esatto e comprensivo del fenomeno dei fasci siciliani. In un proclama alla Borghesia, pubblicato sul “”Vespro””, il 7 gennaio 1889, si affermava: “”Badino i Signori della borghesia che la miseria è la più grande istigatrice delle rivoluzioni e che se il popolo farà il centenario del 1789, lo farà intero, ed abbattendo come lava erompente dal vulcano tutti i privilegi””. E veramente si trattò piuttosto di eruzione vulcanica che di rivoluzione. Lo stesso Antonio Labriola, nel gennaio 1893, affermava: “”Tutti questi fasci e Leghe di lavoratori sono delle burlette. Roba siciliana che è un romagnolismo peggiorato””. Intendeva alludere all’anarchismo. Tuttavia, sul finire dello stesso anno, scrivendo a Engels, mutava parere: “”Questo dei Fasci è il secondo gran movimento di massa dopo quello di Roma del 1881 e certo con più fondamento di cause permanenti… E’ un gran fermento. Si rifà lo spirito rivoluzionario, l’iniziativa popolare, la coscienza nel lato senso della parola””. Questa massa di popolo, esasperata e sofferente, montata da una retorica rivoluzionaria, compì certamente gesti sovversivi e di tipo anarchico, incendi di sedi comunali, occupazioni di terre, falò di registri delle tasse ecc. Il movimento ebbe anche il suo poeta in Mario Rapisardi che esprimeva i sentimenti rivoluzionari del popolino (…)”” [Aurelio Boschini, Il movimento operaio italiano, Roma, 1960] (pag 72)”,”MITT-367″
“BOSCO NAITZA Giovanni PISU Giampaolo”,”I cattolici e la vita pubblica in Italia (1815-1919).”,”BOSCO NAITZA Giovanni PISU Giampaolo Brano antologico: ‘Il movimento cattolico come partito della Chiesa’ (Giorgio Candeloro). (pag 134-142)”,”RELC-261″
“BOSCO Anna”,”Da Franco a Zapatero. La Spagna dalla periferia al cuore dell’Europa.”,”Anna Bosco insegna Governo Europeo e partiti all’Università di Trieste. Con il Mulino ha già pubblicato ‘Comunisti, Trasformazioni di partito in Italia, Spagna e Portogallo (2000).”,”SPAx-016-FL”
“BOSCO COLETSOS Sandra COSTA Marcella, a cura di, Contributi di R. BUZZO MARGARI D. PONTI E. FANTINO L. CINATO M. REVETTO S. CAMPI”,”Italiano e tedesco: un confronto.”,”Sandra Bosco Coletsos dirige la Collana Cultura Tedesca ed insegna Storia della lingua tedesca all’Università di Torino.”,”VARx-247-FL”
“BOSCO COLETSOS Sandra”,”Storia della lingua tedesca.”,”Sandra Bosco Coletsos insegna Storia della lingua tedesca all’Università di Torino.”,”VARx-248-FL”
“BOSCOLO Valter”,”Uomini contro.”,”Poesia dedicata a Iqbal Masih (lavoro infantile, minorile, sfruttamento) (pag 20-21)”,”CONx-004-FV”
“BOSCOLO Pietro”,”Cibernetica e didattica.”,”Pietro Boscolo (Treviso 1939) è incaricato di Psicopedagogia presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Padova (1974).”,”SCIx-034-FV”
“BOSCUS Alain CAZALS Rémy a cura; saggi di Catherine BERTHO-LAVENIR Alain BOSCUS Gilles CANDAR Rémy CAZALS Jean-Francois CHANET Claude CHERRIER Chantal GEORGEL André HELARD Pierre LARGESSE Nicole LE-POTTIER-PREVOST Catherine MOULIN Jean-Marc OLIVIER Monique PECH Rémy PECH Jean-Claude RABIER Madeleine REBERIOUX Francois ROBICHON Serge ZEYONS”,”Sur le pas de Jaurès. La France de 1900.”,”Saggi di Catherine BERTHO-LAVENIR Alain BOSCUS Gilles CANDAR Rémy CAZALS Jean-Francois CHANET Claude CHERRIER Chantal GEORGEL André HELARD Pierre LARGESSE Nicole LE-POTTIER-PREVOST Catherine MOULIN Jean-Marc OLIVIER Monique PECH Rémy PECH Jean-Claude RABIER Madeleine REBERIOUX Francois ROBICHON Serge ZEYONS. Jaures a Rennes. Un soggiorno particolare in Bretagna. “”Car se séjour à Rennes a un statut tout à fait atypique dans les voyages de Jaurès. Comme l’a rappelé Madeleine Rebérioux, quand Jaurès arrive dans une ville, il est toujours attendu par les militants et il défile avant de prendre la parole. Ici, rien de cela. Il arrive quasiment en catimini, à 4 heures du matin, avec le seul Victor Basch pour l’accueillir, et après tout le monde, car il a manqué la premiàre audience. Il va rester un mois à Rennes, mais ne va pas parler, car, dernier paradoxe, si rien n’est plus “”public”” que ce procès archimédiatisé, rien n’est plus discret (sino “”privé””) que ce séjour de Jaurès. Il est vrai que Rennes est une ville où Jaurès fait figure d’épouvantail. L”Ouest-Eclair’ l’appelle “”le célèbre dreyfusard collectiviste””, dénonce ses “”harangues violentes et révolutionnaires””, et affirme que “”sa réthorique abondante et facile qui charme les Méridionaux”” ne pourra “”entraîner les Bretons”” qui, “”à cause de (leurs) origines celtiques””, n’apprécieraient que les orateurs habités par “”una foi ardente et profonde””!”” (pag 226-227)”,”JAUx-041″
“BOSE Arun”,”Marxian and Post-Marxian Political Economy. An Introduction.”,”Arun Bose is senior lecturer in economics at Kirori Mal College, Delhi University.”,”TEOC-119-FL”
“BOSERUP Ester”,”Population and Technology.”,”Ester Boserup è conosciuta per i suoi studi e la tesi secondo cui i cambiamenti demografici sono cruciali nell’influenzare lo sviluppo economico piuttosto che il vice versa. Il questo volume espande l’argomento trattato nei precedenti lavori. Ha pubblicato pure: ‘Conditions of Agricultural Growth’ e ‘Woman’s Role in Economic Development'”,”DEMx-066″
“BOSETTI Giancarlo MONDOLFO Giorgio OLDRINI Giorgio a cura”,”Che Guevara.”,”Scritti di Saverio TUTINO Giorgio OLDRINI Mario SPINELLA Claudio PETRUCCIOLI Massimo CAVALLINI Giorgio MONDOLFO. “”La diffusione dell’ immagine del “”Che”” morto provocò, forse più che ogni altro evento negli anni 60, un fenomeno straordinario nei sentimenti e nella psicologia di massa. Un mito, un personaggio fino a quel momento proprio del mondo giovanile, di una parte del mondo giovanile, estendeva di colpo il suo fascino in settori larghissimi della popolazione (…)”” (pag 37, Claudio Petruccioli)”,”AMLx-039″
“BOSETTI Giancarlo a cura; scritti di Perry ANDERSON Umberto CERRONI, carteggio N. BOBBIO Perry ANDERSON”,”Socialismo liberale. Il dialogo con Bobbio oggi.”,”Scritti di Perry ANDERSON Umberto CERRONI”,”TEOP-363″
“BOSETTI Giancarlo MONDOLFO Giorgio OLDRINI Giorgio a cura”,”Che Guevara.”,”Scritti di Saverio TUTINO Giorgio OLDRINI Mario SPINELLA Claudio PETRUCCIOLI Massimo CAVALLINI Giorgio MONDOLFO. “”La diffusione dell’ immagine del “”Che”” morto provocò, forse più che ogni altro evento negli anni 60, un fenomeno straordinario nei sentimenti e nella psicologia di massa. Un mito, un personaggio fino a quel momento proprio del mondo giovanile, di una parte del mondo giovanile, estendeva di colpo il suo fascino in settori larghissimi della popolazione (…)”” (pag 37, Claudio Petruccioli)”,”FOTO-002-FV”
“BOSETTI Giancarlo MONDOLFO Giorgio OLDRINI Giorgio a cura”,”Che Guevara.”,”Scritti di Saverio TUTINO Giorgio OLDRINI Mario SPINELLA Claudio PETRUCCIOLI Massimo CAVALLINI Giorgio MONDOLFO. “”La diffusione dell’ immagine del “”Che”” morto provocò, forse più che ogni altro evento negli anni 60, un fenomeno straordinario nei sentimenti e nella psicologia di massa. Un mito, un personaggio fino a quel momento proprio del mondo giovanile, di una parte del mondo giovanile, estendeva di colpo il suo fascino in settori larghissimi della popolazione (…)”” (pag 37, Claudio Petruccioli)”,”BIOx-054-FV”
“BOSI Paolo”,”I tributi nell’economia italiana. Aspetti istituzionali e di politica economica.”,”Paolo Bosi insegna Scienza delle finanze e diritto finanziario nelal Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Modena. E’ socio fondatore e membro del Comitato scientifico dell’Associazione Prometeia.”,”ITAE-404″
“BOSI Roberto”,”I lapponi.”,”‘La Lapponia, conosciuta anche come Sápmi nella lingua Sami, è una regione geografico-culturale situata nell’Europa del Nord, che si estende attraverso Norvegia, Svezia, Finlandia e la penisola di Kola in Russia2. È abitata principalmente dal popolo Sami, l’unico popolo indigeno ufficialmente riconosciuto nell’Unione Europea. La storia della Lapponia è strettamente legata alla cultura Sami, che risale a oltre 5.000 anni fa. Tradizionalmente, i Sami erano nomadi e si dedicavano all’allevamento delle renne, alla pesca e alla caccia. La loro cultura è caratterizzata da tradizioni uniche, come il canto popolare chiamato “”joik””1. Nel corso dei secoli, la Lapponia è stata oggetto di spedizioni scientifiche e di interesse culturale. Tuttavia, i Sami hanno affrontato sfide significative, tra cui la perdita di terre e diritti tradizionali. Oggi, i “”parlamenti Sami”” in Norvegia, Svezia e Finlandia lavorano per preservare la loro cultura e affrontare questioni come il diritto al pascolo.’ (f. copilot)”,”TEOS-006-FFS”
“BOSIO Gianni, a cura di Cesare BERMANI”,”I conti con i fatti. Saggi su Carlo Cafiero, Luigi Musini, l’ occupazione delle fabbriche.”,”Volume edito in occasione del convegno di studi 1971-2001: Ieri Bosio Oggi. L’ eredità culturale di Gianni Bosio, Mantova, 7-8 giugno 2002. “”Pochi invece i veri e propri saggi storici, a cominciare da quelli sulla fortuna delle opere e sulla prima fama di Marx in Italia da lui posti in appendice alla ripubblicazione degli Scritti italiani di Marx ed Engels.”” (pag 6) “”Le due ricerche metodologiche più importanti che aveva iniziato -la Storia del marxismo in Italia fino al ’92 (sulla quale non era più riuscito a tornare dagli anni Cinquanta) e Il trattore di Acquanegra (di quest’ultimo lavoro stava occupandosi negli ultimi mesi della sua vita, dopo esserselo trascinato dalla fine degli anni Cinquanta, strappando letteralmente il tempo alla direzione delle Edizioni Avanti!/ del Gallo) – sono rimaste incompiute.”” (pag 7) “”Il disaccordo di Bordiga dell’ aprile 1920 si restringeva durante il periodo dell’ occupazione delle fabbriche: là gli ordinovisti torinesi avevano sostenuto che la costituzione dei Consigli e dei Soviet, la loro estensione, il travalicare dei loro compiti dalla fabbrica alla società, erano condizione e premessa del fatto rivoluzionario, o, per dirla con le parole stesse del Tasca: “”se i soviety si faranno sul serio, quella rivoluzione armata, questo fantasma che ha aleggiato un po’ per colpa nostra sopra il Convegno si presenterà a una non lunga scadenza””; e là si erano trovati contro le obiezioni di Bordiga. Durante l’ occupazione delle fabbriche, invece, diffidenza e pessimismo sembrano essere comuni ai due gruppi, perché senza il nuovo partito non si potrà credere in una nuova politica e comunque l’ astensione dall’ impegno sembra per gli uni e per gli altri garanzia contro un successo dei massimalismo comunista unitario che li avrebbe molto probabilmente frantumati””. (pag 198)”,”MITS-225″
“BOSIO Gianni FRANCOVICH Carlo MASINI Pier Carlo ARFE’ Gaetano CATALANO Franco, saggi di”,”Il movimento operaio e socialista. Bilancio storiografico e problemi storici. Atti del Convegno promosso da Mondo Operaio per il 70° del Partito Socialista Italiano, Firenze, 18-20 gennaio 1963.”,”Edizioni del Gallo già edizioni Avanti!. Saggi di Gianni BOSIO Carlo FRANCOVICH Pier Carlo MASINI Gaetano ARFE’ Franco CATALANO. Interventi di Salvo MASTELLONE Luigi CORTESI Gastone MANACORDA Pier Carlo MASINI Giuliano PROCACCI Carlo Ludovico RAGGHIANTI. Conclusione del convegno di Simone GATTO. “”Mi capita di sentir dire che durante il ventennio fascista c’è stato come un vuoto, per i problemi storici, politici, economici e sociali; (…). Non è vero. Ho preso qualche appunto rapido, a memoria. Labriola: i saggi sulla concezione materialistica della storia e Discorrendo di socialismo e filosofia, che hano anche la formatività politica di cui ha parlato Manacorda, sono ristampati nel ventennio: anche i più giovani possono leggerli. Non voglio citare la letteratura speciale, d’ economia e di studi sociali, che non era ovviamente popolare, ma agiva egualmente. Per sola cura del Croce si pubblicano molti libri di vecchi e nuovi socialisti italiani, opere come Laski, Cole, Dubreuil, e non escluso il De Man, che poi finì così male. Bastava, per altro esempio, seguire le riviste di Einaudi, la Riforma sociale poi Rivista di storia economica, per seguire il movimento internazionale; e l’ editore dello stesso nome pubblicò molti volumi, dal Robbins al Wallace e alla Tennessee Valley Autority, che circolarono largamente, come ancor più la storia della rivoluzione russa del Chamberlain, una delle prime criticamente fondate. (…) Basterebbe accennare, a questo proposito, alla polemica Croce-Einaudi, che ebbe larghissima e impegnata partecipazione: Einaudi sosteneva che regime di libertà ed economia di libera iniziativa e di mercato erano interdipendenti necessariamente, Croce sosteneva che era possibile un regime di libertà individuale con tutte le sue conseguenze istituzionali, giuridiche e politiche con un’ economia collettiva o di giustizia o di servizio sociale. Preferisco però indicare un’ altra esperienza. Possiedo ancora una raccolta di studi che fu lungamente dibattuta nel 1935 e negli anni seguenti, anche da Basso e dai suoi amici. E’ il volume edito per cura di von Hayek, che conteneva saggi critici, da diversi punti di vista, ma egualmente rigorosi, di Pierson, von Mises, Halm e Barone; tutta la più recente letteratura socialista e comunista sull’ argomento vi era richiamata e discussa, specialmente il Brutzkus. (…).”” (pag 353-354, Carlo L. Ragghianti)”,”MITS-245″
“BOSIO Gianni, a cura di Cesare BERMANI”,”L’ intellettuale rovesciato. Interventi e ricerche sulla emergenza d’ interesse verso le forme di espressione e di organizzazione “”spontanee”” nel mondo popolare e proletario (gennaio 1963 – agosto 1971).”,”Gianni BOSIO è stato uno storico e un organizzatore di cultura, un lucido intellettuale della sinistra italiana, fondatore di ‘Movimento operaio’ (1949), delle nuove Edizioni Avanti! (1952) e dell’ Istituto Ernesto de Martino (1965). “”Affermava Rosa Luxemburg: “”Noi non progrediremo che a stento, se non intendiamo chiaramente il valore dell’ opera di autoeducazione del proletariato””. Il discorso di Marx è più avanzato perché tende a definire, nel rapporto con il movimento reale, che cosa debba intendersi per scienza, cioè per scienza rivoluzionaria, cioè per cultura di classe. Scriveva Marx in questa osservazione, la settima, della Miseria della filosofia: “”Come gli economisti sono i rappresentanti scientifici della classe borghese, i socialisti e i comunisti sono i teorici del proletariato. Finché il proletariato non è sviluppato al punto da costituirsi in classe e la lotta medesima del proletariato con la borghesia non ha ancora un carattere politico e le forze produttive non sono ancora così sviluppate all’interno della stessa borghesia da lasciare intravvedere le condizioni materiali necessarie alla emancipazione del proletariato e alla formazione di una nuova società, questi teorici non sono che degli utopisti che, per aiutare i bisogni delle classi oppresse, inventano sistemi e girano attorno alla scienza rigeneratrice. A misura che la storia avanza e con essa la lotta del proletariato, essi non hanno più bisogno di cavare dalla loro testa delle formule: essi non hanno che da capire ciò che passa sotto i loro occhi e farsene interpreti. Fino a quando sono agli inizi della lotta, mentre cercano la scienza e non fanno che delle costruzioni chiuse, essi non vedono nella miseria che la miseria senza scorgervi l’ aspetto rivoluzionario, sovvertitore che rovescerà la vecchia società. A cominciare da questo momento, la scienza prodotta per mezzo del movimento reale, associata ad esso in completa cognizione di causa, cessa di essere dottrinaria e diventa rivoluzionaria””””. (pag 142)”,”MITT-209″
“BOSIO Gianni; BASEVI Paolo; RAGIONIERI Ernesto”,”La diffusione degli scritti di Marx e di Engels in Italia dal 1871 al 1892. Parte 1 e 2 (di Gianni Bosio); Le prime tre lettere di Engels a Carlo Cafiero (Luglio 1871) (a cura di Paolo Basevi); Il risorgimento italiano nell’ opera di Marx e di Engels (di Ernesto Ragionieri).”,”””Marx ed Engels, ma soprattutto quest’ultimo come avremo occasione di notare, vedevano in Garibaldi non soltanto un abile comandante di bande, ma anche l’ unica personalità italiana che avrebbe potuto trasformare la guerra austro-franco-sarda in una guerra per la liberazione nazionale dell’ Italia, che riuniva in sé le qualità di prestigio e le capacità militari per mettersi alla testa di una insurrezione italiana: “”Questo condottiero volontario è divenuto di colpo l’ eroe d’ Italia quantunque da questa parte dell’ Atlantico la stampa bonapartista tenti monopolizzare il credito delle sue gesta ad uso e vantaggio del proprio grande campione””. Oltre l’importanza diretta di Garibaldi, Marx ed Engels ne valutavano anche quella indiretta, di stimolo su Vittorio Emanuele e di freno su Napoleone III (…)””. (pag 87)”,”MAES-074″
“BOSIO Gianni LEYDI Roberto BERMANI Cesare DELLA-MEA Ivan SALVADORI Rinaldo FORTINI Franco SAVI Tullio KLEYE Herbert e altri”,”Il nuovo canzoniere italiano. Dal 1962 al 1968.”,”Contiene il saggio: ‘Arturo Frizzi e i “”canzonieri”” Canti proletari italiani in Germania, di Herbert Kleye (pag 42, n° 7-8 1966) ‘Sciur padrun da li beli braghi bianchi’ (pag 19) in capitolo ‘Il repertorio civile di Giovanna Daffini. Capitolo ‘Il repertorio civile di Giovanna Daffini. Dall’ introduzione di Cesare Bermani (Ricerche e documentazioni): “”Il difetto capitale d’ogni materialismo fino ad oggi – ammoniva già Marx nella prima delle sue ‘Tesi su Feuerbach’ – è che l’ oggetto, la realtà, la sensibilità, vengono concepiti solo sotto forma dell’ ‘obietto’ o dell’ ‘intuizione’; ma non come ‘attività umana sensibile, prassi’; non soggettivamente (…)””; ciò impedisce a Feuerbach di concepire “”l’attività umana stessa come attività ‘oggettiva’””.”,”ITAC-102″
“BOSIO Gianni”,”La grande paura. Settembre 1920 l’ occupazione delle fabbriche nei verbali inediti delle riunioni degli Stati generali del movimento operaio.”,”Occupazione delle fabbriche. “”Corio: Non dissi di chiedere le requisizioni così per chiederle, ma bensì le chiesi come atto integrativo per la cessione degli stabilimenti alle cooperative che possono e sanno esercire. Gli pare di essere su un terreno socialista. Gennari: Ma con mezzi borghesi. Corio: Intende sapere se si deba restare nelle officine anche quando mancano i tecnici o le materie prime restando così inoperosi oppure si deve senz’altro impossessarsi di materie prime presso altri stabilimenti. A lui sembra che ciò esorbiti da quanto aveva stabilito la FIOM. Arecco: Ritiene che mancando materie prime siano le organizzazioni locali quelle che provvedano acché non manchino.”” (pag 89-90) “”Gennari proseguendo dice che ritiene che l’ordine da darsi alle masse sia “”non sciopero”” ma occupazione mano mano delle fabbriche. Sarà così contagio e proclamarne il carattere di stabilità dell’occupazione, non come ostaggio ma come vera presa di possesso estendendo questo alle miniere, ai depositi di nafta, di materie prime, ecc. Occorrono accordi coi ferrovieri. Il movimento deve avere come significato il riconoscimento dei rapporti coi Soviety””. (pag 99)”,”MITT-252″
“BOSIO Gianni FRANCOVICH Carlo MASINI Pier Carlo ARFE’ Gaetano CATALANO Franco, saggi; interventi di Salvo MASTELLONE Luigi CORTESI Gastone MANACORDA Pier Carlo MASINI Giuliano PROCACCI Carlo Ludovico RAGGHIANTI; conclusione del convegno di Simone GATTO”,”Il movimento operaio e socialista. Bilancio storiografico e problemi storici. Atti del Convegno promosso da Mondo Operaio per il 70° del Partito Socialista Italiano, Firenze, 18-20 gennaio 1963.”,”Sottolineature di Bravo di brani del saggio di Masini.”,”STOx-045-FMB”
“BÖSS Otto”,”La dottrina eurasiatica. Contributi per una storia del pensiero russo nel XX secolo. (Tit.orig.: Die Lehre der Eurasier)”,”””La geografia come fondamento di tutte le scienze. L’ultimo passo fatto dagli eurasisti (o eurasiatisti, ndr) sulla via della fondazione della loro geografia dell’ Eurasia portava alla geopolitica e alla concezione della geografia come fondamento di tutte le altre scienze. Essi si sentivano addirittura chiamati ad introdurre la geopolitica nella cultura russa (1), e speravano di trarne un’ immagine sintetica e sino ad allora sconosciuta della Russa-Eurasia, nel presupposto di poter individuare le linee direttrici che consentissero l’ unificazione dei fenomeni più disparati nella loro conformità ad una legge unitaria. Accanto alla geopolitica, andavano create una geo-economia, una geo-etnografia, una geo-archeologia ed una geo-linguistica dell’ Eurasia. Questa era uno degli aspetti di quella sintesi storico-geografica per la quale gli eurasisti credevano fosse ormai giunto il tempo””. (pag 45) nota 1. (pag 85) “”N.N. Alekseev (Teorija gosudarstva, p. 23) ha per la prima volta, nell’ ambito della teoria eurasista, messo in evidenza l’ importanza della geopolitica. Il fondatore di questa disciplina fu lo storico svedese R. Kjellén (1864-1922), autore dell’ opera ‘Der Staat als Lebensform’. Il principale geopolitico tedesco è stato K. Haushofer (1869-1946), che fu anche uno dei fondatori e dei curatori della ‘Zeitschrift für Geopolitik’ (1924-44, quindi dal 1951, attualmente senza stretti collegamenti con le discipline geografiche). Si veda inoltre F. Ratzel, Politische Geographie, III ed., Monaco 1923 e O. Maull, Politische Geographie, Berlino 1925, e del medesimo Das Wesen der Geopolitik, Lipsia, Berlino, 1936.”””,”RUSx-120″
“BÖSS Otto”,”La dottrina eurasiatica. Contributi per una storia del pensiero russo nel XX secolo.”,”Il movimento eurasista si costituì a Sofia nel 1920. Stimolati da uno scritto del principe Nikolaj Sergeevic Trubeckoj, alcuni intellettuali russi emigrati avevano constatato l’affinità delle proprie concezioni per quel che riguardava i problemi dell’attualità politica e culturale. Il principe Nikolaj Sergeevic Trubeckoj (figlio del filosofo Sergej Nikolaevic Trubeckoj, il primo rettore elettivo dell’Università di Mosca) era nato a Mosca nel 1890. Nel 1916 era diventato lettore all’Università di Mosca, e nel 1919 era stato costretto ad emigrare. Fino al 1916 aveva insegnato all’Università di Sofia, dove, nel 1920, aveva anche pubblicato il testo Europa i celovecestvo (L’Europa e l’umanità), divenendo così il vero iniziatore della teoria eurasista. Nel 1923 accettò l’offerta di una cattedra all’Università di Vienna come professore di filologia slava. Morì a Vienna nel 1938.”,”RUSx-077-FL”
“BOSSELER Nicolas STEICHEN Raymond a cura”,”Livre d’Or de la Résistance Luxembourgeoise de 1940-1945.”,”Scritti di Nicolas MARGUE Pierre DUPONG Marcel NOPPENEY Nicolas BOSSELER Robert STUMPER Raymond STEICHEN Albert BECKER”,”QMIS-127″
“BOSSERELLE Eric”,”Guerres, transformation du capitalisme et croissance économique.”,”Prima guerra mondiale: una rottura nel corso dello sviluppo del capitalismo (pag 7) “”Le déclenchement de la première guerre mondiale met fin à une “”paix de cent ans”” (27) instituée en 1815 per le congrès de Vienne, qui ne fut perturbée que par des conflits de durée et de portée limitées comme la guerre de Crimée (1854-1856), la guerrre franco-autrichienne à l’origine du ‘Risorgimento’ italien (1859) (28), la guerre austro-prusienne (1866-1867) et la guerre franco-prusienne (1870-1871) qui permirent à Bismarck d’achever l’unité allemande. Comme le rappelle Jean-Christophe Graz, à part la guerre de Crimée liée à la rivalité anglo-russe et au “”Grand jeu”” sur la question d’Orient, aucune guerre n’a mis en cause plus de deux grandes puissances ou n’a duré plus de deux ans pendant le long XIXe siècle (1815-1914) (29). Bien qu’il n’empêcjera pas le retour des crises périodiques, ce cadre à dominante pacifique était par conséquent ‘a priori’ favorable poour l’accumulation du capital et la croissance. La guerre 1914-1918, au cours de laquelle toutes les ressources de la plupart des pays engagés dans le conflit furent consacrées à l’effort de guerre, représente de ce point de vue une rupture dans l’histoire du développement du capitalisme. Au cours des deux décennies qui vont suivre, le cadre institutionnel qui façonnait les régimes de croissance des pays industrialisés va enregistrer d’importantes transformations”” (pag 7) (27) Karl Polanyi, La grande transformation, Gallimard Paris (28) Enzo Traverso, A’ feu et à sang: De la guerre civile… (29) Jean-Christopher Graz, La gouvernance de la mondilisation…”,”QMIx-252″
“BOSSI Umberto con Daniele VIMERCATI”,”Vento dal Nord. La mia Lega la mia vita.”,”VIMERCATI (Milano 1957) è cronista politico autore di ‘I Lombardi alla nuova crociata’ e di ‘Stati Uniti d’ Italia’ un’ antologia di scritti su CATTANEO.”,”ITAP-062″
“BOSSI Alessandro”,”Abramo Lincoln.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Alessandro Bossi, avvocato, arbitro e mediatore, autore di scritti giuridici e, per la collana ‘I grandi processi della storia’ del Corsera (2019) di un volume sul processo a Galileo Galilei. Stupì il mondo che la retriva Russia si schierasse apertamente per il Nord. (…) Nel decennio precedente una coalizione costituita da Francia, Gran Bretagna, Regno di Sardegna e Impero Ottomano aveva sconfitto i Russi nella guerra di Crimea (1853-1856). Gli Stati, come le persone, non dimenticano: appoggiare l’Unione significava contrapporsi non solo al Sud ma anche ai “”simpatizzanti”” quali Gran Bretagna e Francia, cioè i passati avversari”” (pag 71) Nel 1862, il Nord propose a Garibaldi di assumere un comando nell’esercito unionista. Non se ne fece nulla, ma è l’indubbio segno del prestigio mondiale goduto da uno dei protagonisti del Risorgimento italiano (pag 72)”,”BIOx-368″
“BOSSI Luca FRANCHI Massimo FALATO Antonio RAVINA Enrichetta ROSSI Emanuele TORTELLI Valentina BERTAGNA Federica NUTI Alessia BAGNATO Bruna CABIATI Emma”,”The Phillips Curve strikes back: Evidence from the G-7 countries (Bossi); Fondamenti teorici della politica monetaria della BCE: perché la politica di ‘inflation-targeting’ è ottimale? (Franchi); Il paradosso della disoccupazione italiana: uno sguardo d’insieme e qualche semplice ragionamento (Falato); Yield curve, risk premium and future economic activity: Theoretical foundations and empirical analisys (Ravina); Rinnovamento e rottura della continuità nella proposta politica di Lelio Basso (dagli anni Venti alla caduta del fascismo) (Rossi); L’esproprio delle aziende degli ebrei di Vienna. Economia e politica razzista (Tortelli); «La storia, la politica e la morale»: «Il Ponte» dal 1945 al 1947 (Bertagna); I comunisti senesi e la sfida della modernizzazione: il ‘miracolo economico’ in una provincia rossa (1958-1967) (Nuti); I diari di Mosca di Luca Pietromarchi: suggerimenti d’uso e ipotesi di lettura (Bagnato); L’attività editoriale della Stamperia Reale di Torino nel XVIII secolo (Cabiati).”,”Contiene tra l’altro i saggi: – Emanuele Rossi, Rinnovamento e rottura della continuità nella proposta politica di Lelio Basso (dagli anni Venti alla caduta del fascismo) (pag 133-162) – Valentina Tortelli, L’esproprio delle aziende degli ebrei di Vienna. Economia e politica razzista (pag 163-200) – Federica Bertagna, “”La storia, la politica e la morale: “”Il Ponte”” dal 19454 al 1947 (pag 201-236) – Bruna Bagnato, I diari di Mosca di Luca Pietromarchi: suggerimenti d’uso e ipotesi di lettura (pag 269-300) “”(…) lo storico Robert Knight ha trattato ampiamente della nascita della legislazione sui risarcimenti in Austria e dell’atteggiamento spesso apertamente antiebraico dei governi tra il 1945 e il 1952″” (pag 195) I diari di Pietromarchi. “”Pietromarchi non conosceva la lingua russa e i nomi di alcuni dei suoi interlocutori sovietici sono riportati in maniera variabile”” (pag 270)”,”ANNx-031-FP”
“BOSSU Jean”,”Michel Bakounine. (Dix années de sa vie)”,”Al 4° Congresso della Prima Internazionale a Basilea (AIT) (1870) figurano delegati: Hermann JUNG, ECCARIUS, VARLIN, DEREURE, FRUNEAU, PALIX, TOLAIN, BAKUNIN, HINS, DE-PAEPE, LIEBKNECHT, HESS, BECKER, GOEGG, James GUILLAUME, CAPORUSSO, SENTINION ecc. “”Eccarius, se faisant l’interprète des directives marxistes, propose des mesures transitoires, telles que l’ élévation des droits de succession. Marx, en effett, ne croit pas qu’on puisse toucher au droit d’héritage tant que subsistera la propriété individuelle. Bakounine, au contraire, estime que l’ abolition de l’ héritage est un moyen sûr d’affaiblir le droit de propriété qui, cessant d’être héréditaire, se ramène au simple droit de possession. La thèse de Marx est mise en minorité par 32 voix contre 23 et 17 abstentions; comme il n’y a pas de majorité absolue, on propose l’amendement d’Eccarius limitant le droit de tester et augmentant les frais de succession, mais la majorité le repousse. Marx en conçoit une vive déception et n’en déteste que davantage l’artisan de ce cuisant échec.”” (pag 69-70)”,”ANAx-264″
“BOSSUT Nicole”,”Chaumette, porte-parole des sans-culottes.”,”ANTE3-43 Camille Desmoulins scrive un articolo contro Chaumette pag 446 Abolizione schiavitù (pag 456) Tattica amalgama per atto d’accusa (pag 466) Pierre Gaspard Chaumette Pierre Gaspard Chaumette (1763 – 13 April 1794) was a French politician of the Revolutionary period. Born in Nevers France, 24 May 1763, his main interest was botany and science. Chaumette studied medicine at the University of Paris in 1790, but gave up his career in medicine at the start of the Revolution. Chaumette began his political career as a member of the Jacobin Club, he was also a spokesman for the Sans Culotte; later in the war he became a prominent member of the Montagnard’s [1]. He became one of the orators of the club of the Cordeliers, and contributed anonymously to the Revolutions de Paris. In August of 1792 Chaumette became the Chief Procurator of the Commune of Paris; on 31 October 1792 he was elected President of the Commune and was re-elected in the Municipal on 2 December of that same year. As member of the insurrectionary Commune during the insurrection of 10 August, 1792, he was delegated to visit the prisons, with full power to arrest suspects. He was accused later of having taken part in the September Massacres, but proved that at that time he had been sent by the provisional executive council to Normandy to oversee a requisition of 60,000 men. Returning from this mission, he spoke eloquently in favour of the French Republic. Presidency of the Commune His conduct, oratorical talent, and the fact that his private life was considered beyond reproach, all made him influential, and he was elected president of the Commune, defending the municipality at the bar of the National Convention on 31 October 1792. Born in Nevers France, 24 May 1763, his main interest was botany and science. Chaumette studied medicine at the University of Paris in 1790, but gave up his career in medicine at the start of the Revolution. Chaumette began his political career as a member of the Jacobin Club, he was also a spokesman for the Sans Culotte; later in the war he became a prominent member of the Montagnard’s[1]. He became one of the orators of the club of the Cordeliers, and contributed anonymously to the Revolutions de Paris. In August of 1792 Chaumette became the Chief Procurator of the Commune of Paris; on 31 October 1792 he was elected President of the Commune and was re-elected in the Municipal on 2 December of that same year. As member of the insurrectionary Commune during the insurrection of 10 August, 1792, he was delegated to visit the prisons, with full power to arrest suspects. He was accused later of having taken part in the September Massacres, but proved that at that time he had been sent by the provisional executive council to Normandy to oversee a requisition of 60,000 men. Returning from this mission, he spoke eloquently in favour of the French Republic. [edit] Presidency of the Commune His conduct, oratorical talent, and the fact that his private life was considered beyond reproach, all made him influential, and he was elected president of the Commune, defending the municipality at the bar of the National Convention on 31 October 1792. Re-elected in the municipal elections of 2 December 1792, he was soon given the functions of procureur of the Commune, and contributed with success to the enrollments of volunteers in the army by his appeals to the population of Paris. Chaumette was one of the instigators of the attacks of 31 May and of 2 June 1793 on the Girondists, carrying out a virulent and intransigent attack. Chaumette held a strong opinion about the fate of Louis XVI after his fall. He was greatly outspoken in his demand for the king’s blood. Chaumette’s thesis was that as long as Louis XVI went unpunished prices would remain high, and shortages and the profiteering that created them, which he assumed to be the work of the royalists, would go unchecked. Chaumette ultimately was one of the men to vote in favor of the former king’s execution. (5) He demanded the formation of a Revolutionary Army, and repeatedly demanded the extermination of all traitors to the Revolution. He was widely known to be strongly opposed to women actively participating in politics. He was radically involved in the attempt to de-Christianize France during the Revolution. He attempted to eradicate outward signs of religion, to close churches, and to prohibit public worship.(4) Chaumette was convinced that Christianity and counterrevolution were one and the same.(2) He promoted the worship of Reason, and was even involved in the organization of the Festival of Reason, and on 10 November 1793, presented the “”goddess of Reason”” to the Convention in the guise of an actress. On 23 November, Chaumette obtained a decree closing all the churches of Paris, and placing the priests under strict surveillance; however, two days later he obtained from the Commune the free exercise of worship. Chaumette was so passionately involved in the de-Christianization process that he even publicly changed his name from Pierre-Gaspard Chaumette to Anaxagoras Chaumette. He stated his reason for changing his name that, “I was formerly called Pierre-Gaspard Chaumette because my god-father believed in the saints. Since the revolution I have taken the name of a saint who was hanged for his republican principles.”(3) [edit] Downfall He wished to save the Hébertists through a new insurrection, and fought against Maximilien Robespierre (who, as a promoter of the Cult of the Supreme Being, had provoked the fall of Hébertists). His revolutionary decree promulgated by the Commune on his demand was overthrown by the Convention. Robespierre had him accused with the Hébertists; Chaumette was arrested, imprisoned in the Luxembourg Palace, sentenced to death by the Revolutionary Tribunal, and guillotined.”,”FRAR-354″
“BOSSUT Nicole; SLAVIN Morris; SCHIAPPA Jean Marc; VERGNON; Gilles ROY Pierre; REVOL René; FAUCHER Jacques; ROCHE Gérard”,”Histoire et memoire de la revolution française. Marat, un des porte-parole des opprimés (Bossut); Les Enragés et la Révolution française (Slavin); Sur le Communisme de la Conjuration pour l’égalité (Schiappa).”,”Contiene nelle ‘Chroniques’: – Gilles Vergnon sul cinquantenario del 1939 – Pierre Roy, Cordorcet di Badinter – Jacques Faucher, La Marsigliese di Renoir – Gérard Roche, Les arts, la littérature et la Révolution française Marat in aiuto di Babeuf nel giugno-luglio 1790 (pag 24-25) (Bossut) Marx e gli Enragés (pag 33-34) (Slavin) Marx Engels e l’Eguaglianza di Babeuf (pag 59-60) (Schiappa) Mazauric falsifica Marx (pag 61) (Schiappa) “”Ainsi, au temps de la Réforme et de la Guerre des Paysans en Allemagne, la tendance de Thomas Münzer; dans la grande Révolution anglaise, le Niveleurs; dans la grande Révolution française, Babeuf. Engels poursuit: «la revendication de l’égalité ne se limitait plus aux droits politiques, elle devait s’étendre aussi à la situation sociale des individus; ce n’étaient plus les privilèges de classe qu’on devait supprimer, mais les différences de classes elles-mêmes». N’est ce pas, la démarche même d’un ancien noble comme Antonelle, dirigeant de la Conjuration, écrivant que «la nature n’a pas fait plus de propriétaires que de nobles» qui est retracée ici (55)? Après avoir rejeté avec force la société par ordres d’avant 1789, il avait par là-même rejeté toute division en classes sociales. «Les revendications bougeoises d’égalité sont accompagnées de revendication prolétariennes d’égalité… les prolétaires prennent la bourgeoise au mot: l’égalité ne doit pas être établie seulement en apparence, seulement dans le domaine de l’Etat, elle doit l’être aussi réellement dans le domaine économique et social». Sans l’avoir probablement connu, Engels se fait ici l’écho d’un texte de Babeuf de 1791, dans lequel Babeuf écrit «Qui peut tenir à une égalité nominale?… Je comprends bien combien il serait difficile de faire accepter tout d’un coup un système d’égalité générale, mais l’égalité des droits étant admise, si l’on ne veut pas qu’elle soit pure déception, il faut bien commencer par la mettre en pratique quelque part» (56). Engels écrit plus loin: «Et surtout depuis que la bourgeoisie française à partir de la grande révolution a mis au premier plan l’égalité civile, le prolétariat français lui a répondu coup pour coup en revendiquant l’égalité économique et sociale; l’Egalité est devenue le cri de guerre spécialement du prolétariat française» (57). Engels reprend ici la tradition babouviste: il ne s’agit plus de la revendication de l’égalité, mais du «cri de guerre de l’Egalité», c’est-à-dire comme l’écrivait le ‘Tribun du Peuple’, de «l’Egalité pure et sans taches»”” (pag 59-60) [Jean Marc Schiappa, ‘Sur le communisme de la conjuration pour l’égalité’] [(in) AaVv, ‘Histoire et memoire de la revolution française’, Cahiers Léon Trotsky, Grenoble, n. 38 Juin 1989] [(55) Antonelle, «observations sur le droit de cité», Le Tribun du Peuple, textes présentés par A. Saitta, Paris, 1969, p. 196; (56) M. Dommanget, ‘Babeuf. Pages choises’, pp. 152-161; (57) Engels, ‘Anti-Düring’, Ed. Sociales, Paris, 1977, p. 134]”,”FRAR-433″
“BOSWORTH R.J.B.”,”La politica estera dell’Italia giolittiana.”,”R.J.B. Bosworth insegna storia europea nell’Università di Sidney. Ha pubblicato articoli sulla politica dell’età giolittiana sull’Italian Quarterly, historical journal e anche sulla Nuova rivista storica.”,”ITQM-026-FL”
“BOTERO Giovanni, a cura di Luigi FIRPO”,”Della ragion di Stato, con tre libri ‘Delle cause della grandezza delle città’, due ‘Aggiunte’ e un ‘Discorso’ sulla popolazione di Roma.”,”Molto sottolineata l’introduzione (da GMB)”,”TEOP-083-FMB”
“BOTMAN Selma”,”The Rise of Egyptian Communism, 1939-1970.”,”L’autrice, Sela Botman, è professore assistente, Dipartimento scienze politiche, College of the Holy Cross, Worcester, Massachusetts.”,”MVOx-015″
“BOTTA Carlo”,”Storia della guerra dell’ indipendenza degli Stati Uniti d’ America. Volume secondo.”,”La Francia riconosce l’ indipendenza degli Stati Uniti. (pag 361-362) Antico detto: “”alla nave rotta ogni vento è contrario”” “”Il che venne eseguito addì sedici dicembre 1777 dal signor Gerard Sindaco reale della città di Strasburgo e Segretario del Consiglio di Stato del Re. Consistevan essi in ciò, che la Francia non sono riconoscerebbe, ma con tutte le forze sue sopporterebbe l’ indipendenza degli Stati Uniti, e concluderebbe coi medesimi un trattato d’amicizia e di commercio; (…)”” (pag 361)”,”USAG-060″
“BOTTA Carlo”,”Storia della guerra dell’ indipendenza degli Stati Uniti d’ America. Volume terzo.”,”””A questo inaspettato accidente si risentirono grandemente i generali del Re, e molto temevano della città stessa della Nuova-Jorck, essendovi dentro assai deboli i presidii, e fuori l’ esercito di Washington poco lontano. Non tralasciarono però nissuna di quelle diligenze, che in simile caso usare si potevano. Tutti i Jorchesi di qualsivoglia ordine o condizione si fossero, furono arruolati, armati, ed ordinati in compagnie. (…)””. (pag 130) “”Questo fine ebbe la lunga tenzone d’ America nella quale se entrarono volenterosamente gli Americani, ed a ciò inclinati da lungo tempo, la eccitarono gl’ Inglesi prima con leggi rigorose che irritavano, non costringevano, e poscia con insuffcienti armi, e con ispicciolati, e scompagnati consigli lasciarono crescere, e strabocchevolmente sormontare. La quale guerra fu esercitata tra Inglesi ed Americani, come per lo più le civili guerre soglionsi, spesso con valore, sempre con rabbia, qualche volta con barbarie; tra gl’ Inglesi, e le altre nazioni europee sempre con valore, ed il più delle volte con quella umanità tanto squisita, che pare di quei tempi essere stata propria e speciale. Riportarono il Congresso, ed universalmente gli Americani somma lode di costanza; i ministri britannici forse il biasimo dell’ ostinazione; e quei di Francia diedero pruove non dubbie di non ordinaria perizia nelle cose di Stato. Da tutto ciò ne conseguì la fondazione del Nuovo-Mondo di una Repubblica, pe’ suoi ordini pubblici felice al di dentro, per la sua indole pacifica e per l’ abbondanza de’ suoi proventi riverita e ricercata al di fuori.”” (pag 405)”,”USAG-061″
“BOTTA Franco a cura; scritti di Michael LEBOWITZ Camillo DANEO Claudio DI-TORO Giuseppe VACCA David HOROWITZ Michele SALVATI V.M. BADER H. GANSSMANN W. GOLDSCHMIDT B. HOFFMANN”,”Sul capitale monopolistico.”,”Antologia di voci italiane, inglesi; tedesche sul “”Baran-Sweezy-Debatte””.”,”ECOT-001-FSD”
“BOTTA Franco a cura; scritti di Michael LEBOWITZ Camillo DANEO Claudio DI-TORO Giuseppe VACCA David HOROWITZ Michele SALVATI V.M. BADER H. GANSSMANN W. GOLDSCHMIDT B. HOFFMANN”,”Sul capitale monopolistico.”,”Dall’anno della sua pubblicazione (1966, la fortunata traduzione italiana è del 1968), ‘Il capitale monopolistico’ di Paul Baran e Paul Sweezy non cessa di alimentare la discussione… ‘In questo senso Sweezy – a nostro avviso – offre la corretta chiave di lettura del libro quando nella citata premessa presenta il lavoro suo e di Baran come un tentativo di avviare nuovamente un dibattito che procede con troppa prudenza. Per troppo tempo i marxisti sono rimasti indietro rispetto al capitale. Occorre ritrovare il coraggio teorico di Marx e dei classici del marxismo e riuscire a cogliere di nuovo le leggi di movimento del capitale”” (pag 15) (introduzione di F. Botta)”,”TEOC-003-FPB”
“BOTTAI Alfredo (Aroldo)”,”Il socialismo mazziniano.”,”Mazzini chiama gli operai ‘capitalisti delle braccia’ perché non possiedono altro capitale che le loro braccia (pag 44) Molto citato il rapporto Mazzini-Marx Testimonianze su Mazzini di: GUIDO ALBERTELLI GASPARE AMBROSINI C.E. AROLDI GIOVANNI BACCI GAETANO BADII MICHELE BAKUNIN G.B. CRIVELLI A. BANDINI BUTI A. BARATONO G.A. BELLONI G. BERTACCHI G. BOVIO C. BRIGANTI A. CATELANI E. CICCOTTI LA CIVILTA’ CATTOLICA C.D.H. COLE F. COMANDINI G. CONTI A. DE-AMBRIS L. DE-ANDREIS E. DE-LAVELEYE F. DE-LUCA B. DISERTORI L. FABBRI FEDERAZIONE SOCIALISTA DI COMO A. FERRARI Q. FILOPANTI R. VITA FOA G. GALASSO A. GHISLERI M. GIBELLI E. GOLFIERI A. GRAZIADEI A. GROPPALI A.G. VENTIMIGLIA G. HERRON V. KEND BOLTON KING ANTONIO LABRIOLA ARTURO LABRIOLA A. LEVI E.C. LONGOBARDI P. LOUS F. LUZZATTO G. MACAGGI R. MANZONI F. MASCI F.S. MERLINO M. VON MEYSENBUG R. MICHELS R. MIRABELLI F. MOMIGLIANO R. MONDOLFO O. MORGARI F MORMINA PENNA E. NATHAN G. NAVARRA CRIMI A. OLIVIERO OLIVETTI A. OMODEO S. PANUNZIO F. PAOLONI F. PERRI C. PISACANE C. PRAMPOLINI F. QUINTAVALLE O. REALE G. RENSI F.E. RESTIVO R. RIGOLA B. RIGUZZI E ROMILDO PORCARI C. E NELLO ROSSELLI T. ROSSI DORIA A. SAFFI A. SALUCCI L.SALVATORELLI G. SALVEMINI F. SCHIAVETTI P. SCHINETTI I. SILONE G. SOREL J. WHITE MARIO O. ZUCCARINI”,”SOCx-267″
“BOTTAI Alfredo [Aroldo]”,”Il socialismo di Mazzini.”,”Alfredo Bottai (Aroldo) socialista rivoluzionario “”Io credo che il Socialismo, espresso nella formula ‘Libertà e associazione’, sia il solo avvenire dell’Italia e forse dell’Europa”” A. Saffi nel suo scritto ‘Il pensiero politico’ spiega la differenza tra il socialismo di Mazzini e quello di Lassalle (p. 2) Saverio Merlino ritiene che il pensiero ‘socialistico’ di Mazzini (soppressione del salariato, organizzazione del lavoro mediante associazioni di operai forniti del capitale necessario) sia da preferire al ‘collettivismo’ come inteso dai socialisti marxisti (pag 3) Dal volume di Silvio Berardi, Il socialismo mazzianiano, Sapienza ed., Roma, 2016: Il socialismo mazziniano: Profilo storico-politico Silvio Berardi Sapienza Università Editrice, 23 mag 2016 – 240 pagine Nel 1908, per la prima volta, il pensiero e l’opera di Giuseppe Mazzini trovarono una compiuta interpretazione socialista. Il saggio del sindacalista rivoluzionario Alfredo Bottai mirava, infatti, a conferire una diversa prospettiva al magistero del patriota genovese. Egli si prefiggeva, con il suo scritto, di affermare l’esistenza di un socialismo italiano interclassista, fondato sull’associazionismo, che traeva le sue origini dai padri del Risorgimento democratico, sorto quando Karl Marx non aveva ancora posto le basi del suo socialismo scientifico. Il lavoro di Bottai incontrò molteplici consensi all’interno del Partito Repubblicano Italiano e numerosi suoi esponenti, ancor prima dell’inizio dell’età fascista, si prodigarono per l’attuazione dei punti programmatici in questo contenuti. Soltanto, però, all’indomani della seconda guerra mondiale, il socialismo mazziniano poté trovare una organica teorizzazione scientifica grazie all’opera di Giulio Andrea Belloni, segretario del Pri nel 1946 e fondatore della rivista «L’Idea Repubblicana». Belloni divenne il leader indiscusso della sinistra repubblicana, ovvero dei socialisti mazziniani, i quali si proponevano la realizzazione di un terzaforzismo che riteneva improrogabile l’attuazione di un’integrale riforma agraria e lo sviluppo dell’azionariato operaio. Un terzaforzismo capace di coinvolgere anche tutti quei socialisti, come Gaetano Salvemini, disponibili alla nascita di una concentrazione laica, riformista e progressista, alternativa sia al Pci che alla Dc. Silvio Berardi è professore associato di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi Niccolò Cusano di Roma. I suoi studi si incentrano soprattutto sul pensiero federalista e repubblicano italiano e sul processo di integrazione europea tra Ottocento e Novecento. È componente del Comitato scientifico del «Centro di studi storici, politici e sociali Gaetano Salvemini» e della «Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice». Tra le sue pubblicazioni: Verso un nuovo Risorgimento. Il Carteggio tra Arcangelo Ghisleri e Giulio Andrea Belloni (1923-1938), Bonanno, Acireale-Roma, 2015; Mary Tibaldi Chiesa. La prima donna repubblicana in Parlamento tra cooperazione internazionale e mondialismo, Milano, FrancoAngeli, 2012; Francesco Saverio Nitti. Dall’Unione Sovietica agli Stati Uniti d’Europa, Roma, Anicia, 2009.”,”SOCx-269″
“BOTTAI Giuseppe, a cura di Giordano Bruno GUERRI”,”Diario, 1944-1948.”,”Il primo volume ‘Diario 1935-1944’ è uscito nel 1982 nella Collana storica e nel 1989 nei Supersaggi. Questo secondo volume è uscito nella Collana storica nel 1988. Dalle ‘Lettere’. “”14 aprile 1945, aux armées. (…) Vorrei raccontarvi tante cose delle recenti giornate di lotta. Ma per ora, tutto è ancora troppo ‘vivo’ in me per essere descritto. E di questa guerra motorizzata mobilissima proteiforme e mutevole, è assai difficile trovare il bandolo dello storico, per chi, come me, la vive da soldato, costretto a un compito individuale ristretto, senza una visione d’assieme. Combattimenti diseguali a seconda delle forze che si hanno di fronte. Una mattina che avevano dinanzi solo reparti di fanteria, avanzammo come un coltello caldo nel burro. Altra cosa è quando i carri urtano contro altri carri: ma, in genere, non si ha che raramente lo spettacolo della carneficina e del sangue a rivoli dell’altra guerra. Gli è che le macchine son più numerose degli uomini, e le perdite si contano più a materiale che a vite umane. Una macchina che salta sono tutt’al più sei o sette uomini, ma, in realtà, in rapporto all’altra guerra, è la forza di un plotone e più che si perde. Un’esperienza è stata per me quella della radio. La nostra essendo una vettura di collegamento le nostre radio erano in continuo lavoro, tutte le voci dell’immenso campo di battaglia ci giungevano: ordini, invocazioni informazioni. La testa n’era stordita.”” (pag 166-167) “”Giuseppe Bottai è stato il primo a capire che il ruolo storico del fascismo si era esaurito, e insieme a Dino Grandi fu il principale sostenitore dell’ordine del giorno che provocò la caduta di Mussolini. Il 27 agosto venne arrestato su ordine del governo Badoglio, e un paio di settimane dopo fu rimesso in libertà, intanto però era ricercato dai fascisti che lo accusavano di alto tradimento , mentre i tedeschi invadevano l’Italia del Nord e occupavano Roma. Braccato dai nazifascisti e dai medesimi alleati schierati nel “”Regno del Sud””, a Bottai non rimase altra scelta che quella di nascondersi, e poi di arruolarsi nella Legione Straniera. Questo, per gli ambienti di destra, fu l’ultimo “”tradimento”” di Bottai. In realtà, più che una scelta di campo, fu una scelta morale, che si può riassumere in una parola che Bottai stesso usò, “”espiazione”” (“”per espiare quel difetto di rigore critico che mi impedì di oppormi alla degenerazione del fascismo””). Dopo il processo di Verona il diario di Bottai si trasforma completamente: ora non è più tanto la situazione politica a interessarlo maggiormente, quanto l’introspezione religiosa e le osservazioni di carattere culturale. Inizia così la parte più appassionante della sua vicenda umana, che lo spinse a prendere decisioni, che non furono né romantiche né polemiche, ma frutto della lucida razionalità di Bottai”” (quarta di copertina)”,”ITAF-413″
“BOTTARO PALUMBO Maria Grazia”,”La diplomazia italiana e l’ accordo tedesco-sovietico del 24 aprile 1926.”,”Maria Grazia BOTTARO PALUMBO è assistente di storia dei trattati e politica internazionale nell’ Università di Genova (1969). “”Ma il trattato di Berlino offrì all’ Italia, a mio avviso, soprattutto l’ occasione propizia per tentare una attiva politica nell’ Europa orientale e sud-orientale: la tensione franco-tedesca e i sospetti dell’ Inghilterra verso la Francia sembravano infatti offrire all’ Italia la possibilità di scalzare l’ influenza francese, facendo leva sia sui timori suscitati in quel settore dalla politica orientale della Germania e sulle momentanee esitazioni della Francia (in difficile equilibrio tra Londra, Varsavia e Berlino), sia su una ostentata coincidenza di interessi tra Roma e Londra in parziale contrasto con gli obbiettivi francesi. La lunga polemica antitedesca aveva preparato la strada (…)””. (pag 226)”,”RAIx-178″
“BOTTARO-PALUMBO Maria Grazia”,”Ch.I. Castel de Saint-Pierre e la crisi della Monarchia di Luigi XIV. I. 1658-1710.”,”Contiene dedica manoscritta dell’autrice a GM Bravo. ‘Charles-Irénée Castel de Saint-Pierre, noto anche come l’Abate di Saint-Pierre, è nato il 18 febbraio 1658 a Saint-Pierre-Église e morì il 29 aprile 1743 a Parigi2. È stato uno scrittore e filosofo francese, membro dell’Académie française2. Proveniente da una famiglia di media nobiltà, Castel de Saint-Pierre fu educato dai gesuiti e, a causa della sua fragile costituzione, fu indirizzato alla carriera ecclesiastica. Si trasferì a Parigi nel 1686, dove frequentò i salotti letterari di Madame de La Fayette e della Marchesa de Lambert1. Fu eletto all’Académie française nel 1695. È noto soprattutto per il suo “”Projet pour rendre la paix perpétuelle en Europe””, un’opera che proponeva un’organizzazione internazionale per mantenere la pace, anticipando idee che sarebbero state riprese da pensatori come Rousseau e Kant2. Castel de Saint-Pierre è considerato un precursore delle idee illuministe e del pacifismo utopico’ (f. copilot)”,”FRAG-001-FMB”
“BOTTAZZI Bartolo”,”I vecchi socialisti prampoliniani.”,”La tribuna parlamentare di Prampolini. “”In una certa seduta della Camera (anno 1899) essendo presidente il famigerato generale Pelloux, Prampolini era stato incaricato dal Gruppo dell’ Estrema Sinistra di domandare la votazione nominale sul verbale della seduta precedente. Egli ciò chiese nella forma legale concessa dal Regolamento. Il presidente si oppose, dichiarando che non voleva prestarsi a questo gioco che era solo destinato a mandare in lungo la seduta. Prampolini insistette. Parlarono nello stesso senso gli onorevoli Taroni e Pantano, ma inutilmente. Il Pelloux fece fare la votazione per alzata e seduta fra gli applausi della maggioranza. Poi ordinò che si procedesse oltre, alla votazione di alcune leggi. Il deputato De Felice balzò nell’ emiciclo e sbarrò il passo ai votanti. I socialisti con lui. Tumulto, e sospensione della seduta. Questa ripresa, Prampolini insistette pel rispetto del regolamento; e siccome già alcuni deputati si erano mossi per votare le leggi nel modo voluto dal Pelloux, Prampolini si recò alla tribuna dicendo cha a nessun costo i socialisti avrebbero consentito che la seduta proseguisse in oltraggio al loro diritto. De Felice si impadronì di un’urna. Prampolini con un colpo di mano rovesciò l’altra. Altro tumulto e sospensione della seduta. (…) Prampolini si presentò al Questore per essere arrestato. Questi non voleva credergli (…) e si rifiutava di farlo arrestare. Ma Prampolini non volle che oltre si indagasse ed altri fossero imputati se non lui. E fu incarcerato a Regina Coeli, insieme ad altri deputati. Ma il processo, all’ ultimo momento venne sospeso e gli imputati rimessi in libertà. Prampolini protestò, e scrisse un opuscolo intitolato: Resistete agli arbitrii! col sottotitolo: “”Che cosa avrei detto ai Giurati””.”” (pag 16-17)”,”MITS-293″
“BOTTAZZI Gianfranco”,”Movimento sindacale e mercato del lavoro.”,”Anni ’70: formazione dell’area del lavoro marginale, aspetti del lavoro precario, part-time, tempo parziale”,”SIND-010-FB”
“BOTTAZZI Gianfranco”,”Movimento sindacale e mercato del lavoro.”,”Anni ’70: formazione dell’area del lavoro marginale, aspetti del lavoro precario, part-time, tempo parziale”,”SIND-010-FV”
“BOTTAZZINI Umberto”,”Il flauto di Hilbert. Storia della matematica moderna e contemporanea.”,”Umberto Bottazzini insegna Storia della matematica all’Università di Bologna. Fa parte dell’Executive Committee dell’International Commission on the History of Mathematics, responsabile della pubblicazione della rivista Historia Mathematica. É inoltre membro dell’Editorial Board della rivista Archive for History of Exact Science.”,”SCIx-308-FL”
“BOTTI Ferruccio ILARI Virgilio”,”Il pensiero militare italiano dal primo al secondo dopoguerra, 1919-1949.”,”””Il libro di Piero Pieri sul ‘Guerra e politica negli scrittori militari italiani’ (1955) si chiude con Marselli (1832-1899). Solo nel 1967 Giorgio Rochat ha dedicato un importante capitolo del suo ‘L’ esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini’ al dibattito post-bellico sulla “”nazione armata””, mettendone tuttavia in luce soprattutto gli aspetti politico-ideologici (il ‘mito’), non quelli tecnici e politico-militari.”” (pag 9) “”E’ interessante notare l’ assonanza di alcune tesi di Canevari e Visconti Prasca con quelle sostenute in Francia dall’ allora tenente colonnello Charles De Gaulle nelle due opere militari più famose, ‘Le fil de l’ épée’ (1932) e ‘Vers l’ armée de métier’ (1934). Quelle che De Gaulle stesso definiva “”ces idées non point neuves mais renouvelées””, si avvicinavano, almeno per la pars destruens, alle polemiche dei due autori italiani contro il dottrinarismo conservatore e il formalismo, l’ inerzia spirituale, lo scarso addestramento dell’ “”esercito di caserma””, i guasti della burocrazia e del conformismo: segno di una crisi parallela delle due compagini militari, che le prime battute della guerra non avrebbero mancato di rivelare. Meno lontani di quel che sembrerebbe erano De Gaulle e i due autori italiani sulla questione della meccanizzazione: e non perché Canevari e Visconti Prasca ne fossero fautori, ma al contrario perché De Gaulle non ne era affatto – come generalmente si continua a ripetere – uno dei padri fondatori””. (pag 187)”,”ITQM-083″
“BOTTI Alfonso”,”Nazionalcattolicesimo e Spagna nuova (1881-1975).”,” BOTTI Alfonso (Loreto, 1953) è ricercatore di storia contemporanea presso la facoltà di sociologia dell’ Università degli Studi di Urbino dove insegna storia dei partiti e movimenti politici. Si occupa della Spagna contemporanea con particolare attenzione agli aspetti culturali e religiosi. Ha scritto tra l’ altro ‘La Spagna e la crisi modernista’ (1987) e un volume sulla questione basca. “”Quando la Catalogna si avvicina all’ autonomia, si registra il colpo di stato di Primo de Rivera; quando ne è approvato lo Statuto, il generale Sanjurjo tenta il colpo di stato militare (1932); la stessa sollevazione militare del luglio 1936 è anche in questa chiave antiseparatista e Franco dà il segnale dell’ inequivocabile signifcato quando non aspetta neppure il termine della guerra civile per sopprimere, nell’ aprile del ’38, lo Statuto catalano.”” (pag 80) “”Il periodo che va dal ’15 alla fine del decennio segna uno straordinario irrobustimento del capitalismo spagnolo. La ristrutturazione del mercato internazionale prodotta dalla guerra e la neutralità della Spagna, ne sono la causa. (…) Il valore delle esportazioni è nel 1920 doppio rispetto a quello del ’14 e nel periodo 1914-19 la bilancia commerciale presenta un saldo attivo. Anche il terziario, se si accettua il trasporto ferroviario, trae benefici. Astronomici nel caso delle compagnie di navigazione e del settore bancario.”” (pag 81)”,”SPAx-078″
“BOTTI Ferruccio ILARI Virgilio”,”Il pensiero militare italiano dal primo al secondo dopoguerra, 1919-1949.”,”2° copia “”Nell’introduzione al suo libro “”La nazione organizzata”” uscito “”con ritardo di alcuni mesi”” nel 1922, il tenente colonnello Natale Pentimalli scriveva, dimostrandosi pienamente cosciente della portata innovatrice delle teorie da lui proposte: “”Per quanto riguarda, poi, la preparazione del paese ad un’eventuale lotta, ci troviamo di fronte a due sistemi: seguire gli antichi concetti basati su elementi di forza che hanno già dato il massimo o quasi, loro rendimento… ovvero seguire una nuova via basata su elementi di forza nuovi”” (p. XI) (35). Con questa affermazione Pentimalli sembrava individuare come unica e principale discriminante del dibattito sugli ordinamenti militari postbellici quella esistente fra gli “”innovatori”” di tutte le tendenze, e i sostenitori del “”ritorno al 1914″”. Va detto subito, tuttavia, che i primi risultarono, alla fine, complessivamente perdenti. Il fenomeno non coinvolgeva soltanto l’Italia o solo l’Esercito. Scrive Liddell Hart nelle sue memore. “”I capi dell’esercito britannico, invece, e quelli dell’esercito francese, erano molto più soddisfatti e sicuri di sé per il successo finale ottenuto nel 1918, e perciò inclini a continuare con gli antichi sistemi a perseverare nei metodi che si erano dimostrati sufficienti nell’ultimo anno di conflitto, senza tentare innovazioni rivoluzionarie. E questo atteggiamento era corroborato dalla naturale tendenza a rilassarsi dopo una lunga lotta e uno sforzo estenuante. “”Tornare al 1914″”: questa era la parola d’ordine dei militari del dopoguerra, e fu sconsideratamente applicata persino nella ricostruzione e nell’organizzazione tattica. Fu anche la nota chiave dei fautori della cavalleria, che avevano ragione quando sostenevano la necessità di tornare alla mobilità della guerra se si voleva che il successo fosse qualcosa di più di un processo di logoramento fine a sé stesso, ma che speravano fervidamente , e perciò credevano, che il mezzo di questa mobilità sarebbe rimasto il cavallo”” (pp. 60-61). Tutto questo accadeva proprio nell’Inghilterra, per tradizione – dettata (anche nel suo caso) da precisi parametri geopolitici – madre dei piccoli eserciti di specialisti, e nella Francia repubblicana e democratica, madre della “”nazione armata”” napoleonica. Senza ulteriori amplificazioni, ciò dimostra che l’orientamento sostanzialmente tradizionalista degli ordinamenti militari dell’Esercito e della Marina in Italia anche dopo il 1922 non rispondeva solo a logiche politiche e di potere tipicamente italiane, e a ben definiti interessi anche “”interni””. Nel campo degli innovatori, i sostenitori della nazione armata, o della “”nazione organizzata””, nello sforzo di dare compiuta veste teorica a un principio che (nonostante il diverso parere di Gatti) rimaneva di matrice prevalentemente politica, non potevano evitare di prevedere una aliquota di forze permanenti, con il compito di prima copertura e di fornire un’intelaiatura addestrativa alle Legioni che altrimenti sarebbero state veramente improvvisate e “”sorgenti dalla terra””. Ma, ciò facendo, si avvicinavano alla formula pratica dei piccoli eserciti, da Gatti a Bencivenga a von Seeckt.”” (pag 50-51) “”Secondo una delle convinzioni più comuni di tutti gli innovatori militari del periodo, Pentimalli riteneva che: “”Persistendo a calcare pedissequamente la falsa riga del passato, non si fa che sciupar ricchezza, senza un corrispondente risultato nella preparazione del paese a una nuova guerra, che potrebbe scatenarsi nell’Europa Occidentale assai più presto, forse, di quanto molti non pensino. “”La grande guerra, infatti, aveva messo in evidenza una completa inversione dei “”valori di forza””, il vero centro della forza militare non essendo più l’esercito combattente, bensì il “”rimanente della nazione racchiudente in sé le volontà direttrici e le energie sostenitrici dell’esercito in azione””. Di qui un’impostazione della difesa nazionale i cui motivi centrali erano lucidamente riassunti da Enrico Barone, in un’acuta prefazione al libro che si manteneva favorevole ma non entusiastica (…). La macchina, dunque, era diventata più importante dell’uomo: ma ciò non significava, per Pentimalli, che occorressero molti specialisti a lunga ferma. Al contrario (…)”” (pag 56-57) “”Angelo Gatti, già colonnello di Stato Maggiore, storico del Comando Supremo e critico e scrittore non soltanto militare, ne è il più qualificato rappresentante, e merita un ruolo centrale, accando a Douhet, nella pubblicistica militare degli anni venti, anche se la sua opera più significativa di critico militare in pratica si esaurisce nel 1924. Nel suo libro “”Nel tempo della tormenta”” (1923) egli dimostra notevole acume critico e sicura capacità di ritrattista, portando peraltro la sua attenzione prevalentemente su uomini, piani, avvenimenti delle nazioni estere nel corso del ’14-18, forse per comprensibili ragioni di prudenza visto che non gli mancavano certo esperienze e materiali per esprimersi autorevolmente anche sulle pagine più controverse ed oscure della nostra guerra. Un intero capitolo – ove si riscontra un chiaro influsso douhetiano – è dedicato all’importanza futura del binomio aviazione-gas: l’efficacia della componente NBC è spinta fino a profeticamente delineare le conseguenze (anche politiche) dell’avvento dell’arma atomica (…)”” (pag 60)”,”QMIx-253″
“BOTTI Alfonso ADAGIO Carmelo”,”Storia della Spagna democratica. Da Franco a Zapatero.”,”BOTTI Alfonso insegna storia contemporanea e storia dell’Europa presso la Facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi Carlo Bo di Urbino. E’ condirettore di ‘Spagna contemporanea’. ADAGIO Carmelo ha conseguito il dottorato di ricerca presso l’Università La Sapienza di Roma. Fa parte della redazione di ‘Spagna contemporanea’. E’ autore di ‘Chiesa e nazione in Spagna. La dittatura di Primo de Rivera, 1923-1930’ (2004).”,”SPAx-002-FSD”
“BOTTI Alfonso”,”La questione basca.”,”Alfonso Botti insegna Storia contemporanea presso la Facoltà di Sociologia dell’Università degli studi ‘C. Bo’ di Urbino. È condirettore del semestrale “”Spagna contemporanea’ che esce dal 1992. Negli ultimi anni ha pubblicato ‘Romolo Murri e l’anticlericalismo negli anni de ‘La Voce”, Quattroventi, Urbino, 1996. Contiene dedica manoscritta”,”SPAx-008-FSD”
“BOTTI Alfonso”,”Romolo Murri e l’anticlericalismo negli anni de “”La Voce””.”,”Alfonso Botti insegna Storia dell’Europa presso l’Università degli Studi di Urbino. Studioso di storia italiana contemporanea e spagnola. La nota dominante nell’attività di Romolo Murri negli anni che vanno dal 1907 al 1913 è rappresentata dall’ anticlericalismo. Questa la cifra della sua militanza nella Lega democratica nazionale, degli interventi parlamentari nel corso della XXIII legislatura, della collaborazione alla ‘Voce’, dell’internesse per le relazioin Chiesa-Stato in Francia, Spagna e Portogallo. Le origini dell’ anticlericalismo murriano sono inseparabili dalla percezione che Murri viene ad avere della fine di un certo tipo di rapporti della Chiesa con la storia… (quarta di copertina) Don Romolo Murri (Monte San Pietrangeli, 27 agosto 1870 – Roma, 12 marzo 1944) è stato un presbitero e politico italiano, tra i fondatori del cristianesimo sociale in Italia. Subì la sospensione a divinis nel 1907 e la scomunica nel 1909, revocata poi nel 1943.”,”ITAD-001-FSD”
“BOTTI Ferruccio”,”Il pensiero militare e navale italiano dalla Rivoluzione Francese alla Prima Guerra Mondiale (1789-1915). Vol. 1. Dalla Rivoluzione Francese alla Prima Guerra d’Indipendenza (1789-1848).”,”BOTTI Ferruccio (1935-2008) pronipote di un ufficiale garibaldino caduto nella battaglia del Volturno. Ufficiale di fanteria proveniente dall’Accademia militare di Modena, in servizio sempre in Friuli e concluse la sua carriera come colonnello in ausiliaria. Uno dei più prolifici scrittori militari italiani con argomenti centrati su connessione tra storia militare e pensiero strategico. Contributi sulla storia del pensiero militare, navale ed aeronautico (non soltanto italiano) dall’età napoleonica alle soglie del XXI secolo e sui sistemi logistici esercito sardo e poi italiano dal 1831 al 1981. 3 413891 SBN”,”QMIx-180-FSL”
“BOTTI Ferruccio”,”Il pensiero militare e navale italiano dalla Rivoluzione francese alla Guerra mondiale (1789-1915). Vol 2. Dalla Prima Guerra d’Indipendenza a Roma capitale d’Italia (1848-1870).”,”BOTTI Ferruccio (1935- 2008) pronipote di un ufficiale garibaldino caduto nella battaglia del Volturno. Ufficiale di fanteria proveniente dall’Accademia militare di Modena, in servizio sempre in Friuli e concluse la sua carriera come colonnello. Scrittore militare italiano di storia militare e pensiero strategico. Contributi sulla storia del pensiero militare, navale ed aeronautico (non solo italiano) dall’età napoleonica alle soglie del XXI secolo e sui sistemi logistici. 3 413892 SBN”,”QMIx-181-FSL”
“BOTTI Ferruccio ILARI Virgilio”,”Il pensiero militare italiano dal primo al secondo dopoguerra (1919-1949).”,”BOTTI Ferruccio (1935-2008) pronipote di un ufficiale garibaldino caduto nella battaglia del Volturno. Ufficiale di fanteria proveniente dall’Accademia militare di Modena, in servizio sempre in Friuli e concluse la sua carriera come colonnello. Scrittore militare italiano di storia militare e pensiero strategico. Contributi sulla storia del pensiero militare, navale ed aeronautico (non solo italiano) dall’età napoleonica alle soglie del XXI secolo e sui sistemi logistici. ILARI Virgilio (Roma, 1948) laureato in giurisprudenza nel 1970, è stato assistente ordinario e poi professore associato di storia del diritto romano nelle università di Roma (Sapienza) e di Macerata; dal 1988 al 2010 ha insegnato storia delle istituzioni militari presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Fin dal 1980 ha collaborato con la “”Rivista Militare”” e con l’Ufficio Storico dello SME. 3 413893 SBN”,”QMIx-182-FSL”
“BOTTI Alfonso a cura; saggi di Carmelo ADAGLIO e Alfonso BOTTI, Marcella AGLIETTI Guido LEVI Maria Elena CAVALLARO Jorge TORRE SANTOS Giorgio GRIMALDI Carsten HUMLEBAEK Laura CARCHIDI Patrizio RIGOBON Daniela CARPANI Marco CIPOLLONI”,”Le patrie degli spagnoli. Spagna democratica e questioni nazionali (1975-2005).”,”Alfonso Botti insegna Storia contemporanea e Storia dell’Europa presso la Facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi Carlo Bo di Urbino. Condirettore dei ‘Spagna contemporanea’, tra le sue pubblicazioni: ‘Nazionalcattolicesimo e Spagna nuova 1881-1975’, F. Angeli, 1992, ‘La questione basca’, B. Mondadori, 2003.”,”SPAx-015-FSD”
“BOTTI Alfonso GUDERZO Massimiliano a cura; saggi di Glicerio SANCHEZ-RECIO Luis DE-LLERA Javier RODRIGO Feliciano MONTERO Alfonso BOTTI Marco CIPOLLONI Luciano CASALI Alessia CASSANI Maria Elena CAVALLARO Angel Luis LÓPEZ VILLAVERDE Irma Fuencisla ÁLVAREZ DELGATO Javier MUÑEZ SEIXAS Alessandro SERGNI Marco SUCCIO Jorge TORRE SANTOS Max GUDERZO”,”L’ultimo franchismo tra repressione e premesse della transizione (1968-75).”,”Alfonso Botti insegna Storia contemporanea e Storia dell’Europa presso la Facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi Carlo Bo di Urbino. Condirettore dei ‘Spagna contemporanea’, tra le sue pubblicazioni: ‘Nazionalcattolicesimo e Spagna nuova 1881-1975’, F. Angeli, 1992, ‘La questione basca’, B. Mondadori, 2003. Massimiliano Guderzo insegna Storia delle relazioni internazionali ed è titolare della cattedra Jean Monnet di Storia dell’unificazione europea presso la Facoltà di Scienze Politiche Cesare Alfieri dell’Università di Firenze. Ha pubblicato il volume ‘Madrid e l’arte della diplomazia. L’incognita spagnola nella seconda guerra mondiale’ (Firenze, Manent, 1995) e altri saggi su temi spagnoli”,”SPAx-016-FSD”
” BOTTI Alfonso a cura; scritti di Massimo LEGNANI Valerio CASTRONOVO Filippo MAZZONIS Margherita REPETTO Nicola TRANFAGLIA Pier Paolo POGGIO Alfonso BOTTI”,”Italia, 1945-94.”,”in apertura alcune firme manoscritte degli autori”,”ITAP-005-FSD”
“BOTTI Alfonso”,”España y la crisis modernista. Cultura, sociedad civil y religiosa entre los siglos XIX y XX.”,”Il Krausismo è una dottrina idealista che si basa su una conciliazione tra il teismo e il panteismo, secondo cui Dio, senza essere il mondo (panteismo) né esserne al di fuori (teismo), lo contiene in sé e ne trascende. Questa concezione è chiamata panenteismo. Il Krausismo prende il nome dal pensatore postkantiano tedesco Karl Christian Friedrich Krause (1781-1832) 1. Questa filosofia ha avuto una grande diffusione in Spagna, dove ha raggiunto il suo massimo sviluppo pratico grazie all’opera del suo grande divulgatore, Julián Sanz del Río, e all’Istituzione libera di insegnamento diretta da Francisco Giner de los Ríos, oltre al contributo del giurista Federico de Castro y Fernández. Il Krausismo difende la tolleranza accademica e la libertà di insegnamento contro il dogmatismo 1. (copil.)”,”SPAx-027-FSD”
“BOTTI Alfonso”,”Nazionalcattolicesimo e Spagna nuova (1881-1975).”,”Alfonso Botti (Loreto, 1953) è ricercatore di storia contemporanea presso la facoltà di sociologia dell’ Università degli Studi di Urbino dove insegna storia dei partiti e movimenti politici. Si occupa della Spagna contemporanea con particolare attenzione agli aspetti culturali e religiosi. Ha scritto tra l’ altro ‘La Spagna e la crisi modernista’ (1987) e un volume sulla questione basca. La “”collaborazione”” cattolica. La presa di distanza della Spagna franchista dai regimi di Mussolini e Hitler “”La presa di distanza della Spagna franchista dai regimi di Mussolini e Hitler tra il ’42 e il ’43 è conseguenze diretta, anche se non solo, dell’andamento della guerra. Spingono in questa direzione l’episcopato e importanti settori cattolici, nonché tutto quel mondo conservatore (gran parte dell’esercito compreso) refrattario all’identificazione con il nazifascismo, ostile alla Falange e desideroso di ridimensionarne il peso. Sul piano interno è lotta tra frazioni. Che sono molte se si considera il carattere composito del blocco franchista. Che si riducono a tre se si considerano quelle che dispongono di forza reale (Esercito, Chiesa e Falange); a due se ci si limita a quelle che agli uomini da mettere in campo possono aggiungere la capacità di elaborazione ideologica (48). Dalla fine della guerra civile al 1956 (Leyes Fundamentale di Arrese) la Falange e il complesso di forze che trova nella Chiesa il proprio punto di riferimento, sono i principali protagonisti della storia politica del franchismo e la prima, attraverso varie battute d’arresto e il progressivo ridimensionamento, uscirà sconfitta. Come si è visto, entrambi i contendenti si muovono all’interno dell’universo ideologico NC (Nazional-Cattolicesimo, ndr), del quale forniscono se mai differenti versioni. La storia di questi anni è anche storia della definitiva affermazione dell’una sull’altra. Intanto, la prima e forse più decisiva battuta d’arresto, la Falange la subisce con la sostituzione al Ministero degli esteri del filotedesco Ramón Serrano, e la sua definitiva uscita dalla scena politica nel 1942. Mentre se non il primo, sicuramente l’altrettanto decisivo momento di affermazione sul piano politico della componente cattolica è rappresentato dall’insediamento allo stesso ministero – dopo gli interregni di Jordana e Lequerica, un generale e un «senza-famiglia» – di Alberto Martin Artajo nel luglio 1945″” (pag 151-152) [(48) Con ciò non si nega la presenza di ideologia nell’esercito, che esiste e inizia ad essere studiata in modo soddisfacente (…)]”,”SPAx-038-FSD”
“BOTTIGELLI Emile; altri saggi di Auguste CORNU Claudio CESA Andrej WALICK Bronislaw BACZKO Jacques DROZ e Pierre AYCOBERRY Karl OBERMANN, miscellanea di Vera MACHACKOVA Alexandre MALYCH Gustaf ADOLF VAN DEN BERGH VAN EYSINGA Edmund SILBERNER Wolfgang MÖNKE Kurt KOSZYK Gian Mario BRAVO Guido OLDRINI Sergio LANDUCCI Jerzy SZACKI”,”Karl Marx et la gauche hegelienne. (in)”,”Saggi di Emile BOTTIGELLI Auguste CORNU Claudio CESA Andrej WALICK Bronislaw BACZKO Jacques DROZ e Pierre AYCOBERRY Karl OBERMANN. Altri titoli: – August CORNU, La formation du materialisme historique dans “”L’ ideologie allemande””. – Claudio CESA, Figure e problemi della storiografia filosofica della sinistra hegeliana, 1831-1848 – Andrej WALICKI, Hegel, Feuerbach and the Russian “”philosophical left””, 1836-1848. – Bronislaw BACZKO, La gauche et la droite hegeliennes en Pologne dans la premiere moitiè du XIX siecle. – DROZ Jacques AYCOBERRY Pierre, Structures sociales et courants ideologiques dans l’ Allemagne prérévolutionnaire, 1835-1847. – Karl OBERMANN, Die soziale Frage in den Anfängen der sozialistischen und kommunistischen Bewegung in Deutschland, 1843-1845. Miscellanea di Vera MACHACKOVA Alexandre MALYCH Gustaf ADOLF VAN DEN BERGH VAN EYSINGA Edmund SILBERNER Wolfgang MÖNKE Kurt KOSZYK Gian Mario BRAVO Guido OLDRINI Sergio LANDUCCI Jerzy SZACKI.”,”ANNx-006″
“BOTTIGLIERI Bruno CERI Paolo a cura, saggi di Giulio SAPELLI Valerio CASTRONOVO Luciano GALLINO Aris ACCORNERO, interventi di Gino GIUGNI Patrick FRIDENSON Alberto COVA Miriam GOLDEN Filippo PESCHIERA Tiziano TREU Giuseppe BONAZZI Federico BUTERA, testimonianze di Giovanni LONGO Amedeo PEYRON Roberto CABODI Gianni ALASIA Francesco NOVARA Alberto TRIDENTE Corrado FERRO Walter MANDELLI Filippo BARBANO Paolo CANTARELLA Sergio PININFARINA Sergio GARAVINI Paolo PALOSCHI Vincenzo MONACI Bruno MANGHI Marcello PACINI Giorgo BOCCA”,”Le culture del lavoro. L’esperienza di Torino nel quadro europeo.”,”Raccoglie le relazioni e gli interventi delle prime due giornate di studio svoltesi a Torino il 30 giugno e il 27 novembre 1986, nell’ambito dell’iniziativa patrocinata dall’Istituto di Studi Europei di Torino in collaborazione con Fiat. “”Negli anni Sessanta si accumula, sul già esistente ritardo, un altro ritardo nella esperienza italiana di cultura produttivistica, se volete di collaborazione produttivistica. C’è un ritardo pesante, che non va sottovalutato, anche nella distribuzione del reddito: secondo me Sapelli lo sottovaluta per poi accusare in modo eccessivi l’egualitarismo salariale dell’inizio anni Settanta e l’inquadramento unico. Non dimentichiamo che i differenziali retributivi italiani, dal ’65 al ’73, sono fuori scala, e senza giustificazione, comparati con i paesi provvisti di armoniche relazioni produttivistiche come la Repubblica Federale Tedesca, che pure non ha certo una cultura antimeritocratica”” (Tiziano Treu) (pag 154)”,”ECOA-018″
“BOTTIGLIERI Bruno”,”La politica economica dell’Italia centrista (1948-1958).”,”Bruno Bottiglieri, nato nel 1951, è uno studioso di storia e politica industriale. Consulente di aziende e centri di ricerca, svolge attività didattica presso la Facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino e collabora a quotidiani e riviste, tra cui Il Mondo, Il Sole 24 Ore, Economia pubblica, Economia e lavoro.”,”ITAE-089-FL”
“BOTTIGLIERI Bruno LEPRE Aurelio MAZZONIS Filippo MOTTURA Giovanni PEPE Adolfo PETRILLO Gianfranco PIERETTI Maurizio SANTARELLI Enzo SPINELLA Mario SUBBRERO Giancarlo TADDEI Francesca”,”Storia della società italiana. Parte quinta. Volume XXIII. La società italiana dalla Resistenza alla guerra fredda.”,”Contiene i saggi: ‘La resistenza, 1943-1945′ di Enzo Santarelli e ”I quaderni del carcere’ di Antonio Gramsci’ di Mario Spinella La fase di «contadinizzazione» e il processo di proletarizzazione in Italia, tra fascismo e dopoguerra, alla luce della teoria marxista “”Lasciando da parte (…) le inutili disquisizioni sulla condizione «un poco più (o meno) proletaria» di determinate figure rispetto ad altre, sembra comunque chiaro ce al termine della fase fascista della politica di «contadinizzazione» dell’agricoltura ci si trova di fronte a una vastissima area di attivi in tale settore, estremamente eterogenei come condizione contrattuale e posizione nei processi produttivi e riproduttivi, la cui collocazione in termini di classe, se si fa riferimento al solo settore agricolo, appare per lo meno difficoltosa. Cià che invece non sembra dubbio, è che i confini di tale area intersechino largamente tanto quelli delle fasce contadine propriamente dette (piccoli proprietari, piccoli affittuari, mezzadri, coloni, ecc.) quanto quelli del bracciantato di vario tipo e specie. Già Emilio Sereni (non traendone poi a nostro avviso le conseguenze fino in fondo) si era posto negli anni cinquanta questo problema, e aveva concluso che si trattava di un insieme di fenomeni la cui chiave interpretativa poteva essere fornita dalla categoria marxista di sovrappopolazione relativa, con particolare riferimento a due forme di esistenza di tale fenomeno: quella latente (o nascosta) e quella stagnante (23). Traendo spunto da quella indicazione, se ne possono sottolineare qui due implicazioni: a) in primo luogo, la questione controversa del processo di proletarizzazione che caratterizza molti aspetti dell’evoluzione delle fasce contadine italiane tra la fine degli anni venti e la fine degli anni cinquanta dovrebbe apparire risolta in quella luce – per così dire – per definizione. È Marx stesso, infatti, a chiarire che per «sovrappopolazione relativa» si intende quella parte del proletariato che eccede i bisogni di valorizzazione del capitale in ciascuna fase determinata del suo sviluppo (e la cui esistenza, dunque, non è frutto di particolari fasi di ristagno, ma deriva direttamente alla natura complessivamente capitalistica dei rapporti di produzione). Sembrerebbe dunque legittimo parlare di proletarizzazione dei contadini nel periodo in questione, intendendo con ciò dire che prima l’aumento (fase fascista) e poi la comunque perdurante altissima incidenza (1945-1960) di tale fascia di lavoratori sul totale della popolazione attiva sono determinati dalla tendenza di quote rilevanti della sovrappopolazione relativa – in assenza di altri sbocchi – a concentrarsi in agricoltura; b) in secondo luogo – e questo parrebbe ragionevolmente supportato da ciò che si diceva sopra sulle ragioni della «contadinizzazione» di quegli anni e sulle loro connessioni con gli orientamenti della politica economica dello stato – l’uso della categoria «sovrappopolazione relativa» esclude, ancora per definizione, qualsiasi ipotesi fondata sull’idea di una origine endogena, rispetto al settore, della «contadinizzazione» stessa (ad esempio, che tale processo sia un effetto d’una presunta «natura non capitalistica» del settore agricolo, o di una lentezza strutturale di quest’ultimo ad adeguarsi ai ritmi generali di sviluppo economico del paese)”” (pag 330-331) [Giovanni Mottura, ‘Agricoltura e classi rurali tra fascismo e dopoguerra’] [(in) AaVv, ‘Storia della società italiana. Parte quinta. Volume XXIII. La società italiana dalla Resistenza alla guerra fredda’, Teti editore, Milano, 1989] [(23) Per la definizione della sovrappopolazione relativa e delle sue forme di esistenza v. il cap. 23 del ‘Capitale’ I, sez. VII. Non potendoci dilungare qui nella discussione di tale concetto, rimandiamo a ciò che abbiamo scritto in proposito nell’ultimo capitolo di G. Mottura – E. Pugliese, ‘Agricoltura, Mezzogiorno e mercato del lavoro’, cit. Le pagine di E. Sereni alle quali ci si riferisce sono in particolare quelle del cap. VIII di ‘Vecchio e nuovo nelle campagne italiane’, Roma, 1956: qualche osservazione sui limiti dell’utilizzazione del concetto di «sovrappopolazione latente» in tale testo sereniano si può trovare in G. Mottura, ‘Risultati e considerazioni della ricerca di sociologia e di economia agraria’, in ‘Mezzogiorno e contadini: trent’anni di studi’, cit., pp. 88-89] «Gli uomini prendono coscienza dei conflitti economici nel terreno delle ideologie» “”Va tuttavia rilevato che, per Gramsci, il «principio teorico-pratico» di «egemonia» non ha soltanto validità come canone di interpretazione storica e di strategia politica, ma ha «portata gnoseologica» (34), in conseguenza del fatto che, secondo Marx, «gli uomini prendono coscienza dei conflitti economici nel terreno delle ideologie», e che pertanto struttura e sovrastruttura costituiscono un insieme interdipendente (35)”” (pag 385-386) [(34) Parafraso le note della «rubrica» «Introduzione allo studio della filosofia» del ‘Quaderno 4 (1930-1932)’, pp. 464-465 e del ‘Quaderno 10 (1932-1935)’, pp. 1249-1250, dedicata a Lenin. L’edizione critica a cura di V. Gerratana rimanda a un importante passo della lettera di Gramsci alla cognata Tatiana del 2 maggio 1932 (‘Lettere dal carcere’ ed. cit., p. 616). Qui Gramsci obietta a Croce di non avere inteso il significato dell’apporto di Lenin al pensiero marxista: «È avvenuto proprio che nello stesso periodo in cui il Croce elaborava questa sua sedicente clava [contro il marxismo], la filosofia della praxis, nei suoi più grandi teorici moderni, veniva elaborata nello stesso senso e il momento dell'””egemonia”” o della direzione culturale era appunto sistematicamente rivalutato in opposizione alle concezioni meccanicistiche e fatalistiche dell’economismo. È stato anzi possibile affermare che il tratto essenziale della più moderna filosofia della praxis consiste appunto nel concetto storico-politico di “”egemonia””»; (15) Il passo di Marx cui Gramsci fa riferimento qui e altre volte è tratto dalla «Prefazione» a ‘Per la critica dell’economia politica’, e suona, nella traduzione utilizzata da Gramsci: «Dal cambiamento della base economica risulta, presto o tardi, uno sconvolgimento di tutta la enorme soprastruttura. Quando si fa l’esame di tali rivoluzioni, occorre sempre distinguere il rivolgimento materiale – che può essere accertato con la precisione propria delle scienze naturali – nelle condizioni economiche della produzione – dallo sconvolgimento delle forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche o filosofiche, ideologiche insomma, nelle quali gli uomini prendono coscienza del conflitto e nel cui ambito lottano tra loro». Il passo è stato tradotto da Gramsci nei suoi esercizi di traduzione. V. ‘Quaderni del carcere’, ed. critica cit., Appendice, pp. 2358-2360] [Giovanni Spinella, ‘I «Quaderni del carcere» di A. Gramsci’] [(in) AaVv, ‘Storia della società italiana. Parte quinta. Volume XXIII. La società italiana dalla Resistenza alla guerra fredda’, Teti editore, Milano, 1989]”,”ITAR-022-FL”
“BOTTINELLI Gianpiero”,”Luigi Bertoni. La coerenza di un anarchico.”,”BOTTINELLI Gianpiero Luigi Bertoni (1872-1947) originario del Canton Ticino, partecipa alla rivolzione liberale del settembre 1890 di Bellinzona. Tipografo, dal 1900 a Ginevra, fonda, compone e diffonde per 47 anni i due quindicinali ‘Il Risveglio anarchico’ e ‘Le Réveil anarchiste’, due longevi organi libertari internazionali fino alla prima metà del XX secolo. Verrà più volte processato e condannato per le sue attività sindacali e per le sue lotte in difesa della libertà di pensiero e organizzazione.”,”ANAx-364″
“BOTTO Evandro”,”Il neomarxismo. 1.”,”Evandro Botto studioso dell’Università di Genova, si occupa degli sviluppi contemporanei del marxismo con particolare riguardo alla Francia. E’ autore fra l’altro di saggi su D. Mascolo e L. Sève. “”Scritto fra il 1919 e il 1922, ‘Storia e coscienza di classe’ viene pubblicato a Berlino nel 1923, mentre Lukács si trova esule a Vienna, dopo il fallimento della breve esperienza rivoluzionaria ungherese, culminata con la costituzione di un’effimera «repubblica dei consigli» (marzo-agosto 1919), nell’ambito della quale Lukács aveva ricoperto l’importante ufficio di «commissario per la cultura popolare». Fin dalle prime pagine dell’opera, il filosofo ungherese si preoccupa di definire l’«ortodossia» marxista non in termini di adesione a questa o a quella tesi di Marx, ma in termini di fedeltà al «metodo» marxiano di ricerca: « (…) anche ammesso – e non concesso – che le indagini recenti abbiano provato senza alcun dubbio l’erroneità materiale di certe asserzioni di Marx nel loro complesso, ogni marxista “”ortodosso”” serio potrebbe senz’altro accettare questi nuovi risultati, rifiutando interamente alcune tesi marxiane, senza rinunciare per un minuto solo alla propria ortodossia marxista. Il marxismo ortodosso non significa perciò un’accettazione acritica dei risultati della ricerca marxiana, non significa un “”atto di fede”” in questa o in quella tesi di Marx, e neppure l’esegesi di un libro “”sacro””. Per ciò che concerne il marxismo, l’ortodossia si riferisce esclusivamente al ‘metodo’». Tale metodo, che costituisce per Lukács il nucleo essenziale del marxismo, è il metodo dialettico: la sua peculiarità consiste nell’integrare i singoli fatti della vita sociale nella totalità dello sviluppo storico, e perciò nel conoscerli non come determinazioni statiche di una realtà immutabile, ma come momenti di quella stessa totalità in divenire”” [Evandro Botto, ‘Il neomarxismo, 1’, Roma, 1976] (pag 37-38)”,”TEOC-705″
“BOTTO Evandro”,”Il neomarxismo. 2.”,”Evandro Botto studioso dell’Università di Genova, si occupa degli sviluppi contemporanei del marxismo con particolare riguardo alla Francia. E’ autore fra l’altro di saggi su D. Mascolo e L. Sève. “”Ad Engels Colletti attribuisce la responsabilità di aver elaborato il «materialismo dialettico» con la sua ingenua filosofia della natura di stampo romantico, contaminata da motivi rozzamente positivistici ed evoluzionistici”” (pag 316)”,”TEOC-706″
“BOTTO Evandro”,”Il neomarxismo. 2.”,”Evandro Botto studioso dell’Università di Genova, si occupa degli studi contemporanei del marxismo, con particolare riguardo alla Francia. E’ autore di saggi su D. Mascolo e L. Sève. Mascolo: LE COMMUNISME. Révolution et communication ou la dialectique des valeurs et des besoins. Dionys Mascolo Edité par Gallimard, Paris (1953) Expéditeur : Libreria BACBUC – Studio bibliografico (Roma, RM, Italie) Commander Prix: EUR 60 Description du livre : Gallimard, Paris, 1953. E.O. Un volume (21 cm) di 565 pagine; a fogli ancora chiusi, tranne le prime pp In lingua francese. Brossura editoriale (dorso brunito). Prima edizione, su carta normale. –“”Lecteur chez Gallimard, il y rencontre Marguerite Duras, dont il devient l’amant, et se lie d’amitié avec Robert Antelme, le mari de cette dernière. Avec eux il crée le « groupe de la rue Saint-Benoît ». Il rejoint la Résistance dans l’équipe commandée par François Mitterrand. Il epouse Marguerite Duras en 1947. En 1946, il adhère au Parti communiste, avec lequel il rompt fin 1949. Antigaulliste et anticolonialiste, il devint en 1955 l’un des principaux animateurs du Comité des intellectuels français contre la poursuite de la guerre en Afrique du Nord. En 1960, il rédige, avec Maurice Blanchot et Jean Schuster, la Déclaration sur le droit à l’insoumission dans la guerre d’Algérie (dite Manifeste des 121)””. (Wikipedia). N° de réf. du libraire 014287″,”TEOC-711″
“BOTTOMORE Tom”,”La sociologia marxista.”,”””Dentro de la corriente marxista, en la obra más reciente de algunos miembros de la Escuela de Frankfurt, se ha desarrollado una crítica aún más radical de la base última de la teoría de Marx, el concepto de trabajo humano. Se dirige contra algunas ideas de Marx que interpretan la evolución histórica de la sociedad humana como resultado del proceso de trabajo, concebido como la producción de objetos materiales. A esta concepción se contrapone una visión de la naturaleza y la autocreación humana basada en dos características del hombre: como creador de herramientas y como sujeto de lenguaje. Así, Habermas distingue dos aspectos en la actividad humana: “”trabajo”” e “”interacción””, o “”comportamiento instrumental”” y “”comportamiento comunicativo””””. (pag 92)”,”TEOC-444″
“BOTTOMORE Tom GOODE Patrick a cura; scritti di Max ADLER Otto BAUER Karl RENNER”,”Austro-marxism.”,”Contiene i profili biografici di Friedrich ADLER Victor ADLER, Otto BAUER Adolf BRAUN R. DANNENBERG J. DEUTSCH G. ECKSTEIN R. HILFERDING K. RENNER Therese SCHLESINGER (pag 286-291)”,”TEOC-495″
“BOTTOMORE T.B.”,”Elite e società.”,”Lettore di Sociologia presso l’Università di Londra (LSE), T.B. Bottomore è stato segretario dell’ International Sociological Association dal 1953 al 1959. ‘Editor’ di ‘Current Sociology’ dal 1953 al 1962, e quindi dell’ European Journal of Sociology’, studioso di Marx e del marxismo, teorico e storico della sociologia, ha dedicato tempo allo studio dei problemi dei paesi sottosviluppati, in particolare dell’India.”,”TEOS-021-FMDP”
“BOTTONI Riccardo, a cura; saggi di Angelo DEL-BOCA Nicola LABANCA Shiferaw BEKEEL Bahru ZEWDE Giorgio ROCHAT Lucia CECI Adolfo MIGNEMI Paul CORNER Gian Luigi GATTI Giovanna TOMASELLO Agostino GIOVAGNOLI Mimmo FRANZINELLI Elena NOBILI Loredana POLEZZI Enrica BRICHETTO Riccardo BOTTONI Francesca LOCATELLI Giulia BARRERA Barbara SORGONI Richard PANKHURST Uoldelul Chelati DIRAR Cristiana PIPITONE Matteo DOMINIONI Paolo BORRUSO Giampaolo CALCHI NOVATI Alessandro TRIULZI”,”L’Impero fascista. Italia ed Etiopia (1935-1941).”,”Riccardo Bottoni, responsabile della biblioteca ‘Ferruccio Parri’ e membro del direttivo della Scuola superiore di studi di storia contemporanea dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia. Ha curato con Mimmo Franzinelli il volume ‘Chiesa e guerra. Dalla “”benedizione delle armi”” alla “”Pacem in terris””. Tra i vari saggi,sul tema militare: – Giorgio Rochat, ‘La guerra italiana in Etiopia: modernità e limiti’ (pag 110-116)”,”ITAF-006-FSD”
“BOTTURI A.”,”La specie umana. I popoli negri, i popoli rossi e i popoli bruni.”,”BOTTURI A.”,”SCIx-343″
“BOUAZIZ Franck”,”Air France. Dans les coulisses d’une entreprise pas comme les autres.”,”Franck BOUAZIZ è giornalista di Nouvel Economiste, dove segue in particolare i problemi del trasporto aereo.”,”E1-TRA-001″
“BOUCÉ Paul-Gabriel a cura; saggi di Paul-Gabriel BOUCÉ Michelle-Marie DUFAU Cassilde TOURNEBIZE H.J.K. JENKINS Claude GAMBLIN Florence D’SOUZA George S. ROUSSEAU Vladimir BYCHENKOV Allan INGRAM Michael MURPHY Margherita PARRELLI Marie-Jeanne COLOMBANI Max BYRD Marine PICON”,”Guerres et paix. La Grande Bretagne au XVIIIe siècle. Tome I. Première partie: Hommes, conflits, événements. Deuxième partie: Histoire des idées de l’histoire.”,”P.G. Boucé, professore all’Università La Sorbona Nouvelle, Paris III saggi di Paul-Gabriel BOUCÉ Michelle-Marie DUFAU Cassilde TOURNEBIZE H.J.K. JENKINS Claude GAMBLIN Florence D’SOUZA George S. ROUSSEAU Vladimir BYCHENKOV Allan INGRAM Michael MURPHY Margherita PARRELLI Marie-Jeanne COLOMBANI Max BYRD Marine PICON”,”QMIx-139-FSL”
“BOUCÉ Paul-Gabriel a cura; saggi di Elisabeth DÉTIS Andrew VARNEY Clark LAWLOR Damian GRANT Normann SIMMS Doris FELDMANN Joë RICHARD Frank FELSENSTEIN Rudolf FREIBURG Elisabeth SOUBRENIE Alain LAUZANNE Gerald J BUTLER Pierre GOUBERT”,”Guerres et paix. La Grande Bretagne au XVIIIe siècle. Tome II. III. Guerres et Paix: de Bellone à Érato.”,”P.G. Boucé, professore all’Università La Sorbona Nouvelle, Paris III saggi di Paul-Gabriel BOUCÉ Michelle-Marie DUFAU Cassilde TOURNEBIZE H.J.K. JENKINS Claude GAMBLIN Florence D’SOUZA George S. ROUSSEAU Vladimir BYCHENKOV Allan INGRAM Michael MURPHY Margherita PARRELLI Marie-Jeanne COLOMBANI Max BYRD Marine PICON”,”QMIx-140-FSL”
“BOUCHARD Giorgio”,”Chiese e movimenti evangelici del nostro tempo.”,”BOUCHARD Giorgio”,”RELP-056″
“BOUCHARDEAU Huguette”,”Simone Weil. Biographie.”,”Ministro dell’ambiente dal 1983 al 1986, deputato dal 1986 al 1993, Huguette Bouchardeau è filosofa e scrittrice. Ha pubblicato varie opere tra cui la biografia di George Sand. Nata in una famiglia borghese la Weil sceglie di parteggiare per gli oppressi. Insegnante, decide di dedicarsi all’azione sindacale. Nel 1942 raggiunge l’organizzazione France libre a Londra dove morirà. In tutta la sua vita ha scritto migliaia di pagine da testi politici a meditazioni filosofiche o mistiche, religiose. “”Le categorie della lotta di classe descritte da Marx mnon possono applicarsi alla situazione russa. La schiavitù e il servaggio di un tempo si esercitavano sotto il controllo della forza armata, nei paesi capitalistici è la ricchezza che opprime, si tratta di sapere se una nuova forma di oppressione non è in via di nascere: l’oppressione esercitata in nome della funzione”” (pag 90) Weil, Simone Enciclopedie on line Treccani Weil, Simone (propr. Simone Adolphine). – Scrittrice e pensatrice francese, nata a Parigi il 3 febbraio 1909, morta a Ashford (Inghilterra) il 23 agosto 1943. Di alta statura morale, fu pensatrice profonda e intensa tanto da dar vita nella sua breve esistenza a un originale connubio di esperienze di riflessione filosofica e politica e di azione solidaristica tra le più interessanti del 20° secolo. Di famiglia ebrea colta e raffinata, figlia di medico e sorella del matematico André Weil, Simone già dall’età di dieci anni nutrì interesse per la politica mettendosi sempre “”istintivamente, più per sdegno che per pietà, al posto di quanti erano vittima di un’oppressione””. Dopo ottimi studi liceali con R. Le Senne, suo professore di filosofia, e universitari con Alain (é. A. Chartier) all’école Normale Supérieure (dal 1928), conseguì brillantemente l’agrégation (1931) e iniziò a insegnare filosofia nei licei di Le Puy, di Auxerre e di Roanne. Sin dal periodo trascorso a Le Puy la W., su posizioni vicine al sindacalismo rivoluzionario, era continuamente intervenuta in difesa dei disoccupati del luogo, accusata dai funzionari comunali e dai giornali locali anche di essere, in quanto la più istruita, l’organizzatrice e l’agitatrice di tali manifestazioni. Aveva aderito tra il 1931 e il 1932 al sindacato degli insegnanti e continuando la sua attività politica, per comprendere le ragioni del successo in Germania del nazionalsocialismo, approfittò delle vacanze per fare un viaggio al fine di conoscere il popolo tedesco e i movimenti di sinistra e valutare con nuovi dati la possibilità di rivoluzione che, per ispirazione trockista, lì si aspettava. Rientrata in Francia, preoccupata degli sviluppi politici tedeschi in senso nazista e con una maggior vena antistalinista per la critica al principio di “”socialismo in un solo paese””, accelerò il suo processo sociale di formazione politica. Pur avendo ricevuto soddisfazioni dalla scuola, dove le allieve amavano il suo metodo di insegnamento che, sui passi di Alain, bandiva i manuali per leggere e studiare direttamente le opere dei grandi filosofi, le esperienze in difesa dei disoccupati la spinsero ad abbandonare presto l’insegnamento per vivere direttamente la dura esperienza del lavoro manuale, dal 1934 come fresatrice a Billancourt nelle officine Renault e successivamente in vari altri stabilimenti. Coinvolta anch’essa come altri intellettuali e militanti della sinistra dall’onda della solidarietà internazionale, allo scoppio della guerra civile spagnola (1936) intervenne sin dall’inizio al fianco del governo repubblicano del Fronte popolare, eletto democraticamente, contro le forze dei generali spagnoli capeggiati da Francisco Franco con il sostegno dei fascismi europei. Al ritorno in Francia, attraverso l’amicizia del domenicano padre Perrin e di G. Thibon maturò la sua crisi religiosa in senso cristiano, pur non rinunciando mai alla fede d’origine. L’occupazione di Parigi da parte dei tedeschi allo scoppio della seconda guerra mondiale e l’inizio delle persecuzioni naziste contro gli ebrei francesi spinsero la W. a rifugiarsi a Marsiglia dove, esclusa dall’insegnamento, lavorò ancora in fabbrica, ma la persecuzione estesa alla Francia di Vichy la costrinse a cercar scampo all’estero. Emigrata con la famiglia negli Stati Uniti, a New York, si trasferì poi in Inghilterra, dove militò a fianco delle autorità in esilio della Resistenza francese, nel Commissariato per gli interni e il lavoro di “”France libre”” guidata dal generale Ch. De Gaulle. La salute compromessa nel duro lavoro in fabbrica fece riacutizzare la malattia che l’aveva già colpita in precedenza: si spense nell’estate del 1943. I suoi scritti, a eccezione degli articoli nelle riviste Révolution prolétarienne, Critique sociale, Nouveaux Cahiers, Cahiers du Sud, sono apparsi tutti postumi: La pesanteur et la grâce, 1948 (trad. it. 1951); L’enracinement: prélude à une déclaration des devoirs envers l’être humain, 1949 (trad. it. 1954), scritto a Londra tra il 1942 e il 1943, ultima sua opera sistematica; L’attente de Dieu, 1950; La connaissance surnaturelle, 1950; Lettre à un religieux, 1951; Intuitions pré-chrétiennes, 1951; La condition ouvrière, 1951; Cahiers, 3 voll., 1951-56 (trad. it. 1982-84); La source grecque, 1953; Oppression et liberté, 1955 (trad. it. 1956); Écrites de Londres et dernières lettres, 1957; Pensées sans ordre concernant l’amour de Dieu, 1962 (trad. it. 1968). Essi testimoniano la complessità del suo pensiero a vari livelli: la dedizione a un’appassionata religiosità d’azione sociale, seguita con straordinaria coerenza morale e attiva solidarietà; una profonda tensione mistica, ispirata alla promozione dell’affratellamento della comunità umana; una raffinata riflessione di filosofia politica ricca di originali intuizioni, come il nesso scienza-potere-lavoro. La W. ha scritto per il teatro la tragedia rimasta incompiuta Venise sauvée (ed. 1955). Sotto la direzione di A.-A. Devaux e F. de Lussy sono state pubblicate le sue Oeuvres complètes (1988-97). BIBL.: Si segnalano, nella vasta letteratura su S. W.:S. Pétremont, La vie de Simone Weil, 1973 (trad. it. 1994); G. Fiori, Simone Weil: biografia di un pensiero, pref. di C. Bo, Milano, Garzanti, 1990.”,”MFRx-381″
“BOUCHER Stephen ROYO Martine”,”Les think tanks cerveaux de la guerre des idées.”,”BOUCHER Stephen codirige ‘Notre Europe’ think tank specializzato in questione europee fondato da J. DELORS. ROYO Martine è una giornalista economica collabora con le Nouvel Economiste e Echos.”,”RAIx-294″
“BOUCHERON Patrick a cura, coordinamento di Nicolas DELALANDE Florian MAZEL Yann POTIN Pierre SINGARAVELOU; saggi di François BON Boris VALENTIN Jean-Paul DEMOULE Grégor MARCHAND Vincent AZOULAY Laurent OLIVIER Yann POTIN Antony Vincent PUECH Maurice SARTRE Stéphane GIOANNI Edina BOZOKY Magali COUMERT Fr.-Xavier FAUVELLE M.C. ISAIA M. BANNIARD P. BAUDUIN I. ROSE’ M. ZIMMERMANN O. GUYOTJEANNIN F. MAZEL J. SIBON F. MADELINE e altri”,”Histoire mondiale de la France.”,”Patrick Boucheron è professore al College de France. Nicolas Delalande è professore associato al Centre d’histoire de Science Po, Florian Mazel è professore all’Università Rennes 2, Yann Potin è chargé d’études documentaires presso gli Archivi nazionali, Pierre Singaravélou è professore all’Università Paris I Panthéon-Sorbonne. Questa storia, di lunga durata, comincia dalla grotta Chauvet, preistoria, agli avvenimenti del 2015″,”FRAG-016″
“BOUCHERON Patrick a cura; coordinamento di Julien LOISEAU Pierre MONNET Yann POTIN; scritti di Dominique VALERIAN Mathieu ARNOUX Jean-Louis BACQUE-GRAMMONT Roger CHARTIER Jean Philippe GENET Patrick GILLI D. KIM CLaude MARKOVITS Pierre MONNET Yann MOREL Martine OSTORERO Philippe PAPIN Corinne PENEAU Jean-Claude SCHMITT Pierre-Francois SOUYRI Eric VALLET Bertrand HIRSCH Serge GUBERT Andrea MARTIGNONI VINCENT Catherine GONNEAU Pierre e altri”,”Histoire du monde au XVe siècle.”,”BOUCHERON Patrick a cura; coordinamento di Julien LOISEAU Pierre MONNET Yann POTIN; scritti di Dominique VALERIAN Mathieu ARNOUX Jean-Louis BACQUE-GRAMMONT Roger CHARTIER Jean Philippe GENET Patrick GILLI D. KIM CLaude MARKOVITS Pierre MONNET Yann MOREL Martine OSTORERO Philippe PAPIN Corinne PENEAU Jean-Claude SCHMITT Pierre-Francois SOUYRI Eric VALLET Bertrand HIRSCH Serge GUBERT Andrea MARTIGNONI VINCENT Catherine GONNEAU Pierre e altri”,”STMED-059-FSD”
“BOUDIN Louis B.”,”Il sistema teorico di Marx.”,”BOUDIN è considerato il più autorevole teorico marxista americano negli anni precedenti la 1° GM (secondo P.M. SWEEZY). Qui ha raccolto organicamente una serie di articoli da lui pubblicati sull’ ‘International Socialist Review’ nel 1905 – 1906. L’A espone il metodo e i contenuti dell’opera di MARX e confuta le critiche a Marx mosse dalla corrente ‘revisionista’. BOUDIN visse a New York agli inizi del secolo svolgendo attività politica nell’ American Socialist Party e partecipando all’ attività intellettuale del movimento socialista americano.”,”MADS-225″
“BOUDIN Louis B.”,”Socialism and War.”,” Louis B. Boudin autore di ‘The Theoretical System of Karl Marx’, ‘Government by Judiciary’, ecc: “”Without going into detail it may be stated as a general proposition that the life-history of capitalist society may be divided, for our purposes, into ‘three epoche – two of them warlike and one peaceful’. In its youthful days capitalism is combative – its growth from infancy to manhood being accompanied by a series of wars in which its distinctively capitalistic character asserts itself”” (pag 49) Kautsky vs Bebel “”In the debate between Bebel and Kautsky at the Essen Congress which I have already adverted to, Kautsky indicated the lines along which suc a theory is to be constructed, when he insisted that the needs of the ‘working class’ should be the only guide for Socialists to follow in matters of war and peace. By this declaration Kautsky took a position squarely in opposition to all nationalistic theories, including the pacific nationalism of Babel”” (pag 203) I socialisti sostenendo una guerra devono aver sempre in mente che il nemico contro cui si schierano non è una tale nazione o paese, ma un certo governo che rappresenta certe classi governanti in quella nazione o quel paese (pag 266)”,”SOCx-270″
“BOUDIN Louis B.”,”Il sistema teorico di Marx.”,”Louis B. Boudin è considerato secondo alcuni studiosi (*) il più autorevole teorico marxista americano negli anni precedenti la Prima guerra mondiale. In questo volume ha raccolto organicamente una serie di articoli da lui pubblicati sull”International Socialist Review’ negli anni 1905 – 1906. L’autore espone il metodo e i contenuti dell’opera di Marx e confuta le critiche a Marx mosse dalla corrente ‘revisionista’. Boudin visse a New York agli inizi del secolo svolgendo attività politica nell’American Socialist Party e partecipando all’attività intellettuale del movimento socialista americano. * (secondo P.M. SWEEZY). Tugan-Baranowsky sulla crisi 1857 “”Parlando della prima crisi «moderna», quella cioè del 1857, Tugan-Baranowsky afferma che nella sua Storia delle crisi: «Le caratteristiche peculiari della crisi del 1857 trovano spiegazione nel carattere mondiale di tale crisi…. La differenza caratterizzante tra la crisi del 1857 e quelle del 1825 e del 1836, era costituita anche dal fatto che questa crisi si abbatté pesantemente non sull’industria del ‘cotone’ come era accaduto durante le precedenti crisi, ma sull’industria del ‘ferro’. Il nuovo aspetto del modo capitalistico di produzione trovò la sua espressione…nell’accresciuta importanza del ruolo svolto dai mezzi di produzione sul mondo del mercato, come pure nella vita economica in generale. Il ristagno del commercio spinge generalmente gli industriali a cercare nuovi sbocchi per le loro merci. Sotto questo aspetto la crisi del 1857 ebbe un pesantissimo effetto. Le esportazioni dall’Inghilterra verso gli Stati Uniti scesero da diciannove milioni di sterline (1857) a quattordici milioni (1858); d’altra parte le esportazioni dall’Inghilterra alle Indie Orientali salirono da 11.7 milioni di sterline (1857) a 16.8 milioni di sterline (1858). Per riprendersi dai colpi che riceveva da parte dei mercati europei e americani, il capitale inglese emigrò verso l’Asia. Nelle Indie Orientali un’epoca di costruzione di linee ferroviarie e di miglioramenti delle vie di comunicazione interne, che ebbe in tali paesi, l’effetto di far aumentare la domanda di merci dall’Inghilterra». Non possiamo riferire nei particolari la descrizione delle crisi che seguirono quella del 1857 fino ad oggi, ma un attento esame di questa interessantissima parte del libro di Tugan-Baranowsky si rivelerà molto istruttivo”” (pag 276-277) La questione dello ‘spreco’ “”Ogni dollaro speso per «bisogni» militari e navali di un paese, costituisce il più puro degli sprechi, ma è allo stesso tempo assolutamente necessario per la perpetuazione del sistema capitalistico. Inoltre non è soltanto del denaro speso per questi «bisogni», e incluso nei bilanci ufficiali, di cui bisogna tener conto: le grandi installazioni militari e navali richiedono uomini, oltre che denaro. Questi uomini vengono prelevati dal comune processo produttivo, dove si troverebbero a competere sul mercato del lavoro e dove le merci da essi prodotte andrebbero ad ingrossare la massa della sovrapproduzione, della quale bisogna liberarsi destinandola a paesi lontani. Il prelevare un uomo per scopi militari o navali (compresi i compiti amministrativi di ogni genere), alleggerisce il mercato del lavoro di un uomo, e crea allo stesso tempo una domanda di beni di consumo da parte di quest’uomo, beni che devono essere prodotti da coloro che restano occupati in lavori utili. Da qui la nostra costante prosperità. ‘Lo spreco’ ‘è la valvola di salvezza del capitalismo’. Per quanto ancora questo durerà? Evidentemente non per sempre. Se della sovrapproduzione ci si può liberare soltanto mediante lo spreco, ovvero mediante il tipo di spreco che abbiamo descritto, e se la sovrapproduzione di cui ci si deve liberare mediante tale spreco è in costante aumento, raggiungeremo evidentemente uno stadio in cui sarà fisicamente impossibile liberarsene. Dicendo «fisicamente» prendiamo naturalmente in considerazione la natura umana che fa parte della «scienza fisica» del nostro sistema sociale. Non abbiamo, tuttavia, alcuna giustificazione per ritenere che secondo Marx il capitalismo dovrebbe andare avanti finché non si verifichi una tale catastrofe «fisica». Questa teoria di una catastrofe finale, molto sfruttata dai critici di Marx, è conseguenza della loro penosa ignoranza della filosofia marxiana e dei suoi nessi con l’economia marxiana. Anche Tugan-Baranowsky sostiene che, perché il passaggio dal capitalismo al socialismo si riveli come una necessità economica, secondo la filosofia marxiana, deve essere dimostrata l’impossibilità di continuare a produrre indefinitamente nel sistema capitalistico. Ecco perché egli con tutte le sue forze tenta di dimostrare che tale assoluta impossibilità non scaturisce da una analisi della produzione capitalistica. Ma questa affermazione è totalmente sbagliata. La filosofia marxiana non contempla il realizzarsi di una impossibilità economica. Questa è un parto della immaginazione di coloro che concepiscono la concezione materialistica della Storia come una concezione meccanicistica della storia”” (pag 283-284) [Louis B. Boudin, Il sistema teorico di Marx, Napoleone editore, Roma, 1973] Biografia (wikip) Louis B. Boudin From Wikipedia, the free encyclopedia Jump to navigationJump to search Louis B. Boudin, in a photo taken at the time of his publication of his first book in 1907. Louis B. Boudin (December 15, 1874 – 1952) was a Russian-born American Marxist theoretician, writer, politician, and lawyer. He is best remembered as the author of a two volume history of the Supreme Court’s influence on American government, first published in 1932. Contents 1 Early life 2 Political career 3 Writing career 4 Later life 5 Death and legacy 6 Works 6.1 Books 6.2 Articles 7 See also 8 References Early life He was born Louis Boudianoff (Leib Budiansky) in Korsun-Shevchenkivskyi, Cherkassy Oblast, Ukraine, then under the rule of imperial Russia on February 15, 1874. He was born into a middle-class Jewish family, the son of a shirt manufacturer.[1] The family emigrated to America in June 1891 and settled in New York City.[2] Louis worked in the garment industry as a shirtmaker and as a private tutor.[1] At the same time, Boudin began legal studies, gaining a Master’s Degree from New York University and being admitted to the New York State Bar Association in 1898.[2] Political career At first, Boudin was a member of the Socialist Labor Party of America. He was also a member of the governing National Executive Board of the party’s trade union affiliate, the Socialist Trade and Labor Alliance from 1898 to 1899.[1] Boudin left the Socialist Labor Party during the party fight of 1899, casting his lot with the dissident faction headed by Morris Hillquit and Henry Slobodin. This dissident organization eventually became one of the main pillars of the new Socialist Party of America, established in the summer of 1901. Boudin was elected a delegate of the Socialist Party of America to the International Socialist Congress in Stuttgart in 1907 and the 1910 Copenhagen Congress of the Second International.[1] Boudin was frequently a candidate for public office on the Socialist Party ticket. He ran for Judge of the New York Court of Appeals in 1910, 1914 and 1917, and for Chief Judge in 1916. He also ran for Justice of the New York Supreme Court (2nd District) in 1910, 1912, and 1919.[3] Writing career Boudin wrote his first political articles on aesthetics and the materialist conception of history (historical materialism).[2] From May 1905 through October 1906, Boudin wrote a series of articles expounding upon Marxism which were published in the Chicago magazine The International Socialist Review. These articles were collected in book form as The Theoretical System of Karl Marx in the Light of Recent Criticism in February 1907.[4] The title was published by the leading radical publishing house of the day, Charles H. Kerr & Co., and was kept in print continuously over the next two decades through several reissue editions. The book, a defense of such orthodox Marxist tenets as the labor theory of value and historical materialism against their critics of the day, established Boudin’s place as one of the foremost American authorities on Marxism among a generation of young political activists.[2] Together with Ludwig Lore and Louis C. Fraina, Boudin was a founding editor of The Class Struggle, a Marxist theoretical magazine which first saw print in May 1917.[2] The Class Struggle published news and commentary about revolutionary socialist events in Europe, including translations of works by some of the leading figures of the Zimmerwald Left, and was an important influence on the formation of the Left Wing Section of the Socialist Party in 1919 — a group which provided the core of the Communist Party of America and Communist Labor Party later in that year. Boudin had left the project by this juncture, however, as a brief notice in the September–October 1918 issue indicated that he had resigned his position as an editor and member of the Socialist Publication Society owing to “”differences concerning the policy of the magazine.””[5] Later life After the formation of the Communist Labor Party of America and the Communist Party of America, Boudin shied away from organized politics but taught in the Communist Party-sponsored Workers’ School in New York in the late 1920s and occasionally contributed articles to the CP’s artistic magazine, The New Masses, in the second half of the 1930s.[2] Boudin repudiated communism by 1940 but remained a staunch defender of the civil liberties of Communist Party members.[2] Throughout the 1930s and the 1940s, Boudin was a frequent contributor of book reviews to scholarly journals such as the Columbia Law Review, The American Journal of Sociology, and The Journal of Politics.[6] In addition to working as a lawyer, winning several cases related to the rights of workers to organize trade unions,[2] Boudin also wrote the two volume, Government by Judiciary, revisiting a topic with which he had dealt in a previous shorter book. In it, although it was never much read by the radical movement of his day, Boudin argued that the democratic rights of the people had been usurped by the judicial branch of government. While not influential with political activists of the period, Boudin’s book remained in use among law students for decades, according to historian Paul Buhle.[2] Death and legacy His papers reside at Columbia University in New York City and include the manuscript of an unpublished book, Order Out of Chaos, a study of economic crises. Works Books The Theoretical System of Karl Marx in the Light of Recent Criticism. Chicago: Charles H. Kerr & Co., 1907. Government by Judiciary. Boston: Ginn & Company, 1911. Socialism and War, New York: New Review Publishing Co., 1916. Government by Judiciary. In two volumes. New York: William Godwin, 1932. Congressional and Agency Investigations: Their Uses and Abuses. n.c.: Virginia Law Review Association, 1949. Articles “”Stare Decisis, State Constitutions, and Impairing the Obligation of Contracts by Judicial Decisions.”” New York University Law Quarterly Review, vol. 11, nos. 1–2 (September–December 1933). “”Has the Writ of Habeas Corpus Been Abolished in New York?”” Columbia Law Review, vol. 35, no. 6 (June 1935), pp. 850–872. In JSTOR “”The Supreme Court and Civil Rights,”” Science & Society, vol. 1, no. 3 (Spring 1937), pp. 273–309. In JSTOR “”The Sherman Act and Labor Disputes: Part I,”” Columbia Law Review, vol. 39, no. 8 (Dec. 1939), pp. 1283–1337. In JSTOR “”The Sherman Act and Labor Disputes: Part II,”” Columbia Law Review, vol. 40, no. 1 (Jan. 1940), pp. 14–51. In JSTOR “”State Poll Taxes and the Federal Constitution,”” Virginia Law Review, vol. 28, no. 1 (Nov. 1941), pp. 1–25. In JSTOR “”Wanted: An Integrated System of Labor Law,”” Journal of Politics, vol. 4, no. 1 (Feb. 1942), pp. 20–46. In JSTOR “”Organized Labor and the Clayton Act: Part I,”” Virginia Law Review, vol. 29, no. 3 (Dec. 1942), pp. 272–315. In JSTOR “”Organized Labor and the Clayton Act: Part II,”” Virginia Law Review, vol. 29, no. 4 (Jan. 1943), pp. 395–439. In JSTOR “”Congressional and Agency Investigations: Their Uses and Abuses,”” Virginia Law Review, vol. 35, no. 2 (Feb. 1949), pp. 143–213. In JSTOR “”‘Seditious Doctrines’ and the ‘Clear and Present Danger’ Rule: Part I,”” Virginia Law Review, vol. 38, no. 2 (Feb. 1952), pp. 143–186. In JSTOR “”‘Seditious Doctrines’ and the ‘Clear and Present Danger’ Rule: Part II,”” Virginia Law Review, vol. 38, no. 3 (April 1952), pp. 315–356. In JSTOR See also”,”MADS-001-FGB”
“BOUGEART Alfred”,”Marat l’ Ami du Peuple. Tome Premier.”,”BOUGEART è pure autore di ‘Documenti storici su Danton’. “”Ecco Marat soprannominato l’ anarchico. Vuole decentralizzare il potere per sopprimere la sua potenza oppressiva; ma non vuole abolirlo interamente, perché ci vogliono delle regole o delle leggi in una società, e perché una legge senza forza per farla eseguire non è che un inganno””. (pag 203)”,”FRAR-285″
“BOUGEART Alfred”,”Marat l’ Ami du Peuple. Tome Second.”,”BOUGEART è anche autore di ‘Documents authentiques pour servir à l’ histoire de la Révolution francaise’. “”Vi intendo, l’ ho già detto, filosofi, vorreste che ci si appellasse alla legge degli abusi d’ autorità che voi condannate, dite, calorosamente quanto Marat. Ma avete ben riflettuto, uomini saggi e vuoti? di legge, non è più il caso, poiché è la violazione stessa che necessita l’ insurrezione: “”Non si tratta di procedimento legale, poiché la giustizia è impotente contro questi scellerati”” (L’ Ami du Peuple, n° 351). (pag 69)”,”FRAR-286″
“BOUISSOU Jean-Marie”,”Seigneurs de guerre et officiers rouges. 1924-1927, la révolution chinoise.”,”Sistema di trascrizione utilizza il sistema ufficiale della Cina popolare detto Pinyin Zimu, in questo sistema: Mao Tse Tung si scrive Mao Ze-dong Kuomintang si scrive Guomindang Kwangtung si scrive Guangdong “”Cependant les Soviétiques parviennent en quelques mois à s’imposer aux instructeurs et aux cadets, puis aux professeurs. Ils bénéficient de l’appui total de Sun Yat-sen, et aussi de Chiang Kai-shek qui accepte sans réticence toutes leurs recommandations: tant il est vrai qu’il est le premier intéressé au renforcement de l’Académie, dont il espère faire le tremplin de son ascension personnelle. Les Soviètiques peuvent aussi jouer des divisions qui opposent les “”petits dieux”” arrogants du corps professoral aux instructeurs, qui sont des officiers très subalternes. Ils gagnent l’admiration de ces derniers et celle des cadets sur le champ de manoeuvres, par leur habileté de tireur et leur expérience militaire forgée par les années de guerre civile””. (pag 194) “”Vers la fin de l’été 1924, les Soviétiques ont fait la conquête de Huangpu. Ilsy jouissent d’une autorité indiscutée, encore qu’elle blesse la fierté natinale et professionelle de beaucoup d’officiers chinois. En juillet et en octobre deux nouveaux groupes sont arrivés de Russie, portant à une trentaine le nombre des conseillers militaires à Canton. Ce gonflement des effectifs leur permet d’organiser complètement le cycle des études à l’Académie et de prendre une part active à tous les enseignements (…)””. (pag 195)”,”CINx-208″
“BOUISSOU Jean-Marie”,”Seigneurs de guerre et officiers rouges. 1924-1927. La révolution chinoise.”,”””La situation n’est donc guère brillante lorsque les premiers conseillers soviétiques débarquent. Les alliés n’occupent que la partie centrale du Guangdong, une espèce de corridor qui coupe la province en deux du nord au sud. Au nord sont les armées de Wu Pei-fu qui tiennent Hunan, au sud la forteresse britannique de Hong-kong dont les autorités n’ apprécient guère le gouvernement de Front Uni. A l’est la menace vient des forces de Chen Jiong-ming, chassé de Canton en février 1923 et qui compte bien y revenir. A l’ouest, la situation est confuse: un allié de Chen, le général Dien Bien-ying, occupe une partie du Guangdong et l’ île de Hainam, et au Guangxi la guerre fait rage entre le gouverneur et plusierus généraux qui se réclament de Sun Yat-sen. Face à la pression de ces divers ennemis, les “”armées alliées”” n’opposent pas un front très uni. La défiance et la rancune séparent les Cantonais, les Yunnanais et les autres contingents. Entre les états-majors s’ enchevêtrent des intrigues tortueuses. Partout se méditent des trahisons, et chacun n’est guidé que par son intérêt immédiat (…)””. (pag 181)”,”CINx-217″
“BOUISSOU Jean-Marie”,”Storia del Giappone contemporaneo.”,”BOUISSOU Jean-Marie è ricercatore nella FNSP e insegna all’IEP di Parigi. Ha scritto ‘L’expansion de la puissance japonaise’ (1992) e ‘Japon: le declin?’ (1996). 1983. “”La resistenza contro la politica ultraliberale è inizialmente limitata. Alle elezioni della Camera alta, nel 1983, essa si manifesta attraverso la proliferazione di piccoli partiti favorita dall’adozione della proporzionale nella circoscrizione nazionale. Il Nuovo partito dei salariati (contro ogni amento delle imposte) ottiene due milioni di voti e due seggi. Il Partito della sicurezza sociale arriva in testa a Tokyo (un seggio). Insieme, una dozzina di formazioni atipiche – compreso il Partito degli extraterrestri – ottiene il 12,5% dei voti. Ottengono voti soprattutto nelle grandi città, presso l’elettorato moderno e istruito. E’ la prima volta che i giapponesi votano per un partito, e non più per personalità, e il risultato mediocre del Pld nella circoscrizione nazionale (35,3%) costituisce un primo avvertimento””. (pag”,”JAPx-049″
“BOUISSOU Jean-Marie”,”Storia del Giappone contemporaneo.”,”Jean-marie Bouissou è ricercatore nella Fondation nationale des sciences politiques e insegna all’Institut d’études politiques di Parigi. Tra i suoi libri: L’expansion de la puissance japonaise e Japon: le déclin?.”,”JAPx-006-FL”
“BOUJU Marie-Cécile”,”Lire en communiste. Las Maison d’édition du Parti communiste français, 1920-1968.”,”BOUJU Marie-Cécile archivista paleografa e dottore in storia, conservatore di biblioteca. Lavora al CNRS Univ. di Caen.”,”PCFx-097″
“BOUKHARINE Nikolaï / BUKHARIN Nikolai (BUCHARIN N.)”,”Les problemes fondamentaux de la culture. Conference de Nikalaï Boukharine à Paris 3 avril 1936. / Fundamental Problems of Contemporary Culture. Speech in Paris on 3 aprip 1936, addressed to l’Association pour l’étude de la culture soviétique (The Association for the Study of Soviet Culture). Appendix: ‘Socialism and Its Culture. The Prison Manuscripts'”,”Capitalismo: meccanizzazione della vita sociale; socialismo: problema della demeccanizzazione della vita sociale ottenuto con la meccanizzazione della produzione (pag 158 159) Bucharin è in missione a Parigi incaricato dall’Ufficio Politico di acquistare gli archivi di Marx ed Engels appartenenti al partito comunista tedesco evacuati nel 1933, con degli archivi socialdemocratici russi dispersi in varie capitali europee. (presentazione di M. Andreu)”,”BUCD-064″
“BOUKHARINE Nicolas (BUCHARIN)”,”L’économie politique du rentier. Critique de l’économie marginaliste.”,” “”(…) les deux séries de phénomènes – l’action individuelle et les phénomènes sociaux – sont intimement liés ‘génétiquement’. L’indépendance dont nous parlons s’entend exclusivement dans le sens suivant: les résultats des actes individuels, devenus objectifs, gouvernent chacune de leurs parties isolément. Le “”produit”” domine son “”créateur””, étant entendu que la volonté individuelle est déterminée à chaque moment par les résultantes déjà obtenues des rapports de volonté des différents “”sujets économiques””: l’homme d’affaires vaincu dans la lutte concurrentielle ou le financier en faillite sont ‘forcés’ d’abandonner le terrain, bien qu’auparavant ils aient fait figure de grandeurs actives, de “”créateurs”” du processus social, lequel finit par se retourner contre eux-mêmes (12). Ce phénomène traduit le caractère irrationnel, “”élémentaire””, du processus économique qui se déroule dans le cadre de l’économie de marché et apparaît si distinctement dans la psychologie du fétichisme des marchandises que Marx fut le premier à dévoiler et à analyser si magistralement. C’est précisément dans l’économie marchande que se produit ce processus de “”chosification”” (‘Verdinglichung’) des rapports humains où les “”expressions chosifiées”” (‘Dingausdrücke’), en raison du caractère élémentaire du développement, mènent une existence autonome, “”indépendante””, soumise à des lois spécifiques qui ne s’appliquent qu’à cette existence. Nous nous trouvons donc en présence de plusieurs séries de phénomènes d’ordre individuel, dont découlent plusierus séries de phénomènes sociaux; il est hors de doute que ces deux catégories (d’ordre individuel et d’ordre social) tout comme les différentes séries d’une même catégorie, obéissent à certains impératifs, notamment en ce qui concerne les diverses séries de phénomènes sociaux et leur interdépendance. La méthode de Marx consiste précisément dans la détermination des lois qui président aux rapports entre les différents phénomènes ‘sociaux’. En d’autre termes, Marx examine les lois qui président aux ‘résultats’ des volontés singulières, sans examiner, en tant que telles, ces volontés ‘elles-mêmes’; il examine les lois qui régissent les phénomènes sociaux, en faisant abstraction ‘de leur rapport avec les phénomènes qui relèvent de la conscience individuelle’ (13)”” [Nicolas Boukharine, L’économie politique du rentier. Critique de l’économie marginaliste, 2010] (pag 64-65) [(12) “”Dans les rapports économiques, écrit Strouvé, le sujet économique est considéré dans ses rapports avec les autres sujets de même nature; les catégories inter-économiques (c’est-à-dire les catégories de l’économie marchande, N.B.) expriment les résultats objectifs (ou en voie d’objectivisation) de ces rapports: elles ne contiennent rien de “”subjectif””: d’autre part, elles ne contiennent pas non plus l’expression directe des rapports entre les sujets économiques et la nature, le monde extérieur; en ce sens eles ne contiennent rien d'””objectif”” ou de “”naturel”” (P. Strouvé, Economie et prix, Moscou, 1913, p. 25-26). D’autre part, Strouvé fait allusion à l’élément “”naturaliste”” de la théorie de la valeur (“”travail fixé””) établissant ainsi une contradiction entre celui-ci et l’élément “”sociologique””. Comparer à Marx, ‘Théories de la plus-value’, I, p. 277: “”Cependant, il ne faut pas prendre la matérialisation du travail dans un sens aussi écossais que le fait Adam Smith. Quand nous parlons de la marchandise comme matérialisation du travail – comme valeur d’échange – cela même n’est encore qu’un mode d’existence imaginaire, c’est-à-dire social, de la marchandise, qui n’a rien à voir avec sa réalité physique””. “”L’erreur provient ici de ce qu’un rapport social se présente sous forme d’objet”” (p. 278); (13) Ce genre de méthode “”universaliste””, Strouvé la relie au réalisme logique (par opposition à la méthode “”singulariste”” qui, en logique, est liée au nominalisme). “”Dans la science sociale””, dit Strouvé, “”le mode de pensée réaliste s’exprime notamment par le fait que le système de relations psychiques entre les hommes, c’est-à-dire la société, est consideré non seulement comme unité réelle, commeune somme ou (!) un système, mais aussi comme une unité vivante, comme un être vivant. Des notions telles que société, classe, apparaissent ou deviennent facilement (!!!) des “”universaux”” de la pensée sociologique. Elles sont facilement hypostasiées”” (loc.cit. p. XI). Tout cela, Strouvé ne l’invoque pas pour démontrer l’invalidité de la méthode d’investigation marxiste qu’il identifie au “”réalisme logique – ontologique de Hegel et (…) à la scholastique”” (p. XXVI). Il est pourtant évident que chez Marx il n’y a pas l’ombre d’une indication que la société et les groupements sociaux seraient considérés comme un “”être vivant”” (le terme d'””unité vivant”” est pourtant quelque chose de différent et de plus vague), il suffit à cet égard de comparer la méthode de Marx à celle de l’école “”social-organique”” par exemple, dont l’ouvrage de Stolzmann apporte la plus récente défense. Marx, lui-même, se rendait parfaitement compte des défauts du réalisme logique de Hegel. “”Hegel est tombé dans l’illusion de concevoir le réel comme résultat de la pensée qui se concentre, s’approfondit en elle-même et se meut par elle-même, tandis que la méthode qui consiste à aller de l’abstrait au concret n’est pour la pensée que la manière de s’approprier le concret, de le reproduire spirituellement en tant que concret. Ce n’est nullement le processus de naissance du concret lui-même”” (K. Marx, ‘Einleitung zu einer Kritik der politischen Oekönomie’, (Introduction à une critique de l’économie politique’), II. Ed., Zur Kritik, Stuttgart, 1907, p. XXXVI)”,”BUCD-003-FV”
“BOULANGER Philippe”,”Géopolitique des Kurdes.”,”BOULANGER Philippe è specialista della questione curda, ha pubblicato varie opere legate alle questioni identitarie. “”La guerre déclenchée contre l’Irak en 2003 n’est pas sans incidence sur la Région autonome du Kurdistan. Celle-ci est tributaire des Alliés, notamment des Américains. Sans l’appui de Washington, l’autonomie kurde irakienne peut s’affondrer comme un château de cartes. Tributaires de la protection américaine, les chefs kurdes se méfient pourtant des Américains, dont le double jeu leur a tant coûté, et cela par trois fois: en 1975, par l’accord d’Alger négocié par Kissinger qui prive les Kurdes irakiens du soutien de Téhéran; en 1988, par leur silence hypocrite après le gazage des Kurdes à Halabja; en mars 1991, par le retrait de leur couverture aérienne après qu’ils les eurent incités à se soulever.”” (pag 179)”,”VIOx-157″
“BOULESTREAU Emmanuelle”,”Corée, Thailande, Indonesie… Chronique d’une catastrophe annoncée.”,”Diplomata all’ IEP, l’A vive in Asia. E’ stata corrispondente de ‘La Tribune’ a Tokyo e collabora a diversi giornali”,”ASIE-008″
“BOULIER Jean”,”Jean Hus.”,”La trappola contro Hus. La promessa di un salvacondotto a Hus non viene mantenuta. Hus viene arrestato e condannato. “”Un évenement capital allait faire pencher la balance du côté des ennemis de Hus. Le 5 novembre Jean XXIII avait ouvert le Concile. Le 16, sachant fort bien l’arrivée imminente du cardinal de Cambrai, Pierre d’Ailly, et peut-être pour la devancer, il s’était hâté de tenir la première session. Le cardinal de Florence, Francois Zabarella, lut les propositions du Pape pour les travaux du Concile. Il y est question en premier lieu de la réforme de l’ Eglise et de l’ hérésie de Wyclif. Sur ce point il est remarquable que le Pape promette expressément que tous ceux qui auront des propositions à apporter au Concile pourront le faire en toute liberté. Il est difficile de ne pas penser ici à la présence de Jean Hus à Constance et à la promesse qu’il a recue d’une audience du Concile libre et en sécurité.”” (pag 146) La collera di re Sigismondo. “”Que le concile ait ignoré le sauf-conduit impérial constituait donc pour Sigismond un affront humiliant: l’aveu de son impuissance à tenir sa parole à l’homme envers qui il l’ avait engagée. On di que lorsqu’en plein concile Jean Hus enchaîné remercia l’ empereur d’avoir pris l’ engagement de lui assurer à Constance une audience publique et libre, ‘in pace’, Sigismond rougit de honte.”” (pag 161) « Perciò, fedele cristiano, cerca la verità, ascolta la verità, apprendi la verità, ama la verità, di’ la verità, attieniti alla verità, difendi la verità fino alla morte: perché la verità ti farà libero dal peccato, dal demonio, dalla morte dell’anima e in ultimo dalla morte eterna. » (Jan Hus, Spiegazione della Confessione di fede, 1412) Jan Hus (Husinec, 1371 circa – Costanza, 6 luglio 1415) fu un teologo e un riformatore religioso boemo. Promosse un movimento religioso basato sulle idee di John Wyclif e i suoi seguaci divennero noti come Hussiti. Scomunicato nel 1411 dalla Chiesa cattolica e condannato dal Concilio di Costanza, fu bruciato sul rogo. Biografia Giovane studente povero, giunse a Praga nel 1390 per studiare all’Università, ove erano vivi i fermenti del movimento riformatore boemo – fondato vent’anni prima fuori dell’Università da Jan Milic ma oggetto di una repressione che aveva portato alla chiusura della scuola dei predicatori aperta dallo stesso Milic nel 1372 – che si proponeva il rinnovamento della chiesa attraverso il ritorno a un pauperistico cristianesimo primitivo e all’attesa del prossimo Nuovo Regno. Milic, che aveva individuato nell’eccessiva ricchezza accumulata dalla chiesa avignonese e romana una delle cause più importanti del decadimento dei costumi ecclesiastici, aveva inutilmente cercato di premere sulle gerarchie; sospettato di eresia e convocato ad Avignone per essere esaminato, vi era morto nel 1374. La sua dottrina fece proseliti e nel maggio del 1391 fu fondata a Praga la Cappella di Betlemme, una nuova scuola ove si predicava in lingua boema e si ospitavano studenti universitari. Nel 1393 Hus ottiene il baccellierato in filosofia, nel 1395 si laurea magister in artibus e nel 1398 inizia a insegnare Filosofia nella stessa Università praghese; ordinato sacerdote nel 1400, continua a studiare Teologia con Stanislao da Znojmo e dal marzo del 1402 predica per la prima volta nella “”Cappella di Betlemme””. È un suo avversario, l’agostiniano norimberghese Oswald Reinlein, a lasciare una testimonianza della sua attività: «Le sue prediche erano frequentate dalla quasi totalità della popolazione praghese; nella Cappella di Betlemme egli predicava due volte nei giorni festivi e ancora due volte nel periodo di Quaresima. In tutti gli altri giorni teneva due lezioni e tre discorsi la domenica. Per i poveri che gli venivano raccomandati Hus chiedeva elemosine ai suoi conoscenti; usava invitare a tavola i maestri e ricevere con amore e bontà ogni visitatore». Nei primi anni Hus si limitò a insegnare le Sacre Scritture ma in breve cominciò, nelle sue prediche, a richiedere una riforma dei costumi ecclesiastici. Erede di Wyclif [modifica] John WyclifHus conobbe le opere di Wyclif (ca 1329 – 1384) verso il 1398. Il doctor evangelicus inglese considerava la gerarchia ecclesiastica romana profondamente corrotta e, non avendo alcuna fiducia nelle possibilità di autoriforma delle autorità ecclesiastiche, sperava che una riforma della Chiesa si potesse ottenere attraverso un’iniziativa dei governi; condannato nel Concilio di Londra del 1382, i suoi scritti furono proibiti anche dall’Università di Praga nel 1403. Jan Hus concordava pressoché in tutto con Wycliff (tranne che a riguardo della dottrina eucaristica, ove manteneva l’opinione ortodossa della transustanziazione) e, più ancora, vi concordavano i riformatori boemi, Stanislao da Znojmo e Stefano Pálec i quali infatti, convocati a Bologna per discolparsi del loro appoggio all’eresia wyclifiana, furono incarcerati e percossi su ordine del cardinale Baldassarre Cossa, futuro Papa, ma poi considerato antipapa, Giovanni XXIII. Dopo quell’esperienza, il Pálec rientrò prontamente nei ranghi dell’ortodossia romana e sarà uno degli accusatori di Hus. La chiesa era allora divisa dallo scisma avignonese, con un papa, Benedetto XIII, ad Avignone e un altro, Gregorio XII, a Roma, eletto nel 1406. Per porre termine alla scissione, alcuni cardinali delle due fazioni avevano progettato di indire un Concilio a Pisa che eleggesse di comune accordo un nuovo papa, ponendo termine alla divisione. Di fronte alla scissione, Hus era favorevole a mantenere una posizione di neutralità, in attesa che il futuro concilio dirimesse lo scisma. Analogo atteggiamento fu deciso dal re boemo Venceslao IV, diversamente dall’arcivescovo di Praga Zajíc Zbynek, che insisteva sulla necessità di obbedire al papa di Roma. Sospettando in Hus un seguace di Wyclif, l’arcivescovo costituì una commissione, presieduta dall’inquisitore Maurizio Rvacka, incaricata di valutarne l’ortodossia. Intanto, una riforma dell’amministrazione dell’Università di Praga, decisa da re Venceslao rovesciava la norma vigente fino ad allora, in cui fra gli elementi nazionali lì rappresentati, quello tedesco aveva diritto a tre voti e ogni altro ad uno, attribuendo ora tre voti all’elemento nazionale boemo e uno a ciascun altro. In seguito a questa riforma, nel maggio 1409 i docenti e gli studenti tedeschi abbandonarono Praga per stabilirsi soprattutto a Lipsia, dove fu fondata una nuova Università, mentre a ottobre, grazie ai nuovi statuti, il boemo Hus poté essere eletto rettore dell’Università di Praga. Predica di Hus nella Cappella di Betlemme, dipinto di Alfons MuchaIl concilio di Pisa si era intanto concluso il 26 giugno 1409 con l’elezione di un nuovo papa, Alessandro V, non riconosciuto però da tutta la cristianità, cosicché ora risultavano in carica ben tre papi. A dicembre, Alessandro V firmava la bolla che, dopo aver nuovamente condannato gli scritti di Wyclif, autorizzava l’arcivescovo praghese a vietare a Hus di predicare, notifica comunicatagli solo nel giugno 1410, quando Alessandro V era già morto e gli era succeduto Giovanni XXIII. Hus decise di non obbedire e di appellarsi al papa; si rivolge ai fedeli nella Cappella di Betlemme: «Il defunto papa, di cui non saprei dirvi se si trova in paradiso o all’inferno, scriveva nelle sue pergamene contro gli scritti di Wyclif in cui vi sono pure molte cose buone. Io ho presentato appello e mi appellerò nuovamente […] Io devo predicare anche se un giorno dovessi lasciare il paese o morire in carcere. Poiché i papi possono mentire ma il Signore non mente». Convocato a Roma per giustificare la propria posizione, Hus rifiuta e ha la protezione del re che, ambendo alla carica imperiale, vuole risolvere la disputa teologica per mostrare la propria autorità tanto nei problemi civili che in quelli religiosi. L’arcivescovo Zbynek bandisce invano Hus il 15 marzo 1411 e altrettanto vanamente lancia l’interdetto su Praga l’8 giugno: re Venceslao affida a un collegio arbitrale la disputa tra l’arcivescovo e Hus e l’arbitrato stabilisce che il bando e l’interdetto siano rimessi e che Hus non sia tenuto a presentarsi a Roma. Il mercato delle indulgenze [modifica] Intanto Giovanni XXIII aveva proclamato la “”guerra santa”” contro Ladislao, re di Napoli, sostenitore di Gregorio XII, e iniziato la raccolta dei fondi necessari alla guerra mediante la vendita delle indulgenze, ossia la remissione di tutti i peccati in cambio di denaro. Anche il re boemo appoggia l’iniziativa papale, dal momento che una percentuale del ricavato sarebbe finita nelle casse statali. Le proteste di Hus, che dichiara che ogni guerra santa non può corrispondere al messaggio evangelico, di Girolamo da Praga e di molti cittadini furono represse; lo stesso Stefano Pálec, ora dottore in teologia dell’Università, esortò il re a soffocare la protesta; tre giovani furono condannati e decapitati. Hus si spinge oltre: sostiene la tesi di Wyclif secondo la quale un predicatore può predicare senza il permesso del vescovo, dal momento che il dovere di annunziare il Vangelo è un comandamento di Cristo. Scomunicato alla fine di luglio 1412, il cardinale Pietro degli Stefaneschi, che presiede il processo ordinato dalla Curia romana, ne ordina l’arresto e la demolizione della Cappella di Betlemme; il cardinale Giovanni di Lisbona reca a Praga l’atto di scomunica, promulgato nel sinodo della diocesi praghese il 18 ottobre 1412. L’appello a Cristo [modifica] Il ponte Carlo a PragaIn risposta, Hus aveva già esposto, il 12 ottobre, sul ponte di Praga, nei pressi del palazzo arcivescovile, il suo “”appello a Cristo””, rivolto da «Jan Hus da Husinec, maestro e baccelliere formato in teologia presso la illustre Università di Praga, sacerdote e predicatore titolare della Cappella detta di Betlemme […] a Gesù Cristo, giudice equo il quale conosce, protegge, giudica, rivela e corona immancabilmente la giusta causa di ognuno». Sottolinea la legittimità del suo ricorso «per l’ingiusta sentenza e la scomunica comminatami dai pontefici, scribi, farisei, e giudici insediatisi sulla cattedra di Mosè […] come il santo e grande patriarca di Costantinopoli Giovanni Crisostomo presentò ricorso alla sentenza di due Concili di vescovi e chierici e così come i vescovi, spero beati, Andrea di Praga e Roberto di Lincoln, presentarono ricorso contro la sentenza del papa […]». Ricorda che, convocato, non si presentò a Roma perché «Lungo la strada mi erano tese ovunque insidie e il pericolo corso da altri mi rese prudente» citando il trattamento riservato a Bologna ai suoi procuratori Stanislao da Znojmo e Stefano Pálec, e menziona il concordato raggiunto con l’arcivescovo di Praga Zbynek, al quale «non era noto in tutto il regno di Boemia un solo eretico e nemmeno nella città di Praga e nel Margraviato di Moravia». Conclude come, a suo avviso, «tutte le antiche leggi divine dell’Antico e del Nuovo Testamento, nonché le leggi canoniche dispongono che i giudici devono visitare i luoghi dove si dice che sia stato commesso un delitto ed ivi esaminare l’accusa fatta […] devono rivolgersi a quelli che conoscono la condotta dell’accusato che non siano malevoli né gelosi verso di lui […] poiché l’incolpato o accusato deve avere sicuro e libero accesso al luogo di giustizia e il giudice, come i testimoni, non devono essere suoi nemici: è dunque evidente che non sussistevano queste condizioni per farmi comparire in giudizio». Il Concilio di Costanza [modifica] La casa di Costanza che ospitò Hus nel novembre 1414All’ordine del re di non predicare, in un primo momento obbedisce ma qualche settimana dopo riprende le sue prediche nei paesi della Boemia. Nel 1413 conclude quello che resta il suo scritto più noto, il De ecclesia, e scrive Sulla simonia e la raccolta di sermoni Postilla. Dopo il fallimento del Concilio di Pisa nel 1409, il re d’Ungheria, Sigismondo, che sarà incoronato imperatore l’8 novembre 1414, convocò il 30 ottobre 1413 un nuovo concilio, da tenersi a Costanza l’1 novembre 1414, che affrontasse il problema dell’unità della Chiesa, eleggendo un nuovo papa, e che combattesse la corruzione ecclesiastica e ponesse fine alle dispute dottrinali, affrontando anche il caso Hus. A questo scopo Hus fu sollecitato a raggiungere Costanza, con la garanzia dell’incolumità. Hus partì per Costanza l’11 ottobre, sostando a Norimberga, a Ulm e a Biberach, e giungendo nella città tedesca il 3 novembre. Il 27 novembre, invitato a un incontro amichevole dai cardinali Pierre d’Ailly, Ottone Colonna, prossimo papa Martino V, Guillaume Fillastre e Francesco Zabarella, è da loro fatto subito arrestare e incarcerare. In carcere, il 4 marzo 1415, termina di scrivere un opuscolo dedicato al suo carceriere, il De matrimonio ad Robertum. Il 20 marzo Giovanni XXIII, sul quale erano insistenti le accuse di corruzione, fugge da Costanza e viene dichiarato decaduto in quanto simoniaco, mentre il secondo papa, Gregorio XII, si dimette spontaneamente; quanto al terzo papa, Benedetto XIII, sarà deposto dal concilio il 26 luglio 1417 come scismatico ed eretico. Il processo [modifica] Ad aprile giunge a Costanza il discepolo di Hus, Girolamo da Praga, per ottenere da Sigismondo la liberazione del suo maestro ma il Concilio risponde con un mandato di cattura; Girolamo fugge ma è arrestato alla frontiera bavarese: sarà mandato al rogo il 30 maggio 1416. Il 18 maggio 1415 viene intimato a Hus di ritrattare le sue affermazioni, considerate eretiche; ottiene un’udienza pubblica, da tenersi il 5 giugno, ove poter dimostrare l’ortodossia delle sue dottrine, ma gli viene impedito di parlare. Interrogato nei giorni successivi, alla presenza di Sigismondo, dai cardinali Zabarella e d’Ailly, che gli contestano la sua tesi, secondo la quale un re, un papa o un vescovo, che siano in peccato mortale, decadono dalla loro carica e il suo dubbio della necessità di un capo visibile della Chiesa, dal momento che solo Cristo è alla testa della comunità cristiana. Risponde che con la deposizione di Giovanni XXIII la Chiesa continua a essere retta da Cristo e rifiuta di abiurare. Le accuse contro Jan Hus [modifica] Il duomo di CostanzaIl 18 giugno 1415, il Concilio di Costanza ratificò un elenco di 30 accuse contro Hus, proposizioni considerate eretiche tratte da tre sue opere, il De ecclesia, soprattutto e dal Contra Stephanum Palec e il Contra Stanislaum de Znoyma, dandogli tempo due giorni per contestarle. Si riportano le accuse e, in corsivo fra parentesi, le note di Hus: 1. Vi è una sola chiesa universale [intesa nel suo senso proprio, secondo Agostino], che è la totalità dei predestinati. E poi prosegue: la santa chiesa universale [intesa nel suo senso proprio] è solo una [cioè, propriamente parlando, non è parte di un’altra], dal momento che uno solo è il numero dei predestinati. La frase è tratta dal De ecclesia. Qui e altrove, per predestinati s’intendono gli eletti, coloro che si salveranno, e per preconosciuti i dannati nell’ultimo giudizio. Con la sua precisazione, Hus vuole escludere l’interpretazione, che gli si vorrebbe attribuire, di concepire la chiesa militante costituita solo da predestinati. 2. Paolo non è mai stato membro del diavolo (preconosciuto riguardo a una sua definitiva adesione), benché abbia compiuto alcuni atti simili a quelli della chiesa dei malvagi. 3. I preconosciuti non sono parte della chiesa (cattolica, in senso proprio), poiché alla fine nessuna sua parte le sarà tolta, in quanto la carità predestinante che la tiene unita non verrà mai meno. 4. Le due nature, divina e umana, costituiscono un solo Cristo [concretamente, per unione]. E prosegue poi al capitolo X: ogni uomo è spirito [questo è spesso affermato dal beato Agostino nei suoi Commentari al Vangelo di Giovanni], dal momento che è composto di due nature. 5. Il preconosciuto per quanto talvolta, secondo la presente giustizia, possa essere nella giustizia, possa essere nella grazia – non fa però mai parte della santa chiesa [cattolica, in senso proprio]; il predestinato rimane sempre membro della chiesa, anche se qualche volta decade dalla grazia occasionale, ma mai dalla grazia della predestinazione. 6. La chiesa intesa come congregazione dei predestinati, che siano o no nella grazia secondo la presente giustizia, è un articolo di fede [così pensa il beato Agostino in sue varie opere: Super Johannem, Enchiridion, Super Psalmos, De doctrina christiana, e nel libro De praedestinatione]. Il Concilio di Costanza7. Pietro non è oggi e non fu mai il capo della santa chiesa cattolica (universale, intesa in senso proprio). Per Hus solo Cristo è il capo della chiesa universale; rifacendosi ad Agostino, (Retractationes, I, 21, 1) e allo Pseudo-Agostino (Questiones Veteris et Novi Testamenti, 75) nel De ecclesia Hus scriveva «che Cristo abbia inteso fondare l’intera chiesa sulla persona di Pietro è contraddetto dalla fede nel Vangelo, dall’argomentazione di Agostino e dalla ragione». Agostino aveva scritto che «Tu es Petrus (Mt, 16, 18-19)» significava «Edificherò la mia chiesa sopra ciò che è stato confessato da Pietro quando diceva “”Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente””». Infatti a Pietro non fu detto “”Tu sei la pietra”” ma “”Tu sei Pietro””. La pietra era invece il Cristo confessato da Simone». L’interpretazione di Agostino fu però presto abbandonata e sarà ripresa da John Wyclif, Hus e poi da Lutero e dagli altri riformatori protestanti. 8. Quei sacerdoti che in qualsiasi modo vivono una vita criminosa contaminano la potestà sacerdotale e come figli infedeli [vedi Deuteronomio 32:””La perversa generazione e i figli infedeli””], ragionano da miscredenti a proposito dei setti sacramenti della chiesa, delle chiavi, gli iffici, le censure, i costumi, i riti e le cose sacre della chiesa, la venerazione delle reliquie, le indulgenze e gli ordini [Come afferma il Salmo 78: “”Essi lo lusingavano con la loro bocca e gli mentivano con la loro lingua, perché il loro cuore non era retto, né essi erano fedeli al suo patto””]. Hus precisò nell’udienza dell’8 giugno 1415 nel Concilio di Costanza che quei sacerdoti «ragionano da miscredenti perché mancano di fede formata dalla carità e hanno ormai una fede morta». 9. La dignità papale trasse origine da Cesare e l’istituzione papale e la sua preminenza provennero dal potere di Cesare [Mi riferivo qui al potere temporale, alle insegne imperiali e alla supremazia riconosciuta al papa sulle quattro sedi patriarcali]. 10. Nessuno può ragionevolmente affermare di se stesso e di altri, senza rivelazione [particolare, perché è detto nell’Ecclesiaste 9: “”Nessuno sa se è degno di grazia o di odio””], che è a capo di una chiesa particolare, neppure il romano pontefice può dire di essere il capo della chiesa romana. Tratto dal De ecclesia, tranne l’ultima affermazione «neppure il romano pontefice…» che non esiste né nel De ecclesia né in altri testi di Hus. 11. Non bisogna credere che ogni romano pontefice, chiunque sia, è a capo [pur perseverando nei meriti della vita] di qualunque santa chiesa particolare, salvo che Dio ve lo abbia predestinato. Per Hus esistono diverse chiese cristiane e quella romana è solo una di esse. 12. Nessuno fa le veci di Cristo o di Pietro [nell’ufficio e nel merito] se non lo segue nel modo di comportarsi, dal momento che nessun altro discepolato è più pertinente, né altrimenti [sotto alcun’altra condizione] colui ha ricevuto da Dio il potere di rappresentarlo; infatti per quell’ufficio di vicario si richiede [la compresenza di] conformità di vita morale e autorità di chi istituisce. Tratto dal De ecclesia che a sua volta lo riprende dal De potestate papae di Wyclif. 13. Il papa non è vero e manifesto successore [nell’ufficio e nel merito] del principe degli Apostoli Pietro, se si comporta in modo contrario a Pietro e si lascia sedurre dalla cupidigia di denaro: in tal caso è vicario di Giuda Iscariot. Per lo stesso motivo i cardinali non sono veri e manifesti successori del collegio degli altri Apostoli di Cristo, salvo che vivano come vissero gli Apostoli, osservando i precetti e i consigli del nostro Signore Gesù Cristo. 14. I dottori che affermano che se alcuno, soggetto a censura ecclesiastica, rifiuti di lasciarsi correggere, debba essere consegnato al giudizio secolare, in pratica si comportano come il sommo sacerdote, gli scribi e i farisei i quali, di fronte al rifiuto di obbedienza del Cristo, dissero: «Non ci è lecito mettere a morte un uomo» e lo consegnarono al giudizio secolare [qui, com’è evidente, mi riferisco a coloro che consegnarono Cristo a Pilato]. Quei dottori, dunque, commettono un omicidio ancor più grave di quello di Pilato [Mi riferisco qui agli otto dottori di Praga i quali scrissero che chiunque non avesse obbedito ai loro ordini sarebbe stato consegnato al braccio secolare]. È un episodio avvenuto nel 1413: gli otto dottori dell’Università di Praga consideravano la chiesa costituita da un capo, il papa, e da un corpo, il collegio dei cardinali; per loro, la chiesa era infallibile e di autorità stabiliva il senso autentico delle Scritture. 15. L’obbedienza ecclesiastica è obbedienza secondo l’invenzione dei preti della chiesa, prescindendo da ogni esplicito comandamento della Scrittura [qui mi riferivo a un’obbedienza ben distinta dall’obbedienza esplicita alla legge di Dio, come risulta evidente dall’articolo da cui la frase è tratta; ma Dio proibisce che tutta l’obbedienza della legge di Dio sia di quel genere che è anche chiamata, in un certo senso, obbedienza della chiesa]. L’articolo, tratto dal De ecclesia, è una citazione dal De officio regis di Wyclif. Hus distingue tre tipi di obbedienza: l’obbedienza spirituale alla legge di Dio, l’obbedienza secolare alle leggi civili e l’obbedienza ecclesiastica ai precetti della chiesa che non hanno fondamento sulla Scrittura. 16. L’ovvia distinzione fra gli atti umani è che sono virtuosi o malvagi. Perché, se un uomo è malvagio, agirà malvagiamente qualsiasi cosa faccia; se è virtuoso, agirà virtuosamente qualsiasi cosa faccia. La malvagità, la si chiami crimine o peccato mortale, infetta totalmente gli atti dell’uomo, mentre la virtù vivifica tutti gli atti di un uomo virtuoso. Tratto dal De ecclesia, Hus richiamava il suo passo da Luca, 11,34: «Se il tuo occhio – la tua intenzione – è sano, non è depravato dal peccato, anche il tuo corpo – tutti i tuoi atti – è illuminato, puro al cospetto di Dio». 17. I sacerdoti di Cristo che vivono secondo la sua legge, che hanno conoscenza delle Scritture e desiderio di edificare il popolo, devono predicare malgrado una pretesa scomunica [ingiuriosa e illegale, comminata per malizia]. E poco oltre: se il papa o un altro prelato ordina a un sacerdote avente le suddette qualità di non predicare, l’inferiore non dovrebbe ubbidire. Hus giustificava la sua disubbidienza con la preminenza data a Dio piuttosto che agli uomini: il cristiano ha diritto di giudicare se un ordine della chiesa proveniva da Dio piuttosto che da uomini. Jan Hus davanti ai padri del concilio, dipinto di Vaclav Brozik, 188318. Chiunque acceda al sacerdozio riceve, in conformità a questo preciso mandato, l’ufficio del predicatore [così affermano molti santi: Agostino, Gregorio, Isidoro, ecc.] e deve pertanto eseguire quel mandato malgrado ogni pretesa scomunica [illegale, ingiuriosa e comminata per malizia]. 19. Servendosi delle censure ecclesiastiche di scomunica, sospensione o interdetto [spesso, ahime, abusando di quelle censure che possono essere e spesso sono imposte legittimamente] il clero assoggetta il popolo laico per innalzare se stesso, dà libero corso alla propria cupidigia di denaro, protegge la malvagità e prepara la via all’Anticristo. È evidente che provengono dall’Anticristo quelle censure che essi, nei loro processi, chiamano “”fulminazioni””. Il clero ne usa innanzitutto contro coloro i quali mettono a nudo la delinquenza con la quale l’Anticristo si è appropriato del clero. 20. Se il papa è malvagio e soprattutto se è preconosciuto, allora è un diavolo, come l’Apostolo Giuda, un ladro e un figlio di perdizione, e non è capo della santa chiesa militante [per quanto attiene alla perseveranza nella vita meritoria fino alla fine], non essendo neppure membro della chiesa. 21. La grazia della predestinazione è il legame che unisce indissolubilmente il corpo della chiesa e ogni suo membro con il suo capo. Tratto dal Contra Stephanum Pálec, ove Hus citava Paolo, Romani, 8,35, 8,38, 8,39. 22. Un papa o un prelato malvagio e preconosciuto è un pastore solo in apparenza, in realtà è un ladro e un brigante [perché non è tale per il proprio ufficio e la vita meritoria, ma solo in base all’ufficio]. Tratto dal Contra Stephanum Pálec; il problema consisteva in ciò: se un papa malvagio resti papa in quanto la sua carica è indipendente dall’indole della persona – come sostenevano Palec e i difensori delle prerogative papali – oppure se un papa malvagio non possa essere considerato papa e sia stata legittima la decisione del Concilio di Costanza di deporre Giovanni XXIII. Hus sostiene la seconda ipotesi. 23. Il papa non deve farsi chiamare «santissimo» neppure limitatamente al suo ufficio [perché Dio solo è santissimo], perché altrimenti anche un re dovrebbe esser chiamato santissimo secondo il suo ufficio e così pure il boia e l’araldo divrebbero esser chiamati santi; in verità perfino il diavolo dovrebbe esser chiamato santo, essendo agli ordini di Dio. 24. Se il papa vive in modo contrario a Cristo, per quanto sia asceso al trono mediante un’elezione regolare e legittima secondo la costituzione umana in vigore, egli non è purtuttavia asceso al trono per opera di Cristo, ma per altra via [perché si è elevato per superbia al di sopra di Cristo], pur ammettendo che egli sia risultato prescelto mediante un’elezione compiuta in primo luogo da Dio. Infatti Giuda Iscariot fu eletto regolarmente e legittimamente all’episcopato da Gesù Cristo che è Dio, eppure egli si introdusse per altra via nell’ovile delle pecore [perché non entra attraverso la porta stretta, cioè Cristo che dice: “”Io sono la porta; chiunque entra attraverso me sarà salvato””. Dissi questo a puro titolo d’ipotesi, in attesa di migliore informazione]. Qui Hus faceva riferimento alla deposizione di Giovanni XXIII, deposto dallo stesso Concilio per indegnità, benché la sua elezione fosse stata legittima. 25. La condanna dei 45 articoli di John Wycliffe pronunciata dai dottori è assurda e iniqua; errato è il presupposto su cui si fonda. Tale presupposto è che nessuno di tali articoli sia cattolico, ma che ognuno di essi sia eretico. In realtà Hus sosteneva che 5 delle 45 proposizioni di Wyclif condannate dal Concilio di Costanza il 4 maggio 1415 fossero ortodosse. 26. Per il solo fatto che gli elettori o la maggioranza di essi abbia espresso a viva voce il proprio voto a favore di una data persona, secondo le consuetudini umane [come avvenne nel caso di Agnese che fu ritenuta papa legittimo della chiesa], tale persona non dev’essere considerata ipso facto legittimamente o, per quel solo fatto, vero e manifesto successore e vicario [nell’ufficio e nella vita meritoria] dell’Apostolo Pietro o di un altro Apostolo nell’ufficio ecclesiastico. Per cui, sia che elettori abbiano eletto bene o male, dobbiamo credere alle opere dell’eletto. Per tale ragione, quanto più uno si affatica meritoriamente a beneficio della chiesa, tanto maggior potere egli ottiene da Dio. Con “”Agnese””, Hus si riferisce alla “”papessa Giovanna””, la cui leggenda era allora considerata ancora un fatto storico. L’interno del duomo di Costanza27. Non vi è un minimo barlume di evidenza nel fatto che vi debba essere un capo che regge la chiesa nelle questioni spirituali, che sia sempre a disposizione della chiesa militante [È evidente, dato che è risaputo che la chiesa è stata per lunghi periodi senza papa e così si trova tuttora dopo la condanna di Giovanni XXIII]. Tratto dal Contra Stanislaum di Hus, come i due successivi capi d’accusa. 28. Cristo, senza tali capi mostruosi [cioè senza Agnese e Giovanni XXIII e altri che furono eretici o per vari motivi dei criminali] reggerebbe molto meglio la sua chiesa mediante i suoi veri discepoli sparsi in tutto il mondo. 29. Gli apostoli e i fedeli sacerdoti del Signore avevano coraggiosamente organizzato la chiesa nelle cose necessarie alla salvezza ben prima che fosse istituito l’ufficio papale [per quanto riguarda il dominio e il governo temporale]. E così farebbero se non vi fosse più un papa – cosa possibilissima – fino al giorno del giudizio. Nella Relazione di Pietro Mladonovic si legge che quando, l’8 giugno 1415 fu letta questa proposizione nell’assise del Concilio, i presenti derisero Hus accusandolo di fare profezie. Hus rispose sostenendo che «al tempo degli apostoli la chiesa era governata infinitamente meglio di adesso. Che cosa impedisce a Cristo di reggerla meglio anche ora, senza quei capi mostruosi che ora abbiamo avuto, mediante suoi discepoli veri? Vedete! Ora non abbiamo nessun capo, eppure Cristo non cessa di reggere la sua chiesa». 30. Nessuno è signore in campo secolare, nessuno è prelato, nessuno è vescovo fintantoché sia in peccato mortale [per quanto attiene all’ufficio e alla vita meritoria, come i santi hanno affermato. Osea, 8, 4: “”Si sono stabiliti dei re senza mio ordine, si sono eletti capi a mia insaputa””. lo stesso affermano anche i santi Gregorio, Bernardo, ecc.]. La proposizione, tratta dal Contra Stephanum Pálec di Hus, apparteneva a quelle di Wyclif condannate dal Concilio ma era considerata corretta da Hus. La sentenza [modifica] Il 23 giugno scrive dal carcere all’amico Giovanni di Chlum: «Devi sapere che Pálec insinuò che non dovrei temere la vergogna dell’abiura, ma considerare invece il vantaggio che ne deriverebbe. E io gli risposi: “”È più vergognoso essere condannato e bruciato che abiurare. In che modo potrei temere la vergogna? Ma dimmi il tuo parere: che cosa faresti tu se fossi certo di non essere incorso negli errori che ti sono imputati? Abiureresti?”” E lui rispose: “”È difficile””. E si mise a piangere». Il 5 luglio scrive agli amici boemi: «Se mi dessero carta e penna, con l’aiuto di Dio, risponderei anche per iscritto: Io, Jan Hus, servo di Gesù Cristo in speranza, non intendo dichiarare che ogni articolo ricavato dai miei scritti sia errato, per non condannare i detti delle sacre Scritture e specialmente di Agostino». Il giorno dopo, nel duomo di Costanza, è dichiarato colpevole. La Relatio de Magistro Johanne Hus, stilata da Pietro Mladonovic, testimone di quella drammatica giornata, riporta vivamente i fatti. «Fu eretto un palco simile a un tavolo nel mezzo dell’assemblea e della chiesa. Vi si pose sopra una specie di piedistallo, su cui furono sistemati i paramenti, la pianeta per la messa e gli abbigliamenti sacerdotali appositamente per procedere alla svestizione di mastro Jan Hus. Così, quando fu condotto in chiesa nei pressi del palco, cadde in ginocchio e pregò a lungo. Contemporaneamente, il vescovo di Lodi salì sul pulpito e pronunciò un sermone sulle eresie […]». Vetrata del duomo di CostanzaIl revisore pontificio, Bernardo di Wildungen, lesse poi i capi d’accusa estratti dai suoi scritti, ai quali Hus cercò di replicare, ma gli fu imposto di tacere. Si lessero poi i capi d’accusa estratti dalle dichiarazioni rilasciate dai testimoni ascoltati al processo; «fra questi articoli c’era quello secondo cui, dopo la consacrazione dell’ostia, sull’altare permane il pane materiale o la sostanza del pane. Ve n’era anche uno per cui un prete in peccato mortale non può operare la transustanziazione, né consacrare, né battezzare […]». Hus riuscì a rispondere di non aver «mai sostenuto, insegnato o predicato che nel sacramento dell’altare, dopo la consacrazione, permanga il pane materiale». Lo accusarono anche di aver sostenuto di essere, lui, «la quarta persona della Deità. Tentavano di comprovare quest’accusa, citando un certo dottore. Ma il maestro gridò: “”Nominate il dottore che ha deposto contro di me!””. Al che, il vescovo che stava dando lettura della cosa rispose: “”Non c’è alcun bisogno di nominarlo, qui e ora””». Fu poi condannato il suo appello a Cristo e l’aver egli, scomunicato, continuato a predicare. Il vescovo italiano della Diocesi di Concordia-Pordenone lesse poi della sua condanna al rogo, unitamente a tutti i suoi scritti. «Mentre procedeva la lettura della sentenza, egli l’ascoltava in ginocchio e in preghiera con gli occhi levati al cielo […] “”Signore Gesù Cristo, io t’imploro, perdona tutti i miei nemici per amore del tuo nome. Tu sai che essi mi hanno accusato falsamente, che hanno prodotto falsi testimoni, che hanno orchestrato falsi capi d’accusa contro di me. Perdonali, per la tua sconfinata misericordia””». Rivestito di paramenti sacri, fu invitato ad abiurare, ma rifiutò. Disceso dal palco, «i vescovi cominciarono subito a spogliarlo. Prima gli tolsero di mano il calice, pronunciando questo anatema: “”O Giuda maledetto, perché hai abbandonato la via della pace e hai calcato i sentieri dei giudei, noi ti togliamo questa coppa della redenzione”” […] e così di seguito, ogni volta che gli toglievano uno dei paramenti, come la stola, la pianeta e tutto il resto, pronunciavano un anatema appropriato. Al che egli rispondeva di accogliere quelle umiliazioni con animo mansueto e lieto per il nome del nostro Signor Gesù Cristo». Annullatagli la tonsura, gli posero sulla testa una corona di carta tonda, alta circa 45 centimetri, con tre diavoli dipinti e la scritta “”Questi è un eresiarca””. «A questo punto il re disse al duca Lodovico, figlio del defunto Clemente di Bavaria, che in quel momento gli stava di fronte, tenendo in mano il globo con la croce: “”Va’, prendilo in consegna!””». E costui ricevette in custodia il maestro e a sua volta lo diede nelle mani dei suoi aguzzini perché fosse condotto a morire». Il rogo [modifica] Portato fuori dalla chiesa, il corteo passò davanti al cimitero dove si stavano bruciando i suoi libri ed egli sorrise a quello spettacolo. Lungo la strada, «esortava gli astanti e quelli che lo seguivano a non credere che egli andasse a morire per gli errori che gli erano stati falsamente attribuiti e appoggiati dalla falsa testimonianza dei suoi peggiori avversari. Quasi tutti gli abitanti di quella città lo accompagnavano in armi a morire» Giunto sul luogo del supplizio, che si trovava in un prato circondato da giardini – ora corrispondente alla Alten Graben strasse – s’inginocchiò e, mentre pregava, «quella scandalosa corona, raffigurante i tre demoni, gli cadde dalla testa ed essendosene accorto, sorrise. Alcuni dei soldati mercenari, che stavano lì intorno, dissero: “”Rimettetegliela su; che sia bruciato coi demoni suoi signori che ha servito in terra””». Denudato, le mani legate dietro la schiena, è legato a un palo con funi e con una catena intorno al collo. Gli misero sotto i piedi due grandi fascine di legna mista a paglia e altre intorno al corpo fino al mento. Esortato ancora ad abiurare, «levati gli occhi al cielo, replicò ad alta voce: “”Dio m’è testimone che mai insegnai le cose che mi sono falsamente attribuite e di cui falsi testimoni mi accusano. Egli sa che l’intenzione dominante della mia predicazione e di tutti i miei atti e dei miei scritti era solo tesa a strappare gli uomini dal peccato. E oggi […] sono pronto a morire lietamente””». Il fiume Reno a CostanzaAllora si accese il rogo. Hus cominciò a cantare, uno dopo l’altro, due inni «ma come egli cominciò a cantare il terzo inno, una folata di vento gli coperse il volto di fiamme. E così, pregando nell’intimo, muovendo appena le labbra e scuotendo il capo, spirò nel Signore. Prima di morire, mentre pregava in silenzio, sembrò balbettare giusto il tempo sufficiente a recitare due o tre volte il “”Padre nostro””». Consumata la legna e le funi dal fuoco, «i resti di quel corpo rimasero in catene appesi per il collo; allora i boia tirarono giù le membra abbrustolite e il palo. Le bruciarono ulteriormente, portando altra legna al fuoco da un terzo carico. Poi, camminando torno torno, spezzarono le ossa a bastonate per farle bruciare più presto. Quando trovarono la testa, la fecero a pezzi con i randelli e la gettarono sul fuoco. Quando trovarono il cuore in mezzo alle interiora, dopo aver appuntito un bastone come uno spiedo, lo infilzarono sulla punta e fecero particolare attenzione a farlo arrostire e consumare, punzecchiandolo con le lance, finché non fu ridotto in cenere». Bruciati anche scarpe e vestiti perché non potessero servire da reliquie, «caricarono tutte le ceneri su di un carro e le buttarono nel Reno che scorreva lì vicino». Il pensiero di Hus [modifica] La verità [modifica] L’elemento centrale del pensiero di Hus risiede nella nozione di verità. Realista nel senso della filosofia scolastica – la verità non è un’opinione, un concetto esistente unicamente nell’intelletto umano, ma ha una realtà indipendente dall’uomo, è la realtà delle cose – come cristiano, per Hus la verità è la testimonianza di Cristo il quale, in quanto Dio incarnato, in quanto uomo, è conoscibile dall’uomo. Dunque la verità è la testimonianza di Cristo, registrata nelle Scritture; ma Hus precisa che il cristiano deve rimanere costante nella fede e «nella conoscenza di questa tripice verità: prima, quella contenuta evidentemente nella Scrittura, poi quella che fu toccata dalla ragione infallibile e infine quella che il cristiano fece sua partendo dalla propria esperienza personale. Fuori di tale verità nulla deve essere affermato o riconosciuto come vero». Monumento a Jan Hus, PragaSembra che le tre fonti di verità così elencate non siano concepite in contraddizione da Hus, per il quale la fede in Cristo dovrebbe trovare conferma nella ragione e questa nell’esperienza di ciascuno; la verità resta unica ma può essere comprensibile a chiunque: non ci sono uomini che ne siano i depositari e non può essere in contraddizione con la condotta di vita di ciascuno. Così la vita di Cristo è esemplare perché è espressione della verità da lui testimoniata e morì per averla espressa, così per difendere la verità ciascuno può sacrificare la propria vita. La mancanza di verità non è semplice errore ma per Hus è menzogna e la lotta contro la menzogna è affermazione tanto del vero quanto del giusto, perché la verità non può che essere giustizia; è qui la radice rivoluzionaria che sarà colta dai suoi seguaci: si deve dare la vita per difendere la verità e affermare così la giustizia; tale elemento va unito alla concezione della Chiesa, ripresa da Wyclif, come insieme di tutti gli eletti, i predestinati, i quali, fatto salvo da Hus il libero arbitrio, sono tali in quanto guadagnano da Cristo, e non dagli uomini che pretendono di rappresentarlo, la propria salvezza. L’influsso di Wyclif [modifica] L’adesione di Hus alle teorie di Wyclif appare nel suo Commento alle Sentenze, ove accetta il realismo filosofico dell’inglese in contrasto con l’orientamento nominalista dei teologi praghesi. Ma si differenzia nella dottrina eucaristica dove, nonostante le accuse mossegli dagli inquisitori, la sua interpretazione è ortodossa, mentre Wyclif negava la transustanziazione e affermava che il pane resta tale nella consacrazione e se l’inglese sostiene l’assoluta illegittimità delle indulgenze, Hus si limitò a denunciarne gli abusi. Di Wyclif condivide invece la denuncia dello stato in cui versa la Chiesa, la corruzione degli ecclesiastici e la loro pretesa di essere insindacabili dai fedeli laici. Nel suo trattato De ecclesia mostra la separazione esistente tra la chiesa gerarchica e istituzionale e la comunità dei cristiani uniti dalla fede e dall’osservanza dei precetti divini: quest’ultima, chiamata universitas praedestinatorum, è per Hus la vera chiesa santa e cattolica. Il De ecclesia [modifica] Jan Hus>Iniziato a scivere a Praga nel 1412, fu terminato verso il maggio 1413 nel periodo della sua lontananza da Praga: inviato nella capitale per ricavarne diverse copie, il trattato fu diffuso l’8 giugno 1413 dalla Cappella di Betlemme. Cristo è il capo della chiesa e a lui solo spetta il titolo di «sommo Pontefice». La chiesa universale è l’assemblea dei predestinati, che possiamo distinguere solo dal loro modo di vivere e dalle loro azioni: solo costoro possono essere considerati vescovi o pontefici. Chi non ha una condotta conforme a quella degli apostoli, non può essere legittimo detentore di una carica ecclesiastica e può e deve essere deposto; a costoro è lecito disubbidire e resistere. Vi sono segni che mostrano l’indegnità della carica rivestita dagli ecclesiastici: «Il primo segno dell’indegnità del papa è quando, dimenticando la legge di Dio e i devoti testimoni dell’Evangelo, si dà tutto alle umane tradizioni […] il secondo segno è quando il papa e i prelati ecclesiastici, abbandonando la conversazione di Cristo, si immergono negli affari mondani. Il terzo segno è quando il papa mette a capo dei ministeri di Cristo i mercanti di questo mondo, e per le esigenze della vita mondana, tartassa le chiese povere. Il quarto segno è quando, o per suo comando o perché degli inetti sono preposti alla cura pastorale, priva della Parola di Dio le anime che dovrebbe salvare […] l’uccisione e la perdizione delle pecorelle di Cristo sono i due peggiori peccati, per il fatto che la vivificazione per grazia e la glorificazione delle pecorelle sono i loro massimi beni, ai quali si oppongono l’uccisione e la distruzione […] è chiaro che coloro che uccidono le anime sono ministri dell’Anticristo e di Satana. Da ciò si deduce che ribellarsi al papa che travia è obbedire al Cristo Signore: cosa che frequentemente avviene, quando si tratta di provvedimenti che risentono di interessi personali. Perciò chiamo a testimone tutto il mondo che la distribuzione dei benefici da parte del papa semina dappertutto mercenari nella chiesa, gli dà occasione di gonfiare esageratamente la sua potestà vicaria, di dar troppo valore alla dignità mondana, di voler ostentare una falsa santità». Bibliografia [modifica] Edizioni [modifica] Expositio Decalogi, De corpore Christi, De sanguine Christi, Praga, 1903 Super IV Sententiarum, Praga, 1905 Sermones de sacntis, Praga, 1908 Sermones de tempore qui Collecta dicuntur, Praga, 1959 Polemica, Praga, 1966 Passio Christi, Praga, 1973 Studi [modifica] M. Spinka, John Hus Concept of the Church, Princeton, 1956 M. Spinka, John Hus at the Council of Constance, London, 1965 M. Spinka, The letters of John Hus, Manchester, 1972 P. de Vooght, L’heresie de Jean Hus, Louvain, 1975 J. Boulier, Jean Hus, Bruxelles, 1982 F. Smahel, La Révolution hussite, une anomalie historique, Paris, 1985 G. Leff, Wyclif and Hus: a Doctrinal Comparison, in «Wyclif in His Times», Oxford, 1986 Jan Hus zwischen Zeiten, Volkern, Konfessionen, a cura di F. Seibt, Münich, 1997 J. Puyo, Jan Hus. Un drame au cœur de l’Eglise, Paris, 1998 Bibliografia in italiano [modifica] R. Kalivoda, Jan Hus: pensiero e azione, in «La chiesa invisibile. Riforme politico-religiose nel basso Medioevo», a cura di M. T. Beonio Brocchieri Fumagalli, Milano, 1978 F. Leoncini, Jan Hus e la rivoluzione hussita, in «Rivista di Storia e Letteratura religiosa», 21, 1985 A. Molnar, Jan Hus, Claudiana, Torino, 2004″,”RELP-044”
“BOULLAND Paul PENNETIER Claude VACCARO Rossana a cura; saggi di Rémy SKOUTELSKY Georges VIDAL Alexandre COURBAN Marie-Cécile BOUJU Axelle BRODIEZ Pascal CARREAU Paul BOULLAND Claude PENNETIER”,”André Marty. L’homme, l’affaire, l’archive. Approches historiques et guide des archives d’André Marty en France.”,”Contiene in appendice la biografia di André Marty (pag 157-189)”,”PCFx-109″
“BOULOISEAU Marc”,”La République jacobine. 10 août – 9 thermidor an II.”,”BOULOISEAU Marc nato nel 1907, allievo di Mathiez e di Lefebre, di cui diviene stretto collaboratore e amico. Laureato in lettere nel 1937, segretario della commissione di Histoire economique et sociale de la Rev. Franc.”,”FRAR-382″
“BOULOUQUE Sylvain”,”L’affaire de l’Humanité.”,”BOULOUQUE Sylvain è un’insegnante, storica specialista dell’anarchismo e del comunismo, membro del comitato di redzione delle riviste universitarie ‘Communisme’ e ‘Twentieth Century Communism’. Ha partecipato alla stesura del ‘Livre noir du communisme’ e al ‘Dictionnaire du communisme’. E’ autrice con Franck Liaigre di ‘Listes noires du PCF’ (2008). “”Nel 1940, uno dei più alti responsabili comunisti, Maurice Tréand, tentò di far ripartire il quotidiano ‘l’Humanité’ in piena occupazione nazista. Il suo tentativo non riesce, ma cinque anni dopo, alla fine della guerra, il PCF, diventato ‘le parti des fusillés’, ha cercato di cancellare ogni traccia di questo tentativo e di attribuire la resposabilità a Tréand. Oltre all’analisi di questa zona d’ombra nella storia del PCF, l’opera cerca di ricostruire l’itinerario di un comunista esemplare: dalla sua formazione passando per degli stages nelle scuole comuniste fino al controllo poliziesco e meticoloso dei militanti del Partito, attraverso la commissione dei quadri di cui ha la responsabilità per lungi anni. L’opera indaga su una coppia fondamentale che permette di comprendere il comunismo: la fedeltà e il tradimento”” (testo in quarta di copertina)”,”PCFx-105″
“BOUNAN Michel”,”Lo stato astuto.”,”””Sulla via del rivolgimento gli elementi migliori sono sempre superati dai peggiori… Dietro al rivoluzionario onesto appaiono presto queste esistenze torbide”” (Maresciallo Von Moltke) “”Vi avverto… di tenervi sempre sulla difensiva; tremate perfino nella vittoria; è allora che fa i suoi più grandi sforzi, e muove le sue macchine più temibili”” (Bossuet) ‘L’Etat retors’ è apparso inizialmente come prefazione all’edizione definitiva del ‘Dialogue aux Enfers entre Machiavel et Montesquieu’ di Maurice Joly (Edizioni Allia, 1992). Esiste anche un’edizione italiana edita dalla Ecig, 1995.”,”EBRx-001-FB”
“BOUNIOLS Gaston”,”Histoire de la révolution de 1848.”,”””Il generale Eugene Cavaignac, arrivato dall’ Algeria il 17 (maggio ndr), ha preso possesso del ministero della Guerra “”con questa assicurazione che indica in un uomo la fiducia nella sua attitudine””. La Commissione Esecutiva gli traccia subito il suo programma: occorrerà che egli disponga, in Parigi o nelle vicinanze, di 55.000 baionette per vincere l’ anarchia, pericolo delle repubbliche nascenti””. (pag 171)”,”QUAR-056″
“BOUQUET Jean-Jacques”,”Histoire de la Suisse.”,”Jean-Jacques Bouquet”,”EURx-359″
“BOURDE’ Guy MARTIN Hervé collaborazione di BALMAND Pascal”,”Les ecoles historiques.”,”BOURDE’ (1942-1982), agregé d’histoire, dottore in lettere, specialista dell’America Latina MARTIN, nato a Lesneven, Finistere, 1940, agregé d’histoire, Prof di storia medievale all’Univ di Rennes II.”,”STOx-027″
“BOURDE’ Guy”,”La défaite du front populaire.”,”‘El que no cambia todo, no cambia nada’, (estratto da un canto rivoluzionario cileno) In appendice: dati sugli iscritti CGT (pag 338) Guy BOURDE’ è nato nel 1942. Maitre assistant d’ histoire contemporaine è autore di ‘Buenos-Aires aux XIX et XX siecles’ (1974) e di uno studio sul peronismo (1975). La giornata del 30 novembre. Lo sciopero generale. Il ruolo dei mezzi di trasporto. “”Alla vigilia del conflitto, il giornale Le Matin suggerisce una tattica alle autorità: “”Occorre assicurare la libertà di lavoro. Se il servizio d’ ordine e l’ esercito sono in numero sufficiente per proteggere coloro che vogliono lavorare, la causa è vinta in anticipo. Se i trasporti circolano, gli esitanti perdono ogni scusa valida in caso di assenza.”” Il consiglio è seguito scrupolosamente. (…) La metropolitana è un’ altro punto strategico. Prima delle 3 del mattino, i soldati penetrano all’ interno dei terminali di linea e delle stazioni più importanti. Poliziotti e guardie mobili si pongono all’ esterno e lasciano entrare solo gli impiegati che devono prendere servizio. (…) Quando si alza il giorno, il governo ha vinto la sua scommessa; è riuscito a mettere in movimento il sistema dei trasporti. (…) La banlieu presenta un aspetto diverso (…). La “”banlieue rouge”” non viene meno alla sua reputazione. Quando si va nei quartieri popolari, si constata subito la realtà dello sciopero.”” (pag 176-177)”,”MFRx-262″
“BOURDE’ Guy HERVE’ Martin, collaborazione di Pascal BALMAND”,”Les écoles historiques.”,”BOURDE’ Guy (1942-1982) agrégé d’histoire, dottore in lettere, specialista dell’America Latina. MARTIN Hervé, nato a Lesneven, Finistère, nel 1940, agrégé d’histoire professore di storia medievale all’Università di Rennes II.”,”STOx-164″
“BOURDERON Roger”,”La negociation. Eté 1940: crise au PCF.”,”BOURDERON Roger è maitre de conferences honoraire d’histoire contemporaine all’ Università Paris 8, Saint Denis.”,”PCFx-012″
“BOURDERON Roger BURLES Jean GIRAULT Jacques MARTELLI Roger ROBERT Jean-Louis SCOT Jean-Paul TARTAKOWSKY Danielle WILLARD Germaine WOLIKOW Serge”,”Le PCF étapes et problèmes, 1920-1972.”,”I testi sono stati redatti a partire da conferenze pronunciate in occasione di un ciclo che si è tenuto all’ Institut de recherches marxistes nel 1979 e che permette di percorre la storia del partito comunista francese dalle sue origini fino al 1972. Il volume non costituice una storia continua del PCF. Riflettono solo un lavoro di ricerca su questo partito svolto nel corso di anni. E’ evidente che nel volume c’è discontinuità e diversità. Il PCF e il Fronte Popolare. “”Dall’ autunno, i dirigenti del PCF, come quelli dell’ Internazionale, avevano compreso le possibilità che offriva una partecipazione dei comunisti al governo. Duclos discutendo con i dirigenti comunisti spagnoli, li incoraggiò allora ad entrare al governo. La lotta contro la “”pausa””. Nel corso dei primo semestre del 1937, il Partito comunista consacrò l’ essenziale della sua attività alla lotta contro la politica della “”pausa”” e ad agire in favore di un rilancio delle riforme economiche e sociali previste con il programma del Fronte popolare. L. Blum, all’ inizio dell’ anno, aveva in effetti, sotto la pressione degli ambienti finanziari, annunciato che una pausa necessaria nell’ applicazione delle riforme””. (pag 180)”,”PCFx-042″
“BOURDERON Roger”,”Le PCF à l’épreuve de la guerre, 1940-1943. De la guerre impérialiste à la lutte armée.”,”BOURDERON R Tillon vs Thorez e Duclos. “”Dans ‘On chantait rouge’ (p. 304) Charles Tillon affirme que bien avant l’arrivée des Allemands a Bordeaux, il se sentait “”en état de révolte ouverte contre l’Internationale””, dont les injonctions signifiaient, écrit-il, “”l’acceptation de l’occupation””. Cette affirmation est inexacte. Si, au début de l’invasion, l’Internationale persiste dans ses analyses, des premières inflexions sont sensibles fin mai début juin et le 22 juin 1940, le télégramme déjà évoqué dépourvue d’ambiguïté: “”Déjouant les provocations et évitant actions prématurées, néammoins indispensable soutenir et organiser résistance masses contre mesures violences, spoliations, arbitraire envers peuple de la part des envahisseurs””. (…) Tillon dit également (p. 308) sa stupeur et son indignation lorsqu’il prit connaissance, après le 15 août, de l’appel “”Peuple de France”” signé Thorez et Duclos (appel dit du 10 juillet), en raison de la “”simple reprise”” des “”appréciations de l’IC contre les “”responsables de la guerre impérialiste”” et de la défaite””; de la demande faite conjointement aux occupants et a Vichy de “”rétablir la liberté de la presse communiste”” et de “”remettre la France au travail””; de l’absence de dénonciation du fascisme hitlérien; de la justification de la politique du Parti communiste lors du pacte germano-soviétique; de la célébration de la politique stalinienne de la paix””. Et pourtant, il y a une matrice politique commune à l’appel de la direction du parti et à la brochure de Tillon””. (pag 68-69)”,”PCFx-099″
“BOURDET Yvon”,”Lukacs il gesuita della rivoluzione.”,”BOURDET teorico eterodosso del marxismo, gode di fama internazionale per aver pubblicato saggi e studi fondamentali quali: ‘Communisme et marxisme’ (1963), ‘Prejugés francais et prejugés allemands’ (1967). Ha tradotto e annotato l’ opera di Max ADLER ‘Democratie et conseils ouvriers’. Nel 1968 ha pubblicato ‘Otto Bauer et la Revolution’. Ha scritto l’ introduzione a ‘Capital finacier’ di HILFERDING e ‘Democratie politique et democratie sociale’ di ADLER. E infine ‘Dictionnaire Biographique du mouvement ouvrier international. 1. L’ Autriche’ con KREISSLER, HAUPT e STEINER.”,”TEOC-135″
“BOURDET Yvon BROHM Jean-Marie DREYFUS Michel PARIS Robert PLUET Jacqueline RISACHER Jean WORONOFF Denis, redattori”,”Que lire? Bibliographie de la revolution.”,”BOURDET Yvon BROHM Jean-Marie DREYFUS Michel PARIS Robert PLUET Jacqueline RISACHER Jean WORONOFF Denis, redattori Biblioteche e centri di documentazione citati: BDIC, BN, BIT, CEDIAS, CHS, IFHS, IHSS, INSTITUT MAURICE THOREZ, IISG, CIRA, SCHWEIZERISCHES SOZIALARCHIV, CLSS CENTRO LIGURE STORIA SOCIALE di Genova, CENTRO MAX NETTLAU di Bergamo, CENTRO STUDI PIERO GOBETTI, ISTITUTO GRAMSCI. (Manca la Fondazione Feltrinelli di Milano). Il volume contiene circa 800 indicazioni bibliografiche.”,”ARCx-012″
“BOURDET Yvon / LEONCINI Enrico / MINARDI Everardo”,”Rosa Luxemburg e il marxismo anti-autoritario (Bourdet) / Spunti per un dibattito sul rapporto tra marxismo e sociologia (Leoncini) / Sociologia del lavoro come ideologia (Minardi).”,”BOURDET Yvon “”A parte le supposizioni, la realtà è che, in Francia, Victor Fay non ha potuto trovare un Editore che accettasse la traduzione integrale della edizione polacca. Nella Germania Federale, non si è fatto di meglio; è stata pubblicata una selezione di 350 pagine su 1800 che conta l’edizione originale. Se, in Francia, Victor Fay ha finito col pubblicare due volumi ognuno de quali di circa 300 pagine (cioè, in totale, un terzo delle lettere) ciò lo si deve alla mediazione di una casa editrice inadeguata: le lettere di Rosa sono state infatti raccolte nella collezione ‘Femme’ diretta da Colette Audrey. Certamente, non c’è nulla di male in ciò e ci si rallegra che in America, grazie al dinamismo dei movimenti femministi le opere di Rosa Luxemburg – cinquantenario e centenario permettendo – conoscano un successo considerevole.”” (pag 13) “”Ma la sua critica non si ferma a Bernstein; la sua opposizione alla via parlamentare che si serve del voto, la condurrà a criticare l’ultima prefazione di Engels all’opuscolo di Marx ‘Les luttes de classes en France’, nella quale Engels, fondandosi sulla sconfitta sanguinante della Comuni di Parigi, concludeva che le battaglie nelle strade non erano più una forma di combattimento efficace. Nel suo discorso al Congresso di fondazione del PCA (lega Spartakus), Rosa esclama a proposito di questa prefazione: “”Ecco un documento classico che riassume la concezione della quale visse la social-democrazia tedesca, o piuttosto che l’ha uccisa”” [Oeuvres, II, Maspéro, 1969, p.106][in Yvon Bourdet, Rosa Luxemburg e il marxismo anti-autoritario, 1976]”,”LUXS-050″
“BOURDET Yvon”,”Fonction économique et rôle politique des migrants d’après les théories marxistes.”,”Yvon Bourdet, Centre national de la Recherche scientifique (CNRS) “”C’est dans le tome III du Capital que Marx en vient à l’étude non plus des migrations mais de l’émigration, entendue dans le sens actuel. Comme on le sait, la plus-value recueillie par les propriétaires des moyens de production résulte d’un prélèvement sur les travailleurs de la valeur produite (sinon d’où viendraient les bénéfices des actionnaires?). Cette « expropriation » est naturellement plus forte si les salaires sont le plus bas possible. Le prix de la force de travail (une marchandise comme les autres) est déterminé par ce qui est nécessaire à l’entretien des ouvriers et à leur reproduction. Mais, comme on l’a fait remarquer, ce minimum est variable et il aurait tendance à s’accroître par effet de rareté si n’existait «parmi les travailleurs une concurrence (4)», d’abord entre travailleurs et chômeurs (l’armée de réserve), puis entre travailleurs des pays développés et des pays sous-développés, voire entre les travailleurs embauchés eux-mêmes par suite de « leur migration incessante d’un secteur à l’autre de la production (5) », attirés qu’ils sont par l’espoir (l’illusion) de conditions meilleures. Cet espoir-illusion d’une amélioration individuelle contribue ainsi au maintien. du taux maximum d’exploitation du « travail vivant » en général par l’exercice de l’inter-concurrence des ouvriers”” [Yves Bourdet, Fonction économique et rôle politique des migrants d’après les théories marxistes, ‘Ethnologie française’, Puf, Paris, t. 7, n. 3 1977 (pag 239) [(4) «Le Capital», t. III, 3e section, in ‘Économie’, op. cit., t. II, p. 967 (Karl Marx, Oeuvres. Paris, Gallimard, Bibliothèque de la Pléiade, t. II, Économie); (5) Ibid.]”,”MADS-787″
“BOURDIEU Pierre a cura, saggi di A. ACCARDO G. BALAZS S. BEAUD F. BONVIN E. BOURDIEU P. BOURGOIS S. BROCCOLICHI P. CHAMPAGNE R. CHRISTIN J.P. FAGUER S. GARCIA R. LENOIR F. MATONTI F. MUEL-DREYFUS F. OEUVRARD M. PIALOUX L. PINTO A. SAYAD C. SOULIE’ B. URLACHER L. WACQUANT A.M. WASER”,”La misere du monde.”,”Saggi di A. ACCARDO G. BALAZS S. BEAUD F. BONVIN E. BOURDIEU P. BOURGOIS S. BROCCOLICHI P. CHAMPAGNE R. CHRISTIN J.P. FAGUER S. GARCIA R. LENOIR F. MATONTI F. MUEL-DREYFUS F. OEUVRARD M. PIALOUX L. PINTO A. SAYAD C. SOULIE’ B. URLACHER L. WACQUANT A.M. WASER Sotto la direzione di Pierre BOURDIEU, una equipe di ricercatori ha speso tre anni per comprendere le condizioni di apparizione della miseria sociale, della città, della scuola, della famiglia, del mondo operaio, del sottoproletariato, degli impiegati, dei contadini e degli artigiani, tanti spazi in ci si formano dei conflitti generatori di una sofferenza la cui verità è affermata da quelli che la vivono. Selezione degli studenti. “”Fine alla fine degli anni 1950, le istituzioni d’ insegnamento secondario hanno conosciuto una grande stabilità fondata sull’ eliminazione precoce e brutale (al momento dell’ ingresso in sesta) dei ragazzi delle famiglie culturalmente sfavorite””. (pag 914)”,”FRAS-033″
“BOURDIEU Pierre, a cura di Marco SANTORO”,”Forme di capitale.”,”Marco Santoro è professore associato di Sociologia presso il Dipartimento di Filosofia e Comunicazione dell’Università di Bologna ed è membro associato del Centro di sociologia europeo (Paris) fondato da Bourdieu. E’ founding editor della rivista “”Sociologica”” e autore di numerosi saggi su Bourdieu in italiano e in inglese. Ha pubblicato tra l’altro ‘Fronteggiare la crisi. Come cambia lo stile di vita del ceto medio’ (2015, con R. Sassatelli e G. Semi). “”Bourdieu si sbarazza del concetto generale e generico, radicato nel senso comune, di “”società”” e lo sostituisce con quello, più astratto e puramente analitico, di spazio sociale. Questo spazio, in cui evidentemente sono collocati, posizionati, gli agenti sociali (individuali e collettivi) non è omogeneo: esso si articola in settori, regioni, sfere distinte, che Bourdieu chiama “”campi””. Lo spazio sociale è insomma uno spazio differenziato, dove la differenza è la condizione stessa di esistenza di uno spazio (…) (pag 29) (introduzione di Marco Santoro)”,”TEOS-306″
“BOURDIEU Pierre, a cura di Marco SANTORO”,”La distinzione. Critica sociale del gusto.”,”Pierre Bourdieu (1930-2002) ha insegnato al Collège de France.”,”TEOS-134-FL”
“BOURDIEU Pierre”,”Questa non è un’autobiografia. Elementi per un’autoanalisi.”,”Pierre Bourdieu (1930-2002) ha insegnato al Collège de France.”,”TEOS-135-FL”
“BOURDIEU Pierre”,”Meditazioni pascaliane.”,”Pierre Bourdieu (1930-2002) è uno dei maggiori sociologi contemporanei, insegna al Collège de France, dirige il Centre de Sociologie Européenne, la rivista Actes de la recherche en sciences sociales e quella internazionale Liber.”,”TEOS-147-FL”
“BOURDIEU Pierre”,”Il mestiere di scienziato. Corso al Collège de France, 2000-2001.”,”Pierre Bourdieu (1930-2002) è uno dei maggiori sociologi contemporanei, insegna al Collège de France, dirige il Centre de Sociologie Européenne, la rivista Actes de la recherche en sciences sociales e quella internazionale Liber.”,”TEOS-148-FL”
“BOURGIN Georges TERRIER Max a cura”,”1848.”,”La révolution économique et le mouvement des idées pendant la monarchie de Juillet; Les journées de février: la chute de la Royaute et le Gouvernement provisoire; La révolution trimphante, l’enthousiasme populaire et les premières mesures démocratiques; Des journées de février aux journées de juin; Les journées de juin; Des journées de juin au coup d’Etat”,”QUAR-072″
“BOURGIN Hubert”,”Proudhon.”,”BOURGIN Hubert L’autore prende partito a favore delle idee proudhoniane e bakuniniste contro Marx e il ‘socialismo collettivista’. Forza le cose sulla Comune di Parigi, esagerando l’influenza, che pur c’era, dei proudhoniani. Influenza di Proudhon sulla Comune di Parigi del 1871. “”La Commune de Paris, en tant qu’elle a été socialiste, a été proudhonienne. Presque tous ceux des membres de la Commune qui étaient socialistes, ou bien avaient défendu à l”Internationale’, contre Marx, le socialisme non collectiviste qui avait son fondement dans la critique et dans la doctrine de Proudhon: tel, entre tous, Pindy, ou bien ils étaient des disciples ou des amis de Proudhon; il avait adopté toutes ses idées économiques et politiques, il rèvait que la Commune fu l’initiatrice pacifique de la réforme sociale. “”La République de 1871, disait-il dans son discours à l’ouverture des séances de la Commune, est un travailleur qui a surtout besoin de liberté pour féconder la paix””. Membre de la commission des finances, il y déposa un projet de banque d’escompte inspiré par le idées de Proudhon. Courbet était aussi l’ami de Proudhon; il se recommandait de cette amitié dans sa profession de foi à ses électeurs: “”Je me sui toujours occupé de la question sociale et des philosophes qui s’y rattachent, marchant dans cette voie parallèlement à mon camarade Proudhon””. Gambon était le disciple de Proudhon, et son lieutenant politique dans la Nièvre, où il fit, à partir de 1863, une active propagande en faveur des ses idées. Charles Longuet tenait de Proudhon toutes ses connaissances économiques et son programme politiques; il avait souvent défendu ses théories dans les réunions publique de la fin de l’empire. Ces hommes, et, à côté d’eux , d’autres plus obscurs, étaient à la Commune les représentants directs du socialisme proudhonien. Ce socialisme n’eut pas même le temps de proposer les mesures et les réformes dont il apportait le désir et l’esprit à l’assemblée révolutionnaire. Mais c’est certainement dans la voie des applications exactes du système de Proudhon qu’ils auraient entraîné et guidé le gouvernement de la Commune, si la Commune avait vécu. Le ‘manifeste de la Commune’ du 19 avril est un manifeste purement et complètement proudhonien”” [Hubert Bourgin, ‘Proudhon’, Paris, 1901] (pag 81-82)”,”PROD-079″
“BOURGIN Georges”,”La formazione dell’ unità italiana.”,” (ediz orig 1929) ‘Il legame degli avvenimenti italiani e degli avvenimenti francesi pare sprigionarsi dal Comitato di emancipazione italiana fondato a Parigi, nel quale si incontrava a fianco di un Buonarroti, in pieno regime borghese, la tradizione di Babeuf, il curioso Enrico Mislej. Il Mislej ed il suo amico Ciro Menotti credettero di trovare in Francesco IV l’uomo capace di realizzare il programma liberale ed unitario; ed i cospiratori, colla loro abituale mancanza di spirito critico, si nutrirono di quest’illusione, contando anche su un appoggio qualunque della Francia, il cui nuovo Re non sembrava ostile al rovesciamento dei regimi assolutisti ancora sopravviventi in Europa. Invece Francesco IV il 3 febbraio 1831 dava ordini severissimi di impadronirsi dei rivoluzionari riuniti nella casa di Menotti, e l’indomani nominava una commissione straordinaria per giudicarli; poi, alla notizia dei torbidi scoppiati a Bologna, partiva il 5 colla sua famiglia alla volta di Mantova. Il 4 febbraio, infatti, manifestazioni rivoluzionarie avevano avuto luogo a Bologna, dove il prolegato avea creduto di poter disarmare i liberali chiamandosene alcuni in una Commissione di governo. Ma il 5, questa commissione si costituiva in governo provvisorio, organizzava una guardia nazionale, proclamava decaduto il governo pontificio e convocava una specie di Costituente: Perugia, Ascoli, Ferrara, Ancona ed altre città meno importanti seguivano l’esempio di Bologna e l’antico colonnello bonapartista Sercognagni riuniva elementi sufficienti per giungere fino a qualche chilometro da Roma, a Civita Castellana. Il Papa Gregorio XVI era anch’egli poco tranquillo a Roma e cercava di disarmare i ribelli con le promesse, mentre il segretario di Stato, il cardinale Bernetti, cercava di ottenere lo stesso risultato con le minacce; ma il cardinale Benvenuti, inviato come legato ‘a latere’, veniva arrestato ed inviato a Bologna, dove il 26 febbraio, si proclamava la costituzione dello Stato delle Province Unite dell’Italia centrale. Al tempo stesso, Parma si agitava, Maria Luisa fuggiva a Piacenza sotto la protezione delle baionette austriache e la municipalità designava un Governo provvisorio con un dittatore, il Nardi, tre consoli. Si acclamava ardentemente all’indipendenza e all’unità italiana, s’imbastivano diverse misure amministrative e politiche, come l’abolizione della censura e la restituzione degli oggetti impegnati al Monte di Pietà per un valore minore di 5 lire. Ma non vi era un piano comune tra gli insorti pontifici, modenesi e parmigiani, le guardie nazionali non costituivano alla prova una forza militare, l’aiuto della Francia era problematico. L’Austria, al contrario, era pronta ad intervenire per restaurare i principi ed infrangere la rivoluzione’ (pag 77-79)”,”ITAB-340″
“BOURGIN Georges”,”La formazione dell’unità italiana.”,”‘Il Giolitti ritornato al potere il 29 maggio 1906, lo conserverà fino al 21 marzo 1914, salvo il periodo occupato dai ministri Sonnino (10 dicembre 1909 – 31 marzo 1910) e Luzzatti (31 marzo 1910 – 31 marzo 1911), praticando sempre una politica realistica opportunista, volta principalmente verso questioni di ordine economico. A questo titolo si noterà essenzialmente la conversione della rendita (dal 5% al 3.75, poi al 3.50) compiuta il 29 giugno 1906, e lo stato amministrativo e giuridico dei funzionari, approvato il 29 maggio ed il 27 giugno 1908, che aveva per iscopo di disarmare una delle più attive clientele del socialismo. Il Giolitti poté, d’altro canto, rallegrarsi, dopo i grandi scioperi del 1907 che finirono con risultati mediocri, di un principio di scissione tra sindacalisti e socialisti e della formazione delle tendenze riformiste del socialismo apparse al Congresso di Firenze del luglio 1908. L’impulso da lui impresso, meno per convinzione che per necessità, alle tendenze democratiche del paese, non è annullato dalle sue dimissioni del dicembre 1909. Al gabinetto Luzzatti invece spetta il merito d’aver cominciata la riforma del Senato e la riforma elettorale, che però non doveva essere compiuta che sotto il quarto ministero Giolitti. Il Giolitti tentò ancora una vola di appoggiarsi sugli elementi socialisti, che però gli sfuggirono: da quell’abile politico che era, non si allontanò per questo rifiuto dalla via in cui s’era deliberatamente impegnato (…)’ (pag 190-191)”,”ITAB-009-FV”
“BOURGIN Hubert”,”De Jaurès a Léon Blum. L’Ecole Normale et la Politique.”,”Il socialismo normaliano Note dell’autore sulle vicende di alcuni normaliani tra cui Albert Thomas e Léon Blum in tempo di guerra e nel dopoguerra”,”FRAV-176″
“BOURGUIGNON Jean LACHOUQUE Henry Cdt a cura; MARCHAND Louis Joseph Narcise”,”Mémoires de Marchand, premier valet de chambre et exécuteur testamentaire de l’Empereur. II. Sainte-Hélène.”,”Jean Bourguignon membro dell’Institut Conservatore in capo dei Musei napoleonici, Presidente del Consiglio di Amministrazione del Musée de l’Armée, maestro e amico di H. Lachouque.”,”FRAN-020-FSL”
“BOURGUIN Maurice”,”Die Sozialistischen Systeme und die wirtschaftliche Entwickelung. Mit Genehmigung des Verfassers nach der zweiten verbesserten und erwiterten Auflage des Originalwerks ins Deutsche übertragen von Louis Katzenstein.”,”L’A è stato professore di economia nazionale all’ Università di Parigi.”,”CONx-087″
“BOURGUIN Maurice”,”Les systèmes socialistes et l’ évolution économique.”,”BOURGUIN Maurice professore alla Facoltà di diritto dell’ Università di Parigi Firma ex proprietario Piccole imprese in crescita specie nel settore alimentare. I limiti della concentrazione. “”Sull’ accrescimento rapido di queste diverse professioni commerciali, la statistica tedesca non lascia alcun dubbio; il piccolo commercio, principalmente nell’ alimentazione, non è in via di sparizione. Nell’ insieme, le imprese del commercio e del trasporto che impiegano meno di 6 persone, diminuendo leggermente d’importanza relativamente alle due categorie superiori tra il 1882 e il 1895, sono molto cresciute in cifre assolute, tanto dal punto di vista delle imprese (aumento di 229215, ovvero del 34%) che di quello del personale (aumento di 495472 persone, ovvero del 49%). In Francia, il piccolo commercio (meno di 5 salariati) è cresciuto, tra il 1896 e il 1901, da 298264 a 866314 persone; ma la proporzione del suo personale sull’ insieme si è abbassata da 70,2 a 66,5%. D’altra parte, l’ accrescimento di 210 mila patentati, ovvero del 16% dal 1871, nella categoria della piccola industria e del commercio, può essere attribuita principalmente a quest’ultimo elemento. Tuttavia, i fatti sociali sono così complessi, che le cifre pure e semplici non sono in grado di dare l’ immagine della realtà senza molte riserve sulla loro interpretazione.”” (pag 193)”,”SOCx-140″
“BOURGUINA Anna”,”Russian Social Democracy the Menshevik Movement. A Bibliography.”,”This bibliography, prepared by Anna M. Bourguina in collaboration with the late B.I. Nicolaevsky, provides an extensive and almost exhaustive record of the publications in the Russian language-issued through legal and underground channels, in print and in mimeographed form-of individual figures. groups, and official agencies of the Menshevik Movement. Preface di Leopold H. HAIMSON, Notes, Introduction,”,”RIRx-083-FL”
“BOURKE Joanna”,”La seconda guerra mondiale.”,”BOURKE Joanna insegna storia al Birkbeck College di Londra. Tra i suoi libri è stato tradotto anche ‘Le seduzioni della guerra. Miti e storie dei soldati in battaglia’ (Carocci, 2001). “”Scacciare i tedeschi dall’ italia fu un processoi lento e doloroso per quanti vi presero parte. (…) La guerra italiana terminò nell’ aprile 1945; come in Grecia, la lunga agonia terminò solo ufficialmente, perché ebbe inizio un periodo in cui si rasentò la guerra civile allorché i partigiani si misero in caccia degli ex-fascisti per ucciderli. Una stima prudente riconduce il numero delle vittime di tali vendette a oltre 2.300, mentre altri sostengono che le esecuzioni sommarie potrebbero essere state an che 30 mila la questione resta tuttora controversa nel dibattito politico italiano. Come per le altre campagne ci si chiese se fosse necessario che gli Alleati utilizzassero tanti soldati nel teatro italiano: gli Alleati erano convinti in questo modo di colpire il “”ventre mollo”” dell’ Asse, e la campagna tenne effettivamente impegnate le forze tedesche sul fronte mediterraneo. Lo stesso Hitler ammise, dopo l’ invasione alleata dell’ Italia: “”E’ evidente che la nostra alleanza con l’ Italia ha giovato più ai nostri nemici che a noi… Se, nonostante tutti in nostri sforzi, non riusciremo a vincere questa guerra, l’ alleanza con l’ Italia avrà contribuito alla nostra sconfitta””””. (pag 91-92)”,”QMIS-098″
“BOURKE Joanna”,”Paura. Una storia culturale.”,”BOURKE Joanna è docente di storia al Birkbeck College di Londra dove vive. Ha pubblicato ‘Le seduzioni della guerra’ (Roma, 2001), ‘La seconda guerra mondiale’ (2005). L’inferno e la guerra. (L’inferno in terra oscura l’inferno dell’aldilà) “”Gli appelli di Shinn (reverendo George Wolfe Shinn, della Chiesa d’Inghilterra, ndr) a questa “”paura salutare”” per un inferno che offriva pene fisiche eterne non riuscirono a far presa sulla coscienza moderna. Poco per volta, i riti funebri rinunciarono alla retorica della paura e del giudizio, puntando invece sull’amore di Dio e sulla speranza di realizzare la Sua alleanza con l’umanità. Già nel 1884, il servizio funebre per i metodisti aggiunse una preghiera che descriveva l’aldilà come un luogo caratterizzato da “”gioia e felicità”” e chiedeva “”la perfetta fine e la beatitudine, sia per il corpo sia per l’anima, nella Tua gloria eterna e immortale””. Come se non bastasse, nel 1916 cambiarono il loro ‘Order for the Burial of the Dead’, che menzionava vermi e ira divina, introducendo parole di conforto per i familiari dei defunti. Quest’ultimo cambiamento era almeno in parte una risposta alla carneficina della prima guerra mondiale, che gettò altra acqua fredda sull’abisso dell’inferno. Il numero senza precedenti di giovani uomini di tutte le classi sociali e religioni che vennero uccisi durante quel conflitto ridusse la propensione degli uomini di chiesa a tuonare sul fuoco eterno”” (pag 49-50)”,”TEMx-067″
“BOURKE Joanna”,”Le seduzioni della guerra. Miti e storie di soldati in battaglia.”,”BOURKE Joanna insegna storia al Birkbech College, University of London. Disumanizzazione del nemico. Controproducente la propaganda delle atrocità del nemico “”Sebbene gli investimenti morali e finanziari nella propaganda delle atrocità siano stati notevoli, non si dovrebbe esagerare la portata e l’efficacia di tale sforzo. Una ricerca condotta nel periodo 1943-44 fra i fanti americani dislocati in Asia e in Europa rivelò che solo il 13% aveva visto soldati tedeschi o giapponesi che usavano metodi «sporchi o disumani», specie nel trattamento dei prigionieri, e meno della metà aveva ‘sentito’ parlare di atrocità (62). La disumanizzazione del nemico funzionava bene durante l’addestramento, non altrettanto in battaglia. Nei combattimenti, i massacri erano frequenti e diffusi, sicché le atrocità erano difficilmente definibili e spesso venivano ignorate. Così, diventava impossibile perpetuare a lungo la finzione secondo cui il nemico era diverso da sé: perfino in Vietnam i soldati finirono per ammettere che «noi eravamo lì a combattere perché ci era stato detto di andare e loro erano lì a combattere perché gliel’avevano detto» (63). Inoltre, la testimonianza oculare delle efferatezze del nemico non comportava obbligatoriamente una maggiore aggressività. Il ministero della Guerra poteva far circolare la storia che i corpi dei soldati britannici sarebbero stati inviati dai tedeschi in industrie che li avrebbero tramutati in grasso ma, come osservò il mitragliere Geroge Coppard, «se l’obiettivo era sobillare le truppe affinché combattessero con maggior ferocia, allora hanno fatto fiasco totale. I soldati inglesi davano già tutto, non avevano più nulla, tranne la vita» (64). Anzi, la propaganda delle atrocità del nemico poteva essere controproducente. Come rilevò nel 1918 il filosofo William Hocking, «non è mai saggio farlo passare per disumano. La rabbia, infatti (…) prende la direzione contraria; essa personifica e assegna una coscienza anche alle cose inanimate. Se disumanizziamo il nemico, lo esoneriamo dalla nostra istintiva indignazione» (65). In altre parole, dipingendo il nemico come essere inferiore lo riteniamo meno responsabile delle sue azioni, laddove è proprio la responsabilità a farcelo condannare. Nella seconda guerra mondiale, specie contro i giapponesi, l’uso propagandistico delle efferatezze finì per allarmare certi ufficiali: si erano accorti che tali storie rendevano i soldati meno coraggiosi e più timorosi di gettarsi col paracadute se il loro aeroplano fosse stato colpito”” [(62) S.A. Stouffer et al., ‘The American Soldier: Combat and Its Aftermath’, Volume II, Princeton 1949, p. 162 (…); (63) B. Swanson, in J.T. Hansen, A.S. Owen, M.P. Madden, ‘Parallels, The Soldiers’ Knowledge and the Oral History of Contemporary Warfare’, New York, 1992, p,. 123; (64) G. Coppard, ‘With a Machine Gun to Cambrai’, London, 1980, p. 116; (65) W.E. Hocking, ‘Morale and Its Enemies’, New Haven, 1918, pp. 56-8] (pag 212-213)”,”QMIx-275″
“BOURKE Joanna”,”La seconda guerra mondiale. Storia di una tragedia civile.”,”Joanna Bourke insegna storia al Birkbeck College di Londra. Tra i suoi libri è stato tradotto anche ‘Le seduzioni della guerra. Miti e storie dei soldati in battaglia’ (Carocci, 2001). “”L’operazione «Barbarossa» fu lanciata alle 3 del mattino il 22 giugno 1941, e coin volse 140 divisioni combattenti e, nel complesso, 3.5 milioni di uomini, schierati su un fronte di 2.000 km; le direttrici principali puntavano su Leningrado, Mosca e Kiev. Stalin fu colto di sopresa (…). In ogni caso la guerra non iniziò bene per Stalin; per tutto il 1941 l’esercito tedesco avanzò nei territori sotto il controllo sovietico e nell’Unione Sovietica stessa. Man mano che arretravano, le forze sovietiche adottarono la tattica della «terra bruciata» distruggendo abitazioni, carburanti e attrezzature. Lungo la prima linea l’Armata Rossa si sbriciolò sotto l’assalto furioso dei tedeschi e i milioni di soldati sovietici che furono fatti prigionieri durante l’avanzata furono trattati in maniera brutale. Non erano considerati «compagni d’armi», ma «inutili bocche da sfamare», e spesso vennero quindi assassinati sul posto, mentre coloro che sopravvissero alla cattura furono lasciati morire di fame o per effetto dei lavori forzati, oppure di malattie fatali come il tifo. In totale morirono fra i tre e i quattro milioni di prigionieri sovietici, cioè almeno il 60%, mentre fra i prigionieri britannici e americani, la mortalità fu circa poco più di un terzo. Con ancora maggiore efferatezza le truppe tedesche presero di mira non solo il personale militare, ma anche i civili, che caddero vittime di eccidi come il massacro di 176 mila persone a Kerc, in Ucraina: dei 20-30 milioni di cittadini sovietici uccisi la metà erano civili”” (pag 94-95)”,”QMIS-042-FV”
“BOURNAND Francois”,”Le clergè pendant la Commune, 1871.”,”Repressione e ‘martiri’ del clero e della Chiesa cattolica a Parigi da parte dei comunardi ‘sanguinari’.”,”MFRC-027″
“BOURNAZEL Eric BURGARELLA F. CHIERICI S. FONTAINE R. GUIDETTI M. LECLERCQ J. POGGIO P.P. REPETTO P. SPINELLI G.”,”Apogeo e crisi del Medioevo. Con Atlante storico fuori testo.”,”[‘Geografia e cronologia delle ribellioni trecentesche. (…) L’area però dove in questo periodo fu più profonda l’inquietudine delle campagne furono le Fiandre. Dal 1323 al 1328 un’aspra guerra civile devastò la regione di Bruges ed Ypres. Era una sollevazione in gran parte contadina, iniziata con adunanze nei villaggi e violenze contro i castellani ed i funzionari del conte; dalle compagne passò alle città, guidate da Bruges. La ribellione era esplosa con il rifiuto dell’imposta comitale e delle decime, ma aveva a monte anni di siccità estive e di inverni rigidi, che avevano diffuso notevole povertà. In campagna i contadini di medie condizioni risposero massicciamente all’appello delle loro parrocchie; nelle città folloni e tessitori fornirono le truppe all’insurrezione. Fu un tentativo di rilievo, poiché gli insorti, rifiutando l’obbedienza ai cavalieri, e in genere rifiutando l’intromissione di poteri superiori nella propria vita, posero in crisi le fondamenta stesse dell’assetto sociale. I ribelli affermarono di volersi definitivamente liberare della nobiltà, e se la presero con tutti i rappresentanti dell’autorità: ufficiali del conte, scabini, esattori fiscali. L’insurrezione fu condotta con precisione ed organizzazione, ed ebbe i suoi capi, capaci di guidare e prendersi responsabilità. Tra di essi vi erano proprietari terrieri, ma anche il borgomastro di Bruges e contadini benestanti. Per cinque anni le Fiandre furono insanguinate da questa lotta. La Chronica del conte di Fiandra parla di un «tumulto così grande e pericoloso, come da secoli non si era visto»: nelle parole dei cavalieri e della nobiltà i ribelli erano tacciati dei peggiori epiteti. Ma erano decisi e coraggiosi, e furono sconfitti solo quando su appello del conte intervenne il re di Francia, nella battaglia di Cassel (1328). Come sempre, alla sconfitta seguirono confische, giudizi, esecuzioni. A partire dalla carestia del 1315-1317 tutto il secolo fu percorso da ondate di miseria. E’ questa miseria che a volte nei documenti interviene a motivare le ribellioni. A Provins nel 1316 scoppiò una ribellione operaia «in occasione della pubblica carestia e dell’alto prezzo del pane»; lo stesso accadde a Douai nel 1322. A Parigi nel 1306 in seguito ad una svalutazione di circa il 39% annunciata da Filippo, il Bello, vennero improvvisamente triplicati i debiti e i canoni di locazione. I locatari protestarono vivamente, e nel 1307 si scatenò un moto collettivo che percorse i campi intorno alla città e poi la città stessa, fino ad assediare il re al Tempio, dove si era rifugiato. Convinti i rivoltosi a pacificarsi, essendo inafferrabili i responsabili del moto, i responsabili dell’ordine fecero impiccare a titolo d’esempio 28 maestri delle principali corporazioni. Ma non per questo in Francia cessarono le inquietudini: nel 1313 vi fu uno sciopero dell’imposta a Parigi, agitazioni contro il fisco a Rouen nel 1348 e nel 1351. In questa ultima occasione furono impiccati 23 operai lanieri. Nei medesimi anni furono molte in Francia anche le controversie per ottenere maggiori salari e migliorare le condizioni di lavoro”” (pag 524-525) [(in) Crisi economiche e sociali nel tardo medioevo. Capitolo sedicesimo] [ISC Newsletter N° 79] ISCNS79TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] Éric Bournazel est un juriste, professeur agrégé d’histoire du droit en 1979, spécialiste de l’histoire du droit pénal et de la justice criminelle, médiéviste. Après avoir enseigné à Limoges puis à Paris X-Nanterre durant une vingtaine d’année, Éric Bournazel devient en 2002 professeur d’histoire du droit à l’université Paris II Panthéon-Assas. Ce médiéviste, spécialiste du règne de Louis VI de France (1108-1137), est l’auteur en collaboration avec le professeur Jean-Pierre Poly d’un certain nombre d’ouvrage sur les institutions du temps des premiers capétiens. Du gouvernement capétien à l’évolution du système féodal, en passant par l’étude du droit et des minorités dans l’Empire carolingien, ses recherches portent sur la profonde évolution que connue la France du xe au xiiie siècle, évolution qui vit l’avènement d’un pouvoir royal plus fort sur un domaine royal étendu et mieux maîtrisé. Bibliographie: Le gouvernement capétien au xiie siècle, 1108-1180. Structures sociales et mutations institutionnelles, Presses universitaires de Limoges, 2000. La mutation féodale (xe – xiie siècles) (collab. J.-P. Poly) 3e édition revue et augmentée avec mise à jour bibliographique, septembre 2004. Les temps féodaux, in Histoire des institutions de l’époque franque à la révolution (en collaboration avec J-L Harouel, J. Barbey, J. Thibaut-Payen) 10e édition revue et augmentée, Paris, P.U.F., 2003. Louis VI le Gros, Paris, Fayard, 2007. (wikip)”,”STOS-189″
“BOURNE S.R.”,”Il sistema UNIX.”,”S.R. Bourne, Bell Laboratoires. Giovanni DEGLI ANTONI, presidente del Corso di Laurea in Scienze dell’Informazione Università degli Studi di Milano”,”SCIx-101-FL”
“BOUROUIBA Boualem”,”Les syndicalistes algeriens. Leur combat. De l’ eveil à la liberation.”,”L’A è stato membro fondatore del UGTA (Union Generale des Travailleurs Algeriens) fondato nel 1956.”,”MVOx-009″
“BOURRINET Philippe”,”Ante Ciliga, 1898-1992. Nazionalismo e comunismo in Jugoslavia.”,”BOURRINET è l’A del volume ‘La gauche communiste d’Italie, 1912-1950’, edito anonimamente in FR nel 1981 dalla Corrente comunista internazionale (CCI). L’opera è stata tradotta in altre lingue dalla stessa organizzazione. Sempre anonimamente la CCI ha pubblicato nel 1988 in FR ‘La gauche communiste hollandaise, 1907-1950’. Nel 1995 il testo è apparso per i tipi della Graphos. L’A ha curato ‘Marx-Peuchet. A propos du suicide’. CLIMATS. PARIS. 1992″,”EURC-003″
“BOURRINET Philippe”,”Un siècle de gauche communiste «italienne» (1915-2015). Suivi d’un ‘Dictionnaire biographique d’un courant internationaliste.”,”Nella pagina di ‘Ringraziamenti’, l’autore cita Dino Erba, Jacques Camatte, Paolo Casciola, Giuseppe Mannucci, Giorgio Paolucci, Anne Morelli, Claudine Pelletier e la Fondazione Amedeo Bordiga di Formia, ecc. Indice. INTRODUCTION 1915-2015 : «contre la guerre, pour le socialisme antimilitariste et international» I. LA GAUCHE COMMUNISTE ITALIENNE DE 1912 A 1926 Le courant internationaliste dans le Parti socialiste italien (1912-1919) D?Il Soviet à la direction du Parti communiste (1919-1924) La liquidation de la Gauche communiste italienne (1924-1927) par le Komintern – Une difficile mise au pas «bolchevik-léniniste» – Épilogue : l’ultime résistance au Congrès de Lyon de janvier 1926 Le long exil intérieur de Bordiga (1927-1943). Du désengagement au réengagement II. LE LONG EXIL DE LA SINISTRA COMUNISTA «ORPHELINE» DE BORDIGA ((1927-1944) A la croisée des chemins: adhésion à la Gauche communiste allemande (KAPD) ou retour à la «vraie» doctrine de Bordiga? Un sombre exil (1927-1945), mais un élargissement de l’horizon politique de la Fraction de gauche Pas de continuité internationaliste sans remise en cause des schémas léninistes du Komintern – Une petite fraction ouvrière sans chefs charismatiques et sans «centralisme organique» -A contre-courant des positions du Komintern et du trotskysme Bilan 1933-1939: de la victoire de Hitler aux Fronts populaires et à la guerre en Espagne. L’isolement de la Fraction italienne – L’écrasement du prolétariat européen – La question espagnole Un important et contradictoire bilan théorique III. LE PARTI COMMUNISTE INTERNATIONALISTE D’ITALIE (1942-1952): UNE EXISTENCE «PRÉMATURÉE»? La Fraction italienne en France et en Belgique pendant la guerre La formation du PCInt (1943-1945) et son combat contre la guerre Internationalistes du Mezzogiorno : Formation de fractions ou unification dans le PCInt? Les hésitations de Bordiga L’apogée du PCInt (1945-1947) – Mai 1945 : le difficile passage de l’illégalité à la légalité «démocratique» – L’affaire du massacre de Schio (8 juillet 1945) Dans le mouvement et à contre-courant (1945-1947) – La Conférence de Turin (28 déc. 1945 – 1er janvier 1946) et ses conséquences – L’influence sociale réelle du PCInt en 1946-1947 -L’affaire de San Polo (septembre 1946): un révélateur – Le cas de la France et de la Belgique L’entrée en crise : du premier congrès (6-9 mai 1948) au deuxième congrès de Milan (2-4 mai 1952). Ses conséquences internationales – Un congrès de parti ou de fractions? – Les lendemains du congrès: de l’attentat contre Togliatti au début de la guerre de Corée: « lutter» ou ne «pas lutter» ? -Que ne pas faire ? ou que faire? La scission de 1951-1952 Le courant d’Onorato Damen (1953-2015) IV. L’ATTENTE PASSIONNÉE DE LA PAROUSIE DE 1975. AVANT L’ÉCROULEMENT DE LA BALIVERNA (1952-1982) Invariance, dogme antimoderniste et scientisme chez Bordiga Principe antidémocratique, centralisme organique et rejet de la démocratie ouvrière Révolution et contre-révolution : la question russe de Lénine à Staline. Le but et les moyens Terreur, terrorisme et violence de classe Perspectives de révolutions bourgeoises et «lutte des peuples de couleur» contre l’impérialisme La question du racisme et de l’«antiracisme de classe» L’attente de la parousie de 1975-1977 : science de la crise et négation de la science moderne chez Bordiga Un domino organisationnel: scissions-expulsions et schisme dans le «programmisme» italien (1960-1974) La renaissance du courant bordiguiste en France (1951-1968). La scission de 1966 : «Le Fil du temps» (Roger Dangeville) et «Invariance» (Jacques Camatte) Griserie de l’intervention et «marxisme-léninisme (1968-1982). Vers le krach de 1981-1982 – En France – En Italie Face aux «luttes de libération nationale» (Moyen-Orient, Afrique, Asie): la tentation du populisme «anti-impérialiste» La question palestinienne et arabe, déclencheur de l’explosion de 1982 Les reliques de Bordiga après le désastre de 1981-1982. Continuité et discontinuité ? Un bilan impossible ? – Quaderni internazionalisti – n + 1 et Cahiers du marxisme vivant; – «Le Prolétaire» et «Programme communiste» (1982-2015) – Les morceaux épars de «Programma comunista» (1983-2015) -«Il Partito comunista» toscan Le mythe du négationnisme bordiguien ou audaciter calomniare semper aliquid haeret La position de Bordiga sur l’antijudaïsme, le «sionisme» et l’Église catholique QUELQUES ÉLÉMENTS DE CONCLUSION – Retour à l’intégrisme «léniniste» ou à la gauche communiste allemande (KAPD)? – L’absence d’un réel bilan de la Révolution russe. Le danger du négationnisme néostalinien – Pathologie du sectarisme : de la «forteresse assiégée» à l’écroulement de la Baliverna – «Instinct de classe» ou conscience de classe ? La question du pouvoir prolétarien CORPUS (profili biografici) indice dei nomi Résumé Nell’indice dei nomi e nel dizionario biografico si citano Arrigo Cervetto e Lorenzo Parodi”,”BORD-144″
“BOURRINET Philippe”,”Un siècle de Gauche communiste «italienne» (1915-2015). Suivi d’un ‘Dictionnaire biographique d’un courant internationaliste’.”,”‘Un siècle de gauche communiste «italienne» (1915-2015). Suivi d’un ‘Dictionnaire biographique d’un courant internationaliste’. Nella pagina di ‘Ringraziamenti’, l’autore cita Dino Erba, Jacques Camatte, Paolo Casciola, Giuseppe Mannucci, Giorgio Paolucci, Anne Morelli, Claudine Pelletier e la Fondazione Amadeo Bordiga di Formia, ecc. Nota: nell’indice dei nomi e nel dizionario biografico si citano Arrigo Cervetto e Lorenzo Parodi Profilo biografico di Cervetto (pag 242-243-244-245) Profilo biografico di Parodi (pag 375-376) Masini è solo citato nel testo Scontro Damen Bordiga La tendenza Damen ottiene da Tribunale di Milano il sequestro delle testate Battaglia Comunista e Prometeo che ritornano di sua legale proprietà. Dopo aver esistato tra vari titoli: Il bolscevico (suggerito da Perrone), Il Comunista, Lotta comunista, Rivoluzione proletaria o Contro Corrente (suggerito da Maffi) si impone la scelta del nome ‘Programma comunista’ (pag 91) Gaap e Azione comunista (pag 96) Indice. INTRODUCTION 1915-2015 : «contre la guerre, pour le socialisme antimilitariste et international» I. LA GAUCHE COMMUNISTE ITALIENNE DE 1912 A 1926 Le courant internationaliste dans le Parti socialiste italien (1912-1919) – D’Il Soviet à la direction du Parti communiste (1919-1924) La liquidation de la Gauche communiste italienne (1924-1927) par le Komintern – Une difficile mise au pas «bolchevik-léniniste» – Épilogue : l’ultime résistance au Congrès de Lyon de janvier 1926 Le long exil intérieur de Bordiga (1927-1943). Du désengagement au réengagement II. LE LONG EXIL DE LA SINISTRA COMUNISTA «ORPHELINE» DE BORDIGA ((1927-1944) A la croisée des chemins: adhésion à la Gauche communiste allemande (KAPD) ou retour à la «vraie» doctrine de Bordiga? Un sombre exil (1927-1945), mais un élargissement de l’horizon politique de la Fraction de gauche Pas de continuité internationaliste sans remise en cause des schémas léninistes du Komintern – Une petite fraction ouvrière sans chefs charismatiques et sans «centralisme organique» -A contre-courant des positions du Komintern et du trotskysme Bilan 1933-1939: de la victoire de Hitler aux Fronts populaires et à la guerre en Espagne. L’isolement de la Fraction italienne – L’écrasement du prolétariat européen – La question espagnole Un important et contradictoire bilan théorique III. LE PARTI COMMUNISTE INTERNATIONALISTE D’ITALIE (1942-1952): UNE EXISTENCE «PRÉMATURÉE»? La Fraction italienne en France et en Belgique pendant la guerre La formation du PCInt (1943-1945) et son combat contre la guerre Internationalistes du Mezzogiorno : Formation de fractions ou unification dans le PCInt? Les hésitations de Bordiga L’apogée du PCInt (1945-1947) – Mai 1945 : le difficile passage de l’illégalité à la légalité «démocratique» – L’affaire du massacre de Schio (8 juillet 1945) Dans le mouvement et à contre-courant (1945-1947) – La Conférence de Turin (28 déc. 1945 – 1er janvier 1946) et ses conséquences – L’influence sociale réelle du PCInt en 1946-1947 -L’affaire de San Polo (septembre 1946): un révélateur – Le cas de la France et de la Belgique L’entrée en crise : du premier congrès (6-9 mai 1948) au deuxième congrès de Milan (2-4 mai 1952). Ses conséquences internationales – Un congrès de parti ou de fractions? – Les lendemains du congrès: de l’attentat contre Togliatti au début de la guerre de Corée: « lutter» ou ne «pas lutter»? -Que ne pas faire? ou que faire? La scission de 1951-1952 Le courant d’Onorato Damen (1953-2015) IV. L’ATTENTE PASSIONNÉE DE LA PAROUSIE DE 1975. AVANT L’ÉCROULEMENT DE LA BALIVERNA (1952-1982) Invariance, dogme antimoderniste et scientisme chez Bordiga Principe antidémocratique, centralisme organique et rejet de la démocratie ouvrière Révolution et contre-révolution : la question russe de Lénine à Staline. Le but et les moyens Terreur, terrorisme et violence de classe Perspectives de révolutions bourgeoises et «lutte des peuples de couleur» contre l’impérialisme La question du racisme et de l’«antiracisme de classe» L’attente de la parousie de 1975-1977 : science de la crise et négation de la science moderne chez Bordiga Un domino organisationnel: scissions-expulsions et schisme dans le «programmisme» italien (1960-1974) La renaissance du courant bordiguiste en France (1951-1968). La scission de 1966 : «Le Fil du temps» (Roger Dangeville) et «Invariance» (Jacques Camatte) Griserie de l’intervention et «marxisme-léninisme (1968-1982). Vers le krach de 1981-1982 – En France – En Italie Face aux «luttes de libération nationale» (Moyen-Orient, Afrique, Asie): la tentation du populisme «anti-impérialiste» La question palestinienne et arabe, déclencheur de l’explosion de 1982 Les reliques de Bordiga après le désastre de 1981-1982. Continuité et discontinuité ? Un bilan impossible ? – Quaderni internazionalisti – n + 1 et Cahiers du marxisme vivant; – «Le Prolétaire» et «Programme communiste» (1982-2015) – Les morceaux épars de «Programma comunista» (1983-2015) -«Il Partito comunista» toscan Le mythe du négationnisme bordiguien ou audaciter calomniare semper aliquid haeret La position de Bordiga sur l’antijudaïsme, le «sionisme» et l’Église catholique QUELQUES ÉLÉMENTS DE CONCLUSION – Retour à l’intégrisme «léniniste» ou à la gauche communiste allemande (KAPD)? – L’absence d’un réel bilan de la Révolution russe. Le danger du négationnisme néostalinien – Pathologie du sectarisme : de la «forteresse assiégée» à l’écroulement de la Baliverna – «Instinct de classe» ou conscience de classe? La question du pouvoir prolétarien CORPUS (profili biografici) indice dei nomi Résumé Evrard detto Cardan (pag 283)”,”MITC-137″
“BOURRINET Philippe”,”The Dutch and German Communist Left (1900-68). ‘Neither Lenin nor Trotsky nor Stalin!’ ‘All Workers Must Think for Themselves!’.”,”In memoriam di Constant (Stan) Poppe, Maximilien Rubel, Serge Bricianer, Maurice Brinton, Paul Avrich e Cajo Brendel In memoriam: Constant (Stan) Poppe (1899-1991); Maximilien Rubel (1905-1996); Serge Bricianer (1923-1997); Ngo Van (1913-2005); Maurice Brinton (1923-2005); Paul Avrich (1931-2006), Cajo Brendel (1915-2007).”,”INTx-071″
“BOURSEILLER Christophe”,”Histoire generale de l’ ultra-gauche. Situationnistes, conseillistes, communistes de conseils, luxemburgistes, communistes de gauche, marxistes libertaires, communistes libertaires, anarchistes-communistes, gauches communistes.”,”Giornalista e scrittore, BOURSELLIER è l’ autore di 25 libri, tra i quali una biografia di Guy DEBORD. A pag 342-343 si parla dei GAAP in Italia dei rapporti con Socialisme ou Barbarie in Francia, della rivista Prometeo, di Azione Comunista, di Cervetto e Parodi (si dice che l’ ex tendenza marxista dei GAAP raggruppata attorno a Cervetto e Parodi sviluppa poi posizioni che sembrano molto vicine a quelle di Onorato Damen e il suo Partito comunista internazionalista).”,”FRAP-069″
“BOURTHOUMIEUX Ch.”,”Essai sur le fondement philosophique des doctrines economiques. Rousseau contre Quesnay.”,”L’A è uno studioso di diritto.”,”ECOT-046″
“BOUSQUET G.H.”,”Les Berberes.”,”BOUSQUET G.H. è stato professore presso la Facoltà di diritto e di scienze economiche di Algeri.”,”AFRx-041″
“BOUSSON Michel”,”Une lecture bourgeoise de Karl Marx.”,”””L’impie n’est pas celui qui méprise les dieux de la foule, mais celui qui adhère aux idées que la foule se fait des dieux””, Karl Marx, ‘Différences entre Democrite et Epicure’, 1842 Michel BOUSSON (1925) originario di Lione, e giornalista. “”A chaque nouvelle langue apprise, Marx voyait s’ouvrir devant lui une littérature nouvelle qu’il étudiait aussi profondément que les autres. Il avait déjà plus de cinquante ans quand il se mit à apprendre le russe. On nous a conservé ses cahiers contenant les exercices auxquels il se livrait avec application, afin de pénetrer le mystère des déclinations et surtout des conjugaisons. Il faut voir comme il étudia à fond la littérature russe, économique, statistique”” (La confession de Karl Marx, D. Riazanov, Ed. Spartacus, p. 12). Naturellement, il a lu tous les économistes de son temps, comme ceux de l’Antiquité. Mais pas seulement Ricardo, J.-B. Say, Ramsey, Adam Smith, Malthus, etc. Il connaît, il cite, à maintes reprises, Destutt de Tracy, Mercier de la Rivière, Le Trosne; que c’est beau tous ces noms dont pas un ne mourra. Il a lu tout ce que l’on a pu écrire sur le sujet, y compris les primitifs depuis des décades sombrés dans un oubli souvent mérité. Il a lu les ‘Meditazioni sulla economia politica’ publiées en 1773 par Pietro Verri, mais il connaît tout aussi bien ‘Some thougths on the Interest of Money in general, and particulary in the Public Funds’, écrit anonyme paru vers 1739 en Grande-Bretagne. Il n’ignore pas les ‘Eléments de commerce’ de Forgonnais (Leyde, 1766) non plus que les ‘Discourses upon trade’ que sir Dudley North a rassemblés en 1691 pour les porter à la connaissance de la postérité. Il a lu d’innombrables rapports d’Inspections de Fabriques, compulsé des monceaux de comptes rendus de débats parlementaires, mais il lit aussi les journaux américains, et il est au courant des “”Décisions des travailleurs de Dunkirk, Etat de New York”” prises en 1866. Il n’oublie pas Diodore de Sicile, il adore Shakespeare et Dante, il éprouve pour Aristote la seule admiration peut-être sans borne qu’il manifestera au cours de sa vie, mais il est aussi à l’aise pour dépiauter le ‘Deipnosophistarum d’Athenaeus’ que les ‘Ordonnances des Rois de France de la troisième race’ (1729 ou la ‘Lettre de Christophe Colomb de la Jamaïque’ (1505). Il n’a pas pioché tous ces auteurs au hasard des compilations; tout, il a tout vraiment lu. Et minutieux! Il a un extraordinaire souci du détail, une conscience professionnelle inflexible”” [Michel Bousson, Une lecture bourgeoise de Karl Marx, 1983] (pag 18-19)”,”TEOC-508″
“BOUTHOUL Gaston”,”Histoire de la sociologie.”,”BOUTHOUL è Dottore in lettere, dottore in diritto, VP dell’ Institut International de Sociologie”,”TEOS-043″
“BOUTRUCHE Robert”,”Signoria e feudalesimo. Volume I. Ordinamento curtense e clientele vassallatiche.”,”Nato nel 1904 a Chaillend, Robert Boutruche ha insegnato lettere in vari licei francesi. Contemporaneamente intraprendeva ricerche di storia rurale sotto la guida di Marc Bloch. Ha insegnato poi all’Università di Strasburgo e quindi alla Sorbona. Nel 1951 sato chiamato all’Ecole des Hautes-Etudes.”,”STOS-001-FRR”
“BOUTRUCHE Robert”,”Signoria e feudalesimo. Volume II. Signoria rurale e feudo.”,”Nato nel 1904 a Chaillend, Robert Boutruche ha insegnato lettere in vari licei francesi. Contemporaneamente intraprendeva ricerche di storia rurale sotto la guida di Marc Bloch. Ha insegnato poi all’Università di Strasburgo e quindi alla Sorbona. Nel 1951 sato chiamato all’Ecole des Hautes-Etudes.”,”STOS-002-FRR”
“BOUVERIE Tim”,”L’accordo. Chamberlain, Hitler, Churchill e la strada verso la guerra.”,”Chamberlein si oppone ad una alleanza con l’Urss di Stalin (pag 355-356) “”Il 4 maggio 1939 giunse la notizia che Litvinov era stato congedato e che il nuovo commissariato del popolo per gli Affari esteri era Vjaceslav Moloov, braccio destro di Stalin e presidente de Consiglio dei ministri. Il Foreign Office non sapeva come interpretare la mossa e si mise in allarme. Anche se Majskij insisteva che la nomina non doveva far sospettare alcun cambiamento nella linea sovietica, Seeds temeva che significasse l’abbandono della sicurezza collettiva e un ripiegamento in chiave isolazionista. Sei giorni dopo, i capi distato maggiore fecero una sorprendente inveresione di marcia e proposero un’alleanza militare a tutto tondo con l’Unione Sovietica. «L’assistenza attiva e generosa della Russia come nostra alleata sarebbe di grande importanza, in particolare per contenere le ragguardevoli forze del nemico» scrivevano; d’altro lato, era importante non «sottovalutare il pericolo che risulterebbe da un riavvicinamento tra Germania e Russia, obiettivo che da molti anni è nei pensieri dei capi di stato maggiore tedeschi» (5). Questi sviluppi contribuirono a convincere la maggior parte del gabinetto, compreso Halifax, che l’offerta russa andasse ormai accettata. Lord Chatfield, che aveva sostituito Thomas Inskip come ministro per il Coordinamento della difesa, riteneva che la prospettiva di una guerra con la Russia fosse un «grande deterrente» per la Germania; per Samuel Hoare si doveva «fare tutto quello che è in nostro potere per portare la Russia dalla nostra parte» ed evitare lo scenario da incubo di un accordo russo-tedesco» (6). I francesi avevano già dichiarato di voler accettare la proposta sovietica e stavano prossando gli inglesi perché facessero altrettanto, mentre gli oppositori di Chamberlain in Parlamento (il Partito laburista, Lloyd George e Churchill) non erano mai indietreggiati in quella che Chamberlain definiva «la patetica convinzione che in Russia si trovi la chiave della nostra salvezza» (7). Chamberlain rimase profondamente ostile alla prospettiva. Manteneva i suoi dubbi sulla capacità militare della Russia, ma, dato più importante, capiva che un simile vincolo avrebbe significato la divisione dell’Europa in «blocchi opposti» e quindi avrebbe chiuso la porta a qualunque negoziato futuro e persino a «un dialogo con i totalitari» (8). «Non riesco a liberarmi dal sospetto che il loro [dei russi] primo obiettivo sia vedere le potenze “”capitalistiche”” farsi a pezzi le une con le altre menre loro stanno a guardare» confessò a Ida il 21 maggio. Il giorno prima aveva deotto ad Alexander Cadogan che avrebbe preferito dare le dimissioni piuttosto che firmare un’alleanza con l’Unione Sovietica (9)”” (pag 355-356) [(5) Rapporto della sottocommissione dei capi di stato maggiore, “”Equilibrio del valore strategico in guerra fra la Spagna come nemico e la Russia come alleato””, FO371/22972/265-6; (6) Colvin, ‘The Chamberlain Cabinet’, cit, p. 213; (7) Self (a cura di), ‘The Neville Chamerlain Diary Letters’, cit., NC a Ida, 9 aprile 1939, pag 404; (8) Ivi, NC a Hilda, 28 maggio 1939, pag 418; (9) Ivi, NC a Ida, 21 maggio 1939, pag 417; David Dilks (a cura di), The Diaries of Sir Alexander Cadogan, OM, 1938-1945′, London, 1971, 20 maggio 1939, pag 182]”,”RAIx-396″
“BOUVET Beatrice DENAUD Patrick a cura; interventi di Alexandre ADLER Bertrand BADIE Pascal BONIFACE Jean-Luc DOMENACH Francois GERE’ Jean-Marie GUEHENNO Pierre HASSNER Francois HEISBOURG Christophe JAFFRELOT Alain JOXE GIlles KEPEL Alain LABROUSSE Yves LACOSTE Jean MARGUIN Thierry DE-MONTBRIAL Philippe MOREAU-DEFARGES Olivier ROY Jacques SAPIR André SOUSSAN Ignacio RAMONET Michel TATU Francois THUAL Benjamin STORA André VIGARIE Vladimir VOLKOFF Michel WIEVIORKA”,”Les guerres qui menacent le monde. L’ analyse des grands experts francais recuillie par Beatrice Bouvet et Patrick Denaud.”,”interventi di Alexandre ADLER Bertrand BADIE Pascal BONIFACE Jean-Luc DOMENACH Francois GERE’ Jean-Marie GUEHENNO Pierre HASSNER Francois HEISBOURG Christophe JAFFRELOT Alain JOXE GIlles KEPEL Alain LABROUSSE Yves LACOSTE Jean MARGUIN Thierry DE-MONTBRIAL Philippe MOREAU-DEFARGES Olivier ROY Jacques SAPIR André SOUSSAN Ignacio RAMONET Michel TATU Francois THUAL Benjamin STORA André VIGARIE Vladimir VOLKOFF Michel WIEVIORKA L’opera è stata concepita da Beatrice BOUVET, giornalista, redattrice in capo di ‘Geopolitique africaine’ e da Patrick DENAUD, giornalista, autore, ex reporter della catena A.B.C.”,”QMIx-069″
“BOUVIER Jean”,”I Rothschild.”,”BOUVIER è nato a Lione nel 1920. Ha insegnato alla facoltà di storia e scienze umane dell’Univ di Lille ed è stato segretario dell’Associazione francese degli storici economisti. E’ uno dei maggiori specialisti di storia economica dell’800 e uno dei pochi specialisti di Q di storia dell’alta finanza e della banche.”,”ECOG-002″
“BOUVIER Jean”,”I Rothschild.”,”BOUVIER-J è nato a Lione nel 1920. Attualmente insegna alla Facoltà di storia e scienze umane dell’ Università di Lille ed è segretario dell’ Associazione francese degli storici economisti. E’ uno dei più qualificati cultori di storia economica dell’ Ottocento e uno dei pochi specialisti di problemi di storia dell’alta finanza e delle banche.”,”E1-BAIN-008″
“BOUVIER Jean”,”Un siecle de banque francaise. Les contraintes de l’ Etat, et les incertitudes des marchés.”,”BOUVIER Jean nato nel 1923 a Lione, antica piazza bancaria europea, è cresciuto in un ambiente familiare che non ha mai avuto contatti con il mondo delle banche. Si è trovato a lavorare negli archivi intatti del Credit Lyonnais e ha acquisito con il tempo il gusto della ricerca in questo settore. Ne sono il frutto articoli e libri sulle banche l’ economia e le finanze pubbliche. Attualmente (1973) è professore all’ università di Parigi VIII. La banca forzata: dalla riforma alla nazionalizzazione (1936-1945). “”Ciò vuol dire che la nazionalizzazione della Banca, il 2 dicembre 1945, era nella natura delle cose. Sicuramente, era ancora una congiuntura politica eccezionale che la rendeva possibile. Ma avrebbe potuto essere realizzata dal 1936. Le leggi di Vichy concernenti le banche (del 13 e 14 maggio 1941) organizzavano la banca come professione in un quadro corporativo (…)””. (pag 191) “”La nazionalizzazione del 1945 si fece sulla base dell’ indennizzazione. Lo Stato acquista le azioni del capitale offrendo quattro obbligazioni per una azione, cosa che rappresentava 28000 franchi, ossia il corso medio delle azioni Banque de France nel 1944-1945- il quale corso era da allora fortemente ribassato… nel timore della nazionalizzazione.”” (pag 191-192)”,”FRAE-020″
“BOUVIER-AJAM Maurice”,”Histoire du travail en France depuis la Revolution.”,”Contiene il paragrafo: ‘Napoleone III tenta il “”liberalismo operaio””‘.”,”MFRx-179″
“BOUVIER-AJAM Maurice MURY Gilbert”,”Les classes sociales en France. Tome Premier. La notion de classe sociale.”,”””Però, la descrizione pura e semplice non è sufficiente. La teoria marxista delle classi sociali non è il prodotto di una inchiesta sull’ opinione pubblica. E’ un tentativo fatto allo scopo di ricostruire alcune fasi del processo costitutivo della società globale. In tal modo è sicuramente possibile spiegare le apparenze. Non è nelle intenzioni dei suoi autori accettare il punto di vista della classe dominante, e neppure il punto di vista degli sfruttati collocati in condizioni particolarmente sfavorevoli all’ acquisizione di una coscienza esatta della loro situazione oggettiva”” (pag 170)”,”MFRx-183″
“BOUVIER-AJAM Maurice MURY Gilbert”,”Les classes sociales en France. Tome Second.”,”””Viceversa, i proletari hanno sempre opposto, all’ avanzamento fondato sul favoritismo, i diritti di una anzianità che costituisce un criterio oggettivo e sfugge, di conseguenza, all’ arbitrio dell’ imprenditore. Gli autori dell’ inchiesta Hawthorne suggerirono ai capitalisti di appropriarsi di questo valore specificatamente operaio, per farne un pretesto per delle feste la cui celebrazione avrebbe permesso di assicurare la cooperazione tra capitale e lavoro””. (pag 211)”,”MFRx-184″
“BOUVIER-AJAM Maurice”,”Histoire du travail en France des origines à la Révolution.”,”””La formula è assolutamente nuova nella nostra storia. Fino ad ora, i poteri pubblici non hanno creato organi corporativi, salvo gli uffici, ma si accontentavano di riconoscere, di ridurre, di sospendere o di dissolvere i corpi spontaneamente costituiti. Il carattere spontaneo delle corporazioni ora deve fare posto a un metodo autoritario, a un corporativismo imposto? L’ intenzione del re è nettamente fiscale: oltre al diritto di registrazione iniziale, è utile percepire dei profitti su queste comunità ben organizzate che a loro volta possono ripartirne il peso sui loro membri. Più queste compagnie saranno numerose, più la percepimento dell’ imposta sarà facile e fruttuoso. Enrico IV non penserà in modo differente e, con l’ ordinanza del 1597, confermerà l’ editto del 1581, cosa che è sufficiente a provarci che esso non aveva conosciuto, in genere, che una iniziale incerta applicazione””. (pag 430-431)”,”MFRx-226″
“BOVA Vincenzo”,”Solidarnosc. Origini, sviluppo ed istituzionalizzazione di un movimento sociale.”,”In apertura due citazioni di Giovanni Paolo II Vincenzo Bova insegna sociologia dei movimenti collettivi presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università della Calabria. Ha scritto pure: ‘Conflittualità sociale e lotte operaie in Polonia, 1956-1980, Cseo, 1983. BOVA Vincenzo, Solidarnosc. Origini, sviluppo ed istituzionalizzazione di un movimento sociale. RUBBETTINO. SOVERIA MANNELLI. 2003 pag 197 8° presentazione di Enzo PACE, introduzione note bibliografia indice nomi. “”La Polonia è il primo paese a subire gli effetti della potenza militare nazista. E’ sul suo territorio che il 1° settembre del 1939 ha inizio il secondo conflitto mondiale. E nuovamente il suo territorio si trova a subire l’occupazione di due potenze straniere: la Germania di Hitler e l’Unione Sovietica di Stalin che si annette i territori orientali della Polonia, con la scusa di correre in soccorso dei “”fratelli”” slavi. In realtà, solo poche settimane prima dell’aggressione nazista alla Polonia, i ministri degli esteri Ribbentrop e Molotov, per conto dei rispettivi governi, siglano un accordo, che sarebbe dovuto rimanesse segreto, che prevedeva la spartizione del territorio polacco a favore della Germania e dell’Unione Sovietica. La resistenza polacca si sviluppa nella poco allegra condizione di ritrovare, in entrambi gli schieramenti che si fronteggiavano in Europa, due suoi storici nemici. L’insurrezione di Varsavia è il momento emblematico in cui si evidenziano nella maniera più drammatica le conseguenze di antiche inimicizie e cinici calcoli di dominio. L’insurrezione di Varsavia ha inizio il 1° agosto 1944. La resistenza polacca, in condizioni di netta inferiorità di uomini e mezzi rispetto alle forze d’occupazione nazista, viene decimata senza che l’esercito sovietico, schierato a pochi chilometri di distanza, intervenga in suo sostegno. La città viene rasa al suolo dai bombardamenti dell’aviazione tedesca e “”i suoi abitanti, quelli che non erano periti sulle barricate o schiacciati sotto le macerie, furono deportati. Il potente movimento clandestino polacco fu distrutto ancor prima che i russi dovessero occuparsene”” (3). Dal 1939 al 1945 la Polonia perde il 22.5% della propria popolazione. Il costo pagato in termini di vite umane è in percentuale quello più alto fra le nazioni coinvolte nel conflitto. Sui campi di battaglia perdono la vita 800 mila soldati polacchi, nella Polonia occupata muoiono quasi 6 milioni di civili e si subisce la distruzione del 40% del patrimonio nazionale”” (pag 14-15) [(3) F. Fejto, ‘Storia delle democrazie popolari. L’era di Stalin, 1945-1952’, Bompiani, Milano, 1977, p. 30]”,”POLx-046″
“BOVERO Michelangelo VITALE Ermanno a cura saggi di Remo BODEI Marco REVELLI Luigi BONANATE Giancarlo CASELLI Pedro Salazar UGARTE Serge LATOUCHE Sergio SCAMUZZI Renzo GUOLO Fernando REINARES Lorenzo CÓRDOVA Celso LAFER Geminello PRETEROSSI Virgilio MURA Andrea GREPPI Ermanno VITALE Norberto BOBBIO”,”Gli squilibri del terrore. Pace, democrazia e diritti alla prova del XXI secolo.”,”Il volume raccoglie e rielabora i risultati dei lavori del convegno Internazionale sul tema: ‘Gli squilibri del terrore’ frutto della collaborazione tra la Fodnazione Istituto Piemontese Antonio Gramsci e il Dipartimento di Studi politici dell’Università di Torino, tenutosi a Torino il 22 e 23 settembre 2005. Michelangelo Bovero è professore di Filosofia politica presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Ermanno Vitale è professore di Filosofia politica presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Sassari”,”RAIx-001-FMB”
“BOWEN Wayne H. ALVAREZ José E., a cura; saggi di Geoffrey JENSEN José E. ALVAREZ Javier PONCE’ George ESENWEIN Michael ALPERT Wayne H. BOWEN Shannon E. FLEMING Kenneth W. ESTER e José M. SERRANO José A. OLMEDA”,”A Military History of Modern Spain. From the Napoleonic Era to the International War on Terror.”,”Bowen professore di storia al Quachita Baptist University. José E. Alvarez professore di storia all’Università di Houston, Downtown.”,”QMIx-155-FSL”
“BOWEN H. V. (Huw)”,”War and British society 1688-1815.”,”BOWEN Huw (sui libri H. V.): professore di storia pubblica presso l’università di Swansea (Galles) Info 1998. «Le esplorazioni storiche degli effetti della guerra sulla società e sull’economia britannica si sono concentrate, per la maggior parte, sul XX secolo. Ciò non sorprende se si considera il profondo effetto che due guerre mondiali hanno avuto sui modelli di cambiamento economico e sociale (…). la guerra (però) ha esercitato una notevole influenza anche sul precedente sviluppo della società e dell’economia britannica. Ciò fu particolarmente vero durante il “”lungo XVIII secolo”” dal 1688 al 1815, quando la Gran Bretagna fu in guerra per gran parte del tempo (…).» (dall’Introduzione pag 1; traduz. d. r.)”,”UKIQ-011-FSL”
“BOWERS Brian”,”A History of Electric Light & Power.”,”BOWERS Brian, Ph.D. C. ENG., MIEE, Deputy Keeper, Department of Electrial Engineering,Science Museum”,”SCIx-320″
“BOWERSOCK G.W. BOWIE E.L. BULLOCH A.W. CONNOR W.R. EASTERLING P.E. IMMERWAHR Henry R. INNES D.C. KENNEDY George A. KNOX B.M.W. LONG A.A. SANDBACH F.H. autori, SAVINO Ezio a cura di,”,”La letteratura greca della Cambridge University. Volume secondo. Da Erodoto all’epilogo.”,”G.W. Bowersock, Professor of Ancient History, Institute for Advanced Study, Princeton. E.L. Bowie Fellow of Corpus Christi College, Oxford. A.W. Bulloch, Associate Professor of Classics at the University of California, Berkeley. W.R. Connor, Andrew Fleming West Professor of Classics, Princeton University. P.E. Easterling, Fellow of Newnham College, Cambridge. Henry R. Immerwahr, Distinguished Alumni Professor Emeritus, University of North Carolina at Chapel Hill. D.C. Innes, Fellow of St Hilda’s College, Oxford. George A. Kennedy, Paddison Professor of Classics, University of North Carolina at Chapel Hill. B.M.W. Knox, Director of the Center for Hellenic Studies, Washimgton. A.A. Long, Professor of Classics at the University of California, Berkeley. F.H. Sandbach, Emeritus Professor of Classics, University of Cambridge.”,”GREx-003-FL”
“BOWIE Robert R. FRIEDRICH Carl J.; collaborazione di Ayers BRINSER H. Van BUREN CLEVELAND Paul A. FREUND Robert G. McCLOSKEY Edward McWHINNEY Louis B. SOHN Arthur E. SUTHERLAND, assistenti: Theodore S. BAER Lawrence H. FUCHS Franz JACOB Stanley ROTHMAN Herbert SPIRO e altri”,”Studi sul federalismo.”,”Il Trattato della Comunità europea di difesa CED (pag 268) Nel risvolto di copertina: profili biografici di BOWIE e FRIEDRICH”,”TEOP-377″
“BOWMAN John S. a cura; Lloyd E. AMBROSIUS Robert V. BRUCE Robert V. REMINI Kathryn Kish SKLAR, Editorial Board”,”The Cambridge Dictionary of American Biography.”,”Lloyd E. AMBROSIUS Robert V. BRUCE Robert V. REMINI Kathryn Kish SKLAR, Editorial Board Per la voce ‘Labor’ compaiono le biografie di: ANDERSON Mary ANDREWS J.B. BARRY L. BELLANCA D. BLOOR E. (Mother Bloor), BRIDGES H. BRIMMER A.F. CAREY James CAREY Ronald CHAVEZ C. COMMONS J.R. CONBOY S. CURRAN J. DARROW C. DEBS E. DE-LEON D. DREIER M.E. DUBINSKY D. DUNLOP J.T. FASANELLA R. FELDMAN S. FLYNN E.G. FOSTER W.Z. FRASER D. FREY J. FURUSETH A. GARRETSON A.B. GOLD B. GOLDBERG AJ. GOMPERS S. GOTBAUM V.H. GOULD W.B. GREEN W. HARTLEY F. HAYWOOD W.D. HILL Joe HILLMAN S. HOFFA J. HOWARD C.P. HUTCHESON W. JONES C. JONES M.B. “”Mother Jones”” KERR C. KEYSERLING L.H. LEON H. KIRKLAND L. LEWIS J.L. LONDON M. LUNDEBERG H. MAHLER H. MEANY G. MILLER J. MILLER M. MITCHE.. J. MOONEY T. MURRAY P. NESTOR A. O’REILLY L. O’SULLIVAN M.K. PARSONS A.R. PERKINS F. PESOTTA R. POTOFSKY J. POWDERLY T. QUILL M.J. RANDOLPH A.P. REUTHER W. ROBINS M.D. SCHNEIDERMAN R. SHANKER A. STARK L. STEUBEN J. SYLVIS W.H. TRUMKA R. WALLING W.E.”,”REFx-081″
“BOWRA C.M.”,”L’ esperienza greca. Da Omero al 404 aC.”,”BOWRA C.M. nacque nel 1898 e studiò ad Oxford dove si distinse. Prese parte alla Prima guerra mondiale. Per la sua attività di studioso ottenne premi e riconoscimenti accademici fra cui il Conington Prize. Divenne membro del Wadham College. Dopo la 2° guerra mondiale nel 1946 ottenne la cattedra di poesia a Oxford e cinque anni dopo venne nominato rettore. Nel 1951 ottenne il titolo di baronetto. Ha scritto molte opere (v. retrocopertina). Sulle statue. “”Tuttavia la maggior parte degli uomini troverebbe difficile credere che una statua o un quadro fossero realmente vivi nello stesso senso dell’ uomo che rappresentavano. Democrito toccò questo punto, quando disse che “”le immagini sono uno spettacolo meraviglioso nelle loro vesti, ma sono senza cuore””, e quando Eschilo parla della dolorosa solitudine di Menelao abbandonato da Elena, sa che le statue sono un povero sostituto per la bellezza vivente: La grazia di statue ben modellate è odiosa a suo marito e nella freddezza dello sguardo tutto l’ amore sfugge via. Socrate applicò una critica simile alla pittura, quando si lamentò di non poter prender parte a quell’ arte della conversazione cui aveva consacrato la vita: “”La sua progenie sta come cosa vivente, ma se tu le fai una domanda, essa rimane stranamente e completamente silenziosa””””. (pag 186)”,”STAx-159″
“BOWRA Sir Cecil Maurice”,”La poesia eroica. Vol. I.”,”Sir Cecil Maurice Bowra (1898-1971) studiò a Oxford, dove poi insegnò, dapprima come Fellow, in seguito (1946-51) come Professore di poesia nel Wadham College; fu anche Vice-Cancelliere dell’Università di Oxford (1951-54). Studioso di letteratura greca. Estese le sue ricerche alle letterature primitive e popolari di moltissime nazioni.”,”VARx-122-FL”
“BOWRING Richard KORNICKI Peter a cura”,”The Cambridge Encyclopedia of Japan.”,”Foto di scontri operai polizia pag 270 pag 282 Tabella primi ministri 1885 – 1991 “”In consequence, Japan was swept by labour strikes and in 1918 by the nation-wide Rice Riots during which the army was called upon to restore order in some regions. Building on late-Meiji precedents, new labour unions were established to organize the workers for sustained social protest. Some were anarchist, advocating militant direct action; others advocated socialist reform of the capitalist system. A new student movement, a new women’s movement and later a new tenant farmers’ union movement came into being, all of which added to the social ferment of Taishõ Japan. Proponents of ‘liberation’ were encouraged by the revolutions in Russia (1917) and Germany (1918) to believe that Japan, too, stood at the dawn of popular democracy””. (pag …) (capitolo From the First World War to the 1930s)”,”JAPx-075″
“BOYD William, a cura di Trieste VALDI”,”Storia dell’ educazione occidentale.”,”””Ma pur non esercitando Comenio altra influenza diretta sull’ istruzione successiva che non fosse quella dei suoi famosi libri, è degno di nota che egli ebbe parte indiretta nell’ unica consistente realizzazione educativa della Germania del XVII secolo. Si trattò di una notevole riforma dell’ educazione popolare nel piccolo Stato di Gotha, iniziata dal Duca Ernesto il Pio (1601-1675), e del suo tentativo di trasformare in vantaggio le devastazioni della Guerra dei trent’anni. (…)La grande innovazione consisté nella definitiva affermazione del potere di controllo dello Stato sull’ istruzione. Si impose agli insegnanti di osservare un preciso orario, si dispese che gli alunni fossero sottoposti ad un esame annuale e si rese obbligatoria la frequenza alla scuola da parte di tutti i ragazzi in età scolastica, a pena di ammenda”” (pag 284)”,”GIOx-018″
“BOYD Carolyn P.”,”Historia Patria. Política, historia e identidad nacional en España: 1875-1975.”,”Carolyn P. Boyd è professoressa di storia nell’Università del Texas, Austin e autrice di ‘Praetorian Politics in Liberal Spain’.”,”GIOx-001-FSD”
“BOYDE Patrick, a cura di Corrado CALENDA”,”Retorica e stile nella lirica di Dante.”,”Patrick Boyde insegna presso il dipartimento di italiano dell’Università di Cambridge. É Fellow nel St. John’s College. É un autorevole rappresentante della scuola dantistica di Cambridge, centrata dapprima sugli aspetti testuali e statistici dell’opera lirica di Dante, e in seguito spostatasi sempre più sulla Commedia e i grandi problemi filosofici che in essa emergono.”,”ITAG-038-FL”
“BOYDE Patrick”,”L’uomo nel cosmo. Filosofia nella natura e poesia di Dante.”,”Patrick Boyde insegna presso il dipartimento di italiano dell’Università di Cambridge. É Fellow nel St. John’s College. É un autorevole rappresentante della scuola dantistica di Cambridge, centrata dapprima sugli aspetti testuali e statistici dell’opera lirica di Dante, e in seguito spostatasi sempre più sulla Commedia e i grandi problemi filosofici che in essa emergono.”,”ITAG-039-FL”
“BOYDE Patrick”,”‘Lo color del core’. Visione, passione e ragione in Dante.”,”Patrick Boyde insegna presso il dipartimento di italiano dell’Università di Cambridge. É Fellow nel St. John’s College. É un autorevole rappresentante della scuola dantistica di Cambridge, centrata dapprima sugli aspetti testuali e statistici dell’opera lirica di Dante, e in seguito spostatasi sempre più sulla Commedia e i grandi problemi filosofici che in essa emergono.”,”VARx-259-FL”
“BOYER Carl B.”,”Storia della matematica.”,”””I contributi dati da Brahmagupta all’algebra sono di livello superiore rispetto allwe sue regole di misurazione: troviamo qui soluzioni generali di equazioni di secondo grado, comprendenti due radici anche nel caso in cui una di esse sia negativa. Di fatto, la sua opera presenta il primo esempio di aritmetica sistematica comprendente i numeri negativi e lo zero. (…) Va ricordato anche che gli indiani; diversamente dai greci, consideravano numeri le radici irrazionali dei numeri. Ciò era di enorme aiuto in algebra, e ai matematici indiani si è fatta gran lode per avere compiuto questo passo. Tuttavia si deve tenere presente che il contributo indiano in questo caso fu più il risultato di ingenuità logica che di profondo intuito matematico. Abbiamo visto l’assenza di ogni chiara distinzione da parte dei matematici indiani fra risultati esatti e risultati non esatti, ed era del tutto naturale quindi che non considerassero seriamente la differenza tra grandezze commensurabili e grandezze incommensurabili. Per loro non v’era nulla che impedisse di accettare numeri irrazionali e le generazioni posteriori seguirono acriticamente questa tendenza sino a che nel XIX secolo i matematici non stabilirono il sistema dei numeri reali su solide fondamenta”” (pag 257)”,”SCIx-409″
“BOYER Carl B.”,”The History of the Calculus and its Conceptual Development. (The Concepts of the Calculus)”,”Richard Courant. Chairman of the Mathematics Department Graduate School, New York University.”,”SCIx-267-FL”
“BOYER Alain”,”Karl Marx. La transparence et les entraves. Une lecture critique.”,”I grandi testi di Karl Marx dal 1841 al 1881 riletti sulla questione delle difficoltà di realizzare il comunismo, la società comunista (abolizione della merce, del denaro, del modo di produzione capitalistico, dello Stato, la contraddizione, il risultato inaspettato, non voluto, inaspettato…) Alain Boyer Professore emerito di filosofia politica all’Università della Sorbona In bibliografia, tra le molte opere consultate: – Isaak Roubine, ‘Essais sur la théorie marxienne de l’argent, trad Guillaume Fondu, Lausanne, Éditions Page deux, 2022 – André Sénik, Marx, les juifs et les droits de l’Homme, Paris, Denoêl, 2011″,”MADS-834″
“BOZARSLAN Hamit”,”Sociologia politica del Medio Oriente.”,”Hamit Bozarslan (1958), storico e sociologo, ricercatore all’Ecole des Hautes Etudes ne Science Sociales (EHESS) di Parigi, specialista del Medio Oriente e in particolare della questione curda. Ha pubblicato: ‘La Turchia contemporanea’, Il Mulino, 2006.”,”VIOx-226″
“BOZZETTI Gherardo”,”Mussolini direttore dell’ “”Avanti!””.”,”BOZZETTI Gherardo è nato nel 1915 a Cremona. Ha insegnato per molti anni storia nei licei e negli istituti magistrali. E’ personaggio noto alle organizzazioni professionali di categoria. Collabora a giornali e riviste specializzate. Ha pubblicato con ALFASSIO GRIMALDI ‘Farinacci il più fascista’ (1972) e ’10 giugno, il giorno della follia’ (1974). C’erano anni in cui Mussolini era più a sinistra di PCI e PSI, in cui sabotava le strade ferrate della Romagna, definiva “”infortunio del mestiere”” l’ attentato al re, celebrava la Comune di Parigi, esaltava la “”violenza levatrice della storia”” e predicava lo sciopero generale come preludio all’ insurrezione proletaria armata. Ma all’ improvviso dopo aver tuonato per anni contro il militarismo, MUSSOLINI divenne interventista e nazionalista. Una svolta simile l’ ebbe la parte più accesa della sinistra italiana gli anarco-sindacalisti, convertitisi alla rivoluzione in camicia nera. Nel libro si ripercorrono le pagine dell’ Avanti, della “”Lotta di Classe””, di “”Utopia””, i carteggi ed altri documenti d’ archivio. Le dimissioni di Mussolini. “”I lavori della Direzione si svolgono in un clima teso e riservato, ben lontano da quello festaiolo che si riscontra in simili occasioni, quando i compagni si ritrovano a distanza di mesi. La Balabanoff insiste sul “”fulmine a ciel sereno””, parla del nuovo Giuda. L’ “”Avanti!”” farà un resoconto molto sommario della riunione, più diffusi i giornali borghesi. Primo a prendere la parola è Lazzari, che ribadisce il suo pensiero sulla neutralità assoluta. Mussolini fa un breve intervento, interotto frequentemente. Si richiama al suo articolo, insiste sull’ argomento ricattatorio per mettere i suoi antagonisti con le spalle al muro: volete la neutralità?, allora facciamo la rivoluzione, sono con voi. Sa che sono rivoluzionari a parole, la sua è una nuova provocazione. Reagisce per primo Vella, che sfoga vecchi rancori. Alla ripresa pomeridiana Mussolini propone la formula della neutralità condizionata, cioè aperta al mutare degli eventi. Ratti, Smorti e Bacci ritengono che nessun fatto nuovo sia intervenuto che consigli di modificare la condotta del partito. La Balabanoff, riaffermando la necessità di mantenersi neutrali, non nasconde le sue preoccupazioni per la minaccia slava, e ancora una volta cerca di giustificare i socialisti tedeschi. Zerbini con qualche riserva, è solidale con Mussolini. Della Seta vorrebbe inserire una parola di simpatia per la Francia. Mussolini, a sera, pone l’ aut aut, o accettano il suo ordine del giorno, o si dimette. (…) Al gruppo degli avversari si è aggiunto Serrati, rimasto per due anni su posizioni di fronda rispetto all’ “”Avanti!”” di Mussolini, e che crede di essere il più titolato per la successione. Mussolini presenta un ordine del giorno, che ottiene il suo solo voto e l’ astensione di Zerbini. Il manifesto invece è approvato col solo voto contrario di Mussolini. “” (pag 222-223)”,”MITS-240″
“BOZZETTI Gherardo”,”Mussolini direttore dell’Avanti!”,”Gherardo Bozzetti è nato nel 1915 a Paderno Ponchielli (Cremona). Ha insegnato per molti anni storia nei licei e negli istituti magistrali. É personaggio noto nelle organizzazioni professionali di categoria. Collabora a giornali e riviste specializzate. Di recente ha pubblicato con Ugoberto Alfassio Grimaldi Farinacci il più fascista e 10 Giugno, il giorno della follia. Chi conosce Mussolini ‘duce’ stenta a capacitarsi che ne sia esistito anche uno rivoluzionario, più a sinistra, per intenderci, degli attuali PSI e PCI. É il tempo in cui sabotava le strade ferrate di Romagna, definiva ‘infortunio del mestiere’ l’attentato al re, celebrava con rito annuale la Comune di Parigi, esaltava la violenza levatrice della storia e predicava lo sciopero generale come preludio all’insurrezione proletaria armata. Ma ancora di più sbalordirono i compagni di allora quando Mussolini, dopo aver tuonato per anni contro il militarismo e la guerra, divenne all’improvviso interventista e nazionalista. Con un paziente lavoro di intarsio viene ricostruito il personaggio, condizionato dalla matrice genetica e immerso nel panorama dell’Italia prebellica e delle prefigurazioni fasciste.”,”MITS-015-FL”
“BOZZETTI Mauro”,”Conflitto estetico. Hölderlin, Hegel e il problema del linguaggio.”,”Mauro Bozzetti è ricercatore di Filosofia teoretica presso l’Università di Urbino dove ricopre gli incarichi di Epistemologia e Metodologia della ricerca sociale.”,”FILx-127-FL”
“BOZZINI Federico”,”Il furto campestre. Una forma di lotta di massa nel veronese e nel Veneto durante la seconda metà dell’800.”,”BOZZINI Federico è nato a Verona nel 1943. Ha studiato filosofia a Padova dove si è laureato con una tesi su ‘La critica della religione in Karl Marx’.”,”ITAS-149″
“BOZZO Silvano”,”Promemoria di un proletario cosciente.”,”Silvano Bozzo (Genova 1934) operaio metallurgico, dirigente Commissione giovanile della CGIL e della FGCI, membro della segreteria della Federazione genovese del PCI, consigliere provinciale e comunale di Genova, presidente di Legacoop Liguria, consigliere di amministrazione dell’UNIPOL, presidente dell’AMES. “”Un incontro importante: Gaetano Perillo”” (pag 88)”,”PCIx-437″
“BOZZO Silvano”,”Promemoria di un proletario cosciente.”,”Silvano Bozzo (Genova 1934) operaio metallurgico, dirigente Commissione giovanile della CGIL e della FGCI, membro della segreteria della Federazione genovese del PCI, consigliere provinciale e comunale di Genova, presidente di Legacoop Liguria, consigliere di amministrazione dell’UNIPOL, presidente dell’AMES. “”Un incontro importante: Gaetano Perillo””: “”Mi facevo raccontare del Partito Comunista d’Italia, di Amadeo Bordiga, nome impronunciabile allora nel partito, della battaglia permanente delle idee nella concezione gramsciana, dei traumi provocati dall’allontanamento e poi dall’assassinio di Trotsky, della scelta del ‘socialismo in un paese solo’, che segnò la sconfitta della tesi della rivoluzione permanente e della sua esportazione. Scelta inevitabile, diceva, ma il proletariato non avendo potuto battere la strada della borghesia che con Napoleone la ‘sua’ rivoluzione l’aveva esportata, non aveva risolto il problema cruciale dell’espansione e del consolidamento del potere operaio in Europa. Aggiungeva che erano riflessioni scientifiche e storiche che un vecchio militante faceva con un giovane militante. Forse per questo suo modo di ragionare era un po’ emarginato, tuttavia il partito allora investiva sulla ricerca storica”” (pag 88)”,”PCIx-009-FMP”
“BOZZO Virgilio BOERO Francesco”,”I Savoia a Genova.”,”I Savoia sono sempre stati vituperati e odiati dai Genovesi. Basti ricordare il massacro compiuto dal Generale La Marmora inviato da re nel 1849 per una spedizione punitiva (sacco di Genova) che si dice causò cinquecento morti (…) (v. pag 35)”,”LIGU-014-FFS”
“BOZZONI Guido”,”La critica del federalismo in Giuseppe Mazzini.”,”””Il solo scritto in cui Mazzini affronti organicamente e con una certa ampiezza la scottante questione, risale al ’33. Ha per titolo ‘Dell’unità italiana’ e apaprve nell’ultimo fascicolo della Giovine Italia, uscito nel luglio del ’34’ (pag 16) “”Per quanto il suo pensiero avesse avuto uno sviluppo originale, il Cattaneo considerava il Ferrari «la mente nostra più profonda, certamente il più libero dei viventi nostri pensatori (1)”” (V. Cattaneo, Recensione a ‘Le Rivoluzioni d’Italia’) (pag 28-29) (1) E’ da notarsi che il Ferrari invece credeva il Cattaneo suo “”avversario coperto, come al solito””, G. Ferrari a G. Cardani, Firenze, nov. ’67”,”TEOP-545″
“BRACAGLIA Paolo ETNASI Fernando FERRARA Marcella LOI Susanna PAOLINI Gregorio RIBET Luciana ROGGI Enzo TRIVULZIO Angela, collaborazione; scritti di Alessandro NATTA Giorgio NAPOLITANO Gian Carlo PAJETTA Adriana SERONI Aldo TORTORELLA Enzo SANTARELLI Renzo TRIVELLI”,”PCI ’81. Almanacco del 60°.”,”DOCUMENTI TESI CONGRESSO DI LIONE 1926 DISCORSO DI TOGLIATTI A FIRENZE 1944 MEMORIALE DI YALTA JALTA 1964 TESI XV CONGRESSO 1979 DICHIARAZIONE PROGRAMMATICA VIII 8° CONGRESSO PCI 1967″,”PCIx-017-FAP”
“BRACALINI Romano”,”Paisà. Vita quotidiana nell’Italia liberata dagli Alleati.”,”Romano Bracalini, giornalista e scrittore studioso di storia italiana dell’Ottocento e Novecento.”,”ITAS-212″
“BRACALINI Romano”,”Celebri e dannati. Osvaldo Valenti e Luisa Ferida storia e tragedia di due divi del regime.”,”Romano Bracalini, nato a Campiglia Marittima, Livorno, nel 1936, ha vissuto a Milano, dove ha lavorato ai programmi culturali e giornalistici della Rai, per la quale ha curato servizi speciali e documentari storiic. Ha pubblicato una biografia ‘La regina Margherita’ (1983).”,”ITAF-002-FMB”
“BRACCESI Lorenzo, con la collaborazione di Flavio RAVIOLA”,”Guida allo studio della storia greca.”,”Lorenzo Braccesi insegna Storia greca nell’Università di Padova. Si è impegnato su tre fronti della ricerca storica: colonizzazione greca, ideologia e propaganda nel mondo antico, eredità dell’antico. Fra i suoi libri più noti: Grecità adriatica, La leggenda di Antenore, Per i nostri tipi è autore di I tiranni di Sicilia e I Greci delle periferie. Dal Danubio all’Atlantico.”,”STAx-028-FL”
“BRACCHI Giampio MARTELLA Giancarlo PELAGATTI Giuseppe”,”Tecniche di organizzazione degli archivi.”,”Scelta e taglio degli argomenti sono frutto della pluriennale esperienza didattica degli Autori, docenti del Politecnico di Milano. G. Bracchi insegna Trattamento dell’informazione dell’impresa. G. Martella impianti per l’Elaborazione delle informazioni e G. Pelagatti Calcolatori elettronici.”,”ARCx-001-FL”
“BRACCO Barbara”,”Storici italiani e politica estera. Tra Salvemini e Volpe, 1917-1925.”,”BRACCO Barbara ha conseguito il dottorato di ricerca presso l’Università di Pavia. Laureata all’Università di Milano con un lavoro su Carlo Sforza nell’ultimo governo Giolitti, si è occupata di politica estera e opinione pubblica. Ha curato le lezioni inedite di storia del Risorgimento di Gioacchino Volpe. Contiene il capitolo ‘Tra propaganda e storia. Esperienza di guerra e cultura storica (1917-1918)’ (Caporetto trauma collettivo, “”esame di coscienza”” nella cultura storica italiana, ecc.) “”Caporetto segna anche per la storia della cultura italiana un momento di svolta. La reazione degli intellettuali e degli storici in particolare fu di rinnovare e intensificare un impegno militante, da civili o da militari, che già nei quasi tre anni di guerra precedenti li aveva portati ad arruolarsi nell’esercito, a dar vita a nuove iniziative culturali, a essere – in una parola – più presenti nella società. (…) Tra le molte inziative scientifiche approntate in quel clima la più significativa fu la costituzione nel novembre 1917 di un “”Comitato per l’esame nazionale””, a cui aderirono fra gli altri Croce, Gentile, Ciccotti, Salvemini, Silva, Prezzolini. Il gruppo di lavoro non aveva lo scopo; come scrisse anni più tardi Volpe con un velo di ironia, “”di riscrivere tutta la storia d’Italia, dal Rinascimento alla grande guerra, alla luce della disfatta di Caporetto””, ma certamente un obiettivo alquanto ambizioso. (…) Caporetto rappresentava per molti storici e intellettuali la “”rivelazione straordinaria””, per usare la nota espressione prezzoliniana, delle debolezze strutturali di un popolo e di una classe dirigente, sottoposti a sforzi e sacrifici sino ad allora sconosciuti. Il quanto tale, il disastro di Caporetto venne quasi subito percepito come il punto di massimo ripiegamento della nazione su se stessa, “”il colpo che costringe a guardare nell’intimo e mette ogni spirito alle prese con se stesso””, una sorta di “”vittoria”” morale; di “”vittoria dell’autocoscienza””. In questa visione quasi “”catartica”” della guerra, la rotta militare rappresentava per Prezzolini, come per altri, il momento magico della creazione o ricostruzione dei presupposti fondamentali per la “”riscossa”” nazionale.”” (pag 22-23)”,”STOx-223″
“BRACCO Fabrizio a cura; relazioin di Alberto CARACCIOLO Biagio DE-GIOVANNI, comunicazioni di Carlo CARINI, interventi di A. BALDASSARRE A. CARACCIOLO S. LEVRERO F. BETTONI e F. BRACCO F. BOZZI S. BERTELLI S. LEVRERO, conclusioni di B. DE-GIOVANNI e A. CARACCIOLO, studi e ricerche di G. GUBITOSI F. BOZZI F. BRACCO S. CAPRIOLI F. BETTONI”,”Gramsci e la crisi del mondo liberale. Atti del Seminario di studi tenuto a Perugia il 24 maggio 1977. Studi e ricerche.”,”””La particolare attenzione che abbiamo riservato alla riflessione gramsciana sulla nozione di “”crisi”” si lega quindi all’ipotesi di ricerca da cui siamo partiti, ritessere la griglia metodologica della storiografia gramsciana proprio a partire da questo concetto (‘crisi’, basandoci su di esso per giungere a una rilettura dei temi fondamentali del pensiero di Gramsic quali: ‘egemonia, blocco storico, funzione degli intellettuali, moderno principe, Stato’, cercando nel contempo di far risaltare la modernità della sua elaborazione e la possiblità di trarne indicazioni per i vari settori di ricerca delle scienze storiche particolari”” (pag 91)”,”GRAD-001-FMB”
“BRACCO Fabrizio a cura; saggi di Fabrizio BRACCO Franca BIONI-NALIS Vittor Ivo COMPARATO Leonardo LA-PUMA Luciana GARIBBO Maria Teresa PICHETTO Giancarlo PELLEGRINI Carlo CARINI Gian Mario BRAVO Gian Biagio FURIOZZI Sergio AMATO”,”Democrazia e associazionismo nel XIX secolo.”,”Contiene il saggio di GM Bravo ‘Associazioni partitiche e modelli organizzativi nell’età della Seconda Internazionale’ (pag 211-244) “”Nel socialismo, in prevalenza marxista ma non soltanto tale, la forma organizzativa dominante è dunque quella dell’associazione partitica ‘di massa’. in cui l’ultimo elemento è prodotto dall’accostamento dell’avanguardia (rammento che il concetto venne elaborato da Marx e da Engels fin dalla metà del secolo XIX, e fu recepito da Lenin soltanto un cinquantennio più tardi) al movimento operaio nella sua globalità, vale a dire al movimento esprimentesi in una serie di organizzazioni concrete, tramandate dal primo associazionismo sociale: da quelle sindacali a quelle cooperative, da quelle mutualistiche a quelle ricreative, d’istruzione e così via. Tutti questi modelli e queste esperienze differenziate, sostanziate prevalentemente nella forma organizzativa ‘esemplare’ della SPD, trovano momenti e possibilità di confronto e di scambio, nelle discussioni e nelle istanze associative fornite e garantite dalla Seconda Internazionale. Con una qualche lentezza a partire dall’anno di istituzione, il 1889, e poi con sicurezza specie dopo il congresso di Londra del ’96 e l’avvio del ‘Bureau Socialiste International’ nel 1900, l’internazionalismo proletario – dizione vecchia ma ancor sempre produttiva di stimoli e di sollecitazioni – diventa fonte di ispirazione diretta dell’organizzazione socialista e di fondazione di partiti politici nei luoghi “”più remoti””, almeno culturalmente nel mondo, dal Giappone a gran parte dell’Asia (si pensi all’India e alla Cina), all’America Latina a qualche fetta della stessa Africa”” (pag 223) [Gian Mario Bravo ‘Associazioni partitiche e modelli organizzativi nell’età della Seconda Internazionale’ (in) Fabrizio Bracco, a cura, ‘Democrazia e associazionismo nel XIX secolo’, CET – Centro Editoriale Toscano, Firenze, 1990]”,”TEOS-015-FMB”
“BRACHER K.D. HILLGRUBER A. MOMMSEN W.J. SCHULIN E. ULLRICH H. ZIEBURA G.”,”La storia delle relazioni internazionali nella Germania contemporanea.”,”Contiene i seguenti saggi: ‘L’eredità di RANKE e i problemi della storia delle relazioni internazionali’ (SCHULIN), ‘Le discussioni sul ‘primato della politica estera’ e la storia delle relazioni internazionali nella storiografia tedesca dal 1945 ad oggi’ (HILLGRUBER), ‘La storiografia tedesca, il problema dell’ imperialismo e la storia delle relazioni internazionali, 1870-1914′ (MOMMSEN), ‘Il ruolo delle scienze sociali nella storiografia tedesca delle relazioni internazionali’ (ZIEBURA), ‘La nuova politologia tedesca e la storia delle relazioni internazionali (ULLRICH), ‘Ideologia e politica estera nel XX secolo. L’esperienza tedesca ed europea’ (BRACHER).”,”GERS-001″
“BRACHER Karl D.”,”La dittatura tedesca. Origini strutture conseguenze del nazionalsocialismo in Germania.”,”Karl Dietrich BRACHER, nato nel 1922, ha compiuto i suoi studi nell’Università di Tubinga e successivamente ad Harvard. Dopo aver insegnato nella Freie Universitat di Berlino, dal 1959 è Prof ordinario di scienza politica e storia contemporanea nell’Univ di Bonn. L’opera che lo ha imposto come uno dei maggiori storici tedeschi contemporanei è ‘Die Auflösung der Weimarer Republik’ (1955). Altre sue opere: ‘Die nationalsozialistische Machtergreifung’ in collaborazione con W. SAUER e G. SCHULZ (1960) e ‘Deutschland zwischen Demokratie und Diktatur’ (1964).”,”GERN-042″
“BRACHER Karl Dietrich a cura di Enzo GRILLO”,”Il Novecento. Secolo delle ideologie.”,”La chiave di lettura del libro sono le seduzioni del ‘totalitarismo’. Con questa chiave l’A ripercorre la storia del secolo, dalla crisi del liberalismo di fine secolo XIX alle esperienze totalitarie in IT e GERM, dalla ventata del 1968 alle tentazioni integralistiche del Terzo Mondo. Karl Dietrich BRACHER ha svolto attività di insegnamento in numerosi istituti e università in Europa e fuori (fra gli altri Stanford, Princeton, Oxford, Tel Aviv). E’ tra i fondatori dell’ Istituto Superiore Europeo di Firenze. Noto come uno dei massimi esperti di storia contemporanea, ha pubblicato opere fondamentali sulla Repubblica di Weimar e sul nazismo. Tra le sue opere tradotte in IT: -La dittatura tedesca, Bologna, 1973, 1983″,”TEOP-056″
“BRACHER Karl D.”,”La dittatura tedesca. Origini strutture conseguenze del nazionalsocialismo in Germania.”,”Karl Dietrich BRACHER, nato nel 1922, ha compiuto i suoi studi nell’Università di Tubinga e successivamente ad Harvard. Dopo aver insegnato nella Freie Universitat di Berlino, dal 1959 è Prof ordinario di scienza politica e storia contemporanea nell’Univ di Bonn. L’opera che lo ha imposto come uno dei maggiori storici tedeschi contemporanei è ‘Die Auflösung der Weimarer Republik’ (1955). Altre sue opere: ‘Die nationalsozialistische Machtergreifung’ in collaborazione con W. SAUER e G. SCHULZ (1960) e ‘Deutschland zwischen Demokratie und Diktatur’ (1964).”,”GERG-073″
“BRACHT Wilhelm”,”Trier und Karl Marx.”,”””Denn es wählen eins vor allem andern die Edelsten – ewigen Ruhm vor allem Vergänglichen””. (Heraklit) “”Rispetto a tutte le altre una sola cosa preferiscono i migliori: la gloria eterna rispetto alle cose caduche”” Denn es wählen = scelgono eins vor allem andern = l’uno da tutto il resto die Edelsten – = i nobili (migliori) ewigen Ruhm = gloria eterna vor allem Vergänglichen = da tutto il fugace (caduco) “”Denn Marx war vor allem Revolutionär. Mitzuwirken in dieser oder jener Weise am Sturz der kapitalistischen Gesellschaft und der durch sie geschaffenen Staatseinrichtungen, mitzuwirken an der Befreiung der modernen Arbeiterschaft, der er zuerst das Bewußtsein ihrer eigenen Lage und ihrer Bedürfnisse, das Bewußtsein der Bedingungen ihrer Befreiung gegeben hatte – dies war sein wirklicher Lebensberuf. Der Kampf war sein Element. Und er hat gekämpft mit einer Leidenschfat, einer Zähigkeit, einem Erfolg wie wenige.”” (pag 17)”,”MADS-425″
“BRACKEN Paul”,”Fuochi a oriente. Il sorgere del potere militare asiatico e la seconda era nucleare.”,”Paul BRACKEN è professore di scienze politiche alla Yale University ed esperto di politica internazionale. E’ stato consulente del Governo americano dopo la guerra fredda. E’ autore anche di ‘Command and Control of Nuclear Forces’.”,”ASIx-038″
“BRADBURY Ray”,”Fahrenheit 451.”,”In ‘Fahrenheit 451’ Bradbury espora con grande sensibilità il terreno dell’utopia negativa, cioè il genere nel quale l’autore non dipinge uno stato perfetto ma anzi il regno dell’incubo e del terrore. Nel caso del libro (in cui titolo enigmatico vuole solo indicare la temperatura alla quale brucia la carta, secondo la scala anglosassone) si tratta di uno stato talmente autoritario che sente il bisogno di mettere i libri al rogo (pag IV)”,”VARx-014-FFS”
“BRADFORD Ernle”,”Horatio Nelson. L’ uomo e l’ eroe.”,”Trafalgar fu il giusto apice dell’opera di Nelson. Come scrisse Chaucer: “”La vita così breve, così lunga da imparare l’ arte/ La prova così dura, così netta la conquista””. (pag 354) Trafalgar è stata la battaglia navale più importante del XIX secolo. (pag 363)”,”UKIx-072″
“BRADSHER Keith”,”High and might. SUVs: the world’s most dangerous vehicles and how they got that way.”,”BRADSHER Keith è stato il capo dell’ Ufficio di Detroit del New York Times dal 1996 al 2001. “”Il problema più grande era che l’ Explorer, come molti altri SUV, era troppo alto in relazione alla distanza tra le ruote destra e sinistra (nota come ‘wheel track’). Usando la formula di stabilità che il governo ha rifiutato nel 1986, di comparazione del ‘wheel track’ a due volte l’ altezza del suo centro di gravità, un Explorer condotto da un guidatore avrebbe avuto più del 30% di rovesciamento (rolling over) in un singolo incidente d’ auto, mentre un Explorer a pieno carico dovrebbe avere più del 40 per cento di probabilità di rovesciamento (flipping over).”” (pag 328)”,”USAE-048″
“BRADSTOCK Andrew a cura; saggi di James D. ALSOP Gerald AYLMER Warren CHERNAIK John GURNEY Elaine HOBBY James HOLSTUN Claire JOWITT Christopher ROWLAND Nigel SMITH David TAYLOR Andrew BRADSTOCK”,”Winstanley and the Diggers, 1649-1999.”,”BRADSTOCK Andrew è Senier Lecturer in Teologia al King Alfred’s College, Winchester. E’ autore di ‘Faith in the Revolution: The Political Theologies of Müntzer and Winstanley’. Tra i collaboratori vi sono James D. ALSOP, Gerald AYLMER, Warren CHERNAIK, John GURNEY, Elaine HOBBY, James HOLSTUN, Claire JOWITT, Christopher ROWLAND, Nigel SMITH e David TAYLOR. HOLSTUN, ha scritto il saggio: Comunismo, George Hill e il Mir: Marx era un winstanleiano del XIX secolo? “”Così, per cominciare, Marx fu un winstaleiano del XIX secolo? ovvero, egli mai suggerì che le forme sociali precapitalistiche (come la piccola proprietà e la comune contadina) potessero diventare qualcosa d’altro che un ostacolo al progresso e alla liberazione umana? Potevano esse diventare le basi per una comunismo avanzato, permettendo ai popoli precapitalistici di saltare la fase dell’ espropriazione proletaria e della miseria? John Gray da voce all’ opinione anticomunista generalmente accettata: “”In effetti, assieme a molti altri pensatori del XIX secolo, Marx disprezzava l’ immobilità sociale e tecnologica delle società contadine. Egli vedeva l’ abolizione della fattoria contadina come un prerequisito indispensabile al progresso economico e guardava alla fabbrica capitalista come il modello su cui l’ agricoltura avrebbe dovuto basarsi in futuro””””. (pag 124)”,”UKIR-026″
“BRAGADIN Marc’Antonio”,”Che ha fatto la Marina? 1940-45.”,”””Oggi sappiamo come la stessa Marina britannica abbia attribuito d informazioni ottenute con lo spionaggio certe mosse navali italiane che furono invece suggerite soltanto da elementi strategici o direttamente osservati. Nella guerra moderna, infatti, esistono svariati mezzi ‘non’ spionistici per ottenere informazioni sull’ avversario: mezzi ‘diretti’ che consentono di ricavare una massa di notizie e – dentro certi limiti – di previsioni, più abbondanti, precise e tempestive di quelle, sempre aleatorie; che possono essere fornite dalla più esperte spie. Le fotografie aeree con mezzi progrediti danno risultati eccellenti. nei periodi di supremazia la Luftwaffe effettuava ricognizioni fotografiche sui porti britannici del Mediterraneo pressoché giornaliere e su Malta addirittura bigiornaliere: era sufficiente questo solo mezzo perché Supermarina fosse a minuta e continua conoscenza di tutto quanto accadeva o si preparava in quei porti. L’ attento controllo del traffico radiotelegrafico fornisce pure un’altra serie di utilissime informazioni.”” (pag 132-133)”,”ITQM-128″
“BRAHM Heinz”,”Russische Revolution und Weltrevolution.”,”BRAHM Heinz (1935-), Wissenschaftlicher Rat im Bundesinstitut für ostwissenschaftliche und internationale Studien in Köln. Altra opera: “”Trotzkijs Kampf um die Nachfolge Lenins. Die ideologischen Auseinanderseitzungen 1923-1926″”, Koln, 1964 “”Die russische Revolution sollte nach dem Willen Lenins nicht Selbstzwech sein. Sie war als der Stein gedacht, der beim Aufprall seine Kreise über die gesamte Welt zieht. Karl Marx hatte 1882 einmal fast beiläufig davon gesprochen, daß die russische Revolution das Signal zur westeuropäischen proletarischen Revolution geben könnte (1). Marx hatte wohl damals einsgesehen, daß es die kapitalistischen fortschrittlichen Staaten , die die Zusammenbruchsreife besitzen müßten, an einer revolutionären Initiative fehlen ließen. Beeindruckt von der Aktivität der Narodowolzen, die 1881 den Zaren Alexander II, zur Strecke brachten borgte sich Marx, einem Augenblickseinfall folgend, gewissermaßen den russischen Motor aus, um die kunstvoll konstruierte Maschine die sich nicht nach den Gesetzen ihres Schöpfers drehen wollte, überhaupt erst in Schwung zu bringen. Der Gedanke, daß die Revolution im “”Osten”” ihren Anfang nehmen könnte, wurde 1902 von K. Kautsky, dem großen Ideologen der SPD und Gralshüter der Marxismus, gelegentlich aufgegriffen. Auch Lenin machte ihn sich in seiner frühen Schrift “”Was tun?”” zu eigen. Im Allgemeinen glaubte Lenin jedoch bis 1917, daß die Weltrevolution in Westeuropa beginnen würde.”” (pag 14)”,”RIRO-396″
“BRAIDA Lodovica a cura; saggi di Marco BOLOGNA Giorgio MONTECCHI Lodovica BRAIDA Anna LONGONI Gianni TURCHETTA Giuseppe ZACCARIA Maria Giulia LONGHI Francesca CAPUTO Irene PIAZZONI, testimonianza di Paolo DE-BENEDETTI”,”Valentino Bompiani. Il percorso di un editore “”artigiano””. Atti della giornata di studi organizzata dal Dipartimento di Scienze della Storia e della Documentazione storica dell’ Università degli Studi di Milano, 5 marzo 2002.”,”Saggi di Marco BOLOGNA Giorgio MONTECCHI Lodovica BRAIDA Anna LONGONI Gianni TURCHETTA Giuseppe ZACCARIA Maria Giulia LONGHI Francesca CAPUTO Irene PIAZZONI, testimonianza di Paolo DE-BENEDETTI.”,”EDIx-038″
“BRAILSFORD H. Noel; a cura di Christopher HILL e Evamaria BRAILSFORD”,”I livellatori e la rivoluzione inglese.”,”BRAILSFORD (1873-1958) si formò in Scozia e si laureò in lettere all’Univ di Glasgow dove ebbe la cattedra di logica. All’inizio della guerra greco-turca lasciò l’insegnamento e si arruolò nella Legione Straniera in Tessaglia: da quell’esperienza trasse un romanzo, ‘The Broom of the War God’ (La scopa del dio guerra) che gli fruttò il posto di corrispondente del ‘Manchester Guardian’ prima da Creta e poi dalla Macedonia. La sua conoscenza dei problemi del MO gli valse incarichi giornalistici. Partecipò pure alla lotta in favore del suffragio femminile. Alla vigilia della 1° GM, lanciò un monito severo col libro ‘War of Steel and Gold’ (Guerra dell’acciaio e dell’oro), ma il suo grande momento giunse nel 1922 quando l’ Independent Labour Party (ILP) lo chiamò a dirigere il settimanale ‘The New Leader’. Poi troppo all”avanguardia’ dopo tre anni dovette dimettersi. Nel frattempo aveva continuato a scrivere articoli e libri (tra cui le biografie di Shelley e di Voltaire). Ai due volumi di ‘Russian Workers’ Republic’ e ‘Rebel India’ affidò le proprie impressioni di viaggio e le proprie meditazioni su due paesi in grande tormentosa emancipazione civile e sociale. Con lo scoppio della guerra civile spagnola chiese di arruolarsi contro i franchisti ma non fu accettato per l’età avanzata. Ai levellers dedicò gli ultimi dieci anni della sua vita. E fu il suo capolavoro. Esso uscì postumo a cura della vedova Evamaria e di Christopher HILL.”,”UKIR-007″
“BRAILSFORD Henry Noel”,”The War of Steel and Gold. A Study of the Armed Peace.”,”BRAILSFORD Henry Noel “”Does finance follow the flag, or is the flag dragged in the wake of finance?”” (pag 219) “”A Concert we cannot have while the Powers are divided in two unnatural groups, which struggle for a balance without even a political principle to make an intelligible division between them”” (pag 294)”,”RAIx-307″
“BRAMBILLA Michele”,”L’eskimo in redazione. Quando le Brigate Rosse erano «sedicenti».”,”Michele Brambilla (Monza, 1958) è un giornalista del “”Corriere dela Sera””. Ha pubblicato ‘Dieci anni di illusioni. Storia del Sessantotto’ (Rizzoli 1994) e ‘Interrogatorio alle destre’ (Rizzoli, 1995). Con padre Piero Gheddo, un missionario, ha scritto ‘Nel nome del padre’ (Bompiani, 1993), con Vittorio Messori ‘Qualche ragione per credere’ (Mondadori, 1997). Queste pagine riportano – tra virgolette – ciò che i più importanti girnalisti e intellettuali italiani scrissero e dissero negli anni “”caldi”” che seguirono il Sessantotto, sull’estremismo di sinistra e sulla nascita delle formazioni terroristiche. Ne emerge un quadro desolante. Molte “”grandi firme”” si arrampicarono sugli specchi per cercare di dimostrare che, in realtà, la violenza era sempre e solo “”fascista”” o “”di Stato””. E molti ‘maitre a penser’ oggi considerati esempi di moderazione firmarono appelli di solidarietà nei confronti di chi annunciava “”la lotta armata””.”,”EDIx-248″
“BRAMBLE J.C. BROWNING Robert GOODYEAR F.R.D. HERINGTON C.J. KENNEY E.J. OGILVIE R.M. RUDD Niall VESSEY D.W.T.C. WALSH P.G.”,”La Letteratura Latina della Cambridge University. Volume secondo. Da Ovidio all’epilogo.”,”Goodyear, Hildred Carlile Professor of Latin, Belford College, University of London. Kenney, Kennedy Professor of Latin, University of Cambridge. Ogilvie, Professor of Humanity, St Salvator’s College, University of St Andrews. Rudd, Professor of Latin, University of Bristol. Bramble, Fellow and Tutor of Corpus Christi College, Oxford. Herington, professor of Classics, Yale University. Vessey, Lecturer in Classics, Queen Mary College, University of London. Walsh, professor of Humanity, University of Glasgow.”,”VARx-102-FL”
“BRAMLY Serge”,”Leonardo da Vinci. Artista, scienziato, filosofo. Volume primo.”,”BRAMLY Serge nato in Tunisia nel 1949, giunto a Parigi nel 1961 si è dedicato alla saggistica e alla narrativa. “”(Leonardo) Scrive: “”So bene che per non essere io litterato, che alcuno prosuntuoso gli parrà ragionevolmente potermi biasimare coll’allegare io essere homo sanza lettere; gente stolta! Non sanno questi tali ch’io potrei siccome Mario rispose contro a’ patrizi romani, io sì rispondere, dicendo quelli che dell’altrui fatiche se medesimi fanno ornati le mie a me medesimo non vogliono concedere: diranno che per non avere io lettere non potere ben dire quello, di che voglio trattare; or non sanno questi che le mie cose son più da esser tratte dalla sperienza, che d’altra parola, la quale fu maestra di chi bene scrisse e così per maestra la in tutti i casi allegherò””. O anche: “”Chi disputa allegando l’autorità, non adopera lo ingegno, ma piuttosto la memoria””.”” (pag 202)”,”BIOx-118″
“BRAMWELL Anna”,”Ecologia e società nella Germania nazista. Walter Darré e il partito dei Verdi di Hitler.”,”Anna Bramwell, londinese, ha studiato all’Arts Educational School, all’University College Buckingham, e ha conseguito il dottorato in storia della Germania del XX secolo al Lady Margaret Hall di Oxford. Attualmente (1988) lavora al Trinity College di Oxford I piani razzisti di Himmler per la colonizzazione a oriente e il contrasto con Darrè “”Benché buona parte della corrispondenza successiva tra Darré e Himmler, e Darré e Lammers trattasse di faccende di competenza ministeriale, e benché il giudice del processo di Norimberga considerasse che il contrasto tra Darré e Himmler vertesse più sulla gestione del potere che non sulle idee, è tuttavia chiaro che per Darré (e la campagna da lui condotta contro Himmler lo dimostra) erano in gioco questioni di vitale importanza ideologica (86). Ad esempio, scrivendo a Lammers, e allegando un libro di storia anglo-irlandese, affermò che se il reinsediamento dei tedeschi sul territorio polacco non veniva attuato «partendo dal punto di vista che bisognava innanzitutto creare una corretta legislazione agraria», le cose sarebbero sfociate nello stesso tipo di lotta che aveva caratterizzato i rapporti dell’Inghilterra con l’Irlanda del sud. Secondo lui il nord era stato stabilizzato grazie a un modello di sviluppo basato sui piccoli proprietari terrieri; il sud, invece, era stato modellato secondo lo schema del neofeudalesimo agrario inglese (vaste tenute e grandi proprietà in affitto) (87). Il fatto è che Darré aveva ormai la tendenza a considerare gli agricoltori indipendenti come più disponibili a identificarsi con la nazione e poco pronti, invece, a comportarsi come minoranze nazionali ostili. Dalla lettera non si evince in che misura Darré fosse pronto a privare i contadini polacchi delle loro terre nelle zone annesse, al di là – questo sì – dello scambio di popolazione generalmente ipotizzato dai tedeschi dell’epoca. È possible che pensasse a un regime di occupazione mista tedesco-polacca, in cui ambedue le popolazioni avrebbero praticato l’agricoltura secondo l’ideale dell’ ‘Erbhof’ (che stabilisce l’inscindibilità del fondo di proprietà). Certamente Darré non fu mai così antipolacco come lo furono invece molti dei suoi colleghi, e lo dimostrano le disposizioni da lui emanate per concedere il diritto di ‘Erbhof’, secondo la legge tedesca, anche agli agricoltori polacchi, la necessità di evitare una situazione coloniale del tipo di quella che aveva tormentato le relazioni anglo-irlandesi era più importante di generiche considerazioni umanitarie. Egli aspirava anche a una struttura sociopolitica meno rigida di quella generalmente prevista, in cui emergessero quelle connotazioni jeffersoniane da lui indice nel suo confronto con la colonizzazione americana del West: la popolazione rurale doveva essere più legata al suolo che non a entità economiche o nazionali. Per contro, l’enfasi posta dallo Stato-SS sulla tecnocrazia, lo sviluppo e l’efficienza (il che non vuole dire che lo stato-SS all’atto pratico fosse poi efficiente) comprendeva la nozione di un legame con il suolo solo perché ciò corrispondeva a un dato concreto, secondo il quale l’uomo sociale aveva bisogno di un tale legame, e perché una società organizzata di conseguenza sarebbe risultata più efficiente. La controversia su come il processo di insediamento e colonizzazione dovesse essere realizzato, se all’interno di una più vasta Germania (88) o se invece in seguito a una incursione armata nei territori a est della Polonia, era densa di implicazioni che andavano dritto al cuore dell’ideologia nazista. Darré, dal 1938 cominciò ad osservare allarmato l’ascesa continua del potere delle SS e di Himmler («Heini, adesso, tiene saldamente in pugno l’anima del potere SS») e fu tra i primi a rilevarne l’aspetto ‘economico’: all’inizio del 1939 affermò che Himmler stava deliberatamente infiltrando i suoi uomini in posizioni in cui potessero «tenere i cordoni della borsa» (89). Il tentativo di Darré di proteggere la sua sfera di potere si collocava come elemento non trascurabile nel sottofondo del suo contrasto politico con Himmler. Infatti, egli era convinto che un programma d’insediamento gestito dal RNS (usando della legislazione sull’ ‘Erbhof’ e riorganizzando i poteri più piccoli in unità autosufficienti) sarebbe stato diverso e migliore di un’espansione gestita dalle SS, che enfatizzavano l’attività economico e, secondo lui, erano ostili ai contadini (90). Quando nell’aprile 1939 fu steso un disegno di legge relativo ai territori orientali (Ostmarkgesetz) Darrè scoprì con stupore che nel caso fosse stato promulgato il RNS sarebbe stato privato di ogni potere, per cui protestò immediatamente con Lammers, e questi fece in modo che fosse immediatamente ritirato. Quello che era in gioco era il tentativo di Himmler di convincere Hitler che il problema del reinsediamento dei tedeschi a est era una questione politica piuttosto che agricola. A questo scopo le SS controllavano il Vo-Mi-Stelle e avevano stabilito stretti legami con diverse comunità tedesche all’estero, soprattutto in Europa orientale (91). I piani di Himmler per la colonizzazione a oriente, sorprendentemente simili a quelli elaborati dal Movimento weimarriano per la colonizzazione interna, riguardavano i pericoli della migrazione polacca in zone di frontiera, e mettevano in rilievo l’importanza di un confine difeso da contadini militanti di pura razza tedesca. Anche Darré, naturalmente, voleva che i territori di confine possono popolati il più densamente possibile da contadini tedeschi, ma questo era d’importanza secondaria rispetto alla sua visione principale, tanto che non è possibile descriverlo come «imperialista» sulla base degli obiettivi che si dava. Ad esempio, nel marzo 1939 egli scrisse: «Ora è possibile disporre di una colonia all’interno dei nostri confini. Funzionerà soltanto se il ‘Volk’ sentirà in sé il ‘Blutgedanken’ [il richiamo del sangue]. Dio solo sa cosa potrà accadere» (92). La complessa dimensione dell’«interesse nazionale» sembrava sfuggirgli, mentre l’interesse di Himmler era riposto nel ruolo militante ed espansionista delle SS a oriente”” (pag 214-216) Biografia (trecc): Darré ‹darée›, Richard Walter. – Uomo politico tedesco (Belgrano, Argentina, 1895 – Monaco di Baviera 1953), dal 1930 consulente di politica agraria di Hitler, quindi capo dell’ufficio per la politica agraria del suo partito e, dopo la conquista del potere, ministro per l’Alimentazione e l’Agricoltura (giugno 1933). Il D. pose a base della politica agraria del Reich i principî nazionalsocialisti. Processato nell’apr. 1949 da un tribunale militare americano e condannato a 7 anni di reclusione, l’anno successivo fu amnistiato. Bibliografia: La nuova nobiltà di sangue e suolo, di Walther Darré Editore:Ritter, Collana:La spada e il martello, 2009 pag 148 [Il pensiero di Walther Darré, Ministro dell’Agricoltura della Germania nazionalsocialista, ci parla di critica alla dimensione cittadina “”distruttrice dell’anima del popolo””; dell’indissolubile comunione organica fra la stirpe, la cultura popolare, il sangue e il suolo (‘blut und boden’); della prospettiva di un’economia autarchica volta al benessere del popolo e della comunità. Darré formula un programma agricolo volto alla rinascita del ceto contadino, architrave bio-politica della comunità. Frequentò anche gli ambienti völkisch e della Bund Artman (Lega degli Artamani). Nella concezione nazionalsocialista l’agricoltura non doveva più essere concepita come un comparto produttivo scollegato ed avulso dal resto della società, ma come una superiore sintesi costruttiva integralmente partecipe del destino storico, culturale, sociale e razziale dell’intera “”Comunità Popolare””.]”,”GERN-207″
“BRANCA Eric”,”Le roman de la droite 1974-1998. Chronique d’un echec.”,”Giornalista, Eric BRANCA è il segretario generale della redazione di ‘Valeurs actuelles’.”,”FRAV-059″
“BRANCA Paolo”,”Moschee inquiete. Tradizionalisti, innovatori, fondamentalisti nella cultura islamica.”,”Paolo Branca islamista e docente di arabo nell’Università Cattolica di Milano. Tra le sue opere: Introduzione all’Islam, Voci dell’Islam moderno, I Musulmani, Il Corano.”,”VIOx-045-FL”
“BRANCA Vittore”,”Boccaccio medievale.”,”Vittore Branca (1913-2004), filologo e critico letterario, ha insegnato nelle Università di Firenze, Roma, Parigi e Padova, ed è stato Rettore dell’Università dei Bergamo. Accademico dei Lincei e membro di numerose altre associazioni culturali, è stato il più importante studioso italiano di Boccaccio.”,”ITAG-010-FL”
“BRANCA Paolo”,”Voci dell’Islam moderno. Il pensiero arabo-musulmano fra rinnovamento e tradizione.”,”Paolo Branca si è laureato in Lingua e letteratura araba presso l’Università di Venezia Ca’ Foscari. Si è interessato al rapporto Islam-mondo moderno, con riferimenti al radicalismo e riformismo dei musulmani. Maurice Bormans, allievo di Henri Lahoust al College de France, specialista in diritto musulmano, è uno dei fondatori della rivista “”Islamocristiana””. E’ docente di Islamistica.”,”RELx-073″
“BRANCACCIO Emiliano CAVALLARO Luigi”,”Leggere il capitale finanziario. Introduzione.”,”‘Vogliamo invitare a una nuova lettura del ‘Capitale finanziario’ di Rudolf Hilferding. Socialdemocratico viennese, oppositore di Lenin e ministro di Weimar, catturato, torturato e molto probabilmente ucciso dai nazisti. Hilferding è una delle figure più complesse e controverse del marxismo novecentesco”” (pag XII) Il capitale fittizio. La centrale bancaria. La centralizzazione. Hilferding. ‘Il capitale fittizio. La centrale bancaria. La centralizzazione’ “”Beninteso, tra la forma e il fatto della transizione sussiste in Marx una differenza, uno iato cruciale; Hilferding invece si spinge in avanti, lanciandosi in una vera e propria premonizione: la tendenza alla centralizzazione, «se completamente soddisfatta, porterebbe alla concentrazione di tutto il capitale monetario in una sola banca o in un unico gruppo di banche, che potrebbero quindi disporne incondizionatamente. E’ chiaro che una simile ‘centrale bancaria’ potrebbe esercitare un controllo assoluto sulla produzione dell’intera società». E «una volta che il capitale finanziario abbia assoggettato a sé i più importanti rami produttivi», la società non avrebbe avuto altro compito che «impadronirsi del capitale finanziario servendosi in ciò del proprio consapevole organo esecutivo», vale a dire lo stato. L’ipotesi dell’afflusso di tutto il capitale nelle mani di un’unica gigantesca «centrale bancaria», fino alla espropriazione della medesima da parte del potere statale, diede luogo a numerose controversie. Schumpeter la definì «una franca abiura della teoria del crollo», sostituita dall’idea che «la società capitalistica, lasciata a sé stessa, avrebbe sempre più consolidato la sua posizione, “”pietrificandosi”” in una sorta di organizzazione gerarchica o feudale» (35); proprio per ciò, Lenin la attaccò a fondo, riconoscendovi il frutto (a suo avviso marcio) delle tendenze revisionistiche della socialdemocrazia tedesca (36). Più di recente, poi, si è sostenuto che l’ipotesi della «centrale bancaria» dipendeva a sua volta da quella della crescente importanza assunta dall’autofinanziamento delle imprese (37)”” (pag XXI-XXII) [(35) Joseph A. Schumpeter, ‘Storia dell’analisi economica’ [1954], Torino, Bollati Boringhieri, 1990, III, p. 1085; (36) Si veda Lenin, ‘L’imperialismo, fase suprema del capitalismo’ [1917], in Id., Opere complete, XXII, Roma, Editori Riuniti, 1966. Non dissimili le critiche che a Hilferding rivolse Henryk Grossmann, ‘Il crollo del capitalismo’ [1929], Milano, Mimesis, 2010; (37) Giulio Pietranera, ‘Il pensiero economico di Hilferding e il dramma della socialdemocrazia tedesca’, in R. Hilferding, ‘Il capitale finanziario’, Milano, Feltrinelli, 1961]; La questione del ‘capitale fittizio’. (Nota 31): “”Notiamo a margine che Hilferding si dimostra davvero acuto lettore di Marx. Sappiamo adesso che questi, alla sua morte, aveva lasciato il manoscritto relativo all’esame del credito bancario e della società per azioni in una forma alquanto approssimata, ma connotata dall’inclusione all’interno di un ‘unico capitolo’ (intitolato «Credito e capitale fittizio») della trattazione del movimento complessivo della riproduzione capitalistica una volta comparsi il credito e la società per azioni (cfr. K. Marx, ‘Ökonomische Manuskripte, 1863-1867’, Teil II, Berlin, Dietz, 1992). Questa impostazione venne però profondamente modificata da Engels, che – accingendosi alla redazione di quello che poi sarebbe stato dato alle stampe come «il terzo libro del ‘Capitale’» – suddivise quella parte del manoscritto in undici distinti capitoli, attribuendo il titolo generale («Credito e capitale fittizio») solo al primo di essi (il venticinquesimo) e conferendo dignità di capitoli autonomi a parti dell’esposizione che autonome, invece, non erano affatto. In tal modo, il concetto che per Marx doveva considerarsi come unificante dell’intera trattazione veniva a costituire solo uno degli argomenti trattati, e si perdeva l’autentica struttura dell’esposizione marxiana. In mancanza di evidenze che Hilferding conoscesse il manoscritto originario, risulta davvero sintomatica di una profonda comprensione dell’analisi marxiana la sua scelta di unificare sotto il concetto di «capitale fittizio» la trattazione del processo di autonomizzazione del capitale creditizio rispetto al capitale industriale”” (pag XX)] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”TEOC-784″ “BRANCACCIO Giovanni”,”Geografia, Cartografia e Storia del Mezzogiorno.”,”Giovanni Brancaccio è ricercatore confermato presso il Dipartimento di Discipline Storiche dell’Università di Napoli. Autore di numerosi studi storici.”,”ITAS-083-FL” “BRANCACCIO Giovanni MUSI Aurelio a cura; scritti di Giovanni BRANCACCIO Elisa NOVI CHAVARRIA Giulio SODANO Aurelio MUSI”,”Il Regno di Napoli nell’età di Filippo IV (1621-1665).”,”Giovanni Brancaccio è professore ordinario di Storia moderna presso l’Università degli Studi G. D’Annunzio di Chieti-Pescara Aurelio Musi è professore ordinario di Storia moderna presso l’Università degl Studi di Salerno.”,”ITAG-008-FSD” “BRANCATI Raffaele”,”Fatti in cerca di idee. Il sistema italiano delle imprese e le politiche tra desideri e realtà.”,”Raffaele Brancati, presidente della Met, è autore di analisi e pubblicazioni sullo sviluppo regionale, le valutazioni economiche, le politiche di sviluppo e dell’economia industriale.”,”ITAE-003-FC” “BRANCIFORTE Laura”,”Donne in onda nel ventennio fascista tra modernità e tradizione (1924-1939).”,”Laura Branciforte insegna Storia contemporanea alla Universidad Carlos III de Madrid. Ha studiato presso la Facoltà di Lettere e filosofia di Catania e presso la DeMontfort University of Leicester. Ha pubblivao tra l’altro ‘El Socorro Rojo Internacional en España (1923-1939), Madrid, 2011. “”Dalla metà degli anni Trenta, il Duce scopre la radio per rivolgersi alle madri e alle mogli dei combattenti partiti per l’Etiopia ma è ormai troppo tardi: la «scatola musicale» è già diventato la colonna sonora del tempo della donna, del lavoro come dell’ozio, disegnando, uno spazio femminile nuovo e «tutto per sé»”” (quarta di copertina) “”L’idea di usare il volto di attrici famose o di donne dello spettacolo è un elemento che diventerà ricorrente. D’altro canto, i casi di artisti «prestati» alla pubblicità risalivano agli inizi del secolo, quando scrittori e pittori offrirono le proprie opere o la propria arte per annunci pubblicitari: Giacomo Puccini prestò i suoi versi per il dentifricio Odol; Gabriele D’Annunzio creò il nome del grande magazzino «La Rinascente» e offrì il suo prestigio personale all’amaro Montenegro ed ai biscotti Saiwa; Matilde Serao, nel romanzo ‘Fascino muliebre’, reclamizza nelle ultime pagine prodotti chirurgico-farmaceutici e la linea di profumi per la società Bertelli; Massimo Bontempelli, nel romanzo commissionato dalla Fiat, ‘522 Racconto di una giornata’, esalta l’automobile; ancora, si pensi allo strettissimo rapporto tra il mondo pubblicitari ed il futurismo”” (pag 180)”,”DONx-002-FSD” “BRANCIFORTE Laura a cura, saggi di Montserrat HUGUET Pablo DEL HIERRO Juan Antonio SIMÓN Laura Sanz GARCÍA Matteo RE”,”Acción Política y cultural 1945-1975: Italia y España entre el rechazo y la fascinación.”,”Laura Branciforte insegna Storia contemporanea alla Università Carlos III di Madrid.”,”SPAx-018-FL” “BRANCOLI Rodolfo”,”In nome della lobby. Politica e denaro in una democrazia.”,”L’A è corrispondente da Washington del ‘Corriere della Sera’. Ha pubblicato pure ‘I nuovi russi’, ‘Spettatori interessati. Gli Stati Uniti e la crisi italiana’, ‘Gli USA e il PCI’.”,”USAS-039″ “BRANCOLI Rodolfo”,”In nome della lobby. Politica e denaro in una democrazia.”,”Rodolfo Brancoli è nato a Roma nel 1939. Giornalista e corrispondente da Washington del ‘Corriere della Sera’. Ha pubblicato pure ‘I nuovi russi’, ‘Spettatori interessati. Gli Stati Uniti e la crisi italiana’, ‘Gli USA e il PCI’. Rodolfo Brancoli è stato tra i più stretti collaboratori di Romano Prodi dal 2004 al 2008, occupandosi dei rapporti con la stampa estera. In precedenza era stato a lungo corrispondente del Corriere della Sera e di Repubblica dagli Stati Uniti. Con Garzanti ha pubblicato tra gli altri: “”In nome della lobby””, “”Il ministero dell’onestà”” e “”Il risveglio del guardiano””. (Ibs)”,”USAS-007-FV” “BRANDES George”,”Ferdinand Lassalle.”,”George Brandes autore di ‘William Shakespeare’, etc. “”Flectere si nequeo Superos, Acheronta movebo”” (If I cannot bend the will of Heaven, I will cause turmoil in hell), Virgil (Virgilio) (in apertura) “”Marx had the whole world before his eyes; Lassalle was concerned only with Germany, or, more correctly, only with Prussia. The difference between their doctrines is immaterial, but their methods were different. Marx was international, Lassalle was national. Marx regards social equivalence as only feasible in his Social Democratic Republic, from which religion was banned, and his idea is a federation of European Republics. Lassalle saw that the European nationalities were still firmly established, that national ideas were a factor of supreme importance, and the religion would long retain an influence which no one could afford to neglect, and he thought it possible, even under existing political circumstances, to give the initial impulse to a movement for transforming social conditions”” (pag 190)”,”LASx-057″ “BRANDI Karl”,”The Emperor Charles V.”,”Il Professor BRANDI è stato un’ autorità in Germania negli studi storici del secolo XVI.”,”SPAx-024″ “BRANDI Karl”,”Carlo V. (Tit.orig.: Kaiser Karl V)”,”Il sacco di Roma, 1527. “”La condizione di queste truppe (le truppe imperiali della Lombardia, ndr) si mutò in una di quelle forze storiche che, nate da stati d’ animo e da decisioni maturate da un pezzo, guidate da poteri invisibili, sembrano ricevere come dal caso, quasi enormi proiettili sinistramente potenti, la loro enorme forza distruttiva. Mentre Antonio di Leyva teneva Milano, Frundsberg e Carlo di Borbone si riunivano, poco dopo la metà di febbraio 1527. Come il solito, mancava il denaro. L’ esercito si spinse innanzi a sé nello Stato della Chiesa. Non pagati, i lanzichenecchi diventavano sempre più turbolenti. La miseria e le privazioni di cui soffrivano venivano attribuite al papa, in cui scorgevano il maggior nemico dell’ imperatore. I Tedeschi, inoltre, portavano con sé i loro risentimenti nazionali contro l’ avido e turbolento Anticristo della Babilonia romana. Così, dai moti contradditori della fedeltà all’ imperatore, dell’ orgoglio spagnolo, della passione dei riformati, dalla fame e dalle privazioni, dalla mala coscienza della propria indisciplina, dall’ avidità e dalla sete di bottino, nacque uno stato d’ animo ostinatamente minaccioso che si rivolgeva contro la ricca e perversa Roma. (…) Lannoy e il suo ambasciatore Fieramosca, che cercavano di trattenere l’ esercito, conforme ai loro accordi col papa, erano impotenti quanto i generali. Il papa si rese conto solamente a poco a poco della propria situazione. Adesso offrì 150 000 ducati per scongiurare gli elementi scatenati. Essi ne volevano 300 000. Da un pezzo, alcune persone perspicaci avevano consigliato al papa di nominare una mezza dozzina di nuovi cardinali, per procurarsi del denaro. Nella sua intima incertezza, egli non voleva lasciarsi indurre a farlo. Quando, tuttavia lo fece, era troppo tardi. Il 5 maggio le truppe imperiali erano dinanzi alla Città eterna. Il 6, all’ alba, cominciò l’ assalto, con grande violenza.”” (pag 241-242)”,”SPAx-068″ “BRANDI Karl, Saggio di Wolfgang REINHARD”,”Carlo V.”,”Karl Brandi (1868-1946), storico del Medioevo, dedicò le sue ricerche al Cinquecento e, in particolare, alla figura di Carlo V. Professore nell’Università di Marburgo, nel 1902 passò a quella di Gottinga dove rimase fino alla morte.”,”BIOx-015-FL” “BRANDIS Kurt”,”Der Anfang vom Ende der Sozialdemokratie. Die SPD bis zum Fall des Sozialistengesetzes.”,”BRANDIS è stato un allievo di KORSCH.”,”MGEx-069″ “BRANDON Henry”,”La sterlina in pericolo.”,” Henry Brandon è condirettore e corrispondente da Washington del ‘Sunday Times?. Gli articoli che costituiscono il corpo principale del libro produssero scalpore negli ambienti politici e in alcuni casi costernazione. “”Purtroppo, i nuovi dirigenti della politica economica inglese, e cioè i laboristi, affrontarono i problemi dianzi illustrati con criteri unilaterali. Tutti ricordano che Stafford Cripps, con la così detta “”austerity””, l’affrontò badando solo al contenimento dei consumi. Non si preoccupò, o non poté preoccuparsi, per motivi di carattere ideologico, degli altri aspetti del problema, e precisamente di quelli riguardanti l’aumento del reddito nazionale e della produttività del sistema, i quali erano pur sempre le premesse dell’aumento degli investimenti e della capacità concorrenziale sui mercati internazionali, in modo da mantenere sostanzialmente equilibrate le partite correnti (merci e servigi) e la bilancia dei pagamenti. Questo è il motivo per cui nel 1949 lo stesso Cripps, Cancelliere dello scacchiere, dovette svalutare la sterlina, seguendo l’esempio d’un altro Cancelliere dello scacchiere laborista, lo Snowden, il quale, nel 1931, e cioè diciotto anni prima, era stato costretto, sia pure sotto la pressione di fatti d’altra natura, ad adottare la stessa misura monetaria. Il taglio, nel 1949, fu del 31,5 per cento perché il rapporto tra la sterlina ed il dollaro fu ridotto dal 4,03 al 2,80. Diciotto anni dopo, e cioè nel 1967, un altro Cancelliere dello scacchiere laborista, il Callaghan, è stato costretto a ridurre di nuovo il rapporto tra la sterlina ed il dollaro da 2,80 a 2,40, con un taglio, come ho già detto, del 14,3 per cento. Nel considerare queste vicende della sterlina, e più precisamente che le svalutazioni nel corso di questo secolo sono state operate da tre Cancellieri dello scacchiere laboristi, si potrebbe essere indotti a credere che i dirigenti del partito conservatore siano stati piuttosto abii, nel passare, come si suol dire, il cerino acceso ai dirigenti laboristi nel momento in cui stava per spegnersi, evitando per tal modo di bruciarsi le mani. E’ difficile, per non dire impossibile, dire se questo è vero per la svalutazione del 1931, perché le condizioni erano allora molto diverse da quelle attuali. Ma è un dato di fatto che le svalutazioni del 1949 e del 1967 sono in gran parte attribuibili ad una politica economica impostata dai laboristi subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, e che i conservatori, nonostante il loro lungo periodo in cui sono stati al potere, non hanno voluto o potuto modificare”” (pag XIII-XIV-XV, Libero Lenti, introduzione)”,”UKIE-057″ “BRANDRETH Gyles”,”Il libro delle citazioni politiche. Una guida letteraria.”,”BRANDRETH Gyles è dal 1992 membro del Parlamento britannico per la città di Chester. Scrive articoli per giornali e riviste. “”Il politico di maggior successo è quello che dice ad alta voce ciò che la gente pensa più di frequente”” (Theodore Roosevelt, 26° presidente degli USA 1901-1908) (pag 47)”,”REFx-113″ “BRANDT Conrad SCHWARTZ Benjamin FAIRBANK John K.”,”Storia documentaria del Comunismo cinese.”,”Periodo embrionale; periodo prima collaborazione tra il PCC e il Kuomintang (1923-27); periodo del riorientamento (1927-31): periodo dei soviet nel Kiangsi (1931-34), periodo di Yenan, il fronte unito (1935-45), ideologia e situazione del partito; il periodo post-bellico.”,”CINx-019″ “BRANDT Willy”,”Mi camino hacia Berlin. Tal como Willy Brandt lo contò a Leo Lania.”,”Sui veterani. “”Nel corso del 1931 si unirono nazisti e nazionalisti, tedeschi, truppe di assalto e Stahlhelm (Elmetti d’ acciaio), in una organizzazione reazionaria di veterani. I seguaci di Hitler speravano di abbattere l’ odiato governo socialdemocratico prussiano. Ma il tentativo di appoggiarsi sull’ alleanza con i conservatori e poi di convergere con i comunisti, sul referendum, che puntava alla dissoluzione della Dieta prussiana, fallì. I circoli più reazionari, i grandi proprietari terrieri e industriali, finanzieri e ufficiali, Schacht, ministro del tesoro, e il generale Seeckt, capo dell’ esercito tedesco, pensarono di arrivare al momento opportuno per l’ “”azione diretta””. La risposta dei socialdemocratici fu la formazione dell’ “”Eiserne Front”” (Fronte di ferro), una concentrazione di diverse organizzazioni sportive operaie e la Reichsbanner (Bandiere dell’ Impero), associazione democratica di veterani.”” (pag 40) Scissione. “”Nello stesso tempo, l’ ala sinistra della socialdemocrazia si scisse dal partito; misure disciplinari della leadership provocarono la rottura. Un pugno di deputati, un certo numero di gruppi locali, e, pure una gran parte della Gioventù socialista, formarono un nuovo Partito Socialista Operaio. Dal punto di vista pratico, la nuova organizzazione era destinata a non avere influenza. Però, non ci preoccupavamo della cosa. Volevamo dare il via a un nuovo inizio, nel tentativo di impedire una catastrofe all’ ultimo minuto. A Lubecca, un piccolo numero di vecchi socialdemocratici, ma molti giovani compagni, si unirono al nuovo partito. Leber cercò di impedire che io li seguissi. ‘Sei diventato matto?’ mi disse. Questa volta aveva perso la calma che aveva sempre avuto nelle nostre discussioni personali. Il nuovo partito era una associazione di rovinati, disse. Credono di essere rivoluzionari? Ma se sono impotenti, coscienti della loro incapacità fisica e intellettuale, transfughi del radicalismo! “”Malgrado la tua giovinezza, puoi apprezzare un buon libro, una buona bevuta e i favori di una bella donna. Sarebbe assolutamente normale, non devi far parte di questa banda di settari””. (…) Abbandonai il partito socialdemocratico. Le conseguenze dirette furono per me dure.”” (pag 40-41)”,”GERV-044″ “BRANDT Conrad”,”Stalin’s Failure in China, 1924 – 1927.”,”BRANDT Conrad è associato con il St. Antony’s College ad Oxford. E’ storico e ricercatore. Insegna scienze politiche all’ Università della California, Berkeley. “”E questo sebbene il proletariato cinese era ancora lontano dalla disfatta: in Shanghai, era sul punto di prendere il controllo della città. Eppure Mao era già dell’ opinione che comparato ai contadini, il proletariato urbano non era importante per la rivoluzione cinese. “”Se noi assegnamodieci punti per il completamento della rivoluzione democratica””, egli scriveva, “”allora … gli abitanti urbani e le unità militari pesano solo tre punti, mentre i rimanenti sette punti dovrebbero andare ai contadini…””. Tre punti insieme per “”la popolazione urbana””- non solo operai ma anche molta della piccola borghesia – e per le “”unità militari”” ovvero: presumibilmente le truppe del Kuomintang”” (pag 109)”,”MCIx-022″ “BRANDT Conrad SCHWARTZ Benjamin FAIRBANK John K.”,”Storia documentaria del Comunismo cinese.”,”Elementi autoctoni che hanno favorito il comunismo cinese. “”Una caratteristica della vecchia Cina era stata quella delle società segrete, che spesso fiorivano nei periodi di declino di una dinastia, come la sola possibile forma organizzata di opposizione. L’organizzazione clandestina era stata una necessità in tali casi, almeno fino alla dinastia Han, per il fatto che il regime imperiale esercitava un controllo monopolistico sulle associazioni pubbliche: le riunioni non ufficialmente promosse erano presunte deliberatamente o virtualmente sovversive; associazioni, leghe, clubs e società erano tenute a richiedere, spesso pagandola, la sanzione ufficiale. Contro la severa e minuziosa sorveglianza della burocrazia ufficiale, le società segrete erano costrette a perfezionare i loro metodi di comunicazione clandestina, spionaggio e autoprotezione. Quando il giovane Sun Yat-sen deliberò di rovesciare i mancesi, il suo primo atto fu quello di formare una società segreta, che si ingrandì mediante la fusione con altre, finché la sconfitta dei mancesi permise che questa organizzazione rivoluzionaria venisse alla luce, nel 1912, sotto il nome di Kuomintang. E quando questo fu schiacciato dal militarista Yuan Shih-k’hai, l’immediata reazione di Sun nel 1914 consistette nel formare un’altra società segreta, il Partito rivoluzionario cinese, completa di tutti i giuramenti firmati col sangue ed altre diavolerie del genere. (…) L’organizzazione di partito nei tempi moderni ha tratto la sua forza anche dalla evidente impotenza dell’individuo. Poiché in Cina i diritti politici esistevano per i singoli, non per le leggi, il cittadino medio non poteva affidarsi, come fanno gli altri popoli, alle garanzie giuridiche per essere protetto contro l’arresto arbitrario o i maltrattamenti da parte del regime locale. Non solo l’individuo era malsicuro di fronte al governo, ma mancava dei normali tramiti democratici per la serena espressione di opinioni e interessi politici. I moderni giornalisti liberali hanno dovuto essere cauti nella critica, e di rado la libertà di stampa è stata pienamente riconosciuta. Posti di fronte allo scarso valore della vita umana in un paese povero e sovrapopolato, gli intellettuali cinesi hanno trovato difficile replicare all’argomento dei comunisti, secondo il quale l’individuo da solo non può concludere nulla, e deve entrare nel Partito per diventare efficiente”” (pag 15-16)”,”MCIx-001-FV” “BRANDUANI Cesarino”,”Memorie di un libraio.”,”Contiene dedica dell’autore ad Alfio Russo (1964) BRANDUANI Cesarino”,”EDIx-098″ “BRANSON Noreen HEINEMANN Margot”,”L’ Inghilterra negli anni trenta.”,”BRANSON ha lavorato per molti anni all’Ufficio studi del partito laburista. HEINEMANN insegna al Goldsmisth College”,”UKIS-004″ “BRANSON Noreen”,”History of the Communist Party of Great Britain, 1927-1941.”,”Noreen BRANSON ha lavorato presso il Labour Reseach Department, specializzandosi in assistenza sociale e questione abitazioni. Ha diretto per molti anni ‘Labour Research. E’ coautrice assieme a Margot HEINEMANN di ‘Britain in the Nineteen Thirties’ (1971′ e di altri volumi. Il suo libro va dal periodo dello sciopero generale all’ attacco tedesco all’ Unione Sovietica. Durante questo periodo il Comintern, di cui il CPGB era la sezione britannica, adottò la linea politica ‘classe contro classe’ che lo condusse ad un crescente isolamento. “”I 26 candidati del Partito Comunista raccolsero 75.000 voti. La percentuale media del voto fu di 7.5, un miglioramento, certo, del 5.3 per cento acquisito nel 1929, ma non così ampio come ci si aspettava””. (pag 88) Questione finanziamento partito (con soldi dai russi) (pag 154)”,”MUKx-117″ “BRANSON Noreen MOORE Bill”,”Our History. Labour – Communist Relations, 1920-1951. Part I. 1920-1935.”,”Nel 1957 il Party History Group pubblicava il Pamphlet n° 5 dal titolo ‘Labour-Communist Relations, 1920-39’. Il presente pamphlet incorpora quello del 1957 riveduto e ampliato da N. BRANSON e Bill MOORE. Gli ani di guerra sono stati scritti da Noreen BRANSON. Il Periodo del dopoguerra fino alla pubblicazione della prima edizione de ‘The British Road to Socialism’, è scritto da Bill MOORE. “”Il Labour Party è una organizzazione federale basata sulle Trade Unions. Il consiglio di Lenin del 1920 (mettere un Governo Labour in carica cosicché le sue azioni riformiste possano disilludere i lavoratori) è ancora valido.”” (pag 45)”,”MUKx-140″ “BRANSON Noreen MOORE Bill”,”Our History. Labour – Communist Relations, 1920-1951. Part II. 1935-1945.”,”Nel 1957 il Party History Group pubblicava il Pamphlet n° 5 dal titolo ‘Labour-Communist Relations, 1920-39’. Il presente pamphlet incorpora quello del 1957 riveduto e ampliato da N. BRANSON e Bill MOORE. Gli ani di guerra sono stati scritti da Noreen BRANSON. Il Periodo del dopoguerra fino alla pubblicazione della prima edizione de ‘The British Road to Socialism’, è scritto da Bill MOORE. “”Nel corso del 1936 il Partito Comunista (Communist Party) continuò la campagna per l’ affiliazione. Una Petizione raccolse 100 mila firme e “”1400 sindacati, partiti del lavoro e branche di cooperative sostennero la nostra posizione””. Ma alla Conferenza del Labour Party dell’ ottobre, l’ affiliazione fu sconfitta 1.728.000 voti contro 592.000. Negli anni seguenti la questione fu rimossa dall’ agenda.”” (pag 5)”,”MUKx-141″ “BRANSON Noreen”,”History of the Communist Party in Britain 1941-1951.”,”Noreen Branson has worked at the Labour Research Department, specialising in social insurance and housing, and was for many years editor of Labour Research. She is the co-author, with margot Heinemann, of Britain in the Nineteen Thirties and the author of Britain in the Nineteen Twenties and Poplarism 1919-1925, Introduction, Appendices: Membership Numbers 1941-51, Members of Communist Party Executive Committee, References, Index,”,”MUKx-006-FL” “BRANSON Noreen”,”History of the Communist Party of Great Britain, 1927-1941.”,”Noreen Branson has worked at the Labour Research Department, specialising in social insurance and housing, and was for many years editor of Labour Research. She is the co-author, with margot Heinemann, of Britain in the Nineteen Thirties and the author of Britain in the Nineteen Twenties and Poplarism 1919-1925, Illustrations, Introduction, Appendix: List of Central Committee members 1927-38, Indexes,”,”MUKx-008-FL” “BRASKÉN Kasper”,”The International Workers’ Relief, Communism, and Transnational Solidarity. Willi Münzenberg in Weimar Germany.”,”Kasper Braskén, Postdoctoral Researcher, Abo Akademi University Internationale Rote Hilfe (IRA, International Red Aid) Internationale Arbeiterhilfe IAH Rote Hilfe Deutschland RHD Impero rosso, media editoriale di W. Munzenberg, Red Media Empire (pag 121) “”The dispute between the ‘Arbeiterhilfe’ and the IRH was strongly linked to the political struggle that was at the time being played out within the KPD, the Comintern and the ‘Russian Communist Party’ (RCP(B)). The insecure state of affairs had already begun in December 1922 when Lenin had had to give up his active work on health grounds, and this confusion had lasted until May 1924 (42). For the KPD, this was a time of internal vendettas. As the German October Revolution had failed, convenient scapegoats had been found amongst the old leadership, and therefore the so-called “”Right-wing opposition”” had been set up, while a “”Middle”” and a “”Left”” group were fighting each other for power. There was a serious state of disorder within the KPD until 19 February 1924 when a new leadership was elected n Moscow consisting of representatives from both the left and Middle groups. It would, however, be the left that thereafter dominated the new KPD that in general did non appreciate the significance of the ‘Arbeiterhilfe’ (43). Münzenberg engaged wholeheartedly in the debate in a letter he sent to Walter Stöcker (44) on 2 February 1924. Münzenberg explained to Stöcker, who was then the provisional chairman of the KPD, that the two of them did not belong to the same fraction within the party as he, Münzenberg, agreed on several key issues with the so-called “”Right-wing”” opposition. In Münzenberg’s highly critical and personal letter to Stöcker he questioned the very methods of propaganda and organisation of the party (45)”” (pag 108) [(42) Edward Hallett Carr, ‘The interregnum 1923-1924’ (Penguin Books, 1969, 350, 72-73; (43) Klaus Kinner, ‘Der deutsche Kommunismus, Selbsverständnis und Realität’, vol 1, Die Weimarer Zeit, Geschichte des Kommunismus und Linkssozialismus (Berlin, Dietz Verlag, 1999), 67-75; (44) Walter Stöcker Stoecker, was at the time the leader of the ‘Middle’ group within the KPD. See further on Stöcker in Weber and Herst, Deutsch kommunisten’, 905-907; (45) Münzenberg to Stöcker, Berlin, 2.2.1924, SAPMO-BArch, RY 9/1 6/7/6, 97] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] [“”La disputa tra ‘Arbeiterhilfe’ e IRH (Internationale Rote Hilfe, ndr) era fortemente legata alla lotta politica che all’epoca si stava svolgendo all’interno del KPD, del Comintern e del ‘Partito Comunista Russo’ (RCP (B)). Lo stato di insicurezza della situazione era già iniziato nel dicembre 1922 quando Lenin aveva dovuto rinunciare al suo lavoro attivo per motivi di salute, e questa confusione era durata fino al maggio 1924 (42). Per il KPD, questo era un periodo di vendette interne. Come la Rivoluzione tedesca di ottobre aveva fallito, i capri espiatori convenienti erano stati trovati tra la vecchia leadership, e quindi era stata costituita la cosiddetta “”opposizione di destra””, mentre un gruppo “”di centro”” e un gruppo di “”sinistra”” si combattevano per il potere. C’era un grave stato di disordine all’interno del KPD fino al 19 febbraio 1924, quando a Mosca fu eletta una nuova leadership composta da rappresentanti dei gruppi di sinistra e di centro. Tuttavia, sarebbe stata la sinistra a dominare in seguito il nuovo KPD che in generale non apprezzava il significato dell'””Arbeiterhilfe”” (43). Münzenberg si impegnò con tutto il cuore nel dibattito in una lettera che inviò a Walter Stöcker (44) il 2 febbraio 1924. Münzenberg spiegò a Stöcker, allora presidente provvisorio del KPD, che i due non appartenevano alla stessa frazione all’interno il partito, come lui, Münzenberg, aveva concordato diverse questioni chiave con la cosiddetta opposizione “”di destra””. Nella lettera altamente critica e personale di Münzenberg a Stöcker egli metteva in dubbio i metodi stessi di propaganda e di organizzazione del partito (45) “”(pag 108) [(42) Edward Hallett Carr, ‘The interregnum 1923-1924’ (Penguin Books, 1969, 350, 72-73; (43) Klaus Kinner, ‘Der deutsche Kommunismus, Selbsverständnis und Realität’, vol 1, Die Weimarer Zeit, Geschichte des Kommunismus und Linkssozialismus (Berlino, Dietz Verlag, 1999), 67-75; (44) Walter Stöcker Stoecker, all’epoca era il leader del gruppo di “”Centro”” all’interno del KPD. Vedi inoltre Stöcker in Weber e Herst, ‘Deutsch kommunisten’, 905-907; (45) Münzenberg to Stöcker, Berlino, 2.2.1924]”,”INTT-353″
“BRAUDEL Fernand”,”Civiltà materiale, economia e capitalismo. Struttura del quotidiano, secoli XV-XVIII.”,”La popolazione nel mondo, eguaglianza Cina – Europa, città eserciti flotte, FR prematuramente popolata, densità di popolazione, equilibrio biologico, carestie epidemie peste, storia ciclica delle malattie, lunga durata, alimentazione grano pane riso mais resto del mondo, tavola lusso e consumi di massa, bevande e droghe, abitazione vestiario moda, tecnica fonti energia ferro, allevamento cavalli, grandi innovazioni tecniche invenzioni, trasporti, moneta, città occidentali.”,”STOS-010″
“BRAUDEL Fernand LABROUSSE Ernest direzione di; saggi di Fernand BRAUDEL Pierre CHAUNU Richard GASCON Emmanuel LE-ROY-LADURIE Michel MORINEAU Ernest LABROUSSE Pierre LEON Pierre GOUBERT Jean BOUVIER Charles CARRIERE Paul HARSIN Maurice LEVY-LEBOYER André ARMENGAUD André BRODER Jean BRUHAT Adeline DAUMARD Robert LAURENT Albert SOBOUL Pierre BARRAL Francois CARON René GIRAULT Christian GRAS Michelle PERROT Claude WILLARD A.M. SURATTEAU”,”Histoire economique et sociale de la France.”,”1. 1450-1660 L’etat et la Ville 1. 1450-1660 Paysannerie et croissance 2. 1660-1789 Age seigneurial 3. 1789-1880 Avenement Ere Industrielle 3. 1789-1880 idem 4. 1880-1914 Ere industrielle et la socie- 4. 1914-1950 té aujourd’hui 4. 1950-1970 idem Saggi di Fernand BRAUDEL, Pierre CHAUNU, Richard GASCON, Emmanuel LE-ROY-LADURIE, Michel MORINEAU, Ernest LABROUSSE, Pierre LEON, Pierre GOUBERT, Jean BOUVIER, Charles CARRIERE, Paul HARSIN, Maurice LEVY-LEBOYER, André ARMENGAUD, André BRODER, Jean BRUHAT, Adeline DAUMARD, Robert LAURENT, Albert SOBOUL, Pierre BARRAL, Francois CARON, René GIRAULT, Christian GRAS, Michelle PERROT, Claude WILLARD, A.M. SURATTEAU”,”FRAS-004″
“BRAUDEL Fernand”,”I tempi della storia. Economie società civiltà.”,”Appendice: Bibliografia scritti di BRAUDEL, di Branislava TENENTI; La VI Sezione dell'””Ecole Pratique des Hautes Etudes”” e l’unificazione delle scienze economico-sociali in Francia, di Giuliana GEMELLI. Le interviste sono fatte da Massimo BOFFA e M. Antonietta MACCIOCCHI.”,”STOS-059″
“BRAUDEL Fernand”,”Storia, misura del mondo.”,”BRAUDEL (1902-1985) ha insegnato al College de France e all’ Ecole des Hautes Etudes. Tra le sue opere tradotte in IT: -Capitalismo e civiltà materiale -Civiltà e imperi nell’età di Filippo II -La dinamica del capitalismo”,”STOx-042″
“BRAUDEL Fernand”,”Capitalismo e civiltà materiale (secoli XV-XVIII).”,”””La spiegazione dev’ essere cercata anche in una lunga storia, ancora poco chiara. “”Contrariamente a ciò che insegna la tradizione cinese stessa, l’ irrigazione è fenomeno relativamente tardo in Cina. Tutte le testimonianze indicano che soltanto fra il secolo V e il I, prima dell’ era volgare, si è imposta questa tecnica, contemporanea dei primi sviluppi della siderurgia cinese””. La Cina si è rivolta dunque tardi all’ idraulica e alla produzione intensiva dei cereali, creando nell’ età degli Han il paesaggio classico della sua storia. E’ questo “”uno dei grandi fatti, per non dire il fatto capitale della storia umana in Estremo Oriente””””. (pag110) “”Le città sono come trasformatori elettrici: esse aumentano le tensioni, precipitano gli scambi, rimescolano all’infinito la vita degli uomini. Sono nate dalla più antica, dalla più rivoluzionaria divisione del lavoro: campi da un lato, attività cosiddette urbane dall’altro. “”L’opposizione tra città e campagna – ha scritto Karl Marx nei suoi scritti giovanili – comincia con il passaggio dalla barbarie alla civiltà, dal regime tribale allo Stato, dal luogo geografico alla nazione, e si ritrova in tutta la storia universale””. Le città sono anche formazioni parassitarie, abusive. Erodoto parla già dei mangiatori di miglio a nord del Mar Nero, che coltivavano il grano per le città greche. Il dialogo città-campagna è in realtà la prima, la più lunga lotta di classi che la storia abbia conosciuto. Non condanniamo e non prendiamo le difese di nessuna delle due parti: queste città parassite sono anche l’intelligenza, il rischio, il progresso, la modernità verso cui si muove lentamente il mondo. Ad esse, i cibi più raffinati, le industrie di lusso, la moneta più agile, ben presto il capitalismo calcolatore e lucido. Allo Stato, sempre piuttosto greve, prestano la loro insostituibile vivacità. Sono gli acceleratori dell’intero tempo della storia. Il che non significa che esse non facciano soffrire gli uomini nel corso dei secoli; anche gli uomini che in esse vivono.”” (pag 379) [Fernand Braudel, Capitalismo e civiltà materiale (secoli XV-XVIII), 1977]”,”STOS-087″
“BRAUDEL Fernand”,”Civilisation materielle et capitalisme (XV-XVIII siecle). Tome I.”,”””Des histoirens n’hesiteront pas à penser, et je crois qu’ils ont raison, que chaque maladie a sa propre vie, independante des correlations que nous suggerons sans fin à leur propos. Au mieux, les correlations avec les crises economiques, les echanges marchands et les echanges anormaux que sont les guerres ne seraient que les accidents mineurs d’une histoire liée à d’autres facteurs. Non pas l’ homme, mais tel rongeur, tel parasite, tel bacille, tel virus, tel stock en circulation ou immobile. Ces histoires seraient tout de meme cycliques, avec un commencement, des retours, des surprises, parfois une fin”” (pag 65) “”Les villes sont autant de transformations électriques: elles augmentent les tensions, elles précipitent les échanges, elles brassent sans fin la vie des hommes. Elles sont nées de la plus ancienne, de la plus révolutionnaire des divisions du travail: champs d’un côté, activités dites urbaines de l’autre. “”L’opposition entre la ville et la campagne commence avec le passage de la barbarie à la civilisation, du régime des tribus à l’Etat, de la localité à la nation, et se retrouve dans toute l’histoire de l’univers, et jusqu’à nos jours””. Karl Marx a écrit ces lignes au temps de sa jeunesse”” [Fernand Braudel, Civilisation materielle et capitalisme (XV-XVIII siecle). Tome I., Paris, 1967] (pag 369) “”Au vrai, plus encore que de ‘sociétés’ (le mot est malgré tout bien vague), c’est de ‘socio-économies’ qu’il faudrait parle. C’est Marx qui a raison: qui possède les moyens de production, la terre, les bateaux, les métiers, les matières premières, les produits finis et non moins les positions dominantes? Il reste évident cependant que ces deux coordonnées: société et économie, ne suffisent pas à elles seules: l’Etat multiforme, cause et conséquence tout à la fois, impose sa présence, trouble les rapports, les infléchit, le voulant ou non. Il joue son rôle, souvent très lourdement, dans ces architectures qu’on peut regrouper à travers une sorte de typologie des diverses socio-économies du monde, celles-ci à esclaves, celles-là à serfs et à seigneurs, celles-là à hommes d’affaires et précapitalistes. C’est revenir au langage de Marx, demeurer à ses côtes, même si l’on rejette aussitôt ses termes exacts ou l’ordre rigoureux qui lui paraît faire glisser toute société de l’une à l’autre de ces structures”” [Fernand Braudel, Civilisation materielle et capitalisme (XV-XVIII siecle). Tome I., Paris, 1967] (pag 436)”,”STOS-088″
“BRAUDEL Fernand”,”La dynamique du capitalisme.”,”Il piccolo volume riproduce il testo di tre conferenze fatte da BRAUDEL all’ Università Johns Hopkins, negli Stati Uniti, nel 1976. Il testo ha avuto una traduzione in inglese e in italiano (La dinamica del capitalismo). Questo testo è anteriore all’ opera ‘Civiltà materiale, economia e capitalismo’ apparsa in Francia nel 1979 presso Armand Colin. “”Noi saremmo un po’ disorientati dal baccano della borsa di Amsterdam, diciamo del XVII secolo, ma un agente di cambio oggi, che si sarebbe divertito a leggere lo stupefacente libro di Josè de la Vega, ‘Confusion de confusiones’ (1688), si riconoscerebbe senza difficoltà, immagino, nel gioco già complicato e sofisticato delle azioni che si vendono senza possederle, secondo i procedimenti più moderni delle vendite a termine o a premio””. (pag 27) “”Per economia-mondo, termine che ho forgiato a partire dalla parola tedesca Weltwirtschaft, intendo l’ economia di una sola porzione del nostro pianeta, nella misura in cui essa forma un tutto economico. Ho scritto, da molto tempo, che il Mediterraneo del XVI secolo era una Weltwirtschaft in se stessa, una economia-mondo, si direbbe molto bene, in tedesco: ein Welt für sich, un mondo in sé””. (pag 85)”,”STOS-097″
“BRAUDEL Fernand, a cura di Roselyne DE-AYALA e Paule BRAUDEL”,”Autour de la Méditerranée.”,”””Un avvenimento non è degno di considerazione, diceva Henri Pirenne, che nella misura in cui ha avuto delle conseguenze””. (pag 368) “”L’ operaio infaticabile, per cui la guerra va estendendosi fino all’ altro capo del Mediterraneo, è un papa indomabile, magnifico, Pio V””. (pag 373)”,”STOS-098″
“BRAUDEL Fernand a cura”,”Problemi di metodo storico.”,”scritti di M. BLOCH L. FEBVRE P. LEUILLIOT J. MEUVRET A. TENENTI P. GOUBERT A. DAUMARD F. FURET E. LE-ROY-LADURIE J. LE-GOFF F. BRAUDEL R. PHILIPPE J.J. HEMARDINQUER J.C. GARDIN P. GARELLI R. CHEVALLIER D. THORNER M. RONCAYOLO P. COURBIN J. BERTIN J.P. CHARNAY P. BROISE M. COUTURIER A. BURGUIERE .P. PETER C. MORAZE’ M. LACHIVER J. DUPAQUIER P. VILAR M. FERRO. BRAUDEL (1902-) direttore dell’ Ecole Pratique des Hautes Etudes (EHESS) insegna civiltà moderna al College de France. Ha diretto dopo la scomparsa di L. FEBVRE nel 1956, la rivista ‘Annales’. “”Forse il nesso tra le lezioni dei maestri di Oxford e di Parigi e le imprese dei mercanti di Genova, Venezia e Lubecca alla fine del Medioevo è più stretto di quanto non si creda e di quanto certo non pensassero gli stessi protagonisti. E’ forse per la loro azione congiunta che il tempo perde la sua unità e che il tempo dei mercanti si libera del tempo biblico, che la Chiesa non riesce a conservare nella sua ambivalenza fondamentale.”” (pag 205)”,”STOS-117″
“BRAUDEL Fernand”,”Il secondo rinascimento. Due secoli e tre Italie.”,”BRAUDEL Fernand (1902-1985) è stato professore al College de France, presidente della VI Section dell’ Ecole Pratique des Hautes Etudes, direttore del Centre de la Recherche Historique e membro dell’ Academie Francaise. “”Insomma, senza sottovalutare l’ intensa tragedia che per tutta la scienza sarà il processo del 1633 (Galileo, ndr) – su cui converrà tornare – mi rifiuto di vedere la situazione scientifica dell’ Italia – per quel che riguarda scienza e tecnica – sotto colori immediatamente oscuri. Nel breve termine ciò è inesatto. La scienza non muore dall’ oggi al domani, e nemmeno la tecnica. Su questo piano essenziale l’ Italia continua a proporre all’ Europa i propri ingegneri, che sono indubbiamente i migliori del tempo. Essi sono all’ opera al tempo del gigantesco assedio di Anversa del 1585, agli ordini di Alessando Farnese; sono ancora all’ opera nel corso dell’ assedio, non meno gigantesco, della Rochelle, da parte di Richelieu nel 1628; lo sono ancora ai tempi di Vauban. E i trattati di meccanica italiani sono fra i più belli che conosciamo (…)””. (pag 131)”,”STOS-118″
“BRAUDEL Fernand a cura; scritti di G. DUMEZIL A. VARAGNAC G. LE-BRAS R. BASTIDE J.P. VERNANT R. BARTHES F. BRAUDEL W.W. ROSTOW W. KULA C.L. LEVI-STRAUSS L. GOLDMANN V.I.. ABAEV G. DEVEREUX A. BESANCON M. BORDEAUX”,”La storia e le altre scienze sociali.”,”Dalle Annales E.S.C. : scritti di G. DUMEZIL A. VARAGNAC G. LE-BRAS R. BASTIDE J.P. VERNANT R. BARTHES F. BRAUDEL W.W. ROSTOW W. KULA C.L. LEVI-STRAUSS L. GOLDMANN V.I.. ABAEV G. DEVEREUX A. BESANCON M. BORDEAUX. “”Si sa che per Saussure il linguaggio umano può essere studiato sotto due aspetti, quello di lingua e quello di parola. La lingua è un’ istituzione sociale, indipendente dall’ individuo, è una riserva normativa dalla quale l’ individuo trae la sua parola, è un “”sistema virtuale che si attualizza solo nella e per la storia””. La parola è un atto individuale, “”una manifestazione attualizzata della funzione del linguaggio””, dove linguaggio è un termine generico che comprende la lingua e la parola.”” (pag 143) “”E’ stato così che Ernest Labrousse e i suoi allievi hanno messo in cantiere, dopo aver presentato il loro manifesto al congresso storico tenuto a Roma nel 1955, una vasta inchiesta di storia sociale, all’ insegna della quantificazione. Non credo di tradire il loro disegno dicendo che questa inchiesta porterà necessariamente alla determinazione di congiunture (o strutture) sociali senza che nulla ci assicuri in anticipo che questo tipo di congiuntura avrà la stessa velocità o lentezza di quella economica.”” (pag 160)”,”STOS-122″
“BRAUDEL Fernand”,”I giochi dello scambio. Civiltà materiale, economia e capitalismo (secoli XV-XVIII). (Tit.orig.: Civilisation matérielle, economie et capitalisme (XV-XVIII siècle). Les jeux de l’ échange)”,”BRAUDEL Fernand nato nel 1902 è stato professore al College de France, presidente della VI Section dell’ Ecole Pratique des Hautes Etudes e direttore del Centre de la Recherche Historique. Il suo primo grande lavoro tradotto in italiano nel 1953 è ‘Civiltà e imperi del Mediterraneo nell’ età di Filippo II’. ‘I giochi dello scambio’ sono preceduti da ‘Le strutture del quotidiano’ e seguiti da ‘I tempi del mondo’. Altre opere dell’ A ‘Il mondo attuale’ e il contributo alla Storia d’ Italia: L’ Italia fuori d’ Italia: Due secoli e tre italie. Reti commerciali. “”Questa solidarietà commerciale è un po’ una solidarietà di classe, che non esclude, beninteso, rivalità d’affari, concorrenza fra individuO e individuo e più ancora fra città e città o fra “”nazione”” e “”nazione””. Lione nel Cinquecento, non è dominata dai mercanti “”italiani””, come si è soliti dire troppo semplicisticamente, ma dalle colonie di lucchesi, di fiorentini, di genovesi (prima delle difficoltà del 1528, che li allontanerrano), da gruppi organizzati e rivali, ognuno dei quali vive nella sua “”nazione””, poiché le città italiane riscono ad odiarsi, litigare e al tempo stesso, quando è necessario, sostenersi a vicenda contro gli altri.”” (pag 140) “”In Europa, nel Mediterraneo, in Occidente come in Oriente, dappertutto troviamo italiani, sempre italiani. Dove trovare miglior preda di quella dell’ Impero bizantino, prima e ancor più dopo la presa di Costantinopoli del 1204? La conquista commerciale italiana si spingerà ben presto fino alle sponde del Mar Nero: mercanti, marinai, notai italiani stano in quei paesi come a casa loro. Ancor più straordinaria la loro conquista dell’ Occidente, lenta, plurisecolare. Fin dal 1127 li troviamo alle fiere di Ypres (…)””. (pag 141) “”Fra le altre reti individuali vi è quella, non meno tenace, dei mercanti anseatici””. (pag 141) Insulindia v. indice”,”STOS-130″
“BRAUDEL Fernand WEBSTER Charles FUBINI Mario MOMIGLIANO Arnaldo SPINI Giorgio DE-CAPRARIIS Vittorio SESTAN Ernesto CANTIMORI Delio GALASSO Giuseppe FALCO Giorgio MATURI Walter SAITTA Armando VALIANI Leo PASSERIN D’ENTREVES Alessandro e Ettore FIRPO Luigi, saggi di”,”Federico Chabod nella cultura e nella vita contemporanea.”,”I primi due saggi sono in lingue estere, il primo (Braudel) in francese, il secondo (Webster) in inglese. Saggi di BRAUDEL Fernand WEBSTER Charles FUBINI Mario MOMIGLIANO Arnaldo SPINI Giorgio DE-CAPRARIIS Vittorio SESTAN Ernesto CANTIMORI Delio GALASSO Giuseppe FALCO Giorgio MATURI Walter SAITTA Armando VALIANI Leo PASSERIN D’ENTREVES Alessandro e Ettore FIRPO Luigi”,”STOx-163″
“BRAUDEL Fernand”,”Espansione europea e capitalismo, 1450-1650.”,”Fernand Braudel (1902-1985), ha insegnato al College de France e all’Ecole des Hautes Etudes. Tra le sue opere: ‘Civiltà e imperi del Mediterraneo nell’età di Filippo II’; ‘Civiltà materiale, economia e capitalismo’ (1981), e ‘Storia, misura del mondo’ (1998), editi dal Mulino. Questo testo è apparso nell’originale francese in ‘Les Ambitions de l’Histoire, a cura di R. de Ayala e P. Braudel, Paris, ed. de Fallois, 1997. Gli «uomini tristi del dopo ’60» “”Tuttavia, una volta ribadito il primato dell’uomo e del suo lavoro manuale e muscolare, stiamo attenti a non considerarne l’aumento come un segno di progresso; o meglio, precisiamo che il progresso economico non significa, automaticamente, progresso sociale, anche se, a lungo termine, esso comporta un probabile aumento del livello di vita generale. Se nel XVI secolo l’aumento degli individui è stato, nell’immediato, un fattore evidente di crescita, non sempre tuttavia ha contribuito alla felicità di quegli esseri umani. Innanzi tutto, quando gli uomini presenti sul mercato del lavoro crescono notevolmente di numero, essi perdono di valore e fra loro si stabilisce una concorrenza spietata. Il livello dei salari e il livello di vita ne risentono immediatamente. In Europa, fra il 1450 e il 1650, tutti i salari reali diminuiscono e questa tendenza di lunga durata si estenderà a tutto il XVII secolo. Segue un periodo di stabilizzazione accompagnato da un leggero miglioramento, ma i livelli si mantengono molto bassi. Così all’aumento degli esseri umani corrisponde un peggioramento della vita: è il prezzo pagato a fronte di progressi economici evidenti. Molti maschi, dopo il 1530 e ancor più dopo il 1560, stentano a trovare posto sul mercato del lavoro, mentre la guerra non riesce a reclutarli tutti. Lucien Febvre ha accennato spesso agli «uomini tristi del dopo ’60»: tristezza che non ha soltanto origine in loro stessi, ma anche nelle condizioni disumane che rendono durissima la vita. Il 1530, il 1560 sono unicamente punti di riferimento cronologici probabili, approssimativi; ma una cosa è certa: intorno a quegli anni c’è stata una svolta e il viaggio degli uomini ha cambiato dovunque colore. A questo proposito ci è tramandata una riflessione di Carlo V all’assedio di Metz (1552), riferita da Ambroise Paré, uomo degno di fede, che tuttavia non aveva visto né udito l’imperatore. Anche se si tratta, come è possibile, di una diceria di soldati, le parole attribuite all’imperatore suonano caratteristiche di un’epoca nuova. Ascoltiamole: «L’imperatore chiese che persone fossero quelle che morivano, se fossero gentiluomini e genti di rango; gli fu risposto che erano tutti poveri soldati; allora egli disse che non era un gran danno se morivano, paragonandoli ai bruchi, alle cavallette, ai maggiolini che mangiano i germogli e gli altri frutti della terra; se infatti si fosse trattato di persone dabbene, non sarebbero state nei suoi accampamenti per pochi soldi al mese…». L’autenticità di queste parole è assai dubbia, ma non la realtà che evidenziano: il passaggio da un’epoca più o meno felice o sopportabile a tempi che vanno facendosi sempre più bui. La svolta sembra prodursi, prima che altrove, in Germania: un paese costretto a misurarsi con un capitalismo creatore di monopoli, scosso da un precoce aumento dei prezzi, dai mille sommovimenti provocati dalla Riforma e da una guerra sociale breve ma lacerante (la guerra dei Contadini, nel 1525). Ma a poco a poco le ombre si estendono a tutto l’Occidente. Ecco ciò che dicono i demografi (Alfred Sauvy); e a loro dobbiamo credere: se il progresso tecnico non trasforma profondamente le condizioni di vita – e nel XVI secolo esso lascia le vecchie strutture pressoché immutate – qualsiasi aumento demografico, benefico all’inizio, è destinato a mutarsi in una realtà malefica. Ben vengano gli uomini, ma si dovrà pur nutrirli; il lavoro dei nuovi venuti, invece, non è competitivo. Così le nuove terre, in un paese di antiche colture come l’Europa, non sono quasi mai buone e la vita degli esseri umani è soggetta a questo duro limite. Noi storici abbiamo infatti riscontrato che, laddove è possibile disporre di dati precisi, come nel caso della Prussia orientale o della Polonia, emerge con evidenza una diminuzione dei rendimenti marginali, con conseguente abbassamento della redditività in agricoltura”” (pag 37-39)”,”EURE-116″
“BRAUDEL Fernand”,”Scritti sulla storia.”,”Fernand Braudel (1902-1985) ha insegnato Civiltà moderna al Collège de France e diretto l’École Pratique des Hautes Études. Direttore dal 1956 della rivista ‘Annales’, ha scritto numerose opere di storia economica e sociale, tra cui: Civiltà materiale, economia e capitalismo, secoli XV-XVIII e L’identità della Francia. Presso Bompiani Il Mediterraneo. Lo spazio, la storia, gli uomini le tradizioni e Memorie del Mediterraneo. Preistoria e Antichità.”,”STOx-048-FL”
“BRAUDEL Fernand, contributi di Pierre GOUROU Jean GUILAINE Massimo PALLOTTINO Maurice AYMARD Jacques DUPÂQUIER Folco QUILICI”,”L’Europa e gli europei.”,”Lavoro infantile minorile. Foto n. 393 bambina al lavoro in un impianto tessile (pag 203) [Operaia di circa dieci anni in una filanda della Carolina del Nord]”,”EURE-134″
“BRAUDEL Fernand”,”I tempi del mondo. Civiltà materiale, economia e capitalismo (secoli XV-XVIII), Vol. III.”,”Economie mondo: Europa, America (Nord e Sud), Russia-Siberia, Impero turco, Estremo oriente (India, Cina ecc:) – La grandezza inglese e il debito pubblico (pg 383-387) – Tesi di Paul Bairoch: “”Durante i primi decenni della rivoluzione industriale, la tecnica è stata assai più un fattore determinato dall’economia che non un fattore determinante l’economia”” (pag 602) – Contrariamente a quanto Marx ha creduto e scritto in buona fede, Adam Smith non ha scoperto la divisione del lavoro””. Ha solo portato alla dignità di una teoria d’insieme una vecchia nozione già presentita da Platone, Aristotele ecc: (pag 627) ‘Penso dunque che l’economia-mondo europea nasca molto presto, e non mi lascio ipnotizzare, come Immanuel Wallerstein, dal secolo XVI. Il problema che lo tormenta è in effetti il medesimo che aveva posto Marx. Citiamo ancora una volta la celebre frase: «La biografia del capitale comincia nel secolo XVI». Per Wallerstein, l’economia-mondo europea è stata la matrice del processo capitalistico. Su questo punto non intendo contraddirlo, poiché dire zona centrale o dire capitalismo significa indicare la stessa realtà. Allo stesso modo, premettere che l’economia-mondo edificata in Europa nel secolo XVI non è stata la prima a mettere radici in questo piccolo e favoloso continente vuol dire formulare ipso facto l’affermazione che il capitalismo non ha aspettato il secolo XVI per fare la sua prima comparsa. Sono perciò d’accordo con Marx quando scrive (per pentirsene subito) che il capitalismo europeo (e si riferisce anche alla produzione capitalistica) ha avuto inizio nell’Italia del secolo XIII. Una discussione sul tema non è certo futile’ (pag 37); ‘Abbiamo visto come nelle terre troppo vaste l’eterno problema sia costituito dallo scarso numero degli uomini. L’America nascente aveva sempre più bisogno di manodopera facilmente controllabile e a buon mercato – gratuita sarebbe stato l’ideale -, per lo sviluppo della nuova economia. Il libro anticipatore di Eric Williams (25) ha indicato una volta per tutte il legame di causa ed effetto che lega la schiavitù, la pseudo-schiavitù, il servaggio, lo pseudoservaggio, il salariato e lo pseudosalariato del Nuovo Mondo all’ascesa capitalistica della vecchia Europa. Egli scrive brevemente: «L’essenza del mercantilismo è la schiavitù» (26). E’ quanto Marx aveva detto con altre parole, in «una frase chiara, di una densità storica forse unica»: «La schiavitù dissimulata dei salariati europei non può addestrarsi che sull’esempio della schiavitù senza aggettivi dei salariati del Nuovo Mondo» (27). Nessuno stupirà di fronte alle sofferenze di questi uomini d’America, qualunque sia il colore della loro pelle; tali sofferenze non possono essere attribuite soltanto ai proprietari delle piantagioni, agli appaltatori delle miniere, ai mercanti prestatori del «Consulado» di Mexico o di altre località, agli implacabili funzionari della Corona di Spagna, ai venditori di zucchero o di tabacco, ai trafficanti di schiavi, ai capitani «affaristi» delle navi mercantili: tutti hanno il loro peso, ma sono in qualche modo dei delegati, degli intermediari. Las Casas li ha denunciati come i soli responsabili della «servitù infernale» degli indiani; egli avrebbe voluto rifiutare loro i sacramenti, metterli fuori dalla Chiesa; al contrario, però, non ha mai contestato la dominazione spagnola’ (pag 413)] [(25) ‘Capitalism and Slavery, 1975; (26) Ibid., p. 30; (27) Karl Marx, ‘Il Capitale’, ed. franc., 1938, I, p. 785, citato da Pierre Vilar, ‘Problems of the Formation of Capitalism’, in ‘Past and Present’, 1956, p. 34]”,”STOS-199″
“BRAUDEL Fernand, collaborazione di Georges DUBY Roger ARNALDEZ Maurice AYMARD Filippo COARELLI Jean GAUDEMENT Piergiorgio SOLINAS”,”Il Mediterraneo. Lo spazio e la storia, gli uomini e la tradizione.”,” Maurice Aymard, Le migrazioni (pag 221-)”,”STOS-003-FGB”
“BRAUDEL Fernand”,”Les Structures du Quotidien: le possible et l’impossible. Civililsation matérielle, économie et capitalisme. Tome 1.”,”Scotti-Douglas: inserita nel volume una pagina con firma autografa di Braudel dedicata a Daniela. . “”In en résulte des remous, des catastrophe, plus encore de lentes, de puissantes pulsations qui sont un trait de l’Ancien Régime monétaire. Vérité bien connue: «L’argent et l’or sont frères ennemis»; Karl Marx à repres la formule à son compte: «Partout où l’argent et l’or se maintiennent légalement l’un à côté de l’autre comme monaies, écrit-il, c’est toujours en vain qu’on a essayé de les traiter comme une sule et même matiére (79). La dispute n’a jamais eu de fin”” (pag 403-404) [(70) Karl Marx, Le Capital, Ed. Sociales, 1950, I, p. 196, note 2] “”Le villes sont autant de transformateur éléctriques: elles augmentent les tensions, elles précipitent les échanges, elles brassent sans fin la vie des hommes. Ne sont-elles pas nées de la plus ancienne, de la plus révolutionnaire des divisions du travail: champs d’un coté, activités dites urbaines de l’autre? «L’opposition entre la ville et la campagne commence avec le passage de la barbarie à la civilisation, du régime des tribus à l’État, de la localité à la nation, et se retrouve dans toute l’histoire de la civilisation, et jusqu’à nos jours» Karl Marx a écrit ces lignes au temps de sa jeunesse (1)”” (pag 421) [(1) Marx Engels, L’ideologie allemande’, (1846) in Karl Marx, ‘Pre-capitalist Economic Formations’, p.p: Eric Hobsbawm, 1964, p. 127] “”Mais plus encore que de ‘sociétés’ (le mot est malgré tout bien vague), c’est de ‘socio-économies’ qu’il foudrait parler. C’est Marx qui a raison: qui possède les moyens de production, la terre, les bateaux, les métiers, les matières premières, les produits finis et non moins les positions dominantes? Il rest évident cependant que ces deux coordonnées: societé et économie, ne suffisent pas à elles seules; l’Ètat multiforme, cause et conséquence tout à la fois, impose sa présence, trouble les rapports, les inflechit, le voulant ou non, joue son rôle, souvent lourdement, dans ces architectures qu’on peut regrouper à travers une sorte de typologie des diverses socio-économies du monde, celles-ci à esclaves, celles-là à serfs et à seigneurs, celles-là à hommes d’affaires et précapitalistes. C’est revenir au langage de Marx, demourer à ses côtés, même si l’on rejette ses termes exacts ou l’ordre rigoureux qui ferait glisser toute société de l’une à lautre de ces structures. Le problème reste celui d’une classication, d’une hiérarchie réfléchie des sociétés. Nul n’echappera – et dès le plan de la vie matérielle -à cette nécessité-là”” (pag 495) [Fernand Braudel, ‘Les Structures du Quotidien: le possible et l’impossible. Civililsation matérielle, économie et capitalisme. Tome 1’, Armand Colin, Paris, 1979]”,”STOS-018-FSD”
“BRAUDEL Fernand”,”La Mediterranee et le monde méditerranéen à l’époque de Philippe II. Tome premier.”,”Libro dedicato dall’autore a Lucien Febvre Fernand Braudel, de l’Academie Française Nato nella Mosa nel 1902, Braduel è stato dal 1946 uno dei direttori dela prestigiosa rivista delle ‘Annales’ fondata da Marc Bloch e Lucien Febvre. E’ succeduto a quest’ultmimo nel 1949, alla presidenza della VI sezione dell’Ecole Pratique des Hautes Etudes. Nel 1962 è stato il primo ammistratore della Maison des Sciences de l’Homme. Cartina pag 105, La Sicilia e la Tunisia tagliano il Mediterraneo in due.”,”STOS-019-FSD”
“BRAUDEL Fernand”,”La Mediterranee et le monde méditerranéen à l’époque de Philippe II. Tome 2.”,”Libro dedicato dall’autore a Lucien Febvre Fernand Braudel, de l’Academie Française Nato nella Mosa nel 1902, Braduel è stato dal 1946 uno dei direttori dela prestigiosa rivista delle ‘Annales’ fondata da Marc Bloch e Lucien Febvre. E’ succeduto a quest’ultmimo nel 1949, alla presidenza della VI sezione dell’Ecole Pratique des Hautes Etudes. Nel 1962 è stato il primo ammistratore della Maison des Sciences de l’Homme. Cartina pag 105, La Sicilia e la Tunisia tagliano il Mediterraneo in due.”,”STOS-020-FSD”
“BRAUDEL Fernand”,”L’ identitè de la France. Vol. 1. Espace et histoire.”,”Fernand Braudel è nato nel 1902. Nel 1935 parte per il Brasile dove insegna all’Università di San Paolo. Nel 1937 ritorna e diventa Direttore di studi all’Ecole Pratique des Hautes Etudes de Paris. Nel 1939 viene mobilitato e parte per la Linea Maginot. Nel 1940 viene fatto prigioniero e passa cinque anni a Lubecca. Qui redige la sua tesi sul ‘Mediterraneo e il mondo mediterraneo all’epoca di Filippo II, poi sostenuta nel 1947 e pubblicata nel 1949. Dal 1946 è diventato direttore della rivista ‘Annales’ fondata da Marc Bloch e Lucien Febvre. Nel 1949 succede a Febvre al College de France e nel 1956 diventa presidente della VI sezione degli Hautes Etudes che più tardi si trasformeranno in Ecoles des Hautes Etudes en Sciences Sociales. Nel 1962 fonda ma Maison des Science de l’Homme.”,”FRAS-005-FSD”
“BRAUDEL Fernand”,”L’ identitè de la France. Vol. 2. Les hommes et les choses. 1.”,”Fernand Braudel è nato nel 1902. Nel 1935 parte per il Brasile dove insegna all’Università di San Paolo. Nel 1937 ritorna e diventa Direttore di studi all’Ecole Pratique des Hautes Etudes de Paris. Nel 1939 viene mobilitato e parte per la Linea Maginot. Nel 1940 viene fatto prigioniero e passa cinque anni a Lubecca. Qui redige la sua tesi sul ‘Mediterraneo e il mondo mediterraneo all’epoca di Filippo II, poi sostenuta nel 1947 e pubblicata nel 1949. Dal 1946 è diventato direttore della rivista ‘Annales’ fondata da Marc Bloch e Lucien Febvre. Nel 1949 succede a Febvre al College de France e nel 1956 diventa presidente della VI sezione degli Hautes Etudes che più tardi si trasformeranno in Ecoles des Hautes Etudes en Sciences Sociales. Nel 1962 fonda ma Maison des Science de l’Homme.”,”FRAS-006-FSD”
“BRAUDEL Fernand”,”L’ identitè de la France. Vol. 3. Les hommes et les choses. 2.”,”Fernand Braudel è nato nel 1902. Nel 1935 parte per il Brasile dove insegna all’Università di San Paolo. Nel 1937 ritorna e diventa Direttore di studi all’Ecole Pratique des Hautes Etudes de Paris. Nel 1939 viene mobilitato e parte per la Linea Maginot. Nel 1940 viene fatto prigioniero e passa cinque anni a Lubecca. Qui redige la sua tesi sul ‘Mediterraneo e il mondo mediterraneo all’epoca di Filippo II, poi sostenuta nel 1947 e pubblicata nel 1949. Dal 1946 è diventato direttore della rivista ‘Annales’ fondata da Marc Bloch e Lucien Febvre. Nel 1949 succede a Febvre al College de France e nel 1956 diventa presidente della VI sezione degli Hautes Etudes che più tardi si trasformeranno in Ecoles des Hautes Etudes en Sciences Sociales. Nel 1962 fonda ma Maison des Science de l’Homme.”,”FRAS-007-FSD”
“BRAUDEL Fernand”,”Civilisation matérielle, économie et capitalisme XVe-XVIIIe siècle. Tome 2. Les jeux de l’échange.”,”Fernand Braudel, nato nel 1902 e morto nel 1985 , è stato professore al College de France, presidente della VI Section dell’ Ecole Pratique des Hautes Etudes e direttore del Centre de la Recherche Historique. Il suo primo grande lavoro tradotto in italiano nel 1953 è ‘Civiltà e imperi del Mediterraneo nell’ età di Filippo II’. ‘I giochi dello scambio’ sono preceduti da ‘Le strutture del quotidiano’ e seguiti da ‘I tempi del mondo’. Altre opere dell’autore ‘Il mondo attuale’ e il contributo alla Storia d’ Italia: L’ Italia fuori d’Italia: Due secoli e tre italie. Fernand Braudel (Luméville-en-Ornois, 24 agosto 1902 – Cluses, 27 novembre 1985) è stato uno storico francese. È stato uno dei principali esponenti della École des Annales, una scuola storiografica che studia la storia delle civiltà indagando i cambiamenti politici, sociali, economici e culturali a lungo termine, secondo una prospettiva comparata, in netta opposizione alla storia dei singoli avvenimenti. Braudel è ritenuto uno dei massimi storici del XX secolo. È stato direttore della VI sezione dell’École Pratique des Hautes Études (divenuta poi École des Hautes Études en Sciences Sociales) di Parigi. È stato primo presidente dell’Istituto Internazionale di Storia Economica “F. Datini” (1968-1984) 12. Braudel ha scritto numerosi libri, tra cui “La Méditerranée et le Monde Méditerranéen à l’époque de Philippe II” (1949), “Civilisation matérielle, économie et capitalisme, XVe-XVIIIe siècle” (1979) e “L’Identité de la France” (1986) 13. (copil.) Bibliografia: ‘Fernand Braudel: A Biography’ di Emmanuel Le Roy Ladurie 1. Questo libro è stato pubblicato nel 1984 ed è disponibile in inglese.”,”STOS-025-FSD”
“BRAUDEL Fernand”,”Civilisation matérielle, économie et capitalisme XVe-XVIIIe siècle. Tome 3. Le Temps du Monde.”,”Fernand Braudel, nato nel 1902 e morto nel 1985 , è stato professore al College de France, presidente della VI Section dell’ Ecole Pratique des Hautes Etudes e direttore del Centre de la Recherche Historique. Il suo primo grande lavoro tradotto in italiano nel 1953 è ‘Civiltà e imperi del Mediterraneo nell’ età di Filippo II’. ‘I giochi dello scambio’ sono preceduti da ‘Le strutture del quotidiano’ e seguiti da ‘I tempi del mondo’. Altre opere dell’autore ‘Il mondo attuale’ e il contributo alla Storia d’ Italia: L’ Italia fuori d’Italia: Due secoli e tre italie. Fernand Braudel (Luméville-en-Ornois, 24 agosto 1902 – Cluses, 27 novembre 1985) è stato uno storico francese. È stato uno dei principali esponenti della École des Annales, una scuola storiografica che studia la storia delle civiltà indagando i cambiamenti politici, sociali, economici e culturali a lungo termine, secondo una prospettiva comparata, in netta opposizione alla storia dei singoli avvenimenti. Braudel è ritenuto uno dei massimi storici del XX secolo. È stato direttore della VI sezione dell’École Pratique des Hautes Études (divenuta poi École des Hautes Études en Sciences Sociales) di Parigi. È stato primo presidente dell’Istituto Internazionale di Storia Economica “F. Datini” (1968-1984) 12. Braudel ha scritto numerosi libri, tra cui “La Méditerranée et le Monde Méditerranéen à l’époque de Philippe II” (1949), “Civilisation matérielle, économie et capitalisme, XVe-XVIIIe siècle” (1979) e “L’Identité de la France” (1986) 13. (copil.) Bibliografia: ‘Fernand Braudel: A Biography’ di Emmanuel Le Roy Ladurie 1. Questo libro è stato pubblicato nel 1984 ed è disponibile in inglese.”,”STOS-026-FSD”
“BRAUDEL Fernand, a cura; scritti di Marc BLOCH Lucien FEBVRE Paul LEUILLIOT Jean MEUVRET Alberto TENENTI Pierre GOUBERT Adeline DAUMARD François FURET Emmanuel LE-ROY-LADURIE Jacques LE-GOFF Robert PHILIPPE Jean-Claude GARDIN Paul GARELLI Raymond CHEVALLIER Daniel THORNER Marcel RONCAYOLO Jacques BERTIN Jean-Paul CHARNAY Pierre BROISE Marcel COUTURIER André BURGHIÈRE Jean-Pierre PETER Charles MORAZÉ Jacques DUPÂQUIER Marcel LACHIVER Pierre VILAR Marc FERRO”,”Problemi di metodo storico.”,”Fernand Braudel (1902-) direttore dell’ Ecole Pratique des Hautes Etudes (EHESS) ha insegnat= Civiltà moderna al College de France. Ha diretto la rivista ‘Annales’ dopo la scomparsa di L. Febvre nel 1956, Storico francese (Luméville-en-Ornois, Vosges, 1902 – Saint-Gervais-les-Bains, Haute Savoie, 1985). Erede dell’opera di M. Bloch e di L. Febvre, anche come direttore (1956-1972) della rivista Annales, è stato uno dei maggiori esponenti del rinnovamento della storiografia francese del 20º secolo. Prof. (1937) all’École pratique des hautes études, sotto l’influenza di Febvre riorientò le sue ricerche su Filippo II e la Spagna, privilegiando, rispetto alle vicende politiche, il quadro geografico e la ricostruzione delle strutture economiche e commerciali del Mediterraneo: La Méditerranée et le monde mediterranéen à l’époque de Philippe II (1949, trad. it. 1953, nuova ed. 1966, trad. it. 1976). Gli Écrits sur l’histoire (1969, trad. it. 1973) raccolgono le sue riflessioni metodologiche largamente applicate nelle opere maggiori; in particolare B. ha distinto il ritmo breve degli avvenimenti da quello medio della congiuntura e dalla “”lunga durata”” delle trasformazioni delle strutture. Successore di Febvre al Collège de France sulla cattedra di storia della civiltà moderna (1949-72), B. dispiegò il suo non comune talento organizzativo nella direzione (1956-72) della sesta sezione dell’École des hautes études e alla guida della Maison des sciences de l’homme istituita nel 1963. Nel 1979 pubblicò in tre volumi i risultati delle sue lunghe ricerche sulla civiltà materiale e il capitalismo: Civilisation matérielle, économie et capitalisme, XVe-XVIIIe siècle. I, Les structures du quotidien: le possible et l’impossible; II, Les jeux de l’echange; III, Le temps du monde (trad. it. 1981-82; il 1º vol., con il titolo Civilisation matérielle et capitalisme e privo di apparati era già apparso nel 1967; trad. it. 1977). Di questa grande opera diede una rapidissima sintesi in una serie di lezioni tenute negli Stati Uniti (Afterthoughts in material civilization and capitalism, 1977; trad. it. 1981). Negli ultimi anni attendeva alla stesura di una storia della Francia, il cui primo volume, L’identité de la France, è stato pubblicato postumo (1986, trad. it. 1986). Con E. Labrousse ha diretto l’Histoire économique et sociale de la France (1970-82). (Trecc)”,”STOS-035-FSD”
“BRAUDEL Fernand a cura; scritti di Georges DUMEZIL André VARAGNAC Gabriel LE-BRAS Roger BASTIDE Jean Pierre VERNANT Roland BARTHES Fernand BRAUDEL Walt W. ROSTOW Witold KULA Claude LEVI-STRAUSS Lucien GOLDMANN Vasilij ABAEV Georges DEVEREUX Alain BESANCON M. BORDEAUX”,”La storia e le altre scienze sociali.”,”Contiene il saggio di Lucien Goldmann ‘Per una impostazione marxista degli studi sul marxismo’ (pag 251-256) Un’ipotesi di strutturazione degli studi sul pensiero marxista “”Beninteso, questa strutturazione ha solo valore d’ipotesi di lavoro. Ci sembra tuttavia incomparabilmente più operativa di quella che ha guidato la maggior parte dei lavori precedenti. a) Per quel che riguarda gli studi sul pensiero del giovane Marx fino al 1848, ci chiediamo se ai tradizionali insegnamenti nella vita intellettuale (filosofia classica tedesca, socialismo francese, economia politica inglese) e nella realtà sociale (pensiero del proletariato) non sarebbe utile aggiungerne un terzo, l’inserimento nel movimento democratico orientato verso la rivoluzione borghese, in Europa occidentale, di cui il proletariato e il pensiero marxista sarebbero una parte; e se nella ricerca concreta questo inserimento non finirebbe col prevalere sul secondo senza, beninteso, sopprimerlo. b) lo studio del marxismo nel XIX secolo in Germania ha rivelato l’esistenza di una realtà sociale, il lassallismo, che presenta curiose analogie con una realtà ben più vasta del XX secolo, lo stalinismo. Il lassallismo è caratterizzato, in effetti, da un’organizzazione disciplinata, gerarchizzata del partito operaio, da una ideologia operaia a forte accentuazione statalista, dalla grandissima importanza attribuita alla personalità del capo e infine da una politica di alleanze anche con forze reazionarie per combattere la borghesia democratica. Sarebbe dunque utile studiare, e da vicino, il movimento lassalliano per vedere se tra questi diversi elementi ci sia o meno un collegamento strutturale che si ritrovi, beninteso su un’altra scala, nello stalinismo del XX secolo (3); c) al posto della strutturazione tradizionale del movimento operaio marxista post-marxiano in una destra revisionista, un centro e una sinistra, divisa a sua volta in varie correnti più o meno divergenti, proponiamo una strutturazione che, a partire dal modo di concepire i rapporti tra il proletariato e il complesso della società capitalistica, pervenga alla distinzione tra: – una corrente (4) che vede nel proletariato una classe radicalmente contrapposta a tutti gli altri gruppi che costituiscono la società capitalistica e per niente integrata in tale società. Il teorico principale di questa tendenza è evidentemente Rosa Luxemburg. Tuttavia, la stessa teoria si ritrova in forme più o meno attenuate nel pensiero di capi politici e teorici come Parvus, Trotskij, György Lukács fino al 1925, Korsch ecc. ed anche nelle varie tendenze operaistiche. L’ideologia e la pratica politica di questo gruppo è caratterizzata dal rifiuto di ogni compromesso, dalla affermazione del primato del proletariato sul partito e dall’esigenza di una democrazia interna nelle organizzazioni operaie, unico mezzo per permettere alla classe di correggere le tendenze burocratiche dei quadri e degli intellettuali. Poco adatto alla realtà sociale del XX secolo, questo orientamento finì sempre o nel fallimento politico (Luxemburg, Trotskij) o nel passaggio dei suoi esponenti a una delle altre due correnti (Parvus, Lukács). (…)”” (pag 254-255) [Lucien Goldmann ‘Per una impostazione marxista degli studi sul marxismo’ (pag 251-256)] [(in) Fernand Braudel, a cura, ‘La storia e le altre scienze sociali’, Editori Laterza, Bari, 1974] [(3) La nostra ricerca in proposito era già in corso quando H. Lefebvre ha pubblicato opinioni analoghe; (4) Rinunciamo ‘provvisoriamente’ all’uso dei termini «sinistra», «centro» e «destra» per evitare un eccessivo intervento di elementi affettivi nella discussione (L.G.)]”,”STOS-036-FSD”
“BRAUDEL Fernand, partecipanti al colloquio: Hélène AHRWEILER Maurice AYMARD K.N. CHAUDHURI DE BARUN Alain DENIS Albert DU-ROY Paul FABRA Marc FERRO Celso FURTADO Godinho VICTORINO Grmek Mirko DRAZEN Jean GUILAINE Alain GUILLERM Gérard JORLAND Etienne JULLIARD Hervé LE-BRAS Emmanuel LE-ROY-LADURIE Laszlo MAKKAI Robert MANTRAN André NOUSCHI Christine OCKRENT Claude RAFFESTIN Alberto TENENTI Emmanuel TODD Immanuel WALLERSTEIN Karl Ferdinand WERNER Theodore ZELDIN”,”Una lezione di storia. Châteauvallon Giornate Fernand Braudel, 18, 18, 20 ottobre 1985.”,”Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”STOS-007-FAP”
“BRAUN Adolf VORLÄNDER Karl NORMANNUS BERNSTEIN Eduard CUNOW Heinrich WAENTIG-HALLE SCHMIDT Robert WISSELL Rudolf GRADNAUER Georg PFÜLF Antonie RADBRUCH Gustav MEERFELD J. SCHULZ Heinr. GROTJAHN Alfred HEIL Wilhelm ELLINGER A. HOCH-HANAU Gustav SCHMIDT Robert F. PEINE BOLDT Richard MÜLLER Hermann FÜRTH G. HIRSCH Paul LINDEMANN H. OUARCK Max”,”Das Programm der Sozialdemokratie. Vorschläge für seine Erneuerung.”,”Proposta cambiamento programma socialdemocrazia Eduard Bernstein (pag 24-33)”,”BERN-028″
“BRAUNE Hans Hermann ZOLI Rainer PREVE Costanzo AMIN Samir GILLY Adolfo SACCOMANDI Ivo SHEYKEN Harley RIVAS Rodrigo A. BOUWAN Theo”,”Nuove tecnologie. Lavoro e relazioni Nord-Sud. Atti del convegno.”,”Contiene gli interventi: – Hans Herman Braune e Rainer Zoll ‘Prometeo e l’apprendista stregone – Costanzo Preve, ‘Innovazione tecnologica, destino del capitalismo e futuro del socialismo. Note per un dibattito sugli intellettuali’ – Samir Amin, I. ‘Educazione, ideologia e tecnologia’, II. ‘Il trasferimento di tecnologia’ – Adolfo Gilly, ‘La modernizzazinoe del capitalismo messicano’ – Ivo Saccomandi, ‘La tecnologia informatica nei paesi del Terzo Mondo’ – Harley Sheyken, ‘””En Dan”” il semaforo giapponese Rodrigo A. Rivas, ‘Il club dei debitori’ Theo Bauwan, ‘Tecnologia giapponese'”,”PVSx-074″
“BRAUNECK Manfred a cura”,”Die rote Fahne. Kritik, Theorie, Feuilleton. 1918-1933.”,”””Die Rote Fahne”” era Rosa Luxemburg. C. Zetkin il 3. Febbraio 1919 sul ‘Leipziger Volkszeitung’.”,”MGER-033″
“BRAUNTHAL Julius”,”Geschichte der Internationale.”,”Born in Vienna 1891, died in Teddington, Great Britain 1972; writer, BRAUNTHAL active in the international social democratic movement; member of the executive committees of the Sozialdemokratische Arbeiterpartei in Österreich (SDAP) and the Republikanischer Schutzbund; imprisoned and tried for high treason in 1934, expelled from Austria in 1935; lived in Belgium 1935-1936; settled in Great Britain in 1938; editor of the Tribune from 1937, the International Socialist Forum 1938-1948; secretary of the Committee of the International Socialist Conferences (COMISCO) 1949-1951, secretary-general of the Socialist International (SI) 1951-1956; author of the ‘History of the International’ in three volumes, published between 1961-1971. (iisg)”,”INTT-035″
“BRAUNTHAL Julius”,”La tragedia dell’ Austria.”,”Nascita 1° Repubblica Austria Vienna rossa costituzione legislazione sociale partiti politici, ebrei in struttura politica, antisemitismo, Partito cristiano sociale, Partito socialdemocratico, coalizioni operai-contadini, tendenze bolsceviche tra gli operai, sentimenti classi medie, atteggiamento Chiesa cattolica, organizzazione controrivoluzione nazismo Anschluss 2° repubblica.”,”AUTx-005″
“BRAUNTHAL Julius”,”Victor und Friedrich Adler. Zwei Generationen Arbeiterbewegung.”,”Adler Victor (1852-1918), fondatore e leader della socialdemocrazia austriaca e membro dell’ Internazionale socialista. Durante la prima guerra mondiale assunse posizioni social-scioviniste, dando il suo appoggio al conflitto. Adler Friedrich (1879-1960), figlio di Victor Adler, fu segretario del Partito socialdemocratico austriaco dal 1911 al 1916, anno in cui assassinò il Primo Ministro austriaco conte Stürgkh. Condannato alla pena di morte, la sua pena venne poi commutata in carcerazione. Liberato a seguito della Rivoluzione del 1918, fu tra i fondatori e capi dell’ Internazionale due e mezzo.”,”MAUx-019″
“BRAUNTHAL Gerard”,”Socialist Labor and Politics in Weimar Germany. The General Federation of German Trade Unions.”,”BRAUNTHAL Gerard è professore di scienze politiche all Università del Massachusetts, Amherst. “”Nell’estate del 1931, la politica di tolleranza tra sindacati e SPD continuava; ma come crebbe la disoccupazione, il noto economista Wladimir Woytinsky (direttore della divisione statistica e ricerca dall’ ADGB) cominciò a formulare alcune proposte non ortodosse per contrastare le misure deflazionarie di Brüning e con ciò vincere la Depressione. Quando sottomise queste all’Esecutivo ADGB e non ricevette immediato sostegno, egli cercò il supporto del presidente dei sindacati del legno Fritz Tarnow e dell’economista dell’agricoltura Fritz Baade per una formulazione più precisa. Nel dicembre 1931, essi presentarono il loro piano, chiamato “”Programma per la Creazione di Lavoro”” (conosciuto come piano WTB, dalle iniziali dei suoi tre autori), all’Esecutivo ADGB. (…) Il 16 febbraio 1932 l’ Esecutivo ADGB approvò il piano e lanciò una campagna di stampa per pubblicizzarlo””. (pag 62-63) “”Il partito, non accettando il piano WTB, pubblicizzò il proprio piano, con un’enfasi sulla pianificazione di stato e la nazionalizzazione. Questa tattica fu perseguita come mezzo per riconquistare il sostegno dei lavoratori disillusi che stavano passando al KPD e all’ NSDAP. Ma ciò portò maggiore risentimento tra i leaders sindacali che accusarono l’ SPD di dimenticare gli operai disoccupati che erano rimasti leali al partito. La SPD non poteva rinunciare interamente alla sua base; quindi non pubblicizzò la denuncia del piano WTB. Tuttavia nel settembre 1932, la frazione SPD introdusse una legge nel Reichstag che stabiliva la creazione di un programma di lavoro da 1 miliardo di marchi (una versione annacquata del piano WTB), come pure un legge per le nazionalizzazioni di industrie chiave.”” (pag 64)”,”MGEK-080″
“BRAVETTA Ettore, ammiraglio di divisione”,”Le audaci imprese dei “”M.A.S.””.”,”I Mas con la nuova impresa progettata, uscivano, si può dire, di tutela; questi temerari “”Balilla della Flotta””, questi… minorenni spavaldi e sprezzanti… (pag 91)”,”QMIP-042-FV”
“BRAVO Gian Mario”,”Marx e la Prima Internazionale.”,”””Engels, fin dal 1845 delineò i meriti e le eccezionali potenzialità di dilatazione delle Trade Unions nella sua inchiesta sulle classi lavoratrici inglesi. Constatava sociologicamente e storicamente il successo e la forza organizzativa delle Trade Unions e ne chiariva i fini (1): “”Queste associazioni si costituirono in tutti i rami di produzione con l’obiettivo dichiarato di proteggere il singolo operaio contro la tirannide e la trascuratezza della borghesia. I loro scopi furono: fissare il salario e contrattare ‘en masse’, come ‘potenza’, con i datori di lavoro, regolare il salario secondo il profitto del datore di lavoro, elevarlo quando il momento fosse propizio a mantenerlo dappertutto a un medesimo livello per ogni singolo mestiere””. Rilevava ancora Engels che, per raggiungere tali fini, le Trade Unions avevano spesso atteggiamenti di “”chiusura”” (che sarebbero poi stati detti essere “”economicistici””), come la fissazione di una “”scala salariale””, la limitazione del numero degli apprendisti, la difficoltà dell’accettazione della meccanizzazione, mentre, per contro, egli giudicava positivi i propositi di difesa dei livelli salariali e l’appoggio concesso ai disoccupati. La reazione dei ceti capitalistici più ottusi si fece presto sentire; ed Engels commentava: “”Si comprende da sé che queste associazioni contribuiscono notevolmente ad alimentare l’odio e l’esasperazione degli operai nei confronti della classe possidente””. Ancora, all’inverso: “”La classe possidente e soprattutto gli industriali che sono a diretto contatto con gli operai si scagliano con la massima violenza contro queste associazioni e cercano senza tregua di dimostrare agli operai l’inutilità, servendosi di argomenti che secondo i criteri dell’economia politica sono pienamente validi, ma che appunto perciò sono in parte fallaci, e non hanno alcuna presa sull’operaio””. Engels definì dunque, sulla base di considerazioni contingenti, i motivi di fondo di una visione classista della lotta sindacale. Questi vennero enunciati da Marx nel corso della polemica contro Proudhon, vale a dire nel 1846-47, e poi via via precisati negli anni seguenti. L’associazione dei datori d’opere, contrapposta a quella dei datori di lavoro, era ritenuta da Marx ineliminabile, opportuna e foriera di generale progresso sociale; i lavoratori difendevano se stessi tramite la “”coalizione””, anzi, imparavano a difendersi e a porre agli imprenditori singoli, e più genericamente ai capitalisti, richieste concernenti sia il loro lavoro sia la loro vita, inerenti in particolare al “”rialzo dei salari””. Contro Proudhon che obiettava – con osservazione consueta al capitalismo più retrogrado d’ogni tempo – che aumenti salariali avrebbero comportato accrescimenti di prezzi e alla fin fine povertà e carestia generali, e che perciò negava la validità della coalizione medesima, Marx controbatteva, alla luce di quanto era accaduto in Inghilterra, che questa “”proporzionalità”” non sussisteva: proprio l’accrescimento del monte salari poteva generare un incentivo per l’espansione della produzione. Le coalizioni, anche solo per questo fatto, erano di conseguenza una componente progressiva (2)”” [Gian Mario Bravo, Marx e la Prima Internazionale, 1979] [(1) Engels, La situazione della classe operaia in Inghilterra, 1845, Roma 1972; (2) Marx, Miseria della filosofia, Roma, 1950, pp. 136-137] (pag 83-84-85) “”Nel rapporto del consiglio generale dell’AIO al congresso di Ginevra, Marx dichiarò che lo scopo dell’Internazionale era di “”unire, di generalizzare e di dare uniformità agli sforzi, ancora disuniti, compiuti dai diversi paesi per l’emancipazione della classe operaia””, vale a dire che “”uno dei grandi fini””, il principale, era “”di sviluppare negli operai di differenti paesi non soltanto il ‘sentimento’ ma il fatto della loro fraternità e di unirli per costituire l’armata dell’emancipazione”” (41)””. (…) In questo ambito furono decisive la pubblicazione del ‘Capitale’ e la sua diffusione, dapprima in Germania, dove, se non ottenne una vasta eco negli ambienti accademici, fu letto e conosciuto in quelli socialisti e in genere della sinistra (si sono contate, fra il ’67 e il ’72, circa 200 citazioni del testo), e poi via via in tutti gli altri paesi, grazie alla campagna pubblicitaria promossa da Engels, da Dietzgen, da Becker, e poi tramite le versioni che cominciarono a essere pubblicate nel 1872 (russa) e nel ’75 (francese) e alle riedizioni del testo in Germania, mentre stralci dell’opera – la Prefazione, ad esempio – fin dall’anno della prima apparizione erano stati tradotti in varie lingue e ripresi su parecchi giornali tedeschi (43). L’Internazionale prese subito posizione, mettendo il luce l’importanza del ‘Capitale’ e la sua funzione per la classe operaia. A testimonianza di una già larga conoscenza della tematica marxista, si ricorda la risoluzione proposta dai rappresentanti tedeschi a Bruxelles nel ’68, accolta unanimemente dal congresso (44): “”Noi tedeschi, delegati al congresso internazionale degli operai, raccomandiamo agli uomini di tutte le nazioni l’opera di Marx ‘Il Capitale’, e li sollecitiamo a far tutto il possibile onde quest’opera importante sia tradotta nelle lingue in cui non lo è ancora, e dichiariamo che Karl Marx ha il merito inestimabile di essere il primo economista che abbia analizzato scientificamente il capitale e che l’abbia ridotto ai suoi elementi primordiali”””” [Gian Mario Bravo, Marx e la Prima Internazionale, 1979] (pag 29-30-31) [(41) Marx, Istruzioni per i delegati del consiglio generale provvisorio sulle singole questioni (agosto 1866>), PI, p. 172; (43) Rolf Dlubek Hannes Skambraks, “”Das Kapital”” von K. Marx in der deutschen Arbeiterbewegung (1867 bis 1878), Berlin, 1967, pp. 1-112; Anna V. Uroeva, ‘La fortuna del Capitale, Roma 1974, passim; (44) ‘Il “”Capitale”” di Marx’ (settembre 1868), PI, p. 316. Così commentava Becker, nella sua rivista ginevrina, “”Der Verbote””, 1867, n: 11, pp. 174-175: “”(…) Possediamo ora questo primo volume e ci leviamo il cappello. E’ parte di un’opera gigantesca, un arsenale di armi di emancipazione, una scoperta del più puro oro della scienza. Contribuiremo con tutte le nostre forze a far pervenire alla luce i tesori raccolti per il bene comune di tutti gli oppressi e i diseredati””]”,”MADS-064 INTP-003 SIND-002″
“BRAVO Gian Mario”,”Da Weitling a Marx. La Lega dei Comunisti.”,”””Marx fin dal ’44, riflettendo sull’organizzazione dei lavoratori associati nella Lega dei Giusti e nelle diverse società operaie con fini sociali, era giunto ad accertare la necessità di una “”‘reale’ azione comunista””, che si contrapponesse al comunismo idealistico dei precursori, onde giungere alla soppressione della proprietà privata; quest’attività “”reale””, sia nel momento individuale della formazione ovvero collettivo della propaganda, sia in quello fondamentale dell’acquisizione della “”coscienza”” e quindi della definizione di sempre nuovi e più avanzati obiettivi di lotta, Marx la scopriva nelle ancora imperfette, incompiute e talora informi prime organizzazioni del proletariato tedesco e internazionale. Più precisamente, scriveva nei ‘Manoscritti’: “”Quando ‘operai’ comunisti si riuniscono, lo scopo è innanzi tutto la dottrina, la propaganda ecc. Ma al tempo stesso acquistano con ciò un nuovo bisogno, il bisogno della società, e quel che appare un mezzo diventa uno scopo. Questo movimento pratico lo si vede nei suoi risultati più splendidi quando si osservano degli ‘ouvriers’ socialisti francesi riuniti. (…)”” (48). L’elaborazione della concezione della “”missione storica del proletariato”” avvenne dunque grazie al rapporto, dapprima critico dall’esterno e poi vieppiù dall’interno, con la Lega dei Giusti e giustamente i curatori della maggior opera recente su tema hanno fissato al 1844 l'””inizio della battaglia di Marx e di Engels per il partito proletario”” (49). Nella vecchia Lega dei Giusti si operò in tal modo quel salto di qualità, che senza rotture violente condusse nel ’47 alla Lega dei Comunisti, erede diretta della prima, ma più avanzata per la sua totale predisposizione per la lotta aperta e, sul piano dottrinale e politico, per l’influsso esercitato da Marx e da Engels”” [Gian Mario Bravo, saggio introduttivo, ‘La nascita del partito politico del proletariato’] [(in) G.M. Bravo, Da Weitling a Marx. La Lega dei Comunisti, 1977] [(48) K. Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, cit, pp. 242-243; (49) Cfr. il cap. II in ‘Der Bund der Kommunisten’, Berlin, 1970, cit., pp. 187 segg. (…)]”,”MADS-066″
“BRAVO Gian Mario ROTA-GHIBAUDI Silvia a cura; saggi di Norberto BOBBIO Luigi MARINO Maurilio GUASCO Franco LIVORSI Marco REVELLI Lionello SOZZI Michelangelo BOVERO Maria Teresa PICHETTO Maria Luisa PESANTE Gian Mario BRAVO e Corrado MALANDRINO Mirella LARIZZA-LOLLI Dora MARUCCO Renato MONTELEONE Franco SBARBERI Claudio POGLIANO Marina BONIFETTO Mario RICCIARDI Carlo MARLETTI Aurelia CAMPARINI Lucio LEVI Luigi BONANATE Manuela VALENTI Pier Paolo PORTINARO Silvio STELLA e Claudio CASSARDO Icilio VECCHIOTTI Mario RASETTI”,”Il pensiero politico contemporaneo.”,”Saggi di Norberto BOBBIO, Luigi MARINO, Maurilio GUASCO, Franco LIVORSI, Marco REVELLI, Lionello SOZZI (Rousseau), Michelangelo BOVERO (Hegel), Maria Teresa PICHETTO (Mill), ROTA-GHIBAUDI (Russell) (1° Volume) Saggi di Maria Luisa PESANTE, Gian Mario BRAVO e Corrado MALANDRINO, Mirella LARIZZA-LOLLI, Dora MARUCCO, ROTA- GHIBAUDI, BRAVO (Karl Marx e Friedrich Engels), Renato MONTELEONE (Lenin), Franco SBARBERI (Gramsci) (2° volume) Saggi di Claudio POGLIANO, Marina BONIFETTO, Mario RICCIARDI, Silvia ROTA-GHIBAUDI, Carlo MARLETTI, Aurelia CAMPARINI, Lucio LEVI, Luigi BONANATE, Manuela VALENTI (Darwin), Pier Paolo PORTINARO (Darwin), Silvio STELLA e Claudio CASSARDO (Freud), Icilio VECCHIOTTI (Gandhi), Mario RASETTI (Einstein) (3° volume) “”Pareto non appartiene ad alcun movimento politico, anche se in forza della critica radicale di taglio liberalconservatore mossa al parlamentarismo democratico e al socialismo, specie negli anni della prima guerra mondiale e nella crisi del dopoguerra, finisce per esprimere giudizi positivi nei confronti delle riforme promesse dal primo fascismo, dal quale è nominato senatore. Sulla scorta di una concezione pessimistica della storia – considerata priva di logica razionale (ma dipanantesi in un gioco dialettico tra residui istintuali e derivazioni pseudorazionali) e vista come scena di un’ eterna e ciclica lotta di potere con personaggi diversi -, Pareto afferma l’ esistenza costante di classi di individui occupanti le posizioni di vertice nelle diverse branche d’ attività, le élites appunto. Esse sono i soggetti principali delle battaglie politiche in tutti i sistemi storicamente osservabili, da quelli assolutisti ai liberali, dai democratici ai socialisti. L’ élite è un’ aristocrazia di fatto (…)””. (pag 241-242)”,”TEOP-031″
“BRAVO Gian Mario”,”La Prima Internazionale. Storia documentaria.”,”Saggio introduttivo di BRAVO: ‘La Prima Internazionale: le linee di un dibattito’ pag 3-93″,”INTP-004″
“BRAVO Gian Mario saggio introduttivo a cura di; MARX K. ENGELS F.; interpreti del Manifesto: Antonio LABRIOLA PLECHANOV JAURES KAUTSKY BELLONI LUXEMBURG ADLER GORTER DUNCKER RJAZANOV BELA KUN MICHELS LASKI TOGLIATTI”,”Il Manifesto del partito comunista e i suoi interpreti.”,”Interpreti del Manifesto: Antonio LABRIOLA, PLECHANOV, JAURES, KAUTSKY, BELLONI, LUXEMBURG, ADLER, GORTER, DUNCKER, RJAZANOV, BELA KUN, MICHELS, LASKI, TOGLIATTI. Con un saggio introduttivo sull’attualità del Manifesto.”,”MADS-179 MADx-068″
“BRAVO Gian Mario; testi estratti di S. MARECHAL V. RUSSO C.H. SAINT-SIMON R. OWEN C. FOURIER T. HODGSKIN G. BÜCHNER L.A. BLANQUI W. WEITLING L. BLANC P.J. PROUDHON E. CABET M. HESS. LEGA COMUNISTI”,”Le origini del socialismo contemporaneo 1789 1848.”,”Testi estratti di S. MARECHAL, V. RUSSO, C.H. SAINT-SIMON, R. OWEN, C. FOURIER, T. HODGSKIN, G. BÜCHNER, L.A. BLANQUI, W. WEITLING, L. BLANC, P.J. PROUDHON, E. CABET, M. HESS., Lega Comunisti.”,”SOCU-030″
“BRAVO Gian Mario a cura”,”Il socialismo prima di Marx. Antologia di scritti di riformatori socialisti utopisti comunisti e rivoluzionari pre-marxisti. Babeuf Saint-Simon Fourier Blanqui Considerant Owen Weitling Blanc Lamennais Proudhon.”,”Babeuf, Saint-Simon, Fourier, Blanqui, Considerant, Owen, Weitling, Blanc, Lamennais, Proudhon.”,”SOCx-052″
“BRAVO Gian Mario”,”Friedrich Engels.”,”Gian Mario BRAVO (1934) è ordinario di storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino, di cui è stato preside tra il 1979 e il 1985. Si è occupato di socialismo tedesco e dei movimenti sociali italiani dell’800 e del 900, del pensiero anarchico e dei movimenti radicali, del pensiero liberale del secolo XIX. “”Secondo quanto Lenin ha enunciato fin dal 1906, Engels ha lottato su due fronti: contro l’ opportunismo di destra e, sul lato opposto, contro il settarismo e il dottrinarismo. Il secondo atteggiamento è stato e continua ad esser chiaro, mentre, malgrado i tentativi annosi di fare dell’ anziano Engels il “”padre”” dell’ opportunismo, la ricerca storiografica ha comprovato il suo impegno continuativo nel campo socialista rivoluzionario. Iring Fetscher, Lucio Colletti, Leszek Kolakowski, numerosi altri autori, esaminando il pensiero engelsiano degli anni ’80 e ’90, sono giunti a conclusioni opposte””. (pag 84)”,”MAES-043″
“BRAVO Gian Mario a cura”,”Il socialismo prima di Marx. Antologia di scritti di riformatori, socialisti, utopisti, comunisti e rivoluzionari premarxisti.”,”Babeuf, Saint-Simon, Fourier, Blanqui, Considerant, Owen, Weitling, Blanc, Lamennais, Proudhon. “”Questa attività dello spirito umano richiederà spazio ancora maggiore, perché, dopo vent’anni di vita pacifica nella comunanza dei beni, il tempo di lavoro necessario per la prosperità e il benessere di tutti potrà facilmente essere abbassato da cinque fino a tre ore giornaliere. (…) L’ esatta determinazione dell’ estensione della libertà personale, nei limiti dell’ eguaglianza sociale, darà alle generazioni future, viventi in comunità di beni, ancora e sempre materia per nuove e più perfette leggi, affinché l’ umanità avanzi sempre più verso un’altissima perfezione terrena, oggi non pensabile, dove né la libertà nè l’ uguaglianza abbisognano d’una legge scritta da uomini, e l’ amore e la concordia divengono una seconda natura”” (W. Weitling, pag 274)”,”SOCU-088″
“BRAVO Gian Mario”,”Democrazia, socialismo e partito repubblicano. Il tedesco-americano August Becker (1814-1871).”,”August BECKER fu una figura di spicco del Vormärz, il vasto movimento di pensiero che preparò la rivoluzione del 1848 in Germania. Intrattenner relazioni prima in Europa e poi, dal 1853, in America, con i maggiori rapproesentanti della sinistra. Collaborò a testate come la ‘Gazzetta renana’ di Karl MARX, la ‘Gazzetta della sera di Mannheim’, e l’ ‘Avanti!’ parigino, che ebbe H. HEINE quale principale autore. Le sue amicizie andarono da W. WEITLING e M. BAKUNIN, da K. GUTZKOW sino alla fitta compagnia degli ‘Achtundvierzieger’, i ‘quarantottardi’ emigrati politici negli USA. Qui, divenne in seguito brillante letterato e opionista del mondo tedesco-americano vicino ad Abramo LINCOLN. “”Il socialismo americano e, in esso, specie quello tedesco, fu inoltre molto aperto nei confronti dei neri, e, come già si è visto con la rivista di Weitling e grazie proprio a Becker, ma anche attraverso Hermann Kriege e il suo “”Tribuno del popolo””, si pronunciò ripetutamente contro la schiavitù, sia nei movimenti comunitari sia nei dibattiti culturali e pubblicistici. Particolarmente vivace fu poi la polemica antischiavista di Marx nelle sue corrispondenze, grazie soprattutto agli amici Weydemeyer e Sorge e ai circoli comunisti che, a fianco degli originari oweniani e fourieristi, invitavano alla lotta contro i pregiudizi e le discriminazioni di razza, di sesso, di religione””. [Gian Mario Bravo, Democrazia, socialismo e partito repubblicano. Il tedesco-americano August Becker (1814-1871)] (pag 377)”,”MEOx-049″
“BRAVO Gian Mario a cura”,”Marx e Engels in lingua italiana, 1848-1960.”,”‘La presente bibliografia ha visto la luce nel 1961, nel n. 13-14 della Rivista storica del socialismo. La ripubblichiamo con alcuni cambiamenti marginali e correzioni: al corpo bibliografico aggiungiamo ora un indice dei nomi e un elenco disposto cronologicamente delle prime pubblicazioni degli scritti di Marx e di Engels in italiano.’ Bosio. “”Fra tutti eccellenti sono i lavori di Bosio, dalla bibliografia degli scritti di Marx e Engels destinati all’ Italia o indirizzati ad italiani (K. Marx F. Engels, Scritti italiani a cura di G. Bosio, Milano-Roma, “”Avanti!””, 1955), bibliografia che abbiamo accolto in blocco nel nostro studio, soltanto adattandola alla impostazione generale e compendiandola in alcuni momenti, al lavoro sulla diffusione e sulla pubblicazione degil scritti di Marx e Engels in Italia fino al 1893 (G. Bosio, La diffusione degli scritti di Marx e Engels in Italia, “”Società””, VII, 1951, giugno e settembre pp. 268 sgg. e 444 sgg.), anche questo accettato e integrato. Ancora, di notevole aiuto è stata la Bibliografia delle opere di Marx (in appendice a: F. Mehring, Vita di Marx, Roma, Rinascita, 1953).”” (pag 3)”,”MADS-356″
“BRAVO Gian Mario a cura, scritti di MARX Karl ENGELS Friedrich HEINE RUGE HESS BAKUNIN HERWEGH JACOBY BERNAYS FEUERBACH”,”Annali franco-tedeschi di Arnold Ruge e Karl Marx. Deutsch-Franzöaische Jahrbücher.”,”””Se dunque l’ evoluzione complessiva della Germania non procedesse al dl là della sua evoluzione politica, un tedesco potrebbe partecipare ai problemi attuali tutt’al più quanto vi può partecipare un russo. Ma se il singolo individuo non è legato dai limiti della nazione, ancor meno la nazione intera viene liberata attraverso la liberazione di un solo individuo. Gli sciti non progredirono di un solo passo verso la cultura greca per il fatto che la Grecia annovera uno scita tra i suoi filosofi (1). Per fortuna noi tedeschi non siamo sciti””. (pag 131-132) (1) Marx allude al filosofo Anacarsi (VI secolo aC) scita di nascita.”,”MAED-228″
“BRAVO Gian Mario a cura; saggi di Giovanni SARTORI Francesco M. DE-SANCTIS Mauro BARBERIS Giovanni PAOLETTI Francesco TUCCARI Giuseppe BUTTA’ Ginevra CONTI ODORISIO Massimo L. SALVADORI Bruno BONGIOVANNI Gian Mario BRAVO Salvo MASTELLONE Maria Teresa PICHETTO Luciano RUSSI Marta FERRONATO Angele Kremer MARIETTI Carlo GALLI Regina POZZI Maria Luisa CICALESE Giuliana TURRONI Simona FORTI Alfonso”,”La democrazia tra libertà e tirannide della maggioranza nell’ Ottocento. Atti del Convegno, 29-30 maggio 2003.”,”Saggi di Giovanni SARTORI Francesco M. DE-SANCTIS Mauro BARBERIS Giovanni PAOLETTI Francesco TUCCARI Giuseppe BUTTA’ Ginevra CONTI ODORISIO Massimo L. SALVADORI Bruno BONGIOVANNI Gian Mario BRAVO Salvo MASTELLONE Maria Teresa PICHETTO Luciano RUSSI Marta FERRONATO Angele Kremer MARIETTI Carlo GALLI Regina POZZI Maria Luisa CICALESE Giuliana TURRONI Simona FORTI Alfonso DI-GIOVINE. “”L’ avversario ultimo della polemica pisacaniana era la guerra partigiana. Il termine guerriglia (kleiner Krieg, guerrilla, petite guerre) era apparso agli inizi del secolo XIX per indicare la forma di lotta adottata e preseguita dai contadini spagnoli nella resistenza antinapoleonica a datare dal 1808. Ben presto – e specie in Italia a partire dagli anni ’30 – suoi sinonimi erano diventati espressioni come “”guerra partigiana””, che secondo alcuni stava a indicare l’ azione di soldatesche distaccate (partite, dal francese partir) con speciali incombenze, “”guerra per bande””, “”guerra d’ insurrezione””, “”guerra di montagna””, “”guerra di stracorridori””, “”guerra alla spezzata”” o per usare l’ espressione garibaldina, “”alla spicciolata””. A queste forme di lotta, definite “”l’ infanzia dell’ arte militare””, Pisacane contrappone la “”guerra di popolo””, che peraltro si contrappone anche a “”guerra di eserciti permanenti””, compresa la guerra regia dei moderati. Ma la guerra di popolo rimarrà solo una petizione. Lo slogan “”militi tutti – soldati nessuno””, che Pisacane condivise con Cattaneo, non incontrò infatti i favori del popolo””. (pag 178, Luciano Russi)”,”TEOP-213″
“BRAVO Gian Mario”,”Il concetto di rivoluzione nel socialismo premarxista.”,”Rapporto Blanqui – Buonarroti. Rivoluzione in permanenza. Permanente. “”L’ altra tendenza rivoluzionaria del socialismo francese, che si riferì al Babeuf, oltrepassandolo poi nell’ azione esplicata, mentre fu sempre severamente critica nei confronti della concezione robesperriana del potere, fece capo ad Auguste Blanqui: in lui ebbe sia il teorico sia il realizzatore sia l’ organizzatore costante e infine il martire. Col Blanqui ci troviamo di fronte all’ affermazione della rivoluzione permanente e al tentativo di inserirne nella realtà francese l’ elaborazione teorica, per altro in talune occasioni incerta e confusa: questi fatti lo hanno reso il maggior rivoluzionario del secolo XIX, e un anticipatore non astratto di larghi settori del socialismo più vicino a noi. Marx stesso lo giudicò sempre positivamente, specie per l’ azione condotta prima e durante il ’48, e lo ritenne l’unico vero capo politico del movimento operaio non riformista e del “”partito realmente proletario. Ribadendo nel Diciotto brumaio di Luigi Bonaparte e nelle Lotte di classe in Francia tale apprezzamento, Marx collegava in modo ancor più stretto il nome di Blanqui col movimento socialista e operaio, e identificava in lui la funzione rivoluzionaria di guida di esso: “” (…) Il proletariato va sempre più raggruppandosi intorno al socialismo rivoluzionario, al comunismo, pel quale la borghesia stessa ha inventato il nome di Blanqui. Questo socialismo è la dichiarazione della rivoluzione in permanenza, la dittatura di classe del proletariato, quale punto di passaggio necessario per l’ abolizione delle differenze di classe in generale, per l’ abolizione di tutti i rapporti di produzione su cui esse poggiano, per l’ abolizione di tutte le relazioni sociali che corrispondono a questi rapporti di produzione, per il sovvertimento di tutte le idee che germogliano da queste relazioni sociali””.”” (pag 235-236)”,”SOCU-127″
“BRAVO Gian Luigi a cura, saggi di R. BORDONE F. CASTELLI E. FORNI C. LISA A. GHIDELLA P. GRIMALDI R. GRIMALDI A.C. GUARALDO”,”Donna e lavoro contadino nelle campagne astigiane.”,”Saggi di R. BORDONE F. CASTELLI E. FORNI C. LISA A. GHIDELLA P. GRIMALDI R. GRIMALDI A.C. GUARALDO “”In effetti, circa la scelta della sposa, il vecchio adagio monferrino parla chiaro: ‘Ai son nen assé trei B: brava, bela, boña; ai veur i dnè’ (non bastano le tre B: brava, bella, buona; ci vogliono i denari). Ma non si creda che solo l’ uomo guardasse alla “”roba””: in una società contrassegnata dalla penuria di beni quale è stata quella contadina e in un’ area agricola caratterizzata dal forte frazionamento della proprietà terriera, diventava imprescindibile garantirsi un’esistenza esente dallo spettro della miseria. Di qui, il sogno della ragazza di accasarsi con un giovane “”particolare””, padrone di terre e dei mezzi di produzione necessari per lavorarle (…)””. (pag 72-73)”,”DONx-030″
“BRAVO Gian Mario MALANDRINO Corrado”,”Socialismo e comunismo.”,”Teoria Kautsky Ultra imperialismo pag 102 BRAVO Gian Mario (1934) è ordinario di storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Torino, di cui è stato preside tra il 1979 e il 19854. Si è occupato principalmente del socialismo tedesco e dei movimenti sociali italiani dell’ ‘800 e del ‘900, del marxismo in Italia, del pensiero anarchico ecc. MALANDRINO Corrado (1950) già allievo del corso di dottorato in storia del pensiero politico (Univ Torino) ha pubblicato uno studio su Pannekoek. Hilferding e Max Adler. L’ Austromarxismo. “”Nel suo ragionamento Hilferding stabiliva dunque come il capitale finanziario, col suo elevatissimo grado di concentrazione, avrebbe reso più agevoli i compiti della classe operaia organizzata e favorito il suo accesso al potere, proprio perché il capitale finanziario risultava staccato dal processo materiale della produzione. Il movimento operaio, agendo all’ interno del sistema e usufruendo degli spazi da questo consentiti, e in specie del suffragio universale, intervenendo metodicamente e sulle basi delle organizzazioni di classe, sarebbe stato in grado di superare tanto l’ anarchia della produzione che la superpotenza dei monopoli, garantendo una direzione socialista, vale a dire pianificata, dell’ economia e dello stato. Non ai problemi dell’ economia, ma piuttosto dello stato, si dedicarono con tensione gli altri austromarxisti. Max Adler, il “”più filosofo”” degli esponenti dell’ austro-marxismo, fu forse “”più a sinistra”” di essi, anche se fu meno impegnato sul piano dell’ attività politica. Egli accettò, sul terreno storico come su quello politico, la definizione marxiana della storia come “”storia di lotte di classe””, (…). In tutti gli scritti principali di Adler – da ‘Causalità e teleologia nel dibattito sulla scienza (1904) a ‘Il socialismo e gli intellettuali’ (1910), da ‘Marx quale pensatore’ (1921) al più tardo ‘Kant e il marxismo’ (1925) – si ebbe un’innegabile antinomia fra la proposta politica e quella teorica. Nella prima, egli si pronunciava in termini progressisti, e, appunto, “”di sinistra””, con una critica serrata del socialismo secondointernazionalista e della sua prassi compromissoria. Nella seconda, invece, il marxismo cui egli si rifaceva era ancor sempre quello della ‘vulgata’ socialdemocratica, polemico nei rispetti del revisionismo ma avente in comune con questo una volontà di “”riconciliazione”” con Kant e il kantismo, nel tentativo di “”eticizzare”” un marxismo pur sempre concepito “”ortodossamente””.”” (pag 70, G.M. Bravo)”,”SOCx-150″
“BRAVO Gian Mario”,”Socialismo e marxismo in Italia. Dalle origini a Labriola.”,”Gian Mario BRAVO è ordinario di storia del pensiero politico europeop presso la Facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino.”,”LABD-067″
“BRAVO Gian Mario a cura; saggi di Bruno BONGIOVANNI Giuseppe GALASSO Marta PETRICIOLI Michelguglielmo TORRI Manuela CERETTA Silvio SUPPA Giampaolo CALCHI NOVATI Domenico LETTERIO Mario TESINI Enzo COLLOTTI Holger AFFLERBACH Gian Mario BRAVO Monica QUIRICO Nicola LABANCA Nicolao MERKER Pier Giorgio ZUNINO Tiziano BONAZZI Gianfranco RAGONA Giovanni BORGOGNONE Francesco TUCCARI Carlo GALLI Stefania MAZZONE Luigi BONANATE”,”Imperi e imperialismo. Modelli e realtà imperiali nel mondo occidentale. XIV giornata Luigi Firpo. Atti del Convegno internazionale 26-28 settembre 2007.”,”Saggi di Bruno BONGIOVANNI Giuseppe GALASSO Marta PETRICIOLI Michelguglielmo TORRI Manuela CERETTA Silvio SUPPA Giampaolo CALCHI NOVATI Domenico LETTERIO Mario TESINI Enzo COLLOTTI Holger AFFLERBACH Gian Mario BRAVO Monica QUIRICO Nicola LABANCA Nicolao MERKER Pier Giorgio ZUNINO Tiziano BONAZZI Gianfranco RAGONA Giovanni BORGOGNONE Francesco TUCCARI Carlo GALLI Stefania MAZZONE Luigi BONANATE Bravo su concetto imperialismo (pag 182-187) (da Hobson e Hilferding (capitalismo finanziario) a Lenin, Kautsky (ultra-imperialismo), a Baran Sweezy (capitalismo monopolistico) fino a impero deterritorializzato di A. Negri.”,”TEOP-419″
“BRAVO Gian Mario”,”Wilhelm Weitling e il comunismo tedesco prima del Quarantotto.”,”””A Bruxelles (Weitling) venne accolto amichevolmente e ospitalmente, specie da Marx e da sua moglie Jenny, forse invitato dallo stesso Marx a recarsi in quella città; ma, scriverà Engels quaranta anni dopo, Weitling “”non era più l’ingenuo garzone di sarto che, stupito dalle proprie capacità, cerca di rendersi ragione dell’aspetto che potrebbe avere una società comunista. Egli era il grand’uomo perseguitato dagli invidiosi per la sua superiorità, che dappertutto vedeva rivali, nemici segreti e insidie; era il profeta cacciato di paese in paese, che aveva in tasca bell’e pronta la ricetta per l’avvento del Cielo in terra e si immaginava che ognuno volesse rubargliela”” (F. Engels, Per la storia della Lega dei comunisti). Il sarto partecipò a qualche discussione preliminare con Marx e il gruppo dei suoi amici, ma solo il 30 marzo si giunse al contrasto aperto tra i due uomini: diveniva sempre più evidente “”l’insufficienza della concezione del comunismo avuta sino allora, sia del semplice comunismo egualitario francese quanto di quello di Weitling””. La sera del 30 la questione su cui si doveva discutere era: “”Qual è il modo migliore per fare propaganda in Germania?””. Presenti erano, oltre a Marx e ad Engels, e oltre al liberale russo Paul Annekow, Sebastian Seiler, Philippe Gigot, Josef Weydemeyer, Edgar von Westphalen, cognato di Marx, e Louis Heilberg. Un riassunto (in sei punti) degli argomenti trattati nella serata fu mandato da Weitling a Moses Hess in una sua lettera del giorno seguente (….)””. [Gian Mario Bravo, Wilhelm Weitling e il comunismo tedesco prima del Quarantotto, 1963] (pag 293-294)”,”MGEx-212″
“BRAVO Gian Mario CORRERAS Juan José CASTILLO Santiago ELORZA Antonio FONTANA Josep FORCADELL Carlos GARCIA COTARELO Ramón JIMENEZ ARAYA Tomás JULIA Santos MARSET Pedro PASTOR Reyna RIBAS Pedro RIPALDA José María SCHMIDT Alfred TRIAS Juan”,”El marxismo en España.”,”””Esta forma de la Naturaleza debe eliminarse en la sociedad del futuro; de suerte que pueda decirse que el pensamiento básico y decisivo de Marx es el siguiente: ‘los hombres deben convertirse en dueños conscientes de su futuro’. Esto se refiere especialmente al concepto de progreso. En 1853 Marx escribía ya: “”Hay que someter los resultados de la época burguesa: el mercado mundial y las fuerzas productivas modernas, al control general común de los pueblos más a esos ídolos, a esos repugnantes ídolos paganos que querían beber el néctar de los cálices hechos con los cráneos de los reprimidos””. Esta cita tiene para mi una gran importancia. Demuestra que la marcha de la historia no es un proceso lineal, sino que avanza a base de retrocesos considerables. Lo positivo sólo podía conseguirse a través de lo negativo. Marx descifra el caráracter profundamente antagonista de la historia anterior, que en un sentido muy fatalista se ha mantenido solamente como historia de la Naturaleza. El hombre,es decir, no ha accedido todavía a condiciones realmente humanas. Engels, en una de sus viejas cartas, decía de una forma muy bonita: “”Cierto, los hombres hacen su historia, pero no por una voluntad global y hacia un plan global””””. (pag 33-34) [Alfred Schmidt, La relacion hombre-naturaleza en Marx] [in AAVV, El marxismo en España, 1983]”,”MSPx-093″
“BRAVO Gian Mario”,”Il comunismo tedesco in Svizzera. August Becker, 1843-1846.”,”Ringraziamenti al Prof. Luigi Firpo ‘che come sempre mi ha guidato ed è stato prodigo di consigli e osservazioni per questo studio…’ “”L’unico modo di debellare la proprietà, cioè i mali che colpivano l’uomo, era di instaurare il comunismo. Precisava subito il Becker che i comunisti non si preoccupavano soltanto di cose materiali: “”Il comunismo è una faccenda dello spirito, è l’unico ponte per la reale liberazione dello spirito umano””. Il comunismo si occupava dei problemi materiali soltanto per poter assoggettare la materia allo spirito; sorgeva da qui il giudizio critico del Becker sulla società borghese del suo tempo: “”La società odierna vien dominata ‘dalla’ materia; la società futura dominerà ‘sulla’ materia””, perché nella società comunista sarebbero stati forniti a tutti gli strumenti base per l’esistenza: il mangiare, il bere, il vestire, un’abitazione. Certo, continuava il Becler, anche nello Stato comunista vi sarebbero stati “”dolori e infelicità””, “”impedimenti e persecuzioni””, e appunto di fronte a questi casi si sarebbero viste le capacità dell’uomo, ma “”queste serie potenze, al di fuori della porcheria del denaro, libere dalla miseria della preoccupazione per il mangiare, si sarebbero sviluppate in modo ben diverso da quello attuale”””” (pag 544) Giornalista e intellettuale comunista, amico di W. Weitling, legato ai migliori rappresentanti della democrazia e del socialismo europeo, prese nel 1848 la testa delle organizzazioni operaie tedesche comuniste in Svizzera, conducendo una lotta contro la Giovane Germania (atei e anarchici). Collaboratore di molti giornali radicali ha pubblicato riviste e scritti. La sua attività di pubblicista e di rivoluzionario gli portò innumerevoli difficoltà, espulsioni e persecuzioni politiche.”,”SOCU-187″
“BRAVO Gian Mario”,”””Il capitale”” in Italia: 1867-1895.”,”BRAVO Gian Mario “”(…) Cafiero esaltava ‘Il capitale’, interpretandolo quale momento di rottura nella storia dell’umanità. “”Questo libro – diceva rettoricamente e fideisticamente – rappresenta il nuovo vero, che demolisce, stritola e disperde ai venti tutto un secolare edificio di errori e di menzogne. Esso è tutta una guerra. Una guerra gloriosa, e per la potenza del nemico, e per la potenza, ancora più grande, del capitano, che l’intraprendeva con sì grande quantità di nuovissime armi, di istrumenti e macchine di ogni sorta, che il suo genio aveva saputo ritrarre da tutte le scienze moderne””. Con sguardo infine rivolto all’Italia, Cafiero costatava come il processo di affermazione del capitalismo, analizzato da Marx nell’evoluta Inghilterra, fosse nel presente riconoscibile anche nella penisola, dove la piccola proprietà contadina e artigiana si stava “”restringendo”” e i suoi esponenti erano in via di proletarizzazione, per lasciare il campo alla “”moderna accumulazione capitalistica””. Egli quindi leggeva ‘Il capitale’ – e voleva farlo leggere – nel modo più conforme alla sua vera essenza, di opera descrittiva e politica, non predestinante né prevedente, ma proponente una chiave d’interpretazione sociale e in pari tempo un programma politico, che per Marx si affiancava al piano immediato d’azione e di creazione politica del ‘Manifesto del partito comunista’, e invece per lui si sostanziava nella sua stessa descrizione di un processo storico nel lungo termine ineluttabile e chiaramente definibile. A parte quest’ultimo motivo, il ‘Compendio’ poteva esser ritenuto pienamente conforme all’originale: e Marx in persona seppe apprezzarne la validità interpretativa. Cafiero a Les Molières, ricevuti con ritardo alcuni esemplari del volume stampato da qualche settimana, il 23 luglio 1879 ne spedì due copie a Marx, a Londra, con una breve e gentile lettera di accompagnamento in italiano, in cui si scusava per non avergli sottoposto il manoscritto, essendo stato in ciò impedito dalle circostanze difficili e dal timore di vedersi “”sfuggire un’occasione sfavorevole”” per la stampa, grazie alla “”benevolenza di un amico”” (73), verosimilmente Enrico Bignami. Marx rispose in francese, non soltanto per ringraziare il giovane autore, che pur sapeva antagonista e legato al movimento libertario, ma anche per dichiarargli la “”grande superiorità del suo lavoro”” rispetto a opere analoghe apparse negli Stati Uniti e in Serbia (e si potrebbe aggiungere, anche in Germania, in quanto il contributo inglese non era altro che la traduzione del riassunto eseguito dal futuro anarchico Johann Most nel 1875 a Chemnitz); inoltre, collegandosi a quanto Cafiero aveva espresso nella premessa, lo invitava a continuare gli studi già tanto acutamente avviati (74). La parte centrale della lettera era impostata teoricamente, e Marx individuava nell’elaborato di Cafiero e nella premessa una “”lacuna apparente””, per cui l’italiano connetteva l’emancipazione del proletariato unicamente allo svilupparsi e all’imporsi del capitalismo. Scriveva Marx: “”Quanto al concetto della ‘cosa’, credo di non ingannarmi attribuendo alle considerazioni esposte nella vostra prefazione una lacuna apparente, vale a dire la prova che le ‘condizioni materiali’ necessarie per l’emancipazione del proletariato sono generate in modo spontaneo dallo sviluppo della produzione capitalistica””; per Marx invece era necessario qualcosa di più, cioè il formarsi di una coscienza di classe, che avrebbe consentito al proletariato di acquisire i dati sulla propria condizione e di conseguenza l’avrebbe indotto a organizzarsi per la rivoluzione. Ma, a questo punto Marx, nella lettera effettivamente spedita a Cafiero, si fermava, omettendo alcune righe che invece aveva inserito nella prima copia e che suonavano, continuando il periodo sopra riportato: “”e della lotta delle classi che sfocia in ultima istanza nella rivoluzione sociale. Ciò che distingue il socialismo critico e rivoluzionario dai suoi predecessori è a mio parere precisamente questa base materialistica. Essa mostra che a un determinato grado dello sviluppo storico l’animale doveva trasformarsi in uomo””. Quando nel 1882 Cafiero si riavvicinò al socialismo evoluzionista accettando la tattica elettorale – seguendo in ciò l’esempio di Andrea Costa, anche se in modo meno clamoroso – si legò subito questa sua scelta allo studio teorico sul ‘Capitale’ degli anni precedenti: e questo avvenne non solo in Italia, ma anche in Svizzera, dove il collegamento venne stabilito dall’osservatore delle cose italiane sull’organo zurighese della socialdemocrazia tedesca, Emil Kerbs”” (75)”” [Gian Mario Bravo, “”Il capitale”” in Italia: 1867-1895] [(in) ‘La fortuna del “”Capitale””‘ di Anna Valentinovna Uroeva, 1974] (pag 254-256) [(73) Lettera di Cafiero, da Les Molières, a Marx, 23 luglio 1879, in MEC, p. 285; (74) Lettera di Marx a Cafiero, 29 luglio 1879, ivi, p. 286: “”Del resto, sono del vostro parere – se ho ben interpretato la vostra prefazione – che non bisogna sovraccaricare lo spirito delle persone che ci si propone di educare. Nulla vi impedisce di ritornare alla carica all’epoca opportuna per far risaltare maggiormente questa base materiale del ‘Capitale'””; (75) Riprende la notizia, traendola da ‘Der Sozialdemokrat, Zurigo, 27 aprile 1882, Ernesto Ragionieri, ‘Socialdemocrazia tedesca e socialisti italiani, 1875-1895’, Milano, 1861, p. 134] A proposito di Kerbs: KERBS Aemil Julius (Stettino (Polonia) 1854 – ) Pubblicato nei volumi: Dal radicalismo borghese al socialismo operaista. Kerbs Emilio :: Anzi Felice, Battaglie d’altri tempi, Milano, Ed. Avanti!, 1917 Nato nel 1854 a Stettino (Polonia), allora capoluogo della tedesca Pomerania. Figlio di una famiglia di artigiani cordai, lavora tra il 1868 e il 1872 in un istituto litografico della sua città natale, che lo abilita alla mansione di incisore. Licenziato per il “suo carattere ostinato”, emigra verso sud: alla volta della Svizzera e poi dell’Italia. Formatosi nell’ambito del movimento operaio tedesco, nel maggio del 1879, a neanche un anno dall’introduzione delle leggi eccezionali antisocialiste ad opera di Bismarck, giunge a Milano. Da subito in contatto con i gruppi dei Figli del Lavoro e con La Plebe, dirige per un certo tempo anche la “Deutscher Arbeiterbildungsverein”, la Società operaia tedesca di Milano. Dal luglio del 1880 fino al 1885 è corrispondente del Sozialdemokrat. Membro del Poi e presente ai suoi due primi congressi del 1885, dopo essere stato delegato l’anno prima al iv Congresso della Col, nel 1883 ospita nel suo laboratorio di incisione la redazione de Il Fascio operaio. Di cui diviene collaboratore, definito come “lo scienziato della compagnia”, per la sua professione di fede marxista e le sue posizioni socialdemocratiche e nettamente antianarchiche. A questo periodo risale una vivace polemica con Andrea Costa a proposito della partecipazione o meno dei socialisti al “Fascio della democrazia”. Nel settembre del 1884 contrae il colera, partecipando a Napoli ad una spedizione di soccorso in aiuto delle vittime dell’epidemia. Nel 1886, in seguito alle polemiche elettorali fra operaisti e cavallottiani emerse nella Società democratica di cui fa parte, viene arrestato e poi espulso dall’Italia. Passa così due anni in Svizzera dove, pur ammalato di tisi, collabora al Club socialista italiano di Zurigo. Dopo la revoca del provvedimento, può rientrare in Italia dove si sposa con una maestra, ha due figlie, e vive quale corrispondente di giornali tedeschi. Fonti: Archivio Centrale dello Stato (Roma), Ministero di Grazia e Giustizia, Direzione delle Grazie e del Casellario, Miscellanea, b. 62; Archivio di Stato Milano, Questura, 1859-1900, Associazioni operaie e contadine, cartella 31; Franco Andreucci, Tommaso Detti (acd), Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico 1853-1943, 6 vol., Editori Riuniti, Roma, 1975-1979; Anzi Felice, Battaglie d’altri tempi. 1882-1892, Libreria editrice ‘Avanti!’, Milano, 1917 f; Maria Grazia Meriggi, Il Partito operaio italiano. Attività rivendicativa formazione e cultura dei militanti in Lombardia (1880-1890), Franco Angeli, Milano, 1985; Diana Perli, I congressi del Partito operaio italiano, Tipografia Antoniana, Padova, 1972; Punzo Maurizio (acd), Filippo Turati e i corrispondenti italiani. Volume I (1876-1892), Manduria-Bari-Roma, 2002; Ernesto Ragionieri, Socialdemocrazia tedesca e socialisti italiani 1875-1895. L’influenza della socialdemocrazia tedesca sulla formazione del Partito socialista italiano, Feltrinelli, Milano, 1961. (ABMO)”,”MITS-422″
“BRAVO Gian Mario”,”Marx e la Prima Internazionale.”,”Critica storiografica alla Kriegel (pag 146-147) “”Vincolate a questa visione valutativa, ma con accentuazioni libertario-spontaneistiche, e legate al tentativo – non riuscito – di sminuire o di negare radicalmente la funzione del marxismo e dell’organizzazione politica del proletariato, sono le sintesi offerte da Annie Kriegel per la vasta ‘Storia del socialismo’, diretta da Jacques Droz, la quale ultima invero spicca per la mole e per l’ampiezza degli orizzonti nazionali affrontati, presentando come momenti di debolezza soltanto i capitoli sull’Internazionale (1). E’ inutile voler dimostrare che l’Internazionale fu un'””invenzione”” estranea alla vita dei proletariati nazionali, con scarsi aderenti, senza influsso ideale, con mète in fondo libertarie, e poi parlare – come fa la Kriegel – di “”ecumenismo proletario”” e cercare di scoprire i motivi per cui l’apparizione internazionalista ha interessato in ogni tempo studiosi, storici e politici. La risposta che contribuisce a far comprendere e anche a giustificare il fenomeno è esclusivamente una: il marxismo – ha provato Ernesto Ragionieri – rappresenta l’elemento di coesione e di costruzione politica che, pur entro contraddizioni intestine incessantemente riproponentesi, ha garantito la continuità rivoluzionaria nel tempo del movimento operaio internazionale, enucleato però nelle sue singole organizzazioni locali (2). Naturalmente questo marxismo, nel suo rapporto col concreto movimento internazionale, non dev’essere considerato alla stregua di una dottrina immobile e acritica, come invero è stato fatto più volte (3), bensì come momento dinamico di pensamento e riflessione, legato alla realtà di classe del proletariato e delle sue espressioni politiche””. (pag 146-147) [Gian Mario Bravo, Marx e la Prima Internazionale, Edizioni Pantarei, Milano, 2014] [(1) Cfr., di Annie Kriegel, L’Associazione Internazionale degli Operai (1864-1876), nella ‘Storia del socialismo’, diretta da Jacques Droz, vol. I., Roma, 1974, pp. 712 sgg. (con i capp. sulla II e sulla III Internazionale nei due volumi seguenti della medesima ‘Storia’, edita in italiano parallelamente alla pubblicazione francese). Tesi analoghe l’autrice difende in ‘Les Internationales ouvrières (1864-1943), Paris, 1964, e in ‘Le pain et les roses. Jalons pour une histoire des socialismes’, Paris, 1973, pp. 107-137; (2) Ernesto Ragionieri, ‘Il marxismo e l’Internazionale. Studi di storia del marxismo’, Roma, 1968, pp. 1-45 e 47 sgg.. Sulla stessa scia si muove Aldo Agosti nella raccolta documentaria ‘Le Internazionali operaie’, Torino, 1973; (3) Così William Z. Foster, ‘History of the Three Internationals, New York, 1968, pp. 44-131, e, com maggiore acriticità, L.M. Kriwogus – S.M. Stezkewitsch, Abriss der Geschichte der I. und II. Internationale, Berlin 1960, pp. 11-140]”,”ELCx-189″
“BRAVO Gian Mario”,”Marx e la Prima Internazionale.”,”Marx dirigente politico dell’Internazionale “”Nei giorni che precedettero la Comune, nel marzo 1871, Marx venne indicato, o “”denunciato””, dalla stampa e dall’opinione pubblica europea come il “”gran capo”” dell’Internazionale: egli prontamente sconfessò e fece smentire la notizia (1), anche se essa – notiamo cent’anni dopo – corrispondeva al vero. Non fu Marx il “”capo”” organizzativo dell’Associazione internazionale degli operai (AIO), ma ne era e ne era stato il maggior ispiratore e sollecitatore, il fautore instancabile, il polemista vivace e talvolta persino astioso, il teorico, capace però di occuparsi dei minimi particolari della vita quotidiana della prima organizzazione del proletariato mondiale. E ciò, con parole diverse, venne riconosciuto da numerosi osservatori del tempo. Se il più noto storiografo tedesco della seconda metà dell’Ottocento, il bismarckiano Treitschke, riteneva esser Marx “”dominante”” nell’Internazionale quale “”dittatore senza limiti”” (2), lo stesso Bismarck e gli esponenti del suo ‘entourage’ già all’inizio del ’71 ne ammettevano sì la posizione di vertice (e di “”capo”” per la Germania), ma anche ne scoprivano l'””intelligenza di primo piano””, la “”buona formazione scientifica””, insomma la funzione dirigente dell’intera “”unione operaia internazionale”” (3). Con un qualche rigore, cui si accompagnava la conoscenza diretta di scritti marxiani e in specie del ‘Capitale’, l’economista e sociologo belga de Laveleye scriveva alcuni anni dopo, con sufficiente chiarezza malgrado le inesattezze (4): “”Karl Marx è senza discussioni lo scrittore socialista più influente della Germania, e la sua opera principale, ‘Das Kapital’, è considerata, anche dai suoi avversari, un libro originale e notevole. (…) Ciò che però ha fatto di Marx uno dei capi del socialismo europeo è che egli è il fondatore e l’organizzatore dell’Internazionale. Non ha niente, né nei suoi scritti né nella sua carriera, dell’agitatore rivoluzionario: i suoi libri hanno la pretesa di essere assolutamente scientifici””. A questi giudizi, tutti di parte avversa, si affianca quello di parte amica di Wilhelm Blos, esponente socialdemocratico e direttore per parecchi mesi negli anni Settanta dell’organo socialista “”Der Volksstaat””, che realisticamente nelle sue memorie scrisse che Marx era stato lo “”spirito dirigente”” dell’Internazionale; contemporaneamente, un ministro evangelico inglese, il positivista Edward Spencer Beesly, legato al movimento sindacale, riconosceva Marx quale ‘great spirit’ dell’organizzazione”” (5)”” (pag 35-36) [Gian Mario Bravo, Marx e la Prima Internazionale, Edizioni Pantarei, Milano, 2014] [(1) ‘Le grand chef de l’Internationale, “”Paris-Journal’, Paris, 14 marzo 1871, n. 71, con l’immediata replica di Marx nell”Erklärung’, 23 marzo 1871 in “”Der Vorbote””, Genf, 1871, n. 4, pp. 56-57, ora ripresa in Marx-Engels, Werke (MEW), Berlin, 1968, vol. XVII, pp. 298-300; inoltre, cfr. la lettera di Marx a Ludwig Kugelmann, 18 giugno 1871, ora in ‘Lettere a Kugelmann’, Roma, 1950, p. 142. Si veda infine: ‘Note de Serraillier dans le “”Courrier de l’Europe””, in ‘Lettres et documents de Karl Marx, 1856-1883’, a cura di Emile Bottigelli, “”Annali””, Istituto G. Feltrinelli, I, Milano, 1958, pp. 184-185; (2) Heinrich von Treitschke, ‘Der Sozialismus und seine Gönner’, II, “”Preussische Jahrbücher””, Berlin, XXXIV, 1874, vol. II, p. 258; (3) Colloqui a Versailles, 10 gennaio 1871, in Otto von Bismarck, ‘Die Gesammelte Werke’, vol. VII, ‘Gespräche. Erster Band: bis zur Aufrichtung des Deutschen Reiches’, Berlin, 1924, pp. 467-468; (4) Emile de Laveleye, ‘Le socialisme contemporain en Allemagne. I. Les théoriciens, “”Revue de Deux Mondes””, Paris, XLVI, 1876, vol. XVII, pp. 133-134; (5) Wilhelm Blos, ‘Denkwürdigkeiten eines Sozialdemokraten’, vol I, München 1914, p. 117. Cfr Royden Harrison, E.S. Beesly and K. Marx’, “”International Review of Social History’ (IRSH), Amsterdam, 1959, nn. 1 e 2, pp,. 22-58 e 208-238] (pag 35-36)”,”INTP-076″
” BRAVO Gian Mario”,”Le origini del socialismo contemporaneo 1789-1848.”,”Gian Mario Bravo (Torino, 1934) è ordinario di storia delle dottrine politiche presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino, di cui è stato preside tra il 1979 e il 1985. Tra le sue molte opere ricordiamo Il Manifesto comunista e i suoi interpreti, Critica dell’estremismo, Il pensiero politico contemporaneo (con S.Rota Ghibaudi, 3 volumi, Milano, Franco Angeli, 1985).”,”SOCU-003-FL”
“BRAVO Gian Mario a cura, scritti di Henri de SAINT-SIMON Charles FOURIER Auguste BLANQUI Albert LAPONNERAYE Victor CONSIDERANT Georg BÜCHNER Robert OWEN Wilhelm WEITLING Louis BLANC Richard de LAHAUTIERE Félicié Robert de LAMENNAIS Jean-Jacques PILLOT Pierre-Joseph PROUDHON Etienne CABET Alphonse ESQUIROS Alphonse CONSTANT Théodore DEZAMY August BECKER e altri”,”Il socialismo prima di Marx. Antologia di scritti di riformatori, socialisti, utopisti, comunisti e rivoluzionari premarxisti.”,”Babeuf, Saint-Simon, Fourier, Blanqui, Considerant, Owen, Weitling, Blanc, Lamennais, Proudhon e altri ‘Le prime forme di indagine critica della società capitalistica’ ‘Con il suo “”infantile”” comunismo, W. Weitling, può essere considerato il primo comunista tedesco’ “”L’accentuarsi della tendenza socialista portò alla nascita della Lega dei giusti (Bund der Gerechten), che, pur rimanendo segreta, estese la propria attività di propaganda alla Svizzera, alla Germania e all’Inghilterra: la direzione, in precedenza esclusivamente «borghese», fu assunta da un gruppo di esuli e di emigrati, in cui erano rappresentati numerosi operai ed artigiani: fra questi i più significativi, col garzone sarto Wilhelm Weitling (1808-1871), furono il calzolaio Heinrich Bauer e l’orologiaio Josef Moll (1812-1849); fra gli intellettuali, oltre al Mäurer, vi furono Hermann Ewerbeck (1816-1860), medico e scrittore, e Karl Schapper (1808-1870), già studente a Giessen e poi compositore di tipografia, che aveva partecipato ai conati rivoluzionari del ’33 a Francoforte e, in seguito, alla spedizione mazziniana in Savoia contro il regno sardo (febbraio 1834). Disse Friedrich Engels della Lega dei giusti: «In origine essa era una propaggine tedesca del comunismo operaio francese legato a ricordi babuvisti, che si stava formando in quello stesso tempo a Parigi; la comunanza di beni veniva chiesta come ‘conseguenza necessaria dell’uguaglianza’. I fini erano quelli delle società segrete esistenti in quell’epoca a Parigi. Era per metà un’associazione di propaganda, per metà cospirazione; e si considerava pur sempre Parigi centro dell’azione rivoluzionaria, benché non fosse affatto esclusa la preparazione di eventuali colpi di mano in Germania. Ma, siccome Parigi restava il campo di battaglia decisivo, la Lega in quell’epoca non era in realtà molto di più di un ramo tedesco delle società segrete francesi, specialmente della ‘Société des saisons’, diretta da Blanqui e Barbès, cui era unita da stretti legami. I francesi insorsero il 12 maggio 1839; le sezioni della Lega marciarono al loro fianco e furono quindi coinvolte nella comune sconfitta» (1). Ma la vera guida teorica della Lega dei giusti, almeno fino a quando essa, sotto l’influenza marxiana, non si trasformò nella Lega dei comunisti (1847), fu il Weitling, il quale, a ragione, può essere considerato il primo «effettivo» comunista tedesco. Artigiano e autodidatta, il Weitling si formò analizzando le proprie esperienze quotidiane d’operaio sfruttato girando senza sosta per l’Europa, leggendo i classici del socialismo francese ed esaltandosi per il comunismo religioso dei rivoluzionari della guerra dei contadini del secolo XVI e di Thomas Münzer. Il comunismo di Weitling fu forse «infantile», ma esso già conteneva in germe i principi del socialismo scientifico: la lotta di classe come elemento motore della vita politico-economica della società, la necessità per la classe operaia d’organizzarsi politicamente e «sindacalmente», in piena indipendenza e al di fuori d’ogni influenza borghese, per contrapporsi come forza autonoma ai «ricchi», cioè al capitale. Di lui resta il giudizio di Marx, che lo apprezzò per la forza rivoluzionaria dei suoi scritti, pur criticandolo per le sue debolezze e per l’immaturità e la confusione delle sue conclusioni. Diceva Marx nel 1844: «Per quanto concerne lo Stato e al capacità d’educazione del lavoratore tedesco in generale, ricordo i geniali scritti del Weitling, che per quanto riguarda la teoria spesso sopravanzano lo stesso Proudhon, sebbene ne rimangano distanziati quanto all’elaborazione”” (pag 30-31, introduzione di Gian Mario Bravo, (in) ‘Il socialismo prima di Marx. Antologia di scritti di riformatori, socialisti, utopisti, comunisti e rivoluzionari premarxisti’, Roma, 1970, a cura di G.M. Bravo] [(1) Cfr. Friedrich Engels, ‘Per la storia della Lega dei comunisti (1885), in Marx-Engels, ‘Manifesto del partito comunista’, a cura di Emma Cantimori Mezzomonti, Torino, Einaudi, 1953, p. 236]”,”SOCU-008-FV”
“BRAVO Gian Mario a cura, scritti di Henri de SAINT-SIMON Charles FOURIER Auguste BLANQUI Albert LAPONNERAYE Victor CONSIDERANT Georg BÜCHNER Robert OWEN Wilhelm WEITLING Louis BLANC Richard de LAHAUTIERE Félicié Robert de LAMENNAIS Jean-Jacques PILLOT Pierre-Joseph PROUDHON Etienne CABET Alphonse ESQUIROS Alphonse CONSTANT Théodore DEZAMY August BECKER e altri”,”Il socialismo prima di Marx. Antologia di scritti di riformatori, socialisti, utopisti, comunisti e rivoluzionari premarxisti.”,”Babeuf, Saint-Simon, Fourier, Blanqui, Considerant, Owen, Weitling, Blanc, Lamennais, Proudhon e altri ‘Le prime forme di indagine critica della società capitalistica’ “”L’accentuarsi della tendenza socialista portò alla nascita della Lega dei giusti (Bund der Gerechten), che, pur rimanendo segreta, estese la propria attività di propaganda alla Svizzera, alla Germania e all’Inghilterra: la direzione, in precedenza esclusivamente «borghese», fu assunta da un gruppo di esuli e di emigrati, in cui erano rappresentati numerosi operai ed artigiani: fra questi i più significativi, col garzone sarto Wilhelm Weitling (1808-1871), furono il calzolaio Heinrich Bauer e l’orologiaio Josef Moll (1812-1849); fra gli intellettuali, oltre al Mäurer, vi furono Hermann Ewerbeck (1816-1860), medico e scrittore, e Karl Schapper (1808-1870), già studente a Giessen e poi compositore di tipografia, che aveva partecipato ai conati rivoluzionari del ’33 a Francoforte e, in seguito, alla spedizione mazziniana in Savoia contro il regno sardo (febbraio 1834). Disse Friedrich Engels della Lega dei giusti: «In origine essa era una propaggine tedesca del comunismo operaio francese legato a ricordi babuvisti, che si stava formando in quello stesso tempo a Parigi; la comunanza di beni veniva chiesta come ‘conseguenza necessaria dell’uguaglianza’. I fini erano quelli delle società segrete esistenti in quell’epoca a Parigi. Era per metà un’associazione di propaganda, per metà cospirazione; e si considerava pur sempre Parigi centro dell’azione rivoluzionaria, benché non fosse affatto esclusa la preparazione di eventuali colpi di mano in Germania. Ma, siccome Parigi restava il campo di battaglia decisivo, la Lega in quell’epoca non era in realtà molto di più di un ramo tedesco delle società segrete francesi, specialmente della Société des saisons, diretta da Blanqui e Barbès, cui era unita da stretti legami. I francesi insorsero il 12 maggio 1839; le sezioni della Lega marciarono al loro fianco e furono quindi coinvolte nella comune sconfitta» (1). …. finire (pag 30-31, introduzione di Gian Mario Bravo, ‘Il socialismo prima di Marx. Antologia di scritti di riformatori, socialisti, utopisti, comunisti e rivoluzionari premarxisti’, Roma, 1970, a cura di G.M. Bravo] [(1) Cfr. Friedrich Engels, ‘Per la storia della Lega dei comunisti (1885), in Marx-Engels, ‘Manifesto del partito comunista’, a cura di Emma Cantimori Mezzomonti, Torino, Einaudi, 1953, p. 236]”,”SOCU-009-FV”
“BRAVO Gian Mario; PIZZANELLI Giuliano; GARUCCIO Augusto SELLERI Franco”,”L’edizione italiana dell’opera epistolare di Marx e di Engels (Bravo); Sulla transizione dal feudalesimo al capitalismo (Pizzanelli); Materialismo dialettico e meccanica quantistica (Garuccio, Selleri).”,” Un’ulteriore precisazione da fare è che tutto lo scritto sarà svolto essenzialmente sulla base dei seguenti testi di Marx: 1. Miseria della filosofia, 2. Manifesto. 3. Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica. 4. Il capitale (e capitolo VI inedito). (Pizzanelli, p. 272) “”Fra le maggiori imprese editoriali degli ultimi anni emerge la stampa, avviata nel 1972, delle “”opere complete”” di Marx e di Engels in italiano, in un complesso omogeneo che prevede 50 volumi, la cui apparizione avrà luogo nell’arco di circa dieci anni (…)”” (Bravo) (pag 319) “”L’epistolario di Marx e di Engels occuperà i tredivi volumi finali degli scritti dal 38° al 50°; di esso hanno visto finora la luce i primi tre tomi (1). Appunto di questi scritti si vuol qui discutere”” (pag 319) Lenin sul carteggio Marx-Engels “”Lenin, ancor alla fine dello stesso anno di uscita del ‘Briefwechsel’ (1), stilava un articolo critico-storico che avrebbe dovuto esser pubblicato nei mesi successivi: ma in effetti restò incompiuto e soltanto nel 1920 egli ne curò la stampa sulla ‘Pravda’ (2). Lenin sviluppava il suo discorso soffermandosi su tre tematiche diverse. Da un lato metteva in luce il ricchissimo materiale, «prezioso» veramente, che dal carteggio si poteva trarre per l’interpretazione storica di tutti gli anni centrali del secolo XIX e per seguire la linea evolutiva e di affermazione del movimento operaio internazionale. Da un altro lato, biasimava Bernstein – al quale soltanto era imputabile la responsabilità dell’opera – per tutta una serie di errori «tecnici», editoriali, ecc., per le soppressioni di molti passi e così via, che davano luogo a un’«insoddisfazione» sopratutto «ideologica», che «falsificava» il pensiero di Marx e di Engels, e che egli coerentemente imputava al fatto che il tedesco, «dopo la sua ‘evoluzione’ tristemente famosa verso le concezioni opportunistiche estreme», non avrebbe dovuto farsi editore di lettere «profondamente permeate di spirito rivoluzionario». Infine Lenin – che sulla base del carteggio riusciva a ricostruire con chiarezza le fasi storiche dell’affermazione del socialismo marxista (3) – dava anche un esemplare giudizio sull’«immensità» del «valore scientifico e politico» deducibile dalle lettere. «Non soltanto Marx ed Engels, scriveva con parole che è opportuno riprendere nella loro integrità (4), «appaiono qui, davanti al lettore, con un rilievo particolare, in tutta la loro statura, ma il ricchissimo contenuto teorico del marxismo si rivela con sorprendente evidenza, poichè Marx ed Engels ritornano spesso nelle lettere sugli aspetti più diversi della loro dottrina, sottolineando e spiegando – a volte discutendo insieme e convincendosi l’un l’altro – quanto c’è di più nuovo (rispetto alle concezioni anteriori), di più importante, di più difficile. Davanti al lettore si svolge con vivacità sorprendente la storia del movimento operaio di tutto il mondo, nei suoi momenti più importanti e nei punti più essenziali. Ancor più preziosa è la storia della ‘politica’ della classe operaia. Per le ragioni più varie, nei diversi paesi del mondo antico e del mondo nuovo, nei diversi momenti storici, Marx ed Engels esaminano quel che è più importante dal punto di vista dei principi ‘nell’ impostazione’ delle questioni relative ai compiti ‘politici’ della classe operaia. E l’epoca abbracciata dal carteggio è appunto l’epoca della separazione della classe operaia dalla democrazia borghese, l’epoca in cui sorse il movimento operaio indipendente, l’epoca in cui si fissarono le basi della tattica e della politica proletarie»”” (pag 321-322) [(1) ‘Der Briefwechsel zwischen F. Engels und K. Marx’, a cura di A. Bebel e E. Bernstein, 4 voll, Stuttgart, Dietz, 1914; (2) N. 268, 28 novembre 1920, ora con il titolo ‘Il carteggio Marx-Engels’, in V.I. Lenin, Opere complete, vol. XIX, Roma, Editori Riuniti, 1967 pp 514-520; (3) Ivi, pp. 516-520; (4) Ivi, p. 515]”,”MADS-006-FB”
“BRAVO Gian Mario”,”Bakunin e il dibattito nella Prima Internazionale.”,”A proposito dei tre volumi di scritti di Bakunin pubblicati a cura di Arthur Lehning (Archivio Bakunin) che ha proseguito l’opera di pubblicazione di Max Nettlau. Nel primo volume ci sono testi riguardanti l’Italia Secondo Bakunin, Mazzini aveva il merito d i aver “”risvegliato”” la gioventù italiana, questa era stata la sua “”opera gloriosa”” (pag 773) Non mancano le critiche di Bakunin a Mazzini, per es. sulla concezione “”borghese”” mazziniana dello Stato (pag 775) Nei suoi testi di polemica antimazziniana intercalava quelli anti-marxisti (pag 778) Bakunin aveva però il merito di individuare sia i limiti della propria subordinazione ideologica a Marx, sia la differenza sostanziale che lo allontanava dal pensiero di quest’ultimo (pag 779) Diversità tra marxismo e bakuninismo sul concetto di Stato, che nella definizione di Marx è borghese e capitalistico, e semplicemente autoritario per Bakunin (pag 780) Influenza proudhoniana su Bakunin sul problema Stato – non-stato – anarchia (pag 781) Bakunin invertiva il rapporto Stato-capitale, sosteneva che lo Stato “”creava”” il capitale, donde la conseguenza di dover eliminare preventivamente lo Stato per poter eliminare il capitale (pag 786) Introduzione del concetto di eguaglianza delle classi egualmente sfruttate dall’onnipotenza dello Stato, scomparsa delle classi in senso marxiano (pag 788) Ruolo del mondo contadino e del “”proletariato delle campagne””, “”popolo delle campagne”” (pag 789-790) Bakunin si dichiarò spesso antisemita, o meglio antisraelita e antiebraico (pag 793) L’ antisemitismo aveva ancheuna radice storica in una certa tradizione dell’ anarchismo europeo (pag 797) Edmund Silberner nel suo libro (cit. in nota 74 a pag 795 parla anche di uno “”spirito antisemitico”” in Marx (v. nota 76 pag 796) v. retro articolo ‘Socialismo e questione ebraica’ di Julius H. Schoeps Sozialisten zur Judenfrage; ein Beitrag zur Geschichte des Sozialismus vom Anfang des 19. Jahrhunderts bis 1914. Autore: Edmund Silberner Pubblicazione: Berlin, Colloquium Verlag [1962] Edizione/Formato: Libro a stampa : GermanVedi tutte le edizioni e i formati Voto: (non ancora votato) 0 con commenti – Diventa il primo. Soggetti Socialism and Judaism. Antisemitism. Engels, Friedrich — 1820-1895 Vedi tutti i soggetti”,”INTP-089″
“BRAVO Anna a cura; saggi di Anna BRAVO Giovanni DE-LUNA Emma FATTORINI Ernesto GALLI-DELLA-LOGGIA Lucetta SCARAFFIA”,”Donne e uomini nelle guerre mondiali.”,”Anna Bravo ha insegnato all’Università di Torino. Giovanni De Luna insegna all’Università di Torino. Emma Fattorini insegna all’Università La Sapienza di Roma. Ernesto Galli della Loggia insegna all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Lucetta Scaraffia insegna all’Università La Sapienza di Roma (2008). Contiene il saggio di Ernesto Galli della Loggia ‘Una guerra «femminile»? Ipotesi sul mutamento dell’ideologia e dell’immaginario occidentali tra il 1939 e il 1945’ “”Uno dei caratteri che più contribuiscono non solo a mettere in luce una dimensione propriamente femminile della guerra, ma che caratterizzano il conflitto in modo sostanziale sì da giustificare per l’appunto la definizione di guerra «femminile», è rappresentato dal carattere di ‘mobilità-visibilità’ che la presenza delle donne assume negli anni dal ’39 al ’45 sulla scena sociale. E’ soprattutto questo carattere di ‘mobilità-visibilità’ che produce un fortissimo effetto attivizzante, straordinariamente inedito dal punto di vista storico, sia riguardo al ruolo delle donne, sia, per conseguenza, riguardo alla loro autocoscienza e alla loro immagine.In tutta Europa gli eventi bellici si accompagnarono ad un eccezionale incremento della mobilità delle donne sul territorio., in forte contrasto con la sostanziale immobilità che le aveva caratterizzate durante la prima guerra mondiale. Da Amburgo a Parigi, da Kiev a Roma, a milioni, spessissimo da sole, le donne presero i treni per sfollare, fuggirono e andarono in montagna, si allontanarono dalla propria abitazione in cerca di cibo o per dedicarsi alla borsa nera. Proprio delle borsate nere italiane ancora una volta Salvatore Satta ci ha consegnato un ritratto superbo, che ne fa una sorta di inconsapevole, disperata avanguardia stracciona dell’emancipazione femminile (…). Durante il conflitto, comunque, le donne diventano essenziali anche per la mobilità maschile. Per esempio esse hanno un ruolo assolutamente centrale in quella che con ogni probabilità è la più grande operazione di travestimento di tutti i tempi, e cioè l’occultamento sotto abiti civili, improvvisati all’istante, di alcune centinaia di migliaia di soldati italiani, che si verifica l’8 settembre 1943. «Per di qua alpini! per di là – è sempre Meneghello che scrive – (…) alla stazione di Vicenza fummo afferrati e passati praticamente di mano in mano finché fummo al sicuro. Le donne pareva che volessero coprirci con le sottane: qualcuna più o meno provò» (28). Oltre che travestire, le donne nascondono.”” (pag 17-18) [Ernesto Galli della Loggia ‘Una guerra «femminile»? Ipotesi sul mutamento dell’ideologia e dell’immaginario occidentali tra il 1939 e il 1945’] [(28) Cfr. L. Meneghello, ‘I piccoli maestri, cit., p. 27]”,”DONx-074″
“BRAVO Gian Mario a cura; scritti di Karl MARX, Friedrich ENGELS, Wilhelm WOLFF, Wilhelm WEITLING”,”Da Weitling a Marx. La Lega dei Comunisti.”,”Testi e documenti: – Stati della Lega dei Proscritti, della Lega dei Giusti, I democratici fraterni, Statuti della Lega di comunisti, 1847, Rivendicazioni del Partito comunista in Germania, 1848, Statuti associativi del Partito rivoluzionario, 1848 ecc.”,”MADS-032-FF”
“BRAVO Gian Mario a cura”,”Scritti di socialisti.”,”Pisacane sui libri. “”Quanti libri, discordi fra loro, sonosi stampati in Italia dal ’49 al giorno d’oggi? Chi vuole l’Italia una; chi il regno boreale; chi due Italie; chi spera tutto dalla Francia; chi tutto dal Piemonte; quale sarebbe adunque la coscienza nazionale? Impossibile a dirlo”” (pag 535) “”Quale scrittore in buona fede può affermare che la plebe che non sa leggere, educasi coi libri?”” (pag 537) “”La plebe non è dotata di quelle eroiche qualità che alcuni gli attribuiscono, la plebe sovente, traviata dai pregiudizi, ed angustiata la mente dall’ignoranza, ondeggia fra la temerità e l’abbiettezza”” (pag 537) “”Tutti gli sforzi che vuol sospingere un popolo al risorgimento debbono consistere a svolgere e rendere popolari le idee, adattandole alla loro intelligenza e traendone quelle conseguenze che debbono condurre ad un utile materiale immediato, onde siano sempre fomite maggiore alle passioni che debbono, essenzialmente, esistere nel popolo. Il rivoluzionario dev’essere apostolo e cospiratore”” (pag 537)”,”SOCx-022-FF”
“BRAVO Gian Mario”,”Ritorno a Marx. Partito del proletariato e teoria politica in Engels e Marx.”,”G.M. Bravo (1934) è docente di storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di scienze politiche di Torino, ed è stato preside della medesima per il trienno 1979-82. Ha al suo attivo molte pubblicazioni. Capitoli. – L’azione politica e il partito del proletariato in Marx – Marx, la Comune di Parigi e lo Stato proletario – Marx, Engels e l’anarchismo – In tema di socialismo scientifico. Engels e l’«Evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza» – Il socialismo, Engels e la Seconda Internazionale Engels. Continuità tra il ‘Manifesto’ del 1848 e ‘L’ Evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza’ del 1882 “”Una sorta di «filo rosso» collega senza soluzioni di continuità il ‘Manifesto’ del ’48 all”Evoluzione del socialismo’. Ciò è evidente sia nello schema generale sia nelle osservazioni relative alla borghesia, all’esaurirsi della sua funzione rivoluzionaria, alle sue stesse mutazioni intestine, al susseguire a questa del movimento operaio organizzato, in cui sono concentrate le possibilità e l’eventualità del cambiamento (Engels diceva metaforicamente che i «successori della borghesia, gli operai, già bussano alla porta»). In specie nella lunga introduzione all’edizione inglese dell”Evoluzione’, Engels riprendeva con richiami teorici e meno politici il discorso che già era stato centrale nel ‘Manifesto’ sui progressi e sulle trasformazioni delle società euro-occidentali e sulla transizione di queste da strutture feudali e post-feudali a composizioni borghesi e capitalistiche, con le forme politiche corrispondenti: ma, molto più di quanto non fosse stato fatto nel ‘Manifesto’, metteva in luce l’influsso negativo, o meglio, conservatore delle religioni, cui contrapponeva lo spirito avanzante del materialismo”” (pag 236-237) [Gian Mario Bravo, Ritorno a Marx, Partito del proletariato e teoria politica in Engels e Marx, F. Angeli, Milano, 1981]”,”MAES-006-FF”
“BRAVO Gian Mario”,”Le origini del socialismo nell’impero asburgico. Nel centenario della II Internazionale.”,”””Il 1867 è anno cruciale per il socialismo. Per gli austriaci, punti di riferimento e di attrazione sono ognora il movimento operaio e il socialismo tedeschi, ma le idee di Lassalle vengono ora affiancate ai progetti organizzativi avanzati in Sassonia da August Bebel (1840-1913) e da Wilhelm Liebknecht (1826-1900). Ricorderà questo fatto, un quarto di secolo più tardi, un anarcosocialista coevo, austriaco ma presto costretto all’esilio in America e quivi morto. August Krcal (1862-1913). Questi assegna al proletariato tedesco il merito di aver «svegliato» quello austriaco dal «letargo» (4): «Il proletariato tedesco cominciò a estendersi come classe organizzata: in Austria cominciò soltanto a ridestarsi. Ma la pietra, dopo aver preso a rotolare, non si fermò più. I lavoratori austriaci, e in primo luogo quelli viennesi, cominciarono a organizzarsi seguendo l’esempio dei confratelli tedeschi». Uno strumento incentivante è rappresentato dall’Associazione internazionale degli operai e dall’azione svolta a Ginevra da Johann Philipp Becker (1809-1886) e destinata alle regioni germanofone. All’attività di propaganda partecipano anche numerosi militanti austriaci, com’è dimostrato dai ripetuti interventi della rivista di Becker, il «Vorbote» (Messaggero), diffuso in tutta l’Europa, sul quale compaiono – specie dal ’68 – frequenti corrispondenze sull’Austria. (…) Da Ginevra, Becker e l’Internazionale osservano con preoccupazione le vicende del movimento e fanno pressioni per una sempre più compatta unità fra militanti tedeschi e austriaci, dichiarando che non esistono separazioni fra Austria e Germania e che impegno di tutti i lavoratori è la lotta per la pace e contro il dispotismo. Viene indicato come obiettivo lo «Stato popolare», vale a dire «il vero e proprio Stato socialdemocratico», in cui il popolo è sovrano e regge lo Stato a vantaggio della collettività, difendendosi così contro gli abusi e lo sfruttamento (31). E’ parimente significativo che la Lega d’istruzione viennese, sempre grazie alla verosimile sollecitazione di Becker, e anche tramite Peter Fox (il giornalista inglese Peter Fox André, morto nello stesso anno 1869, soggiorna nella capitale nell’inverno 1867-68 e, nel maggio, è in corrispondenza con Marx ) (32), pubblichi sul suo organo, uscito nel corso del ’68 con una tiratura di 7.000 esemplari, l’«Arbeiter-Blatt» (Foglio operaio), numerosi scritti del medesimo Marx. Si tratta del ‘Manifesto’, di stralci del ‘Capitale’ e di documenti internazionalisti, come l”Indirizzo inaugurale’ del ’64, gli Statuti generali e il ‘Rapporto’ del consiglio generale dell’Internazionale al congresso di Bruxelles del ’68 (33). In tutta quest’attività, Becker svolge quella che uno storico, Herbert Steiner, ha definito una valida opera di «mediazione». Ed è altrettanto indubbio che il movimento è ormai maturo per recepire tesi già da tempo diffuse fra i lavoratori tedeschi. Il rapporto coll’Internazionale non viene né formalizzato né ufficializzato. Ciò nonostante, i legami personali e politici col centro londinese e col nucleo tedesco facente capo a Becker sono fitti e sono destinati ad aumentare nel corso del ’70 e specie dopo la Comune”” (pag 639, 644-645) [Gian Mario Bravo, ‘Le origini del socialismo nell’impero asburgico. Nel centenario della II Internazionale’, Studi Storici, n. 3, luglio-settembre 1989] [note: (4) A. Krcal, ‘Blätter der Arbeiterbewegung Österreichs (1867-1894). Eine kritische Darlegung’, Zürich, 1913, p. 9; la stesura dello scritto risale al 1892-93; (31) Brudergruß an die Arbeiter in Wien und ganz Österrich’, in “”Der Vorbote””, III, 1868, n. 1, pp. 1-5; ‘Die Arbeiterbewegung in Wien’, ivi, III, 1868, n. 2, pp. 26-27; (32) H. Steiner, ‘Die Internationale Arbeiterassociation’, cit., pp. 447 sgg.; (33) B. Andéas, ‘Le Manifeste Communiste de Marx et d’Engels. Histoire et bibliographie, 1848-1918’, Milano, 1963, pp. 44-45] inserire”,”MAUx-052″
” BRAVO Gian Mario MALANDRINO Corrado”,”Profilo di storia del pensiero politico. Da Machiavelli all’Ottocento.”,”Gian Mario Bravo (Torino, 1934) è ordinario di storia delle dottrine politiche presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino, di cui è stato preside tra il 1979 e il 1985. Tra le sue molte opere ricordiamo Il Manifesto comunista e i suoi interpreti, Critica dell’estremismo, Il pensiero politico contemporaneo (con S.Rota Ghibaudi, 3 volumi, Milano, Franco Angeli, 1985). Corrado Malandrino è dirigente della Regione Piemonte, dottore di ricerca in Storia delle dottrine politiche, ricercatore della Fondazione Luigi Einaudi.”,”TEOP-081-FL”
“BRAVO Gian Mario; CARBONE Carlo”,”La Prima Internazionale dopo il congresso dell’Aja (1872) (Bravo); L’ anticolonialismo italiano durante la prima guerra d’Africa (Carbone).”,”””Nel 1872 “”l’Internazionale è morta all’Aja?”” E’ questa la domanda colla quale il Freymond dà avvio ai volumi”” (pag 414) (in Bravo) A proposito del volume di Romain Rainero ‘L’anticolonialismo italiano da Assab ad Adua, Milano, Edizioni di Comunità, 1971, pag 366’ (pag 418) (in Carbone) “”L’analisi della posizione dei socialisti, anch’essi giudicati incerti (4), merita qualche considerazione particolare proprio perché uno studio organico sulla loro «politica coloniale» è ancora da fare, anzi, talune argomentazioni di Rainero ne rammentano l’urgenza. Per l’autore «… proprio in queste incertezze (5) stavano forse le radici dell’inefficacia dell’anticolonialismo italiano…» (p. 173). A parte ogni considerazione sulla maggiore o minore dipendenza dell’efficacia dell’anticolonialismo dalle incertezze dei socialisti, è chiaro che Rainero annette alla questione grande importanza; e tuttavia ci sembra che in più di un punto egli l’abbia trattata senza eccessivo approfondimento, con l’occhio rivolto piuttosto alle posizioni di certo socialismo italiano dell’epoca libica (cfr. pp. 172 e 233-234) delle quali vuole rintracciare in questo periodo lo stadio preparatorio. Oltre il pur temporaneo «consenso al colonialismo» (p. 172) di Turati, l’autore ritiene di poter rilevare, in un capitolo dedicato alle esitazioni dei socialisti ed agli scandali coloniali, altre occasioni in cui i socialisti ebbero «ripensamenti… sul fondo della questione coloniale» (p. 233) o (sarebbe questo il caso di Labriola) cominciarono ad essere rosi dal «tarlo del mal d’Africa» (ibid.), o fecero «dichiarazioni di interesse …. verso la colonizzazione eritrea» (p. 239). Osservazioni di questo genere appaiono come la parte più debole del volume e meno basata sul necessario lavoro di indagine sulle fonti e sulla storiografia socialista. Le pagine che destano perplessità sono soprattutto quelle (233 sgg) dedicate alla polemica suscitata dall’articolo di Antonio Labriola su «La questione sociale e la Colonia Eritrea», cui seguì una risposta di Turati, una replica dello stesso Labriola ed un breve intervento di Engels (6). L’articolo in questione, sulla possibilità di un esperimento di socialismo pratico in Africa (con una proposta di concessione di piccoli appezzamenti e sovvenzioni a contadini poveri per evitare l’accaparramento capitalistico delle terre della colonia) e l’intervento di Engels, sembrano costituire per Rainero un esempio significativo, oltreché una prova inoppugnabile, dell’interesse o addirittura della conversione dei socialisti a una qualche forma di colonialismo. Queste fonti sono state esaminate, a nostro avviso, con eccessiva disinvoltura; vengono infatti riportate le obiezioni di Turati alla proposta Labriola (e il reciso rifiuto di questa da parte del solito Ghisleri), ma non viene neanche presa in considerazione la successiva replica dello stesso Labriola. Con quest’ultima egli chiarisce di aver fatto la proposta, in un certo senso ‘ad absurdum’, rivolgendola sostanzialmente ai «radicali progressisti e filantropi», per dimostrar loro l’incapacità «… dello Stato borghese di risolvere uno solo dei problemi sociali secondo gli intendimenti nostri» e al contempo per far capire ai proletari la flagranza della «… contraddizione tra lo Stato presuntivamente democratico e l’abuso della pubblica finanza a vantaggio di pochi» (7). L’articolo di Labriola e la sua replica, che possono semmai dimostrare la mancanza, già sottolineata da Gramsci (8), di una visione moderna dei problemi dell’imperialismo, escludono certamente qualunque sua simpatia verso l’impresa d’Africa. Anche Engels (che Rainero cita in modo parziale) si muove sostanzialmente nella stessa direzione (9), anch’egli, sull’intera questione coloniale, è in una posizione politicamente cauta ma sicuramente lontana da qualsiasi inclinazione para-colonialista o da qualsiasi illusione su una possibilità di colonizzazione «democratico-contadina». Certo, Labriola e i socialisti rimangono «al di quà» del problema dell’imperialismo, ma è senz’altro scorretto il tentativo di sostenere che la prima guerra d’Africa e l’incipiente colonialismo italiano li abbiano trovati in qualche modo consenzienti e di far passare per «consenso» il loro tentativo di mettere a nudo i reali caratteri dell’impresa”” [Carlo Carbone, ‘L’anticolonialismo italiano durante la prima guerra d’Africa’, ‘Studi storici’, Roma, n. 2, aprile-giugno 1972] [note: (4) Sembra concordare con R., oltre a P.C. Masini, da lui più volte citato, anche L. Avagliano: cfr. l’intervento di P.C. Masini, in ‘Il movimento operaio e socialista’, cit., p: 277 e L. Avagliano, ‘Alessandro Rossi e le origini dell’Italia industriale’, Napoli, 1970, pp. 286 sgg.; (5) R. si riferisce ad una poco perspicua considerazione di Turati del 1887, riportata a p. 172, per la quale peraltro omette di annotare il rinvio bibliografico; (6) Il tutto è ora quasi integralmente riportato in: A. Labriola, ‘Scritti politici’, Bari, 1970, pp. 199-208, e commentato nella ‘Introduzione’ di V. Gerratana alle pp. 58-61; (7) A proposito del presunto colonialismo di Labriola, si veda R. Battaglia, ‘La prima guerra d’Africa’, Torino, 1958, pp. 488-505, e l’intervento dello stesso Battaglia al convegno di studi gramsciani del 1958: Istituto Antonio Gramsci, Studi gramsciani, Roma, 1958, pp. 525-533; (8) A. Gramsci, ‘Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura’, Torino, 1966, pp. 116-118; (9) Vale forse la pena di sottolineare, sulla scorta delle indicazioni fornite dal lavoro di Ragionieri sull’influenza della socialdemocrazia tedesca sui socialisti italiani, che tale influenza si manifestò anche nel campo della questione coloniale. La elaborazione e la discussione intorno ad una strategia e ad una tattica del movimento operaio hanno i loro inizi nella Germania degli anni ’80 (la conferenza coloniale di Berlino è del 1885). Per la posizione di Engels si veda l’analisi di F. Andreucci, ‘La questione coloniale e la rivoluzione in occidente’, in ‘Studi storici’, XII (1971), n. 3, pp. 437-479] (pag 420-421)”,”INTP-001-FGB”
“BRAVO Gian Mario”,”Engels e Loria: relazioni e polemiche.”,”””Friedrich Engels dedicò, negli ultimi anni di vita, molta parte del suo tempo di studioso, di politico e di erede spirituale di Marx, a combattere coloro che, nel campo del socialismo o ai margini del movimento, intervenivano con valutazioni deformanti a interpretare il lascito ideale del compagno defunto: fra costoro può essere annoverato senza dubbio Achille Loria (1857-1943), l’«illustre» Loria, che lo costrinse a leggere «tutta una letteratura», a «seguirla», a «rispondere» a scritti polemici, a lettere, com’egli stesso riferiva a Georgi Plechanov, mettendo con ciò in luce l’importanza della questione, il peso ch’essa ebbe per lui (1). A partire dai mesi immediatamente successivi alla morte di Marx e, in seguito, in particolare negli anni ’90, Engels si applicò con vigore a ribattere, una per una, le tesi di Loria, a incalzarlo con scritti polemici, a denunciarlo come plagiatore delle dottrine dell’amico scomparso ai conoscenti e ai membri dei diversi partiti socialisti europei, a chiarirne le affermazioni economiche e a considerarne l’incapacità politica: per questo si basò soprattutto sui documenti fornitigli dall’Italia da Antonio Labriola, il quale riteneva che Loria compendiasse in sé tutti i peggiori difetti di certo socialismo italiano, positivista e scientista nella forma e del tutto privo di contenuto”” (pag 533) [Gian Mario Bravo, ‘Engels e Loria: relazioni e polemiche’, Estratto da ‘Studi storici’, Roma, n. 3, luglio-settembre 1970] [(1) Lettera di Engels a Plechanov, 26 febbraio 1895, in Marx-Engels, Werke, Berlin, 1968, vol. XXXIX, p. 417] Quest’articolo di Bravo è la redazione italiana della comunicazione tenuta a Wuppertal nel corso della Engels Konferenz (25-29 maggio 1970) in occasione del 150° anniversario della nascita di Friedrich Engels]”,”MAES-006-FGB”
“BRAVO Gian Mario”,”Le origini del socialismo in Scandinavia.”,”La nascita e i protagonisti del movimento operaio, socialista, internazionalista scandinavo nel secolo XIX. “”Ma il movimento organizzato danese – almeno quello urbano, che in secondo tempo si estende alle campagne – nasce soprattutto grazie all’azione di Petersen [Niels Lorents Petersen, 1814-1894, ndr], che nella primavera del 1868 e poi due anni più tardi compie viaggi «ufficiali» per conto del consiglio generale a Copenhagen, e funge da primo tramite fra i militanti e le leghe locali, sia con Becker [Johann B. Becker, ndr] a Ginevra sia con il centro londinese, e partecipa – nell’aprile 1870 – alla fondazione di una «società democratica», dalla quale, pochi mesi più tardi, viene germinata la sezione danese dell’Internazionale (10). Due sono i protagonisti, contornati da numerosi altri militanti in prevalenza di provenienza operaio-artigiana, cui spetta il merito di aver organizzato politicamente i lavoratori danesi, coll’intento di giungere alla fondazione del partito socialdemocratico, che sarebbe nato da lì a poco: è però di Engels l’intuizione e in paritempo la constatazione dell’importanza dell’organizzazione contadina in Danimarca, elemento di cui in effetti il movimento tiene sempre gran conto. Sophus Theodor Pihl (1840-1888) è falegname, percorre tutta l’Europa e milita nel movimento lassalliano in Germania (1863); di poi, sempre in contatto con i gruppi socialisti, lavora in Svizzera, in Francia, in Norvegia (qui anni più tardi concluderà la sua esistenza quale attivista nel locale movimento sindacale). Tornato dal 1870 in Danimarca, si impegna nell’organizzazione internazionalista; rappresenta la Danimarca al Congresso internazionale dell’Aja del 1872, dove approva, a nome dei compagni danesi, l’operato del Consiglio generale e di Marx (11). Personaggio centrale e noto, di origine piccolo-borghese e con una formazione universitaria, funzionario delle poste e poi istitutore, in rapporto con Marx e con Engels, è Louis Albert François Pio (1841-1894), al quale si fanno ascendere la nascita e il primo rapido sviluppo del movimento socialista in Danimarca, ma ai cui atteggiamenti contradditori sono anche da imputare il blocco dopo i successi iniziali e il ristagno del movimento per alcuni lustri (12). L’avvio dell’agitazione internazionalista coincide con le vicende parigine della primavera del 1871, con la caduta della ‘Commune’ e, naturalmente, con l’enorme eco degli avvenimenti”” [Gian Mario Bravo, Le origini del socialismo in Scandinavia, Critica marxista, n. 5, settembre-ottobre 1987] [(10) Cfr. i verbali delle riunioni del Consiglio generale del 5, 12 e 26 apriel 1870 (…); (11) Cfr. il ‘Comte rendu du congrès’ (1872), in ‘La Première Internationale’, a cura di Jacques Freymond, Gèneve, 1964, vol. II, pp. 329, 363 e molti altri luoghi (…); (12) Cfr. E. Helms, op. cit., pp. 28-37; Claus Larsen, ‘Louis Pio, baggrund og. udvikling 1868-1871, in ‘Arbog for arbejderbevaegelsens historie’, Kobenhavn, 1972, n. 2, pp. 7-70 (…)]”,”MEOx-002-FGB”
“BRAVO Gian Mario”,”Patria e internazionalismo in Jean Jaurès (Bravo); Sul carteggio di Antonio Labriola con Engels (Santucci).”,” Jaures: – Il proletariato non è al di fuori della patria – Impulso romantico-utopistico e impegno umanistico di Jaures – Quattro elementi inseparabili: tradizione classe operaia; coscienza rivoluzionaria della classe; indipendenza nazione; emancipazione sociale – Internazionalismo jauresiano come progetto umanista e pacifista – Mancata comprensione del fenomeno imperialismo e mancata partecipazione al dibattito sull’imperialismo (Hobson, Hilferding ecc.)”,”JAUx-002-FGB”
“BRAVO Gian Mario”,”L’ estremismo in Italia. Le origini gli sviluppi le teorie. Il rosso e il nero nella mappa dei gruppi eversivi.”,”Gian Mario Bravo (Torino, 1934…) è stato professore ordinario di storia delle dottrine politiche nell’Università di Torino. Ha pubblicato tra l’altro ‘Storia del socialismo, 1789-1848’ (1971) e ‘Manifesto del partito comunista e suoi interpreti’ (1973). Il 29 Aprile 2020 ci ha lasciato il professor Gian Mario Bravo. Lo annunciano la moglie Angela e il figlio Gianmarco””. E’ la necrologia con cui la famiglia Bravo ha annunciato la scomparsa di uno dei professori più noti e apprezzati dell’università di Torino. Per vent’anni preside della facolta di Scienze Politiche – dal 1979 al 1998 – Gian Mario Bravo, 86 anni, allievo di Luigi Firpo e Norberto Bobbio, era professore ordinario di Storia delle dottrine politiche dal 1971. Tra i maggiori studiosi del pensiero di Marx e Engels, si è occupato soprattutto della storia del socialismo e del comunismo ottocentesco in Italia e Germania, pubblicando oltre 20 monografie, una trentina di curatele e diverse centinaia di articoli e saggi, tradotti in molte lingue. E’ stato direttore scientifico della Fondazione Luigi Firpo e membro della Fondazione Luigi Einaudi. Ha rivestito anche il ruolo di presidente della Società italiana degli Storici delle dottrine politiche che ne ricorda in una necrologia “”il magistero intellettuale e la profonda umanità””. Era socio anche della Deputazione Subalpina di Storia Patria che nel momento della scomparsa ne ricorda “”la notevole levaura scientifica””. (f. Repubblica) Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”ITAC-002-FAP”
“BRAVO Gian Mario a cura; scritti di Rinaldo BERTOLINO Roberto LOUVIN Ennio PASTORET Giorgio LOMBARDI Gian Mario BRAVO Angelo D’ORSI Marco CUAZ, testimonianze di Filippo BARBANO Luigi BONANATE Terenzio COZZI Lucio LEVI Carlo MARLETTI Donatella MAROCCO STUARDI Sergio PISTONE, bibliografia a cura di Alberto BECK PECCOZ e Gianfranco RAGONA”,”Alessandro Passerin d’Entrèves (1902-1985). Politica, filosofia, accademia, cosmopolitismo e “”piccola patria””.”,”””Il rapporto con Gobetti non sfociò, dunque, in un’autentica vicinanza politica né produsse una simbiosi intellettuale, quale per esempio quella tra Piero e Carlo Levi o tra questi e Sapegno, o ancora tra Sapegno e Gobetti stesso. Tutti uniti, specialmente negli anni ’20 e il ’22, tanto più dopo la Marcia su Roma, dal sentirsi “”prudere le mani”” davanti a “”una diminuzione di libertà””, di mettersi in gioco completamente, di non rimanere inerti prima davanti alle agitazioni degli operai, condividendone lo spirito anche senza comprenderne le ragioni, quindi al cospetto dell’avanzata del cinismo populista di Mussolini e dei suoi scherani, che on la violenza e la complicità di istituzioni e di forze sociali e partiti politici davano l’assalto alle stesse fondamenta dello Stato liberale. Passerin rimase, tuttavia, un po’ fuori della mischia, attento sempre piuttosto alle ragioni dello spirito che a quelle dell’azione. A differenza di Gobetti e di tanti per i quali l’incontro con Piero costituì l’avvio di un processo di ‘imprinting’, il conte d’Entrèves era un accademico nato, e del resto ciò non confliggeva con l’essenza stessa dell’insegnamento di Solari, che rimase sempre ‘in primis’ un insegnamento volto a formare innanzi tutto uomini dediti allo studio, “”La vita degli studi tace dappertutto ma non in casa mia””, è l’aurea frase vergata in un’epistola all’allievo Bobbio in un’infocata estate degli anni Trenta, quando la città pensava a tutt’altre immersioni che a quelle faticose nelle sudate carte: e “”la vita degli studi”” potrebbe essere il motto ideale di Solari e del suo insegnamento (come del resto io stesso ho fatto, intitolandole addirittura l’intero carteggio Solari-Bobbio pubblicato in occasione dei 90 anni del nostro maestro )”” (pag 34) [Angolo D’Orsi, ‘Alessandro Passerin d’Entreves e l’Università di Torino’ (in) ‘Alessandro Passerin d’Entrèves (1902-1985). Politica, filosofia, accademia, cosmopolitismo e “”piccola patria””‘, Franco Angeli, 2004, a cura di Gian Mario Bravo]”,”BIOx-010-FMB”
“BRAVO Gian Mario”,”Il socialismo. Da Moses Hess alla Prima Internazionale nella recente storiografia.”,”Volume in parte intonso “”Negli anni fra il ’70 e il ’72 il marxismo fu in grado di porre nel centro direttivo in Inghilterra le premesse per una svolta radicale del movimento operaio, proprio mentre il collettivismo libertario conquistava successi nei paesi dove il movimento era debole e informe. I verbali delle riunioni del Consiglio Generale, lungo i setto-otto anni di esistenza attiva (19), mostrano la coerenza dell’azione esercitata dall’organismo sotto la guida, affermatasi gradualmente, di Marx, il quale ebbe la capacità di proporre e di dirigere, convincendo senza far cadere dall’esterno la propria volontà: in tal modo la politica del consiglio generale non veniva imposta dall’alto, ma era presentata, dibattuta, modificata, in un confronto dialettico produttivo. Sono due temi principali coi quali il consiglio generale concluse la propria attività: la tesi della necessità per la classe operaia di costituirsi in partito, e una sorta di «preparazione» delle masse per l’accettazione del socialismo «scientifico»; ma, col 1872, esauritasi l’esperienza comunarda, di fronte al radicalizzarsi dei conflitti operai e al rafforzarsi dello spirito di classe, proprio valendosi dell’osservatorio londinese, Marx ed Engels percepirono che il periodo di affermazione e di consolidamento dell’AIL era ormai concluso e che il movimento operaio si trovava di fronte al compito storico di darsi nuovi strumenti di lotta (20), cioè acquisirono la consapevolezza dell’esigenza per il proletariato di abbandonare l’astensionismo e di porsi in concorrenza con le forze politiche della borghesia (21). Pur essendo oggi in grado, sulla scorta dei citati verbali del consiglio generale, di assegnare questo ruolo fondamentale a Marx e a Engels, si può anche annotare che l’esaltazione monotona della loro funzione e dei loro meriti, quale compare in talune occasioni nella relazione della Stepanova e della Bach, assume un carattere didascalico confinante con un dogmatismo fideistico, per cui i due pensatori perdono molto del loro impeto e della loro intelligenza, che nessuno certamente contesta, per acquistare invece le caratteristiche di santoni intoccabili e senza possibilità di ripensamenti, che in sostanza disumanizzano la loro profonda umanità. La guida dell’Internazionale per opera di Marx fu suffragata dalla svolta impressa dalla ‘commune’; sono quindi generalizzabili le parole del Romano riferite all’Italia: « (…) Consideriamo come l’avvenimento principale e determinante la ‘commune’ di Parigi, che attribuisce finalmente una dimensione internazionale al movimento socialista e che collega il debole movimento italiano a quello degli altri paesi» (22). Con la ‘commune’ vennero esaltati i motivi di democrazia socialista propri dell’Internazionale, ma anche sorsero alla luce le contraddizioni interne, cagionate dal contrapporsi di correnti con scopi diversi, per cui l’AIL, che prima si presentava come ente proponentesi unità di azione pur partendo da interessi divergenti, cercava ora di generalizzare le proprie direttive, avviandosi a identificarsi con l’ideologia specifica, il marxismo (o, per contro e in situazioni diverse, con un’altra dottrina, il collettivismo anarchico bakuniano). Si può quindi parlare, riferendosi al periodo successivo al 1871-1872, di morte dell’Internazionale come fatto organizzativo, ma non ideologico. Infatti essa, come si deduce dai rapporti presentati nel volume, ebbe uno sviluppo assai diverso a seconda dei paesi, non solo organizzativamente ma anche ideologicamente. Si traggono da ciò due considerazioni: 1. la capacità del movimento di adeguarsi alle peculiarità locali e nello stesso tempo di riassumerle in una visione unitaria; 2. di conseguenza, la necessità della sua ‘fine’ come organizzazione, per restare unicamente come fondamento ideale per la formazione, ormai prossima, dei partiti socialdemocratici nazionali e come obiettivo di questi stessi partiti verso un’unità e un coordinamento sovrannazionali. Il problema della fine dell’Internazionale è molto dibattuto (…)”” (pag 270-272) [Gian Mario Bravo, ‘Il socialismo. Da Moses Hess alla Prima Internazionale nella recente storiografia’, Giappichelli, Torino, 1971] [(19) Si consultino i cinque importanti volumi, con la trascrizione dei verbali manoscritti, i ‘Minutes’ delle riunioni del consiglio generale: ‘The General Council of the First International’, qui già menzionati. Per contro, delle riunioni congressuali dell’AIL si ebbero sempre i resoconti a stampa; soltanto quelli del congresso dell’Aja del 1872, restati inediti, sono stati pubblicati in questi ultimi anni: cfr. ‘The First International. Minutes of the Hague Congress of 1872 with Related Documents’, cit., a cura di H. Gerth; (20) Cfr. la relazione di E. Stepanova e I. Bach, pp. 69-70; (21) E. Ragionieri, op. cit., ‘Il marxismo e l’Internazionale’, pp. 41 segg.; (22) Cfr. la relazione di A. Romano, p: 278]”,”INTP-002-FMB”
“BRAVO Gian Mario a cura; scritti di William GODWIN Max STIRNER Wilhelm MARR Carlo CAFIERO Johann MOST Errico MALATESTA Francesco Saverio MERLINO”,”Gli anarchici. Volume primo.”,”Johann Most ‘che invero non è affatto privo di talento, si dimostra incapace di portare alla luce un solo pensiero, dopo essersi allontanato dal terreno del partito’ “”(…) A Berlino cominciò la carriera di giornalista, collaborando al foglio socialista “”Berliner freie Presse”” (di cui anzi, fra il ’76 e il ’78, divenne redattore), nel quale, secondo un osservatore contemporaneo, manifestava un «grande cinismo vero morale e religione, monarchia e ordine statale». Sul giornale berlinese egli tra l’altro pubblicò un riassunto del ‘Capitale’ marxiano, abbastanza confuso ma non totalmente negativo, tant’è vero che lo stesso Engels, in alcune sue lettere all’americano Philip van Palten, segretario del ‘Central Labor Union’ di New York (del 2 e 18 aprile 1883), ne parlò come di opera “”popolare””. Più duro, qualche anno più tardi, fu il giudizio di Franz Mehring nella sua ‘Geschichte der deutschen Sozialdemokratie’ (cfr. l’edizione italiana, Roma 1961, volume II, p. 480), dove questi scriveva recisamente che la “”volgarizzazione”” del ‘Capitale’ ad operata dal Most “”brulicava dei più gravi equivoci””. La sua attività pubblicistica negli anni ’70 fu intensa: elaborò libri ed opuscoli sulle proprie vicende giudiziarie, s’occupò dei rapporti fra piccola borghesia e socialdemocrazia, celebrò – in un interessante studio del 1875 la ‘Commune’ parigina, e trovò anche tempo di polemizzare col famoso storico Mommsen per la sua ‘Storia di Roma’ (e, commentava ancora il Mehring a questo proposito, «certo la sua polemica non fu affatto così priva di gusto come la stampa borghese volle affermare, sebbene lasciasse molto a desiderare», e scrisse egli stesso nel ’78 un volume su ‘Die sozialen Bewegungen im alten Rom und der Cäsarismus’ (‘I movimenti sociali nella Roma antica e il cesarismo’). Tutta questa produzione dimostra la validità del suo ingegno, ancor più se si tien conto che nello stesso periodo egli fu impegnato in una rilevante attività politica pubblica, con le persecuzioni poliziesche che ne furono la conseguenza logica. Nel 1874 fu eletto, nel collegio di Chemnitz, al ‘Reichstag’, per la ‘Sozialistische Arbeiterpartei Deutschlands’: venne rieletto nel 1877, perdendo poi nell’anno seguente il mandato parlamentare: ma già nel ’74 era stato arrestato a Magonza per aver espresso opinioni favorevoli alla ‘Commune’, e, trattato alla pari di un malfattore, condannato a un anno e mezzo di prigione. Incarcerato di nuovo nel ’78, il 9 dicembre dello stesso anno venne espulso da Berlino: si rifugiò a Londra, dove già nei primi giorni del gennaio seguente fece uscire, in collaborazione con la locale società operaia comunista di cultura, un nuovo foglio, “”Die Freheit”” (“”La libertà””) che egli pur con molte sospensioni e numerosi spostamenti e cambiamenti, continuò a pubblicare per quasi sei lustri, fino alla morte. Ma proprio il primo periodo di attività londinese l’allontanò dal socialismo organizzato, tant’è che dopo poco più di un anno di vita londinese fu espulso dalla SAPD. Nello stesso periodo giunse alla rottura con Marx ed Engels, i quali a Londra, lo avevano accolto con particolare attenzione: in breve infatti si staccò intellettualmente dall’originaria matrice socialistico-marxista, esprimendo le nuove idee che egli stesso su suo giornale definiva comunistico-libertarie. Engels, alla fine del ’79, commentava all’anziano rivoluzionario e internazionalista Johann Philipp Becker (cfr. Marx-Engels, ‘Werke’, Berlin, 1966, vol. XXXIV, p. 433): «La “”Freiheit”” è puro ruggito senza alcun contenuto e intelligenza, e Most, che invero non è affatto privo di talento, si dimostra incapace di portare alla luce un solo pensiero, dopo essersi allontanato dal terreno del partito». E a questa opinione si può affiancare quella del Mehring (op. cit. p. 557): «Dopo la sua espulsione dal partito, il Most era caduto sempre più in basso, esternamente faceva professione di anarchismo, senza in realtà aver niente a che fare con quella corrente: il contenuto della “”Freiheit”” era dalla prima all’ultima riga assurdo e rabbioso livore”” (pag 780-781) [Gian Mario Bravo, a cura, ‘Gli anarchici. Volume primo’, Utet, Torino, 1978]”,”ANAx-005-FMB”
“BRAVO Gian Mario”,”Critica dell’estremismo. Gli uomini, le correnti, le idee del radicalismo di sinistra.”,”Negli scritti di Engels si faceva uso delle parole «infanzia» e «infantilismo» per denunciare l’estremismo e il bakuninismo “”C’è infine un campo, che merita di ricordare, nel quale l’insegnamento bakuniniano; superando gli aspetti meramente eversivi e negativi, tende ad assumere una caratteristica di positività, pur restando accentuate, ovviamente, le intonazioni libertarie ed estremistiche: è questo dato dalle ‘Risoluzioni’ votate a Saint-Imier il 15 settembre 1872 dal congresso internazionalista «antiautoritario», contrapponendosi a quello ufficiale dell’Internazionale dell’Aja, di qualche giorno precedente e gestito in prima persona da Marx ed Engels e dai loro alleati, conclusosi con l’espulsione dall’associazione di Bakunin. Le ‘Risoluzioni’ approvate a Saint-Imier furono stese personalmente da Bakunin e approvate in sede congressuale: sono la migliore e più lucida sintesi delle teorie anarchiche e in effetti sono state in seguito alla base di ogni programma anarchico (8). (…) Era dunque scoperta, con questo programma anarchico, la via che l’estremismo delle epoche successive avrebbe seguito con innegabile coerenza, con dogmatismo e, spesso, con successo. La confutazione di Marx ed Engels. L’opposizione marx-engelsiana – e in seguito del marxismo – contro questi insegnamenti fu veemente e distinta dal tentativo di porre un rimedio agli esiti positivi di essi in movimento operai ancora deboli e informi. La contrapposizione esplose dopo la Comune di Parigi, che vide impegnati fianco a fianco, ma con intenti divergenti, militanti socialisti e anarchizzanti. Dalla Comune prese però avvio un processo di strutturazione del movimento operaio e di organizzazione delle forze socialiste, che dette luogo al parallelo «sviluppo in larghezza» del marxismo e del proletariato organizzato (per usare una figura leniniana). I punti fondamentali dell’antitesi del marxismo, in specie di Marx e di Engels, verso l’anarchismo bakuniniano, con la critica non solo dell’anarchismo tradizionale ma di ogni movimento libertario, sono circoscrivibili, in sintesi, agli argomenti che seguono (9):in tema di Stato e di dittatura del proletariato, cioè di gestione del potere politico; in tema di organizzazione; in tema di concezione della lotta di classe; in tema di rivoluzione e sul problema dei soggetti della rivoluzione, cioè del proletariato, del sottoproletariato e dei contadini. Su questi punti convergono, schematicamente, non tanto i momenti di un dissenso quanto di una valutazione storica profondamente diversa, che guidano due modi di concepire la lotta politico-economica del movimento operaio per l’auto-emancipazione (secondo le tesi enunciate da Marx negli Statuti dell’Internazionale del 1864). (…) Marx ed Engels, negli scritti più noti degli anni della Prima Internazionale e nel decennio ’70-80, si pronunciano con forza contro Bakunin nel senso sopra descritto. (…) Quello che veniva detto essere il «programma occasionale» di Bakunin non pareva in grado di sollecitare le masse popolari a una rivoluzione, che non fosse soltanto ideale o pensata: a ciò si aggiungeva ancora l’«astensionismo politico» (sono pure da ricordare i due testi «italiani» di Marx e di Engels, del 1873, l’ ‘Indifferenza in materia politica’ e ‘Dell’autorità’), che rendeva sempre più farraginoso e inconcludente il progetto sovversivo ma non concretamente rivoluzionario di Bakunin. Se a ciò si aggiunge il settarismo, fuoriesce il suo primitivismo, cioè la sua rispondenza a periodi di immaturità politica e sociale delle masse lavoratrici e del movimento operaio; per contro, le lotte degli anni centrali dell’Ottocento, sia nei paesi capitalisticamente avanzati sia in quelli che tali non erano, avevano dimostrato la volontà rivoluzionaria ma soprattutto di auto-emancipazione, vale a dire di organizzazione politica e sindacale (non soltanto solidaristica, come aveva preconizzato Bakunin), del mondo del lavoro. Il testo marx-engelsiano è esemplare, ed è qui riprodotto nei suoi passi maggiormente chiarificatori rispetto sia alle debolezze del pensiero e dell’azione anarchica di Bakunin, sia nei suo elementi teorici più elaborati, che favorirono il superamento non solo del pensiero bakuniniano ma di ogni componente «infantile» del movimento (nel testo, ma non per la prima volta negli scritti di Engels, si faceva uso delle parole «infanzia» e «infantilismo» per denunciare l’estremismo)”” (pag 93-97) [Gian Mario Bravo, ‘Critica dell’estremismo. Gli uomini, le correnti, le idee del radicalismo di sinistra’, Il Saggiatore, Milano, 1977] [(8) ‘Compte rendu et résolutions’ (15-16 settembre 1872), «Bulletin de la fédération jurassienne del ‘Associatin Internationale des Travailleurs», Sonviellier, 15 settembre – 1° ottobre, n. 17-17, ora in ‘La Première Internationale. Recueil de documents’, pubblicata sotto la direzione di Jacques Freymond, Genève, 197, vol. III, pp. 3-9 (soprattutto la terza risoluzione); (9) Sono moltissimi gli studi a disposizione: fra tutti – anche per i riferimenti bibliografici – rinvio al mio ‘Marxismo e anarchismo’, Roma, 1971, p. 9-75. La raccolta più organica di scritti marx-engelsiani sul problema è quella curata da Giorgio Backhaus, ‘Critica dell’anarchismo’, Torino, 1972, ma sono in genere da vedere tutti gli studi sulla Prima Internazionale e del dibattito, anche se spesso opinabile, è il volume di Jacques Duclos, ‘Bakounine et Marx. Ombre et lumière’, Paris, 1974]”,”ANAx-006-FMB”
“BRAVO Gian Mario”,”A un secolo dalla fondazione della Prima Internazionale. Stato degli studi e delle ricerche.”,”””Nel tentativo di «correggere» l’impostazione politica del movimento operaio italiano e le sue debolezze intervenivano negli stessi anni Marx e soprattutto Engels, la cui attenzione ai problemi italiani però non era esclusivamente rivolta a combattere l’influenza bakuniniana divenuta predominante nell’organizzazione. È quanto viene dimostrato nel carteggio di Marx e di Engels con italiani, edito da Giuseppe Del Bo, e che, nonostante le ripetute critiche rivolte al curatore, conserva tuttavia una piena validità (41). Le lettere sono 529 e coprono il periodo tra il 1848 e la morte di Engels; quelle che hanno un qualche collegamento con l’Internazionale sono comprese nella prima parte, fino alla data della morte di Marx (42); l’AIL è menzionata per la prima volta in una lettera di L.D. Canessa, che il 29 aprile 1866 si rivolgeva da Genova a Hermann Jung per avere notizie dell’associazione (43); le ultime lettere che riguardano direttamente l’AIL risalgono al periodo settembre 1873-ottobre 1876 (44), in cui si hanno soltanto quattro comunicazioni; in questo folto complesso di missive, anteriori al luglio 1870 sono soltanto sei lettere, cui se ne aggiungono una del ’48 (quella assai nota di Marx all’ ‘Alba’ di Firenze) e una del ’60; nell’ambito di tale parte del carteggio è da porre in evidenza, come d’altronde è già stato fatto da studiosi e da recensori che si sono occupati del tema, l’importanza del carteggio Engels-Cafiero e la rilevanza, per approfondire i problemi italiani, di quelli Engels-Cuno e Engels-Marx-Bignami, o anche per scoprire l’involuta mentalità di un operaio italiano «politicizzato» del tempo, la corrispondenza Engels-Terzaghi. Il volume è dunque decisivo per individuare non tanto e soltanto i rapporti intercorsi fra Marx e Engels da una parte e, dall’altra, cittadini italiani immediatamente o meno nel movimento operaio, quanto per esaminare le relazioni fra l’Internazionale e l’Italia, dimostrando la vitalità dell’Associazione e la straordinaria attività svolta dai membri del Consiglio Generale londinese specie negli anni 1870-’73. Senza tema di smentita, si può dire che si tratta di documenti capitali per lo studio delle vicende del socialismo italiano, e questo non esclusivamente per ciò che riguarda gli ultimi anni di attività di Engels (1883-1895). Ma anche un altro dato risulta dall’esame del primo gruppo di lettere: è evidente infatti una frattura intellettuale tra gli scritti di Marx e di Engels da una parte e quelli dei corrispondenti italiani dall’altra: non vuol essere questa una semplicistica affermazione di superiorità, ma soltanto una constatazione che, nel caso del più capace e «agguerrito» corrispondente, Carlo Cafiero, balza agli occhi proprio per le ingenuità del giovane napoletano. Engels per contro, indirizzandosi al Cafiero, era in grado di delineare la politica del Consiglio Generale sapendo di parlare a persona in grado di capirlo: nei suoi resoconti e in specie nella lettera del 28 luglio 1871 (45) sono compresi i motivi politici, cioè fondantisi su una precisa documentazione (e non «personalistici» come sostiene ad esempio Richard Hostetter), della polemica dei londinesi contro i bakuninisti; non solo, ma la lettera citata dimostra anche come nel seno del Consiglio Generale e in epoca già tanto avanzata sussistessero correnti ideologiche, ma come le sole temibili, perché disgregatrici ed infiltrantisi occultamente nel corpo sano dell’AIL, nel loro muoversi quasi sempre sotterraneo, fossero quelle bakuniniste. Scriveva Friedrich Engels: «(…) Come dico, siffatta discussione procede costantemente non soltanto nel seno dell’Associazione ma sì ancora nel Consiglio Generale la dove sono ‘comunisti proudhonisti owenisti chartisti e bakuninisti etc etc. La massima difficoltà è di riunirli tutti e di fare che le divergenze di opinioni su tali fatti non turbino la solidità e la stabilità dell’Associazione. E qui noi siamo stati sempre fortunati con la sola eccezione degli svizzeri ‘bakuninisti’ i quali con vera furia settaria, osarono sempre, sia direttamente d’imporre il loro programma all’Associazione, sia indirettamente ancora formando una società internazionale speciale con proprio Consiglio Generale, proprio Congresso, e ciò nel seno della grande Internazionale (…)» (46). L’elemento generale di valutazione che si può trarre dalla lettura della ‘Corrispondenza’ per gli anni della Prima Internazionale, cioè dei diversi carteggi e delle lettere singole di Marx e di Engels ai corrispondenti italiani, è che vengono superate le considerazioni negative sull’incidenza in Italia negli anni ’70 dell’opera dei due amici, compiute da storici non obiettivi e polemici nei confronti del marxismo e quindi diventati automaticamente ma senza nesso logico – per motivi squisitamente politici – «filo-bakuninisti»: ultimi fra tutti può essere il nuovo menzionato l’Hostetter”” (pag 15-17) [Gian Mario Bravo, ‘A un secolo dalla fondazione della Prima Internazionale. Stato degli studi e delle ricerche’, (in) ‘Rivista Storica del Socialismo’, Milano, n. 24, gennaio-aprile 1965] [(41) Cfr. Marx e Engels. Corrispondenza con italiani’, cit. A cura di Giuseppe Del Bo. Cfr. fra le numerose recensioni e discussioni: Ernesto Ragionieri, ‘Marx, Engels e i loro corrispondenti italiani’, in L’Unità, Milano, n. 297, 29 dicembre 1964; Gastone Manacorda, ‘Giuseppe Del Bo, ovvero: come non si scrive (ma si firma) una prefazione. (A proposito della Corrispondenza di Marx e Engels con italiani), in ‘Studi Storici’, Roma, n. 4 ott-dic. 1964, pp. 731-753; Leo Valiani, ‘L’italiano tra Marx e Bakunin’, Roma, n. 7, 13 febbraio 1965; Pier Carlo Masini, ‘Engels e Cafiero’, in ‘Tempo presente’, Roma, n. 4, 1965, pp. 6-25; Alessandro Galante Garrone, recensendo il volume (cfr. ‘Gli amici italiani di Marx e di Engels’; in ‘La Stampa’, Torino, n. 4, 6 gennaio 1965), dice a proposito della diffusione del bakuninismo in Italia: «La lotta stessa contro Mazzini, che Marx fu il primo ad auspicare, doveva alla fine ritorcersi contro di lui e favorire Bakunin che, col suo fiuto tattico, coglieva ogni occasione per far notare agli amici italiani la coincidenza di Marx con Mazzini n punto di centralizzazione politica»; (42) Cfr. ‘Marx e Engels. Corrispondenza con italiani’, cit., p. 2-294; (43) Ibidem, p. 2-3; (44) Ibidem, p. 294; (45) La lettera, nella scorretta traduzione operata dalla polizia napoletana, è stata ritrovata nell’Archivio di Stato di Napoli dal Romano, che l’ha pubblicata nel II volume della sua opera, p. 315-321; (46) Cfr. ‘Marx e Engels. Corrispondenza con italiani’, cit., p. 32-33]”,”INTP-003-FMB”
“BRAVO Gian Mario”,”L’anarchismo. Estratto dalla ‘Storia delle idee politiche, economiche e sociali’, diretta da Luigi Firpo.”,” La ‘critica vivace’ di Marx nei confronti dell’anarchico Johann Most (1846-1906) “”Destino diverso ebbe Most, che per qualche tempo, dal 1874 al 1878, fu anche deputato socialdemocratico al ‘Reichstag’, suscitando la critica vivace di Marx (35). Passato negli anni ’80 all’anarchia, diresse, prima a Londra e poi a New York, un importante giornale in lingua tedesca, «Die Freiheit» (“”La Libertà””), e pubblicò numerosi opuscoli, tra i quali ottenne vasta fama ‘Die Gottspest und Religionsseuche’ (La peste di Dio e l’epidemia religiosa’). Most nei suoi scritti si rivolge essenzialmente allo strumento «violenza» (per l’esaltazione dell’assassinio politico come mezzo di lotta fu condannato a parecchi anni di prigione); il suo pensiero si enuclea specie nel più maturo periodo americano, in alcuni punti, sia negativi nei confronti della società presente, sia costruttivi. La premessa è un’azione rivoluzionaria su scala internazionale, che elimini i ceti dominanti e la classe dirigente del presente: a quest’azione seguirà l’edificazione di una società nuova e libera, nella quale saranno aboliti commercio e profitti, e vigerà il libero scambio dei prodotti, in una struttura economica poggiante esclusivamente su cooperative di produzione. Nell’ambito della nuova società l’amministrazione pubblica è demandata ai comuni liberi e alle associazioni, collegati federalisticamente tra loro, mentre ai cittadini viene assicurata la «parità universale dei diritti», la cui base è da vedersi in un’educazione egualitaria e in una parificazione giuridica e morale dei due sessi. Most inoltre, ricollegandosi alla discussione svoltasi in Germania cinquant’anni prima, e che ebbe i suoi maggiori protagonisti in Strauss, in Feuerbach, nei fratelli Bauer e nello stesso Stirner, individua nella religione a causa maggiore dell’ingiustizia della società attuale, del mantenimento sia della ricchezza e della potenze degli attuali dominatori, sia delle idee condizionanti l’uomo moderno e limitanti la sua libertà. Ne nasce il suo rifiuto della «peste religiosa»”” (pag 294) [Gian Mario Bravo, ‘L’anarchismo. Estratto dalla ‘Storia delle idee politiche, economiche e sociali, diretta da Luigi Firpo’, Utet, Torino, 1972] [(35) Cfr. la lettera di K. Marx da Londra ad A. Sorge, a Hoboken, 19 ottobre 1877, in K. Marx F. Engels, ‘Werke’, Berlin, 1966, vol. XXXIV, p. 303]”,”ANAx-007-FMB”
“BRAVO Gian Mario”,”Profilo intellettuale e politico di Carlo Ilarione Petitti di Roreto.”,”Carlo Ilarione Petitti di Roreto può venir annvoerato fra i maggiori rappresentanti del mondo politico del regno di Sardegna e forse anche dell’Italia prequarantottesca…. Petitti credeva nel valore del progresso ‘non rivoluzionario’, era favorevole alla ‘ferroviarizzazione’ dell’Italia, in tarda età divenne un conservatore-riformatore, anti-socialista”,”BIOx-017-FMB”
“BRAVO Gian Mario, a cura”,”Gli anarchici. Introduzione.”,”Per evitare la sconfitta e una rotta di massa della classe operaia occorre la conquista dello Stato da parte del proletariato “”Ritengo che, nonostante questi e tutti gli altri tentativi, restino valide le critiche di Marx, di Engels e di Lenin alle dottrine anarchiche (13): è questo un discorso fatto innumerevoli volte, i confini del dibattito sono ovviamente mutati attraverso il tempo, ma l’elemento di divisione che persiste tuttora non è tanto quello delle diverse prospettive teoriche, ma quello dell’adesione alla concezione della lotta di classe, termine oltre il quale taluni teorici dell’anarchia si sono avventurati, ma altri no, affiancandosi così implicitamente al «nemico comune», secondo la definizione di Engels (14). Sull’altro argomento fondamentale, il problema della sopravvivenza o meno dello Stato nella società futura, i margini della differenziazione sono meno rigidi, ma non perciò meno evidenti. Lo stesso Engels chiarisce la questione, allorché parla di «graduale dissoluzione» e di «sparizione» dello Stato, ma sempre dopoché questo sia stato conquistato dal proletariato, per usufruirne onde riorganizzare dalle fondamenta la società. L’anarchismo rovescia invece il ragionamento, e proprio in questo sta il suo fallimento; scrive ancora Engels: «Gli anarchici pongono la questione sulla testa. Dichiarano che la rivoluzione proletaria dovrebbe ‘cominciare’ allorché essa abolisce l’organizzazione dello Stato. Ma l’unica organizzazione, che il proletariato vincitore trova pronta, è proprio lo Stato. Esso può aver bisogno di trasformazioni, prima di poter adempiere alle sue nuove funzioni. Ma distruggerlo in un solo tale istante significa distruggere l’unico organismo, per mezzo del quale il proletariato vincitore può far valere la sua potenza appena conquistata, tener a freno i propri oppositori capitalistici e avviare quella rivoluzione economica della società, senza della quale l’intera vittoria si concluderebbe con una sconfitta e con una rotta di massa della classe operaia, com’è accaduto dopo la ‘Commune’ di Parigi» (15)”” (pag 15) [Gian Maro Bravo, Gli anarchici. Introduzione, Tipografia Torinese Editrice, Torino, 1971] [(13) Rinvio genericamente a tutti gli scritti di Marx e di Engels polemici verso gli anarchici, e in particolare alla raccolta in italiano: K. Marx F. Engels, ‘Contro l’anarchismo’, Roma, 1950. Di Lenin si veda il notissimo (e ristampato numerose volte, anche in italiano) scritto ‘Stato e rivoluzione’. Sul dibattito cfr. anche ‘La Première Internationale. L’institution, l’implantation, le rayonnement’, Paris, 1968, passim; (14) Cfr. la lettera di Engels, da Londa, a F. Walter, 21 dicembre 1888, in K. Marx F. Engels, ‘Werke’, Berlin, 1967, vol. XXXVII, p. 126; (15) Cfr. la lettera di Engels, da Londa, a Philip Van Patten, a New York, 18 aprile 1883, in K. Marx F. Engels, ‘Werke’, Berlin, 1967, vol. XXXVI, pp. 11-12]”,”ANAx-008-FMB”
“BRAVO Gian Mario ROTA-GHIBAUDI Silvia a cura; scritti di Norberto BOBBIO Maurilio GUASCO Franco LIVORSI Luigi MARINO Maria Teresa PICHETTO Marco REVELLI Silvia ROTA-GHIBAUDI Lionello SOZZI”,”Il pensiero politico contemporaneo. Volume I. Parte prima. La democrazia e i suoi oppositori: le correnti, i dibattiti, le dottrine; Parte seconda: Le forme della libertà politica: i grandi pensatori.”,”Saggi di Norberto BOBBIO, Luigi MARINO, Maurilio GUASCO, Franco LIVORSI, Marco REVELLI, Lionello SOZZI (Rousseau), Michelangelo BOVERO (Hegel), Maria Teresa PICHETTO (Mill), ROTA-GHIBAUDI (Russell) (1° Volume) Saggi di Maria Luisa PESANTE, Gian Mario BRAVO e Corrado MALANDRINO, Mirella LARIZZA-LOLLI, Dora MARUCCO, ROTA- GHIBAUDI, BRAVO (Karl Marx e Friedrich Engels), Renato MONTELEONE (Lenin), Franco SBARBERI (Gramsci) (2° volume) Saggi di Claudio POGLIANO, Marina BONIFETTO, Mario RICCIARDI, Silvia ROTA-GHIBAUDI, Carlo MARLETTI, Aurelia CAMPARINI, Lucio LEVI, Luigi BONANATE, Manuela VALENTI (Darwin), Pier Paolo PORTINARO (Darwin), Silvio STELLA e Claudio CASSARDO (Freud), Icilio VECCHIOTTI (Gandhi), Mario RASETTI (Einstein) (3° volume) “”Pareto non appartiene ad alcun movimento politico, anche se in forza della critica radicale di taglio liberalconservatore mossa al parlamentarismo democratico e al socialismo, specie negli anni della prima guerra mondiale e nella crisi del dopoguerra, finisce per esprimere giudizi positivi nei confronti delle riforme promesse dal primo fascismo, dal quale è nominato senatore. Sulla scorta di una concezione pessimistica della storia – considerata priva di logica razionale (ma dipanantesi in un gioco dialettico tra residui istintuali e derivazioni pseudorazionali) e vista come scena di un’ eterna e ciclica lotta di potere con personaggi diversi -, Pareto afferma l’ esistenza costante di classi di individui occupanti le posizioni di vertice nelle diverse branche d’ attività, le élites appunto. Esse sono i soggetti principali delle battaglie politiche in tutti i sistemi storicamente osservabili, da quelli assolutisti ai liberali, dai democratici ai socialisti. L’ élite è un’ aristocrazia di fatto (…)””. (pag 241-242)”,”TEOP-065-FMB”
“BRAVO Gian Mario”,”Democrazia, socialismo e partito repubblicano. Il tedesco-americano August Becker (1814-1871).”,”August Becker fu una figura di spicco del Vormärz, il vasto movimento di pensiero che preparò la rivoluzione del 1848 in Germania. Intrattenne relazioni prima in Europa e poi, dal 1853, in America, con i maggiori rapproesentanti della sinistra. Collaborò a testate come la ‘Gazzetta renana’ di Karl Marx, la ‘Gazzetta della sera di Mannheim’, e l’ ‘Avanti!’ parigino, che ebbe H. Heine quale principale autore. Le sue amicizie andarono da W. Weitleing e M. Bakunin, da K. Gutzkow sino alla fitta compagnia degli ‘Achtundvierzieger’, i ‘quarantottardi’ emigrati politici negli USA. Qui, divenne in seguito brillante letterato e opionista del mondo tedesco-americano vicino ad Abramo Lincoln. “”Il socialismo americano e, in esso, specie quello tedesco, fu inoltre molto aperto nei confronti dei neri, e, come già si è visto con la rivista di Weitling e grazie proprio a Becker, ma anche attraverso Hermann Kriege e il suo “”Tribuno del popolo””, si pronunciò ripetutamente contro la schiavitù, sia nei movimenti comunitari sia nei dibattiti culturali e pubblicistici. Particolarmente vivace fu poi la polemica antischiavista di Marx nelle sue corrispondenze, grazie soprattutto agli amici Weydemeyer e Sorge e ai circoli comunisti che, a fianco degli originari oweniani e fourieristi, invitavano alla lotta contro i pregiudizi e le discriminazioni di razza, di sesso, di religione””. [Gian Mario Bravo, Democrazia, socialismo e partito repubblicano. Il tedesco-americano August Becker (1814-1871)] (pag 377) “”La polemica a distanza fra Marx, Engels e i ‘Marxianer’ da un lato e Weitling e i ‘ ‘Weitlingianer’ dall’altro infuriò negli anni di apparizione della Repubblica dei lavoratori”” (1), anzi, ebbe nella rivista il centro focale e ne seguì la parabola. Avviata con circospezione, fu vivace nel 1852-53 e all’inizio dell’anno seguente, per poi estinguersi con la caduta d’interesse della rivista. Tuttavia, i contendenti non espressero giudizi nuovi, bensì ribadirono e meglio comprovarono o anche utilizzarono tatticamente idee manifestate prima del 1848, in particolare nel 1846-47. Inoltre, Weitling, di passaggio per Londra nell’autunno 1849 e in viaggio per l’America, ebbe occasione di incontrare “”amichevolmente”” Marx – che da poco vi si era rifugiato -, ma nessuno dei due cambiò opinione. Marx ed Engels (il secondo fu ignorato da Weitling) vissero, fra il 1850 e il 1853, anni tormentati, per cause materiali e familiari (il primo) e per le polemiche interne di partito (entrambi). Weitling e la sua rivista, d’altra parte, ripetutamente suffragarono le posizioni di quei gruppi intellettuali, definiti da Marx “”piccolo-borghesi””, con idee confuse, illusi di poter “”ripetere”” la rivoluzione del 1848 in virtù di semplici atti di volontà, anche quando – a partire dalla seconda metà del 1850 – la crisi economica, con le sue implicazioni sociali e politiche, era ormai alle spalle. Si inserì in questo quadro la spaccatura a Londra nel seno della Lega dei comunisti, con la scissione (nella seduta del comitato centrale del 15 settembre) del nucleo facente capo ad August Willich e a Karl Schapper, e l’abbandono di Marx, di Engels e di George Julian Harney (1817-1897) dell’Associazione mondiale dei comunisti rivoluzionari, costituita nel corso del precedente aprile per collegare la base della Lega con i rappresentanti dei blanquisti francesi e con l’ala sinistra del cartismo inglese. Marx manifestò il suo dissenso con Weitling in un contesto preciso. Da un lato, egli conservò immutata l’ammirazione per le capacità dell'””operaio”” rivoluzionario, in contrasto con i velleitarismi “”piccolo-borghesi”” con cui aveva avuto a che fare. D’altro lato, confermò la sua confutazione del 1846 della teoria weitlinghiana a causa del rigido impianto ideologico di essa. Presentando sulla “”Nuova gazzetta renana. Rivista politico-teorica”” nell’autunno 1850 le considerazioni di Georg (J. George) Eccarius (1818-1889) sulle agitazioni e le lotte sociali dei sarti londinesi, contrapponeva la concezione “”materialistica”” di questi all'””idealismo”” weitlinghiano e prendeva atto dell’evoluzione dell’industria e quindi della presenza di un nuovo proletatariato industriale, ben diverso rispetto all’artigianato, ora non più “”avanguardia”” nelle lotte sociali. Ritenendo sorpassato l’insegnamento weitlinghiano, Marx specificava (114): «Il lettore noterà che, al posto della critica sentimentale, morale e psicologica, quale viene proposta da Weitling e da altri operai-scrittori contro le condizioni presenti, qui si contrappone alla società borghese e al suo movimento una visione pienamente materialistica e più libera, non condizionata dai capricci del sentimento». Con la sua affermazione, Marx dissociava Weitling da quei “”capi”” dell’emigrazione tedesca in America, di cui insieme a Engels avrebbe parlato dopo non molto tempo nel testo, rimasto inedito, sui ‘Grandi uomini dell’esilio’. In esso confutarono i “”grandi”” personaggi, i quali, con Gottfried Kinkel in testa (seguito da Ruge, da Heinzen, da Harro Harring e da altri ancora, e soprattutto dal notabile di maggior rilievo, anche per il suo riuscito inserimento nella politica americana, Struve (115), continuavano a giocare alla rivoluzione e avevano dato vita, come ultimo atto, all'””agitazione americana”” per il “”prestito rivoluzionario”” (116). Lo stesso Weitling aveva dedicato qualche attenzione alla faccenda del “”prestito””, ingannato dall’aspettativa della rivoluzione sempre incombente (purché la si volesse) e non consapevole – osservava Marx – che i denari raccolti sarebbero probabilmente serviti a finanziare giornali di suoi oppositori, ad esempio Heinzen (117). Weitling – non tanto di persona quanto attraverso i propri collaboratori – dimostrò inizialmente qualche incertezza sulla “”questione Marx””, anzi, in alcune occasioni la rivista parve sfuggirgli di mano. Così avvenne in una sorta di apprezzamento per Marx, inconsueto nella sua pubblicistica, ripreso in una corrispondenza anonima da Berna del 1° settembre 1850, dove, accanto a esatte informazioni sulle divisioni nella Lega dei comunisti (accompagnate da valutazioni erronee sui gruppi interni antagonisti), veniva segnalato: «A Londra ora fra i democratici tedeschi la miseria dev’essere grande, eppure, secondo i giornali, essi si sono scissi in quattro correnti, aventi come capifila Marx, Struve, Weitling e Heinzen. Marx è in ogni caso uno fra i tedeschi più intelligenti, come viene ora dimostrato dal suo nuovo mensile» (118)”” (pag 349-351) [(1) Weitling, non appena sbarcato a New York, in breve tempo riuscì a dare alle stampe la nuova rivista mensile “”Die Republik der Arbeiter””, il cui primo numero apparve nel gennaio 1850. Pur agendo in una situazione di costi crescenti, raccolse i dollari necessari per l’iniziativa e affrontò l’impresa difficile di dare alle stampe un giornale in lingua tedesca nella metropoli. Pubblicato il foglio, di persona lo vendette di casa in casa, a ‘un’ centesimo alla copia, riuscendo a ottenere nel giro di pochi giorni ben 400 sottoscrizioni di abbonamenti. Durante i primi mesi la rivista ebbe una tiratura di circa 1.000 copie per numero, poi salite a 2.000 e in seguito, a fine anno, a 4.000, con una quota rilevante di esemplari inviati negli Stati più lontani della Confederazione e in Europa. I giornali e periodici tedesco-americani accolsero con favore il nuovo periodico “”operaio”” e ne apprezzarono il taglio; esso, anzi, venne subito battezzato – con una denominazione accolta in Inghilterra da Marx e da Engels – ‘Arbeiterzeitung’ (gazzetta operaia) (v. pag 323); (114) K. Marx, [‘Redaktionelle Anmerkung zu dem Artikel “”Die Schneiderei in London oder der Kampf des grossen un des kleinen Kapitals”” von J.G. Eccarius], in ‘Neue Rheinische Zeitung. Politisch-ökonomische Revue””, 1850, 5-6, ora in K. Marx, F. Engels, ‘Werke’, vol VII, Dietz, Berlin, 1960, p. 416; (115) Cfr. G. von Struve, ‘Diesseits und Jenseits des Ozeans’, 4 voll., Streit Verlag, Coburg, 1863-64; (116) K. Marx F. Engels, ‘Die grossen Männer des Exils’, ora in Idd., Werke, vol. VIII, Dietz, Berlin, 1960, pp. 235 ss.; (117) Marx ad Adolph Cluss, a Washington, 30 luglio 1852, in K. Marx F. Engels, Opere, vol. XXXIX, Editori Riuniti, Roma, 1972, pp. 571-2; (118) La lettera era pubblicata unitamente ad altre, sotto il titolo generale ‘Korrespondenzen’, in ‘Die Republik der Arbeiter’, Oktober 1850, p. 151. Il “”mensile”” di cui si parlava era la “”Neue Rheinischen Zeitung. Politish-ökonomische Revue””]”,”BIOx-029-FMB”
“BRAVO Gian Mario SCIOLLA Loredana, a cura, saggi di Alfio MASTROPAOLO Carlo MARLETTI Edoardo Greppi Giuseppe PORRO Gian Mario BRAVO Silvano BELLIGNI Gian Luigi VACCARINO R. MARCHIONATTI Cristiano ANTONELLI Giovanni BACLET Silvia ROTA-GHIBAUDI Francesco TRANIELLO Giuseppe RUTTO I.F. TRANIELLO Maurizio VAUDAGNA Mario MONTINARO Filippo BARBANO Giovanna ZINCONE Luigi BONANATE Marco BUTTINO Massimo NEGARVILLE Andrea COMBA Gian Mario BRAVONorberto BOBBIO Paolo GOBETTI Luigi GRAZIANO Ruggero COMINOTTI Tullio GREGORY Diego NOVELLI Maurilio GUASCO Gian Carlo JOCTERAU Bruno QUARANTA Maria Teresa PICHETTO Luigi BIGGERI”,”Una eredità intellettuale. Maestri e allievi della Facoltà di Scienze Politiche di Torino.”,”Tra i vari saggi: – G.L. Vaccarino e R. Marchionatti, ‘Claudio Napoleoni (1924-1988)’ (pag 77) – G.L. Vaccarino, ‘Napoleoni e il dramma della crisit teorica del marxismo ‘ (pag 77-96) “”La linea della “”Trimestrale”” (1) sul marxismo, insomma – come ricorda Napoleoni stesso in un articolo autocrito del 1972 in cui si trovano svolte tutte queste considerazioni (‘Quale funzione ha avuto la “”Rivista trimestrale””?, in “”Rinascita, n. 39, 6 ottobre 1972) -, era il frutto della fusione di due indirizzi critici del marxismo: quello filosofico della “”sinistra cristiana”” di Felice Balbo, e quello ricavabile da economisti come Bohm-Bawerk, Myrdal e Joan Robinson, i quali con motivazioni diverse, anche contrastanti, avevano tutti respinto la teoria del valore-lavoro di Marx, giudicandola sostanzialmente indistinguibile da quella di Ricardo e ormai da tempo condannata. La fusione (o la contaminazione) tra quei due indirizzi aveva dunque dato luogo, secondo Napoleoni, alla difficoltà di cui s’è detto, e ciò fondalmentamente per una ragione: perché il lavoro nella società capitalistica era stato assunto come lavoro “”naturale””, e ciò anche a causa di un’interpretazione poco approfondita del concetto di lavoro in Marx. Questo modo di concepire il lavoro era stato messo in crisi, in quegli stessi anni (la fine degli anni ’60) dagli studi su Marx del filosofo Lucio Colletti, che aveva sviluppato una nuova e illuminante interpretazione della categoria marxiana del lavoro astratto (o alienato) come astrazione reale, un modo di interpretare il concetto marxiano di lavoro che era totalmente estraneo alla “”lezione”” che la “”Trimestrale”” aveva cercato di ricavare da Marx. L’incontro di Napoleoni con Colletti, in questo senso, era dunque obbligato, anche se va notato che si realizzava in un modo assai singolare. (…)(“” (pag 82) [(1) “”Rivista trimestrale, di cui era stato condirettore Claudio Napoleoni insieme a Franco Rodano, da pimo numero, uscito nel 1962, fino alal fine degli anni ’60 (v. p. 80)]”,”STOx-043-FMB”
“BRAVO Gian Mario MALANDRINO Corrado”,”Il pensiero politico del Novecento.”,”Saggi di Norberto BOBBIO, Luigi MARINO, Maurilio GUASCO, Franco LIVORSI, Marco REVELLI, Lionello SOZZI (Rousseau), Michelangelo BOVERO (Hegel), Maria Teresa PICHETTO (Mill), ROTA-GHIBAUDI (Russell) (1° Volume) Saggi di Maria Luisa PESANTE, Gian Mario BRAVO e Corrado MALANDRINO, Mirella LARIZZA-LOLLI, Dora MARUCCO, ROTA- GHIBAUDI, BRAVO (Karl Marx e Friedrich Engels), Renato MONTELEONE (Lenin), Franco SBARBERI (Gramsci) (2° volume) Saggi di Claudio POGLIANO, Marina BONIFETTO, Mario RICCIARDI, Silvia ROTA-GHIBAUDI, Carlo MARLETTI, Aurelia CAMPARINI, Lucio LEVI, Luigi BONANATE, Manuela VALENTI (Darwin), Pier Paolo PORTINARO (Darwin), Silvio STELLA e Claudio CASSARDO (Freud), Icilio VECCHIOTTI (Gandhi), Mario RASETTI (Einstein) (3° volume) “”Pareto non appartiene ad alcun movimento politico, anche se in forza della critica radicale di taglio liberalconservatore mossa al parlamentarismo democratico e al socialismo, specie negli anni della prima guerra mondiale e nella crisi del dopoguerra, finisce per esprimere giudizi positivi nei confronti delle riforme promesse dal primo fascismo, dal quale è nominato senatore. Sulla scorta di una concezione pessimistica della storia – considerata priva di logica razionale (ma dipanantesi in un gioco dialettico tra residui istintuali e derivazioni pseudorazionali) e vista come scena di un’ eterna e ciclica lotta di potere con personaggi diversi -, Pareto afferma l’ esistenza costante di classi di individui occupanti le posizioni di vertice nelle diverse branche d’ attività, le élites appunto. Esse sono i soggetti principali delle battaglie politiche in tutti i sistemi storicamente osservabili, da quelli assolutisti ai liberali, dai democratici ai socialisti. L’ élite è un’ aristocrazia di fatto (…)””. (pag 241-242)”,”TEOP-071-FMB”
“BRAVO Gian Mario, a cura, saggi di Gabriella SILVESTRINI Stefano DE-LUCA Annamaria LOCHE Mario TESINI Manuela CERETTA Giuseppe SCIARA Andrea LANZA Annalisa CERON Marco MENIN Roberto GATTI Pier Paolo PORTINARO Alberto BURGIO”,”I dilemmi della democrazia. Rousseau tra Tocqueville e Marx.”,”Tra i vari saggi: – Roberto Gatti, ‘Natura, tecnica, politica. Rousseau e Marx – Pier Paolo Portinaro, Rousseau oltre Marx. Alcuni itinerari interpretativi – Alberto Burgio, La modernità come ambivalenza. Note sul rapporto Marx-Rousseau Marx e la natura come storia. “”Il materialismo storico di Marx e di Engels, se per un verso si differenzia da quello illuministico, per l’altro – muovendo da un’interpretazione del materialismo non più su base naturalistica ma storico-sociale – porta alle estreme conseguenze l’idea dell’uomo come «esistenza storica» (17). L’uomo costituisce cioè un essere la cui natura ‘è’ la storia, che qui intendo come l’insieme di quelle circostanze, di quei contesti, di quei condizionamenti in cui egli si trova a vivere, e anche di quei prodotti che crea con le sue attività (prodotti tra i quali, alla fine, arriva a essere compreso l’uomo stesso). Troviamo chiaramente affermato, nell”Ideologia tedesca’, che l’essere umano, con tutte le sue facoltà – la coscienza, il linguaggio, il pensiero – è un «prodotto sociale»: «come gli individui esternano la loro vita, così essi sono. Ciò che essi sono coincide dunque immediatamente con la loro produzione, tanto con ciò che producono quanto col modo ‘come’ producono. Ciò che gli individui sono dipende dunque dalle condizioni materiali della loro produzione» (18). Antonio Gramsci non farà altro che riprendere fedelmente questa interpretazione, quando scriverà che «la innovazione fondamentale introdotta dalla filosofia della prassi nella scienza della politica e della storia è la dimostrazione che non esiste una «natura umana» fissa e immutabile (concetto che deriva certo dal pensiero religioso e dalla trascendenza) ma che la natura umana è l’insieme dei rapporti sociali storicamente determinati, cioè un fatto storico» (19). L’idea secondo cui la natura dell’uomo non è un insieme di proprietà date a priori, ma un «prodotto sociale», un «fatto storico», consente di ipotizzare una situazione nella quale il superamento di strutture basate sulla proprietà privata, sullo sfruttamento, sulla lotta di classe, creerà «uomini del tutto nuovi» (20). Nella società del futuro, infatti, non incideranno più quelle contraddizioni, quei limiti, quelle distorsioni che sono stati per secoli effetto di rapporti produttivi tali da generare, nelle società di classe, i conflitti e l’ingiustizia. Come Marx aveva affermato nei ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, solo questa capacità di «crearsi da sé» può restituire l’essere umano alla sua indipendenza, che è tale proprio nella misura in cui egli, congedandosi per sempre dai miti della religione cristiana, non si consideri più creato da un altro (quindi, per Marx, «dipendente»), ma in grado di consistere in se stesso e per se stesso (21). L’idea di «creazione» e quella di «natura umana» sono, per Marx, strettamente unite e vanno, quindi, nella loro connessione, criticate, demistificate e superate; infatti, «per l’uomo socialista, ‘tutta la cosidetta storia universale’ non è che la ‘generazione dell’uomo dal lavoro umano’» (22). E allora l’onnilateralità dell’essere umano, non più alienata nella figura del divino, potrà finalmente realizzarsi nel mondo: «Nella società comunista, in cui ciascuno non ha una sfera di attività esclusiva ma può perfezionarsi in qualsiasi ramo a piacere, la società regola la produzione generale e appunto in tal modo mi rende possibile di fare oggi questa cosa, domani quell’altra, la mattina andare a caccia, il pomeriggio pescare, la sera allevare bestiame, dopo pranzo criticare, così come mi vien voglia; senza diventare né cacciatore, né pescatore, né pastore, né critico» (23)”” (pag 112-113) [Roberto Gatti, ‘Natura, tecnica, politica. Rousseau e Marx’ (in) Gian Mario Bravo, a cura, ‘I dilemmi della democrazia. Rousseau tra Tocqueville e Marx’, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 2013] [(17) Cfr. K. Löwith, ‘Uomo e storia’, in ‘Critica dell’esistenza storica’, trad. it, in A. Künkler Giavotto, Napoli, Morano, 1967, pp. 212 sgg; (18) K. Marx – F. Engels, ‘L’ideologia tedesca’, trad. it., di F. Codino, introduzione di C. Luporini, Roma, Editori Riuniti, 2000, p. 9; (19) A. Gramsci, ‘Quaderni del carcere’, a cura di V. Gerratana, Torino, Einaudi, 1975, v. III, p. 1599; (20) Engels, ‘Principi del comunismo’, trad. it., in Marx-Engels, ‘Opere complete’, Roma, Editori Riuniti, 1973, vol. VI, p. 373; (21) «Un ente si stima indipendente solo appena sta sui suoi piedi, e sta sui suoi piedi appena deve la propria ‘esistenza’ a se stesso. Un uomo che vive per grazia di un altro quando non gli sono debitore del mantenimento della mia vita, bensì anche quando è esso che ha ‘creato’ la mia vita, quando è la ‘fonte’ della mia vita; e la mia vita ha necessariamente un tale fondamento fuori di sé quando essa non è la mia propria creazione. La ‘creazione’ è quindi una rappresentazione molto difficile da scacciare dalla coscienza popolare. La sussistenza per opera propria della natura e dell’uomo le è ‘inconcepibile’, perché contraddice a tutte le ‘evidenze’ della vita pratica» (Marx, ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, in ‘Opere filosofiche giovanili’, trad. it., a cura di G. Della Volpe, Roma, Editori Riuniti, 1977, p. 234; (22) Ivi, p. 235. Il secondo corsivo è mio; (23) Marx-Engels, ‘L’ideologia tedesca’, p. 24 (cap. I)]”,”TEOC-821″
“BRAVO Gian Mario”,”Il socialismo. Da Moses Hess alla Prima Internazionale nella recente storiografia.”,”Seconda copia intonsa.”,”ANAx-482″
“BRAVO Gian Mario”,”L’anarchismo. Estratto dalla ‘Storia delle idee politiche, economiche e sociali’, diretta da Luigi Firpo.”,”””Max Stirner, pseudonimo di Johann Kaspar Schmidt (1806-1856), fu un insegnante di scuole private, ed ebbe una vita infelice: nella sua unica opera di ampio respiro, ‘Der Einzige und sein Eigentum’ (L’unico e la sua proprietà), apparsa nel 1844-1845, alla quale fanno da contorno alcuni pochi scritti e traduzioni, egli espresse sia la delusione e il disinganno verso l’umanità e la collettività, che erano state tanto avare con lui, sia l’odio nei confronti della società borghese, alla quale era imputabile la corruzione dell’uomo. Il suo giudizio demolitore partiva dal dibattito della sinistra hegeliana, specie da Feuerbach nella critica alla religione, e giungeva a due conseguenze estreme, la negazione di Dio e dello Stato, e per contro all’esaltazione dell’Io individuale. Fin dal 1842 Friedrich Engels aveva scoperto in una sua operetta satirica l’elemento anarchico presente in Stirner: «Vedete Stirner, che accortamente, respinge ogni ostacolo. Per il momento beve ancora birra, ma berrà presto sangue come se fosse acqua. Mentre gli altri urlano ‘A bas les rois’, egli aggiunge ‘A bas aussi les lois’» (12). Stirner passò all’anarchismo – che viene qualificato «individualistico» – con l”Unico’, rovesciando l’hegelismo della sua formazione originaria”” (pag 267-268) [Gian Mario Bravo, ‘L’anarchismo. Estratto dalla ‘Storia delle idee politiche, economiche e sociali’, diretta da Luigi Firpo’, Utet, Torino, 1972] [(12) F. Engels, ‘The Triumph des Glaubens’ (1842), in K. Marx, F. Engels, Historisch-kritische Gesamtausgabe’, Berlin, 1929, vol. 1-2, pp. 267 segg]”,”ANAx-483″
“BRAVO Gian Mario, SBARBERI Franco MONTELEONE Renato FAVILLI Paolo MACCHIORO Aurelio RIOSA Alceo VOLEK Jindrich, a cura di Gerhard KUCK”,”Karl Marx, Friedrich Engels und Italien. Teil 2. Die Entwicklung des Marxismus in Italien: Wege, Verbreitung, Besonderheiten. A cura di Gian Mario Bravo, Franco Sbarberi, Renato Monteleone, Paolo Favilli, Aurelio Macchioro, Alceo Riosa, Jindrich Volek.”,”Lo sviluppo del marxismo in Italia: percorsi, diffusione, peculiarità.”,”MADS-009-FMB”
“BRAVO Gian Mario”,”Bibliografia delle traduzioni italiane degli scritti di Marx e di Engels.”,”782 + 31 opere tradotte = 813 in totale”,”MADS-010-FMB”
“BRAWLEY Benjamin”,”A Social History of the American Negro.”,”In memoria di Norwood Penrose Hallowell”,”USAS-164″
“BRAY John Francis”,”Die Leiden der Arbeiterklasse und ihr Heilmittel.”,”BRAY ‘s, prominent socialist works: John Francis Bray, A Voyage from Utopia, ‘Labour’s wrongs and labour’s remedy’. Notizie biografiche: By the start of the Victorian period the school of British economists acknowledging Adam Smith as its master was in the ascendancy. ‘Political Economy’, a catch-all title which ignored the diversity of viewpoints to be found amongst the discipline’s leading proponents, became associated in the popular mind with moral and political forces held to be uniquely conducive to the progress of an increasingly industrialised and competitive society. ‘Political Economy’ served in turn as the focus for critics of equally diverse moral and political persuasions, who sought to challenge the materialism of contemporary society and offer their own assessments of the profound social changes of the time. In the introductory essay to the collection of readings from such ‘critics of capitalism’, the editors review the principles of the early economists, the way in which these principles were appropriated and applied by their Victorian successors and the contrasting modes which critics of popular economic ideas assumed. Subsequent extracts from the writings of the Owenite Socialist John Bray, Carlyle, Marx and Engels, J. S. Mill, Ruskin, Arnold, T. H. Green, William Morris and G. B. Shaw, demonstrate both the breadth of the possible grounds for ideological opposition to the prevailing philosophy and the shifting nature of the debate as ‘Political Economy’ itself was revealed as incapable of explaining or responding to the changing conditions of the 1870s. Headnotes to the extracts describe the genesis of individual debate and discuss distinctive stylistic features. Annotation in the form of footnotes and endnotes has been designed to gloss obscure allusions and arguments. In making more accessible the socio-economic writings of those authors now better known for their imaginative work, this volume will enable readers to reach a more profound appreciation of the central role such work played in developing the moral vision embodied in their more lastingly popular books and essays.”,”MUKx-094″
“BRAZÄO Eduardo, a cura”,”L’unificazione italiana vista dai diplomatici portoghesi (1848-1870). Volume I. II Serie: Fonti. Vol. XLIV.”,”Eduardo BRAZÄO ambasciatore del Portogallo in Italia, Accademico effettivo della ‘Academia Portuguesa de Historia’, della ‘Real Academia de Historia de Madrid’. Testo in lingua portoghese”,”RISG-041-FSL”
“BRAZÄO Eduardo, a cura”,”L’unificazione italiana vista dai diplomatici portoghesi (1862-1870). Volume II. II Serie: Fonti. Vol. XLV.”,”Eduardo BRAZÄO ambasciatore del Portogallo in Italia, Accademico effettivo della ‘Academia Portuguesa de Historia’, della ‘Real Academia de Historia de Madrid’. Testo in lingua portoghese”,”RISG-042-FSL”
“BRECCIA A. Ev.”,”Gli insegnanti bocciati. Considerazioni e proposte sul problema della scuola.”,”””Forse è vero quanto ha scritto Vivien Leigh a proposito dello storico teatro St. James di Londra, minacciato di distruzione: “”Bisogna suscitare clamore per salvare il salvabile””. Se così è, benvenuto l’inatteso clamore provocato da “”Gli insegnanti bocciati”” clamore che non accenna a quietarsi”” (dalla prefazione)”,”GIOx-115″
“BRECCIA Gastone FREDIANI Andrea”,”Le guerre della Russia. Dodici battaglie: da Ivan il Terribile al conflitto napoleonico, dalla Seconda guerra mondiale all’invasione dell’Ucraina.”,”Andrea Frediani è nato a Roma nel 1963; consulente scientifco della rivista ‘Focus Wars’, ha collaborato con numerose riviste specializzate. Con la Newton Compton ha pubblicato diversi saggi sulle battaglie e i condottieri della Roma antica, sulla battaglie di Napoleone ecc. Gastone Breccia è nato a Livorno nel 1962, dal 2000 insegna Storia bizantina e Storia militare antica presso l’Università di Pavia. Ha curato un volume miscellaneo sull’arte della guerra. Con la Newton Compton ha pubblicato tra l’altro ‘Epidemie e guerre che hanno cambiato il corso della storia’, scritto insieme ad Andrea Frediani, e ‘Le grandi vittorie dell’esercito italiano’ scritto con Gianluca Bonci. “”L’8 agosto 1945 tre Gruppi di armate sovietici invasero la Manciuria occupata dai giapponesi: si misero in movimento un minuto dopo la mezzanotte, un milione e mezzo di uomini appoggiati da più di 5.000 mezzi corazzati e 3.900 aerei da combattimento agli ordini del Comando supremo dell’Estremo Oriente del maresciallo Aleksandr Vasilevskij (1). I nipponici – che si erano ben guardati, fino ad allora, dell’aprile le ostilità con l’Unione Sovietica – avevano schierato nella regione la sola armata del Kwantung, forte di 750.000 uomini, i cui reparti avrebbero dovuto difendere un fronte ampio oltre 2.000 chilometri, ma che non avevano, a quel punto del conflitto, alcuna vera ragione per farlo. La guerra in Europa era finita da tre mesi ed era già stata sganciata la prima bomba atomica su Hiroshima: il Giappone era in ginocchio e i sovietici avanzarono quasi senza incontrare resistenza, ostacolati soprattutto dal problema logistico di riuscire a rifornire di carburante le forze corazzate e motorizzate in movimento. Il 29 agosto 1945 unità della 9ª corazzata sovietica entrarono a Port Arthur, al termine di un’avanzata di 1.120 chilometri, quarant’anni dopo la fine della guerra russo-giapponese. Nel frattempo, elementi della 25ª armata sovietica avevano attraversato lo Yalu ed erano entrate in Corea, dove avevano preso contatto con elementi della guerriglia locale. Il 18 agosto – tre giorni dopo il comunicato radio dell’imperatore Hirohito che dichiarava di accettare la resa incondizionata chiesta dagli Alleati – altre truppe della 25ª armata sbarcarono sulla costa coreana, avanzando subito verso Pyongyang, senza incontrare resistenza. La campagna sovietica in Estremo Oriente, durata meno di tre settimane, non fu soltanto l’atto conclusivo della guerra mondiale, ma rappresentò anche la prima, abile mossa di Stalin nel lungo conflitto tra le due maggiori potenze vincitrici che sarebbe passato alla storia come ‘the Cold War’, “”la Guerra Fredda””. L’Urss – vera erede dell’impero zarista – tornava ad affacciarsi sul Mar della Cina, approfittando del fatto che la questione dell’assetto politico postbellico della Corea era rimasta a margine dei colloqui interalleati di Potsdam del luglio 1945. Quando le avanguardie dell’Armata Rossa superarono il fiume Yalu, gli americani si resero conto del pericolo di un’incontrastata espansione sovietica nella regione, e si affrettarono a proporre un accordo per dividere la penisola in due zone d’influenza”” (pag 329-330) [(1) Durante la conferenza di Yalta (4-11 febbraio 1945), Stalin si era impegnato ad aprire le ostilità con l’impero nipponico entre tre mesi dalla resa della Germania, poi firmato il 9 maggio 1945. L’8 agosto era quindi l’ultimo giorno utile per mantenere fede agli accordi stretti con Roosevelt e Churchill]”,”RUST-175″
“BRECCIA Gastone, contributo di Andrea SANTANGELO”,”Normandia.”,”Contributo di Andrea Santangelo: ‘Le armi’ Von Rundstedt. “”Il 1° luglio, resosi conto che gli Alleati avevano definitivamente consolidato le proprie posizioni in Normandia, von Rundstedt fece sapere al Comando supremo delle forze armate che considerava la guerra ormai perduta. Hitler gli tolse immediatamente il comando e lo sostituì con il feldmaresciallo Günther von Kluge, evitandogli così il compito ingrato di gestire la sconfitta e la successiva ritirata verso i confini del Reich. Ma von Kluge, coinvolto nel complotto del 20 luglio 1944 per uccidere il Führer, si suicidò il 19 agosto, e Hitle decise di richiamare von Rundstedt il 4 settembre 1944. L’anziano feldmaresciallo, di nuovo OB-West, si trovò così obbligato a coordinare l’offensiva delle Ardenne, fortemente voluta da Hitler, senza condividere gli obiettivi troppo ambiziosi, e a organizzare la successiva disperata difesa del Reno. L’11 marzo 1945 von Rundstedt si ritirò definitivamente a vita privata: venne catturato in maggio dagli americani, che lo rilasciarono soltanto nel 1949″” (pag 49) Gastone Breccia insegna Civiltà bizantina, Letteratura bizantina e Storia militare antica all’Università di Pavia. Ha pubblicato numerose monografia di storia militare. Ha condotto ricerche sul campo in Afghanistan (2011) e in Kurdistan (Iraq e Siria nel 2015) da cui è nato tra gli altri il saggio ‘Diario dal fronte curdo’ (Il Mulino; 2016).”,”QMIS-340″
“BRECCIA Gastone, a cura di”,”L’arte della guerra. Da Sun Tzu a Clausewitz.”,”Ogni testo in Antologia è preceduto da una breve introduzione e da indicazioni bibliografiche essenziali. «La guerra è sempre stata un’equazione con troppe incognite, un duello incessante non solo con il nemico ma con un insieme di elementi che sembra sfuggire ogni controllo. Per questo fin dall’antichità gli strateghi e i teorici di cose militari hanno cercato di limitare e controllare il potere del caso nelle vicende belliche. In sostanza hanno cercato di individuare il rapporto più efficace tra pensiero, azione e risultato. (…) In Europa prevale il tentativo di dare ordine razionale alla materia sfuggente e di imporre la volontà umana alle condizioni oggettive. Viceversa, in Oriente l’idea fondamentale è quella di assecondare il corso delle cose, adattarsi in modo duttile alla realtà: la rigidità e la prevedibilità sono, in quest’ottica, le peggiori caratteristiche di un comandante e del suo esercito.» (dal risvolto di copertina)”,”QMIx-239-FSL”
“BRECHER Jeremy”,”Sciopero! Storia delle rivolte di massa nell’ America dell’ ultimo secolo.”,”Jeremy BRECHER è uno storico, ricercatore sociale, sceneggiatore e documentarista. Traduzione di Bruno ARMELLIN e Bruno CARTOSIO tranne per la nuova Introduzione, per il nuovo capitolo 9 e per gli aggiornamenti apportati dall’ Autore, di Paola TUBARO.”,”MUSx-077″
“BRECHER Michael”,”Vita di Nehru.”,”BRECHER Michael è professore di scienze politiche alla McGill University di Montreal. Grazie ad una borsa di studio ha soggiornato a più riprese in Inghilterra negli anni 1950 e ha intervistato NEHRU e altri rappresentanti del Congresso oltre alla consultazione di lettere inedite e rapporti confidenziali.”,”INDx-030″
“BRECHER Jeremy COSTELLO Tim, a cura di Luigi PICCIONI”,”Contro il capitale globale. Strategie di resistenza.”,”Jeremy BRECHER (1947) storico e saggista americano, ha pubblicato divesi libri sulla storia del movimento operaio americano e sulla globalizzazione. Tim COSTELLO (1946) è stato militante sindacale dei comionisti americani per oltre vent’anni e animatore di numerose iniziative politiche di base. Insieme hanno pubblicato pure ‘Common Sense for Hard Times’ e altro. “”Scioperi locali e scioperi generali sono stati una forma molto comune di protesta nel Terzo mondo. Nel 1992 circa quindici milioni di lavoratori indiani hanno partecipato a uno sciopero nazionale di un giorno del settore industriale per protestare contro la Nep, la nuova politica economica del governo. I sindacati ritenevano che la Nep fosse stata introdotta a seguito della pressione del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale, come condizione per ulteriori prestiti e chiedevano un blocco della privatizzazione delle imprese pubbliche; un freno alla chiusura degli impianti e alla riduzione dei posti di lavoro; una riduzione dei prezzi dei beni essenziali; una restrizione all’ ingresso nel paese della grandi imprese straniere; la conservazione delle banche statali; la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese a ogni livello e la tutela del diritto di sciopero.”” (pag 110)”,”CONx-115″
“BRECHER Michael”,”Vita di Nehru.”,”Spartizione e sterminio. “”Mentre il resto del paese celebrava la raggiunta indipendenza, nel Punjab aveva inizio un periodo di orrori sfrenati. In villaggi remoti i membri della minoranza venivano trucidati senza pietà, per nessun altro motivo che la loro nascita causale. Ogni atrocità dava luogo a reazioni equivalenti e, entro pochi giorni, la “”Terra dei cinque fiumi”” fu in preda alla furia più bestiale. E’ impossibile sceverare le varie responsabilità della catastrofe del Punjab, né è facile chiarire chi abbia messo in moto le reazioni a catena. Tutte le comunità condividono la colpa di un così truce episodio della storia indiana. Tutte hanno contribuito a queta calamità, anche se molti musulmani, sikh e indù hanno rischiato individualmente la vita per salvare degli amici appartenenti al gruppo in minoranza. Le vociferazioni, la paura, la brama di vendetta alimentarono la furia fanatica. I membri delle comunità di minoranza fuggirono dai villaggi isolati verso i centri maggiori, nella speranza che il numero avrebbe dato loro un minimo di sicurezza. Alcuni furono uccisi strada facendo. Spesso codeste mandrie di uomini, donne e bambini furono assalite dall’ esercito “”nemico”” subendo “”gravi perdite””. Non si dava quartiere: torture, mutilazioni, aggressioni, conversioni forzate. Si trattava ormai di una vera e propria guerra di sterminio. I più fortunati riuscivano a raggiungere una stazione ferroviaria e a salire in treno per fuggire verso la salvezza. Molti non giungevano a destinazione. Tutto era campo di battaglia: villaggi, città, strade, templi e moschee. I treni che viaggiavano da Lahore ad Amritsar e viceversa erano considerati buona preda, e testimoni oculari hanno riferito episodi in cui fino a 2000 passeggeri vennero uccisi in un solo convoglio tra queste due città. (…)””. (pag 456=)”,”INDx-062″
“BRECHER Michael”,”Vita di Nehru.”,”Spartizione e sterminio. “”Mentre il resto del paese celebrava la raggiunta indipendenza, nel Punjab aveva inizio un periodo di orrori sfrenati. In villaggi remoti i membri della minoranza venivano trucidati senza pietà, per nessun altro motivo che la loro nascita causale. Ogni atrocità dava luogo a reazioni equivalenti e, entro pochi giorni, la “”Terra dei cinque fiumi”” fu in preda alla furia più bestiale. E’ impossibile sceverare le varie responsabilità della catastrofe del Punjab, né è facile chiarire chi abbia messo in moto le reazioni a catena. Tutte le comunità condividono la colpa di un così truce episodio della storia indiana. Tutte hanno contribuito a queta calamità, anche se molti musulmani, sikh e indù hanno rischiato individualmente la vita per salvare degli amici appartenenti al gruppo in minoranza. Le vociferazioni, la paura, la brama di vendetta alimentarono la furia fanatica. I membri delle comunità di minoranza fuggirono dai villaggi isolati verso i centri maggiori, nella speranza che il numero avrebbe dato loro un minimo di sicurezza. Alcuni furono uccisi strada facendo. Spesso codeste mandrie di uomini, donne e bambini furono assalite dall’ esercito “”nemico”” subendo “”gravi perdite””. Non si dava quartiere: torture, mutilazioni, aggressioni, conversioni forzate. Si trattava ormai di una vera e propria guerra di sterminio. I più fortunati riuscivano a raggiungere una stazione ferroviaria e a salire in treno per fuggire verso la salvezza. Molti non giungevano a destinazione. Tutto era campo di battaglia: villaggi, città, strade, templi e moschee. I treni che viaggiavano da Lahore ad Amritsar e viceversa erano considerati buona preda, e testimoni oculari hanno riferito episodi in cui fino a 2000 passeggeri vennero uccisi in un solo convoglio tra queste due città. (…)””. (pag 456=)”,”INDx-007-FV”
“BRECHER Bob”,”Getting what you want? A Critique of Liberal Morality.”,”Bob Brecher insegna filosofia all’Università di Brighton. È direttore di ‘Res Publica’ un periodico di filosofia del diritto e sociale.”,”FILx-022-FRR”
“BRECHER Jeremy”,”Sciopero! Storia delle rivolte di massa nell’America dell’ultimo secolo.”,”Jeremy Brecher è storico, ricercatore sociale, sceneggiatore e documentarista.”,”MUSx-073-FL”
“BRECHT Bertolt”,”I giorni della Comune. (Tit. orig. Die Tage der Commune)”,”Bertolt Brecht nasce ad Augsburg in Germania il 10 febbraio 1898. Nel 1918 vede la luce la composizione del suo primo lavoro teatrale, Baal, nel 1922, con la commedia Tamburi nella notte (Trommeln in der Nacht) liberamente ispirata alla rivoluzione comunista bavarese cui da giovane studente di medicina aveva partecipato, realizza il suo primo, clamoroso, successo. Il suo primo libro di versi (Die Hauspostille) risale al nel 1927. Intellettuale comunista, si trasferisce a Berlino, dove, nel 1928, insieme a Kurt Weil, si impone definitivamente con L’ opera da tre soldi (Die Dreigroschenoper), ironico sbeffeggiamento della società borghese dell’ epoca. Esiliato, nel 1933 Brecht si rifugia in Scandinavia, dove permane sino al 1941 anno in cui si trasferisce negli Stati Uniti. Il periodo che va dal 1941, in cui esce Madre Courage e i suoi figli (Mutter Courage und ihre Kinder), al 1948, quando pubblica Il cerchio di gesso del Caucaso (Der kaukasische Kreidekreis); è sicuramente da considerasi uno dei periodi più fecondi per il drammaturgo tedesco. In “”Terrore e Miseria del III Reich”” Bertolt Brecht ci dà uno spaccato della tragedia, stupidità ed arroganza del regime nazista. Al ritorno in Germania, Brecht ha ormai consolidato la propria visione del mondo, riportando la stessa nelle sue opere. Considera infatti il teatro come teatro militante, capace di rappresentare la necessità dei cambiamenti sociali, e di coinvolgere gli spettatori nel processo disvelamento e mutamento della società, sottraendoli, di conseguenza, alla passivazione dello spettatore in quanto “”pubblico”” (gli attori infatti, nella rappresentazione delle opere di Brecht rompono gli schemi delle rappresentazioni classiche e di conseguenza la dualità di attore (inteso in quanto elemento attivo e facitore di ideologia) e spettatore/pubblico (elemento passivo) scendendo dalla scena e/o rivolgendosi personalmente a questi ultimi; li costringono, nella sostanza, ad un processo di attivazione che li coinvolge in quanto persone socialmente determinate. Nel 1955 a Brecht viene conferito il Premio Lenin. Muore, per un attacco cardiaco, nel 1956. Bibliografia: Affari del signor Giulio Cesare Ascesa e rovina della città di Mahagonny Baal Bargan se ne infischia e altri racconti inediti Dialoghi di profughi Diari (1920-1922). Appunti autobiografici 1920-1954 Diario di lavoro Drammi didattici Eccezione e la regola I giorni della Comune Il cerchio di gesso del Caucaso La resistibile ascesa di Arturo Ui L’anima buona di Sezuan Libro di devozioni domestiche L’opera da tre soldi Madre Courage e i suoi figli Me-ti. Libro delle svolte Poesie Santa Giovanna dei Macelli Scritti sulla letteratura e sull’ arte Scritti teatrali Storie da calendario Svejk nella seconda guerra mondiale Teatro Terrore e miseria del Terzo Reich Teste tonde e teste a punta Turandot ovvero Il Congresso degli Imbiancatori Vita di Edoardo II d’ Inghilterra Vita di Galileo Eugen Bertolt Brecht, detto Aigin dalla madre e da se stesso Bidi o B. B., nasce in una benestante famiglia borghese. Fino alla Prima guerra mondiale la sua vita scorre, all’apparenza, come quella di ogni ragazzo della sua età fra scuola e amici, fra i quali il prediletto è Caspar Neher che diventerà lo scenografo di molti suoi spettacoli. Ma nel suo Diario, già a partire dal 1913 e dunque dai quindici anni, si rivelano i segni di una giovinezza inquieta, il terrore della malattia, l’ossessione della morte. Costretto dalla guerra a interrompere gli studi, presta servizio nella sanità in un ospedale delle retrovie, un’esperienza che farà di lui un fiero pacifista, nemico giurato di ogni mitologia bellica. In questi anni compone la poesia La leggenda del soldato morto . Intanto fra scapigliatura e relazioni amorose (da una giovane parrucchiera Paula Banhofer avrà un figlio mai riconosciuto di nome Frank in onore di Wedekind, ammirato come un maestro), scrive il suo primo dramma che si ispira all’individualismo sfrenatamente anarchico del teatro espressionista Baal in ventidue scene (1917). Si iscrive a Monaco alla facoltà di medicina, ma interrompe presto gli studi per seguire la sua vocazione letteraria; qui conosce e frequenta il comico Karl Valentin nella cui orchestrina suonerà il clarinetto. Sensibile al clima di protesta che in quella città è particolarmente forte e sotto l’impressione della rivolta spartachista (movimento comunista radicale che terminerà con l’uccisione dei suoi capi, Rosa Luxembourg e Karl Liebknecht) scrive fra il 1918 e il 1920 Spartaco , abbozzo di quello che sarà poi Tamburi nella notte , rappresentato con grande successo nel 1922 ai Kammerspiele, da Otto Falkenberg. Si lega d’amicizia con Arnolt Bronnen e con lui si trasferisce a Berlino dove conduce una vita di stenti tanto da essere ricoverato in ospedale per denutrizione. A Berlino, sposa Marianne Zoff. Nel 1922 vince il premio Kleist mentre nel 1923 viene rappresentato, con le scene di Neher e la regia di Engel, Nella giungla delle città , storia di una lotta senza quartiere fra un ricco proprietario di lavanderie che crede di potere comperare qualsiasi cosa compreso quello che sta scritto nei libri, e un giovane bibliotecario, che parla come Rimbaud. Scandita come i round di un incontro di boxe, sport che Brecht ama moltissimo, l’opera si svolge in una immaginaria Chicago. Del resto questo è il momento in cui il giovane B. è innamorato dell’America, dei suoi scrittori, dei suoi successi sportivi, delle brulicanti città piene di vita. Con la messinscena a Monaco di una rielaborazione di Edoardo II di Marlowe ( Vita di Edoardo II di Inghilterra , 1924) affronta per la prima volta il tema dello straniamento. È B. stesso a raccontarlo più tardi: non riesce a risolvere una scena perché non sa come debbano essere e comportarsi i soldati. Karl Valentin, presente alle prove, gli darà il suggerimento chiave: «Pallidi sono, hanno fifa». Da qui il volto truccato di biacca e una dizione fredda e chiara. Nel frattempo, a Berlino, collabora prima con Max Reinhardt e poi con Erwin Piscator per il quale firma la riduzione di un romanzo di Hasek Le avventure del buon soldato Schweyk durante la guerra mondiale (1927). Da Piscator mutuerà la necessità di un teatro politico accanto ad alcune fondamentali suggestioni sceniche: l’uso dei cartelli e la proiezione di diapositive per sottolineare l’azione o per definire un’epoca, un luogo. È in questi anni che stringe un sodalizio, destinato a un grande avvenire, con il musicista Kurt Weill con il quale scriverà la `piccola’ Mahagonny (1927), la celeberrima Opera da tre soldi , un successo di portata europea (1928), e l’opera lirica Ascesa e caduta della città di Mahagonny (1930). Nello stesso anno vanno in scena due importanti drammi didattici La linea di condotta e L’eccezione e la regola . La collaborazione musicale con Weill non sarà l’unica e si intreccerà a quella con Hans Eisler e Paul Dessau a testimonianza dell’importanza che B. annette alla musica nel lavoro teatrale. È però attraverso testi come Santa Giovanna dei macelli (1927), La madre , tratto dall’omonimo romanzo di Gorkij (1930), ma anche con opere didattiche come Gli Orazi e i Curiazi e, più tardi con Puntila e il suo servo Matti (1940), L’anima buona di Sezuan (1941), Madre Coraggio e i suoi figli (1941), Vita di Galileo Galilei (andato in scena nel 1947 a New York, protagonista Charles Laughton), che B. fissa la sua idea di un teatro politico, didattico e, in ultima istanza, epico. Questo teatro ha i suoi punti di riferimento in una storia dallo svolgimento chiaro e preciso, nella distribuzione dei ruoli ad attori il più possibile lontani dalla declamazione e dall’artificio; nell’effetto di straniamento (detto anche V-effekt) come recitazione in terza persona e rottura dell’illusione; di cui avrà la rivelazione definitiva a Mosca vedendo recitare il grande attore cinese Mei Lanfang, specializzato in ruoli femminili. Questi snodi sembrano a Brecht necessari per arrivare a un distacco epico, critico, per creare un nuovo rapporto con lo spettatore; al quale non richiede una totale aderenza a ciò che viene rappresentato, ma piuttosto di portare con sé la sua capacità di riflettere autonomamente sulle cose. Per raggiungere questo risultato è importante il ruolo del regista inteso non come demiurgo ma inserito in un lavoro collettivo. L’avvento del nazismo, intanto, costringe lo scrittore all’esilio, prima in Danimarca, poi in Finlandia e in Unione Sovietica. Da Vladivostock parte nel 1941 verso gli Usa dove cercherà di inserirsi nel mercato del cinema di Hollywood (in Germania ha già scritto più soggetti per il cinema di cui solo uno andato a buon fine, Kuhle Wampe , regia di Slatan Dudow, 1932), come sceneggiatore senza molto successo. Ritornerà in Europa nel 1947 dopo essere stato costretto a discolparsi dall’accusa di attività antiamericane di fronte alla famigerata Commissione del senatore McCharthy. Si stabilisce a Zurigo in attesa degli eventi. Qui pubblica il Breviario di estetica teatrale nel 1948, il più maturo dei suoi scritti teorici mentre allo Schauspielhaus viene presentato per la prima volta Puntila e il suo servo Matti . Ritornato nella Germania divisa in due, sceglie di stabilirsi nella Ddr, a Berlino Est dove, l’11 gennaio del 1949, inaugura il Berliner Ensemble con Madre Coraggio e i suoi figli , protagonista Helene Weigel, sua seconda moglie e dove termina di scrivere I giorni della Comune . Nel febbraio del 1956 compie il suo unico viaggio in Italia per vedere al Piccolo Teatro L’opera da tre soldi messa in scena da Strehler. Muore a Berlino, per un infarto, il 14 agosto dello stesso anno. (m.g.g.) (fonte delteatro.it)”,”MFRC-089″
“BRECHT Bertolt, a cura di Emilio CASTELLANI e Cesare CASES”,”Il teatro di Bertolt Brecht. Volume terzo.”,”Questo terzo volume comprende opere del primo periodo bavarese (1914-24) quali Baal, Tamburi nella notte, Nella giungla delle città, altre del periodo berlinese (1924-33), L’ Accordo, Santa Giovanna dei Macelli, Il consenziente e il dissenziente. Gli Orazi e i Curiazi risale al primo esilio dello scrittore in Scandinavia (1933). Di violenza non minore a ‘Baal’, la prima esperienza teatrale di Brecht, è ‘Tamburi nella notte’ ambientato durante la rivolta spartachista di Berlino nel novembre 1918. E’ un’ opera disfattista, in cui la rivoluzione viene vista “”come qualcosa di romantico””: essa stabilì la fama del poeta ventiquattrenne e gli valse il Premio Kleist (1922). “”I compagni son nella fossa, io per poco mi son salvato. A novembre bandiera rossa ma a gennaio tutto è cambiato.”” (pag 178)”,”VARx-133″
“BRECHT Bertolt, a cura di Emilio CASTELLANI e Cesare CASES”,”Il teatro di Bertolt Brecht. Volume quarto.”,”Questo quarto volume, che conclude la traduzione dell’ intero teatro di Bertolt Brecht, comprende alcune delle opere della maturità. Scritte durante il suo lungo e termentato esilio. Tranne ‘I giorni della Comune’ scritto a Zurigo (1948-49) e Schweyk che appartiene al periodo americano (1942-43) le altre risalgono al periodo scandinavo (1933-41). ‘Teste tonde…’ riafferma la realtà della lotta di classe al di là del velo delle dottrine razziali di HITLER. ‘I fucili di madre Carrar’ è ambientato in Spagna durante la guerra civile. ‘Arturo Hi’ è una parabola contro Hitler e i suoi accoliti assassini. Queste opere di BRECHT sono tragicamente legate alla tragica situazione politica dell’ Europa. “”Ecco la Comune, ecco la scienza, il nuovo millennio: Parigi ha fatto la sua scelta.”” (pag 598)”,”VARx-134″
“BRECHT Arnold”,”Prelude to Silence. The End of the German Republic.”,”BRECHT è stato un esperto, e autore di vari saggi, di problemi istituzionali, governativi e amministrativi e delle organizzazioni politiche del dopoguerra. In Germania scrisse a commento dell’ articolo 48 della Costituzione di Weimar. Funzionario pubblico partecipò, dal 1910 al 1933 a sei ministeri. Ebbe incarichi di sottosegretario in un governo Rathenau. Fu al servizio, come esperto di questioni costituzionali, del ministero dell’ interno. Difese la causa della costituzione quando VON PAPEN lanciò il suo colpo di Stato. Si oppose anche ad Hitler e fu arrestato. Nel novembre 1933 fuggì all’ estero ed ebbe incarichi ad Harvard e a Yale. Rapporto cattolici-protestanti e ruolo Mosca in elezioni presidenziali. “”La Costituzione tedesca richiedeva una maggioranza assoluta al primo voto. Dato che nessun candidato aveva ottenuto quella maggioranza, si tennero nuove elezioni, in cui la maggioranza relativa avrebbe deciso l’ elezione. Hindenburg, si presentò come un nuovo candidato dei partiti di destra congiunti, approfittando di quattro fattori. Essi erano: la sua popolarità; il fatto che molta gente preferiva leader non di parte ai leader di una formazione non loro; l’ ostinazione dei comunisti di sostenere un candidato proprio; e per ultimo la non disponibilità di molti protestanti a votare per un candidato cattolico, e in particolare per il Dr. Wilhelm Marx, che era stato scelto come il candidato dell’ insieme dei partiti della coalizione di Weimar. (L’ esperienza di Alfred Smith, un cattolico, in una elezione presidenziale negli Stati Uniti offre una analogia con quella del Dottor Marx). Hindenburg prese 14.656.000 voti, Dr. Marx, 13.752.000 e il comunista Thälmann, 1.931.000. La vittoria di Hindenburg sul candidato dei partiti democratici fu, perciò, di stretto margine e possibile solo perché i comunisti istruiti da Mosca nella loro cieca lotta contro tutti i partiti parlamentari insistettero sul dare il voto al loro proprio candidato invece di gettarlo sulla bilancia contro il candidato nazionalista.”” (pag 21)”,”GERG-054″
“BRECHT Bertolt, a cura di Emilio CASTELLANI”,”Vita di Galileo. Dramma. (Tit. orig.: Leben des Galilei)”,”Galileo docente di matematiche a Padova cerca le prove del nuovo sistema cosmico di Copernico. Consegna alla Repubblica Veneta una sua nuova invenzione. Nel 1610 servendosi del telescopio conferma il sistema copernicano. Lascia poi Venezia per la corte dei Medici. Il Collegio Romano, istituto pontificio di ricerche scientifiche conferma le scoperte di Galileo. Ma l’ inquisizione pone all’ indice la teoria di Copernico (1616). L’ avvento di uno scienziato sul soglio pontificio incoraggia Galileo a riprendere le sue ricerche. Scopre le macchie solari. Le sue dottrine si diffondono. Nel 1633 l’ Inquisizione lo convoca a Roma. Nello stesso anno rinnega davanti all’ Inquisizione la sua teoria della rotazione della terra. Negli anni seguenti vive prigioniero dell’ Inquisizione. 1637: i ‘Discorsi delle nuove scienze’ oltrepassano i confini d’ Italia. “”La verità è figlia del tempo e non dell’ autorità”” (pag 56)”,”VARx-146″
“BRECHT Bertolt”,”Vita di Galileo.”,”Libro di GB Contiene ritaglio di giornale “”Galileo: Hanno vinto gli altri. E un’opera scientifica che possa essere scritta da un uomo solo, non esiste. Andrea: Ma allora, perché avete abiurato? Galileo: Ho abiurato perché il dolore fisico mi faceva paura Andrea: No! Galileo: Mi hanno mostrato gli strumenti. Andrea: Dunque non l’avevate meditato? Galileo: Niente affatto. Andrea: (forte) La scienza non ha che un imperativo: contribuire alla scienza. Galileo: E questo, l’ho assolto. (…)”” (pag 123)”,”SCIx-394″
“BRECHT Bertolt BRETON André”,”La cultura contro il fascismo.”,”Dal congresso internazionale degli scrittori per la difesa della cultura svoltosi a Parigi nel giugno del 1935 Brecht: non è una barbarie contro cui proclamare una crociata dei civilizzati, ma ci sono interessi di classe difesi con brutalità (pag 9) “”Nel coro volenteroso, prefabbricato ma anche in buona fede del Congresso [il Congresso internazionale degli scrittori per la difesa della cultura svoltosi a Parigi nel giugno del 1935, ndr] stridono dissonanti due voci, abbastanza diverse fra loro: quelle di Bertolt Brecht e di André Breton. Un oppositore interno dello stalinismo con profonda e quasi patologica vocazione alla dissimulazione onesta, il primo, un «provocatore» abituale il secondo, allora e ancor più negli anni seguenti impegnato a flirtare con l’opposizione trotskista (fino al ‘Manifesto per un’arte rivoluzionaria indipendente’, del 1938, redatto in Messico con Trotsky esule e Diego Rivera). Due «cattivi» maestri che hanno lasciato un’impronta decisiva (il primo come autore, il secondo forse più come inventore e organizzatore) nella cultura contemporanea, assai di più dello scolorito corteo di intellettuali sfilati ossequiosi a quel Congresso. Brecht prende il toro per le corna: non c’è una «barbarie» contro cui proclamare una crociata dei «civilizzati», ci sono interessi di classe che a volte vengono difesi con inconsueta brutalità. Occorre allora «parlare dei rapporti di proprietà», che sono alla base delle pratiche fasciste, senza illudersi che l’atrocità dei metodi susciti automaticamente indignazione e ribellione. I delitti che si moltiplicano diventano anzi invisibili (nello stesso senso della burocratizzazione del crimine che sarà poi ampiamente tematizzato da H. Arendt). Il nazismo lo confermerà ad abbondanza. (…) Più lineare e politicamente didattico è invece l’intervento scritto da Breton e pronunciato materialmente da P. Eluard per ragioni di opportunità dopo un aspro scontro fra lo stesso Breton e I. Ehrenburg. Lo sfondo immediato della polemica è dato dall’accordo Laval-Stalin e dal patto di assistenza franco-sovietico che, ispirato da motivi classicamente geopolitici di accerchiamento della Germania, aveva comportato un ‘appeasement’ ideologico nei confronti dell’imperialismo democratico (come in senso inverso avverrà quattro anni più tardi con il patto Hitler-Stalin nei confronti di quello nazista, scatenando le reazioni di un Nizan o di un Terracini). Ne era derivata anche una ricaduta nazional-culturale in particolare rispetto alla letteratura francese contro cui si accende l’indignazione dei surrealisti, che proclamano «non amiamo la nostra patria» e mantengono l’idea di combattere il nemico in primo luogo all’interno del proprio paese, scartando qualsiasi rigurgito anti-‘boches’ [crucchi, ndr]. L’atteggiamento verso il «patrimonio culturale» è già benjaminiano; vi si aggiunge che, come Benjamin rifiutava la boria culturale tedesca e dichiarava il suo amore alla Francia di Proust e Valéry, così Breton respinge lo sciovinismo piccolo-borghese e rivendica provocatoriamente il valore della filosofia tedesca (Marx e Freud). Della tradizione francese si difende e si pretende di tramandare alla cultura proletaria e rivoluzionaria la parte «cattiva» (brechtianamente diremmo il cattivo che è il nuovo): Sade, Baudelaire, Lautréamont e Rimbaud. Di quest’ultimo si rifiuta un’annessione biografica (la partecipazione occasionale alla Comune di Parigi), ma si esige un riconoscimento in nome dell’ampliamento rivoluzionario della coscienza che la sua poesia comporta. Diventa allora emblematico non questo e quel riferimento testuale agli oppressi (soggetto del resto a rinnegamenti e oblio nell’avventurosa vita successiva del poeta), ma piuttosto il fatto che la celebre «lettera del veggente», dove si proclama lo «sregolamento di tutti i sensi» sia scritta al culmine della resistenza comunarda. C’è dunque un’appassionata apologia dell’avanguardia, del diritto di perseguire la ricerca di nuovi mezzi di espressione senza una moralistica autolimitazione in nome dell’ampiezza momentanea del pubblico e della presunta diffidenza dei ceti popolari per le stravaganze di contenuto e di forma. Il rigetto del populismo e de perbenismo (in versione antifascista di sinistra) è netto e perspicace, andando ben al di là degli immediati interessi di legittimazione del gruppo surrealista. Basti qui ricordare la feroce identificazione nel binomio patria-famiglia del punto di confluenza fra ideologia reazionaria e nuovi conformismi del socialismo sovietico. Superfluo ricordare quanto ciò rimanga attuale in tempi di rinato entusiasmo per le ragioni del cuore e del buon senso. Il filo conduttore del discorso è il rifiuto accanito di qualsiasi «difesa della cultura» intesa come accettazione acritica del patrimonio culturale dei vincitori (nel senso appunto di Brecht e di Benjamin), sorretto dalla proposizione di una nuova sintesi rivoluzionaria in cui all’azione si affianchi il sogno, a Marx e Lenin Rimbaud e Freud. Nella celebre conclusione, alla parola d’ordine marxiana «trasformare il mondo» si accoppia quella rimbaudiana «bisogna cambiare la vita»”” [introduzione di Augusto Illuminati] (pag 8-15)”,”TEOP-506″
“BRECHT Bertolt, a cura di Ruth LEISER e Franco FORTINI”,”Poesie e canzoni.”,”Libro di GB traduzione di Ruth Leiser e Franco Fortini: Epitaffio per Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg (v. pure libro: ‘Ballata tedesca della guerra e della pace’, 1965″,”VARx-064-FV”
“BRECHT Bertolt, a cura di”,”L’opera da tre soldi.”,”Si tratta di un’opera scritta per il teatro e l’edizione a stampa non è altro che “”una copia per il suggeritore”” di tale opera. E’ una tipica opera di collaborazione: la partecipazione di Kurt Weill assume un rilievo assolutamente determinante (per la musica) (pag 5) L’intenzione dell’autore è ironica e polemica sia sotto il profilo formale (culturale) che ideologico (sociale). E’ nata negli anni in cui la Repubblica di Weimar iniziava il suo declino verso “”l’ora della verità”” del 30 gennaio 1933 (pag 7) Il dramma in cui al dialogato si alternano famosi ‘songs’ (musica di Kurt Weill) si rifà all’ ‘Opera del mendicante’ (The Beggar’s Opera, 1728) dell’inglese John Gay, parodia del melodramma e vivace rappresentazione delle malavita londinese del Settecento, mettendo in scena la lotta per la sopravvivenza, la débacle, e il salvataggio in extremis del delinquente e uomo d’affari Macheath, detto Mackie Messer. (4° di copertina) “”Voi che alla retta vita ci esortate e ad evitare il fango del peccato, prima di tutto fateci mangiare e poi parlate pure a perdifiato. Voi che alla vostra ciccia tenete e al nostro onore, date ascolto, sappiatelo, è così: solo saziato l’uomo può farsi migliore!”” (pag 73) Ballata nella quale Macheath chiede perdono a tutti (pag 96-97)”,”VARx-616″
“BRECHT Bertolt”,”Scritti sulla letteratura e sull’arte.”,”””Scrivere in maniera realistica non è una questione di forma. Tutti gli elementi formali che ci impediscono di giungere al fondo della causalità sociale debbono venire eliminati; tutti gli elementi formali che ci aiutano a giungere al fondo dalla causalità sociale, debbono venir chiamati a raccolta. Se si vuole parlare al popolo, bisogna farsi capire dal popolo. Ma anche in questo caso non si tratta di una questione puramente di forma. Non è che il popolo capisca soltanto le vecchie forme. Marx, Engels e Lenin, per rivelare al popolo la causalità sociale, hanno fatto ricorso a forme nuovissime. Lenin non solo diceva cose diverse da Bismarck, le diceva anche in modo diverso. Non si preoccupava né di parlare nella forma vecchia né in una forma nuova. Egli parlava in una forma adeguata. Gli sbagli e gli errori di alcuni futuristi sono manifesti. Su un enorme cubo posavano un enorme cetriolo, dipingevano il tutto di rosso e lo battezzavano ‘ritratto di Lenin’. La loro intenzione era che Lenin non assomigliasse a niente di ciò che si era già visto in qualunque luogo e in qualunque epoca. Il risultato era che il loro ritratto non assomigliava a nessun ritratto che si fosse mai visto. Il ritratto non doveva ricordare in nessun modo ciò che era noto dai vecchi tempi maledetti. Il guaio era che non ricordava neanche Lenin. Sono episodi spaventevoli. Non per questo hanno però ragione gli artisti i cui ritratti ricordano, è vero, Lenin ma in maniera di dipingere che non ricorda affatto il modo di combattere di Lenin. E anche questo è evidente. La lotta contro il formalismo dobbiamo condurla da realisti e da socialisti”” (1938, circa) (pag 175)”,”TEOS-142-FF”
“BRECHT Franz Josef”,”Einführung in die Philosophie der Existenz.”,”Franz Josef Brecht, goboren am 16 März 1899 in Uehlingen (Baden), ist Professor der Philosophie an der Universität Heidelberg.”,”FILx-138-FL”
“BRECHT Bertolt, a cura di Marco FEDERICI SOLARI”,”Il romanzo dei tui.”,”Bertolt Brecht (1898-1956), poeta, narratore, drammaturgo, regista con il suo “”teatro epico”” ha rivoluzionato i palcoscenici di tutto il mondo. Dopo essere stato protagonista della vita culturale della Repubblica di Weimar, nel 1933 lasciò la Germania all’indomani dell’incendio del Reichstag, continuando a combattere contro il nazismo con le armi dell’arte e dell’impegno intellettuale. Un lungo esilio lo portò in Svizzera, Francia, Danimarca, Finlandia e California. Nel 1948 ritornò in Germania a Berlino Est. Marco Federici Solari è studioso di letteratura comparata, editore e libraio, ha tradotto tra gli altri Franz Kafka, Ciaran Carson e Maxim Biller. “”Una panoramica enciclopedica sulle idiozie degli intellettuali”” (Walter Benjamin) (quarta di copertina)”,”VARx-006-FSD”
“BRECY Robert”,”La Grève générale en France.”,”””F. Engels, nel suo articolo I Bakuninisti al lavoro fece subito la critica della concezione anarchica della sciopero generale mostrando l’ insensatezza dei tentativi dei bakuninisti di realizzarlo nella Repubblica spagnola nel corso dell’ estate 1873: “”Lo sciopero generale è, nel programma bakuninista, la leva che si impiega come preludio alla rivoluzione sociale. Un bel mattino, tutti gli operai di tutte le corporazioni di un paese o del mondo intero fermano il lavoro, forzando così, in quattro settimane, al massimo, le classi possidenti o a chiedere perdono in ginocchio o a affidarsi agli operai, in modo che questi qui abbiano allora il diritto di difendersi, e, alla prima occasione, di gettare via tutta la vecchia società. (…)””. (pag 17-18)”,”MFRx-223″
“BRECY Robert”,”Le Mouvement syndical en France, 1871-1921. Essai bibliographique.”,”Ecole Pratique des Hautes Etudes – Sorbonne, Sixieme section: Sciences economiques et sociales. Societé, mouvements sociaux et idéologies, IIIe série: bibliographies I. “”Nel dicembre 1920, a Tours, la maggioranza rivoluzionaria del Congresso del Partito socialista si è pronunciata per l’ adesione alla III Internazionale. La minoranza non si piega, preferisce lasciare il nuovo partito, che prenderà il nome di Partito Comunista francese (SFIC). Questa scissione politica va pure a far precipitare la scissione sindacale divenuta virtuale. L’ Humanité (a cui collabora l’ équipe di V.O.: Monatte, Rosmer, Tourette, Martinet..) spinge alla correzione della CGT. L’ effetto delle divisioni si fa sentire. Le perdite di effettivi continuano – soprattutto tra i maggioritari – (non ci saranno che 600.000 tessere prese in quest’ inizio 1921); il movimento rivendicativo è decresciuto considerevolmente e gli scioperi sono raramente vittoriosi; il 1° maggio 1921 è uno scacco.”” (pag 116)”,”MFRx-224″
“BRECY Robert”,”The Revolution in song.”,”1789. “”Il primo dicembre, un deputato, il Dottor Guillotin, propose all’ Assemblea un nuovo, e in sé rivoluzionario, strumento per un esecuzioni più umane. Il futuro prossimo avrebbe trovato moltissime occasioni per usare questa nuova macchina chiamata ghigliottina. E’ importante notare che durante questa presentazione, Robespierre dichiarò che era contro la pena di morte””. (pag 47)”,”FRAR-313″
“BRECY Robert”,”La Chanson de la Commune. Chansons et poèmes inspirés par la Commune de 1871.”,”BRECY Robert storico del movimento operaio francese è uno dei migliori conoscitori della canzone sociale a cui ha consacrato lunghi anni di ricerche. Ha pubblicato nel 1963 ‘Le Mouvement syndical en France , 1871-1921′ sotto l’ egida dell’ Ecole des Hautes Etudes, ‘La Greve generale en France’, prefazione di Jean MAITRON nel 1969, e altre opere (v. risvolto di copertina). Claude WILLARD è Presidente della associazione ‘Amis de la Commune de Paris (1871)’. “”In una delle sue canzoni conosciute, ‘Elle n’est pas morte’, dedicata “”ai sopravvissuti della Settimana di sangue””, Eugène Pottier scriverà quindici anni più tardi: ‘Comme faucheurs rasant un pré, Comme on abat des pommes, Les versaillais ont massacré Pour le moins cent mille hommes.’ Se l’ immagine è bella, la cifra dei morti è esagerata: centomila uomini, è la parte della popolazione parigina che era “”scomparsa”” nell’ autunno 1871 – un quarto della popolazione attiva: uccisa nel corso dei combattimenti, fucilata nel maggio e giugno, imprigionata, rifugiata all’ estero o in provincia. Quanto al numero dei comunardi morti in combattimento o massacrati, è impossibile valutarli con precisione, ma gli storici li stimano attualmente intorno ai 30 mila, ai quali conviene aggiungere i circa 3000 prigionieri che perirono sui pontoni, nelle prigioni o nei bagni penali””. (pag 111)”,”MFRC-112″
“BREDEL Willi”,”Ernst Thälmann. Ein Beitrag zu einem politischen Lebensbild.”,”Biografia di THALMANN: Ernst Thälmann (1896-1944) Docker, militant social-démocrate en 1904, du parti social-démocrate indépendant (USPD) en 1917. Thälmann appartient à la gauche berlinoise du PC allemand après la fusion de l’ USPD et des communistes. Il passe ensuite au centre contrôlé par l’appareil du Comintern et devient un président du KPD étroitement soumis à Moscou. Arrêté en 1934 par les nazis, il sera exécuté à Büchenwald en 1944. “”Ernst Thälmann, uno dei leader della classe operaia tedesca e dirigente del Partito comunista della Germania (Kpd), nacque ad Amburgo -città alla quale sarà legata tutta la sua vita- il 16 aprile 1886. A quei tempi Amburgo era non solo il maggior centro economico della vecchia Germania, ma politicamente era anche una delle città più libere e progressiste del paese: una vera e propria fucina di ribelli e di combattenti contro la reazione, molto più di Berlino o di Monaco. Proprio qui nel 1867 era uscita la prima edizione del “”Capitale” di Marx. Ed è stato qui che Thälmann imparò a conoscere le difficoltà della vita del lavoratori. La sciò la famiglia a 16 anni con tre marchi in tasca. Viveva nella miseria: mangiava poco, dormiva nei ricoveri pubblici, fino a notte tarda leggeva libri. Dapprima fece lo scaricatore di porto, poi viaggiò su navi come mozzo e aiutante fuochista, finché aderì al sindacato dei trasportatori marittimi. A 17 anni s’era già iscritto al Partito socialdemocratico indipendente, schierandosi su posizioni marxiste rivoluzionarie, contro l’opportunismo di destra e di sinistra. Nel 1915 conobbe Rosa, la sua futura moglie, mentre lavoravano insieme nella grande lavanderia Walscher. Durante la prima guerra mondiale difese i princìpi dell’internazionalismo proletario, sostenendo la parola d’ordine di uno dei fondatori del Kpd, Karl Liebknecht: “Il nemico principale si trova nel tuo stesso paese”. La guerra aveva arrecato alla Germania immani distruzioni, nell’industria e nell’agricoltura: solo fra morti, feriti e prigionieri aveva perduto 7 milioni e mezzo di persone. Tra le masse popolari, spinte anche dagli avvenimenti dell’Ottobre bolscevico, si rafforzava il movimento di protesta contro il regime e la guerra imperialistica: i soldati non volevano più combattere, i civili organizzavano gli scioperi. In quel periodo non vi era un vero e proprio partito proletario tedesco: l’unica corrente rivoluzionaria era rappresentata dagli “spartachisti”, che militavano nel Partito socialdemocratico indipendente. L’Inizio della cosiddetta “rivoluzione di novembre” va collegato con il rifiuto di molti equipaggi della marina tedesca di misurarsi in uno scontro decisivo con gli inglesi. Convinti che la guerra fosse già perduta, I marinai indissero una manifestazione di protesta a Kiel. Questa, di fronte all’eccidio perpetrato da un reparto di ufficiali, si trasformò ben presto in rivolta. Ormai la scintilla era scoppiata. A Berlino era la rivoluzione, ad Amburgo lo sciopero generale; si eleggono i Consigli di operai e di soldati; il movimento rivoluzionario si estende In tutta la Germania, determinando l’abbattimento della monarchia e del governo del kaiser. La notizia dell’ insurrezione dei portuali giunse a Thälmann quando già si trovava, perché costretto, nelle trincee del fronte occidentale. Decise di abbandonarle e di ritornare nella sua Amburgo, preoccupandosi di organizzare, insieme ad altri compagni, l’associazione provvisoria dei Consiglio operaio-militare per le funzioni amministrative della città. Ma la rivoluzione non ebbe l’esito che molti speravano. Lo Spartakusgruppe, debole sul piano organizzativo, legato a un partito che ne ostacolava le iniziative, incapace di conquistare larghe masse popolari (soprattutto fra i contadini), non fu in grado di trasformare le conquiste democratico-borghesi della rivoluzione in conquiste socialiste. La schiacciante maggioranza dei Consigli operai non lottò per la liquidazione dei vecchio apparato statale reazionario: ancora pesava l’eredità delle illusioni socialdemocratiche sul parlamentarismo. Né la situazione migliorò in modo sostanziale quando gli spartachisti, capeggiati da Liebknecht, Rosa Luxemburg, Mehring e altri, decisero di fondare alla fine del 1918 un nuovo partito: ormai l’occasione era perduta e alla reazione non fu difficile, agli inizi dei 1919, eliminare i due più importanti leader del movimento operaio, Liebknecht e la Luxemburg. Lo stesso Thälmann fu al centro di un drammatico episodio. Il governo, dopo aver soffocato le manifestazioni degli operai berlinesi, aveva dato ordine di liquidare le repubbliche dei Consigli di Brema e di Cuxhaven. Gli operai di Brema si appellarono a quelli di Amburgo, ma i socialdemocratici di destra del Consiglio di questa città sabotarono l’organizzazione degli aiuti. Un contingente armato al comando di Thälmann dovette recarsi a piedi da Amburgo a Brema, perché i socialdemocratici che dirigevano lo sciopero dei ferrovieri si rifiutarono di trasportarlo, sostenendo che sarebbe stato un atto di ‘crumiraggio’! E così il distaccamento non poté giungere in tempo a Brema, causando la definitiva sconfitta degli operai insorti. Successivamente dovette piegarsi anche il proletariato di Cuxhaven. Per questo e altri motivi Thälmann -che ebbe un ruolo molto importante nell’organizzare l’ala sinistra del Partito socialdemocratico indipendente- decise nel 1920 di aderire al partito comunista. Gli operai, a suo giudizio, avevano bisogno di “un’avanguardia temprata come I’acciaio nel fuoco dell’esperienza rivoluzionaria”. Per effetto dell’ unificazione dell’ ala sinistra con il Kpd i membri del partito salirono da 100mila a 300mila. Durante le elezioni del Landtag prussiano il partito ottenne nel 1921 più di 1,2 milioni di voti. Nello stesso anno i nazisti attentarono, senza successo, alla vita di Thälmann. Agli inizi del 1923 si formò in Germania una nuova situazione rivoluzionaria. Centomila soldati franco-belgi, a titolo di risarcimento dei danni provocati dalla Germania durante la prima guerra mondiale, furono mandati a occupare la regione della Ruhr. La Francia, vedendo da un lato che la Germania non era in grado di pagare alle potenze vincitrici il debito impostole con il trattato di Versailles, e mirando dall’altro a una propria egemonia in Europa, non aveva alcuna intenzione di aspettare: per di più la Ruhr, ricchissima di materie prime e di industrie, le faceva particolarmente gola. I comunisti tedeschi, aiutati dai partiti e dai sindacati comunisti di tutto il mondo, iniziarono subito la lotta contro gli invasori. Essi proponevano l’organizzazione di un fronte unico che servisse anche a rovesciare il governo Cuno, fermo sulle posizioni della “resistenza passiva”. Purtroppo però i dirigenti della socialdemocrazia e dei sindacati, che avevano un grande ascendente sugli operai, preferirono appellarsi all’”unione patriottica” e alla conclusione di una “pace civile” con la borghesia. Alcuni dirigenti opportunisti dello stesso Kpd – contro i quali, fra gli altri, lottò Thälmann – preferivano considerare il fronte unico della classe operaia più come un compromesso fra il loro partito e i dirigenti socialdemocratici, che non come una premessa del governo proletario. Questo permise al governo Cuno di sferrare violenti attacchi al movimento operaio e al partito comunista, anche se poi, di fronte allo sciopero generale di 3 milioni di persone, fu costretto a dimettersi. Purtroppo il Kpd non seppe utilizzare la situazione favorevole dando un fine politico allo sciopero e obbligando i socialdemocratici a formare un governo operaio. L’unico autentico rivoluzionario nella direzione del partito restava Thälmann, il quale era veramente intenzionato a preparare una lotta armata per la conquista dei potere. Per questo fu minacciato addirittura dì espulsione. Ma grazie alla sua influenza il Cc decise di creare un consiglio militare permanente. Si prevedeva un’insurrezione nella Germania centrale e ad Amburgo, senza però prendere in considerazione i centri operai di Berlino e della Ruhr. Di fronte a questo nuovo pericolo il governo di Stresemann, che aveva sostituito Cuno, introdusse lo stato d’assedio, vietando così gli scioperi e abolendo la conquista operaia delle 8 ore lavorative. I comunisti risposero creando dei governi operai in Sassonia e in Turingia, ma senza voler armare il proletariato, né controllare le banche e la produzione, né sciogliere la polizia e incoraggiare l’attività rivoluzionaria degli operai e dei contadini. In pratica – disse G. Dimitrov – si comportavano “come ministri parlamentari nell’ambito della democrazia borghese”. In ogni caso lo svolgersi degli avvenimenti obbligava i comunisti a prepararsi a una insurrezione armata. Il governo non poteva assolutamente tollerare la presenza di amministrazioni popolari alternative e dì reparti militari a tutela del proletariato. Fu proprio in questa occasione che si verificò uno degli episodi più infelici nella storia del Kpd. La sera dei 21 ottobre 1923, in un piccolo appartamento operaio di Amburgo, si tenne una riunione della direzione dell’organizzazione del litorale del Baltico. Presiedeva Thälmann. All’ordine del giorno c’era l’elaborazione di un piano insurrezionale, in cui si prevedeva uno sciopero generale. Il piano fu approvato il giorno seguente. Sennonché la dirigenza opportunista del partito, con sede a Berlino, decise di revocare l’insurrezione armata nel momento stesso in cui 18mila operai dei cantieri di Amburgo erano già stati mobilitati. Per tre giorni e tre notti si condusse la battaglia nelle strade della città contro un nemico assai più numeroso. Pur essendo male armati gli insorti applicavano una tattica flessibile che permetteva loro di conservare le posizioni respingendo i furibondi attacchi dell’esercito e della polizia. Le battaglie più violente si svolsero nei sobborghi. Thälmann dirigeva le operazioni militari e lo si vedeva sulle barricate in diversi quartieri della città. Lo stato maggiore cambiava costantemente di luogo. Naturalmente, senza ricevere gli aiuti attesi la rivolta non poteva durare a lungo. Ecco perché il comando militare, su proposta dì Thälmann, dette l’ordine di ritirarsi. Nel suo messaggio del 25 ottobre, diffuso in tutta la città, era scritto che la lotta veniva non conclusa ma solo sospesa, poiché essa avrebbe dovuto ispirare tutta la classe operaia a intraprendere nel futuro nuove azioni rivoluzionarie. La sconfitta ad Amburgo – dirà poi Thälmann – “è stata mille volte più feconda e preziosa per le future lotte di classe di una ritirata senza aver nemmeno sparato un colpo”. Ad Amburgo si scatenò immediatamente il terrore controrivoluzionario. L’organizzazione comunista fu soppressa e i suoi beni confiscati. La sconfitta del proletariato in questa città fu il segnale per l’attacco della reazione in tutto il paese. In poco tempo caddero i governi operai della Sassonia e della Turingia. Il 23 novembre il Kpd venne messo fuori legge. Lo stato d’assedio durò fino al febbraio del ’24. La minaccia della rivoluzione proletaria aveva indotto le stesse potenze vincitrici a rinunciare a una politica eccessivamente dura nei confronti della Germania. Anzi, cercando di favorire la borghesia tedesca, si permise una certa ripresa dell’economia: cominciarono ad affluire i capitali stranieri, si concentrava la produzione, ma aumentava lo sfruttamento degli operai. Grazie alla sua esperienza politica in fatto di lotta di classe, Thälmann venne eletto nel 1925 presidente del Cc del Kpd. Rivoluzionario marxista conseguente, egli applicò la linea leninista del partito, volta a creare una combattiva e cosciente avanguardia della classe operaia, orientata verso un obiettivo preciso e strettamente legata alle masse. Thälmann chiamò subito i lavoratori a creare un fronte operaio unico anti-monopolistico e a lottare contro le richieste di indennizzo dei principi tedeschi per le proprietà tolte loro nel 1918. Il partito organizzò molti scioperi e anche delle manifestazioni a favore degli operai italiani Sacco e Vanzetti, condannati ingiustamente negli Usa. Nonostante questo i dirigenti socialdemocratici respinsero sempre tutte le proposte miranti a realizzare azioni comuni. Essi anzi, accettando di partecipare a un governo di coalizione, esaltavano la razionalizzazione capitalistica per bocca del loro massimo teorico, R. Hilferding. Fu proprio questo governo che vietò le dimostrazioni del Primo maggio, sparò contro gli operai di Berlino scesi in piazza e proibì la milizia operaia creata su iniziativa di Thälmann. E fece questo proprio nel momento in cui iniziava a imporsi all’attenzione delle masse un movimento assai pericoloso come quello nazista. Thälmann, che a partire dal ’24 rappresentava il Kpd come deputato al Reichstag, si candidò nel 1925 alle elezioni presidenziali del Reich. Non vinse, ma ottenne milioni di voti (la lista dei deputati comunisti ne raccolse quasi 3,7 milioni). Nel ’24 era stata costituita anche “l’Unione dei combattenti rossi”, che raggruppava oltre 70.000 persone, tra cui 45.000 senza partito, e Thälmann ne era presidente. Nel settembre del ’25, all’età di 39 anni, Thälmann era presidente di un partito, quello comunista, che per forza e per seguito, era secondo soltanto a quello bolscevico. Nel maggio 1928 marciò a Berlino alla testa di una colonna di 100.000 “combattenti rossi” e pronunciò un importante discorso a Lustgarten in cui affermava la necessità i giovani alla lotta rivoluzionaria (evidentemente trascurati dai comunisti) e la necessità di realizzare un fronte unito nelle aziende e nelle vie delle città tra comunisti e socialdemocratici, in funzione antimilitarista. Nel 1929, con tutta la sua famiglia, si trasferì in Tarpenbeckstrasse 66 (quartiere Eppendorf), ove oggi ha sede il museo a lui dedicato. Durante questo periodo sua preoccupazione principale fu quella di dimostrare la necessità di un fronte comune per sbarrare la strada al nazismo. Scorgendo subito quale minaccia per la pace nel mondo costituiva il legame dei circoli aggressivi dell’alta borghesia tedesca con i nazisti, Thälmann, all’interno del suo partito, contribuì a smascherare con una lucida analisi la cupidigia delle industrie degli armamenti e la spinta espansionistica dell’imperialismo tedesco. Egli voleva realizzare un fronte popolare antifascista di tutte le forze democratiche, a prescindere cioè dall’appartenenza a questo o quel partito e dalle concezioni ideologiche in genere, nell’interesse della pace: un fronte che fosse contro la guerra, non limitato quindi alla sola Germania. Ma questo progetto non venne attuato in tempo. I socialdemocratici non risposero mai ai suoi appelli; anzi, quando nel 1929 i loro dirigenti di Berlino proibirono nella capitale la tradizionale manifestazione del 1° Maggio e quando quasi 200.000 operai organizzarono una pacifica marcia per la città, la polizia diretta dai burocrati socialdemocratici si scagli con ferocia contro i manifestanti, uccidendone 33 e ferendone centinaia. Alla fine dei 1929 scoppiò nei paesi capitalisti una crisi economica di portata mondiale, la più rovinosa e profonda di tutte le crisi di sovrapproduzione che la storia dei capitalismo avesse fino ad allora conosciuto. Essa giunse dopo alcuni anni di stabilizzazione relativa dell’economia e quindi fu del tutto inattesa. Si prolungò per 4 anni, dal 1929 al 1933, e colpì con maggior forza gli Stati Uniti e la Germania. L’aumento delle tasse, l’inflazione, il taglio dei salari furono gli aspetti dominanti di questo periodo. In Germania i disoccupati arrivarono a più di 5 milioni. I numerosi scioperi che ne seguirono assunsero un carattere di massa. Di fronte alla grande sfiducia verso il sistema capitalistico, l’alta borghesia si vide costretta ad affidarsi ai partiti fascisti. Il Kpd chiedeva ai contadini d’allearsi con gli operai. Nelle elezioni del 1930 ottenne 4 milioni 590 mila voti, contro i 6 milioni 800 mila voti del partito nazista. La possibilità di vincere il fascismo era ancora reale, ma la socialdemocrazia rifiutò sempre d’appoggiare le rivendicazioni dei comunisti. Alle elezioni presidenziali dei 1932 Thälmann propose la sua candidatura e ottenne circa 5 milioni di voti, contro gli 11 milioni 300 mila di Hitler e i 18 milioni 700 mila di Hindenburg. La situazione comunque rimase incerta sino al 1933, allorché gli industriali e i banchieri, spaventati dall’ascesa rivoluzionaria delle masse, decisero di consegnare il governo al partito nazista. Le forze antifasciste non furono all’altezza della situazione: troppo disorganizzate per opporsi con efficacia a questo disegno eversivo. La classe operaia era divisa e una parte notevole di essa subiva ancora l’influenza dei leader opportunisti della socialdemocrazia, ostili a un fronte unico di lotta. Poco prima d’arrivare al potere gli hitleriani inscenarono una manifestazione provocatoria a Berlino davanti alla casa di Liebknecht, sede del Cc del Kpd e della redazione del giornale comunista “Die Rote Fahne”. Il partito si appellò agli operai chiedendo di organizzare una contro-manifestazione di protesta: vi parteciparono diverse centinaia di migliaia di persone. Ma la dirigenza socialdemocratica non si lasciò convincere da questi fatti e i nazisti seppero così approfittare della situazione. E’ vero che per battere i comunisti nelle ultime elezioni del 1933 cercarono di screditarli appiccando il fuoco al Reichstag e incarcerando il bulgaro G. Dimitrov, ma è anche vero che quando Hitler fece il colpo di stato ben poche forze erano in grado di resistergli. Fu così che iniziò nel paese un periodo d’inaudito terrore contro non solo i comunisti, ma anche tutte le organizzazioni progressiste e gli stessi appartenenti ai partiti socialdemocratici. Il Kpd si rifugiò nella clandestinità. Il 3 marzo 1933 Thälmann venne arrestato. Egli passerà 11 anni e mezzo in diverse prigioni tedesche: Berlino, Moabit, Hannover, Bautzen… Ma né la segregazione né le torture, fisiche e morali, riuscirono a piegarlo. Le lettere scritte dalle prigioni ai suoi amici e compagni, quelle alla moglie Rosa e alla figlia Irma sono una straordinaria testimonianza della forza d’animo e della serietà con cui quest’uomo seppe affrontare la vita. Nella lettera a Rosa del 24 aprile 1933 scrive: “Un uomo che ha il senso della dignità non rinuncia alle sue azioni. Ci si può accanire, è vero, nel braccare il bene e la verità, ma una volta ch’essi hanno messo radice è impossibile soffocarli per molto tempo [ … ] Rassegnati dunque a questa situazione, come fanno molte altre donne, obbligate a vivere in tempi così difficili, lontane da coloro che amano”. In un’altra lettera rivolta a un compagno di prigione Thälmann analizza l’attività del Kpd, i suoi errori e le sue sconfitte, e dice: “Si può stimare, nel suo giusto valore, la statura d’un uomo politico giudicandolo non soltanto in base a quello che ha fatto, ma anche a quello che voleva fare. Chi vuole dirigere il corso della storia, aprire nuove strade alla sua epoca, condurre il suo popolo verso un avvenire migliore, chi si sente una vocazione del genere e si pone per obiettivo quello di accendere i cuori degli altri con la sua fiamma interiore, costui getta una sfida al mondo dell’incomprensione, della negazione, al mondo ostile. Solo la lotta infatti ha un senso nella vita!”. I nazisti avevano intenzione d’imbastire contro di lui un clamoroso processo, ma temendo di ripetere il fallimento di quello a carico di Dimitrov, furono costretti a rinunciarvi. Non si riuscì però a liberarlo in nessun modo, nonostante le molteplici manifestazioni operaie e popolari indette dai comunisti di tutto il mondo. Il 18 agosto 1944, quando ormai la sorte del nazismo era segnata, per ordine di HitIer e di Himmler (che evidentemente avevano ancora paura di lui), alcuni aguzzini delle SS gli spararono alla nuca nel lager di Buchenwald, senza alcuna sentenza e in gran segreto. Finita la guerra, la moglie e la figlia cercarono a più riprese di organizzare un processo contro gli assassini di Thälmann, ma la giustizia della Rft, pur avendo tutte le prove necessarie, ha sempre rifiutato di collaborare. Solo nel 1985, a Krefeld, iniziò, seppur lentamente, il procedimento giudiziario contro l’unico esecutore ancora vivo, Wolfgang Otto, e che si è concluso con un verdetto di colpevolezza. La pena, 4 anni di reclusione, è stata minima, ma il fatto che non sia stato assolto – cosa che spesso accade quando sono in causa dei criminali di guerra – sta a indicare il livello di pressione dell’opinione pubblica. E che Otto fosse un criminale la stessa corte marziale americana la dimostrò allorché decise di condannarlo a 20 anni di carcere per le atrocità commesse nel lager di Buchenwald; pena che poi non scontò perché nel 1952, dopo solo 4 anni di carcere, le stesse autorità americane lo graziarono permettendogli non solo di ricevere 6.000 marchi di “ricompensa per i danni subiti”, ma anche di dedicarsi all’insegnamento nel ginnasio di Geldern. Quando andò in pensione, nella sua anzianità di lavoro fu incluso anche il “lavoro” nel lager di Buchenwald.”” Fonte: Enrico Galavotti – Homolaicus”,”MGEK-061″
“BREITMAN Richard”,”Il silenzio degli alleati. La responsabilità morale di inglesi e americani nell’ olocausto ebraico.”,”Richard BREITMAN insegna storia all’ American University (Washington DC). Cura la pubblicazione degli ‘Holocaust and Genocide Studies’ ed è autore del libro ‘Himmler, il burocrate dello sterminio’. Vive con la famiglia a Bethesda, Maryland.”,”EBRx-017″
“BREITMAN George LE-BLANC Paul WALD Alan”,”Trotskyism in the United States. Historical Essays and Reconsiderations.”,”Libro dedicato alla memoria di George NOVACK (v. foto) “”Even in the early 1990s, a period of declining opportunities and diminishing illusions, many American working people still referred to themselves as “”middle class”” rather than “”working class””. What’s more, from the early 1950s through the late 1980s, the bulk of the labor movement was embracing a narrow bread-and-butter unionism combined with an openly class-collaborationist “”partners in progress”” social vision.”” (pag 193)”,”TROS-230″
“BREITMAN George CANNON P. James DOBBS Farrell MCKINNEY E.R.”,”The Founding of the Socialist Workers Party. Minutes and resolutions 1938-39.”,”Preface, Introductions, Glossary of people, groups, and periodicals, Foto, Notes, Index,”,”MUSx-045-FL”
“BREITMAN Richard”,”Il silenzio degli Alleati. La responsabilità morale di inglesi e americani nell’Olocausto ebraico.”,”Richard breitman insegna Storia all’American University (Washington D.C.), cura la pubblicazione degli Holocaust and Genocide Studies ed è autore del libro Himmler, il burocrate dello sterminio. Vive con la famiglia a Bethesda, nel Maryland.”,”QMIS-027-FL”
“BREMAN Jan”,”The Making and Unmaking of an Industrial Working Class. Sliding Down the Labour Hierarchy in Ahmedabad, India.”,”BREMAN Jan è professore emerito di Sociologia comparata alla Amsterdam School of Social Research, Univ of Amsterdam, Olanda “”After the AMA had flatly and resolutely rejected the demand, Gandhi and the association’s representative held direct talks. The latter initially wanted to link the wage level to the state of the industry. Gandhi insisted that an employer was obliged to pay his workers at least a living wage right up to the moment that it was necessary for him to use his reserves for the company to remain in business. When these talks also came to nothing, the dispute was submitted to an independent assessor, according to the agreed arbitration procedures described earlier. His decision in favour of the workers was not based on Gandhi’s arguments but on the substantial profits enjoyed by the industry in the preceding years.”” (pag 62-63)”,”MASx-026″
“BRENAN Gerald”,”Il volto della Spagna. (Tit.orig.: The Face of Spain)”,”Di questo libro ne sono stati stampate 300 copie “”C’è una gran parte della Spagna che non è mai stata visitata. Vorrei che tu ci andassi.”” (Johnson a Boswell) BRENAN Gerald è un famoso ispanista inglese “”Non erano passati ancora cinque minuti da quando eravamo entrati che Mr. Washbrook cominciò a dare in escandescenze. I furti che si compivano da tutte le parti, dichiarò, erano una cosa incredibile. Si cominciava con una manciata di dollari e in capo a due anni ci si faceva una fortuna: tutto quello che ci voleva era un amico al governo e un’ assoluta mancanza di pudore. Le condizioni delle classi lavoratrici erano intollerabili: le loro paghe erano appena sufficienti a mantenerle in vita, e il momento in cui uno perdeva l’impiego moriva di fame. La follia del governo che permetteva un tale di cose era inconcepibile. Ma esistevano poi governo e amministrazione municipale? Quella non era una dittatura, ma un regime libero a tutti in cui l’ unico pensiero della gente era quello di arricchirsi. La gente faceva il proprio comodo, e nessuno poteva fermarla. Neppure Franco, che se l’ avesse fatto sarebbe stato ucciso. Guardate la situazione di questa provincia, dove tanti uomini erano rimasti senza lavoro perchè gli agrari aveva convertito i loro campi di grano mettendosi a coltivare canne da zucchero, che richiedono pochissima manodopera: benché il grano fosse scarso, il governo non faceva nulla per impedirlo””. (pag 78-79)”,”SPAx-082″
“BRENAN Gerald”,”Le labyrinthe espagnol. Origines sociales et politiques de la guerre civile.”,”La questione agraria. “”Il importe de ne pas oublier que si l’Espagne est essentiellement un pays d’agriculture et d’élévage (il y a 4 millions et demi de paysans contre 2 millions seulement d’ouvriers), la richesse de la terre y est en général très faible. Le fait qu’un certain nombre de petites régions irriguées, disséminées de long des côtes, possèdent le meilleur rendement d’Europe ne doit pas faire perdre de vue que le centre du pays est presque tout entier composé de landes, de maigres pâturages ou de zones désertiques. En 1928, les terres cultivables totalisaient de 20 à 24 millions d’hectares; les pâturages et les bois étaient un peu plus importants, tandis que 6 millions d’hectares étaient absolument improductifs. Plus de la moitié des pâturages étaient extrêmement pauvres, c’est-à-dire incapables de nourrir plus de deux moutons au demi-hectare. Pour comprendre cela, il nous faut étudier les condition physiques de la Péninsule.”” (pag 69)”,”MSPG-209″
“BRENDEL Cajo”,”Anton Pannekoek. Denker der Revolution.”,”BRENDEL Cajo “”Über die bolschewistische (blanquistische) Form der Diktatur sagt Pannekoek, sie habe “”ihren Ursprung in den russischen Verhältnissen””, laufe auf “”eine härtere Sklaverei als die des alten Kapitalismus in Westeuropa”” hinaus, sie “”(stelle) die Partei über die Klasse”” und “”(verhindere) jede Entwicklung einer wirklichen, selbständigen Arbeitermacht, indem sie das eigene Denken und das autonome Wachstum der organisierten Selbsttätigkeit unterdrückt””. Die bolschewistische Parteidiktatur hat mit Arbeitermacht nichts gemein, ebensowenig wie der russische Staatskapitalismus mit dem Kommunismus, ebensowenig wie der Leninismus mit dem Marxismus und ebensowenig wie die russische mit der proletarischen Revolution””. (pag 178-179)”,”MHLx-033″
“BRENDEL Cajo”,”Militanti operai in Gran Bretagna. Le lotte nell’industria inglese.”,”Cajo Brendel (1915-2007). Dutch council communist.”,”MUKx-023-FL”
“BRENDON Piers”,”The Decline and Fall of the British Empire, 1781-1997.”,”Piers BRENDON è l’autore di ‘The Dark Valley’ e di biografie. Ha diretto gli archivi del Centro Churchill di Cambridge. Vive a Cambridge.”,”UKIx-124″
“BRENDON Piers”,”Gli anni Trenta. Il decennio che sconvolse il mondo.”,”Piers Brendon è Fellow del Churchill College di Cambridge, dove è responsabile dei Churchill Archives. É autore di biografie di Churchill e di Eisenhower e collabora regolarmente con la televisione.”,”RAIx-018-FL”
“BRENNER Y.S.”,”Storia dello sviluppo economico.”,”BRENNER è un economista prima ancora che uno storico economico. Il suo interesse fondamentale è lo sviluppo.”,”ECOI-044″
“BRENNER Aaaron DAY Benjamin NESS Immanuel a cura; Collaborazione di Aaron BRENNER Gerald FRIEDMAN Christopher PHELPS Christopher R. MARTIN Robert SMITH Kim PHILLIPS-FEIN Jeremy BRECHER Steve EARLY Benjamin DAY Deirdre CLEMENTE Timothy P. LYNCH Todd MICHNEY James WOLFINGER James S. PULA Roxanne NEWTON Dan LA-BOTZ Victor G. DEVINATZ John P. LLOYD Cecelia BUCKI Rachel MEYER Jack METZGAR Nicola PIZZOLATO Joseph SLATER John P. LLOYD Michael HIRSCH Howard KARGER Immanuel NESS Daniel JACOBY Mary H. BLEWETT David J. GOLDBERG Paul LE-BLANC John HINSHAW Robert BRUNO Jackie S. GABRIEL Ian COLLIN GREER John L. WOODS Kim PHILLIPS-FEIN Dan LA-BOTZ Edward D. BEECHERT Calvin WINSLOW Myrna CHERKOSS DONAHOE Jon AMSDEN Stephen BRIER Gerald RONNIN Paul J. NYDEN Theresa ANN CASE Anthony J. SILVA Greg DOWNEY Scott MOLLOY Nathan LILLIE Calvin WINSLOW William MELLO David J. WALSH Stan SORSCHER John BEKKEN Daniel J. OPLER Dorothy Sue COBBLE Vernon MOGENSEN Andrew DAWSON Michael Z. LETWIN Damone RICHARDSON Mandi ISAACS JACKSON Gary ZABEL Michael SCHIAVONE Lisa HAYES”,”The Encyclopedia of Strikes in American History.”,”Collaborazione di Aaron BRENNER Gerald FRIEDMAN Christopher PHELPS Christopher R. MARTIN Robert SMITH Kim PHILLIPS-FEIN Jeremy BRECHER Steve EARLY Benjamin DAY Deirdre CLEMENTE Timothy P. LYNCH Todd MICHNEY James WOLFINGER James S. PULA Roxanne NEWTON Dan LA-BOTZ Victor G. DEVINATZ John P. LLOYD Cecelia BUCKI Rachel MEYER Jack METZGAR Nicola PIZZOLATO Joseph SLATER John P. LLOYD Michael HIRSCH Howard KARGER Immanuel NESS Daniel JACOBY Mary H. BLEWETT David J. GOLDBERG Paul LE-BLANC John HINSHAW Robert BRUNO Jackie S. GABRIEL Ian COLLIN GREER John L. WOODS Kim PHILLIPS-FEIN Dan LA-BOTZ Edward D. BEECHERT Calvin WINSLOW Myrna CHERKOSS DONAHOE Jon AMSDEN Stephen BRIER Gerald RONNIN Paul J. NYDEN Theresa ANN CASE Anthony J. SILVA Greg DOWNEY Scott MOLLOY Nathan LILLIE Calvin WINSLOW William MELLO David J. WALSH Stan SORSCHER John BEKKEN Daniel J. OPLER Dorothy Sue COBBLE Vernon MOGENSEN Andrew DAWSON Michael Z. LETWIN Damone RICHARDSON Mandi ISAACS JACKSON Gary ZABEL Michael SCHIAVONE Lisa HAYES”,”MUSx-236″
“BRENNER Robert”,”The Economics of Global Turbulence. The Advanced Capitalist Economies from Long Boom to Long Downturn, 1945-2005.”,”Robert Brenner is Professor of History and Director of the Center for Social Theory and Comparative history at UCLA.”,”ECOI-153-FL”
“BRENNER Yehojachim S.”,”Storia dello sviluppo economico.”,”Yehojachim Brenner è un economista prima ancora che uno storico economico. E poichè quale economista il suo interesse fondamentale è lo sviluppo, tale atteggiamento si riflette nel suo approccio alla storia economica.”,”ECOI-181-FL”
“BRENNER Robert”,”El Desarrollo Desigual y la Larga Fase descendente. Las economías capitalistas avanzadas desde el boom al estancamiento, 1950-1998.”,”unam.mx http://fcaenlinea1.unam.mx/anexos/1254/1254_u4_loqueapren… · PDF file Turbulencia en la Economía Mundial – UNAM Webnúmero 14, dedicado por completo al trabajo de Robert Brenner “El Desarrollo Desigual Y La Larga Fase Descendente: Las Economías Capitalistas Avanzadas Desde El Boom Al … Altro testo: Robert Brenner: La economía de la turbulencia global. Las economías capitalistas avanzadas de la larga expansión al largo declive, 1945-2005. Madrid, Akal, 2009, 568 págs.”,”ECOI-412″
“BRENTANO Lujo a cura di Antonio GIOLITTI”,”Le origini del capitalismo.”,”BRENTANO (1844-1931) appartiene al filone dei cosiddetti ‘socialisti della cattedra’. Ha insegnato per lunghi anni storia economica a Monaco. Nel 1919 rappresentò la GERM alla conferenza economica di Londra. Nel 1927 ricevette il premio Nobel per la pace.”,”ECOI-006″
“BRENTANO Clemens”,”I diversi Wehmüller ovvero le effigi nazionali ungheresi. Con un testo di Hans Magnus Enzensberger: ‘Su Brentano’.”,”Brentano fu, primo fra i tedeschi, poeta e solo poeta. Senza compromessi….”,”VARx-044-FRR”
“BRERA Gianni”,”Storia critica del calcio italiano.”,”BRERA-G nasce l’8 settembre 1919 a San Zenone al Po, in provincia di PAVIA e muore a pochi chilometri di distanza, a CODOGNO, a 73 anni. La BALDINI & CASTOLDI sta pubblicando tutte le sue opere. BIBLIOGRAFIA: – “”Storie dei Lombardi””. – “”L’Arcimatto (1960-1966)””. – “”La bocca del leone. L’Arcimatto II (1967-1973). – “”Coppi e il diavolo””. – “”Addio bicicletta””. – “”L’Anticavallo. Sulle strade dl Tour e del Giro””. – “”Derby””. – “”La leggenda dei mondiali e il mestiere del calciatore””. – “”La Pacciada. Mangiarebere in pianura padana””. – “”Il corpo della ragassa””.”,”ITAS-016″
“BRESCHI Danilo LONGO Gisella”,”Camillo Pellizzi. La ricerca delle élites tra politica e sociologia (1896-1979).”,”Danilo Breschi si è laureato in Scienze Ppolitiche presso la facoltà Cesare Alfieri dell’Università di Firenze. E’ stato dottorando di ricerca in Teoria e storia della modernizzazione presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Siena (2003). Gisella Longo si è laureata in Scienze Politiche con Renzo De-Felice presso l’Università di Roma. E’ autrice di saggi di stroria politica culturale nel ventennio fascista. Camillo Pellizzi è stato ‘uno dei più significativi teorici del regime mussoliniano. Da Bottai a Longanesi, da Maccari a Pound, da Spirito allo stesso Mussolini, questi i principali interlocutori di un intellettuale che si è illuso di compiere una rivoluzione nell’Italia della vittoria mutilata. (…) Nel dopoguerra è stato il primo – e l’unico per oltre un decennio – professore titolare di una cattedra di sociologia ed unao dei maggiori referenti per una intera generazione di sociologi e di politologi, da Franco Ferrarotti a Giovanni Sartori. Nel 1960 ha fondato e diretto una delle più autorevoli riviste del settore, la “”Rassegna italiana di sociologia””‘ Pellizzi nel 1946 per l’editore Mondadori ha tradotto ‘The Managerial Revolution’ di James Burnham apparsa con il titolo ‘La rivoluzione dei tecnici’ (pag 115)”,”TEOS-267″
“BRESCIANI Dario”,”Bordiga et l’attentisme.”,”Bordiga e la “”questione Trotsky””. Nel 1925 il PCdI prende risolutamente posizione contro il trotskismo. Bordiga si oppone con il suo articolo “”La questione Trotsky”” pubblicato dall’ Unità dopo 4 mesi dal suo ricevimento (pag 61) La questione della mancata fuga in Francia L’ Opposizione di Sinistra, su proposta di Trotsky, fornisce ai compagni di Bordiga emigrati in Francia il denaro per organizzare la fuga del loro capo, ma questi rifiuta tale piano. Trotsky voleva un dibattito con Bordiga e il suo gruppo nella speranza di ridurre le divergenze e coinvolgerlo nel lavoro dell’ Opposizione di Sinistra Internazionale (OGI, Opposition de Gauche Internationale), ma poi Bordiga finisce al confino e viene espulso dal Pci nel 1930 poco dopo il suo confino all’isola di Ponza. (pag 62) Accuse di passività a Bordiga durante il fascismo (pag 63) Critica di Trotsky nel 1931 al settarismo di ‘Prometeo’ (pag 64)”,”BORD-155″
“BRESCIANINO Clementina”,”Il problema della neutralità nella politica estera belga (1936-1937).”,”Volume intonso”,”RAIx-397″
“BREßLEIN Erwin”,”Drushba! Freundschaft? Von der Kommunistischen Jugeninternationale zu den Weltjugendfestspielen.”,”BREßLEIN Erwin è nato nel 1939 proveniente da una famiglia di minatori. Ha studiato germanistica, filosofia e scienze teatrali a Berlino e Colonia. Retrocopertina: foto di Willy MÜNZENBERG (1889-1940) fondatore della Internazionale giovanile socialista. “”Nel nuovo Esecutivo ci sono 18 membri: Lazar Schatzkin, Schüller, Kurella, Doriot, Wugowitsch, Bamatter, Wretling, Unger, Gyptner (Germania), Zeitlin, Tarchanow e Petrowsky dall’ URSS, Cassita (Italia), Michalec (Cecoslovacchia), Jackson per l’ America, Paasonen (Finlandia), Fucak per i Balcani e Jan-Ta-Lai dalla Cina””. (pag 59)”,”INTx-028″
“BRESSI Giovanni BRESSO Paola BORDINO G.”,”La formazione dell’area egemonica. Una studio comparato sull’Europa, la Cina e l’India nell’ età moderna.”,”Contiene il paragrafo: ‘Realtà e mito del “”dispotismo”” cinese’, capitolo ottavo: ‘Il prevalere dello “”Stato-continente”” in Cina (pag 198-203) ‘Il prevalere dello “”Stato-continente”” in Cina’ “”«Il termine dispotismo è stato applicato al governo cinese, perché il sovrano di quell’impero assume esclusivamente nelle proprie mani la suprema autorità… L’imperatore della Cina è un despota, ma in che senso è usato il termine?». Così si interrogava nel 1767 François Quesnay in un passo del suo famoso “”Il dispotismo in Cina””. Nel secolo XVIII, gli europei e soprattutto i filosofi francesi studiavano con interesse la Cina e le sue istituzioni paragonandole con quelle del continente europeo. Alcuni, come Montesquieu, vedevano nella Cina soltanto l’immagine di uno spietato dispotismo; altri, come Voltaire e, appunto, Quesnay, ritenevano che l’imperatore facesse osservare e osservasse lui stesso “”leggi sagge e irrevocabili””. In effetti, nel secondo millennio d.C. il potere del governo centrale si era andato continuamente rafforzando. L’influenza dell’aristocrazia ereditaria delle potenti famiglie latifondiste, dei generali, dei comandanti regionali che tanto avevano contribuito a far controllare le dinastia degli Han orientali (25-220 d.C.) e dei T’ang (618-906), aveva subito un colpo mortale nei conflitti del periodo di divisione politica, detto delle “”cinque dinastie”” e dei “”dieci stati”” (907-960). La successiva vigorosa ripresa della costruzione di uno Stato burocratico realizzata dai Sung aveva permesso all’amministrazione civile di assumere un controllo decisivo su quella militare. Con i Sung si assiste ad uno sforzo consapevole, “”inteso a riunire tutti i rami dell’amministrazione nelle mani dell’imperatore”” (14). I “”Grandi Ministri”” che, al tempo dei T’ang avevano disposto di un certo numero di poteri indipendenti, ora formano una specie di gabinetto non ufficiale alle dirette dipendenze dell’imperatore. Successivamente, con i Ming altre riforme rafforzano il potere della burocrazia centrale e consolidano la posizione dell’imperatore nel senso dell’assolutismo (…)”” (pag 198-199) [paragrafo: ‘Realtà e mito del “”dispotismo”” cinese’, capitolo ottavo ‘Il prevalere dello “”Stato-continente”” in Cina (in) ‘La formazione dell’area egemonica. Una studio comparato sull’Europa, la Cina e l’India nell’ età moderna’ di G. Bressi, P. Presso G. Bordino, Edizioni Stampatori, Torino, 1976] [(14) E.O. Reichauer, J.K. Fairbank, ‘Storia dell’Asia orientale’, vol. I, Torino, Einaudi, 1974, pag 232]”,”TEOS-043-FMB”
“BRESSO Placido”,”Arte del dire. Per le scuole secondarie.”,”‘La lingua italiana, la più armoniosa d’Europa, è il dialetto toscano con qualche aggiunta e qualche modificazione; il dialetto toscano, o meglio fiorentino, a sua volta è una filiazione diretta della maestosa lingua latina, come lo sono tutte le lingue romanze (francese, spagnuola, portoghese, provenzale, valacca, rumena, ladina). La lingua parlata dai conquistatori romani venuta a contatto coi dialetti dei popoli vinti, dovette modificarsi variamente a seconda dei caratteri dialettali di ciascuna popolazione. Queste variazioni della lingua latina diedero origine alle lingue ‘neolatine’ o ‘romanze’, dette così appunto per la loro origine dalla lingua latina dei Romani. Fra gli idiomi derivati dal latino, il toscano è quello che modificò meno la lingua madre, alla quale si mantenne più fedele: a quest asua fedeltà al latino, all’eccellenza dei suoi primi scrittori, alle numerose relazioni commerciali dei mercanti fiorentini, alla superiorità dei numerosi artisti toscani è dovuto il prevalere del toscano sugli altri dialetti della nostra penisola. Sull’origine e sull’uso della lingua italiana oramai non esiste più controversia, ma è ancora incerta la data della comparsa dei primi documenti scritti. Non fu ancora scoperta un’intera frase in volgare, anteriore alle famose pergamene di Teano e di Capua, risalente la più antica al 960 e l’altra al 964. La questione della lingua italiana. Chi voglia imparare la lingua italiana quale modello deve proporsi? La lingua dei classici, o il linguaggio toscano di Firenze? La risposta a questa domanda diede luogo ad aspre controversie, che risalgono al trattato ‘Del parlar volgare’ di Dante (1305) e terminarono appena col Manzoni. Presero parte all’accanito dibattito in vario senso Leonardo Bruni, il Bembo, il Trissino, il Machiavelli, il Bartoli, il Cesarotti, il Monti, il Manzoni, Luigi Morandi, Pio Rayna, Francesco D’Ovidio, ecc. Il veneziano Pietro Bembo (1470-1547), che fra i contemporanei fu arbitro in fatto di lingua, sentenziava senz’altro che la vera lingua italiana è il dialetto fiorentino, non quello parlato dal popolo rozzo, ma quello usato e nobilitato dai tre grandi trecentisti (Dante, Petrarca, Boccaccio). Contro il Bembo e contro i suoi numerosi seguaci sorse il Baldassarre Castiglione (1478-1529), sostenendo nel ‘Cortegiano’ che la lingua italiana non deve attingere unicamente dal dialetto fiorentino, ma da tutti gli idiomi non solo parlati in Italia, ma anche in altre nazioni, e che magari essa può creare parole nuove quando occorra, affinché si possa avere dagli Italiani una propria lingua varia, ricca, nella quale siano tutti elementi necessari all’espressione di qualsiasi sfumatura di pensiero. Intorno a queste due opposte opinioni si rinfocolarono le ire, finché nel secolo successivo, il seicento, per l’impoverimento della letteratura, la questione della lingua destò minor interesse, tanto che poterono a loro agio spadroneggiare i ‘Cruscanti’, ossia i compilatori del grande vocabolario della Crusca. Costoro ammettevano nel loro vocabolario esclusivamente le parole del toscano scritto e trascuravano affatto gli altri dialetti d’Italia. Contro l’esclusivismo della Crusca, contro le sue cantonate sorsero bellicosi oppositori con lunghe e non sempre convenienti logomachie. Nella foga dell’opposizione al toscanismo della Crusca, si cadde nel vizio opposto accogliendo parole e locuzioni da altre lingue, inquinando così la purezza del nostro idioma. Ed ecco la controreazione nel settecento, la reazione dei ‘Puristi’ capitanati dall’abate Antonio Cesari (Verona, 1760-1828). I puristi ripresero l’opinione del Bembo affermando che solo la lingua degli scrittori del trecento doveva servire di modello: fuori del trecento nessuna salvezza. La lotta continuò fino a che Alessandro Manzoni, con quel suo mirabile buon senso, non ebbe portato la sua parola convincente e avvalorata dal magistrale esempio dei ‘Promessi Sposi’, che nella sua laboriosa dimora a Firenze aveva risciacquato in Arno. In due lunghe lettere, nella “”Relazione sull’unità della lingua, ecc.”” il Manzoni espone diffusamente il suo pensiero sulla natura e sull’uso della lingua italiana, pensiero che può essere riassunto così: A formare la lingua italiana vera concorre essenzialmente il linguaggio vivo toscano parlato da persone colte viventi nella patria di Dante e di Machiavelli, e concorrono tutti gli autori con tutte quelle parole che sono giunte fino a noi e che sono tuttavia in uso. L’opinione del Manzoni, a cui dapprima non mancarono degli attacchi, finì per prevalere ed essere accettata da tutti’ (pag 13-15) ‘I Greci ed i Latini curarono assai l’armonia, alla quale del resto molto si prestavano le loro lingue. Tutti i classici greci e latini hanno diffuso nelle loro opere come un’onda sonora, come una musicalità, che altre letterature non conoscono’ (pag 25)”,”VARx-090-FV”
“BRET Thierry”,”Jules Vallés: la violence dans la trilogie.”,”ANTE1-17 BRET ha ottenuto il dottorato in letteratura nel giugno 2006. E’ professore di lettere moderne (cité Mixte du Parc Imperial, Nice). Jules Vallès (Parigi, 10 giugno 1832 – Parigi, 14 febbraio 1885) è stato uno scrittore francese. Giornalista attivo e militante, si affiliò all’ Internazionale, partecipò di persona all’esperienza della Comune di Parigi; scampò alla fucilazione rifugiandosi a Londra. Nel 1879 uscì il primo volume del ciclo di Jacques Vingtras, vivace affresco della Comune a sfondo autobiografico: L’ enfant (Il ragazzo), cui seguirono Le bachelier (Il baccelliere, del 1881), L’ insurgé (L’ insorto, del 1886), tutte opere piene di beffarda ironia contro una società che Vallès disprezzava. Fu anche tra le più interessanti figure del movimento naturalista. (wikip) pag 306″,”MFRC-130″
“BRETON J.L.”,”L’ Unité Socialiste.”,”Congresso di unificazione. Articoli. (pag 52-53) “”Pourtant le parti socialiste unifié s’était, comme nous l’ avons vu, constiuté sur des bases intransigeantes, formulant qu’il “”n’est pas un parti de réforme, mais un parti de lutte de classes et de révolution””, indiquant que ses élus au Parlement “”forment un groupe unique, en face de toutes les fractions politiques bourgeoises””, imposant à ces élus le refus systématique de l’ ensemble du budget. A son titre “”Parti socialiste””, il avait ajouté le sous-titre “”Section francaise de l’ Internationale ouvrière””, soulignant sa volonté de se mettre d’une façon vraiment trop absolue sous la dépendance du socialisme international et semblant faire peu de cas de son autonomie nationale””. (pag 66)”,”MFRx-275″
“BRETON André, conversazione con André PARINAUD”,”Storia del surrealismo, 1919-1945.”,”Conversazioi di BRETON André con PARINAUD André Foto documenti inserto fotografico n° 66 67 68 69: “”Per un’arte rivoluzionaria indipendente”” manoscritto di Leone Trotsky e André Breton. Foto Messico 1938 Breton, Rivera, Trotsky. Foto conferenza di Breton ‘Visita a Leone Trotsky’ Foto Trotsky nel suo studio”,”FRAD-102″
“BRETON André BONNET Marguerite NAVILLE Pierre SCHWARTZ Laurent DEUTSCHER Isaac HANSEN Joseph FRANK Pierre MAITAN Livio allocutions prononcées aux obsèque de Natalie Sedova-Trotsky; souvenirs et témoignages de Alfred ROSMER Michel PABLO Jack WEBER Laurette ORFILA Sara W. Raya DUNAYEVSKAYA Gérard ROSENTHAL; SEDOVA Natalia TROTSKY Léon”,”Hommage a Natalia Sedova-Trotsky, 1882-1962.”,”Une vie de révolutionnaire di Marguerite Bonnet, Allucutions prononcées aux obsèques de Natalia Sedova-Trotsky, par amis, l’assassinat de Léon Trotsky par Natalia Sedova, Notes pour un portrait de Natalia par Léon Trotsky, foto quelques images de Natalia, Plan de la maison de Coyoacan, Exemplare n. 1114.”,”TROS-003-FL”
“BRETON André, a cura di Ivos MARGONI”,”Per conoscere Andrè Breton e il Surrealismo.”,”Erede delle prime avanguardie europee, e particolarmente di Dada, il surrealismo è il movimento culturale più rilevante ed eversivo del periodo compreso fra le due guerre mondiali. Di questo movimento, inizialmente francese ma ben presto internazionale, André Breton fu l’organizzatore, l’animatore e il più coerente teorico.”,”VARx-037-FL”
“BREUER Stefan”,”Anatomie de la Revolution conservatrice.”,”BREUER è nato nel 1948. E’ professore di sociologia alla Hochschule für Wirtschaft und Politik à Hamburg. E’ autore di numerosi saggi sulla Q della teoria sociale e della filosofia politica. Ha scritto tra l’altro: -Sozialgeschichte des Naturreichs (1983) -Imperien der Alten Welt (1987) -Max Webers Herrschaftssoziologie (1991) -Bürokratie und Charisma (1994)”,”GERG-017″
“BREWER Anthony”,”Marxist theories of imperialism. A critical survey.”,”BREWER Anthony, Department of Economics, University of Bristol Opera ristampata nel 1982 e 1984 “”Lenin’s major purpose in writing the Imperialism, the Highest Stage of Capitalism was to counter the propaganda of Kautsky and other ex-Marxists (he includes Hilferding in this category) who were, in his view, leading the shattered remnants of the Second International in entirely the wrong direction. From this point of view, the most important sections of the work are those directed against Kautsky’s theory of ‘ultra-imperialism’ and those describing the rise of a ‘labour aristocracy’ which was, Lenin argued, the material base for the support that Kautsky’s revisionism had gained in the major imperialist countries”” (pag 109); “”Immediately before the First World War, Kautsky come up with a further reason for optimism about the prospects for peace, in the theory of ‘ultra-imperialism’, that is, the possibility that the major powers would find it preferable to agree to exploit the world jointly, rather than fighting over the division of the world. A similar line of argument had been advanced earlier by Hobson (as Lenin points out), using the term ‘inter-imperialism’. (…) When the war broke out, Kautsky transferred his hopes for peace to the post-war period. In a key article, published soon after the start of the war, he wrote: “”What Marx said of capitalism can also be applied to imperialism: monopoly creates competition and competition monopoly. The frantic competition of giant firms, giant banks and multi-millionaires obliged the great financial groups…. to think up the notion of cartel. In the same way the result of the World War between the great imperialist powers may be a federation of the strongest, who renounce their arms race. Hence from the purely economic standpoint it is not impossible that capitalism may still live through another phase, the translation of cartellisation into foreign policy: a phase of ultraimperialism, which of course we must struggle against as energetically as we do against imperialism, but whose perils lie in another direction, not in that of the arms race and the threat to world peace (Kautsky, 1970, p. 46)”” (pag 123); “”Both Bukharin and, especially, Lenin wrote about imperialism primarily to challenge Kautsky’s view, and to repair the damage done to the international socialist movement by the capitulation of the parties of the Second International at the outbreak of the war. As far as they were concerned the intimate connection between capitalist development, imperialism and war was the central theoretical basis of their stand against abandoning the struggle for socialism for the duration. No compromise on this issue was possible. Lenin vehemently rejected any idea of ultra-imperialism: ‘development is proceeding towards monopolies, hence towards a single world monopoly…as completely meaningless as is the statement the “”development is proceeding”” towards the manufacture of foodstuffs in laboratories’ (‘Imperialism’, p. 530)”” (pag 125)”” [Anthony Brewer, Marxist theories of imperialism. A critical survey, 1980]”,”TEOC-641″
“BREWER John”,”The Sinews of Power. War, Money and the English State, 1688-1783.”,”BREWER John: professore di Storia al Dipartimento di History and Civilization presso lo European University Institute di Firenze. É tra i maggiori storici dell’arte britannici. Ha insegnato a Cambridge, Yale, Harward, Los Angeles e nel capoluogo toscano. “”Brewer pone un’altra questione di grande importanza: come ha fatto una piccola isola, senza una popolazione numerosa e che aveva avuto, (…), un ruolo insignificante nell’Europa del diciassettesimo secolo, a trasformarsi, nello spazio di sessant’anni, in una grande potenza navale con un immenso impero? Bisogna congratularsi con Brewer [per] aver individuato un tema importante e averlo perseguito con grande abilità”” (tratto da John Cannon, supplemento letterario del Times; traduz.d. r.) <> (pg 88; traduz. d. r.)”,”UKIQ-006-FSL”
“BREWSTER David”,”The Martyrs of Science. Or, The Lives of Galileo, Tycho Brahe, and Kepler.”,”David Brewster Principal of the United College of St. Salvator and St. Leonard, St. Andrews ecc. Keplero era un allievo di Tycho Brahe. Tycho Brahe nacque nel 1546 a Knutstorp, piccolo paese della Scania allora appartenente al Regno di Danimarca. (wikip) Il padre, Otte Brahe, era un nobile cortigiano e comandante militare del regno. Anche la madre, Beate Bille, apparteneva alla nobiltà. Entrambe le famiglie erano ricchissime e fra le più importanti della Danimarca. Tuttavia della sua educazione si prese cura lo zio, il viceammiraglio Jørgen Brahe, che morì in seguito ad una polmonite contratta durante il salvataggio del re, caduto in un canale di Copenaghen. Sin dall’adolescenza Brahe ebbe interesse per l’astrologia, cosa che lo spinse poi agli studi di astronomia, motivato dalla necessità di avere misure precise delle effemeridi. Brahe continuò a occuparsi di predizioni astrologiche lungo tutto l’arco della propria vita.[1][2] Dopo aver concluso gli studi universitari di astronomia a Copenaghen, Wittenberg e Basilea, Tycho fece costruire il palazzo-osservatorio di Uraniborg sull’isola di Hven, che gli venne donata dal Re Federico II di Danimarca e Norvegia saldando così il debito contratto dallo zio, e che divenne uno dei primi “”istituti di ricerca”” europei. Nel suo imponente osservatorio, Brahe portava avanti un avanzatissimo programma di ricerca, praticamente senza limiti di spesa, con un budget paragonabile a quello odierno della NASA; disponeva della più aggiornata attrezzatura e dei più preparati assistenti (tra cui la sorella Sophie) che il danaro potesse allora comprare. Per le sole pubblicazioni dell’osservatorio, Brahe possedeva una pressa da stampa e una cartiera. Il suo assistente più famoso fu Keplero. Brahe capì che il progresso nella scienza astronomica poteva essere ottenuto, non con l’occasionale osservazione fortuita, ma solo con un’osservazione sistematica e rigorosa, notte dopo notte, e tramite l’uso di strumenti che fossero i più accurati possibili. Fu in grado di migliorare ed ampliare gli strumenti esistenti e di crearne di nuovi. Le sue misurazioni a occhio nudo della parallasse planetaria erano accurate al minuto d’arco. Queste misurazioni, dopo la morte di Brahe, divennero possesso di Keplero. Quando era ancora studente, Brahe perse parte del naso in un duello. Questo avvenne nel 1566 quando ancora ventenne stava studiando all’Università di Rostock in Germania.[3] Mentre partecipava a una danza a casa di un professore, ebbe una discussione con un certo Manderup Parsbjerg, un membro della nobiltà danese, su chi avesse maggior talento matematico. Dopo una prima lite, i due decisero di risolvere la questione con un duello. Questo avvenne intorno alle 19 di sera del 29 dicembre 1566 (nel buio) e gli costò il setto nasale. Per il resto della sua vita dovette portare una piastra d’argento. (Per la verità, quando la tomba di Brahe venne aperta nel 1901 e i suoi resti furono esaminati da medici esperti, la cavità nasale del teschio era bordata di verde, segno di esposizione al rame e non all’argento). Cassiopea La firma di Tycho Brahe Nel novembre 1572, Brahe osservò una stella molto luminosa che era improvvisamente apparsa nella costellazione di Cassiopea. Poiché si riteneva fin dall’antichità che il mondo delle stelle fisse fosse eterno e immutabile, alcuni osservatori sostennero che il fenomeno fosse dovuto a qualcosa nell’atmosfera terrestre. Brahe comunque, osservò che la parallasse non cambiava di notte in notte, suggerendo che l’oggetto fosse molto distante. Brahe argomentò che un oggetto vicino avrebbe dovuto cambiare la sua posizione relativamente allo sfondo. Pubblicò un piccolo libro, De Stella Nova (1573), coniando il termine nova per una “”nuova”” stella (oggi sappiamo che quella stella era la supernova SN 1572). Questa scoperta fu decisiva nella sua scelta dell’astronomia come professione. L’osservazione delle comete del 1577 e del 1585 diede conferma a Brahe delle sue ipotesi circa la confutazione dell’immutabilità delle sfere celesti secondo la teoria di Aristotele universalmente accettata fino ad allora. Le comete non potevano appartenere alla sfera sublunare e, muovendosi nelle regioni eteree, confermavano che i pianeti non fossero infissi nelle sfere solide. Eliocentrismo Keplero cercò, senza riuscirci, di persuadere Brahe ad adottare il modello eliocentrico del sistema solare. Brahe credeva in un modello geocentrico, che prese poi il nome di sistema ticonico (secondo cui il Sole girerebbe attorno alla Terra immobile, e tutti gli altri pianeti girerebbero attorno al Sole), per gli stessi motivi per cui sostenne che la supernova del 1572 non era vicina alla Terra. Egli sostenne che se la Terra fosse stata in moto, allora le stelle vicine avrebbero dovuto cambiare posizione relativamente alle stelle più lontane. In realtà questo effetto di parallasse esiste; non poteva essere osservato ad occhio nudo né con i telescopi dei duecento anni a seguire, perché anche le stelle più vicine sono molto più lontane di quanto gli astronomi dell’epoca ritenessero possibile. Nel modello ticonico la Terra era immobile, al centro di un universo racchiuso dalla sfera delle stelle fisse. La Terra era il centro anche delle orbite della Luna e del Sole che, a sua volta, era il centro delle orbite degli altri 5 pianeti (Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno). Epicicli, eccentrici ed equanti sono ancora necessari e presuppongono il superamento della realtà delle sfere cristalline. Il sistema ticonico presentava alcuni vantaggi: riscontri più precisi tra previsioni matematiche e dati osservativi rispetto ai modelli geocentrici tradizionali; escludeva i conflitti con le Scritture, mantenendo la Terra immobile e al centro dell’Universo. risolveva l’apparente contraddizione che caratterizzava l’universo copernicano in relazione alla mancanza dell’effetto di parallasse e al problema delle dimensioni delle stelle [4]. confermando sostanzialmente il sistema geocentrico non aveva bisogno di dare una spiegazione fisica del movimento terrestre [5]. Fu la grande autorità di Brahe che da un lato ritardò l’affermazione del sistema Copernicano e dall’altro favorì l’abbandono del sistema Tolemaico. La negazione delle realtà delle sfere cristalline ebbe un valore rivoluzionario, esattamente quanto la teoria “”eliocentrica”” (“”eliostatica”” sarebbe più esatto) di Copernico. Uraniborg, Stjerneborg e Benátky Il Quadrans Muralis, 1598 Il re Federico II di Danimarca e Norvegia, impressionato dalle osservazioni di Brahe del 1572, finanziò la costruzione di due osservatori a Hven: Uraniborg e Stjerneborg, con magnifici strumenti di propria progettazione. Osservazioni sulla cometa del 1577 gli permisero di confutare l’ipotesi delle sfere celesti solide. A causa di disaccordi con il nuovo re Cristiano IV di Danimarca, Brahe si spostò a Praga nel 1598 dove Rodolfo II d’Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero, gli consentì di costruire un nuovo osservatorio (in un castello a Benátky, a 50 km da Praga) nel quale Brahe lavorò fino alla sua morte. A Praga Brahe continuò anche a occuparsi di astrologia, svolgendo in particolare la funzione di astrologo personale dell’imperatore.[6] Brahe fu uno straordinario osservatore dell’era pre-telescopio: le sue osservazioni delle posizioni stellari e planetarie raggiunsero un’accuratezza impareggiabile per i suoi tempi. Brahe non era copernicano, ma propose un sistema di compromesso in cui la Terra è immobile al centro mentre i pianeti girano attorno al Sole, che li trascina a sua volta attorno alla Terra. Le sue accurate osservazioni di Marte permisero a Keplero, nel 1609 e nel 1619, di determinare le leggi fondamentali del moto planetario, che fornirono a loro volta un grande supporto alla teoria eliocentrica del sistema solare di Copernico. Conscio che una stella osservata vicino all’orizzonte appare ad un’altitudine maggiore di quella reale a causa della rifrazione atmosferica, compilò delle tabelle per correggere questa fonte di errore. Brahe fu maestro e amico del costruttore di globi Blaeu, che ornò un suo globo con il ritratto dello scienziato. Brahe morì il 24 ottobre 1601, molti giorni dopo lo scoppio della vescica durante un banchetto: si disse che abbandonare il banchetto prima della conclusione sarebbe stato l’apice delle cattive maniere, quindi preferì rimanere[7][8]. In seguito a questo incidente non era più in grado di urinare, se non in quantità molto piccole e con dolori lancinanti[9]. Recenti investigazioni fanno supporre che Brahe non morì direttamente per questa causa, ma potrebbe essersi avvelenato involontariamente, somministrandosi delle medicine contenenti mercurio (Brahe seguì degli studi di alchimia nella sua vita, comunque sembra che non ne abbia lasciato tracce o li abbia distrutti). Brahe è sepolto nella Chiesa di Santa Maria di Týn a Praga. Riconoscimenti Monumento a Brahe e Keplero, sulla collina di Praga Sulla Luna gli è stato dedicato un cratere di 85 km di diametro (Cratere Tycho) Un monumento in marmo dedicato allo scienziato, ritratto insieme a Johannes Keplero, è stato eretto a Praga, nei pressi del Castello Gli è stato dedicato un asteroide, 1677 Tycho Brahe A lui è dedicato il genere di palme Brahea[10] Onorificenze Cavaliere dell’Ordine dell’Elefante – nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell’Ordine dell’Elefante — 1578 Note ^ James H. Holden, A History of Horoscopic Astrology, F.A.F.A., 2006. ^ Su Brahe (e su Keplero) astrologo si veda anche Franco Selleri, Fisica senza dogma: la conoscenza scientifica tra sviluppo e regressione, Bari, Dedalo, 1989. ^ vedere http://purl.uni-rostock.de/matrikel/100028187 ^ Vedi l’articolo di D. Danielson e C. M. Graney, Processo a Copernico, Le Scienze Marzo 2014. Secondo i modelli geocentrici dell’universo, le stelle si trovano poco oltre i pianeti; in questa situazione le loro dimensioni stimate con un semplice calcolo geometrico risultavano abbastanza simili a quelle del Sole. Applicando la teoria eliocentrica di Copernico le stelle dovevano essere estremamente lontane e quindi, applicando lo stesso sistema di calcolo, risultavano troppo grandi, di dimensioni pari a migliaia di volte quelle del Sole. ^ Vedi l’articolo di D. Danielson e C. M. Graney, Processo a Copernico, Le Scienze Marzo 2014. Brahe visse oltre un secolo prima della nascita della fisica newtoniana che avrebbe fornito l’esatta spiegazione del movimento terrestre. Le dimensioni della Terra erano all’epoca sufficientemente note, ci si chiedeva quindi quale forza avrebbe potuto far muovere questa pesantissima sfera di roccia, polvere e acqua? Era al contrario facile spiegare il moto dei pianeti e del sole perché fin dai tempi di Aristotele gli astronomi avevano ipotizzato che i corpi celesti fossero formati da una particolare sostanza “”eterea””, inesistente sulla Terra e che aveva la naturale tendenza al rapido moto circolare. ^ Peter Marshall, The Mercurial Emperor: The Magic Circle of Rudolf II in Renaissance Prague, Londra, 2007. ^ John Tierney, Murder! Intrigue! Astronomers?, in New York Times, 29 novembre 2010. URL consultato il 30 novembre 2010. «At the time of Tycho’s death, in 1601, the blame fell on his failure to relieve himself while drinking profusely at the banquet, supposedly injuring his bladder and making him unable to urinate.». ^ Thoren (1990, p.468–69) ^ (Dreyer, Tycho Brahe: A Picture of Scientific Life and Work in the Sixteenth Century., p.309). ^ (EN) Umberto Quattrocchi, CRC World Dictionary of Medicinal and Poisonous Plants: Common Names, Scientific Names, Eponyms, Synonyms, and Etymology (5 Volume Set), CRC Press, 3 maggio 2012, ISBN 978-1-4200-8044-5. URL consultato il 10 dicembre 2015. Bibliografia Questo testo proviene in parte dalla relativa voce del progetto Mille anni di scienza in Italia, opera del Museo Galileo. Istituto Museo di Storia della Scienza di Firenze (home page), pubblicata sotto licenza Creative Commons CC-BY-3.0 Pierre Gassendi. Tychonis Brahei, equitis Dani, Astronomorum Coryphaei, vitae Accessit Nicolai Copernici, Georgii Peurbachii, & Joannis Regiomontani, Astronomorum celebrium, Vita. Hagae Comitum (Den Haag), Vlacq, 1655. Kitty Ferguson. L’uomo dal naso d’oro. Tycho Brahe e Giovanni Keplero: la strana coppia che rivoluzionò la scienza, Milano, Longanesi, 2003. ISBN 88-304-2053-0 Francesco Ongaro. L’uomo che cambiò i cieli, Cairo editore, 2007. ISBN 978-88-6052-075-3″,”SCIx-493″
“BREY Gérard GUERENA Jean Louis MAURICE Jacques SALAÜN Serge SERRANO Carlos”,”Un anarchiste entre la legende et l’histoire: Fermìn Salvochea (1842-1907).”,”La vita del “”Blanqui spagnolo”””,”ANAx-411″
“BREZNITZ Shlomo”,”I campi della memoria.”,”””Da questo cespo d’ortica, il pericolo, noi cogliamo questo fiore, la sicurezza’ (Shakespeare, Enrico IV, parte prima (in apertura S. Breznitz, I campi della memoria)”,”GERN-004-FSD”
“BREZZI Camillo”,”Il cattolicesimo politico in Italia nel ‘900.”,”BREZZI Camillo insegna storia contemporanea all’ Università degli Studi di Roma. Autore del volume ‘Cristiano sociali e intransigenti (Roma, 1971) è andato concentrando la sua attenzione di studioso sul movimento operaio e contadino cattolico e sui rapporti tra fascismo e mondo cattolico. Ha curato pure ‘I partiti democratici cristiani d’ Europa’ (1979). “”L’ evocare il maligno di certo non era un fatto nuovo nella cultura e nella religiosità cattolica, né la durezza del linguaggio era riservata solo ai propagatori di altre confessioni religiose: è, secondo me, altrettanto significativo e indicativo della mentalità che sottosta agli interventi della gerarchia ecclesiastica che un simile atteggiamento lo si riscontri anche – e con maggior forza per certi aspetti – contro quei pochi cattolici che in Italia negli anni ’30 tentano un’ azione contro il regime fascista e in opposizione a una sempre più stretta collaborazione con esso da parte della Chiesa cattolica.”” (pag 115)”,”ITAA-094″
“BREZZI Paolo”,”I principali movimenti religiosi in Italia.”,”Paolo Brezzi, già ordinario di Storia del Cristianesimo nell’Università di Napoli, attualmente è ordinario di Storia nell’Università di Roma. Tra le sue pubblicazioni: Roma e l’Impero medioevale, Cristianesimo ed Impero romano fino a Costantino, Analisi ed interpretazione del De Civitate Dei, Realtà e mito dell’Europa, Le riforme cattoliche dei secoli XV e XVI.”,”RELP-001-FL”
“BREZZI Piero”,”La politica dell’elettronica.”,”Piero Brezzi nato a Firenze nel 1935, ingegnere elettronico è responsabile per l’elettronica della sezione industria della direzione del Pci. Ha pubblicato tra l’altro ‘L’industria elettronica in Italia’ (1976). E’ stato uno degli esperti del Programma finalizzato elettronica del Cipi.”,”ECOI-393″
“BREZZI Camillo”,”Il cattolicesimo politico in Italia nel ‘900.”,”Camillo Brezzi insegna storia contemporanea nell’Università degli Studi di Roma.”,”ITAP-044-FL”
“BREZZI Francesca”,”Dizionario dei termini e dei concetti filosofici.”,”Francesca Brezzi insegna Filosofia della religione alla Terza Università di Roma.”,”FILx-123-FL”
“BREZZI Camillo, collaborazione di Pietro ALBONETTI Annarita BUTTAFUOCO Carlo Felice CASULA Carlo CROCELLA Agostino GIOVAGNOLI Paolo GIUNTELLA Bruno LIVERANI Toto LOMBARDO Antonio PARISELLA Stefano PIVATO Andrea RICCARDI Franco SALVATORI”,”I partiti democratici cristiani d’Europa.”,”Camillo Brezzi insegna storia contemporanea nell’Università degli Studi di Roma.”,”EURx-102-FL”
“BREZZI Piero”,”L’industria elettronica e l’Italia. Necessità di un piano nazionale dell’elettronica.”,”‘Se infatti oggi viviamo nella fase del capitalismo monopolitistico di Stato, che come dice Lenin è «un meccanismo unico che riunisce milioni di uomini nell’organizzazione del capitalismo di Stato» (1), è comunque opportuno osservare, come giustamente ricordava Pesenti, che questa categoria oggi dominante nell’econmia capitalistica non elimina le altre categorie di una corretta analisi marxista (vedi A. Pesenti, ‘Capitalismo monopolistico di Stato e impresa pubblica’, in Quaderni di Politica ed Economia’ n. 7)’ (pag 7) [(1) Lenin, La guerra e la rivoluzione, Conferenza del 27 maggio 1917, in Opere complete, v. 24, Ed. Riun. 1966 p. 414]”,”ITAE-002-FGB”
“BRIAMONTE Nino”,”Saggio di bibliografia sui problemi storici teorici e pratici della traduzione.”,”Nella bibliografia sulla storia della traduzione l’A riporta lo scritto di Friedrich ENGELS ‘Wie man Marx nicht übersetzen soll’, ottobre 1885, ora in K. MARX F. ENGELS ‘Über Sprache, Stil und Übersetzung’, Berlin, Dietz Verlag, 1974, pag 475-490 (MARX, ENGELS, Sulla lingua, lo stile e la traduzione, DIETZ, 1974)”,”STOx-022″
“BRIAN Luigi presidente del Convegno; relazioni di Alberto TAURO DEL PINO Alvaro DEL-PORTILLO Luigi BRIAN Ernesto LUNARDI Christopher SCHOEFIELD Raimondo LURAGHI, interventi di Paolo BARRETO SANCHEZ Paolo FIORINI Giuseppe DE-FILIPPO Micaela TACCONI Antonio GUERCI Oscar TORRETTA, relazione conclusiva di Luigi BRIAN”,”L’Europa e la conquista dell’America: fu epopea? Giornata di incontro, Genova, 30 aprile 1990. Salone del Consiglio Provinciale.”,”Relazioni di Alberto TAURO DEL PINO Alvaro DEL-PORTILLO Luigi BRIAN Ernesto LUNARDI Christopher SCHOEFIELD Raimondo LURAGHI, interventi di Paolo BARRETO SANCHEZ Paolo FIORINI Giuseppe DE-FILIPPO Micaela TACCONI Antonio GUERCI Oscar TORRETTA, relazione conclusiva di Luigi BRIAN”,”AMLx-114″
“BRIANTI Marc”,”Bandiera rossa. Un siècle d’histoire du Mouvement ouvrier italien du Risorgimento (1848) à la République (1948).”,”BRIANTI M. ha lavorato per vent’anni nel gruppo Fiat. Facendo ricerca presso vari editori (Feltrinelli Einaudi, ecc.) ha qui condensato centinaia di opere su questo tema.”,”MITS-362″
“BRIATICO Franco”,”Ascesa e declino del capitale pubblico in Italia. Vicende e protagonisti.”,”BRIATICO Franco ha lavorato all’ Eni dal 1955 al 1984. Prima nella Direzione studi economici tecnici poi come assistente di CEFIS e direttore per le relazioni esterne. L’ economia mista e la politica dei “”salvataggi””. “”Comunque la vicenda Italcasse è solo un episodio della condotta di Sette, il quale blocca non solo tutti i finanziamenti politici, ma anche le elargizioni non strettamente destinate a esigenze di azienda. Ciò era nel carattere dell’ uomo. Valga un episodio: nel 1968, all’ epoca in cui era ancora presidente dell’ Efim, il personaggio più vicino a Moro e che ne curava anche i collegamenti elettorali, in occasione di una “”campagna”” gli aveva chiesto un consistente aiuto. Sette, sotto i suoi occhi, aveva fatto un rapido conto delle disponibilità e poi gli aveva chiuso in una busta quanto, a suo giudizio, riteneva potergli dare. Quale non fu la sorpresa del potente personaggio quando, tornato al suo ufficio, vide che si trattava esattamente di 778.000 lire (meno di dieci milioni nel ’97). Gli telefonò che forse c’era un errore di almeno uno ‘zero’. Sette, e non c’era ancora in vigore la legge sul finanziamento ai partiti, rispose che di più non poteva fare. E allora come spiegarsi l’ avvia, nel pieno del suo mandato, dei finanziamenti concessi, estero su estero, al Banco Ambrosiano di Calvi? La spiegazione verrà con Florio Fiorani””. (pag 351) “”Il designato Colombo rifiuta Di Donna. “”Gandolfi, andandosene, lascia “”molti chilogrammi di carta”” su Di Donna al presidente designato Umberto Colombo. Colombo passa per socialista, ma ha un appoggio più vasto che va dal modo scientifico vicino alla DC ai comunisti. E’ presidente dell’ Enea, quando viene interpellato da De Michelis con una sbrigativa telefonata da Parigi (“”Ho avuto cinque minuti per dire si o no””) con l’ intermediazione di un suo collaboratore all’ Enea dalle stesse idee. Non conosce la carte di Gandolfi: accetta perciò senza obiezioni la carica con la presenza di Di Donna in giunta quale vicepresidente. Siamo a metà settembre. Ancora non è diffusa la seguente nota di agenzia: “”I signori di Tripoli, Baghdad, Teheran, Riyadh, sono turbati dall’ ipotesi che circola a piazza Mattei, che Colombo sia un ebreo italiano di religione e quindi di razza””. C’è il rischio che possa essere compromessa la presidenza dell’ Eni con tutta l’ area del petroldollaro. E’ convinzione che l’ ispiratore della nota sia Di Donna e, nominato il 22 ottobre, Colombo non mancherà di far rilevare questa pesante insinuazione nel fitto epistolario tra la fine di ttobre e il 10 novembre, intercalato dai burrascosi colloqui con Craxi e De Michelis.”” (pag 461)”,”ITAE-169″
“BRIATICO Franco”,”Ascesa e declino del capitale pubblico in Italia. Vicende e protagonisti.”,”Franco Briatico ha lavorato all’Eni dal 1955 al 1984, dapprima nella Direzione studi economico-tecnici, poi come assistente di Cefis e direttore per le reazioni esterne.”,”ECOG-015-FL”
“BRICKER William H.”,”Partners by Choice and Fortune.”,”Fondo Palumberi William H. Bricker, member of the Newcomen Society President and Chief Executive Officer Diamond Shamrock Corporations Cleveland Ohio”,”ECOG-068″
“BRICKHILL Paul”,”The Dam Busters.”,”Paul Brickhill, nato in Australia a Melbourne e studi a Sydney è stato un pilota di caccia della Royal Australian Air Force.”,”QMIS-081-FSD”
“BRIEN Alan”,”Lenin. Novela.”,”BRIEN Alan è un giornalista che si dice perseguitato dall’ immagine di Lenin da quando era uno scolare. Ha scritto quest’opera che è un finto di diario tenuto da Lenin. L’A racconta di un Lenin terribile ma a volte umano. “”Il cammino della rivoluzione – come soleva dire Chernichevski – non è come il pavimento della Prospettiva Nevsky””. Somiglia di più ad una ascesa in montagna, un passamento che richiede un certo grado di abilità. Solo un pazzo può pensare che il miglior cammino sia quello più corto, il più diretto. E’ necessario scegliere un percorso serpeggiante che porti da un lato all’ altro. La rivoluzione è una specie di guerra. I nostri attacchi a volte devono essere posticipati o spostati in un’ altra sezione del fronte””. (pag 382)”,”LENS-160″
“BRIGAGLIA Manlio a cura; saggi di Trygve R. THOLFSEN David SOUTHERN H. COLIN MATTHEW Ross I. McKIBBIN John A. KAY John P.D. DUNBABIN Raymond HUARD Jean-Marie MAYEUR Pierre POLIVKA Thomas NIPPERDEY Peter NETTL David BLACKBOURN Hartmut ULLRICH”,”L’ origine dei partiti nell’ Europa contemporanea 1870 – 1914.”,”Saggi di Trygve R. THOLFSEN, David SOUTHERN, H. COLIN MATTHEW Ross I. McKIBBIN John A. KAY, John P.D. DUNBABIN, Raymond HUARD, Jean-Marie MAYEUR, Pierre POLIVKA, Thomas NIPPERDEY, Peter NETTL, David BLACKBOURN, Hartmut ULLRICH, Manlio BRIGAGLIA Manlio BRIGAGLIA insegna storia contemporanea e storia dei partiti e movimenti politici a Sassari. E’ autore tra l’altro di ‘Emilio Lussu e Giustizia e Libertà’ (1976) e ‘La classe dirigente a Sassari da Giolitti a Mussolini’ (1981).”,”EURx-078″
“BRIGANTI Walter a cura”,”Il movimento cooperativo in Italia, 1854-1925.”,”Rovigo e il Polesine. “”I conflitti sociali hanno sempre avuto uno sviluppo pacifico. Il capo dei socialisti di questa zona è Giacomo Matteotti, riformista – nel miglior senso della parola – per convinzione e per passione. Il 28 febbraio 1921 scade l’ antico concordato agricolo. Le organizzazioni operaie propongono di iniziare i negoziati per il nuovo concordato. Gli agrari, che si sono accorti qual vento soffi dalla vallato del Po e soprattutto da Ferrara, si rifiutano e vogliono profittare della situazione per sbarazzarsi delle “”leghe””, degli uffici di collocamento, dell’ organizzazione operaia come tale. Le “”spedizioni””, che non hanno niente da “”punire”” se non l’ esistenza stessa di una massa di lavoratori uscita dall’ ignoranza e dalla servitù, si moltiplicano a partire dalla fine di febbraio e raggiungono immediatamente un grado inaudito di violenza. Matteotti e le Camere del lavoro danno ai lavoratori la parola d’ ordine: “”Restate nelle vostre case; non rispondete alle provocazioni. Anche il silenzio, anche la viltà sono talvolta eroici””. Questo atteggiamento non disarma le squadre fasciste, che percorrono la zona su camion forniti dagli agrari (…)””. (pag 251)”,”ITAE-147″
“BRIGGS Asa SAVILLE John a cura; saggi di Asa BRIGGS Sidney POLLARD E.J. HOBSBAWM Peter BROCK Stephen COLTHAM Royden HARRISON Henry COLLINS E.P. THOMPSON John SAVILLE”,”Essays in Labour History. In Memory of G.D.H. Cole, 24 September 1889-14 January 1959.”,”Saggi di Asa BRIGGS Prof di Modern History, Univ of Leeds, Sidney POLLARD Lecturer in Economics, Univ of Sheffield, E.J. HOBSBAWM Lecturer in History, Birkbeck College, Univ of London, Peter BROCK, Lecturer in History, Univ of Alberta, Stephen COLTHAM Univ of Oxford, Royden HARRISON, Univ of Sheffield, Henry COLLINS Univ of Oxford, E.P. THOMPSON Staff Tutor, Department of Extramural Studies, Univ of Leeds, John SAVILLE Senior Lecturer in Economic History, Univ of Hull.”,”MUKx-044″
“BRIGGS Asa”,”L’ età del progresso. L’ Inghilterra fra il 1783 e il 1867.”,”Dopo aver insegnato a lungo nell’ Università del Sussex, Asa BRIGGS è oggi rettore del Worcester College di Oxford. E’ autore di numerose opere relative a questo periodo tra cui: -Social Thought and Social Action (1961) -Victorian Cities (1968) -XIX Century (1970) -Iron Bridge and Crystal Palace. Impact and Images of the Industrial Revolution (1979) -History of Broadcasting in the United Kingdom (1979) -Social History of England (1983) In lingua italiana è apparsa ‘L’ Inghilterra vittoriana’ (Editori Riuniti 1978).”,”UKIx-045″
“BRIGGS Asa”,”Storia sociale dell’ Inghilterra. Dalla preistoria ai giorni nostri.”,”Nell’avvertenza viene riportato un quadro schematico della gerarchia sociale terriera (pag 7). Asa BRIGGS è nato a Keighley, nello Yorkshire nel 1912. Ha studiato a Cambridge ed è stato rettore dal 1976 al 1991 del Worcester College di Oxford. Nel 1976 ha ricevuto il titolo di Pari d’ Inghilterra. Ha scritto molti articoli e saggi sulla storia del XIX e XX secolo (v.retrocopertina). E’ P della English Social History Society e dell’ Heritage Education Group.”,”UKIS-010″
“BRIGGS Asa”,”Marx a Londra. La vita quotidiana negli anni d’ esilio. Con un’ appendice di lettere di Karl Marx, Friedrich Engels e Jenny Marx von Westphalen.”,”””Engels una volta andò in vacanza non a Blackpool nel Lancashire, ma a Great Yarmouth. Né Marx né Engels seguivano quindi i modi di lavorare e di passare il tempo libero delle “”masse””, già chiari nell’ anno della rivoluzione, 1848, quando nella breve pausa del Whitsuntide, una festa annuale della classe operaia, 116 mila gitanti lasciarono Manchester per recarsi al mare. Al tempo della morte di Marx una gita al mare (non solo per prendere bagni) era divenuto un fatto normale della vita urbana.”” (pag 62)”,”MADS-339″
“BRIGGS Asa”,”L’ Inghilterra vittoriana. I personaggi e le città.”,”Asa BRIGGS (1921), dal 1955 al 1961 è stato professore di storia moderna all’ Università di Leeds e attualmente insegna all’ Università del Sussex. Tra le sue opere principali ‘The age of improvement (1954), Chartist studies (1954), William Cobbett (1967). Riunite in un unico volume appaiono qui tradotte due delle principali opere dello storico inglese Asa BRIGGS, ‘Victorian people’ (1954) e ‘Victorian cities’ (1963). 1866. Educazione, coscienza rivoluzionaria. “”L’ incidente di Hyde Park non fu un vero e proprio tumulto, né si poteva rimproverare la lega di non essere riuscita a controllare un tal numero di persone; ma tra i leaders del governo e le classi dominanti la paura di uno scoppio di violenza operaia era grande. I dirigenti sindacali diventavano ogni giorno più fermi sostenitori della crociata per la riforma; e il piccolo gruppo di rivoluzionari intorno a Marx lavorava dietro le quinte, nella convinzione di svolgere un ruolo strategico in un movimento che aveva ormai raggiunto “”dimensioni immense e irresistibili””. Marx scriveva fiduciosamente a Engels che “”agli inglesi occorre soltanto un’ educazione rivoluzionaria, a che basterebbero due settimane, qualora dovesse comandare in modo assoluto sir Richard Mayne””.”” (pag 197-198)”,”UKIx-094″
“BRIGGS Asa CALLOW John”,”Marx in London. An Illustrated Guide.”,”Contiene informazioni sulla ‘Marx Memorial Library’ (ultima parte del libro) Nota: foto e iconografia per sito Marx BRIGGS Asa è l’ A di molti libri tra cui ‘Victorian Cities’ e ‘A Social History of England’ (BBC). CALLOW John è chief librarian della Marx Memorial Library. Robert Smirke il progettista del Museum Building. “”The result was one of the world’s most famous – and useful – rooms, the great domed reading room, perhaps the best-known section of the British Museum. The new library was opened in 1857, by which time Marx had already left Dean Street for the suburbs. It is recorded that on opening day a champagne breakfast was laid out for readers on their desks. By 1890 it was receiving 900.000 visitors each year. (…) Carlyle, Thackeray, Dickens, Mazzini and Ruskin all sat in this Reading Room, and Marx, one of most diligent readers, was to be followed by hundreds more, by Kropotkin, Shaw, Lenin, Gandhi and Govan Mbeki. Leon Trotsky was a frequent visitor to London during the early 1900s; but during his long and sad exile from USSR his application for a reader’s ticket was blocked by Churchill and the British Home Office.”” (pag 52) Marx sulla lettura dei quotidiani. “”It was in the old Reading Room that Marx worked on the ‘Address of the Central Committee to the Communist League (1850), on ‘The Class Struggles in France’ (1850); and the ‘Eighteenth Brumaire of Louis Napoleon’ (1852). However, he increasingly found the demands of the ‘New York Daily Tribune’ for the fresh articles that constituted his only paid employment to be a grinding distraction that took him away from what he considered to be his life’s work. ‘The continual newspaper muck annoys me’, he complained. ‘It takes a lot of my time, disperses my effort and in the final analysis is nothing'””. (pag 54) Testo messo in sito Marx-Karl.com: “”From Dean Street, Marx had to make only a short journey to work – to the Reading Room of the British Museum in Bloomsbury. (…) Even during the 1830s there was a growing demand for space for students to consult the books, and the energetic new Keeper of Printed Books, exiled Italian revolutionary Antonio Panizzi (1797-1879), made a sketch of the sort of new reading room he wanted and showed it to Robert Smirke, the designer of the Museum Building. The result was one of the world’s most famous – and useful – rooms, the great domed reading room, perhaps the best-known section of the British Museum. The new library was opened in 1857, by which time Marx had already left Dean Street for the suburbs. It is recorded that on opening day a champagne breakfast was laid out for readers on their desks. By 1890 it was receiving 900.000 visitors each year. (…) Carlyle, Thackeray, Dickens, Mazzini and Ruskin all sat in this Reading Room, and Marx, one of most diligent readers, was to be followed by hundreds more, by Kropotkin, Shaw, Lenin, Gandhi and Govan Mbeki. Leon Trotsky was a frequent visitor to London during the early 1900s; but during his long and sad exile from USSR his application for a reader’s ticket was blocked by Churchill and the British Home Office”” (…) “”After obtaining his Reader’s ticket in June 1850 – which was then quite an arduous task – Marx began by spending three months diligently reading back numbers of the ‘Economist’, followed by other periodicals and pamphlets. After years of patient research in the Reading Room, he was the end his life knowing far more about the history of political economy in Britain than most professors of the subject”” (…) “”It was in the old Reading Room that Marx worked on the ‘Address of the Central Committee to the Communist League (1850), on ‘The Class Struggles in France’ (1850); and the ‘Eighteenth Brumaire of Louis Napoleon’ (1852). However, he increasingly found the demands of the ‘New York Daily Tribune’ for the fresh articles that constituted his only paid employment to be a grinding distraction that took him away from what he considered to be his life’s work. ‘The continual newspaper muck annoys me’, he complained. ‘It takes a lot of my time, disperses my effort and in the final analysis is nothing’. It was in the new Reading Room where legend has it that his favourite seat was number 07 – that Marx spent the most productive period of his life”” (…) “”It was in the old Reading Room that Marx worked on the ‘Address of the Central Committee to the Communist League (1850), on ‘The Class Struggles in France’ (1850); and the ‘Eighteenth Brumaire of Louis Napoleon’ (1852). However, he increasingly found the demands of the ‘New York Daily Tribune’ for the fresh articles that constituted his only paid employment to be a grinding distraction that took him away from what he considered to be his life’s work. ‘The continual newspaper muck annoys me’, he complained. ‘It takes a lot of my time, disperses my effort and in the final analysis is nothing'”” [Asa Briggs John Callow, Marx in London. An Illustrated Guide, 2008]”,”MADS-435″
“BRIGGS Asa”,”William Cobbett.”,”BRIGGS Asa professor of History, University of Sussex. Cobbett William. – Pubblicista (Farnham, Surrey, 1762 (1763 secondo il libro di Briggs) – Guildford 1835); noto anche con lo pseudon. di Peter Porcupine. Emigrato negli USA, esercitò attività di libellista politico, che continuò in Inghilterra, dopo il rimpatrio (1800), sul Weekly Political Register (dal 1802). Nel 1817, gravemente indebitato, fuggì negli USA; rimpatriato ancora una volta, fu eletto (1830) ai Comuni. Lasciò anche alcune opere storiche e acuti saggi economici (Paper against gold, 1810-11; Cottage economy, 1821; Surplus population and poor law bill, 1832). (Treccani.it)”,”BIOx-248″
“BRIGGS Asa”,”Personaggi vittoriani.”,”Asa BRIGGS è nato nel 1921. Ha insegnato storia moderna all’Università di Leeds e all’Università del Sussex. Tra le sue opere ‘Chartist Studies’ (1954), ‘William Cobbett’ (1967). “”Sarebbe tuttavia errato pensare che Applegarth si curasse soltanto di accumulare i grossi fondi centrali o che fosse contrario a ogni forma di sciopero. “”Non rinunciate mai al diritto di sciopero, – diceva al suo sindacato, – ma badate bene a come usate quest’arma a doppio taglio””. Subito dopo che il suo sindacato locale di Sheffield aderí nel 1862 alla ASCJ, ci fu uno sciopero breve e vittorioso che portò al riconoscimento da parte dei datori di lavoro di una serie i norme sui rapporti di lavoro. Applegarth non credeva negli scioperi indiscriminati o precipitosi, ma ammise apertamente dinanzi alla commissione del 1867 che il numero di scioperi brevi era cresciuto, e non diminuito, nei precedenti quattro anni””. (pag 191)”,”UKIx-113″
“BRIGGS Asa BURKE Peter”,”Storia sociale dei media. Da Gutenberg a Internet.”,”Asa Briggs ha insegnato nelle Università di Leeds e del Sussex ed è stato rettore del Worcester College di Oxford e della Open University. Tra i suoi libri: L’Inghilterra vittoriana, Città vittoriane, Personaggi vittoriani, Storia sociale dell’Inghilterra. L’età del progresso. Peter Burke, fellow dell’Emmanuel College, insegna Cultural History nell’Università di Cambridge. Tra i suoi libri: IlRinascimento, Storia e teoria sociale, L’arte della conservazione, Sogni, gesti, beffe. Cultura e società nell’Italia del Rinascimento, Storia sociale della conoscenza.”,”EDIx-005-FL”
“BRIGGS Asa a cura, saggi di Donald READ J.F.C. HARRISON Hugh FEARN R.B. PUGH David WILLIAMS Alex WILSON Asa BRIGGS Joy MACASKILL Lucy BROWN F.C. MATHER”,”Chartist Studies.”,”Asa Briggs, Professor of History in the University of Sussex ‘Stockport, descritto da Engels come ‘uno dei più bui e fumosi posti desolati dell’intera area industriale’ (pag 3) il “”Lancashire, descritto da Engels come ‘la molla principale di tutti i movimenti operai”” (pag 5)”,”MUKC-040″
“BRIGGS E.G. Derek”,”La produzione delle forme fossili.”,”Derek E.G. Briggs, insegna Paleobiologia presso l’Università di Bristol, Inghilterra. Nato a Dublino nel 1950, ha conseguito il baccellierato al Trinity College di Dublino e il dottorato all’Università di Cambridge. É ricercatore associato del Royal Ontario Museum di Toronto ed inoltre primo vicepresidente sia della Palaeontographical Society. L’interesse prevalente delle sue ricerche è verso la tafonomia e la rilevanza evolutiva di forme fossili eccezionalmente conservatesi.”,”SCIx-124-FL”
“BRIGGS Asa”,”Città vittoriane.”,”Asa Briggs è nao nel 1921. Dal 1955 al 1961 è stato professore di storia moderna all’Università di Leeds e poi ha insegnato nell’Università del Sussex. Ha scritto sul tema del cartismo e una biografia di William Cobbett (1967). Relativamente citato F. Engels v. capitolo III: ‘Manchester, simbolo di una nuova era’ (pag 83-)”,”UKIS-001-FC”
“BRIGGS Asa”,”L’ Inghilterra vittoriana. I personaggi e le città.”,”Asa BRIGGS (1921), dal 1955 al 1961 è stato professore di storia moderna all’ Università di Leeds e attualmente insegna all’ Università del Sussex. Tra le sue opere principali ‘The age of improvement (1954), Chartist studies (1954), William Cobbett (1967). Riunite in un unico volume appaiono qui tradotte due delle principali opere dello storico inglese Asa BRIGGS, ‘Victorian people’ (1954) e ‘Victorian cities’ (1963). 1866. Educazione, coscienza rivoluzionaria. “”L’ incidente di Hyde Park non fu un vero e proprio tumulto, né si poteva rimproverare la lega di non essere riuscita a controllare un tal numero di persone; ma tra i leaders del governo e le classi dominanti la paura di uno scoppio di violenza operaia era grande. I dirigenti sindacali diventavano ogni giorno più fermi sostenitori della crociata per la riforma; e il piccolo gruppo di rivoluzionari intorno a Marx lavorava dietro le quinte, nella convinzione di svolgere un ruolo strategico in un movimento che aveva ormai raggiunto “”dimensioni immense e irresistibili””. Marx scriveva fiduciosamente a Engels che “”agli inglesi occorre soltanto un’ educazione rivoluzionaria, a che basterebbero due settimane, qualora dovesse comandare in modo assoluto sir Richard Mayne””.”” (pag 197-198)”,”UKIx-006-FF”
“BRIGGS Asa”,”Storia sociale dell’Inghilterra. Dalla preistoria ai nostri giorni.”,”Asa Briggs ha insegnato nelle Università di Leeds e del Sussex ed è stato rettore del Worcester College di Oxford e della Open University. Tra i suoi libri: L’Inghilterra vittoriana, Città vittoriane, Personaggi vittoriani, Storia sociale dell’Inghilterra. L’età del progresso. Asa Briggs è nato a Keighley, nello Yorkshire, nel 1912. Ha studiato a cambridge. Nel 1976 ha ricevuto il titolo di Pari d’Inghilterra.”,”UKIS-003-FV”
“BRIGGS Asa”,”Storia sociale dell’Inghilterra. Dalla preistoria ai nostri giorni.”,”Asa Briggs ha insegnato nelle Università di Leeds e del Sussex ed è stato rettore del Worcester College di Oxford e della Open University. Tra i suoi libri: L’Inghilterra vittoriana, Città vittoriane, Personaggi vittoriani, Storia sociale dell’Inghilterra. L’età del progresso. Asa Briggs è nato a Keighley, nello Yorkshire, nel 1912. Ha studiato a cambridge. Nel 1976 ha ricevuto il titolo di Pari d’Inghilterra.”,”UKIS-003-FL”
“BRIGGS Asa DEKKER John MAIR John”,”Marx a Londra. La vita quotidiana negli anni d’ esilio. Con un’ appendice di lettere di Karl Marx, Friedrich Engels e Jenny Marx von Westphalen.”,”L’incontro di Marx con Lopatin, traduttore in russo del ‘Capitale’ “”(…) Lafargue mi aveva annunciato che un giovane russo, Lopatin, mi avrebbe portato una sua lettera di presentazione. Lopatin è venuto a trovarmi sabato, l’ho invitato per domenica (è stato da noi dalle 10 o’clock fino alle 12 di sera) ed è ritornato lunedì a Brighton dove abita. È ancora molto giovane, è stato due anni in carcere, poi per otto mesi in fortezza nel Caucaso da dove è fuggito. È figlio di un nobile povero e doveva guadagnarsi il pane all’università di San Pietroburgo dando lezioni. Ora vive molto poveramente di traduzioni per la Russia. (…) È una mente molto sveglia, ‘critica’, ha un carattere sereno, stoico come un contadino russo, che si accontenta di tutto quello che trova. Punto debole: ‘la Polonia’. Di quest’argomento parla proprio come un inglese – say an English chartist of the old school (10) – parla dell’Irlanda. Mi ha raccontato che tutta la storia di Necaev (anni 23) è un volgare insieme di menzogne. Necaev non è ‘mai’ stato in una prigione russa, il governo russo non ha mai tentato di assassinarlo, ecc.. Le cose stanno così. Necaev (uno dei pochi agenti di Bakunin in Russia) apparteneva a una società segreta. Un altro giovane X, ricco ed entusiasta, appoggiava questa società con denaro via (11) Necaev. One fine morning (12) questo X dichiara a Necaev che non avrebbe più dato neanche un copeco, poerché non sapeva che cosa succedesse di quel denaro. Il signor Necaev in seguito a ciò (orse perché non era in grado di render conto del denaro) propose ai membri della sua lega segreta di assassinare X, perché in ‘avvenire ‘ questi avrebbe potuto mutare opinione e diventare un traditore. ‘Egli lo ha realmente assassinato’. È dunque ricercato dal governo semplicemente ‘come assassino’ vulgaris. A Ginevra Lopatin affrontò d’abord il Necaev personalmente (per le sue menzogne); questi si scusò con l’utilità politica che le cose sensazionali avrebbero per la cosiddetta causa. Lopatin raccontò la storia a Bakunin, il quale gli disse che da «bon veillard» aveva creduto tutto. Bakunin invitò poi Lopatin a ripetere la cosa in presenza di Necaev. Lopatin andò subito da Necaev insieme a Bakunin e là la scena si ripeté. Necaev fece silenzio. Finché Lopatin si trovò a Ginevra, Necaev se ne stette buono buono, non si fece più sentire. Appena Lopatin fu partito per Parigi quella commedia scimmiesca ricominciò. Poco tempo dopo Lopatin ricevette in merito all’affare una lettera piena di insulti da Bakunin. Gli rispose in maniera ancora più insultante. Risultato: Bakunin scrisse una lettera in tono di pater peccavi (13) (è in possesso di Lopatin qui), ma… il est un bon vieillard crédule (…). Cernysevskij, ho saputo da Lopatin, fu condannato nel 1864 a 8 anni di travaux forcés nelle miniere della Siberia, ha quindi da sgobbare ancora per due anni. Il primo tribunale era stato abbastanza decente da dichiarare che non risultava assolutamente ‘nulla’ contro di lui e che le pretese lettere segrete circa il complotto insurrezionale erano evidenti ‘forgeries’ (15) (e lo erano infatti). Ma il Senato su ordine dell’imperatore, cassò quella sentenza con autorità suprema e mandò quell’uomo astuto che era così «abile», si diceva nella sentenza, «da mantenere i suoi scritti in una forma giuridicamente inattaccabile purtuttavia mescendovi pubblicamente il veleno» … in Siberia. Voilà la justice russe. Flerovski si trova in condizioni migliori. Egli si trova solo in esilio amministrativo in un buco fra Mosca e Pietroburgo! Avevi avuto buon naso dicendo che ‘Flerovski’ era uno ‘pseudonimo’. Ma Lopatin dice che il nome, benché non russo in origine, si trova spesso tra i preti russi (specialmente ‘monks’ (16), i quali ritengono che sia la traduzione russa di Fleury e hanno per i nomi dal profumo gradevole la stessa grande passione degli ebrei tedeschi). Lopatin è di mestiere naturalista. Quello è stato il suo studio speciale. ma si è occupato anche di affari commerciali, e sarebbe una fortuna se gli si potesse procurare qualcosa del genere. (…)”” [dalla lettera di K. Marx a F. Engels, del 5 luglio 1870, (in) Asa Briggs, ‘Marx a Londra. La vita quotidiana negli anni dell’esilio’, Editori Riuniti, Roma, 1982] [(10) Ossia un cartista inglese della vecchia scuola; (11) Tramite, (12) Una bella mattina; (13) Padre, ho peccato; (15) Falsificazioni; (16) Monaci] German Aleksandrovic Lopatin, (Niznij Novgorod, 25 gennaio 1845 – Pietrogrado, 26 dicembre 1918), è stato uno scrittore e rivoluzionario russo. Fu membro della Prima Internazionale e primo traduttore in russo del Capitale di Marx. Nato in una famiglia nobile, studiò fisica e matematica all’Università di San Pietroburgo, laureandosi nel 1866 con la tesi Sulla generazione spontanea, che mostra la sua adesione al materialismo di Vogt, Büchner e Moleschott. Quello stesso anno, sospettato di complicità con l’attentatore Karakozov, fu detenuto in carcere da cui venne rilasciato dopo due mesi per mancanza di prove. Nel 1867 si recò in Italia, contando di arruolarsi tra i garibaldini in un’impresa che avrebbe dovuto portare alla liberazione di Roma, ma giunse a Firenze quando già i garibaldini combattevano a Mentana. Tornato in Russia, con Feliks Volkovskij fondò alla fine dell’anno la Società del rublo, un’organizzazione che intendeva svolgere propaganda rivoluzionaria tra i contadini facendo diffondere dai maestri di scuola dei villaggi pubblicazioni sia legali che illegali. Per questo motivo, fu arrestato nel febbraio del 1868 e dopo otto mesi di detenzione nella fortezza Pietro e Paolo fu esiliato a Stavropol’ dove cominciò a studiare gli scritti di Karl Marx ed entrò in corrispondenza con Necaev e Bakunin. La scoperta delle lettere gli procurò un nuovo arresto, ma riuscì a fuggire e raggiunse Kadnikov, la località dove era confinato Lavrov. Lopatin partecipò all’organizzazione della sua fuga e nel 1870 espatriò in Francia. A Parigi divenne membro della Prima Internazionale e s’impegnò nella traduzione in russo del primo libro de Il Capitale di Marx che, portata a termine da Danielson, sarà pubblicata a San Pietroburgo nel 1872. Nell’estate del 1870 passò a Londra, dove conobbe e divenne amico di Marx ed Engels, e fu eletto al Consiglio generale dell’Internazionale. Lopatin tornò illegalmente in Russia alla fine dell’anno per partecipare al tentativo di liberare lo scrittore Cernysevskij. Fu però arrestato e confinato a Irkutsk da dove fuggì nell’estate del 1872 raggiungendo Tomsk, dove fu ancora arrestato e incarcerato a Irkutsk. Nuovamente fuggito nel 1873, raggiunse clandestinamente Pietroburgo e di qui lasciò la Russia stabilendosi a Zurigo. Appoggiò Marx nel suo conflitto con Bakunin e in un primo tempo collaborò con la rivista di Lavrov «Vperëd!» (Avanti!), distaccandosene per divergenze teoriche. Nel 1877 nacque a Londra suo figlio Bruno, avuto dalla sua compagna dalla quale si separerà nel 1883. Più volte tornava clandestinamente in Russia, e nel 1879 fu riconosciuto e arrestato. Deportato a Taskent nel 1880 e poi a Vologda, nel febbraio del 1883 riuscì a fuggire rifugiandosi a Parigi. Qui aderì alla Narodnaja Volja e divenne membro del suo Comitato esecutivo. Durante una missione a Pietroburgo, il 6 ottobre 1884 fu arrestato e incarcerato nella fortezza Pietro e Paolo. Fu tra gli imputati del cosiddetto «processo dei 21» e nel giugno del 1887 fu condannato a morte. Commutata la pena nell’ergastolo da scontare nella fortezza di Schlisselburg, fu rilasciato il 23 ottobre 1905, al tempo della Rivoluzione. Malato, abbandonò la politica attiva, stabilendosi a Vilnius. Alla fine del 1908 si trasferì in Italia, ospite di amici russi a Cavi di Lavagna, a Bogliasco e a Fezzano di Porto Venere, sorvegliato dalle polizie russe e italiane. Incontrò due volte Gor’kij a Capri e visitò Napoli e Roma. Dal 1913 fu ospite nella Casa degli scrittori di Pietroburgo, dove morì alla fine del 1918. È sepolto nel cimitero di Volkovo. Lopatin scrisse poesie e racconti, e un’autobiografia pubblicata postuma nel 1922. (wikip)”,”MADS-023-FV”
“BRIGHI Cecilia”,”Il Pavone e i generali. Birmania: storie da un Paese in gabbia.”,”Cecilia BRIGHI da 29 anni impegnata nell’ attività sindacale attualmente è responsabile per la CISL dei rapporti con le istituzioni internazionali e con i Paesi asiatici nonché componente del Consiglio di Amministrazione dell’ OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro). Si batte a favore del movimento democratico e per il sindacato clandestino birmano. “”Si dall’ Ottocento, l’ oppio era stato una grande fonte di ricchezza e di potere in tutta la regione. Dallo Yunnan i grandi produttori di oppio arrivavano in Birmania e pagavano fior di quattrini per ottenere la licenza per la vendita della droga, ricavandone profitti altissimi. Così alti che il costo al dettaglio dello stupefacente era stato fissato in rapporto al costo dell’ argento. Anche l’ India per un lunghissimo periodo era stata fra i primi esportatori soprattutto verso la Cina. Tutto sotto la regia dell’ impero britannico, i cui rappresentanti non potendo più esportare in Cina l’ argento, data la sua carenza, iniziarono a esportare oppio. E, ironia della sorte, l’ argento, sino a poco tempo prima esportato dall’ India in Cina, divenne la moneta di scambio per l’ oppio importato dall’ India. L’ oppio, così, sotto l’ amoroso controllo di sua maestà britannica, comincia a produrre milioni e milioni di tossico dipendenti nel grande impero celeste. In pochi anni un quarto del popolo cinese ne era diventato dipendente, tanto da indurre l’ imperatore cinese a scatenare le famose guerre dell’ oppio. Così alla fine del diciannovesimo secolo la coltivazione di oppio si diffuse anche nel nord delle colline Wa e a est del Salween, e fu legalizzata seppur limitatamente alle zone montagnose Wa e nel Kotang. Anche in quel caso valse il detto antico “”pecunia non olet”” poiché il commercio fu regolato dal monopolio di Stato, ovvero dagli inglesi. La coltivazione e il commercio della droga divennero e rimasero una forte leva di potere (…)””. (pag 166-167)”,”ASIx-085″
“BRIGUGLIO Letterio”,”Garibaldi e il socialismo.”,”BRIGUGLIO Letterio nato nel messinese nel 1921, già docente di storia e filosofia nei licei statali, poi direttore dell’ Archivio di Stato di Padova, quindi Ordinario di Storia del risorgimento presso l’ Università di Padova. Ha scritto varie opere tra cui ‘Il partito operaio e gli anarchici’ (1969), ‘Congressi operaisti e tradizione operaista’, ‘B. Malon e le origini del socialismo in Italia’ (1979). “”Qui basterà ricordare che la campagna di Francia si concluse con la ritirata dei prussiani e con la vittoria dell’ Armata dei Vosgi: l’ unico successo militare che la Francia conseguì durante la guerra del ’70. La stampa socialista e democratica mise in grande risalto la campagna di Vosgi, presentandola come una vittoria della nazione armata sui costosi e inutili eserciti permanenti. Gli invincibili prussiani, faceva notare “”La Plebe”” del garibaldino Bignami, erano stati messi in fuga e dispersi da poche bande di “”pezzenti repubblicani””, lasciando nelle loro mani prigionieri, armi e persino ambulanze con i feriti. Garibaldi aveva dunque ragione: solo la nazione armata, una volta abbattuti tutti i tiranni, avrebbe dovuto vigilare sulla Famiglia umana.”” (pag 93)”,”ITAB-126″
“BRIGUGLIO Letterio”,”Il partito operaio italiano e gli anarchici.”,”””La via imboccata dal Partito operaio, che faceva perno esclusivamente sulle associazioni costituite da puri e semplici operai e contadini di ambo i sessi e da salariati alla diretta dipendenza di un padrone, parve troppo esclusivista anche ai socialisti guidati da Andrea Costa. Si può leggere in proposito una documentazione già edita che non lascia dubbi sui dissensi di fondo (non limitati quindi ad episodi particolari come quello relativo alle leggi sociali sostenute dal deputato socialista ed avversate dagli operaisti) esistenti fra il Costa e l’ intero Partito operaio. Il Costa, in quella documentazione consigliava agli operaisti ad “”esser larghi””, ma costoro ribattevano: “”è un cattivo consiglio che ci dai, la diressimo una perfidia se ci venisse da tutt’altri che da te (…). Se le idee devono fare cammino e devono produrre convinzioni sincere e profonde, devono presentarsi in tutta la loro purezza (…) la ‘larghezza’ si potrà averla per l’ opportunità del momento, ma per le questioni di principio, mai. Dalla ‘larghezza’ alla diserzione è facile il passo e chi ha carattere integro e coscienza scientificamente illuminata vi si rifiuta””””. (pag 34-35)”,”ANAx-216″
“BRIK Lili, BENEDETTI Carlo a cura”,”Con Majakovskij. Intervista di Carlo Benedetti.”,”Lili Brik rievoca la sua vita con Majakovskij. “”Majakovskij scrisse una lettera di congedo due giorni prima di morire, il 12 aprile del 1930″” “”La stesura stessa della lettera d’addio non implicava il suicidio come necessità assoluta. Se le circostanze fosser state meno tristi, forse il suicidio sarebbe stato rinviato. Purtroppo tutto andò di traverso. Così, almeno, sembrò a Volodja: il non essere più irresistibile, l’insuccesso del ‘Bagno’, la malevola ottusità dei rappisti, l’assenza della mostra delle persone desiderate, il poco riposo. (…)”””,”BIOx-039-FV”
“BRILL Hermann”,”Gegen den Strom.”,”BRILL Hermann Staatssekretär im Großhessischen Staatsministerium. Dr. Hermann Louis Brill (February 9, 1895 – June 22, 1959) was a German doctor of law and a politician (SPD). [edit]Biography Brill was born in the small town of Gräfenroda, Thuringia on February 9, 1895 as the son of a tailor; after finishing school, he attended the Herzog-Ernst-Seminar in Gotha to become a teacher. His political career began in 1918, when he entered the USPD; less than two years later, he became a member of the Thuringian parliament (Landtag) for the first time, where he stayed until 1933. However, Brill only stayed a member of the USPD for four years; in 1922, he left the party again and found his new political home in the Socialist Party of Germany (SPD) instead. In 1932, Brill was also a member of the federal German parliament (Reichstag). The Nazis were met with resistance from Brill ever since he first came in contact with them after they became part of the reigning coalition in Thuringia in 1930; Brill was especially opposed to the politics of Nazi minister of the interior Wilhelm Frick, and led a committee of investigation established by the Landtag in 1932 that scrutinised Frick’s practices. It was also during this time that he met Adolf Hitler, who appeared as a witness in front of the committee, an experience that led to Brill making the decision to resist Hitler “”at any time, anywhere and under every circumstance”” (“”jederzeit, überall, unter allen Umständen””). Following Hitler’s rise to power, Brill left the SPD in May 1933, scandalised by the party executive’s passive attitude towards Hitler; one year later, he founded the Deutsche Volksfront, a resistance group, in Berlin together with Otto Brass. Brill also wrote a number of essays and leaflets during this time; he was arrested several times by the Gestapo, and after the workings of the Deutsche Volksfront were discovered, was convicted of high treason in 1938 and sentenced to 12 years in prison.[1] After first being jailed in the Zuchthaus Brandenburg-Görden, he was brought to the Buchenwald concentration camp in 1943; following the liberation of Buchenwald on April 11, 1945, he wrote the Buchenwald Manifesto (Buchenwalder Manifest der demokratischen Sozialisten). The same month, Brill also began creating a plan for the administrative rebuilding of Thuringia for the American administration. In June 1945, he was appointed Regierungspräsident (president of the government) of Thuringia, an office he lost again in July after Thuringia became part of the Soviet occupation zone, due to pressure from Walter Ulbricht. In May 1945, he founded the Bund Demokratischer Sozialisten (Federation of Democratic Socialists) in Thuringia, which finally evolved into Thuringia’s SPD branch, with Brill as its first chairman, but after being arrested and interrogated twice by the Soviet administration, he left Thuringia at the end of 1945 and began working for the American administration in Berlin. In 1948, Brill helped draft a constitution (Grundgesetz) for the new German republic, and from 1949 to 1953, he was a member of the first Bundestag, the parliament of the newly-founded Germany; in his last year as a member of parliament, he put through the first Bundesentschädigungsgesetz (compensation law) for those who had been subjected to prosecution based on political views, race or religion. In later years, Brill taught at the universities of Frankfurt and Speyer. He was responsible for the introduction of political science as a field of study in Germany and wrote several articles pertaining to issues such as German reunification. Hermann Brill died on June 22, 1959 in Wiesbaden.”,”GERR-037″
“BRING Samuel E. SELLERGREN Gustaf SUNDHOLM Herman CRONSTEDT Nils BRING Samuel E., saggi di”,”Christopher Polhem. The Father of Swedish Technology.”,”La prima trasmissione dell’ energia a distanza. Le aste messe in movimento dalle ruote dei mulini a vento posti sul mare erano in grado di azionare delle pompe idrauliche nelle miniere di ferro per svuotarle dall’ acqua che vi penetrava, e tutto questo nell’ interno a chilometri di distanza: “”Le aste di trasmissione della macchina di Polhem si estendevano per grandi distanze nel territorio.”” (pag 178, foto)”,”EURN-003″
“BRINKMANN Carl, raccolta curata da Agostino TOSO”,”L’imperialismo economico inglese.”,”BRINKMANN Carl”,”UKIE-042″
“BRINKMANN Heinrich”,”Stalin. Theoretiker der Bürokratie. Eine Streitschrift gegen den offenen Stalinismus und gegen die verlegenen Entstalinisierer.”,”Vorwort, Einleitung, Anmerkungen, Literaturangaben, Anhang: J.W. Stalin, Über dialektischen und historischen Materialismus, Inhaltsverzeichnis, Band n. 9,”,”STAS-028-FL”
“BRINKMANN Heinrich”,”Stalin – Theoretiker der Bürokratie. Eine Streitschrift gegen den offenen Stalinismus und gegen die verlegenen Entstalinisierer.”,”Vorwort, Einleitung, Anmerkungen, Literaturangaben, Anhang: J.W. Stalin, Über dialektischen und historischen Materialismus, Inhaltsverzeichnis, Band n. 9,”,”STAS-029-FL”
“BRINTON Maurice”,”Die Bolschewiki und die Arbeiterkontrolle. Der Staat und die Konterrevolution.”,”Ampie informazioni su questo tema si trovano nella ‘Bibliografia commentata sulla rivoluzione russa’ contenuta in: Victor Serge ‘Erinnerungen eines Revolutionärs’, RÄTEVERLAG. WIENER. 1974″,”RIRO-246″
“BRINTON Maurice”,”The Bolsheviks & Workers’ Control, 1917 to 1921. The State and Counter Revolution.”,”Riazanov. “”D.B. Ryazanov, a Marxist scholar best known as the historiographer of the International Workingmen’s Association (the First International), later became the founder of the Marx-Engels Institute in Moscow and published a biography of Marx and Engels.”” (pag 30) Sapronov e altri. “”At the 9th Congress Lenin and Trotsky were opposed most vehemently by the Democratic Centralists (Osinsky, Sapronov, Preobrazhensky). Smirno obviouly ahead of his time, enquired why if one-man management was such a good idea it wasn’t being practiced in the Sovnarkom (Council of Peoples Commissars). Lutovinov, the metalworkers’ leader, who was to play an important role in the development of the Workers Opposition later that year, asserted that ‘the responsible head of each branch of industry can only be the production union””. (pag 62) Nota: il 14 febbraio 1918 la Russia abbandona il vecchio calendario giuliano e adotta il calendario gregoriano in uso in Europa Occidentale. Il 1° febbraio diventa il 14. (pag XV)”,”RIRO-320″
“BRINTON Maurice”,”17-21. I Bolscevichi e il controllo operaio. Lo stato e la controrivoluzione.”,”Maurice Brinton fa parte del gruppo ‘Solidarity’ di Londra. “”Il punto di vista bolscevico, appoggiato da Lenin e Trotsky ed espresso da Zinoviev, era che i sindacati dovessero essere subordinati al governo sebbene non assorbiti da esso. La neutralità sindacale era chiamata ufficialmente un’idea ‘borghese’, una anomalia in uno stato operaio (32)”” (pag 126) (32) Primo congresso sindacale, p. 11″,”RIRO-139-FL”
“BRIOSCHI G.A. VALIANI Leo a cura; ALVARO Corrado ARENDT Hannah BURNHAM James CROSSMAN Richard DE-SANTILLANA Giorgio DOMENACH Jean-Marie ELLISON Ralph ENRIQUES AGNOLETTI Enzo FARRELL James FRIEDRICH Carl J. HANDLIN Oscar HOLTHUSEN Hans Egon JASPERS Karl JÜNGER Ernst KUEHNELT-LEDDIHN Erik LUETH Erich MARCEL Gabriel McGILL Ralph MILLER William Lee MONNEROT Jules MORAVIA Alberto READ Herbert ROVERE Richard H. SCHLESINGER Arthur M. VIERECK Peter WOOTTON Barbara WRIGHT David McCord”,”Totalitarismo e cultura. Antologia da “”Confluence””.”,”””La rivista ‘Confluence’, fondata e diretta da Henry A. Kissinger nacque nel 1952 come il logico sviluppo del seminario organizzato l’estate precedente alla grande e antica università di Harvard. Dal 1951 in poi ogni estate si sono riuniti ad Harvard venti europei e venti asiatici in libera discussione con gli studenti e professori americani e dalla primavera del 1952 la rivista trimestrale ‘Confluence’ ha servito come “”foro internazionale”” di dibattito sui problemi più gravi e di comune interesse””. (in apertura) Saggi di BRIOSCHI G.A. VALIANI Leo a cura; ALVARO Corrado ARENDT Hannah BURNHAM James CROSSMAN Richard DE-SANTILLANA Giorgio DOMENACH Jean-Marie ELLISON Ralph ENRIQUES AGNOLETTI Enzo FARRELL James FRIEDRICH Carl J. HANDLIN Oscar HOLTHUSEN Hans Egon JASPERS Karl JÜNGER Ernst KUEHNELT-LEDDIHN Erik LUETH Erich MARCEL Gabriel McGILL Ralph MILLER William Lee MONNEROT Jules MORAVIA Alberto READ Herbert ROVERE Richard H. SCHLESINGER Arthur M. VIERECK Peter WOOTTON Barbara WRIGHT David McCord “”Esiste un’apparente differenza tra la politica di Marx e Lenin e quella di Stalin, o tra il nazionalsocialismo che infatuava ed eccitava con la sua confusa ideologia la gioventù tedesca, e il nazionalsocialismo susseguente alla sanguinosa epurazione del 1934. Fu soltanto questa differenza – si dirà – a causare la creazione ultima di uno stato totalitario che fece di ogni cosa uno strumento di potere assoluto, compresa l’ideologia nazionalsocialista, col risultato che sotto la spinta del terrore tutti, compreso lo stesso Führer, furono ridotti a semplici pedine. Ma, in sede retrospettiva, appare chiaro che la differenza era semplicemente apparente””. (K. Jaspers) (pag 320)”,”TEOP-230″
“BRIOSCHI Francesco BUZZACCHI Luigi COLOMBO Massimo G.”,”Gruppi di imprese e mercato finanziario. La struttura di potere nell’industria italiana.”,”In apertura due lunghe citazioni da ‘La guerra del Peloponneso’ di Tucidide, Libro V e Libro III “”Gli dei, infatti, secondo il concetto che ne abbiamo, e gli uomini, come chiaramente si vede, tendono sempre, per necessità di natura, a dominare ovunque prevalgano per forze. Questa legge non l’abbiamo istituita noi e non siamo nemmeno stati i primi ad applicarla; così, come l’abbiamo ricevuta e come la lasceremo ai tempi futuri e per sempre, ce ne serviamo, convinti che anche voi, come gli altri, se aveste la nostra potenza, fareste altrettanto”” [Tucidide, ‘La guerra del Peloponneso’, libro V, discorso degli Ateniesi ai Meli]; “”La questione, infatti, se abbiamo un po’ di senno, non deve riguardare se quelli hanno mancato, ma come possiamo prendere una decisione che sia saggia per noi. Poiché, anche se dimostrassi che essi sono in grave colpa, non per questo consiglierei che si debbano distruggere, se ciò non fosse utile; e se poi dovesse risultare che hanno anche qualche attenuante, non direi di lasciarli in pace, se alla città non sembrasse cosa ben fatta. Ma io sono del parere che ora stiamo prendendo una decisione più per il futuro che per il presente”” [Tucidide, ‘La guerra del Peloponneso’, libro III, discorso di Diodoto ali Ateniesi sulla ribellione di Mitilene] [pag 13, introduzione]; “”Qualche serio dubbio sull’efficienza del sistema dei gruppi, sia in generale che con riferimento al caso italiano, sembra lecito in una prospettiva di più lungo periodo. La forma di gruppo consente e favorisce infatti il mantenimento di uno stesso nucleo familiare alla testa di un’impresa per più generazioni. D’altro canto, come faceva notare il grande storico belga Pirenne, in tutta la lunga storia del capitalismo, anche nell’epoca preindustriale, le dinastie capitalistiche sono sempre durate poco: due o tre generazioni al massimo. Il blocco nel meccanismo di ricambio intergenerazionale dei capitalisti può certamente portare a consistenti inefficienze, le quali, a causa della disattivazione del tradizionale meccanismo di controllo costituito dal mercato del ‘corporate control’ e dalla presenza, documentata nel corso del lavoro, di una fitta rete di alleanze fra gruppi diverse, possono perdurare molto più a lungo che in altri sistemi, con conseguenze assai più gravi e radicali. Ma è sul versante dell’equità che il sistema dei gruppi suscita le riserve più forti. Tale sistema istituzionalizza infatti la partizione descritta da Hilferding tra capitalisti che contano e capitalisti che non contano. La posizione del piccola azionista nei gruppi è ben più fragile di quella del piccolo azionista nelle ‘public companies’ di stampo anglosassone. Entrambi non partecipano alla gestione dell’impresa. Tuttavia, il secondo ha la possibilità reale, anche se indiretta, di entrare a far parte della maggioranza, ad esempio vendendo le proprie azioni a un gruppo che, attraverso una scalata ostile, tenti di modificare l’assetto di controllo dell’impresa. Tale possibilità è invece inibita al primo, il quale, stante la diversa struttura proprietaria delle varie imprese che compongono un gruppo, è inoltre scarsamente protetto, in assenza di un’adeguata legislazione (come è il caso del nostro Paese), in eventuali conflitti di interesse con l’azionista di controllo e soggetto a comportamenti opportunistici da parte di quest’ultimo. Il controllo di attività sempre più grandi emerge in modo chiarissimo, dall’esame delle vicende dei gruppi industriali italiani nel decennio degli anni Ottanta, come l’obiettivo dominante dei gruppi stessi. La tematica del potere risulta quindi essere centrale per la comprensione dei relativi comportamenti e la finanza, anziché velo delle attività reali secondo la concezione neoclassica, emerge come uno degli strumenti più importanti della competizione tra gruppi differenti oltre che naturalmente della raccolta di capitale di rischio e quindi del coinvolgimento degli azionisti minori nella struttura proprietarie dei gruppi”” [pag 16-17, introduzione]”,”ECOG-003-FP”
“BRISSENDEN Paul Frederick”,”The I.W.W. A Study of American Syndicalism.”,”P.F. BRISSENDEN nacque nel Michigan nel 1885. Studiò all’ Università di Denver, all’ Università della California e alla Columbia. E’ stato autore di altre pubblicazioni tra cui un altro lavoro sul tema IWW. “”Il problema finanziario fu reso più difficile a causa di una sorta di doppio sindacalismo che era contrario almeno allo spirito della legge IWW, ma che era tollerato perché quasi inevitabile. L’ involontaria connessione di molti sindacati locali con più di una organizzazione generale obbligava le unioni locali a dover pagare il dovuto ad ogni organizzazione centrale. Per mitigare questa tassazione eccessiva il General Executive Board decise di ridurre le quote regolari dovute dalle unioni locali che si trovavano in questa situazione. Tale politica di sconti, sentita come necessaria per tenere molte unioni nell’ organizzazione, significava una perdita di entrate che poteva rivelarsi nociva””. (pag 153)”,”MUSx-142″
“BRISSON Jean-Paul”,”Spartacus.”,”Esemplare numerato n° 211 La strategia di Spartaco. Spartaco pressato dalle legioni di Crasso nel Sud Italia tenta audacemente di passare in Sicilia per scatenare lì l’ insurrezione degli schiavi e creare uno stato servile in una terra fertile e di tradizioni insurrezionali. Ma viene tradito dai pirati cilici con cui si era accordato per il trasporto delle sue truppe. (pag 232) La morte di Spartaco. Nella battaglia finale e nella disfatta degli schiavi (60 mila morti) il corpo di Spartaco non fu mai trovato. (pag 238) Spartaco guida la rivolta degli schiavi. La guerra dei gladiatori. “”Spartacus était un Thrace de naissance libre. Il avait servi dans quelque contingent auxiliaire de l’ armée romaine qu’il avait bientôt déserté pour rejondre peut-être des rangs adverses. Fait prisonnier, il avait été vendu comme esclave et destiné à la profession de gladiateur à la fois pour ses aptitudes physiques et en raison de son délit de désertion. Mais derrière les grilles de l’école de Capoue, il n’avait rien abdiqué de sa fierté native. Il lui était intolérable de penser que sa vie n’avait plus aucun sens maintenant que de désennuyer ses maîtres en tuant ou en étant tué. Il comprit assez vite qu’un certain nombre de ses camarades éprouvaient la même colère et, doué d’un caractère résolu, il voulut en tirer parti. (…) Deux Gaulois, Crixus et Oenomaüs, l’ aidérent à organiser la mutinerie dont l’idée se faisait jour.”” (pag 205) Spartaco, grande forza fisica, carattere fiero, ribelle, ma umano. Ricordava più la cultura greca che quella della selvaggia Tracia. “”Très vite, Spartacus s’imposa comme chef incontesté de la révolte. Il alliait à une grande force physique un caractère doux et humain qui, à leur grande surprise, rappelait aux contemporains l’ élaboration raffinée de la culture grecque lus que la sauvagerie des bergers thraces. De plus, il observati une rigoureuse égalité dans le partage du produit des rapines d’où les fugitifs tiraient leur subsistance. Il fut bientôt évident que les gladiateurs n’entendaient tirer aucun avantage personnel de leur initiative et ils fournirent tout naturellement les cadres de la rébellion””. (pag 207) La Tracia (Thracia in latino) è la regione che occupa l’estrema punta sudorientale della Penisola balcanica e comprende il nordest della Grecia, il sud della Bulgaria e la Turchia europea.”,”STAx-178″
“BRITTAN Samuel”,”The Role and Limits of Government. Essays in Political Economy.”,”Samuel Brittan all’epoca era un importante commentatore economico del Financial Times. Contiene un capitolo sull’analisi del declino inglese, sulle cause della ‘malattia britannica’: ‘How British is the British Sickness? (da pag 219-) “”The lag in British growth rates goes back at least a century. One estimate made by Angus Maddison suggests that the average level of output per head in sixteen industrial countries rose sixfold between 1870 and 1976, but only fourfold in the United Kingdom”” (pag 221) “”Close examination reveals, however, that gross investment in manufacturing, as a percentage of value added, was no higher in Germany than in the United Kingdom. Where the United Kingdom did come clearly at the bottom of the league was in the effectiveness of investment in terms of output generally. It is therefore not surprising that profitability and the return on investment were low by international standards (…). A contemporary vogue diagnosis is ‘deindustrialisation’, which has been used to describe a pathological fall in the ratio of industrial to total employment. But comparative international figures make it clear that if this is a disease at all, it is a very new one. The United States, Sweden, the Netherlands and Belgium all had falls in the ratio of industrial to total employment in 1965-1975 of comparable size to Britain’s. Germany and France just about maintained the same manufacturing ratio, while Japan and Italy were exceptional in increasing theirs. One aspect of a relatively slow growth rate has been the fall in the British share of world trade or world exports of manufactures. Repeated investigations have shown that this decline cannot be explained by any special features either of the commodity composition of British exports or of the market outlets for them. It is simply that if the United Kingdom has a lower growth rate than competitor countries, one would expect, other things being equal, a declining share of world exports relative to those countries’ share. It is thus a consequence rather than a cause. There is a more specific doctrine relating Britain’s slow growth to trading performance. This is that the country has a special difficulty in earning enough overseas to support a full-employment level of activity. The doctrine is the theme song of the annual reviews of the Cambridge Economic Policy Group. The essential argument is that even if exchange rates move so as to keep British money costs competitive with those of other countries, imports will be too high and exports too low to maintain full employment.”” (pag 222-225)”,”UKIE-058″
“BRITTAN Leon”,”L’Europa di cui abbiamo bisogno.”,”Sir Leon Brittan è membro della Commissione europea, in qualità di responsabile dei rapporti economici e commerciali con il resto del mondo. Per sette anni ha fatto parte del governo conservatore di Margaret Thatcher, tra l’altro come ministro degli interni e ministro per il Commercio e l’Industria.”,”EURE-051-FL”
“BRITTAN Samuel”,”Il mercato oltre le ideologie.”,”‘Samuel Brittan è uno dei più noti e stimati giornalisti della stampa economica e finanziaria anglosassone. E’ il principale editorialista del Financial Times dal 1966, nonché consulente del Department of Economic Affair. E’ stato inoltre ricercatore al Nuffield College presso l’Università di Oxford. Ha scritto saggi sull’economia di mercato tra cui ‘Capitalism and the Permissive Society’ (1973)’ (4° di copertina)”,”ECOT-383″
“BRITTON Andrew”,”Monetary Regimes of the Twentieth Century.”,”BRITTON è stato Visiting Professor all’ Università di Bath dal 1998. E’ stato Director of the National Institute of Economic and Social Research tra il 1982 e il 1995. Ha scritto altri libri.”,”ECOI-142″
“BRIZI Rita SASSO Ferdinando TRESOLDI Carlo”,”Le banche e il sistema dei pagamenti.”,”Indice 1. L’evoluzione del sistema dei pagamenti: una breve sisntesi storica. 2. Il sistema dei pagamenti: uno schema concettuale. 3. Il sistema dei pagamenti nell’assetto tradizionale. 4. Il sistema dei pagamenti: il quadro evolutivo. 5. Il sistema dei pagamenti e i nessi con i mercati mobiliari. 6. Il sistema dei pagamenti europeo nell’ Unione economica e monetaria e la transizione all’ Euro. 7. Il sistema dei pagamenti italiano. 8. I servizi alla clientela nel sistema dei pagamenti italiano. BRIZI-R (dirigente della Banca d’Italia) e SASSO-F (funzionario della Banca d’Italia) partecipano ai programmi sul sistema dei pagamenti in sede europea e di G-10. TRESOLDI-C è capo del Servizio anticipazioni, sconti e compensazione della Banca d’Italia e membro del Committee of Payment and Sttlement Systems (CPSS) del G-10.”,”E1-BAIT-012″
“BRIZIO E.- BERTOLINI F.”,”Epoca preistorica (Brizio) – Storia romana, Re e Repubblica.”,”BRIZIO E.- BERTOLINI F.”,”STAx-233″
“BRIZON Pierre”,”Histoire du travail et des travailleurs.”,”””La storia della borghesia verifica questo materialismo storico. Classe nuova, di cui si può fissare le origini, essa manifesta, dal XI secolo, la sua esistenza e il suo bisogno di libertà con la creazione dei comuni. Il comune è stato il castello fortificato della borghesia, la cui corporazione era la torre principale. Difesa da queste due fortezze, la borghesia è cresciuta attraverso i secoli””. (pag 277)”,”MFRx-232″
“BRIZZI Giovanni”,”Ribelli contro Roma. Gli schiavi, Spartaco, l’altra Italia.”,”Giovanni Brizzi, professore di storia romana nell’Università di Bologna. Ha pubblicato con il Mulino ‘Il guerriero, l’oplita, il legionario’ (2013), ‘Annibale’ (2014) e ‘Canne. La sconfitta che fece vincere Roma’ (2016). “”Quasi tutta l’Italia per odio si era ribellata ai Romani e a lungo aveva fatto guerra contro di loro, e contro di loro si era unita al gladiatore Spartaco’ (Appiano di Alessandria) (4° di copertina) “”Il nome di Spartaco è legato alla terza e più nota delle cosiddette guerre servili, ribellioni di schiavi e non solo, che afflissero lo Stato romano fra secondo e primo secolo aC. Il libro mostra come quella guerra sia in realtà l’episodio ultimo di una serie di eventi a sfondo sociale e civile che coinvolsero una “”seconda”” Italia a lungo emarginata. Spartaco fu colui che riuscì a coagulare attorno a sé lo scontento delle popolazioni meridionali, soprattutto appenniniche, non ancora integrate. Anche se Crasso mise fine alla guerra, Roma, provata, fu costretta a cedere alle richieste degli Italici”” (2° di copertina)”,”STAx-344″
“BRIZZOLARA Giuseppe”,”La Francia dalla Restaurazione alla fondazione della Terza Repubblica, 1814-1870.”,”””I giornali, approfittando della libertà fino a quel momento invano desiderata, moltiplicarono nella capitale e nelle province, nel campo realista e in quello opposto. Organi autorevoli della destra erano la ‘Quotidienne’ e la ‘Gazette de France’, assai accetta, quest’ultima, a Carlo X. Interpreti ascoltatissimi del pensiero liberale, con diversa gradazione tuttavia, erano ‘Le Courrier’ e ‘Le Constitutionnel’, nel quale faceva le sue prime armi di gionalista il Thiers. Il governo aveva per sé il grave ‘Journal des Débats’, il foglio dello Chateaubriand, e ‘Le Messager’, di recente creazioen, espressione più diretta e genuina delle idee di Margignac.”” (pag 321) “”Come nella società così nel governo provvisorio si disegnarono subito due correnti: l’ una, democratica moderata o repubblicana semplicemente, che considerava finita la rivoluzione, o, almeno, tendeva a frenarne e disciplinarne il corso; l’altra, democratica-ultra o socialista, per la quale la stessa non era che cominciata e doveva tutto abbracciare e rinnovare. La prima, era rappresentata specialmente dal Lamartine; la seconda da Louis Blanc, di segretario divenuto poi membro effettivo del governo, uno degli apostoli più attivi; con la penna e con la parola, dell’ idea socialista. Queste tendenze, destinate naturalmente a venire in conflitto, ne avranno poi, ambedue, di fronte una terza, al di fuori del governo, che chiameremo ultra-rivoluzionaria, incarnata specialmente da Blanqui, Barbès e Caussidiére, la triade demagogica che non sapeva neppur essa, del resto, andare d’accordo per la grande diversità dei temperamenti e delle ambizioni. Dei tre, la figura, non diremo più eminente, ma certo più impressionante, era Blanqui, che voleva essere il Robespierre del ’48 e ricordava, infatti, il famoso terrorista nell’ indole cupa, torbida e fredda; freddezza tutta esteriore però, sotto cui covavano e ribollivano, come lava ardente, l’ambizione e il fanatismo, terribili nelle loro esplosioni. Da principio, il Lamartine potè dominare le contrarie correnti con l’ influenza del nome, l’ ambiguità, talvolta, della condotta che si prestava a diverse interpretazioni e, soprattutto, col fascino della parola calda e smagliante; poi, quando il popolo vide assai maggiori le promesse ai fatti e sentì nel disagio e disordine generale più amara la delusione e più acuti i suoi mali, gli sfuggì di mano e si ribellò.”” (pag 480-481)”,”FRAA-070″
“BRIZZOLARI Carlo”,”Un archivio della resistenza in Liguria.”,”BRIZZOLARI Carlo nato a Genova nel 1933 conobbe Paolo Emilio TAVIANI l’8 aprile 1945 quando ancora ragazzo accompagnò il padre a una riunione cospirativa a Sampierdarena. L’A è autore di numerose opere di storiografia ligure. A lui Taviani consegnà nel 1972 il premio Caffaro per il volume ‘Gli ebrei nella storia di Genova’. Ciò che riporta in questo libro sono i documenti dell’Archivio Taviani preceduti da un’ampia introduzione che è il racconto storico dei tempoi a cui essi si riferiscono. Nella bibliografia cita alcune opere con riferimenti alla Casa dello Studente di Genova. Nella bibliografia: – Gaetano PERILLO, Il Partito Comunista nel movimento di Resistenza, in ‘Genova’ rivista del Comune a. XXVI n° 2,3,6 a. XXVII n° 4 (1949-50)”,”ITAR-134″
“BRIZZOLARI Carlo”,”Un archivio della resistenza in Liguria.”,”‘Quest’opera pubblica quasi integralmente l’archivio cospirativo e insurrezionale di Paolo Taviani, che della Resistenza ligure fu uno dei maggiori protagonisti’ Il CLN Liguria fu organo di direzione, di collegamento, di finanziamento, agì sul piano organizzzativo, legislativo-amministrativo, di studio e di propaganda, guidando e cooperando… durante la Resistenza e nella Liberazione ebbe l’autorità di governo…”,”ITAR-009-FER”
“BROAD Lewis”,”Winston Churchill.”,”Parte avuta da Churchill nello sviluppo del carro armato e nei primi bombardamenti aerei. “”Con esattezza il contributo di Winston all’invenzione e allo sviluppo del carro armato fu determinato dalla Commissione reale che, dopo la guerra, sentenziò sulle pretese degli inventori. Dice la relazione: “”In primo luogo la Commissione desidera notificare di essere convinta che si debba principalmente all’ intuizione, al coraggio e all’impulso dell’ on. Winston Spencer Churchill se la generica idea dell’ utilizzazione di uno strumento di guerra come il carro armato ebbe una realizzazione pratica.”” (pag 191) Introduzione di carri armati cingolati. “”””Benché Churchill non brilli troppo quando si trova a che fare con aggeggi meccanici””, scrive Sueter, “”pure, nell’afferrare una nuova idea egli si dimostra il cervello più acuto che abbia mai conosciuto; capì immediatamente che la mia proposta era migliore della sua idea di rullo compressore o del progetto di una ruota gigante che era stato avanzato dal comandante di squadra Hetherington. Dopo lunga discussione Churchill finì con l’ essere soddisfatto che i nostri turriti carri armati fossero costruiti su cingoli anziché su ruote, e mi diede la sua approvazione per la costruzione di diciotto “”navi terrestri”” prima che qualsiasi altro dipartimento o impresa privata entrassero a parteciparvi””””. (pag 194-195)”,”UKIx-103″
“BROADBERRY Stephen HARRISON Mark a cura; saggi di Albrecht RITSCHL Max-Stephan SCHULZE Sevket PAMUK Herman DE-JONG Pierre-Cyrille HAUTCOEUR Stephen BROADBERRY e Peter HOWLETT Peter GATRELL Francesco GALASSI e Mark HARRISON”,”The Economics of World War I.”,”BROADBERRY Stephen e HARRISON Mark sono professori di economia alla Università di Warwick. Saggi di Albrecht RITSCHL Max-Stephan SCHULZE Sevket PAMUK Herman DE-JONG Pierre-Cyrille HAUTCOEUR Stephen BROADBERRY e Peter HOWLETT Peter GATRELL Francesco GALASSI e Mark HARRISON “”Population and labour force. Over the course of the war, the total population of the Habsburg Empire fell by nearly 2 per cent (table 3.4). This was an outcome, first, of high military casualties especially in the initial states of the war and during 1915 (cf. Herwig, 1997: 135-49); second, a sharp decline in live births after the 1914, and, third, an increase in civilian mortality. As early as 1915, the natural increase turned negative in both halves of the empire (table 3.5). Here, a rapidly shrinking supply of foodstuffs is likely to have been a major factor (see pp. 91-7). From the perspective of resource mobilisation for war, changes in the level of employment are of particular significance. Despite a marked increase in female participation in Austria, the more populous and more industrialised part of the empire, both total and civilian employment fell dramatically during the war. This was bound to act as a sever constraint on wartime output.”” (pag 79-80) [Max-Stephan Schulze, Austria-Hungary’s economy in World War I]”,”QMIP-082″
“BROCCHI Virgilio con Piero CALAMANDREI Bruno MAFFI Rodolfo MONDOLFO Michele SAPONARO Ugoberto ALFASSIO-GRIMALDI Angelica BALABANOFF Basilio CIALDEA Luigi DAL-PANE Matteo MATTEOTTI Rodolfo REVENTLOW Davide CITTONE Reno FERRARA Federico GUALTIEROTTI Giannino PARRAVICINI Silvio POZZANI Lelio BASSO Giovanni CARTIA Ludovico D’ARAGONA Franco LOMBARDI Giuseppe Emanuele MODIGLIANI Alfredo POGGI Gaetano SALVEMINI Giuliano VASSALLI Paolo VITTORELLI Riccardo BAUER Luigi BENNANI Luigi CARMAGNOLA Angelo CORSI Giorgio GALLI Antonio GREPPI Gino LUZZATTO Guido MAZZALI Luigi PRETI Alessandro SCHIAVI Ignazio SILONE Angelo TASCA Roberto TREMELLONI Paolo TREVES Domenico VISANI, scritti di”,”Esperienze e studi socialisti. Scritti in onore di Ugo G. Mondolfo.”,”Scritti di Virgilio BROCCHI Piero CALAMANDREI Bruno MAFFI Rodolfo MONDOLFO Michele SAPONARO Ugoberto ALFASSIO-GRIMALDI Angelica BALABANOFF Basilio CIALDEA Luigi DAL-PANE Matteo MATTEOTTI Rodolfo REVENTLOW Davide CITTONE Reno FERRARA Federico GUALTIEROTTI Giannino PARRAVICINI Silvio POZZANI Lelio BASSO Giovanni CARTIA Ludovico D’ARAGONA Franco LOMBARDI Giuseppe Emanuele MODIGLIANI Alfredo POGGI Gaetano SALVEMINI Giuliano VASSALLI Paolo VITTORELLI Riccardo BAUER Luigi BENNANI Luigi CARMAGNOLA Angelo CORSI Giorgio GALLI Antonio GREPPI Gino LUZZATTO Guido MAZZALI Luigi PRETI Alessandro SCHIAVI Ignazio SILONE Angelo TASCA Roberto TREMELLONI Paolo TREVES Domenico VISANI Una lettera di Engels (G. GALLI). “”Nel gennaio 1894, subito dopo i moti insurrezionali in Sicilia, Turati scriveva ad Engels per chiedergli “”quale a lui pare debba essere il contegno del partito in Italia di fronte ad un movimento rivoluzionario non lontano, che ciascuno sente nell’ aria””. Ed Engels rispondeva con una lettera in data 26 gennaio, pubblicata su “”Critica Sociale”” il 1° febbraio, nella quale, premesse alcuni considerazioni circa il carattere della rivoluzione italiana nel corso del Risorgimento così individuava le prospettive immediate: “”La vittoria della piccola borghesia in disintegrazione e dei containi porterà dunque forse ad un ministero di repubblicani “”convertiti””. Ciò ci procurerà il suffragio universale ed una libertà di movimento… assai più considerevole… Oppure ci porterà la repubblica borghese, cogli stessi uomini e qualche mazziniano con essi. Ciò allargherebbe ancora e di assai la nostra libertà””. Ed in vista di tali prospettive suggeriva quello che avrebbe dovuto essere l’ atteggiamento dei socialisti: “”Evidentemente non è a noi che spetta di preparare direttamente un movimento che non è quello precisamente della classe che noi rappresentiamo. (…)””. (pag 258)”,”MITS-279″
“BROCCHI Renato”,”L’organizzazione di resistenza in Italia.”,”Pubblicato nel 1907 questo testo è l’opera postuma di Renato BROCCHI segretario della Camera del Lavoro di Macerata dal 1904 al 1906 scomparso a soli 24 anni. Valerio STRINATI è consigliere parlamentare del Senato della Repubblica.”,”SIND-094″
“BROCCOLI Angelo”,”Antonio Gramsci e l’educazione come egemonia.”,”Critica di Gramsci a Bukharin (a proposito del suo “”Saggio popolare””) sulla questione del “”senso comune”” (pag 123-126) “”Atteggiamento analogo – e qui ancora una volta la critica gramsciana accomuna l’idealismo al meccanicismo materialistico – è quello di Bucharin che, partendo da una considerazione di carattere strettamente «psicologico», finisce per smarrire il significato concreto della azione educativa della filosofia della prassi. Bucharin inizia col criticare le filosofie tradizionali, che secondo lui si oppongono ad una filosofia nuova ed originale delle masse; e dimentica che occorre, invece, partire dal senso comune, dimostrando che ognuno è filosofo. L’errore, quindi, è quello di credere possibile l’instaurazione di un rapporto egemonico-pedagogico sostituendo, dall’alto, una concezione superiore ad un’altra e lasciando impregiudicata la condizione nella quale le masse si presentano dinnanzi a quel rapporto. L’appunto che Gramsci sta muovendo a Bucharin, sia pure di carattere «metodologico», è particolarmente chiarificatore per il nostro argomento. Innanzi tutto, sia pure sul piano della pura e semplice divulgazione della filosofia della prassi, Bucharin abdica chiaramente al compito di sollecitare il «consenso attivo» dell’uomo di massa, che è indispensabile a realizzare il rapporto egemonico nella sua pienezza, dal momento che prescinde dal senso comune. Egli considera il senso comune come una filosofia inferiore omogenea nelle diverse stratificazioni nazionali, sociali, di ambiente, per cui gli appare sufficiente la adozione di uno strumento didattico di maggiore accessibilità, il ‘Saggio popolare’, per iniziare l’opera di divulgazione della filosofia della prassi. Postosi, così, fuori del rapporto educativo, Bucharin ha consentito la contrapposizione di due ambienti, quello delle masse e l’altro della filosofia superiore, senza svolgere alcuna opera di mediazione. E’ accaduto, allora che non si è determinato quello «stesso clima culturale» e l’adozione di quello che, nella intenzione avrebbe dovuto essere uno strumento consono alla mentalità popolare, ha finito col ridursi a prospettazione di valori inferiori. Se la dialettica – scrive Gramsci – è cosa molto ardua e difficile, «in quanto il pensare dialetticamente va contro il volgare senso comune che è dogmatico, avido di certezze perentorie», è altrettanto vero che non è ammissibile capitolare dinanzi ad esso e presentarsi «disarmato e impotente». Ed il discorso, precisandosi, finisce per riguardare più da vicino l’attività educativa: certamente – scrive – se nelle scuole primarie e secondarie le scienze naturali e fisiche fossero insegnate sulla base del relativismo di Einstein ovvero con la spiegazione della legge statistica o dei grandi numeri, i ragazzi non riuscirebbero a comprendere molto e, circostanza più importante, si verificherebbe una aperta contraddizione tra la scuola e l’ambiente familiare così che «la scuola dicerrebbe oggetto di ludibrio e di scetticismo caricaturale». Ma la critica di Gramsci a Bucharin è soprattutto quella di aver rinunciato, di fronte a queste difficoltà, ad ogni opera di educazione dell’ambiente: «L’ambiente ineducato e rozzo ha dominato l’educatore, il volgare senso comune si è imposto alla scienza e non viceversa; se l’ambiente è l’educatore, esso deve essere educato a sua volta». E traducendo il discorso gramsciano in termini che egli stesso preciserà a proposito del principio educativo, può concludersi affermando che Bucharin, non operando sul senso comune, ha dimenticato che il «certo» diventa «vero» solo quando la coscienza dell’educatore e quella dell’educando vivono lo «stesso clima culturale». In questo caso, invece, il «vero» di coscienze arretrate ha sgominato le certezze di una cultura superiore. Aristocrazia operaia e società borghese. Dal rifiuto del «massimo sforzo borghese» di estendere al proletariato l’istruzione, rappresentato dalle università popolari, alla esigenza costantemente riaffermata di portare strati sempre più vasti della classe operaia a livelli di effettiva maturazione intellettuale, si delinea il problema gramsciano dell’educazione delle masse. Ovviamente, il termine tradizionale di «educazione popolare» è assolutamente inidoneo non solo rispetto alla concezione gramsciana, ma al marxismo in generale in quanto esso presuppone chiaramente l’accettazione dello sfruttamento capitalistico e il mancato superamento delle sue contraddizioni. Tra l’altro, lo stesso Marx aveva chiaramente detto che l’educazione popolare era un elemento necessario della produzione, che in tal modo mirava a determinare una forza-lavoro docile. Scagliandosi contro coloro che sottovalutavano la diffusione della scienza e della cultura tra gli operai, aveva aggiunto che rivolgersi ad essi senza idee rigorosamente scientifiche era un «vuoto e vergognoso giocare al predicatore, in cui da una parte si ha bisogno di un profeta esaltato e dall’altra vengono condotti soltanto degli asini che ascoltano a bocca aperta». Ed Engels aveva chiarito che Marx, per la vittoria delle tesi enunciate nel ‘Manifesto’, faceva affidamento unicamente ed esclusivamente sullo sviluppo intellettuale della classe operaia”” (pag 123-126)] [Angelo Broccoli, ‘Antonio Gramsci e l’educazione come egemonia’, Firenze, 1974]”,”GRAS-139″
“BROCCOLI Angelo”,”Marxismo e Educazione.”,”Questo libro rappresenta la continuazione di una ricerca iniziata dall’autore con ‘Ideologia e educazione’ (Firenze, La Nuova Italia, 1974). In quel libro l’educazione e la sua scienza venivano indicate come il modo di essere dell’ideologia. Per comodità del lettore, si riassumono i punti salienti di quella tesi… “”La critica ai procedimenti dell’economia borghese è, dunque, la stessa che Marx rivolge a quelli della religione. L’operaio «sta in rapporto al ‘prodotto del suo lavoro’ come ad un oggetto ‘estraneo’»; «quanto più l’operaio lavora tanto più acquista potenza il mondo estraneo, oggettivo, che egli si crea di fronte, e tanto più povero diventa egli stesso, il suo mondo interiore, e tanto meno egli possiede. Come nella religione. Più l’uomo mette in dio e meno serba in se stesso» (112). A questo punto si delinea il distacco da Feuerbach. Non si tratta, per Marx, di recuperare ciò che l’uomo ha messo in dio sottraendolo al dio stesso, perché in tal modo si traduce l’alienazione religiosa in alienazione umana; ciò che conta, invece, è considerare attentamente la natura di quell’ente estraneo al quale l’uomo trasferisce la sua essenza. E Marx avverte chiaramente che quell’ente, «al quale appartiene il lavoro e il prodotto del lavoro, al servizio del quale sta il lavoro e per il godimento del quale sta il prodotto del lavoro, può essere soltanto l”uomo’ stesso». Quando il prodotto del lavoro non appartiene all’operaio, e gli sta di fronte come una potenza estranea, ciò è solo possibile in quanto esso appartiene a un ‘altro uomo estraneo all’operaio’. Quando la sua attività gli è penosa, essa deve essere ‘godimento’ per un altro, gioia di vivere di un altro. Non gli dei, non la natura, soltanto l’uomo stesso può essere questa potenza estranea sopra l’uomo» (113)”” (pag 195) [Angelo Broccoli, ‘Marxismo e Educazione’, La Nuova Italia, Firenze, 1978] [(112) K. Marx, Opere filosofiche giovanili, cit., p. 195; (113) Ivi, p. 201]”,”MADS-823″
“BROCH Hermann”,”I sonnambuli. Trilogia. Il primo romanzo 1888: Pasenow o il romanticismo; Il secondo romanzo 1903: Esch o l’anarchia; Il terzo romanzo 1918: Huguenau o il realismo.”,”‘La trilogia qui raccolta in un volume abbraccia un trentennio tra i due secoli, ma ciascun romanzo s’impernia su un anno cruciale, in certo modo simbolico, della storia tedesca: il 1888 riassume l’età patriarcale, dove gli ideali tradizionali, l’ordine, le gerarchie costituite cominciano a mostrare, sotto l’apparente solidità, le prime incrinature. Il vecchio von Pasenow e il figlio Joachim sono le figure del primo romanzo in una epoca in cui si manifesterà il mutamento e la crisi. La seconda parte si svolge nel 1903 e il protagonista è Esch un piccolo contabile che vive nel clima arroventato delle grandi città industriali tra scioperi e lotte sociali. Nel terzo romanzo ritroviamo Esch e Joachim von Pasenow in una cittadina renana vicino al fronte, nel 1918. Ma la parte del protagonista spetta al disertore e truffatore Huguenau, l’uomo del “”realismo””, campione di quella razza di morti-viventi destinata per Broch a dominare il mondo. Qui troviamo la disfatta dell’esercito tedesco, gli incendi e le sommosse popolari, il disordine che travolge le retrovie, la “”disgregazione dei valori”” tema di fondo dell’opera. Hermann Broch nacque a Vienna nel 1886. Figlio di un industriale, diresse le officine del padre fino al 1927 e solo a quarant’anni decise di dedicarsi alla letteratura, allo studio della filosofia, della matematica e della psicologia delle masse. ‘I sonnambuli’ venne pubblicato a Zurigo tra il 1931 e il 1932. In seguito Broch si ritirò nel Tirolo, dove scrisse una parte del romanzo ‘Il tentatore’, e dopo l’Anschluss emigrò negli Stati Uniti, prese la cittadinanza americana e tenne la cattedra di tedesco alla Yale University fino al 1951, anno della sua morte’ [Hermann Broch, ‘I sonnambuli. Trilogia. Il primo romanzo 1888: Pasenow o il romanticismo; Il secondo romanzo 1903: Esch o l’anarchia; Il terzo romanzo 1918: Huguenau o il realismo’, Einaudi, Torino, 1962] “”A quanto pare, per il cristiano ci son due sole possibilità: o il rifugio sicuro, per il momento ancora esistente, nel valore universale del cattolicesimo, nel grembo veramente materno della Chiesa, o il coraggio di accettare con un protestantesimo assoluto l’orrore del Dio astratto; là dove questa decisione non viene presa grava l’angoscia del futuro. E infatti in tutti i paesi dell’indecisione quest’angoscia serpeggia continua e sussiste allo stato latente, magari espressa soltanto nell’orrore per l’ebreo, l’ebreo di cui lo spirito e la condotta vengono, se non riconosciuti, tuttavia sentiti come l’odiosa immagine del futuro. Nell’idea di un ‘organon’ protestante dei valori c’è senza dubbio il desiderio nostalgico di una riunificazione di tutta la cristianità, quella riunificazione cui aspirava anche Leibniz: che a ciò fosse spinto quegli che abbracciava tutti i valori del suo tempo, ci pare quasi una necessità; ma così pure che quello stesso, che ha precorso i secoli e previsto la ‘lingua universalis’ della logica, in quell’ultima unificazione dovesse anche concepire l’astrattezza di una ‘religio universalis’, di cui forse lui solo, il mistico più profondo del protestantesimo, era in grado di sopportare il gelo. Ma la linea di sviluppo del protestantesimo esigeva anzitutto un totale stritolamento; non la filosofia di Leibniz divenne teologia protestante, ma quella di Kant, ed è significativo che Leibniz sia stato riscoperto da teologi cattolici. Le ;molteplici sette che con il passar del tempo si staccarono dal protestantesimo e che esso sopportò con l’apparente tolleranza propria di ogni movimento rivoluzionario, si muovono nella stessa direzione, sono il calco, l’immiserimento, l’appiattimento della vecchia idea di un ‘organon’ protestante dei valori e hanno un orientamento «controriformistico»: per non parlare delle grottesche sette americane, l’Esercito della Salvezza, ad esempio, presenta non soltanto un apparato militare analogo a quello gesuitico della controriforma, ma anche la nettissima tendenza all’accentramento dei valori, alla riunione di tutte le sfere del valore; e così ogni arte popolare, giù giù fino alla canzonetta che si canta per le strade, deve esser ricondotta al sentimento religioso e inserita nel programma degli «ausiliari dell’estasi». Sforzo patetico e inadeguato!”” (pag 549-550) [Hermann Broch, I sonnambuli. Trilogia. Il primo romanzo 1888: Pasenow o il romanticismo; Il secondo romanzo 1903: Esch o l’anarchia; Il terzo romanzo 1918: Huguenau o il realismo’, Einaudi, Torino, 1962]”,”GERG-001-FAP”
“BROCHIER Jean-Christophe DELOUCHE Hervé”,”Les nouveaux sans-culottes. Enquête sur l’ extrême gauche.”,”BROCHIER è editore di Act-Up e di D.A.L. Dirige oggi la collezione Babel Noir presso Actes Sud. Militante compagno di strada di diverse organizzazioni, DELOUCHE lavora nel settore della editoria.”,”FRAP-044″
“BROCHON Pierre”,”Eugène Pottier. Naissance de l’ Internationale.”,”Eugene POTTIER (1816-1887). Autodidatta, figlio di artigiani, artigiano lui stesso, scrive i suoi primi testi dedicati a BERANGER. Canta lui stesso. Agitatore del 1848, è eletto mebro della Comune nel 1871, poi sindaco del II arrondissement. Ricercato, scrive le parole dell’ Internationale di qui ignora la musica di DEGEYTER. Si esilia in Inghilterra e poi negli USA. POTTIER, utopista, non è mai stato marxista. Il canto ‘L’internazionale’ diventa l’ inno del movimento comunista internazionale. Pierre BROCHON, autore di questa biografia molto documentata è specialista della letteratura popolare, in particolare della canzone. Ha consacrato la sua vita alla storia del socialismo utopistico.”,”MFRC-064″
“BROCK William H.”,”Justus von Liebig. The Chemical Gatekeeper.”,”Uno dei fondatori della chimica organica e grande insegnante Justus Von Liebig trasformò l’educazione scientifica, la pratica medica e l’agricoltura in Gran Bretagna. Ebbe delle idee controverse sui fertilizzanti artificiali, le malattie, il cibo e la nutrizione. Pubblicò le sue ‘Chemical Letters’ basate sulla metodologia scientifica e il materialismo.”,”SCIx-553″
“BRODER Albert”,”Histoire économique de la France au XXe siècle – 1917-1997.”,”BRODER Albert professore all’Università Paris XII, Val de Marne. Prima guerra mondiale: economia di guerra. “”Le rassemblement des moyens industriels fut fort difficile. La mobilisation générale désorganisa l’industrie au point de créer, localement, des poches de chômage. Il fallut rapidement renvoyer dans leur usines 500.000 spécialistes qui demeurèrent sous le statut militaire (affectés spéciaux) afin de permettre l’essor de la production. L’emploi féminin fut développé autant que possible dans les usines d’armement et surtout dans les services ne requérant pas une trop grande force physique (distribution, tramways). Loin d’être exceptionnel avant guerre (les femmes fournissent l’essentiel de la main d’oeuvre dans le textile cotonnier, la bonneterie), cet apport de main d’oeuvre marqua l’opinion car la presse parisienne s’en fit l’écho, alors qu’elle n’y prêtait pas attention auparavant en raison de son caractère régional. (….) Les ministères, peu accoutumés à s’immixer dans la production, mirent longtemps à mettre sur pied des organismes de gestion rationelle des ressources et de la production. Les premiers ‘consortiums’ datent de 1916 et en 1918. 291 organismes publics sont responsables des différents secteurs de la production (y compris agricole et des transports). La faiblesse de l’appareil statistique, malgré les enquêtes industrielles, rend inévitable le recours aux représentants de l’industrie tel R. Pinot, secrétaire général du comité des forges, que sa connassiance de l’industrie lourde rend indispensable. André Citroën, fabricant d’engrenages applique les méthodes américaines à la fabrication d’obus de 75 dans sa nouvelle usine de Paris (quai de Javel), financée par l’Etat; ce qui résout en partie la crise des munitions. Son esprit d’organisation amène à lui confier la répartition des matières premières industrielles; tout comme Schneider coordonne la production d’armements. Certains anciens hauts-fonctionnaires passés à l’industrie privée deviennent des conseillers officiels du gouvernement, tel Ernest Mercier dont le rôle sera, au cours des années 1920, fondamental dans l’organisation de la production d’électricité. Il en va de même d’industriels entrés en politique comme Louis Loucheur, co-fondateur d’une puissante entreprise de grands travaux publics qui succède à Albert Thomas comme ministre de l’armement et surtout Etienne Clémentel, ministre de l’industrie; du commerce et de PTT pendant 5 ans, à l’origine des ‘consortiums’ et partisan de la cartellisation de l’industrie nationale. Cet système complexe et mal coordonné contraste avec les pouvoir et l’efficacité du responsable unique de la mobilisation économique allemande W. Rathenau.”” (pag 21-22)”,”FRAE-043″
“BRODERSEN Momme a cura; saggi di SOLMI Renato VATTIMO Gianni RELLA Franco FACHINELLI Elvio BRODERSEN Momme”,”Benjamin auf Italienisch. Aspekte einer Rezeption.”,”saggi di SOLMI Renato VATTIMO Gianni RELLA Franco FACHINELLI Elvio BRODERSEN Momme. BENJAMIN (Walter), scrittore tedesco (Berlino 1892 – Port- Bou 1940). Dopo gli studi di filosofia e una tesi di estetica (La nozione di critica d’arte nel Romanticismo tedesco, 1920), dedicò il suo primo saggio importante (1924-1925) al romanzo Le affinità elettive di Goethe: il capolavoro classico gli diede lo spunto per la riflessione sulla propria condizione biografica e storica. Nell’analisi sull’Origine del dramma barocco tedesco (1928) criticò la concezione dell’opera d’arte come simbolo, facendo dell’allegoria la nozione centrale di un’estetica del nostro tempo. A partire dal 1926 scoprì il materialismo storico ed elaborò la teoria di una letteratura che abbia per funzione la trasformazione della società. Nel 1932 iniziò la stesura dei testi autobiografici di Infanzia berlinese. Di origine ebrea, riparò a Parigi nel 1933, e nel 1934 divenne membro dell’ Istituto di ricerche sociali, organo della scuola di Francoforte. Il bilancio della sua attività critica è il famoso libro ‘L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica’ (1936), anche se l’opera principale di questo periodo è un saggio incompiuto su ‘Parigi capitale del XIX secolo’, la cui parte centrale fu pubblicata con il titolo Charles Baudelaire: un poeta all’epoca del capitalismo trionfante. La sua filosofia della storia, nella quale cercò di realizzare la sintesi fra materialismo storico e messianismo giudaico, giunse a un’estrema radicalizzazione nelle tesi ‘Sulla nozione di storia’ (1940), nelle quali la storia è concepita come un susseguirsi di catastrofi. Benjamin si tolse la vita nel 1940 dopo aver tentato invano di passare il confine spagnolo per sfuggire alla Gestapo. La pubblicazione (postuma, 1955) di due volumi di suoi ‘Scritti’, a cura di T. W. Adorno, influenzò grandemente la critica e la storia letteraria contemporanea. (RIZ) Enciclopedia Rizzoli Larousse 2000 – Copyright RCS Libri S.P.A.”,”ITAB-064″
“BRODERSEN Arvid”,”L’operaio sovietico. Condizione operaia e potere statale nell’URSS.”,”Qual è la reale condizione istituzionale ed umana dell’operaio sovietico a cinquant’anni dalla Rivoluzione d’Ottobre? Per dare una risposta a questo interessante quesito, Arvid Brodersen, uno dei maggiori specialisti di problemi sovietici, partendo dalle iniziali formulazioni rivoluzionarie, analizza tutte le variazioni che ha subito la legislazione del lavoro in URSS. Il libro è nato da lezioni e seminari tenuti nella Graduate Faculty della New School for Social Research di New York, nella Università Libera di Berlino e nel Colegio de Mexico di Mexico City.”,”RUSS-014-FL”
“BRODIANSKY Viktor Mihailovich”,”Sadi Carnot, 1796-1832. Réflexions sur sa vie et la portée de son oeuvre.”,”BRODIANSKY Viktor Mihailovich è professore onorario presso l’Istituto Energetico di Mosca. La pubblicazione di questo libro è fatta su iniziativa del Professor Bernard Spinner che ha sviluppato la termodinamica e la scuola francese in questa disciplina.”,”SCIx-316″
“BRODSKIJ Jurij”,”Solovki. Le isole del martirio. Da Monastero a primo Lager Sovietico.”,”Jurij Brodskij, 48 anni, è un noto fotografo professionista russo, autore di pubblicazioni e di mostre fotografiche, consulente di documentari televisivi e cinematografici. Da vent’anni ha incentrato la sua attenzione di ricercatore e artista sul monastero-lager delle Solovki.”,”RUSS-052-FL”
“BRODY David”,”Labor in crisis. The steel strike of 1919.”,”BRODY David, nato nel New Jersey ha studiato ad Harvard. Ha ottenuto il Ph.D. in storia nel 1958. Ha insegnato alla Columbia University. Tra le sue opere: ‘Steelworkers in America: The Non-Union Era’ (1960) e ‘Butcher Workmen: A Study of Unionization’ (1964).”,”MUSx-271″
“BRODY David, a cura; saggi di Seymour Martin LIPSET Gerald N. GROB Robert CHRISTIE John H.M. LASLETT Melvyn DUBOFSKY Michael ROGIN David BRODY Ray MARSHALL”,”The American Labor Movement.”,”BRODY David University of California “”Both John R. Commons and Selig Perlman, the principal exponents of the Wisconsin school of labor history, identified the frontier as one of the keys to American labor conservatism: Westward expansion and land availability generated a sense of optimism and opportunity that militated against class consciousness and labor radicalism. Yet, paradoxically, it was also true that the West was the site of the one brand of American unionism that was authentically radical”” (pag 83)”,”MUSx-282″
“BROERS Michael”,”Napoleon. Soldier of Destiny. Volume 1.”,”Michale Broers è Professore di Storia dell’Europa Occidentale alla Oxford University. Si è occupato di storia dell’Europa napoleonica e dell’Europa rivoluzionaria. Ha pubblicato ‘The Napoleonic Emprie in Italy, 1796-1814’ vincitore del Grand Prix Napoléon nel 2006, e di ‘Napoleon’s Other War: Bandits, Rebels and Their Pursuers in the Age of Revolutions’. ‘Paris was all the more dangerous in Napoleon’s mind because of its very appearance’ (pag 270) Parigi era tanto più pericolosa nella mente di Napoleone a causa del suo stesso aspetto. La citta ai suoi tempi non era affatto quella di oggi …”,”FRAN-005-FSL”
“BROERS Michael”,”Napoleon. Volume 2. The Spirit of the Age, 1805-1810.”,”Blocco continentale, disposto da Napoleone I, con decreto datato da Berlino il 21 novembre 1806, contro l’Inghilterra, in risposta al blocco (fittizio) contro la Francia e i paesi satelliti dichiarato dall’Inghilterra. Per effetto del b. nessuna nave che provenisse direttamente dall’Inghilterra o dalle sue colonie poteva più essere accolta nei porti dell’Impero francese. Più tardi, in risposta alle analoghe misure prese dall’Inghilterra, Napoleone con i decreti di Fontainebleau e di Milano (1807) dichiarò confiscabili le navi neutrali che avessero fatto scalo in porti inglesi. Efficace nel biennio 1807-08 (vi aderirono Prussia, Danimarca, Austria, Svezia e Russia), il b. gravò poi pesantemente sulla politica economica e sociale della Francia; dopo il 1809 perdette rapidamente valore. (Trec)”,”FRAN-006-FSL”
“BROERS Michael”,”Napoleon’s Other War. Bandits, Rebels and Their Pursuers in the Age of Revolutions.”,”Michael Broers Fellow of Lary Margaret Hall and a Member of the History Faculty of the University of Oxford.”,”FRAN-079-FSL”
“BROERS Michael”,”Europe under Napoleon, 1799-1815.”,”Michael Broers è Lecturer in the School of History all’Università di Leeds.”,”FRAN-087-FSL”
“BROERS Michael”,”Europe after Napoleon. Revolution, reaction and romanticism, 1814-1848.”,”Michael Broers è Lecturer in the School of History all’Università di Leeds.”,”FRAN-088-FSL”
“BROERS Michael”,”The Napoleonic Mediterranean. Englightenment, Revolution and Empire.”,”Michael Broers is Professor of Western European History, University of Oxford and Fellow in Modern History, Lady Margaret Hall, Oxford. Famiglia Scotti Douglas in Italia (pag 11, introduzione) “”….”,”FRAN-089-FSL”
“BROERS Michael GUIMERÁ Agustin HICKS Peter a cura; saggi di Thierry LENTZ Howard G. BROWN Alan FORREST M.C. THORAL Peter HICKS Michael RAPPORT Matthijs LOK Martijn VAN-DER-BURG Johan JOOR Michael ROWE Gabriele B. CLEMENS Ute PLANEERT Katherine AASLESTAD Nicola P. TODOROV Karen HAGERMANN Alexander GRAB Michael BROERS Anna Maria RAO Reinhard A. STAUBER Emilio LA PARRA LOPEZ Jean-René AYMES José M. PORTILLO VALDES Marta LORENTE Fernando DORES COSTA Annie JOURDAN José ALVAREZ-JUNCO Jean-René AYMES Rafe BLAUFARB Jacques Olivier BOUDON Michael BROERS Howard BROWN Steven ENGLUND Agustin GUIMERA’ Annie JOURDAN Emilio LA-PARRA Matthijs LOK Marta LORENTE”,”El imperio napoléonico y la nueva cultura política europea.”,” saggi di Thierry LENTZ Howard G. BROWN Alan FORREST M.C. THORAL Peter HICKS Michael RAPPORT Matthijs LOK Martijn VAN-DER-BURG Johan JOOR Michael ROWE Gabriele B. CLEMENS Ute PLANEERT Katherine AASLESTAD Nicola P. TODOROV Karen HAGERMANN Alexander GRAB Michael BROERS Anna Maria RAO Reinhard A. STAUBER Emilio LA PARRA LOPEZ Jean-René AYMES José M. PORTILLO VALDES Marta LORENTE Fernando DORES COSTA Annie JOURDAN José ALVAREZ-JUNCO Jean-René AYMES Rafe BLAUFARB Jacques Olivier BOUDON Michael BROERS Howard BROWN Steven ENGLUND Agustin GUIMERA’ Annie JOURDAN Emilio LA-PARRA Matthijs LOK Marta LORENTE”,”FRAN-091-FSL”
“BROGAN D.W., a cura di Vittoria RONCHEY”,”La politica in America.”,”””Tra le istituzioni del Congresso la più difficile a spiegarsi o giustificarsi è (…) questa norma dell’ “”anzianità””, non legge vera e propria ma usanza e tradizione che oggi ha quasi forza di legge. In base a questo principio i membri del Congresso acquistano diritti con la semplice longevità: un deputato cioè o un Senatore ha assoluto diritto di precedenza su di un collega più giovane, anche solo di pochi giorni o settimane, ha diritto a scegliersi le commissioni più importanti e, cosa anche più delicata, una volta entrato in Commissione il suo posto è lì per sempre. Se vive abbastanza a lungo diventerà o presidente o capo della minoranza o, a seconda che il suo partito prenda il potere o lo perda, anche tutte e due le cose. C’è in questo qualcosa di simile ad un sistema di merito invertito. (…) La fortuna può condurre un Senatore o un Rappresentante a risalire rapidamente la gerarchia dell’ anzianità, ma la sfortuna, cioè il tempo incalcolabile che il presidente in carica impiega a morire o a ritirarsi può tenere un uomo politico, abile ed ambizioso, lontano dalla presidenza (o almeno da quella presidenza che desidera) per tutta la durata della sua vita parlamentare””. (pag 344-345)”,”USAS-126″
“BROGAN Denis W.”,”La nazione francese da Napoleone a Petain 1814-1940.”,”””La Comune, nonostante il sangue e le distruzioni che comportò, è più importante come leggenda che come avvenimento storico. In un brillante opuscolo (‘La guerra civile in Francia’) fu indicato da Marx come simbolo ed esempio di cià che si deve fare e non fare in una rivoluzione”” (pag 194)”,”FRAV-001-FV”
“BROGAN Hugh”,”The Life of Arthur Ransome.”,”Hugh Brogan was for ten years a Fellow of St John’s College, Cambridge. He is now a lecturer in American History at the University of Essexs, and has just completed A History of the United States.”,”BIOx-033-FL”
“BROGAN Denis W.”,”La nazione francese da Napoleone a Petain 1814-1940.”,”””[La nuova Francia industriale] era svantaggiata non soltanto dal rifiuto della Francia più vecchia di accettare il mondo moderno, ma anche della mancanza , in uno dei più grandi mercati monetari del mondo, di capitali per l’industria. Il nuovo sistema bancario del Secondo Impero fu messo alla prova dalle esigenze finanziarie della Terza Repubblica. Il pagamento dell’indennità di guerra alla Germania e la ricostruzione del paese avevano mobilitato i risparmi francesi. L’abitudine sempre crescente, sotto l’Impero di investire denaro nei titoli di stato e in quelli delle ferrovie, fu sfruttata dai nuovi complessi bancari. (…)”” (pag 284-285)”,”FRAD-001-FER”
“BROGLIA Bruno PALLAGROSI Luciano”,”I salari in Italia dal 1951 al 1962.”,”BROGLIA Bruno PALLAGROSI Luciano”,”MITT-290″
“BROIDO Vera”,”Memoirs of a Revolutionary.”,”Eva BROIDO nacque nel 1876 in Lituania. Passò la sua infanzia in campagna e a vent’anni si sposò andando a vivere a Berlino città nella quale assorbì le prime idee rivoluzionarie. Nel 1899 cominciò la sua vita come militante socialdemocratica. Lei e il suo secondo marito, Mark BROIDO, erano menscevichi ed entrambi finirono più volte imprigionati durante l’era zarista. Le sue memorie coprono la sua vita fino all’inizio della rivoluzione del 1917. Oltre ad un resoconto della vita politica clandestina, le memorie forniscono un importante documento della storia del menscevismo. Il libro è tradotto e curato dalla figlia.”,”RIRx-005″
“BROIDO Vera”,”Apostles Into Terrorists. Women and the Revolutionary Movement in the Russia of Alexander II.”,”Vera Broido was born in 1907 in Petersburg. She followed her mother into Siberian exile and later returned with her to Petrograd in 1917. At the time, her father was head of the Secretariat of the Petrograd Soviet of Workers’, Peasants’ and Soldiers’ Deputies, and her mother was the Secretary of the Central Committee of the Mensheviks, all other political parties were banned in Soviet Russia, she went abroad with her parents. She now lives in England. Foreword: A Personal Note, Introduction, Notes, Bibliography, Illustrations, Index,”,”MRSx-025-FL”
“BROIDO Vera”,”Lenin and the Mensheviks. The Persecution of Socialists under Bolshevism.”,”Vera Broido was born in 1907 in Petersburg. She followed her mother into Siberian exile and later returned with her to Petrograd in 1917. At the time, her father was head of the Secretariat of the Petrograd Soviet of Workers’, Peasants’ and Soldiers’ Deputies, and her mother was the Secretary of the Central Committee of the Mensheviks, all other political parties were banned in Soviet Russia, she went abroad with her parents. She now lives in England. Preface, Appendix: I. The Trial of the Right SRs, II. The Menshevik Trial of March 1931, Bibliographical Notes, Bibliography, index,”,”RIRO-191-FL”
“BRONDEL Georges CAMPBELL Robert CIPOLLA Carlo M. DEATON A.S. GALENSON Walter HIRSCH Fred MACLEOD Roy e Kay MACURA Milos MADDISON Angus NICHOLSON Max OPPENHEIMER Peter PELLICELLI Giorgio PRIEBE Hermann WARD Benjamin ZACCHIA Carlo”,”Il XX secolo. Storia economica d’Europa. Volume quinto.”,”Contiene il saggio di Angus Maddison: ‘Politica economica e andamento dell’economia in Europa (1913-1970)’ (con introduzione e appendice A e B) (Capitolo IX, pag 375-434) Il capitalismo genera la guerra. “”L’effetto distruttivo della prima guerra mondiale si è concentrato su una stretta striscia di territorio francese e belga; anche l’Italia, la Iugoslavia e la Russia subirono danni materiali, ma meno intensi, mentre tutta la Scandinavia, i Paesi Bassi, la Svizzera e la Spagna rimasero neutrali. Morirono circa 9 milioni di soldati, e moltissimi altri riportarono ferite che determinarono una vita di sofferenza e una ridotta capacità di lavoro. I civili uccisi come diretta conseguenza delle attività militari furono assai pochi e alcune fonti ne indicano le perdite in soli 100.000; tuttavia la mortalità «anormale» di civili durante e subito dopo la guerra fu di circa 5 milioni, senza contare la Russia. Buona parte di ciò fu dovuto a malattia: molti morirono di tifo e la grande epidemia di influenza del 1919 uccise milioni di persone, le cui difese erano state indebolite dalla guerra, anche se una buona parte di questi ultimi sarebbe probabilmente morta comunque. Una parte notevole dei decessi di civili fu dovuta a insufficiente alimentazione, perché gli Alleati mantennero il blocco delle forniture alimentari all’Austria, alla Germania e all’Ungheria dopo la guerra, in un periodo in cui le scorte di cibo erano terribilmente scarse. Durante la guerra, in Russia, le scorte alimentari furono meglio conservate che in Germania, ma le perdite furono molto elevate durante la rivoluzione a causa della guerra civile, delle malattie e della carestia. Il totale delle perdite russe dal 1914 al 1923 fu di 10 milioni di morti, oltre a 1.700.000 soldati uccisi, dal 1914 al 1917. Il totale delle perdite umane «anormali» è stato quindi di circa 25 milioni di morti dal 1914 al 1923, 12 milioni dei quali furono da imputarsi direttamente alla guerra; questo in confronto ai 174 mila soldati uccisi nella guerra franco-prussiana del 1870-71 e ai 42 milioni di persone uccise durante la seconda guerra mondiale (1). Oltre alle estese sofferenze derivanti dalle perdite umane e dai danni fisici, la guerra determinò una diminuzione molto accentuata dei livelli normali di consumo e del potenziale di sviluppo, riducendo l’accumulazione di capitale e la massa dei beni produttivi. La guerra riversò i suoi effetti più diretti sui livelli di vita dei paesi belligeranti, ma anche i neutrali subirono dei disagi per il blocco e l’interruzione delle normali forniture”” (pag 379-380) [Angus Maddison, ‘Politica economica e andamento dell’economia (1913-1970)’ (capitolo IX, pp. 375-433, con appendice statistica e bibliografia)] [(1) Le fonti di questo paragrafo (‘La guerra 1914-1918’) sono C. Clark, op. cit, e E. Kirsten, E.W. Buchholtz e W. Köllman, ‘Raum und Bevölkerung in der Weltgeschichte’, Würzburg 1956]”,”EURE-139″
“BRØNDSTED Johannes”,”I Vichinghi.”,”Il ducato di Normandia diventa una colonia scandinava (pag 58)”,”EURN-003-FSD”
“BRONOWSKI Jacob MAZLISH Bruce”,”La tradizione intellettuale dell’Occidente. Da Leonardo a Hegel.”,”Nato in Polonia nel 1908, J. BRONOWSKI vive dal 1920 in Inghilterra dove ha compiuto i suoi studi universitari e il perfezionamento scientifico-matematico. Come matematico presiedette durante la 2° GM diversi gruppi di ricerca operanti per conto della FFAA e nel dopoguerra è stato VD della sezione scientifica della missione dello SM britannico in JAP: il famoso rapporto sugli effetti dei bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki reca la sua firma. Oggi (1962) è DG di una branca del National Coal Board. MAZLICH è docente di materie umanistiche e di filosofia della scienza presso il MIT.”,”TEOP-004″
“BRONSTEIN Audrey”,”The Triple Struggle. Latin American Peasant Women.”,”ANTE3-28″,”AMLx-105″
“BRONZINI Giuseppe FRIESE Heidrun NEGRI Antonio WAGNER Peter a cura, Saggi di ALLEGRI Giuseppe BALIBAR Étienne DE-GIORGI Alessandro MARAZZI Christian MEZZADRA Sandro MOULIER BOUTANG Yann PALMA Mauro PETRANGELI Federico RIGO Enrica”,”Europa, Costituzione e Movimenti sociali.”,”Il processo costituente europeo è giunto con la conferenza intergovernativa di Roma a una svolta decisiva. Una serie di importanti studiosi provenienti da diversi paesi prendono in esame la Costituzione europea e le sue tappe con un occhio attento ai rapporti con la potenza americana e col suo modello economico, cercando di individuare uno spazio di azione per i movimenti che intendono incidere sui rapporti sociali e i modi di vita nel vecchio continente.”,”EURx-043-FL”
“BRONZO Aldo”,”La vittoria dell’ apparato. Storia della burocrazia in URSS. 1.”,”Aldo BRONZO è nato na Napoli nel 1938. Studioso di storia del movimento operaio, allievo di Libero VILLONE, ha dedicato particolare attenzione all’ analisi dello stalinismo e alla natura del ‘maoismo’, del quale ha cercato di cogliere le peculiarità. Sulla ‘mancata rivoluzione tedesca’ del 1923: “”L’ anno 1923 (…) registra in Germania gli estremi di una situazione oggettivamente rivoluzionaria. Un concatenarsi di circostanze (le riparazioni imposte dalle grandi potenze vincitrici del conflitto mondiale, l’ occupazione della Ruhr da parte delle truppe francesi, la politica economica della classe dirigente tedesca tesa a far pagare alla classe operaia le conseguenze catastrofiche della guerra) provocano un’ inflazione galoppante. (…)”” (pag 110) “”In estate la situazione diventa addirittura drammatica; a seguito di uno sciopero della Banca Nazionale, scoppia uno sciopero generale spontaneo che travolge il governo in carica (Cuno). Il problema dell’ insurrezione è palesemente all’ ordine del giorno, per cui gli stessi dirigenti dell’ Internazionale si orientano, con estremo ritardo, a considerare la possibilità di una soluzione vittoriosa alla crisi tedesca; in tal senso, peraltro, numerosi comunisti tedeschi chiedono che Trotsky si rechi clandestinamente in Germania per dirigerla; Zinoviev (presidente dell’ Internazionale, nonché membro della “”troika”” dell’ Ufficio Politico del PCUS) si oppone decisamente””. (pag 111-112)”,”RUSU-164″
“BRONZO Aldo”,”Dai fronti popolari al dopo Stalin. Storia della burocrazia in URSS. 2.”,”Aldo BRONZO è nato na Napoli nel 1938. Studioso di storia del movimento operaio, allievo di Libero VILLONE, ha dedicato particolare attenzione all’ analisi dello stalinismo e alla natura del ‘maoismo’, del quale ha cercato di cogliere le peculiarità. “”Sembra certo che la “”grande purga”” miri a colpire prima di tutto la vecchia guardia bolscevica; valga a titolo di esplicazione, la considerazione che dei 21 membri di cui è composto il Comitato Centrale che nel ’17 prese il potere, solo 7 muoiono di morte naturale (Lenin, Sverdlov, Dzerzinski, Artem, Kollontai, Stalin), due sono stati fucilati dalla forze controrivoluzionarie all’ epoca della guerra civile (Uritzki, Chaumian), ben 11 cadono vittima del terrore staliniano (Trotsky, Zinoviev, Kamenev, Rykov, Bucharin, Miliutin, Smilga, Krestinski, Sokolnikov, Bubnov, Berzin) mentre il 21° Muralov scompare, in questo periodo, senza lasciare traccia di sorta. Ad essi bisogna aggiungere i membri dell’ opposizione trotskista Smilga, Preobrazenski, Sapronov, Sosnovski, i militanti più vicini a Zinoviev, cioè Safarov, Zalutsky, Vuyovic, coloro che furono legati all’ opposizione operaia, cioè Scliapnikov e Medvedev, le figure più rappresentative dell’ ala buchariniana, Uglanov, Sklepkov, Maretski, tutti coloro che per diverso motivo hanno rappresentato un momento di differenziazione e di dissenso, come Rjazanov, Riutin, Syrtov, Lominadze, gli stessi antichi alleati di Stalin di tutte le fasi dell’ ascesa dell’ onnipotente Segretario Generale come Kossior, Eike, Solz, Gusev. (…)””. (pag 36)”,”RUSU-165″
“BRONZO Aldo”,”I comunisti in Cina. Dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese al dopo Deng.”,”Aldo Bronzo è nato a Napoli nel 1938. Studioso di Storia del movimento operaio, allievo di Libero Villone, ha concentrato inizialmente la propria attenzione sul fenomeno staliniano del quale ha cercato di cogliere le molteplici interconnessioni tra contraddizioni interne ed orientamenti di politica internazionale. Vedeva così la luce Storia della burocrazia in URSS. Passava ad analizzare le connotazioni del maoismo come forza dirigente del processo rivoluzionario conclusosi nel 1949 in Cina, del quale evidenziava l’affrancazione complessa e contradditoria che induceva la formazione egemonizzata da Mao Zedong ad emanciparsi in maniera limitata e precaria dalla matrice staliniana da cui aveva preso le mosse. Questi gli elementi che portavano alla pubblicazione di I comunisti in Cina-dalle origini alla presa del potere. Tratti significativi di marca prettamente burocratica che caratterizzavano lo stesso potere statuale avviato al termine di quell’esperienza, che producevano disfunzioni di ogni genere, alle quali Mao cercava di porre rimedio con il culto sfrenato e demiurgico del suo ‘pensiero’. dal quale presero le mosse le catastrofiche esperienze del ‘grande balzo’ e della ‘rivoluzione culturale’. Né i suoi successori Deng Xiaoping prima, Jiang Zemin poi, hanno fatto di meglio, se è vero che, per reagire ai guasti del periodo maoista, non hanno trovato di meglio che avviare una riforma che, se ha fatto registrare un indubbio sviluppo delle forze produttive, sembra tendere ar archiviare definitivamente tutte le conquiste rivoluzionarie.”,”CINx-015-FL”
“BROOK Timothy”,”Il leopardo di Kublai Khan. Una storia mondiale della Cina.”,”Timothy Brook eminente sinologo, insegna alla University of British Columbia di Vancouver. Ha scritto e curato vari libri tra cui ‘The Troubled Empire. China in the Yuan and Ming Dynasties’ (2010).”,”CINx-307″
“BROOK Timothy a cura”,”Documents on the Rape of Nanking.”,”””Il massacro di Nanchino, conosciuto anche come stupro di Nanchino, è stato un insieme di crimini di guerra perpetrati dall’esercito giapponese a Nanchino, all’inizio della seconda guerra sino-giapponese. La città, in quel periodo capitale della Repubblica di Cina, era caduta in mano all’Esercito imperiale giapponese il 13 dicembre 1937 e per circa sei settimane, tra il dicembre 1937 e il gennaio 1938, i soldati giapponesi uccisero circa 300.000 persone. Durante l’occupazione di Nanchino l’Esercito imperiale giapponese si comportò con tale brutalità che osservatori occidentali dell’alleato tedesco lo definirono “”una macchina bestiale””[2]; le truppe nipponiche commisero numerose atrocità, come stupri, saccheggi, incendi e l’uccisione di prigionieri di guerra e civili. Nonostante le uccisioni fossero incominciate con la giustificazione di eliminare soldati cinesi travestiti da civili, si ritiene che un gran numero di innocenti sia stato intenzionalmente identificato come combattente nemico e giustiziato man mano che il massacro cominciava a prendere forma. Tra le vittime accertate, decine di migliaia furono bambini innocenti, uccisi per divertimento, e gli stupri di donne e gli omicidi divennero in breve la norma[3]. La condanna del massacro è stata unanime in Cina e ha dato slancio al nazionalismo nel paese. In Giappone, invece, l’opinione pubblica resta palesemente divisa, mentre alcuni commentatori ne parlano riferendosi ai fatti con il termine ‘Massacro di Nanchino’, altri si servono della più ambigua definizione ‘Incidente di Nanchino’. Tale definizione viene anche riferita al diverso Incidente di Nanchino, accaduto nel 1927 durante la presa della città da parte dell’Esercito Rivoluzionario Nazionale durante la Spedizione del Nord, quando vennero attaccati anche gli stranieri che si trovavano in città. Il massacro del 1937 e il modo in cui viene raccontato nei testi scolastici continua a essere oggetto di polemiche nell’ambito delle relazioni tra Cina e Giappone””. (wikip)”,”JAPx-093″
“BROOKS Jeffrey”,”Quando la Russia imparò a leggere. Alfabetizzazione e letteratura popolare 1861-1917.”,”Jeffrey Brooks is Professor of History at Johns Hopkins University, Baltimore, Maryland, USA The autthor of When Russia lerned to read: literacy and popular literature 1861-1917″,”RUSx-079-FL”
“BROOK-SHEPHERD Gordon”,”L’ Anschluss.”,”E’ la storia della prima conquista compiuta da HITLER, l’ occupazione del suo paese d’origine, l’ Austria. E’ nello stesso tempo il primo capitolo della 2° GM. Nello spazio di un week-end, HITLER e GOERING si impadronirono di uno Stato indipendente senza sparare un colpo. La conquista di Vienna dimostrò a HITLER l’ irresolutezza delle potenze occidentali.”,”GERN-050″
“BROOK-SHEPHERD Gordon”,”La tragedia degli ultimi asburgo.”,”Gordon BROOK-SHEPHERD si è interessato all’argomento già prima della 2° GM quando frequentava i corsi di storia all’ Univ di Cambridge, dove si laureò con il massimo dei voti. Successivamente potè approfondirlo durante il suo lungo soggiorno-quasi quindici anni- nella capitale austriaca, dapprima come tenente colonnello presso la Commissione militare britannica, poi come corrispondente per l’Europa centrale e sud-orientale del ‘Daily Telegraph’. Finora cinque delle sue opere storiche hanno trattato le vicende dell’ Austria e dei paesi centro europei e comprendono pure un’altra biografia, quella del cancelliere DOLLFUSS assassinato dai nazisti nel 1934 durante un fallito putsch. CARLO D’ ASBURGO fu l’ultimo imperatore d’ Austria-Ungheria. Il suo brevissimo regno non durò neppure due anni. Salito al trono nel dicembre 1916 alla morte di FRANCESCO GIUSEPPE lo perdette nel novembre 1918.”,”AUTx-009″
“BROOK-SHEPHERD Gordon”,”Lo zio d’ Europa Edoardo VII. La vita mondana e politica dell’ Europa dei notabili e della Belle Epoque.”,”BROOK-SHEPHERD ha studiato a Cambridge. Ha combattuto durante la seconda guerra mondiale ed è stato nel dopoguerra corrispondente del Daily Telegraph per l’ Europa centrale e sud-orientale. In seguito è stato collaboratore del Sunday Telegraph. Quindi si è dedicato alla storia (opere storiche e biografie). Re Edoardo. “”Il nemico supremo di Edoardo, sia qui sia negli altri posti in cui sostava durante i suoi viaggi in Europa, era la noia. Contribuiva a scacciarla la sua passione per la politica internazionale, per la compagnia delle persone di spirito e per le belle donne e, se tra i divertimenti erano inclusi i concerti o gli spettacoli teatrali, niente da eccepire purché non fossero tediosi””. (pag 264) La ‘nuova mobilità’ della potenza inglese. Diplomazia. “”Soltanto dopo la conclusione del trattato che mise definitivamente la parola fine a questi conflitti i tedeschi incominciarono ad aprire gli occhi e a notare la nuova costellazione sorta all’ orizzonte europeo. Sebbeno Bülow deprezzasse anche questo patto, definendolo un semplice “”sintomo aggiuntivo dell’ evoluzione pacifica in atto nel campo politico mondiale””, il Kaiser non ne era altrettanto sicuro. Si trovava in crociera nel Mediterraneo quando gli giunse la notizia e subito dopo telegrafò da Siracusa al suo cancelliere che quest’ accordo franco-britannico gli dava “”molto da pensare””. L’ Inghilterra, avendo appianato le sue divergenze con la Francia, si era assicurata “”una nuova mobilità”” e si sarebbe mostrata meno disposta che mai a “”rispettare i sentimenti della Germania””. E continuò a incrociare con il suo yacht, nella speranza di avere un incontro a Monaco con il re d’ Italia e con il presidente Loubet, destinato nei suoi intenti a restaurare la vacillante influenza tedesca, fin quando lo dovettero quasi cacciare fuori dal Mediterraneo. La famosa “”Convenzione tra il Regno Unito e la Francia, riguardante Terranova e l’ Africa “”occidentale e centrale”” (per chiamarla con il suo nome ufficiale) venne firmata a Londra da Lord Lansdowne e da Paul Cambon l’ 8 aprile 1904, meno d’un anno dopo la visita a Parigi del re, sebbene i problemi sul tappeto fossero molti e complessi. (…) Ma chi deducesse da questo che re Edoardo era stato ormai relegato in seconda fila sbaglierebbe di grosso. (…) Il mondo di re Edoardo era quello classico del continente europeo.”” (pag 275)”,”EURx-217″
“BROSIO Giorgio”,”Equilibri instabili. Politica ed economia nell’evoluzione dei sistemi federali.”,”Giorgio Brosio è dal 1981 prefessore di scienze delle finanze presso al facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino. E’ stato per sei anni direttore dell’Istituto di Ricerche Economiche e Sociali (IRES) del Piemonte. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Il potere di spendere. Storia ed economia della spesa pubblica dall’Unificazione ad oggi’, Bologna 1986 (con Carla Marchese) Federalismo cooperativo. “”Ad ogni modo, soprattutto in America, il rafforzamento del centro rispetto alla periferia ha permesso al settore pubblico di disporre di un potere contrapposto rispetto ai poteri privati. Veniamo così al secondo obiettivo, rafforzando il centro ha costituito la risposta istituzionale alla necessità di una politica rivolta alla correzione dei fallimenti del mercato. Questi si sostanziavano nell’America del Nord nello sviluppo dei monopoli, delle grandi società, dei ‘robber barons’, capaci di dividere i rappresentanti politici e di conquistare quindi i governi degli Stati. Lo sviluppo dei monopoli comportava aumenti nelle disuguaglianze nella ricchezza e quindi, in definitiva, richiedeva un potere di regolamentazione di cui solo il centro poteva venire in possesso (lo Sherman Act, cioè la prima legislazione antimonopolistica è, si noti, del 1890). Esso richiedeva anche una maggiore capacità finanziaria del settore pubblic per correggere la maldistribuzione del reddito. Non sorprende, al riguardo, che in America l’emendamento costituzionale che permette al governo federale di accedere all’imposta personale sul reddito sia stato introdotto nel 1913 (…). In sostanza, il federalismo cooperativo rafforza i poteri di intervento del settore pubblico nell’economia, riducendo la concorrenza che le unità periferiche si fanno fra loro e con il governo centrale. Significa, non solo maggior potere ai politici, ma anche e soprattutto maggior potere della burocrazia, che ha più incentivi e attitudini dei politici alla collaborazione. In definitiva, una parte almeno dei sostenitori del modello cooperativo, fra cui Grodzins, sono “”centralisti””, cioè favorevoli a un aumento delle responsabilità del centro rispetto alla periferia per permettere un più efficace sistema di governo”” (pag 104-105) Trotsky. “”La forza del federalismo europeo, perlomeno in termini di idee, è anche dovuta al fatto che esso è stato capace di radunare attorno a sé opinioni e posizioni politiche estremamente differenziate. Ai federalisti piace ricordare, ad esempio, che anche Lev Trockij era un convinto assertore dell’idea. In effetti, Trockij all’inizio della prima guerra mondiale sostenne che la guerra era il risultato della contraddizione esistente fra lo sviluppo delle forze produttive; che richiedeva mercati sempre più ampi, e lo Stato nazionale che definiva la dimensione del potere politico (5). Per fare un esempio, la ricerca di “”spazio vitale”” da parte della Germania al di fori delle frontiere, dimostrava, per Trockij, l’esigenza delle forze produttive di disporre di dimensioni; cioè di mercati, sempre più ampie. Lo scontro con altri Stati nazionali alla ricerca di spazi analoghi dava origine alla guerra. Il problema avrebbe potuto essere evitato con la creazione di uno spazio politico più ampio: gli Stati Uniti repubblicani d’Europa, appunto. Anche Luigi Einaudi fin dal momento iniziale, quello socialista, del suo pensiero, fu un convinto federalista. Di lui vengono di frequente citati due articoli apparsi sul “”Corriere della Sera”” nel 1918 in cui sosteneva la necessità della creazione di un’unità politica europea – gli Stati Uniti d’Europa appunto – al fine di garantire la sicurezza dei singoli Stati contro i tentativi d’egemonia da parte dello Stato più forte (6). Anche Einaudi faceva una critica molto drastica allo Stato nazionale. In particolare, la fusione dello Stato e della nazione aveva, secondo lui, abolito tutti i corpi sociali intermedi e fortemente aumentato le capacità di mobilitazione dello Stato a scopi di guerra”” (pag 189-190) [(5) Lev Trockij, ‘Der Krieg und die Internationale’, Zurigo, 1914; (6) Entrambi gli articoli sono ripubblicati in L. Einaudi, ‘La guerra e l’unità europea’, Comunità, Milano, 1954]”,”TEOP-470″
“BROSIO Giorgio”,”Economia e finanza pubblica.”,”Giorgio Brosio è dal 1981 professore di Scienza delle finanze nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. In precedenza ha insegnato nelle Università di Camerino (facoltà di Giurisprudenza), di Bari (facoltà di Economia e commercio) e di Ginevra (facoltà di Economia). É stato per sei anni direttore dell’Istituto di ricerche economiche e sociali (IRES) del Piemonte.”,”ECOT-136-FL”
“BROSSAT Alain a cura; collaborazione di COMBE Sonia MOUKHINE; scritti di Leonid ADAMOVITCH Aless DAERON Michel KACZOROWSKI Richard SELEZNEV Evgueni”,”Ozerlag, 1937-1964. Le système du Goulag: traces perdues, mémoires réveillées d’un camp stalinien.”,”Aless Adamovitch, écrivain biélorusse, cofondateur de Memorial, député au parlement de l’URSS. Dernier ouvrage paru: Otvoievalis (La guerre est finie), Moscou, Molodaïa Gvardia, 1990. Alain Brossat, chercheur, enseigne la philosophie à Paris VIII. Dernier ouvrage paru: Le Stalinisme entre histoire et mémoire, Éditions de l’Aube, 1991. Sonia Combe, chercheur, codirecteur de l’ouvrage À l’Est la mémoire retrouvée, La Découverte, 1990. Michel Daeron, cinéaste, prépare un film documentaire sur le photographe Vladimir Ablamski. Richard Kaczorowski, géographe, actuellement conseiller en communication. Leonid Moukhine, enseignant à Oussolié-Sibirskoïe, animateur de Memorial et historien d’Ozerlag. Evgueni Seleznev, enseignant d’histoire à Taïchet, animateur de Memorial dans la région d’Ozerlag. Ozerlag, le ‘camp du lac’. À mille kilomètres au nord d’Irkoutsk, près du lac Baïkal, l’un des multiples îlots de l’Archipel révélé par Soljénitsyne. Un camp parmi les autres. Créé en 1937, officiellement dissous au début des années 1960.”,”RUSS-006-FL”
“BROSSOLETTE Gilberte; collaborazione di Jean-Marie FITÈRE”,”Il s’appelait Pierre Brossolette.”,”Gilberte Brossolette è nata nel 1905. Nel 1926 si sposa con Pierre Brossolette. Dalla loro unione nascono due bambini, Anne e Claude nel 1927 e 1928. Dopo aver diviso la sua vita prima della guerra, tra l’attività di giornalista e di militante socialista, Gilberte si impegna al fianco di Pierre nella resistenza. A Londra, ove essa lo raggiunge, è incaricata delle relazioni tra France Combattante e la BBC. A guerra terminata Gilberte, si dedica al giornalismo (alla radio) e alla politica (in particolare alla politica estera): deputata socialista SFIO della Seine alla Costituente, sarà in seguito eletta al Senato. Vice-presidente di questa assemblea, sarà la prima donna a presiederne i dibattiti. Ha ricevuto medaglie per il suo impegno nella resistenza.”,”FRAV-182″
“BROSSOLLET Guy”,”La lingua cinese e il progresso scientifico.”,”Guy Brossolet è diplomato alla Scuola nazionale di lingue orientali moderne di Parigi. Collabora alla Revue de défense nationale, da cui è tratto il presente articolo (n. 7, 1967). Il cinese possiede circa 48.000 caratteri differenti (ma un letterato ne conosce solo 10-12 mila, un uomo normale che legge il giornale ne conosce 4-5.000. L’uomo della strada 2.000, un bambino 1.000). Ma ci sono solo 1.600 possibilità fonetiche. Quindi ci sono circa 30 caratteri che hanno la stessa pronuncia (pag 786-787) La Cina da un valore uguale al “”simbolo”” e all'””oggetto””. La perdita del simbolo cagionava la perdita dell’oggetto (pag 790)”,”CINx-302″
“BROSZAT Martin”,”Da Weimar a Hitler.”,”BROSZAT Martin ha insegnato all’ Università di Monaco dove ha diretto l’ Istituto di Storia contemporanea. ha scritto e curato numerose opere sul nazionalsocialismo.”,”GERN-067″
“BROUE’ Pierre”,”Rakovsky ou la Revolution dans tous les pays.”,”Nato nel 1926, laureato in lettere, Pierre BROUE’ è stato Prof di storia contemporanea all’Istituto di Studi Politici di Grenoble. Specialista di TROTSKY e della IV Internazionale, è autore di una grande biografia di TROTSKY. A RAKOVSKY (1873-1941) si può ben applicare la qualifica di internazionalista. Nato in Bulgaria, divenuto rumeno per un accidente della storia, russo d’adozione e francofilo, studente a Parigi e Montpellier, amico di GUESDE e JAURES, come di PLECHANOV, LIEBKNECHT e Rosa LUXEMBURG, compagno d’armi degli uomini dell’Ottobre 1917 (in particolare di LENIN e di TROTSKY), membro dell’Ufficio della 2° e della 3° Internazionale, P del Consiglio dei Commissari del Popolo (capo di Stato), dell’Ucraina, poliglotta raffinato, mise al servizio della rivoluzione”,”RIRB-017″
“BROUE’ Pierre TEMIME Emile”,”La rivoluzione e la guerra di Spagna.”,”Nelle note riferimento a MUNIS.”,”MSPxG-007 MSPx-009″
“BROUE’ Pierre VELEZ I. MARIE J.J.; saggi di”,”De la Revolution de 1917 au combat des bolcheviks-leninistes.”,”Contiene: VELEZ, Les Jeunesses socialistes à Petrograd en 1917 MARIE, L’activité du Comité de Petersbourg de fevrier à octobre 1917 BROUE’, Complemets sur le trotskystes en URSS; La main d’oeuvre ‘blanche’ de Stalin Documenti: -A.L. SOKOLOVSKAIA, A la veille du ‘dimanche rouge’ (1905) -F.N. DINGELSTEDT, Le printemps de la revolution proletarienne -Andres NIN, Lettre d’URSS d’Andres Nin à Maurin -Leon SEDOV, La situation des B.L. en 1934 -I.K. DACHKOVSKY, Un Vieux-Bolchevik à la Pravda. Necrologio morte Bernard WOLFE”,”RIRO-024″
“BROUE’ Pierre”,”Rivoluzione in Germania 1917 – 1923.”,”Germania, socialdemocrazia prima del 1914, le sinistre nella socialdemocrazia tedesca, Rosa Luxemburg, il caso Radek, guerra e crisi della socialdemocrazia, presa posizione dei bolscevichi, fondazione del Partito socialdemocratico indipendente, ondata rivoluzionaria, problemi rivoluzione mondiale, rivoluzione di novembre, dualismo poteri, crisi movimento socialista, fondazione Partito Comunista di Germania: Lega Spartaco, sollevazione di Gennaio, era di NOSKE, stabilizzazione in Germ, PC dopo il 1919, LEVI, BRANDLER, RADEK e LENIN VS la scissione, teorie PANNEKOEK, Q centrismo, putsch di KAPP, H. GORTER, KAPD, nascita VKPD, azione di Marzo e sconfitta, compromesso di Mosca, Fronte unico, occupazione Ruhr, caduta governo CUNO, preparazione insurrezione, ottobre tedesco, nuova sconfitta, 1924. L’A insegna presso l’Università di Grenoble, è specialista del movimento operaio contemporaneo, tra le opere tradotte in Italiano: -Storia del Partito comunista dell’ URSS. 1966 -La rivoluzione e la guerra di Spagna (in collab con Emile TEMIME). Ha anche curato un’ampia antologia degli scritti di TROTSKY, ‘Le mouvement communiste en France (1919 – 1939)’, 1967″,”MGER-005″
“BROUE’ Pierre TEMIME Emile”,”La rivoluzione e la guerra di Spagna.”,”Titolo originale francese ‘La revolution et la guerre d’ Espagne’, LES EDITIONS DE MINUIT, traduzione di Gian Franco VENE’.”,”MSPG-063″
“BROUE’ Pierre, a cura; testi di LENIN SUN YAT SEN JOFFE STALIN MARTYNOV TROTSKY ZINOVIEV BUCHARIN VUYOVIC MANDALIAN CHE DU-XIU PREOBRAZENSKIJ ROSMER LANDAU MARKIN (L. SEDOV)”,”La question chinoise dans l’ Internationale Communiste, 1926 – 1927.”,”testi di LENIN SUN YAT SEN JOFFE STALIN MARTYNOV TROTSKY ZINOVIEV BUCHARIN VUYOVIC MANDALIAN CHE DU-XIU PREOBRAZENSKIJ ROSMER LANDAU MARKIN (L. SEDOV)”,”INTT-093″
“BROUE’ Pierre”,”Trotsky e la rivoluzione francese.”,”””E Trotsky prosegue: ‘E’ sufficientemente noto che tutte le rivoluzioni hanno sinora suscitato come loro conseguenza delle reazioni e persino delle controrivoluzioni, le quali, è vero, non sono mai riuscite a riportare la nazione sino al punto di partenza, pur privandola sempre della parte del leone delle sue conquiste. Come regola generale, i pionieri, gli iniziatori, gli agitatori che si eran travati alla testa delle masse nel primo periodo cadono vittime della prima ondata di reazione, mentre si vedono apparire in primo piano degli uomini di secondo piano uniti ai nemici di ieri della rivoluzione. I drammatici duelli dei grandi protagonisti sulla scena politica nascondono degli scivolamenti nei rapporti tra le classi e, quel che non è meno importante, dei profondi cambiamenti nella psicologia delle masse che alla vigilia erano ancora rivoluzionarie..:””. (pag 6)”,”TROS-109″
“BROUE’ P. CLIFF T. DEUTSCHER I. FRANK P. FROMM E. HANSEN J. MARIE J.J. SERGE V. ROUSSEL J. NAVILLE P. GUERIN D. VAN-HEIJNOORT J. e altri”,”Trotsky. La vita, le idee, la battaglia.”,”””Nel luglio del ’40 la maggior parte dei militanti dell’ ex POI si ritrova insieme. Hic, Rousset e Rigal entrano nel gruppo de L’ Enticelle. La disputa sull’ entrata nel PSOP è superata. E’ opportuno notare che la prima generazione dei dirigenti si è persa per strada: Rosmer già da molto tempo ha abbandonato i ranghi del movimento trotskista. Molinier e Frank hanno rotto nel ’36. Naville, incarcerato, non riapparirà più nel movimento. Ad assicurare la continuità sono i giovani dell’ ex POI: Craipeau, Hic e Rousset che dirigevano una volta JSR. Loro diventano gli avi dell’ organizzazione negli anni ’40, che per qualche tempo continuerà ad avere il nome di “”Comites pour la IV Internationale””, per riprendere più tardi il vecchio nome di POI. Dal’ agosto 1940, esce nuovamente La Verité, che riprende il titolo del giornale pubblicato dalla Ligue Communiste nel ’30.”” (pag 101)”,”TROS-140″
“BROUE’ Pierre”,”Révolution en Allemagne (1917-1923).”,”””Basandosi sull’ esempio dei bolscevichi nel luglio 1917, Radek si pronuncia dunque categoricamente affinché i dirigenti comunisti assumano le loro responsabilità, l’ iniziativa, davanti alle masse, di un appello alla ritirata: L’ unica forza capace di frenare e di impedire questo disastro, siete voi: il partito comunista (…)”””” (pag 249) “”Nella discussione che segue alla centrale, Levi difende il punto di vista di Radek; Jogiches va più lontano e chiede una sconfessione pubblica dell’ azione di Liebknecht e Pieck su ‘Die Rote Fahne’. Benché Rosa Luxemburg condivida la sua opinione – essa avrebbe, secondo Paul Levi, detto che non sarebbe stato più possibile per lei continuare a lavorare con Liebknecht – questa sconfessione pubblica non sarà fatta.”” (pag 251) “”Così, sotto l’ influenza di queste giornate di lotta rivoluzionaria (il sollevamento di gennaio, ndr), Rosa Luxemburg sembra avvicinarsi alla concezione del partito rivoluzionario che aveva fino ad allora combattuto. Essa tenta, in un ultimo articolo, di trarre un bilancio della “”settimana spartachista””. (Die Rote Fahne, 14 gennaio 1919). (pag 252)”,”MGER-060″
“BROUE’ Pierre”,”Communistes contre Staline. Massacre d’ une géneration.”,”Nato nel 1926, dottore in lettere, Pierre BROUE’ è stato professore di storia contemporanea all’ Institut d’ Etudes Politiques di Grenoble. Specialista del movimento comunista è autore di molte opere sul tema (v. retrocopertina). I bolscevichi-leninisti dopo il ciclone del 1929. “”La dichiarazione del 1929 è seguita da una esplosione di critiche di sinistra, alcune francamente sinistroidi, secondo cui Rakovsky non è che l’ ultimo rappresentante dei “”capitolardi”” nell’ Opposizione. Egli ne è cosciente e ne soffre probabilmente, ma conserva una calma eccezionale, accontentandosi di argomentare senza mai veramente polemizzare””. (pag 176) Sapronov. Dal 1927, i decisti; che si chiamano anche “”Opposizione proletaria””, occupano un posto a parte. Dopo la dichiarazione dei Quindici e la loro separazione dall’ Opposizione, essi difendono una posizione che il loro ultimo discepolo, il giovane storico Alekséi Gussev, considera come “”molto più radicale””. Sapronov in un testo intitolato “”L’ agonia della piccola borghesia””, denuncia in URSS un sistema di capitalismo di Stato”” in cui un nuovo “”dispotismo asiatico”” ha distrutto la democrazia proletaria. Agli occhi dei decisti, non ci sono più possibilità di riformare il partito; occorre preparare la classe operaia alla lotta mortale, alla rivoluzione contro l’ oligarchia e, contro di essa fare di ogni legno frecce difendendo i principi fondamentali del leninismo””. (pag 179)”,”RUSS-163″
“BROUE’ Pierre a cura”,”Les congrés de l’ Internationale Communiste. Textes intégraux publiés sous la direction de Pierre Broué. Premier congrès de l’ Internationale Communiste, 2-6 mars 1919.”,”Edizione realizzata grazie allo sforzo congiunto dei membri del gruppo di ricerca sulla storia della 3° Internazionale: Pierre BROUE’ Georges HAUPT Jean MAITRON Robert BRECY Robert PARIS Jean-Paul JOUBERT Jacqueline PLUET Jean-Marie BROHM Catherine COLLIOT-THELENE, equipe EDI animata da Jean RISACHER e Marcelle BERARD e da tutti quelli che hanno dato consigli, documenti, indicazioni biografiche e altro: Fritz BELLEVILLE Marcel BODY Yvon BOURDET Michel DREYFUS Marc FERRO, C. FONSECA LOPES Raymond FUSILIER Pawel KORZEC Branco LAZITCH Lucien LAURAT Catherine PARIS Theo PINKUS Herbert STEINER Marc VUILLEUMIER. Kautsky e Hilferding contro il sistema dei Consigli. “”Nell’ agosto 1917, il più eminente dei teorici di questi indipendenti, Kausky, ha scritto nel suo opuscolo “”La dittatura del proletariato””, che era per la democrazia e gli organi sovietici, ma che questi ultimi non dovevano avere che un ruolo economico e non dovevano assolutamente essere considerati come degli organi del potere dello Stato. Kautsky riprende la stessa tesi nel numero di Freiheit dell’ 11 novembre e del 12 gennaio. Il 9 febbraio, è un articolo di Rudolf Hilferding, considerato anche lui come la più eminente autorità della Seconda Internazionale sul piano teorico. Hilferding propone di combinare il sistema dei consigli con l’ assemblea nazionale per via legislativa. Era il 9 febbraio. L’ 11 febbraio, questa proposta veniva adottata dal partito indipendente e pubblicata sotto forma d’ appello. (…)””. (pag 158-159, Discorso di Lenin sulle sue tesi)”,”INTT-196″
“BROUE’ Pierre”,”Staline et la révolution. Le cas espagnol (1936-1939).”,”La grande fatica. “”In tutti i modi, la vera ragione del crollo finale, come sottolinea Ercoli nel suo rapporto di maggio, è “”prima di tutto la grande fatica nelle masse””, che avevano “”i nervi spezzati”” – non solo per i bombardamenti e le privazioni, ma anche e soprattutto senza dubbio per la repressione subita, per la loro perdita di fiducia nelle loro direzioni tradizionali: l’ ultimo “”grande meeting”” convocato dagli anarchici di Barcellona non riunisce che sei persone. Due parole a questo proposito sono necessarie sull’ usura delle Brigate internazionali, che erano state la punta di lancia dell’ “”Esercito popolare”” della Spagna “”repubblicana”” e di cui non si sapeva generalmente a qual punto esse erano state laminate e come i loro membri erano stanchi di questa guerra ove erano venuti volontari. L’ ex-commissario politico della XV brigata, Sandor Voros, ha fornito una testimonianza impressionante in forma analitica: “”Per contenere l’ offensiva fascista, occorrevano aerei, cannoni, blindati, trasporti, ufficiali ben preparati, sottoufficiali e combattenti. I dirigenti del Cremlino la pensavano diversamente:ci davano del materiale, ma contavano soprattutto sul terrore. Ufficiali e soldati erano fucilati senza pietà conformemente ai loro ordini””. Le testimonianze sui risultati non sono da mettere in discussione, poiché emanano da André Marty. Questi scriveva il 20 agosto 1937 a Dimitrov: (…)””. (pag 249) La tattica del salame. (pag 200)”,”MSPG-147″
“BROUE’ Pierre, testi riuniti e presentati da; testi di STALIN TROTSKY MARTYNOV ZINOVIEV BUCHARIN MANDALIAN CHEN DU-XIU PREOBRAZENSKY”,”La question chinoise dans l’ internationale communiste.”,”Testi di STALIN TROTSKY MARTYNOV ZINOVIEV BUCHARIN MANDALIAN CHEN DU-XIU PREOBRAZENSKY Fondo RC “”L’ allargamento del fronte sovietico è nello stesso tempo la migliore difesa dell’ URSS. E’ una sciocchezza, nella situazione attuale, dire che la nostra posizione internazionale è peggiorata, o può peggiorare, a causa degli errori di “”sinistra””. Se essa è peggiorata, è a seguito della disfatta della Rivoluzione cinese. Questa disfatta è un avvenimento storico, che noi ci siamo coinvolti o no. Se noi non fossimo intervenuti, intervenendo l’ imperialismo, gli avremmo solamente facilitato il compito contro la Cina e contro noi stessi. Ma c’è intervento e intervento. Il tipo di intervento più falso e più pericoloso è quello di pretendere di fermare a metà strada la marcia della rivoluzione. La pace è al centro della nostra politica internazionale. Ma anche i sostenitori più estremi della scuola di Martynov non oserebbero mai dire che la nostra politica di pace contraddice lo sviluppo della rivoluzione cinese o che questo sviluppo, al contrario, può contraddire la nostra politica di pace. L’una completa l’ altro. Il miglior modo di difendere l’ URSS sarà quello di vincere la controrivoluzione di Chiang Kai-shek e di portare il movimento ad uno stadio più elevato. Ricacciare, in varie condizioni, i Soviet in Cina, è disarmare la Rivoluzione cinese; proclamare il principio di non intervento riguardo al proletariato europeo, è indebolire la sua avanguardia rivoluzionaria. L’ uno e l’ altro indeboliscono allo stesso modo la situazione dell’ URSS, principale cittadella del proletariato internazionale.”” (pag 176, Trotsky, 7 maggio 1927)”,”MCIx-026″
“BROUE’ Pierre VACHERON Raymond”,”Assassinii nel Maquis. La tragica morte di Pietro Tresso.”,”Assassinio di Tresso ad opera degli stalinisti. “”C’è una pista italiana? Ne siamo persuasi. Ne l’Unità, il quotidiano del PDS, il vecchio giornalista comunista Gianfranco Berardi pubblicava il 3 gennaio 1993 un articolo intitolato “”Francia 1944, come è morto Pietro Tresso””. Vi raccontava (…) come Alfonso Leonetti si fosse gettato nell’inchiesta e l’avesse condotta a termine, avendo trovato dei documenti verosimilmente decisivi che sono scomparsi, documenti che collocavano le responsabilità nell’ambito dell’apparato del PCI. Una lettera indirizzata a Pierre Brouè precisava: – queste carte provavano una complicità italiana nell’assassinio di Tresso – due giorni prima della sua morte, il 24 dicembre 1984, nel suo letto d’ospedale, Leonetti aveva rifiutato il permesso di distruggerle ad una delegazione mandata dall’ufficio di segreteria del partito, i cui membri aveva trattato da “”corvi””. – queste carte custodivano il nome di un italiano membro del CC del dopoguerra implicato nell’assassinio e una lettera di un importante dirigente del PCI che chiedeva il silenzio a Leonetti. La lettera assicurava: ‘Alfonso ebbe un duro scontro con se stesso: a) voleva rivelare la verità; b) si pentiva del suo precedente silenzio; c) non voleva nuocere al PCI. Una sorta di conflitto interiore, tragico forse. Mi ha raccomandato di non parlarne per molti anni. “”Faccio una ben triste figura””. Tutto questo è molto deprimente e doloroso… Spero che tu possa comprendere.”” Seguì il documento “”Vicenda Leonetti-Tresso (Appunti per un racconto)””, che pubblichiamo per extenso.”” (pag 101) BROUE’ Pierre, storico di fama internazionale esperto del movimento operaio ha insegnato presso l’ Università di Grenoble ed è attualmente presidente dell’ Institut Leon Trotsky. Ha scritto molte opere tradotte anche in Italia (Storia del PCUS, Rivoluzione e guerra di Spagna, Rivoluzione in Germania, ecc.). VACHERON Raymond, sindacalista e studioso del maquis ha condotto un’ampia ricerca sul campo in Alta Loira dove Pietro Tresso fu assassinato. Ha incontrato molti protagonisti di quella vicenda raccogliendo testimonianze. Tresso (1893-1944) è stato uno dei fondatori nel 1921 con Gramsci e Bordiga del PCdI. Era stato catturato a Marsiglia nel 1942 da una squadra speciale del governo di Vichy con altri dirigenti del POI, torturato davanti alla moglie ‘Barbara’ (Deborah SEIDENFELD-STRATIESKY, ma non parlò. Condannato a 10 anni di lavori forzati fu rinchiuso nel carcere di Puyen Velay nell’ Alta Loira dove fallì un tentativo di farlo evadere ideato da Emilio LUSSU. Non fallì invece un colpo di mano attuato da un gruppo di partigiani francesi di una brigata comunista che nella notte tra il 1° e il 2 ottobre 1943 riuscì a penetrare nel carcere e liberare i prigionieri compreso Blasco e altri quattro dirigenti trotskisti: Albert DEMAZIERE, jean REBOUL, Maurice SEGAL e Abraham SADEK. Mentre il gruppo dei partigiani e dei trotskisti raggiunse il campo Wodli sempre nell’ Alta Loira, DEMAZIERE riuscì a raggiungere Parigi. Gli altri trotskisti rimasero nel maquis. Da allora di Tresso, Reboul, Segal e Sadek non si seppe più nulla. Tresso nel 1922 aveva partecipato al 4° Congresso dell’ IC e nel 1923 aveva lavorato a Mosca presso l’ ISR Internazionale sindacale rossa. TRESSO era vicino alle posizioni di BORDIGA, ma godeva della stima di GRAMSCI. La Congresso di Lione lascia BORDIGA per schierarsi con la maggioranza gramsciana. Nel 1928 è membro dell’ Ufficio Politico ma nel 1930, dopo ‘la svolta’ viene espulso dal PCI insieme a Leonetti e Ravazzoli. Poco prima era stato espulso TASCA e poco dopo toccherà a Ignazio SILONE, cognato di TRESSO. La moglie di TRESSO ha dedicato molti anni alla ricerca della verità sulla morte di Blasco. I tre espulsi confluirono nei gruppi dell’ opposizione trotskista. In 1° pagina foto di Pietro Tresso nella delegazione del PCI al IV Congresso del Comintern a Mosca nel 1922. Nel suo libro (ed. Morlacchi, 2005) Francescangeli avvia una pur iniziale ricostruzione biografica di delle due note sorelle Gabriella e Deborah Seidenfeld Stratiesky (moglie di Tresso), di Pia Carena, Gaetana Teresa Recchia e Virginia Gervasini. Euro 25.0″,”PCIx-318″
“BROUE’ Pierre, a cura di Ian BIRCHALL e Brian PEARCE”,”The German Revolution, 1917-1923.”,”””On Octobre 12, 1923, Grigory Zinoviev, president of the Communist International wrote the following in Pravda: “”The German events are developing with the inexorability of fate. The path which it took the Russian Revolution twelve years to cover, from 1906 to 1917, will have taken the German Revolution five years, from 1918 to 1923. … The proletarian revolution is knocking at Germany’s door; you would have to be blind not to see it… Very soon, everyone will see that this autumn of 1923 is a turning point, not just for the history of Germany, but for the history of the whole world.”” (4° copertina) Pierre BROUE’ (1926-2005) è stato per molti anni professore di storia contemporanea all’ Institut d’études politiques a Grenoble. Specialista del movimento comunista internazionale è stato il fondatore dei ‘Cahiers Leon Trotsky’, curatore degli scritti di Trotsky e autore di molti libri (v. risvolto 4° cop)”,”MGER-103″
“BROUE’ Pierre”,”Quand le peuple révoque le président. Le Brésil de l’affaire Collor.”,”BROUE’ Pierre è nato nel 1926, militante politico e sindacale, storico e professore universitario, ha pubblicato varie opere sulla rivoluzione russa, tedesca e spagnola, è autore di una biografia di Trotsky. (v. foto-ritratto) Esercito in crisi. L’Armée en crise. “”Il est en tout cas impossible que le séisme politique qui a secoué tous le Brésiliens et qui en a jeté des millions dans la rue dans un combat consciemment voulu et mené, la mobilisation qui a secoué une lassitude qui semblait apathie, une méfiance qui semblait scepticisme et a révélé des trésors de dévouement, de courage, d’humour, n’aient pas pesé également sur l’armée, sur les soldats qui sont proches de leurs frères, sur les officiers qui ont de la peine à subsister, comme de vulgaires travailleurs, sur les sous-officiers, au coeur de toutes les contradictions dans les crises, dans touts les pays du monde”” (pag 77)”,”AMLx-143″
“BROUE’ Pierre”,”La rivoluzione perduta. Vita di Trockij, 1879-1940.”,”BROUE’ Pierre nato nel 1926 è professore all’Istituto di Studi Politici dell’Università delle Scienze sociali di Grenoble. Presidente e direttore scientifico dell’Institut Léon Trotsky di Parigi, cura dal 1978 la pubblicazione delle opere di Trotsky e dirige i ‘Cahiers Léon Trotsky’. “”Avrebbe dovuto, come in parte fecero Marx ed Engels per un certo tempo, ritirarsi nel “”reame delle idee”” e lavorarvi non per il presente ma per un lontano avvenire e per le generazioni future?”” (pag 728) Analisi di T. fenomeno nazismo in Germania (pag 728-729)”,”RIRO-400″
“BROUÉ Pierre PRESUMEY Vincent”,”Pierre Broué. Revolutionary Historian.”,”Recensioni di WESLEY ERVIN Charles CHAUVIN Jean-René DEBORD Guy DATTA GUPTA Sobhanial PAPP Julien KUHN Rick LITVIN Alter KEEP John FAYET Jean-François FRANCESCANGELI Eros”,”TROS-246″
“BROUE’ Pierre”,”La revolución española (1931-1939).”,”BROUE’ Pierre”,”MSPG-263″
“BROUE’ Pierre a cura, articoli di Stephen SCHWARTZ Pierre BROUE’ Gilles VERGNON Jean P. JOUBERT”,”L’année 1934.”,”In appendice commemorazione scomparsa di quattro esponenti: Bert Cochran, Gaston Davoust (Henri Chazé), Marcel Body, Boris Souvarine”,”TROS-261″
“BROUE’ Pierre a cura, scritti di Scritti di SMILGA RAKOVSKY MURALOV RADEK KOSSIOR OKUDJAVA BOGUSLAVSKY KASPAROVA ASKENDARIAN BERTINSKAIA TSINTSADZE’ DINGELSTEDT IAKOVIN SOLNTSEV STOPALOV KHOTIMSKY CHEINKMAN TRIGUBOV TROTSKY SEDOV BROUE’ SOLNTSEV MEKLER KIEVLENKO VIAZNIKOVTSEV MEKLER MAKSIMOV GORLOV KIEVLENKO SIDOROV GRIUNMAN LEMALMAN GOLUBTCHIK KAGAN ANTOKOLSKY BAGRATOV LEBEL SERGE ELTSIN ARDACHELIA IAKOVIN SMIRNOV SVOI”,”Les trotskystes en Union soviétique (1929-1938). I, II.”,”Scritti di SMILGA RAKOVSKY MURALOV RADEK KOSSIOR OKUDJAVA BOGUSLAVSKY KASPAROVA ASKENDARIAN BERTINSKAIA TSINTSADZE’ DINGELSTEDT IAKOVIN SOLNTSEV STOPALOV KHOTIMSKY CHEINKMAN TRIGUBOV TROTSKY SEDOV BROUE’ SOLNTSEV MEKLER KIEVLENKO VIAZNIKOVTSEV MEKLER MAKSIMOV GORLOV KIEVLENKO SIDOROV GRIUNMAN LEMALMAN GOLUBTCHIK KAGAN ANTOKOLSKY BAGRATOV LEBEL SERGE ELTSIN ARDACHELIA IAKOVIN SMIRNOV SVOI”,”TROS-267″
“BROUE’ Pierre a cura, scritti di Pierre BROUE’ Sara WEBER Guy DESOLRE Hans SCHAFRANEK Léon TROTSKY Fritz KELLER”,”Trotsky et le bloc des oppositions de 1932 – Souvenirs sur Trotsky – L’antitrotskysme en Union soviétique aujourd’hui – Dossier: Le mouvement trotskyste en Autriche: Kurt Landau; Quelques biographies de militants autrichiens; Le trotskysme en Autriche de 1934 à 1945.”,”Contiene una lettera inedita di Trotsky a B. Grad e un dossier sul movimento trotskista in Austria.”,”TROS-268″
“BROUE’ Pierre a cura, scritti di Raya DUNAYEVSKAYA Joseph HANSEN Clare SHERIDAN Pierre FRANK George BREITMAN Pierre NAVILLE Léon TROTSKY Michel KEHRNON”,”Trotsky l’homme – Avec Trotsky jusqu’au dernier moment – Le buste de Léon Trotsky, presentation de Pierre Frank – La discussion autour de l’amendement Ludlow – Sur l’assassinat de Rudolf Klement. Avec deux lettre inédites de L. Trotsky – Deux lettres inédites sur le parti communiste SFIC a Lénine et Zinoviev (septembre 1921, novembre 1922) – A propos d’une source de Deutscher.”,”””La fusion des groupes syndicalistes révolutionnaires, à l’intérieur des syndicats, avec l’organisation communiste tout entière, est une condition préalable indispensable de toute lutte sérieuse du prolétariat français”” (dalla lettera di Trotsky a Lenin del settembre 1921)”,”TROS-269″
“BROUE’ Pierre LEQUENNE Michel KRIVINE Jean-Michel KAHN Marcel-Francis ROSENTHAL Gérard YAKOVLEV L. (LOLA DALLIN) SEDOV Léon”,”Léon Sedov (1906-1938). Numero special.”,”Contiene scritti di Léon Sedov figlio di Léon Trotsky”,”TROS-273″
“BROUE’ Pierre – RAKOVSKY Christian”,”Rako (1re partie, 2e et dernière partie) – Documents: Textes de Rakovsky – La Révolte du Potemkine (1905) – Le Mouvement ouvrier en Roumanie (1906) – Jean Jaurès (1914) – Un épisode de la Révolution russe (1917) – L’Organisation communiste de l’Armée rouge (1920) – La révolution française et le droit de propriété (1922) – Jules Guesde et le Communisme (1923) – Le Parti et la question nationale (1923) – Une nouvelle Etape: l’URSS – Lénine: Souvenirs d’un vieux camarade (1924) – Déclaration du 4 septembre 1927 – Opposition et troisième force (8 novembre 1927) – Intervention au XVe congrès (5 décembre 1927) – Lettres d’Astrakhan à Trotsky (février-juillet 1928) – Lettre à Valentinov (2 août 1930).”,”””Quelques mots supplémentaires sur le caractère de Lénine. Vladimir Ilitch était , dans sa vie personelle, un homme d’une grande simplicité et modestie. Au Kremlin, il continua la modeste vie de reclus qu’il avait menée en tant que révolutionnaire professionnel, recevant peu. Lénine était très aimable et souvent même affectueux dans ses relations personnelles, non seulement avec ses camarades et amis, mais aussi avec tous ceux avec qui il était en contact: tandis que, dans sa vie publique et ses écrits, il était et resta un des polémistes les plus implacables, il ne pouvait sacrifier les intérêts de la cause à ceux de la courtoisie. (…) C’était un homme d’un courage, d’un contrôle de soi et d’une calme exceptionnels – des qualités qu’il gardait dans le contexte le plus difficile et qui ne l’empêchaient cependant pas d’être extrêmement sensible aux souffrances des autres. Pendant les périodes les plus difficiles de la vie de la république, alors qu’elle combattait pour son existence même, il informait ses camarades d’exemples de pauvreté qui l’avaient atteint de toutes les régions du pays. C’était à l’époque où le pouvoir soviétique considérait comme idéal d’avoir 200 millions de pouds de pain pour satisfaire la faim des ouvriers et des citoyens. L’éloquences de Lénine est aussi bien connue que l’homme lui-même. C’était quelque chose de nouveau et de sans précédent. Expliquer une situation aussi complexe que celle de la révolution sociale dans un pays comme la Russie, avec les changements rapides de rapports, exigeait l’art de traduire en un langage simple l’était de choses complexe à l’intérieur comme à l’extérieur. Les gens qui ignoraient cet art pouvaient, à partir des discours de Lénine, le prendre pour un doctrinaire et “”un homme de système””. Il n’y a pourtant aucun homme au monde qui puisse être aussi réaliste que Lénine. Bien qu’il ne contînt aucun élément pathétique, le pouvoir oratoire de Lènine captivait à ce point l’esprit de ses auditoires qu’ils restaient captivés des heures entières”” [C. Rakovsky, Lénine: souvenir d’un vieux camarade, Grenoble, 1984] (pag 26-27)”,”RIRB-144″
“BROUE’ Pierre DESVAGES Hubert”,”La rivoluzione. Dalle rivoluzioni contadine alle rivoluzioni proletarie.”,”2° copia Foto pagina 200 rivendicazione operaia delle 8 ore negli Stati Uniti”,”FOTO-060″
“BROUÉ Pierre”,”Le Parti Bolchevique. Histoire du P.C. de l’U.R.S.S.”,”Pierre Broué, né en 1926, docteur ès lettres, a été professeur d’histoire contemporaine à l’Institut d’études politiques de Grenoble. Auteur d’une vingtaine d’ouvrages ayant trait à l’histoire du communisme, il est notamment l’auteur d’une monumentale biographie de Léon Trotsky. Lexique sommaire, Avertissement, Introduction, Puisqu’il faut conclure, Renaissance du Bolchevisme, chronologie, notices biographiques, indications bibliographiques, index, table des matières, Collana Arguments,”,”RIRx-048-FL”
“BROUÉ Pierre”,”Rakovsky ou la Révolution dans tous les pays.”,”Pierre Broué, né en 1926, docteur ès lettres, a été professeur d’histoire contemporaine à l’Institut d’études politiques de Grenoble. Auteur d’une vingtaine d’ouvrages ayant trait à l’histoire du communisme, il est notamment l’auteur d’une monumentale biographie de Léon Trotsky. S’il est un homme à qui s’applique vraiment le qualificatif d’internationaliste, c’est bien Khristian Georgiévitch Rakovsky (1873-1941), membre des bureaux de la II° puis de la III° Internationale et qui voulait ne ‘connaitre aucun pays, si ce n’est le pays du prolétariat international’. ‘Génial gosse de riches’ né bulgare et devenu roumain par un accident de l’histoire, russe d’adoption et francophile, étudiant à Paris et à Montpellier, ami de Guesde et Jaurès comme de Plékhanov, Liebknecht et Rosa Luxemburg, compagnon d’armes des hommes d’Octobre 1917 ( en particulier de Lénine et de Trotsky), président du Conseil des commissaires du peuple (chef d’État) de l’Ukraine, ce polyglotte raffiné lié à des gens aussi divers qu’Anatole de Monzie ou Panaït Istrati mit au service de la Révolution une étourdissante palette de talents, de compétences et de séduction: médecin et juriste, journaliste, orateur et propagandiste (c’est lui qui fit de l’affaire du Potemkine un épisode légendaire), historien (il travailla sur la Révolution française et la Commune et rédigea plusieurs biographies), chef de guerre (il dirigea l’offensive bolchevique en Roumanie en 1918), diplomate (il fut, en autres fonctions, le premier ambassadeur de la Russie soviétique à Paris), il suscitait des amitiés (Trotsky), des admirations (Lénine) et des amours passionnée, mais aussi – revers de la médaille – des haines implacables. Avant-propos, Notes, Chronologie, Sources, Annexe, Index,”,”RIRB-025-FL”
“BROUÉ Pierre”,”Communistes contre Staline. Massacre d’une génération.”,”Pierre Broué, né en 1926, docteur ès lettres, a été professeur d’histoire contemporaine à l’Institut d’études politiques de Grenoble. Auteur d’une vingtaine d’ouvrages ayant trait à l’histoire du communisme, il est notamment l’auteur d’une monumentale biographie de Léon Trotsky. Ils étaiet quelques milliers quand ils s’organisèrent en opposition au sein du PC de l’URSS, en 1923. Avant-propos, Glossaire et Abréviations, Notes et références, Petit lexique biographique, Chronologie, Sapronov, Timotéi Vladimirovitch (1887-1939) Operaio, entra nel partito nel 1912. Uno degli organizzatori del partito a Mosca. Decista, è alla base dell’iniziativa della lettera dei Quarantase (46) e dell’Opposizione unificata; dopo la fine di questa vede il suo ruolo diminuire. Escluso dal partito nel 1927, arrestato, non uscirà più dalle galere staliniste. Giustiziato nel 1939. Sapronov secondo altre fonti spingeva per staccarsi dal vecchio partito ormai in mano agli stalinisti per formare un partito rivoluzionario che agisse nella clandestinità”,”RUSS-043-FL”
“BROUÉ Pierre”,”Staline et la Révolution. Le cas espagnol (1936-1939).”,”Pierre Broué, né en 1926, docteur ès lettres, a été professeur d’histoire contemporaine à l’Institut d’études politiques de Grenoble. Auteur d’une vingtaine d’ouvrages ayant trait à l’histoire du communisme, il est notamment l’auteur d’une monumentale biographie de Léon Trotsky. ‘J’ai centré ici recherche et réflexion sur les années 1936-1937 où murit, éclate, reflue la révolution espagnole, dernière de l’entre-deux-guerres, la plus éclatante d’une série ouverte par l’Octobre russe pendant l’année terrible de 1917’. Avertissement, Sigles et acronymes, Introduction, Conclusion, Sources, Chronologie sommaire, Notes, Index,”,”STAS-016-FL”
“BROUÉ Pierre”,”Léon Sedov, fils de Trotsky, victime de Staline.”,”Pierre Broué, né en 1926, docteur ès lettres, a été professeur d’histoire contemporaine à l’Institut d’études politiques de Grenoble. Auteur d’une vingtaine d’ouvrages ayant trait à l’histoire du communisme, il est notamment l’auteur d’une monumentale biographie de Léon Trotsky. Ils étaiet quelques milliers quand ils s’organisèrent en opposition au sein du PC de l’URSS, en 1923. Présentation, conclusion, Sources, note, index, Collection “”La Part des Hommes”” dirigée par Claude Pennetier,”,”TROS-031-FL”
“BROUÉ Pierre VACHERON Raymond, collaborazione di Alain DUGRAND”,”Meurtres au Maquis.”,”Pietro Tresso, fondatore del Partito comunista italiano con Antonio Gramsci e Amedeo Bordiga, fu assassinato nell’ottobre 1943, dai maquis (partigiani francesi durante la seconda guerra mondiale) in Alta Loira. Tresso, detto Blasco combatteva sia il fascismo che lo stalinismo. Tresso e i suoi compagni, Abram Sadek, Pierre Salini e Jean Reboul erano stati condannati ai lavori forzati dai tribunali di Petain nel 1942. Vennero internati. Essi evasero dalla cella di Puy-en-Velay nella notte del 1° ottobre 1943 con un centinaio di resistenti per raggiungere i maquis nelle foreste montagnose del paese d’Yssingeaux. Essi, che si dichiaravano trotskisti, furono isolati, poi detenuti e infine assassinati dagli stalinisti del gruppo Wodli. Raymond Vacheron nato nel 1953 è un militante sindacale che ha lavorato sei anni sulla storia del maquis Wodli. Brouè, nato nel 1926, professore di storia contemporanea all’Institut d’études politiques di Grenoble, è autore di una monumentale biografia di Trotsky e di un’altra ventina di opere. Pierre Broué et Raymond Vacheron relatent comment ces meurtres ont été ordonnés par les agents de la machine policiére du Kremlin. Meurtres au Maquis est à la fois une enquete et un récit d’investigation, un réquisitorie contre le stalinisme réglant ses comptes dans les rangs memes des partisans. Raymond Vacheron, né en 1953, militant syndical au Puy-en-Velay, a travaillé six ans sur l’histoire du maquis Wodli. Pierre Broué, né en 1926, docteur ès lettres, a été professeur d’histoire contemporaine à l’Institut d’études politiques de Grenoble. Auteur d’une vingtaine d’ouvrages ayant trait à l’histoire du communisme, il est notamment l’auteur d’une monumentale biographie de Léon Trotsky.”,”PCFx-112″
“BROUE’ Pierre”,”Note sur l’action de Karl Radek jusqu’en 1923.”,”Schurer (1) sottolinea nel suo articolo, ciò che Ruth Fischer aveva passato sotto silenzio – ossia che il giovane militante Radek aveva fatto il suo apprendistato nella pratica durante la rivoluzione del 1905 a Varsavia, dove era ritornato con i suoi compagni dall’inizio dell’agitazione (pag 682) (1) H. Schurer, ‘Radek and the German Revolution’, Survey, 1964, n. 53 pag 58-69 e n. 55 pag 126-140 (nel n. 53 l’autore parla anche di altri personaggi dell’IC) Libro di Dziewanowski sul PC polacco: ‘The Communist Party of Poland. An Outline of History’, Harvard, 1959″,”MGER-146″
“BROUÉ Pierre”,”Les Procès de Moscou.”,”Pierre Broué, né en 1926, docteur ès lettres, a été professeur d’histoire contemporaine à l’Institut d’études politiques de Grenoble. Auteur d’une vingtaine d’ouvrages ayant trait à l’histoire du communisme, il est notamment l’auteur d’une monumentale biographie de Léon Trotsky. ‘J’ai centré ici recherche et réflexion sur les années 1936-1937 où murit, éclate, reflue la révolution espagnole, dernière de l’entre-deux-guerres, la plus éclatante d’une série ouverte par l’Octobre russe pendant l’année terrible de 1917’. Préface de Frédéric POTTECHER, Iconographie réunie par Roger Jean SÉGALAT, bibliographie, Sources et références, Sources des Illustrations, Les Causes Célèbres”,”RUSS-060-FL”
“BROUÉ Pierre a cura”,”Les Congrès de l’Internationale Communiste. Le Premier Congrès 2-6 Mars 1919.”,”Pierre Broué, né en 1926, docteur ès lettres, a été professeur d’histoire contemporaine à l’Institut d’études politiques de Grenoble. Auteur d’une vingtaine d’ouvrages ayant trait à l’histoire du communisme, il est notamment l’auteur d’une monumentale biographie de Léon Trotsky. ‘J’ai centré ici recherche et réflexion sur les années 1936-1937 où murit, éclate, reflue la révolution espagnole, dernière de l’entre-deux-guerres, la plus éclatante d’une série ouverte par l’Octobre russe pendant l’année terrible de 1917’. Présentation et introduction de Pierre BROUÉ, Traduction de l’allemand de Jean-Marie BROHM, traduction du russe de Jacques MAS, Documents pour l’Histoire de la Troisième Internationale, Annexes I. Organisation interne et commission des mandats, II. Rapports et résolutions transmis au Congrès, III. Lettres transmises au Congrès, IV. Résolution sur la politique de l’Entente et la situation internationale, Obolensky, V. Appel aux travailleurs et aux soldats de tous les pays, Zinoviev, président du C.E. de l’I.C., Index: des noms propres (pays, peuples, personnes), des événements, des institutions, des instances, analytique, note, avec le concours du Centre National de la Recherche4 Scientifique,”,”INTT-033-FL”
“BROUÉ Pierre”,”Du Premier au Deuxième Congrès de l’Internationale Communiste. Mars 1919 – Juillet 1920.”,”Pierre Broué, né en 1926, docteur ès lettres, a été professeur d’histoire contemporaine à l’Institut d’études politiques de Grenoble. Auteur d’une vingtaine d’ouvrages ayant trait à l’histoire du communisme, il est notamment l’auteur d’une monumentale biographie de Léon Trotsky. ‘J’ai centré ici recherche et réflexion sur les années 1936-1937 où murit, éclate, reflue la révolution espagnole, dernière de l’entre-deux-guerres, la plus éclatante d’une série ouverte par l’Octobre russe pendant l’année terrible de 1917’. Présentation et Introduction par Pierre BROUÉ, Notes, Annexes: Liste des sigles, Index des noms de personnes, Index des événements, des institutions, des instances, Index thématique, Traduction de Jacqueline BOIS, Jean-Marie BROHM, Andréas STREIFF, Documents pour l’Histoire de la Troisieme Internationale,”,”INTT-034-FL”
“BROUÉ Pierre VACHERON Raymond”,”Assassinii nel Maquis. La tragica morte di Pietro Tresso.”,”Pierre Broué et Raymond Vacheron relatent comment ces meurtres ont été ordonnés par les agents de la machine policiére du Kremlin. Meurtres au Maquis est à la fois une enquete et un récit d’investigation, un réquisitorie contre le stalinisme réglant ses comptes dans les rangs memes des partisans. Raymond Vacheron, né en 1953, militant syndical au Puy-en-Velay, a travaillé six ans sur l’histoire du maquis Wodli. Pierre Broué, né en 1926, docteur ès lettres, a été professeur d’histoire contemporaine à l’Institut d’études politiques de Grenoble. Auteur d’une vingtaine d’ouvrages ayant trait à l’histoire du communisme, il est notamment l’auteur d’une monumentale biographie de Léon Trotsky.”,”TROS-063-FL”
“BROUE’ Pierre RUBEL Maximilien BOURDET Yvon FRANKIN André PARIS Robert GUÉRIN Daniel STAWAR André FEJTÖ François”,”Partido y Revolucion. Pasado, presente y futuro del partito revolucionario de izquierda.”,”Contiene tra l’altro: – ‘Da Marx al bolscevismo: Partito e Consigli’ di Maximilien Rubel – Osservazioni sulla storia del partito bolscevico’ di Pierre Brouè”,”PARx-007″
“BROUE’ Pierre, edizione italiana a cura di Francesco GILIANI”,”Comunisti contro Stalin. Il massacro di una generazione.”,”Pierre Broué (1926-2005), giovanissimo partigiano, è stato un militante trotskista fin dal 1944 ed uno storico marxista del comunismo e delle rivoluzioni del XX secolo. Ha diretto l’Istituto Léon Trotsky di Parigi e curato la pubblicazione di 27 volumi delle opere del rivoluzionario russo. “”Broué scrisse questo libro, pubblicato nel 2003, sulla base del materiale appena reso disponibile negli archivi sovietici. Il suo scopo dichiarato era quello di dare voce a quei tanti comunisti che furono messi a tacere dalla macchina della morte di Stalin. Spiegava: “”(…) Sono anni che vorre parlare di queste migliaia di donne e di uomini, di vecchi e bambini, che sono stati fucilati a migliaia. Mostrarli per come hanno vissuto, pensato, amato, sofferto. Dire chi erano, prima, durante e dopo il loro calvario. Farli, se possibile, rivivere””. Nel 1920 un gran numero di militanti comunisti erano chiamati oppositori o trotskisti, anche se Trotsky non usava questo termine, preferendo chiamare la tendenza che rappresentava i Bolscevico-leninisti. Questi uomini e donne coraggiosi combattevano per difendere le autentiche tradizioni della rivoluzione d’Ottobre: le tradizioni della democrazia operaia e dell’internazionalismo proletario. Il libro è costruito intorno alle biografie di circa 700 oppositori che sono citati con i loro nomi. Attraverso le loro storie Broué spiega la storia dell’Opposizione di Sinistra, ma anche di altre correnti di opposizione. Migliaia di loro sarebbero stati arrestati, imprigionati e esiliati in Siberia, nelle prigioni o nei campi di Vorkuta e Kolyma, dove nel 1937 e nel 1938 trovarono la morte davanti ai plotoni di esecuzione di Stalin. Questo libro racconta la storia della lotta, della persecuzione e dell’uccisione di queste migliaia di combattenti rivoluzionari senza nome. (…)”” (dalla prefazione di Alan Woods) ‘Nota del curatore. Il libro qui pubblicato è stato tradotto dalla sua versione originale in francese. Questo testo rende parzialmente giustizia all’enorme produzione di Pierre Broué sulla storia del comunismo e delle rivoluzioni nel XX secolo. Lavori importanti come la storia dell’Internazionale Comunista, le biografie di Rakovskij e Lev Sedov o la monografia sul ruolo di Stalin nella rivoluzione spagnola non sono ancora disponibili per il lettore italiano. Altri testi fondamentali come ‘Rivoluzione in Germania (1917-1923) – per altro mutilata degli ultimi cinque capitoli nella sola edizione italiana – o ‘Storia del partito comunista dell’Urss’ sono da tempo fuori commercio. Speriamo, quindi, di poter tornare in futuro su questi temi. Numerosi compagni hanno contribuito alla preparazione del presente volume. Hanno partecipato alla traduzione Dario Faccio, Fiammetta Fossati, Francesco Giliani, Luigi Piscitelli. Per la revisione del testo, è stato fondamentale il contributo prestato da Serena Capodicasa, Marcella Farioli, Alessandro Giardiello e Jacopo Estevan Renda. Muntsa Escobar ha curato l’impaginazione e la copertina. Le inevitabili inesattezze – speriamo non siano troppe – vanno attribuite al curatore del volume’ (Francesco Giliani, Ottobre 2016) Foto di copertina: ‘Trotskisti esiliati in Siberia celebrano l’anniversario della Rivoluzione bolscevica. Striscioni: “”Dirigere il fuoco verso destra. Contro i kulaki, l’uomo della NEP e il burocrate, non a parole ma nei fatti””, ‘Viva la dittatura del proletariato”” (7 novembre 1928)”,”TROS-323″
“BROUE’ Pierre TROTSKY Léon CANNON James P. MORRISON M. (GOLDMAN Albert) MORROW Felix”,”Batailles dans le noir, 1941-1943. Les premières lueurs de l’aube. Une position difficile sur une guerre sans précédent (Broué); Comment défendre la démocratie (13 août 1940) (Trotsky); Manifeste du SWP – Deféndre l’Union soviétique (23 juin 1941); Manifeste de la IVe Internationale – Pour la défense de l’Union soviétique (août 1941); Déclaration sur la guerre (27 décembre 1941) (Cannon); Défaitisme révolutionnaire (Morrison).”,”M. Morrison (Albert Goldman): Critica alla tesi di Lenin sul disfattismo rivoluzionario (formule brutali e pericolose di Lenin sul disfattismo rivoluzionario ecc.) (pag 35-42)”,”TROS-329″
“BROUE’ Pierre PANTSOV A.V. SIEGEL Paul WATTIGNIES Michel”,”La nouvelle histoire de l’URSS. Sur l’Histoire au temps d’Eltsine (Broué); Le général Volkogonov assassine Lénine (Siegel); Notes sur la biographie de Trotsky par Volkogonov (Broué); Lettre ouverte au citoyen Volkogonov (Broué, Pantsov); Les tueurs sont aussi des menteurs (Broué); Le ‘Lénine’ de Volkogonov (Broué); Les orphelins de Staline (Wattignies); Littérature et Histoire avec Stephen Koch (Broué); Le Togliatti de Aldo Agosti (Broué); Un peu de nouveau sur la répression en URSS (Broué); Les “”trotskystes”” et la classe ouvrière sovietique (Broué).”,”Critiche rivolte dagli autori soprattutto alle opere del generale Volkogonov (biografia di Lenin e biografia di Trotsky) Sapronov. Tentativo di capitolazione tattica alla fine degli anni ’20 e inizio anni ’30 “”La corrispondenza di Victor Serge con Sedov, in occasione del suo ritorno in Urss, segnala due tentativi di “”capitolazione tattica”” da parte di importanti dirigenti dell’ Opposizione allo stalinismo. T.V. Sapronov, dirigente decista, tenta l’operazione con la complicità della sua compagna, e con G. M. Stopalov, un ex-segretario di Trotsky, specialista della lotta nella clandestinità, nell’ Ucraina sotto Denikin, in Azerbaijian sotto Stalin, che tenta di riprendere la sua libertà di movimento alla fine del suo periodo di isolamento ma il tentativo non riesce e muore dopo lo sciopero della fame dei prigionieri del campo di Magadan (pag 114)”,”RUSS-259″
“BROUE’ Pierre”,”Raoul (Claude Bernard)”,”Raoul, nato nel dicembre del 1921 allo stato civile come Claude Bernard, questo nome non fu mai usato dai suoi compagni trotskisti, per loro era Raoul, a volte Raoul Dassac, Raoul Blanchard, o brevemente Georges. Per la sua compagna e i suoi compagni dell’ UGS dove da un po’ di tempo militava era Bernard. Capitolo X. La construction du parti révolutionnaire dans un pays avancé (pag 151-162)”,”TROS-331″
“BROUE’ Pierre TCHERNIAVSKY G.I. ZÖLLER Thomas”,”Rakovsky sous un jour nouveau. Rakovsky et Trotsky – Lipa A. Wolfson, homme de confiance de Rakovsky (Brouè); Rakovsky en exil (Tcherniavsky); De nouvelles publications sur Rakovsky (Zöller).”,” Nuove pubblicazioni su Rakovsky (di Thomas Zöller) (pag 91-95) Rakovsky al Congresso di Amsterdam del 1904 “”Daniel De-Leon, militante socialista americano per il quale Lenin aveva un stima particolare e che fonda il Socialist Labor Party, ha lasciato dei ricordi sul Congresso di Amsterdam che sono stati pubblicati nel 1906 sotto forma di un libretto intitolato ‘Flashlights on the Amsterdam Congress’. Rakovsky non è facile trovarlo Apprendiamo per una nota dell’autore che aveva dimenticato il nome del delegato bulgaro e lo chiama semplicemente “”Bulgaria””. (…) (pag 123)”,”RIRB-164″
“BROUE’ Pierre; JOFFE’ Nadejda; AYME Jean-Jacques; HIGUERAS Gabriel Garcia; SHAPIRO Judith; BILLIK V.I.; PODCHTCHEKOLDINE A.M.; ZVEREV Akeksei; JOURAVLEV V.V. NENAKOROV N.A.; FABROL Emile; BRONSTEIN V.B.”,”Retour de Trotsky. Tournée aux E.U. sur Trotsky (Broué); A Harvard (Joffé); On en parle à Moscou (M.W.); Trotsky dans les manuels français (Ayme); Lettres sur l’Histoire (Higueras); Le Retour du Prophète (Shapiro); Sur le Chemin de la vérité (Billik); ‘Cours Nouveau’, prologue de la tragédie (Podcht.); Etudier Trotsky (Zverev); Lénine, Trotsky et l’affaire géorgienne (extraits) (Jour. et Nenak.); Le PCF et Trotsky (Fabrol); Arbre généalogique de la famille (Bronstein).”,”Contiene Lenin, Trotsky e l’ affare georgiano’ (estratti dal volume) (pag 105-109) (estratti dell’intervista pubblicata sulla Pravda del 12 agosto 1988 dei due storici sovietici su queste tema (Jouravlev e Nenakorov) Non è vero che Trotsky si astenne da impegnarsi in questo ‘affare’ giustificandosi con la malattia (pag 106) (Jour. e Nen.)”,”STOx-301″
“BROUE’ Pierre, a cura di Vincent PRESUMEY”,”Texte inédite de Pierre Broué: sa soutenance de thèse. (‘La place de l’Allemagne, de la révolution allemande dans les perspectives, dans l’analyse mondiale des bolcheviks’ ‘(Pour eux la révolution russe était la 1° étape de la révolution mondiale, mais la révolution allemande était forcément la seconde)’.”,”Testo contenente 3 parti: un riassunto del suo lavoro davanti alla commissione (riassunto di un testo più ampio riportato sulla rivista Le Mouvement social, n. 84 juillet-septembre 1973); gli interventi di ciascuno dei sei membri della commissione presieduta da Annie Kriegel (H. Lefebvre, Jacque Droz, Alfred Grosser, Pierre Guillen, Pierre Naville), una sintesi delle risposte di Broué. Questo testo inedito è stato ritrovato nell’esemplare personale del libro di Pierre Broué ‘La revolutionallemande’ pubblicato nel 1971 presso le Editions de Minuit, esemplare che Broué ha donato al curatore alla fine degli anni 1980. Era un fascicolo di 8 pagine, in cattivo stato, inserito nel risvolto della 4° copertina, dattilografato in inchiostro rosso su una macchina da scrivere; la tesi sostentua data il 19 novembre 1971.”,”MGER-151″
“BROUÉ Pierre”,”La Rivoluzione perduta. Vita di Lev Trockij.”,”Pierre Broué, né en 1926, docteur ès lettres, a été professeur d’histoire contemporaine à l’Institut d’études politiques de Grenoble. Auteur d’une vingtaine d’ouvrages ayant trait à l’histoire du communisme, il est notamment l’auteur d’une monumentale biographie de Léon Trotsky. ‘J’ai centré ici recherche et réflexion sur les années 1936-1937 où murit, éclate, reflue la révolution espagnole, dernière de l’entre-deux-guerres, la plus éclatante d’une série ouverte par l’Octobre russe pendant l’année terrible de 1917’.”,”TROS-070-FL”
“BROUÉ Pierre RAYNER Ernest HORN Gerd-Rainer ERVIN Charles Wesley”,”Les trotskystes devant la Seconde guerre mondiale. II. La deuxième guerre mondiale: questions de méthode (Broué); Les internationalistes du «troisième camp» en France pendant la seconde guerre mondiale (Rayner); Les trotskysme et l’Europe pendant la deuxième guerre mondiale (Horn); Le trotskysme e Inde pendant la guerre (Ervin).”,”Il primo numero speciale ‘Trotsky et les trotskystes devant la seconde guerre mondiale’ è apparso nel n. 23 del settembre 1985 E. Rayner è lo pseudonimo di un militante operaio europeo che vive negli Stati Uniti “”La première partie de la guerre manifeste, de la part des Alliés, une politique tout à fait conservatrice en matière de transferts de pouvoir, qui donne une assez bonne idée de la façon dont leurs dirigeants concevaient ce qu’ils appelaient la «liberation» de l’Europe. Le choix de Roosevelt et des conseillers de traiter à Alger avec l’amiral Darlan, dauphin de Pétain, a été plus souvent étudié en fonction des rivalités de personnes et dans le conteste de l’aspiration au pouvoir des chefs militaires vaincus, l’amiral et les généraux de Gaulle et Giraud. Sa signification était pourtant claire: c’était le maintien en Algérie, passée avec son armée du côté des Alliés, du régime de Vichy, avec son idéologie réactionnaire, sa législation d’exception contre les Juifs et les communistes, ses camps de concentration devenus le trop plein de ceux de la «zone libre», les prisons où l’on avait enfermé les anciens députés communistes, les privilèges rendus à l’Eglise, etc. L’exemple le plus criant est évidemment celui de l’Italie au moment de l’avance des armées alliées. Quand la classe dirigeante italienne, enfin convaincue à l’épreuve de la guerre d’avoir misé sur le mauvais cheval avec l’alliance allemande, décide de se débarasser de Mussolini, le roi trouve pour cette opération non seulement le concours des principaux chefs militaires, dont le maréchal Badoglio, «conquérant» de l’Ethiopie, mais la majorité du Grand Conseil Fasciste lequel se débarrasse du Duce par un simple vote majoritaire. C’est, dit Churchill, parce qu’ils sont inspirés par le désir d’éviter «chaos, bolchevisation et guerre civile» que les Alliés acceptent de traiter avec ces gens – les chefs fascistes d’hier – qui leur promettent l’ordre et leur apportent l’expérience des fonctionnaires du parti et de l’Etat fascisstes formés pour gouverner avec le souci de son maintien et les moyens d’une police entraînée. Pourtant l’expérience italienne montre bientôt la faiblese de cette politique qui mobilise contre elle de vastes forces sociales et politiques unies par la ferme détérmination d’extirper le fascisme. La «couverture» de ces anciens hiérarques se révèle insuffisante face au danger révolutionnaire et il faut se résoudre à faire appel au stalinisme et à son expérience contrerévolutionnaire. C’est finalement un ancien du Comintern en Espagne, Palmiro Togliatti (Ercoli) qui apporte publiquement et avec éclat le soutien et la caution du PCI (et de l’URSS) à la politique de l’ordre et de la guerre qui signifie la lutte active contre «le caos, la bolchevisation et la guerre civile», selon la formule de l’expert Winston Churchill”” (pag 16) [Pierre Broué, ‘La deuxième guerre mondiale: questions de méthode’, in ‘Les trotskystes devant la Seconde guerre mondiale, II’, CLT Cahiers Léon Trotsky, Grenoble, n. 39 septembre 1989]”,”TROS-355″
“BROUÉ Pierre VERGNON Gilles STOBNICER Maurice FISCHER Ruth CALVIE’ Alain BAUER E.”,”L’Allemagne et l’Internationale. Gauche allemande et Opposition russe (1926-1928) (Broué); Les bases du tournant de Trotsky vers la IVe Internationale (Vergnon); Des émigrés dans le Grand Vent (Les IKD et la construction de la IVe Internationale) (Stobnicer); Trotsky à Paris, 1933 (Fischer); Correspondance Trotsky – Kurt Glowna en 1932 (Calvié, présentation); Rapport à Trotsky (7 septembre 1933) (Bauer). Notes de lecture: ‘Damien Durand; ‘La naissance de l’Opposition de gauche internationale: da l’exil de Trotsky à la première conférence (février 1929 – avril 1930)’ (Broué).”,”VKPD: Partito comunista tedesco unificato; KAPD: Partito operaio comunista tedesco SAP: Socialist Workers Party IKD Internationale Kommunisten Deutschlands NAP (o DNA) Partito operaio novergese IAG Internationale Arbeitsgemeinschaft LCI sigla per indicare l’ Opposizione di sinistra in Francia (1933) OSI Opposizione di Sinistra Internazionale diretta da Leon Trotsky NOI (nata nel maggio 1930 Nuova Opposizione Italiana, trotskista Recensione di Broué dell”importante lavoro’, la corposa tesi universitaria, sostenuta a Grenoble nel 1984, di Damien Durand; ‘La naissance de l’Opposition de gauche internationale: da l’exil de Trotsky à la première conférence (février 1929 – avril 1930) (pag 118-120) (Notes de lecture) La Gauche du K.P.D.. “”Il est vrai que la «Gauche allemande» qui correspondit en 1926-27 à l’Opposition unifiée en Union soviétique avait, à la difference de l’Opposition de gauche du bien d’autre pays, une existence réelle et, pour une opposition dans un PC, un caractère de masse, qu’elle était implantée solidement dans plusieurs secteurs authentiquement prolétariens, avec des dirigeants qui avaient été des cadres du parti dans les années précédentes. Loin d’être marginale, elle se situa au contraire au coeur du plus ouvrier des PC d’Europe, le plus proche du «modèle» bolchevique. Mais la Gauche allemande n’est pas née de la même division à l’intérieur du parti allemand que l’Opposition russe de celle du parti bolchevique. Elle est née sur les problèmes de la lutte pour le pouvoir en Allemagne avant que surgisse en URSS la question du «socialisme dans un seul pays» voire de la «lutte contre le trotskysme». La Gauche allemande de Ruth Fischer et de Maslow, de Werner Scholem et Hugo Urbahns, n’est ni un regroupement marginal d’apparatchiks ni un cénacle d’intellectuels comme ses équivalents français, mais l’expression d’un authentique courant de la classe ouvrière allemande et, plus précisément, de ce courant caractéristique de l’après-guerre en Allemagne qu’on peut appeler le «gauchisme ouvrier», si l’on veut bien toutefois ne pas oublier que le «gauchisme»; dans le langage bolchevique, est tout simplement «le communisme de gauche, donc un courant communiste. Ce courant est né de la lutte contre la bureaucratie de la social-démocratie allemande avant-guerre, puis du combat antimilitariste et pacifiste de la guerre, et porte son empreinte. Il s’est exprimé spectaculairement dans le VKPD naissant, qu’il a d’ailleurs entraîné au désastre de la «Commune de Berlin», puis a commencé sa dérive avec la fondation, en 1920, du KAPD, dans la ligne des Neerlandais Pannekoek et Gorter et du gauchisme européen. C’est une résurrection de ce «gauchisme» vrai que l’apparition en 1921, au coeur du parti allemand, dans son ‘Bezirk’ de Berlin-Brandebourg, de cadres intellectuels et ouvriers qui vont développer avec enthousiasme les implications allemandes de la fameuse «théorie de l’offensive», née de la créativité théorique de Boukharine et malheureusement appliquée en Allemagne par Béla Kun – une «bélakunerie»; disait Lénine”” (pag 5) [Pierre Broué, Gauche allemande et Opposition russe (1926-1928)’, Cahiers Léon Trotsky, Grenoble, 22 juin 1985] [“”È vero che la “”sinistra tedesca””, che nel 1926-27 corrispondeva all’opposizione unificata in Unione Sovietica, aveva, a differenza dell’opposizione di sinistra in molti altri paesi, una vera esistenza e, per un’opposizione in un PC, un carattere di massa, che è stato saldamente stabilito in diversi settori autenticamente proletari, con leader che erano stati quadri di partito negli anni precedenti. Lungi dall’essere marginale, era al contrario al centro del più operaio dei PC d’Europa, il più vicino al “”modello”” bolscevico. Ma la Sinistra tedesca non è nata dalla stessa divisione all’interno del partito tedesco come quella dell’Opposizione russa dal partito bolscevico. Essa è nata sul problema della lotta per il potere in Germania prima che nascesse in URSS la questione del “”socialismo in un paese”” ossia della “”lotta contro il trotskismo””. La Sinistra tedesca di Ruth Fischer e Maslow, di Werner Scholem e Hugo Urbahns non è né un raggruppamento marginale di apparacichi né un cenacolo di intellettuali come i suoi equivalenti francesi, ma come l’espressione di una corrente autentica della classe operaia tedesca e, più precisamente, di quella corrente caratteristica del dopoguerra in Germania che si può chiamare “”sinistra operaia””, non bisogna tuttavia dimenticare, che “”sinistra””, nel linguaggio bolscevico, è semplicemente “”il comunismo di sinistra, quindi una corrente comunista””. Questa corrente è nata dalla lotta contro la burocrazia della socialdemocrazia tedesca prebellica, poi dal combattimento antimilitarista e pacifista della guerra, e ne porta la sua impronta. Essa si espresse in modo spettacolare nel VKPD nascente, che ha portato al disastro della “”Comune di Berlino””, poi iniziò la sua deriva con la fondazione, nel 1920, del KAPD, sulla linea dell’olandese Pannekoek e Gorter e la sinistra europea. È una resurrezione di questa “”sinistra”” vera l’apparizione nel 1921, all’interno del partito tedesco, nella sua “”Bezirk”” [regione] di Berlino-Brandeburgo, di dirigenti intellettuali e operai che svilupperanno con entusiasmo le implicazioni tedesche della famosa “”teoria dell’offensiva””, nata dalla creatività teorica di Bucharin e purtroppo applicata in Germania da Béla Kun – un “”belakuneria””, disse Lenin””] (pag. 5) [Pierre Broué, sinistra tedesca e opposizione russa (1926-1928)””, Cahiers Léon Trotsky, Grenoble, 22 giugno 1985] “”La famosa “”teoria dell’offensiva””, nata dalla creatività teorica di Bucharin, purtroppo fu applicata in Germania da Béla Kun – una “”belakuneria””, disse Lenin”””,”TROS-357″
“BROUÉ Pierre ROBBE Max JOUBERT Jean P. SCHIAPPA Jean-Marc VERGNON Gilles ENTEILLE Patrick”,”Révolution française et politique révolutionnaire. Laurent de l’Ardèche, pionnier de la révision de l’histoire de la Révolution française (Broué); Le notes de Marx sur les ‘Mémoires’ de Levasseur (Robbe); Lénine et le Jacobinisme (Joubert); Trotsky et la Révolution française. Appendice Rakovsky et Thermidor (Broué); Babeuf précurseur du Front populaire? (Schiappa); Réhabiliter les Vendéens? (Vergnon); Auto-commémoration du stalinisme (Enreille); Les Juges et l’Historien: procès d’Achille Roche; Albert Manfred, ‘Napoléon Bonaparte’.”,” – Note di Marx sulle ‘Memorie’ di Levasseur – Lenin e il giacobinismo – Trotsky e la rivoluzione francese – Rakovsky e il Termidoro – Napoleone Bonaparte, bonapartismo come dittatura militare-borghese dispotica (tesi Albert Manfred) “”Marx avait lu à la hâte en 1843 le livre de Bailleul sur les ‘Considérations’ de Madame de Staël, sa première lecture sur l’histoire de la Révolution française, pendant l’été à Kreuznach – et y avait pris de brèves notes. C’est à Paris, fin 1844 – début 1845, qu’il se plonge avec passion dans cette histoire en lisant les ‘Mémoires’ de René Levassuer de la Sarthe, l’ancien Conventionnel, rédigé et développés treize années auparavant par Achille Roche. Il a copié, souligné, traduit et paraphrasé de nombreux passages qui permettent de dégager les aspects auxquels il s’intéressa, les points qui lui parurent capitaux et finalement le mouvement même de cette révolution à laquelle il envisegeait alors de consacrer un livre d’histoire (1). L’une de ses premières remarques, l’un des aspects entrevus dans les ‘Mémoires’ de Levasseur qui le frappe particulièrement, est l’état d’esprit de la période, le sentiment révolutionnaire qui prévaut. Marx, qui lit ce livre en 1844, sous le règne conservateur de Louis Philippe où les révolutionnaires et les démocrates sont non seulement exclus de la vie politique mais totalement marginalisés par rapport à la société, constate que les aspirations de l’époque, expressions du sentiment qui poussait le peuple à la destruction de l’Ancien Régime et l’établissement de la démocratie et de l’égalité, étaient alors générales. Il copie deux passages de Levasseur qui lui révèlent cette réalité et cette relativité, le mouvement du peuple et de son sentiment en tant que phénomène spécifique. (…) (pag 17); Nous pensons avir déjà indiqué au passage les idées-forces que Karl Marx a dégagées de la lecture des mémoires du conventionnel de la Sarthe, revues et développées par le jeune révolutionnaire Achille Roche. Le professeur Alessandro Galante Garrone, dans son livre sur ‘Philippe Buonarroti et les révolutionnaires français du XIXe siècle’ indique à juste titre que l’importance de cette lecture a été insuffisamment considérée par les histoirens et qu’elle «mériterait une étude approfondie». Il indique que, selon lui, Marx s’est intéressé surtout aux aspects suivants: l’impuissance de l’Assemblée législative, (…) la vaste diffusion du sentiment démocratique (…), «les forces insurrectionnelles actives mises en mouvement le 10 août», (…) la nécessité de confier l’initiative aux forces populaires extra-parlamentaires et extra-gouvernamentales (…), «les graves responsabilités des Girondins qui (…) se jetèrent à droite, déclarant la guerre à la Montagne (…), «la position équivoque de Danton entre la Montagne et le Marais» (38) . Nous ne résumerions pas ainsi les centres d’intérêt de Marx qui nous paraissent résumés ici sous un angle d’«histoire historisante» alors qu’ils nous ont semblé reveler plutôt de la philosophie de l’histoire”” (pag 26) [Max Robbe, ‘Le notes de Marx sur les ‘Mémoires’ de Levasseur’, Cahiers Léon Trotsky, Grenoble, n. 30 Juin 1988] (1) René Levasseur (1747-1834), chirurgien-accoucheur au Mans, fu élu à la Convention, pour le département de la Sarthe, et membre du Club des Jacobins. Il vota la mort de Louis XVI, prononcça l’éloge d Marat le 18 décembre 1793 et fut l’auteur de la proposition d’abolition de l’esclavage. Représentant en mission aux armées, il prit part à la bataille de Hondschoote. Proscrit au 12 Germinal an III (1er avril 1795), avec les derniers Montagnards, il fut amnistié et reprit son travail au Mans. Arrété par le Prussiens et exilé en 1815, il vécut aux Pays-Bas, puis à Bruxelles. Il confia à son fils Francis des notes qu’Achille Roche eut à rédiger et à développer, en tirant quatre volumes (…). Les notes de Marx sur ce livre sont reproduites dans le Mega (K. Marx, F. Engels Gesamstausgabe, Berlin-Est, Dietz Verlag 1975 sq, avec ses notes parisiennes, «Historisch-ökonomische Studien (Pariser Hefte), vol: II, Abteilung IV, t. 2, pp. 281-298; (38) Alessandro Galante Garrone, ‘Philippe Buonarroti et les révolutionnaires du XIXe siècle’, n. 29, pp. 324-325]”,”FRAR-434″
“BROUÉ Pierre”,”Trotsky e i trotskisti di fronte alla Seconda guerra mondiale.”,”Titolo originale dell’articolo ‘Trotsky et les trotskystes devant la seconde guerre mondiale’ CLT, 23, Settembre 1985 Spazio dedicato dal Broué alla questione della resistenza greca, alla ‘rivoluzione greca’ Citata opera di Trotsky ‘Guerra e rivoluzione’ Trotsky per la militarizzazione del partito: “”Nelle discussioni con i suoi compagni del SWP, Trotsky non esita a porre il problema della “”militarizzazione del partito””, a prendere le distanze bruscamente dagli approcci “”pacifisti”” che egli condanna risolutamente, e proclamare inoltre la necessità per i suoi compagni e per tutti i rivoluzionari di divenire “”militaristi”” – precisa “”militaristi socialisti rivoluzionari proletari”” (10). I rivoluzionari devono farsi “”militaristi”” perché la prospettiva dell’umanità è quella della società militarizzata e della lotta armata. I socialisti rivoluzionari proletari devono diventare militaristi perché il futuro dell’umanità si giocherà con le armi alla mano, perché l’umanità è entrata nella seconda guerra mondiale, perché essi devono prepararsi a contendere presto il potere alla classe nemica con le armi alla mano e non possono prepararsi a questo compito che stando là dove sono le masse. Questa è la convinzione di Trotsky. Essa si basa su una previsione concreta del movimento delle masse, in primo luogo in Europa. In un articolo del 30 giugno 1940, Trotsky già delinea per l’Europa una prospettiva di sviluppo che passa per il sollevamento di massa contro l’occupante. Egli scrive: “”Nei paesi sconfitti, la situazione delle masse peggiorerà in misura estrema. All’oppressione sociale si è aggiunta quella nazionale, che grava specialmente sugli operai. Di tutte le forme di dittatura, la dittatura totalitaria esercitata da un conquistatore straniero è la meno tollerabile”” (11)”” (pag 3-4) [(10) in italiano L. Trotsky, ‘Guerra e rivoluzione’, Mondadori, Milano, 1979, “”Intervista con i dirigenti del SWP, 12-15 giugno 1940″”, pag 199-210]; (11) “”Non cambiamo strada””, versione completa in ‘Oeuvres’, volume 24, in italiano L. Trotsky, op. cit.] “”Per comprendere almeno alcuni aspetti della critica che noi abbiamo chiamato “”ortodossa””, possiamo qui ricordare che nel 1937 Vereeken e alcuni suoi seguaci avevano accusato Trotsky di rinnegare i principi abbandonando, in caso di guerra, il “”disfattismo”” in una paese all’alleato all’URSS, sotto il pretesto della “”difesa dell’URSS””. Si trova sostanziamente la stessa impostazione nella critica fatta dallo spagnolo Grandizo Munis alla politica difensiva di Cannon e del SWP al processo di Minneapolis. La storia politica della Quarta Internazionale durante la seconda guerra mondiale farà certamente apparire la forza della corrente settaria e conservatrice che, sotto una fraseologia ortodossa, confinava talvolta con posizioni pacifiste, considerando la lotta armata, di per se stessa, come una partecipazione alla belligeranza, all’unità nazionale ed ad una “”accettazione”” della guerra”” (pag 4)”,”TROS-362″
“BROUE’ Pierre”,”Rivoluzione in Germania, 1917-1923.”,”Contiene un capitolo sull’Italia: – La scissione del Partito socialista italiano (pag 457-462) La sollevazione di gennaio 1919 (pag 219) L’azione di Marzo 1921 La rivoluzione tedesca vista da Mosca L’ottobre tedesco 1923 Con più riferimenti nell’indice dei nomi Radek, Levi, Lenin, Ruth Fischer, Zinoviev, Luxemburg, Karl Liebknecht, C. Zetkin, Pieck, Trotsky …”,”MGER-001-FC”
“BROUÉ Pierre TÉMIME Émile”,”La rivoluzione e la guerra di Spagna.”,”””Gli avvenimenti spagnoli dell’ultima rivoluzione e dell’ultima lotta civile del periodo “”tra le due guerre mondiali”” vengono ricostruiti e analizzati in questo volume in una duplice prospettiva storica: quella di una rivoluzione operaia e contadina tradita e soffocata e quella di una premessa fraintesa e domanticata della seconda guerra mondiale. Tali avvenimenti vengono così demistificati e liberati dalla leggenda in cui sono stati precocemente avvolti. La “”grande paura”” che il fascismo internazionale seppe diffondere in Europa e in America, l’ambiguo atteggiamento delle democrazie occidentali, il discutibile realismo politico dell’Urss hanno parimenti contribuito a snaturare il significato della lotta tra progresso e reazione combattuta in Spagna dal 1936 al 1939″” (dalla quarta di copertina)”,”MSPG-003-FC”
“BROUÉ Pierre”,”Van-Heijenoort. A Trotskyist in New York in the Second World War.”,”””Poche settimane dopo, ancora nella ‘Fourth International’, ancora con il nome di Marc Loris, van Heijenoort studiò lo scontro tra Giraud, uomo degli Americani, e De-Gaulle, che, affermava, in questa materia, non era manovrato dai britannici. (24). Per lui, il conflitto fu pieno di insegnamenti, perché segnò quello che chiamò “”questa rinascita politica della borghesia francese””, … “”nelle condizioni molto speciali di un ambiente coloniale””. A suo parere, Giraud, la personificazione del capo militare, non aveva altro programma che quello di Vichy il cui dominio in Africa era stato mantenuto, ma la generale protesta che seguì l’accordo con Darlan lo obbligò “”a mettersi una maschera democratica”” e ha dovuto buttare fuori qualche zavorra liquidando i troppo noti vichyisti: il che non gli ha impedito di sottolineare che non aveva “”alcun desiderio di ravvivare le follie che portarono alla catastrofe nel 1940″”, un’allusione, nel più puro stile vichyista, al movimento di sciopero del giugno 1936 e all’insurrezione della classe operaia. De Gaulle, all’inizio rappresentava un’opposizione “”puramente nazional-militare””, ma si era poi rivestito di un programma di “”democrazia”” e “”ripristino della legalità repubblicana”” per mantenere i contatti e ottenere, se possibile, il controllo della Resistenza all’interno”” (ibid) (pag 5) [(24) Marl Loris, The Giraud-De Gaulle Dispute’, ‘Fourh International’, IV, n. 7, pp. 199-202] ‘… and he had to throw out some ballast by dismissing the too wellknown Vichyites: which did not prevent him from stressing that he had “”no wish to revive the follies that led to the catastrophe in 1940″”, an illusion, in the purest Vichyite style, to the strike movement of June 1936 and working-class upsurge. De Gaulle, at the beginning represented a “”purely national-military”” opposition, but had covered himself since than wqith a programme of “”democracy”” and “”restoration of republican legality”” to preserve contact with and gain, if possible, control of the Resistance in the interior””‘ (pag 5) “”L’ultimo contributo di Van Heijenoort sulla questione europea nella colonne di ‘Fourth International’ è un articolo intitolato ‘Whither France?’ firmato Daniel Logan, e datato 17 settebre 1944 (25)”” [(25) Daniel Logan, ‘Whither France?’, V, n. 9, pp. 267-270]”,”TROS-016-FGB”
“BROUÉ Pierre, DESVAGES Hubert”,”La Rivoluzione. Dalle rivoluzioni contadine alle rivoluzioni proletarie.”,”BROUÉ Pierre (Privas (Francia) 8/5/1926 – Grenoble 27/7/2005). Storico e militante trotskista. DESVAGES Hubert (Beslon, Francia 1941). Dal 1966 al 1969 assistente di Storia moderna e contemporanea all’Università di Algeri. Professore di Storia contemporanea all’Università di Grenoble.”,”QMIx-191-FSL”
“BROUE’ Pierre”,”La rivoluzione perduta. Vita di Trockij, 1879 – 1940.”,”Il riavvicinamento tra le due opposizioni nel 1926 (Trotsky, Sapronov, Kamenev, Zinoviev) (pag 452-453): “”A questo incontro ne seguirono altri, stavolta con Zinoviev e Kamenev, vere e proprie riunioni presiedute da Sapronov. Trotsky le interrompe, partendo, alla fine di aprile, per Berlino, dove per un mese intero cercherà di farsi curare per la sua misteriosa malattia. Racconta in ‘La mia vita’: «Zinoviev e Kamenev presero commiato quasi commossi: non rimanevano volentieri faccia a faccia con Stalin». (…). Le sole informazioin di cui si disponga sullo stato d’animo di Zinoviev provengono da Ruth Fischer, che all’epoca si trovava in Russia e godeva della sua fiducia. Così Zinov’ev le rivelò, all’indomani del XIV Congresso, che cosa pensava di Stalin fautore di un nuovo Termidoro, e la propria speranza di risvegliare i quadri del partito raggruppandoli”” (pag 452-453)”,”TROS-004-FSD”
“BROVKIN Vladimir N. a cura; saggi di Anna GEIFMAN O.V. VOLOBUEV Michael MELANCON Scott SMITH Leonid HERETZ N.G.O. PEREIRA Sergei PAVLIUCHENKOV Taisia OSIPOVA Delano DUGARM Richard PIPES Vladimir N. BROVKIN Jonathan W. DALY Dmitry SHLAPENTOKH Christopher READ”,”The Bolsheviks in Russian Society. The Revolution and the Civil Wars.”,”Saggi di Anna GEIFMAN O.V. VOLOBUEV Michael MELANCON Scott SMITH Leonid HERETZ N.G.O. PEREIRA Sergei PAVLIUCHENKOV Taisia OSIPOVA Delano DUGARM Richard PIPES Vladimir N. BROVKIN Jonathan W. DALY Dmitry SHLAPENTOKH Christopher READ. Vladimir N. BROVKIN è professore associato di storia alla Harvard University. Contiene il saggio di Richard PIPES ‘Lenin inedito”” (pag 201) (raffigura un Lenin crudele e indifferente alla vita umana a capo delle campagne di terrore in Russia, un Trotsky tenuto in bassa stima da parte dei bolscevichi e una vicinanza maggiore di Lenin a Stalin piuttosto che a Trotsky. “”La reputazione di Trotsky come organizzatore della vittoria dei rossi nella guerra civile non trova evidenza negli archivi””. (pag 205)”,”RIRO-259″
“BROVKIN Vladimir N. a cura e traduzione”,”Dear Comrades. Menshevik Reports on the Bolshevik Revolution and the Civil War.”,”BROVKIN Vladimir N. è un associate professor of history alla Harvard University. Emigrato negli Stati Uniti dall’ URSS nel 1975 ricevette il suo M.A. dalla Georgetown University e il Ph.D. dalla Princeton University. “”In una lettera a Pavel Axelrod (documento 35), Raphail Abramovich, un membro del Comitato Centrale menscevico, descrisse il ciclo di confronti dei menscevichi con i bolscevichi nel 1920. I successi menscevichi nelle elezioni locali, combinati con gli scioperi operai e il report dei menscevichi alla delegazione britannica sulle condizioni in Russia sovietica, portarono la pazienza dei bolscevichi alla fine. I menscevichi sapevano troppo e, ciò che era peggio, parlavano troppo.”” (pag 27) “”Nella misura in cui Lenin si imbarcò nella sua grande ritirata – la Nuova Politica Economica, NEP – la repressione politica si intensificò””. (pag 30)”,”RIRx-107″
“BROVKIN Vladimir”,”Russia after Lenin. Politics, culture and society, 1921-1929.”,”Vladimir BROVKIN è un Nato Research Fellow, adjunct professor of history e scholar in residence alla American University, Washington DC. E’ autore pure di ‘Behind the Front Lines of the Civil War’ (Princeton University Press, 1994). “”Nel 1920, subito dopo la disfatta dei Bianchi, Trotsky lanciò una delle sue più idiosincrasiche fantasie: la campagna per la militarizzazione del lavoro. Gli operai venivano mutati in soldati e i soldati in operai, nella misura in cui un esercito del lavoro veniva creato da un “”materiale grezzo contadino””. Disciplina e ordine militare erano le virtù che Trotsky imponeva dopo la vittoria sui Bianchi. Severità, coercizione, e terrore non erano zigzag temporanei della politica bolscevica imposti dalla guerra civile. Erano aspetti che mostravano la loro vera natura, politiche che perseguivano quando non avevano nessuna costrizione.”” (pag 13) “”Il quarto fattore della brutalità eccezionale del potere bolscevico fu la sua insicurezza. I bolscevichi non erano abbastanza certi che essi stavano arrivando alla conclusione. Molte volte durante la guerra civile essi furono sull’ orlo della disfatta. Il terrore rosso del settembre 1918 fu una proiezione del loro timore di poter essere sconfitti al fronte.”” (pag 13)”,”RIRO-268″
“BROVKIN Vladimir N.”,”The Mensheviks after October. Socialist Opposition and the Rise of the Bolshevik Dictatorship.”,”BROVKIN V. è professore assistente di ‘Government’ all’ Oberlin College. Ha completato gli studi di scuola superiore alla Leningrad State University. Dopo essere emigrato in Occidente ha ricevuto il suo M.A. degree dalla Princeton University. E’ poi passato alla Harvard University dove è ora Fellow presso il Russian Research Center e insegna presso il Dipartimento di storia. “”I documenti della conferenza del partito menscevico asserivano che i 60 delegati provenivano da 50 organizzazioni locali, rappresentanti 60.000 iscritti al partito. Quest’ultimo dato è stato spesso citato come la miglior stima dei tesserati del partito nel maggio 1918. Comparato con i 150 mila rappresentati al congresso di partito del dicembre 1917, il dato sembra indicare una perdita di 90.000 membri. Citando questi dati, gli storici sovietici parlano di collasso del partito menscevico, di bolscevizzazione della masse ecc. Essi ignorano il fatto che il numero di 60 mila non rappresenta il totale degli iscritti al partito ma solo i membri rappresentati alla Conferenza di partito. E’ chiaro che non tutte le delegazioni furono in grado di arrivare, i risultati finali mancarono il quorum richiesto e così la riunione non fu qualificata come congresso di partito””. (pag 201)”,”RIRO-269″
“BROVKIN Vladimir N., a cura e traduzione”,”Dear Comrades. Menshevik Reports on the Bolshevik Revolution and the Civil War.”,”List of Documents, Acknowledgments, Abbreviaton and Political Vocabulary, Note on Translation, and Dates, Foreword, Introduction, Documents, Bibliography, Index.”,”RIRx-019-FL”
“BROVKIN Vladimir N.”,”Behind the Front Lines of the Civil War. Political Parties and Social Movements in Russia, 1918-1922.”,”Vladimir N. Brovkin is Associate Professor of History at Harvard University. He is the author of The Mensheviks after October; Socialist Opposition and the Rise of the Bolshevik Dictatorship. Acknowledgments, Abbreviations, Introduction, Epilogue, Conclusion, Bibliography, Notes, Maps, Index,”,”RIRO-108-FL”
“BROVKIN Vladimir N.”,”Behind the Front Lines of the Civil War. Political Parties and Social Movements in Russia, 1918-1922.”,”Vladimir N. Brovkin is Associate Professor of History at Harvard University. He is the author of The Mensheviks after October; Socialist Opposition and the Rise of the Bolshevik Dictatorship.”,”RIRO-469″
“BROWDER Earl”,”Le front démocratique: pour le travail, la sécurité, la démocratie et la paix.”,”Earl BROWDER era all’epoca segretario generale del CPUSA”,”USAS-088″
“BROWDER Earl”,”World Communism and U.S. Foreign Policy. A Comparison of Marxist Strategy and Tactics After World War I, and World War II.”,”ANTE3-29 Aspetti simili politica Roosevelt Hitler (pag 31) Earl Russell Browder (May 20, 1891 — June 27, 1973) was an American communist and General Secretary of the Communist Party USA from 1934 to 1945. He was expelled from the party in 1946. With the end of the Great Power alliance at the end of World War II and the beginning of the Cold War, “”Browderism”” came under attack from the rest of the international Communist movement. In 1945, Jacques Duclos, a leader of the French Communist Party, published an article denouncing Browder’s policy. With the Comintern having been dissolved during the war, the “”Duclos letter”” was used to informally communicate Moscow’s views. William Z. Foster, Browder’s predecessor and a staunch Marxist-Leninist, led the opposition to Browder within the party and replaced him as party chairman in 1945, with Eugene Dennis taking over as General Secretary. Browder was expelled from the party in 1946. Browder continued to campaign for his views outside the Party and criticized the CPUSA’s domination by Moscow. In March 1950, Browder shared a platform with Max Shachtman, the dissident Trotskyist, in which the pair debated socialism. Browder defended the Soviet Union while Shachtman acted as a prosecutor.”,”USAP-075″
“BROWDER Earl”,”Marx and America. A Study of the Doctrine of Impoverishment.”,”Earl Browder ha studiato per più di cinquant’anni il marxismo, concezione che ha dominato la sua vita intellettuale: ma nel 1945, in disgrazia nel suo partito, comincia a ristudiare la materia in modo sistematico e critico cosa che lo ha condotto a scrivere questo libro. (risvolto di copertina) Capitolo IX: Marx and Lincoln (pag 110-123) (sul rapporto Marx Engels e Lincoln, la questione della abolizione della schiavitù incompatibile con l’industria moderna, la lettera di Marx a A. Lincoln, la guerra di indipendenza americana che segna l’ascesa della middle-class e la guerra civile americana che segna l’ascesa della classe operaia e del movimento operaio americano ecc)”,”TEOC-776″
“BROWN Harold I.”,”La nuova filosofia della scienza.”,”BROWN-HI insegna Filosofia alla Northern Illinois University. E’ autore di molti contributi specialistici sull’argomento.”,”SCIx-083″
“BROWN Lester R. con la collaborazione di Erik P. ECKHOLM”,”Di solo pane. Un piano d’ azione contro la fame nel mondo.”,”BROWN è senior fellow all’ Overseas Development Council, è laureato in agraria, scienze naturali, economia e scienze politiche.”,”SCIx-118″
“BROWN J.W.”,”Modern Mexico and its problems.”,”J.W. BROWN è stato Secretary of the International Federation of Trade Unions. Contiene dedica dell’ autore.”,”MALx-016″
“BROWN Ian a cura; saggi di David ANDERSON David THROUP Wolfgang DÖPCKE Neil CHARLESWORTH S.M. MARTIN Norman G. OWEN Ann WASWO Roger OWEN Kaoru SUGIHARA Gervase CLARENCE-SMITH Ian BROWN Marie-Claire BERGERE Ramon H. MYERS”,”The Economies of Africa and Asia in the Inter-war Depression.”,”Saggi di David ANDERSON David THROUP Wolfgang DÖPCKE Neil CHARLESWORTH S.M. MARTIN Norman G. OWEN Ann WASWO Roger OWEN Kaoru SUGIHARA Gervase CLARENCE-SMITH Ian BROWN Marie-Claire BERGERE Ramon H. MYERS.”,”ECOI-071″
“BROWN Lester R.”,”I limiti della popolazione mondiale. Una strategia per contenere la crescita demografica.”,”Lester R. BROWN, senior fellow dell’ Overseas Development Council, è laureato in agraria, scienze naturali, economia e scienze politiche.”,”DEMx-036″
“BROWN Norman W.”,”The United States and India and Pakistan.”,”BROWN Norman W. dal 1926 è stato professore di sanscrito nell’Università della Pennsylvania. Ha scritto molto sul Subcontinente indiano.”,”INDx-104″
“BROWN Rajeswary Ampalavanar a cura; saggi di Andrea McELDERRY Robert GARDELLA David FAURE Wellington K.K. CHAN Choi CHI-CHEUNG Leo DOUW Wong SIU-LUN Peter POST Okke BRAADBAART Ellen H. PALANCA Daniel VAN-DEN-BULCKE e Zhang HAI-YAN”,”Chinese business enterprise in Asia.”,”Saggi di Andrea McELDERRY Robert GARDELLA David FAURE Wellington K.K. CHAN Choi CHI-CHEUNG Leo DOUW Wong SIU-LUN Peter POST Okke BRAADBAART Ellen H. PALANCA Daniel VAN-DEN-BULCKE e Zhang HAI-YAN”,”CINE-080″
“BROWN L. Carl”,”International Politics and the Middle East. Old Rules, Dangerous Game.”,”preface dell’autore, introduction, bibliography, appendices: I) Eastern Question Chronology 1774-1923, II) Dismemberment of the Ottoman Empire 1774-1923, III) Major Regional Power Bids in the Greater Ottoman World from the Beginning of the Eastern Question to the Outbreak of the First World War, IV) Established Authority and the Eastern Question: Ottoman Empire, Tunisia, and Egypt, V) Middle Eastern Politics and International Relations, 1919-1982, Index.”,”VIOx-089-FL”
“BROWN Werner C. GIACCO Alexander F.”,”Hercules Incorporated. A Study in Creative Chemistry.”,”Fondo Palumberi Werner C. Brown Chairman of the Board; A.F. Giacco President Hercules Inc. Wilmington Deleware”,”ECOG-069″
“BROWN James A.C.”,”La psicologia sociale dell’industria.”,”J.A.C. Brown nacque a Edinburgo nel 1911 e morì a Londra nel 1965. Ha studiato medicina e psichiatria. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Techniques of Persuasion'”,”ECOA-027″
“BROWN Peter”,”La formazione dell’Europa cristiana. Universalismo e diversità, 200-1000 d.C.”,”Peter Brown è uno dei massimi storici viventi. Attualmente è docente di Storia alla Princeton University dopo aver insegnato a Oxford, a Londra e alla University of California. Fra le sue pubblicazioni: Agostino d’Ippona, Il culto dei santi, La società e il sacro nella tarda antichità, Il corpo e la società, Potere e cristianesimo nella tarda antichità, Povertà e leadership nel tardo impero romano.”,”EURx-069-FL”
“BROWN M. Judith ROGER LOUIS WM., contributi di S.R. ASHTON Glen BALFOUR-PAUL Peter John BROBST John W. CELL Anthony CLAYTON Stephen CONSTANTINE John DARWIN Toyin FALOLA D.K. FIELDHOUSE W. Travis HANES III Robert HOLLAND Ronald HYAM Keith JEFFERY Howard JOHNSON Alan KNIGHT John LONSDALE W.David MCINTYRE David MACKENZIE John M. MACKENZIE Deirdre MCMAHON Shula MARKS Rosalind O’HANLON Jürgen OSTERHAMMEL Nicholas OWEN A.D. ROBERTS Francis ROBINSON A.J. STOCKWELL B.R. TOMLINSON”,”The Twentieth Century. Vol. IV.”,”S.R. Ashton is a Research Fellow at the Institute of Commonwealth Studies, University of London. Glen Balfour-Paul served in the Middle East during the Second World War and then for a decade in the Sudan Political Service. He has been Ambassador in Iraq, Jordan, and Tunisia. He is a Research Fellow at Exeter University. Peter John Brobst prepared the draft maps for this volume. Judith M. Brown is Beit Professor of the History of the British Commonwealth, and Fellow of Balliol College, Oxford. John W. Cell Is Professor of History at Duke University. Anthony Clayton Chevalier dans l’Ordre de Palmes Académiques is a Senior Research Fellow at De Montfort University, and former Senior Lecturer in Modern History at the Royal Military Academy, Sandhuerst. Stephen Constantine is Senior Lecturer in History at the U niversity of Lancaster. John Darwin is Beit Lecturer in the History of the British Commonwealth, University of Oxford, and Fellow of Nuffield College. Toyin Falola is Professor of African History at the University of Texas. D.K. Fieldhouse FBA is former Vere Harmsworth Professor of Imperial and Naval History, University of Cambridge, and Fellow of Jesus College. W. Travis Hanes III author of the Chronology of this volume. Robert Holland is Reader of Imperial and Commonwealth History at the Institute of Commonwealth Studies, University of London. Ronald Hyam is President of Magdalene College, Cambridge, and University Reader in British Imperial History. Keith Jeffery is Professor of History at the University of Ulster at Jordanstown. Howard Johnson is Professor in Black American Studies and History at the University of Delaware. Alan Knight FBA is Professor of the History of Latin America, University of Oxford, and Fellow of St Antony’s College. John Lonsdale is University Reader in African History and Fellow of Trinity College, University of Cambridge. Wm.Roger Louis FBA is Kerr Professor of English History and Culture, and Distinguished Teaching Professor at the University of Texas, Austin, and Fellow of St Antony’s College, Oxford. W. David McIntyre OBE is Emeritus Professor of History at the University of Canterbury, Christchurch, New Zealand. David MacKenzie is the author of Inside the Atlantic Triangle: Canada and the Entrance of Newfoundland into Confederation 1939-1949. John M. MacKenzie is Professor of Imperial History at Lancaster University and Editor of Studies in Imperialism. Deirdre McMahon teaches at the University of Limerick. Shula Marks OBE, FBA is Professor of Southern African History at the School of Oriental and African Studies, University of London. Rosalind O’Hanlon is Lecturer in History at Clare College, Cambridge. Jürgen Osterhammel is a former Research Fellow at the German Historical Institute in London and now Professor of Modern History at the University of Kostanz. Nicholas Owen is University Lecturer in Politics at the University of Oxford, and a Fellow and Praelector of The Queen’s College. A.D. Roberts is Emeritus Professor at the History of Africa, School of Oriental and African Studies, University of London. Francis Robinson is Professor of the Histotry of South Asia, Royal Holloway College, University of London. A.J. Stockwell is Professor of Imperial and Commonwealth History at Royal Holloway College, University of London. B.R. Tomlinson is Professor of Economic History at the University of Strathclyde. Foreword, Preface, Introduction, List of Maps, List of Figures, List of Tables, List of Contributors, Abbreviations and Location of Manuscript Sources, Cronology, Notes, Index, The Oxford History of the British Empire,”,”UKIx-021-FL”
“BROWN Peter”,”Il culto dei santi. L’origine e la diffusione di una nuova religiosità.”,”Di Peter Brown, professore all’University of California, Berkeley, Einaudi ha pubblicato tra l’altro ”Religione e società nell’età di sant’Agostino'”,”RELC-035-FSD”
“BROWN Peter”,”La società e il sacro nella tarda antichità.”,”Peter Brown è uno dei massimi storici viventi. Attualmente è docente di Storia alla Princeton University dopo aver insegnato a Oxford, a Londra e alla University of California. Fra le sue pubblicazioni: Agostino d’Ippona, Il culto dei santi, La società e il sacro nella tarda antichità, Il corpo e la società, Potere e cristianesimo nella tarda antichità, Povertà e leadership nel tardo impero romano.”,”STOS-037-FL”
“BROWN-DOUGLAS Peter”,”William Pitt Earl of Chatham. The Great Commoner.”,”Autore: BROWN DOUGLAS Peter: nato a Londra il 7 giugno 1925, Storico della politica britannica del XVIII secolo. Ha studiato alla Harrow School e Balliol College di Oxford. È membro della Royal Historical Society. Biografia di: PITT William, 1° conte di Chatham, (15 novembre 1708 – 11 maggio 1778), statista Whig britannico che ha servito come Primo ministro della Gran Bretagna dal 1766 al 1768. Denominato dagli storici come Chatham o William Pitt il Vecchio per distinguerlo da suo figlio William Pitt il Giovane, che fu anche lui Primo ministo. Pitt era anche conosciuto come il “”Grande Cittadino Comune”” a causa del suo duraturo rifiuto di accettare un titolo fino al 1766. In precedenza, come Ministro della Guerra, affrontò la Guerra dei Sette anni (1756-1763) contro la Francia e i suoi alleati, coinvolgendo nativi dell’India e dell’America. Dopo la vittoria inglese, la Gran Bretagna consolidò il proprio dominio sugli affari mondiali a scapito dei suoi diretti concorrenti per la potenza coloniale Francia e Spagna.”,”QMIx-202-FSL”
“BROWNE Harry”,”La guerra civile spagnola.”,”BROWNE Harry ha insegnato storia della Spagna all’ Anglia Polytechnic University di Cambridge.”,”MSPG-087″
“BROWNE E. Janet BYNUM William F. PORTER Roy, a cura”,”Dizionario di storia della scienza.”,”BROWNE E. J”,”SCIx-395″
“BROWNE Douglas G.”,”The Floating Bulwark. The Story of the Fighting Ship: 1514-1942.”,”‘Il baluardo galleggiante. La storia della nave da combattimento'”,”QMIN-091-FSL”
“BROWNING Christopher”,”Des hommes ordinaires. Le 101e bataillon de réserve de la police allemande et la Solution finale en Pologne.”,”Il libro di Browning racconta le ‘prestazioni’ del 101° battaglione di riserva della polizia tedesca nel distretto polacco occupato di Lublino. Erano cinquecento. La loro missione: ripulire i villaggi polacchi dagli ebrei. Dal luglio 1942 al novembre 1943, essi assassinarono con una pallottola in testa 38.000 vittime e altri 45.000 furono deportati verso Treblinka. L’inchiesta dell’autore si è valsa degli archivi giudiziari tedeschi dello Stato di Amburgo, contenenti elementi dei processi istruiti negli anni Sessanta. Processi che si conclusero con condanne di principio, ridicolmente sproporzionate rispetto ai delitti compiuti: all’epoca i criminali della seconda guerra mondiale avevano ripreso il loro posto di cittadini normali, inoffensivi e ‘molto ordinari’ (Patrick Kéchichian, Le Monde) (quarta di copertina)”,”QMIS-003-FSD”
“BRUBAKER Rogers”,”I nazionalismi nell’ Europa contemporanea.”,”Roger BRUBAKER è Prof di sociologia presso l’Univ di California. E’ autore di opere sulla teoria sociale, l’ immigrazione, la cittadinanza e lo status nazionale. Tra le principali ricordiamo ‘The limits of rationality’ (1984) e ‘Citizenship and nationhood in France and Germany’ (1992). Nota: ultime pagine del libro rovesciate”,”EURC-009″
“BRUBAKER Rogers”,”I nazionalismi nell’Europa contemporanea.”,”Rogers Brubaker è professore di sociologia presso l’Università di California. É autore di opere sulla teoria sociale, l’immigrazione, la cittadinanza e lo status nazionale; tra le principali ricordiamo: The limits of rationality e Citizenship and nationhood in France and Germany. Culla del nazionalismo moderno nel diciottesimo secolo, l’Europa sembrava destinata anche a diventarne la tomba. Invece, lungi dallo spingersi oltre lo Stato-nazione, l’Europa di oggi sembra aver ingranato una brusca marcia indietro con la disintegrazione dell’Unione Sovietica, della Jugoslavia e della Cecoslovacchia. Questa imponente riorganizzazione dello spazio politico ha generato forme di nazionalismo particolari, in alcuni casi esplosive; il nazionalismo autonomista delle minoranze nazionali, il nazionalismo ‘nazionalizzatore’ dei nuovi Stati nei quali le minoranze vivono, il nazionalismo che guarda oltre confine alle ‘patrie nazionali estere’, alle quali le minoranze sentono di appartenere etnicamente.”,”EURx-030-FL”
“BRUCE George”,”L’ insurrezione di Varsavia, 1° agosto – 2 ottobre 1944.”,”BRUCE George nato in Inghilterra nel 1921 ha combattuto sul fronte d’ Africa e di Grecia. Giornalista, ha lavorato per le agenzie di stampa Reuter e United Press International e per il Sunday Times. Stalin impedisce ai militari polacchi di soccorrere l’insurrezione di Varsavia. “”Varsavia, avrebbe potuto essere ancora salvata se i comandanti delle migliaia di uomini armati che si trovavano nelle regioni liberate dai sovietici avessero potuto raggiungere la città. I comandanti dell’esercito nazionale obbedirono immediatamente, ma la frattura ideologica tra i sovietici e il governo polacco di Londra ostacolò il piano. Il maggiore Zegota, per esempio, comandante della 27° diisione di fanteria che aveva combattuto nella Volhynia sotto il comando tattico sovietico, ai cui ordini era tuttora, chiese l’autorizzazione del comando russo per potersi recare immediatamente a Varsavia. I russi concessero a Zegota il permesso di trasferire la sua divisione sulla linea di combattimento che si trovava di fronte alla capitale: i suoi ufficiali però furono catturati in un’imboscata tesa da unità sovietiche e disarmati. Vennero quindi avviati ad un nuovo centro di raccolta, ma durante la marcia attraverso una foresta Zegota ordinò ai suoi uomini di disperdersi. Varie altre formazioni dell’esercito nazioanle furono bloccate, gli ufficiali arrestati e i soldati costretti ad entrare a far parte delle forze comuniste polacche””. (pag 177)”,”POLx-030″
“BRUCE George”,”L’insurrezione di Varsavia. 1° agosto – 2 ottobre 1944.”,”George Bruce, nato nel 1921 in Inghilterra, ha preso parte alla seconda guerra mondiale operando successivamente in Africa settentrionale, in Italia e in Grecia. Entrato nel giornalismo alla fine del conflitto, ha lavorato per le agenzie di stampa Reuter e United Press International, per il settimanale Illustrated e per il domenicale Sunday Times. Si è in seguito dedicato alla pubblicistica, scrivendo sopratutto opere di storia militare.”,”QMIS-010-FL”
“BRUCE George”,”Six Battles for India. The Anglo-Sikh Wars: 1845-6, 1848-9.”,”Comunità religiosa e politico-militare dell’India. Fu fondata nel Panjab da Nanak (1469-1539), nell’intento di divulgare la fede in un Dio unico e trascendente (Akal Purakh), da venerare nell’intimo della coscienza e servire all’interno della quotidiana dimensione sociale: di qui il rifiuto sia del ritualismo sia dell’ascetica rinuncia al mondo, nonché di ogni distinzione castale tra i seguaci del sikh panth («sentiero dei discepoli»). La comunità fu governata nei primi tempi da una successione di guru («maestri»). Al tempo del quinto guru Arjan (1563-1606) fu avviata la compilazione dell’adi Granth («libro primigenio»), il testo sacro dei s. consistente nella raccolta degli insegnamenti dei guru, custodito nello Harimandir, il Tempio d’oro situato nella città di Amritsar. Successivamente, quella che era stata in origine una semplice setta religiosa divenne altresì un’organizzazione politica e militare, consolidata per opera del decimo e ultimo guru, Gobind Singh (1666-1708), fondatore della , il quale nominò suo successore non un uomo, ma l’adi Granth, che da allora è noto come Guru Granth Sahib. Dopo la morte di Gobind Singh e dopo un periodo di disordini interni, i s. si affermarono come potenza regionale con Ranjit Singh, fondatore del cd. impero s. (1801). Alla sua morte (1839) il regno decadde rapidamente e i s. passarono sotto la sovranità inglese al termine delle due guerre anglo-s. (1845-46, 1848-49). Durante la Prima guerra mondiale oltre 100.000 s., inquadrati in un reggimento dell’esercito indiano, combatterono all’estero (Egitto, Palestina, Gallipoli, Francia); durante la Seconda guerra mondiale battaglioni s. furono impiegati in Birmania, in Italia, a el-’Alamein e in Iraq. All’epoca della decolonizzazione (1947), con la spartizione del Panjab fra Unione Indiana e Pakistan, la grande maggioranza dei s. residenti nel Panjab occidentale decise di migrare in India, dove però ottenne un’insufficiente compensazione per le perdite subite e spesso faticò a trovare accoglienza, disperdendosi in diverse regioni del Paese. Lo scontento si accentuò nel corso del quindicennio seguente, quando il movimento di rivendicazione di uno Stato separato in Panjab incontrò la ferma opposizione di J. Nehru, restio alla formazione di Stati su base religiosa. Con l’ascesa del leader moderato Fateh Singh come capo dei s., Nuova Delhi mutò atteggiamento e acconsentì alla creazione del Panjab (1966). Ciò tuttavia non pose fine ai contrasti; alla fine degli anni Settanta si affermò in Panjab una corrente radicale e violenta, capeggiata da Jarnail Singh Bhindranwale, che scatenò un’ondata di attentati e atrocità con l’obiettivo di ottenere uno Stato indipendente, denominato Khalistan. Con l’intervento dell’esercito indiano (operazione Blue star, 6 giugno 1984) il Tempio d’oro, ove si erano asserragliati i guerriglieri di Bhindranwale, fu attaccato e liberato. Alla carneficina rispose l’assassinio del primo ministro Indira Gandhi a opera di due guardie del corpo s. (31 ottobre). Nelle settimane seguenti i s. furono oggetto di una caccia all’uomo nella capitale e in altre città dell’India settentrionale. Le attività terroristiche in Panjab continuarono e nel maggio 1988 l’esercito effettuò una nuova incursione nel Tempio d’oro, anche se con esiti meno cruenti del 1984. Soltanto nella prima metà degli anni Novanta il movimento perse virulenza e il Panjab recuperò gradualmente la pace sociale e la normalità democratica. (trec)”,”QMIx-001-FSD”
“BRUCE Anthony”,”The Last Crusade. The Palestine Campaign in the First World War.”,”Anthony Bruce è autore di vari lavori di storia militare inclusi ‘An Illustrated Companion to the First World War’ e ‘An Encyclopaedia of Naval History’. Vive a Londra.”,”QMIP-002-FSD”
“BRÜCHER Bodo e altri”,”Forschungstand und Forschungslücken in der Geschichteschreibung der sozialistischen Arbeiterjugendbewegung.”,”Contiene il saggio di Bodo BRUCHER: ‘Zur Forschung und Darstellung der Geschichte der Arbeiterjugend – und Erziehungsbewegung im Raume der Sozialdemokratie’. (pag 5-16) “”Die Frage der Selbstorganisation und der Selbstverwaltung der Jugend und ihr Bestreben, eine eigene Organisatino mit eigenen Wegen aufzubauen, lief zunächst nicht gegen die Partei, im Gegenteil. Die Ideen der Selbstorganisation mündeten in die Entwicklung zum “”Geist von Weimar””. Die Autonomie der Arbeiterjugend wird von kommunistischen Historikern immer als eine Tendenz nach links interpretiert und begrüßt. Dies ist teilweise überhaupt nicht gewesen. Diese Selbstorganisation ist z.B. von Erich Ollenhauer, Franz Osterroth und Max Westphal sehr stark betont worden.”” (pag 25)”,”MGEx-175″
“BRUCHESI Jean”,”Histoire du Canada.”,”Contiene dedica BRUCHESI Jean fa parte della Societé Royale du Canada. “”Vinta, la Gran Bretagna non poteva disiteressarsi della sorte di quegli inglesi leali che intendevano rimanere sudditi britannici e vivere nei possedimenti britannici. Al congresso di Parigi, essa reclamò in loro favore, la restituzione dei beni e una completa amnistia. Ma il governo americano fece rispodenre che non aveva alcuna autorità in materia, ciascuna ex colonia rimanendo padrona delle regole interne. Tutto quello che l’ Inghilterra poté ottenere , nel testo stesso del trattato, fu una clausola secondo la quale il Congresso raccomandava la restituzione dei beni confiscati appartenuti a veri sudditi britannici; clausola, del resto, che rimase quasi lettera morta. Quanto alle migliaia di Lealisti che erano disposti a lasciare gli Stati Uniti, il governo monarchico si occupò di trasportali in Canada e di distribuire loro delle terre prese dagli immensi domini della Corona. Ordinò al Consiglio legislativo del Quebec di far procedere alla misura topografica di una certa estensione di territorio messa a disposizione dei Lealisti: civili, ufficiali, sottoufficiali e soldati.”” (pag 345)”,”CANx-004″
“BRUCKMÜLLER Ernst”,”Histoire sociale de l’ Autriche.”,”BRUCKMÜLLER Ernst è professore di storia economica e sociale all’ università di Vienna e autore di libri sulla storia della coscienza nazionale in Austria (1996), sulla storia della società austriaca (2001), sui simboli della identità austriaca (1997). Dal dispotismo illuminato alla società civile. “”La nascita di una società austriaca interregionale, provocata sia dalla penetrazione burocratica che dall’ integrazione economica, si sviluppa lentamente. Il punto di partenza era e rimane la corte degli Asburgo, con la sua nobiltà e la sua burocrazia. Fino al 1750, non c’è alcun dubbio che questo fenomeno non va molto lontano né molto in profondità. Le estensioni decisive – reclutamenti regolare, istituzione di organi burocratici anche al livello inferiore, integrazione economica definitiva – hanno luogo ulteriormente con l’ assolutismo riformato. Ma esse hanno messo radici nella società di corte.”” (pag 169)”,”AUTx-029″
“BRÜCKNER Alexander”,”Historia de la literatura rusa.”,”Contiene dedica ex-proprietario “”El artista más grande de la prosa rusa, su Flaubert, así come su represenante más libre de prejuicios es, sin disputa, Ivan S. Turguénev (1818-1883), artista únicamente, aunque le atribuyeran o le demandaran propósitos tendenciosos; por ello hallamos muchas veces a sus contemporáneos mal dispuestos contra él, y sólo la posteridad le ha hecho plena justicia””. (pag 144)”,”RUSx-122″
“BRUCLAIN Claude (pseudonimo)”,”Le socialisme et l’ Europe.”,”Stagnazione sovietica. “”Ecco venuto il tempo della vera destalinizzazione, quella delle intelligenze. Dopo che l’ URSS si è dotata di tutta una panoplia di armi nucleari e di vettori a lunga distanza, non può più invocare il tema dell’ accerchiamento capitalista e niente dovrà frenare lo sviluppo della sua produzione di beni di consumo. Ora, è precisamente dopo quest’ epoca che si trova obbligata ad ammettere la stagnazione relativa del suo livello di vita individuale””. (pag 32) Integrazione europea. “”Adesso, esiste in Francia un’ idea più popolare dell’ idea europea? La quale tuttavia è più che un’ idea: un sentimento, una immagine, un mito, che sospinge. Siamo al punto in cui gli stessi avversari dell’ Europa non osano più dirlo; (…). Il metodo comunitario, che consiste nel ricercare l’ accordo, non con la diplomazia tradizionale legata all’ ipocrisia e alla menzogna, ma con il lavoro in profondità in seno alle istituzioni comuni, sarà giudicato dagli storici futuri come il solo progresso decisivo che sia stato fatto nel corso dei secoli allo scopo di stabilire delle relazioni più armoniose tra i popoli.”” (pag 133)”,”EURx-184″
“BRUERS Antonio”,”Gabriele D’Annunzio. Il pensiero e l’azione.”,”BRUERS Antonio “”La guerra libica venne, annunciando, per usar la parola di un altro insigne poeta, che “”la grande proletaria s’era mossa””. (…) Certo, nessuno più di D’Annunzio ebbe, come ho provato con inconfutabile documentazione, la chiara visione che la guerra di Libia costituiva per l’Italia, non solo la prima affermazione nazionale al cospetto del mondo, ma anche il preludio alla grande guerra successiva””. (pag 263)”,”ITAB-300″
“BRUGUIER PACINI Giuseppe”,”Il pensiero di Werner Sombart 1863 – 1941.”,”Secondo SOMBART il capitalismo ha un elemento razionalizzato (che finisce necessariamente nel socialismo) e un elemento di irrazionalità che consiste nello spirito borghese SOMBART, Werner (Ermsleben 1863 – Berlino 1941), storico, sociologo ed economista tedesco. Dopo gli studi di diritto e di economia condotti a Berlino, Pisa e Roma, nel 1890 divenne professore di scienze economiche a Breslavia e, dal 1906, insegnò presso la scuola superiore commerciale di Berlino. Nel 1903, insieme con Max Weber e Josef Schumpeter, fondò l’ ‘Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik’ (Archivio di scienze sociali e politica sociale) e nel 1909, ancora con Weber e con Georg Simmel, la ‘Verein für Sozialpolitik’ (Società sociologica tedesca). A causa delle sue simpatie socialiste, nonostante godesse dell’appoggio di Weber, per molti anni gli fu negato l’insegnamento nell’università; solo nel 1917 ottenne una cattedra nell’università di Berlino. I primi lavori di Sombart, tra cui”,”TEOC-107″
“BRUHAT Jean PIOLOT Marc”,”Esquisse d’une histoire de la CGT 1895-1965.”,”opera tirata in 150 esemplari citaz post frontespizio di Benoit FRACHON In ultima commento René DUHAMEL Segr CGT”,”MFRx-015″
“BRUHAT Jean”,”Histoire du mouvement ouvrier francais. Tome Premier. Des Origines à la revolte des canuts.”,”prefazione di Gaston MONMOUSSEAU, segretario della CGT”,”FRAR-166″
“BRUHAT Jean”,”Histoire de l’ Indonesie.”,”Jean BRUHAT, professore all’ Institut d’ Etudes politiques de Paris”,”ASIx-063″
“BRUHAT Jean”,”Eugène Varlin. Militant ouvrier, révolutionnaire et Communard.”,”””Paul Lafargue ha assistito a questa riunione che, dopo una discussione animata di quattro ore, ha ratificato gli statuti dell’ organizzazione. Il 20 aprile, scrive a Karl Marx. “”Ciò che aveva di bello questa assemblea, era il bisogno di centralizzazione che tutti i membri sentivano e la coscienza netta e precisa che la classe operaia aveva la propria individualità come classe e il suo antagonismo contro la borghesia. Voi sareste stato felice d’ assistere a questa manifestazione, voi il cavaliere della lotta delle classi.”” E’ in questa lettera che Lafargue dice di Varlin che avva “”una influenza che non poteva essere più grande”” e che disponeva, in particolare, di una reale talento di organizzatore.”” (pag 158-159) Contiene dedica autore a Olga e Paul Meier.”,”MFRC-106″
“BRUHAT Jean”,”Le Centenaire du Manifeste. L’Europe, la France et le mouvement ouvrier en 1848. [Le Manifeste du Parti Communiste et le mouvement ouvrier français]”,”BRUHAT Jean agregé de l’Université “”Marx et Engels ont démontré que le prolétariat ne peut pas s’il est seul remporter la victoire. Il est normal qu’autour de lui se rassemblent tous ceux – paysans, petits bourgeois – qui souffrent de l’oppression. Le prolétariat est la première classe qui en se libérant libère l’humanité. “”Toutes les classes qui, dans le passé, s’emparaient du pouvoir, essayaient de consolider leur propre mode d’appropriation. Les prolétaires ne peuvent s’emparer des forces productives sociales, qu’en abolissant le mode d’appropriation en vigueur jusqu’à nos jours”” (Manifeste)”” [Jean Bruhat, Le Centenaire du Manifeste. L’Europe, la France et le mouvement ouvrier en 1848]”,”MFRx-332″
“BRUHAT Jean IOANNISSIAN A. DAUTRY Jean ZILBERFARB J. DUROSELLE J.B. GUIRAL P. REBERIOUX Madeleine”,”La Pensée Socialiste devant la Révolution française. La révolution française et la formation de la pensée de Marx (Jean Bruhat); Jaurès historien de la révolution française (Madeleine Rébérioux); Proudhon et la révolution française (P. Guiral); Buchez et la révolution française (J.B. Duroselle); La révolution nécessaire d’après Claude-Henry de Saint-Simon (Jean Dautry); La première ébauche du “”plan”” de Lange (A. Ioannissian); ‘Sur l’auteur de “”L’avant-coureur du changement du monde entier””‘ (A. Ioannissian).”,”Collignon, Lange, Saint-Simon, Fourier, Buchez, Proudhon, Marx, Jaurès Contiene i saggi: – ‘Sur l’auteur de “”L’avant-coureur du changement du monde entier””‘ (Collignon) di A. Ioannissian – La première ébauche du “”plan”” de Lange (François-Joseph Lange), di A. Ioannissian -“”La révolution nécessaire d’après Claude-Henry de Saint-Simon”” di Jean Dautry – “”Buchez et la révolution française””, di J.B. Duroselle – “”Proudhon et la révolution française”” di P. Guiral – “”La révolution française et la formation de la pensée de Marx”” di Jean Bruhat — “”Jaurès historien de la révolution française”” di Madeleine Rébérioux. Bruhat ha scritto un breve saggio sul pensiero di Marx sulla rivoluzione francese con lo pseudonimo di Jean Montreau (La Révolution française et la pensée de Marx, ‘La Pensée’, n. 3, oct-nov-dec 1939, pp. 24-38) (citato a pag 126 del saggio di J. Bruhat) Citato saggio di Jacques Droz: ‘L’influence de Marx en Allemagne pendant la révolution de 1848’ in Recueil de la Societé d’histoire de la revolution de 1848, 1954 (citato stessa pagina da J. Bruhat) Karl marx ne nous a laissé d’ouvrage historique (au sens étroit, presque universitaire du mot, car ‘Le Capital’ doit être considéré avant tout comme l’histoire du capital) que sur des événements strictemente contemporains: les révolutions de 1848 et la Commune de Paris. Il n’y a qu’une exception; elle est le fait de Friedrich Engels (que je ne pourrai pas distinguer de Marx au cours de cette étude) à qui on doit, parue en 1850, une étude sur ‘La guerre des paysans’. Mais il est tout de suite important de rappeler que Karl Marx avait eu l’intention d’écrire une histoire de la Convention. Nous avons à ce propos le témoignage d’Arnold Ruge: trois lettres successives, mais de la même époque et toutes trois de Paris, d’autant plus probantes que Ruge est alors assez critique pour Marx. 15 mai 1844, Ruge écrit à Feuerbach: « Marx veut … écrire l’histoire de la Convention; il a accumulé a cet effet la documentation nécessaire et est arrivé à des conceptions nouvelles et très fécondes. Il a abandonné de nouveau la critique de la ‘Philosophie du Droit de Hegel’ et veut utliser son séjour à Paris pour écrire ce livre sur la Convention, ce qui est parfaitement juste». 9 juillet 1844: une nouvelle lettre de Ruge à Fleischer: «Il (Marx) projetait de faire un traité de politique qu’il n’a malheureument pas encore rédigé. Puis il voulait écrire une histoire de la Convention et a énormément lu à cet effet Maintenant, il paraît avoir de nouveau abandonné ce projet». 28 août 1844, Arnold Ruge écrit à Dunker: «Marx voulait critiquer le Droit naturel de Hegel du point de vue communiste puis écrire une histoire de la Convention, enfin une critique de tous les socialistes. Il veut toujours écrire sur ce qu’il a lu en dernier lieu, mais continue sans arrêt ses lectures et en fait de nouveau extraits. Je crois encore possible qu’il écrive un très grand livre, pas trop abstrait, dans lequel il fourrera tout ce qu’il a lu» (10). (pag 127-128) I quaderni di Marx con riflessioni sulla rivoluzione francese (pag 141-142-143) Rivoluzione come modello per la teoria e pratica rivoluzionaria (pag 161) Marx analizza il ritmo della rivoluzione francese (pag 163) Una rivoluzione che non avanza arretra (pag 164) La rivoluzione francese è una delle fonti del marxismo (pag 169) Nella biblioteca di Marx un gran numero di lubri sulla rivoluzione (v. p. 141-142)”,”FRAR-418″
“BRUMM John M. REEDY Theodore W.”,”Il movimento sindacale negli Stati Uniti.”,”La nascita della AFL, la Federazione Americana del Lavoro. “”Nel 1881, sei delle più importanti unioni di mestiere – quelle dei tipografi, dei siderurgici, dei modellatori, dei sigarai, del falegnami e dei vetrai – e vari altri gruppi operai si riunirono a Pittsburgh, creando la Federazione dei Mestieri Organizzati e delle Unioni Operaie (Federation of Organized Trades and Labor Unions). I suoi dirigenti erano Samuel Gompers e Adolph Strasser, ambedue dell’Unione dei Sigarai. All’inizio la Federazione aveva approssimativamente 45.000 membri; per cinque anni restò debole ed offuscata dal fiorente Ordine dei Cavalieri del Lavoro. Quando i Cavalieri, nel loro Congresso annuale del 1886, si rifiutarono di rispettare la giurisdizione delle grandi Unioni di Mestiere, parecchie di queste ultime si riunirono a Columbus, Ohio, e fondarono la Federazione Americana del Lavoro. La F.O.T.L.U., che trovavasi riunita a Congresso anche essa a Columbus, si fuse col nuovo gruppo. Gompers fu eletto Primo Presidente della nuova Federazione, posto che tenne, con l’interruzione di un anno (1894-95) fino alla morte, avvenuta nel 1924. La forza della AFL si basava anzitutto sulle unioni dei carpentieri, dei sigarai, dei tipografi, dei siderurgici e dei modellatori in ferro, cominciò con circa 138.000 membri nel 1886, e quel numero andò gradatamente raddoppiandosi nei dodici anni seguenti”” (pag 17)”,”MUSx-005-FV”
“BRUN Jeanine presentazione”,”America! America! Trois siècles d’ émigration aux Etats-Unis (1620-1920).”,”Contiene dedica curatrice a M.L. Genet Jeanine BRUN è agregée d’ histoire et attachée de recherche au CNRS. Ha preparato una tesi sull’ immigrazione americana nell’ epoca moderna. Foto da pagina 128 (inserto): la migliore classe operaia inglese è attirata dagli alti salari Regolamentazione dell’ immigrazione. Verso la metà del XIX secolo, l’ immigrazione negli Stati Uniti emerge infine agli occhi degli governi e delle opinioni pubbliche come un fenomeno di massa che occorre regolamentare. In Gran Bretagna e negli Stati Uniti, furono votate delle leggi per assicurare un minimo di onestà, di igiene e di regolarità nel grande commercio quale era il trasporto degli immigrati. Tra il 1842 e il 1855 le leggi inglesi prescrissero la registrazione e la cauzione degli agenti delle compagnie marittime e dei loro “”procacciatori””. Un ‘Passenger Act’ del 1842, un altro del 1855 prescrissero una ispezione delle navi, delle norme sulla cubatura dell’ aria, d’ igiene e di alimentazione. Ci dovrà essere d’ora in poi un rapporto fisso tra il tonnellaggio delle navi e il numero di passeggeri (due passeggeri per cinque tonnellate). Erano previsti due luoghi di movimento per cento passeggeri. Le razioni alimentari erano determinate precisamente. A partire da cento passeggeri, la nave doveva avere a bordo un cuoco. Dopo il 1847, l’ anno terribile, un medico deve imbarcasi su quasi tutte le navi. Quasi alla stessa data, si varano leggi americane equivalenti. L’ immigrazione irlandese del 1847 è una tragedia della miseria, del laisser-faire, della sotto-amministrazione volontaria inglese e americana. In quell’ anno , circa 150 mila irlandesi cacciati dalla “”fame della patata””, s’imbarcarono per l’ America del Nord. In tempi normali, New York o Boston sarebbero state il punto di destinazione per questi emigranti poco preoccupati di ritrovare oltre Atlantico un’altra Inghilterra. Ma gli Stati Uniti aveva adottato un ‘Passenger Act’ più severo, e gli Stati di New York, e del Massachusetts adottarono, per sbarrare l’ entrata all’ afflusso prevedibile degli irlandesi, delle leggi che prevedevano della ammende alla compagnie di navigazione che facevano arrivare degli ‘immigrati suscettibili di cadere’ a carico del pubblico. La maggior parte di quest’ondata fu deviata verso il Quebec.”” (pag 67-68)”,”CONx-146″
“BRUN Jean”,”Epicuro.”,”Jean Brun, docente all’Università di Digione. Ha scritto molti testi di storia della filosofia antica, tra cui in italiano ‘Socrate’ e ‘Platone’. “”Le qualità delle cose dipendono dalla loro struttura atomica e le modifiche delle loro qualità dipendono dalle modifiche dell’ordine e della posizione degli atomi che le compongono, possiamo pertanto parlare di tali qualità soltanto in relazione ai corpi composti. In questo infatti le qualità sono esperienze che dipendono dalle sensazioni, esperienze generate dalla forma e dalla grandezza degli atomi; per Epicuro, invece, le qualità non hanno questa specie di esistenza che dipende dall’esperienza del soggetto, appartengono alle cose e le nostre sensazioni non sono che esperienze di una realtà qualitativa che è all’esterno, ciò che noi percepiamo si trova nelle cose. Le qualità possono essere sia degli attributi sia degli accidenti (47). Gli attributi appartengono ai corpi in modo permanente, per esempio la forma, il colore, la grandezza e il peso. I nostri sensi possono distinguerli e sono reali, non devono essere visti come essenze che possiedono un’esistenza propria – e qui Epicuro guarda al platonismo o piuttosto a una tradizione platonica – poiché non esistono al di fuori dei corpi ai quali appartengono. Gli accidenti sono delle qualità che possono appartenere ai corpi saltuariamente e di conseguenza a titolo provvisorio; Lucrezio prende come esempio la schiavitù e la libertà, la povertà e la ricchezza, la guerra e la pace e infine identifica l’avvenimento e l’accidente: «Non vi è avvenimento compiuto che non possa venire qualificato come accidente sia delle generazioni sia delle regioni che l’hanno visto prodursi» (48). Epicuro definisce il tempo «l’accidente degli accidenti»: «Accompagna i giorni e le notti, le stagioni, gli stati affettivi e impassibili, i movimenti e gli stati di riposo. Tutto ciò rappresenta gli accidenti degli attributi e il tempo che li accompagna potrebbe a buon diritto essere chiamato l’accidente degli accidenti» (49)”” (pag 58-59)”,”FILx-002-FMP”
“BRUNAZZI Marco Direttore Istituto”,”Catalogo dei periodici.”,”Il Direttore dell’Istituto è Marco BRUNAZZI. Nel catalogo si riporta ‘Lotta comunista’”,”EDIx-007″
“BRUNAZZI Marco FUBINI Anna Maria a cura”,”Ebraismo e cultura europea del ‘900.”,”Saggi di Stefano LEVI DELLA TORRE Gilles BERNHEIM Sergio QUINZIO Gavriel LEVI Henri ATLAN Riccardo DI-SEGNI Claude RIVELINE Tullio REGGE Pier Cesare BORI David MEGHNAGI Gilles BERNHEIM Guido FINK Marino FRESCHI Celeste NICOLETTI Enrico FUBINI Olivier REVAULT D’ALLONNES Eugenio GENTILI TEDESCHI Contiene il saggio di David MEGHNAGI: ‘Isaac Deutscher, un ebreo di confine’ (pag 113-123) Marx e la questione ebraica (pag 110) “”Il contributo ebraico alla storiografia è connesso al contributo ebraico alla cultura moderna sotto il profilo della secolarizzazione, intesa come organizzarsi della cultura e della società in base a principi razionali distinti da quelli della religiosità confessionale. La conquista della modernità non si identifica solo con la secolarizzazione, e il contributo di intellettuali di estrazione ebraica non é l’unico, e neppure, all’inizio, quello decisivo. E tuttavia ad un certo punto questo contributo è fondamentale, e può essere colto con chiarezza rileggendo la ‘Questione ebraica’. Marx rifiuta la proposta di un’emancipazione astratta dell’ebraismo attraverso lo spiritualismo cristiano. Bauer diceva: “”Se vogliono diventar liberi, gli ebrei non devono professare il cristianesimo, ma un cristianesimo dissolto, una religione dissolta in generale, cioè l’illuminismo, la critica e il loro risultato, la libera umanità””. Marx rispondeva: “”Si tratta ancor sempre per gli ebrei di una professione di fede, ma non più di professare il cristianesimo, bensì un cristianesimo dissolto… L’ebreo … per emanciparsi ha da sostenere non soltanto il suo proprio lavoro, ma anche il lavoro del cristiano, la ‘Critica dei sinottici’, la ‘Vita di Gesù’, ecc…. Noi cerchiamo di rompere la formulazione teologica della questione. La questione della capacità dell’ebreo ad emanciparsi si trasforma per noi nella questione di quale particolare elemento sociale sia da superare per sopprimere l’ebraismo. Infatti la capacità di emanciparsi dell’ebreo di oggi è il rapporto del giudaismo verso l’emancipazione del mondo di oggi””. Marx avverte il pericolo consistente in una emancipazione mediata attraverso l’assimilazione a un cristianesimo finché si vuole critico, spiritualistico, illuminista o idealista, ma sempre cristianesimo. L’emancipazione si darà solo agendo su un “”particolare elemento sociale””, ovvero “”trasformando la critica del cielo in critica della terra, la critica della religione in critica del diritto, la critica della teologia in critica della politica””, secondo le famose espressioni della ‘Critica della filosofia del diritto’ di Hegel””. [Pier Cesare Bori, Ebraismo e storiografia. Linee di una possibile trattazione] [(in) Ebraismo e cultura europea del ‘900, a cura di Marco Brunazzi e Anna Maria Fubini, 1990] (pag 109-110)”,”EBRx-049″
“BRUNDU OLLA Paola”,”L’ equilibrio difficile. Gran Bretagna, Italia e Francia nel Mediterraneo (1930-1937).”,”Francia e Italia. “”Un patto mediterraneo, più precisamente una “”Locarno mediterranea””, rientrava a pieno diritto nella più articolata politica di sicurezza inaugurata da Parigi dopo Locarno e poteva essere considerato come un efficace tentativo di cristalizzare la situazione nel Mediterraneo a scapito delle aspirazioni italiane. Considerato il rinnovato dinamismo che Mussolini si proponeva di imprimere alla politica mediterranea dell’ Italia, si può comprendere quanto scarse fossero le possibilità di successo dell’ iniziativa francese a Roma, dove un’ eventuale adesione alla “”Locarno mediterranea”” veniva considerata come un’ implicita rinuncia alle speranze di estendere l’ influenza italiana ed una passiva accettazione del ruolo secondario dell’ Italia quale Potenza mediterranea.”” (pag 5)”,”ITQM-108″
“BRUNE Lester H., consulting editor: Donald R. WHITNAH”,”Chronological History of United States Foreign Relations. 1776 to January 20, 1981. Volume II. 1921-1981.”,”””10 marzo – 24 aprile 1947. I ministri degli esteri dei quattro grandi continuano ad essere in disaccordo sulla Germania. I sovietici vogliono 10 $ milardi di riparazioni, cosa che va contro la politica britannica e americana di redere la Germania Occidentale in grado di auto-sostenersi””. “”12 marzo 1947. La dottrina Truman é esposta dal presidente in una discorso al Congresso. (…)”” (pag 861) (…) “”5 giugno 1947. Il segretario di Stato Marshall propone un aiuto economico che consenta alle nazioni europee di risollevare la loro economia. (…)””. (pag 862)”,”USAQ-042″
“BRUNEL Françoise”,”Thermidor. La chute de Robespierre.”,”BRUNEL Françoise Questione salariale in primo piano. “”Mais c’était, toutefois, le maximum des salaires qui générait les plus graves problèmes. En floréal, l’agitation était grande tant parmi les ouvrières des filatures municipales que chez les ouvriers plâtriers, les débardeurs des quais, les garçons boulangers ou les râpeurs de tabac. Après un bref répit, les employés des manufactures d’armes et de poudre, de salpêtre, de fabrication d’assignats prenaient le relais. Bientôt les portefaix, les charretiers réclamaient de substantielles augmentations de gages, les faïenciers allant même jusqu’à exiger le doublement de leurs salaires. Le 17 messidor an II (5 juillet 1794), la municipalité décidait d’adopter un “”tarif maximum des salaires, façons, gages, mains d’oeuvre, journées de travail dans l’étendue de la commune de Paris””. Publié le 5 thermidor (23 juillet), il mécontenta gravement la population salariée. George Rudé et Albert Soboul y ont vu l’une des causes essentielles de la passivité sectionnaire le 9 thermidor et une “”option de classe”” de la “”Commune robespierriste””. (pag 75)”,”FRAR-373″
“BRUNELLI Roberto”,”Storia di Gerusalemme.”,”Don Roberto Brunelli è studioso di storia e storia dell’arte.”,”VIOx-212″
“BRUNELLI Bruno CABIBBO Nicola CARERI Giorgio CONVERSI Marcello FROVA Andrea MARAVIGLIA Bruno SCHAERF Carlo”,”La natura della materia.”,”Gli autori dei saggi di cui si compone il volume, Bruno Brunelli, Nicola Cabibbo, Giorgio Careri, Marcello Conversi, Andrea Frova, Bruno Maraviglia e Carlo Schaerf, sono scienzati tra i più noti e prestigiosi a livello internazionale. Giorgio Tecce è preside della Facoltà di Scienze dell’Università La Sapienza di Roma. Presso la stessa Università Salvatore Cunsolo è direttore del Dipartimento di Fisica. L’onorevole Renato Nicolini è assessore alla Cultura del Comune di Roma, del cui ufficio Affari Scientifici fanno parte Wilma Di Palma, che ne è la responsabile, e Tina Bovi.”,”SCIx-237-FL”
“BRUNELLO Bruno”,”Il pensiero politico italiano dal Romagnosi al Croce.”,”””Il Ferrari abbandona però ben presto la filosofia politica e discende sul terreno concreto della realtà storica, anche se questa verrà alquanto deformata dalla prepotenza dei principii. Negli opuscoli intitolati: La Federazione repubblicana (1851), e L’ Italia dopo il colpo di Stato del 2 dicembre 1851 (1852), egli definisce il suo programma politico con particolare riferimento alle attuali condizioni dell’ Italia. Constatava intanto che l’ Italia aveva otto centri, e affermava che il diritto esigeva che in tutti questi otto centri si producesse la rivoluzione, che vi convocasse otto assemblee, che vi proclamasse otto repubbliche, le quali poi si unissero per mezzo di una assemblea centrale, formando una federazione repubblicana. Il principio di nazionalità doveva essere salvaguardato, allo scopo di impedire una restaurazione del papato e dell’ impero che lo straniero volesse tentare.”” (pag 159)”,”ITAB-135″
“BRUNELLO Piero”,”Storie di anarchici e di spie. Polizia e politica nell’Italia liberale.”,”BRUNELLO Piero insegna storia sociale nell’Università Ca’ Foscari di Venezia.”,”ANAx-352″
“BRUNET Jean Paul”,”Saint-Denis la ville rouge 1890 – 1939. Socialisme et communisme en banlieue ouvriere.”,”Strutture economiche e sociali, boulangismo, vittoria socialismo nel 1892 socialismo municipale, condizioni vita operaia difficoltà organizzazione sindacato scioperi lotte operaie Primo Maggio, anarchismo, cattolici, repubblicani, risultati elettorali, periodo rivoluzionario 1919, nascita PCF 1920, Doriot deputato poi sindaco, struttura PCF altri partiti correnti pol, JC, MOE, SRI, SOI, rottura Doriot scissione, Doriot vs PCF, lotta PPF-PCF, evoluzione PPF 1938 – 1939. L’A nato nel 1938, già allievo della Ecole Normale Superieure, storico, è dal 1970 maitre-assistant all’Univ di Paris I. Ha compiuto ricerche sul socialismo e comunismo francese. E’ poi nominato Professore di storia all’Univ d’Orleans.”,”MFRx-091″
“BRUNET Jean-Paul”,”Histoire du Parti Communiste Français, 1920-1996.”,”BRUNET Jean-Paul è professore all’ Ecole normale superieure. Tentata collaborazione del PCF con il nazismo. “”Il partito concentrava in effetti i suoi colpi sul governo Petain formato il 17 giugno, poi sul regime di Vichy, come pure sul partito socialista, ma risparmiava la Germania, dato che aveva sollecitato la ricomparsa legale de L’ Humanité. Sotto la responsabilità di Jean Catelas e di Maurice Treand, membri del CC, furono effettuati dei contatti in questo senso, a due riprese, il 18 giugno, poi a fine giugno, presso il kommandantur di Parigi. I tedeschi, dapprima favorevoli, si erano limitati a far liberare vari emissari del PC che la polizia francese aveva arrestato. La congiuntura politica, la presenza al potere di un Petain che gli era molto utile, non giustificava ai loro occhi che essi lo contrariassero con la legalizzazione delle attività comuniste. ‘Gli archivi dell’ Internazionale comunista mostrano che questi tentativi, propri a tutti i PC dei paesi occupati dai tedeschi (il PC belga, olandese, norvegese e danese ottenero allora la riapparizione legale della loro stampa), furono effettuati sotto la responsabilità di J. Duclos, “”numero uno”” della direzione del PCF in assenza di M. Thorez’. Altro esempio di “”bugia pietosa””, quella del volantino “”Popolo di Francia!”” firmato da Thorez e Duclos detto “”Appello del 10 luglio 1940″”.”,”PCFx-030″
“BRUNET Jean-Paul a cura; testi di Jules HUMBERT-DROZ André MARTY André FERRAT Albert VASSART L. TROTSKY Maurice THOREZ Henri BARBE’ Jacques DUCLOS Robert WOHL Georges COGNIOT Jean Paul BRUNET André FERRAT Jacques CHAMBAZ Gilbert D. ALLARDYCE Dieter WOLF Annie KRIEGEL Leon BLUM Jacques FAUVET”,”L’ enfance du Parti communiste (1920-1938).”,”BRUNET Jean-Paul Maitre-Assistant à l’ Université de Paris I. Testi di Jules HUMBERT-DROZ André MARTY André FERRAT Albert VASSART L. TROTSKY Maurice THOREZ Henri BARBE’ Jacques DUCLOS Robert WOHL Georges COGNIOT Jean Paul BRUNET André FERRAT Jacques CHAMBAZ Gilbert D. ALLARDYCE Dieter WOLF Annie KRIEGEL Leon BLUM Jacques FAUVET Partito comunista francese: la svolta verso il patriottismo e la bandiera tricolore. “”Le patriotisme du PCF. – ‘Le tournant de juin 1934 ne tarda pas à faire sentir ses effets, du point de vue doctrinal comme dans le domaine de la tactique et de l’action quotidienne. Le PCF, qui avait jusqu’alors dénoncé l’impérialisme francais en Europe, comme fondé sur l’injuste système mis en place à Versailles, et son “”agressivité constante contre l’Union soviétique”” (M. Thorez, 1931), adopta des allures patriotiques; comme en témoigne le ‘Document II’: Jacques Duclos, dans ce discours prononcé au stade Buffalo le 14 juillet 1935, après qu’eut été prêté le “”serment du Front populaire””, revendique conjointement l’héritage de 1789 et de 1917, le drapeau tricolore et le drapeau rouge, la Marseillaise et l’Internationale. Un an après, à l’occasion du centenaire de la mort de Rouget de L’Isle, Thorez, inaugurant à Ivry la statue du célèbre patriote, insiste davantage encore sur cette synthèse nécessaire (discours dit la Marseillaise, 27 juin 1936).”” (pag 15)”,”PCFx-072″
“BRUNETTA Renato”,”La fine della società dei salariati. Dal welfare state alla piena occupazione.”,”Renato Brunetta è stato professore di economia del lavoro alla seconda Università di Roma.”,”ECOS-002-FV”
“BRUNETTA Ernesto, collaborazione di Gabriella GUERRA BRUNETTA”,”1941. La guerra da europea a mondiale.”,”Ernesto Brunetta, nato a Treviso nel 1934, laureato in filosofia presso l’Università di Padova, ha svolto attività di docente e di preside nelle scuole superiori e ha insegnato Storia contemporanea presso la facoltà di Magistero dell’Università di Padova. I suoi studi storici sono stati pubblicati da varie case editrici tra cui Einaudi, Laterza, Feltrinelli. Gabriella Brunetta, Venezia, 1939 laureata in Lingue e Letteratura Straniere presso l’Università degli Studi di Venezia. ‘La Carta Atlantica. ‘Libertà dal bisogno e libertà dalla paura’ ‘L’evento più importante dell’agosto 1941 avvenne lontano dal principale teatro di operazioni in essere in quel momento. Infatti il 15 di quel mese, nelle placide acque di una ben protetta baia canadese, si incontrarono Churchill e Roosevelt, cioè il presidente di un paese che formalmente non era ancora entrato in guerra, benché, attraverso la legge cosiddetta Affitti e Prestiti che Roosevelt aveva fatto approvare l’11 marzo dal Congresso a maggioranza democratica, di fatto già lo fosse. Secondo questa legge, scrive infatti Cartier: “”A tutte le nazioni la cui difesa sarà giudicata vitale per quella degli Stati Uniti, il presidente potrà vendere, trasferire, scambiare, affittare, prestare o alienare, in qualsiasi maniera, qualsiasi strumetno di difesa che a lui sembrerà appropriato. Viene lasciata al presidente la libertà totale per designare le nazioni beneficiarie e non viene posta alcuna limitazione alla natura e all’ammontare dell’aiuto””. Fu in forza di questa legge che furono, per esempio, fatti affluire alla Gran Bretagna, oltre a una notevole quantità di aiuti, 50 cacciatorpediniere, utilissimi per la caccia ai sommergibili avversari. (…) Importante, nella Carta Atlantica, era il richiamo alla quattro libertà fondamentali, perché se due di queste – di parola e di stampa – si richiamavano a principi che risalivano all’Illuminismo e agli immortali principi della Rivoluzione francese, le altre due – la libertà dal bisogno e la libertà dalla paura – richiamavano all’attualità, portavano al proscenio delle idee proprie del XX secolo e tendevano a dare una qualche dimensione sociale a principi fino a quel momento legati esclusivamente all’individuo. Sembra comunque opportuno riportare integralmente i puntii 3 e 6 della Carta: “”3. Essi (i governi degli Stati Uniti d’America e del Regno Unito) rispettano il diritto di tutti i popoli a scegliere la forma di governo da cui intendono essere retti; desiderano veder restaurati i diritti sovrani e l’autonomia di quei popoli che ne sono stati privati con la forza””; 6. Dopo la distruzione definitiva della tirannide nazista, essi sperano di veder instaurata una pace che consenta a tutte le nazioni di vivere sicure entro i loro confini e dia la certezza che tutti gli uomini, in tutti i paesi, possano vivere la loro vita liberi dal timore e dal bisogno”””” (pag 83-84) Bibliografia. – Ernesto Brunetta, ‘Il Veneto e la resistenza nel ’44’, Editoriale Programma, 2014, pag 120 Euro 7.40 Il vento di follia continua a soffiare nel 1941, che vede l’indebolirsi della posizione italiana su tutti i fronti, ma soprattutto l’entrata in guerra dell’Unione Sovietica e degli Stati Uniti d’America, in quanto aggrediti rispettivamente dalla Germania e dal Giappone. Hitler intervenne prima nella penisola balcanica per assicurarsi generi alimentari e petrolio, nonché garantirsi le spalle coperte in vista dell’imminente attacco avvenuto a giugno. Nell’est europeo i nazisti combattono nella convinzione che il nemico bolscevico, più che vinto, dovesse essere sterminato per liberare lo spazio vitale dovuto alla razza ariana. Dall’altro capo del mondo, il 7 dicembre la proditorietà dell’attacco giapponese alla base americana di Pearl Harbor determinò la dichiarazione di guerra da parte di Roosevelt. Si delinearono così i poderosi schieramenti chiamati a contrapporsi quasi in ogni angolo del pianeta, mentre la stesura della Carta Atlantica dichiarava per la prima volta quali fossero gli scopi della coalizione che si definì come Nazioni Unite.”,”QMIS-328″
“BRUNETTA Renato a cura di, Saggi di Simone BALDELLI Gianni BOCCHIERI Giuliano CAZZOLA Davide GIACALONE Francesco PASQUALI Alessandra SERVIDORI”,”Giù le mani dalla Legge Biagi. Il libro bianco in difesa dei giovani e dei non garantiti.”,”Renato Brunetta è profesore di economia del lavoro presso la II Università di Roma Tor Vergata ed è membro del Comitato di presidenza di Forza Italia. É parlamentare europeo all’interno del gruppo cristiano-democratico. Marco Biagi nato a Bologna il 24 novembre 1950 e morto a Bologna il 19 marzo 2002 (assassinato). É stato un giurista italiano, ha frequentato la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna ed ha perfezionato in Diritto del lavoro presso il Collegio medico-giuridico di Pisa (Attuale Scuola Superiore Sant’Anna) sotto la guida di Luigi Montuschi, in quegli anni entra nella redazione della rivista Quale Giustizia, diretta da Federico Governatori. Negli anni settanta si avvicina al Movimento Politico dei Lavoratori di Livio Labor, che di lì a poco confluirà nel PSI.”,”DIRx-004-FL”
“BRUNETTI Fabrizio”,”Profilo storico dell’urbanistica. Dalle origini al Settecento.”,”Fabrizio Brunetti, nato a Firenze nel 1943, è attualmente professore di Indirizzi dell’architettura moderna presso la Facoltà di architettura di Firenze. E’ autore di vari volumi sul tema.”,”VARx-597″
“BRUNHES Alain”,”Fernand Braudel.”,”BRUNHES, dottore in storia, ha fatto i suoi studi e condotto le sue ricerche sotto la direzione di Denis RICHET, all’ EHESS. E’ professore di scienze umane al Polo universitario Leonardo da Vinci (Paris La Defense). C’era inimiciza tra BRAUDEL e Robert MANDROU (storico delle mentalità) all’ interno delle Annales.”,”STOS-077″
“BRUNHOFF Suzanne de”,”Capitalisme financier public. Influence économique de l’Etat en France (1948-1958).”,”BRUNHOFF Suzanne de, chargée de recherches au CNRS. “”Les bases d’un certain contrôle conjoncturel des soldes de la loi de finances ont été posées, les investissements publics étant pris comme la principale variable d’ajustement, en particulier sous leur forme de prêts au secteur poductif, ce qui a diminué l’importance du Trésor “”banquier d’affaires””. Ces divers éléments doivent être compris ‘ensemble’ pour apprécier le rôle de l’Etat. On peut dire comme le fait Ch.P. Kindleberger (2) que seule l’intervention de l’Etat français en matière d’investissement a contribué à la renaissance économique d’après-guerre, rien ne permettant d’attribuer une grande signification aux politiques monétaires qui n’ont fait “”que remettre les choses en place sans rien construire de neuf””. Mais toute la question est de voir ‘comment’ les décisions publiques d’investissement et ces politiques de “”remise en place”” se sont ajustées en ‘une’ politique, ce que nous avons tenté de faire en examinant certains aspects de la politique financière””. (2) Dans ‘A la recherche de la France’ (op. cit.) p. 173″,”FRAE-029″
“BRUNI Franco RONZITTI Natalino a cura; saggi di Alessandro COLOMBO e Fulvio ZANNONI Maurizio MOLINARI Boris BIANCHERI CHIAPPORI e Francesco PASSARELLI Lucia Serena ROSSI Antonio MISSIROLI Giovanni GASPARINI Tito BOERI e Maurizio FERRERA Franco BRUNI Lelio IAPADRE e Fabrizio ONIDA Mario SARCINELLI Federico RAMPINI Alberto PARENTI e Daniela POZZI Marco ZUPI Ferruccio PASTORE Ettore GRECO Roberto ALIBONI Silvia ANGUZZA e Stefania BAZZONI Pierluigi VALSECCHI Nicola CASARINI e Maria WEBER”,”L’Italia e la politica internazionale. Edizione 2001.”,”Saggi di Alessandro COLOMBO e Fulvio ZANNONI Maurizio MOLINARI Boris BIANCHERI CHIAPPORI e Francesco PASSARELLI Lucia Serena ROSSI Antonio MISSIROLI Giovanni GASPARINI Tito BOERI e Maurizio FERRERA Franco BRUNI Lelio IAPADRE e Fabrizio ONIDA Mario SARCINELLI Federico RAMPINI Alberto PARENTI e Daniela POZZI Marco ZUPI Ferruccio PASTORE Ettore GRECO Roberto ALIBONI Silvia ANGUZZA e Stefania BAZZONI Pierluigi VALSECCHI Nicola CASARINI e Maria WEBER Contiene il paragrafo: ‘Alcune tendenze evolutive dei flussi clandestini’ (pag 263-273) (frontiere e respingimenti), e ‘Programmazione dei flussi e ammissione’ (saggio di Ferruccio Pastore)”,”ITQM-207″
“BRUNI Michele CANDELA Guido GARDINI Attilio MATTEUZZI Massimo PALAZZI Maura”,”Investimenti in costruzioni e mercato del lavoro in Emilia Romagna. Un modello per la previsione degli effetti del piano decennale.”,”Gli autori sono docenti nella facoltà di economia e commercio dell’Università di Bologna.”,”ECOS-002-FP”
“BRÜNING Heinrich”,”Mémoires (1918-1934).”,”””Sul piano dottrinale un abisso mi separava dalla socialdemocrazia. Ma, come Stresemann e molti altri, ero arrivato mio malgrado alla convinzione che, quando si trattava di salvare la patria in pericolo senza per questo cedere a brutali richieste al governo, ci si poteva fidare più della SPD che della destra del tipo pangermanista di Hugenberg””. (pag 275)”,”GERG-053″
“BRUNNER Otto”,”Storia sociale dell’Europa nel Medioevo.”,”Otto BRUNNER fu Prof di storia medievale e moderna all’Univ di Amburgo. Tra i suoi numerosi studi di storia medevale e sociale ricordiamo ‘Terra e potere (Milano 1985), ‘Per una nuova storia costituzionale e sociale’ (Milano, 1974) e ‘Vita nobiliare e cultura europea’ (Bologna, 1972).”,”EURx-064″
“BRUNNER Otto”,”Storia sociale dell’ Europa nel Medioevo. (Tit.orig.: Sozialgeschichte Europas im Mittelalter)”,”2° copia Otto BRÜNNER, nato in Austria nel 1898 è stato professore di storia medievale e moderna all’ Università di Amburgo. Ha pubblicato in Italia ‘Terra e potere’ (1985), ‘Per una nuova costituzione sociale’ (1974) e ‘Vita nobiliare e cultura europea’ (1972). “”Il basso clero rafforzò il proprio peso come gruppo sociale, nonostante gli svariati abusi che si erano verificati proprio in questo ambito (accumulo di decime, vicariati). Anche l’istituto del celibato, la cui introduzione lungamente auspicata venne però realizzato compiutamente solo nell’epoca della Riforma, contribuì a ridurre ulteriormente l’influenza di legami di sangue all’interno del clero. Dato che i posti di maggiore prestigio erano detenuti da chierici di origine nobile, non era possibile impedire che anche le posizioni detenute in campo ecclesiastico servissero a rafforzare il potere delle dinastie nobiliari o principesche (…)””. (pag 111)”,”STOS-141″
“BRUNNER Otto”,”Vita nobiliare e cultura europea.”,”Otto Brunner, nato in Austria nel 1898, ha compiuto i suoi studi nell’Università di Vienna dove si è laureato in filosofia. E’ molto noto per il volume ‘Land und Herrschaft’ (1959). Wikip: La nobiltà è sia uno status privilegiato riconosciuto dall’autorità, che l’insieme dei soggetti che ne beneficiano. Con riferimento a quest’ultima accezione, lo storico Marc Bloch definisce “”nobiltà”” la classe dominante che abbia uno statuto giuridico suo proprio che confermi e materializzi la superiorità che essa pretende e, in secondo luogo, che tale statuto si perpetui per via ereditaria. È ammessa, a favore di alcune famiglie nuove, la possibilità di conquistarne l’accesso, anche se in numero ristretto e secondo norme regolarmente stabilite. Il termine nobile deriva dal termine di lingua latina nobilis, che significa “”onorevole””. Per coloro che siano privi di un particolare titolo nobiliare, ma discendano da famiglia aristocratica, vengono usati i termini di nobiluomo o nobildonna. Il governo retto dalla nobiltà è chiamato aristocrazia. Treccani. Aristocrazia. La concezione moderna. – Dal Medioevo in poi il termine di aristocrazia fu usato a indicare non tanto, come nell’antichità sulle orme di Aristotele, una forma di governo, quanto piuttosto una classe di cittadini, e precisamente quella che, distinguendosi dal clero, fondato su basi religiose, e dalla borghesia, d’origine mercantile e industriale, era fondata sull’esercizio delle armi e su privilegi familiari (feudi, esenzioni, diritti finanziarî, ecc.), trasmissibili per eredità (v. feudalismo e nobiltà). A seconda che la classe aristocratica era allora a fondamento di uno stato dinastico, dal quale a sua volta era sostenuta, oppure raccoglieva essa nelle proprie mani la somma del potere, si aveva una aristocrazia monarchica o un’aristocrazia repubblicana: esempî tipici l’aristocrazia francese dei quattro Luigi (Luigi XIII, XIV, XV, XVI), e l’aristocrazia veneziana. Ma quando, dopo la rivoluzione francese, la classe aristocratica, quale storicamente si era costituita in Europa, perdette la propria funzione politica, il termine di aristocrazia fu rivolto a indicare quella classe di cittadini che in un ordinamento ideale della società dovrebbe costituire, per un complesso di doti variamente determinabili, la parte eletta, a cui spetterebbe il governo e la direzione sociale. Si vennero quindi formando nel sec. XIX teorie aristocratiche diverse, le quali, un po’ per nostalgia di età lontane, un po’ per opposizione alle correnti democratiche, giustificavano con argomenti d’origine storica o scientifica o filosofica il diritto al dominio degli uomini superiori e dei gruppi aristocratici. Analogamente a quanto accade per le teorie anarchiche (v. anarchia), con le quali le aristocratiche hanno qualche tratto comune, in quanto poggiano ambedue su basi individualistiche, si potrebbero distinguere tre specie di teorie aristocratiche: quelle che traggono dal valore della scienza e dallo sviluppo della cultura scientifica in alcune menti superiori il diritto per esse al dominio su tutte le altre e quindi alla direzione della società; quelle che traggono dalla legge stessa di evoluzione, secondo la quale sopravvivono nella lotta per l’esistenza i più adatti, il diritto del forte sul debole; quelle, infine, che traggono dal valore di alcune doti spirituali, come la fantasia, l’impeto passionale, la volontà di potenza, il diritto di coloro che ne sono provvisti a svolgere la propria attività ed energia senza riguardo per gli altri consociati. Ma nel fatto le tre motivazioni o giustificazioni filosofiche fra di loro s’intrecciano e si compongono in dottrine miste. Secondo Ernesto Renan (1823-1892), essendo la scienza, e in genere l’esercizio della ragione, il vero e unico contrassegno della dignità e superiorità dell’uomo, soltanto agli spiriti dotati di cultura scientifica e capaci di proseguire in essa spetta il dominio sociale: all’individualismo democratico e ugualitario di tutti gli uomini considerati come portanti in sé la legge morale e quindi il diritto al rispetto per un lato e alla partecipazione al potere civile per l’altro, si sostituisce l’individualismo aristocratico degli uomini più intellettualmente dotati e più sapienti, per i quali gli altri possono partecipare dei beni superiori; all’uguaglianza ideale, la disuguaglianza creata dal fatto della cultura; all’autonomia individuale e sociale, il dispotismo dei più saggi. Altri poi, come il Haeckel, partendo dalle premesse della dottrina darwiniana della lotta per l’esistenza e della selezione dei più adatti, traeva conclusioni aristocratiche in favore degl’individui meglio dotati; il Gumplowicz fondava sul principio della lotta delle razze il diritto delle minoranze aristocratiche a imporre sui soggetti la propria volontà e il proprio impero; e il conte di Gobineau vedeva nella democrazia l’inizio della degenerazione delle razze e della decadenza delle nazioni. Di diversa ispirazione sono altri teorici dell’aristocrazia. Secondo il Carlyle (1795-1881), che sentì molto l’influenza della poesia e filosofia idealistica tedesca dello Schiller, del Goethe, del Richter e del Novalis, nei quali (come, in genere, nei romantici) sono le premesse dell’individualismo aristocratico, la vera umanità si manifesta in quegl’individui eccezionali, da lui detti eroi (quali Maometto, Dante, Lutero, Rousseau, Cromwell, Napoleone), i quali nei varî campi della vita (arte, religione, politica, ecc.) sono per la forza della propria genialità i creatori delle grandi opere, i maestri, i duci delle moltitudini. E, secondo l’Emerson (1803-1882), gli uomini rappresentativi son quelli, nei quali più libera e pura si esprime quella voce profonda che attraverso l’intuizione immediata e istintiva traduce l’anima suprema (over soul) del mondo. Un individualismo aristocratico è pure espresso nelle tragedie di Enrico Ibsen. Ma chi svolse con maggiore insistenza e apparato filosofico il principio aristocratico fu Federico Nietzsche (1844-1900), che nelle sue opere migliori (Also sprach Zarathustra, 1883-85; Ienseits von Gut und Böse, 1886; Zur Genealogie der Moral, 1887; Der Wille zur Macht, 1887 segg.) contrappose nettamente al principio cristiano dell’amore quello pagano della forza, al principio democratico dell’uguaglianza quello aristocratico del superuomo, al principio pessimistico del dolore quello ottimistico della gioia vitale, al principio razionalistico dell’autonomia quello volontaristico dell’istinto. Il cristianesimo è per lui la rivolta degli schiavi e imbelli contro i padroni e forti; la morale che subordina l’individuo a una legge universale è stata la Circe dei filosofi e dell’umanità, e la Moralin è stato il veleno che ha attossicato le pure fonti della vita; la filosofia, con il suo dualismo del mondo apparente e del mondo in sé, è stata sempre la grande scuola della calunnia contro la vita presente e la realtà degl’istinti primordiali; la volontà del vero non è che l’impotenza della volontà di creare. Da tutto questo il Nietzsche trae la più schietta affermazione aristocratica: la volontà di potenza, che è la vera espressione della vita, non si celebra che dall’uomo superiore sulla folla degli inferiori; ciò che distingue, egli dice in Al di là del bene e del male una buona e sana aristocrazia è che essa accetta, a cuor leggiero, il sacrificio d’una folla d’uomini che, per essa, devono essere ridotti o diminuiti fino allo stato di uomini incompleti, di schiavi e di strumenti. Chi ha in Italia riecheggiata la teoria del Nietzsche, esprimendola in forma letteraria, è stato Gabriele D’Annunzio, soprattutto in una fase della sua vasta produzione (Il trionfo della morte, 1894; Le vergini delle rocce, 1895; Il fuoco, 1900), e anche nelle tragedie e nel primo libro delle Laudi.”,”STOS-021-FF”
“BRUNNER Otto”,”Vita nobiliare e cultura europea.”,”Otto Brunner nato in Austria nel 1898 ha studiatoall’Università di Vienna, dovesi è laureato in filosofia. Professore di storia medievale e moderna, ha insegnato dal 1954 all’università di Amburgo di cui è stato rettore negli anni 1959-60. In Italia è stata pubblicata una raccolta di suoi saggi intitolata ‘Per una nuova storia costituzionale e sociale’ (Milano, 1971).”,”STMED-004-FMB”
“BRUNO Giordano a cura di Isa GUERRINI ANGRISANI”,”Candelaio.”,”Bruno, Giordano (Nola, Napoli 1548 – Roma 1600), filosofo italiano. Formatosi negli ambienti averroisti napoletani, a diciotto anni entrò nell’ordine dei domenicani, mutando il nome originario Filippo in Giordano. Nel convento di San Domenico, dove fu ordinato sacerdote nel 1572, approfondì lo studio della filosofia aristotelica, di Tommaso d’Acquino e dei neoplatonici. Lasciò l’ordine nel 1576 perché sospettato di eresia e cominciò il vagabondaggio che avrebbe caratterizzato la sua vita. Da Napoli, Bruno si recò a Ginevra, a Tolosa e quindi a Parigi, dove si dedicò allo studio della mnemotecnica basata sull’ars combinatoria di Raimondo Lullo, e dove compose il trattato De umbris idearum (1582), dedicato al re Enrico III; fu poi a Oxford, col cui ambiente accademico ebbe dissidi, e a Londra, dove trascorse due anni, dal 1583 al 1585. Fu, questo, un periodo molto fecondo, in cui egli scrisse diverse opere importanti; tra queste: La cena de le ceneri (1584), opera in cui confutava i principi della fisica aristotelica e il sistema tolemaico, difendendo il sistema copernicano; De l’infinito universo et mondi (1584), nel quale esponeva la tesi dell’infinità dell’universo e dell’infinità numerica dei mondi; e il dialogo De la causa, principio et uno (1584) in cui affrontò la questione dell’origine del cosmo, facendola risalire a un unico principio che anima ogni essere. In un altro dialogo, Degli eroici furori (1585), Bruno celebrò una sorta di amore platonico che unisce l’anima a Dio mediante la ragione.Tornato a Parigi nel 1585, si spostò in seguito a Wittemberg e a Francoforte, dove scrisse e pubblicò alcuni scritti, tra cui poemi in latino di argomento cosmologico. Su invito del nobile veneziano Giovanni Mocenigo, Bruno rientrò in Italia, allettato dalla possibilità di ottenere una cattedra di mnemotecnica presso l’ateneo di Padova. Nel 1591 Mocenigo, turbato dalle idee eterodosse del filosofo, lo denunciò all’Inquisizione, che lo processò per eresia: Bruno venne consegnato alle autorità romane e rimase in prigione per circa otto anni mentre veniva discusso il procedimento a suo carico per eresia, condotta immorale e bestemmia. Rifiutatosi di ritrattare la proprie teorie, il filosofo fu arso vivo in Campo de’ Fiori il 17 febbraio del 1600. Alla fine del XIX secolo nel luogo del suo martirio fu eretta una statua dedicata alla libertà di pensiero. (ENC).”,”VARx-069″
“BRUNO Giordano”,”De la causa, principio e uno.”,”””Tanto che conoscere l’ universo è come conoscer nulla dello essere e sustanza del primo principio, perché è come conoscere gli accidenti de gli accidenti”” (pag 10) “”Or contempla il primo ed ottimo principio, il quale è tutto cquel che può essere, e lui medesimo non sarebbe tutto se non potesse essere tutto: in lui dunque l’ atto e la potenza son la medesima cosa. Non è cossi nelle altre cose, le quali quantunque sono quello che possono essere, potrebono però non esser forse, e certamente altro, o latrimente che quel che sono; perché nessuna altra cosa è tutto quel che può essere. Lo uomo è quel che può essere, ma non è tutto quel che può essere. La pietra non è tutto quel che può essere, perché non è calci, non è vase, non è polve, non è erba. Quello che è tutto che può essere, è uno il quale nell’ esser suo comprende ogni essere. Lui è tutto quel che è e può essere qualsivoglia altra cosa che è e può essere.”” (pag 80 – 81)”,”FILx-357″
“BRUNO Giordano CAMPANELLA Tommaso, a cura di Augusto GUZZO e di Romano AMERIO”,”Opere di Giordano Bruno e di Tommaso Campanella.”,”15 ‘Apologia pro Galilaeo’ di Campanella con testo latino a fronte “”Dunque diremo tutto il cielo sentire e conoscere la sua conservazione e per questo moversi, ché è sua vita il moto, come alla terra la quiete, poiché il calore sente e muove ogni cosa che occupa; né la virtù del fuoco può stare senza l’essenza del sole, come si prova in ogni altro ente ancora, del che i sciocchi non vogliono accorgersi, né filosofare ma chiacchiare. Il moto essere operazione del calore, in ogni ente si vede; il cielo dunque da lui moversi, altrove si è provato bene, e al fuoco fuor della sua sfera conviene moto retto per tornare a quella, ma in quella circolare solo convenirli, perché, né in su né in già andando, e sendo di natura mobile, per perpetuarsi moto circolare convien che pigli”” (pag 487) Campanella: ‘Del senso delle cose e della magia’”,”TEOP-459″
“BRUNO Giordano, a cura di Giovanni AQUILECCHIA”,”De la causa, principio et uno.”,”””‘Causa’ e ‘principio’ sono dunque, rispettivamente, la “”forma”” (ovvero “”anima””) e la “”materia”” indissolubilmente congiunte nell”uno’, che è il “”tutto”””” (pag XX)”,”FILx-004-FRR”
“BRUNO Danilo”,”Una pagina di storia sociale. La Società degli Operai di Carcare.”,”Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”LIGU-005-FAP”
“BRUNSCHWIG Henri”,”Miti e realtà dell’ imperialismo coloniale francese. 1871 – 1914.”,”Henri BRUNSCHWIG è uno dei maggiori studiosi di problemi coloniali della Francia. L’A si sofferma soprattutto sul nesso ‘imperialismo’-‘capitalismo’. L’A giunge alla conclusione, che può sembrare paradossale, che salvo casi particolari, nei quali più che di colonialismo si dovrebbe parlare di schiavismo, le grandi potenze europee hanno ricavato dalle loro colonie dei benefici economici non molto superiori a quelli che nello stesso periodo si potevano ricavare da altri investimenti.”,”FRQM-015″
“BRUNT P.A. CLAVEL-LEVÊQUE Monique CLEMENTE Guido KOLENDO Jerzy LAFFI Umberto LA-PENNA Antonio LEPORE Ettore NICOLET Claude TORELLI Mario VALERA Gabriella YAVETZ Zvi”,”Storia della società italiana. Parte prima. Vol. II. La tarda repubblica e il principato.”,”BRUNT P.A. CLAVEL-LEVÊQUE Monique CLEMENTE Guido KOLENDO Jerzy LAFFI Umberto LA-PENNA Antonio LEPORE Ettore NICOLET Claude TORELLI Mario VALERA Gabriella YAVETZ Zvi”,”ITAS-140″
“BRUNT P.A.”,”Classi e conflitti sociali nella Roma repubblicana.”,”P.A. Brunt è nato nel 1917, Professore di Storia antica all’Università di Oxford. Si è occupato dei problemi della storia repubblicana. Con J.M. Moore ha curato le ‘Res Gestae’ di Augusto e nel 1971 ha pubblicato ‘Italian Manpower 225 B.C. – A.D. 14’. “”La rivolta di Spartaco non fu un movimento di protesta contro la schiavitù e tanto meno un’insurrezione del proletariato, giacché i libri disposti a solidarizzare con gli schiavi erano pochissimi. Nel complesso gli insorti provenivano, sembra, da popolazioni transalpine e volevano semplicemente riottenere la libertà e tornarsene in patria. Venivano però continuamente sviati dal miraggio dei saccheggi, cui d’altra parte non potevano rinunciare non avendo altra scelta che quella di vivere alle spalle dei paesi che attraversavano. Erano forse 150.000 e devastarono la penisola dalla Gallia cisalpina fino all’estrema punta meridionale. La maggior parte di loro fu uccisa in combattimento o messa a morte dopo la cattura; alcuni probabilmente riuscirono a rifugiaris in montagna. I loro antichi proprietari naturalmente accusarono una grave perdita economica e la situazoine dovette determinare un forte incremento della domanda di manodopera libera per il lavoro nei latifondi, finché gli schiavi fuggiti non furono completamente rimpiazzati. Ma i più danneggiati furono probabilmente i piccoli proprietari che non avevano riserve per fronteggiare la perdita delle scorte, la distruzione delle colture, l’incendio delle case. Inoltre un gran numero di loro era stato richiamato e serviva nelle legioni. Le insurrezioni di Lepido e di Spartaco rinnovarono, su scala minore, le miserie causate dalle guerre civili, che di nuovo devastarono l’Italia engli anni dal 43 al 40″” (pag 169-170) Rivolta di Lepido LEPIDO, Marco Emilio (M. Aemilius Lepidus) Figlio di Quinto, amministrò la Sicilia come propretore nell’80 a. C., dando prova di grande avidità e accrescendo così le ricchezze procacciatesi nelle proscrizioni sillane, sicché al ritormo poté costruirsi una casa magnifica e restaurare la basilica Emilia. A quanto pare fu anche accusato di malversazioni, ma il processo non ebbe seguito per il favore popolare di cui egli godeva. Nominato console per il 78 a. C., con l’appoggio di Pompeo, mostrò ancor prima della morte di Silla i suoi sentimenti contrarî al regime ottimate, ponendosi in contrasto con il collega Q. Lutazio Catulo. Morto il dittatore, si fece autore del ripristino delle distribuzioni frumentarie, e quando le sue promesse di restituire agli antichi proprietari le terre confiscate nelle proscrizioni turbarono i coloni che Silla aveva stanziato in Fiesole, e scoppiarono disordini, egli e il collega levarono truppe, e già sino da allora si sarebbe aperta la guerra tra loro, se il senato non si fosse interposto paciere. Scaduto l’anno di carica, L. mantenne il comando come proconsole, nonostante l’opposizione del senato. Essendo state naturalmente respinte le sue proposte per la restaurazione della potestà tribunicia e per il ritorno degli esuli, egli marciò su Roma, ma fu sconfitto dinanzi alle porte della città da Lutazio Catulo, mentre Pompeo avanzava contro il legato Decimo Bruto in Modena e lo faceva uccidere in Reggio. Imbarcatosi a Cosa per la Sardegna con l’intenzione di annodare intese con Sertorio, fu sconfitto dal governatore dell’isola, e poco di poi morì. (trecc)”,”STAx-001-FER”
“BRUPBACHER Fritz”,”Michel Bakunin ou le demon de la revolte.”,”Altri libri dell’A tradotti in francese: -Socialisme et liberté. Choix de textes traduits et presentes par Jean-Paul SAMSON avec une preface de Pierre MONATTE et une etude de Francois BONDY. Di BAKUNIN tradotto in francese: -La reaction en Allemagne. 1842 con una introduzione di Jean BARRUE'”,”ANAx-028″
“BRUPBACHER Fritz, a cura di Jean Paul SAMSON”,”Socialisme et liberté.”,”Scelta di testi tradotti e presentati da Jean Paul SAMSON “”Domela-Neuwenhuis ed io non tardammo a trovarci d’accordo su tutte le questioni essenziali. Per noi due, l’ anarchismo significava la volontà di non voler dominare, come pure di non essere dominati da nessuno. Questa non è, evidentemente, che una tendenza umana tra molte altre, tendenza che, per conseguenza, potrà, aggiungendosi, orientare tutte le forme, tutte le modalità della nostra azione. Stimavo, a differenza di Domela-Neuwenhuis, che voleva che io prendessi la decisione di lasciare la socialdemocrazia – che non mi era impossibile continuare ad essere iscritto al Partito socialista, come più tardi pensai di dover rimanere membro del Partito comunista.”” (pag 233)”,”ANAx-239″
“BRUPBACHER Fritz”,”Marx und Bakunin. Eine Beitrag zur Geschichte der Internationalen Arbeiterassoziation.”,”‘Marxens Beweis über die angebliche “”Gaunerei und Erpressung Bakunins””, Brief von Ljubawin an Marx, Bernsteins Urteil über Marx’ « Marxens preuve sur les prétendues « Gaunerei et extorsion Bakunins », lettre des Ljubawin à Marx, de l’ambre jaune jugement sur Marx » “”””Marx und Bakunin”” erschien 1913 im sozialdemokratischen Birk-Verlag in München und erregte sogleich grosses Aufsehen sowohl bei den Anarchisten wie auch bei den Sozialdemokraten. “”Es äusserten sich über das Buch Kropotkin und Domela-Nieuwenhuis, Mehring, Radek, Kurt Eisner, Riazanov, Steklov, Martinov und eine Unzahl lokaler Grössen””. Die Anarchisten jubelten über die Rehabilitierung Bakunins””. (pag V) “”Marx et Bakunin”” il est apparus à 1913 dans le Birk-Verlag social-démocrate à Munich et excitaient immédiatement une grande sensation avec les Anarchisten aussi bien que chez les social-démocrates. « Des Kropotkin et des Domela-Nieuwenhuis, multiIng, des Radek, des Eisner, des Riazanov, des Steklov, des Martinov et une infinité de dimensions locales » se sont brièvement prononcés sur le livre. Les Anarchisten ont exulté des Bakunins sur remettre””. (traduzione automatica)”,”INTP-041″
“BRUS Wlodzimierz”,”Storia economica dell’ Europa orientale 1950-1980.”,”BRUS, nato a Plock (Varsavia) nel 1921, negli anni 1950 è stato titolare della cattedra di economia politica presso l’Alta scuola di pianificazione e statistica presso l’Istituto di scienze sociali. Ha insegnato all’Univ di Varsavia. Nel 1968 ha dovuto lasciare la cattedra ed emigrare. Ora vive in Inghilterra e insegna ad Oxford. Ha scritto varie opere pubblicate dagli Editori Riuniti.”,”EURC-028″
“BRUS Wlodzimierz”,”Il funzionamento dell’economia socialista. Problemi generali.”,”BRUS Wlodzimierz è nato nel 1921 presso Varsavia. Ha conseguito il dottorato in scienze economiche nel 1950. Dal 1954 insegna all’Università di Varsavia. Ha svolto anche l’incrico di vicepresidente del Consiglio economico presso la Presidenza del Consiglio. “”Le scarse enunciazioni di Marx e Engels riguardo ai principi di funzionamento della futura economia socialista hanno carattere molto generale, orientativo; esse furono formulate in due ordini di circostanze. Primo: in margine all’analisi delle leggi del capitalismo, di solito per metterne in rilievo il carattere storicamente transitorio. Ci riferiamo in particolare alle considerazioni disseminate nel ‘Capitale’, che avevano nei confronti del capitalismo le stesse funzioni esplicative che l’anatomia umana ha per comprendere quella della scimmia. Secondo: in relazione alle necessità pratiche della lotta ideologica, in primo luogo quando si trattava dell’assoluta necessità di opporsi a tesi programmatiche errate. Questa è tra l’altro l’origine delle considerazioni in tema di socialismo nella ‘Critica al programma di Gotha’ e nella 3a parte dell”Antidühring’. A parte va trattato il problema del programma d’azione del futuro governo socialista subito dopo la rivoluzione. Mi sembra che queste considerazioni valgano in sostanza anche per le opere prerivoluzionarie di Lenin, tenendo però conto che la problematica del periodo di passaggio dal capitalismo al socialismo vi è delineata molto più concretamente, specialmente nelle opere scritte poco prima dell’ottobre 1917″” [Wlodzimierz Brus, Wlodzimierz, 1963] (pag 18-19) “”Marx sottolinea con forza l’analogia esistente tra la regolazione cosciente della divisione del lavoro al livello di una società organizzata, ed il medesimo processo all’interno di un’azienda. “”La regola che nella divisione all’interno di un’officina è applicata ‘a priori’ e secondo un piano, nella divisione del lavoro all’interno della società (borghese, ndr) agisce solo più ‘a posteriori’ come necessità della natura interna, cieca, che si manifesta nelle oscillazioni del barometro dei prezzi di mercato e vince l’arbitrio disordinato dei produttori di merci. La divisione del lavoro manuale ha come premessa l’assoluto ‘dominio’ del capitalista sugli uomini, che costituiscono solo parti del meccanismo che a lui appartiene; la divisione del lavoro nella società contrappone i produttori indipendenti di merci, che non conoscono altro potere superiore che la ‘concorrenza’, la costrizione esercitata su di loro dagli interessi che si scontrano così come nel regno animale il ‘bellum omnium contra omnes’ in maggiore o minor grado regge le condizioni d’esistenza di tutte le specie. Perciò la stessa coscienza borghese, che innalza al settimo cielo… la divisione del lavoro nelle manifatture condanna con ugual forza ogni cosciente controllo collettivo e ogni regolazione del processo di produzione sociale…E’ molto caratteristico che gli ispirati apologeti del sistema delle fabbriche non abbiano saputo dire niente di peggio contro ogni specie di organizzazione generale del lavoro sociale oltre quello che essa avrebbe trasformata tutta la società in una unica fabbrica.”” [C. Marx, Il Capitale]”” [Wlodzimierz Brus, Il funzionamento dell’economia socialista. Problemi generali, 1963] “”Ecco un breve riassunto delle posizioni di Bucharin: la socializzazione dei mezzi di produzione crea le condizioni per sostituire al meccanismo spontaneo di regolazione dell’economia un meccanismo di piano. In questo senso, di regolatore ‘spontaneo’, la legge del valore scompare in relazione allo sviluppo della base economica socialista. Ma la legge del valore nel contenuto materiale è qualcosa di più che un regolatore spontaneo della produzione mercantile privata: è una forma particolare, e concretamente storica, in cui si manifesta la legge generale della ripartizione del lavoro nella società (o, come allora spesso si diceva, la legge della proporzionalità nelle erogazioni di lavoro sociale). Qui Bucharin si richiama alle due seguenti enunciazioni di Marx, interpretate poi in tutti i modi possibili durante la discussione: “”‘Nessuna forma’ di società può impedire che il tempo di lavoro di cui dispone la società regoli in un modo o nell’altro (‘one way or another’) la produzione. Finché però questa regolamentazione avviene non attraverso il controllo consapevole della società sul proprio tempo di lavoro – il che è possibile solo quando esiste la proprietà collettiva – ma attraverso il movimento dei prezzi delle merci, tutto questo resterà in vigore, come hai detto giustamente nei “”Deutsch-Französische Jahrbücher”” (Annali Tedesco-Francesi)”” (Lettera ad Engels dell’8.1.1868 (in base alla raccolta Marx-Engels, Lettere su ‘Il Capitale’, (…) Varsavia 1957 p. 158). Marx, accennando agli “”Annali franco-tedeschi””, si riferiva all’opera di Engels (‘Schizzo di una critica dell’economia politica’) stampata in un quaderno di questa rivista nel 1844. (…) Engels nella sua opera, critica del meccanismo della concorrenza capitalistica). La seconda enunciazione è presa dalla lettera di Marx a Kugelmann dell’11 luglio 1868: “”…Che ogni popolo perirebbe se interrompesse il lavoro, non dirò per un anno ma solo per qualche settimana, lo sa anche un bambino. Egli sa che per fabbricare i prodotti necessari ai consumi sono indispensabili masse varie e quantitativamente determinate di lavoro sociale e collettivo. Ora è evidente di per sé (‘self evident’) che una ‘forma definita’ di lavoro sociale non può affatto abolire la ‘necessità’ di ripartire il lavoro sociale in proporzioni definite; può solo cambiare il modo in cui ‘essa si manifesta’. Le leggi di natura non possono essere abolite: se cambiano le condizioni storiche, può cambiare la forma in cui esse si manifestano. Ora, in un sistema sociale in cui l’interdipendenza del lavoro sociale esiste sotto forma di ‘scambio privato’ dei prodotti individuali del lavoro, la forma in cui si manifesta la ripartizione sociale del lavoro è appunto ‘il valore di scambio’ di questi prodotti”” (‘Lettere su “”Il Capitale””‘, p. 188). Bucharin sviluppa la sua argomentazione nello spirito di queste enunciazioni: nel socialismo la legge del valore si trasforma in legge della proporzionalità nell’erogazione di lavoro sociale, in legge generale ed universale di equilibrio economico.”” (pag 68-69) [Wlodzimierz Brus, Il funzionamento dell’economia socialista. Problemi generali, 1963]”,”TEOC-564″
“BRUS Wlodzimierz”,”Il funzionamento dell’economia socialista. Problemi generali.”,”Wlodzimierz Brus è nato nel 1921 a Plock presso Varsavia. Ha conseguito il dottorato in scienze economiche nel 1950 presso l’Alta Scuola di Pianificazione e Statistica a Varsavia. Dirige la cattedra di Economia politica presso l’Istituto di Scienze Sociali, e pure presso l’Alta Scuola di Pianificazione e Statistica. Dal 1954 insegna all’Università di Varsavia. Negli anni 1956-58 ha diretto la Sezione di Analisi Economiche presso la Commissione Statale di Pianificazione. Nel periodo 1957-1962 è stato uno dei vicepresidenti del Consiglio Economico presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Sue pubblicazioni: La legge del valore e il problema degli incentivi economici, Alcuni problemi di teoria dei prezzi nell’economia socialista, nonché Problemi del calcolo marginale nell’economia socialista, I servizi e il reddito nazionale, Problemi di teoria dello sviluppo nel socialismo, La moneta nell’economia socialista. Lenin e la NEP (pag 29-32) “”Lenin, più acutamente di molti altri capi e teorici del comunismo a lui contemporanei, si accorse della necessità non solo di conservare, ma anche di normalizzare i rapporti mercantili-monetari nel primo periodo della conquista del potere. Ciò si vede fra l’altro dalla funzione che assegnava alla riforma monetaria i cui preparativi erano già in fase molto avanzata (19). Lo scoppio della guerra civile e la necessità di introdurre il «comunismo di guerra» impedirono la realizzazione di questi piani. Lenin naturalmente vedeva i motivi specifici che avevano fatto nascere il comunismo di guerra, e comprendeva che questo non costituiva una fase di sviluppo normale. Cionondimeno ammetteva che quella situazione particolare sarebbe potuta divenire qualcosa di più che un episodio, che gli atti compiuti sotto la pressione della necessità di mobilitare tutte le forze per difendere le conquiste della rivoluzione potevano diventare irreversibili, e quindi che ciò che sembrava inverosimile alla luce della fredda analisi delle premesse economiche – il salto diretto ad un’organizzazione della produzione e distribuzione dei beni «puramente comunista», – sarebbe diventata realtà. Non c’è dubbio che in tale concezione si rifletteva l’idea fondamentale che i rapporti mercantili-monetari erano un male necessario, di cui ci si doveva disfare alla prima occasione; il comunismo di guerra sembrava essere appunto quest’occasione e se ne voleva profittare. Lenin non lo nascose più tardi – quando apparve chiaro che si sarebbe dovuto tornare alle forme mercantili dei rapporti economici. «Avevamo calcolato – o per meglio dire supponevamo senza averne sufficienti ragioni – che mediante decreti dello Stato proletario saremmo riusciti, in un paese di piccole imprese agricole, ad organizzare la produzione statale e la ripartizione statale dei prodotti secondo principi comunisti. La vita ha dimostrato il nostro errore» (20). Ma perfino dopo che l’errore venne alla luce, il convincimento che la ripartizione del lavoro secondo grandezze naturali fosse l’unica forma appropriata alla dittatura del proletariato continuò a farsi sentire. Elaborare una nuova concezione non era cosa facile. «E’ avvenuto un cambiamento della nostra politica economica – riconosceva Lenin al II Congresso dell’Internazionale Comunista nella relazione sulla ‘tattica’ del Partito Comunista Russo – invece della requisizione è venuta fuori l’imposta in natura. Non l’abbiamo escogitata di colpo. Nella stampa bolscevica, durante parecchi mesi potete trovare una serie di proposte, ma il progetto, che realmente assicurerebbe il successo non è stato ancora avanzato» (21). (…) Nel periodo iniziale della NEP Lenin ritorna su certi pensieri abbozzati nel 1918 (‘Sull’infantilismo di sinistra e il sentimento piccolo borghese’) e sviluppa il concetto dell’impiego di forme mercantili-monetarie da parte dello Stato socialista nel periodo di transizione. Elemento importante di questa concezione era l’affermazione che lo sviluppo delle forme mercantili – monetario nel quadro della NEP – non poteva limitarsi alla sfera dei rapporti fra città e campagna, ma doveva abbracciare lo stesso settore socialista. «La conversione delle imprese statali al cosiddetto rendiconto economico è legata strettamente per forza di cose, con la nuova politica, e nel prossimo avvenire questo tipo di imprese acquisterà senza dubbio il predominio se non l’esclusività. In una situazione in cui il libero commercio è consentito e si sta sviluppando, questo significa in realtà una larga conversione delle imprese statali su base commerciale» leggiamo nel testo, scritto da Lenin, della risoluzione del CC ‘Funzioni e compiti dei sindacati durante la NEP’ (23). In tale situazione era evidente la necessità di basare i criteri di efficienza dell’industria statale sul rendimento, il che era legato con un lungo periodo di autonomia delle aziende o dei trusts. Lenin riconobbe allora che applicare delle forme di mercato al meccanismo di funzionamento delle aziende statali non equivaleva affatto a respingere l’idea della pianificazione centralizzata, soprattutto se venivano concentrate le decisioni fondamentali in organi statali e se era possibile ingerirsi nell’attività delle aziende e dei trusts in casi giustificati da considerazioni economiche generali. Questo punto di vista fu espresso nella formula lapidaria: «La nuova politica economica ‘non cambia’ il piano economico unitario statale, e non esce dalla sua cornice, cambia solo ‘i metodi’ della sua realizzazione» (24)”” [Wlodzimierz Brus, ‘Il funzionamento dell’economia socialista. Problemi generali’, Milano, 1963] (pag 29-32) [(19) Vedi ‘Rapporto presentato al congresso nazionale russo dei rappresentanti delle sezioni finanziarie dei Soviet il 18 maggio 1918, Dziela (Le opere), vol. 27, pp. 397-401 (ed. pol.); (20) W. Lenin, ‘Le opere’, vol. 33, p. 42 (ed. pol.); (21) W. Lenin, ‘Le opere’, vol. 32, p. 517 (ed. pol.); (22) W. Lenin, ‘Le opere’, vol. 33, p. 84 (ed. pol.); (23) W. Lenin, ‘Le opere’, vol. 33, p. 185-186 (ed. pol.); [(24) W. Lenin, ‘Le opere’, vol. 35, p. 517. (ed. pol.)]”,”EURC-062-FL”
“BRUS Wlodzimierz”,”Storia economica dell’Europa orientale, 1950-1980.”,”W. Brus, nato a Plock (Varsavia) nel 1921, negli anni 1950 è stato titolare della cattedra di economia politica presso l’Alta scuola di pianificazione e statistica presso l’Istituto di scienze sociali. Ha insegnato all’Università di Varsavia. Nel 1968 ha dovuto lasciare la cattedra ed emigrare. Ora vive in Inghilterra e insegna ad Oxford. Ha scritto varie opere pubblicate dagli Editori Riuniti, tra cui ‘Sistema politico e proprietà sociale nel socialismo’ (1974).”,”EURC-011-FF”
“BRUSCHI Giordano, a cura di Alice VANNUCCHI”,”Un partigiano di nome Annibale.”,”Alice Vannucchi (1982, Pistoia), insegnante, si laurea in Storia contemporanea alla Facoltà di Lettere e filosofia di Firenze. Collabora con l’Istituto storico della Resistenza. Giordano Bruschi nasce a Pistoia nel 1925. Nel 1937 si trasferisce a Genova con la famiglia. Diplmato in ragioneria, viene assunto alla San Giorgio nello stabilimento dell’area torinese. Durante la guerra aderisce al CLN di fabbrica. Nel dopoguerra è tra i principali protagonisti dell’autogestione della San Giorgio. In seguito viene chiamato dalla Cgil per svolgere a tempo pieno attività sindacale. Ha pubblicato: ‘La battaglia operaia a Genova 1950: autogestione alla San Giorgio’ (2005), ‘La sfida dei marittimi ai padroni del vapore’ (2006), ‘Quelli dei comitati (1991-2014). Ventitré anni di lotte popolari in Valbisagno (2014).”,”ITAR-264″
“BRUSCHI Giordano”,”Una battaglia operaia a Genova. 1950: autogestione alla San Giorgio.”,”Giordano Bruschi ha 80 anni (nel 2005), 64 dei quali impegnati nella milizia sociale e politica, dalla resistenza alla battaglia sindacale nella CGIL, dalla presenza nel PCI e in PRC alle iniziative nei comitati per la difesa ambientale. Attualmente è presidente del Centro per l’Unità della Sinistra. Per 80 giorni dal 4 febbraio al 24 aprile 1950 cinquemila operai, impiegati e tecnci della San Giorgio Iri di Sestri Ponente rispondono alla serrata pretestuosa della direzione proseguendo la normale attività produttiva con l’autogestione guidata dal consiglio di gestione.”,”MITT-392″
“BRUSCHI Giordano”,”La sfida dei marittimi ai padroni del vapore. Lo sciopero di quaranta giorni del 1959.”,”Giordano Bruschi ha 80 anni (nel 2005), 64 dei quali impegnati nella milizia sociale e politica, dalla resistenza alla battaglia sindacale nella CGIL, dalla presenza nel PCI e in PRC alle iniziative nei comitati per la difesa ambientale. Attualmente è presidente del Centro per l’Unità della Sinistra.”,”MITT-394″
“BRUSCHI Giordano MORABITO Giuseppe”,”Una spoon river partigiana. Il Campo dei Partigiani nel Cimitero Monumentale di Staglieno.”,”Giordano Bruschi ha dato voce a 51 biografie comprese quelle di Antolini, Agostini, Camoriano e Gastaldi (in totale le tombe sono 268). Mentre Giuseppe Morabito ne ha ricostrite altre 87, e riportato fedelmente i 133 nomi di cui non possiediamo altro oltre alle informazioni presenti sulle lapidi. “”Chi non vuole chinare la testa con noi prenda la strada dei monti”” (Italo Calvino) (in 4° copertina) Giorndano Bruschi (Genova, 1925), ex partigiano sindacalista, impegnato in prima linea sul territorio della Val Bisagno con attività di educazione ambientale, civica, storica.”,”ITAR-267″
“BRUSCHI Giordano SIMONELLI Nicola BARONE Eros VADA Paola, interventi”,”Giacomo Buranello, Walter Fillak e i GAP.”,”GAP Gruppi di Azione Patriottica”,”ITAR-289″
“BRUSCHI Giordano”,”La sfida dei marittimi ai padroni del vapore. Lo sciopero di quaranta giorni del 1959.”,”””… la notte più lunga eterna non è…”” (B. Brecht) (in apertura) Giugno 1959, la rottura delle trattative per il rinnovo del contratto di lavoro (per la parte normativa in vigore dal 1931) causò 40 giorni di sciopero (8 giugno – 18 luglio) dei marittimi italiani nei porti nazionali e negli scali internazionali. Giordano Bruschi (81 anni nel 2006) sessantacinque dei quali passati nella milizia sociale e politica, dalla resistenza alla battaglia sindacale nella CGIL, dalla presenza nel PCI e in PRC alle iniziative dei comitati per la difesa ambientale. Attualmente (2006) è presidente del Centro per l’Unità della Sinistra. Ha pubblicato pure ‘Una battaglia operaia a Genova’ (2005)”,”MITT-020-FV”
“BRUSSET Christophe”,”Siete pazzi a mangiarlo! Un manager dell’industria alimentare svela cosa finisce davvero sulla nostra tavola. E spiega come difendersi.”,”Christophe Brusset ha lavorato per vent’anni nell’industria agro-alimentare come dirigente di alto livello di importanti aziende del settore prima di scrivere questo libro. ‘Il fruttosio è il principale motore del diabete’ (Le Monde 30.1.2015) (pag 183) “”Il fruttosio è ugualmente interessante dal punto di vista tecnico, perché da una parte migliora la stabilità dei prodotti in cui viene incorporato, e dall’altra regala una bella colorazione bruna agli alimenti cotti, come la pasticceria da forno e altri prodotti di panetteria. Infine – ed è forse la sua “”qualità”” principale, nonostante gli industriali si mostrino assai discreti su questo punto – il fruttosio favorisce la produzione di grelina, un ormone che stimola l’appetito. Per essere sazio, il consumatore che ingerisce fruttosio dovrà mangiare di più, cosa che si tradurrà alla fine in un maggior numero di prodotti venduti. In poche parole, più ne consumate, più ne sentirete il bisogno. E’ un sistema molto simile all’assuefazione da tabacco a lungo negata e favorita dai produttori di sigarette. Naturalmente se ci si mette dalla parte dei consumatori, il bilancio è ben diverso. Aggiungere zucchero alla propria alimentazione non risponde ad alcun bisogno biologico e la presenza di fruttosio nel cibo industriale non arreca alcun beneficio, ma al contrario seri inconvenienti per la salute. Un articolo di «Le Monde» del 30 gennaio 2015, intitolato ‘Il fruttosio è il principale motore del diabete’, che riprende i risultati di uno studio americano pubblicato dalla Mayo Foundation for Medical Education and Research, lo spiega molto bene: «Il consumo eccessivo di fruttosio determina delle modificazioni metaboliche. Esso costituisce il substrato del diabete di tipo 2 [una forma di diabete provocata dalla resistenza delle cellule all’insulina e che rappresenta il 90% delle forme della malattia], una malattia il cui incremento – più di 380 milioni di persone colpite nel mondo – ha assunto proporzioni epidemiche. Ogni anno, sul pianeta, più di cinque milioni di decessi sono dovuti al diabete, che insieme all’obesità e alla sedentarietà rappresenta un fattore di rischio cardiovascolare». Oggi, nel mondo, un adulto su dieci è colpito da diabete di tipo 2. Questa proporzione è più che raddoppiata tra il 1980 e il 2008. Negli Stati Uniti, il 75% del cibo contiene zuccheri aggiunti e il consumo medio di fruttosio pro capite raggiunge il livello record di 83,1 grammi al giorno. Più un adulto americano su tre è diventato, a gradi diversi, resistente all’insulina, segno di uno stato di prediabete che evolverà in diabete vero e proprio. I ricercatori stimano che l’aspettativa di vita delle persone colpite subirà una riduzione dai cinque ai dieci anni. Eppure, consumare fruttosio allo stato naturale, nella frutta, non pone problemi per la salute. La ragione è che un frutto maturo ne contiene molto poco (in una pesca, per esempio, non ce n’è più dell’1%) e racchiude anche acqua, fibre, antiossidanti e altre sostanze benefiche per la nostra salute che sono drammaticamente assenti nel cibo industriale. Il problema è tutto qui. Del resto, l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda senza ambiguità di limitare l’apporto energetico degli zuccheri aggiunti a meno del 10% dell’apporto calorico giornaliero, o meglio ancora di scendere sotto il 5% per una salute ottimale. Il mio consiglio: mangiate la frutta! E, quanto meno, evitate nei limiti del possibile le bevande zuccherate”” (pag 183-184)”,”ECOI-373″
“BRUTI LIBERATI Luigi”,”Il clero italiano nella grande guerra.”,”BRUTI LIBERATI Luigi è nato nel 1949 e lavora come ricercatore presso la cattedra di storia contemporanea della facoltà di lettere dell’ Università di Milano. Ha pubblicato vari scritti sul cattolicesimo italiano nel 1915 su varie riviste. Ha scritto il saggio ‘Le occupazioni delle terre nel Mezzogiorno, 1944-1949’ pubblicato nel volume ‘Stato e agricoltura in Italia, 1945-1970′ (ER). “”Gli avvenimenti milanesi preoccuparono gravemente lo stesso Turati che il 3 maggio scriveva ad Anna Kuliscioff: “”Non c’è da illudersi: i torbidi riprenderanno quando che sia. E hanno sapore di jacqueries, con la differenze che sono soprattutto le donne, che però sono furie. Vogliono far cessare la guerra subito: rivogliono i loro uomini, ce l’ hanno con Milano che volle la guerra e che ora porta via loro tutto (…) e vogliono fare la pelle ai signori, fra i quali – beninteso – siamo anche noi, tanto che si sospettava di una dimostrazione rurale contro il Municipio. C’ è forse lo zampino dei preti””. I sospetti di Turati circa la responsabilità del clero nei moti erano condivisi anche dal commissario Pignatari, in missione speciale nel capoluogo lombardo per conto della Direzione generale di P.S. (…). In sostanza tutte le testimonianze dell’ epoca concordavano nell’ affermare che le agitazioni muovevano dalle parrocchie, tanto che sia gli interventisti milanesi che le autorità di pubblica sicurezza fecero passi presso il Cardinal Ferrari perché intervenisse prendendo posizione contro il ripetersi di simili manifestazioni””. (pag 57-58)”,”ITAA-080″
“BRUTI LIBERATI Luigi”,”Il clero italiano nella grande guerra.”,”Luigi Bruti Liberati è nato nel 1949 e lavora come ricercatore presso la cattedra di storia contemporanea della facoltà di lettere dell’Università di Milano. Caporetto e le prime reazioni del clero. “”A questo maggiore impegno della gerarchia in senso patriottico non corrispose perà un’attenuazione della repressione giudiziaria nei confronti dei sacerdoti (…)”” (pag 96) “”Particolarmente indicativa in questo senso era la situazione della Lombardia, da dove, in questo periodo, giungevano al governo da parte di magistrati e prefetti lodi pressoché unanimi circa l’atteggiamento assunto dall’episcopato: i vescovi, pur con differenti sfumature, indicavano al clero e ai fedeli il dovere di concorrere alla resistenza contro il nemico invasore”” (pag 97)”,”RELC-002-FGB”
“BRUTI LIBERATI Luigi CODIGNOLA Luca”,”Storia del Canada. Falle origini ai giorni nostri.”,”Luigi Bruti Liberati è nato nel 1949 e lavora come ricercatore presso la cattedra di storia contemporanea della facoltà di lettere dell’Università di Milano. Luca Codignola insegna Storia del Canada all’Università di Genova.”,”CANx-002-FL”
“BRUTI-LIBERATI Luigi RUBBOLI Massimo a cura; scritti di Jorn CARLSEN Richard GILBERT Maurice YEATES Bruno RAMIREZ Cornelius J. JAENEN Nino RICCI Paul VILLENEUVE Franca FARNOCCHIA PETRI Marina MARENGO e Gianfranco SPINELLI Jacques LEGARÈ e Louis PELLETIER Guida CAMARDA Fabio ZICCARDI Claudio MINCA Matteo SANFILIPPO Jean-François LEONARD”,”Canada e Italia verso il Duemila: metropoli a confronto. Atti del 9° convegno internazionale di studi canadesi, Milano, 22-25 aprile 1992.”,”Scritti di Jorn CARLSEN Richard GILBERT Maurice YEATES Bruno RAMIREZ Cornelius J. JAENEN Nino RICCI Paul VILLENEUVE Franca FARNOCCHIA PETRI Marina MARENGO e Gianfranco SPINELLI Jacques LEGARÈ e Louis PELLETIER Guida CAMARDA Fabio ZICCARDI Claudio MINCA Matteo SANFILIPPO Jean-François LEONARD testi in italiano, francese, inglese”,”CANx-013″
“BRUTTI Carlo SCOTTI Francesco”,”Psichiatria e democrazia. Metodi e obiettivi di una politica psichiatrica alternativa.”,”Carlo Brutti (medico e pediatra, neuro-psichiatra infantile, psicolanalista, docente di psicopatologia); Francesco Scotti (medico, specialista in neuro-psichiatria, docente di psicologia sociale).”,”ITAS-004-FSD”
“BRUTTINI Adriano”,”La stampa inglese monopoli e fusioni, 1890-1972.”,”Antonio BRUTTINI é originario di Siena e ha un incarico di lingua inglese alla Facoltà di Scienze Economiche e Bancarie sin dalla sua fondazione. “”I domenicali riportavano le notizie della settimana. (Oggi non le forniscono più). Alla fine del secolo i domenicali raggiunsero una tiratura complessiva di 2 milioni di copie con il Lloyd’s Weekly Newspaper (1842) che aveva raggiunto, primo nel mondo, un milione di copie. Dall’ inizio del secolo i domenicali hanno avuto più lettori dei quotidiani. Come dice Raymond Williams, prima della guerra 1914-18 i domenicali erano letti dalla maggioranza della popolazione, nel 1920 erano letti praticamente da tutti; mentre i quotidiani erano letti dalla maggioranza della popolazione solo al termine della prima guerra mondiale ed erano letti praticamente da tutti solo nel 1939. Nel 1920 vengono complessivamente vendute 13.000.000 di copie, quasi due volte e mezzo del totale dei quotidiani. I quotidiani raggiungevano questa cifra solo nel 1939. In altre parole, già all’ inizio del secolo esisteva un pubblico pronto ad acquistare un quotidiano ed era quello servito dal domenicale. Nel 1930 i domenicali stampavano 14.600.000 copie contro gli 8.567.000 dei quotidiani.”” (pag 163-164)”,”EDIx-063″
“BRUTTINI Adriano”,”La stampa inglese. Monopoli e fusioni, 1890-1972.”,”Adriano Bruttini è nato e vive a Siena ove ha un incarico di lingua inglese alla Facoltà di Scienze Economiche e Bancarie sin dalla sua fondazione. Dopo la laurea ha soggiornato per tre anni negli Stati Uniti ove ha ottenuto un M.A. in giornalismo alla Pennsylvania State University con una tesi sulla stampa comunista in Italia e incarichi di insegnamento.”,”EDIx-003-FV”
“BRUZZO Sergio”,”Il pensiero di Antonio Labriola. Studio critico.”,”””Questa dottrina generale o della conoscenza non è chi possa metterla in dubbio se appena si soffermi a considerar come in ogni piccolo giudizio occorre “”ripensare alle forme generali”” (ossia alle categorie) che son ricorrenti negli atti particolari del pensiero (unità, pluralità, totalità, condizione, fine, ragion d’ essere, causa, effetto, ecc.).”” (pag 83) “”Sempre nel Labriola l’ ideale comunista si accompagnò con un senso vivo e costante della libertà, dell’ autonomia, della personalità. Giova ricordare la frase della sua prolusione del 1902: “”Nessuna conquista dell’ individualità sarà perduta””. (pag 109) “”In molti suoi scritti appare vivo il desiderio che l’ Italia diventi una grande e potente nazione e si allinei con le altre potenze europee. Talora assume forme sdegnose a suo riguardo; ma non erano diverse da quelle adoperate verso il socialismo contemporaneo e mostravano solo il suo amore per essa. Nel 1896 fu per l’ occupazione dell’ Etiopia, perché capiva che l’ Italia non poteva farsi grande se non seguendo la via delle altre potenze e dedicandosi ad un’ attiva politica commerciale e coloniale, nel 1901 caldeggiò manifestamente l’ occupazione della Libia, anticipando di oltre un decennio gli eventi. E vide acutamente il fiorire e lo sviluppo economico dell’ Italia all’ inizio del secolo XX e l’ opportunità che si sciogliesse dalla soggezione della Triplice e facesse una politica autonoma. Il suo amore si estendeva a tutti i popoli che rivendicavano la loro indipendenza, come si vede in un manifesto a favore della Polonia, e in una lettera violenta contro la polacca Rosa Luxemburg, che aveva proposto l’ accordo del proletariato russo e polacco””. (pag 110-111)”,”LABD-043″
“BRUZZONE Anna Maria FARINA Rachele a cura”,”La Resistenza taciuta. Dodici vite di partigiane piemontesi.”,”Anna Maria BRUZZONE laureata in lettere e diplomata in psicologia insegna all’ Istituto magistrale ‘A. Gramsci’ di Torino. La FARINA GRUPPI laureata in pedagogia e specializzata in storia contemporanea insegna lettere in un istituto tecnico. “”Ero stata catturata dai fascisti della “”Venezia Giulia””, comandati dal tenente Finestra della “”Muti””. Era un nemico rispettabile, l’ unico che avesse il coraggio di fare i rastrellamenti anche di notte. Dal modo come rispondevo, come mi comportavo, lui diceva che io ero certamente una nemica irriducibile, ma anche migliore di altri partigiani che gli erano capitati prigionieri. Certo m’ha aiutato la solita fortuna, e anche, devo riconoscerlo, l’ essere carina, soprattutto agli occhi dei nemici. Ma vi era ancora un’altra circostanza che non ho mai detto: godevo la simpatia della moglie di Finestra. Voglio raccontarlo per un omaggio a questa ragazza di diciotto o vent’anni, morta di tubercolosi proprio il 25 aprile 1945. Era jugoslava, e probabilmente Finestra l’ aveva conosciuta quando conduceva la guerriglia contro i partigiani jugoslavi.”” (pag 133)”,”ITAR-097″
“BRUZZONE Mariagrazia”,”Piccolo grande schermo. Dalla televisione alla telematica.”,”Mariagrazia Bruzzone, laureata in lettere a Pisa, ha collaborato alle pagine scientifiche de ‘La Stampa’ e scrive per l’Espresso e La Repubblica (1984). Si è occupata di comunicazione, Tv e telematica come ricercatrice dell’Univ. di Roma.”,”EDIx-006-FV”
“BRYANT Arthur”,”L’ ultimo colpo di Hitler. Quarto volume tratto dai diari di guerra di Lord Alan Brooke, Capo di Stato Maggiore alleato. (Tit. orig.: Triumph in the West 1943-1945)”,”BRYANT Arthur (1899-) scrittore e docente universitario è considerato tra i maggiori storici britannici viventi. Ha scritto varie biografie (Carlo II, Pepys). Alan BROOKE doveva rivelarsi il massimo stratega britannico, l’ artefice della vittoria alleata. “”Era appunto questo che Brooke e Marshall, con i rispettivi capi di stato maggiore della marina e dell’ aviazione, erano venuti a discutere a Yalta con i loro colleghi russi, mentre Roosevelt, Churchill e Stalin disputavano tra loro a palazzo Livadia sul destino politico della Germania, della Polonia e del mondo. I capi militari avevano il compito di coordinare le due offensive convergenti da occidente e da oriente, in modo da impedire ai tedeschi di trasferire truppe e forze aeree dall’ uno all’ altro fronte; dovevano inoltre stabilire le rispettive responsabilità nelle zone occupate e prendere accordi per la partecipazione della Russia alla guerra contro il Giappone, subito dopo la sconfitta della Germania.”” (pag 389)”,”QMIS-092″
“BRYANT Anthony J.”,”Sekigahara 1600. Lo scontro finale per il potere.”,”””Benché ambo le parti stessero preparando la guerra da mesi, la scelta del campo di battaglia avvenne sull’onda del momento. Pur essendo certo che la sua posizione in altura gli avrebbe conferito un certo vantaggio, Mitsunari non poteva prevedere la defezione virtuale, quando non effettiva, di più di un terzo delle sue forze. La battaglia fu uno scontro tra la macchina da guerra Tokugawa, una forza molto coesa di vassalli e alleati leali, e la disunità e litigiosa coalizione di nobili, spesso rivali tra loro, di Mitsunari. Un fatto chiaramente dimostrato dalla battaglia (di Sekigahara, 1600) è l’alta qualità della disciplina e dell’addestramento in entrambi gli schieramenti. Nel buio più totale, e con una terribile bufera in corso, riuscirono a mantenere la propria unità, a manovrare, e persino a schierarsi in battaglia e costruire delle installazioni difensive. Uno dei passatempi preferiti degli storici giapponesi è discutere sull’esito della battaglia se le divisioni Môri e Kobayakawa fossero rimaste fedeli al loro patto di lealtà all’Armata dell’Ovest. Per Ieyasu, il loro tradimento fu una manna dal cielo, poiché all’inizio della battaglia si trovava in una posizione estremamente pericolosa. Ieyasu non era il tipo da lasciarsi intrappolare da una forza più numerosa, disposta, oltretutto, in modo da sovrastarlo dall’alto. Eppure, con tutta la sua capacità previsionale e rapidità di movimento, era andato a posizionarsi a valle. Ogni via d’accesso era occupata dal nemico; ogni via di ritirata poteva essergli facilmente preclusa. Si può soltanto speculare su come sarebbe andata a finire se Ieyasu non avesse avuto la certezza delle defezioni tra il nemico. Sarebbe andata subito a Sekigahara? Osservando la mappa, viene da dubitare che potesse andare da qualche altra parte e così la discussione pare accademica. Doveva assolutamente conquistare il castello di Sawayama per togliere di mezzo la base operativa di Mitsunari e aveva bisogno di recuperare il castello di Ôsaka da Môri Terumoto. La sola maniera per giungervi era lungo la strozzatura di Honshû e Sekigahara si trovava sulla strada. Anche Mitsunari considerava Sekigahara la migliore opzione disponibile. E tuttavia, non scelse quel sito e si preparò in modo mirabile per un assalto frontale. Ironicamente, fu il grande clan Môri, che non combatté né per l’uno né per l’altro, a scegliere il luogo per tutti gli altri. Fu Kobayakawa Hideaki, un affiliato al clan dei Môri, a porre il suo campo in cima al Monte Matsuo, mentre Môri Hidemoto, Kikkawa Hiroie e Ankokuji Ekei stabilirono le loro posizioni sul fianco est del Monte Nangû; tutto questo molto prima che si avvicinasse Ieyasu. Per ironia suprema, proprio Ankokuji Ekei, l’agente di Ishida Mitsunari nell’accampamento del clan Môri, responsabile per aver portato così tanti clan nello schieramento occidentale (e fautore involontario della loro caduta), al momento buono non riuscì ad entrare in battaglia con la sua divisione. Finì per darsi alla fuga; i suoi uomini furono messi in rotta ed egli fu catturato e ucciso. Fu così sprecato un grande potenziale bellico. Da una parte, non c’era semplicemente terreno a sufficienza per schierare ambedue le armate. Dall’altra, solo una parte dell’Armata dell’Ovest fu coinvolta direttamente nel combattimento, mentre le forze di Ieyasu vi presero parte tutte, fatta eccezione per i 36.000 uomini di Hidetada distaccati al castello di Ueno. Altri 30.000 uomini di Mitsunari erano invece inutilmente impegnati negli assedi di Otsu e Tanabe. Un’altra importante ragione della sconfitta delle forze occidentali, a parte le defezioni, fu l’animo e la natura dei due comandanti in capo. L’Armata dell’Est aveva per capo indiscusso Tokugawa Ieyasu. Egli era il comandante supremo sia dei vassalli che degli alleati, e i suoi ordini venivano eseguiti senza esitazione. Ishida Mitsunari, con tutta la sua ambizione, era semplicemente incapace e forse inadatto a ricoprire quel ruolo. Molti ‘daimyô’ presero parte alla battaglia per lealtà non verso Mitsunari, ma verso l’erede di Toyotomi Hideyoshi. Erano più inclini ad ascoltare i consiglieri dei loro clan e a seguire i loro piani (come fece Shimazu Yoshihiro) che a prendere ordini da un personaggio giudicato un politico che si immischiava negli affari militari. Agendo così, finirono per danneggiare la loro causa; non presentando un fronte unificato, infatti, provocarono inevitabilmente la sconfitta delle loro forze. In più, Mitsunari era enormemente detestato da gran parte dei suoi nemici e la sua figura dominante nell’Armata dell’Ovest attirava l’odio degli Orientali come un magnete”” (pag 84-85)”,”STAx-287″
“BRYANT Louise DEARBORN Mary V.”,”Six Red Months in Russia. An Observer’s Account of Russia Before and During the Proletarian Dictatorship.”,”Mary V. Dearborn holds a doctorate from Columbia University and has written five books, including biographies of Henry Miller. Louise Bryant (Queen of Bohemia), and Norman Mailer (Mailer: A Biography). She is currently at work on a biography of art patron Peggy Guggenheim. Preface by Mary V. DEARBORN, Glossary of Names, Introduction,”,”RIRO-144-FL”
“BRYANT Louise”,”Mirrors of Moscow.”,”Foreword, Lenin and his Subordinates, Illustrations,”,”RIRB-028-FL”
“BRYANT Arthur”,”All’attacco, 1941-1943. Secondo voume di Tempo di guerra. I diari e le note autobiografiche del Feldmaresciallo Visconte Alan Brooke, Capo dello Stato Maggiore generale imperiale.”,”Arthur Bryant, scrittore e docente universitario, figura tra i più grandi storici britannici viventi. (dalla presentazione) 1942: “”Navi! Navi! Soprattutto di navi noi abbiamo bisogno”” (Generale Eisenhower) Operazioni in Asia contro il Giappone “”Contemporaneamente alle citate azioni nel Pacifico sud-occidentale, a tremila miglia di distanza nelle Hawaii, Nimitz e il suo brillante capo di Stato Maggiore, Spruance, allestivano una vasta base aerea e navale autonoma e mobile per appoggiare la flotta e i reparti dei marines. Con i bacini natanti, le officine, i cantieri, i reparti di genieri per costruire strade, aeroporti e moli, si era progettato di attrezzare un gruppo anfibio di portaerei, navi da battaglia e mezzi da sbarco e da trasporto, destinato a operare a migiaia di miglia dalla più vicina base costiera e ad attaccare a discrezione anche la più fortificata delle isole giapponesi. Sarebbe stato facile agli attaccanti, con le loro immense risorse tecniche, stabilire nuove basi per operazioni nel cuore delle posizioni nemiche, dopo averle sorprese e isolate mediante il controllo aereo e navale e dopo averle attaccate con truppe di assalto specializzate. Si prevedeva per l’estate del 1944 di venire in possesso di tutti i gruppi di isole della linea avanzata di difesa del Giappone: Gilbert, Marshall, Marianne e Caroline. Gli americani non si contentavano tuttavia di questo massiccio programma contro il Giappone. A Casablanca e a Washington essi avevano insistito perché gli inglesi iniziassero operazioni offensive in Birmania in modo da riaprire la strada per la Cina. Quindi avevano posto Brooke e i suoi colleghi di fronte a nuovi problemi e a una richiesta di armi ed equipaggiamenti che in quel momento erano urgentemente necessari altrove. Dal momento che adesso Ceylon e l’India era tenuti da forze sufficienti e che la potenza aerea inglese e ameircana era in continuo aumento, Brooke non riteneva possibile una avanzata dei giapponesi verso Occidente, data anche la scarsezza del loro naviglio rispetto alla estensione delle linee di comunicazione. E riteneva opportuno, fino a quando i progressi della guerra in Occidente non avessero reso possibili operazioni decisive, di annegare risorse nel pozzo senza fondo della inefficienza e corruzione orientale, cioè la Cina di Ciang Kai-scek, e di sperperarle in operazioni in Birmania. Ma, nella sua qualità di membro del Consiglio unificato dei capi di Stato Maggiore, essendo subordinato alle decisioni di questo organo ed avendo questo stabilito di iniziare un’offensiva in Birmanai con le forze disponibili, era costretto a rispettare tutte le decisioni”” (pag 566-567)”,”QMIS-298″
“BRYANT Arthur”,”Trionfo in occidente, 1943-1944. Terzo volume tratto da diari di guerra di Lord Alan Brooke, Capo dello Stato Maggiore alleato.”,”Le operazioni Overlord e Anvil. “”(19 febbraio) «Ho avuto qualche difficoltà con Eisenhower, ma non c’è voluto molto per convincerlo; perché in realtà desiderava essere costretto a ritornare ai piani che giudicava realmente migliori, dal momento che aveva fatto il finto tentativo di appoggiare l’idea di Marshall. Penso che ora la questione sia appianata». Le proposte di Einsenhower per le quali il generale americano aveva ottenuto l’appoggio sia pure riluttante di Montgomery e di Ramsay, erano basate su un piano di compromesso nella distribuzione del naviglio, che avrebbe dovuto rendere possibili sia l’operazione ‘Overlord’ sia la ‘Anvil’; al prezzo però di una pericolosa mancanza di elasticità al momento cruciale dei due sbarchi, proprio quando le truppe d’assalto sarebbero state più vulnerabili. Il punto chiave di questo particolare problema era l’assoluta insufficienza dei mezzi da sbarco corazzati che gli inglesi avevano inventato e che gli americani avevano cominciato a produrre ma che a causa delle necessità della guerra nel Pacifico non erano stati ancora in grado di fornire in numero sufficiente per il teatro di guerra europeo. Con lo stesso inguaribile ottimismo che lo aveva spinto ad appoggiare un attacco oltre Manica nel 1942, il comando supremo aveva tentato ancora una volta di ignorare questo inevitabile ostacolo che si opponeva alla sua speranza di poter effettuare due invasioni contemporaneamente. Come lo storico ufficiale americano sottolinea «Aumentando il numero degli uomini nella prima ondata di assalto, senza sbarcare un corrispondente numero di veicoli, i piani del comando supremo delle forze di spedizione alleate o avrebbero mandato a terra reparti che non potevano raggiungere i loro obiettivi finché non fossero arrivati i veicoli, determinando così una congestione sulle spiagge; oppure avrebbero costretto le nave semicariche ad aspettare al largo esponendo così navi e uomini a rischi assolutamente ingiustificabili. La validità di queste obiezioni era pienamente sentita dal generale Eisenhower, ma egli giudicava che si trattasse di sacrifici e di rischi che valeva la pena di accettare, in considerazione del fatto che avrebbero permesso un simultaneo attacco diversivo nella Francia meridionale. Sebbene in un primo tempo vi si fosse vivamente opposto, il generale Montgomery, alla fine, si era accordato con Eisenhower, e il progetto fu perciò sottoposto ai capi di stato maggiore inglesi. Questi bocciarono il compromesso sulla base delle seguenti considerazioni: primo, perché avrebbe indebolito sia l’operazione ‘Anvil’ sia la ‘Overlord’; secondo, perché il lento procedere della campagna italiana rendeva lontana e quindi quasi trascurabile la possibilità di costituire le forze necessarie per l’operazione ‘Anvil’. Il generale (sic) Brooke fece osservare che l’impiego di dieci divisioni nella Francia meridionale, previsto dai piani, avrebbe lasciato soltanto venti divisioni a combattere la difficile battaglia in Italia e a far fronte a tutti gli altri impegni che potevano verificarsi nel Mediterraneo. Eisenhower lasciò la riunione in cui fu discusso questo problema, con l’impressione che le possibilità di effettuare l’operazione ‘Anvil’ fossero minime»”” (pag 129-130)”,”QMIS-299″
“BRYANT Arthur”,”The Turn of the Tide, 1939-1943. A Study based on the Diaries and Autobiographical Notes of Field Marshal The Viscount Alanbrooke.”,”Dedica dell’autore a Alanbrooke (‘whose war diaries are the jewel for which this book is the setting’) “”My long experience in these matters had taught me that a Minister of Defence must work with and through responsible advisers – that is to say, war chiefs who can give effect in the decisions taken and are accountable for the results”” (Winston Churchill) (in apertura)”,”QMIS-075-FSD”
“BRYM Robert J.”,”The Jewish Intelligentsia and Russian Marxism. A Sociological Study of Intellectual Radicalism and Ideological Divergence.”,”BRYM Robert J. è Assistant Professor of Sociology, Memorial University of Newfoundland, St. John’s.”,”RIRx-093″
“BRYNJOLFSSON Erik McAFEE Andrew”,”La nuova rivoluzione delle macchine. Lavoro e prosperità nell’era della tecnologia trionfante.”,”BRYNJOLFSSON Erik è professore presso il Mit e direttore del Mit Center for Digital Business. McAFEE Andrew è ricercatore capo in questo centro. Il mito americano delle ‘start up’ “”L’imprenditoria è stata una voce importante nei manuali di introduzione all’economia almeno a partire dal saggio epocale di Joseph Schumpeter, scritto in pieno ventesimo secolo, sulla natura del capitalismo e dell’innovazione. Schumpeter proponeva la nostra definizione preferita di innovazione, “”l’introduzione sul mercato di una novità tecnica o organizzativa, non solo la sua invenzione””, e, come noi, credeva che fosse intrinsecamente un processo ricombinante (“”ottenere nuove combinazioni””) (11). Sosteneva anche che era meno probabile che l’innovazione nascesse nelle imprese affermate che non nelle sfidanti intenzionate a detronizzarle. Come scriveva in ‘The Theory of Economic Development’, «le nove combinazioni sono di norma incarnate (…) in imprese che di solito non nascono da quelle vecchie (…). Non sarà il proprietario delle diligenze a costruire le ferrovie» (12). Insomma, l’imprenditoria è una macchina per le innovazioni. E’ anche una fonte fondamentale per la crescita dei posti. In effetti in America sembra essere l’unica istanza che sta creando lavoro. In uno studio pubblicato nel 2010, Tim Kane della Kauffman Foundation ha usato i dati dell’ufficio del censimento per suddividere tutte le aziende statunitensi in due categorie: start up nuove di zecca e aziende esistenti (attive da almeno un anno). Ha scoperto che in tutti gli anni a parte sette, tra il 1977 e il 2005, le imprese già esistenti sono state, come gruppo, distruttrici nette di posti, perdendo una media di circa un milione di dipendenti all’anno (13). In netto contrasto, le start up creavano in media tre milioni netti di posti all’anno. La successiva ricerca di John Haltiwanger, Henry Hyatt e colleghi confermava che la creazione netta di posti è assai più elevata nelle giovani imprese anche se gli stipendi sono inferiori (14). Il loro studio suggerisce inoltre che le start up sono responsabili di un imparagonabile “”rimescolamento dei lavoratori””. Suona come un fenomeno spiacevole, e invece non lo è, significa soprattutto che i lavoratori si muovono in senso laterale, da un posto all’altro, in cerca di occasioni migliori. Il “”rimescolamento”” è un’attività importante in un’economia sana, però tende a calare durante le recessioni, quando la gente diventa più riluttante a mollare il posto. L’équipe di ricercatori ha scoperto che le giovani imprese avevano aumentato la loro quota di rimescolamento globale durante la Grande recessione e dopo, confermando che le start up fornivano una quanto mai necessaria fonte di opportunità di trasferimento per i lavoratori in un periodo difficile. L’ambiente imprenditoriale americano è invidiato in tutto il mondo ma ci sono preoccupanti prove del fatto che stia diventando meno fertile. Una ricerca della Kauffman Foundation condotta dall’economista Robert Fairlie ha scoperto che, sebbene il ritmo di formazione di nuove imprese sia cresciuto tra 1996 e 2011, quasi tutte queste start up avevano un solo dipendente: il fondatore (15). Questo tipo di imprenditoria è aumentato durante la Grande recessione, indicando che alcuni imprenditori sono probabilmente soltanto persone che si sono messe in proprio avendo perso il posto. Nello stesso periodo, tra il 1996 e il 2011, il ritmo delle nascita di “”employer establishments””, cioè di aziende che già all’inizio impiegavano più di una persona, è calato di oltre il 20%. Non sono chiari i fattori di questo declino (…)’ (pag 227-228) [(11) J.A. Schumpeter, ‘The Theory of Economic Development: An Inquiry into Profits, Capital, Credit, Interest, and the Business Cycle’, Transaction Publishers, 1934, (…) tr. it. ‘Teoria dello sviluppo economico’, Firenze, 1977; (12) Ivi, p. 66; (13) Comunicato stamap ‘Us Job Growth Driven Entirely by Startups, According to Kauffman Foundation Study, Reuters, 7 luglio 2010 (…); (14) John Haltiwanger et al. ‘Business Dynamics Statistics Briefing: Job Creation, Worker Churning, and Wages at Young Businesses’, (…) 1 novembre 2012; (15) Kauffman Index of Entrepreneurial Activity, E.M. Kauffman Foundation, 2012 (…)]”,”CONx-221″
“BRYSON Bill”,”Breve storia della vita privata.”,”Bill Bryson è nato a Des Moines (Iowa) nel 1951 e ora risiede nel Norfolk, Inghiterra. Dello stesso autore: ‘Una passeggiata nei boschi’, ‘In un paese bruciato dal sole’, ‘NotIzie da un’isoletta’, Breve storia di (quasi) tutto e il mondo è un teatro’. Uno dei più amati autori di libri di viaggio alle prese con un itinerario insolito: l’esplorazine della sua dimora inglese, un’ex canonica vittoriana situata in uno sperduto villaggio del Norfolk. La sfida è quella di posare sugli oggetti che ci circondano uno sguardo diverso… Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”STOS-006-FAP”
“BRZEZINSKI Zbigniew”,”La Grande Scacchiera. Il mondo e la politica nell’era della supremazia americana.”,”L’A è nato a Varsavia nel 1928. Laureatosi ad Harvard, vi ha insegnato dal 1953 al 1960 per poi passare alla Columbia Univ. Dal 1977 al 1981 è stato consigliere per la sicurezza nazionale del Presidente CARTER. E’ professore di politica estera alla Paul Nitze School of Advanced International Studies della John Hopkins Univ. Ha scritto vari libri di politica internazionale, di strategia economica e di storia contemporanea (‘Il grande fallimento. Ascesa e caduta del comunismo nel XX secolo’ 1989, ‘Il mondo fuori controllo. Gli sconvolgimenti planetari all’alba del XXI secolo’ 1993).”,”USAP-019 RAIx-042″
“BRZEZINSKI Zbigniew”,”Le grand échiquier. L’Amerique et le reste du monde.”,”L’A è stato consigliere per la sicurezza del Presidente degli USA tra il 1977 e il 1981. Esperto al ‘Center for Strategic and International Studies’ (CSIS) è professore alla Johns Hopkins University.”,”RAIx-067″
“BRZEZINSKI Zbigniew”,”Illusions dans l’équilibre des puissances.”,”Brzezinski, nato a Varsavia nel 1928, ha collaborato con L. Johnson, professore alla Columbia University, è stato il braccio destro di Jimmy Carter in politica estera durante “”la lunga marcia”” di questi alla presidenza. Ha preso il posto di Kissinger come Assistente speciale del presidente per gli affari di sicurezza nazionale. Fa parte del Consiglio nazionale di sicurezza, organo supremo dove si integrano e coordinano le strategie dei diversi dipartimenti in materia di politica estera. E’ direttore generale della influente Commissione Trilaterale. “”A présent, et sans doute pour quelque temps encore, il existe la combinaison d’un monde de forces bipolaires avec des multiples interactions étatiques. En réalité, deux triangle compétitif inclut: l’Amérique, la Chine et l’Union soviétique; celui de la coopération: l’Amérique, l’Europe et le Japon. C’est le foyer central du jeu des puissances multiples, en supposant qu’un déséquilibre soudain de l’axe de la puissance de soutien, impliquant un arrêt des rapports bipolaires entre les USA et l’URSS, ne puisse pas se produire.”” (pag 98)”,”RAIx-290″
“BRZEZINSKI Zbigniew”,”Il grande fallimento. Ascesa e caduta del comunismo nel XX secolo.”,”””La meta che Gorbaciov si prefiggeva, dar forma a una nuova cultura politica, era tanto più difficile da raggiungere in quanto l'””inadeguatezza”” che egli deplorava non era soltanto un’eredità del leninismo e dello stalinismo, ma era profondamente radicata nella storia russa. nelle ‘Lettere dalla Russia’ che il marchese Astolphe De Custine pubblicò nel 1839 dopo un lungo soggiorno in quel paese traspare un’impressionante continuità tra la politica della Russia del diciannovesimo secolo e quelçlo dell’Unione Sovietica di oggi. De Custine rimase colpito dall’onnipresenza della burocrazia statale, “”fondata sulla miopia, sulla negligenza e sulla corruzione””, e in cui “”regna sovrana la segretezza””. Egli osservava che “”l’unico campo in cui la tirannia mostra una certa inventiva è negli strumenti per mezzo dei quali perpetua il proprio potere”” e che “”il dispotismo è peggiore quando pretende di agire per il bene comune, perché in tal modo giustifica con le intenzioni gli atti più infami e il male spacciato per utile medicina non conosce più limiti””. Il suo giudizio su quel regime potrebbe essere applicato senza difficoltà all’esperienza sovietica: “”Non dico che il loro sistema politico non abbia mai dato buoni risultati, ma affermo semplicemente che per ottenerli è stato pagato un prezzo troppo alto””. De Custine fu impressionato anche dalle restrizioni imposte alla circolazione delle idee e dal modo in cui il potere manipolava la storia, che egli definiva “”possesso degli zar””, i quali “”offrono al popolo le verità storiche che si accordano con la finzione dominante””. Forse ancora più significativamente, commentava: “”Il sistema politico russo non reggerebbe a vent’anni di libere comunicazioni con l’Europa occidentale””.”” (pag 62)”,”RUSU-250″
“BRZEZINSKI Zbigniew”,”Il mondo fuori controllo. Gli sconvolgimenti planetari all’alba del XXI secolo.”,”Dedica libro a Jimmy Carter ‘la cui voce in favore dei diritti umani continua a risuonare’ India, Cina, Russia. “”Non è probabile che uno dei paesi in via di sviluppo si qualifichi come modello e leader. L’India mostra al suo interno povertà e ricchezza estreme e quindi, anche presupponendo che le sue diversità etniche e religione non spingano verso la disintegrazione, non è probabile che riguadagni la statura internazionale che aveva ai tempi di Nehru. Nessuna delle nazioni africane ha il prestigio e nessuna delle nazioni latino-americane ha la vocazione per farlo. In particolari circostanze, come si è detto, la Russia potrebbe provare la tentazione di ricercare il ruolo di leader, forse spinta dai dilemmi geopolitici e dalla confusione ideologica. Ma per essere accettata da altri e non solo reclamata dai russi, la leadership russa dovrebbe basarsi su un modello socioeconomico funzionante e interessante. Una Russia semifascista sarebbe incapace di dar vita a un simile modello, con il suo probabile e inevitabilmente debilitante coinvolgimento in nuove lotte imperialiste. Una Russia impegnata in un positivo processo di democratizzazione sarebbe orientata verso Occidente e dipenderebbe dal suo continuo sostegno; quindi la sua progressiva integrazione con il mondo avanzato precluderebbe un’identificazione stretta e ideologicamente significativa con le popolazioni dell’ex Terzo mondo. Se una Russia fascista, o un Russia democratica, dovesse perseguire ambizioni così campate per aria, sarebbe improbabile che riuscisse a ricevere una buona accoglienza da parte dei poveri del mondo. Per contrasto, la Cina potrebbe aspirare allo scettro. La Cina, per quello che è, sfida il mondo della disuguaglianza. E’ un gigante, che abbraccia oltre un miliardo di persone impegnate in uno sforzo sostenuto contro la disparità, una lotta che, almeno fino ad oggi, è stata coronata da successo. Inoltre, è ben più di una nazione-Stato in un mondo formato da tante nazioni-Stato. E’ l’unico Stato che è, al tempo stesso, una civiltà ben distinta e definita, certamente più di quanto non lo sia la Russia. Quindi si pone in una relazione in un certo senso unica rispetto al resto del mondo: ne fa parte e al tempo stesso ne è separata”” (pag 193-194)”,”RAIx-349″
“BRZEZINSKI Zbigniew”,”La grande scacchiera.”,”Zbigniew Brzezinski è nato a Varsavia nel 1928. Laureatosi a Harvard, vi ha insegnato dal 1953 al 1960, per poi passare alla Columbia University. Dal 1977 al 1981 è stato consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Carter. É professore di politica estera alla Paul Nitze School of Advanced International Studies della Johns Hopkins University. Ha scritto vari libri: Il grande fallimento. Ascesa e caduta del comunismo nel XX secolo. Il mondo fuori controllo, Gli sconvolgimenti planetari all’alba del XXI secolo.”,”RAIx-024-FL”
“BRZEZINSKI Zbigniew”,”Game Plan. A Geostrategic Framework for the Conduct of the U.S. – Soviet Contest.”,”Zbigniew Brzezinski è stato Consigliere per la Sicurezza nazionale alla Presidenza dal 1977 al 1981. Dopo è stato Professor of Government alla Columbia University e Consigliere al Center for Strategic and Internazional Studies alla Georgetown University. “”«Democracy», wrote Sir Halford Mackinder in the light of Europe’s painful wartime experiences, «refuses to think strategically unless and until compelled to do so for purposes of defense». Yet today democracy must think, not only strategically for the purpose of defense, but also geopolitically for the purpose of offense”” (pag 194)”,”USAP-081″
“BRZEZINSKI Zbigniew SCOWCROFT Brent, moderated by David IGNATIUS”,”America and the World. Conversations on the Future of American Foreign Policy.”,”Z. Brzezinski ex consigliere del National Security Advisor del presidente J. Carter. professore alla Johns Hopkins University. Brent Scowcroft già consigliere del National Security Advisor del presidente George H.W. Bush e Gerald Ford, e assistente militare del Presidente R. Nixon. E’ presidente dello Scowcroft Group. Ha scritto con G.W.H. Bush ‘A World Transformed’. D. Ignatius giornalista del Washington Post.”,”USAP-089″
“BUBER NEUMANN Margarete”,”Da Potsdam a Mosca.”,”L’A moglie un prime nozze del figlio del celebre filosofo ebraico Martin BUBER e compagna poi di Heinz NEUMANN uno dei capi più in vista del KPD tedesco tra il 1925 ed il 1932 narra le esperienze nella repubblica di Weimar, nella Russia di STALIN e nella Spagna all’inizio della Rivoluzione. Ribellatasi da giovane alla tradizione prussiana autoritaria, si iscrisse al PC e diventò collaboratrice a Berlino del settimanale della Terza Internazionale ‘Imprekorr’. Sua sorella Babette aveva sposato uno dei principali esponenti della 3° Internazionale, Willi MÜNZENBERG, il capo del Soccorso Rosso Internazionale e dei Comitati internaz di lotta contro colonialismo, imperialismo e più tardi nazismo. Nelle sue memorie Margarete narra anche la vita di Heinz NEUMANN, grande oratore di massa, che morì nei campi di STALIN.”,”GERG-013″
“BUBER Martin, a cura di Nahum N. GLATZER”,”The Way of Response. Martin Buber. Selections from his writings edited by N.N. Glatzer.”,”Dono Tino Albertocchi Martin Mordechai Buber (Vienna, 8 febbraio 1878 – Gerusalemme, 13 giugno 1965) è stato un filosofo, teologo e pedagogista austriaco naturalizzato israeliano. Si deve a lui l’emersione alla cultura europea del movimento hassidim, ma soprattutto a lui si deve l’idea che la vita è fondamentalmente non-soggettività, bensì intersoggettività, anzi per Buber soggetto e intersoggettività sono sincronicamente complementari e ne era talmente convinto che non esitò ad affermare: “”In principio è la relazione””. (wikip)”,”EBRx-059″
“BUBER-NEUMANN Margarete”,”Prigioniera di Stalin e Hitler.”,”Margarete THÜRING nasce a Potsdam nel 1901. Studentessa entra nel movimento giovanile ‘Freideutsche Jugend’. Inizialmente legata a a Rafael, figlio del filosofo ebreo Martin BUBER, nel 1921 si trasferisce con lui a Heidelberg, dove entrambi aderiscono alla gioventù comunista, poi a Jena e da ultimo presso i suoceri a Heppenheim. Dalla loro breve unione, terminata nel 1925, nascono due figli (che più tardi seguiranno i BUBER in Palestina). Nel 1923 la sorella Babette sposa Willi MÜNZENBERG, uno dei principali organizzatori del Comintern. Nel 1926 entra nel KPD e dal 1928 lavora nella redazione berlinese del periodico del Comintern ‘Inprekorr’. Nel 1929 si unisce a Heinz NEUMANN, dirigente del partito e l’anno seguente deputato al Reichstag. Ma la stella politica di NEUMANN si offusca velocemente. Isolato nel partito, nel 1932 viene richiamato a Mosca, inviato come delegato del Comintern in Spagna e alla fine del 1933, definitivamente ‘sganciato’. Fino al 1935 i due vivono precariamente tra Zurigo e Parigi poi, in sostanziale isolamento, a Mosca. Qui nell’aprile del 1937 N. è arrestato e sparisce nel nulla. L’anno dopo è la volta di Margarete che viene condannata a 5 anni di lavoro forzato da scontare nella colonia penale di Karaganda, nel Kazakistan. Nel 1940, in seguito al patto RIBBENTROP-MOLOTOV, con altri tedeschi detenuti in URSS è riconsegnata ai nazisti. E viene internata a Ravensbrück fino alla fine della guerra. Nel dopoguerra vive per qualche tempo a Stoccolma dove nel 1948 scrive e pubblica questo libro. Poi si trasferisce a Francoforte dove sposa il giornalista Helmut FAUST e fonda e dirige per 2 anni la rivista ‘Aktion’ (1951-52). Depone al processo Kravchenko a Parigi (1949) e l’anno dopo al processo ROUSSET circa l’esistenza dei campi di concentramento in URSS. Altri suoi libri: -Da Potsdam a Mosca (1957). Integra il presente volume per gli anni fino al 1937 -Milena, l’amica di Kafka (1963), dedicato alla compagna di prigionia a Ravensbruck, Milena JESENSKA. Margarete muore nel 1989.”,”RUSS-007″
“BUBER-NEUMANN Margarete”,”Historia del Komintern. La revolucion mundial. (Kriegss chaupltze der weltrevolution).”,”””Grazie ad August Thalheimer, che portava con sé il suo discepolo da tutte le parti, Heinz Neumann conobbe molti compagni della direzione del Comintern. Certamente, non fu solo la sua padronanza della lingua russa che gli permise di farsi degli amici in questo primo soggiorno a Mosca. Il suo temperamento ottimista, lo spirito vivace, il suo humor e a volte soprattutto la sua ingenuità, il bisogno di stupire, fecero di Heinz un ospite sempre benvenuto””. (pag 90)”,”INTT-177″
“BUBER-NEUMANN Margarete”,”Von Potsdam nach Moskau – Stationen eines Irrweges.”,”Die Autorin Margarete Buber-Neumann, geboren 1901 in Berlin. Lebt heute als Publizistin in Frankfurt/M. Als Frau von Heinz Neumann und Schwägerin Willi Münzenbergs lernt sie in den zwanziger Jahren die KPD und ihre Führungsspitze von innen her kennen. 1933 Emigration in die UdSSR, 1937 wird sie dort in einem Lager inhaftiert un 1940, nach dem Hitler-Stalin-Pakt, an die Gestapo ausgeliefert.”,”RUSS-077-FL”
“BUBER-NEUMANN Margarete”,”Milena, l’amica di Kafka.”,”La vita di Milena Jesenská raccontata dall’amica Margarete che la conobbe nel campo di concentramento di Ravensbrück. Moglie di Heinz Neumann, importante comunista tedesco, Margarete Buber-Neumann (Berlino, 1901-Francoforte 1989) partecipa alla lotta politica sino all’avvento di Hitler, poi emigra col marito in Russia. Nel 1937 viene internata dai russi in un campo di concentramento e nel 1940 consegnata alla Gestapo. Oltre a ‘Milena, l’amica di Kafka’ (1977), ha pubblicato un libro di memorie: ‘Prigioniera di Stalin e Hitler’ (1949). “”Milena Jesenská non merita attenzione solo come donna amata da Franz Kafka; era lei stessa una personalità affascinante, una donna che durante la giovinezza ignorò le convenzioni borghesi e nel corso di una vita difficile riuscì a evolvere, a prezzo di una dura lotta interiore, da un estremo individualismo alla responsabilità sociale e politica. Anche dopo che la sua patria, la Boemia, fu soggiogata, Milena ebbe la forza e il coraggio, che mai le vennero meno, di difendere la causa della libertà di pensiero. Quando Hitler occupò la Cecoslovacchia, si adoperò, a rischio della propria vita, per la salvezza di coloro che più erano minacciati. Aiutò a fuggire all’estero ebrei e compatrioti cechi. Pubblicò una rivista clandestina e incitò alla resistenza contro gli oppressori. Di lì a non molto fu arrestata dalla Gestapo e morì nel 1944 nel campo di concentramento di Ravensbrück”” (pag 9-10) (premessa) “”Come tutti i prigionieri politici, anche Milena era rinchiusa nella prigione di Pankrac, il carcere di Praga, dal quale ogni mattina veniva trasportata in automobile alla Peckarna per esservi interrogata. Il Palazzo Petschk, che in passato ospitava un istituto bancario e aveva tre piani sotterranei per le cassette di sicurezza, era ora la centrale della Gestapo. A volte Honza (la figlia, bambina, ndr) aveva il permesso di andare a far visita alla madre, e Fredy Mayer, il padre adottivo, l’accompagnò alla Peckarna fino al giorno in cui lui stesso fu tratto in arresto. Dopo numerosi interrogatori da cui non emerse niente di decisivo a carico di Milena perché lei si difese con grande abilità, fu dapprima deciso il suo trasferimento a Beneschau in un campo destinato ai «parenti degli ebrei», poi nel carcere giudiziario di Dresda. Poiché la cella di Dresda era fredda e umida, e l’alimentazione del tutto insufficiente, la salute di Milena ricevette un colpo durissimo dal quale lei non si riebbe mai più. In breve tempo dimagrì più di venti chili e cominciò a soffrire di reumatismo articolare acuto. Dopo meno di un anno ricevette la comunicazione che il procedimento contro di lei era stato archiviato per insufficienza di indizi e che l’avrebbero portata a Praga e poi rilasciata. Milena dunque già si vedeva di nuovo in libertà. Ma nella prigione di Pankrac la Gestapo le notificò che era stato emanato «un provvedimento di custodia preventiva» in base al quale veniva disposto il suo trasferimento a Ravensbrück. Milena ricevette un’ultima visita dalla piccola Honza. Non poté mai più dimenticare l’immagine della bambina dalle gambette sottili che camminando con passo spedito accanto al secondino si allontanava nel corridoio della prigione avviandosi verso un mondo senza madre e senza un vero focolare. Milena non avrebbe mai più rivisto sua figlia. Già alla fine di ottobre del 1939, quando Milena si trovava in prigione da alcune settimane, vi furono a Praga le prime aperte manifestazioni di protesta contro la tirannide nazista. Studenti e scolari scesero in piazza, fu aperto il fuoco contro di loro e centoventi giovani trovarono la morte. Il 18 novembre i nazionalsocialisti decretarono la legge marziale. Decine di migliaia di persone furono tratte in arresto, imprigionate e deportate nei campi di concentramento. Le persecuzioni contro gli ebrei diventavano di giorno in giorno più atroci. In conseguenza della legge marziale, l’Università ceca di Praga e tutti gli istituti di istruzione superiore vennero chiusi, dapprima per la durata di tre anni, in seguito «per l’eternità». (pag 215-216) (inserire) La resistenza di Milena. “”Una volta Milena giunse in ritardo all’appello. Era, questa, una mancanza grave. Si sarebbe magari potuto chiudere un occhio se lei, conscia del proprio errore, fosse arrivata di corsa. Invece no, era tranquilla e rilassata e camminava lentamente. Questo contegno mandò in bestia una vecchia sorvegliante delle SS che si affrettò verso di lei con la mano alzata per colpirla sulla faccia. Milena rimase immobile e le piantò gli occhi addosso guardandola dall’alto in basso. Quasi presa da un senso di colpa, la megera lasciò cadere il braccio e addirittura ammutolì del tutto. Spesso dipendeva dalla condotta di un detenuto se le SS lo colpivano o no. Si può dire senza timore di esagerare che alcuni individui avevano dipinta sul volto un’espressione talmente servile o piena d’angoscia che addirittura provocavano le percosse delle SS. «E’ la natura stessa dell’angoscia che non permette di star fermi in un posto» sosteneva Milena «… fermarsi significa infatti guardare in faccia ciò che non si conosce e prepararsi ad affrontare questo quid sconosciuto…». Ma per poterlo fare, c’è bisogno di forza, e l’individuo possiede questa forza solo fino a quando «il suo destino non si separi da quello degli altri ed egli non perda di vista l’essenziale, e cioè la profonda consapevolezza di appartenere ad una comunità. Appena diventa una coscienza isolata, egli cerca nel suo intimo un pretesto che gli permetta di fuggire. La solitudine è probabilmente la più grande maledizione che esista sulla faccia della terra…» (1)”” (pag 218-219) (1) M. Jesenská, ‘L’arte di stare in piedi’, in “”Pritomnost””“,”BIOx-349”
“BUBER-NEUMANN Margarete”,”Da Potsdam a Mosca. Tappe di una strada sbagliata.”,”Die Autorin Margarete Buber-Neumann, geboren 1901 in Berlin. Lebt heute als Publizistin in Frankfurt/M. Als Frau von Heinz Neumann und Schwägerin Willi Münzenbergs lernt sie in den zwanziger Jahren die KPD und ihre Führungsspitze von innen her kennen. 1933 Emigration in die UdSSR, 1937 wird sie dort in einem Lager inhaftiert un 1940, nach dem Hitler-Stalin-Pakt, an die Gestapo ausgeliefert. Margarete Buber-Neumann nata a Potsdam il 21/10/1901 ed è morta 6/11/1989. É nota principalmente per la sua testimonianza “”Prigioniera di Stalin e Hitler”” pubblicata nel 1948 e tradotta in una dozzina di lingue. Ancora negli anni della scuola entra nel movimento giovanile Freideutsche Jugend. Nel 1921 si trasferisce ad Heidelberg dove aderisce alla gioventù comunista, poi a Jena e da ultimo a Heppenheim. Nel 1926 Margarete entra nel Partito comunista tedesco.”,”MGEK-017-FL”
“BUBER-NEUMANN Margarete”,”Prigioniera di Stalin e Hitler.”,” “”Margarete Buber-Neumann è passata tra il 1938 e il 1945 da un gulag sovietico a un lager nazista. Il suo racconto prende le mosse, a Mosca, dall’arresto di Heinz Neumann, dirigente del partito comunista tedesco caduto in distrazia, e compagno dell’autrice. L’uno svanisce senza ritorno nei labirinti delle purghe staliniane; l’altra, come moglie di un “”nemico del popolo””, è poco dopo arrestata a sua volta e condannata alla “”rieducazione”” di un campo di lavoro nel Kazakistan siberiano. Ma nel 1940, a seguito deil patto-Ribbentrop-Molotov, viene restituita alla Germania e destinata al campo di concentramento di Ravensbrück, dove rimarrà fino alla liberazione, il 21 aprile 1945. Per sette anni la donna tenne testa alle severissime prove dell’universo concentrazionario serbando la propria umanità, la propria dirittura, la propria capacità di amicizia; e da quella “”città dei morti”” ha riportato non solo una denuncia dura e drammatica della degradazione e della violenza fatta sistema, ma nache il ricordo delle solidarietà, dei rapporti che nelle situazioni estreme resistono e diventano migliori, come testimoniano le intese pagine dedicate a Milena, “”l’amica di Kafka”” conosciuta all’interno del campo. Die Autorin Margarete Buber-Neumann, geboren 1901 in Berlin. Lebt heute als Publizistin in Frankfurt/M. Als Frau von Heinz Neumann und Schwägerin Willi Münzenbergs lernt sie in den zwanziger Jahren die KPD und ihre Führungsspitze von innen her kennen. 1933 Emigration in die UdSSR, 1937 wird sie dort in einem Lager inhaftiert un 1940, nach dem Hitler-Stalin-Pakt, an die Gestapo ausgeliefert. Margarete Buber-Neumann nata a Potsdam il 21/10/1901 ed è morta 6/11/1989. É nota principalmente per la sua testimonianza “”Prigioniera di Stalin e Hitler”” pubblicata nel 1948 e tradotta in una dozzina di lingue. Ancora negli anni della scuola entra nel movimento giovanile Freideutsche Jugend. Nel 1921 si trasferisce ad Heidelberg dove aderisce alla gioventù comunista, poi a Jena e da ultimo a Heppenheim. Nel 1926 Margarete entra nel Partito comunista tedesco.”,”MGEK-018-FL”
“BUCCHERI Mauro”,”Livio Maitan e il trotskismo italiano.”,”Mauro Buccheri, nato a Palermo nel maggio del 1977, si laurea in filosofia nel marzo del 2022 con una tesi sul pensiero religioso di Nietzsche. Con Rosolino Buccheri ha pubblicato ‘Evolution of human knowledge’ (2005). Nel marzo 2021 ha conseguito la laurea magistrale in Studi storici, antropologici e geografici presso l’Università di Palermo con una tesi su ‘Livio Maitan e il trotskismo italiano’, relatore Salvatore Lupo, dalla cui revisione è nato l’omonimo libro. Attualmente insegna storia e filosofia presso il Liceo classico, linguistico e coreutico ‘Ruggero Settimo’ di Caltanissetta. Tra le fonti consultate dall’autore: ‘Arrigo Cevetto, Opere, 23, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2018 Fonti inedite: Carteggio di Anna Maria Satta con Mauro Buccheri, Carteggio di Marco Maitan con Mauro Buccheri.”,”MITC-157″
“BUCCI Fausto CASCIOLA Paolo, con la collaborazione di Claudio CARBONCINI”,”Cristofano Salvini (1895-1953). Un rivoluzionario italiano nella guerra civile spagnola.”,”””Iscrittosi agli inizi del 1930 alla cellula 341 del PCF nel quartiere Quinze-Vingt, presso la Gare de Lyon, Salvini veniva chiamato “”Tosca”” per la sua origine toscana e frequentava la sede del Soccorso Rosso insieme ad altri comunisti italiani, tra cui il Linzerini, che aveva adottato il nome di battaglia di “”Volpe”” (e più tardi sarebbe stato estradato in Italia dalle autorità francesi), Nino Raimondi, responsabile del gruppo locale del PCdI e poi combattente in Spagna nelle Brigate Internazionali, e lo stuccatore friulano Mario Giordani. Ma i suoi rapporti con il PCdI non era più quelli degli anni precedenti: in dissenso rispetto alla “”svolta”” ultrasinistra e settaria effettuata dal Komintern nel 1929-30, egli si stava allontanando, pur senza rotture traumatiche immediate, dal partito comunista e aiutava gli oppositori dello stalinismo con piccole sottoscrizioni, come quella inviata nel marzo del 1930 da Parigi, a firma “”Tosca””, a Prometeo, il giornale che la Frazione di Sinistra del PCdI (bordighista) stampava in Belgio.”” (pag 17) “”L’ anello più debole delle forze rivoluzionarie spagnole venne individuato dagli uomini della Terza Internazionale nel POUM, e contro questo partito, per giunta “”reo”” di aver protestato comtro il primo mostruoso processo di Mosca, i due partiti staliniani spagnoli (PSUC e PCE) orchestrarono e scatenarono un’ impressionante campagna di calunnie, denunciandolo come forza controrivoluzionaria, “”Quinta colonna”” dei franchisti e orrendo ibrido “”trotsko-fascista””, mentre alle milizie poumiste, sui fronti di battaglia, venivano deliberatamente rifiutate le armi””. (pag 39)”,”TROS-126″
“BUCCIANTE Giuseppe”,”I generali della dittatura.”,”Giuseppe BUCCIANTE è nato a Chieti nel 1907. Redattore del ‘Giornale d’Italia’ e di altri quotidiani, nel 1935 divenne capo dell’ufficio stampa del ministero dell’ Africa italiana e durante la 2° GM diresse il reparto stampa presso il Comando Superiore FFAA dell’Africa settentrionale. Dal 1944 si è dedicato alla professione forense.”,”ITQM-030″
“BUCCIARELLI Fabio CITATI Stefano”,”L’odore della guerra. Inviati al fronte.”,”I capitoli 1-4 sono di Citati, i capitoli 5-6 sono di Bucciarelli, le foto sono di quest’ultimo Fabio Bucciarelli (Torino 1980) laureato in ingegneria delle telecomunicazioni presso il Politecnico di Torino, dal 2008 si dedica al fotogiornalismo. Stefano Citati, responsabile Esteri del ‘Fatto quotidiano’ ha seguito per ‘Repubblica’ varie crisi e realtà sociali in Africa (genocidio Ruanda, ex Zaire, Sierra Leone, traffico bambini-schiavi, epidemia di Ebola, Sahara occidentale, rivoluzione di Gheddafi, Mozambico post bellico, Uganda)”,”FOTO-104″
“BUCHAN John (Lord Tweedsmuir)”,”Augusto.”,”Ottaviano e Cicerone. “”Solo Ottavio e Cicerone erano decisi a ciò che ritenevano ormai inevitabile. Gettatasi dietro le spalle ogni preoccupazione letteraria, Cicerone si preparava con rinnovata energia ad affrontare la tempesta; come scrive uno storico moderno, “”si elevava, simile a un alto masso erratico di ardimento che tutti da ogni parte vedevano, nella rasa e bassa pianura dell’ universale incertezza”” (Ferrero, cit III, 173). Si sentiva chiamato a guidare il popolo romano verso quello Stato ideale di cui aveva tracciato le grandi linee nel De Republica. La Seconda Filippica contro Antonio era stata appena resa pubblica, ed egli andava tessendo un’ attiva corrispondenza coi proconsoli occidentali, dal cui atteggiamento dipendeva, a suo giudizio, la decisione finale. Il 20 dicembre uscì la Terza Filippica (…).”” (pag 51)”,”STAx-117″
“BUCHANAN James M.”,”L’economia pubblica. Domanda e offerta di beni pubblici.”,”‘L’autore propone un metodo di indagine mutuato dall’economia “”privata””, nel senso di esaminare la domanda e l’offerta dei beni pubblici come contrapposti ai beni privati. Quindi il punto di partenza della sua analisi è l'””individuo””, unità decisionale, che opera scelte alternative tra beni privati e pubblici’ (in 4° di copertina)”,”ECOT-367″
“BUCHARIN N.”,”Lenine marxiste.”,”Il marxismo all’epoca di MARX, il marxismo degli epigoni, il marxismo di LENIN, teoria e pratica di LENIN, Q imperialismo, LENIN e lo Stato, LENIN e i contadini, nuovi problemi teorici.”,”BUCD-013 LENS-056 MADS-176″
“BUCHARIN N.I.”,”L’ economia mondiale e l’ imperialismo.”,”Nella prefaz LENIN critica la teoria dell’ ultra-imperialismo di KAUTSKY e stabilisce il rapporto tra imperialismo e guerra. Anche BUCHARIN in un capitolo (XII) critica la teoria di K. sullo ultra-imperialismo.”,”BUCD-018 ECOI-046″
“BUCHARIN N. STALIN I. TROTSKY L. ZINOVIEV G.; a cura di Giuliano PROCACCI”,”La ‘rivoluzione permanente’ e il socialismo in un paese solo.”,”Questo dibattito politico sovietico si è svolto negli anni 1924 – 1926, periodo immediatamente successivo alla morte di LENIN. “”Il decorso e l’esito della rivoluzione d’Ottobre ha colpito a morte quella parodia scolastica del marxismo che era largamente diffusa nei circoli socialdemocratici russi, in parte già nel Gruppo della emancipazione del lavoro, e che fu più ampiamente elaborata dai menscevichi. L’essenza di questo pseudomarxismo stava nel fatto che esso faceva una legge assoluta e “”sovrastorica”” – come la chiamava Marx – del giudizio condizionato e limitato di Marx secondo cui “”i paesi progrediti indicano a quelli arretrati il modello del loro sviluppo futuro””; e su questa legge lo pseudomarxismo cerca di fondare la tattica del partito della classe operaia. A questo modo di vedere, non si poteva pensare a una lotta del proletariato russo per il potere prima che i paesi economicamente più progrediti non avessero stabilito un precedente. E’ innegabile, senza dubbio, che ogni paese arretrato trova nella storia dei paesi più progrediti alcuni aspetti del proprio sviluppo futuro; ma non si può affatto parlare di una ripetizione dello sviluppo. Al contrario, quanto più l’economia capitalistica si espande in economia mondiale, tanto più peculiari diventano le vicende dei paesi arretrati, in cui gli elementi della loro arretratezza si accoppiano alle ultime conquiste del capitalismo. Scriveva Engels nella prefazione alla sua ‘Guerra dei contadini’ [La guerra dei contadini in Germania, 1949 p. 13]. “”E ad un certo punto – che non è detto che debba presentarsi dappertutto nel medesimo modo o al medesimo grado di sviluppo – essa comincia ad accorgersi che questo suo proletario compagno di viaggio è andato più avanti di lei””. Grazie al corso dello sviluppo storico la borghesia ‘russa’ dovette capire questo fatto prima e più a fondo di ogni altra”” [L. Trotsky, Le lezioni dell’Ottobre][in ‘La “”rivoluzione permanente”” e il socialismo in un paese solo’, a cura di Giuliano Procacci, 1973] (pag 39) “”In Lenin non c’è nulla, o quasi nulla, che non possa essere “”dedotto”” dal marxismo. In questo senso Lenin si è rivelato tante volte come l’allievo di Marx. Non c’è Lenin senza Marx. Tuttavia, non possiamo più oggi parlare di marxismo senza Lenin. Le prime “”parti integranti”” del marxismo sono personificate principalmente da Marx, così come le nuove “”parti integranti”” lo sono soprattutto da Lenin. Senza Lenin, non c’è più oggi marxismo, così come non ce n’è più senza lo stesso Marx. Marx senza Lenin non è già più Marx intero; Marx più Lenin, ecco oggi il marxismo. Il leninismo è lo sviluppo del marxismo che corrisponde compiutamente alla fase contemporanea della lotta di classe. Ciò non vale in modo altrettando compiuto per le opere di marxisti di rilievo quali Rosa Luxemburg e Pannekoek. Per quanto riguarda il “”marxista”” Kautsky, egli si è posto totalmente al di fuori della lotta di classe”” [G. Zinoviev, Il leninismo] [in ‘La “”rivoluzione permanente”” e il socialismo in un paese solo’, a cura di Giuliano Procacci, 1973] (pag 145-146) “”Per illustrare il tema: ‘marxismo e leninismo’, la cosa migliore è partire dal ben noto articolo di Lenin: ‘Tre fonti e tre parti integranti del marxismo’. Quest’articolo, estremamente importante, è stato scritto, nel marzo 1913, in esilio a Cracovia. In esso, Lenin, seguendo l’esempio di Engels (1), indicava che il marxismo è lo sviluppo e il coronamento delle tre grandi correnti ideali del XIX secolo: 1. la filosofia classica tedesca; 2. l’economia politica classica inglese; 3. il socialismo francese. “”La dottrina di Marx è onnipotente perchè è giusta. Essa è completa e armonica, e dà agli uomini una concezione integrale del mondo, che non puà conciliarsi con nessuna superstizione, con nessuna reazione, con nessuna difesa dell’oppressione borghese. Il marxismo è il successore legittimo di tutto ciò che l’umanità ha creato di meglio durante il secolo XIX: la filosofia classica tedesca, l’economia politica inglese e il socialismo francese”” (2). All’origine…. [G. Zinoviev, Il leninismo] [in La ‘rivoluzione permanente’ e il socialismo in un paese solo, 1973]”,”RIRO-018 TROD-076″
“BUCHARIN Nicolai TROTSKY Lev”,”Ottobre 1917: dalla dittatura dell’ imperialismo alla dittatura del proletariato.”,”Contiene due scritti di BUCHARIN redatti all’indomani delle giornate di luglio e delle giornate di Ottobre e ripubblicati insieme agli inizi del 1918 sotto il titolo di ‘Dalla caduta dello zarismo al crollo della borghesia’. E’ stato aggiunto puro lo scritto di L. TROTSKY ‘Gli insegnamenti della Comune di Parigi’.”,”BUCD-014″
“BUCHARIN N. ZINOVIEV G. STALIN I. e altri; interventi nel dibattito di BUCHARIN POSTYCHOV KRUPSKAIA IAROSLAVSKY KAMENEV TOMSKY SOKOLNIKOV LARIN RYKOV; discorsi di chiusura di ZINOVIEV MOLOTOV STALIN”,”La Russie vers le socialisme. La discussion dans le parti communiste de l’URSS.”,”Rapporto di STALIN e co-rapporto di ZINOVIEV. Dibattito: discorsi di BUCHARIN (estratto), POSTYCHOV (e), KRUPSKAIA, IAROSLAVSKY (e), KAMENEV (e), TOMSKY (e), SOKOLNIKOV (e), LARIN (e), RYKOV (e). Discorsi di chiusura di ZINOVIEV, MOLOTOV, STALIN. Dopo il dibattito dichiarazione di KAMENEV riguardante la risoluzione sul rapporto del CC e risposta di STALIN.”,”RIRO-121″
“BUCHARIN Nicolaj PREOBRAZENSKIJ Eugenj”,”L’ accumulazione socialista.”,”La discussione sovietica sull’ accumulazione socialista si svolse tra il 1924 e il 1926.”,”BUCD-008 RIRO-017″
“BUCHARIN Nicolaj FABBRI Luigi”,”Anarchia e comunismo scientifico. Un teorico marxista ed un anarchico: due testi a confronto.”,”BUCHARIN che LENIN giudicò “”il teorico più stimato e più forte del partito””, entrò nel 1906, appena diciottenne, nel movimento rivoluzionario. Luigi FABBRI, autore di numerose opere e opuscoli politici, entrò a soli 16 anni nel movimento anarchico. Ne aveva 17 quando lo arrestarono e condannarono per aver scritto e diffuso un manifesto antimilitarista. Collaboratore di MALATESTA, al quale fu sempre vicino, lasciò l’ Italia nel 1926. Espulso dalla Francia e dal Belgio, trovò riparo in Uruguay, dove morì nel 1935.”,”BUCD-020″
“BUCHARIN N.”,”La Bourgeoisie internationale et son Apôtre Karl Kautsky (Réponse à Kautsky).”,”L’ opuscolo è stato pubblicato in più parti slla Pravda organo centrale del PCR.”,”BUCD-022″
“BUCHARIN Nicolai”,”How it all began. The prison novel.”,”Nicolai BUCHARIN (1888-1938). Stephen F. COHEN è professore di studi russi e storia alla New York University. I suoi libri includono ‘Bukharin and the Bolshevik Revolution: A Political Biography, 1888-1938’ e ‘Rethinking the Soviet Experience: Politics and History Since 1917’. Questa di BUCHARIN è una novella autobiografica scritta durante gli ultimi mesi della sua vita in prigione. Essa fu tenuta nascosta negli archivi personali di STALIN fino agli anni 1990. Il libro è anche un testamento politico e fornisce una visione panoramica della Russia all’inizio della rivoluzione.”,”BUCD-023″
“BUCHARIN N. JAROSLAVSKI J. KAMENEV L. KARPINSKI KRSHISHANOVSKI KRUPSKAIA N.K. LARIN J. LEPESCHINSKI P. LOMOV A. MILIUTIN W. PODVOYSKI N. PREOBRAZENSKIJ E. RADEK Karl ROTSTEIN T. RYKOV A.I. RYSKULOV T. ZINOVIEV G. SORIN G. SOSNOVSKI S. STALIN J. TROTSKY L. CICERIN G. ULIANOVA M.I., scritti di”,”Lenin. Leben und Werk.”,”Scritti di BUCHARIN N. JAROSLAVSKI J. KAMENEV L. KARPINSKI KRSHISHANOVSKI KRUPSKAIA N.K. LARIN J. LEPESCHINSKI P. LOMOV A. MILIUTIN W. PODVOYSKI N. PREOBRAZENSKIJ E. RADEK Karl ROTSTEIN T. RYKOV A.I. RYSKULOV T. ZINOVIEV G. SORIN G. SOSNOVSKI S. STALIN J. TROTSKY L. CICERIN G. ULIANOVA M.I.,”,”LENS-115″
“BUCHARIN N.”,”Il programma dei comunisti (bolscevichi).”,”””La guerra mondiale, scoppiata nell’ estate del 1914 è la prima guerra per la nuova divisione decisiva del mondo fra i mostri della rapina civilizzata”” (pag 10).”,”BUCD-031″
“BUCHARIN N. (BUJARIN)”,”La economia mundial y el imperialismo.”,”””La dominazione del capitale finanziario suppone l’ imperialismo e il militarismo. In questo senso, il militarismo è un fenomeno storico tipico allo stesso modo del capitale finanziario”” (pag 118)”,”BUCD-033″
“BUCHARIN Nicolai”,”Il programma dei comunisti.”,”””La più importante lega di proprietari è lo Stato borghese”” (pag 17) “”Dato ciò è di necessità assoluta per la classe lavoratrice impossessarsi delle banche, toglierle alle mani private e passarle in quelle dello Stato operaio e contadino, o, come si suol dire, operarne la nazionalizzazione”” (pag 92) “”Nell’ Europa occidentale (specialmente in Germania) e negli Stati Uniti d’ America, quasi tutta la produzione è, durante la guerra, passata in potere dello Stato imperialista borghese. La borghesia di quei paesi decise che non avrebbe potuto ottenere la vittoria se la guerra di conquista non fosse stata organizzata nel miglior modo possibile”” (pag 102)”,”BUCD-035″
“BUCHARIN N.”,”La teoria del materialismo storico. Manuale popolare di sociologia marxista.”,”Traduzione di Cinzia Cenci Proietti “”Vediamo anzitutto che il processo di produzione determina il processo di ripartizione dei prodotti. Se, per es., la produzione si compie in particolari e indipendenti imprese (capitaliste o artigiane isolate) allora, in ciascuna di esse, non si produce più che un articolo speciale (in una degli orologi, in altre del pane, o serrature, martelli, pinze ecc.); è chiaro che la ripartizione dei prodotti avverrà con lo scambio. (…) “”…dal modo col quale si produce deriva il modo della ripartizione dei prodotti. La ripartizione non è qualcosa di indipendente dal prodotto stesso. Al contrario, essa è determinata dal prodotto e forma con esso una parte della riproduzione materiale sociale””. (pag 141)”,”BUCD-036″
“BUCHARIN N.”,”Lenine marxiste.”,”Il marxismo all’epoca di MARX, il marxismo degli epigoni, il marxismo di LENIN, teoria e pratica di LENIN, la questione imperialismo, LENIN e lo Stato, LENIN e i contadini, nuovi problemi teorici. Sulle previsioni di Lenin (metodo): “”Io consiglio a quelli che si interessano di questo aspetto della questione di leggere l’ articolo polemico che Lenin scrisse contro Rosa Luxemburg durante la guerra. Cosa ammirevole: le più leggere transizioni nella situazione, transizioni di cui non ci rendiamo conto che al momento della loro realizzazione, Lenin le aveva teoricamente previste. Perché? Perché era un eccellente tattico, un meraviglioso stratega. E questo, perché s’ appoggiava su una vasta previsione teorica, che, a sua volta, era il risultato di un’ analisi profonda dei rapporti capitalistici esistenti, in tutta la loro complessità e la loro realtà””. (pag 30-31)”,”LENS-056″
“BUCHARIN N. PREOBRAGENSKI E.”,”L’ ABC del comunismo. Sviluppo e decadenza del capitalismo. (1919)”,”Comunismo. “”Il sistema di produzione comunista determinerà un immenso sviluppo delle forze produttive, di modo che il lavoro che ognuno dovrà compiere nella società comunista sarà molto minore di prima. La giornata di lavoro diventerà sempre più breve e gli uomini si libereranno delle catene con le quali li tiene vincolati la natura. Quando gli uomini dovranno impiegare soltanto poco tempo per procurarsi ciò che è necessario per la vita materiale, essi potranno dedicare una gran parte di tempo al loro sviluppo spirituale. La civiltà umana raggiungerà un grado mai sognato. La cultura sarà generale e non più una cultura di classe. Con l’ oppressione dell’ uomo sull’ uomo scomparirà il dominio della natura sull’ uomo. E l’ umanità, per la prima volta nella sua storia, condurrà una vita veramente ragionevole e non più bestiale””. (pag 79) Nella società comunista non ci sarà una ripartizione egualitaria dei beni (v. brano successivo). Distinzione tra comunismo proletario e: socialismo della plebe (anarchismo), socialismo piccolo-borghese (della piccola borghesia urbana), socialismo agrario borghese, ‘cosiddetto’ socialismo dei grandi capitalisti e degli schiavisti. (pag 80-82) pag 147 bibliografia”,”BUCD-038″
“BUCHARIN Nikolai, a cura di Wladislaw HEDELER e Ruth STOLJAROWA”,”1929. Das Jahr des grossen Umschwungs. (1929, L’ anno della grande svolta)”,”””Bucharin: ‘Nun, ich werde dich mit Vergnügen anhören. Diese Leute sind Rechte, und gegen sie ist Kampf erforderlich. Aber ich kann mich ‘keine einzige Sekunde lang’ als Rechter bezeichnen. Ich kann mich auf keine Kapitulation vor dem Trotzkismus einlassen. Ich habe darum gebeten, in die Resolution über den Fünfjahrplan einen Punkt über den Kampf gegen den Trozkismus aufzunehmen, weil darin über den Kampf gegen die rechte Gefahr sehr viel gesagt wird, aber über den Trozkismus ‘kein Wort’. Doch mein Korrekturvorschlag wurde ‘abgelehnt’, der Punkt, daß man auch gegen die trotzkistische Gefahr kämpfen muß, ‘wurde abgelehnt!”. Ordshonikidse: ‘Gegen Trotzki kämpft man nicht. Er sitzt in Konstantinopel'””. (pag 107) “”Adesso di ascolterò volentieri. Queste persono sono di destra e contro di esse è necessaria la lotta. Ma io non posso qualificarmi “”un solo secondo”” di destra. Non posso consertirmi la capitolazione di fronte al trotskismo. Io ho chiesto di adottare un punto, nella risoluzione sul piano quinquennale, sulla lotta contro il trotskismo, perché sulla lotta contro il pericolo di destra si dice veramente molto, ma sul trotskismo “”nessuna parola””. Ma la mia proposta di correzione “”è stata respinta””, il punto che diceva che si doveva anche combattere contro il pericolo trotskista ‘è stato respinto’!. Ordinokhidze: “”Contro Trotsky non si combatte. Si trova a Costantinopoli””.”” Dibattito al Plenum del CC e della CCC del PCUS del 16-23 aprile 1929.”,”BUCD-039″
“BUCHARIN N.”,”Communist Programme of the World Revolution.”,”Libretto già appartenente (v. timbro appartenenza) a ‘The Operative Painters & Decorators Union of Australia’ “”Nei paesi imperialistici (…) uno dei principali ostacoli ad una rivoluzione è il partito social-patriottico. Perfino nel presente momento esso sta proclamando la difesa della (saccheggiata) madrepatria, con ciò ingannando le masse popolari. Essi stanno deplorando la decadenza dell’ esercito. Ci sono anche persecuzioni dei nostri compagni in Germania, Austria e dei bolscevichi inglesi, che soli persistono nel rifiutare con disprezzo e indignazione di difendere la patria borghese. La posizione della Repubblica sovietica è esclusiva. E’ la sola organizzazione statale proletaria nel mondo, nel mezzo di Stati borghesi organizzati e in declino. Solo per questa ragione lo Stato sovietico ha diritto ad essere difeso; e oltre a ciò, esso deve essere visto come un’ arma del proletariato internazionale contro la borghesia universale. Il grido di guerra di questa lotta viene da sé: il grido di guerra universale di questa lotta è il motto della ‘Repubblica sovietica internazionale’.”” (pag 89)”,”BUCD-040″
“BUCHARIN Nikolai (BUKHARIN)”,”Philosophical Arabesques.”,”””Nel 1931 Bucharin guida la delegazione sovietica al congresso di storia internazionale della scienza di Londra. La sua relazione, pubblicata poi nel libro ‘Science at the Crossroads’ e tradotte in molte lingue, indica questa transizione filosofica. Egli vuole comunicare la vitalità intellettuale del marxismo ad un uditorio scettico, collocandolo all’ interno del contesto di tutte le correnti contemporanee della filosofia ed enfatizzando come il materialismo dialettico abbia sconfitto la ristrettezza del materialismo meccanicista per sostituire il suo astoricismo, il suo quietismo, il suo individualismo.”” (pag 11) “”Nel 1933 Bucharin cura l’ edizione di ‘Marxism and Modern Thought’, una collezione di saggi pubblicata dall’ accademia delle scienze per commemorare il 50° della morte di Marx.”” (pag 11) “”Bucharin era un intellettuale cosmopolita esposto ad un assortimento di influenze intellettuali…”” (pag 12) “”ignorantia non est argumentum””. (pag 38) Libertà e necessità. (pag 186) Lenin filosofo. (pag 369) “”Soprattutto, si dovrebbe notare che se in ‘Materialismo ed Empiriocriticismo’, il marxismo appare come ‘materialismo’ dialettico, nei ‘Quaderni filosofici’ appare come materialismo ‘dialettico’. Là l’ accento è sul materialismo, qui sulla dialettica.”” (pag 372) La formula di Stalin sulla pianificazione: “”Il piano? noi siamo il piano!”” (pag 191) (pag 254) Abolizione della spontaneità sociale primordiale (pag 254) “”Philosophische Arabesken. Bucharin ha una personalità più rilevante in politica che in filosofia. Da filosofo egli ha un nome soprattutto per il manuale apparso con il titolo ‘Teoria del materialismo storico’ (1922) testo che per le sue semplificazioni sociologiche e materialistico-meccaniche si prese a suo tempo le reprimende di Gramsci e Lukacs. Gli ‘Arabesken’ (postumi, 1996) spaziano su questioni centrali del marxismo (dialettica) e sono composti da riflesisoni, citazioni, commenti, schizzi esemplificativi ecc. che comunque non assumono come tali il rango di teoria. Sono tardi scritti del periodo di prigionia. Secondo il rec. hanno un interesse perché senza dichiararlo ritoccano e corregono in profondità la dottrina del Manuale. (Maog 1.2007; rec rec Guido OLDRINI)”””,”BUCD-042″
“BUCHARIN Nikolai, Herausgegeben von Swetlana N. GURWITSCH-BUCHARINA Wladislaw HEDELER und Ruth STOLJAROWA”,”Gefängnisschriften 1. Der Sozialismus und seine Kultur.”,”””Die ‘utopischen Sozialisten’ (einschließlich Fourier und insbesondere Saint-Simon) propagierten eine ‘hierarchische’ Ordnung als End – und Idealzustand einer Gesellschaft. Doch das war genauso ein Ausdruck der Unreife des sozialistischen Denkens wie die Verkündingung einer sozialistischen “”neuen Kirche””. Das philanthropische Wesen der “”Gebildeten”” widerspiegelte sich hier dain, daß sie die Kategorien des Alten auf das Neue zu übertragen suchten””. (pag 193)”,”BUCD-056″
“BUCHARIN N. (BUJARIN Nicolas)”,”El programa de los bolcheviques.”,”BUCHARIN N. vicepresidente della Terza Internazionale Le banche e l’industria. “”La experiencia demuestra que basta poseer el 30 o el 40 por 100 de todas las acciones para dominar de hecho toda la Empresa. Esta es la realidad. En los Estados Unidos, por ejemplo, dos Bancos dirigen y dominan toda la industria. En Alemania, cuatro Bancos tienen en las manos toda la vida económica del país. El mismo fenómeno existía, en parte, en Rusia. La immensa mayoría de las grandes Empresas rusas eran Sociedades anónimas.”” (pag 47) Il riferimento a Carlotta Corday e Marat. A proposito del costo della rivoluzione. (pag 124)”,”BUCD-043″
“BUCHARIN Nikolaj (BOUKHARINE N.)”,”La situation extérieure et intérieure de l’ URSS. Rapport fait à la XV° conférence de parti du gouvernement de Moscou.”,”””La seconde prévision de l’opposition est la suivante: comme vous ne comprenez pas, comme vous négligez la différenciation dans les campagnes, comem vous ne comprenez pas que les koulaks jouent un rôle plus grand que vous ne el croyez; comme vous ne dirigez pas le feu là où il le faut, la calamité économique dont nous avons souffert lors de la fameuse “”erreur de calcul économique”” s’aggravera fatalement. Vous vous souvenez que Kaménev prétendit alors que le koulak nous avait “”réglés””. Nous avons arrêté un programme économique disait Kaménev, mais le koulak nous a “”réglés””. Il a caché les réserves de céréales, il n’a pas voulu nous vendre son blé et nous avons été obligés de réduire notre programme d’exportation, notre programme d’importation et nois programmes de production. L’opposition nous reprochait de ne pas avoir remarqué la croissance du koulak, qui, disait-elle, avait organisé une véritable “”grève du blé”” contre le prolétariat et qui fait échouer nos plans””. (pag 34) “”Tout homme, même s’il est rempli des meilleures intentions, même s’il est communiste est toujours enclin à suivre la ligne du moindre effort et à augmenter le prix. Pourquoi ferait-il ce qu’il n’est pas obligé de faire? Ainsi raisonne la majorité des gens. Ce n’est pas flattuer pour le bipède qui s’appelle homme (‘Rires’), le bipéde communiste y compris, mais objectivement c’est un fait. Et nous, qui avons conscience de ce mécanisme; nous ne nous adressons pas seulement à la “”conscience”” des hommes, nous voulons mettre ces derniers dans l’obligation de se fendre en quatre si c’est nécessaire, mais de faire ce qu’il faut.”” (pag 49-50)”,”BUCD-044″
“BUCHARIN Nicolaj PREOBRAZENSKIJ Eugenj, a cura di Lisa FOA”,”L’accumulazione socialista.”,”La discussione sovietica sull’ accumulazione socialista si svolse tra il 1924 e il 1926.”,”RUSU-208″
“BUCHARIN N. PREOBRASCHENSKY E.”,”A.B.C. of Communism. Volume I.”,”””The workless men on the streets serve as a whip in the hands of the capitalist for using against the workers in the factory. The industrial reserve army furnishes examples of men driven to utter desperation of poverty and starvation, and even of crime. Those who are unable to find work throughout a prolonged period gradually take to drink, or become vagabonds, beggars, etc In large towns – as London , New York, Hamburg, Berlin, Paris – there are entire districts inhabited by such workless people. Such a quarter is the Chitrov Market in Moscow. In the place of the proletariat a stratum appears in society which has forgotten how to work (the “”lumpenproletariat””). With the introduction of machinery came women – and child-labor. These kinds of labor are cheap, and, therefore, are more profitable to the capitalist. Before the advent of machinery considerable skill, and in some cases a long apprenticeship was necessary. But many machines can be attended to by children. There is nothing to be done but to raise an arm or to move a leg. That is the reason why, since the invention of machinery, the labor of women and children has been extensively used. Besides, women and children cannot offer the same resistance to the capitalist as men workers. They are more timid, and believe more readily what the clergyman and others in authority tell them. Therefore, the manufacturer often replaces men by women, and compels little children to coin their blood into gold pieces for his benefit”” (pag 42-43) [LEGGERE IN: BUCHARIN N. PREOBRASCHENSKY E., ‘A.B.C. of Communism. Volume I.’, The Marxian Educational Society, Detroit, 1921] [Versione digitale su richiesta]”,”BUCD-048″
“BUCHARIN (BUKHARIN) N.I. DEBORIN A.M. URANOVSKY Y.M. VAVILOV S.I. KOMAROV V.L. TIUMENIEV A.I.”,”Marxism and Modern Thought.”,”Ralph FOX autore di una biog Lo scritto di Bucharin va da pag 1 a 90.”,”BUCD-052″
“BUCHARIN Nikolai (BUKHARIN)”,”The Economic Theory of the Leisure Class.”,”‘La teoria economica delle classi agiate'”,”BUCD-053″
“BUCHARIN (BUKHARIN) Nikolai”,”Imperialism and World Economy.”,”””Hegel’s formula, “”Everything that is is reasonable””, was more than once utilised by such opportunists for their own purpose. Whereas for Marx the “”reasonableness of everything existing”” was only the expression of a causal relation between the present and the past, a relation the understanding of which is the starting point for the ‘overcoming’ of the “”existing””, this “”reasonableness”” served for the opportunists to justify and perpetuate it. ‘Die Geschichte hat immer Recht’, (history is always right), this is how a “”Marxist””, Heinrich Cunow, justifies his “”acceptance”” of imperialism (1). Every idea of overcoming it, he says, is only an “”illusion””; the desire to systematise such ideas is a “”worship of illusions”” (Illusionenkultus). Of course, nothing is more shallow than such an interpretation of Marxism. An excellent reply to Cunow is contained in Marx’s answer to the bourgeois economist, Burke. “”The laws of commerce”” (the latter said) “”are the laws of nature and therefore the laws of God””, to which Marx replied: “”In view of the abominable lack of principle that we see on all hands to-day, and in view of the devout faith in ‘the laws of commerce’, it is our boundless duty again and again to stigmatise the Burkes whose only difference from their successors was that they had talent”” (Capital, Vol. I, p. 843).”” [Nikolai Bukharin, Imperialism and World Economy, 1929] (pag 131-132) (1) Heinrich Cunow: ‘Parteizusammenbruch? Ein offenes Wort zum inneren Parteistreit, Berlin, 1915″,”BUCD-055″
“BUCHARIN Nikolaj I.”,”L’imperialismo e l’accumulazione del capitale.”,”””Sovrapproduzione temporanea e permanente. (…) La posizione di Marx è chiarissima anche in tale questione. (…) Trattando il problema della sovrapproduzione generale, Marx afferma che il punto di vista di una sovrapproduzione soltanto ‘parziale’ non è altro che una “”misera scappatoia””. “”Innanzitutto, se si considera soltanto la natura della merce, nulla impedisce che ‘tutte le merci’ siano presenti in eccesso sul mercato. Qui si tratta appunto ‘soltanto del momento della crisi'”” (Marx, Storia delle teorie). In altri termini: un conflitto tra produzione e consumo o, il che è lo stesso, una sovrapproduzione generale, non è altro che una crisi. Questa è una concezione radicalmente diversa da quella di Rosa Luxemburg, secondo cui in una società capitalistica pura la sovrapproduzione è un momento costantemente necessario, in quanto una riproduzione allargata è assolutamente impossibile. Dunque: si può parlare soltanto di una sovrapproduzione ‘relativa’. Quanto al soddisfacimento assoluto dei bisogni, da questo punto di vista sotto il capitalismo abbiamo sempre a che fare con una ‘sottoproduzione’. E’ possibile non soltanto una sovrapproduzione parziale, ma anche una sovrapproduzione ‘generale’ nella quale si incarna appunto il conflitto tra produzione e consumo. Questa sovrapproduzione è una sovrapproduzione di capitale, ‘dunque’ anche una sovrapproduzione di merci. Questa sovrapproduzione non è però affatto un fenomeno costante, che si rileva in ogni momento, ma piuttosto l’espressione della crisi. “”Ma le crisi permanenti non esistono”” (Marx). Se enucleiamo i punti fondamentali che ci interessano, otteniamo la seguente disposizione teorica: I. Gli ‘apostoli dell’armonia’ (Say e compagni) e gli ‘apologeti’. Una sovrapproduzione generale non è mai data. II. I ‘sismondisti’, i ‘populisti’, ‘Rosa Luxemburg’. Una sovrapproduzione generale deve essere data ‘sempre’. III. I ‘marxisti ortodossi’. Una sovrapproduzione generale ‘talvolta’ è inevitabile (crisi ‘periodiche’). O, in un altro contesto: I. Tugan-Baranovskij, Hilferding e altri. Le crisi risultano dalla disproporzionalità tra i singoli rami della produzione. In questo caso il consumo non svolge alcun ruolo. II. ‘Marx, Lenin e i marxisti ortodossi’. Le crisi risultano dalla disproporzionalità della produzione sociale. Il momento del consumo costituisce però un elemento di questa disproporzionalità””. (pag 99-101) [Nicolaj I. Bucharin, L’imperialismo e l’accumulazione del capitale, 1972]”,”BUCD-003-FPA”
“BUCHARIN (BOUKHARINE) Nikolaï OSSINSKI Nikolaï RADEK Karl SMIRNOV Vladimir, a cura di Michel ROGER in collaborazione con Marcel ROELANDTS e Eric SEVAULT”,”Kommunist. Revue hebdomadaire économique, politique et sociale. Les communistes de gauche contre le capitalisme d’Etat.”,” Marx. “”Personne ne fut comme Marx à la mesure du grand mouvement historique dont son nom devint l’emblème. Avant tout, il était un homme d’une force immense, doué d’un esprit extraordinaire. Il a expliqué lui-même avec limpidité que ce n’étaient pas les hèros qui font l’histoire. Sa base est l’ordre économique qui place les hommes dans des rapports donnés: les classes sociales. La lutte des classes est le moteur de l’histoire sociale. Les doctrines et les idéologies ne sont que des superstructures, et seule une explication du monde existe du point de vue de telle ou telle classe; ceux qui élaborent ces doctrines ne sont que les idéologues, des porte-parole des intérêts de classe. Les héros historiques ne sont que des chefs ou des organisateurs mis en avant par la lutte des classes; ils ne peuvent s’en séparer. Voilà ce que Marx souligna contre ceux qui croient que les héros font l’histoire à leur gré, entraînant “”les foules”” derrière eux. Mais pour lui – et pour nous aussi – il est clair que le rôle des idéologues et des organisateurs est strictement défini par leur milieu social. On peut mesurer la force de telle ou telle classe par son idéologie explicite et par la fermeté des ses liens organisationnels. Les deux sont en grande partie dus aux théoriciens et organisateurs de cette classe. Ils sont une des parties de la machine, la partie la plus importante et indispensable. Mieux cette partie est imbriquée, mieux la machine fonctionne. C’est pourquoi le fait que les trois quarts de l’idéologie de la classe ouvriere, ainsi que sa méthode d’organisation et de lutte, aient été construits par un homme tel que Marx, revêt une grande signification. Il avait une grande force d’esprit. Ce ne fut pas seulement le plus grand savant du XIXe siècle, il appartient à la cohorte des hommes dont on n’oublie pas le nom pendant de nombreux siècles et qui acquièrent, de ce fait, une existence éternelle. Ses livres possèdent le trait caractéristique des oeuvres de génie: en les relisant, chaque fois le lecteur découvre quelque chose de nouveau. La pensée qui y est empreinte est si profonde, reflète si complètement les processus réels qu’en la comprenant, vous semblez ouvrir de nouveau les yeux et en découvrir de nouveaux aspects. Ce trait de génie est complété par d’autres. L’érudition extraordinaire de Marx est bien connue: il connaissait toute la littérature économique et il “”découvrit”” beaucoup d’économistes du passé oubliés par Messieurs les professeurs. En somme, quant à la preparation de son travail intellectuel, Marx surpassa tous les savant bourgeois plongés, il est difficile de dénombrer combien de ‘langues étrangères’ connaissait Marx. Tout le monde sait qu’il parlait le russe et était au courant de la littérature économique de cette langue, qu’il voulait utiliser pour ses travaux. Il ne se replia jamais dans les limites seules de sa science: il avait de grandes connaissances en philosophie, en histoire, en langues, en droit, en sciences naturelles et surtout en mathématiques. D’où son horizon intellectuel extraordinairement large: tout la science était devant ses yeux. Il se ‘reposait’ en s’occupant de mathématiques ou en lisant les poètes classiques de toutes les époques. Marx avait non seulement un esprit génial, mais aussi un goût important pour l’art”” [V. Obolenski [N. Ossinski], Un noble vieillard] [in ‘Kommunist. Revue hebdomadaire économique, politique et sociale. Les communistes de gauche contre le capitalisme d’Etat’, 2011] (pag 207-208)”,”BUCD-057″
“BUCHARIN N. (BOUKHARINE)”,”La théorie du matérialisme historique. Manuel populaire de sociologie marxiste.”,”Dedica: “”Alla memoria del compagno N.N. Iakovlev, morto, come ha vissuto, per la classe operaia, fucilato dall’ammiraglio Kolchak”” “”Pour l’instant il suffit de dire que les rapports entre les classes, qui constituent la partie la plus importante des rapports de production, changent eux aussi relativement au changement des forces productives. “”Selon le caractère des moyens de production changent également les rapports sociaux entre les producteurs, les conditions de leur collaboration, ainsi que leur participation à la marche de la production. L’invention d’un instrument de guerre nouveau, de l’arme à feu par exemple, change forcément toute l’organisation intérieure de l’armée, ainsi que les rapports mutuels qui lient les personnes faisant partie de l’armée et grâce auxquels elle représente un ensemble organisé; enfin, les rapports mutuels entre les armées ont changé aussi à leur tour. Les rapports sociaux entre les producteurs, les rapports sociaux de la production changent par consequent avec la transformation et le développement des moyens matériels de la production, c’est-à-dire avec le développement des forces productives”” (K. Marx, ‘Capital et Salariat’). En d’autre termes: “”L’organisation de chaque société donnée est déterminée par l’état des ses forces productives. Avec le changement de cet état se transforme forcément aussi, tôt ou tard, l’organisation sociale. Par conséquent, elle se trouve dans un état d’équilibre instable partout, où montent (ou baissent, N.B.) les forces productives sociales”” (G. Plékhanov, ‘La conception matérialiste de l’histoire. Critique de nos critiques’). L’ensemble des rapports de production constitue la structure économique de la Société, autrement dit ses moyens de production. C’est l’appareil du travail humain de la société, sa “”base réelle””.”” (pag 152-153) [N. Boukharine (Bucharin), ‘La thérie du matérialisme historique. Manuel populaire de sociologie marxiste, 1927]”,”BUCD-059″
“BUCHARIN Nicola (BOUKHARINE Nicolas)”,”Economique de la periode de transition. Théorie générale des processus de transformation.”,”Si sono aggiunte al testo le note marginali di Lenin scritte sul proprio esemplare e che sono state pubblicate in seguito (Leniniskyi Sbornik, XI, Mosca, Leningrado, 1924. Si ringrazia Claudio INGERFLOUR per aver comunicato questo testo ai curatori (pag 19) Quest’opera di Bucharin è stata scritta nel 1919-1920 in piena guerra civile e di comunismo di guerra. Sono testi che appartengono al primo periodo della rivoluzione russa assieme a quello di Preobrazhenskij (La nuova economica). La teoria dei periodi critici. “”On ne peut donc assimiler simplement les oeuvres des théoriciens bolcheviques à celles de Marx o d’autres de ses successeurs (comme Hilferding et Rosa Luxemburg). Avec la révolution russe apparaît un nouveau genre de théorie, la théorie des ‘périodes critiques’, que les Saint-simoniens distinguaient déjà des ‘périodes organiques’ où un système économico-social déploie toutes ses structures sous une forme achevée. Ces genre de théorie est le plus difficile, car il suppose à la fois une participation directe à l’organisation du nouveau régime, une activité créatrice, et une réflexion, une critique de la construction en cours qui conserve encore un caractère expérimental. Cette situation ambiguë et périlleuse, mais inévitable, exige des qualités exceptionnelles de rigueur et de clairvoyance, d’honnêteté et de liberté (….)”” (dalla introduzione di Pierre Naville) (pag 9) La centralizzazione statale in tempo di guerra. “”L’esistenza di un “”capitalismo di Stato”” era già stata discussa nella socialdemocrazia prima del 1914, a proposito dello sviluppo dell’imperialismo. L’imperialismo caratterizzava la politica estera dei grandi monopoli del capitali; essi conducevano alla colonizzazione del mondo intero da parte di qualche metropoli europea. Dal XV al XX secolo, le politiche imperialistiche si erano profondamente trasformate: la conquista si basava ormai su una esigenza di esportazione di capitale, di sovraprofitti ricavati dalle zone non capitalistiche, sulla tendenza del capitale a estendersi all’insieme del mercato mondiale virtuale. Allo stesso tempo, questa politica rendeva necessario un intervento crescente del potere dello Stato nella condotta degli affari economici, già suscitata dalla concentrazione accresciuta dei capitali su scala nazionale. Questo movimento provocava ovviamente dei conflitti. In fin dei conti, la guerra del 1914 ebbe questo doppio risultato: la presa dello Stato sul sistema economico prese una forma quasi istituzionale; sotto l’aspetto di un “”capitalismo di Stato””; e questo capitalismo di Stato appariva come una struttura su cui l’organizzazione socialsita poteva basarsi, a una condizione necessaria: che il proletariato diventasse attraverso le sue organizzazioni (soviets, consigli, sindacati, cooperative, partiti) la classe dominante dello Stato. Ad ogni modo, il liberaliismo del mercato capitalista tradizionale sembrava condannato. Lo sforzo di guerra delle grandi potenze industriali dell’Europa e dell’America del Nord aveva condotto ad una concentrazione straordinaria dei mezzi di produzione e di distruzione, e della loro ripartizione. Le condizioni “”normali”” della circolazione della moneta e del credito, della fissazione dei prezzi di mercato, della redazione dei contratti di lavoro, si vedevano rimpiazzati da regolamentazioni draconiane, che arrivavano fino al razionamento e alle ripartizioni autoritarie dello Stato. Questa forma di capitalismo di Stato non aboliva la distinzione di classe, né il gioco delle categorie economiche fondamentali del capitalismo. ma riduceva le contraddizioni interne del sistema per favorire una centralizzazione formidabile sull’obiettivo della guerra nazionale. La Germania presentava l’esempio più spinto di questa tendenza, ed è indiscutibile che essa impressione molto i bolscevichi. Il libro di Bucharin scritto durante la guerra (1915) prima della rivoluzione russa, ‘L’imperialismo e l’economia mondiale’ è la migliore esposizione di questa tendenza.”” (pag 11-12) (introduzione di Pierre Naville) Dalla dittatura mondiale del proletariato al sistema mondiale de comunismo. “”Le prolétariat qui bâtit activement l’avenir de l’humanité et voit clairement cet avenir, peut reprendre les mots du grand combattant de la science: ‘Novatum rerum mihi nascitur ordo’ (8). Seuls les aveugles ne peuvent voir ce nouveau système! Son avènement est inéluctable et imminent”” (pag 196) (chiusura del libro di Bucharin) (8) “”Sous mes yeux naît un nouvel ordre des choses”” (sorge per me un ordine di cose nuove) (nell’edizione italiana, Novarum…) (Virgilio?)”,”BUCD-060″
“BUCHARIN Nikolaj I.”,”L’ economia politica del ‘rentier’.”,”Titolo copertina: Critica dell’economia politica “”‘L’economia politica del rentier’, scritta da Bucharin ventiseienne nei primi anni dell’esilio, vuole essere una “”critica sistematica delle teorie economiche della borghesia moderna””. Il modello che l’Autore tiene di fronte sono le ‘Teorie del plusvalore’, ossia una ricerca in cui storia e teoria si intrecciano continuamente e dalla quale il marxismo esce arricchito al termine di un’analisi critica “”delle teorie dell’avversario”” che è contemporaneamente di “”ordine sociologico e metodologico””. Alla critica dell’economia politica condotta da Marx l’ideologia borghese oppone, secondo Bucharin, due alternative: la scuola storica e la scuola austriaca. La prima nasce in Germania come reazione al cosmopolitismo della scuola classica inglese, trovando nel protezionismo necessario allo sviluppo dell’industria tedesca le premesse sociali di un discorso “”teorico”” che nega appunto la possibilità di qualsiasi teoria generale, limitando i compiti della ricerca economica alla collazione di dati empirici. Risultati di questo tipo di ricerche saranno sempre delle monografie storiche e mai una teoria economica in grado di ricavare delle leggi generali dall’esame e dal confronto delle situazioni empiriche. Alla scuola storica e al suo eclettismo minuzioso si oppone la scuola austriaca con la riscoperta passione per le “”leggi generali””. Se la prima aveva le sue radici nella borghesia tedesca e nel suo appoggio allo sviluppo dell’industria nazionale, la seconda trova la base del suo successo (20) nei ‘rentiers’, ossia in quel particolare settore della borghesia che non partecipa più all’attività produttiva e al commercio (21), ma vive di interessi muovendosi esclusivamente nella sfera del consumo, prodotto secondario, ma non troppo, della egemonia del capitale finanziario. Punto di partenza della scuola austriaca è l’esploratore sperduto nel deserto, il naufrago e così di seguito, tutti esempi che nulla hanno a che fare con il lavoratore salariato e la merce capitalistica, figure dominanti nel modo di produzione moderno. Di fronte a questi problemi il soggettivismo della scuola austriaca si rivela assolutamente impotente in quanto non riesce ad incontrare i nodi decisivi dell’economia capitalistica. “”L’oggettivismo”” dell’analisi marxiana, che Bucharin contrappone al soggettivismo di Böhm-Bawerk, è l'””oggettivismo”” del modo di produzione capitalistico. “”Nell’economia di mercato, infatti – scrive Bucharin -, avviene il processo di “”cosificazione”” dei rapporti umani, nel quale le “”espressioni cosificate””, per il carattere obiettivo dello sviluppo, conducono un’esistenza autonoma, “”indipendente””, sottoposta a leggi specifiche proprie solo di questo tipo di esistenza””. Scopo della scuola austriaca è scoprire le “”leggi generali”” dell’economia muovendo da quello che le sembra il punto di partenza più concreto; e cosa può esservi di più concreto dei bisogni e delle inclinazioni dell’individuo, del singolo consumatore? L’itinerario quindi è dall’individuale al sociale, dalla “”parte al tutto””. Ma il metodo che sembrava il più concreto si rivela strada facendo come il contrario (nella società sviluppata, gli individui operano non come condizioni o presupposti della società, bensì come condizionati o risultati della stessa), inoltre i tratti specifici della moderna produzione capitalistica, che si esprimono al livello del consumo nei prezzi di mercato e in quantitativi determinati di merci di una certa specie, vengono introdotti come “”dati”” sui quali si fonda la valutazione soggettiva dell’individuo che dovrebbe poi spiegare l’origine del valore. Le astrazioni della scuola austriaca si rivelano in tal modo piene dei contenuti empirici della società capitalistica, non spiegati, ma presupposti. La teoria del valore soggettivo, che poggia sulla valutazione individuale dell’utilità di un bene, costituisce la base della teoria del profitto, o meglio, come fa intendere Bucharin, è lo strumento di cui si serve la scuola austriaca per attaccare la teoria del valore-lavoro di Marx e togliere così la base oggettiva alla deduzione del profitto dal plusvalore, espressione immediata dello sfruttamento della forza-lavoro; non a caso Böhm-Bawerk, dopo aver definito il capitale come un “”prodotto intermedio”” che viene utilizzato in un processo di produzione più lungo (implicando quindi una maggiore “”attesa””) ricava il profitto dala valutazione diversa che operai e capitalisti fanno dei beni presenti e dei beni futuri (i beni presenti valutati più dei beni futuri da parte degli operai) e dalla trasformazione dei beni futuri (lavoro) in beni presenti dopo un periodo di “”attesa””; (…)”” [prefazione di A.G. Ricci al volume di N.I. Bucharin, L’economia politica del ‘rentier’, 1970] (pag 22-23-24) [(20) Quanto grande sia questo successo lo potrà constatare il lettore che ritroverà nei ragionamenti del principale esponente della scuola austriaca, Böhm-Bawerk, tutti i caratteri di una mentalità che è tuttora la più comunemente diffusa. La “”psicologia del consumatore”” cui si riduce l’analisi marginalistica costituisce ancora oggi il punto di partenza di molti manuali di economia politica (…); (21) “”La teoria “”austriaca”” esprime l’ideologia del borghese ormai eliminato dal processo di produzione, del borghese ‘sul viale del tramonto’ (Bucharin)] “”Le astrazioni della scuola austriaca, come già era avvenuto, anche se a un livello ben più alto, per i classici dell’economia politica, sono sempre delle astrazioni “”generiche””, costruite dimenticando, o meglio presupponendo e quindi non spiegando, i tratti specifici della produzione capitalistica e pensando di poterli dedurre dalle condizioni generali della produzione naturale. (…) L’astrazione marxiana, invece, è sempre costruita “”salendo”” dall’astratto al concreto; se il capitale viene ‘dedotto’ dalla merce, e questo rappresenta nella storia del capitale l’elemento della continuità, esso però non può venire ridotto alla merce in quanto elemento specifico della sua natura è un tratto nuovo che, quando si afferma nella produzione, annulla i presupposti su cui si è formato. Come scrive Marx: ogni capitale è una somma di merci, ma non ogni somma di merci è capitale: una somma di merci diventa capitale in quanto “”essa, come ‘forza sociale’ indipendente, cioè forza ‘di una parte della società’, si conserva e si accresce attraverso lo ‘scambio’ con la forza-lavoro vivente, immediata. L’esistenza di una classe che non possiede null’altro che la capacità di lavorare, è una premessa necessaria del capitale””. Il capitale nasce dallo sviluppo della forma di merce e dalla sua estensione, nella società dei produttori “”liberi””, alla forza-lavoro; ma quando esiste il capitale non esiste più la merce della produzione mercantile, ‘presupposto generico del capitale’, bensì la merce capitalistica ‘risultato specifico della vita del capitale’ (24). L’analisi marxiana della società capitalistica si rivela, come scrive Bucharin, “”la risultante della combinazione del metodo astratto-deduttivo e del metodo oggettivo””, soluzione del dilemma tra “”storicismo e oggettivismo””. (…) Il Marx che esce indirettamente dalle pagine di Bucharin, durante l’analisi critica delle teorie della scuola austriaca, è appunto il pensatore rivoluzionario che entra nel vivo dell’economia politica per rovesciarne le premesse, là dove i limiti di classe di questa “”scienza”” erano oramai divenuti limiti teorici. Leva di questo ribaltamento è appunto la teoria del valore come teoria dell’alienazione, la ricostruzione del plusvalore come base del profitto e motore della crescita del capitale”” (pag 25-27) [prefazione di A.G. Ricci al volume di N.I. Bucharin, L’economia politica del ‘rentier’, 1970] [(24) Per un’analisi dettagliata si veda L. Colletti, ‘Il marxismo e Hegel, Bari, 1969, parte II, cap. VIII (A.G. Ricci)] Individualismo borghese e psicologia sociale collettivistica del proletariato “”Fin dalle sue origini la borghesia è essenzialmente individualista – la sua stessa esistenza poggia su una ‘cellula’ economica che, per difendere la propria esistenza autonoma, conduce una lotta concorrenziale senza tregua contro le altre cellule – ma nel ‘rentier’ questo individualismo è ancora maggiore. Costui non conduce alcuna vita sociale, vive in isolamento; i suoi legami sociali sono interrotti, neppure gli obiettivi generali di classe riescono a coagulare questi “”atomi sociali””. Si assiste non solo alla scomparsa di ogni interesse per le imprese capitalistiche, ma anche di qualsiasi pensiero attinente al campo “”sociale””. L’ideologia di questo gruppo sociale è quindi essenzialmente individualistica; sul piano estetico questo individualismo di classe ha modo di esprimersi meglio: qualsiasi modo di affrontare i problemi sociali appare ‘eo ipso’ “”anti-artistico””, “”grossolano””, “”tendenzioso””. La mentalità del proletariato si forma, invece, in modo completamente diverso; ben presto esso infatti abbandona la scorza individualista della sua classe di origine: la piccola borghesia urbana e agraria. Confinato tra le mura di cemento delle grandi città, concentrato in luoghi di lavoro comune, il proletariato acquisisce rapidamente una psicologia collettiva e una forte sensibilità per i legami sociali; solo ai primi stadi del suo sviluppo, quando non è ancora una classe pienamente formata, il proletariato presenta ancora tendenze individualistiche, destinate però a sparire senza lasciare tracce. Il proletariato si sviluppa quindi in direzione opposta rispetto alla borghesia; mentre la sua psicologia diventa collettivistica, l’atteggiamento individualistico rimane uno dei tratti fondamentali della borghesia. ‘Un individualismo crescente – questa è la seconda caratteristica del rentier’. La terza caratteristica, comune d’altra parte a tutta la borghesia, è la paura del ‘proletariato, la paura di imminenti rivolgimenti sociali’. Il ‘rentier’ non è capace di fare programmi: la sua “”filosofia”” si riduce alla formula: “”approfittiamo del momento””, ‘carpe diem’; il suo orizzonte non supera il presente (…)”” (pag 49-50) [N.I. Bucharin, Introduzione] [N.I. Bucharin, L’economia politica del ‘rentier’, 1970]”,”BUCD-005-FPA”
“BUCHARIN (BUKHARIN) Nikolai”,”Socialism and its Culture. The prison manuscripts.”,”Nikolai Bukharin (1888-1938) was a leading Bolshevik intellectual and revolutionary, and the author of more than 100 articles and books. Executed as a counterrevolutionary, he was exonerated 50 years later by Gorbachev. George Shriver has translated and edited Roy Medvedev’s On Soviet Dissent and The October Revolution, as well as his Let History Judge. He is also the translator of Bukharin’s How It All Began: The Prison Novel. Translation George SHRIVER, Introduction: Bukharin’s Fate Stephen E. Cohen, Foreword Boris Frezinsky, To the Reader Svetlana Gurvich-Bukharina, conclusion, Appendix: Fundamental problems of Contemporary culture, Speech in Paris on 3 April 1936, Addressed to L’Association pour l’étude de la culture Soviétique (The Association for the Study of Soviet Culture),”,”BUCD-001-FL”
“BUCHARIN N. (BUJARIN) PREOBRAZHENSKI E., a cura di Daniel LACALLE”,”La acumulacion socialista.”,”””Las revoluciones burguesas surgen cuando el capitalismo se halla ya en fase avanzada de construcción de su propio sistema económico. La revolución burguesa no es más que un episodio en el proceso de desarrollo capitalista, que empieza mucho antes de la revolución y avanza con renovada velocidad a raíz de la revolución. El sistema socialista, por el contrario, empieza su historia con la conquista del poder per parte del proletariado. Esto deriva de la esencia misma de la economía socialista, en cuanto grupo unitario que no puede formarse molecularmente en las entrañas del capitalismo. (…) Para dar comienzo a la acumulación capitalista fueron necesarias las siguientes premisas: 1) una acumulación preliminar de capital por parte de los individuos que permitiera la utilización de una técnica más avanzada o de un mayor grado de división del trabajo con la misma técnica; 2) la presencia de un contingente de obreros asalariados; 3) un desarrollo suficiente del sistema económico mercantil, como base de la producción y de la acumulación mercantil-capitalista. Refiriéndose a la primera de estas condiciones Marx afirmaba: “”En el terreno de la producción de mercancías la producción a gran escala sólo puede prosperar en forma capitalista. Una cierta ‘acumulacíon de capital’ en manos de productores individuales constituye por consiguiente el ‘presupuesto del modo de producción especificamente capitalista’. Por ello nos vimos obligados a ‘presuponerla’ al referirnos a la transición del artesanado a la producción capitalista. Podriamos llamarla ‘acumulación primitiva’ porque constituye el fundamento histórico de la producción especificamente capitalista en vez de ser su resultado histórico. No es éste el momento de analizar su origen. Basta con que constituya el punto de partida”” (2). Ahora se plantea el problema de cuál es la situación en lo que se refiere a la acumulación primitiva socialista. ¿Tiene el socialismo una prehistoria? En caso afirmativo, ¿cuándo empieza? Como ya hemos vistos,la acumulación primitiva capitalista pudo desarrollarse sobra la base del feudalismo, mientras que la acumulación primitiva socialista no puede realizarse sobre la base del capitalismo. Por consiguiente, si el socialismo tiene una prehistoria ésta sólo puede manifestarse a partire da la conquista del poder por parte del proletariado”” [E. Preobrazhenski, ‘La ley fundamental de la acumulacion socialista primitiva’] [(in) Bujarin – Preobrazhenski, La acumulacion socialista, 1971] [(2) K. Marx, ‘El Capital’, Editioral Cartao, Buenos Aires, 1965, tomo I]”,”BUCD-061″
“BUCHARIN N. (BOUKHARINE) PREOBRAZHENSKIJ (PREOBRAJENSKY) E. TROTSKY L.”,”La débat sovietique sur la loi de la valeur.”,” “”La méthode historico-dialectique considère la société sous sa forme spécifiquement historique et les lois générales du développement social dans leurs manifestations concrètes en tant que lois d’une formation sociale déterminée, limitées dans leur action par le cadre historique de cette formation (8). Les catégories économiques sont donc aussi des “”expressions théorique historiques, des stades déterminés du développement de la production matérielle correspondant aux rapports de production”” (9). Ceux-ci n’ont pas un caractère éternel qui se conserverait en toutes circonstances, comme l’affirme l’économie bourgeoise, qui se perpétue ainsi puisqu’elle immortalise le mode de production capitaliste (10). Outre cette caractéristique fondamentale connue de la méthode marxiste, il faut encore relever; au niveau méthodologique, la question du “”postulat”” de l’équilibre: nous devons étudier de façon particulièrement détaillée cette méthode en raison, d’une part, de son extraordinaire importance et, d’autre part, à cause de la méconnaissance qu’en ont les représentations habituelles de la pensée marxiste. Dans son étude théorique du système des rapports de production capitalistes, Marx part de la constatation de son existence. Une fois que ce système existe, cela signifie que, bien ou mal, les besoins sociaux sont satisfaits pour le moins dans une proportion telle que les hommes puissent non seulement en pas mourir, mais vivre, travailler, se reproduire. Dans une société où existe la division sociale du travail – et la société marchande capitaliste présuppose cette dernière -, cela signifie qu’un certain équilibre de tout le système doit s’établir. On produit la quantité nécessaire de charbon, de fer, de machines, de tissus, de grain, de sucre, de bottes, etc. On dépense pour la production de tout cela une quantité correspondante de travail humain vivant qui utilise la quantité nécessaire de moyens de production. Il se peut que l’ensemble dévie, qu’il oscille, que tout le système s’élargisse, se complique, se développe, se trouve dans un état de mouvement et d’oscillation continuels, mais dans l’ensemble un état d’équilibre s’établit (11). La découverte de cette loi d’équilibre constitue le problème fondamental de la théorie économique. Le résultat de la prise en considération du système capitaliste dans son ensemble, sous la condition de son équilibre, érige l’économie théorique en système scientifique. (…) Le systéme commence à osciller, devient mobile. Ces oscillations ne perdent toutefois pas leur caractère régulier et, malgré les plus brutales perturbations de l’équilibre (les crises), le système se maintient dans son ensemble. A travers les pertubations de l’équilibre apparaît un nouvel équilibre qui s’articule en façon plus complexe. Ensuite, si les lois de l’équilibre sont connues, nous pouvons aller plus loin et poser le problème des oscillations du système. Les crises même seront considérées non comme la disparition de l’équilibre, mais comme sa perturbation. A ce propos, Marx signale qu’il faut découvrir la loi qui anime ce mouvement et comprendre non seulement de quoi vient cette perturbation de l’équilibre, mais aussi comment ce dernier sera restauré. La crise en sort pas des limites de l’oscillation du système. En conclusion de notre raisonnement, nous observons que le système bouge, oscille, mais que l’équilibre sera toujours rétabli au moyen de tous ces mouvements et oscillations”” [N. Bucharin, ‘Les catégories économiques du capitalisme durant la période de transition’] [in Bucharin Preobrazhenskij Trotsky, ‘La débat sovietique sur la loi de la valeur’, Paris, 1972] (pag 173-174) [(8) C’est là que l’on trouve le côté le plus révolutionnaire de la dialectique marxiste: “”Connaissant le lien face à l’échec pratique, toute foi théorique retrouve son élan dans la nécessité permanente des conditions existantes, (“”Lettre à Kugelmann””, op, cit.); (9) K. Marx, Misère de la philosophie, (10) Sur les questions méthodologique fondamentales, cf. ‘L’économie politique du rentier’; (11) Cfr, la polémique d’Engels contre Rodbertus dans l’introduction du livre de Karl Marx ‘Misère de la philosophie]”,”BUCD-062″
“BUCHARIN Nikolai (BOUKHARINE)”,”L’économie mondiale et l’impérialisme. Esquisse economique.”,”Nei paesi in conflitto la guerra logora e rompe l’ultima catena che lega i lavoratori alla propria borghesia. “”La guerre a engendré, dès début, non pas la crise du capitalisme (dont les symptômes n’étaient perceptibles qu’aux esprits les plus perspicaces de la bourgeoisie comme du prolétariat), mais la faillite de l’Internationale “”socialiste””. Il est impossible d’expliquer ce phénomène, de façon tant soit peu satisfaisante, en se basant exclusivement, comme beaucoup l’ont fait, sur l’analyse des rapports internes dans chaque pays. La faillite du mouvement prolétarien découle de la diversité de situation des “”trusts capitalistes nationaux”” dans le cadre de l’économie mondiale. De même qu’il est impossible de comprendre le capitalisme moderne et sa politique impérialiste sans procéder à l’analyse de la tendance du capitalisme mondial, de même il est indispensable de partir de cette analyse dans la recherche des tendances fondamentales du mouvement prolétarien”” (pag 164); “”Marx et Engels voyaient dans l’Etat l’organisation de la classe dominante, écrasant par le fer et dans le sang la classe opprimée. Ils supposaient que, dans la société future, il n’y aurait plus de classes. Certes, pour l’époque transitoire de la dictature du prolétariat où, momentanément, celui-ci constitue la classe dominante, ils insistaient (avec raison) sur la nécessité d’un appareil d’Etat spécial pour mater les classes renversées. Mais ils haïssaient l’appareil d’Etat oppresseur et, de ce point de vue, ils se livraient à une critique impitoyable des lassalliens et autres “”hommes d’Etat””. Il est certain que ce point de vue révolutionnaire est en rapport avec la thèse bien connue du ‘Manifeste Communiste’: les prolétaires n’ont pas de patrie. Les epigones socialistes du marxisme ont relégue aux archives la position révolutionnaire de Marx et Engels. Ils y ont substitué la théorie du “”véritable patriotisme””, du “”véritable étatisme””, qui d’ailleurs ressemblent comme deux gouttes d’eau au patriotisme traditionnel et à l’étatisme routinier de la bourgeoisie dominante. Cette psychologie c’est formée organiquement de la coparticipation du prolétariat à la politique impérialiste des trusts capitalistes nationaux. (…) La guerre brise la dernière chaîne qui attachait les ouvriers à leurs maîtres – la soumission esclave à l’Etat impérialiste. La dernière forme d’étroitesse de vues du prolétariat: son étroitesse nationale, son patriotisme, est en train de s’évanouir. Les intéréts momentanés, les avantages passagers qui’il trouvait dans le pillage impérialiste et dans les liens le rattachant à l’Etat impérialiste reculent à l’arrière-plan devant les intérêts permanents et généraux de l’ensemble de sa classe, devant l’idée de la révolution sociale du prolétariat international qui, les armes à la main, renverse la dictature du capital financier, brise son appareil gouvernemental et organise un pouvoir nouveau: le pouvoir des ouvriers contre la bourgeoisie. A l’idée de défense ou d’extention des frontières de l’Etat bourgeois, qui paralyse le dévelopment des forces productives de l’économie mondiale, se substitue le mot d’ordre de la suppression des frontières nationales et de la fusion des peuples en une seule famille socialiste. Ainsi, après des recherches douloureuses, le prolétariat acquiert la notoni de ses véritables intérêts, qui l’acheminent au socialisme par la révolution”” (pag 169-171) [Nikolai Bucharin (Boukharine), ‘L’économie mondiale et l’impérialisme. Esquisse economique’, Paris, 1928]”,”BUCD-063″
“BUCHARIN Nikolaj STALIN Giuseppe TROTSKY Leone ZINOVIEV Grigori, scritti; a cura di Giuliano PROCACCI”,”La ‘rivoluzione permanente’ e il socialismo in un paese solo.”,”I documenti di uno scontro d’idee decisivo per la rivoluzione sovietica e per la storia del movimento operaio internazionale.”,”BUCD-003-FL”
“BUCHARIN Nikolai (BUKHARIN)”,”How it All Began. The Prison Novel.”,” Translation George Shriver, Introduction: Bukharin’s Fate by Stephen F. Cohen, Translator’s Preface, How It All Began, Afterword, Bukharin’s Letter to Anna Larina, Glossary, Nikolai Bukharin (1888-1938) was a leading Bolshevik intellectual and revolutionary, and the author of more than 100 articles and books. Executed as a counterrevolutionary, he was exonerated 50 years later by Gorbachev. George Shriver has translated and edited Roy Medvedev’s On Soviet Dissent and The October Revolution, as well as his Let History Judge. He is also the translator of Bukharin’s How It All Began: The Prison Novel. Stephen F. Cohen is professor of Russian studies and history at New York University. His Books include Bukharin and the Bolshevik Revolution: A Political Biography 1888-1938 and Rethinking the Soviet Experience: Politics and History Since 1917.”,”BUCD-004-FL”
“BUCHARIN (BUKHARIN) Nikolai, a cura di Kenneth J. TARBUCK”,”The Politics and Economics of the Transition Period.”,”Kenneth J. Tarbuck, insegnante, e poi universitario (Univ. Sussex), ha curato l’opera dell’opera ‘Imperialism and the Accumulation of Capital’ di Rosa Luxemburg e N.I. Bukharin Allen Lane, 1972 Lo stato come ‘transient phenomena’ (pag 33-34-35)”,”BUCD-065″
“BUCHARIN Nicolai (BOUKHARINE); BUCI-GLUCKSMANN Christine”,”‘Théorie et pratique du point de vue du matérialisme dialectique’ (Bucharin); ‘Le léninisme et le problème de la révolution culturelle. Discours du camarade N. Boukharine à la séance commémorative de la mort de Lénine’; ‘Boukharine, théoricien marxiste. Sur l’état’ (Buci-Glucksmann).”,”””En se rendant à Londres au Congrès d’Histoire des Sciences, Boukharine en 1931 est déjà un vaincu sur le plan politique, et il ne lui restait plus que sept années à vivre avant de devenir une victime des procès et de la répression de masse des années 36-38. Evincé en février 1929 de son poste de Président de l’Internationale communiste, de son poste de directeur de la Pravda (après douze ans…), démis en novembre 29 du Bureau Politique, Boukharine s’enferme dans un silence politique officiel de trois ans, après ses dernières interventions critiques de la Pravda (19 février 29, 7 mars 1930). Au moment même où Staline affirme son pouvoir au cours de cette «Revolution d’en haut» que fut la collectivisation, le choix d’une industrialisation intensive, Boukharine dénonce le coût à payer: «une politique d’exploitation féodale et militaire de la paysannerie», «une politique d’implantation du bureaucratisme», la terreur contre le peuple et le parti, l’absence de direction collective, un pouvoir vertical «ou tout se fait par en haut». Bref: «la racine du mal, c’est que le Parti et l’Etat soient si totalement confondus» (7). Réduit au silence politique jusqu’en 1934, avant de reprendre momentanément une parole que la mort tranchera bientôt, Boukharine n’en occupe pas moins (encore) des postes de second plan, par rapport à son rôle dirigeant antérieur: directeur de recherche au Conseil Economique, puis au Commissariat à l’industrie lourde (8) c’est en tant que «théoricien ayant des fonctions de direction dans l’Académie des Sciences» qu’il se rendra à Londres. En somme une sorte de porte-parole semi-officiel, alors que l’antiboukharinisme s’installait comme une des composantes de l’idéologie stalinienne. Précisions, qu’en dépit de son échec politique, il conservait encore une certaine influence intellectuelle et que sa notoriété, si grande après la mort de Lénine, demeurait encore réelle. Disons, pour simplifier que «l’année du Grand Tournant» (1929, selon l’expression de Staline) fut pour Boukharine l’année de «la prise de conscience matérialiste de la faiblesse de la théorie marxiste laissée à elle-même» (9)”” (pag 75-76) [(7) Jean Elleinstein, ‘Histoire du Phénomène stalinien’, Grasset, chap. III. Voir également Deutscher, ‘Trotsky’, t. II, Julliard, p. 592 et sq. qui reproduit le récit de la rencontre Boukharine, Kamenev et Sokolnikov. «Sans prononcer le nom de Staline, il (Boukharine) répéta comme un obsédé: Il nous assassinera; c’est un nouveau Gengis Khan». Boukharine parla également des conséquences de la collectivisation telle qu’elle était menée: «Ça veut dire un Etat policier»; (8) Sur tous ces points touchant la biographie politique de Boukharine, on se reportera au livre de Stephen F. Cohen: ‘Boukharin and the Bolschevik Revolution’, Wildwood House, London. Et tout particulièrement, pour la période qui nous intéresse aux chapitres suivants: ‘The fall of Bukharin’ et ‘The last Bolchevik’; (9) Altusser, ‘Est-il simple d’être marxiste en philosophie’, ‘La Pensée’, n. 183, p. 8] [Christine Buci-Glucksmann, ‘Boukharine, théoricien marxiste. Sur l’état’, (in) ‘Dialectiques’, revue trimestrielle, Paris, n. 13 1976] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”BUCD-066″ “BUCHARIN Nicola Ivanovic”,”Lenin.”,”””Lenin teorico non ha trovato ancora chi desse forma sistematica al suo pensiero”” (pag 8) Il marxismo di Lenin. “”Mi è stato riferito che una delle bandiere dell’ Istituto dei professori rossi porta questa scritta: ‘Marxismo nella scienza, leninismo nella tattica’. Secondo me, questa distinzione è sbagliata e non corrisponde affatto al ruolo di avanguardia ideologica che i nostri professori rossi s’attribuiscono. Non bisogna separare la teoria dalla lotta pratica. L’affermazione secondo la quale il leninismo, come azione, non è marxismo, e la teoria è separata dalla pratica, è particolarmente grave per un Istituto come quello dei professori rossi. Il marxismo di Lenin è una dottrina ideologica distinta, perché è stata prodotta da un’epoca diversa. ‘Non è la semplice ripetizione del marxismo di Marx’, perché l’epoca in cui viviamo non è la semplice ripetizione di quella nella quale viveva Marx. Queste due epoche hanno in comune questa caratteristica: né l’una né l’altra sono organiche e, all’epoca attuale, ancora meno che ai tempi di Marx. Il marxismo di Marx era il prodotto di una epoca rivoluzionaria. Quello di Lenin è anche il prodotto di un’epoca estremamente tempestosa e rivoluzionaria. Ma vi sono evidentemente molte cose ‘nuove’ nel cammino dell’evoluzione sociale, nei «materiali» empirici che servono alle generalizzazioni teoriche, nei problemi che si pongono al proletariato rivoluzionario e che richiedono una soluzione e per questo il nostro marxismo attuale non è la semplice ripetizione delle idee esposte da Marx. Svilupperò questa tesi più avanti, perché non si abbia l’impressione che voglia ‘contrapporre’ queste dottrine. ‘L’una è il completamento, lo sviluppo logico e storico dell’altra’. Ma vorrei subito soffermarmi sui fatti nuovi di politica sociale ed economica che sono alla base del marxismo di Lenin. In effetti, che cosa esiste di nuovo rispetto all’epoca di Marx e che egli non poteva conoscere? 1) Innanzitutto, una fase nuova nello sviluppo dei rapporti capitalistici; Marx conosceva l’epoca già trascorsa del capitale mercantile; conosceva il capitale industriale, che era considerato come il tipo classico del capitalismo in generale. Sapete molto bene che Engels stesso non ha visto che l’inizio del costituirsi dei cartelli e dei trust. Per quanto riguarda la nuova fase dell’evoluzione capitalista, con la sua riorganizzazione dei rapporti di produzione in seno al capitalismo, fase che Lenin definiva capitalismo monopolistico, è chiaro che Marx non poteva conoscerla, e perciò non l’ha espressa né generalizzata. (…) 2) Un secondo gruppo di questioni è legato alla guerra mondiale, alla ‘disgregazione’ dei rapporti capitalistici. Qualunque sia l’intensità che si attribuisce alla disgregazione del capitalismo e le previsioni che si fanno a questo proposito, qualunque sia la valutazione che in particolare si dà della situazione economica attuale in Europa occidentale, qualunque sia la formula che si propone, è certo che noi assistiamo a fenomeni che prima non esistevano. All’epoca dei fondatori del socialismo scientifico non esistevano né il capitalismo di stato e i fenomeni che vi sono connessi, né i fenomeni di disgregazione e di disorganizzazione del meccanismo capitalista, con gli altri fenomeni specifici che l’accompagnano sia nell’industria sia nella circolazione monetaria. (…) 3) Vi è poi una terza serie di fenomeni strettamente legati all’insurrezione operaia nel periodo del crollo dei rapporti capitalistici, la cui apparizione è determinata dal formidabile scontro degli organismi capitalisti, dalle guerre, che non sono che una forma particolare della concorrenza, forma sconosciuta nell’epoca in cui vivevano Marx e i suoi amici. Ora queste questioni sono direttamente legate alla rivoluzione socialista, formano un immenso fenomeno sociale che bisogna studiare teoricamente, che ha le proprie leggi, che ci pone una quantità di questioni teoriche e politiche. (…) 4) Infine, vi è ancora una quarta serie di questioni interamente nuove, legate all’epoca, o all’inizio dell’epoca, del dominio ‘della classe operaia’. Come poneva la questione Marx? Ricorderò la sua formula, già citata: «Lo spirito della mia dottrina non è la teoria della lotta di classe, ma la dimostrazione del fatto che l’evoluzione sociale conduce inevitabilmente alla dittatura del proletariato». Qui era il limite del pensiero di Marx. Ma quando la dittatura è diventata realtà, noi superiamo questo limite. La dottrina di Marx si ferma alla dittatura inevitabile del proletariato. In quell’epoca non poteva essere altrimenti; non essendosi realizzata la dittatura del proletariato non esistevano i fenomeni che l’accompagnano e, pertanto, non potevano servire come materia per esperienze, osservazioni e, in seguito, generalizzazioni teoriche da cui si siano ricavati insegnamenti pratici. (…) Questa la quarta serie di fenomeni sociali, economici, politici, che devono essere oggetto dei nostri studi e da cui dobbiamo trarre le direttive pratiche della classe operaia”” (pag 15-16) [Nicola Ivanovic Bucharin, ‘Lenin’, Roma, 1969] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] 6 altre parole d’ordine di Lenin (dopo la rivoluzione): “”Un solo specialista vale più di dieci comunisti”” “”Rubate la roba rubata”” “”evoluzione verso il socialismo”””,”BUCD-067″
“BUCHARIN Nicolai”,”L’ ABC del comunismo. In appendice: atto di accusa, processo e condanna a morte di Bukharin.”,”””Abbiamo visto che la società capitalistica soffre di due mali sostanziali: innanzi tutto è «anarchica» (manca di organizzazione); in secondo luogo è costituita da ‘due’ società (classi) nemiche”” (pag 55)”,”BUCD-004-FV”
“BUCHARIN Nicola Ivanivic TROTSKY Lev”,”Ottobre 1917: dalla dittatura dell’Imperialismo alla dittatura del Proletariato.”,”Nicola Ivanovic Bucharin era ritenuto da Lenin, oltre che il beniamino del partito, il suo più eminente teorico, e in questa breve opera che presentiamo – e che è costituita dal discorso tentato il 17 febbraio 1924 all’Accademia comunista quasi un mese dopo la morte di Lenin – del capo bolscevico è appunto visto ed esaminato più il contributo teorico che quello di guida del partito bolscevico e della rivoluzione russa. Questo discorso testimonia anche la devozione, sfiorante talvolta quasi il dogmatismo, che Bucharini aveva per il suo maestro; eppure, tra i capi d’imputazione con cui Stalin, nel 1938, eliminò sia politicamente sia fisicamente Bucharin, ci fu quello di aver complottato contro la vita di Lenin. Bucharin era nato nel 1888 e divenuto bolscevico nel 1906. Prima della guerra ’14-’18 scrisse la sua opera teorica fondamentale L’economia mondiale e l’imperialismo. Dopo la rivoluzione fece parte, prima della ‘sinistra comunista’ che propugnava la guerra rivoluzionaria mondiale, e successivamente della frazione che, morto Lenin, con a capo Stalin si oppose a Trotskij. In seguitoi, come si è detto, fu liquidato dallo stesso Stalin, dal quale, nonostante alcune durature convergenze politiche, lo divideva radicalmente la concezione sia del partito che dello stesso stato socialista.”,”BUCD-005-FL”
“BUCHARIN Nikolai (BUKHARIN)”,”Philosophical Arabesques. (Schede di sintesi in italiano)”,”FILOSOFIA BUCHARIN REALTA’ MONDO INTRIGHI SOLIPSISMO TEORIA CONOSCENZA SPAZIO TEMPO TEORIA PRATICA ESTETICA UNITA’ MONDO NATURA MATERIALISMO IDEALISMO HYLOZOISMO PANPSYCHISMO MISTICISMO INDU’ FILOSOFIA EUROPEA OCCIDENTALE MATERIALISMO MECCANICISTA MECCANICISMO LEGGE GENERALE RELAZIONI RAPPORTI ESSERI VIVENTI TELEOLOGIA LIBERTA’ E NECESSITA’ ORGANISMO DIALETTICA MATERIALISMO DIALETTICO SOCIOLOGIA PENSIERO MODO PRODUZIONE RAPPRESENTAZIONE PENSIERO RAZZIALE CONCETTO ESPERIENZA OGGETTO SOGGETTO SOCIETA’ VERITA’ ASSOLUTA RELATIVA BUONO BONTA’ HEGEL IDEALISMO DIALETTICO MARX SCIENZA ARTE EVOLUZIONE STORIA IDEALE SOCIALE LENIN FILOSOFO ASTRAZIONE ARISTOTELE FILOSOFIA ANTICA AVENARIUS ESSERE CAPITALISMO CAPITALE COSCIENZA ENGELS GOETHE UMANITA’ KANT MARXISMO MISTICISMO FENOMENOLOGIA PLATONE PLECHANOV SCHELLING LOGICA SENSAZIONE SENSI SOCIALISMO SPINOZA STALIN TECNOLOGIA TECNICA COSA IN SE’ PER SE’ SILLOGISMO FEUERBACH SCHEDE RIASSUNTO SINTESI CONSIDERAZIONI FINALI POLITICA FILOSOFIA INTRODUZIONI DI COHEN SHRIVER FREZINSKY SOLIPSISMO NICHILISMO REALTA’ MONDO ESTERNO SPAZIO E TEMPO ASTRATTO CONCRETO ACCETTAZIONE E NON DEL MONDO PERCEZIONE IMMAGINE CONCETTO PENSIERO RAZIONALISTA RAZIONALISMO PENSIERO DIALETTICO E CONTEMPLAZIONE TEORIA PRASSI IN GENERALE E PRASSI IN TEORIA DELLA CONOSCENZA ILOZOISMO E PANSPSICHISMO FILOSOFIA DELLA IDENTITA’ LEGGI GENERALI E RELAZIONI DELL’ ESSERE SCIENZA MODERNA E MATERIALISMO DIALETTICO DIALETTICA SOCIOLOGIA DEL PENSIERO PENSIERO RAZZIALE CONCETTO VERITA’ E VERIDICITA’ BENE IDEALISMO DIALETTICA COME SCIENZA E ARTE EVOLUZIONE LENIN MARX ENGELS HEGEL MARXISMO GOETHE PLECHANOV Testo scritto da Bucharin in carcere”,”BUCS-001-FC”
“BUCHARIN N.I.”,”L’ economia mondiale e l’ imperialismo.”,”Nella prefaz LENIN critica la teoria dell’ ultra-imperialismo di KAUTSKY e stabilisce il rapporto tra imperialismo e guerra. Anche BUCHARIN in un capitolo (XII) critica la teoria di K. sullo ultra-imperialismo.”,”BUCD-005-FV”
“BUCHARIN N.I. JOFFE A.F. RUBINSTEIN M. ZAVADOVSKIJ B.M. ECOLMAN VAVILOV N.I. MITKEVIC V.F. HESSEN B.”,”Scienza al bivio. Interventi dei delegati sovietici al Congresso internazionale di storia della scienza e della tecnologia, Londra 1931.”,”Contiene il saggio di N.I. Bucharin ‘Teoria e prassi dal punto di vista del materialismo dialettico’ Contiene il lungo saggio di B. Hessen: ‘Le radici sociali ed economiche dei “”Principia”” di Newton. Introduzione: ‘La teoria del processo storico in Marx; Economia fisica e tecnologia nell’epoca di Newton; La lotta di classe durante la rivoluzione inglese e le concezioni filosofiche di Newton; La concezione dell’ energia in Engels e l’ assenza della legge di conservazione dell’ energia in Newton; I distruttori di macchine dell’epoca di Newton e gli odierni distruttori di forze produttive’ Contiene lo scritto di E. Colman ‘Breve comunicazione sugli scritti di Karl Marx riguardanti la matematica, le scienze naturali, la tecnologia e la storia di queste discipline’ “”E così l’uomo è storicamente dato come uomo ‘sociale’ (a differenza dell’illuministico Robinson di Rousseau, che fonda la società e la storia come se fossero un circolo scacchistico e con l’aiuto di un «contratto»). Questo uomo sociale, cioè la società umana, per vivere deve ‘produrre’. ‘In principio era l’Azione’ (in contrasto con il Logos cristiano: «In principio era il Verbo». La produzione è il vero punto di partenza dello sviluppo sociale (26). Nel processo produttivo avviene un «metabolismo» (Marx) fra la società e la natura. In questo processo – un processo ‘materiale’ -, in cui l’uomo storico e sociale interviene come parte ‘attiva’, ogni persona è in una relazione definita con le altre e con gli strumenti di lavoro. Queste relazioni sono storiche, la loro totalità costituisce la ‘struttura economica della società’, che è anche essa una variabile storica (a differenza di quanto affermano le teorie della «società in generale», della «società eterna», della «società ideale», ecc.). La struttura economica della società (il «modo di produzione») include, prima di tutto, la relazione fra le ‘classi’. Su questa base nasce e si sviluppa la «sovrastruttura»: organizzazioni politiche e potere statale, norme morali, teorie scientifiche, arte, religione, filosofia, ecc. Il «modo di produzione» determina anche il «modo di concettualizzazione»: l’attività teorica è «una tappa» nella riproduzione della vita sociale: il materiale le è fornito dall’esperienza, la cui ampiezza dipende dal grado di dominio sulle forze della natura, che è determinato, infine, dallo sviluppo delle forze produttive, dalla produttività del lavoro sociale, dal livello di sviluppo tecnico. Gli stimoli provengono dai compiti proposti dalla prassi; i principi informatori, il «modo di concettualizzazione» in senso letterale, riflettono il «modo di produzione», la struttura di classe della società e le sue complesse esigenze (l’idea di rango, di autorità, di gerarchia e del Dio personale nella società feudale; l’idea della forza impersonale del destino, dell’incontrollabilità dei processi, del Dio impersonale nella società capitalistica, produttrice di merci, ecc.). Le concezioni prevalenti sono quelle della classe dominante, che è il ‘supporto’ del modo dato di produzione (27). Ma, proprio come lo sviluppo della storia naturale cambia le forme delle specie biologiche, lo sviluppo storico della società, con alla base il movimento delle forze produttive, cambia le forme storico-sociali di lavoro, le «strutture sociali», i «modi di produzione», insieme ai quali muta l’intera sovrastruttura ideologica fino a comprendere le forme «più alte» di conoscenza teorica e di illusioni riflesse. (…)”” (pag 53-55) [N.I. Bucharin, ‘Teoria e prassi dal punto di vista del materialismo dialettico’] [(26) Questo non è un segreto neppure per alcuni fisici moderni. «Le condizioni fisiche dell’esistenza sono più fondamentali di quelle estetiche, morali o intellettuali. Un bambino ha bisogno di cibo prima che di insegnamento. Un certo livello di vita superiore a quello degli animali è una condizione preliminare per lo sviluppo di ciascuna delle qualità specifiche degli esseri umani» (Frederick Soddy, ‘Science and Life’, J. Murray, London, 1920, p. 3; (27) Il filosofo tedesco, oggi di moda, creatore del «socialismo cristiano-profetico» Marx Scheler, nel condurre una lotta disperata contro il marxismo, ne sfrutta numerosi principi fondamentali, producendo di conseguenza una cacofonia di motivi del tutto intollerabile (…)] Gli stimoli provengono dai compiti proposti dalla prassi; i principi informatori, il «modo di concettualizzazione» in senso letterale, riflettono il «modo di produzione», la struttura di classe della società e le sue complesse esigenze (l’idea di rango, di autorità, di gerarchia e del Dio personale nella società feudale; l’idea della forza impersonale del destino, dell’incontrollabilità dei processi, del Dio impersonale nella società capitalistica, produttrice di merci, ecc.).”,”BUCD-068″
“BUCHARIN Nikolaï; OSSINSKI Nikolaï; ANTONOV N.”,”Bibliographie: Lénine, ‘L’État et la révolution’ (Bucharin); Bucharin, ‘L’économie mondiale et le capitalisme’ (Ossinski); A. Bogdanov, ‘Les problémes du socialisme’ (Bucharin); ‘Histoire de la libération de la Russie. Vol. I’ (Antonov).”,”‘Questo libro (Lenin, ‘Stato e rivoluzione’, ndr) non è soltanto interessante dal punto di vista della semplice restaurazione delle loro idee (dei fondatori del comunismo scientifico, Marx Engels, ndr). E’ di una bruciante attualità in quanto la questione del rapporto tra il proletariato e lo Stato è la cruciale questione che viene posta all’azione rivoluzionaria della classe. Questa questione ha oggi un’importanza enorme, perché la ‘guerra mondiale’ l’ha posta direttamente al proletariato. In realtà, la stessa questione della difesa della patria è il corollario della difesa dello Stato borghese; la questione nazionale passa attraverso il sostegno a questo Stato o, per lo meno, attraverso una benevola neutralità, nei suoi confronti, ecc. Tutte queste questioni parziali, quale che sia la loro importanza, sono risolte in funzione della risposta data al problema primario dei rapporti del proletariato con lo Stato della borghesia che si attribuisce la straordinaria denominazione di patria. L’importanza pratica di questa questione assume ancora maggiore ampiezza dal fatto che segue: in primo luogo perché il potere statale della borghesia di tutti i paesi capitalistici avanzati si è particolarmente rafforzato assorbendo le organizzazioni economiche (i sindacati, i trusts ecc.); in secondo luogo perché il proletariato deve risolvere, nella pratica, la questione della presa del potere, ossia , della sua dittatura”” (pag 117, N. Bucharin)”,”RIRO-468″
“BUCHARIN Nicolaj PREOBRAZENSKIJ Eugenj, a cura di Lisa FOA”,”L’accumulazione socialista.”,”La discussione sovietica sull’ accumulazione socialista si svolse tra il 1924 e il 1926.”,”BUCD-006-FV”
“BUCHARIN Nicola Ivanivic, a cura di Andrea BINAZZI”,”Teoria del materialismo storico. Manuale popolare di sociologia marxista.”,”Nicola Ivanovic Bucharin era ritenuto da Lenin, oltre che il beniamino del partito, il suo più eminente teorico, e in questa breve opera che presentiamo – e che è costituita dal discorso tentato il 17 febbraio 1924 all’Accademia comunista quasi un mese dopo la morte di Lenin – del capo bolscevico è appunto visto ed esaminato più il contributo teorico che quello di guida del partito bolscevico e della rivoluzione russa. Questo discorso testimonia anche la devozione, sfiorante talvolta quasi il dogmatismo, che Bucharini aveva per il suo maestro; eppure, tra i capi d’imputazione con cui Stalin, nel 1938, eliminò sia politicamente sia fisicamente Bucharin, ci fu quello di aver complottato contro la vita di Lenin. Bucharin era nato nel 1888 e divenuto bolscevico nel 1906. Prima della guerra ’14-’18 scrisse la sua opera teorica fondamentale L’economia mondiale e l’imperialismo. Dopo la rivoluzione fece parte, prima della ‘sinistra comunista’ che propugnava la guerra rivoluzionaria mondiale, e successivamente della frazione che, morto Lenin, con a capo Stalin si oppose a Trotskij. In seguito, come si è detto, fu liquidato dallo stesso Stalin, dal quale, nonostante alcune durature convergenze politiche, lo divideva radicalmente la concezione sia del partito che dello stesso stato socialista.”,”BUCD-006-FL”
“BUCHARIN Nicola Ivanivic”,”Economia del periodo di trasformazione.”,”Nicola Ivanovic Bucharin (1888-1938) era ritenuto da Lenin, oltre che il beniamino del partito, il suo più eminente teorico, e in questa breve opera che presentiamo – e che è costituita dal discorso tentato il 17 febbraio 1924 all’Accademia comunista quasi un mese dopo la morte di Lenin – del capo bolscevico è appunto visto ed esaminato più il contributo teorico che quello di guida del partito bolscevico e della rivoluzione russa. Questo discorso testimonia anche la devozione, sfiorante talvolta quasi il dogmatismo, che Bucharini aveva per il suo maestro; eppure, tra i capi d’imputazione con cui Stalin, nel 1938, eliminò sia politicamente sia fisicamente Bucharin, ci fu quello di aver complottato contro la vita di Lenin. Bucharin era nato nel 1888 e divenuto bolscevico nel 1906. Prima della guerra ’14-’18 scrisse la sua opera teorica fondamentale L’economia mondiale e l’imperialismo. Dopo la rivoluzione fece parte, prima della ‘sinistra comunista’ che propugnava la guerra rivoluzionaria mondiale, e successivamente della frazione che, morto Lenin, con a capo Stalin si oppose a Trotskij. In seguito, come si è detto, fu liquidato dallo stesso Stalin, dal quale, nonostante alcune durature convergenze politiche, lo divideva radicalmente la concezione sia del partito che dello stesso stato socialista. Membro del Cc, del Politbjuro, direttore delle Izvestija e della Pravda, dirigente del Komintern, fu uno dei massimi ispiratori della politica economica sovietica fino al 1929.”,”BUCD-008-FL”
“BUCHARIN Nikolaj PREOBRAZENSKIJ Evgenij A.”,”Abc del comunismo.”,”Evgenij Preobrazenskij nasce nel 1886, Nicholaj Bucharin nel 1888. Militanti bolscevichi fin dalla giovinezza, saranno riuniti da un comune destino politico per quasi tutta la loro esistenza. Gli anni che vanno dal 1907 al 1917 li vedono in prima fila nell’opera di riorganizzazione del partito comunista russo. Vengono arrestati varie volte, e Preobrazenskij è addirittura difeso dall’avvocato Kerenskij, futuro capo del governo provvisorio russo, il grande sconfitto della rivoluzione d’Ottobre. Sono ambedue delegati al congresso dell’agosto 1917 che consacra l’entrata di Trockij nel partito. Preobrazenskij attacca la linea di Stalin che sostiene l’ipotesi del socialismo in un solo paese. Scriveva Lenin di Bucharin nel 1922: “”Bucharin non è soltanto un valido e importantissimo teorico, ma è considerato anche, e giustamente, il prediletto di tutto il partito””.”,”BUCD-009-FL”
“BUCHARIN Nicola Ivanivic, a cura di Francesco BENVENUTI”,”Le vie della rivoluzione, 1925-1936.”,”Nicola Ivanovic Bucharin (1888-1938) era ritenuto da Lenin, oltre che il beniamino del partito, il suo più eminente teorico, e in questa breve opera che presentiamo – e che è costituita dal discorso tentato il 17 febbraio 1924 all’Accademia comunista quasi un mese dopo la morte di Lenin – del capo bolscevico è appunto visto ed esaminato più il contributo teorico che quello di guida del partito bolscevico e della rivoluzione russa. Questo discorso testimonia anche la devozione, sfiorante talvolta quasi il dogmatismo, che Bucharini aveva per il suo maestro; eppure, tra i capi d’imputazione con cui Stalin, nel 1938, eliminò sia politicamente sia fisicamente Bucharin, ci fu quello di aver complottato contro la vita di Lenin. Bucharin era nato nel 1888 e divenuto bolscevico nel 1906. Prima della guerra ’14-’18 scrisse la sua opera teorica fondamentale L’economia mondiale e l’imperialismo. Dopo la rivoluzione fece parte, prima della ‘sinistra comunista’ che propugnava la guerra rivoluzionaria mondiale, e successivamente della frazione che, morto Lenin, con a capo Stalin si oppose a Trotskij. In seguito, come si è detto, fu liquidato dallo stesso Stalin, dal quale, nonostante alcune durature convergenze politiche, lo divideva radicalmente la concezione sia del partito che dello stesso stato socialista. Membro del Cc, del Politbjuro, direttore delle Izvestija e della Pravda, dirigente del Komintern, fu uno dei massimi ispiratori della politica economica sovietica fino al 1929.”,”BUCD-010-FL”
“BUCHARIN Nicola Ivanivic”,”Economia del periodo di trasformazione.”,”””La caratteristica principale dell’organizzazione statale della classe dominante, grazie alla quale questa organizzazione si distingue da altre organizzazioni della medesima classe, è la sua generalità. L’organizzazione statale è la più ampia organizzazione di classe, nella quale si concentra l’intera sua forza, nella quale sono concentrati gli strumenti del meccanismo di oppressione e le misure di coercizione, nella quale la classe dominante è organizzata in quanto classe e non in quanto parte o gruppetto di una classe. Ne deriva che qualunque azione «economica», in quanto essa abbracci un’intera classe, assume inevitabilmente un carattere «politico», qui i colpi sono indirizzati non contro un singolo gruppo, ma contro la classe come intierezza e di conseguenza contro il suo potere statale”” (pag 27)”,”BUCD-001-FGB”
“BUCHARIN Nikolaj Ivanovic”,”L’economia mondiale e l’imperialismo.”,”Nicola Ivanovic Bucharin (1888-1938) era ritenuto da Lenin, oltre che il beniamino del partito, il suo più eminente teorico, e in questa breve opera che presentiamo – e che è costituita dal discorso tentato il 17 febbraio 1924 all’Accademia comunista quasi un mese dopo la morte di Lenin – del capo bolscevico è appunto visto ed esaminato più il contributo teorico che quello di guida del partito bolscevico e della rivoluzione russa. Questo discorso testimonia anche la devozione, sfiorante talvolta quasi il dogmatismo, che Bucharini aveva per il suo maestro; eppure, tra i capi d’imputazione con cui Stalin, nel 1938, eliminò sia politicamente sia fisicamente Bucharin, ci fu quello di aver complottato contro la vita di Lenin. Bucharin era nato nel 1888 e divenuto bolscevico nel 1906. Prima della guerra ’14-’18 scrisse la sua opera teorica fondamentale L’economia mondiale e l’imperialismo. Dopo la rivoluzione fece parte, prima della ‘sinistra comunista’ che propugnava la guerra rivoluzionaria mondiale, e successivamente della frazione che, morto Lenin, con a capo Stalin si oppose a Trotskij. In seguito, come si è detto, fu liquidato dallo stesso Stalin, dal quale, nonostante alcune durature convergenze politiche, lo divideva radicalmente la concezione sia del partito che dello stesso stato socialista. Membro del Cc, del Politbjuro, direttore delle Izvestija e della Pravda, dirigente del Komintern, fu uno dei massimi ispiratori della politica economica sovietica fino al 1929.”,”BUCD-002-FGB”
“BUCHARIN N. (BOUKHARINE)”,”Le socialisme dans un seul pays.”,”Il formalismo logico del trotskismo e la dialettica leninista. “”La fonte degli errori del compagno Trotsky, errori che molti di noi hanno egualmente commesso, risiede nel suo modo formale e letterario di trattare le questione della nostra vita sociale, contrariamente al vivente metodo dialettico che caratterizza il bolscevismo. Lenin, analizzando gli errori politici, risale sempre alle loro fonti dirette. Non è invano che durante il dibattito della questione sindacale, egli consacra pagine intere alla dialettica e che poco prima della sua morte, insisteva sulla necessità di «insegnare la dialettica». Adesso che noi vediamo chiaramente ciò che ci separa dal compagno Trotsky, non è difficile constatare che tutti gli errori hanno dei tratti specifici. Spingendo l’analisi di questi errori fino alle loro fonti metodologiche, scopriamo facilmente la differenza fondamentale tra il leninismo e il trotskismo”” (pag 282-283) “”Occorre determinare l’epoca in cui Bucharin ha abbandonato i ranghi della classe operaia. Nel 1925, Trostky si apprestava ad allearsi con lui contro Zinoviev e Stalin. Ora, sulla questione del “”socialismo in un paese solo”” egli si allea con Zinoviev contro Stalin e Bucharin (si veda I. Deutscher, Trotsky, Julliard, Tome 2, pp. 315, 328, 373). E’ dunque su una questione teorica fondamentale che si è generato una spaccatura e non sugli “”errori”” del passato e i “”meriti”” comparati di Zinoviev e Bucharin”” (pag 7, presentazione di Dallemagne)”,”BUCD-003-FGB”
“BUCHARIN Nikolaj I., a cura di A.G. RICCI”,”L’ economia politica del rentier.”,”[Capitolo I. I fondamenti metodologici della teoria dell’utilità marginale e del marxismo] “”Anche il fenomeno del valore ha un carattere storico. Pur considerando giusto il metodo individuaistico della scuola austriaca e tentando di ricavare il valore solo dal «valore oggettivo», vale a dire dalla valutazione individuale delle diverse persone, è necessario, an che in questo caso, tener conto che nell’economia moderna la psicologia del «produttore» ha caratteri completamente diversi da quella del produttore nell’economia naturale (e soprattutto dalla psicologia di un uomo «seduo sulla riva di un ruscello» o errante affamato nel deserto). Il capitalista moderno, che rappresenta l’industria, o il capitale commerciale, non si interessa affatto al valore d’uso del prodotto: «lavora» con «mano d’opera» affittata esclusivamente in vista di un profitto, solo il valore di scambio lo interessa. Questo dimostra che anche il fenomeno più importante dell’economia politica, il valore, non puL essere spiegato con il fatto, valido per tutti i tempi e per tutti i popoli, che i beni soddisfano un qualunque bisogno umano. Invece è proprio questo il metodo della scuola austriaca (55). Tutto questo ci porta a concludere che la strada metodologica imboccata dalla scuola austriaca è del tutto sbagliata perché non tiene alcun conto degli elementi caratteristici del capitalismo. Un’economia politica che si proponga come obiettivo di spiegare le condizioni economico-sociali, vale a dire i rapporti tra gli uomini, deve essere una scienza storica. «Chi volesse trattare l’economia dela Terra del Fuoco – osserva Engels con spirito mordace – secondo le stesse leggi vigenti nell’odierna Inghilterra, evidentemente non potrebbe arrivare che al luogo comune più banale» (56). Questi «luoghi comuni» possono poggiare su una base più o meno intellettuale, ma questo non basterà a spiegare le particolarità dell’ordine sociale capitalistico, che saranno state messe da parte preliminarmente. Questa «economia» ipotetica «costruita» da Böhm-Bawerk, della quale egli esamina le «leggi», è talmente lontana dal nostro mondo di ingiustizie da non potere in alcun modo servire ad analizarlo. D’altra parte anche gli iniziatori della nuova scuola cominciano a comprenderlo. Lo stesso Böhm-Bawerk scrive nell’ultima edizione del suo ‘Kapital’: «Avrei voluto anzitutto colmare una lacuna…, bisognerebbe … esaminare l’influenza delle cosiddette “”categorie sociali”” e vedere quale sia il potere e il significao dei rapporti di forza e di autorità che nascono dagli organismi sociali… Questo capitolo dell’economia sociale non è stato ancora scritto in maniera soddisfacente… Né dai teorici del valore marginale più che dagli altri» (57). Si potrebbe dire che questo «capitolo» non potrà mai esserE scritto in maniera «soddisfacente» dai rappresentanti del marginalismo, dato che essi non considerano la «categoria sociale» come parte integrante e organica della «categoria puramente economica», ma come un elemento esterno, che si colloca al di là dell’economia. (…) Molto prima di Stoltzman (‘uno dei difensori del metodo “”sociale-organico””, (N.B. ndr)). il legame tra metodo classico astratto, «oggettivismo» e «storicismo» è stato sciolto da Marx senza nessuna aggiunta etica”” (pag 74-75) [(55) (…); (56) F. Engels ‘Antidühring’, Roma, 1968, p. 157. Il carattere non storico dell’oggettivismo degli «Anglo-Americani» e dei «matematici» li conduce ad una concezione puramente meccanica, per la quale non vi è società, ma solo oggetti in movimento; (57) Prefazione alla terza edizione di ‘Kapital und Kapitalzins’, vol. II, pp. XVI e XVIII]”,”BUCD-004-FGB”
“BUCHIGNANI Paolo”,”Fascisti rossi. Da Salò al PCI la storia sconosciuta di una migrazione politica 1943-53.”,”Paolo BUCHIGNANI (Lucca, 1953) studioso di storia della cultura italiana del Novecento, ha pubblicato numerosi saggi sulle avanguardie e sul fascismo, tra cui ricordiamo: -Marcello Gallian. La battaglia antiborghese di un fascista anarchico. BONACCI. 1984 -Un fascismo impossibile. L’eresia di Berto Ricci nella cultura del ventennio. IL MULINO. 1994 BUCHIGNANI collabora a ‘Nuova storia contemporanea’.”,”PCIx-008″
“BÜCHNER Ludwig VOGT Karl ; WITTICH Dieter a cura”,”Schriften zum kleinbürgerlichen Materialismus in Deutschland. Zweiter Band.”,”””Now what I want, is – facts”” (Boz) (in apertura prefazione) pag 516 Galilei: ‘E pur si muove!’ Nel secondo volume scritti di BUCHNER e VOGT, nel primo quelli di MOLESCHOTT e BUCHNER. Primo volume: FIL-246″,”FILx-404″
“BUCHOLZ Arden”,”Hans Delbrück and the German Military Establishment.”,”BUCHOLZ A. (nato a Chicago, 1936) storico americano. Ha raccolto il materiale su Delbrück, ha intervistato la figlia. DELBRÜCK H. (1848-1929) considerato una figura importante della Germania imperiale, in parte ancora poco conosciuta. Tra i maggiori storici tedeschi che tentarono un’analisi scientifica della storia militare e della guerra. Una vita tra impegno accademico e commentatore politico dell’epoca. Per il suo collega sociologo WEBER Max, scienza e politica sono due mondi diversi: mentre per D. H. possono convivere. Per 40 anni insegnò all’Università di Berlino. 3 413881 SBN”,”QMIx-170-FSL”
“BUCI-GLUCKSMANN Christine”,”Gramsci et l’État. Pour une théorie matérialiste de la philosophie.”,”Ritornare a Marx attraverso Lenin (pag 377)”,”GRAS-001-FPB”
“BUCK Paul H.”,”La riunificazione, 1865 – 1900.”,”Collezione di storia americana a cura di Mauro CALAMANDREI Vittorio DE CAPRARIIS Nicola MATTEUCCI Rosario ROMEO”,”USAS-054″
“BUCKLEY Robert J.”,”Allegheny International. A New Global Business Enterprise.”,”Fondo Palumberi BUCKLEY Robert J. Chairman and Chief Executive Officer Allegheny International Pittsburgh, Pennsylvania Tutti i marchi del gruppo (pag 22)”,”ECOG-073″
“BUCK-MORSS Susan”,”Hegel e Haiti. Schiavi, filosofi e piantagioni.”,”Susan Buck-Morss è Professoressa di Filosofia politica e Teoria sociale presso il Department of Government della Cornell UniversitY e membro dei corsi di laurea in Germanistica e Storia dell’Arte. Dialettica hegeliana tra signoria e servitù “”Hegel insiste sul fatto che la libertà non può essere concessa dall’alto agli schiavi. Per l’autoaffrancamento dello schiavo si richiede una “”prova suprema””: “”E soltanto mettendo in gioco la vita si conserva la libertà (…). L’individuo che non ha messo a repentaglio la vita, può ben venire riconsciuto come persona (il probramma degli abolizionist!); ma non ha raggiunto la verità di questo riconoscimento come riconoscimento di autocoscienza indipendente”” (Hegel, Fenomenologia dello spirito’, cit., p. 157) (pag 58-59) “”Agli inizi degli anni Quaranta dell’Ottocento, con i primi scritti di Karl Marx, la lotta tra schiavo e padrone è stata rimossa dal suo significato letterale e letta ancora una volta come metafora – questa volta della lotta di classe”” (pag 60)”,”TEOS-351″
“BUDDHA (SIDDHARTA GAUTAMA), a cura di K.E. NEUMANN e G. DE LORENZO”,”I quattro pilastri della saggezza.”,”Buddha in sanscrito significa “”il risvegliato””, è il titolo con cui fu designato Siddharta GAUTAMA appartenente alla nobile famiglia degli Shakya, fondotre del Buddhismo. Ha abbandonato moglie e figlio per dedicarsi all’ascesi alla meditazione e alla predicazione.”,”RELx-049″
“BUEB Bernhard”,”Elogio della disciplina.”,”””La libertà certamente. Ma finisce male quando la massa decide da sola. Così la soluzione più intelligente, la migliore, la più facile e di gran lunga la più gradita anche agli spiriti liberi alla fine, non ne faccio mistero, è dare leggi severe e ordini rigorosi.”” (pag 7, Theodor Fontane) BUEB Bernhard (1938) è studioso di filosofia e teologia. E’ stato preside dell’ esclusivo collegio privato tedesco di Salem per trent’anni, dal 1974 al 2005. “”Quello che ci manca in campo educativo sono dei modelli di riferimento. L’attuale generazione di genitori, insegnanti ed educatori conosce solo lo stile educativo democratico; inoltre è cresciuta discutendo, e dunque ha un atteggiamento guardingo – quando non di rifiuto – di fronte a tutto ciò che sia guida, autorità e disciplina. Abbiamo dunque bisogno di una svolta in ambito pedagogico, di una virata verso un’immagine dei giovani che sia pragmatica e non idealistica: le famiglie e le scuole che avranno il coraggio di pronunciarsi a favore di una maggiore autorità come principio del processo educativo si porranno alla testa del progresso pedagogico””. (pag 81) Il talento da solo non basta (pag 141)”,”VARx-273″
“BUFALARI Giuseppe, a cura di Romano MASTROMATTEI”,”Pezzo da novanta. Due secoli di mafia.”,”Questo libro non è un’inchiesta, anche se contiene molti documenti storici. Persone e fatti talvolta sono immaginari, oppure libere interpretazioni della realtà.”,”VARx-173-FV”
“BUFALINI Paolo”,”Uomini e momenti della vita del Pci.”,”Contiene il paragrafo: – Lenin e la questione femminile (pag 103-119) (V Conferenza delle donne del Pci, Roma 30 gennaio 1970, nel centenario della nascita di Lenin) “” (…) Lenin individua nello sviluppo dei servizi sociali la chiave per la soluzione della contraddizione tra il lavoro della donna nella produzione e le esigenze dell’economia domestica e della famiglia. Qui Lenin vede giustamente un punto nodale per la liberazione della donna dalla schiavitù della casa: ed è uno dei punti nodali, insieme, sia della lotta per l’emancipazione della donna, sia della creazione di una nuova società e della trasformazione della famiglia. «Ci occupiamo abbastanza – dice Lenin – nella pratica, di questa questione, che teoricamente è evidente per ogni comunista? Naturalmente no. Abbiamo sufficiente cura dei germogli di comunismo che già si hanno in questo campo? Ancora una volta no, no e poi no!» …. finire (pag 112-113)”,”PCIx-003-FPB”
“BUFALINO Gesualdo”,”Dizionario dei personaggi di romanzo. Da Don Chisciotte all’Innominabile.”,”Oblomov: non è solo l’ignavo-tipo, l’ignavo biologico refrattario all’azione. E’ anche, nella sua bontà di fondo e abulia paralizzante, il ritratto in grigio d’una condizione della borghesia metropolitana russa al tempo della servitù della gleba. (di Ivan Gonciarov, Milano, Mursia, 1965) (pag 216) Mi sembra che manchino i personaggi di Cernysevskij, soprattutto Vera Pavlovna, Lopukhov e Kirsanov.”,”VARx-001-FC”
“BUFFA Domenico, a cura di Emilio COSTA”,”Il Regno di Sardegna nel 1848 – 1849 nei carteggi di Domenico Buffa.Volume primo (28 settembre 1847 – 18 dicembre 1848). II Serie: Fonti. Vol. LIV.”,”Domenico Buffa (Ovada, 16 gennaio 1818 – Torino, 19 luglio 1858) è stato un avvocato, giornalista e politico italiano. Autore di inni sacri manzoniani e collaboratore di Vieusseux, partecipò a numerose testate giornalistiche dell’epoca e fu anche un valente studioso di storiografia ed etnografia. Di idee liberali, nel 1848 divenne Ministro dell’agricoltura e del commercio del Regno di Sardegna nei Governi Gioberti e Chiodo, oltre che deputato lungo le prime sei legislature del Parlamento Subalpino. Fu anche regio commissario a Genova nel 1848 e intendente generale nella stessa città dal 1852 al 1855 123. (f. copil.)”,”RISG-051-FSL”
“BUFFA Domenico, a cura di Emilio COSTA”,”Il Regno di Sardegna nel 1848 – 1849 nei carteggi di Domenico Buffa.Volume secondo (19 dicembre 1848 – 19 febbraio 1849). II Serie: Fonti. Vol. LVIII.”,”Domenico Buffa (Ovada, 16 gennaio 1818 – Torino, 19 luglio 1858) è stato un avvocato, giornalista e politico italiano. Autore di inni sacri manzoniani e collaboratore di Vieusseux, partecipò a numerose testate giornalistiche dell’epoca e fu anche un valente studioso di storiografia ed etnografia. Di idee liberali, nel 1848 divenne Ministro dell’agricoltura e del commercio del Regno di Sardegna nei Governi Gioberti e Chiodo, oltre che deputato lungo le prime sei legislature del Parlamento Subalpino. Fu anche regio commissario a Genova nel 1848 e intendente generale nella stessa città dal 1852 al 1855 123. (f. copil.)”,”RISG-055-FSL”
“BUFFA Domenico, a cura di Emilio COSTA”,”Il Regno di Sardegna nel 1848 – 1849 nei carteggi di Domenico Buffa.Volume terzo (20 febbraio – 29 novembre 1849). II Serie: Fonti. Vol. LXI.”,”Domenico Buffa (Ovada, 16 gennaio 1818 – Torino, 19 luglio 1858) è stato un avvocato, giornalista e politico italiano. Autore di inni sacri manzoniani e collaboratore di Vieusseux, partecipò a numerose testate giornalistiche dell’epoca e fu anche un valente studioso di storiografia ed etnografia. Di idee liberali, nel 1848 divenne Ministro dell’agricoltura e del commercio del Regno di Sardegna nei Governi Gioberti e Chiodo, oltre che deputato lungo le prime sei legislature del Parlamento Subalpino. Fu anche regio commissario a Genova nel 1848 e intendente generale nella stessa città dal 1852 al 1855 123. (f. copil.)”,”RISG-058-FSL”
“BUFFETAUT Yves”,”Verdun. Guide historique & touristique.”,”Pe perdite nella battaglia della Marna si equilibrano 163 mila francesi e 143 mila tedeschi (pag 77) La Marna (Marne) è un dipartimento francese della regione Alsazia-Champagne-Ardenne-Lorena.”,”QMIP-259″
“BUHLE Paul”,”Marxism in the USA. From 1870 to the present day.”,”BUHLE è un giornalista fondatore di ‘Radical America’ e contribuisce regolarmente a ‘Village Voice’ e ‘Minnesota Review’.”,”MUSx-012″
“BUHLE Paul DAWLEY Alan a cura”,”Working for Democracy. American Workers from the Revolution to the Present.”,”BUHLE (1944) è D di storia orale alla American Left, Tamiment Library, New York University e coeditore di ‘The Concise History of Woman Suffrage’. DAWLEY (1943) è membro della facoltà di storia al Trenton State College ed è autore di ‘Class and Community: The Industrial Revolution in Lynn””.”,”MUSx-081″
“BUHLE Mari Jo BUHLE Paul GEORGAKAS Dan a cura; contributi di N. ABRAHAM F. ADAMS E. ALLEN A.M. ALONSO P.G. ALTBACH D.H. ANTHONY H. APTHEKER R. ARMSTRONG D. ARNOLD C. ASHBAUGH R. ASHER B. BAIR C.L. BAKER R. BARANIK J.R. BARRETT F. BASCH L. e R.F. BAXANDALL E. BEECHERT B. BERCH D.E. BERNHARDT P. BERRYMAN R. e S. BEST C.N. BLAKE F.M. BLAKE M. BLATT A. e J. BLOOM J. BLUM S. BOOTH T. BOTTOMORE H. BOYD M.W. BRAY E.N.S. BREDLAND P. BREINES E. BREIBART E. BRILL J. QUINN BRISBEN L. BROWN D. BRUNDAGE M.J. BUHLE P. BUHLE K.C. BURT O.V. BURTON A.P. BUS L. BUSH W. E. CAIN O.V. CAMPOMANES G.W. CAREY C. CARSON D.M. CARSON S. CASSEDY L. CEPLAIR J. CHAMETSKY C. CHARLES R.W. CHERNY H. CHRISTOFFEL J.P. CLARK D. COCHRAN E.S. COCKCROFT J. B. COHEN P.F. COHEN R. COHEN J.R. CONLIN S. COOPER J. CORT E. COUNTRYMAN R. CRILEY M. CYGAN R. D’ATTILIO E.L. DAVIN J. DE-GRAAF G. DeGRUSON P. DE-LAPPE D. DeLEON M. DENNING V. DOBY S. DOLLINGER A. DOSTOURIAN J. DOYLE P. DRUCKER E.C. DuBOIS F.H. EARLY A. ECHOLS M. ELBAUM F. EMSPAK B. EYNON G.M. FAGIANI B. FALKOWSKI D. FEELEY T. FIEHER F. VANDERBILT FIELD L. FINK R. FISHER E. FONER P.S. FONER S. FRASER R. HALPERN H.J. KAYE M. KAZIN P. LE-BLANC G. LIPSITZ N.L. e N.R. ROBERTS e altri”,”Encyclopedia of the American Left.”,”contributi di N. ABRAHAM F. ADAMS E. ALLEN A.M. ALONSO P.G. ALTBACH D.H. ANTHONY H. APTHEKER R. ARMSTRONG D. ARNOLD C. ASHBAUGH R. ASHER B. BAIR C.L. BAKER R. BARANIK J.R. BARRETT F. BASCH L. e R.F. BAXANDALL E. BEECHERT B. BERCH D.E. BERNHARDT P. BERRYMAN R. e S. BEST C.N. BLAKE F.M. BLAKE M. BLATT A. e J. BLOOM J. BLUM S. BOOTH T. BOTTOMORE H. BOYD M.W. BRAY E.N.S. BREDLAND P. BREINES E. BREIBART E. BRILL J. QUINN BRISBEN L. BROWN D. BRUNDAGE M.J. BUHLE P. BUHLE K.C. BURT O.V. BURTON A.P. BUS L. BUSH W. E. CAIN O.V. CAMPOMANES G.W. CAREY C. CARSON D.M. CARSON S. CASSEDY L. CEPLAIR J. CHAMETSKY C. CHARLES R.W. CHERNY H. CHRISTOFFEL J.P. CLARK D. COCHRAN E.S. COCKCROFT J. B. COHEN P.F. COHEN R. COHEN J.R. CONLIN S. COOPER J. CORT E. COUNTRYMAN R. CRILEY M. CYGAN R. D’ATTILIO E.L. DAVIN J. DE-GRAAF G. DeGRUSON P. DE-LAPPE D. DeLEON M. DENNING V. DOBY S. DOLLINGER A. DOSTOURIAN J. DOYLE P. DRUCKER E.C. DuBOIS F.H. EARLY A. ECHOLS M. ELBAUM F. EMSPAK B. EYNON G.M. FAGIANI B. FALKOWSKI D. FEELEY T. FIEHER F. VANDERBILT FIELD L. FINK R. FISHER E. FONER P.S. FONER S. FRASER R. HALPERN H.J. KAYE M. KAZIN P. LE-BLANC G. LIPSITZ N.L. e N.R. ROBERTS e altri”,”MUSx-094″
“BUHLE Mari Jo BUHLE Paul GEORGAKAS Dan a cura, Contributors Robert ASHER James R. BARRETT Martin BLATT Robert COHEN e Altri”,”Encyclopedia of the American Left.”,”This volume is a revised and Expanded Edition of the First Comprehensive reference work on the history of the American Left to be published. This edition is approximately one-quarter larger than the original, with more than seventy new articles. Preface to the Second Edition and to the First Editions, Notes on Contributors, Glossary, General Bibliography, Synoptic Outline of Contents, Index,”,”MUSx-011-FL”
“BUHLE Paul GEORGAKAS Dan a cura, Contributors di CHARLES Carolle CYGAN Mary E. GOSSE Van LEE Robert G. MONROY Douglas NADEL Stan SULEIMAN Michael W. MILLER Michael WOROBY Maria”,”The Immigrant Left in the United States.”,”Paul Buhle directs the Oral History of the American Left, Tamiment Library, NYU, and is author or editor of twenty-one books. including Marxism in the United States, the Encyclopedia of the American Left, The American Radical, and C.L.R. James: The Artist as Revolutionary. Dan Georgakas teaches in the Labor Education and Advancement Project of Queens College; he is author of Greek America at Work, special theme editor of the Journal of Hellenic Diaspora, and coeditor of the Encyclopedia of the American Left and New Directions in Greek American Studies. Carolle Charles teaches sociology at Baruch College. Mary E. Cygan is an assistant professor of history at the University of Connecticut, Bridgeport. Van Gosse, director of the Center for Democracy in the Americas, is author of Where the Boys Are: Cuba, Cold War America and the Making of a New Left. Robert G. Lee teaches Asian-American Studies and is an assistant professor of American civilization at Brown University. Douglas Monroy is an associate professor of history at Colorado College and author of Thrown Among Strangers: The Making of Mexican Culture in Frontier California. Stan Nadel is a visiting professor of history at SUNY-Plattsburgh. Michael W. Suleiman is an assistant professor of political science at Kansas State University. Michael Miller Topp is an assistant professor of history at the University of Texas-El Paso. Maria Woroby is a former research assistant at the Immigrant History Research Center and currently librarian at Augsburg College, Minneapolis, Minnesota. Introduction, Contributors, Name Index, Subject Index,”,”MUSx-028-FL”
“BUHLE Paul”,”Marxism in the United States. Remapping the History of the American Left.”,”Paul Buhle directs the Oral History of the American Left, Tamiment Library, NYU New York University, and is author or editor of twenty-one books. including Marxism in the United States, the Encyclopedia of the American Left, The American Radical, and C.L.R. James: The Artist as Revolutionary. Preface, Introduction, Conclusion, Notes, Index,”,”MUSx-030-FL”
“BUHLE Paul SCHULMAN Nicole”,”Wobblies! A Graphic History of the Industrial Workers of the World.”,”Paul Buhle is Senior Lecturer i n History and American Civilization at Brown University. He founded the wobblyesque New Left journal Radical America, for the Students for Democratic Society, in 1967. He is the author of the authorized biography of C.L.R. James and coeditor of the Encyclopedia of the American Left. Nicole Schulman is an artist on the editorial board of World War 3 Illustrated. Her work has been exhibited and published across the United States, as well as in Europe and South Korea, and is in the permanent collection of The Library of Congress. She was born and raised in New York City, and continues to live there. ‘Strike’ Sue COE, ‘The New Century Sang of Freedom’ Sabrina JONES, Acknowledgments, Introduction Paul BUHLE, Why “”Wobblies””?, The Art and Music of the IWW, Wobbly Originals, Artists’ and Writers’ Biographies, Bibliography, Illustrazioni,”,”MUSx-061-FL”
“BUHLE Paul a cura, selezione di scritti di James CONNOLLY”,”A Full Life: James Connolly, the Irish Rebel. A graphic remembrance 100 years after his cruel murder duringe the Easter Rising.”,”Paul Buhle ex senior lectureer at Brown University. Realizzatore dell’archivio ‘Oral History of the Amercan Left’ e coeditore con Mari Jo Buhle di ‘Encyclopedia of the American Left’.”,”IRLx-019″
“BÜHLER Karl”,”Il principio della Gestalt nella vita dell’uomo e degli animali.”,”Traduzione di “”Gestalt”” in italiano · forma · figura · aspetto · sembianze · immagine · personaggio · corpo · configurazione…”,”SCIx-342-FRR”
“BUHR Manfred a cura”,”Enzyklopädie zur bürgerlichen Philosophie im 19. und 20. Jahrhundert.”,”Saggi di Manfred BUHR Andras GEDO (Idealismo; Razionalità) Hans-Heinz HOLZ (Metafisica) Hans Jorg SANDKÜLER (Materialismo) H. HOLZER (Sociologia) Friedrich TOMBERG (Filosofia della storia; Etica, filosofia natura) Hermann KLENNER (Filosofia del diritto) Karl-Heinz RÖDER (Teoria stato) Werner RÜGEMER (Antropologia) Karl Heinz BRAUN (Psicoanalisi) Jorg SCHREITER (Ermeneutica) Michel VADEE (Epistemologia) Evelyn DÖLLING (Logica) Erhard ALBRECHT (Linguaggio) John ERPENBECK Ulrich RÖSENBERG (Fisolofia della scienza) Hellmuth LANGE (filosofia della tecnica).”,”FILx-290″
“BUKHARI Hemir McBRIDE Angus; HAYTHORNTHWAITE Philip FOSTEN Bryan”,”La cavalleria della guardia napoleonica. La fanteria di linea di Napoleone.”,”””Il 1° gennaio iniziò una totale riorganizzazione che partì dall’ abolizione dei vecchi titoli reggimentali, e nei due anni successivi fu creato un crescente numero di battaglioni formati da coscritti volontari, che culminò con la levée en masse del 1793. La loro qualità variava dalla competenza dei primi reggimenti della Guardia Nazionale alla plebaglia non addestrata e male equipaggiata della levée, la cui tattica principale era un precipitoso assalto, essendo anche le più semplici manovre al di là delle loro possibilità. Per combinare la disciplina e la fermezza dell’ esercito regolare con il fervore rivoluzionario del nuovo esercito, il 21 febbraio 1793 fu decretata ‘Amalgame’ e messa in esecuzione l’ 8 gennaio 1794. (…) Le implicazioni tattiche sono ovvie: il battaglione di centro (regolare) poteva manovrare in linea e concentrare la sua potenza di fuoco, mentre i coscritti su entrambi i fianchi potevano fare rapide avanzate in colonna. Nato da necessità, il sistema si sviluppò nella classica tattica napoleonica dell’ ‘ordre mixte’, che operava a tutti i livelli dal battaglione alla divisione, mediante la quale le unità si alternavano nel foprnire fuoco di copertura mentre le altre caricavano; il sistema era potenzialmente invicibile fino a quando i francesi non si scontrarono con avversari altrettanto innovativi.”” (pag 49)”,”FRQM-035″
“BUKHARIN Nicolai (BUCHARIN)”,”L’ ABC del comunismo. In appendice: atto di accusa, processo e condanna a morte di Bukharin.”,”””Bucharin afferma che vede ora, in aula, per la prima volta nella sua vita, alcuni dei suoi coimputati, e che altri, un tempo suoi amici, sono ora irriconoscibili, e dichiara che “”le persone sedute sul banco degli accusati non formano, in alcun modo, un gruppo””. Egli sostiene infine, lanciando un’ultima disperata accusa ai metodi staliniani, che “”la confessione degli accusati è un principio giuridico medievale””. Ma è soprattutto nella schermaglia con il procuratore generale, Viscinski, che Bucharin arriva a riscattare pienamente la sua posizione di teorico: egli si rifiuta di rispondere “”si”” e “”no””, e si richiama alla complessità dei fatti sociali, e, di fronte ai giudici che lo condanneranno a morte, rivendica il suo cosciente riconoscimento della validità degli insegnamenti di Lenin.”” (pag 286) (appendice; Nota informativa su Nicolai Bukharin, di Roberto Magni) “”La confessione degli accusati è un principio giuridico medievale”” (Bucharin) O socialismo o barbarie ovvero: ‘O la decomposizione generale o il comunismo”” (pag 116)”,”BUCD-041″
“BUKHARIN Nicolai (BUCHARIN)”,”L’ ABC del comunismo. In appendice: atto di accusa, processo e condanna a morte di Bukharin.”,”Contiene il paragrafo 4 (pag 100-103): ‘La guerra imperialista del 1914-1918’ (all’interno del capitolo: ‘Come lo sviluppo del capitalismo ha portato alla rivoluzione comunista’ Citazione da mettere in apertura speciale prima guerra mondiale: “”La politica imperialista delle “”grandi potenze”” doveva presto o tardi condurre ad una collisione. (…) La guerra doveva fatalmente trasformarsi in una guerra mondiale. Essendo allora tutto il globo tagliato in pezzi e diviso tra le “”grandi potenze”” e tutte le grandi nazioni essendo unite tra loro da una economia mondiale comune, era inevitabile che la guerra abbracciasse quasi tutti i continenti”” (pag 100-102) [Nicolai Bucharin, L’ABC del comunismo, 1963] “”La politica imperialista delle “”grandi potenze”” doveva presto o tardi condurre ad una collisione. E’ perfettamente chiaro che questa politica di rapina di tutte le grandi potenze, ha causato la guerra. Soltanto gli imbecilli possono credere che la guerra è scoppiata perché i serbi hanno ucciso un principe austriaco e la Germania ha aggredito il Belgio. In principio si discusse molto per sapere chi era stato il responsabile della guerra. I capitalisti tedeschi affermavano che la Russia aveva attaccato la Germania, e i commercianti russi che la Germania aveva attaccato la Russia. In Inghilterra si diceva che la guerra si faceva per difendere il povero piccolo Belgio. In Francia, con la penna, con le canzoni, con le parole, si celebrava la generosità della Francia che difendeva l’eroico popolo belga. Nello stesso tempo l’Austria e la Germania gridavano a tutti i venti che si difendevano dall’aggressione dei cosacchi russi combattendo una guerra santa di difesa nazionale. ‘Tutte queste affermazioni, erano soltanto un cumulo di sciocchezze destinate ad ingannare le masse operaie’. La borghesia aveva bisogno di menzogne per trascinare i soldati. Non era questa la prima volta che ricorreva a tali mezzi. Abbiamo già visto che i ‘sindacati industriali’ hanno introdotto i diritti doganali con lo scopo di sostenere la lotta per i mercati stranieri, dopo aver depredato i loro compatrioti. Queste imposte erano dunque un mezzo di aggressione. Ma la borghesia gridava che voleva difendere in questo modo “”l’industria nazionale””. Nella guerra imperialista fatta per sottomettere il mondo al dominio del capitale finanziario, tutti i partecipanti sono in sostanza degli aggressori. Non vi sembra tutto questo abbastanza chiaro ora? I servi dello zar dicevano che “”si difendevano””. Ma quando la Rivoluzione d’Ottobre ebbe sfondato gli armadi segreti del ministero, fu stabilito, con documenti ufficiali, che lo zar, come Kerenski, era perfettamente d’accordo con gli inglesi e i francesi; che aveva fatto una guerra di brigantaggio, che voleva conquistare Costantinopoli, che non gli apparteneva, battere la Turchia e la Persia, e strappare la Galizia all’Austria. Anche gli imperialisti tedeschi si sono smascherati. Basta ricordare il trattato di Brest-Litovsk, i saccheggi del Belgio, della Lituania, dell’Ucraina, della Finlandia. La rivoluzione tedesca ha provocato anche parecchie scoperte; ora sappiamo da documenti autentici, che la Germania si era preparata all’aggressione in vista del saccheggio, che sognava di appropriarsi di quasi tutte le colonie dei paesi vinti e di vari territori nemici. E i “”nobili Alleati””? Del tutto smascherati anche loro. Dopo averli visti, con la pace di Versailles, saccheggiare la Germania e imporle 132 miliardi di marchi oro di “”riparazioni””, toglierle tutta la flotta, tutte le colonie, quasi tutte le locomotive e le vacche da latte, nessuno crederà più alla loro generosità. Ora saccheggiano la Russia da nord a sud. E’ evidente che anche loro hanno fatto la guerra avendo per obiettivo il saccheggio. I comunisti (bolscevichi) avevano predetto fin dall’inizio della guerra tutto ciò, ma pochi dettero loro credito. Ora ogni uomo, anche poco intelligente, sa che dicevano la verità. Il capitale finanziario è un brigante rapace e sanguinaio qualunque sia la sua nazionalità: russa, tedesca, francese, giapponese o americana. E’ ridicolo perciò, in caso di guerra, dire che un imperialista è colpevole ed un altro innocente, o che alcuni imperialisti sono gli aggressori, mentre gli altri si difendono. Questo è solo un sistema per prendere in giro i lavoratori. ‘In realtà tutti hanno cominciato, mirando ai piccoli popoli coloniali; tutti hanno concepito il disegno di depredare il mondo intero, sottomettendolo al capitale finanziario del loro paese’. La guerra doveva fatalmente trasformarsi in una guerra mondiale. Essendo allora tutto il globo tagliato in pezzi e diviso tra le “”grandi potenze”” e tutte le grandi nazioni essendo unite tra loro da una economia mondiale comune, era inevitabile che la guerra abbracciasse quasi tutti i continenti”” (pag 100-101-102) “”La guerra del 1914 ha avuto i suoi precedenti nelle guerre coloniali: la campagna delle potenze “”civili”” contro la Cina, la guerra ispano-americana, la guerra russo-giapponese del 1904 (per la Corea, Port Arthur, la Manciuria, e altro), la guerra italo-turca del 1912 (per la colonia africana di Tripoli), la guerra anglo-boera, durante la quale, all’inizio del XX secolo, l’Inghilterra “”democratica”” ha strozzato le due repubbliche boere. Più di una volta queste competizioni rischiarono di provocare incendi immensi. La divisioni dei territori africani, minacciò di portare ad una guerra tra Inghilterra e Francia (per Fashoda), poi tra Francia e Germania (per il Marocco); la Russia zarista ha rischiato di arrivare alla guerra per la divisione dell’Asia centrale. Alla vigilia della guerra mondiale, furono messi in luce in maniera chiarissima gli interessi contrastanti tra Inghilterra e Germania per il predominio dell’Africa, sull’Asia Minore e sui Balcani. Le circostanze fecero sì che l’Inghilterra si alleasse alla Francia che voleva togliere alla Germania l’Alsazia-Lorena, e con la Russia, desiderosa di fare i suoi affarucci nei Balcani e nella Galizia. L’imperialismo germanico aveva come principale alleata l’Austria-Ungheria. L’imperialismo americano entrò in lizza solo più tardi, per aspettare l’indebolimento reciproco degli stati europei. L’arma più usata dalle potenze imperialiste, dopo il militarismo, è la diplomazia, con i trattati segreti, i complotti, gli assassinii, gli attentati, eccetera. Da un lato esistevano trattati segreti contro Inghilterra, Francia e Russia, dall’altro contro Germania, Austria-Ungheria, Turchia e Bulgaria. Sembra che prima della guerra, gli agenti segreti dell’Intesa fossero perfettamente al corrente dell’assassinio dell’arciduca austriaco. D’altro canto la diplomazia tedesca non vedeva alcun inconveniente in questo misfatto; l’imperialista tedesco Rohrbach scriveva: “”Dobbiaom considerarci fortunati se, grazie all’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando, il grande complotto antitedesco è scoppiato prima del termine fissato. Due anni più tardi, la guerra avrebbe potuto essere molto più dura per noi””. I provocatori tedeschi erano disposti a sacrificare uno dei loro principi pur di scatenare la guerra”” (pag 102-103) “”La guerra imperialista è caratterizzata non soltanto dalle sue proporzioni gigantesche e dalla sua azione devastatrice, ma anche dal fatto che tutta l’economia del paese in guerra, è subordinata agli interessi militari. Il denaro, un tempo, era sufficiente alla borghesia per fare la guerra. Ma la guerra mondiale assunse una tale estensione ed i paesi in essa coinvolti erano talmente grandi, che il solo denaro non fu più sufficiente ai suoi bisogni. Le acciaierie dovettero fondere cannoni sempre più potenti, la guerra assorbì tutto il carbone estratto dalle miniere, tutti i metalli, i tessuti, il cuoio e le altre risorse. ‘Tra i trust capitalistici nazionali, soltanto quello la cui produzione e i cui trasporti rispondevano meglio ai bisogni della guerra poteva sperare di riuscire vittorioso. Come si adattarono le varie industrie ai bisogni della guerra? Tutta la produzione venne centralizzata. Fu necessario che la produzione camminasse senza posa, che fosse organizzata e completamente obbediente alle istruzioni dello stato maggiore affinché gli ordini dei “”signori dal cappello gallonato”” fossero eseguiti puntualmente. ‘Perciò la borghesia non ebbe che da mettere la produzione privata dei diversi sindacati e trust, a disposizione del suo stato maggiore di rapina’. Così fu fatto. L’industria fu “”mobilitata”” e “”militarizzata””, cioè messa a disposizione dello stato e delle autorità militari. (…) Grazie alla centralizzazione, la macchina militare ha realmente camminato in maniera migliore accrescendo così la possibilità di vittoria in questa guerra di brigantaggio. ‘Durante la guerra il capitalismo di stato ha preso il posto dei sindacati privati. La Germania, per esempio, ottenne le sue vittorie, e resistette a lungo all’assalto delle forze nemiche superiori di numero, perché la borghesia tedesca organizzò in modo ammirevole il capitalismo di stato”” (pag 103-104-105)”,”BUCD-004-FPA”
“BUKOVSKIJ Vladimir”,”Una nuova malattia mentale in URSS: l’ opposizione.”,”ANTE3-46″,”RUSS-200″
“BULFERETTI Luigi e altre relazioni di Giorgio SOLA Norberto BOBBIO Marcello GALLO Filippo BARBANO Emilio R. PAPA Luigi BULFERETTI Franco BOLGIANI Luciano GALLINO Riccardo FAUCCI Giulio GIORELLO Giorgio LANARO Riccardo VIALE Franco DELLA-PERUTA Remo FORNACA Giuseppe ZACCARIA Giancarlo BERGOMI Claudio PAGLIANO; comunicazioni di Enrico ARTIFONI Chiara OTTAVIANO Mirela LARIZZA LOLLI Morris L. GHEZZI Nella VELICONIA; relazione conclusiva di Giuseppe GIARRIZZO”,”Positivismo ed evoluzionismo nell’ ideologia socialista. (Saggio presentato al Convegno)”,”Presiede convegno ‘Il positivismo nella cultura italiana tra Otto e Novecento’: Valerio CASTRONOVO, Norberto BOBBIO, Massimo L. SALVADORI. Relazioni di Giorgio SOLA, Norberto BOBBIO, Marcello GALLO, Filippo BARBANO, Emilio R. PAPA, Luigi BULFERETTI, Franco BOLGIANI, Luciano GALLINO, Riccardo FAUCCI. Comunicazioni di Enrico ARTIFONI, Chiara OTTAVIANO, Mirela LARIZZA LOLLI. Relazioni di Giulio GIORELLO, Giorgio LANARO, Riccardo VIALE, Franco DELLA-PERUTA. Comunicazioni di Morris L. GHEZZI, Nella VELICONIA. Relazioni di Remo FORNACA, Giuseppe ZACCARIA, Giancarlo BERGOMI, Claudio PAGLIANO. Relazione conclusiva delle tre giornate di Giuseppe GIARRIZZO. Nel programma dei lavori si riportano gli incarichi dei relatori.”,”MITS-012″
“BULFERETTI Luigi”,”Socialismo risorgimentale.”,”Luigi BULFERETTI, nato a Torino nel 1915, è attualmente professore di storia moderna nell’ Università di Genova. Tra le sue opere: – Antonio Rosmini nella Restaurazione (1942) – Galilei nella società del suo tempo (1972) – Lombroso (1975)”,”MITS-106″
“BULFERETTI Luigi”,”Socialismo risorgimentale.”,”appendici: ‘Inediti riguardanti David Levi’ ‘G. Passerini Pensieri filosofici’ ‘L. Dragonetti Sull’ industria considerata nelle sue attinenze colla pubblica amministrazione’ ‘Socialismo e comunismo nei periodici torinesi più diffusi dal 1849 al 1859’ ‘G. Bonfigli La questione italiana’ ‘P.L.B. Considerazioni sociali'”,”ITAB-036″
“BULFERETTI Luigi MATURI Walter VOLPE Gioacchino VALSECCHI Franco CAIZZI Bruno PIGHETTI Clelia GIUNTELLA Vittorio E. LURAGHI Raimondo FRANCOVICH Carlo RAINONE Corrado PASSERIN D’ENTREVES Ettore VILLARI Rosario MONDELLA Felice CURATO Federico DEMARCO Domenico ROMEO Rosario, saggi di”,”Nuove questioni di storia del Risorgimento e dell’ unità d’ Italia.”,”Saggi di BULFERETTI Luigi MATURI Walter VOLPE Gioacchino VALSECCHI Franco CAIZZI Bruno PIGHETTI Clelia GIUNTELLA Vittorio E. LURAGHI Raimondo FRANCOVICH Carlo RAINONE Corrado PASSERIN D’ENTREVES Ettore VILLARI Rosario MONDELLA Felice CURATO Federico DEMARCO Domenico ROMEO Rosario. “”Ma il genio dell’ intrapresa moderna, il demone dell’ industrialismo furono presenti soprattutto nell’ imponente programma ferroviario realizzato da Cavour, programma che egli stesso aveva delineato alcuni anni prima di raggiungere il potere, nello studio ‘Des chemins de fer en Italie’, apparso nella ‘Revue Nouvelle’ del 1846″” (pag 526)”,”ITAB-133″
“BULFERETTI Luigi CAIZZI Bruno LURAGHI Raimondo CARUGO Adriano e MONDELLA Felice PIERI Piero MORELLI Emilia MARCELLI Umberto MANZOTTI Fernando CATALUCCIO Francesco FONZI Fausto ROMANO Salvatore Francesco PERTICONE Giacomo ALBERTINI Mario MARCHETTI Leopoldo, saggi di”,”Nuove questioni di storia del Risorgimento e dell’ unità d’ Italia.”,”Saggi di BULFERETTI Luigi CAIZZI Bruno LURAGHI Raimondo CARUGO Adriano e MONDELLA Felice PIERI Piero MORELLI Emilia MARCELLI Umberto MANZOTTI Fernando CATALUCCIO Francesco FONZI Fausto ROMANO Salvatore Francesco PERTICONE Giacomo ALBERTINI Mario MARCHETTI Leopoldo. Contiene il saggio di Leoldo MARCHETTI: ‘Bibliografia generale del Risorgimento’ (pag 729 “”””L’ Africa ci attira indicibilmente””, confessava il Correnti”” (pag 244)”,”ITAB-134″
“BULFERETTI Luigi”,”Le ideologie socialistiche in Italia nell’ età del positivismo evoluzionistico (1870-1892).”,”””””Il Risorgimento richiede d’ essere continuato e integrato perché “”la Germania aveva fatto una rivoluzione letteraria, scientifica, industriale, sociale, prima di fare la rivoluzione politica che ne fu la conseguenza inevitabile. L’ Italia ha cominciato col fare una rivoluzione politica, da cui s’ aspetta una trasformazione intellettuale e sociale”” (Villari, ndr); l’ indifferenza religiosa degli italiani fa il giuoco del clero:..”” (pag 88-89)”,”MITS-205″
“BULFERETTI Luigi”,”Socialismo risorgimentale.”,”Luigi BULFERETTI, nato a Torino nel 1915, è attualmente professore di storia moderna nell’ Università di Genova. Tra le sue opere: – Antonio Rosmini nella Restaurazione (1942) – Galilei nella società del suo tempo (1972) – Lombroso (1975). “”Nella situazione politico-sociale arretrata rispetto a quella francese parve enorme cosa la richiesta dei deputati borghesi e laici del matrimonio civile, pilastro basilare per una classe che tende all’ egemonia e cioè a creare una società, anche domestica, consona ai propri ideali, per allora non coincidenti in molti casi con quelli propugnati dalla Chiesa cattolica: ciò che non riuscì al Parlamento subalpino di ottenere riuscì a quello italiano colla approvazione del nuovo Codice civile, la vera Magna Charta della borghesia.”” (pag 237)”,”ITAB-136″
“BULFERETTI Luigi COSTANTINI Claudio”,”Industria e commercio in Liguria nell’ età del Risorgimento, 1700-1861.”,”””La dominazione francese coincise con il primo moto di ammodernamento dell’ industria ligure, e, potremmo dire, con il primo tentativo, presto abortito, di rivoluzione industriale. Certamente le premesse di tale esperienza possono essere ricercate in quel processo di riassestamento della produzione che aveva segnato gli ultimi decenni del Settecento; ma solo in età napoleonica si ebbe la caratteristica confluenza di fattori, quali l’ iniziale slancio della meccanizzazione, l’ affermazione entusiastica di nuove attitudini imprenditoriali, la cooperazione in un consapevole indirizzo produttivistico degli organi amministrativi.”” (pag 342)”,”ITAE-124″
“BULFERETTI Luigi”,”Leonardo l’uomo e lo scienziato.”,”BULFERETTI Luigi”,”BIOx-257″
“BULFERETTI Luigi MATURI Walter VOLPE Gioacchino VALSECCHI Franco CAIZZI Bruno PIGHETTI Clelia GIUNTELLA Vittorio E. LURAGHI Raimondo FRANCOVICH Carlo RAINONE Corrado PASSERIN D’ENTREVES Ettore VILLARI Rosario MONDELLA Felice CURATO Federico DEMARCO Domenico ROMEO Rosario, saggi di”,”Nuove questioni di storia del Risorgimento e dell’unità d’Italia. Volume 1.”,”Saggi di BULFERETTI Luigi MATURI Walter VOLPE Gioacchino VALSECCHI Franco CAIZZI Bruno PIGHETTI Clelia GIUNTELLA Vittorio E. LURAGHI Raimondo FRANCOVICH Carlo RAINONE Corrado PASSERIN D’ENTREVES Ettore VILLARI Rosario MONDELLA Felice CURATO Federico DEMARCO Domenico ROMEO Rosario Contiene tra l’altro il saggio di Franco Valsecchi ‘L’unificazione italiana e la politica europea (1849-1859) [La ‘Seconda Restaurazione’; La guerra di Crimea; L’intervento piemontese – Il congresso di Parigi – Le Potenze e l’Italia – Plombières – La campagna diplomatica del 1859 – Villafranca – Bibliografia]”,”STOx-061-FF”
“BULFERETTI Luigi”,”Introduzione alla storiografia.”,”A pag 41 si parla dell’entropia, la teoria dell’informazione sarebbe legata alla concezione dell’entropia, Pochettino, Boyle, Bergson, neg-entropia, entropia come misura del disordine (neg-entropia: di fronte all’aumento dell’entropia nella materia non-vivente, starebbe il movimento opposto nella materia vivente, aumento della neg-entropia)….”,”STOx-005-FFS”
“BULFONI Clara a cura; critti di Barbara BISETTO Clara BULFONI Daniele COLOGNA Mireille de GOUVILLE Sofia GRAZIANI Federico GRESELIN GUO LIFAN JIN ZHIGANG Alessandra C. LAVAGNINO Emma LUPANO Bettina MOTTURA Lucia NUZZI Tommaso PELLIN Chiara PICCININI Silvia POZZI Giorgio STRAFELLA Valeria ZANIER”,”Studiare la Cina oggi. Società, politica, lingua e cultura. Atti del Convegno – Polo di Mediazione Interculturale e di Comunicazione, Università degli Studi di Milano.”,”Scritti di Barbara BISETTO Clara BULFONI Daniele COLOGNA Mireille de GOUVILLE Sofia GRAZIANI Federico GRESELIN GUO LIFAN JIN ZHIGANG Alessandra C. LAVAGNINO Emma LUPANO Bettina MOTTURA Lucia NUZZI Tommaso PELLIN Chiara PICCININI Silvia POZZI Giorgio STRAFELLA Valeria ZANIER Chiara BULFONI è ricercatore di Lingua cinese all’Università degli studi di Milano.”,”CINE-037″
“BULGAKOV Michail”,”La guardia bianca.”,”BULGAKOV Michail (1891-1940) è oggi considerato uno dei grandi scrittori del Novecento europeo. Di lui Einaudi ha pubblicato ‘Il Maestro e Margherita’, ‘Il Romanzo teatrale’, e i ‘Racconti’. “”I bolscevichi erano odiati. Ma nonn di un odio a viso aperto, quando chi odia vuole combattere e uccidere, ma di un odio vile, perfido, di chi si nasconde nel buio, dietro un angolo. Erano odiati di notte, quando ci si addormentava in una vaga inquietudine, di giorno nei ristoranti, quando si leggevano i giornali che descrivevano come i bolscevichi sparassero alla nuca agli ufficiali e ai banchieri e come a Mosca i macellai vendessero la carne dei cavalli malati di cimurro. Li odiavano tutti: i mercanti, i banchieri, gli industriali, gli avvocati, gli attori, i proprietari di case, le cocottes, i membri del Consiglio di Stato, gli ingegneri, i medici e gli scrittori…”” (pag 56)”,”VARx-527″
“BULGAKOV Michail”,”Appunti di un giovane medico.”,”BULGAKOV Michail “”Tutta l’opera bulgakoviana, si sa, è intrecciata di elementi autobiografici, ma questi racconti “”medici””, narrano quasi sempre, come s’è visto, fatti reali”” (pag 19) “”Protagonista degli ‘Appunti’ è la buia provincia dove regna l’ignoranza e la superstizione…”” (pag 23) (introduzione)”,”VARx-528″
“BULGAKOV Michail”,”Appunti sui polsini.”,”Michail Afanas’evic Bulgakov (Kiev 1891 – Mosca 1940) scrittore e drammaturgo russo, laureatosi in medicina a Kiev nel 1916, si dedica per alcuni anni alla professione medica. Scelta la libera professione di scrittore, nel 1921 si trasferisce a Mosca, dove collabora a diversi giornali, tra cui ‘Gudok’ e ‘Nakanune’, su cui pubblica la prima parte di Appunti sui polsini. Raggiunta la notorietà con La guardia bianca, Diavoleide e Uova fatali, è costretto al silenzio dalla censura che ravvisa nelle sue opere un’apologia dei nemici del potere sovietico.”,”RUSx-054-FL”
“BULGAKOV Michail”,”Romanzi brevi e racconti.”,”Michail Afanas’evic Bulgakov (Kiev 1891 – Mosca 1940) scrittore e drammaturgo russo, laureatosi in medicina a Kiev nel 1916, si dedica per alcuni anni alla professione medica. Scelta la libera professione di scrittore, nel 1921 si trasferisce a Mosca, dove collabora a diversi giornali, tra cui ‘Gudok’ e ‘Nakanune’, su cui pubblica la prima parte di Appunti sui polsini. Raggiunta la notorietà con La guardia bianca, Diavoleide e Uova fatali, è costretto al silenzio dalla censura che ravvisa nelle sue opere un’apologia dei nemici del potere sovietico.”,”RUSx-216-FL”
“BULGAKOV Michail”,”Il maestro e Margherita.”,”Michail Afanas’evic Bulgakov (Kiev 1891 – Mosca 1940) scrittore e drammaturgo russo, laureatosi in medicina a Kiev nel 1916, si dedica per alcuni anni alla professione medica. Scelta la libera professione di scrittore, nel 1921 si trasferisce a Mosca, dove collabora a diversi giornali, tra cui ‘Gudok’ e ‘Nakanune’, su cui pubblica la prima parte di Appunti sui polsini. Raggiunta la notorietà con La guardia bianca, Diavoleide e Uova fatali, è costretto al silenzio dalla censura che ravvisa nelle sue opere un’apologia dei nemici del potere sovietico. “”… dunque chie sei?”” “”Sono una parte di quella forza che eternamente vuole il male ed eternamente opera il bene”” (Goethe, Faust) (in apertura)”,”VARx-145-FV”
“BULGAKOV Michail”,”Vita del signor di Molière.”,”””Non mortificate il vostro talento!”” (La Fontaine) (in apertura di capitolo)”,”BIOx-007-FRR”
“BULGAKOV Michail”,”Diorama moscovita. Mosca dalle pietre rosse – La coppa della vita – La capitale nel blocknotes – Mille e mille cupole – Scene moscovite.”,”Nei ‘feuilletons’ e in tutte le sue opere seguenti Bulgakov ci svela la Mosca dei ‘nepman’ ricchi, senza scrupoli ed approfittatori e la Mosca stracciona ed affamata, priva di alloggi e martoriata dal mercato nero, la sede del labirinto burocraticoche annulla il singolo inerme, lo scenario fantastico di esperimenti ‘social-scientifici’ destinati al fallimento. “”«Mosca, mi sembra, rumoreggia» dissi incerto, chinandomi sulla ringhiera. «È la NEP» rispose il mio accompagnatore, tenendosi il cappello. «Lascia perdere quella maledetta parola! – risposi. Non è la NEP, ma la vita stessa. Mosca comincia a vivere». Provavo una sensazone di felicità e spavento. Mosca comincia a vivere, è evidente, ma vivrò anch’io? Oh, erano tempi difficili. Nulla ci garantiva il domani”” (pag 54) (da ‘Mille e mille cupole’)”,”RUSx-001-FMDP”
“BULGANIN Nikolai”,”Questioni di politica internazionale e di economia.”,”””Ancora. Nella direzione della nostra industria si riscontra un’eccessiva centralizzazione. Un gran numero di aziende dipende direttamente dai ministeri dell’Unione, mentre esse potrebbero essere meglio dirette dagli organismi delle repubbliche. Questa centralizzazione non reca alcun vantaggio. Da una parte, ostacola una direzione operativa e concreta delle aziende, e dall’altra riduce la responsabilità delle organizzazioni economiche, del partito e dei soviet delle repubbliche circa l’attività dell’industria. Nel 1954 dall’Unione è stata trasferita alle repubbliche la direzione di un considerevole numero di aziende dell’industria carbonifera, forestale, petrolifera, metallurgica, della carne, del latte e di alcuni altri settori. Ma in questo senso resta ancora molto da fare.”” (pag 80)”,”RUST-131″
“BULL Hedley”,”La società anarchica. L’ordine nella politica mondiale.”,”Direttore dell’ASERI è Lorenzo ORNAGHI BULL Hedley (1932-1985) è stato uno dei massimi esponenti della scuola inglese di Relazioni Internazionali. Australiano di nascita ha insegnato nelle Università di Camberra e Oxford. Ha riscoperto un autore come Grozio e ha colto l’emergere di una ‘società mondiale’. Questo libro è stato scritto nel 1977″,”RAIx-278″
“BULL Hedley WATSON Adam a cura, Saggi di Christopher M. ANDREW Coral BELL Adda BOZEMAN Ian BROWNLIE Michael DONELAN Ronald DORE David GILLARD Gerrit W. GONG Sir Michael HOWARD Elie KEDOURIE Gopal KRISHNA Wm.Rger LOUIS Richard LÖWENTHAL Peter LYON Ali MAZRUI Thomas NAFF Patrick O’BRIEN Sir Michael PALLISER James PISCATORI Hidemi SUGANAMI R.J. VINCENT, Saggio introduttivo di Brunello VIGEZZI”,”L’espansione della società internazionale. L’Europa e il mondo dalla fine del Medioevo ai tempi nostri.”,”Christother M. Andrew è professore di Storia e membro del Corpus Christi College di Cambridge e direttore dell’Historical Journal. Coral Bell è attualmente Visiting Fellow presso la Australian National University. In precedenza ha insegnato Relazioni internazionali alla University of Sussex. Adda Bozeman è Barrister della Middle Temple. É stata professore presso il Sarah Lawrence College. Ian Brownlie è professore di Diritto pubblico internazionale presso la cattedra Chichele dell’Oxford University. É inoltre membro dell’All Souls College ed è condirettore di The British Yearbook of International Law. Hedley Bull è stato professore di Relazioni Internazionali presso la cattedra Montague Burton dell’Oxford University e membro del Balliol College. Precedentemente aveva insegnato alla London School of Economics e all’Australian National University. Michael Donelan è Senior Lecturer in Relazioni Internazionali presso la London School of Economics and Political Sciences. Ronald Dore è professore associato presso il Centre for Economic Performance della London School of Economics, ed è Adjunct Professor presso il Massachusetts Institute of Technology. David Gillard è Senior Lecturer in Storia moderna presso l’University of Glasgow, ed è responsabile, per il Medio Oriente della serie Britsh Foreign Relations. Gerrit W. Gong è direttore dell’Asian Studies Program presso il Centre for Strategic and International Studies a Washington DC. Si è laureato alla Brigham Young University ed è stato Rhodes Scholar presso Wadham College di Oxford. Sir Michael Howard è presidente dell’International Institute for Strategic Studies. É stato Regius Professor di storia moderna a Oxford dal 1980 al 1989 e ha poi insegnato all’Università di Yale. In precedenza è stato professore presso la cattedra Chichele di Storia della guerra a Oxford e di War Studies al King’s College di Londra. Elie Kedourie è stato professore di Politics all’University of London, e direttore di Middle East Studies. Gopal Krishna è Senior Fellow del Centre for the Study of Developing Societies di Dehli, ed è membro del Wolfson College di Oxford. Si occupa di storia moderna e di sociologia politica e ha tenuto dei corsi presso la McGill University of California. Wm. Roger Louis è professore di Storia e cultura inglese presso la cattedra Kerr dell’University of Texas, Austin, ed è membro del St. Antony College di Oxford. Richard Löwenthal è stato professore di Relazioni internazionali presso la Libera Università di Berlino. Peter Lyon è Reader in Relazioni internazionali , Segretario dell’Institute of Commonwealth Studies presso l’Universty of London e direttore di The Round Table. Ali Mazrui è Research Professor presso la University of Jos in Nigeria e professore di Scienze politiche presso la University of Michigan. Thomas Naff è professore di Storia del Medio Oriente ed è stato direttore del Middle East Center and Middle East Research Institute dell’University of Pennsylvania. Patrick O’Brien è diretgtore dell’Institute of Historical Research dell’University of London ed è membro del St. Antony College di Oxford. Sir Michael Palliser sottosegretario di stato permanente e capo del HM Diplomatic Service dal 1975 al 1982; in precedenza Head of Planning Staff del Foreign and Commonwealth Office, Private Secretary del primo ministro e rappresentante permanente alle Comunità europee. James Piscatori è professore di Politica presso il Dipartimento di International Politics dell’University of Wales. Hidemi Suganami è Senior Lecturer presso la cattedra di Relazioni internazionali della Keele University. R. J. Vincent è stato professore si Relazioni internazionali presso la cattedra Montague Burton alla London School of Economics. In precedenza aveva insegnato a Oxford e alla Keele University. Adam Watson è professore emerito dell’University of Virginia. É stato membro del HM Diplomatic Service e ambasciatore inglese in Africa occidentale e a Cuba.”,”EURx-130-FL”
“BULLIET Richard W.”,”La civiltà islamico-cristiana. Una proposta.”,”Richard W. Bulliet è uno dei maggiori studiosi americani di storia islamica. Insegna alla Columbia University, direttore del Middle East Institute e segretario esecutivo della Middle East Studies Association. Ha pubblicato tra l’altro ‘The Camel and the Wheel’ (1990).”,”VIOx-001-FSD”
“BULLOCK Alan”,”Hitler, studio sulla tirannide.”,”””Gli uomini non diventano tiranni per tener lontano il freddo. Aristotele, Politica BULLOCK Alan nato nel 1914 ha studiato alla Bradford Grammar School e al Wadham College di Oxford. Dal 1940 al 1945 ha lavorato per la BBC. E’ stato corrispondente diplomatico e poi decano e professore di storia moderna al New College di Oxford. Ha scritto vari libri. “”Non vi è dubbio che Hitler, se era di buon umore, poteva essere una compagnia attraente, persino affascinante. Nelle trovate di cui si compiaceva, non soltanto faceva mostra d’ una gran capacità di divertirsi, ma sapeva anche mettere gli altri a loro agio, parlando bene e manifestando i doni d’un mimo per divertire i compagni. D’altra parte, il suo senso dell’ umorismo era assai scarso e fortemente intriso di ‘Schadenfreude’, ossia di maligna soddisfazione per gli errori e le disgrazie altrui. Il trattamento degli ebrei suscitava in lui solo un senso di divertimento, e la descrizione delle indegnità cui erano stati sottoposti da parte della S.A. berlinese lo fece ridere di cuore. Possedeva capacità mimiche degne d’un attore e se ne serviva per mettere in caricatura quelli che disprezzava. Era indifferente verso le sofferenze altrui, brutale, intollerante, privo d’ogni senso di simpatia. Giudicava la pietà e la compassione trappole umanitarie, segni di debolezza. Pensava che la sola virtù fosse la durezza e che l’ esser spietati fosse il segno distintivo della superiorità. Più si rafforzò in lui la presuntuosa convinzione della propria infallibilità e di essere depositario di una missione, più solo divenne, finché verso la fine della sua vita restò completamente isolato da ogni contatto umano, schiavo di un mondo fantastico ove la sola cosa reale e importante era la sua volontà.”” (pag 381)”,”GERN-117″
“BULLOCK Alan”,”Hitler e Stalin. Vite parallele.”,”Alan Bullock è uno dei massimi storici britannici, autore di numerosi saggi, tra cui Hitler: A study in tiranny un classico della storiografia contemporanea, The Humanist Tradition in the West, coautore del Dizionario del sapere moderno. Ha iniziato la sua carriera accademica al New College di Oxford, nel 1960 è diventato Founding Master del St. Catherine College, sempre a Oxford, dal 1969 al 1973 è stato vice-Cancelliere dell’Università di Oxford. É membro della British Academy, Chevalier de la Légion d’Honneur e pari del Regno d’Inghilterra.”,”BIOx-007-FL”
“BÜLOW Bernhard von GUGLIELMO II”,”Correspondencia secreta entre Bülow y Guillermo II. Compilada por Spectator, y precedida de un estudio acerca del principe de Bülow.”,”BÜLOW Bernhard von (1849-1929) uomo politico tedesco, ministro degli esteri (1897-1900) e cancelliere (1900-1909) con la sua politica coloniale e il riarmo navale favorì l’ intesa tra la Russia, l’ Inghilterra e la Francia in senso antiprussiano. “”Si estalla la guerra con la Gran Bretana, la ayuda que nos preste la Rusia no estarà en Asia, en la quimerica “”presion sobre la India””, sino en el hecho de que nos garantice en Europa la absoluta libertad a nuestras espaldas. De este modo, la guerra “”en los dos frentes”” que hemos preparado durante los ultimos veinte anos, se reduce a la guerra de un frente unico, con todo el ejercito aleman agrupado contra Francia sola, si es Francia la que moviliza para ayudar a Inglaterra, lo cual no es imposible””. (Cancelliere Bülow a Guglielmo II, Luglio 1905) (pag 149)”,”GERQ-048″
“BULWER Enrico”,”La Francia, sociale, politica e letteraria. Opera originale inglese di Enrico Bulwer membro del Parlamento.”,”””In Francia non si aggiunge alcuna idea vile o triste a tali scostumatezze. Secondo la Bruyére “”la donna che ha un solo amante non è ‘civetta’; è ‘civetta’ appena se ne ha molti””. Avere un amante è cosa semplicissima e naturale: non v’ha mestieri d’una vigorosa passione per iscusare questa debolezza. Ninon de l’ Enclos, la cui dottrina si osserva in tutta la integrità sua della presente generazione, Ninon de l’ Enclos diceva: “”Non sempre l’ amore si congiunge ad un amante; ma una certa conformità di pensieri, di volontà, l’ uso di vedersi, il desiderio di sfuggir noi medesimi, il bisogno di ricever qualche amorosa cortesia””. – Galanteria! è voce, di cui in onta alla nostra perfezione sociale noi possiam trovare a mala pena un giusto significato (…)””. (pag 95) Influenza militare. Napoleone. “”E pure l’ esercito francese sotto Richelieu, non era già la Francia. Il prete che umiliò l’ aristocrazia, non s’era ardito di schiudere alla nazione le vie degli onori. Sono oggimai ventun anno che in quel palazzo, ove abitò da poi più d’un padrone, avresti potuto vedere un uomo divorato dall’ ambizione, irrequieto e tormentato, increspare le sopracciglia, mordersi le labbra. Talvolta corre e ricorre la sua camera per più pre continue, talvolta pensoso e taciturno rimansi un interno giorno ricurvo su smisurate carte geografiche che le sue conquiste han tutte volte sossopra, impaziente, agitato, come diceva egli stesso, da un destino non compiutosi ancora; avresti potuto veder quest’uomo straordinario che con la spada aveva già decise le sorti degl’imperi, componente, quasi di suo malgrado, il disegno di una nuova conquista, conquista che s’informava nella sublime stampa della sua mente e che dovea sottomettere le più antiche dinastie d’ Europa alle leggi d’un impero nascente.”” (pag 314)”,”FRAD-082″
“BUNGE Mario SHEA William R. a cura, saggi di Erwin N. HIEBERT Lawrence BADASH John L. HEILBRON Norman FEATHER Thaddeus J. TRENN, Stanley L. JAKI Neil CAMERON Stephen G. BRUSH Guglielmo RIGHINI”,”Rutherford and Physics at the Turn of the Century.”,”Guglielmo Righini, University of Florence. Stephen G. Brush, University of Maryland. John L. Helbron, Berkeley. Erwin N. Hiebert, Harvard. Norman Feather, F.R.S. University of Edinburgh. Stanley L. Jaki, Seton Hall. Neil Cameron, McGill. Thaddeus J. Trenn, University of Regensburg.”,”SCIx-089-FL”
“BUNGE Mario”,”La causalità. Il posto del principio causale nella scienza moderna.”,”Nato nel 1919 a Buenos Aires, dal 1956 al 1962 Mario Bunge ha insegnato nell’Università di Buenos Aires e di La Plata fisica teorica e filosofia. E’ stato professore di filosofia teorica all’Università McGill di Montreal. Fra le sue opere: ‘Intuition and Science’ (1962), dedicata all’esame e alla confutazione delle varie forme di intuizionismo, ‘Scientific Foundation of Physics (1967), vertente sui problemi relativi all’assiomatizzazione della fisica. [‘Hegel sostenne (…) che, lungi dall’essere esterno all’interazione, il nesso causale si riduce a un caso particolare di questa. Egli definì l’azione mutua in termini di causalità reciproca (‘gegenseitige Kausalität’) e intese l’interazione quale aspetto parziale (a “”momento””) all’interno di un processo (11). Stando ad Hegel quindi, la causa e l’effetto non sono che i due poli della categoria d’interazione, la quale “”attua la relazione causale nel suo sviluppo completo”” (12). Inoltre, nel sistema dell’idealismo oggettivo di Hegel, la categoria dell’interazione godette d’uno ‘status’ ontologico. Per Kant era invece stata, insieme alle altre categorie, elemento – oltre che puramente epistemologico – altresì a priori rispetto all’esperienza. Per quanto riguarda la categoria dell’interazione, i discepoli materialisti di Hegel mantennero e svilupparono la sua dottrina sostenendo la necessità che la connessione causa-effetto venga concepita non nei termini d’una antitesi irriducibile ma come fase (o “”momento””) interna a una connessione multilaterale e mutevole. La causa e l’effetto «si confondono e si dissolvono nella visione della universale azione reciproca, in cui cause ed effetti si scambiano continuamente la loro posizione, ciò che ora o qui è effetto, là o poi diventa causa e viceversa» (13). Pur giudicando la causalità un'””astrazione vuota”” e accordando invece importanza decisiva all’interazione, Marx ed Engels non respinsero del tutto la nozione di nesso causale; ne riconobbero infatti l’utilità in punti eccezionali, “”nel corso di crisi”” (14). C’è nei dialettici una netta tendenza a sussumere la connessione causale sotto l’azione reciproca’ (pag 184-185)] [(11) G.W.F. Hegel (1812, 1816), vol. 2; (12) G.W.F. Hegel, ‘Logica’, sez. 156, in G.W.F. Hegel (1817); (13) F. Engels (1878), p. 28. Vedi anche la lettera a Mehring, del 14 luglio 1893, in K. Marx e F. Engels (1846-95); (14) F. Engels, Lettera a C. Schmidt, del 27 ottobre 1890, in K. Marx e F. Engels (1846-95)] Ontologico: filos. Che si riferisce all’essere in generale, alle sue strutture immutabili, oggettive e reali. Definizione e significato del termine ontologico. (trecc) Epistemologia Indagine critica intorno alla struttura logica e alla metodologia delle scienze. Il termine, coniato dal filosofo scozzese J.F. Ferrier… (trecc)”,”TEOC-775″
“BUNGE Mario”,”La causalità. Il posto del principio causale nella scienza moderna.”,”Nato nel 1919 a Buenos Aires, dal 1956 al 1962 Mario Bunge ha insegnato nell’Università di Buenos Aires e di La Plata fisica teorica e filosofia. E’ stato professore di filosofia teorica all’Università McGill di Montreal. “”Uno degli scopi dell’antropologia (intesa nell’accezione ampia del termine) consiste ad esempio nel “”predire o indicare le ‘direzioni generali’ del cambiamento cui il fenomeno considerato ‘potrà’ sottostare. In quanto scienza, l’antropologia deve pertanto mirare a stabilire leggi storiche, sociologiche e psicologiche in grado di descrivere tendenze e processi globali riscontrabili nei popoli di tutti i periodi preistorici e storici”” (7). Sulla base di leggi sociostoriche possono venir fatte e sono state fatte predizioni generali concernenti tendenze globali (che sono tipicamente statistiche); è invece quasi impossibile predire con precisione eventi storici particolari. Le speranze di Marx relative a un’imminente rivoluzione sociale in Inghilterra ad esempio non si avverarono; egli riuscì invece senz’altro a prevedere talune delle caratteristiche generali degli sviluppi futuri (8). Non deve sorprenderci che Marx si sia sbagliato nella previsione d’eventi storici ‘singoli’, mentre fu invece in grado di predire taluni degli aspetti più rilevanti del mondo nel quale viviamo: l’estesa centralizzazione dei mezzi di produzione, la crescente partecipazione della società nel suo insieme alla produzione, il declino del colonialismo, l’affermarsi del socialismo e così via. A tal fine Marx si basò su alcuni schematici enunciati di leggi concernenti la struttura economica della società capitalistica. La validità di tali enunciati è meramente statistica; essi consentono pertanto la predizione di ciò che ‘probabilmente’ avrò luogo nel ‘lungo termine’ ovunque si abbiano ‘certe condizioni’. Analogamente, le leggi mendeliane dell’ereditarietà non consentono di prevedere con certezza il comparire d’un ‘dato’ tratto ereditario in una stirpe di piselli ‘data’, in un istante ‘dato’ del tempo; non lo consentono per il solo fatto che non concernono eventi singoli e non comportano la variabile “”tempo”””” (pag 342-343) [Mario Bunge, ‘La causalità. Il posto del principio causale nella scienza moderna’, Boringhieri, Torino, 1970] [(7) M. Jacobs e B.J. Stern (1947), p. 5; (8) J.D. Bernal (1949) p. 413]”,”SCIx-327-FRR”
“BÜNGER Siegfried”,”Friedrich Engels und die britische sozialistische Bewegung von 1881-1895.”,”BÜNGER Siegfried “”Engels erkannte sehr genau das politische Gewicht der mehr als 200 Londoner Arbeiterklubs, denen die Liberalen immerhin fast ein Viertel ihrer hauptstädtischen Unterhaussitze verdankten. Er wies die Avelings Anfang 1887 auf die großen Möglichkeiten hin, die sich jetzt für eine sozialistische Agitations- und Propagandaarbeit unter den Arbeiter-Radikalen boten, und riet ihnen, sich intensiv um die Klubs des Londoner Ostens zu kümmern. Den Avelings, die diesem Rat folgten, kamen die Erfahrungen, die sie während ihrer mehrmonatigen Reise in den USA gesammelt hatten, sehr zustatten. Die amerikanischen Wahlerfolge, bemerkte Engels in einem Brief an Sorge, helfen ihnen sehr, denn “”der John Bull will sich nicht von jenen überflügeln lassen, es ist der ‘einzige’ fremde Einfluß, der hier zieht”” (54). Die Avelings selbst schrieben etwas später: “”Man wird dem Beispiel der amerikanischen Arbeiter bald auf der europäischen Seite des Atlantik folgen. Eine … britische Arbeiterpartei wird gebildet werden… ihr endgültiger Standpunkt wird sozialistisch sein, obwohl sie wie die amerikanische Arbeiterpartei mehrere Vorstufen zu passieren haben mag; und ihr endgültiges Schicksal wird wie das ihres transatlantischen Prototyps die Erringung der höchsten politischen und dann der höchsten ökonomischen Gewalt sein (55). In diesem Sinne führten die Avelings ihre Arbeit im Londoner Osten durch, wobei sie die Agitation zur Schaffung einer proletarischen Partei mit dem Kampf um die Redefreiheit und Irlands Unabhängigkeit zu verbinden suchten. Sie hatten beträchtliche Erfolge: “”Übermorgen beim großen Coercion Meeting (56) im Hyde-Park wird Aveling von zwei und Tussy von einer der 15 Plattformen sprechen””, schrieb Engels am 9. April an Sorge. “”Es verspricht, eins der großen Meetings zu werden, wodurch die Londoner Arbeiter einen Wendepunkt in der englischen Politik zur Erscheinung bringen”” (57). Tatsächlich wurde es eine Versammlung, wie sie London seit langem nicht gesehen hatte (58). Zwischen 100.000 und 200.000 Menschen kamen zum Hyde-Park – großenteils in Demonstrationszügen, die Fahnen und Plakate mit sich führten -, und von allen sozialistischen Rednern erzielte Eleanor Marx die mit Abstand nachhaltigste Wirkung (59).”” [Siegfried Bünger, Friedrich Engels und die britische sozialistische Bewegung von 1881-1895. Berlin, 1962] [(54) Brief vom 9. April 1887, in ‘Briefe an Sorge’, S. 260; (55) Edward u. Eleanor Marx Aveling, ‘The Working-Class Movement in America’, London, 1888, S. 152 f.; (56) Es richtete sich gegen die Zwangsmaßnahmen in Irland, die das Unterhaus im April verabschiedete; (57) ‘Briefe an Sorge’, S. 260; (58) “”…. c’était sans exception le plus grand meeting que nous ayons jamais eu ici””, schrieb Engels am 13. April an Paul Lafargue (‘Engels/Lafargue’, Correspondance, Bd II, S. 28). Mehrere Zeitungen äußerten sich in ähnlichem Sinne; (59) Der bürgerliche ‘Daily Telegraph’ schrieb in seinem mehr als fünf Spalten langen Bericht von 12. April: “”Considerable interest was naturally taken in the speech delivered with excellent fluency and clear intonation by Mrs. Marx Aveling… Her speech was chiefly confined to impressing on her Socialist friends the necessity of helping poor Ireland, as in so doing they would be helping their own poor selves and the cause to which they were attached. She was enthusiastically applauded for a speech delivered with perfect self-possession””] (pag 119-120)”,”MAES-162″
“BUNIN Ivan”,”Il villaggio. Romanzo.”,”BUNIN Ivan è nato nella Russia meridionale nel 1870 e appartiene ad una antica e nobile famiglia russa. Già ai suoi primi passi come scrittore ha ricevuto riconoscimenti (Premio Pusckin, membro onorario (1909) di dodici accademie (come Tolstoi). BUNIN non ha creduto nella guerra del 1914 e ne ha visto le tragiche conseguenze. Lasciata Mosca nel 1918, è rimasto nella Russia meridionale durante la guerra civile poi si è trasferito a Parigi. Ivan Bunin (1870-1953), scrittore russo, Nobel per la letteratura nel 1933. Il villaggio Incipit Il bisnonno dei Krassov, soprannominato, fra la servitù, lo Zingaro, era stato sbranato dai mastini del suo signore, il capitano di cavalleria Durnovo. Lo Zingaro gli aveva tolto l’amante. Durnovo ordinò di condurre lo Zingaro in un campo fuori dal villaggio e di farlo sedere su un cumulo di terra, poi egli stesso uscì fuori con la sua muta e gridò: «Taiuh!». Lo Zingaro dopo un momento di sbalordimento si diede alla fuga. Ora, sappiamo che non bisogna mai correre davanti ai cani. Non si sa per quale ragione il nonno dei Krassov, liberato dalla schiavitù, andò ad abitare in città con la famiglia e divenne in breve celebre come ladro. Prese in affitto nel Sobborgo Nero una casupola, e vi mise la moglie a far merletti che poi vendeva, mentre egli in compagnia di un certo Bielocopitov scorazzava per la provincia, depredando le chiese. Due anni dopo fu catturato. Ma davanti al tribunale si difese in maniera tale che per parecchio tempo le risposte da lui date ai giudici divennero popolari.”,”VARx-297″
“BUNT Lucas N.H. JONES Phillip S. BEDIENT Jack D.”,”Le radici storiche delle matematiche elementari.”,”Lucas N.H. Bunt, Ph.D. presso l’Università di Groningen, è professore di matematica nella Arizona State University. Phillip S. Jones, Ph. D. presso la University of Michigan, è professore di matematica e didattica nella stessa Università. Jack D. Bedient, Ph. D. presso la University of Colorado, è associate professor di matematica nella Arizona State University.”,”SCIx-263-FL”
“BUNTING Madeleine”,”Willing Slaves. How the Overwork Culture Is Ruling our Lives.”,”””In the debate over Britain’s overwork culture, we often forget the issue’s long historical roots. The negotiations over working time was central to the emergence and development of the trade union movement in industrial capitalism. Karl Marx saw clearly in the mid-nineteenth century how the politics of time was essential to freedom: «The shortening of the working day [is the] basic prerequisite [for] that development of human energy which is an end in itself, the true realm of freedom» (25). Time and pay were the two variables over which unions struggled with bosses, and arguably they were more successful on the former than the latter. In 1923 the TUC concluded that reduced working hours was ‘the principal advantage secured by over sixty years of trade union effort and sacrifice – the most important achievement of industrial organisation’. Historian James Arrowsmith calculates that from 1856 to 1981 the average total of hours spent at work over the course of a forty-year working life in Britain dropped from 124.000 to 69.000. The historic decline was halted in the early nineties at an average of 68,440. But this figure masks the increasing polarisation of work into the work-rich, time-poor and the work-poor, time-rich. While one-fifth of all households have no one in paid employment, as many as two-fifths are working harder than ever, and suffer from the big squeeze. The trade union battle to reduce working hours lasted intermittently for nearly two centuries. Children’s labour was the first battleground which established the principle of the state intervening to regulate working hours”” (pag 19) [Madeleine Bunting, ‘Willing Slaves. How the Overwork Culture Is Ruling our Lives’, Harper Perennial, London, 2005] [(25) Karl Marx, ‘Selected Writing’, p. 497, quoted in J. Arrowsmith, ‘The Struggle Over Working Time in Nineteenth and Twentieth-Century Britain’, Historical Studies in Industrial Relations’, 13, spring 2002] [Madeleine Bunting, Willing Slaves. How the Overwork Culture Is Ruling our Lives’, Harper Perennial, London, 2005] “”Nel dibattito sulla cultura del superlavoro britannico, spesso dimentichiamo le lunghe radici storiche della questione. I negoziati sull’orario di lavoro sono stati fondamentali per l’emergere e lo sviluppo del movimento sindacale nel capitalismo industriale. Karl Marx ha visto chiaramente a metà del diciannovesimo secolo come la politica del tempo [lavorativo] era essenziale per la libertà: «L’accorciamento della giornata lavorativa [è il] prerequisito di base [per] quello sviluppo delle energie umane che è fine a se stesso, il vero regno della libertà» (25). Tempo di lavoro e salario erano le due variabili su cui i sindacati hanno lottato con il padronato, e probabilmente hanno avuto più successo sul primo rispetto al secondo. Nel 1923 il TUC concluse che la riduzione dell’orario di lavoro era “”il vantaggio principale assicurato da oltre sessant’anni di lotte sindacali e sacrifici – il risultato più importante dell’organizzazione industriale””. Lo storico James Arrowsmith calcola che dal 1856 al 1981 il totale medio delle ore trascorse al lavoro nel corso di una vita lavorativa di quarant’anni in Gran Bretagna è passato da 124.000 a 69.000. Il declino storico è stato arrestato nei primi anni novanta con una media di 68.440. Ma questo dato nasconde la crescente polarizzazione di lavoro-ben pagato, tempo-ridotto e lavoro-mal pagato, tempo di lavoro abbondante. Mentre un quinto di tutte le famiglie non ha nessuno con un’occupazione retribuita, ben due quinti lavorano più duramente che mai e soffrono per la forte compressione. La battaglia sindacale per ridurre l’orario di lavoro è durata in modo intermittente per quasi due secoli. Il lavoro minorile è stato il primo campo di battaglia che ha stabilito il principio dell’intervento dello Stato per regolare [per legge l’orario di lavoro”” (pag 19) [Madeleine Bunting, ‘Willing Slaves. Come la cultura del superlavoro sta dominando le nostre vite’, Harper Perennial, London, 2005] [( 25) Karl Marx, “”Selected Writing””, p. 497, citato in J. Arrowsmith, “”La lotta sull’orario di lavoro nella Gran Bretagna del XIX e XX secolo””, Studi storici nelle relazioni industriali “”, 13, primavera 2002] Bibl. M.A. Bienefeld, Working Hours in British Industry: An Economic History, Weidenfeld and Nicolson, 1972″,”CONx-002-FP”
“BUNYAN James”,”The Origin of Forced Labor in the Soviet State 1917 – 1921. Documents and Materials.”,”James BUNYAN è coautore di ‘The Bolshevik Revolution, 1917-1918’ (con H.H. FISHER) e autore di ‘Intervention, Civil War and Communism in Russia, Apri-December, 1918’. Ora (1967) è impegnato in uno studio sull’organizzazione economica e la pianificazione sovietica, 1917-1967.”,”RIRO-145″
“BUONAIUTI Ernesto”,”Storia del cristianesimo. I. Evo antico.”,”””Nella prima metà del secondo secolo la cristianità romana ci si presenta come la palestra in cui i maestri delle varie interpretazioni cristiane cercano di esercitare il loro magistero, di guadagnare proseliti e di instaurare una certa egemonia intellettuale. Roma è la capitale di un immenso impero ed anche dal punto di vista della spiritualità colta rappresenta il mercato centrale in cui tutti ambiscono di mettere a prova le loro virtù di proselitismo e di conquista. I maestri gnostici come i maestri dell’ apologetica, Marcione come i rappresentanti dell’ ispirazione profetica, che pretende tuttora di rappresentare l’ unica continuazione logica, valida e accreditata del primitivo messaggio evangelico, tutti, dalla più lontane plaghe dell’ Impero affluiscono a Roma, non diversamente dai retori, come Elio Aristide e dai rappresentanti della cultura misteriosofica, come quel Filostrato che cercherà di accreditare alla corte sincretistica dei Severi la figura ambigua e leggendaria di Apollonio di Tiana. Una grande capitale politica è sempre una sede ambita ed una meta sognata da chi cerchi di trovare l’ ambiente più acconcio e più fruttifero alle proprie ambizioni di maestro e di missionario.”” (pag 160)”,”RELC-200″
“BUONAIUTI Ernesto”,”Storia del cristianesimo. II. Evo medio.”,”””Roma, dal giorno del trasporto della capitale a Levante, era divenuta una città essenzialmente sacra e carismatica, alla ricerca di un equilibrio politico con gli insorgenti poteri statali. Bisanzio era diventata invece una capitale essenzialmente politico-statale, alla ricerca di una subordinazione docile e flessibile della autorità patriarcale. Il conflitto tra Roma e Bisanzio, più che il conflitto di due capitali in rivalità fra loro, era veramente il conflitto dello spirituale che domina l’ empirico e dell’ empirico che asservisce lo spirituale. Un conflitto di questo genere non poteva maturare nel giro circoscritto di pochi decenni. Doveva lentamente consumarsi attraverso le vicende di quello che è stato il permanente programma della vita mediterranea ed europea: il programma di unificazione e della complementarietà.”” (pag 248-249)”,”RELC-201″
“BUONAIUTI Ernesto”,”Storia del cristianesimo. III. Evo moderno.”,”””(…) Lutero era venuto a trasferire automaticamente, in qualsiasi forma della vita umana normale, quella pienezza di giustizia che il medioevo aveva veduto soltanto nella disciplina regolare e nell’ allontanamento dal mondo. E il mondo ne aveva ricevuta una giustificazione e una celebrazione che dovevano riflettersi e fruttificare in tutti i secoli successivi dela storia europea. C’è un tratto tipico nella traduzione di Lutero della Bibbia, che a questo riguardo è di una significazione e di un valore sconfinati. Nel libro dell’ Ecclesiastico, al Capo IX, versetto 21, il testo sacro dice: “”Non ti stupire di quel che riguarda il peccatore: poni la tua fiducia in Dio e sii perserverante nel tuo sforzo””. Nel testo greco la parola ‘sforzo’ è ‘ponos’, che è precisamente il lavoro faticoso, il travaglio non disgiunto da pena. Lutero ha tradotto questo versetto in una maniera che, mentre tradisce alquanto l’ originale, rivela il suo orientamento spirituale: “”Nutri fiducia nel signore e sii perseverante nella tua chiamata (Beruf)””. Dall’ uso parallelo che Lutero fa di questo vocabolo altrove, appare chiaro che egli è disposto a riguardare e a celebrare qualsiasi forma di lavoro nella vita quotidiana come una divina chiamata””. (pag 126) “”Calvino giunge forse alle stesse conclusioni pratiche, ma per altra via e con altra efficienza. (…) fa della teologia un sistema più organico, della sua pratica di governo, di cui Ginevra gli permette di fare l’ esperimento, un tentativo concreto e originale, con le sue direttive economico-sociali: un insieme di norme e di principi, che sono veramente alle origini del capitalismo moderno. Intanto non bisogna mai dimenticare la circostanza che le due esperienze religiose, quella di Lutero e quella di Calvino, sono profondamente difformi l’una dall’ altra.”” (pag 127)”,”RELC-202″
“BUONAIUTI Ernesto”,”Storia del Cristianesimo. I. Evo antico.”,”BUONAIUTI Ernesto Filone (pag 469 e seguenti)”,”RELC-273″
“BUONAIUTI Ernesto, a cura di Cesare MARONGIU BUONAIUTI”,”Storia del Cristianesimo. Origini e sviluppi teologici, culturali, politici di una religione.”,”Ernesto Buonaiuti (1881-1946) sacerdote, storico, scrittore e rettore, perseguitato ad oltranza come ‘modernista’ allontanato per questo dall’insegnamento universitario, più che per non aver firmato tra i 12 il giuramento di fedeltà al fascismo nel 1931, ha indagato sulle figure e i momenti più rilevanti del cristianesimo. Quasi a coronamento della sua vita drammatica ha scritto una autobiografia: Il pellegrino di Roma, pubblicato nel 1945. Cesare Marongiu Buonaiuti, titolare di Storia moderna e contemporanea della Chiesa e delle altre confessioni cristiane all’Università di Roma La Sapienza, è autore dei volumi: Non Expedit, storia di una politica, Spagna 1931: la seconda repubblica e la chiesa, La politica religiosa del Fascismo nel Dodecanneso, Politica e religioni nel colonialismo italiano, Coscienza d’Europa attraverso i secoli, Chiese e Stati dall’età dell’illuminismo alla prima guerra mondiale. Giordano Bruno Guerri, senese, ha diretto Storia illustrata e Chorus, è stato direttore editoriale della Arnoldo Mondadori Editore, autore e conduttore di trasmissioni televisive. Attualmente è opinionista del Giornale. Ha pubblicato: Giuseppe Bottai, un fascista critico, Rapporto al duce, Galeazzo Ciano, L’Arcitaliano, vita di Curzio Malaparte, Italo Balbo, Povera santa, povero assassino, Gli italiani sotto la Chiesa, Io ti assolvo, Fascisti, Giuseppe Bottai, fascista, Antistoria degli italiani, Per una rivoluzione italiana, con Ida Magli, Eretico e profeta.”,”RELC-016-FL”
“BUONAIUTI Ernesto”,”Lutero e la riforma in Germania.”,”Lutero e la guerra di contadini. “”Per una singolare coincidenza, che non manca di essere parecchio istruttiva sul temperamento di Lutero e le reazioni del pensiero e della sua condotta alla realtà circostante, l’aperta professione di fede che è nel ‘De servo arbitrio’ appare lanciata nel momento stesso in cui le ripercussioni morali e sociali del messaggio riformato apparivano d’ogni intorno più vaste e minacciose. L’agitazione suscitata dalla propaganda fra mistica e rivoluzionaria dei «profeti celesti» era lungi dall’essere sedata. Carlostadio ad Orlamünd, Münzer ad Allstädt, tenevano accesi due focolai di sedizione, che periodicamente lanciavano guizzi di tumulto popolare e propagavano scoppi di brutalità iconoclastica, accompagnati da barbare manomissioni di Chiese. Lutero sentì il bisogno di scendere nuovamente in campo. E’ degli inizi del 1525 il suo rinnovato attacco ‘wider die himmlischen Propheten’ (Contro i “”profeti celesti””), in due parti, la prima delle quali diretta a frenare l’intempestiva violenza degli esaltati contro le manifestazioni pubbliche del culto esterno, la seconda rivendicante in termini perentori e sempre più vivi la dottrina della presenza reale. Lutero si dichiara decisamente contrario a qualsiasi azione concreta, spiegata in vista della soppressione del rito costituito, assicurando che le superstizioni e le ostentazioni del culto esterno cadranno automaticamente quando gli uomini si siano persuasi della novità reintegratrice del suo messaggio. Ai “”profeti celesti””, che a giustificazione del loro programma e della loro tattica si appellano alla legge mosaica e al suo solenne divieto di ogni simulacro sensibile, Lutero risponde osservando che la legislazione di Mosè è una povera cosa destinata unicamente al popolo ebraico e condannata a scomparire al sopravvenire della rivelazione cristiana. (…). Ma le inquietudini che dovevano destare nell’animo del Riformatore le petulanti ed aggressive velleità dei “”profeti celesti”” erano ben lievi, se avvicinate alle preoccupazioni pungenti e allo sbigottimento pieno d’incertezza provocati dall’uragano minaccioso della sollevazione proletaria. La vasta rivolta dei contadini, che raggiunse nel 1525 il suo più alto grado di violenza, ha offerto la misura esatta di quel che era effettivamente, nell’animo di Lutero, la freddezza e l’insensibilità al cospetto delle sofferenze inenarrabili delle masse operaie e la sua volontà prepotente di guadagnare solo simpatie sicure e sostegni materiali al sogno cupo, astioso e tenace della sua ribellione religiosa, avesse pur dovuto il raggiungimento di tal fine costare l’oblìo della propria origine e il disconoscimento delle conseguenze più logiche del proprio messaggio. La rivolta arse rapida ed inaspettata nel giugno del 1524. (…) I contadini chiedevano perentoriamente la confisca della manomorta; l’abrogazione di tutte le esose servitù; l’abolizione di ogni riserva di pedaggio, di caccia, di pesca; impugnavano la validità di ogni privilegio padronale; chiedevano che il latifondo fosse restituito alla comunità lavoratrice, cui esclusivamente appartiene la terra. Infine, legando anche praticamente il programma della insurrezione proletaria alle nuove forme della organizzazione religiosa, i contadini, attraverso l’abile mossa dei loro capi, cercavano di raccomandare le loro rivendicazioni a quella riforma ecclesiastica, in cui i principi e l’alta borghesia concretavano i loro propositi di autonomia politica di fronte a Roma e all’Impero. (…) [Lutero] Ai contadini inculca la calma e l’obbedienza. Riconosce per giuste alcune delle loro rivendicazioni, ma condanna aspramente la violenza, perché colloca come indeclinabile presupposto il principio che la parola di Dio non la si può raccomandare alla lotta politica e alla contesa sociale. Tutta questa parte dell’ammonizione tradisce il profondo imbarazzo del Riformatore. (…) Voler sopprimere le differenze economiche, sentenzia Lutero, equivale a trasferire arbitrariamente nel terreno politico principi e norme che valgono esclusivamente nella zona della vitalità spirituale. L’uguaglianza sussiste unicamente nel mondo dello spirito: il mondo della carne è dominio della disparità e della discordia. Le differenze tra le classi sociali sono volute, inviolabilmente, dalla natura”” (pag 196-200) (BIOx-019-FV)”,”BIOx-019-FV”
“BUONAIUTI Ernesto”,”Lutero e la Riforma in Germania.”,”Ernesto Buonaiuti (1881-1946) sacerdote, storico, scrittore e rettore, perseguitato ad oltranza come ‘modernista’ allontanato per questo dall’insegnamento universitario, più che per non aver firmato tra i 12 il giuramento di fedeltà al fascismo nel 1931, ha indagato sulle figure e i momenti più rilevanti del cristianesimo. Quasi a coronamento della sua vita drammatica ha scritto una autobiografia: Il pellegrino di Roma, pubblicato nel 1945.”,”RELx-016-FL”
“BUONAIUTI Ernesto”,”La prima rinascita. Il profeta: Gioacchino da Fiore. Il missionario: Francesco di Assisi. Il cantore: Dante Alighieri.”,”Il Buonaiuti nacque a Roma il 25 giugno 1881 (non il 24 come di solito viene indicato). Il padre, Leopoldo, di famiglia fiorentina, nato nel 1845, aveva sposato in seconde nozze Luisa Costa e da essa ebbe 7 figli di cui Ernesto era il quarto. Leopoldo Buonaiuti, o Buonajuti, com’egli stesso scrive in un foglio di quattro pagine dal quale sono tratte queste notizie, gestiva una tabaccheria in via Ripetta ed abitava in un appartamento del palazzo Valdambrini, sito a numero 102 della stessa via. Nel 1903 concluse gli studi teologici e il 19 dicembre, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, il cardinal Pietro Respighi, vicario di Roma, lo ordinò sacerdote. Il suo interesse primario è sempre stato la storia del cristianesimo. Dura condanna dell’enciclica pontificia Pascendi del 1907, che definì il modernismo “”sintesi di tutte le eresie””; la scomunica del 1925, che doveva porre il sacerdote Buonaiuti al bando della Chiesa ufficiale; l’estromissione nel 1931 dalla cattedra universitaria di Storia del Cristianesimo a Roma da parte del regime fascista.”,”RELC-053-FL”
“BUONANNO Milly a cura”,”Le funzioni sociali del matrimonio. Modelli e regole della scelta del coniuge dal XIV al XX secolo.”,”Saggi di Emmanuel LE ROY LADURIE Leon Battista ALBERTI Jean GAUDEMET Peter LASLETT Claude LEVY e Louis HENRY Robert BURR LITCHFIELD William I. THOMAS e Florian ZNANIECKI Pierre BOURDIEU Bernard VERNIER Joan F. MIRA Gerard DELILLE Martine SAGALEN Edwadr SHORTER Alain GIRARD Francois de SINGLY Nowal D. GLENN Adreian A. ROSS e Judy C. TULLY. “”La logica dei matrimoni è dunque dominata da un fine essenziale, la salvaguardia del patrimonio: essa si effettua in una situazione economica particolare, caratterizzata principalmente dalla scarsità di denaro; ed è sottoposta a due principi fondamentali, cioè l’ opposizione fra il primogenito e il cadetto e l’ opposizione fra il matrimonio dal basso in alto e il matrimonio dall’ alto in basso, punto d’ incrocio della logica del sistema economico – che tende a classificare le case in grandi e piccole, secondo la misura della proprietà – e della logica dei rapporti fra i sessi – secondo la quale il primato e la supremazia spettano agli uomini, specialmente nella gestione degli affari faimilari. Ne consegue che ogni matrimonio è funzione, da una parte, del rango di nascita di ciascuno degli sposi e della dimensione della famiglia e, dall’ altra, della posizione relativa delle due famiglie nella gerarchia sociale, a sua volta funzione del valore della proprietà””. (pag 177)”,”STOS-110″
“BUONARROTI Filippo; DELLA PERUTA Franco a cura”,”Filippo Buonarroti. Scritti politici.”,”””Da quando il governo rivoluzionario è passato nelle mani degli egoisti, è diventato un vero flagello pubblico. La sua azione pronta e terribile, che solo la virtù dei suoi dirigenti e i loro propositi interamente popolari potevano rendere legittima, non fu più che un’ odiosa tirannia per il suo scopo e per la sua forma: essa demoralizza tutti; essa richiama il lusso, i costumi effeminati e il brigantaggio; essa dissipa la sfera pubblica, snatura i principi della rivoluzione, e consegna ai pugnali dei suoi nemici tutti quelli che l’ avevano difesa con sincerità e disinteresse.”” (pag 32)”,”SOCU-110″
“BUONARROTI Filippo MAZZINI Giuseppe CATTANEO Carlo PISACANE Carlo FERRARI Giuseppe NIEVO Ippolito GIOBERTI Vincenzo”,”Pensiero e azione nel Risorgimento. Scelta dai testi di Buonarroti, Mazzini, Cattaneo, Pisacane, Ferrari, Nievo.”,”Direzione editoriale Mario NILO, Direzione letteraria Geno PAMPALONI Mazzini su Buonarroti. “”Era un uomo profondo, ma assai gretto conformava la sua vita alle sue credenze; ma era intollerante, e mi tacciava di traditore, se per caso affiliavo un banchiere o un ricco borghese. Era inoltre comunista””. (pag 15) Buonarroti. “”Disfare tutti gl’ inciampi interni ed esterni a conseguire il fine della rivolta””. (pag 27) “”Che prima della rivolta debbe un istituto segreto prepararla, ed indicare gli uomini dabbene che occorre preporre al governo per la rivolta””. (pag 31)”,”ITAB-199″
“BUONARROTI Philippe, a cura di Jean CROZIER”,”La Conjuration de Corse. Et divers mémoires sur la Trahison de Paoly, sur l’ état de cette isle, et sur quelques moyens pour la ramener à l’ unité de la République.”,”Giornalista, coautore nel 1981 di ‘Nice, la Baie des Requins’ Jean CROZIER lavora in corsica per il servizio pubblico televisivo. E’ titolare di un DEA di geografia industriale. Filosofo rivoluzionario, Buonarroti (1761-1837) non è un funzionario della rivoluzione che sta nei suoi limiti. Partecipa al complotto, alla clandestinità e alla sovversione che tenta di organizzare. Poi c’è l’ esilio fino alla morte, l’ opera dei Lumi proseguirà nell’ ombra. Il periodo corso di Buonarroti è una tappa cerniera. Cercando di inserire l’ utopia in un luogo, Buonarroti si è agguerrito in tempi di guerra civile. I suoi scritti di Corsica lo indicano. ‘Conjuration de Corsa’ inedito dal 1793 è l’ anello mancante del pensiero buonarrotiano degli scritti fino al testo celebre della ‘Conspiration pour l’ Egalité , dite de Babeuf’. “”I grandi tradimenti di Pascal Paoli.”” (pag 67) Osservazioni sulla Corsica. (mandate al cittadino Barrère all’ epoca relatore del comitato di salute pubblica, per gli affari della Corsica, mese di giugno 1793) “”Rimedi che si propongono: 1. Occorre impiegare tutti i mezzi per distruggere Paoli. 2. Stabilire in Corsica un foglio periodico italiano, che dia delle idee chiare delle libertà e della eguaglianza, e predichi la fraternità e l’ amore di patria; occorre che questo giornale sia distribuito “”gratis”” a ciascuna comunità, almeno per il primo anno, altrimenti non si avrà un numero sufficente di abbonati, e un tipografo non potrà farsene carico: è la nazione che deve farlo. 3. Inviare in Corsica, in italiano, il bollettino della convenzione nazionale; gli abitanti non comprendono il francese. 4. Inviare ai tribunali le leggi, con la traduzione italiana a lato. Il popolo non intende il francese, e l’ amministrazione ritarda qualche volta fino ad un anno la traduzione e la pubblicazione. 5. Stabilire prontamente le scuole primarie; ma a condizione che si insegnerà, in ciascuna scuola, la lingua francese; e che i maestri non saranno eletti dagli abitanti, che a colpo sicuro nominerebbero delle monache o dei preti. 6. Decretare che in un tempo determinato tutti gli atti pubblici si faranno in francese, e che non potrà essere funzionario pubblico, senza conoscere questa lingua.”” (…) (pag 77-78)”,”FRAR-344″
“BUONARROTI Filippo”,”Cospirazione per l’eguaglianza detta di Babeuf.”,”BUONARROTI Filippo “”Marx e Engels nel loro celebre ‘Manifesto’ non sono stati teneri con il “”socialismo e il comunismo critico-utopici”” di Babeuf e Buonarroti. Ascoltiamoli… “”I primi tentativi del proletariato per far prevalere direttamente il suo interesse di classe… dovevano di necessità fallire, sia per la condizione poco sviluppata del proletariato stesso, sia per la mancanza delle condizioni materiali della sua emancipazione. La letteratura rivoluzionaria che accompagnava questi primi movimenti del proletariato è nel suo contenuto necessariamente reazionaria. Essa preconizza un ascetismo universale e un rozzo egualitarismo””. Tuttavia gli autori tennero a riconoscere l’apporto anticipatore di questi scritti che “”attaccano tutti i fondamenti della società esistente. Perciò hanno offerto del materiale di gran valore per illuminare gli operai…””, essi sono pertanto portatori del “”primo presago impulso verso una generale trasformazione della società”” … anche se “”quegli enunciati hanno ancora un senso puramente utopistico””””. [prefazione di Michel Vovelle][in Filippo Buonarroti, Cospirazione per l’eguaglianza detta di Babeuf, Edizioni Pantarei, 2011] (pag XXII-XXIII)”,”ELCx-167″
“BUONARROTI Filippo”,”Cospirazione per l’eguaglianza detta di Babeuf.”,”””Ciò che il marxismo deve all’illuminismo e a Rousseau non passa attraverso Babeuf, ma ciò che il movimento socialista deve alla rivoluzione francese è passato anche attraverso il babuvismo e attraverso questo libro”” (dall’introduzione di G. Manacorda)”,”SOCx-001-FSD”
“BUONASORTE Nicla”,”Siri. Tradizione e Novecento.”,”Nicla Buonasorte, formatasi nelle Univ. di Genova e del Sacro Cuore di Milano, si occupa di storia della Chiesa e dei suoi rapporti con la società del Novecento.”,”RELC-380″
“BUONFINO Giancarlo”,”La politica culturale operaia. Da Marx a Lassalle alla rivoluzione di Novembre, 1859-1919.”,”L’A è nato a Milano nel 1940. Ha collaborato a riviste e giornali con interventi di satira politica e con saggi su problemi della politica culturale del movimento operaio.”,”MADS-160 LASx-016″
“BUONGIORNO Massimo”,”La democrazia americana. Il sistema politico ed elettorale.”,”Massimo Bongiorno, giornalista e autore tv, si occupa di politica ed economia dalla fine degli anni Novanta. Ha lavorato in una importante agenzia di stmapa italiana. Dal 2010 è in Rai dove ha firmato una serie di documentari di Storia contemporanea e realizzato format per Rai Cultura.”,”USAS-246″
“BUONO Italo”,”Socialismo latino e relazioni internazionali.”,”BUONO Italo (Catanzaro, 1956) si è laureato in scienze politiche all’Università di Pisa. Scrive su ‘Mondoperaio’.”,”EURx-306″
“BUOZZI Bruno, a cura di Annamaria ANDREASI”,”Le condizioni della classe lavoratrice in Italia, 1922-1943.”,”Già pubblicato in Annali dell’ Istituto Giangiacomo Feltrinelli, 1972 “”Non si può dire – come sostenne il Tasca attaccando i dirigenti della Confederazione Generale del Lavoro – che nel Buozzi ci fosse una debole corrispondenza ai bisogni delle masse; il Buozzi seppe effettivamente guidare la categoria verso decisive conquiste mai prima realizzate in Italia. Ma gli mancò la percezione che molto era mutato nel paese, che le lotte delle masse venute alla ribalta nel dopoguerra volgevano a obiettivi diversi da quelli che egli aveva sempre cercato di imporre al movimento sindacale. Interpretò la turbolenza e le agitazioni come un fenomeno di assestamento e pensò che dovessero essere incanalate in direzione della Costituente (…)””. (pag 37)”,”MITT-200″
“BUOZZI Bruno, a cura di Annamaria ANDREASI”,”Le condizioni della classe lavoratrice in Italia, 1922-1943.”,” “”La formazione politica del Buozzi era avvenuta alla scuola riformista di Claudio Treves e di Filippo Turati, e da allora egli rimase fedele a una visione antieroica della lotta socialista, aliena dalle suggestioni volontaristiche, legata ai “”fatti materiali””. Condivideva con i capi riformisti l’ ideale di un’ avanzata graduale del movimento operaio nel quadro di un generale progresso economico. Ma, organizzatore più che politico, metteva l’ accento prevalentemente sul momento “”economico”” della lotta. Per lui il precipuo scopo dell’ azione socialista doveva essere la trasformazione dell’ organizzazione del lavoro e della produzione nel contesto della società industrializzata; questa trasformazione doveva essere attuata mediante il trasferimento dellagestione della produzione al proletariato. Di conseguenza la lotta per l’ instaurazione del socialismo non contrastava con l’ incremento produttivo, – purché controllato dal sindacato – che, in tal modo, diveniva organismo di primo piano nella preparazione della classe operaia a succedere al regime borghese. Non alieno dal riconoscere l’ importanza del partito, egli affermava che al sindacato doveva essere riconosciuta una priorità decisionale per tutto quanto riguardava i problemi dell’ organizzazione della produzione e del lavoro (…)””. (pag 9)”,”CONx-132″
“BURANOV Yuri”,”Lenin’s Will. Falsified and Forbidden. From the Secret Archives of the Former Soviet Union.”,”Yuri A. Bueanov is a professor of history and head of the Department of Research and Publication at the Russian Center for the Preservation and Study of Modern History Documents (the former Central Party Archives) in Moscow. Key to Abbreviations, Introduction, Appendix, note,”,”LENS-077-FL”
“BURANOV Jurij Alekseevic, a cura di Paolo CASCIOLA”,”Il «testamento» di Lenin: falsificato e proibito. Dagli archivi segreti dell’ex Unione Sovietica.”,”Lavoro dedicato alla memoria di Enrico Rossi (Firenze 1937-2018), fondatore nel 1972 del Gruppo Spartaco, libraio e rivoluzionario Appendici all’edizione italiana: 1. L. Trotsky, ‘A proposito del libro di Max Eastman ‘Since Lenin died’ (prima versione, 25 giugno 1925)’; 2. L. Trotsky, ‘A proposito del libro di Max Eastman’ ‘Since Lenin died’ (seconda versione, 1° luglio 1925)’; 3. N.K. Krupskaja, ‘Lenin e Trotsky (7 luglio 1925); 4. Max Eastman, ‘Il significato della sconfessione di Trotsky (ca. agosto 1925); 5. L. Trotsky, ‘Lettera a Nikolaj Ivanovic Muralov (11 settembre 1928); 6. L. Trotsky, ‘Il testamento di Lenin (31 dicembre 1932) “”Jurij Alekseevic Buranov (1933-2004) è stato un celebre storico russo. Studiò presso la Facoltà di Storia dell’Università Statale degli Urali e, dopo aver ottenuto un dottorato di Scienze storiche presso l’Istituto di Economia di Sverdlovsk, fu chiamato a Mosca dall’Accademia delle Scienze dell’Urss a ricoprire la carica di capo-dipartimento presso il Rossijskij Centr Charanemija i izucenija Dokumentov Novejsej istorii (RCChDNI, Centro russo per la conservazione e lo studio dei documenti della storia contemporanea). A partire dagli anni Sessanta pubblicò vari lavori sulla città di Sverdlovsk e sulla storia dell’industria mineraria e della classe operaia degli Urali nel periodo precedente la rivoluzione d’Ottobre. All’inizio degli anni Novanta, lavorando sui vecchi archivi del Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, Buranov rinvenne la trascrizione manoscritta e la relativa versione dattiloscritta della prima parte della “”Lettera al congresso”” dettata da Vladimir Ilic Lenin ad una delle sue segretarie il 23 dicembre 1922. Le differenze testuali tra i due documenti, che fino ad allora erano stati tenuti segreti, dimostravano che il “”testamento”” di Lenin era stato falsificato, con tutta evidenza per ordine di Stalin. Su quella scoperta si basa il presente volume, originariamente edito negli Stati Uniti nel 1994 e finora mai pubblicato in altre lingue. Due anni dopo Buranov contribuì alla realizzazione di una raccolta di inediti leniniani curato da Richard Pipes (‘The Unknown Lenin. Frm the Secret Archve’, Yale University Press, 1996. Successivamente Buranov si è occupato dell’esecuzione dello zar Nicola II e della sua famiglia, e della sorte dei gioielli dei Romanov”” (retrocopertina) “”La «riluttanza di Trotsky ad agire» (7) contro Stalin costituisce un punto di snodo cruciale della battaglia antiburocratica di cui Lenin si era fatto iniziatore. Buranov vi fa ovviamente cenno, ma senza spingersi troppo in là nella sua ricognizione storico-politica di questo aspetto specifico. Eppure l’atteggiamento irresoluto di Trotsky durante la lunga malattia di Lenin pesò in maniera decisiva sulle sorti dell’Unione Sovietica. Per questa ragione nel corso del presente lavoro ci soffermeremo diffusamente sulla storia del famoso «blocco Lenin-Trotsky»”” (pag 19-20) [introduzione di Paolo Casciola] [nota 7: Con questa formula Russell Block intitolò un paragrafo della sua introduzione a V.I. Lenin – L. Trotsky, ‘Lenin’s Fight Against Stalinism’, Pathfinder Press, New York, 1975, pp. 5-28]; “”In uno dei suoi numerosi volumi consacrati alla lotta di Trotsky e dei suoi compagni contro la controrivoluzione staliniana, lo storico sovietico di orientamento trotskista Vadim Rogovin ha dedicato un capitolo alle fatidiche esitazioni politiche manifestate da Trotsky nel corso del 1923 (226). Nel far ciò, egli ha ricordato le spiegazioni addotte ‘a posteriori’ da Trotsky per giustificare la propria riluttanza a mettere in atto il blocco politico che Lenin gli aveva proposto allo scopo di sferrare un attacco frontale contro Stalin e la ‘trojka’. Dopo la loro difesa vincente del monopolio del commercio estero, quel sodalizio politico si era praticamente arenato, come abbiamo visto, sulla «questione georgiana». Su questo punto, come pure sull’obiettivo politico fondamentale del «blocco Lenin-Trotsky» – la lotta contro il burocratismo, cioè per la destituzione di Stalin e per una riorganizzazione complessiva dell’apparato di partito -, è del tutto evidente che, nella sua azione, Trotsky si lasciò pesantemente condizionare dal peggioramento delle condizioni di salute di Lenin. Nel 1929 egli sostenne che agli inizi del 1923 un’azione contro il CC nello spirito del «blocco Lenin-Trotsky» sarebbe sicuramente stata vincente, e che, se alla vigilia del XII Congresso avesse «preso apertamente posizione contro la burocrazia staliniana», egli avrebbe vinto «anche senza la diretta partecipazione di Lenin» dal momento che « (…) nel 1922-1923 era ancora possibile conquistare la posizione di comando con un attacco aperto contro la frazione in rapida formazione dei funzionari nazional-socialisti; degli usurpatori dell’apparato, dei profittatori dell’ottobre e degli epigoni del bolscevismo» (227). Senonché agli occhi di Trotsky « [l]’ostacolo principale era la salute di Lenin. Si sperava che si riprendesse come dopo la prima crisi e che potesse partecipare al XII Congresso (…) (228). Egli stesso ci contava». In tale situazione, spiegò Trotsky, una sua iniziativa « (…) sarebbe stata interpretata o, più esattamente, presentata come una lotta personale per prendere il posto di Lenin nel partito e nello Stato. Non potevo pensarci senza rabbrividire. Ritenevo che una cosa simile avrebbe potuto provocare nelle nostre file una demoralizzazione tale da essere pagata a caro prezzo anche in caso di successo. In tutti i piani e in tutti i calcoli c’era un decisivo elemento di incertezza: Lenin e le sue condizioni di salute. (…) Data la posizione particolare che Lenin aveva nel partito, l’incertezza sulle sue condizioni diveniva incertezza sulle condizioni di tutto il partito. La situazione di provvisorietà si protraeva e ciò andava a tutto vantaggio degli epigoni nella misura in cui Stalin, come segretario generale, diventava naturalmente nel periodo di «interregno» il capo dell’apparato» (229). Nel suo lungo articolo sul «testamento» di Lenin ultimato alla fine del 1932, Trotsky sostenne di aver sempre garantito il proprio appoggio a Lenin durante «le fasi della lotta finale tra Lenin e Stalin». Egli ammise però che, nell’ultimo periodo della sua vita attiva, Lenin potesse essere «allarmato e afflitto» a causa del sostegno «non abbastanza attivo» fornito dallo stesso Trotsky «alle sue misure di lotta contro Stalin», che il fondatore del bolscevismo intendeva «disarmare» allo scopo di garantire la «stabilità futura della direzione del partito». Trotsky giustificò allora la propria titubanza nei seguenti termini: «(…) Quello che mi frenava era il timore che qualsiasi aspro conflitto all’interno del gruppo dirigente, in quel momento, mentre Lenin stava lottando con la morte, potesse essere interpretato dal partito come una pretesa al manto di Lenin» (230)”” (pag 100-102) [introduzione di Paolo Casciola] [Note: (226) V.Z. Rogovin, ‘Vlast’ i Oppozicii (Il potere e l’Opposizione), Tovariscestvo Zurnal “”Teatr””, Moskva, 1993, pp. 79-84; (227) L. Trotsky, ‘La mia vita’, cit., p. 444; (228) Ibidem; (229) Ibidem, pp. 444-445; (230) Cfr. infra, p: 399]”,”STAS-073″
“BURASCHI Filippo coordinamento redazionale; biografie realizzate da Ugo BERTONE F. CAPOZZI V. CARLINI C. CONDINA C. CONTI A. DE-MICHELE e altri”,”I grandi manager italiani.”,” Biografie realizzate da:. Ugo BERTONE F. CAPOZZI V. CARLINI C. CONDINA C. CONTI A. DE-MICHELE e altri Biografia e carriera di DINASTIA G. AGNELLI U. AGNELLI G. AGUSTA G. ARMANI S. ASTALDI P. BAFFI P. BARILLA G. BASSETTI G. BAZOLI M. BELLISARIO A. BENEDUCE L. BENETTON S. BERLUSCONI E. BERNABEI E. BONDI A. BONOMI BOLCHINI G. BORGHI FAMIGLIA BORSALINO E. BREDA G. CABASSI D. CAMPARI G. CARLI E. CATANIA E. CEFIS C. A. CIAMPI G. CIMOLI FAMIGLIA CINZANO R. COLANINNO L. CORDERO DI MONTEZEMOLO A. COSTA FAMIGLIA CRESPI DANIELI E. CUCCIA C. DE-BENEDETTI D. DELLA-VALLE G. DELL’AMORE L. DEL-VECCHIO A. DESIATA E. DORIS G. DONEGANI M. DRAGHI L. EINAUDI GRUPPO FALCK E. FERRARI P. FERRERO S. FERRUZZI C. GERONZI S. LIGRESTI L. LUCCHINI G.E. LURAGHI V. MARANGHI S. MARCHIONNE P. MARZOTTO E. MATTEI R. MATTIOLI D. MENICHELLA V. MERLONI C. MERZAGORA V. MINCATO A. MONDADORI A. MONTI A. OLIVETTI L. ORLANDO C. PASSERA C. PESENTI R. PIAGGIO S. PININFARINA L. PIRELLI P. PISTORIO M.M. POLEGATO R. PRODI A. PROFUMO A. RIZZOLI C. ROMITI N. ROVELLI S. SCAGLIA P. SCARONI M. SCHIMBERNI O. SINIGAGLIA R. SORU B. STRINGHER M. TRONCHETTI PROVERA V. VALLETTA”,”ITAE-190″
“BURAT Tavo”,”Dolcino e gli apostolici, la storia in breve – Dolcino, civiltà montanara e autonomia regionale – Longino Cattaneo e il movimento dolciniano 700 anni dopo – Stralci dei giornali biellesi.”,”””Dante dà il quadro puntuale di Dolcino assediato su Monte Ribello dalle milizie vercellesi e novaresi, facendo dire a Maometto (canto XXVIII, vv. 54-60 dell’Inferno): “”Or dì a frà Dolcin, dunque che s’armi tu che forse vedrai lo sole in breve, s’egli non vuol qui tosto seguitarmi, sì di vivande, che stretta di neve non rechi la vittoria al Novarese, ch’altrimenti acquistar non sarìa breve”” Quasi tutti i commentatori danteschi vedono qui una repressa simpatia per Dolcino: infatti Dante vedeva nella Chiesa di Roma la “”prostituta”” dell’Apocalisse, da non confondersi con la vera Chiesa di Cristo, che è il suo opposto. È poi indicativo che l’Apostolica sia l’unica eresia citata dall’Alighieri nella sua “”Commedia”””” (pag 11) [Tavo Burat, Dolcino e gli apostolici, la storia in breve…, 2007] Giuseppe Giusti: “”dopo morti son più vivi di prima”” (pag 15)”,”RELP-002-FGB”
“BURATTO Fabio LELLI Marcello”,”La città come rapporto sociale. Abitazione e ideologia urbana a Pesaro.”,”Fabio Buratto è professore di statistica e matematica per economisti all’Università di Sassari. Marcello Lelli è incaricato di Sociologia e Sociologia politica all’Università di Sassari.”,”ITAS-002-FSD”
“BURAZEROVIC Manfred”,”Max Nettlau. Der lange Weg zur Freiheit.”,”Max NETTLAU (1865-1944), storico dell’ anarchismo, fu anche esponente del movimento anarchico ma esterno e bastian contrario. Il suo lascito comprende 6 mila pagine di manoscritti.”,”ANAx-078″
“BURBA Elisabetta ROMANO Beda”,”Mondo ’94. Cronaca, economia, politica, arte. Repertorio ragionato del 1993 con il ‘Chi è’ dei protagonisti.”,”Elisabetta Burba (Milano 1962), giornalista di Epoca, è laureata in lettere e ha seguito corsi alla University of Wisconsin e alla London Shool of Economics. Beda Romano (Roma 1962), giornalista, è laureato in legge e ha studiato alla University of Chicago e all’Institut d’études politiques di Parigi.”,”STOU-027-FL”
“BURCKHARDT Jacob a cura Maurizio GHELARDI”,”Sullo studio della Storia. Lezioni e conferenze 1868-1873.”,”Nel 1905, otto anni dopo la scomparsa di B. (1) il nipote Jacob OERI, disattendendo le esplicite volontà dello zio, pubblicò le lezioni che lo storico svizzero aveva tenuto all’Univ di Basilea tra il 1868 e il 1873. OERI rielaborò i manoscritti originali apportandovi correzioni e integrazioni e ne ottene un testo sostanzialmente omogeneo e compituo che suggeriva l’immagine di un BURCKHARDT ‘pensatore’ e ‘profeta’ stretto tra NIETZSCHE e SCHOPENHAUER. Questa edizione condotta sui manoscritti originali tenta di restituire il significato autentico degli appunti facendo giustizia delle manipolazioni di OERI.”,”STOx-030″
“BURCKHARDT Jacob”,”Riflessioni sulla storia universale.”,”BURCKHARDT (Jacob), scrittore e storico svizzero di lingua tedesca (Basilea 1818-1897). Professore al politecnico di Zurigo e all’università di Basilea, si rese noto per alcune opere di storia dell’ arte e della civiltà, tra cui ricordiamo L’età di Costantino il Grande (1853), in cui è svolta una tesi nuova riguardo al sorgere del cristianesimo all’epoca di questo imperatore; Il Cicerone (1855), Storia della civiltà greca (4 voll., 1898-1902, in parte postuma), Considerazioni sulla storia universale (1905, postume). Di particolare importanza fu, ed è tuttora, La civiltà del Rinascimento in Italia (1860). Anche se l’interpretazione del Burckhardt di un Rinascimento rigidamente separato dal medioevo appare oggi inaccettabile o almeno discutibile, gli resta il merito di aver descritto ampiamente e suggestivamente la vita e le abitudini degli uomini nuovi del Rinascimento e di aver messo in risalto questo nuovo tipo di uomo, l’individuo conscio di sé e delle proprie possibilità. (RIZ)”,”STOx-035″
“BURCKHARDT Jacob”,”Riflessioni sulla storia universale.”,”Crisi storiche (pag 201)”,”STOU-080″
“BURCKHARDT Carl J.”,”Richelieu.”,”Lo studio di Burckhardt considera soltanto l’avvento di Richelieu al potere. Richelieu e lo Stato (pag 20-21, prefazione di Bruno Revel)”,”BIOx-007-FV”
“BURCKHARDT Jacob”,”La civiltà del Rinascimento in Italia.”,”La scoperta dell’uomo. (pag 230-231) “”Fortunatamente questo riconoscimento dello spirito umano non cominciò dall’andare sulle tracce di una psicologia teoretica (in tal caso sarebbe bastata quella di Aristotele), ma dal prendere a punto di partenza l’osservazione dei fatti e la loro classificazione.”” (pag 231)”,”STOS-003-FV”
“BURCKHARDT Jacob”,”Lezioni sulla storia d’Europa.”,”‘In questa raccolta postuma di appunti per Lezioni sulla storia d’Europa, non abbiamo i grandi spaccati caratteristici dell’opera – anch’essa postuma – ‘Sullo studio della storia’, abbiamo invce una esposizione degli avvenimenti – dall’antichità classica a Napoleone – svolta secondo un filo cronologico: sicché quest’opera rappresenta un complemento essenziale per intendere le meditazioni dell’altra’ (pag 5, introduzione) Cronologia della vita di Jacob Burckhardt. Nasce a Basilea nel 1818, studia all’Università d Basilea, A Berlino segue le lezioni di Leopold Ranke. Insegna come libero docente all’Università di Basilea. E’ nominato professore straordinario. Scrive ‘L’età di Costantino il Grande’. E’ chiamato a insegnare storia dell’arte al Politecnico di Zurigo. Scrive ‘Il Cicerone’. Ritorna a Basilea come ordinario di storia. Scrive ‘La civiltà del Rinascimento in Italia’ e ‘L’arte del Rinascimento in Italia. Tiene il corso ‘Sullo studio della storia’. Comincia a tenere i corsi sulla ‘Storia della civiltà greca’ (opera postuma pubblicata nel 1898). Lascia l’insegnamento nel 1893. Muore nel 1897. (pag 10) “”Sul potere del papato. Esso rivendica pretese di arbitrato tra nazioni e sovrani in conflitto; impone (anche se per lo più invano) la pace all’Occidente, perché si possa unificare contro l’Islam; si conosce ad esempio l’offerta di Bonifacio VIII ai re contendenti (Inghilterra e Francia, Angiò ed Aragona). Dopo il periodo avignonese e lo scisma esso accampa nuovamente questa pretesa: Eugenio IV risolve il conflitto tra la Castiglia e il Portogallo sul possesso delle isole Canarie, così come più tardi Alessandro IV traccia nell’oceano Atlantico il meridiano tra i due. Anche Niccolò V promulgò bolle in materia di scoperte portoghesi. Naturalmente, quando Roma, come potenza territoriale italiana, fu implicata negli affari di tutto il mondo, non poté più mantenere questa pretesa, eppure forse Alessandro VI (tra Carlo VIII e Ferrante), e ancora Leone X tentarono del loro meglio. Ma c’è anche l’ingenuità di Leone, quando nel 1513-14 volle l’Italia settentrionale e quella meridionale per Giuliano e Lorenzo de’ Medici. Il Papato era per di più l’istanza suprema in materia di fede e in questioni di pena e di grazia ecclesiastica. Il Papato sarebbe forse sfuggito alla Riforma tedesca, anche se la sua condotta fosse stata del tutto corretta? Anche quando fosse stata affrontata la questione dei pagamenti al Papa? Era pericolosa l’assuefazione alle armi spirituali, come la scomunica, l’interdetto, eccetera. (Pio II mise l’elusione delle miniere di allume di Tolfa tra i peccati mortali, per i quali non c’era indulgenza!). Se in qualche luogo si superava il terrore tradizionale, non solo l’effetto era finito, ma gli avversari si inasprivano e riprendevano forza rispondendo con maledizioni, chiamando il Papa Anticristo, eccetera”” (pag 137-138)”,”STOx-330″
“BURCKHARDT Jacob, a cura Maurizio GHELARDI”,”Sullo studio della Storia. Lezioni e conferenze, 1868-1873.”,”‘Jacob Burckhardt (Basilea, 25 maggio 1818 – Basilea, 8 agosto 1897) è stato uno storico svizzero di grande rilevanza nel XIX secolo1. La sua opera più celebre è “La civiltà del Rinascimento in Italia” (1860) 2. Ecco alcuni dettagli sulla vita e il lavoro di Burckhardt: Biografia: Jacob Burckhardt era il quarto dei sette figli di un pastore protestante e arcidiacono a Basilea. Studiò filologia, storia antica, storia dell’arte e teologia al Collège Latin di Neuchâtel. Successivamente si dedicò principalmente alla storia e alla filosofia. Nel 1843, si trasferì all’Università di Berlino per studiare storia, frequentando le lezioni di Leopold von Ranke, fondatore di un’importante accademia storica. Burckhardt si laureò in storia nel 1843 e pubblicò un’opera sugli artisti nord europei intitolata “I capolavori delle città Belghe” nel 1842. Nel 1844 iniziò a insegnare presso l’Università di Basilea, dove rimase particolarmente legato. Storiografia: Burckhardt si interessò alla cultura tardoantica e fu influenzato dalla Scuola Berlinese di Critica d’arte. Franz Kugler, uno dei maggiori esponenti di questa scuola, fu un mentore per Burckhardt. Nel 1847, Burckhardt curò la seconda edizione di “Storia della pittura” e “Storia dell’arte”. Nel 1846, partì per l’Italia, dove soggiornò per due anni, apprezzando il ricco patrimonio culturale italiano e scoprendo la bellezza senza pari delle opere del Rinascimento. Opere: Oltre a “La civiltà del Rinascimento in Italia”, Burckhardt scrisse altre opere importanti, tra cui “L’età di Costantino il Grande” (1852). La sua visione storica metteva l’individuo al centro, e la cultura era per lui una dimensione dinamica e costantemente nuova12. La figura di Jacob Burckhardt continua a influenzare gli studi storici e l’apprezzamento dell’arte e della cultura’ (f. copilot)”,”STOx-025-FSD”
“BURDA Michael WYPLOSZ Charles”,”Macroeconomia. Un testo europeo.”,”Michael Burda ha insegnato all’INSEAD di Fontainebleau. Attualmente insegna Economia alla Humboldt Universität di Berlino. Charles Wyplosz ha insegnato all’INSEAD di Fontainebleau. Attualmente insegna al Graduate Institute of International Studies dell’Università di Ginevra.”,”ECOT-191-FL”
“BURDACH Konrad”,”Riforma Rinascimento Umanesimo. Due dissertazioni sui fondamenti della cultura e dell’arte della parola moderne.”,”E’ la letteratura umanistica che ha aperto la strada alle arti del Rinascimento Le opere d’arte del Rinascimento, i frutti di questa emancipazione dell’istinto artistico creatore di forme, sono e rimangono per lunghissimo tempo prevalentemente letterarie; I maestri letterari indicano la via: le opere d’arte del Rinascimento sono letterarie, solo più tardi si affermano le arti figurative ‘Per una ricerca di storia della cultura seria, che attinga alle fonti, Umanesimo e Rinascimento costituiscono una cosa sola. La trattazione di Georg Voigt, che isola l’Umanesimo, e respinge sullo sfondo il contemporaneo movimento artistico, corrisponde ad una necessità di lavoro. Jacob Burckhardt, con le sue notissime opere, rimane maestro ed esemplare della trattazione universale dell’epoca dell’Umanesimo. Ma occorre tener sempre presente che una gran parte della oscurità e delle condizioni opposte che dominano sull’essenza, sull’origine, sullo svolgimento, sull’efficacia del cosiddetto Rinascimento, dipende dal presente uso della parola, del tutto sregolato. Per lo più essa viene intesa in senso stretto, puramente artistico. Dall’altra parte, si pensa, pronunciandola, alla vita spirituale nel campo letterario ed artistico in quell’epoca. In terzo luogo infine si congiunge a questo nome in genere l’idea di tutta quest’epoca con tutti i suoi fenomeni: cosicché il «Rinascimento» non è ormai più che la designazione cronologica di un determinato periodo storico. Del resto, la trattazione del Voigt, che isola il primo secolo del vero e proprio Umanesimo, corrispondeva a un dato di fatto, oggi troppo trascurato: il movimento propriamente umanistico, quello cioè del linguistico-stilistico, letterario-antichizzante, ed etico-filosofico, fu il fondamento di quello artistico, del Rinascimento. (…) Tutto il trecento italiano è pieno dello spirito dell’Umanesimo. Ma solo alla fine di esso si afferma anche nell’arte italiana il nuovo stile, formato sull’antichità. Ed anche questa nuova pittura, questa nuova scultura, questa nuova architettura del quattrocento rimasero e si sentirono per lungo tempo dipendenti dai maestri letterari che indicavano loro la via, dall’Umanesimo: ancor Leon Battista Alberti, il più importante teorico del XV secolo, dava agli artisti questo consiglio: fate amicizia con poeti e retori, poiché son questi che forniscono la materia agli artisti. Si vede qui, di sfuggita, è impossibile esaurire con formule generali l’essenza del Rinascimento. Senza dubbio, il Rinascimento apportò una liberazione delle energie figurative umane in senso proprio. Ma le opere d’arte del Rinascimento, i frutti di questa emancipazione dell’istinto artistico creatore di forme, sono e rimangono per lunghissimo tempo prevalentemente letterarie nella materia e nella tendenza, e non solo dove si tengono lontane dalla sfera ecclesiastica e religiosa. Il che vuol dire: o profane od ecclesiastico-religiose, in sostanza esse son sempre umanistiche’ (pag 85-86-87) “”Lo storico che mette per primo in evidenza la continuità tra Medioevo, Rinascimento e Riforma è Konrad Burdach. Anche nel RInascimento ci sono stati momenti di crisi, basti pensare a quel che accadde dopo la morte di Lorenzo il Magnifico nel 1492 o al saccheggio di Roma nel 1527. C’è un’alternanza di fasi luminose e di fasi oscure, di ripresa e di ricadute che non deve spaventare”” (Art. ‘Pandemia come la peste, si rinasce con la bottega dei saperi’, Mieli (So 1.12.2021).”,”STOx-339″
“BURDIEL Isabel”,”Isabel II. No se puede reinar inocentemente.”,”Isabel Burdiel è professoressa di Storia contemporanea nell’Università di Valencia ed è specialista del liberalismo spagnolo ed europeo del secolo XIX. Ha pubblicato ‘La politica de los notables’ (1987).”,”SPAx-012-FSD”
“BURDMAN FEFERMAN Anita”,”From Trotsky to Gödel. The Life of Jean van Heijenoort.”,”””With elegant prose, Anita Feferman gives us a truly fascinating picture of the most unusual life of Jean van Heijenoort, a man forced to swim in the tempestuous waters of the mind, love, and politics that make up an important part of the history of this dying century””. Jon Barwise, College of Arts and Sciences Professor of Logic, Indiana University. Acknowledgments, Introduction, Afterword, Appendix: Jean van Heijenoort’s Scholarly Work by Solomon Feferman, References to Appendix, Sources and Notes, Bibliography, Name index, Jean van Heijenoort già segretario di Trotsky”,”TROS-041-FL”
“BURDZHALOV Eduard Nikolaevich, a cura di Donald J. RALEIGH”,”Russia’s Second Revolution. The February 1917 Uprising in Petrograd.”,”E. N. Burdzhalov, 1906-1985. Translator’s Introduction, Preface, Notes, Bibliography, foto, cartine, Index,”,”RIRx-066-FL”
“BURGAN Michael”,”Nikola Tesla. Physicist, Inventor, Eletrical Engineer.”,”Michael Burgan is a freelance writer of books for children and adults. A history graduate of the University of Connecticut, he has written more than 100 fiction and nonfiction children’s books. Life and Times, Life at a Glance, Glossary, Source Notes, Select Bibliography, Index, Image Credits, foto,”,”SCIx-088-FL”
“BURGAUD Stéphanie”,”La politique russe de Bismarck et l’unification allemande. Mythe fondateur et réalités politiques.”,”BURGAUD Stéphanie ex allieva dell’ Ecole Normale Supérieure (rue d’Ulm), insegna storia all’ IEP de Toulouse.”,”GERQ-085″
“BURGIO Alberto SANTUCCI Antonio A. a cura; saggi di Jacques TEXTIER, Hans Hein HOLZ Georges LABICA Andrea CATONE Jean-Pierre POTIER Raul MORDENTI Francesco M. BISCIONE Giuseppe Carlo MARINO Ruggero GIACOMINI Alberto BURGIO Joseph A. BUTTIGIEG Domenico LOSURDO Gianni ALASIA Adalberto MINUCCI Edoardo SANGUINETI Aldo TORTORELLA Francisco Fernandez BUEY Antonio A. SANTUCCI Isabel MONAL Jaime MASSARDO Fausto BERTINOTTI”,”Gramsci e la rivoluzione in Occidente.”,”Saggi di Jacques TEXTIER, Hans Hein HOLZ Georges LABICA Andrea CATONE Jean-Pierre POTIER Raul MORDENTI Francesco M. BISCIONE Giuseppe Carlo MARINO Ruggero GIACOMINI Alberto BURGIO Joseph A. BUTTIGIEG Domenico LOSURDO Gianni ALASIA Adalberto MINUCCI Edoardo SANGUINETI Aldo TORTORELLA Francisco Fernandez BUEY Antonio A. SANTUCCI Isabel MONAL Jaime MASSARDO Fausto BERTINOTTI. Americanismo e fordismo. “”Da una parte il discorso riguarda lo sviluppo degli automatismi nella fabbrica capitalista (e, conviene rammentarlo, nella stessa “”officina socialista””, quando la “”razionalizzazione della produzione”” avviene in forme brutali, a mezzo di quella militarizzazione della produzione che Gramsci imputa a Trotsky ((489) 2164)). Contro questo tipo di “”meccanizzazione”” del lavoratore Gramsci ricorda ad ogni buon conto che lo sviluppo degli automatismi “”non ammazza spiritualmente l’ uomo””, che “”l’ operaio rimane “”purtroppo”” uomo””, che, restando “”libero e sgombro per altre preoccupazioni””, il suo “”cervello”” può concepire “”un corso di pensieri poco conformisti ((492-3) 2170-1). Quando invece, dall’ altra parte, riconosce allo sviluppo degli automatismi un valore progressivo (la “”meccanizzazione”” promuove precisione, come suggerisce l’ esempio degli amanuensi, i cui errori discendevano da un insufficiente “”disinteressamento intellettuale””; rapidità nello svolgimento delle mansioni, come dimostra l’ evoluzione della tipografia, della stenografia e della dattilografia; e finalmente libertà, proprio in virtù di quella delega ai “”fasci muscolari e nervosi”” delle funzioni di governo della prassi svolte in precedenza dalla mente ((492-3) 2170-1)), evidentemente Gramsci parla d’ altro.”” (pag 180, Alberto Burgio)”,”GRAS-046″
“BURGIO Alberto”,”Strutture e catastrofi. Kant Hegel Marx.”,”BURGIO Alberto insegna storia della filosofia moderna nell’ Università di Bologna. Tra i suoi libri si ricorda ‘L’ invenzione delle razze’ (1998). Per gli Editori Riuniti a curato assieme a Antonio A. SANTUCCI ‘Gramsci e la rivoluzione in Occidente’ (1999). “”Marx ed Engels seguono da vicino il dibattito che si sviluppa in Russia su questi problemi, e ben presto le loro posizioni si divaricano. A metà degli anni Settanta Engels sferra, contro le teorie di Tkacëv, considerate emblematiche della posizione populista, un violento attacco, che ha un immediato antefatto nella Lettera aperta inviatagli da quet’ ultimo in risposta alle osservazioni ironiche nei suoi confronti contenute in due articoli engelsiani apparsi sul “”Volksstaat”” del 6 e dell’8 ottobre del ’74. Nella replica (pubblicata a Vienna alla fine del ’74), Tkacëv ribadiva la fondatezza dell’ idea secondo la quale il popolo russo è “”sempre pronto alla rivoluzione””, e accusava Engels di fare il gioco del “”nemico comune”” (l’ autocrazia) con i suoi virulenti attacchi ad anarchici e populisti (da Engels, peraltro, erroneamente assimilati). Nel replicare a Tkacëv (con altri tre articoli affidati al “”Voksstaat”” e subito dopo raccolti in opuscolo sotto il titolo Soziales aus Rußland), Engels coglie l’ occasione per esporre in forma organica il proprio punto di vista sull’ intera questione delle prospettive rivoluzionarie della Russia e per attaccare il fondamento dell’ ipotesi populista. (…) Engels non metterà mai in discussione l’ idea della progressività del capitalismo e l’ assunto deterministico che in esso scorge l’ antefatto ineludibile del comunismo e la garanzia del suo immancabile avvento. Com’è stato osservato da più parti (e con accenti diversi), la riflessione marxiana che si sviluppa su questi temi cruciali tra la seconda metà degli anni Settanta e i primi anni Ottanta si muove in tutt’altra direzione. (…) Allo stato, tutto quello che sembra possibile affermare a suo giudizio è che, “”se continua a battere il cammino che ha imboccato dal 1861″”, la Russia “”attraverserà tutte le funeste vicende del regime capitalistico””: per il momento, tuttavia, la storia russa è aperta: collocata su un crinale decisivo, ma non ancora avviata verso una meta definita.”” (pag 207-208)”,”FILx-287″
“BURGIO Alberto a cura”,”Antonio Labriola nella storia e nella cultura della nuova Italia.”,”Saggi di Renato ZANGHERI Francesco CERRATO Simonetta BASSI Marzio ZANANTONI Gabriele TURI Elisa GUIDI Giuseppe CACCIATORE Beatrice CENTI Aldo ZANARDO Salvatore TINE’ Jean-Pierre POTIER Mauro VISENTIN Paolo FAVILLI Girolamo COTRONEO Gian Mario BRAVO Stefano MICCOLIS Aurelio MACCHIORO Luca MICHELINI Guido OLDRINI Mario AGRIMI Sergio BUCCHI Alberto BURGIO Roberto FINELLI Silvana MUSELLA Marco LATTANZI A proposito del marxismo: Saggi di Mauro VISENTIN: Il rapporto Labriola-Croce e la genesi del marxismo italiano (pag 153-172) Altri saggi: BRAVO (Lettura labriolana del Manifesto), MICCOLIS (il marxismo e la politica socialista nell’ ultimo Labriola), MICHELINI (Marx in Italia: Pareto e Labriola), OLDRINI (Le prospettive del marxismo secondo Labriola) BURGIO insegna storia della filosofia nell’ Università di Bologna. Studioso di Rousseau e Marx, si è occupato anche di storia e teoria del razzismo. Ha pubblicato (2003) ‘Gramsci storico. Una lettura dei “”Quaderni del carcere””‘. “”Alla fine degli anni ’80, Labriola si proclama pubblicamente socialista, ma conosce ancora molto male l’opera di Marx. Contro la miseria crescente, prodotto dalla concorrenza, espone in questi termini le rivendicazioni del proletariato: ‘Contro la libertà di contratto si leva l’ispirazione socialistica del diritto al lavoro, che vuole eliminata la concorrenza; soppressa la privata produzioen; sostituita a questa un’altra di comune interesse, e per opera di un ente collettivo; elevati i lavoratori a membri di una grande famiglia, in cui la sorte di ciascuno trovi assetto e garanzia nell’interesse di tutti (…). In cotesta organizzazione sociale soltanto sarà lecito di ‘dare a ciascuno secondo il merito ed il lavoro suo’. (…)””. (pag 139, Jean-Pierre Potier, Antonio Labriola, lettore degli economisti) “”(…) nelle pagine seguenti c’è il Croce che rammenta i visibilii in lui suscitati a fine ‘800 dal Materialismo storico, Materialismo che diede titolo alla raccolta dei suoi saggi del 1900 e seguenti. Ma c’è anche il Corce che appaierà il marxismo al bismarckismo di fine ‘800 e poi c’è il Croce del 1914-15 della parusia del “”rigido marxismo”” mussoliniano nella disputa sull’interventismo; incantato, il Croce, dalla machiavelliana sagacia della scissione da parte di Mussolini dal neutralismo (Vico, Machiavelli, Marx sono per Croce un trio concorde); c’è in Croce, insomma, una progressioe dell’antimaterialismo storico dal Croce del primo periodo labrioliano al Croce degli anni 1920 dei cui ‘axiomata media’ cercheremo di dare conto””. (pag 227, Aurelio Macchioro, Croce e Labriola)”,”LABD-064″
“BURGIO Alberto”,”Modernità del conflitto. Saggio sulla critica marxiana del socialismo.”,” Alberto Burgio (Palermo, 1955) insegna storia della filosofia moderna nell’Università di Bologna. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Eguaglianza Interesse Unanimità, Napoli, 1989, ‘Rousseau: la politica e la storia’ (Milano, 1996), ‘L’invenzione delle razze’ (1998). Pubblicato un anno dopo il 150° anniversario del ‘Manifesto del Partito comunista” Forza sociale (pag 44-45) “”Osservando che il socialismo pre-marxiano era utopistico perché non aveva individuato “”la ‘forza sociale’ capace di diventare creatrice di una nuova società”” (54), Lenin coglierà nel segno. Il proletariato era per così dire ‘invisibile’: tendeva ad apparire un’appendice della “”classe industriale””, sansimonianamente (o hegelianamente) concepita, in termini corporativi, come un tutto organico comprensivo di operai e capitalisti. D’altronde ciò è detto a chiare lettere nel ‘Manifesto’, che sottolinea come gli “”inventori”” dei sistemi utopistici “”non scorgano alcuna autonoma attività storica da parte del proletariato, alcun movimento politico che gli sia proprio”” (55). In questo senso appare almeno in parte come un esercizio di ‘wishful thinking’ retrospettivo l’affermazione di Engels (nelle prefazioni alle edizioni inglese e tedesca del ‘Manifesto’, rispettivamente del 1888 e 1890) secondo cui nel 1847 il comunismo di Weitling e Cabet costituiva un “”movimento della classe operaia””, in quanto tale contrapposto al socialismo, considerato “”un movimento borghese””, espressione della “”classe media”” (56). Ancora per tutti gli anni Quaranta le posizioni di Marx e di Engels sono deboli in seno al movimento e allo stesso partito comunista tedesco, che – come Marx rivela a Pawel Annenkow nel dicembre del ’46 – ostacola la pubblicazione dell”Ideologia tedesca’ a causa delle critiche che essa svolge nei confronti delle sue “”utopie e declamazioni”” (57). Per quel che riguarda la Francia, non va dimenticato che, benché scritta in francese, la grande opera polemica di Marx contro Proudhon passò pressoché inosservata, senza riuscire a scuotere il prestigio del suo obiettivo polemico (58), e questo forse sconsigliò di procedere immediatamente a una edizione tedesca (che vedrà la luce solo dopo la morte di Marx, nel 1885). Del resto anche le lotte in seno alla Prima Internazionale, ancora a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, avrebbero dimostrato la lunga durata della battaglia ingaggiata da Marx ed Engels allo scopo di porre la situazione del proletariato operaio (e contadino) al centro delle analisi e della strategia del movimento rivoluzionario. Per quanto essi si sforzino di dipingere un quadro rassicurante, dichiarando (nel 1872) che “”dei sansimonisti, dei fourieristi e degli icariani gli operai di Parigi e Lione volevano saperne tanto poco quanto i cartisti e i trade-unionisti inglesi degli owenisti””, cosicché “”la massa del proletariato rimane sempre indifferente e anzi ostile alla loro propaganda”” (59), non si può non concordare con il giudizio generale formulato al riguardo da un autore tutt’altro che ben disposto nei confronti degli autori del ‘Manifesto’. Il quale osserva che “”durante tutta la sua carriera di rivoluzionario Marx ha dovuto combattere con i socialisti retrogradi, come li chiamava lui, che vedevano nel socialismo più una restaurazione della solidarietà precapitalistica che lo sviluppo e il compimento della rivoluzione borghese”” (60)”” [Alberto Burgio, Modernità del conflitto. Saggio sulla critica marxiana del socialismo, 1999] (pag 44-45) [(54) ‘Drei Quellen und drei Bestandteile des Marxismus (1913) (in Werke, cit,, Bd XIX, Dietz, Berlin, 1962, p.7); (55) MEW IV, p. 490 (Manifesto del partito comunista); (56) Ivi pp. 580 e 585; (57) MEW XXVII, p. 462 (lettera ad Annenkow del 28 dicembre 1846); (58) Cfr. Franz Mehring, Storia della socialdemocrazia tedesca (1897-98), Editori Riuniti, Roma, vol I, p. 309; (59) MEW XVIII, p. 33 (Le pretese scissioni nell’Internazionale); (60) Lasch, Il paradiso in terra, cit., p. 139]”,”TEOC-607″
“BURGIO Alberto”,”Gramsci storico. Una lettura dei «Quaderni del carcere».”,”Alberto Burgio (Palermo, 1955) insegna Storia della Filosofia nell’Università di Bologna. Tra le sue opere: Rousseau: la politica e la storia. Modernità del conflitto Saggio sulla critica marxiana del socialismo, Strutture e catastrofi: Kant Hegel Marx, La guerra delle razze.”,”GRAS-003-FL”
“BURGIO Alberto CAZZANIGA Gian Mario LOSURDO Domenico a cura; saggi di Emilia GIANCOTTI Giancarlo DE-CARLO Italo SCARDOVI Enrico BERTI Umberto CERRONI Danilo ZOLO Mario REALE Domenico LOSURDO Vittorio LANTERNARI Giorgio GALLI”,”Massa Folla Individuo. Atti del Convegno organizzato dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e dalla Biblioteca Comunale di Cattolica.”,”Tra i saggi: – Emilia Giancotti, ‘Individuo e Stato nelle prime teorizzazioni dello Stato moderno. Hobbes e Spinoza a confronto’ – Umberto Cerroni, ‘Società di massa: oltre la demagogia’ – Domenico Losurod, ‘Marx e la storia del totalitarismo’ – Giorgio Galli, ‘Personalità di Hitler e comportamenti collettivi nello svilupop nazismo’ I rapporti schiavistici si sono mantenuti in Inghilterra fin nel cuore dell’Ottocento. “”Ma è poi vero che (…) [il liberalismo] è del tutto immune dalla macchia del totalitarismo? In realtà, c’è un’istituzione totale, oggetto della dura critica di Marx ed Engels. Sto parlando delle «case di lavoro» (Work-houses) o «case di correzione» nelle quali venivano rinchiusi, spess su un semplice provvedimento di polizia, i disoccupati e tutti coloro che venivano considerati «oziosi vagabondi». (…) Intanto l’ammirata descrizione delle case di lavoro rinvia ad ambienti liberali citati con favore da Hayek (2). E poi, si tratta di un’istituzione che aveva il suo centro in Inghilterra. E proprio con riferimento al paese classico del liberalismo, il giovane Engels ci rivela una serie di particolari ancora più impressionanti: «I ‘paupers’ portano l’uniforme della casa e sono soggetti all’arbitrio del direttore senza la minima protezione; affinche «i genitori “”moralmente degradati”” non possano influire sui loro figli, le famiglie vengono separate: l’uomo viene inviato in un’ala, la donna in un’altra, i figli in una terza». L’unità familiare viene rotta, ma per il resto, sono tutti ammassati talvota fino al numero di dodici o sedici per una sola stanza e su di tutti viene esercitato ogni tipo di violenza che non risparmia neppure i vecchi e i bambini e che comporta attenzione particolari per le donne. In pratica – conclude Engels – gli internati delle case di lavoro vengono dichiarati e trattati come «oggetti di disgusto e di orrore posti al di fuori della legge e della comunità umana» (3). Si tratta di un’istituzione – si potrebbe oggi aggiungere – sulla quale avrebbe potuto degnamente campeggiare la scritta ‘Arbeit macht frei’, il lavoro rende liberi! E tuttavia, non mancano coloro che considerano insufficientemente severa la disciplina vigente in tale istituzione. Alla fine del ‘600, nell’Inghilterra liberale scaturita dalla ‘Rivoluzione Gloriosa’, viene avanzata una proposta per un ulteriore giro di vite: «Chiunque falsifichi un lasciapassare [uscendo senza permesso] sia punito con il taglio delle orecchie: la prima volta, la seconda sia deportato nelle piantagioni come per un crimine», e quindi ridotto in pratica alla condizione di schiavo. Ma c’è una soluzione ancora più semplice, almeno per coloro che hanno la sfortuna di essere sorpresi a chiedere l’elemosina fuori dalla loro parrocchia e vicino ad un porto di mare: che siano imbarcati coattivamente nella marina militare: «se poi scenderanno a terra senza permesso, oppure si allontaneranno o si tratterranno a terra più a lungo del consentito, saranno puniti come disertori», e cioè con la pena capitale. Ma chi è l’autore di queste proposte? È John Locke (4), sì, il padre del liberalismo. E di nuovo, è dal seno stesso dell’Europa liberale che emerge l’universo concentrazionario, tanto più che la caccia agli «oziosi vagabondi» sembra comportare una partecipazione corale del resto della popolazione, dato che a catturarli sono chiamati gli stessi abitanti della casa presso cui gli accattoni hanno avuto la sventura di bussare. Siamo realmente in presenza di «legislazione sanguinaria contro i vagabondi»: il giudizio è di Marx che nel ‘Capitale’ denuncia anche il fatto che i rapporti di lavoro sostanzialmente schiavistici si siano mantenuti in Inghilterra fin nel cuore dell’Ottocento (5)”” (pag 107-109) [Domenico Losurdo, ‘Marx e la storia del totalitarismo’ (in) ‘Massa Folla Individuo’, Quattroventi editore, Urbino, 1992, a cura di Alberto Burgio, Gian Mario Cazzaniga, Domenico Losurdo] [(2) F.A. von Hayek, ‘Studies in Philosophy, Politics Economics and the History of Ideas’, 1978, tr. it. Armando, Roma, 1988; (3) F. Engels ‘Die Lage der arbeitenden Klasse in England, 1845, in K. Marx – F. Engels, Werke, Berlin, 1955 e sgg. (Mew), vol. II, p. 143; (4) Il testo del 1697; scritto da Locke nella sua qualità di membro della ‘Commission of Trade’ è riportato in H.R.F. Bourne, ‘The Life of John Locke’, 1876 (ristampa Aalen, 1969, vol. II, pp. 377-90; (5) K. Marx, ‘Das Kapital’, in Mew, vol. XXIII, pp. 761-5]”,”FOLx-030″
“BURGIO Alberto”,”Il sogno di una cosa. Per Marx.”,”Alberto Burgio (1955) insegna Storia della filosofia a Bologna. Ha pubblicato altri lavori tra cui ”Orgoglio e genocidio. L’etica dello sterminio nella Germania nazista’ (2016) (in collaborazione con Marina Lalatta Costerbosa) Libertà e necessità in Marx Engels Hegel. “”Già Marx pone l’accento sulle contraddizioni immanenti al «modo di produzione» capitalistico (come del resto a tutti i «modi di produzione» fondati su «basi antagonistiche», cioè sulla soggezione del lavoro vivo) per dedurne – la previsione di crisi sistemiche (Gramsci dirà «organiche») e il «necessario» superamento (la ‘Aufhebung’) della «formazione sociale» esistente lungo un processo di liberazione individuale e collettiva. Ora Engels – che come Marx vede nel socialismo l’instaurazione di un «regno della libertà» [AD 264; cfr. K, 828] – insiste sull’essenza emancipativa dell’intero sviluppo storico, in qualche modo riecheggiando la sintesi del processo di modernizzazione prospettata dal ‘Capitale’ (nonché la ricostruzione razionale del processo di civilizzazione consegnata al secondo ‘Discorso’ rousseauiano sull’origine e i fondamenti della disuguaglianza): “”I primi uomini che si separarono dal regno animale – così nella prima sezione dell’ Anti-Dühring’ – erano per l’essenziale privi di libertà quanto gli stessi animali; ma ogni progresso nella civiltà fu un passo verso la libertà (AD 106). (…) Richiamarsi a Hegel aiuta a orientarsi anche dinanzi a un secondo problema relativo al complesso rapporto tra necessità e libertà. In una ben nota pagina dell”Anti-Dühring’ (ampiamente discussa anche da Lenin in ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ (Cfr. ME 184-5) Engels evoca e fa sua la celebre (e problematica) tesi hegeliana (di schietto sapore spinoziano) della coincidenza tra libertà e necessità: «Hegel fu il primo a rappresentare correttamente il rapporto tra libertà e necessità. Per lui la libertà è l’intuizione della necessità. «’Cieca’ è la necessità soltanto ‘nella misura in cui non è compresa’». Non nel sognare l’indipendenza dalle leggi della natura consiste la libertà, bensì nella conoscenza di queste leggi e nella connessa possibilità di farle agire secondo un piano in funzione di un determinato fine» (AD 106; cfr. già SO217). La spiegazione è chiara e mira a sciogliere gli aspetti problematici della questione. A differenza di Schelling (che pure aveva posto il tema del rapporto tra necessità e libertà al fondamento della propria concezione della storia, salvo ridurre la libertà ad apparenza fenomenica e affidare la regia del processo a un «assoluto» trascendente la cui «mano ignota» assicura l’«eterna e immutabile identità» dei due poli (4)», per Hegel la libertà umana è reale e costituisce un ingrediente essenziale del processo. Essere liberi, tuttavia, non vuole dire pretendere (o illudersi) di affermare a ogni piè sospinto il proprio arbitrio, né tentare di imporre la propria volontà quali che siano le finalità perseguite. Significa, al contrario, interagire in modo efficace con la realtà conoscendone struttura, leggi e vincoli (Freud avrebbe definito «principio di realtà» il criterio-base di questa posizione), quindi in primo luogo decidere e operare «con cognizione di causa». Nell’illustrare la tesi hegeliana, Engels non fa nulla per attenuarne l’aspetto paradossale; che anzi radicalizza: «Tanto ‘più libero’ è dunque il giudizio di un uomo in relazione a una determinata questione – aggiunge – quanto maggiore è la ‘necessità’ che determina il suo contenuto: mentre l’incertezza basata sull’ignoranza, che sembra scegliere arbitrariamente tra molte alternative diverse e contrastanti, dimostra proprio in ciò la propria illibertà, il suo essere dominata proprio dall’oggetto che avrebbe dovuto dominare» (AD106)”” (pag 172-174) [Alberto Burgio, ‘Il sogno di una cosa. Per Marx’, Derive Approdi, Roma, 2018] [(4) System des transszendentalen Idealismus’, cit, p. 601]”,”TEOC-797″
“BURGIO Alberto”,”Un marxismo «alquanto aristocratico». Studi su Antonio Labriola.”,”Nel ricordo di Gian Mario Bravo e di Stefano Miccolis “”Egregia Signora, Finalmente voi siete di nuovo a Stuttgart. Finalmente io posso scrivere per mezzo vostro a Carlo, sbrigativamente. Ora imposto per Carlo la prima copia che io ricevo del mio nuovo saggio ‘Del Materialismo Storico’. Come vedrete è una bella edizione. È un socialismo alquanto aristocratico’ (Antonio Labriola a Luise Kautsky, 6 giugno 1896) (in apertura) Alberto Burgio è professore di Storia della filosofia all’Università di Bologna. Autore di numerosi volumi su Marx, Gramsci, Rousseau e la teoria del contratto sociale, oltre che sul razzismo e il nazismo, è condirettore della collana ‘Labirinti’. Per le edizioni Derive-Approdi ha pubblicato, tra l’altro, ‘Gramsci. Il sistema in movimento’ (2014), ‘Il sogno di una cosa. Per Marx’ (2018) e ‘Critica della ragione razzista’ (2020).”,”LABD-131″
“BURGIO Alberto”,”Guerra. Scenari della nuova «grande trasformazione».”,”Alberto Burgio insegna Storia della filosofia a Bologna e fa parte di ‘Rifondazione comunista (responsabile ‘Giustizia’). Ha pubblicato ‘Gramsci storico. Una lettura dei ‘Quaderni del carcere’ (2003).”,”QMIx-002-FMB”
“BURGWYN H. James”,”Il revisionismo fascista. La sfida di Mussolini alle grandi potenze nei Balcani e sul Danubio 1925-1933.”,”H. James Burgwyn è nato a Pittsburgh (Pennsylvania) nel 1936. Si è laureato all’Università di Pittsburgh. Fin dal 1968 fa parte del West Chester State College, dove attualmente è associate professor. Dal ’75 al ’77 si assentò dall’incarico per assumere quello di Assistant director al Salzburg Seminar in American Studies.”,”ITAF-037-FL”
“BURKE Peter a cura; scritti di Peter BURKE Robert DARNTON Ivan GASKELL Giovanni LEVI Roy PORTER Gwyn PRINS Joan SCOTT Jim SHARPE Richard TUCK Henk WESSELING”,”La storiografia contemporanea.”,”Scritti di Peter BURKE, Robert DARNTON, Ivan GASKELL, Giovanni LEVI, Roy PORTER, Gwyn PRINS, Joan SCOTT, Jim SHARPE, Richard TUCK, Henk WESSELING. Che cosa si intende oggi per ‘nuova storia’, in che cosa le nuove tendenze si differenziano dal modo tradizionale di fare storia. Gli AA cercano di dare una risposta a queste domande.”,”STOx-039″
“BURKE Peter”,”Il Rinascimento europeo. Centri e periferie.”,”Peter BURKE è uno dei grandi storici contemporanei del Rinascimento, già autore di ‘Scene di vita quotidiana nell’ Italia moderna’ (1988) e ‘Lingua, società e storia’ (1990). Sempre per la Laterza ha curato: ‘La storiografia contemporanea’ (1993) e ‘Una rivoluzione storiografica. La scuola delle ‘Annales” (1999).”,”EURx-087″
“BURKE Peter”,”Cultura popolare nell’ Europa moderna.”,”BURKE Peter (1937) ha insegnato “”Intellectual History”” presso l’ Università del Sussex e successivamente all’ Emmanuel College di Cambridge. Ha scritto tra l’ altro: “”Venice and Amsterdam: A Study of Seventeenth-Century Elites””. “”Un rito molto più comune nell’ Europa preindustriale era quello dell’ esecuzione capitale. Si trattava di una rappresentazione drammatica gestita con grande cura dalle autorità per mostrare alla gente che il delitto non paga. Di qui l’ obiezione di Samuel Johnson all’ abolizione delle impiccagioni pubbliche: “”Signore, le esecuzioni sono concepite per attirare spettatori. Se non attirano spettatori, non rispondono al loro scopo””.”,”STOS-093″
“BURKE Peter”,”Scene di vita quotidiana nell’Italia moderna.”,”Peter Burke (1937) professore di storia alla Cambridge University. Si è interessato di cultura popolare nell’Europa moderna. “”L’uso di scritte murali o di “”cartelli”” a scopo di protesta, o quanto meno per esprimere in modo ‘naïf’ qualche commento non ufficiale su temi politici, è certamente più spettacolare, e inoltre si rivolge a un pubblico molto più vasto. A Firenze, questa tradizione può esser fatta risalire al quattordicesimo secolo, e a partire dal sedicesimo secolo può esser ritrovata anche a Venezia, a Padova, a Brescia, a Napoli. A Roma, poi, dove, nel quindicesimo secolo, nasce la «pasquinata» (sopra, p. 125), essa si trasforma in una istituzione vera e propria. Nel diciottesimo secolo tale pratica, appare diffusa anche nelle campagne (per esempio, ad Altopascio, in Toscana; McArdle, 1978, pp. 205 sgg.)”” (pag 163-164)”,”STOS-192″
“BURKHARD Bud”,”French Marxism Between the Wars. Henri Lefebvre and the “”Philosophies””.”,”Scuola Capri pag 97 BURKHARD Bud è direttore accademico di storia e letteratura al Maryland University College.”,”FRAP-097″
“BURKHARD Bud”,”French Marxism Between the Wars. Henri Lefebvre and the “”Philosophies””.”,”BURKHARD B., academic director for history and literature at the University of Maryland University College.”,”TEOC-512″
“BURLATSKI F. a cura”,”Materialismo historico.”,”Militanti. “”…dobbiamo andare in tutti gli strati della popolazione come teorici, come propagandisti, come agitatori e come organizzatori””. (pag 204, Lenin) Psicologia sociale. “”per quanto riguarda le masse, è necessario imparare ad avvicinarsi a loro nel modo più paziente e prudente, al fine di poter comprendere le peculiarità e le caratteristiche originali della psicologia di ciascun settore, professione, ecc.”” (pag 205, Lenin) Sviluppo ineguale. “”L’ ineguaglianza dello sviluppo economico e politico del capitalismo – scriveva Lenin – è una legge assoluta del capitalismo. Da qui deriva che è possibile che il socialismo trionfi prima in una parte di paesi capitalistici, o perfino in un solo paese capitalista””. (pag 279, La parola d’ordine degli Stati Uniti d’ Europa)”,”AMLx-053″
“BURLEIGH Michael WIPPERMANN Wolfgang”,”Lo Stato razziale. Germania 1933-1945. Utopia e barbarie: la politica sociale del Terzo Reich.”,”BURLEIGH Michael è docente di storia internazionale alla London School of Economics and Political Science. WIPPERMANN Wolfgang insegna storia alla Freie Universitat di Berlino.”,”GERN-078″
“BURLEIGH Michael”,”Il Terzo Reich.”,”Michael Burleigh è insegnante alla Washington and Lee University e a Cardiff. Ha pubblicato tra l’altro ‘Lo Stato razziale’ (con Wolfgang Wippermann, Rizzoli, 1992). Vive a Lexington, in Virginia (2003). “”Non si fa mai il male così pienamente e così allegramente come quando lo si fa per coscienza”” (Blaise Pascal, Pensieri) (in apertura) “”Vescovi cattolici celebrarono la vittoria delle armi tedeschie nella cattolica Polonia, incuranti del fatto che la radio vaticana e l'””Osservatore romano”” avessero diffuso informazioni fornite dal cardinale Hlond sulle atrocità commesse contro il clero polacco. Ancor meno sorprenderanno i silenzi su quelle contro gli ebrei”” (pag 789) Contiene il capitolo:””«Se Dio lo vuole, anche una scopa può sparare»: la resistenza in Germania, 1933-1945″” (pag 728-794) ‘Avendo minato con la propria stessa condotta la strategia del «fronte popolare», il gruppo dirigente sovietico considerò confermata la propria decisione di contare solo sulle sue forze. La prova fu il patto Ribbentrop-Molotov dell’agosto 1939, fraternamente cementato dalla ri-deportazione nella Germania nazista di circa 500 esuli della KPD (13). Tirapiedi stalinisti, come l’odioso Palme Dutt in Gran Bretagna, provvidero a far adottare questa linea dai partiti comunisti nazionali. Ormai chiusi nel ghetto mentale del loro mondo immaginario, molti comunisti pensavano che Hitler avrebbe liberato gli attivisti imprigionati o permesso alla KPD di operare quasi legalmente. Negli ambienti antinazisti conservatori, il patto fu considerato una conferma della natura di «bolscevismo bruno» del nazismo. Tra i lavoratori di simpatie socialdemocratiche il patto fu considerato un tradimento, simile alla collusione nazi-comunista contro Otto Braun e Severing (14). Dopo sei anni di attività illegale, il partito consisteva in reti locali e non ufficiali di attivisti troppo timorosi per agire, collegati in modo approssimativo a un indebolito vertice moscovita. Erano giunti al punto di partenza dei socialdemocratici, e la loro efficacia politica era giudicata così bassa che la Gestapo destinò numerosi funzionari anti-KPD a compiti più urgenti, come la repressone degli omosessuali, degli ebrei e dei frammassoni. Gli arresti di comunisti crollarono da 500 nel gennaio 1939 a 70 nell’aprile 1940 (15). Gruppi locali clandestini si ricostituirono gradualmente a Berlino e in provincia, compresi i gruppi Uhrig-Römer e Saefkow-Kacob, che coordinavano la stampa e la distribuzione di materiale propagandistico e l’attività di sabotaggio nelle industrie belliche. Il gruppo Uhrig, così chiamato da un fabbricante di strumenti di precisione, il berlinese Robert Uhrig, disponeva di reti di aderenti in varie città, e giunse ad averne 80 in una sola fabbrica di armi a Berlino. Nel 1940-1941 Uhrig cominciò a collaborare strettamente con un altro gruppo della resistenza, capeggiato da Josef “”Beppo”” Römer. La strada di questi verso la lotta armata e la ghigliottina fu tutt’altro che lineare (…). Sino a un certo punto, gli strateghi più realistici della sinistra si trovarono nei sindacati, anche se questi non erano esclusivamente socialisti. Le principali confederazioni non comuniste, comprendenti oltre 200 sindacati, avevano cominciato ad aggregarsi prima della «presa del potere» nazionalsocialista. Ma nell’aprile 1933 offrirono a Hitler un «compromesso storico» basato sulla rinuncia alla lotta di classe, all’internazionalismo e ai legami coi partiti in cambio del diritto a un movimento sindacale unitario. L’offerta fu respinta da Hitler, che colpì il sindacato nei suoi vertici e nei suoi beni e offrì ai lavoratori, come surrogato, il Fronte tedesco del lavoro, privo di molte funzioni di un autentico sindacato. Le elezioni dei consigli dei lavoratori non sembrano aver dato fiducia a questa strategia, né furono organizzate altre elezioni dopo il 1935. Secondo Willy Brandt, futuro sindaco di Berlino e cancelliere della Germania Federale, in molte fabbriche il ruolo dei funzionari del Fronte del lavoro fu solo nominale, mentre le relazioni industriali furono gestite da vecchi rappresentanti sindacali che godevano della fiducia delle maestranze (22). A poco a poco il movimento sindacale si ricostituì all’estero e, saggiamente, si mise al servizio degli attivisti in Germania invece di dar loro degli ordini. Nei confini del Reich gli operai di alcuni settori, come i metallurgici, i lavoratori del legno, i ferrovieri e i marittimi, conservarono reti clandestine di notevole consistenza, che avrebbero avuto un ruolo di primo piano in uno sciopero generale concomitante a un tentativo di colpo di stato’ (pag 732-733; 736)] [(13) Benjamin Pinkus, “”Die Deportation der deutschen Minderheit in der Sowjetunion 1941-1945″”, in Bernd Wegner (a cura di), ‘Zwei Wege nach Moskau’, München 1991, p. 467; (14) ‘Deutschland-Berichte der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands (SOPADE) 1934-1940’, Frankfurt am Main 1980, VI (1940), pp. 985 e segg., su queste reazioni; (15) D. Peukert, ‘Die KPD im Widerstand’, cit., p. 333 N. 20; (22) Gerhard Beier, “”Die illegale Reichsleitung der Gewerkschaften””, in R. Löwenthal e P. von Zur Mühlen (a cura di ), ‘Widerstand und Verwigerung’, cit., pp. 31-4, è eccellente. Si veda anche Willy Brandt, “”Opposition Movements in Germany””, 25 settembre 1943, in J. Heideking e C. Mauch (a cura di), ‘American Intelligence and the German Resistance to Hitler’, Boulder 1993, p. 108] [ISC Newsletter N° 80] ISCNS80TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”GERN-173″
“BURN Andrew Robert”,”Storia dell’ antica Grecia.”,”””Leonida ordinò agli alleati peloponnesiaci di partire, truppe valorose, in grado di combattere ancora. Tenne con sé i suoi Beoti, forse calcolando freddamente che tanto valeva “”sacrificarli””, visto che le loro città erano destinate a soccombere. Rimase lui stesso insieme ai suoi Spartani, senza i quali la retroguardia avrebbe potuto cedere troppo presto. Una parte dei Beoti si arrese, dopo essersi sulle prime battuta valorosamente. Senza dubbio lo stesso Leonida ricordava l’ oracolo: un re spartano doveva morire. Con queste truppe si scagliò furiosamente sui nemici che aveva di fronte, trascinandone molti in mare, e, dopo una mischia nella quale caddero due giovani fratelli di Serse, oltre a centinaia di altri soldati, Leonida e i suoi Spartani, probabilmente insieme a novecento iloti, morirono sino all’ ultimo uomo””. (pag 196-197)”,”STAx-154″
“BURNARD Trevor”,”The Atlantic in World History, 1490-1830.”,”Trevor Burnard è Wilberforce Professor of Slavery and Emancipation and Director of the Wilberforce Institute, Univ. di Hull, Uk.”,”QMIN-033-FSL”
“BURNE Alfred H., Lieut-Colonel”,”The Noble Duke of York. The Military Life of Frederick Duke of York and Albany.”,”Il principe Federico Augusto di Hannover, Duca di York e di Albany (Londra, 16 agosto 1763 – Londra, 5 gennaio 1827), è stato un membro della famiglia reale inglese, secondo figlio del re Giorgio III e della regina Carlotta.”,”QMIx-108-FSL”
“BURNHAM James”,”La rivoluzione dei tecnici.”,”””Non può esservi certo alcun dubbio che sotto il nazismo, lo stalinismo e la politica del ‘New Deal’, il gruppo sociale che si è avvantaggiato più di ogni altro (per il meglio e per il peggio) è quello dei tecnici: sopra tutto, dei tecnici che hanno avuto il buon senso di “”integrarsi”” nello stato”” (pag 221)”,”TEOS-001-FPA”
“BURNHAM James”,”L’inevitabile disfatta del comunismo.”,”””La storia si svolge nel tempo, è un fatto dinamico; quel che conta è la direzione, la tendenza. Due uomini che si trovano all’altezza del sessantesimo piano del grattacielo dell’Empire State non si trovano in condizioni identiche se uno sta salendo in ascensore e l’altro si è gettato or ora dal davanzale di una finestra. In un ammalato di polmonite il significato di una febbre a 40° è diverso a seconda che il paziente sia in via di guarigione o stia per morire. Dinamicamente considerato, il periodo 1946-49 mostra una ‘tendenza’ nettamente sfavorevole ai comunisti”” (pag 306)”,”USAQ-082″
“BURNHAM James”,”La rivoluzione manageriale.”,”James Burnham (1905-1987), dopo essere stato attivo nel movimento trockista americano, proprio con questo libro iniziò una carriera pubblicistica che lo portò via via su posizioni sempre più conservatrici.”,”TEOP-048-FL”
“BURNIER Michel-Antoine; collaborazione di Cecile ROMANE Jean-Francois BIZOT Patrice VAN-EERSEL Leon MERCADET Patrick RAMBAUD Patrick ZERBIB”,”Les Paradis Terrestres. 25 siecles d’ utopies de Platon à Biosphere 2.”,”Collaborazione di Cecile ROMANE e Jean-Francois BIZOT, Patrice VAN-EERSEL, Leon MERCADET, Patrick RAMBAUD, Patrick ZERBIB.”,”SOCU-054″
“BURNS Tom”,”La BBC tra pubblico e privato.”,”BBC British Broadcasting Corporation Questo libro si basa su registrazioni ed appunti raccolti dall’autore in 15 settimane trascorse alla BBC nel 1963 e poi durante un secondo periodo di stodio nel 1973. Tratta di comunità lavorativa, ambiente di lavoro, cambiamenti intercorsi nel decennio, tratta della BBC come istituzione pubblica e come organizzazione. La BBC in questo senso è un caso speciale, forse unico. Tom Burns, insegnante, scrittore, sociologo, ha curato tra l’altro un’antologia di scritti sociologici ‘Industrial Man’.”,”EDIx-220″
“BURRIN Philippe”,”La derive fasciste. Doriot, Deat, Bergery, 1933-1945.”,”BURRIN insegna all’ Institut de hautes etudes internationales a Ginevra. I settori della sinistra furono colpiti dal fenomeno in modo diverso. I radicali furono a un estremo i comunisti all’ altro. I più toccati furono gli ex- militanti delle organizzazioni operaie, socialiste, sindacaliste e comuniste, e più precisamente gli ex comunisti e gli ex planisti, questi comprendevano i neo-socialisti e la minoranza planista della SFIO. Questo scivolamento verso la collaborazione fu inseparabile da una attrazione verso il fascismo, più particolarmente verso il nazismo. Se questa attrazione che gioca prima della disfatta, fu di livello e grado diverso, essa tocca in modo privilegiato i minoritari, i dissidenti e in non-conformisti, elementi che costituiscono un fattore importante di rimessa in causa delle convinzioni ortodosse e fonte di ispirazione per l’ elaborazione di nuove formule. (pag 490)”,”FRAV-080″
“BURROWES Darryl Anthony”,”Historians at War. Cold War Influences on Anglo-American Representations of the Spanish Civil War.”,”Darryl Burrowes insegna alla Flinders University, Australia. Dopo aver insegnato storia a Londra e svolto attività di vendita di libri didattici, Darryl Burrowes è ritornato all’Università a lavorare come storico. Nessun evento del XX secolo suscitò tanta passione quanto la Guerra Civile Spagnola. La gente si sentiva obbligata a schierarsi, sia per il governo repubblicano eletto, sia per Franco e i nazionalisti che cercavano di rovesciarlo. Fu un conflitto che ebbe eco in tutto il mondo, convincendo molti a recarsi in Spagna e a imbracciare le armi per la loro causa. Quando la guerra finalmente finì, il suo impatto si fece sentire nelle pagine dei libri di storia, poiché anche gli storici si schierarono nel formulare giudizi sulle cause della guerra e sulle sue eredità. In nessun momento questa eredità storica della guerra fu contestata più aspramente che durante la Guerra Fredda. Pubblicato in collaborazione con il Centro Cañada Blanch per gli studi spagnoli contemporanei, LSE ‘Historians at War’ esamina come le opere di quattro “”scrittori-storici”” anglo-americani, che sono ampiamente accettati come contributi all’analisi fondamentale del conflitto spagnolo, siano state modellate non solo dagli eventi del passato, ma anche dal clima politico del tempo in cui sono state scritte. Utilizzando una massa di fonti primarie, tra cui documenti d’archivio e resoconti in prima persona, il dottor Burrowes esamina le vite e le opere di due romanzieri, George Orwell e Gerald Brenan, e di due storici specializzati della guerra civile spagnola, Burnett Bolloten e Herbert Southworth, al fine di determinare fino a che punto questi scrittori abbiano partecipato alla torbida politica culturale generata dal rabbioso clima anticomunista della Guerra Fredda. e come hanno presentato e interpretato il ruolo svolto dal Partito Comunista Spagnolo e dall’URSS nella Seconda Repubblica Spagnola e nella sua Guerra Civile.”,”MSPG-022-FSD”
“BURSTEIN Daniel”,”Yen! L’impero finanziario giapponese sfida l’America.”,”Dore: “”Verso il secolo giapponese…”””,”JAPE-038″
“BURSTIN Haim a cura; saggi di William DOYLE Timothy TACKETT Pasquale PASQUINO Haim BURSTIN Massimo TERNI Paolo VIOLA Maurice AGULHON Gwynne LEWIS Jean-Pierre HIRSCH Jean-Pierre JESSENNE Antonino DE-FRANCESCO Michel VOVELLE Donald M. G. SUTHERLAND Colin LUCAS Carlo CAPRA Piero DEL-NEGRO Anna Maria RAO”,”Rivoluzione francese. La forza delle idee e la forza delle cose.”,”Saggi di William DOYLE Timothy TACKETT Pasquale PASQUINO Haim BURSTIN Massimo TERNI Paolo VIOLA Maurice AGULHON Gwynne LEWIS Jean-Pierre HIRSCH Jean-Pierre JESSENNE Antonino DE-FRANCESCO Michel VOVELLE Donald M. G. SUTHERLAND Colin LUCAS Carlo CAPRA Piero DEL-NEGRO Anna Maria RAO”,”FRAR-119″
“BURSTIN Haim”,”Francia 1789: la politica e il quotidiano.”,”Haim Burstin insegna storia moderna all’Università di Siena (1994). Ha tenuto queste lezioni nel corso del seminario ‘La rivoluzione francese’ presso l’Università di San Marino, Scuola superiore di studi storici, luglio 1990 “”L’alternativa idee-cose, posta in maniera netta e recisa, forza ovviamente ad arte i termini del problema, ma riassume, come già si diceva, un’importante questione storiografica, spesso più implicita che apertamente affrontata”” (pag 38) Misure economiche a favore del popolo. Governo degli interessi “”I compiti di direzione politica non si esauriscono, quindi, come assai banalmente talvolta si sostiene, nella manipolazione dell’opinione pubblica: il segreto è anche e soprattutto quello di interpretare determinati bisogni e temi popolari, sapere farli propri e riproporli pubblicamente in veste politica. A questo mira, ad esempio, la stessa stampa radicale allorché, sotto la penna di un Marat o di un Hébert, adotta uno stile volutamente popolaresco. Come dimenticare, in merito, le acute notazioni di Marc Bloch sulla vendita dei beni nazionali: « …. (pag 54-55)”,”FRAR-443″
“BURSTIN Haim”,”Rivoluzionari. Antropologia politica della Rivoluzione francese.”,”Haim Burstin è professore di Storia moderna presso l’Università di Milano-Bicocca. Specialista di storia della rivoluzione fracnese ha condotto gran parte delle sue ricerche sulla Parigi rivoluzionaria. Tra le sue pubblicazioni: ‘Le Faubourg Saint-Marcel à l’époque revolutionnaire. Structure économique et composition sociale’ (1983), ‘L’invention du sans-culotte. Regard sur le Paris révolutionnaire’ (2005). “”Molto si è insistito sul ruolo dell’emulazione all’interno del complesso sistema di educazione civica che la rivoluzione non cessa di produrre. Infatti quando la pratica dell’eroizzazione si fa pedagogia, può diffondersi in modo ancor più capillare: diventare cioè un messaggio destinato a raggiungere ampi settori della popolazione e soprattutto l’infanzia, nei cui confronti l’educazione morale e civica diventa per i rivoluzionari un obiettivo strategico. Uno degli esempi più significativi è costituito dal ‘Recueil des actions héroïques et civiques des républicains français’, ad opera di Léonard Bourdon. Si tratta di un’antologia di fatti minuti di eroismo o casi di condotta moralmente e civicamente esemplari, pubblicati periodicamente dalla Convenzione per farne un manuale ad uso dei fanciulli nelle scuole della repubblica. Questa raccolta, di cui non ripercorreremo qui la storia, raggiunge la straordinaria tiratura di 150.000 copie. Si tratta di un genere letterario molto antico; la tecnica degli ‘exempla’ – aneddoti di atti meritori da additare al pubblico – ricorre infatti nelle vite dei santi o nei sermoni dei predicatori medievali e – come ricorda Dominique Julia – è di uso corrente nella pedagogia dell’ ‘ancien régime’. La pratica di indicare ai fanciulli dei comportamenti eroici e virtuosi da imitare è dunque funzionale e collaudata. L’idea di raccogliere questi racconti viene espressa esplicitamente dalla Convenzione nel settembre 1793 e poi tenacemente perseguita. Il ‘Recuil’ presentato da Bourdon diventa quindi un manuale popolare di educazione repubblicana, destinato a essere letto obbligatoriamente nella scuola pubblica, ma anche il decadì nelle assemblee popolari, a conferma dell’interpretazione larga che davano i rivoluzionari del concetto di educazione”” (pag 126-127)”,”FRAR-444″
“BURTON Richard F., a cura di Graziella MARTINA”,”Viaggio a Medina e a La Mecca.”,”Richard F. Burton (1821-1890) è uno dei personaggi più interessanti dell’epoca delle grandi esplorazioni europee dell’Ottocento. Ha attraversato i continenti, visitato città, studiato popoli e imparato le loro lingue (ne parlava correntemente più di trenta, e in particolare parlava perfettamente l’arabo). Fu in Africa con Speke alla ricerca delle sorgenti del Nilo, in Nord America per conoscere la comunità dei Mormoni, fu console britaninco a Fernando Po in Africa occidentale, poi in Brasile, a Damasco e a Trieste. Ma la sua impresa memorabile è forse quella raccontata in questo libro: nel 1853, vestito da pellegrino afgano, visita la città santa della Mecca, prima di lui, da Medioevo, solo una decina di occidentali erano riusciti a penetrare nel recinto sacro della Kaaba. Richard Francis Burton (Torquay, 19 marzo 1821 – Trieste, 19 ottobre 1890) è stato un esploratore, traduttore e orientalista britannico. Viaggiò da solo e sotto travestimento alla Mecca, tradusse Le mille e una notte, Il giardino profumato e il Kama Sutra, viaggiò con John Hanning Speke alla scoperta dei grandi laghi africani e della sorgente del Nilo, visitò Salt Lake City insieme a Brigham Young, viaggiò in lungo e in largo, e scrisse molto. Fu probabilmente il terzo miglior spadaccino europeo del suo tempo. Servì come console britannico a Trieste, Damasco e Fernando Poo. Fu nominato cavaliere nel 1886. «Burton ha le mascelle d’un demonio, e le sopracciglia d’un dio» (Algernon Swinburne[1]) Primi anni e educazione Durante la sua infanzia Burton trascorse molto del suo tempo con gli zingari e molti videro il suo carattere selvaggio, irritabile e vagabondo come un riflesso di queste prime conoscenze. Egli fu molto amato dai Rom, che lo consideravano uno di loro. Più tardi, da ragazzo, viaggiò molto in Francia e Italia, imparando molto delle lingue e dei popoli. Richard F. Burton nel 1854 Si iscrisse al Trinity College dell’Università di Oxford nell’ottobre 1842, ma la vita universitaria non faceva per lui, e fu espulso per aver sfidato a duello un collega, che, secondo alcuni, aveva deriso i suoi baffi da militare. Entrò nell’esercito della Compagnia Inglese delle Indie Orientali, non per essere un soldato, ma per studiare la vita e le lingue orientali. Iniziò a studiare l’arabo da solo a Oxford e l’indostano (che oggi, tracciato con diversi alfabeti s’è diviso in hindi e urdu) a Londra. Una volta in India, sotto la guida del generale Charles James Napier, riuscì rapidamente a padroneggiare diverse lingue tra cui il gujarati, il marathi, l’hindustani e anche il persiano, oltre a perfezionare l’arabo. Secondo un conteggio, imparò 29 lingue tra lingue europee, asiatiche e africane, oltre a numerosi dialetti,[2] diventando uno straordinario poliglotta. Fu iniziato in Massoneria nella loggia Hope di Karachi, appartenente alla Gran Loggia unita d’Inghilterra, e dichiarò di essere pure diventato membro dell’ordine sufi dei qâdirî nel Sind, prima di compiere il suo pellegrinaggio alla Mecca nel 1853[3]. Prime esplorazioni e il viaggio alla Mecca Burton in abito arabo, in occasione del suo hajj Fu designato come partecipante ad una spedizione scientifica nella provincia pakistana del Sind, che gli permise di mescolarsi alla popolazione. Nei bazar veniva frequentemente scambiato per un nativo della regione e riuscì ad ingannare anche il suo insegnante di lingua locale, il suo colonnello e i suoi compagni. Le sue esplorazioni nel Sind costituirono un apprendistato per il pellegrinaggio alla Mecca, e i suoi sette anni in India crearono le premesse per la sua ineguagliata familiarità con la vita e i costumi orientali, specialmente delle classi meno agiate. Le sue indagini sulla prostituzione indiana, sia maschile che femminile, generarono grande scalpore tra i suoi conterranei. Il pellegrinaggio alla Mecca nel 1853 rese Burton famoso. Fu un viaggio che pianificò quando si trovava ancora sotto le mentite spoglie di un afghano tra i musulmani del Sind, e al quale si preparò meticolosamente, studiando e facendo molta pratica; arrivò anche a circoncidersi in modo da diminuire il rischio di essere eventualmente scoperto. La principale difficoltà del viaggio consisteva nel riuscire ad ingannare la gente del posto facendo loro credere che egli fosse un nativo di quelle zone: infatti, se le sue reali origini fossero state scoperte, avrebbe sicuramente perso la vita, in quanto non era (e non è) permesso ai non musulmani di entrare nell’area sacra (Haram) della Mecca e, tanto più, nelle immediate vicinanze del santuario della Ka?ba[4]. Burton si camuffò da Pashtun afghano, in modo da poter giustificare le fattezze fisiche ed eventuali difetti di pronuncia, tuttavia rimaneva da dimostrare di poter comprendere i complessi rituali islamici e di avere familiarità con i dettagli dei modi di fare orientali. Il motivo principale del viaggio era sicuramente l’amore per l’avventura, che fu la sua più forte passione, ma era anche un viaggio con scopi di ricerca geografica, e grazie a questo fu finanziato dalla Royal Geographical Society. Sebbene egli volesse colmare un vuoto sulle mappe del tempo, l’area era scenario di guerra, e il suo viaggio si limitò alla visita delle città di Medina e la Mecca. Burton non fu il primo europeo a compiere il pellegrinaggio alla Mecca (l’onore spetta a Ludovico de Varthema nel 1503[5]), ma il suo fu il pellegrinaggio più famoso e meglio documentato. Infatti Burton tracciò, tra l’altro, alcuni schizzi della Mecca e dell’Haram. Il viaggio è raccontato nel libro Il pellegrinaggio a Medina e alla Mecca del 1855[6] (che ha conosciuto continue ristampe e che è stato tradotto in italiano per la prima volta da Graziella Martina per la casa editrice Ibis nel 2009). Esplorazione della Somalia Il viaggio successivo di Burton fu l’esplorazione dell’entroterra somalo, al quale le autorità britanniche erano interessate per proteggere il commercio nel mar Rosso. Fu assistito dal capitano John Hanning Speke e altri due giovani ufficiali, ma portò a termine da solo la parte più difficile del viaggio, l’esplorazione di Harrar, la capitale della Somalia, che nessun europeo aveva mai raggiunto. Burton scomparve nel deserto e se ne persero le tracce per quattro mesi. Quando riapparve, si seppe che riuscì ad arrivare ad Harrar e a parlare con il Re, rimase nella città per dieci giorni scampando a pericoli mortali, per poi fuggire attraverso il deserto, quasi senza acqua e cibo, continuamente attaccato dai somali. Nonostante questa esperienza, ripartì nuovamente verso Harrar, ma ci fu un conflitto con le tribù locali, nel quale uno dei suoi giovani ufficiali fu ucciso. Speke fu ferito gravemente, e Burton ricevette un colpo di giavellotto tra le mascelle. Il suo libro Primi passi nell’Africa orientale (1856), nel quale descrive queste avventure, è considerato uno dei suoi libri più emozionanti e caratteristici, pieno di insegnamenti, osservazioni e humour. La sorgente del Nilo Richard Burton, ritratto di Frederic Leighton, National Portrait Gallery, Londra Nel 1856 tornò in Africa, mandato dal Foreign Office britannico e dalla Royal Geographical Society, alla ricerca della sorgente sconosciuta del Nilo. Fu di nuovo affiancato da Speke e insieme esplorarono la regione dei laghi dell’Africa equatoriale, trovando il lago Tanganica nel febbraio 1858. Burton si ammalò e Speke continuò l’esplorazione seguendo le indicazioni fornite da Burton, giungendo infine al grande lago Vittoria. La scoperta dei laghi sotto la direzione di Burton portò a ulteriori esplorazioni da parte di Speke, James Augustus Grant, Samuel Baker, David Livingstone e Henry Morton Stanley. I rapporti di Burton alla Royal Geographical Society, unitamente al suo libro La regione dei laghi dell’Africa equatoriale (1860), divennero gli antesignani della letteratura sull’Africa nera e, assieme alle altre esplorazioni che ne seguirono, portarono al dominio della colonizzazione britannica su gran parte del continente. Servizio diplomatico e traduzioni Richard F. Burton, xilografia tratta da Stanley and the White Heroes in Africa (H.B. Scammel, 1890). Nel 1861 entrò a far parte del Ministero degli Esteri come console a Fernando Poo, la moderna isola di Bioko nella Guinea equatoriale, e successivamente nelle città di Santos, Damasco e Trieste. Scrisse un libro per ognuna di queste località. Il suo soggiorno a Santos portò a un libro sugli altopiani brasiliani, mentre il suo servizio a Damasco portò al libro Siria inesplorata del 1872. Il consolato a Damasco era un posto ideale per lui, ma la forza con cui denunciò pubblicamente le persecuzioni cui erano sottoposti i cristiani siriani lo rese inviso al governo Ottomano, che infine decretò la sua espulsione e il Ministro degli Esteri britannico lo trasferì a Trieste. All’inizio fu amaramente deluso da questo trasferimento, ma poi iniziò ad apprezzare la città tanto da trascorrervi gli ultimi diciotto anni della sua vita. Qui seguì con attenzione le fasi di costruzione del Porto Nuovo di Trieste, stendendo regolari rapporti che inviava a Londra, e qui scrisse un libro sulle Terme Romane di Monfalcone. I suoi numerosi libri di questo periodo sono pieni di fatti e divagazioni sarcastiche contro i suoi nemici, ma ebbero poco successo di pubblico. Nel 1863 Burton co-fondò l’Anthropological Society of London (Società Antropologica di Londra) insieme al Dottor James Hunt. Nelle stesse parole di Burton, l’obiettivo della società, attraverso la pubblicazione del periodico Antropologia, era «di fornire ai viaggiatori un supporto che avrebbe salvato le loro osservazioni dall’oblio del manoscritto e stampato le loro curiose informazioni sui temi sociali e sessuali». Il 5 febbraio 1886 fu nominato cavaliere dell’Ordine di San Michele e San Giorgio dalla Regina Vittoria. Il suo libro di gran lunga più celebrato è la traduzione de Le notti arabe, pubblicato in sedici volumi dal 1885 al 1888 con il suo titolo di Le mille e una notte[7]. Fu scritto nel sito dell’attuale Hotel Obelisco di Opicina, alle spalle di Trieste, nella qual località si può godere della vista della «finest view in the world», ossia del più bel panorama del mondo.[8] Monumento ai suoi studi arabi e alla sua enciclopedica conoscenza dell’Oriente, questa traduzione fu il suo più grande traguardo. La sua traduzione è stata criticata, ma essa rivela una profonda conoscenza della lingua e dei costumi dei musulmani, non solo dell’idioma classico ma anche del gergo volgare, non solo la loro filosofia, ma anche delle loro vite sessuali più intime[9]. La sua traduzione de Il giardino profumato fu bruciata dalla sua vedova, Isabel Arundell, perché considerata pornografica, e che pertanto avrebbe potuto nuocere alla sua reputazione. Il mausoleo di Richard e Isabel Burton a Richmond, Londra La vedova scrisse una biografia del marito che è una testimonianza di una vita di devozione. Tuttavia ne bruciò la collezione quarantennale di diari e giornali, con la moralistica paura che le rivelazioni pubbliche delle bizzarre pratiche sessuali a cui fu interessato per tutta la vita potessero portare a voci malevole circa le sue inclinazioni personali. Come è scritto nell’edizione del 1997 dell’Enciclopedia Britannica, «la perdita per la storia e l’antropologia fu monumentale; la perdita per i biografi di Burton, irreparabile». Burton e la sua moglie sono sepolti in un mausoleo nella forma d’una tenda araba, disegnata da Isabel, nel cimitero della chiesa cattolica di Mortlake, oggi parte del distretto londinese di Richmond upon Thames. Burton nella cultura di massa Richard Francis Burton è protagonista del romanzo fantascientifico Il fiume della vita (To Your Scattered Bodies Go, 1971) di Philip José Farmer, in cui si descrive un paradiso sui generis in cui si risvegliano tutti gli umani dopo la loro morte. In questo “”mondo del fiume””, si narrano le vicende del redivivo Burton che, insieme ad altri, decide di esplorare il grande fiume per scoprire i misteri che cela[10]. La sua vita piena di avventure è narrata anche nel film di Bob Rafelson Le montagne della luna (Mountains of the Moon), in cui sono narrate le esplorazioni che Burton fece insieme al tenente John Hanning Speke per trovare le sorgenti del Nilo. Opere tradotte Richard F. Burton, L’Oriente Islamico (Note antropologiche alle Mille e Una Notte), Ibis Edizioni, 2005, a cura di Graziella Martina ISBN 978-88-7164-137-9 Richard F. Burton, Viaggio a Medina e a La Mecca, Ibis Edizioni, 2009, Titolo originale: Personal Narrative of a Pilgrimage to Al-Madinah and Mecca, a cura di Graziella Martina ISBN 978-88-7164-267-3″,”ASGx-015-FFS”
“BURUMA Ian MARGALIT Avishai”,”Occidentalismo. L’Occidente agli occhi dei suoi nemici.”,”Ian Buruma è nato in Olanda e ha vissuto a lungo in Giappone. E’ stato un giornalista inviato e ha pubblicato i suoi reportage su ‘New York Review of Books’. Ha insegnato come professore a Gerusalemme e più recentemente al Bard College di New York. Avishai Margalit, filosofo della politica insegna all’Università ebraica di Gerusalemme. “”Ciò che più lo turba è l’abitudine dei mariti a picchiare le mogli. Dai suoi racconti emerge però chiaramente che i suoi vicini cristiani in Siria indulgono a tale pratica quanto i “”maomettani”” oscurantisti”” (pag 113) “”””Ciò che è veramente nostro è estraneo all’Europa””, disse Dostoevskij. Affermazione palesemente falsa. Molto di ciò che i russi consideravano “”nostro”” non era affatto estraneo all’Europa, anzi veniva proprio da lì”” (pag 72)”,”VIOx-215″
“BURUMA Ian”,”La polvere di dio. La nuova Asia: Birmania, Thailandia, Filippine, Malaysia, Singapore, Taiwan, Corea, Giappone.”,”Ian Buruma è caporedattore per gli esteri dello “”Spectator”” e abituale collaboratore del “”Times Literary Supplement””, ha curato anche il settore arte della “”Far Eastern Economic Review””. Ha soggiornato a lungo in Estremo Oriente.”,”ASIx-009-FL”
“BURUMA Ian”,”Anno Zero. Una storia del 1945.”,”Ian Buruma è docente di Diritti umani e Giornalismo al Bard College, nello Stato di New York. Ha pubblicato numerosi reportage sulla ‘New York Review of Books’. E’ autore tra l’altro di ‘Occidentalismo’ (con Avishai Margalit, 2004) In apertura citazione di Walter Benjamin, da ‘Nona tesi sulla filosofia della storia’ Sétif, il cuore dell’agitazione musulmana e del nazionalismo algerino. Gravi esplosioni di violenza: musulmani armati con armi bianche contro cittadini francesi, massacri torture mutiliazioni. Dura repressione dell’esercito francese contro i nativi. (pag 137-139)”,”QMIS-290″
“BURY John, a cura di Domenico ZANETTI”,”Storia della libertà di pensiero.”,”John Bagnell Bury (1861-1927) storico, grecistqa, filologo, libero pensatore irlandese. Di Bury, l’editore ha pubblicato pure ‘Storia dell’idea di progresso’.”,”TEOP-287″
“BURY John B.”,”Storia dell’idea di progresso. (1932)”,”Contiene il capitolo: ‘Il “”progresso”” nel movimento rivoluzionario francese (1830-1851) (pag 217-223) Libretto di A. Javary ‘De l’idée du progrès’ (1850) (Parigi) “”E’ significativo che il giornale di Louis Blanc, che vi pubblicò la sua ‘Organizzazione del lavoro’ (1839), si intitolasse ‘Revue des progrès’. Il problema politico dei confini tra governo e libertà individuale era discusso in termini di progresso: il mezzo più efficace per progredire è la libertà personale o l’autorità dello Stato? Il problema metafisico della necessità e del libero arbitrio, acquistarono nuovo interesse: è il progresso una fatalità, indipendente dalla volontà umana, determinata da leggi storiche generali e ineluttabili? Quinet e Michelet polemizzarono con vigore con l’ottimismo di Cousin, che seguendo Hegel sosteneva che la storia è proprio quella che deve essere e che non è possibile migliorarla. (…) Proudhon ci dice che tutte le sue speculazioni e le sue controverse attività furono penetrate dall’idea di progresso, che gli definì “”la ferrovia della libertà”” e criticò radicalmente le teorie sociali correnti, fossero esse conservatrici o democratiche, in quanto non prendevano sul serio il progresso anche se ne parlavano continuamente. “”Ciò che domina i miei studi, che ne forma l’origine e il fine, la sommità, la base e la ragione, ciò che fa di me un pensatore originale (semmai lo sono), è che io affermo il progresso risolutamente, irrevocabilmente e dovunque, e nego l’Assoluto. Tutto ciò che ho scritto, che ho negato o affermato, l’ho scritto, negato o affermato nel nome di una sola idea, il progresso. I miei avversari dal canto loro, sono tutti partigiani dell’Assoluto, ‘in omni genere, casu et numero’, come dice Sganarello””. (…) (pag 217-218)”,”STOx-303″
“BUSCEMA Massimo PIERI Giovanni, contributo di Raffaello LUPI”,”Ricerca scientifica e innovazione, Le parole chiave.”,”Massimo Buscema (1955) Computer Scientist. Professore fino al 1985 di Scienza delle comunicazioni presso l’Università di Charleston (West Virginia). Giovanni Puri (1938) è stto direttore dell’Istituto di chimica Guido Donegani e direttore divisionale delle ricerca per varie aziende della materia plastiche.”,”SCIx-560″
“BUSCETTA Tommaso MESSINA Leonardo MUTOLO Gaspare”,”Mafia & Potere. Davanti alla Commissione parlamentare Antimafia.”,”Resoconti delle audizioni di tre fra i maggiori pentiti di Cosa Nostra davanti alla Commissione oarlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari.”,”ITAS-071-FL”
“BUSCHMANN Walter a cura; s”,”Eisen und Stahl. Texe und Bilder zu einem Leitsektor menschlicher Arbeit und dessen Überlieferung.”,”Saggi di Walter BUSCHMANN Ingrid KRAU Manfred TONCOURT Rainer SLOTTA Norbert MENDGEN Ulrich WENGENROTH Wilhelm BUSCH”,”MGEx-121″
“BUSH George con Brent SCOWCROFT”,”A’ la maison blanche. 4 ans pour changer le monde.”,”George BUSH è stato presidente degli Stati Uniti dal 1988 al 1993. Brent SCOWCROFT è stato, presso i presidenti FORD e BUSH, il consigliere per la Sicurezza Nazionale.”,”USAP-028″
“BUSH George con Victor GOLD”,”Guardare avanti. Un’ autobiografia.”,”””Henry (Kissinger, ndr) era maggiormente esperto nella politica europea, non in quella asiatica, ma considerava i rapporti fra gli Stati Uniti e la Cina in un contesto di strategia e di sicurezza globali. La parola d’ ordine era che della politica cinese dovevano occuparsene soltanto lui e i suoi collaboratori più stretti: Solomon, Philip Habib, allora vicesegretario di Stato per gli affari del Pacifico e dell’ Asia orientale, e Winston Lord, direttore dello staff per la pianificazione estera del Dipartimento di Stato.”” (pag 158) “”Walter Mondale mi diede un consiglio quando lo sostituii nell’ incarico di vicepresidente: “”Non prenderti mai alcuna responsabilità che non abbia un preciso limite”” mi aveva avvisato. Con questo intendeva parlare di incarichi permanenti riguardanti particolari settori della politica dell’ amministrazione. La regola generale nell’ assumersi l’ incarico di qualsiasi progetto esecutivo è la seguente: non assumersi mai la responsabilità di qualcosa senza avere l’ autorità di portarla a termine con successo. L’ autorità del vicepresidente in qualsiasi settore esecutivo viene dalla Casa Bianca, ma i limiti sono talvolta confusi””. (pag 263)”,”USAP-056″
“BUSHKOVITCH Paul”,”Pietro il Grande. La lotta per il potere (1671-1725).”,”Paul Bushkovitch è profesore di Storia all’Università di Yale. Tra le sue opere: The Merchants of Moscov 1580-1650 e Religion and Society in Russia, The Sixteenth and Seventeenth centuries.”,”RUSx-069-FL”
“BUSHNELL Geoffrey H.S.”,”Perù precolombiano.”,”Geoffrey H.S. Bushnell già appassionato da ragazzo di archeologia, nel 1938 lasciò l’industria petrolifera e si dedicò totalmente allo studio e all’analisi dei pezzi ecuadoriani raccolti nel Museo di Archeologia e Etnologia dell’Università dI Cambridge. Ha scritto altre opere sull’Ecuador.”,”AMLx-003-FSD”
“BUSINO Giovanni a cura”,”Tra storia e politica. Bibliografia degli scritti di Leo Valiani (1926-1999).”,”pag XXI “”Nel mese di giugno del 1940 benché Valiani… pag XXXI Nel 1960, alla morte di Federico Chabod, Mattioli affidò a Venturi ed a Valiani la direzione della collana “”Studi e ricerche di storia economica italiana nell’ Età del Risorgimento””. Nel 1967..”,”STOx-083″
“BUSINO Giovanni”,”Vilfredo Pareto e l’industria del ferro nel Valdarno. Contributo alla storia dell’imprenditorialità italiana.”,”””A giudicare dalle allusioni fatte qui e là nella corrispondenza privata dell’epoca, un fatto è certo: il grosso della manodopera utilizzata nelle ferriere e nella cava è fornito dall’immigrazione interna e dall’esodo agricolo. Trattasi di forza-lavoro non specializzata, d’una mano d’opera costretta a lavorare in fabbrica, ma in fondo indifferente al contenuto specialistico del lavoro, una mano d’opera di lavoratori dequalificati, che nel linguaggio sociologico odierno s’é convenuto chiamare l’operaio-massa (1), di cui Marx ha detto: «… la manifattura produce operai senza abilità; la relativa svalorizzazione della forza-lavoro, dovuta all’eliminazione o dalla diminuzione delle spese di apprendistato, comporta direttamente una maggior valorizzazione del capitale in quanto tutto ciò accorcia il tempo necessario a riprodurre la forza-lavoro ed allarga il dominio del plusvalore» (2). Quest’operaio-massa non ha un vero e proprio mestiere, e lavora quasi al livello di sussistenza. Abbandona facilmente la fabbrica, manifestando così una sorta di mobilità non di tipo professionale, ma casuale, vale a dire non orientata. Pareto lamenta continuamente questa totale mancanza di stabilità del personale. In certi momenti dell’anno, specie durante la bella stagione, la scarsezza delle assunzioni giunge a livelli veramente critici (3). Quali le ragioni? Inesistenza d’ambizioni (4), e poi assoluta mancanza di formazione professionale adeguata. La piaga più grave dell’Italia «è costituita da tanti giovani che potrebbero guadagnare molto nelle industrie e preferiscono invece meschinissime paghe, pur di non avere da fare altro che leggere e scrivere»”” (pag 199-200) [Giovanni Busino, ‘Vilfredo Pareto e l’industria del ferro nel Valdarno. Contributo alla storia dell’imprenditorialità italiana’, Banca commerciale italiana, Milano, 1977] [(1) Cfr. E.J. Hobsbawm, ‘L’aristocrazia operaia nella Gran Bretagna del XIX secolo’, in ‘Studi di storia del movimento operaio’, Torino, Einaudi, 1972, nonché A.E. Musson, ‘British Trade Unions, 1800-1875’, London, MacMillan, 1972; (2) K. Marx, ‘Il capitale. Critica dell’economia politica’, Libro primo, Libro primo: ‘Il processo di produzione del capitale’, Roma, Editori Riuniti, 1952 I (2), cap XII, ‘Divisione del lavoro e manifattura’, pp. 34-70; (3) Vedere, a titolo d’esempio, Ferriere Italiane, Cons. Amm., vol II, 17 settembre 1886 (…); (4) Allorché venne messa a disposizione dei figli degli operai una maestra per il doposcuola, nessun operaio volle approfittarne; constata Pareto, in ‘Ferriere Italiane, Cons. Amm., 27 agosto 1889, vol. III, f. 88] ‘Rispetto a un Karl Marx, ad un Auguste Comte, ad un Herbert Spencer (1) e ad un Émile Durkheim che miravano, per esprimerci molto sommariamente, a spiegare le tendenze secolari della società, Vilfredo Pareto presta attenzione piuttosto a problemi più modesti e circoscritti. Egli s’interessa ai cambiamenti nelle condizioni e nei modi di vita, nell’organizzazione sociale del paese, insomma limita la sua analisi all’azione storica, cioè alle persone ed ai partiti che condizionano l’orientamento della società, che fanno la storia. Il che, evidentemente, lo porta a trascurare i fattori di cambiamento, i cui interessi, i cui valori, le cui ideologie gli appaiono allora determinanti e condizionanti il divenire della società. Donde l’attenzione quasi esclusiva che porta all”élite’ sociale, e più particolarmente all”élite’ dirigente che detiene le leve del potere, il che gli impedisce d’elaborare una vera analisi della modernizzazione del paese, e anzi gli preclude la via alla costruzione di un giudizio analitico del processo reale e concreto di sviluppo dell’economia e della società italiane. Senza dubbio Pareto non s’accorge punto che l’affarismo, le speculazioni, la gallofobia, i singulti nazionalistici sono conseguenze del processo di modernizzazione del paese, dello scontro tra norme e valori vecchie e norme e valori nuovi. Questo scontro dà luogo sempre ad una frammentazione della vita sociale, vale a dire che gli elementi vecchi e gli elementi nuovi non riescono ad integrarsi in maniera adeguata. (…) Certo che il non aver riconosciuto tutto ciò attribuisce al pensiero di Pareto l’ambivalenza e l’ambiguità, che quasi tutti gli studiosi contemporanei concordano nel mettere in risalto in tutti i suoi scritti. Da un lato, le sue analisi degli agenti storici del cambiamento sociale sono d’un realismo davvero impressionante e d’una crudezza affascinante, da un altro lato queste stesse analisi sboccano in una forma di profetismo (…). Tutti sanno che Auguste Comte considerava inevitabile il progresso verso una società più pacifica e più giusta; che Herbert Spencer intravedeva la nascita di una società liberale ed individualista, pacifica e industrializzata; che Marx ed Engels auspicavano e lottavano per una società più armoniosa, più libera, più giusta, senza oppressori né oppressi, che avesse eliminato definitivamente qualsiasi forma di stratificazione classistica. Pareto, invece, vede nei fenomeni di frammentazione e di squilibrio, che la società contemporanea appalesa, la prova che l’evoluzione non è rettilinea né continua, ma al contrario che il movimento sociale è ciclico’ (pag 241-242-243)] [(1) Cfr. C. Barbé, ‘Progresso e sviluppo. La formazione della teoria dello sviluppo e lo sviluppo come ideologia (Auguste Comte – Herbert Spencer), Torino, Giappichelli, 1974] [Giovanni Busino, ‘Vilfredo Pareto e l’industria del ferro nel Valdarno. Contributo alla storia dell’imprenditorialità italiana’. BANCA COMMERCIALE ITALIANA. MILANO. 1977 pag 920 8° note grafici tabelle appendice: lettere di Vilfredo Pareto; indice grafici, tabelle, nomi di persona, nomi di imprese individuali, società, enti e di luogo, indice materie, indice delle lettere di Vilfredo Pareto; Studi e ricerche di storia economica italiana nell’età del Risorgimento]”,”TEOS-004-FP”
“BUSINO Giovanni PRONZATO Chiara Daniela CALBI Silvia VIANO Francesca Lidia SARDO Elena D’ONGHIA Sergio MURACA Daniela FORTE Riccardo VOLPE Gioacchino MATURI Walter ZUNINO Pier Giorgio GRIPPA Davide”,”Un modello d’erudizione e d’acribia filologica. L’edizione delle opere economiche d’Auguste e Léon Walras (Busino); Motherhood and labour market participation in Europe (Pronzato); La cooperazione economica decentrata tra l’Unione Europea e l’America Latina. Il programma AL-Invest (Calbi); Passaggio a Cornell. Thorstein Veblen e gli esordi della storiografia americana (Viano); Infanzia e adolescenza di Luigi Einaudi tra Carrù e Savona (Sardo); Giovanni Carano Donvito meridionalista e liberale (D’Onghia); Fra antistalinismo e guerra fredda: il pensiero di Angelo Tasca negli scritti del dopoguerra (Muraca); Il colpo di Stato del 1973 in Cile nel contesto politico-culturale dei militari latinoamericani (Forte); Gioacchino Volpe e Walter Maturi. Lettere 1926-1961 (a cura di Pier Giorgio Zunino); Dubbi e certezze nel carteggio Garosci-Venturi (a cura di Davide Grippa).”,”Contiene il saggio: Daniele Muraca, Fra antistalinismo e guerra fredda: il pensiero di Angelo Tasca negli anni del dopoguerra, pag 189-218″,”ANNx-036-FP”
“BUSINO Giovanni”,”Histoire et société en Italie.”,”Giovanni Busino (1932-2022) è stato un rinomato sociologo italiano, nato a Grisolia, in provincia di Cosenza¹². Dopo essersi laureato all’Università di Napoli nel 1954, ha frequentato l’Istituto Italiano per gli Studi Storici come borsista. Ha avuto una lunga carriera accademica, insegnando sociologia presso l’Università di Ginevra e successivamente all’Università di Losanna, dove è rimasto fino al 2002¹². Giovanni Busino (1932-2022) è stato un rinomato sociologo italiano, nato a Grisolia, in provincia di Cosenza¹². Dopo essersi laureato all’Università di Napoli nel 1954, ha frequentato l’Istituto Italiano per gli Studi Storici come borsista. Ha avuto una lunga carriera accademica, insegnando sociologia presso l’Università di Ginevra e successivamente all’Università di Losanna, dove è rimasto fino al 2002¹². (f. copil.)”,”STOx-002-FMB”
“BUSONI Jaures”,”L’ eccidio di Empoli del 1° marzo 1921. Cronistoria e testimonianze di uno dei protagonisti.”,”Empoli pronta alla lotta rivoluzionaria e alla lotta contro il fascismo fu vittima di un equivoco o di un fatale tranello, scambiando per una squadraccia fascista due camions di marinai inviati a Firenze come crumiri per sostituire ferrovieri in sciopero.”,”MITS-048″
“BUSONI Jaurès”,”La lumaca dalle corna rotte. Discorso pronunciato al Senato della Repubblica nella seduta del 30 giugno 1960.”,”J. Busoni senatore della Repubblica. “”Busoni: Le servo subito documentando le mie parole. Ecco che cosa leggiamo in un libro del Cardinale Ottaviani: «La Chiesa e lo Stato possono essere ciascuna nel proprio ordine Potenze sovrane ed indipendenti, ma più elevata e per l’ordine più in alto e superiore è la Chiesa». Ed ancora: «L’indiretta subordinazione del potere temporale al potere spirituale è l’immediata e logica conseguenza del rapporto giuridico di subordinazione indirietta del fine dello Stato al fine della Chiesa». Ed inoltre: “”Non è ammissibile che lo Stato agisca in piena libertà dalla Chiesa. (…)»”” (pag 30) seguono altre citazioni dal testo di Ottaviani”,”ITAP-007-FB”
“BUSONI Jaurès”,”Il Vescovo di Prato e la mula del Papa nella cittadella dello Stato.”,”J. Busoni senatore della Repubblica. “”La Chiesa può condannare il matrimonio civile, ma non lo può nè lo deve perseguitare e tanto meno cercare di renderlo impraticabile, espondendo coloro che lo praticano al pubblico ludibrio, come ha fatto il Vescovo di Prato”” (pag 26)”,”ITAP-008-FB”
“BUSONI Jaurès”,”Requisitoria contro il Governo a favore dei settori dello spettacolo. Discorso pronunziato al Senato della Repubblica nella seduta del 21 aprile 1959.”,”J. Busoni senatore della Repubblica.”,”ITAP-010-FB”
“BUSSIERE Eric GRISET Pascal BOUNEAU Christophe WILLIOT Jean-Pierre”,”Industrialisation et sociétés en Europe occidentale, 1880-1970.”,”BUSSIERE è professore di storia economica contemporanea all’ Università d’ Artois. Idem per Pascal GRISET all’ Università Bordeaux III. BOUNEAU è maitre de conferences all’ Univ. Bordeaux III. WILLIOT è maitre de conferences all’ Università d’ Artois. La guerra della Fiat. “”Partigiano dell’ entrata dell’ Italia nel conflitto, Giovanni Agnelli ingaggia la sua impresa nelle produzioni di guerra con determinazione, e con il più grande profitto della FIAT, a partire dal 1915. Nel 1916, Agnelli investe in una nuova officina a Lingotto, e introduce il lavoro alla catena. Diversifica le sue produzioni nel dominio aeronautico fabbricando 14.000 motori di aereo. Nel 1918, la FIAT, che fabbrica quest’ anno più automobili della Ford inglese, occupa la terza posizione nella graduatoria delle società anonime italiane. Impegnata in domini molto diversi, l’ impresa torinese aveva creato un distacco decisivo con i suoi rivali Itala e Lancia””. (pag 56)”,”EURE-033″
“BUSSOLETTI Anna CAIANIELLO Daniela DI SALVO Lucia SQUILLANTE Stefania VOLTURA Immacolata, a cura di”,”La Campania tra rosa e nero. Rapporto sul lavoro sommerso femminile.”,”Il presente studio nasce da una collaborazione tra la Consulta Regionale Femminile presieduta da Marilù Galdieri e la cattedra di Politica Economica e Finanziaria del prof. Luca Meldolesi, ordinario presso l’Università degli Studi di Napoli, Federico II, Facoltà di Economia e Commercio.”,”DONx-007-FL”
“BUSSOLO Maurizio PANADA Aldo”,”Indagine sul trasporto marittimo in Italia. Fatti, indicazioni, tendenze.”,”Maurizio Bussolo già direttore pianificazione studi e sistemi informativi del raggruppamento Ansaldo, è direttore generale del CESEN e managing partner del gruppo Metis (1988). Aldo Panada ha svolto attività di consulenza sull’economia della gestione dei trasporti. Dal 1984 è consulente del gruppo Metis.”,”ITAE-030-FV”
“BUSSONI Mario”,”First Ladies. Le “”vere”” padrone della Casa Bianca.”,”Mario Bussoni è giornalista e storico. Ex Docente di storia del Novecento e storia del Medioevo. Ha pubblicato reportage su mensili, settimanali e quotidiani. E’ direttore editoriale della Collana Archivi Storici della casa editrice Mattioli 1885. La storia delle consorti dei numeri uno degli Stati Uniti annovera donne di carattere, addirittura definite ‘copresidentesse’ per la loro forte personalità o l’inconsistenza dei mariti, vedove, personaggi malaticci o longevi, sterili o prolifici, puritani e bigotti, condotti sull’orlo della pazzia e persino spendaccioni senza ritegno. E ancora donne troppo immedesimate o addirittura allergiche all’impegno istituzionale, trascurate e molto di più tradite da mariti ossessionati dal sesso, e infine morte ‘in servizio’ e sostituite da parenti. Poche le storie d’amore edificanti, molto di più quelle dettate dall’interesse. Il tutto a tracciare, nel bene e nel male, la storia degli Stati Uniti. Biografie. 1700 – Martha Dandridge Curtis Washington – Abigail Smith Adams – Martha Wayles Skelton Jefferson 1800 – Dolley Payne Todd Madison – Elisabeth Kortright Monroe – L.C.J. Adams – R.D.R. Jackson – H.D. H. Van-Buren – A.T.S. Harrison – L.C. Tyler – S.C. Polk – M.M.S. “”Peggy”” Taylor – A.B. Fillmore – C.C. McIntosh Fillmore – J.A. Pierce – H.L. Johnston – M.T. Lincoln – E. McCardle Johnson – J.B.D. Grant – L. “”Lucy”” Webb Hayes – L.R. Garfield – E.L.H. Arthur – F.C.F. Cleveland – C.L.S. Harrison – I. S. McKinley 1900 – A.H. Lee Roosevelt – E.K.C. Roosevelt – H. “”Nellie”” Herron Taft – E.L.A. Wilson -E.B.G. Wilson – F.K. De-Wolfe Harding – G.G. Coolidge – L. “”Lou”” H. Hoover – A. Eleanor Roosevelt Roosevelt – E. “”Bess”” V.W. Truman – M.G.D. Eisenhower – J. “”Jackie”” L.B. Kennedy – C.A.T. “”Lady Bird”” Johnson – T.C. “”Pat”” R. Nixon – E. “”Betty”” A. Blommer Ford – E.R.S. Carter – B.P. Bush – Hillary D.R. Clinton 2000 – Laura W. Bush – Michelle L. Robinson Obama – Melania K. Trump”,”BIOx-355″
“BUSTILLO Josefina Cuesta”,”Francisco Largo Caballero su compromiso internacional. Documentos.”,”Spaccatura nella UGT. “”Uno degli episodi più conosciuti delle relazioni tra la FSI e la Spagna, durante la guerra, è la attività e la gestione realizzata dalla prima in favore del sostegno internazionale alla 2° Repubblica spagnola. Quando nel 1937 i conflitti interni frammentarono profondamente il socialismo spagnolo e la UGT, la FSI, fedele alla sua tradizione di prossimità e collaborazione con la centrale sindacale spagnola, offrì la sua mediazione. La UGT contava allora 1.900.000 iscritti, secondo il Segretariato generale della FSI Largo Caballero “”nel 1939 figurava al quarto posto per la sua importanza numerica nella Federazione Internazionale””. La FSI proseguiva la sua attività in favore della Repubblica. Prima della divisione e il conflitto nell’ Esecutivo della UGT e una volta confermata la scissione nella presidenza per Largo Caballero, recentemente sostituita da Gonzalez Peña, il Comitato Esecutivo della FSI inviterà ambo le parti ad andare a Parigi per dirimere le differenze.”” (pag 131)”,”MSPx-052″
“BUTERA Federico”,”La divisione del lavoro in fabbrica.”,”””I nomi delle formule che si vorrebbero capaci di superare il taylorismo sono nuovi (per quanto non siano nuove le formule in sé: Wyatt e Frazer, fra gli altri, le avevano create 45 anni fa). (…) In contraddizione con l’ one best way teorizzata da Taylor e accreditata dalla quasi totalità della dogmatica organizzativa, il taylorismo rimane un caso particolare di organizzazione industriale sviluppatasi, sia pure con una amplissima diffusione, in contesti di un determinato specifico tipo. (…) Acanto alle critiche teoriche è visibile dunque anche il relativismo e la debolezza storica del taylorismo. I casi di applicabilità piena del taylorismo tendono a decrescere. (…) (pag 87) “”Gramsci, che parla di fordismo più che di taylorismo (1), mostra i nessi fra lo sforzo della classe imprenditoriale americana per razionalizzare e controllare l’ interno della fabbrica e quello di modellare l’ intera società in modo che questa potesse essere funzionale allo sviluppo di quel modo di produrre e al rafforzamento dei rapporti sociali che si andavano creando”” (pag 94) ((1) Gramsci, Americanismo e fordismo, in Note sul Machiavelli, Einaudi, Torino, 1964)”,”MITT-137″
“BUTI Marco SAPIR André, a cura”,”La politica economica nell’Unione economica e monetaria europea. Uno studio della Commissione europea.”,”Marco Buti è capo unità alla Direzione generale Affari economici e finanziari della Commissione europea e insegna all’Università di Firenze. André Sapir è consigliere alla Direzione generali Affari economici e finanziari della Commissione europea e professore di Economia all’Université Libre de Bruxelles.”,”EURE-065-FL”
“BUTLER Eamonn, edizione a cura di Virgilio FLORIANI”,”Friedrich A. Hayek.”,”Virgilio FLORIANI presidente del CREA, Centro Ricerche Economiche Applicate, Roma, Milano Eamonn Butler, nato nel 1952 a Shrewsbury in Inghilterra, si è laureato all’Università di St. Andrew in Scozia. E’ stato ricercatore associato del Congresso degli Stati Uniti ed ha insegnato allo Hillsdale College nel Michigan. Attualmente (1986) è direttore dell’Adam Smith Institute, fondazione con sede a Londra e a Washington che si occupa di studi di economia politica. E’ autore e curatore di vari scritti di argomento politico ed economico tra cui: ‘Forty Centuries of Wage and Price Control’, Heritage Foundation, Washington D.C., 1979 in collaborazione con Schuettinger (…). “”L’influenza di Friedrich Hayek nell’aiutare una generazione a comprendere la natura di una società liberale ed a capire gli errori del collettivismo supera quella di ogni altro autore suo contemporaneo”” (pag 5) Nato a Vienna nel 1899, dopo aver conseguito due lauree (in Legge e in Scienze politiche) all’Università viennese, Hayek ha lavorato con Ludwig von Mises, esponente della “”scuola austriaca”” di economia. E’ stato professore di Scienze economiche e Statistica all’Università di Londra (1931-1950); di Scienze morali all’Università di Chicago (1950-1962); di Politica economica all’Università di Freiburg (1962-1967). Nel 1974 gli è stato assegnato il premio Noble per l’economia. (dal risvolto di copertina) Differenze tra scienze sociali e scienze naturali. “”Cresciuto in una famiglia di studiosi di scienze naturali, dei cui metodi e scopi aveva egli stesso passione e padronanza, era logico che Hayek reagisse con fermezza quando, avviatosi allo studio dei fenomeni sociali, scoprì che i metodi delle scienze naturali erano erroneamente intesi e acriticamente applicati a problemi per i quali erano del tutto inadeguati. Questa sua reazione si manifestò in ‘Scientism and the Study of Society’, e in diversi saggi che seguirono (2). Non sorprende che gli studiosi dei fenomeni sociali desiderassero emulare gli indubbi successi delle scienze fisiche, i cui progressi, nei tempi moderni, hanno superato ogni previsione e ci consentono di conoscere e controllare in maniera sorprendente l’ambiente naturale e di accrescere il nostro benessere con la produzione ed il godimento di nuovi beni. Secondo Hayek, tuttavia, la fiducia nell’illimitato potere della scienza è troppo spesso basata sull’illusione che il metodo scientifico sia semplicemente l’applicazione di una tecnica investigativa adatta a tutti gli usi (3). Cercando di fornire dei metodi di controllo della società così come li forniscono i fisici per il mondo fisico, gli studiosi della società hanno imitato la forma più che la sostanza delle tecniche scientifiche. Se abbiamo presente le gravi conseguenze che possono derivare da ogni tentativo di controllare la società, destano preoccupazione le molte affermazioni di studiosi di scienze sociali che, anche se possono “”apparire”” scientifiche, sono in realtà proprio il prodotto dell’ignoranza delle fondamentali differenze esistenti fra i fenomeni fisici e quelli sociali”” (pag 193) [(2) ‘Scientism and the Study of Society’ apparve per la prima volta in “”Economica”” tra il 1941 e il 1944, assieme ad uno studio attinente agli stessi problemi. ‘The Counter-Revolution of Science’, che delinea gli errori di molti importanti teorici socialisti. Questi saggi sono ora raccolti in ‘The Counter-Revolution of Science’, cit.; (3) ‘New Studies’, cit., p. 30)]”,”ECOT-371″
“BUTRÓN-PRIDA Gonzalo”,”Nuestra sagrada causa. El modelo gaditano en la revolución piamontesa de 1821.”,”Il Modello Gaditano è un altro nome per la Costituzione spagnola del 1812, anche nota come La Pepa o la Costituzione di Cadice. Questa costituzione fu promulgata il 19 marzo 1812 dalle Cortes, il parlamento iberico, in opposizione all’occupazione napoleonica e al regime di Giuseppe Bonaparte 1. La costituzione stabiliva la monarchia costituzionale con la limitazione dei poteri del re, la separazione dei poteri, il suffragio universale maschile, la libertà d’impresa e altre importanti riforme 1. Durante la Rivoluzione Piemontese del 1821, il Modello Gaditano fu preso in considerazione e dibattuto in Piemonte 2. La rivolta carbonara si estese sia nel Lombardo-Veneto che in Piemonte 2. Bibliografia. Gonzalo Butrón-Prida, ‘Nuestra sagrada causa. El modelo gaditano en la revolución piamontesa de 1821’, 2004. Recensione del libro di Gonzalo Butrón-Prida, ‘Nuestra sagrada causa. El modelo gaditano en la revolución piamontesa de 1821’, pubblicata su una rivista accademica 1. Secondo la recensione, il libro di Butrón-Prida analizza l’influenza ideologica della Costituzione di Cadice sulla rivoluzione piemontese del 1821 e la reazione che questa rivoluzione ha suscitato in Europa 1. (f. copil)”,”RISG-145-FSL”
“BUTTAR Pritt”,”Imperi spezzati. Rivoluzione, nuovi Stati nazionali e fronti di guerra nell’est Europa, 1917-1921.”,”Imperi spezzati. Il fronte orientale 1917-1921. Questo è il quarto volume di una serie che racconta la Prima guerra mondiale sul fronte dell’Europa dell’est. Dopo le battaglie e lo spargimento di sangue degli anni passati, il 1917 vide relativamente pochi combattimenti, mentre la Russia si invischiava nelle sue rivoluzioni e i tedeschi ne approfittavano per concentrale le loro energie altrove. Trotsky a Brest Litovsk. La questione dell’Ucraina diventò l’oggetto di un acceso dibattito. (pag 325-326)”,”QMIP-286″
“BUTTERFIELD Jeremy a cura; saggi di J.R. LUCAS Michael TOOLEY Gregory CURRIE Roberto TORRETTI Julian BARBOUR Jeremy BUTTERFIELD and Chris ISHAM Karel KUCHAR James HIGGINBOTHAM Michel TREISMAN”,”The Arguments of Time.”,”In apertura versi di William Shakespeare tratti dall’opera ‘Winter’s Tale’ (Racconto d’Inverno) (Atto IV, versi 1-32): Ne Il racconto d’inverno possono essere individuate numerose tematiche che guidano ad un’analisi letteraria di notevole complessità. Dal punto di vista drammaturgico, la tragicommedia è nettamente divisa in due parti: i primi tre atti hanno tutti i connotati della tragedia, mentre negli ultimi due la trama si svolge fino al lieto fine. Il sospetto del tradimento, la richiesta dell’avvelenamento, l’inimicizia che esplode tra vecchi amici, la morte di una donna e dei suoi due figli, la morte di Antigono e dell’equipaggio della nave colorano di tinte fosche il dramma, preparando lo spettatore ad un epilogo tragico. Dal quarto atto in poi, invece, entrano in scena numerosi elementi che modificano il plot: scene bucoliche e pastorali vengono allegramente arricchite da canzoni e danze, nelle quali appaiono anche dei satiri, personaggi tipici della commedia antica. Le due parti dell’opera subiscono l’influsso del Tempo: questi entra in scena all’inizio del quarto atto, rappresentato dal coro. «I, that please some, try all, both joy and terror Of good and bad, that makes and unfolds error, Now take upon me, in the name of Time, To use my wings. Impute it not a crime To me or my swift passage, that I slide O’er sixteen years and leave the growth untried Of that wide gap, since it is in my power To o’erthrow law and in one self-born hour To plant and o’erwhelm custom.» (Il Racconto d’Inverno, Atto IV, scena I) «Io che son per alcuni il piacere, che tutti provo, gioia e terror dei tristi e dei buoni, io ch’eccito e rimuovo gli equivoci, or aligero, e con pieno diritto, perché figuro il Tempo, mi presento. Oh un delitto mio o del mio passo celere non è già s’io sorvolo sedici anni e lascio senza un solo sguardo cotesto spazio, perché è nel mio potere sovvertire, in un’ora nata dal mio piacere, le leggi, ed i costumi piantare e sradicare.» (Il Racconto d’Inverno, Atto IV, scena I) La condizione temporale è qui, quindi, non solo una necessità narrativa, ma un vero e proprio colpo di teatro: il suo intervento, infatti, fa cambiare il registro portandolo da quello propriamente tragico a quello comico. Allo stesso modo, è sempre lo scorrere del tempo che consente la riconciliazione tra Leonte ed Ermione, nel frattempo trasformata in statua. (wikip) (in Jeremy Butterfield, The Arguments of Time, Oxford, 2006)”,”FILx-489-FRR”
“BUTTI-DE-LIMA Paulo a cura; saggi di Giuseppe GALASSO Franco CARDINI Salvo MASTELLONE Luciano CANFORA Giuseppe MAZZINI Gian Mario BRAVO Heinz-Gerhard HAUPT Corrado MALANDRINO Pier Paolo PORTINARO Mario TELO’ Maurice AYMARD Stefano ZAMAGNI”,”Idee d’Europa. Atti del convegno di studi, San Marino, 9-10 giugno 2006.”,”Il volume contiene il saggio di G.M. Bravo: ‘L’internazionalismo proletario e socialista fra Otto e Novecento. L’Europa, modello di «civilizzazione» o «metropoli colonialista»? (pag 55-88) “”Sul tema specifico dell’imperialismo, Il testo fondante e nodale della discussione posteriore fu quello del liberale John Atkinson Hobson, da Lenin tanto apprezzato, che sancì un’interpretazione soggettiva soltanto percepita e intuita in precedenza. (…). Notoriamente, molte furono le concettualizzazioni. Due fra le più importanti provennero dalla sinistra del socialismo, da Rosa Luxemburg e da Lenin. La teoria del ‘sottoconsumo’ (derivata dall’anticapitalismo di Sismondi e poi reinterpretata da Hobson), riletta da Rosa Luxemburg qualche anno più tardi (49) (1913), vedeva da un lato crescere l’«internazionalità» delle classi borghesi e da un altro riteneva inevitabile l’esistenza di salariati in condizioni miserevoli o addirittura di sottoproletariato, indispensabili per le leggi oggettive dell’accumulazione capitalistica: per cui le classi dei lavoratori, e ancor più i ceti agricoli e sottoproletari coloniali, dovevano essere tenuti a bassi livelli di capacità di acquisto, perché tutto il prodotto e i profitti potessero essere reinvestiti nella produzione corrente. Vale a dire: accanto al capitalismo sviluppato, affinché questo non si incagliasse e non si bloccasse, dovevano esistere formazioni economiche non capitalistiche. In epoche lontane queste avevano coinciso con il mondo rurale; in periodi di sviluppo intenso, quando agli insufficienti mercati interni si erano vieppiù sostituiti i mercati mondiali, lo sbocco necessario diventava la conquista delle colonie; in seguito, proprio perché le grandi potenze svolgevano un’azione di controllo globale e tendenzialmente conflittuale, si manifestavano i fenomeni dell’imperialismo, cioè del buon esito politico ed economico attraverso la forza e l’espansione territoriale, ma anche tramite l’influenza, la vitalità finanziaria, la conquista e la subordinazione dei mercati «deboli», con i popoli contadini trattenuti lontano dallo sviluppo (50). La teoria, accolta per molti decenni, ma poi superata negli anni ’60 del Novecento dalla concezione di Baran e Sweezy del «capitalismo monopolitistico» (51), fu in realtà quella di Lenin, a sua volta fondata polemicamente sulle interpretazioni antecedenti e in specie sulle ricerche di Hilferding e Bucharin (52). Il ragionamento di Lenin poggiava sulla caduta tendenziale del saggio di profitto, con la «finanza monopolistica» che, nelle situazioni più avanzate del capitalismo (la «fase suprema»), era portata necessariamente a depredare il mercato mondiale aprendo un conflitto con diverse entità finanziarie aventi analoghi obiettivi, tendendo ad attenuarsi o a sparire i profitti ottenuti sui mercati interni a causa della concorrenza. Si trattava, secondo Lenin, della fase più avanzata del capitalismo che si poneva fini e sbocchi – si sarebbe poi detto negli ultimi lustri del XX secolo – di globalizzazione, con il capitale finanziario che, accompagnato anche dalla forza fisica e dalla sopraffazione, sostituiva l’antico capitalismo commerciale e imprenditoriale e si impegnava senza sosta, fino a tramutarsi in «capitalismo morente» (così Franz Mehring nel 1900, con le parole riprese poi da Lenin) (53). In effetti, l’attenta considerazione di Lenin, seppure con modifiche e aggiustamenti, poté venir trasferita alle valutazioni sul neocolonialismo, che nella seconda metà del Novecento vide nascere Stati e governi formalmente indipendenti ma di fatto senza autonomia economica e anche sul piano politico subalterni agli Stati di antica «civiltà» coloniale e imperialista. A prescindere dalla fallacia che poterono avere gli studi economici di Lenin, in ogni caso ebbe un senso preciso la sua asserzione sul colonialismo-imperialismo (in un’epoca in cui la ‘ferrovia’ sembrava giocare il ruolo trainante dell’economia globale), che superava di fatto il dibattito secondo-internazionalista, peraltro già fallito proprio di fronte all’esplosione del conflitto mondiale nell’agosto 1914 (54): «La costruzione delle ferrovie sembra un’impresa semplice, naturale e democratica, apportatrice di civiltà e di progresso: tale appare infatti agli occhi dei professori borghesi, stipendiati per imbellettare la schiavitù capitalistica, e agli occhi dei filistei piccolo borghesi. Nella realtà i fili capitalistici che collegano queste imprese, per infinite reti, alla proprietà privata dei mezzi di produzione in generale, hanno trasformato la costruzione delle linee ferroviarie in strumento di oppressione di ‘un miliardo’ di uomini nei paesi asserviti (tutte le colonie, più le ‘semicolonie’), cioè più della metà degli abitanti del globo terrestre e degli schiavi del capitale nei paesi «civili». – La proprietà privata, basata sul lavoro del piccolo proprietario, la libera concorrenza, la democrazia: tutte parole d’ordine, insomma, che i capitalisti e la loro stampa usano per ingannare gli operai e i contadini, sono cose del passato. Il capitalismo si è trasformato in sistema mondiale di oppressione coloniale e di iugulamento finanziario della maggioranza della popolazione del mondo da parte di un pugno di paesi «progrediti». E la spartizione del «bottino» ha luogo fra due o tre predoni (Inghilterra America, Giappone) di potenza mondiale, armati da capo a piedi, che coinvolgono nella ‘loro’ guerra, per la spartizione del ‘loro’ bottino, il mondo intero». A queste argomentazioni Kautsky contrappose quelle cosiddette dell’ ‘ultraimperialismo’ (o ‘superimperialismo’): egli ammetteva la politica di spoliazione posta in essere dal capitalismo nelle sue forme più avanzate nei confronti delle colonie, ma riteneva che lo stesso capitalismo potesse conoscere una fase di esasperazione dell’imperialismo che avrebbe condotto – come le guerre dimostravano – a ulteriori incompatibilità, sanabili solo dal socialismo nelle sue vesti abituali e col richiamo all’ortodossia marxista, aperta però a tutte le più ampie alleanze con la democrazia e con il fronte internazionale del pacifismo. L’imperialismo rappresentava una minaccia reale, grazie al capitale finanziario che lo sosteneva; ma una parte del capitalismo, quella più dinamica e avanzata, mirava a un’espansione pacifica, frutto del libero mercato: in fin dei conti, l’imperialismo non costituiva l’ ‘unico’ modo di presentarsi del capitalismo. Compito del socialismo – ritenne Kautsky, contestato sia da Rosa Luxemburg sia da Lenin – diventava allora assecondare le tendenze più liberali del sistema presente, borghese, e operare nello stesso tempo per la pace e il disarmo (55). Nonostante gli interventi evocati, la visione dell’imperialismo rimase lacunosa nel dibattito internazionalista, specie fra quanti si riconobbero nel marxismo”” (pag 79-83) [saggio di G.M. Bravo: ‘L’internazionalismo proletario e socialista fra Otto e Novecento. L’Europa, modello di «civilizzazione» o «metropoli colonialista»? (pag 55-88) (in) ‘Idee d’Europa. Atti del convegno di studi, San Marino, 9-10 giugno 2006’, Aiep Editore, San Marino, 2007, a cura di Pauo Butti de Lima] [Note: (49) Rosa Luxemburg, ‘L’accumulazione del capitale. Contributo alla spiegazione economica dell’imperialismo’ (1913), con introduzione di Paul M. Sweezy, Einaudi, Torino, 1980; (50) R. Monteleone, ‘Teorie sull’imperialismo’, Editori Riuniti, Roma, 1974; Wolfgang J. Mommsen, ‘L’età dell’imperialismo’, 1885-1918′, Feltrinelli, Milano, 1970; Id. Imperialismus Theorie’, Vandenhoec & Ruprecht, Göttingen, 1977; (51) Paul A. Baran P.M. Sweezy, ‘Il capitale monopolistico (1966), Einaudi, Torino, 1978; (52) Vladimir I. Lenin, ‘L’imperialismo fase suprema del capitalismo’ (1917), in Lenin, Opere scelte, Editori Riuniti, Roma, 1965, passim (ora nell’edizione a sé, La Città del Sole, Napoli, 2001). Oltre al testo cit. di Hilferding (nota 46), cfr. Nikolaj I. Bucharin, ‘L’economia mondiale e l’imperialismo’ (1915), con introduzione di Paolo Santi, Samonà e Savelli, Roma, 1966; (53) Cfr. F. Andreucci, ‘La questione coloniale e l’imperialismo’ cit., (nota 22), p. 883; (54) Lenin, ‘L’imperialismo’, cit., (nota 52), p. 572; (55) K. Kautsky, L’imperialismo (1914), a cura di Luca Meldolesi, Laterza, Bari, 1980. Cfr. M.L. Salvadori, ‘Kautsky fra ortodossia e revisionismo’, in ‘Storia del marxismo’, cit., (nota 17), vol. II, pp. 279-314; Marek Waldenberg, ‘Il papa rosso. Karl Kautsky, Editori Riuniti, Roma, 1980, passim]”,”TEOC-011-FMB”
“BUTTIGLIONE Rocco”,”Dialettica e nostalgia.”,”BUTTIGLIONE Rocco è nato a Gallipoli (Lecce) nel 1948. Ha studiato giurisprudenza a Torino e Roma laureandosi in questa città. “”L’ Institut für Sozialforschung di Francoforte nacque per contrastare la conciliazione del marxismo con l’ esistente, che nella linea teorica e politica della socialdemocrazia dopo la 1° guerra mondiale trovava compimento. Nella prima fase della sua esistenza esso è dominato dalle figure di Carl Grünberg e di Henryk Grossmann e proprio nell’ ambito dell’ Istituto viene elaborata l’ ultima grande teoria del crollo del capitalismo, quella contenuta appunto nell’ opera monumentale di Grossmann Das Akkumulations-und Zusammenbruchsgesetz des kapitalistichen Systems.”” (pag 46)”,”TEOC-210″
“BUTTIGLIONE Rocco”,”La crisi dell’ economia marxista. Gli inizi della Scuola di Francoforte.”,”””Partendo da una teoria del crollo siamo così pervenuti ad una teoria del ciclo capitalistico che permette di individuarne le diverse fasi e i fenomeni connessi con ciascuna di esse con un certo grado di approssimazione. Questa conseguenza fu tratta già immediatamente dopo la pubblicazione del libro di Grossmann da F. Sternberg: altro è dimostrare il carattere contraddittorio del modo di produzione capitalistico, altro è dimostrare la necessità della sua crisi finale.”” (pag 85) (F. Sternberg, Eine Umwälzung der Wissenschaft? Kritik des Buches von Henryk Grossmann “”Das Akkumulations- und Zusammenbruchgesetz des kapitalistischen Systems””. Zugleich eine positive Analyse des Imperialismus, Berlin, 1930)”,”TEOC-213″
“BUTTIGLIONE Rocco”,”Augusto Del Noce. Biografia di un pensiero.”,”Rocco Buttiglione è nato nel 1946. Si è laureato in filosofia presso l’Università La Sapienza di Roma nel 1969 e ha insegnato in varie università. E’ autore di varie pubblicazioni tra cui ‘Dialettica e nostalgia’ (1979), ‘Il pensiero di Karol Wojtyla, Milano, 1982, ‘L’uomo e il lavoro’ (1984). Contiene il capitolo – Augusto Del Noce e il marxismo (pag 117-142) (in partgicolare sul ‘marxismo italiano’)”,”BIOx-012-FMB”
“BUTTINO Marco”,”La rivoluzione capovolta. L’Asia centrale tra il crollo dell’impero zarista e la formazione dell’URSS.”,”Marco Buttino insegna storia dell’Europa orienale a Torino. Ha pubblicato studi sulla storia dell’URSS e dell’Asia centrale. La rivolta dei coloni e l’ alleanza con i basmachi (pag 368)”,”RIRx-189″
“BUTTINO Marco”,”La rivoluzione capovolta. L’Asia centrale tra il crollo dell’impero zarista e la formazione dell’URSS.”,”Marco Buttino insegna storia dell’Europa Orientale a Torino. Ha pubblicato studi sulla storia dell’Urss e dell’Asia centrale. Ha pubblicato ‘La fuga’ (2001) e ‘Uomini in armi’ (2000) insieme a M.C. Ercolesi e A. Triulzi.”,”ASIx-015-FL”
“BUZZATI-TRAVERSO Adriano”,”L’uomo su misura.”,”A. Buzzati-Traverso è nato a Milano nel 1913. Laureato in scienze naturali si dedicò alla ricerca biologica e allo studio della genetica, delle mutazioni ereditarie. Diventò professore di genetica all’Università di Pavia nel 1948. Dopo un periodo breve negli Stati Uniti come Visiting Professor fece attività presso il CNEN.”,”SCIx-003-FMDP”
“BUZZI A.R.”,”La teoria politica di Gramsci.”,”A. R. Buzzi insegna nella Facoltà di Scienze economiche, sociali e politiche dell’Università cattolica di Lovanio (1973). La struttura del partito politico e il capo carismatico (Gramsci) (pag 231-232; 234; 236-237) Sigla M.: Note sul Machiavelli, sulla politica e sullo Stato moderno’, Torino, Einaudi, 1949, 1966″,”GRAS-138″
Autore: bibliotecastudige
Biblioteca Isc ordinata per nome autore, B3
“BEZZA Bruno a cura; saggi di Claudio PAVESE Luciano SEGRETO Peter HERINER Bruno BEZZA Renato GIANNETTI”,”Energia e sviluppo. L’industria elettrica italiana e la società Edison.”,”Bruno Bezza ha insegnato nelle Università di Milano, Teramo, Perugia. E’ Segretario generale della Fondazione Assi. Si è occupato principalmente di storia delle relazioni industriali.”,”ECOG-073-FPA”
“BHADRA Bula”,”Materialist Orientalism: Marx, ‘Asiatic’ mode of production and India.”,”BHADRA Bula Department of Sociology Calcutta University “”In his ‘A Contribution to the Critique of Political Economy’ Marx said that “”the Asiatic”” mode of production, along with other modes that originated in Europe, was an epoch “”marking progress on the economic development of society””. Marx is correct if this characterization means the invariant fact that civilization and history first arose in the fertile plains of the river valleys of the Tigris-Euphrates, the Nile, the Indus, and the Huangho – all being located in the East. But he alone was no maverick in conceptualizing the stated role of the Eastern civilizations. Hegel clearly stated that it was on the river plains of the East where “”property in land”” commenced and where “”the basis and foundation of the state”” became possible. (…)”” (pag 267-268) “”These words of a contemporary liberal social historian (A.L. Basham) put in perspective precisely the fact, ignored by Marx, that the Indian social formation, like any other social formation of whatever geographical location, was not stagnant ‘per se’. Indeed the reverse is the case, as is indicated today by a plethora of empirical data. Among other things, they repudiate Marx’s claim that the “”Asiatic history”” was marked plainly by an””indifferent unity of town and countryside””, whereas the history of classical European antiquity remained “”the history of cities””. The fact of the matter is that India developed as well what was fundamentally an urban civilization – the Indus or Harappan civilization (2500/2300 B.C. – 1750/1500 B.C.) which, in its turn,was the culminating point of a chain of interrelated material and cultural developments encompassing both productive forces and relations of production.”” (pag 269-270″,”TEOC-557″
“BHAGAT Chetan”,”Un misero 18.”,”Elsa Osorio è nata a Buenos Aires e attualmente risiede a Madrid.”,”VARx-007-FC”
“BHAGAVAN R.S.”,”An Introduction to the Philosophy of Marxism. Part I.”,”R.S. Bhagavan was born in 1927, and after a varied education came into the legal profession in 1956. He joined the Lanka Sama Samaja Party towards the end of 1942, when it was underground during the War, and became associated with all aspects of party activity, apart from public speaking. He edited the Sri Lankan editions of pamphlets by Rosa Luxemburg and Trotsky that were the only copies in print at that time.”,”TEOC-101-FL”
“BHAGWATI Jagdish”,”L’ economia dei paesi sottosviluppati.”,”BHAGWATI Jagdish è nato nel 1934 e ha compiuto i suoi studi a Bombay, Cambridge, Oxford e all’ Istituto di Tecnologia del Massachusetts (MIT). Dopo un periodo di ricerche ad Oxford, ha ottenuto la cattedra di Scambi Internazionali all’ Università di Delhi. Nel 1964-65 è stato chiamato come consulente dal Ministro per la Pianificazione in Turchia.”,”PVSx-007″
“BHAGWATI Jagdish a cura, scritti di LEONTIEF W.W. JOHNSON H.G. LANCASTER K. JONES R.W. MINHAS B.S. SAMUELSON H.G. LIPSEY R. STOLPER W.F. CORDEN W.M. FINDLAY R. GRUBERT H. MACDOUGALL G.A.D. MCKINNON R.I.”,”International Trade. Selected Readings.”,”Introduction, Further Reading, Acknowledgements, grafici, formule, Author Index, Subject Index”,”ECOI-383″
“BHASKAR Roy”,”From Science to Emancipation. Alienation and the Actuality of Enlightenment.”,”Ram Roy Bhaskar, the originator of the international philosophy of critical realism, is now engaged in worldwide work oriented to the project of universal self-realisation.”,”TEOP-089-FL”
“BHASKAR Roy”,”Dialectic. The Pulse of Freedom.”,”Ram Roy Bhaskar, the originator of the international philosophy of critical realism, is now engaged in worldwide work oriented to the project of universal self-realisation. Is Research Fellow in Philosophy at Linacre College, Oxford and The City University, London.”,”FILx-125-FL”
“BHASKAR Roy”,”From East to West. Odyssey of a Soul.”,”Ram Roy Bhaskar, the originator of the international philosophy of critical realism, is now engaged in worldwide work oriented to the project of universal self-realisation. Is Research Fellow in Philosophy at Linacre College, Oxford and The City University, London.”,”FILx-126-FL”
“BHASKAR Roy”,”A Realist Theory of Science.”,”Ram Roy Bhaskar, the originator of the international philosophy of critical realism, is now engaged in worldwide work oriented to the project of universal self-realisation. Is Research Fellow in Philosophy at Linacre College, Oxford and The City University, London.”,”FILx-133-FL”
“BHASKAR Roy”,”Reflections on Meta-Reality. Transcendence, Emancipation and Everyday Life.”,”Ram Roy Bhaskar, the originator of the international philosophy of critical realism, is now engaged in worldwide work oriented to the project of universal self-realisation. Is Research Fellow in Philosophy at Linacre College, Oxford and The City University, London.”,”FILx-134-FL”
“BIAGI Enzo”,”Lubjanka. Comunismo. Bilancio 80 milioni di morti.”,”BIAGI è nato nel 1920 a Lizzano in Belvedere (Bologna). Giornalista e scrittore ha scritto molte opere tra cui ‘Un anno e una vita’, ‘La disfatta’, ‘I come italiani’, ‘L’albero dai fiori bianchi’, ‘Il fatto’, ‘Lunga è la notte’, ‘Quante donne’, ‘La bella vita’, ‘Sogni perduti’, ‘Scusate, dimenticavo’.”,”RUSS-060″
“BIAGI Enzo a cura; redattori Gianni BALDI e Sergio BORELLI”,”La rivoluzione russa. Volume primo. I giorni che sconvolsero il mondo.”,”1905. “”Il più celebre di questi episodi fu l’ ammutinamento dell’ equipaggio della corazzata Potemkin, ammiraglia della flotta del Mar Nero. Scoppiò il 14 giugno, quando, avendo i marinai rifiutato di mangiare carne guasta, un ufficiale uccise con un colpo di pistola uno di coloro che protestavano. Tutti gli ufficiali furono buttati a mare. L’ unità, che si trovava in navigazion, issò la bandiera rossa e fece rotta su Odessa. Nel gran porto del Mar Nero era in quel momento in corso uno scopero e le autorità temettero che la solidarietà trfa marinai e operai portasse a una insurrezione. Quelli della Potemkin portarono sul molo il corpo del loro compagno ucciso dall’ ufficiale, e una gran folla incominciò a rendere omaggio alla salma. Le autorità mandarono reparti dell’ esercito con l’ ordine di sparare sulla folla e il risultato fu altrettanto sanguinoso che a Pietroburgo. L’ episodio culminante del amssacro si svolse sulla scalinata monumentale che unisce la città al porto. (…) Per reazione, e su incitamento dei dirigenti operai, l’ equipaggio della Potemkin iniziò il bombardamento della città. Poi, trovandosi in disaccordo sulla via da seguire, i marinai finirono con il salpare, prendere il largo e, dopo molte tergiversazioni, fare rotta sul porto romeno di Costanza, dove furono internati.”” (pag 4)”,”RIRx-131″
“BIAGI Enzo a cura; redattori Gianni BALDI e Sergio BORELLI”,”La rivoluzione russa. Volume secondo. La battaglia per sopravvivere.”,”””Mosca, che non fu la capitale della rivoluzione, divenne la capitale dell’ insurrezione, o meglio delle insurrezioni, perché ve ne furono parecchie in quegli anni della guerra civile. La prima coinvolse gli anarchici, che avevano requisito alcuni edifici di Mosca e ne avevano fatto il loro quartier generale. Fra di essi, oltre agli idealisti, si annidavano avventurieri e delinquenti comuni, e tutti insieme compivano grassazioni, ruberie, saccheggi e sequestri di persona. Nell’ aprile del ’18, la Ceka mise fine al regno degli anarchici attaccandoli nel loro covo e distruggendoli senza pietà.”” (pag 39) Guerra civile. “”Oltre alla fame e alla guerra civile, il regime sovietico dovette fronteggiare durante la primavera e l’ estate del ’18 le continue sommosse e le congiure. Nel mese di maggio, la Ceka scoprì a Mosca un complotto dell’ ex terrorista e braccio destro di Kerenski, Savinkov, il quale con alcuni elementi della sua “”Unione per la difesa della patria e della libertà”” stava organizzando un’ insurrezione. L’ organizzazione venne distrutta: Savinkov, specialista nell’ arte del travestimento, riuscì a fuggire, ma il suo principale collaboratore generale Popov cadde nella rete. Il mese dopo, rivolta a Tambov; finita con la fucilazione di 50 persone. Perfino nelle roccheforti del regime, alla fabbrica Obuchov di Pietrogrado, in uno stabilimento di Mosca, su alcune torpediniere del Baltico, si ebbero scioperi e mezze rivolte, a causa soprattutto della carestia. Ma le grane più serie il governo le incontrò coi ferrovieri, rimasti antibolscevichi fin dalla rivoluzione d’ottobre. Un comitato centrale rivoluzionario delle ferrovie dovette assumere il controllo di parecchie linee e prendere misure drastiche per impedire gli scioperi””. (pag 70)”,”RIRx-132″
“BIAGI Enzo a cura; redattori Gianni BALDI e Sergio BORELLI”,”La rivoluzione russa. Volume terzo. L’ età di Stalin e di Krusciov.”,”””Ed ora, valga un esempio. Il libro è posto in vendita nelle librerie di Stato. Passa uno e lo compro. (…) Vi legge: “”Ivanov, ‘La comune di Parigi’ (…). (…) il libro di Ivanov è stato tolto dalla circolazione! Pochi giorni dopo, sullo scoccare delle due di mattina, gli agenti della NKVD fanno irruzione in casa d’ Ivanov (…). Con tutto il suo archivio personale, comprese le carte di famiglia, Ivanov e il padre, il nonno, la nonna, la moglie sono trascinati via e gettati nelle carceri sotterranee della NKVD, sotto l’ accusa di “”sabotaggio sul fronte ideologico””. Motivi: 1) Ivanov sostiene, nella “”Comune di Parigi””, che “”molto sangue, durante il movimento insurrezionale del 1871, è stato inutilmente versato, visto che il proletariato non riuscì ad imporre il proprio potere”” (…) 2) Ivanov, pretende che, durante la Comune, fu l’ ala sinistra del “”terzo stato”” ad esercitare il potere. Si tratta d’una calunnia e di una falsificazione storica, giacché la Comune fu la “”prefigurazione della dittatura del proletariato””. 3) Ivanov tace deliberatamente sulla funzione direttiva adempiuta dalla sezione parigina della prima Internazionale. 4) Ivanov ha volontariamente sottaciuto i risultati positivi dell’ esperienza della Comune (…). L’ istruttoria dura un anno, un anno e mezzo. Ivanov non cede. (…) Ivanov è mandato in Siberia (…)””. Ho scelto il caso tipico di un Ivanov “”contrabbandiere, falsario e controrivoluzionario””. Ma a quanti seguaci di Pokrovski non toccò un destino simile negli anni che seguirono “”La lettera storica”” di Stalin!”” (pag 156-157, da A. Uralov, Stalin al potere, Cappelli)”,”RIRx-133″
“BIAGI Enzo”,”Testimone del tempo.”,”Fleming, Chain e Florey. La scoperta della penicillina. “”Waksman ha passato l’ esistenza a studiare, per condurre avanti quelle intuizioni, e ha scritto le sue esperienze anche in un libro appassionante: ‘La mia vita tra i microbi’. E’ con Fleming uno dei padri degli antibiotici, ma non ha,L per il defunto collega, una profonda considerazione. “”L’ho conosciuto assai bene””, mi ha detto. “”Egli venne nei miei laboratori, e ciò accadde una ventina d’anni fa. Discutemmo alcuni problemi. Fleming era un batteriologo e un buon osservatore. Notò che certe muffe verdi impedivano lo sviluppo dei batteri, ma non era un biochimico. Intuì il valore potenziale di quella sostanza che aveva individuato in una provetta, per combattere le infezioni, ma non prese molte iniziative. Il suo contributo più importante è l’esame del fenomeno, e l’ aver trovato una definizione del prodotto. Lei ricorda Faust? A un certo momento Goethe gli fa dire: “”Se tu non capisci qualcosa dagli un nome, e penseranno che sai tutto in proposito””. Fleming è diventato famoso perché ha battezzato il farmaco; lo ha chiamato ‘penicillina’. Ma senza il lavoro di Chain e di Florey, le sue osservazioni sarebbero rimaste a un punto fermo.”” (pag 21) USA ed Europa. Il carattere degli americani. “”Art Buchwald: ‘Gli americani sono gentili, pieni di immaginazione, attivi, sempre in movimento, non basta un “”no”” per fermarli. Invece in Europa c’è sempre qualcuno che ti spiega perché non ha potuto fare il suo lavoro come avrebbe voluto, anche gli stagnini si sentono incompresi. Qui si può fare tutto. Difetti? Impazienti, non possono fermarsi mai, debbono sempre andare avanti, insicuri, un anno sei l’ uomo più importante, l’ anno dopo sei nessuno. Costruiscono i loro idoli e subito li distruggono. In Europa si può resistere a lungo, qui no””. (pag 30)”,”BIOx-112″
“BIAGI Enzo”,”Dinastie. Gli Agnelli, i Rizzoli, i Ferruzzi-Gardini, i Lauro.”,”Angelo Rizzoli, Angelone, ‘l’uomo più solo che esista’, ‘l’editore spennato come un pollo’ (pag 108) Lauro e Giannini. “”(Achille Lauro) Non è mai stato un grande lettore, ma c’è un settimanale che segue con tanto interesse, «L’Uomo qualunque», e un personaggio che ammira: Guglielmo Giannini. Gli piace perchè è il primo ad avere alzato «il vessillo della riscossa contro la canea urlante». Anche il linguaggio del giornalista e commediografo suo concittadino deve essere di suo gusto. Ha una rubrica intitolata «Le Vespe». Vi si leggono frasi come queste: «Togliatti, Nenni, Silone, farabutti, falsari, immondo brulicare di politica verminaia». E anche: «Fetenti, fetentoni, fregnoni, panscrementi, carogne e simili». «L’Uomo qualunque» vende ottocentomila copie. Nella testata c’è un poveretto stritolato da un torchio. E’ quello che gli inglesi chiamano ‘The man in the street’, l’uomo della strada. Per lui, per la vittima, Giannini si batte contro «i professionisti della politica». «Sono loro,» scrive «che per mania o per orgoglio hanno condotto il mondo al macello. Così anche mio figlio è morto. E questo non deve più accadere». Anche il comandante la pensa nella stessa maniera: «Io ero contrario alla guerra, a tutte le guerre». Per ragioni ideologiche, ma anche pratiche: «Ad una ad una vidi le mie navi finire in fondo al mare. Una volta me ne affondarono tre in un solo giorno. Mi sentii mancare». Deve condividere anche il programma di Giannini: vuole «lo Stato amministrativo», governato dai tecnici. Nel 1946, porta in Parlamento trentadue deputati che talvolta hanno un peso determinante. Dodici anni dopo Guglielmo Giannini era un signore dimenticato, e il suo giornale non contava più nulla. «Costa quaranta lire» mi disse «ma non le vale». E aggiunse: «Quel successo, quando ci ripenso, mi pare una vergogna. La folla mi applaudiva: mi credevano un fascista. Non lo sono mai stato, e avevo altri progetti». Il comandante Lauro pensa che non può stare a guardare: i devoti dicono per il bene di Napoli e per quello dell’Italia, ma forse anche perché, con gli interessi che manovra, la neutralità non gli conviene. Tratta con la Democrazia cristiana, ma qualcuno si oppone. Un’intervistatore gli fa un nome: «L’onorevole Fanfani?». «Già , deve chiamarsi così». Fa qualche sondaggio anche coi comunisti, ma nemmeno lì trova un ambiente favorevole. Lo contrasta il senatore Reale. C’è nell’aria la possibilità di un accordo di Giannini con Togliatti e con Nenni, per fare cadere il governo De Gasperi. Dice Giannini, che qualcuno chiama anche «Il Fondatore»: «Se il comunismo è elevazione degli umili, abolizione della povertà, benessere per tutti, Cristo era comunista, San Francesco era comunista, io sono comunista». E’ una interpretazione un po’ rozza, molto sentimentale e nasconde anche qualche pericolo. Quelli di Palazzo Chigi si allarmano, e attraverso il ministro della Marina, chiedono una mano a Lauro. Lauro va a trovare Giannini, e lo trova «irascibile, nervoso e ostinato»: oltretutto è afflitto da fistole molto dolorose. Tenta di convincerlo, ma niente da fare: «Debbo dare un colpo in testa alla Dc; e glielo darò». Ma Achille Lauro ricorre a una astuta strategia: tratta coi deputati dei qualunquisti. Qualcuno, andando per le spicce, ha scritto: li compera. Di sicuro gli garantisce solidi appoggi per le prossime elezioni, e tutti, compatti, votano per il presidente del Consiglio. Giannini resta solo. E’ così che nasce il laurismo, «un fenomeno tipicamente meridionale, protestatario, eversivo, erede illegittimo del qualunquismo gianniniano, degenerato nello strapotere di un solo boss». Lo storico Giuseppe Galasso tratteggia un rapido profilo del comandante: «Innanzi tutto era un grosso uomo d’affari, assai vicino a quei capitani d’industria del passato di cui la letteratura europea ci ha dato tante immagini, più che allo spirito del capitalismo di oggi. Aveva anche una proiezione più complessa, e si proponeva non soltanto nelle attività economiche, ma nella vita complessiva della società»”” (pag 185-186)”,”ECOG-052″
“BIAGI Enzo”,”Il signor Fiat. Una biografia.”,”””Una cosa è diecimila cose”” (Proverbio giapponese) (in apertura)”,”ECOG-001-FV”
“BIAGI Enzo, opera a cura di Giuseppe MAYDA Luigi TESTORI Vittorio LUCHINAT”,”La seconda guerra mondiale. Parlano i protagonisti.”,”Materiali iconografici degli archivi del Corriere della Sera, Fabbri Editori, Rizzoli Editore; alcuni testi sono tratti da: Enzo Biagi, ‘La seconda guerra mondiale'”,”QMIS-319″
“BIAGI Enzo”,”Cardinali e comunisti.”,”””Fra duecento, trecento anni, la vita sarà meravigliosamente bella e piacevole. E per questa nuova vita noi viviamo e soffriamo”” (Cecov, Le tre sorelle) (in apertura) ‘Ha letto una frase che mi sembra vera: “”Per ogni uomo che incontri qualcosa in te nasce, qualcosa in te muore”” (prefazione di Biagi) Gli ungheresi hanno il senso dell’umorismo. Anche quando le cose vanno male riescono a sorridere. Sparavano i cannoni russi, e la gente immaginava quali crudeli e impossibili “”annunci economici”” avrebbero potuto pubblicare i giornali. “”Venite a Budapest, la citta dei bagni. Di sangue””. Oppure: “”Il maresciallo sovietico Grebegnik divide il vostro appartamento”” Grebgenik fece sparare i cannoni. E ancora: “”Abbiamo avuto torto. Volevamo interferire nei nostri affari”” (pag 119) (Evoluzione della barzelletta)”,”EURC-014-FV”
“BIAGINI Antonello F.M.”,”L’ Italia e le guerre balcaniche.”,”Con questo lavoro il Prof Antonello BIAGINI aggiunge un nuovo tassello a quel vasto programma di ricerca e valorizzazione dei documenti prodotti dagli addetti militari italiani impegnati nell’area danubiano-balcanica. Collaboratore dell’Ufficio, l’A è impegnato attualmente in diversi settori della ricerca archivistica: le Commissioni interalleate di controllo dopo la 1° GM e la pubblicazione del Diario Storico del Comando Supremo, 1940-1943.”,”ITQM-021″
“BIAGINI Antonello”,”Storia dell’ Albania. Dalle origini ai giorni nostri.”,”BIAGINI è Prof ordinario di storia dell’ Europa orientale presso l’Univ La Sapienza di Roma, componente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, coordinatore nazionale del progetto strategico ‘Il “”sistema”” mediterraneo: radici storiche e culturali, specificità nazionali’, D del Dipartimento di storia moderna e contemporanea. Si è occupato di temi relativi alla storia danubiano-balcanica e a quella della Russia e dell’ Europa centro-orientale. Tra le pubblicazioni recenti: – L’ Ungheria dal socialismo all’ economia di mercato – Caratteristiche e prospettive del processo di transizione, 1996 (con R. TOLOMEO) – Mezzo secolo di socialismo reale – L’ Europa centro-orientale dal secondo conflitto mondiale all’era postcomunista (con F. GUIDA)”,”EURC-036″
“BIAGINI Furio”,”Nati altrove. Il movimento anarchico ebraico tra Mosca e New York.”,”Furio BIAGINI (Pistoia 1954) laureato e specializzato in storia medievale, moderna e contemporanea, collabora alla Fondazione Anna Kuliscioff e al Centro studi libertari di Milano. Ha pubblicato saggi e artioli su riviste specializzate e presso l’ editore Lacaita il volume ”Il risveglio’, 1900-1922. Storia di un giornale anarchico dall’ attentado di Bresci all’ avvento del fascismo’. Attualmente è Professore di Storia dell’ ebraismo contemporanea presso la Facoltà di Lingue dell’ Università di Lecce. Fa parte della redazione della ‘Rivista storica dell’ anarchismo’.”,”ANAx-088″
“BIAGINI Antonello”,”Storia della Turchia contemporanea.”,”Antonello BIAGINI è professore ordinari di storia dell’ Europa orientale presso l’ Università di Roma ‘La Sapienza’ e presso la Libera Università degli Studi S. Pio V. Si è occupato anche di temi relativi alla sotria danubiana-balcanica, della Russia e della transizione dell’ Europa centro-orientale. Ha scritto vari libri (v. retrocopertina).”,”TURx-015″
“BIAGINI Antonello F.M.”,”In Russia tra guerra e rivoluzione. La missione militare italiana 1915-1918.”,”””Esisteva tuttavia, scriveva ancora l’ ufficiale italiano, “”un gruppo di rivoluzionari che si trovano a Losanna (e Ginevra) e che hanno, almeno attualmente, scarsa voce fra le classi minori della popolazione russa””, la cui opposizione si era manifestata con una duplice affermazione: la prima, basata sull’ analisi dei risultati della guerra di Crimea e soprattutto su quelli della guerra russo-giapponese, asseriva che una Russia vincente la guerra sarebbe stata una Russia che avrebbe riaffermato la reazione, mentre una Russia che avesse perso la guerra sarebbe stata una Russia che avrebbe concesso qualche cosa al popolo; la seconda posizione sosteneva che per giungere alla rivolta occorreva che le cose non si fossero assestate all’ interno del paese. La Duma, lavorando d’accordo con il governo, avrebbe riorganizzato in parte il paese e avrebbe impedito la vera necessaria rivolta. In effetti Lenin vedeva nella sconfitta militare l’ unica possibile affermazione della rivoluzione in contrasto con quegli esponenti come Plechanov che pur nell’ opposizione allo zar, si erano schierati per la vittoria e la “”resistenza”” ai tedeschi. (cfr. A. Tamborra, Esuli russi in Italia dal 1905 al 1917, Laterza, 1977) pag. 681) V’era infine la corrente di estrema destra, rappresentata da elementi sempre ostili ad ogni lavoro di iniziativa parlamentare.”” (pag 41)”,”ITQM-100″
“BIAGINI Antonello”,”Storia dell’Ungheria contemporanea.”,”Antonello BIAGINI (1945) è professore ordinario di storia dell’Europa orientale presso l’Università La Sapienza di Roma. Direttore del Centro interuniversitario per gli studi ungheresi e sull’Europa centro-orientale. “”Imre Nagy, esponente comunista esperto di agricoltura, che era stato per circa venti anni in Unione Sovietica, rientra in patria con il gruppo Rakosi-Gero. Propugna una diversa sistemazione delle terre rispetto al modello della collettivizzazione secondo le teorie di Nikolaj Bucharin (1888-1938). Questi, direttore della ‘Pravda’, viene condannato a morte da Stalin con l’accusa strumentale di essersi alleato con Trotsky. In realtà egli era sostenitore del modello instaurato dalla NEP (Nuova Politica Economica) che prevedeva forme di economia privata soprattutto nel settore dell’agricoltura e dunque contrario alla collettivizzazione forzata”” (nota pag 143)”,”UNGx-011″
“BIAGINI Antonello”,”Storia della Turchia contemporanea.”,”Antonello Biagini è professore di Storia dell’Europa orientale persso l’Università di Roma La Sapienza e presso la libera Università degli studi S.Pio V, Doctor Honoris Causa dell’Università di Szeged (Ungheria), è direttore del Dipartimento di Storia moderna e contemporanea e del Centro Interuniversitario per gli studi ungheresi in Italia. Si è occupato di temi relativi alla storia danubiano-balcanica, della Russia e della transizione nell’Europa centro-orientale dopo la caduta dei regimi comunisti. Pubblicazioni: Mercati e viaggiatori per le vie del mondo, Regine e sovrane, il potere, la politica, la vita privata, Storia dell’Albania dalle origini ai giorni nostri, Historia e Shqipérisé nga zanafilla deri né ditèt tona.”,”TURx-004-FL”
“BIAGINI Eugenio F.”,”Storia dell’Irlanda dal 1845 a oggi.”,”Eugenio F. Biagini insegna Storia moderna e contemporanea nell’Università di Cambridge. Con il Mulino ha pubblicato “”Il liberalismo popolare. Radicali, movimento operaio e politica nazionale in Gran Bretagna 1860-1880′ (1992) e ‘Il Risorgimento e l’unificazione dell’Italia’ con D. Beales, 2005. Marx Engels e il movimento cartista (pag 23) Questione emigrazione in Gran Bretagna o America. Engels sugli immigrati irlandesi a Londra ecc. (pag 80) “”Coloro che decidevano di restare in Gran Bretagna erano concentrati nelle grandi città industriali del Lancashire e del Cheshire (40%), a Londra (17%), oppure a Glasgow (29%), che era la destinazione preferita in Scozia. Spesso provenienti dalle zone rurali di Mayo, Clare o Tipperary, catapultati negli ‘slums’ industriali, questi contadini stentavano ad adattarsi alle regole di vita urbane e con i loro maiali e altri animali domestici nel cortile e nelle strade (com’erano stati soliti fare in Irlanda) davano adito a stereotipi più o meno razzisti sulla natura primitiva degli irlandesi. Avevano la reputazione di essere violenti, ubriaconi, sporchi, malati e contagiosi. Talora li si rappresentava come delle specie di scimmioni in panni umani, una caricatura che si trova spesso nei giornali satirici come «Punch», ma che era anche condivisa da osservatori della sinistra radicale. Addirittura Friedrich Engels scrisse: «se quasi in ogni grande città un quinto o un quarto degli operai sono irlandesi, oppure figli di irlandesi cresciuti nella sporcizia irlandese, non ci si può meravigliare del fatto che la vita dell’intera classe operaia, i suoi costumi, il suo atteggiamento intellettuale e morale, tutto il suo carattere abbia assimilato molti elementi irlandesi, e si può comprendere come la situazione indegna dei lavoratori inglesi, generata dall’industria moderna, e dalle sue conseguenze immediate, sia stata resa ancora più degradante (2)». Ma se l’irlandese appena sbarcato era spaesato e disperato, pronto a lavorare a salari irrisori ben al di sotto della paga che i sindacati cercavano di negoziare, nel giro di pochi anni si assimilava, anche per sottrarsi al pregiudizio razziale. In genere si impegnava per integrarsi e farsi accettare e usava come meglio poteva le opportunità che gli venivano offerte. Anziché «crumiro», diveniva attivo nelle ‘trade unions’ e nella politica locale”” (pag 80)”,”IRLx-015″
“BIAGINI Antonello”,”Storia della Romania contemporanea.”,”Antonello Biagini è professore di Storia dell’Europa orientale persso l’Università di Roma La Sapienza e presso la libera Università degli studi S.Pio V, Doctor Honoris Causa dell’Università di Szeged (Ungheria), è direttore del Dipartimento di Storia moderna e contemporanea e del Centro Interuniversitario per gli studi ungheresi in Italia. Si è occupato di temi relativi alla storia danubiano-balcanica, della Russia e della transizione nell’Europa centro-orientale dopo la caduta dei regimi comunisti. Pubblicazioni: Mercati e viaggiatori per le vie del mondo, Regine e sovrane, il potere, la politica, la vita privata, Storia dell’Albania dalle origini ai giorni nostri, Historia e Shqipérisé nga zanafilla deri né ditèt tona.”,”EURC-081-FL”
“BIAGINI Antonello”,”Storia dell’Ungheria contemporanea.”,”Antonello Biagini (1945) è professore di Storia dell’Europa orientale persso l’Università di Roma La Sapienza e presso la libera Università degli studi S.Pio V, Doctor Honoris Causa dell’Università di Szeged (Ungheria), è direttore del Dipartimento di Storia moderna e contemporanea e del Centro Interuniversitario per gli studi ungheresi in Italia. Si è occupato di temi relativi alla storia danubiano-balcanica, della Russia e della transizione nell’Europa centro-orientale dopo la caduta dei regimi comunisti. Pubblicazioni: Mercati e viaggiatori per le vie del mondo, Regine e sovrane, il potere, la politica, la vita privata, Storia dell’Albania dalle origini ai giorni nostri, Historia e Shqipérisé nga zanafilla deri né ditèt tona.”,”UNGx-006-FL”
“BIAGINI Antonello”,”Storia dell’Albania dalle origini ai giorni nostri.”,”Antonello Biagini (1945) è professore di Storia dell’Europa orientale persso l’Università di Roma La Sapienza e presso la libera Università degli studi S.Pio V, Doctor Honoris Causa dell’Università di Szeged (Ungheria), è direttore del Dipartimento di Storia moderna e contemporanea e del Centro Interuniversitario per gli studi ungheresi in Italia. Si è occupato di temi relativi alla storia danubiano-balcanica, della Russia e della transizione nell’Europa centro-orientale dopo la caduta dei regimi comunisti. Pubblicazioni: Mercati e viaggiatori per le vie del mondo, Regine e sovrane, il potere, la politica, la vita privata, Storia dell’Albania dalle origini ai giorni nostri, Historia e Shqipérisé nga zanafilla deri né ditèt tona.”,”EURC-082-FL”
“BIAGINI Eugenio F.”,”Il liberalismo popolare. Radicali, movimento operaio e politica nazionale in Gran Bretagna, 1860-1880.”,”Il legame tra puritanesimo e radicalismo “”La storia, oltre a stimolare la politica ed ispirare poesia popolare, forniva ispirazioni anche al romanzo e al teatro. Romanzi a puntate ambientati al tempo della Guerra civile furono pubblicati sulla stampa operaia, con Cromwell che rivestiva il ruolo del riformatore intrepido (84) (…) Cromwell era visto come la personificazione del ‘Commonwealth’, la repubblica puritana le cui tradizioni erano coltivate come quelle della prima vittoria del «Popolo» contro «il Privilegio». Quando Carlo I «il tiranno» cercò di governare senza il parlamento e di ignorare la volontà della nazione, quest’ultima dimostrò di essere in grado di fare a meno del re. Gli antichi puritani, saldi nella cultura calvinista, avevano combattuto con successo la battaglia per la libertà politica e l’uguaglianza sociale abbattendo la monarchia e le sue appendici. Nel 1862 il bicentenario della «Grande espulsione» del 1662 stimolò considerevolmente questo revival culturale (87), e tra le altre cose suggerì il titolo del giornale ultraradicale, «The Commonwealth», diretto da J.B. Leni e da altri artigiani e agitatori (88). Il legame tra puritanesimo e radicalismo era così forte che alcuni radicali plebei erano incapaci di concepire un movimento radicale che non fosse in qualche senso anche «puritano». Un esempio lo si trova nei commenti radicali plebei alla Guerra franco-prussiana del 1870-1 e alle sue conseguenze. La disfatta completa della Francia era dovuta al fatto che essa era stata resa «corrotta, frivola, e licenziosa, affinché potesse essere governata facilmente da un capo immorale», e perfino le truppe d’élite, «gli zuavi – resi codardi e infingardi dal bonapartismo – fuggirono di fronte al nemico in disonorevole confusione». Al contrario, i tedeschi vincitori – che all’inizio sembravano combattere solo per l’indipendenza del loro paese – erano da lodare per le loro virtù protestanti, essendo «le truppe di miglior qualità che l’Europa abbia visto dal tempo in cui gli ‘ironsides’ di Cromwell debellarono i realisti» (89). In seguito, quando il nazionalismo aggressivo dei tedeschi divenne evidente, essi persero la loro aureola di santità, sebbene i francesi – divenuti repubblicani – fossero ancora trattati con disprezzo per la loro «incurabile immoralità» (…) (pag 60-62) “”Max Weber ha scritto che lo sviluppo della «demagogia – nel senso «avalutativo» da lui inteso, come culto dell’eroe democratico nelle attività dei partiti – è una funzione dell’ampliamento del suffragio (7). Nel caso britannico la «demagogia» era molto più antica della democrazia (8) (…)”” (pag 422) (7) Max Weber, Teoria delle categorie sociologiche, in ‘Economia e società’, Ed. di Comunità, 1980 (8) E.G. Rudè, Wilkes and Liberty’, LW, 1983″,”UKIS-023″
“BIAGINI Antonello a cura; saggi di Andrea CARTENY Roberto REALI Gabriele NATALIZIA”,”C’era una volta la Libia. 1911-2011, storia e cronaca.”,”Antonello Biagini è professore ordinario di Storia dell’Europa Orientale e prorettore per la Cooperazione e i Rapporti Internazionali presso l’Università di Roma La Sapienza. Consulente dal 1971 dell’Ufficio Storico dell’Esercito, ha curato la pubblicazione di numerosi documenti dello Stato Maggiore Esercito. Componente della Commissione Nazionale di Storia Militare, è stato presidente della Società Italiana di Storia Militare”,”AFRx-117″
“BIAGINI Antonello F.M., a cura”,”Documenti italiani sulla guerra russo-giapponese (1904-1905).”,”Rapporto di Ruggeri Laderchi Paolo, addetto militare a Pietroburgo, al Comandante in 2a del Corpo di Stato Maggiore Carlo Caneva, Pietroburgo 28 giugno 1906, Oggetto: Agitazione rivoluzionaria nell’esercito russo: “”(…) Le cause sono conosciute e ad esse ebbi in gran parte ad accennare in altri miei rapporti, fin da quando, durante la guerra col Giappone, si manifestarono i primi disordini militari in Russia. Esse si possono ricercarsi: a) nella propaganda socialista e rivoluzionaria, facilitata dal contatto stesso cogli operai, col popolo e coi contadini nei mesi e mesi di servizio di pubblica sicurezza disimpegnati dai vari reparti presso stabilimenti, officine e nelle campagne. Tale propaganda, dopo essere penetrata ed aver messo radici nelle caserme, dove era pressoché sconosciuta due o tre anni fa, guadagna ora ogni giorno maggiormente terreno. b) Nelle numerose sconfitte subite, nelle ignominie, negli orrori rivelatisi durante la guerra, che hanno profondamente scosso la disciplina, dato la stura alla critica, generato la sfiducia nei capi e lasciato in ufficiali e soldati strascichi immensi di animosità, di rancori e di odii d’ogni genere. c) Nel periodo di crisi che attraversa l’esercito per i numerosi mutamenti di ufficiali di tutti i gradi, nell’amministrazione, nei comandi e presso le truppe, per le varianti introdotte nei sistemi d’amministrazione per le riforme in corso, ecc. … d) Nella ripugnanza di non pochi ufficiali e soldati a disimpegnare quel servizio di polizia, di pubblica sicurezza e di repressione, generalmente gravoso, sovente crudele e spietato, che dura da quasi due anni, e che, ponendo continuamente e dappertutto l’esercito contro il popolo, non solo nelle regioni di frontiera, abitate da altre razze, ma anche nel centro della Russia, genera una forte perturbazione negli animi. e) Nell’adesione di una parte delle truppe e specialmente delle più intelligenti, compresi non pochi sottufficiali ed ufficiali, alle nuove idee politiche, ed al concetto che in Russia occorre tutto rinnovare, e che non è possibile ottenere ciò che coll’impiego della forza. f) Infine, ed è questa la causa principale alla quale, in fondo, tutte le altre risalgono, nelle tristi condizioni generali dell’impero ed in quello stato di confusione, di disordine e quasi di anarchia, in cui brancolano da qualche tempo le varie istituzioni russe ed al quale non era possibile che l’esercito potesse per lungo tempo sottrarsi. (…)”” [Paolo Laderchi Ruggeri, addetto militare a Pietroburgo, al Comandante in 2° del Corpo di Stato Maggiore Carlo Caneva, Pietroburgo, 28 giugno 1906, Oggetto: ‘Agitazione rivoluzionaria nell’esercito russo’] (pag 76-77)”,”QMIx-299″
“BIAGINI F. MASIELLO P. BERTOLO A. BERTI N. PUPPINI M. BOTTI A. NOVARINO M. VENZA C. FOFI G. CARROZZA G. MADRID-SANTOS F. TADDEI D. PEZZICA L.”,”Speciale Spagna ’36.”,”Memoria storica, informazioni editoriali e bibliografiche, attività libertarie, storia per immagini, album di famiglia”,”MSPG-007-FGB”
“BIALAS Wolfgang CHUNG Moon-Gil LIBRETTI Giovanni SCHÜRMANN Volker SOLDANI Franco MILIOS Jannis SKREDOV Vladimir Petrovic ANDERSON Kevin PARAGENINGS Heinz SIMON Hermann HAFNER Kornelia GEHRIG Thomas VOLLGRAF Carl-Erich DRISCHLER William Frederick SYLVERS Malcolm”,”Marx und Engels Konvergenzen – Divergenzen. Deutungkämpfe um Marx’ Frühschriften – Zur Edition der “”Deutschen Ideologie”” – The Concept of Structure in The German Ideology – Natur dialektik und Marxsche Kritik der Philosophie – Über Marxsche Kategorien: Extramehrwert, Kaufmannskapital, Asiatische Produktionsweise, Zur Kritik von Engels’ Historismus in seinem “”Kapital””-Verständis.”,”Alcuni saggi sono in inglese (di Libretti, Soldani, Anderson, Drischler, Sylvers)”,”MADS-680″
“BIALER Seweryn”,”I successori di Stalin.”,”BIALER è nato a Berlino nel 1927. Ha compiuto gli studi universitari in Polonia divenendo membro dell’Accademia Polacca delle Scienze. Nel 1956 è emigrato negli USA dove ha svolto attività di ricerca persso la Columbia University su temi relativi all’URSS. Attualmente è Prof di scienze politiche alla Columbia, D del Research Institute of International Change e membro del Comitato esecutivo del Columbia’s Russian Institute.”,”RUSU-077″
“BIALER Seweryn”,”I successori di Stalin.”,”Seweryn Bialer è nato a Berlino nel 1927. Ha compiuto gli studi universitari in Polonia divenendo membro dell’Accademia polacca delle Scienze. Nel 1956 è emigrato negli Stati Uniti, dove ha svolto attività di ricerca presso la Columbia University su temi relativi alla storia sovietica e specificatamente sulla questione della formazione dei gruppi dirigenti e del processo decisionale in Unione Sovietica. Attualmente è Professor of Political Science presso la Columbia University, Direttore del Research Institute of International Change e membro del Comitato Esecutivo del Columbia’s Russian Institute. É autore di: I generali di Stalin, Radicalism in the Contemporary Age, The Domestic Context of Soviet Foreign Policy. Interventi su riviste e giornali americani quali ‘Foreign Affairs’, ‘New York Times’, ‘Newsweeek’ e ‘Problems of Communism’.”,”RUSU-054-FL”
“BIALER Seweryn a cura, scritti di STARINOV, STUCENKO, BIRJUZOV, KUZNECOV, JAKOVLEV, EMELIANOV, BEREZKOV, STRACHOV, ZAMERCEV, TJULENEV, LUGANSKIJ, VORONOV, ROKOSSOVSKIJ, STEMENKO, CUIKOV, ZUKOV, KONEV,”,”I generali di Stalin. Storia della potenza militare sovietica attraverso le memorie dei suoi artefici.”,”Seweryn Bialer è nato a Berlino e ha studiato a Varsaviapresso l’Istituto di Economiadell’Accademia polacca delle Scienze e l’Istituto di Scienze Sociali. Nel 1956 si è trasferito negli Stati Uniti. Docente alla Columbia University, membro del Russian Institute e del Research Institute on Communist Affairs presso la stessa università, ha pubblicato numerosi saggi di economia e politica e prepara un’opera sulla classe dirigente sovietica dal 1939 al 1966.”,”RUST-034-FL”
“BIANCHERI Boris a cura, saggi di Boris BIANCHERI Alessandro COLOMBO Luigi CALIGARIS Corrado STEFANACHI Paolo CALZINI Maria WEBER Fausto POCAR Carlo JEAN Stefano SILVESTRI Paolo COTTA-RAMUSINO e Maurizio MARTELLINI Edoardo FLEISCHNER Alberto MARTINELLI Franco BRUNI Donato MASCIANDARO Francesco PASSARELLI Rodolfo RAGIONIERI Massimo CAMPANINI Paolo BRANCA Agostino GIOVAGNOLI Mario SCIALOJA.”,”Il nuovo disordine globale dopo l’ 11 settembre.”,”BIANCHERI Boris è presidente dell’ ISPI e dell’ ANSA dal 1997. E’ stato ambasciatore a Tokyo, Londra, Washington e Segretario generale del ministero degli esteri. Ha collaborato a ‘La Stampa’. L’ Ispi è l’ Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Saggi di Boris BIANCHERI Alessandro COLOMBO Luigi CALIGARIS Corrado STEFANACHI Paolo CALZINI Maria WEBER Fausto POCAR Carlo JEAN Stefano SILVESTRI Paolo COTTA-RAMUSINO e Maurizio MARTELLINI Edoardo FLEISCHNER Alberto MARTINELLI Franco BRUNI Donato MASCIANDARO Francesco PASSARELLI Rodolfo RAGIONIERI Massimo CAMPANINI Paolo BRANCA Agostino GIOVAGNOLI Mario SCIALOJA. “”L’ emergenza della guerra in Afghanistan accelerava il riorientamento del “”fuoco”” geopolitico della politica estera americana verso l’ Asia già osservabile prima del settembre 2001″” (pag 33)”,”RAIx-140″
“BIANCHI Paolo”,”Avere 30 anni e vivere con la mamma.”,”Paolo BIANCHI (nato a Biella nel 1964) ha compiuto gli studi all’ Università di Torino poi è andato a lavorare a Milano. Nel 1992 è diventato giornalista professionista. Lavora per l’ Editoriale Giorgio Mondadori, collabora a vari periodici e quotidiani. Ha fatto il cronista per il giornale di Feltri. Ha svolto pure attività di traduzione.”,”ITAS-022″
“BIANCHI Gianfranco”,”Quando Mussolini aveva sempre ragione. Dall’ Aventino all’ Impero.”,”A conclusione di una cinquantennale carriera di studi e di insegnamento nelle Università di Neuchatel e di Milano, e di giornalismo ‘militante’, Gianfranco BIANCHI con questa opera rievoca le vicende italiane e internazionali al tempo di MUSSOLINI attraverso documenti inediti.”,”ITAF-076″
“BIANCHI Bruna LOTTO Adriana ORTAGGI Simonetta”,”Economia guerra e società nel pensiero di Friedrich Engels.”,”BIANCHI insegna all’ Università di Venezia presso il Dipartimento di Studi Storici. E’ autrice di vari saggi sulla condizione operaia durante la Grande guerra e il fascismo, sulle nevrosi belliche e sulla diserzione nell’ esercito italiana. La LOTTO, bellunese, insegnante di liceo, collabora con varie istituzioni culturali. Simonetta ORTAGGI insegna presso l’ Università di Trieste. E’ autrice di studi su Gramsci, Trotsky, Lenin e la Terza Internazionale. Ha pubblicato vari lavori (v. retrocopertina).”,”MAES-042″
“BIANCHI Giordano Bruno”,”Alfredo Oriani. La vita.”,”Alfredo ORIANI (Faenza 1852- Casola Valsenio 1909) scrittore dal gusto decadente che portò nei suoi romanzi (Gelosia, 1894, Vortice, 1899, Olocausto, 1902) passioni torbide ed esistenze fallite. Nei saggi politici sociali (Fino a Dogali, 1889), La rivolta ideale, 1908) precorse atteggiamenti del fascismo (Eug). “”Per la maggior parte degli uomini la disfatta è una catastrofe senza tragedia, senza luce di conflitti ideali, senza visione di Dio, né consapevolezza di sé: una rovina banale e tutta esteriore: la malattia, il dissesto, la prigione, la morte. Essi di solito si lasciano trascinare dalla ruota delle abitudini, senza orientarsi per lunghi anni, e rovinano improvvisamente stroncati da un’ oscura violenza, balenando ai loro occhi atterriti la visione dell’ infinito e dell’ eterno; ma lo stupore, lo sbigottimento, la furia stessa del vortice che li travolge non dà loro modo di vedere, di capire, e cadono giù con un grido strozzato”” (pag 128)”,”ITAF-149″
“BIANCHI Gianfranco”,”Da Piazza San Sepolcro a Piazzale Loreto. Primo volume. Dissoluzione dell’ Italia postrisorgimentale, 1919-1924.”,”Il Governo Bonomi tra antifascismo e pacificazione. “”Benedetto Croce (1866-1952), il 23 giugno, consegna la relazione con cui il Governo Giolitti imposta quella riforma scolastica che, attuata poi da Giovanni Gentile, verrà definita “”la più fascista delle riforme””. L’ indomani, Filippo Turati rileva alla Camera che socialcomunismo e nazionalfascismo, presuntamente agli antipodi, si somigliano, in quanto credono “”alla taumaturgia della violenza (…). La guerra e gli eventi che la accompagnarono e seguirono, hanno creato due miracolismi: comunista e socialista, da un lato, nazionalista e fascista dal lato opposto””””. (pag 135)”,”ITAF-176″
“BIANCHI Bruna”,”La follia e la fuga. Nevrosi di guerra, diserzione e disobbedienza nell’ esercito italiano (1915-1918).”,”BIANCHI Bruna insegna storia dele dottrine politiche all’ Università di Venezia presso il Dipartimento di studi storici. Si è interessata alla condizione operaia con paricolare interesse al lacvoro dei minorenni (per gli scritti v. risvolto di copertina). “”La volontà di mantenere uno stile di vita che li distinguesse dalla truppa, l’ abitudine al gioco d’ azzardo, l’ uso di liquori, la necessità di procurarsi denaro per alloggi e servizi, condussero molti ufficiali all’ alterazione dei registri di cassa, ai furti ai danni dei soldati, della popolazione civile e persino dei feriti. Attraverso la falsificazione di diari storici, documenti, corrispondenza, cercarono di ottenere promozioni, medaglie o trasferimenti. La vanità spinse molti ufficiali a fregiarsi abusavamente di distintivi (…). Anche tra gli ufficiali il reato più diffuso fu quello di diserzione; come nel caso dei soldati anche tra gli ufficiali prevalse la diserzione all’ interno (87.8 % di tutti gli allontanamenti).”” (pag 396)”,”ITQM-104″
“BIANCHI Bruna CAFFARENA Fabio GERVASONI Marco GIANNI Emilio MANZELLI Gianguido MARTIN Lidia PASTORE Giovanni ZANANTONI Marzio”,”Militarismo e pacifismo nella sinistra italiana. Dalla Grande guerra alla Resistenza.”,” Bordiga e Gramsci. “”I bordighiani pesavano per l’ 80% nel nuovo partito (comunista, PCdI, ndr) contro il magro 10% degli ordinovisti. Bordiga era un marxista attrezzato con una solida preparazione nel campo dell’ economia e molte posizioni politiche lo avvicinavano a Lenin, nonostante le numerose polemiche che intercorsero tra loro. Fra i limiti delle concenzioni di Bordiga vi erano il centralismo organico (pochi dirigenti dovevano costituire il partito) e una sottovalutazione dell’ importanza dei quadri intermedi (nonché dei quadri operai), preparati e capaci di autonomia: quando il fascismo sfascerà il nucleo dirigente comunista annullerà la capacità del partito di agire nella clandestinità. Le caratteristiche del tipico militante bordighiano solido e forte (‘duro e puro’), ma di insufficiente preparazione politica e privo di autonomia critica, ne farà un facile e docile strumento della stalinizzazione del partito di cui fu campione Palmiro Togliatti. Quanto a Gramsci, rivoluzionario di fede e impegno indiscutibili, mancava sulle questioni strategiche quella profonda assimilazione del marxismo indispensabile ad orientarsi in tempi drammatici come quelli della nascita e dei primi anni del PCd’I: non sarà così in grado di comprendere e di opporsi alla stalinizzazione del partito gestita da Togliatti.”” (pag 88, saggio di G. Manzelli)”,”MITC-077″
“BIANCHI Gianfranco”,”Problemi interpretazioni e vicende della Resistenza nella storia italiana contemporanea.”,”Edizione di mille copie Teoria politica riguardo al diritto di resistenza (pag 22-23) Nella bibliografia; Problemi metodologici e rassegne bibliografiche Opere generali: – di ispirazione neo-fascista – di intonazione antifascista o afascista Opere sulla RSI e sulla Resistenza – di ispirazione neofascista – di ispirazione antifascista o afascista – cattolici e protestanti nella Resistenza “”Il contrasto tra ‘legalità’ e ‘giustizia’, tra ‘leggi scritte’ e ‘leggi di coscienza non scritte’ – o, in altri termini, tra ‘diritti positivo’ storicamente determinato e ‘diritto naturale’ fondato sulla razionalità umana – risale al V secolo a.C. allorché si produssero i dibattiti dei Sofisti e di Socrate””. (pag 23) “”Che esista un diritto naturale alla rivoluzione – che in una fase storico-dottrinale può configurarsi come il tirannicidio teorizzato dai Monarcomachi – è acquisito dalla scienza giuridica-politica. C’è chi ricorda Sant’Agostino (De civitate Dei, IV, 4), per il quale ‘la legge ingiusta non va obbedita’ e ogni obbedienza deve cessare quando qualcosa sia comandato in contrasto con la legge della coscienza, che risale a Dio e si manifesta nella natura umana. (…) E San Tommaso, sulla base della ragione, non escludeva – ben sapendo che ‘non sunt facienda mala ut eveniant bona – l’eventualità del tirannicidio e del diritto alla resistenza, anche aggressiva, benchè solo come ‘ultima razio’, quando non vi sia altro mezzo per riaffermare la giustizia conculcata e per difendere i diritti fondamentali e inalienabili dell’ uomo””. (pag 23)”,”ITAR-102″
“BIANCHI Donato”,”La Russia nel mondo multipolare.”,”””Lo studio della Banca Mondiale rifà i conti sulla base delle tavole intersettoriali e di confronti internazionali, arrivando alla conclusione che un 12-13% del PIL deve essere “”riportato”” dal commercio all’industria del petrolio e del gas, che sale così al 20%, portando l’industria nel complesso al 41%, contro il 36% effettivo dei servizi. Le implicazioni del ricalcolo sono che la Russia è ancora molto dipendente dal petrolio e quindi esposta ai movimenti dei prezzi internazionali, più di quanto le cifre ufficiali lascerebbero intendere. La diversificazione diviene una necessità per poter raggiungere e sostenere ritmi di crescita che Putin si è prefissato, il raddoppio nel decennio. Lo studio stima anche il mancato introito fiscale derivante dal meccanismo spiegato: almeno il 2% del PIL, quindi una cifra valutabile attorno a 6-8 miliardi di dollari l’anno.”” (pag 212)”,”RUSx-131″
“BIANCHI Lorenzo a cura”,”L’idea di cosmopolitismo. Circolazione e metamorfosi. Atti del convegno organizzato dal Dipartimento di Filosofia e Politica dell’I.U.O. in collaborazione con l’Université de Bourgogne e la Società Italiana di Studi sul Secolo XVIII, Napoli 30 novembre-2 dicembre 2000.”,”Saggi di André ROBINET Anthony McKENNA Lorenzo BIANCHI Enrico NUZZO Arturo MARTONE Simone GOYARD-FABRE Stefano GENSINI Miguel BENITEZ Michèle BENAITEAU Nicoletta de SCISCIOLO Paolo BERNARDINI Jean FERRARI Agostino LUPOLI Giuseppe LANDOLFI PETRONE Georges PIERI Rossella BONITO OLIVA Marzia PONSO Eugenio DI-RIENZO”,”SOCU-166″
“BIANCHI Lorenzo a cura; saggi di André ROBINET Anthony McKENNA Lorenzo BIANCHI Enrico NUZZO Arturo MARTONE Simone GOYARD-FABRE Stefano GENSINI Miguel BENITEZ Michele BENAITEAU Nicoletta de-SCISCIOLO Paolo BERNARDINI Jean FERRARI Agostino LUPOLI Giuseppe LANDOLFI PETRONE Georges PIERI Rossella BONITO OLIVA Marzia PONSO Eugenio DI-RIENZO”,”L’idea di cosmopolitismo: circolazione e metamorfosi.”,” Istituto Universitario Orientale, comitato direzione: Maria DONZELLI, Luigi CORTESI, Roberto ESPOSITO, Paolo LUCENTINI coordinamento editoriale Lorenzo BIANCHI e Francesco FUSILLO Saggi di André ROBINET Anthony McKENNA Lorenzo BIANCHI Enrico NUZZO Arturo MARTONE Simone GOYARD-FABRE Stefano GENSINI Miguel BENITEZ Michele BENAITEAU Nicoletta de-SCISCIOLO Paolo BERNARDINI Jean FERRARI Agostino LUPOLI Giuseppe LANDOLFI PETRONE Georges PIERI Rossella BONITO OLIVA Marzia PONSO Eugenio DI-RIENZO”,”TEOP-392″
“BIANCHI BANDINELLI Ranuccio”,”Dal diario di un borghese e altri scritti.”,”Bianchi Bandinelli dirigeva nel 1945 la rivista “”Società””. Trovatosi a dover sopperire nel primo numero ai contributi di alcuni collaboratori inadempienti, pubblicò sotto lo pseudonimo ‘Giovanni Douro’ un gruppo di fogli di un suo quaderno personale. Questi attrassero l’attenzione di Alberto Mondadori che volle avere l’intero manoscritto… (in 2° di copertina) Da pag 171 a 183, descrizione impressione di Hitler e Mussolini. Nato a Siena nel 1900 da antica famiglia del uogo e da madre slesiana RBB si è lauireato in lettere a Roma per dedicarsi all’archeologia e all’arte antica. Ha scritto volumi sull’arte classica. Ha diretto l’Enciclopedia dell’arte antica e classica e orientale dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana. Ha diretto ‘Società’. E’ socio nazionale dell’Accademia dei Lincei e membro dell’Accademia sovietica. Articolo Storia e cultura pag 341 si apre con citazione di Lenin (1915): “”Gli Stati Uniti d’Europa in regime capitalistico sarebbero o impossibili o reazionari””.”,”ITAD-106″
“BIANCHI Bruna DE-GIORGI Laura SAMARANI Guido a cura; saggi di Francesco GATTI Guido SAMARANI Giovanna PROCACCI Bruna BIANCHI Laura DE-GIORGI Marco DEL-BENE Irene DI-JORIO Marcello FLORES Rosa CAROLI Matteo ERMACORA Serena TIEPOLATO Flavia SOLIERI Dianella GAGLIANI”,”Le guerre mondiali in Asia orientale e in Europa. Violenza, collaborazionismi, propaganda.”,”Alla memoria di Francesco GATTI Saggi di Francesco GATTI Guido SAMARANI Giovanna PROCACCI Bruna BIANCHI Laura DE-GIORGI Marco DEL-BENE Irene DI-JORIO Marcello FLORES Rosa CAROLI Matteo ERMACORA Serena TIEPOLATO Flavia SOLIERI Dianella GAGLIANI”,”QMIx-195″
“BIANCHI Giulia”,”Come cambia una rivista. La “”Riforma sociale”” di Luigi Einaudi, 1900-1918.”,”BIANCHI Giulia dottore di ricerca in storia delle dottrine economiche svolge attività didattica e di ricerca presso il Dipartimento di scienze economiche dell’Università di Pisa. I suoi principali interessi riguardano il pensiero economico italiano fra Ottocento e Novecento. Ha pubblicato saggi su riviste e volumi collettanei. “”Questo ci porta a ritenere che l’approvazione per il sistema inglese e la sottovalutazione del “”circolo virtuoso”” tedesco fosse basato su più ampie ragioni di carattere culturale. Come avrebbe scritto nel 1915, in Germania era “”avvenuto che il pensiero economico si sia talmente imbevuto di socialismo, da far quasi del tutto dimenticare l’antica e reazionaria Economia politica, ormai condannata a meritato oblio e sostituita dalla nuova e moderna “”scienza economica socialista”” o, più brevemente, ‘socialismo scientifico’ (L. Einaudi, Democrazia, collettivismo e guerra, Minerva, 16.1.1915). Colpevole di tutto ciò sarebbe risultato addirittura Marx: “”Chi, se non Carlo Marx, ha dimostrato che la scienza economica inglese degli Smith, dei Malthus, dei Ricardo, dei Senior era un volgare trucco delle classi capitalistiche e plutocratiche per tenere a bada nella miseria le classi proletarie? Chi, se non Carlo Marx, ha esposto la nuova teoria del valore, dimostrando che esso non è altro che lavoro coagulato e che quindi solo il lavoratore ha diritto all’intiero valore delle merci da lui solo prodotte? Chi, se non lui, ha detto: operai di tutto il mondo organizzatevi? L’organizzazione, ecco la grande scoperta della Germania moderna, che tutti gli altri paesi fanno a gara ad imitare. Organizzazione, che vuol dire sforzo collettivo e cosciente, organizzato in vista di un fine comune, senza mire particolari, per il raggiugimento del maggior benessere della collettività. Nell’applicare il principio collettivista dell’organizzazione, tutte le classi sociali sono concordi.”” In realtà per Einaudi proprio nella tendenza all’organizzazione così ampiamente diffusa in Germania risiede la principale ragione di debolezza dei tedeschi (…)””. [Giulia Bianchi, Come cambia una rivista. La “”Riforma sociale”” di Luigi Einaudi, 1900-1918, 2007] (pag 162-163)”,”EMEx-085″
“BIANCHI Gianfranco”,”Itinerari e incontri nella storia contemporanea.”,”””Mi sono fondato sulle testimonianze più sicure, per quanto possano essere provati i fatti trascorsi. (…) Quanto agli avvenimenti, non mi sono accontentato di scriverli sulla fede del primo che me li avesse raccontati, mé come a me pareva che fossero avvenuti: ma ho preso le più esatte informazioni che mi è stato possibile anche per avvenimenti ai quali io stesso ho assistito”” (Tucidide, I, 21-22) (pag 117) “”Mussolini non fu mai socialista e tanto meno marxista, ma semplicemente un “”rivoluzionario”” generico e incatalogabile che del marxismo assorbì unicamente l’aspetto apocalittico. La “”barricata”” quarantottesca, la Comune di Parigi, Amilcare Cipriani con un pizzico di Bakunin, di Babeuf e di Blanqui, ecco i suoi modelli preferiti. Ad un certo punto si considerò discepolo di Sorel, ma il fatto non capì ed avversò sempre il sindacalismo e l’organizzazione operaia di cui non riusciva ad avvertire se non la forza d’urto barricadiera.”” (pag 65)”,”STOx-001-FPA”
“BIANCHI Alvaro / BASSO Luca / BELLOFIORE Riccardo”,”Democrazia e rivoluzione nel pensiero di Marx ed Engels (1847-1850) (Bianchi) / Marx: quale libertà? (Basso) / Teoria del valore, crisi generale e capitale monopolistico (Bellofiore).”,”””La rottura col movimento democratico culmina nell’ Ansprache der Zentralbehörde an den Bund vom Marz 1850′ [Indirizzo del Comitato centrale alla Lega del marzo 1850′] in cui Marx ed Engels danno una caratterizzazione delle differenti frazioni del movimento democratico tedesco individuando in esso tre orientamenti: a) la parte più progressista della grande borghesia, il cui obiettivo era il crollo totale ed immediato del feudalesimo e dell’assolutismo; b) la piccola borghesia costituzionalista-democratica, il cui principale obiettivo nel movimento precedente era creare uno Stato federale più o meno democratico; c) la piccola-borghesia repubblicana, il cui idealwe era una Repubblica federale tedesca e che in quel momento si auto-denominava “”rossi”” e “”democratico-sociali””, frazione composta dai “”membri dei congressi e dei comitati democratici, i dirigenti delle associazioni democratiche, i redattori dei giornali democratici””. Rispetto a tutte queste frazioni, il proletariato avrebbe dovuto ristabilire la propria ‘indipendenza’ ed i comunisti avrebbero dovuto affermarsi come partito autonomo”” (pag 11) (Ansprache… v. MEW Bd 7 p. 252)”,”MADS-664″
“BIANCHI Gianfranco LAUZI Giorgio a cura; scritti di Bruno BUOZZI Giovanni ROVEDA Vittorio FOA Agostino NOVELLA Luciano LAMA Piero BONI Bruno TRENTIN Giorgio BENVENUTO Pierre CARNITI Pio GALLI”,”I metalmeccanici. Documenti per una storia della FIOM.”,”Nell’80° anniversario della fondazione della Fiom.”,”SIND-123″
“BIANCHI Carluccio”,”La crisi dei debiti sovrani in Europa.”,”Pil mondiale nel 2009 è caduto per la prima volta dal 2° dopoguerra (pag 3)”,”EURE-107″
“BIANCHI Bruna ZANANTONI Marzio CAFFARENA Fabio MANZELLI Gianguido GERVASONI Marco GIANNI Emilio MARTIN Lidia PASTORE Giovanni”,”Militarismo e pacifismo nella sinistra italiana.”,”Bruna Bianchi, docente di Storia del pensiero politico presso l’Università di Venezia, è autrice di numerosi saggi sulla condizione operaia con particolare attenzione al lavoro delle donne e dei minorenni. Autrice di: Deportazione e memorie femminili 1899-1953, La follia e la fuga, Nevrosi di guerra, diserzione e disobbedienza nell’esercito italiano 1915-1918, con Adriana Lotto e Simonetta Ortaggi Economia, guerra e società nel pensiero di Friedrich Engels, Crescere in tempo di guerra, Il lavoro e la protesta dei ragazzi in Italia 1915-1918. Fabio Caffarena lavora presso il Dipartimento di Storia moderna e contemporanea della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Genova, diretto da Antonio Gibelli. É autore di numerose ed originali ricerche su quella particolare forma di letteratura e di testimonianza storica che sono le lettere dei soldati della grande guerra. In proposito ha pubblicato il libro, Lettere dalla grande guerra. Scrittore del quotidiano, monumenti della memoria, fonti per la storia, Il caso italiano. Marco Gervasoni, dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in Storia politica dell’età contemporanea presso l’Università Paris VIII, ha lavorato per alcuni anni all’Università di Milano. Attualmente è docente di Storia contemporanea all’Università del Molise. Ha curato l’edizione francese della Rivoluzione mliberale di Piero Gobetti e pubblicato molte opere, tra cui: Georges Sorel, una biografia intellettuale, Liberalismo e socialismo nella Francia della Belle Epoque, Antonio Gramsci e la Francia, Dal mito della modernità alla scienza della politica, La cruna dell’ago, Craxi, il partito socialista e la crisi della Repubblica (con Simona Colarizi), L’intellettuale come eroe, Piero Gobetti e le culture del Novecento. Emilio Gianni, responsabile del dipartimento di Storia del movimento operaio presso l’Istituto di Studi sul Capitalismo di Genova. Autore di importanti ricerche sulla diffusione del marxismo in Italia e sulle origini del movimento operaio italiano, ha pubblicato per le Edizioni Pantarei di Milano, L’editore Luigi Mongini e la diffusione del marxismo in Italia, Diffusione, popolarizzazione e volgarizzazione del marxismo in Italia, Liberali e democratici alle origini del movimento operaio italiano. Gianguido Manzelli, ordinario di Linguistica generale e docente di Lingua Ungherese e Letteratura Ungherese all’Università di Pavia. Oltre alla sua attività professionale per la quale ha prodotto numerose e importanti pubblicazioni, è da tempo impegnato allo studio del marxismo e del movimento operaio, in questa veste svolge attività di conferenziere e cura la pubblicazione del materiale di documentazione del Centro Filippo Buonarroti, di cui è stato fondatore ed è attualmente Presidente. Lidia Martin si è laureata in Lettere moderne, indirizzo storico, all’Università di Milano con una tesi sull’argomento del suo intervento al Convegno (le donne in armi nella Resistenza italiana). É membro attivo dell’Associazione Storie in Movimento e della Commissione scientifica dell’Istituto di Storia Contemporanea Pier Amato Perretta di Como. Ha pubblicato diversi articoli sulla rivista Zapruder, inoltre ha collaborato a numerose ricerche promosse dai sindacati di Como, tra cui: I cancelli erano chiusi, la situazione nelle fabbriche e gli scioperi del 1944 a Como. Giovanni Pastore, laureatosi all’Università di Genova con il Professor Raimondo Luraghi, ha poi lavorato con lui negli anni della gioventù. Dopo aver intrapreso altre attività professionali, è tornato da alcuni anni ad occuparsi attivamente di ricerca storica con il Centro Filippo Buonarroti, per il quale cura il settore storico e della storia delle relazioni in ternazionali. Marzio Zanantoni si occupa da tempo di storia dei movimenti e della cultura italiana tra Otto e Novecento, intorno a cui ha pubblicato numerosi contributi in Riviste e Convegni. É autore di Anarchismo e Positivismo, Di Antonio Labriola ha curato una nuova edizione dell’Origine delle passioni secondo l’Etica di Spinoza e la raccolta del socialismo e altri scritti politici. Da anni ricopre la carica di direttore editoriale delle Edizioni Unicopli.”,”MITC-009-FL”
“BIANCHI Luisito”,”La messa dell’uomo disarmato. Un romanzo sulla Resistenza.”,”L’autore è un sacerdote dal 1950, nato in provincia di Cremona. E’ stato insegnante e traduttore, prete-operaio e inserviente in ospedale.”,”ITAR-002-FB”
“BIANCHI TONIZZI Maria Elisabetta”,”Traffici e strutture del porto di Genova (1815-1950).”,”Sul tema del mondo del lavoro in particolare il capitolo I. L’ organizzazione del lavoro portuale (pag 111-)”,”LIGU-153″
“BIANCHI Patrizio”,”La rincorsa frenata. L’industria italiana dall’unità nazionale all’unificazione europea.”,”Patrizio Bianchi è professore ordinario di Economia dei settori produttivi nell’Università di Ferrara e direttore della rivista L’Industria.”,”ITAE-081-FL”
“BIANCHI Roberto”,”Pace, pane, terra. Il 1919 in Italia.”,”Roberto Bianchi (Firenze 1966) è ricercatore di Storia contemporanea presso il Dipartimento di studi storici e geografici dell’Università di Firenze. Ha pubblicato ‘Bocci-bocci. I tumulti annonari nella Toscana del 1919’ (Olschki, 2001), ‘La Valdelsa tra le due guerre. Una storia italiana negli anni del fascismo’ (a cura di Società storica della Valdelsa, 2002). Ha contribuito al volume ‘Le XXe siècle des guerres’ (Editions de l’Atelier, 2004). Comizio del 1° giugno 1919 a Milano ‘Il comizio tenuto la sera di domenica 1° giugno 1919 a Milano non assomigliò alle tante, numerose iniziative sindacali o propagandistiche organizzate fino ad allora dalla Camera del lavoro o dal partito socialista, e certamente non solo perché vide una notevole partecipazione di lavoratori milanesi: le 10.000 persone di cui scriveva l’«Avanti!», e di cui davano conferma le fonti di polizia, che da quella sorta di piazza al coperto collocata all’interno della sede sindacale debordarono nelle vie adiacenti, con la speranza di udire qualche parola degli oratori e di partecipare, in ogni caso, alla riuscita della manifestazione (10). Erano ormai passati molti mesi dalla fine della Grande guerra; l’ondata di mobilitazioni economiche, sociali e politiche aveva già permesso di ottenere conquiste sindacali importanti e di forte valore simbolico, come la giornata lavorativa di otto ore, rivendicata su scala internazionale fin dal Primo maggio 1890 e introdotta in Italia all’inizio del 1919, per contratto: una «strepitosa vittoria raggiunta quasi senza scioperi» come si disse, anche se per il momento limitata alla grande industria (11). Ma le crescenti difficoltà dovute alla riconversione economica e agraria, alla disoccupazione, al repentino aumento dei prezzi e al collasso del sistema annonario aggravavano il malessere di un paese che, uscito vittorioso dalla guerra, doveva adesso confrontarsi con una pace portatrice di nuove delusioni, povera di benefici e ricca di promessa infrante. Quello del 1° giugno, infatti, non fu uno dei soliti comizi, più o meno ritualizzati, del socialismo milanese. Quella sera, insieme a dirigenti del partito, del Gruppo parlamentare, della federazione socialista provinciale e della Confederazione generale del lavoro, c’erano rappresentanti di primo piano del laburismo britannico e della Section française de l’Internationale ouvriere (12). Quando verso le nove, gli oratori entrarono nella sala «tutto il comizio» proruppe «in un uragano di applausi con sventolio di cappelli che – scriveva con orgoglio il corrispondente dell’«Avanti!» – dura per ben un quarto d’ora. Si acclama alla rivoluzione russa, all’Internazionale, al socialismo»’ (pag 136-137) [(10) «Intervennero 10.000 persone e gremirono la sala, le logge ed i cortili ed anche via Manfredo Fanti»: Acs Ps 1919, K5, b. 102, f. ‘Sciopero generale internazionale, sf. Accordi fra socialisti italiani, francesi ed inglesi avvenuti a Roma ed a Milano contro la pace di Versailles’, Prefetto di Milano a MI, 3 giugno 1919; (11) R. Bachi, ‘L’Italia economica nell’anno 1919’, cit. p. 399; cfr. Filippo Turati, ‘L’orario di lavoro delle 8 ore: relazione e disegno di legge approvati dal Consiglio superiore del lavoro nel luglio 1919’, prefazione di Giuseppe Prato, Milano, Treves, 1920. (…); (12) Sui comizi in questa fase cfr. Giovanni Contini, ‘Il comizio’, in ‘I luoghi della memoria. Strutture ed eventi dell’Italia unita’, a cura di Mario Isnenghi, Bari, 1997, pp. 175-202; Maurizio Ridolfi, ‘Interessi e passioni. Storia dei partiti politici italiani tra l’Europa e il Mediterraneo’, Milano, Bruno Mondadori, 1999, pp. 294-295. Sul socialismo milanese cfr Maurizio Punzo: ‘La giunta Caldara. L’amministrazione comunale di Milano negli anni 1914-1920’, Bari, Laterza, 1986; Andrea Panaccione, ‘Su alcuni caratteri del socialismo a Milano e in Lombardia’, in ‘Storia d’Italia. Le regioni dall’Unità a oggi. La lombardia’, a cura di Duccio BIgazzi e Marco Meriggi, Torino, Einaudi, 2001, pp. 789-790]”,”MITT-413″
“BIANCHI Antonio CLERICI Carlo Alfredo POLI Silvio”,”Droghe in guerra. Uso bellico di sostanze psicoattive.”,”””L’uso delle anfetamine, come abbiamo già accennato, era diffuso fra tutti i belligeranti. Nello stesso esercito italiano i comandanti delle pattuglie incaricate di azioni particolarmente impegnative disponevano oltre che delle consuete fiale di morfina da iniettare ai feriti, anche di compresse di simpamina da utilizzare nei momenti di stanchezza (2). Durante il conflitto sarebbero state fornite alle sole truppe britanniche più di settanta milioni di compresse di anfetamina e si deve ricordare il caso del Giappone dove, nell’immediato dopoguerra, vennero immessi sul mercato civile gli enormi stock di questa sostanza, prodotti per uso militare. Questo surplus di farmaci diede luogo in quel paese ad una vasta diffusione della tossicodipendenza da anfetamine, «ice», smerciate dalla Yakuza, che ebbe il suo culmine di propagazione negli anni Cinquanta, con circa seicentomila tossicomani, quando si tentò di stroncarlo con drastiche misure repressive (3)”” (pag 52) [(2) L.G. Longo, ‘I commandos dell’esercito italiano’, in ‘Rivista Storica’, febbraio 1996; (3) D. Kaplan, ‘Yazuka’, Edizioni di Comunità, Bologna, 1988; A. Mc Coy, ‘The politics of heroin in S.E. Asia’, Harper & Row, Londra, 1972; R. Deacon, ‘Kempei Tai. History of Japanese secret service’, Berkeley, San Francisco, 1983]”,”QMIx-028-FV”
“BIANCHI Gianfranco LAUZI Giorgio a cura; scritti di Bruno BUOZZI Giovanni ROVEDA Vittorio FOA Agostino NOVELLA Luciano LAMA Piero BONI Bruno TRENTIN Giorgio BENVENUTO Pierre CARNITI Pio GALLI”,”I metalmeccanici. Documenti per una storia della FIOM.”,”Nell’80° anniversario della fondazione della Fiom. La storia del maggiore sindacato di categoria nella documentazione di ottant’anni di lotte. Con scritti di Bruno Buozzi, Giovanni Roveda, Vittorio Foa, Agostino Novella, Luciano Lama, Piero Boni, Bruno Trentin, Giorgio Benvenuto, Pierre Carniti, Pio Galli”,”SIND-032-FV”
“BIANCHI Donato”,”La Russia in guerra nella crisi dell’ordine.”,”‘Questo è lo Stato imperialista russo, oggi impegnato nella guerra di spartizione dell’Ucraina’ (4° di copertina)”,”ELCx-315″
“BIANCHI Donato”,”Rusia en guerra en la crisis del orden.”,”Donato Bianchi, este volumen reúne articulos publicados en Italia en el periódico Lotta Comunista entre junio de 2008 y junio de 2022.”,”ELCx-009-FL”
“BIANCHI Paola”,”Onore e mestiere. Le riforme militari nel Piemonte del Settecento.”,”Paola Bianchi, dottore di ricerca in Storia moderna all’Università di Torino. Citato nell’indice dei nomi un riferimento a Vittorio Scotti Douglas”,”QMIx-040-FSL”
“BIANCHI Vasco”,”L’Europa e il nuovo mondo.”,”””E’ comune negli Europei l’etnocentrismo, cioè io considerare la propria cultura come l’unica vera possibile, in relazione alla quale la cultura degli altri è inferiore o moralmente condannabile o, addirittura inesistente”” (pag 3, introduzione)”,”ASGx-033-FFS”
“BIANCHI Angelo GARIGLIO Bartolo a cura; saggi di Mauro MORETTI Fulvio DE-GIORGI Mario ROSA Francesco TORCHIANI Luciano PAZZAGLIA Marta MARGOTTI Angelo BIANCHI Bartolo GARIGLIO Antonello VENTURI Marco CUAZ Renata ALLIO Gian Giacomo MIGONE Gian Savino PENE-VIDARI”,”Ettore Passerin d’Entrèves. Uno storico “”eretico”” del Novecento.”,”Angelo Bianchi è professore ordinario di Storia moderna e preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di MIlano. Insegna Storiografia moderna. Bartolo Gariglio è professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università deglI Studi di Torino. Ha pubblicato presso Morcelliana ‘I cattolici dal Risorgimento a Benedetto XVI’, 2013.”,”STOx-053-FMB”
“BIANCHINI Stefano a cura; contributo di Mario DEL-PERO”,”Valdo Magnani e l’antistalinismo comunista.”,”Stefano Bianchini professore di Storia e Istituzioni dell’Europa Orientale all’Università di Bologna, campus di Forlì, è coordinatore del network internazionale “”Europe and the Balkans””, autore di ‘Le sfide della modernità: idee, politiche e percorsi dell’Europa Orientale’ (2009), ‘Sarajevo, Le radici dell’odio’ (2003) e ‘La questione jugoslava’. Presunta ‘infermità’ politica di Togliatti nell’estate 1950 (pag 89-90) “”Nel caso specifico dei comunisti italiani, le tensioni emerse in ambito internazionale vennero ad agire e a pesare su un preesistente contrasto politico all’interno del partito, che certamente vi fu, come del resto attestano i diari di Secchia e le polemiche seguite alla loro pubblicazione, sul finire degli anni Settanta (17), anche se molti aspetti ad esso connessi ci sfuggono tuttora e i verbali delle direzioni del PCI fino ad oggi resi noti non sempre si sono rivelati illuminanti o in grado di sciogliere alcuni nodi insoluti della storia di questo partito. In particolare, appare grave, per la ricostruzione storica delle vicende di cui ci stiamo occupando in questa sede, la scomparsa del resoconto della riunione del 31 gennaio 1951. Un’assenza, questa, tanto più rilevante in quanto fu proprio in questo complesso intreccio di tensioni che venne ad inserirsi l’esplosione del dissenso pubblico da parte di Valdo Magnani. Non può sfuggire, invero, all’attenzione del lettore il fatto che quando Magnani prese la parola a Reggio quel 19 gennaio 1951, Togliatti fosse assente dall’Italia sin dal 17 dicembre. Una coincidenza, questa, che raramente viene messa in evidenza nelle biografie di Magnani e nelle ricostruzioni delle vicende che portarono alla rottura con il PCI, nonché alla costituzione del MLI/USI. In realtà, il capo del PCI non si era mai rimesso dai postumi dell’incidente occorsogli a Ivrea il 22 agosto 1950, al punto che il 31 ottobre dovette essere operato al cervello. E’ legittimo allora reputare che non tenesse più le redini del suo partito dall’estate del 1950, ossia a partire da un periodo di poco successivo all’inizio della guerra di Corea che, all’epoca, acuì i timori di un nuovo conflitto mondiale. Tale vicende vanno, infatti, considerate congiuntamente, poiché proprio mentre Togliatti si trovava in URSS per un periodo di convalescenza, il PCI e il PSI si impegnarono in una massiccia campagna contro la guerra di Corea (allora al suo apice) e contro la visita a Roma del generale Eisenhower. Scioperi e manifestazioni si moltiplicarono, mentre la polizia aprì spesso il fuoco, lasciando morti e feriti sulle strade. Tutto, almeno a sinistra, sembrò consolidare l’idea stalinista dei “”due campi””, in cui quello della pace si identificava ‘tout court’ con l’URSS. Secondo Mieli, Secchia, uomo di idee semplici, poco ambizioso, ma dedito anima e corpo al partito, nonché sinceramente preoccupato della piega che avrebbero potuto prendere gli avvenimenti, si convinse che con un clima politico di quel genere fosse indispensabile al PCI adottare una linea non solo meno nazionale e più nettamente inserita nel movimento operaio internazionale, ma anche capace di fornire una risposta frontale più dura, più rigida (potremmo dire più “”di campo””) rispetto agli attacchi mossi dagli avversari in patria, sollecitando in questo senso grandi proteste di massa (18). Indicazioni di tal genere arrivarono, del resto, anche da Mosca”” (pag 89-90) [(17) Si v. a questo proposito l’introduzione di Enzo Collotti a ‘Archivio Pietro Secchia 1945-1973’, Milano, Annali Feltrinelli, 1978, specie alle pp. 95-108 e la si cfr. con i servizi di Corbi su “”L’Espresso””, 19 e 26 feb. 1978 e 5 mar. 1978, nonché con l’ampio art. di Giorgio Amendola, ‘I contrasti fra…’, cit., pp. 23-26; (18) TAA di Renato Mieli in FVM FGER, Appendice I, Documentazione su Valdo Magnani, b 1, fasc. “”Testimonianze su Valdo Magnani””]”,”PCIx-408″
“BIANCHINI Stefano DASSÙ Marta a cura, saggi di Rosa BALFOUR Andrea SEGRÈ Michele MARCHESIELLO Igor PELLICCIARI Marco DOGO Stefano BIANCHINI László NYUSZTAY Roberto MENOTTI Ilja LEVIN Sergio LUGARESIRoberta BENINI Maurizio GUANDALINI”,”Guida ai Paesi dell’Europa Centrale Orientale e Balcanica. Annuario politico-economico, 1999.”,”Il Centro per l’Europa Centro-Orientale e Balcanica, diretto da Stefano Bianchini, è stato costituitonel 1996 dall’Università di Bologna e dal Comune di Bologna, con l’adesione attiva dell’Unione europea, del Ministero degli Affari Esteri, della Regione Emilia Romagna, dei Comuni di Forlì, Cesena e Cervia e della Fondazione Carisbo. Il Centro Studi di Politica Internazionale (CeSPI), diretto da Marta Dassù, è un’associazione non-profit indipendente che fa parte degli enti internazionali sostenutio dal Ministero degli Affari Esteri.”,”EURC-041-FL”
“BIANCHINI Stefano DASSÙ Marta a cura, saggi di Livia B. PLAKS Mauro MARTINI Ilja LEVIN Loredana BOGLIUN Mario ZUCCONI Rosa BALFOUR Roberto MENOTTI Silvia APRILE Adriano GUERRA Andrea SEGRÈ Dusan JANJIC Armando PITASSIO”,”Guida ai Paesi dell’Europa Centrale Orientale e Balcanica. Annuario politico-economico, 2000″,”Il Centro per l’Europa Centro-Orientale e Balcanica, diretto da Stefano Bianchini, è stato costituitonel 1996 dall’Università di Bologna e dal Comune di Bologna, con l’adesione attiva dell’Unione europea, del Ministero degli Affari Esteri, della Regione Emilia Romagna, dei Comuni di Forlì, Cesena e Cervia e della Fondazione Carisbo. Il Centro Studi di Politica Internazionale (CeSPI), diretto da Marta Dassù, è un’associazione non-profit indipendente che fa parte degli enti internazionali sostenutio dal Ministero degli Affari Esteri.”,”EURC-042-FL”
“BIANCHINI Stefano DASSÙ Marta a cura, saggi di Francesco PRIVITERA Roberto SPANÒ Rosa ROSSI Dominika STOJANOSKA Monika KAMINSKA Camelia BECIU Tiiu POHL Luigi Vittorio FERRARIS Michele MARCHESIELLO Ludovica RIZZOTTI Felice C. BESOSTRI Antonio ARMELLINI Gianluca BONDURI Giulio MARCON Ferruccio PASTORE”,”Guida ai Paesi dell’Europa Centrale Orientale e Balcanica. Annuario politico-economico, 2001″,”Il Centro per l’Europa Centro-Orientale e Balcanica, diretto da Stefano Bianchini, è stato costituitonel 1996 dall’Università di Bologna e dal Comune di Bologna, con l’adesione attiva dell’Unione europea, del Ministero degli Affari Esteri, della Regione Emilia Romagna, dei Comuni di Forlì, Cesena e Cervia e della Fondazione Carisbo. Il Centro Studi di Politica Internazionale (CeSPI), diretto da Marta Dassù, è un’associazione non-profit indipendente che fa parte degli enti internazionali sostenutio dal Ministero degli Affari Esteri.”,”EURC-043-FL”
“BIANCHINI Stefano a cura; contributo di Mario DEL-PERO”,”Valdo Magnani e l’antistalinismo comunista.”,”Stefano Bianchini professore di Storia e Istituzioni dell’Europa Orientale all’Università di Bologna, campus di Forlì, è coordinatore del network internazionale “”Europe and the Balkans””, autore di ‘Le sfide della modernità: idee, politiche e percorsi dell’Europa Orientale’ (2009), ‘Sarajevo, Le radici dell’odio’ (2003) e ‘La questione jugoslava’. “”Non mi riferisco qui tanto agli insulti, alle facili ironie (si pensi solo al termine dispregiativo i “”Magnacucchi”” inventato da Davide Lajolo)”” (pag 23) “”Se teniamo presente che, come apparve chiaro nel 1947 anche in Jugoslavia, l’ignaro Magnani godeva della fiducia di Togliatti e lo frequentava pure in contesti privati (sua cugina, Nilde Jotti, lo invitava a pranzo a Roma ogni settimana)”” (pag 62-63) “”””E’ significativo – si affermava in una prima analisi dell’ambasciata di fine gennaio 1950 – che “”per quanto il comunicato dell’ufficio stampa del PCI”” non accusasse “”esplicitamente Magnani e Cucchi di Titoismo””, la denuncia di essere delle “”marionette di Tito”” fosse già diffusa. Questa rappresentazione dei “”traditori”” evidenziava come il “”tratto principale del malcontento dentro il comunismo italiano”” potesse essere definito come una “”deviazione nazionalista dallo stalinismo”” e “”di conseguenza come una forma di Titoismo”” (…)”” (pag 170)”,”PCIx-002-FC”
“BIANCHINI Stefano”,”La questione jugoslava.”,”Italia, Germania e i loro “”alleati nemici””. “”La complessità della situazione era stata aggravata dalla decisione, assunta da Mihailovic, di ritenere compito primario del proprio movimento la sconfitta dei partigiani. Ecco, allora, che un’alleanza di comodo con l’Italia avrebbe potuto tornare utile, sia perché consentiva di ottenere equipaggiamenti e denaro per la guerra, sia perché forniva di fatto una protezione nelle azioni contro gli ‘ustascia’. Ma proprio per questi ultimi motivi i nazisti preferivano i ‘cetnici’ dei nemici alla stregua dei partigiani e, quindi, combatterli, almeno fino a quando – crollata l’Italia dopo l’8 settembre 1943 – non divenne più utile agli uni e agli altri stabilire un’alleanza in funzione anti-comunista. Una situazione simile si verificò anche in Slovenia e soprattutto nella provincia di Lubiana, dove gli italiani cercarono di approfittare dei contrasti fra le destre locali e i comunisti, per stabilire con le prime delle alleanze in grado di isolare i partigiani che avevano cominciato le azioni di guerriglia subito dopo l’attacco nazista all’Unione Sovietica. La politica fascista ottenne un certo successo, poiché riuscì a costituire i ‘domobranci o belogardisti’ (ossia difensori della patria o guardie bianche, come vennero chiamate dai comunisti con disprezzo e a ricordo della guerra civile russa). In Kosovo un’operazione analoga, unitamente al fatto che sia pure sotto l’Italia esso era stato però unito all’Albania, trovò il consenso passivo di buona parte della popolazione e quello attivo di una guardia filofascista detta dei ‘balisti’. A loro volta, i Tedeschi – che avevano stabilito un protettorato della Wehrmacht sulla Serbia – installarono al governo di Belgrado il generale Milan Nedic, ci attribuirono funzioni simili a quelle di Pétain in Francia e di Quisling in Norvegia e tra le fila della cui gendarmeria andarono a militare non poch ‘cetnici'”” (pag 61-62) Stefano Bianchini insegna Storia e istituzioni dell’Europa orientale all’Università di Bologna, sede di Forlì. È coordfinatore centrfale del network internazionale ‘Europe and the Balkans’ sostenuto dall’Unione europea. Ha pubblicato pure ‘Sarajevo, le radici dell’odio. Identità e destino dei popoli balcanici’.”,”EURC-143″
“BIANCIARDI Luciano”,”La vita agra. L’ amara storia di un intellettuale di provincia.”,”Luciano BIANCIARDI (Grosseto 1922 – Milano 1971) ha pubblicato opere situabili tra la saggistica storica e la narrativa, e romanzi: ‘Il lavoro culturale’ (1957), ‘L’ integrazione’ (1960), ‘Da Quarto a Torino’ (1960), ‘La battaglia soda’ (1964′, ‘Daghela avanti un passo’ (1968), ‘Aprire il fuoco’ (1969). Milano 1962: il miracolo economico, la febbre dei consumi, la strategia aziendale, la disumanità dei rapporti, le delusioni politiche, il bisogno di denaro (i dané), il tram e la televisione, gli scocciatori telefonici e gli scaldabagni esplosivi, la nebbia e i lavori stradali, gli automobilisti viperini del lunedì… stringono in una morsa irresistibile e grottesca l’ intellettuale anarchico venuto dalla provincia… ‘La vita agra’ di Bianciardi è stato il primo romanzo italiano della contestazione, la prima rilevante testimonianza letteraria di uno stato di profondo malessero politico, sociale ed esistenziale.”” “”Così quel baffone delle umane relazioni doveva ficcarselo bene in testa, che qui non era storia di rapporti tra uomo e uomo, tra operaio e dirigente e ditta, ma fra uomo, giorno e tonnellata. Lasciasse perdere Garcia Lorca e i documenti dell’ Usis e il prete di fabbrica (che oltre tutto era una spesa, perché si beccava, don Coso, il suo bravo premio di produzione, senza produrre una madonna) e cercasse semmai di far capire a questa gente che la direzione non ce l’ aveva con loro personalmente… ma d’ altra parte non poteva tollerare che lì, sotto Montemassi, si continuasse a tirar fuori, con tremilacinquecento operai, appena duecentoquarantamila tonnellate all’ anno, e di lignite, poi.”” (pag 42) “”Tradurre, comunemente, si dice oggi. Ma nel Trecento dicevasi volgarizzare, perché la voce tradurre sapeva troppo di latino, e allora scansavasi i latinismi, come poi li cercarono nel Quattrocento, e taluni li cercano ancor oggi; sì perché que’ buoni traduttori facevano le cose per farle, e trasportando da lingue ignote il pensiero in lingua nota, intendevano renderle intelligibili a’ più””. (pag 125)”,”VARx-090″
“BIANCIARDI Luciano”,”L’ integrazione. Uno schizzo sarcastico dell’ industria culturale all’ alba del boom.”,”In Italia sta per cominciare il ‘miracolo economico’ quando Luciano BIANCIARDI (1922-1971), un professore di filosofia grossetano immigrato nell’ industria culturale a Milano, scrive L’ Integrazione. Il suo romanzo scarno, in bilico tra cronaca e saggio, è scritto con ironia ma sotto l’ ironia c’è una disperazione autentica. L’ Integrazione è la rappresentazione del mondo editoriale della Milano del miracolo economico. “”Io stavo spesso con Bauducco, il quale mi aveva preso in simpatia e mi invitava a prendere un caffé. “”Diglielo, eh, a tuo fratello.”” “”Cosa gli devo dire?”” “”Che non esageri con quella sociologia. Perché cosa è poi la sociologia? Una pseudoscienza, no? Guarda l’ insegnamento del Croce. Non bisogna mica ignorarlo l’ insegnamento del Croce, non ti pare? Anche se poi politicamente il Croce era quello che era. Pensa al valore che ha avuto il Croce per la nostra formazione culturale. Tutti ci siamo formati sul breviario d’ estetica del Croce, al liceo, non è forse vero? Ora, cosa ti dice il Croce della sociologia? Che è una pseudoscienza, no? E poi c’è la questione degli americani. Perché credi che gli americani facciano tanta sociologia? Proprio perché sono portatori e diffusori del neocapitalismo, l’ ideologia in altre parole che noi stiamo combattendo””. (pag 40-41)”,”VARx-091″
“BIANCIARDI Luciano”,”Il lavoro culturale.”,”Luciano BIANCIARDI (Grosseto 1922- Milano 1971), laureato in filosofia, bibliotecario e professore di liceo, scrisse con Carlo CASSOLA ‘I minatori della Maremma’ (1955). Trasferitosi a Milano, lavorò come redattore, giornalista, traduttore e scenegiattore. Ha scritto varie opere tra cui ‘L’ integrazione’ e ‘La vita agra’. “”Marcello aveva tentato di farle capire che le idee sono tali in quanto tu puoi comunicarle agli altri, che se le tieni per te non servono a nulla, anzi, non sono nemmeno idee.”” (pag 45)”,”ITAB-152″
“BIANCIARDI Luciano”,”Da Quarto a Torino. Breve storia della spedizione dei Mille.”,”””Ma in generale i Mille furono uomini maturi: un buon quarto di loro avevano passato i trentacinque anni, non pochi sfioravano i cinquanta. Centossessanta erano bergamaschi, centocinquantasei liguri, settantadue di Milano, cinquantanove di Brescia, cinquantotto di Pavia (studenti in buona parte), quarantasei del meridione d’ Italia, soprattutto calabresi. Sessantotto di Livorno, con alla testa Andrea Sgarallino, aspettavano d’ imbarcarsi a Piombino, dov’erano giunti su di un peschereccio, l’ Adelina, ma persero l’ appuntamento. Una cinquantina, come si è già detto, i siciliani. Garibaldi volle, ed a ragione, che i meridionali fossero ben rappresentati tra i quadri della spedizione: Crispi e Calvino nello stato maggiore, La Masa, Carini, Stocco al comando delle compagnie, Vincenzo Orsini alla testa degli artiglieri (…)””. (pag 33) “”Ufficiale d’ Intendenza, infine, era uno scrittore vero e grande, Ippolito Nievo. Morì nel marzo del ’61, a spedizione finita, in un naufragio. C’era anche una donna, Rosalia Montmasson, moglie di Francesco Crispi, e tre sacerdoti. Del resto il capo di stato maggiore, Giuseppe Sirtori, era un ex prete, e del prete, forse meglio dire del pastore quacchero, serbava l’ aria assorta (…)””. (pag 35) “”La sua stampa aveva lavorato a dovere per orientare l’ opinione pubblica contro il “”malgoverno”” di Garibaldi e contro le scelleratezze della dittatura, e Garibaldi aveva, dal canto suo, avuto il torto din non rispondere alle calunnie. Dopo la pubblicazione della lettera di Brusco, il Piemonte benpensante e tradizionalista stimava il dittatore poco più che un soldataccio fortunato e ingrato verso il saggio primo ministro e persino verso il re””. (pag 179)”,”ITAB-221″
“BIANCIARDI Luciano”,”La battaglia soda.”,”Alla memoria di Giuseppe BANDI “”Questi sono i modi che si possono tenere da una battaglia, quando dee passare, sola, pei luoghi sospetti. Ma la battaglia soda, senza corna e senza piazza, è meglio””. Machiavelli (in apertura) “”Basandosi sulla vita di un suo conterraneo garibaldino, Giuseppe Bandi, e su un suo libretto, Luciano Bianciardi ci fornisce una personalissima interpretazione degli anni decisivi del Risorgimento italiano, quando la raggiunta unità nazionale vide cadere, nello stesso tempo, le speranze degli uomini migliori che ne erano stati protagonisti. L’annessione piemontese del sud, l’epurazione della parte “”azionista”” dei garibaldini, il brusco e inflessibile “”rappel à l’ordre””, la tragedia di Custoza, dove a essere sconfitti non furono soltanto i generali piemontesi, ma anche noi stessi.”” (fonte Unilibro) “”Il lettore attento mi obbietterà che gli amici toscani e Giuseppe Mazzini medesimo, con le loro lettere, m’invitavano appunto a menar le mani per la giusta causa, e prestando loro l’orecchio e traducendo in fatto l’ intenzione avrei potuto, come dicono i nostri contadini, levarmi la sete col prosciutto. Perché insomma non mi risolvevo all’ azione? Perché non eccitavo, io maggiore, un bel battaglione di granatieri col bianco delle lor mostrine alla goletta della tunica, e non me lo tiravo dietro oltre il Ticino, e raccolta gente nella patriottica Lombardia non marciavo fino al Mincio e al Garda, sollevandovi quelle animose popolazioin bresciane e mantovane, per poi marciare, fatto d’un battaglione un reggimento e d’un reggimento una brigata, oltre quelle acque, e quindi ficcarmi in mezzo alle fortezze del temuto e nefasto quadrilatero incurante dei loro cannoni, e infine marciare dritto sull’ amata Venezia ancor fremente sotto il giogo imperiale?”” (pag 57-58) “”Le parole dei Maestro a questo appunto m’incoraggiavano, ma eran parole dettate più da un generoso sogno che da un sicuro pensamento dell’ alea che avrei corso. Così mi facevo sempre più persuaso che, se si poteva e doveva seguire di Mazzini l’alto concetto e l’ amore che l’ispirava, saria stato poco men che follia accoglierne le proposte d’azione immediata. Troppi esempi passati me ne convincevano, dalla disperata spedizione dei fratelli Bandiera, alla non meno tragica avventura di Carlo Pisacane, e ultima e infelicissima questa del giovane Emilio escito di senno nelle segrete di Favignana””. (pag 58)”,”ITAB-234″
“BIANCIARDI Luciano CASSOLA Carlo”,”I minatori della maremma.”,”77 minatori fucilati da nazifascisti a Niccioleta (pag 101-103)”,”MITT-350″
“BIANCIARDI Luciano”,”La vita agra.”,”Luciano BIANCIARDI (Grosseto 1922 – Milano 1971) ha pubblicato opere situabili tra la saggistica storica e la narrativa, e romanzi: ‘Il lavoro culturale’ (1957), ‘L’ integrazione’ (1960), ‘Da Quarto a Torino’ (1960), ‘La battaglia soda’ (1964′, ‘Daghela avanti un passo’ (1968), ‘Aprire il fuoco’ (1969). L’ amara storia di un intellettuale di provincia. Una sorta di decrescita felice: “”La rivoluzione deve cominciare da ben più lontano, deve cominciare in interiore homine. Occorre che la gente impari a non muoversi, a non collaborare, a non produrre, a non farsi nascere bisogni nuovi, e anzi a rinunziare a quelli che ha. La rinunzia sarà graduale (…)”” (pag 1650)”,”TEOS-001-FMP”
“BIANCIARDI Luciano”,”Garibaldi.”,”””Neanche un terzo degli ufficiali garibaldini entrò con il suo grado nell’esercito regolare, e lo spurgo tenne anche conto della fede politica. Nino Bixio fu generale di divisione, e con lui Cosenz, Medici e Sirtori. Il bello è che lo stesso grado toccò al Pianell, un generale borbonico. A Garibaldi fu offerto il grado di generale d’armata, una grossa somma di denaro al figlio maggiore Menotti, una dote alle figlie e un castello. Di offrire soldi a lui personalmente non ebbero il coraggio. Infatti rifiutò ogni cosa. Trascorse la notte a bordo di una nave inglese, l”Hannibal’, conversando con l’ammiraglio Mundy, e quando fu giorno partì per Caprera, con pochi fidati compagni. Si portava dietro un sacco di sementi, una balla di stoccafissi, qualche libbra di caffè, due mazzi di sigari e poche migliaia di lire “”risparmiate”” a sua insaputa dal segretario Basso. A continuare la guerra provvidero i piemontesi. Capua si arrese dopo una notte di bombardamento, Gaeta invece resistette all’assedio per cento giorni, e dovette passare un altro mese prima che si arrendessero Messina e Civitella del Tronto. Ma intanto, dopo la proclamazione del Regno d’Italia, il 14 marzo 1861, un pò dappertutto, cominciava un’altra guerra, una guerra che di solito non si legge sui libri di scuola, e quando se ne parla, si preferisce dire “”brigantaggio””. Invece fu una guerra, la più sanguinosa di tutto il Risorgimento, e la più atroce, perché fu combattuta fra italiani. Le popolazioni del sud non accettarono la “”occupazione”” piemontese, e ci vollero settanta battaglioni per insegnar loro che fatta l’Italia, bisognava “”fare gli italiani””. Chi aveva acerbamente criticato il governo di Garibaldi, ora doveva convincersi che senza Garibaldi le cosa andavano anche peggio. Dovunque imboscate, ammazzamenti, rappresaglie, fucilazioni sommarie, coprifuoco, ostaggi. Una guerra che durò quasi cinque anni, stremando l’esercito italiano, le popolazioni, le campagne, e che ridusse il Meridione alla loro mercè. Napoli, che era la più grande e una delle più belle città d’Italia, cominciava la sua decadenza. Il “”miracolo”” dell’unità d’Italia era avvenuto, ma si trattava di un’unità raggiunta con l’intrigo e con la forza. Il paese restava profondamente diviso, e in qualche misura continua a esserlo ancor oggi. È una faccenda molto complessa che preferiamo chiamare “”questione meridionale”””” (pag 99-100)”,”BIOx-003-FMP”
“BIANCIARDI Luciano”,”L’alibi del progresso. Scritti giornalistici ed elzeviri.”,”Luciano Bianciardi (Grosseto 1922 – Milano 1971) è stato giornalista, traduttore e scrittore. Tra gli autori americani da lui tradotti, ricordiamo Miller, Faulkner, Steinbeck e London.”,”EDIx-011-FL”
“BIANCO Lucien a cura; collaborazione di Paul AKAMATSU Heinz BECHERT Georg BUDDRUSS LE-THANH-KHOI Jacques ROBERT”,”L’ Asia moderna.”,”Collaborazione di Paul AKAMATSU Heinz BECHERT Georg BUDDRUSS LE-THANH-KHOI Jacques ROBERT. Lucien BIANCO, nato nel 1930, ha studiato all’ Ecole Normale e all’ Ecole Nationale des Langues Orientales Vivantes a Parigi. Agregé d’ histoire nel 1957, dal 1959 al 1961 ha insegnato prima a Beauvais poi a Parigi. Nel 1964-65 ha compiuto ricerche all’ East Asian Reserch Center della Harvard University, negli Stati Uniti. Attualmente (1971) è D di studi all’ Ecole Pratque des Hautes Etudes di Parigi e Chargé de coenference all’ Ecole Normale Superieure e alla Faculté des Lettres et Sciences Humaines a Parigi. BIANCO è specializzato sulla storia sociale della Cina moderna. Ha scritto ‘Les origines de la Revolution Chinaise’ (Paris, 1967), e ‘La crise de Sian’ (1970).”,”ASIx-034″
“BIANCO Pialuisa”,”La lunga marcia dei pop comunisti. La Cina nell’ economia globale.”,”BIANCO Pialuisa giornalista ha fatto l’ inviata, la commentatrice, il direttore nella carta stampata, in TV, in radio. E’ stato il primo direttore donna di un quotidiano nazionale (L’ Indipendente). Attualmente è editorialista alla ‘Nazione’ ‘Il Giorno’ ‘Il Resto del Carlino’. Tesi: spirito cinese: internazionalismo etnico”,”CINx-088″
“BIANCO Gino”,”Un socialista ‘irregolare’: Andrea Caffi intellettuale e politico d’ avanguardia.”,”Gino BIANCO è nato a Torino il 31 maggio 1932. E’ stato dal 1956 al 1960 ricercatore presso l’ Istituto di Storia moderna e contemporanea dell’ Università di Genova, poi redattore della rivista ‘Critica sociale’ e responsabile, dal 1964 al 1967 della sezione storica del Ceses (Centro Studi Economico Sociale) di Milano. Da dieci anni (1977) vive a Londra dove è stato Fellow al Center of Contemporary European Studies dell’ Università del Sussex, corrispondente dell’ Avanti! e di altre testate (TV). Ha collaborato con saggi di storia contemporanea a ‘Movimento operaio e socialista’ e a ‘Tempo presente’.”,”MITS-176″
“BIANCO Lucien, collaborazione di Hua CHANG-MING”,”Jacqueries et révolution dans la Chine du XXe siècle.”,”Storico e sinologo, Lucien BIANCO è direttore di studi emerito all’ EHESS. E’ autore di vari libri tra cui ‘Les Origiens de la révolution chinoise’ (Gallimard, 1997) e ‘Peasants Without the Party’ (M.E. Sharpe). Madam Hua CHANG-MING è stata bibliotecaria del Centre de recherche et de documentation sur la Chine contemporaine (EHESS) per trent’anni. E’ autrice di varie opere sulla società cinese. “”L’ opposizione violenta al censimento del 1910 ricorda un po’ il movimento dei Boxer. Un giro d’ orizzonte su tre sinologi dovrebbe permettere di esplicitare questo punto di vista. Joseph Esherick, innanzitutto (…). La seconda opera è quella di Roxann Prazniak (1999), che ha letto le stesse mie fonti… e ne ha letto, a dire il vero, molte di più. Il mio disaccordo con questa non riguarda la diagnostica (apprezzo l’ eloquente sottotitolo del suo libro: Rural Rebels against Modernity) (…). Il terzo sinologo è Prasenjit Duara (1991): ispirandosi, tra gli altri (per per tenersi ai francesi), a Louis Dumont e Michel Foucault, analizza brillantemente l’ interposizione della conoscenza e delle relazioni di potere (come pure i conflitti di interesse) nel discorso modernizzatore.”” (pag 382)”,”CINx-161″
“BIANCO Lucien”,”Les origines de la révolution chinoise, 1915-1949.”,”BIANCO Lucien agregé d’histoire è ex allievo dell’ Ecole Normale Superieure e dell’ Ecole Nationale des Langues orienales vivantes. Direttore di studi all’ Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales e ex direttore del Centre de recherches et documentation sur la Chine contemporaine, insegna pure all’ Institut d’ études politiques de Paris e al Centre de recherches sinologiques delle università Harvard e Michigan come pure al St. Antony’s College (Oxford) e all’ Academia Sinica (Taiwan). E’ autore di molte opere tra cui ‘Peasants without the Party (M.E. Sharpe) 2001 prix Levenson 2003 e in collaborazione con Hua CHANG-MING ‘Jacqueries et révolutions dans la Chine du XXe siecle”” (La Martiniere 2005). “”E’ in queste circostanze che si produce un avvenimento molto strano, che rappresenta la data più importante in questa storia della formazione del sentimento nazionale in Cina (e allo stesso tempo un tornante decisivo nel destino della Cina moderna): il rapimento di Chiang Kai-shek da parte di uno dei suoi generali (12 dicembre 1936). Non è in sé, una cosa straordinaria nella Cina degli ultimi sessant’anni che un generale si rivolti contro il suo capo e lo catturi. Ma l’ incidente ha, questa volta, un significato particolare. E’ per annientare l’ Armata Rossa scampata alla Lunga Marcia che questo generale, Zhang Xueliang, è stato inviato a Sian, capitale del Shaanxi. Ora giovane “”signore della guerra””, Zhang è stato privato delle ricche province del Nord Est attraverso il colpo di Mukden, tre anni appena dopo esser subentrato a suo padre, assassinato dai giapponesi che lo trovavano insufficientemente docile. Le sue truppe guardano con nostalgia verso la Manciuria e accettano mal volentieri di dover combattere dei Cinesi, anche fossero comunisti (“”i Cinesi non lottano contro i Cinesi””), impazienti come sono di andare a liberare la loro terra natale. Quando il 12 dicembre, all’ alba Zhang Xueliang fa prigioniero Chiang Kai-shek, è per costringerlo a cambiare politica. Tra le “”otto domande”” che gli presenta, sette riprendono i principali punti del programma formulato due settimane prima dal PCC. Programma che si riconduce a questo: alla guerra civile, sostituiamo la guerra contro l’ invasore. L’ epilogo dell’ affare del Sian non è meno strana che la sua brusca disgregazione: alla tredicesima giornata di cattività e mentre una nuova guerra civile minaccia, Chiang Kai-shek è liberato… Zhou en-lai (Ciu en-lai, ndr) stesso è venuto a patrocinare la causa del massacratore dei comunisti””. (pag 228-229)”,”CINx-209″
“BIANCO Gino a cura; scritti di Clement ATTLEE Henry N. BRAILSFORD G.D.H.COLE Stafford CRIPPS Edwin F.M. DURBIN Wal HANNINGTON Arthur HENDERSON John A. HOBSON Douglas JAY Arthur CREECH JONES Harold J. LASKI Herbert MORRISON George ORWELL John MURPHY John STRACHEY Richard H. TAWNEY Sidney e Beatrice WEBB Edward F. WISE Leonard WOOLF”,”L’esperienza laburista tra le due guerre. Tra bolscevismo e fascismo.”,”BIANCO Gino a cura; scritti di Clement ATTLEE Henry N. BRAILSFORD G.D.H.COLE Stafford CRIPPS Edwin F.M. DURBIN Wal HANNINGTON Arthur HENDERSON John A. HOBSON Douglas JAY Arthur CREECH JONES Harold J. LASKI Herbert MORRISON George ORWELL John MURPHY John STRACHEY Richard H. TAWNEY Sidney e Beatrice WEBB Edward F. WISE Leonard WOOLF”,”UKIx-111″
“BIANCO Lucien, avec la collaboration de HUA Chang-Ming”,”Jacqueries et Révolution dans la Chine du XX° siècle.”,”2° copia Storico e sinologo, Lucien BIANCO è direttore di studi emerito all’ EHESS. E’ autore di vari libri tra cui ‘Les Origiens de la révolution chinoise’ (Gallimard, 1997) e ‘Peasants Without the Party’ (M.E. Sharpe). Madam Hua CHANG-MING è stata bibliotecaria del Centre de recherche et de documentation sur la Chine contemporaine (EHESS) per trent’anni. E’ autrice di varie opere sulla società cinese. Forme di resistenza dei contadini contro i funzionari di partito e i ricchi (v. ultimo capitolo) La condizione dei braccianti ex proprietari di un fazzoletto di terra e indebitati. “”Résistance au fermage. Il faut souligner d’emblée le paradoxe: les fermiers se révoltent rarement [chapitre 8], alors que leur condition représente le problème social le plus massif dans les campagnes chinoises. Les débiteurs sont, certes, presque aussi nombreux que le fermiers, et leur sort est parfois plus tragique, mais les deux catégories se recoupent: beaucoup de fermiers sont endettés et, de surcroît, on devient assez souvent fermier parce qu’on est un débiteur insolvable, contraint de céder la propriété de son lopin à son créancier. Sans en être la cause unique, la pression démographique sur une terre qui n’est pas extensible (‘ren duo tian shao’: “”les hommes pullulent, la terre manque””) suffit à expliquer que fermage et taux d’intérêt soient si élevés, tellement élevés que peu de fermiers et de débiteurs réussissent à sortir du cercle vicieux: endettement chronique et culture du champ d’autrui”” (pag 83)”,”MCIx-067″
“BIANCO Gino”,”Socialismo libertario. Scritti dal 1960 al 1972.”,”L’autore nell’articolo ‘Socialismo e marxismo’ ‘critica’ Marx Engels, il marxismo e il Manifesto, Lenin ecc. “”considerare tutto il socialismo anteriore a quello marxista come una forma inferiore dell’autentico e unico “”socialismo scientifico”” non è soltanto un’ipocrisia, ma anche un’aberrazione storica…”” (pag 125) “”E’ poi un errore considerare il ‘Manifesto comunista’ (redatto da Marx e da Engels alla fine del 1847) come un’espressione sufficientemente esplicita di quella “”novità”” che il marxismo avrebbe introdotto nell’ideologia rivoluzionaria socialista. Molto più che pensiero originale, il ‘Manifesto’ offre una sintesi, genialmente vigorosa, di un certo comune patrimonio dei vari gruppi d’avanguardia che dal 1815 al 1848 hanno preconizzato la rivoluzione socialista…”” (pag 125) “”Tutta l’azione di Lenin e dei bolscevichi è contrassegnata da un’ambiguità radicale: il modello pragmatico che Lenin rivendica con orgoglio è il “”giacobinismo”” e il “”blanquismo”” …”” (pag 135)”,”ANAx-394″
“BIANCO Gino PERILLO Gaetano”,”Cronache militari della Resistenza in Liguria. Volume I.”,”Giorgio Gimelli è nato a Genova il 28 settembre 1926. Nel 1943, ancora studente, aderì al PCI e partecipò alla lotta partigiana nella VI zona operativa. E’ presidente dell’ ANPI di Genova ed è stato eletto consigliere comunale della stessa città (1965)”,”ITAR-276″
“BIANCO Gino”,”L’avvento del fascismo a Sestri Ponente (1921-22).”,”testo della comunicazione di Gino Bianco al Convegno sulle ‘Origini del fascismo’, promosso dall’Istituto Gramsci Occupazione di Sestri da parte di centinaia di squadristi provenienti da paesi limitrofi e anche da Savona, aggressioni e violenze tollerate dalla forza pubblica”,”LIGU-169″
“BIANCO Magda”,”L’industria italiana.”,”Magda Bianco è economista alla Banca d’Italia, Ufficio Diritto dell’economia. Ha pubblicato vari saggi di economia industriale.”,”ITAE-092-FL”
“BIANCO Gino GRENDI Edoardo a cura; scritti di Robert OWEN William THOMPSON John GRAY John Francis BRAY William BEMBOW”,”La tradizione socialista in Inghilterra. Antologia di scritti politici, 1820-1852.”,”””È nota la critica che mosse Marx all’applicazione «egualitaria» della formula ricardiana del valore (in polemica con Proudhon, indicò in Thompson e Bray gli originari elaboratori di una teoria di cui Proudhon e Rodbertus non sarebbero stati che epigoni) e alla teoria del tempo di lavoro come unità di misura diretta della moneta elaborata da Gray (1). I socialisti ricardiani non possono essere considerati precursori di Marx come anticipatori della teoria dello sfruttamento o della concezione materialistica della storia in tutta l’estensione del significato che queste teorie hanno nel sistema di Marx. Ma anche il ‘Manifesto del Partito comunista’ redatto da Marx e da Engels alla fine del 1847, molto più che pensiero originale (un’espressione sufficientemente esplicita di quella «novità» che il marxismo doveva introdurre nell’ideologia rivoluzionaria socialista è soltanto nel ‘Capitale’ pubblicato molti anni dopo), offre una sintesi, genialmente vigorosa, di un certo comune patrimonio dei vari gruppi d’avanguardia che tra il 1820 e il 1848 hanno preconizzato la rivoluzione sociale. Nei socialisti cooperatori l’attacco era rivolto contro l’ordine esistente che si voleva trasformare e sovvertire attraverso piani di riforme dai quali era assente una rigorosa analisi critica, ma con la consapevolezza che il sistema capitalistico non era soltanto l’espressione della natura umana, ma anche un prodotto storico che poteva essere trasformato attraverso l’organizzazione cooperativa, sindacale e politica della classe operaia. Ciò condusse ad una riscoperta dell’intima relazione tra momento economico e momento politico e ad una più netta presa di coscienza del fatto che nella società capitalistica chi controllava la proprietà controllava il governo e lo Stato (e questa nozione dello Stato strumento della classe dominante fu poi elaborata in modo più articolato dall’ala socialista del cartismo e, prima, da Smith e Morrison”” [dall’introduzione di Gino Bianco e Edoardo Grendi, pag LXXXVIII] [(1) K. Marx, loc. cit. Su Bray in ‘La miseria della filosofia’, ed.it., Roma, 1950, pp. 57-64] [Gino Bianco Edoardo Grendi, ‘La tradizione socialista in Inghilterra. Antologia di scritti politici, 1820-1852’, Giulio Einaudi, Torino, 1970] La presa di coscienza dei socialisti inglesi nella prima metà dell’800: nella società capitalistica chi controlla la proprietà controlla il governo e lo Stato…”,”MUKx-002-FV”
“BIANCONI Piero”,”Pascoli.”,”BIANCONI Piero “”L’annuncio della guerra di Libia lo riempì di letizia appunto perchè egli credette di vedervi la fine dell’emigrazione italiana; ed espresse il suo entusiasmo nel discorso di Barga, ‘La grande proletaria si è mossa…”” A cose fatte il dissidio non esiste più””. (pag 189)”,”BIOx-244″
“BIANCONI Pietro”,”Il movimento operaio a Piombino.”,”BIANCONI Pietro (1924-) ha lavorato come operaio all’Ilva di Piombino fino al 1948. Ha partecipato alla lotta partigiana in provincia di Grosseto con la III brigata Garibaldi. Dal Partito d’Azione è passato al Partito Socialista, nel 1953 ha aderito a Unità Popolare di Calamandrei, Codignola e Parri, nel 1956 viene eletto nel direttivo nazionale della CGIL. Ha partecipato alle iniziative della sinistra operaia extra-parlamentare.”,”MITT-357″
“BIANCONI Pietro”,”1943: la CGL sconosciuta. La lotta degli esponenti politici per la gestione dei sindacati operai, 1943-1946.”,”BIANCONI Pietro (1924-) ha lavorato come operaio all’Ilva di Piombino fino al 1948. Ha partecipato alla lotta partigiana in provincia di Grosseto con la III brigata Garibaldi. Dal Partito d’Azione è passato al Partito Socialista, nel 1953 ha aderito a Unità Popolare di Calamandrei, Codignola e Parri, nel 1956 viene eletto nel direttivo nazionale della CGIL. Ha partecipato alle iniziative della sinistra operaia extra-parlamentare. “”Lo scopo di Togliatti di partecipare con questi uomini in un governo di coalizione poteva anche essere quello dichiarato dell’unità nazionale, ma lo scopo di questi generali reazionari, più o meno fascisti, era sicuramente quello di organizzare un esercito e una polizia che allenandosi alle sparatorie contro le masse dei braccianti meridionali affamate fosse poi in grado di “”mettere a posto”” gli operai del nord. Gli altri, demolaburisti, i liberali e democristiani, proclamavano ad alta voce i loro propositi: si battevano per assicurare agli italiani quella ‘continuità dello Stato’ di cui tanto tenevano padroni e preti. “”Occorre – scriveva l’organo dei padroni (9) – facilitare la costituzione di nuove società per azioni e l’ingrandimento di quelle preesistenti, onde far sì che possa essere facilmente drenato verso la produzione anche il piccolo risparmio che, presso ogni singolo, non sarebbe sufficiente a dar vita a una impresa di apprezzabile entità… Dare a ogni risparmiatore la sensazione che nessuno gli limiterà gli eventuali utili che potrà trovare dall’industria nella quale si accinge ad investire i propri risparmi; quindi nessuna limitazione ai dividendi. Far nascere nel risparmiatore la più assoluta sicurezza che vendendo l’oro acquistato alla borsa nera e comprando azioni di una società industriale egli non corra il rischio che la fabbrica nella quale va a interessarsi sia occupata con la forza e fatta propria da altri””. Gli altri, naturalmente, erano i braccianti e gli operai, contro i quali il governo doveva dare garanzie da gendarme. Del resto queste garanzie il governo le aveva già date per bocca dei suoi più autorevoli rappresentanti, comunisti e socialisti, infatti la prima deliberazione presa del governo Badoglio-Togliatti, riguardo alle aspettative della classe operaia, era che nessuna riforma sociale, per quanto miserrima e anodina, sarebbe stata possibile fino alla fine della guerra. Le dichiarazioni dei ministri, socialisti e comunisti, non si prestavano a intepretazioni dubbie: non si potevano concedere aumenti salariali, diceva il Ministro socialista Di Napoli, ma per dare un “”giusto premio alle masse operaie e contadine”” (10) si doveva aumentar e il prezzo del grano”” (pag 60-61) [(9) “”La Libertà””, 2 giugno 1944; (10) Il comunista Antonio Pesenti sottosegretario alle Finanze, annunciava che le linee sulle quali si sarebbe basata l’azione del governo erano: “”La difesa della proprietà dello Stato, la ricostruzione delle ricchezze nazionali, il potenziamento delle forze produttive per dare pane e lavoro al popolo e per aumentare la quantità dei prodotti”” (L’Unità 14 maggio ’44). Come si vede il linguaggio dei comunisti governativi non era poi molto dissimile da quello dei padroni: il governo si proponeva di dare ‘quattrini’ ai padroni perché questi dessero ‘pane e lavoro’ al popolo il quale avrebbe ‘aumentato la quantità di prodotti’ nelle mani dei padroni]”,”MITT-358″
“BIANCONI Giovanni”,”Eseguendo la sentenza. Roma, 1978. Dietro le quinte del sequestro Moro.”,”Giovanni Bianconi nato a Roma nel 1960 è inviato del Corriere della Sera (2008). Per Einaudi ha pubblicato ‘Mi dichiaro prigioniero politico. Storia della Brigate Rosse’.”,”TEMx-001-FFS”
“BIANUCCI Piero”,”La verità confezionata. Come leggere un giornale.”,”BIANUCCI Piero nato a Torino nel 1944 laureato in filosofia alla scuola di Luigi Pareyson è un giornalista professionista. Dal 1969 dirige la pagina letteraria di un grande quotidiano.”,”EDIx-108″
“BIANUCCI Piero FERRERI Walter, contributi di Tullio REGGE Pippo BATTAGLIA Guido COSSARD”,”Atlante dell’Universo.”,”Il principio cosmologico. (pag 391) di Tullio Regge “”La comunità scientifica è generalmente d’accordo nell’accettare il concetto secondo cui l’universo è sostanzialmente uniforme e omogeneo in ogni direzione se osservato in un determinato momento della sua evoluzione. Questo concetto costituisce il cosiddetto «principio cosmologico» e ha conseguenze di grande rilievo. Per esprimerci in termini più rigorosi, infatti, il principio cosmologico asserisce l’esistenza di un tempo universale t tale che, a t fissato, l’universo appare in media uguale a se stesso ovunque lo si osservi. In particolare la densità media e la temperatura media sono date da funzioni del tempo ma non del luogo in cui vengono misurate. L’esistenza di irregolarità locali nella distribuzione delle galassie ha gettato dubbi sulla vera portata del principio cosmologico e non è chiaro se esso vale solamente nella porzione di universo osservabile o anche oltre. Grosso modo possiamo paragonare il cosmo a una spugna le cui pareti sono grandi ammassi galattici tra cui esistono vuoti immensi. La dimensione di questi vuoti è dell’ordine dell’1% della porzione osservabile dell’universo che è delimitata da un orizzonte le cui dimensioni sono dell’ordine di 2c/H ossia circa 6000-12.000 Mpc. Se ci allontaniamo dalla Terra e dalla nostra Galassia incontriamo altre galassie raggruppate in ammassi. La forza gravitazionale che agisce tra le galassie induce moti che si sovrappongono alla recessione cosmica di Hubble e rendono difficile e ambigua la sua determinazione. La recessione cosmica comincia ad essere preponderante solamente oltre i 100 Mpc, pari a circa 326 milioni di anni luce. Se andiamo oltre, i moti locali perdono di importanza ma diventa molto difficile valutare le distanze galattiche e quindi la stessa H. A grandissime distanze, oltre i 1000 Mpc, la velocità di recessione diventa una frazione apprezzabile di quella della luce. L’orizzonte degli eventi è appunto definito come la distanza che corrisponde ad una velocità di recessione pari a c [velocità della luce, ndr]. Un viaggio nello spazio è necessariamente anche un viaggio a ritroso nel tempo, e infatti una galassia che disti 100 Mpc viene vista come era circa 326 milioni di anni or sono. Le galassie che giacciono al di là dell’orizzonte sono così distanti che la loro luce non ha fatto in tempo a giungere sulla Terra nel periodo intercorso tra la nascita dell’universo ed i giorni nostri. Su questa scala di tempi dobbiamo attenderci profonde mutazioni nella struttura delle galassie e, di riflesso, del cosmo. Non possiamo quindi osservare il cosmo nella sua interezza ad un dato istante. Il principio cosmologico è una ipotesi che semplifica di molto la teoria e ci permette di costruire un modello preliminare su cui basare la discussione; infine è al momento in sostanziale accordo con i dati osservativi”” [Tullio Regge, ‘Cosmologia’, pag 391] [ndr: Unità di misura Mpc: 100 Mpc uguale a circa 326 milioni di anni luce] Unità di misura Mpc: 100 Mpc uguale a circa 326 milioni di anni luce PARSEC Per distanze molto ampie, anche l’anno luce inizia ad apparire un po’ scomodo ed allora si utilizza un’altra unità di misura: il Parsec Il concetto di Parsec è legato al concetto di parallasse, tanto è vero che Parsec è l’abbreviazione di parallasse-secondo. Il Parsec (P) è la distanza alla quale una stella avrebbe una parallasse di un secondo d’arco. Parsec e parallasse sono quindi legati dalla formula d = 1/p, dove d è la distanza espressa in parsec mentre p è l’angolo di parallasse. Un Parsec corrisponde a 206.265 UA, ovvero a 3,086×1013 chilometri oppure ancora a 3,262 anni luce. Il Sole, posto a 1 UA, ha una parallasse di 206.265 secondi. Da questa unità di base, derivano altre che servono ad eliminare un po’ di zeri. Esattamente come si parla di chilogrammi, si può parlare di KParsec (KPc) e MegaParsec (MPc) per parlare di migliaia e milioni di Parsec. Il KPc è utilizzato spesso per esprimere le distanze all’interno della Via Lattea. Il MPc è utilizzato spesso per descrivere le distanze di altre galassie. Riassumendo, all’interno del Sistema Solare si utilizza l’Unità Astronomica, per le distanze stellari si utilizzano gli anni luce mentre per distanze ancora maggiori come quelle tra galassie si utilizzano i Parsec. – See more at: http://www.astronomiamo.it/Articolo.aspx?Arg=la_misura_delle_distanze_in_astronomia#sthash.Zw4Mpu9x.dpuf”,”REFx-140″
“BIARD Roland”,”Dictionnaire de l’ extrême-gauche de 1945 à nos jours.”,”BIARD Roland insegnante e storico, a pubblicato ‘1919, la commune de Budapest’ (Tête de Feuilles’, ‘Histoire du mouvement anarchiste en France’. “”Lo scacco degli scioperi del 1946-1948 traduce in effetti una inadeguatezza fondamentale dell’ eredità spirituale di un Trotsky o di un Bakunin con delle situazioni concrete. L’ estrema sinistra in questa versione è la frangia politica serrata nell’ ideologia””. (pag 10)”,”FRAP-077″
“BIARD Roland”,”Histoire du mouvement anarchiste en France, 1945-1975.”,”BIARD Roland, 30 anni (1976) è uno storico e militante anarchico. Ha scritto pure ‘1919, la Commune de Budapest’, Editions de la Tete de Feuilles, Paris, 1972 “”Di fatto, l’ esperienza organizzativa del movimento spagnolo risale al periodo bakuniniano e alleanzista. Di più, la pratica è sensibilmente differente poiché riposa sul dualismo CNT (1910) – FAI (1927). La CNT è essenzialmente un sindacato. Nel suo Congresso di Costituzione, alla questione: “”Il sindacalismo è un mezzo o un fine nell’ emancipazione operaia?””, la CNT sviluppa tre punti che sono rimasti in seguito le basi della sua azione. Prima di tutto, viene affermato che il sindacalismo è l’ associazione della classe operaia per combattere il potere delle classi possidenti. I sindacati non sono dunque né un fine, né un ideale, ma un mezzo di lotta, una forza che permette di intensificare senza soste questa lotta. Il fattore decisivo sul piano rivoluzionario non è dunque il sindacalismo come tale, ma la lotta condotta dal medesimo e che deve condurre all’ emancipazione economica integrale e all’ espropriazione della borghesia””. (pag 77) Comunismo libertario (pag 233) (Fonte http://anarlivres.free.fr/pages/biblio/biblioB.html#bardy:) BARDY Roland [BIARD Roland] cf. BIARD R. Chronologie des Internationales libertaires (1864-1914), Organisation révolutionnaire anarchiste, s.l., 1974, 35 p. [IIHS] Historique du mouvement libertaire en France (1945-1978), éd. Front libertaire-Organisation révolutionnaire anarchiste, Paris, 1974, 22 p. [aCCFR, CIRA-L, IIHS] 1919, la Commune de Budapest, éd. de la Tête de feuilles, Paris, 1972, 244 p. [CCFR, CIRA-L, IIHS]”,”ANAx-218″
“BIASCO Salvatore”,”L’inflazione nei Paesi capitalistici industrializzati. Il ruolo della loro interdipendenza 1968-1978.”,”Salvatore Biasco è professore ordinario di Economia internazionale e direttore dell’Istituto Economico della Facoltà di Economia e commercio di Modena, dove insegna sal 1970. Laureato in Statistica a Roma (1963), ha compiuto studi di perfezionamento a cambridge, G.B. (1965-68).”,”ECOI-202-FL”
“BIASUTTI Renato; con la collaborazione di Raffaello BATTAGLIA Bernardo BERNARDI Ernesta CERULLI Giuseppe GENNA Paolo GRAZIOSI Raffaello PARENTI Sergio SERGI Italo SIGNORINI Carlo TAGLIAVINI”,”Le razze e i popoli della terra. Volume primo. Razze, popoli e culture.”,”con la collaborazione di Raffaello BATTAGLIA Bernardo BERNARDI Ernesta CERULLI Giuseppe GENNA Paolo GRAZIOSI Raffaello PARENTI Sergio SERGI Italo SIGNORINI Carlo TAGLIAVINI”,”ASGx-005″
“BIASUTTI Renato; con la collaborazione di Raffaello BATTAGLIA José Manuel GOMEZ TABANERA Christina HOLE Felix KARLINGER Bertil LUNDMAN Asa NYMAN Monique ROUSSEL DE FONTANES Adolfo TAMBURELLO Paolo TOSCHI”,”Le razze e i popoli della terra. Volume secondo. Europa – Asia.”,”con la collaborazione di Raffaello BATTAGLIA José Manuel GOMEZ TABANERA Christina HOLE Felix KARLINGER Bertil LUNDMAN Asa NYMAN Monique ROUSSEL DE FONTANES Adolfo TAMBURELLO Paolo TOSCHI”,”ASGx-006″
“BIASUTTI Renato; con la collaborazione di Bernardo BERNARDI Ernesta CERULLI Lidio CIPRIANI Vinigi L. GROTTANELLI Nello PUCCIONI Alda VIGLIARDI MICHELI”,”Le razze e i popoli della terra. Volume terzo. Africa.”,”con la collaborazione di Bernardo BERNARDI Ernesta CERULLI Lidio CIPRIANI Vinigi L. GROTTANELLI Nello PUCCIONI Alda VIGLIARDI MICHELI”,”ASGx-007″
“BIASUTTI Renato; con la collaborazione di Raffaello BATTAGLIA Ernesta CERULLI Alicia DUSSAN DE REICHEL Giuseppe GENTILLI Martin GUSINDE José IMBELLONI Vittorio MACONI Pellegrino Claudio SESTIERI Italo SIGNORINI Tullio TENTORI Otto ZERRIES”,”Le razze e i popoli della terra. Volume quarto. Oceania – America.”,”con la collaborazione di Raffaello BATTAGLIA Ernesta CERULLI Alicia DUSSAN DE REICHEL Giuseppe GENTILLI Martin GUSINDE José IMBELLONI Vittorio MACONI Pellegrino Claudio SESTIERI Italo SIGNORINI Tullio TENTORI Otto ZERRIES”,”ASGx-008″
“BIDET Eric”,”La Corée deux systemes, un pays.”,”Eric BIDET vive attualmente in Corea del Sud. E’ autore di un’ opera sull’ economia sociale.”,”ASIx-054″
“BIDET Jacques KOUVELAKIS Eustache a cura; saggi di Jacques BIDET Eustache KOUVELAKIS André TOSEL Alex CALLINICOS Gerard DUMENIL e Dominique LEVY Christopher BERTRAM Gerard RAULET André TOSEL Michel HUSSON Jean-Marie HARRIBEY Remy HERRERA Michael LÖWY Tony ANDREANI Thomas COUTROT Paul BLACKLEDGE Stevi JACKSON Maria TURCHETTO Bart MOORE-GILBERT Liu KANG Remy HERRERA Jean Marie VINCENT Francois MATHERON Jacques BIDET Jon BEASLEY-MURRAY Roberto NIGRO Jean-Pierre LECERCLE Pierre MACHEREY”,”Dictionnaire Marx contemporain.”,”J. BIDET è Professore di filosofia all’ Università Paris X, direttore della rivista Actuel Marx. E. KOUVELAKIS è ricercatore all’ Università di Wolverhampton (RU). Saggi di Jacques BIDET Eustache KOUVELAKIS André TOSEL Alex CALLINICOS Gerard DUMENIL e Dominique LEVY Christopher BERTRAM Gerard RAULET André TOSEL Michel HUSSON Jean-Marie HARRIBEY Remy HERRERA Michael LÖWY Tony ANDREANI Thomas COUTROT Paul BLACKLEDGE Stevi JACKSON Maria TURCHETTO Bart MOORE-GILBERT Liu KANG Remy HERRERA Jean Marie VINCENT Francois MATHERON Jacques BIDET Jon BEASLEY-MURRAY Roberto NIGRO Jean-Pierre LECERCLE Pierre MACHEREY. Scuola austriaca. “”Allievi, discepoli, colleghi in Ungheria del vecchio Lukacs, seguono con interesse il tentativo dell’ ontologia dell’ essere sociale. Critici del regime comunista, Ferenc Feher (1933), Agnes Heller (1929), Gyrgy Markus (1934), Istvan Meszaros (1930) entrano più o meno in dissidenza e sono allontanati dall’ Università di Budapest. Il primo a seguire questo percorso è Meszaros che partecipa nel 1956 alle attività del circolo Petofi e che diviene professore in Inghilterra (Sussex). A. Heller e G. Markus fanno lo stesso dopo la repressione della primavera di Praga nel 1968, e negli anni settanta vanno in Australia dove insegnano e lavorano.”” (pag 162)”,”TEOC-328″
“BIDET Jacques”,”Teoria della modernità. Marx e il mercato.”,”Jacques Bidet, nato nel 1945, insegna filosofia all’università di Parigi X (Nanterre).”,”TEOC-077-FL”
“BIDOUZE René”,”Lissagaray la plume et l’épée.”,”BIDOUZE ex-Consigliere di Stato, è autore di opere sul sindacalismo dei funzionari. Collana ‘La part des hommes’ diretta da Claude PENNETIER”,”MFRx-046″
“(BIDOUZE René)”,”(Lissagaray, la penna e la spada)”,”LISSAGARAY (1838-1901) è detto il ‘Michelet della Comune’ , l’ autore della celebre ‘Storia della Comune del 1871′ “”La Marseillaise nasce effettivamente il 19 dicembre 1869, con J.B. Millière come direttore e Henri Rochefort come redattore capo. Lissagaray non figura tra i giornalisti presentati come fondatori di questo nuovo organo, al quale collaborerà notoriamente con due articoli pubblicati in febbraio. E’ il giornale più “”radicale”” della “”democrazia radicale””, come lo qualifica lui-stesso. Raggruppa tutte le correnti della sinistra rivoluzionaria – blanquisti, giacobini, internazionalisti, radicali accesi – e incontra subito un gran successo. All’ inizio del 1870, La Marseillaise usciva quindi da poco quando esplode il famoso affare Victor Noire, quel giovane collaboratore del giornale assassinato dal principe Bonaparte. La stampa repubblicana di Parigi e della provincia gli “”consacra”” il primo posto. Nel dipartimento di Gers, “”L’ Avenir”” apre una sottoscrizione per “”un monumento alla memoria di Victor Noir, assassinato da Sua Altezza il principe Pierre-Napoléon Bonaparte.”” Ecco come Lissagaray racconterà, nel Prologo della sua Storia della Comune, questo avvenimento (…). Il 12 gennaio 1870, i funerali richiamano a Neully 100.000, o forse 200.000 persone. Una sommossa ben servirà da pretesto ad una sanguinosa repressione. Viene evitata grazie al sangue freddo degli operai militanti che, d’accordo con Rochefort e Delescluze, intuiscono che una insurrezione sarebbe prematura””. (pag 31)”,”MFRC-111″
“BIDUSSA David”,”Angelo Tasca e la crisi della cultura politica socialista. Autobiografia (1940).”,”Il fascicolo contiene: -Angelo TASCA, Autobiografia (1940). Altro libro citato nel fascicolo: – A. TASCA, In Francia nella bufera. GUANDA. MODENA. 1953″,”FRAV-024″
“BIDUSSA David e altri; interventi di Rossana ROSSANDA Luigi PINTOR Antonio MOSCATO Luciano CANFORA Pietro INGRAO Domenico LOSURDO Andrea CATONE Giuseppe CHIARANTE David BIDUSSA Aldo TORTORELLA Marcello FLORES Enrica COLLOTTI PISCHEL Gianpasquale SANTOMASSIMO Mario TRONTI”,”Sul libro nero del comunismo. Una discussione nella sinistra.”,”Interventi di Rossana ROSSANDA, Luigi PINTOR, Antonio MOSCATO, Luciano CANFORA, Pietro INGRAO, Domenico LOSURDO, Andrea CATONE, Giuseppe CHIARANTE, David BIDUSSA, Aldo TORTORELLA, Marcello FLORES, Enrica COLLOTTI PISCHEL, Gianpasquale SANTOMASSIMO, Mario TRONTI.”,”RUSS-058″
“BIDUSSA David GUARRACINO Scipione a cura; saggi di Massimo MASTROGREGORI Scipione GUARRACINO David BIDUSSA”,”Le Annales e i loro caratteri originali.”,”Saggi di Massimo MASTROGREGORI Scipione GUARRACINO David BIDUSSA.”,”STOS-108″
“BIDUSSA David CHITARIN Attilio a cura, saggi di Jean van HEIJENOORT Norman GERAS Michel LÖWY Jean-Luc DALLEMAGNE David BIDUSSA Ulf WOLTER Hermann WEBER PENG SHU-TSE Ernest MANDEL Michel DREYFUS Jean-Paul JOUBERT Giorgio ROVIDA Attilio CHITARIN Yvan CRAIPEAU Pierre NAVILLE Paolo Edoardo FORNACIARI”,”Trotsky nel movimento operaio del XX secolo.”,”Saggi di Jean van HEIJENOORT Norman GERAS Michel LÖWY Jean-Luc DALLEMAGNE David BIDUSSA Ulf WOLTER Hermann WEBER PENG SHU-TSE Ernest MANDEL Michel DREYFUS Jean-Paul JOUBERT Giorgio ROVIDA Attilio CHITARIN Yvan CRAIPEAU Pierre NAVILLE Paolo Edoardo FORNACIARI. “”Per alcune settimane il Comitato centrale condusse una battaglia energica contro l’ opposizione di sinistra della Kpd, la quale con la ‘Lettera dei 700′ aveva ricevuto nuova forza. Ora era ammessa anche una discussione sulla questione russa. Nell’ ottobre 1926, a Berlino, alla conferenza cittadina, 806 delegati votarono a favore e 344 conro una risoluzione della direzione distrettuale che si pronunciava a favore della politica di Stalin. In questa sede quindi l’ opposizione poté accrescere la propria presenza fino a quasi il 30%. Eppure questo fu l’ ultimo episodio culminante dell’ attività dell’ opposizione di sinistra nel Kpd. Nei mesi seguenti, la direzione del partito riuscì ad isolare ed estromettere i capi della sinistra (Urbahns, Scholem, Schütz e Schwam, tutti membri del Politburo, nel novembre 1926). Anche l’ atteggiamento dell’ opposizione russa non mancò di produrre effetti sulla Kpd. In una dichiarazione del 16 ottobre 1926, Trotsky, Zinoviev e i loro sostenitori riconobbero di aver infranto la disciplina di partito e presero le distanze dall’ opposizione di sinistra nel Comintern. Questo dietrofront tattico ebbe non solo effetti dolorosi all’ interno dell’ opposizione di sinistra russa, ma demoralizzarono anche quella tedesca. Infine, l’ opposizione dichiarò persino di ritenere “”assolutamente inamissibile l’ appoggio diretto e indiretto al frazionismo di ogni gruppo nelle singole sezioni dell’ Ic contro la linea del Komintern, sia che fosse il gruppo Souvarine in Francia, sia Maslow-Ruth Fischer e Urbahns-Weber in Germania””. Il Comitato centrale di Thälmann approfittò trionfalmente di questo distacco dei capi dell’ opposizione russa dai loro seguaci tedeschi per soffocare definitivamente l’ influenza dell’ opposizione di sinistra nella Kpd.”” (pag 1270, Herman Weber, La KPD e l’ opposizione di sinistra in Unione Sovietica. L’ opposizione di sinistra nella Kpd e nel PCRb).”,”EMEx-065″
“BIDUSSA David”,”L’idea sociale di sviluppo. Come in Italia si è pensato il benessere tra il XVIII e il XX secolo.”,”David Bidussa è storico sociale delle idee e lavora presso la biblioteca della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli di Milano. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Leo Valiani tra politica e storia’, Feltrinelli, 2009. Elementi che determinano il processo di sviluppo: accumulazione del capitale, innovazioni e progresso tecnico, risorse umane (pag 20=)”,”ITAS-183″
“BIDUSSA David CHITARIN Attilio a cura, saggi di Jean van HEIJENOORT Norman GERAS Michel LÖWY Jean-Luc DALLEMAGNE David BIDUSSA Ulf WOLTER Hermann WEBER PENG SHU-TSE Ernest MANDEL Michel DREYFUS Jean-Paul JOUBERT Giorgio ROVIDA Attilio CHITARIN Yvan CRAIPEAU Pierre NAVILLE Paolo Edoardo FORNACIARI”,”Trockij nel movimento operaio del XX secolo.”,”Saggi di Jean van HEIJENOORT Norman GERAS Michel LÖWY Jean-Luc DALLEMAGNE David BIDUSSA Ulf WOLTER Hermann WEBER PENG SHU-TSE Ernest MANDEL Michel DREYFUS Jean-Paul JOUBERT Giorgio ROVIDA Attilio CHITARIN Yvan CRAIPEAU Pierre NAVILLE Paolo Edoardo FORNACIARI.”,”TROS-006-FV”
“BIDUSSA David BONAVITA Riccardo CHIOZZI Paolo COLLOTTI Enzo DALL’ORTO Giovanni GOGLIA Luigi MIGNEMI Adolfo NISTICO’ Gabriella ONOFRI Nazario Sauro POLLOTTINO Paolo PICCIOTTO FARGION Liliana RASPANTI Mauro, scritti; a cura del Centro Furio JOSI”,”La menzogna della razza. Documenti e immagini del razzismo e dell’antisemitismo fascista.”,”””Lo studio materialistico del passato mette in una situazione critica il presente”” (Walter Benjamin) (in apertura)”,”EBRx-089 FOTO-112″
“BIEHAHN Walther CRISPIEN Arthur DAN Theodor KAMPFFMEYER Paul KAUTSKY Karl RENNER Karl SPEIER Hans STEIN Alexander”,”Marx, der Denker und Kämpfer. Gedenkschrift zum 50. Todestag.”,” Renner: vita e lavoro di Marx Spier: Marx come sociologo Biehahn: Marx come teorico economico Dan: Marx come politico Kautsky: La superiorità del marxismo sui suoi precursori Crispien: L’influsso delle idee marxiste sul movimento operaio internazionale Kampffmeyer: La casa editrice Dietz come pioniere del marxismo “”Marx’ Lehre von der Bedeutung der kapitalistischen Krisen bildet geradezu den Angelpunkt, von dem aus er “”die Physiologie des bürgerlichen Systems”” begreift. Die bürgerliche Oekonomie erblickte in den Krisen Teilstörungen, momentane Verschiebungen des Gleichgewichts, die keineswegs unbedingt einzutreten brauchen und von denen man sogar annehmen dürfe, daß sie mit der weiteren Entwicklung der kapitalistischen Gesellschaft immer mehr ausgeschaltet werden könnten. Diese letzten Jahrzehnten des 19. Jahrhunderts immer mehr an Boden, da man von den Kartellen und von der zunehmenden statistischen Erhellung der Marktvorgänge Möglichkeiten für eine zunehmende “”Beherrschung des Marktes”” erwartete. Marx stellte dem alle seine Theorie vom Ursprung der kapitalistischen Wirtschaftskrisen aus der “”absoluten Ueberproduktion”” entgegen””. (pag 29-30) [W. Biahahn, Marx als Wirtschafts theoretiker][in AA.VV., Marx, der Denker und Kämpfer. Gedenkschrift zum 50. Todestag, 1933]”,”MADS-544″
“BIENEFELD M.A.”,”Working Hours in British Industry. An economic history.”,”E.H. Phelps Brown ex Professor of Economics of Labour at the LSE. M.A. Bienefeld gratuated from Toronto University and then studied for his doctorate at the London School of Economics and Political Science.”,”CONx-266″
“BIENEN Henry”,”Violence and Social Change. A Review of Current Litterature.”,”BIENEN Henry”,”TEMx-083″
“BIENKOWSKI Wladyslaw”,”Burocrazia e potere socialista.”,”Wladyslaw Bienkowski nato a Lodz 17/03/1906. Uomo politico e pubblicista, autore di studi sociologici , dal 1930 al 1936 fa parte di organizzazioni giovanili comuniste, OMS, ZYCIE, KZMP, dal 1942 milita nelle file del partito operaio polacco PPR; successivamente nel partito operaio unificato , PZPR. Durante l’occupazione tedesca è tra gli organizzatori del Consiglio Nazionale della Resistenza (K.R.N.). Dal 1945 al 1948 membro del CC del PPR; dal 1945 al 1947 sottosegretario all’istruzione; dal 1947 al 1948 fa parte della segreteria del PPR; dal 1949 al 1956 direttore della Biblioteca Nazionale; dal 1956 al 1959 ministro dell’istruzione. Dal 1960 vive Presidente del Consiglio Nazionale per la protezione della natura. Dal 1944 al 1947 deputato al KRN; dal 1942 al 1952 e dal 1957 deputato al Sejm. Opere: Studio sulla Polonia contemporanea, Apriamo le finestre sulle campagne, La trasformazione dell’istruzione in Polonia.”,”POLx-005-FL”
“BIENKOWSKI Wladyslaw”,”Burocrazia e potere socialista.”,”Wladyslaw Bienkowski nato a Lodz 17/03/1906. Uomo politico e pubblicista, autore di studi sociologici , dal 1930 al 1936 fa parte di organizzazioni giovanili comuniste, OMS, ZYCIE, KZMP, dal 1942 milita nelle file del partito operaio polacco PPR; successivamente nel partito operaio unificato , PZPR. Durante l’occupazione tedesca è tra gli organizzatori del Consiglio Nazionale della Resistenza (K.R.N.). Dal 1945 al 1948 membro del CC del PPR; dal 1945 al 1947 sottosegretario all’istruzione; dal 1947 al 1948 fa parte della segreteria del PPR; dal 1949 al 1956 direttore della Biblioteca Nazionale; dal 1956 al 1959 ministro dell’istruzione. Dal 1960 vive Presidente del Consiglio Nazionale per la protezione della natura. Dal 1944 al 1947 deputato al KRN; dal 1942 al 1952 e dal 1957 deputato al Sejm. Opere: Studio sulla Polonia contemporanea, Apriamo le finestre sulle campagne, La trasformazione dell’istruzione in Polonia.”,”EURC-005-FV”
“BIENSTOCK Gregory SCHWARZ Solomon M. YUGOW Aaron”,”La direzione delle aziende industriali e agricole nell’ Unione Sovietica.”,”””In realtà i direttori temevano che gli stachanoviti potessero ostacolare un ordinato svolgimento del lavoro aziendale in quanto trascuravano certe prevalenti esigenze tecniche. Spesso gli stachanovisti superavano la produzione loro assegnata, ma portavano la disorganizzazione nel ritmo del lavoro; essi alteravano i rapporti di subordinazione esistenti tra i vari settori e minavano così l’ autorità del personale tecnico e dello stesso direttore (…). Molti direttori ed ingegneri non poterono reggere a una tale intricata manovra tra il governo, gli stachanoviti e i lavoratori e durante il periodo del movimento stachanovita dovettero cedere il posto a coloro che erano più adatti a questo compito particolare. Questo fu uno degli aspetti della epurazione del 1936 – 38…”” (pag 131)”,”RUSU-148″
“BIENSTOCK G.”,”La lotta per il Pacifico. (Tit.orig.: The Struggle for the Pacific)”,”””Un maggior significato geo-politico ha l’ espansione marittima giapponese dello stesso periodo, che garantì la sicurezza di quello Stato dalla parte dell’ oceano, assicurandogli il possesso delle chiavi di casa. Tra il 1876 e il 1879 i Giapponesi posero fine al condominio con la Cina nel gruppo delle isole Ryû-kyû, incorporandole nell’ impero. Queste isole costituiscono un prolungamento naturale dell’ arcipelago giapponese; esse separano il Mar della Cina orientale e la foce dello Yang-tse (Shanghai) dall’ oceano ed hanno così una grande importanza strategica. Una volta compiuta l’ annessione delle Ryû-kyû il Giappone incominciò ad avanzare delle pretese su Formosa. Contemporaneamente venne risolto il problema della frontiera marittima all’ altra estremità dell’ arcipelago. Sakhalin fu ceduta alla Russia e le isole Curili divennero territorio giapponese (1875).”” (pag 158) La Cina e le grandi potenze. (pag 193) “”””Il soldato dell’ esercito rosso differisce dal soldato dello Zar ancor più di quello che i granatieri di Napoleone differissero dai mercenari dei Borboni”” (Nota 30, Trotsky, Die Kriegsstärke der Roten Armee) (pag 267, 305) Kriegsstärke potenza di guerra, forza”,”RAIx-187″
“BIESCAS José Antonio TUÑON DE LARA Manuel”,”Historia de España. Tomo X. España bajo la dictadura franquista (1939-1975).”,”Hitler pensava di attaccare Gibilterra passando per la penisola iberica e lo comunicò a Serrano Suner. Questi sostenne però che non poteva fissare una data senza l’ autorizzazione di Franco. Canaris propose la data del 10 gennaio 1941 per iniziare l’ operazione ed Hitler aveva pronte quindici divisioni di fanteria e blindati per l’ operazione ‘Felix e Isabel’. Ma Franco ancora una volta rifiutò di fissare una data. Poi la congiuntura militare e politica deviò l’ attenzione di Hitler e Mussolini verso altri obiettivi. (pag 177)”,”SPAx-050″
“BIGARAN Mariapia a cura; coordinamento redazionale di Felice LIPERI”,”L’ archivio Basso e l’ organizzazione del partito (1943-1945).”,”Documento del Partito Comunista Italiano – Partito Socialista Italiano di Unità proletaria, agosto 1944. “”(…) Noi ci rivolgiamo perciò agli operai (…). Ai braccianti (…). Ai contadini (…). Agli intellettuali (…). Ai tecnici ed agli impiegati dell’ industria (…). E diciamo agli ufficiali dell’ Esercito: la lotta ci ha avvicinati e ci ha permesso di conoscerci e di comprenderci (…). E ai giovani (…). Ed alle donne d’ Italia (…). Ed ai funzionari dei pubblici uffici (…). Ed ai componenti delle forze armate: passate con armi e bagagli come tanti di voi hanno già fatto, nelle file dei Volontari della Libertà; consegnateci le armi per la lotta comune. Ed ai fascisti: quelli di voi che hanno ancora una coscienza debbono ammettere di essere stati ingannati e traditi; abbandonino dunque il partito antinazionale della corruzione e dell’ infamia, che vorrebbe condurre l’ Italia a definitiva rovina nell’ interesse dello straniero e di un pugno di gerarchi. Essi saranno giudicati secondo l’ ampiezza dell’ aiuto prontamente apportato ai patrioti. Per gli altri la sorte è segnata e la giustizia del popolo sarà inesorabile. Ai piccoli e medi industriali (…). Ai grandi industriali (…). Agli italiani tutti (…). (pag 81-839″,”ITAP-085”
“BIGATTI Nicoletta”,”L’altra fatica. Lavoro femminile nelle fabbriche dell’Alto Milanese 1922-1943.”,”BIGATTI Nicoletta (Legnano) svolge attività di ricerca archivistica. ollabora con l’ISEC. Ha scritto pure: ‘Le bambine operaie nelle industrie dell’Alto Milanese durante il ventennio fascista’ (2006) Fondazione ISEC presidente Gianni Cervetti, direttore Luigi Ganapini”,”MITT-349″
“BIGAZZI Duccio”,”La grande fabbrica. Organizzazione industriale e modello americano alla Fiat dal Lingotto a Mirafiori.”,”Duccio BIGAZZI (1947-1999) docente all’ Università degli Studi di Milano, è stato studioso di storia dell’ industria e del lavoro industriale. Tra i suoi titoli, ‘Il Portello. Operai, tecnici e imprenditori all’ Alfa Romeo, 1906-1926′ (1988). Ha diretto per dieci anni la rivista ‘Archivi e imprese’ (ora ‘Imprese e storia’. STUDIO, ORDINE, METODO: “”Dopo due mesi di “”ricerca affannosa tra il macchinario delle fabbriche visitate (e) nelle indagini dirette presso i capi e gli operai stessi””, la conclusione raggiunta era di sconcertante semplicità: “”Il segreto della produzione americana a basso costo è principalmente il frutto di studio, ordine, metodo””. Contrariamente alle attese, il problema non consisteva quindi in specifici ritardi o carenze tecniche del Lingotto, quanto piuttosto nell’ approccio organizzativo. Già il viaggio compiuto nel 1922 con Fornaca aveva lasciato “”l’ impressione che, in qualche officina specialmente, vi fosse un qualche cosa di magnifico che coordinava il lavoro di tanti in un risultato diverso; da allora però questa coordinazione ha camminato con passi giganteschi e ha assunto, in tutte le fabbriche senza distinzione, un apice di armonia e di risultati che ha del perfetto””. (pag 48)”,”ECOI-136″
“BIGAZZI Francesco LEHNER Giancarlo a cura;”,”Dialoghi del terrore. I processi ai comunisti italiani in Unione Sovietica (1930-1940).”,”I casi di LUIGI CALLIGARIS RODOLFO BERNETICH EZIO BIONDINI GINO MARTELLI OTELLO GAGGI EMILIO GUARNASCHELLI LINO MANSERVIGI MARIO MENOTTI ALDO GORELLI GAETANO MARCOLIN GINO VANOLI ELODIA MANSERVIGI Emilio Guarnaschelli (verbale del 13 gennaio 1935) a un certo punto si dichiara colpevole, citando, fra l’altro, il «crimine» di «aver espresso il mio malcontento affermando che mi trovo male in Urss». Così Otello Gaggi che il 9 gennaio 1935 confessa: «Ero con d’accordo con Siciliano perché anch’io ritenevo che in Urss i lavoratori vivono male e che nel paese non ci sia libertà”” (pag 64)”,”RUSS-001-FPM”
“BIGAZZI Duccio”,”La grande fabbrica. Organizzazione industriale e modello americano alla Fiat dal Lingotto a Mirafiori.”,”Duccio Bigazzi (1947-1999) docente all’ Università degli Studi di Milano, è stato studioso di storia dell’ industria e del lavoro industriale. Tra i suoi titoli, ‘Il Portello. Operai, tecnici e imprenditori all’ Alfa Romeo, 1906-1926′ (1988). Ha diretto per dieci anni la rivista ‘Archivi e imprese’ (ora ‘Imprese e storia’).”,”CONx-002-FMP”
“BIGGART John DUDLEY Peter KING Francis a cura; saggi di Leonid ABALKIN, Galina ALEKSEEVA James WHITE Vadim SADOVSKY Natalya KUZMINYKH Simona POUSTILNIK Peter PLYUTTO Georgii GLOVELI Nadezhda FIGUROVSKAYA Andrei BELYKH Vladimir MAEVSKY Saltan DZARASOV Victor PARMENOV Nikita MOISEEV Peter DUDLEY Yunir URMANTSEV Alexander OGURTSOV Nemil GORELIK David SHAPIRO Mikhail KUZMIN John BIGGART Francis KING”,”Alexander Bodganov and the Origins of Systems Thinking in Russia.”,”BIGGART John insegna alla School of History, University of East Anglia. Saggi di Leonid ABALKIN, Galina ALEKSEEVA James WHITE Vadim SADOVSKY Natalya KUZMINYKH Simona POUSTILNIK Peter PLYUTTO Georgii GLOVELI Nadezhda FIGUROVSKAYA Andrei BELYKH Vladimir MAEVSKY Saltan DZARASOV Victor PARMENOV Nikita MOISEEV Peter DUDLEY Yunir URMANTSEV Alexander OGURTSOV Nemil GORELIK David SHAPIRO Mikhail KUZMIN John BIGGART Francis KING”,”RIRB-055″
“BIGIARETTI Libero”,”Il congresso.”,”””Fiaschi che mi era accanto osservò che il povero Figari non si era accorto che i suoi enunciati sull’ alienazione erano ormai volgarizzati e frusti al punto che se ne erano impadroniti i romanzieri. Replicai, per divertimento, che l’ oratore sembrava ignorare anche un’altra circostanza: tutti i suoi concetti, e il modo di esporli, risalivano a un tempo favolosamente lonano, a un’altra epoca geologica: cioè all’ anno scorso. Il linguaggio di sei mesi fa appare terribilmente demodé: il linguaggio dei critici e dei sociologi, mormorai al mio amico, ha durata stagionale, segue la moda e il calendario come l’ abbigliamento delle signore.”” (pag 112) Libero Bigiaretti nasce a Matelica il 16 maggio 1905 e si trasferisce giovanissimo a Roma dove le sue condizioni economiche non gli permettono di svolgere studi regolari. Per poter vivere svolge svariati lavori, tra i quali l’ apprendista muratore e il disegnatore tecnico, ma non rinuncia allo studio al quale si applica di sera creandosi così, da autodidatta, una buona preparazione. Iscrittosi al Liceo artistico riesce infine a diplomarsi. Dopo la guerra si trasferisce ad Ivrea è riesce a diventare direttore dell’ufficio stampa dell’Olivetti e in seguito segretario del Sindacato Nazionale Scrittori. Scrittore prolifico inizia la sua attività alla fine degli anni ”30, esordendo come poeta con la raccolta di poesie pubblicata nel 1936 con il titolo di Ore e stagioni alla quale segue, nel 1940, Care ombre. Dedicatosi in seguito alla narrativa, tranne Lungadora nel 1955 che è ancora un’opera poetica, scrive numerosi romanzi e racconti nei quali analizza con grande abilità i sentimenti, primo tra i quali Esterina nel 1942, in cui narra la nascita e il deteriorarsi del rapporto sentimentale dei protagonisti, al quale segue, nel 1950 Carlone. All’attività di narratore e poeta unisce anche quella di traduttore dei classici francesi e di giornalista collaborando a diversi quotidiani, da L’Avanti! all’ l’Unità e nel dopoguerra diventa redattore di Mondoperaio. Verso la fine degli anni ’60 iniziò una collaborazione con la Rai, che si tradusse in due importanti programmi culturali: Dito puntato (1967) e Punto interrogativo (1971-72), trasmissione trisettimanale di cui andarono in onda alcune centinaia di puntate, condotte da Bigiaretti e dal critico letterario Luigi Silori. Vincitore di vari premi letterari pubblica nel 1952, La scuola dei ladrie nel 1954 I figli con il quale vince il Premio Marzotto. In queste opere egli affronta i temi a lui cari della difficoltà dei rapporti interpersonali e dell’incomunicabilità tra padri e figli. Con Le indulgenze del 1966, racconto minuzioso di una lunga serata in una società artistico-letteraria dove viene svelata la falsità di un mondo in cui affari e scambi di favori sono spacciati per politica, arte, cultura ( un racconto in cui imperversa la noia, l’indecisione e l’incapacità di vivere), vince il Premio Chianciano e con La controfigura del 1968 il Premio Viareggio. Lo scrittore esprimerà il suo impegno morale anche in altri romanzi innovativi come Uccidi o muori del 1958 dove inaugura un nuovo filone narrativo basato su una dimensione surreale ripreso in seguito nei romanzi Abitare altrove(1989), Il Congresso (1963), Dalla donna alla luna (1972) dove affronta il tema del disagio dell’uomo nella società industriale e in particolare quello del condizionamento tecnologico e della spersonalizzazione dei rapporti umani dando così un contributo alla letteratura ispirata dall’industria, attraverso l’esame del rapporto tra un uomo di cultura e alcuni operai. Negli ultimi anni è autore anche di testi teatrali: L’Intervista con Don Giovanni ( 1958) e Licenza di Matrimonio ( 1968). È infine da ricordare il carteggio tra Bigiaretti e vari esponenti della cultura novecentesca, tra cui Giorgio Caproni e Mario Luzi, composto da oltre settecento lettere, scritte tra il 1932 e il 1990, donate dallo scrittore ad Alfredo Luzi nel 1986. Nel 1986 riceve la laurea honoris causa in Lettere all’Università di Urbino. Muore a Roma il 3 maggio 1993. Bigiaretti rimane per un periodo di tempo uno scrittore isolato, difficile e scontroso sia per l’innata timidezza sia per il complesso dell’autodidatta, ma egli, pur forse non essendo un maestro della comunicazione, è certamente un testimone attendibile del proprio tempo se non altro perché ha saputo raccontare con ammirevole sincerità i vizi e le virtù della borghesia italiana tra fascismo guerra e dopoguerra. La sua si può definire “”ribellione estetica”” contro il dannunzianesimo e la retorica fascista con la quale voleva raggiungere l’obbiettivo, in buona parte riuscito, di illuminare zone buie delle coscienze, dove nascono i mali degli uomini contemporanei: incomprensione, falsità, ipocrisia, alienazione, disamore. In questo senso si può ritenere “”scrittore ideologico”” e critico non troppo indulgente verso i protagonisti uomini dei suoi romanzi, spesso vittime di compromessi e cedimenti, a differenza delle donne, più positive e propositive. Ancora meno accomodante è verso la figura dell’intellettuale che, secondo lo scrittore, può ottenere la salvezza nella volontà di vivere e analizzando la crisi della società in cui vive o crede di vivere rinunciando, con un bagno d’umiltà, a missioni profetiche. I romanzi e racconti di Bigiaretti puntano a una sottile analisi dei sentimenti e nelle ultime opere egli ha saputo anche affrontare il tema della funzione dell’intellettuale nella società moderna con serio impegno morale che, insieme a l’umiltà e al suo senso innato all’autocritica, sono riuscite a salvarlo dalla “”fossa comune degli scrittori dimenticati””. Opere principali Poesia [modifica] Ore e stagioni, Roma, 1936. Care ombre, Roma, 1940. Lungodora, Roma 1955. Narrativa Esterina, Roma 1942. Incendio a Paleo, Roma 1945. Un’amicizia difficile, Roma 1945. Il villino, Milano 1946. Un discorso d’amore, Milano 1948. Cartone, Milano 1950. La scuola dei ladri, Milano1952. I figli, Firenze 1955. Disamore, Pisa 1956. Carte romane, Torino 1958. Uccidi o muori, Firenze 1958. I racconti, Firenze 1961. Il Congresso, Milano 1963. Le indulgenze, Milano 1966. La controfigura, Milano 1968. Il dissenso, Milano 1969. Dalla donna alla luna, Milano 1972. L’uomo che mangia Il leone, Milano 1974. Due senza, Milano 1979. Il viaggiatore, Milano 1984. Abitare altrove, Milano 1989. Saggistica Il dito puntato, Mlano 1967. Profili al tratto, Roma 2000. Teatro L’Intervista con Don Giovanni 1958. Licenza di Matrimonio 1968.”,”VARx-231″
“BIGNAMI Elena, a cura; saggi di Antonio SENTA Mirella SCRIBONI Edda FONDA Lorenzo PEZZICA Giorgio SACCHETTI Giuseppe GALZERANO Francesco CODELLO”,”Le donne nel movimento anarchico italiano (1871-1956).”,”Elena Bignami dottore di ricerca in ‘Istituzioni e società’ attualmente collabora al Dipartimento di Storia Cultura Civiltà dell’Università di Bologna e con l’Archivio Famiglia Berneri – Aurelio Chessa. Studiosa del movimento operaio, ha pubblicato tra l’altro ‘Le schiave degli schiavi’. La “”questione femminile”” dal socialismo utopistico all’anarchismo italiano (1825-1917).”,”ANAx-468″
“BIGNARDI Agostino”,”Dizionario biografico dei liberali bolognesi (1860-1914).”,”Contiene dedica di BIGNARDI ad A. ARDIGO'”,”ITAA-050″
“BIGO Pierre”,”Marxisme et humanisme. Introduction a l’oeuvre economique de Karl Marx.”,”Marx e gli economisti classici, Marx e i filosofi, valore moneta e capitale, significato umano del marxismo, significato storico del marxismo, capitalismo e collettivismo, Q della proprietà, appendice: econ pol secondo Stalin.”,”MADS-050″
“BIGO Pierre”,”Marxisme et humanisme. Introduction a l’oeuvre economique de Karl Marx.”,”Pierre BIGO è uno studioso di scienze politiche e di diritto.”,”MADS-288″
“BIHR Alain”,”L’avvenire di un passato. L’estrema destra in Europa: il caso del Fronte Nazionale francese.”,”Nato nel 1950, Alain Bihr ha studiato filosofia e sociologia a Strasburgo e Parigi. Collaboratore de ‘Le Monde Diplomatique’, ha pubblicato numerose opere tra cui ‘Dall'””assalto al cielo”” all'””alternativa””. La crisi del movimento operaio europeo’, BFS, Pisa, 1995. Psicologia dei declassati (pag 146)”,”FRAV-174″
“BIHR Alain, a cura di Oscar MAZZOLENI”,”Dall’ «Assalto al cielo» all’«Alternativa». Oltre la crisi del movimento operaio europeo.”,”Alain Bhir nato nel 1950, insegna filosofia in un liceo di Strasburgo, ed è collaboratore di Le Monde Diplomatique.”,”MEOx-010-FL”
“BILENCHI Romano”,”Il capofabbrica.”,”BILENCHI Romano (Siena, 1909) ha cominciato a scrivere giovanissimo. Ha pubblicato libri di racconti, novelle e un romanzo. Ha svolto la professione di giornalista. Dopo la Liberazione è stato direttore della “”Nazione del Popolo”” organo del CTLN poi direttore del quotidiano ‘Il Nuovo Corriere’. Ha fondato e diretto la rivista ‘Società’ e per qualche tempo è stato direttore del settimanale ‘Il Contemporaneo’. “”Poco dopo dall’ officina si udirono grida irose: era lo Zani che faceva una scenata al capofabbrica perché aveva parlato. Marco accorse e difese apertamente Andrea. La sera stessa, piano piano perché nessuno lo notasse, Paolo si fermò dietro ad Andrea che lavorava al tornio e disse: – Venite qua, subito, voi che dite che il padroncino è una bestia – e lo condusse presso la porta dell’ ufficio. Dentro si udiva parlare. Lo Zani diceva: – Bisogna che si decida a mandare via gli operai. Dovevano essere già fuori e lei li ha trattenuti. E poi bisogna buttare fuori anche Andrea. E’ un fannullone e per la paga che prende non combina nulla di buono. Non ci vuole pietà, lei è troppo giovane. (…)””. (pag 94-95) “”Il sabato sera lo Zani licenziò i tre operai, e avrebbe voluto licenziare anche Andrea, ma Marco fu irremovibile. Lo Zani disse: – Le fa torto prendere le difese di Andrea, non la può vedere e poi è stato sempre un sovversivo. – Non importa – rispose Marco. – Qui dentro fa il suo lavoro e il suo dovere e basta.”” (pag 97)”,”VARx-269″
“BILENCHI Romano”,”Il capofabbrica.”,”In otto storie apparentemente autosufficienti ma in realtà connesse e collegate fortemente tra loro, le vicende di Marco, il giovane protagonista, entrato a lavorare in fabbrica e quelle di una piccola società provinciale fatta di contadini, artigiani, commercianit minuti con le loro speranze, avidità, violenze, ambizioni. Romano Bilenchi (Colle Val d’Elsa 1909 – Firenze 1989) è uno dei maggiori narratori italiani del Novecento. Il romanzo ‘Il capofabbrica’ scritto negli anni Trenta, ritenuto ‘sovversivo’, ebbe un percorso travagliato, con mancate pubblicazioni, censure, interventi di correzione, modifiche, ecc.”,”VARx-013-FMDP”
“BILLINGTON James H.”,”Con il fuoco nella mente. Le origini della fede rivoluzionaria.”,”L’A è dal 1973 D del Woodrow Wilson International Center for Scholars di Washington. Per diciassette anni ha insegnato storia nelle Univ di Harvard e Princeton. Tra le sue opere ‘Mikhailovsky and Russian Populism’ (NY 1958) e ‘The Icon and the Axe: An Interpretative History of Russian Culture’ (New York 1970).”,”PARx-004″
“BILLINGTON James H.”,”The Icon and the Axe. An Interpretive History of Russian Culture.”,”Preface, Background, Note, Cartina, Bibliography, References, Acknowledgments, Illustrations, Index,”,”RUSx-113-FL”
“BILLINGTON James H.”,”Russia in Search of Itself.”,”James H. Billington has been the Librarian of Congress since 1987. The originator and guiding force of two major Russian-American bipartisan initiatives in Congress in the 1990s-Meeting ofe the Frontiers, a bilingual, online educational library; and the Open World Program, which has brought more than 7,500 emerging young Russian leaders to America – he also founded the Kennan Institute in 1975 as director of the Woodrow Wilson International Center for Scholars. A foreign member of the Russian Academy of Sciences, he is the author of five books on Russia, including most recently Russia Transformed and The Face of Russia. Preface, Conclusion, Notes, Bibliographic Postscript, Index,”,”RUSx-184-FL”
“BILLSTEIN Reinhold a cura”,”Das andere Köln. Demokratische Traditionen seit der Französischen Revolution.”,”Saggi di Ludger REIBERG Bruno FISCHER e Birgit SCHERER Heribert SCHRAMM Heinrich BILLSTEIN Ulrike NYASSI e Helmut KÖSTER Angela JAITNER Dieter BRANDT Reinhold BILLSTEIN Monika DOMKE Ingrid HEGE Wilfried VIEBAHN e Walter KUCHTA Reinhold BILLSTEIN Ulrich LAMSFUß Reinhold BILLSTEIN Guido GRÜNEWALD”,”MGEx-136″
“BILLSTEIN Reinhold FINGS Karola KUGLER Anita LEVIS Nicholas”,”Working for the Enemy. Ford, General Motors, and Forced Labor in Germany during the Second World War.”,”BILLSTEIN Reinhold Opel e i campi di prigionieri. “”Under the Quartering Provisions Law, Opel was expected to pay the accomodations and food for the Werkschulz guarding the prisoners. In fact, the company demanded a daily “”compensation”” from the Stalag, equivalent to 0.40 RM for a soldier and 0.70 RM for a staff officer. From its Stalag payments, Opel deducted per diems for camp doctors (1,35 RM) and priests, paramedics and craftsmen (1 RM each). All other “”direct overhead costs””, such as stationery for the Werkschutz, the wages of the German “”Following”” workers in the camp or “”foreigner kitchen””, the employer’s share of social insurance, and so forth, as well as transport costs “”for the prisoners of war received from the Stalag or the Arbeitsamt”” were taken off the sum paid to the Stalag as the prisoners’ “”wages”””” (pag 71)”,”GERN-175″
“BILLSTEIN Reinhold FINGS Karola KUGLER Anita LEVIS Nicholas”,”Working for the Enemy. Ford, General Motors, and Forced Labor in Germany during the Second World War.”,”Solidarietà operaia, tra operai tedeschi e lavoratori stranieri “”The forced laborers at the factory were at the mercy of the German personnel. Many Germans seem to have helped them by secretly giving them food. Some supervisors are described are friendly people. A few acts of sabotage were specifically intended to slow down the pace of work for the forced laborers. But the company security forces never rested in their efforts to prevent contacts between their “”fellow Germans”” (Volksgenosse) and the “”foreign peoples”” (Fremdvölkische), by harsh punishment if necessary. One German worker caught giving food to a foreigner was promptly sent off to the front (80)”” (pag 147) [Chapter 4. Forced Labor at Ford Werke in Cologne] [(80) See the account by a former Ford employee in ‘Kölner StadtRevue’, 11, 1986, n. 11, 38]”,”QMIS-058-FV”
“BILLY George J.”,”Palmerston’s Foreign Policy: 1848.”,”George J. Billy, United States Merchant, Marine Academy, Kings Point, New York.. George J. Billy è Library Director alla United States MErchant Academy all Kings Point New York. Il volume si basa sulla corrispondenza di Palmerston in precedenza non accessibile. Discute il mutamento di linea in politica estera, di allineamento con le grandi potenze in Europa nel corso del 1848 – 1849 e le conseguenze della sua diplomazia. Presenta un ampio approccio sul ruolo di Palmerston e della Gran Bretagna nel corso della rivoluzione del 1848.”,”RAIx-380″
“BILSBORROW Richard E. a cura; saggi di Richard E. BILSBORROW Nancy CHEN Paolo VALENTE Hania ZLOTNIK John O. OUCHO José Marcos PINTO DA CUNHA Junming ZHU Biswajit BANERJEE Andrew MORRISON XIN GUO Philippe BOCQUIER Sadio TRAORE’ Philip GUEST Rita AFSAR Martin BROCKERHOFF Carlos Brambila PAZ Alan G. GILBERT Dennis A. RONDINELLI Gyula VASTAG”,”Migration, Urbanization, and Development: New Directions and Issues. Proceedings of the Symposium on Internal Migration and Urbanization in Developing Countries, 22-24 January 1996, New York.”,”Richard E. Bilsborrow Research Professor of Biostatistics. Saggi di Richard E. BILSBORROW Nancy CHEN Paolo VALENTE Hania ZLOTNIK John O. OUCHO José Marcos PINTO DA CUNHA Junming ZHU Biswajit BANERJEE Andrew MORRISON XIN GUO Philippe BOCQUIER Sadio TRAORE’ Philip GUEST Rita AFSAR Martin BROCKERHOFF Carlos Brambila PAZ Alan G. GILBERT Dennis A. RONDINELLI Gyula VASTAG”,”STAT-632″
“BILSKY Edgardo”,”La Semana Trágica.”,”L’apice della lotta sociale nel paese fu “”La Semana Trágica”” del gennaio 1919 rimasta profondamente nella memoria popolare della società argentina. Fu il momento di massima mobilitazione della classe operaia argentina, in concomitanza con l’immediato dopo guerra mondiale e della rivoluzione russa. L’autore E. Bilsky ha utilizzato materiale inedito collocato presso l’Istituto di storia sociale di Amsterdam (ISSH).”,”MALx-069″
“BIMBA Anthony”,”The Molly Maguires. The true story of labor’s martyred pioneers in the coalfields.”,”Nel 1932 l’autore ricostruisce il “”capitolo dimenticato”” della storia del movimento operaio americano, rivelando la vera natura dei così chiamati Molly Maguires come pionieri e martiri in una dura lotta avvenuta nella regione mineraria carbonifera (antracite) della Pennsylvania, condotta per migliorare le loro miserabili condizioni di lavoro degli anni 1870. Nessun lavoro pubblicato da allora ha evidenziato così chiaramente il ruolo delle compagnie ferroviarie proprietarie delle miniere, il cui presidente ingaggiò spie, provocatori, agenti della Pinkerton facendo perseguire penalmente e condannare in processi pubblici alla forca i ‘Mollies’.”,”MUSx-294″
“BIMBI Linda a cura”,”Tribunale Russell II. Brasile. Violazione dei diritti dell’ uomo.”,”Il Tribunale Russell 1 sul Vietnam fu costituito da Bertrand RUSSELL nel novembre 1966 ed ebbe, nel 1967, due sessioni, una a Stoccolma e l’ altra a Copenaghen. Il Tribunale Russell II fu costituito su richiesta degli esuli brasiliani e si estese su tutta l’ America Latina. E’ stato costituito nel 1973.”,”AMLx-034″
“BINAGHI Maurizio”,”Addio, Lugano bella. Gli esuli politici nella Svizzera italiana di fine Ottocento.”,”BINAGHI (1972) ha studiato storia moderna e contemporanea all’Università di Friburgo. Dopo la laurea (1997) ha svolto attività di assistente presso la stessa università. Insegna in una scuola media del Cantone Ticino. “”Con il fratello Elie partecipò alla Comune di Parigi. Mentre Elie mantenne un ruolo culturale assumendo la direzione della Biblioteca Nazionale, Elisée entrò pià attivamente nella difesa della Comune aderendo alla Guardia nazionale. Arrestato nell’ aprile del 1871, Reclus venne condannato alla deportazione a vita nella Nuova Caledonia. Pur in questo regime di cattività, Reclus non si lasciò sopraffare dalla disperazione, sostenuto dalla certezza di aver seguito nella difesa della Comune “”il senso del dovere…al rischio stesso di compromettere la vita o la libertà””. (…) La condanna alla deportazione a vita di Elisée Reclus stupì e impressionò il mondo accademico continentale. Molte petizioni in favore di Reclus giunsero al governo francese, in particolare ebbe una forte risonanza il messaggio di sostegno redatto dalla Società geologica e zoologica di Londra firmato da 61 personalità tra cui Charles Darwin. Di fronte a queste prese di posizione, le autorità parigine decisero di commutare la pena a dieci anni di espulsione dalla Francia. Dopo sette mesi di detenzione, Reclus venne trasferito dalla prigione di Versailles a Parigi da dove, ammanettato e rinchiuso in una vettura cellulare, fu trasportato in Svizzera””: (pag 163)”,”ANAx-188″
“BINCHOIS Pierre, sotto la direzione di Francois MABIT”,”Storia moderna dell’ antica Roma. Roma e l’ Oriente.”,”””L’ Oriente restò per i Romani un problema spinoso, se non militarmente, quanto meno politicamente. Superiori ad ogni altro popolo nell’ organizzazione militare e in quella statale, i Romani restavano nettamente inferiori ai Greci e agli Orientali in genere nell’ amministrazione della cultura. Qui essi avevano se non tutto, molto e anzi moltissimo da imparare. E non si governa un impero senza un’ ideologia culturale e morale di tipo universalistico.”” (pag 246)”,”STAx-109″
“BINI SMAGHI Lorenzo”,”Il paradosso dell’euro. Luci e ombre dieci anni dopo.”,”Lorenzo BINI SMAGHI è uno dei massimi esperti della moneta unica europea, dal 2005 è membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea, dove ha preso il posto di Tommaso PADOA-SCHIOPPA. Ha studiato economia internazionale nelle Università di Lovanio e Chicago. Ha ricoperto ruoli di direttore generale della Direzione rapporti finanziari internazionali del ministero economia e finanze e capo ufficio cambi e commercio internazionale. Ha scritto: ‘Con la nuova moneta in tasca’ (1998).”,”EURE-073″
“BINI SMAGHI Lorenzo”,”L’Euro. Non più lire, marchi o franchi. Come cambierà la nostra vita con la moneta unica europea.”,”Lorenzo Bini Smaghi, è responsabile della Divisione Analisi e Programmazione dell’Istituto monetario europeo.”,”EURE-068-FL”
“BINMORE Ken”,”Game Theory. A Very Short Introduction.”,”Ken Binmore CBE is Professor Emeritus of Economics at University College, London. He has also taught at LSE, Caltech, and the Universities of Bristol, Michigan, and Pennsylvania. He is a Fellow of the British Academy and of the American Academy of Arts and Sciences. List of Illustrations, References and Further reading, Index, A Very Short Introduction 173,”,”SCIx-199-FL”
“BINNI Lanfranco”,”André Breton.”,”””Con la grande crisi del ’29, il movimento surrealista sembra aver concluso il proprio sviluppo. Da molto tempo è finita la fase delle scoperte, e il movimento è attanagliato da grandi contraddizioni irrisolte. Lo stesso appello all'””occultazione”” del surrealismo non è una pavida forma di autodifesa, di fronte agli eccessivi pericoli, del resto direttamente provati? Una prova di ciò è data dal fatto che, a partire da questo momento, Breton – dimostratosi incapace di conciliare problemi e concezioni difficilmente conciliabili – isolerà esplicitamente i campi (elaborazione teorica, pratica letteraria, politica, pittura, etc.) e tenterà di far procedere, con un certo coordinamento, il movimento su diversi canali. La scelta sulla priorità alla ricerca di tipo spirituale prevarrà comunque sempre sulla “”politica””, che a partire dal ’33 – anno dell’espulsione di Breton dal PCF – rimarrà un’attività assolutamente marginale dei surrealisti, anche se sarà impossibile per Breton liberarsi chiaramente del problema “”politico””. (pag 115) Manifesto redatto in Messico con Trockij nel 1938: ‘Per un’arte rivoluzionaria indipendente’ (pag 118)”,”VARx-459″
“BINOCHE Jacques”,”L’Allemagne et le Général De Gaulle (1940-1945).”,”””A una domanda del Duce (colloqui 28 ottobre 1940, palazzo Vecchio, Firenze, ndr) sul miglior modo di appoggiare il governo Pétain, il Führer risponde che occorre «assicurare Pétain che la Germania e l’Italia non hanno che delle esigenze misurate e non hanno intenzione di distruggere l’impero coloniale francese; che al contrario essi vogliono dare alla Francia delle compensazioni, a spese dell’Inghilterra. Se la Francia apprenderà che il suo Impero non verrà distrutto e che potrà anche avere delle possibilità di compensazioni, ciò sarà la fine di De Gaulle (1)». «Il Führer, si è accordato con Roma sulle annessioni a spese della Francia, ha mantenuto la sua opposizione alle rivendicazioni di Madreid. C’è una prova supplementare nel colloquio che ha avuto luogo a Berchtesgaden tra Hitler e il ministro spagnolo degli affari esteri, Serrano Suner, il 18 novembre 1940. (…)» (2). Sembra dunque che questo autunno 1940, De Gaulle fosse una pietra d’inciampo tra Berlino e Madrid, ed è con qualche ragione che si può porre la questione seguente: fino a qual punto, la presenza di De Gaulle nel 1940 ha impedito, per un effetto involontario e fortuito, l’ingresso in guerra della Spagna a fianco delle potenze dell’Asse? «Piuttosto che cedere agli Spagnoli, il Führer preferisce sostenere il governo del maresciallo Pétain, al fine di tenere in scacco De-Gaulle”” (pag 11-12) [(1) ‘Staatsmänner und Diplomaten bei Hitler (1939-1941), op. cit., pp. 281-291; (2) id. p. 326] De Gaulle creatura dell’Inghilterra – De Gaulle personaggio di mediocre valore – De Gaulle agente del bolscevismo – De Gaulle visto da Hitler – La querelle Giraud, Darlan, De Gaulle – L’azione militare, parlamentare e politica di France Libre – Il ritorno in Francia del Generale De Gaulle – Il Patto De Gaulle – Stalin (dicembre 1944) – Le mire di De Gaulle sulla Germania – Tentativo tedesco di capovolgimento delle posizioni nei confronti di De Gaulle.”,”QMIS-045-FGB”
“BINOT Jean-Marc LEFEBVRE Denis SERNE Pierre”,”100 ans 100 socialistes.”,”Tra i profili biografici: Jules GUESDE Jean JAURES, BRACKE (Desrousseaux Alexandre-Marie) AUBRY BEREGOVOY BLUM BROSSOLETTE BROUSSE CHEVENEMENT DEAT CRESSON DELANOE DELORS DORMOY EMMANUELLI FABIUS FAURE GUIGOU GUIDONI HERNU HERR HERVE’ HOLLANDE JAURES JOSPIN JOXE LANG MAUROY MITTERAND MOLLET MONNET PISANI RAMADIER RENAUDEL ROCARD ROYAL SEGOLENE SAVARY SENGHOR STRAUSS-KAHN THOMAS VAILLANT DEFFERRE BUISSON e altri. BINOT, laureato in storia e scienze politiche, giornalista, autore di una biografia di Max Lejeune (ed. Martelle, 2003). D., LEFEBVRE segretario generale dell’ OURS (Office universitaires de recherche socialiste). Ha scritto ‘Fred Zeller. Des trois frèches aux trois points) (2004). SERNE ex allievo ENS, laureato in storia, ha pubblicato ‘Le Parti Socialiste, 1965-1971′. Entrato in politica dall’ alto. Francois Hollande (1954). “”Il suo itinerario è conosciuto, per grandi linee. Una laurea in diritto e, sicuramente, le grandi scuole (IEP, HEC, ENA), perché è il riflesso della sua epoca. L’ ingresso in politica dall’ alto, con una partecipazione attiva alla campagna presidenziale del 1981. Successivamente un passaggio all’ Eliseo, la direzione del gabinetto di Max Gallo, all’epoca portavoce del governo, la creazione di una corrente in seno al PS, la partecipazione all’ avventura del quotidiano ‘Le Matin de Paris’. (…). Dall’ epoca degli studi, si è costituito un importante vivaio di amici e amiche: è un uomo di fedeltà e di reti. Si vede qui una delle ragioni della sua attrazione per i club politici, più ristretti, più intimisti, che ha da lungo tempo trasceso, pare il suo attaccamento al partito, al punto da rendere agli occhi di alcuni poco comprensibile la sua carriera? La sua lunga attrazione per Jacques Delors, da lungo tempo ai margini, potrebbe lasciar pensare.”” (pag 202)”,”FRAP-085″
“BIOCCA Dario”,”Silone. La doppia vita di un italiano.”,”La vera storia di un maestro di libertà che per anni collaborò con la polizia di Mussolini. La biografia definitiva che scava nei drami di una coscienza e nella contraddizioni del Novecento. BIOCCA Dario ha preso il Ph.D. all’ Università di California Berkeley. Ha isnegnato al Connecticut College e alla Stanford University. E’ docente di storia contemporanea all’ Univ. di Perugia e alla Scuola di giornalismo radiotelevisivo. Ha scritto tra l’ altro: ‘L’ informatore Silone, i comunisti e la polizia, Luni Editore, 2000, assieme a Mauro CANALI. “”Con l’ approvazione dei vertici dell’ Internazionale, il Comitato centrale del Pcd’I, riunitosi a Colonia il 20 marzo del 1930, sospese Ravazzoli e Silone dagli incarichi politici loro affidati. Nei giorni precedenti, in verità, Silone si era provato a inviare una nota dai toni pacati e concilianti ma giudicati invece dai dirigenti dell’ Ufficio politico “”provocatori e sarcastici””. (pag 165) “”Mentre la nuova edizione di Fontamara vedeva la luce, anche Silone operò la sua scelta: sulle pagine di Comunità, un periodico sorto per iniziativa di Adriano Olivetti, lo scrittore pubblicò un lungo articolo, dal titolo “”Un’ uscita di sicurezza””, che suscitò numerosi e contrastati giudizi. Per la prima volta dalla crisi del 1931 Silone illustrò gli elementi decisivi – politici, culturali, psicologici – della sua esperienza nelle file del Partito comunista; descrisse i viaggi a Mosca; come abbiamo detto, rievocò gli anni della clandestinità e le vicende che condussero alla sua espulsione dal Pcd’I; riferì anche, in dettaglio, del ruolo svolto da Togliatti, Grieco, Di Vittorio e altri dirigenti comunisti. Aggiunse anche alcune notazioni di carattere personale, in primo luogo il “”gusto di cenere”” della sua gioventù sciupata e la segreta affezione per alcuni compagni conosciuti negli anni della lotta clandestina. Malgrado il racconto presentasse elementi di straordinaria forza narrativa, le parole di Silone suscitarono in critici e lettori un sentimento di stupore.”” (pag 271)”,”PCIx-226″
“BIONDI NALIS Franca”,”Etienne Cabet tra Utopia e Rivoluzione.”,”CABET (Digione 1788 – Saint Louis 1856) fondatore della Colonia icariana negli Stati Uniti è autore di un numero sterminato di pamphlets e di opere tra cui una ‘Storia popolare della rivoluzione francese’. E’ noto soprattutto per il suo romanzo utopico ‘Viaggio in Icaria’. Redattore di uno dei più diffusi giornali d’opposizione ‘Le Populaire’ (1833-1835) e per dieci anni di ‘Le Populaire 1841’, è il leader del comunismo icariano. BIONDI NALIS Franca è professore associato e insegna storia delle dottrine politiche nell’Università di Catania. Le sue ricerche riguardano in particolare il pensiero politico contemporaneo italiano e francese. Ha curato la pubblicazione di opere di Calvi, Cabet, e altre opere. “”La repressione della rivolta dei lavoratori della seta nel novembre 1831 fa luce sul vero carattere della Monarchia di luglio: le aspettative del mondo del lavoro nei confronti del nuovo regime vengono tradite a causa degli effetti prodotti dal crescente intervento del capitale all’interno delle tradizionali forme dell’attività artigianale indipendente. Il regime di Luigi Filippo, favorevole agli interessi dei gruppi mercantili, rifiuta le richieste provenienti dagli operai dei mestieri artigiani. Cabet viene coinvolto nei tumulti scoppiati il 5 ed il 6 giugno a Parigi ed è accusato di aver partecipato all’insurrezione. Nominato commissario al corteo funebre del generale Lamarque, cerca di raggiungere velocemente la propria abitazione, ciò nonostante viene incriminato. Il giorno successivo, la rivolta viene sedata e viene decretato lo stato di assedio di Parigi. Soltanto il 30 giugno, in seguito alle proteste di tutti i democratici, per ripristinare la legalità ed il rispetto delle garanzie costituzionali, viene tolto lo stato d’assedio che attribuisce la competenza ai Tribunali militari. Cabet, sino al quel momento latintante, si presenta ai Giudici ed il 30 agosto sarà riconosciuta la sua innocenza. Le giornate di giugno ed i moti di Lione impongono una nuova linea nei confronti di Luigi Filippo che deve essere ormai attaccato apertamente. Nell’ottobre 1832, Cabet pubblica ‘Révolution de 1830 et situation présente expliquées et éclairées par la Révolution de 1789, 1799 et 1804 et par la Réstauration’, un’opera che consegue un grande successo (…)””. (pag 39-40)”,”SOCU-154″
“BIONDI-NALIS Franca”,”La giovinezza politica di Pietro Nenni.”,”Contiene dedica dell’autrice Franca Biondi-Nalis (Catania, 1947) è assistente ordinaria alla cattedra di Storia delle dottrine politiche della Facoltà di scienze politiche di Catania. Ha pubblicato un’antologia di scritti di E. Cabet.”,”BIOx-009-FMB”
“BIORCIO Roberto FARÈ Ida HAIM Joan LONGONI Maria Grazia, a cura; scritti di Giorgio GALLI Livio MAITAN Silverio CORVISIERI Luigi VINCI Emilio MOLINARI Attilio MANGANO Umberto TARTARI Graziella MARCOTTI Sergio d’AGOSTINI Luigi VINCI Maria Grazia LONGONI Emilio MOLINARI Michele NARDELLI Guido PICCOLI Claudia SORLINI Francesco FORCOLINI Francesco BOTTACCIOLI Franco CALAMIDA Vittorio RIESER Delia PSASSARELLI Sandro DE-TONI Michele NARDELLI Giovanna LANGELLA Basilio RIZZO ALfredo TASSOE Franco CALAMIDA Mireille ARDITI Silvia GORLA Ida FARÈ Ernesto GORLA Joan HAIM Luciana CASTELLINA”,”Massimo Gorla: un gentiluomo comunista. Cinquant’anni della nostra storia.”,”Si era iscritto al PSI nel 1953. Nel 1957 entra in contatto coi Gruppi Comunisti Rivoluzionari (GCR), a cui aderì poco dopo, diventandone quasi subito un quadro dirigente sul piano nazionale e internazionale. In seguito divenne responsabile nella segreteria dei GCR del lavoro nel PCI, dove lui e altri membri della Quarta Internazionale erano entrati negli anni cinquanta praticando la tattica dell’entrismo. A livello internazionale partecipò ai lavori dell’esecutivo e del Segretariato della Quarta Internazionale. Con il Sessantotto abbandonò il PCI e i GCR, partecipando poi alla fondazione di una nuova organizzazione: Avanguardia Operaia di cui divenne uno dei principali dirigenti nazionali. Nel 1976 è eletto Deputato nel cartello elettorale di Democrazia Proletaria, appoggiato da quasi tutti i gruppi della nuova sinistra, compresa AO. Viene rieletto deputato nel 1983. Nel frattempo partecipa al processo della creazione di Democrazia Proletaria come partito, con la fusione tra AO e la minoranza del Partito di Unità Proletaria per il Comunismo. Nel 1991 quando DP deciderà di sciogliersi per dare vita, assieme alla sinistra del PCI, a Rifondazione Comunista, Gorla si opporrà e deciderà di abbandonare l’attivismo politico. (wikip)”,”ITAC-004-FGB”
“BIORCIO Roberto PUCCIARELLI Matteo a cura”,”Volevamo cambiare il mondo. Storia di Avanguardia Operaia, 1968-1977.”,”Roberto Biorcio insegna Scienza politica all’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Svolge attività di ricerca sulla partecipazione politica e sociale, i partiti, le associazioni e i movimenti sociali. Autore di varie pubblicazioni fra cui: ‘Il Movimento 5 Stelle dalla protesta al governo’ (con P. Natale) (2018); ‘Italia civile. Associazionismo, partecipazione e politica’ (con T. Vitale) (2016); ‘Il populismo nella politica italiana. Da Bossi a Berlusconi, da Grillo a Renzi’ (2015); ‘Politica a 5 Stelle. Idee, storia e strategia del movimento di Grillo’ (con P. Natale, 2013); ‘La rivincita del Nord. La Lega dalla contestazione al governo’ (2010). Matteo Pucciarelli è giornalista de ‘La Repubblica’, vive e lavora a Milano. Ha scritto saggi sulle sinistre di Podemos in Spagna e Syriza in Grecia. Ha pubblicato ‘Anatomia di un populista. La vera storia di Matteo Salvini’ (2016); ‘Gli ultimi mohicani. Una storia di Unità Proletaria’ (2011). Nascita del gruppo nel 1968. “”I promotori della nuova formazione politica cercavno di mettere in rapporto gli attivisti più impegnati nelle lotte con la teoria marxista, recuperata e ripensata criticando il “”revisionismo”” attuato dai partiti comunisti dopo la rivoluzione d’Ottobre. Per avviare la formazione di Avanguardia Operaia era stato creato un piccolo gruppo di studio che comprendeva militanti provenienti dalla sinistra tradizionale e attivisti emersi dai nuovi movimenti. “”Attorno a quel circolo politico-culturale si andò formando il gruppo fondatore di AO. C’erano alcuni operai, alcuni studenti, in particolare quelli di Fisica. C’erano militanti della Quarta Internazionale come SIlverio Corvisieri, Luigi Vinci, Massimo Gorla, Michele Randazzo”” (Francesco Forcolini). Nel dicembre 1968 viene pubblicato il primo numero della rivista “”Avanguardia Operaia””. La nuova organizzazione si proponeva di offrire un riferimento unitario alle lotte che si erano sviluppate nei diversi settori sociali”” (pag 28-29) Il direttivo di AO aveva affidato ad Attilio Mangano la redazione dello statuto che fu approvato dall’assemblea nel mese di luglio 1969 (pag 31) 12 dicembre 1973. A Milano, durante il comizio per l’anniversario della strage di piazza Fontana, il Servizio d’ordine del Movimento studentesco di Mario Capanna attacca i militanti di AO, provocando una ventina di feriti, di cui otto sono ricoverati al Policlinico e uno, Claudio Varisco, in gravi condizioni (pag 283) 13 marzo 1975. A Milano, viene aggredito da militanti di AO del Servizio d’ordine di Medicina il giovane neofascista Sergio Ramelli, studente dell’istituto tecnico “”Molinari””, che morirà il 29 aprile (pag 285)”,”ITAC-161″
“BIRAL Bruno”,”La posizione storica di Giacomo Leopardi.”,”BIRAL Bruno è nato a Venezia nel 1913 e ha insegnato lettere in un Liceo della città. Ha pubblicato saggi su Guicciardini, sul Manzoni, su Dostoevskij, sulla repressione in Italia nel 1898.”,”VARx-343″
“BIRAUD Pierrette; RAYMOND Justinien; STASSE Francois; LEGRAND Gérard”,”Le socialisme en France. Jules Guesde – Pierre Mendès France – Edouard Vaillant – Francois Mitterrand.”,”‘Jules Guesde’ di P. Biraud – ‘Pierre Mendès France’ di J. Raymond – ‘Edouard Vaillant’ di Francois Stasse – ‘Francois Mitterrand’ di Gérard Legrand.”,”MFRx-311″
“BIRCHALL Ian RADEK Karl”,”Marxists and Military Thinking. The Enigma of Kersausie: Engels in June 1848 (Birchall) – Marxism and the Problems of War (Radek).”,”””Bernard Moss claims that ‘Engels’ work is marked by a dichotomy between an overarching historical determinism and instances of political voluntarism’ (1). This is a much better way of putting it than the common but implausible attempt to juxtapose Engels’ alleged determinism to Marx’s ‘humanism’ (2). But in fact Engels did not see determinism and voluntarism as a dichotomy. Rather, he recognised that history was made by social forces that transcended individuals; unlike Blanqui, he did not believe that a small group could impose its will on history. But at certain historical turning points, Engels realised that individual intervention could up the balance and decide between two possible futures. Hence the importance attributed to the symbolic figure of Kersausie. As Lenin wrote in December 1906, when the revolutionary wave of 1905 was ebbing: ‘The Marxists it the ‘last’ to leave the path of directly revolutionary struggle, he leaves it only when all possibilities have been exhausted, when there is not a ‘shadow’ of hope for a shorter way…’ (3). In the same spirit, Engels clung to the hope of victory in 1848 until all possibility of success had passed. It is easy to criticise his voluntarism in retrospect, but the problem of when to give priority to activism and when to analysis has always been a difficult one”” [Ian Birchall, The Enigma of Kersausie: Engels in June 1848 (Marxists and Military Thinking), RH, 2002 vol 8 n° 2] [(1) B.H. Moss, ‘Marx and Engels on French Social Democracy: Historians or Revolutionaries?’ Journal of the History of Ideas, Volume 46, n° 4, October-December 1985, pp. 539-57; (2) For a critique of this position see J. Rees, ‘Engels’ Marxism’, International Socialism, n° 64, 1994, pp. 47-82; (3) V.I. Lenin, Collected Works, Volume 11, Moscow, 1960, p. 351] (pag 49)”,”MAES-142″
“BIRCHALL Ian H.”,”Workers Against the Monolith. The Communist Parties Since 1943.”,”Once they led the workers towards power. Now the Communist Parties are parties of order in the West; of counter-revolution in the East; and of betrayal in Asia and Latin America. Berlin in 1953, Hungary 1956, Indonesia 1965, Czechoslovakia and France 1968, Italy 1969, and Chile in 1973… Acknowledgements, Introduction, Chronology, Bibliographical Note, Notes, Index,”,”RUST-053-FL”
“BIRCHALL Ian”,”Paul Levi in perspective. A review article.”,”Recensione dei libri di David Fernbach (a cura), ‘In the Steps of Rosa Luxemburg’ (2011); Frédéric Cyr, ‘Paul Levi, rebelle devant les extrêmes’, Presses de l’Université Laval, Québec, 2013; Paul Frölich, ‘Im radikalen Lager: Politische Autobiographie, 1890-1921′, 2013. In appendice: Recensione di Georges Ubbiali (da Dissidences): Frédéric Cyr, Paul Levi. Rebelle devant les extrêmes. Une biographie politique, Laval (Québec), Presses université de Laval, 2013, 212 pages, 30 $ can. Indice argomenti del volume di F. Cyr Secondo Birchall, Cyr ha scritto la prima biografia completa di Paul Levi – il lavoro della Beradt del 1969, si è basato sulla sua personale conoscenza di Levi ma non ha potuto consultare gli archivi russi [Charlotte Beradt, Paul Levi. Ein demokratischer Sozialist in der Weimarer Republik]. Sebbene esca dagli standard delle biografie politiche (194 pagine per quasi 47 anni di vita politica di Levi, densi di eventi). E’ un resoconto ben documentato basato sulla consultazione di archivi russi e di vari archivi locali e nazionali tedeschi. Ha letto gli scritti di Levi e la stampa contemporanea. Cry descrive il primo periodo di vita di Levi e le sue attività di avvocato. Proprio attraverso l’azione legale che ha incontrato per la prima volta Rosa Luxemburg e per un po’ di tempo tra loro ci fu una relazione. Nel 1914 la Luxemburg è stata difesa da Levi in due processi relativi all’ antimilitarismo. Nel primo fu condannata per un discorso in cui disse “”Se ci imporranno di prendere le armi contro i nostri fratelli francesi o altri, noi proclameremo: «noi rifiuteremo»”” (If we’re expected to take arms against our brothers from France or elsewhere, we shall procaim: ‘we refuse’, [C27]). Proprio un mese prima dello scoppio della grande guerra la Luxemburg fu nuovamente processata per aver denunciato la sistematica brutalità presente nell’esercito tedesco. Di fronte alla difesa di Levi il procuratore crollò e la Luxemburg ne uscì assolta. Negli anni seguenti Luxemburg e Levi fecero insieme iniziative pubbliche antimilitariste che ebbero notevole successo a dimostrazione che il sostegno verso il conflitto non era unanime in Germania. Dopo aver lasciato il KPD Levi riprese le sue attività legali. Negli anni ’20, durante la Repubblica di Weimar, entrò più volte in conflitto con i nazisti. Vinse una causa contro Alfred Rosenberg, dirigente nazista, che lo aveva accusato di aver ricevuto denaro inglese per azioni di spionaggio durante la prima guerra mondiale. E nel 1926 si trovò di fronte allo stesso Hitler, quando difese un socialdemocratico della Sassonia che aveva accusto Hitler di ricevere fondi dall’estero. Levi concluse la sua difesa dichiarando ironicamente “”Hitler può sapere molto del Talmud, ma certamente ha un talento naturale, generalmente attribuito agli ebrei, per questioni di denaro”” [C 176]. Nella sua recensione riguardante tre volumi [recensione dei libri di David Fernbach (a cura), ‘In the Steps of Rosa Luxemburg’ (2011); Frédéric Cyr, ‘Paul Levi, rebelle devant les extrêmes’, Presses de l’Université Laval, Québec, 2013; Paul Frölich, ‘Im radikalen Lager: Politische Autobiographie, 1890-1921′, 2013] Birchall afferma che Frölich giudicava negativamente Levi in contrasto con il giudizio su Jogiches. Alla morte di quest’ultimo Levi gli successe – ma era piuttosto riluttante, alla guida del partito. Il metodo di Levi, era quello di “”comandare senza convincere””. Ciò contrastava con lo stile di Jogiches. “”tutti erano felici di sottostare a Leo, ed eravamo pronti a fare l’impossibile quando ce lo chiedeva””. Ma ci sentivamo sottovalutati, disprezzati, e trattati come non-esistenti da Levi. C’era un abisso tra di noi, non ci apparteneva, sentivamo che era un aristocratico”” [F256]. Nel suo volume Fernbach afferma che frequentemente Levi difendeva la Luxemburg nelle sue polemiche contro Radek. Quando ci fu l’ Azione di Marzo (1921) durante la quale secondo Lenin, Levi “”ha perso la testa”” [Fernbach, p. 104], egli giudicò con ragione quest’azione come un disastro per il Kpd. Secondo le parole della Zetkin l’azione del partito fu “”mal concepita, peggio preparata, peggio organizzata e peggio condotta””. Molte critiche ricevette Levi per il suo pamphlet su tale azione. Dopo il fallimento dell’operazione ci fu un’ondata repressiva (400 militanti condannati a un totale di 1500 anni di lavoro forzato e 500 anni di galera, 4 condanne a morte e molti compagni erano ancora in attesa di processo). Clara Zetkin darà le dimissioni dalla ‘Zentrale’ insieme a Levi [Zentrale, la direzione del partito, con 7-15 membri, direttamente eletta dal congresso del partito] sulla base di un disaccordo relativo alla situazione italiana. La Zetkin lesse ‘Our Path’ che trovò ‘assolutamente eccellente’ ma consigliò a Levi maggiore cautela [Beradt, p. 49]. Nella recensione critica di Georges Ubbiali (Dissidences) al libro di Cyr si sottolinea che l’autore usa un linguaggio a volte spregiativo, che nel testo si pone un problema di vocabolario. L’autore afferma per es. che “”Lenin ordina a Radek di legarsi a Levi con il preciso scopo di infiltrare Spartkus”” (p. 44). Questa prossimità con Lenin conduce dunque Cyr a considare Paul Levi come “”il cavallo di Troia di Lenin in Spartakus”” (p. 54). In breve, P. Levi sarebbe stato in qualche modo un elemento estraneo al comunismo tedesco (“”Malgrado la moderazione al congresso fondatore del KPD, è Levi che ha reso possibile l’incursione russa in seno a Spartakus”” (p. 71). In sostanza il tentativo sarebbe stato quello di bolscevizzare il gruppo Spartaco, trasformare il gruppo in matrice del KPD. E’ stato sempre Levi a condurre la lotta contro le correnti dette “”ultra-sinistre”” (che farà espellere alla fine del 1919, e che poi confluiranno nel Kapd) e anarco-sindacaliste (tutto ciò sempre sotto l’influenza di Lenin). Paul Levi tra il 1919 e il 1921 è a capo del Partito comunista tedesco che trasformerà in un partito di massa. Ma ciò non gli impedirà di denunciare il «putschismo bolscevico», cosa che gli costerà l’esclusione dal movimento comunista. Sempre al centro di polemiche, nel 1922 entrerà nel Partito socialdemocratico tedesco, dove, malgrado le minacce di morte, condurrà diverse inchieste sugli omicidi politici condotti dall’estrema destra e dal nazismo. Frédéric Cyr est docteur en histoire, diplômé de l’Université de Montréal. Outre ses recherches sur Paul Levi et le communisme européen, il a publié sur divers thèmes en lien avec l’histoire de l’Allemagne et de la Russie. Il effectue actuellement un stage postdoctoral à la Faculté d’histoire de l’Université d’État de Moscou Lomonosov, en vue d’un nouveau livre sur les relations germano-soviétiques. Paul Levi, rebelle devant les extrêmes : une biographie politique est son premier livre. (2013) (Cat. Univ. Laval: Presses de l’Université Laval Éditeur depuis 1950 « Tout m’intéresse, tout m’étonne. » Montesquieu]”,”MGEK-129″
“BIRD Stewart GEORGAKAS Dan SHAFFER Deborah”,”Solidarity Forever. An oral history of the IWW.”,”Memorie orali di Bruce PHILLIPS Jack MILLER Joseph MURPHY Sophie COHEN Irma LOMBARDI Dominic MIGNONE Irving ABRAMS Henry PFAFF Vaino KONGA Irving HANSON Jack MILLER Nels PETERSON Violet MILLER Mike FOUDY Katie PINTEK Roger BALDWIN Art SHIELDS George HODIN Fania STEELINK Frank CEDERVALL James FAIR Fred HANSEN Tom SCRIBNER Fred THOMPSON Ralph CHAPLIN. “”Gli IWW lottavano per nuovi valori, per una società in cui ogni persona poteva essere un essere umano completo. Si vedeva che gli uomini erano annoiati nel fare lo stesso lavoro rituale, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana. Naturamente essi bevevano molto. Avevamo uno slogan: “”Non potete combattere il padrone e il bere allo stesso tempo”” (“”You can’t fight booze and the boss at the same time””). Noi siamo contro le bevande alcoliche e a favore dell’ istruzione””. (pag 69)”,”MUSx-156″
“BIRD Anthony”,”De Dion Bouton.”,”Anthony Bird was born in 1917, began his love affair (now a love.hate affair) with motor cars in 1920, left school at fourteen, worked as factory hand, garage mechanic, librarian, and set up business as antique dealer in 1938. After five years in the army he resumed antique dealing and also was part owner of a fleet of Rolls.Royce hire cars. Epitaph for a marque, Photographs and Illustrations, Ballantine’s Illustrated History of the Car marque book n. 6,”,”ECOG-009-FL”
“BIRNBAUM Norman”,”La crisi della società industriale.”,”La teoria della società industriale sostanzialmente accettata da sociologi come Bell, Lipset, Riesman, Bazelon, Galbraith, Aron, Crozier, Crosland, Dahrendorf, Schelsky, Holz. Analisi critiche su questo tema di Bottomore, Harrington, Hailbroner, Hobsbawm, Lichttheim, Marcuse, O’Brien, Abendroth, Goldman, Gorz, Habermas, Lefebver, Mallet, Mandel, Touraine.”,”TEOS-262″
“BIRNBAUM Pierre”,”La sociologia di Tocqueville.”,”Pierre Birnbaum è nato a Londra nel 1940. Ha conseguito la laurea in diritto e sociologia. E’ stato assistente alla facoltà di lettere e scienze umane dell’Università di Bordeaux. Attualmente (1973) insegna nell’Università di Parigi. Tocqueville, Marx e la rivoluzione del 1848 (pag 120-124) “”Al di là della rivoluzione del 1830, alla quale Tocqueville dedica poche pagine, la rivoluzione del 1848 gli appare come la continuazione dei fatti del 1789. La Francia non si è mai normalizzata, non ha raggiunto la tranquillità che i costumi democratici assicurarono alla società americana. Ai suoi occhi, la rivoluzione del 1848 simboleggia l’impossibile alleanza della libertà e dell’uguaglianza, in una società di natura conflittuale. Anche questa è determinata da cause primarie e da cause secondarie. Tra le seconde Tocqueville ricorda l’incapacità di Luigi Filippo, la repressione successiva, la confusione dell’opposizione: formeranno l’«accidente» che renderà mortale la «malattia», e anche «imprevista» (69), come avvenne prima per la rivoluzione del 1789. Si può osservare che Tocqueville passa sotto silenzio, tra le cause secondarie, la crisi economica, che, come nel 1789, precede lo scoppio della rivoluzione (70). Tra le cause generali Tocqueville mette in evidenza soprattutto la rivoluzione industriale che comporta una forte concentrazione della popolazione operaia a Parigi, il malessere democratico da cui è travagliata, la violenza delle ideologie che combattono apertamente l’ordine esistente e auspicano l’affermazione di un sistema diverso, il deterioramento della classe dirigente, disprezzata da tutti, l’accentramento totale che preannuncia una brusca presa del potere, e infine «la mobilità di tutto, istituzioni, idee, costumi e uomini in una società in movimento, che è stata sconvolta da sette grandi rivoluzioni in meno di sessant’anni… Queste furono le cause generali, senza le quali la rivoluzione di febbraio sarebbe stata impossibile» (71). Sia la rivoluzione del 1789 sia quella del 1848 sono dunque il prodotto di molte cause. Ma tra tutte una, come nel 1789, sembra determinante: le teorie socialiste, che svolgono ora il ruolo di quelle dei filosofi illuministi, attaccano sempre più violentemente la società e il suo più solido fondamento, il diritto di proprietà. Queste teorie non sono nate «per caso», non sono per niente il frutto di un «capriccio passeggero». Scatenando le passioni, fanno scoppiare la guerra tra le diverse classi e penetrano profondamente lo spirito delle masse (72). Queste teorie, che vengono accolte così favorevolmente, sono, come quelle degli illuministi, il frutto di una società malata. Mettono sotto accusa l’ineguale distribuzione della proprietà privata, caratteristica della società industriale non democratica. Tocqueville può così fare la previsione che «presto la lotta politica sarà tra quelli che hanno e quelli che non hanno; il grande campo di battaglia sarà la proprietà e i problemi politici principali riguarderanno modifiche più o meno profonde da apportare al diritto di proprietà» (73). Questo antagonismo assume un aspetto ancora più grande se si considera l’estrema concentrazione della ricchezza che l’accompagna. Infatti la classe dirigente prende «un’aria di industria privata, perché tutti i suoi membri pensano agli affari pubblici solo per rivolgerli a profitto degli affari privati, dimenticando facilmente nel loro modesto benessere il popolo… Allora il governo aveva preso alla fine l’atteggiamento di un’azienda industriale, nella quale tutte le operazioni vengono effettuate in vista dei benefici che ne possono derivare ai membri» (74). Perciò lo stato è un puro strumento della classe dirigente. Non si può rimanere stupiti per la somiglianza che esiste tra questa analisi e quella svolta da Marx nelle ‘Lotte di classe in Francia’ (75). Come Marx, Tocqueville sottolinea come la «guerra di classe» abbia per protagonisti da una parte, i proprietari dei mezzi di produzione alleati all’alta finanza, e dall’altra quelli «che lavorano colle proprie mani» (76). Bisogna anche rilevare che le rivoluzioni che segnano la realizzazione della «guerra di classe» in una società industriale non democratica sono assai simili a quelle che si generano in società democratiche industriali, prese come modello. Così la società industriale avrà come conseguenza ineluttabile la «guerra di classe» che provoca delle rivoluzioni, e questo indipendentemente dallo stato dei costumi. Le istituzioni politiche, le credenze o l’accentramento si trovano così relegate in secondo piano a vantaggio dell’industria. Il conflitto che mette gli uni contro gli altri, i proprietari e quelli «che lavorano con le loro mani», si aggiunge a una grave crisi politica. Poiché la vita politica si concentra completamente presso la classe dirigente a causa della distinzione tra paese legale e paese reale, il popolo ne viene del tutto estromesso. Questa separazione, che ha anche attirato l’attenzione di Marx, ha come conseguenza l’indebolimento estremo e l’immobilismo del mondo politico che non conosce nessuna vera opposizione d’interessi a causa della sua grande omogeneità sociale (77). Dunque le masse popolari non sono più legate alla vita politica e così si costruiscono un loro proprio mondo. A questo quadro Tocqueville aggiunge una nota di moralismo: la classe dirigente, per il suo egoismo e i per i suoi vizi, è diventata indegna di conservare il potere agli occhi del popolo. Allora si leva il vento della rivoluzione. Come nel 1789, gli uomini cominciano una rivoluzione senza rendersene conto, imitando i grandi antenati del 1789 e ispirandosi, come osserva anche Marx (78), alle tradizioni passate che servono così di modello alla loro condotta. Di colpo il corpo sociale si sfascia. Bisogna qui insistere su un breve testo particolarmente originale di Tocqueville: «Poiché la rivoluzione aveva esteso il possesso della terra all’infinito, il popolo sembrava far parte di questa grande famiglia (…). L’esperienza ha dimostrato che questa unione non era così intima come sembrava, e che i vecchi partiti e le diverse classi si erano sovrapposte più che confuse: la paura aveva agito su di essi come avrebbe potuto agire una pressione meccanica su dei corpi duri, che sono obbligati a aderire tra loro finché opera questa pressione, ma che si separano non appena questa viene a cessare» (79). Queste parole meritano di essere esaminate con attenzione tanto sembrano pertinenti. Implicano che in una società non democratica le diverse classi coesistono solo grazie al potere esterno che colla forza le tiene insieme. Quando il potere si vede attaccato da tutte le parti, quando la sua pressione si allenta, la società si sfascia, entra in agitazione rivoluzionaria mentre le classi si affrontano con violenza. Questa «meccanica», che presuppone che lo stato rimanga estraneo alla società, sembra tuttavia abbastanza incompatibile con la teoria sostenuta da Tocqueville, dello stato come strumento della classe dirigente. Invece questa visione sembra molto ben combaciare con la situazione che la Francia conoscerà con Napoleone III. Per illustrare la separazione dello stato dalla società, Tocqueville analizza accuratamente lo sviluppo della burocrazia, che beneficia di una lunga tradizione di accentramento. Come Marx (80), dimostra in questo modo l’autonomia raggiunta dallo stato, autonomia che gli permette di tenere insieme classi antagonistiche. Infatti le classi dirigenti e quella «che lavora colle sue mani» non hanno più nessun interesse comune. Mentre le prime si arricchiscono, la seconda resta nella povertà”” [Pierre Birnbaum, ‘La sociologia di Tocqueville’, 1973] [(69) A. de Tocqueville, ‘Souvenirs’, cit., pp. 31, 41 e 84-85; (70) Si veda E. Labrousse; «1848-1830-1789. Comment naissent les révolutions», in ‘Actes du Congrés historique du centenaire de la Révolution de 1848’, Paris, Presses Universitaires de France, 1948, pp. 7-9; (17) A. de Tocqueville, ‘Souvenirs’, cit., p. 85; (72) Ibid., p. 37; (73) Ibid., p. 37. Si veda anche p. 96; (74) Ibid., p. 31; (75) Marx, ‘Les luttes de classes en France’, Paris, Ed. Sociales, 1952, pp. 25-26 (trad. it. ‘Le lotte di classe in Francia’, Roma, Editori Riuniti, 1970, pp. 103-105). Anche se per Marx una parte della borghesia industriale fa parte dell’opposizione; (76) A. de Tocqueville, ‘Souvenirs’, cit., p. 91; (77) Ibid., cit, pp. 34-35. Vedere l’opera di Tudesq, ‘Les grand notables en France (1840-1849)’, Paris, Presses Universitaires de France, 1946. L’autore studia la mentalità collettiva dei notabili di quest’epoca, sottolinea la chiusura della vita politica e dimostra la forte concentrazione dei beni che ad essa si accompagna. Egli osserva tuttavia che «in mancanza di una comunione ideologica, la prosperità economica doveva avvicinare le diverse frazioni delle classi dirigenti», cit., p. 435. Lo stesso, a p. 129, nel libro II della prima parte, capp. 1-3; nella terza parte, i capitoli 1-2 del libro II. Si veda anche J. Lhomme, ‘La grande bourgeoisie au pouvoir (1830-1880)’, Paris, Presses Universitaires de France, 1960; (78) A. de Tocqueville, ‘Souvenirs’, cit., p. 75. Si veda anche Marx, ‘Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte’, Roma, Editori Riuniti, 1964; (79) Ibid., p. 107. Si veda anche a p. 36, dove Tocqueville parla della «macchina ingegnosa»; (80) Per un confronto tra Marx e Tocqueville su questo punto si veda R. Aron, ‘Le tappe del pensiero sociologico’, trad. it., cit., pp. 275-276. E. Gargan, ‘Alexis de Tocqueville: the critical years, 1848-1851’, New York, The Catholic University of America Press, 1955, pp. 298-301. Gargan pensa che Marx sia stato influenzato dalle pagine di Tocqueville sull’accentramento statale. D’altra parte Marx cita esplicitamente Tocqueville solo quando ricorda la relazione da questi tenuta all’Assemblea nazionale nel luglio 1851. Marx, ‘Il 18 Brumaio’, trad. it., cit.; (81) A. de Tocqueville, ‘Souvenirs’, cit., p. 116; (2) A. de Tocqueville, “”Discorso sul diritto al lavoro””, in op. cit., p. 544; (84) A. de Tocqueville, ‘Souvenirs’, cit., p. 96] (pag 120-121-122-123-124)”,”TEOS-280″
“BIRNBAUM Pierre”,”«La France aux Français». Histoire des haines nationalistes.”,”Pierre Birnbaum professore di sociologia politica all’università Paris – I e membro dell’ Institut universitare de France. Su temi vicini ha pubblicato pure: ‘Le Peuple et les Gros. Histoire d’un mythe’ (Grasset, 1979, Pluriel 1982); ‘Un mythe politiquew: “”La République juivie”” (Fayard, 1988) e ‘””Les Fous de la République. Histoire politique des Juifs d’Etat, de Gambetta à Vichy’ (Fayard, 1992) Marx (pag 91)”,”FRAS-059″
“BIRNIE Arthur”,”Storia economica dell’ Europa Occidentale, 1760-1933.”,”””Un sintomo delle nuove tendenze fu la fondazione di Borse del lavoro, istituzione tipicamente francese che non ha esatto equivalente in Inghilterra (1). La Borsa è installata in un fabbricato, per le spese relative al quale generalmente i comuni accordano un sussidio; in esso hanno sede i sindacati che vi tengono le loro sedute. Vi si trovano anche uno o parecchi uffici, dove gli operai disoccupati possono essere messi in contatto con i datori di lavoro. Il campo di attività della Borsa del lavoro è molto esteso (…)””. (pag 215) (1) Le Bourses du travail ebbero un corrispondente in Italia con le “”Camere del lavoro”” “”Il voto della legge delle dieci ore, secondo le parole di Carlo Marx, costituì una splendida vittoria per la classe operaia (2) e le regioni industriali l’ accolsero con entusiasmo, ma le conseguenze di tale legge non furono sattamente quelle previste dagli operai delle fabbriche. (…) I datori di lavoro istituirono allora un complicato sistema di turni che permetteva loro di far funzionare le macchine per dodici ore o più; negli intervalli, le donne e i ragazzi erano tenuti a disposizione della fabbrica, il che veniva a privarli in pratica di quei vantaggi che la legge aveva voluto assicurare loro. (…) (2) “”Gli operai di fabbrica inglesi furono i campioni non solo della classe operaia inglese, ma di tutta la classe operaia moderna”” (Il capitale)”,”EURE-054″
“BISCHOFF Joachim, a cura”,”Die Klassenstruktur der Bundesrepublik Deutschland. Ein Handbuch zum sozialen System der BRD.”,”Joachim Bischoff (Hrsg.) .”,”GERV-024-FL”
“BISCIONE Francesco M.”,”Rivoluzione e contadini del Sud nella politica comunista, 1921-26.”,”BISCIONE Francesco M. In evidenza le posizioni di Giovanni Sanna. “”Più analitiche e mature le posizioni di Giovanni Sanna, sostanzialmente coincidenti con quelle che Gramsci verrà assumendo successivamente. Sanna affermava la quasi completa coincidenza tra questione agraria e questione meridionale e la coincidenza tra quest’ultima e il problema dei contadini poveri, prevedendo che solo attraverso un lavoro di lungo periodo il partito comunista avrebbe potuto guadagnare la fiducia delle masse contadine. La tesi non verrà però sviluppata né sul piano analitico né sul piano politico. In prossimità del congresso di Roma (marzo 1922), il dibattito continuò stancamente, ma ormai le cose più importanti riguardo l”Agrarfrage’ erano state dette e, poco a poco, il gruppo dirigente del partito comunista si era convertito, almeno sul piano teorico, all’impostazione leninista del problema. Le tesi di Roma sulla questione agraria, stese da Sanna e Graziadei, riassumevano quanto era emerso dal dibatitto nel primo anno di vita del partito, ricalcando in particolar modo le posizioni di Bordiga. Mancavano infatti le acute osservazioni dello stesso Sanna sul rapporto tra questione agraria e questione meridionale e mancava un esame delle condizioni di vita dei contadini; in esse veniva sottolineata l’importanza della rivoluzione agraria al fine del completamento della rivoluzione borghese e si parlava dell’alleanza tra operai e contadini quale evento pregiudiziale per l’esito della rivoluzione proletaria. Dopo un dibattito vivace ma di scarso livello, le tesi furono approvate a larga maggioranza”” (pag 27)”,”MITC-135″
“BISCIONE Michele”,”La filosofia politica del Novecento in Italia.”,”Michele Biscione (Potenza 1918) ha insegnato Filosofia della Storia all’Università di Roma. E’ stato allievo di Carlo Antoni e ha curato alcune raccolte di scritti postumi del Maestro. E’ autore di uno studio sulla formazione dell’ idea di Rinascimento nella storia della cultura dell’Ottocento e di una serie di saggi sullo sviluppo dello storicismo crociano. “”Ma gli articoli che più chiaramente mostrerebbero il filonazionalismo di De Ruggiero sono secondo Zeppi (), quelli che si intitolano «La mentalità reazionaria» (1913) e «La monarchia socialista» (1914), comparsi sul «Carlino» il primo e sull’«Idea nazionale» il secondo (68). «La mentalità reazionaria» sembra a Zeppi un’apologia della reazione (69). In realtà l’articolo, che non certo è uno dei più espliciti e persuasivi di De Ruggiero, esprime una preoccupazione senza dubbio giustificata per certi aspetti non solo politici, ma in generale pratici della società dell’epoca, e in particolare per il gusto estetizzante ed irrazionalistico coagulato intorno al mito dell’individuo d’eccezione, di evidente origine letteraria, ma di diffusione quasi popolare. De Ruggiero guarda con ansia all’incremento di certe abitudini di disordine, e ritiene che il fastidio per questi atteggiamenti sia oramai così esplicito e pronunziato da costituire un vero e proprio rifiuto dell’anarchia. Questo rifiuto costituisce appunto la «mentalità reazionaria». (…) Né la situazione migliora per l’altro articolo, che è la recensione che De Ruggiero fa alla ‘Monarchia socialista’ di Missiroli. Lo scritto poteva fornire a Zeppi l’occasione di esaminare meglio il concetto di “”reazionarismo””, poiché il tema torna in discussione con riprese e motivazioni assai importanti. Zeppi invece lo esamina frettolosamente e in superficie, quasi suggerendo la lettore che si tratti di cosa irrilevante, mentre l’articolo è essenziale per comprendere gli orientamenti politici di De Ruggiero alla vigilia della prima guerra mondiale. Vi scorge niente di più che la preconizzazione di un evento politico nuovo, cioè «il trionfo di una rinnovellata e non più prematura ed incompresa Destra» (75). Qui non è possibile riesaminare il complesso articolo di De Ruggiero, anche perché questo inevitabilmente imporrebbe un riesame dello stesso libro di Missiroli. Ma si può almeno osservare che Missiroli, partito dalla assunzione del punto di vista «nazionalista e liberale» con la dichiarata intenzione di mostrarne l’assurdità (76), appare di fatto a De Ruggiero così pervaso dalle idee politiche della Destra da fornire di essa una forse involontaria esaltazione, incongruente rispetto a quel punto di vista cattolico, di cui Missiroli voleva farsi sostenitore. Cioè De Ruggiero si rende perfettamente conto che è proprio la formula intrinsecamente religiosa dello stato etico, difesa della Destra, ad esercitare un vivissimo fascino su Missiroli. Vi è una specie di affinità segretamente operante tra Missiroli e la Destra”” (pag 95-97) [Il pensiero politico dell’idealismo italiano] [(68) Rispettivamente il 30 giugno del 1913 e il 7 maggio el 1914; (69) Zeppi, op. cit., p. 245; (75) Cfr. De Ruggiero, op. cit., p: 107, nota; (76) De Ruggiero, op. cit., p. 113] [() Stelio Zeppi, Il pensiero politico dell’idealismo italiano e il nazionalfascismo’, 1973]”,”TEOP-529″
“BISCOTTI Barbara”,”Cleopatra.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess.”,”STAx-360″
“BISCOTTI Barbara”,”Giulio Cesare. Un «tirannicidio» imperfetto.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. La congiura frutto di lotte interne alla classe dominante mentre il popolo romano rimase passivo, fuori dai giochi pronto però a plaudire al nuovo campione, sempre desideroso di nuove forme di servitù volontaria come scriverà Etienne de La Boetie (pag 152-153)”,”STAx-361″
“BISCOTTI Barbara”,”Giovanna d’Arco.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. “”La presenza di Giovanna nella cattedrale a Reims al fianco del Delfin, vede consacrati a un tempo quest’ultimo come re e lei stessa nel ruolo appena descritto: due delle promesse a lei fatte dalla Voci e da lei svelate a Poitiers si sono nel corso del 1429 realizzate, mostrando pubblicamente il “”segno”” della sua investitura divina. Giovanna d’Arco diviene con ciò ufficialmente e definitivamente “”la Pulzella””, la vergine che salva e libera la gente di Francia, restituendole la dignità di popolo prediletto da Dio (…)”” (pag 107)”,”BIOx-366″
“BISCOTTI Barbara”,”Agrippina minore.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess.”,”STAx-368″
“BISCOTTI Barbara”,”Teodora di Bisanzio.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. “”Quanto a me, mi serbo fedele all’antico detto: “”Il potere è uno splendido sudario”” [Teodora (Procopio, Guerra persiana)]”,”TURx-050″
“BISCUSO Massimiliano”,”Tra esperienza e ragione. Hegel e il problema dell’inizio della storia della filosofia.”,”Massimiliano Biscuso (Roma, 1958) ha conseguito il dottorato di filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza. Ha pubblicato, in riviste e raccolte, studi sulla filosofia dell’Ottocento, specialmente tedesca, e su momenti e aspetti della storia e della teoria della storiografia filosofica.”,”HEGx-019-FL”
“BISIACH Gianni”,”Il Presidente. La lunga storia di una breve vita.”,”‘O Capitano! O mio Capitano! il nostro aspro viaggio è terminato, La nave ha superato ogni pericolo, l’ambìto premio è stato conseguito, Prossimo è il porto, odo le campane, tutto il popolo esulta, Seguono gil occhi la carena salda, l’audace nave severa; Ma o cuore, cuore, cuore, O rosse gocce di sangue, Dove sul ponte giace il Capitano, Caduto, freddo, morto. (…) [Walt Whitman, in morte del presidente Lincoln] (in apertura) Gianni Bisiach, medico, giornalista, regista. “”In politica, come in guerra, per vincere occorrono tre cose: denaro, denaro e ancora denaro”” (Joseph Patrick Kennedy, padre del presidente) (pag 17) “”Essere secondi è essere perdenti!”” (idem), pag 19)”,”USAS-238″
“BISIGNANI Luigi MADRON Paolo”,”I potenti al tempo di Renzi. Da Bergoglio a Mattarella.”,”I due autori sono giornalisti.”,”ITAP-004-FC”
“BISIGNANI Adelina”,”Tocqueville e la democrazia in Europa.”,”L’avvento di una nuova epoca dopo il ’48 e le differenze strutturali tra Europa e America sono i temi delle riflessione tocquevilliana. Proprio la Parigi del XIX secolo, dominata dal denaro e attraversata da profonde contraddizioni, sarebbero il vero oggetto della ricerca di Tocqueville. Adelina Bisignani è professore associato di Storia del pensiero politico moderno presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi ‘Aldo Moro’ di Bari. Ha pubblicato pure ‘Democrazia e sovranità’ (1996); ‘Croce e il partito politico’ (1999). L’avvento di Luigi Bonaparte. ‘Le circostanze che avevano potuto spingere tanto in alto la sua mediocrità’ “”Nella ‘Prefazione’ alla seconda edizione de ‘Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte’ Karl Marx, tra gli scritti intorno alla figura di Luigi Napoleone quasi contemporanei al suo, segnala come degni di nota solo lo scritto di Proudhon ‘Coup d’état’ e quello di Victor Hugo ‘Napoléon le petit’. Ma, egli aggiunge: «Victor Hugo si limita ad una invettiva amara e piena di sarcasmo contro l’autore del colpo di stato. L’avvenimento in sé gli appare come un fulmine a ciel sereno. Egli non vede in esso altro che l’atto di violenza di un individuo. Non si accorge che ingrandisce questo individuo invece di rimpicciolirlo, in quanto gli attribuisce una potenza di iniziativa personale che non avrebbe esempi nella storia del mondo. Proudhon, dal canto suo, cerca di rappresentare il colpo di stato come il risultato di una precedente evoluzione storica; ma la ricostruzione storica del colpo di stato si trasforma in lui in una apologia storica dell’eroe del colpo di stato. Egli cade così nell’errore dei nostri cosiddetti storici ‘oggettivi’. Io mostro invece, come in Francia la ‘lotta di classe’ creò delle circostanze e una situazione che resero possibile a un personaggio mediocre e grottesco di far la parte dell’eroe» (64). Nella sua indagine Marx sostiene che la vittoria di Luigi Napoleone scaturisce dagli errori commessi dal governo provvisorio, formatosi dopo il febbraio. Esso si alienò il sostegno dei contadini che finirono con il trovare il Luigi Napoleone il loro più naturale rappresentante”” (pag 38-39) [Adelina Bisignani, ‘Tocqueville e la democrazia in Europa’, Cet – Centro editoriale toscano, Firenze, 2012] [(64) K. Marx, ‘Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte, ed. cit., pp. 35-36. Parole non molto diverse adopera Tocqueville nei ‘Ricordi’, quando definisce Luigi Napoleone un «uomo straordinario (straordinario non per il suo genio, ma per le circostanze che avevano potuto spingere tanto in alto la sua mediocrità» (‘Ricordi’, p. 234). E in una nota a margine a questa stessa pagina così lo descrive: «il y avait en lui deux hommes, je ne tardai pas à m’en apercevoir. Le premier était l’ancien conspirateur, le rêveur fataliste qui se croyait appelé a être le maïtre de la France et par elle à dominer l’Europe. L’autre était l’epicurien qui jouissait mollement du bien-être nouveau et des plaisirs faciles que lui donnait sa position presente et ne se souciait plus de la hasarder pour monter plus haut. Ces deux hommes dominaient alternativement en lui, mais jamais assez longtemps pour laisser prise» (A. de Tocqueville, ‘Souvenirs’, in Id. ‘Oeuvres’, ed. cit, vol. III, p. 1252, nota alla p. 919). Un’acuta analisi del bonapartismo è ora in C. Cassina, ‘Il bonapartismo o la falsa eccezione. Napoleone III, i francesi e la tradizione liberale’, Carocci, Roma, 2001; della stessa autrice si veda anche: ‘Alexis de Tocqueville e il dispotismo di “”nuova specie””, in D. Felice (a cura), ‘Dispotismo. Genesi e sviluppo di un concetto filosofico-politico’, Liguori, Napoli, 2002, , vol. II, pp. 515-543] [“”C’erano due uomini in lui, me ne resi conto presto. Il primo era l’ex cospiratore, il sognatore fatalista che si credeva chiamato a essere il padrone della Francia e attraverso di essa a dominare l’Europa. L’altro era l’epicureo che godeva del nuovo benessere e dei piaceri facili che la sua posizione attuale gli dava e non si preoccupava più di rischiare per salire più in alto. Questi due uomini si alternavano in lui, ma mai abbastanza a lungo da lasciarlo andare””] Francia: il giorno dell’elezione di Luigi Napoleone a Presidente fu «il giorno dell”insurrezione dei contadini’» “”In ‘Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850’, [Marx] osserva che, dopo aver stabilito il corso forzoso dei biglietti di banca, «il governo provvisorio piegava sotto l’incubo di un crescente disavanzo. Invano andava mendicando sacrifici patriottici. Solo gli operai gli gettavano la loro elemosina. Si dovette ricorrere ad un mezzo eraico, all’introduzione di una ‘nuova imposta’. Ma su chi farla cadere? Sui lupi della Borsa, sui re della banca, sui creditori dello Stato, su chi viveva di rendita, sugli industriali? Non era il mezzo di cattivare alla repubblica la borghesia. Da una parte era un mettere a repentaglio il credito dello Stato e il credito commerciale, mentre dall’altra parte si cercava di mantenerlo con così grandi sacrifici e umiliazioni. Ma qualcuno doveva sborsare. Chi venne sacrificato al credito borghese? ‘Jacques le bonhomme’, il contadino» (65) Fu, così, aggiunta una addizionale di 45 centesimi per franco alle imposte già esistenti. I contadini dovettero, così, pagare le spese della rivoluzione di febbraio. «Da questo momento la repubblica fu per il contadino franese l’imposta dei 45 centesimi, e nel proletariato parigino egli vide lo scialacquatore che se la faceva bene a sue spese» (66). E così Marx conclude il suo ragionamento: «Mentre la rivoluzione del 1789 aveva esordito liberando i contadini dai gravami feudali, la rivoluzione del 1848, per non recare danno al capitale e tenere in carreggiata la sua macchina dello Stato, si annunciava alla popolazione rurale con una nuova imposta» (67). La conseguenza di tutto ciò non poteva che essere che, alla prima occasione, i contadini si sarebbero schierati contro gli operai parigini e avrebbero sostenuto quella forza politica che avesse mostrato di avere a cuore la difesa dei loro interessi. Perciò, il giorno dell’elezione di Luigi Napoleone a Presidente fu «il giorno dell’ ‘insurrezione dei contadini’». «La repubblica erasi annunciata a questa classe coll’ ‘esattore dell’imposte’; essa si annunciò alla repubblica coll’imperatore. Napoleone era l’unico uomo che avesse esaurientemente rappresentato gli interessi e la fantasia della nuovo classe di contadini sorta nel 1789. (…) Napoleone non era per i contadini una persona, ma un programma. (…) Dietro l’imperatore si nascondeva la guerra dei contadini. La repubblica contro la quale avevano votato era la ‘repubblica dei ricchi’» (68)”” (pag 38-40) [[Adelina Bisignani, ‘Tocqueville e la democrazia in Europa’, Cet – Centro editoriale toscano, Firenze, 2012] [(65) K. Marx, ‘Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850’, ed.it. a cura di G. Giorgetti, Editori Riuniti, Roma, 1962, pp. 124-125; (66) Ivi, p. 125; (67) Ibidem; (68) Ivi p. 169-170]”,”TEOP-052-FMB”
“BISMARCK Ottone”,”Pensieri e ricordi.”,”””L’imperatore Francesco Giuseppe è una natura retta, ma la nave dello Stato austro-ungarico è di una struttura così tutta sua propria che le sue oscillazioni, alle quali pur deve il monarca adattare la sua condotta a bordo, difficilmente possono essere previste. Le tendenze centrifughe delle singole nazionalità, l’ingranaggio dei vitali interessi, che l’Austria deve contemporaneamente tutelare dal punto di vista tedesco, italiano, orientale e polacco, la impossibilità di dirigere lo spirito di nazionalità ungherese e sopra tutto la imprevedibilità del modo in cui influenze di confessionale attraversano le risoluzioni politiche, tutto ciò impone ad ogni alleato dell’Austria il dovere di essere assai circospetto e di far dipendere gli interessi dei propri sudditi non unicamente dalla politica austriaca. La fama di stabilità, che quest’ultima aveva acquistata sotto il lungo governo del Metternich, non può, di fronte alla composizione della monarchia di Absburgo ed alle forze motrici che in esse si agitano, essere mantenuta, e colla politica del Gabinetto di Vienna prima del periodo di Metternich non si accorda affatto, e con quella posteriore a tale periodo non si accorda del tutto. Che se adunque i contraccolpi, che sulle deliberazioni del Gabinetto di Vienna esercita la vicenda degli eventi e delle situazioni non si possono alla lunga calcolare, rimane per ogni alleato dell’Austria la necessità di non rinunziare in modo assoluto a coltivare rapporti, dai quali si possano, occorrendo, trarre altre combinazioni”” (pag 331). LEGGERE IN: BISMARCK Ottone, Pensieri e ricordi. ROSENBERG & SELLIER. TORINO. 1898 Volume I, pag 367 8° note foto [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 75] ISCNS75DIGIT (GERx-002) Vol 2: “”La posizione geografica delle tre grandi potenze orientali è tale, che ciascuna di esse, appena viene attaccata dalle altre due, si trova in condizioni strategiche sfavorevoli, anche avendo alleate, nell’ Europa occidentale, l’Inghilterra o la Francia. Più d’ogni altra l’Austria, isolata, sarebbe in sfavorevoli condizioni contro un attacco russo-tedesco; meno di tutte lo sarebbe la Russia contro l’Austria e la Germania; però anche la Russia, in caso di un attacco concentrico delle due potenze tedesche contro il Bug (1), si troverebbe all’inizio della guerra, in una posizione difficile. A causa della sua posizione geografica e della sua costituzione etnografica, l’Austria in guerra coi due Imperi vicini si troverebbe in condizioni di grande svantaggio, perchè gli aiuti della Francia difficilmente giungerebbero a tempo per stabilire l’equilibrio. Che se l’Austria avesse fin da principio dovuto soccombere ad una coalizione russo-germanica, se mediante una saggia conclusione di pace fra i tre Imperatori venisse disciolta la lega nemica o questa fosse anche solo indebolita da una sconfitta dell’Austria, allora la preponderanza della Russia e Germania sarebbe decisiva. Nei grandi eserciti, a parità di condizioni per ciò che riguarda la bontà del comando e il valore, havvi nella configurazione territoriale delle singole potenze, una grande forza per la combinazione russo-tedesca, se essa si mantiene salda fin dall’inizio. Ma il calcolo del successo militare e la credenza in esso, sono in se incerti e lo diventano ancor più, quando la forza che si calcola da una parte non è una forza sola, ma fondata su alleanze. Nel mio abbozzo di risposta, che risultò per forza più lungo della lettera dell’imperatore Alessandro, io rilevavo che una guerra fatta in comune contro le potenze occidentali, e per le condizioni geografiche e per le brame francesi sulle provincie renane, doveva finire coll’essere, nel suo definitivo sviluppo, una guerra franco-prussiana; che l’iniziativa russo-prussiana per la guerra peggiorerebbe la nostra posizione in Germania; che la Russia, lontana dal teatro della guerra, sarebbe meno colpita dai dolori di questa, mentre la Prussia dovrebbe sostenere materialmente non solo i proprii eserciti, ma anche i russi, e che allora la politica russa, se la memoria non m’inganna, questa è la frase che adoperai, poggierebbe sul braccio di leva più lungo”” (pag 62-63); [Nota (1) ‘Il Bug Occidentale è un fiume, lungo 772 km, che scorre in Ucraina, Bielorussia e Polonia. Per gran parte del suo corso rappresenta il confine orientale della Polonia’ (wikip)]. LEGGERE IN: BISMARCK Ottone, Pensieri e ricordi. ROSENBERG & SELLIER. TORINO. 1898 Volume II, pag 311 8° note foto [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 75] ISCNS75DIGIT”,”GERx-002″
“BISMARCK Ottone di”,”Pensieri e ricordi. Volume primo.”,”BISMARCK Ottone di Diplomatici prussiani. “”La conoscenza delle lingue – come la posseggono anche i primi camerieri – eziandio presso di noi costituiva la cagione principale del loro credersi chiamati alla diplomazia, specialmente fino a che le nostre relazioni sugli affari, e in particolare quelle ‘ad Regem’, doveano essere scritte in francese: era, invero, una prescrizione che non sempre si seguiva, ma che fu sempre ufficialmente in vigore, fino a quando io non diventai ministro””. (pag 4)”,”GERx-118″
“BISMARCK Ottone di”,”Pensieri e ricordi. Volume secondo.”,”BISMARCK Ottone di Carattere di Moltke (da pag 1) Tendenza di Guglielmo II a circondarsi di mediocrità (pag 257) La retorica di Gortchakov. “”Di Gortschakow i suoi subalterni al ministero dicevano: “”Il se mire dans son encrier”” a un dipresso come diceva Bettina di suo cognato il celebre Savigny: “”Non può vedere una pozza d’acqua che non vi si specchi dentro””. Una gran parte dei dispacci di Gortschakow, specie i più concludenti, non sono suoi, ma di Jomini, redattore abilissimo, figlio di un generale svizzero, che l’Imperatore Alessandro aveva saputo indurre a entrar in servizio nell’esercito russo. Quando dettava Gortschakow, c’era più sfoggio di rettorica nei dispacci; ma quelli di Jomini erano i più pratici””. (pag 31)”,”GERx-119″
“BISONI Cesare”,”Il bilancio delle banche.”,”Cesare Bisoni è professore straordinario di tecnica bancaria e professionale nell’Università di Modena e docente senior nell’area Credito presso la Scuola di Direzione Aziendale dell’Università Bocconi di Milano. Opere: Gli istituti di credito industriale e Il mercato monetario italiano.”,”EURE-043-FL”
“BISSOLATI Leonida”,”La politica estera dell’ Italia dal 1897 al 1920. Scritti e discorsi di Leonida Bissolati.”,”””E’ l’ imperialismo germanico che, cogliendo l’ occasione di Tripoli, si propone di mettere in valore, conglobandolo a sé, il nascente imperialismo italiano”” (pag 243) Bissolati Bergamaschi (Leonida), uomo politico italiano (Cremona 1857 – Roma 1920). Nella sua formazione politica e culturale esercitò una forte influenza il sodalizio con i coetanei Arcangelo Ghisleri e Filippo Turati, insieme coi quali si orientò verso l’ala estrema, repubblicana, della democrazia. Passato poi agli ideali socialisti, fu tra gli organizzatori dei primi scioperi agricoli nel Cremonese, cooperò alla fondazione del partito socialista italiano (Genova, 1892), e ne diresse il quotidiano, l’Avanti!, dalla sua fondazione (25 dicembre 1896). Eletto deputato nel 1897, partecipò attivamente, nel 1898-1899, alla lotta parlamentare contro il tentativo reazionario di Pelloux. Nel periodo giolittiano fu uno dei capi della frazione riformista e sostenne l’opportunità per i socialisti di appoggiare i governi di Giolitti. Espulso nel 1912 dal partito per il suo atteggiamento favorevole all’ impresa libica, fondò il partito socialista riformista italiano. Scoppiato il conflitto mondiale del 1914, fu risolutamente interventista, nel quadro di un’interpretazione della guerra concepita soprattutto come lotta per l’ emancipazione delle nazionalità; dopo aver combattuto fra gli alpini, fu ministro nei gabinetti Boselli (30 ottobre 1916) e Orlando (1° novembre 1917) e sostenne la necessità di un accordo dell’ Italia con le nazionalità soggette all’ Austria. Coerentemente con queste sue idee, dopo l’ armistizio fu decisamente contrario all’ inclusione di gruppi allogeni nei confini italiani, dimettendosi dal governo per i suoi contrasti con la politica di Sonnino (27 dicembre 1918). (RIZ)”,”ITQM-080″
“BISTARELLI Agostino”,”La storia del ritorno. I reduci italiani del secondo dopoguerra.”,”La ricostruzione di come centinaia di migliaia di reduci di guerra fecero ritorno in Italia Agostino Bistarelli insegna Storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Ha pubblicato ‘La resistenza dei militari italiani all’estero. Jugoslavia centro-settentrionale’, Edizioni Rivista Militare, Roma, 1996. L’universo dei combattenti (pag 34-35) “”Prima di cercare di delineare alcune caratteristiche generali della figura del reduce, è utile soffermarsi sulla composizione interna del mondo dei combattenti per fornire riferimenti quantitativi che possano fare da quadro alle successive specificazioni. Ma il problema della quantità delle diverse tipologie della sfera reducistica risente anche di una questione più generale sulla quale ha indagato con particolare cura Giorgio Rochat. Ci riferiamo alla dimensione e composizione di quello che rappresenta il nostro universo di partenza, cioè l’esercito italiano della seconda guerra mondiale. Ancora agli inizi degli anni novanta «i dati disponibili sulla forza delle armi nella guerra italiana 1940-1943 sono pericolosamente vicini allo zero». La lapidaria affermazione era basata sulla constatazione che non si conosceva «praticamente nulla sulla forza delle varie classi, sul totale degli uomini alle armi nei diversi periodi, sulla ripartizione territoriale dei reparti, sul ritmo di richiami, arruolamenti e congedamenti» (48). Da allora si sono aggiunti pochi studi in grado di colmare queste lacune. Vediamo comunque alcuni elementi utili alla lettura degli sviluppi successivi. Escluse le reclute (gli arruolati della leva in corso ma non ancora effettivamente incorporati) e le forze in Africa orientale (che nell 1940 erano 280.000, divisi tra ascari – 200.000 – e nazionali – 80.000), ma compresi i carabinieri, questo è il quadro sintetico dell’esercito: Ottobre 1939. Sottufficiali e truppa 1.300.000 Ufficiali 46.000 Ottobre 1940. Sottufficiali e truppa 1.600.000 Ufficiali 58.000 Ottobre 1941 Sottufficiali e truppa 2.300-2.400.000 Ufficiali 113.500 Ottobre 1942 Sottufficiali e truppa 2.800.000 Ufficiali 136.000 Aprile 1943 Sottufficiali e truppa 2.900-3.000.000 Ufficiali 146.250 Ma va subito smentita l’impressione di uno sviluppo lineare che si potrebbe ricavare dalla tabella, visto che entrano in gioco i congedamenti e soprattutto le perdite «che tra il giugno 1940 e l’8 settembre 1943 ammontarono in cifra tonda a 200.000 morti e 600.000 prigionieri », senza contare il numero imprecisato di feriti e malati non più abili (49). Riepilongando, si può parlare di circa 4.500.000 uomini in guerra (50) nell’esercito, distribuiti su un totale di 72 divisioni e con una accentuata proliferazione di comandi. : 3 di Gruppo d’armata, 9 di Armata, 27 di Corpo d’armata”” [(48) Giorgio Rochat, ‘Gli uomini alle armi, 1940-1943′. Dati generali sullo sforzo bellico’, in Micheleti e Poggio, a cura, ‘L’Italia in guerra’, cit., pp 33-72, 33. Nel suo saggio Rochat propone una ricostruzione complessiva dei dati che anche noi utilizzaremo in queste pagine; (49) Ibid, p. 35; (50) Parla di un totale di 4.900.000 mobilitati, di cui 3.700.000 mobilitati contemporaneamente nell’aprile 1943, Virgilio Ilari, ‘Servizio militare’, in ‘Storia militare d’Italia dal 1796 al 1973’, Editalia, Roma, 1990, pp. 239-56, 253] finire”,”QMIS-361″
“BISTARELLI Agostino PERTICI Roberto, a cura, saggi di Raffaella BARITONO Silvio PONS Lorenzo KAMEL Ernesto GALLI-DELLA-LOGGIA Alessandro CAMPI Daniele MENOZZI Dino COFRANCESCO Stefania BARTOLINI Domenico CONTE Brunello VIGEZZI”,”1917. Un anno un secolo.”,”Agostino Bistarelli referente per la ricerca della Giunta centrale per gli studi storici, ha insegnato Storia contemporanea nell’Università di Roma, La Sapienza. Roberto Pertici è professore ordinario di Storia contemporanea all’Università di Bergamo e membro della Giunta centrale per gli studi storici”,”EURx-358″
“BITETTO Valerio”,”La nazionalizzazione tradita. Cent’anni di industria elettrica tra privato e pubblico.”,”””Quando arriva la crisi del Kippur ci si accorge che tutto questo petrolio è un errore. Il ciclone Donat Cattin non dà tempo per ragionare intorno a un simile errore. Ha già impostato il problema: l’ Enel ha sbagliato e va messo sotto controllo. Non sa fare previsioni strategiche: ci si rivolge a tecnici esperti. Cosa c’è di meglio che rivolgersi agli esperti dell’ Istituto bocconiano delle Fonti di energia e a un nucleo di Consulenti ministeriali? Donat Cattin punto tutto sul nucleare e si dimentica il carbone. Come nasce l’ ipotesi del nucleare, cominciano a organizzarsi gli interessi industriali. Entra in scena la Fiat, fino ad allora estranea al mercato Enel. La Fiat aveva puntato su queste tecnologie d’ intesa con la Marina Militare, con lo studio di una nave a propulsione nucleare (…). Secondo Fiat il nucleare italiano doveva nascere intorno alla filiera Westinghouse, cioè quella adottata per la propulsione dei sottomarini nucleari non solo americani.”” (pag 141-142)”,”ITAE-155″
“BITTEL Karl a cura”,”Der Kommunistischenprozeß zu Köln 1852 im Spiegel der zeitgenössischen Presse. [”Il processo ai comunisti di Colonia nel 1852, nei resoconti della stampa contemporanea’]”,”‘Il processo ai comunisti di Colonia nel 1852, nei resoconti della stampa contemporanea’”,”MADS-716″
“BITTO Irma CORDOVANA Orietta CUPAIUOLO Giovanni DE-SALVO Lietta DILIBERTO Oliviero FORABOSCHI Daniele GEYMONAT Mario GILIBERTI Giuseppe LEWIN Ariel MIGLIARIO Elvira MINONZIO Franco PINZONE Antonino PRICOCO Salvatore SCORZA BARCELLONA Francesco TRAINA Giusto WICKHAM Chris”,”Storia della società italiana. Parte prima. Vol. IV. Restaurazione e destrutturazione nella tarda antichità.”,”BITTO Irma CORDOVANA Orietta CUPAIUOLO Giovanni DE-SALVO Lietta DILIBERTO Oliviero FORABOSCHI Daniele GEYMONAT Mario GILIBERTI Giuseppe LEWIN Ariel MIGLIARIO Elvira MINONZIO Franco PINZONE Antonino PRICOCO Salvatore SCORZA BARCELLONA Francesco TRAINA Giusto WICKHAM Chris”,”ITAS-142″
“BIXBY William”,”L’universo di Galileo e Newton.”,”””Continuando le sue osservazioni per molti mesi Galileo ebbe la soddisfazione di veder ricomparire le macchie scure sul lato opposto del disco solare. E allora tutto fu chiaro: il Sole ruotava sul suo asse, con quello stesso movimento che Galileo e Copernico attribuivano alla Terra. La scoperta delle macchie solari avrebbe avuto un’enorme portata. Galileo, però, nonostante l’evidenza con cui questa sua nuova scoperta dava credito alla teoria copernicana, non sapeva decidersi se usarla con prudenza o con audacia. Non tenne alcuna lezione su queste sue nuove scoperte davanti agli studenti universitari di Padova. Continuò invece ad insegnare il sistema tolemaico. Ed anche quando si decise a pubblicare qualcuno dei suoi nuovi studi, lo fece senza attaccare direttamente le teorie riconosciute. Ma pur avendo agito con tanta cautela, le sue pubblicazioni suscitarono negli ambienti tradizionalisti grande scalpore. Clavius di Roma, il famoso matematico gesuita, disse con scherno della scoperta delle lune di Giove: «Lasciamo pure a Galileo le sue nuove opinioni. Io rimango delle mie». Due professori, uno di Padova e uno di Pisa, respinsero decisamente le conclusioni di Galileo. Quello di Pisa, Julius Libri, morì nel 1610 rifiutandosi di guardare attraverso un telescopio. E il commento caustico di Galileo fu che se il Libri aveva da vivo rifiutato di credere nei satelliti di Giove, di passaggio ora per il cielo poteva accertarsene direttamente. Uno studioso di Aristotele divulgò questo scritto col quale esprimeva il suo disgusto per le teorie di Galileo: «Non dobbiamo credere che la natura abbia fornito Giove di quattro satelliti per rendere immortali i nomi dei Medici. Si tratta invece delle idee ridicole di uomini disutili che le preferiscono al nostro duro lavoro in difesa della vera teoria dell’Universo. La natura detesta queste situazioni di terribile confusione e questa vanità è veramente deplorevole agli occhi di chi è veramente saggio». Non era però la certezza che le idee di Galileo fossero errate a suscitare lo sdegno di questi ostinati tradizionalisti, quanto la preoccupazione che egli potesse avere ragione”” (pag 60)”,”SCIx-033-FV”
“BIZAKIS Eftichios”,”Fisica contemporanea e materialismo dialettico.”,”BIZAKIS Eftichios è nato a Creta nel 1927. Studente liceale ha partecipato alla Resistenza contro i nazisti. Nel 1946 si iscrive alla facoltà di scienze di Atene. Due anni dopo in piena guerra civile è arrestato e condannato a 16 anni di carcere. Farà sette anni di prigione. Uscito dal carcere riprende gli studi e si laurea nel 1958. Nel 1965 esce il suo primo libro ‘Fisica e filosofia’. Nel 1967 si stabilisce a Parigi. Qui si dedica alla ricerca e all’ insegnamento. Questo libro, lievemente modificato, è il testo della tesi di filosofia discussa dall’ A nel 1972 (Univ. Paris VIII). pag 178″,”TEOC-420″
“BIZZARRI Elisa D’ANGELO Lucio MERCURI Lamberto SETTA Sandro SIRCANA Giuseppe”,”Epurazione e stampa di partito, 1943-1946.”,”Mancata epurazione: l’ epurazione o defascistizzazione è un processo rivelatore del clima degli anni 1943-1946. “”Nenni, a sua volta, semplificando al massimo il pensiero di molti dirigenti del suo partito, affermò deluso che, tutto sommato, in Italia “”c’è stato soltanto un grande epuratore, ed è stato il colonnello partigiano Valerio””, giustiziere di Mussolini a Dongo. Per quanto concerne, in particolare, l’ epurazione propriamente detta, Vassalli ribadì che le cause principali del suo fallimento dovevano esser ricercate nella “”concezione penalistica””, ossia punitiva, e non disciplinare, come avrebbe dovuto essere, e nell’ “”ispirazione conservatrice e ipocritamente legalitaria”” di essa, tese entrambe a salvaguardare la continuità dello Stato (…)””. (pag 119) “”Di un solenne atto di clemenza a favore dei fascisti condannati, in verità, s’era cominciato a parlare già poco prima della metà di ottobre del 1945. Nenni, però, s’era affrettato a rilevare che prima di concedere l’ aministia per taluni reati politici bisognava “”ultimare l’ epurazione, l’ avocazione dei profitti e le sentenze contro i fascisti””. (pag 121) Il decreto Togliatti-De Gasperi (votato da tutti i ministri socialisti). “”Quando, perciò, la mattina del 21 giugno il consiglio dei ministri approvò il decreto presentato da Togliatti, l’ edizione romana dell’ ‘Avanti!’ commentò in maniera largamente positiva gli obiettivi generali del provvedimento, riscontrando in esso “”un grande sforzo di pacificazione””. Ma già qualche giorno più tardi, una volta, cioè, che furono resi noti i termini esatti e la reale portata dell’ amnistia, la stampa socialista, e in particolar modo quella settentrionale e quella ispirata dalla destra del PSIUP, cominciò a rivedere radicalmente questo giudizio, che di lì a poco divenne, almeno per quanto riguarda il contenuto del provvedimento, del tutto negativo, in sintonia, del resto, con il “”senso di sorpresa””, la “”profonda indignazione”” e la “”costernazione”” esternati sin dagli ultimi giorni di giugno dalla “”base”” del partito, segnatamente al Nord.”” (pag 122)”,”ITAD-069″
“BIZZOCCHI Roberto”,”In famiglia. Storie di interessi e affetti nell’Italia moderna.”,”Roberto Bizzocchi (1953) insegna Storia moderna presso l’Università di Pisa. Ha pubblicato varie opere tra cui ‘La Biblioteca italiana e la cultura della Restaurazione, 1816-1825’ (1979).”,”ITAS-010-FV”
“BIZZONI Achille”,”Impressioni di un volontario all’esercito dei Vosgi.”,”Guerra 1870-71. Il sogno di Garibaldi per un ‘santo patto della fratellanza fra le nazioni’. ‘Già inoltrata era la notte, quando, col nostro generale, entravamo a cavallo, il capitano Druon ed io, nel cortile della prefettura di Dijon. Vidi Garibaldi, e mi ricordo che, tentando di rivolgergli una congratulazione per la terza e splendida vittoria, mi si imbrogliò talmente la lingua che non seppi spiegarmi, tant’era la mia emozione nel rivedere quell’uomo tanto grande, tanto semplice, tanto terribile pel nemico sui capi, e tanto cortese. Egli era occupato a dettare il famoso ordine del giorno ai suoi soldati, il quale incominciando con l’eloquente foga che si riscontra in quelli di Napoleone I, finiva paternalmente, con bonomia veramente unica fra i capitani, dando consigli militari dapprima, ed insegnando il reciproco affetto ai soldati, il rispetto ai cittadini, l’amore alla repubblica. «Ai prodi dell’esercito de’ Vosgi. «Ebbene, voi le avete rivedute le calcagna dei terribili soldati di Guglielmo, giovani figli della libertà!». Così cominciava quell’eloquente programma…, era il soldato vittorioso che parlava. Ma più innanzi il cittadino si rivela in tutta la sua purezza, più che capo, padre de’ suoi solati: «Siate fra voi affettuosi, quanto siete bravi, acquistatevi l’amore delle popolazioni di cui siete difensori e sostegno, e noi lo scuoteremo in modo da polverizzarlo l’insanguinato e tarlato trono del dispotismo, e noi lo fonderemo sul suolo capitale della nostra bella Francia il santo patto della fratellanza fra le nazioni». Splendido sogno… Il disinganno non tardò a venire; ma Garibaldi, grande sempre, partì, senza astio in cuore; per la sua romita Caprera… Egli non è di quegli ingiusti che delle colpe de’ governi chiamano responsabili i popoli, vittime prime de’ governi stessi. La Francia lo salutava con due milioni di voti, il governo francese lo proscriveva quasi, dopo di averlo insultato. E se i popoli imparassero a giudicarsi meglio, non confonderebbero più le calunnie, le infamie di una stampa prezzolata, che si vanta di rappresentare la pubblica opinione, con le proprie aspirazioni’ (pag 266-267)] Wikip: La battaglia di Digione fu combattuta nel contesto della guerra franco-prussiana e in essa truppe repubblicane francesi e forze prussiane si contesero il dominio della città. Prima battaglia di Digione La guerra, iniziata il 19 luglio con la dichiarazione di guerra francese, conobbe una rapida successione di sconfitte delle truppe del secondo impero da parte del Regno di Prussia: l’evacuazione del nord dell’Alsazia (sconfitte francesi di Wissembourg e Froeschwiller), i rovesci sotto Metz (battaglia di Gravelotte e Mars-la-Tour), la disfatta dell’imperatore Napoleone III alla battaglia di Sedan, la sua capitolazione (2 settembre). Le armate germaniche invasero tutto l’est della Francia e si aprirono la strada per Parigi. La repubblica venne proclamata il 4 settembre ed il governo provvisorio decise, sotto l’impulso di Léon Gambetta incaricato della difesa nazionale, la prosecuzione della guerra. Dall’inizio dell’assedio di Parigi (19 settembre 1870 – 20 gennaio 1871) la strategia francese si concentrò su azioni di alleggerimento della pressione esercitata dalle truppe prussiane stanziate nell’est del Paese, sulla capitale. Il 28 settembre intanto giungeva la capitolazione di Strasburgo e il 23 ottobre quella di Metz, che comportò la resa dell’intera armata del Reno. Le truppe sopravvissute, unite alle forze frutto della mobilitazione di massa decisa dal governo neorepubblicano (tutte scarsamente equipaggiate e addestrate), si impegnarono in una guerra “”partigiana”” per la difesa della nazione e la guerra giunse ad assumere i connotati di una “”lotta di popolo””. Si ricorse a un più massiccio uso dei “”franchi tiratori””, corpi di volontari di entità variabile, che avrebbero costituito, insieme ai garibaldini italiani, il nerbo dell’esercito di Garibaldi, di lì a pochi mesi. Il loro coordinamento con le residue truppe regolari, come di prassi, risultò tutt’altro che agevole e dall’11 settembre il governo cercò di integrarli nelle file dei regolari, con alterne fortune. La battaglia di fine ottobre è espressiva delle difficoltà di implementare tale strategia e della profonda disorganizzazione delle forze armate francesi. Dopo la capitolazione di Sedan e mentre assediavano Parigi, i prussiani consolidarono le conquiste ad est. Il 17 ottobre le truppe del generale Werder occuparono Luxeuil-les-Bains e Vesoul, mentre il 26 Gray. Il 27, avanzarono su Digione. Le truppe del generale francese Fauconnet, si videro costrette a rinunciare alla difesa della città, ripiegando su Beaune. Il 29 il prefetto ed il sindaco della città, sotto la pressione della popolazione reclamarono il ritorno delle truppe. Nel frattempo i volontari locali ingaggiavano combattimenti con due brigate del Granducato di Baden, l’avanguardia dell’esercito prussiano. I combattimenti continuarono per tutto il giorno successivo sulle alture di Montmusard e nella periferia orientale della città. In mancanza di appoggio da parte delle truppe da Beaune, la città venne occupata il 31 ottobre. Seconda battaglia di Digione Garibaldi a Digione Nel frattempo Giuseppe Garibaldi giunse a Marsiglia il 7 ottobre, per portare il proprio soccorso alla Repubblica che aveva sostituito il potere assoluto di Napoleone III, i cui eserciti avevano battuto Garibaldi a Roma nel 1849 ed alla battaglia di Mentana nel 1867. Da metà ottobre il generale venne incaricato dal governo provvisorio del compito di organizzare un esercito nell’est della Francia (è a Dôle il 13 ottobre, dove fissò il quartier generale). Si trattava di una missione simile a quella condotta fra i laghi lombardi nel 1848 e nel 1859 ed alle operazioni in Trentino del 1866: agire in una zona di operazioni secondaria ma con un non disprezzabile ruolo strategico. L’armata era composta da guardie nazionali (Alpi marittime e Savoia), corpi franchi (est e sud-est della Francia), volontari stranieri (polacchi, ungheresi, spagnoli, statunitensi e, soprattutto, italiani): inizialmente circa 4.000 effettivi. Lo assistevano i figli Menotti e Ricciotti, il genero Stefano Canzio e Joseph Bordone, un avignonese di origini italiane che aveva seguito Garibaldi nella spedizione nelle due Sicilie e che venne per l’occasione promosso generale e capo di stato maggiore. A partire dal mese seguente Garibaldi installò il proprio quartier generale ad Autun, ed iniziò ad infastidire l’esercito tedesco, disturbando le linee logistiche da Strasburgo a Parigi, con qualche successo a partire dal vittorioso scontro di Châtillon-sur-Seine (14 novembre), quando Ricciotti Garibaldi fece 167 prigionieri e catturò carriaggi di armi e munizioni e cavalli. Il 26 novembre, attaccato dai prussiani, riuscì a respingerli. Il 18 dicembre ebbe luogo la battaglia più importante nella piana ai piedi del borgo di Nuits-Saint-Georges, quando i tedeschi agganciarono i volontari che sbarravano loro la strada verso sud. Dopo una giornata di combattimento i corpi franchi batterono in ritirata: circa 1.200 furono i prigionieri francesi, 97 gli ufficiali tedeschi caduti, qualche centinaio le perdite complessive. I prussiani finirono i fuggiaschi nelle strade del borgo, salvo i superstiti messi in salvo dalla popolazione, a sua volta rifugiata alla meglio, che li rivestiva in abiti civili. I vincitori saccheggiarono l’ospedale, le botteghe, gli alberghi, e incendiarono e setacciarono la città casa per casa. Terza battaglia di Digione Lo stato maggiore di Garibaldi Il 14 gennaio Garibaldi si installò in Digione, evacuata dai prussiani il 17 dicembre una volta informati dell’arrivo verso nord di truppe regolari francesi guidate dal generale Charles Denis Bourbaki (già comandante della guardia imperiale di Napoleone III alle sfortunate battaglie dell’armata del Reno). Bourbaki tentava una ambiziosa operazione per liberare Parigi prendendo a tergo le truppe nemiche, attraverso un vasto movimento strategico da Bourges all’Alsazia passando da Belfort. Questo disperato tentativo seguiva i due precedenti condotti dalla armata della Loira e dall’armata del Nord. Garibaldi condusse allora da Digione una serie di iniziative di accompagnamento dell’offensiva principale. Nel frattempo la situazione precipitava. L’armata di Parigi falliva i suoi sforzi, mentre la ritirata di Bourbaki verso Besançon venne interrotta dai tedeschi di Edwin von Manteuffel e, dopo il tentativo di suicidio di Bourbaki, sospinta verso la frontiera svizzera a Verrière-de-Joux a fine gennaio, quando gli 84.000 francesi ancora in armi dei 150.000 partiti, vennero disarmati ed internati nella Confederazione. A seguito della ritirata dell’armata principale di Bourbaki, Garibaldi ridusse la sua azione alla difesa di Digione e delle ‘porte di Borgogna’, che impedivano al nemico l’avanzata verso sud. Tra il 21 e il 23 gennaio la città venne attaccata da 4.000 prussiani: Garibaldi ne uscì vincitore e ottenne la soddisfazione di catturare le insegne del 61º reggimento di Pomerania. Significativa è la testimonianza del garibaldino Antonio Fratti: “”Finalmente la vittoria ci ha arriso. I prussiani, dopo sforzi inauditi, hanno dovuto cedere… Alla fine si è visto da lungi tutta la massa nemica ascendere il monte e pigliare la strada di Parigi… Il Generale non ha potuto fare a meno di ripetere elogi a’ suoi garibaldini. Egli e i suoi figli rimasero meravigliati al vedere tanti atti di valore””[1]. Epilogo Il governo provvisorio iniziò colloqui per l’armistizio, che venne firmato il 28 gennaio. Da esso rimase escluso il fronte dei Vosgi, probabilmente per consentire ai prussiani di continuare gli scontri contro gli uomini di Garibaldi e giungere alla cattura del patriota italiano. Aggredito il 31 gennaio, nella notte spostò, nel miglior ordine che si potesse realizzare, l’esercito nelle zone tutelate dal decreto di interruzione delle ostilità. Digione rimase occupata dall’esercito tedesco, divenuto imperiale a partire dal 18 gennaio 1871, per circa otto mesi e ricevette la Legion d’onore per la sua resistenza del 30 ottobre 1870, solo trent’anni dopo, nel 1899. Le elezioni per il nuovo governo repubblicano che avrebbe dovuto ratificare i termini del trattato di pace, si svolsero l’8 febbraio e l’Assemblea Nazionale fu riunita a Bordeaux. Tra gli eletti illustri vi furono Victor Hugo, Georges Clemenceau e anche Giuseppe Garibaldi, la cui elezione non fu convalidata. L’otto marzo 1871, di fronte a un’Assemblea Nazionale piuttosto ostile a Garibaldi, Victor Hugo ne celebrò il valore[2]: “”Di tutte le potenze europee, nessuno si alzò per difendere la Francia che tante volte, avevano preso la causa d’Europa… non un re, non uno stato, nessuno! Tranne un uomo. Dove il potere, come si dice, non è intervenuto, beh, un uomo ha parlato, e questo uomo è un potere. Quest’uomo, signori, cosa aveva egli? La sua spada. […] Io non voglio male a nessuno in quest’Aula, ma devo dire che è l’unico generale che ha combattuto per la Francia, l’unico che non è stato sconfitto. […] Io vi soddisferò, signori, allontanandomi da voi. Tre settimane fa, vi siete rifiutati di ascoltare Garibaldi. Oggi vi rifiutate di ascoltare me. Questo è sufficiente. Mi dimetto.”” Note ^ A. Fratti, lettera al padre del 22 gennaio 1871, citata in R. Balzani, Antonio Fratti. Dalle campagne garibaldine a Domokos, Cartacanta, Forlì 2010, p. 7. ^ Discorso di Victor Hugo all’Assemblée Nationale Bibliografia (FR) Dijon dans la guerre de 1870, su histoire-geographie.ac-dijon.fr. URL consultato il 13 luglio 2012 (archiviato dall’url originale l’8 luglio 2012). Alfonso Scirocco, Garibaldi: battaglie, amori, ideali di un cittadino del mondo, Bari, Casa editrice Laterza, 2001. Voci correlate”,”QMIx-304″
“BLACK Edwin”,”L’ IBM e l’ Olocausto. I rapporti fra il Terzo Reich e una grande azienda americana.”,”””Il messaggio dell’ IBM era destinato alla Dehomag tramite l’ ufficio di Ginevra. Diceva “”Risoluzione del comitato esecutivo e finanziario del consiglio d’ amministrazione: non acconsentiremo ad alcun cambiamento per quanto riguarda l’ autorità di sottoporre a voto la nostra partecipazione nella Dehomag. La Dehomag è di proprietà dell’ IBM per l’ 84 per cento circa e l’ IBM non può acconsentire a cambiamenti ottenuti votando il controllo o a qualsiasi altro cambiamento fin quando non sarà finita l’ emergenza. Preghiamo di informare Albert e Kiep””. Luthringer prese appunti della sua conversazione con Chauncey, che aveva già conosciuto in precedenza. “”Durante una precedente visita”” scrisse “”si era riferito al fatto che l’ esercito tedesco usasse una gran quantità di macchine contabili della sua azienda. Sembrava che i tedeschi portassero con loro queste macchine mentre si spostavano sul campo di battaglia.”” E aggiunse: “”Dalle osservazioni generiche del signor Chauncey ho tratto l’ impressione che fosse turbato dal timore che la sua società un giorno potesse essere accusata di aver collaborato con i tedeschi.”” Quattro giorni più tardi i giapponesi attaccavano Pearl Harbor. Gli Stati Uniti entravano infine in guerra contro la Germania. Ora la Dehomag e tutte le filiali di Watson sotto il controllo del Reich sarebbero state dirette da amministratori fiduciari nominati dai nazisti. L’ IBM Europa era salva.”” (pag 339-340)”,”USAE-052″
“BLACK Jeremy”,”Le guerre nel mondo contemporaneo.”,”BLACK Jeremy insegna storia nell’ Università di Exeter ed è autore di vari libri di storia inglese ed europea. “”Inoltre, soltanto una difesa flessibile poteva permettere alle forze occidentali di riprendere, e sfruttare, l’iniziativa. La divisione “”Pentomic”” istituita dagli USA negli anni Cinquanta per combattere su un teatro nucleare fu giudicata troppo debole e, negli anni 1959-63, nel corso di un processo denominato Road (Reorganization of the Army Division), ci fu una riorganizzazione e un riequipaggiamento dell’esercito americano che venne basato su una maggiore mobilità (carri armati, elicotteri, artiglieria semovente e blindati). Inoltre, la vittoria israeliana contro le posizioni difensive egiziane e siriane nel corso della “”guerra dei sei giorni”” del 1967 e – dopo i successi iniziali dell’Egitto e della Siria – nella guerra del Kippur del 1973, dimostrò l’utilità della mobilità e la vulnerabilità delle forze che non ne erano dotate. I militari Usa dedicarono una incredibile attenzione alla lezione della guerra del Kippur.”” (pag 128) “”Contro tutto questo gli americani promossero innanzitutto la dottrina della difesa attiva e poi quella dello scontro aeroterrestre (air-land battle), una volta che i militari rividero la teoria e la pratica dopo la guerra del Vietnam.”” (pagt 129)”,”QMIx-176″
“BLACK Cyril E. JANSEN Marius B. LEVINE Herbert S. LEVY Marion J. ROSOVSKY Henry ROZMAN Gilbert SMITH Henry D. STARR S. Frederick”,”The Modernization of Japan and Russia. A Comparative Study.”,”BLACK Cyril E.”,”JAPE-030″
“BLACK Robert”,”Stalinism in Britain.”,”Introduction, Postscript, Appendices, Index, Events,”,”MUKx-011-FL”
“BLACK Edwin”,”L’ IBM e l’Olocausto. I rapporti fra il Terzo Reich e una grande azienda americana.”,”””La frenetica corsa all’intensificazione della collaborazione con i nazisti e all’automazione di un numero sempre maggiore di progetti del Reich”” (pag 139) La legge per la prevenzione della nascita di prole affetta da malattie genetiche (1934) (Eugenetica) (pag 113)”,”GERN-006-FV”
“BLACK Stephen”,”La natura delle cose viventi. Saggio di biologia teorica.”,”Stephen Black, dottore in medicina, ha lavorato nel settore Physiology al Medical Research Council. Ha scritto ‘Mind and Body’ e ‘Man and Motor Cars’.”,”SCIx-023-FV”
“BLACK Jeremy”,”A Military Revolution? Military Change and European Society, 1550-1800.”,”Jeremy Black è Professore di Storia, Direttore del Research Foundatin and Society, Centre for European Studies, University of Durham. Ha pubblicato 18 libri incluso ‘The Rise of the European Powers, 1679-1793’ (1990) e ‘European Warfare, 1660-1815′”,”QMIx-111-FSL”
“BLACK Jeremy a cura; scritti di Hans VAN-DE-VEN Douglas PEERS Edward DREA Spencer TUCKER Miguel Angel CENTENO John LAMPHEAR Peter WILSON Jan GLETE”,”War in The Modern World Since 1815.”,”Jeremy Black, University of Exeter”,”QMIP-035-FSL”
“BLACKABY Frank ARKIN William M. BURROWS Andrew S. FIELDHOUSE Richard W. COCHRAN Thomas B. NORRIS Robert S. SANDS Jeffrey I. FERM Ragnhild TSIPIS Kosta GINSBURG A.S. GOLITSYN G.S. VASILIEV A.A. JASANI Bhupendra PERRY G.E. ROBINSON Julian P. Perry BRZOSKA Michael HAGMEYER-GAVERUS Gerd LOOSE-WEINBRAUB Evamaria SKÖNS Elisabeth TULLBERG Rita ACLAND-HOOD Mary BRZOSKA Michael WULF Herbert TULLBERG Rita DEN OUDSTEN Eymert”,”Armamenti e disarmo oggi. Rapporto Sipri 1985.”,”Sipri Stockholm International Peace Research Instutute”,”STAT-416″
“BLACKBURN Robin”,”An Unfinished Revolution. Karl Marx and Abraham Lincoln.”,”Robin Blackburn insegna presso la New School in New York e l’Università di Essex in Gran Bretagna.. Le lettere di Marx a Lincoln e le risposte di Lincoln sulla condizione del mondo del lavoro e il problema della schiavitù negli Stati Uniti segnala l’importanza della comunità tedesca americana in Usa e il ruolo dei comunisti internazionalisti in Europa all’interno dell’opposizione europea al riconoscimento della Confederazione (dalla introduzione) Il libro include articoli del giornale radicale newyorkese ‘Woodhull and Claflin’s Weekly e un estratto del classico lavoro di Thomas Fortune su razzismo. Una prefazione di Engels sul progresso del movimento operaio americano negli anni 1880 e il discorso di Lucy Parsons in occasione della fondazione degli IWW”,”MADS-795″
“BLACKETT P.M.S.”,”Conseguenze politiche e militari dell’ energia atomica.”,”Aviazione in guerra europea e in guerra del Pacifico, bomba atomica come arma offensiva, futuri sviluppi tecnici, conseguenze strategiche bomba atomica, ONU, Q atomo come forma energia, perchè si è ricorso alle bombe, Piano Baruch, atteggiamento URSS su energia atomica, proposte Gromyko.”,”USAQ-005″
“BLACKETT P.M.S.”,”Le armi atomiche e i rapporti fra Est e Ovest.”,”L’autore ha già pubblicato per l’Einaudi, ‘Conseguenze politiche e militari dell’energia atomica’ (1949). Si considera un “”eretico atomico””: ha sostenuto che “”le armi atomiche tattiche non sono una risposta adeguata all’inferiorità in truppe terrestri””. BLACKETT P.M.S., Le armi atomiche e i rapporti fra Est e Ovest. EINAUDI EDITORE. TORINO. 1961 pag 246 8° prefazione note, traduzione di Luciana PECCHIOLI, Collana ‘Saggi’. L’autore ha già pubblicato per l’Einaudi, ‘Conseguenze politiche e militari dell’energia atomica’ (1949). Si considera un “”eretico atomico””: ha sostenuto che “”le armi atomiche tattiche non sono una risposta adeguata all’inferiorità in truppe terrestri””. [‘[Il generale Matthew B. Ridgway] [s]ostiene infine la necessità per l’America di avere forze terrestri maggiori, molto ben addestrate, dotate di appoggio e di mezzi di trasporto aerei efficienti, oltre che di un forte armamento tradizionale e atomico tattico. In quel che egli dice sono implicite una distinzione pratica tra uso tattico e uso strategico delle armi atomiche, e la convinzione che si possa arrivare al primo senza che ciò trascini inevitabilmente il secondo. Si sono avuti in America altri importanti interventi in questa discussione. Nel numero di gennaio 1956 di “”Foreign Affairs””, Paul H. Nitze, in un articolo intitolato ‘Atomi, strategia e politica’ mette in rilievo la contraddizione esistente tra la teoria della distruzione di massa e la teoria dello scoraggiamento graduale: facendo sue le parole di Dulles, egli definisce la prima una politica che affida la nostra sicurezza «soprattutto a una grande capacità di reagire immediatamente, colpendo come si vuole e dove si vuole»; mentre la seconda cerca di limitare le armi, i bersagli, le aree e la durata delle guerre al minimo necessario per scoraggiare l’aggressione. Egli suggerisce all’Occidente questa linea di azione: ogni qual volta ce ne sia la possibilità, cercare di far fronte all’aggressione e di risolvere la situazione, senza usare le armi atomiche; estendere le ostilità ad altre aree, solo se non sia possibile fare altrimenti. Anche se divenisse necessario adoperare armi atomiche contro l’Unione Sovietica, dovremmo limitarci ad obiettivi militari e, inizialmente, solo a quelli indispensabili per conquistare il dominio dell’aria, ma evitare bombardamenti di centri industriali e civili. Infine, per ridurre sempre più la necessità di appoggiarsi alle armi atomiche, l’Occidente dovrebbe rafforzare tutti gli elementi della propria forza «non-atomica». Nella stessa pubblicazione, Henry A. Kissinger, in un articolo dell’aprile 1956 intitolato ‘Forza e diplomazia nell’era nucleare’, afferma che lo slogan del presidente Eisenhower «Non vi è alternativa alla pace» è una teoria poco pratica, quando va unita alla teoria egualmente poco pratica, e in un certo senso opposta, della distruzione di massa. Tutt’e due sono teorie che significano «tutto o niente» e sono parimenti irrealizzabili nel mondo in cui viviamo. L’autore insiste invece sull’importanza di prepararsi a guerre limitate e quindi sulla necessità che i militari rendano possibile in pratica, oltre che in teoria, l’uso graduale della forza. Egli sostiene che l’importanza degli obiettivi limitati è evidente, perché: «Non è probabile che una potenza in possesso di armi termonucleari accetti la resa incondizionata senza farne uso, né è probabile che una nazione affronti il rischio della distruzione termonucleare, se non vede in gioco la sua stessa esistenza». Kissinger argomenta inoltre, come molti altri prima di lui, che la capacità di distruzione di massa delle armi nucleari può certamente scoraggiare l’aggressione, ma può anche scoraggiare la resistenza. La coscienza nazionale e la volontà necessarie per difendere il proprio «modo di vivere» presuppongono che ci sia una ragionevole probabilità di continuare a vivere. A mio parere queste considerazioni interessano specialmente le piccole nazioni, più esposte alle aggressioni, e quindi costituiscono un incentivo alla neutralità così forte, che può rendere difficile per l’Occidente ottenere delle basi militari. Altro contributo molto efficace alla discussione lo troviamo in un articolo di Arnold Wolfers nel numero del 1955-56 della «Yale Review», intitolato ‘Potrebbe restar limitata una guerra in Europa?’. Egli sottolinea che la maggioranza degli americani, fino a data molto recente, erano assolutamente convinti che tutte le guerre dovessero esser combattute in avvenire senza restrizione o limite. «E’ finita. – si diceva, – la vecchia distinzione fra forze armate e popolazione civile; finita, la probabilità di localizzare le ostilità e circoscrivere gli obiettivi; finita, soprattutto, la possibilità di limitare la scelta delle armi o dei bersagli»’ (pag 30-31-32)] [ISC Newsletter N° 79] ISCNS79TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”QMIx-285″
“BLACKETT P.M.S.”,”Conseguenze politiche e militari dell’energia atomica.”,”””Per valutare gli effetti della bomba atomica nelle guerre del futuro, è evidentemente necessario partire da una conoscenza quanto più possibile profonda e particolareggiata della funzione adempiuta fino a oggi dalle bombe atimiche e dalle altre armi dotate di potere distruttivo a esse paragonabile. Poiché nella Seconda guerra mondiale furono usate soltanto due bmbe atomiche; e in un periodo di tempo molto avanzato rispetto al corso della guerra, in circostanze specialissime, è assolutamente insufficiente limitarsi allo studio di quanto avvenne a Hiroshima e Nagasaki; è di essenziale importanza, invece, studiare la guerra nel suo complesso e cercare di valutare la parte sostenuta delle altre armi. Sta in primo piano, quindi, lo studio degli effetti delle comuni bombe incendiarie e ad alto esplosivo, poiché tali effetti sono per molti aspetti assai simili a quelli prodotti dalle bombe atomiche. L’elemento significativo nell’offensiva aerea contro la Germania è costituito dallo straordinario peso complessivo di bombe che furono sganciate, senza incidere in modo decisivo sulla produzione o sul morale della popolazione civile; eppure quest’offensiva ebbe luogo proprio mentre la Germania era impegnata su un vastissimo fronte terrestre, sul quale era già stata decisamente sconfitta e aveva sofferto perdite enormi di uomini e materiali. Si vedrà nei capitoli II e III, che le armate aeree dell’Inghilterra e dell’America sganciarono tre milioni di tonnellate di bombe comuni nei teatri di guerra dell’Europa e del Pacifico. Poiché una bomba atomica del tipo attuale produce (come diremo in seguito) la medesima distruzione materiale prodotta da 2000 tonnellate di bombe ordinarie, si deduce necessariamente che occorrerebbe un numero non indifferente di bombe atomiche per sconfiggere, soltanto mediante la offensiva aerea, una grande nazione. (…) Forma invece uno stupefacente contrasto l’enorme pubblicità abbondantemente profusa su tutti gli aspetti della bomba atomica e sui suoi effetti su HIroshima e Nagasaki. Benché questi effetti siano stati veramente importanti, nasce il serio pericolo che se ne traggano false conclusioni, a meno che non teniamo presenti le specialissime circostanze della fine della guerra in Giappone, e la lezione di Hiroshima e Nagasaki non venga completata con quella di Berlino, Amburgo, Dresda e delle altre sessanta città della Germania che furono violentemente danneggiate dai bombardamenti normali”” (pag 17-19) (introduzione)”,”USAP-002-FP”
“BLACKMER Donald L.M. TARROW Sidney”,”Il comunismo in Italia e Francia.”,”Saggi di D.L.M. BLACKMER Georges LAVAU Sidney TARROW Alan STERN Peter LANGE Denis LACORNE Jerome MILCH Stephen HELLMAN Ronald TIERSKY Giacomo SANI Gli autori, tranne il francese LAVAU e l’ italiano SANI sono tutti americani. “”Il significato reale della vittoria fascista non era stato inizialmente compreso dai dirigenti comunisti: soltanto dopo un lungo periodo di dibattito interno Togliatti riuscì a far accettare ai suoi compagni la dura realtà delle caratteristiche di massa del regime fascista; prima Mussolini era considerato semplicemente uno dei tanti leader reazionari, non molto diverso da altri che l’ avevano preceduto al governo”” (pag 253)”,”PCFx-018″
“BLAGOEVA Stella”,”Gheorghi Dimitrov.”,”DIMITROV (Georgi), nato in Bulgaria (Radomir, presso Sofia, 1882 – Mosca 1949). Figlio di un artigiano, partecipò dal 1903 all’attività rivoluzionaria. Deputato nel 1913, poi imprigionato (1915-1917), si recò nel 1920 in Russia, ove conquistò la fiducia dei dirigenti sovietici. Al suo ritorno in Bulgaria, per aver organizzato nuove agitazioni fu esiliato. Arrestato nel 1933 in Germania dai nazisti, sotto l’accusa d’aver incendiato il Reichstag, si difese brillantemente. Liberato nel 1934, ritornò in Russia, dove acquistò la cittadinanza sovietica e divenne segretario generale del Comintern. Tornato in Bulgaria alla fine del 1944 al seguito dell’esercito sovietico, fu il primo presidente del consiglio sotto il nuovo ordinamento repubblicano (1946). Operò in stretta collaborazione con l’URSS, accelerando la trasformazione della Bulgaria in un regime di democrazia popolare, ma entrò successivamente in contrasto con il governo di Mosca. Colpito da malattia, morì durante un soggiorno nella capitale sovietica. (RIZ)”,”EURC-038″
“BLAISDELL Bob a cura; scritti di J.J. ROUSSEAU F.M.A. VOLTAIRE Thomas JEFFERSON Thomas PAINE Camille DESMOULINS Emmanuel Joseph SIEYES Jean Paul MARAT Georges Jacques DANTON Pierre-Sylvain MARECHAL F.N. BABEUF Robert OWEN Pierre-Joseph PROUDHON Karl MARX Friedrich ENGELS Ferdinand LASSALLE Peter KROPOTKIN Mikhail BAKUNIN V.I. LENIN Leon TROTSKY Emma GOLDMAN Rosa LUXEMBURG Mohandas K. GANDHI MAO Zedong Che GUEVARA Vaclav HAVEL Jan PATOCKA”,”The Communist Manifesto and Other Revolutionary Writings.”,”Scritti di J.J. ROUSSEAU F.M.A. VOLTAIRE Thomas JEFFERSON Thomas PAINE Camille DESMOULINS Emmanuel Joseph SIEYES Jean Paul MARAT Georges Jacques DANTON Pierre-Sylvain MARECHAL F.N. BABEUF Robert OWEN Pierre-Joseph PROUDHON Karl MARX Friedrich ENGELS Ferdinand LASSALLE Peter KROPOTKIN Mikhail BAKUNIN V.I. LENIN Leon TROTSKY Emma GOLDMAN Rosa LUXEMBURG Mohandas K. GANDHI MAO Zedong Che GUEVARA Vaclav HAVEL Jan PATOCKA. “”Analysis of the Doctrine of Babeuf. (…) 9. No one can, by accumulating to himself all the means, deprive another of the instruction necessary for his happiness. Instruction ought to be common to all. 10. The end of the French Revolution is to destroy inequality, and to reestablish general prosperity. 11. The Revolution is not terminated, because the rich absorb all valuable productions, and command exclusively. Whilst the poor toil like real slaves, pine in misery, and count for nothing in the State. (…)”” (pag 97)”,”SOCx-152″
“BLALOCK Hubert M. jr”,”Statistica per la ricerca sociale. (Tit.orig.: Social Statistics)”,”BLALOCK Hubert M. ha insegnato a Yale, e nella North Carolina University, Chapell Hill. Ha studiato la stratificazione sociale e le relazioni tra gruppi etnici.”,”STAT-065″
“BLANC Louis”,”Histoire de la Revolution de 1848.”,”LUIGI FILIPPO e il suo regno, il popolo alle Tuileries, governo provvisorio, proclamazione Repubblica, carattere generale della rivoluzione di febbraio, il diritto al lavoro, il Luxembourg- il socialismo in teoria, il socialismo in pratica, associazioni cooperative promosse dal Luxembourg, stabilimenti nazionali di M. MARIE, politica estera del governo provvisorio, crisi finanziaria, rivoluzione nel mondo del lavoro, manifestazione popolare del 17 marzo; calunnie della reazione, elezioni, invasione dell’ Assemblea nazionale, anniversario del 31 maggio, ammissione di LUIGI BONAPARTE come membro dell’Assemblea, insurrezione della fame, repressione Gen. CAVAIGNAC, l’indomani della battaglia, l’ostracismo, visita a Fort de Ham.”,”QUAR-008″
“BLANC André”,”Geographie des Balkans.”,”André BLANC è professore all’ Università di Parigi X”,”EURC-066″
“BLANC Louis”,”Histoire de dix ans. 1830-1840. Tome I.”,”I giovani e l’ insurrezione di Parigi. “”Il silenzio era disceso sulla città con la notte. Che giornata! Parigi non ne aveva avuto di più terribili, anche durante le selvagge querelles degli Armagnacs e dei Bourguignons. Ora, perché tutto questo sangue versato? Si era gridato ‘Vive la Charte!’ ma questo grido aveva fatto trasalire nel fondo delle loro dimore e i deputati e la maggior parte di quelli su cui la Carta fondava il potere. Si era gridato ‘Vive la Charte!’ ma chi erano questi combattenti? Erano giovani borghesi, uomini risoluti e di cuore, che non vedevano nella Carta che un dispotismo abilmente dissimulato; erano dei proletari ai quali la Carta era sconosciuta, e che, se l’ avessero conosciuta, l’ avrebbero maledetta; erano, infine e soprattutto, i ragazzi delle vie di Parigi, razza stordita e coraggiosa, eroica a forza di incuranza, avida di divertimento e perciò stesso guerriera, perché i combattimenti sono una sorta di gioco””. (pag 257)”,”FRAD-057″
“BLANC Louis”,”Histoire de dix ans. 1830-1840. Tome II.”,”””Casimir Perier non poteva più dominare del suo ascendente sulla Camera: egli si slanciò a testa alta, nella via che aveva tracciato; ma doveva inquietarsi un po’ della parte diplomatica del suo sistema. Una volontà superiore alla sua aveva già regolato tutto e l’ abbandono dell’ Italia, per esempio, era risoluto””. (pag 333)”,”FRAD-058″
“BLANC Louis”,”Histoire de dix ans. 1830-1840. Tome III.”,”””Fermiamoci un istante per notare una delle più deplorevoli singolarità di questa giornata fatale. Si sono viste le cause che hanno spinto gli operai alla insurrezione: nessuna passione politica aveva armato il loro braccio, e essi comprendevano poco in quest’ epoca, che la loro sorte potesse dipendere da una modificazione radicale nelle forme di governo. Gli uomini politici, da parte loro, non erano preoccupati che dal desiderio di rovesciare il potere, e non pensavano molto a dare basi nuove all’ ordine sociale. Non c’era dunque alcun legame reale tra la classe operaia e la parte più viva, la più generosa della borghesia. A Lione, come negli altri punti della Francia, c’erano allora molti repubblicani, ma pochi veri democratici. Avvenne dunque che molti repubblicani si armarono contro gli operai. Per un errore, senza dubbio comprensibile, ma funesto, essi credettero che si trattasse di salvare Lione dal saccheggio (…)””. (pag 67-68)”,”FRAD-059″
“BLANC Louis”,”Histoire de dix ans. 1830-1840. Tome IV.”,”””””Mantenere l’ integrità dell’ impero ottomano”” erano le parole in uso da lungo tempo nella grammatica delle cancellerie d’ Europa. Tutte le Potenze, in effetti, e particolarmente la Francia, l’ Inghilterra e l’ Austria, avevano interesse a protegger l’ inviolabilità di Costantinopoli, a conservarle; di fronte ai Russi, il soprannome di ‘Stamboul la bien gardée’. Il possesso dello stretto dei Dardanelli da parte della Russia, a meno di compensazioni enormi stipulate in nostro favore, sarebbe sempre stato un ostacolo alle mire della Francia sul Mediterraneo, campo di battaglia in cui, presto o tardi si dovrà vedere la grande querelle della nostra supremazia intellettuale e morale. La posizione geografica dell’ Austria le imponeva di non lasciarsi troppo circondare completamente dalla Russia. (…) Quanto all’ Inghilterra (…) avrebbe perduto, con l’ occupazione russa di Costantinopoli, una parte della sua influenza nel Mediterraneo, le sue linee di comunicazione con l’ India attraverso la Turchia, una parte dell’ importanza dei suoi possedimenti del Levante, e uno sbocco aperto all’ esportazione annuale di trenta milioni di prodotti inglesi.”” (pag 453-454)”,”FRAD-060″
“BLANC Louis”,”Histoire de dix ans. 1830-1840. Tome V.”,”Scontro Thiers Guizot. “”Il suo solo torto (di Thiers) riguardo a Guizot fu di non usare il suo ascendente sui membri della Sinistra in modo da ottenere da essi il completo sacrificio delle loro prevenzioni. Si era tenuta una prima riunione di amici di Barrot, Thiers vi aveva partecipato, e, con un calore sincero, si era dato a provare che togliere Guizot da ogni partecipazione ai benefici di una vittoria ottenuta con il suo concorso, non sarebbe stato né prudente né giusto. E tuttavia, non arrivava fino a chiedere per il capo del partito dottrinario il ministero dell’ interno. L’ assemblea era incerta, la deliberazione fu piena d’ ansietà. Infine, fu deciso che si sarebbe offerto a Guizot il portafoglio dell’ istruzione pubblica, e che, se si fosse accontentato, sarebbe stato appoggiato dalla Sinistra. Fiero di un successo sul quale appena contava, Thiers corse ad informare Guizot. Ma ciò che gli veniva annunciata come una felice novità, quest’ultimo non vide che una ingiuria (…)””. (pag 594-595)”,”FRAD-061″
“BLANC Louis”,”Organisation du travail. Quatriéme edition. Considérablement augmentée, précédée d’une Introduction, et suivie d’un compte-rundu de la maison Leclaire”,”La ditta Leclaire che si occupava di tinture dorature e vetri a Parigi fu una delle primissime imprese ad offrire una ripartizione proporzionale dei profitti tra i propri impiegati. La realizzazione del principio di fraternità. “”Riassumiamo. Una rivoluzione sociale deve essere tentata, 1. Perché l’ ordine sociale attuale è troppo pieno di iniquità, di miserie, di torpitudini, per poter durare lungo tempo; 2. Perché non c’è nessuno che non abbia interesse, quale sia la sua posizione, il suo rango, la sua fortuna, all’ inaugurazione di un nuovo ordine sociale; 3. Infine, perché questa rivoluzione, se necessaria, è possibile, anche facile, da compiere pacificamente””. (pag 101)”,”SOCU-136″
“BLANC Luigi”,”Il socialismo. Diritto al lavoro. Risposta al signor Thiers.”,”””No, il prodotto del nostro lavoro non sarà né per noi, né per i nostri figli. Poiché la nostra miseria ci mette al servizio degli altri, e ciò che ci si offre, in cambio della nostra feconda attività, non è già il prodotto creato, ma soltanto un salario che ci permetterà di vivere creandolo, salario che la concorrenza mantiene a livello della più stretta necessità della vita, e che non lascia giammai di che fare qualche risparmio, che d’altronde divorerebbe il primo giorno di mancanza di lavoro o di malattia. Non è dunque la speranza del ben essere futuro dei nostri figli che c’incalza, noi per stimoli non conosciamo che la fame. Dopo di ciò, che il Thiers chiami la proprietà un diritto, e ch’egli la dichiari inerente alla società, essenziale alla natura umana, io certo nol contradirò. E’ certo che l’uomo non può vivere se non se appropriandosi gli oggetti esterni; ma precisamente perché la proprietà è un ‘diritto’, che non bisogna abbassarlo sino a farne un ‘privilegio’.”” (pag 14)”,”MFRx-295″
“BLANC Louis”,”Histoire de dix ans. 1830-1840. Tome I.”,”I giovani e l’ insurrezione di Parigi. “”Il silenzio era disceso sulla città con la notte. Che giornata! Parigi non ne aveva avuto di più terribili, anche durante le selvagge querelles degli Armagnacs e dei Bourguignons. Ora, perché tutto questo sangue versato? Si era gridato ‘Vive la Charte!’ ma questo grido aveva fatto trasalire nel fondo delle loro dimore e i deputati e la maggior parte di quelli su cui la Carta fondava il potere. Si era gridato ‘Vive la Charte!’ ma chi erano questi combattenti? Erano giovani borghesi, uomini risoluti e di cuore, che non vedevano nella Carta che un dispotismo abilmente dissimulato; erano dei proletari ai quali la Carta era sconosciuta, e che, se l’ avessero conosciuta, l’ avrebbero maledetta; erano, infine e soprattutto, i ragazzi delle vie di Parigi, razza stordita e coraggiosa, eroica a forza di incuranza, avida di divertimento e perciò stesso guerriera, perché i combattimenti sono una sorta di gioco””. (pag 257)”,”FRAD-006-FL”
“BLANC Louis”,”Histoire de dix ans. 1830-1840. Tome II.”,”””Casimir Perier non poteva più dominare del suo ascendente sulla Camera: egli si slanciò a testa alta, nella via che aveva tracciato; ma doveva inquietarsi un po’ della parte diplomatica del suo sistema. Una volontà superiore alla sua aveva già regolato tutto e l’ abbandono dell’ Italia, per esempio, era risoluto””. (pag 333)”,”FRAD-007-FL”
“BLANC Louis”,”Histoire de dix ans. 1830-1840. Tome III.”,”””Fermiamoci un istante per notare una delle più deplorevoli singolarità di questa giornata fatale. Si sono viste le cause che hanno spinto gli operai alla insurrezione: nessuna passione politica aveva armato il loro braccio, e essi comprendevano poco in quest’ epoca, che la loro sorte potesse dipendere da una modificazione radicale nelle forme di governo. Gli uomini politici, da parte loro, non erano preoccupati che dal desiderio di rovesciare il potere, e non pensavano molto a dare basi nuove all’ ordine sociale. Non c’era dunque alcun legame reale tra la classe operaia e la parte più viva, la più generosa della borghesia. A Lione, come negli altri punti della Francia, c’erano allora molti repubblicani, ma pochi veri democratici. Avvenne dunque che molti repubblicani si armarono contro gli operai. Per un errore, senza dubbio comprensibile, ma funesto, essi credettero che si trattasse di salvare Lione dal saccheggio (…)””. (pag 67-68)”,”FRAD-008-FL”
“BLANC Louis”,”Histoire de dix ans. 1830-1840. Tome IV.”,”””””Mantenere l’ integrità dell’ impero ottomano”” erano le parole in uso da lungo tempo nella grammatica delle cancellerie d’ Europa. Tutte le Potenze, in effetti, e particolarmente la Francia, l’ Inghilterra e l’ Austria, avevano interesse a protegger l’ inviolabilità di Costantinopoli, a conservarle; di fronte ai Russi, il soprannome di ‘Stamboul la bien gardée’. Il possesso dello stretto dei Dardanelli da parte della Russia, a meno di compensazioni enormi stipulate in nostro favore, sarebbe sempre stato un ostacolo alle mire della Francia sul Mediterraneo, campo di battaglia in cui, presto o tardi si dovrà vedere la grande querelle della nostra supremazia intellettuale e morale. La posizione geografica dell’ Austria le imponeva di non lasciarsi troppo circondare completamente dalla Russia. (…) Quanto all’ Inghilterra (…) avrebbe perduto, con l’ occupazione russa di Costantinopoli, una parte della sua influenza nel Mediterraneo, le sue linee di comunicazione con l’ India attraverso la Turchia, una parte dell’ importanza dei suoi possedimenti del Levante, e uno sbocco aperto all’ esportazione annuale di trenta milioni di prodotti inglesi.”” (pag 453-454)”,”FRAD-009-FL”
“BLANC Louis”,”Histoire de dix ans. 1830-1840. Tome V.”,”Scontro Thiers Guizot. “”Il suo solo torto (di Thiers) riguardo a Guizot fu di non usare il suo ascendente sui membri della Sinistra in modo da ottenere da essi il completo sacrificio delle loro prevenzioni. Si era tenuta una prima riunione di amici di Barrot, Thiers vi aveva partecipato, e, con un calore sincero, si era dato a provare che togliere Guizot da ogni partecipazione ai benefici di una vittoria ottenuta con il suo concorso, non sarebbe stato né prudente né giusto. E tuttavia, non arrivava fino a chiedere per il capo del partito dottrinario il ministero dell’ interno. L’ assemblea era incerta, la deliberazione fu piena d’ ansietà. Infine, fu deciso che si sarebbe offerto a Guizot il portafoglio dell’ istruzione pubblica, e che, se si fosse accontentato, sarebbe stato appoggiato dalla Sinistra. Fiero di un successo sul quale appena contava, Thiers corse ad informare Guizot. Ma ciò che gli veniva annunciata come una felice novità, quest’ultimo non vide che una ingiuria (…)””. (pag 594-595)”,”FRAD-010-FL”
“BLANC Yannick KAISERGRUBER David”,”L’affaire Boukharine ou Le recours de la mémoire.”,”Ringraziamento. Ken Coates, presidente della Bertrand Russell Peace Foundation, è all’origine della campagna internazionale per la riabilitazione di Bucharin. È a lui che si deve l’idea di questo libro (lui stesso ha pubblicato nel 1978 ‘The Case of Nikolai Bukharin’), come pure alcuni documenti pubblicati in questo dossier. Yannick Blanc, 24 anni, normaliano di formazione filosofica, comunista e osservatore attento della realtà politica e sociale. Membro della redazione della rivista ‘Dialectiques’. David Kaisergruber, 31 anni. normaliano, insegna filosofia all’ ENS – Saint-Cloud. ‘Comunista dal 13 maggio 1968, e critico dopo il 13 maggio 1968’. Fonda nel 1973 la rivista ‘Dialectiques’. “”Si è sovente valutata la carriera di Bucharin come una lunga successione di errori e di disfatte, non sulla base di una analisi di questa stessa carriera, ma piuttosto attraverso il prisma degli interlocutori di Bucharin. Prisma trotskista: Bucharin è un debole, alleato di Stalin per eliminare l’opposizione di sinistra nel 1926, eliminato a sua volta da Stalin nel 1929 (4). Prisma leninista: Bucharin è, tra tutti i dirigenti bolscevichi, colui che si è più sovente opposto a Lenin, ma è sempre stato da lui battuto. Sulla questione dello Stato nel 1916-17, sulla pace di Brest-Litovsk nel 1918, sul problema dei sindacati nel 1921. Ma Bucharin è stato un militante disciplinato: egli si è alleato con Lenin quando ha constatato di aver torto, rifiutandosi di dedicarsi ad una “”attività frazionistica””, ma la sua debolezza teorico-politica (l’ha detto Lenin: «Non ha mai studiato e senza dubbio mai assimilato la dialettica») gli ha impedito di far fronte efficacemente al «volontarismo» di Stalin (5). È vero che in termini di lotta politica, Bucharin non è sempre stato un vincitore. Può anche essere stato il più grande sconfitto di Stalin. Ma non bisogna dimenticare l’importanza del suo ruolo nella vittoria dell’Ottobre e nelle prime conquiste del socialismo, durante la Nep. Ma più importante ancora, è che non bisogna far pesare gli incerti di questa carriera politica sui contenuti, la pertinenza e l’influenza politica reale delle opere teoriche di Bucharin. Tutti i commentatori di Bucharin non hanno mai mancato di citare la frase del testamento di Lenin, molto citata, che afferma che è “”il beniamino del Partito””. Essa è a colpo sicuro l’indice della profonda differenza teorica tra i due uomini. Ma è un po’ poco per qualificare, fuori luogo e fuori posto, le concezioni buchariniane come «non dialettiche»”” (pag 16-17) [(4) si veda Pierre Brouè, ‘Le Parti bolchevique’, Editions de Minuit, Paris, 1971; (5) Cfr. l’articolo di Jean-Paul Scot, su ‘France nouvelle’, gennaio 1979. Non è stato un commentatore di Bucharin a citare questa frase del testamento di Lenin. Il primo ad averla citata fu Stalin, nel 1928, omettendo completamente di parlare di ciò che lo riguardava nello stesso testamento] [Y. Blanc, D. Kaisergruber, ‘L’affaire Boukharine ou Le recours de la mémoire’, Maspero, Paris, 1979]”,”BUCS-036″
“BLANCHARD Hippolyte (foto di) BARONNET Jean (testi di)”,”Regard d’ un Parisien sur la Commune. Photographies inédites de la Bibliothéque historique de la Ville de Paris.”,”Foto: Wulff Jeune. Maggio 1871. L’ Arco di trionfo. Tracce di obice versagliese tirate da Courbevoie. Il 17 maggio i federati issarono di notte una batteria alla sommità dell’ Arc de triomphe per replicare ai tiri dei cannoni versagliesi.”” (pag 84) Hippolyte Blancard. Giugno 1871. “”Stato maggiore di Dombrowsky a Neuilly, rue Perronet””. Il generale Dombrowski era un esiliato polacco, comandante in capo della piazza di Parigi. Sarà ucciso il 23 maggio sulla barricata di rue Myrha.”” (pag 97)”,”MFRC-119″
“BLANCHARD Oliver Jean FISCHER Stanley”,”Lezioni di macroeconomia.”,”Oliver Jean Blanchard e Stanley Fischer insegnano Economia al Massachusetts Institute of Technology.”,”ECOT-185-FL”
“BLANCO Hugo”,”Land or Death. The Peasant Struggle in Peru.”,”Hugo Blanco, a principal organizer of the peasant movement in Peru, was sentenced to a twenty-five year prison term for his activities. Written from inside the famous El Fronton Island prison, Land or Death illustrates Blanco’s refusal to be silenced by the government. Blanco was freed in 1970 under pressure of an international campaign. Introduction, Notes, Glossary of foreign words, foto, Index,”,”AMLx-025-FL”
“BLANK Stephen”,”The Sorcerer as apprentice. Stalin as Commissar of Nationalities 1917 – 1924.”,”Stephen BLANK, Professore di studi sovietici e analista di sicurezza nazionale allo Strategic Studies Institute of the U.S. Army War College, ha coeditato con Jacob KIPP il volume ‘The Soviet Military and the Future’ (1993). E’ anche autore di ‘War and the New Thinking: Soviet Policies in Central and Latin America (1992) e di ‘Operational Strategic Lessons of the Soviet War in Afghanistan’ (1991).”,”RIRO-143″
“BLANQUI L. Auguste; collaborazione di Albert SOBOUL Pierre ANGRAND e Jean DAUTRY; a cura di V.P. VOLGUINE”,”Textes choisis.”,”Albert SOBOUL, Pierre ANGRAND e Jean DAUTRY, agregé dell’Università, hanno collaborato alla messa a punto di quest’opera. L’introduzione di VOLGUINE e la nota biografica soo state tradotte da Helene MIAKOTINE e Louise BIRAUD. BLANQUI, rivoluzionario e teorico socialista francese (Puget-Theniers 1805-Parigi 1881). Figlio di un vecchio rivoluzionario, iniziò l’attività politica partecipando a gruppi estremisti e ad associazioni segrete come gli “”Amici del popolo”” o gli “”Amici delle famiglie””. La lettura delle opere del Buonarroti e l’incontro con Pierre Leroux lo portarono a sposare le tesi di un socialismo di impronta babuvista e sansimoniana che insisteva sull’abolizione della proprietà privata. Prese parte ai moti del 1834 di Lione e Parigi e nel 1838 fondò, insieme a Barbés, la “”Società delle stagioni””, che nel 1839 tentò, senza successo, di organizzare un’ insurrezione contro Luigi Filippo. Arrestato, fu condannato all’ergastolo. Liberato nel 1847, riprese l’attività cospirativa mettendosi nel 1848 alla testa del proletariato francese contro il moderatismo del nuovo governo repubblicano. Sconfitto anche questa volta, fu arrestato e condannato rimanendo in prigione fino al 1859. Cercò poi inutilmente di organizzare gruppi socialisti e rivoluzionari per un’azione contro Napoleone III. Condannato nel 1861, riuscì a evadere in Belgio; rientrò a Parigi dopo Sedan e preparò, senza successo, un’altra insurrezione proletaria. Arrestato alla vigilia della Comune, nonostante si volesse liberarlo in cambio di numerosi ostaggi, restò in carcere fino al 1879; si dedicò poi, negli ultimi anni, a riorganizzare il movimento operaio; diresse in quest’ultimo periodo un giornale di estrema sinistra: Ni Dieu ni maître (Né Dio né padrone). Bibliografia M. Dommanget, Les idées politiques et sociales d’Auguste Blanqui, Parigi, 1957; A. B. Spitzer, The Revolutionary Theories of Louis Blanqui, New York, 1957; G. Parenti, Il pensiero politico di Blanqui, Pisa, 1976. (GE20)”,”BLAx-002″
“BLANQUI Louis Auguste”,”Autodifesa di un rivoluzionario. (Défense)”,”L’ autodifesa al processo dei quindici, da sola, costò a Blanqui una condanna ad un anno e mezzo di prigione, et pour cause. Antesignano del “”processo di rottura””, Blanqui vuol trasformare l’ aula di giustizia in una tribuna dell’ agitazione rivoluzionaria, il suo processo in un’ azione di denuncia e di propaganda. Secondo Marx, Blanqui è il più autorevole dirigente operaio del XIX secolo. “”Il presidente: Qual è la vostra professione? Blanqui: Proletario. Il presidente: Non è una professione. Blanqui: Come, non è una professione! E’ la professione di trenta milioni di francesi, che vivono del loro lavoro e che sono privi di diritti politici.”” Il presidente: Ebbene, sia. Cancelliere, scriva che l’ accusato è proletario.”” (pag 23-24)”,”BLAx-016″
“BLANQUI Auguste”,”Instructions pour une prise d’ armes.”,”Opuscolo redatto da BLANQUI nel 1868-1869. Altre edizioni: pubblicato per la prima volta con l’ edizione di Georges BOURGIN in Archiv für die Geschichte des Arbeiterbewegung, vol. 15, 1930, pag 272-300. Pubblicato (frammenti) da La Critique Sociale, la rivista di Boris SOUVARINE, n° 3, ottobre 1931, pag 108-118. La Critique sociale è stata ristampata nel 1983 dalle Editions de la Difference. C’è poi stata l’ edizione di MIguel ABENSOUR e Valentin PELOSSE, Instructions pour une prise d’ armes. L’ Eternité par les astre, Futur anterieur, 1972 Riedizione per Sens et Tonka, 2001. Tattica di combattimento. “”L’ arma per eccellenza nelle guerre di strada, è il fucile. Il cannone fu più rumore che lavoro””. (pag 19) Organizzazione militare. “”L’ esercito non ha sul popolo che due grandi vantaggi, il fucile Chassepot e l’ organizzazione. Quest’ ultima soprattutto è immensa e irresistibile. Fortunatamente si può sottrargliela, e in questi casi, la superiorità passa dalla parte dell’ insurrezione””. (pag 20)”,”BLAx-003″
“BLANQUI Louis Auguste, a cura di Dominique LE-NUZ”,”Oeuvres I. Des origines à la Révolution de 1848.”,”””Ahimé! l’ umanità marcia con una benda sugli occhi e non la solleva che dopo lunghi intervalli per vedere la strada. Ciascuno dei suoi passi in vista del progresso rompe la guida di chi glielo fa compiere, e sempre i suoi eroi hanno cominciato ad essere le sue vittime. I Gracchi sono fatti a pezzi da una turba sollevata dalle parole dei Patrizi. Il Cristo spira sulla croce di fronte agli urli di gioia della popolazione ebraica eccitata dai Farisei e i preti. E recentemente, i difensori dell’ eguaglianza sono morti sull’ altare della rivoluzione per l’ ingratitudine e la stupidità del popolo che ha lasciato i suoi più crudeli nemici votare la loro memoria all’ esacrazione. Oggi ancora gli stipendiati del privilegio insegnano ogni mattina ai francesi a sputare sulle tombe dei suoi martiri. Quanto è difficile al proletariato aprire gli occhi sui suoi tiranni!”” (pag 293)”,”BLAx-004″
“BLANQUI August”,”La patrie en danger.”,”””Ogni Rivoluzione che non rompa radicalmente con il dispotismo decaduto, che conservi alla sua testa uno solo degli uomini messisi in luce e noti per la loro partipazione al governo dell’ oppressore, è una Rivoluzione uccisa in anticipo, una trappola per chiunque vi abbia messo la mano””. (pag 116)”,”BLAx-006″
“BLANQUI Auguste”,”L’ Armée esclave et opprimée. Suppressione de la conscription einsegnement militaire de la jeunesse armée nationale sédentaire.”,”Fine della disciplina della paura. “”Où s’évanouit la discipline de la peur, resplendit la discipline du dévouement, la seule vraie, la seule à l’ épreuve des grands périls, cette discipline qui naît du sentiment de la solidarieté, des liens de l’ habitude, de la conformité des opinions entre enfants du même pays. La confiance mutuelle, le point d’honneur, l’émulation, la conscience, toutes les qualités humaines, et même certains défauts, l’ orgueil, la vanité, en forment les bases solides.”” (pag 26) “”Questo grande esercito sarà puramente difensivo, senza minaccia né pericolo per la pace dell’ Europa. Al contrario, la sostituzione delle truppe immobili nelle loro caserme, con l’ esercito attivo permanente, diventerà una doppia garanzia di tranquillità. La Francia non potrà essere né assalitrice, né assalita.”” (pag 28)”,”BLAx-009″
“BLANQUI Louis Auguste, a cura di Arno MÜNSTER”,”Ecrits su la Révolution. Oeuvres complètes 1. Textes politiques et lettres de prison.”,” Socialismo e comunismo (pag 14-15) “”Les luttes ouvrières de 1835, de 1839 et surtout la grève massive des ouvriers parisiens en 1840, à laquelle participèrent 100 000 ouvriers, confirmaient la thèse selon laquelle la force et la conscience de classe du prolétariat qui, en 1830, avait surgi “”d’un brusque coup de tonnerre sur la scène politique”” (12) s’accroissait de plus en plus. Dans cette lutte pour l’émancipation et le pouvoir politique, le prolétariat s’adjoignit un allié fort utile: les forces révolutionnaires de l’aile gauche de la petite bourgeoisie, organisées dans des sociétés secrètes, des clubs, etc., et en particulier les intellectuels. L’installation d’écoles pour une “”éducation des ouvriers”” et d’une commission pour “”la propagande parmi la classe ouvrière”” constituait une preuve du rapprochement entre la fraction révolutionnaire, néo-jacobine, de cette petite bourgeoisie et le mouvement ouvrier. Ces cours furent assurés par une des sociétés secrètes les plus importantes de l’époque: la ‘Societé des Droits de l’Homme’. Elle s’était donné pour but l’abolition de la propriété et de l’exploitation de l’homme par l’homme. A cette évolution au sein des sociétés secrètes correspondait l’orientation idéologique en faveur des idées babouvistes d’un communisme égalitaire, s’opposant aux doctrines relativement réformistes des “”socialistes”” de l’époque: Saint-Simon et Fourier. (Engels écrivait dans la préface du ‘Manifeste communiste’: “”Le socialisme signifiait en 1847 un mouvement bourgeois, le communisme un mouvement ouvrier”” (13)). Le mouvement “”communiste”” dont les origines remontent dans la Révolution française, se partagea, selon R. Garaudy, en deux tendances très voisines qui parfois même se recoupaient: le communisme néo-babouviste de tradition jacobine qui comptait au nombre de ses représentants Laponneraye, Lahautière et Jean-Jacques Pillot, et le communisme matérialiste (14) représenté principalement par Théodore Dézamy et Auguste Blanqui. Cette distinction (15) semble ignorer que l’élément jacobin est aussi perceptible dans la tendance matérialiste et que les deux tendances ont des racines communes dans le matérialisme mécaniste du rationalisme français”” [Arno Münster, Introduction] [(in) Louis Auguste Blanqui, a cura di Arno Münster, Ecrits su la Révolution. Oeuvres complètes 1. Textes politiques et lettres de prison, 1977] (pag 14-15) [(12) Blanqui, Discours devant la société des Amis du Peuple, 1832; (13) F. Engels, Préface au ‘Manifeste du Parti Communiste, 1er mai 1890, Ed. Sociales, 1954, p. 24; (14) Garaudy, op. cit., p. 173; (15) Ibid. (Roger Garaudy, Les Sources françaises du socialisme scientifique, Paris, 1848)]”,”BLAx-014″
“BLANQUI Adolphe”,”Des classes ouvrières en France, pendant l’année 1848.”,”Adolphe Blanqui Adolphe Blanqui. Jérôme-Adolphe Blanqui (21 novembre 1798 à Nice – 28 janvier 1854 à Paris) est un économiste français. Biografia Il est le fils aîné de Jean Dominique Blanqui, membre de la Convention et député au Conseil des Cinq-Cents, et frère ainé du révolutionnaire Auguste Blanqui. Partisan du libre-échange, il s’attache de bonne heure à Jean-Baptiste Say, auquel il succède à la chaire d’économie politique au Conservatoire national des arts et métiers en 1833. Il est rédacteur au Journal du commerce, au Courrier français et au Siècle. Il collabore au Producteur, journal saint-simonien, au Figaro, au Courrier français. Il fonde le Journal des Économistes. Il devient directeur de l’École Supérieure de Commerce de Paris en 1830 et le reste jusqu’à la fin de sa vie. Il est membre de l’Académie des sciences morales et politiques en 1838 et professeur au Conservatoire des Arts et Métiers. Il est l’auteur de nombreuses publications, ayant toutes pour objet les progrès de l’industrie et du commerce. Le 1er août 1846, Adolphe Blanqui est élu député dans le 1er collège électoral de la Gironde (Bordeaux), par 352 voix sur 709 votants et 888 inscrits, contre 348 à M. Larrieu, candidat de l’opposition démocratique. Conservateur en politique, il soutient la monarchie de Louis-Philippe. Son beau-frère était l’économiste Joseph Garnier et son gendre Hippolyte Maze, agrégé d’histoire, préfet. Principaux ouvrages[modifier | modifier le code] Voyage d’un jeune Français en Angleterre (1824) Histoire de la civilisation industrielle des nations européennes (1825) Voyage à Madrid (1826) Résumé de l’histoire du commerce et de l’industrie (1826) Précis élémentaire d’économie politique (1826) Histoire de l’Exposition de l’industrie (1827) Histoire de l’économie politique en Europe depuis les Anciens jusqu’à nos jours (1837-1842) 5 vol. Rapport sur l’état économique et moral de la Corse (1838) Rapport sur la situation économique de nos possessions dans le Nord de l’Afrique (1840) Considérations sur l’état social des populations de la Turquie d’Europe (1841) Principes et leçons d’agriculture et d’économie rurale, Paris, Librairie agricole et administrative, 1843, 372 p. Voyage en Bulgarie 1841, (1843) Des classes ouvrières en France pendant l’année 1848 (1849) Rapport sur l’exposition de Londres (1851)”,”CONx-199″
“BLANQUI Auguste”,”L’eternità viene dagli astri. Ipotesi astronomica.”,”‘La frase più celebre del testo: «Sempre e dappertutto, nel mondo terrestre, lo stesso dramma, lo stesso scenario, sullo stesso ristretto palcoscenico, una umanità rumorosa, infatuata della propria grandezza, che si crede l’universo e vive nella sua prigione come in una immensità, per scomparire ben presto insieme al suo globo che ha portato col più profondo disprezzo il fardello del suo orgoglio», … «L’universo si ripete senza fine»’ (O. Fatica, p. 126) Nel 1871 Auguste Blanqui, «l’eterno cospiratore», sta scontando l’ennesima pena detentiva di una vita trascorsa per metà in carcere. Questa volta, per impedirgli qualsiasi contatto con la Comune che sta infiammando Parigi, lo hanno trasferito nel remoto Fort du Taureau, in Bretagna, dove è sottoposto a una reclusione tra le più dure, in totale isolamento. E tuttavia, pur in condizioni estreme, Blanqui riesce a scrivere e a far arrivare all’esterno, eludendo la censura, il testo di quello che sarà il suo primo libro, pubblicato l’anno successivo a Parigi. Ci si aspetterebbe, dall’ormai vecchio rivoluzionario, un pamphlet politico. E invece quello che Blanqui ha meticolosamente composto nella sua cella è un visionario trattato di «astronomia metafisica», uno scritto insieme scientifico, poetico e filosofico, che avanza un’ipotesi vertiginosa: «Ogni astro, qualunque esso sia, esiste dunque in numero infinito nel tempo e nello spazio, non soltanto sotto uno dei suoi aspetti, ma quale si trova in ognuno degli istanti della sua vita, dalla nascita sino alla morte. Tutti gli esseri distribuiti sulla sua superficie, grandi o piccoli, viventi o inanimati, condividono il privilegio di questa perennità». Ogni uomo, così, «possiede nello spazio un numero infinito di doppi che vivono una vita tale e quale la sua». Il lettore rimarrà sbalordito nel constatare, come già fecero Benjamin e Borges, che questo piccolo libro anticipava i concetti alla base dell’eterno ritorno di Nietzsche, ma in una dimensione, notava ancora Benjamin, di malinconia baudelairiana. Perché nel ‘multiverso’ di Blanqui – vicino a quello di certe attuali teorie cosmologiche – ogni prospettiva di «progresso» fatalmente si rivela illusoria.”,”BLAx-019″
“BLÄNSDORF Agnes”,”Die Zweite Internationale und der Krieg. Die Diskussion über die internationale Zusammenarbeit der sozialistischen Parteien 1914-1917.”,”BLÄNSDORF Agnes”,”INTS-039″
“BLANSHARD Paul”,”Democrazia e cattolicesimo in America.”,”pag 55 “”L’ opposizione dei cattolici alla cremazione è assolutamente priva di senso della realtà. Oggi quando la cremazione è spesso il sistema più igienico e economico per risolvere il problema della dissoluzione del corpo nelle affollate città moderne, la gerarchia cattolica americana è costretta a osservare l’ editto del Santo Uffizio del 19 maggio 1886 che non solo vieta a cattolici di appartenere a associazioni che propugnano la cremazione, ma dice anche che il clero deve rifiutare preghiere pubbliche e l’ ingresso in Chiesa ai corpi di coloro che da vivi chiesero che i loro corpi venissero cremati. La Chiesa permette la cremazione in periodi di epidemie e pestilenze (…)”” (pag 218)”,”USAS-108″
“BLAREL Nicolas”,”Inde et Israel: le rapprochement stratégique. Pragmatisme et complémentarité.”,”BLAREL Nicolas è diplomato dell’ IEP Institut d’ Etudes Politques di Strasbourg e prosegue le ricerche nel campo del master Recherche Societés et Politiques comparées, specialità Asia di Sciences Po, Parigi. “”Israele e Stati Uniti vogliono ad ogni costo impedire lo sviluppo di un Iran nucleare; e le due nazioni si inquietano per la posizione passiva dell’ India che non si agita per un Iran nucleare nella regione. L’ India continua per esempio a rifiutare di partecipare in modo aperto agli sforzi di non proliferazione nei confronti dell’ Iran. Ma Washington e Tel Aviv sono pure critici quanto agli aiuti dati dall’ India al programma nucleare iraniano denunciato come una copertura per produrre armi nucleari, una accusa respinta dalla Repubblica islamica. Questa cooperazione nucleare sarebbe anche antica: nel 1983, l’ India avrebbe aiutato l’ Iran a far ripartire il suo programma nucleare e nel 1988, secondo la CIA, l’ India avrebbe pressoché venduto all’ Iran un reattore nucleare da 10 megawatts per la sua centrale di Ma’allem Kelayah presso il mar Caspio.”” (pag 121)”,”INDx-083″
“BLASCO IBANEZ V.”,”Alfonso XIII smascherato. Il terrore militarista in Ispagna.”,”ALFONSO XIII di Borbone (1886-1941) re nel 1886-1931 appoggiò la dittatura di PRIMO DE RIVERA (1923-30), abbandonò la Spagna in seguito alla proclamazione della Repubblica.”,”SPAx-025″
“BLASIER Cole”,”The Giant’s Rival. The USSR and Latin America.”,”BLASIER Cole è professore di scienze politiche e Research Professor of Latin American Studies all’Università di Pittsburgh. Ha fondato e diretto il Center for Latin America studies (CLA) dedicato alla memoria di Philip E. Mosely”,”RUST-156″
“BLAU Joel”,”Illusions of Prosperity. America’s Working Families in an Age of Economic Insecurity.”,”””I sindacalisti e i loro alleati guardavano alla scala salariale messicana e giungevano a conclusioni completamente diverse. Il salario medio orario in Messico è di 2.50 dollari, comparato con i 17.1 dollari negli Stati Uniti. Perciò, nonostante suggestioni riguardo ai positivi incrementi salariali messicani, questo differenziale si può proiettare al 2010 a più di 20 dollari all’ ora (4 $ all’ ora per il Messico in confronto ai 25.4 all’ ora negli Stati Uniti). Questi numeri hanno convinto gli oppositori del NAFTA che la tentazione di muoversi verso il Messico era fin troppo grande. Senza criteri che stabiliscano un minimo ambientale e lavorativ, si era convinti che il NAFTA avrebbe colpito migliaia di lavoratori americani””. (pag 33)”,”MUSx-155″
“BLAUG Mark”,”Storia e critica della teoria economica.”,”””Qualsiasi dubbio sul fatto che Marx sia stato un grande economista classico dovrebbe, a questo punto, essersi dissolto. Quanto a capacità di ragionamento economico e rigore logico, egli non ebbe rivali nel suo secolo. Certo, l’attitudine al ragionamento deduttivo astratto non fa, di per sé, un grande economista; Marx possedeva tuttavia le altre qualità richieste: un’intuizione sicura delle interrelazioni fra i diversi aspetti dell’attività economica, una grande capacità di cogliere la continua interazione fra istituzioni storicamente determinate e caratteristiche strutturali intrinseche di un sistema economico, un fiuto istintivo per le generalizzazioni empiriche fondato su una penetrante osservazione della vita economica. Eppure, l’abbiamo visto cadere in errori logici, travisare i fatti, trarre conclusioni illegittime dall’esame dei dati, chiudere quasi deliberatamente gli occhi dinanzi alle insufficienze della propria analisi. La spiegazione di tutto ciò va ricercata nelle insormontabili difficoltà del compito che egli si proponeva. Il ‘Leitmotiv’ dell’analisi economica di Marx è la teoria del plusvalore, ma questa appunto non regge. Nulla, nei tre volumi del ‘Capitale’, riesce a convincere il lettore che ciascun lavoratore ugualmente abile genera il medesimo ammontare di plusvalore, quali che siano le attrezzature di cui si serve e i beni che produce. E quando tale assunto sia lasciato cadere, l’intero edificio costruito da Marx, privato del proprio fondamento, crolla rovinosamente. Rimane una “”visione””, una concezione dell’economia (…)”” [Mark Blaug, Storia e critica della teoria economica, 1970] (pag 375)”,”ECOT-007-FPA”
“BLAUG Mark”,”Storia e critica della teoria economica.”,”BLAUG Mark è professore di economia dell’istruzione e direttore di ricerca nella stessa disciplina presso l’Institute of Education dell’Università di Londra e nell’Institute of Development Studies dell’Università del Sussex. Ha pubblicato pure: ‘Progresso tecnico ed economia marxiana’ in ‘D. Horowicz, a cura, ‘Marx, Keynes e i neomarxisti’ (Boringhieri, 1971) e ‘La rivoluzione di Cambridge’ (Napoli, 1976) “”Qualsiasi dubbio sul fatto che Marx sia stato un grande economista classico dovrebbe, a questo punto, essersi dissolto. Quanto a capacità di ragionamento economico e rigore logico, egli non ebbe rivali nel suo secolo. Certo, l’attitudine al ragionamento deduttivo astratto non fa, di per sé, un grande economista; Marx possedeva tuttavia le altre qualità richieste: un’intuizione sicura delle interrelazioni fra i diversi aspetti dell’attività economica, una grande capacità di cogliere la continua interazione fra istituzioni storicamente determinate e caratteristiche strutturali intrinseche di un sistema economico, un fiuto istintivo per le generalizzazioni empiriche fondato su una penetrante osservazione della vita economica. Eppure, l’abbiamo visto cadere in errori logici, travisare i fatti, trarre conclusioni illegittime dall’esame dei dati, chiudere quasi deliberatamente gli occhi dinanzi alle insufficienze della propria analisi. La spiegazione di tutto ciò va ricercata nelle insormontabili difficoltà del compito che egli si proponeva. Il ‘Leitmotiv’ dell’analisi economica di Marx è la teoria del plusvalore, ma questa appunto non regge. Nulla, nei tre volumi del ‘Capitale’, riesce a convincere il lettore che ciascun lavoratore ugualmente abile genera il medesimo ammontare di plusvalore, quali che siano le attrezzature di cui si serve e i beni che produce. E quando tale assunto sia lasciato cadere, l’intero edificio costruito da Marx, privato del proprio fondamento, crolla rovinosamente. Rimane una “”visione””, una concezione dell’economia (…)”” [Mark Blaug, Storia e critica della teoria economica, 1970] (pag 375) I cicli economici. “”Non si trova in Marx una specifica teoria dei cicli economici, e, in realtà, egli considera illegittimo qualsiasi tentativo di elaborare una teoria siffatta. Egli sembra piuttosto d’avviso che le crisi siano semplicemente espressioni della “”contraddizione fondamentale del capitalismo””, cioè del fatto che la produzione è finalizzata al profitto anziché all’uso dei prodotti, e che la stessa spinta all’aumento dei profitti distrugge le occasioni d’investimento. La teoria dei cicli economici non è perciò, in Marx, qualcosa di distinto dall’analisi generale dell’accumulazione del capitale. Il quadro che egli traccia del processo ciclico può essere riassunto nei seguenti termini. In una fase di espansione la domanda di lavoro derivante dall’accumulazione eccede l’offerta disponibile: l’esercito di riserva si esaurisce e la scarsità relativa del lavoro provoca l’aumento dei salari; ne segue una riduzione dei profitti e un rallentamento dell’accumulazione. Quest’ultimo dà luogo a una contrazione della domanda aggregata: inizia così la fase discendente del ciclo. Durante la crisi il capitale perde valore, mentre la ricostituzione dell’esercito di riserva dei disoccupati fa diminuire i salari. Ciò ripristina la convenienza dell’attività produttiva e prepara la ripresa dell’accumulazione: la crisi è, al tempo stesso, castigo e catarsi. Questa teoria delle variazioni cicliche dell’esercito industriale di riserva si riallaccia alla tesi della caduta tendenziale del saggio del profitto nel lungo periodo e a quella della possibilità di sproporzioni fra i saggi di sviluppo delle industrie dei beni capitali e di quelle dei beni di consumo. “”La causa ultima di ogni crisi”” rileva Marx, è la cattiva distribuzione del reddito in regime capitalistico, dovuta al fatto che i salari reali non riescono ad aumentare alla stessa velocità del prodotto per lavoratore. Ciò non significa che Marx abbia elaborato una teoria del sottoconsumo, o nel senso che il processo di risparmio e d’investimento conduca necessariamente alla sovrapproduzione, a meno che non appaia una nuova fonte di domanda di consumo, o nel senso che all’origine di una crisi vi sia sempre un’insufficienza di tale domanda (pp. 217 sg. di questo volume). La prima versione, sostenuta da Malthus, è confutata dagli schemi di riproduzione, i quali dimostrano la possibilità concettuale della riproduzione allargata a un saggio di sviluppo costante. La seconda versione è confutata dalla penetrante osservazione di Marx che i salari non sono mai così alti come alla vigilia della crisi; l’aumento dei salari non vale di per sé a perpetuare l’espansione, poiché non fa che provocare una situazione in cui il rapporto fra salari e prezzi è insoddisfacente dal punto di vista dei capitalisti. L’idea che possiamo ravvisare in Marx è che il capitalismo tende continuamente a espandere la produzione senza riguardo alla domanda effettiva, mentre è questa soltanto che può dare un senso alla produzione. L’espansione produttiva, d’altro lato, non genera automaticamente un aumento proporzionale della domanda effettiva, poiché un saggio di accumulazione del capitale troppo elevato riduce il saggio di profitto, anche se le innovazioni incorporate nel capitale addizionale, per essere in larga misura risparmiatrici di lavoro, contribuiscono a comprimere i salari”” (pag 229-230) [Mark Blaug, Storia e critica della teoria economica, 1977]”,”ECOT-236″
“BLED Jean-Paul”,”L’agonie d’une monarchie. Autriche-Hongrie, 1914-1920.”,”Jean-Paul Bled, miglior specialista francese dell’Austria-Ungheria, è professore emerito all’Università Paris IV Sorbona. “”L’imbroglio est à son comble. Car, si l’Autriche-Hongrie devait ne pas honorer sa promesse de venir en aide au gouvernement ukrainien en difficulté, rien ne peut assurer qu’elle recevrait une part notable du million de tonnes de céréales qu’il s’est engagé à livrer en urgence. Pour définir le traité signé avec l’Ukraine, Czernin avait parlé d’une «paix du pain» (Brotfrieden), soulignant ainsi quelle avait été sa principale motivation au moment de conclure la négociation. Mesurant les conséquences que pourrait avoir un refus de livrer ces céréales à l’Autriche, Arz von Straussemburg prend sur lui de détacher des troupes pour intervenir en Ukraine. Il est vrai que le retour des Russes à la table des négociations tend à éclipser la décision du chef d’état-major général. Considérant que la lutte contre les ennemis intérieurs avait un caractère prioritaire et que les bolcheviks devaient concentrer toutes leurs forces sur seul front, Lénine a choisi d’accepter toutes les conditions posées par les puissances centrales, c’est-à-dire en fait par l’Allemagne. A partire de là, tout va très vite. Dès le 3 mars, le traité est signé. Dans cette dernière phase, l’Autriche-Hongrie ne joue plus qu’un rôle de comparse. Elle avait annoncé qu’elle se refuserait à une paix de conquêtes et qu’elle serait prête à signer une paix séparée si l’Allemagne persistait dans son intention de procéder à des annexions. Il ne s’agissait sans doute que d’un moyen de pression avec lequel on espérait l’amener à réfréner ses appétits. En pure perte! Les Allemands n’ont cure des réserves austro-hongroises, si bien qu’à l’arrivée la Monarchie n’a d’autre choix que d’endosser leurs exigences. Une fois de plus, l’Autriche-Hongrie s’est illusionnée sur sa capacité à influencer les décisions de son allié”” (pag 347-348)”,”AUTx-039″
“BLENGINO Vanni”,”Storia della letteratura ispano-americana.”,”BLENGINO insegna letteratura ispano-americana nella Terza Università di Roma. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: -Oltre l’Oceano. Un progetto di identità: gli immigranti italiani in Argentina (1987) -Il viaggio di Sarmiento in Italia. Analogie, utopie, polemiche (1996) Ha curato ‘Nascita di una identità. La formazione delle nazionalità americane (1990). E’ in corso di stampa ‘Il vallo della Patagonia’.”,”AMLx-020″
“BLENGINO Vanni FRANZINA Emilio PEPE Adolfo a cura, interventi di Adolfo PEPE Zeffiro CIUFFOLETTI Dora MARUCCO Paola CORTI Patrizia AUDENINO Ornella BIANCHI Pietro Rinaldo FANESI Paola SALVATORI Lorenzo BERTUCELLI Teresa CORRIDORI Federico ROMERO José PANETTIERI Fernando J. DEVOTO Luis Alberto ROMERO Flavio FIORANI Angelo TRENTO Bianca GERA e Diego ROBOTTI Patrizia SIONE Maria Rosaria STABILI Piero BRUNELLO Isabelle FELICI Marcello ZANE Paola MANZIOLI Irene GUERRINI Marco PLUVIANO Joao Fabio BERTONHA Gabriella CHIARAMONTI Marisia VANNINI Gianfausto ROSOLI Emilio FRANZINA Rudolph J. VECOLI Vanni BLENGINO Jorge LAFFORGUE Chiara VANGELISTA Paolo DE-SIMONIS Leonor ARFUCH Liliana HUBERMAN Ana Lìa KORNBLIT Susi FANTINO Francesco MICELLI Ferruccio MUSITELLI Bruno TRENTIN Franco DELLA-PERUTA Ruggiero ROMANO”,”La riscoperta delle Americhe. Lavoratori e sindacato nell’emigrazione italiana in America Latina, 1870-1970. Atti del Convegno storico internazionale promosso dalla Camera del Lavoro Territoriale – Cgil di Brescia, 25-26-27 novembre 1992.”,”Interventi di Adolfo PEPE Zeffiro CIUFFOLETTI Dora MARUCCO Paola CORTI Patrizia AUDENINO Ornella BIANCHI Pietro Rinaldo FANESI Paola SALVATORI Lorenzo BERTUCELLI Teresa CORRIDORI Federico ROMERO José PANETTIERI Fernando J. DEVOTO Luis Alberto ROMERO Flavio FIORANI Angelo TRENTO Bianca GERA e Diego ROBOTTI Patrizia SIONE Maria Rosaria STABILI Piero BRUNELLO Isabelle FELICI Marcello ZANE Paola MANZIOLI Irene GUERRINI Marco PLUVIANO Joao Fabio BERTONHA Gabriella CHIARAMONTI Marisia VANNINI Gianfausto ROSOLI Emilio FRANZINA Rudolph J. VECOLI Vanni BLENGINO Jorge LAFFORGUE Chiara VANGELISTA Paolo DE-SIMONIS Leonor ARFUCH Liliana HUBERMAN Ana Lìa KORNBLIT Susi FANTINO Francesco MICELLI Ferruccio MUSITELLI Bruno TRENTIN Franco DELLA-PERUTA Ruggiero ROMANO”,”MALx-039″
“BLENGINO Vanni”,”Storia della letteratura ispano-americana.”,”Vanni Blengino insegna Letteratura ispano-americana nella Terza Università di Roma.”,”AMLx-028-FL”
“BLENGINO Vanni FRANZINA Emilio PEPE Adolfo a cura, interventi di Adolfo PEPE Zeffiro CIUFFOLETTI Dora MARUCCO Paola CORTI Patrizia AUDENINO Ornella BIANCHI Pietro Rinaldo FANESI Paola SALVATORI Lorenzo BERTUCELLI Teresa CORRIDORI Federico ROMERO José PANETTIERI Fernando J. DEVOTO Luis Alberto ROMERO Flavio FIORANI Angelo TRENTO Bianca GERA e Diego ROBOTTI Patrizia SIONE Maria Rosaria STABILI Piero BRUNELLO Isabelle FELICI Marcello ZANE Paola MANZIOLI Irene GUERRINI Marco PLUVIANO Joao Fabio BERTONHA Gabriella CHIARAMONTI Marisia VANNINI Gianfausto ROSOLI Emilio FRANZINA Rudolph J. VECOLI Vanni BLENGINO Jorge LAFFORGUE Chiara VANGELISTA Paolo DE-SIMONIS Leonor ARFUCH Liliana HUBERMAN Ana Lìa KORNBLIT Susi FANTINO Francesco MICELLI Ferruccio MUSITELLI Bruno TRENTIN Franco DELLA-PERUTA Ruggiero ROMANO”,”La riscoperta delle Americhe. Lavoratori e sindacato nell’emigrazione italiana in America Latina, 1870-1970. Atti del Convegno storico internazionale promosso dalla Camera del Lavoro Territoriale – Cgil di Brescia, 25-26-27 novembre 1992.”,”””Quali speranze nutrono questi militanti dell’Internazionale Socialista quando decidono di stabilirsi in Argentina? Forse nel pensiero e nell’operare di Raymond Wilmart si esprime anche il sentimento degli altri. Wilmart nato in Belgio nel 1850, è un attivo componente dell’Internazionale. Arriva Buenos Aires nel 1873, all’età di 23 anni, dopo aver manifestato con una lettera a Marx, il desiderio di essere inviato in una paese nel quale potesse esercitare un ruolo organizzatore. Ci siamo già riferiti, in un precedente lavoro, all’attività svolta dal Wilmart in Argentina. Qui ci soffermeremo soltanto a descrivere la sua immediata e profonda disillusione. Ciò viene evidenziato nella corrispondenza che mantiene con Marx dopo il suo arrivo a Buenos Aires, quando manifesta l’inattuabilità dell’espansione del socialismo in una paese ancora «barbaro». Allude anche ai contatti stabiliti con associazioni operaie a Buenos Aires e all’esistenza di rapporti con due di esse – quella dei falegnami e quella dei sarti – anche se si tratta di legami fragili. In opposizione a quei tentativi, alcuni membri delle sezioni presentano costantemente progetti mutualistici (credito ed istruzione mutualistici). In alcune occasioni le sedi delle sezioni dell’Internazionale sono autilizzate per riunioni di proprietari di terreni. Tutto questo forse influisce nell’animo di Wilmart che così mostra la sua amarezza e delusione in una lettera a Marx: «Ci sono troppe possibilità di diventare piccolo padrone e di sfruttare gli operai per poter pensare di ottenere qualche risultato». Falcon, dal quale abbiamo preso queste riflessioni su Wilmart, considera che probabilmente le affermazioni di costui contengano qualche elemento esagerato. Ciò nonostante esse illustrano l’animo che prevale tra i dirigenti internazionalisti, dopo che sono passati i primi momenti di ottimismo riguardo alle reali possibilità di sviluppo delle attività internazionalistiche (14). Wilmart segnala la disuguaglianza tra classi sociali e i pregiudizi esistenti contro gli stranieri, che vengono chiamati «gringos»; tutta la politica del paese -aggiunge – è una faccenda di alcune personalità e difficilmente in Europa potrebbero credere che esistano antagonismi tra le diverse provincie. Sostiene che senza il contributo degli stranieri non ci sarebbe nessun sviluppo e che i nativi non sanno far altro che andare «a caballo». Tante sono le cause che hanno determinato lo scoramento e la veloce scomparsa di queste associazioni socialiste. In primo luogo dobbiamo prendere in considerazione lo scioglimento della Prima Internazionale che determina l’isolamento in un paese così remoto come l’Argentina; anche l’allontanamento – pochi anni dopo – dei più anziani e attivi dirigenti soprattutto quelli della sezione francese, dopo l’amnistia dicharata dal governo francese per gli esiliati della Comune. D’altra parte è necessario far risaltare che all’arrivo di Wilmart e durante gli anni del suo operare, l’Argentina non ha ancora rinunciato alla sua condizione di un paese ad agricoltura estensiva che ha subito il suo primo e serio colpo in conseguenza della recente crisi della lana del 1866-1867. In paese, con la sua principale città, Buenos Aires, che più di una città è ancora un grande villaggio, capoluogo della omonima provincia e al tempo stesso sede delle autorità nazionali e anche sede di un processo immigratorio crescente, senza industrie ma popolata da officine e da artigiani. Qui gli immigrati trovano, già radiati, comunità straniere che hanno cominciato ad associarsi per fini mutualistici. (…) I mazziniani e i repubblicani hanno un’incidenza notevole in queste associazioni, ripetendosi qui ciò che accade in Italia, vale a dire l’influenza dominante di Mazzini, anche negli anni seguenti, nelle nascenti associazioni operaie. Ma non trovano una classe operaia costruita; essa si sarebbe appena organizzata con l’apporto dell’immigrazione”” (pag 209-210) [José Panettieri, ‘Modelli ideologici. Immigrazione, lavoro e ciclo economico nelle origini del movimento operaio in Argentina’, in ‘La riscoperta delle Americhe. Lavoratori e sindacato nell’emigrazione italiana in America Latina, 1870-1970. Atti del Convegno storico internazionale promosso dalla Camera del Lavoro Territoriale – Cgil di Brescia, 25-26-27 novembre 1992’, Teti, Milano, 1994] [(1) Falcon, Ricardo, ‘Los origines del movimiento obrero (1857-1899)’, Buenos Aires, 1984, pp. 43-44]”,”MALx-004-FV”
“BLEUEL Hans Peter”,”Ferdinand Lassalle oder der Kampf wider die verdammte Bedürfnislosigkeit.”,”Ferdinand Lassalle (1825-1864). Nella nota bibliografica si citano la biografia del 1904 di Hermann ONCKENS e gli studi di Shlomo NA’AMAN.”,”LASx-029″
“BLIN Arnaud”,”1648, La Paix de Westphalie ou la naissance de l’ Europe politique moderne.”,”BLIN Arnaud è specialista di relazioni internazionali e ha pubblicato una ‘Histoire du terrorisme, de l’ Antiquité à Al-Qaida’ con G. CHALIAND (Bayard, 2004), ‘Le Désarroi de la puissance’ (2004) e ‘America is Back’ (con CHALIAND) (2005). Arnaud Blin è specialista di relazioni internazionali e ha pubblicato una ‘Histoire du terrorisme, de l’Antiquité à Al-Qaida’ con G. Chaliand (Bayard, 2004), ‘Le Désarroi de la puissance’ (2004) e ‘America is Back’ (con Chaliand) (2005). [‘Da parte sua, Mazzarino diede prova di una grande flessibilità che gli permise di riaggiustare rapidamente la sua politica nella misura in cui la situazione andava evolvendosi. Soprattutto, comprese perfettamente la relazione intima tra la guerra e la pace, i suoi obiettivi militari erano sempre concepiti in rapporto agli obiettivi della pace. Così, per esempio, cercò di controllare la sua forza nei confronti della Baviera, anche durante l’offensiva francese, sapendo che era un potenziale alleato. Mazarino faceva uso della forza da applicare per ogni scenario come metodo più adatto per i suoi obiettivi politici: per ottenere una vittoria militare decisiva, per fare pressione, per dissuadere o persuadere, per difendere le sue conquiste. Si è sempre imposto di usare solo la forza necessaria, ma non di più, con la consapevolezza che l’umiliazione di un avversario avrebbe potuto ostacolare la pace futura’ (pag 143)] [ISC Newsletter N° 69] ISCNS69TEC”,”EURx-209″
“BLINKHORN Martin”,”Democracy and Civil War in Spain, 1931-1939.”,”BLINKHORN Martin è Senior Lecturer and Head of the Department of History, University of Lancaster. Perché Franco ha vinto la guerra civile? “”Most writers agree that once the Civil War was under way, its outcome depended upon the manner in which, on the two sides, foreign aid and influence related to internal political and military considerations. Military and economic historians continue to argue about the quantities and quality of aid received by the two sides, and the financial and economic costs thereof. These were probably not, however, the deciding factors. Quantities apart, it is clear that while Soviet aid to the Republic was principally calculated to prolong resistance, Axis help for Franco was aimed successfully at victory. When to this is added the betrayal of the Republic by its supposed fellow democracies and the sorry farce of non-intervention, the Nationalists’ advantage is clear and, by historians, little disputed”” (pag 55)”,”MSPG-259″
“BLIXEN Karen (Isak Dinesen), a cura di Paola NANNI”,”La mia Africa.”,”pag 30-31 Baronessa danese, K. Blixen, nei primi anni del 900, in piena età degli imperi coloniali, si ritrova padrona di una immensa piantagione di caffè che decide di mandare avanti da sola.”,”AFRx-064″
“BLIXEN Karen (Isak Dinesen), a cura di Paola NANNI”,”La mia Africa.”,”pag 30-31 Baronessa danese, K. Blixen, nei primi anni del 900, in piena età degli imperi coloniali, si ritrova padrona di una immensa piantagione di caffè che decide di mandare avanti da sola.”,”VARx-143-FV”
“BLIXEN Karen”,”Capricci del destino. Racconti. Il pranzo di Babette – Il pescatore di perle – Tempeste – La storia immortale – L’anello.”,”Karen Blixen (1885-1962), nota anche come Isak Dinesen (Dinesen era il suo cognome di ragazza) – anche lei, come George Sand e George Eliot, si scelse, per affermarsi nel mondo delle lettere, uno pseudonimo di uomo – è uno dei nomi pià prestigiosi della storia letteraria europea di questo secolo.”,”VARx-144-FV”
“BLIXEN Karen (Isak Dinesen)”,”La mia Africa.”,”””Equitare, Arcum tendere, Veritatem dicere”” “”Cavalca, mira l’arco, dì la verità”” (in apertura)”,”AFRx-001-FFS”
“BLOCH Ernst”,”Thomas Münzer. Theologien de la revolution.”,”Thomas Münzer.”,”GERx-001″
“BLOCH Ernst a cura di Virginio MARZOCCHI”,”Marxismo e utopia.”,”Ernst BLOCH (1885-1977) si laureò a Würzburg nel 1908 e durante la 1° GM si trasferì in Svizzera per il suo pacifismo. All’avvento del nazismo emigrò in USA. Tra le sue opere: ‘Il principio speranza’, ‘Ateismo nel cristianesimo’, ‘Karl Marx’ e ‘Thomas Münzer’.”,”FILx-083″
“BLOCH Marc”,”La società feudale.”,”Marc BLOCH, insigne maestro alla Sorbona, tramutatosi in umile soldato del maquis, arrestato e torturato, venne fucilato dai tedeschi nel Val de Saone (Lione) il 16 giugno 1944 a 58 anni. Il libro è uscito per la prima volta nella Collana ‘l’Evolution de l’Humanité’ diretta da Henri BERR”,”STOS-057 EURx-066″
“BLOCH Ernst a cura di Stefano ZECCHI”,”Thomas Münzer teologo della rivoluzione.”,”Titolo introduzione di S. ZECCHI: ‘La filosofia morale del comunismo’. La guerra dei contadini del 1525 e il lavoro politico e teologico del suo massimo ispiratore, il mistico rivoluzionario Thomas MÜNZER, costitutiscono il grande scenario in cui BLOCH affronta un nodo centrale della sua filosofia: il rapporto religione-rivoluzione. Ernst BLOCH, nato nel luglio 1885 in Germania da famiglia ebrea, a tredici anni scrisse un saggio intitolato ‘Sistema del materialismo’ e a quindici si immerse nello studio di HEGEL. Frequentò le università di Monaco, Würzburg e Berlino (dove fu allievo di SIMMEL), Heidelberg, dove conobbe LUKACS e JASPERS. In Svizzera scrisse, nel 1918, la prima sua grande opera ‘Spirito dell’ utopia (Geist der Utopie). Nel 1921 pubblicò questo libro su MÜNZER, e nel 1930 ‘Tracce (Spuren)’ uno dei capolavori dell’ espressionismo tedesco. Amico in quegli anni di Walter BENJAMIN, Theodor W. ADORNO, SCHOLEM, dopo l’avvento del nazismo fu a Vienna, Parigi, Praga, New York. Dopo la fine della guerra insegnò filosofia all’ Univ di Lipsia pubblicando altre opere (v.retrocopertina). Nel 1956 fu espulso dall’ Univ di Lipsia. Dal 1961 insegnò quale professore ospite all’ Univ di Tübingen, in RFT dove morì nel 1977. Müntzer, Thomas (Stolberg, Harz 1489 ca. – Mühlhausen 1525), riformatore tedesco protestante, ispiratore di un atteggiamento radicale e spiritualista per il quale la vera comprensione della Parola di Dio (che non si riduce alla sola Sacra Scrittura) deriverebbe dall’illuminazione divina o dalla luce interiore dello Spirito Santo. Ancora studente a Lipsia e Francoforte, divenne abile letterato e teologo erudito; abbracciò le idee riformatrici luterane, ma in seguito concepì un’originale visione della Riforma, interpretandola come rovesciamento delle classi dominanti a opera dei contadini che incarnavano, secondo lui, quel popolo di Dio cui era stata sottratta, da papato e luterani, la stessa Sacra Scrittura. Pastore a Zwickau (1520-1521), sostenne i contadini in una lotta tra le corporazioni dei minatori e le autorità, cominciando a divulgare la sua dottrina che la gente comune, nella sua fondamentale semplicità, potesse ricevere quella luce interiore superiore anche alle Scritture. Espulso da Zwickau, Allstedt e Mühlhausen per aver appoggiato una ribellione di contadini e lavoratori, organizzò la guerra dei contadini (1524-1525) a Hegau e Klettgau, e poi tornò a Mühlhausen per guidare un’insurrezione contro le locali autorità civili e religiose. Il movimento fallì dopo la sconfitta nella battaglia di Frankenhausen del 15 maggio 1525, in cui Münzer fu fatto prigioniero e giustiziato (27 maggio). (ENC)”,”GERx-054″
“BLOCH Ernst”,”Geist der Utopie. Unveränderter Nachdruck der bearbeiteten Neuauflage der zweiten Fassung von 1923.”,”””L’ acqua che io prendo giammai non si corse”” (pag 209, Dante) Contiene la parte: “”Karl Marx, der Tod und die Apokalypse. Oder über das Inwendige auswendig und das Auswendige wie das Inwendige werden kann””. (Karl Marx, la morte e l’ apocalisse. O sull’ interno della memoria e come può essere la memoria dall’ interno”” (appr.) (pag 291-343)”,”FILx-291″
“BLOCH Ernst”,”Literarische Aufsätze.”,”Contiene il saggio ‘Marxismus und Dichtung’ (pag 135-142) (Marxismo e letteratura) (relazione al Congresso per la Difesa della Cultura, Parigi, 1935) “”Doch als echter und großer entzieht er nicht das in Wahrheit, gerade in der Wahrheit poetische Korrelat, welches Marx einmal den “”Traum von einer Sache”” in der Welt genannt hat.”” (pag 137) (Ma siccome non ottiene più genuinamente e più grandemente ciò con la verità, correla direttamente la poesia con la verità, cosa che Marx una volta ha apertamente definito “”sogno di una conoscenza””) (appr.)”,”FILx-292″
“BLOCH Marc”,”Lavoro e tecnica nel Medioevo.”,”BLOCH Marc nacque a Lione nel 1886, e si formò all’ Ecole Normale Superieure e completò gli studi in Germania. Dal 1920 al 1936 ebbe la cattedra di storia medievale all’ Università di Strasburgo dove collaborò con Lucien FEBVRE alla fondazione delle “”Annales d’ Histoire économique et sociale. Dal 1936 al 1939 insegnò storia economica alla Sorbona. Combatté a Dunkerque. Il governo Petain lo destituì perché ebreo dalla cattedra di Montpellier. nel 1942 entrò nel maquis. Fu fucilato dai nazisti nel giugno 1944. Una bibliografia blochiana si trova in “”Studi medievale””. “”Non lasciamoci però ingannare da queste anomalie. Quando la macchina a vapore venne a consumare la sconfitta della macina a mano e del mortaio, erano passati dei secoli nel corso dei quali i mulini ad acqua o a vento producevano la maggior parte, di gran lunga, della farina consumata sia nelle campagne sia nelle città dell’ Occidente. Certo, lasciati a se stessi, i contadini sarebbero rimasti ben più a lungo attaccati all consuetudini ancestrali. Padroni dei mulini banali, i signori ebbero un bell’ incoraggiare talvolta, in forza dei gravi diritti di macina che essi esigevano, questa fedeltà al passato; in definitiva essi invece la infransero, con la forza. Suscettibili di essere paragonate, per più di un aspetto, alle nostre grandi imprese, le proprietà signorili si erano viste in un primo tempo imporre, a causa della penuria della manodopera, la necessità di questo gran perfezionamento del corredo tecnico umano; successivamente però esse lo imposero, con durezza, nella loro giurisdizione. Per questa via il progresso tecnico si trovò in questo caso ad essere il figlio di una doppia costrizione. Ma certo non soltanto in questo caso.”” (pag 107)”,”STOS-124″
“BLOCH Marc”,”La fine della comunità e la nascita dell’ individualismo agrario nella Francia del XVIII secolo. (Tit. orig.: La lutte pour l’ individualisme agraire dans la France du XVIII siècle)”,”””Le campagne inglesi stavano subendo in quell’epoca una metamorfosi radicale: il grande movimento delle ‘inclosures’, che doveva stravolgere la vita economica dell’intera nazione, fino a modificarne lo stesso paesaggio, era nel suo pieno vigore. Esso si svolgeva su due fronti: da un lato spartizione dei terreni comunali (‘inclosure of commons’); dall’altro, soppressione del pascolo comune sugli arativi; ormai raggruppati in parcelle più ampie, ognuna delle quali si circondava d’una chiusura (‘inclosure of common field). Gli economisti francesi lo seguivano con interesse appassionato, dimostrandosi inclini a vedere questa trasformazione agraria un aspetto di quelle rivoluzioni politiche che avevano reso “”libero il popolo inglese””. Diciamo meglio che il consolidamento del regime parlamentare e la distruzione delle vecchie consuetudini rurali che favorivano le comunità a spese dell’individuo, ritardati l’uno e l’altra dal dispotismo dei Tudor e degli Stuart, contrassegnavano entrambi, con uguale nettezza, il trionfo della ‘gentry’.”” (pag 56-57)”,”FRAA-074″
“BLOCH Marc”,”La guerra e le false notizie. Ricordi (1914-1915) e riflessioni (1921).”,”ANTE1-23″,”QMIx-180″
“BLOCH Ernst”,”Filosofia del Rinascimento.”,”‘Come abbiamo già detto, la lotta di luce e tenebre è stata concepita in Böhme quale dialettica oggettiva. Non c’è movimento senza ciò che si contraddice, senza dualismo, e l’oscurità del male si mostra come il veicolo che realizza il manifestarsi della luce. (…) In tal modo, in un chiaro-scuro certo non meridionale della Germania arretrata, riemerge la dialettica oggettiva di Eraclito come formatrice del mondo, come ciò che produce il mondo a partire da se stessa, come essenza che lo pungola a manifestarsi. Il mondo sorge dalla fermentazione tra Sì e No, tutto è nel mondo in quanto alambicco all’opera per la formazione della luce, sempre chimicamente, sempre moralmente e sempre, insieme, religiosamente”” (pag 101); “”L’intento di fondo della dottrina di Bacone è nuovo: non vi è una verità fine a se stessa, una conoscenza in sé. Ogni conoscenza deve essere utile agli uomini, utile nel senso dell’instaurazione del ‘regnum humanum’, della felicità per tutti sulla terra. Questo è anche il fine ultimo del cosiddetto utilitarismo baconiano: un regno in cui godere di una vita più facile, più felice, opportunamente liberata grazie al sapere, da corvées, lavoro, fatica, oppressioni, casualità, malattia, destino; il che significa trasformazione del mondo nel senso del suo miglioramento. Si esprime in questo tutto lo slancio del giovane capitalismo in ascesa, che abbandona ora lo stadio del capitale commerciale ed entra in quello del capitale industriale. Il movimento entra, in senso letterale, nel conto e il movimento viene espresso nella fiduciosa speranza, presente ancora in Adamo Smith nel diciassettesimo secolo, che questo tipo di organizzazione economica porti la maggiore felicità possibile al maggior numero possibile di uomini. Per questo però è assolutamente necessaria la conoscenza causale delle leggi naturali per costringere la natura al servizio del ‘regnum humanum’. Ciò significa, per Bacone, impadronirsi del mondo, acquistare potere sulle cose, trasformare le cose in cose per noi. Il dominio però è qui possibile solo attraverso il suo opposto apparente, l’ubbidienza. «La natura viene vinta obbedendole» dice [Francesco] Bacone, ‘natura parendo vincitur’. Prima dunque bisogna conoscere la natura, conoscere le sue leggi e osservarle, per acquisire attraverso tale osservanza un potere tecnico all’uomo’ (pag 109-110)”,”FILx-538″
“BLOCH Ernst DEBORIN Abraham REVAI Jozsef. RUDAS Laszlo; a cura di Laura BOELLA”,”Intellettuali e coscienza di classe. Il dibattito su Lukács, 1923-24.”,”Laura Boella è anta a Cuneo nel 1949. Si è laureata a Pisa presso la Scuola Superiore di Studi Universitari e di perfezionamento con una tesi su Lukacs.”,”TEOC-178-FF”
“BLOCH Ernst, a cura di Livio SICHIROLLO”,”Dialettica e speranza. Dai tempi più antichi la meta della ricerca della felicità – che l’interiore diventi esterno e l’esterno come l’interiore – non abbellisce e conclude, come in Hegel, il mondo esistente, ma è collegata invece con quello non ancora presente, con le qualità del reale cariche di futuro.”,”Ernst Bloch: durante la seconda guerra mondiale viene condotta a termine il lavoro principale, il nuovo ‘Geist der Utopie’, di un ordine ampio e illuminato: ‘Das Prinzip Hoffnung’, tentativo di una ‘enciclopedia’ dei contenuti utopici nella coscienza, nella società, nella cultura, nel mondo. Il libro su Hegel del 1952 vuol essere un’introduzione ‘monografica’, una nuova esplorazione, oltre Hegel. Contiene il paragrafo: ‘Marx e la dialettica idealistica’ (pag 136-142) “”A differenza degli utopisti astratti, la dialettica pone Marx in grado di vedere nell’indigenza non soltanto l’indigenza ma un punto di svolta. La dialettica lo convince che nel proletariato non c’è soltanto la negazione dell’uomo, bensì, proprio per questo, in forza di questa disumanizzazione spinta al limite, la condizione di una «negazione della negazione»”” (pag 137)”,”FILx-342-FF”
“BLOCH Ernst”,”Il principio speranza. Volume primo.”,”Ernst Bloch (Ludwigshafen 1885 – Tubinga 1977) amico di Benjamin, Brecht, Kracauer, Adorno, esule in Svizzera durante la Prima guerra mondiale lascia la Germania dopo l’avvento di Hitler e vive a Parigi, Praga e poi negli Stati Uniti. Torna in Germania nel 1949 e si stabilisce all’Est (DDR) fino al 1961. Dopo la costruzione del mura si trasferisce in RFT e insegna nell’Università di Tubinga fino alla morte. ‘Fenomenologia degli stati utopici della coscienza’ “”Come il tempo, secondo Marx, è lo spazio della storia, così il ‘modo del futuro’ del tempo è lo spazio delle ‘possibilità reali della storia’”” (pag 290) Contiene il capitolo 19. Trasformazione del mondo ovvero le «Undici tesi su Feuerbach» di Marx (pag 293-337)”,”TEOS-143-FF”
“BLOCH Ernst”,”Il principio speranza. Volume secondo.”,”Ernst Bloch (Ludwigshafen 1885 – Tubinga 1977) amico di Benjamin, Brecht, Kracauer, Adorno, esule in Svizzera durante la Prima guerra mondiale lascia la Germania dopo l’avvento di Hitler e vive a Parigi, Praga e poi negli Stati Uniti. Torna in Germania nel 1949 e si stabilisce all’Est (DDR) fino al 1961. Dopo la costruzione del mura si trasferisce in RFT e insegna nell’Università di Tubinga fino alla morte. ‘Fenomenologia degli stati utopici della coscienza’ Contiene il capitolo 42. La giornata di otto ore, mondo in pace, tempo libero e ozio (pag 1026-1076)”,”TEOS-144-FF”
“BLOCH Ernst”,”Il principio speranza. Volume terzo.”,”Ernst Bloch (Ludwigshafen 1885 – Tubinga 1977) amico di Benjamin, Brecht, Kracauer, Adorno, esule in Svizzera durante la Prima guerra mondiale lascia la Germania dopo l’avvento di Hitler e vive a Parigi, Praga e poi negli Stati Uniti. Torna in Germania nel 1949 e si stabilisce all’Est (DDR) fino al 1961. Dopo la costruzione del mura si trasferisce in RFT e insegna nell’Università di Tubinga fino alla morte. ‘Fenomenologia degli stati utopici della coscienza’ Contiene il capitolo 55. Karl Marx e l’umanità; il materiale della sperazna (pag 1564-1588)”,”TEOS-145-FF”
“BLOCH Ernst, a cura di Virginio MARZOCCHI”,”Marxismo e utopia.”,”Ernst Bloch (1885-1977) si laureò a Würzburg nel 1908 e durante la Prima guerra mondiale si trasferì in Svizzera per le sue convinzioni pacifiste. All’avvento del nazismo emigrò negli Stati Uniti. Ha scritto ‘Principio Speranza’, ‘Ateismo nel cristianesimo’, ‘Karl Marx’, ‘Thomas Münzer’ (Muntzer)”,”FILx-389-FF”
“BLOCH Ernst”,”Soggetto – Oggetto. Commento a Hegel.”,”Ernst Bloch nato nel 1885 ha studiato a Berlino con? Simmel e ha frequentato a Heidelberg assieme a Lukàcs e Jaspers il circolo di Max Weber. Protagonista della cultura d’avanguardia negli anni Venti e Trenta è costretto dal nazismo ad un lungo esilio con tappe a Zurigo, Vienna, Praga e Cambridge, Mass. Nel 1949 con la nascita della DDR inizia ad insegnare a Lipsia, insegnamento che abbandonerà nel 1957 per divergenze ideologiche con i colleghi, sostenuti dalle autorità politiche. Marx Engels Lenin Hegel “”Nella filosfia della storia di Hegel, così come nella sua filosofia della natura, il figlio genera la madre, lo spirito la natura, la religione cristiana il paganesimo, il risultato il principio”” (Marx-Engels, La sacra famiglia, Roma, Rinascita, 1954, p. 180) (pag 427) “”Engels ha scritto una ‘Dialettica della natura’ sulle orme di Hegel, dalla ‘Filosofia del diritto’ di Hegel Marx ha mutuato la fondamentale distinzione «società civile – Stato» ed altro ancora, che è di valore contenutistico e non più solo «metodologico». ‘L”Estetica’ di Hegel è prevalentemente basata sui rapporti sociali ed è correlata ad essi in modo volutamente significativo e concreto non meno dell’ «ideale»; Marx si riferisce al concetto di arte hegeliano dovunque il fatto ideologico sfoci nel fatto «cultura». Lenin lo tiene presente, allorché afferma che «la dottrina di Marx è sorta come ‘continuazione’ diretta e immediata della dottrina dei più grandi rappresentanti della filosofia, dell’economia politica e del socialismo» (‘Drei Quellen und drei Bestandteile des Marxismus’, Werke, XVI, p. 349; Cfr. Lenin, ‘Tre fonti e tre parti integrali del marxismo’, in Opere, Roma, Editori Riuniti, 1954-1970, vol. XIX, p. 9). Amplissime parti di Hegel – meno che mai va dimenticata la ‘Filosofia della religione’ (Sinistra hegeliana, Feuerbach) appartengono perciò alla storia dei tramiti culturali del marxismo, del marxismo che, come è noto non è concluso. In ciò il marxismo è, e resta, anche come «continuazione», un ‘novum’, nei confronti non solo di Hegel, ma dell’intera filosofia fino ad allora; un ‘novum’ poiché qui si palesa la filosofia non, come fino ad allora, d’una società di classi, bensì dell’abolizione della società di classi”” (pag 427-428) [Ernst Bloch, ‘Soggetto – Oggetto. Commento a Hegel’, Il Mulino, Bologna, 1975, pag 428-429]”,”HEGx-060-FF”
“BLOCH Marc”,”L’étrange défaite. Témoignage écrit en 1940.”,”Marc Bloch (1886-1940) Edizione elettronica realizzata da Pierre Palpant. Originale: Société des Éditions Franc-Tireur, Paris, 1946; l’edizione cartacea contiene una prefazione di Georges Altman “”On sait le mot dont Marx se plaisait à stigmatiser les mouvements sociaux sans envergure: ‘Kleinbürgerlich’. A-t-il été rien de plus «petit bourgeois» que l’attitude, durant ces dernières années et pendant la guerre même, de la plupart des grands syndicats, de ceux des fonctionnaires, notamment?”” (pag 88)”,”FRQM-063″
“BLOCH Marc”,”Apologie pour l’histoire ou métier d’historien.”,”Marc Bloch (1886-1940) Edizione elettronica realizzata da Pierre Palpant. Originale: Librairie Armand Colin, Paris, 2° ed. 1952, p. 112, 1° ed. 1949 Comprendere il presente attraverso il passato e il passato attraverso il presente Giudicare o comprendere? “”La formula del vecchio Ranke è celebre: lo storico non si propone nient’altro che di descrivere le cose «come esse sono accadute, ‘wie es eigentlich gewesen’. Erodoto aveva detto prima di lui: “”raccontare ciò che fu, ton eonta”””” (pag 80)”,”STOx-334″
“BLOCH Marc, a cura di Annette BECKER e Étienne BLOCH”,”L’Histoire, la Guerre, la Résistance.”,”Fustel de Coulanges (Histoire des institutions politiques de l’ancienne France, ndr) e Marx (pag 391-392) (Concezione della storiografia come scienza dei fatti sociali) “”Ma l’influenza di un milieu intellettuale è una cosa sottile, che si respira con l’atmosfera. Non è difficile rilevare, nella ‘Storia delle istituzioni politiche’, sorprendenti corrispondenze con le grandi correnti di pensiero del diciannovesimo secolo, Romanticismo? Il suo impulso, nella sua prima vivacità, era morto quando Fustel iniziò a scrivere. In un certo senso, si può dire che l’austero studioso era perennemente in reazione contro la storia romantica, troppo veloce per generalizzare a volontà, troppo amante dei colori sgargianti, in una parola troppo schiavo della sua sensibilità. (…) Fustel conosceva il nome di Marx? forse, ma temo, solo come quello di un pericoloso agitatore o di un fallace utopista. Come il padre del materialismo storico, tuttavia, apparteneva a quella generazione che di fronte allo spettacolo o chiaramente percepita o oscuramente sentita delle grandi trasformazioni economiche del XIX secolo, prese coscienza dell’importanza dei fattori materiali, e fu Fustel e non Marx che scrisse – con qualche esagerazione credo, ma comunque con un sentimento molto più corretto di quanto non fosse stato prima di lui di certe necessità storiche – che per spiegare “”come si sono edificati”” e “”come sono crollati”” i regimi politici “”dobbiamo guardare a come gli interessi si sono raggruppati e si sono stabiliti””, “”si sono trasformati o sono cambiati””. Non ha mai, per quanto ne so, pronunciato i nomi di Lamarck o Darwin, né quello di August Comte; se con Berthelot e Claude Bernard ha intrattenuto, per quanto ne so, qualche relazione, erano indubbiamente solo lontani rapporti da collega a collega. Tuttavia, la sua opera non sembra essere tutta permeata di evoluzionismo e tutta immersa in questa atmosfera di determinismo scientifico che fu il segno vittorioso della grande epoca in cui visse?”” “”Mais l’influence d’un milieu intellectuel est chose subtile, et qui se respire avec l’atmosphère. Il n’est pas malaisé de déceler, dans l’ ‘Histoire des institutions politiques’ frappantes correspondances avec les grands courants de pensée du XIXe siècle, en son milieu. Le romantisme? Son élan, dans sa vivacité première, était mort, quand Fustel se mit à écrire. En un certain sens, l’on peut dire que l’austère savant a été perpétuellement en réaction contre l’histoire romantique, è son gré trop prompte aux généralisations, trop amie des couleurs vives, en un mot trop esclave de sa sensibilité. (…) Fustel connaissait-il le nom de Marx? peut-être, mais je le crains, seulement comme celui d’un dangereux agitateur ou d’un fallacieux utopiste. De même que le père du matérialisme historique cependant, il appartenait è cette génération qui devant le spectacle ou clairement perçu ou obscurément ressenti des grandes transformations économiques du XIXe siècle, prit conscience de l’importance des facteurs matériels, et c’est Fustel et non pas Marx qui a écrit – avec quelque exagération je crois, mais tout de même avec un sentiment beaucoup plus justee qu’on ne l’avait eu avant lui de certaines nécessités historiques – que pour expliquer «comment se sont édifiés» et «comment sont tombés» les régimes politiques «il faut regarder comment les intérêts se sont groupés et assis», «se sont transformés ou déplacés». Il n’a jamais, à ma connaissance, prononcé les noms de Lamarck ou de Darwin, pas plus que celui d’August Comte; si avec Berthelot et Claude Bernard il a, ce que j’ignore, entretenu quelques relations, ce n’ont été sans doute que de lointains rapports de collègue à collègue. Son oeuvre cependant n’apparaît-elle pas tout pénétrée d’évolutionnisme et toute baignées dans cette atmosphère de déterminisme scientifique qui a été le signe victorieux de la grande époque où il a vécu?”” (pag 391-392) [Marc Bloch, a cura di Annette Becker e Étienne Bloch, ‘L’Histoire, la Guerre et la Résistance’, Le Grand Livre du Mois, Paris, 2006] Trecc: Fustel de Coulanges, Numa-Denis. – Storico (Parigi 1830 – Massy, Essonne, 1889). Insegnò nelle univ. di Strasburgo (1860-70) e di Parigi (1875-88). La cité antique (1864; trad. it. 1914) poggia sopra due intuizioni fondamentali: che il culto degli antenati e del focolare hanno avuto per i Greci e per i Romani più antichi un significato assai più profondo dei culti e miti degli dei maggiori; e che lo stato antico è unità gentilizia e sacrale. Nell’altro celebre lavoro, Histoire des institutions politiques/””>politiques de l’ancienne France (2 voll., 1875-88; ed. post. completa a cura di C. Jullian, 6 voll., 1888-92), e in tutte le ricerche che affiancarono quest’opera, F. nega che i Germani abbiano innestato nella civiltà romana istituzioni politiche nuove. Altri scritti sono raccolti in Recherches sur quelques problèmes d’histoire (1885). Particolarmente rilevante la sua concezione della storiografia quale “”scienza dei fatti sociali””.”,”STOx-335″
“BLOCH Marc”,”La società feudale.”,”Marc BLOCH, insigne maestro alla Sorbona, tramutatosi in umile soldato del maquis, arrestato e torturato, venne fucilato dai tedeschi nel Val de Saone (Lione) il 16 giugno 1944 a 58 anni. Il libro è uscito per la prima volta nella Collana ‘l’Evolution de l’Humanité’ diretta da Henri BERR”,”STOS-004-FRR”
“BLOCH Marc”,”La fine della comunità e la nascita dell’ individualismo agrario nella Francia del XVIII secolo. (Tit. orig.: La lutte pour l’ individualisme agraire dans la France du XVIII siècle)”,”””I tentativi di riforma agraria, incentrati sulla rottura con le antichie servitù collettive, furono, nel XVIII secolo, un fenomeno europeo. In nessun angolo del continente, è vero, conobbero la medesima intensità e il medesimo successo che in Gran Bretagna. Ma dovunque, se non altro, vi si pose mano”” (pag 107)”,”FRAA-001-FRR”
“BLOCH Marc, a cura di Lucien FEBVRE e Fernand BRAUDEL”,”Lineamenti di una storia monetaria d’Europa.”,”Marc Bloch (1886-1944) ha pubblicato con Einaudi ‘Apologia della Storia’, ‘I re taumaturghi’, ‘La società feudale’.”,”EURE-001-FMDP”
“BLOCH Marc”,”La società feudale.”,”Marc Bloch nato a Lione nel 1886, insegnò all’Università di Strasburgo dal 1919 al 1936 e poi alla Sorbona. Prese parte alla Resistenza e, arrestato dai tedeschi, venne fucilato nel 1944. Ha pubblicato molte opere tra cui in italiano: ”Lineamenti di una storia monetaria d’Europa’.”,”STOx-001-FMDP”
“BLOCH-LAINE’ François BOUVIER Jean”,”La France restaurée, 1944-1954. Dialogue sur le choix d’une modernisation.”,”Malthusianesimo d’impresa. “”La première exigence serait de définir le «malthusianisme» d’entreprise. Le problème n’est pas d’en nier la possibilité ou l’existence, puisque les manifestations en sont de mieux en mieux connues et datées, grâce aux recherches accumulées sur la base d’archives de grandes entreprises. Il est plus intéressant de constater sous quels types de contraintes, qui s’imposent à l’entrepreneur, les choix dits malthusiens sont pris, et de quelle logique ils rèvelent. Le malthusianisme essentiel d’entreprise, lorsqu’il se déploie, n’est autre qu’une stratégie défensive (et non plus offensive) du profit, utilisant comme procédures à doses variables: le ralentissement de l’innovation technologique; le freinage de l’investissement de «capacité»; la régulation en baisse de la production et de l’offre (par les spéculations sur les stocks); le maintien de prix de vente les plus élevés possibles grâce aux «ententes», «cartels» et «syndicats». Concurrence «oligopolistique», disent les économistes depuis la fin des années trente, et vieilles pratiques internationales. Malthusianisme donc, par la programmation d’une rarité relative. Et les examples ne manqueraient pas avant 1914, avant 1939, et depuis 1945. Oui, mais… D’un côté, il a existé, des stratégies offensives de cartels, misant tout au contraire sur la modernisation des équipements et la dynamisation de la production (telle la sidérurgie française d’avant 1914. D’ailleurs, longue durée, qu’est la croissance capitaliste sinon une série dynamique d’innovations en chaine? Marx lui-même le savait. Et de l’autre, le choix défensif d’une politique malthusienne n’est que réponse et adaptation à une situation devenue défavorable du marché, ou à des perspectives prévues comme telles, donc à une conjoncture qui se dérobe (ralentissement des ventes, baisse des prix de vente) annonçant une «surproduction relative», relative aux effectives et immédiates capacités d’achat du marché. «Anticipations rationnelles» somme toute, pour emprunter le vocabulaire de l’analyse néo-libérale. Alors, le malthusianisme d’entreprise est à considérer comme un fait de conjoncture plutôt que comme un trait de «structure», encore moins de «mentalité» ou de «propension à…». Il relève d’une approche historique, concrète, datée, soucieuse d’expliquer des stratégies de firmes, changeantes au cours du temps, en fonction des modifications de leur environnement”” (pag 36-37) (Jean Bouvier, Chapitre premier. ‘Deux problématiques’)”,”FRAE-058″
“BLOK Aleksandr a cura di Igor SIBALDI”,”Gli ultimi giorni del regime zarista.”,”Quest’opera di BLOK piacque molto a TROTSKY che la citò ripetutamente nella sua ‘Storia della rivoluzione russa’. BLOK, il maggiore poeta del ‘900 russo, redasse questo testo nel 1917-1918 per presentare alla nazione i lavori della Commissione Straordinaria incaricata di indagare sui crimini degli ex ministri ed alti funzionari. Il racconto è molto preciso e ricco di fatti.”,”RIRx-075″
“BLOK Anton”,”La mafia di un villaggio siciliano 1860-1960. Imprenditori, contadini, violenti.”,”Anton Blok insegna antropologia all’Università di Amsterdam. É autore di Antropologische Perspektieven e di numerosi saggi sul banditismo nell’Olanda del secolo XVIII.”,”ITAS-020-FL”
“BLOK Aleksandr, a cura di Igor SIBALDI”,”Gli ultimi giorni del regime zarista.”,”Resoconto che Aleksandr Blok, il maggior poeta del ‘900 russo, redigeva nel 1917-’18, per presentare alla nazione i lavori della Commissione Straordinaria incaricata di indagare sui crimini degli ex ministri ed alti funzionari.”,”RIRx-107-FL”
“BLOM Philipp”,”Il primo inverno. La piccola era glaciale e l’inizio della modernità europea (1570-1700).”,”Philipp Blom (Amburgo, 1970) ha studiato filosofia, storia moderna e cultura ebraica a Vienna e a Oxford. Storico, giornalista, autore e traduttore, scrive per riviste e quotidiani europei e americani, tra cui ‘Financial Times’, ‘The Indipendent’, ‘The Guardian’. Ha pubblicato per Marsilio nel 2019, ‘La grande frattura. L’Europa tra le due guerre (1918-1919)’. “”Per far carriera in un ambiente urbano occorrevano capacità diverse da quelle spendibili nelle campagne, e anche in questo campo gli olandesi sono stati dei pionieri, come del resto gli inglesi. Nelle città l’ascesa sociale risultava più agevole che in passato: affermarsi e fare strada grazie al talento personale e al duro lavoro non era più del tutto impossibile. Per limitarci a un solo esempio ben noto, Rembrandt van Rijn (1606-1669) era figlio di un mugnaio di Leida, e soltanto una generazione prima, molto probabilmente, avrebbe rilevato l’impresa di suo padre. Ora invece aveva potuto studiare, ricevere una formazione umanistica, iscriversi all’università e poi abbandonare gli studi per entrare a bottega dal pittore Jacob Isaacszoon van Swanenburgh e poi da Pieter Lastman, ad Amsterdam, prima di farsi una posizione indipendente nella metropoli. Nell’ambiente dinamico di una città in rapida crescita Rembrandt non aveva trovato soltanto clienti facoltosi, ma anche una finestra sul vasto mondo. Comprava e rivendeva opere d’arte e acquistava gli oggetti esotici che le navi mercantili portavano dall’Asia e delle altre regioni del mondo. Non gli servivano soltanto da accessori alle proprie composizioni: il collezionismo di oggetti extraeuropei era una moda che rispecchiava anche una certa consapevolezza del mondo, un mondo che andava ben al di là dei confini dell’Olanda e dell’Europa”” (pag 82-83)”,”STOS-208″
“BLOND Georges”,”La Grande Armée 1804 – 1815.”,”NAPOLEONE rimbrottava BERTHIER dicendogli che era un buono a nulla ma sapeva che questo maresciallo incapace di comandare a un livello elevato era, come capo di Stato maggiore, la perfezione. Il pensiero del capo supremo appena espresso, BERTHIER lo sviluppava nella sua interezza e nelle sue sfumature. Mai lo discuteva, mai lo metteva in dubbio e, con una rapidità ed una efficacia rara, lo trasmetteva ai diversi livelli in termini di una chiarezza assoluta. Ma BERTHIER durante i Cento Giorni non era più: si era ucciso il 1° giugno 1815. Era stato trattenuto a Bamberg impedendoglio di raggiungere NAPOLEONE. Secondo BLOND, BONAPARTE commise un grande errore di giudizio nominando SOULT, capo di SM al posto di BERTHIER. Il cervello di SOULT era quello di un buion tattico capace di rapide combinazioni sul campo di battaglia ma mancava totalmente di qualità d’ ordine e di organizzazione necessarie per dirigere un grande SM.”,”FRAN-026″
“BLOND Georges”,”La liberté ou la mort. La grande armée du drapeau noir. Les anarchistes à travers le monde.”,”Nato a Marsiglia, BLOND Georges, fu inizialmente un marittimo. Fece poi diversi mestieri tra cui il giornalista. E dopo la guerra scrittore.”,”ANAx-114″
“BLOND Georges”,”Storia della filibusta.”,”‘I Fratelli della Costa, visti su questo sfondo, appaiono animati, più o meno consapevolmente, da un’aspirazione alla libertà e all’uguaglianza non molto diversa da quella che poi si doveva esprimere nella Rivoluzione francese e in tutti i moti popolari successivi, fino ai più recenti.’ (dal risvolto di copertina) Quarto periodo: ‘Jean Laffite dalla pirateria al marxismo’ (pag 277-) in cui: ultimo cap. V: Il marxismo e l’amore (pag 359-370) Presunti rapporti di Laffite con Marx Engels giovani (pag 364-365)”,”STOS-205″
“BLONDEL Jean SEGATTI Paolo”,”Politica in Italia. I fatti dell’anno e le interpretazioni. Edizione 2003.”,”Saggi di Maurizio COTTA e Luca VERZICHELLI Gianfranco BALDINI e Guido LEGNANTE James L. NEWELL Gianfranco PASQUINO David NELKEN Paolo ONOFRI Giliberto CAPANO e Marco GIULIANI Asher COLOMBO Giuseppe SCIORTINO Renzo COSTI Aris ACCORNERO Eliana COMO Filippo ANDREATTA Elisabetta BRIGHI Giuseppe BERTA Susy Monica LELLI”,”STAT-521″
“BLOOM Harold”,”El canon occidental. La escuela y los libros de todas las epocas.”,”BLOOM Harold (1930) è uno dei più prestigiosi critici letterari. Qui recupera l’ idea di ‘canone’ o ‘catalogo dei libri precettivi’. Ci propone una panoramica della storia della letteratura occidentale attraverso 26 autori che considera capitali.”,”VARx-041″
“BLOOM Harold”,”La saggezza dei libri.”,” “”La popolarità del Vangelo di Tommaso fra gli americani è un altro segno dell’effettiva esistenza di quella “”religione americana”” di cui parlavo sopra:é una religione senza credo, orfica, entusiastica, proto-gnostica, post-cristiana. A differenza dei Vangeli canonici, quello di Giuda Tommaso detto Didimo (“”il gemello””) ci risparmia la crocifissione, rende inutile la resurrezione, e non ci presenta un Dio chiamato Gesù. In questa sequenza (se è una sequenza) di aforismi non compare nessun dogma. Nel Vangelo di Tommaso incontriamo un Geù libero e distaccato dal potere (…)”” (pag 349)”,”VARx-492″
“BLOOM Harold”,”Come si legge un libro (e perchè).”,”BLOOM Harold (New York, 1930) è uno dei più celebri e influenti critici letterari americani. “”Kierkegaard, il filosofo danese autore del saggio ‘Sul concetto d’ironia’, osserva che Shakespeare è il più grande degli ironisti, il che è indiscutibile. Anche l’ironista degli ironisti è tuttavia riconosciuto in maniera più autentica e singolare nel personaggio di Amleto, come spiego altrove nel presente volume. Perché leggere? Perché è possibile conoscere a fondo solo pochissime persone, e forse non si conosceranno davvero nemmeno quelle. Dopo aver letto ‘La montagna incantata’, conoscerete bene Hans Castorp, un individuo con cui vale veramente la pena di fare amicizia””. (pag 241)”,”VARx-493″
“BLOOM Harold”,”How to Read and Why.”,”BLOOM Harold (New York, 1930) è uno dei più celebri e influenti critici letterari americani.”,”VARx-494″
“BLOOM Harold”,”Genius. A Mosaic of One Hundred Exemplary Creative Minds.”,”BLOOM Harold La scelta di un centinaio di autori come dichiara l’autore è completamente arbitraria. Molto presenti gli anglosassoni meno presenti altri paesi (in Italia manca per es. Manzoni e mancano molti grandi poeti. Per gli Stati Uniti manca Steinbeck. Per la Russia Cernichevskij. ecc., l’Asia è quasi assente)”,”VARx-495″
“BLOUNT W. Houston”,”The Past as a Challenge to the Future.”,”Fondo Palumberi Houston W. Blount member of the Newcomen Society President and Chief Executive Officer Vulcan Materials Company, Birmingham, Alabama N.R. Berte President Birmingham-Southern College, Birmingham Alabama”,”ECOG-072″
“BLOXHAM Donald”,”Il “”grande gioco”” del genocidio. Imperialismo, nazionalismo e lo sterminio degli armeni ottomani.”,”BLOXHAM Donald insegna storia del Novecento presso l’università di Edinburgo.”,”TURx-002-FL”
“BLUCHE Frédéric RIALS Stéphane a cura; saggi di Jacques KRYNEN Bertrand SCHNERB Jean-Pierre BABELON Yves-Maris BERCE’ François BLUCHE Jean-Louis HAROUEL Guy ANTONETTI Lucien JAUME Jean-Clément MARTIN Benoît YVERT Frédérick BLUCHE Georges CARROT Jean-Luc MAYAUD Stéphane RIALS Guy PEDRONCINI Léo HAMON Jean-Marie DENQUIN Philippe RAYNAUD Pierre BOURETZ”,”Les révolutions françaises. Les phénomènes révolutionnaires en France du Moyen âge à nos jours.”,”Saggi di Jacques KRYNEN Bertrand SCHNERB Jean-Pierre BABELON Yves-Maris BERCE’ François BLUCHE Jean-Louis HAROUEL Guy ANTONETTI Lucien JAUME Jean-Clément MARTIN Benoît YVERT Frédérick BLUCHE Georges CARROT Jean-Luc MAYAUD Stéphane RIALS Guy PEDRONCINI Léo HAMON Jean-Marie DENQUIN Philippe RAYNAUD Pierre BOURETZ Contiene il saggio di Guy PEDRONCINI: ‘Indisciplines pendant al Grande Guerre’ (pag 379-395) Ammutinamenti del 1917 “”Le commandement a naturellement été inquiet de cette extension, mais il n’a pu lui échapper longtemps que ce mouvement ne se tournait pas contre les officiers qu’il s’agissait de crises isolées, cloisonnées, rapidement nées et tout aussi rapidement dénouées – quelques heures le plus souvent, parfois un jour ou deux – comme des feux follets allumés sans plan préconçu, sans concertation, par quelques dizaines d’hommes, rarement par quelques centaines (53). La crise reste en surface: elle ne s’enracine pas. Les réactions du commandement devant une crise aussi exceptionnelle se sont faites à plusieurs niveaux. Les officiers de troupe, dont l’influence personelle sur leurs hommes a souvent permis de limiter les mouvements d’indiscipline, ont, dans bien des cas, tenté de miimiser les incidents, soit qu’ils partageassent le point de vue de leurs hommes, soit qu’ils eussent souci de leur épargner les conséquences graves d’actes qui relevaient d’un “”moment de vertige””, soit enfin qu’ils ne tinssent point à se voir reprocher de n’avoir pas empêché les refus d’obéissance. Les services de renseignements continuèrent d’abord sur leur lancée, mais ils en revinrent très vite, dès début de juin, à une vue plus militaire des origines du mouvement. Ils abandonnèrent également leur interprétation pacifiste de la crisi lourqu’ils constatèrent que la propagande pacifiste continuait après la fin des mutineries sans entraîner l’apparition de nouveaux mouvements”” (pag 389-390) (53) Une seule exception: la mutinerie de la brigade du général Bulot, qui réunit 2000 manifestants”,”MFRx-368″
“BLUCHE Frédéric RIALS Stéphane TULARD Jean”,”La Rivoluzione francese.”,”Frédéric Bluche e Stéphane Rials, professori presso l’Università di diritto, economia e scienze sociali di Parigi. Jean Tulard, professore alla Sorbona, è autore di numerosi saggi, gran parte dei quali tradotti in italiano: Napoleone. Il mito del salvatore, Vita quotidiana in Francia ai tempi di Napoleone, Napoleone e il Grande Impero.”,”FRAR-019-FL”
“BLÜHER Rudolf”,”Moderne Utopien. Ein Beitrag zur Geschichte des Sozialismus.”,”Thomas More. “”In diesen Jahren wurde More in den Kampf hineingezogen, der zwischen den beiden vorwärtsdrängenden Geistesrichtungen der Zeit entsprang, zwischen Reformation und Humanismus.”” (pag 19) “”In questi anni More è stato attirato dalla lotta tra le due forti tendenze d’avanguardia dello spirito del tempo, tra Riforma e Umanesimo”” “”So gelangte man zu der Überzeugung, Staaten und Speziell den besten Staat konstruieren zu können. Eine solche Staatskonstruktion, gegründet auf dem Prinzip des Kommunismus, ist nun die Utopie””. (pag 21) “”Così si è arrivati alla convinzione di poter concepire lo Stato e in particolare il miglior Stato. Una tale costruzione di Stato, fondata sul principio del comunismo, è adesso l’ Utopia”””,”SOCU-131″
“BLUM Leon”,”L’ exercice du pouvoir. Discours prononces de Mai 1936 a Janvier 1937.”,”””…nous nous gardons bien d’ elever un soupcon sur la volonté de paix que le Chancelier Hitler a proclamée dans des occasions solennelles”” (BLUM, 24 gennaio 1937).”,”FRAV-071″
“BLUM Oscar”,”Russische Köpfe. Kerenski, Plechanov, Martov, Cernov, Savinkov-Ropschin, Lenin, Trotsky, Radek, Lunacharsky, Dzerzinsky, Cicerin, Zinoviev, Kamenev.”,”””Radek è il grande avventuriero della rivoluzione d’ Ottobre””. (pag 90) “”Lenin, Trotsky, Radek: il triumvirato della rivoluzione d’ Ottobre. Tutti gli altri sono comparse, materiale umano più o meno funzionale””. (pag 91)”,”RIRB-070″
“BLUM William”,”Il libro nero degli Stati Uniti.”,”BLUM William è stato funzionario del dipartimento di Stato USA, lasciò l’ incrico nel 1967, a 34 anni, per protesta contro la guerra in Vietnam. Autore di inchieste sulla CIA, Vietnam e sul colpo di stato in Cile nl 1973, ha pubblicato in italiano ‘Con la scusa della libertà’ (Tropea, 2002). Jean-Bernard Aristide restò in carica come presidente di Haiti meno di otto mesi, prima di essere deposto, il 29 settembre 1991, da un colpo di Stato militare nel quale molte centinaia dei suoi sostenitori furono massacrati e altre migliaia fuggirono nella Repubblica Dominicana o via mare. Il presidente haitiano, di corporatura esile, che negli anni immediatamente precedenti era sopravvissuto a diversi gravi attentati e all’ incendio della chiesa dove si trovava in preghiera, si salvò soprattutto grazie all’ intervento dell’ ambasciatore francese. Solo il Vaticano riconobbe il nuovo governo militare, sebbene, naturalmente, il colpo di Stato fosse stato appoggiato dall’ élite dei ricchi. “”Ci hanno aiutato moltissimo””, disse il nuovo capo della polizia del paese, nonché principale cospiratore del colpo di Stato, Joseph Michel Francois, “”perché noi li abbiamo salvati””. Non è affiorata nessuna prova evidente di una complicità diretta degli Stati Uniti anche se, come vedremo, la CIA aveva finanziato e addestrato tutti gli elementi importanti del nuovo regime militare (…)””. (pag 551-552)”,”USAQ-035″
“BLUM Leon”,”Les congrès ouvriers et socialistes francais. I. 1876-1885″,”Quarto congresso operaio socialista (Le Havre, 1880). “”(…) Nel partito operaio, dissensi personali, velocemente soffocati, si erano già accesi. Così Jules Guesde, aveva obbligato Benoit Malon, ritornato dall’ esilio, a rifiutare una offerta di collaborazione al giornale di Rochefort, l’ Intransigeant. La redazione del programma minimo aveva fatto nascere qualche difficoltà tra Guesde e si suoi amici, da una parte, Malon e Paul Brousse, dall’ altra. Paul Brousse, ex membro dell’ Internazionale e amico di Bakunin, si era a poco a poco allontanato dall’ anarchia “”dopo la condanna a due mesi d prigione e la sua espulsione dalla Svizzera, per incitazione al regicidio, nel 1879… Sul giornale Le Travail che pubblicava a Londra, egli raccomandava apertamente l’ unione con i collettivisti…””. La pubblicazione di un programma minimo votato a Parigi aveva comunque definitavemente separato Brousse come Guesde dal partito anarchico. Sia quel che sia, queste querelles si erano ben presto estinte, e, nell’ ottobre 1880, Guesde, Malon e Brousse si unirono per fondare insieme a Lione un giornale quotidiano socialista, l’ Emancipation””. (pag 59-60)”,”MFRx-245″
“BLUM Leon”,”Les congrès ouvriers et socialistes francais. II. 1886-1900.”,”1° congresso generale delle organizzazioni socialiste francesi, Parigi 1899. “”Questo congresso si è aperto il 3 dicembre, al ginnasio Japy, boulevard Voltaire. Si svolgerà fino all’ 8 dicembre. I dibattiti prendono nell’ insieme, un’ importanza e un’ ampiezza veramente magistrale. (…) I cittadini Revelin, Carnaud, Viviani, Salembier, Heppenheimer, Ponard, parlano nello stesso modo (di Jaures ndr); Briand imputa ai guesdisti la responsabilità di queste “”deviazioni”” che condannano; Albert Richard, Faberot, Allemane fanno un appello alla concordia. Essi affermano che troppo spazio è dato nella propaganda all’ azione puramente politica, ma che i militanti, quando le libertà pubbliche sono in pericolo, devono schierarsi al fianco delle libertà pubbliche. Vaillant e Guesde rispondono che la lotta di classe vieta in modo assoluto la partecipazione di un socialista a un governo borghese. Altrimenti, il proletariato arriverà a confondere la politica della classe operaia con quella del capitalismo; esso si troverebbe disorientato, disperso, e perderebbe ogni fiducia nel socialismo. D’altra parte è inesatto comparare l’ azione ministeriale con l’ azione elettorale. (…) Un socialista che entra in un governo non appartiene più al socialismo; egli non rappresenta che gli interessi dei capitalistici””””. (pag 183)”,”MFRx-246″
“BLUM Albert A. PLOVSING Jan”,”Organizing danish white collar workers: the attitudes of white collar union officials.”,”BLUM Albert A. è della Michigan State University. Terziario e lavoro impiegatizio nell’ industria. “”From 1950 to 1969, the numer of white collar workers in Denmark went up from 433.000 to 829.000, or from about 23 percent of the labor force in 1950 to 35 percent in 1969. Thus, as in other developed societies, Denmark is following the trend that an ever-increasing share of its workers wear white collars. This change in labor force mixture will have many implications for a society – surely in its labor relations. For example, the main Danish white collar union, the Union of Commercial and Clerical Employees (HK), is rapidly expanding. It had 62.000 members in 1950, 112.000 in 1965, and 138.000 in 1969″”. (pag 157) Organizzazione sindacale degli impiegati o colletti bianchi. “”Despite the difficulties in the way of organizing clerks, HK officials continue optimistic. Of the 145 officers queried, 113 or 78 percent, believe that more and more white collar workers will join unions. The reasons for their optimism are given in Table 2. (…)””. (pag 163)”,”MEOx-078″
“BLUM Jerome”,”Lord and Peasant in Russia. From the Ninth to the Nineteenth Century.”,”Jerome Bkum, Henry Charles Lea Professor of History at Princeton University, is also the author of The Emergence of the European World and The European World Since Eighteen Fifteen. Lord and Peasant in Russia was awarded the Herbert Baxter Adams Prize of the American Historical Association in 1962. Foreword, Introduction, Glossary, List of Works Cited, Index, Maps, Notes, Abbreviations, Princeton Paperbacks,”,”RUSx-080-FL”
“BLUM Léon, a cura di Maria Grazia MERIGGI”,”Il discorso di Tours (27 dicembre 1920).”,”Maria Grazia Meriggi, già professoressa di Storia contemporanea presso l’Università di Bergamo, ha fatto parte del direttivo della SISLav (Società italiana di storia del lavoro) che ha contribuito a fondare, e collabora con istituti di ricerca in Italia e Francia. Per Biblion ha curato ‘L’alimentazione dell’operaio russo prima e dopo la guerra’ di Elena O. Kabo (2019) e ‘Un proletariato negato. Studio sulla situazione sociale ed economica degli operai ebrei’ di Leonty Soloweitschik (2020).”,”MFRx-390″
“BLUMENBERG Werner – LANGKAU Götz”,”””Einige Briefe Rosa Luxemburgs und andere Dokumente”” (Alcune lettere di R.L. e altri documenti) – “”Briefe Rosa Luxemburg im IISG. Ein Nachtrag”” (Lettere di R.L. nell’ IISG. Un supplemento).”,”””La lingua è ancora un maledetto impedimento dell’ Internazionale”” (pag 4, 2° parte) Questione Gradnauer. Lettera di Bebel del 3 novembre 1898. “”Egregio collega! Se potessi esprimere una richiesta, sarebbe questa: non accetti le dichiarazioni della compagna Luxemburg. Non conosco queste dichiarazioni, ma secondo informazioni che mi sono state trasmesse da un compagno di partito di Dresda nel modo più obiettivo, la compagna Luxemburg non aveva nessuna ragione per reagire nel modo in cui ha reagito. La commissione (per la) stampa le aveva dato ragione in tutte le questioni essenziali. Trovo anche corretto che la commissione vietasse la pubblicazione della sua – della Luxemburg – dichiarazione contro Gradnauer e particolarmente della dichiarazione incredibilmente indelicata contro i suoi colleghi di redazione (…). Kautsky che ho incontrato per caso stamattina, la pensa come me, e se io incontrassi la compagna Luxemburg, le direi la mia opinione in un modo ancora più franco. Ciò che mi irrita particolarmente, è che la compagna L. si è comportata troppo come donna e troppo poco come compagna di partito e ciò mi ha deluso. Questo è spiacevole. Cordiali saluti. Suo Bebel.”” “”Rosa Luxemburg aveva anche ragione ad osservare che l’ animosità dei colleghi indotta dalla singolare direzione della redazione da parte di Parvus fosse una fòmite favorevole alle divergenze. Un vero giornalista doveva cedere alla disperazione nel vedere Parvus usare il giornale solo come strumento della polemica riempiendolo con articoli sulla politica di partito ed articoli polemici per pagine intere, con articoli di fondo di dieci, dodici e più continuazioni. Rosa Luxemburg non aveva questa inclinazione; però il suo tono era tagliente e sarcastico, soprattutto nei confronti di Gradnauer.”” (pag 7) “”August Bebel, che sapeva apprezzare una franca critica e che non aveva lo sguardo annebbiato neppure per le debolezze del partito, consiglia ripetutamente “”di polemizzare possibilmente poco contro certe persone. Una polemica di questo genere applicata in maniera più aspra, fa effetto anche senza nominare la persona””. Prima del congresso del partito di Lubecca espresse la sua preoccupazione sulle conseguenze di una degenerazione della polemica: “”Ho letto gli articoli di Parvus sull’ opportunismo. Ma dubito che al momento presente siano efficaci. Con la lotta che scoppierà a causa dei Sozialistische Monatshefte (Quaderni socialisti mensili), questi articoli saranno sfruttati di nuovo per provare che non si può scrivere su un giornale senza che “”gli uomini più meritevoli del partito”” vengano sgridati malamente. E’ vero che gli articoli non sono una sgridata, ma una critica obbiettiva, anche se essa non è sempre nel giusto. I sentimentali però che sono contro tutte le personalizzazioni e per soprammercato hanno Parvus sullo stomaco, prendono partito contro ciò, e così la nostra posizione sarà resa molto difficile. Non puoi immaginare quale animosità c’è nel partito contro Parvus e anche contro la Rosa, e anche se io non sono del parere di dover tener conto di questo pregiudizio, non si può neanche trascurarlo completamente””. (pag 8-9)”,”LUXD-075″
“BLUMENBERG Werner”,”Karl Marx. An Illustrated History.”,”BLUMENBERG Werner è stato un membro della opposizione e resistenza clandestina cotnro Hitler sia in Germania che all’estero, in Olanda. Fu capo della sezione tedesca dell’ Institute for Social History fino alla sua morte nel 1964.”,”MADS-476″
“BLUMER Giovanni”,”La rivoluzione culturale cinese. Prodromi, fondamenti ideologici, fasi: la storia di ieri e le prospettive di domani.”,”Giovanni BLUMER è nato a Bergamo nel 1938; vive in Svizzera ed è cittadino elvetico. Nel 1965-66 è stato a Shanghai come insegnante di lingua tedesca. Studiosi di problemi internazionali, svolge attività pubblicistica in particolare riguardo alla storia contemporanea della Cina. Sta preparando uno studio sui rapporti tra l’ Internazionale e il movimento comunista cinese.”,”CINx-120″
“BLUNDELL Stephen”,”Superconductivity. A Very Short Introduction.”,”Stephen Blundell is Professor of Physics at Oxford University Department of Physics and Fellow of Mansfield College. Acknowledgements, List of Illustrations, Dramatis personae, Further reading, Index, A Very Short Introduction 204,”,”SCIx-202-FL”
“BO Giorgio”,”Un bilancio per una politica.”,”Discorso pronunciato alla Camera dei Deputati il 20 ottobre 1961 a chiusura della discussione sul bilancio delle partecipazioni statali”,”ITAE-416″
“BOARELLI Mauro”,”La fabbrica del passato. Autobiografie di militanti comunisti (1945-1956).”,”Mauro Boarelli è nato a Macerata nel 1962. Ha conseguito il dottorato di ricerca in storia all’Istituto universitario europeo di Fiesole. Vive e lavora a Bologna (2007) dove si occupa di progettazione culturale presso un ente pubblico. “”Nell’introduzione al primo volume della sua ‘Storia del Partito comunista italiano’, Paolo Spriano scriveva: “”La storia di un partito politico non può non essere in primo luogo storia del suo, o dei suoi, gruppi dirigenti”” (44). Pubblicata tra il 1967 e il 1975, l’opera di Spriano è ancora oggi la sintesi più ampia, solida e ambiziosa prodotta dalla storiografia comunista. Ma il suo assunto di partenza ne limita il campo di indagine escludendone i militanti e assumendo un punto di vista esclusivamente maschile, perché maschili sono stati, in prevalenza, i gruppi dirigenti del partito. Questa mutilazione dell’analisi storica ha impedito a Spriano e a molti altri autori di interrogarsi intorno a questione cruciali, prima fra tutte quella dei modi in cui ceti subalterni hanno appreso e praticato la politica. Questa domanda veniva formulata con chiarezza negli stessi anni da Danilo Montaldi, che nel 1971 diede alle stampa ‘Militanti politici di base’, primo tentativo di interpretare i percorsi biografici e le autorappresentazioni di uomini e donne che, in poche diverse avevano scelto l’impegno politico”” (pag 16) IN APPENDICE, AUTOBIOGRAFIA DI FERRUCCIO PRETI FRANCA SACCHETTI ERMETE COMELLINI GIULIANA COVA ROLANDO NEGRETTI TULLIO MERIGHI BETTINA VANELLI”,”PCIx-453″
“BOAS Marie”,”Il Rinascimento scientifico 1450-1630.”,”Marie BOAS (1919 ha insegnato storia della scienza in varie Università. Ha scritto molte opere. E’ la moglie di A.R. HALL. “”Ma è significativo che in Inghilterra, così come in Italia, chi desiderava attaccare Aristotele e difendere le novità scientifiche, si rifacesse, nel 1585, a Copernico, usandolo come esempio e come arma. (…) (pag 83) “”Negli ultimi decenni del Cinquecento il sistema copernicano, pur contando solo pochi sostenitori, era molto noto (…)”” (pag 84)”,”SCIx-158″
“BOATTI Giorgio”,”Guerra fredda guerra di spie.”,”Storico e giornalista, Giorgio BOATTI è autore fra l’ altro di ‘Enciclopedia delle spie’ (RIZZOLI, 1989), ‘Piazza Fontana, 12 dicembre 1969’, ‘C’era una volta la guerra fredda’ (BALDINI & CASTOLDI, 1994).”,”RAIx-075″
“BOATTI G. CANTARELLI R. CHILANTI F. DOGLIANI P. GAGLIANI D. GIOVAGNOLI G. GOLFIERI O. GOZZINI G. MERENDI E. ORLANDI G. RAVERA C. RIDOLFI M. ZANOTTI W. saggi e testimonianze”,”Alle origini del PCI. Atti del Convegno su Gastone Sozzi. Cesena, 30 novembre – 1° dicembre 1978.”,”Saggi e testimonianze di Giorgio BOATTI Rossella CANTARELLI Felice CHILANTI Patrizia DOGLIANI Dianella GAGLIANI Giorgio GIOVAGNOLI Oberdan GOLFIERI Giovanni GOZZINI Enzo MERENDI Giorgio ORLANDI Camilla RAVERA Maurizio RIDOLFI Walter ZANOTTI “”Testimonianza ulteriore del difficile passaggio ad una organizzazione giovanile internazionale che rinnegasse la tradizione ideale ed istituzionale secondointernazionalista sono proprio i numeri della ‘Jugend-Internationale’, da alcuni storici (quali Gankin e Fisher ed in parte in Humbert-Droz) falsamente giudicata bolscevica e di estrema sinistra sin dal suo nascere; almeno i suoi primi otto numeri, dal settembre 1915 al maggio 1917, presentano invece un indissolubile intreccio di ricordi e di ricostruzioni del passato antimilitarista della Internazionale giovanile di Vienna e delle sue organizzazioni nazionali e di proposte per riallacciare diversi rapporti, su nuove parole d’ ordine, tra federazioni sopravvissute e minoranze giovanili di sinistra in via di formazione””. (pag 63, Patrizia Dogliani)”,”MITC-046″
“BOATTI Giorgio”,”Preferirei di no. Le storie dei dodici professori che si opposero a Mussolini.”,”L’ 8 ottobre 1931 MUSSOLINI impone ai professori universitari il giuramento di fedeltà al regime fascista. Dodici ordinari su 1250 rifiutano di piegarsi al duce, perdendo nello stesso tempo la cattedra e la libertà: Ernesto BUONAIUTI, Mario CARRARA, Gaetano DE-SANCTIS, Giorgio ERRERA, Giorgio LEVI-DELLA-VIDA, Fabio LUZZATTO, Piero MARTINETTI, Bartolo NIGRISOLI, Francesco ed Edoardo RUFFINI, Lionello VENTURI, Vito VOLTERRA. BOATTI Giorgio, giornalista, ha al suo attivi molti volumi dedicati alla storia contemporanea. “”A salvare il bilancio familiare di Levi Della Vida, visto che non bastano le collaborazioni alla Treccani, interviene il viceprefetto della Biblioteca Vaticana Eugene Tisserant, anche lui studioso di cose islamiche, che incarica l’ orientalista di redigere il catalogo dei manoscritti arabi lì conservati. Nella biblioteca vaticana, tra gli altri colleghi, lavora fianco a fianco con il futuro statista Alcide De Gasperi: “”s’ incontravano spesso in ascensore, mantenendo reciprocamente rapporti di costante cordiale rispetto; ma niente di più””. (…) Nell’ ottobre del 1936 Vito Volterra è accolto nell’ Accademia Pontificia delle Scienze, su regia di padre Gemelli che ne è il presidente””. (pag 129) Lionello Venturi. “”Nel 1925 Venturi è altresì tra i firmatari del Manifesto Gentile e, tuttavia in quella seconda metà degli anni Venti, al di là della firma, è difficile cogliere qualche traccia di sue simpatie politiche, di schieramento a favore del regime. Distanza, la sua, da un mondo quello della lotta politica, che presenta – rispetto ai temi che gli premono – il volto di un mondo inferiore, tragicamente infernale, dal quale stare appartati””. (pag 164)”,”ITAD-078″
“BOATTI Giorgio”,”Preferirei di no. Le storie dei dodici professori che si opposero a Mussolini.”,”2° Copia L’ 8 ottobre 1931 MUSSOLINI impone ai professori universitari il giuramento di fedeltà al regime fascista. Dodici ordinari su 1250 rifiutano di piegarsi al duce, perdendo nello stesso tempo la cattedra e la libertà: Ernesto BUONAIUTI, Mario CARRARA, Gaetano DE-SANCTIS, Giorgio ERRERA, Giorgio LEVI-DELLA-VIDA, Fabio LUZZATTO, Piero MARTINETTI, Bartolo NIGRISOLI, Francesco ed Edoardo RUFFINI, Lionello VENTURI, Vito VOLTERRA. BOATTI Giorgio, giornalista, ha al suo attivi molti volumi dedicati alla storia contemporanea. “”E’ appunto men tre Levi Della Vida è impegnato a stendere le osservazioni con cui s’ oppone al giuramento che Gentile interviene attraverso il professor Nallino: prima per esortazioni generiche e “”la seconda a carte scoperte, prospettandomi l’ eventualità che la mila collaborazione all’ Enciclopedia dovesse cessare””. Tuttavia la minaccia, una volta che Levi Della Vida ha formalizzato il suo diniego, non si realizzerà. Gentile – preseguendo nel suo contorto procedere – quando Levi Della Vida viene estromesso dall’ insegnamento, si reca da Mussolini affinché il provvedimento non significhi anche l’ interruzione dei contributi dell’ orientalista all’ iniziativa editoriale. Una perorazione, coinvolgente anche l’ apporto all’ Enciclopedia di De Sanctis, che Mussolini accoglie. A salvare il bilancio familiare di Levi Della Vida, visto che non bastano le collaborazioni alla Treccani, interviene il viceprefetto della Biblioteca Vaticana Eugène Tisserant, anche lui studioso di cose islamiche, che incarica l’ orientalista di redigere il catalogo dei manoscritti arabi lì conservati. Nella biblioteca vaticana, tra gli altri colleghi, lavora fianco a fianco con il futuro statista Alcide De Gasperi: “”s’incontravano spesso in ascensore, mantenendo reciprocamente rapporti di costante cordiale rispetto; ma niente di più””. Inoltre, di tanto in tanto, viene ricevuto dal Papa (…)””. (pag 128-129)”,”ITAF-214″
“BOATTI Giorgio”,”Preferirei di no. Le storie dei dodici professori che si opposero a Mussolini.”,”L’ 8 ottobre 1931 Mussolini impone ai professori universitari il giuramento di fedeltà al regime fascista. Dodici ordinari su 1250 rifiutano di piegarsi al duce, perdendo nello stesso tempo la cattedra e la libertà: Ernesto Buonaiuti, Mario Carrara, Gaetano De Sanctis, Giorgio Errera, Giorgio Levi della Vida, Fabio Luzzatto, Piero Martinetti, Bartolo Nigrisoli, Francesco ed Edoardo Ruffini, Lionello Venturi, Vito Volterra. Giorgio Boatti, giornalista, ha al suo attivi molti volumi dedicati alla storia contemporanea. La dura condanna di Buonaiuti da parte della Curia. “”Ma più che da queste vicende politiche Buonaiuti è incalzato dall’azione della Curia che reitera le condanne: la scomunica a termine, l’inserzione nell’Indice dei libri proibiti di tutti i suoi libri e scritti, il divieto di tenere conferenze e insegnare nelle scuole pubbliche su temi attinenti la religione. E poiché Buonaiuti continua invece a non rinunciare alla cattedra s’arriva il 28 gennaio 1925 a un più duro provvedimento: i Cardinali Inquisitori Generali oltre a ribadire le precedenti sanzioni privano Buonaiuti “”(…) del diritto di vestire l’abito ecclesiastico a tutti gli effetti penali che ne derivano…(…)””. Trascorre qualche mese. Non potendo più contare sulla protezione del cardinale Gasparri, sempre più impegnato peraltro a tessere la tela di quella che sarà la Conciliazione tra Stato e Chiesa, Buonaiuti scrive una lettera a Pio XI chiedendo la remissione dei provvedimenti che lo hanno colpito. Il papa manda come suo inviato presso Buonaiuti padre Agostino Gemelli, (…). Tra Buonaiuti e il francescano – che la Segreteria di Stato ha chiamato a Roma, per compiere la sua missione, con un telegramma in cui viene detto che dovrà «assistere un malato» – si succedono diverse riunioni «tutte penose e amare». La rinuncia alla cattedra universitaria viene ribadita in tutte le tonalità come condizione preliminare a ogni perdono. Addirittura Gemelli, saputo che è in corso di pubblicazione presso Zanichelli un volume su Lutero e la Riforma frutto di un suo corso accademico, si dichiara pronto a correre a Bologna ed acquistare in contanti l’intera tiratura dell’opera così che non venga messa in commercio, proteggendo in questo modo – secondo il fondatore della Università Cattolica – le coscienze dei credenti dal veleno distillato dall’insegnamento e dagli scritti di Buonaiuti. Sfinito dagli incontri – all’ultimo partecipano anche quattro allievi come testimoni – Buonaiuti sta quasi per cedere alla richiesta di dimissioni. Si è già seduto alla scrivania e sta vergando la lettera in cui rinuncia alla cattedra quando «un imperioso comando dall’intimo mi irrigidì la mano». Il documento non viene sottoscritto. Gemelli, sempre più irritato, raccoglie le sue carte e se ne va: «Voi, Buonaiuti, avete preposto una cattedra universitaria al sacerdozio». Arriva una nuova deliberazione dalla Curia romana. È la sanzione massima: col decreto del 25 gennaio il sacerdote Ernesto Buonaiuti scomunicato nominalmente e personalmente…». La comunità ecclesiale allontana come un appestato la pecora nera. Secondo i dettami del codice canonico allora in vigore se uno scomunicato vitando entra in chiesa lo si dovrà espellere dall’edificio e quindi provvedere a una rinconsacrazione del luogo. Se, invece, per sbaglio la sua salma finisse in terra consacrata bisognerà riesumarla, affidandola a terreno profano”” (pag 256-257-258)”,”ITAA-008-FL”
“BOATTI Giorgio”,”Inganno di Stato. Intrighi e tradimenti della polizia politica tra fascismo e Repubblica.”,”Giorgio Boatti, giornalista e scrittore, è autore di saggi e inchieste sulla storia recente del nostro paese. Ha pubblicato per Einaudi ‘Piazza Fontana, 12 dicembre 1969’ e ‘Preferirei di no. Le storie dei dodici professori che si opposero a Mussolini’ (ultima ediz: 2022). Continuità dello Stato, nelle sue strutture repressive dal fascismo alla repubblica.”,”TEMx-101″
“BOBBIO Norberto a cura di Carlo VIOLI”,”Né con Marx né contro Marx.”,”Carlo VIOLI, Prof di storia della filos politica presso l’Univ di Messina ha pubblicato ‘Benjamin Constant e altri saggi’ (1992) e ha curato la ‘Bibliografia degli scritti di Norberto Bobbio, 1934-1993’ (1995) BOBBIO, filosofo, giurista e scrittore politico ha scritto ‘Politica e cultura’ (1955), ‘Da Hobbes a Marx’ (1965), ‘Quale socialismo?’ (1976), ‘Il futuro della democrazia’ (1984), ‘Profilo ideologico del Novecento’ (1992).”,”MADS-158″
“BOBBIO Norberto”,”Maestri e compagni. Piero Calamandrei, Aldo Capitini, Eugenio Colorni, Leone Ginzburg, Antonio Giuriolo, Rodolfo Mondolfo, Augusto Monti, Gaetano Salvemini.”,”Norberto BOBBIO è nato a Torino enl 1909. Ha studiato filosofia del diritto, filosofia politica, scienza della politica, storia della cultura. Nel saggio su MONDOLFO, BOBBIO parla anche di MARX, LENIN e KAUTSKY. A proposito delle donne, dice che anche i grandi egualitari, come ROUSSEAU, nei loro sistemi morali si sono dimenticati dell’ altra metà del genere umano. L’ Autore del Manifesto degli Eguali, Sylvain MARECHAL, uno degli egualitari più radicalie, a parer suo, consequenziali, propugnava l’ assoluto analfabetismo delle donne e discettava su ‘Les inconvenients que les femmes sachent lire’.”,”ITAD-028″
“BOBBIO Norberto MATTEUCCI Nicola PASQUINO Gianfranco a cura; collaborazione di Francesco MARGIOTTA BROGLIO Sergio PISTONE Marino REGINI Massimo L. SALVADORI Pier Giorgio ZUNINO Aldo AGOSTI Mauro AMBROSOLI Fulvio ATTINA’ Carlo BALDI Giuseppe BEDESCHI Lorenzo BEDESCHI Silvano BELLIGNI Giorgio BIANCHI Luigi BONANATE Tiziano BONAZZI Bruno BONGIOVANNI Roberto BONINI Sergio BOVA Karl D. BRACHER Gian Mario BRAVO Alessandro CAVALLI Paolo CERI Lucio LEVI Mario STOPPINO Saffo TESTONI BINETTI Giampaolo ZUCCHINI e altri”,”Dizionario di politica.”,”collaborazione di Francesco MARGIOTTA BROGLIO Sergio PISTONE Marino REGINI Massimo L. SALVADORI Pier Giorgio ZUNINO Aldo AGOSTI Mauro AMBROSOLI Fulvio ATTINA’ Carlo BALDI Giuseppe BEDESCHI Lorenzo BEDESCHI Silvano BELLIGNI Giorgio BIANCHI Luigi BONANATE Tiziano BONAZZI Bruno BONGIOVANNI Roberto BONINI Sergio BOVA Karl D. BRACHER Gian Mario BRAVO Alessandro CAVALLI Paolo CERI Lucio LEVI Mario STOPPINO Saffo TESTONI BINETTI Giampaolo ZUCCHINI e altri”,”REFx-073″
“BOBBIO Norberto”,”Trent’ anni di storia della cultura a Torino (1920-1950).”,”BOBBIO Norberto (1909-2004) ha insegnato filosofia del diritto nele università italiane per 40 ani e a Torino dal 1948. Ha condotto ricerce di storia del pensiero politico e filosofico e di storia della cultura. Einaudi. 23. BOBBIO Norberto, Trent’anni di storia della cultura a Torino (1920-1950). EINAUDI. TORINO. 2002 pag XXXIII 143 16° introduzione di Alberto PAPUZZI note indice nomi. Norberto Bobbio (1909-2004) ha insegnato filosofia del diritto nelle università italiane per 40 anni e a Torino dal 1948. Ha condotto ricerche di storia del pensiero politico e filosofico e di storia della cultura. [‘Pubblicato nel 1977 fuori commercio, il saggio di Bobbio entra per la prima volta nelle librerie con questa edizione: è una galleria di personaggi, grandi e minori, da Gobetti a Ginzburg, da Cajumi a Monti, da Salvatorelli a Pavese, e una storia di iniziative culturali, brevi e folgoranti come la «Biblioteca Europea» di Franco Antonicelli, o durature come la casa editrice di Giulio Einaudi, che Bobbio evoca con la pazienza del cronista, oltre che con la partecipazione di chi parte di questo mondo ha conosciuto di persona. Il saggio presenta una affilata tesi, che ha fatto e fa molto discutere: l’equazione «fascismo uguale incultura, là dove mostra come gli intellettuali che rompono gli schemi convenzionali e battono nuove strade diventino, di fatto, espressioni di antifascismo»’ (Einaudi.it); ‘Nel primo decennio, che coincide con la crescita e la morte del fascismo e in cui il gruppo einaudiano svolge un’opera, come è stato detto giustamente, di “”resistenza”” culturale, Salvatorelli è senza ombra di dubbio il più autorevole autore della casa editrice, colui di cui si stampano in breve volger di tempo il maggior numero di libri (…)’ (pag 80)] [ISC Newsletter N° 60] ISCNS60TEC”,”ITAD-061″
“BOBBIO Norberto”,”Politica e cultura.”,”Argomento del “”poco male”” (pag 67) “”La massima suprema dell’azione è quella a cui così spesso si appella il Jemolo: “”Fa’ quel che devi e avvenga quel che può””. Per fare quel che si deve non vi è bisogno né di organizzazione né di masse (…)””. (pag 127 pag 270 Roderigo di Castiglia, alias Palmiro Togliatti.”,”TEOP-361″
“BOBBIO Norberto”,”Pareto e il sistema sociale.”,”Manca 1° pagineBOBBIO Norberto “”Occupiamoci di ricercare le relazioni tra i fatti sociali e poi lasciamo ce a tale studio si dia il nome che si vuole, e che con qualsiasi metodo la conoscenza di queste relazioni si ottenga. A noi preme il fine, molto meno e anche niente i mezzi che ad esso adducono”” (pag 38) [V. Pareto, Trattato di sociologia] [Norberto Bobbio, Pareto e il sistema sociale, Sansoni, 1973]”,”TEOS-199″
“BOBBIO Norberto”,”Marx, lo stato e i classici. (in)”,”””Poiché, a cento anni dalla morte, nessuno, marxista o non marxista che sia, dubita che Marx debba essere considerato un classico nella storia del pensiero in generale e anche in quella del pensiero politico, mi sono proposto di mettere a confronto la teoria politica di Marx con alcune di quelle i cui autori sono concordemente chiamati i “”classici”” del pensiero politico, da Platone a Hegel, e di indicare, attraverso un procedimento di comparazione per affinità e differenze, quale possa essere il posto della teoria dello stato di Marx nella storia del pensiero politico. (…) Nel confronto prescindo completamente dalla maggiore o minore conoscenza che Marx abbia avuto degli scrittori politici che l’hanno preceduto. Quello che intendo fare non è un discorso sulle fonti del pensiero politico di Marx. Che Marx conoscesse la ‘Repubblica’ di Platone, la ‘Politica’ di Aristotele, Machiavelli, il ‘Trattato teologico-politico’ di Spinoza (che aveva letto nel 1841 per la preparazione agli esami), Hobbes, Locke, Montesquieu, Rousseau e, naturalmente Hegel, è ben noto. Ma non è detto che Marx, conoscesse tutti gli scrittori politici che hanno in qualche modo contribuito a costituire il corpo della storia delle dottrine politiche. Ed è anche da considerare il fatto che non tutti i grandi scrittori politici vengono citati, specie nel ‘Capitale’, per le loro idee politiche, essendo per lo più citati per le loro idee economiche (sino alla scoperta dell’economia politica ed anche oltre, si pensi a Hegel, e a cominciare da Aristotele, la trattazione dell’economia fa parte integrante della politica). Per menzionare un solo esempio, ma oltremodo significativo, nel ‘Capitale’, il ‘Leviatano’ di Hobbes, questo monumento della filosofia politica moderna, viene citato per il famoso passo in cui Hobbes scrive che “”il valore d’un uomo è, come per tutte le altre cose, il suo prezzo; vale a dire quanto si dà per usare la sua forza””. Preciso infine, e così chiudo il preambolo, che per teoria marxiana dello stato intendo quella che si può ricavare, a mio avviso inequivocabilmente, da alcuni passi più volte elencati dagli studiosi, dei ‘Manoscritti del 1844′, dell”Ideologia tedesca’, della ‘Sacra Famiglia’, del ‘Manifesto’, della ‘Prefazione’ alla ‘Critica dell’economia politica’, dei ‘Grundrisse’, e del ‘Capitale’, nonché dalle opere storiche come ‘Il 18 brumaio’ e da quelle politiche come ‘La guerra civile in Francia’””. [Norberto Bobbio, Marx, lo stato e i classici, 1983] (pag 84)”,”MADS-593″
“BOBBIO Norberto”,”Il problema della guerra e le vie della pace.”,” Contiene il capitolo: ‘La teoria della guerra giusta’ (pag 57-62) “”Le teorie che considerano la guerra come una via obbligata per il progresso (in questo senso un male necessario o un bene-mezzo per il raggiungimento di un bene-fine) hanno assunto tante forme quante sono le concezioni del progresso. Enumero le principali. 1) La guerra serve al ‘progresso morale’: (…) 2) La guerra serve al progresso civile’: (…) 3) La guerra serve al ‘progresso tecnico’: (…)”” (pag 71-74) “”Non vi è nessun nesso necessario fra marxismo e violenza: il marxismo è una teoria della rivoluzione sociale e non soltanto di quella politica, e di conseguenza è una giustificazione della violenza solo in quanto sia necessaria ai fini della rivoluzione. Credo che parte della incomprensione esistente fra movimenti marxisti e movimenti nonviolenti dipenda dal fatto che i marxisti vedono nei movimenti nonviolenti soltanto gli aspetti di rivoluzione individuale e parziale, come è effettivamente l’obiezione di coscienza o il compimento di azioni esemplari anch’esse abitualmente individuali come il digiuno, e non prendono in considerazione le campagne di nonviolenza collettiva di cui oltrettutto gli stessi movimenti operai, anche ad ispirazione marxista, sono stati grandi protagonisti. Reciprocamente, da parte dei movimenti non violenti una certa diffidenza nei riguardi del marxismo esiste, ed è fondata sulla convinzione che per il marxismo la dottrina della violenza collettiva sia irrinunciabile, mentre non viene presa in considerazione l’enorme capacità che hanno dimostrato i movimenti che s’ispirano al marxismo di promuovere manifestazioni nonviolente di massa. Queste forme di diffidenza sono dall’una e dall’altra parte ingiustificate e derivano dalla mancanza di conoscenza reciproca. Non voglio dire con questo che non ci siano fra marxismo e nonviolenza ragioni di contrasto. Ma si tratta di un contrasto che ha per oggetto i fini ultimi che non i mezzi di volta in volta ritenuti legittimi per raggiungerli”” [Norberto Bobbio, Il problema della guerra e le vie della pace, 1984] (pag 162)”,”TEOP-267″
“BOBBIO Norberto, a cura di Alberto PAPUZZI”,”Il pensiero dei padri costituenti. Norberto Bobbio.”,”BOBBIO Norberto (1909-2004), nasce, cresce e si forma a Torino negli anni in cui la città è centro di grande fermento culturale e politico. Filosofo, storico e politologo insigne, i suoi studi sono stati supporto alla stesura della carta costituente. Antifascista ha aderito al partito d’azione e ha militato nella resistenza fino al suo arresto nel dicembre 1943. Nel dopoguerra si è dedicato all’insegnamento universitario a Torino. Non si è impegnato direttamente in politica ma è divenuto un punto di riferimento nel dibattito intellettuale e politico italiano. “”Io, Norberto Bobbio di Luigi, nato a Torino nel 1909, laureato in legge e in filosofia, sono attualmente libro docente in Filosofia del Diritto in questa R. Università; sono iscritto al P.N.F. e al GUF dal 1928, da quando cioè entrai all’Università, e fui iscritto all’Avanguardia giovanile nel 1927, da quando cioè fu istituito il primo nucleo di Avanguardisti nel R. Liceo d’Azeglio per incarico affidato al compagno Barattieri di San Pietro e a me; (…) non ho potuto iscrivermi alla milizia (…) sono cresciuto in un ambiente familiare patriottico e fascista (…)”” [dalla lettera di Bobbio al Duce dell’8 luglio 1935, ndr]. (…) In questa lettera, mi sono ritrovato improvvisamente faccia a faccia con un altro me stesso, che credevo di avere sconfitto per sempre. Non mi hanno turbato tanto le polemiche sulla mia persona quanto la lettera in sé e il fatto stesso di averla scritta. Anche se faceva parte, in un certo senso, d’una prassi burocratica, consigliata dalla stessa polizia fascista; era un invito alla umiliazione: “”se lei scrive al Duce…””. “”Chi ha visstuo l’esperienza dello Stato di dittatura sa che è uno Stato diversa da tutti gli altri. E anche questa mia lettera, che adesso mi pare vergognosa, lo dimostra. Perché una persona come me, che era uno studioso e apparteneva a una famiglia perbene, doveva scrivere una lettera di questo genere? La dittatura corrompe l’animo delle persone. Costringe all’ipocrisia, alla menzogna al servilismo. E questa è una lettera servile.”” (pag 29 32)”,”BIOx-277″
“BOBBIO Norberto, a cura di Pietro POLITO”,”De senectute e altri scritti autobiografici.”,”Norberto Bobbio nasce a Torino il 1909, figlio di Luigi, medico-chirurgo, e Rosa Caviglia, entrambi originari della provincia di Alessandria. Studia al Ginnasio e poi al Liceo Massimo d’Azeglio di Torino, allievo di Umberto Cosmo, Zino Zini, Arturo Segre; fra i suoi compagni di classe Leone Ginzburg e Giorgio Agosti; fra i coetanei liceali Cesare Pavese e Massimo Mila. Studente di Giurisprudenza all’Università di Torino, ha come maestri Luigi Einaudi, Francesco Ruffini, Gioele Solari, col quale nel 1931 si laurea in Filosofia del diritto, discutendo una tesi su Filosofia del diritto e scienza del diritto. Il maestro Solari lo aveva già guidato, nel primo anno di università (1927-28), in una ricerca sul pensiero politico di Francesco Guicciardini. Insieme con Ludovico Geymonat e con Renato Treves, nel 1932 compie un viaggio di studio in Germania, dove segue un corso estivo all’Università di Marburg. Nel luglio 1933 si laurea in Filosofia, sempre a Torino, con una tesi su Husserl e la fenomenologia, relatore Annibale Pastore. Nel marzo 1934 consegue la libera docenza in Filosofia presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Camerino. Nel 1934 scrive il saggio Aspetti della filosofia giuridica in Germania, pubblicato dalla Rivista internazionale di filosofia del diritto, e il libro L’indirizzo fenomenologico nella filosofia sociale e giuridica. Il 15/5/1935 è arrestato a Torino, insieme agli amici del gruppo di Giustizia e Libertà, Pavese, Mila, Vittorio Foa, Giulio Einaudi, Antonicelli. Nello stesso anno diventa redattore della Rivista di Filosofia, diretta da Pietro Martinetti. Nel gennaio 1939, è chiamato all’Università di Siena, successore di Felice Battaglia. Dopo aver trascorso due anni a Siena, viene chiamato dall’Università di Padova alla fine del 1940. Aderisce al Partito d’Azione clandestino, dopo essere entrato nel movimento liberalsocialista, nato all’ombra della Scuola Normale Superiore di Pisa e fondato da Guido Calogero e Aldo Capitini. Il 28/4/1943 sposa Valeria Cova. Il 6 dicembre è arrestato a Padova per attività clandestina. Il 16 marzo nasce il figlio Luigi. Dal 1940 al 1948 insegna a Padova, salvo il 1943-44 che trascorre in gran parte a Torino, impegnato nell’attività politica clandestina come membro del Partito d’Azione. Subito dopo la Liberazione, dall’aprile del ’45 all’autunno del ’46, inizia l’attività di giornalista politico, collaborando a Giustizia e Libertà, quotidiano torinese del Partito d’Azione, diretto da Franco Venturi. Scrive anche su Lo Stato Moderno, rivista critica politica, economica e sociale, diretta da Mario Paggi.Col saggio Società chiusa e società aperta in cui presenta il libro di Karl Popper, allora uscito, inizia a collaborare alla rivista Il Ponte, fondata e diretta da Piero Calamandrei. Nel 1948 è chiamato all’Università di Torino, titolare di Filosofia del diritto fino al 1972. Nel 1995 presso Laterza esce l’edizione completa della bubliografia degli scritti di Bobbio.”,”FILx-035-FL”
“BOBBIO Norberto, a cura di Pina IMPAGLIAZZO e Pietro POLITO”,”Eravamo ridiventati uomini. Testimonianze e discorsi sulla resistenza in Italia. 1955-1999.”,”Contiene uno scritto di due pagine sui fatti di Genova del 30 giugno 1960 (condanna fascismo, ma richiamo alla Costituzione e alla legalità ecc.) (pag 33-36)”,”ITAR-251″
“BOBBIO Norberto a cura; PARETO Vilfredo”,”Pareto e il sistema sociale.”,”Manca 1° pagineBOBBIO Norberto “”Occupiamoci di ricercare le relazioni tra i fatti sociali e poi lasciamo ce a tale studio si dia il nome che si vuole, e che con qualsiasi metodo la conoscenza di queste relazioni si ottenga. A noi preme il fine, molto meno e anche niente i mezzi che ad esso adducono”” (pag 38) [V. Pareto, Trattato di sociologia] [Norberto Bobbio, Pareto e il sistema sociale, Sansoni, 1973]”,”TEOS-007-FV”
“BOBBIO Norberto CERRONI Umberto ECO Umberto GIORELLO Giulio MANCINI Italo ROSSI Paolo SEVERINO Emanuele VATTIMO Gianni, testi di; a cura della Biblioteca comunale di Cattolica”,”Che cosa fanno oggi i filosofi?”,”Cerroni: “”Su questa linea la teoria delle classi, che Marx non riuscì a mettere a punto teoricamente come onestamente attesta l’ultimo incompleto capitolo del ‘Capitale’, sarebbe invece una certezza di partenza. I risultati sono spaventosi, però. Non si capisce più la distinzione fra conoscere e agire, fra vivere e pensare, fra origine sociale e carriera intellettuale, fra passività dell’ambiente e creazione soggettiva”” (pag 15)”,”FILx-022-FV”
“BOBBIO Norberto”,”Da Hobbes a Marx. Saggi di storia della filosofia.”,” Capitoli I-VII: – Legge naturale e legge civile nella filosofia politica di Hobbes – Hobbes e il giusnaturalismo – Studi lockiani – Leibniz e Pufendorf – Kant e le due libertà – Studi hegeliani – La dialettica in Marx (ndr: sul rapporto Marx Hegel) “”Il celebre passo della negazione della negazione, a cui il Dühring si riferiva, era alla fine del primo volume del ‘Capitale’. Era l’unico passo, del resto, in cui Marx avesse scoperto il proprio metodo usando il linguaggio della dialettica hegeliana: «Il modo di appropriazione capitalistico che nasce dal modo d produzione capitalistico, e quindi la ‘proprietà privata capitalistica’, sono la prima ‘negazione della proprietà privata individuale, fondata sul lavoro personale’. Ma la produzione capitalistica genera essa stessa, con l’ineluttabilità di un processo naturale, la propria negazione. ‘E’ la negazione della negazione’» (6). Nella difesa del metodo marxiano, Engels, per la prima volta, come si è detto, cercò di fissare i principi di una teoria della dialettica: ora, proprio fra gli esempi di sviluppo dialettico, tratti dalla natura, dalla matematica e dalla storia, egli indicò lo stesso materialismo dialettico, come il risultato di un movimento della storia del pensiero, che dalla tesi del materialismo primitivo (greco) era passato all’antitesi dell’idealismo cristiano-borghese, per sboccare alla fine nel materialismo dialettico, negazione della negazione. Marx era morto da alcuni anni quando Engels diede il quadro più completo delle origini e dello sviluppo della filosofia marxiana, e ne presentò ancora una volta nella forma più ampia e storicamente più articolata la concezione materialistica e dialettica, nel saggio ‘Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca’ (1888), uno dei testi fondamentali del marxismo teorico. Dopo aver messo in rilievo i pregi e i difetti di Feuerbach, del quale viene accolto il materialismo che faceva fare alla filosofia un passo oltre Hegel, ma respinta l’assenza di metodo dialettico che la riportava indietro al materialismo settecentesco, egli chiarisce i rapporti di Marx e suoi con Hegel in questo modo: «Non ci si accontentò di mettere Hegel semplicemente in disparte; al contrario, ci si ricollegò ‘a quel suo lato rivoluzionario, (…) al metodo dialettico’. Ma nella forma che Hegel gli aveva dato, questo metodo era inservibile. Per Hegel la dialettica è l’autoelevazione del concetto (…). Era questa inversione ideologica che si doveva eliminare. Noi concepimmo di nuovo i concetti del nostro cervello in modo materialistico come riflessi delle cose reali, invece di concepire le cose reali come riflessi di questo o di quel grado del concetto assoluto (…). Ma in questo modo la stessa dialettica del concetto non era più altro che il riflesso cosciente del movimento dialettico del mondo reale, e così ‘la dialettica hegeliana veniva raddrizzata’, o, per dirla più esattamente, mentre prima si reggeva sulla testa, veniva rimessa a reggersi sui piedi» (7)”” (pag 242-243) [(6) ‘Il Capitale’, trad. it., ed. Rinascita, 1952, III. p. 223. Nel cap. IX aveva ricordato «la legge scoperta da Hegel nella sua logica, che mutamenti puramente quantitativi si risolvono in certo punto in distinzioni qualitative» (I, p. 337), legge che da Engels sarà considerata come una delle tre leggi fondamentali della dialettica; (7) Ludovico Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca’, trad. it, ed. Rinascita, 1950, pp. 50-52. Il corsivo è mio ‘ ‘]”,”TEOP-521″
“BOBBIO Norberto”,”Giusnaturalismo e positivismo giuridico.”,”Norberto Bobbio, nato a Torino nel 1909, morto a Torino nel 2004, è stato professore di filosofia del diritto all’Università di Torino. Ha pubblicato tra l’altro ‘Da Hobbes a Marx’ (1965). “”[L]a maggior parte delle correnti politiche ottocentesche, anche quelle avverse o indifferenti al giusnaturalismo, hanno espresso l’esigenza che il potere statale abbia dei limiti, pur valendosi di argomenti diversi da quelli propri della tradizione giusnaturalistica: l’utilitarismo, il positivismo evoluzionistico, il socialismo pluralistico, il neokantismo nelle sue varie accezioni, il pragmatismo, hanno variamente concorso alla formazione d’una opinione e di una prassi favorevoli allo sviluppo e al rafforzamento del costituzionalismo. Che cosa hanno a che vedere queste nuove tendenze col vecchio giusnaturalismo? E se rappresentano espressioni diverse del multiforme modo di atteggiarsi del pensiero umano, con qual ragione si può sostenere che la resistenza contro lo stato totalitario di oggi sia appannaggio, come si pretende, del rinato giusnaturalismo, e non dell’utilitarismo, del positivismo evoluzionistico, del socialismo pluralista, del neokantismo, del pragmatismo? L’unica filosofia, da cui si sono potuti trarre argomenti per la giustificazione dello stato totalitario, è la filosofia hegeliana, unilateralmente interpretata; e per la giustificazione di uno stato totalitario di transizione (dittatura del proletariato), la filosofia di Marx. Nessuno oggi potrebbe affermare che le correnti anti-hegeliane e anti-marxistiche, sostenute variamente in questo ultimo secolo in difesa di una concezione liberale e democratica dello stato, siano state una prosecuzione del giusnaturalismo. Molto spesso, anzi, sono state ad esso dichiaratamente avverse. Per fare un esempio significativo e vicino, Benedetto Croce, storicista, idealista e restauratore sotto certi aspetti dell’hegelismo, è stato per tutta la vita intransigente antigiusnaturalista e insieme, negli anni della dittatura fascista, intransigente difensore dello stato liberale contro lo stato etico. Incoerenza di un filosofo o impotenza di una dottrina?”” (pag 192-193) “”Tanto Hobbes quanto Pufendorf ammettono che nello stato di natura gli uomini siano eguali e pertanto l’eguaglianza sia un fatto naturale”” (ma per Hobbes l’eguaglianza è un male, per Pufendorf è un bene) (pag 174)”,”DIRx-052″
“BOBBIO Norberto”,”Italia civile. Ritratti e testimonianze. Piero Calamandrei, Giuseppe Capograssi, Luigi Cosattini, Umberto Cosmo, Benedetto Croce, Antonio Giuriolo, Alessandro Levi, Piero Martinetti, Rodolfo Morandi, Arturo Segre, Gioele Solari, Silvio Trentin, Zino Zini.”,”Norberto Bobbio (Torino, 18 ottobre 1909 – Torino, 9 gennaio 2004) è stato un filosofo, giurista, politologo, storico e senatore a vita italiano. “”Ogni grande filosofia presenta un interesse metodologico e uno ideologico. In questa rievocazione, che mi ha offerto l’occazione per un ripensamento, mi sono soffermato in modo particolare e con intenzione sull’aspetto metodologico: in primo luogo, perché la discussione pro e contro Croce in questi anni ha avuto per oggetto principalmente (…) l’ideologia; in secondo luogo, perché la metodologia, voglio dire certi aspetti della metodologia, quelli che riguardano il compito della filosofia e l’ufficio del filosofo, mi sembrano ancora di grande attualità, mentre l’ideologia è maggiormente legata al momento storico in cui fu elaborata (…)”” (pag 89)”,”TEOP-530″
“BOBBIO Norberto”,”Trent’anni di storia della cultura a Torino (1920-1950).”,”Norberto Bobbio (1909-2004) ha insegnato filosofia del diritto nele università italiane per 40 ani e a Torino dal 1948. Ha condotto ricerce di storia del pensiero politico e filosofico e di storia della cultura. “”Il gruppo d’intellettuali torinesi che è uscito dalla Resistenza con la testa piena d’idee sulla nuova cultura, sul tipo nuovo di rapporto che dovrebbe stabilirsi fra politica e cultura, tra uomini di cultura e masse, dà vita, per iniziativa di Franco Antonicelli, che è stato nominato presidente del Comitato piemontese di liberazione, non a una rivista o a u giornale, ma a un’associazione per il promovimento di dibattiti, spettacoli, conferenze, che prende il nome di Unione culturale e riesce a insediarsi in alcune belle sale a pianterreno del palazzo Carignano”” (pag 101)”,”ITAD-001-FMP”
“BOBBIO Norberto”,”Elogio della mitezza e altri scritti morali.”,”Norberto Bobbio è nato a Torino nel 1909. E’ stato professore emerito dell’Università di Torino, giurista e filosofo. Razzismo oggi. “”Il razzismo è diventato uno dei grandi problemi dei nostri giorni; e sarà tale aoncr più nei prossimi anni. Noi italini siamo stati sempre un popolo di emigranti. Soltanto in questi anni il nostro paese sta diventando una terra di immigrazione. Destinata, non illudiamoci, a crescere. All’immigrazione dai paesi che chiamiamo convenzionalmente del Terzo mondo, si sta aggiungendo quella dei paesi dell’Est europe in seguito al crollo del comunismo. La gravità del problema odierno rispetto alle immigrazioni del secolo scorso sta nel fatto che allora il flusso immigratorio procedeva da paesi sovrappopolati, come era l’Italia, verso paesi popolati, come le Americhe, o quasi spopolati, come l’Australia. Ora avviene il contrario: il flusso immigratorio arriva ai paesi europei che sono tra i paesi più popolati del mondo. … finire (pag 123-124)”,”TEOP-002-FMP”
“BOBBIO Norberto”,”Destra e sinistra. Ragioni e significati di una distinzione politica.”,”Norberto Bobbio (1909-2004) è stato un autorevole intellettuale italiano del Novecento. Professore di Filosofia all’Università di Torino. Nel 1984 è stato nominato senatore a vita della Repubblica “”Per quanto particolarmente evidente in questi anni di crisi delle ideologie tradizionali e di conseguente confusione dottrinale, l’interpretazione ambiguamente contrastante di un autore non è affatto nuova: il più illustre precedente, che serve egregiamente a chiarire l’apparente paradosso, è Georges Sorel. L’autore delle ‘Riflessioni sulla violenza’ ebbe politicamente funzione e ruolo di ispiratore di movimenti della sinistra: da lui nacque la corrente del sindacalismo rivoluzionario italiano che ebbe un quarto d’ora, o poco più, di celebrità nelle vicende del socialismo nel nostro paese; negli ultimi anni egli stesso diventò contemporaneamente ammiratore di Mussolini e di Lenin, e molti dei suoi seguaci italiani confluirono nel fascismo; i due suoi maggiori ammiratori italiani furono due onesti conservatori, Pareto e Croce, rispetto ai quali mai e poi mai, pur tra le più diverse etichette che sono state loro attribuite, troverebbe alcun posto quella di pensatori di sinistra. Ho già accennato al movimento della rivoluzione conservatrice. Hitler stesso si definì in un articolo sul «Völkische Beobachter» del 6 giugno 1936 «il più conservatore rivoluzionario del mondo». Meno noto è che in un discorso al Parlamento italiano Alfredo Rocco chiedesse di «passargli l’antitesi» di «rivoluzionario conservatore» (ma Rocco con quell’inciso dimostrava di essere perfettamente cosciente del paradosso). Soprattutto questi due ultimi esempi, ma anche quello di Sorel, gli uni di conservatori rivoluzionari, l’altro di un rivoluzionario conservatore, ci consentono di sollevare qualche sospetto sull’uso che della simultaneità di una posizione di destra e di sinistra (in una dichiarazione o in una interpretazione postuma) si è fatto per dare un nuovo colpo di piccone sulla diade [dualità destra – sinistra, ndr]”” (pag 70-71)”,”TEOP-003-FMP”
“BOBBIO Norberto”,”Stato, governo, società. Frammenti di un dizionario politico.”,”La società civile. L’interpretazione marxiana (pag 27-31) (critica dell’interpretazione marxiana sulla base di una interpretazione riduttiva e fuorviante di Marx del concetto hegeliano di società civile, pag 28) La dittatura rivoluzionaria (pag 155-157) “”Quando Buonarroti chiama «illuminata» la volontà del comitato di ardimentosi che deve guidare la rivoluzione e «saggi» i componenti del governo dello stato di transizione, c’invita ad accostare l’idea della dittatura rivoluzionaria a quella del dispotismo illuminato. L’idea della dittatura rivoluzionaria come governo provvisorio e temporaneo, imposto da circostanze eccezionali, passò nella teoria e nella pratica di Blanqui, non nella teoria politica di Marx, che parlò di dittatura del proletariato nel senso di dominio di classe e non di un comitato e tanto meno di un partito, e quindi non nel senso tradizionale di forma tipica di esercizio del potere, non i quel senso che il termine aveva sostanzialmente conservato nel passaggio dalla dittatura classica a quella moderna. Le uniche annotazioni che Marx fa sullo stato di transizione sono tratte dall’esperienza della Comune di Parigi tra il marzo e il maggio 1871 e sono volte a mostrare che il governo della Comune è una forma di democrazia più avanzata della democrazia rappresentativa dei più avanzati stati borghesi. Ciò nonostante Engels nella prefazione agli scritti di Marx sulle guerre civili in Francia addita nella Comune di Parigi una prima grande e terribile prova della dittatura del proletariato. Ma ciò che rende se mai più esemplarmente evidente che altro è il dominio di classe (dittatura in senso non tecnico), altro è la forma di governo in cui questo dominio si esprime (che non era infatti nel caso della Comune, almeno nella interpretazione di Marx, una dittatura in senso tecnico). Nell’espressione marxiana ‘dittatura del proletariato’ il termine ‘dittatura’ non ha un significato valutativo particolarmente rilevante: dal momento che tutti gli Stati sono dittature, nel senso di dominio di classe, il termine indica sostanzialmente uno stato di cose e quindi ha un significato essenzialmente descrittivo. Il passaggio dal significato valutativo positivo proprio della dittatura sia come magistratura sia come governo rivoluzionario al significato valutativo negativo, oggi prevalente, come ho detto all’inizio, è avvenuto per il fatto che per dittatura s’intende ormai sempre più non genericamente il dominio di una classe ma una forma di governo, cioè un modo di esercizio del potere”” (pag 156-157) [Norberto Bobbio, ‘Stato, governo, società. Frammenti di un dizionario politico’, Einaudi, Torino, 1995]”,”TEOP-004-FMP”
“BOBBIO Norberto”,”Il futuro della democrazia.”,”””[L]e democrazie rappresentative che noi conosciamo sono democrazie in cui per rappresentante s’intende una persona che ha queste due caratteristiche ben precise: a) in quanto gode della fiducia del corpo elettorale, una volta eletto non è più responsabile di fronte ai propri elettori e quindi non è revocabile; b) non è responsabile direttamente di fronte ai suoi elettori appunto perché egli è chiamato a tutelare gli interessi generali della società civile e non gl’interessi particolari di questa o quella categoria. Nelle elezioni politiche, in cui funziona il sistema rappresentativo, un operaio comunista non vota l’operaio non comunista ma vota un comunista anche se non è operaio. Il che vuol dire che la solidarietà di partito e quindi la visione degli interessi generali è più forte della solidarietà di categoria e quindi della considerazione degl’interessi particolari. … finire (pag 40-42)”,”TEOP-005-FMP”
“BOBBIO Norberto TAMBURRANO Giuseppe”,”Carteggio su marxismo, liberalismo, socialismo.”,”””Il Suo libro è stato preso in seria considerazione e discusso. Poi ha prevalso il libro di Castelnuovo che era o sembrava più rifinito e filologicamente più ineccepibile. (…) Lei ha il merito di aver scritto il primo libro completo e ‘non conformistico’ su Gramsci. E proprio perché si è messo di fronte a Gramsci senza partito preso ha colto, a mio parere, alcuni aspetti genuini e fondamentali del suo pensiero. (…) Il capitolo più importante mi pare quello sulla egemonia: anche qui ho qualche volta l’impressione che Lei faccia di Gramsci un democratico più autentico di quel che fosse in realtà. Certo non era un totalitario: del resto, quando egli scriveva, il concetto di Stato totalitario, come lo possiamo formulare noi dopo l’esperienza fascista e staliniana, non esisteva ancora. Ma quel paragone del partito col principe mi ha sempre lasciato l’impressione che Gramsci di fronte al problema della conquista del potere non andasse tanto per il sottile. Comunque, in ogni interpretazione di un autore operiamo sempre una scelta: scegliamo quello che ci pare più vivo e importante per noi. Non posso rimproverarLe di aver messo l’accento in modo particolare sul concetto di egemonia, perché anch’io avrei fatto lo stesso. Rimane a vedere donde Gramsci avesse tratto questa idea: che derivi da Lenin tutti lo dicono, lo lascia intendere anche Gramsci, ma non è vero. A meno che si tratti di una traduzione diversa da quelle a cui siamo noi oggi abituati, mi pare che il termine egemonia in Lenin non ricorra mai. La parola egemonia, invece, era, nel linguaggio politico italiano, comune per indicare per esempio la situazione del Piemonte nelle guerre del Risorgimento: egemonia piemontese ecc. Direi che Gramsci applicava al problema politico un concetto che aveva derivato dai suoi studi sul Risorgimento. Ma bisognerebbe andare più a fondo: mi meraviglia, che nessuno, salvo errore, abbia dedicato a questo concetto di egemonia maggiore attenzione dal punto di vista delle fonti. Per quel che riguarda le conseguenze in tema di rapporti tra socialismo e democrazia, le Sue riflessioni sul concetto di egemonia mi paiono da accettare. Io aggiungerei soltanto una postilla: la democrazia ha bisogno non soltanto del consenso, ma anche della ‘verifica del consenso’. E questa verifica non vedo come si possa attuare se non attraverso le elezioni, più precisamente attraverso ‘libere elezioni’. Le elezioni non sono tutto, ma sono pur sempre necessarie. Ma le elezioni per essere tali, e non già una finzione, devono essere libere. Una volta aperta la porta alla democrazia, questo ci rinvia immediatamente anche alle libertà individuali. È una catena in cui non possiamo fermarci al primo anello”” [dalla lettera di Norberto Bobbio a Giuseppe Tamburrano, Torino, 29 agosto 1963] (pag 47-49) [(in) N. Bobbio – G. Tamburrano, ‘Carteggio su marxismo, liberalismo, socialismo’, Editori Riuniti, Roma, 2007]”,”TEOC-033-FV”
“BOBBIO Norberto”,”Saggi su Gramsci.”,”Il concetto di dialettica in Gramsci (pag 28-29; 31-32) “”Quanto all’uso del termine “”dialettica”” (e derivati), si trovano nelle pagine di Gramsci i diversi significati che il termine ha assunto nel linguaggio marxistico. Si possono distinguere almeno due significati fondamentali: il significato di “”azione reciproca”” e quello di “”processo per tesi, antitesi e sintesi””. Il primo significato appare quando l’aggettivo “”dialettico”” è unito a “”rapporto””, “”nesso””, forse anche “”unità””; il secondo, quando è unito a “”movimento””, “”processo””, “”sviluppo””. È inutile dire che i due significati sono nettamente diversi. (…) A questi due significati Engels, nella ‘Dialettica della natura’, ne aggiunge un altro. Per Engels, le leggi della dialettica sono tre, vale a dire, oltre alle leggi della compenetrazione degli opposti (azione reciproca) e della negazione della negazione, anche quella “”della conversione della quantità in qualità e viceversa”” (10). In Gramsci si trovano tutti e tre i significati. Nel senso di azione reciproca, direi che il termine “”dialettica”” viene usato, ad esempio, nell’espressione “”dialettica intellettuali-massa”” (11). Il significato dell’espressione è che intellettuali e massa non sono termini senza relazione , e neppure a relazione univoca, ma sono termini a relazione biunivoca, nel senso che, come gli intellettuali influiscono sulla massa dando ad essa la consapevolezza teorica delle sue aspirazioni, così la massa influisce sugli intellettuali, dando ad essi; con l’espressione dei propri bisogni, una funzione storica reale. Gli intellettuali decadono quando il nesso si rompe. (…) La funzione del concetto di dialettica nel pensiero gramsciano è centralissima, ed è legata quasi esclusivamente al secondo significato sopra illustrato che è, come si è detto, il significato genuino hegeliano-marxistico. Il concetto di dialettica serve a Gramsci per caratterizzare il marxismo come filosofia nuova, e a dare battaglia, secondo l’interpretazione di Marx più volte ripetuta da Engels, su due fronti, contro l’idealismo hegeliano, che è dialettico, sì, ma fa un uso speculativo della dialettica, e contro il materialismo volgare che è sì antidealistico, ma non è dialettico”” [‘Gramsci e la dialettica’, pag 28-29; 31-32] [Norberto Bobbio, ‘Saggi su Gramsci’, Feltrinelli, Milano, 1990] [(10) F. Engels, Dialettica della natura’, Edizioni Rinascita, Roma, 1950, p. 32; (11) Quaderni del carcere, cit., p. 1386]”,”GRAS-162″
“BOBBIO Norberto PAVONE Claudio, a cura di David BIDUSSA”,”Sulla guerra civile. La Resistenza a due voci.”,”Discorso sulla Resistenza (1965) (Bobbio); I giovani e la Resistenza (1968) (Pavone); La Resistenza “”contestata”” (1969) (Bobbio); La guerra civile (1986) (Pavone); Le tre guerre: patriottica, civile e di classe (1989) (Pavone); Le tre guerre (1990) (Bobbio); Guerra civile? (1992) (Bobbio); La seconda guerra mondiale: una guerra civile europea? (1994) (Pavone); Norberto Bobbio e Claudio Pavone. Sedici lettere inedite (1983-2001) La seconda guerra mondiale: una guerra civile europea? (1994) di Claudio Pavone, (pag 99-148) ‘Alla vigilia della prima guerra mondiale si erano dunque create in Europa le condizioni per un rimescolamento tutt’altro che indolore dei rapporti sia internazionali che interni ai singoli Stati, che avrebbe trovato il suo acme nella seconda guerra mondiale. Il 1914 è una data tanto traumatica perché ruppe sia un ordine e un equilibrio politici, sia un ordino e un equilibrio sociali e culturali. Ha scritto Chabod che «lo sviluppo drammatico dell’ultimo periodo di storia europea» sta proprio nel fatto che l’idea di nazione si è staccata da quelle dell’equilibrio e del consorzio europei nonché da quella della libertà, e si è volta contro l’Europa (24). La prima e poi la seconda guerra mondiale possono essere interpretate sia come il trionfo che come l’inizio della crisi del principio di nazionalità, visto ottimisticamente come garanzia che, se si fosse attuato ovunque, avrebbe assicurato pace e stabilità nella convivenza dei popoli. Anche Hobsbawm, che intitola il capitolo del suo libro dedicato all’argomento «L’apogeo del nazionalismo, 1918-1950», lo apre con la seguente affermazione, basata sul peso che ebbero nella sistemazione dell’Europa nel primo dopoguerra sia i progetti wilsoniani che quelli leninisti, entrambi, e in concorrenza fra loro, facenti appello al principio di autodeterminazione dei popoli: «Il “”principio di nazionalità”” del secolo XIX ebbe il suo momento trionfale alla fine della prima guerra mondiale, nonostante ciò non rientrasse né nelle previsioni in linea generale, né nelle intenzioni dei futuri vincitori in linea particolare» (25). Il senso di una comunità europea era certamente più forte nel 1914 che nel 1939, e questo contribuisce a spiegare la violenza di quel trauma primigenio. Norberto Bobbio ne ha dedotto che, se di guerra civile europea si deve parlare, questa definizione si attaglia più alla prima che alla seconda guerra mondiale (26). Comparve fra il 1914 e il 1918 la preoccupazione che le ragioni militari e politica della guerra sopraffacessero quelle del civile colloquio fra i popoli. Valga per tutti l’esempio di Benedetto Croce, il quale «durante la guerra aveva manifestato il suo sdegno per gli studiosi che venivano meno ai loro doveri verso la verità avallando con la loro autorità le menzogne della propaganda di guerra» (27). (…) Anche uno storico attento soprattutto alle ragioni della geopolitica, come Andreas Hillgruber, per il quale la vera «catastrofe» del 1914 sta nell’aver creato, con la sconfitta della Germania, un pauroso vuoto di potere al centro dell’Europa, ha riconosciuto che la prima guerra instaurò «la contrapposizione ideologica fra democrazia e autocrazia… I fronti ideologici e politico-sociali si trovarono in certo qual modo trasversali rispetto alla contrapposizione di un gruppo di potenze contro l’altro, senza poterla tuttavia superare». Ne derivarono un «mutamento del giudizio morale sulla guerra» e la «richiesta di una condanna morale dell’aggressore», quale poi si ebbe con l’art. 231 del Trattato di Versailles (28). Il significato della grande guerra e della sua eredità fu reso più complicato, proprio dal punto di vista che qui ci interessa, dalla Rivoluzione d’Ottobre e dalle sue conseguenze. I progetti per il futuro assetto europeo da due divennero tre, tutti variamente intrecciati alle politiche degli Stati. L’incitamento di Lenin a trasformare su scala internazionale la guerra imperialista in guerra civile si basava sul presupposto di una avvenuta omologazione della società europea sotto il dominio capitalistico, pur nella distinzione fra gli anelli deboli e gli anelli forti della catena imposta da quel domini (29). Quando al posto della «autocrazia» degli imperi centrali comparvero i ben più virulenti regimi totalitari fascista e nazista divenne sempre più esplosiva la miscela fra le ideologie con pretese universali e le esasperate ragioni di Stato dei Paesi nei quali quelle ideologie avevano conquistato il potere”” (pag 108-110)] [(24) Chabod, ‘L’idea di nazione’, cit., p. 81; (25) Eric J. Hobsbawm, ‘Nazioni e nazionalismo dal 1780, Einaudi, Torino, 1991, p. 155 (…). Torneremo brevemente sul rapporto fra seconda guerra mondiale, guerra civile, nazionalismo. Qui va ricordato che Hobsbawm include nel suo discorso anche il processo di decolonizzazione; (26) Osservazione fatta a voce nel corso di un seminario tenutosi presso il Centro Gobetti di Torino nel 1994; (27) Norberto Bobbio, ‘Julien Benda’, in ‘Il Ponte’, XII, n. 8-9, 1956, pp. 1377-92, poi in Id., Il dubbio e la scelta. Intellettuali e potere nella società contemporanea’, NIS, Roma, 1993, donde cito, p. 44. Sul rapporto fra Croce e l’Europa cfr. Rosario Romeo, ‘Croce e l’Europa’, conferenza tenuta all’Istituto Universitario Europeo il 16 febbraio 1978, in Id. ‘Italia mille anni’, cit., pp. 220-39; (28) Andreas Hillgruber, ‘La distruzione dell’Europa. La Germania e l’epoca delle guerre mondiali (1914-1945), Il Mulino, Bologna, 1991, pp. 118 e 125-26 (…). L’art. 231 del Trattato di Versailles, che provocò in Germania un forte e generale risentimento sul quale molto si appoggiò in nazismo, recitava: «I Governi Alleati e Associati dichiarano e la Germania riconosce, che la Germania e i suoi alleati sono responsabili, per esserne la causa, di tutte le perdite e di tutti i danni subiti dai Governi Alleati e Associati e dai loro cittadini in conseguenza della guerra che è stato loro imposta dall’aggressione della Germania e dei suoi alleati»; (29) Hillgruber, ‘La distruzione dell’Europa’, cit-, p: 450, coerentemente con le sue preferenze geopolitiche e con la sua ostilità verso la storia sociale, afferma recisamente che «non esiste una “”politica interna mondiale””»: è chiaro che in un tale contesto non ha senso parlare di guerra civile europea. E infatti Hillgruber polemizza contro la tesi di una «guerra civile internazionale»: «Nonostante tutti i fregi ideologici», egli scrive, la seconda guerra rimane «una gara tra le grandi potenze per una ridistribuzione o per il mantenimento delle loro posizioni internazionali», cioè «un problema di sfere di interessi strategici ed economici» (Id., ‘Storia della seconda guerra mondiale’, Laterza, Roma-Bari, 1987, pp. 131-32] [(in) ‘La seconda guerra mondiale: una guerra civile europea?’ (1994) di Claudio Pavone, (pag 99-148)]”,”ITAR-325″
“BOBBIO Norberto”,”Quale socialismo? Discussione di un’alternativa.”,”Articoli di Bobbio relativi al dibattito avvenuto sulla rivista ‘Mondo Operaio’ (1973-1976) Burocrazia, tecnocrazia, democrazia sovversiva, socialismo, marxismo…”,”TEOP-019-FSD”
“BOBBIO Norberto”,”Tra due repubbliche. Alle origini della democrazia italiana.”,”Norberto Bobbio, professore emerito di Filosofia all’Università di Torino e senatore a vita della repubblica. Bobbio: Hegel e Marx, ‘Stato etico e Stato tecnico’ “”Mentre è proprio dall’idealismo idealizzare tutto ciò che tocca, onde è facile vedere che in tutta la più grande tradizione del pensiero idealistico, da Platone a Hegel, la suprema organizzazione sociale degli uomini è improvvisamente elevata alla dignità di persona morale e trasportata dalla sfera reale della storia alla sfera metaforica delle idee, le correnti positivistiche, ispirate dalle scienze della natura e guidate dal metodo sperimentale, sono portate, anche per naturale reazione alla mitizzazione idealistica, a ridurre ogni vero o presunto valore a fatto storico, a smascherare i falsi misteri, a capovolgere ogni processo spirituale in processo tecnico. Non è un caso anche qui che la più esplicita affermazione del valore puramente strumentale dello Stato sia stata fatta, nel momento in cui si è aperta la crisi della grande filosofia hegeliana e il positivismo si avviava a diventare la filosofia dominante, e nella vita politica la restaurazione conservatrice del principio legittimistico si andava dissolvendo nelle sue correnti, più aderenti alla realtà sociale allora in formazione, del radicalismo democratico, sia stata fatta insomma dal teorico del materialismo storico ed eversore della filosofia hegeliana, Karl Marx. Quando Marx dice che lo Stato è un apparato permanente di pubblici funzionari, burocrazia, esercito, polizia, di cui la classe dominante si vale per conservare il proprio potere, esprime con la massima chiarezza la formula dello Stato tecnico. Non vi è accadimento della storia del pensiero che più di questa antitesi tra maestro e discepolo sia atto a mostrare nella sua nudità e nella sua irriducibilità il contrasto tra le due diverse concezioni dello Stato, che sorte, come si è visto, dall’entificazione di due momenti non dialettizzati dell’identica realtà, diventano due astrazioni che finiranno per escludersi vicendevolmente. E difatti a Hegel si richiamano, in minor o maggiore misura, le dottrine che affermano l’eticità dello Stato da quella di Binder in Germania a quella del Gentile in Italia, così come a Marx si ricollegano, direttamente o indirettamente, i sostenitori dello Stato tecnico come, ad esempio il Lenin nel suo scritto ‘Stato e rivoluzione'”” (pag 77-78) [Norberto Bobbio, ‘Tra due repubbliche. Alle origini della democrazia italiana’, Donzelli editore, Roma, 1996]”,”TEOP-001-FMDP”
“BOBBIO Norberto a cura di Carlo VIOLI”,”Né con Marx né contro Marx.”,”Bobbio: due diverse accezioni del concetto di “”dialettica””. I dubbi di Bobbio e le tre leggi della dialettica della natura “”Dalle rapide annotazioni fatte fin qui appare che il problema della dialettica fu per Marx un problema sempre vivo, e se oggi è completamente abbondonata la considerazione di un Marx pensatore non dialettico, ha poche probabilità di essere accolta anche la tesi che egli sia giunto alla piena comprensione della dialettica solo negli anni della maturità. Il problema critico, nuovo, o per lo meno non discusso come meriterebbe, è un altro: è il problema se si dia un significato univoco di dialettica, e se quando si parla di dialettica in Marx, si intenda parlare, in diversi periodi della sua attività e in diverse opere, sempre della stessa cosa. Nasce il sospetto, tra l’altro, che alcune delle discussioni sulla maggiore o minore dialetticità del pensiero marxiano nei diversi periodi siano unicamente il frutto di diversi modi di intendere la dialettica, e quindi di mettere l’accento su questo o quel significato considerato coem esclusivo. Non contribuì certo a dissipare i dubbi lo Engels quando credette di poter riassumere il significato del metodo dialettico in tre leggi, che costituivano una estrapolazione di tre momenti e caratteri della logica hegeliana, e che sembra non abbiano altra ragione comune che quella di costituire insieme le leggi dello sviluppo della natura e della società: la legge della conversione della quantità in qualità e viceversa; la legge della compenetrazione degli opposti (azione reciproca); la legge della negazione della negazione (30). Il punto comune di riferimento del termine «dialettica» nelle sue diverse accezioni è pur sempre dato da una situazione di opposizione, di contraddizione, di antitesi, di antinomia, di contrasto, che deve essere risolta. Per quel che riguarda la prima delle tre leggi, essa non si riferisce a un’opposizione da mediare o da risolvere, non indica il metodo per la risoluzione di un’opposizione, e pertanto il farla rientrare in una teoria generale della dialettica è fuorviante. Quanto alle altre due, si riferiscono, sì, a una situazione di opposizione, ma concepiscono l’opposizione e il modo di risolverla in maniera diversa, tanto che l’applicazione dell’una o dell’altra allo stesso problema conduce a soluzioni diverse. (Oggi diremmo che esse formulano due tecniche di ricerca diverse, e che in una logica della ricerca qual è quella che intende elaborare Engels nella ‘Dialettica della natura’, dovrebbero esser meglio distinte per non ingenerare confusioni)”” (pag 88-89) [Norberto Bobbio, a cura di Carlo Violi, ‘Né con Marx né contro Marx’, Editori Riuniti, Roma, 1997] [(30) F. Engels, ‘Dialettica della natura’, Roma, Rinascita, 1950, p. 32]”,”TEOC-001-FMDP”
“BOBBIO Norberto, a cura di Laura CORAGLIOTTO Luigina MERLO-PICH Edoardo BELLANDO”,”Mutamento politico e rivoluzione. Lezioni di filosofia politica.”,”Si tratta di un corso di 54 lezioni tenuto da Bobbio quarant’anni fa (2021). Bobbio attraversa tutta la storia della cultura occidentale in cui vengono pensate, giudicate, comparate le forme del mutamento politico. Individua i temi ricorrenti: le cause oggettive delle trasformazioni, le rivendicazioni divergenti di giustizia, la formazione di fazioni in lotta, le lotte civili, l’avvento dei demagoghi, dei capi carismatici. Sette lezioni sono su ‘Hegel e la rivoluzione’ (lez. 33-39), 5 lezioni sono su ‘Marx e la rivoluzione’ (lez. 40-44: 1. La filosofia della storia di Marx – Prefazione a ‘Per la critica dell’economia politica’; 2. Elementi caratterizzanti la teoria della rivoluzione in Marx ed Engels – La critica della rivoluzione borghese ne ‘Il problema ebraico’; 3. La critica della Rivoluzione francese in Saint-Simon e Fourier – Marx ed Engels: la critica al giacobinismo – ‘L’Indirizzo del Comitato centrale della Lega dei Comunisti’ del 1850 – Engels, ‘La guerra dei contadini’ – Marx, ‘La guerra civile in Francia’: la Comune di Parigi; 4. Introduzione di Engels a ‘Le lotte di classe in Francia – Il soggetto storico rivoluzionario’; 5. Sintesi della teoria marxista della rivoluzione. Discussione) Il ‘rovesciamento’: Marx capovolge la posizione di Hegel “”L’elemento negativo in Hegel è sempre la scissione dell’unità. In ogni autore bisogna sempre cercare quali sono i valori di fondo. Il valore di fondo positivo di Hegel è il tutto, la totalità, l’unità. Tutto ciò che scinde, che separa, che lacera, che divide è negativo. I momenti negativi della storia sono i momenti in cui si introduce la spaccatura e certamente l’Impero è il periodo della massima dissoluzione dello stato in tanti atomi che sono gli individui, che hanno tra loro dei rapporti di diritto privato, ma non esiste più l’organizzazione, la costituzione. Questo è il disegno generale della storia nella filosofia di Hegel. Per arrivare alla Rivoluzione francese, non è che qui, nelle ‘Lezioni sulla filosofia della storia’, dica cose diverse da quelle che avete già sentito a proposito della ‘Fenomenologia dello spirito’. Da mettere in rilievo è soprattutto che la Rivoluzione francese è il risultato dell’Illuminismo. Questo è un punto acquisito, anche oggi. La Rivoluzione francese è il prodotto della lotta degli intellettuali, dei ‘philosophes’ francesi contro le superstizioni, contro le religioni positive, in difesa della ragione. L’Illuminismo come razionalismo, ma razionalismo astratto, e questa appunto è uno delle ragioni della sua sconfitta. Hegel ha delle espressioni che vengono spesso ripetute per indicare questo rapporto tra il pensiero e l’azione: «Se dunque l’Illuminismo non procede fino al contenuto oggettivo della ragione, tuttavia per mezzo di esso il pensiero fu insediato sul trono» (8). E subito dopo, proprio iniziando il capitolo intitolato «La rivoluzione francese e le sue conseguenze», scrive: «La rivoluzione francese ha avuto la sua genesi e il suo inizio nel pensiero [questo è il punto che contraddistingue la Rivoluzione francese]. (…) Il supremo principio, che il pensiero può trovare, è quello della libertà del volere» (9). Ancora un’altra espressione: «Il pensiero, il concetto del diritto si fece d’altronde valere tutto in una volta, e la vecchia impalcatura dell’ingiustizia non poté minimamente resistere ad esso» (10). E poi c’è quella famosa frase che dice: «Da che il sole splende sul firmamento e i pianeti girano intorno ad esso, non si era ancora scorto che l’uomo si basa sulla testa, cioè sul pensiero, e costruisce la realtà conformemente ad esso» (11). È quella famosa frase che poi ha permesso il rovesciamento da parte di Marx: Hegel ha messo l’uomo sulla testa, e si dice che Marx ha capovolto la posizione di Hegel, perché ha rimesso l’uomo sui piedi. «Metterlo sui piedi» per Marx vuol dire che bisogna guardare quali sono le condizioni economiche, le forme di produzione, perché è lì che l’uomo si forma nei suoi bisogni concreti. Hegel l’aveva posto sulla testa. Ed è proprio su questo punto, quando dice che finalmente l’uomo si basa sulla testa, è qui che scrive: «Questa fu una splendida aurora. (…) Dominò in quel tempo una nobile commozione, il mondo fu percorso e agitato da un entusiasmo dello spirito, come se allora fosse finalmente avvenuta la vera conciliazione del divino col mondo» (11). «Entusiasmo» è la parola che aveva usato lo stesso Kant”” (pag 352-353) [Norberto Bobbio, ‘Mutamento politico e rivoluzione. Lezioni di filosofia politica’, Donzelli editore, Roma, 2021; Lezione 37. Hegel e la rivoluzione] [(8) Hegel, ‘Lezioni sulla filosofia della storia, cit., IV, p. 197; (9) Hegel, ‘Lezioni sulla filosofia della storia, cit., IV, p. 197; (10) Ibid., p. 205; (11) Ibid.] ‘L’assiologia è una branca della filosofia che studia i valori, in particolare i valori morali, estetici e religiosi. Il termine deriva dal greco “”axios”” (valido, degno) e “”logia”” (discorso). L’assiologia si occupa di comprendere la natura dei valori, come vengono determinati e come influenzano la realtà e il comportamento umano 2. Questa disciplina esamina come le persone attribuiscono valore a oggetti, idee e credenze, e come questi valori influenzano le loro decisioni e azioni. L’assiologia può essere suddivisa in diverse aree, tra cui l’etica, che tratta del bene morale, e l’estetica, che si occupa del valore artistico 3.’ (f. copilot)”,”TEOP-023-FSD”
“BOBBIO Norberto”,”L’età dei diritti.”,”””Chi volesse cercare una riprova di quanto si è detto dovrebbe fare un’analisi, più precisa di quella che si possa fare in questa occasione, delle caratteristiche dei due grandi movimenti di resistenza che oggi si dividono il mondo, quelli che fanno capo ai partiti rivoluzionari (nello loro diverse accezioni) e quelli che fanno capo ai movimenti di disobbedienza civile. Tanto per intenderci, e ammesse articolazioni interne: leninismo e gandhismo. La discriminazione tra l’uno e l’altro è l’uso della violenza, e quindi dal punto di vista ideologico la giustificazione o in-giustificazione della violenza. Sotto questo aspetto la fenomenologia dei movimenti odierni non differisce da quella antica: anche nelle vecchie trattazioni sulle varie forme di resistenza la differenza che divideva la resistenza attiva da quella passiva era l’uso della violenza. Oggi, la differenza, sta, principalmente, come si è detto, nel tipo di argomentazioni con cui questo uso (o questo non uso) viene giustificato: più politica, come si è detto, che giuridica (o etica). La cosa è abbastanza ovvia per il partito rivoluzionario la cui teorizzazione trae la sua matrice da una dottrina realistica, nel senso machiavellico della parola, come quella marxiana e ancor più come quella leniniana (secondo cui il fine giustifica i mezzi). Un’altra differenza, se mai, tra la teoria della violenza rivoluzionaria di oggi da quelle di ieri (le teorie giusnaturalistiche), sta nel fatto che per queste la violenza statale era un caso limite che doveva essere di volta in volta individuato (come si diceva, conquista, usurpazione, abuso di potere ecc.); per la prima, invece lo Stato in quanto tale (anarchismo), o lo Stato borghese in quanto tale, cioè in quanto fondato sull’oppressione di una ristretta classe di privilegiati su una classe numerosa di sfruttati (comunismo), è violento. Lo Stato è «violenza concentrata e organizzata della società», secondo la famosa frase di Marx, che è uno dei temi conduttori della teoria rivoluzionaria che passa attraverso Lenin per arrivare a Mao, alla guerra popolare, alla guerriglia ecc. (Nuova rispetto alla teoria tradizionale è la giustificazione anche di quell’eccesso di violenza in cui consiste il terrore, da Robespierre a Mao. del quale si può ripetere una tesi altrettanto famosa: «… è stato necessario creare un breve regno del terrore in ogni zona rurale… Per riparare un torto è necessario superare i limiti»). Meno ovvio, e quindi più interessante, è che la stessa teoria della disubbidienza civile- dalla obbedienza passiva d’origine esclusivamente religiosa, da Thoreau, che rappresenta pur sempre un caso individuale (non pagare le tasse se queste servono alla continuazione della guerra ingiusta), da Tolstoj, al metodo ‘satyagraha’ di Gandhi – ha percorso un lungo cammino di strada del realismo politico, cioè della sua giustificazione politica”” (pag 172-173) [Norberto Bobbio, L’età dei diritti’, Einaudi, Torino, 1992]”,”TEOS-002-FMDP”
“BOBBIO Norberto”,”Maestri e compagni. Piero Calamandrei, Aldo Capitini, Eugenio Colorni, Leone Ginzburg, Antonio Giuriolo, Rodolfo Mondolfo, Augusto Monti, Gaetano Salvemini.”,” ‘Menscevichi’ italiani. ‘I nuovi dottori di Salamanca’ contro Lenin e il leninismo “”Ho sinora considerato separatamente l’umanismo come concezione della storia, e l’umanesimo come etica. Ma nella storia del pensiero di Mondolfo c’è un momento, che è poi uno dei momenti cruciali della storia del socialismo e del movimento operaio, in cui i due aspetti si richiamano l’uno con l’altro. Mi riferisco al periodo della rivoluzione russa. Sono gli anni in cui scende per così dire dalla cattedra (anche se Gramsci in un articolo sferzante gli rimprovera la serietà accedemica con cui il professore boccia Lenin perché la sua azione rivoluzionaria non rientra negli schemi di un preteso marxismo scientifico costruito a tavolino dai nuovi dottori di Salamanca) e partecipa più direttamente alla battaglia politica scrivendo una lunga serie di articoli sulla rivoluzione che raccoglie in varie edizioin del libro ‘Sulle orme di Marx’. In questi scritti, che rappresentano forse l’espressione più compiuta e consapevole in Italia di quell’orientamento critico nei riguardi del leninismo che per comodità può essere chiamato il punto di vista menscevico. Mondolfo dà sulla rivoluzione un giudizio storico e un giudizio etico che sono strettamente intrecciati. Il giudizio etico che consiste soprattutto nella condanna del terrore è desunto da un giudizio storico che si fonda o che pretende di fondarsi su una determinata interpretazione del marxismo inteso come concezione della storia. Il terrore è necessario perché la rivoluzione è stata prematura, e la rivoluzione è stata prematura perché Lenin non ha rispettato il canone fondamentale fissato una volta per sempre da Marx in un celeberrimo passo della introduzione alla ‘Critica dell’economia politica’ secondo cui «una formazione sociale non perisce finché non si siano sviluppate tutte le forze produttive a cui può dare corso» e «nuovi e superiori rapporti di produzione non subentrano mai, prima che siano maturate in seno alla vecchia società le condizioni materiali della loro esistenza». Sul tema della rivoluzione prematura e del rapportofra rivoluzione socialista e arretratezza russa sono state scritte a caldo e a freddo migliaia di pagine: è ancora uno dei grandi temi della storiografia contemporanea, come dimostra l’interesse suscitato dal saggio di Roy Medvedev, ‘La rivoluzione d’ottobre era ineluttabile?’, dove il problema del «terrore» e della sua pretesa necessità occupa un posto importante nella valutazione di certe misure sbagliate o intempestive prese dal governo dei bolscevichi. Sin dal 197 la rivista dei riformisti «Critica sociale» aveva espresso con fermezza l’opinione che per le condizioni arretrate della società russa la rivoluzione socialista era impossibile, sentenziando che «la storia qualche volta procede a salti, dopo lunghe stasi, ma nessun salto può varcare gli oceani». Dal canto suo, la Confederazione del lavoro, pur salutando «col cuore gonfio d’esultanza» la caduta del vecchio regime, precisava: «Non perciò la rivoluzione è compiutamente proletaria. Per quanto audace lo sbalzo in avanti del proletariato, è fatale che la direzione della cosa pubblica resterà nelle mani della borghesia»”” [Norberto Bobbio, ‘Maestri e compagni’, Passigli editore, Firenze, 1984] Mondolfo. Distinguendo l’ ‘essenza del marxismo’ dalla ‘praxis leninista’ e citando e ricitando i famosi passi marxiani… “”Quando i bolscevichi presero il potere, rifiutarono di dare la loro adesione al nuovo governo impugnando come arma di lotta la distinzione fra marxismo e leninismo, destinata a fare molta strada. Mondolfo scrisse il primo articolo sull’argomento nel febbraio 1919, in riposta a un articolo di Arturo Labriola il quale aveva sostenuto la continuità fra Marx e Lenin come continuità fra la teoria e la sua applicazione pratica. A questo articolo aveva già risposto Turati, il quale aveva scritto di non aver mai sospettato che «conquista del potere da parte del proletariato volesse dire usurpazione del potere e terrore sistematico da parte di una setta (…), sostituzione del Soviet ai Parlamenti (…) negazione di ogni libertà e di ogni democrazia», e concludeva affermando che Lenin non doveva assumere il potere perché in quelle condizioni era evidente che non avrebbe potuto mantenerlo se non col terrore (12). Con linguaggio più pacato ma nello stesso ordine di idee, Mondolfo, citando e ricitando i famosi passi marxiana della ‘Critica dell’economia politica’, spiegava che: «l’essenziale e il proprio marxismo (…) sta nel suo carattere ‘critico-pratico’», il quale consiste in una «concezione realistica della storia e nel trarre da questa viva coscienza storica la stessa teoria del movimento proletario»; e si domandava «Che c’è di tutto questo, che pure, ripeto, è l’essenza del marxismo, nella praxis leninista? Era forse giunta l’economia capitalistica in Russia al pieno sviluppo di tutte le forze produttive che era capace di dare? Poteva quindi in Russia Lenin avviare… l’ ‘era socialista’». Concludeva citando un altrettanto famoso brano di Engels che era e ha continuato ad essere uno dei testi canonici della teoria delle rivoluzioni che non si devono fare: il peggio che «possa capitale al capo di un partito estremo è di venir costretto ad assumere il potere quando il movimento non è ancor maturo per il dominio della classe ch’esso rappresenta e per l’attuazione delle misure che la signoria di questa classe richiede» (12). Nella prefazione alla prima edizione di ‘Sulle orme di Marx’, datata settembre 1919, Mondolfo riprendendo e riassumendo l’argomento citava Kautsky il cui libro ‘Dittatura del proletariato’ era uscito nel 1918, e per condannare la violenza ingiustificata si valeva della stessa metafora. Kautsky aveva scritto: «Essi (i bolscevichi) ritengono che questo sia il metodo più indolore per far nascere il socialismo e «abbreviare le doglie del parto». Ma volendo rimanere nell’analogia, la nostra esperienza ci richiama alla mente piuttosto una donna incinta, che si mette a fare i salti più matti allo scopo di abbreviare la durata della sua gravidanza, che mal sopporta, e arrivare ad un parto prematuro. Il prodotto di un tale comportamento di regola è un bimbo incapace di vivere» (14). Mondolfo: «L’ostetrico (…) dovrebbe uccidere la gestante per liberare il feto; sia pur questo embrione informe, privo dello sviluppo degli organi della sua vitalità; i ferri chirurgici dovrebbero compiere il miracolo di tenerlo in vita, e farlo formare e crescere dopo averlo tratto alla luce» (15). Nel gennaio del 1921 Mondolfo prendeva lo spunto dal famoso duello oratorio fra Zinoviev e Martov al Congresso dell’USPD (Partito social-democratico indipendente della Germania) per ribadire le proprie accuse ai bolscevichi dando torto al primo e ragione al secondo. (…) (16)”” (pag 89-90) [Norberto Bobbio, ‘Maestri e compagni’, Passigli editore, Firenze, 1984] [(12) F. Turati, Commento a ‘Leninismo e marxismo’, di A. Labriola, in ‘Critica sociale’, XXIX, n. 2, 16-31 gennaio 1919, p. 23; (13) ‘Leninismo e marxismo’ (1919), in UM, pp. 148-149; anche in ‘Sulle orme di Marx’, Bologna, Cappelli, 1923, vol. I., p: 108; (14) Traggo questo brano, che si trova nello scritto ‘Demokratie oder Diktatur’, da libro di M. Salvadori, ‘Kautsky e la rivoluzione socialista (1880-1938)’, Milano, Feltrinelli, 1976, p. 237; (15) ‘Sulle orme di Marx’, cit., vol I, p. 136; (16) ‘Martov contro Zinoviev e l’antitesi fra socialismo e bolscevismo’ (1921), in ‘Sulle orme di Marx’,, cit, vol. I, p. 159] Da ‘copilot’: “”I tre dottori di Salamanca”” è una filastrocca scritta da Gianni Rodari. La filastrocca racconta di tre dottori di Salamanca che si misero in mare su una panca, e se non andavano subito a fondo, facevano certo il giro del mondo. È una delle tante filastrocche divertenti e fantasiose di Rodari, che ha scritto numerose poesie e racconti per bambini. La filastrocca “”I tre dottori di Salamanca”” di Gianni Rodari è stata pubblicata nel 1960 nella raccolta “”Filastrocche in cielo e in terra”” Norberto Bobbio ha menzionato i “”dottori di Salamanca”” in riferimento a un articolo di Antonio Gramsci. Gramsci, nei suoi scritti, ha discusso di vari intellettuali e figure storiche, e Bobbio ha approfondito questi temi nei suoi studi su Gramsci I “”dottori di Salamanca”” sono spesso associati alla Scuola di Salamanca, un gruppo di teologi e filosofi spagnoli del XVI secolo. La Scuola di Salamanca è stata fondata da Francisco de Vitoria, un domenicano che insegnava all’Università di Salamanca a partire dal 1526. Questi studiosi hanno affrontato temi di diritto naturale, diritto divino e giustizia, e hanno avuto un impatto significativo sullo sviluppo del pensiero giuridico e teologico. Inoltre, c’è una credenza popolare che Cristoforo Colombo abbia dovuto affrontare i “”dotti di Salamanca”” quando presentò il suo progetto di viaggio verso le Indie occidentali alla corte spagnola. Tuttavia, questa storia è in gran parte un mito, poiché gli intellettuali dell’epoca erano già consapevoli della sfericità della Terra.”,”BIOx-003-FMDP”
“BOBBIO Norberto”,”Il positivismo giuridico. Lezioni di filosofia del diritto raccolte dal dott. Nello Morra.”,”””Bisogna che sia determinata qual è la retta ragione e qual è la misura che la definisce’ (Aristotele, ‘Etica Nicomachea’, 1138b) (in apertura)”,”DIRx-063″
“BOBBIO Norberto”,”L’età dei diritti.”,”Bobbio chiude il libro con la ‘legge della ragione’: “”Dove non sembra ambigua la storia di questi ultimi secoli è nel mostrare l’interdipendenza fra la teoria e la pratica della tolleranza, da un lato, e lo spirito laico, inteso come la formazione di quella mentalità che affida le sorti del ‘regnum hominis’ più alle ragioni della ragione accumunante tutti gli uomini che non agli slanci della fede, e ha dato origine, da un lato, agli stati non confessionali, ovvero neutrali in materia religiosa, e insieme liberali, in materia politica, dall’altro, alla cosiddetta società aperta nella quale il superamento dei contrasti di fedi, di credenze, di dottrine, di opinioni, è dovuto all’impero della regola aurea secondo cui la mia libertà si estende sino a che essa non invade la libertà degli altri, o, per dirla con le parole di Kant, «la libertà dell’arbitrio di uno può sussistere colla libertà di ogni altro secondo una legge universale» (che è la legge della ragione)”” (pag 252)”,”FILx-015-FMB”
“BOBBIO Norberto”,”Contratto sociale, oggi.”,” “”Una delle critiche più radicali fu quella di Hegel. Dalla sua prima opera politica (‘La costituzione della Germania’) sino alle lezioni di filosofia del diritto (nelle varie redazioni oggi accessibili grazie alla monumentale edizione di (Karl-Heinz) Ilting), Hegel non si stancò di criticare e screditare la teoria del contratto sociale, ogni volta che l’argomento gliene offriva l’occasione. La critica di Hegel alla teoria contrattualistica è fondata soprattutto sulla netta distinzione fra diritto privato e diritto pubblico e sulla considerazione del diritto privato come momento inferiore e negativo del processo di realizzazione dell’idea del diritto, e del diritto pubblico come momento superiore e positivo. Una delle conseguenze che derivano dalla subordinazione del diritto privato al diritto pubblico è, secondo Hegel, che lo stato come ente di diritto pubblico (interno ed esterno) non può essere fondato su un istituto tipico del diritto privato com’è il contratto. Brevemente, il contratto procede dall’arbitrio dei due contraenti, e non da una volontà a loro superiore; la volontà che ne deriva è una volontà comune e non una volontà generale; oggetto del contratto è sempre una singola cosa esterna e non tutte le cose esterne cui si applica il dominio dello stato. Al contrario, lo stato è, o più precisamente deve essere, per essere uno stato nel pieno senso della parola, l’espressione di una volontà superiore a quella dei singoli individui; è o deve essere l’espressione della volontà generale attraverso le leggi, ovvero delle leggi, sono o possono essere tutte le cose esterne la cui regolamentazione è necessaria alla vita di quella totalità organica e organizzata che è, appunto, secondo Hegel, lo stato. (…) Non già che Hegel ritenesse che tutti gli stati storici avessero realizzato l’idea puramente razionale della supremazia del diritto pubblico sul diritto privato. Anzi per lui la maggior parte degli stati storici erano corrotti dalla confusione fra gl’istituti di diritto privato, quali la proprietà e il contratto, e gli istituti di diritto pubblico. Ma in quanto tali non erano veri e propri stati e contrassegnavano le epoche di decadenza, qual era ad esempio l’età feudale, in cui l’obbligo di fedeltà de vassallo verso il suo signore «non è un dovere verso l’universale ma un’obbligazione privata, esposta ad un tempo all’accidentalità, all’arbitrio, alla violenza» (4)”” [Norberto Bobbio, ‘Contratto sociale, oggi’, Guida editori, Napoli, 1980] [(4) G.W.F. Hegel, ‘Lezioni sulla filosofia della storia’, trad. it., Firenze, La Nuova Italia, 1963, vol. IV, p. 69]”,”TEOS-032-FMB”
“BOBBIO Norberto BOVERO Michelangelo”,”Società e stato da Hobbes a Marx. Corso di Filosofia della politica a.a: 1972-73.”,”La teoria dello Stato in Marx (pag 225-227) La teoria dello Stato in Engels (pag 228-231) “”Contro la “”superstizione politica””, cioè contro la sopravalutazione dello stato, l’attacco di Marx, checché ne dicano alcuni interpreti recenti, è costante. È questo rifiuto della superstizione politica che gli fa dire in uno scritto giovanile, ‘La questione ebraica’ (1843), che la rivoluzione francese non è rivoluzione compiuta, perché è stata soltanto una rivoluzione politica, e che l’emancipazione politica non è ancora l’emancipazione umana. E in uno scritto della maturità contro Mazzini che questi non ha mai capito nulla perché «per lui lo Stato, che crea nella sua immaginazione, è tutto, mentre la società, che esiste nella realtà, non è niente”” (che è un altro modo di dire che una rivoluzione soltanto politica non è una vera rivoluzione). La teoria dello stato come apparato di dominio nato in una società divisa in classi e quindi come strumento di dominio di classe è il tema dominante dell’opera di Engels, citata, sull’Origine della famiglia, della proprietà e dello stato. Il libro nacque da una riflessione sull’opera dell’etnologo e sociologo americano L.H. Morgan, ‘Ancient Society’, pubblicata nel 1877: il Morgan era andato alla ricerca dell’origine delle società umane studiando le “”unioni gentilizie di alcuni raggruppamenti indiani dell’America del Nord, e aveva dimostrato che «l’antica società fondata su unioni gentilizie era saltata in aria nell’urto con le nuove classi sociali e al suo posto era subentrata una nuova società che si compendia nello stato…, una società in cui l’ordinamento familiare viene interamente dominato da quello della proprietà e nella quale si dispiegano liberamente quegli antagonismi e quelle lotte di classi di cui consta il contenuto di tutta la storia scritta fino ad oggi». Seguendo l’idea direttiva del Morgan e integrandola con ricerche personali sulla storia della Grecia antica e di Roma e delle società germaniche nel medioevo, Engels sostiene la tesi che lo stato non è sempre esistito (non è quindi una categoria eterna della storia umana), ma è nato in qualsiasi società abbia seguito lo sviluppo comune dallo stato selvaggio allo stato barbaro, dallo stato barbaro allo stato civile, al momento in cui è avvenuta la dissoluzione della società gentilizia, cioè di una società in cui non è ancora sorta la divisione del lavoro (l’unica divisione del lavoro che vi sussiste è quella tra i due sessi, che compiono anche nella società gentilizia funzione organiche diverse). È dalla divisione del lavoro che nasce la prima grande divisione della società in due classi contrapposte, quella dei padroni e quella degli schiavi, cui seguiranno altre, sino alla formazione di una classe che non si occupa più della produzione ma solo dello scambio, la classe dei mercanti, da cui nasce la società borghese. In un brano sintetico Engels esprime il giudizio sulla sviluppo storico della società gentilizia allo stato in questo modo: «La costituzione gentilizia aveva fatto il suo tempo. Essa era stata distrutta dalla divisione del lavoro e dal suo risultato: la divisione della società in classi. Essa fu sostituita dallo Stato». Non c’è bisogno di aggiungere che una concezione siffatta della natura dello stato è in antitesi all’idea hegeliana dello stato etico. Engels ne è perfettamente consapevole e lo dice con forza: “”Lo stato dunque non è affatto una potenza imposta dall’esterno e nemmeno la ‘realtà dell’idea etica’, ‘l’immagine e la realtà della ragione’, come afferma Hegel. Esso è piuttosto un prodotto della società giunta a un determinato stadio di sviluppo, è la confessione che questa società si è avvolta in una contraddizione insolubile con se stessa, che si è scissa in antagonismi inconciliabili che è impotente a eliminare»”” (pag 227-228-229) [Norberto Bobbio Michelangelo Bovero, ‘Società e stato da Hobbes a Marx. Corso di Filosofia della politica a.a: 1972-73’, Coop. Libraria Univ. Torinese ed., Torino, 1973] “”Tra Hobbes e Rousseau del ‘Contratto sociale’ da una lato e Engels dall’altro c’è peraltro una differenza, e una differenza decisiva. La differenza sta nell’espressione “”in apparenza”” che io ho sottolineato. Per Hobbes, per Rousseau, per tutti i teorici dello stato prima di Marx lo stato è concepito come un ente che sta al di sopra delle parti non in apparenza ma in realtà come un ente: a) che ha per fine un valore veramente comune, cioè desiderato da tutti i membri della società ugualmente e indistintamente, che è l’ordine (Hobbes); b) oppure che garantisce e protegge gl’interessi di tutti coloro che sono considerati a pieno diritto cittadini in quanto proprietari (Locke); c) oppure che esprime nella volontà generale l’interesse collettivo e supera continuamente in questa volontà del capo politico nel suo insieme gli interessi parziali delle fazioni (Rousseau); d) oppure che realizza attraverso la classe generale la volontà razionale del popolo considerato come un tutto organico (Hegel). Per Marx e Engels invece lo stato è al di sopra delle parti solo in apparenza. In realtà esso è l’espressione degli interessi della classe economicamente dominante e l’ordine che esso riesce a instaurare è l’ordine del più forte. Su questo punto Engels come Marx, non ha alcun dubbio: «Lo stato, poiché è nato dal bisogno di tenere a freno gli antagonismi di classe, ma contemporaneamente è nato in mezzo al conflitto di queste classi, ‘è per regola lo stato della classe più potente’, economicamente dominante che, per mezzo suo, diventa anche politicamente dominante e così acquista un nuovo strumento per tener sottomessa e per sfruttare la classe oppressa». Se lo stato non è sempre esistito, se esso è un fenomeno storico, ed ha fatto la sua apparizione in un determinato momento dello sviluppo storico, se esso insomma non è una categoria eterna dello spirito umano, come poteva apparire nella filosofia politica precedente, si deve trarre rispetto alla sua storia un’altra conclusione: lo stato è destinato a durare sino a che dureranno le condizioni che gli hanno dato origine cioè la divisione del lavoro e la divisione delle società in classi antagonistiche”” (pag 230-231) [Norberto Bobbio Michelangelo Bovero, ‘Società e stato da Hobbes a Marx. Corso di Filosofia della politica a.a: 1972-73’, Coop. Libraria Univ. Torinese ed., Torino, 1973]”,”TEOS-035-FMB”
“BOBBIO Norberto”,”Il futuro della democrazia.”,”La richiesta della revoca del mandato da parte degli elettori sulla base della critica al divieto di mandato imperativo “”Con questo ritengo di essermi messo in condizione di precisare in quale accezione del termine «rappresentanza» si dice che un sistema è rappresentativo e si parla abitualmente di democrazia rappresentativa: le democrazie rappresentative che noi conosciamo sono democrazie in cui per rappresentante s’intende una persona che ha queste due caratteristiche ben precise: a) in quanto gode della fiducia del corpo elettorale, una volta eletto non è più responsabile di fronte ai propri elettori e quindi non è revocabile; b) non è responsabile direttamente di fronte ai suoi elettori appunto perché egli è chiamato a tutelare gli interessi generali della società civile e non gl’interessi particolari di questa o quella categoria. Nelle elezioni politiche, in cui funziona il sistema rappresentativo, un operaio comunista non vota l’operaio non comunista ma vota un comunista anche se non è operaio. Il che vuol dire che la solidarietà di partito e quindi la visione degli interessi generali è più forte della solidarietà di categoria e quindi della considerazione degl’interessi particolari. Una conseguenza del sistema è che, come ho detto poc’anzi, i rappresentanti, in quanto non sono rappresentanti di categoria, ma sono per così dire i rappresentanti degl’interessa generali, hanno finito per costituire una categoria a se stante che è quella dei politici di professione, cioè di coloro, che per esprimermi con la definizione efficacissima di Max Weber, non vivono soltanto ‘per’ la politica ma vivono ‘di’ politica. Ho insistito su queste due caratteristiche della rappresentanza di un sistema rappresentativo perché è in genere proprio su queste due caratteristiche che si appunta la critica della democrazia rappresentativa in nome di una democrazia più larga, più completa, insomma più democratica. Nella polemica contro la democrazia rappresentativa infatti si possono distinguere nettamente due filoni prevalenti: la critica al divieto del mandato imperativo e quindi alla rappresentanza concepita come rapporto fiduciario in nome di un vincolo più stretto fra rappresentante e rappresentato, analogo a quello che lega il mandante e il mandatario nel rapporto di diritto privato, e la critica alla rappresentanza degl’interessi generali in nome della rappresentanza organica o funzionale degl’interessi particolari di questa o quella categoria. Chi conosce un po’ la storia della disputa ormai secolare pro e contro il sistema rappresentativo sa benissimo che gira e rigira i temi in discussione sono soprattutto questi due. Sono entrambi temi che appartengono alla tradizione del pensiero socialista in opposizione alla democrazia rappresentativa considerata come l’ideologia propria della borghesia più avanzata, come l’ideologia «borghese» della democrazia. Due temi, il primo, cioè la richiesta della revoca del mandato da parte degli elettori sulla base della critica al divieto di mandato imperativo, è proprio del pensiero politico marxistico: come tutti sanno fu lo stesso Marx che volle dare particolare rilievo al fatto che, nella Comune di Parigi, questa «fu composta da consiglieri municipali eletti a suffragio universale nei diversi mandamenti di Parigi, responsabili e revocabili in qualunque momento» (6). Il principio fu ripreso e ribadito più volte da Lenin, a cominciare da ‘Stato e Rivoluzione’, ed è trapassato come principio normativo nelle varie costituzioni sovietiche”” (pag 40-42) [Norberto Bobbio, ‘Il futuro della democrazia’, Einaudi, Torino, 1991] [(6) K. Marx, ‘La guerra civile in Francia’, in ‘Il partito e l’internazionale’, Edizioni Rinascita, Roma, 1948, p. 178] Nota Il mandato imperativo per i delegati di un’associazione implica che essi siano vincolati ad agire secondo le istruzioni precise ricevute dai membri dell’associazione che rappresentano. In questo modello, i delegati non hanno autonomia decisionale e devono seguire scrupolosamente la volontà espressa da chi li ha nominati. In contesti associativi, l’applicazione del mandato imperativo potrebbe garantire che le decisioni prese siano in linea con gli interessi collettivi, ma potrebbe anche limitare la capacità dei delegati di adattarsi a nuove informazioni o situazioni impreviste. Alcune associazioni preferiscono un approccio diverso, dando ai delegati un mandato libero per permettere loro di prendere decisioni basate sul contesto e sull’evoluzione dei dibattiti. (f. copil.)”,”TEOP-001-FPB”
“BOBBIO Norberto, a cura di Franco SBARBERI”,”Politica e cultura.”,” «L’assurdo accoppiamento delle parole “”libertà”” e “”stato””» “”Lo stato borghese, dunque, nonostante il nome, non è più liberale di quello proletario; quanto allo stato proletario, esso non è liberale ma à l’unica via possibile per il raggiungimento finale dello stato di libertà (che coincide con l’estinzione dello stato). Con questi due argomenti si concede agli avversari il valore del fine, ma li si mette in guardia sul disvalore del mezzo che essi hanno messo in atto per raggiungerlo. E, fermo restando il fine (almeno apparentemente), si contrappone il mezzo idoneo al mezzo inidoneo. Questa tesi si fonda sull’opposizione dei due concetti di ‘stato’ e ‘libertà’, considerati come escludentisi reciprocamente. Essa è, rispetto alla tradizione marxistica, quella più ortodossa e ha il merito della chiarezza. Si trova esposta in un celebre passo della lettera di Engels a Bebel (18 marzo 1875) a proposito del Programma di Gotha: «Non essendo lo stato altro che un’istituzione temporanea di cui ci si deve servire nella lotta, nella rivoluzione, per tener soggiogati con la forza i propri nemici, parlare di uno «stato popolare libero» è ‘pura assurdità’; finché il proletariato ha ancora ‘bisogno’ dello stato, ne ha bisogno ‘non nell’interesse della libertà’, ma nell’interesse dell’assoggettamento dei suoi avversari, e ‘quando diventa possibile parlare di libertà, allora lo stato come tale cessa di esistere’ (7). Ripresa da Lenin, il quale ammira Engels per aver colpito implacabilmente «l’assurdo accoppiamento delle parole “”libertà”” e “”stato””», la tesi viene interpretata nel suo significato pregniante di alternativa tra stato e libertà: «Finché esiste lo stato non vi è libertà; quando regnerà la libertà non vi sarà più stato» (8)”” (pag 154-155) [Norberto Bobbio, a cura di Franco Sbarberi, ‘Politica e cultura’, G. Einaudi, Torino, 2005] [(7) ‘Il partito e l’Internazionale’, Rinascita, Roma, 1948, p. 251; (8) ‘Stato e rivoluzione’, in ‘Opere scelte’, cit., t. II, p. 191]”,”TEOP-061-FMB”
“BOBBIO Norberto, testi inediti a cura di Cesare PIANCIOLA e Franco SBARBERI”,”Scritti su Marx. Dialettica, stato, società civile.”,”Norberto Bobbio (Torino 1909-2004) è stata una figura intellettuale di riferimento della cultura italiana del Novecento. Dopo aver studiato al Liceo D’Azeglio, si iscrisse al’ateneo torinese, dove si laureò nel 1931 in Giurisprudenza e nel 1933 in Filosofia. L’anno seguente conseguì la libera docenza in Filosofia del diritto. Nel 1935 fu arrestato per le sue frequentazioni antifasciste. Per poter riprendere la carriera universitaria, scrisse una lettera a Mussolini, cosa che sarebbe poi stata oggetto di tormentate autocritiche. Dal 1935 al 1948 insegnò a Camerino, poi a Siena e a Padova. Nel 1942 aderì al Partito d’Azione. Nel 1948 venne chiamato all’Università di Torino, dove insegnò fino al 1983. E’ a questa lunga fase che appartengono i suoi fondamentali studi su Cattaneo, e su Kelsen, Pareto, Mosca, Gobetti e Gramsci, su Hobbes e Locke, Kant e Marx. Collaboratore della casa editrice Einaudi nel 195 pubblica ‘Politica e cultura’. Negli anni settanta su ‘Mondoperaio’ avvia una discussione sulla sinistra italiana e interna al Psi. Le fasi del marxismo teorico in Italia. “”Appartengo ad una generazione che si è formata negli studi consocendo Marx di riflesso, attraverso la critica che ne aveva fatto il Croce…. (pag 29-31)”,”TEOC-017-FMB”
“BOBER M.M.”,”Karl Marx’s Interpretation of History.”,”M.M. Bober, Professor of Economics, Lawrence College. In bibliografia (opere di Marx) : – “”Lettre sur le développement économique de la Russie””, ‘Le mouvement socialiste’, VII, N: 93 (1902), 968-972 – “”Unpublished Letters of Karl Marx and Friedrich Engels to Americans””, ‘Science and Society””, II, N. 2 and 3 (1938). Translated and edited by Leonard E. Mins Capitolo dedicato alla teoria della crisi di Marx Engels (pag 232-258) Credito e crisi. “”What of the rôle of credit? Only brief, stray remarks are available, and it is hardly possible to distill from them a reliable formula. Credit plays a part in the trade cycle, but it does not rank among the causal factors. Credit is a powerful lever in the centralization of capital; it promotes new enterprises, encourage speculation and reckless ventures, strains production to the utmost, accelerates overproduction, intensifies the crises, and, presumably, aids in recovery. Credit, is “”one of the most potent instruments of crises and swindle””. Credit gives impetus to enormous undertakings like railway building which may promote booms and crises. It is to be noted parenthetically that in these references he generally uses credit in the sense of corporate securities, and only at times in the sense of commercial bank credit; more than once it is hard to tell which type of credit as a determinant of crises. “”The superficiality of Political Economy””, Marx teaches, “”shows itself n the fact that it looks upon the expansion and contraction of credit, which is a mere symptom of the periodic changes of the industrial cycle, as their cause”” (57). A crisis on the money market, he says, merely masks “”abnormal conditions in the process of production and reproduction”” (58)”” (pag 256-257) [M.M. Bober, Karl Marx’s Interpretation of History’, Cambridge, 1948] [(56) Capital, I, 687, 693; II, 361-363; III, 298, 359, 497, 522, 652, 713; ‘Theorien über den Mehrwert’, II, n. 2, p. 289; (57) Capital, I, 695; III, 575-576; (58) Capital, II, 365] traduzione “”Qual è il ruolo del credito? Sono disponibili qui e là solo brevi osservazioni, ed è difficile trarre da esse una formula affidabile. Il credito gioca un ruolo nel ciclo commerciale, ma non si colloca tra i fattori causali. Il credito è una potente leva nella centralizzazione del capitale, promuove nuove imprese, incoraggia la speculazione e le avventure sconsiderate, spinge al massimo la produzione, accelera la sovrapproduzione, intensifica le crisi e, presumibilmente, aiuta la ripresa. Il credito è “”uno dei più potenti strumenti di crisi e di truffe””. Il credito dà impulso a enormi imprese come la costruzione di ferrovie che possono promuovere boom e crisi. Si deve notare tra parentesi che in questi riferimenti usa generalmente il credito nel senso di titoli societari, e solo a volte nel senso del credito bancario commerciale, varie volte è difficile dire quale tipo di credito sia un fattore determinante delle crisi. “”La superficialità dell’economia politica””, spiega Marx, “”si mostra nel fatto che considera l’espansione e la contrazione del credito, che è un semplice sintomo dei cambiamenti periodici del ciclo industriale, come loro causa “”(57). Una crisi del mercato monetario, dice, semplicemente maschera “”condizioni anormali nel processo di produzione e riproduzione”” (58) “”(pag 256-257) [MM Bober, Karl Marx’s Interpretation of History””, Cambridge, 1948] [( 56), I, 687, 693; II, 361-363; III, 298, 359, 497, 522, 652, 713; “”Theorien über den Mehrwert””, II, n.2, 289; (57) Capitale, I, 695; III, 575-576; (58) Capitale, II, 365]”,”MADS-743″
“BOBERACH Heinz FISCHER Wolfram LÖSCHE Peter a cura”,”Band 1. Hessisches Hauptstaatsarchiv Wiesbaden.”,”Stato federato (21.114 km2; 5 milioni 512.000 ab.; capit. Wiesbaden) della Germania, nel settore centrale del Paese, include quasi tutti i territori che nelle diverse epoche storiche appartennero all’omonimo principato e non corrisponde a una regione geografica ben definita per ciò che riguarda confini e caratteristiche. Nel suo insieme il territorio si presenta come un susseguirsi di bacini intercomunicanti racchiusi da gruppi montuosi prevalentemente periferici. I fiumi principali, oltre a quelli che scorrono ai suoi confini, sono il Fulda, il Lahn e il Meno. Principali risorse economiche sono l’agricoltura (cereali, patate, barbabietole da zucchero, vite, frutta, ortaggi), praticata nelle fertili valli del Reno e del Meno, l’allevamento bovino e suino, lo sfruttamento forestale e del sottosuolo (lignite, minerali di ferro, sali potassici) e l’industria (settori meccanico, elettrotecnico, chimico, auto, alimentare e carta. Città principali, oltre alla capit., sono Francoforte sul Meno, Kassel, Darmstadt, Offenbach am Main, Fulda, Hanau e Marburgo. In ted., Hessen.”,”ARCx-008″
“BOBERACH Heinz a cura; elaborazione Marli BECK LÖFFLER Irma SIMON Bernhard SIMONIS Manfred”,”Landeshauptarchiv Koblenz. Band 2. Nordrhein-Westfälische Haupstaatsarchiv Düsseldorf.”,”-Nordrehin Westälisches Hauptstaatsarchiv Düsseldorf. Bearbeitet von Dieter LÜCK Überlieferung aus der ehemaligen preußischen Rheinprovinz. Vestfalia, regione storica della Germania, corrispondente alla metà nord-orient. dello Stato federato della Renania Settentrionale-Vestfalia. Non ha confini ben definiti, in quanto fu soggetta nel corso della storia a notevoli mutamenti territoriali, specialmente in età napoleonica; la si può far coincidere a grandi linee con la provincia prussiana della V., il cui territorio, dalla forma approssimativamente triangolare, si stendeva tra il confine olandese, il corso del Weser e quello del Sieg, affluente di destra del Reno. Dal punto di vista geomorfologico è costituita da regioni geografiche assai differenti, quali l’ampio bacino pianeggiante di Münster, i rilievi della Selva di Teutoburgo e del Wiehen-Gebirge e inoltre le alteterre del Sauerland culminanti nel Rothaargebirge. In ted., Westfalen. Storia: abitata anticamente dai Sassoni, poi sottomessi e cristianizzati da”,”ARCx-009″
“BOBIN Frédéric WANG Zhe”,”Pékin en mouvement.”,”L’irruzione della classe media: Shao Xianzhen, proprietario (pag 144-) F. Bobin corrispondente del quotidiano Le Monde a Pechino, Wang Zhe è stata assistente nell’ufficio di Le Monde a Pechino per due anni”,”CINE-078″
“BOBINSKA Celina; GINZBERG Siegmund; ZANCA Aldo; TISO Aida; MORAWSKI Stefan; RAGIONIERI Ernesto; PASQUINELLI Carla”,”Questione nazionale e contadina nella visione leninista del socialismo (Bobinska); Filosofia e politica in ‘Materialismo ed empiriocriticismo (Ginzberg); Parlamento borghese e rivoluzione socialista in Lenin (Zanca); Rileggendo Lenin: l’emancipazione della donna (Tiso); Arte e società nel pensiero di Plekhanov (Morawski), Presenza di Engels (Ragionieri); Né Lukács né Korsch (Pasquinelli);”,”Bobinska: – Lenin apprezzò debitamente il contenuto teorico della concezione marxiana del processo rivoluzionario (…) Purtuttavia il nostro secolo verifica ancor più positivamente il modello della rivoluzione “”strisciante””. Lenin non aveva canonizzato il modello di Marx (…) (pag 77) – Lenin mise in guardia dal pericolo di accentrare il potere nelle mani del ‘gensek’ (segretario generale) (doveva essere bilanciato dal comitato centrale..) (pag 85)”,”LENS-001-FB”
“BOBINSKA Celina; BOREJSZA J.”,”Aspects idéologiques de la «Question polonaise» au sein de la Première Internationale entre 1860 et 1870 (Bobinska); La Première Internationale et la Pologne (Borejsza).”,”Celina Bobinska, Cracovia; J. Borejsza, Varsavia”,”MOIx-046-M”
“BOBROVSKAYA C.”,”Lenin and Krupskaya.”,”La Krupskaja muore nel febbraio del 1939. Il giorno dopo (27) del suo 70° compleanno (festeggiato dai vertici del regime il 26). Era nata il 26 febbraio 1869. “”The great revolutionary events that developed and spread to all parts of the vast country in the next few months made it possible for Lenin and Krupskaya to return to St. Petersburg in the autumn of 1905. The had to be careful, however, and observe strict secrecy; for although the tsarist secret police apparatus, the gendarmerie and the spy system were disorganized and in a state of confusion, they still continued to function. Lenin and Krupskaya returned to Russia separately. In St. Petersburg, again because of police persecution, Krupskaya, under the name of Prakovya Onygina, lived apart from Lenin.”” (pag 23-24) “”During these stormy days Krupskaya was entirely taken up by Party organizational work, acting as secretary of the Central Committee of the Party. This work was extremely intricate. Although the Party had come out into the open, yet, in accordance with Lenin’s instructions, it was necessary to preserve the secret apparatus while making full use of all legal possibilities. In December, 1905, when uprising in Moscow was beginning, Krupskaya took part in the all-Russian Bolshevik conference held in Tammerfors, Finland. Here she met Joseph Stalin personally for the first time.”” (pag 24)”,”LENS-178″
“BOBROWSKI Czeslaw”,”La formazione del sistema di pianificazione sovietico.”,”Fallimento rivoluzione in Germania e rivoluzione cinese (pag 65) Tesi staliniana del socialismo in un paese solo (pag 69)”,”RUSU-283″
“BOBZIN Hartmut, edizione italiana a cura di Roberto TOTTOLI”,”Maometto.”,”Hartmut Bobzin è professore di Storia dell’Islam e Filologia semitica presso l’Università di Norimberga. Si occupa di problemi riguardanti lo studio del Corano e la ricezione dell’Islam in Europa.”,”RELx-005-FL”
“BOCCA Giorgio”,”Palmiro Togliatti.”,”Giorgio BOCCA è nato a Cuneo nel 1920. Con GALIMBERTI e BIANCO fu tra i fondatori delle formazioni di ‘Giustizia e Libertà’. Comandante della X Divisione GL, vice commissario politico nel cuneese, BOCCA iniziò la sua attività giornalistica alla ‘Gazzetta del Popolo’, proseguita poi all’ ‘Europeo’ e al ‘Giorno’. E’ autore di molti libri e saggi. A questo libro ha collaborato Silvia GIACOMONI.”,”PCIx-035″
“BOCCA Giorgio”,”La Russia di Breznev. Resoconto di viaggio e Informazioni.”,”Giorgio BOCCA (Cuneo 1920) fu con GALIMBERTI e BIANCO tra i fondatori delle formazioni di Giustizia e Libertà. Comandò la X divisione GL e fu vice commissario politico nel Cuneese. E’ giornalista e storico.”,”RUSU-109″
“BOCCA Giorgio”,”Storia dell’ Italia partigiana. Settembre 1943 – maggio 1945.”,”Giorgio BOCCA è nato a Cuneo nel 1920. Con GALIMBERTI e BIANCO fu tra i fondatori delle formazioni di ‘Giustizia e Libertà’.”,”ITAR-014″
“BOCCA Giorgio”,”La disUnità d’ Italia. 20 milioni di italiani la democrazia è in coma e l’Europa.”,”Giorgio BOCCA, nato nel 1920, è una delle più note firme del giornalismo italiano. E’ stato partigiano e ha dedicato vari volumi al fascismo, a Mussolini e a Togliatti.”,”ITAP-021″
“BOCCA Giorgio”,”Una repubblica partigiana. La resistenza in Val d’ Ossola. Ossola 10 settembre – 23 ottobre 1944.”,”””Alla prova dei fatti l’ Ossola è una delle zone meno adatte alla guerriglia. Troppo lontana da Milano per poter ricevere l’ aiuto; ma non tanto lontana da essere trascurata dai tedeschi e dai fascisti. Attraversata da una linea ferroviaria che, passando per la Svizzera arriva in Germania: usata dei tedeschi per spedire, spettatrice la Svizzera, tutto ciò che è stato predato in Italia. Manca all’ Ossola uno sbocco diretto sulla pianura, il lago e la cintura morenica la isolano dalle campagne e dalle stalle della Bassa. I rifornimenti alimentari, difficili nei mesi della guerra di montagna, diventeranno impossibili durante la repubblica. L’ Ossola è l’ unico luogo della guerra partigiana che resterà più di un mese senza pane. I rari tentativi di rifornimento via lago si risolvono in altrettanti fallimenti.”” (pag 33)”,”ITAR-053″
“BOCCA Giorgio in collaborazione con Silvia GIACOMONI”,”Palmiro Togliatti.”,”””Dal 1930 al 1932 Togliatti e il partito italiano sono in eclisse: gli svoltisti, i “”giovani”” presi dal lavoro in Italia, la vecchia direzione degli ex-buchariniani in penitenza e in prudenza. Se si sfoglia la “”Corrispondenza internazionale””, organo del Comintern, si nota che gli italiani non escono dal loro orticello, intervengono solo sul loro partito e sul loro paese, esclusi o autoesclusi dal dibattito internazionale””. (pag 223)”,”BIOx-075″
“BOCCA Giorgio”,”Mussolini socialfascista.”,”Sorel ed Arturo Labriola. “”Benedetto Croce è un buon maestro che non si sente responsabile degli errori dei discepoli. E’ lui a far conoscere in Italia le opere di Le Bon e di Sorel ed è lui che poi sentenzia: “”I libri di Sorel sono stati dei breviari del fascismo””. Mussolini il fascista non lo nega: “”Quel che sono lo devo a Sorel. Per me l’ essenziale era agire. Ma ripeto è a George Sorel che io devo di più. E’ questo maestro del sindacalismo che con le sue rudi teorie sulla tattica rivoluzionaria ha contribuito di più a formare la disciplina, l’ energia, la potenza delle corti fasciste.”” E Jean-Paul Sartre conferma là dove scrive di Sorel come di un protofascista. (…) Anche Arturo Labriola è un maestro in condominio tra fascisti e comunisti, maestro di quel sindacalismo rivoluzionario e interventista che assieme ai democratici riformisti e interventisti fonda il fascismo del 1919, proprio come dice Ivano Bonomi: “”Gli uomini che vi partecipano provengono quasi tutti dal socialismo rivoluzionario e dal riformismo””. Insomma la strana miscela di cui dà atto anche Palmiro Togliatti, quando dice che a quel fascismo parteciparono “”…uomini che militavano e in parte militano ancora nelle file del movimento operaio””. (pag 12-13) Croce. “”Del resto Mussolini non fa che ripetere un discorso sulle somiglianze fatto di interventi che vanno da quello di Benedetto Croce: “”…Il fascismo di Mussolini, già comunista rivoluzionario, è stato una imitazione del comunismo e solo gli accidenti e le avventure portarono Mussolini a diventare nemico del leninismo, al quale sarebbe volentieri tornato se avesse potuto e se ne avesse avuto il tempo””, a quello di Victor Smirnov (…). O ancora di Giovanni Gentile (…). (pag 21) “”Trotsky ha detto che la scimmia del fascismo può prendere a calci il suo padrone e ha colto la verità: nel “”mostro”” autoritario che cresce i calci non li prendono solo i socialisti, i comunisti e il fascismo “”normalizzato””, li prendono anche gli eredi e continuatori dello stato liberale.”” (pag 137) “”E’ vero, ma questo potere oligarchico ha dovuto cedere al fascismo, a Mussolini in particolare, gra parte del potere politico e spesso si troverà spiazzato, disarmato dalle scelte politiche, in particolare di politica estera. Il fascismo non è “”il cane da guardia”” del capitalismo come non è il “”socialismo possibile””, non è la “”reazione di massa”” di cui parla Togliatti e neppure la sola “”possibilità progressista””, come sostiene l’ economista Vajda: è uno zig zag, una faticosa ricerca, spesso un voglio e non posso, da cui però il paese, nella sua interezza, viene cambiato””. (pag 138)”,”ITAF-173″
“BOCCA Giorgio”,”Palmiro Togliatti. 1.”,”””””Per quattro anni il partito si tenne in equilibrio su questa instabile e traballante corda ora pencolando da una parte, ora dall’ altra. Ora sterzando verso i “”giovani”” (Longo, Secchia) che sin dall’ autunno 1927 cominciarono a criticare quella parola d’ ordine, sostenendo che non esistevano in Italia soluzioni intermedie”” (Berti). Ma l’ arte politica di Togliatti è propria questa di trovare il compromesso, di fare da perno della bilancia. Egli dirige avendo per stretti collaboratori Tasca e Grieco, il “”triumvirato””, che si presenta come prosecuzione organica della linea di Lione, linea che prima del ’26 è elaborata nella comune lotta contro la sinistra bordighiana e poi come lotta comune contro la sinistra dei giovani. Ruggero Grieco, acceso bordighiano fino al 1924 (ricordate il suo saluta a Bordiga imprigionato?), si è avvicinato a Gramsci attraverso il comune interesse per la questione meridionale. Quanto al “”destro”” Tasca, ha fatto il suo atto di sottomissione all’ Esecutivo allargato del ’26, spalleggiando il centro contro Bordiga.”” (pag 137)”,”PCIx-198″
“BOCCA Giorgio”,”Palmiro Togliatti. 2.”,”””Togliatti non si fa illusioni, sa che lo slittamento dei socialisti verso il centrosinistra è progressivo, e nel novembre del ’57, parlando alla Conferenza moscovita dei 64 partiti, dice: “”Dopo il XX Congresso il compagno Nenni si è allontanato da noi. Egli ha dato una interpretazione del tutto sbagliata delle decisioni del XX e particolarmente della parte dedicata alla critica del culto della personalità. Questa critica venne da lui compresa come una conferma che, quando nel 1921 noi uscimmo dalle file del vecchio Partito socialista per formare il Partito comunista, non avevano ragione noi ma i riformisti. Egli giunge quindi a ritenere che i comunisti devono uscire dalla scena politica e i socialisti unirsi con i socialdemocratici””. (pag 586-587)”,”PCIx-199″
“BOCCA Giorgio”,”Il padrone in redazione. Pubblicità, televisione, partiti, grandi gruppi economici: e la libertà d’ informazione?”,”””Questi padroni, lo si è detto, sono culturalmente molto migliori rispetto ai loro padri e nonni: vivono nel mondo, incontrano gente di ogni ceto e lavoro, stanno dentro l’ informazione, partecipano a decine di congressi e magari si fanno scrivere i discorsi dal negro aziendale, ma danno le tracce, li rivedono e sponsorizzano le belle lettere e le belle arti. Inaugurano mostre, si occupano più della intelligenza aziendale che della produzione. Tale essendo la specie padronale, il rapporto con il giornalista non è semplicemente di dominio o di corruzione, ma anche e soprattutto di plagio. La corruzione c’è, eccome, ci sono il regalo, la stecca, l’ ‘inside trading’, cioè il gioco in Borsa con le carte segnate che il padrone fa fare al giornalista e ci sono anche le registrazioni dell’ affare, da tirar fuori al momento opportuno. Ma tutto ciò per servile e sgradevole che sia non ha grande peso nella informazione economica, ci sono limiti di decenza e di prudenza che anche un giornalista corrotto deve rispettare. Il vero rischio è quello del plagio che nasce dalla convivenza impari fra il padrone e l’ informatore, da fatto che il primo che ha cento armi affilate e rilucenti può facilmente sedurre il secondo, può affascinarlo come un re Mida””. (pag 152-153)”,”EDIx-073″
“BOCCA Giorgio”,”Il provinciale. Settant’anni di vita italiana.”,”Giorgio Bocca (Cuneo, 1920-)ù “”Nei garibaldini c’erano anche i comunisti veri, i credenti, come Piero Comollo, operaio torinese dell’Ordine Nuovo, guardia del corpo di Gramsci. Un uomo bellissimo, con un viso affilato, pallido, con una angelica anzi evangelica melanconia, la melanconia di chi ti offre le chiavi del paradiso e se la vede rifiutare. Una sera che arrivammo in una baita in cui c’era un solo letto e gli dissi di dormirci non ci fu verso, “”non me la sento””, diceva, “”non voglio privilegi, con tutta la gente che soffre””. E diceva sul serio, era come un frate penitente, come un asceta. Se gli parlavo male del comunismo, di Stalin, dell’Urss faceva proprio come quei preti che stanno fra i bestemmiatori e più quelli le tirano giù più fanno gli occhi di divino amore accesi, il sorriso sempre più fraterno. Non rispondeva con parole o argomenti ma con sospiri, con sguardi come pensasse: “”Ah buon dio del comunismo cosa mi tocca sentire, ma credimi buon dio del comunismo, anche Giorgio ha dentro qualcosa di buono, ne sono certo, diventerà un compagno, andrà anche lui a Mosca e si chinerà a baciare il suolo della Piazza Rossa e piangerà guardando le stelle rosse del Cremlino come feci io, nel ’28, fuggendo dal fascismo””. Perché c’erano i comunisti come Togliatti che sapevano, vedevano ma tacevano per sopravvivere e comandare, i comunisti come Pajetta che sapevano ma lo negavano per non ammettere di aver sbagliato e i comunisti come Pietro che non sapevano, non vedevano e quando proprio erano costretti a sapere e a vedere si inebriavano di masochismo, si dicevano che soffrire per il comunismo, subire ferocie e ingiustizie dal comunismo era la massima delle gioie e la più alta delle arcane prove della sua verità. Il cognato di Togliatti Paolo Robotti, incarcerato e torturato dalla Ghepeu, la polizia segreta, su false accuse, dimenticato prudentemente nei giorni della prigionia dal Togliatti che pure era vicesegretario del Comintern, appena tornato libero scriveva alla moglie: “”Abbiamo letto la nuova Costituzione approvata dal compagno Stalin. E’ il più alto dei monumenti ai diritti e alle libertà umane””””. (pag 52-53)”,”BIOx-304″
“BOCCA Giorgio”,”La repubblica di Mussolini.”,”BOCCA Giorgio “”Mussolini vive nel suo isolamento formalistico, negli orari precisi, nell’immutabile rito burocratico: il sangue e la confusione incominciano appena fuori di Salò, a Brescia e a Peschiera si è già dentro la guerra senza prigionieri, dentro l’Italia dai cento padroni: il ministro degli Interni ha ordinato di essere larghi con i prezzi, il commissario ai prezzi ordina che siano stretti; il ministero dell’Agricoltura difende gli ammassi, in ogni zona; il partito ordina di bruciare quelli che stanno nelle zone partigiane; mentre i giornali pubblicano i bandi di amnistia, le formazioni nere intensificano i rastrellamenti,. Il govero è isolato e disinformato.”” (pag 141)”,”ITAF-335″
“BOCCA Giorgio”,”Il sottosopra. L’Italia di oggi raccontata a una figlia.”,”Giorgio Bocca chiede aGianni Agnelli: “”E di Berlusconi cosa pensa?”” “”Sa cosa ha detto Mitterand di Berlusconi? “”Non mi piace , ma non mi ripugna””. Solo un francese avrebbe potuto dire così. Io dico che non mi incanta, ma che è un uomo di grande fiuto, di grande abilità. E ogni tanto penso al mio amico Carlo De Benedetti che deve essere infuriato: ma come, dovevo essere io il De Gaulle italiano e al mio posto c’è questo venditore di pubblicità?””. E’ molto curioso il signor Fiat, se non fosse nato signor Fiat sarebbe stato un ottimo giornalista”” (pag 101)”,”ITAP-216″
“BOCCA Giorgio”,”Basso impero.”,”””Il capitalismo sfrenato sorpassa l’immaginazione, sorpassa Karl Marx’ (pag 93) BOCCA Giorgio, Basso impero. FELTRINELLI. MILANO. 2003 pag 164 8° Serie Bianca / Feltrinelli. [‘Il terrorismo è cosa normale nei conflitti tra gli stati, non un’eccezione. Nell’ultima guerra mondiale in cui vennero violate tutte le regole del diritto internazionale ci fu chi tentò con scarso successo un ritorno alla guerra cavalleresca: i generali Montgomery e Rommel recitarono nel deserto libico la guerra dei combattenti leali che si rendevano l’onore delle armi, ma nel suo complesso quella fu la guerra più terroristica della storia, il secondo fronte delle popolazioni civili venne terrorizzato con ogni mezzo, le rappresaglie sproporzionate, le deportazioni, la fame, gli stupri di massa, la condanna dei popoli inferiori contro cui tutto era permesso. Gli inglesi e americani bombardarono le città tedesche con bombe incendiarie, devastarono città come Dresda; rasero al suolo con l’atomica Hiroshima e Nagasaki. Ma la notizia che era stata usata la bomba di distruzione totale non destò nell’Europa di allora, nell’Occidente, né orrore né rimorso: chi era arrivato alla fine della lunga notte e vedeva la salvezza a portata di mano pensava: meglio centomila morti in un giorno che milioni in una guerra che continua. Se Hitler non fosse giunto in ritardo a costruire la bomba l’avrebbe lanciata su Londra e anche il nostro bonario Duce rincuorava i suoi fedeli a Salò dicendo che stavano per arrivare le armi di distruzione totale: “”Dio mi perdoni gli ultimi dieci minuti di guerra”” diceva Hitler. Ora Kissinger legalizza il terrorismo, lo si ritiene funzionale al progresso scientifico e alla rivoluzione tecnologica, qualcosa di automatico, di ineluttabile. (…) Lo sviluppo capitalistico globale e senza controllo crea lo stesso smarrimento della Rivoluzione industriale che fece dire a Marx: “”Tutto ciò che sembrava solido si dissolve nell’aria”” e in questo stato caotico il terrorismo irrompe con la sua ferocia e i suoi martiri senza un disegno preciso. Dice Kissinger del nuovo flagello: “”Il terrorismo deforma le istituzioni, restringe la sfera decisionale, richiama gli istinti peggiori, la violenza, la conquista, crea una selezione alla rovescia, salgono nella scala sociale figure prive di principi, disponibili al servizio dei potenti, ostili alla democrazia””‘ (pag 85-86)] ISCNS79TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”TEMx-079″
“BOCCA Giorgio”,”Istruzione, formazione e cultura. Una politica della Comunità Europea per l’educazione.”,”Giorgio Bocca, dottore di ricerca in Pedagogia, è ricercatore presso il Dipartimento di Pedagogia dell’Università Cattolica di Milano. Contiene il paragrafo: ‘Il contributo teorico di H. Jeanne e R. Dahrendorf’ (pag 27-)”,”GIOx-108″
“BOCCA Giorgio”,”La Repubblica di Mussolini.”,”Giorgio Bocca (Cuneo 1920) fu con Galimberti e Bianco fra i fondatori delle formazioni di Giustizia e Libertà. Comandò la X divisione GL e fu vice commissario politico nel Cuneese. Corsivista politico del settimanale ‘Tempo’ e del ‘Giorno’ è autore fra l’altro di Storia dell’Italia partigiana e Palmiro Togliatti.”,”ITAF-025-FL”
“BOCCA Giorgio”,”Il dio denaro. Ricchezza per pochi, povertà per molti.”,”””Mentre si alza nel mondo il coro privatistico il capitalismo ha realizzato nel 1999 fusioni per 3160 miliardi di dollari, la Vodafone ha comperato Mannesman, la Total dei petroli ha inghiottito la Elf, la Daimler Benz si è presa la Chrysler, perché intrinseco al capitalismo non è, come si dice, il libero mercato ma il controllo del mercato, il cliente prigioniero, il consumatore ingabbiato. (…) E’ un capitalismo che si affida ai trasferimenti più che agli investimenti, una nube di miliardi che viaggia in continuo per i duecentocinquanta paradisi fiscali. Nel granducato del Lussemburgo c’è una banca specializzata in trasferimenti «coperti» di nome Clearstream. Il denaro ci arriva per «scomparire», diventa un ago in un pagliaio, pare vi abbia un normalissimo conto corrente anche la nostra Banca d’Italia. Non c’è azienda che non sia articolata in decine di holding che si ramificano in mille combinazioni. A che scopo? Nel migliore dei casi per frodare il fisco, il che nel sistema è considerato ordinaria amministrazione. I trasferimenti avvengono in uno spazio in cui il risparmiatore comune non deve mettere piede. Avvengono e non si discutono. Mai nella storia le manovre del grande capitale sono state così esenti da controlli e critiche. Questo è il vero tallone di Achille di una sinistra che invece di tener d’occhio il sistema lo accetta e vi compete. Nessuno ha capito in quale misura i governi di sinistra abbiano favorito le privatizzazioni per ricavarne profitti, di certo nessuna delle ‘authorities’ preposte all’operazione ha mai né voluto né saputo dirci quale sia stato il profitto sociale che ne è derivato, che cosa ci abbia guadagnato il paese dalla privatizzazione dei telefoni, dell’elettricità, dell’energia. Nessuno in Parlamento si è seriamente occupato di questi enormi spostamenti di denaro e di potere, di queste appropriazioni dei beni pubblici, salvo il comico Grillo che è diventato una sorta di buffone di corte che più dice il vero e più fa schiattare dalle risate i cortigiani. Questa è davvero una gran trovata del sistema: lasciar dire le cose importanti, l’informazione seria, ai buffoni e ai satirici. Perché le fusioni sono così gradite al sistema? Perché sono gradite a chi lo dirige, ai manager che hanno emarginato nelle aziende le famiglie proprietarie e che fanno ciò che vogliono degli azionisti di cui Ernesto Rossi diceva: «contano come un cane nella società di protezione degli animali»”” (pag 10-11) ‘Una gran trovata del sistema: lasciar dire le cose importanti, l’informazione seria, ai buffoni e ai satirici'”,”ECOS-021″
“BOCCA Giorgio”,”Storia d’Italia nella guerra fascista, 1940-1943.”,”””Esiste, nel 1939, alla vigilia del conflitto, una politica razionale, programmata degli armamenti? Ci sono un uomo, un gruppo dirigente forniti dei poteri necessari? In teoria, almeno due persone hanno tali poteri. La prima è Mussolini, che accentra i dicasteri militari ma, a forza di collezionare incarichi, non è in grado di esercitarli e arriva al pietoso lamento: «Questa amministrazione dell’esercito non va, non se ne può mai essere sicuri, le sue cifre non sono mai esatte» (42). La verità è che il regime, per sopravvivere, impone un continuo dissolvimento delle responsabilità. C’è un episodio che lo spiega bene: riuniti i massimi dirigenti industriali, Giordani per l’ IRI, Rocca per l’ Ansaldo, presenti il generale Soddu e il ministro Ciano, Mussolini chiede come si possa impostare un programma di rinnovamento delle artiglierie: «Bisognava pensarci dieci anni fa, Duce» osserva Giordani. E Mussolini: «Già, avete ragione, Giordani, bisognava pensarci». E chiude un discorso che porterebbe a una analisi intollerabile dal sistema. La seconda persona è il maresciallo Pietro Badoglio, capo dello stato maggiore generale, del Comitato nazionale per l’indipendenza economica, organo supremo dell’autarchia, della Commissione per gli studi sulle materie fondamentali per la difesa, del Consiglio nazionale delle ricerche: tutte cariche onorifiche che il maresciallo non disdegna, fin che si è in pace, dichiarandosi pronto a rispondere «al popolo e al Duce, in qualunque momento e per qualunque necessità», ma in realtà spettatore come gli altri e profittatore. Un certo potere operativo potrebbe averlo un terzo personaggio, il generale Carlo Favagrossa, succeduto nell’agosto del 1939 al generale Dallolio alla direzione del Commissariato generale fabbricazioni di guerra, che poi si chiamerà Fabbriguerra. Ma il regime ha una cura meticolosa nel creare l’antipotere di ogni potere: l’articolo 3 della legge che ha creato il Commissariato stabilisce che i ministeri militari, ciascuno per le commesse di rispettiva competenza, conservano intera la propria responsabilità tecnica e amministrativa. Ma il regime ha una cura meticolosa nel creare l’antipotere di ogni potere: l’articolo 3 della legge che ha creato il Commissariato stabilisce che i ministeri militari, ciascuno per le commesse di rispettiva competenza, conservano intera la propria responsabilità tecnica e amministrativa. Risultato: tre organi tecnici per i collaudi delle munizioni, tre centri di progettazione, sprechi e perdite di tempo. In mezzo ai contrapposti bisogni il Commissariato media la confusione: ora è costretto dalle insistenze di un ministero a sospendere le lavorazioni già compiute all’ottanta per cento per conto di un altro, salvo riprenderle se le proteste sono arrivate al dittatore. L’esercito vuole cannoni antiaerei da 90,53 ma la marina li pretende da 90,50 e bisogna provvedere a due catene produttive; l’industria ottica fornisce di mezzi di puntamento i cannoni antiaerei ma non ce la fa a rifornire i carri armati, onde liti, contestazioni, pratiche interminabili. Sfuggono al Commissariato i rifornimenti di carbone, carburanti, legna, cotone, canapa, gomma affidati ad altrettanti enti (43). In tale caotica situazione la tesi marxista di una industria monopolistica che spinge il paese alla guerra nel suo bisogno inesausto di aumentare produzione e profitti (44), deve subire, per cominciare, questo correttivo: la disorganizzazione è tale, la sclerosi protezionistica è arrivata a tal punto che la nostra industria, per ammissione dello stesso Mussolini, produce «al sessanta per cento delle nostre possibilità» (45)”” (pag 52-54) [(42) G. Bottai, ‘Vent’anni e un giorno’, Milano, Garzanti, 1949, p. 127; (43) C. Favagrossa, ‘Perché perdemmo la guerra’, Milano, Rizzoli, 1946, p. 43; (44) Cfr. R. Battaglia, ‘Storia della Resistenza italiana’, Torino, Einaudi, 1953 e ‘La seconda guerra mondiale’, in ‘Trenta anni di storia italiana’, Torino, Einaudi, 1961, p. 257; (45) D. Alfieri, ‘Due dittatori di fronte’, Milano, Rizzoli, 1948]”,”QMIS-205″
“BOCCA Giorgio”,”L’inferno. Profondo Sud, male oscuro.”,”Volume dedicato dall’autore a Falcone e Borsellino La malavita e Garibaldi. “”Elizabeth Gaskell scrittrice inglese trovatasi a passare l’Italia meridionale nell’anno dell’Unità racconta: «All’arrivo a Napoli di Garibaldi la camorra prese l’intero contrabbando sotto la sua speciale protezione. Pasquale Menotte, il capo mafia, si occupava dei dazi. Non appena arrivava un carico di vino o di grano si presentava con i suoi armati alle guardie gridando: “”Lasciate passere, è roba di Garibaldi””. Una cooptazione dell’eroe dei due mondi il quale ha lasciato un segno così forte nella immaginazione meridionale che anche la ‘ndrangheta calabrese ne ha fatto un suo padre fondatore, un suo eroe. «Garibardo», mi dice lo storico Gaetano Cingari, «è il grado più alto della ‘ndrangheta, per primo se ne è insignito Santo Aramiti poi è toccato a Mommo Piromalli e a Paolino Di Stefano». Gli studiosi come Cingari, sono dei calabresi esiliati nelle loro belle case, conservano con la ragione e la loro gente un rapporto culturale, di rado fanno sortite nell’inferno che li circonda, stanno come monaci in convento nello loro stanze piene di libri, di quadri, con mogli amorose in attesa che la barbarie sia finita, se finirà. La casa di Cingari, autore della ‘Storia della Calabria dall’Unità a oggi’, è sopra Villa San Giovanni, a Campo Calabro, e di sera si vedono le luci di Messina al di là di un «braccio di mare che è largo come un oceano» come dice il biologo Enzo Mutolo, palermitano. (…) Cingari è un bel signore magro a cui le molte letture hanno insegnato a padroneggiare la parola, a regolarla come un corso d’acqua limpida, ora impetuoso ora placato nella riflessione. «Vedi, prima dell’Unità d’Italia la mafia non era l’antistato, era una faccenda popolare che viveva fuori dallo stato, in parte banditismo, in parte gestione rurale della giustizia. Come organizzazione malavitosa che ha rapporti con lo stato di conflitto e di complicità si forma lentamente, i prefetti piemontesi che pure tendono a raccontare il sud a tinte fosche non se ne accorgono, nelle loro relazioni insistono a parlare di criminalità spicciola, non di un controllo mafioso del territorio. Quando poi la mafia, che allora non si chiamava ‘ndrangheta, afferma la sua presenza, quando non è più possibile ignorare che nelle campagne è un potere, viene scambiata dagli scrittori socialisti per una società di mutuo soccorso. Francesco Arca, sindacalista rivoluzionario di Civitanova ne dà una immagine populista, Giovanni De Nava la racconta come la buona società che riscatta i poveri dalla miseria e dal lupanare. E così deve essere vissuta dai suoi fondatori se il primo nome della associazione è la Fratellanza». Cingari è uno storico scientifico, come usa dire, uno che scrive in base ai documenti di archivio, ma è anche uomo di fantasia, gli piace avventurarsi per me in questo intrico risorgimental malavitoso. «La prima mafia si chiamava la Fratellanza o anche la Santa e la leggenda ripresa da tutti i capitolari mafiosi è che a fondarla furono i tre Giuseppe arrivati dalla Sicilia, Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini, Giuseppe La Marmora. Forse questo confuso intreccio massonico, carbonaro, risorgimentale nacque nelle prigioni del Borbone dove i malavitosi dividevano le celle con i ribelli, i fratelli Romeo carbonari si fecero anche banditi contro il Borbone». E’ andata lontano questa immagine di mafia liberale, è arrivata sino a Hobsbawm, lo studioso dei movimenti popolari, per lui è «la sola rivoluzione borghese possibile nel sud italiano»”” (pag 60-62)”,”ITAS-225″
“BOCCA Giorgio”,”Il sottosopra. L’Italia di oggi raccontata a una figlia.”,”””Lo studioso della mafia professor Lamberti dice: «Di fatto, in questi anni la camorra è stata la testa pensante e progettuale dell’economia napoletana e, mentre personaggi di facciata come Cirino Pomicino e Gava stavano alla ribalta politica, ha preso le redini dell’economia e dello sviluppo in Campania»”” (pag 121)”,”ITAS-003-FMP”
“BOCCA Giorgio”,”Storia della Repubblica italiana dalla caduta del fascismo a oggi.”,”Giorgio Bocca è nato a Cuneo nel 1920. Come molti altri ha compiuto “”il lungo viaggio attraverso il fascismo”” sino al rifiuto dell’8 settembre 1943 ed alla guerra partigiana. Tra i fondatori delle formazioni ha comandato la X divisione Giustizia e Libertà e ha avuto una medaglia d’argento al valor militare. Dal ’45 la sua vita è dedicata al giornalismo e alla storia: ‘Miracolo all’italiana’ del 1962 è il libretto che gli dà notorietà. Poi scrive ‘I giovani leoni del neocapitalismo’, ‘Alla scoperta dell’Italia’, ‘Storia della guerra partigiana’, ‘Storia d’Italia nella guerra fascista’, ‘Togliatti’, ‘La repubblica di Mussolini’, ‘La Russia di Breznev’. Ha scritto per il quotidiano La Repubblica e il settimanale L’Espresso. È morto a Milano nel 2011. Referendum 2 giugno 1946 tra repubblica o monarchia. Duro colloquio tra De Gasperi e (re) Umberto. De Gasperi: “”Ho finito il mio latino. Si vuole ricorrere alla forza? Va bene, vorrà dire che io verrò a trovarla a Regina Coeli o lei verrà a trovare me””. Umberto non sa rispondere altro che il suo dovere è di attendere la proclamazione definitiva dei risultati. (….)”” (pag 16)”,”ITAP-250″
“BOCCA Giorgio”,”Partigiani della montagna. Vita delle divisioni “”Giustizia e Libertà”” del Cuneese.”,”Dedica a Duccio Galimberti, nostro compagno e comandante, per ricordare il suo nome e nel suo sacrificio il nome e il sacrificio di tutti coloro che caddero per gli ideali di “”Giustizia e Libertà”” (in apertura) Giorgio Bocca, noto giornalista e scrittore (Cuneo 1920) ha partecipato alla guerra partigiana; a Torino nell’immediato dopoguerra ha mosso i primi passi da giornalista nel foglio di ‘Giustizia e Libertà’. Gli accordi con la resistenza francese. Il patto delle due Resistenze. ‘(…) Il comandante delle bande G.L. di Val Maira, Detto Dalmastro, aveva inviato nell’inverno un ufficiale in territorio francese col compito di entrare in collegamento con i dirigenti del Maquis. Furono necessari mesi di tentativi e di lavoro. La cosa può sembrare strana alla mentalità italiana abituata ai partigiani schierati in montagna alla luce del sole; chiara invece per chi abbia conosciuto da vicino l’organizzazione del Maquis. Il nostro inviato si trovava, entrando in territorio francese, in mezzo ad una rete impalpabile, segreta e diffidente. Non c’erano là uomini riconoscibili per le barbe incolte o per l’arma a tracolla, ma cittadini eguali l’uno all’altro, intenti al loro lavoro abituale. Fra questi l’ufficiale doveva trovare i maquisards, ottenere la loro fiducia, persuaderli ad avere un abboccamento. Gli valse la perfetta conoscenza della lingua, l’aver vissuto parecchi mesi in Francia, le amicizie che si era procurate. Egli ritornò finalmente in Italia ad annunciare che un primo abboccamento preliminare era stato fissato per la prima decade di maggio in località vicino al confine. Una staffetta francese precisò in seguito i termini. (…) Dieci giorni dopo, la delegazione ufficiale italiana, guidata da Duccio Galimberti, da Detto Salmastro e dal comandante della Val Varaita, si portava scavalcando ancora i Colli della Maira, attraverso un territorio presidiato dai tedeschi, sino a Barcellonette. Qui venivano quei patti politici e militari che dovevano alcuni giorni dopo essere confermati e perfezionati in Italia, in un ultimo colloquio tenuto ad Acceglio, presenti per la Resistenza italiana Livio Bianco, Ezio Aceto e Gigi Ventre e per quella francese Max Jouvenal, comandante del Sud-Est. I punti fissati negli accordi dicono in sunto: 1. si afferma la necessità di una solidarietà italo-francese e si nota la comunanza di intenti nella lotta per il trionfo delle libertà democratiche; 2. si intensificano i collegamenti fra le vallate confinanti; 3. avverrà uno scambio di ufficiali osservatori rappresentanti i rispettivi movimenti; 4. si pongono in comune le fonti di collegamento con gli alleati. Sul piano militare l’accordo non ebbe grandi risultati Pratici. Sino a che la Francia fu occupata il Maquis era, per sua natura e costituzione, così diverso dall’organizzazione partigiana italiana da non permettere alcuna fattiva e costruttiva cooperazione. I maquisards erano cittadini che volevano ancora una vita normale, legati da un’organizzazione clandestina che doveva svelarsi solo il giorno dell’attacco generale. Non potevano perciò affiancarsi per un’azione militare in campo aperto alle bande italiane. Quando la Francia fu liberata ed i partigiani italiani ebbero bisogno di aiuto, gli uomini della Resistenza francese non erano soli al governo. Accanto a loro c’era l’Armée di De Gaulle, c’erano i militaristi, c’erano i reazionari sciovinisti. I patti furono dimenticati. Tuttavia, in un campo strettamente politico, l’accordo ha importanza e significato grandissimi. Prova l’identità di ideali dei due movimenti popolari, prova l’esistenza di una base comune su cui possono essere fondati rapporti di durevole amicizia. Il patto delle due Resistenze ha anche un significato umano. È il patto dei perseguitati e degli oppressi che ritrovano, nella difesa contro il nemico comune, sentimenti di solidarietà”” (pag 83-86)”,”ITAR-343″
“BOCCA Giorgio”,”Italia anno uno. Le campagne senza contadini. Le città senza operai.”,”Pci e sindacato. ‘Certo una classe operaia, un movimento operaio come forza produttiva e dunque sociale e poltiica restano, ma si è chiuso il tempo in cui si contava su di essa per le mediazioni decisive fra il lavoro e la vita. Non è più così, la ricomposizione fra lavoro e vita oggi va cercata con altri strumenti, con altre più complesse partecipazioni, verso un futuro complesso e incerto. Ma che sollievo per gli operai trovarsi finalmente sollevati dal fardello dei salvatori del mondo, della classe “”martire””. La classe operaia non ha perso la sua identità come lamentano i suoi “”aiutanti””, ma la falsa identità, la identità artificiosa che le era stata imposta dalla sincera ipocrisia”” (pag 121)”,”ITAS-002-FER”
“BOCCA Giorgio”,”Storia dell’ Italia partigiana. Settembre 1943 – maggio 1945.”,”Capitolo XII La battaglia del lavoro Capitolo XXX. Insurrezione. La battaglia di Genova Dedica manoscritta: “”A voi che c’eravate, con l’augurio che, se fosse il caso, saprei fare come voi. Con tutto il mio affetto, Vittorio”” (Natale ’66 – Capodanno ’67)”,”ITAR-036-FSD”
“BOCCACCIO Marco”,”Hayek. Teoria della conoscenza e teoria economica.”,”Marco Boccaccio, già Visiting Scholar presso la Yale Law School, è ricercatore in Scienza delle finanze presso l’Università di Perugia.”,”ECOT-156-FL”
“BOCCARA Paul”,”Etudes sur le capitalisme monopoliste d’ etat sa crise et son issue.”,”Vengo al terzo punto: questa questione delle fasi lunghe. E’ possibile che noi assistiamo effettivamente in questo momento a un ritorno del ciclo lungo. Dopo un periodo pressapoco di 25 anni di relativa stabilità nel dopoguerra – durante il quale il ciclo decennale era appiattito, come si era già visto negli anni 1897-1914 – sembrano ora annunciarsi difficoltà per la crescita. Andiamo allora verso un periodo di difficoltà lunga, legato a una sovra-accumulazione lunga, la superaccumulazione spiega, secondo noi, l’ evoluzione ciclica tanto media che lunga. Così si manifesterà una crisi strutturale del capitalismo monopolistico di Stato. E’ almeno un’ ipotesi di lavoro. (pag 140)”,”ECOT-061″
“BOCCELLA Nicola”,”L’economia disobbediente. Distribuzione del reddito e mercato del lavoro nell’economia sovietica, 1950-1985″,”Fondo Dav BOCCELLA è ricercatore confermato presso il dip. di scienze economiche e sociali dell’Univ. di Napoli.”,”RUSU-204″
“BOCCELLA Nicola”,”L’economia disobbediente. Mercato del lavoro e distribuzione del reddito nell’economia sovietica: 1950-1985.”,”Nicola Boccella è Ricercatore confermato presso il Dipartimento di Scienze economiche e sociali dell’Università di Napoli.”,”RUSU-132-FL”
“BOCCHINI Claudia”,”La teoria schmittiana della democrazia. Il pensiero politico e la teoria costituzionale di Carl Schmitt nel contesto dell’interpretazione delle costituzioni moderne dall’età della Rivoluzione francese alla Repubblica di Weimar.”,”Tesi della bancarotta spirituale del parlamentarismo (pag 249)”,”TEOP-265″
“BOCCHIO Mario”,”La Guerra Civile in Piemonte, 1943-1945. Alla ricerca della verità. I.”,”Marco Bocchio nato nel 1968 ad Alba, giornalista professionista, si occupa delle vicende legate alla RSI. Ha pubblicato ‘Guerra in Africa orientale’ (1994),”,”ITAR-008-FMP”
“BOCCI Mauro, a cura (mostra fotografica)”,”Istantanee per una storia. Francesco Leoni e il fotogiornalismo.”,”Foto reparto produzione bulloni; Foto reparto femminile fabbrica Impermeabili San Giorgio (pag 77, 1949) Sciopero e manifestazione operaia del 1953 in via XX settembre (pag 99) Lavoratori portuali e cantieri (1950) (pag 101-103) Foto lavoro femminile, lavoratrici (pag 106) Primo maggio dei portuali (Ramo industriale) (1955) (pag 117) Battaglia di ‘De-Ferrari’ 30 giugno 1960 (pag 126) Mareggiata e disastro del 1955 in porto”,”LIGU-130″
“BOCCIA Corso Paolo”,”New Deal e lotte operaie. Il Socialist Party of America negli anni Trenta.”,”BOCCIA (Firenze, 1960) ha studiato in Italia e USA. Ha conseguito il dottorato in storia delle Americhe presso l’ Università di Genova e svolge attività di ricerca in storia contemporanea. Ha pubblicato articoli di Storia americana, storia delle relazioni internazionali e storia militare in Italia e all’estero.”,”MUSx-055″
“BOCCOLARI Giorgio CASALI Luciano a cura; saggi di Dianella GAGLIANI Massimo STORCHI Alfredo GIANOLIO Pietro SPAGNI Azio SEZZI Carlo VALLAURI Francesco BARBAGALLO Luciano CASALI Stefano BIANCHINI Franco BOIARDI Sergio DALMASSO Vittorio POMA Pasquale AMATO Fausto SACCHELLI Edwin Morley FLETCHER”,”I Magnacucchi. Valdo Magnani e la ricerca di una sinistra autonoma e democratica.”,”””Il Movimento dei lavoratori italiani (Mli) era cosa fatta, in pratica, in quell’incontro del 24 febbraio, quando Magnani, sotto il fuoco di fila delle domande dei giornalisti, precisava che non c’erano stati abboccamenti con “”esponenti titisti”” e che non c’era alcuna intenzione di passare dalla gravitazione verso l’Unione Sovietica a quella verso un’altra potenza straniera. L’esistenza di “”punti di contatto””, sul piano degli orientamenti politici e della lotta allo stalinismo, non autorizzava a ritenere che il nuovo movimento fosse una sorta di ‘longa manus’ del governo di Belgrado. Noi, spiegava Magnani, “”abbiamo parlato di difesa del territorio nazionale contro l’aggressione da qualunque parte essa venga””. “”Noi crediamo che si possa arrivare a una struttura quale noi desideriamo senza piegarci a condizioni di sudditanza. La difesa del territorio ne è il corollario”” (pag 199-200)”,”PCIx-360″
“BOCENINA Nina”,”La segretaria di Togliatti. Memorie di Nina Bocenina. Con un saggio di Sergio Bertelli.”,”Foto Yalta 1964, feretro di Togliatti portato da Longo e … da Krusciov, assieme a Lama Breznev e altri. pag 108-109″,”PCIx-248″
“BOCHICCHIO Francesco”,”Berlino 1919. Rosa Luxemburg e la rivoluzione. Problematica completamente inattuale?”,”Francesco Bochicchio esperto di diritto dei valori mobiliari, del settore finanziario e professore a contratto di Diritto degli intermediari finanziari presso la Facoltè di Economia dell’Università di Parma ha pubblicato vari libri tra cui ‘La politica della domanda e la riforma antiliberista dell’economia. Spunti per una ripresa del dialogo tra Marx e Keynes’ (2015) e ‘Scacco alla superclass’, con Giorgio Galli (2016). In bibliografia cita l’opera ‘Diritto e politica di fronte alle revisioni storiche. Un percorso critico sul “”politico”” di Carl Schmitt””, Milano, 2012″,”LUXS-091″
“BOCK Gisela CARPIGNANO Paolo RAMIREZ Bruna”,”La formazione dell’ operaio massa negli USA, 1898-1922.”,”ANTE1-24 Gisela BOCK insegna all’Istituto di storia americana dewlla Freie Unviersitat di Berlino. La Carpignano insegna alla City University di New York. Ha pubbliato anche (con altri) ‘Crisi e organizzazione operaia’ (1975). Bruno Ramirez lavora all’Università di Toronto.”,”MUSx-224″
“BODEI Remo FAROLFI Bernardino JERVIS Giovanni DONOLO Carlo DONZELLI Franco FENGHI Francesco”,”La cultura del 900. Volume primo. Filosofia storiografia psicologia sociologia economia diritto.”,”Filosofia (Remo BODEI), storiografia (FAROLFI), psicologia (JERVIS), sociologia (DONOLO), economia (DONZELLI), diritto (FENGHI).”,”REFx-060″
“BODEI Remo a cura, testi di Georg Wilhelm Friedrich HEGEL”,”Hegel e la dialettica.”,”””E’ questo il principale intento della superficialità: collocare la scienza, invece che nello sviluppo del pensiero e del concetto, piuttosto nell’osservazione immediata e nell’immaginazione accidentale; far dissolvere, quindi, la ricca membratura dell’ethos in sé, che è lo Stato, l’architettonica della sua razionalità, che con la determinata distinzione delle cerchie della vita pubblica e dei suoi diritti e col rigore della misura, nella quale si regge ogni pilastro, arco e sostegno, fa nascere la forzas del tutto dell’armoneia delle sue parti; – far dissolvere, dico, questa plastica costruzione nella pappa del “”cuore, dell’amistà e dell’ispirazione””. (…)La forma speciale della cattiva coscienza, che si manifesta nella specie retorica di cui si pavoneggia quella superficialità, può rendersi osservabile qui e soprattutto nel fatto che essa, dove più è ‘priva di spirito’, parla maggiormente dello “”spirito””; dove più mortalmente e aridamente parla, ha in bocca le parole “”vita”” e “”iniziare alla vita””; dove si manifesta il più grande egoismo del vano orgoglio, più ha in bocca la parola “”popolo”” (Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto, Prefazione) (pag 55-56) “”Ciò che è razionale è reale; e ciò che è reale è razionale”” (pag 57) “”Hic Rhodus, hic saltus, Qui la rosa, qui danza. Intendere ‘ciò’ che è, è il compito della filosofia, poiché ‘ciò che è’, è la ragione”” (pag 59)”,”HEGx-026″
“BODEI Remo”,”Sistema ed epoca in Hegel.”,”Remo Bodei, nato a Cagliari nel 1938, ha compiuto i propri studi a Pisa e li ha perfezionati in diverse università tedesche e a Parigi. Dal 1975 è stato professore di Storia e storiografia filosofica alla Scuola Normale Superiore di Pisa e di Storia della filosofia alla Facoltà di Lettere dell’Università di Pisa. Oggi è professore emerito di Filosofia all’Università di Pisa e insegna alla University of California a Los Angeles. “”Non riuscendo a rappresentarsi il genere, l’animale agisce per ‘istinto’. Nel costruire «nidi, tane, giacigli», egli si comporta come un «artigiano inconscio», ma solo «nel pensiero, nell’artista umano, il concetto è per se stesso» (180). Perciò – dice Hegel, riferendosi agli esempi di Cuvier in ‘Le Régne Animal distribué d’après son organisation’ (181) – quanto più complessa è l’organizzazione dell’animale, tanto più debole è l’istinto. L’uomo, invece, «avendo coscienza del reale come ideale, cessa di essere qualcosa di puramente naturale, dedito solo alle sue immediate intuizioni e tendenze, alla loro soddisfazione e produzione. Che egli abbia coscienza di questo si manifesta nel fatto che egli frena i suoi istinti: tra l’impulso dell’istinto e la sua soddisfazione egli pone l’ideale, il pensiero. Nell’animale i due momenti coincidono; esso non scinde da sé questo nesso, che può essere interrotto solo dal dolore o dal timore. Nell’uomo l’istinto sussiste prima o senza che esso lo soddisfi: potendo frenare o dar corso ai suoi istinti, egli agisce secondo ‘fini’, si determina secondo l’universale. E’ lui che deve determinare quale fine debba riconoscere come valido: e può porre come suo fine persino il puro universale. Quel che lo determina, egli lo sa… Per l’animale le rappresentazioni non sono realtà ideale, effettiva… Esso non può intercalare nulla fra il suo istinto e la sua soddisfazione; non ha volontà, non può passare all’inibizione. Lo stimolo si genera nel suo interno e presuppone un’esecuzione immanente. L’uomo è autonomo non perché il movimento comincia in lui, ma perché egli lo può frenare, rompendo in tal modo la sua immediatezza e naturalità» (182). In questo senso, dato che anche per Hegel «il lavoro non é un ‘istinto’, bensì un atto razionale» (183), «attività in sé riflessa» (184), che ha a fondamento una rappresentazione, vale qui quanto affermato da Marx: «Il nostro presupposto è il lavoro in una forma nella quale esso appartiene esclusivamente ‘all’uomo’. Il ragno compie operazioni che assomigliano a quelle del tessitore, l’ape fa vergognare molti architetti con la costruzione delle sue cellette di cera. Ma ciò che fin da principio distingue il peggior architetto dall’ape migliore è il fatto che egli ha costruito la celletta nella sua testa prima di costruirla nella cera. Alla fine del processo lavorativo emerge un risultato che era già presente al suo inizio nella ‘idea del lavoratore’, che quindi era già presente ‘idealmente’. Non che egli ‘effettui’ soltanto un cambiamento di forma dell’elemento naturale; egli ‘realizza’ nell’elemento naturale, allo stesso tempo, il ‘proprio scopo’, che egli ‘conosce’, che determina come legge il modo del suo operare, e al quale deve subordinare la sua volontà» (185)”” (pag 146-147) [(180) Hegel, ‘Henzyklopädie der philosophischen Wissenschaften, § 365 Z.; (181) Cfr. Ibide, e G. Cuvier, ‘Le règne animal distribué d’après son organization, vol. 1., Paris, 1817, pp. 47-55 (…); (182) Hegel, ‘Philosophie der Weltgeschichte’, cit., p. 34 (trad. it, cit., vol 1, pp. 40-41; (183) Hegel, Jenenser Realphilosophie I, cit, p. 236 (trad. it., cit., p. 95); (184) Hegel, id., vol 2, pp. 197 (trad. it., p.125); (185) K. Marx, ‘Das Kapital’, Berlin, 1962, vol. I, p. 193; trad. it. di D. Cantimori, ‘Il capitale, Roma, 1956, vol. I, p. 1, p. 196. (…)]”,”HEGx-050-FF”
“BODEI Remo RACINARO Roberto BARALE Massimo, a cura di Salvatore VECA”,”Hegel e la economia politica.”,”Elogio hegeliano dell’ economia politica classica (pag 17) L’economia politica è per Hegel una scienza del campo pratico (pag 49) “”la duplice relazione dello Stato e della società civile era, per Marx, il segno di una contraddizione insanabile della società civile (la fondamentale contraddizione di una struttura costretta ad «uscir da sé»), mentre per Hegel era il segno di una contraddizione sanabile, per l’appunto, al livello dello Stato”” (pag 201 (Massimo Barale, Oltre Marx)”,”HEGx-049″
“BODELSEN C.A.”,”Studies in Mid-Victorian Imperialism.”,”””Race being the decisive factor in all Dilke’s political ideas, the possibility of the race changing or deteriorating is a constant bugbear with him. A fear that race may be conditioned by climate and surroundings is apparent in several places in ‘Greater Britain’: Will the “”Saxon”” race be able to maintain its characteristics in the conditions of America or Australia? Is it true that, if the American settlers can in the long run maintain themselves under the climatic conditions of America, it will be at the price of being no longer English but Red Indians? The corollary of Dilke’s admiration for the “”Saxon”” race is a corresponding distrust of the ability of the other nations: “”The map of the world will show that freedom exists only in the homes of the English race. France, the authoress of modern liberty, has failed as yet to learn how to retain the boon for which she is ever ready to shed her blood. Switzerland, so-called free state, is the home of the worst of bigotry and intolerance; the Spanish republics are notoriously despotisms under democratic titles. America, Australia, Britain, the homes of our race, are as yet the only dwelling-spots of freedom”””” (pag 70)”,”UKIx-123″
“BODIGUEL Jean-Luc”,”La réduction du temps de travail. Enjeu de la lutte sociale.”,”BODIGUEL Jean-Luc”,”MFRx-343″
“BODIN Luis TOUCHARD Jean”,”Front Populaire 1936.”,”TOUCHARD e BODIN della FNSP sono conosciuti per le loro opere e i loro lavori sulle idee e le forze politiche in Francia.”,”FRAV-015″
“BODIN Jean a cura di Margherita ISNARDI PARENTE”,”I sei libri dello Stato. 1. Libro primo e secondo.”,”Capitolo V: Se sia lecito attentare alla vita del tiranno e annullare le sue ordinanze dopo la sua morte. (pag 605-627) Capitolo VII. Della democrazia. (pag 651) “”Per concludere, quindi, riaffermiamo che è democratico quello Stato in cui ha la sovranità la maggioranza dei cittadini, sia che si voti per testa, sia per tribù, per classi, per parrocchie, per comunità””. (pag 658)”,”TEOP-170″
“BODINO M. PASTENGO C. a cura”,”Pro e contro Mao Tse-Tung.”,”Stalin impedisce a Mao di incontrare Togliatti. “”Anche dopo il riconoscimento della nostra vittoriosa rivoluzione e dopo la nostra riappacificazione, Stalin mantenne un atteggiamento sospettoso verso di me. Durante un viaggio a Mosca, per esempio, dove c’era anche il compagno Togliatti, io avevo chiesto di poter avere un incontro con lui, ma Stalin è riuscito, con mille stratagemmi a negarmelo””. (Mao a Davide Lajolo, settembre 1956, L’ Europeo, 18.8.1963). (pag 126)”,”CINx-142″
“BODY Marcel”,”Les groupes communistes français de Russie 1918 – 1921.”,”Quest’opera è stata pubblicata per la prima volta nel 1965 in ‘Contributions à l’histoire du Comintern’ sotto la direzione di Jacques FREYMOND per la Librairie Droz di Ginevra, nella serie delle Publications de l’institut universitaires des hautes etudes internationales de Geneve. L’indice di questo volume comprendeva scritti di Boris NICOLAEVSKY (i primi anni dell’IC), Angelica BALABANOVA (Lenin e la creazione del Comintern), BODY, Lucien LAURAT (Partito comunista austriaco), M.N. ROY (Michel Borodine in America, con prefazione di Boris SOUVARINE), Yves COLLART (a proposito di due lettere di LUNATCHARSKI), Boris SOUVARINE (Una controversia con Trotsky), Ervin SINKO (Journal de Moscou), Branko LAZITCH (le scuole quadri del Comintern). Contiene in fondo al libro lettera di SOUVARINE a BODY del 28.10.1984 e succinta biografia pol di BODY operaio di Limoges (1894-1984)”,”RIRO-124″
“BODY Marcel”,”Au coeur de la Révolution. Mes années de Russie, 1917-1927.”,”Nato a Limoges nel 1894 e morto nel 1984, Marcel BODY sceglie il mestiere di tipografo. Nel 1916, fa parte della Missione militare francese in Russia. Spettatore della rivoluzione si unisce ai bolscevichi. E’ al fianco di Lenin Trotsky Zinoviev Stalin. Diventato cittadino sovietico, occupa un posto nella diplomazia in Norvegia al fianco di A. KOLLONTAI. Ostile all’ evoluzione del regime, ritorna in Francia nel 1927. Si dedicherà a questo punto alla traduzione dele opere di LENIN, TROTSKY e più tardi alla pubblicazione delle opere complete di BAKUNIN. Alain SKIRDA storico e traduttore, è uno specialista della Russia sovietica. ha pubblicato persso le stesse edizioni ‘Nestor Makhno, le cosaque libertaire’ ‘Les Anarchistes russes, les soviets et la revolution de 1917′. Ha conosciuto M. BODY e lo ha aiutato a mettere a punto le sue Memorie. “”Poco dopo, all’ inizio di marzo 1921, scoppia la rivolta dei marinai di Kronstadt. Questo fu per nuoi una sorpresa. Niente lasciava prevedere un svolgimento così drammatico. Certo, sapevamo che là come altrove serpeggiava il malcontento tanto nella guarnigione che tra la popolazione dell’ isola. Ma quale colpo per Zinoviev e il suo entourage! Io non ebbi l’ occasione di vedere durante questi giorni tragici, egli aveva lasciato, con molti altri, l’ hotel Astoria, diventato rapidamente vuoto. Victor Serge era profondamente turbato. Quanto a me, mi chiesi come si era potuto, in così poco tempo, arrivare fino a questo; perché in fondo, tra anni e qualche mese solamente ci separavano dalla rivoluzione d’ Ottobre, e furono sufficienti per rigettare nell’ opposizione, peggio, nella rivolta a mano armata, i lavoratori e i marinai che, all’ origine, erano stati i principali sostegni di Lenin e del suo partito. Lo stesso Victor Serge si rendeva conto anche della responsabilità che incombeva non solo su Zinoviev ma pure su tutti i responsabili della politica economica seguita dopo i primi mesi della rivoluzione d’ Ottobre; una politica ultra-burocratica che soffocava sistematicamente ogni iniziativa individuale e artigianale””. (pag 181)”,”RIRB-081″
“BODY Marcel”,”Au coeur de la Révolution. Mes années de Russie, 1917-1927.”,”Né à Limoges en 1894, mort en 1984, Marcel Body choisit très tot le métier de typographe. En 1916, il fait partie de la Mission militaire française en Russie. D’abord spectateur de la révolution, il se rallie ensuite aux bolcheviks et milite dans leurs rangs. C’est là qu’il cotoie Lénine, Trotski, Zinoviev, Staline… Devenu citoyen soviétique, il occupe un poste diplomatique en Norvège aux cotés d’Alexandra Kollontai. Il se consacrera alors à la traduction des oeuvres de Lénine et de Trotski, et plus tard à la publication des oeuvres complètes de Bakounine, tout en participant à la gestion d’une coopérative ouvrière et en collaborant à la presse pacifiste. Le présentateur, Alexandre Skirda, historien et traducteur, est un spécialiste de la Russie soviétique. Présentation d’Alexandre SKIRDA, Avant-propos, foto, documenti, Annexe: Exclusion de Marcel Body du Parti Communiste,”,”RIRO-143-FL”
“BODY Marcel a cura, saggi di Boris NICOLAEVSKY Angekica BALABANOVA Lucien LAURAT M.N. ROY Yves COLLART Boris SOUVARINE Ervin SINKO Branko LAZITCH”,”Les Groupes Communistes Français de Russie 1918-1921.”,”Les Groupes Communistes Français de Russie de Marcel Body a été publié une première fois en 1965 dans Contributions à l’histoire du Comintern sous la direction de Jacques Freymond par la Libraire Droz à Genève, dans la série des Publications de l’Institut universitaire des hautes études internationales de Genève. “”La révolution russe raprésente certainement la plus grand événement politique et social du XX° siècle et le drame de cette révolution mérite la clarification sous tous les rapports””. Ante Ciliga Introduction par Jacques FREYMOND, Publications de l’Institut Universitaire de Hautes Études International n. 45, Contributions a l’Histoire du Comintern, publiées sous la direction de Jacques FREYMOND, Documenti, foto, Index des noms cités,”,”INTT-028-FL”
“BOECKH Katrin VÖLKL Ekkehard”,”Ucraina. Dalla rivoluzione rossa alla rivoluzione arancione.”,”Katrin Boeckh (1967-) insegna storia dell’Europa orientale e sud-orientale all’Università di Ratisbona (Germania). E’ autrice di studi sullo stalinismo in Ucraina e sul ruolo delle Chiese nella recente storia dei Balcani Ekkehard Volkl (1940-2006) già professore all’Università di Ratisbona, si è occupato di storia dell’Europa centro-orientale in particolare dell’Ucraina, della Romania e della Bulgaria.”,”EURC-126″
“BOELCKE Willi A. a cura”,”La guerra è bella! Goebbels e la propaganda di guerra.”,”Willi A. Boelcke storico berlinese, autore fra l’altro dei uno studio sui Krupp e gli Hohenzollern (1956) e di una storia della amministrazione del Reich tedesco (1960), ha fuso l’ampio e aggrovigliato materiale tolto dagli archivi delle due Germanie in tredici distinti capitoli, corrispondenti ad altrettante fasi del conflitto, dalla propaganda della vittoria a quella della catastrofe e della guerra totale.”,”GERN-019-FL”
“BOELLA Laura”,”Il giovane Lukacs. La formazione intellettuale e la filosofia politica, 1907-1929.”,”Laura BOELLA (Cuneo 1949) lavora all’ istituto di filosofia del diritto dell’ Università di Pisa. Ha scritto vari saggi (“”Via a Marx”” del giovane Lukacs””, Storia e politica, 3.1971), introduzione a ‘Intellettuali e coscienza di classe. Il dibattito su Lukacs, 1923-24′ (1977). Prassi e coscienza della crisi della “”Weltanschauung”” grande borghese ad una teoria della rivoluzione in Occidente. “”L’ introduzione del ’21 all’ edizione ungherese del ‘Massenstreik’ è uno scritto vibrante ed entusiasta, in cui la Luxemburg appare il simbolo della lotta per “”il senso autentico del marxismo: il rivoluzionamento del proletariato””. Ed è significativo, in rapporto alla funzione sotterranea esercitata dalla Luxemburg nel pensiero lukacsiano come difficoltà di comprendere fino in fondo il leninismo, l ‘ accostamento della sua figura a quella di Lenin come “”forse l’ unico, vero successore di Marx e di Engels”” nella qualità di “”vero capo del proletariato””””. (pag 132-133) “”Ne risulta la contrapposizione implicita delle analisi luxemburghiane a quelle dell’ ‘Imperialismo’ di Lenin, i cui contributi teorici sono valutati solo in rapporto al campo della teoria dello Stato: anzi, Lukacs afferma che ‘Die Akkumulation des Kapitals’ fornì “”la teoria economico-sociale per la tattica rivoluzionaria dei bolscevichi nei confronti degli strati non proletari dei lavoratori””””. (pag 134) BOELLA Laura”,”TEOC-339″
“BOERI Tito GALASSO Vincenzo”,”Contro i giovani. Come l’ Italia sta tradendo le nuove generazioni.”,”””Per tanti anni la famiglia ha ovviato all’essenza di ammortizzatori sociali in Italia. Lo fa tuttora, quando può. E con un mercato del lavoro che propone solo insicurezza, salari da fame e scarse prospettive di inserimento e di crescita professionale, i giovani italiani si rivolgono alla mamma. La maggioranza dei maschi italiani tra i 25 e i 34 anni vive ancora con i genitori. I “”mammoni”” aumentano invece di diminuire. Se oggi sono più di uno su due, dieci anni fa erano quattro su dieci. Gli uomini sono più mammoni delle donne: solo un terzo delle donne tra i 25 e i 34 anni vive ancora con i genitori. Dieci anni fa era una su quattro. Anche per loro l’emancipazione dalla famiglia di origine è diventata sempre più complicata. Sono poche, sempre meno, le giovani coppie che vivono insieme, in una loro casa. Abbiamo la più bassa percentuale di donne tra i 18 e i 34 anni che vive in coppia – con o senza figli – nell’Europa a 25; è una percentuale inferiore anche a quelle di Grecia, Spagna e Portogallo. In altri Paesi, soprattutto anglosassoni e scandinavi, i giovani escono dalla casa dei genitori a 18 anni per studiare o lavorare altrove. Nei Paesi scandinavi, un ‘welfare state’ molto orientato ai bisogni dei singoli – e dunque anche dei giovani – li aiuta a emanciparsi, mentre nel Regno Unito o negli USA l’emancipazione è frutto di un mercato del lavoro flessibile, che consente ai giovani di diventare rapidamente autosufficienti dal punto di vista economico””. (pag 90)”,”GIOx-046″
“BOERI Tito”,”Uno Stato asociale. Perchè è fallito il welfare in Italia.”,”Tito Boeri Ph.D. presso la New York University, è stato senior economist all’Ocse e consulente di Banca Mondiale, Fmi e Ilo; attualmente è professore di Economia del lavoro all’Università Bocconi di Milano e direttore della Fondazione Rodolfo Debenedetti. É uno dei fondatori del sito http://www.lavoce.info”,”ITAS-025-FL”
“BOERI Tito BRUGIAVINI Agar CALMFORS Lars a cura; scritti di Lars CALMFORS Alison BOOTH Michael BURDA Daniele CHECCHI Robin NAYLOR Jelle VISSER Richard FREEMAN Pietro GARIBALDI Agar BRUGIAVINI Bernhard EBBINGHAUS Bertil HOLMLUND Martin SCHLUDI Tierry VERDIER”,”Il ruolo del sindacato in Europa.”,”Tito Boeri è docente di Economia del Lavoro all’Università Bocconi di Milano; Agar Brugiavini è docente di Economia Politica all’Università Ca’ Foscari di Venezia; Lars Calmfors è docente di Economia Internazionale all’Istituto per gli Studi di Economia Internazionale dell’Università di Stoccolma. Capitolo I. L’adesione dei sindacati. 1.1. Le tendenze della sindacalizzazione nel XX secolo: l’aumento delle differenze tra paesi; 1.2. Il calo delle iscrizioni al sindacato (…) (pag 17-23) Tabella 1.1. Tassi di sindacalizzazione, 1950-1997. (paesi Ocde, Ocse) (pag 18) Figura 1.1. Trend della sindacalizzazione in Europa e Usa, 1960-1996 (pag 21)”,”SIND-183″
“BOERI Tito CORICELLI Fabrizio”,”Europa: più grande o più unita?”,”Tito Boeri Ph.D. presso la New York University, è stato senior economist all’Ocse e consulente di Banca Mondiale, Fmi e Ilo; attualmente è professore di Economia del lavoro all’Università Bocconi di Milano e direttore della Fondazione Rodolfo Debenedetti. É uno dei fondatori del sito http://www.lavoce.info Fabrizio Coricelli è professore all’Università di Siena. É stato economista al FMI, alla Banca Mondiale e Consigliere Economico alla Commissione Europea.”,”EURE-063-FL”
“BOERI Tito BERTOLA Giuseppe NICOLETTI Giuseppe a cura, Contributi di Juan Francisco JIMENO Ramon MARIMON Christopher PISSARIDES Robert C.G. HAFFNER Stephen NICKELL Stefano SCARPETTA Gylfi ZOEGA”,”Protezione sociale occupazione e integrazione europea.”,”Tito Boeri Ph.D. presso la New York University, è stato senior economist all’Ocse e consulente di Banca Mondiale, Fmi e Ilo; attualmente è professore di Economia del lavoro all’Università Bocconi di Milano e direttore della Fondazione Rodolfo Debenedetti. É uno dei fondatori del sito http://www.lavoce.info Giuseppe Bertola, professore ordinario di Economia politica nell’Università di Torino, attualmente insegna all’Istituto Universitario Europeo di Firenze. Giuseppe Nicoletti dirige l’unità di ricerca sulla riforma della regolamentazione presso il Dipartimento di Economia dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo a Parigi.”,”EURx-109-FL”
“BOERO Pino a cura”,”L’ 89. Una rivista per la rivoluzione (1888-1892).”,” Pino BOERO insegna Letteratura italiana contemporanea all’ università di Genova. Roberto BECCARIA è responsabile della sezione periodici della Civica Biblioteca Berio di Genova. Luca BORZANI è direttore del Centro Ligure di Storia Sociale di Genova. “”Che cosa significa Anarchia? Questo vocabolo preso dal greco significa ‘non governo, sgoverno’, o meglio ‘nessuno governo’. Chi professa l’ ‘anarchia’ aspira ad uno stato sociale, – veramente non si potrebbe dire ‘stato sociale’, perché queste due parole includono la idea di ‘ordine e governo’, e meglio si direbbe ‘un disordine caotico’ – in cui non vi sia più alcun ordine di governo fra gli uomini, non leggi, non autorità collettiva, ma una licenza individuale di fare e disfare peggio, che nel mondo dei bruti, i quali nello stato selvaggio, se non vivono solitari, hanno come i buffali, i cavalli, gli elefanti, i castori ecc. un ordinamento di comunità, una larva di legge negli animali più vecchi e intelligenti, e una regola nell’imitazione e nell’ istinto.”” (pag 103) (A.F. Peroni, 18 gennaio 1891)”,”MITS-309″
“BOERO Pino”,”””La riviera ligure”” tra industria e letteratura.”,”BOERO Pino nato a Genova nel 1949 è ricercatore presso l’Università di Genova e incaricato di Italiano all’ISEF di Firenze (corso funzionante a Genova). Ha collaborato al ‘Giornale storico della letteratura italiana’, ‘Il Verri’ ecc. Mario NOVARO direttore del bollettino ‘La Riviera ligure’ (1895-1919) riuscì a trasformarlo in una significativa antologia della letteratura italiana tra i due secoli ospitando autori come Capuana, Deledda, Pascoli, Pirandello. Novaro valorizzò anche scrittori giovani (Boine, Campana, Alvaro, Rebora, Ungaretti, Sbarbaro).-“,”LIGU-066”
“BOERO Federico Mario, collaborazione scientifica di Gianmarco BASOLA”,”Genova genovesi e foresti da Giano a Colombo.”,”‘Na vòtta côre o can, l’âtra a lêvre’ ‘ Un po’ cöre o can, un po’ cöre a levre’ “”Quel che avviene nel bienno 1260-61 dimostra la giustezza del proverbio citato (un po’ corre il cane, un po’ corre la lepre): malgrado la situazione disperata, i genovesi non si perdono d’animo, non si sa bene se cogliendo o, piuttosot, creando l’occasione propizia. L’antefatto è quello della quarta crociata che, iniziata per liberare i luoghi santi, finisce per cacciar via l’imperatore di Bisanzio, con un’operazione tanto brillante quanto lontana dalle prime intenzioni: poco male, almeno per gli abili “”registi”” veneziani che, dall’impresa, traggono enormi vantaggi, non ultimo quello di dare un duro colpo al commercio genovese gravandolo, al pari di quello pisano, di pesanti dogane”” (pag 133)”,”LIGU-103″
“BOESCH-GAJANO Sofia MODICA Marilena a cura; saggi di Marilena MODICA Cristiano GROTTANELLI Maria Carla GIAMMARCO-RAZZANO Aline ROUSSELLE Charles M. RADDING Gabor KLANICZAY Laurence MOULINIER e Odile REDON Sophie HOUDARD Giulio SODANO William A. CHRISTIAN Sofia BOESCH-GAJANO”,”Miracoli. Dai segni alla storia.”,”Sofia Boesch-Gajano è professore di storia medievale presso l’Università di Roma Tre. Marilena Modica è docente di storia moderna presso l’Università di Catania.”,”RELC-004-FSD”
“BOEZIO Severino Anicio Manlio”,”La consolazione della filosofia.”,”Titolo opera in latino: Consolatio Philosophiae Boèzio (Anicio Manlio Torquato Severino), filosofo, poeta e uomo di Stato latino (Roma verso il 480 d.C. – 524). Figlio di un console, fu discepolo di Festo e Simmaco, di cui sposò la figlia, e completò la sua educazione in Atene. È il tipico rappresentante di quella nobiltà colta latina che appoggiò il re goto Teodorico nel tentativo di realizzare un’equilibrata convivenza tra il popolo goto e quello latino. Collaborò con Teodorico, il quale gli affidò incarichi importanti e delicati: fu console nel 510 e principe del senato. Quando il re goto mutò politica nel timore che la nobiltà romana e il vescovo di Roma tramassero con l’ imperatore d’ Oriente contro di lui, Boezio cadde in disgrazia e venne condannato a morte. Come filosofo cristiano è noto per averci conservato e tramandato gran parte del pensiero greco; fu infatti buon commentatore di Platone e Aristotele. L’opera più importante è il De consolatione philosophiae, che ebbe larga”,”FILx-139″
“BOFF Leonardo, a cura di Paolo COLLO”,”La teologia, la Chiesa, i poveri. Una prospettiva di liberazione.”,”Leonardo Boff è nato nel 1938 a Concordia (Brasile). Professore di teologia sistematica, è stato redattore della Rivista Ecclesiastica Brasileira e dell’edizione portoghese-brasiliana di Concilium.”,”RELC-025-FV”
“BOFF Leonardo, a cura di Paolo COLLO”,”La teologia, la Chiesa, i poveri. Una prospettiva di liberazione.”,”Leonardo Boff è nato nel 1938 a Concordia (Brasile). Professore di teologia sistematica, è stato redattore della Rivista Ecclesiastica Brasileira e dell’edizione portoghese-brasiliana di Concilium.”,”RELC-054-FL”
“BOFF Leonardo”,”Una prospettiva di liberazione. La teologia, la Chiesa, i poveri.”,”Leonardo Boff, francescano, è nato nel 1938 in Brasile, professore di Teologia sistematica. E’ autore di libri e riviste tradotte in Italia.”,”RELC-004-FFS”
“BOFFA Giuseppe”,”Il fenomeno Stalin nella storia del XX secolo. Le interpretazioni dello stalinismo.”,”Stalinismo figlio legittimo del leninismo (SOLZENICYN); stalinismo rivincita vecchia Russia (TUCKER), dittatura analoga ad altri regimi totalitari contemporanei (ARENDT); tratto specifico di un paese in via di sviluppo (GERSCHENKRON); epoca controrivoluzionaria paragonabile al periodo del termidoro (TROTSKY e DEUTSCHER), caso di dispotismo industriale (WITTFOGEL).”,”RUSS-046″
“BOFFA Giuseppe MARTINET Gilles”,”Dialogo sullo stalinismo.”,”BOFFA (Milano, 1923) corrispondente da Parigi (1949-53) e da Mosca (1953-58 e 1963-64) e inviato speciale e commentatore politico dell’Unità, ha pubblicato tra l’altro: ‘La rivoluzione russa (1967) e ‘Storia dell’Unione sovietica’ (1976). MARTINET (Parigi, 1916) nel 1938 uscì dal PCF in segno di protesta contro i processi di Mosca; partecipò poi alla resistenza francese. Giornalista e militante politico, dal 1975 è stato segretario nazionale del Partito socialista di MITTERAND. Tra le sue opere ‘I cinque comunismi’ (1971) e ‘Il socialismo oggi e domani’ (1976).”,”RUSS-047″
“BOFFA Giuseppe”,”Storia dell’Unione Sovietica. 1-4. 1917-1927 1928-1941 1941-1945 1945-1964.”,”Quest’opera uscita nel 1976 è la 1°storia organica dell’URSS dalla rivoluzione in poi scritta in Occidente. Nel 1979 ha ottenuto il Premio Viareggio per la saggistica. Giuseppe BOFFA è stato per 41 anni giornalista dell’Unità (1946-1987), dove ha svolto le più diverse mansioni, sempre nel campo della politica internazionale. Oggi (1990) è senatore della Repubblica e P del CESPI (Centro Studi di Politica Internazionale). Le sue principali opere storiche, oltre alla ‘Storia dell’Unione sovietica’, sono: -Il fenomeno Stalin nella storia del XX secolo. LATERZA. 1982 -Dialogo sullo stalinismo. LATERZA. 1976 in collaborazione con Gilles MARTINET. Dopo i suoi soggiorni a Mosca come corrispondente dell’Unità aveva scritto: ‘La grande svolta’ (ER 1959) e ‘Dopo Krusciov’ (EINAUDI 1965).”,”RUSU-001″
“BOFFA Giuseppe”,”Storia dell’Unione Sovietica 3. 1941-1945. La ‘grande guerra patriottica’. I disastri dell’inizio. La riscossa da Stalingrado a Berlino. L’alleanza antifascista.”,”Quest’opera uscita nel 1976 è la 1°storia organica dell’URSS dalla rivoluzione in poi scritta in Occidente. Nel 1979 ha ottenuto il Premio Viareggio per la saggistica. Giuseppe BOFFA è stato per 41 anni giornalista dell’Unità (1946-1987), dove ha svolto le più diverse mansioni, sempre nel campo della politica internazionale. Oggi (1990) è senatore della Repubblica e P del CESPI (Centro Studi di Politica Internazionale). Le sue principali opere storiche, oltre alla ‘Storia dell’Unione sovietica’, sono: -Il fenomeno Stalin nella storia del XX secolo. LATERZA. 1982 -Dialogo sullo stalinismo. LATERZA. 1976 in collaborazione con Gilles MARTINET. Dopo i suoi soggiorni a Mosca come corrispondente dell’Unità aveva scritto: ‘La grande svolta’ (ER 1959) e ‘Dopo Krusciov’ (EINAUDI 1965).”,”RUSU-001″
“BOFFA Giuseppe”,”Memorie dal Comunismo. Storia confidenziale di quarant’anni che hanno cambiato volto all’Europa.”,”BOFFA è nato a Milano nel 1923. Durante la Resistenza è stato partigiano in Val d’Ossola. Dopo la guerra è entrato nella redazione milanese dell’Unità per la quale ha lavorato come corrispondente prima a Parigi e poi a Mosca (1953-1958)(1963-1964). Un’esperienza da cui sono nati i due libri ‘La grande svolta’ (1959)(premio Viareggio) e ‘Dopo Kruscev’ (1965). E’ stato in seguito editorialista e inviato speciale in EU, Asia, MO, USA. Ha compiuto molti lavori di ricerca storica: -Storia della rivoluzione russa. 1966 -Dialogo sullo stalinismo, in collab con Gilles MARTINET (1976) -Il fenomeno Stalin nella storia del XX secolo -Storia dell’Unione Sovietica (2 voll) (1976 e 1979) (premio Acqui storia e premio Viareggio per saggistica) Negli ultimi anni ha pubblicato: -Dall’URSS alla Russia. Storia di una crisi non finita. 1995 -L’ultima illusione. L’Occidente e la vittoria sul comunismo. 1997. E’ stato senatore nella X legislatura, ha fatto parte della Commissione per gli affari esteri e membro dell’Assemblea del Nord Atlantico e dell’Assemblea parlamentare della CSCE. Presiedeva il CESPI (Centro studi politica internazionale).”,”PCIx-005″
“BOFFA Giuseppe MARTINET Gilles”,”Dialogo sullo stalinismo.”,”Due noti studiosi, diversi per formazione e orientamento politico, affrontano il tema dello stalinismo in una discussione a due voci sull’ esperienza sovietica del 1917 e sulle conseguenze dello stalinismo. Gli autori approfondiscono il tema anche a partire dal ‘rapporto segreto’ di KRUSCIOV del 1956. BOFFA (Milano 1923) corrispondente da Parigi (1949-53) e da Mosca (1953-1958 e 1963-64) poi inviato speciale e commentatore politico dell’ Unità ha pubblicato vari libri e tra l’ altro ‘La rivoluzione russa’ (1967) e ‘Storia dell’ Unione Sovietica’ (1976).”,”RUSU-111″
“BOFFA Giuseppe”,”Storia dell’ Unione Sovietica. Dalla rivoluzione alla seconda guerra mondiale. Lenin e Stalin, 1917-1941.”,”Giuseppe BOFFA è nato a Milano nel 1923. Dal 1946 lavora come giornalista al quotidiano del PCI l’ Unità per il quale è stato a lungo corrispondente da Parigi (1949-1964). Poi è stato inviato speciale e commentatore politico.”,”RUST-088″
“BOFFA Giuseppe”,”Il fenomeno Stalin nella storia del XX Secolo. Le interpretazioni dello stalinismo.”,”Giuseppe Boffa è nato a Milano nel 1923. Giornalista, saggista e storico, la sua attività si è concentrata in particolare sulla storia dell’Urss e del mondo contemporaneo. É editorialista dell’Unità, di cui è stat per molti anni corrispondente all’estero (Mosca e Parigi), nonchè inviato speciale. Le sue opere: La grande svolta, Dopo Krusciov, Storia della rivoluzione russa, Storia dell’Unione Sovietica, Dialogo sullo stalinismo.”,”STAS-001-FL”
“BOFFA Giuseppe”,”Storia dell’Unione Sovietica. Vol. IV. 1945-1964 Guerra fredda e stalinismo. Gli anni di Chruscev. Crisi del movimento comunista. Considerazioni sull’Urss da Breznev a Gorbacev.”,”Giuseppe Boffa è nato a Milano nel 1923. Giornalista, saggista e storico, la sua attività si è concentrata in particolare sulla storia dell’Urss e del mondo contemporaneo. É editorialista dell’Unità, di cui è stato per molti anni corrispondente all’estero (Mosca e Parigi), nonchè inviato speciale. Le sue opere: La grande svolta, Dopo Krusciov, Storia della rivoluzione russa, Storia dell’Unione Sovietica, Dialogo sullo stalinismo.”,”RUST-072-FL”
“BOFFA Giuseppe”,”Storia dell’Unione Sovietica. 1917-1927. Dalla Russia degli Zar al bolscevismo. La figura di Lenin. Gli anni della Nep. Gli scontri fra Stalin, Trockij, Zinoviev e Bucharin. Vol. I.”,”Giuseppe Boffa è nato a Milano nel 1923. Giornalista, saggista e storico, la sua attività si è concentrata in particolare sulla storia dell’Urss e del mondo contemporaneo. É editorialista dell’Unità, di cui è stato per molti anni corrispondente all’estero (Mosca e Parigi), nonchè inviato speciale. Le sue opere: La grande svolta, Dopo Krusciov, Storia della rivoluzione russa, Storia dell’Unione Sovietica, Dialogo sullo stalinismo.”,”RUSU-125-FL”
“BOFFA Giuseppe”,”Storia dell’Unione Sovietica. 1928-1941. La battaglia di Bucharin. Industrializzazione. Collettivizzazione. Despotismo e terrore staliniano. La minaccia fascista. Vol. II.”,”Giuseppe Boffa è nato a Milano nel 1923. Giornalista, saggista e storico, la sua attività si è concentrata in particolare sulla storia dell’Urss e del mondo contemporaneo. É editorialista dell’Unità, di cui è stato per molti anni corrispondente all’estero (Mosca e Parigi), nonchè inviato speciale. Le sue opere: La grande svolta, Dopo Krusciov, Storia della rivoluzione russa, Storia dell’Unione Sovietica, Dialogo sullo stalinismo.”,”RUSU-126-FL”
“BOFFA Giuseppe”,”Storia dell’Unione Sovietica. 1941-1945 La grande guerra patriottica. I disastri dell’inizio. La riscossa da Stalingrado a Berlino. L’alleanza antifascista. Vol. III.”,”Giuseppe Boffa è nato a Milano nel 1923. Giornalista, saggista e storico, la sua attività si è concentrata in particolare sulla storia dell’Urss e del mondo contemporaneo. É editorialista dell’Unità, di cui è stato per molti anni corrispondente all’estero (Mosca e Parigi), nonchè inviato speciale. Le sue opere: La grande svolta, Dopo Krusciov, Storia della rivoluzione russa, Storia dell’Unione Sovietica, Dialogo sullo stalinismo.”,”RUSU-127-FL”
“BOFFA Massimo”,”Sulle origini della sovranità socialista in Urss nel periodo del «comunismo di guerra».”,”‘Isolamento’ della rivoluzione russa. “”Al fondo della politica inaugurata dai bolscevichi nell’ottobre del 1917 stava la fiducia in un imminente scatenamento della rivoluzione socialista in tutto il mondo. Durante il periodo della guerra civile, come anche in quello immediatamente successivo, fu questo elemento a dare coerenza teorica e credibilità all’esperimento bolscevico. Senza di esso, affermava la teoria del partito, il socialismo in Russia non aveva alcuna prospettiva, e a questa concezione Lenin si mantenne fermo a lungo (6). (…) Oltre all’«assegnamento sulla rivoluzione mondiale», l’altro presupposto su cui la strategia bolscevica si fondava per superare lo scoglio rappresentato dall’estrema arretratezza e dagli squilibri sociali del paese, e per far rientrare la Rivoluzione d’ottobre nello schema dell’ortodossia marxista, era costituito dalla possibilità di realizzare la convergenza dell’insurrezione operaia con la guerra contadina, garantendo però al proletariato la guida del processo rivoluzionario, ipotesi che, Lenin ci terrà a precisare, lo stesso Marx aveva previsto per la Germania del suo tempo (7). Ma venendo meno il primo presupposto, anche quest’ultimo diventava problematico e concetrava su di sé tutte le tensioni di quella situazione contraddittoria. Ora, all’isolamento nei confronti del mondo esterno e del proletariato internazionale si aggiungeva il pericolo per l’avanguardia comunista e proletaria di rimanere isolata anche all’interno del paese, con una dittatura costruita sul vuoto e senza un sostegno da parte delle altre componenti della società russa. La necessità delle forme più estreme di militarizzazione e il crescente processo di statizzazione erano in gran parte riconducibili; come abbiamo visto, alla soverchiante presenza delle masse contadine e alla conseguente impossibilità di imporre altrimenti la disciplina e l’egemonia proletaria. Ora però gli effetti di questa medesima situazione si ripercuotevano ancora più profondamente, fin nel cuore del meccanismo della dittatura, sugli stessi rapporti fra la classe operaia e il «suo» Stato”” (pag 103-104) [(6) Nel novembre 1920; commemorando il terzo anniversario della rivoluzione, Lenin disse: «Tre anni fa sapevamo che la nostra vittoria sarebbe stata durevole solo quando la nostra causa avesse trionfato nel mondo intero, perché noi avevamo cominciato la nostra opera facendo esclusivo assegnamento sulla rivoluzione mondiale» (V.I. Lenin, Opere complete, Editori Riuniti, 1954, volume XXI, p. 376); (7) Ivi, vol. XXXIII, p. 436. Vedi la lettera di Marx a Engels del 16 aprile 1856 in ‘Carteggio Marx-Engels’, Edizioni Rinascita, 1950, vol. II, p. 423] Problemi interni relativi alla esiguità della classe operaia. “”Ma un’altra spiegazione venne avanzata [sul fatto che ‘dopo la presa del potere i ‘soviet’ cominciavano a non funzionare più’, ndr], forse più profonda, e comunque tale da prolungare i propri effetti anche oltre il periodo della guerra. Essa riguardava la condizione degli operai che dovevano esercitare la dittatura. Questo strato di operai, diceva Lenin, è troppo sottile (12). Dopo aver sottolineato come la burocrazia poteva essere distrutta solo facendo partecipare gli operai al lavoro sovietico, Lenin aggiungeva: «Oggi questo compito è estremamente difficile per noi, perché, come ho avuto occasione di indicare più volte, lo strato di operai che governa è eccessivamente, incredibilmente ‘sottile’» (13). E questo strato era così «sottile» poiché la gran massa dei lavoratori era completamente priva di cultura (14). Perfino l’opposizione (cosiddetta del «centralismo democratico») non poteva che condividere, nella sostanza, questa spiegazione formulata nel programma del partito. «Lo strato dei lavoratori avanzati, – disse Osinskij nella sua correlazione, – su cui soltanto può fondarsi il nostro apparato statale, è in Russia incredibilmente sottile», «e gli altri strati sono privi di cultura a causa dell’arretratezza del nostro paese». La militarizzazione imposta dalle esigenze della guerra, il contrasto fra la necessità di concentrare il potere e la spinta all’autonomia che veniva dai ‘soviet’, l’immaturita e la mancanza di cultura amministrativa dei lavoratori russi: questa la diagnosi sulla quale concordavano maggioranza e opposizione per spiegare il deperimento dei ‘soviet'”” (pag 105-106) [(12) «Lo strato di operai che hannodi fatto diretto la Russia nel corso di quest’anno e attuato tutta la sua politica, questo strato, che ha costituito la nostra forza, è incredibilmente sottile in Russia. Se nel futuro uno storico raccoglierà i dati per stabilire quali sono le centinaia, le migliaia di persone che si sono sobbarcate a tutto questo lavoro, che si sono addossate il peso incredibile di dirigere il paese, nessuno crederà che questo sia stato ottenuto da forze così esigue» (Lenin, Opere complete, Editori Riuniti, 1954, vol. XXIX, p. 141-142); (13) Ivi, p. 164; (14) «Noi sappiamo benissimo che cosa significa l’arretratezza culturale della Russia, quel che essa fa del potere sovietico… sappiamo come questa incultura freni il potere sovietico e faccia rivivere la burocrazia» (Ivi, p. 159)] [Massimo Boffa, Sulle origini della sovranità socialista in Urss nel periodo del «comunismo di guerra», (in) Critica marxista, Roma, n. 5 1975]”,”RIRO-001-FB”
“BOFFA Giuseppe DE-JACO Aldo FERRARA Maurizio FERRI Franco FERRI Giuliana LEDDA Romano OCCHETTO Achille RAGIONIERI Ernesto RINALDI Dina”,”1917-1967. Almanacco della Rivoluzione d’Ottobre.”,”Almanacco pubblicato in occasione del 50° anniversario della rivoluzione d’ottobre”,”PCIx-449″
“BOFFA Giuseppe; HARRISON Mark”,”La politica staliniana alla vigilia dell’aggressione nazista, 1939-1941 (Boffa); L’economia sovietica negli anni ’20 e ’30 (Harrison).”,”””Al popolo sovietico Stalin non parlò sino al 3 luglio. L’aggressione tedesca, da lui non prevista, e il disastro militare che si profilò subito alle frontiere ebbero su di lui un effetto sconvolgente. Il primo che rivelò il suo cedimento fu Krusciov nel 1956. Pochi ne hanno parlato in termini altrettanto espliciti. Pure vi sono conferme sufficienti per dire che Stalin conobbe allora una grave crisi psicologica. Già nella tragica notte, quando Zukov lo aveva svegliato al telefono, era rimasto a lungo senza dire una parola, tanto che l’altro aveva dovuto chiedergli: «Mi capite?» (1)”” (pag 23) [(1) G. K. Zukov, Memorie e battaglie, Milano, 1970)]”,”STAS-002-FGB”
“BOFFA Giuseppe; HARRISON Mark”,”La politica staliniana alla vigilia dell’aggressione nazista, 1939-1941 (Boffa); L’economia sovietica negli anni ’20 e ’30 (Harrison).”,”Boffa: “”Quando Molotov si recò a Berlino, Hitler in realtà aveva già deciso di attaccare l’Urss”” (pag 11) “”Stalin era consapevole – su questo le testimonianze concordano – della scarsa preparazione sovietica alla guerra. Dopo il patto sovietico-tedesco Hitler aveva accumulato più forze di lui”” (pag 15) “”Le valutazioni errate di Stalin resero goffa la sua diplomazia. Il solo vero successo di quel periodo fu nell’aprile ’41 la firma del trattato di neutralità col Giappone”” (pag 17) “”Con la Germania Mosca concluse ancora nel gennaio ’41 un accordo economico basato sullo scambiodi materie prime con macchine e attrezzature tedesche”” (pag 17) “”Vi furono anche errate concezioni strategiche. Dopo la scomparsa dell’intero nucleo dirigente delle forze armate nel ’37, il pensiero militare sovietico aveva subito una lunga battuta d’arresto”” (pag 19)”,”QMIS-015-FGB”
“BOFFA Giuseppe; GUERRA Adriano; CHIESA Giulietto; TAGLIAGAMBE Silvano”,”Tendenze e contrasti dopo il XX congresso (Boffa); La questione europea nella politica estera dell’Urss (Guerra); Le difficoltà dell’economia. L’XI piano quinquennale (Chiesa); Il «monolitismo» della cultura sovietica: un caso di «logica simmetrica»=? (Tagliagambe).”,”Citato il volume (nel saggo di Guerra): V.E. Meier, La rinascita del nazionalismo nei Balcani, Bologna 1969 Parole di Churchill “”Se Hitler invadesse l’inferno troverei certo qualche buona parola da dire sul diavolo”” (pag 36) “”Un peso enorme nello spingere Stalin a cercare una soluzione ai problemi della sicurezza nella dilatazione dei confini dello Stato lo ha indubbiamente avuto la tragedia del 1941. Non si deve dimenticare che con la firma del patto Molotov-Ribbentrop, Stalin si era proposto non già soltanto di trovare una soluzione ai problemi sorti dal fallimento delle trattative di Mosca con gli anglofrancesi, così «da guadagnare qualche anno» – come dirà lui stesso più tardi – e mettere nelle condizioni il paese di far fronte meglio all’«inevitabile» attacco di Hitler. Più si analizzano, anche alla luce di documenti ora a disposizione, le vicende del 1938-1939, e più diventa chiaro che preoccupazione di Stalin era allora quella di salvaguardare la sicurezza dell’Urss anche indipendentemente dall’esito di una guerra che a Mosca, ma non solo a Mosca (‘le drôle de la guerre’) appariva allora «strana», perché caratterizzata – e in un mondo già dominato dalla presenza dell’Unione sovietica – dallo scontro fra due imperialismi. (Solo nel 1945 Stalin riconoscerà che sin dall’inizio la guerra aveva avuto un carattere antifascista). Il patto di non aggressione del 1939 è dunque certamente nato per far fronte alla minaccia rappresentata dalla Germania hitleriana (minaccia che non certo da parte sovietica – si pensi alle proposte presentate prima e dopo Monaco – era stata sottovalutata) ma va tuttavia visto – anche per capire la natura del meccanismo che ha poi tratto in inganno Stalin (il quale aveva ancora fiducia nella parola datagli da Hitler quando già le truppe naziste erano penetrate da più di 24 ore in territorio sovietico) anche in un’altra dimensione e prospettiva. (Si vedano a questo riguardo le modifiche territoriali a spese della Polonia, e delle repubbliche baltiche, la firma, infine, di patti analoghi col Giappone (21))’ (pag 37) [Adriano Guerra, La questione europea nella politica estera dell’Urss] [() Questo saggio è una parte, rielaborata dall’autore, di un volume di prossima pubblicazione presso gli editori Riuniti, ndr (1982)]”,”RUST-002-FGB” “BOFFI Erica CAVALLARI Giovanna FURIOZZI Gian Biagio BOZZI Franco ONUFRIO Salvatore ANDREASI Annamaria PISCOPO Ugo MASTELLONE Salvo BRACCO Fabrizio F. CARINI Carlo”,”George Sorel. Studi e ricerche.”,”Tra i vari saggi si possono ricordare: – G.B. Furiozzi, La fortuna italiana di Sorel – F. Bozzi, Il mancato incontro tra Sorel e Antonio Labriola – S. Onufrio, Considerazioni su Croce e Sorel – S. Mastellone, Sorel e la guerra mondiale – F.F. Bracco, Il giovane Gramsci e Sorel – C. Carini, Lenin e la rivoluzione russa negli scritti italiani di Sorel “”Nel suo ‘Plaidoyer pour Lénine’ (8), del settembre 1919, rispondendo ad una dichiarazione polemica di Paolo Seippel apparsa sul «Journal de Genève» del 4 febbraio 1918, Sorel negava un suo rapporto diretto con Lenin (9); così pure, in uno dei ‘propos’ che il Variot raccoglierà in volume nel 1936, vedeva il collegamento con Lenin in modo del tutto generico, dovendosi escludere la possibilità di una influenza reciproca (10). E, in effetti; se si affrontasse il problema in questi termini, lo studio del rapporto Sorel-Lenin risulterebbe estrinseco e storicamente poco attendibile, una elencazione di profonde differenze e, in ultima analisi, una testimonianza della inesistenza del rapporto medesimo, non avendo Lenin dedicato molta attenzione a Sorel e al sorelismo, anche se non è da escludere che, nonostante la estrema esiguità delle citazioni dirette, Lenin abbia avuto una conoscenza non superficiale dei testi del teorico francese. Criticando nel 1908 l’empiriosimbolismo del Poincaré e del Le Roy, Lenin aveva sommato nel pensiero del «ben noto confusionario Georges Sorel» i postulati fondamentali del «fideismo» francese: l’uomo non può conoscere la natura, poiché la pretesa di stabilire l’identità della scienza e dell’universo è un’illusione, onde la scienza ha natura meramente pragmatica (11). Il secondo ed ultimo riferimento diretto a Sorel è contenuto nella bibliografia posta in margine all’articolo ‘Karl Marx’ (12); in esso Lenin collocava il teorico del sindacalismo fra coloro che criticavano Marx dal punto di vista dell’anarchismo (13). Ma se, in aggiunta a ciò, è da ritenere probabile che Lenin sfogliò un certo numero di opere soreliane, tenuto conto che già negli anni della deportazione in Siberia egli lesse con soddisfazione i ‘Saggi sulla concezione materialistica della storia’ di Antonio Labriola (Paris, 1987) con una prefazione di Sorel (14), e che nel corso della prima e seconda emigrazione dalla Russia egli frequentò le biblioteche pubbliche di Ginevra, Parigi, Cracovia ecc., e che, infine, egli consultava con regolarità le principali riviste francesi, non perde tuttavia d’importanza l’affermazione fatta dallo stesso Lenin nel marzo 1908 circa i limiti sostanziali del cosiddetto «revisionismo di sinistra», delineatosi nei paesi latini come «sindacalismo rivoluzionario», ma ancora «ben lontano dall’essersi sviluppato come il revisionismo opportunistico» e non ancora «fenomeno internazionale, non avendo affrontato nessuna battaglia politica importante con il partito socialista in nessun paese» (15)”” [Carlo Carini, ‘Lenin e la rivoluzione russa negli scritti italiani di Sorel’] [(in) Aa,Vv,, ‘George Sorel. Studi e ricerche’, Firenze, 1974] [(8) Posta in appendice alla quarta edizione delle ‘Réflexions sur la violence’, Paris, 1919; (9) G. Sorel, ‘Considerazioni sulla violenza’, trad. it, Bari, 1970, p. 370; (10) ‘Propos de G. Sorel’, recueillis par Jean Variot, Paris, 1936, pp. 55-57; (11) Lenin, ‘Materialismo ed empiriocriticismo’, in ‘Opere complete’, v. 14, pp. 286-287. E’ da notare che Lenin si riferisce espressamente al saggio soreliano su ‘Les preoccupations méthahisique des physiciens modernes’, Paris, 1907. Circa questa problematica, mi permetto di rinviare al mio ‘«Filosofia» e partito in Lenin’, “”Annali della Facoltà di Scienze Politiche di Perugia””, 1970-72, I, pp. 227-75; (12) Pubblicato nel ‘Dizionario enciclopedico Granat’ (VII ed., 1915, vol. 28); (13) Lenin segnala questa volta l’opera di Sorel ‘Introduction à l’économie moderne’ del 1903, nella quale l’esaltazione del mito e del puro volontarismo riducono il dibattito tra socialisti riformisti e socialisti rivoluzionari in un campo in cui, come dirà lo stesso Lenin a Safarov in una lettera del febbraio 1916 a proposito della Francia, la frase anarchica prevale sul «lungo lavoro sistematico, serio, tenace…. che occorre alla classe operaia di tutti i paesi» (cfr. ‘Opere’, v. 22, p. 134); (15) Lenin, ‘Opere’, v. 37, p. 104; (15) Id., ‘Marxismo e revisionismo’, in ‘Opere’, v. 15, p. 32] (pag 198-199-200)”,”TEOC-677″ “BOFFITO Carlo”,”Teoria della moneta. Ricardo, Wicksell, Marx.”,”””Perciò, per conoscere il modo in cui varia la domanda di moneta dobbiamo, da un lato, conoscere il modo in cui varia lo stato del credito e, dall’altro, vedere da che cosa dipende la domanda di mezzi di circolazione da parte della sfera del reddito. A tal fine dobbiamo prima tracciare brevemente i lineamenti della ‘teoria del ciclo’ di Marx, qual è esposta qua e là in modo frammentario nella sezione V (in particolare nel capitolo XXX: Capitale monetario e capitale effettivo) del III libro del ‘Capitale’, e poi cercare di individuare il modo in cui variano le condizioni della circolazione nelle diverse fasi del ciclo, ossia di individuare il modo in cui esse variano al mutare dello stato degli affari. Per spiegare il ciclo dobbiamo conoscere le cause della crisi e quelle della ripresa dell’attività economica. Marx procede, in questo caso, per approssimazioni successive. In un primo momento egli suppone che la società sia composta soltanto da capitalisti industriali e da operai, e prende in considerazione soltanto il credito commerciale. Per cogliere le cause della crisi Marx fa astrazione ancora da due circostanze, che non sono propriamente cause di crisi. Prima: ‘le variazioni di prezzo’ di una o più merci che impediscono a grandi porzioni di capitale totale di ricostituirsi nelle loro condizioni medie, e a causa delle concatenazioni del credito provocano momentanei ristagni generali. Questo è, per esempio, il caso degli effetti di un cattivo raccolto (…). Seconda: ‘le speculazioni’ che il sistema creditizio stimola. Vedremo in seguito che questa non è affatto una causa di crisi come sostengono molti economisti, ma un fenomeno necessario di una determinata fase del ciclo, che tuttavia accentua la crisi (…). A prescindere da tali circostanze, dunque, e supponendo che la società sia composta soltanto da capitalisti industriali e da operai, Marx sostiene che la crisi può essere spiegata unicamente da: I. ‘Sproporzione della produzione dei diversi rami’. Se si tiene conto della grande interdipendenza esistente fra tutti i settori della produzione sarà facile comprendere come in periodi di eccitazione, di frenetica attività economica la produzione di alcuni settori possa essere portata al di là dei limiti stabiliti dalla domanda determinata dall’espansione della produzione negli altri settori. (…). 2. ‘La sproporzione fra il consumo dei capitalisti e la loro accumulazione’. Qui si tratta evidentemente di consumo sia produttivo sia personale, e in questo caso improduttivo, dei capitalisti e di sproporzione fra questi e l’accumulazione, realizzata da parte dei capitalisti. Se i capitalisti contraggono il loro consumo, o non lo aumentano allo stesso ritmo al quale aumenta l’accumulazione, è chiaro che vi sarà una flessione della domanda complessiva, e perciò anche in questo caso, a causa della concatenazione del credito, non saranno possibili riflussi monetari normali. Gli operai non possono influire volontariamente sulla dimensione della domanda globale, poiché non possono ridurre il loro consumo al di sotto del loro reddito; essi, cioè, non “”risparmiano””, ma consumano tutto il loro salario; l’unica cosa che ssi possono fare è diluire nel tempo la spesa del loro reddito (…). “”La causa ultima di tutte le crisi effettive è pur sempre la povertà e la limitazione del consumo delle masse in contrasto con la tendenza della produzione capitalistica a sviluppare le forze produttive ad un grado che pone come unico suo limite la capacità di consumo assoluta della società”” (Il capitale, III, p. 569).”” [Carlo Boffito, Teoria della moneta. Ricardo, Wicksell, Marx, 1973] (pag 143-144-145)”,”ECOT-005-FPA” “BOFFITO Carlo”,”Efficienza e rapporti sociali di produzione. Contributo alla critica della concezione tradizionale dell’economia comunista.”,”Carlo Boffito (Milano, 1939) si occupa di economie dei paesi socialisti e di storia del pensiero economico. Ha pubblicato ‘Il sistema economico sovietico’ (1979) e altro.”,”RUSU-244″ “BOFFITO Carlo”,”Teoria della Moneta. Ricardo, Wicksell, Marx.”,”Carlo Boffito (Milano 1939) si occupa dell’economia dei paesi socialisti e di storia del pensiero economico. Ha curato Socialismo e mercato in Jugoslavia, in collaborazione con Lisa Foa La crisi del modello sovietico in Cecoslovacchia, ha scritto Teoria della moneta, Ricardo, Wicksell, Marx. Attualmente insegna economia monetaria nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino.”,”ECOT-098-FL” “BOFFITO Carlo”,”Il sistema economico sovietico. Raccolta di testi.”,”Carlo Boffito (Milano 1939) si occupa dell’economia dei paesi socialisti e di storia del pensiero economico. Ha curato Socialismo e mercato in Jugoslavia, in collaborazione con Lisa Foa La crisi del modello sovietico in Cecoslovacchia, ha scritto Teoria della moneta, Ricardo, Wicksell, Marx. Attualmente insegna economia monetaria nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino.”,”RUSU-009-FL” “BOFFITO Carlo”,”Corso elementare di economia politica.”,”Carlo Boffito (Milano 1939) si occupa dell’economia dei paesi socialisti e di storia del pensiero economico. Ha curato Socialismo e mercato in Jugoslavia, in collaborazione con Lisa Foa La crisi del modello sovietico in Cecoslovacchia, ha scritto Teoria della moneta, Ricardo, Wicksell, Marx. Attualmente insegna economia monetaria nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino.”,”TEOC-069-FL” “BOFFITO Carlo a cura, saggi di Boris KIDRIC Joza VILFAN Adolf DRAGICEVIC Mito HADZI VASILEV Miladin KORAC Zvonimir TANKO Savka DABCEVIC KUCAR”,”Socialismo e mercato in Jugoslavia.”,”Boris Kidric. Nacque nel 1912 a Vienna da una famiglia borghese. Il padre era un famoso letterato sloveno. Nel 1928 Kidric abbandonò gli studi ed entrò nel partito comunista; durante gli anni che precedettero la guerra fuggì in esilio dove fu segretario del Comitato centrale della Lega giovanile comunista. Nel 1945 fu primo ministro della Repubblica Slovena e nel 1946 ministro dell’Industria nel governo federale. Fino alla sua morte (1953) diresse l’economia del paese, in qualità di presidente del Consiglio per l’economia e della Commissione federale per la pianificazione. Joza Vilfan. É uno sloveno nato a Trieste nel 1908. Studiò a Vienna, a Roma e a Lubiana. Dopo aver collaborato e diretto giornali di opposizione al regime fu arrestato nel 1941 e ancora nel 1942 e deportato in Serbia. Nel 1942 ritornò alla vita politica clandestina a Lubiana, e fu membro del Consiglio antifascista di liberazione popolare jugoslava. Dopo la guerra fu membro del Comitato centrale del partito comunista sloveno, collaboratore del ministro degli esteri e delegato jugoslavo alle Nazioni Unite. Dal 1950 al 1953 fu ambasciatore jugoslavo in India e in Birmania, e per vari anni dopo il 1953 segretario personale del presidente Tito. Mito Hadzi Vasilev. É un macedone nato nel 1922. Dopo aver studiato diritto a Belgrado, fu partigiano e commissario politico. Dopo la guerra diresse il giornale ‘Nova Makedonija’ e ricoprì importanti cariche politiche. É un pubblicista famoso e collaboratore delle più importanti riviste della Lega dei comunisti e dell’Alleanza socialista del popolo lavoratore, ‘Komunist’ e ‘Socijalizam’. Miladin Korac. Nacque a Valjevo, in Serbia, ed è professore di economia politica all’Università di Belgrado. Studiò a Belgrado, nell’Unione Sovietica e in Gran Bretagna. Adolf Dragicevic. Professore di economia all’Università di Zagabria. Studiò a Zagabria, a Belgrado e in Gran Bretagna. Zvonimir Tanko. Nato nel 1920, durante la guerra fu partigiano e poi collaboratore del ministro degli Interni. Studiò Economia politica all’Università di Lubiana e dal 1948 dirige la Rog, impresa di Lubiana. Savka Dabcevic Kucar. É croata, ha studiato in Gran Bretagna, negli Stati Uniti e all’Università di Zagabriadove è diventata profesoressa di economia politica. Nel 1967, ha raggiunto il vertice della sua carriera politica, con la carica di presidente del Consiglio esecutivo della Repubblica popolare di Croazia. Carlo Boffito (Milano 1939) si occupa dell’economia dei paesi socialisti.”,”EURC-076-FL” “BOFFITO Carlo; PAVONE Claudio; REINERI Mariangiola”,”La formazione della classe dirigente dell’Urss nella storia della Russia sovietica dei E.H. Carr (Boffito); Sulla continuità dello Stato, 1943-45 (Pavone); I cattolici torinesi de “”Il lavoratore”” dinanzi al fascismo (Reineri).”,”aggiungere testo dal saggio di Pavone su Q seconda guerra mondiale”,”STOx-029-FGB” “BOGANI Giovanni a cura, Papa GIOVANNI XXIII”,”Papa Giovanni XXIII. Portate una carezza ai vostri bambini.”,”Emigrazione e altro “”Il mondo cammina. Bisogna prenderlo per il suo verso con spirito sempre giovane e confidante, non sprecando tempo a far confronti. Io preferisco tenermi al passo con chi cammina che soffermarmi e lasciarmi sorpassare”” (pag 88) “”Al mondo non c’è nulla di facile, ciò che vale si conquista col sudore e con la fatica”” Discorso al XVI Congresso della Confederazione dei coltivatori diretti, 4 aprile 1962 “”Le prime impressioni della vita sono in realtà le più forti””. Discorso per il centenario dell’Istituto Heinschule Lendex di Sasbach, 11 giugno 1962. “”L’emigrazione è principalmente un fatto umano di vaste proporzioni, di cui son protagonisti persone concrete, ciascuna con i suoi problemi…E poiché recano un contributo prezioso all’economia dei vari paesi, è naturale che debbano inserirsi in essi con un processo armonioso e continuo, che non presenti dolorose frattue””, Discorso agli emigranti e profughi per il X anniversario dell’Exxul Familia, 5 agosto 1962 (pag 74)”,”RELC-342″ “BOGART Ernest Ludlow”,”Storia economica dell’ Europa, 1760-1939.”,””” Benché fosse stato collocato per primo l’ argomento militare, questo non era il più importante, poiché le linee private avevano servito i bisogni dell’ esercito in modo soddisfacente nella guerra del 1870. Ciascuno dei malanni della gestione privata o dei vantaggi della proprietà statale, ricordati nel “”memorandum””, segnalava un difetto o d un abuso positivo, a cui si doveva porre rimedio. In Gran Bretagna il problema era stato risolto per mezzo di regolamenti; in Francia con sussidi e controlli; la Prussia adottò la proprietà e la gestione dello Stato.”” (…) “”La proprietà statale non si fermò alle ferrovie, poiché altre importanti sezioni dell’ attività economica erano state socializzate.”” (…) “”Benché usualmente si dica che in Germania il sistema ferroviario fosse proprietà dello Stato, non si deve dimenticare che le ferrovie erano possedute da singoli Stati e non dal Reich””. (pag 453-454)”,”EURE-030″ “BOGATSVO Julius”,”L’occupazione nazista in Europa. L’occupazione nazista in Russia e in Polonia. Volume III.”,”La Storia dell’occupazione nazista in Europa significa rievocare il più grande dramma umano dell’età moderrna. Il carattere dell’occupazione nazista nei paesi dell’Europoa orientale è profondamente diverso da quello della stessa occupazione nazista negli altri paesi dell’Europa.”,”GERN-017-FL” “BOGDAN Henry”,”Storia dei Paesi dell’Est.”,”Henry Bogdan è nato nel 1936 a Beauvais, da padre ungherese e madre francese. Professore ordinario di storia, è autore di numerose opere e ricerche sull’Europa dell’Est e le sue minoranze nazionali.”,”EURC-044-FL” “BOGDANOV Aleksandr; a cura di Dominique LECOURT Henri DELUY”,”La scienza l’ arte e la classe operaia.”,”Aleksandr BOGDANOV (pseudonimo di Aleksandr Aleksandrovic MALINOVSKIJ, 1873-1928) è noto per essere stato, dopo la rivoluzione del 1905, l’avversario ‘di sinistra’ di LENIN, l’ideologo e il leader della frazione ‘otzovista’ del Partito bolscevico, bersaglio della dura polemica teorica espressa da LENIN in ‘Materialismo e Empiriocriticismo’. Ritorna in primo piano durante la Rivoluzione d’ Ottobre, teorico e organizzatore del Proletkult, movimento culturale di massa che raggruppava in Russia numerosi intellettuali rivoluzionari, bolscevichi e no. E, nel 1920, è la nozione di ‘cultura proletaria’, di cui B. aveva fatto il simbolo del proprio lavoro teorico e militante, a subire la dura condanna di LENIN e del partito. Nel 1921 B. abbandona l’attività nel Proletkult, come medico si dedica alla ricerca e fonda il primo centro di trasfusione sanguigna. Muore durante un esperimento praticato su se stesso. Il bogdanovismo soppravvive però nei temi di fondo dell’ideologia staliniana (zdanovismo, LYSSENKO ecc.).”,”RIRB-004 FILx-145″ “BOGDANOV Aleksandr AKSELROD Ljubov BAZAROV Vladimir JUSKEVIC Pavel GORKI Maksim, a cura di Vittorio STRADA”,”Fede e scienza. La polemica su ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ di Lenin.”,”Akselrod ha scritto la recensione (qui pubblicata) di ‘Materialismo e empiriocriticismo’. In appendice c’è pure una lettera inedita di GORKI a Natalia B. MALINOVSKAJA”,”RIRB-005″ “BOGDANOV A.A.”,”Quattro dialoghi su scienza e filosofia. Con scritti di Ernst von Glasersfeld, Massimo Stanzione, Silvano Tagliagambe.”,”Metodo di critica. “”Con questa concezione critica, che abbandona l’ idea passiva di riflesso, viene a cadere la pretesa che la conoscenza possa cogliere e riprodurre “”immediatamente”” e in modo esaustivo il reale. Ogni obiettivazione si pone invece come conclusione di un processo di elaborazione, nell’ ambito del quale occupa un ruolo di particolare importanza la mediazione del linguaggio e del tessuto concettuale. E’ questo, a giudizio di Lenin, quello che non ha compreso Plechanov, al quale per questo, nei Quaderni filosofici, viene riservato un giudizio piuttosto lapidario e liquidatorio: “”1. Plechanov critica il kantismo (e l’ agnosticismo in generale) più dal punto di vista materialistico volgare che non da quello materialistico dialettico, poiché respinge i loro ragionamenti solo a limine (1), e non li emenda (come Hegel ha emendato Kant), approfondendoli, generalizzandoli, estendendoli, mostrando la connessione e i trapassi di tutti e di ogni singolo concetto. 2. I marxisti hanno criticato (all’ inizio del secolo XX) i kantiani e gli humiani più alla maniera di Feuerbach (e di Büchner) che non alla maniera di Hegel””. (pag 104)”,”RIRB-073″ “BOGDANOV A.”,”La science, l’art et la classe ouvrière.”,”Libro con alcune pagine mancanti (bianche) “”Si sa che Bogdanov ed amici dalla sconfitta del 1905 tirarono la conclusione che non bisognava più aspettarsi nulla dall’azione legale. Essi erano dunque ostili alla partecipazione dei bolscevichi al parlamento. E’ contro questa posizione politica che Lenin interviene, ed è per distruggere le fondamenta teoriche che essi pretendevano di darle che prese la penna contro “”i discepoli russi di Mach'”” (pag 11, nota) (D. Lecourt)”,”RIRB-122″ “BOGDANOV Aleksandr (MALINOVSKIJ)”,”La stella rossa.”,”Fondo Casella “”La pubblicazione recente degli scritti bogdanoviani sull’organizzazione lo rivela anticipatore delle moderne teorie dei sistemi, delle catastrofi, della complessità, per aver fondato una disciplina dal nome lievemente evocante capricci futuristi, la “”tectologia””. Fu capo dei bolscevichi nella rivoluzione del 1905.”” (risvolto di copertina) L’opera di fantascienza sociologica potrebbe prefigurare l’anti-utopia di Orwell e Zamjatin, oppure prospettare che la vera catastrofe sia che non ci sarà catastrofe (risvolto di copertina) Bodganov ha scritto due romanzi di fantascienza (‘La stella rossa’, e ‘L’ingegner Menni’) “”Se Bodganov, infatti, pone in bocca a Sterni una profezia della barbarie del “”socialismo in un solo paese””, è pur vero che lo stesso Autore elimina, per m ano di Leonid il personaggio-profeta”” (pag 227) (saggio di Giovanni Maniscalco Basile) “”Non la rinuncia del rivoluzionario bogdanoviano ad ogni ruolo post-rivoluzionario terrorizza l’Autore della ‘Stella rossa’, ma una minaccia più oscura e meno specifica all’universo filosofico socialista: la minaccia della massificazione, che ha prodotto le più significative ‘utopie negative’ della storia di questo secolo, e già prima, a partire da Swift, Butler e Abbott. Una minaccia che genera una paura. La stessa paura capace di produrre, in contesti diversi, ‘Noi’, di Evgenij Zamjatin, ‘1984’ di George Orwell e ‘Auto da fé’ di Elias Canetti. La paura tutta “”borghese”” della serena e quasi inconsapevole avidità divoratrice delle masse e della conseguente “”digestione”” dell’individuo nelle viscere del nuovo Leviatano. Zamjatin, bolscevico “”pentito””, descrive tutto l’orrore provato nell’aver vissuto il “”filisteismo”” post-rivoluzionario; Orwell constata le conseguenze – apparentemente riferite all’universo staliniano, ma in realtà nella sua Inghilterra – e il canettiano Kien cerca di sfuggire mobilitando le sue legioni di carta stampata e trasformandosi in statua vivente. Bogdanov, invece, sorretto da una tradizione secolare di vocazione al sacrificio, profetizza il martirio. La sua “”utopia”” gli appassisce fra le dita come un fiore che si cerchi di obbligare a vivere oltre il suo termine naturale, e profezia e “”assenza di fantasia””, “”assenza di desiderio”” e angoscia si fondono, forse all’insaputa dell’Autore, in un’epica straziante”” ‘Un rivoluzionario senza desiderio’ di Giovanni Maniscalco Basile) (pag 229-230)”,”RIRB-146″ “BOGGIONE Valter CASALEGNO Giovanni”,”Dizionario storico del lessico erotico italiano. Metafore, eufemismi, oscenità, doppi sensi, parole dotte e parole basse in otto secoli di letteratura italiana.”,”Dono T. Albertocchi V. Boggione (Alba, 1966) laureato in letteratura italiana è stato redattore del ‘Grande dizionario della letteratura italiana’ della Utet e del ‘Dizionario analogico della lingua italiana’ della Tea. Carlo Casalegno (Chieri, 1962) anch’egli laureato in letteratura italiana con Giorgio Barberi Squarotti con una tesi sulle metafore oscene da Boccaccio al Cinquecento, ha collaborato alla ‘Storia della civiltà letteraria italiana’ e al ‘Grande Dizionario’ della Utet.”,”VARx-598″ “BOGGS James WILLIAMS Robert”,”La révolution aux Etats-Unis?”,”Gli autori sono due militanti neri. BOGGS James è un militante dell’industria auto del Nord America che ha scritto ‘Réflexions d’un ouvrier noir’. WILLIAMS Robert è un ex operaio dell’industria auto del Sud e ha scritto ‘Des negres avec des fusils’, testi qui pubblicati. Il secondo è una esperienza diretta il suo ritorno al paese natale (Monroe) nel sud (Nord Carolina).”,”MUSx-253″ “BOGLIARI Francesco, a cura; scritti di Antonio LABRIOLA, Andrea COSTA, Enrico FERRI, Antonio CABRINI, Napoleone COLAJANNI, Leonida BISSOLATI, Ivanoe BONOMI e altri”,”Il movimento contadino in Italia dall’unità al fascismo.”,”Le origini del movimento contadino, i fasci siciliani e dibattito sulla questione agraria, il movimento nell’età giolittiana dalla prima guerra mondiale al fascismo Contiene tra l’altro: Antonio Labriola. – Crisi agraria: ‘Le critiche di Antonio Labriola (1891)’ (pag 43) – Fasci siciliani: ‘Il giudizio di Antonio Labriola: Lettera a Engels 1° luglio 1892; I Fasci siciliani, 22 novembre 1893; Lettera a Engels, 14 dicembre 1893; “”Su un filo di rasoio””, 1° gennaio 1894 (pag 102-105); Socialismo e contadini: la posizione di Antonio Labriola (1895) (pag 115-116) – Francesco Bogliari è nato a Città di Castello nel 1953. È attualmente (1980) ricercatore presso la Fondazione Luigi Einaudi di Torino Ha pubblicato pure ‘Il movimento contadino in Umbria dal 1900 al fascismo’, Milano; 1979. 2022: Francesco Bogliari (1953) negli anni ’80 è stato direttore delle Edizioni del Sole 24 Ore; negli anni ’90 direttore editoriale di Sperling & Kupfer. Negli anni 2000 prima amministratore delegato di Libri Scheiwiller, poi direttore scientico di Rcs/Etas. Attualmente è editore in proprio con i marchi Metamorfosi, Mind e Ink. Ha svolto e svolge una parallela attività giornalistica. Oltre a collaborare a importanti testate quotidiane e periodiche (tra cui Il Sole 24 Ore, Repubblica, Il Giorno, La Voce di Montanelli, Il Mondo, Mondo Economico) è stato direttore di Espansione (Mondadori), L’Impresa (Sole 24 Ore), Business People e altre. Attualmente è opinionista del mensile Harvard Business Review e del quotidiano online affaritaliani.it. Per Rizzoli Etas ha curato Il grande libro del cinema per manager (2007), Il grande libro della letteratura per manager (2008), Chi comanda è solo. Sergio Marchionne in parole sue (2012).Dal 1998 è docente alla Scuola di giornalismo della Luiss di Roma. Come formazione accademica è uno storico dell’economia, allievo di Valerio Castronovo alla Fondazione Einaudi di Torino dopo la laurea in Filosofia all’Università di Pisa. Ha anche conseguito il master in direzione d’azienda alla Sda Bocconi.”,”MITS-479″ “BOGLIOLO Gino RAPETTI BOVIO DELLA TORRE Gianluigi SATRAGNO Giancarlo”,”Guida all’archivio Umberto Terracini.”,”Dono di Pietro Moretti”,”PCIx-497″ “BOGLIOLO Enrico”,”Tradizione e innovazione nel pensiero politico di Vincenzo Bacallar.”,”Tra gli scrittori politici spagnoli del Cinque-Seicento vengono ricordati soprattutto i teorici della ‘ius gentium’, primi fra tutti Vitoria e Suárez; al contrario sono quasi ignorate e talvolta misconosciute le opere di quanti, pur partecipi dello stesso clima politico-culturale, si fecero sostenitori dell’ assolutismo regio. Uno di questi è Vincenzo Bacallar y Sanna – politico, diplomatico e scrittore, nato a Cagliari nel 1669 e morto a L’Aia nel 1726. Più conosciuto come marchese di San Filippo e generalmente celebrato quale storico della guerra di successione spagnola, benché in realtà ne sia stato non disinteressato memorialista. Appunto la sopravvalutazione dei suoi ‘Comentarios’ retaggio di interpretazioni settecentesche, ha portato ad una scarsa diffusioen della sua complessiva produzione letteraria.. Il presente volume intende rivedere quei giudizi sulla base di una lettura critica di tutte le opere di Vincenzo Bacallar e le inquadra nel contesto storico in cui nacquero…”,”TEOP-024-FMB” “BÖHLER Jochen”,”Civil War in Central Europe, 1918-1921. The Reconstruction of Poland.”,”Jochen Böhler è direttore del Vienna Wiesenthal Institute for Holocaust Studies. Ha pubblicato tra l’altro ‘War, Pacification, and Mass Murder, 1939: The Einsatzgruppen in Poland’ (2014) con J. Matthäus e Klaus-Michael Mallmann. E ‘Legacies of Violence: Eastern Europe’s First World War’ (2014) con J. von PUttkamer e W. Borodziej. Infine ‘A European History’ (2016) con Robert Gerwarth. Alcune pagine iniziali sono state asportate”,”QMIP-010-FSL” “BÖHM Gabriela”,”Karl Marx. Revolutionär aus Trier.”,”La ‘pagella’ di Marx al ginnasio (pag 11) Gabriela Böhn è una giornalista che vive e lavora a Trier. Ringraziamenti al Prof. Dr. Beatrix Bouvier e al Dr. Hans-Joachim Kann”,”MADS-768″ “BÖHM-BAWERK Eugen von”,”Capitale valore interesse. Con il saggio di Joseph Alois Schumpeter, L’ opera scientifica di Eugen von Böhm-Bawerk.”,”””In questo piano organico – al di fuori del quale restano soltanto pochissimi lavori alla maggior parte dei quali accenneremo più avanti – rientra anche un saggio che acquista il suo significato intrinseco dal parallelismo tra le sue intenzioni e le intenzioni scientifiche di Marx. Si tratta della critica a Marx che, con il titolo Zum Abschluß des Marxschen Systems, egli pubblicò dopo l’ uscita del terzo volume del Capitale come contributo ad un volume di scritti in onore di Karl Knies (Berlino, 1896; una traduzione russa apparve a Pietroburgo già nel 1897, e subito dopo un’ altra inglese, a Londra, nel 1898). Marx ha avuto numerosi critici ed apologeti – tanti quanti nessun teorico ha mai avuto, salvo forse lo stesso Böhm-Bawerk. Ma la maggior parte delle critiche e delle apologie hanno o l’ uno o l’ altro di questi due difetti: di porre l’ interesse principale dovunque tranne che sul nucleo scientifico dell’ opera, saltellando da un argomento all’ altro, ora storico-teorico, ora filosofico, politico o d’ altra natura, ma tutti irrilevanti rispetto a quel “”nucleo””; oppure, di non essere pienamente all’ altezza dell’ uomo e dell’ opera. Ben diverso il significato della critica di Böhm-Bawerk, la quale va immediatamente al nocciolo del problema e in ogni riga rivela la mano del maestro, la grandezza del critico nella grandezza dell’ oggetto della critica. E’ per questo che tale critica occupa un posto eccezionale nell’ opera di Böhm-Bawerk, ed è per questo che non cesserà di essere la critica a Marx per eccellenza per quanto riguarda il contenuto teorico del’ opera marxiana.”” (pag 25-26)”,”ECOT-074″ “BÖHM-BAWERK Eugen von; HILFERDING Rudolf; a cura di Paul M. SWEEZY”,”Karl Marx and the Close of his System (by E. Böhm-Bawerk); Böhm-Bawerk’s Criticism of Marx (by R. Hilferding).”,”””Marx ha trovato nel vecchio Aristotele l’ idea che lo “”scambio non può esistere senza eguaglianza, e la parità non può esistere senza commensurabilità”” (I, 68). Partendo da questa idea egli la espande. Concepisce lo scambio di due merci nella forma di una equazione, e da questo deduce che deve esistere “”un fattore comune dello stesso ammontare”” nelle cose scambiate e perciò espresse in forma di equazione, e poi procede a cercare questo fattore comune tra i due termini dell’ equazione che devono essere “”riducibili”” come valori di scambio. Dovrei rimarcare, di passaggio, che la prima assunzione, secondo cui una “”parità”” deve essere manifestata nello scambio tra due cose, mi appare molto fuori moda, cosa che non sarebbe molto importante se non fosse anche molto irrealistica. Semplicemente, mi sembra un’ idea sbagliata””. (pag 68, Eugen Böhm-Bawerk)”,”TEOC-295″ “BÖHM-BAWERK Eugen von, a cura di Enzo GRILLO”,”Storia e critica delle teorie dell’ interesse del capitale. Volume primo. (Tit.orig.: Kapital und Kapitalzins)”,”Usura e protestantesimo. “”Dal punto di vista di un ordine ideale del mondo – essi pensavano – l’ interesse non potrebbe certamente esistere; ma dal momento che gli uomini sono così imperfetti, non conviene estirparlo, ed è meglio tollerarlo entro certi limiti. E’ questo il criterio cui si ispirano tra l’ altro alcune grandi figure della Riforma: Zwingli, Lutero negli ultimi anni della sua vita, mentre prima era stato un avversario spietato dell’ usura; infine, ma con maggiori riserve, Melantone.”” (pag 65) Turgot: nesso tra interesse del capitale e rendita. “”In tal modo si spiega anzitutto la necessità economica dell’ interesse originario del capitale. L’ interesse sul prestito si deduce da quest’ ultimo attraverso la semplice considerazione che l’ imprenditore che non possiede capitali è disposto a cedere a colui che gli affida un capitale – e sotto il profilo economico può farlo – una parte del profitto ricavato dal capitale preso a prestito. – Così alla fine tutte le forme dell’ interesse del capitale vengono spiegate come conseguenze necessarie della circostanza per cui chi possiede un capitale può scambiarlo con un terreno che frutta una rendita. Come si vede, tutto il filo del ragionamento di Turgot si affida ad una circostanza alla quale si erano richiamati volentieri gli apologeti dell’ usura già da alcuni secoli, a cominciare da Calvino. Ma di tale circostanza Turgot fa un uso sostanzialmente diverso, molto più esteso. I suoi predecessori ne avevano fatto un uso occasionale ed esemplificativo; Turgot ne fa una pietra angolare del sistema””. (pag 116)”,”ECOT-083″ “BÖHM-BAWERK Eugen von, a cura di Enzo GRILLO”,”Storia e critica delle teorie dell’ interesse del capitale. Volume secondo. (Tit.orig.: Kapital und Kapitalzins)”,”””Tra i massimi esponenti della teoria dell’ utilizzazione del capitale due si sono particormente impegnati a dimostrare l’ esistenza di una utilizzazione autonoma: Hermann e Knies.”” (pag 62) “”Da un punto di vista psicologico, è interessante osservare il modo in cui Hermann perviene alla sua “”utilizzazione autonoma””. La prima introduzione del concetto di utilizzazione avviene all’ insegna dell’ utilizzazione di beni durevoli. “”Terreni, edifici, attrezzi, libri, denaro, hanno un valore d’ uso durevole. Il loro uso, durante il quale essi continuano ad esistere, viene chiamato “”utilizzazione””, la quale poi può essere concepita come un bene autonomo che può ricevere un suo autonomo valore di scambio; e questo viene chiamato interesse””. (pag 63-64) Sillogismo analogico di Hermann. “”Anzitutto bisogna constatare che l’ unico sostegno su cui poggia quella dimostrazione è un sillogismo analogico. L’ esistenza autonoma di un uso dei beni consumabili non può affatto chiamare a proprio testimone la percezione sensibile e l’ esperienza economica pratica””. (pag 65) Critica del valore – tempo di lavoro. “”Questa legge che vuole che il valore di tutte le merci dipenda dal tempo di lavoro in esse incorporato, essi la propugnano allo scopo di attaccare subito dopo come “”illegittime””, “”innaturali””, “”ingiuste””, e quindi da eliminare, tutte le forme di valore che non si armonizzano con questa legge, per esempio le differenze di valore che vanno a beneficio dei capitalisti sotto forma di plusvalore. Quindi essi dapprima ignorano l’ eccezione per poter proclamare l’ universalità della loro legge del valore; poi, dopo averne in questo modo ottenuto surrettiziamente la validità generale, rivolgono di nuovo la loro attenzione alle eccezioni, per bollarle come violazioni della legge stessa. (…)””. (pag 331) L’ attesa pubblicazione del 3° volume del Capitale. “”Questo il giudizio che io espressi sostanzialmente già molti anni fa, nella prima edizione di quest’opera, sulla legge del valore-lavoro in generale, e sulla motivazione che ne dava Marx in particolare. Da allora è apparso, postumo, il terzo volume del Capitale di Marx. La sua pubblicazione era attesa con una certa eccitazione negli ambienti teorici di tutti i partiti. Si era curiosi di sapere come se la sarebbe cavata Marx con un certa difficoltà in cui la teoria esposta nel primo volume lo avrebbe inevitabilmente cacciato, e che nel primo volume non solo era rimasta irrisolta, ma per il momento non era stata neanche affrontata.”” (pag 331)”,”ECOT-084″ “BÖHM-BAWERK Eugen von, a cura di Enzo GRILLO”,”Storia e critica delle teorie dell’ interesse del capitale. Volume terzo. (Tit.orig.: Kapital und Kapitalzins)”,”Teoria dell’ astinenza. “”Anche Marshall, come già fece Jevons, ha inserito nella sua teoria alcune considerazioni psicologiche sul tema della valutazione di pene e piaceri futuri. La costituzione effettiva della natura umana fa sì che la maggior parte delle persone valuti un piacere futuro, anche se fosse assolutamente sicura di ottenerlo, non quanto valuta un piacere presente della stessa specie: bensì “”scontandone”” la grandezza, operando una detrazione la cui misura è assai diversa a seconda delle singole persone, ed è connessa al diverso grado di pazienza e di autocontrollo di cui dispongono. Il valore attuale di un piacere futuro e perciò anche l’ utilità marginale attuale di una fonte di godimento temporalmente lontana (…) è perciò inferiore al valore di un identico piacere attuale, o anche al valore che un identico piacere futuro avrà al momento in cui si presenterà effettivamente.”” (pag 114-115)”,”ECOT-085″ “BÖHM-BAWERK Eugen von, a cura di Enzo GRILLO”,”Storia e critica delle teorie dell’ interesse del capitale. Volume primo. (Tit.orig.: Kapital und Kapitalzins)”,”””Ma l’ autore che più di altri ha contribuito a rendere popolare in Germania la teoria della produttività è Wilhelm Roscher. Questo eccellente studioso, i cui meriti più autentici non vanno certo ricercati nell’ ambito delle indagini teoriche rigorose, ha dedicato purtroppo pochissima cura alla trattazione della teoria dell’ interesse del capitale (…). Stando alla sostanza di quanto detto finora, Roscher è un eclettico. La sua concezione è un miscuglio di teoria ingenua della produttività e teoria dell’ astinenza di Senior. (…) In una nota successiva egli polemizza vivacemente con Marx per la sua “”recentissima ricaduta nella vecchia erronea teoria della improduttività dei capitali”” (…). Da tutti questi esempi tuttavia è evidente che cosa pensa Roscher: egli sostiene che il capitale produce direttamente il plusvalore in virtù di una sua forza produttiva specifica. (…)””. (pag 203-204)”,”TEOC-299″ “BÖHM-BAWERK Eugen von, a cura di Enzo GRILLO”,”Storia e critica delle teorie dell’ interesse del capitale. Volume secondo. (Tit.orig.: Kapital und Kapitalzins)”,”Marx, Engels e il terzo volume del Capitale. “”Marx ha dedicato tutta la sua vita ad una ponderosa opera teorica sul capitale, in tre volumi. I fondamenti della sua teoria dello sfruttamento sono esposti nel primo volume, l’ unico apparso – nel 1867 – durante la vita dell’ autore. Il secondo volume, edito da Engels nel 1885, dopo la morte di Marx, è completamente omogeneo al primo dal punto di vista del contenuto. Meno omogeneo, com’è noto, è il terzo volume, anch’esso pubblicato da Engels solo a distanza di molti anni, nel 1894. Molti ritengono – me compreso- che il contenuto del terzo volume sia incompatibile con quello del primo e viceversa. Ma dal momento che Marx stesso non ha ammesso questa relazione, e anzi nel terzo volume ha rivendicato la piena validità delle teorie esposte nel primo, la critica ha al tempo stesso il diritto e il dovere di considerare la teoria esposta nel primo volume come l’ espressione dell’ opinione autentica e permanente di Marx, malgrado l’ esistenza del terzo; ma ha altresì il diritto e il dovere di richiamare al momento opportuno le teorie esposte in quest’ultimo a scopo illustrativo e critico.”” (pag 294-295)”,”TEOC-300″ “BÖHM-BAWERK Eugen von, a cura di Enzo GRILLO”,”Storia e critica delle teorie dell’ interesse del capitale. Volume terzo. (Tit.orig.: Kapital und Kapitalzins)”,”””Di tutti gli autori socialisti – forse per una ingiusta sottovalutazione di altri, e sopratttuto di un’ alta personalità scientifica come quella di Rodbertus – Karla Marx ha senz’altro avuto la massima influenza sui suoi compagni. La sua opera ha rappresentato per così dire la dottrina ufficiale del socialismo contemporaneo. E perciò essa è stata anche al centro degli attacchi e delle apologie, al punto che si può dire che la letteratura polemica di questo periodo è diventata letteratura su Marx.”” (pag 185) “”Marx era morto prima di aver portato termine la sua opera sul capitale. Le parti rimaste in sospeso furono ritrovate tuttavia quasi per intero, manoscritte, nel suo lascito. Da esse ci si attendeva in particolare il chiarimento su un tema che era stato al centro degli attacchi contro la teoria dello sfruttamento, e rispetto al quale, secondo le aspettative delle due parti contendenti, bisognava fornire la prova decisiva della sostenibilità – per gli uni – o della insostenibilità – per gli altri – del sistema marxiano: e cioè sulla questione della compatibilità tra l’ esistenza sperimentalmente confermata di un uguale saggio di profitto, e la legge del valore nonché la teoria dello sfruttamento sviluppate nel primo volume dell’ opera di Marx. Senonché proprio la pubblicazione del terzo volume, che affrontava questo tema, si protrasse per ben undici anni dopo la morte di Marx, al 1894. La tensione di chi si chiedeva cosa avrebbe avuto da dire Marx stesso su quel punto delicatissimo della sua teoria, si scaricò in una specie di letteratura profetica che si pose l’ obiettivo di sviluppare la probabile opinione di Marx sul tema del “”saggio medio di profitto”” partendo dalle premesse date nel primo volume della sua opera. Questa letteratura profetica riempie il decennio 1885-1894 e ha al suo attivo una imponente serie di scritti più o meno voluminosi. Il secondo atto, e al tempo stesso l’ acme dello svolgimento drammatico, è costituito dalla pubblicazione nel 1894 del terzo volume postumo a cura di Engels. E ad essa si riallaccia immediatamente, come terzo atto, un appassionato dibatitto scientifico, che, avendo come oggetto il giudizio critico su questo terzo volume, il suo rapporto con il punto di partenza del sistema e le prospettive future del marxismo, difficilmente potrebbe concludersi rapidamente.”” (pag 185-187)”,”TEOC-301″ “BÖHM-BAWERK Eugen von”,”La conclusione del sistema marxiano. (Tit.orig.: ‘Zum Abschluss des Marxschen Systems’)”,”BÖHM-BAWERK (1851-1914) nacque a Vienna da una famiglia della grande aristocrazia burocratica che di fatto dominava l’ impero austriaco. Fra il 1895 e il 1904 fu ministro delle finanze, e dal 1904 fino alla morte, tenne una cattedra di economia politica all’ Università di Vienna. Come economista BB fu il principale esponente della nuova teoria del valore soggettivo o dell’ utilità marginale e, con MENGER e WIESER, fu uno dei fondatori della cosiddetta “”scuola austriaca””. Condusse un’ attacco scientifico al marxismo. “”Qui aggiunge (Marx, ndr) la seguente, strabiliante argomentazione: “”Quando domanda e offerta si equilibrano, cessano di agire (…). Due forze che agendo in senso inverso con la medesima intensità si neutralizzano, non possono dar luogo ad alcuna manifestazione esteriore, ed i fenomeni che si producono in queste condizioni non sono attribuibili a queste due forze. Quando domanda e offerta si equilibrano, esse non possono più spiegare nessun fenomeno, non esercitano alcun influsso sul valore di mercato e ci lasciano completamente all’ oscuro sul motivo per cui il valore di mercato si esprime proprio in questa somma di denaro piuttosto che in un’ altra”” (III, p.233). Perciò col rapporto tra domanda e offerta si possono bensì spiegare le “”divergenze del valore di mercato”” che sono provocate dal prevalere di una forza sull’ altra, ma non il livello dello stesso valore di mercato.”” (pag 77)”,”TEOC-314″ “BÖHM-BAWERK Eugen HILFERDING Rudolf BORTKIEWICZ Ladislaus”,”Economia borghese ed economia marxista. Le fonti dello scontro teorico.”,”Böhm-Bawerk: ‘La conclusione del sistema marxiano’ Hilferding: ‘La critica di Böhm-Bawerk a Marx’ Bortkiewicz: ‘Per una rettifica dei fondamenti della costruzione teorica di Marx nel III volume del Capitale’ “”Considerando la carriera di Hilferding nel suo complesso, si può rilevare come la fase creativa sia stata relativamente breve: iniziata con ‘La critica di Böhm-Bawerk a Marx’, si concluse con ‘Il capitale finanziario’. Fu un uomo ricco di notevoli doti naturali, la cui visione fu offuscata e le cui energie furono vanificate dal troppo rapido successo. Ma la tragedia finale della sua vita – e certamente l’incapacità di mantenere le grandi promesse fatte è sempre una tragedia tanto individuale quanto sociale – non deve in alcun modo oscurare i grandi meriti dell’opera da lui compiuta. La sua risposta a Böhm-Bawerk ed il suo studio sul capitale finanziario resteranno per sempre tra i classici della letteratura marxista. L’importanza del saggio ‘Böhm-Bawerk’s Marx-Kritik’ è duplice. Da un lato, fu l’unica replica completa a Böhm-Bawerk in campo marxista (2); dall’altro, è probabilmente la più chiara esposizione di cui disponiamo della differenza fondamentale di prospettiva tra l’economia marxista e la moderna economia ortodossa. Non intendo occuparmi qui della confutazione che fa Hilferding degli argomenti specifici di Böhm-Bawerk; mi limiterò ad osservare come egli abbia avuto ragione dell’avversario e come abbia mostrato, pur avendo soltanto ventiquattr’anni (3), di saper affrontare e tener testa ad un polemista sperimentato e accanito come Böhm-Bawerk (…)”” (pag XVIII-XIX) [P.M. Sweezy, presentazione] [(in) Eugen Böhm-Bawerk Rudolf Hilferding Ladislaus Bortkiewicz, ‘Economia borghese ed economia marxista. Le fonti dello scontro teorico’, 1971] [(2) Louis B. Boudin, op.cit., replicò ad alcuni degli argomenti di B., ma non in modo sistematico come Hilferding. ‘The Economic Theory of the Leisure Class’ di Bucharin (pubblicato in originale nel 1919, trad. inglese del 1927) è piuttosto un attacco alla scuola austriaca che una replica all’attacco di Böhm-Bawerk contro Marx; (3) ‘Böhm-Bawerk’s Marx-Kritik’ fu pubblicato nel 1904, quando Hilferding aveva 27 anni, ma la prefazione al volume ‘Marx-Studien’, in cui il saggio fu pubblicato, spiega che il manoscritto fu terminato prima della fine del 1902] “”Sia Böhm-Bawerk sia Hilferding dedicano molta attenzione al problema del rapporto tra il primo e il terzo volume del ‘Capitale’. Böhm-Bawerk sostiene che la teoria del valore esposta nel primo volume è in netta contraddizione con la teoria del “”prezzo di produzione”” contenuta nel terzo; Hilferding a sua volta ritiene che il prezzo di produzione sia meramente ‘una modificazione’ del valore e quindi che le due teorie siano collegate tra loro in modo logico e per nulla contraddittorio. Le loro opinioni et il reciproco dissenso erano di natura tale che né l’uno né l’altro sentirono l’esigenza di esaminare in modo critico il procedimento effettivo usato da Marx per trasformare i valori in prezzi di produzione. Böhm-Bawerk giudicò che il mero dato di fatto della differenza tra valore e prezzo di produzione fosse sufficiente per togliere qualsiasi interesse all’operazione; Hilferding invece si preoccupò di replicare all’argomentazione di Böhm-Bawerk e non di difendere il procedimento di Marx. (…)”” (pag XXI-XXII) [P.M. Sweezy, presentazione] [(in) Eugen Böhm-Bawerk Rudolf Hilferding Ladislaus Bortkiewicz, ‘Economia borghese ed economia marxista. Le fonti dello scontro teorico’, 1971] “”Ladislaus von Bortkiewicz è conosciuto in primo luogo come studioso di statistica. In un necrologio apparso nell””Economic Journal (giugno 1932), il professor Schumpeter lo definì “”di gran lunga il più eminente esperto tedesco di statistica dopo Lexis”” (1), e a mio giudizio nel frattempo non si è verificato nessun avvenimento tale da rendere questo giudizio meno valido oggi di quanto lo fosse nel 1932. Secondo l’opinione di Oscar Anderson, egli stesso eminente studioso di statistica matematica, Bortkiewicz fu “”uno dei pochi personaggi realmente grandi nel campo della statistica matematica”” (2). Quest’altra reputazione di studioso di statistica, com’è naturale, concorse a distogliere l’attenzione dai contributi resi da Bortkiewicz all’economia (…). Classificare la teoria economica di Bortkiewicz non è certo facile. Il professor Schumpeter afferma che egli professò “”il credo di Marshall””, ma probabilmente ciò si riferisce al primo periodo della sua vita e più alla sua attività di insegnante che ai suoi scritti. In ogni caso, scarse sono le prove di una influenza di Marshall nei suoi saggi su Marx (…). L’atteggiamento assunto da Bortkiewicz nei confronti di Marx presenta quattro facce. Quando Marx è d’accordo con Ricardo, egli tende ad approvarlo. Quando Marx è in disaccordo con Ricardo, Bortkiewicz tende a difendere Ricardo. Quando Marx diverge totalmente da Ricardo, come nell’intera teoria sullo sviluppo capitalistico, Bortkiewicz dimostra disinteresse o incomprensione. Infine, quando Marx prosegue sulle vie che Ricardo aveva già tracciato, Bortkiewicz si mostra un critico comprensivo e costruttivo. Ed è proprio con questo spirito che affrontò il problema del valore e del prezzo nel sistema marxiano. (…) Bortkiewicz scrisse due saggi sull’economia marxiana: ‘Wertrechnung und Preisrechnung’ e l’articolo compreso in questo volume, che reca il titolo: ‘Zur Berichtgung der grundlegenden theoretischen Konstruktion von Marx im III. Band des “”Kapitals””‘. I titoli stessi denunciano con evidenza come entrambi i saggi siano centrati sul problema del rapporto tra valori e prezzi, ed è chiaro altresì dalle rispettive date di pubblicazione che essi furono, per così dire, il prodotto unitario di un periodo di intensi studi su Marx ed i suoi critici (3). Il fatto che siano stati pubblicati separatamente e in riviste differenti, tuttavia, mostra come Bortkiewicz li considerasse due opere indipendenti tra loro, ciascuna delle quali poteva far parte a sé. ‘Wertrechnung und Preisrechnung’ è senz’altro il più ambizioso e ampio dei due saggi. Esso contiene un esame dettagliato delle precedenti critiche a Marx (dal quale, detto incidentalmente, i critici, Böhm-Bawerk incluso, non escono certo in modo brillante), una discussione sull’errore contenuto nel metodo marxiano di trasformazione dei valori in prezzi di produzione e una riconsiderazione di tale problema sotto forma di un sistema di equazioni (da Bortkiewicz attribuito all’economista russo W.K. Dmitriev), assai più affine alla teoria ricardiana che non a quella marxiana. Ad esempio, esso non cerca di risolvere il problema della trasformazione così come lo stesso Marx l’aveva presentato. Questo fu appunto il compito che si pose l’articolo compreso in questo volume”” [P.M. Sweezy, presentazione] [(in) Eugen Böhm-Bawerk Rudolf Hilferding Ladislaus Bortkiewicz, ‘Economia borghese ed economia marxista. Le fonti dello scontro teorico’, 1971] [(1) Wilhelm Lexis (1837-1914) fu il maestro di Bortkiewicz (…); (2) Necrologio in “”Zeitschrift für Nationalökonomie””, vol. III, n° 2, 1932. Questo necrologio contiene l’unica, ampia bibliografia delle opere di Bortkiewicz; (3) L’articolo che qui compare in appendice fu pubblicato nel luglio 1907, nello stesso mese in cui fu pubblicata la II parte di ‘Wertrechnung und Preisrechnung””] (pag XXIII-XVIII)”,”TEOC-606″ “BÖHME Helmut a cura”,”The Foundation of the German Empire. Select Documents.”,”BÖHME Helmut ha insegnato all’ Università di Amburgo ed è ora professore di storia moderna alla Technical University, Darmstadt. Ha anche curato ‘Vor 1866’ una collezione di documenti sulla politica economica. Agatha RAMM ha scritto ‘Germany 1789-1919’ e ha curato i quattro volumi de ‘The Political Correspondence of Lord Granville and Mr. Gladstone, 1868-1886′. Germania e Austria. “”I fattori economici essenziali erano già più o meno fermamente fissati dal 1864. Dal 1865 in poi l’ unità della Germania era solo una questione di tempo. L’ attuale supremazia della Prussia fu decisa quando Berlino e Vienna segnarono punti l’ un l’ altro dal 1849 al 1864. In questi anni la Prussia ebbe successo nel manovrare l’ Austria fuori dall’ area germanica in materia economica. Questo periodo fu la base per la soluzione ‘Prussian-kleindeutsch’ (Germania-senza-Austria) del 1870 -1.””. (pag XI, prefazione)”,”GERx-094″ “BÖHME Helmut”,”An Introduction to the Social and Economic History of Germany. Politics and Economic Change in the Nineteenth and Twentieth Centuries.”,”BÖHME Helmut è professore di storia moderna alla Technical University of Darmstadt e W.R. LEE è Lecturer, Department of Economic History, University of Liverpool. La questione dei tempi. Il trend agricolo e industriale. “”Ma contrariamente ai suoi vicini occidentali, in Germania la borghesia non salì al potere. Le “”feudali, patriarcali, idilliche condizioni”” (F. Engels) non vennero distrutte. In effetti, si verificò il caso opposto. Probabilmente la classe proprietaria terriera tedesca aveva un “”istintivo presagio che la locomotiva sarebbe stata il mezzo che avrebbe portato il feudalesimo e l’ assolutismo al cimitero (F. Harkort), ma in contrasto con la situazione in Inghilterra e Francia, l’ aristocrazia tedesca fu in grado di incanalare il dinamismo delle forze della (middle-class) media borghesia imprenditoriale e se stessa per dare l’ avvio ad una produzione agricola su larga scala su base capitalistica. La ragione di ciò può essere trovata non solo nella specifica tradizione storica dei territori tedeschi, ma anche nel gap tra le tendenze nello sviluppo industriale e agricolo – un intervallo particolare allo sviluppo tedesco. Fino all’ ultimo terzo del XIX secolo, questo ritardo tra le tendenze dei cicli dell’ industria e dell’ agricoltura, influenzò lo sviluppo economico e sociale in modo decisivo, e rese possibile il tempo dell’ aristocrazia e ancora di guadagnare un po’ di respiro per difendere il vecchio ordine. Al contrario, il boom industriale fu continuamente trascinato in un vortice di crisi e depressione, in parte di natura locale e di breve durata, e in parte mondiale e di lunga durata””. (pag 46)”,”GERE-022″ “BÖHME Helmut”,”L’ ascesa della Germania a grande potenza. Economia e politica nella formazione del Reich, 1848-1881. (Tit.orig.: Deutschlands Weg zur Grossmacht)”,”‘L’impero dei 70 milioni’ Prussia e Austria in lotta per egemonia medieuropea, trattato commercio franco-prussiano, unione doganale, crisi dello zollverein, ‘Germania di DELBRUCK’ autonomia liberista e liberalismo governativo, tracollo del 1873 e conseguenze, egemonia prussiana e Stato conservatore germanico: la Germania bismarckiana, BISMARCK all’interno della nuova concezione protezionista, successo finale di BISMARCK. ‘L’impero dei 70 milioni’ Prussia e Austria in lotta per egemonia medieuropea, trattato commercio franco-prussiano, unione doganale, crisi dello zollverein, ‘Germania di DELBRUCK’ autonomia liberista e liberalismo governativo, tracollo del 1873 e conseguenze, egemonia prussiana e Stato conservatore germanico: la Germania bismarckiana, BISMARCK all’interno della nuova concezione protezionista, successo finale di BISMARCK. “”Ultima fondazione autorizzata prima della nuova legge sulle società per azioni, quella della Deutsche Bank segnò il punto finale di questo primo slancio economico, caratterizzato dalla scarsezza di capitali, in mezzo al quale scoppiò la guerra del ’70. Il grande aumento dei consumi provocato dalla guerra, l’ avvicinamento al mercato finanziario di Londra reso da essa necessario, l’ annessione dell’ Alsazia-Lorena che ne seguì, l’ abbinamento tra il minerale di ferro lorenese e il carbone della Ruhr così effettuato, diedero così forte impulso alla congiuntura, già molto animata, che, col vasto sviluppo della rete ferroviaria europea e conseguente ampliamento delle aree commerciali , con l’ incremento degli scambi commerciali, l’ economia della Germania assunse in brevi anni definitivamente la sua struttura di grande capitalismo industriale. Il “”boom”” attizzato dai miliardi francesi. La spinta più cospicua alla congiuntura fu data dai 5 miliardi di franchi (1,4 miliardi di talleri) del tributo di guerra francese, voluto da Bismarck, su consiglio del Bleichröder e del conte Henckel-Donnersmarck, ma non per ultimo anche per ragioni politiche. La Francia, grazie allo splendido esito di un prestito internazionale, che venne coperto quattordici volte, riuscì a trasferire la somma totale in un tempo più breve del previsto, per lo più in valute estere, tramite il Rothschild, a Bleichröder e Hansemann.”” (pag 322-323)”,”GERx-104″ “BÖHME-KUBY Susanna”,”Non più, non ancora. Kurt Tucholsky e la Repubblica di Weimar.”,”BÖHME-KUBY Susanna è docente di Letteratura tedesca nelle Università di Udine e Venezia. Ha pubblicato in Germania nel 1989 un libro sull’ eco della Rivoluzione francese nella stampa prussiana (1789-1795) e diversi saggi sulla letteratura tedesca del Novecento (Brecht, Kirsch, Tucholsky). Pubblicista e romanziere fra i più amati e odiati del Novecento, poeta, cabarettista, TUCHOLSKY era il simbolo dell’ ‘altra-Germania’, quella che nel primo dopoguerra ha visto nella società tedesca i segni premonitori della deriva autoritaria. Dal 1911 al 1935 affrontò le tematiche della guerra nel capitalismo, del rapporto intellettuali e media, comunicazioni di massa e potere economico che per certi versi anticipano le successive analisi di ADORNO. La sua polemica antimilitarista culminante nel famoso motto ‘I soldati sono assassini’ è ancora oggi oggetto di dibattito, persino nei tribunali tedeschi. “”Niente è più difficile e niente richiede più carattere che essere in aperto contrasto con la propria epoca e dire a voce alta: No.”” (Ignaz Wrobel) (pag 17)”,”GERG-051″ “BOHOU Jean Marie”,”Géopolique et projection de puissance du Brésil au XXI siécle.”,”BOHOU Jean Marie, direttore di geopolitica, Sorbonne Nouvele, Paris III”,”AMLx-154″ “BOILLOT Jean-Joseph”,”L’ économie de l’ Inde.”,”BOILLOT Jean-Joseph è professore aggiunto di scienze sociali. Ha cominciato i suoi lavori sull’ India all’ inizio degli anni 1980 come ricercatore associato al CEPII Centre d’ études prospectives et d? informations internationales) ed è stato consigliere finanziario per la Direzione del Tesoro a New Delhi tra il 2003 e il 2005. India -Cina centro di gravità o di rivalità mondiale? (pag 93) L’economia indiana nel mondo 2025-2050. Il cambiamento del paesaggio demografico mondiale. “”En dépit d’une population qui atteindra 1.6 milliard d’habitants en 2050, le poids relatif de l’Inde devrait se stabiliser aux alentours de 18% de la population mondiale en raison de son entrée dans la dernière phase de la transition démographique et alors que l’Afrique n’en est qu’au milieu. Cette dernière devrait ainsi dépasser la population indienne en 2030 au moment même où elle dépasserait celle de la Chine, puis s’envoler vers 2 milliards d’habitants en 2050, soit davantage que la population indienne à la fin du XXIe siècle. Pourtant, l’Inde va bien changer en partie l’équation démographique du monde à deux titres. D’une part, relativement aux zones développées et même à la Chine dont le vieillissement rapide donnera à l’Inde un poids relatif hors Afrique comme elle n’est a jamais connu. L’Europe, ex-URSS comprise, tombera ainsi au tiers de la population indienne alors qu’elle était en tête en 1950 à égalité avec la Chine. Les Etats-Unis, en déclin relatif plus lent, passeront tout de même en dessous de la barre de 5% de la population mondiale tandis que l’Europe de l’Ouest continentale hautement développée devrait tomber à 2% comme le Japon.”” (pag 100)”,”INDE-003″ “BOIS Jean-Pierre”,”De la paix des rois à l’ ordre des empereurs, 1714-1815. Nouvelle histoire des relations internationales. 3.”,”BOIS Jean-Pierre è professore di storia moderna all’ Università di Nantes. “”Schematiquement, l’ Europe du debut du XVI siecle avait été dominée par les puissances mediterranéennes: Renaissance italienne – monarchie espagnole. Apres le guerres europeennes de religion et avec la naissance du conflit entre maison d’ Autriche et maison de France, l’ architecture internationale du XVII siecle repose sur un systeme à trois, France – Suede – Empire ottoman, une monarchie catholique, una monarchie lutherienne, une monarchie musulmane, encerclant l’ immense systeme autrichien et imperial d’ Europe centrale, prolongé par les ramifications familiales des Habsbourg”” (pag 12)”,”EURx-166″ “BOIS Jean-Pierre”,”Maurice De Saxe.”,”BOIS Jean-Pierre: (1945- ) Studente dell’École Normale Supérieure de l’Enseignement Technique, Associato di Storia e Dottore in Lettere, professore all’Università di Nantes (nel 1989). Specialista in storia sociale e storia militare, concentra le sue ricerche ai problemi tattici e scritti teorici sulla guerra. Maurice De Saxe: Maurizio di Sassonia (Goslar, Germania 28/10/1696 – Chambord, Francia 20/11/1750), in tedesco Hermann Moritz von Sachsen, in francese Maurice De Saxe. Generale francese di origine tedesca, conte di Sassonia e maresciallo di Francia. Figlio illegittimo di Augusto II re di Polonia e della Contessa Aurora von Königsmarck. Nel 1720 entrò a servizio del Regno di Francia. Nel 1733 si distinse combattendo nella zona del Reno Superiore durante la Guerra di successione polacca. Nel 1736 è promosso generale. La campagna che intraprese nel 1744 nelle Fiandre, sotto il comando nominale di Luigi XV, fu il punto più alto della sua arte della guerra, bloccando il nemico pur in superiorità numerica. Nel 1745 battè gli inglesi a Bruxelles e nel 1746 a Roucoux. Naturalizzato francese venne definitivamente nominato Maresciallo generale di campo e dell’esercito del Re. Al termine della guerra di successione austriaca con la pace di Aquisgrana del 18/10/1748 si ritirò nel Castello di Chambord che Luigi XV gli aveva lasciato in uso a vita, diventando un centro d’incontri culturali, artistici e filosofici. Inventò un cannone denominato Amusette (apprezzato durante la Rivoluzione francese). Uomo brillante e di talento conquistò l’amicizia di Voltaire, aspirava alla corona e mancò di poco il trono di Zar. Attivo in tutto il continente, era riconosciuto come il Generale eccezionale dell’epoca, genio militare che unì l’epoca di Marlborough (Generale britannico) con l’epoca di Federico il Grande. Affrontare lo studio delle sue campagne non è stato noioso, poichè fu tra i professionisti militari più arguti ed eleganti mai vissuti. Opere di Maurice De Saxe: “”Memoires Sur L’Art De La Guerre De Maurice Comte De Saxe (…)”” e “”Mes rêveries. Ouvrage posthume de Maurice comte de Saxe””. (da introduzione e fonti esterne, traduz. d. r.) <> (pag 177, Traduz..d.R.) (a pag 230 un paragrafo dedicato ad una riflessione demografica di Maurice De Saxe: “”Rèflexions sur la propagation de l’espèce humaine””. Sebbene rozza e limitata ai dati del 1740, è interessante per comprendere il dibattito dell’epoca su crolli e crescita della popolazione).”,”QMIx-216-FSL” “BOIS Jean-Pierre”,”Bugeaud.”,”BOIS Jean-Pierre: (1945- ) Studente dell’École Normale Supérieure de l’Enseignement Technique, Associato di Storia e Dottore in Lettere, professore all’Università di Nantes (nel 1989). Specialista in storia sociale e storia militare, concentra le sue ricerche ai problemi tattici e scritti teorici sulla guerra. BUGEAUD Thomas Robert: marchese della Piconnerie, duca d’Isly (Limoges, F, 15/10/1784 – Parigi, 10/6/1849) generale francese, maresciallo di Francia. Partecipò alle guerre napoleoniche: promosso caporale ad Austerlitz, sottotenente nelle campagne di Prussia e in Polonia. Combattè come comandante nella guerra contro la Spagna (guerra peninsulare) dove si mise in luce nel corso di assedi; nel secondo assedio di Saragozza fu promosso maggiore e affrontò la guerriglia spagnola (l’esperienza nell’antiguerriglia venne utilizzata da Bugeaud nella guerra d’Algeria (occupata dalla Francia nel 1830) combattuta tra il 1836 e 1847 contro Abd el-Kader (militare e uomo politico algerino, figlio di uno sceicco sufi della Qadiriyya), il quale si arrese nel 1847. Bugeaud, nominato Governatore d’Algeria nel 1840 da Thiers, si trovò a capo di 100.000 uomini e generali, impiagando nuovi metodi di guerra ispirati, appunto, alla sua esperienza antiguerriglia nella guerra di Napoleone in Spagna. Bugeaud e i suoi uomini si macchiarono, nella guerra d’Algeria, di efferatezze contro le truppe e i civili algerini. Il libro riporta come sotto sue indicazioni ai subordinati nel giugno 1845 il colonnello Pélissier non esitò ad asfissiare oltre 1000 algerini, uomini, donne, bambini di Ouled Riah, che si erano rifugiati nellA grotta di Ghar-el-Frechih nel Dahra. Orrori simili si ripeterono in agosto in altre grotte. Le vicende ebbero ripercussioni sulla stampa francese e interpellanze presso la Camera francese. Bugeaud si assunse la responsabilità obiettando che diversamente la guerra contro Abd el-Kader non avrebbe avuto fine. Deputato prima della guerra in Algeria, durante le insurrezioni del febbraio 1848 fu sacrificato dal sovrano Luigi Filippo per tentare una pacificazione con la Guardia nazionale. Entrato nell’Assemblea costituente, frazioni conservatrici ne proposero la candidatura alla Presidenza della Repubblica ma rinunciò a favore di Luigi Napoleone Bonaparte. Morì di colera nel 1849. Fu autore di alcuni testi sulla campagna di Algeria, su questioni militari ed un libello contro il socialismo. <> (pg 455, traduz. d. r.)”,”QMIx-217-FSL” “BOISSEL Jean”,”L’ Iran moderne.”,”BOISSEL Jean è professore all’ Università di Montpellier.”,”VIOx-104″ “BOISSIER Gaston”,”Saint-Simon.”,”BOISSIER G. è stato segretario perpetuo dell’ Academie Francaise. “”Come pittore di ritratti, nessuno, tra noi, eguaglia Saint-Simon. Si vede bene che appartiene ad un’ epoca in cui l’ abitudine di vivere insieme ha generato quella di osservarsi, che egli ha frequentato quegli ambienti affascinanti ove si riunivano le persone di spirito, dove la conoscenza dell’ uomo e la scienza della vita hanno fatto tanti progressi. Le sue ‘Mémoires’ sono come una galleria in cui ritroviamo tutti i personaggi importanti di questo secolo disposti al loro posto””. (pag 167-168)”,”FRAA-053″ “BOISSIER Gaston MILANESE Cesare a cura”,”La fine del mondo pagano.”,”Gaston Boissier (Nimes 1823-Viroflay 1908) è considerato il più importante studioso francese della romanità. Storico, Archeologo, letterato, nel 1876 fu eletto membro dell’Accademia di Francia, della quale divenne in seguito segretario perpetuo. L’Enciclopedia italiana riporta su di lui questo giudizio, Ebbe in grado eminente le doti caratteristiche dell’ingegno francese, la capacità di assimilare i risultati dell’indagine scientifica e di esporre la materia grezza in forma limpidissima, vivificandola e dando a personaggi e cose antiche anima e vita. Boissier considera l’uomo come, cittadino della storia, e vede in questa il disegno di realizzazione di quella dimensione di valore che Thomas Mann chiamerebbe, la nobiltà dello spirito. Opere principali: Terentius Varro, Cicéron et ses amis, La religion romaine d’Auguste aux Antonins, L’opposition sous les Césars, La fin du paganisme, Promenades archéologiques: Rome et Pompei, Nouvelles promenades archéologiques: Horace et Virgile, Afrique Romaine, Tacite, La conjuration de Catilina.”,”STAx-048-FL” “BOISSONNADE P.”,”Le Travail dans l’Europe chrétienne au Moyen Age (V-XV Siècles).”,”BOISSONNADE P. professore all’Università di Poitiers, corrispondente dell’Istituto.”,”STOS-145″ “BOISSONNADE P.”,”Colbert. Le Triomphe de l’Estatisme. La Fondation de la Suprématie Industrielle de la France. La Dictature du Travail (1661-1683).”,”BOISSONNADE P. docente della Facoltà di Lettere di Poitiers, corrispondente dell’ Institut.”,”FRAA-077″ “BOITANI Piero, con un saggio di Anna TORTI”,”La letteratura del Medioevo inglese.”,”Piero Boitani insegna Letterature comparate presso la Facoltà di Scienze umanistiche dell’Università di Roma La Sapienza. Anna Torti è professore associato di Lingua e Letteratura inglese presso l’Università di Verona.”,”UKIx-010-FL” “BOITANI Piero MANCINI Mario VARVARO Alberto a cura, saggi di Stefano GASPARRI Nicolò PASERO Andrea FASSO’ Paul ZUMTHOR Joseph J. DUGGAN Piero BOITANI Giuseppina MATINO e Roberto ROMANO Antonio PIOLETTI William J. McCANN Carlo DONA’ Corrado BOLOGNA Alberto VARVARO Marco INFURNA Maurizio PERUGI Paolo CANETTIERI Tesera PAROLI William McCANN Salvatore LUONGO”,”Letteratura, Storia, Civiltà. Medioevo volgare. Volume 21. La letteratura volgare e le tradizioni culturali preesistenti.”,”Saggi di Stefano GASPARRI Nicolò PASERO Andrea FASSO’ Paul ZUMTHOR Joseph J. DUGGAN Piero BOITANI Giuseppina MATINO e Roberto ROMANO Antonio PIOLETTI William J. McCANN Carlo DONA’ Corrado BOLOGNA Alberto VARVARO Marco INFURNA Maurizio PERUGI Paolo CANETTIERI Tesera PAROLI William McCANN Salvatore LUONGO Saggio: ‘Come lavorava un autore: strumenti e tradizioni formali’ di Maurizio Perugi (pa 459-492)”,”STAx-352″ “BOITANI Piero MANCINI Mario VARVARO Alberto a cura, saggi di Teresa PAROLI Gerold HILTY Adele CIPOLLA Wolfgang G. VAN-EMDEN Walter MELIGA Alberto VARVARO Gioia ZAGANELLI William J. McCANN Sergio VATTERONI Michael DALLAPIAZZA Enrico GIACCHERINI Marcelo MELI Rosanna BRUSEGAN Janet F. VAN-DER-MEULEN Michel ZANK Laura MINERVINI Giuseppina BRUNETTI Michelangelo PICONE Alfonso D’AGOSTINO Michael DALLAPIAZZA Anna TORTI Lia VOZZO Anton M. ESPADALER Valeria BERTOLUCCI PIZZORUSSO”,”Letteratura, Storia, Civiltà. Medioevo volgare. Volume 22. Corti, castelli, città: i nuovi luoghi della produzione letteraria.”,”Saggi di Teresa PAROLI Gerold HILTY Adele CIPOLLA Wolfgang G. VAN-EMDEN Walter MELIGA Alberto VARVARO Gioia ZAGANELLI William J. McCANN Sergio VATTERONI Michael DALLAPIAZZA Enrico GIACCHERINI Marcelo MELI Rosanna BRUSEGAN Janet F. VAN-DER-MEULEN Michel ZANK Laura MINERVINI Giuseppina BRUNETTI Michelangelo PICONE Alfonso D’AGOSTINO Michael DALLAPIAZZA Anna TORTI Lia VOZZO Anton M. ESPADALER Valeria BERTOLUCCI PIZZORUSSO Contiene il saggio di Michel Zink ‘Parigi e il suo ambiente universitario nel secolo XIII’ (pag 573-610) “”E tuttavia questo cuore del francese è una città di frontiera. Riguardo alla produzione intellettuale e letteraria, Parigi è la città del latino come del francese o, per meglio dire, nell’epoca che ci interessa, del latino più che del francese. Bella faccenda, si dirà. Questo confine e questa divisione non sono propri della Parigi del secolo XIII: essi caratterizzano tutto l’Occidente medievale. Certamente, ma Parigi conosce allora una situazione unica che dà a questo aspetto così generale un significato e una risonanza eccezionali. La città in cui risiede il re più potente dell’epoca è anche quella in cui fioriscono le scuole più illustri. Il XIII secolo, che vede nascere la sua università, è anche il secolo in cui Parigi diventa veramente capitale. Uno stesso luogo riunisce da allora la più grande università e la più grande corte del tempo. Dal castello reale, in cui ci si vanta di parlare il miglior francese, al ‘quartiere latino’ in cui il latino unisce una comunità universitaria venuta dai quattro angoli del mondo, non c’è che un ponte da superare. Alla fine del XIII secolo, e ancor più nel secolo successivo, questa situazione, unita alla personalità dei re, darà una colorazione particolare alle lettere alla corte di Francia”” (pag 573) [dal saggio di Michel Zink ‘Parigi e il suo ambiente universitario nel secolo XIII’]”,”STAx-353″ “BOITANI Piero MANCINI Mario VARVARO Alberto a cura, saggi di Max PFISTER Vittorio FORMENTIN Luciano FORMISANO Elda MORLICCHIO Ermanno BARISONE Erich POPPE Giovanni ORLANDI Paul SAENGER Giovanni ACCIAI Marco INFURNA Carlo DELCORNO Massimo BONAFIN Maria Luisa MENEGHETTI Paola MORENO Stefano ASPERTI Lino LEONARDI Anna Maria COMPAGNA PERRONE CAPANO Alberto BLECUA Anna Maria LUISELLI FADDA Andrea PALERMO Derek PEARSALL William J. McCANN”,”Letteratura, Storia, Civiltà. Medioevo volgare. Volume 23. La circolazione dei testi tra lingue, forme e tradizione manoscritta.”,”Saggi di Max PFISTER Vittorio FORMENTIN Luciano FORMISANO Elda MORLICCHIO Ermanno BARISONE Erich POPPE Giovanni ORLANDI Paul SAENGER Giovanni ACCIAI Marco INFURNA Carlo DELCORNO Massimo BONAFIN Maria Luisa MENEGHETTI Paola MORENO Stefano ASPERTI Lino LEONARDI Anna Maria COMPAGNA PERRONE CAPANO Alberto BLECUA Anna Maria LUISELLI FADDA Andrea PALERMO Derek PEARSALL William J. McCANN La predicazione (di Carlo Delcorno) “”L’intera storia della predicazione in Italia, dall’inizio del secolo XIII a tutto il XV è definita dal variare del rapporto fra tre elementi: la Bibbia, spesso mediata dalla liturgia, la retorica del sermone, finalizzata alla ‘manifestatio’ del testo scritturale, e il pubblico con la sua mobile capacità di ricezione e quindi di condizionamento del messaggio religioso. Nonostante la diffusione dei volgarizzamenti della Bibbia, è innegabile che i laici vengano a contatto col libro sacro soprattutto attraverso la parola dei predicatori”” (pag 405)”,”STAx-354″ “BOITANI Piero MANCINI Mario VARVARO Alberto a cura, saggi di Arianna PONZI Eugenio BURGIO Walter MELIGA Rita LIBRANDI Mario MANCINI Marc-René JUNG Charmaine LEE Paolo CHERCHI Luciano ROSSI Fabio TRONCARELLI Anna CORNAGLIOTTI Maria Luisa MENEGHETTI Daniela DELCORNO BRANCA Marco INFURNA Piero BOITANI Laura MINERVINI Alessandro BARBERO Corrado BOLOGNA Antonio GARGANO Mario MANCINI Giosuè LACHIN”,”Letteratura, Storia, Civiltà. Medioevo volgare. Volume 24. Diffusione e fruizione della letteratura romanza.”,”Saggi di Arianna PONZI Eugenio BURGIO Walter MELIGA Rita LIBRANDI Mario MANCINI Marc-René JUNG Charmaine LEE Paolo CHERCHI Luciano ROSSI Fabio TRONCARELLI Anna CORNAGLIOTTI Maria Luisa MENEGHETTI Daniela DELCORNO BRANCA Marco INFURNA Piero BOITANI Laura MINERVINI Alessandro BARBERO Corrado BOLOGNA Antonio GARGANO Mario MANCINI Giosuè LACHIN Contiene il saggio di Alessandro Barbero ‘Età di mezzo e secoli bui’ (pag 505-525) Il Medioevo non esiste. “”Un recentissimo manuale di storia medievale, indirizzato ai nuovi corsi universitari triennali, non impiega mai, se non nel titolo, la parola «Medioevo» o l’aggettivo «medievale». Sembrerebbe a prima vista un ‘tour de force’ spericolato, come in quel romanzo di Perec scritto senza mai usare la lettera «e»; invece gli autori non sono costretti a nessuna acrobazia, e il lettore non si accorge di nulla fino a quando, arrivato all’ultimo capitolo, il gioco gli viene rivelato. Il passo in cui Massimo Montanari, curatore del volume, spiega le ragioni di questa scelta merita d’essere citato, perché è rivelatore d’una convinzione sempre più diffusa fra gli studiosi di quello che anche noi, per comodità o per forza d’inerzia, continueremo a chiamare Medioevo: «In questo testo medievale sembrerebbe impossibile non usare mai questo termine Ma proprio questa è stata la sfida del libro che giunge qui al capitolo conclusivo (…). La nostra scelta non è stata solo un abile gioco di prestigio ma un modo di comunicare un’idea che ci sta particolarmente a cuore: il Medioevo non esiste se non come invenzione moderna. E’ un concetto che si sviluppa a iniziare dal XV secolo, che non ha nulla a che vedere con la realtà dei secoli cosiddetti medievali e che pertanto abbiamo deciso di trattare solo al termine del nostro percorso cronologico, quando effettivamente una storia del Medioevo, o meglio dell”idea’ di Medioevo comincia a essere possibile (1)». E’ necessario precisare che il capitolo finale del manuale, da cui sono tratte queste parole, s’intitola ‘L’invenzione del Medioevo. Secoli XV-XXI’? Naturalmente non tutti gli specialisti si spingono così in là; e del resto «medievisti» è pur sempre l’unico termine che li designa e li rende immediatamente riconoscibili, sia nel mondo accademico sia di fronte al grande pubblico. Così, in un altro saggio recente, Giuseppe Sergi osserva: «fra gli storici, è ormai viva l’idea che “”medioevo”” è una pura convenzione periodizzante»; ma ne conclude che siamo comunque autorizzati a impiegarla, anche se per qualcuno il Medioevo finisce nell’anno Mille, e per qualcun altro arriva fino alla rivoluzione industriale”” (pag 505-506) [Alessandro Barbero, Età di mezzo e secoli bui] (pag 505-525) [(1) Massimo Montanari, ‘Storia medievale’ (in coll. con G. Albertoni, T. Lazzari e G. Milani), Laterza, 2002, p. 268]”,”STAx-355″ “BOITANI Piero MANCINI Mario VARVARO Alberto a cura, saggi di Mirella BILLI Cecilia PIETROPOLI Mario BARONI Joerg O. FICHTE Francesco ZAMBON Franco CARDINI Ulrich MÖLK Marco INFURNA Claudia CORTI Adone BRANDALISE Piero BOITANI Alain CORBELLARI Carlo DONA’ Mario MANCINI Alberto VARVARO Charmaine LEE Sarah KAY Patrizia CARAFFI Domenico PEZZINI Luisa MURARO Simon GAUNT”,”Letteratura, Storia, Civiltà. Medioevo volgare. Volume 25. Il fascino del Medioevo, dai revivals medievali alle intepretazioni nel Novecento.”,”Saggi di Mirella BILLI Cecilia PIETROPOLI Mario BARONI Joerg O. FICHTE Francesco ZAMBON Franco CARDINI Ulrich MÖLK Marco INFURNA Claudia CORTI Adone BRANDALISE Piero BOITANI Alain CORBELLARI Carlo DONA’ Mario MANCINI Alberto VARVARO Charmaine LEE Sarah KAY Patrizia CARAFFI Domenico PEZZINI Luisa MURARO Simon GAUNT Contiene il saggio di Adone Brendalise ‘Figure del Medioevo nell’ immaginazione politica della Modernità (pag 273-298) “”Il Medioevo è il luogo dove il popolo si fa protagonista. Lo fa esibendo già il connotato della massa che punta a riscattarsi dall’angustia della miseria e della soggezione. Sono le crociate dei poveri e dei nobili meno agiati più che dei grandi feudatari cinici e calcolatori. Ma il popolo sarà anche l’orrore della ‘jacquerie’, la componente umana di uno scenario desolato, tenebroso, piagato, di cui l’inscheletrimento delle carestie e la lebbra sono cifre riassuntive. E nel Medioevo ha luogo quel miracolo chimico che è la fusione delle diverse componenti nella femminile personalità della Francia. Giovanna d’Arco si presta agevolmente a sintetizzare l’aspetto luminoso di entrambi questi elementi. La nazione per eccellenza, che muove verso il suo ‘telos’, che è poi quello dello storico Michelet, la libertà che si realizza nella grande rivoluzione, ma quindi anche verso il grande interrogativo che quest’esito glorioso contiene e ridistribuisce su tutti i crinali del paesaggio storico che in esso va a culminare. Ciò che non a caso induceva Michelet vecchio a dirsi nato con il Terrore di Babeuf e prossimo alla morte dopo aver sperimentato quello della Comune”” (pag 293)”,”STAx-356″ “BOITANI Andrea CICIOTTI Enrico a cura; saggi di Andrea BOITANI Enrico CICIOTTI Alessando ARONICA Giovanni AMENDOLA Paolo GUERRIERI Pier Carlo PADOAN”,”Innovazione e competitività nell’industria italiana.”,”A. Boitani (Univ. Cattolica di Milano) ha studiato all’Università di Roma e di Cambridge. Si occupa di teoria economica e di economia e politica industriale; E. Ciciotti (IUAV e Univ. Cattolica) ha studiato nelle Università di Roma, Essez e Frei Universitat di Berlino. Si occupa di economia regionale e di economia e politica dell’innovazione.”,”STAT-587″ “BOITANI Piero”,”Letteratura europea e Medioevo volgare.”,”Piero Boitani insegna Letterature comparate presso la Facoltà di Scienze umanistiche dell’Università di Roma La Sapienza. Anna Torti è professore associato di Lingua e Letteratura inglese presso l’Università di Verona.”,”VARx-124-FL” “BOITO Armando MOTTA Luiz”,”Karl Marx no Brasil.”,”A versão em inglês deste artigo foi publicada no número 54 da revista ‘Socialism and Democracy’ Boito Jr., Armando, and Luiz Eduardo Motta. 2010. Marx in Brazil. Socialism and Democracy, 24 (3): 155-160.”,”MADS-600″ “BOIVIN Michel”,”Le Pakistan.”,”Chargé de cours all’ Università di Savoia (Chambery) BOIVIN Michel è ricercatore associato al Centre d’ Etudes de l’ Inde et de l’ Asie du Sud (Paris).”,”PAKx-005″ “BOIVIN Michel”,”Histoire de l’ Inde.”,”BOIVIN Michel ricercatore al Centre d’ Etudes de l’ Inde et de l’ Asie du Sud (EHESS-CNRS) chargé de cours all’ Università di Savoia. La fine dell’ impero e la partizione. 1. Nazionalismo indù e nazionalismo musulmano. Il nazionalismo indù fu segnato negli anni 1920 da due movimenti: la Hindu Mahasabha e il Rashtriya Swatamsevak Sangh (RSS, Associazione dei volontari nazionalisti””). Il primo, proveniente dal Congresso, divene negli anni 1930 un partito politico indipendente. Situato nella linea dell’ Arya Samaj, la sua ideologia faceva degli indù i rappresentanti della nazione indiana e gli eredi di un passato glorioso. Le minoranze dovevano ridurre le loro pratiche religiose alla sfera privata, e accettare i simboli indù come simboli della nazione indiana. Il RSS è stato fondato nel 1925 in reazione alla mobilitazione provocata dal movimento del Califfato. Il suo obiettivo era di riunire gli indù affinché potessero tener testa ai musulmani””. (pag 77-78)”,”INDx-078″ “BOJER Johan”,”Il prigioniero che canta.”,”Johan Bojer (6 marzo 1872 – 3 luglio 1959) è stato uno scrittore norvegese molto apprezzato. Le sue opere si concentrano principalmente sulle vite dei poveri contadini e pescatori, sia nella sua Norvegia nativa che tra gli immigrati norvegesi negli Stati Uniti. Bojer è stato nominato cinque volte per il Premio Nobel per la Letteratura. La sua biografia è affascinante: nato da una relazione illegittima tra una cameriera e il suo datore di lavoro, non fu riconosciuto da quest’ultimo. Cresciuto in una famiglia di poveri contadini, Bojer ha vissuto in prima persona le ristrettezze e i drammi della realtà contadina. Appassionato di letteratura, ha studiato poesia e ha iniziato a scrivere. Dopo aver viaggiato a lungo tra Parigi e Roma come corrispondente, ha pubblicato opere come ‘La processione’ e ‘L’isola dei morti’. La sua scrittura ha affrontato temi politici e sociali, guadagnandogli elogi dalla critica letteraria. In breve, Johan Bojer è stato un autore che ha dato voce alle storie e alle lotte delle persone comuni, e la sua eredità letteraria continua a ispirare. (copil.)”,”VARx-002-FAP” “BOLAFFI Guido VAROTTI Adriano”,”Agricoltura capitalistica e classi sociali in Italia, 1948-1970.”,”Guido Bolaffi (Roma, 1946) studia Sociologia economica presso l’Univeristà di Roma. Ha collaborato al volume collettivo ‘Leninismo e rivoluzione socialista’, De Donato, 1979, Adriano Varotti (Ferrara, 1946) è incaricato di Sociologia del lavoro all’Università di Cagliari (1973). Contiene il capitolo 1. ‘Marx, il marxismo e il problema dell’azienda contadina. A. L’azienda contadina nella teoria economica di Marx; B. Kautsky, Lenin e il problema dei contadini. (pag 39-50)”,”ITAS-005-FSD” “BOLAFFI Guido VAROTTI Adriano”,”Marx, il marxismo e il problema dell’azienda contadina. L’azienda contadina nella teoria economica di Marx – Kautsky, Lenin e il problema dei contadini. Capitolo estratto da ‘Agricoltura capitalistica e classi sociali in Italia, 1948-1970.”,”””In continuità con Marx, e con il Kautsky della ‘Agrarfrage’, Lenin afferma l’unitarietà dei processi di sviluppo capitalistico dai quali non può essere esentata l’agricoltura, fosse anche quella del «paese ideale dal punto di vista dei critici di Marx». La necessità però di affermare questa oggettività delle leggi capitalistiche contro la sociologia neo-romantica dei populisti russi ha comportato, anche nel pensiero leniniano, una semplificazione e ‘linearizzazione’ della trasformazione capitalistica delle campagne. Nonostante il peso fondamentale che nella strategia leniniana assumeranno nel corso degli anni i ‘ritardi storici’ ed ‘i residui feudali’ presenti nel tessuto socio-economico del capitalismo russo, soprattutto in agricoltura, è fuori discussione che, dal punto di vista strettamente teorico, per Lenin, così come per il ‘marxismo ortodosso’ della Seconda Internazionale, tutto ciò che non coincideva immediatamente con la «produzione mercantile + lavoro salariato» era non-capitalismo, residuo storico e, quindi, storicamente prossimo alla scomparsa. Abbiamo già fatto cenno, nelle pagine precedenti, alla differente articolazione ed uso che della statistica sociale fece Lenin nello studio sulla stratificazione dell’agricoltura capitalistica russa. È importante ritornare a sottolineare questa ‘coupture’ nella pur solida continuità di pensiero che esiste tra l’opera di Lenin e quella di Kautsky sul problema agrario, non solo per l’importanza metodologica che ad una rilettura odierna assumono lo ‘Sviluppo del capitalismo in Russia’ o, quelle pagine poco note sulla ‘Struttura capitalistica dell’agricoltura moderna’ scritte nel 1910 (1), e dalle quali questa ricerca ha appunto tratto le maggiori indicazioni di metodo, quanto per aprirci, nei limiti del presente lavoro, un ‘varco interpretativo’ all’interno delle profonde, grandissime differenze che si verranno manifestando tra il Kautsky ‘teorico’ ed il Lenin ‘politico’ (…)”” (pag 61-62) [Guido Bolaffi, Adriano Varotti, ‘Marx, il marxismo e il problema dell’azienda contadina. L’azienda contadina nella teoria economica di Marx – Kautsky, Lenin e il problema dei contadini. Capitolo estratto da ‘Agricoltura capitalistica e classi sociali in Italia, 1948-1970’, (in) ‘Agricoltura capitalistica e classi sociali in Italia, 1948-1970’, De Donato, Bari, 1973] [(1) Lenin, ‘La struttura dell’agricoltura moderna’, Opere complete, vol. XVI, pp 396 sgg] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LENS-012-FGB”
“BOLAFFI Giulio, a cura di Stella BOLAFFI-BENUZZI; scritti di Alberto CIPELLINI Nerio NESI Stella BOLAFFI-BENUZZI Massimo OTTOLENGHI Mario PISANO Giulio BOLAFFI”,”Un partigiano ‘ribelle’. I Diari di Aldo Laghi, comandante della “”Stellina”” 1944-45 e i ricordi paralleli della figlia.”,”Guerra di liberazione in Val di Susa, raccontata giorno per giorno da Aldo Laghi, nome di battaglia Giulio Bolaffi. Si descrive la quotidianità della vita in montagna dei partigiani della Formazione GL ‘Stellina’ , diventati poi IV Divisione alpina “”Duccio Galimberti””.”,”ITAR-014-FSD”
“BOLCHINI Piero”,”La Pirelli: operai e padroni.”,”BOLCHINI Piero è nato a Venezia nel 1935. Si è laureato a Pavia nel 1958 conuna tesi di storia contemporanea. Ha preseguito gli studi in Inghilterra presso la LSE (London School of Economics and Political Science) conseguendo il Ph. D. in storia economica internazionale. E’ stato redattore dell’ Unità e ha diretto la sezione economica della Federazione milanese del PCI. Attualmente (1967) è dirigente del Centro studi del Piano intercomunale milanese. Rapporti Pirelli-Turati. “”Obiettivo primo della famiglia Pirelli tra il ’45 ed il ’48 fu quello di rimettere in moto il meccanismo di accumulazione ricostruendo l’ azienda, attraverso l’ aumento della produttività delle maestranze, la imposizione della disciplina e quindi della gerarchia aziendale. Fu evitato accuratamente ogni scontro frontale con le maestranze, messa in luce la disponibilità sociale dell’ azienda riesumando persino i rapporti giovanili tra i fratelli Pirelli e Turati, steso, per contro, un velo sulle vicende del ventennio. Di questa politica il manifesto e per così dire la bandiera, fu il già citato opuscolo “”La Pirelli. VIta di un’ azienda industriale”” scritta da Alberto Pirelli nel ’46 in Svizzera. Uno scritto, all’ interno del quale sarebbe vano ricercare spunit e concetti originali, ma indubbiamente abile nel presentare l’ idea di una grande famiglia aziendale, l’ insostituibilità dei capi, la necessità assoluta dell’ aumento della produttività operaia, i benefici che le maestranze avrebbero ricevuto da una ricostruzione della azienda””. (pag 126)”,”ITAE-156″
“BOLCHINI Piero”,”La Gran Bretagna e la formazione del mercato italiano (1861-1883).”,”Contiene in allegato lettera dattiloscritta firmata dall’ autore indizzata a Miss Dorothy S. BRADY. “”Alcuni giorni più tardi, il ministro degli Esteri italiano chiese una diminuzione dei dazi sui vini nella tariffa inglese mediante la fissazione della prima categoria a 28 anziché a 26 gradi nella scala Sykes. Una richiesta assai modesta, fatta per ottemperare al mandato della Camera. Del resto, al rifiuto di Granville, la diplomazia italiana lasciò cadere la questione: le parti si accordarono nel limitare il trattato alla clausola della nazione più favorita. Come Mancini sottolineò a Paget, l’ Inghilterra era l’ unico Paese al quale l’ Italia concedeva il trattamento della nazione più favorita senza ricevere alcuna contropartita. Perfino il Governo tedesco aveva accordato alcun e riduzioni tariffarie al commercio italiano, interrompendo una prassi stabilita e consolidata dopo il 1878.”” (pag 188)”,”UKIE-036″
“BOLCHINI Piero – LACAITA Carlo G.”,”Tecnica ed economia nell’Ottocento. Tecnica e rapporti di produzione in K. Marx (P. Bolchini) – Tecnica e sviluppo industriale in E. Stamm (C.G. Lacaita).”,”””(…) nel 1859, Ch.R. Darwin pubblicava il trattato “”Sull’origine delle specie mediante selezione naturale””, un libro che, come testimoniano le lettere a F. Engels e le memorie di Liebknecht, sollevava, specie al suo apparire, l’entusiasmo di Marx. Il 12 dicembre dello stesso anno, F. Engels giudicava il lavoro di Ch. Darwin “”stupendo”” e gli riconosceva il merito di aver “”sgominato la teleologia”” e di aver compiuto “”un tentativo grandioso per dimostrare uno sviluppo storico nella natura””. Agli occhi di Marx, la portata di Darwin andava più in là della stessa scienza biologica per presentare analogie con l’analisi sociale: “”è notevole – scrive Marx ad Engels in riferimento all’influenza che le teorie di Malthus avrebbero esercitato sul naturalista inglese – il fatto che nelle bestie e nelle piante Darwin riconosce la sua società inglese, con la divisione del lavoro, la concorrenza, l’apertura dei nuovi mercati, ‘le invenzioni’ e la lotta per la sopravvivenza””. Successivamente il giudizio di Marx sarebbe risultato più critico ed articolato, come appare nelle pagine del ‘Capitale’ e nei ‘Carteggi’. E’ bene tuttavia sottolineare come i quaderni di ‘Per la critica dell’economia politica’ dedicati alla tecnologia furono scritti tra il 1861 ed il 1863, periodo in cui appare più forte e diretta l’influenza di Darwin. Il principio dello sviluppo dell’organo mediante la funzione, della specializzazione mediante differenziazione nella vita animale e vegetale gli appaiono, analogicamente, gli stessi posti alla base della divisione del lavoro e dello sviluppo degli strumenti di lavoro nella storia dell’uomo, una chiave, dunque, per comprendere anche il sentiero percorso dall’uomo e dalla tecnica. Infine, allorché si citano le fonti di Marx non è possibile dimenticare il ruolo di F. Engels, non solo per i suggerimenti ed i consigli che questi, più esperto in materie tecniche e scientifiche gli forniva, ma per il fatto che a lui Marx si rivolgeva, come chiaramente appare dalle lettere, per esporre quasi come a se stesso, abbozzi di idee, richieste di dati e risultati di elaborazioni”” [Piero Bolchini, Tecnica e rapporti di produzione in K. Marx] [in ‘Tecnica ed economia nell’Ottocento’, 1978] (pag 44-45) Quantità e qualità del capitale costante come indice del grado di sviluppo di una economia “”E’ la materia, questa, trattata nelle celebri pagine dell’Introduzione ai ‘Grundrisse’, scritti tra il 1857 ed il 1858: la teoria poteva solo procedere per astrazioni, perciò contenenti caratteri generali e comuni, quali la produzione, la distribuzione e così di seguito. Ma tali generalizzazioni venivano determinate dal carattere della contraddizione principale, “”quella che ingloba e subordina a sé tutte le altre””: nella fase di sviluppo contemporaneo quella tra capitale e forza-lavoro e, proposta in altri termini, tra sviluppo sociale delle forze produttive e appropriazione del plusvalore. (…) Nei ‘Grundrisse’, lo schema di riferimento è quello esposto nel ‘Manifesto’, verificato, tuttavia e arricchito dalla critica delle categorie dell’economia classica. Il processo di autovalorizzazione del capitale si manifesta attraverso la espansione costante delle forze produttive, il rinnovamento, dunque dei metodi di produzione attraverso l’utilizzazione della scienza, l’aumento dei fabbisogni e dei consumi; nei rapporti sociali propri della società borghese, questo processo implica la concentrazione del capitale e delle forze di lavoro, l’assoggettamento della disciplina di fabbrica, l’immiserimento relativo ed assoluto delle masse operaie. Lo sviluppo del capitale costante comporta la diminuzione della quota destinata a quello variabile, dal momento che il costo delle macchine deve essere sempre inferiore, per risultare conveniente al capitalista, a quello della forza-lavoro sostituita (K. Marx, Storia delle teorie economiche, voll. 3, 1955, vol II, p. 609 e seg.). (…) Lo sviluppo stesso del capitalismo, l’aumento del capitale costante a spese di quello variabile, e non già la legge sulla popolazione, stavano alla base della formazione di un esercito industriale di riserva e del livello decrescente dei salari. Marx respinge, dunque, la teoria elaborata da A. Smith, secondo la quale l’introduzione delle macchine serviva ad abbreviare e facilitare il lavoro, per accettare in parte quella di Lauderdale, secondo cui il capitale costante sostituiva il lavoro. Di tale teoria egli, rifiutava la conclusione, secondo cui il capitale costante creava valore, poiché in tal modo si confondeva tra valore d’uso e valore di scambio delle macchine e non si coglieva il ruolo del capitale costante nel processo di produzione capitalistico. Doveva infatti essere distinta, a giudizio di Marx, la macchina in sè, il mezzo per la trasformazione della materia in prodotto, la condizione tecnologica della produzione, che assorbiva le conquiste della tecnica e che, pertanto, inglobava in sè un valore che cedeva al prodotto e che veniva reintegrato mediante l’ammortamento. Per valore di scambio del capitale fisso, per contro, doveva essere inteso l’uso capitalistico delle macchine, la trasformazione dello strumento in capitale costante in vista dello sfruttamento del plusvalore e dell’assoggettamento della forza-lavoro (K. Marx, Lineamenti fondamentali dei critica dell’economia politica, “”Grundrisse””, Voll. 2, 1977 , op.cit, p. 701 e seg.). “”E’ nella produzione del capitale fisso che i capitale si pone come fine se stesso””, poiché soltanto in tal modo era possibile incrementare le forze produttive e diminuire il valore delle merci destinate al sostentamento della forza lavoro. Lo sviluppo stesso del capitale costante risultava funzione del livello generale del processo di accumulazione, della possibilità, vale a dire, di dirottare risorse dalla produzione di beni di consumo immediato a quella di beni capitali. Il tempo di lavoro complessivo dedicato alla creazione di capitale costante stava a quello destinato alla produzione di beni di consumo come il tempo di lavoro eccedente stava a quello necessario: sotto tale profilo, il capitale costante “”non solo nella sua quantità ma anche nella sua qualità”” risultava indice certo del grado di sviluppo di una economia”” (Ibid, pp. 719, 720)”” [Piero BOLCHINI, Tecnica e rapporti di produzione in K. Marx’, (in) ‘Tecnica ed economia nell’Ottocento’, 1980]”,”MADS-580″
“BOLDRINI Arrigo COLOMBI Arturo DE-CLEMENTI Andreina GALANTE GARRONE Alessandro GIOLITTI Antonio LEONETTI Alfonso LEPRE Aurelio NATTA Alessandro FRANCOVICH Carlo PAVONE Claudio LAJOLO Davide COLLOTTI Enzo COLLOTTI PISCHEL Enrica LUSSU Emilio RAGIONIERI Ernesto SANTARELLI Ezio CATALANO Franco PESCE Giovanni QUAZZA Guido CALVINO Italo BASSO Lelio BERGONZINI Luciano CORTESI Luigi VALIANI Leo BERLINGUER Mario GIOVANA Mario SCOCCIMARRO Mauro ALATRI Paolo SPRIANO Paolo LEDDA Romano SCAPPINI Remo ZANGRANDI Ruggero CERRONI Umberto GERRATANA Valentino e altri”,”Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza. Volume II. D-G.”,”Direttore dell’opera Pietro Secchia, vicedirettore Enzo Nizza Redazione: Bruno ANATRA Angelo AVER Cesare DE-SIMONE Mario GIOVANA Alfonso BARTOLINI Filippo FRASSATI Pietro CARACCIOLO Celso GHINI Romano LEDDA”,”ITAR-174″
“BOLDRINI Sandro”,”La prosodia e la metrica dei Romani.”,”Sandro Boldrini insegna Storia della lingua latina presso l’Università degli Studi di Urbino.”,”STAx-134-FL”
“BOLDRINI Arrigo”,”Diario di Bulow. Pagine di lotta partigiana, 1943-1945.”,”Nato nel 1915 a Ravenna, Arrigo Boldrini iniziò a lavorare come perito agrario. Inviato al fronte durante la guerra, l’8 settembre 1943 pronunciava in piazza Garibaldi a Ravenna un discorso che esortava alla lotta contro i tedeschi e i fascisti. Sostenitore e organizzatore della resistenza anche in pianura, diveniva comandante militare (comandante Bulow) del ravennate (medaglia d’oro nel 1945. Deputato alla Costituente, rieletto alla Camera fino al 1976, anno in cui è stato eletto senatore. È stato presidente nazionale dell’ANPI dal 1947.”,”ITAR-025-FSD”
“BOLELLI Tristano”,”Italiano sì e no. I mille problemi della lingua parlata e scritta.”,”BOLELLI Tristano dopo gli studi compiuti a Pisa, Heidelberg e Parigi, è diventato professore all’ Università di Pisa, dove ha diretto l’ Istituto di Glottologia dal 1948 al 1983 e dove è stato vicedirettore della Scuola Normale Superiore per otto anni. (V. retrocopertina).”,”ITAG-045″
“BOLELLI Tristano”,”Lingua italiana cercasi.”,”BOLELLI dopo gli studi compiuti a Pisa, Heidelberg e Parigi è divenuto professore all’ Università di Pisa dove ha diretto l’ Istituto di Glottologia dal 1948 al 1983 e dove è stato vicedirettore della Scuola Normale Superiore per otto anni. Ha scritto varie opere sul tema (v. retrocopertina). Le parole che compongono i ‘Promessi sposi’ del MANZONI sono più di 223 mila, che, tenendo conto delle classificazioni grammaticali (verbi, plurali, femminili ecc.) si riducono a 8950. L’ ultimo Zingarelli ne contiene 127 mila. In DANTE si registrano 13.769 parole.”,”ITAB-079″
“BOLIN Wilhelm”,”Spinoza. Ein Kultur – und Lebensbild.”,”BOLIN Wilhelm professore nell’Università di Helsingfors. Da ‘filosofico.net’: SPINOZA A cura di Diego FUSARO: In una libera Repubblica é lecito a chiunque di pensare quello che vuole e di dire ciò che pensa. Benedetto ( Baruch ) Spinoza opera in Olanda nella seconda metà del 1600 e , come il collega Hobbes , cercherà di risolvere una volta per tutte il problema , lasciato in eredità da Cartesio , del rapporto tra la res cogitans ( la spiritualità ) e la res extensa ( la materia ) , non rinunciando tuttavia a porsi anche problemi politici con schemi simili a quelli di Hobbes , ma con risultati incredibilmente diversi : Spinoza é uno dei primi grandi teorici della democrazia . Tuttavia , per meglio comprendere la sua filosofia , é opportuno fare riferimento al contesto sociale e culturale in cui egli vive ; come suggerisce il cognome , Spinoza , pur vivendo in Olanda , é un pensatore di origine ebrea e fa parte di quelle famiglie cacciate dalla Spagna in quanto ebree a fine ‘400 , rifugiatesi in Portogallo per poi fuggire anche da lì per via dell’ improvviso assorbimento del Portogallo da parte della potenza spagnola . L’ Olanda seicentesca é stata più volte definita una vera e propria isola di tolleranza : liberatasi dal dominio spagnolo nel 1500 con una lotta dalle valenze sia nazionali sia religiose , era però sconvolta da lotte interne : vi erano i dinamici mercanti di Amsterdam , calvinisti moderati ( si era diffuso l’ arminianesimo ) , che sostenevano il regime repubblicano : erano moderati sia in ambito politico sia religioso ; il loro capo era il famoso De Witt , denominato “” gran pensionario d’ Olanda “” , titolo affine a quello di presidente della Repubblica dei giorni nostri . Contrapposto a questo schieramento moderato , vi era poi quello di Guglielmo D’ Orange , che aveva l’ appannaggio alla suprema carica militare e mirava a realizzare non una repubblica , bensì una monarchia . Egli godeva dell’ appoggio degli artigiani olandesi , i ceti popolari più estremisti tanto sul piano religioso quanto su quello politico . In un primo momento il potere fu in mano al moderato De Witt e l’ Olanda godette di un’ ottima tolleranza religiosa , vissuta in modo singolare : si tratta di una tolleranza religiosa “” per gruppi “” . C’ era in altre parole equilibrio tra le diverse componenti religiose ( ebrei , protestanti , anabattisti … ) . Lo Stato olandese , che si contraddistingueva per essere molto “” leggero “” , riconosceva i vari gruppi religiosi e ogni singolo individuo apparteneva allo stesso tempo allo Stato olandese e alla religione del gruppo di appartenenza . E’ una tolleranza enorme per quegli anni , in cui in Francia veniva revocato l’ editto di Nantes . Era addirittura possibile pubblicare tutti i libri che si volevano senza correre il rischio di incappare nella censura . Tuttavia va detto che questa tolleranza e questa libertà erano riconosciute ai gruppi e non ai singoli : un uomo singolo , di per sè , non era mai totalmente libero e , se allontanato dalla propria comunità religiosa , egli perdeva la libertà . Fu quel che accadde a Spinoza , della comunità ebraica . Egli dimostra grandi doti intellettuali fin dalla gioventù , però manifesta posizioni teoriche incompatibili con la religione ebraica tradizionale e non tarda ad arrivare alla rottura e alla “” scomunica “” , l’ esclusione dalla comunità : da quel momento egli vive come un esiliato in patria : si era infatti olandesi nella misura in cui si apparteneva ad una comunità . Tuttavia Spinoza non si lascia andare e ama frequentare i salotti borghesi e non i filosofi di professione . Nella sua emarginazione egli vive producendo lenti per cannocchiali , attività nella quale gli olandesi primeggiavano e un personaggio come Galileo aveva avuto modo di sperimentarlo creando il cannocchiale ; é tipica della tradizione ebraica che ciascuno debba avere un suo mestiere nel corso della vita . Ecco che Spinoza scelse il settore della produzione delle lenti , un lavoro che , a suo dire , conciliava l’ attività speculativa . Tuttavia la sua non fu solo una necessità , ma anche una scelta : ricevette promesse di importanti incarichi pubblici ma rifiutò sempre sostenendo di preferire la libertà al denaro : da produttore di lenti avrebbe sempre potuto pensare liberamente . Fu una persona molto pacata e tranquilla e , si racconta , l’ unica volta in cui perse la pazienza fu in occasione dell’ assassinio del condottiero De Witt : uscì da casa furibondo , si recò sul luogo del delitto , gremito di rivali e assassini di De Witt e si pronunciò apertamente contro tale azione , rischiando il linciaggio . La filosofia di Spinoza é il punto di incontro tra le più disparate concezioni filosofiche : sullo sfondo c’ é la recente filosofia cartesiana e la filosofia spinoziana nasce proprio come tentativo di risolvere il complesso problema del rapporto tra le due res . Notevole risulta anche l’ influenza del neoplatonico italiano cinquecentesco Giordano Bruno , dell’ antico stoicismo e della religione ebraica . Esaminiamo ora nel dettaglio i contenuti del pensiero spinoziano : il problema da cui nasce e il metodo con cui viene impostata l’ intera sua filosofia , come accennato , é di derivazione cartesiana : l’ impostazione fortemente matematica molto risente della tradizione cartesiana e , più in generale , del secolo in cui Spinoza vive . Il suo testo più importante , non a caso , si intitola Etica dimostrata alla maniera geometrica : la struttura argomentativa dell’ opera é quella dei libri di geometria : compaiono teoremi , definizioni , scoli , corollari . Si tratta di un vero e proprio ragionamento geometrico tipicamente seicentesco . Così come Cartesio spiega la sua filosofia con le 4 regole matematiche del metodo , anche Spinoza illustra il suo pensiero filosofico tramite la geometria . Nel dimostrare l’ etica alla maniera geometrica , Spinoza risulta essere fortemente influenzato dallo stoicismo : già in Cartesio vi era qualche elemento stoicheggiante , tuttavia in lui lo stoicismo non era così massicciamente presente : dall’ opera stessa ( L’ etica dimostrata alla maniera geometrica ) emerge lo stoicismo spinoziano : di tutta l’ opera , infatti , solo l’ ultima parte tratta di etica , mentre nel resto vengono affrontate problematiche metafisiche e gnoseologiche . E’ tipicamente stoica l’ idea che l’ obiettivo ultimo della filosofia debba essere l’ etica , ma che per capire come comportarsi si debba prima delineare la struttura complessiva della realtà che ci circonda ; é dalla struttura della realtà che deve derivare l’ etica : il mondo é così e funziona in questo modo , io mi devo comportare di conseguenza . Ecco che Spinoza , sulle orme degli stoici , dedica all’ etica , che é il vero obiettivo della sua filosofia , solo la parte conclusiva dell’ opera , riservandone i tre quarti a questioni metafisiche e gnoseologiche . Anche quando si parla di metafisica e gnoseologica , l’ obiettivo ultimo rimane l’ etica . E’ indubbiamente un atteggiamento di forte sapore ellenistico . Tipicamente stoico , poi , é il contenuto stesso dell’ etica : per raggiungere la felicità si deve ricercare la tranquillità , la quale deriva dal conformarsi all’ andamento razionale e necessario della realtà . Come dicevamo , in Spinoza vi é anche la matrice bruniana : l’ intera realtà , dice Spinoza sulla scia di Bruno , é il risultato di una derivazione da un unico principio : tutto ciò che ci circonda e che ci pare indubbiamente molteplice deriva in verità da un’ unica cosa , di cui é manifestazione . Ancora più bruniana é la convinzione di Spinoza secondo la quale questo derivare non sia tanto un uscir fuori dal principio , quanto piuttosto un autoarticolarsi interno del principio stesso : la realtà non esce dal principio ( come avevano detto Plotino e Cusano ) , bensì vi é un autoarticolarsi interno del principio stesso che manifesta le sue articolazioni ( come aveva detto Bruno ) . C’ é poi sullo sfondo della riflessione spinoziana anche la matrice ebraica : la concezione bruniana era monistica , ossia tutte le contrapposizioni nella realtà venivano superate con la coincidenza degli opposti : per Bruno l’ universo é unico e non presenta i dualismi qualitativi : vi é un’ unica forma e un’ unica materia e non c’ é neanche distinzione tra forma e materia . Qualcosa di simile vi é anche nella concezione spinoziana , ma il monismo assume in lui una coloritura ancora più netta che in Bruno per via della matrice ebraica : l’ ebraismo ha sempre insistito sul carattere unitario di Dio senza accettare la Trinità ; ecco allora che Spinoza risente di quest’ idea fortemente monistica . Dobbiamo fare una precisione prima di entrare nel merito della filosofia spinoziana : sembra che la filosofia di Spinoza sia una pura e semplice commistione delle più bislacche e diverse concezioni filosofiche , nient’ affatto innovatrice . In un certo senso é anche vero , tuttavia rimescolando le varie fonti filosofiche , il prodotto finale del pensatore ebreo é quanto mai originale e innovativo . La sua indagine filosofica , in modo analogo a come si fa in geometria , parte da una definizione : egli esamina la definizione di sostanza data qualche anno prima da Cartesio , il quale l’ aveva in buona parte mutuata da Aristotele ; lo Stagirita aveva definito come sostanza tutto ciò che per esistere non ha bisogno di nient’ altro all’ infuori di se stesso , ponendo così una netta distinzione tra le sostanze e quelli che lui chiamava accidenti : la terra é una sostanza , non ha cioè bisogno di nessuno all’ infuori di sè per esistere ; il marrone invece é un accidente , diceva Aristotele perchè per esistere ha sempre bisogno di una sostanza cui riferirsi : la terra é marrone ; il marrone esiste solo abbinato a sostanze marroni , ha cioè un’ esistenza “” parassitaria “” . Dopo di che Cartesio aveva ripreso questa definizione di sostanza apportando però delle modifiche impostegli dalle sue credenze religiose ( era cattolico ) : sostanza é tutto ciò che per esistere non ha bisogno di null’ altro all’ infuori di sè e di Dio . Sì , perchè per Aristotele il mondo é eterno e increato , per Cartesio ( e per gli altri cristiani ) é Dio che lo crea : quindi la terra per esistere non ha bisogno di null’ altro all’ infuori di sè e di Dio che la genera con la creazione . Ora Spinoza , muovendo dalla definizione cartesiana , accostata a quella aristotelica , non può far altro che riscontrare come Cartesio sia caduto in contraddizione ; la definizione di Aristotele era di per sè assolutamente perfetta e Cartesio , aggiungendo l’ intervento divino per non entrare in conflitto con la Chiesa , é caduto in errore : la definizione aristotelica , se accettata , va accettata fino in fondo , senza modifiche . E così fa appunto Spinoza : sostanza é tutto ciò che per esistere non ha bisogno di nulla all’ infuori di sè . Però questa definizione porta Spinoza laddove Cartesio aveva avuto timore di finire : se esiste solo ciò che per esistere ha bisogno solo di sè , allora esisterà solo Dio ; la res cogitans e la res extensa non possono più esistere così ( l’ aveva anche intuito Cartesio ) e l’ unica a permanere sarà la res divina . Esiste quindi per Spinoza un’ unica sostanza ( Dio ) e se sostanza é ciò che per esistere non ha bisogno di nulla all’ infuori di sè , vuol dire che non vi é nulla che possa ammettere limiti alla sostanza : la sostanza c’ é , é unica ( solo Dio può esistere senza bisogno di nulla all’ infuori di sè ) ed é infinita perchè nulla può limitarla e di conseguenza essa può occupare l’ intero spazio a disposizione ( che é infinito ) . Cartesio ammetteva 3 sostanze perchè con la correzione alla definizione aristotelica poteva considerare sostanze anche la res cogitans e la res extensa , e si era imbattuto nell’ insormontabile problema del rapporto tra res cogitans e res extensa ( come possono tra loro avere contatti la realtà spirituale e quella materiale ? Come é possibile che se metto il braccio materiale sul fuoco sento con l’ anima il caldo ? Ci deve per forza essere un contatto e deve avvenire per urti perchè lo prescrive il meccanicismo : ma come fa il corpo ad entrare in contatto per urti materiali con l’ anima che é immateriale ? ) ; ora Spinoza , riprendendo la definizione di sostanza data da Aristotele , fa sparire la res cogitans e la res extensa : la sostanza é solo ciò che per esistere ha bisogno di sè e di null’ altro , ma allora solo Dio ( res divina ) é sostanza e quindi esiste , perchè solo Dio può dar vita a se stesso . Esaminiamo ora meglio il carattere inifinito della res divina spinoziana , tenendo sempre presente Giordano Bruno : l’ infinità di Dio é assoluta , ossia investe tutti gli infiniti aspetti in cui può manifestarsi : l’ infinitezza di Dio non si può risolvere in infinitezza spaziale ( Dio é dappertutto ) perchè si tratterebbe allora di un assolutismo relativo , ma deve manifestarsi sotto tutti gli aspetti possibili . Nicola Cusano sosteneva l’ infinitezza di Dio e dell’ universo giocando con metafore geometriche : ben emergeva come l’ infinitezza di Dio ( proprio perchè si tratta di Dio , il principio supremo ) deve essere totale : infinitamente grande , infinitamente buono , infinitamente misericordioso , ecc. La res divina , spiega Spinoza riprendendo in parte Cusano , é assolutamente infinita ( é l’ unica sostanza esistente e non c’ é per questo nulla che la limiti ) e in quanto tale non é infinita solo in modo relativo , ma sotto tutti gli aspetti : e per definizioni questi aspetti non possono che essere infiniti ( estensione , bontà , grandezza , ecc. ) . L’ unica infinita sostanza é dotata , dunque , di infiniti attributi , ossia di infiniti aspetti : questi aspetti valgono allo stesso tempo in termini ontologici e gnoseologici : la si può conoscere sotto infiniti aspetti perchè ontologicamente presenta infiniti aspetti . Tra questi aspetti presenterà indubbiamente l’ estensione ed il pensiero , ossia l’ infinità di spazio e di pensiero ; questi sono solo due degli infiniti attributi ; e tutti gli altri quali sono ? Noi non possiamo saperlo , dice Spinoza , ma sappiamo comunque quanti sono ( sono infiniti ) . Ognuno di questi infiniti attributi é a sua volta infinito : Dio ( la sostanza ) avrà quindi infiniti attributi , di cui conosciamo lo spazio e il pensiero e ognuno sarà infinito : occuperà uno spazio infinito e avrà un pensiero infinito . Ma dire che ciascun attributo é infinito vuol dire che ha infiniti modi di manifestarsi : l’ estensione della sostanza infinita é infinita e può manifestarsi in un’ infinità di modi . Occorre però specificare , per non cadere in errore , che modi e attributi ( 2 cose ben diverse ) non sono sostanze : l’ unica sostanza é la res divina , Dio . Proprio perchè infinita , la sostanza presenta infinite manifestazioni e infiniti sono i modi , le singole maniere di manifestarsi . Per esempio , i modi dell’ estensione sono tutti quei modi in cui l’ estensione può manifestarsi . I modi del pensiero , spiega Spinoza , sono le singole idee e le singole menti : ciascuno di noi é un modo di manifestarsi dell’ unica sostanza . Ma perchè l’ uomo , degli infiniti attributi di Dio , può solo conoscerne due , cioè l’ estensione e il pensiero ? Perchè sono gli unici due che gli competono , ossia quei due attributi che sono presenti in quel modo di manifestarsi della sostanza che sono gli uomini : il pensiero e l’ estensione , che Cartesio aveva chiamato res cogitans e res extensa ; tutti gli altri attributi , che sappiamo essere infiniti , non possiamo neanche immaginarli perchè con essi non abbiamo rapporto . Con la questione dell’ unica sostanza ( Dio , la res divina ) , alla quale Spinoza é approdato seguendo la definizione di Aristotele , si eliminano le due res cartesiane , che fungevano da vere e proprie sostanze distinte , per lasciar spazio ad una sola sostanza : ecco quindi che estensione e pensiero non sono più due sostanze ( come era in Cartesio ) , ma diventano due attributi differenti della medesima sostanza ; essi non sono più due cose differenti , bensì sono due aspetti differenti della stessa cosa ( Dio ) : sono cioè due distinti modi di manifestarsi e di essere conosciuta della res divina ( l’ unica sostanza ammessa ) ; il che comporta che quello che avviene nella sostanza sotto un attributo sia identico a quello che avviene sotto l’ altro attributo : ma come funziona il processo misterioso del contatto tra anima e corpo , per via del quale quando poggio la mano su una superficie calda sento il calore con l’ anima ? Ciò che avviene nel corpo é esattamente quello che avviene nell’ anima ( sono due aspetti dell’ unica sostanza ) , ma in modo diverso : é la stessa cosa vista da due diversi punti di vista , dal punto di vista corporeo e da quello spirituale . Tra pensiero ed estensione , dunque , non può esservi alcun rapporto di causa – effetto : non é un impulso del corpo che muove l’ anima e non é un impulso dell’ anima che muove il corpo . Tuttavia quando io penso con l’ anima di alzare il braccio , esso si alza effettivamente , quasi come se vi fosse un rapporto di causa – effetto ! Cartesio doveva in qualche modo spiegare la questione ricorrendo ad un fatidico incontro tra le due sostanze ; Spinoza , invece , non vedendo le due res come sostanze , può dire che l’ alzata del braccio in seguito al pensiero di alzare il braccio in realtà sono un solo fenomeno visto sotto due diversi punti di vista , quello spirituale del pensiero e quello corporeo : sotto quello spirituale si coglie la volontà di alzare il braccio , sotto quello dell’ estensione si osserva l’ alzarsi fisico del braccio . Si tratta però di una ed una sola modificazione dell’ unica sostanza sotto due diversi punti di vista , i soli degli infiniti che noi possiamo conoscere . E tutto questo avviene non nell’ io cartesiano , bensì nella sostanza divina ( res divina ) : quello che Cartesio chiamava “” l’ io “” , non é altro , come qualsiasi cosa , che una manifestazione dell’ unica sostanza divina . E’ , evidentemente , una concezione fortemente panteistica , vi é cioè un’ identificazione netta tra la sostanza che ci circonda e Dio , il quale si autoarticola e non può essere un Dio creatore quale é quello tradizionale . Spinoza riesce dunque in qualche maniera a risolvere il problema di Cartesio del rapporto tra res cogitans e res extensa : i modi della res cogitans corrispondono a quelli della res extensa , sono la stessa cosa vista sotto un altro profilo . Per definire la concezione spinoziana potremmo inventare una metafora di forte sapore leibniziano : é come se avessimo un orologio in cui é possibile leggere l’ ora da una parte o dall’ altra , sulle due facce : dal momento che le lancette risultano essere visibili anche sul di dietro ed essendo le stesse , viste da una parte o dall’ altra non cambia proprio nulla , se non il punto di vista : così sono il pensiero e l’ estensione , i cui modi corrispodono perfettamente tra loro ; l’ ordine e la successione delle idee corrispondono all’ ordine e alla successione dell’ estensione . La nostra mente stessa , dice Spinoza , é un’ idea ; egli fa altresì notare che i modi del pensiero sono le idee , quelli dell’ estensione sono i corpi . Da questo deriva una gnoseologia : come faccio a conoscere il libro che mi sta di fronte ? La risposta data da Spinoza é che lo conosco in quanto conosco la modificazione che il libro produce sul mio corpo ; toccandolo con la mano , infatti , esso produce una modificazione sul mio corpo , ma si tratta di una modificazione che investe anche il mio pensiero : c’ é la sensazione tattile che arriva a colpire anche l’ ambito del pensiero : proviamo a chiudere gli occhi e a toccare qualcosa : é come se dal contatto fisico risultasse coinvolto anche il pensiero , che si immagina cosa sta toccando il corpo . Ma questa maniera di conoscere “” sensibile “” é solo la forma più elementare di conoscere , il livello meno elevato , dice Spinoza . Dobbiamo però fare alcune osservazioni : il problema cartesiano aveva due sfumature diverse : da un lato il rigoroso meccanicismo di Cartesio gli impediva di far entrare in contatto tra loro la res extensa e la res cogitans : se tutto avviene per urti , come prescrive il meccanicismo , come é possibile che il corpo entri in contatto con l’ anima , che per definizione é immateriale ? Ci deve però essere un contatto , altrimenti come si spiega che toccando con la mano il calore , lo sento con l’ anima ? Ma rimane assurdo parlare di contatto per urto tra il corpo e l’ anima . Ma vi era poi un altro problema insormontabile nel dualismo cartesiano : come possono entrare in contatto due realtà tanto diverse , la materia caratterizzata dal più rigido determinismo , e l’ anima , la cui prerogativa é il libero arbitrio ? Non si tratta certo di un problema da poco . Se messe in contatto ( ammesso che lo si possa fare , visto che il meccanicismo presenta la contraddizione prima illustrata ) , le due realtà si inquinerebbero a vicenda . Dopo aver superato il problema delle due res sottolineando come la sostanza sia una sola ( res divina ) e le altre siano solo modi , Spinoza deve ora superare la problematica dell’ eterogeneità presente tra pensiero ( dove vige il libero arbitrio ) ed estensione ( dove vige il determinismo , ossia la necessità : dato un fatto A ce ne deve per forza essere uno B ) : l’ unica sostanza ( res divina ) dovrà avere un unico meccanismo di funzionamento e Spinoza , dovendo scegliere se attribuirle la libertà o il determinismo , opta per il secondo : la sostanza funziona in modo puramente deterministico , cosa peraltro molto evidente nell’ estensione ( uno dei suoi infiniti modi ) , un pò meno nel pensiero ( un altro dei suoi infiniti modi ) . Tutto questo porta Spinoza ad ammettere il meccanicismo nell’ ambito dell’ estensione , ossia a vedere il mondo fisico come una grande tavola da biliardo dove tutto avviene per contatto fisico ( siamo nel 1600 , il secolo della fisica matematizzata ) , ma anche , seppur in modo diverso , nell’ ambito del pensiero : ci sarà una concatenazione necessaria delle idee analoga alla necessaria concatenazione dei fatti fisici ; tuttavia , é evidente , la concatenazione non sarà in termini fisici , perchè sarebbe assurdo parlare di urti materiali tra idee , bensì in termini metafisici . Per Spinoza tutto procede necessariamente e il libero arbitrio non esiste . Ecco allora che si spiega lo strano titolo dell’ opera spinoziana più importante , l’ etica dimostrata alla maniera della geometria : egli la intitola così non solo perchè intende dare una veste matematizzata tipicamente seicentesca al libro , ma perchè é convinto che tutto , compresa l’ etica , avvenga in modo necessario , alla pari di una dimostrazione geometrica . Non a caso , nel corso dell’ opera , egli afferma che gli infiniti modi della sostanza derivano da essa allo stesso modo in cui dall’ essenza del triangolo derivano i suoi teoremi stessi : tutto avviene necessariamente , compresa la derivazione dei modi dalla sostanza e questo colloca indubbiamente Spinoza nel 1600 , il secolo della matematica e della fisica . Ecco quindi che si può tranquillamente costruire un’ opera di etica allo stesso modo in cui si dà vita ad un libro di geometria proprio perchè gli infiniti modi della sostanza derivano da essa allo stesso modo in cui dall’ essenza del triangolo derivano i suoi teoremi stessi . La metafora del triangolo spiega bene come il derivare dei modi e degli attributi dalla sostanza non sia un venir fuori alla Plotino , come un torrente da una sorgente , bensì si tratta di un autoarticolarsi interno alla Bruno : per dirla con Cusano , i teoremi del triangolo sono complicati nell’ essenza stessa del triangolo e si esplicano per un’ autoarticolazione interna al triangolo : non vi é alcun uscir fuori dal triangolo nè dalla sostanza . Con questa concezione della sostanza in termini necessari , però , sparisce il tempo : prendiamo l’ esempio del triangolo ; quando dico che i teoremi derivano necessariamente dalla sua essenza , questo derivare é nel tempo o fuori dal tempo ? In realtà é l’ una cosa e l’ altra perchè quando dimostro il teorema , lo faccio nel tempo , ma si tratta comunque di un tempo soggettivo ; i teoremi però derivano dall’ essenza stessa del triangolo e quindi sempre ci son stati e sempre ci saranno proprio perchè presenti nell’ essenza stessa del triangolo . E’ proprio il derivare necessariamente che implica l’ atemporalità del processo : il tempo non c’ é perchè se si sa già ( proprio perchè avviene in modo deterministico ) quello che sarà ( il futuro ) , il futuro non c’ é più perchè il futuro , per definizione , c’ é quando non c’ é ancora : una cosa é futura quando non c’ é , ma ci sarà ; ma se tutto é determinato necessariamente , come dice Spinoza , il futuro non c’ é perchè é già nel presente : so già adesso come andranno le cose in futuro perchè tutto avviene necessariamente secondo una concatenazione causale ( da un fatto A uno B , da un fatto B uno C , da un fatto C uno D , e così via ) . Il concetto di futuro , poi , é strettamente connesso con quello di libertà di scelta : dove tutto é già determinato il futuro non c’ é perchè é già adesso , non vi é la libertà e non vi é più il tempo perchè tutto quello che sarà lo so già adesso . E’ vero che io dimostro nel tempo , però tiro fuori dal triangolo qualcosa che era già di per sè nel triangolo : non vi é novità alcuna ( solo dal punto di vista soggettivo può esserci ) . Ecco allora che , in assenza del tempo , l’ uomo deve vedere le cose non come se nel tempo , ma sub specie aeternitatis , sotto l’ aspetto dell’ eternità . Nell’ ambito del meccanicismo si potrebbe , come fece notare nel 1800 La Place e come ha intuito Spinoza , sapere esattamente cosa avverrà per l’ eternità , visto che tutto é già determinato . Ma perchè Spinoza , arrivato al bivio cartesiano , sceglie il determinismo e non la libertà ? Egli , come sempre , parte da una definizione : la sostanza é una e infinita ed é perfetta proprio perchè non manca di nulla ( per dirla con Parmenide ) : ora il Dio di Spinoza ( che é la sostanza , la quale é il mondo ) , deve per forza avere due caratteristiche : 1 ) non può essere libero perchè il poter scegliere di comportarsi così anzichè cosà sarebbe un’ imperfezione ; così come quando ho un’ espressione algebrica , il risultato non mi può dare sia uno sia due , bensì , nella sua perfezione , mi deve dare uno solo dei due , così la sostanza ( che in fondo può essere vista come una grande espressione ) non può che funzionare in un modo ( perfetto ) : non ha libertà e proprio per questo é perfetta . 2 ) Non può agire in modo finalistico : le religioni tradizionali di Dio dicono sempre che agisce liberamente perchè può tutto e che agisce in vista di un bene ( ha un fine ) . Il Dio di Spinoza non agisce liberamente e non può neanche avere un fine perchè avere un fine implica la mancanza di qualcosa , il desiderarlo e agire in modo da ottenerlo : pensiamo alle concezioni tipicamente finalistiche , l’ eros platonico o il mondo aristotelico , concezioni secondo le quali si muoveva verso un fine proprio per supplire a delle mancanze . Ma Dio non può mancare di qualcosa e quindi non ha fini , bensì agisce in termini deterministici proprio perchè agisce in maniera razionale . La sostanza é Dio stesso : tutto ciò che ci circonda , quindi l’ intero universo , é Dio stesso : Deus sive natura , Dio ovvero la natura stessa : é una concezione più panteistica di tutte quelle fino ad ora affiorate nella storia della filosofia : non a caso c’ é stato chi ha parlato di pancosmismo , sottolineando che , se é vero che il mondo si identifica in Dio , é altrettanto vero che Dio si identifica nel mondo : la res divina viene sostanzialmente ridotta al mondo intero e la concezione spinoziana può quindi essere detta pancosmica . Certamente , poi , il Dio di Spinoza non é il Dio persona di cui parlava Pascal , ma é quello dei “” filosofi e degli scienziati “” , dimostrabile con la ragione . E’ interessante notare come in età romantica ci sia stato un acceso dibattito a riguardo di Spinoza dove emersero posizioni a favore del filosofo ebreo : si vedeva infatti un divinizzarsi totale dell’ universo . Tuttavia non mancarono anche gli atteggiamenti di rifiuto alle posizioni spinoziane : il Deus sive natura , infatti , può essere visto come la più radicale affermazione dell’ ateismo : Dio é il mondo intero , ma é come se Egli sparisse nel momento in cui diventa il tutto perchè non ha libero arbitrio e non agisce secondo fini . Certo agisce razionalmente , ma questo non significa che effettui una scelta razionale tra due possibili cose , non é il Demiurgo di Platone che sceglie tra le varie cose e muove verso un fine : la razionalità secondo cui agisce il Dio spinoziano , infatti , é la stessa secondo cui i teoremi del triangolo derivano dall’ essenza stessa del triangolo : certo é un derivare razionale , ma é evidente come non vi sia nè libertà nè finalità alcuna : d’ altronde , come abbiamo già spiegato , la definizione stessa di Dio implica la sua perfezione e una cosa che possa scegliere non può essere perfetta , perchè l’ idea della scelta in un certo senso implica che chi sceglie possa cadere in errore : la cosa giusta da fare é una sola e Dio non può far altro che compiere quella senza libertà alcuna . Così dicendo , Spinoza fa definitivamente cadere il concetto di possibilità : non c’ é possibilità alcuna nella res divina e tutto avviene necessariamente e , quindi , razionalmente : e dato che tutte le cose esistenti sono modi dell’ unica sostanza , allora nel mondo non esiste la possibilità e tutto procede razionalmente e necessariamente . Altro segno di perfezione é l’ agire in base a cause efficienti e non finali : la causa efficiente implica la necessità assoluta ( da un fatto A , uno B ) , quella finale comporta invece la mancanza , l’ agire in vista di qualcosa di cui si é sprovvisti : non a caso Pico della Mirandola faceva notare come sia contradditorio attribuire l’ eros platonico a Dio : si ama qualcosa di cui si é sprovvisti , ma Dio é perfetto , non manca di nulla e quindi non può amare ; vale lo stesso discorso per le cause finali : Dio non manca di niente perchè lui stesso é tutto e quindi non muove verso fine alcuno . Ecco allora che Spinoza sostiene che la sostanza agisce esplicando in modo necessario la propria razionalità . Ma se Dio non ha fini nè libertà , allora anche l’ uomo non può averne proprio perchè é manifestazione ( modo ) della sostanza , come qualsiasi altra cosa esistente . Però , almeno in apparenza , sembra proprio che l’ uomo abbia sia fini sia libertà : può infatti scegliere liberamente di perseguire i suoi fini . Ma Spinoza fa notare come le cose non stiano così : il credere di essere liberi e di agire secondo fini é un errore dovuto all’ ignoranza dell’ uomo , che é portato a ritenere libere e finalizzate le proprie azioni per il semplice motivo che ignora la concatenazione causale necessaria che muove ogni cosa : l’ uomo , in altre parole , non si rende conto di essere parte del tutto ( Deus sive natura ) , ma é convinto di avere esistenza autonoma . In realtà , spiega Spinoza , ogni singola azione e ogni comportamento é governato dalla concatenazione delle cause necessarie della res divina . L’ uomo , pensando di essere una entità a se stante e autonoma , crede ( a torto ) di essere libero e di poter agire secondo fini : voglio andare a vedere una mostra , decido di andarci e vado : questo é il classico ragionamento degli uomini per dimostrare la loro libertà di perseguire i propri fini . Ma in realtà le cose non stanno così : io vado a vedere la mostra non perchè ho liberamente scelto di adempiere quel fine ( come si é generalmente portati a credere ) , ma perchè coinvolto dalla inevitabile concatenazione delle cause : ho letto un foglio che parlava di tale mostra , nel mio cervello si é innescato un complesso meccanismo che fa muovere il corpo che mi conduce a vedere la mostra : ho agito puramente secondo cause meccaniche e necessarie , senza alcun fine . L’ errore del finalismo consiste in un errore di prospettiva , nell’ anticipare quello che avverrà , quasi come se fosse un obiettivo : ma in realtà non vado là perchè così ho deciso , bensì perchè agisco secondo cause necessarie . Spinoza si avvale di argomentazioni simili per quel che riguarda i miracoli : essi , secondo la tradizione , sono stravolgimenti improvvisi da parte di Dio delle leggi fisiche ; Dio infatti solitamente non agisce sul mondo ; dà leggi alla natura ( le leggi fisiche ) ed essa agisce secondo quelle leggi : é quindi possibile studiare il mondo senza tener conto di Dio , come sosteneva Telesio . Il miracolo consiste proprio in un inusitato intervento di Dio il quale stravolge le leggi fisiche da lui introdotte e agisce come causa prima sul mondo , ossia in modo diretto . Di fronte ai miracoli ci si può atteggiare in due modi diversi , accettandoli o rifiutandoli , ma Spinoza adotta una soluzione alternativa : quelli che comunemente chiamiamo miracoli ci sono , ma non sono miracoli ; Spinoza non intende mettere in discussione la veridicità storica di certi eventi biblici quali l’ apertura delle acque del Mar Rosso , ma vuole dimostrare come questi fatti insoliti non siano stravolgimenti delle leggi fisiche da parte di Dio : la definizione stessa di Dio é quella di ente perfetto che agisce perfettamente ( secondo necessità ) : ma se é perfetto e agisce perfettamente , perchè mai dovrebbe intervenire sulle leggi fisiche da lui introdotte quasi come se volesse correggerle ? Se é perfetto le leggi fisiche non possono che essere perfette e non necessitano di modificazioni . Va poi ricordato che , nella concezione panteistica di Spinoza , Dio e le leggi di natura ( Deus sive natura ) coincidono . Se Dio é perfetto ( e lo é per definizione ) , il miracolo non può esistere perchè sarebbe una prova dell’ impotenza divina incompatibile appunto con il concetto di perfezione . Il miracolo non esiste e quelli che nelle Scritture vengono fatti passare per tali , spiega Spinoza , non sono altro che fatti rarissimi , tanto rari da apparire veri e propri stravolgimenti delle leggi fisiche ; in realtà essi rientrano totalmente nella razionalità del tutto ed é l’ uomo , con la sua ignoranza , che non sa coglierne i motivi razionali e le cause necessarie . L’ identificazione Dio-universo ha importanti conseguenze sulle teorie etiche spinoziane ; molte teorie egli le mutua dalla tradizione stoica , come peraltro da essa aveva mutuato l’ idea della coincidenza della libertà con la necessità . L’ uomo deve eliminare le passioni e per far questo deve prendere atto della razionalità che governa il tutto fino ad assimilarsi con lo scorrere razionale del tutto stesso . Questa teoria può vagamente ricordare quella dell’ omoiosis qeo ( l’ assimilazione a Dio ) di Platone . Tuttavia in una filosofia come quella di Spinoza ( e così era anche per Bruno ) diventare Dio significa rendersi conto di essere Dio : l’ uomo é infatti un modo dell’ unica sostanza ( Dio ) e l’ “” indiarsi “” consiste proprio nell’ intuire l’ identificazione Dio-natura-uomo ; Spinoza parla di amor Dei intellectualis , un vero e proprio slancio di amore e di intelletto verso Dio , un qualcosa di assai simile all’ eroico furore di Giordano Bruno : con questo slancio amoroso e intellettuale verso Dio mi assimilo all’ unica sostanza , ossia divento ciò che già ero , rendendomi conto di non avere esistenza autonoma : arrivo a vedere che ogni cosa , anche la più irrazionale , se vista dall’ ottica del tutto , avviene secondo ragione e necessità e da questa constatazione ottengo la tranquillità d’ animo . Ognuno di noi non deve diventare Dio perchè lo é già , ma deve rendersi conto di esserlo perchè , fin tanto che non se ne accorgerà , non sarà pienamente Dio : bisogna riuscire a diventare ciò che si é già , per dirla con Nietzsche . Ed é proprio rendendosi conto di essere Dio che l’ uomo può raggiungere l’ annientamento delle moleste passioni e dei turbamenti . Bisogna eliminare il pentimento ossia il dolore che si prova nel momento in cui si rimpiange di non essercisi comportati diversamente , avendo optato per qualcosa di peggiore : il pentimento comporta nella sua stessa natura un duplice errore : il credere di potersi comportare diversamente , quasi come se si avesse libertà di scelta é il primo grossolano errore dovuto all’ ignoranza umana : tutto avviene necessariamente e non c’ é spazio per la libertà . Il secondo errore , altrettanto grave e connesso al primo , consiste nel credere di aver scelto la via sbagliata : il primo errore é credere di poter scegliere , il secondo é pensare di poter scegliere la via sbagliata : la “” scelta “” fatta , per definizione , era quella buona , dettata dalla catena causale e necessaria . Nell’ idea di pentimento , fa notare Spinoza , é implicito il finalismo : per ottenere quello scopo mi sarebbe convenuto agire così … ma la scelta fatta é necessariamente quella giusta in termini meccanici e causali , quella che segue la razionalità del tutto : a me potrà anche sembrare di aver agito scorrettamente , ma se mi metto nell’ ottica del tutto ho agito giustamente , secondo necessità . La possibilità di peccare , ossia il lasciarsi tentare e distogliere dalla retta via per agire in modo malvagio , sembra così essere eliminata . Se il pentimento é assurdo , lo é altrettanto l’ arrabbiarsi perchè le cose non vanno come vorrei : le cose vanno secondo la razionalità del tutto e quindi nel migliore dei modi , checchè possa pensare io singolo . Tuttavia non si può fare a meno di notare come in Spinoza vi sia una convergenza tra i due significati del verbo dovere : esso implica infatti tanto una necessità ( la penna deve per forza cadere se lasciata ) quanto un’ idea di giustizia ( dovete studiare di più : non lo fate , ma sarebbe giusto che lo faceste ) . In Spinoza questi due significati diversi vengono a coincidere nel senso che tutto ciò che avviene e che é giusto che avvenga , avviene necessariamente . L’ idea di razionalità spinoziana , dunque , indica che le cose non possono avvenire diversamente da come avvengono e , allo stesso tempo , che é giusto che avvengano così . Ciò che deve avvenire necessariamente coincide con ciò che é giusto che avvenga . L’ errore é dovuto all’ ignoranza e consiste nel ritenere di avere esistenza autonoma rispetto al tutto , vedendo l’ andare razionale delle cose ritenute a noi esterne da punti di vista limitati alla propria situazione , senza vedere il legame causale e necessario che lega il tutto . Io singolo individuo potrò anche valutare le cose in termini di peggio o di meglio ( sarebbe stato meglio o peggio che andasse così ) , ma se guardo le cose inserite nella loro totalità universale non c’ é meglio o peggio : c’ é solo necessità e quindi razionalità . Se vivessi come ente a sè stante , allora potrei parlare di meglio o peggio , ma visto che sono un modo di essere del tutto devo vedere con una prospettiva non limitata al mio caso , devo cioè cercare di vedere la rosa nella croce , come dirà Hegel : negli apparenti mali che mi affliggono devo essere capace di vedere gli aspetti positivi , sapendo che tutto va in modo razionale e necessario e non posso fare nulla per cambiarlo : posso solo cambiare il mio atteggiamento . Tutto , per definizione , va come deve andare , razionalmente , necessariamente e quindi giustamente ; noi non siamo sostanze , ma modi dell’ unica sostanza e quindi tutto quel che ci succede , se visto in modo complessivo , va bene . Ma l’ etica spinoziana presenta delle evidenti aporie , quelle contraddizioni presenti in tutte le filosofie deterministiche che pretendono di dare consigli etici : come é possibile che mi si dica come comportarmi , quando tutto procede secondo necessità e non vi é libertà alcuna ? L’ etica di Spinoza é accettabile fin tanto che il pensatore ebreo si limita a descrivere il comportamento necessario dell’ uomo , ma diventa autocontradditoria nel momento in cui dà indicazioni sulle modalità di comportamento da seguire : invita l’ uomo a porsi dal punto di vista della res divina per poter così guardare le cose sub specie aeternitatis sottolineando come , propriamente , il futuro non esista proprio perchè é già nel presente : si tratta di una gnoseologia che parte dal sensibile , passa alla concatenazione causale degli eventi per poi approdare ad una conoscenza con la quale si vede tutto ciò che avviene nella realtà come espressione necessaria dell’ unica sostanza . La contraddizione sta nel fatto che Spinoza indichi il come comportarsi , come se si avesse la libertà di scegliere ; Spinoza infatti invita tutti gli uomini , in quanto modi dell’ unica sostanza , a guardare le cose sotto l’ aspetto dell’ eternità per ottenere la tranquillità dell’ anima : se tutto é già deciso in maniera rigorosamente deterministica non serve a nulla dirmi come comportarmi perchè tanto é già deciso come mi comporterò. Tuttavia la teoria etica spinoziana comporta un altro paradosso , derivato dal primo : il dirmi di comportarmi così non implica solo la possibilità di una scelta , ma anche la condanna di certi comportamenti che vanno evitati : devi fare così e non cosà . Ma se non c’ é libertà di scelta perchè tutto é determinato ( la sostanza é perfetta , quindi fa solo il giusto , dunque non ha scelta : l’ uomo e un modo della sostanza ! ) , non c’ é nemmeno la possibilità di condannare certi comportamenti : tutto avviene necessariamente ( non c’ é libertà ) , quindi tutto ciò che avviene é un bene e comportamenti negativi , per definizione , non ce ne possono essere . Come é quindi possibile che Spinoza condanni il pentimento , la rabbia e le passioni , visto che tutto ciò che avviene é un bene ? Ma se tutto avviene razionalmente é evidente che però le passioni sono ( per definizione ) qualcosa di irrazionale e ci sono perchè Spinoza dice che vanno eliminate : ma se ci sono le passioni vuol dire che forse non tutto va poi così razionalmente … L’ argomentazione spinoziana ( di esplicita derivazione stoica ) consiste nel fatto che non mi si dice come comportarmi nel senso che mi si può distogliere dal compiere un’ azione o cambiare il mio modo di operare proprio perchè tutto avviene in termini deterministici , tuttavia se mi comporto come Spinoza dice é perchè esiste la concatenazione causale dovuta al determinismo stesso : nella concatenazione causale di eventi , dunque , ci sarò anch’ io che mi comporto così dopo aver letto il suo libro . Spinoza ha poi anticipato considerazioni che staranno alla base delle pratiche terapeutiche freudiane : Spinoza sa che le passioni devono per forza essere ( per quanto possa sembrare strano ) qualcosa di razionale perchè tutto ciò che esiste ( in quanto modo dell’ unica sostanza razionale ) deve essere tale ; quindi egli non promuove una loro eliminazione totale , bensì un depotenziamento : per Spinoza la cura delle passioni consiste nel rendersi conto delle motivazioni che le fanno nascere . Nel momento stesso in cui prendo coscienza dell’ origine della passione che mi tormenta , essa si smonta da sè : Freud non cercherà di eliminare drasticamente le malattie psichiche , bensì prometterà ai suoi pazienti di aiutarli a far prendere loro atto della malattia che li affligge , a far venire fuori i motivi della malattia psichica , di cui il paziente non ha ancora coscienza : capire da dove derivino le malattie é come guarirle . Così fa Spinoza con le passioni , evitando di combatterle direttamente , ma aggirandole e spiegandole come fattori naturali , necessari e razionali . Nel momento in cui spiego razionalmente la passione che mi affligge essa cessa di agire su di me e io arrivo a comprendere essenzialmente due cose : in primo luogo che essa non poteva che verificarsi , poichè tutto avviene necessariamente e in secondo luogo che é giusto che si sia verificata perchè ciò che avviene deve avvenire ed é giusto che avvenga . Questo é il succo dell’ etica spinoziana , esposta nell’ Etica dimostrata alla maniera geometrica . Va però notata una cosa : Spinoza si inserisce a pieno titolo nel filone razionalista seicentesco avviato da Cartesio ; egli arriva ad esaltare ancora più di Cartesio l’ onnipotenza della ragione umana sostenendo che essa possa tutto proprio perchè la ragione dell’ uomo , che é modo della sostanza , é la stessa della sostanza stessa , ossia di Dio , il quale é , come dimostrato , infinito e totalmente razionale. Accanto allo scritto dell’ Etica dimostrata alla maniera geometrica , che é senz’ altro il più importante , ve ne sono altri in cui si occupa del miracolo , della tolleranza religiosa ( di cui é strenuo sostenitore , anche per via delle vicende personali ) e della politica . Spinoza avvia la sua discussione politica da un punto di partenza simile a quello di Hobbes per arrivare , però , non allo stato assoluto ( come Hobbes ) , bensì alla democrazia , che viene ad aggiungersi al liberalismo spinoziano , emerso soprattutto nella sua profonda tolleranza religiosa . La concezione spinoziana della politica molto risente dell’ impianto metafisico : non essendovi distinzione tra “”essere”” e “”dover essere”” , non avrebbe molto senso parlare di diritto come ciò che é e ciò che sarebbe giusto che fosse proprio perchè tutto ciò che é , é giusto che sia . Nello stato di natura , la retrograda condizione che precede lo stato moderno , il diritto di ogni singolo essere si estende quanto si estende la sua potenza : tutto questo é indubbiamente coerente con la metafisica spinoziana . Già Hobbes diceva che nello stato di natura ciascuno ha diritto su tutto : lo stesso é per Spinoza , a parere del quale ogni singolo ha diritto su tutto ciò che ha la potenza di prendere per sè . Dal punto di vista metafisico il diritto su tutto , però , ce l’ ha solo la sostanza ( la res divina ) che é infinita , ha potenza infinita e quindi ha anche diritto infinito . Però gli uomini non possono avere sulle cose un diritto infinito ( come diceva Hobbes ) proprio perchè , in quanto modi , sono limitati : avendo potenza limitata , avranno anche diritto limitato . A questo punto Spinoza fa in politica lo stesso discorso che faceva nell’ etica : là occorreva abbandonare il particolare per mettersi nell’ ottica della sostanza e per vedere che tutto avviene razionalmente e quindi per ottenere la felicità da questa constatazione , che porta a superare l’ infelicità , ossia il punto di vista ristretto che prima si aveva . In politica é grosso modo la stessa cosa : abbiamo potenza e diritto limitati , ma potremmo provare ad acquisire diritto e potenza più ampi unendoci tutti insieme , sommando le nostre singole potenze e i nostri singoli diritti ; come comunità , avremo maggior potenza e quindi maggiori diritti . Per far questo occorre che i singoli individui si spoglino dei loro singoli diritti e delle loro singole potenze non in favore di un terzo ( come diceva Hobbes ) , ma in favore di se stessi : ognuno si priva della sua singola potenza e dei suoi singoli diritti per poi riacquisirli come comunità : non appena io cedo il mio diritto , subito lo recupero come membro della collettività , non rimane in mano ad un terzo . Anch’ io come singolo faccio parte del gruppo che detiene i diritti . Certo ci sono anche degli svantaggi : quando cedo i miei diritti di singolo per riacquisirli come collettività , non posso più fare come mi pare perchè non ne ho più il diritto , ma devo attenermi alle regole prese dalla comunità , di cui comunque faccio parte . Molto maggiore , secondo Spinoza , é il vantaggio : il diritto di cui partecipo come collettività ( proprio perchè somma di potenze ) é molto maggiore rispetto a quello di cui partecipavo come singolo . Da notare però che le leggi sono vincolanti : le leggi stabilite dalla comunità sono espressioni del volere di tutti , anche di chi non é d’ accordo : io posso non concordare come singolo , ma come membro della comunità non solo devo rispettarle , ma devo anche riconoscerle come espressione della mia volontà ; obbedendo ad esse obbedisco a me stesso perchè ho ceduto il diritto di singolo a me stesso come membro della collettività : mentre cedo il mio diritto di singolo perdo quello a fare quello che mi pare e devo agire come vuole la comunità ( come prescrivono le leggi ) ma ho acquisito un nuovo diritto : quello di determinare insieme agli altri la decisione collettiva . Cento anni dopo Spinoza , circa , Rousseau sosterrà tesi assai vicine a quelle del pensatore ebreo . Anche per Spinoza , come per Hobbes , non c’ é diritto alla ribellione perchè ribellarsi é andare contro alle decisioni prese dalla collettività , di cui io faccio parte : é come decidere una cosa e poi ribellarsi ad essa .”,”BIOx-190″
“BOLIS Luciano”,”Il mio granello di sabbia.”,”Cenni sulla Casa dello Studente”,”ITAR-143″
“BÖLL Heinrich”,”Il mestiere inspiegabile. La scrittura come contemporaneità. Dialogo con Heinrich Vormweg.”,”Heinrich BÖLL (Coloni 1917, Bonn 1985) popolare scrittore tedesco, premio Nobel nel 1972. Tra le sue opere: ‘Foto di gruppo con signora’, ‘L’onore perduto di Katharina Blum’, ‘Il treno era in orario’, ‘Opinioni di un clown’.”,”GERS-013″
“BOLL Michael M.”,”The Petrograd Armed Workers Movement in the February Revolution (February-July, 1917). A Study in the Radicalization of the Petrograd Proletariat.”,”Introduction, Conclusion, Appendix, Bibliography, Footnotes, Index of Names,”,”RIRx-044-FL”
“BÖLL Heinrich”,”L’onore perduto di Katharina Blum, ovvero Come può nascere e dove può condurre la violenza.”,”BÖLL Heinrich è nato a Colonia nel 1917. In Italia sono state pubblicate varie sue opere presso le edizioni Einaudi. Heinrich BÖLL (Colonia 1917, Bonn 1985) popolare scrittore tedesco, premio Nobel nel 1972. Tra le sue opere: ‘Foto di gruppo con signora’, ‘L’onore perduto di Katharina Blum’, ‘Il treno era in orario’, ‘Opinioni di un clown’. Ecco una breve sintesi del romanzo L’onore perduto di Katharina Blum, di Heinrich Böll: ‘La vicenda: Katharina Blum, una cameriera di Colonia, si innamora di Ludwig Götten, un rapinatore di banche ricercato dalla polizia. Dopo aver trascorso una notte con lui, viene arrestata e interrogata. Un giornale scandalistico, Die Zeitung, la dipinge come una complice e una comunista, rovinando la sua reputazione e la sua vita. Katharina, esasperata, uccide il giornalista Walter Tötges, autore degli articoli diffamatori, e si costituisce alla polizia. La critica: Il romanzo è una denuncia dello strapotere della stampa, che manipola e deforma la realtà, violando la privacy e la dignità delle persone. Böll si ispira al caso di Ulrike Meinhof, una terrorista della RAF, e al giornale Bild, che la attaccò duramente. Il romanzo è scritto come una cronaca giudiziaria, con un linguaggio preciso e asettico, che contrasta con le emozioni e le sofferenze dei personaggi. Il messaggio: Il romanzo mostra come la violenza possa nascere e diffondersi in una società in cui i media sono corrotti e irresponsabili, e in cui i diritti umani sono calpestati. Katharina Blum è una vittima innocente, che reagisce all’ingiustizia con un gesto estremo, ma comprensibile. Böll invita il lettore a riflettere sul ruolo dell’informazione e sulla responsabilità civile. Il film: Dal romanzo è stato tratto un film nel 1975, diretto da Volker Schlöndorff e Margarethe von Trotta, con Angela Winkler nel ruolo di Katharina Blum. Il film è fedele al libro, e ne riprende lo stile documentaristico e la critica sociale. Il film ha avuto un buon successo di pubblico e di critica, e ha vinto il premio BAFTA come miglior film straniero’. (f. copil.)”,”VARx-053-FSD”
“BÖLL Heinrich”,”Perché la città si è fatta straniera. Dialoghi con Heinrich Vormweg.”,”Heinrich Böll (Colonia 1917-Bonn 1985) premio Nobel nel 1972, è tra i più noti e popolari romanzieri tedeschi del dopoguerra. Possiamo ricordaer ‘Opinioni di un clown’ (1963) e ‘Foto di gruppo con signora’ (1971).”,”VARx-068-FSD”
“BOLLATI Giulio”,”L’italiano. Il carattere nazionale come storia e come invenzione.”,”Questo libro è una raccolta di saggi scritti in occasioni diverse, preceduta da una lunga “”digressione”” , come la definisce l’A, sul trasformismo. BOLLATI-G ricerca in questi scritti “”il carattere degli italiani”” da lui inteso come l’immagine che la nazione (e per essa i suoi politici e scrittori) ha cercato di dare di sè nel processo di formazione dell’ Unità e nel corso degli sviluppi successivi. BOLLATI-G (San Pancrazio Parmense 1924 – Torino 1996) ex normalista, ha dedicato la sua attività al lavoro editoriale, pria presso EINAUDI e MONDADORI, poi, dal 1987, come amministratore delegato della BOLLATI BORINGHIERI. Ha pubblicato da EINAUDI saggi comparsi nella “”Storia d’Italia”” e le voci “”MANZONI”” e “”ALFIERI”” edite nell’ “”Albero della Rivoluzione”” (TORINO, 1989). Sempre per EINAUDI, ha curato le edizioni delle “”Tragedie”” di MANZONI-A (1965)”,”ITAS-013″
“BOLLATI Ambrogio”,”Il Congo Belga.”,”BOLLATI era senatore del regno.”,”AFRx-020″
“BOLLATI DI SAINT PIERRE Eugenio”,”La rivoluzione Russa vista da Pietrogrado. Cronistoria degli avvenimenti. Volume primo.”,”Eugenio Bollati di Saint Pierre, Contrammiraglio Una cronaca ferocemente anti-bolscevica e pro ancien regime: “”… la pace di Brest Litowski, conchiusa colla Germania dal famigerato governo massimalista, con a capo quei carnefici del loro paese, che si chiamano Oulianoff e Bromstein, alias Lenin e Trotzki. La storia si incaricherà di far loro il processo, nel quale saranno coinvolti quei dirigenti della Germania colpevoli di aver perpretato sopra un popolo un delitto, che non ha esempio nella storia del mondo e del pari giudicherà ‘quella nazione che, di sottomano, aiutò lo scoppio della rivoluzione'”” (pag 39)”,”RIRx-186″
“BOLLOTEN Burnett”,”El gran engaño.”,”Manuel FRAGA IRIBARNE è direttore del Instituto de Estudios Politicos. “”Il piccolo proprietario leale- dichiarava il giornale socialista Claridad, portavoce della UGT- non deve essere forzato ad entrare nelle fattorie collettive, però deve prestare generoso aiuto tecnico, economico e morale a tutta l’ iniziativa spontanea in favore della collettivizzazione”” (pag 238) leal”,”MSPG-108″
“BOLLOTEN Burnett”,”The Spanish Revolution. The Left and the Struggle for Power during the Civil War.”,”Burnett Bolloten (1909-1987) was a Unided Press correspondent in Spain during the war, and it was then that he began his lifelong practice of collecting original documents relating to the conflict. By invitation, he was a lecturer and director of research on the Spanish Civil War and revolution, for three years, at the Institute for Hispanic and Luso-Brazilian Studies at Stanford University. Foreword by Raymond Carr, Preface, Author’s Note, Acronyms and Other Abbreviations, Some Leading Participants, Notes, Appendixes, Bibliography, Acknowledgments, Index, Maps, 1. Division of Spain, 20 july 1936, 7 november 1936, 8 february 1937, 15 april 1938, march 1939″,”MSPG-043-FL”
“BOLLOTEN Burnett”,”The Spanish Civil War. Revolution and Counterrevolution.”,”Burnett Bolloten (1909-1987) was a Unided Press correspondent in Spain during the war, and it was then that he began his lifelong practice of collecting original documents relating to the conflict. By invitation, he was a lecturer and director of research on the Spanish Civil War and revolution, for three years, at the Institute for Hispanic and Luso-Brazilian Studies at Stanford University. Foreword by Stanley G. Payne, Preface, Author’s Note, Acronyms and Other Abbreviations, Leading Participants, Notes, Bibliography, Acknowledgments, Index, Maps, 1. Division of Spain, 20 july 1936, 7 november 1936, 8 february 1937, 15 april 1938, march 1939″,”MSPG-055-FL”
“BOLOGNA Sergio CARPIGNANO P. NEGRI A.”,”Crisi e organizzazione operaia.”,”Il saggio di BOLOGNA si intitola ‘Moneta e crisi: Marx corrispondente della ‘New York Daily Tribune’. BOLOGNA insegna storia del movimento operaio all’Univ di Padova. Ha pubblicato numerosi saggi fra cui ‘La Chiesa Confessante sotto il nazismo’ (FELTRINELLI, 1967) e ha collaborato al volume collettaneo ‘Operai e Stato’ (FELTRINELLI, 1972). Fa parte del comitato direttivo della rivista ‘1° Maggio’.”,”MADS-154″
“BOLOGNA Sergio”,”La Chiesa confessante sotto il nazismo 1933 – 1936.”,”Sergio BOLOGNA incentra il suo lavoro (frutto della propria tesi di laurea) sul gruppo protestante che solo tentò di impostare un’ opposizione (radicata anche nella tradizione luterana) al regime nazista. I protagonisti, i leader di questo gruppo, che prese nome di ‘ chiesa professante’ sono il teologo svizzero Karl BARTH, considerato il massimo esponente della teologia evangelica del secolo, e il pastore Martino NIEMÖLLER, ex sommergibilista, ex-nazista, e poi simbolo dell’ opposizione protestante a HITLER.”,”GERR-009″
“BOLOGNA Sergio MATTEUCCI Renato ECKELMANN BATTISTELLO Cecilia NEGRI Luigi PERASSO Giuseppe BUSSOLO Maurizio LEONIDA Giovanni NERLI Francesco PERISSICH Luigi PEZZOTTA Savino BERSANI Pierluigi, interventi di”,”Il trasporto internazionale di container, la portualità italiana, la logistica. Atti del convegno.”,”BOLOGNA Sergio MATTEUCCI Renato ECKELMANN BATTISTELLO Cecilia NEGRI Luigi PERASSO Giuseppe BUSSOLO Maurizio LEONIDA Giovanni NERLI Francesco PERISSICH Luigi PEZZOTTA Savino BERSANI Pierluigi, interventi di Competizione dei porti mediterranei con Anversa e Rotterdam. “”Un esperto italiano di problemi portuali, l’ ing. Trotta di Marconsult, ha dimostrato in un articolo pubblicato sull’ ultimo numero dell’ ‘International Journal of Maritime economics’ che il recupero di quote di mercato da parte dei porti mediterranei a scapito dei porti del Nord è più apparente che reale, cioè è un’illusione statistica determinata dalla presenza dei porti di transhipment, che contano i TEU due volte. Trotta prova a fare un confronto dei traffici container negli anni 1997-1999 tra i soli terminal non di transhipment (tra Le Havre, Rotterdam, Anversa, Zeebrugge, Amburgo e Bremerhaven da un lato e Valencia, Barcellona, Marsiglia, Genova, Livorno, La Spezia, Venezia e Koper dall’ altro), il risultato è il seguente (in milioni di TEU): 1997 Porti Nord 15341 Porti Sud 5192 Tot TEU 20533 1999 Porti Nord 17960 Porti Sud 6019 Tot TEU 23980 crescita 2619 827 3466 Come si vede, la crescita complessiva dei porti del Nordeuropa è molto più consistente.”” (pag 13)”,”ITAE-192″
“BOLOGNA Sergio”,”Nazismo e classe operaia, 1933-1993.”,”BOLOGNA Sergio, ha insegnato Storia del movimento operaio e della società industriale in diverse Università (Trento, Padova, Milano, Brema) tra il 1966 e il 1983. Ha diretto per alcuni anni la rivista Primo Maggio. Collabora con la Fondazione di storia sociale del XX secolo di Amburgo della cui rivista 1999. Zeitschrift für Sozialgeschichte è redattore. E’ membro del Comitato scientifico della Fondazione Luigi Micheletti di Brescia.”,”MGEK-089″
“BOLOGNA Sergio”,”Le multinazionali del mare. Letture sul sistema marittimo-portuale.”,”BOLOGNA Sergio (Trieste 1937) svolge attività di consulenza per istituzioni e grandi imprese. Ha coordinato il settore trasporto merci e logistica del Piano Generale dei Trasporti (1998-2000). E’ membro del Board di ACTA (Associazioni Consulenti Terziario Avanzato)”,”ITAE-232″
“BOLOGNA Sergio”,”Le multinazionali del mare. Letture sul sistema marittimo-portuale.”,”BOLOGNA Sergio (Trieste, 1937) svolge attività di consulenza per istituzioni e grandi imprese. E’ membro del Board ACTA.”,”ITAE-256″
“BOLOGNA Sergio”,”Tempesta perfetta sui mari. Il crack della finanza navale.”,”Alla memoria di Amanzio Pezzolo, portuale della Compagnia Unica di Genova Zeno d’Agostino, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Orientale Sergio Bologna già con il libro ‘Banche e crisi’ metteva in guardia il cluster ‘marittimo-portuale’ che i vento stava cambiando. Sergio Bologna, consulente, ha insegnato in diverse università. Ha pubblicato: ‘Ceti medi senza futuro?’ (2007), ‘Maggio ’68 in Francia (2008) con Giairo Daghini, ‘Le multinazionali del mare’ (2010). E’ presidente dell’Agenzia imprenditoriale Operatori Marittimi. Pier Paolo Poggio, storico, è direttore della Fondazione Luigi Micheletti di Brescia. Gian Enzo Duci è presidente di Federagenti, associazione degli agenti marittimi e dei broker italiani. Mario Sommariva è segretario generale dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Orientale. Roberto Prever ingegnere navale, direige la società di progettazione Naos Ship and Boat Design di Trieste.”,”ITAE-367″
“BOLOGNA Sergio / TAIT Serena / CARTOSIO Bruno / ANTONIOLI Maurizio BEZZA Bruno / BUONFINO Giancarlo”,”Moneta e crisi: Marx corrispondente della «New York Daily Tribune» (Bologna) / Alle origini del movimento comunista negli Stati Uniti: Louis Fraina teorico della azione di massa (Tait) / Note e documenti sugli Industrial Workers of the World (Cartosio) / Alcune linee interpretative per una storia dell’Unione Sindacale Italiana: un inedito di Armando Borghi (Antonioli, Bezza) / Il muschio non cresce sui sassi che rotolano: grafica e propaganda IWW (Buonfino).”,”Il primo saggio di S. Bologna ‘Moneta e crisi’ si incentra sulla crisi finanziaria del 1857 (studiata da Marx) in America e in Europa (in particolare Stati Uniti e Francia) “”All’inizio del 1855, sui numeri dell’11, 12, 20 e 25 gennaio della «Neue Oder Zeitung» e poi, a più riprese, nei mesi successivi, Marx affronta il problema delle crisi cicliche ed una serie di questioni legate alla riforma bancaria inglese del 1844. Erano le prime avvisaglie della grossa recessione degli anni 1856-58; era urgente analizzarne a fondo le cause. Novembre 1854-gennaio 1855 vengono datati i quaderni inediti di Marx su ‘Geldwesen, Kreditwsen, Krisen’ (Essenza del denaro, del credito, crisi): il rapporto tra forma denaro e crisi generale doveva essergli chiaro dunque prima dell’esperienza diretta della crisi del 1857. Tuttavia ci sembra legittimo individuare specificamente in questa esperienza un momento di svolta, centrato sul rapporto tra nascente progetto de ‘Il Capitale’ e rinnovata volontà di costruire praticamente le basi del partito rivoluzionario, operaio e internazionale. La stessa unità di fondo tra impianto teorico e progetto di partito non si sarebbe forse realizzata così solidamente senza aver vissuto, tallonato la crisi monetaria del 1857. Da queste premesse siamo partiti per rileggere gli articoli che sull’argomento Marx scrisse per la ‘New York Daily Tribune’ dal giugno 1856 al dicembre 1858 (1). La scarsa attenzione finora dedicata a questa parte dell’attività pubblicistica di Marx è plausibilmente dovuta alla rappresentazione che Marx medesimo ne diede. Ogni occasione è buona per esprimere il disprezzo verso il giornale: «Ieri ho visto di nuovo la NYT (settimanale). Il giornale non porta che ‘electoral dodge’ e lo farà ancora per mesi. Potremo impegnarci di nuovo seriamente con la NYT soltanto quando sarà finita questa merda delle elezioni presidenziali» (2). Esasperato per la riduzione dei compensi, che d’altronde erano l’unica sua fonte di reddito fisso allora, scrive ancora all’amico, il 23 gennaio 1857: «Pestare delle ossa, macinarle e cuocerne delle zuppe come i ‘paupers’ nei ‘workhouses’, ecco a che cosa si riduce il lavoro politico a cui si è bellamente condannati in un simile ‘concern’. Sono insieme consapevole che, asino come sono, ho fornito fin troppo a questi giovanotti, per il loro denaro, se non proprio in questi ultimi tempi, certo per anni (3). A Lassalle, il 12 novembre 1858, scrive di aver fatto tanti articoli in inglese da riempire due grossi volumi «de omnibus rebus et quibusdam aliis». Un lavoro occasionale, dunque, tutto imposto, fuori da un piano d’interessi? Un lavoro salariato, alienato? Un lavoro da fame? Certo. Sua moglie Jenny è esplicita con Conrad Schramm: «Karl lavora di giorno per provvedere al pane quotidiano e la notte per portare a termine la sua Economia» (lettera dell’8 dicembre 1857) (4). «Non sono padrone del mio tempo, ma piuttosto ne sono schiavo. Mi rimane per me stesso solo la notte». «Sono costretto ad uccidere il giorno con lavori per guadagnare. Mi resta solo la notte per dei ‘veri’ lavori» – scrive in due occasioni diverse a Lassalle. Eppure, proprio nell’ultima delle lettere citate, datata 21 dicembre 1857, si lascia sfuggire un’importante ammissione: «L’attuale crisi commerciale mi ha stimolato a preparare qualcosa anche sulla crisi nella stesura definitiva dei miei lineamenti fondamentali (‘Grundzüge’) dell’economia». La verifica di questa ammissione, il confronto cioè tra i materiali raccolti per gli articoli della NYDT, i giudizi contenuti negli articoli medesimi e il testo dei ‘Grundrisse’, la prova cioè che non esisteva affatto scissione tra il lavoro diurno e quello notturno è invece facile da trovare, si presenta ricca di risultati. Ma qui non si tratta di fare una semplice ricostruzione filologica, di catalogare meglio le fonti dei ‘Grundrisse’ e quindi de ‘Il Capitale’, qui si tratta invece di affermare la centralità politico-teorica dell’analisi – pur condizionata dall’occasione giornalistica – della crisi monetaria del 1857. Assumere questa ipotesi non è certo una scoperta originale. Rosdolsky, con la consueta acutezza, aveva formulato un suggerimento preciso in tal senso: «L’interruzione causata nel lavoro intorno alla ‘Critica dell’economia politica’, fra l’estate del 1852 e l’autunno del 1856, dall’attività pubblicistica di Marx non significa che gli studi compiuti a questo fine non abbiano avuto importanza per la sua opera economica. Al contrario, poiché molte delle sue corrispondenze trattavano dei ‘principali avvenimenti economici in Inghilterra e sul continente’, Marx dovette ‘familiarizzarsi con particolari pratici’ che, pur ‘esulando dalla scienza dell’economia politica in senso proprio’, gli riuscirono tuttavia utili per l’avvenire e basti accennare ai numerosi articoli sulla congiuntura economica, sulle questioni di politica commerciale, sul movimento operaio e sugli scioperi in Inghilterra». E ancora «E’ oltremodo caratteristico che la decisione immediata di metter per iscritto il ‘Primo Abbozzo’ e l’ansia febbrile con cui essa venne attuata (il tutto era pronto in nove mesi, fra il luglio del 1857 e il marzo del 1858!) siano state dovute principalmente allo scoppio della crisi economica del 1857». Quindi, concluide Rosdolsky, «varrebbe la pena di raffrontare con cura i temi storico-economici svolti da Marx negli articoli sulla ‘New York Tribune’ da un lato e nel ‘Capitale’ dall’altro» (5)] [(1) (…) Gli scritti e le lettere di Marx di cui si farà cenno sono contenuti nei voll. 12 e 29 dei Marx Engels ‘Werke’, Dietz Verlag, Berlin, 1963 e 1967. Per le opere maggiori di Marx si sono seguite le seguenti edizioni italiane: ‘Il Capitale’, ed. Rinascita, Roma, 1956 sgg; ‘Lineamenti fondamentali per la critica dell’economia politica’, Ed. Riuniti, Roma, 1963; ‘Per la critica dell’economia politica’, Ed. Riuniti, Roma, 1969, ‘Miseria della filosofia’, Id., 1969, ‘Le lotte di classe in Francia’, Id., 1962; ‘Carteggio Marx-Engels’, Ed. Rinascita, Roma, 1950; (2) Carteggio, II, p. 437; (3) Ibid., III, p. 18; (4) ‘Werke’, 29, Bd.; R. Rosdolsky, ‘Genesi e struttura del “”Capitale”” di Marx’, Laterza, Bar, 1971, pp. 27-8. Cfr. inoltre le annotazioni di Tronti nell’introduzione agli ‘Scritti inediti’ ecc., XVII sgg.] (pag 1-2) [Sergio Bologna, “”Moneta e crisi: Marx corrispondente della «New York Daily Tribune»””, Milano, n.1, 1973] (pag 1-2)”,”MUSx-311″
“BOLOGNA Sergio FERRARI BRAVO Luciano GAMBINO Ferruccio GOBBINI Mauro NEGRI Antonio RAWICK George P.”,”Operai e Stato. Lotte operaie e riforma dello stato capitalistico tra rivoluzione d’Ottobre e New Deal.”,”Gli autori di questi saggi lavorano o hanno lavorato nell’Istituto di Scienze politiche e sociali della Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Padova. Sergio Bologna, che insegna Storia del movimento operaio, ha già pubblicato per la Feltrinelli il volume La Chiesa Confessante sotto il nazismo (1933-1936), ed è noto per numerosi saggi di storia del movimento operaio europeo. Di Luciano Ferrari Bravo, assistente ordinario di Dottrina dello stato, è uscito sempre per la Feltrinelli il volume Stato e sottosviluppo; il caso del Mezzogiorno italiano. Ferruccio Gambino, che insegna Sociologia del lavoro, ha in preparazione il volume Classe operaia e stato negli USA, 1945-1970. Mauro Gobbini è esperto della storia delle idee economiche nei paesi anglosassoni. Antonio Negri, che insegna Dottrina dello stato, ha pubblicato numerosi saggi di storia del pensiero politico e giuridico. George P. Rawick ha lavorato all’Università del Michigan e ora insegna all’Università di St. Louis; il suo libro Lo schiavo americano dal tramonto all’alba sulla formazione della comunità nera durante la schiavitù negli USA, è un contributo fondamentale. I problemi trattati sono molti: le teorie sul partito e la composizione di classe dalla Bernstein-Debatte a cavallo del secolo all’ondata rivoluzionaria consiliare del primo dopoguerra, le teorie dello sviluppo capitalistico in Keynes e le loro applicazioni nel New Deal rooseveltiano, il grande sciopero inglese del 1926 e l’ondata di lotte negli Stati Uniti. ‘Marx sul ciclo e la crisi’ di Antonio Negri (pag 191-233)”,”MUSx-044-FL”
“BOLOGNA Corrado”,”Tradizione e fortuna dei Classici italiani. Volume I. Dalle origini al Tasso.”,”Corrado Bologna, nato a Torino il 26/11/1950, ha studiato a Roma e dal 1987 insegna Filologia romanza nell’Università di Chieti.”,”ITAG-021-FL”
“BOLOGNA Corrado”,”Tradizione e fortuna dei Classici italiani. Volume II. Dall’Arcadia al Novecento.”,”Corrado Bologna, nato a Torino il 26/11/1950, ha studiato a Roma e dal 1987 insegna Filologia romanza nell’Università di Chieti.”,”ITAG-022-FL”
“BOLOGNA Sergio FERRARI BRAVO Luciano GAMBINO Ferruccio GOBBINI Mauro NEGRI Antonio RAWICK George P.”,”Operai e Stato. Lotte operaie e riforma dello stato capitalistico tra rivoluzione d’Ottobre e New Deal.”,”Gli autori di questi saggi lavorano o hanno lavorato nell’Istituto di Scienze politiche e sociali della Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Padova. Sergio Bologna, che insegna Storia del movimento operaio, ha già pubblicato per la Feltrinelli il volume La Chiesa Confessante sotto il nazismo (1933-1936), ed è noto per numerosi saggi di storia del movimento operaio europeo. Di Luciano Ferrari Bravo, assistente ordinario di Dottrina dello stato, è uscito sempre per la Feltrinelli il volume Stato e sottosviluppo; il caso del Mezzogiorno italiano. Ferruccio Gambino, che insegna Sociologia del lavoro, ha in preparazione il volume Classe operaia e stato negli USA, 1945-1970. Mauro Gobbini è esperto della storia delle idee economiche nei paesi anglosassoni. Antonio Negri, che insegna Dottrina dello stato, ha pubblicato numerosi saggi di storia del pensiero politico e giuridico. George P. Rawick ha lavorato all’Università del Michigan e ora insegna all’Università di St. Louis; il suo libro Lo schiavo americano dal tramonto all’alba sulla formazione della comunità nera durante la schiavitù negli USA, è un contributo fondamentale. I problemi trattati sono molti: le teorie sul partito e la composizione di classe dalla Bernstein-Debatte a cavallo del secolo all’ondata rivoluzionaria consiliare del primo dopoguerra, le teorie dello sviluppo capitalistico in Keynes e le loro applicazioni nel New Deal rooseveltiano, il grande sciopero inglese del 1926 e l’ondata di lotte negli Stati Uniti.”,”MUSx-006-FV”
“BOLOGNE Maurice, con José FONTAINE Guy DESOLRE Robert DEVLEESHOUWER”,”L’ insurrection prolétarienne de 1830 en Belgique.”,”I testi di Maurice BOLOGNE José FONTAINE Guy DESOLRE Robert DEVLEESHOUWER sono già apparsi su ‘Critique politique’ n° 9 del luglio 1981 L’ influenza della rivoluzione di Parigi. Il ruolo della stampa. “”Martedi 27 luglio 1830, gli operai stampatori di Parigi diedero il segnale della rivolta. Due giorni dopo, il popolo fu padrone della città. L’ emozione che questa novità provoca nelle province belghe dei Paesi Bassi è indescrivibile. I resoconti sia orali che scritti della vittoria operaia erano ascoltati e letti con il più grande entusiasmo. I giornali, tirati in migliaia di esemplari, non bastavano a soddisfare la curiosità della massa. Dei pamphlets scritti in fiammingo riproducevano i racconti della stampa francese e creavano un’ effervescenza generale nei centri operai delle Fiandre.”” (pag 58-59) Maurice BOLOGNE (1900-1984) è il fondatore della Societé historique pour la Defense et l’ Illustration de la Wallonie (1938) che divenne l’ Institut Jules Destrée nel 1960.”,”MHLx-027″
“BOLT Robert”,”Un uomo per tutte le stagioni.”,”‘Robert Bolt iniziò la sua attività letteraria verso il 1950, come autore di testi radiofonici, alcuni dei quali per ragazzi. (…) nel 1960 [scrive] ‘A Man for all Season’, che ripropone in forma tutta moderna ma con essenziale fedeltà, l’affascinante figura di Tommaso Moro. Delle molte prospettive con cui questi è entrato nella storia – il grande umanista, l’ironico e appassionato autore di ‘Utopia’, l’ambasciatore e cancelliere del Re d’Inghilterra, il fraterno amico di Erasmo – Bolt sceglie quella più ardua e difficile dell’«obiettore di coscienza», dell’oppositore strenuo e rigoroso, in nome delle proprie convinzioni di cattolico, al dispotismo di Enrico VIII che lo vorrebbe consenziente alle sue ambizioni di supremazia sulla Chiesa di Roma. Ed è singolare come, malgrado alcune inesattezze storiche e teologiche e la sua posizione chiaramente esistenzialistica e immanentistica, questo autore dichiaratamente “”non cattolico e neppure, in senso stretto’, cristiano””, ma attento assertore dell’inviolabilità dell’io individuale, riesca a penetrare con tanta finezza le ragioni di estrema coerenza morale, rigorosa fino all’eroismo (…)”” (dalla presentazione, in apertura); “”More: [A Cromwell, l’accusa, ndr] “”La legge non è una torcia atta a far lume a voi o a chicchessia. La legge non è in alcun modo uno strumento. [Al Presidente dei Giurati] La legge è una strada maestra dove il cittadino deve sentirsi sicuro di poter camminare senza pericolo. [Sempre rivolto al Presidente dei Giurati, in tono vibrato] In materia di coscienza…”” (pag 197); “”More [guardando il Presidente dei Giurati] A che scopo? Ormai sono un uomo morto. [A Cromwell] L’avete raggiunto, finalmente, quel che vi eravate proposto. Perché ciò per cui mi avete perseguito non erano le mie azioni, ma le mie convinzioni. E’ una lunga strada quella che voi avete aperto in tal modo. Si incomincerà col rinnegare le proprie convinzioni e si finirà per non avere più convinzioni. Dio abbia misericordia dei popoli i cui statisti percorreranno la vostra strada”” (pag 202)’] [ISC Newsletter N° 81] ISCNS81TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”VARx-593″
“BOLTANSKI Christophe, fotografie di Patrick ROBERT”,”Minerais de Sang. Les esclaves du monde moderne.”,”BOLTANSKI C. è un grande reporter del Nouvel Observateur. “”Je voulais assister à l’enfûtage, une procédure longue et fastidieuse qui consistait à peser de vieux bidons, les remplir jusqu’à ras bord de cassitérite, sceller leur couvercle, poser un plomb, recalculer leur poids et les charger dans un conteneur, tout cela en présence de six ou sept fonctionnaires venus délivrer un certificat d’exportation, percevoir diverses taxes et toucher, au passage, un “”petit billet””. Cette dernière perspective expliquait l’extrême assiduité des agents de l’Etat à cette cérémonie. “”Ils prennent tous quelque chose, m’avait expliqué un transitaire, Sinon, ils ne se déplacent pas et ça bloque le camion””. A’ chaque mise en fûts, les comptoirs découvraient de nouveaux services, de nouveaux sigles. “”La DGM arrive. L’OCC, l’OFIDA et le CEEC sont déjà là. Il y a aussi le DERC, mais on ne sait pas encore ce que c’est””, déclara le directeur technique d’Amur, un type menu, assez suspicieux. Il ne cessait de répéter: “”On nous accuse d’acheter la cassitérite aux ‘Interahamwe’, mais c’est vous, les grands pays, qui leur fournissez des armes””. (…) Malgré cette vigilance, cet eongorgement bureaucratique, la moitié du minerai du Kivu passait la frontière en contrebande, souvent à l’incitation de ceux-là mêmes qui étaient chargés de la surveiller, en échange d’autres “”petits billets””. Dans la cour, des ouvriers, payés 2,5 dollars par jour, trimaient sous un soleil brûlant, pieds nus, les vêtements déchirés, maculés de poussières. (…)”” (pag 198)”,”CONx-191″
“BOLZONI Giacomo”,”John Lennon. Uccidere il mito.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell’Ehess. Giacomo Bolzoni è nato e vive a Milano. Musicista elettronico, appassionato di storia della musica pop, si occupa di formazione digitale soprattutto in ambito multimediale”,”BIOx-389″
“BOMBACCI Annamaria”,”Nicola Bombacci rivoluzionario, 1910-1921.”,”Il PCI espelle Nicola BOMBACCI nel 1928. BOMBACCI (nato nel 1879) è il prozio di Annamaria, l’ autrice.”,”MITS-171″
“BOMPIANI Giorgio PREPOSITI Clemente”,”Le ali della guerra.”,”””Ma mentre l’aviazione s’imponeva così all’attenzone generale, nessuno ancora aveva pensato a coordinare sistematicamente gli sforzi e ad organizzarne l’impiego”” (pag 10, prefazione)”,”QMIP-013-FV”
“BONA Giorgio”,”Sangue di tutti noi.”,”‘L’omicidio di Mario Acquaviva. 11 luglio 1945, ore 18.10: cinque colpi d’arma da fuoco uccidono, nelle parole dei due attentatori, una spia fascista. Da allora, omertà e silenzio avvolgono la vicenda di un personaggio che la Storia ha tentato di cancellare’ (quarta di copertina) ‘La Resistenza non è stata come ce l’hanno raccontata prima gli apolegeti vicino al PCI, poi, in senso contrario, i revisionisti. E’ scomparso nel nulla tutto un filone antifascista che professava convinzioni eretiche: anarchici, militanti di Stella Rossa (Torino) o di Bandiera Rossa (Roma), bordighisti, socialisti massimalisti, trotskisti. La storia cruda e drammatica della progressiva denigrazione di Mario Acquaviva, militante del Partito Comunista Internazionalista, fino al suo assassionio, subito dopo la Liberazione, è emblematica di tante altre storie. Da sempre gli stalinisti, anche dopo aver cambiato pello, casacca e ideologia, hanno trattato i rivali di sinistra da fascisti e provocatori. “”Pidocchi nella criniera di un cavallo di razza””, disse qualcuno’ (Valerio Evangelisti) [quarta di copertina] Giorgio Bona, nato nel 1956, lavoro alla segreteria politica dell’Assessorato al Lavoro e Formazione Professionale della Provincia di Alessandria. Ha tradotto racconti e fiabe dal russo.”,”ITAR-234″
“BONACASA Nicolò a cura; contributi di Roberto SINIGAGLIA Franco DELLA-PERUTA Emilio COSTA Nicolò BONACASA Francesco SURDICH Giovanni B. VARNIER Augusta MOLINARI Sandro ANTONINI Marco DORIA Paolo ARVATI Philip COOKE Raimondo RICCI Mario AGOSTINELLI e altri”,”Il contributo del movimento operaio genovese allo sviluppo socio-economico e alla democrazia: 150 anni di storia. Atti del convegno svoltosi a Genova il 29 e 30 settembre 2004.”,”Contributi di Roberto SINIGAGLIA Franco DELLA-PERUTA Emilio COSTA Nicolò BONACASA Francesco SURDICH Giovanni B. VARNIER Augusta MOLINARI Sandro ANTONINI Marco DORIA Paolo ARVATI Philip COOKE Raimondo RICCI Mario AGOSTINELLI e altri “”Pochi giorni fa leggevo un numero de Il Ponte, la rivista fondata e diretta per molti anni da Piero Calamandrei, che scrisse pure una poesia famosa, la stessa che si trova riprodotta nell’ atrio di questa Stazione marittima: Lo avrai camerata Kesselring. Dalle pagine della rivista, Calamandrei aveva chiesto ad alcuni storici che non facessero mancare il loro contributi allo studio del ventennio. Ebbene, puntuale giunse la risposta di Delio Cantimori, che in sostanza affermò: “”Io la mia collaborazione non mi sento di darla, perché nonostante tutto per moltissimi di noi il fascismo ha rappresentato qualcosa””. Ed è vero. Com’è altrettanto vero che quando la stragrande maggioranza della popolazione cominciò ad accorgersi di che cosa fosse il fascismo, cioè con il 1943 e dopo l’ 8 settembre, c’è stata una reazione: prima gli oppositori erano davvero pochi e disponevano di mezzi irrisori. Certo esistevano dei gruppi, per esempio i fuoriusciti a Parigi o i comunisti all’ interno; esistevano il confino e le carceri, in cui scontavano pene variabili gli antifascisti ma, se rapportati alla massa, rappresentavano un’ esigua minoranza senza reali prospettive. Quindi, per acquisire una coscienza politica tra il 1943 e il 1945 ci volle coraggio, tempo e spesso la maturazione avvenne a seguito di tragiche esperienze personali. Nel marzo 1944, a Genova e più in generale in Liguria, era in formazione un embrione di coscienza politica, non una coscienza politica generalizzata.”” (pag 125)”,”MITT-171″
“BONACASA Nicolò a cura”,”La guerra in Iraq ed il “”Nuovo Ordine Mondiale””.”,”Contiene l’ articolo ‘L’ Europa e la guerra’ tratto da ‘Lotta comunista’ La nozione di “”imperialismo”” (pag 42) Ultraimperialismo, superimperialismo e concorrenza interimperialista. (pag 47)”,”RAIx-206″
“BONACCHI Gabriella M. DE MASI Guido MARRAMAO Giacomo PELINO Antonio Cesare RUSCONI Gian Enrico TELO’ Mario VACCA Giuseppe”,”Teoria e prassi della organizzazione consiliare. Da Weimar al New Deal.”,”Nel saggio di Gian Enrico Rusconi ‘Weimar: il ciclo di lotta 1919-1926 come reazione al fallimento consigliare’ c’è un’analisi del movimento degli scioperi in Germania (numero di conflitti di lavoro, giornate di lavoro perdute, salari ecc.) Il saggio della Bonacchi ‘Teoria marxista e crisi: i “”comunisti dei consigli”” tra New Deal e fascismo si occupa anche della posizione degli IWW negli Stati Uniti e del dibattito sulla teoria del crollo del capitalismo. Il saggio di Vacca si occupa delle posizioni di Korsch, quello di Telò di Gramsci. “”Rispondendo alle critiche mossegli dal “”luxemburghiano”” Sternberg, Grossmann aveva poi, sul terreno dello spinoso “”problema della trasformazione dei valori in prezzi”” (114), operato una serie di importanti precisazioni intorno al senso da attribuire alla sua critica dell”Accumulazione del capitale’ e al “”modello”” teorico elaborato nella sua opera sul crollo, che già aveva suscitato vivaci polemiche. Prendendo le mosse dalla “”hegeliana”” nozione di scienza di Marx come conoscenza dell'””essenza nascosta”” e dei “”nessi interni”” dei fenomeni empirici, aveva costruito uno “”schema astratto”” (rigorosamente fondato sulla teoria del valore) di funzionamento del processo di accumulazione che conduceva necessariamente al crollo del sistema, in conseguenza della caduta del saggio del profitto determinata dall’aumento della composizione organica del capitale. Ma il carattere necessitante della tendenza alla “”crisi mortale”” all’interno dello schema di valore non era ricondotto a un accidente esterno (come nelle teorie esogene della crisi) bensì alla struttura dicotomica della stessa “”forma cellulare”” (‘Zellenform’) del sistema: la merce, da cui derivava la dimidiazione del lavoro in lavoro astratto, produttore di valori di scambio, e lavoro concreto, produttore di valori d’uso (che Grossmann poneva a base del carattere “”bidimensionale”” della critica dell’economia politica) (115). Dall’insieme di queste premesse teorico-metodologiche conseguiva la “”necessaria connessione interna”” di teoria dell’accumulazione, teoria del valore e teoria del crollo. Grossmann aveva dunque inteso, marxianamente, rintracciare nella purezza di un processo produttivo (e riproduttivo) capitalistico senza “”attriti”” esterni la “”possibilità generale”” della crisi. La “”‘forma più astratta della crisi’ (e quindi la possibilità formale della crisi)””, aveva infatti scritto Marx, “”è la stessa ‘metamorfosi della merce'””; in essa è contenuta, “”solo come movimento sviluppato, la contraddizione, inclusa nell’unità della merce, fra valore di scambio e valore d’uso, e poi fra denaro e merce”” (116). Ma le relazioni stabilite al livello del “”capitale complessivo”” – astrazione indispensabile alla comprensione e all’esposizione scientifica del materiale empirico -, all’interno del quale il “”‘rapporto diretto’ fra le diverse componenti del capitale e il lavoro vivo non è connesso con i fenomeni del processo di circolazione, non scaturisce da esso, ma dal ‘processo di produzione immediato’, ed il rapporto tra capitale ‘costante’ e ‘variabile, la cui differenza è fondata solo sul loro rapporto col lavoro vivo”” (117), definiscono soltanto la possibilità generale, astratta, della crisi, “”senza un contenuto, senza un movente significativo della medesima””. La ‘potentia’ della crisi, “”la ‘metamorfosi’ formale del capitale stesso, la separazione temporale e spaziale di compra e vendita””, non era dunque altro che “”la ‘forma più generale’ della ‘crisi’, quindi la crisi stessa nella sua ‘espressione più generale”” e non la “”causa della crisi”” (118). La ‘forma’ della crisi non conteneva, secondo Marx, la via attraverso la quale questa ‘potentia’ della crisi diventa ‘realtà’, poiché, risultando le crisi da “”‘variazioni di prezzo’ e da ‘rivoluzioni di prezzo'”” non coincidenti con le “”‘variazioni di valore’ delle merci””, esse non potevano naturalmente essere spiegate “”nell’esame del capitale ‘in generale’, in cui presuppongono prezzi ‘identici’ ai ‘valori’ delle merci”” (119). Soltanto le “”‘condizioni generali’ della crisi”” dovevano quindi, in quanto indipendenti dalle oscillazioni dei prezzi e del mercato, venir spiegate sulla base delle “”condizioni generali della produzione capitalistica”” (120)”” [Gabriella M. Bonacchi, ‘Teoria marxista e crisi: i “”comunisti dei consigli”” tra New Deal e fascismo’] [(in) Aa.Vv., Teoria e prassi della organizzazione consiliare. Da Weimar al New Deal, Milano, 1976] [(114) Cfr. F. Sternberg, ‘Eine Umwälzung der Wissenschaft? Kritik des Buches von Henryk Grossmann “”Das Akkumulations- und Zusammenbruchsgesetz des kapitalischen Systems””. Zugleich eine positive Analyse des Imperialismus’, Berlin, 1930, e la risposta di Grossmann (…); (115) Si veda in proposito H. Grossmann, ‘Marx, die klassische Nationalökonomie und das Problem der Dynamik’, Frankfurt am Main, 1969 (trad. it., Marx, l’economia politica classica e il problema della dinamica’, Bari, 1971; (116) K. Marx, ‘Theorien über den Mehrwerth, Mew 26/2, p. 510, trad. it. ‘Teorie sul plusvalore’, II, Roma, 1973, pp. 551-552; (117) Ivi, pp. 581-581 (trad. it. p. 625); (118) Ivi, p. 515 (557); (119) Ibidem (556); (120) Ivi, p. 516 (557)]] (pag 105-106) Leggere e inserire”,”MGEK-113″
“BONACCI Giovanni”,”L’ Italia vittoriosa e le terre redente.”,”L’A cita a pag 140 il libro di G. AGNELLI e A. CABIATI, Federazione europea o lega delle nazioni?. BOCCA. TORINO, 1918″,”ITQM-055″
“BONACCINI Marina CASERO Renza”,”La Camera del Lavoro di Milano dalle origini al 1904.”,”Regione Lombardia, Biblioteca di storia lombarda moderna e contemporanea, Studi e Ricerche. Comitato direttivo: Marino BERENGO, Franco DELLA-PERUTA, Aldo DE-MADDALENA Sandro FONTANA Giulio GUDERZO Francesco TRANIELLO Gianfranco VENE’ Sergio ZANINELLI”,”MITT-305″
“BONACINA Giorgio a cura”,”L’ atomica di Hiroshima.”,”””Ma gli esperimenti atomici nell’ atmosfera, con ordigni nucleari anche migliaia di volte più potenti dei due che hanno annientato Hiroshima e Nagasaki, sono continuati per moltissimi anni dopo la fine del conflitto. Nel 1961, l’ anno in cui l’ Unione Sovietica ha sperimentato la bomba all’ idrogeno più terribile di tutte, di una potenza pari a quella di 57 megaton, ossia 57 milioni di tonnellate di tritolo – il timore del fall-out ha toccato l’ acme in tutto il mondo (…). Cinque anni prima, del resto, il dottor Caster aveva constatato, dopo aver fatto compiere una lunga indagine d’ équipe, che nelle ossa dei bambini americani la radioattività era in costante aumento (…). Il 24 gennaio 1970 il professor Ernest Sternglass dell’ Università di Pittsburgh ha fatto una rivelazione agghiacciante dai microfoni della Televisione Indipendente Britannica: le esplosioni nucleari del dopoguerra hanno ucciso indirettamente 1 milione di bambini, dei quali 400.000 negli Stati Uniti e 100.000 in Gran Bretagna.”” (pag 79-81)”,”JAPx-058″
“BONACINA Giorgio”,”Obiettivo: Italia. I bombardamenti aerei delle città italiane dal 1940 al 1945.”,”(pag 158-159) Bombardamenti sulle tre più importanti città del Nord “”Consideriamo adesso, rimanendo in termini di nuda e fredda statistica, le valutazioni degli inglesi. Il Ministero dell’Aria comunicò che circa 1.600 tonnellate di bombe esplosive e incendiarie erano state sganciate sulle tre più importanti città dell’Italia Settentrionale nel corso di 1.336 sortite, svolte quasi esclusivamente dai quadrimotori: ciò equivaleva ad ammettere, almeno di fronte a chi aveva orecchie per intendere, che una buona metà di quelle sortite era andata a vuoto, a causa soprattutto della difficoltà di superare le Alpi nell’imminenza dell’inverno (gli equipaggi s’erano meravigliati di aver subito così poche perdite nonostante le intemperie e i lunghi voli sul territorio nemico); a Torino 70 fabbriche erano state danneggiate, e così 24 edifici pubblici; a Genova il 40% dei moli era stato reso inservibile «per un certo tempo»; complessivamente, sempre però nei limiti di «un certo tempo», era stato bloccato un terzo della produzione industriale a Torino, Milano e Genova. Nemmeno la più accurata delle indagini potrebbe appurare per intero, in un mare di discordanze, la verità. Avvenne tuttavia un fatto paradossale. Mentre il Governo italiano sopravvalutò al momento l’entità dei danni, come risulta da diversi memoriali, il Ministero dell’Aria britannico la sottovalutò: ben più di 70 fabbriche, ad esempio, e ben più di 24 edifici pubblici, erano stati annientati a Torino. Viceversa la produzione non fu ridotta di un terzo, ma solo perché alla fine del 1942 essa aveva già subito una forte flessione, anzi, un tracollo, per conto suo, per la scarsità di materie prime e l’avarizia del cosiddetto alleato tedesco. Il 2 dicembre, Mussolini, offrendo un’ennesima prova della sua mancanza integrale di senso dell’umorismo, disse, lapidario: «Abbiamo deciso che le case totalmente distrutte tali rimangano fino alla fine della guerra». (Si noti che da appena qualche mese si era riusciti a riassestare pochi appartamenti lesionati a Genova dalle piccole bombe a basso potenziale che la città aveva ricevuto nel giugno del 1940!). Facendo poi il punto a modo suo dello stato d’animo delle popolazioni colpite, tentò la carta dell’ironia: «Non c’è stato mai alcun accenno di dimostrazione contro la guerra. Solo una donna – non ne faccio il nome perché non ne vale la pena: forse le si farebbe troppo onore (è vero che c’è chi distrusse il tempio di Diana in Efeso per essere tramandato alla storia) – solo una donna a Genova, dico, ha gridato che voleva la pace. Io credo che questo suo desiderio non aveva nulla di disumano Si è poi constatato che essa era munita al dito di abbondanti anelli per cui si può pensare che appartenesse a quel ceto che ai tempi dei Ciompi in Firenze veniva chiamato il popolo grasso». Quindi, la grande sentenza: «Non si fa la guerra senza odiare il nemico da mattina a sera, in tutte le ore del giorno e della notte, senza propagare quest’odio e senza farne l’intima essenza di se stessi. Bisogna spoglarsi una volta per tutte dai falsi sentimentalismi. Noi abbiamo di fronte dei bruti, dei barbari». Peccato che Monsieur de La Palisse fosse morto da più di quattro secoli sotto le mura di Pavia: Da vivo – ma era irrimediabilmente morto – avrebbe osservato a Mussolini che, se non si fa la guerra senza odiare il nemico, per gli inglesi il nemico eravamo noi, dunque dovevano odiarci, e, per odio, bombardarci: perché prendersela, allora?”” (pag 158-159) inserire”,”QMIS-306″
“BONACINA Giorgio a cura”,”L’attacco a Pearl Harbor.”,”‘Perchè il Giappone ha scatenato la guerra?’ (pag 68-70)”,”QMIS-048-FV”
“BONACINA Giorgio”,”Obiettivo: Italia. I bombardamenti aerei delle città italiane dal 1940 al 1945.”,”””Il modello da seguire era Coventry, anche se la Luftwaffe aveva adottato contro Conventry solo la tecnica della concentrazione nello spazio, diluendo in quattro attacchi una forza d’urto che avrebbe causato maggiori disastri se fosse stata concentrata anche nel tempo. Cioè in un unico attacco, e di breve durata. Harris inviò alcuni apparecchi a eseguire le più accurate riprese fotografiche di Coventry. Conosceva con esattezza il peso e il tipo delle bombe esplosive e incendiarie lanciate sulla sfortunata città dagli ‘Heinkel 111. Le aree devastate furono da lui riportate in scala su un trasparente sovrapposto alla carta topografiche di Coventry, così da aver meglio sott’occhio i settori della distruzione totale (40 ettari, sommando i diversi blocchi) e quelli gravemente o leggermente danneggiati, oltre alla loro distribuzione. Dall’accurato studio su Coventry, Harris trasse molte conclusioni interessanti con speciale riferimento alla quantità di bombe dirompenti e incendiarie necessaria per annientare un’are precisa nei centri urbani. Per compiere il primo esperimento di ‘area-bombing’ coordinato scelse Lubecca, una città non più grande di Coventry e altrettanto popolata, e che, come Coventry, costituiva un obiettivo misto di quartieri residenziali e di impianti industriali (nella fattispecie, soprattutto portuali). Prima di attaccare Lubecca, tuttavia, Harris fece svolgere un’incursione massiccia contro le fabbriche Renault a Billancourt, nella regione parigina, per saggiare il principio della concentrazione nel tempo e nello spazio. Il bombardamento ebbe luogo il 3 marzo a tarda sera e durò un’ora e cinquanta minuti. Su 235 aerei inviati, 223 sganciarono attorno al bersaglio. I danni furono gravi, ma Harris non si ritenne soddisfatto: quasi due ore, troppo tempo. Bisognava ridurlo (3). All’attacco di Lubecca, la sera del 28 marzo 1942, parteciparono 234 bombardieri e quadrimotori che in due ondate principali rovesciarono sulla città 163 tonnellate di spezzoni incendiari e 146 tonnellate di ordigni esplosivi. Guidati da ‘Gee’, gli apparecchi giunsero sicuri all’obiettivo e lo sorvolarono seguendo quasi esattamente la diagonale prevista. A ogni pilota era stata consegnata una carta stilizzata dela città, in cui l’area soggetta all’attacco era indicata in violetto. Non ci furono dubbi di sorta e, fra le 22,30 e mezzanotte, Lubecca fu castigata quanto Coventry, pur avendo incassato un peso di tritolo e di termite sensibilmente minore. Il giorno dopo Harris inaugurò il suo ‘Blue Book’, un album dalla copertina turchina che un anno più tardi, inviato in visione a Stalin che chiedeva insistentemente l’apertura del Secondo Fronte, gli farà esclamare: «Questo non è proprio il Secondo Fronte, ma conta altrettanto!». Si trattava della raccolta documentata, con fotografie prese dalla ricognizione, trasparenti e grafici, degli effetti dell”area-bombing’. Cominciava con Coventry, subito dopo veniva Lubecca. Il 31 marzo 1942 non c’era altro sul ‘Blue Book’: Harris s’era però già preoccupato di circoscrivere con linee bianche i settori della distruzione totale. Così avrebbe sempre fatto.”” (pag 122-123) [(3) Nel 1944, alcune volte, il Bomber Command arrivò a scaricare 2.000-4.000 tonnellate di esplosivo in 15-25 minuti su un singolo bersaglio] Su altra copia scheda QMIS-306: [(pag 158-159) Bombardamenti sulle tre più importanti città del Nord “”Consideriamo adesso, rimanendo in termini di nuda e fredda statistica, le valutazioni degli inglesi. Il Ministero dell’Aria comunicò che circa 1.600 tonnellate di bombe esplosive e incendiarie erano state sganciate sulle tre più importanti città dell’Italia Settentrionale nel corso di 1.336 sortite, svolte quasi esclusivamente dai quadrimotori: ciò equivaleva ad ammettere, almeno di fronte a chi aveva orecchie per intendere, che una buona metà di quelle sortite era andata a vuoto, a causa soprattutto della difficoltà di superare le Alpi nell’imminenza dell’inverno (gli equipaggi s’erano meravigliati di aver subito così poche perdite nonostante le intemperie e i lunghi voli sul territorio nemico); a Torino 70 fabbriche erano state danneggiate, e così 24 edifici pubblici; a Genova il 40% dei moli era stato reso inservibile «per un certo tempo»; complessivamente, sempre però nei limiti di «un certo tempo», era stato bloccato un terzo della produzione industriale a Torino, Milano e Genova. Nemmeno la più accurata delle indagini potrebbe appurare per intero, in un mare di discordanze, la verità. Avvenne tuttavia un fatto paradossale. Mentre il Governo italiano sopravvalutò al momento l’entità dei danni, come risulta da diversi memoriali, il Ministero dell’Aria britannico la sottovalutò: ben più di 70 fabbriche, ad esempio, e ben più di 24 edifici pubblici, erano stati annientati a Torino. Viceversa la produzione non fu ridotta di un terzo, ma solo perché alla fine del 1942 essa aveva già subito una forte flessione, anzi, un tracollo, per conto suo, per la scarsità di materie prime e l’avarizia del cosiddetto alleato tedesco. Il 2 dicembre, Mussolini, offrendo un’ennesima prova della sua mancanza integrale di senso dell’umorismo, disse, lapidario: «Abbiamo deciso che le case totalmente distrutte tali rimangano fino alla fine della guerra». (Si noti che da appena qualche mese si era riusciti a riassestare pochi appartamenti lesionati a Genova dalle piccole bombe a basso potenziale che la città aveva ricevuto nel giugno del 1940!). Facendo poi il punto a modo suo dello stato d’animo delle popolazioni colpite, tentò la carta dell’ironia: «Non c’è stato mai alcun accenno di dimostrazione contro la guerra. Solo una donna – non ne faccio il nome perché non ne vale la pena: forse le si farebbe troppo onore (è vero che c’è chi distrusse il tempio di Diana in Efeso per essere tramandato alla storia) – solo una donna a Genova, dico, ha gridato che voleva la pace. Io credo che questo suo desiderio non aveva nulla di disumano Si è poi constatato che essa era munita al dito di abbondanti anelli per cui si può pensare che appartenesse a quel ceto che ai tempi dei Ciompi in Firenze veniva chiamato il popolo grasso». Quindi, la grande sentenza: «Non si fa la guerra senza odiare il nemico da mattina a sera, in tutte le ore del giorno e della notte, senza propagare quest’odio e senza farne l’intima essenza di se stessi. Bisogna spogliarsi una volta per tutte dai falsi sentimentalismi. Noi abbiamo di fronte dei bruti, dei barbari». Peccato che Monsieur de La Palisse fosse morto da più di quattro secoli sotto le mura di Pavia: Da vivo – ma era irrimediabilmente morto – avrebbe osservato a Mussolini che, se non si fa la guerra senza odiare il nemico, per gli inglesi il nemico eravamo noi, dunque dovevano odiarci, e, per odio, bombardarci: perché prendersela, allora?”” (pag 158-159)] inserire”,”QMIS-004-FER”
“BONAIUTI Chiara LODOVISI Achille a cura; saggi di Achille LODOVISI Francesco TERRERI Chiara BONAIUTI M. Cristina ZADRA”,”Il commercio delle armi. L’ Italia nel contesto internazionale. Annuario armi-disarmo Giorgio La Pira.”,”BONAIUTI Chiara è ricercatrice presso l’ IRES Toscana, dal 1999 coordina l’ Osservatorio sul Commercio delle armi. LODOVISI Achille nato nel 1956 si è laureato presso l’ Università di Bologna con una tesi sul commercio mondiale degli armamenti. Scrive su molte riviste. Saggi di Achille LODOVISI Francesco TERRERI Chiara BONAIUTI M. Cristina ZADRA Tabella 13. Maggiori esportatori: esportazione effettuale nel mondo, 1994-01 (milioni US $ cost. 2001) (pag 152) graduatoria: USA, Russia, Francia, Germania, Regno Unito, Cina, Italia “”Considerando l’ evoluzione del portafoglio ordini e dei trasferimenti compiuti dai quattro grandi esporatori europei (Francia, Gran Bretagna, Germania e Italia), si nota che nel periodo 1994-97 gli ordinativi sono stati pari al 27.7% del totale mondiale, per poi scendere al 23.1% nel quadriennio successivo; le esportazioni, dal canto loro, sono passate dal 32.1% del totale nel primo periodo al 30.1% nel secondo. Entrambi i dati documentano una riduzione della presenza europea sul mercato mondiale,mentre per gli USA i dati USCRS, in controtendenza rispetto a quelli del SIPRI, attestano un sostanziale consolidamento delle quote percentuali dei conratti e dei flussi globali di armamenti””. (pag 152)”,”ITQM-126″
“BONAMICO Domenico; a cura di Giuseppe FIORAVANZO”,”Mahan e Callwell.”,”La marina militare cinese. “”La struttura fisica della Cina non è favorevole ad un grande potere marittimo, e la marineria militare fu sempre un’ appendice, una superfetazione anziché una funzione vitale dell’ Impero. La continentalità è l’ essenza dello Stato. Il dualismo non è mai esistito né potrebbe esistere per inefficienza degli interessi marittimi, paragonati a quelli territoriali. La marineria di Stato fu e sarà un elemento fittizio, non animato dal soffio vitale di una nazione. Essa potrebbe esistere in sé e per sé, come dicono i metafisici, ed anche elevarsi a grande potenza per effetto di una vigorosa iniziativa autocratica, ma egli è assi poco probabile che tale iniziativa si determini e perseveri nel suo intento, date le condizioni della Corte imperiale e quelle della organizzazione nazionale. Quando pure tale improbabile iniziativa si rivelasse, la marineria non cesserebbe dall’ essere un organismo fittizio e la struttura fisica costiera non favorirebbe la integrità ed il compito della flotta, poiché la sua convessità e la grande distanza che separa le posizioni costiere più importanti tendono a frazionare la flotta in reparti ed a renderli indipendenti ed autonomi, come avvenne per il passato, come avverrà indubbiamente per il futuro.”” (pag 144)”,”QMIx-158″
“BONANATE Luigi”,”La guerra.”,”BONANATE (Saluzzo, 1943) si è laureato con N. BOBBIO e insegna relazioni internazionali presso la facoltà di scienze politiche dell’Univ di Torino, la Scuola di applicazione di Torino, l’ Alta scuola di economia e relazioni internazionali di Milano. E’ Stato D del Dipartimento di studi politici e Vice-rettore dell’ateneo torinese dove attualmente presiede il corso di laurea in scienze internazionali e diplomatiche. E’ inoltre D del centro interdipartimentale di studi americani ed euro-americani ‘Piero Bairati’ e del Centro studi di scienza politica ‘Paolo Farneti’. Ha fondato e dirige la rivista ‘Teoria politica’ e fa parte del comitato editoriale dello ‘European Journal of International Relations’ EJIR. Tra le sue pubblicazioni in IT: -La politica della dissuasione. GIAPPICHELLI. 1971″,”QMIx-047″
“BONANATE Luigi”,”La crisi. Il sistema internazionale vent’anni dopo la caduta del Muro di Berlino.”,”BONANATE Luigi insegna Relazioni internazionali presso l’Università degli Studi di Torino. E’ aturoe di vari volumi tra cui ‘Le relazioni fra gli Stati tra diritto e politica’ (2008).”,”RAIx-301″
“BONANATE Luigi, collaborazione di Fabio ARMAO e Francesco TUCCARI”,”Storia internazionale. Le relazioni tra gli stati dal 1521 al 2009.”,”BONANATE Luigi insegna relazioni internazionali all’Università degli Studi di Torino ed è socio dell’Accademia della Scienze. E’ autore di numerosi libri. “”Non tocca a un lavoro come questo analizzare approfonditamente le vicende politico-militari delle guerre del XX secolo, del resto ormai ricostruite correttamente in molte opere introduttive o di respiro generale (Renouvin, 1957a; Gibelli, 1986; De Luna, 1986; Salvadori, 1990; Di Nolfo, 1994; Di Nolfo, 2002). Ci interesseremo piuttosto alla natura dei disegni politico-internazionali perseguiti sul campo, tenendo comunque conto del fatto che in entrambe le guerre gli schiaramenti iniziali non abbiano corrisposto a quelli conclusivi. Verso la guerra. Del quadro essenziale delle alleanze già abbiamo detto: Inghilterra, Francia e Russia nell’Intesa; Germania, Austria e Italia nella Triplice. Dell’occasione del conflitto, ovvero del famosissimo attentato di Sarajevo (in Bosnia) che costò la vita all’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria, erede al trono, e alla moglie il 28 giugno 1914 riterremo semplicemente che esso è l’antefatto ‘materiale’ dello scoppio del conflitto , il 4 agosto successivo, avvenuto dopo che la Serbia ebbe respinto (ma soltanto in una sua clausola) l”ultimatum’ austriaco. Oggetto di approfondimento e incessanti discussioni è invece, tra gli studiosi, se il nesso tra l’attentato e lo scoppio della guerra debba essere considerato del tutto ‘casuale’ ovvero, esattamente all’opposto, ‘causale’ (Bonanate, 1997): nel primo caso la forza degli eventi avrebbe travolto gli uomini, nel secondo questi ultimi avrebbero invece approfittato dell’evento per piegarne la portata a dei loro già ben determinati fini di guerra. In particolare, si potrebbe dibattere se la guerra sia stata la conseguenza di una serie di malintesi oppure l’atto finale di una lucida manovra; l’attenzione viene prevalentemente appuntata sulla posizione dei tedeschi, non coinvolti direttamente nell’attentato, ma responsabili di aver pianificato, già da più di dieci anni, un piano di guerra disegnato dal generale von Schlieffen e inteso a sbaragliare in una guerra lampo dapprima la Francia (attraverso la violazione della neutralità belga) e subito dopo la Russia, nel giro di non più di due, tre mesi (condizione quest’ultima per isolare l’Inghilterra e mantenerla fuori del conflitto). Quel che è certo è che il periodo dal 28 giugno al 23 luglio (data dell’invio dell”ultimatum’) fu agitatissimo per le Cancellerie europee, dibattute nel dubbio se l’Intesa avrebbe onorato gli impegni assunti: la Russia sarebbe stata inevitabilmente trascinata nel conflitto, ma gli alleati anglo-francesi l’avrebbero sostenuta? E dall’altra parte, la Germania, che sembra visibilmente spingere l’Austria-Ungheria alla durezza, la seguirà poi nel conflitto, ovvero la manovra diplomatica di Berlino andrà intesa come uno spregiudicato tentativo di rompere l’asse, in sostanza, di entrambi gli schieramenti, andando a cercare un accordo con l’Inghilterra che porrebbe entrambi i paesi, salvatori della pace, come arbitri dei destini europei? Affidiamo agli storici diplomatici e ai politologi (Fussell, 1975; Isnenghi, 1989; Leed, 1979; Gibelli, 1986) la risposta a questi dubbi, per analizzare invece come, sia sul piano politico sia su quello strategico-militare, la guerra che scoppia sia destinata a meritarsi, nell’immaginario popolare, l’appellativo di “”grande”””” (pag 196-197)”,”RAIx-329″
“BONANATE Luigi a cura, scritti di Albert CAMUS Karl JASPERS Günther ANDERS Norberto BOBBIO William JAMES Albert EINSTEIN Sigmund FREUD Quincy WRIGHT Gaston BOUTHOUL Lionel ROBBINS Vladimir Ilic LENIN Max SCHELER Irving Louis HOROWITZ Philip Noel BAKER Charles E. OSGOOD Amitai ETZIONI Raymond ARON André BEAUFRE Hermann KAHN”,”La guerra nella società contemporanea. Scritti scelti.”,”””Come individuare dunque l'””essenza reale”” della guerra, come definirla? La guerra è la continuazione della politica. E’ necessario lo studio della politica prima di quello della guerra. Se la politica era imperialista, se difendeva cioè gli interessi del capitale finanziario, depredando e opprimendo le colonie e i paesi stranieri, la guerra che ne deriva è una guerra imperialista. Se la politica era volta alla liberazione nazionale ed era quindi l’espressione di un movimento di massa contro l’oppressione nazionale, la guerra che ne deriva è una guerra di liberazione nazionale. L’uomo semplice non comprende che “”la guerra è la continuazione della politica”” e si accontenta di ripetere che “”il nemico attacca””, che “”il nemico ha invaso il mio paese””, senza cercare di comprendere perché si fa la guerra e quale obiettivo politico essa persegue”” (Lenin, agosto-ottobre 1916) (pag 101-102)”,”QMIx-019-FL”
“BONANATE Luigi”,”Terrorismo internazionale.”,”Luigi Bonanate insegna Storia delle relazioni internazionali presso l’Università di Torino. É autore, fra l’altro, di Le dimensioni del terrorismo, Etica e politica internazionale, I doveri degli Stati.”,”TEMx-008-FL”
“BONANATE Luigi”,”Ordine internazionale. Fondamenti di relazioni internazionali.”,”Luigi Bonanate nato nel 1943, è Ordinario di Relazioni internazionali nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Si è occupato di teoria strategica, dimensioni della violenza politica, di teoria generale delle relazioni internazionali. Ha pubblicato tra l’altro ‘Etica e politica internazionale’ (1992) e ‘Terrorismo internazionale’ (1994). Cinque secoli, cinque modelli, cinque ordini Cinque secoli, cinque modelli, cinque ordini “”Anche alla luce degli studi pionieristici svolti da G. Modelski sul concetto di «ciclo lungo» della storia (Modelski, 1987; Modelski, a cura di, 1987), che trova le sue radici culturali nell’opera sia di F. Braudel sia di I. Wallerstein, è possibile periodizzare la storia delle relazioni internazionali in alcune fasi scandite dalle diverse «guerre costituenti». Esse sono: 1) la Guerra tra Carlo V e Francesco I (1521-1559); 2) la Guerra dei trent’anni (1618-1648); 3) la Guerra di successione spagnola (1701-1713); 4) la Guerra delle coalizioni anti-napoleoniche (1805-1815); 5) la Prima guerra mondiale (che molti studiosi legano alla Seconda, costruendo così una nuova «guerra dei trent’anni», durata quindi fino al 1945). A ciascuna di queste guerre toccherebbe il ruolo «costituente» di aver dato vita a un nuovo sistema internazionale, inteso come strutturazione di un ordine gerarchico, il cui contenuto è stato forgiato sul campo di battaglia. Tralasciando la circostanza (di per sé tutt’altro che irrilevante, per quanto inspiegabile, così come lo è quella secondo cui ciascuna guerra inizia all’incirca nel primo ventennio di ciascun secolo) che tra l’inizio di ognuna delle guerre costituenti intercorre circa un secolo (il che offre il senso di una vera e propria ciclicità), su cui da Toynbee in poi moltissimi studiosi si sono interrogati (Toynbee 1954; Levy 1983; Goldstein 1988), interessa piuttosto dal nostro punto di vista osservare che ciascun ciclo possa, a sua volta, essere ridefinito alla luce della situazione di ‘leadership’ che vi si determina, come se cioè la vittoria in guerra (e questo potrebbe essere considerato in buona sostanza il bersaglio principale che tutta questa presentazione aveva di mira) non consistesse in altro che nell’assegnazione dello scettro del governo dell’ordine internazionale a questa o a quella potenza. E così, il primo ciclo sarà quello dell’egemonia spagnola, il secondo vede invece l’imporsi della Repubblica delle Province Unite (l’Olanda), il terzo assiste all’ascesa francese; il quarto all’espansione della potenza britannica; il quinto infine può essere considerato come l’apogeo del «Concerto europeo», ma anche e consecutivamente, come il tracollo della centralità millenaria dell’Europa (…)”” (pag 61-62)”,”RAIx-371″
“BONANATE Luigi ARMAO Fabio TUCCARI Francesco”,”Le relazioni internazionali. Cinque secoli di storia: 1521-1989.”,”Luigi Bonante insegna Relazioni internazionali all’Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni: Etica e politica internazionale, I doveri degli stati, Una giornata del mondo. Le contraddizioni della teoria democratica. Fabio Armao è ricercatore di Relazioni internazionali presso l’Università di Torino. Oltre a numerosi saggi, ha pubblicato: Capire la guerra, e ha curato, insieme a V.E. Parisi, il dizionario di politica internazionale, Società internazionale. Francesco Tuccari è ricercatore di Storia delle dottrine politiche presso l’Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni: I dilemmi della democrazia moderna. Max Weber e Robert Michels e Il pensiero politico di Max Weber.”,”RAIx-050-FL”
“BONANATE Luigi a cura di, Saggi di J. David SINGER Talcott PARSONS Morton A. KAPLAN Richard N. ROSECRANCE Oran R. YOUNG George MODELSKI Roger D. MASTERS Stanley HOFFMANN James N. ROSENAU”,”Il sistema delle relazioni internazionali. Il metodo e i contenuti di una nuova scienza politica.”,”Luigi Bonanate (nato nel 1943) insegna Storia delle relazioni internazionali presso l’Università di Torino. É autore, fra l’altro, di Le dimensioni del terrorismo, Etica e politica internazionale, I doveri degli Stati.”,”RAIx-068-FL”
“BONANATE Luigi”,”Transizioni democratiche 1989-1999. I processi di diffusione della democrazia all’alba del XXI secolo.”,”Il Centro Militare di Studi Strategici (CeMiSS) è l’organismo che gestisce, nell’ambito e per conto del Ministero della Difesa, la ricerca su temi di carattere strategico. Fondato nel 1987 con Decreto del Ministero della Difesa, il CeMiSS svolge la propria opera avvalendosi di esperti civili e militari, italiani ed esteri. Luigi Bonanate è professore di Relazioni internazionali nella Facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino.”,”TEOP-113-FL”
“BONANATE Luigi”,”La guerra.”,”BONANATE Luigi: (Saluzzo,17 aprile 1943) si è laureato con Norberto Bobbio e ha insegnato Relazioni internazionali presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino, la Scuola di applicazione di Torino, l’Alta scuola di economia e relazioni internazionali di Milano; è stato direttore del Dipartimento di Studi politici e vice-direttore dell’Ateneo torinese, presiedendo il corso di laurea in Scienze internazionali e diplomatiche. È stato direttore del Centro interdipartimentale di studi americani ed euro-americani “”Piero Bairati”” e del Centro Studi di studi di scienza politica “”Paolo Farneti””. Ha fondato e diretto la rivista “”Teoria politica””. «Il caso di Agostino di Ippona (354-430) è emblematico, stretto tra la necessità di salvaguardare l’insegnamento evangelico e quella di legittimare temporalmente la sua religione, altrimenti considerata eversiva. La sua lealtà all’impero romano non era in discussione, seppur non priva di un pizzico di ambiguità: le guerre romane eran giuste in quanto si combattevano contro nemici ingiusti (“”Città di Dio””, IV, XV), e per sventare l’accusa che il cristianesimo avesse indebolito la forza dell’impero romano Agostino si trasformava addirittura in statistico presentando un fitto elenco di guerre combattute dai Romani in tempi e periodi diversi, con durate estremamente variabili, (…) Egli evita poi il tranello dell’insubordinazione all’autorità romana, dicendo ben chiaro: “”se un soldato obbedendo all’autorità alla quale è legittimamente soggetto uccide un uomo, non è reo di omicidio per nessuna legge della sua città, anzi sarebbe reo di indisciplina e di ribellione se non lo facesse”” (“”Città di Dio””, I, XXVI). Ma il problema è di più ampia portata, essendo la guerra una dimensione sostanzialmente inevitabile della condizione della “”città terrena””, mentre la pace sarà davvero goduta soltanto in quella di Dio. (…) Il dualismo che Agostino descriveva, tra città terrena e città di Dio, si ripropone poco meno di tre secoli dopo con il magistero di Maometto, secondo il quale due “”case”” dividono il mondo, quella dell’Islam (Dar al-Islam) e quella della guerra (Dar al-Harb).» (pag 95, 96)”,”QMIx-223-FSL”
“BONANATE Luigi BOVERO Michelangelo, a cura, saggi di Pietro ROSSI Claudio CESA Umberto CERRONI Eugenio GARIN Remo BODEI Nicola MATTEUCCI Salvatore VECA Gianfranco PASQUINO Michelangelo BOVERO Luigi BONANATE Norberto BOBBIO”,”Per una teoria generale della politica. Scritti dedicati a Norberto Bobbio.”,”””Per quanto riguarda le prospettive di uno sviluppo politico dei paesi a economia capitalistica, in ‘Wirtschaft und Gesellschaft’ si possono certamente trovare considerazioni illuminanti a proposito sia dell’affermarsi dei «partiti di pura appropriazione», sia dall’emergere di un sistema rappresentativo fondato sulla «rappresentanza di interessi», orientato verso la ricerca del compromesso come mezzo normale di soluzione dei conflitti (69); ma, collegando i due fenomeni, Weber ha finito per considerare quest’ultimo il risultato della struttura di classe dei grandi partiti moderni. Ma, forse, lo ha colto il sospetto che potesse costituire il segno di una trasformazione che avrebbe portato alla rinascita di un’organizzazione di carattere corporativo. Su un punto Weber concordava infatti con l’analisi marxiana, al di là della profonda distanza che da essa lo separava sia sul terreno metodologico sia per l’interpretazione complessiva del mondo moderno e del suo sviluppo: nella convinzione che nella società contemporanea la struttura di classe avesse ormai soppiantato – o almeno relegato ai margini – l’antica struttura corporativa fondata sui «ceti». Pur non condividendo né l’impostazione dicotomica dell’immagine marxiana della società capitalistico-borghese, incentrata sul conflitto tra la classe dei detentori dei mezzi di produzione e il proletariato industriale, né la tesi della crescente pauperizzazione di quest’ultimo e della graduale scomparsa delle classi intermedie, e ancor meno la predizione (o l’utopia) di un superamento rivoluzionario dell’assetto sociale fondato sulla proprietà privata, che avrebbe dovuto condurre alla nascita di una società senza classi, Weber riteneva tuttavia – d’accordo con Marx – che i «ceti» e il loro particolarismo fossero un fenomeno appartenente al passato. L’unico indizio in senso opposto che egli scorgeva era, come si è visto, quello offerto dalla burocrazia e della sua tendenza a farsi portatrice di interessi di ceto. Ma tale tendenza era subito ricondotta al mutamento di funzioni dell’amministrazione burocratica: che essa potesse invece burocratizzarsi, che la struttura di classe della società contemporanea potesse trasformarsi e, per così dire, frantumarsi dando vita a una molteplicità di gruppi in conflitto reciproco per la conquista di privilegi e per il loro mantenimento a spese di altri gruppi, è una prospettiva che rimase sempre estranea a Weber. Ed essa sarebbe apparsa, del resto, incompatibile con il processo di livellamento delle differenze economiche e sociali, in cui riconosceva una direzione fondamentale della democratizzazione”” (pag 75-76) [Pietro Rossi, ‘Max Weber e la teoria della politica’, (in) ‘Per una teoria generale della politica. Scritti dedicati a Norberto Bobbio’, Passigli editore, Firenze, 1986, a cura di Luigi Bonanate e Michelangelo Bovero] [(69) Si veda ”Wirtschaft und Gesellschaft’ , parte prima, capitolo III, rispettivamente § 18 e § 22, vol. I, pp. 167-69 e 174-76, trad. it. cit., vol. I, pp. 282-85 e 295-97]”,”TEOP-050-FMB”
“BONANATE Luigi”,”Storia (e storie) della Facoltà di Scienze Politiche di Torino. Scienze politiche a Torino. Una storia della Facoltà.”,”La nuova Facoltà nel 2005 i volumi sono quasi 200.000 e i periodici in abbonamento 370.”,”TEOP-082-FMB”
“BONANNI Raffaele, con Lodovico FESTA”,”Il tempo della semina. Responsabilità e cooperazione per affrontare la crisi.”,”Raffaele Bonanni è dal 1973 operatore sindacale nella Cisl, segretario generale dal 2006. Con Michele Tiraboschi ha curato gli scritti di Marco Biagi in ‘Quando il tempo è galantuomo’ (Ed. Lavoro, 2008); Lodovico Festa, giornalista, saggista e analista politico, presso Boroli editore ha pubblicato ‘Guerra per banche’, ‘Il partito della decadenza’, ‘Sotto le ceneri dell’università’ (con Adriano De Maio), ‘Capitalismi’ (con Giulio Sapelli), ‘Milano e il suo destino’ (con Carlo Tognoli).”,”SIND-001-FC”
“BONANNO Carmelo”,”L’ Età contemporanea nella critica storica.”,”‘A chi gli suggeriva ch’era “”cosa impossibile unificare l’ Italia col Parlamento ma fattibile con un potere forte e quasi assoluto””, egli (Cavour, ndr) rispose: “”Io non ho fiducia alcuna nelle dittature civili; sono convinto che con il Parlamento si possono fare molte cose che sarebbero impossibili con il potere assoluto. Non mi sento mai così debole come quando la Camera è chiusa””‘. (Carteggio D’Azeglio, II, Torino, 1865) (pag 86)”,”STOx-078″
” BONANNO Alfredo M.”,”Astensionismo elettorale anarchico.”,”BONANNO Alfredo M.”,”ANAx-338″
“BONAPARTE NAPOLÉON I (NAPOLEONE BONAPARTE I), a cura di Suzanne D’HUART”,”Lettres, ordres et apostilles de Napoléon Ier. Extraits des Archives Daru (138 AP).”,”Molte lettere inviate a Monsieur Pierre Daru, intendente generale della Grande Armée: Napoleone si interessava ai ‘dettagli’: le necessità nell’abbigliamento dei soldati: ‘Monsieur Daru, j’attende toujours les 20.000 paires de souliers; il n’en est encore arrivé qui 7.000. Dirigez sur Osterode trois mille capottes. Osterode, le 28 mars 1807’ Nap. (lettere firmate ‘Napol’, 28-29 Marzo 1807) ‘Monsieur Daru, il faut s’occuper un peu de former des magasins d’avoine. Où en avons-nous en ce moment? (…)’ (A Osterode, le 28 mars 1807) (Nap.) (…)”,”FRAN-003-FSL”
“BONAPARTE NAPOLEONE, edizione presentata da Thierry LENTZ”,”Mémoires de Napoléon. La Campagne d’Égypte, 1798-1799.”,”Questo testo non deve essere confuso con quelli che si chiamano ‘Memoriali’ ritrascritti e aggiunti di considerazioni personali dei fedeli che accompagnarono Napoleone e lo ascoltarono nell’ultima fase della sua carriera. Tra queste testimonianze che Heinrich Heine chiama i “”vangeli””, il famosi ‘Memoriali di Sant’Elena’ di Las Cases e il ‘Napoléon dans l’exil’ del dottor O’Meara, occupano un posto di prima scelta. Pubblicati dopo la morte dell’imperatore, furono aggiunti in seguito le ‘Récits de captivité’ del generale de Montholon, poi i diari, memorie o quaderni del generale Gourgaud’, del valletto da camera Marchand e del grande mareschiallo di palazzo Bertrand, ed altri ancora. Il loro successo popolare ha fatto quasi dimenticare le “”vere”” Memorie di Napoleone, quelle che lui stesso ha voluto, dettato, corretto e lasciato in custodia a suoi compani affinché ne assicurassero la diffusione”” (pag 12-13, presentazione)”,”FRAN-007-FSL”
“BONAPARTE NAPOLÉON, volume a cura di Therry LENTZ collaborazione di Émile BARTHET e François HOUDECEK”,”Correspondance générale. Tome premier. Les apprentissages, 1784-1797.”,”Baron Gougaud, Président de la Fondation Napoléon et du Comité pour l’édition de la ‘Correspondance’ de Napoléon. presentazione del baron GOURGAUD, introduzione generale di Jacques-Olivier BOUDON, Comité pour l’édition de la ‘Correspondance’ de Napoléon’ (segue a pagina 1363), introduzione generale (pag 13-37), note, ‘Principes d’édition’ di Émile BARTHET, corrispondenza anni 1784-1797; Lettres sans texte, allegati: ‘Tableau de concordance des calendriers républicain et grégorien, misure e monete, I gradi nell’Armata rivoluzionaria, cartina dell’Italia del nord, cronologia (1783-1797), fonti e bibliografia del primo volume, indice dei nomi di persona, indice delle istituzioni, entità e autorità destinatarie, indice dei luoghi di redazione, tavola delle illustrazioni Nota: in particolare lettere a Philippe Buonnaroti (1761-1837) (cospirazione Babeuf) n° 35, 41, 65″,”FRAN-021-FSL”
“BONAPARTE NAPOLÉON, volume a cura di Therry LENTZ collaborazione di Gabriel MADEC, assistenza di Émile BARTHET e François HOUDECEK”,”Correspondance générale. Tome deuxième. La campagne d’Égypte et l’avènement 1798-1799.”,” Il maggior destinatario delle lettere: Berthier”,”FRAN-022-FSL”
“BONAPARTE NAPOLÉON, volume a cura di Therry LENTZ collaborazione di Gabriel MADEC, assistenza di Émile BARTHET e François HOUDECEK e Irène DELAGE”,”Correspondance générale. Tome troisième. Pacifications, 1800-1802.”,” Il maggior destinatario delle lettere: Berthier”,”FRAN-023-FSL”
“BONAPARTE NAPOLÉON, volume a cura di François HOUDECEK collaborazione di Gabriel MADEC, assistenza di Irène DELAGE Élodie LERNER Patrick LE-CARVÈSE Michell MASSON”,”Correspondance générale. Tome quatrième. Ruptures et fondation, 1803-1804.”,” Il maggior destinatario delle lettere: Berthier”,”FRAN-024-FSL”
“BONAPARTE NAPOLÉON, volume a cura di Michel KERAUTRET e Gabriel MADEC, assistenza di François HOUDECEK Élodie LERNER Irène DELAGE”,”Correspondance générale. Tome cinquième. Boulogne, Trafalgar, Austerlitz, 1805.”,” Il maggior destinatario delle lettere: Berthier”,”FRAN-025-FSL”
“BONAPARTE NAPOLÉON, volume a cura di Michel KERAUTRET, assistenza di François HOUDECEK Élodie LERNER Irène DELAGE”,”Correspondance générale. Tome sixième. Vers le Grand Empire, 1806.”,” Il maggior destinatario delle lettere: Berthier”,”FRAN-026-FSL”
“BONAPARTE NAPOLÉON, volume a cura di Michel KERAUTRET e Gabriel MADEC, assistenza di François HOUDECEK Irène DELAGE Marie BAUDOUIN”,”Correspondance générale. Tome septième. Tilsit, l’apogée de l’Empire, 1807.”,” Il maggior destinatario delle lettere: Berthier”,”FRAN-027-FSL”
“BONAPARTE NAPOLÉON, volume a cura di Gabriel MADEC, assistenza di François HOUDECEK Marie BAUDOUIN Irène DELAGE”,”Correspondance générale. Tome huitième. Expansions méridionales et résistances, 1808.”,” Il maggior destinatario delle lettere: Berthier e Clarke”,”FRAN-028-FSL”
“BONAPARTE NAPOLÉON, volume a cura di Patrice GUENIFFEY, assistenza di François HOUDECEK Irène DELAGE Soléna CHENY”,”Correspondance générale. Tome nouvième. Wagram, février 1809 – février 1810.”,” Il maggior destinatario delle lettere: Berthier e Clarke”,”FRAN-029-FSL”
“BONAPARTE NAPOLÉON, volume a cura di Annie JOURDAN, collaborazione di Michel ROUCAUD, assistenza di François HOUDECEK Irène DELAGE”,”Correspondance générale. Tome dixième. Un Grand Empire, mars 1810 – mars 1811.”,” Il maggior destinatario delle lettere: Champagny e Clarke prefazione di Patrice GUENIFFEY, Comité pour l’édition de la ‘Correspondance’ de Napoléon’ (et suite), introduzione di Annie JOURDAN, note, ‘Principes d’édition’ di François HOUDECEK, corrispondenza Napoleone Bonaparte, mars 1810 – mars 1811; Lettres sans texte, Études: ‘L’instrument du régne: le Domaine extraordinaire’, di Pierre BRANDA, allegati: misure e monete, ‘Les pays réservés de Napoleon I’, cartine, cronologia (marzo 1810-marzo 1811) di Irene DELAGE, fonti manoscritte e bibliografia, indice nomi di persona, indice dei luoghi di redazione, tabella illustrazioni”,”FRAN-030-FSL”
“BONAPARTE NAPOLÉON, volume a cura di Luigi MASCILLI MIGLIORINI, direzione di Thierry LENTZ, assistenza di François HOUDECEK e Irène DELAGE”,”Correspondance générale. Tome onzième. Bruits de bottes, avril 1811 – décembre 1811.”,” Maggiori destinatario delle lettere: Clarke, Davout, Decrés prefazione di Luigi MASCILLI MIGLIORINI, ‘Bruis de bottes’ di Thierry LENTZ, Comité pour l’édition de la ‘Correspondance’ de Napoléon’ (et suite), ‘Principes d’édition’ di François HOUDECEK, corrispondenza Napoleone Bonaparte, avril 1811 -décembre 1811; allegati: Lettres sans texte, Due lettere apocrife, cronologia (1811) di Irène DELAGE, misure e monete, cartine, fonti manoscritte e bibliografia, indice nomi di persona, indice dei luoghi di redazione, tabella illustrazioni; Fondation Napoléon BAILLY DE MONTHYON BEAUHARNAIS BERTHIER BESSIERES BIGOT DE PREAMENEU GIUSEPPE ELISA BONAPARTE CAMBACERES CHAMPAGNY CLARKE DAVOUT DECRES DORSENNE DUMAS GAUDIN HOGENDORP LACUEE LEBRUN MARET MARMONT MOLLIEN MONTALIVET SAVARY SOULT SUCHET”,”FRAN-031-FSL”
“BONAPARTE NAPOLÉON, volume a cura di Thierry LENTZ, assistenza di François HOUDECEK e Irène DELAGE”,”Correspondance générale. Tome douzième. La campagne de Russie, 1812.”,” Il maggior destinatario delle lettere: Berthier, Clarke, Davout prefazione di Marie-Pierre REY, Comité pour l’édition de la ‘Correspondance’ de Napoléon’ (et suite), ‘Principes d’édition’ di François HOUDECEK, corrispondenza Napoleone Bonaparte, 1812, Lettres sans texte, Études: ‘La Grande Armée de 1812. Organisation à l’entrée en campagne’ di Françoise HOUDECEK, ‘L’organisation de l’armée russe (1810-1812)’ di Victor BEZOTOSNYI, allegati: ‘La correspondance en chiffre, les lettres à Maret en 1812’, cronologia (1812) di Irène DELAGE, nomi dei luoghi citati nella corrispondenza e loro equivalenti attuali, misure e monete, cartine, illustrazioni, fonti manoscritte e bibliografia, indice nomi di persona, indice dei luoghi di redazione, tabella illustrazioni; Fondation Napoléon”,”FRAN-032-FSL”
“BONAPARTE NAPOLÉON, volume a cura di Pierre BRANDA, assistenza di François HOUDECEK e Irène DELAGE”,”Correspondance générale. Tome treizième. Le commencement de la fin, janvier 1813 – juin 1813.”,” Il maggior destinatario delle lettere: Berthier e Clarke Alain Pigeard, presidente del ‘Souvenir Napoléonien’ prefazione di Alain PIGEARD, Comité pour l’édition de la ‘Correspondance’ de Napoléon’ (et suite), introduzione di Pierre BRANDA, ‘Principes d’édition’ di François HOUDECEK, corrispondenza Napoleone Bonaparte, janvier-juin 1813, allegati: Lettres sans texte, misure e monete, cartine, nomi dei luoghi citati nella corrispondenza e loro equivalenti attuali (Polonia, Russia, Lituania), cronologia (janvier-juin 1813) di Irène DELAGE, fonti manoscritte e bibliografia, indice nomi di persona, indice dei luoghi di redazione, tabella illustrazioni; Fondation Napoléon”,”FRAN-033-FSL”
“BONAPARTE NAPOLÉON, volume a cura di François HOUDECEK, collaborazione di Patrick LE-CARVÈSE e Irène DELAGE”,”Correspondance générale. Tome quatorzième. Leipzig, juillet 1813 – décembre 1813.”,” Il maggior destinatario delle lettere: Berthier maresciallo dell’Impero e Clarke ministro della guerra Alain Pigeard, presidente del ‘Souvenir Napoléonien’ prefazione di Pierrre LAUGEAY, Comité pour l’édition de la ‘Correspondance’ de Napoléon’ (et suite), introduzione di François HOUDECEK, ‘Principes d’édition’ di François HOUDECEK, corrispondenza Napoleone Bonaparte, Juillet-décembre 1813, Lettres sans texte, allegati: nomine dei commissari straordinari, decreto del 26 dicembre 1813, cronologia (luglio 1813 – dicembre 1813) di Irène DELAGE, misure e monete, cartine, fonti manoscritte e bibliografia, indice nomi di persona, indice dei luoghi di redazione, tabella illustrazioni; Fondation Napoléon”,”FRAN-034-FSL”
“BONAPARTE NAPOLÉON, volume a cura di François HOUDECEK, collaborazione di Patrick LE-CARVÈSE e Irène DELAGE”,”Correspondance générale. Tome quinzième. Les chutes. Janvier 1814 – mai 1821 – Supplément 1788-1813.”,” Il maggior destinatario delle lettere: Davout, maresciallo dell’Impero prefazione di Victor André MASSÉNA, Comité pour l’édition de la ‘Correspondance’ de Napoléon’ (et suite), ‘Principes d’édition’ di François HOUDECEK, La Campagne de France (1er janvier 1814 – 20 avril 1814) di Vincent HAEGELE; Le souverain de l’Ile d’Elbe (21 avril 1814 – 28 février 1815) di Pierre BRANDA; Les Cents-jours (11 mars 1815 – 22 juin 1815) di Thierry LENTZ; Le dernier exil: Sainte-Hélène (27 juin 1815 – 5 mai 1821) di Jacques MACE’, Lettres sans texte, Supplément (1788-1813) di François HOUDECEK; Les mystérieuses lettres à Emma, di François HOUDECEK, Lettres sans texte volumes déjà parus; Études: La apocryphe célèbre: la pseudo lettre de Napoléon à Marie-Louise du 22 juin 1815, par Charles-Éloi VIAL; 1814-1815- Destructions et prélèvaments d’archives, di François HOUDECEK; Le Cabinet de Sainte-Hélène; allegati: misure e monete, cronologia (gennaio 1814 – maggio 1821) di Irène DELAGE, cartine, Bilan d’une avengture éditoriale, di Thierry LENTZ e François HOUDECEK, Ricapitolazione dei quindici volumi della Corrispondenza generale di Napoleone; Tavola generale degli studi pubblicati e allegati della Correspondance générale;Tavola generale delle cartine pubblicate e allegate della Correspondance générale; Elenco degli archivi che hanno partecipato alla pubblicazione; Comitato per l’edizione della Corrispondenza di Napoleone (suite); Fonti generali manoscritte e bibliografiche (tomo 1-15); indice dei nomi di persona (gennaio 1814 maggio 1821); indice dei nomi di persona, indice delle istituzioni – Supplemento (1788-1813); indice dei nomi dei luoghi di redazione – Supplemento (1788-1813).”,”FRAN-035-FSL”
“BONAPARTE Napoleone”,”The Confidential Correspondence of Napoleon Bonaparte with his Brother Joseph. Vol. I.”,”Alcune lettere di Giuseppe a Napoleone, alcune lettere di Napoleone ad altri (Berthier ecc.)”,”FRAN-038-FSL”
“BONAPARTE Napoleone”,”The Confidential Correspondence of Napoleon Bonaparte with his Brother Joseph. Vol. II”,”Alcune lettere di Giuseppe a Napoleone, alcune lettere di Napoleone ad altri (Berthier e Clarke ecc.) Volume in parte intonso”,”FRAN-039-FSL”
“BONAPARTE Napoleone”,”Lettres inédites de Napoléon Ier à Marie-Louise. Écrites de 1810 à 1814 avec introduction et notes par Louis Madelin.”,”Volume intonso”,”FRAN-040-FSL”
“BONAPARTE Napoleone MARIA-LUISA D’AUSTRIA (ASBURGO-LORENA)”,”Lettres de Napoléon a Marie-Louise et de Marie-Louise a Napoléon. Tome premier.”,”MARIA LUISA d’Asburgo-Lorena, imperatrice dei Francesi, poi duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla. Di Mario Menghini – Enciclopedia Italiana (1934) (Treccani) Nata a Vienna il 12 dicembre 1791, morta a Parma il 17 dicembre 1847. Era figlia primogenita di Francesco I, imperatore d’Austria e di Maria Teresa di Napoli. Docilissima di carattere fin dalla fanciullezza, apprese con facilità le lingue inglese, italiana, francese e si applicò pure al disegno e alla musica. Quanti l’attorniavano, le istillarono in quegli anni una grande avversione per i Francesi, e specialmente per Napoleone I, il quale, divorziato da Giuseppina (15 dicembre 1809), il 13 febbraio 1810 ottenne invece il consenso dell’imperatore austriaco per sposarne la figlia Maria Luisa. Il matrimonio, dapprima per procura, fu celebrato l’11 marzo; due giorni dopo M. L. lasciò Vienna e presso Soissons il 27 marzo si unì con Napoleone I che era andato a incontrarla con il Murat. Il matrimonio civile ebbe luogo a Saint-Cloud il i° aprile e quello religioso il giorno dopo al Louvre. Fin dai primi giorni l’imperatrice s’avvide che i suoi gusti, le sue abitudini male s’adattavano agli splendori della corte francese, e preferì vivere quasi appartata, non troppo sensibile alle cure di cui la circondava Napoleone. Il 20 marzo 1811 essa diede alla luce un figlio, al quale fu dato il titolo di re di Roma. Quando Napoleone partì per la campagna di Russia, M. L. andò per qualche giorno a Praga; il 15 aprile 1813 fu investita del titolo di reggente, ma non parve interessarsi troppo degli affari di governo, che affidò al consiglio messole a fianco dall’imperatore. Avvenuti i disastri, rimase a Parigi fino al 29 marzo 1814. Il 2 aprile, era a Blois, quindi, avendo Napoleone abdicato, si trasferì a Orléans decisa di ricongiungersi al padre, con cui s’incontrò a Rambouillet, e il 25 aprile partì per Vienna, dove ebbe un’accoglienza trionfale. Il 19 febbraio 1815 protestò con un atto presentato al Congresso di Vienna contro la restaurazione dei Borboni in Francia, reclamando quel trono in favore del figlio. Dopo la partenza di Napoleone per Sant’Elena, M. L., che era stata investita dei ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, interruppe qualunque relazione epistolare col marito, che invece scrisse a lei lettere commoventi. A Parma giunse il 20 aprile I816; e poiché non era rimasta insensibile alle cure che le prodigava il conte A. A. di Neipperg, lo sposò segretamente nel 1822. Il Neipperg morì nel 1829; due anni dopo M. L. dovette abbandonare per breve tempo Parma, che aveva acceduto al moto rivoluzionario dell’Italia centrale, e, tornatavi, non incrudelì su coloro che l’avevano costretta a partire, contrariamente a ciò che aveva fatto il suo vicino, duca di Modena. Quando le morì il figlio (22 luglio 1832) si trovava da pochi giorni a Vienna. Il 17 febbraio 1834 passò a terze nozze col conte Ch.-R-di Bombelles. La sua vita da allora in poi trascorse tranquilla, e quando morì, il ducato passò a Carlo Lodovico di Borbone, duca di Lucca. Bibl.: J. Lecomte, M.-L. à Parme, Parigi 1845; J. A. Helfert, M.-L. Erzherzogin von Oesterreich, Vienna 1873; E. Wertheimer, Die Heirat der Erzherzogin M.-L. mit Napoléon, Vienna 1892; E. Guglia, M.-L. von Oesterreich, Vienna 1894; B. Antonmarchi, Le mariage par procuration de M.-L. et Napoléon, in Revue Hébdomadaire, 1898; F. Masson, L’Impératrice M.-L., Parigi 1902; A. Fournier, M.-L. et la chute de Napoléon, in Revue Historique, 1903; M. Billard, Les maris de M.-L., Parigi 1909; E. d’Hauterive, Lettres de l’Impératrice M.-L. à la Reine Cathérine, in Revue des Deux Mondes, 1928; E. M. Ravage, Empress Innocente, the Life of M.-L., New York 1931; G. Guatteri, M. L., Firenze 1932; F. Salata, M. L. e i moti del Trentino, in Arch. Stor. per le Prov. Parmensi, 1932.”,”FRAN-041-FSL”
“BONAPARTE Napoleone MARIA-LUISA D’AUSTRIA (ASBURGO-LORENA)”,”Lettres de Napoléon a Marie-Louise et de Marie-Louise a Napoléon. Tome deuxième.”,”MARIA LUISA d’Asburgo-Lorena, imperatrice dei Francesi, poi duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla. Di Mario Menghini – Enciclopedia Italiana (1934) (Treccani) Nata a Vienna il 12 dicembre 1791, morta a Parma il 17 dicembre 1847. Era figlia primogenita di Francesco I, imperatore d’Austria e di Maria Teresa di Napoli. Docilissima di carattere fin dalla fanciullezza, apprese con facilità le lingue inglese, italiana, francese e si applicò pure al disegno e alla musica. Quanti l’attorniavano, le istillarono in quegli anni una grande avversione per i Francesi, e specialmente per Napoleone I, il quale, divorziato da Giuseppina (15 dicembre 1809), il 13 febbraio 1810 ottenne invece il consenso dell’imperatore austriaco per sposarne la figlia Maria Luisa. Il matrimonio, dapprima per procura, fu celebrato l’11 marzo; due giorni dopo M. L. lasciò Vienna e presso Soissons il 27 marzo si unì con Napoleone I che era andato a incontrarla con il Murat. Il matrimonio civile ebbe luogo a Saint-Cloud il i° aprile e quello religioso il giorno dopo al Louvre. Fin dai primi giorni l’imperatrice s’avvide che i suoi gusti, le sue abitudini male s’adattavano agli splendori della corte francese, e preferì vivere quasi appartata, non troppo sensibile alle cure di cui la circondava Napoleone. Il 20 marzo 1811 essa diede alla luce un figlio, al quale fu dato il titolo di re di Roma. Quando Napoleone partì per la campagna di Russia, M. L. andò per qualche giorno a Praga; il 15 aprile 1813 fu investita del titolo di reggente, ma non parve interessarsi troppo degli affari di governo, che affidò al consiglio messole a fianco dall’imperatore. Avvenuti i disastri, rimase a Parigi fino al 29 marzo 1814. Il 2 aprile, era a Blois, quindi, avendo Napoleone abdicato, si trasferì a Orléans decisa di ricongiungersi al padre, con cui s’incontrò a Rambouillet, e il 25 aprile partì per Vienna, dove ebbe un’accoglienza trionfale. Il 19 febbraio 1815 protestò con un atto presentato al Congresso di Vienna contro la restaurazione dei Borboni in Francia, reclamando quel trono in favore del figlio. Dopo la partenza di Napoleone per Sant’Elena, M. L., che era stata investita dei ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, interruppe qualunque relazione epistolare col marito, che invece scrisse a lei lettere commoventi. A Parma giunse il 20 aprile I816; e poiché non era rimasta insensibile alle cure che le prodigava il conte A. A. di Neipperg, lo sposò segretamente nel 1822. Il Neipperg morì nel 1829; due anni dopo M. L. dovette abbandonare per breve tempo Parma, che aveva acceduto al moto rivoluzionario dell’Italia centrale, e, tornatavi, non incrudelì su coloro che l’avevano costretta a partire, contrariamente a ciò che aveva fatto il suo vicino, duca di Modena. Quando le morì il figlio (22 luglio 1832) si trovava da pochi giorni a Vienna. Il 17 febbraio 1834 passò a terze nozze col conte Ch.-R-di Bombelles. La sua vita da allora in poi trascorse tranquilla, e quando morì, il ducato passò a Carlo Lodovico di Borbone, duca di Lucca. Bibl.: J. Lecomte, M.-L. à Parme, Parigi 1845; J. A. Helfert, M.-L. Erzherzogin von Oesterreich, Vienna 1873; E. Wertheimer, Die Heirat der Erzherzogin M.-L. mit Napoléon, Vienna 1892; E. Guglia, M.-L. von Oesterreich, Vienna 1894; B. Antonmarchi, Le mariage par procuration de M.-L. et Napoléon, in Revue Hébdomadaire, 1898; F. Masson, L’Impératrice M.-L., Parigi 1902; A. Fournier, M.-L. et la chute de Napoléon, in Revue Historique, 1903; M. Billard, Les maris de M.-L., Parigi 1909; E. d’Hauterive, Lettres de l’Impératrice M.-L. à la Reine Cathérine, in Revue des Deux Mondes, 1928; E. M. Ravage, Empress Innocente, the Life of M.-L., New York 1931; G. Guatteri, M. L., Firenze 1932; F. Salata, M. L. e i moti del Trentino, in Arch. Stor. per le Prov. Parmensi, 1932.”,”FRAN-042-FSL”
“BONAPARTE Napoleone, a cura du Léonge DE-BROTONNE”,”Lettres inédites de Napoléon Ier. Collationnées sur les textes et publiées par Léonge De Brotonne.”,”Pubblichiamo 1500 lettere di Napoleone I che le commissioin del 1854 e del 1864 non avevano creduto dover inserire nella raccolta ufficiale della corrispondenza di Napoleone. Un curatore ufficiale on disdegnò queste lettere nella raccolta ufficiale della corrispondenza di Bonaparte, ma i fedeli del regime, soprattutto il principe che presiedeva la seconda commissione, si pose da un punto di vista troppo esclusivo e scelse di eliminare queste lettere dalla corrispondenza ufficiale… (pag III)”,”FRAN-099-FSL”
“BONAZZI Tiziano GALLI Carlo a cura; saggi di Teodoro TAGLIAFERRI Raffaele LAUDANI Maria Laura LANZILLO Loris ZANATTA Sandro MEZZADRA Roberto VALLE Tiziano BONAZZI, testi antologici di J.S. MILL J.E.E. DALBERG-ACTON V. HUGO A. DE LAMARTINE E.R. LEFEBVRE DE LABOULAYE A. POUSSIELGUE A. CARLIER P.J. PROUDHON P. VESINIER C. DE MONTALEMBERT C. LE PRINCE DE POLIGNAC L. TAPARELLI D’AZEGLIO G. GARIBALDI L. BERTOLAZZI G. MAZZINI E. CASTELAR P. GULLON F. GARRIDO GEN. PRIM C. FRANTZ J. FRÖBEL H. VON TREITSCHKE B.G. REICHENBACH F. ANNEKE G. STRUVE W. LIEBKNECHT C. SANDER G. SCHMOLLER N.G. CERNYSEVSKIJ”,”La guerra civile americana vista dall’ Europa. Con antologia di testi.”,”Saggi di Teodoro TAGLIAFERRI Raffaele LAUDANI Maria Laura LANZILLO Loris ZANATTA Sandro MEZZADRA Roberto VALLE Tiziano BONAZZI. Testi antologici di J.S. MILL J.E.E. DALBERG-ACTON V. HUGO A. DE LAMARTINE E.R. LEFEBVRE DE LABOULAYE A. POUSSIELGUE A. CARLIER P.J. PROUDHON P. VESINIER C. DE MONTALEMBERT C. LE PRINCE DE POLIGNAC L. TAPARELLI D’AZEGLIO G. GARIBALDI L. BERTOLAZZI G. MAZZINI E. CASTELAR P. GULLON F. GARRIDO GEN. PRIM C. FRANTZ J. FRÖBEL H. VON TREITSCHKE B.G. REICHENBACH F. ANNEKE G. STRUVE W. LIEBKNECHT C. SANDER G. SCHMOLLER N.G. CERNYSEVSKIJ BONAZZI insegna storia delle istituzioni dell’ America del Nord (Univ. Bologna, Scienze politiche); GALLI insegna storia delle dottrine politiche (Univ. Bologna). “”Anche senza un esplicito riconoscimento degli Stati Confederati, Napoleone III aveva infatti costruito buona parte delle sue scelte di politica estera, che culminarono poi nella spedizione in Messico del 1862, sullo smembramento definitivo degli Stati Uniti, sopravvalutando l’ importanza strategica del continente americano e trascurando invece i processi in corso in Europa, specialmente nella vicina Prussia. L’ orientamento era giustificato dalle ricadute economiche del blocco navale imposto dal Nord agli Stati Confederati, che aveva privato la Francia di uno dei suoi principali partner commerciali specialmente per quanto riguarda le importazioni di cotone, ma anche per le esportazioni di vino ed altri beni di lusso. La ‘Cotton Diplomacy’ era però solo un aspetto delle scelte dell’ Imperatore: nello smembramento dell’ Unione Napoleone III vedeva infatti anche lo spazio per spezzare la dottrina Monroe, (…)””. (pag 107)”,”USAQ-039″
“BONAZZI Giuseppe”,”Storia del pensiero organizzativo. La questione industriale. Volume I.”,”Giuseppe Bonazzi è ordinario di Sociologia dell’organizzazione presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Alienazione e anomia nella grande industria, in una fabbrica di motori, Colpa e potere, Sull’uso politico del capro espiatorio. Recentemente ha pubblicato Il tubo di cristallo, Fabbrica integrata e modello giapponese alla Fiat auto, Lettera da Singapore, Sociologia della Fiat e Dire, fare, pensare, Decisioni e creazione di senso nelle organizzazioni.”,”TEOS-042-FL”
“BONAZZI Giuseppe”,”Storia del pensiero organizzativo. La questione burocratica. Volume II.”,”Giuseppe Bonazzi è ordinario di Sociologia dell’organizzazione presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Alienazione e anomia nella grande industria, in una fabbrica di motori, Colpa e potere, Sull’uso politico del capro espiatorio. Recentemente ha pubblicato Il tubo di cristallo, Fabbrica integrata e modello giapponese alla Fiat auto, Lettera da Singapore, Sociologia della Fiat e Dire, fare, pensare, Decisioni e creazione di senso nelle organizzazioni.”,”TEOS-043-FL”
“BONAZZI Giuseppe”,”Storia del pensiero organizzativo. La questione organizzativa. Volume III.”,”Giuseppe Bonazzi è ordinario di Sociologia dell’organizzazione presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Alienazione e anomia nella grande industria, in una fabbrica di motori, Colpa e potere, Sull’uso politico del capro espiatorio. Recentemente ha pubblicato Il tubo di cristallo, Fabbrica integrata e modello giapponese alla Fiat auto, Lettera da Singapore, Sociologia della Fiat e Dire, fare, pensare, Decisioni e creazione di senso nelle organizzazioni.”,”TEOS-044-FL”
“BONAZZI Giuseppe”,”Dire. Fare. Pensare. Decisioni e creazione di senso nelle organizzazioni.”,”Dal 1975 Giuseppe Bonazzi è ordinario di Sociologia dell’organizzazione presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino. Tra le sue opere: Storia del pensiero organizzativo, Il tubo di cristallo – Modello giapponese e fabbrica integrata, Lettera da Singapore, ovvero il terzo capitalismo, Discovering the Japanese Model, Cognitive Processes in European and American Sociology. É tra i curatori de Lavoro, tecnologia, organizzazione dell’impresa e nuove forme di consenso, Donne e uomini nella divisione del lavoro, Economia, lavoro e organizzazione, Modello giapponese e produzione snella: la prospettiva europea, I sociologi e il lavoro.”,”ECOA-005-FL”
“BONAZZI Tiziano a cura; saggi di Marc EGNAL Turner MAIN Gary B. NASH Jack P. GREENE Kenneth A. LOCKRIDGE Jack P. GREENE Joseph ERNST Bernard Bailyn Gordon S. WOOD Perry MILLER”,”La rivoluzione americana.”,”Per gli aspetti internazionali della Rivoluzione americana, non trattati in questa introduzione si vedano A. De-Conde, ‘A History of American Foreign Policy’, New York, 1971, cap. II e soprattutto R.W. Van-Alstyne, ‘Empire and Independence’, New York, 1965 (pag 9)”,”USAG-004-FMB”
“BONCHIO Roberto BUFALINI Paolo GRUPPI Luciano NATTA Alessandro a cura”,”Il Partito comunista italiano e il movimento operaio internazionale, 1956 – 1968.”,”Autocritica di Togliatti. “”E’ evidente che dalle gravi denunce e critiche di oggi la persona di Stalin esce molto diversa da quella che ci eravamo rappresentata. Non esce però distrutta. Dovrà ricevere nuove dimensioni. Si presenta come una personalità profondamente contraddittoria nel suo interno e nella sua evoluzione. A un massimo di cose buone andava accoppiato in essa un massimo di cose cattive. Ma questo problema, oramai, è problema di storia. I compagni sovietici dovranno aiutarci, essi che conoscono le cose come noi non possiamo, a comprenderlo e risolverlo sempre meglio. Per quel che riguarda la nostra “”corresponsabilità””, di cui oggi tanto si parla dagli avversari ed è stata uno dei loro cavalli di battaglia nella lotta elettorale, essa ha un contenuto politico. Esiste perché noi abbiamo accettato, senza critica, una posizione fondamentalmente falsa circa l’ inevitabile inasprimento della lotta di classe con il progresso della società socialista, teoria che era stata enunciata da Stalin e dalla quale derivarono terribili violazioni della legalità socialista. Esiste una nostra responsabilità anche di aver accettato, e introdotto nella nostra propaganda, il culto della persona di Stalin (…). (pag 77) “”In Polonia si è corso il rischio di perdere il controllo della situazione; in Ungheria lo si è, palesemente, perduto e il punto di arrivo, nel momento in cui scriviamo, non sappiamo ancora quale sarà””. (Palmiro Togliatti, Sui fatti d’ Ungheria, Rinascita ottobre 1956) (pag 82)”,”PCIx-152″
“BONCHIO Roberto, direttore responsabile”,”Storia delle rivoluzioni. La rivoluzione cinese.”,”Trattativa Mao-Chiang Kai-shek. (pag 2029)”,”CINx-163″
“BONCHIO Roberto a cura, scritti di Giuseppe BOFFA Enzo COLLOTTI Enzo SANTARELLI Manuel TUÑON DE LARA Mario PACOR Sergio DE-SANTIS Saverio TUTINO Romano LEDDA Enrica COLLOTTI PISCHEL G. BOURDAREL e J. CHESNEAUX”,”Storia delle rivoluzioni del XX secolo. Volume secondo. Europa II.”,”C’è un solo riferimento a A. NIN (pag 890)”,”SOCx-156″
“BONCINELLI Edoardo”,”Le forme della vita. L’evoluzione e l’origine dell’uomo.”,”BONCINELLI Edoardo ha diretto il laboratorio di biologia molecolare dello sviluppo presso l’Istituto scientifico San Raffaele e insegna all’Università Vita-Salute di Milano. Ha pubblicato altri libri sul tema.”,”SCIx-315″
“BONCINELLI Edoardo”,”Il cervello la mente e l’anima. Le straordinarie scoperte sull’intelligenza umana.”,”BONCINELLI Edoardo, fisico, si è dedicato alla genetica e alla biologia molecolare.Insegna alla facoltà di psicologia del San Raffaele di Milano. Scrive su Le Scienze e sul Corriere della Sera. “”Possiamo allora concludere che la specie umana è 20-30 volte più complessa di un piccolo insetto o mille volte più complessa di un batterio che popola il nostro intestino? Questa conclusione non appare molto soddisfacente, anche se nessuno sa che cosa voglia dire possedere una complessità 10 volte, 100 volte, o 1000 volte maggiore. La situazione si presenta ancora più problematica quando si considera che due specie animali e vegetali molto simili possono avere talvolta genomi che differiscono tra di loro di un fattore 100 e che alcuni anfibi e alcune piante hanno un genoma anche cento volte più grande del nostro. Riesce difficile credere che noi siamo considerevolmente più semplici di una salamandra, di un fagiolo o di un giglio e che due animali praticamente indistinguibili presentino livello di complessità molto diversi. Si pensò allora che il fattore discriminante non fosse, o non fosse soltanto, la dimensione del genoma, ma che i diversi genomi potessero immagazzinare in maniera diversa la loro informazione biologica. E’ concepibile che, a parità di lunghezza, il DNA di un organismo superiore possa contenere più informazione di quello di un batterio. La teoria dell’informazione ci dice che questo è possbile…”” (pag 55)”,”SCIx-407″
“BONCOEUR Jean THOUÉMENT Hervé”,”Le idee dell’economia. Testi e Storia. I. Da Platone a Marx.”,”Jean Boncoeur e Hervé Thouément insegnano storia delle dottrine economiche presso l’Università della Bretagna occidentale.”,”ECOT-124-FL”
“BONCOEUR Jean THOUÉMENT Hervé”,”Le idee dell’economia. Testi e Storia. II. Da Walras ai contemporanei.”,”Jean Boncoeur e Hervé Thouément insegnano storia delle dottrine economiche presso l’Università della Bretagna occidentale.”,”ECOT-125-FL”
“BOND Brian”,”War and Society in Europe, 1870-1970.”,”Brian Bond è Reader in War Studies al King’s College di Londra. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni nel campo della storia militare e altro. Tra le sue opere: ‘British Military Policy Between the Two World Wars’ (1980).”,”QMIx-096-FSL”
“BONDAS Joseph”,”50 ans! Un demi siècle d’ action syndicale, 1898-1948. Histoire de C.S. de la C.G.T.B. et de la F.G.T.B..”,”BONDAS Joseph ex segretario generale della FGTB. “”Si è constatato che la Commissione Sindacale si è sempre rifiutata di partecipare alle Conferenze con le organizzazioni tedesche. Per chauvinismo? Assolutamente no e il rifiuto di questi incontri con i socialisti d’ Oltre Reno avrebbe potuto fare spazio a un tacito consenso se questi, invece di restare complici del loro governo imperialista, avessero adottato un’ atteggiamento più dignitoso.”” (pag 106)”,”MHLx-023″
“BONELLI Franco a cura; saggi di Franco BONELLI Antonia CARPARELLI Giovanni FEDERICO Martino POZZOBON Paride RUGAFIORI”,”Acciaio per l’ industrializzazione. Contributi allo studio del problema siderurgico italiano.”,”Saggi di Franco BONELLI Antonia CARPARELLI Giovanni FEDERICO Martino POZZOBON Paride RUGAFIORI. “”Nella stessa storiografia, ormai sostanziosa, che si è occupata della Fiat, sono difficilmente rintracciabili elementi di analisi e di interpretazione di un certo peso, che trattino della non indifferente presenza dell’ impresa torinese nel settore siderurgico. Non si giunge infatti al di là di qualche notizia e di alcuni dati, mentre anche il solo fatto che la Fiat sia stata l’ unica grande industria meccanica italiana che sia riuscita a concretizzare un ciclo verticale, che parte dalla produzione di acciaio e laminati in grande stile, rappresenta indubbiamente un problema di storiografia economica ed industriale al quale dovrebbero essere dedicate maggiore riflessione e maggiori ricerche””. (pag 167)”,”ITAE-097″
“BONELLI Riccardo”,”Joaquim Maurin, Andreu Nin rivoluzionari nella Spagna del 1936.”,”BONELLI Riccardo (Napoli, 1973) si è laureato in storia contemporanea all’ Università degli Stdi di BOlogna e vive a Milano. La crisi di Maurin. “”Più in generale possiamo far risalire questi errori a un limite presente nel marxismo rivoluzionario e anche nel marxismo delle origini. Questo limite, di cui abbiamo parlato precedentemente, risiede nella concezione della storia e della società umana nel suo farsi. Il marxismo rivoluzionario era partito dall’ assioma di Marx che diceva: “”I rapporti di produzione borghesi sono l’ ultima forma antagonistica del processo di produzione sociale; (…) le forze produttive che si sviluppano nel seno della società borghese creano in pari tempo le condizioni materiali per la soluzione di questo antagonismo.”” Nel seno della società borghese crescono le condizioni per il suo superamento. Questo lo abbiamo potuto vedere anche nella stessa elaborazione di Maurin, quando arriva a sostenere che la forte concentrazione statale presente sotto il fascismo in un certo senso è segno transitorio verso il socialismo. Oltre a rappresentare un’ aberrazione teorica, è la dimostrazione che Maurin non risce a cogliere i reali cambi storici in corso. Di fronte alla sconfitta della rivoluzione, alla vittoria delle democrazie imperialiste sul mostro nazista, grazie all’ aiuto dei sacrifici dei popoli, di fronte al rilancio della dittatura stalinista nel mondo e alla sua asfissiante egemonia su buona parte del movimento operaio, crollano tutte le sue convinzioni e certezze. Maurin dopo la Seconda guerra mondiale, di fronte alla nascita del sistema politico globale a dominio Usa, ritiene che le condizioni oggettive per il trionfo della rivoluzione proletaria e socialista non esistano più; che i tempi siano talmente cambiati da rendere impossibile che si ricreino.”” (pag 124-125)”,”MSPG-152″
“BONELLI Riccardo”,”Joaquím Maurín, Andreu Nin. Rivoluzionari nella Spagna del 1936.”,”BONELLI Riccardo nato a Napoli nel 1973 si è laureato in storia contemporanea all’ Università degli Studi di Bologna e vive a Milano. E’ impegnato nell’ organizzazione Socialismo rivoluzionario e nell’ Associazione nazionale interetnica e antirazzista 3 febbraio. Maurin (1897-1973) Nin (1892-1937) si forgiano nella preparazione e nello sviluppo del processo rivoluzionario spagnolo del 1936. “”La CNT non è soltanto un sindacato che difende i lavoratori, ma ha un chiaro progetto di superamento, in senso rivoluzionario, del capitalismo. E’ un punto di riferimento complessivo, che esercita grande fascino per la sua radicalità, per la sua alterità al sistema e per la forza con cui sostiene lotte e scioperi. Molto probabilmente, come sostiene lo storico Palei Pagès, durante tutto il 1919, Nin contribuisce allo sviluppo della CNT, costruendo il sindacato delle professioni liberali, che aderisce alla Confederazione proprio nel Congresso del dicembre 1919.”” (pag 138) “”In quel periodo all’ interno della CNT prevale la corrente sindacalista attraverso due figure molto importanti tra le altre: la prima è Salvador Seguí, caratterizzato da un maggior pragmatismo e protagonista della forte crescita e riorganizzazione della CNT, la seconda è Angel Pestaña con posizioni molto più intransigenti anche se in futuro sarà protagonista della fondazione del Partido sindacalista. Il gruppo che fa riferimento al primo, dove si colloca lo stesso Nin, è inoltre legato anche al francese Pierre Monatte, uno dei leader principali di quel sindacalismo rivoluzionario che collaborerà maggiormente con i bolscevichi. La dottrina del gruppo di Seguí rifiuta la politica ed in particolar modo il ruolo del partito rivoluzionario””. (pag 139)”,”BIOx-275″
“BONELLI Riccardo”,”Joaquín Maurín. Andreu Nin. Rivoluzionari nella spagna del 1936.”,”Riccardo Bonelli, nato a Napoli nel 1973, si è laureato in storia contemporanea all’Università degli Studi di Bologna e vive a Milano. É impegnato nell’organizzazione Socialismo rivoluzionario e nella Associazione nazionale interetnica e antirazzista 3 febbraio.”,”MSPG-034-FL”
“BONELLI Franco”,”Lo sviluppo di una grande impresa in Italia. La Terni dal 1884 al 1962.”,”BONELLI Franco Bonelli è nato a Saluzzo nel 1933. Incaricato di storia economica nella Facoltà di Scienze economiche e bancarie di Siena, ha insegnato all’Università di Pisa per il corso di laurea in storia. E’ autore di libri e saggi. Ha pubblicato: ‘La crisi del 1907. Una tappa dello sviluppo industriale in Italia’ (Torino, 1971) Trecc.: Bonelli, Franco. – Economista italiano (Saluzzo 1933 – Roma 2017). Laureato in Scienze politiche alla Sapienza di Roma (1956), assistente della cattedra di Storia moderna di R. Ciasca (1958), per il cui tramite ha redatto numerosi profili di tecnici e imprenditori per il Dizionario Biografico degli Italiani edito dall’Istituto della Enciclopedia Italiana, dal 1969 al 1974 è stato professore incaricato di Storia economica presso l’università di Siena, dove ha approfondito l’analisi comparata dello sviluppo industriale e dei rapporti tra sviluppo e sottosviluppo, per poi ricevere gli incarichi di Storia economica alla Sapienza di Roma (1978-81) e di professore straordinario di Storia economica (1981-84), divenendo ordinario nel 1984 e proseguendo l’attività di docenza presso l’Università Roma Tre (1990-99). Direttore dell’Ente Einaudi (1975-83), in stretta collaborazione con P. Baffi, la sua attività di valorizzazione degli archivi economici lo ha portato a ordinare o guidare il riordino, tra gli altri, delle Carte Stringher, dell’Archivio storico della Banca d’Italia, della Terni, dell’Ansaldo, della Banca Commerciale Italiana, e a stabilire importanti connessioni tra archivi privati, archivi pubblici e istituzioni di ricerca. Al termine della carriera ha lavorato a una nuova edizione del saggio sul capitalismo italiano e alla storia della Banca Commerciale Italiana dal primo dopoguerra agli anni Novanta, incaricatone dall’istituto nel 1991, non portando a termine i due lavori per una connaturata tendenza all’approfondimento e per il progressivo deteriorarsi delle condizioni di salute. Tra i pionieri della storia dell’impresa e della finanza in Italia, cui ha contribuito sia con un’ampia produzione scientifica e un’intensa attività accademica, sia attraverso un impegno costante per la conservazione e valorizzazione degli archivi, tra i suoi lavori principali si citano: La crisi del 1907. Una tappa dello sviluppo industriale in Italia (1971); Lo sviluppo di una grande impresa in Italia. La Terni dal 1884 al 1962 (1975); Il capitalismo italiano: linee generali d’interpretazione (1978); Acciaio per l’industrializzazione: contributi allo studio del problema siderurgico italiano (1982); La Banca d’Italia dal 1894 al 1913: momenti della formazione di una banca centrale (1991).”,”ITAE-417″
“BONELLI Franco”,”Evoluzione demografica ed ambiente economico nelle Marche e nell’Umbria dell’Ottocento.”,”””La relazione dell”Inchiesta Jacini’ prevedeva che il fenomeno emigratorio, appena agli inizi negli anni ’80, si sarebbe esteso «imperroché … il bisogno di cercare altrove occupazioni esiste fra la classe agricola in misura presso a poco identica in tutte le Marche come ne fa prova l’emigrazione temporanea nella Campagna romana». Fin dopo il 1880, tuttavia, i due-trecento emigrati all’anno che partirono per l’estero dalla regione marchigiana provennero quasi tutti dai comuni litoranei e solo in minima parte erano lavoratori della terra, poiché numerosi erano invece i muratori, i falegnami, i fabbri, gli scalpellini. Un aumento della emigrazione cominciò ad aversi verso il 1882-83 e destò i primi allarmi. Dalla provincia di Macerata nel primo quadrimestre del 1883 partirono circa 500 persone. Le autorità chiesero notizie dettagliate sulle ragioni di tale improvviso fenomeno e i proprietari cominciarono a preoccuparsi. Si trovò una giustificazione nella suggestione esercitata dalle buone notizie inviate da coloro che negli anni precedenti erano partiti per l’Argentina e dicevano della possibilità di far fortuna. Erano le prime avvisaglie di un risveglio che di lì a dieci anni o poco più si sarebbe diffuso a tutte le campagne umbro-marchigiane (1). Negli anni successivi le partenze si fecero sempre più frequenti e, da isolate com’erano fino ad allora, assunsero l’aspetto di vere e proprie fughe collettive sia di braccianti che di coloni, particolarmente verso il 1888-89 e il 1895-97. Durante gli anni 1893-97 la maggior parte delle partenze (50% ed oltre) era ormai dovuto alla emigrazione di interi gruppi familiari. Aumentò tra gli emigranti il numero dei giovani di età inferiore ai 15 anni. Il fenomeno emigratorio – che dapprima era circoscritto alle zone più litoranee, delle province di Ancona e di Macerata in particolare, a quelle cioè caratterizzate da un più antico ed inteso sviluppo demografico, dove le popolazioni erano più predisposte ai contatti con l’esterno (2) e dove erano più sentite le conseguenze delle limitate possibilità di impiego di nuove leve di giovani – interessò quindi in misura crescente nel volgere di pochi anni la popolazione delle zone sub-montane e appenniniche, la quale abbandonava terreni malamente sfruttati nei decenni precedenti. (…) L’emigrazione all’estero perdette, allora, quel carattere di eccezionalità che essa aveva fino a pochi anni prima, e l’abitudine di cercar lavoro fuori dall’Italia per un periodo più o meno lungo si diffuse rapidamente e si estese a gruppi di lavoratori dell’edilizia e di altre industrie, di artigiani, di addetti al commercio e ai servizi e divenne un fatto normale nella vita delle popolazioni di vaste zone delle Marche e dell’Umbria (2)”” (pag 148-150)”,”DEMx-003-FP”
“BONELLI Franco”,”La privatizzazione delle imprese pubbliche.”,”La privatizzazione della gestione: il caso del porto di Genova (pag 58-62) Sull’autore. Franco Bonelli storico della banca’ di Pierluigi Ciocca; Francesca Pino , Marzo 2018 – n. 3. La figura e gli insegnamenti di Franco Bonelli sono stati ricordati nel corso del Convegno, organizzato dall’Università Bocconi e svoltosi a Milano il 29 gennaio 2018, Il capitalismo italiano. La lezione di Franco Bonelli. Nelle pagine che seguono, pubblichiamo gli interventi di Pierluigi Ciocca e Francesca Pino.”,”ECOG-117″
“BONELLI Franco a cura; collaborazione di Elio CERRITO”,”La Banca d’Italia dal 1894 al 1913. Momenti della formazione di una banca centrale.”,”””La storia della legge bancaria, da questo momento, è anche la storia dei tentativi volti a trovare soluzione al problema della vigilanza sulle aziende del credito. Quel progetto (la nuova legge bancaria, ndr) era stato anche il prodotto delle preoccupazioni della Banca d’Italia circa il problema della stabilità del sistema bancario, al quale aveva dovuto cominciare da tempo a prestare esplicita attenzione e col quale si era già dovuta ripetutamente confrontare, sino talvolta a correre il rischio di veder compromessa la propria solidità patrimoniale e di immagine”” (pag 41, introduzione)”,”ITAE-072-FP”
“BONELLI Franco”,”Lo sviluppo di una grande impresa in Italia. La Terni dal 1884 al 1962.”,”Franco Bonelli è nato a Saluzzo nel 1933. Incaricato di storia economica nella Facoltà di Scienze economiche e bancarie di Siena, ha insegnato all’Università di Pisa per il corso di laurea in storia. E’ autore di libri e saggi. Ha pubblicato: ‘La crisi del 1907. Una tappa dello sviluppo industriale in Italia’ (Torino, 1971) Seconda guerra mondiale. “”La marcia del complesso industriale che vediamo funzionare a pieno regime alla vigilia della nuova guerra cominciò ad essere ostacolata e sempre più seriamente pregiudicata dopo il 1940 dai rallentamenti, dai ritardi, dalle sfasature organizzative che erano conseguenza della mancanza di materie prime o di carenze che si manifestavano nella pianificazione dei fabbisogni e dei rifornimenti. A differenza di quel che era avvenuto tra il 1915 e il 1917, l’attività dell’acciaieria non andò crescendo nei momenti cruciali dello sforzo bellico. È ben vero che durante gli anni della vigilia della guerra la Terni aveva lavorato intensamente, ma nel complesso – e tenuto conto delle dimensioni del conflitto al quale l’Italia partecipava – l’andamento della produzione bellica della Terni dal 1939 in poi costituì un buon preannuncio del collasso al quale si avviava l’apparato bellico e l’organizzazione militare dell’Italia. Il maggiore impegno produttivo si concentrò nei proiettili. Nel 1943, cominciarono le menomazioni di capacità produttiva derivanti dalle distruzioni operate dai bombardamenti aerei. Infine, tra il giugno e il luglio del 1944 quando gli stabilimenti vennero direttamente coinvolti dagli eventi bellici sopravvenne la completa paralisi di ogni attività. I danni provocati dalla guerra al complesso ternano furono ingenti. L’acciaieria venne distrutta dai bombardamenti e alcuni dei suoi più moderni impianti vennero smontati dai tedeschi e in parte asportati (1). Le truppe tedesche in ritirata distrussero gli organi essenziali delle centrali idroelettriche. Nel 1944 si interruppero i rapporti tra la direzione generale – che da Genova e si era tra l’altro trasferita per «sfollamento» a Santa Margherita Ligure – e gli stabilimenti. Il 1944 si chiuse senza che si fossero verificate le condizioni economiche ed organizzative più elementari che consentissero la predisposizione di un conto consultivo dell’esercizio (2). Prima ancora che quell’anno si chiudesse, molte cose erano cambiate e la pagina in bianco del futuro della Terni portava ormai un nuovo titolo. A parte lo stato di disorganizzazione dell’impresa e la necessità di dover prendere ordini dai comandi militari delle truppe di occupazione, i fatti nuovi che dettero tutta la dimensione del capovolgimento di situazioni che si era verificato furono la separazione dell’apparato amministrativo dell’impresa operante nell’area ternana dala centrale di comando diretta da Bocciardo e l’avvio dell’«epurazione». Il comando alleato fu in questo caso esigente e perentorio nel chiedere l’applicazione del provvedimento di epurazione con cui si voleva «defascistizzare» il paese. Anche alla Terni si compilarono gli elenchi di coloro che erano statai «antemarcia», «sansepolcristi», «sciarpa littorio», «gerarchi» o che si erano fatti passare per tali nel momento in cui il regime aveva celebrato i suoi trionfi. (…) Bocciardo venne sottoposto a giudizio da un tribunale partigiano del Comitato di liberazione nazionale. Non sappiamo se i giudici di Bocciardo avessero fresca memoria o diretta conoscenza delle vicende che forse solo in parte, e comunque faticosamente, sono state ricostruite nel corso della nostra analisi: sappiamo, invece, che il «Krupp italiano» venne da essi assolto senza riserve”” (pag 244-246) [(1) A causa dei bombardamenti l’acciaieria subì notevoli guasti e la fonderia venne distrutta. Assai più gravi furono però i danni arrecati dalle truppe tedesche di occupazione che asportarono o spedirono in Germania una parte del macchinario migliore, insieme a materie prime e scorte di prodotti: vennero smantellati quasi tutti i forni elettrici, la trafila per siluri, l’impianto di stampaggio, il laminatoio a freddo, alcuni gassogeni e circa 300 macchine utensili. (…) Nel giugno del 1944 vennero fatte saltare le centrali di Cotilia, Cervara, Galleto, Papigno, Marmore, Preci, nonché le stazioni di smistamento e trasformazione dell’energia. Le linee di trasporto ad altissima tensione vennero rese inservibili. La potenza installata che era pari a 340 Kw (con una capacità di produzione di 1300 milioni di Kw) si ridusse ai 250 Kw di una vecchia centralina da molti anni inutilizzata; (2) Un aggiornamento della situazione dei conti, che venne allora predisposta, sarà poi effettuato soltanto alla fine del 1945] inserire in 2GM”,”ECOG-019-FP”
“BONELLI Franco a cura; saggi di Franco BONELLI Antonia CARPARELLI Giovanni FEDERICO Martino POZZOBON Paride RUGAFIORI”,”Acciaio per l’ industrializzazione. Contributi allo studio del problema siderurgico italiano.”,”Saggi di Franco BONELLI Antonia CARPARELLI Giovanni FEDERICO Martino POZZOBON Paride RUGAFIORI. L’aspra lottta con i privati (1939-40) (pag 293-)”,”ITAE-002-FMB”
“BONESCHI Marta”,”Poveri ma belli. I nostri anni cinquanta.”,”Marta BONESCHI è nata nel 1946 a Milano, dove negli ultimi vent’anni ha lavorato come giornalista per diverse testate, tra le quali ‘Espansione’, ‘Mondo economico’, ‘Italia Oggi’ e ‘L’ indipendente’.”,”ITAS-048″
“BONESCHI Marta”,”La grande illusione. I nostri anni sessanta.”,”Marta BONESCHI è nata nel 1946 a Milano, dove negli ultimi vent’anni ha lavorato come giornalista per diverse testate, tra le quali ‘Espansione’, ‘Mondo economico’, ‘Italia Oggi’ e ‘L’ indipendente’.”,”ITAS-049″
“BONESCHI Mario”,”Dalla liberazione alla libertà. (Idee per una Costituzione).”,”L’ Italia è un paese conservatore. “”Altra massima essenziale per i costituenti: l’ Italia è un paese conservatore. Non illuda il fatto che i più retrivi si chiamano liberali o democratici e tutti gli altri rivoluzionari. Per essere veramente riformatori o rivoluzionari bisogna essere più forti di quella realtà che si vuol cambiare. I nostri riformatori o rivoluzionari ne sono in genere più deboli, perché amano con il cuore il progresso, ma non lo sentono con il cervello. Una nazione è progressiva quando il suo gioco politico permette alle correnti innovatrici di affermarsi senza logorarsi nella conquista del potere e quando dalla lotta politica escono uomini preparati e programmi politici. Ma la politica italiana è un’ eterna incompiuta. Nessun processo politico arriva mai alla maturazione completa. Le passioni e gli interessi vincono le idee, le vanteria vincono sulla serietà. Le riforme vengono non tanto arrestate dai nemici, quanto dai troppo zelanti amici che vogliono sempre di più. Nessuna corrente politica riesce mai ad imporsi, se non subendo deviazioni, frazionandosi e mescolandosi. Quando voi avete fatto una costituzione, ricordatevi che essa potrà facilmente andare in pezzi, ma assai difficilmente essere modificata. Ogni proposta di modifica darà l’ avvio ai desideri immoderati dei fautori del sempre più in là. Ogni tentativo di riforma apparirà forzatamente come una pericolosa avventura. In Italia si legifera molto in estensione, ma assai poco in profondità: tutto tende a rimanere. Una istituzione, anche se funesta, può difficilmente essere soppressa. (…)”” (pag 107-108)”,”ITAP-117″
“BONESCHI Mario PICCARDI Leopoldo ROSSI Ernesto, a cura di Sergio BOCCA; interventi di Bruno VISENTINI Mario BERUTTI Mario BONESCHI Tullio ASCARELLI Ada ALESSANDRINI Guido TORRIGIANI Giovanni FERRARA Ugo LA-MALFA Leopoldo PICCARDI Adriaan H. LUIJDJENS Aldo GAROSCI Vincenzo MAZZEI Orazio BARBIERI”,”Verso il regime.”,”Interventi di Bruno VISENTINI Mario BERUTTI Mario BONESCHI Tullio ASCARELLI Ada ALESSANDRINI Guido TORRIGIANI Giovanni FERRARA Ugo LA-MALFA Leopoldo PICCARDI Adriaan H. LUIJDJENS Aldo GAROSCI Vincenzo MAZZEI Orazio BARBIERI. Gli abbonati alla radio e alla televisione. “”Nel 1938 il numero di abbonati alle radioaudizioni in Italia era di 978 mila; alla fine del 1948 era più che raddoppiato; 2 milioni e 205 mila; alla fine del 1958 gli abbonati erano 7 milioni 138 mila: la percentuale delle famiglie abbonate sul totale delle famiglie italiane era già salita al 56,53%. L’incremento netto degli abbonamenti continua a crescere: è stato di 187 mila nel 1956, di 307 mila nel 1957, di 423 mila nel 1958; in pochi anni arriveremo alla saturazione completa del mercato, come già è avvenuto negli Stati Uniti, in Inghilterra e in molti altri paesi economicamente più progrediti. Alla fine del 1958 gli abbonati alla televisione erano 673 mila, più del triplo che nel 1954. Da una inchiesta eseguita nel giugno1957 dalla RAI, in collaborazione con l’istituto Doxa, nelle regioni del Mezzogiorno incluse nelle reti televisive solo al principio di quell’anno (Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna), risulta che le trasmissioni televisive erano allora seguite, in quelle regioni, dal 42% della popolazione adulta complessiva: 110 mila adulti disponevano di un televisore in casa propria; circa 1.9 milioni di persone si recavano ad assistere alle trasmissioni, con frequenze varie, nei locali pubblici, mentre poco più di un milione si recavano a casa di amici o parenti, e 200 mila alternavano entrambe le possibilità. (…)””. (pag 254-255) Controllo clericale sulla pubblica assistenza (pag 215)”,”ITAP-133″
“BONESCHI Marta”,”Quel che il cuore sapeva. Giulia Beccaria, i Verri, i Manzoni.”,”BONESCHI Marta Boneschi è nata nel 1946 a Milano dove ha lavorato per un quarto di secolo come giornalista. Ha pubblicato molte opere tra cui ‘Poveri ma belli’ sull’Italia degli anni Cinquanta, e ‘La grande illusione’ sugli anni Sessanta. Ha scritto biografie e una storia delle donne.”,”ITAB-344″
“BONESCHI Mario PICCARDI Leopoldo ROSSI Ernesto, a cura di Sergio BOCCA”,”Verso il regime.”,”Interventi di Bruno VISENTINI Mario BERUTTI Mario BONESCHI Tullio ASCARELLI Ada ALESSANDRINI Guido TORRIGIANI Giovanni FERRARA Ugo LA-MALFA Leopoldo PICCARDI Adriaan H. LUIJDJENS Aldo GAROSCI Vincenzo MAZZEI Orazio BARBIERI.”,”EDIx-001-FV”
“BONET Luciano”,”Gli impiegati-studenti. Il caso di Scienze politiche.”,”L. Bonet è ricercatore presso l’Istituto di Scienze politiche dell’Università di Torino.”,”GIOx-006-FMB”
“BONETTI Paolo”,”””Il Mondo””, 1949-66. Ragione e illusione borghese.”,”BONETTI Paolo è nato a Fano nel 1939. Si è laureato all’ Università di Roma con una tesi su politica e storiografia in Croce. Insegna filosofia nei licei. Per 18 anni fu il riferimento per una parte della cultura italiana, estranea all’ influenza dell’ ideologia marxista, e che si richiamava alla tradizione liberale da GOBETTI a CROCE, a Luigi EINAUDI. Attraverso le iniziative degli “”Amici del Mondo”” passò dalla proposta mitica di una “”terza forza”” alla teorizzazione del centro-sinistra. “”A metà strada fra la posizione di Croce e quella di Einaudi possiamo situare Panfilo Gentile, l’ Averroè del Diario politico, che, per circa due anni, sarà un po’ (come abbiamo detto) il portavoce ideologico del gruppo; quello di Gentile è un pensiero politico che si sviluppa in serrata polemica con gli avversari, cercando inutilmente uno spazio politico ed ideologico autonomo, e chiudendosi, infine, un un vicolo cieco, che darà origine ad una rapida parabola involutiva. Egli si rende conto, come Croce, che il liberalismo vive, ormai, un tempo di crepuscolo.”” (pag 25) “”Interessante è la divergenza di vedute sulla riforma agraria, fra Panfilo Gentile e Nicolò Carandini. Gentile, in polemica anche con il partito liberale (che proprio da questa riforma prenderà lo spunto per uscire dal governo nel gennaio del 1950) si compiace per questo tentativo di creare una democrazia rurale fondata su milioni di piccoli proprietari, secondo quello che gli appare un classico schema liberale. Non dello stesso avviso è Carandini, al quale la riforma sembra fondamentalmente sbagliata. In essa vede un “”attacco indiscriminato alla media e grande proprietà terriera”” (…)””. (pag 41)”,”EMEx-063″
“BONETTI Paolo”,”Il pensiero politico di Pareto.”,”Vilfredo Pareto nasce a Parigi il 15/07/1848 dal marchese Raffaele Pareto, ingegnere, esule in Francia per le sue idee mazziniane, e da Marie Méténier, cittadina francese di modeste condizioni sociali. Quando Vilfredo è ancora bambino, la famiglia Pareto si trasferisce in Italia, prima a Genova, e poi a Casale Monferrato, dove il giovane è allievo della sezione fisico-matematica del locale Istituto tecnico. Nel 1862, Raffaele Pareto porta la famiglia a Torino, dove ha ottenuto l’incarico di preparare, per conto del ministero dell’Agricoltura, la nuova legge sulle bonifiche. Vilfredo dopo aver conseguito la licenza in scienze matematiche e fisiche dell’Università di Torino, si iscrive ai corsi della Scuola di applicazione per ingegneri della stessa università, diventando condiscepolo e amico di Galileo Ferraris, nel 1870 consegue la laurea in ingegneria. Muore il 19/08/1923.”,”TEOP-054-FL”
“BONETTI Paolo a cura; scritti di ANTONI Carlo BATTAGLIA Adolfo CROCE Benedetto DE CAPRARIIS Vittorio FERRARA Mario JEMOLO Arturo Carlo LA MALFA Ugo PANNUNZIO Mario PAVOLINI Paolo ROMEO Rosartio SALVADORI Massimo SALVEMINI Gaetano”,”Le battaglie politico-ideologiche. I 30 anni del Mondo.”,”Contiene di B. Croce: ‘Liberalismo o liberismo’, di Massimo Salvadori: ‘La libertà o la proprietà’ Carlo Antoni fedele interprete di Croce (pag 9)”,”TEOP-288″
“BONFANTI Giuseppe”,”Dalla svolta di Salerno al 18 aprile 1948. Documenti e testimonianze di storia contemporanea.”,”””Togliatti limitava la “”mano tesa”” ai soli partiti di massa, socialista e democristiano, ignorando gli altri che pur facevano parte del governo e del CLN. Liberali, azionisti, democratici del lavoro erano classificati partiti borghesi. (…) L’ “”Italia libera””, del partito d’ azione, trova “”sfocata”” la visione di un’ Italia in cui soltanto “”l’ alleanza tra i partiti politici marxisti e cattolici garantisca contro il pericolo di ritorni rivoluzionari”” (11 luglio). (pag 14)”,”ITAP-090″
“BONFANTINI Massimo A. MACCIÒ Marco”,”La neutralità impossibile. Quantistica, relatività ristretta, evoluzione biologica.”,”L’introduzione è incentrata su Marx Engels Lenin e Mao (pag 16-62) Massimo Bonfantini autore di libri sul pensiero scientifico e filosofico di Russell e Whitehead. Marco Macciò autore di saggi sul pensiero di Lukacs e Sartre. Insieme hanno curato la filosofia della rivoluzione culturale cinese”,”SCIx-457″
“BONGHI Ruggero, a cura di Leopoldo MARCHETTI”,”I partiti politici nel parlamento italiano.”,”‘Un’ acerba critica alla insufficienza dei partiti e una chiara denuncia delle degenerazioni parlamentari, stesa da un illustre uomo di governo del Risorgimento.’ ‘Hoc vero occultum, intestinum, domesticum malum, non modo non existit, verum etiam opprimit, antequam perspicere qtque explorare potueris’ Cicerone (in apertura) “”Lo scritto del Bonghi sui partiti è, lo ripetiamo, una esplicita constatazione del disordine e della insufficiente vitalità della classe politica negli anni che corrono tra il 1861 e il 1868. Perché un regime democratico possa instaurarsi e conseguire gli scopi che si prefigge, abbisogna di grandi partiti ufficialmente costituiti ‘nei quali ognuno sia solidale ed i capi stiano colle parti o la parte coi capi’ (1), che sappiano imprimere all’ attività statuale un ritmo pieno, armonico, continuo. Le rivalità senza tregua, i conrasti senza posa tra i partiti sono nocivi e immiseriscono l’ azione governativa (…)””. (pag VII-VIII) (1) Giuseppe Ferrari, Il governo a Firenze, Le Monnier, 1865, pag 60″,”ITAA-121″
“BONGIORNO Pino RICCI Aldo G.”,”Lucio Colletti. Scienza e libertà.”,”Lucio Colletti (1924-2001), filosofo e storico della filosofia, è stato uno degli intellettuali più influenti e originali del secondo dopoguerra. Il suo percorso culturale e politico, dal marxismo critico ad un liberalismo fortemente scettico e disincantato, è stato sempre caratterizzato, come spiegano gli autori del volume, da una grande libertà di spirito e da un assoluto anticonformismo. Profondo conoscitore della letteratura marxista internazionale, alla quale ha apportato importanti contributi speculativi con i suoi studi degli anni Cinquanta e Sessanta, Colletti non ha esitato a prendere le distanze dalle sue posizioni di un tempo e a rivedere le basi della sua visione del mondo. Gli ultimi suoi anni, caratterizzati dall’impegno parlamentare nelle fila di Forza Italia, sono stati all’insegna di un crescente pessimismo, spesso scambiato per cinismo dai suoi avversari. Pino Bongiorno, docente e saggista, è stato allievo e amico di Lucio Colletti, con cui si è laureato discutendo una tesi sul problema del rapporto fra ‘teoria’ e ‘osservazione’ nel dibattito epistemologico contemporaneo. Ha collaborato negli anni con Mondooperaio, Ragionamenti sui fatti e le immagini della storia, Ideazione, Lettera dall’Italia, storiainrete.com, Il Messaggero, Avanti!. É redattore dell’Enciclopedia Italiana. Aldo G. Ricci, storico dirigente dell’Archivio centrale dello Stato. Assistente di Colletti tra il 1967 e il 1970. Tra i suoi libri: Il compromesso costituente, 2 giugno 1946 – 18 aprile 1948, La Repubblica, Collabora a Il Tempo, L’Indipendente, Ideazione.”,”TEOC-082-FL”
“BONGIORNO Pino RICCI Aldo G.”,”Lucio Colletti. Scienza e libertà.”,”Pino Bongiorno, docente e saggista, è stato allievo e amico di Lucio Colletti. Ha collaborato con ‘Mondoperaio’ ‘Ragionamenti’ ‘Ideazione’ ecc. E’ redattore dell’Enciclopedia italiana. Aldo G. Ricci, storico e dirigente dell’Archivio centrale dello Stato. Assistente di Colletti tra il 1967 e il 1970. Ha pubblicato tra l’altro: ‘I governi della transizione’ (1996). Collabora al Tempo, L’ Indipendente, Ideazione, (2004) “”I primi responsabili della falsificazione del pensiero di Marx sarebbero stati, secondo Lukacs, i partiti socialdemocratici della Seconda Internazionale. Sono stati loro, infatti a mettere in giro l’idea del marxismo come scienza, a far credere che le leggi del mercato siano leggi naturali e perfino che il ‘mercato’ stesso sia un fenomeno naturale, invece che la forma oggettiva – assunta in una data epoca – dei rapporti sociali determinatisi tra gli uomini’ ((pag 48-49) “”La crisi del marxismo non è evidentemente soltanto teorica, è anche e soprattutto storica’ (pag 191)”,”TEOC-005-FC”
“BONGIOVANNI Bruno TRANFAGLIA Nicola a cura; collaborazione di A. AGOSTI N. ANTONETTI F. BARBAGALLO P. BEVILACQUA O. CALABRESE F. CAMMARANO R. CANOSA A. CARACCIOLO G. CARPINELLI E. CICONTE S. COLARIZI D. COLI E. COLLOTTI F. CORDOVA M. CORTELLAZZO G. COSMACINI G. CRAINZ E. DE-FORT M. DE-GIORGIO M. DEGL’INNOCENTI A. DEL-BOCA C. DELLAVALLE L. DEL-PANTA G. DE-LUNA A. D’ORSI F. ERBANI G. FERRONI E. FRANZINA M. GUASCO G.C. JOCTEAU N. LABANCA A. LEPRE F. LEVI U. LEVRA S. LUPO P. MACRY F. MALGERI B. MANTELLI F. MAZZONIS M. MERIGGI G. MICCOLI S. MUSSO G. NEPPI-MODONA P. ORTOLEVA F.C. PALAZZO M. PALLA G. PEDULLA’ S. PIVATO A. PIZZORUSSO C. POGLIANO P. POMBENI F. RAMELLA L. RAPONE M. RIDOLFI G. RONDOLINO P. RUGAFIORI F. RUGGE L. RUSSI A. SALSANO M. SALVATI A.A. SANTUCCI P. SARACENO S. SCAMUZZI S. SOAVE G. TALAMO F. TUCCARI G. TURI S. TURONE G. VERUCCI A. VITTORIA P.G. ZUNINO”,”Dizionario storico dell’ Italia unita.”,”collaborazione di A. AGOSTI N. ANTONETTI F. BARBAGALLO P. BEVILACQUA O. CALABRESE F. CAMMARANO R. CANOSA A. CARACCIOLO G. CARPINELLI E. CICONTE S. COLARIZI D. COLI E. COLLOTTI F. CORDOVA M. CORTELLAZZO G. COSMACINI G. CRAINZ E. DE-FORT M. DE-GIORGIO M. DEGL’INNOCENTI A. DEL-BOCA C. DELLAVALLE L. DEL-PANTA G. DE-LUNA A. D’ORSI F. ERBANI G. FERRONI E. FRANZINA M. GUASCO G.C. JOCTEAU N. LABANCA A. LEPRE F. LEVI U. LEVRA S. LUPO P. MACRY F. MALGERI B. MANTELLI F. MAZZONIS M. MERIGGI G. MICCOLI S. MUSSO G. NEPPI-MODONA P. ORTOLEVA F.C. PALAZZO M. PALLA G. PEDULLA’ S. PIVATO A. PIZZORUSSO C. POGLIANO P. POMBENI F. RAMELLA L. RAPONE M. RIDOLFI G. RONDOLINO P. RUGAFIORI F. RUGGE L. RUSSI A. SALSANO M. SALVATI A.A. SANTUCCI P. SARACENO S. SCAMUZZI S. SOAVE G. TALAMO F. TUCCARI G. TURI S. TURONE G. VERUCCI A. VITTORIA P.G. ZUNINO”,”ITAB-074″
“BONGIOVANNI Bruno”,”Da Marx alla catastrofe dei comunismi. Traiettorie e antinomie del socialismo. Karl Marx tra Occidente ed Oriente. Liberalismo, democrazia, Russia: Piero Gobetti e Franco Venturi. Esercizi di semantica storica: Rivoluzione, Intellettuali, Revisionismo e Totalitarismo. Il Sessantotto tra mentalità e ideologia. La catastrofe: dai comunismi agli etnonazionalismi.”,”BONGIOVANNI Bruno insegna storia contemporanea alla Facoltà dell’ Università di Torino. Tra le sue opere più recenti ‘Il pensiero socialista nel secolo XIX’ (Utet, 1987), ‘La caduta dei comunismi’ (1995). ecc. “”La questione della continuità (oggettiva) o della discontinuità (soggettiva ed oggettiva) tra populismo e bolscevismo è, d’altra parte, da tutti i punti di vista, assolutamente non eludibile. Diverse furono, del resto, le anime del populismo russo: aristocraticamente liberale e democratica quella di Herzen, anarco-ribellistica e antitedesca quella di Bakunin, democratico-utopistica e letterariamente “”realistica”” quella di Belinskij, legata a intellettuali di rango sociale declassato e portatori di radicalità crescente quella di Cernysevskij e di Dobroljubov (i cosiddetti “”nichilisti””), neogiacobina quella di Tkacev, internazionalistica quella di Lavrov, e così via, sino al tenebroso Necaev, agli intransigenti, ai terroristi, ma anche sino, da una parte, dopo la crisi del 1881, ai populisti liberali o “”legali”” (Danielson e Michailovskij) e, dall’altra, al raggruppamento Cernyi peredel, sorto nel 1879, favorevole all’ azione politica e destinato a costituire il punto di partenza che consentirà, anni dopo, ad una componente del movimento populistico, grazie al ruolo inizialmente giocato da Plechanov, di confluire nel POSDR (Partito Operaio Socialdemocratico Russo), formatosi nel 1894 e, a partire dal 1903, pienamente “”occidentalista””, vale a dire non coinvolto nel particolarismo populistico-“”slavofilo””, solo, e non sempre, con la frazione menscevica.”” (pag 199) Bruno BONGIOVANNI, Il 18 Brumaio di Marx in America. “”Torniamo ora al nostro Weydemeyer appena sbarcato in America. Il primo problema ‘politico’ da affrontare è la fondazione della rivista che tanto stava a cuore a Marx. E questi, il 19 dicembre 1851, diciassette giorni dopo il ‘coup d’Etat’, già gli promette per il successivo martedì (23 dicembre, il giorno della partenza del piroscafo) nientemeno che ‘Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte’ (1). Anche Engels, Freiligrath, Wolff e altri promettono articoli per il giornale che sarebbe naturalmente uscito in lingua tedesca e che avrebbe avuto un titolo estremamente esplicito, “”Die Revolution””. Il fattivo e febbrile entusiasmo di Marx, tanto più sorprendente in un periodo di grandi difficoltà personali, era veramente straordinario se si pensa che egli stava scrivendo al buio il suo capolavoro storiografico-politico per una problematica rivista di tedeschi emigrati negli Stati Uniti senza denaro, una rivista, si badi bene, che in primo luogo avrebbe dovuto proporsi di tenere alto il livello della rissa tra le contrapposte e litigiose fazioni del ‘deutsches Exil’. (…) Il ’18 Brumaio’ andò così a rilento: il 13 febbraio Marx prometteva a Weydemeyer altri due capitoli dell’articolo che si stava vistosamente ingrandendo. Jenny Marx, in un poscritto, aggiungeva, tra le altre cose: “”Mio marito crede che i suoi articoli sulla Francia, cui si aggiungeranno altri 2 articoli, offrirebbero la materia migliore per un piccolo opuscolo dato il loro grande interesse attuale, se non altro come continuazione dei suoi articoli sulla “”Revue”””” (2). Intanto ‘Die Revolution’ aveva cominciato coraggiosamente ad uscire. Il primo numero del 6 gennaio 1852 conteneva in testa una breve, ma significativa dichiarazione firmata proprio da Weydemeyer (…). Il numero conteneva inoltre una prima parte di un saggio di Weydemeyer sui partiti in Europa e, tra le altre cose, un pezzo di un articolo di Marx sulle crisi commerciali del 1845-47 già uscito sulla “”Neue Rheinische Zeitung. Politisch-ökonomische Revue””, rivista redatta a Londra, stampata ad Amburgo e indicante sul frontespizio anche New York, perché Marx ed Engels già allora facevano affidamento su un’ampia diffusione tra gli emigrati tedeschi in America. In chiusura veniva annunciata la pubblicazione del ’18 Brumaio’ [Bruno Bongiovanni, Da Marx alla catastrofe dei comunismi. Traiettorie e antinomie del socialismo, 2000] [(1) Cfr. K. Marx a J. Weydemeyer, lettera del 19 dicembre 1851, in OC XXXVIII p. 607; (2) Poscritto di Jenny Marx a JL Weydemeyer, lettera del 13 febbraio 1852, in OC XXXIX, p. 518)]”,”TEOC-320″
“BONGIOVANNI Bruno”,”Storia della guerra fredda.”,”BONGIOVANNI Bruno (Torino, 1947) insegna storia contemporanea all’ Università di Torino (Lettere). Ha scritto molti lavori (v. pag 159). Ha curato edizioni di opere inedite in Italia di Marx ed Engels. Collabora con riviste e istituzioni. Guerra di Corea e contenimento. “”La guerra che si era appena conclusa sembrava ora essere stata, sul terreno pratico e territoriale, del tutto inutile. Erano però stati sconfitti i fautori dell’ offensiva: i cinesi-nordcoreani da una parte, il generale MacArthur e i “”falchi”” occidentali dall’ altra. Avevano vinto i fautori del ‘containment’: in primo luogo l’ ONU, poi l’ amministrazione americana di Truman (passata proprio nel 1953, con Eisenhower, ai repubblicani), infine, ma la cosa resta ambigua e incerta, l’ URSS, che certo dal containment, sino ad allora, aveva ricevuto vantaggi non meno, e forse più, che svantaggi. Tra i vincitori vi fu però indirettamente, anche il Giappone. Nella sua situazione di retrovia dela guerra di Corea, il Giappone nonostante l’ ostilità dei sovietici, stipulò l’ U settembre del 1951 con gli USA la pace di San Francisco; in al modo poté prendere lo slancio per rientrare nel contesto politico post-bellico e per effettuare il più spettacolare sviluppo industriale e finanziario del dopoguerra (…)””. (pag 78)”,”RAIx-184″
“BONGIOVANNI Bruno”,”Leggere Marx dopo il marxismo. Per una storia della ‘Gesamtausgabe’.”,”BONGIOVANNI Bruno “”Sul piano delle vicende editoriali, l’ultima testimonianza di un’epoca tutto sommato ottimistica furono i ‘Gesammelte Schriften’ di Marx ed Engels del periodo 1852-1862, curati da David Borisovic Rjazanov, l’uomo cui dobbiamo le basi, anche morali, del passaggio della ‘Marx-Forschung’ alla piena maturità filologica: quest’edizione, rimasta largamente incompleta e pubblicata a Stoccarda nel fatale 1917, comprendeva in due volumi esemplarmente commentati gli articoli giornalistici marxengelsiani, tradotti dall’inglese da Luise Kautsky, dei soli anni 1852-1855. Fu ristampata nel 1920 e subito si capì, morto Mehring nel 1919, che Rjazanov, un menscevico ora divenuto bolscevico, per competenza, capacità, cultura, relazioni personali e probità intellettuale era la persona che meglio poteva mettere insieme l’opera di Marx ed Engels. Così, consolidatosi in Russia il potere dei bolscevichi, venne sin dal 1920 creata una “”commissione Marx”” all’interno delle edizioni di Stato della nuova repubblica dei Soviet. Nel 1921, con la creazione dell’Istituto Marx-Engels di Mosca, il progetto di pubblicare l’opera completa di entrambi sembrò diventare una realtà. Rjazanov riuscì a mantenere, nonostante tutto, memore dei valori umanistici e socialisti comuni, buoni rapporti con la socialdemocrazia tedesca e anche con la diaspora menscevica, ciò che pagherà carissimo, così che già nel 1923 poté portare da Berlino a Mosca 7.000 fotografie – oggi si direbbero fotocopie – di manoscritti marxengelsiani. Nel 1924 l’SPD cedette ai sovietici i diritti di pubblicazione e Rjazanov rimise materialmente insieme i pezzi dell”Ideologia tedesca’ che si trovavano dispersi nelle biblioteche di Bernstein e Viktor Adler. A partire dal 1927, tra Francoforte Berlino e Mosca, cominciarono ad uscire, in lingua tedesca e non russa, come pure fu oggetto di discussione, i volumi della prima MEGA. Avrebbero dovuto essere 40, divisi in tre sezioni: le opere politiche, filosofiche e storiche in 17 volumi, il lavoro di critica dell’economia politica cresciuto intorno al ‘Capitale’, e prima e dopo di esso, in tredici volumi, il carteggio tra Marx ed Engels, e degli stessi con gli altri corrispondenti, in dieci volumi. Uscirono in realtà solo 12 volumi in tutto. Nel 1930, inoltre nel clima politico turbato nella Germania di Weimar dalla strategia del “”socialfascismo””, l’SPD rescisse il contratto. Intanto, però, a Mosca, grazie al lavoro indefesso di Rjazanov, che aveva anche fatto acquistare materiale non presente nell’archivio della SPD, erano stati acquisiti 15.000 documenti originali e 175.000 fotocopie. Lo stesso Rjazanov, tuttavia, nel 1931, dopo aver fatto dichiarare a un suo collaboratore che praticamente tutto era stato decifrato e dattilografato, venne rimosso, deportato, sostituito dal servile e grigio Adoratskij e fatto sparire. Solo da non molti anni sappiamo con certezza che è stato fucilato frettolosamente nel 1938, dopo una parvenza di processo, senza essersi piegato a “”confessare”” delitti inesistenti. Dei dodici volumi usciti tra il 1927 e il 1935 Rjazanov ne curò direttamente solo 5 (più due volumi del Marx-Engels Archiv) (…)”” [Bruno Bongiovanni, Leggere Marx dopo il marxismo. Per una storia della ‘Gesamtausgabe’, Belfagor, Firenze, n° 299 V 30 settembre 1995] (pag 586)”,”MADS-642″
“BONGIOVANNI Bruno”,”L’universale pregiudizio. Le interpretazioni della critica marxiana della politica.”,”Tesi: ‘Anarchismo’ dei primi testi giovanili marxiani inseriti in tradizione pensiero libertario che concepisce la democrazia in netta opposizione con lo Stato Bruno Bongiovanni (Torino, 1947) lavora presso l’Istituto di Storia della Facoltà di Lettere dell’Università di Torino. “”Kreuznach è una cittadina sulla strada tra Kaiserlautern e Magonza, assai nota, come confermano da sempre i ‘dépliants’ turistici, per le sue acque termali, calde e fredde. Proprio a Kreuznach vi era la residenza di Jenny von Westphalen e di sua madre: ed è qui che, il 19 giugno 1843 (come il giorno dopo annuncia la “”Kreuznacher Zeitung”” (1)), Karl Marx e Jenny, che pure aveva da poco perso il padre, si sposano. I due giovani fanno un viaggio di nozze di breve durata, partono verso il Palatinato renano e, passando per Baden-Baden, tornano a Kreuznach, dove restano fino alla fine di settembre (2). La decisione di convolare a giuste nozze fu favorita, come sembra suggerire il primo grande biografo di Marx, Franz Mehring (3), da uno stipendio di 500 talleri promesso a Marx dal facoltoso Arnold Ruge per la direzione dei futuri ‘Deutsch-Französische Jahrbücher’ (Annali franco-tedeschi). Nulla però ci dice Mehring sull’attività letteraria di Marx nel periodo di Kreuznach. Questo periodo copre i mesi che vanno dal giugno all’ottobre del 1843, quando la giovane coppia si spostò con entusiasmo dallo stagnante clima politico-culturale della Germania della restaurazione per recarsi al celebre indirizzo di Parigi (38, rue Vanneau) dove si sistemò con un gruppo di ‘emigrés’ ed esuli volontari tedeschi, tra cui Hervegh e Ruge, non alieno, quest’ultimo, dal considerare la nuova convivenza “”una sorta di falansterio”” (4), o, come oggi si direbbe, una “”comune””. Torniamo per il momento alla nostra ridente cittadina termale. Mehring non dice nulla sulla attività letteraria di Marx perché quando il manoscritto della sua classica biografia venne consegnato a Johann Heinrich Wilhelm Dietz, il celebre editore della socialdemocrazia tedesca, vale a dire nel 1918 (un anno prima della morte di Mehring), i cosiddetti ‘Frühschriften’, gli scritti giovanili di Marx, dovevano ancora in gran parte essere pubblicati. E pensare che proprio Mehring aveva non poco contribuito alla conoscenza del giovane Marx pubblicando nel 1902 i quattro volumi della cosiddetta ‘Nachlassaugabe’, riveduta nel 1913 (in seguito anche ai preziosi studi di Gustav Mayer), ed ancora ristampata, in quarta edizione ed in tre volumi, nel 1923 (5): questa edizione comprendeva la tesi di laurea marxiana su Democrito ed Epicuro, sino ad allora inedita, ed inoltre riproponeva i dimenticati saggi apparsi sugli ‘Annali franco-tedeschi’ e la non molto più nota ‘Heilige Familie’ (La sacra famiglia). Sempre nel 1902 Bernstein aveva pubblicato sui “”Dokumente des Sozialismus”” (6) una novità più ghiotta, aveva cioè sottratto alla “”critica rodente dei topi”” (7) alcuni frammenti del III fascicolo (Sankt Max) della ‘Deutsche Ideologie’ (L’ideologia tedesca) e di questa stessa opera un altro capitolo (il ‘Leipziger Konzil’) venne nel 1921 pubblicato da Gustav Mayer (8). Nella biografia “”popolare”” del secondo grande biografo di Marx, il russo Rjazanov, non si parla neppure di Kreuznach. Si tratta però dell’integrazione di una serie di lezioni tenute nel 1922 al corso di marxismo dell’accademia socialista di Mosca e la necessità di spiegare in modo semplice ed elementare la dimensione storica e teorica dell’opera marxiana impedisce al conferenziere di soffermarsi troppo sui particolari più propriamente “”privati!”” della vita di Marx. Eppure la terza conferenza (9), che affronta gli scritti del periodo che va dalla “”Rheinische Zeitung”” agli ‘Annali’ ed alla ‘Sacra famiglia’, si sofferma a lungo sulla “”questione filosofica”” ed in particolare sul problema del capovolgimento della filosofia hegeliana, argomento allora trascurato (anche se è di questi anni nella cultura tedesca la ‘Hegel-Renaissance’ all’interno del “”marxismo””), ‘massime’ in una conferenza per operai, tanto da far sospettare che Rjazanov conosca qualche cosa che il mondo ancora non conosce (10). Ed in effetti, cinque anni dopo, nel 1927, nel primo volume della MEGA compare in ‘Kritik des hegelschen Staatrechts’ (‘Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico’) (11), definita anche “”meditazione di Kreuznach”” (12) perché plausibilmente – ma su questo torneremo in seguito – datata da Rjazanov appunto all’epoca del soggiorno di Marx a Kreuznach (13). Nello stesso 1927 Rjazanov traduce in russo e pubblica una parte del III manoscritto de ‘Zur Kritik der Nationalökonomie’ / ‘mit einem Schluszkapitel über die Hegelsche Philosophie’ (14), testo meglio noto come ‘Oekonomisch-philosophische Manuskripte aus dem Jahre 1844’ (‘Manoscritti economico-filosofici’), di cui alcuni pezzi compaiono (tradotti dal russo) sulla francese “”Revue marxiste”” nel 1929 (15). Occorre attendere il 1932, quando Rjazanov è già stato rimosso e deportato da Stalin, per vedere nella MEGA (che avrà vita stentata sino al 1935) il testo tedesco dei ‘Manoscritti’. Sempre nel 1932 la MEGA pubblica l”Ideologia tedesca’ (16). Può sorprendere a questo punto che il terzo grande biografo di Marx, Nikolaevskij, che scrive nel 1935-36, dedichi pochissimo spazio agli studi di Kreuznach e per di più confonda la ‘Kritik’ di Kreuznach del 1843, inedita sino al 1927, con l”Einleitung’ (‘Introduzione’) a questa stessa ‘Kritik’, uscita, autonoma, nel 1844 sugli ‘Annali’ e quindi nota da tempo (17). Ancora più scarne le notizie fornite da Nikolaevskij sulle altre opere giovanili di Marx, all’interno però di una biografia – va pur detto – che vuole essere un resoconto di fatti più che un’esposizione di teorie. D’altra parte lo stesso Engels, primo custode del lascito intellettuale marxiano, aveva dimostrato scarso interesse verso i ‘Frühschriften’, non solo dell’amico, ma anche propri, ed aveva manifestato un certo fastidio verso chi gli chiedeva di pubblicare o di ripubblicare vecchi scritti del periodo “”filosofico”” (18). Si era limitato a pubblicare le marxiane ‘Thesen über Feuerbach’ (Tesi su Feuerbach) del 1845 in appendice al proprio saggio su Feuerbach e la fine della filosofia lassica tedesca del 1886 (19)”” (pag 9-10) [Bruno Bongiovanni, L’universale pregiudizio. Le interpretazioni della critica marxiana della politica, 1981] [(1) Cfr. Karl Marx Chronik Seines Lebens in Einzeldaten, Marx-Engels Verlag, Moskau 1934, p. 18. Di questo testo esiste un reprint presso la Verlag Detlev Auvermann, Glashütten im Taunus 1971; (2) Cfr. la testimonianza, del 1865, di Jenny Marx in ‘Kurze Umrisse eines bewegten Lebens’, in ‘Mohr und General. Erinnerungen an Marx und Engels (1964), ora in ‘Colloqui con Marx ed Engels. Testimonianze sulla vita di Marx e Engels raccolte da Hans Magnus Einzensberger, Einaudi, Torino, 1977, p. 18; (3) Cfr. Franz Mehring, Vita di Marx, Editori Riuniti, Roma 1972 (1918), p. 57; (4) Cfr. 1848. Briefe von und an Herwegh’ (1898), ora in ‘Colloqui con Marx ed Engels, cit., p. 19; (5) Cfr. ‘Aus dem literalischen Nachlass von Karl Marx und Friedrich Engels 1841 bis 1850’, Dietz, Berlin-Stuttgart 1923 (1902). Per notizie dell’autore sulle precedenti edizioni cfr. F. Mehring, Vita di Marx, cit., pp. 533-534: (6) Cfr. ‘Der “”heilige Max””. Aus einem Werk von Marx-Engels über Stirner’, in “”Dokumente des Sozialismus. Hefte für Geschichte. Urkunden und Bibliographie des Sozialismus””, t. III e IV, 1903-1904 (di questa rivista è stato fatto un reprint a Frankfurt nel 1968); (7) L’espressione si trova nella notissima ‘Prefazione’ (1859) a ‘Per la critica dell’economia politica’ Editori Riuniti, Roma, 1957, p. 12; (8) Cfr. Marx und Engels, ‘Das Leipziger Konzil’, in “”Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik””, n. 3, 1921, pp. 773-808. Su tutti questi problemi cfr. Maximilien Rubel, ‘Bibliographie des oeuvres de Karl Marx’, Rivière, Paris, 1956, pp. 49-56 e Bert Andréas, ‘Marx et Engels et la gauche hégélienne’, in ‘Annali. Istituto Giangiacomo Feltrinelli’, a. VII, 1964-65, pp. 353-516. Di notevole utilità è sempre ‘Marx Engels Lassalle. Eine Bibliographie des Sozialismus’, Prager, Berlin, 1924 e la bibliografia, a cura di E. Czobel, in “”Marx-Engels Archiv””, vol. II, 1927, pp. 469-537; (9) Cfr. D.B. Rjazanov, Marx ed Engels, Samonà e Savelli, Roma, 1969 (1922), pp-. 32-47; (10) Ed infatti importanti rivelazioni Rjazanov fa il 20 settembre 1923 in un discorso all’Accademia socialista di Mosca, pubblicato con il titolo ‘Neueste Mitteilungen über den literarischen Nachlass von Karl Marx und Friedrich Engels, in “”Archiv für die Geschichte des Sozialismus und Arbeiterbewegung””, n. 3, 1925, pp. 385-400. Cfr. inoltre allo stesso autore ‘Über den liberarischen Nachlass von Marx und Engels’, in “”Internationale Presse-Korrespondenz””, n. 49, 1923, p. 1152 e ‘Über neue Manuscripte von Karl Marx und Friedrich Engels’, in “”Arbeiter-Literatur””, n. 9, 1924, pp. 534-538; (11) Cfr Karl Marx – Friedrich Engels, Historisch-kirtische Gesamtausgabe. Werke – Schriften – Briefe, Marx-Engels Verlagsgesellschaft, Frankfurt, 1927, vol. I, 1, pp. 403-533 (…). Per un eccellente repertorio in merito alle edizioni principal; cfr. ora Franz Neubauer, Marx-Engels Bibliographie, Boldt, Boppard am Rhein 1979. Cfr. inoltre Heinz Stern, Dieter Wolf, Das grosse Erbe. Eine historische Reportage um den literarischen Nachlass von Karl Marx und Friedrich Engels’, Dietz, Berlin, 1972 e Michail Mtschedlov, Zu einigen Fragen der Erforschung und Veröffentlichung des theoretischen Nachlasses von Karl Marx und Friedrich Engels in der UdSSR, in AA.VV., Beiträge zur Geschichte der Marx-Engels-Forschung und Edition in der Sovjetunion und der DDR, Dietz, Berlin, 1978, pp. 16-33; (12) Cfr. Marximilien Rubel, Introduction a Karl Marx, Oeuvres. Economie II, Gallimard, Paris, 1968, pp. XIX sgg.; (13). Cfr D. Rjazanov, Einleitung, a MEGA, I, 1 cit., pp. LXXI-LXXV; (14) Cfr. “”Archiv Marksa i Engel’sa””, III, 1927, pp. 247-286; (15) Cfr. “”La Revue marxiste””, a. I., n. 1, 1929, pp. 7-28. Su tutte le vicende dei ‘Manoscritti’ sul piano editoriale cfr. B. Andréas, ‘Marx et Engels et la gauche hégélienne’, cit. pp. 389-395; (16) Per i ‘Manoscritti, cfr. MEGA, 1,3, pp. 33-172 e 589-596. Per l”Ideologia tedesca’, cfr. MEGA, 1,5, pp. 3-528; (17) Cfr. B. Nikolaevskij, O. Maenchen-Helfen, Karl Marx, Einaudi, Torino, 1969 (1937), pp. 86 sgg.; (18) Cfr. la testimonianza del russo Aleksej Voden (1893) in ‘Reminiscences of Marx and Engels (1927), ora in Colloqui con Marx ed Engels, cit. pp. 522-530. Su questa testimonianza cfr. anche David McLellan, Marx prima del marxismo, Einaudi, Torino, 1974, pp. 242-243; (19) Cfr. Friedich Engels, Ludovico Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, Rinascita, Roma, 1950 (1886). Su questo testo cfr. Gareth Stedman Jones, ‘Engels e la fine della filosofia classica tedesca’, in ‘Comunità’, n. 177, 1977, pp. 211-235. Oltre alla biografia di Gustav Mayer (Einaudi, Torino, 1969) cfr per un rapido ritratto “”filosofico”” David McLellan, Engels, Harvester, Hassocks, 1977, pp. 56-64. Per le ‘Tesi su Feuerbach (1845) cfr. Marx Engels, Opere complete, vol. V, Editori Riuniti, Roma, 1972, pp. 3-7] (pag 9-10; 20-22) Fortuna dei ‘Manoscritti’ del ’44 maggiore di quella della ‘Kritik’ di Kreuznach (pag 26)”,”MADS-644″
“BONGIOVANNI Bruno KUSCEV Evgeni MANANNIKOV Alexi”,”Comunismo e questione russa – Intervista a Bruno Bongiovanni – La società e lo Stato – Bagliori all’Est – Le lotte e i movimenti – Lo sciopero dei minatori – La periferia e la crisi – Polonia: dal sogno al disastro.”,”””Mi sto convincendo che il bolscevismo è l’erede del populismo russo, cioè di una tradizione autoctona russa rivoluzionaria che ha avuto diverse incarnazioni e che non è stata affatto sconfitta dalla storia. Nelle interpretazioni del populismo russo ci sono due vicende storiografiche. Per la prima il populismo russo è come una specie di socialismo utopistico precedente al marxismo e poi soppiantato dalla vera “”scienza”” che sarebbe il marxismo, il bolscevismo. Questa è un’interpretazione classicamente marxista-leninista, maturata in Unione Sovietica. L’altra interpretazione, che possiamo definire liberale, è quella che vede nel populismo russo un’occasione mancata per fare una rivoluzione o una trasformazione democratica, libertaria, popolare, che poi è stata soffocata, confiscata, usurpata da un mostro esterno di natura occidentale che sarebbe il marxismo concretizzatosi poi nel bolscevismo. Secondo me esiste una terza via, una terza ipotesi interpretativa, secondo cui il populismo, sia pure in modo diverso da come si è posto in origine, è il vero vincitore di questo secolo. Basta leggere in un certo modo alcune grandi ipotesi strategiche dell’inizio del secolo come “”la dittatura democratica degli operai e dei contadini”” di Lenin che si colloccava, a mio avviso, in una tradizione tipicamente populista e la stessa “”Rivoluzione permanente”” di Trotsky che è la variante perfetta del populismo russo perché ha, in qualche misura, “”marxistizzato”” nelle cateorie la tradizione populista”” (pag 6) “”Il marxismo non ha vinto ma è stato sconfitto, probabilmente il marxismo è morto”” (pag 7) “”Altrove, già, avevo fatto notare come la parola “”capitalismo”” non esiste in Marx, non la sua mai come sostantivo. Usa sempre modo di produzione capitalistico. La parola capitalismo ha una sua fortuna a partire dal programma di Erfurt della socialdemocrazia tedesca, steso da Kautsky col consenso di Engels, in cui si parla di civiltà capitalistica, dove il capitalismo diventa un grande sistema onnicomprensivo in grado di regolare tutto e tutti”” (pag 12)”,”TEOC-709″
“BONGIOVANNI Bruno”,”Marx, la Turchia, la Russia: due lettere.”,”””In appendice alla seconda edizione accresciuta del pamphlet di Wilhelm Liebknecht ‘Zur orientalischen Frage oder soll Europa kosakisch werden? Ein Mahnwort an das deutsche Volk’, uscita a Lipsia al termine del febbraio 1878, comparve uno scritto anonimo, costituito di due lettere inviate allo stesso Liebknecht rispettivamente il 4 e l’11 febbraio dello stesso anno. Nelle sue conclusioni Liebknecht segnalava al lettore che l’autore delle lettere era un amico che molto aveva studiato la questione orientale e che sull’argomento era competente come pochi altri. L’acutezza nei giudizi – concludeva Liebknecht – rivelava il grande maestro: ‘ex ungue leonem’. (…) finire (pag 635) Secondo Bongiovanni le due lettere di Marx sono state erroneamente attribuite da Gustav Mayer, nel 1934, a Engels nell’edizione in lingua tedesca ed in due volumi della sua biografia (Franz Mehring le aveva già utilizzate nella sua biografia di Marx) (pag 636-637)”,”MADS-752″
“BONGIOVANNI Alberto”,”La guerra in casa. Settembre ’43 – aprile ’45.”,”””Accanto alle forze alleate, risalenti con esasperante lentezza la martoriata penisola italiana, combatterono alcuni contigenti di italiani sorti quasi per miracolo dal disfacimento del nostro esercito dopo l’8 settembre, e che fornirono un prezioso quanto misconosciuto contributo allo svolgersi delle operazioni belliche, da Cassino fino allo sfondamento della Linea Gotica. Con la dichiarazione di guerra del «regno del Sud» alla Germania hitleriana, occorreva fornire la richiesta «prova» che mostrasse che l’«armata degli straccioni» intendeva cooperare in assoluta lealtà allo sforzo comune per la definitiva eliminazione del nazifascismo. Si ebbe pertanto, nel dicembre ’43, l’atteso battesimo del fuoco contro le truppe germaniche. Nell’Alto Volturno, sul fronte Mignano-Monte Lungo, gli uomini del 1° Raggruppamento motorizzato si batterono magnificamente, strappando incondizionati elogi dei pur sospettosissimi capi militari angloamericani. Caduta, almeno in parte, la barriera della diffidenza e riorganizzate, nella primavera del ’44, le nostre truppe nel quadro del Corpo Italiano di Liberazione, i risultati pratici della cobelligeranza si faranno sempre più numerosi e significativi e avranno un loro peso ben preciso sul corso della campagna d’Italia. Subentrerranno, poi, nella fase finale, tra l’Appennino emiliano e il settore adriatico, i sei Gruppi di combattimento costituiti per ordine del generale Alexander: e di uno di essi – per l’esattezza il «Cremona» – fu comandante di battaglione l’autore, che ebbe così modo di seguire da vicino e di condividere giorno per giorno le sorti di quei soldati molto spesso morsi dal dubbio sul ‘perché’ della loro partecipazione a una tale «guerra in casa», quando la patria era tagliata in due e percorsa da truppe straniere delle più diverse nazionalità e colore, e mentre nessun barlume di speranza sembrava accendersi tra tanti lutti e distruzioni”” (…) [dal risvolto di copertina]; “”Il 1943 si era chiuso in modestia e gli anglo-americani si erano dovuti accontentare di quel po’ di territorio italiano che era a sud del Garigliano, del Rapido e del Parco Nazionale, dalla parte del Trirreno, o dell’allineamento che all’incirca passa per le pendici orientali della Maiella e gli abitati di Guardiagrele, Orsogna e Ortona, sul versante adriatico. Sul finire del gennaio del 1944 lo sbarco di Anzio alimentò ancora la speranza di un successo risolutivo, ma fu un fuoco di paglia e la situazione rimase stagnante, proprio come l’avevano creata l’inverno e l’impreparazione. A proposito di quest’ultima si può fare una cosiderazione: nel campo della preparazione militare grava come un imponderabile di intempestività così che quando si è pronti ad affrontare una certa situazione, la sorte ne matura subito un’altra del tutto contraria. Nel caso degli anglo-americani, quando erano divenuti dei maestri della guerra in piano e nel deserto del nord Africa vennero infilati di punto in bianco sull’Appennino d’Abruzzo. Anche a noi era accaduto sovente la medesima cosa, ma qui il caso era differente perché mentre gli italiani – come quasi tutti i popoli meridionali – hanno fama di essere superficiali ed imprevidenti, gli inglesi spiccano per previdenza e lungimiranza: quindi si può dedurre che tutto il mondo è paese! Si rese necessario programmare un nuovo grande sforzo che si concreterà in quella lunga e deludente offensiva che, fra la primavera e l’inizio dell’inverno 1944-’45, riuscì solo a spostare il fronte sull’appennino tosco-emiliano e nella pianura che ad oriente è compresa fra il Po e il Reno, ma non valse a risolvere la campagna d’Italia. Perché questo avvenga ci vorrà ancora un inverno e parte della primavera successiva”” (pag 108-109) Difficoltà incontrate nell’avanzata degli anglo-americani in Italia su un terreno montuoso.”,”QMIS-271″
“BONGIOVANNI Bruno TRANFAGLIA Nicola a cura; collaborazione di A. AGOSTI N. ANTONETTI F. BARBAGALLO P. BEVILACQUA O. CALABRESE F. CAMMARANO R. CANOSA A. CARACCIOLO G. CARPINELLI E. CICONTE S. COLARIZI D. COLI E. COLLOTTI F. CORDOVA M. CORTELLAZZO G. COSMACINI G. CRAINZ E. DE-FORT M. DE-GIORGIO M. DEGL’INNOCENTI A. DEL-BOCA C. DELLAVALLE L. DEL-PANTA G. DE-LUNA A. D’ORSI F. ERBANI G. FERRONI E. FRANZINA M. GUASCO G.C. JOCTEAU N. LABANCA A. LEPRE F. LEVI U. LEVRA S. LUPO P. MACRY F. MALGERI B. MANTELLI F. MAZZONIS M. MERIGGI G. MICCOLI S. MUSSO G. NEPPI-MODONA P. ORTOLEVA F.C. PALAZZO M. PALLA G. PEDULLA’ S. PIVATO A. PIZZORUSSO C. POGLIANO P. POMBENI F. RAMELLA L. RAPONE M. RIDOLFI G. RONDOLINO P. RUGAFIORI F. RUGGE L. RUSSI A. SALSANO M. SALVATI A.A. SANTUCCI P. SARACENO S. SCAMUZZI S. SOAVE G. TALAMO F. TUCCARI G. TURI S. TURONE G. VERUCCI A. VITTORIA P.G. ZUNINO”,”Dizionario storico dell’Italia unita.”,”collaborazione di A. AGOSTI N. ANTONETTI F. BARBAGALLO P. BEVILACQUA O. CALABRESE F. CAMMARANO R. CANOSA A. CARACCIOLO G. CARPINELLI E. CICONTE S. COLARIZI D. COLI E. COLLOTTI F. CORDOVA M. CORTELLAZZO G. COSMACINI G. CRAINZ E. DE-FORT M. DE-GIORGIO M. DEGL’INNOCENTI A. DEL-BOCA C. DELLAVALLE L. DEL-PANTA G. DE-LUNA A. D’ORSI F. ERBANI G. FERRONI E. FRANZINA M. GUASCO G.C. JOCTEAU N. LABANCA A. LEPRE F. LEVI U. LEVRA S. LUPO P. MACRY F. MALGERI B. MANTELLI F. MAZZONIS M. MERIGGI G. MICCOLI S. MUSSO G. NEPPI-MODONA P. ORTOLEVA F.C. PALAZZO M. PALLA G. PEDULLA’ S. PIVATO A. PIZZORUSSO C. POGLIANO P. POMBENI F. RAMELLA L. RAPONE M. RIDOLFI G. RONDOLINO P. RUGAFIORI F. RUGGE L. RUSSI A. SALSANO M. SALVATI A.A. SANTUCCI P. SARACENO S. SCAMUZZI S. SOAVE G. TALAMO F. TUCCARI G. TURI S. TURONE G. VERUCCI A. VITTORIA P.G. ZUNINO Bruno Bongiovanni insegna Storia contemporanea presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino (1996). Nicola Tranfaglia insegna Storia contemporanea presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino (1996).”,”STOx-076-FL”
“BONGIOVANNI Bruno TRANFAGLIA Nicola a cura; saggi di Francesco BARBAGALLO Bruno BONGIOVANNI Mario ISNENGHI Gian Carlo JOCTEAU Marco PALLA Marco SCAVINO Nicola TRANFAGLIA”,”Le classi dirigenti nella storia d’Italia.”,”Contiene il saggio di Marco Scavino ‘La crisi di fine Ottocento e l’età giolittiana’ (tra cui il paragrafo ‘Il socialismo fra democrazia e rivoluzione sociale’, ‘La fine del “”compromesso”” giolittiano) e quello di Marco Palla ‘Per un profilo della classe dirigente fascista’.”,”ITAS-069-FL”
“BONGIOVANNI Bruno”,”Democrazia, dittatura, lotta di classe. Appunti su Marx e la rivoluzione francese.”,”””L’analisi marxiana, ora, sembra in sintonia con la terza fase del liberalismo francese, quella rappresentata dal pur isolato Tocqueville, la cui ‘Democratie en Amérique’ aveva citato nella ‘Jugendfrage’ (1)”” (pag 800) (1) Cfr. K. Marx, Sulla questione ebraica, in OC, cit. p. 163, Werke, cit., p: 352, in Mega (2), 1/2 p: 146″,”MADS-006-FGB”
“BONGIOVANNI BERTINI Mariolina”,”Guida a Proust.”,”””Non è possibile accostarsi a Proust – immergersi nella ‘Recherche’ o percorrere le pagine del giovanile ‘Jean Stanteuil’ – senza incontrare sul proprio cammino, evocato nel suo irripetibile incanto ma anche nei suoi nodi di segreta sofferenza, l’universo dell’infanzia”” (pag 3)”,”VARx-151-FV”
“BONGIOVANNI Bruno”,”Stati, nazioni, democrazie. Storiografia e tragitti politici.”,”Collana Biblioteca di storia contemporanea, Comitato scientifico: Bruna Bianchi, Paul Corner, Lorenzo Bertucelli; Bruno Bongiovanni; Mario Del Pero; Giovanna Procacci Bruno Bongiovanni (Torino, 1947) è stato professore ordinario di Storia Contemporanea all’Università di Torino. Ha collaborato con case editrici, riviste, periodici e quotidiani. Ha concentrato i suoi interessi sulla rivoluzione francese, il socialismo, le relazioni internazionali, i rapporti Usa-Urss, il totalitarismo. E’ socio dell’Accademia delle Scienze di Torino e membro di diverse fondazioni. La bibliografia riportata nel volume (per capitolo) risale alla fine del XX secolo. ‘La democrazia è infine la dittatura del proletariato, espressione che Marx usa una prima volta nel 1850…’ “”Il proletariato, immensa maggioranza che lotta a favore dell’immensa maggioranza, come recita il ‘Manifesto del partito comunista’, può far sì che alla società divisa in classi subentri un’associazione in cui “”il libero sviluppo di ciascuno è condizione del libero sviluppo di tutti””, espressione, questa, che ricorda peraltro il mai veramente affossato tragitto della democrazia-essenza. Come può avvenire ciò? Con la conquista della democrazia, e cioè con l’elevarsi del proletariato a classe dominante. E che cos’è la democrazia conquistata? È il governo forte della maggioranza. Tale reggimento politico fondato sulla strabiliante potenza del numero, non può che effettuare interventi dispotici (despotische Eingriffe) nei rapporti di proprietà. Il governo dei poveri, come Aristotele aveva intuito, è del resto, e di fatto, un governo contro i ricchi. La democrazia, come sosterrà il commentatore americano di Marx Hal Draper, è di per sé, in Marx, la dittatura, intesa come magistratura provvisoria, della democrazia stessa. Essa è così anche la dittatura della maggioranza che l’industria e la storia stanno rendendo socialmente omogenea. La democrazia è infine la dittatura del proletariato, espressione che Marx usa una prima volta nel 1850, in polemica, con tutta probabilità contro i liberali censitari che avevano individuato nella democrazia una dittatura popolare e il grido di guerra sociale. L’espressione “”dittatura del proletariato””, d’altra parte, compare in tutto sole 12 volte nelle opere di Marx ed Engels. La democrazia-numero, comunque, non verrà più abbandonata, pur permanendo sempre sullo sfondo la democrazia-essenza. Il 25 agosto 1852, conclusasi da tempo la stagione rivoluzionaria quarantottesca, Marx, sul ‘New York Daily Tribune’, scrive comunque, deluso dalla tragica parabola ella seconda repubblica francese, che “”in Inghilterra conseguire il suffragio universale costituirebbe una misura di gran lunga più socialista di qualsiasi altra cosa sia stata onorata con questo nome sul continente””. Marx si illude tuttavia che la società industriale possa semplificare al massimo i rapporti sociali e fare del proletariato l’immensa maggioranza. Non esisterà mai un territorio dicotomico popolato, sic et simpliciter, da pochi borghesi e molti proletari. La società infatti, saprà resistere all’aggressione della logica economica disegnata da Marx e si dispiegherà secondo morfologie cangianti nel tempo e sempre più complesse. L’analisi sociologica di Eduard Bernstein constaterà in proposito elementi decisivi. Ancora nel 1891, tuttavia, otto anni dopo la morte di Marx, il vecchio Engels, quello che sta per anticipare la revisione di Bernstein, scrive, nella critica del programma di Erfurt, che “”la repubblica democratica è la forma specifica della dittatura del proletariato””. È questa la dodicesima volta che l’espressione compare nel lessico marxengelsiano. Ed è anche l’ultimo atto di fede nelle virtù ipso facto redentrici della democrazia-numero”” (pag 116-117) (Bibliografia: Su questi temi: Democrazia, dittatura, lotta di classe. Appunti su Marx e la rivoluzione francese, Bruno Bongiovanni, Studi Storici, Anno 30, No. 4, La rivoluzione francese e l’Italia (Oct. – Dec., 1989), pp. 775-802 (28 pages) Published By: Fondazione Istituto Gramsci, Studi Storici https://www.jstor.org/) Capitolo V. Il socialismo contro la nazione. Il caso di Amadeo Bordiga (1911-1918) (pag 121-143) Bordiga e la guerra di Libia “”Fu la guerra di Libia, tuttavia, l’evento originario da cui germinò la formazione politica di Bordiga; il quale, il 4 marzo 1912, in un articolo su ‘La Soffitta?, sostenne per la prima volta il principio che mai più abbandonò: “”essere socialista… vuol dire rinunziare … anche alla propria nazionalità”” (11). La risposta socialista alla guerra, in ogni caso, non doveva strutturarsi in un’alleanza generica tra pacifisti di tutte le classi e di tutte le opinioni, ma doveva seguire a sua volta la stella polare dell’antimilitarismo di classe. (…)”” (pag 126-127-128) (citato tra i tanti nella bibliografia su Bordiga a pag 143 il saggio di Maria Luongo, ‘Amadeo Bordiga e il movimento operaio napoletano (1910-1920)’, in ‘Cahiers internationaux d’histoire economique et sociale’, n. 17, 1985) 1624. LUONGO MARIA, Amedeo Bordiga e il movimento operaio napoletano (1910-1920), in «Cahiers internationaux d’histoire economique et sociale», 1985, 17, pp. 1 55-176. – Min. Industria, commercio e lavoro, DG Lavoro e previdenza sociale, Div. Ufficio del lavoro – Min. Interno, DG PS, Div. Affari generali e riservati, CPC (ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO, BIBLIOGRAFIA, LE FONTI DOCUMENTARIE NELLE PUBBLICAZIONI DAL 1979 AL 1985″,”STOx-336″
“BONGIOVANNI Bruno BRAVO Gian Mario, a cura; saggi di Giuseppe RICUPERATI Gian Mario CAZZANIGA Gabriella SILVESTRINI Michel VOVELLE Maria MONETI Luciano CANFORA Vita FORTUNATI Alice FRANCESCHI Ginevra CONTI-ODORISIO Manuela CERETTA Maria Alberta SARTI Vincenzo ARIANO Arrigo COLOMBO Bruno BONGIVANNI Gian Mario BRAVO”,”Nell’anno 2000. Dall’utopia all’ucronia.”,”Testi in italiano e francese Bravo: su Marx Engels (pag 219-221) “”In primo luogo, ricordo Friedrich Engels e le sue intelligenti intuizioni: egli dette, secondo Vovelle, la lettura «canonica» dell’utopia ed elaborò uno statuto d’essa (9). Egli percepì come il pensare utopico fosse «geniale» ma corrispondesse a epoche in cui sopravvivano rapporti di produzione arretrati, allorché era generalizzata una sorta di immaturità sociale e la progettazione del tempo futuro diventava necessariamente ideale, anzi, idealista. La sua definizione resta celebre (10): «Il socialismo [per gli utopisti] è l’espressione dell’assoluta verità, dell’assoluta ragione, dell’assoluta giustizia, e basta che sia scoperto perché conquisti il mondo con la propria forza; poiché la verità assoluta è indipendente dal tempo, dallo spazio e dallo sviluppo storico dell’uomo, è un semplice caso quando e dove sia scoperta. (…) [Gli utopisti] non potevano ancora far appello alla storia del loro tempo». D’altra parte, Engels Marx e in genere il pensiero marxista più acuto misero in luce un altro elemento decisivo nella critica dell’utopismo: la mancanza del concetto di ‘transizione’. Su di esso si discusse a lungo fea Otto e Novecento, le soluzioni adottate furono il più delle volte fallimentari, ma ciò non toglie validità all’osservazione marx-engelsiana sulla sostanziale estraneità a esso della nozione di utopia. Un ulteriore elemento fu dato, nel giovane Marx, dalla contestazione del «dogmatismo», proprio di tenti socialisti utopisti, coll’affermazione dell’opportunità di adeguare la loro analisi politica agli sviluppi e alle stesse contraddizioni della realtà, abbandonando il riferimento all’astratta «ragione». Sanciva Marx in un commento ad Arnold Ruge nel 1843 (11): «(…) Non verrei che noi innalzassimo una bandiera dogmatica; al contrario. Noi dobbiamo cercare di venire in aiuto ai dogmatici, affinché chiariscano a se stessi i loro princìpi. Così soprattutto il ‘comunismo’ è un’astrazione dogmatica, e con ciò mi riferisco non a un qualsiasi, presunto ed eventuale comunismo, bensì al comunismo realmente esistente, quale lo prefessano Cabet, Dézamy, Weitling, ecc. Questo comunismo è proprio solo una manifestazione particolare del principio umanistico, contaminato dal suo opposto, l’elemento privato. Abolizione della proprietà privata e comunismo, quindi, non sono affatto identici e non a caso, bensì necessariamente, il comunismo si è trovato di fronte ad a ltre dottrine socialiste, come quelle di Fourier, Proudhon; ecc., proprio perché esso spesso non è che un’astrazione particolare, unilaterale, del principio socialista. Tutto il principio socialista, a sua volta, non è che uno degli aspetti, quello concernente la ‘realtà’, della vera essenza umana (…)»”” (pag 219-221) [Gian Mario Bravo, ‘Utopia e socialismo’ (in) ‘Nell’anno 2000. Dall’utopia all’ucronia’, Leo S. Olschki editore, Firenze, 2001] [ (10)”,”SOCU-018-FMB”
“BONGIOVANNI Bruno”,”La caduta dei comunismi.”,”Bruno Bongiovanni (Torino, 1947) insegna Storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Torino. Tra le sue opere ‘Il pensiero socialista nel secolo XIX’ (Utet, 1987), ‘Le repliche della storia’ (Bollati Boringhieri, 1989), L’albero della rivoluzione’ (Einaudi, 1989, con Luciano Guerci) Storia del termine ‘communismo’ ‘comunismo’ dal 1569 (forma comunitaria di Hutter a Cracovia, Polonia) (pag 40) Parigi negli anni 1840: un laboratorio irripetibile “”E Parigi, nella prima metà degli anni Quaranta (Marx vi abitò tra la fine del 1843 e l’inizio del 1845), fu a questo proposito un laboratorio irripetibile, con la ‘bohème’ letteraria e il pensiero politico radicale in reciproco contatto: rapporti sempre più stretti e sempre provvisori avvicinavano infatti tra loro, in una sorta di cosmopolitismo ‘melting pot’ intellettuale, persone come gli esuli russi e quelli tedeschi, come George Sand e Heine, Proudhon e Lamennais, Herzen e Bakunin, Cabet e Leroux, Blanc e Considerant, Flora Tristan ed Engels, Senza dimenticare la presenza sotto questo aspetto più labile, e pur non senza importanza, di personalità come Musset, Liszt, Hugo, Delacroix, Turgenev, Berlioz, Gauthier, Wagner, e gli stessi Lamartine e Tocqueville (14). Tra tutti costoro, e tra molti altri ancora, che si emozionavano per i polacchi, per gli italiani, per gli irlandesi, per i liberali svizzeri o spagnoli, e che leggevano avidamente cronache e resoconti sul sistema politico americano e sulle condizioni di vita della classe operaia inglese, la parola «comunismo», non più proibita, circolava ora vorticosamente. Era diventata quasi una moda, un oggetto di studio, un’espressione di ciò che poi si chiamerà il «movimento reale», una causa di snobistico malumore e di paura più o meno inconfessata, un’occasione di brividi, una discesa intellettuale o etica negli abissi della stratificazione sociale, uno strumento di predicazione a fianco degli indigenti e dei sofferenti, una promessa di redenzione per i medesimi, ma anche, citando Marx, una passione del cervello e un cervello della passione”” (pag 48) [Bruno Bongiovanni, ‘La caduta dei comunismi’, Garzanti, Milano, 1995] [(14) Cfr. Isaiah Berlin, ‘Karl Marx’, La Nuova Italia, Firenze, 1994] Stato e rivoluzione. “”Del resto, proprio grazie ai precedenti contributi teorici di socialdemocratici come Hilferding e come Kautsky, e anche come Rosa Luxemburg, i bolscevichi (soprattutto Bucharin, e poi anche Lenin) avevano potuto definire appunto «imperialistica» la guerra in atto. Il 10 aprile successivo, tuttavia, sempre a Pietrogrado, Lenin approfondì la questione, scollegandosi dalla storia della socialdemocrazia sino al 1914 e ponendosi, pur sotto le sembianze di una implacabile ortodossia, in stretto rapporto con la propria storia, quella iniziata nel 1902. A questo punto una lunga citazione è necessaria, perché è qui che, insieme alla ‘querelle’ sul nome, nasce, quindici anni dopo il ‘Che fare?’, ma prima della stesura di ‘Stato e rivoluzione’ (agosto-settembre 1917); la teoria comunista novecentesca di scuola bolscevica: «Noi dobbiamo chiamarci ‘Partito comunista’, come si chiamavano Marx ed Engels. Noi dobbiamo ripetere che siamo marxisti e che prendiamo per base il ‘Manifesto del partito comunista’, svisato e tradito dalla socialdemocrazia su due punti principali: 1. gli operai non hanno patria; la «difesa della patria» nella guerra imperialista significa tradimento del socialismo; 2. La teoria marxista dello stato, svisata dalla Seconda Internazionale. La denominazione di «socialdemocrazia» è ‘scientificamente’ falsa, come Marx dimostrò più di una volta, fra l’altro, nella ‘Critica del programma di Gotha’ nel 1875, e come ripeté in forma più popolare Engels nel 1894. Dal capitalismo l’umanità non può passare direttamente al socialismo, cioè alla proprietà collettiva dei mezzi di produzione e alla ripartizione dei prodotti proporzionalmente al lavoro di ciascuno. Il nostro partito guarda più lontano: il socialismo è inevitabilmente destinato a trasformarsi a poco a poco in comunismo, sulla cui bandiera è scritto: “”Da ciascuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni””. Questo è il mio primo argomento. Ecco il secondo: anche la seconda parte della nostra denominazione (‘socialdemocratici’) è scientificamente errata. La democrazia è una delle forme dello ‘stato’. Invece noi marxisti siamo contro ‘ogni’ stato» (23). Questo testo, di grande rilievo rispetto al momento in cui venne scritto (ciò che consente di negarne a priori un qualsivoglia carattere accademico), mette in luce lo straordinario scatto effettuato da Lenin, per il quale ora il partito comunista era un partito strutturalmente diverso rispetto alle socialdemocrazie (questo era chiaro sin dal 1902) perché si batteva per la realizzazione di ‘tutto’ il programma massimo, che prevedeva come tappa conclusiva del cammino umano il comunismo, esemplificato nella formula di derivazione in realtà sansimoniana «da ciascuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni», riformisticamente poi realizzata, in forme certo non sempre soddisfacenti, dal ‘Welfare State’ contemporaneo (24)” (pag 56-57) [Bruno Bongiovanni, ‘La caduta dei comunismi’, Garzanti, Milano, 1995] [(23) V.I. Lenin, ‘I compiti del proletariato nella rivoluzione’, in ‘Opere scelte’, II, Edizioni in lingue estere, Mosca, 1948, pp. 35-36; scritto il 10 aprile 1917, e articolato in 19 punti, questo testo venne pubblicato, in opuscolo separato, nel successivo settembre; (24) Tre divise furono piazzate nel 1831, come sottotitolo, sul giornale sansimoniano “”Le Globe”” (…)] Bruno Bongiovanni (wikip) “”Sposato dal 1968 con la studiosa di letteratura francese Mariolina Bongiovanni Bertini, professore ordinario sino al 2017, Bruno Bongiovanni ha conseguito nel 1972 la laurea in Storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Torino. Argomento della tesi era la natura sociale dell’URSS, ritenuta antisocialista, tesi diventata libro nel 1975. In precedenza aveva fatto ricerche, pubblicando un libro, presso la Fondazione Giovanni Agnelli di Torino. Nel 1972-1973 ha lavorato al CNR. Ha poi iniziato la carriera universitaria all’Università di Torino. Dal 1974 al 1981 è stato borsista e contrattista e poi, a partire dal 1981, è stato, sempre per Storia Contemporanea, ricercatore, professore associato e ben presto ordinario. Ha in continuità aderito ai corsi di laurea in Storia e in Scienze Storiche, aderendo altresì al Dipartimento Culture Politica e Società negli ultimi cinque anni di attività universitaria, appunto fino al 2017, quando sono state modificate le istituzioni della docenza. Dall’inizio del 1991 al 2004 ha tenuto annualmente, presso la sede torinese del Bureau International du Travail, corsi di storia della politica internazionale organizzati dal Ministero degli Affari Esteri per gli aspiranti alla carriera diplomatica. Concentrate principalmente sulla storia della rivoluzione francese, del socialismo, delle relazioni internazionali, dei rapporti USA-URSS, della guerra fredda, del totalitarismo e delle tre Italie (la liberale, la fascista e la repubblicana), le sue ricerche sono state effettuate, oltre che a Torino, Milano, Roma e Firenze, in buona parte a Parigi, ma anche a Berlino, Amsterdam, Londra, Zurigo e Vienna: è stato tradotto in sei lingue. È socio corrispondente dal 2016 e socio nazionale residente dal 2024 dell’Accademia delle Scienze di Torino per storia, archeologia e geografia (classe di scienze morali, storiche e filologiche) ed è presente nel comitato scientifico dell’Istituto di Studi Storici Gaetano Salvemini di Torino, della Fondazione Luigi Firpo di Torino, della Fondazione Amadeo Bordiga di Formia, della Fondazione Luigi Micheletti di Brescia e della Fondazione Federico Chabod di Aosta. Collabora e ha collaborato con diverse case editrici, con quotidiani, soprattutto l’Unità, oltre che con settimanali – tra i quali Rinascita e Diario – e con mensili. Si è occupato di libri e di editoria in trasmissioni radiofoniche Rai. Gli è stato assegnato il Premio nazionale letterario Pisa per la saggistica (1995). Ha anche diretto e dirige tre collane presso gli editori Laterza, Unicopli e Stylos. Ha pubblicato, per quel che riguarda le riviste, articoli, interventi, rubriche e recensioni su varie pubblicazioni, tra cui Passato e presente (della cui direzione ha fatto parte), Studi Storici, Rivista di Storia Contemporanea, L’Indice dei libri del mese, Belfagor, Il Ponte, Monthly Review, Telos, Quaderni storici, Quaderni di storia, Linea d’ombra, Mondoperaio, Tuttolibri, Il Tetto, Narcomafie e altre. Ha scritto saggi in opere con più volumi e in dizionari enciclopedici. E ha poi pubblicato e introdotto, sempre in volumi, testi, talora inediti in italiano, di Ottorino Perrone, Karl Marx, Friedrich Engels, Daniel Guérin, Maximilien Rubel, Baruch Spinoza, John Tosh, Bruno Rizzi, Isaiah Berlin, Robert Palmer e Joel Colton, Giovanni Borgognone, Max Hölz, Luca La Rovere, Elena Fallo e su Angelo Tasca”” Bibliografia. Tra i lavori più recenti: La forza dei bisogni e le ragioni della libertà. Il comunismo nella riflessione liberale e democratica del Novecento (con Franco Sbarberi), Reggio Emilia, Diabasis, 2008 Il concetto di Impero, in Imperi e imperialismo. Modelli e realtà imperiali nel mondo occidentale, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2009 * Marxismo, in Gli ismi della politica, Roma, Viella, 2010 * La revisione del marxismo tra fine Ottocento e i primi decenni del Novecento, in La fine del socialismo – Francesco Saverio Merlino e l’anarchia possibile, Chieti, Centro Studi Libertari Camillo di Sciullo, 2010 Stati, nazioni, democrazie. Storiografia e tragitti politici, Milano, Unicopli, 2019 Storia della guerra fredda, Roma-Bari, Laterza, 2023 (10ª ed.) (1ª ed. 2001) Umberto Levra, in Atti dell’Accademia delle Scienze di Torino, 2-2022, Torino, Accademia delle Scienze di Torino, 2023 Intellettuali (di Zygmunt Bauman e Bruno Bongiovanni, introd. di Emanuele Coccia), Roma, Treccani Libri, 2024″,”RUST-001-FMDP”
“BONGIOVANNI Bruno”,”Le repliche della storia. Karl Marx tra la Rivoluzione francese e la critica della politica.”,” “”Negli anni successivi alla stesura dei manoscritti marxiani sulla questione polacca, Engels prosegue l’opera dell’amico, sia dal punto di vista del metodo (ma, da buon protomarxista, con un pizzico di «economia» in più), sia dal punto di vista dei temi e dei problemi affrontati. Dopo avere spiegato cosa hanno a che fare gli operai d’Occidente con la Polonia (109) e dopo avere constatato con soddisfazione nel 1870-71 la raggiunta unità dei tedeschi, Engels si aspetta, sin dal 1874, una guerra «tra la Germania e la Russia» (110). Cos’era accaduto? La Russia, per i suoi fini (a cominciare dalla repressione dell’insurrezione polacca del 1863) aveva costantemente aiutato la Prussia (anche in funzione antiaustriaca, onde avere le mani libere nei Balcani ed approfittare della lenta dissoluzione dell’Impero turco) ed ora la Prussia si era talmente ingigantita da diventare un nuovo ‘Reich’ tedesco, una creatura schizoide, metà tedesca e metà prussiana. L’armata russa – secondo Engels – «sarà sempre disposta ad assistere la Prussia in un movimento interno. Ancor oggi la Prussia ufficiale è l’asilo e il baluardo dell’intera reazione europea» (111). L’anima tedesca (intimamente democratica) del ‘Reich’ ha contro il nemico interno prussiano e contro il nemico esterno russo un solo alleato, sempre lo stesso: «il popolo polacco». «La Polonia ancor più della Francia è posta dal suo sviluppo storico e dalla sua condizione presente dinanzi al dilemma: o essere rivoluzionaria o perire. E con ciò cade la sciocca diceria del carattere scioccamente aristocratico del movimento polacco. Nell’emigrazione polacca v’è abbastanza gente con voglie aristocratiche: ma non appena la Polonia entra nel movimento questo diviene fondamentalmente rivoluzionario, come abbiamo visto nel 1846 o nel 1863. Questi movimenti non furono soltanto nazionali: essi erano contemporaneamente diretti alla liberazione dei contadini e a trasferir loro la proprietà fondiaria» (112). Le cose poi evolveranno diversamente. La crescita vertiginosa della potenza dei ‘Reich’ ridurrà sempre più il possibile ruolo polacco. L’incontenibile forza dello sviluppo economico tedesco – penserà Engels sul finire degli anni ottanta, quando Marx era già morto – aveva compiuto, servendosi di Bismarck e della Prussia, ciò che la borghesia democratica era stata incapace di fare”” (pag 168-169) [Bruno Bongiovanni, ‘Le repliche della storia. Karl Marx tra la Rivoluzione francese e la critica della politica’, Bollati Boringhieri, Torino, 1989] [(109) Cfr. F. Engels, ‘What have the Working Classes to do with Poland?’, in K. Marx F. Engels, ‘The Russian Menace to Europe’, cit., pp. 95-104. Si tratta di tre articoli pubblicati su ‘The Commonwealth’ tra il marzo e il maggio 1866. Cfr. in traduzione tedesca, ‘Werke’, XVI, pp. 153-163. Il terzo articolo è stato tradotto in italiano in appendice a R. Luxemburg, ‘La questione nazionale e lo sviluppo capitalista, Jaca Book, Milano, 1975, pp. 407-12; (110) F. Engels, ‘Due manifesti di profughi. I. Un proclama polacco’, in ‘Cose internazionali estratte da “”Volksstaat’ (1871-1875), Mongini, Roma, 1909, p. 32. Si tratta dell’articolo ‘Flüchtlings-Literatur I. Die polnische Proklamation’, comparso sul ‘Volksstaat’ (1874), 17 giugno, 69, cfr. Werke, XVIII, p 526; (111) Ibid., (112) Ibid., pp. 33, 526]”,”MAES-001-FMB”
“BONHOEFFER Dietrich, a cura di Eberhard BETHGE”,”Resistenza e resa. Lettere e appunti dal carcere. (Tit.orig.: Widerstand und Ergebung)”,”””Quando sono venuto a contatto con ‘outcasts’ o “”paria”” sociali, mi ha colpito ogni volta il fatto che per costoro il motivo determinante nel giudizio su altre persone è la diffidenza. Ogni gesto o atto, anche il più disinteressato, di una persona in posizione sociale più elevata viene a priori guardato con sospetto. Del resto questi outcasts si ritrovano in tutti i ceti sociali. In un giardino non vanno che alla ricerca del letame che fa crescere i fiori. Quanto meno un uomo è legato, tanto più scivola in questo atteggiamento. Anche nel clero si trova questa assenza di legami, l’ atteggiamento che chiamiamo “”clericale””, quel fiutare-la-pista-dei-peccati-umani, per poter prendere in castagna l’ umanità. E’ come se si riconoscesse bella una casa, soltanto dopo aver scoperto le ragnatele nell’ ultima cantina, come se si potesse veramente apprezzare un buon lavoro teatrale, soltanto quando si è visto che cosa fanno gli attori dietro le quinte.”” (pag 258-259)”,”RELP-041″
“BONHOEFFER Dietrich, a cura di Alberto GALLAS”,”Resistenza e resa. Lettere e scritti dal carcere.”,”Dietrich Bonhoeffer era nato in Breslavia nel 1906. Fu impiccato a Flossembürg nell’aprile 1945. Eberhard Bethge era nato a Warchau, Magdeburgo, nell’agosto 1909. E’ stato allievo di Bonhoeffer. Alberto Gallas è nato nel 1951, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze religiose dell’Università Cattolica.”,”RELP-009-FMP”
“BONI Eligio GUERZONI Antonio PAGLIANI Giorgio”,”Cinque anni di utili. Otto banche all’analisi di bilancio.”,”BONI-E è segretario della categoria lavoratori bancari della Cisl di Modena. Da anni approfondisce il problema del credito con particolare attenzione ai problemi locali. GUERZONI-A, laureato in scienze politiche, indirizzo economico, all’ Università di Bologna, è componente della segreteria Cisl di Modena. PAGLIANI-G, laureato in scienze politiche a Bologna con una tesi sulle partecipazioni statali, lavora presso un istituto di credito di Modena.”,”E1-BAIT- 014″
“BONI Federico”,”Il corpo mediale del leader. Rituali del potere e sacralità del corpo nell’epoca della comunicazione globale.”,”BONI Federico insegna Sociologia della Comunicazione all’Università di Genova e alla Statale di Milano. Ha pubblicato ‘I media e il governo del corpo’ (2002)”,”TEOP-508″
“BONIFACE Pascal a cura; saggi di Pascal BONIFACE Alain CHENAL Marc GERMANANGUE Camille GRAND Jean-Jacques KOURLIANDSKY Ewa KULESZA-MIETKOWSKI Christian LECHERVY Jacques LEVESQUE Jean-Pierre MAULNY Axel QUEVAL Jean-Pierre RAISON Stephane ROUSSEL Jean SAVOYE Isabelle SOUBES-VERGER Thierry TARDY Bruno TERTRAIS”,”L’année stratégique, 1997.”,”Saggi di Pascal BONIFACE Alain CHENAL Marc GERMANANGUE Camille GRAND Jean-Jacques KOURLIANDSKY Ewa KULESZA-MIETKOWSKI Christian LECHERVY Jacques LEVESQUE Jean-Pierre MAULNY Axel QUEVAL Jean-Pierre RAISON Stephane ROUSSEL Jean SAVOYE Isabelle SOUBES-VERGER Thierry TARDY Bruno TERTRAIS”,”STAT-032″
“BONIFAZI Alberto SALVARANI Gianni”,”Dalla parte dei lavoratori. Storia del movimento sindacale italiano. Volume IV. 1968-1975: dall’ autunno caldo verso l’ unità organica.”,”Alberto BONIFAZI (1940) e Gianni SALVARANI (1939) sono dirigenti della UIL. RAVENNA è stato segretario confederale della UIL. “”Il movimento sindacale si avviava così verso il suo “”autunno””, una stagione ben diversa da quella esaltante del 1969. La parabola discendente si poteva verificare anche sul piano delle lotte e delle realizzazioni: diminuiva la capacità di presa del sindacato all’ interno della fabbrica e nella società; recuperavano i padroni, le forze politiche, il potere pubblico. Il sindacato era costretto ad una dura lotta che iniziava proprio nel momento in cui con il “”patto federativo”” si toccava il punto più basso della tensione unitaria e si ripiegava su una formula difensiva che aveva come unico spiraglio un labile “”ponte verso l’unita””.”” (pag 114) Nasce la Federazione unitaria. (pag 114)”,”MITT-250″
“BONIFAZI Alberto SALVARANI Gianni”,”Dalla parte dei lavoratori. Storia del movimento sindacale italiano. Volume I. 1860-1906: dalle Società di Mutuo Soccorso alla prima organizzazione unitaria dei lavoratori.”,”Alberto BONIFAZI (1940) e Gianni SALVARANI (1939) sono dirigenti sindacali.”,”MITT-294″
“BONIFAZI Alberto SALVARANI Gianni”,”Dalla parte dei lavoratori. Storia del movimento sindacale italiano. Volume II. 1906-1944: dalla prima Confederazione Generale del Lavoro al patto di Roma.”,”Alberto BONIFAZI (1940) e Gianni SALVARANI (1939) sono dirigenti sindacali.”,”MITT-342″
“BONIFAZI Alberto SALVARANI Gianni”,”Dalla parte dei lavoratori. Storia del movimento sindacale italiano. Volume III. 1944-1967: dalla Resistenza alla vigilia dell’autunno caldo.”,”Alberto BONIFAZI (1940) e Gianni SALVARANI (1939) sono dirigenti della UIL. RAVENNA è stato segretario confederale della UIL.”,”MITT-343″
“BONIFAZI Corrado”,”Le migrazioni italiane.”,”Tra i libri citati in bibliografia: M. Ambrosini, ‘Utili invasori. L’inserimento degli immigrati nel mercato del lavoro italiano, Franco Angeli, MIlano, 1999 “”lIn definitiva l’emigrazione si avvia e si sviluppa all’interno di un processo di crescita economica e trasformazione politica che avviene nell’ambito di un’economia di mercato internazionale, distruggendo le forme economiche e sociali tradizionali e creando una popolazione mobile che cerca di aumentare il proprio reddito e diversificare i rischi. Nei paesi d’arrivo, invece, si produce una compartimentazione tra i diversi settori del mercato del lavoro, che diventa essa stessa fattore d’attrazione; una volta iniziato, il flusso tende a perpetuarsi attraverso le reti migratorie, l’affermarsi di una vera e propria cultura dell’emigrazione e la formazione di economie etniche. Infine, il processo di sviluppo raggiunge un livello tale da determinare una riduzione della spinta a migrare e tende a trasformare i paesi d’emigrazione in paesi d’immigrazione. In forma molto sintetica è il processo che è avvenuto nell’ultimo secolo e mezzo in Italia e negli altri paesi dell’Europa meridionale e che, da tempo, si era già realizzato in gran parte dell’Europa centro-settentrionale. In effetti, questo quadro di riferimento, messo a punto soprattutto per descrivere le migrazioni della seconda metà del Novecento tra i paesi in via di sviluppo e quelli sviluppati, risulta altrettanto valido per gran parte dei flussi internazionali della prima parte del secolo scorso e dell’Ottocento (1)”” (pag 334) (1) Su quest’aspetto si vedano D.S. Massey, ‘Economic develpment and international migration in comparative perspective’, in “”Population and development review””, 14 (3) 1988 pp. 383-413 e Hatton e Williamson (1998) Bibliografia: Bonifazi Corrado – L’ Italia delle migrazioni L’ Italia delle migrazioni Titolo L’ Italia delle migrazioni Autore Bonifazi Corrado Prezzo Sconto -15% € 21,25 (Prezzo di copertina € 25,00) Dati 2013, 299 p., brossura Editore Il Mulino (collana Le vie della civiltà) Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 giorni lavorativi Metti nel carrello Aggiungi alla lista dei desideri Segnala il libro ad un amico Premium Questo prodotto dà diritto a 21 punti Premium. Per saperne di più nectar Questo prodotto dà diritto a 21 punti Nectar. Per saperne di più Descrizione Per circa un secolo tra i maggiori paesi d’emigrazione, l’Italia è diventata negli anni recenti una delle principali mete delle migrazioni internazionali. Non meno rilevanti sono stati i flussi interni, che hanno ridisegnato la geografia umana del paese, spostando masse ingenti dalle campagne alle città, dalle aree economicamente svantaggiate a quelle più dinamiche. Il volume ricostruisce le tappe principali e i caratteri più significativi delle migrazioni italiane dall’Unità ad oggi, considerando cinque grandi periodi: l’Ottocento preunitario; la prima globalizzazione e l’emigrazione di massa (1861-1914); la fase tra le due guerre; gli anni della ricostruzione e del miracolo economico (1946-1975); la seconda globalizzazione e l’immigrazione straniera.”,”STOx-247″
“BONIFAZI Corrado”,”L’immigrazione straniera in Italia.”,”Corrado Bonifazi è primo ricercatore nell’Istituto di ricerche sulla popolazione (Irp) del Cnr. Atteggiamento della popolazione d’arrivo sugli immigrati “”E’ fuor di dubbio che diffidenza, e spesso, aperta ostilità da parte della popolazione d’arrivo sono stati i sentimenti che più frequentemente hanno accompagnato i flussi d’immigrazione. Cohn Bendit e Schmid 1993, 91 ricordano come l’arrivo degli immigrati tedeschi in quelli che poi sarebbero stati gli Stati Uniti suscitasse forti preoccupazioni: «perché la Pennsylvania, fondata da inglesi, dovrebbe diventare una colonia di stranieri, che saranno presto così numerosi da germanizzarci, invece di essere noi ad anglicizzare loro, e che non saranno mai disposti ad adottare la nostra lingua e le loro abitudini?» ammoniva nel 1751 Benjamin Franklin, uno dei padri dell’indipendenza americana. A distanza di due secoli il desiderio di verificare quanto questo genere di timori fosse esteso tra i francesi spinse l’Institut national d’études démographque (Ined) a effettuare una indagine sul campo per studiare l’atteggiamento della popolazione locale verso l’immigrazione e l’adattamento alla società transalpina degli italiani e dei polacchi, allora due delle comunità più numerose Girard e Stoetzel 1953. La storia delle migrazioni internazionali è costellata da esempi di questo tipo, ma proprio il caso degli immigrati tedeschi negli Stati Uniti e di quelli italiani e polacchi in Francia dimostra come molto spesso tali preoccupazioni si siano rivelate, alla prova dei fatti, decisamente eccessive, la capacità delle società d’arrivo di interagire con i flussi di immigrazione, trovando percorsi di inserimento e di reciproco adattamento, si è dimostrata nella realtà maggiore di quanto venisse paventato. Tuttavia, tali manifestazioni sono anche il riflesso di precisi contrasti di interesse che non possono essere sottovalutati”” (pag 216-217)] [(1) Cohn-Bendit, D. e Schmid T., ‘Heymat Babylon. Das Wagnis der multikulturellen Demokratie’, Hamburg, Hoffman und Campe Verlag, trad. it. ‘Patria Babilonia. La sfida della democrazia multiculturale’, Roma, Theoria, 1994; (2) Girard A. e Stoetzel J., ‘Français et immigrés. L’attitude français, L’adaptation des Italiens et des Polonais’, Paris, Presses Universitaires de France]”,”DEMx-067″
“BONIN Pierre”,”Construire l’Armée française. Textes fondateurs des institutions militaires. (Tome 2). Depuis le début du règne de Henri II jusqu’à la fin de l’Ancien Régime.”,”BONIN Pierre: grazie alla doppia formazione di storico e di giurista, è professore associato di Storia del diritto presso l’Università di Nantes (al 2006). La sua ricerca si concentra sul funzionamento delle istituzioni in epoca moderna. (dal retro di copertina del volume 2; traduz. d. r.). <> (dal retro di copertina. Traduz. d. r.).”,”FRQM-004-FSL”
“BONINO José Miguez”,”Cristiani e marxisti. La sfida reciproca alla rivoluzione.”,”José Miguez Bonino, teologo metodista argentino, docente di teologia sistematica alla Facoltà evangelica di Buenos Aires, fu osservatore delegato al Concilio Vaticano II; è considerato una delle personalità più vive dell’attuale teologia sudamericana. É stato di recente eletto uno dei sei presidenti del Consiglio Ecumenico delle Chiese.”,”RELC-079-FL”
“BONITO OLIVA Rossella CANTILLO Giuseppe a cura, Saggi di Valerio VERRA Giuseppe VARNIER Luca FONNESU Gaetano RAMETTA Giovanni BONACINA Francesco Saverio TRINCIA Virginia LÓPEZ DOMÍNGUEZ Valeria PINTO Myriam BIENENSTOCK Norbert WASZEK Giovanna PINNA Franco BIASUTTI Livia BIGNAMI Marcella D’ABBIERO Vanna GESSA-KUROTSCHKA Walter JAESCHKE Gabriella BAPTIST Marco IVALDO Pierluigi VALENZA Fabio CIARAMELLI Gilbert GÉRARD Emilia D’ANTUONO Antonello GIULIANO Giuseppe CACCIATORE Carla DE PASCALE Maria GIUNGATI Sergio DELLAVALLE Félix DUQUE José L. VILLACAÑAS Pietro KOBAU Angelica NUZZO Francesca MENEGONI Faustino ONCINA COVES Antonio CARRANO”,”Fede e sapere. La genesi del pensiero del giovane Hegel.”,”Rossella Bonito Oliva insegna Storia della Filosofia contemporanea presso la facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Si è occupata soprattutto del tema della soggettività nella tradizione filosofica deel moderno. Giuseppe Cantillo insegna Filosofia Morale presso la facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. I suoi studi hanno riguardato temi e autori dello storicismo – con particolare riferimento all’opera di E. Troeltsch – e della filosofia dell’esistenza, nonchè il pensiero di Hegel.”,”HEGx-025-FL”
“BONNEFOUS Georges”,”Histoire politique de la Troisieme Republique. Tome II. La Grande Guerre, 1914-1918.”,”La frazione disfattista del Partito socialista francese interviene nella Seduta della Camera del 15 settembre 1916. “”M. Brizon (socialiste), qui était allé récemment en Suisse, à Kienthal, conférer avec les socialistes allemands, accompagné de ses deux collègues, défaitistes comme lui, M.M. Alexandre Blanc et Raffin-Dugens, prit ensuite la parole. Il commença par dire, dans un style inattendu chez un ancien instituteur: “”On nous refuse le droit de ‘parlage’, et aussi le droit d”écrivage’; il nous reste le droit de calculer: calculons””. Il cita alors plusieurs quantités de milliards perdus (sans le préciser) depuis le début de la guerre. Il ajouta: “”La guerre doit se traiter comme une affaire. Arrêtons les frais. Négocions. On n’a pas le droit de jeter les milliards du peuple dans l’abîme, et les hommes sous le feu roulant de la mort. On peut et on doit négocier””. La quasi-totalité de la Chambre commençait à supporter impatiemmentces propos, de la part d’un homme qui, un mois et demi avant la guerre, à la séance de la Chambre du 12 juin 1914, avait eu l’audace de s’écrier: “”Ce n’est pas contre nous que l’Allemagne arme””. Mais, quand, ajoutant à ce qu’il avait déjà dit, il crut bon de s’écrier: “”La guerre durerait encore trois ans, avec la politique de M. Briand…””, de nombreuses interruptions, sur presque tous le bancs de l’Assemblée, l’empêchèrent de continuer et M. Briand demanda la parole, puis monta à la tribune, pendant que le député Brizon en descendait. Le président du Conseil répondit à son interpellateur par cette improvisation magnifique: “”Jetez les yeux, Monsieur Brizon, sur votre pays, et vous constaterez que ce n’est pas de son plein gré qu’il est allé à cette guerre horrible. Après plus de quarante années de paix, maintenue dans le conditions le plus difficiles, je pourrais même dire les plus douloureuse, il a été brusquement attaqué, on lui a sauté a la gorge, en s’efforçant de le terrasser et, pour l’atteindre, on passa sur le corps mutilé et sanglant d’un petit pays, dont on avait garanti la neutralité. Lorsque, pendant deux ans, notre pays, qui a eu l’honneur d’être le champion du droit, arrête l’envahisseur, l’oppresseur, et défend l’humanité tout entière, quand son sang a coulé à flots, vous dites: “”Négociez la paix!”” Quel défi! e quel outrage à la mémoire de tous nos morts! (…). Cette paix serait humiliante et déshonorante. Il n’y a pas un Français qui la puisse désirer””. L’acclamation de toute la Chambre debout, à l’exception de quelques défaitistes, salua la superbe riposte du président Briand. L’affichage de son discours fut demandé, et immédiatement voté, par 420 voix contre 26. Ces 26 opposants appartenaient tous à la fraction, plus o moins défaitiste, du parti socialiste: 34 membres de ce parti s’étaient abstenus, dont 7 absent par congé; 38 députés socialistes avaient voté pour l’affichage du discours Briand”” (pag 160-161)”,”FRAV-092″
“BONNEFOUS Edouard”,”Les milliards qui s’envolent. L’ aide francaise aux pays sous-développés.”,”BONNEFOUS Edouard membre de l’Institut, senatore, ex ministro. “”Le economie europee ed africane sono profondamente legate l’ una all’ altra. L’ Europa occidentale è il principale partner dell’ Africa. I 2/3 delle importazioni africane provengono dall’Europa e il 3/5 delle esportazioni vi si dirigono. Il continente americano non rappresenta che il 10% del commercio africano, come pure il commercio interafricano. L’ eredità del passato pesa senza dubbio molto in questa unione afro-europea, ma non può essere abolita.”” (pag 190-191)”,”FRAV-119″
“BONNEFOY Yves MOATTI Claudia BORER Alain VITRANI François AGOSTI Stefano ALBANO Lucilla ANACLERIO Gabriele ARGENTIERI Simona AUGIAS Corrado BERTOZZI Marco BECK Philippe BOITANI Piero BOLOGNA Piero BOLOGNA Corrado BOMPIANI Ginevra BORSELLINO Nino CALLE-GRUBER Mireille CANDINAS Pia CANTU’ Francesca CASTOLDI Alberto CITATI Pietro CORTIANA Rino D’ANGELO Paolo DE-CECCATTY René CAVALLI Patrizia e altri”,”I pensieri dell’istante. Scritti per Jacqueline Risset.”,”Studiosa di Dante (Dante écrivain, 1982; Dante. Une vie, 1995), ha tradotto in francese la Divina Commedia (3 voll., 1985-90). Jacqueline Risset. Poetessa e saggista francese (Besançon 1936 – Roma 2014). Membro (dal 1967) del comitato di redazione di Tel quel, ha insegnato letteratura francese presso la III università di Roma. È autrice di raccolte poetiche (Sept passages de la vie d’une femme, 1985; Amour de loin, 1988; Petits éléments de physique amoureuse, 1991; Les instants, 2000) e di opere di saggistica (tra cui L’anagramme du désir. Essai sur la Délie de Maurice Scève, 1971; Marcelin Pleynet, 1988; La letteratura e il suo doppio. Sul metodo critico di Giovanni Macchia, 1991; L’incantatore. Scritti su Fellini, 1994). Studiosa di Dante (Dante écrivain, 1982; Dante. Une vie, 1995), ha tradotto in francese la Divina Commedia (3 voll., 1985-90). Ha scritto ancora, tra l’altro, i saggi Puissances du sommeil (1997; trad. it. 2009); Il silenzio delle sirene. Percorsi di scrittura nel Novecento francese (2006). Curatrice dei volumi Sartre-Bataille (con M. Surya e F. Marmande, 2000); La lirica rinascimentale (con R. Gigliucci, 2001) e Scene del sogno (con A. Mazzarella, 2003), tra le sue opere più recenti si segnala l’antologia Il tempo dell’istante: poesie scelte 1985-2010 (2010). (Trec)”,”VARx-002-FSD”
“BONNELL Victoria E.”,”L’immagine della donna nell’iconografia sovietica della rivoluzione all’era staliniana.”,”BONNELL Victoria E. “”Quando Theodor Dreiser verso la metà degli anni venti visitò l’Unione Sovietica, egli osservò che “”le bandiere e soprattutto i numerosissimi manifesti fornivano agli analfabeti e agli alfabetizzati di recente un’informazione visiva con un minimo di parole. Muri, veicoli, vetrine con loro tappezzati rendevano le strade una specie di biblioteca semi-colta”” (62). Le immagini, come i libri, potevano essere “”lette”” in modi imprevedibili. Le illustrazioni, create per esaltare l’identità di classe, trasmettevano anche, del tutto involontariamente, idee circa il sesso e i rapporti tra i sessi. Prescindendo dai fini ufficiali e artistici, l’arte politica conteneva messaggi eterogenei. I manifesti e le altre forme di propaganda visiva fornivano una complessa e influente forma di discorso politico per una società in cui i vecchi presupposti erano stati scossi e i nuovi erano ancora in gestazione. Il 1930 segnò una svolta nel linguaggio dell’arte politica bolscevica. Le immagini precedenti degli operai e dei contadini in pratica scomparvero e una nuova iconografia e una nuova grammatica visiva prese il loro posto. Uno dei cambiamenti che maggiormente colpiscono e intrigano è relativo alla rappresentazione delle donne, in particolare delle contadine. La contadina, la più ambigua e contradditoria tra le immagini “”positive”” del canone bolscevico, cominciò ad occupare il posto centrale nelle nuova iconografia stalinista durante la campagna per la collettivizzazione dell’agricoltura”” (pag 26) (62) Citato da ‘Dreiser looks at Russia’, Loodon, 1938, p. 90 da R. Pethybridge, The Social Prelude, London, 1974, p. 160″,”DONx-059″
” BONNELL Victoria E. a cura, scritti di S.I. KANATCHIKOV P. TIMOFEEV F.P. PAVLOV E.A. OLIUNINA A.M. GUDVAN”,”The Russian Worker. Life and Labor under Tsarist Regime.”,”Victoria E. Bonnell is Professor of Sociology at the University of California at Berkeley.”,”MRSx-061″
” BONNELL Victoria E.”,”The Russian Worker. Life and Labor under Tsarist Regime.”,”Victoria E. Bonnell is Professor of Sociology at the University of California at Berkeley. List of Illustrations, Preface, Note on Translations, Note on Dates and Transliteration, Introduction, Selected Bibliography,”,”MRSx-014-FL”
” BONNELL Victoria E.”,”Roots of Rebellion. Workers’ Politics and Organizations in St. Petersburg and Moscow, 1900-1914.”,”Victoria E. Bonnell is Professor of Sociology at the University of California at Berkeley. List of Tables, List of Illustrations, Acknowledgments, Introduction, Notes, Appendix: I. St. Petersburg and Moscow Trade Unions, 1905, II. St. Petersburg and Moscow Trade Unions, March 1906-May 1907, III. St. Petersburg and Moscow Employers’ Organizations, 1906-1907, IV. St. Petersburg and Moscow Trade Unions, June 1907-1911, V. St. Petersburg and Moscow Trade Unions, 1912-1914, Bibliography, Index,”,”MRSx-024-FL”
“BONNELL Victoria E.”,”Roots of Rebellion. Workers’ Politics and Organizations in St. Petersburg and Moscow, 1900-1914.”,”Victoria E. Bonnell is Professor of Sociology at the University of California at Berkeley. List of Tables, List of Illustrations, Acknowledgments, Introduction, Notes, Appendix: I. St. Petersburg and Moscow Trade Unions, 1905, II. St. Petersburg and Moscow Trade Unions, March 1906-May 1907, III. St. Petersburg and Moscow Employers’ Organizations, 1906-1907, IV. St. Petersburg and Moscow Trade Unions, June 1907-1911, V. St. Petersburg and Moscow Trade Unions, 1912-1914, Bibliography, Index,”,”RIRx-006-FV”
“BONNER Arnold”,”British Co-operation. The History, Principles, and Organisation of the British Co-operative Movement.”,”””Fu da Owen che la classe operaia imparò il Socialismo”” (Max Beer) (in apertura) Arnold BONNER, nato nel 1904, divenne bibliotecario a tempo pieno del Rochdale Pioneers e segretario del Rochdale Cooperative Corn Mill. Durante gli studi ad Oxford fece parte del piccolo gruppo di discussione di G.D.H. COLE, studenti che si incontravano settimanalmente nella stanza di COLE per discutere problemi ritenuti importanti. E’ stato uno studioso del movimento cooperativo. Cooperative. “”La forma del Commonwealth cooperativo e il processo della sua evoluzione hanno ricevuto molta attenzione in questo secolo. Nel capitolo VIII vengono descritte alcune opinioni di Sidney e Beatrice Webb, Leonard Woolf, il Professor C. Gide, E. Poisson e A. Örne.”” (pag 468)”,”MUKx-122″
“BONNET Marguerite KAREPOVS Dainis GREEMAN Richard WALD Alan TRAVERSO Enzo BROUE’ Pierre ROCHE Gérard LAMBERT Serge BRETON André PERET Benjamin PARIJANINE M. POULAILLE H. SERGE Victor TROTSKY Léon”,”Trotsky, la litterature et les ecrivains. Trotsky, la littérature et les écrivains (Bonnet); Benjamin Péret et la Ligue communiste au Brésil (Karepovs); Victor Serge et le roman révolutionnaire (Greeman); James T. Farrell et le trotskysme (Wald); Walter Benjamin et Trotsky (Traverso); Victor Serge, l’opposition comme force d’idées (Broué); Deux colloques: Panaït Istrati et Victor Serge (Roche); La gauche littéraire de New York (Wald); Cinéma et Histoire à Perpignan (Lambert); Lettre à la ligue communiste du Brésil (Péret); Révolution et culture (Trotsky); etc.”,” Trotsky recensore delle opere dei grandi scrittori russi. M. Bonnet: Trotsky la letteratura e gli scrittori (pag 6-10) (Mexico, 23 agosto 1990): “”Je dois vous parler de Trotsky devant la littérature et les écrivains. Dans, un premier développement, je considérerai Trotsky écrivain. A la différence de la plupart des grands dirigeants politiques que leur tâche détourne des problèmes de l’art, Trotsky se montre à double titre un écrivain. Il l’est d’abord comme critique: il me suffira de rappeler que, lors de son exil sibérien au début du siecle, il gagnait sa vie et celle des siens en recensant pour des revues les oeuvres ou telle ouvre des grands écrivains russes, Gogol par exemple; (…)”” (pag 7) Il volume contiene lo scritto di Trotsky: ‘Révolution et culture’ (pag 113-116) (Clarté, n. 46, 1. novembre 1923)”,”TROS-332″
“BONNOR William”,”Universo in espansione. Il sistema del mondo.”,”BONNOR William è lettore di matematica al Queen Elizabeth College di Londra. “”Le teorie della relatività sono in effetti due: la speciale e la generale. La relatività speciale fu formulata al principio di questo secolo, e si considera comunemente che ne segni l’ inizio la comunicazione di Einstein del 1905. La paternità non è chiaramente precisabile perché l’ argomento era “”nell’ aria”” e altri, in particolare Henri Poincaré e il fisico olandese H.A. Lorentz, afferrarono oscuramente che in fisica stava per avvenire una rivoluzione. Ma Einstein capì più chiaramente degli altri di che cosa si trattava, ed espresse le nuove idee con grande coraggio e vigore. Se chi abbia scoperto la relatività speciale è un problema da risovere col cronometro, nel caso della relatività generale Einstein è primo e solo. Presentò la teoria nel 1915 e per molti anni pochi an che tra i fisici poterono capirla. Vi erano eccezioni; come l’ astronomo e matematico inglese Arthur Eddington e l’ astronomo e matematico olandese Willem de Sitter. Il mondo della fisica capiva cheuna bomba era esplosa, ma era troppo intontito dalla forza dell’ esplosione per metterne insieme i frammenti””. (pag 86) “”Il continuo spazio-temporale, cioè lo spazio e il tempo insieme, ha quattro dimensioni, e nella relatività generale, nelle cui equazioni spazio e tempo sono fittamente intrecciati insieme, è di uso categorico.”” (pag 89)”,”SCIx-210″
“BONO Elena”,”Per Aldo Gastaldi “”Bisagno””. Documenti, testimonianze lettere e altro materiale utile ad una sistemazione storica del personaggio.”,”In quarta di copertina testo di Danilo VENERUSO”,”ITAR-151″
“BONOMELLI Geremia (Mons.)”,”Un autunno in Oriente.”,”G. Bonomelli, vescovo di Cremona.”,”ASGx-027-FFS”
“BONOMI Ivanoe”,”La politica italiana da Porta Pia a Vittorio Veneto 1870 – 1918.”,”Riportato a pag 11: questo libro era già stampato nel 1941 ma MUSSOLINI ne proibì la pubblicazione.”,”ITAA-010″
“BONOMI Aldo”,”Il capitalismo molecolare. La società al lavoro nel Nord Italia.”,”L’A (Sondrio, 1950) dirige l’Istituto di ricerca Aaster, ed è consulente del CNEL. Fa parte del gruppo di Lisbona, importante organismo internazionale di studiosi e imprenditori. Tra le sue opere ‘Il trionfo della moltitudine’ (BOLLATI BORINGHIERI, 1996). Capitalismo molecolare vuol dire Nord Italia: 67.9 imprenditori per ogni mille abitanti con una media di 4.9 addetti per impresa.”,”ITAS-004″
“BONOMI Ivanoe”,”Leonida Bissolati e il movimento socialista in Italia.”,”BISSOLATI (Cremona 1857-Roma 1920). Repubblicano, socialista e compagno di studi di F. Turati, a cui rimase sempre legato da solida amicizia, collaborò dal 1891 alla Critica Sociale e fu attivista sindacale nelle campagne cremonesi e mantovane. Direttore dell’Avanti! dalla fondazione (1896) al 1904 (e successivamente dal 1908 al 1910), deputato dal 1897, fu arrestato dopo i moti milanesi del 1898 ma poi liberato per la mancata autorizzazione a procedere del Parlamento. Favorevole alla collaborazione governativa e all’inserimento delle masse popolari e delle loro organizzazioni di lotta nel sistema politico-sociale dello Stato, andò assumendo una posizione riformista di stampo laburista che lo distaccò sempre più nettamente dalla sinistra rivoluzionaria sinché alcuni suoi atteggiamenti “”filogovernativi”” offrirono il pretesto agli avversari capeggiati da B. Mussolini per espellerlo dal partito (Congresso di Reggio nell’Emilia, 1912). Nel medesimo anno fondò con Bonomi, Cabrini e Podrecca il Partito Socialista Riformista (P.S.R.), che tuttavia non riuscì mai a ottenere lo sperato seguito tra gli operai e i contadini. Scoppiata la guerra, fu dapprima neutralista ma presto”,”MITS-037″
“BONOMI Ivanoe”,”Le vie nuove del socialismo.”,”Prefazione: Travaglio di dottrine e di metodi in mezzo secolo di movimento socialista I. BONOMI (Mantova 1873-Roma 1951). Laureato in scienze naturali e in giurisprudenza, dopo alcuni anni di insegnamento si dedicò al giornalismo collaborando all’Avanti! con Bissolati e alla Critica Sociale con Turati. Divenuto in breve uno degli esponenti dell’ala più moderata del Partito Socialista, sostenne apertamente in alcuni scritti, e specialmente in Le vie nuove al socialismo (1906), la legittimità delle correzioni di Bernstein alle previsioni marxiste, il rifiuto della violenza e la fiducia nella democrazia, ma soprattutto propugnò la necessità di un inserimento del movimento operaio nelle strutture dello Stato borghese per ottenere caute ma concrete riforme. Definito per questo dagli avversari come “”il socialista che si contenta”” e attaccato dagli stessi compagni di corrente quando prese decisa posizione a favore della campagna di Libia, finì con l’essere espulso dal partito con Bissolati, Podrecca e Cabrini (1912, Congresso di Reggio”,”MITS-073″
“BONOMI Giorgio”,”Partito e rivoluzione in Gramsci.”,”BONOMI Giorgio (1946) insegna a Roma dove si è laureato in filosofia. Insegna alle superiori. Ha militato in ‘Avanguardia operaia’ (1976).”,”GRAS-071″
“BONOMI Ivanoe”,”Leonida Bissolati e il movimento socialista in Italia.”,”Ivanoe Bonomi ex presidente del consiglio Colonialismo italiano “”Né la conquista della Libia sembrava al Bissolati e ai suoi amici tal fatto da gettare l’Italia nel baratro e da impedire ogni sviluppo democratico. Nel congresso socialista, straordinariamente convocato a Modena nell’ottobre di quell’anno, tanto il Bissolati, quanto chi scrive queste pagine, opposero, alle catastrofiche previsioni dei riformisti turatiani, constatazioni irrefutabili circa la conciliabilità del fatto coloniale con i regimi democratici di Europa, osservando che il fenomeno della espansione coloniale non si poteva sopprimere proprio nell’unico grande paese, dove le correnti migratorie erano intensissime e assumevano l’aspetto di un vero esodo di popolo. (2)”” (pag 114) (2) Ivanoe Bonomi, Dieci anni di politica italiana, Milano, Unitas, 1924, da pag 57 a 111.”,”BIOx-294″
“BONOMI Giorgio / BOLOGNINI Renato / PAGGI Leonardo”,”La teoria della rivoluzione in Gramsci / Cultura e classe operaia in Gramsci / La teoria generale del marxismo in Gramsci.”,”””In un testo giovanile, del resto assai celebre, Marx aveva affermato che la storia della filosofia mostra come nei momenti di crisi e di dissoluzione dei grandi sforzi sistematici, quando la riflessione è spinta a volgere di nuovo gli occhi verso il mondo reale, sorgono sempre timidi tentativi di conciliazione tra le vecchie abitudini con i bisogni nuovi che urgono nel presente: “”Le mezze animule appaiono, in simili tempi, tutto il contrario dei condottieri integri. Esse credono di poter riparare il danno diminuendo le loro forze combattive, frastagliandole, concludendo un trattato di pace con le reali necessità, mentre Temistocle, quando Atene fu minacciata di distruzione, persuase gli Ateniesi ad abbandonarla completamente, fondando sul mare, su un altro elemento, una nuova Atene”” (21). Nella misura in cui è lecito servirsi di questa immagine – che pure sembra prefigurare quasi plasticamente il significato della successiva “”rottura”” di Marx con la filosofia – si può affermare che la definizione del marxismo come storicismo, ben lungi dal significare la volontà di Gramsci di procedere verso una nuova e diversa identificazione positiva del contenuto filosofico del marxismo, costituisce invece l’indicazione perentoria della necessità di procedere alla fondazione di una nuova Atene, su di un nuovo elemento”” (pag 1328) [Leonardo Paggi, La teoria generale del marxismo in Gramsci, Estratto da ‘Annali’ 1973, Milano, 1974] [(21) Marx, Scritti politici giovanili, Torino, 1950, p. 505]”,”GRAS-116″
“BONOMI Enrico”,”Il problema della grande Asia.”,”dono di Casella “”Già il 1° agosto 1940 Matsuoka dichiarava: “”Il Giappone, il Manciukuò e la Cina costituiranno il nucleo di un blocco est-asiatico di comune prosperità… Il progettato blocco est-asiatico includerà i Mari del Sud. Lo scopo è di ottener l’autonomia entro il blocco che include non solo il Giappone, il Manciukò e la Cina, ma l’Indocina Francese, le Indie Olandesi e altre regioni””. Più avanti, parlando alla Dieta, non esitava a comprendere nell’ambito del nuovo ordine anche l’Oceania: “”E’ sempre stata la mia teoria preferita che l’Oceania deve diventare uno sbocco per l’emigrazione asiatica. La regione ha sufficienti risorse per sopperire ai bisogni di 600-800 milioni di abitanti. Io ritengo che la razza bianca deve cedere l’Oceania agli asiatici”””” (pag 61-62)”,”JAPx-085″
“BONOMI Aldo”,”Il capitalismo molecolare. La società al lavoro nel Nord Italia.”,”Aldo Bonomi (Sondrio 1950) dirige l’Istituto Aaster ed è consulente del Cnel. Fa parte del gruppo di Lisbona, importante organismo internazionale di studiosi e imprenditori. Tra le sue opere: Il trionfo della moltitudine.”,”ITAE-073-FL”
“BONOMI Ivanoe”,”Dal socialismo al fascismo. La sconfitta del socialismo – Le crisi dello Stato e del Parlamento – Il fascismo.”,”Ivanoe Bonomi ex presidente del consiglio “”Si venne così costituendo – in un paese meridionale dove le proporzioni delle luci e delle ombre sono facilmente spostabili – quasi lo stesso stato d’animo dei popoli vinti. Negli anni 1919 e 1920 l’Italia, se non ebbe le condizioni economiche così disastrose dei paesi vinti, ebbe però in comune con essi una profonda delusione, una irritazione fatta di rancori, un desiderio di mutazioni violente. Così la gioventù italiana, in quel grande travaglio economico e psicologico del dopo guerra, si avviò, per una parte, verso le profetizzate insurrezioni del socialismo; per un’altra parte, verso la ribellione dannunziana di Fiume, due sbocchi diversi ed opposti di una stessa anima ribelle. I casi della storia permisero al socialismo di dare a questa anima ribelle un segno, una idea-forza, un mito. La rivoluzione russa era allora sboccata nel comunismo. La dittatura del proletariato aveva finalmente trovato un uomo che l’aveva instaurata: Lenin. Il modo della produzione e degli scambi, adottato dalla rivoluzione russa, non giungeva ben chiaro e distinto nei paesi d’occidente, un po’ per la barriera che tutti gli Stati avevano innalzata intorno al mondo slavo, un po’ per la complessità e la primitività di quell’economia, fino allora quasi ignota nei nostri paesi. Ma questa ignoranza giovava. I ceti, a cui il comunismo avrebbe recato danno, non si spaventavano d’una rivoluzione di cui non capivano l’effetto economico; i facili entusiasmi degli apologisti del bolscevismo non si esaurivano nella discussione dei dettagli. Ciò che costituiva il mito seducente della rivoluzione russa non era tanto il comunismo, quanto la dittatura dei consigli dei soldati, degli operai, dei contadini. I veri combattenti, i produttori autentici della ricchezza, erano, dunque, in Russia padroni assoluti dello Stato. Gli uomini che avevano versato il loro sangue sulle frontiere contese avevano rovesciato gli antichi capi e gli antichi padroni, avevano data la terra ai contadini – una promessa questa troppe volte ripetuta, specialmente dai liberali italiani, durante la guerra – avevano dato le officine agli operai, avevano conferito alle forze nuove, espresse dalla guerra, poteri dittatoriali coi quali esse punivano i torti ricevuti, distruggevano gli arricchimenti illeciti, livellavano i privilegi iniqui. Così, nella fervida immaginazione del nostro popolo scontento, a cui l’incoltura non permetteva un esame critico approfondito, il lontano bolscevismo russo, vagamente intuito più che compreso, diventava il simbolo della giustizia sociale, che premia gli artefici della guerra e punisce i profittatori. Anche nell’ordine internazionale, la Russia rivoluzionaria, messa al bando degli Stati dell’Intesa e minacciosa contro l’Intesa, rappresentava per il nostro popolo, malato di una crisi di delusione, la vendetta della storia contro la prepotenza delle paci imposte, la ribellione contro le ingiustizie di cui esso sentiva il morso crudele. Così alla Russia di Lenin potevano guardare, nello stesso momento, e i ribelli del socialismo bolscevico e i ribelli dannunziani di Fiume. Questa insperata fortuna toccata al socialismo italiano per il concorso di circostanze imprevedute e straordinarie, ampliò talmente i suoi quadri, le sue schiere, la cerchia della sua influenza morale, da porlo al primo posto nella vita politica del dopo guerra, e da conferirgli una potenza con la quale avrebbe potuto compiere l’impresa più arrischiata e audace. Senonché è proprio in questo periodo che si manifesta la debolezza organica della sua costituzione e l’incommensurabile insipienza dei suoi dirigenti”” (pag 30-32) [Ivanoe Bonomi, ‘Dal socialismo al fascismo. La sconfitta del socialismo – Le crisi dello Stato e del Parlamento – Il fascismo’, A.F. Formiggini, Roma, 1924] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”ITAD-156″ “BONOMI Ivanoe”,”La politica italiana da Porta Pia a Vittorio Veneto, 1870 – 1918.”,”Ivanoe Bonomi nacque a Mantova nel 1873. Eletto deputato nel 1909, fu espulso con Bissolati dal partito socialista nel 1912 e diede vita alla nuova formazione socialista riformista. Fu ministro deli lavori pubblici nel ministero Boselli (1916-17) e nel secondo gabinetto Orlando, mmministro della guerra con Nitti (1920) e con Giolitti (1920-21). Presidente del Consiglio nel 1921, restò in carica un anno. Nel 1924 si ritirò dalla vita politica dedicandosi agli studi storici. Ricomparve nel 1942 come attivo coordinatore del movimento antifascista, e il 9 giugno 1944 fu eletto capo del governo. Morì nel 1951. Ha scritto e pubblicato ‘Dieci anni di politica italiana’ (1924), ‘Dal socialismo al fascismo’, ‘L. Bissolati e il movimento socialista in Italia’, Diario di un anno (2 giugio 1943 – 10 giugno 1944)’ e ‘La politica italiana dopo Vittorio Veneto’. I rapporti bilaterali Italia Francia dopo il 20 settembre 1870. ‘I cattolici di tutto il mondo, consigliati e ispirati dalla Curia romana, avevano fatto insistenze sui loro governi perché intervenissero nelle cose italiane in difesa del Papa. Ma i governi, con maggior senso di responsabilità, aveva dovuto riconoscere che non vi era bisogno di difesa alcuna, perché la legge, che l’Italia si era spontaneamente data, garantiva efficacemente la libertà della Chiesa e del suo capo. Più tarda a riconoscere questa verità fu sempre la Francia, non tanto perché il presidente Thiers e il ministro Favre non riconoscessero nell’avvenimento del Venti Settembre il logico e fatale sbocco della rivoluzione italiana, a cui l’impero francese aveva dato l’avvio, ma perché le correnti clericaleggianti della Francia erano potentissime nell’assemblea nazionale e occorreva, per ragioni parlamentari, parzialmente assecondarle. Così, subito dopo l’entrata dell’Italia a Roma, la Francia aveva mandato una sua nave a Civitavecchia, l’Orénoque, perché rimanesse a disposizione del Papa qualora questi deliberasse di lasciare il Vaticano e di esulare altrove. Ma di fronte alle pressioni clericali per un intervento più aperto e più efficace, il Favre lasciò il potere e il Thiers rispose con l’accorgimento di un uomo di stato preoccupato di non guastare i rapporti tra la nuova Francia repubblicana e il giovane regno d’Italia. Anche quando venne innalzato alla presidenza della repubblica un uomo caro alle Destre, il Maresciallo Mac-Mahon, la questione papale non assunse mai carattere minaccioso. Le imprudenti promesse che il conte di Chambord offrì alla parte clericale nell’eventualità ch’egli fosse diventato re di Francia, caddero pietosamente insieme al suo infelice tentativo. Più tardi i rapporti ufficiali fra i due paesi migliorarono di tanto di quanto le proteste papali, ripetute in ogni occasione come un ritornello senz’anima, perdettero ogni efficacia di persuasione. Così, nell’ottobre del 1874, l’Orénoque, il battello fantasma che avrebbe dovuto condurre il Papa in esilio, salpò vuoto e solo, per i lidi francesi’ (pag 19)”,”ITQM-013-FV” “BONOMI Ivanoe”,”Diario di un anno (2 giugno 1943 – 10 giugno 1944).”,”Ivanoe Bonomi (Mantova 1873 – Roma 1951) avvocato giornalista e politico. Socialista moderato e riformista, fu più volte Ministro e Presidente del Consiglio dal 1921 al 1922, responsabile del Comitato di Liberazione Nazionale centrale (1943). Bonomi fu capo di Governo (giugno 1944 – giugno 1945) e Presidente del Senato dell’Italia repubblicana (1948-1951). ‘Dovetti superare difficoltà formidabili: ricreare uno Stato, formare col concorso inglese un piccolo Esercito modernamente attrezzato, riprendere i rapporti diplomatici e inviare ambasciatori nei maggiori Paesi, collegare Roma col movimento partigiano e sovvenirlo di mezzi, tener ferma la moneta e provvedere ai crescenti bisogni della finanza, promulgare una nuova legge sull’elettorato e preparare le liste in vista delle future elezioni. L’opera ardua fu condotta fino alla completa liberazione del territorio nazionale (…). Poi, così come era avvenuto dopo la liberazione di Roma, altre correnti e altri uomini, venuti dalla guerra partigiana del Settentrione, reclamarono il potere ed io fui ben lieto di cederlo”” (quarta di copertina) Il binomio Badoglio-Togliatti, 18 aprile 1944. ‘Amici che sono in grado di conoscere ciò che avviene nel Mezzogiorno ci portano qui, nel nostro rifugio, nuove e interessanti notizie. La travolgente vittoria del binomio Badoglio-Togliatti ha indotto i maggiori uomini politici del Mezzogiorno a cercare una soluzione che possa salvare la loro coerenza e possa tranquillizzare l’opinione pubblica turbata. In sostanza si vuole allontanare il Re senza obbligarlo ad abdicare, ciò che egli, a quanto sembra, non vuol fare per caparbietà o per punto d’onore. E allora (se le notizie che ci giungono dal Mezzogiorno sono esatte) è De Nicola che si incarica di dipanare abilmente la matassa. Si trova, nel ricordo di precedenti non molto remoti, che il Re può allontanarsi lasciando in sua vece un Luogotenente del Regno. Si tratta di fare un passo avanti. Creare una Luogotenenza col crisma dell”irrevocabile’ decisione del Re. In altre parole si tratta di arrivare ad una abdicazione mascherata. Pare che il Re abbia accettato i consigli di De Nicola. Così si creerà la futura Luogotenenza del principe Umberto di Piemonte. Ormai i partiti antifascisti del Mezzogiorno possono ritenere che la condizione posta a Bari si sia all’incirca verificata e possono quindi far credito a Badoglio e allo stesso Re, che promette di fare più tardi, alla liberazione di Roma, il gran passo. Così il binomio Badoglio-Togliatti può trascinare dietro a sé tutto l’antifascismo e portarlo a giurare nelle mani del Re Vittorio, che ha preso l’impegno di ritirarsi dietro la persona di suo figlio, futuro Luogotenente generale del Regno. Tutte le nostre interminabili discussioni sul modo di essere del Governo di Comitato di Liberazione – con o senza investitura regia, con o senza accantonamento della Monarchia, con o senza poteri costituzionali straordinari – restano pertanto superate. Togliatti, a somiglianza del filosofo greco, ha troncate le dispute sulla natura del movimento cominciando a camminare’ (pag 168-169)”,”ITAD-163″ “BONOMI Ivanoe, a cura di Roberto CHIARINI”,”Le vie nuove del socialismo.”,”Roberto Chiarini è professore straordinario di Storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Ferrara. Ha pubblicato studi su liberismo, fascismo, neo-fascismo. ‘Marx rimane il nemico più implacabile di coloro che «all’evoluzione rivoluzionaria sostituiscono la frase rivoluzionaria»’ “”Mutando l’ambiente sociale, doveva e deve necessariamente mutare il criterio tattico dell’azione. È anche questo un principio fondamentale proclamato dalla dottrina marxista, e per il quale Carlo Marx può ben rivendicare la paternità spirituale di tutti gl’insegnamenti delle odierne e delle future lezioni delle cose. Sostanzialmente la dottrina marxista del materialismo storico è un saggio geniale del come inquadrare, in una concezione realistica, il divenire della storia. Benché nell’azione pratica Marx abbia talvolta partecipato alle illusioni del rivoluzionarismo di vecchia maniera, ed abbia – errore e virtù insieme di tutti i grandi agitatori – introdotte spesso le proprie ardenti passioni nella fredda valutazione del reale, non per questo egli cessa di essere un pensatore realistico, anzi uno dei più grandi maestri del realismo che abbia avuto l’Europa. Tutta la sua opera è uno sforzo poderoso per intendere la realtà che si cela sotto le apparenze vaporose dell’idealismo di tutte le scuole. Sempre la sua mano è alzata, in un gesto nervoso, a squarciare i veli, ora della filantropia, ora del patriottismo, ora della religione, ora della metafisica, che occultano gli antagonismi di classe, gli urti d’interessi, le tenacie dell’egoismo, le violenze della forza, di cui è intessuta la faticosa storia degi uomini. Prima di lui, il socialismo era un’utopia librata nel cieli azzurri del buon volere umano; ed egli lo trascina in terra a cimentarsi nel prosaico giuoco degl’interessi economici, a confondersi nella realtà del moto operaio. Il rivoluzionarismo volgare credeva bastassero le invocazioni alla Libertà e alla Giustizia per far leva sul mondo e sollevarlo ad una sfera più alta; e Marx, che aveva, attraverso alla critica dell’economia politica, osservati con securi occhi gli antagonismi di classe e la dipendenza dei fatti sociali dalla struttura economica, distrugge le speranze puramente insurrezionali della democrazia idealistica e giacobina e assegna alle rivoluzioni un substrato economico, senza del quale esse non sono né pensabili né possibili. Tutta la storia era intepretata, o come la manifestazione della volontà divina, o come lo sviluppo di un’idea preconcetta, o come l’incontrarsi causale di forze brute ed inesplorate; e Marx insegna il metodo per il quale le vicende dei popoli e delle classi non è che la «storia naturale» dell’umanità, il prodotto logico di determinate condizioni di ambiente, di economia, di pensiero, sempre in atto e sempre immanenti allo sviluppo sociale, di cui sono, ad un tempo, causa ed effetto. Per questo Marx rimane il nemico più implacabile di tutte le ideologie politiche, di tutte le utopie sociali, dei ‘progettisti’ del socialismo e dei credenti in una ricetta unica e miracolosa, di quelli che si fermano ad un empirismo grossolano e di coloro che «all’evoluzione rivoluzionaria sostituiscono la frase rivoluzionaria» (1)”” (pag 135-136) [Ivanoe Bonomi, ‘Le vie nuove del socialismo’, Pietro Lacaita editore, Manduria, 1992] [(1) Queste parole vennero inserite da Marx nella dichiarazione con la quale si ritirava, il 15 settembre 1850, dal Comitato centrale di Londra]”,”MITS-001-FFS” “BONOMINI Luigi FAGOTTO Federico MICHELETTI Luigi MOLINARI TOSATTI Luigi VERDINA Natale a cura”,”Riservato a Mussolini. Notiziari giornalieri della Guardia nazionale repubblicana novembre 1943 – giugno 1944.”,”Documenti concessi dall’ Archivio Micheletti di Brescia. GNR (Guardia Nazionale Repubblicana) “”N. Gallerano che ha studiato le condizioni di vita e l’ orientamento della popolazione italiana nel 1942-’43 – un punto di vista non diverso da quello con cui abbiamo letto la presente documentazione – ha fatto giustamente notare il carattere ‘indiretto e parziale’ dei rapporti delle autorità fasciste e ha inoltre precisato: ‘la stessa logica dello Stato di polizia – accentuata dallo stato di guerra -se da una parte comporta la rilevazione e la repressione della minima manifestazione di avversione al regime, dall’ altra è costituzionalmente incapace di comprendere nel profondo le motivazioni e gli stati d’ animo degli oppositori. (…)’.”” (pag XII)”,”ITAF-200″ “BONTE Florimond”,”Le chemin de l’honneur. De la Chambre des députés aux prisons de France et au bagne d’Afrique.”,”Wikip: Florimond Paul Denis Louis Joseph Bonte1 est un homme politique français, né le 22 janvier 1890 à Tourcoing (Nord) et décédé le 19 novembre 1977 à Fleury-Mérogis (Essonne). Issu d’un milieu catholique modeste, Florimond Bonte milite dans sa jeunesse au sein du mouvement de tendance chrétienne-démocrate Le Sillon de Marc Sangnier, puis fait la connaissance en 1914 du socialiste Jules Guesde qui a une grande influence sur lui. Pendant la Première Guerre mondiale, il est blessé en septembre 1914 à la bataille de la Marne. Fait prisonnier en 1916, il prend part en 1918 aux travaux des conseils d’ouvriers, de paysans et de soldats créés durant la Révolution allemande. De retour en France, il participe à la création de la fédération du Nord de l’Association républicaine des anciens combattants (ARAC), présidée par Henri Barbusse. Membre de la Fédération du Nord du Parti socialiste, il participe, après la Congrès de Tours en 1920, à la formation du Parti communiste français. Il devient secrétaire de la Fédération PCF du Nord, puis, il est nommé en 1924, avec Maurice Thorez, secrétaire de la région communiste du Nord et du Pas-de-Calais. Aux élections législatives de 1936, il est élu député dans la 2e circonscription du 11e arrondissement de Paris. Il intègre la Commission du suffrage universel et celle des affaires étrangères. II intervient en faveur de la sécurité collective et du désarmement général, et dénonce les conséquences des accords de Munich. Cosignataire avec Arthur Ramette d’une lettre écrite au nom du groupe ouvrier et paysan français N 1 demandant que la Chambre examine des offres de paix de l’URSS, il est arrêté par la police, mis en prison, déchu de son mandat puis condamné le 3 avril 1940 par le 3e tribunal militaire de Paris à 5 ans de prison, 5 000 francs d’amende et 5 ans de privation de ses droits civils et politiquesN 2. Incarcéré dans plusieurs prisons en France puis transféré avec 26 autres de ses collègues dans le pénitencier de Maison-Carrée en Algérie, il est libéré après le débarquement allié en Afrique du Nord en 1943. Il est nommé en novembre de la même année par le Comité français de libération nationale délégué à l’Assemblée consultative provisoire où il est l’un des représentants du groupe communiste de la Chambre des députés. En 1944, il affirme à Alger que « la France est et veut rester une grande puissance africaine », c.à d. garder les colonies, contre la politique américaine de décolonisation. En 1945, il est élu à la Ire Assemblée nationale constituante, dans la 3e circonscription de la Seine, puis réélu en 1946 à la IIe Assemblée nationale constituante. Il siège à nouveau à l’Assemblée nationale en novembre 1946 et est réélu en 1951 et 1956. Il retrouve la Commission des affaires étrangères. Au sein de Parti communiste, il est réélu membre du Comité central à la Libération et le reste juqu’en 1958 ; il est aussi membre du Bureau politique de 1944 à 1947. Il assure également des fonctions importantes au sein de la presse communiste : rédacteur en chef de L’Humanité (1929-1934), directeur de France-Nouvelle (1945-1956) et de Liberté.”,”PCFx-007-FV” “BONTEMPELLI Massimo”,”Introduzione e discorsi (1936-1942).”,”””Un primo movimento di quella nuova relazione tra vita e musica s’ ebbe in Beethoven; ma in lui non è un dato empirico, in lui è uno stato di passione generico e primordiale, quello che nasce prima del fatto musicale e gli sopravvive. Questo è il carattere della rivoluzione beethoveniana; e riproduce quanto era accaduto a Michelangelo, quanto era accaduto a Shakespeare in confronto con la tragedia greca: Michelangelo e Shakespeare, i veri inventori del grande romanticismo. I successori di Beethoven molto rapidamente passano dalla passione come forza di natura allo stato di passione come contingenza dell’ uomo.”” (pag 156)”,”ITAB-174″ “BONVESIN-DE-LA-RIVA”,”De magnalibus Mediolani – Le meraviglie di Milano.”,”Bonvesin de la Riva è milanese, maestro di grammatica, terziario dell’Ordine degli Umiliati, dotato di una sorta di prudenza pensierosa in un periodo di selvagge lotte di potere, quale è stato l’ultimo trentennio del Duecento a Milano. Descrivendo la città di Milano, in primo luogo la sua attenzione si rivolge alla gente comune, al popolo, ai cittadini a cui lui stesso appartiene: dai notai ai messi comunali, dai chirurghi ai trombettieri, dai copisti ai macellai, ai fabbri, ai pescatori. Come vivono, lavorano, commerciano costoro, cosa fanno, cosa mangiano, dove abitano? L’ideale dell’autore è la vita pacifica dei milanesi in città a fronte delle lotte fratricide fra magnati, violenza, uccisioni… Bonvesin della Riva è stato uno scrittore e poeta italiano del XIII secolo, considerato il padre della lingua lombarda. Tra le sue opere, si ricordano: Il Libro delle tre scritture, un poemetto in volgare lombardo che descrive le pene dell’inferno, la passione di Cristo e le glorie del paradiso. De magnalibus urbis Mediolani, un trattato in latino che esalta le meraviglie di Milano, la sua città natale. De quinquaginta curialitatibus ad mensam, un trattato in volgare lombardo che illustra le buone maniere a tavola. Diversi contrasti, dialoghi poetici in volgare lombardo tra personaggi allegorici o reali, come Satana e la Madonna, la Rosa e la Viola, la Morte e l’Uomo. (f. copilot)”,”STMED-060-FSD” “BOOKER Christopher NORTH Richard”,”The great deception. Can the European Union survive?”,”BOOKER Christopher giornalista del Sunday Telegraph. Richard NORTH analista politico. Molto rappresentata la posizione inglese”,”EURE-099″ “BOORSTIN Daniel”,”Les decouvreurs. D’ Herodote a Copernic, de Christophe Colomb a Einstein, l’aventure de ces hommes qui inventierent le monde.”,”””La découverte de la Nature, des mécanismes planétaires, du mode de vie des plantes, des animaux, exigeait que soit transcendé le sens commun. La science progressera non en ratifiant l’expérience sensible, mais en se colletant avec les paradoxes, en s’aventurant dans l’inconnu”” (in capitolo iniziale Livre III) “”La scoperta della Natura, dei meccanismi planetari, del modo di vita delle piante, degli animali, esige che sia trasceso il senso comune. La scienza progredirà non ratificando l’esperienza sensibile, ma dibattendosi con i paradossi, avventurandosi verso l’ignoto”” [Daniel Boorstin, Les decouvreurs. D’ Herodote a Copernic, de Christophe Colomb a Einstein, l’aventure de ces hommes qui inventierent le monde, Seghers, Paris 1986]”,”SCIx-045″ “BOORSTIN Daniel J.”,”The Discoverers.”,”””La scoperta della Natura, dei meccanismi planetari, del modo di vita delle piante, degli animali, esige che sia trasceso il senso comune. La scienza progredirà non ratificando l’esperienza sensibile, ma cogliendo i paradossi (), avventurandosi verso l’ignoto”” (T.H. Huxley, 1871) (pag 291) (*) … but by grasping paradox… Daniel J. Boorstin è stato Librarian of Congress dal 1975, e direttore del National Museum of History and Technology e senior historian del Smithsonian Institut”,”SCIx-531″
“BORCH Herbert von”,”La società incompiuta. L’America: realtà e utopia.”,” Nel 1963 era in atto un movimento di massa nazionale di protesta dei neri per i diritti civili con boicottaggi e resistenza passiva. Una sorta di ‘guerra civile’ che il nuovo presidente Johnson, subentrato dopo la morte di Kennedy, non poteva ignorarne la portata. Il 2 luglio 1964 venne approvato il Civil Rights Bill. (pag 11) Nel suo studio ‘The Share of the Top Wealth-holders in National Wealth, 1922-1956’ (1961) Robert J. Lampman ha rilevato che l’1 % della popolazione possiede il 28 % del patrimonio nazionale e che questa situazione non è cambiata da quando nel 1933 iniziò il New Deal (pag 71) Gop Grand Old Pary”,”USAS-236″
“BORCHARDT Julian”,”The Essence of Marx’s Theory of Crises. (1919)”,”BORCHARDT Julian”,”ECOT-260″
“BORCHARDT Knut e Heinz HALLER Otto PFLEIDERER Gottfried HABERLER Rudolf STUCKEN Heinrich IRMLER Willi ALBERS Karl-Heinrich HANSMEYER Rolf CAESAR Fritz NEUMARK, saggi, a cura della DEUTSCHE BUNDESBANK”,”Economia e finanza in Germania 1876-1948.”,”L’ultimo capitolo è di Karl-Heinrich Hansmeyer e Rolf Caesar e riguarda la Seconda guerra mondiale: ‘Economia di guerra e inflazione (1936-48)’ (pag 383-430) [paragrafi: Premessa – La posizione della Reichsbank nello Stato totalitario (Il quadro legislativo, H. Schacht di fronte alla politica economica e monetaria nazionalsocialista, La Reichbank nella seconda guerra mondiale) – Il finanziamento della seconda guerra mondiale (L’allestimento del dispositivo militare, Le fonti di finanziamento, Il giudizio economico, La preparazione finanziaria del conflitto, Il finanziamento del conflitto, Il finanziamento «silenzioso») – Il nuovo tipo di inflazione nascosta (Disciplina e controllo dei prezzi nel periodo prebellico, Il perfezionamento della politica dei prezzi, Gli sviluppi monetari dopo il crollo del 1945)] Il finanziamento silenzioso e l’inflazione nascosta. (pag 409-411) “”La procedura della raccolta «silenziosa» di mezzi pubblici in grande stile non è affatto un fenomento peculiare del nazionalsocialismo. Metodi simili si possono ritrovare infatti durante la prima guerra mondiale in quasi tutti i paesi coinvolti nel conflitto (155). Tuttavia «Il tratto peculiare del finanziamento pubblico tedesco sotto il nazismo» risiede nel fatto che «esso mise in primo piano la procedura» definita appunto «silenziosa» (156), nel senso che non si tentò neanche di consolidare il finanziamento facendo appello al pubblico dei risparmiatori. In questo modo il governo tedesco rinunciò consapevolmente a compiere un prelievo diretto sul reddito della popolazione: ciò accadde da un lato perché il prestito forzoso era considerto fonte di effetti psicologici negativi, dall’altro perché si capì che dal punto di vista della tecnica del finanziamento era indifferente se le somme di denaro venissero impiegate direttamente in titoli di Stato o indirettamente presso gli istituti di credito, verso cui si sarebbero comunque indirizzate, data la ridotta capacità di spesa, conseguente alle misure di razionamento applicate su tutti i beni, e data anche la minaccia di provvedimenti penali contro la tesaurizzazione di moneta (157). (,,,) Una ricostruzione d’insieme di questo processo di per sé semplice non è però molto facile, poiché col passare degli anni venne messo in circolazione, ritirato e scambiato un gran numero di titoli diversi, anche se sostanzialmente simili per caratteristiche. Tuttavia il ricorso al credito del sistema bancario fu attuato soprattutto attraverso l’emissione di buoni e certificati fruttiferi del Tesoro a lunga scadenza; inoltre, per il carattere che assunse, anche l’indebitamento formalmente a breve scadenza ebbe un termine molto più lungo (159). … finire e trasferire in Archiv e sito Isc”,”GERE-002-FL”
“BORDAZ Robert”,”La nouvelle économie soviétique, 1953-1960.”,”Problemi fondamentali. (pag 173) “”I progressi della produzione industriale dopo la rivoluzione non sono stati possibili che per la migrazione dei contadini verso le città. Le cifre seguenti lo provano: Tabella. Evoluzione della popolazione urbana e rurale in URSS (in milioni) Anni Popolazione totale Popolazione urbana Popolazione rurale 1913 159 28.1 131.8 1926 162.3 (stima) – – 1940 191.7 60.6 131.1 1956 202 87 113.2 1959 208 99.8 109 (pag 179) Questione dell’ adozione di misure c BORDAZ Robert è Consigliere di Stato, economista e giurista allo stesso tempo. Ha vissuto alcuni ani in Russia sovietica ed è stato in contatto con gli economisti russi. Ha studiato tutti i settori e ha insistito sul problema che pone all’ URSS l’ ascesa nuova della Cina.”,”RUSU-184″
“BORDEAUX Henry”,”L’air de Rome et de la mer. Images romaines de la coupole a la Farnésine. Le Mai florentin. Les souveniers français en Méditerranée.”,”Henry Bordeaux de l’Académie Française. ‘la grande opera di Mussolini’ in Italia (pag 130)”,”ITAS-211″
“BORDIGA Amadeo”,”I fattori di razza e nazione nella teoria marxista.”,”- Riproduzione della specie ed economia produttiva – Digressione su Stalin e la linguistica – Il peso del fattore nazionale nei modi storici di produzione – Il movimento del proletariato moderno e le lotte per la formazione e la libertà delle nazioni – appendice: articoli diversi degli anni 1951-1953″,”BORD-009″
“BORDIGA Amadeo”,”Lenin.”,”Il testo di BORDIGA è quello di ‘Lenin nel cammino della rivoluzione’ conferenza tenuta nella casa del Popolo di Roma il 24 febbraio 1924.”,”BORD-002″
“BORDIGA Amadeo”,”Struttura economica e sociale della Russia d’ oggi.”,”A pag 695 nel capitoletto 3 ‘I cinquant’anni di TROTSKY’, BORDIGA formula la sua previsione sui tempi della crisi generale del sistema capitalistico e della 3° guerra imperialistica (accettazione dei 50 anni di TROTSKY che conducono al 1976).”,”BORD-007″
“BORDIGA Amadeo”,”Proprietà e capitale. Inquadramento nella dottrina marxista dei fenomeni del mondo sociale contemporaneo.”,”Appendice: programma rivoluzionario società comunista eliminazione ogni forma di proprieta’ suolo impianti di produzione e prodotti del lavoro.”,”BORD-008″
“BORDIGA Amadeo”,”Russia e rivoluzione nella teoria marxista.”,”””Il principale interesse di quest’opera sta nel fatto che essa riallaccia tutta l’attuale “”questione russa”” al programma classico (Marx-Engels) e all’analisi dei rapporti di forza tra le varie classi e i diversi stati dell’Europa del XIX secolo””. ‘Amadeo BORDIGA nacque a Resina nel 1889. Fondatore nel 1912 del circolo socialista intransigente ‘Carlo Marx’, si mise rapidamente in luce come uno dei più attivi esponenti della FIGS. Acceso neutralista durante la 1° GM, leader della corrente socialista astensionista, ebbe un ruolo primario nella fondazione del PCdI di Livorno nel 1921 e nell’ Internazionale Comunista. In seguito, pur avendo con sé la maggioranza del partito, fu messo ‘burocraticamente’ in minoranza dal gruppo ‘centrista’. Condannato al confino con GRAMSCI nel 1926 a Ustica, fu espulso dal PCI nel 1930 per attività frazionistica. Da allora ha continuato per un quarantennio la sua attività politica. E’ morto a Formia nel 1970′.”,”BORD-012″
“BORDIGA Amadeo a cura di Luigi GEROSA”,”Scritti 1911 – 1926. 1. Dalla guerra di Libia al Congresso socialista di Ancona.”,”appendice: Il socialismo napoletano e le sue morbose degenerazioni. Paginette di cronaca politica, perché gli adulti ricordino e i giovani apprendano, Agosto 1921 BORDIGA (Amadeo) (Resina, Napoli, 1889 – Formia 1970). Studente di ingegneria a Napoli, si iscrisse al partito socialista ed ebbe presto una posizione preminente nella sezione provinciale. Subito dopo la fine della prima guerra mondiale fondò il settimanale ‘Il Soviet’ (22 dicembre 1918 – 29 aprile 1922), che divenne nel 1919 l’organo della frazione comunista astensionista del PSI; intorno a lui si riunirono le frazioni socialiste rivoluzionarie che nel congresso di Livorno del 1921 diedero vita al partito comunista italiano (PCdI), del quale BORDIGA fu segretario nel 1921 – 1923. Scontratosi presto con GRAMSCI su varie questioni come la bolscevizzazione del partito comunista, B. (arrestato nel 1922-1923 e confinato dal 1927 al 1930) fu accusato di troskismo dal Comintern e finì isolato nel PCI, dal quale fu espulso nel 1930. Da allora abbandonò l’attività politica militante. (RIZ)”,”BORD-027″
“BORDIGA Amadeo”,”Struttura economica e sociale della Russia d’ oggi.”,”””Bastano pochi passaggi algebrici (frase, citata da Marx, di Hegel su Keplero-Newton). Non esiste in nessun luogo e tempo la concorrenza pura, senza monopolio. Lo sviluppo è già in Engels, pre-1848 (la concorrenza genera il monopolio e il monopolio genera la concorrenza) e si potrebbero addurre diecine di passi di Marx. Se il capitalismo sviluppa al massimo il mercantilismo e dilata i mercati, grazie alla concorrenza, a limiti geografici prima ignoti, esso lo fa in quanto rompe preesistenti sfere di monopolio dovute al limitato giro delle merci. Se il capitalismo storicamente richiama la categoria ‘concorrenza’, la precedente proprietà signorile richiama la categoria ‘monopolio’. Da monopoli spesso sorse la prima accumulazione del capitale monetario, e i primi capitali dei re e degli Stati che dettero slancio alle grandi manifatture, alle grandi compagnie estrattive, di navigazione. Che le deduzioni di Marx si basassero tutte sulla descrizione di una società integralmente di concorrenza, è annosa buaggine. I capitalisti sostennero sempre che il loro sistema avrebbe girato a perfezione appena eliminati gli inconvenienti, che facevano risalire alla presenza di avanzi e scorie feudali, e Marx provò come anche ammessa questa ipotesi le tesi rivoluzionarie erano pienamente dimostrate: la prima era quella della ricaduta nel monopolio e nel totalitarismo economico. Inoltre Marx, nella teoria della rendita di natura borghese, dette tutte le equazioni che spiegano il moto del capitale monopolistico, e parassitario, che Lenin verificò per i periodi di espansione mercantile che preparano le guerre e le dittature imperiali. Quando Marx dice che la democrazia è una dittatura della borghesia, egli dice, in lingua economica, che la produzione capitalistica mercantile esprime un monopolio di classe della produzione e dei prodotti”” [Amadeo Bordiga, Struttura economica e sociale della Russia d’oggi. Volume 1, 1966]”,”BORD-006″
“BORDIGA Amadeo”,”Economia marxista e economia controrivoluzionaria.”,”Contiene gli scritti: – Vulcano della produzione o palude del mercato? (Programma comunista, 13,1954) – Traiettoria e catastrofe della forma capitalistica nella classica monolitica costruzione teorica del marxismo (Programma comunista, 19,1957) Appendice: – La teoria del plusvalore di Carlo Marx base viva e vitale del comunismo. (pubblicato a puntate in ‘L’ Ordine Nuovo’ rassegna politica e di cultura operaia, serie III, anno I, 1924, nn. 3-4, 5 e 6.”,”BORD-033″
“(BORDIGA Amadeo)”,”Sul filo del tempo. Contributi alla organica ripresentazione storica della teoria rivoluzionaria marxista.”,”E’ presente una recensione del libro di D. GUERIN ‘Ou va le people americain?’ e di F.R. DULLES ‘Storia del movimento operaio americano’. “”Marx, come aveva indicato nella prefazione del 1859 alla “”Critica dell’economia politica”” prima stesura del “”Capitale””, dopo aver trattato delle tre classi fondamentali della società moderna: proprietari del suolo, capitalisti, proletari, si riservava altri tre argomenti: “”Stato, commercio internazionale, mercato mondiale””. L’argomento “”Stato”” si trova nel testo sulla Comune di Parigi del 1871 e nei classici capitoli di Engels, nonché in “”Stato e Rivoluzione””, quello “”commercio internazionale”” nell'””Imperialismo”” di Lenin. Si tratta del lavoro di una scuola storica e non di “”Opera Omnia”” di una persona. Il tema “”mercato mondiale”” fiammeggia oggi nel libro del fatto (…)””. (pag 25) “”Senza chiedere diritto di autore su una sola frase, si può completare il capitolo cruciale, spezzato dalla morte, arbitrario incidente individuale per Carlo Marx, solito in questo a citare Epicuro, cui giovane dottorino aveva dedicato la tesi di laurea. Come riferì Engels “”ogni evento che deriva da necessità, porta in sè la sua consolazione””. Inutile rimpiangere.”” (pag 26) Bordiga riporta tre brani del libro III del Capitale [capitoletto: Marx e l’impersonalità del Capitale] Una parte del terzo brano è la seguente: “”Se il credito appare come la leva principale della sovra produzione e della spinta all’estremo del processo di riproduzione del capitale, è perchè una gran parte del capitale sociale è impiegata dai non proprietari che trascurano le precauzioni del proprietario singolo. La messa in valore del capitale, fondato sul carattere antagonista della produzione capitalista, non permette il libero sviluppo che fino ad un certo punto e dunque costituisce in realtà un intralcio immanente, una barriera della produzione, barriera che il credito di continuo rovescia. Il credito accelera per conseguenza il materiale sviluppo delle forze produttive e la creazione di un mercato mondiale, che il modo di produzione capitalista ha la missione storica di stabilire, fino ad un certo punto, come fondamento materiale della nuova forma di produzione: esso nello stesso tempo accelera le violente eruzioni di tali opposizioni, ossia le crisi, e per conseguenza, la dissoluzione dell’antico modo di produzione. Dunque, il credito ha un carattere immanente: esso spinge, da una parte, la produzione capitalista a fare dell’arricchimento mediante lo sfruttamento di valore altrui un sistema enorme di speculazione e di gioco, limitando sempre più il numero di quelli che sfruttano la ricchezza sociale; e permette, d’altra parte, l’avvento di un nuovo modo di produzione”” [Marx, Il Capitale, Libro III, cap. XXVII] [in Amadeo Bordiga, Sul filo del tempo. Contributi alla organica ripresentazione storica della teoria rivoluzionaria marxista, 1953] (pag 10)”,”BORD-041″
“BORDIGA A. e altri”,”Bilan. Bullettin Théorique mensuel de la fraction de Gauche du P.C.I. n° 1 Novembre 1933 – n°46 Dicembre-Gennaio 1938.”,”Digitalizzazione eseguita nel settembre 2000 dalle Edizioni Lotta Comunista – Milano”,”EMEx-049″
“BORDIGA Amadeo”,”Dialogato coi Morti. Il XX Congresso del Partito comunista russo.”,”Nel Dialogato coi Morti del settembre 1956 non furono inseriti tre capitoli degli scritti complementari che figurano in appendice alla presente edizione.”,”BORD-046″
“BORDIGA Amadeo”,”Proprietà e capitale. Vulcano della produzione o palude del mercato? Marxismo e tempo storico. Glosse a ‘Proprietà e capitale.”,”In una paginetta introduttiva i curatori polemizzano sulla questione della pubblicazione degli scritti di BORDIGA, sulla questione della firma e della ‘proprietà intellettuale’.”,”BORD-047″
“BORDIGA Amadeo”,”Structure economique et sociale de la Russie d’ aujourd’ hui. 2. Developpement des rapports de production après la revolution bolchevique.”,”Questa necessità fu enunciata da Lenin in molti scritti che abbiamo studiato, in particolare l’ articolo suggestivo sulla necessità dell’ oro e dunque della moneta legata a lui. Ma, quello che non si trova in Lenin, è l’ idea che si tratti dell’ introduzione di una forma socialista; in mille casi, egli dice che si tratta di una forma capitalistica, di cui è tuttavia necessario suscitare l’ apparizione, attendendo il momento famoso in cui si utilizzerà l’ oro per fare degli orinatoi pubblici, visto che resiste bene ai liquidi acidi. (pag 192) Tutto questo è giusto nella misura in cui non si tratta, per Trotsky, di un primo stadio del socialismo, o socialismo inferiore, ma di un periodo transitorio ancora anteriore. Non sono i caratteri economici che lo inducono a rinunciare a parlare fino alla sua morte (1940) di una Russia socialista, ma il fatto politico che il potere fu conquistato dal Partito comunista della classe operaia. Ma la situazione del partito e dello Stato, sotto l’ aspetto politico egualmente, fu progressivamente invertita e rovesciata; ciò è mostrato dalle lotte sanguinose che si sono prodotte, anche se esse non sono conosciute che sotto un aspetto unilaterale. (pag 193)”,”BORD-054″
“BORDIGA Amadeo”,”Structure economique et sociale de la Russie d’ aujourd’hui. II. Développement des rapports de production après la révolution bolchevique.”,”””Selon Trotsky, c’est justement l’ opposition qui soutint que l’ on devait atteindre des taux d’ accroissement de 16 à 18% par an “”pour avoir, grâce à l’ accumulation socialiste, un developpement selon un rythne inaccessible au capitalisme””. Nous pouvons admettre que, dans ce passage, les mots d’ accumulation socialiste se referent à la couleur politique du parti qui était à la tête de l’ Etat; sinon on verrait Trotsky faire une concession à la construction du socialisme en Russie. Quoi qu’il en soit, il n’y a aucun doute à se faire sur son temoignage lorsqu’il dit que ses propositions furent tournées en dérision par la fraction dirigeante; tant il est vrai que le premier plan quinquennal de 1927 (stigmatisé comme “”mesquin”” par l’ opposition) se fondait sur un taux d’ accroissement de la production qui “”devait varier, selon une courbe descendante, de 9 à 4%””. (pag 190 191)”,”BORD-055″
“BORDIGA Amadeo”,”Dialogato con Stalin. Nella linea marxista di Bordiga.”,”Dialogato con Stalin è uno dei numerosi scritti compresi in una serie dal titolo ‘Sul filo del tempo’ iniziata nel 1949 in Battaglia Comunista e terminata nel 1955 in Programma Comunista. “”Se l’ antichissima filosofia scrisse sunt nomina rurum (letteralmente: i nomi appartengono alle cose) intese dire che le cose non appartengono ai nomi. Ossia, nel nostro linguaggio, la cosa determina il nome, non il nome la cosa.”” (pag 27) “”Il libro di Bucharin su L’ economia del periodo di transizione, uscì nel 1920 e fu commentato, in una serie di note spesso aspramente critiche, da Lenin. L’ autore, egli dice, sotto l’ influenza delle filosofia di Bogdanov “”molto spesso, troppo spesso (…) cade nello scolasticismo terminologico (…) che contrasta con il materialismo dialettico (…), nell’ idealismo. Di qui una serio proprio di inesattezze teoriche (…), di rimasticature scientifiche, di nobili sciocchezze accademiche”” (notiamo di passaggio l’ interesse di queste considerazioni leniniane sul linguaggio – lo “”scolasticismo terminologico”” – come fonte di errori). Ma poi prosegue: “”Il libro sarebbe del tutto eccellente, se l’ autore eliminasse nella seconda edizione i sottotitoli, eliminasse venti o trenta pagine di fatti (…). Allora l’ inizio prolisso e non buono del libro migliorerebbe, diventerebbe più asciutto, più robusto, si libererebbe del grasso antimarxista e in tal modo “”darebbe un fondamento”” più solido all’ ottimo finale del libro. Quando l’ autore si fa personalmente in primo piano dice cose molto buone, in modo piacevole e senza pedanteria (…)”” (pag 184, nota 20)”,”BORD-056″
“BORDIGA Amadeo, a cura di Fausto BUCCI e Paolo CASCIOLA”,”Lettere a Bruno Bibbi, Piero Corradi, Eugenio Moruzzo, Michelangelo Pappalardi e Lodovico Rossi (1925-1926).”,”””E’ ancora possibile rettificare la linea della Internazionale attuale, o almeno questo appare difficile si, ma non impossibile. Sebbene noi aneliamo ad un partito mondiale la cui sicurezza contro le deviazioni non oscilli col mutare delle situazioni, dobbiamo pur attendere per vedere come reagirà sul Comintern così come è oggi, il radicalizzarsi, come essi direbbero, della congiuntura. Dovremo sì diffidare degli uomini che saranno resi sinistri dal sinistreggiare della situazione, ma non possiamo non “”far credito”” in questo senso ai nostri partiti””. (pag 17-18, lettera di Bordiga ai compagni, 27 luglio 1926)”,”BORD-062″
“(BORDIGA Amadeo TERRACINI Umberto)”,”Relazione presentata dalla frazione comunista al Congresso di Livorno del PSI (15-21 gen. 1921) sull’ indirizzo politico del partito.”,”La frazione comunista si costituiva nell’ ottobre dell’ anno scorso (1920) sulla base di una intesa tra i gruppi di sinistra del Partito Socialista Italiano che si ponevano sul terreno delle decisioni del II Congresso Mondiale della Internazionale Comunista, e lanciando un manifesto-programma, firmato dai compagni Nicola Bombacci, Amadeo Bordiga, Bruno Fortichiari, Antonio Gramsci, Francesco Misiano, Luigi Polano, Luigi Repossi, Umberto Terracini. Gli estensori per il Comitato Centrale della Frazione Comunista sono BORDIGA e TERRACINI. “”In tutti gli episodi culminanti della lotta di classe, prima e dopo il congresso di Bologna, quando la crisi economica trascinava le masse operaie in vaste agitazioni, l’ opera del partito (socialista, ndr) rivelò sempre le stesse incertezze, le stesse esitazioni, determintate dallo scontrarsi di due tattiche opposte, durante le diatribre tra le quali le azioni si esaurivano e si spegnevano tra le delusioni e il dispetto delle masse. In questi episodi non solamente la corrente di destra era sicura di far prevalere il proprio gioco, ma aveva dopo la possibilità di svalutare la tendenza massimalista approfittando del contrasto esistente tra le affermazioni verbali e i risultati che traeva dall’ azione. (…) Il partito socialista italiano dette così prova della sua impotenza rivoluzionaria, e la borghesia imparò gradualmente a non temerne le minacce, intraprendendo una audace controffensiva ideale e materiale contro la “”invasione del bolscevismo””.”” (pag 22)”,”BORD-063″
“(BORDIGA Amadeo)”,”Prospettive rivoluzionarie della crisi.”,”””La potenza economica americana, che sembra porre gli Stati Uniti al disopra e al di fuori del mondo, è per tale modo vitalmente legata alla situazione economica mondiale, e ne subisce i riflessi: è, non sembri un paradosso, una potenza poggiata su basi di creta. La ferrea logica dell’ imperialismo conduce gli Stati Uniti a stringere rapporti sempre più stretti con altri paesi, ad investire capitali dovunque, ad esportare su tutti i mercati: ma questa stessa logica li mette alle dipendenze del faticossisimo, dell’ impossibile riassettamento economico di tutti i paesi sul piano di un’ economia normale.”” (pag 45) “”In risposta a tante piacevolezze i marxisti stabilirono cento volte che senza affatto rinunziare alla valutazione critica e storica dei caratteri distintivi tra guerra e guerra nella loro ripercussione sugli sviluppi delle lotte sociali e sulle crisi rivoluzionariee, tutti questi motivi di giustificazione della guerra, usati al fine di trovare carne da cannone e disperdere i movimenti e i partiti che traversano la strada al militarismo, sono inconsistenti e si distruggono tra loro. Il motivo abusatissimo dell’ aggressione e quello non meno sfruttato dell’ invasione possono stare in contrasto. Uno stato può prendere l’ iniziativa della guerra e i rovesci militari esporre in breve i suoi territori all’ invasore, come dalla già ricordata togliattiana teoria dell’ inseguimento dell’ aggressore. Non meno contradditori sono gli altri famosi motivi tratti dalle rivendicazioni nazionali e irredentiste, e quelli che molti marxisti di bocca buona allinearono per giustificare l’ appoggio a guerre coloniali, che valevano a diffondere in paesi “”barbari”” i caratteri della moderna economia capitalistica. La guerra anglo-boera del 1899-1900 fu una palese aggressione, i coloni boeri di razza olandese difesero la patria la libertà nazionale e il territorio violato, ma i laburisti riuscirono a giustificare come progressiva l’ impresa britannica. Nel maggio 1915 quella dell’ Italia all’ Austria ex-alleata fu una palese aggressione, ma la giustificarono – vari socialtraditori – col motivo della liberazione di Trento e Trieste e con l’ altro della “”guerra per la democrazia”” senza imbarazzarsi del fatto che dall’ altro lato l’ Austria-Ungheria era alle prese con gli eserciti dello Zar. Un caso classico è riportato nel libro interessantissimo di Bertram D. Wolfe “”Three made a revolution””, vera miniera di dati storici, con ogni riserva sulla linea propria dell’ autore. Il 6 febbraio 1904 i giapponesi, alla Pearl Harbour, attaccano e liquidano la flotta russa davanti a Port Arthur senza dichiarazione di guerra. Palese aggressione. Dopo il lungo assedio da terra e da mare la cittadella cade nel gennaio del 1905. Lutto nero per il patriottismo russo. Nel Vperiod del 4 gennaio 1905 Lenin scrive frasi come le seguenti: “”Il proletariato russo ha ogni motivo di rallegrarsi… Non il popolo russo ma l’ assolutismo ha subito una disfatta vergognosa: la capitolazione di Port Arthur è il prologo della capitolazione dello zarismo (…)””. (pag 74-75)”,”BORD-064″
“BORDIGA Amadeo”,”Struttura del materialismo marxista.”,”””Un sasso scagliato per aria se avesse coscienza si figurerebbe di volare per libera volontà”” (B. Spinoza) (in apertura) “”Non avevamo bisogno per apprenderlo di vedere in Russia il regime borghese senza borghesi, e di vedere che Malenkoff come Stalin apre e chiude come rubinetto l’ estro creatore di letterati e artisti, pittori e musici. Bastava leggere in Engels nel capitolo cruciale dell’ Antidühring quale è la fase D, (che i fessi hanno “”scoperta”” nel 1950), del ciclo capitalista. “”D). Ma anche i capitalisti sono costretti a riconoscere in parte il carattere sociale delle forze produttive. Essi si affaccedano ad impossessarsi dei grandi organismi di produzione e di scambio, dapprima per mezzo di società per azioni, indi per trusts, ed infine per il tramite indiretto dello Stato. Ma la borghesia si rivela con ciò una classe superflua (…)””. (pag 41)”,”BORD-065″
“(BORDIGA Amadeo)”,”Dialogue avec les morts. Le XX° Congrès du Parti Communiste Russe.”,”Sui forti ritmi di industrializzazione: “”Saturo di ricchezze e di potenza, il capitalismo inglese, dorme per 17 anni sugli allori dell’ epoca di Gladstone. Verso il 1860, Marx calcolava aumenti del 7-8 % e anche più, ovvero degli indici uguali a quelli che caratterizzarono l’ entrata in scena di Francia e Germania verso la fine del secolo. Ma abbiamo mostrato come, prima ancora, negli anni 1830-1860, i ritmi erano più elevati nella stessa Gran Bretagna, eguagliando quelli che gli Stati Uniti, il Giappone e la Russia avranno alla fine del secolo.”” (pag 143) In Italia il ritmo nei primi anni del secondo dopoguerra è fortissimo: dal 1946 al 1949 (14.3), nella prima metà degli anni ’50 sopra al 9 % (pag 148)”,”BORD-066″
“BORDIGA Amadeo”,”Facteurs de race et de nation dans la théorie marxiste. Reproduction de l’ espèce et économie productive. Digression sur Staline et la linguistique. Le poids du facteur national dans les différents modes historiques de production. Le mouvement du prolétariat moderne et les luttes pour la formation et l’ émancipation des nations. Annexe: articles des années 1951-1953.”,”””Lo Stato che abolisce economicamente il capitale, il lavoro salariato, e il rapporto di scambio tra il capitale e il lavoro, non può essere che lo Stato del proletariato! In Francia – ma non nel resto d’ Europa – è a partire dal 1848 che la serie delle gloriose alleanze rivoluzionarie con la borghesia giacobina è stata denunciata per sempre da parte dei lavoratori, ed è da allora, dopo il 1848, che noi possediamo il nostro modello (si, il nostro modello: la rivoluzione è la scoperta di un modello della storia) per la rivoluzione di classe comunista””. (pag 123) Il piano della Rivoluzione in permanenza. I popoli delle colonie e il loro proletariato. “”I delegati d’ Oriente, nel 1922, risposero di no: essi non volevano passare attraverso il capitalismo e il suo seguito di infamie (…). Essi volevano marciare al fianco della rivoluzione mondiale della classe operaia dei paesi capitalisti, e anche realizzare nei loro paesi la dittatura delle masse non possidenti e il sistema dei Soviets. I marxisti occidentali accettarono il piano. Ciò significava che ovunque, in Oriente, si accendeva la lotta contro il regime feudale agrario o teocratico, allo stesso tempo contro le metropoli coloniali, i comunisti locali e internazionali scendevano in lotta e l’ appoggiavano. Non per darsi come fine un regime democratico borghese locale e autonomo, ma per lanciare la rivoluzione in permanenza, che non sarebbe terminata che con l’ instaurazione della dittatura sovietica. Come ricorda Zinoviev alzando le braccia al cielo davanti alla sorpresa di Serrati, Marx ed Engels non hanno mai detto altro: lo dicevano già per la Germania del 1848! La successione dei tre periodi si stabilisce dunque come segue. Fino al 1870: appoggio alle insurrezioni nazionali nelle metropoli. Dal 1871 al 1917: lotta insurrezionale di classe nelle metropoli; una sola vittoria, in Russia. All’ epoca di Lenin, lotta di classe nelle metropoli e insurrezioni nazional-popolari nelle colonie, con la Russia rivoluzionaria al centro, secondo una strategia mondiale unica che terminerà con il rovesciamento del potere capitalista in tutti i paesi. In una tale prospettiva, il problema economico e sociale trova la sua soluzione nella garanzia fornita dal “”piano economico mondiale unitario””. (pag 173-174)”,”BORD-067″
“(BORDIGA A.) a cura del C.E. del P.C.I.”,”Il processo ai comunisti italiani, 1923. Gli arresti e l’ istruttoria, il dibattimento e le arringhe, la sentenza.”,”Distribuzione regionale delle forze del PCI (1924) Fascia iscritti al PCI (oltre 2000): Piemonte, Lombardia, Emilia, Toscana Fascia iscritti al PCI (da 1000 a 2000): Liguria, Trentino, Veneto, Venezia Giulia, Marche Fascia iscritti al PCI (da 650 a 1000): Lazio Campania Puglia Sicilia Fascia iscritti al PCI (da 300 a 650) Umbria, Abruzzi Fascia iscritti al PCI (da 0 a 300) Sardegna, Calabria, Basilicata. (pag 49) Difesa di Bordiga. “”Bordiga: (…) Associazioni segrete in seno al partito non esistono e domando una prova qualunque che possa far presumere l’ esistenza di una associazione segreta. E poi dimostro che non esiste col fatto stesso che noi non possiamo avere costituito un meccanismo del tutto inutile solo per darci il lusso di offrire elementi che ci mettessero in contrasto con la legge. Noi abbiamo interesse a profittare di tutte le possibilità che la legge ci offre e di sfruttarle per fare il nostro lavoro senza incorrere in sanzioni che siamo pronti ad affrontare, ove sia necessario, ma che non vogliamo provocare per principio, perché se ci facciamo mettere tutti in galera il partito se ne va.”” (pag 76).”,”BORD-068″
“BORDIGA A. TURATI F. SERRATI G.M., commenti storici di Carlo VALLAURI Ruggero PULETTI Piero MELOGRANI Luciano PELLICANI Ugo INTINI”,”Il drammatico 1921. La scissione voluta da Lenin. Bordiga Serrati Turati, gli interventi integrali al Congresso di Livorno.”,”Livorno: perché Lenin impose la scissione. “”La centralizzazione proposta da Mosca deve servire – nella visione di Lenin – ad avere partiti disposti ad accettare la leadership dei bolscevichi qualunque sia il corso del processo rivoluzionario in Occidente: in Italia occorre perciò, attraverso la scissione che emargini i riformisti, mantenere compatta la maggioranza comprendente sia i comunisti unitari alla Serrati sia le frazioni comuniste di Bordiga e Gramsci.”” (pag 105) “”Il che era esattamente ciò che aveva capito Turati quando, inascoltato, metteva in guardia i suoi compagni di partito di fronte al pericolo rappresentato dalla costituzione di una internazionale che, egemonizzata dai bolscevichi, avrebbe finito per diventare uno strumento dell’ “”asiatizzazione”” del socialismo europeo””. (pag 129)”,”MITC-063″
“BORDIGA Amadeo”,”Russie et révolution dans la théorie marxiste.”,”Marx e lo slavismo. “”(…) Ma se il panslavismo rivoluzionario prende queste parole con serietà, là dove si tratta della fantastica nazionalità slava, esso abbandona la rivoluzione, allora sappiamo – continua la Neue Rheinische Zeitung, ovvero Marx – ciò che ci resta da fare: “”La lotta, la lotta inesorabile per la vita o per la morte, contro lo slavismo traditore della rivoluzione, lotta di annientamento e terrorismo senza pietà – non nell’ interesse della Germania, ma nell’ interesse della rivoluzione””. Mehring aggiunge qui: “”Queste sono le frasi che hanno permesso a un professore tedesco di inventare la menzogna secondo la quale Marx avrebbe chiesto l’ annientamento dei popoli russo, ceco e croato.”” (pag 209) La questione orientale (pag 209). Biblioteca Marx (pag 385)”,”BORD-071″
“(BORDIGA A.)”,”Scienza e rivoluzione. Volume secondo. Sbornia di ballistica spaziale.”,”Specializzazione scientifica. “”Nella decadenza del feudalesimo l’ arte visse il periodo barocco. La scienza del decadere capitalistico è una scienza barocca, pesante ma impotente. Oggi si lavora per settori di competenza e nessuno mette il naso fuori della sua stretta specialità; così fa di cappello alle fesserie degli altri, ma sta tranquillo perché essi non possono controllare le sue. Nessuno legge l’ altezza dello Sputnik che passa perché non lo si può collimare né colla tecnica di mestiere dell’ astronomo né con quella del geodeta. E ognuno dei due lascia all’ altro il disturbo””. (pag 23)”,”BORD-073″
“BORDIGA Amadeo”,”Testi sul comunismo.”,”””La passione è la forza fondamentale dell’ uomo che tende energicamente a raggiungere il suo obietto””, Marx A Janitzio la morte non fa paura. pag 187 “”La polemica interiorizzata fu spesso giustificazione ad uso interno. La sinistra non è un semplice movimento culturale, un circolo di studi, essa non rifiuta l’ azione (cfr. la posizione nei confronti dei sindacati). Ciò si riferisce particolarmente a Damen, come quel che concerne il congresso di Bologna, il rapporto con Lenin, la questione della tattica, ecc.. Infine vi era la necessità di distinguersi dalla sinistra germano-olandese, del KAPD in particolare. E’ a questo che si devono delle osservazioni o delle prese di posizione che sono incomprensibili per chi non conosce tutte le vicissitudini della sinistra italiana e di Bordiga.”” (pag 18-19) “”Nel comunismo naturale e primigenio, anche se la umanità è sentita nel limite dell’ orda, il singolo non ha scopi che consistano nel sottrarre beni al fratello; ma è pronto a immolarsi per il sopravvivere della grande fratria senza alcuna paura. Sciocca leggenda vede in questa forma il terrore del dio che si plachi col sangue. Nella forma dello scambio, della moneta, e delle classi, il senso della perennità della specie sparisce, e sorge quello ignobile della perennità del peculio, tradotta nella immortalità dell’ anima, che contratta la sua felicità fuori natura con un dio strozzino che tiene questa banca esosa. In queste società che pretendono di essere salite da barbarie a civiltà si teme la morte personale e ci si prostra alle mummie, fino ai mausolei di Mosca, dalla storia infame. Nel comunismo che non si è avuto an cora, ma che resta certezza di scienza, si riconqusita la identità del singolo e della sua sorte con quella della specie, distrutti entro essa tutti i limiti di famiglia, razza e nazione. Con questa vittoria finisce ogni timore della morte personale, ed allora soltanto ogni culto del vivo e del morto, essendo per la prima volta la società organizzata sul benessere e la gioia e sulla riduzione al minimo razionale del dolore e della sofferenza e del sacrificio, togliendo ogni carattere misterioso e sinistro alla vicenda armoniosa del succedersi delle generazioni, condizione naturale del prosperare della specie.”” (pag 187-188, A Janitzio la morte non fa paura.)”,”BORD-074″
“(BORDIGA Amadeo)”,”Storia della sinistra comunista. III. Dal II al III Congresso dell’ Internazionale Comunista: settembre 1920 – giugno 1921.”,”Il congresso di Livorno. Graziadei. Del discorso del primo oratore, Antonio Graziadei, diamo appena il cenno necessario per farsi un’idea del personaggio, fondamentalmente legato alla tradizione secondinternazionalista anche se schieratosi con sincera convinzione sul fronte del comunismo rivoluzionario, sia di quella che poi sarà una corrente, di per sé insignificante ma, nel 1923-24, forte dell’ appoggio di Mosca, in seno al PCd’I.”” (pag 251) Serrati. “”Il solo discorso che, dall’ altra parte della nostra barricata, si elevi al di sopra della contingenza per cercar di inquadrare i problemi dell’ oggi in una visione di insieme, collegandoli al filo di una tradizione di battaglia per dar loro continuità e coerenza, è quello di Turati. Non per la prima volta nell’arco di tre decenni, il “”grande isolato”” polarizza nel suo breve intervento ‘tutti’ gli umori socialisti al Congresso: è di qui che si capisce l’ insistenza di Serrati affinché non si getti al vento quello che, malgrado tutto, è in Italia il vero ‘ago della bilancia’ del socialismo secondointernazionalista. Modesto è il suo arsenale teorico: come a Bologna, il suo asso nella manica è il testo mutilo e mal digerito della prefazione 1892 di Engels alle ‘Lotte di classe in Francia’, scambiato per un…. antidoto all’ essenza rivoluzionaria del marxismo. Ma esso non è che un lasciapassare per lo smercio delle briciole di una saggezza tutta ‘sperimentale’ nelle file di un pubblico non tanto socialista, quanto ‘radicale con venature socialdemocratiche’, cresciuto alla scuola del positivismo sul piano della cultura e del minimalismo sindacale e del riformismo parlamentare sul piano della politica attiva””. (pag 259-260)”,”BORD-077″
“BORDIGA Amadeo”,”Un’ intervista ad Amadeo Bordiga. E altri scritti vari.”,”Bordiga muore nel luglio del 1970. Nel novembre del 1969 aveva rilasciato un’intervista registrata a Sergio ZAVOLI ed Edek OSSER dela RAI che sarebbe poi andata in onda nel novembre 1972 nel corso del programma televisivo ‘Nascita di una dittatura’. Più che di un testamento di BORDIGA, si può parlare di un bilancio storico. Contiene in appendice anche un articolo di Cervetto rilegato assieme per errore”,”BORD-080″
“(BORDIGA A.)”,”Il partito decapitato. La sostituzione del gruppo dirigente del P.C.d’It. (1923-24).”,”””Quando proponiamo il fronte unico sul terreno dei sindacati, dei consigli di fabbrica o non importa quali altre organizzazioni operaie, anche se dirette da capi opportunisti, fronte unico che ci condurrà forse alla necessità di negoziare personalmente con i capi opportunisti, – il che non ci spaventa – quando diciamo ciò, noi vogliamo convogliare nella lotta degli organi che sono suscettibili di divenire degli organi rivoluzionari e che dovranno divenirlo perché il proletariato trionfi. Quando invece convogliamo in un’azione comune un partito non comunista, allora ci rivolgiamo a un organo che non è suscettibile di lottare sulla via finale della rivoluzione mondiale, che non è suscettibile di sostenere, gli interessi della classe operaia, e col nostro atteggiamento diamo a questo partito un certificato di capacità rivoluzionaria, la qual cosa sconcerta tutto il nostro lavoro di principio, tutta la nostra opera di preparazione politica della classe operaia (Applausi).”” (pag 106-107) “”Oggi si dice che la situazione mondiale è tale che ci sconsiglia la tattica di coalizione coi socialdemocratici. Ma nulla ci garantisce che domani non si possa ricominciare. Ora la nostra opinione differisce su questo punto da quella di Zinoviev nel senso che noi crediamo che mai questa tattica di alleanza coi partiti opportunisti possa essere utile per la rivoluzione comunista, né quando la situazione rivoluzionaria è favorevole, quando è evidente che il partito comunista può avere una posizione autonoma, né quando la situazione rivoluzionaria è sfavorevole e il momento dell’azione finale sembra essere lontano da noi””. (pag 107)”,”BORD-081″
“BORDIGA Amadeo”,”Struttura economica e sociale della Russia d’oggi.”,”Volume pubblicato con il concorso dell’ Istituto di Studi sul Capitalismo, Genova, per gentile concessione della Fondazione Amadeo Bordiga, Formia Volume pubblicato con il concorso dell’ Istituto di Studi sul Capitalismo, Genova, per gentile concessione della Fondazione Amadeo Bordiga, Formia. La discussione su Brest-Litovsk. Protagonisti: Lenin, Trotsky, Bucharin, Zinoviev. “”La delegazione Trotzky ritornò con la notizia che non aveva accettato di firmare la pace il 10 febbraio. Ma già la questione era stata discussa in una conferenza di 63 bolscevichi, tenuta il 21 gennaio cui era stato chiamato Trotzky. La tesi di Lenin di firmare la pace come i tedeschi volevano fu battuta avendo avuto solo 15 voti. Ne ebbe 16 la tesi ‘né guerra né pace’ di Trotzky. La maggioranza assoluta, 32 voti, seguì la tesi Bucharin per il rifiuto della firma e la proclamazione di una guerra rivoluzionaria. Il 24 gennaio la discussione tornò avanti al Comitato Centrale del Partito. Lenin propose di non rifiutare la firma, ma tirare in lungo le trattative: 12 sì, 1 no. Trotzky insistette nella proposta: rifiuto di firma, smobilitazione, con 9 sì e 7 no. Il 25 gennaio si discute ancora in una riunione comune agli ‘esserre’ di sinistra. La maggioranza decide di sottoporre al Congresso dei soviet la formola: né guerra né pace. Il 10 febbraio, come detto, rientra la delegazione che ha applicato questo indirizzo, contro il parere di Lenin ma non contro quello della maggioranza. Krilenko che aveva il comando supremo ordina la smobilitazione. Le condizioni militari in linea tecnica erano così palesi, che nessuno si oppose. Quando si seppe che i tedeschi, dopo una conferenza presieduta dal kaiser Guglielmo ad Amburgo, avevano ripreso l’avanzata, fu ancora riunito il Comitato Centrale il 17 febbraio. La proposta tedesca di riprendere in negoziati e firmare fu rigettata con 6 voti contro 5. Non vi furono voti per la guerra rivoluzionaria, ma solo l’astensione di Bucharin, Joffe e Lomov. Il 18 febbraio in una lunga seduta, prima sostennero la firma Lenin e Zinovief, il diniego Trotzky e Bucharin, e la proposta di trattare fu respinta con sette voti contro sei: più tardi si decise l’invio di un telegramma che offriva la pace alle vecchie o anche diverse condizioni, con l’approvazione di Lenin, Smilga, Stalin, Sverdlov, Trotzky, Zinovief, Sokolnikov, con 5 no e un’astensione. La risposta venne il 23. Il Comitato Centrale votò l’accettazione con 7 voti contro i quattro di Bucharin, Bobnov, Uritsky e Lomov. Si votò tuttavia la preparazione alla guerra rivoluzionaria. Il 3 marzo si ebbe la pace. Il 6-8 marzo la polemica scoppiò violenta al VII Congresso del Partito, e fu approvata, contro la viva opposizione di Bucharin, l’accettazione della pace di Brest. La risoluzione di Lenin ebbe 30 voti, contro 13 e 4 astenuti.”” (pag 234-235)”,”ELCx-127″
“BORDIGA Amadeo”,”Le lotte di classi e di stati nel mondo dei popoli non bianchi storico campo vitale per la critica rivoluzionaria marxista.”,”Ciclostilato, dattiloscritto Parte I. La dottrina dei modi di produzione valida per tutte le razze umane. Parte II. Le suggestive lezioni della grande storia della razza cinese. Conclusione. Programma mondiale della forma rivoluzionaria comunista. Marx attese la rivoluzione dalla Cina (pag 16)”,”BORD-086″
“BORDIGA A. CAMATTE J. LUKACS G.”,”La mistificazione democratica.”,”””La vita sociale è essenzialmente pratica. Tutti i misteri che deviano la teoria verso il misticismo trovano la loro soluzione razionale nell’attività pratica umana e nella comprensione di questa attività pratica”” (Marx, VIII Tesi su Feuerbach) (pag 4) Bordiga (pag 56-57) Centralismo L’articolo di Camatte contiene molte citazioni di Marx”,”BORD-090″
“BORDIGA Amadeo”,”Elementos de la economia marxista.”,”Concepito come corso di economia politica per i militanti comunisti italiani confinati, nel 1929, con Bordiga, ‘Elementi di teoria marxista’ è una sintesi del primo libro del capitale. Si introducono tutti i concetti dell’economia marxista: merce, valore d’uso, di scambio, plusvalore, accumulazione e storia del capitale. A. Bordiga, fondatore del Partito Comunista d’Italia e membro del segretariato della Terza Internazionale fu il più qualificato rappresentante della corrente comunista di sinistra espulso con l’ascesa di Stalin. Nel 1946, con altri militanti della sua corrente, ricostruisce il Partito Comunista Internazionale scrivendo sulle sue pubblicazioni fino alla morte avvenuta nel 1970. Non firmò i suoi scritti, cosa conseguente con la critica del concetto di proprietà intellettuale.”,”BORD-097″
“[BORDIGA Amadeo]”,”Cinque testi inediti di Amadeo Bordiga. Orazione in morte della trinità Religione, Filosofia e Scienza – Critica alla filosofia. Escursione con il metodo di Marx intorno alla teoria borghese della conoscenza e alla non-scienza d’oggi – Il frammento sulla teoria rivoluzionaria della conoscenza – Dal mito originario alla scienza unificata di domani (1960) – Il moderno feticcio della scienza e della tecnica – Rovesciare la piramide conoscitiva”,”Testo scaricato da Internet “”Lenin ricorda sempre, in ultima istanza, che per risolvere un problema bisogna [analizzare e conoscere la prassi da cui il problema è sorto]”” (pag 91) Componimento scolastico di Marx del 1835 (17 anni) riguardo alla scelta della professione sottolinea la nacessità di fondarla stabilmente in vista di un nobile “”operare per l’umanità”” perché solo così “”la nostra felicità appartiene a milioni”” e “”le nostre imprese vivono silenziose ma eternamente operanti”” (pag 9)”,”BORD-100″
“BORDIGA Amadeo”,”Dall’economia capitalistica al comunismo. Conferenza tenuta a Milano il 2 luglio 1921.”,”ristampa dell’ edizione LIBRERIA EDITRICE DEL PARTITO COMUNISTA D’ ITALIA. CASA DEL POPOLO. ROMA. 1921 “”Ora qui molto si potrebbe discutere, se volessimo seguire quelle che erano le linee dell’acutizzarsi generale della crisi capitalista e il prepararsi della catastrofe finale come venivano tratteggiate dalla critica economica marxista. Ma possiamo omettere questa esposizione, in quanto che ci troviamo di fronte ai fatti, che hanno nettamente confermate le previsioni catastrofiche del marxismo in ordine allo sviluppo del capitalismo borghese. Se ci addentrassimo, sulle orme di Marx, nell’analisi di quello che è il giuoco del capitale finanzario e di quel fenomeno che è stato chiamato imperialismo, noi vedremmo che la classe capitalista che è al potere ha cercato bensì di reagire alla condanna che le pesava addosso, ha cercato di eludere questa crisi finale, ma non ha potuto far altro che dilazionarla, rendendola più grave.”” (A. Bordiga, Dall’economia capitalistica al comunismo. Conferenza tenuta a Milano il 2 luglio 1921, edizione 1975)”,”BORD-004-B”
“[BORDIGA Amadeo]”,”Tracciato d’impostazione – I fondamenti del comunismo rivoluzionario marxista nella dottrina e nella storia della lotta proletaria internazionale.”,”””Non volete credere che le paroline privilegio e sfruttamento stanno fuori del nostro marxistico dizionario? Riprendiamo la ‘Critica al Programma di Gotha’. Il passo per cui Marx getta fiamme, e che contiene le idiozie lassalliane sullo “”Stato Libero”” e la “”legge di bronzo del salario””, finisce con quella che Marx chiama – ed Engels in altro luogo – vaga formula ridondante che termina il paragrafo; ed è questa (sì, chi non ha peccato scagli la prima pietra!): “”Il partito si sforza… di raggiungere l’abolizione dello sfruttamento in ogni forma e l’eliminazione di ogni disuguaglianza sociale e politica””. Bisogna dire così, scrivono Marx ed Engels (senza, è chiaro, aver preso accordi): “”Con l’abolizione delle differenze di classe, scompaiono da sè tutte le disuguaglianze sociali e politiche che ne derivano””. (…) In questo paragrafo Marx tratta anche la questione della visione limitata di Lassalle – che significativamente riconduce a Malthus, oggi rimesso di moda dalle scuole americane antimarxiste del “”benessere”” – per cui il socialismo si leverebbe in lotta solo in quanto il salario operaio è bloccato ad un limite troppo basso; laddove si tratta di abolire il salariato in quanto “”è un sistema di schiavitù, e di una schiavitù che diventa più dura via via che si sviluppano le forze sociali produttive del lavoro, tanto se l’operaio è pagato meglio, quanto se è pagato peggio””. Qui Marx svolge il paragone con lo schiavismo, che noi abbiamo più sopra tentato a proposito della rivendicazione scema per l’autonomia dei salariati: “”E’ come se, tra gli schiavi venuti finalmente a capo del mistero della schiavitù e insorti, uno schiavo prigioniero di concetti antiquati scrivesse nel programma della insurrezione [uno schiavo, diciamo noi, amarxista, e solo immediatista, ordinovista]: la schiavitù dev’essere abolita perchè il sostentamento degli schiavi, nel sistema schiavistico, non può superare un certo massimo poco elevato”””” [Marxismo ed economia dei consigli] [I fondamenti del comunismo rivoluzionario marxista nella dottrina e nella storia della lotta proletaria internazionale, 1969] (pag 56)”,”BORD-111″
“BORDIGA Amadeo, a cura di Rita CARAMIS”,”Mai la merce sfamerà l’uomo. La questione agraria e la teoria della rendita fondiaria secondo Marx.”,”L’editore ringrazia la fondazione Bordiga. Libro dedicato a Liliana Grilli membro del comitato scientifico della Fondazione Bordiga. L’economista Oreste Bordiga (autore di , il padre di Amadeo, e la scuola di Portici. “”Così, nello stabilire la preminenza del “”metodo storico””, in questo testo (cfr. il pr. ‘Economia rurale e storia’ del I cap.) Bordiga introdurrà il compresso argomento della questione agraria – rappresentando l’economia agricola nel ciclo storico umano una parte preponderante di tutta l’economia sociale – trascrivendo alcuni “”passi didattici”” del trattato sull’economia rurale del padre Oreste. Amadeo Bordiga, autore di questa assimilazione della teoria della rendita marxiana, era figlio di uno dei maggiori studiosi di economia agraria del suo tempo, Oreste Bordiga, il rappresentante più autorevole della scuola superiore di agricoltura di Portici, scuola di elevato livello scientifico e tecnico, opera di una ‘élite’ della competenza’ e nello tempo veicolo di riproduzione di tale ‘élite’ (1), istituita – la prima nel Mezzogiorno – nel 1872. Gli studi porticesi nel campo dell’alta formazione in economia e politica agraria, che, con una certa continuità, hanno seguito, sviluppato e applicato indirizzi scientifici e metodi di studio relativamente uniformi, restano “”fondamentali”” e “”un riferimento obbligato””, “”ancora agli inizi del Novecento, quando il dibattito politico e scientifico approfondì notevolmente la conoscenza delle province meridionali”” (…). E’ sufficiente ricordare i nomi di Nitti, Bordiga, Brizi, Sereni e Rossi Doria, questi ultimi collegati poi allo stesso Serpieri, per comprendere quanto la Scuola di Portici abbia potuto influire sul pensiero e sulla poltiica agrari italiani della fine dell’Ottocento fino al secondo dopoguerra e oltre”” (pag XXXI-XXXII) (1) E proprio alla sezione socialista di Portici, che vanta come si è visto una prestigiosa tradizione, sono iscritti la maggior parte dei membri fondatori, tra cui lo stesso Amadeo Bordiga, del circolo ‘Carlo Marx’, “”vero e proprio atto costitutivo della sinistra marxista napoletana””. A Portici “”era soprattutto ospitata la Scuola Agraria, frequentata da un gruppo di studenti socialisti, tra cui allora Ruggiero Grieco, che si riunivano nel circolo di studi sociali; lì era nata, infine, la prima sezione del PSI del circondario e, pur tra fasi alterne, questa ricca tradizione non era mai venuta meno”” (De Clementi, Amadeo Bordiga, cit, p. 18, p. 23) (…) Engels e la Germania. “”Il lavoro di Engels, scritto nel 1850, sulla guerra dei contadini in Germania, ha maggiori relazioni con una situazione storica paragonabile a quella della Russia zarista del novecento, essendo, come l’autore dice, scritto sotto la impressione della controrivoluzione, ossia del tentativo fallito di rivoluzione in permanenza, di una salita al potere della borghesia capitalista tedesca e di una successiva lotta del proletariato per il potere. Nel domandarsi i motivi della neghittosità rivoluzionaria della borghesia in Germania, della assenza storica di una vera rivoluzione nazionale, Engels ricorda che una grande lotta antifeudale vi fu, con la rivolta dei contadini di Tommaso Münzer nel 1525 che la storia corrente tratta come una guerra di religione, non avendone ravvisata la base sociale. La rivoluzione contadina contro i poteri feudali venne schiacciata soprattutto non avendo trovato un appoggio effettivo nella borghesia delle città e la Germania fu condannata a quel particolarismo di staterelli e piccoli principati, contro il quale specialmente Engels si scaglia nelle sue vigorose apostrofi e nel suo deciso schieramento per la formazione, sia pure tardiva ed in pieno ottocento, di uno Stato unitario centrale: altra volta spiegammo con larghezza come in tal senso sia giusto vedere in lui un precursore dell”Anschluss’, riuscita solo in pieno novecento e rimandata indietro oggi da una convergente aspirazione di tutti i poteri controrivoluzionari mondiali (1). Ricordammo pure la conclusione di Engels: chi approfittò della rivoluzione del 1525, tra le forze in lotta: contadini servi, signori feudali, principi dei piccoli staterelli? I contadini furono battuti e ribadite le catene del servaggio feudale. Ma i nobili di campagna perdettero molta della loro ricchezza ed autonomia a favore del piccolo principato: fu comunque un colpo allo sparpagliamento feudale. Dunque approfittarono i ‘piccoli principi’. E chi nel 1848, quando operai, contadini e borghesi delle città a loro volta furono battuti? I ‘grandi principi’, Engels rispose. Ma dietro i piccoli principi stavano allora, nelle loro modeste capitali, i piccoli borghesi; dietro i grandi principi del 1848 a Berlino, a Vienna, a Monaco, stavano ormai i grandi borghesi e dietro questi i proletari. Anche la controrivoluzione è in questo senso unitario un passo storico innanzi: si ricorderà anche la valutazione di Sadowa: fu bene che Vienna fosse stata sottomessa da Berlino; come sarebbe stato bene che Berlino fosse stata sottomessa da Vienna. E fu bene Sedan e la formazione dell’impero, perché altro passo avanti verso la centralizzazione tedesca, attuata da Bismarck con ben trecentocinquanta anni di ritardo su Münzer! Una grande questione storica si chiude così e si apre quella dell’internazionale rossa in Europa, della dittatura del proletariato senza nazione.”” (pag 259-260) [Amadeo Bordiga, Mai la merce sfamerà l’uomo. La questione agraria e la teoria della rendita fondiaria secondo Marx, 2009] [(1) Nel “”filo del tempo”” intitolato ‘Guerra e rivoluzione’ apparso nel n. 10/1950 de “”Il programma comunista”” e riprodotto in “”Quaderni del programma comunista””, n. 3, giugno 1978, pp. 18-20] Le materie prime e la teoria della rendita “”La ‘questione agraria’ in termini marxisti – è stato detto – non significa dunque solo terra, contadini e proprietari, come nell’angusta visione dei vecchi riformisti e poi degli stalinisti dell’epoca, ma significa soprattutto ‘teoria della rendita’, ovvero ripartizione del plusvalore, nelle forme del moderno capitalismo monopolistico e parassitario. La tesi centrale di Marx, per Bordiga, è che “”collo sviluppo del modo di produzione capitalistico e coll’investimento di maggior capitale nella terra””, mezzo necessario per “”aumentare il prodotto in relazione all’aumento della popolazione””, “”‘la rendita tende ad aumentare’, sia nella massa totale, sia nella media per unità di superficie””, talvolta “”in rapporto maggiore di quello del capitale (e del suo profitto), poche volte con ritmo minore di esso”” (A. Bordiga, Mai la merce, 1979, cit., p. 195). Il prezzo di mercato regolatore dei prodotti agrari viene “”inchiodato”” sul prezzo di produzione dell’ultimo (ma necessario) quintale di grano prodotto nelle condizioni più svantaggiose, cioè “”dipende dal prezzo di produzione ‘sul peggior terreno, più ancora un altro margine’ di aumento che costituisce la rendita assoluta”” (Ivi, p. 232). Così come del resto “”il minerale più spregevole e quindi la meno fertile miniera, regola il mercato generale””, e cioè “”regolano bene il prezzo internazionale””, che “”ci farà pagare profumatamente”” “”il ‘rentier’ della coltivazione”” di combustibili e minerali più pregiati, “”nido caldo del sovraprofitto capitalista sulle materie prime della morte civile e militare”” (Ivi, pp. 260-261). Nella rappresentazione di questo nesso fondamentale vengono dunque individuati, anticipando con la forza della teoria scenari storici oggi ben più cogenti, i beni ‘non riproducibili capitalisticamente’, come lo sono le risorse non rinnovabili e, in particolare, il petrolio: in questo senso, la teoria della rendita, si è detto, si deve applicare “”non alla sola agricoltura, ‘ma a tutte le forze naturali'””. Così, se nel sistema capitalistico, per Bordiga come per Marx, il prezzo dei prodotti agrari è determinato dalla legge del “”terreno peggiore””, cioè i benefici dati dal progresso tecnologico e dall’aumento di produttività, sono bloccati in questo settore dalla barriera della rendita, che impedisce “”ogni compensazione tra i prezzi industriali ed agrari”” (A. Bordiga, Mai la merce, cit., p. 302), allora anche per le risorse energetiche, che sono di differente qualità e potenza energetica e che sono ripartite in aree geologiche diversamente accessibili e hanno dunque costi di estrazione e commercializzazione estremamente differenziati (…), si determina intanto una enorme ‘rendita differenziale’ (…). Anche per il greggio entrano in gioco cioè i due fattori, ‘fertilità’ e ‘posizione’, le “”cause generali”” le definiva Marx, che influiscono sulla rendita differenziale ricardiana. (…)””. (pag V, VI, VII) [Rita Caramis, introduzione, ‘Amadeo Bordiga e la teoria della rendita: una critica rimossa’] [(in) Amadeo Bordiga, Mai la merce sfamerà l’uomo. La questione agraria e la teoria della rendita fondiaria secondo Marx, 2009]”,”BORD-113″
“BORDIGA Amadeo, a cura di Luigi GEROSA”,”Scritti, 1911-1926. III. Lotte sociali e prospettive rivoluzionarie del dopoguerra, 1918-1919.”,”Gerosa: La questione dei tempi e la previsione di Bordiga (nota in parte dedicata a A. Cervetto) Brano e note tratte dall’introduzione di Luigi Gerosa a ‘Amadeo Bordiga, Scritti, 1911-1926. III. Lotte sociali e prospettive rivoluzionarie del dopoguerra, 1918-1919, Fondazione Amadeo Bordiga, Formia, 2010; a cura di Luigi Gerosa. “”E in effetti nel 1919 si assistette in Italia (…) ad una ondata di scioperi mai registrata in precedenza, a spontanei moti popolari di inusitata violenza e diffusione, ad occupazioni di terre, ad una impressionante crescita numerica della CGdL e del PSI, ne quadro di una situazione internazionale (conferenza di Berna e fondazione della III Internazionale) ancora aperta a molteplici sviluppi (99). All’appuntamento del dopoguerra, a cui si era rimandata durante il conflitto la riscossa e la ripresa di iniziativa del partito, la sinistra socialista giunse sostanzialmente impreparata, attendendo invano un programma organico di azione dalla Direzione del partito, che Bordiga aveva sollecitato nella mozione presentata al Convegno di Roma del febbraio ’17. Il dibattito si esaurì in gran parte nella controversia preliminare sulla possibilità di una rivoluzione socialista in Italia a breve o medio termine, senza mai spingersi ad un’analisi socio-economica della situazione e a scelte operative conseguenti. La stessa corrente massimalista era sostanzialmente incerta: da ciò le oscillazioni tra opposte soluzioni e un comportamento esitante e contradditorio in diverse situazioni che il partito si trovò ad affrontare (100)”” (pag LVI-LVII) Note. [(99) Rinviamo all’antologia: ‘La crisi italiana nel primo dopoguerra. La storia e la critica, a cura di G. Sabbatucci, Bari, 1976 e a C. Natoli, La Terza Internazionale e il fascismo, 1982 pp. 35-53. Per le vicende interne al PSI, G. Arfè, op.cit.. pp. 250-297; (100) G. Sabbatucci, I socialisti nella crisi dello stato liberale (1918-1926), in ‘Storia del socialismo italiano, Roma, 1980, vol. III, pp. 139-143 e, per quanto riguarda l’assenza di una analisi della situazione economica oggettiva che caratterizzò tutte le correnti del socialismo italiano, cfr. G. Maione, Il bienno rosso, cit., pp. 291 e sgg. Il tema della “”previsione rivoluzionaria”” nel marxismo è stato affrontato da A. Cervetto, in una serie di scritti raccolti in: ‘La difficile questione dei tempi’, Milano, 1990. In esso, si accenna ad Amadeo Bordiga in relazione alla sua nota previsione di una crisi mondiale del capitalismo per il 1975 (cfr. [A. Bordiga]: ‘Dialogato con Stalin’, ed. Prometeo, Milano, 1953, pp. 52-62; ‘Struttura economica e sociale della Russia d’oggi, cit., pp. 223-224), e a quest’ultimo periodo si riferiscono le riflessioni di G. Galli in ‘Dall’internazionale alla seconda guerra mondiale. Classe e rappresentanza politica in Urss e in occidente’, in ‘Amadeo Bordiga nella storia del comunismo’, cit., pp. 281-302. Quello che caratterizza però, in generale, ma soprattutto negli anni ’19-’20, l’atteggiamento di Bordiga, non è la previsione della rivoluzione a una data fissa, che Cervetto gli rimprovera. Si vedano a questo riguardo le considerazioni sulla “”attesa”” o la “”certezza”” dell’avvento della rivoluzione svolte da Bordiga in ‘Proprietà e capitale’, ‘Prometeo’, n. 3-4, 152, pp. 124-130 (ed. Iskra, Milano, 1980, pp. 147-157), o in ‘Esploratori del domani’, Battaglia Comunista’, n. 6, 20 marzo-3 aprile 1952. Nel linguaggo di Bordiga, l'””attualità”” della rivoluzione ha un significato preminentemente epocale, nel senso che la dimostrata impossibilità per la borghesia di orientare lo straordinario sviluppo delle forze produttive in un senso non distruttivo, poneva all’ordine del giorno il superamento della società capitalistica, così come il marxismo rivoluzionario aveva predetto. Allora condivise certamente l’attesa di un imminente rivolgimento rivoluzionario tra la fine della guerra e la prima metà del ’19, in relazione agli avvenimenti in Germania – che al pari di Lenin Bordiga ritenne la chiave di volta della situazione europea. Ma già la tragica repressione del movimento spartakista nella “”settimana di sangue”” e poi la caduta della Repubblica dei consigli operai in Ungheria indussero Bordiga alla considerazione che il processo rivoluzionario sarebbe stato discontinuo e più tormentoso di quanto potesse apparire subito dopo la conclusione del conflitto. Cfr ‘La restaurazione borghese in Ungheria’, a pp. 296-298 (Per la reazione di Trotsky, di fronte alla sconfitta della rivoluzione in Ungheria, si veda I. Deutscher, ll profeta armato, Milano, 1956, pp. 610-613. Per quanto riguarda Lenin si veda il saggio citato di E. Ragionieri, ‘Lenin e l’Internazionale’. Cfr. E.H. Carr, op.cit., pp. 927-935). Quanto all’Italia, l’onda rivoluzionaria sarebbe passata invano se – scrisse allora Bordiga – il partito non si fosse liberato a tempo della zavorra riformista. La scossa che attraversò l’Italia nel ’19 fu di grado inferiore a quella registrata in Germania, e la separazione dai riformisti non si impose con la stessa stringente necessità che altrove. Se non fu quello il tempo dell’azione – dichiarerà Bordiga, mezzo secolo dopo – fu comunque quello della riorganizzazione del proletariato su basi rivoluzionarie: “”Oggi la formula esatta non è quella che nel 1919 tutto era maturo per la rivoluzione socialista in Italia; ma è, preferibilmente, l’altra: conclusa la prima guerra mondiale, i partiti proletari avrebbero potuto prendere la testa di un movimento offensivo vittorioso, che non vi fu solo perché quei partiti tradirono il loro stesso patrimonio ideologico e la visione loro propria delle lotte storiche che avrebbero chiusa l’era capitalistica. Era quindi il vero momento e lo svolto fatale per ricostruire il movimento proletario e socialista, restaurando le sue vere basi di dottrina, di programma e di strategia…””, ‘Una intervista ad Amadeo Bordiga’, a cura di E. Osser, “”Storia contemporanea, n. 3, settembre 1973″” (nota 100 a pag LVII)]”,”BORD-119″
“BORDIGA Amadeo; FAGGIONI Vittorio; MAFFI Bruno; DAMEN Onorato; BUONO Giuseppe”,”Tracciato d’impostazione (redazionale, Bordiga); Panorama d’oggi (Faggioni); La Russia Sovietica dalla rivoluzione ad oggi (Alfa, Bordiga); La “”mancata rivoluzione borghese”” in Italia (Maffi); Alle radici della guerra (Damen); Le origini del Partito Comunista in Italia.”,”‘Rivista mensile del partito comunista internazionalista’, Pcint”,”BORD-123″
“[BORDIGA Amadeo]”,”Lezioni delle controrivoluzioni (Doppie rivoluzioni natura capitalistico-rivoluzionaria dell’economia russa) – Appello per la riorganizzazione internazionale del movimento.”,”””La rivoluzione russa doveva essere, come quella tedesca del 1848, l’integrale di due rivoluzioni: antifeudale e antiborghese. La rivoluzione tedesca mancò nella lotta politica e armata a entrambi i compiti, ma socialmente prevalse il primo del passaggio alle forme capitalistiche. La rivoluzione russa è stata politicamente e militarmente vittoriosa in entrambi i compiti e perciò più avanzata. Ma economicamente e socialmente è rimasta alla stessa altezza, ripiegando sul compito dell’industrializzazione capitalistica del territorio controllato”” (pag 11) Questione tempi “”Misure anti-Nep di Lenin in campo politico. Lenin, che nel campo economico giungeva fino a prospettare la entrata in Russia del capitale privato estero con le concessioni di interi territori, preconizza l’irrobustimento del potere statale per fronteggiare le reazioni sociali causate dalle misure della Nep e guadagnare tempo per avere aiuto dalle rivoluzioni occidentali operaie”” (pag 33) “”Doppia rivoluzione tedesca e russa. Il socialismo non poteva essere costruito nella Russia sola, dove pertanto si erano addizionate nel febbraio e nell’ottobre 1917 la rivoluzione borghese e quella proletaria. In Germania nel 1848 fu anche tentata, invano, la doppia rivoluzione borghese e proletaria: quella borghese vinse nel campo economico e sociale, dopo che borghesi e operai alleati avevano perduto nel campo politico. In Russia dopo la doppia vittoria politica e sociale del 1917 si ebbe la sconfitta sociale proletaria databile al 1928. Restò la vittoria sociale capitalistica”” (pag 33-34) Insegnamenti della controrivoluzione (dalla disfatta, ndr) “”Spartaco, i cristiani e la caduta sociale dello schiavismo. 60) Con la disfatta di Spartaco ai piedi del Vesuvio si ebbe in una sola volta la disfatta politica e sociale degli schiavi e il regime sociale dello schiavismo restò al potere. Ma la vittoria delle successive repressioni di Diocleziano sui Cristiani, veri cospiratori politici e di classe, comporta non il rassodarsi del regime schiavista, ma sotto l’aspetto del trionfo della nuova religione, la caduta sociale di questo regime, e successivamente l’avvento del feudalesimo medioevale. Comprendere la controrivoluzione per preparare la rivoluzione. 61) Quando ci si chiede perché Engels, dopo la sconfitta della rivoluzione del 1848, si accinse a scrivere ‘La guerra dei contadini’ e studiò la loro sconfitta del 1525, capiamo che occorre comprendere la controrivoluzione per preparare la rivoluzione di domani. Lo stesso ci spetta di fare oggi non isolando un settore o un problema, ma inquadrandolo nel contesto dell’insieme. Così la borghesia potè, nel secolo scorso, inneggiare alle molteplici e ricordate disfatte precedenti, nel costruire la sua definitiva vittoria. Così anche il proletariato che – come dice Marx ne ‘Le lotte di classe in Francia’ (12), non la vittoria ma una serie di disfatte “”abilitano”” al suo trionfo nel mondo – grazie al suo partito di classe, vincerà ripresentandosi quale esso fu al principio della sua lotta e nelle formule programmatiche, lapidarie, insuperate perché insuperabili, contenute nel ‘Manifesto dei Comunisti'””. [(Amadeo Bordiga), Lezioni delle controrivoluzioni, 1981] [(12) Cfr. K. Marx, Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850, cap. I, ‘Dal febbraio al giugno 1848] (pag 37) Trotsky sull’ opportunismo (pag 59): “”E’ Trotsky, che partendo da una lettera di Lassalle a Marx, scrive nel ‘1905’: “”Sembrerà forse un paradosso dire che la caratteristica psicologica dell’opportunismo è la sua ‘incapacità di aspettare’. Eppure è così”” (pag 59) Engels e la guerra dei contadini in Germania (pag 60-61) “”Engels vuole dimostrare che “”anche il popolo tedesco ha la sua traduzione rivoluzionaria”” e porre in evidenza che le vittorie di Cromwell e di Robespierre sono pareggiate dalla gloriosa disfatta di Tommaso Müntzer, capo dei contadini insorti nel 1525 e alleati già allora dei borghesi delle città, che tuttavia anche allora primi rincularono e tradirono, lasciando che le milizie dei signori feudali massacrassero i ribelli. Non si tratta, come sembrò a qualche vuoto polemista, di orgoglio nazionale, ma appunto di riprova di una tesi di valore rivoluzionario internazionale. Il parallelo tra le due rivoluzioni antifeudali del 1525 e del 1848 è di una portata suggestiva. Come gli enciclopedisti precedono la Bastiglia e la Convenzione, così la rivolta dei contadini oppressi dai baroni ha per suo segnale l’eresia religiosa e la riforma, Hüss e Lutero. La scuola marxista sa riscrivere la storia di tali conflitti come guerra tra le classi, molto più che come contrasto su questo o su quel dogma, sul teismo e l’ateismo. E a queste lotte Engels collega quelle degli Albigesi in Francia, degli scismi in Boemia e Polonia, di Arnaldo da Brescia in Italia, tutti in sostanza primi conati della nascente borghesia per strappare il potere all’aristocrazia feudale sorretta dalla chiesa di Roma”” [(Amadeo Bordiga), Lezioni delle controrivoluzioni, 1981] (pag 60-61) Marx e il sistema schiavistico romano (pag 64-65) “”Quando Marx spiega che non vi poteva essere capitalismo nel mondo antico, egli ricorda che ciò non fu perché non vi fosse concentramento di massa monetaria ma perché mancavano le masse di lavoratori ‘liberi’. Gli schiavi non lo erano e i cittadini possedevano tutti qualche cosa. Marx ne induce che è falso dire (come Mommsen) che nell’antichità il capitale fosse ‘completamente’ sviluppato, in quanto solo dallo scambio di salario contro la forza lavoro si formano le masse del capitale; ma non per escludere che limitatamente certi capitali potessero in date quantità trovarsi concentrati. Solo che, se li aveva tesaurizzati un privato, non poteva servirsene ad organizzare la produzione mancando i lavoratori disponibili. Quindi solo lo Stato, colla possibilità di costruzione e coscrizione di tipo militare, poteva in un ambiente o antico-schiavista, o medievale-servile, dare i primi esempi di organizzazione capitalista produttiva: e dare con ciò i primi lontani avvii alla accumulazione capitalista. I primi ad armare navi furono i Fenici, navigatori e commercianti. Roma sulla strada della sua potenza imperiale stette per cedere quando le sue forze fondate su una produzione solo agraria si misurarono colla “”capitalistica”” e fenicia Cartagine, padrona dei mari. Dovette darsi alla costruzione di flotte e fu lo Stato che dette al console Duilio i mezzi per organizzare gli arsenali: uomini, materiali, sussistenze. L’arsenale è il primo tipo di industria, e dunque la prima industria fu statale. Lo Stato armatore corre due millenni avanti lo Stato investitore, che avrebbero scoperto gli economisti della ‘ultimissima edizione del capitalismo’. Tuttavia Duilio aveva schiavi, e li usò per le triremi rostrate. Precursore dei moderni e scettici tecnici, al momento di partire gli dissero che i sacri polli non avevano voluto mangiare: ebbene bevano, disse lanciandoli in mare, e fece salpare le ancore. Nelle navi del lago di Nemi, benché di diporto e non di commercio, si sono trovate ancore col ceppo mobile che gli inglesi hanno brevettate da qualche decennio. Si sono trovati cuscinetti a rulli come quelli in uso da non molto… Noi vi troviamo…il capitalismo di stato!”” [(Amadeo Bordiga), Lezioni delle controrivoluzioni, 1981] (pag 64-65) Marx su primo capitalismo in Italia del Nord, Genova, Venezia ecc. (pag 66-67)”,”BORD-124″
“BORDIGA Amadeo, a cura di Luigi GEROSA”,”Scritti 1911-1926. V. La scissione di Livorno e l’organizzazione del partito comunista in Italia. 1921.”,”Dalla produzione capitalistica al socialismo. “”Se il nostro socialismo è il comunismo critico di Carlo Marx, e non l’infantile utopismo di Tommaso Moro o di Saint-Simon, è solamente quando siamo giunti alla presenza di questa forma moderna di produzione capitalistica che noi possiamo parlare della “”possibilità”” di collettivizzazioni, di socializzazioni. Ancora una volta, il socialismo non può avere una formulazione etico-giuridica, ma deve essere un concetto economico-storico. I socialisti, i comunisti, sono coloro che mirano ad abolire la proprietà privata, a mettere tutti i beni in comune? Ciò può forse passare come formulario di propaganda, ma è formulario inesatto e che può generare equivoci gravissimi. Anche la bottega dell’artigiano era di proprietà privata; ma la proposta di collettivizzazione di essa non avrebbe senso alcuno, e se anche non cadesse per ragioni di anacronismo, non reggerebbe ad un superficiale esame inteso a vedere se affidando quella azienda alla gestione della collettività potrebbe sorgerne per questa un rendimento maggiore. Nella produzione artigiana il lavoratore non è ancora diviso dagli strumenti della produzione, e perciò stesso non è diviso dal prodotto. Non vi è che una appropriazione privata del prodotto del lavoro privato, in minima misura “”lavoro altrui””. Quando la produzione capitalistica stacca il lavoratore dal possesso degli strumenti e dei prodotti del suo lavoro essa crea le condizioni di una rivoluzione economica, perché nella sua sempre maggiore estensione, crea condizioni di oppressione e di miseria per coloro che reggono tutto il peso della macchina sociale e ne sono i reali conduttori, avendo sulle loro spalle una minoranza di parassiti. Il socialismo è la formola risolutiva di queste contraddizioni proprie di una data epoca storica, la nostra. Esso vuole abolire dunque la separazione del lavoratore dallo strumento di lavoro e dal prodotto, ma vuole e deve abolirla senza intaccare quella che è la reale conquista dei progressi della tecnica: l’associazione e la specializzazione del lavoro. Esso si formula così nell’obiettivo ultimo: tutti i prodotti del lavoro associato, non più ai privati, ma alla collettività, per la equa loro distribuzione a quelli che hanno effettivamente concorso a produrli. Abolizione dunque della proprietà privata, in quanto però essa abbia raggiunto questa forma speciale della proprietà capitalistica, ossia di aziende che inquadrino l’opera di molti produttori, e quindi più propriamente: abolizione della appropriazione privata dei prodotti del lavoro associato, socializzazione dei prodotti del lavoro associato, socializzazione delle aziende capitalistiche di produzione. La forma economica della società socialista è dunque la gestione da parte della collettività di tutte le aziende in cui si esplica lavoro associato e specializzato, poiché allora soltanto esiste la convenienza di costruire il nuovo apparecchio economico che sostituisce l’esercizio da parte della collettività all’esercizio da parte dell’intraprenditore privato. Alla produzione per imprese private, infatti, corrisponde un sistema di circolazione delle materie prime e dei prodotti basato sul libero commercio e sulla convenienza che ha ogni azienda di trovare, per acquistare e vendere, le condizioni di tempo e di luogo più favorevoli. Se il socialismo della produzione è l’abolizione della disponibilità privata dei prodotti, la sua ripercussione nella distribuzione è l’abolizione del libero commercio dei prodotti, la cui distribuzione si fa centralmente da organismi che regolano la produzione al bisogno collettivo. Questa rete di distribuzione, per poter essere realmente vantaggiosa rispetto al libero commercio, non deve avere ad occuparsi di una miriade di piccoli centri di produzione di minima potenzialità, ma deve avere come base l’accentramento già avvenuto delle grandi forze produttive nei grandi impianti della moderna industria capitalistica”” [Amadeo Bordiga, La questione agraria (Elementi marxisti del problema)] [(in) Amadeo Bordiga, a cura di Luigi Gerosa, Scritti 1911-1926. V. La scissione di Livorno e l’organizzazione del partito comunista in Italia. 1921, Fondazione Amadeo Bordiga, Formia, 2014] (pag 398-399)”,”BORD-126″
“BORDIGA Amadeo”,”Per una teoria rivoluzionaria della conoscenza.”,”Il bisogno di conoscenza nel giovane Marx (pag 9-10) “”Il primo volume delle ‘Opere Complete’ di Marx ed Engels si apre con un componimento scolastico di Marx sulla scelta della professione scritto nel 1835. Il diciassettenne futuro rivoluzionario si sofferma non tanto sulla scelta in sé quanto sulla sua coerenza e sulla necessità di fondarla stabilmente in vista di un nobile “”operare per l’umanità””: perché solo così “”la nostra felicità appartiene a milioni”” e “”le nostre imprese vivono silenziose ma eternamente operanti”” (pag 9) Lenin su Hegel, questione apparenza e sostanza (pag 89-90) “”Dunque vi sono affermazioni simili anche in Lenin. Le trovo in un suo commento alla ‘Scienza della Logica’ di Hegel, commento che studieremo; lo abbiamo solamente per il momento in inglese, e questo libro inglese lo dobbiamo restituire ai francesi, ma prima o poi lo tradurremo, noi o loro. E’ abbastanza interessante, però c’è un po’ troppa ammirazione per Hegel. Secondo me è più severo Marx che non Lenin, tanto più che Lenin studiava la ‘Logica’, una parte dell’opera di Hegel criticata vigorosamente da Marx. E’ vero che Engels trasloca la logica e la dialettica dalla filosofia alla scienza, ma non allude direttamente a Hegel. Quindi tenete conto che Lenin nel momento in cui leggeva si esprimeva con un eccessivo entusiasmo. Dice perfino che nessuno può pretendere di capire il ‘Capitale’ di Marx se non capisce prima la ‘Logica’ di Hegel (84). Ora, Marx ammette di essersi servito del metodo hegeliano nella sua esposizione della materia che aveva lungamente elaborato, affrontando a sua volta le elaborazioni degli economisti, ma dice di essersene servito per comodità di presentazione, in quanto metodo più conseguente, più brillante, più accessibile. Tolta questa “”innovazione”” di Lenin, leggiamo i suoi due passi, che convergono con noi sul bisogno di scrivere una storia della scienza e della tecnologia, che i borghesi hanno cercato di scrivere ma che non risulta ancora sia stata scritta da un marxista (non so i russi in che modo se la stiano cavando) (85). Come vedete anche Lenin però non scherza con Hegel: addirittura “”pedante”” lo definisce: “”Se non erro, c’è molto misticismo e vuota pedanteria qui nelle conclusioni di Hegel ma l’idea di base è magnifica: connessione multilaterale e vivente di ogni cosa con ogni altra cosa, e riflessione di questa connessione – messo Hegel materialisticamente sui suoi piedi – nel concetto dell’uomo, che dev’essere così raffinato, articolato, flessibile, mobile, relativo, mutuamente collegato, essere unità nonostante le opposizioni tanto da poter abbracciare il mondo. La continuazione dell’opera di Hegel e Marx deve consistere nello svolgimento ‘dialettico’ della storia del pensiero umano, della scienza e della tecnologia”” (86). Io al posto di Lenin avrei scritto la sequenza invertita: la storia della tecnologia, della scienza e del pensiero umano. Ma evidentemente l’idea di tecnologia ha colpito l’autore. E poi, s’intende, ciò che noi si continua è l’opera di Marx, non certo di Hegel. “”Da una parte, dobbiamo approfondire la conoscenza della materia in conoscenza di sostanza (o nozione di sostanza) per trovare le cause dell’apparenza. Dall’altra, la conoscenza attuale delle cause è l’approfondimento della conoscenza dall’esteriorità dell’apparenza alla sostanza. Due tipi di esempi dovrebbero spiegare questo punto: 1) tipo di esempi tratti dalla storia delle scienze naturali; 2) tratti dalla storia della filosofia””. (ecco che qui Lenin mette prima le scienze) “”Più esattamente: non ‘esempi’- ‘comparaison n’est pas raison’ – ma la quintessenza dell’una e dell’altra più la storia della tecnologia”” (87). È interessante quel che Lenin scrive, prima che la fisica atomica avesse avuto tutti i suoi sviluppi, perché egli risponde a quell’obiezione che si è fatta sempre ai meccanicisti e ai materialisti: “”Noi non abbiamo che un’apparenza; anche gli atomi a cui crediamo di essere arrivati, che tuttavia non sono afferrabili dai nostri sensi, sono ulteriormente composti e scomponibili. La loro sostanza ci sfugge. La materia non ha per sostanza tanti pezzettini di materia più piccoli, palpabili, che si possono stringere tra le dita: questa era una illusione antropomorfa. Nell’interno dell’atomo c’è tutto un mondo di altre particelle con i loro moti, le loro energie, le loro cariche elettriche, le loro forze magnetiche, tutto quanto un mondo microscopico””. Allora il discorso di Lenin significherebbe: “”Dobbiamo arrivare veramente alla sostanza per spiegare l’apparenza””. Quindi non dobbiamo accettare la materia come io la vedo in questo bicchiere. Interessante…”” [Amadeo Bordiga, Per una teoria rivoluzionaria della conoscenza, Torino, 2004] [(84) Lenin, Quaderni filosofici, Opere complete, Editori Riuniti, vol. 38, p. 167 “”Aforisma. Non si può comprendere appieno ‘Il Capitale’ di Marx, e in particolare il suo primo capitolo, se non si è studiata e capita tutta la logica di Hegel. Di conseguenza, dopo mezzo secolo, nessun marxista ha capito Marx!”” (…); (85) Gli stalinisti dell’epoca avevano come testo di riferimento non un testo russo ma uno, allora assai celebre, dell’inglese John D. Bernal, una sintesi del percorso scientifico umano scritta con taglio empirista-progressista e socialeggiante (J.D. Bernal, Storia della scienza, Editori Riuniti, 1956, pagg. 1.100; (86) Lenin, Quaderni filosofici, cit. p. 137; (87) Ibid., cit., p. 148] (pag 89-90-91)”,”BORD-127″
“[BORDIGA Amadeo]”,”La crisi storica del capitale drogato. Critica marxista rivoluzionaria del corso degenerativo dell’odierno capitalismo senile.”,”””Il “”rimedio”” si impone da sé: per poter sopravvivere alla crisi cronica di sovraproduzione che minaccia sempre più l’economia capitalista mondiale, e in particolar modo la più forte – l’inglese -, l’imperialismo ricorre al militarismo e alla corsa agli armamenti, all’interno; al colonialismo e alle guerre locali, all’esterno. L’intrusione del militarismo nella produzione, segna il passaggio del capitale a quella che viene chiamata “”la ‘tappa’ dell’imperialismo”” (Lenin). Si tratta di una fase tutt’altro che nuova del capitale, perché esso è nato colonialista e aggressore di altri popoli. L’Irlanda, dove Cromwell si rende tristemente celebre fin dalla rivoluzione borghese, è secondo l’espressione di Marx, la prima colonia dell’Inghilterra. Così, la creazione violenta del mercato mondiale con l’assoggettamento dei popoli di colore durante la cosiddetta accumulazione primitiva, è la base preliminare del modo di produzione borghese. La militarizzazione di una parte della produzione significa, inoltre, l’entrata in forze della ‘politica’ nell’economia. Miracolosa panacea! La crisi, dovuta all’eccesso di forze produttive, è integrata nell’economia, perché con l’armamento il capitale crea …. la sovraproduzione sviluppando nuovi settori di produzione che gonfiano l’apparato produttivo, anche se ne distrugge in parte il prodotto poiché serve a liquidare la sovraproduzione, ed è il mezzo per non soccombere alle proprie micidiali devastazioni e poter iniziare così un nuovo ciclo. Questi interventi nell’economia rafforzano la sola istituzione in grado di esercitare un ruolo contemporaneamente politico ed economico. Infine, la politica applicata all’economia diffonde, per usare un’espressione moderna, il totalitarismo nella società. Le pretese dello Stato di essere liberale e democratico e di rappresentare tutti i cittadini, vengono smentite quotidianamente dalle sue azioni. Oggi, la crisi economica divenuta “”permanente”” si manifesta virtualmente con i suoi prolungamenti politici e militari. Questo “”rimedio”” dell’armamento permette al capitale di sopravvivere e persino di prosperare (sovraprodurre) in tutti gli altri rami… fino alla crisi che impone guerra e distruzioni in una virulenza corrispondente al livello di sovraproduzione che l’economia mercantile assetata di profitti spinge al culmine. Nell”Antidühring’, Engels descrive i meccanismi imperialistici: “”La guerra franco-prussiana ha segnato una svolta di ben maggiore importanza di tutte le precedenti… l’esercito è diventato fine precipuo dello Stato e fine a se stesso; i popoli non esistono più se non per fornire e nutrire i soldati. Il militarismo domina e divora l’Europa, ma reca in sé anche il germe della sua propria rovina… Esso perisce per la dialettica del suo proprio sviluppo”” (1)”” [(A. Bordiga), La crisi storica del capitalismo drogato. Critica marxista rivoluzionaria del corso degenerativo dell’odierno capitalismo senile, Torino, 1978] (pag 74-75) [(1) Cf. Engels, Anti-Dühring, Ed. cit., Op. complete, XXV, p. 163]”,”BORD-133″
“[BORDIGA Amadeo]”,”Il Soviet. Organo del Partito Comunista d’Italia”,”Il Soviet fu un giornale settimanale della sinistra rivoluzionaria del PSI, fondato a Napoli nel dicembre 1918 e diretto da Amadeo Bordiga [1]. Fu stampato fino al 1922. Tramite il giornale, la sinistra del PSI manifestava il proprio appoggio alle tesi di Lenin e alla rivoluzione d’Ottobre. Nel 1919 il giornale divenne l’espressione della frazione comunista astensionista, formatasi in seno al PSI in netto contrasto con la politica riformista della dirigenza [2]. Lenin citò il giornale nel suo testo L’estremismo malattia infantile del comunismo [3], sostenendo come il gruppo de Il Soviet fosse il solo, in Italia, ad aver compreso la necessità della separazione tra comunisti e socialdemocratici, attraverso la scissione del Partito Socialista [4]. (wikip) Note[modifica | modifica wikitesto] ^ Paolo Spriano, Storia del Partito comunista italiano, vol.1: da Bordiga a Gramsci, pag. 18. Einaudi, Torino, 1973. ^ Spriano, op. cit., pag. 38. ^ Lenin, L’estremismo malattia infantile del comunismo, cap. VII. Partecipare ai Parlamenti borghesi?, titolo originale ??????? ??????? «???????» ? ??????????, 1920. ^ Edek Osser (1970), Una intervista ad Amedeo Bordiga. In Storia contemporanea numero 3, settembre 1973. URL consultato in data 21-09-2011.”,”EMEx-097″
“[BORDIGA Amadeo]”,”Il Soviet. Organo del Partito Comunista d’Italia”,”Il Soviet fu un giornale settimanale della sinistra rivoluzionaria del PSI, fondato a Napoli nel dicembre 1918 e diretto da Amadeo Bordiga [1]. Fu stampato fino al 1922. Tramite il giornale, la sinistra del PSI manifestava il proprio appoggio alle tesi di Lenin e alla rivoluzione d’Ottobre. Nel 1919 il giornale divenne l’espressione della frazione comunista astensionista, formatasi in seno al PSI in netto contrasto con la politica riformista della dirigenza [2]. Lenin citò il giornale nel suo testo L’estremismo malattia infantile del comunismo [3], sostenendo come il gruppo de Il Soviet fosse il solo, in Italia, ad aver compreso la necessità della separazione tra comunisti e socialdemocratici, attraverso la scissione del Partito Socialista [4]. (wikip) Note[modifica | modifica wikitesto] ^ Paolo Spriano, Storia del Partito comunista italiano, vol.1: da Bordiga a Gramsci, pag. 18. Einaudi, Torino, 1973. ^ Spriano, op. cit., pag. 38. ^ Lenin, L’estremismo malattia infantile del comunismo, cap. VII. Partecipare ai Parlamenti borghesi?, titolo originale ??????? ??????? «???????» ? ??????????, 1920. ^ Edek Osser (1970), Una intervista ad Amedeo Bordiga. In Storia contemporanea numero 3, settembre 1973. URL consultato in data 21-09-2011.”,”EMEx-098″
“[BORDIGA Amadeo]”,”Come si costituì il Partito Comunista d’Italia – Dal Congresso di Livorno (1921) a quello di Roma (1922). – Manifesti ed altri documenti politici del Partito Comunista d’Italia, 1921 – Rassegna comunista, rivista quindicinale del Partito Comunista d’Italia, 1921-22, raccolta completa – La struttura e il lavoro del Partito Comunista d’Italia. Relazione del Comitato Centrale al II Congresso, 1922. – Il processo ai comunisti italiani. Gli arresti e l’istruttoria. Il dibattito e le arringhe. La sentenza, 1923. – Prometeo, Rivista mensile della Sinistra del PCd’I (1924), raccolta completa.”,”Contiene: Come si costituì il Partito Comunista d’Italia – Dal Cogresso di Livorno (1921) a quello di Roma (1922). – Manifesti ed altri documenti politici del Partito Comunista d’Italia, 1921 – Rassegna comunista, rivista quindicinale del Partito Comunista d’Italia, 1921-22, raccolta completa – La struttura e il lavoro del Partito Comunista d’Italia. Relazione del Comitato Centrale al II Congresso, 1922. – Il processo ai comunisti italiani. Gli arresti e l’istruttoria. Il dibattito e le arringhe. La sentenza, 1923. – Prometeo, Rivista mensile della Sinistra del PCd’I (1924), raccolta completa. Rassegna Comunista, a cura di Giovanni Sanna e ispirato da Bordiga”,”EMEx-099″
“[BORDIGA Amadeo]”,”Il programma comunista. Organo del Partito Comunista Internazionalista, 1952-1964.”,”Il programma comunista. Organo del Partito Comunista Internazionalista, 1952-1964. Programma Comunista, grazie alla collaborazione di Amadeo Bordiga, affrontò questioni di pressante attualità che, movendo dalla natura economica e sociale della Russia post-rivoluzionaria, entravano nel merito dell’evoluzione del modo di produzione capitalistico, contribuendo allo sviluppo della teoria marxista. Alla fine degli anni cinquanta, l’organizzazione assunse una dimensione internazionale; dapprima in Francia e Belgio, poi in altri Paesi d’Europa, apparvero pubblicazioni in francese, inglese, tedesco, spagnolo e, occasionalmente, anche in altre lingue. L’attività in campo operaio e sindacale e, più in generale, proletario fu impostata nella consapevolezza di attraversare una fase contro-rivoluzionaria, che tuttavia non impedì divergenze riguardo alle forme di organizzazione da adottare.”,”EMEx-101″
“[BORDIGA Amadeo]”,”Il programma comunista. Organo del Partito Comunista Internazionalista, 1965-1973.”,”Il programma comunista. Organo del Partito Comunista Internazionalista, 1952-1964. All’inizio degli anni sessanta la ripresa delle lotte operaie [7] spinse alcuni militanti a intervenire e svolgervi un ruolo di propaganda e agitazione classiste. Contemporaneamente, Amadeo Bordiga e altri militanti, tra i quali Jacques Camatte, maturarono invece la convinzione che si stesse attraversando una lunga fase contro-rivoluzionaria, nella quale il partito si sarebbe ridotto a una piccola entità, con compiti e ruoli completamente diversi da quelli dei partiti nati sull’onda della Rivoluzione d’ottobre (Terza Internazionale), e giunsero alla conclusione che si dovesse “consegnare alla storia” l’Internazionale Comunista, in quanto espressione di una fase storica ormai superata.”,”EMEx-102″
“[BORDIGA Amadeo]”,”Il corso del capitalismo mondiale nella esperienza storica e nella dottrina di Marx, 1750-1990. Rapporto alle Riunioni di Cosenza, di Ravenna e di Piombino; ed anche di Torino e di Parma.”,”Contiene un grafico (pag 37) che spiega su calcolo incremento annuo medio dato l’incremento complessivo per un certo numero di anni. (interesse composto). ‘Errore’ E. Varga. Alcuni temi trattati: La crisi del 1929 (pag 152-) Differenza tra la crisi Usa del 1929 e quella del 1958 (pag 169) La crisi nel pensiero di Marx (pag 173-174) Legge generale del comunismo (pag 293-294) Marx su macchinismo e sistema automatico, produzione automatica (pag 328-329) Centro mondiale di potere economico e politico (pag 89) “”E’ vitale per la stabilità del sistema capitalistico l’esistenza di un formidabile centro mondiale di potere economico e politico. Questa funzione fu svolta inizialmente e per un lungo periodo dall’Inghilterra. Successivamente, in conseguenza del declino di Albione, non più in grado di assolvere quel compito, al punto che si vide l’insorgere di un periodo estremamente pericoloso di destabilizzazione per l’equilibrio generale, detta funzione fu trasferita agli Stati Uniti che si presentavano ormai con un apparto di forza, tale da garantire con una incidenza più marcata un’altra lunga fase di condizioni favorevoli al Capitale per incrementare ulteriormente le spoliazioni, razzie e saccheggi ai danni del pianeta e degli esseri viventi che lo popolano. Leggi economiche proprie del sistema capitalistico ci stano facendo assistere al progressivo affievolirsi per gli Stati Uniti della sua funzione di centro mondiale in grado, da una posizione di forza preponderante, di assicurare stabilità, di garantire fiducia ed equilibrio al sistema imperante. Un nuovo centro di potere, adeguato ai tempi, che surroghi quello che lentamente, ma inesorabilmente, va logorandosi, oggi come oggi non esiste”” (pag 89) Crisi del 1929 (pag 152) “”La vera crisi. Nel 1929-32 le cose ‘furono ben diverse’. L’inflazione brillò per la sua assenza: i prezzi precipitarono, paurosamente quelli all’ingrosso, spargendo il terrore tra i borghesi – meno decisamente, ma sempre abbastanza per confortare in parte i proletari della disoccupazione fiera, quelli al dettaglio. Nel corso dei tre anni i prezzi all’ingrosso caddero del 31.6%, essendo l’indice, per 1913 = 100, sceso da 136.4 a 93.3. Nello stesso tempo il prezzo delle derrate agricole all’ingrosso, ossia per i produttori, scese assai di più della media: da 146.7 a 67.5, ossia dell’enorme scarto del 54%. Da allora non è finita la crisi dell’agricoltura nella ricca, coltivatissima e tenacissima ‘America’ del Capitale e del Cafone. I prezzi che paga il consumatore, ossia quelli al dettaglio, scesero anch’essi violentemente, ma in misura minore. L’indice generale cadde da 172.7 a 137.7, ossia del 20.3%. Ma scese di più l’indice degli alimentari, che più interessa le classi povere, da 165.4 a 107.9, e quindi del 34.8%. Ci pare che tanto basti per differenziare la crisi del 1929 da quella in corso, che secondo Ike [Eisenhower] ha toccato già il “”bottom””, il fondo, sicché, a sentir lui, riprenderà da questo mese la produzione. Nemmeno lui però promette che si fermi l’inflazione del dollaro. Gli dovremmo servire una crisi tipo venerdì nero, ma l’ora non è suonata. Solo per gli indici dei prezzi all’ingrosso possiamo differenziare tra loro i tre anni della grande crisi. L’indice dette la serie 136.4, 123.9, 93.3 (voglia il lettore diligente confrontare il nostro Prospetto VII A sul commercio mondiale). Orbene, le cadute sono anno per anno del 9.2%, 15.7%, 10.6%. Ritmo medio annuo: -11.9%. Quindi il primo anno di una grande crisi di sovraproduzione dà una caduta imponente dei prezzi di produzione. Preso come primo anno della odierna crisi il 1957 (nel 1929 si attaccò coi rovesci in ottobre e quindi il confronto va bene) i prezzi di cui beneficiano i grandi capitalisti non sono caduti, ma saliti del 2.9%! I pressi al dettaglio non sono diminuiti, ma saliti ancora di più, del 3.5%. Ancora: i prezzi agrari non sono crollati, ma quelli all’ingrosso sono saliti (prendiamo per semplicità il confronto 1956-57) da 221.7 a 227.7, ossia del 2.7% e i prezzi al dettaglio degli alimentari da 289.0 a 298.6 ossia del 3.3%. Peggio stanno andando le cose negli ultimi dati del gennaio 1958, essendo l’indice dei prezzi agrari all’ingrosso salito ancora a 234.7, del 3.1%, e quello del dettaglio a 307, dell’1.7%, in un periodo da considerarsi di sette mesi; il che darebbe per un anno 5.3% e 2.9% di ‘salita’ dei prezzi. Ben altro che un ‘crollo’, se prendessimo per la crisi 1929-32 la media annua del -22.8% (agricoli) e del -13-3% (alimentari). Oggi il lavoratore licenziato mangia di meno per doppia ragione, e così tutta la classe operaia. Dicevano in Francia, prima della guerra: “”‘On a mieux mangé pendant la crise!'””. Invece il capitalista ferma la produzione fino a che non ha smaltito il sovraprodotto; e lo vende a prezzi maggiorati mentre evita le sue spese. Il profitto è in salvo. Crisi dei miei stivali! Non crisi dei cresi, come allora, ma crisi dei poveri cristi! Il fenomeno dell’inflazione monetaria non scoppia come le crisette, ma è in atto dalla guerra”” (pag 152-153-154) La crisi nel pensiero di Marx (pag 173) “”Occorre qui riportare ‘in extenso’ un passo di Marx già adoperato nelle riunioni e citato nei resoconti sommari, per la sua grande importanza. E’ nel Libro Secondo del ‘Capitale’, capitolo XX, paragrafo IV: ‘Mezzi di sussistenza necessari e mezzi di lusso’. (…) (v. Ed. Utet, 1980; da pag. 494. (…). “”Ogni crisi conduce ad una diminuzione passeggera del consumo di lusso; essa rallenta e ritarda la ritrasformazione in capitale denaro del capitale variabile della sezione II, sottosezione b (nota: la sezione II della produzione capitalistica globale riguarda ila produzione dei generi di consumo; in essa Marx introduce fino dall’epoca in cui poco si parlava di arredamento ed impianti installati e macchine domestiche, due sottosezioni, la a) per i generi di prima necessità, e la b) per i generi di lusso. Una buona formula per l’organizzazione economica sotto la dittatura proletaria sarebbe: a farsi fregare la seconda!), non permette che parzialmente detta ritrasformazione in capitale denaro dei salari pagati agli operai della produzione di lusso, mentre dall’altra parte essa crisi rallenta e diminuisce la vendita dei mezzi di consumo necessari. E conviene non dimenticare gli operai licenziati e resi improduttivi che ricevono per i loro servizi una parte della spesa di lusso dei capitalisti, divengono essi stessi una specie di articolo di lusso, e partecipano per una larga parte al consumo dei mezzi di sussistenza necessari. E’ il contrario che si verifica nei periodi di prosperità, e soprattutto al momento di un ‘ingannevole apogeo’ (…) in cui altri motivi fanno ribassare il valore relativo del denaro espresso in mercanzie, senza che vi sia una reale rivoluzione nei valori e fanno dunque salire i prezzi delle merci indipendentemente dal loro proprio valore. (Si noti che nel periodo prospero è logico che i prezzi salgano e ribassi il potere di acquisto del denaro). Non solo aumenta il consumo dei mezzi di sussistenza necessari; la classe operaia in cui l’armata di riserva è divenuta armata attiva (leggi: pieno impiego) partecipa momentaneamente al consumo di articoli di lusso che altra volta non le erano accessibili, e si mette a prendere parte al consumo di articoli tali che fino a quel momento non costituivano per la maggior parte che mezzi di consumo necessari per la classe capitalistica. Da ciò una ulteriore alzata di prezzi. “”E’ una pura tautologia affermare che le crisi si producono per la mancanza di consumatori capaci di pagare gli articoli di consumo (di lusso). Il sistema capitalistico non conosce che consumatori paganti, fatta eccezione per i mendicanti ed i ladri. Se delle merci restano invendute è perché non hanno trovato compratori in grado di pagare, ossia consumatori. D’altra parte poco importa che in ultima analisi le merci siano acquistate per il consumo produttivo o per il consumo personale. Se si vuole dare a questa tautologia un’apparenza più seria, col dire che la classe operaia riceve una parte troppo scarsa del suo proprio prodotto, e che per rimediare a un tale inconveniente non vi è che da assicurarle una parte più grande di quello coll’aumentare il suo salario; allora noi (leggi: che neghiamo che la soluzione possa raggiungersi con il continuo elevamento dei salari anziché con la rivoluzione che sopprime il salariato) noi faremo rimarcare che tutte le crisi sono precisamente preparate da un periodo in cui il rialzo dei salari è generale, e in cui per conseguenza la classe operaia riceve in effetti una più larga parte del prodotto annuo destinato al consumo. Ma a dire dei nostri avversari, campioni della buona e sana ragione, tali periodi (il ‘benessere’…) dovrebbero al contrario prevenire le crisi. Sembra dunque, si deve proprio concludere, che la produzione capitalistica racchiuda in sé talune condizioni indipendenti dal buon piacere dei capitalisti; i quali non tollerano questa prosperità della classe lavoratrice che transitoriamente e come preludio di una crisi””. Questo passo di Marx si presta ad essere bene considerato, nel corso di questa ricapitolazione delle stimmate discriminanti della storia recente del capitalismo USA, il primo che ha a gran voce parlato di lusso e di consumi voluttuari per il benessere di tutta la popolazione – il più carogna!”” (pag 173-174) Legge generale del comunismo (pag 293-294) “”In quanto Marx descrive il capitalismo, scegliendo con valide ragioni il primo suo modello inglese, egli lega nella legge generale due ordini di fatti. Il fatto ‘condizionante’ è che il numero degli uomini capaci di lavoro e che non hanno riserva, dotazione, “”provvista”” di mezzi di produzione (o di consumo), sia sempre più grande. Il fatto ‘condizionato’ è che il totale del capitale di tutta la società (dunque comunque detenuto: «in una società intera questo limite sarà raggiunto soltanto nel momento in cui l’intero capitale sociale si troverà unito in una sola mano, sia di un unico capitalista che di una società di capitalisti» – Il Capitale, Libro 1°, Cap. XXIII, par. 2. Utet: pag 799; Editori Riuniti: pag 77 – ed ogni stato che compra lavoro di nullatenenti è una società di capitalisti), dunque, che ‘il totale del capitale sociale vada crescendo’. Quale in economia marxista la misura del capitale sociale totale? La stessa che serve a misurare il capitale individuale o aziendale: il quantitativo della massa di merci prodotto in uno stesso periodo: l’anno, per la vecchia suggestione delle forme agrarie di produzione che sono stagionali. Quindi il ‘fatto condizionato’ dalla legge generale di Marx, e che dobbiamo provare legato al fatto condizionante della proletarizzazione, dell’inurbamento, è il crescere degli indici del “”prodotto nazionale””, avvenga ciò nella statistica statunitense o in quella sovietica, vinca l’uno o vinca l’altro paese la gara ignobile di questo aumento, che condiziona un’aumentata soggezione delle masse umane al Capitale. Vi è in Marx una opposta ‘legge generale della produzione comunista’? Quelli che davvero sono convinti che l’autore del ‘Capitale’ non abbia altro obiettivo che tracciare la descrizione dell’economia passata e presente come si è svolta e si svolge sotto i suoi occhi, e non si sia mai sognato di disegnare programmi e anticipazioni della società futura, risponderanno sicuri di ‘no’. Che dire di costoro e della loro sicumera se non il biblico: ‘habent oculos et non vident; habent aures et non audiunt?’. «La legge (la legge, o egregi signori, propria della società comunista) secondo la quale una massa ‘sempre maggiore’ degli elementi che costituiscono la ricchezza può, mediante il continuo sviluppo dei poteri collettivi del lavoro, essere procurata con un impiego di forza di lavoro ‘sempre minore’, tale legge (della società comunista, o ciechi e sordi) che pone l”uomo sociale’ (la specie umana comunista; ecco il personaggio di ‘Grundrisse’ 1859, a noi ben noto, che ricompare nel 1867 nel Capitale, Libro 1°, Cap. XXIII, par. 4. UTET: pag. 820; Editori Riuniti: pag. 96), in grado di ‘produrre con un lavoro minore’, si cambia nell’ambiente capitalistico – in cui non sono già i mezzi di produzione che si trovano al servizio del lavoratore, ma è il lavoratore che servo dei mezzi di produzione – ‘in una legge contraria’…». Adesso vediamo quale è la legge ‘contraria’, e se non leggiamo con un poco di allenamento dialettico, niente da fare. La legge contraria è quella del ‘capitalismo’. Ogni tanto Marx si ferma di colpo e riprende ‘senza avvertire’ enunciando un estremo della forma comunista. Noi non avremmo mai avuta la chiave per capire il senso diabolico del presente ingranaggio borghese se non avessimo tale chiave, noi non persone ma noi partito rivoluzionario, nella cognizione del futuro comunista. Altrimenti scendiamo al livello dei Palmiri, che in lunghi rapporti ogni tanto confessano che l’ottobre 1917 aprì un corso nuovo ‘per tutti’ al fine di aprire gli occhi ‘a loro’, o che sulle tracce di moccoli di Krusciov cercano a tentoni i caratteri che segnano nel settennio corrente, il passaggio dal socialismo al comunismo in Russia. Marx invece, prima di quei nuovi corsi, nomina anzitutto i caratteri della società comunista piena, e poi a quella luce potente denuda l’infamia della forma borghese. «… si cambia in una legge contraria, vale a dire che quanto più il lavoro guadagna in potenza, tanto più la condizione di esistenza del salariato, la vendita della sua forza, assumono un carattere precario». E qui continua, con le pagine classiche che non vorremmo ancora una volta trascrivere (ed ‘Avanti!’, 614, 15, 16, 17) in cui ricorre la frase «la legge che equilibra sempre il processo di accumulazione e quello della soprappopolazione relativa incatena l’operaio al Capitale più solidamente di quanto le catene di Vulcano legassero Prometeo alla sua rupe» (Utet: pag. 821; Editori Riuniti: pag. 97). L’immagine di Prometeo non è scelta a caso o per effetto retorico: come il rivoluzionario Prometeo aveva rubato a Giove il segreto del fuoco, il partito del moderno proletariato ha ‘rubata’ la cognizione dei caratteri della società comunista; questa è la sua prima arma, non una sterile analisi della natura della società dominata dal Capitale, e della sua schifosa cronaca giorno per giorno”” (pag 293-294)”,”BORD-137″
“BORDIGA Amadeo, a cura di Luigi GEROSA”,”Scritti, 1911-1926. VI. Di fronte al fascismo e alla socialdemocrazia. Il fronte unico proletario. 1921-1922.”,”Crisi capitalistiche. “”Allorquando il meccanismo industriale capitalista ha determinato una grande quantità di un certo prodotto e tenta di collocarlo su diversi mercati, vi è una grande offerta rispetto a quella che è la limitata domanda dei consumatori, il prezzo comincia a discendere e discende al di sotto di un livello che rende impossibile per l’intraprenditore capitalista di seguitare la produzione: le fabbriche si chiudono, gli operai vengono licenziati, non ricevono più il salario e siccome in ultima analisi sono essi sempre i consumatori e gli acquirenti, la crisi ulteriormente si acutizza. Quindi l’aver accumulato una grande quantità di quei beni che sono necessari a tutte le funzioni della vita umana, anziché essere condizione di benessere, nel regime capitalista diventa condizione di malessere, determina la chiusura delle officine, l’arresto della produzione, finché a poco a poco mediante il consumo o la distribuzione stessa dei prodotti dell’industria capitalista non si venga a ristabilire l’equilibrio e si possa riorganizzare la produzione. Il marxismo denunciava certi periodi di queste crisi capitaliste; si seguivano a distanze di dieci anni, si ripetevano a carattere sempre più accentuato e riusciva sempre più difficile il mettervi rimedio. Ora qui molto si potrebbe discutere, se volessimo seguire quelle che erano le line dell’acutizzarsi generale della crisi capitalista e il prepararsi della catastrofe finale come venivano tratteggiate dalla critica economica marxista. Ma possiamo omettere questa esposizione, in quanto che ci troviamo di fronte ai fatti, che hanno nettamente confermate le previsioni catastrofiche del marxismo in ordine allo sviluppo del capitalismo borghese. Se ci addentrassimo, sulle orme di Marx, nell’analisi di quello che è il gioco del capitale finanziario e di quel fenomeno che è stato chiamato imperialismo, noi vedremmo che la classe capitalista che è al potere ha cercato bensì di reagire alla condanna che le pesava addosso, ha cercato di eludere questa crisi finale, ma non ha potuto far altro che dilazionarla, rendendola più grave. La fase più recente, cioè l’imperialismo, ci mostra le coalizioni dei grandi capitalisti, i grandi trust, i grandi sindacati, direttamente appoggiati dal grande apparato degli stati borghesi, che con la loro opera di compensazione colla conquista politica e militare dei mercati coloniali, cercano di neutralizzare la crisi capitalista, cercano di fare ancora qualche cosa; di più, cercano di estendere la loro influenza anche al di fuori della parte puramente economica, nella parte politica. Essi comprendono che questa grande massa di proletariato, questa grande massa del lavoro continuamente sacrificata dal capitalismo, sfruttata completamente nelle officine, comincia ad alimentare in sé il massimo sforzo rivoluzionario per poter arrivare a infrangere i rapporti da cui derivano tali condizioni d’inferiorità e quindi si contrappone come forza, demolitrice prima e rigeneratrice dopo, a tutto il mondo capitalista nelle sue esplicazioni economiche, sociali, politiche. L’imperialismo capitalista cerca perciò di arginare anche dal punto di vista politico il dissolversi del suo regime, come ben dice nel suo recente lavoro il compagno Bucharin (1): l’imperialismo fa tutte le mobilitazioni, non solo dell’economia capitalista, per cercare di irregimentarla, non solo la mobilitazione militare attraverso a quella corsa agli armamenti che si determina per le rivalità tra i grandi gruppi capitalistici, ma anche la mobilitazione ideologica del proletariato; cerca di incanalarlo anziché nel grande sforzo finale, in vie erronee ed oblique che possono convergere in un’opera di ricostruzione della disgregazione capitalista, di fare una mobilitazione di forze politiche che permetta di deviare l’urto delle forze rivoluzionarie del proletariato, attraverso quel fenomeno del social-riformismo e del social-patriottismo in cui attraverso le degenerazioni parlamentaristiche da una parte e corporativistiche dall’altra si traggono dalla stessa unione proletaria coefficienti di sostegno per lo stato borghese”” (pag 16-17-18) [Dall’economia capitalistica al comunismo. Conferenza tenuta a Milano il 2 luglio 1921] [Amadeo Bordiga, a cura di Luigi Gerosa, Scritti, 1911-1926. VI. Di fronte al fascismo e alla socialdemocrazia. Il fronte unico proletario. 1921-1922, Fondazione Amadeo Bordiga, Formia, 2016] [(1) Si tratta dell’opera ‘Ekonomica perechodnogo perioda. Obscaja teorija trasformacionogo processa’ (Economia del periodo di trasformazione), pubblicata a Mosca nel 1920. Nel ’21 l’opera era sconosciuta in occidente: fu tradotta in Germania, ‘Ökonomik der trasformations periode’, nel febbraio 1922. Nel fascicolo 4-6 del febbraio 1921 della rivista “”Sowjet”” era apparso un articolo di Arkadj Maslow (che era di origine russa) sul libro di Bucharin, prima recensito da “”Rassegna comunista””, n. 3, 15 maggio 1921, e poi riprodotto sulla medesima rivista: n. 6, 15 luglio, pp. 261-269 e n. 7, 30 luglio 1921, pp. 309-318. E’ dunque probabile che sulla esposizione del Maslow si basasse Bordiga, non sul testo di Bucharin. Nel 1922 l’opera di Bucharin fu pubblicata in gran parte (i primi cinque capitoli) su “”Rassegna comunista””, dal n. 24 di giugno al n. 30 di ottobre, l’ultimo numero uscito della rivista. L’opera è stata ritradotta in lingua italiana presso le edizioni Jaca Book, Milano, 1971 (reprint 1988). Nel n. 4-5, luglio-ottobre 1967, di “”Critica marxista””, pp. 271-326, sono state pubblicate le annotazioni in margine di Lenin al testo buchariniano (31 maggio 1920), non comprese nelle opere complete di Lenin]”,”BORD-138″
“BORDIGA Amedeo”,”Dialogato con Stalin.”,”«Tutti questi ‘socialisti’, da Collins in poi hanno questo in comune: che lasciano sussistere il lavoro salariato e quindi anche la produzione capitalistica, perchè vogliono far credere a se stessi e al mondo che, trasformando la rendita fondiaria in imposta allo Stato, tutti i malanni della produzione capitalistica debbano sparire da sè. Il tutto non è perciò che un tentativo socialisticamente abbellito di salvare la dominazione capitalistica e, in realtà, di poggiarla di bel nuovo su una base ancora più vasta» Marx a Sorge 20.VI.1861 (Werke, XXXV, p.200).”,”BORD-007-FL”
“BORDIGA Amedeo”,”Dialogato coi Morti. Il XX Congresso del Partito comunista russo.”,”Venti anni fa, in risposta al XX Congresso del PCUS, veniva pubblicato il Dialogato coi Morti; ‘coi Morti, perchè ormai non c’era più il terreno sul quale poter svolgere polemicamente il dialogo con i vivi del Cremlino. Questi infatti con le loro affermazioni codificate anche in risoluzioni congressuali avevano cancellato le ultime tracce di politica classista dal partito e dallo Stato sovietici. “” La rivoluzione borghese russa is over. É un fatto compiuto””, si scrisse nel 1953. Il XX Congresso fu l’espressione di questa non più negabile realtà.”,”BORD-008-FL”
“BORDIGA Amadeo e altri”,”””Prometeo””. Esce ogni mese il 1° e il 15 di ogni mese.”,”‘Il problema della libertà’ articolo di fondo giornale (16 ottobre 1928) “”Marx aveva parla di «giustizia, di libertà» in alcune occasioni sovrattutto nel periodo della vita della Prima Internazionale ….”” articolo di prima pagina ‘Il problema della libertà'”,”V-BORD-001″
“BORDIGA Amadeo TERRACINI Umberto, relatori”,”Tesi di Roma – Sulla tattica del P.C. d’Italia.”,”Tattica codificata: “”Il partito nella sua coscienza ed esperienza critica già aveva preveduto un certo svolgimento delle situazioni, e quindi delimitate le possibilità tattiche corrispondenti all’azione da svolgere nelle varie fasi. L’esame della situazione sarà un controllo per la esattezza della impostazione programmatica del partito; (…)”” [V. Elementi della tattica del partito comunista tratti dall’esame delle situazioni] [Tesi di Roma – Sulla tattica del P.C.d’Italia, relatori Amadeo Bordiga e Umberto Terracini] (v. per controllo: BORDIGA Amadeo TERRACINI Umberto GRAZIADEI Antonio SANNA Giovanni GRAMSCI Antonio TASCA Angelo, relatori, Tesi di Roma. Tesi del 2° Congresso del PCI. LES ARTS GRAPHIQUES. BRUXELLES. (1928) FELTRINELLI REPRINT. SD pag 95 16° premessa. MITC-033″,”BORD-142″
“BORDIGA Amadeo”,”Le communisme et la question nationale.”,”Testo di Bordiga del 1924 “”La thèse 9 (2ème Congrès) dit que, sans de telles conditions, la lutte contre l’oppression coloniale et nationale reste un drapeau trompeur comme pour la 2ème Internationale, et la thèse 11, paragraphe E, insiste et dit « qu’il est nécessaire de mener une lutte décidée contre la tentative de couvrir d’un habit communiste le mouvement révolutionnaire séparatiste, non réellement communiste, des pays arriérés ». Ceci suffit pour sanctionner la fidélité de notre interprétation.”” La critica a Radek. “”Il ne suffit pas non plus, pour modifier notre appréciation, d’affirmer qu’en Allemagne l’alignement des forces politiques se présente de telle sorte que la grande bourgeoisie n’a pas une attitude nationaliste accentuée mais tend à se coaliser aux forces de l’Entente, aux dépens du prolétariat allemand et pour une action contre-révolutionnaire ; alors que le mouvement nationaliste est alimenté par les couches petites-bourgeoises mécontentes et tracassées, elles aussi, économiquement, par la préparation de cette solution capitaliste. Le problème de la révolution déclanchée à Berlin ne peut se voir qu’en s’en rapportant – et cela est réconfortant – à Moscou, mais, d’autre part, à Paris et à Londres également. Les forces fondamentales sur lesquelles nous devons compter pour combattre l’entente capitaliste entre l’Allemagne et les Alliés, sont non seulement l’État Soviétique, mais aussi en première ligne, l’alliance du prolétariat allemand avec celui des pays d’Occident. Ce dernier est un facteur d’autant plus important pour le développement révolutionnaire mondial qu’il serait faux et très grave de le compromettre, dans des moments difficiles, pour l’action révolutionnaire en France et en Angleterre. Et cela arriverait en faisant, fut-ce en partie, de la question de la révolution allemande une question de libération nationale, soit même sur un plan qui exclut la collaboration avec la grande bourgeoisie, car la disproportion de maturité entre la base d’action du parti communiste allemand et celui de France et d’Angleterre déconseille une position erronée consistant à opposer à l’antipatriotisme de la bourgeoisie allemande un programme nationaliste de la révolution prolétarienne. L’aide de la petite-bourgeoisie allemande (qu’il faut certainement utiliser par une autre tactique que celle du « bolchevisme national » et en tenant compte de la situation économique ruineuse des couches moyennes), serait annulée complètement dans une situation où le capitalisme français et britannique se sentiraient intérieurement les mains libres pour agir au-delà des frontières allemandes, ce qui ne peut être seulement évité que par une position internationaliste du problème révolutionnaire allemand. Le cas échéant, c’est en France que nous devons nous préoccuper le plus de l’attitude des couches petites-bourgeoises que l’aggravation du nationalisme allemand remettrait, encore une fois, à la merci des forces bourgeoises locales. Et une chose analogue peut se dire pour l’Angleterre où le labourisme se proclame effrontément nationaliste, maintenant que, pour compte et dans l’intérêt de la bourgeoisie britannique, il est au gouvernement. Voilà comment, en oubliant les origines de principe des solutions politiques communistes, on peut arriver à les appliquer là où manquent les conditions qui les ont suggérées. On doit considérer comme un phénomène qui présente certaines analogies avec les entreprises du social-nationalisme le fait que le camarade Radek, soutenant dans une réunion internationale la tactique qu’il préconise, « découvrit » que le sacrifice du nationalisme dans la lutte contre les Français de la Rhür doit être exalté par les communistes, et cela au nom du principe, nouveau pour nous et vraiment inouï, qu’au-dessus des partis il faut soutenir quiconque se sacrifie pour son idée!”” (ultima pagina)”,”BORD-143″
“BORDIGA Amadeo”,”Struttura economica e sociale della Russia d’oggi.”,”Volume pubblicato con il concorso dell’ Istituto di Studi sul Capitalismo, Genova, per gentile concessione della Fondazione Amadeo Bordiga, Formia Trotsky, Lenin e lo scioglimento dell’Assemblea costituente “”Noi sappiamo tuttavia che fin dalle Tesi di aprile Lenin proclama il principio che la repubblica debba essere non parlamentare ma poggiata sul sistema dei Soviet, e quindi escludendo il voto dei non lavoratori, pure essendo ammessi nei Soviet oltre agli operai anche i contadini-soldati. Vi era fedeltà assoluta alla formula della dittatura democratica (ciò, ancora una volta, vuol dire non di una sola classe, ma di più classi. Se la base fosse di una sola classe, resta il sostantivo dittatura e va via l’aggettivo democratico – se di ‘tutte’ le classi, va via la dittatura e resta la democrazia). Il preteso passaggio sostenuto dagli stalinisti, in un certo limitato senso anche da Trotsky, non solo in teoria ma anche in pratica, alla dittatura del proletariato ‘tout court’, come si concilia col fatto che oggi in Russia votano ‘tutti’ i cittadini? La risposta che non essendovi borghesia la sanzione è superflua, è vana: in ogni caso, se valesse a dimostrare che vi è la dittatura, questa sarebbe sempre una dittatura interclassista (ammette al voto contadini, artigiani, piccoli industriali, commercianti etc. che è pacifico esistano ad oggi) e quindi il passo oltre la ‘dittatura democratica’, giusta Lenin 1905, non è mai avvenuto: infatti lo poteva solo per effetto della rivoluzioni ‘fuori Russia’. A suo tempo la questione dello studio delle costituzioni, e della definizione della Russia odierna come una repubblica capitalistica che, malgrado la prassi statale totalitaria, è tanto ‘parlamentare’ quanto lo erano quelle borghesi di Hitler e Mussolini. Lenin dunque teorizza che, anche non essendo in presenza di una rivoluzione proletaria integrale, deve subito porsi il superamento della forma parlamentare di Stato. Quindi dall’Aprile condanna l’Assemblea costituente. La stessa formola del 1903-1913 l’aveva già condannata come ‘pratico’ programma di governo alla caduta degli zar. Abbiamo poi citato passi di Lenin, come il lettore conosce, che implicitamente contengono il principio della non convocazione della Costituente, pur nel protestare contro il rinvio a questa della espropriazione terriera. Eppure lo stesso Trotsky, il quale si dice fautore della dittatura proletaria nella ‘rivoluzione permanente’, crede di doversi giustificare in via contingente della misura di scioglimento dell’Assemblea, convocata dopo la presa del potere da parte dei bolscevichi. Scrivendo nel 1918 egli evidentemente pensa che sia dai più ritenuto potersi buttar via la dittatura restando nel campo della democrazia, e non passare per sempre oltre la democrazia, andando traverso la dittatura uniclassista e unipartitica fino al traguardo del non-Stato – nel quale solo senso marx-engelsiano la dittatura è «transitoria»”” (pag 226-228) [Amadeo Bordiga, ‘Struttura economica e sociale della Russia d’oggi’, Edizioni Lotta comunista, Milano, 2009] “”Riportiamo la giustificazione di Trotzky dal libretto ‘Dalla Rivoluzione di Ottobre alla Pace di Brest-Litovsk’, scritto appunto nelle lunghe more di quelle trattative: «Noi eravamo perfettamente sinceri quando dicevamo che la via per l’Assemblea costituente non passava attraverso il Parlamento Preliminare di Tzeretelli, bensì attraverso la conquista del potere da parte dei Soviet. La continua proroga della Costituente aveva lasciate le sue tracce…». Qui Trotzky spiega che il partito numericamente più forte in Russia era il socialista-rivoluzionario, la cui ala destra prevaleva di gran lunga nelle campagne, con una minoranza di sinistra di operai urbani. Ora sebbene le elezioni avessero luogo anche dopo la Rivoluzione di ottobre nelle prime settimane, le notizie si diffusero male nell’immenso territorio, e fu chiaro che gli ‘esserre’ di destra avrebbero avuto la maggioranza: ciò significava la maggioranza al deposto governo di Kerensky: graziosa l’idea di richiamarlo indietro e dirgli: abbiatevi le nostre scuse e risalite sullo scanno, i principii della democrazia sono per noi preliminari ed universali: rivoluzione, socialismo, proletariato, sono cose in sottordine!» (a). Trotzky è sotto l’effetto dell’orgia di imprecazioni venute dall’Occidente alla notizia della dispersione del branco di neo-onorevoli a suon di calcio di moschetto e senza spargere una goccia di sangue, delle ignobili pedanterie di Carlo Kautsky, cui dedicò indi un volume formidabile (b). Dopo aver escluso colla storia della questione che fosse proponibile il recitare la parte del fesso fino a tal punto, egli prosegue: «Resta ora da esaminare la questione del terreno dei principii. Nella nostra qualità di marxisti noi non fummo mai idolatri della democrazia formale. Nella società di classe le istituzioni democratiche non solo non tolgono di mezzo la lotta di classe, ma danno agli interessi di classe una espressione sommamente imperfetta. Le classi dominanti continuano pur sempre ad avere a loro disposizione innumerevoli mezzi per falsificare, distogliere e violentare la volontà delle masse popolari lavoratrici. Un apparato ancora più imperfetto per esprimere la lotta di classe sono, nel trambusto della rivoluzione, le istituzioni della democrazia. Marx disse che la rivoluzione è “”la locomotiva della storia””. Grazie alla lotta aperta e diretta per conquistare il potere governativo, le masse lavoratrici accumulano nel minor tempo una maggiore quantità di esperienza, e salgono rapidamente da un gradino all’altro. Il lento meccanismo delle istituzioni democratiche può tanto meno seguire questa evoluzione, quanto più grande è il paese e più imperfetto è il suo apparato tecnico» (c). Questa è buona polemica contro i socialdemocratici che tuttavia ammettano lotta di classe e conquista del potere politico. Ma sembra a noi analisi insufficiente, in quanto riteniamo che più un paese è sviluppato quanto a tecnica e quanto a lungo esercizio della democrazia rappresentativa borghese, tanto più l’apparato di questa si presta a menzogna, corruzione e rinvilimento delle masse, ed è atto, consultato, sempre più a dire di no al socialismo proletario. Trotzky stesso dice che Lenin tenne lui a redigere il decreto ‘di sfratto’. Da almeno sei mesi gli stava sullo stomaco”” (pag 227-228) [Amadeo Bordiga, ‘Struttura economica e sociale della Russia d’oggi’, Edizioni Lotta comunista, Milano, 2009] [(a) Trotsky, ‘Dalla Rivoluzione di Ottobre al Trattato di Pace di Brest Litovsk’, ed. Atlantica, Roma, 1945, pp. 123-126; (b) ‘Terrorismo e comunismo’, Sugar, 1964; (c) Idem, ‘Dalla rivoluzione di Ottobre ecc.’, cit, p: 126]”,”BORD-146″
“BORDIGA Amadeo, a cura di Luigi GEROSA”,”Scritti, 1911-1926. VII. Le “”Tesi di Roma”” e i contrasti con l’Internazionale Comunista.”,”Introduzione (pag XCV-XCVI-XCVII-XCIX-C) Lo scontro sulla fusione Pcd’I serratiani ‘La stessa operazione che l’IC [Internazionale Comunista] intendeva fare coi massimalisti, per avere ad ogni costo un partito più numeroso in Italia, dimostrava per Bordiga la giustezza della critica rivolta al concetto di «conquista della maggioranza», ripetuta ancora una volta intervenendo sulla relazione dell’esecutivo. I dirigenti del Comintern chiedevano al gruppo dirigente bordighiano di rinunciare alle proprie convinzioni politiche, per dare esecuzione a una politica che ne era l’esatta antitesi. La cosa era improponibile perché quel gruppo avrebbe dovuto sacrificare la sua stessa fisionomia politica, che l’aveva condotto all’Internazionale e alla costituzione del partito a Livorno, e per l’ulteriore ragione, oltre a quelle già dette, che la politica perseguita dall’Internazionale violava due condizioni «statutarie»: le condizioni di ammissione all’Internazionale fissate al II congresso e lo statuto del partito. Altrettanto ferma la posizione dell’Internazionale. La richiesta dell’uscita immediata dei terzini dal Psi, che invece si rivelarono determinanti nella votazione al congresso socialista di Roma per il successo della scissione, la fallace previsione che questa non sarebbe avvenuta, erano errori di valutazione di Bordiga che, sommati ai precedenti: la mancata partecipazione del Pcd’I alla riunione costitutiva della Alleanza del Lavoro, la presa di distanza dal movimento degli Arditi del popolo, il rifiuto della parola d’ordine della conquista della maggioranza, del fronte unico politico e del governo operaio, e financo l’istanza astensionista del 1920, avevano una unica radice: quella di un partito rigidamente arroccato sulle posizioni proprie posizioni di principio (tesi di Roma), incline ad una visione operaistica della lotta di classe (fronte unico sindacale), incapace di concepire azioni di maggior respiro politico, con le necessarie manovre e mediazioni, un partito insomma a vocazione minoritaria, tendenzialmente putchista. E’ proprio in questo periodo, nella seconda metà del 1922, che si consolida definitivamente a Mosca nel gruppo dirigente dell’IC questo giudizio negativo, destinato a passare nella polemica interna di partito in Italia negli anni successivi, e ancora dopo la guerra, con l’affermarsi della teoria del «partito nuovo». Da allora Bordiga è stato criticato in base a quello schema, per lo più senza bisogno di verificarne le argomentazioni o volutamente ignorandone gli scritti (156), col risultato paradossale che talvolta capita di leggere in opere di suoi denigratori valutazioni e riflessioni che furono sue. Un secondo paradosso è che nonostante la lotta accanita contro il massimalismo serratiano, e fosse proprio l’ostilità verso di esso all’origine del conflitto con l’Internazionale, il pensiero di Bordiga è stato definito «massimalista», nel senso negativo indicato da Antonio Gramsci, come appartenente ‘malgré tout’ alla tradizione politica e ideologica del vecchio intransigentismo socialista, retaggio che lo rendeva inadatto ad affrontare i compiti che si presentarono innanzi al Partito comunista dopo la sua formale costituzione. Eppure la fusione fallì sul nascere soprattutto per i numerosi errori di valutazione da parte dell’Internazionale, primo tra tutti quello di averla imposta dall’alto a due partiti che non la volevano, sottovalutando l’opposizione che covava al loro interno. Non tanto quella dichiarata dei comunisti, quanto quella strisciante dei socialisti, illudendosi di averla esorcizzata con l’esclusione del gruppo Vella. Ci si potrà rallegrare della sconfitta politica di Bordiga e dell’avvento di Gramsci alla segreteria del partito, o consolarsi col fatto che nel 1924 entreranno nel Partito comunista duemila terzini (158), ma questa è una opzione ideologica, non analisi storica. Il ruolo di Gramsci nella commissione italiana risulta abbastanza marginale: il tanto sottolineato strappo con Bordiga, con la sua entrata nella commissione di fusione, avvenne per sua richiesta con l’approvazione della maggioranza della delegazione, per rendere le decisioni dell’IC meno sfavorevoli ai comunisti, quindi in un’ottica ancora contraria alla fusione; niente di paragonabile alla netta presa di posizione di Tasca’ (pag XCV-XCVI-XCVII)] [Luigi Gerosa, introduzione] [Amadeo Bordiga, ‘Scritti, 1911-1926. VII. Le “”Tesi di Roma”” e i contrasti con l’Internazionale Comunista’, Formia, 2017]”,”BORD-147″
“[BORDIGA Amadeo]”,”Dialogato con Stalin.”,”””In questo senso, per tutti gli dèi, Marx sacrificò una vita per descrivere il ‘socialismo’, il ‘comunismo’, e ci sentiamo di dire che se si fosse trattato soltanto di descrivere il capitalismo, se ne sarebbe altamente fregato. Marx studia e sviluppa dunque sì le «leggi economiche» capitaliste, ma in un modo tale, che si sviluppa in pieno e in dialettico contrapposto il sistema dei caratteri del socialismo. Ha dunque questo leggi? Sono diverse? E quali allora? Un momento prego. Al centro della costruzione marxista noi poniamo il programma, che è momento ulteriore al freddo studio di ricerca. «Abbastanza i filosofi hanno spiegato il mondo, si tratta ora di cambiarlo». (Tesi su Feuerbach, ed ogni colto fesso aggiunge: giovanili). Ma prima del programma e anche prima della indicazione delle leggi scoperte, occorre stabilire l’insieme della dottrina, il sistema di «teorie». Alcune Marx le trova belle e fatte nei suoi stessi contraddittori, come la teoria del valore di Ricardo, ed anche la teoria del plusvalore. Queste – non intendiamo dire che Stalin non l’abbia mai saputo – sono cose diverse dalle da lui a fondo trattate «legge del valore» e «legge del plusvalore» che, per non confondere i meno provetti, sarebbe meglio dire: «legge dello scambio tra equivalenti» e «legge della relazione tra saggio del plusvalore e tasso del profitto». La distinzione che ci preme chiarire al lettore vige anche nello studio della natura fisica. Teoria è una presentazione dei processi reali e delle loro corrispondenze che vuole facilitare la loro comprensione generale in un certo campo, passando solo dopo alla previsione, ed alla modificazione. Legge è l’espressione precisa di una certa relazione tra due serie di fatti materiali in particolare, che si vede costantemente verificarsi, e che come tale consente di calcolare rapporti sconosciuti (…). Teoria è faccenda generale, legge faccenda ben delimitata e particolare. La teoria è in genere qualitativa e stabilisce solo definizioni di certe entità o grandezze. La legge è quantitativa, e ne vuole raggiungere la misura. (…) Natura e storia. Prima di venire al punto; quali sono in Marx le leggi dell’economia capitalista, e quali di esse sono «discriminanti» tra capitalismo e socialismo, quali (eventualmente) comuni ai due stadi va rilevata la troppo corrente assimilazione tra leggi fisiche e leggi sociali. Combattenti e polemisti come dobbiamo essere alla scuola di Marx, non dobbiamo sciogliere un tale quesito con tono scolastico, ed insistere sull’analogia teorica, al fine “”politico”” di evitare che ci si dica: se le leggi sociali non sono poi così infrangibili come la legge ad esempio di gravità, sotto a levarne di mezzo taluna. Come dimenticare che tra il colosso Marx e la schiera dei botoli prezzolati nelle università del capitale si svolge la lotta intorno al punto che le leggi dell’economia borghese “”non sono leggi naturali””, e quindi ne potremo e ne vogliamo spezzare il cerchio? è vero che lo scritto di Stalin ricorda che in Marx le leggi dell’economia non sono “”eterne””, ma ve ne sono proprie di ogni stadio ed epoca sociale: schiavismo, feudalismo, capitalismo, ma egli vuole poi giungere a dire che “”certe leggi”” sono a tutte le epoche comuni, e vigeranno anche nel socialismo, che avrà anche lui una sua “”economia politica””. Stalin deride Jaroscenko [L.D. Jaroschenko, ndr] e Bucharin che avrebbero detto che all’economia politica succede una scienza dell’organizzazione sociale, e Stalin, pungente, ribatte che questa nuova disciplina, abbordata da economisti russi pseudo-marxisti e timorosi della polizia zarista, è invero una “”politica economica””, di cui ammette la necessità come cosa diversa. Ebbene, pensiamo questo: se nel socialismo si avrà una scienza economica lo discuteremo, messi i termini al loro posto; ma quando vi è ancora una politica economica (come deve essere sotto la dittatura proletaria, anche) lì sono presenti classi rivali, lì non si è al socialismo ancora arrivati. E ci dobbiamo alla Lenin ridomandare: chi ha il potere? E quindi: lo sviluppo economico – che è, siamo d’accordo, gradato – in che direzione va? Le sue leggi ce lo diranno”” [Amadeo Bordiga, ‘Dialogato con Stalin’, Milano, sd.]”,”BORD-006-FV”
“BORDIGA A. BUCHARIN N. ZINOVIEV G. LOSOWSKI A. KUUSINEN O. THALMANN E. ZETKIN C. FISCHER Ruth”,”Protokoll Erweiterte Exekutive der Kommunistischen Internationale. Moskau, 17. Febr. bis 15. März 1926.”,”Protocollo dell’ Esecutivo allargato dell’Internazionale comunista”,”INTT-328″
“(BORDIGA Amadeo)”,”Storia della sinistra comunista. V. Dal maggio 1922 al febbraio 1923.”,”‘Allo scopo di chiarire per l’ennesima volta e in via definitiva al proletariato in lotta la propria posizione, il PCd’I pubblicava il 10 giugno – dunque ormai nel vivo della lotta – le ‘Varianti e Aggiunte alle Tesi di Roma’ relative ai rapporti tra Partito e Sindacati, ed in particolare ai rapporti con la recentemente costituita AdL: “”La costituzione della Alleanza del Lavoro è un tentativo di risolvere il problema della unità di azione sindacale del proletariato italiano. Questa necessità è vivamente sentita dalle masse dopo l’esito delle ultime agitazioni e scioperi e l’esperienza che le lotte parziali dei sindacati non possono avere ragione dell’offensiva borghese. Ma il tentativo di unità ha per ora forma puramente burocratica, nella quale i capi potrebbero trovare una via per liberarsi della responsabilità che pesa su di essi di fronte alle masse. E’ un compito del PC il sospingere l’Alleanza ad acquistare un vero carattere unitario. “”I comunisti prospettandosi il modo per cui l’attuale unità burocratica diverrebbe il punto di partenza di un processo di sviluppo con carattere rivoluzionario tendono soprattutto a rendere i Comitati unitari direttamente elettivi da parte delle masse proletarie. Questa formula e questa tattica potrebbero divenire più opportune di quelle dei Consigli di fabbrica, tanto più per la impossibilità nella situazione attuale di condurre la propaganda per i Consigli e per le delusioni che la tattica dei Consigli ha provocato in vari episodi di lotta proletaria. Non è escluso che alle elezioni dei Comitati della A. del L. [AdL – ndr] si giunga in un ulteriore stadio a far partecipare anche i lavoratori disorganizzati. Oggi il numero degli organizzati è in diminuzione, ma ciò avviene anche perché le masse hanno perduto la fiducia nella forma di organizzazione per quota e per assemblee mentre una organizzazione di tipo elettivo ne ridesterebbe il vivo interesse. “”Le organizzazioni elettive della Alleanza del lavoro potrebbero in questo processo divenire l’embrione di una formazione a tipo soviettistico, che costituirebbe la piattaforma per l’azione unitaria rivoluzionaria del proletariato italiano”” (23). (…)’ [Lo sciopero dei metallurgici in Lombardia – Il PCd’I di fronte alle lotte economiche, cap. 2] [(23) “”Testo ufficiale delle deliberazioni di II Congresso””, ‘Il Sindacato Rosso’, 10 giugno 1922] Nota per volume IV vedi retro”,”BORD-153″
“BORDIGA Amadeo GRAMSCI Antonio”,”Dibattito sui Consigli di fabbrica.”,”Il dissenso teorico e strategico tra i due leaders negli articoli del ‘Soviet’ e di ‘Ordine Nuovo’.”,”BORD-020-FV”
“BORDIGA Amedeo”,”Dialogato con Stalin.”,”«Tutti questi ‘socialisti’, da Collins in poi hanno questo in comune: che lasciano sussistere il lavoro salariato e quindi anche la produzione capitalistica, perchè vogliono far credere a se stessi e al mondo che, trasformando la rendita fondiaria in imposta allo Stato, tutti i malanni della produzione capitalistica debbano sparire da sè. Il tutto non è perciò che un tentativo socialisticamente abbellito di salvare la dominazione capitalistica e, in realtà, di poggiarla di bel nuovo su una base ancora più vasta» Marx a Sorge 20.VI.1861 (Werke, XXXV, p.200).”,”BORD-022-FV”
“[BORDIGA Amadeo]”,”Storia della Sinistra Comunista. Volume I.”,”Contiene articoli di B. su prima guerra mondiale e guerra rivoluzionaria (pag 333-)”,”BORD-023-FV”
“BORDIGA Amadeo”,”Lenin. Restauratore teorico del marxismo – Il realizzatore della politica marxista – Il preteso opportunista tattico – La funzione del capo – La nostra prospettiva dell’avvenire.”,”‘Lenin nel cammino della rivoluzione’ conferenza tenuta da Amadeo Bordiga nella Casa del Popolo di Roma il 24 febbraio 1924 ‘Capo’ di Antonio Gramsci, editoriale scritto in morte di Lenin su Ordine Nuovo nel marzo 1924″,”LENS-003-FC”
“[BORDIGA Amadeo]”,”Il cadavere ancora cammina; Marx sulla impersonalità del capitale; L’organica sistemazione dei principi comunisti nelle periodiche riunioni interregionali. Riunione di Roma (1 aprile 1951); Riunione di Napoli (1 settembre 1951); Riunione di Napoli (25 aprile-5 luglio 1952); Riunione di Firenze (riassunto dalle tesi esposte) (8-9 settembre 1951): I. Dottrina; II. Compito generale del partito di classe; III. Tattica ed azione del partito; IV Azione del partito in Italia e altri paesi al 1952; Riunione di Milano (7 settembre 1952): I. La “”invarianza”” storica del marxismo; II. Falsa risorsa dell’attivismo; Riunione di Forli (28 dicembre 1952): I. Teoria ed azione; II. Il programma rivoluzionario immediato; Riunione di Genova (26 aprile 1953): I. Le rivoluzioni multiple; II. La rivoluzione anticapitalista occidentale; New Deal e le dirigenze opportuniste del movimento operaio americano (Letture). Sul filo del tempo. Contributi alla organica ripresentazione storica della teoria rivoluzionaria marxista.”,”Sul filo del tempo. Contributi alla organica ripresentazione storica della teoria rivoluzionaria marxista. Sommario: Il cadavere ancora cammina; Marx sulla impersonalità del capitale; L’organica sistemazione dei principi comunisti nelle periodiche riunioni interregionali; New Deal e le dirigenze opportuniste del movimento operaio americano (Letture) Riunioni. Riunione di Roma (1 aprile 1951) (pag 11-); Riunione di Napoli (1 settembre 1951) (pag 12-); Riunione di Napoli (25 aprile-5 luglio 1952) (pag 14); Riunione di Firenze (riassunto dalle tesi esposte) (8-9 settembre 1951) (pag 14-): I. Dottrina; II. Compito generale del partito di classe; III. Tattica ed azione del partito; IV Azione del partito in Italia e altri paesi al 1952; Riunione di Milano (7 settembre 1952) (pag 19): I. La “”invarianza”” storica del marxismo; II. Falsa risorsa dell’attivismo; Riunione di Forli (28 dicembre 1952) (pag 28-): I. Teoria ed azione; II. Il programma rivoluzionario immediato; Riunione di Genova (26 aprile 1953) (pag 31-): I. Le rivoluzioni multiple; II. La rivoluzione anticapitalista occidentale Programmismo. “”(…) 7. Allo stupido attualismo-attivismo che adatta gesti e mosse ai dati immediati di oggi, vero esistenzialismo di partito, va sostituita la ricostruzione del solido ponte che lega il passato al futuro e le cui grandi linee il partito detta a se stesso una volta per sempre, vietando a gregari ma soprattutto a capi la tendenziosa ricerca e scoperta di “”vie nuove”” 8. Questo andazzo, soprattutto quando diffama e diserta il lavoro dottrinale e la restaurazione teoretica, necessaria oggi come lo fu per Lenin al 1914-18, assumendo che l’azione e la lotta sono tutto, ricade nella distruzione della dialettica e del determinismo marxista per sostituire alla immensa ricerca storica dei rari momenti e punti cruciali su cui fare leva, uno scapigliato volontarismo che è poi il peggiore e crasso adattamento allo statu quo e alle sue immediate misere prospettive”” (pag 28-29) Riunione di Forlì 28 dicembre 1952 (I. Teoria ed azione)”,”BORD-159″
“BORDIGA Amadeo”,”Communisme et fascisme. La fonction de la social-démocratie en Italie (1921) – Les sociaux-démocrates et la violence (1921) – Les voies qui conduisent au “”noskisme”” (1921) – Le fascisme (1921) – Le programme fasciste (1921) – Du gouvernement (1921) – Le rapport des forces sociales et politiques en Italie (1921) – Rapport de A. Bordiga sur le fascisme au IVe Congrès de l’Internationale communiste”,”Articoli apparsi su ‘Il comunista’ dal febbraio del 1921 al dicembre 1921. Altri articoli pubblicati su Rassegna comunista (1921) e ‘Il lavoratore’ (1922-23), Rapporti di Bordiga sulla questione italiana e il fascismo ai congressi dell’ Internazionale comunista (4° e 5° congresso, 1922 e 1924)”,”BORD-161″
“[BORDIGA Amadeo]”,”Partito e classe. Tesi sul ruolo del partito comunista (1920) – Partito e classe (1921) – Partito e azione di classe (1921) – Il principio democratico (1922) – Dittatura proletaria e partito di classe (1951) – Forza violenza dittatura nella lotta di classe (1946-1948) – Partito rivoluzionario e azione economica (1951).”,”””Risorge la soluzione illusoria di collegare la soddisfazione quotidiana degli stimoli economici col risultato finale di un capovolgimento del sistema sociale, risolvendo con una formula organizzativa il vecchio problema dell’antitesi tra le conquiste limitate e graduali e la massima realizzazione di programma rivoluzionario. Ma – giustamente disse in una sua risoluzione la maggioranza del partito comunista tedesco, quando queste questioni erano in Germania più accese (e determinarono poi la secessione del Partito Comunista del Lavoro) – ‘la rivoluzione non è una questione di forma di organizzazione’. La rivoluzione esige un organamento di forze attive e positive, affasciate da una dottrina e da una finalità”” (pag 36, ‘Partito e classe’, da Rassegna comunista, anno I, n. 2 del 15 aprile 1921) Controrivoluzione staliniana rappresentata nel testo come ‘degenerazione del potere proletario’, ‘degenerazione interna del nuovo apparato politico e amministrativo’, ‘si vede il formarsi di una cerchia privilegiata che monopolizza i benefici e le cariche della gerarchia burocratica’ ecc. ecc. (pag 106) [Degenerazione russa e dittatura, in Forza e violenza dittatura nella lotta di classe (1946-48)”,”BORD-163″
“(BORDIGA Amadeo)”,”Storia della sinistra comunista 1919 – 1920. Dal congresso di Bologna del PSI al secondo Congresso dell’ Internazionale Comunista.”,”””Bisogna però aggiungere che, nelle lettere e negli scritti di Lenin …. …. finire (pag 47-48)”,”MITC-012-FV”
“[BORDIGA Amadeo]”,”Introduzione allo studio della questione “”nazionale e coloniale””.”,”Natura sociale della rivoluzione russa: – Premessa – I menscevichi – Trotsky – Lenin – Conclusione (pag 89-106) “”Trotzky è d’accordo con i bolscevichi sul’incapacità dei liberali borghesi di assumere un atteggiamento rivoluzionario; invece si avvicina ai menscevichi sul problema dei contadini. Non tanto perché egli neghi che i contadini possano avere una posizione indipendente: ciò è del tutto vero se ci si riferisce al regime sociale in cui ogni rivoluzione “”contadina”” deve necessariamente sfociare, che non può essere che borghese, e alla direzione di ogni rivoluzione democratica, che non può non spettare alla città. Ma in realtà Trotsky finisce per attribuire ai contadini la sola funzione di “”appoggiare”” passivamente la rivoluzione nella sua prima fase “”democratica””, e questa è una forzatura perché non v’è dubbio che il peso del contadiname, in una situazione come quella russa, doveva necessariamente trovare, attraverso i mille fili determinati dal prevalere della piccola produzione mercantile, i vasi comunicanti attraverso cui far sentire al proletariato la propria influenza politica. Come non è affatto necessario, in regime capitalistico, che i borghesi siano fisicamente al potere affinché predominino attraverso l’influenza economica, ideologica, culturale, allo stesso modo un Paese in cui la piccola borghesia sia la classe più numerosa non può non risentire, in misura più o meno grande a seconda delle particolarità dello sviluppo storico, indipendentemente deall’esistenza di un partito “”contadino”” (…). Anche Trotsky cade qui nello schematismo che rimprovera ai menscevichi: egli vede la rivoluzione “”borghese”” da un lato e la rivoluzione “”proletaria”” dall’altro (…)”” (pag 93)”,”BORD-164″
“[BORDIGA Amadeo]”,”Forza, violenza, dittatura nella lotta di classe.”,”Testo pubblicato sulla rivista ‘Prometeo’ nn. 2,4,5,8,9,10 della prima serie. ‘Atrocismo’. Violenza in atto e violenza in potenza “”Travalicando i millenni ed evitando di ripetere l’esame delle successive forme storiche di rapporti produttivi, di privilegi di classe, di potere politico, si deve giungere ad applicare tale risultato e criterio alla presente società capitalistica. E’ così possibile battere la tremenda contemporanea mobilitazione dell’inganno, la universale regia che costruisce la soggezione ideologica delle masse ai sinistri dettami delle minoranze predominanti, il cui trucco fondamentale è quello dell’atrocismo, ossia, della messa in evidenza (corroborata inoltre da potenti falsificazioni di fatto) di tutti gli episodi di sopraffazione materiale in cui, per effetto dei rapporti di forza, la violenza sociale si è resa palese e si è consumata colpendo, sparando, uccidendo e – cosa che dovrebbe apparire più infame, se la regia non avesse avuto tremendi successi nell’incretinimento del mondo – atomizzando. Sarà così possibile riportare al loro giusto, preponderante valore qualitativo e quantitativo i casi innumerevoli in cui la sopraffazione, sempre risolvendosi in miseria, sofferenza, distruzione e volumi imponenti di vite umane, si consuma senza resistenza, senza urti, e – come dicevamo all’inizio – ‘sine effusione sanguinis’ – anche nei luoghi e nei tempi in cui sembra dominare la pace sociale e la tranquillità, vantata dai ruffiani professionali della propaganda scritta e parlata come l’attuazione piena della civiltà, dell’ordine della libertà. Il confronto tra il peso dei due fattori – violenza in atto e violenza in potenza – mostrerà che, malgrado tutte le ipocrisie e gli scandalismi, il secondo è quello predominante, e solamente su di una tale base si può costruire una dottrina e una lotta capaci di spezzare i limiti dell’attuale mondo di sfruttamento e di oppressione”” (pag 9) In ‘Postilla’ “”(…) importante polemica svoltasi nell’ Internazionale comunista nel 1925 – 1926 a proposito della trasformazione della base organizzativa dei partiti comunisti secondo le cellule o nuclei di azienda. Quasi sola la sinistra italiana si oppose decisamente e sostenne che la base di organizzazione doveva restare quella per circoscrizioni territoriali”” (pag 57)”,”BORD-165″
“[BORDIGA Amadeo]”,”Partito e classe (‘Rassegna comunista’, 1921) – Il principio democratico. (‘Rassegna comunista’, 1922)”,”””Se quindi di quelle azioni e iniziative che devono essere riservate al partito, questo chiamasse giudice tutta la massa proletaria, esso si vincolerebbe ad un responso che sarebbe quasi certamente alla borghesia, sempre poi meno illimitato, avanzato, rivoluzionario, di quello che esce dalle sole file del partito organizzato. Il concetto di diritto del proletariato a disporre della sua azione di classe non è che un’astrazione senza alcun senso marxista, e che cela il desiderio di condurre il partito rivoluzionario ad allargare la sua cerchia a strati meno maturi, poiché man mano che questo avviene le decisioni che ne scaturiscono si avvicinano di più agli intendimenti borghesi e conservatori”” (pag 7) “”La rivoluzione non è una questione di forma di organizzazione”” (pag 11) “”(…) un errore dottrinale è sempre alla base di un errore di tattica politica”” (pag 13) “”Quindi l’unità stato si serve materialmente delle attività di individui di tutte le classi, ma è organizzata sulla base di una sola o di poche classi privilegiate, che hanno il potere di costruire le varie gerarchie”” (pag 22) Dono D. Erba”,”BORD-166″
“BORDIGA Amadeo, a cura di Luigi GEROSA”,”Scritti, 1911-1926. VIII. La crisi della Internazionale Comunista e la nuova direzione del partito in Italia, 1922-1924.”,”Il principio della difesa nazionale è il principio della guerra tra i proletariati “”Nel 1914 quei cari amici e parenti dei ‘resistenti’ francesi di oggi, che ovunque in nome del Socialismo inneggiarono all’unione sacra e alla guerra, fabbricarono un principio, che pretendevano inserire nel pensiero socialista: quello della ‘difesa nazionale’: Quando la nazione a cui si appartiene è minacciata, aggredita, invasa dagli eserciti stranieri, i proletari socialisti, messa da parte la lotta di classe ed i propositi rivoluzionari di rovesciare il regime, devono dare allo Stato anche capitalistico il loro concorso per la difesa del territorio nazionale. Fin d’allora i socialisti sul serio, comunisti sulla linea che va da Marx a Lenin, dalla dottrina del ‘Manifesto dei comunisti’ a quella di Mosca, fecero la critica di questo preteso principio, che non era che la maschera di un tradimento, e che fu propugnato da quanti, da allora in poi, sono senz’altro rimasti nel campo dei nemici del proletariato. Non ripeteremo tutta questa critica, il cui fondamento elementare consisteva nell’osservare che ogni popolo e ogni Stato avevano la possibilità e il diritto di considerarsi, anche se non invasi, aggrediti, e anche se non aggrediti, esposti alla minaccia dell’invasione, dal fatto stesso dello scoppiare della guerra. Il principio della difesa nazionale veniva ad uccidere senz’altro ogni possibilità di azione del proletariato internazionale contro la guerra capitalistica, ed infatti fu con gli stessi argomenti invocato da una parte e dall’altra del fronte: e chi può negare che come una rivolta dei soldati francesi anche una forma meno spinta di sabotaggio del sovversivismo francese poteva condurre il nemico a Parigi, così poteva per un’analoga azione tentata in Germania, un’ora dopo che la fatale dichiarazione di guerra era partita, verificarsi un successo degli eserciti dell’Intesa? Il principio della difesa nazionale è il principio della guerra tra i proletariati, e la sua applicazione uccide ogni possibilità di arrestare con un’azione della classe lavoratrice le minacce di guerra, di provocare la guerra rivoluzionaria contro il capitalismo. La posizione teoretica del socialismo marxista dinanzi a questo problema è dunque la ‘negazione del principio della difesa nazionale’, ossia la negazione del dovere e della necessità pregiudiziali in cui i lavoratori e i partiti della loro classe si troverebbero di aiutare la causa militare del loro paese. La Internazionale Comunista è stata ed è sul terreno della negazione teorica e pratica di un tale principio e di tutto il ciarpame di retorica patriottica col quale lo si circonda dai rinnegati della lotta di classe. Questa posizione non è stata e non potrà essere mai abbandonata da Bucharin o dal alcuno di noi, e non potrà che essere riconfermata in tutti i testi dell’Internazionale”” (pag 60-62) [A. Bordiga, ‘Comunismo e guerra’ [‘Il Lavoratore, n. 5223, 13 gennaio 1923, articolo firmato] [(in) Amadeo Bordiga, Scritti. 1911-1926. VIII. ‘La crisi della Internazionale Comunista e la nuova direzione del partito in Italia, 1922-1924’, Fondazione Amadeo Bordiga, Formia, 2019] Disfattismo rivoluzionario (pag 61-62) (idem)”,”BORD-167″
“BORDIGA Amadeo”,”Storia della Sinistra comunista (dalle origini fino al 1919).”,”””Quanto sappiamo dell’Andrea Costa dei momenti migliori, tra l’altro precursore del più reciso anticolonialismo, permette a noi di inserirlo nella traccia storica dell’autentica sinistra italiana. Abbiamo qui l’attestazione programmatica della dittatura marxista del proletariato, che i socialisti tedeschi tenevano nascosta, come Lenin svelò. Essa non era ignota in Italia, sebbene soffocata dalla menzogna che gli anarchici sono per la violenza e che i socialisti se ne staccarono per pacifismo sociale. La storia dell’Angiolini (‘Cinquantanni di socialismo in Italia’), noto riformista, e ben destro, edita a Firenze nel 1900, in tutte le pagine presenta gli antianarchici non solo come autoritari, che è termine valido e da noi rivendicato, non solo come legalitari, ma perfino come «transigenti» ed «evoluzionisti», il che è grossa svista programmatica almeno quando non si guardi alla tendenza socialista di destra che, come vedremo, nasce non nel 1890 ma nel 1900, per dominare fino al 1910 (e debordare oscenamente oggi, dal 1925 in poi). Eppure l’Angiolini, che a modo suo rivendica il marxismo teorico, non può non scrivere a pag. 61 queste parole «Il Marx voleva come scopo finale l’associazione dei produttori basata sulla proprietà collettiva del suolo e degli strumenti di lavoro, ‘e come mezzo la dittatura politica e transitoria della classe operaia’». E’ il passo dove lo contrappone giustamente a Bakunin, il quale voleva che l’Internazionale «fosse del tutto indifferente alla questione della forma di governo». Se dunque è vero, come abbiamo cento volte denunziato, che nel secondo volume dell’Edizione ‘Avanti!’ delle opere di Marx, Engels e Lassalle, 1914 (lettera di Marx sul programma di Gotha) la parola ‘dittatura’ (quel ‘Wörtchen’ del cornutissimo Kautsky) fu falsata in «critica rivoluzionaria del proletariato», non è men vero che dal 1900 essa girava stampata (come gira in Europa dal 1848 nelle ‘Lotte di classe in Francia’) per tutta l’Italia. I filistei indigeni finsero di scoprirla nel 1917. I filistei russi la stanno in questi giorni seppellendo!”” [Amadeo Bordiga, Storia della Sinistra comunista (dalle origini fino al 1919), Edizioni Il Programma comunista, Milano, 1963] (pag 13) Bordiga cita il volume di Raffaele Colapietra (Ist. Feltr., 1962) ‘Napoli tra dopoguerra e fascismo’. L’autore ha attinto utilmente materiali dovunque (collezioni di giornali del tempo, il settimanale socialista ‘Il Soviet’ poi organo della Frazione Comunista Astensionista del partito. Il Colapietra, che ha scritto questa cronostoria documentale, è palesemente un tipo “”centrista”” e “”antisinistro”” e appunto perciò storico non “”sospetto”” (pag 75-76)”,”BORD-168″
“[BORDIGA Amadeo]”,”La piattaforma politica del Partito Comunista Internazionalista. Presentata dal Comitato Centrale in vista del Convegno Nazionale del Partito.”,”””Il partito si differenzierà da tutti gli altri partiti italiani del momento, non solo perché non si porterà sul mercato delle combinazioni ed aggruppamenti elettorali, ma per la sostanziale posizione che, mentre tutti gli altri proclameranno che il programma politico da attuare ed accettare senza ulteriore resistenza sarà quello incognito che prevarrà nella maggioranza numerica dell’assemblea, il partito rivoluzionario respinge in partenza tale abdicazione e, nella ipotesi astratta (ma pratica certezza) che la vittoria elettorale confermi la sopravvivenza costituzionale dei fondamentali istituti capitalistici, pure essendo minoranza ai sensi democratici, continuerà la sua lotta per abbatterli dall’esterno”” (pag 11) (dal punto 17)”,”BORD-001-FGB”
“[BORDIGA A.]”,”Origine e funzione della forma partito.”,”Si citano i ‘Manoscritti parigini’ del 1844 [Nota: Manoscritti filosofici ed economici del 1844 (detti anche Manoscritti di Parigi (o parigini ndr)) sono una serie di note scritte tra l’aprile e l’agosto 1844 da Karl Marx, mai stampati durante la vita di questi e pubblicati per la prima volta nel 1932 da ricercatori sovietici. Queste annotazioni sono una prima espressione dell’analisi marxiana dell’economia e delle critiche a Hegel. Esse coprono un ampio spettro di argomenti: il salario, il profitto del capitale, la rendita fondiaria, il lavoro estraniato, il rapporto della proprietà privata, proprietà privata e lavoro, proprietà privata e comunismo, bisogno, produzione e divisione del lavoro, il denaro, la critica della dialettica in generale e della filosofia di Hegel. (wikip)] I Manoscritti economico-filosofici del 1844 furono scritti dal Marx ventiseienne tra il marzo e il settembre di quell’anno, durante il soggiorno parigino. Essi avrebbero dovuto costituire la prima parziale esecuzione di un disegno piú generale: cioè la critica dell’economia politica.Teoreticamente questi manoscritti rappresentano la raggiunta consapevolezza, da parte di Marx, del vizio d’origine della filosofia hegeliana, l’astrattismo. Il giovane Marx, avendo acquistata chiara consapevolezza del suo distacco da Hegel e messo da parte definitivamente il radicalismo democratico, inizia un lavoro costruttivo nel campo della critica filosofica, storica, economica e politica. Si ripiega su se stesso e scrive con un programma generale soltanto abbozzato, ma con straordinaria felicità di idee e fecondità di sviluppi, inventivo e polemico, incisivo e sferzante, questa sequenza di saggi. Indice. Prefazione di Norberto Bobbio Nota alla traduzione. – Prefazione. Primo manoscritto. Salario. Profitto del capitale. Rendita fondiaria. Il lavoro estraniato. Secondo manoscritto. Il rapporto della proprietà privata. Terzo manoscritto. Proprietà privata e lavoro. Proprietà privata e comunismo. Bisogno, produzione e divisione del lavoro. Denaro. Critica della dialettica e in generale della filosofia di Hegel (cat Einaudi) A proposito della concezione del partito (rapporto tra organizzazione-partito e programma partito) si cita una lettera di Marx a Freiligrath del 23 febbraio 1860 in cui Marx precisa i seguenti elementi: “”Osservo anzitutto: dopo che, su mia richiesta, la “”Lega”” fu disciolta nel novembre 1852, io non ho appartenuto, né appartengo, ad alcuna organizzazione segreta o pubblica: dunque il Partito, nel senso del tutto effimero del termine, ha cessato di esistere per me da otto anni”””,”PARx-001-FGB”
“[BORDIGA Amadeo]”,”La passione e l’algebra. Amadeo Bordiga e la scienza della rivoluzione. In appendice: A. Bordiga, ‘Il battilocchio nella storia’ (‘Il programma comunista’, n. 7, 1953).”,”””Venuta a mancare la spinta rivoluzionaria, la polarizzazione storica, Bordiga fu prima isolato e poi cancellato dalla storiografia ufficiale dei partiti cosiddetti operai. La storia d pochi anni condensò una sua massima. ‘L’attesa del Messia ed il culto del genio, spiegabili per Pietro e per Carlyle, sono per un marxista solo misere coperture di impotenza’. La rivoluzione si rialzerà tremenda, ma anonima”” (84) (84) ‘Fantasime carlailiane’, in ‘Il Programma comunista’, n. 9 del 1953. Ora in ‘Il battilocchio nella storia’, ed. Quad. Int.]”,”BORD-002-FGB”
“BORDIGA Amadeo”,”Il movimento dannunziano.”,”””Se la conquista del potere fosse per i lavoratori una questione di maggioranze, anzitutto basterebbe a conseguirla la ordinaria democrazia politica, e in secondo luogo è evidente che essa non potrebbe essere raggiunta attraverso le rappresentanze delle Corporazioni, che possono tutt’al più dare una rappresentanza minoritaria agli interessi del lavoro come tanti altri istituti. Quanto alla nostra posizione critica di marxisti, non occorre ricordare che essa nega che vi sia potere proletario fin quando vi è la sola possibilità della rappresentanza delle classi abbienti, che sono di fatto una minoranza, ma il cui potere sarà eliminato solo da mezzi extralegali e impedito dalla dittatura operaia. Ma diciamo qualche altra cosa, e che non concerne solo la Carta del Carnaro, su questa rappresentanza delle categorie. Anzitutto non è vero di fatto che essa stia a base della Costituzione della Repubblica dei Soviet. Se anche ciò fosse, il carattere distintivo del Soviettismo resterebbe nella esclusione dei non produttori dal diritto elettivo; in questo sarebbe tutta la novità e la originalità da respingere o imitare. Ma il Soviet, di più, non è affatto un organismo sindacale e professionale, e tutta la rete delle rappresentanze soviettiste si fonda su di una base territoriale, e solo nel primissimo grado, per un carattere che è più che altro di comodità pratica, ha deleghe elettive di gruppi divisi per ragioni di consultazione, in aziende, caserme, scuole, uffici, etc. In ogni caso si ha non un delegato di categoria, ma di azienda, ossia ad esempio, in una fabbrica votano assieme lavoratori di diversa specialità di mestiere, impiegati, tecnici, etc.. Ma quello che è sostanziale è che negli organi superiori, fino al Congresso dei Soviet e al Comitato esecutivo, che sarebbe il sostituto del Parlamento democratico, si compone di varie centinaia di membri, ed elegge il governo, non vi è traccia di origine corporativa dei delegati. Tutto ciò vale per dire che il principio corporativo non può significare la immissione, in un programma politico, di una dose di pepe bolscevico”” (pag 28-30) [Amadeo Bordiga, ‘Il movimento dannunziano’, Associazione Culturale Italia Storica, Genova, 2013]”,”BORD-169″
“BORDIGA Amadeo, a cura di Luigi GEROSA”,”Scritti, 1911-1926. VI. Di fronte al fascismo e alla socialdemocrazia. Il fronte unico proletario. 1921-1922.”,”””Nel Congresso di Livorno la maggioranza del Partito Socialista, posta dinanzi alle tesi di principio e di tattica della Internazionale Comunista, disse di accettarle. Posta innanzi ai 21 punti delle condizioni d’ammissione, che sono la pietra di paragone del rispetto alle dichiarazioni generiche d’adesione e di disciplina, disse altresì di accettarle: ma ne respinse una che avrebbe dovuto subito e tangibilmente tradurre in atto: la cacciata dei riformisti. Le condizioni di ammissione sono concepite in questo spirito: se ne dovrebbe sempre trovare almeno una il cui rifiuto sarà la riprova che l’accettazione di tutto il resto non era schietta e sicura”” (Amadeo Bordiga, I socialisti italiani e il comunismo, ‘Il Comunista’, a. II, n. 49, 21 agosto 1921 e L’Ordine Nuovo, a. 1, n. 232, 21 agosto 1921, articolo firmato) (pag 94-95)”,”BORD-024-FV”
“BORDIGA Amadeo; GRAMSCI Antonio”,”Lenin.”,”Il testo di Bordiga è quello di ‘Lenin nel cammino della rivoluzione’ conferenza tenuta nella casa del Popolo di Roma il 24 febbraio 1924. “”Non dobbiamo che seguire Lenin: siano le tesi dei primi congressi della nuova Internazionale, siano i discorsi, siano i programmi e i proclami del partito bolscevico sulla via della vittoria, sia infine il paziente e geniale esposto di ‘Stato e Rivoluzione’ in cui si dimostra come le tesi di cui si tratta non abbiano mai cessato di essere quelle di Marx e di Engels, nella vera interpretazione dei testi classici e nel vero intendimento del metodo e del pensiero dei maestri, dalla prima formulazione del ‘Manifesto’ fino alla valutazione dei fatti del periodo successivo e soprattutto delle rivoluzioni del ’48, del ’52, della Comune di Parigi; opera di fiancheggiamento della avanzata storica del proletariato mondiale che Lenin riprende e ricollega colle battaglie rivoluzionarie in Russia: la disfatta del 1905, la schiacciante rivincita di dodici anni dopo. Il problema della interpretazione dello Stato viene risolto nel quadro della dottrina storica della lotta di classe: lo Stato è la organizzazione della forza della classe dominante, nata rivoluzionaria, divenuta conservatrice delle sue opinioni. Come per tutti gli altri problemi: non vi è ‘lo Stato’, immanente e metafisica entità che attende la definizione e il giudizio del filosofastro reazionario o anarchicheggiante: ma lo stato borghese, espressione della potenza capitalistica, come vi sarà dopo lo Stato operaio, come si tenderà in seguito alla sparizione dello Stato politico”” (pag 19-20) [Amadeo Bordiga, ‘Lenin’, Partisan, Roma, 1978]”,”BORD-025-FV”
“BORDIGA Amadeo”,”The Human Species and the Earth’s Crust. (Specie umana e crosta terrestre) (1952)”,”‘Among Bordiga’s only “”ecological”” works, ‘The Human Species and the Earth’s Crust’ explores the unsustainable nature of cities, and their incompatibility with Socialism’ (quarta di copertina) (L’articolo esplora la natura insostenibile delle città e la loro incompatibilità con il socialismo) “”La questione non vale solo ad intendere recenti processi dell’economia capitalistica, volgarmente detta economia controllata o diretta, e che qualitativamente nulla presenta di nuovo, quantitativamente (per quanto dilaghi ogni giorno di più) nulla di impreveduto, ma conduce alla generale impostazione marxistica del processo sociale e alla dimostrazione ad effetto universale, che di tutte le grandezze che vanta il presente periodo capitalista, nessuna ha avuto come causa prima e spinta motrice altro fine che quello dell’interesse della classe dominante, dei suoi membri o dei suoi gruppi, mai del benessere sociale generale. La questione di cui dicevamo, anche trattata limitatamente alle opere di trasformazione edilizia delle grandi città, sempre più vaste e clamorose nell’epoca contemporanea, sempre più esaltate e stamburate come capolavori di civiltà e di saggia amministrazione, si connette a quella dello allogamento degli animali-uomini sulla terra, e alla soluzione non civile e perfetta, ma insensata e deforme, che ce ne presenta il modo capitalistico di produzione. Siamo in pieno nel quadro delle atroci contraddizioni che il marxismo rivoluzionario denunzia come proprie dell’odierna società borghese, e che non si limitano alla spartizione dei prodotti del lavoro e ai conseguenti rapporti tra i produttori, ma – inseparabilmente – si estendono alla dislocazione geografica e territoriale degli strumenti ed impianti di produzione e di trasporto, e quindi degli uomini stessi, che forse in nessun’altra epoca storica presentò caratteri così disastrosi e raccapriccianti.”” (pag 6-7) (Da “”Il programma comunista”” n. 6 del 18-31 dicembre 1952)”,”BORD-173″
“BORDIGA Amadeo”,”Lessons of the Counter-Revolutions. (Lezioni delle controrivoluzioni) (1951)”,”””In questo breve testo Amadeo Bordiga esplora la storia delle controrivoluzioni dalla disfatta di Spartaco alla Battaglia di Legnano nel 1176 alla guerra dei contadini in Germania del 1525, allo stalinismo nel 1922″” “”Tutti sanno come orientaris nel momento della vittoria ma pochi sanno cosa fare quando arriva la disfatta”” (quarta di copertina) (Da “”Bollettino interno del PCInt.”” del 10 settembre 1951) Testo integrale v. extratext”,”BORD-174″
“BORDIGA Amadeo”,”Economia marxista ed economia controrivoluzionaria. Vulcano della produzione o palude del mercato? – Traiettoria e catastrofe della forma capitalistica nella classica monolitica costruzione del marxismo.”,”Contiene gli scritti: – Vulcano della produzione o palude del mercato? (Programma comunista, 13,1954) – Traiettoria e catastrofe della forma capitalistica nella classica monolitica costruzione teorica del marxismo (Programma comunista, 19,1957) Appendice: – La teoria del plusvalore di Carlo Marx base viva e vitale del comunismo. (pubblicato a puntate in ‘L’ Ordine Nuovo’ rassegna politica e di cultura operaia, serie III, anno I, 1924, nn. 3-4, 5 e 6. fonti; estratti da Il Programma Comunista, 1954, nn. 13 e 19.; Idem, 1957, nn. 19 e 20, appendice: estratti da ‘L’Ordine Nuovo, anno I, nn: 3-4, 5 e 6 prefazione di Armando CONTICINI, appendice: ‘La teoria del plusvalore di Carlo Marx base viva e vitale del comunismo’, note, fonti; estratti da Il Programma Comunista, 1954, nn. 13 e 19.; Idem, 1957, nn. 19 e 20, appendice: estratti da ‘L’Ordine Nuovo, anno I, nn: 3-4, 5 e 6; ‘Sul filo del tempo’”,”BORD-008-FGB”
“BORDIGA Amadeo, a cura di Luigi GEROSA”,”Scritti, 1911-1926. IX. All’opposizione nel partito e nell’Internazionale, 1925-1926.”,”Contiene la difesa di Bordiga al processo di Palermo Gli appunti (quaderni) di Bordiga sull’ Antidüring di F. Engels (pag 417-466)”,”BORD-177″
“[BORDIGA Amadeo]”,”In difesa della continuità del programma comunista. Tesi della frazione comunista astensionista, 1920. Tesi di Roma, 1922. Tesi sulla tattica dell’ Internazionale, 1922. Tesi di Lione, 1926. Natura funzione tattica del partito comunista, 1945. Tesi caratteristiche del partito, 1951. L’ attività organica del partito in situazioni sfavorevili, 1965. Tesi sul compito storico, l’ azione e la struttura del partito comunista mondiale, 1965. Tesi supplementari a quelle del 1965, 1966.”,”Le tesi della Frazione Comunista Astensionista del PSI (1) che qui ripubblichiamo dai numeri d 16 e 17 del 6 e 27 giugno 1920 de ‘Il Soviet’ furono redatte nella primavera dello stesso anno e approvate dalla Conferenza nazionale tunuta dalla Frazione nei giorni 8 e 9 maggio a Firenze. Le “”tesi”” precedono di pochi mesi quello che giustamente fu detto il vero congresso costitutivo dell’Internazionale Comunista, il II (19 luglio – 7 agosto 1920) …”,”BORD-010-FGB”
“BORDIGA Amadeo TROTSKY Leon ZINOVIEV G. LENIN V.I.”,”O preparazione rivoluzionaria o preparazione elettorale. Bilancio del parlamentarismo rivoluzionario dai dibattiti nell’Internazionale Comunista ad oggi.”,”‘Il ciclo era compiuto. Non più il parlamento per la causa del proletariato, ma il proletariato per la causa del Parlamento’ (pag 75) (Bordiga, Il cadavere ancora cammina)”,”BORD-011-FGB”
“[BORDIGA Amadeo]”,”Lenin nel cammino della rivoluzione (1924). “”L’estremismo malattia infantile del comunismo”” condanna dei futuri rinnegati (1960). Sulla “”Risposta a “”L’estremismo”” di Lenin””, 1920, di H. Gorter (1972).”,”””A un certo punto della complessa storia del movimento marxista russo (…) sorge una scuola, capeggiata dal filosofo Bogdanov, che vorrebbe sottoporre a una revisione la concezione materialista e dialettica marxista, per dare al movimento operaio una base filosofica a carattere idealistico e quasi mistico. Questa scuola vorrebbe far riconoscere ai marxisti il preteso superamento della filosofia materialistica e scientifica da parte di moderne scuole filosofiche neoidealistiche. Lenin risponde a essa in modo definitivo con un’opera (‘Materialismo ed empiriocriticismo’) disgraziatamente poco tradotta e poco nota, apparsa in russo nel 1908, nella quale, dopo un poderoso lavoro di preparazione, svolge una critica dei sistemi filosofici idealistici antichi e moderni, difende la concezione del realismo dialettico di Marx ed Engels nella sua brillante integrità, superatrice delle astruserie in cui si imbottigliano i filosofi ufficiali, dimostra infine come le scuole idealistiche moderne siano espressione di uno stato d’animo recente della classe borghese, e una loro penetrazione nel pensiero del partito proletario non corrisponda che a uno stato psicologico di impotenza, di smarrimento, non è che il derivato ideologico della situazione effettiva di disfatta del proletariato russo dopo il 1905. Lenin stabilisce, in modo che per noi esclude ulteriori dubbi, che “”non vi può essere una dottrina socialista e proletaria su basi spiritualiste, idealiste, mistiche, morali”””” (pag 7-8) [Amadeo Bordiga, ‘Il restauratore teorico del partito’ (in) ”Lenin nel cammino della rivoluzione’, Conferenza tenuta il 24 febbraio 1924 alla Casa del Popolo di Roma’, Edizioni il Programma Comunista’, Milano, 1973]”,”LENS-001-FER”
“BORDIGA Amedeo”,”Struttura economica e sociale della Russia d’oggi.”,”Gennaio 1921 a Livorno veniva fondato il Partito comunista d’Italia, sezione della III Internazionale. La direzione immediata di tutto il lavoro del partito venne affidata dal Comitato centrale a un comitato esecutivo di cui fecero parte Bordiga, Grieco, Terracini, Repossi, Fortichiari. Il vero dirigente di tutto il lavoro fu però Amedeo Bordiga.”,”BORD-015-FL”
“BORDIGA Amedeo”,”Struttura economica e sociale della Russia d’oggi.”,”Gennaio 1921 a Livorno veniva fondato il Partito comunista d’Italia, sezione della III Internazionale. La direzione immediata di tutto il lavoro del partito venne affidata dal Comitato centrale a un comitato esecutivo di cui fecero parte Bordiga, Grieco, Terracini, Repossi, Fortichiari. Il vero dirigente di tutto il lavoro fu però Amedeo Bordiga.”,”BORD-016-FL”
“BORDIGA Amedeo”,”Proprietà e capitale. (inquadramento nella dottrina marxista dei fenomeni del mondo sociale contemporaneo).”,”Gennaio 1921 a Livorno veniva fondato il Partito comunista d’Italia, sezione della III Internazionale. La direzione immediata di tutto il lavoro del partito venne affidata dal Comitato centrale a un comitato esecutivo di cui fecero parte Bordiga, Grieco, Terracini, Repossi, Fortichiari. Il vero dirigente di tutto il lavoro fu però Amedeo Bordiga.”,”BORD-017-FL”
“[BORDIGA Amadeo]”,”Storia della sinistra comunista. I.”,”La lotta nel partito socialista contro la guerra e l’annessione della Libia al Regno d’Italia (1912). “”Quello che dette al partito socialista un violento scossone fu un fatto storico d’importanza non solo locale ed italiana ma collegato al corso dell’imperialismo mondiale, e gli effetti furono favorevoli alla posizione che il partito italiano potrò prendere nel 1914. Giolitti, tornato al potere (con audace manovra, egli aveva fatto di tutto per avere Bissolati nel ministero, ma non vi riuscì, e forse il più serio ostacolo si ridusse, nella pacchiana Italia, a una questione di giacca e non frac al Quirinale!), il 29 settembre 1911 dichiarava guerra alla Turchia e la flotta italiana occupava Tripoli. Non è fuori luogo otare che il pretesto fu la vittoria dei ‘Giovani Turchi’, accusati di «nazionalismo». Non si dimentichi che quella rivoluzione, popolare e non proletaria, contro il regime feudale turco, fu altamente apprezzata da Lenin.Il movimento proletario si era fieramente levato contro l’impresa nazionalista di Tripoli, secondo le sue non recenti tradizioni anticoloniali. Lo sciopero generale non ebbe esito completo, ma vivissime furono le dimostrazioni contro la partenza delle truppe. Il gruppo socialista votò un ordine del giorno Turati contro la guerra, ma ne dissentirono i destri De Felice, Bissolati, Bonomi, Cabrini e Podrecca. È da notare che non pochi «sindacalisti rivoluzionari» si dichiararono fautori dell’impresa libica, in prima linea Arturo Labriola, Orano ed Olivetti. Il congresso straordinario si riunì il 15 ottobre 1911 a Modena sotto l’influenza di questa situazione generale. Bussi, per Treves e per i ‘riformisti di sinistra’, deprecò la guerra e sostenne il passagio alla decisa opposizione a Giolitti, non per questo rinunziando in linea teorica all’antico possibilismo. Lerda ancora una volta (e qui meglio che altrove) ribattè felicemente che, quanto alla prima, non si trattava di una qualunque congiuntura politica, ma dell’origine del fatto bellico dalla essenza del capitalismo e che, quanto al secondo, non ci si poteva fermare ad esso, ma urgeva constatare il fallimento della colpevole illusione di attendersi vantaggi per il proletariato e per il socialIsmo dallo Stato borghese, e condannare la tendenza a subordinare le finalità ultime del movimento agli interessi immediati della classe operaia espressi nelle sue organizzazioni economiche (…). Per i rivoluzionari anche Francesco Ciccotti sostenne che l’opposizione alla guerra di Libia doveva basarsi non su motivi contingenti coe le ‘spese’ deviate dall’opera di riforme, a sui pricipi internazionalisti. Turati parlò pure abilmente contro Tripoli. Lazzari con ragione disse che non era contento neppure dell’ordine del giorno (Lerda) della sua frazione. (…) La lotta fu tra ben cinque correnti: riformisti di destra, con 1954 voti; di sinistra, Treves e Turati, 7818; idem Modigliani (…), 1736; integralisti o centristi di Pescetti, 1073; infine rivoluzionari, 8646. Questi avevano finalmente raggiunto la vittoria relativa (…). Il 23 febbraio del 1912 tutto il Gruppo socialista, ma con ben diversa intonazione nei discorsi di Turati e Bissolati, vota contro l’annessione della Libia al Regno d’Italia. In quell’occasione si liquida finalmente il gran pagliaccio Enrico Ferri, che aveva votato a favore. Già nelle pIazze lo avevamo fischiato via. Ma il 14 maggio vi fu un altro evento, sia pure non di peso storico. Il muratore Antonio d’Alba sparò contro il re. Tutti andarono al Quirinale su proposta del repubblicano Pantano, e dei socialisti ruppero la disciplina del gruppo Bonomi, Bissolati e Cabrini. Scoppiò l’indignazione nel partito; Mussolini, che al tempo di Modena era in carcere per le azioni antibelliche, sulla «Lotta di Classe» di Forlì, che insieme al settimanale nazionale «La Soffitta» ed altri giornali locali era coi rivoluzionari, a gran voce chiese l’espulsione dei tre al congresso previsto per il 7-10 luglio 1912 a Reggio Emilia. In questo congresso ebbero importanza le riuninoni della franzione intransigente rivoluzionaria, in cui gli elemeni più giovani presero posizioni di avanguardia che hanno relazioni con gil sviluppi ulteriori di un’effettiva sinistra. Questa volta fu subito imposta la discussione sugli errori della Direzione e del Gruppo parlamentare. (…) Podrecca si difesa bene invocando Antonio Labriola che molti avevano la debolezza di presentare come teorico del marxismo in Italia: Antonio, diciamo (e non Arturo), che in nome di una diffusione mondiale del capitalismo avanzato, base del socialismo, aveva difeso le conquiste coloniali. Altro uomo abile, Podrecca gridò che non avrebbe firmato un articolo dell’«Avanti!» che augurava lo sventolio del tricolore sulle balze trentine. Non siamo in grado di dire se la diabolica allusione volesse colpire Mussolini che aveva lavorato nel Trentino perseguitato dagli austriaci, i quali tra patrioti e socialisti non andavano forse per il sottile: Mussolini, comunque, non disse nulla”” (pag 51-53) [A.B., ‘Storia della sinistra comunista. I’., Edizioni Il Programma Comunista, Milano, 1964]”,”MITC-002-FC”
“BORDIGA Amadeo”,”Vae victis Germania – Auschwitz ovvero il Grande Alibi.”,”Barbarie capitalista sui fronti di due guerre mondiali catastrofiche “”Allo scoppio della guerra imperialista del 1914, sulla denigrazione della Germania e del popolo tedesco si fondò l’inganno gigantesco di presentare il conflitto come ‘guerra ideologica’. Non era il capitalismo che imboccava la china ineluttabile della sua infamia e vergogna e della sua svelata barbarie, proclamata dai marxisti. No. La civiltà, una nel tempo e nello spazio, era attributo umano a cui uno solo attentava: il tedesco; tutto gli altri la difendevano in una santa crociata! La bestemmia secolare sta tutta qui; è stata la stessa nel 1939 ed è la stessa oggi. Il grande movimento marxista mondiale sembrò lacerarsi. Gli ortomarxisti videro nella guerra la inevitabile conseguenza del sistema sociale capitalista e la reazione del capitale tedesco determinata dalla sua preclusone dal banchetto coloniale sulla pelle degli infelici popoli di colore. Dall’altra banda i rinnegati sostennero che il proletariato dovesse affittarsi a difendere la patria locale o la civiltà umana barattando la causa propria, l’avvento della rivoluzione socialista. I rinnegati allignarono anche e massimamente in Germania; e presentarono la minaccia alla civiltà e alla cultura nella Russia feudale che muoveva a distruggere un secolo di democrazia; la stessa cosa di cui gli intesisti accusavano gli imperi centrali. I falsari del socialismo ricorse a tutti i mezzi. Ma gli antitedeschi, fondando essi la infamia del razzismo e della predestinazione dei popoli a salvare o ruinare la specie umana tutta, soffiarono nell’odio perfino servendosi del testo della Germania di Tacito, in cui il civile latino descriveva quel popolo, ribelle alla oppressione imperiale, come un branco di bruti e di feroci belve; passati dal quale traverso due millenni. Nella prima guerra la Germania fu debellata, ma il merito non fu de socialisti fattisi crociati della idea liberale borghese. Proprio i socialisti dell’ala sana, che avevano sostenuto, al posto del crociatismo estero, il disfattismo interno e la guerra civile, scavarono la fossa allo Stato del Kaiser. La rivoluzione russa di ottobre tolse agli eserciti tedeschi un potente nemico; e tanto più quando nel 1918 firmò la pace di Brest-Litovsk. Ma il disfattismo, scuola viva e generosa del socialismo, passò la frontiera irta di ferro, e il grande proletariato tedesco capì la lezione russa. I fronti ovest cedettero, e fu la pace di Versailles e la repubblica di Weimar. (…) Nella seconda guerra di rivincita tedesca in una prima fase la Russia, ormai deviata dal marxismo rivoluzionario, per un momento fece il blocco con Hitler e simulò la tesi leninista che in Francia e Inghilterra (poi America) lottassero per lo squisito movente imperialista, quello del 1914. Questa fu una prima vergogna, ma il secondo stadio fu peggiore. Tesa la mano a francesi inglesi ed americani, i russi si rigettarono al crociatismo democratico più criminale. La forza vitale del disfattismo di classe era spenta ovunque da due ondate di tradimento. Sconfitta una seconda volta, la Germania non ha ancora avuta la seconda Versailles, ma di peggio. I vincitori divisero in due zone di occupazione che formano due Stati separati, sia pure senza corridoio tra i due pezzi di territorio. Sono due pezzi che si toccano, e anche Berlino è in due pezzi”” [Amadeo Bordiga, ‘Vae victis Germania’, Gruppo della Sinistra Comunista, Torino, 1971, pag 10-11]”,”BORD-001-FAP”
“BORDIGA Amadeo”,”La questione agraria. Elementi marxisti del problema.”,”‘Questo lavoretto risulta dalla riunione di una serie di articoli apparsi nel giugno-luglio 921 nel “”Comunista”” di Milano. Esso non ha la pretesa alcuna di ordine scientifico, dal punto di vista economico o sociologico: si tratta di uno scritto polemico a cui si è dato un ordine espositivo a scopo di propaganda…’ dalla presentazione di A.B.”,”BORD-003-FAP”
“[BORDIGA Amadeo]”,”Le forme di produzione successive nella teoria marxista.”,”In fondo al testo di Marx ‘Critica del programma di Gotha’: ‘Dixi et salvavi animam meam'”,”BORD-008-FAP”
“BORDIGA Amadeo”,”The Fundamentals for a Marxist Orientation. And other Writings on Marxist Theory: Characteristic Theses of the Party; The Fundamentals for a Revolutionary Communism; The Original Content of the Communist Program.”,”Amadeo Bordiga (1889-1970) fu il fondatore del Partito Comunista d’ Italia e fu una delle voci principali levatesi contro l’egemonia stalinista nella sinistra del XX secolo. Bordiga vide l’Urss come “”stato capitalista””, e cercò di ricostruire il ‘vero’ leninismo come base del partito rivoluzionario. ‘I fondamenti per un orientamento marxista ed altri scritti sulla teoria marxista’ sono degli elementi essenziali dell’opera di Bordiga.”,”BORD-180″
“BORDIGA Amadeo, a cura di Carlo Luigi LAGOMARSINO e Marco SERRA”,”Il rancido problema del Sud italiano.”,”Paragrafo. Risorgimento e socialismo. “”Una prima questione sarebbe se movimenti proletari furono presenti, sia pure collaboratori alla rivoluzione nazionale, ‘prima’ del 1860, nella lotte del ’21, del ’31 e del ’48. Larga parte vien fatta a Carlo Pisacane (di cui altra volta ci occupammo) ma per ora non come organizzatore di lavoratori, più che altro come ideologo socialista: tuttavia l’importanza che egli dà alla economia e la denunzia dei caratteri capitalisti di questa autorizzano a considerarlo come avviato ad una visione materialista della storia e della lotta di classe: non può ora approfondirsi un tale tema. Movimenti che dichiaratamente fondassero su lavoratori salariati, distinti dai lavoratori autonomi urbani e rurali, artigiani o piccoli contadini, non sono forse visibili prima del sessanta: ma i proletari indubbiamente lottarono nelle file della rivoluzione anche se confusi con altri ceti poveri. Non dobbiamo per l’ennesima volta ripetere che per il marxismo ortodosso tale fatto storico è generale nel trapasso da precapitalismo a capitalismo, e che – per esprimerci ora alla spiccia – i proletari lo avrebbero ‘dovuto’ fare ‘anche se’ già fossero stat diretti da un partito marxista. Ed il verbo ‘dovere’ e l’avverbio ‘se’ hanno momentanea cittadinanza nel dire marxista, in quanto, se quella condizione mancava nell’Italia di allora, può non mancare in altri tempi e luoghi. Si sa che nella storia fatta per nomi non vedremo negli attori del 1848, e prima, altro che intellettuali, studenti, vari artigiani, e altresì nobili, dame, e qualche principe del sangue, e non pochi prelati. Ciò per noi non crea difficoltà: non solo non vieta, come opina il Salvatorelli, commentando Romano, di parlare di ‘rivoluzione borghese’, il fatto che insieme all’alta borghesia industriale si battessero quei medi ceti, ma nemmeno quello che anche questi spulciatori di storia stenterebbero a darci su due piedi qualche nome di «padrone di fabbrica» del tempo, misto a cospirazioni liberalnazionali o vestito di camicia rossa. Non a caso i massoni sono «muratori», ossia hanno preso nome da un mestiere che in fondo è il meno artigiano di tutti, in modo che, prima che il principio borghese trionfasse, poteva simbolicamente prendersi un’attività di vero salariato a simbolo di suo fautore più risoluto; e non solo pel banale concetto di mettere su con calce e cazzuola una società nuova, fatto omaggio al grande Architetto dell’Universo, surrogato del Dio dei preti. Una rivoluzione è borghese non quando è fatta ‘dai borghesi’ ma quando è fatta ‘per i borghesi’, magari ficcati in cantina e in sacrestia o di là da venire al mondo, quando è fatta per il tipo capitalista di società, anche se non lo sanno i combattenti. Ed è vero che quando una rivoluzione è borghese, pure essendo in questo esplicito rigoroso senso rivoluzionario ‘di classe’, è per noi marxisti rivoluzionari fatta dal popolo, «veramente popolare», mentre collo stesso diritto poniamo in antitesi «popolo» e «classe». Solo la rivoluzione proletaria sarà a sua volta rivoluzione ‘di classe’, fatta ‘da una classe, non per una classe’, perché distruggerà le classi, ed è vaneggiamento definirla, ottocentescamente, rincoglionendo, ‘ (pag 84-85)”,”ITAS-008-FGB”
“BORDIGA Amadeo e altri”,”Avanti, verso la Rivoluzione Comunista Mondiale!”,”Contiene il discorso di Bordiga al Congresso di Livorno del 1921 e i 21 punti dell’ Internazionale Comunista, condizione di ammissione all’IC; Relazione della Frazione comunista al Congresso del Psi di Livorno del 1921″,”BORD-014-FGB”
“BORDONE Renato SERGI Giuseppe”,”Dieci secoli di medioevo.”,”Renato Bordone (1948) docente di Storia medievale all’Università di Torino. Giuseppe Sergi (1946) docente di Storia medievale all’Università di Torino.”,”STMED-042-FSD”
“BORDONE Renato BRUSCHI Alessandro BUTTAFUOCO Annarita CALCHI NOVATI Gian Paolo CORNI Gustavo DEL PANTA Lorenzo FEDERICO Giovanni FLORES Marcello GALLERANO Nicola GATTI Francesco ISENBURG Teresa LANZA Diego LUZZATI Michele MAIOCCHI Roberto MALANIMA Paolo MASSAFRA Angelo ROMERO Federico ROSA Mario VARNI Angelo, comitato scientifico”,”Dizionario di storiografia.”,”Renato Bordone (Torino 1948) è professore ordinario di storia medievale presso la facoltà di Lettere dell’Università di Torino. Scolaro di G. Tabacco, si occupa in prevalenza di storia urbana del Medioevo. Alessandro Bruschi (Laterina, Arezzo, 1942) insegna a Firenze, presso la facoltà di scienze politiche Cesare Alfieri, come professore ordinario di metodologia delle scienze politiche. Annarita Buttafuoco (Cagliari 1951) insegna storia d’Europa contemporanea presso l’Università degli Studi di Siena. Cofondadrice della Rivista Dwf. Donna Woman Femme. Gian Paolo Calchi Novati (Vimercate, Milano, 1945) è professore ordinario di storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici alla facoltà di scienze dell’Università di Urbino. Alberto De Bernardi (Milano 1948) insegna storia dell’industria all’Universtà di Bologna. Direttore dell’Istituto milanese per la storia della Resistenza e del movimenti operaio, collabora a numerose riviste fra cui Società e storia e Storia in Lombardia ed è condirettore de I viaggi di Erodoto. Gustavo Corni (Modena 1952) laureato in scienze politiche a Bologna, è stato ricercatore presso le università di Bologna e Venezia. Dal 1989 professore assiociato, insegna storia della Germania presso l’Università di Trieste. Lorenzo Del Panta (Firenze 1944) è professore ordinario di analisi demografica nella facoltà di scienze statistiche dell’Università di Bologna. É stato tra i soci fondatori della Scietà italiana di demografia storica, di ui è stato segretario dal 1977 al 1980 e poi, per lunghi anni, membro del comitato scientifico. É inoltre membro della Societé de démographie historique, della Asociación de demografia histórica e dell’International Union for the Scientific Study of Population. Giovanni Federico (Pistoia 1954) è ricercatore confermato presso il Dipartimento di storia moderna e contemporanea all’Università di Pisa. Marcello Flores (Padova 1945) insegna storia dell’Europa orientale all’Università di Siena. Nicola Gallerano (Roma 1940) insegna storia contemporanea all’Università di Siena. Presidente dell’IRSIFAR Istituto Romano per la Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza, è membro del Consiglio direttivo dell’INSMLI Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia. É condirettore di Passato e presente e fa parte del comitato scientifico di Movimento operaio e socialista e de I viaggi di Erodoto. Francesco Gatti (Torino 1935) è titolare della cattedra di storia dell’Asia orientale presso il corso in lingue e letterature orientali della facoltà di lingue e letterature straniere dell’Università Cà Foscari di Venezia. Scipione Guarracino (Firenze 1943) si è laureato in scienze politiche e sociali nel 1966. Dal 1967 al 1982 ha insegnato storia e filosofia e dal 1982 al 1988 ha lavorato presso il Laboratorio di didattica della storia di Bologna. Dal 1990 tiene dei corsi a contratto di metodologia della storia presso la facoltà di scienze politiche di Firenze. Teresa Isenburg (Arona 1944) insegna geografia all’Università di Firenze. Diego Lanza (Milano 1937) insegna letteratura greca all’Università di Pavia. Michele Luzzati (Torino 1939) laureato all’Università di Pisa e diplomato alla Normale, è stato borsista presso l’Università di Pisa, allievo dell’Istituto storico italiano per il Medioevo di Roma. Roberto Maiocchi (Milano 1947) è laureato in ingegneria elettronica e in filosofia e insegna storia della scienza e filosofia della scienza presso la facoltà di lettere e filosofia dell’Università Cattolica di Milano. Paolo Malanima (Pisa 1950) è professore di storia economica presso l’Università di Reggio Calabria. É membro del comitato di direzione delle Riviste Società e storia e I viaggi di Erodoto, Korrespondend della Österreichische Zeitschrift für Geschichtswissenschaften e corresponding editor della International Review of Social History. Angelo Massafra (Martina Franca, Taranto 1942) insegna storia moderna all’Università di Bari. Componente della direzione di Società e storia. Federico Romero (Torino 1953) insegna storia americana all’Università di Bologna. In precedenza ha lavorato come ricercatore e/o docente alla Yale University; all’Istituto universitario europeo di Fiesole, alla London School of Economics e al College d’Europe di Bruges. Mario Rosa (Napoli 1932) ha insegnato storia moderna nelle università di Lecce, Bari, Pisa, Roma La Sapienza ed è attualmente docente della stessa disciplina nella Scuola normale superiore di Pisa, di cui è anche vicedirettore Angelo Varni (Bologna 1944) è ordinario di storia contemporanea presso l’Università di Bologna. É direttore della rivista Padania e della Rivista nazionale di studi napoleonici, direttore dell’Istituto di storia contemporanea di Ferrara, presidente del Centro nazionale di storia napoleonica.”,”STOx-092-FL”
“BORDONI Carlo DE-PAZ Alfredo a cura; scritti antologici di Karl MARX Émile DURKHEIM Friedrich NIETZSCHE Ferdinand TOENNIES [TÖNNIES] Georg SIMMEL Karl MANNHEIM Max WEBER Vilfredo PARETO Gaetano MOSCA Roberto MICHELS Thorstein VEBLEN Charles WRIGHT MILLS Alvin W. GOULDNER György LUKÁCS Karl KORSCH Theodor W. ADORNO Max HORKHEIMER Herbert MARCUSE Jürgen HABERMAS Henri LEFEBVRE Agnés HELLER Lucien GOLDMANN Oskar NEGT Franco FERRAROTTI Francesco ALBERONI Raniero PANZIERI Enzo PACI”,”Max Weber e la critica della società nel pensiero contemporaneo.”,”L’introduzione delle macchine nel modo di produzione capitalistico provoca un antagonismo completo. “”Dove avviene che la macchina prenda a poco per volta un campo di produzione, essa produce la miseria cronica negli strati operai che sono in concorrenza con essa. Dove il trapasso è rapido, l’effetto è di massa e acuto. La storia universale non offre spettacolo più orrendo della estinzione dei tessitori artigiani di cotone inglesi, graduale, trascinata per decenni, e infine sigillato nel 1838. Molti morirono di fame, molti vegetarono a lungo, assieme alle loro famiglie, con due ‘pence’ e mezzo al giorno. Invece acuto fu l’effetto delle macchine inglesi per la lavorazione del cotone nelle Indie Orientali, il cui governatore generale constatava nel 1834-35: «La miseria difficilmente trova paralleli nella storia del commercio. ‘Le ossa dei tessitori di cotone imbiancano le pianure indiane’. Certo, in quanto quei tessitori lasciavano questo mondo temporale, le macchine creavano loro solo «inconvenienti temporanei». Del resto, l’effetto «’temporaneo’» delle macchine è ‘permanente’, in quanto s’impadronisce di sempre nuovi campi di produzione. Quella figura indipendente ed estraniata che il modo di produzione capitalistico conferisce in genere alle condizioni di lavoro e al prodotto del lavoro nei riguardi dell’operaio, si evolve perciò con le macchine in un ‘antagonismo’ completo. Quindi con esse si ha per la prima volta la rivolta brutale dell’operaio contro il mezzo di lavoro”” [testo tratto da K. Marx, Il Capitale, trad. D. Cantimori, Editori Riuniti, Roma, 1964, vol. I., pp. 472-481] [(in) ‘Max Weber e la critica della società nel pensiero contemporaneo’ a cura di Carlo Bordoni e Alfredo De Paz, G. D’Anna, Messina Firenze, 1985 (pag 29-30)]”,”TEOC-783″
“BORDONOVE Georges”,”La vita quotidiana dei Templari nel XIII secolo.”,”‘L’attività dei Templari ebbe un rapido e inatteso sviluppo: in Europa furono moderni anticipatori della circolazione del denaro, dove l’attività di mediazione economica, prestito finanziamento e amministrazione dei beni usciva dal ghetto dell’usura per farsi attività controllata da un’etica trasparente e rigorosa’ (4° di copertina)”,”FRAG-011″
“BOREL Emile”,”Probabilité et certitude.”,”””Principio di indeterminazione dei numeri finiti””. “”La conclusione che mi sembra di sviluppare da questo studio, è che c’è molta illusione nell’ idea in apparenza chiarissima che si fa il matematico della sequenza illimitata dei numeri interi. Dopo qualche numero intero, ce n’è un altro e l’ operazione per la quale si passa da n a n+1 ci appare a prima vista come la stessa, quale che sia n, ma ancora occorre che si possa concepire il numero n. I numeri più grandi che possiamo considerare come definiti sono quelli che rappresentano, nella numerazione alfabetica, i libri che sono nelle nostre biblioteche, libri che ci è facile, se non sono troppo numerosi, supporre inseriti in successione gli uni con gli altri in un ordine determinato. Ma è assolutamente impossibile conoscere qualsiasi proprietà dei numeri così definiti.”” (pag 80)”,”SCIx-217″
“BORELLI Sergio FERRIERI Giuliano UBOLDI Raffaello GEROSA Guido CONTI Massimo VEGAS Ferdinando STERPELLONE Alfonso MANTOVANI Vincenzo FOSSATI Luigi SORMANI Pietro LEVI Arrigo”,”Gli uomini del Cremlino.”,”Testi di BERTOLDI Silvio BORELLI Sergio CHIERICI Maurizio CONTI Massimo FERRIERI Giuliano FOSSATI Luigi GEROSA Guido LEVI Arrigo MANTOVANI Vincenzo SORMANI Pietro STERPELLONE Alfonso UBOLDI Raffaello VEGAS Ferdinando VINCENTI Lorenzo Cartina d’Europa con lo storico ritorno di Lenin a Pietrogrado nel 9-16 aprile 1917 (pag 32) (via Zurigo-Berna-Francoforte-Berlino-Sassnitz-Malmoe-Stoccolma-Pietrogrado (treno e nave) Foto riunione dei Commissari del popolo allo Smolnyi. (pag 34) in particolare: Sergio Borelli: Lenin Giuliano Ferrieri: Trotsky Raffaello Ubodi: Stalin Guido Gerosa: Beria Massimo Conti: Kruscev Ferdinando Vegas: Litvinov Alfonso Sterpellone: Molotov Vincenzo Mantovani: Malenkov Luigi Fossati: Mikojan Pietro Sormani: Breznev”,”RIRB-172″
“BORGATO Delfina, a cura di Manuela TOMMASI”,”Non si poteva dire di no. Prigionia e Lager nei diari e nella corrispondenza di un’internata. Venezia – Mauthausen – Linz, 1944-1945.”,”Il volume raccoglie i diari che la diciassettenne Delfina Borgato (7 aprile 1927 – 13 maggio 2015) scrisse al momento dell’arresto e poi nel corso della sua detenzione nel campo di lavoro di Linz, sottocampo di Mauthausen. ‘Il campo di Mauthausen, dove arriva Delfina, fu aperto il primo agosto del 1938, cinque mesi dopo l”Anschluss’ dell’Austria, nelle vicinanze di una cava di granito a circa trenta chilometri da Linz. Tale cava era stata acquistata dalla Dest (Deutsche Erd-und-Sternwerk) GmbH, una società tedesca di movimento terra e pietra da costruzione, costituita a Berlino nell’aprile del 1938. Lo scopo era quello di sfruttare la cava per i progetti edilizi previsti per le città del Führer, come Linz. Doveva inoltre essere finalizzato a due obiettivi particolari: da un lato l’eliminazione dei nemici politici, dall’altro essere fonte di profitto attraverso il lavoro. Esso fu classificato di “”classe 3″”, vale dire un campo di punizione e di annientamento attraverso il lavoro (65). Circa duecentomila persone furono deportate a Mauthausen e metà di loro vi trovarono la morte (66). Il fabbisogno di manodopera crebbe di pari passo con l’aumento dell’arruolamento dei cittadini tedeschi necessario all’andamento della guerra che andava via via prolungandosi. L’amministrazione dei campi fu così trasferita, nel marzo del 1942, all’Ufficio centrale per l’amministrazione economica, diretto da Oswald Pohl (67) che si impegnò per mobilitare tutti i prigionieri a sostenere lo sforzo della guerra. In una sua circolare del 30 aprile 1942 egli afferma che l’impiego della manodopera “”deve essere produttivo nel verso senso della parola al fine di ottenere il massimo rendimento (…). Il tempo di lavoro non ha alcun limite. La sua durata dipende dalla struttura del ‘lager’ (…). Tutte le circostanza che possono abbreviare i tempi di lavoro (pasti, appelli, ecc.) devono essere ridotte al massimo. Spostamenti e pause di mezzogiorno soltanto per mangiare, che portano via tempo destinato al lavoro sono vietati”” (68). “”Una chiara competenza specifica nelle cose militari ed economiche”” deve essere unita a “”una saggia e accorta direzione dei gruppi di persone che deve ridurre per ottenere un alto potenziale di rendimento”” (69). In realtà solo l’otto per cento della popolazione del campo veniva utilizzata a tal fine. Esso era infatti diventato uno dei principali luoghi di annientamento dei deportati politici che provenivano sia dalla Germania che dai paesi invasi. Nel maggio del 1940 il campo era stato dotato di un forno crematorio, per provvedere all’eliminazione dei cadaveri, e nel maggio del 1942 era entrata in funzione una camera a gas. Dopo la visita di Albert Speer, ministro del ‘Reich’, nella primavera del ’43, aumentò il numero dei prigionieri da utilizzare nella produzione di armi e, di conseguenza, aumentò il numero degli ‘Aussenlager’ (campi satelliti) (69) da utilizzare come campi di lavoro. Soprattutto nell’area dell’alta Austria (Linz, Steyr e Wels) venivano infatti prodotte armi per le industrie come Steyr, Daimler, Puch AG e Hermann Göring-Werke (70). L’economia di guerra riguardava, oltre la costruzione di armamenti, l’espansione industriale di infrastrutture, quali strade e centrali elettriche, e la costruzione di siti sotterranei per ricollocare le industrie di armi. Ad ogni prigioniero lavoratore doveva essere corrisposto un compenso che nel gennaio ’43 era di 1.50 RM (Reichsmark) per gli uomini e di 0.50 RM per gli ausiliari e le donne. In realtà fino al dicembre 1943 non fu dato nulla, tranne a quelli con particolari funzioni. Solo a partire dall’inverno ’44/45 la paga fu elargita anche se in maniera decisamente discontinua’ (pag 31-32)”,”QMIS-331″
“BORGE’ Jacques VIASNOFF Nicolas”,”Archives du Nord.”,”Catastrofe miniera di Courrieres, 10 marzo 1906, morte di 805 minatori. (pag 141) La sconfitta di una lotta operaia. 12 Novembre (1902). “”E’ la fine. La ripresa del lavoro è stata decisa ieri, alla riunione. La lotta è stata accesa, raccontano gli agenti segreti; ci è mancato poco che ci si picchiasse in sala. Mingas, sembra, alla testa degli intransigenti, si è mostrato particolarmente violento, urlando come un forsennato, insultando tutti, con la sua rabbia di vedere ancora una volta crollare il sogno. Ma i suoi argomenti non hanno prevalso. Lo slancio è spezzato, e non lo si rianima con qualche ora di entusiasmo morente, per una lotta che ciascuno sente divenuta inutile, mentre lo scoraggiamento si è fatto aperto, aggravato da due mesi di privazioni. Sentendo che per questa volta la partita è perduta, i minatori riprendono saggiamente gli arnesi da lavoro, attendendo senza dubbio il momento propizio per giocarne un’altra.”” (Liutenant Z., L’ armée aux grêves, 1904).”” (pag 174)”,”FRAS-041″
“BORGES Jorge Luis GREENE Graham VARGAS LLOSA Mario, a cura di Norman THOMAS DI GIOVANNI”,”In quante lingue si può sognare?”,”J.L. Borges (1899-1986) scrittore argentino, G. Greene (1904-1991) romanziere inglese, Mario Vargas Llosa (1936- ) peruviano romanziere.”,”AMLx-168″
“BORGES Jorge Luis, a cura di Martin ARIAS e Martin HADIS”,”La biblioteca inglese. Lezioni sulla letteratura.”,”””Ho preferito insegnare ai miei studenti non tanto la letteratura inglese, ma l’amore per certi autori, o meglio ancora, per certe pagine, o meglio ancora, per certe frasi”” (J.L. Borges) Di JL Borges (Buenos Aires 1899 – Ginevra 1986) Einaudi ha pubblicato ‘Finzioni’, ‘Manuale di zoologia fantastica’ (con Margarita Guerrero), ‘Elogio dell’ombra’, ‘Cronache di Bustos Domecq’ (scritto con Adolfo Bioy Casares) e ‘Evaristo Carriego’. “”Le lezioni che seguono sono state registrate da un piccolo gruppo di studenti di letteratura inglese con l’intento di permettere di seguire il corso anche agli studenti che a causa del loro lavoro non potevano assistere alle lezioni nell’orario stabilito. Dalle incisioni originali su nastro magnetico (le “”cassette”” ancora non esistevano), quel gruppo di studenti ha realizzato le trascrizini che hanno costituito la base per la compilazione di questo libro”” (pag XI)”,”VARx-037-FSD”
“BORGESE Giuseppe A.”,”Golia. Marcia del fascismo.”,”G.A. Borgese nasce in provincia di Palermo nel 1882. E’ uno degli intellettuali più significativi e meno conosciuti della prima metà del Novecento. Nel periodo precedente la Prima guerra mondiale, è interventista convinto ma in seguito alla grande guerra prova dlusione . Animatore di riviste culturali, docente universitario di letteratura tedesca e di estetica, conosceva le realtà culturali straniere (aveva sposato la figlia di Thomas Mann). Fu uno dei pochi docenti universitari a rifiutare il giuramento di fedeltà al fascismo imposto nel 1931. Espulso per antifascismo, alla fine degli anni Venti, dalla cattedra di estetica dell’Università di Milano, si trasferisce negli Stati Uniti, dove insegna. Rientrato in Italia dopo l’esilio, vive a Milano dove collabora al Corriere della Sera. Muore a Fiesole nel 1952. Ha pubblicato pure una biografia di D’Annunzio (1909). La ‘Marcia del fascismo’ è del 1937.”,”ITAF-014-FV”
“BORGHELLO Giampaolo”,”Linea rossa. Intellettuali letteratura e lotta di classe 1965 – 1975.”,”L’A affronta cinque situazioni chiave del decennio che gravita attorno al ‘Sessantotto’ che riguardano il rapporto tra intellettuali italiani, letteratura e la realtà della lotta di classe. La rivista ‘Nuovo impegno’ apparve a Pisa nel dicembre 1965, il direttore era Franco PETRONI. I redattori appartenevano al PCI o al PSIUP. Essi criticavano la politica culturale dei partiti di sinistra. Giampaolo BORGHELLO, nato nel 1946, ha studiato e si è perfezionato presso la Scuola normale superiore di Pisa. Ha lavorato nelle Università di Pisa e Trieste. Attualmente (1982) è professore associato di lingua e letteratura italiana all’ Univ di Udine. Dirige la collana ‘Letteratura e problemi’ (LP) dell’ editore Zanichelli. Ha pubblicato tra l’altro: -Letteratura e marxismo, ZANICHELLI, 1974 -Interpretazioni di Pasolini, SAVELLI, 1977 -La coscienza borghese. Saggio sulla narrativa di Svevo, SAVELLI, 1977 -Il simbolo e la passione, MURSIA, 1986″,”ITAC-022″
“BORGHELLO Giampaolo a cura; scritti di K. MARX F. ENGELS G. LUKACS G. DELLA VOLPE G. PETRONIO G. THOMSON F. ANTAL B. BRECHT A. HAUSER G. ARISTARCO W. BENJAMIN T.W. ADORNO M. HORKHEIMER F. FORTINI A. GRAMSCI C. SALINARI A. ASOR ROSA S. TIMPANARO G. TROMBATORE R. LUPERINI”,”Letteratura e marxismo.”,”Scritti di K. MARX F. ENGELS G. LUKACS G. DELLA VOLPE G. PETRONIO G. THOMSON F. ANTAL B. BRECHT A. HAUSER G. ARISTARCO W. BENJAMIN T.W. ADORNO M. HORKHEIMER F. FORTINI A. GRAMSCI C. SALINARI A. ASOR ROSA S. TIMPANARO G. TROMBATORE R. LUPERINI La legge dei lunghi periodi. “”Ma se Lei traccerà l’ asse mediano della curva, troverà che quanto più lungo è il periodo considerato e quanto più grande il campo trattato, tanto più questo asse corre in maniera approssimativamente parallela all’ asse dello sviluppo economico.”” (pag 19, dalla lettera di F. Engels a H. Starkenburg, (Marx Engels Sul materialismo storico, Rinascita 1949, pag 87-90) “”Anche nei riguardi del “”male fisico””, beninteso, il Leopardi non trascurò mai di attribuire la sua parte di colpa alla società sua contemporanea, a quell’ educazione tutta “”spirituale”” e malsana di cui egli e tutta la sua generazione avevano così gravemente sofferto. Nell’ importanza che i greci e i romani avevano dato all’ educazione fisica vide sempre uno dei punti di superiorità degli antichi sui moderni””. (pag 189)”,”TEOC-389″
“BORGHELLO Giampaolo a cura; scritti di K. MARX F. ENGELS G. LUKACS G. DELLA-VOLPE G. PETRONIO G. THOMSON F. ANTAL B. BRECHT G. ARISTARCO W. BENJAMIN T.W. ADORNO M. HORKHEIMER F. FORTINI A. GRAMSCI C. SALINARI A. ASOR ROSA S. TIMPANARO G. TROMBATORE R. LUPERINI”,”Letteratura e marxismo.”,”Scritti di K. MARX F. ENGELS G. LUKACS G. DELLA-VOLPE G. PETRONIO G. THOMSON F. ANTAL B. BRECHT G. ARISTARCO W. BENJAMIN T.W. ADORNO M. HORKHEIMER F. FORTINI A. GRAMSCI C. SALINARI A. ASOR ROSA S. TIMPANARO G. TROMBATORE R. LUPERINI Giampaolo BORGHELLO (1946) ha studiato alla Scuola Normale Superiore di Pisa dove si è laureato e perfezionato in letteratura italiana. Collaboratore di varie riviste specializzate, si è occupato di letteratura dell’ Otto-Novecento e di metodologia. Attualmente (1974) lavora presso l’ Istituto di Letteratura Italiana dell’ Università di Pisa. Friedrich Engels. La Legge dei lunghi periodi. “”Il maggior ostacolo alla giusta comprensione delle cose è in Germania l’ imperdonabile abbandono in cui è tenuta la storia economica. E’ assai difficile non solamente disavvezzarsi alle idee storiche inculcate nella scuola, ma ancor più raccogliere il materiale a ciò necessario. Chi, per esempio, ha letto anche solo il vecchio G. von Gülich, che nella sua scarna raccolta di materiale pur contiene tanta materia per la spiegazione di innumerevoli fatti politici!”” (pag 19, dalla lettera a Heinz Starkenburg) (1) Gustav von Gülich, storico ed economista, fu autore della ‘Storia del commercio e dell’ agricoltura dei più importanti Stati moderni”” (1830)Pag 18 Engels Legge dei lunghi periodi”,”TEOC-431″
“BORGHELLO Giampaolo”,”Linea rossa. Intellettuali, letteratura e lotta di classe, 1965-1975.”,”Giampaolo Borghello, nato nel 1946, ha studiato e si è perfezionato presso la Scuola normale superiore di Pisa. Ha lavorato nelle Università di Pisa e di Trieste. Attualmente è professore associato di lingua e letteratura italiana all’Università di udine. Dirige la collana “”Letteratura e problemi”” dell’editore Zanichelli.”,”ITAC-015-FL”
“BORGHI Armando”,”Mussolini in camicia.”,”””A questo punto ho anch’io il mio episodio personale, che ho già narrato in un altro libro; ma che considero al suo giusto posto qui. Eravamo a metà ottobre, giusto nel periodo del dissidio di cui discorriamo, mi trovavo a Milano e un bel mattino, mentre mi dirigo da via Carlo Alberto alla Gallieria, mi imbatto in Mussolini al centro della piazza del Duomo. Non ci erevamo ancora tolto il saluto e non ve n’era ragione, per un dissidio di opinioni, senza dire che io ho sempre considerato possibile che una deviazione possa essere corretta e che il modo migliore per pervenirvi sia il colloquio cordiale, non importa poi se focoso o no. Strettaci appena la mano, il discorso cadde sulla questione guerra. Egli mi disse subito che dirigeva un nuovo quotidiano, se lo avessi voluto, aperto anche a me, un giornale libero, per quelli favorevoli e per quelli contrari alla guerra. Io lo affrontai in pieno sul terreno generale: la coerenza, i contatti sporchi, la monarchia, i nazionalisti imperialisti, l’ amara delusione dei suoi compagni, la ripresa del dopoguerra ecc. Il brav’uomo si sentì pietrificato, si fissò la punta dei piedi, mi lasciò dire e poi scoppiò in una frase irosa contro ‘chi vigliec et tchi sucialesta’ (molte battute in romagnolo le avevo date anch’io) che secondo lui io difendevo. Gli osservai di botto che tra quei vigliacchi dei socialisti io consideravo anche lui.”” (pag 83)”,”ITAF-148″
“BORGHI Armando”,”La rivoluzione mancata.”,”A cura dei gruppi d’ Azione Carlo Pisacane, edizioni Azione Comune, responsabile Giulio SENIGA Questo libro di Armando BORGHI uscì nel 1925, semiclandestino in Francia e ignorato in Italia con il titolo: ‘L’ Italia tra due Crispi’ e il sottotitolo ‘Cause e conseguenze di una rivoluzione mancata’ (…) (pag 9) “”La sede centrale d’ origine fu la Camera del Lavoro di Parma, con segretari Alceste De Ambris e Tullio Masotti. Più tardi, verso la fine del 1915, la sede centrale passò a Bologna, con segretario Armando Borghi, e questo per la scossa provocata dai dissensi scoppiati a causa dell’ interventismo, del quale i dirigenti parmensi divennero immediatamente dei sostenitori impegnati, fin da quando lo stesso Mussolini non si era deciso sull’ interventismo. L’ USI fu detta – o creduta – “”anarchica””, forse perché il nuovo segretario Borghi era già noto sin da allora come un militante anarchico attivo. In realtà, l’ USI era un “”sindacato”” e non poteva dirsi né essere “”anarchico””, per il fatto stesso che non risultava da una selezione ideologica ma da un reclutamento operaio sulla base del “”mestiere””. (…)”” (nota pag 16) “”Tutto concorreva ad accendere la fede rivoluzionaria delle masse. L’ attentato di Federico Adler contro il ministro austriaco sembrò un primo colpo di folgore e fece dimenticare i sermoni di altri tempi sull’ orrore della violenza politica individuale. Il fatto non era “”antisociale”” che per l’ Austria. Le masse plaudivano ad Adler, come noi plaudimmo ad Adler e a Bresci.”” (pag 64) “”Solite trattative. Mancato accordo. Prima fase della lotta: ostruzionismo. Dopo un giorno di ostruzionismo, per parare il colpo di una serrata, si passa all’ occupazione. Il fatto produce una grande impressione in tutta Italia. la Liguria si appresta ad imitare l’ esempio di Sestri. Milano e Torino ne sono fortemente influenzate. Il governo teme il contagio e ricorre alla forza, prima che sia troppo tardi. Sestri è invasa dalla guardia regia che attacca militarmente una ad una le officine occupate. La resistenza si presenta impossibile agli operai, i quali finiscono con l’ abbandonare i luoghi di lavoro. (pag 114, Sestri ponente. Genova 1920)”,”ANAx-211″
“BORGHI Armando”,”Fernand Pelloutier nel sindacalismo.”,”Opuscolo pubblicato per la prima volta in Italia nel 1912 con il titolo “”Fernand Pelloutier nel Sindacalismo Francese””. E’ stato soppresso un capitolo che si riferiva alla situazione di allora in Italia. La prefazione di allora era di Georges Yvetot. In questa nuova edizione vi sono alcune note aggiunte dall’A. Il testo è stato scaricato dal sito (v. appunto manoscritto)”,”MFRx-317″
“BORGHI Armando”,”Fernand Pelloutier nel sindacalismo francese.”,” Georges JVETOT (YVETOT) segretario generale delle Borse di Francia”,”MFRx-318″
“BORGHI Armando, antologia di scritti a cura di Vittorio EMILANI”,”Vivere da anarchici.”,”Nomi presenti nel dizionario biografico: AGLIARDI ARPINATI BAKUNIN BENTINI BERNERI BIANCHI BISSOLATI BOMBACCI BRESCI CAFIERO CASERIO CIPRIANI CORRIDONI COSTA D’ARAGONA DE-AMBRIS DI-VITTORIO FABBRI FANELLI FERRI GALLEANI GIULIETTI GORI KROPOTKIN KULISCIOFF MALATESTA MASETTI MASSARENTI MERLINO MORI NETTLAU PRAMPOLINI REED RIGOLA ROSSONI SACCO VANZETTI ZANARDI ZIRARDINI Pag 183 Colloquio con Lenin”,”ANAx-321″
“BORGHI Beatrice, a cura; saggi di Daniela ROMAGNOLI Gianluca SALAMONE Antonio MARSON FRANCHINI Federico BOLOGNESI Filippo GALLETTI Silvia MINGUZZI Laura HUBBARD Rolando DONDARINI Giovanni BRIZZI Franco CARDINI Andrea FASSO'”,”Il faro dell’umanità. Jacques Le Goff e la storia.”,”Jacques Le Goff (1924-2014) ‘Jacques Le Goff (Tolone, 1º gennaio 1924 – Parigi, 1º aprile 2014) è stato uno storico francese, studioso della storia e della sociologia del Medioevo. Tra i più autorevoli studiosi nel campo della ricerca agiografica, Le Goff ha lasciato un’impronta significativa nel mondo accademico 12. Formazione e Insegnamento: Nato in una famiglia modesta, Le Goff studiò a Marsiglia e successivamente a Parigi presso il lycée Louis-le-Grand e l’École normale supérieure. Insegnò al liceo Louis-Thuillier d’Amiens e poi si dedicò alla ricerca, entrando nel 1960 all’École pratique des hautes études di Parigi, dove divenne direttore due anni dopo. Ha tenuto lezioni nelle Università di Lilla e Parigi1. Opere e Contributi: Le Goff ha scritto numerosi saggi di storia medievale, tra cui: Gli intellettuali del Medioevo (1957) Il basso medioevo (1967) La civiltà dell’Occidente medioevale (1964) Mercanti e banchieri del Medioevo (1976) Tempo della Chiesa e tempo del mercante (1977) La nascita del Purgatorio e Intervista sulla storia Il meraviglioso e il quotidiano nell’Occidente medioevale Collaborazioni e Riconoscimenti: Le Goff ha collaborato alla Storia d’Italia edita da Einaudi e ha ricevuto la menzione speciale della Giuria del Premio Internazionale Città di Ascoli Piceno nel 1987. Ha diretto la collana Fare l’Europa pubblicata da cinque editori europei. Nel 2000, ha ricevuto lauree honoris causa da diverse università italiane e la cittadinanza onoraria di Fidenza. Parlava correntemente diverse lingue, tra cui francese, inglese, italiano, tedesco e polacco1. Contributo Agiografico: Nel suo testo Tempo della Chiesa e tempo del mercante, pubblicato in Italia nel 1977, Le Goff ha analizzato, tra gli altri aspetti, il tema della lotta di san Marcello. Questo studio si basa sull’agiografia scritta intorno al VI secolo da Venanzio Fortunato in Vita Sancti Marcelli1. La sua eredità come storico e studioso continua a influenzare il campo della storia medievale e oltre. (copilot)'”,”STOx-024-FSD”
“BORGNA Paolo”,”Un Paese migliore. Vita di Alessandro Galante Garrone.”,”BORGNA Paolo magistrato si occupa di problemi della giustizia e della sicurezza urbana temi sui quali ha pubblicato vari saggi. “”Negli anni tra i Sessanta e l’ inizio degli Ottanta Galante Garrone prosegue la sua riflessione storica sui suoi amati “”vinti””: sui personaggi di confine, sconfitti nel loro tempo ma seminatori per le generazioni successive. Non più i giacobini artefici e figli della Rivoluzione francese, ma gli sconfitti del Risorgimento italiano, le riforme mancate del post-Risorgimento, la coscienza critica esercitata da quei vinti. E’ l’ epoca, tra i tanti libri, saggi, prefazioni, di volumi come ‘I radicali in Italia’ e la biografia di Felice Cavallotti: ricerche approfondite su quella corrente di pensiero, legata originariamente a Cattaneo e Garibaldi, che nei primi decenni dell’Unità diventa, all’ opposizione, “”il partito delle riforme””. Riflessioni sulle battaglie, tutte perse, per un maggior collegamento dell’ Italia all’ Europa, per la moralizzazione della vita pubblica, per il riscatto delle masse contadine: dal “”mazziniano dissidente”” Agostino Bertani, che nel 1860 aveva appoggiato la spedizione dei Mille di Garibaldi, ai radicali dei primi decenni del Novecento, in maggioranza interventisti e poi dissolti dalla crisi del dopoguerra. Fino a Giovanni Amendola, non più radicale in senso stretto, ma sicuramente erede della tradizione, (…)””. (pag 328)”,”STOx-128″
“BORGNA Paolo”,”Un Paese migliore. Vita di Alessandro Galante Garrone.”,”Paolo Borgna magistrato si occupa di problemi della giustizia e della sicurezza urbana temi sui quali ha pubblicato vari saggi. Rapporti Stato fascista e Chiesa cattolica. L’antifascismo. “”Ruffini non si limita a manifestare il suo pensiero nelle lezioni agli studenti di Torino. Al Senato, insieme a Benedetto Croce e all’ex direttore del “”Corriere della Sera””, Luigi Albertini, voterà contro i Patti. Nel dibattito in aula, anche a nome di Ruffini e Albertini, si leverà, il 24 maggio 1929, la voce di Croce, per criticare un accordo che umiliava non solo le prerogative dello Stato, ma anche la coscienza dei veri cristiani. (…) I Patti del Laterano hanno un’altra conseguenza deleteria: rompono l’unità dell’antifascismo interno e in esilio. I cattolici vengono criticati e isolati. Alberto Tarchiani, che diventerà presto un elemento di spicco di Giustizia e Libertà, scrive a proposito dei popolari che “”il loro dovere è di eclissarsi”””” (pag 103)”,”BIOx-046-FSD”
“BORGNA Piero MANESCHI Angelo PAGGI Mario Lorenzo a cura”,”Carte della persecuzione. L’applicazione delle leggi razziali a Savola, 1938-1945.”,”Il capitolo 2 di Mario Lorenzo PAGGI ‘Il 1938 a Savona’ riporta un brano del libro di Cervetto ‘Savona operaia’… (pag 31-33) “”Anche Savona ha il suo “”biennio rosso”” ma anche la classe operaia savonese subisce, dopo il ’21 l’influenza della sconfitta operaia e contadina in tutta Italia. Così «il caldo e calmo pomeriggio della vecchia via Pia viene rotto da urla, canti, colpi di rivoltella, trambusto di gente esaltata. È una domenica d’estate: il 6 agosto 1922. Una grossa squadra di fascisti (molti dei quali provenienti da fuori Savona) sfonda le porte della Camera del Lavoro, penetra nella sede, distrugge tutto quello che trova. Anni di lotte, di sacrifici, di gloriose battaglie del movimento operaio savonese bruciano tra le fiamme dell’improvvisato falò ed è come se bruciassero le pagine più belle della storia di questa vecchia città…» (3). Ma la sconfitta del movimento operaio, con l’avvento del fascismo a Savona, non è così scontata. Infatti, alle elezioni comunali del 26 marzo 1923, di fronte al Blocco nazionale composto da popolari, liberali, fascisti, nazionalisti, ex combattenti, su 21.781 elettori vanno a votare soltanto 9.370 savonesi. (…) La prima guerra mondiale costituisce l’occasione per un rilancio e un potenziamento delle industrie savonesi, ma la crisi produttiva del primo dopoguerra viene superata non senza traumi e gravi conflitti sociali. Nel 1918 la Siderurgica di Savona si fonde con l’Ilva e gli impianti vengono ristrutturati mentre nello stesso anno la Servettaz si fonde con la Basevi. Nascono, in quel periodo, le Officine Elettromeccaniche Scarpa e Magnano che dal 1926 avranno un consistente sviluppo produttivo trasferendosi nel nuovo stabilimento di Via Fiume. (…) Non è dunque un caso se nella nostra città trova fertile terreno l’opposizione clandestina al regime fascista seppur da parte di minoranze, come quella comunista (il 30 aprile 1938 viene arrestato l’intero gruppo dirigente savonese) o di alcuni studenti universitari che si raccoglieranno l’anno successivo nel ‘Muri’ o attorno ad alcuni insegnanti antifascisti come Ennio Carando, docente di Storia e Filosofia al Liceo Classico Statale “”G. Chiabrera”” e che parteciperà attivamente alla Resistenza e sarà fucilato a Villafranca Piemonte il 5 febbraio 1945 dai nazifascisti. Tuttavia il consenso verso il regime, è in questo periodo, consolidato e diffuso sia a livello nazionale che locale e le leggi razziali del 1938 vengono applicate anche a Savona senza reazioni pubbliche di sorta non solo perché gli ebrei presenti in città sono un’esigua minoranza, ma anche perché l’antisemitismo secolare presente nella nostra cultura religiosa ne aveva facilitato in qualche misura l’accettazione. Al riguardo, su “”Il Giornale di Genova”” del 14 settembre di quell’anno, compare un articolo intitolato “”La situazione dei giudei a Savona””, in cui vi si affermava tra l’altro: “”In tutta la provincia abbiamo circa una quarantina di famiglie delle quali fanno parte elementi giudei; di esse una metà risiede nel capoluogo. (…) L’infiltrazione di elementi giudaici nella nostra provincia non ha mai avuto e non ha oggi una specifica gravità… Ciò non toglie però che quanto sino ad oggi non si è verificato non si potrebbe verificare per l’avvenire e che, senza i provvidenziali provvedimenti presi dal Fascismo per la tutela della razza, la zona della nostra provincia non potrebbe esserlo in un immediato domani d’azione per l’attività ebraica…”” (8). Si trattava di un antisemitismo motivato da ragioni razziali introdotte nel nostro paese, a partire dal 1936 dal regime fascista, dopo la conquista dell’Etiopia, volte a salvaguardare l’integrità della “”razza italiana”” e a scoraggiare i rapporti tra italiani e indigeni delle colonie ma che derivano soprattutto dall’allineamento di Mussolini con l’antisemitismo hitleriano dopo la costituzione dell’Asse Roma-Berlino di quell’anno”” (pag 31-33) ‘Mario Lorenzo Paggi, ‘Il 1938 a Savona’ (in) ‘Carte della persecuzione. L’applicazione delle leggi razziali a Savona, 1938-1945’, a cura di Piero Borgna, Angelo Maneschi, Mario Lorenzo Paggi, Sabatelli editore, Savona, 2005] [Cfr. Arrigo Cervetto, ‘Ricerche e scritti. Savona operaia dalle lotte della Siderurgica alla Resistenza’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2005; (8) La citazione è riportata da Rodolfo Badarello in ‘Note per una storia del movimento operaio savonese’, su ‘Savona nel Novecento’ edito da Arte, Savona, 1998]”,”LIGU-001-FMDP”
“BORGOGNONE Giovanni”,”James Burnham. Totalitarismo, managerialismo e teoria delle elites.”,”BORGOGNONE Giovanni (Torino, 1971) è dottorando in Storia del pensiero politico presso l’ Università degli studi di Torino. Ha collaborato con ‘Belfagor’ e ‘Studi storici’, ‘Teoria Politica’ e ‘L’ indice dei libri del mese’.”,”BIOx-034″
“BORGOGNONE Giovanni”,”Max Eastman e le libertà americane.”,”BORGOGNONE Giovanni (1971) è dottore di ricerca in storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche all’ università di Torino e borsista della Fondazione Luigi Firpo. Ha pubblicato varie opere (v. 4° copertina) “”Nel corso del ’40, ben tre lavori di prestigiosi scrittori americani attaccaroo frontalmente la dialettica: ‘Marxism: Is It Science?’ di ‘Max Eastman, Reason, Social Myths and Democracy’ di Sidney Hook e ‘To the Finland Station’ di Edmund Wilson””. (pag 182-183) “”La rivolta di Marx contro Hegel e quella contro Feuerbach non lo avevano realmente liberato dalla mentalità “”religiosa”” e ideologica, che aveva pervaso di sé tutta la cultura tedesca ottocentesca, e avrebbe avuto come esito finale la “”filosofia dello Stato”” dell’ Unione Sovietica. Una mentalità, dunque, che rendeva possibile “”il sottile equilibrio di uno che abbandona la filosofia per lo sforzo pratico-scientifico e tuttavia conserva in quello stesso atto l’ essenza della filosofia””. Eastman riconduceva così la genealogia dei mali dell’ Urss alla filosofia nazionale tedesca dell’ Ottocento e, innanzitutto, a Hegel. Marx aveva considerato coincidenti la vera filosofia del mondo”” ed un “”risoluto programma di cambiamento del mondo””. Questo era però ache il cuore della metafisica hegeliana, dalla quale dipendeva, in ultima analisi, la “”deviazione”” subita dalle idee rivoluzionarie dopo il loro “”brillante avvio”” con l’ Illuminismo francese. La critica della dialettica che Eastman aveva riformulato nel suo nuovo volume venne accolta favorevolmente dal radicale “”eretico”” John Don Passos. Il libro venne molto apprezzato inoltre da intellettuali inglesi come Isaiah Berlin e R.N. Carew Hunt.”” (pag 184-185)”,”TEOC-349″
“BORGOGNONE Giovanni”,”Il socialismo dal basso. Hal Draper e la rifondazione democratica del marxismo.”,”””Nel ’40 Draper fece poi parte della minoranza uscita dal Swp e riorganizzatasi come Workers Party sotto la guida di Max Schactman. Sulla questione della natura sociale dell’Urss egli aveva subito aderito, infatti, alla linea di Joseph Carter, Max Shachtman e James Burnham, e su quella base preparò nel ’41 la risoluzione del partito. Nel Wp fu protagonista di molte battaglie: contro l’amministrazione Roosevelt, giudicata autoritaria; contro l’internamento degli americani di origine giapponese; contro il perpetuarsi delle discriminazioni razziali; contro i crimini e le atrocità commessi anche dagli Alleati nel corso della guerra. Nel biennio ’41-42 fu coordinatore politico del nuovo partito nel Massachussets orientale e a Filadelfia. Nel ’42 si trasferì con la moglie a Los Angeles, per continuare l’opera di consolidamento del Wp””. (pag 14-15) “”La voce dell’enciclopedia su cui, però, Draper si soffermò maggiormente, dedicandole un intero saggio pubblicato su “”New Politics””, fu ‘Bolivar’, scritta dal solo Marx. Draper volle mostrare come l’analisi dell’articolo marxiano consentisse di mettere in luce le distorsioni operate dal marxismo novecentesco nelle discussioni sulle dittature nei paesi in via di sviluppo (1). Tali regimi autoritari venivano spesso giustificati o perché dipendenti dalla potenza americana, e dunque appartenenti al cosiddetto “”mondo libero””, o perché, al contrario, filocomunisti. In quest’ultima prospettiva l’articolo di Marx su Bolivar era considerato da Draper interessante in quanto gettava una diversa luce sulla possibilità di difendere le “”dittature”” nei movimenti di liberazione nazionale. Bolivar – si leggeva nella voce marxiana – era stato discendente di una delle più ricche famiglie venezuelane della nobiltà creola. Aveva visitato l’Europa, assistendo, tra l’altro, all’incoronazione di Napoleone Bonaparte nel 1804. In Sud America aveva instaurato un potere autoritario e arbitrario, che aveva tentato di consolidare introducendo un Codice boliviano, sul modello di quello napoleonico. Nel Congresso di Panama del 1827 aveva avuto, poi, come obiettivo la creazione di una repubblica federale di tutto il Sud America, con lui stesso come dittatore. Infine la voce riassumeva brevemente il declino del potere di Bolivar e la sua morte nel 1830. Considerando che l’articolo avrebbe dovuto attenersi a uno stile “”spassionato””, Marx aveva espresso molto chiaramente, secondo Draper, una posizione ostile all’autoritarismo di Bolívar, e aveva sostenuto la tesi che esso avesse finito per indebolire la lotta per l’indipendenza nel Sud America. Secondo Marx, dunque, il “”bonapartismo”” di Bolívar era stato sostanzialmente in contraddizione con i veri obiettivi rivoluzionari. L’articolo su Bolívar era stato incluso già nella prima edizione russa delle opere complete di Marx ed Engels, nel ’34, e ancora nel ’51 il dirigente comunista americano William Z. Foster aveva citato favorevolmente quel testo marxiano. Ma tale linea politica era stata poi ribaltata a causa della guerra fredda: con la seconda edizione russa delle operre e con i ‘Marx-Engels Werke’ tedesco-orientali era iniziata, dunque, una fase critica nei confronti del giudizio di Marx su Bolívar. Marx, in quella circostanza, si era sbagliato: le sue fonti lo avevano informato male; il ruolo di Bolívar in Sud America – sostenevano ora i comunisti – doveva essere considerato “”progressista”” (H. Draper, Karl Marx and Simon Bolívar, cit., pp. 39-40). Ma Draper rigettava tale posizione degli editori dell’Europa orientale: non era affatto vero che le fonti consultate da Marx per scrivere l’articolo avessero avuto una prospettiva ostile a Bolívar. Per preparare le voci della ‘New American Cyclopaedia’ Marx aveva consultato alla British Library enciclopedie francesi, tedesche e inglesi, e nell’ ‘Encyclopaedia Britannica’, nella ‘Penny Encyclopaedia’, nell”Encyclopedie du XIX siècle’, nel ‘Dictionnaire de la conversation’ e nel ‘Conversations Lexicon’ Brockhaus i giudizi erano prevalentemente pro-Bolivar. Rispetto a questo quadro, dunque, l’articolo di Marx risultava decisamente stridente, e infatti il curatore dell’opera statunitense Charles Dana aveva avuto su di esso non poco da obiettare”” (ivi, p. 40)”” [Giovanni Borgognone, Il socialismo dal basso. Hal Draper e la rifondazione democratica del marxismo, 2008] [(1) ‘Hal Draper, Karl Marx and Simon Bolivar: A Note on Authoritarian Leadership in a National-Liberation Movement, in Id., Socialism from Below, cit., pp. 34-48’]”,”MUSx-279″
“BORGOGNONE Giovanni”,”Il socialismo dal basso. Hal Draper e la rifondazione democratica del marxismo.”,”Marx su Bolivar (pag 108-109) “”La voce dell’enciclopedia su cui, però, Draper si soffermò maggiormente, dedicandole un intero saggio pubblicato su “”New Politics””, fu ‘Bolivar’, scritta dal solo Marx. Draper volle mostrare come l’analisi dell’articolo marxiano consentisse di mettere in luce le distorsioni operate dal marxismo novecentesco nelle discussioni sulle dittature nei paesi in via di sviluppo (1). Tali regimi autoritari venivano spesso giustificati o perché dipendenti dalla potenza americana, e dunque appartenenti al cosiddetto “”mondo libero””, o perché, al contrario, filocomunisti. In quest’ultima prospettiva l’articolo di Marx su Bolivar era considerato da Draper interessante in quanto gettava una diversa luce sulla possibilità di difendere le “”dittature”” nei movimenti di liberazione nazionale. Bolivar – si leggeva nella voce marxiana – era stato discendente di una delle più ricche famiglie venezuelane della nobiltà creola. Aveva visitato l’Europa, assistendo, tra l’altro, all’incoronazione di Napoleone Bonaparte nel 1804. In Sud America aveva instaurato un potere autoritario e arbitrario, che aveva tentato di consolidare introducendo un Codice boliviano, sul modello di quello napoleonico. Nel Congresso di Panama del 1827 aveva avuto, poi, come obiettivo la creazione di una repubblica federale di tutto il Sud America, con lui steso come dittatore. Infine la voce riassumeva brevemente il declino del potere di Bolivar e la sua morte nel 1830. Considerando che l’articolo avrebbe dovuto attenersi a uno stile “”spassionato””, Marx aveva espresso molto chiaramente, secondo Draper, una posizione ostile all’autoritarismo di Bolívar, e aveva sostenuto la tesi che esso avesse finito per indebolire la lotta per l’indipendenza nel Sud America. Secondo Marx, dunque, il “”bonapartismo”” di Bolívar era stato sostanzialmente in contraddizione con i veri obiettivi rivoluzionari. L’articolo su Bolívar era stato incluso già nella prima edizione russa delle opere complete di Marx ed Engels, nel ’34, e ancora nel ’51 il dirigente comunista americano William Z. Foster aveva citato favorevolmente quel testo marxiano. Ma tale linea politica era stata poi ribaltata a causa della guerra fredda: con la seconda edizione russa delle operre e con i ‘Marx-Engels Werke’ tedesco-orientali era iniziata, dunque, una fase critica nei confronti del giudizio di Marx su Bolívar. Marx, in quella circostanza, si era sbagliato: le sue fonti lo avevano informato male; il ruolo di Bolívar in Sud America – sostenevano ora i comunisti – doveva essere considerato “”progressista”” (H. Draper, Karl Marx and Simon Bolívar, cit., pp. 39-40). Ma Draper rigettava tale posizione degli editori dell’Europa orientale: non era affatto vero che le fonti consultate da Marx per scrivere l’articolo avessero avuto una prospettiva ostile a Bolívar. Per preparare le voci della ‘New American Cyclopaedia’ Marx aveva consultato alla British Library enciclopedie francesi, tedesche e inglesi, e nell’ ‘Encyclopaedia Britannica’, nella ‘Penny Encyclopaedia’, nell”Encyclopedie du XIX siècle’, nel ‘Dictionnaire de la conversation’ e nel ‘Conversations Lexicon’ Brockhaus i giudizi erano prevalentemente pro-Bolivar. Rispetto a questo quadro, dunque, l’articolo di Marx risultava decisamente stridente, e infatti il curatore dell’opera statunitense Charles Dana aveva avuto su di esso non poco da obiettare.”” (ivi, p. 40)”” [Giovanni Borgognone, Il socialismo dal basso. Hal Draper e la rifondazione democratica del marxismo, 2008] (pag 108-109) [(1) Hal Draper, Karl Marx and Simon Bolivar: A Note on Authoritarian Leadership in a National-Liberation Movement, in Id., Socialism from Below, cit., pp. 34-48]”,”TEOC-598″
“BORGOGNONE Giovanni”,”La destra americana. Dall’isolazionismo ai neocons.”,”Giovanni Borgognone è dottore di ricerca in Storia del pensiero politico all’Università di Torino e borsista della Fondazione Luigi Firpo.”,”USAP-022-FL”
“BORI Pier Cesare BETTIOLO Paolo a cura, testi di G. FLOROVSKIJ MEREZKOVSKIJ RÒZANOV BERDJAEV BULGAKOV FLORENSKIJ STRUVE LUNACARSKIJ GOR’KIJ SÀVINKOV TROCKIJ TROTSKY LENIN”,”Movimenti religiosi in Russia prima della rivoluzione (1900-1917).”,”Paolo Bettiolo nato il 6.5.1947 e laureato in Filosofia a Padova, è ricercatore presso l’Istituto per le scienze religiose in Bologna dall’ottobre 1972. Dall’ottobre 1973 frequenta a Lovanio (Belgio) i corsi per la licence in Filologia e storia orientale. Nel settembre 1976 partecipa al II Symposium syriacum con una comunicazione su alcuni aspetti nella versione siriaca di un testo ascetico di s. Nilo. Pier Cesare Bori è nato nel 1937 a Casale Monferrato. Si è laureato nel 1960 in giurisprudenza presso l’Università cattolica di Milano. Ha successivamente compito studi filosofici e teologici a Roma, presso l’Università Gregoriana, e presso il Pontificio Istituto biblico conseguendo la licenza in scienze bibliche nel 1967. Inseritosi nel 1969 come ricercatore nell’Istituto per le scienze religiose di Bologna, nel 1970 insegna per incarico Storia delle dottrine teologiche alla Facoltà di scienze politiche dell’Università di Bologna.”,”RUSx-145-FL”
“BORIO Guido POZZI Francesca ROGGERO Gigi”,”Futuro Anteriore. Dai “”Quaderni Rossi”” ai movimenti globali: ricchezze e limiti dell’ operaismo italiano.”,”Il CD-ROM contiene 39 copertine e schede di riviste, un’ ampia bibliografia, link a siti e liste di discussione, le interviste integrali a R. ALQUATI A. ASOR ROSA M. BASCETTA P. BENVEGNU’ F. BERARDI (Bifo) L. BERTI S. BIANCHI S. BOLOGNA A. BONOMI G. BORIO P BURANB. CARTOSIO A. COLOMBO G. CONTINI D. CORBELLA V. CRUGNOLA D. DAGHINI M. DALMAVIVA M. DE-ANGELIS A. DEL-RE F. DEDENA R. DI-LEO V. EVANGELISTI S. FEDERICI C. FORMENTI F. GAMBINO P. GASPAROTTO R. GOBBI M. GOBBINI C. GREPPI E. LIVRAGHI R. MADERA A. MAGNAGHI B. MANTELLI C. MARAZZI M.G. MERIGGI S. MEZZADRA V. MILIUCCI E. MODUGNO G. MORONI Y. MOULIER BOUTANG T. NEGRI G. PABA M. PICCININI F. PIPERNO D. POZZA M. REVELLI V. RIESER P.A. ROVATTI R. ROZZI O. SCALZONE R. SCELSI E. SOAVE M.T. TORTI M. TRONTI B. VECCHI P. VIRNO L. ZAGATO. Guido BORIO è nato a Torino nel 1954; lavora nel campo delle cooperative sociali. F. POZZI è nata a Como nel 1973, laureata in scienze della Comunicazione è ricercatrice sociale. G. ROGGERO è nato a Casale Monferrato nel 1973, laureato in storia contemporanea, è ricercatore sociale. “”Diceva Marx in una pagina del famoso Frammento che: “”La macchina non si presenta sotto nessun aspetto come mezzo di lavoro dell’ operaio singolo. La sua differenza specifica non è affatto, come nel mezzo di lavoro, quello di mediare l’ attività dell’ operaio nei confronti dell’ oggetto; ma anzi questa attività è posta ora in modo che è essa a mediare soltanto ormai il lavoro della macchina, la sua azione sulla materia prima – a sorvegliare questa azione e a evitare le interruzioni. A differenza quindi dallo strumento, che l’ operaio anima – come un organo – della propria abilità e attività, e il cui maneggio dipende perciò dalla sua virtuosità. Mentre la macchina, ‘che possiede abilità e forza al posto dell’ operaio’, è essa stessa il virtuoso, che possiede una propria anima nelle leggi meccaniche in essa operanti, e, come l’ operaio consuma mezzi alimentari, così essa consuma carbone, olio ecc. per mantenersi continuamente in movimento. L’ attività dell’ operaio, ridotta a una semplice astrazione di attività, è determinata e regolata da tutte le parti del movimento del macchinario e non viceversa. La scienza, che costringe le membra inanimate delle macchine – grazie alla loro costruzione – ad agire conformemente a uno scopo come un automa, non esiste nella coscienza dell’ operaio, ma ‘agisce, attraverso la macchina, come un potere estraneo su di lui, come potere della macchina stessa’””””. (pag 132-133, Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’ economia politica)”,”ITAC-089″
“BORIO Guido POZZI Francesca ROGGERO Gigi a cura; autobiografie di Romano ALQUATI Alberto ASOR ROSA Nanni BALESTRINI Bianca BECCALLI Franco BERARDI Lapo BERTI Bruno CARTOSIO Giairo DAGHINI Mariarosa DALLA COSTA Mario DALMAVIVA Alisa DEL-RE Rita DI-LEO Ferruccio GAMBINO Romolo GOBBI Mauro GOBBINI Claudio GREPPI Enrico LIVRAGHI Alberto MAGNAGHI Christian MARAZZI Toni NEGRI Franco PIPERNO Vittorio RIESER Emilio SOAVE Mario TRONTI Paolo VIRNO Lauso ZAGATO”,”Gli operaisti. Autobiografie di cattivi maestri.”,”Autobiografie di Romano ALQUATI Alberto ASOR ROSA Nanni BALESTRINI Bianca BECCALLI Franco BERARDI Lapo BERTI Bruno CARTOSIO Giairo DAGHINI Mariarosa DALLA COSTA Mario DALMAVIVA Alisa DEL-RE Rita DI-LEO Ferruccio GAMBINO Romolo GOBBI Mauro GOBBINI Claudio GREPPI Enrico LIVRAGHI Alberto MAGNAGHI Christian MARAZZI Toni NEGRI Franco PIPERNO Vittorio RIESER Emilio SOAVE Mario TRONTI Paolo VIRNO Lauso ZAGATO Guido BORIO è nato a Torino nel 1954, lavora nel campo delle cooperative sociali. Francesca POZZI è nata a Como nel 1973 laureata in scienze della comunicazione è ricercatrice sociale. Gigi ROGGERO è nato a Casale Monferrato nel 1973, laureato in storia contemporanea, è dottorando presso l’ Università della Calabria. “”Parlando di operaismo non si fa riferimento a un ‘corpus’ dottrinario omogeneo né a un unitario soggetto politico, ma a molteplici sentieri che hanno la propria radice in una comune matrice teorica, in un peculiare imprinting formativo, in un approccio incardinato sull’ambivalenza dei processi, sulla soggettività e sull’elemento della scissione come loro motore, in culture del conflitto e della trasformazione che – rileggendo il miglior Marx – sono estranee alla tradizione marxista, in filone di ricerca pericolosamente sulla frontiera, in uno sguardo di parte sul mondo. (…) La costellazione operaista si articolò negli incontri e incroci di figure che venivano da percorsi formativi diversi, ma accomunati da una tensione critica verso le forme politiche e culturali esistenti, e spinti – per dirla con Dalmaviva – dall'””aver visto che il mondo stava cambiando e non aver nessuna voglia di stare fermi””.”” (pag 34-35)”,”ITAC-103″
“BORKENAU Franz, a cura di Salvatore Francesco ROMANO”,”Storia del comunismo europeo (1917-1948).”,”””In seno al Comintern il patto Hitler-Stalin affrettò processi che maturavano da anni sotto la superficie. Accelerò in primo luogo quell’ evoluzione verso la estrema destra che aveva costituito l’ orientamento dominante del periodo del Fronte Popolare. Lungi dal rappresentare, come si presume generalmente, una improvvisa, totale rottura con il passato, il patto Hitler-Stalin e la difesa che ne fecero i partiti del Comintern furono il coronamento di una politica che aveva portato i comunisti dall’ alleanza con la sinistra socialista all’alleanza con la destra socialista, poi con la borghesia liberale, con i conservatori, quindi con le autocrazie reazionarie; e che ora da ultimo li conduceva all’ alleanza con i nazisti. L’ intima concatenazione, il logico sviluppo dei fatti sono tuttavia sorprendenti. In corrispondenza a quest’ evoluzione, il Comintern si era trasformato in uno strumento della politica estera russa. Tale era stato, del resto, anche ai suoi inizi; ma allora la causa della Russia comunista si identificava completamente con la causa della rivoluzione mondiale. Poi queste due cause si erano separate: la teoria di Stalin del “”socialismo in un solo paese””, proclamata nel 1924, aveva spezzato i legami fra il comunismo in Russia e il comunismo all’ estero; e in Europa durante tutto il decennio seguente non vi erano stati contatti rilevanti tra la politica estera russa e il Comintern.”” (pag 271)”,”INTT-204″
“BORKENAU Franz”,”Spanish Cockpit. Rapport sur les conflits sociaux et politiques en Espagne (1936-1937).”,”BORKENAU Franz è uno storico e commentatore della guerra civile. Ha visitato il fronte e le regioni retrostanti come osservatore. “”In serata sono andato ad una riunione del POUM in cui Nin e Gorkin dovevano prendere la parola. L’ uditorio era entusiasta ma assai ridotto. Il POUM era debole. Gli interventi non aveva un grande interesse. Rientrando, verso l’ albergo, un giovane intellettuale del POUM, un rifugiato tedesco fornito di una solida formazione marxista, mi ha spiegato: “”E’ evidente che né la Generalitad né Madrid vogliono veramente vincere la guerra. Lo prova lo sguarnimento del fronte di Saragozza, il rifiuto di Madrid d’ inviare aerei da bombardamento laggiù, le tergiversazioni se bombardare Oviedo. Si lamentano che la rivoluzione non progredisce al ritmo dei successi militari. Cercheranno di far abortire la guerra civile per preparare un accordo con Franco alle spalle dei lavoratori””. Questa opinione non è ufficialmente quella del POUM, ma riflette assaibene il modo di pensare che c’è.”” (pag 87) “”Dès que Saragosse tombera, ce sera une autre paire de manches. Dans l’ immédiat, m’explique le jeune hmme, les anarchistes n’envisagent pas l’ abolition totale de la propriété privée. Ils ont introduit le ‘comunismo libertario’, c’est-à-dire la communauté des biens et la suppression de la monnaie dans un certain nombre de villages où ils exercent un pouvoir sans partage, mais il n’est pas question d’imposer tout de suite ce système à l’ensemble de la paysannerie. Pas question non plus de décréter la socialisation totale de l’ industrie. Au contraire, partout où les patrons d’usines et d’ateliers son restés en place, on les contraint à poursuivre la gestion de leur entreprise””. (pag 89)”,”MSPG-171″
“BORKENAU Franz”,”World Communism. A History of the Communist International.”,”Inghilterra ‘Black Friday’ 1921. “”The hand of the communists was considerably strengthened by the disaster of ‘Black Friday’ in spring 1921. The mineowners had attempted to cut the miners’ wages. The miners ha relied upon the ‘triple alliance’ of their own union with the railwaymen and the transport workers. At the last moment their allies had failed them, David Williams, the communist leader of the transport workers, being among those chiefly responsible. Williams was immediately excluded from the party, but that did not affect the result of the fight. Frank Hodges, chairman of the miners’ union, strongly advised his men to accept defeat, and for the moment there was no choice left but do submit. The outcry for a more militant leadership was general””. (pag 275)”,”INTT-273″
“BORKENAU Franz GROSSMANN Henryk NEGRI Antonio, a cura di Pierangelo SCHIERA”,”Manifattura, società borghese, ideologia.”,”Critica delle tesi di F. Borkenau Il libro raccogle le parti essenziali della polemica che all’intero del dibattito sviluppato dalla Scuola di Francoforte negli anni ’30, oppose F. Borkenau e H. Grossmann sul problema dei rapporti tra struttura sociale e sovrastrutture filosofiche. P. Schiera, già ordinario di Storia delle dottrine politiche all’Università di Trento”,”TEOC-818″
“BORKENAU Franz”,”The Spanish Cockpit. An Eyewitness account of the Spanish Civil War.”,”Franz Borkenau nacque a Vienna nel 1900 e crebbe in quella città. Si spostò in Germania dopo la prima guerra mondiale e si impegnò nel movimento comunista tedesco, poi dopo l’avvento dello stalinismo, ruppe con esso emigrando in Francia, e di seguito in Inghilterra come Hitler prese il potere. Dopo la guerra tornò in Germania e insegnò Storia e fu anche giornalista. E’ morto nel 1957.”,”MSPG-033-FSD”
“BORKHEIM Sigismund; introduzione di Friederich ENGELS”,”In ricordo dei grandi patrioti tedeschi 1806 -1807.”,”Opuscolo uscito dopo la guerra franco-prussiana, ripercorre le tappe della disfatta militare prussiana nella campagna napoleonica del 1806, attingendo a uno scritto del direttore della Scuola generale di guerra, Edward von Hopfenr. La prefazione di Engels contiene la celebre previsione sulla guerra mondiale. Traduzione dalla lingua tedesca per iniziativa dell’ Istituto di Studi sul Capitalismo, Genova. Esemplare fuori commercio esclusivamente per consultazione.”,”MAED-122″
“BORKHEIM Sigismund”,”Zur Erinnerung für die deutschen Mordspatrioten, 1806-1807. (In ricordo dei grandi patrioti tedeschi)”,”””Moltke non è sempre stato un silenzioso osservatore. Leggendo il suo poco noto libro “”La campagna russo-turca nella Turchia europea. Berlino 1835″” si ha la precisa impressione che un fiume (il Danubio) sia un confine militare abbastanza buono o che lo possa divenire, una montagna (i Balcani) non sia invalicabile e che non si debbano assediare grandi città (Costantinopoli). (…) Il libro di Moltke deve essere letto attentamente perché vi prende decisamente posizione contro la Russia, sulla cui debolezza interna e intenzioni ladronesche egli allora rifletteva almeno quanto oggi il ‘Volksstaat'””. (pag 52)”,”GERQ-053″
“BOR-KOMOROWSKI Generale”,”Histoire d’une armée secrète.”,”‘Alla memoria dei soldati dell’esercito clandestino che donarono la loro vita per libertà della Polonia’ (in apertura) Stalin non invia aiuti richiesti dai rivoltosi di Varsavia. (pag 248) “”Lorsque Mikolajczyk voulut citer les informations de la radio allemand concernant l’evolution du soulèvament, il se heurta toujours à la même réponse: d’après les récits des témoins oculaires, aucun combat n’était en cours à Varsovie. La seconde et dernière entrevue de Mikolajczyk avec Staline eut lieu le 9 août. A la requête presante et réitérée qui lui était faite par Mikolajczyk d’envoyer de l’aide aux insurgés, Staline opposa la même réponse: à savoir qu’il avait espéré, au début, que la libération de la capitale se ferait le 6 août, mais qu’une contre-offensive allemande avait bouleversé ses plans. Après une discussion prolongée, au cours de laquelle Staline ne cessa d’insister sur les difficultés que comporterait une aide à Varsovie, il accepta finalement de parachuter dans la capitale un officier de liaison soviétique, muni d’un émetteur de radio et de l’équipement de liaison nécessaire, à condition toutefois que, du côté polonais, on établît soigneusement le lieu et les autres modalités de l’opération.”” (pag 248)”,”POLx-037″
“BORLENGHI Aldo”,”Ariosto.”,”5 Hegel: con Ariosto e Cervantes è rappresentata la dissoluzione della cavalleria (pag 161)”,”STOx-156″
“BORN Max”,”Einstein’s Theory of Relativity.”,”Max BORN ha ricevuto il premio Nobel nel 1955. E’ stato uno dei maggiori fisici del mondo.”,”SCIx-136″
“BORN Max”,”L’ universo in movimento.”,” Il problema dell’ atomo elementare. “”Nella vecchia teoria atomica, che si basava essenzialmente sui dati della chimica e della teoria cinetica dei gas, il termine “”atomo”” era usato col significato originale di “”indivisibile””. Si riteneva che gli atomi fossero come palline elastiche, simili a quelle del biliardo e munite ciascuna di alcuni piccoli ganci (le “”valenze”” chimiche), per mezza dei quali erano in grado di unirsi gli uni con gli altri; e si riteneva, come abbiamo visto, che ve ne fossero circa novanta differenti tipi, per mezzo dei qualifossero costituite tutte le sostanze. Ma il mondo materiale non è così semplice; infatti si riscontrano fenomeni che non è possibile far rientrare in questo schema, il quale, ad esempio, non ci spiega la relazione tra materia e luce. La luce è emessa da corpi incandescenti o ardenti, assorbita da altri corpi e trasmessa da altri ancora, in misura maggiore o minore a seconda della sua lunghezza d’onda; durante questo processo la sua velocità si altera e così via. Vi sono inoltre i fenomeni elettrici e magnetici, anch’essi strettamente collegati ai corpi materiali, e che questa teoria non riesce a spiegare””. (pag 48) Scienza e storia. (pag 221)”,”SCIx-239″
“BORN Max”,”Physics in my Generation.”,”Max Born, F.R.S., Noble Laureate, is Professor Emeritus at the Universities of Göttingen and Edinburgh. He studied at the Universities of Breslau, Heidelberg, Zürich, Göttingen of Cambridge, and in 1915 became Professor of Theoretical Physics at the University of Berlin, in 1919 at the University of Frankfurt, and 1921 at Göttingen. He came to England in 1933 and was Stokes Lecturer in Mathematics at Cambridge. In 1936 he became Tait Professor of Natural Philosophy at the University of Edinburgh. Professor Born retired in 1954. Preface, Acknowledgment, Introduction to ‘Eistein’s’ Theory of Relativity’, Notes, figure,”,”SCIx-084-FL”
“BORNENGO Massimo CANAUZ Maurizio autori, Contributi di Gustavo BRACCO Lorenzo CELLINI Luigi DI MARCO Mario D’OLIF Sergio Maria MACCIÓ Francesco MASSA Barbara NICHELINI Bruno PANTOSTI BRUNI Francesco PETRINGA Massimo RICHETTI Giorgio SIMONETTI Marianna VEZZINI Jolanda ZAMBON”,”Anatomia della negoziazione sindacale.”,”Maurizio Canauz laureato all’Università di Milano in Giurisprudenza si è occupato prevalentemente di Sociologia del diritto e sociologia politica, con particolare riferimento allo studio dell’élites politiche. Dopo una breve parentesi nel mondo assicurativo, ricopre attualmente l’incarico di Direttore delle Risorse Umane per un gruppo leader nel campo dell’accessoristica per l’illuminazione. Impegnato da sempre nel mondo confindustriale, è Consigliere Delegato di UNIONPLAST, membro di giunta della Confederazione Gomma Plastica, nonchè Presidente del Gruppo Merceologico delle Materie Plastica di Assolombarda e Presidente del Gruppo Gomma e Plastica presso l’Associazione Industriale di Firenze. É socio AIDP dal 1990. Massimo Bornengo laureato all’Università di Firenze in Giurisprudenza, è attualmente responsabile del servizio sindacale dell’Unionplast. Dopo un’esperienza di lcuni anni presso grandi aziende metalmeccaniche nell’area personale e funzionario del Servizio Sindacale in diverse associazioni datoriali territoriali. Gustavo Bracco torinese, è attualmente Direttore Risorse Umane Gruppo Pirelli. Dopo la laurea in Giurisprudenza, opera dal 1972 nella funzione del personale di principali aziende italiane ed internazionali ricoprendo tra l’altro il ruolo di responsabile Relazioni Sindacali del Guppo FIAT, di Direttore del personale New Holland (Londra) e di Direttore Personale Case-New Holland (Chicago). É stato Consigliere Nazionale dell’AIDP, oltre che presidente del Gruppo piemontese e vice presidente del Gruppo Emilia-Romagna. Lorenzo Cellini attualmente Responsabile dell’Area Relazioni Industriali e Affari Sociali dell’Associazione Industriali di Firenze. Socio AIDP, Associazione nella quale riveste cariche di prestigio a livello regionale. Luigi Di Marco Presidente AIDP (Associazione Italiana Direttori di Personale) è stato di recente eletto Presidente di Federmanagement. Mario D’olif laureato in Economia e Commercio dopo un’esperienza come Direttore del personale in alcune importanti realtà industriali del Veneto ha riportato la carica di dirigente responsabile del Servizio Sindacale per diversi anni. Attualmente ricopre la mcarica di Vice Direttore dell’Associazione degli Industriali della provincia di Udine. Sergio Maria Macciò Dirigente Confindustria (Area strategica Impresa – Lavoro e Relazioni industriali). Francesco Massa laureato i n Economia Aziendale all’Università Carlo Cattaneo di Castellanza. Entrato in Fiat nel 1998, ha lavorato nel dipartimento di Human Resources di Basildon (UK) per la CNH (Case New-Holland) occupandosi prevalentemente di problematiche inerenti il costo del lavoro, lo sviluppo e le relazioni industriali. Barbara Muchelini responsabile dell’amministrazione del personale, selezione e formazione di un gruppo industriale con diverse unità sociali sul territorio italiano, consulente del lavoro. Bruno Pantosti Bruni laureato in Giurisprudenza, dopo un’esperienza nella funzione del personale (Area Selezione e Responsabile del Personale di Fabbrica), è attualmente Responsabile dell’Ufficio Legale e Sindacale dell Michelin Italia (carica ricoperta dal 1981), nonchè di Grecia, Albania e Bulgaria. Francesco Petringa, è segretario generale di Api Milano dal novembre 1998, laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano. Espero in diritto d’impresa, ha fatto il suo ingresso in associazione nei primi anni ottanta come funzionario del servizio sindacale. Dal 1992 ha fatto parte, come membro effettivo, della Commissione Regionale per l’impiego della Lombardia. Massimo Richetti nato a Torino laureato in Giurisprudenza è esperto di Diritto Sindacale. Dopo una breve esperienza presso il Credito italiano, collabora dal 1990 con l’Unione Industriale di Torino rivestendo, dal 1995, la carica di Segretario delle Associazioni Gomma e Materie Plastiche. Giorgio Simonetti Avvocato, esperto di diritto sindacale e del lavoro, è stato funzionario per breve tempo dell’ALDAI (Associazione Lombarda dei Dirigenti di Aziende Industriali) e di seguito dipendente di Assolombarda dal 1978 prima come funzionario quindi come dirigente dell’area chimica-alimentare. Marianna Vezzini diplomata, coordinatrice e curatrice di diverse punnlicazioni ha perfezionato e approfondito la conoscenza del pensiero giuridico tedesco anche con soggiorni presso alcune Università Tedesche. Jolanda Zambon Direttore del Personale e Responsabile legale della rete di vendita di una azienda del settore plastica. Membro del Centro Studi Confindustria nel Comitato Tecnico Sindacale Antonio D’Amato, membro della delegazione sindacale Unionplast e Presidente del Comitato per l’imprenditoria femminile in seno alla C.C.I.A.A. di Lucca.”,”SIND-030-FL”
“BORNSTEIN Sam RICHARDSON Al”,”Two Steps Back. Communists and the wider labour movement, 1939-1945. A study in the relations between “”vanguard”” and class.”,”The book is a by product of a longer project on the history of Trotskyism in Britain. But since Trotskyism is valid only as a critique of Stalinism, the main narrative became subject to increasing interruptions as the need arose to account for the zigzags of the Communists through that period. Foreword, Preface, Notes, Illustrazioni,”,”MOIx-003-FL”
“BORNSTEIN Sam RICHARDSON Al”,”Against the Stream. A History of the Trotskyist Movement in Britain 1924-38.”,”Forward by Reg Groves, Preface, Appendix: One, Two: Michael Tippett and the Trotskyist Movement, Illustrations, Notes, Index,”,”TROS-058-FL”
“BORNSTEIN Sam RICHARDSON Al”,”The War and the International. A History of the Trotskyist Movement in Britain 1937-1949.”,”Forward by Fred Jackson, Preface, Appendix: One, Two: The Wartime Agitation of a Trotskyist Soldier, Illustrations, Notes, Index,”,”TROS-061-FL”
“BOROCHOV Ber”,”The National Question and the Class Struggle. (1905)”,”Ber Borochov (1881-1917) Sul nazionalismo e la classi sociali. Il nazionalismo dei grandi proprietari terrieri, il n. della grande borghesia, il n. della piccola borghesia, il n. del proletariato, la questione ebraica, il sionismo, il congresso mondiale ebraico”,”EBRx-071″
“BORRELLI Gianfranco”,”Teoria del valore e crisi sociale. Sul concetto di capitale in generale.”,”””A questo punto del nostro discorso risulta necessario introdurre (…) la distinzione marxiana tra ‘metodo di esposizione’ e ‘metodo d’indagine’: “”certo, il modo di esporre (Darstellungsweise) un argomento deve distinguersi formalmente dal modo di compiere l’indagine (Forschungsweise). L’indagine deve appropriarsi il materiale nei particolari, deve analizzare le sue differenti forme di sviluppo e deve rintracciare l’interno concatenamento. Solo dopo che è stato compiuto questo lavoro, il movimento reale può essere esposto in maniera conveniente. Se questo riesce, e se la vita del materiale si presenta ora idealmente riflessa, può sembrare che si abbia a che fare con una costruzione a priori”” (1). Cominciamo col definire le attribuzioni proprie dell”indagine’: questa deve appropriarsi il concreto, “”sintesi di molte determinazioni, quindi unità del molteplice””, in quanto ‘materiale’ dell’esposizione scientifica. Dal momento che il concetto nel pensiero “”si presenta come processo di sintesi, come risultato e non come punto di partenza””, proprio perché – insieme – esso è il “”punto di partenza effettivo””: l’indagine parte “”dall’intuizione e rappresentazione (Anschauung und Vorstellung)”” del ‘concreto immediato’ – attualità del ‘concreto reale’ – come parte iniziale e insopprimibile del processo conoscitivo della scienza critica. L’indagine si sofferma, allora, sulla ‘materia individuale’ dell’esposizione logica; quella materia che è ‘genesi’ rinnovantesi della realtà sociale che ci circonda, e che si tratta di ricostruire criticamente: e la società – materialisticamente – “”deve essere sempre presente alla rappresentazione come presupposto”” (2). L’indagine deve garantire – a partire dalle forme costitutive della propria conoscenza, l’intuizione e la rappresentazione – l’immissione, nel movimento logico delle categorie, dei fenomeni empirici, finiti, casuali, accidentali; l’indagine deve “”sviluppare geneticamente le differenti forme (die verschiedenen Formen genetisch entwickeln)”” (3) del finito, “”analizzare le differenti forme di sviluppo e rintracciare l’interno concatenamento”” nei particolari del materiale che si trova innanzi. Indagine è acquisizione analitica delle contraddizioni: e “”l’analisi è il presupposto necessario dell’esposizione genetica (die notwendige Voraussetzung der genetischen Darstellung)”” (4).”” (pag 70-71) [Gianfranco Borrelli, Teoria del valore e crisi sociale. Sul concetto di capitale in generale, 1975] [(1) MEW, 23, p.27; Capitale I, p. 44; (2) ‘Grundrisse’, p. 21; Lineamenti, I, p. 27 (…); (3) MEW, 26.3, p. 491; ‘Teorie’-Conti, III, p. 518; (4) Ibidem]”,”MADS-013-FL”
“BORRERO Mauricio”,”Hungry Moscow. Scarcity and Urban Society in the Russian Civil War, 1917-1921.”,”BORRERO Mauricio è Associate Professor of History al St- John’s University di New York. Ha pubblicato articoli sulla carestia nella prima Unione Sovietica. Programma di razionamento del partito bolscevico. “”The continued severity of the food crisis during the Civil War forced the Bolshevik government to expand the rationing programs begun by the Provisional Government in 1917. In time, as a result of the magnitude of the crisis and the ideological preferences of the Bolsheviks, rationing became the dominant form in which goods were ‘legally’ transferred during the Civil War. The Bolsheviks set up rationing systems that allocated different quantities of food on the basis of class origins and the type of labor performed. When the government wanted to attract workers for special jobs it promised them increased rations or, as shortages became more severe, guaranteed rations. By 1920, in an attempt to combat labor absenteeism, the government turned to the ‘trudpaek’ system which in theory issued rations only on the basis of work actually performed”” (pag 136)”,”RIRO-407″
“BORRMANS M. PHICHIT P. PRATO J. ROSSANO P. SHIH J. SHIRIEDA M. SPADA D.”,”Le grandi religioni del mondo.”,”‘Il Confucianesimo si dice in cinese ‘Ju-chiao’, la setta dei ‘Ju’. Esso è una delle tre forme religiose della Cina tradizionale. Le altre due forme religiose si chiamano ‘Tao-chiao’ (la setta dei Taoisti) e ‘Fu-chiao’ (la setta dei Buddisti), benché quest’ultima sia di provenienza indiana. Il significato originale della parola «Ju» è dubbio. Si sa, però, che sin dal III secolo a.C. questa parola fu usata per indicare quegli specialisti vaganti che prestavano servizio all’aristocrazia ereditaria, e che col tempo riuscirono a dominare il loro padrone per la superiorità della loro conoscenza. Più tardi, dopo l’istituzione della monarchia, quando l’aristocrazia scomparve dalla scena politica del regno unito, la medesima parola venne attribuita alla nuova classe sociale composta dai magistrati e dai candidati alla magistratura, cioè i letterati. Quindi il Confucianesimo, una delle tre forme religiose cinesi, è la setta dei letterati (‘Ju-chiao’). Il culto principale di questa setta era dedicato a Confucio. Questi è un personaggio storico. Nacque nel 551 a.C. nel piccolo stato feudale di Lu nella provincia moderna di Shangtung. Il mondo che conobbe non era un mondo felice. La Cina era divisa. I vari principi feudali ricusavano l’ubbidienza al re e si contendevano l’egemonia. Confucio sperava di lavorare per la restaurazione dell’ordine del regno, ma le sue aspirazioni politiche non furono adempiute. Invece ebbe gran successo quale educatore. Egli morì nel 479 a.C. La religione ufficiale della Cina imperiale imponeva il culto di Confucio a tutti i magistrati e manteneva un tempio confuciano in tutte le città, ove, due volte all’anno, venivano celebrate solenni feste in onore di Confucio, alle quali partecipavano gli ufficiali civili e militari della regione. Inoltre, due volte al mese nella nuova luna e nella luna piena, venivano offerti sacrifici. Tuttavia, comunemente, per Confucianesimo si intende la religione tradizionale dei Cinesi, della quale Confucio è stato il più autorevole esponente. Questa religione consiste principalmente nel culto degli antenati che è una antichissima istituzione. Ma Confucio la considerò e interpretò alla luce del cosiddetto sistema ‘Tsung’, che rappresentava ai suoi occhi il ‘Tao’, ossia l’ordine perfetto del mondo. Il sistema ‘Tsung’ era il sistema di parentela adottato dall’aristocrazia cinese nel tempo di Confucio. La parola «tsung», che si scrive disegnando un tetto sopra un altare, aveva un duplice significato. Significava ad un tempo gli antenati che ricevevano il sacrificio e i figli che l’offrivano loro’ (pag 141-142)”,”RELx-075″
“BORRUSO Edoardo”,”Studi di storia dell’industria «milanese» (1836-1983).”,”Edoardo Borruso (1945) valtellinese di origine, ricercatore confermato e docente presso l’Università Bocconi di Milano e al LIUC di Castellanza, segue da tempo i problemi dell’industrializzazione lombarda e milanese in particolare.”,”ITAE-407″
“BORSA Giorgio a cura; saggi di Aldo TOLLINI Rosella IDEO Giovanna MASTROCCHIO Michelguglielmo TORRI Simonetta CASCI Nicoletta DEL FRANCO Enrica COLLOTTI PISCHEL Francesco MONTESSORO Ralph R. KLEMP Sandro BORDONE”,”La fine dell’era coloniale in Asia Orientale. Asia Major 1993.”,”BORSA ha insegnato storia politica e diplomatica dell’Asia Orientale all’Univ di Pavia. Ha curato i precedenti rapporti ISPI sul continente asiatico (il primo Asia Major 1990 in collaborazione con lo scomparso BEONIO BROCCHIERI Paolo)”,”ASIE-002″
“BORSA Giorgio”,”La nascita del mondo moderno in Asia Orientale. La penetrazione europea e la crisi della società tradizionali in India, Cina e Giappone.”,”Collana storica Rizzoli a cura di Giorgio BORSA. Giorgio BORSA è titolare della cattedra di storia politica e diplomatica dell’ Asia Orientale e D del Centro studi per i popoli extraeuropei nella Facoltà di Scienze politiche dell’ Univ di Pavia. Ha insegnato storia moderna, Storia dei trattati e delle relazioni internazionali, Storia ed istituzioni dei Paesi afro-asiatici nelle Univ di Pavia e di Milano. E’ autore di molti saggi, articoli tra cui: – L’ Estremo oriente tra due Mondi – Italia e Cina nel secolo XIX – Gandhi e il Risorgimento Indiano – La cessazione del Mandato Internazionale – Estremo Oriente: nuovi orientamenti storiografici”,”ASIx-008″
“BORSA Giorgio BEONIO-BROCCHIERI Paolo; saggi di Giorgio BORSA Paolo BEONIO-BROCCHIERI Gianni FODELLA Michelguglielmo TORRI Simonetta CASCI Krzysztof GAWLIKOWSKI Francesco MONTESSORO Enrica COLLOTTI PISCHEL”,”Asia Major. Un mondo che cambia.”,”BORSA ha insegnato storia politica e diplomatica dell’ Asia Orientale nell’ Università di Pavia. BEONIO BROCCHIERI insegna storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici ed è D del Centro stdi “”Cesare Bonacossa”” dell’ Univ. di Pavia. Entrambi sono responsabili dell’ Osservatorio di Studi sull’ Asia e l’ Estremo Oriente dell’ ISPI”,”ASIx-053″
“BORSA Giorgio a cura; scritti di Renzo CAVALIERI Aldo TOLLINI Rosella IDEO Michelguglielmo TORRI Marco CORSI Sandro BORDONE Giorgio VIZIOLI Francesco MONTESSORO Enrica COLLOTTI PISCHEL”,”Continua il miracolo asiatico? Asia Major 1997.”,”BORSA, già professore ordinario di Storia politica e diplomatica dell’ Asia orientale e direttore del Centro Studi per i popoli extraeuropei C. Bonacossa dell’ Università di Pavia, è dottore honoris causa in storia dell’ India moderna della Hindu University di Benares. Ideatore, assieme a Paolo BEONIO BROCCHIERI della pubblicazione Asia Major ne dirige la redazione.”,”ASIx-056″
“BORSA Giorgio”,”Gandhi e il risorgimento indiano.”,”””Nell’ India antica – scrive R. Tagore – l’ uomo mirava a non possedere ma a comprendere, ad ampliare la sua coscienza sviluppandosi col e nel suo ambiente. Mentre l’ occidente sembra inorgoglirsi al pensiero che va soggiogando la natura, per l’ India il fatto importante è che noi siamo in armonia con la natura… la superiorità dell’ uomo consiste non già nel potere di possesso ma in quello di unione poiché il nostro possesso è la nostra limitazione””. (pag 230)”,”INDx-052″
“BORSA Giorgio”,”Dieci anni che cambiarono il mondo. 1941-1951. Storia politica e diplomatica della guerra nel Pacifico.”,”Giorgio BORSA è stato titolare della cattedra di storia politica e diplomatica dell’ Asia Orientale e direttore del Centro Studi per i popoli extra-europei dell’ Università di Pavia. E’ autore tra l’altro di ‘Gandhi’ e di ‘La nascita del mondo moderno in Asia Orientale’, ‘Europa e Asia fra modernità e tradizione’. L’ ambigua politica dell’ URSS verso la Cina. “”Nella violenta polemica che divampò negli Stati Uniti dopo la vittoria della rivoluzione comunista in Cina, questa è stata da molti attribuita all’ incerto appoggio americano a Chiang e all’ aiuto sovietico ai comunisti. Su quest’ ultimo punto c’è molto da discutere. Formalmente l’ URSS riconobbe e sostenne Chiang Kai-shek con cui nel 1945 firmò il trattato di amicizia e di alleanza. In attesa che l’ aprtura degli archivi russi fornisca elementi certi per rispondere, non è possibile dire fin dove i sovietici fossero sinceri nel lasciar intravvedere il loro appoggio al governo del Kuomintang. Ma molti elementi fanno pensare che lo fossero. Non si deve anzitutto dimenticare che i rapporti tra Mao e il Comintern, vale a dire tra Mao e Stalin, non erano sempre stati cordiali. Stalin non aveva certo contribuito all’ ascesa di Mao nel PCC; la politica di collaborazione con il Kuomintang, da lui sostenuta, aveva portato al disastro del 1927, per il quale Chen Tu-hsiu aveva dovuto pagare colpe solo in parte sue.”” (pag 193)”,”RAIx-198″
“BORSA Giorgio MOLTENI Corrado MONTESSORO Francesco a cura; saggi di Riccardo REDAELLI Elisa GIUNCHI Marco CORSI Michelguglielmo TORRI Matilde ADDUCI Sandro BORDONE Benedetta TRIVELLATO Francesco MONTESSORO Giorgio VIZIOLI Enrica COLLOTTI PISCHEL Lina TAMBURRINO Rosella IDEO Corrado MOLTENI”,”Trasformazioni politico-istituzionali dell’Asia nell’era di Bush. Asia Major 2001.”,”Saggi di Riccardo REDAELLI Elisa GIUNCHI Marco CORSI Michelguglielmo TORRI Matilde ADDUCI Sandro BORDONE Benedetta TRIVELLATO Francesco MONTESSORO Giorgio VIZIOLI Enrica COLLOTTI PISCHEL Lina TAMBURRINO Rosella IDEO Corrado MOLTENI Contiene il saggio: Rossella IDEO, ‘Penisola coreana: in crisi la politica di Kim Dae-jung’ (in) Trasformazioni politico-istituzionali dell’Asia nell’era di Bush. Asia Major 2001, a cura di Giorgio BORSA Corrado MOLTENI Francesco MONTESSORO, IL MULINO, BOLOGNA. 2001 (pag 243-258) [Indice: ‘In stallo la “”sunshine policy”” di Kim Dae-jung’, ‘Chi comanda in Corea del nord?’, ‘Le difficoltà interne di Kim Dae-jung’, riferimenti bibliografici] [‘Kim, esattamente come il suo predecessore, si serve degli ampi poteri concessi al presidente dalla Costituzione per punire i nemici e remunerare gli amici, sia all’interno della sua coalizione sia nel governo. I suoi consiglieri alla Casa Blu hanno poteri superiori ai ministri, ma come quelli sono soggetti a repentine cadute. Il Parlamento è spesso impotente. Dominato dal partito d’opposizione, il Parlamento ricorre con troppa frequenza al boicottaggio bloccando l’iter di approvazione delle leggi. Anche la logica regionalista è rimasta intatta. In dicembre, i giovani turchi del Partito democratico del millennio (PDM) di Kim si sono ammutinati per contestare la supremazia della vecchia guardia di Cholla, provincia natale e riserva esclusiva di voti del primo cittadino (EIU, Economist Intelligence Unit South Korea and North Korea, Country Reports, London, febbraio 2001, p. 17). E’ vero che il PDM non ha mai raggiunto la maggioranza assoluta in Parlamento e Kim ha dovuto dipendere da alleanze tattiche, instabili e poco credibili con altre piccole formazioni politiche; ed è anche vero che il maggior partito coreano, il Grande partito nazionale (GPN) di Lee Hoi-chang, ha boicottato i lavori parlamentari per ben due mesi tra la fine di luglio e i primi di ottobre del 2000, congelando un centinaio di disegni di legge, in un momento assai delicato per il dialogo con la Corea del nord. Ma ben poco edificanti sono stati i giochi di corridoio e i sotterfugi cui è ricorso Kim Dae-jung nei primi mesi del 2001 per guadagnare alla coalizione di governo la maggioranza relativa – per un solo seggio – all’Assemblea nazionale’] (pag 256-257)”,”ASIx-108″
“BORSA Mario”,”La fine di Carlo I (1625-1640).”,”BORSA Mario “”La sentenza di morte era stata firmata il lunedì in Westminster. Alcuni all’ultimo momento avevano esitato. Cromwell ne aveva preso uno per il collo e l’aveva obbligato a scrivere il suo nome in calce al documento. Colle buone e colle cattive si era finito per avere la firma di 60 Commissari. Era quanto bastava.”” (pag 227) “”Sei giorni dopo l’esecuzione di Carlo I la Camera dei Comuni abolì la Camera dei Lord come “”inutile e pericolosa””. Otto giorni dopo abolì la monarchia come “”ingombrante e non necessaria””. Tre mesi più tardi, il 10 maggio, proclamò la repubblica”” (pag 232) J.G. Muddiman nel suo libro sul processo di Re Carlo I pubblicato nel 1928 e riconosciuto come lo studio più accurato sull’argomento, non è riuscito a chiarire il mistero dell’identità dei due boia che eseguirono la sentenza di morte sul patibolo (pag 229)”,”UKIR-046″
“BORSA Giorgio”,”L’Estremo Oriente tra due mondi. Le relazioni internazionali nell’Estremo Oriente dal 1842 al 1941.”,”Giorgio Borsa, figlio del noto giornalista e scrittore Mario Borsa, è nato a Milano il 19 gennaio 1912. Laureato in giurisprudenza ed in filosofia, è a capodella sezione ‘Asia orientale’ dell’ISPI di Milano dal 1946. Libero docente di storia coloniale dal 1952, è incaricato di storia dei trattati e politica internazionale presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Pavia dal 1955. Ha collaborato a ‘The Times’, ‘New York Times’ ecc. Ha viaggiato in Europa, Stati Uniti e India, Cina e Giappone. Ha pubblicato numerosi saggi e volumi tra cui ‘Gandhi e il risorgimento indiano’, ‘Problemi della Cina comunista’, ‘Il ritorno dell’influenza sovietica in Estremo Oriente e le responsabilità di Roosevelt’. ‘Si deve mantenere senza condizioni l’indipendenza del movimento proletario internazionale’ “”E’ il leninismo e non il marxismo che ha aperto la strada alla diffusione della ideologia comunista in Cina ed in Asia: è la teoria della rivoluzione di Lenin ed in particolare la sua teoria della rivoluzione nei paesi coloniali e semi-coloniali, così come risulta dalla sua opera ‘L’imperialismo come stadio ulteriore del capitalismo’ e dalla relazione da lui presentata al 2° Congresso della Terza Internazionale, in polemica col marxista ortodosso delegato indiano Manabendra Roy (2). La tesi di Lenin, in breve, è che il carattere internazionale mondiale del capitalismo costringe a concepire la rivoluzione proletaria in termini totali e mondiali. Finché il capitalismo era stato un fatto nazionale (nell”800), il nazionalismo era apparso un fenomeno borghese, risultato dalle interne contraddizioni del mondo capitalistico e strumento in mano alle borghesie per distrarre il proletariato dalla lotta di classe. Ma nella nuova situazione creatasi, per cui le colonie erano diventate la grande riserva del mondo capitalistico, la rivoluzione nazionalista nelle colonie, anche se opera di ceti borghesi, in quanto rivolta a indebolire l’imperialismo e perciò il capitalismo sul piano mondiale, diventava obiettivamente un elemento della rivoluzione proletaria mondiale. Questa teoria di Lenin offriva agli intellettuali cinesi e degli altri paesi dell’Asia, che avevano imparato a guardare alla cultura e alla civiltà occidentale come alla sorgente del progresso, ma che erano turbati dalla contraddizione tra i principi delle civiltà occidentali e la pratica dell’imperialismo colonialista, una via d’uscita dalla contraddizione stessa. Imputando al capitalismo e non alla civiltà occidentale come tale le colpe dell’imperialismo, era giustificata l’accettazione di quegli altri aspetti della civiltà occidentale come il progresso scientifico e tecnico, la diffusione della educazione, il miglioramento delle condizioni di vita che gli asiatici tendevano a identificare con il progresso. I primi marxisti, o meglio leninisti cinesi come Li Ta-chao e Chen Tu-hsiu, il direttore e fondatore di quella rivista «La Giovinezza» di cui si è già fatto cenno, erano infatti degli intellettuali illuministi e occidentalizzati che avevano sostenuto la introduzione in Cina d’una democrazia di tipo occidentale e della scienza occidentale. Entrambi furono grandemente colpiti dalla rivoluzione russa, «l’eternamente giovane spirito del mondo che scuote da sé la polvere del passato». Li Ta-chao, che salutava la rivoluzione con queste parole, fu così bolscevico prima che marxista, essendo da questa spinto allo studio di Marx (3). Chen Tu-hsiu resisté di più su una posizione volterriana, soprattutto impegnato in una critica al confucianesimo, al buddismo e al taoismo insieme a Hu-Shih. Fu uno degli ispiratori del movimento del 4 maggio e, come abbiamo visto, del movimento per la Rinascita letteraria. Verso la metà del 1920, anche Chen Tu-hsiu si convertì al marxismo, e nello stesso tempo caddero molte riserve di Li Ta-chao. Fin dal 1918 avevano fondato presso l’Università di Pechino la Società per lo studio del marxismo. La fondazione del Partito comunista cinese si può collocare intorno al 1920″” (pag 243-244-245) [Giorgio Borsa, ‘L’Estremo Oriente tra due mondi’, Bari, 1961] [(2) Il 28 luglio 1920 il 2° Congresso del Comintern adottava con tre astensioni una “”tesi”” preparata e proposta dallo stesso Lenin sulla politica da seguire nei paesi sottosviluppati. In essa tra l’altro, era dello: « 2) Per quanto riguarda i paesi e le nazioni più arretrate, a carattere prevalentemente feudale o patriarcale-contadino, debbono essere particolarmente tenute presenti le seguenti dichiarazioni: a) Tutti i partiti comunisti debbono appoggiare attivamente i movimenti di liberazione nazionale in questi paesi. La forma di tale appoggio dovrà essere discussa all’interno dei partiti comunisti dei paesi in questione, in quanto esistano. Questo obbligo si riferisce in primo luogo ai lavoratori del paese dal quale la nazione arretrata dipende o come colonia, o semplicemente sul piano economico. b) E’ essenziale lottare contro l’influenza reazionaria e medioevale della casta sacerdotale, delle missioni cristiane e di altri simili elementi. c) E’ necessario lottare contro il movimento pan-islamico e pan-asiatico e altre simili tendenze che cercano di combinare la lotta per la liberazione contro gli imperialismi europeo ed americano con il rafforzamento del potere e degli imperialismi turco e giapponese e della nobiltà, dei grandi proprietari terrieri, dei sacerdoti, ecc. d) E’ particolarmente importante appoggiare il movimento contadino nei paesi arretrati contro i signori terrieri e contro tutte le forme e le sopravvivenze del feudalesimo. Soprattutto si deve fare uno sforzo per dare al movimento contadino un carattere il più possibile rivoluzionario, organizzando nei Soviet i contadini e tutti coloro che sono sfruttati, stabilendo così un legame il più stretto possibile fra il proletariato comunista dell’Europa occidentale ed il movimento contadino rivoluzionario in Oriente, nelle colonie e nei paesi arretrati. e) Una lotta risoluta deve essere condotta contro ogni tentativo di contrabbandare sotto il mantello comunista movimenti rivoluzionari di liberazione nei paesi sottosviluppati che non siano veramente comunisti. L’Internazionale comunista ha il dovere di appoggiare il movimento rivoluzionario nelle colonie e nei paesi arretrati allo scopo di costituire un punto di raccolta per i costituenti dei futuri partiti proletari – che dovranno essere veramente comunisti e non tali solo di nome – in tutti i paesi arretrati, e di educarli alla coscienza della loro funzione, vale a dire a combattere contro le tendenze democratico-borghesi nel loro paese. L’Internazionale comunista deve collaborare provvisoriamente con il movimento rivoluzionario nelle colonie e nei paesi sottosviluppati e formare con questi un’alleanza senza peraltro amalgamarvisi; deve mantenere senza condizioni l’indipendenza del movimento proletario anche se questo si trova solo in uno stato embrionale» (The Communist International, 1919-43, Documents, vol. I, p. 143; (3) Li Ta-chao nacque nell’Hopeh nel 1888; studiò economica politica nella Scuola di scienze amministrative e giuridiche di Peiyang e poi nell’Università Waseda in Giappone, specializzandosi in economia politica. Ritornato in Cina, diventò bibliotecario dell’Università di Pechino, avendo nel 1918 alle sue dipendenze quale impiegato, Mao Tze-tung. Nel 1920 fu nominato professore di storia nella stessa Università. In questi anni collaborò con Chen Tu-hsiu e Hu-Shih nella redazione di «Giovinezza nuova» e collaborò anche alla rivista studentesca «La Rinascita». Fu con Chen Tu-hsiu tra i fondatori del Partito comunista di cui divenne uno degli esponenti più influenti. Fu sommariamente giustiziato nell’aprile 1927 per ordine di Chang Tso-lin e da allora è stato sempre venerato come un martire del movimento comunista cinese] (note a pag 259-260)”,”ASIx-115″
“BORSA Giorgio”,”Dieci anni che cambiarono il mondo 1941-1951. Storia politica e diplomatica della guerra del Pacifico.”,”Giorgio Borsa è stato titolare della cattedra di Storia politica e diplomatica dell’Asia Orientale e direttore del Centro Studi per i popoli extraeuropei dell’Università di Pavia. É autore di: Gandhi, La nasciata del mondo moderno in Asia Orientale e Europa e Asia fra modernità e tradizione.”,”QMIS-016-FL”
“BORSA Giorgio”,”L’Estremo Oriente tra due mondi. Le relazioni internazionali nell’Estremo Oriente dal 1842 al 1941.”,”Contiene tra l’altro il cap. VIII: – Lo sviluppo del nazionalismo in Cina. Il governo rivoluzionario di Sun Yat-sen e la penetrazione ideologica sovietica in Cina. L’accordo di Koo-Kharakhan e la conversione a sinistra del Kuomintang. Le forze operanti per il rinnovamento della Cina. Il rinascimento culturale cinese. (pag 218-231)”,”ASIx-001-FC”
Biblioteca Isc ordinata per nome autore, B2
R N. ROZKOV H. ROLAND-HOLST P. RUMJANCEV J. STEKLOV M. TAGANSKIJ A. FINN-ENOTAEVSKIJ”,”Karl Marx (1818-1883). Per il 25° anno dal giorno della sua morte, 1883 – 1908.”,”Altri autori: K. RENNER, N. ROZKOV, H. ROLAND-HOLST, P. RUMJANCEV, J. STEKLOV, M. TAGANSKIJ, A. FINN-ENOTAEVSKIJ.”,”MADS-143″
“BAZZANI Fabio”,”Il tempo dell’esistenza. Stirner, Hess, Feuerbach, Marx.”,”BAZZANI Fabio (Empoli, 1955) svolge attività di ricerca presso l’Accademia toscana di scienze e lettere ‘La Colombaria’ e collabora alla cattedra di filosofia morale dell’Università di Firenze. “”””Sotto l’apparenza di un riconoscimento dell’uomo, l’economia politica, il cui principio è il lavoro, è, piuttosto, soltanto la conseguente effettuazione del rinnegamento dell’uomo, dacché l’uomo non sta più in una tensione esterna verso l’esistenza esteriore della proprietà privata, bensì è diventato esso stesso questo essere teso della proprietà privata. Ciò ch’era prima un ‘trovarsi fuori’, una reale espropriazione dell’uomo, è semplicemente divenuto l’azione dell’espropriarsi, dell’alienarsi”” (Marx, Manoscritti, p. 318). Dunque è il lavoro, la ‘Arbeit’, non la ‘Tätigkeit’, il principio dell’economia politica, ovvero il lavoro nella forma della mercificazione, l’attività produttiva che non corrisponde all’attività come essenza attiva della vita dell’uomo; la ‘Arbeit’, in altre parole, nel senso dell’attività alienata, espropriata. (…) La ‘Arbeit’, scrive Marx, viene valutata in conformità a parametri temporali (“”La misura del lavoro è il tempo””, Miseria della filosofia, p. 15) e “”il tempo è tutto, l’uomo non è più niente; è tutt’al più l’incarnazione del tempo… Questo livellamento del lavoro… è semplicemente la realtà dell’industria moderna””. Livellamento del lavoro si contrappone implicitamente a differenziazione nell’attività. Nell’industria moderna, il lavoro è livellato, e, dunque, il tempo, di cui l’uomo nell’industria moderna è incarnazione, è tempo del livellamento. Tempo del livellamento significa tempo della riproduzione sempre eguale a se stessa, ovvero, tempo della ripetizione. Il riferimento ad una temporalità come affermarsi dell’attività differenziata risulta eliminato. Quel che in altre parole risulta eliminato è un tempo fondamentale nella “”radice”” umana, nell’essere, la cui dimensione è differenziata nell’unità del genere: individui differenti nei differenti momenti della loro attiva esistenza ma regolati dalla circolarità in sé conchiusa del tempo universale della ‘Gattung’. In senso autentico, v’è dunque un tempo qualitativo, “”radicale””, in senso inautentico, un tempo quantitativo, ripetitivo, di superficie, cioè estraneo alla “”radice””. Nel sistema tecnico-industriale, il tempo si mostra come unico discrimine ‘quantitativo’ tra il lavoro compiuto da un singolo – che di per sé scompare quale singolo individuo umano per mostrarsi quale funzione del sistema, quale produttore di merce – e il lavoro compiuto da un altro singolo. Il lavoro tecnicizzato elimina – scrive Marx – ogni differenza “”qualitativa””. Questo termine sta ad indicare sia una differente “”qualità”” tra gli individui – capacità, bisogni, desideri differenti – (…) sia una qualità differente nell’attività degli individui, le differenti modalità di soddisfacimento dei bisogni e dei desideri e il differente utilizzo delle capacità. ‘Qualità’, insomma, rimanda all’idea della vita umana in quanto attiva per essenza. Ne consegue che il tempo di lavoro, come si dà nell’organizzazione tecnico-industriale della produzione, è tempo che si trova esternamente all’essenza, appunto perché livellante, tempo di ‘lavoro’, quantitativo e non qualitativo. E’ per tali motivi, quindi che con l’organizzazione tecnica del lavoro, con l’essere l’individuo gettato in una situazione di mera riproduttività / ripetitività temporale, le differenze spariscono. La tecnica è il regno della quantità, del tempo quantitativo, non del tempo qualitativo, essenziale””. [Fabio Bazzani, Il tempo dell’esistenza. Stirner, Hess, Feuerbach, Marx, 1987] (pag 160-162)”,”FILx-459″
“BAZZARELLI Eridano, introduzione traduzione e note”,”Il canto dell’impresa di Igor’. Testo russo a fronte.”,”Autore del testo ignoto”,”RUSx-005-FV”
“BAZZOLI Maurizio”,”Fonti del pensiero politico di Benedetto Croce.”,”Tra i nove capitoli si segnalano: II. Politica e morale nei primi studi crociani sul marxismo (pag 39-52) III. Croce e Bernstein. La “”crisi”” del marxismo tra politica e filosofia (pag 53-75) “”Croce ha più volte definito come “”herbartismo”” il modo d’intendere la morale nei suoi anni giovanili”” (pag 45) l’analogia fra Marx e Machiavelli, per il quale ultimo Croce restituiva ad onore l’interpretazione del De Sanctis. De Sanctis si era opposto a Villari che condannava il Machiavelli con ragioni di carattere moralistico (pag 48) “”Ed è significativo che il filosofo napoletano indicasse proprio in Labriola, o, meglio, in una delle sue due anime, quella del critico e del filosofo, il vero promotore della sistemazione e correzione del marxismo, memore dell’insoddisfazione che Labriola medesimo manifestava nei confronti di un marxismo scientificamente ridotto ai minimi termini dall’insipienza appunto della propaganda socialista in Europa e soprattutto in Italia. Ma è altrettanto significativo che all’altra anima del Labriola, quella rivoluzionaria, Croce contrapponesse non solo il proprio lavoro critico, ma specificamente quello del Bernstein, animato anch’egli, tra gli «altri della crisi», da analogo proposito di correggere e sistemare il marxismo lavorando criticamente in ambito teorico e pratico al di fuori di ogni visione dogmatica (6). A partire dal 1898 si sviluppava in Germania, ma con ripercussioni che superavano i confini della cultura e della politica tedesche, la polemica Bernstein-Kautsky che, nel contrapporre le nuove tesi del revisionismo a quelle dell’ortodossia marxista, adombrava in realtà più di un problema filosofico e si imponeva per la rilevante portata delle conseguenze a livello ampiamente europeo. I termini di quel dibattito, in sede di dottrina politica e di politica pratica, non sfuggivano al Croce, che andava proprio allora misurando il mutato atteggiamento del Sorel e anzi la sua simpatia per le tesi di Bernstein con quello, pressoché contrario, del Labriola; questi all’inizio tendeva a minimizzare la portata della polemica salvo poi, giudicatala «più seria, ossia ‘reale’», col dilagare di quella, prendere posizione netta contro Bernstein non risparmiando, nelle lettere a Croce, giudizi piuttosto coloriti (7). Ma soprattutto a Croce non sfuggiva la natura di quella polemica che sì si manifestava in termini di dottrina politica, ma affondava le proprie radici in un terreno filosofico che con Bernstein, Sorel e altri egli stesso aveva contribuito a dissodare. Il libro di Bernstein, ‘Die Voraussetzungen des Sozialismus und die Aufgaben der Sozialdemokratie’ (Socialisme théorique et socialdémocratie pratique’) (8) usciva nel gennaio del 1899, ma il manoscritto era comunque terminato alla fine del 1898. Inoltre esso non cadeva nel tranquillo stagno del socialismo tedesco come fulmine a ciel sereno giacché era stato preceduto da conferenze, articoli e comunque ufficialmente dichiarato in una lettera inviata al congresso socialdemocratico tedesco, a Stoccarda, il 3 ottobre 1898. La materia trattata nell’opera non risultava affatto nuova alla critica marxistica e non marxistica soprattutto tedesca, giacché era stata trattata nella serie d’articoli intitolata ‘Problemi del Socialismo’, soprattutto nella ‘Neue Zeit’, fondata nel 1883 dal Kautsky e considerato il periodico più autorevole – con il ‘Sozialistiche Monatshefte’ – del socialismo teorico e pratico tedesco. Che l’«eresia» documentabile e documentata risalisse agli anni precedenti il 1898 è espressamente dichiarato dal Bernstein, che aggiunge a prova di ciò: «Cette déviation ne date pas, en vérité, de peu de temps. Elle est le produit d’une lutte intérieure de plusieurs années, connue d’Engels – comme je puis le prouver» (9)”” [Maurizio Bazzoli, Fonti del pensiero politico di Benedetto Croce, Milano, 1971] [(6) Cfr. ‘Come nacque e come morì il marxismo teorico in Italia’ (in ‘Materialismo storico ed economia marxistica’, cit., p. 318); (7) «Quel cretino di Bernstein […]»; «Quel buon uomo di Kautsky […]». Si vedano le lettere di Labriola a Croce del 17 novembre 1898 e 8 gennaio 1900 (in ‘Come nacque’ etc, cit., pp. 314-315 e 320-321); (8) Con questo titolo fu subito tradotto in francese (Parigi, P.V. Stock, 1900). Questa traduzione – alla quale farò riferimento – fu approvata da Bernstein poichè «rien n’a été changé en matière de principe» e benchè non sia del tutto una traduzione testuale dell’edizione tedesca, tuttavia non se ne discosta che minimamente. Inoltre esse è interessante perchè contiene una Prefazione dello stesso Bernstein in cui egli risponde alla critiche (specialmente del Kautsky, col quale evidentemente Labriola finiva col trovarsi d’accordo) mosse alla prima edizione tedesca dell’opera; (9) Cfr. Prefazione all’edizione tedesca di ‘Socialisme théorique et socialdémocratie pratique’, cit., p. XLII; ma si veda anche p. XXXV]”,”CROx-051″
“BEAN Charles BENTOLILA Samuel BERTOLA Giuseppe DOLADO Juan, rapporto redatto da”,”Le politiche sociali in Europa. Rapporto.”,”Rapporto effettuato da ricercatori del CEPR: Bean (LSE), Bentolila (Cemfi), Bertola (Univ. Torino), Dolado (Univ. Carlos III, Madrid)”,”EURE-130″
“BEARD Charles A.”,”Storia delle responsabilità. La politica estera degli Stati Uniti. (Tit.orig.: American Foreign Policy in the Making)”,” BEARD Charles A. è nato nell’ Indiano nel 1874. E’ uno storico e un giornalista di grande fama. E’ laureato in legge filosofia e scienze politiche presso la Cornell University e l’ Università di Oxford. E’ stato professore di sceinze politiche alla Columbia University dal 1915 al 1917. Nel 1922 si è recato a Tokyo ove è diventato consigliere del ministro degli interni giapponese Visconte GETO. E’ autore di molti libri (v. risvolto copertina). “”Il quarto dilemma che Roosevelt si trovò di fronte dopo la sua elezione alla Presidenza, e che riguardava gli affari internazionali era quello della politica americana nell’ Estremo Oriente, soprattutto nella forma che ad essa aveva dato Henry Stimson, Segretario di Stato del Presidente Hoover. In origine, questo problema era stato intimamente connesso con i piani imperialisti messi in opera sotto gli auspici repubblicani, in Estremo Oriente, fino dal 1898; ma gli internazionalisti americani aveva visto nelle iniziative del Segretario Stimson una possibilità di “”rafforzare”” il Patto di Pace Kellogg-Briand, inducendo gli Stati Uniti ad entrare nella S.d.N. (Società delle Nazioni, ndr) e a far uso di essa per controbattere l’ imperialismo giapponese. In tal modo, sarebbe stato possibile legare strettamente gli Stati Uniti alla S.d.N. o alle grandi potenze che di fatto la dominavano. A causa delle implicazioni internazionaliste della manovra di Stimson, il problema dell’ Estremo Oriente era assai spinoso per Roosevelt. Ma egli lo trattò molto ingegnosamente””. (pag 176-177)”,”USAQ-043″
“BEARZOT Cinzia a cura”,”Pericle e la Grecia classica.”,”L’età di Pericle (pag 40-41) Cinzia Bearzot insegna Storia greca all’Università Cattolica di Milano. “”E’ l'””Età di Pericle””; realizzazione di quel sottile e sotterraneo equilibrio tra un sistema aristocratico e una democrazia che ebbe la sua massima espressione nell’Ecclesia, l’assemblea di tutti gli Ateniesi (maschi, ovviamente, ma accessibile anche ai meno ricchi, grazie a una speciale indennità), deputata al governo della ‘polis’. Ma fu pure, altro lato della medaglia, il tempo d’oro delle imprese, dei commerci, delle manifatture, dei forzieri pieni di ricchezze nei templi, della letteratura, delle arti; del bello. Pericle si dedicò a opere difensive, come la costruzione delle Lunghe Mura che cingevano il collegamento tra Atene e i suoi porti; e si impegnò a rendere maestosa la sua città, della quale cambiò il volto con ornamenti e capolavori usciti dagli scalpelli di Fidia e Policleto e, eterno tra gli altri progetti, con la ricostruzione dell’Acropoli che, da allora, è dominata dal dorico Partenone (ca. 448-439 a.C:) su disegno di Ictino e Callicrate), tempio all’interno del quale trovò posto la colossale statua crisoelefantina di Athena ‘Parthènos’ oggi perduta. Fece erigere anche i Propilei, l’imponente ingresso in marmo bianco alla città ideato da Mnesicle. Plutarco narra che, durante i lavori, il migliore tra gli addetti al cantiere fosse caduto rovinosamente dall’alto della fabbrica: Pericle intervenne guarendogli le ferite con un’erba sconosciuta ai Greci, per poi sostenere con infinita scaltrezza che era stata la dea Minerva a suggerirgli in sogno quella cura. Lo schiavo recuperò le forze e la città, allora, incaricò Fidia di realizzare una statua d’oro della dea, detta della Salute, a celebrazione di quell’evento miracoloso. Lo storico dell’architettura del Settecento Francesco Milizia, nelle ‘Vite dei più celebri architetti d’ogni nazione e d’ogni tempo’, oltre a ricordare lo stesso episodio con dovizia di particolari, commenta che, avendo Pericle sempre a che fare con architetti di grande valore, alla fine era diventato lui stesso un architetto. Ma l’entusiasmo non era generale: gli avversari gli imputarono quello che Ignazio Silone avrebbe chiamato ironicamente il «mal della pietra», cioè la mania di erigere ovunque monumenti e dare forma monumentale ad ogni edificio pubblico, il che sostanzialmente si traduceva nell’accusa di abuso delle rendite pubbliche e di richieste eccessive di tributi, soprattutto a scapito degli alleati. Alla radice c’era di più, ovvero na stratificata ostilità di fronte alla concentrazione di un potere che pareva senza limiti (…)”” (pag 40-41)”,”STAx-276″
“BEASLEY William Gerald”,”Storia del Giappone moderno.”,”W.G. BEASLEY, è nato nel 1919, e dal 1954 è Prof di storia dell’ Estremo Oriente all’Univ di Londra.”,”JAPx-021″
“BEASLEY William Gerald”,”Storia del Giappone moderno.”,”William Gerald Beasley è nato nel 1919, e dal 1954 è professore di Storia dell’Estremo Oriente all’Università di Londra.”,”JAPx-004-FL”
“BEATON Roderick”,”La Grecia. Biografia di una nazione moderna.”,”Roderick Beaton è Professore emerito di Storia, Lingua e Letteratura greca moderna e bizantina al King’s College di Londra Seconda guerra mondiale: la sconfitta e l’instaurazione di un governo fantoccio guidato da Georgios Tsolakoglou. La carestia. “”La Grecia era stata sconfitta e occupata dalle sole forze armate tedesche. Tuttavia, Hitler si interessò solo di sfuggita alla sua nuova conquista. A differenza di altri Paesi conquistati, sembra che i nazisti considerarono la Grecia un bottino da saccheggiare e depredare, piuttosto che come un’impresa ben avviata da coltivare e mantenere nel proprio interesse. Ciò divenne presto evidente quando Hitler consegnò il controllo della maggior parte del Paese agli alleati che si trovavano nella posizione più conveniente per esercitarlo: i bulgari e gli italiani. La maggior parte della Tracia ocidentale e tutta la Macedonia orientale furono affidate alla Bulgaria affinché le amministrasse. La «pulizia etnica» messa in atto da entrambe le parti durante le guerre balcaniche e la Prima guerra mondiale ricominciò. I tedeschi mantennero il controllo solo della aree più importanti dal punto di vista strategico: le isole e la terraferma più vicine alla Turchia, che era rimasta neutrale, la maggio r parte delle aree macedoni al confine con la Jugoslavia, compresa Salonicco, la maggior parte di Creta e una piccola area interno ad Atene e al Pireo. Per tutto il resto la responsabilità sarebbe stata degli italiani”” (pag 292-293) La guerra civile greca e la dottrina Truman. “”Il risultato fu che, mentre un governo sempre più autoritario inaspriva il controllo sulle città e sui centri abitati, nelle campagne e in particolare nelle montagne della Grecia contenentale ritornava il caos dell’Occupazione. Gli storici hanno analizzato minuziosamente le dichiarazioni e cercato di sondare le motivazioni della leadership del Partito comunista in quel periodo. Tuttavia, fu solo gradualmente, durante il 1946 e i primi mesi del 1947, che il Kke assunse il controllo di tutti i gruppi di guerriglia che si opponevano ai rappresentanti dello Stato ufficiale. Il fatto stesso che avesse potuto farlo fu in gran parte la conseguenza di azioni perpretate o tollerate dal governo. I resti dell’Elas si riunirono negli ultimi mesi del 1946, anche se il suo successore non avrebbe mai raggiunto più della metà della forza dell’Elas al suo apice. La formazione di un nuovo Esercito democratico greco (Dse) fu annunciata a dicembre; al comando c’era un ex leader della guerriglia dell’Elas, Markos Vafeiadis. Sarebbe passato un altro anno prima che il Partito comunista fosse pronto a far rinascere il Comitato politico di liberazione nazionale (Peea). Tale era il nome del governo alternativo istituito nella «Grecia libera» per sei mesi nel 1944. Ora, con Vafeiadis come Primo ministro, il governo aveva il controllo delle zone montuose della Grecia settentrionale e centrale – all’incirca lo stesso territorio che era stato liberato dall’Eam e dall’Elas durante l’Occupazione. Solo alla fine del 1947 la guerra civile, che durava da quattro anni, venne formalizzata in una contesa tra amministrazioni politiche opposte, ciascuna sostenuta da un esercito regolarmente costituito. Gli eventi decisivi che avrebbero determinato più di ogni altra cosa questo risultato ebbero luogo, come spesso era accaduto nella storia greca, in territori lontani: questa volta si trattò di Londra e di Washington. All’inizio del 1947, il governo laburista britannico che era salito al potere alla fine della Seconda guerra mondiale aveva avviato il processo di disimpegno in tutto il mondo, che nei duie decenni successivi avrebbe visto la trasformazione dell’Impero britannico nel Commonwealth. Il ministro degli Esteri, Ernest Bevin, annunciò che le forze britanniche sarebbero state ritirate dalla Grecia alla fine di marzo. Appena tre settimane prima di tale scadenza, il 12 marzo, il presidente Truman in un famoso discorso alle due Camere del Congresso annunciò quella che da allora è nota come «Dottrina Truman». Da tempo il governo americano temeva la diffusione del comunismo sovietico nel mondo. La dottrina affermava che gli Stati Uniti avrebbero messo a disposizione massicci aiuti economici militari per tutti gli Stati minacciati da una presa di potere comunista. Tale dottrina sarebbe stata sperimentata prima in Grecia e in Turchia, ma in Grecia la necessità era sentita come più pressante. Il supporto logistico americano al governo greco iniziò ad arrivare quasi subito. Gli americani non inviarono truppe da combattimento in Grecia”” (pag 320-322) Markos. (wikip): ‘(…) Nel febbraio del 1946, si trovò poi in forte disaccordo anche con Nikos Zachariadis, segretario generale del KKE, che dopo un sudatissimo quanto temporaneo cessate il fuoco con le forze nemiche premeva affinché si riprendessero immediatamente le armi per poter cogliere di sorpresa il nemico, che invece Vafeiadis riteneva infattibile sulla scorta delle loro forze. Comunque, quando le azioni ripresero nel luglio dello stesso anno, Zachariadis designò ugualmente Vafeiadis come leader della guerriglia comunista. Con il termine del conflitto e lo scoppio subitaneo della guerra civile greca, sorta a causa di un referendum plebiscitario, non riconosciuto dai comunisti, atto alla riconferma al potere del regime monarchico preesistente, nell’ottobre del 1946, quando fu fondato il Comando generale dell’Esercito Democratico Greco (DSE), organismo militare rivoluzionario per la trasformazione della Grecia in una repubblica popolare, Vafeiadis ne assunse da subito un ruolo di primo piano in seno ai suoi quadri dirigenti e, nel dicembre del 1947, fu nominato primo ministro e ministro della guerra del Governo democratico provvisorio, facente capo per l’appunto alla resistenza comunista. Durante gli ultimi fuochi della guerra civile, i suoi contrasti con Zachariadis si acuirono irrimediabilmente a causa del loro fortissimo disaccordo sulle scelte militari da prendere per l’andamento della guerra e così fu esonerato dalle sue funzioni di comando (agosto del 1948), per poi venir rimosso da tutti gli altri suoi incarichi (gennaio del 1949). Nell’ottobre del 1950, con la resistenza comunista del tutto sbaragliata dall’esercito regolare ellenico dopo circa quattro anni di conflitto armato e il conseguente esilio dei suoi militanti nei paesi del blocco orientale, fu allontanato dal KKE mentre si trovava in isolamento nell’Unione Sovietica, anche per la sua avversione manifesta alla dirigenza stalinista del tempo, seguita ciecamente dal suo stesso partito. Con l’inizio poi della destalinizzazione, Vafeiadis fu riammesso nel KKE, venendone eletto tra i membri dell’Ufficio politico del Comitato Centrale, ma, a seguito di nuovi disaccordi con il resto della sua dirigenza, fu rimosso dal suo incarico nel gennaio del 1958 e allontanato nuovamente dal KKE nel giugno del 1964, nello stesso anno poi in cui il suo vecchio compagno stalinista Zachariadis veniva condannato dallo stesso partito quale “”nemico del popolo””. In seguito poi alla spaccatura in due fazioni distinte – una prosovietica e un’altra eurocomunista – venutasi a formare all’interno del partito nel 1968, fu nuovamente riammesso dai membri del cosiddetto “”KKE dell’interno””, la fazione eurocomunista, divenuta nel frattempo maggioritaria. Nel marzo del 1983 tornò dunque in Grecia dall’Unione Sovietica, dove era rimasto in esilio per ben 23 anni, dove in seguito pubblicò le sue memorie. Dal novembre del 1989 all’aprile del 1990, ricoprì la carica di deputato del Parlamento greco all’interno delle liste”,”GREx-030″
“BEAUD Michel”,”Storia del capitalismo. Dal Rinascimento alla New Economy.”,”BEAUD Michel (1935) già docente di economia, storia del pensiero economico e storia economica all’ Università di Lille e di Parigi VIII, è autore di molti saggi. Insegna attualmente all’ Università di Parigi VII Denis Diderot. “”In Germania dopo le leggi eccezionali votate nel 1878 contro i socialisti e un difficile periodo di azione semiclandestina, i socialdemocratici ottengono un primo successo nel 1884, con 500.000 voti e 24 rappresentanti in Parlamento; riusciranno in seguito ad aumentare notevolmente la loro influenza con più di 3 milioni di voti e 81 deputati nel 1903, e oltre 4 milioni di voti e 110 deputati nel 1912. Parallelamente si assiste allo sviluppo dei sindacati: 300.000 iscritti nel 1890, 680.000 a fine secolo, 2,5 milioni nel 1913: l’accordo di “”parità””, deciso al congresso di Mannheim nel 1906, obbliga il partito e l’organizzazione sindacale a prendere le decisioni essenziali in comune. Negli Stati Uniti, infine, il movimento sindacale si forma seguendo il ritmo delle crisi, degli scioperi e della repressione. I Knights of Labor (Cavalieri del lavoro) passano da 110.000 aderenti nel 1885 a 729.000 nel 1886, per poi scendere a 100.000 nel 1890; alcune organizzazioni crescono in occasione di un’agitazione riuscita: l’American Railway Union (150.000 iscritti nel 1893), la Federazione dei minatori americani (100.000 aderenti nel 1897). L’American Federation of Labor (AFL) si sviluppa più lentamente ma con notevole successo: 100.000 aderenti nel 1886, 250.000 nel 1892, 2 milioni nel 1912. Nel complesso, nel 1913 ci sono in tutto il mondo circa 15 milioni di lavoratori iscritti al sindacato.”” (pag 171)”,”ECOI-234″
“BEAUFRE André”,”Introduzione alla strategia.”,”L’autore, A. Beaufrè, è un generale. Ha combattuto nella seconda guerra mondiale (terminando alla fine di questa in qualità di Capo delle Operazioni dello Stato Maggiore della 1° armata francese). Nel 1958 è diventato Capo dello Stato maggiore aggiunto dello Shape e due anni dopo rappresentante della Francia in seno al Gruppo Permanente della Nato a Washington. Tesi Generale Gamelin su 1° Gm “”In una prefazione scritta verso il 1934, il Generale Gamelin spiegava che tra il “”piano 17″” del 1914 che prevedeva un’offensiva in direzione delle Ardenne e la battaglia di Francia del 1918, esisteva una completa similitudine di concetti, ma che nel frattempo i mezzi erano divenuti adatti ai fini della strategia; la strategia, cioè, disponeva finalmente di mezzi che rendevano possibile la sua manovra . Questa opinione, basata solo su una analogia geografica, dimostra l’errore che si commette quando si considerano uguali due azioni militari simili in apparenza, che si svolgono su un medesimo terreno ma in momenti differenti dell’evoluzione e in circostanze diverse. Il colpo offensivo in direzione delle Ardenne del 1914 era una follia; infatti: a) la debole capacità offensiva di quell’epoca votava l’azione al fallimento; b) il terreno era sfavorevole; c) avanzando al centro in presenza di un’ala destra tedesca non contenuta, ci si esponeva all’avvolgimento. La situazione del 1918 si era rovesciata rispetto a due di questi fattori: il terreno rimaneva sfavorevole ma a) la capacità offensiva era diventata notevole; b) il nemico era stabilizzato dappertutto, le sue riserve erano logorate e, con l’avanzata al centro, si minacciava di avvogere tutta l’ala destra tedesca. Inoltre, il paragone tra il 1914 e il 1918 mette in luce la straordinaria mobilità delle forze nel 1914 e l’estrema pesantezza di quelle del 1918. Ciò dimostra come, nel volgere di quattro anni, le norme della schermaglia strategica si siano completamente modificate. Si avranno mutamenti ancora più profondi tra il 1918 e il 1940 e persino tra il 1940 e il 1945. Tutte queste considerazioni mettono in luce quella che è la maggiore difficoltà dell’arte militare, e cioè la sua ‘variabilità'”” (pag 52)”,”QMIx-245″
“BEAUFRE André, Generale”,”Difesa della bomba atomica.”,”In apertura: Dedica dell’autore: ‘Al Capitano B.H. Liddell Hart, il quale ha così notevolmente contribuito alla rinascita della strategia’ André Beaufre (French pronunciation: [?d?e bof?]; 25 January 1902 – 13 February 1975) was a French Army officer and military strategist who attained the rank of Général d’Armée (Army General) before his retirement in 1961. He was born in Neuilly-sur-Seine and entered the military academy at École Spéciale Militaire de Saint-Cyr in 1921, where he met the future French president Charles de Gaulle, who was an instructor. In 1925 he saw action in Morocco against the Rif, who opposed French rule. Beaufre then studied at the École Supérieure de Guerre and at the École Libre des Sciences Politiques and was subsequently assigned to the French army’s general staff. By the end of World War II, he had attained the rank of colonel and was well known in the English-speaking world as a military strategist and as an exponent of an independent French nuclear force. He commanded the French forces in the 1956 Suez War campaign against Egypt in 1956. Beaufre later became chief of the general staff of the Supreme Headquarters, Allied Powers in Europe in 1958. He was serving as chief French representative to the permanent group of the North Atlantic Treaty Organization (NATO) in Washington in 1960 when he was promoted to général d’armée. Beaufre retired from the Army in 1961 for health reasons. He died in 1975 while engaged in a series of lectures in Yugoslavia.[citation needed]”,”QMIx-332″
“BEAUJEU-GARNIER J.”,”L’ économie du Moyen-Orient.”,”Israele, 1946. “”Poco a poco si è sviluppata una forma di colonizzazione proletaria. La terra restava proprietà nazionale e non era concessa ai coltivatori se non per un periodo di 49 anni rinnovabile. Essa doveva essere coltivata direttamente senza impiego di manodopera salariata, anche gli appezzamenti erano piccoli (2,5-3 ettari). La monocoltura era proibita alfine di assicurare un miglior equilibrio economico. Infine, era obbligatorio vendere e acquistare attraverso l’ intermediazione delle cooperative. Tre tipi di villaggio sono nati su queste terre. Il Kibbutz è un villaggio collettivista in cui gli individui coltivano in comune un grande dominio e ne consumano tutti insieme la produzione. Tutti i membri, uguali, vivono in comune; i bambini sono allevati a parte. Il macchinismo è molto sviluppato e il rendimento generalmente eccellente. Si ne contano duecento che raggruppano 200 mila persone (…). I sionisti hanno dato prova di originalità nella loro organizzazione della vita sociale ma anche nella messa in opera di mezzi tecnici perfezionati.”” (pag 83-84)”,”VIOx-120″
“BEBEL August”,”La donna e il socialismo. La donna nel passato nel presente e nell’ avvenire.”,”L’opera è stata scritta da BEBEL in carcere nel 1899.”,”DONx-008″
“BEBEL August VAHLTEICH Julius MEHRING Franz JAECKH Gustav”,”Die Gründung der Deutschen Sozialdemokratie. Eine Festschrift der Leipziger Arbeiter. 23 Mai 1903.”,”Scritti di BEBEL August VAHLTEICH Julius MEHRING Franz JAECKH Gustav”,”MGEx-068″
“BEBEL A. KAUTSKY K. SINGER AUER HOFFMANN LEDEBOUR MEHRING LUXEMBURG VOLLMAR e altri interventi”,”Protokoll über die Verhandlungen des Parteitages der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands. Abgehalten zu Dresden vom 13. bis 20. September 1903.”,”Nella seconda parte del volume contiene: BEBEL A. BAADER DIETZ EBERT HOFFMAN KAUTSKY ZIETZ e altri interventi, Protokoll über die Verhandlungen des Parteitages der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands. Abgehalten zu Bremen vom 18. bis 24. September 1904. VERLAG EXPEDITION DER BUCHHANDLUNG VORWÄRTS. BERLIN. 1904 pag 384 8° programma organizzazione partito socialdemocratico tabelle elenco presenze nomi interventi Congresso indice argomenti. .”,”MGEx-071″
“BEBEL A. AUER KAUTSKY SINGER VOIGT e altri interventi”,”Protokoll über die Verhandlungen des Parteitages der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands. Abgehalten zu Hamburg vom 3. bis 9. Oktober 1897.”,”Nello stesso volume: BEBEL A. AUER DAVID KAUTSKY LIEBKNECHT LEDEBOUR LUXEMBURG SINGER VOLLMAR e altri interventi, Protokoll über die Verhandlungen des Parteitages der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands. Abgehalten zu Hannover vom 9. bis 14. Oktober 1899. VERLAG EXPEDITION DER BUCHHANDLUNG VORWÄRTS. BERLIN. 1899 pag 304 8° programma organizzazione statuto partito socialdemocratico tabelle elenco presenze nomi interventi Congresso indice argomenti trattati. .”,”MGEx-076″
“BEBEL A. AUER DAVID KAUTSKY LIEBKNECHT LEDEBOUR LUXEMBURG SINGER VOLLMAR e altri interventi”,”Protokoll über die Verhandlungen des Parteitages der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands. Abgehalten zu Hannover vom 9. bis 14. Oktober 1899.”,”E’ contenuto nel volume MGE-076″,”MGEx-077″
“BEBEL DIETZ EBERT ADLER LEGIEN LEBER LIEBKNECHT LUXEMBURG ZETKIN e altri interventi”,”Protokoll über die Verhandlungen des Parteitages der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands. Abgehalten zu Jena vom 10. bis 16. Oktober 1911. Sowie: Bericht über die 6. Frauenconferenz am 8. und 9. September 1911 in Jena.”,”Contiene il volume: BEBEL A. AUER BERNSTEIN CACHIN DAVID DITTMANN EBERT GOTTSCHALK HAASE LEDEBOUR LIPINSKI NOSKE PANNEKOEK SCHEIDEMANN LIEBKNECHT ZETKIN e altri interventi, Protokoll über die Verhandlungen des Parteitages der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands. Abgehalten zu Chemnitz vom 15. bis 21. September 1912. VERLAG BUCHHANDLUNG VORWÄRTS PAUL SINGER – HANS WEBER. BERLIN. 1912 pag 558 8° programma organizzazione statuto partito socialdemocratico tabelle elenco presenze nomi interventi Congresso indice argomenti trattati. .”,”MGEx-078″
“BEBEL Augusto”,”Alla conquista del potere. Discorso al parlamento tedesco nella tornata del 3 febbraio 1893.”,”””Noi oggi null’ altro abbiamo a fare se non provvedere ad illuminare le masse sull’ essenza e la natura della società borghese…”” “”quando finalmente i campi di battaglia saranno teatro di carneficine che faranno inorridire l’ Europa, allora, o signori, sarà venuto il momento che tutta la vostra società precipiterà in rovina in un colpo solo””.”,”BEBx-021″
“BEBEL August”,”August Bebel. Auswahl aus seinen Reden. Mit Einleitung von Kurt Kersten.”,”””Al momento, gli Stati Uniti cominciano a fare un passo nella competizione con la vecchia Europa nei settori militare e marittimo esattamente come nei settori economico e industriale.”” (pag 87, 1903)”,”BEBx-028″
“BEBEL August”,”Diesem System keinen Mann und keinen Groschen. Aus Reden und Schriften.”,”””Das würde die Folge sein. Sie können nicht ein Volk von 400 Millionen so mir nichts dir nichts in einigen Jahrzehnten christianisieren. DIe Jesuiten, welche sehr geschickte Operateure sind auf dem Missionsgebiet und auf dem politischen Gebiet, arbeiten seit kurz nach ihrer Begründung, seit zirka 300 Jahren, in China. Was haben sie erreicht? Was haben die ganzen christlichen Missionen bis jetzt erreicht?.”” “”Quello sarebbe il risultato. Non si può cristianizzare un popolo di 400 milioni di persone solamente in pochi decenni. I gesuiti, che erano operatori molto abili sul terreno delle missioni e sul terreno politico hanno lavorato dal loro insediamento per trecento anni in Cina. Che cosa hanno ottenuto? Che cosa hanno ottenuto fino ad oggi le missioni cristiane?”” (pag 65)”,”BEBx-029″
“BEBEL August ENGELS Friedrich, a cura di von Werner BLUMENBERG”,”Briefwechsel mit Friedrich Engels.”,”Quellen und Untersuchungen zur Geschichte der Deutschen und Österreichischen Arbeiterbewegung, VI, a cura di IISG, direttore Prof. Dr. A.J.C. RÜTER.”,”BEBx-031″
“BEBEL August DIETZ LIEBKNECHT AUER AUERBACH SINGER e altri”,”Protokoll über die Verhandlungen des Parteitages der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands. Abgehalten zu Halle a. S. vom 12. bis 18. Oktober 1890.”,” “”Liebknecht: Ich werde das Persönliche möglichst vermeiden und mich auf die Kritik der gegen die Parteileitung und Fraktion von der Opposition erhobenen Angriffe beschränken.”” (pag 56) “”Eviterei se possibile il personale e mi limiterei alla critica degli attacchi condotti alla linea del partito e al gruppo parlamentare da parte della frazione dell’ opposizione””.”,”MGEx-173″
“BEBEL August”,”Aus meinem Leben. Zweiter Teil.”,”””Der “”Sozialdemokrat”” beobachtete jetzt die Taktik, ständig zu verkünden, unser Anhang bestehe nicht aus Arbeitern, sondern aus Literaten, Schulmeistern und sonstigen Bourgeois.”” (pag 81) « « Le Sozialdemokrat » observé la tactique constamment annoncer, nos partisans se compose pas maintenant des travailleurs, mais des homme de lettres, des maîtres d’école et d’autres Bourgeois”””,”BEBx-032″
“BEBEL August”,”My Life.”,”Engels è citato tre volte. Gli attacchi di Duhring 2 volte. “”La sede del comitato di controllo era Lipsia, ed io ero il presidente. Gli organi ufficiali del partito erano il “”Neue Sozialdemokrat”” a Berlino e il Volksstaat a Lipsia. Entrambi furono acquistati dal partito””. (pag 286) La mia posizione sulla Comune. “”Il 12 marzo 1876, un dibattito sulla questione fu realizzato tra Bruno Sparig, capo agitatore del Partito liberale nazionale ed il sottoscritto. Il meeting fu organizzato congiuntamente dai due partiti (…). Il mio opponente mi attaccò per il mio atteggiamento nei confronti della Comune (…). Io parlai un’ ora e mezza, sollevando alcuni argomenti: (…) “”la Comune non ha fatto nulla di cui essere biasimata, e se commise atti di violenza i governi monarchici d’ Europa in situazioni simili hanno commesso atti cento volte più violenti.”” (pag 292) “”Il Reichstag del 1877 dedicò molto tempo alle questioni sociali. Il Centro (il partito del centro, ndr), molto allarmato dalla impennata dei voti socialdemocratici, partì con le sue proposte di riforme sociali (…)””. (pag 304) Il caso Höchberg. “”Un settimanale, il “”Zukunft””, fu fondato a Berlino. Era finanziato da Karl Höchberg, il figlio di un banchiere di Francoforte. Höchberg era unito al movimento, se si può dire così, per motivi di filosofia sentimentale; Eduard Bernstein, dando le dimissioni da una banca di Berlino, divenne suo segretario. L’ atteggiamento piuttosto indeterminato del giornale rispetto al Socialismo scientifico come lo definivano Marx ed Engels – esso aprì le sue colonne a tutte le varie correnti di opinione che caratterizzavano il nostro movimento – eccitò, fin dall’ inizio, il sospetto dei “”due anziani di Londra””; sospetti che si approfondirono quando il corso degli eventi e le difficoltà finanziarie del partito ci spinsero ad accettare l’ assistenza finanziaria di Höchberg. Marx ed Engels, che erano troppo lontani per avere una visione corretta di persone e cose, videro in questi larghi sacrifici da parte di Höchberg non altro che un disegno machiavellico per prendere in trappola il partito e deviarlo dai suoi veri fini. Essi erano piuttosto in errore. Höchberg non pose mai condizioni (…)””. (pag 309)”,”BEBx-033″
“BEBEL August”,”Society of the future.”,”Questione demografica popolazione (pag 150) Non cita Engels. Internazionalismo. “”Questa separata esistenza nazionale, che è, l’ ostile chiusura di una nazione dall’ altra, svanirà gradualmente nonostante gli sforzi da ogni parte di conservarla, e così le future generazioni potranno senza difficoltà compiere quei compiti che brillanti menti hanno da tempo contemplato e tentato di risovere senza successo. Così, Condorcet concepiva l’ idea di un linguaggio internazionale. E il defunto Ulisse S. Grant, ex-Presidente degli Stati Uniti, diceva in un indirizzo pubblico: “”Nella misura in cui il commercio, l’ educazione, e la rapida trasmissione del pensiero e di contenuti per mezzo del telegrafo e delle navi a vapore hanno cambiato ogni cosa, credo che Dio stia preparando il mondo a diventare ‘una’ nazione, a parlare ‘una’ lingua, e pervenire a uno stato di perfezione ‘in cui non ci sarà più bisogno degli eserciti e delle flotte di guerra””.”” (pag 142)”,”BEBx-034″
“BEBEL August”,”Unsere Ziele. Eine Streitschrift gegen die “”Demokratische Korrespondenz””. [tr. ‘I nostri obiettivi. Una polemica contro “”Corrispondenza democratica””].”,”Appendice: Dal Congresso del partito operaio socialdemocratico di Stoccarda, 6 giugno 1870 ‘”,”BEBx-036″
“BEBEL August”,”Bebel’s Reminiscences. Part I.”,”Schweitzer e Marx (pag 205-207) “”After that vote in Hamburg, Schweitzer and Fritzsche, declared that they would call a workingmen’s congress for the foundation of trade unions in their capacity as Reichstag members, But when opposition made itself heard against this, Schweitzer threatened to resign immediately, if instructions were given preventing his doing this, and that he would leave the association. This threat had the desired effect. The congress took place on September 27th [1868], and on the following days, in Berlin. Not less than 206 delegates were present, who had mostly been elected in workingmen’s meetings, and who represented 140,000 workers. The following remarks of Schweitzer, in a speech opening the congress, were significant: «England is by far the richest country of the world in the matter of capital, and if the industry of other countries has nevertheless, mastered the English, it is due to the fact that the English laborers are making so much trouble for their capitalists. That may also be done in Germany, and even more easily. The German working-men can ruin the German industry altogether, if they want to do so, and they have no interest in maintaining it, so long as they derive but the scantiest wages from it…. The German workingmen, if they are strongly organized, can drive the German industry out of competition, and if the capitalists don’t like that, they may pay higher wages». This was not a very able argument, but perhaps it was no intended to be. The congress established so-called workers’ groups, under the control of a central board, composed of Schweitzer, Fritzsche and Karl Klein of Elberfeld, as president and vice-presidents. This organization was not very happily chosen, and was due to Schweitzer, who, under no circumstances, would permit any part of a movement under his influence to have any independence. Schweitzer, who was very anxious to obtain a favorable answer from Marx for his enterprise; had written a letter to him on September 13th, and inclosed a draft of his constitution. Marx, who had misunderstood the first letter, replied only to a second letter of Schweitzer. The following passages refer to Schweitzer’s organization: “”So far as the Berlin congress was concerned, the time did not press, since the law on coalition had not been passed as yet. You should have conferred with the leaders outside the Lassallean circle and drawn up a common program and called a joint congress. Instead of that, you left no other alternative but to follow you or to take up a position against you. This congress itself seemed but an enlarged edition of the Hamburg congress (the general congress of the General Association of German Workingmen). As for the draft of the constitution, I consider it a failure in the matter of principle, and I think I have as much experience in trades unionism as any contemporary. Without going into details at this point, I will merely say that this form of organization, while suitable for secret societies and sects, contradicts the nature of trades unionism. If it were possible – I declare it to be utterly impossible – it would not be desirable, least of all, in Germany. There, where the laborer is under the thumb of bureaucracy from childhood and believes in the authority of the instituted government, the first duty is to make him self-dependent. Your plan is impractical also in other respects. In your organization you have three independent powers of different origin: 1. The committee, elected by the unions; 2. the president, a wholly superfluous personality, elected by general vote (); 3. the congress, elected by the locals. This makes everywhere for friction, and this hinders rapid action. Lassalle made a serious mistake when he borrowed the ‘person elect’ of universal suffrage from the French constitution of 1852. In a trades union movement that person is utterly out of place. It turns mostly on money questions, and you will soon discover that there all dictatorship comes to an end. However, whatever the faults of the organization, they may perhaps be eliminated more or less by a rational practice. I am willing, as the secretary of the International, to act as mediator between you and the Nuremberg majority, which has joined the International directly – of course, upon a rational basis. I have written to Leipsic to this effect. I do not ignore the difficulties of your position, and I never forget that everyone of us depends more upon circumstances than upon his will. I promise you, under all circumstances, that impartiality which my duty demands. On the other hand, I cannot promise that I shall not some day, in may capacity as a private writer, as soon as I may consider it absolutely necessary in the interest of the labor movement, publish a frank critique of the Lassallean superstition, as I did at one time with that of Proudhon. Assuring you personally of my sincere good will, I remain, Yours loyally, ‘Karl Marx'””. The newly created organization did not suit Schweitzer very long”” [() Here Marx made the following marginal remark: “”In the constitution of the International Workingmen’s Association a president is also mentioned. But is reality he never had any other function but that of presiding at the sessions of the General Council. At my suggestion the office was abolished in 1867, after I had already decline it in 1866, and his place was taken by a chairman, who was elected at each weekly session of the General Council. The London Trades Council also had only a chairman. Its permanent official is only the secretary, because he performs a continuous business function””. Thus wrote the “”dictator”” of the International. I must state for myself that Marx and Engels, even in their correspondence with me, never showed themselves as anything but advisers, and in severl important instances, their advice was not taken, because I considered that I was more familiar with the situation. Nevertheless I never had any serios differences with them. A.B.] (pag 205-206-207) [August Bebel, ‘Bebel’s Reminiscences. Part I’, New York, 1911] Bibliografia su Schweitzer: Chisholm, Hugh, ed. (1911). “”Schweitzer, Jean Baptista von””. Encyclopædia Britannica (11th ed.). Cambridge University Press.”,”BEBx-037″
“BEBEL August”,”Souvenirs de ma vie. (Tit. orig. Aus meinem Leben)”,”Testimonianza vivente sul socialismo degli anni 1860-1880, il periodo rivoluzionario. Quest’opera non era mai stata trdotta in francese Disaccordi tattici Bebel-Liebknecht Prima di passare alla tragedia della guerra franco-tedesca, devo parlare brevemente dei disaccordi tattici che erano nati tra Liebknecht e me a proposito della nostra posizione parlamentare. (pag 141)”,”BEBx-039″
“BEBEL Auguste”,”La Femme et le Socialisme. Nouvelle traduction française d’après la 50me édition allemande par Avanti.”,”””Sonderreger colpisce nel segno quando dice: ‘Non c’è ordine nell’avere più o meno bisogno di questo o quell’alimento, ma una legge immutabile per la miscelazione dei loro elementi nutritivi’. È vero che nessun uomo acconsentirebbe a mangiare esclusivamente carne, ma accetterebbe cibi vegetali, purché potesse sceglierli a suo piacimento. D’altra parte, nessun uomo vorrebbe accontentarsi di uno specifico alimento vegetale, anche se fosse il più sostanzioso. Fagioli, piselli, lenticchie, in una parola, tutti i legumi sono, ad esempio, i più nutrienti di tutti i prodotti alimentari. Essere obbligati a nutrirsi esclusivamente di essi, il che è possibile, non sarebbe meno spaventoso. Così Karl Marx riferisce nel “”Capitale”” che i proprietari delle miniere del Cile obbligano i loro operai a mangiare fagioli da un capo all’altro dell’anno, perché questo cibo dà loro grande vigore e li mette in buone condizioni, come nessun altro cibo farebbe, di sopportare i fardelli più pesanti. Gli operai spesso respingono i fagioli, ma non ricevono nient’altro e sono costretti a mangiarli. In nessun caso la felicità e il benessere degli uomini dipendono da una certa alimentazione, come sostengono i vegetariani fanatici. Il clima, le abitudini e il gusto personale hanno la maggiore influenza. E’ certo che, con il progredire della civiltà, l’alimentazione vegetale sostituirà la dieta esclusivamente animale, così come esiste tra i cacciatori e i pastori. La varietà della coltivazione delle piante è principalmente un segno di un alto grado di civiltà””. “”Sonderreger touche juste quand il dit: «Il n’y a pas de rang d’ordre dans le plus ou moins de nécessité de tels ou tels aliments, mais une loi immuable pour le mélange de leurs éléments nutritifs». Il est évient que pas un homme ne consentirait à se nourrir exclusivement de viande, mais qu’il accepterait une nourriture végétale, à condition de pouvoir la choisir à son goût. D’autre part, aucun homme ne voudrait se contenter d’une nourriture végétale déterminée, celle-ci fût-elle la plus substantielle. Les haricots, le pois, les lentilles, en un mot tous les légumineux sont, par exemple, les plus nourrisantes de toutes les sustances alimentaires. Etre obligé de s’en nourrir exclusivement ce qui est possible – n’en serait pas moins épouvantable. Ainsi Karl Marx raconte dans le «Capital» que les propriétaires des mines du Chili obligent leurs ouvriers à manger des haricots d’un bout de l’année à l’autre, parce que cet aliment leur donne une grande vigueur, et les met en état, comme ne la ferai aucune autre nourriture, de porter les plus lourds fardeaux. Les ouvriers repoussent souvent les haricots, mais ils ne reçoivent rien d’autre, et sont bien obligés de les manger. Dans aucun cas le bonheur et le bien-être des hommes dépendent d’une nutrition déterminée, comme le prétendent les végétariens fanatiques. Le climat, les habitudes, le goût personnel ont la plus grande influence. Il est certain qu’au fur et à mesure que la civilisation progress, la nourriture végétale remplace davantage l’alimentation exclusivement animale, telle qu’elle existe chez les peuples chasseurs et pasteurs. La variété de la culture des plantes est principalement le signe d’un haut degré de civilisation”” (pag 656-658) [Auguste Bebel, ‘La Femme et le Socialisme’, Imprimerie Coopérative ‘Voksdrukkerij’, Gand, 1911] L’autore citato potrebbe essere questo: Stefan Sonderegger. Era uno storico, linguista e militare svizzero, nato il 28 giugno 1927 a Herisau e deceduto il 7 dicembre 201712. Sonderegger ha studiato germanistica all’Università di Zurigo, dove ha conseguito il dottorato con una tesi sui toponimi del Paese di Appenzello. È stato professore di filologia germanica all’Università di Zurigo e ha pubblicato numerose opere sulla lingua e la letteratura dell’antico alto tedesco, con particolare attenzione agli autori dell’area sangallese, come Notker il Teutonico”,”BEBx-040″
“BECARUD Jean LAPOUGE Gilles”,”Los anarquistas españoles.”,”BECARUD Jean ha pubblicato moltio articoli sulla Spagna (Le Monde). LAPOUGE Gilles è collaboratore de ‘La Quinzaine Litteraire’. Victor Serge a Barcellona. “”Sobre este periodo poseemos un testimonio importante. Victor Serge, que había partecipado en todas as revoluciones y tempestades de Europa, se refugié durante la guerra en Barcelona, donde trabajó de tipógrafo, empleo que le permítia llevar a cabo con más facilidad sus proyectos. Frecuenta con asiduidad los medios anarquistas, de los que nos traza un retrato apasionante y fervoroso en una de sus novelas, cidada ya anteriormente, ‘El nacimiento de nuestra fuerza’.”” (pag 76)”,”ANAx-258″
“BECARUD Jean LAPOUGE Gilles”,”Anarchistes d’ Espagne.”,”””Les Espagnols évolueront dans le même sens, l’aboutissement étant, nous le verrons, la fondation en 1911, de la Confederación Nacional del Trabajo (CNT) à l’intérieur de laquelle l’influence anarchiste sera prépondérante. mais la douzaine d’années qui s’étend entre les procès de Montjuich et la fondation de la CNT – laquelle consacre la naissance de l”anarchosyndicalisme’ – est riche d’événements de tous ordres. C’est l’époque où la perte de Cuba, de Porto-Rico et des Philippines, conséquence désastreuse de la guerre hispano-américaine de 1898, réveille la conscience espagnole de sa léthargie. La bourgeoisie intellectuelle comprend que le pays s’est dangereusement isolé du reste du monde. Une brillante génération d’écrivains se cherche et se définit à travers ces épreuves et ces tourments: Miguel de Unamuno, Valle Inclán, Pio Baroja, Antonio Machado. En même temps, l’action subversive change de forme, la grève y joue un rôle de plus en plus grand, et on change de lieu: l’incendie, à partir de 1902, se rallume dans les campagnes andalouses.”” (pag 51)”,”ANAx-270″
“BECATTINI Giacomo”,”Dal distretto industriale allo sviluppo locale. Svolgimento e difesa di una idea.”,”Giacomo Becattini, nato a Firenze nel 1927, è ordinario di Economia politica nell’Università di Firenze. Membro dell’Accademia dei Lincei. dell’Accademia toscana La Colombaria e dell’Accademia dei Georgofili, è stato presidente della Società italiana degli economisti ed è membro onorario di Trinity Hall (Cambridge, UK). Opere: Il concetto d’industria e la teoria del valore, Scienza economica e trasformazioni sociali, L’industrializzazione leggera della Toscana, Il distretto industriale, Il bruco e la farfalla.”,”ITAE-060-FL”
“BECATTINI Giacomo”,”Distretti industriali e made in Italy. Le basi socioculturali del nostro sviluppo economico.”,”Giacomo Becattini, nato a Firenze nel 1927, è ordinario di Economia politica nell’Università di Firenze. Membro dell’Accademia dei Lincei. dell’Accademia toscana La Colombaria e dell’Accademia dei Georgofili, è stato presidente della Società italiana degli economisti ed è membro onorario di Trinity Hall (Cambridge, UK). Opere: Il concetto d’industria e la teoria del valore, Scienza economica e trasformazioni sociali, L’industrializzazione leggera della Toscana, Il distretto industriale, Il bruco e la farfalla.”,”ITAE-061-FL”
“BECATTINI Giacomo”,”I nipoti di Cattaneo. Colloqui e schermagile tra economisti italiani.”,”Giacomo Becattini, nato a Firenze nel 1927, è ordinario di Economia politica nell’Università di Firenze. Membro dell’Accademia dei Lincei. dell’Accademia toscana La Colombaria e dell’Accademia dei Georgofili, è stato presidente della Società italiana degli economisti ed è membro onorario di Trinity Hall (Cambridge, UK). Opere: Il concetto d’industria e la teoria del valore, Scienza economica e trasformazioni sociali, L’industrializzazione leggera della Toscana, Il distretto industriale, Il bruco e la farfalla.”,”ITAE-086-FL”
“BECCALLI Bianca BIAGIOLI Mario CROMPTON Rosemary, comitato scientifico; ADDIS Elisebetta BETTIO Francesca ADDABBO Tindare WALDMANN, gruppo di analisi economica ed econometrica; Robert CANIGLIA Paola SPANÒ Antonella LIMONCELLI Laura DE FELICE Francesca, gruppo di analisi sociologica”,”I differenziali salariali per sesso in Italia. Rapporto di ricerca a cura della società ITER-Centro Ricerche e Servizi.”,”BECCALLI Bianca BIAGIOLI Mario CROMPTON Rosemary, comitato scientifico; ADDIS Elisebetta BETTIO Francesca ADDABBO Tindare WALDMANN, gruppo di analisi economica ed econometrica; Robert CANIGLIA Paola SPANÒ Antonella LIMONCELLI Laura DE FELICE Francesca, gruppo di analisi sociologica”,”STAT-570″
“BECCARI Arturo”,”Lassalle.”,”Ammirazione di LASSALLE per GARIBALDI viaggio in IT per incontrarlo (cosa che avvenne a Caprera). L. nel 1861 dopo aver incontrato Carlo CATTANEO a Lugano, si incontrò con VERA, traduttore di HEGEL a Milano, e quindi passò per Genova dove incontrò Agostino BERTANI e altri del movimento nazionale di sinistra. Successivamente andò a Caprera.”,”LASx-017″
“BECCARI Arturo”,”Lassalle.”,”Ammirazione di LASSALLE per GARIBALDI viaggio in IT per incontrarlo (cosa che avvenne a Caprera). L. nel 1861 dopo aver incontrato Carlo CATTANEO a Lugano, si incontrò con VERA, traduttore di HEGEL a Milano, e quindi passò per Genova dove incontrò Agostino BERTANI e altri del movimento nazionale di sinistra. Successivamente andò a Caprera.”,”LASx-001-FV”
“BECCARIA ROLFI Lidia BRUZZONE Anna Maria”,”Le donne di Ravensbrück. Testimonianze di deportate politiche italiane.”,”Ravensbrück era un campo di rieducazione diventato poi di sterminio unico lager esclusivamente femminile. “”E’ onesto dire che sono sopravvissute quelle che hanno accettato di lavorare per il sistema, come me, alla Siemens, al Betrieb, nei trasporti destinati alle fabbriche, alla produzione, in sostanza quelle che sono state obbligate a lavorare per l’ industria bellica. Quelle che invece, volontariamente o involontariamente negli ultimi mesi non hanno fatto un lavoro stabile al coperto in fabbrica o nell’ organizzazione del campo, ben difficilmente hanno avuto la forza fisica di reggere fino alla fine e la forza morale di non lasciarsi morire, di lottare per sopravvivere””. (pag 107) “”La maggioranza di quelle che sono rimaste sottoproletariato… sono scomparse””.”,”GERN-084″
“BECCARIA Cesare”,”Dei delitti e delle pene.”,”””Questa è la ragione per cui in alcuni governi , che hanno tutta l’ apparenza della libertà, la tirannia sta nascosta o s’ introduce non prevista in qualche angolo negletto dal legislatore, in cui insensibilmente prende forza e s’ ingrandisce””. (pag 98)”,”TEOP-146″
“BECCARIA Giantommaso”,”Storia delle società di mutuo soccorso d’ Europa dalla loro origine fino ai tempi nostri.”,”””La più celebre associazione d’ Europa è certamente quella detta I pionieri di Rochdale ch’era rappresentata al parlamento inglese dal suo deputato naturale l’ immortale Cobden. Questo nome ha un grande significato. Là ha la sua sede principale l’ unione dei buoni e giusti pionieri cooperativi, ossia l’ unione di coloro che precedono il resto dell’ umanità, che preparano la via del progresso; sentinelle avanzate che soccombono qualche volta alle fatiche del viaggio, ma dopo di avere tracciata la via, e dopo di averla illuminata col sacro loro fuoco e colla loro virtù””. (pag 153)”,”MEOx-052″
“BECCARIA Gian Luigi”,”I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute.”,”Gian Luigi Beccaria insegna Storia della lingua italiana all’Università di Torino. È autore di ‘L’autonomia del significante. Figure del ritmo e della sintassi. Dante, Pascoli, D’Annunzio’ (Einaudi, 1975), ‘Italiano’ (Garzanti, 1988), ‘Le forme della lontananza’ (1989).”,”VARx-035-FSD”
“BECCARIA Cesare”,”Dei delitti e delle pene. Con il Commentario di Voltaire.”,”15 marzo 1738, nasce a Milano Cesare Beccaria (1738-1794). Giurista, filosofo, economista, scrittore, fu una delle massime figure dell’illuminismo italiano in particolare dell’illuminismo lombardo.”,”DIRx-003-FL”
“BECCARO Andrea”,”La guerra in Iraq.”,”Andrea Beccaro, dottore di ricerca in Scienze strategiche e docente a contratto di Relazioni internazionali presso la Scuola Università Interfacoltà di Scienze Strategiche di Torino. È autore di ‘La guerra oggi e domani’ (2010) e curatore di ‘Charles Edward Callwell, Small Wars. Teoria e prassi del XIX secolo all’Afghanistan’ (2012)”,”QMIx-323″
“BECCEGATO Paolo NANNI Walter STRAZZARI Francesco a cura; saggi di Francesco STRAZZARI Marta ORLANDI Alessandra OGLINO Luigi RANZATO Mario RAGAZZI Pierluigi BODA Nicola BRUNO Walter NANNI Paolo BECCEGATO Danilo FELICIANGELI Gianfranco BRUNELLI Michele CESARI Francesco ROSSI Maria Elisabetta GANDOLFI Alberto BOBBIO Michele CESARI Mario RAGAZZI Marta ORLANDI”,”Guerre alla finestra. Rapporto di ricerca su conflitti dimenticati, guerre infinite, terrorismo internazionale.”,”Hanno collaborato a questa ricerca ‘Famiglia cristiana’ e ‘Il Regno’. Paolo Beccegato è responsabile dell’Area internazionale della Caritas-Italiana e vicepresidente della Fondazione ‘Giustizia e solidarietà’ della Conferenza episcopale italiana. Walter Nanni, sociologo, collabora con l’Ufficio Studi e ricerche di Caritas Italiana ed è consulente per enti locali e organizzazioni no profit in materia di ricerca, formazione e progettazione. Francesco Strazzari insegna Relazioni internazionali nell’Università di Amsterdam. Collabora con l’International Training Program on Conflict Management della Scuola Superiore S. Anna di Pisa. “”Anche dopo aver messo Marx in naftalina, per gli economisti i fattori economici contano molto di più di quelli etno-culturali per analizzare e spiegare le guerre”” (pag 131, ‘La dimensione economica dei conflitti armati’ di Mario Ragazzi”,”QMIx-230″
“BECCHETTI Margherita GAMBETTA William GIUFFREDI Massimo LA-FATA Ilaria PISI Guido”,”Una stagione di fuoco. Fascismo guerra resistenza nel Parmense.”,”inserire in Correna Scambi di prigionieri e Accordi con i tedeschi (pag 161-169) Missioni alleate, disertori della Wehrmacht. Contro il comune nemico “”Questa dimensione internazionale della lotta assume un significato ancora più marcato considerando l’arruolamento nella guerriglia anche di disertori dall’esercito tedesco, un fenomeno che, iniziato nei mesi primaverili, si protrasse poi fino alla liberazione. Nei ruolini redatti dai comandi partigiani al termine della guerra risultarono oltre 300 partigiani fuggiti da reparti tedeschi. Di questi circa 250 erano sovietici che, catturati durante l’invasione dell’Urss, avevano aderito alle truppe naziste in gran parte per lasciare le atroci condizioni dei campi di prigionia, ma talvolta anche per ostilità antisovietiche. Tra di loro, infatti la maggioranza era russa ma vi erano anche georgiani, ucraini, bielorussi e soldati originari delle regioni musulmane più orientali (24). Per loro, come per i fuggitivi di altre nazionalità (polacchi, francesi, olandesi e jugoslavi) che avevano fino a quel momento combattuto per il Terzo Reich, era ora possibile un’occasione di riscatto. Tra chi abbandonava i reparti di Kesselring vi erano però anche soldati tedeschi e austriaci, forse da sempre antifascisti oppure prima illusi dal nazionalsocialismo e ora disgustati dalle sue guerre. Nel loro insieme, quindi, questi fuggitivi costituivano anche una simbolica immagine della crisi dell’Europa hitleriana che, frastornata dalla violenza, maturava o riprendeva percorsi di opposizione antinazista. Solitamente i disertori, per ovvi sospetti, venivano a lungo tenuti sotto controllo dei comandi partigiani e per prudenza distribuiti tra i diversi distaccamenti. Ci furono però anche rari casi in cui poterono organizzarsi in propri gruppi, come i due distaccamenti “”Voroscilov I”” e “”Voroscilov II””, inquadrati nella 3ª Julia, composti da sovietici e comandati dal ventisettenne georgiano Nicolai Esaria. Il fenomeno dei disertori passati alla Resistenza era motivo di grave preoccupazione per tedeschi e fascisti, poiché i partigiani avevano la possibilità di impiegare combattenti che non solo indossavano le loro uniformi ma ne conoscevano anche la lingua e la prassi militare”” (pag 224-225) [M. Becchetti, W. Gambetta, M. Giuffredi, I. La Fata, G. Pisi, ‘Una stagione di fuoco. Fascismo guerra resistenza nel Parmense’, Edizione BFS, Pisa, 2021] [(24) M. Minardi, Disertori alla macchia. Militari dell’esercito tedesco nella Resistenza parmense’, Bologna, Clueb, 2006, p. 27 e ss.]”,”ITAR-367″
“BECHELLONI Giovanni”,”L’immaginario quotidiano. Televisione e cultura di massa in Italia.”,”Giovanni Bechelloni è professore straordinario di Sociologia dell’arte e della letteratura e direttore dell’Istituto di Sociologia dell’Università degli Studi di Napoli. Ha pubblicato tra l’altro: ‘La macchina culturale in Italia’ (1975) “”La prova migliore e più tangibile della validità delle ipotesi di McLuhan è data da due fatti che sono sotto gli occhi di noi italiani: l’avvento delle televisioni private in abbinamento col telecomando che consente di costruire individualmente palinsesti e programmi, nonché la crescita di una generazione di bambini ipersocializzati dalla televisione che sono molto più attivi e svegli di qualsiasi altra generazione di bambini che li ha preceduti”” (pag 175)”,”EDIx-222″
“BECHIS Franco RIZZO Sergio”,”In nome della rosa.”,”La storia gloriosa e tormentata, quasi una “”dynasty”” all’italiana, della casa editrice fondata da Arnoldo Mondadori: dai lontani inizi del 1907 alle ultime, burrascose vicende che hanno coinvolto eredi litigiosi, magnati della finanza e personaggi politici Bechis e Rizzo hanno lavorato insieme a Milano Finanza. Poi Rizzo la lavorato nella redazione romana de ‘Il Mondo’.”,”EDIx-105″
“BECHIS Franco”,”Ruberai. Quarant’anni di sprechi e scandali della TV di stato.”,”Somme astronomiche elargite a centinaia di collaboratori Rai nel 1992 (una scala che va da 2 miliardi e 600 milioni a Michelangelo Guardì fino ad un minimo a Guglielmo Nardocci di 50 milioni) Franco Bechis (Torino, 1962) è vice direttore del quotidiano MF e del settimanale Milano Finanza (1994). Ha già pubblicato ‘In nome della rosa’ (1991), ‘Onorevole l’arresto’ (1994) e ‘Le signore delle tangenti’ (1994).”,”EDIx-227″
“BECK Ulrich”,”I rischi della libertà. L’ individuo nell’ epoca della globalizzazione.”,”BECK Ulrich insegna sociologia nell’ Università di Monaco di Baviera e alla LSE (London School of Economics).”,”TEOS-054″
“BECK Ulrich”,”Lo sguardo cosmopolita.”,”ANTE1-29 Ulrich BECK insegna sociologia alla Ludwig Maximilian Universität di Monaco di Baviera e alla London School of Economics. Ha scritto: ‘La società del rischio’, ‘Che cos’è la globalizzazione’, ‘Libertò o capitalismo?’, ‘Europa felix’.”,”TEOP-349″
“BECK Ulrich”,”Che cos’è la globalizzazione. Rischi e prospettive della società planetaria.”,”Ulrich Beck (1944) è docente presso l’Università di Monaco e la London School of Economics. Fra le sue opere, in italia sono state pubblicate: Che cos’è la globalizzazione, rischi e prospettive della società planetaria e, con altri, Modernizzazione riflessiva e La società del rischio, verso una seconda modernità. Presso Einaudi ha pubblicato Il lavoro nell’epoca della fine del lavoro.”,”ECOI-119-FL”
“BECK Ulrich”,”La società cosmopolita. Prospettive dell’epoca postnazionale.”,”Ulrich Beck (1944) è docente presso l’Università di Monaco e la London School of Economics. Fra le sue opere, in italia sono state pubblicate: Che cos’è la globalizzazione, rischi e prospettive della società planetaria e, con altri, Modernizzazione riflessiva e La società del rischio, verso una seconda modernità. Presso Einaudi ha pubblicato Il lavoro nell’epoca della fine del lavoro.”,”TEOS-22-FL”
“BECK Ulrich”,”Un mondo a rischio.”,”Ulrich Beck (1944) è docente presso l’Università di Monaco e la London School of Economics. Fra le sue opere, in italia sono state pubblicate: Che cos’è la globalizzazione, rischi e prospettive della società planetaria e, con altri, Modernizzazione riflessiva e La società del rischio, verso una seconda modernità. Presso Einaudi ha pubblicato Il lavoro nell’epoca della fine del lavoro.”,”TEMx-005-FL”
“BECK Ulrich”,”Libertà o capitalismo? Varcare la soglia della modernità. Conversazione con Johannes Willms.”,”Ulrich Beck insegna sociologia alla Ludwig Maximilian Universität di Monaco di Baviera, è docente alla London School of Economics ed è firma autorevole del settimanale ‘Der Spiegel’.”,”TEOS-040-FL”
“BECK Ulrich”,”I rischi della libertà. L’individuo nell’epoca della globalizzazione.”,”Ulrich Beck (1944) è docente presso l’Università di Monaco e la London School of Economics. Fra le sue opere, in italia sono state pubblicate: Che cos’è la globalizzazione, rischi e prospettive della società planetaria e, con altri, Modernizzazione riflessiva e La società del rischio, verso una seconda modernità. Presso Einaudi ha pubblicato Il lavoro nell’epoca della fine del lavoro.”,”TEOS-049-FL”
“BECK Ulrich, a cura di Walter PRIVITERA”,”La società del rischio. Verso una seconda modernità.”,”Ulrich Beck (1944) è docente presso l’Università di Monaco e la London School of Economics. Fra le sue opere, in italia sono state pubblicate: Che cos’è la globalizzazione, rischi e prospettive della società planetaria e, con altri, Modernizzazione riflessiva e La società del rischio, verso una seconda modernità. Presso Einaudi ha pubblicato Il lavoro nell’epoca della fine del lavoro.”,”TEOS-050-FL”
“BECK Ulrich”,”Il lavoro nell’epoca della fine del lavoro. Tramonto delle sicurezze e nuovo impegno civile.”,”Ulrich Beck (1944) è docente presso l’Università di Monaco e la London School of Economics. Fra le sue opere, in italia sono state pubblicate: Che cos’è la globalizzazione, rischi e prospettive della società planetaria e, con altri, Modernizzazione riflessiva e La società del rischio, verso una seconda modernità. Presso Einaudi ha pubblicato Il lavoro nell’epoca della fine del lavoro.”,”TEOS-051-FL”
“BECK Ulrich”,”Europa felix. Il vecchio continente e il nuovo mercato del lavoro.”,”Ulrich Beck (1944) è docente presso l’Università di Monaco e la London School of Economics. Fra le sue opere, in italia sono state pubblicate: Che cos’è la globalizzazione, rischi e prospettive della società planetaria e, con altri, Modernizzazione riflessiva e La società del rischio, verso una seconda modernità. Presso Einaudi ha pubblicato Il lavoro nell’epoca della fine del lavoro.”,”EURE-023-FL”
“BECK Ulrich GIDDENS Anthony LASH Scott”,”Modernizzazione riflessiva. Politica, tradizione ed estetica nell’ordine sociale della modernità.”,”Ulrich Beck (1944) è docente presso l’Università di Monaco e la London School of Economics. Fra le sue opere, in italia sono state pubblicate: Che cos’è la globalizzazione, rischi e prospettive della società planetaria e, con altri, Modernizzazione riflessiva e La società del rischio, verso una seconda modernità. Presso Einaudi ha pubblicato Il lavoro nell’epoca della fine del lavoro. Pierpaolo Marrone, Università di Trieste. Scott Lash, Università Lancaster. Anthony Giddens, Università Cambridge. Democrazia delle emozioni o emonzionalizzazione della democrazia? (pag 270)”,”TEOS-100-FL”
“BECK Hans Georg, edizione italiana a cura di Enrico LIVREA”,”Il millennio bizantino.”,”H.G. Beck professore emerito di Storia della civiltà bizantina all’Università di Monaco.”,”STAx-048-FF”
“BECK Ulrich”,”What is Globalization?”,”Ulrich Beck is Professor of Sociology at the Ludwig Maximilian University in Münich. ‘Visione cosmopolita di Marx ed Engels nel Manifesto’ “”«The bourgeoisie has through its exploitation of the world market given a cosmopolitan character to producion and consumption in every country. (…)» (…)”” (pag 22)”,”ECOI-002-FP”
“BECKER Bert LADEMACHER Horst a cura; saggi di Bert BECKER Eberahrd SCHMITT Wolf D. GRUNER Horst LADEMACHER Werner ABELSHAUSER Werner BURGHARDT Ulrich SCHMELZ Arno HERZIG Bernd BONWETSCH Abraham ASCHER Reiner TOSSTORFF Marek WALDENBERG Kurt KOSZYK Manfred BURAZEROVIC Werner BRAMKE Bert BECKER Rolf WÖRSDÖRFER Lothar MERTENS Willy BUSCHAK Werner MÜLLER Bernhard H. BAYERLEIN Hubert SCHNEIDER Ursula LANGKAU-ALEX Alexander WATLIN Hermann WEBER Klaus TENFELDE Jürgen ZIMMERLING”,”Geist und Gestalt im historischen Wandel. Facetten deutscher und europäischer Geschichte 1789-1989.”,”Saggi di Bert BECKER Eberahrd SCHMITT Wolf D. GRUNER Horst LADEMACHER Werner ABELSHAUSER Werner BURGHARDT Ulrich SCHMELZ Arno HERZIG Bernd BONWETSCH Abraham ASCHER Reiner TOSSTORFF Marek WALDENBERG Kurt KOSZYK Manfred BURAZEROVIC Werner BRAMKE Bert BECKER Rolf WÖRSDÖRFER Lothar MERTENS Willy BUSCHAK Werner MÜLLER Bernhard H. BAYERLEIN Hubert SCHNEIDER Ursula LANGKAU-ALEX Alexander WATLIN Hermann WEBER Klaus TENFELDE Jürgen ZIMMERLING”,”GERS-019″
“BECKER Jean-Jacques”,”Histoire politique de la France depuis 1945.”,”Jean-Jacques BECKER, professore emerito di storia contemporanea all’ Università Paris-X Nanterre, è specialista della Grande Guerra. Ha pubblicato vari lavori sulla storia politica francese (v. retrocopertina).”,”FRAV-079″
“BECKER Jens”,”Heinrich Brandler. Eine politische Biographie. Gießener sozialwissenschaftliche Dissertation.”,”BECKER, per scrivere la sua biografia di BRANDLER (1881-1967) ha consultato gli archivi del KPD di Berlino, gli archivi regionali e gli archivi del Comintern a Mosca. Altro libro curato da BECKER Jens assieme a BERGMANN Theodor e WATLIN Alexander: – Das erste Tribunal. Das Moskauer Parteiverfahren gegen Brandler, Thalheimer und Radek. DECATON VERLAG. MAINZ. 1993 pag 191 DM 30 (quest’opera contiene tre documenti inediti che segnarono l’inizio della stalinizzazione del Comintern e l’incremento dell’influenza dei quadri dirigenti del partito russo PCb sul KPD (Kommunistische Partei Deutschlands): un’ analisi del 5° Congresso mondiale del Comintern, scritta da August THALHEIMER nel 1925, che critica la bolscevizzazione dei Partiti Comunisti e i protocolli dei primi tribunali del Comintern che nel 1925 criticano alcuni membri del Comitato esecutivo del Comintern, come BRANDLER, THALHEIMER e RADEK, con reprimende politiche).”,”MGEK-058″
“BECKER Gerhard”,”Karl Marx und Friedrich Engels in Köln 1848-1849. Zur Geschichte des Kölner Arbeitervereins.”,”Giornale operaio. “”Die “”Neue Rheinische Zeitung”” war die erste selbständige Tageszeitung des deutschen Proletariats””. (pag 25) “”La Nuova Gazzetta Renana fu il primo quotidiano indipendente del proletariato tedesco””.”,”MADS-357″
“BECKER Oskar”,”Logica modale, calcolo modale.”,”””La nascita della logica modale è contestuale (storicamente e teoricamente) a quella della logica ordinaria e trova la sua prima formulazione nell’ Organon aristotelico. Qui sono definiti i concetti modali fondamentali: necessario, possibile, impossibile, contingente e le principali relazioni tra le proposizioni modali corrispondenti.”” (pag 7)”,”SCIx-206″
“BECKER Jean-Jacques CANDAR Gilles a cura; saggi di Maurice AGULHON Sylvie APRILE Yves BENOT Thomas BOUCHT Nicolas BOURGUINAT Philippe BOUTRY Patrick CABANEL Jean-Claudie CARON Marianne CAYATTE Jean-Francois CHANET Alain CORBIN Jean-William DEREYMEZ Jean EL-GAMMAL Catherine FHIMA Emmanuel FUREIX Christine GUIONNET Dominique KALIFA Pierre LEVEQUE Gilles MANCERON Gaetano MANFREDONIA Philippe OULMONT Christophe PROCHASSON Anne RASMUSSEN Philippe REGNIER Michele RIOT-SARCEY Jacques ROUGERIE Michel VOVELLE Claude WEILL”,”Histoire des gauches en France. Volume 1. L’ héritage du XIXe siécle.”,”Saggi di Maurice AGULHON Sylvie APRILE Yves BENOT Thomas BOUCHT Nicolas BOURGUINAT Philippe BOUTRY Patrick CABANEL Jean-Claudie CARON Marianne CAYATTE Jean-Francois CHANET Alain CORBIN Jean-William DEREYMEZ Jean EL-GAMMAL Catherine FHIMA Emmanuel FUREIX Christine GUIONNET Dominique KALIFA Pierre LEVEQUE Gilles MANCERON Gaetano MANFREDONIA Philippe OULMONT Christophe PROCHASSON Anne RASMUSSEN Philippe REGNIER Michele RIOT-SARCEY Jacques ROUGERIE Michel VOVELLE Claude WEILL. La sinistra e l’ illuminismo (capitolo 1) La sinistra durante la Rivoluzione: nascita di un concetto. (capitolo 3) “”La Rivoluzione francese “”proietta un’ ombra sui Lumi””, scrive Baczko (1988, pag 783). Ma essa ne ha anche arricchito il messaggio, forgiato al fuoco di ciò che resta un’ esperienza senza precedenti della conquista democratica e delle libertà. Quando venne il tempo dei primi bilanci, gli ideologi – questo gruppo che associava i fuggitivi e nuove reclute, intorno a Destutt de Tracy, Cabanis, Volney, Daunou, Ginguené.. – si pose, sul loro giornale ‘La Décade philosophique’ e all’ Institut, come erede delle correnti materialiste e scientifiche provenienti dagli enciclopedisti via Conderocet. Essi conservavano l’ ambizione di cambiare il mondo attraverso una scienza dell’ uomo, appoggiata sui rapporti del fisico e del morale, senza rinunciare all’ ideale della felicità””. (pag 39, M. Vovelle) “”I giacobini non sono gli unici portatori dell’ idea rivoluzionaria avanzata: il Club dei Cordiglieri, fondato nel 1790, è stato più accogliente verso un discorso radicale, allora portato da Danton o Marat, e si è posto come punto di incontro delle società popolari e fraterne parigine.”” (pag 56, M. Vovelle)”,”FRAD-069″
“BECKER Jean-Jacques CANDAR Gilles a cura; saggi di Serge BERNSTEIN Frederic SAWICKI Bernard PUDAL Jeanne SIWEK-POUYDESSEAU Alain CHATRIOT Emmanuel NAQUET Florence ROCHEFORT Daniel LINDENBERG Gaetano MANFREDONIA Jean-Paul DELEAGE Vincent DUCLERT Yves BILLARD Gilles CANDAR Frederic MONIER Jean-Pierre RIOUX Danielle TARTAKOWSKY Alain BERGOUNIOUX e Gerard GRUNBERG Jean Jacques BECKER Annette BECKER Emmanuelle SIBEUD Serge WOLIKOW Noelline CASTAGNEZ Laurent DOUZOU Anne DULPHY Sylvie THINAULT Robert FRANK Francois HOURMANT Sophie COEURE’ Odile RUDELLE Eric AGRIKOLIANSKY Marc Olivier BARUCH Philippe BUTON Patrick FRIDENSON Michel FEHER Daniel LINDENBERG Jacqueline LALOUETTE Christophe PROCASSON Frederique MATONTI Marion FONTAINE”,”Histoire des gauches en France. Volume 2. XXe siècle: à l’ épreuve de l’ histoire.”,”Saggi di Serge BERNSTEIN Frederic SAWICKI Bernard PUDAL Jeanne SIWEK-POUYDESSEAU Alain CHATRIOT Emmanuel NAQUET Florence ROCHEFORT Daniel LINDENBERG Gaetano MANFREDONIA Jean-Paul DELEAGE Vincent DUCLERT Yves BILLARD Gilles CANDAR Frederic MONIER Jean-Pierre RIOUX Danielle TARTAKOWSKY Alain BERGOUNIOUX e Gerard GRUNBERG Jean Jacques BECKER Annette BECKER Emmanuelle SIBEUD Serge WOLIKOW Noelline CASTAGNEZ Laurent DOUZOU Anne DULPHY Sylvie THINAULT Robert FRANK Francois HOURMANT Sophie COEURE’ Odile RUDELLE Eric AGRIKOLIANSKY Marc Olivier BARUCH Philippe BUTON Patrick FRIDENSON Michel FEHER Daniel LINDENBERG Jacqueline LALOUETTE Christophe PROCASSON Frederique MATONTI Marion FONTAINE. “”La specificità del socialismo francese riguarda l’ assenza d’ integrazione “”verticale”” di questo ambiente e di queste reti. L’ eredità della carta d’ Amiens non c’è a caso, ma vale soprattutto come formula incantatoria. E’ per congiurare come contro-modello bolscevico, che la charte d’ Amiens è stata costantemente sollecitata a partire dagli anni 1920 per giustificare il tipo di rapporto intrattenuto dal Partito socialista con i sindacati dei salariati (CGT tra le due guerre, CGT-FO e FEN dopo il 1948, CFDT negli anni 1970) o i raggruppamenti agricoli””. (pag 41, Frederic Sawicki)”,”FRAD-070″
“BECKER Jean-Jacques CANDAR Gilles a cura; saggi di Serge BERNSTEIN Frederic SAWICKI Bernard PUDAL Jeanne SIWEK-POUYDESSEAU Alain CHATRIOT Emmanuel NAQUET Florence ROCHEFORT Daniel LINDENBERG Gaetano MANFREDONIA Jean-Paul DELEAGE Vincent DUCLERT Yves BILLARD Gilles CANDAR Frederic MONIER Jean-Pierre RIOUX Danielle TARTAKOWSKY Alain BERGOUNIOUX e Gerard GRUNBERG Jean Jacques BECKER Annette BECKER Emmanuelle SIBEUD Serge WOLIKOW Noelline CASTAGNEZ Laurent DOUZOU Anne DULPHY Sylvie THINAULT Robert FRANK Francois HOURMANT Sophie COEURE’ Odile RUDELLE Eric AGRIKOLIANSKY Marc Olivier BARUCH Philippe BUTON Patrick FRIDENSON Michel FEHER Daniel LINDENBERG Jacqueline LALOUETTE Christophe PROCASSON Frederique MATONTI Marion FONTAINE”,”Histoire des gauches en France. Volume 2. XXe siècle: à l’ épreuve de l’ histoire.”,”2° copia Saggi di Serge BERNSTEIN Frederic SAWICKI Bernard PUDAL Jeanne SIWEK-POUYDESSEAU Alain CHATRIOT Emmanuel NAQUET Florence ROCHEFORT Daniel LINDENBERG Gaetano MANFREDONIA Jean-Paul DELEAGE Vincent DUCLERT Yves BILLARD Gilles CANDAR Frederic MONIER Jean-Pierre RIOUX Danielle TARTAKOWSKY Alain BERGOUNIOUX e Gerard GRUNBERG Jean Jacques BECKER Annette BECKER Emmanuelle SIBEUD Serge WOLIKOW Noelline CASTAGNEZ Laurent DOUZOU Anne DULPHY Sylvie THINAULT Robert FRANK Francois HOURMANT Sophie COEURE’ Odile RUDELLE Eric AGRIKOLIANSKY Marc Olivier BARUCH Philippe BUTON Patrick FRIDENSON Michel FEHER Daniel LINDENBERG Jacqueline LALOUETTE Christophe PROCASSON Frederique MATONTI Marion FONTAINE. “”Per iniziativa di un socialista svizzero Robert Grimm e di un menscevico russo Yurii Martov, due riunioni ebbero luogo nei villaggi svizzeri, a Zimmerwald (5-8 settembre 1915) e a Kienthal (24-30 aprile 1916) (Rebérioux, 1974). A Zimmerwald, i delegati francesi che non rappresentavano che i gruppi pacifisti molto poco importanti non furono dei socialisti, ma i sindacalisti Alphonse Merrheim e Albert Bourderon, segretario della federazione dei bottai, (che all’ epoca era anche socialista)! Quanto a quella di Kienthal, i delegati francesi erano ben socialisti, c’erano tre parlamentari, i deputati, Jean Raffin-Dugens, Alexandre Blanc e Pierre Brizon, ma essi non rappresentavano alcun gruppo parlamentare socialista. Comunque queste conferenze (organizzate clandestinamente) non raggruppavano che una piccola minoranza di militanti, 38 a Zimmerwald, 44 a Kienthal, cosa che non impediva di essere molto divisi tra pacifisti che volevano semplicemente trovare il cammino della pace e i rivoluzionari””. (pag 325, Jean-Jacques Becker)”,”FRAV-100″
“BECKER Jasper”,”The Chinese.”,”BECKER J. è stato corrispondente dalla Cina ed ora (2000) è Beijing Bureau Chief per il South China Morning. Ha scritto altre opere. Da RC”,”CINE-029″
“BECKER Jean-Jacques”,”Le parti communiste veut-il prendre le pouvoir? La stratégie du PCF, de 1930 à nos jours.”,”ANTE3-40 J.J. BECKER è nato a Parigi nel 1928. E’ agregé d’histoire e docteur en lettres. E’ specialista di storia politica e dell’opinione pubblica. E’ direttore del dipartimento di storia e professore all’Università di Clermont-Ferrand.”,”PCFx-080″
“BECKER Jean-Jacques”,”1914. L’anno che ha cambiato il mondo. (Tit.orig.: L’Année 14)”,”BECKER Jean-J professore emerito di storia contemporanea all’università di Paris X Nanterre è presidente dell’Historial de la Grande Guerre di Péronne.”,”RAIx-255″
“BECKER Jean-Jacques MARCOU Lilly BROUE’ Pierre JOUBERT Jean-Paul GOTOVITCH José AUBERT Roger LEVILLAIN Philippe REMOND René MAYEUR Jean-Marie GUILLIEN Pierre AGERON Charles-Robert ROMANO Sergio CANAVERO Alfredo MILZA Pierre VALOTA CAVALLOTTI Bianca RUMI Giorgio BERNSTEIN Serge PEDERSEN Ole Karup KREIS Georg REMOND René, saggi di”,”Les Internationales et le problème de la guerre au XXe siècle.”,”Saggi di BECKER Jean-Jacques MARCOU Lilly BROUE’ Pierre JOUBERT Jean-Paul GOTOVITCH José AUBERT Roger LEVILLAIN Philippe REMOND René MAYEUR Jean-Marie GUILLIEN Pierre AGERON Charles-Robert ROMANO Sergio CANAVERO Alfredo MILZA Pierre VALOTA CAVALLOTTI Bianca RUMI Giorgio BERNSTEIN Serge PEDERSEN Ole Karup KREIS Georg REMOND René Contiene i saggi: – Jean-Paul JOUBERT, ‘Le défaitisme révolutionnaire dans la stratégie marxiste’ (pag 65-74) – Lilly MARCOU, ‘La IIIe Internationale et le problème de la guerre. Bilan historiographique’ (pag 28-50) – Pierre BROUE’, Les trotskystes et le problème de la guerre. Bilan historiographique’ (pag 51-64) “”Marx et Engels n’ont jamais élaboré une théorie spécifique de la guerre. Faisant leur la formule de Clausewitz, ils considéraient la guerre comme la continuation de la politique par d’autres moyens. Leur politique dans une guerre donnée n’était donc pas définie en fonction d’une théorie ‘a priori’ mais à partir de l’analyse concrète du conflit, les intérêts de la révolution constituant le critère suprême. Lors de chaque conflit, il s’interrogèrent donc pour définir le camp dont la victoire serait la plus avantageuse pour la classe ouvrière. On connaît la formule d’Engels: “”Mon plus grand désir est que la Prusse se fasse bien battre, il y aurait alors une révolution à Berlin”” (2 avril 1866)””. (pag 65) [Jean-Paul Joubert, ‘Le défaitisme révolutionnaire dans la stratégie marxiste’, in ‘Les Internationales et le problème de la guerre au XXe siècle’]”,”INTT-255″
“BECKER Jean-Jacques”,”1917 en Europe. L’année impossible.”,”Questione ammutinamenti. “”La bibliographie étrangère n’accorde pas une très grande place à la crisi que connut alors l’armée française. Au fond, elle semble parfaitement logique, soit pour des causes matérielles, “”froid, pluie, faim, fatigue, (…) les hommes se rebellent”” (Biographical Dictionary of the World War I), soit pour des causes morales, les unes se conjuguant avec les autres: “”L’offensive Nivelle avait obtenu le résultat inverse de ce qu’elle avait promis. Au lieu de rompre le front allemand, elle avait réduit l’infanterie française à se mutiner (…). Une armée (…) quand son esprit de combat et ses espérances ont été usés au-delà d’un certain point peut perdre la volonté de se lancer elle-même contre de terribles barrières. C’est ce qui est arrivé aux forces francaise”” (Trevor Wilson, p. 456). Les analyses françaises ne sont pas très différentes: “”C’est un phénomène spontané exprimant la lassitude et la révolte de soldats s’estimant sacrifiés inutilement”” (jean Delmas, in Images de 1917, p. 53). Depuis les travaux de Guy Pedroncini, les mutineries de l’armée française en 1917 sont connues dans leur détail”” (pag 77)”,”QMIP-080″
“BECKER Jean-Jacques”,”La Grande Guerre.”,”BECKER Jean-Jacques professore emerito nell’Università di Paris Ouest Nanterre La Défense, presidente onorario del centro di ricerca dell’Estorial de Péronne sur la Grande Guerre.”,”QMIP-098″
“BECKER Jean-Jacques, con la collaborazione di Annette BECKER”,”La France en guerre 1914 – 1918. La grande mutation.”,”Professore all’Università di Parigi (X Nanterre), J.J. Becker ha dedicato una gran parte dei suoi lavori all’opinione pubblica e alla guerra del 1914.”,”QMIP-178″
“BECKER Jean-Jacques BERSTEIN Serge, a cura”,”Victoire et frustrations, 1914-1929.”,”Economia e finanza internazionale. Le due prime crisi dei cambi: 1919-1921 e 1923-1924 (pag 226-230) Tabella relativa alla crisi monetaria del 1923-1924 (corsi medi mensili a Parigi della sterlina e del dollaro, settembre 1923 – marzo 1924) (pag 228)”,”FRAV-172″
“BECKER Jean-Jacques”,”1914. L’anno che ha cambiato il mondo.”,”Jean-J. Becker professore emerito di storia contemporanea all’università di Paris X Nanterre è presidente dell’Historial de la Grande Guerre di Péronne. “”Alla fine del 1914 tutti gli elementi di una guerra interminabile era evidenti: i due campi avversi disponevano di forze umane quasi equivalenti, mettevano in campo un arsenale bellico gigandesco e mostravano una risoluzione senza precedenti”” (pag 297)”,”QMIP-024-FV”
“BECKER Howard S.”,”Tricks of the Trade. How to Think about Your Research While You’re Doing It.”,”Howard S. Becker is Adjunct Professor of Sociology at the University of California, Santa Barbara.”,”VARx-113-FL”
“BECKER Howard S. RICHARDS Pamela”,”Writing for Social Scientists. How to Start and Finish Your Thesis, Book, or Article.”,”Howard S. Becker is Adjunct Professor of Sociology at the University of California, Santa Barbara, and University of Washington. Pamela Richards is associate professor of sociology at the University of Florida.”,”VARx-115-FL”
“BECKER Jean-Jacques”,”The Great War and the French People.”,”Storia sociale della guerra in Francia Le tabelle sulle perdite del conflitto sono prese da Alfred Sauvy, ‘Histoire économique de la France entre le deux guerres’, vol. I., Fayard.”,”QMIP-038-FSL”
“BECKETT Ian F.W.”,”La prima guerra mondiale. Dodici punti di svolta.”,”Titolo originale: ‘The Making of the First World War’. Ian Beckett è Visiting Professor of History all’Università del Kent. Affermato specialista di storia della Prima guerra mondiale, è autore tra l’altro di Ypres: ‘The First Battle, 1914’ (2006) e ‘The Great War 1914-1918’ (2007) Zeppelin. (pag 231) “”Ci si aspettava un attacco aereo sin dagli anni Novanta dell’Ottocento, poiché gli spettacolari bombardamenti aerei erano entrati a far parte della letteratura popolare prebellica, si trattasse di storie di invasioni o di spionaggio. Lord Northcliffe, proprietario del “”Daily Mail””, cominciò a mettere in guardia la Gran Bretagna sulla sua vulnerabilità agli attacchi aerei nel 1906, mentre H.G. Wells predisse la guerra aerea nel suo influente ‘La guerra nell’aria’, del 1908. Nel luglio del 1909 Louis Blériot volò sulla Manica, alimentando le apprensioni dell’opinione pubblica. ‘Aerial Warfare’ di R.P. Hearne, uscito nello stesso anno, contribuì a far scoppiare il cosiddetto terrore dello Zeppelin, aiutato dal film di Charles Urban ‘The Airship Destroyer. L’ansia aumentava progressivamente, e il culmine arrivò nel febbraio del 1913 con la comparsa dell’aeronave ‘Hansa’ nei cieli della Gran Bretagna. Una volta scoppiata la guerra, tuttavia, la tendenza iniziale della stampa fu di enfatizzare le difficoltà che gli Zeppelin avrebbero incontrato a causa del vento e dei banchi di nuvole nel cielo britannico. Nel 1914 i tedeschi avevano costruito 11 dirigibili, 10 dei quali Zeppelin di alluminio e un modello simile in legno, lo Schütte Lanz. Il vicecapo di stato maggiore della marina tedesca, Paul Behncke, insisteva per usarli immediatamente su Londra, ma 10 di questi dirigibili erano controllati dall’esercito e, di questi, 7 erano assegnati a supporto delle operazioni di terra. Quindi prima del 1915 non c’era un numero sufficiente di dirigibili a disposizione per effettuare raid di bombardamento sulla Gran Bretagna. (…) La scarsa sicurezza delle apparecchiature radio degli Zeppelin, inoltre, aiutò enormemente la raccolta di informazioni tramite intercettazione, una volta che la Naval Intelligence Division e la Military Intelligence Division iniziarono a cooperare a pieno regime. Spesso i britannici sapevano meglio degli stessi equipaggi degli Zeppelin quale fosse la loro posizione. Le perdite aumentarono progressivamente e il decano dei comandanti degli Zeppelin, Heinrich Mathy, morì gettandosi dall’L31, in fiamme e gravemente danneggiato, nella notte tra il 1° e il 2 ottobre del 1916, su Potters Bar. In tutto, la Germania perse 17 dirigibili in battaglia e 21 per incidenti”” (pag 231, 244-245)”,”QMIP-191″
“BECKETT Francis”,”Enemy Within. The Rise and Fall of the British Communist Party.”,”Acknowledgements, Illustrations, foto, Introduction, Postscript, Bibliography, Index,”,”MUKx-003-FL”
“BECKETT Ian F.V. a cura, scritti di PIMLOTT John, TOASE Francis, BENNET Matthew, LEE Nigel”,”The Roots of Counter-insurgency. Armies and guerrilla warfare, 1900-1945.”,”BECKETT Ian F. V. è Visiting Profesor di Storia all’Università del Kent, Specialista di storia della prima guerra mondiale. Tra le sue pubblicazioni Ypres: The First Battle, 1914 (2006). Per Einaudi ha pubblicato La prima guerra mondiale. Dodici punti di svolta.”,”QMIx-054-FSL”
“BECKMAN Arnold O.”,”Beckman Instruments, Inc. “”There is no satisfactory substitute for excellence””.”,”Fondo Palumberi Dr. Arnold O. Beckman, member of the Newcomen Society, Founder and Chairman Beckman Instruments Inc., Fullerton, California Compagnia nata in un garage a Pasadena, California (pag 14)”,”ECOG-067″
“BECKMANN George M.”,”The Making of the Meiji Constitution. The Oligarchs and the Constitutional Development of Japan, 1868-1891.”,”””Il più importante tra questi partiti fu il Jiyuto (Partito Liberale), che era stato organizzato nel novembre 1880 da alcuni membri del defunto Aikokusha. Questo gruppo, guidato da Ueki Emori e Kono Hironaka, sentiva che solo attraverso una continua pressione si sarebbe potuto forzare il governo ad approvare una costituzione che includesse freni istituzionali alla oligarchia. (…) Nel complesso, lo Jiyuto fu il più democratico dei partiti politici in quanto la sua filosofia politica era basata sul principio della sovranità popolare; i suoi leaders si battevano sulla premessa che il paese esisteva principalmente per il popolo e non per il sovrano o una oligarchia””. (pag 61)”,”JAPx-051″
“BEDARIDA Francois”,”Will Thorne. La voie anglaise du socialisme.”,”BEDARIDA è D di ricerca al CNRS, anima l’Institut d’Histoire du Temps Present (IHTP). I suoi principali libri sono: ‘La Civilisation industrielle à la conquete du monde’, ‘L’Ere victorienne’, ‘La Societé anglaise’ e ‘Le Socialisme anglais de origines à 1945’.”,”MUKx-016″
“BEDARIDA F. BOUVIER J. CARON F. CLOULAS I. DAUMARD A. DEMONET M. DESROSIERES A.; altri autori J. DUPAQUIER M. DUPAQUIER G. GARRIER M. HAU J. HECHT J. HOOCK B. LECUYER P. LEON M. LEVY R. LEVY-BRUHL M. LEVY-LEBOYER J. MAIRESSE E. MALINVAUD T. MARKOVITCH C. MENARD H. MORSEL J. OZOUF J.D. PARISET J.C. PERROT M. PERROT J. VACHER A. VANOLI E. VILQUIN M. VOLLE”,”Pour une histoire de la statistique. Tome 1. Contributions. Tome 2. Materiaux.”,”Altri autori: J. DUPAQUIER, M. DUPAQUIER, G. GARRIER, M. HAU, J. HECHT, J. HOOCK, B. LECUYER, P. LEON, M. LEVY, R. LEVY-BRUHL, M. LEVY-LEBOYER, J. MAIRESSE, E. MALINVAUD, T. MARKOVITCH, C. MENARD, H. MORSEL, J. OZOUF, J.D. PARISET, J.C. PERROT, M. PERROT, J. VACHER, A. VANOLI, E. VILQUIN, M. VOLLE. Il secondo volume è curato da Joëlle AFFICHARD”,”FRAS-008″
“BEDARIDA Francois e J.M. BOUISSOU D. DAVID M. FERRO M. FLANDREAU R. FRANK F. GASPARD V.Y. GHEBALI F. GODEMENT P. HASSNER P.C. HAUTCOEUR P. JACQUET H. LAURENS E. M’BOKOLO M. MERTES D. MOISI P. MOREAU DEFARGES G. PARMENTIER H. RUIZ FABRI F. SACHWALD A. SMOLAR G.H. SOUTOU P. THIBAUD A. TIRASPOLSKY M. VAISSE TALLEYRAND B. CAZES E. ALPHANDERY Y. GOUNIN E. ZUNZ B. BLOCH”,”1900-2000: Cent ans de relations internationales.”,”BEDARIDA Francois e J.M. BOUISSOU D. DAVID M. FERRO M. FLANDREAU R. FRANK F. GASPARD V.Y. GHEBALI F. GODEMENT P. HASSNER P.C. HAUTCOEUR P. JACQUET H. LAURENS E. M’BOKOLO M. MERTES D. MOISI P. MOREAU DEFARGES G. PARMENTIER H. RUIZ FABRI F. SACHWALD A. SMOLAR G.H. SOUTOU P. THIBAUD A. TIRASPOLSKY M. VAISSE TALLEYRAND B. CAZES E. ALPHANDERY Y. GOUNIN E. ZUNZ B. BLOCH”,”RAIx-106″
“BEDARIDA François BOURDÉ Guy BOUVIER Jean CHAMBELLAND Colette CHARLES Jean DROZ Jacques DUBIEF Henri FRIDENSON Patrick GALLISSOT René GIRAULT Jacques HAUPT Georges MOISSONNIER Maurice OLIVESI Antoine OZOUF Jacques PERROT Michelle RACINE Nicole RAYMOND Justinien REBERIOUX Madeleine ROUGERIE Jacques TREMPÉ Rolande WILLARD Claude WINOCK Michel”,”Mélanges d’histoire sociale offerts a Jean Maitron. Sur l’anarchisme en Angleterre (Bedarida); Application du concept de “”capital financier”” à une économie déterminée: le cas français au XXe siècle (Bouvier); A propos de la scission syndicale de 1921 (Charles); Anarco-syndicalisme et communisme de gauche dans les débuts de la République de Weimar (Droz); Contribution à l’histoire de l’ultra-gauche: Maurice Heine (Dubief); Groupes dirigeants internationaux du mouvement ouvrier (Haupt); Les voies du réformisme: le cas d’Albert Richard (Moissonnier); Victor Serge: chroniques de la revue ‘Clarté’ (1922-1926) (Racine); Notes pour servir à l’histoire du 18 mars 1871; Les réactions du PC et de la SFIO à l’arrivée de Hitler au pouvoir (Willard); Robert Michels et la démocratie allemaniste (Winock); etc.”,”Saggi di BEDARIDA François BOURDÉ Guy BOUVIER Jean CHAMBELLAND Colette CHARLES Jean DROZ Jacques DUBIEF Henri FRIDENSON Patrick GALLISSOT René GIRAULT Jacques HAUPT Georges MOISSONNIER Maurice OLIVESI Antoine OZOUF Jacques PERROT Michelle RACINE Nicole RAYMOND Justinien REBERIOUX Madeleine ROUGERIE Jacques TREMPÉ Rolande WILLARD Claude WINOCK Michel Saggi su anarchismo, sindacalismo rivoluzionario, comunismo di sinistra in Germania, gruppi dirigenti internazionali del movimento operaio, riformismo, comune di Parigi, PCF e SFIO su ascesa potere di Hitler, repubblica di Weimar ecc.”,”MEOx-137″
“BEDEL Maurice”,”Monsieur Hitler.”,”””Hitleriani o no, staliniani o no, i francesi sono colpiti da lungo tempo, e per lungo tempo ancora, dalla psicosi delle libertà democratiche. Impiego la parola psicosi nel suo senso più generale: non c’è popolo che non abbia la sua psicosi e pure le sue psicosi nazionali; i tedeschi le collezionano, e una delle più curiose- e che potrà essere loro fatale- è quella che fa loro credere di essere la razza eletta”” (pag 84)”,”GERN-098″
“BEDESCHI Giuseppe”,”Introduzione alla Scuola di Francoforte.”,”La SCUOLA DI FRANCOFORTE nasce di fatto con l’ ISTITUTO PER LA RICERCA SOCIALE (IRS), fondato da un gruppo di intellettuali marxisti nel 1922. Il primo direttore dell’Istituto fu un economista, Kurt Albert GERLACH, che però morì precocemente, pochi mesi dopo aver assunto l’incarico di direttore (d). Gli successe Karl GRÜNBERG, già professore di Scienze politiche all’ UNIVERSITA’ DI VIENNA, fondatore nel 1910 dello “”Archiv für die Geschichte des Sozialismus und der Arbeiterbewegung”” (AGSA), al quale già collaboravano eminenti pensatori e studiosi marxisti (fra gli altri LUKACS-G e KORSCH-K). Nel discorso ufficiale con cui assunse la carica di direttore (1924), GRUNBERG-K affermò che l’ IRS si prefiggeva il compito di comprendere il mondo e, attraverso tale comprensione, di cambiarlo. Sotto la sua”,”TEOS-041″
“BEDESCHI Giuseppe”,”La parabola del marxismo in Italia, 1945-1983.”,”BEDESCHI Giuseppe (Roma, 1939) insegna filosofia morale all’ Università di Roma. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina) tra cui ‘Introduzione a Marx’ (1981).”,”PCIx-092″
“BEDESCHI Lorenzo”,”Il giovane De Gasperi e l’ incontro con Romolo Murri.”,”Lorenzo BEDESCHI nato nel 1915 è docente di storia contemporanea presso l’ Università di Urbino.”,”ITAP-054″
“BEDESCHI Giuseppe”,”La fabbrica delle ideologie. Il pensiero politico nell’ Italia del Novecento.”,”Giuseppe BEDESCHI (Alfonsine, 1939) è ordinario di filosofia morale nella facoltà di filosofia dell’Università La Sapienza di Roma. Ha pubblicato molte opere tra cui ‘Hegel’ (1993), ‘Tocqueville’ (1996) e ‘Kant’ (1997), ‘Introduzione a Marx’ (2001), ‘Introduzione alla Scuola di Francoforte’ (2002). “”Salvemini: la guerra per la democrazia in Europa. Salvemini fu, insieme a Leonida Bissolati, il principale esponente dell’ interventismo democratico. In lui le preoccupazioni di ordine internazionale si intrecciavano strettamente a quelle nazionali (e con ciò egli dimostrava di essere ormai lontanissimo dalla forma mentis socialista, che gli era divenuta del tutto estranea).”” (pag 91) “”E infatti proprio questo fu lo scoglio sul quale si arenò la trattativa tra comunisti e socialisti. Angelo Tasca ha ricordato che, durante l’ incontro fra le delegazioni del Pcd’I, del Psi e del Psu, Matteotti (segretario del Psu) disse rivolto ai comunisti: “”Lottare a fondo contro il fascismo? D’accordo. Ma in nome di che? Noi vogliamo lottare contro il fascismo in nome della libertà, voi in nome della dittatura. C’è tra noi un dissidio di principio insuperabile. Appunto perché vogliamo lottare contro il fascismo, non possiamo confondere la nostra posizione con la vostra. La vostra fa il gioco del fascismo. Siete disposti a dichiarare che rinunciate alla dittatura, che siete contro le dittature? Se sì, possiamo senz’ altro fare la lista comune; se no, ciascuno deve andare per la propria strada””. (pag 186)”,”ITAB-148″
“BEDESCHI Lorenzo”,”Cattolici e comunisti. Dal socialismo cristiano ai cristiani marxisti.”,”BEDESCHI Lorenzo è nato a Bagnocavallo (Ravenna) nel 1915. Insegna storia contemporanea all’ Università di Urbino. Ha pubblicato tra l’ altro: ‘Socialisti e cattolici nei Comuni dall’ Unità al fascismo’ (1973). “”E che il leader comunista fosse interessato al problema e l’ altro, la prospettiva di “”un partito unico della classe operaia”” alleato con le masse contadine cattoliche ch’egli pensava potessero essere gestite dall’ erede del Partito Popolare, cioè la DC. In tale quadro un Partito della Sinistra Cristiana assumeva veramente il compito di spezzare la tanto temuta “”unità dei cattolici””. Senonché di lì a poco più di un anno, chiaritisi meglio gli schieramenti politici italiani ed entrato in crisi il governo ciellenista di Parri, la constatata convergenza dei cattolici e delle gerarchie ecclesiastiche attorno al partito degasperiano inducevano Togliatti a trattare con questo data la grande forza che rappresentava. Perciò appoggiava subito il primo governo della DC riconoscendo ingombrante, se non proprio dannosa, ai fini di questa politica unitaria la presenza del Partito della Sinistra Cristiana, come del resto ha scritto il giornalista comunista Alberto Chiesa””. (pag 155)”,”ITAA-087″
“BEDESCHI Lorenzo”,”La sinistra cristiana e il dialogo con i comunisti.”,”””Una qualche eco ad una tradizione cattolica preesistente, di sapore culturalistico e mistico, può sentirsi nella Democrazia Cristiana Italiana di Murri e un po’ anche nel modernismo in genere, riscoperti attraverso lo studio più che i contatti con gli uomini d’ allora. Il pedigree dei futuri promotori del Partito della Sinistra cristiana non lascia dubbi su ciò. Il torinese Felice Balbo ha dietro di sé una tradizione familiare liberal-cattolica e un esercizio culturale nell’ ambito del gruppo marxisteggiante-azionista ed einaudiano, con una giovinezza quasi atea da cui si converte alla concezione filosofica spiritualista più che alla pratica cattolica. Franco Rodano proviene dal Liceo Visconti di Roma e dalla Congregazione religiosa “”La Scaletta”” dove il card. Massimo Massini (che l’ ha fondata) accoglie un’ elite studentesca borghese nella quale stimola un’ apologetica sostanziale e aperta come ne fa fede il suo testo di religione Basi e sintesi del domma cattolico.”” (pag 21-22)”,”ITAA-091″
“BEDESCHI Lorenzo”,”Buonaiuti, il Concordato e la Chiesa. Con un’ appendice di lettere inedite.”,”BEDESCHI Lorenzo è docente di storia moderna all’ Università di Urbino. Si interessa principalmente dei fermenti politico-religiosi novatori nel cattolicesimo italiano dell’ ultimo secolo, con attenzione al movimento modernista di cui rivendica la validità di fondo nei confronti della condanna ecclesiastica e dell’ incomprensione crociana. Ha scritto ‘I pionieri della DC 1896-1906’, ‘Riforma religiosa e Curia romana all’ inizio del secolo’. “”Su queste posizioni Buonaiuti si consolida durante la guerra dopo la messa all’ Indice del primo volume della sua Storia del Cristianesimo e vi resta fermo fino alla morte. Esse rappresentano il suo definitivo atteggiamento nei confronti della Chiesa cattolica come ne è prova la lettera scritta a don Bietti pochi mesi prima di morire e che perciò rappresenta quasi un doppione del suo testamento spirituale. In essa (il testo è stato riportato) si dice spinto da un “”dovere spirituale”” a preparare la “”Chiesa del domani”” come spiritualità nuova più che come istituzione credendovisi responsabilmente investito sia davanti a Dio sia davanti alla comunità.”” (pag 249)”,”ITAA-092″
“BEDESCHI Giulio”,”Centomila gavette di ghiaccio.”,”””Il male non è soltanto di chi lo fa: è anche di chi, potendo impedire che lo si faccia, non lo impedisce””. (Tucidide) L’A era sottotenente medico durante la seconda guerra mondiale. Ha partecipato lla campagna di Grecia e di Russia prendendo parte alla ritirata della Divisione Julia. “”Fu spaventoso quando uomini validi fino a quel punto sentirono le forze fisiche crollare mentre l’ animo anelava ancora procedere: tutti camminavano contro il vento dosando con angosciosa cautela le estreme sfuggenti energie, quando quelli iniziarono a piegare un ginocchio nella neve, poi l’ altro, poi curvavano la schiena, affondavano le mani nella neve e tendevano la testa in avanti, gli occhi fuori dalle orbite, protesi in un immane sforzo disperato (…). Erano uomini parevano bruti. (…) Immobilizzato dall’ abbandono delle forze protendeva infine un braccio convulso, lo levava dalla neve, stendeva le dita verso la colonna come per aggrapparsi ad essa, per farsi trascinare. – Fratelli… – ansimava con voce fioca: – Fratelli… – Sono un uomo anch’io… non lasciatemi… – singhiozzava. La colonna procedeva, la sua corrente lo sfiorava lasciandolo gemere sulla riva gelida; poiché nessuno poteva reggere una soma di dolore che non fosse la propria””. (pag 367-368)”,”ITQM-125″
“BEDESCHI Lorenzo, a cura di Ugoberto ALFASSIO GRIMALDI”,”Interpretazioni e sviluppo del Modernismo cattolico.”,”BEDESCHI Lorenzo insegna storia contemporanea all’ Università di Urbino. Ha dedicato di recente numerosi saggi al problema del modernismo. Presso la Bompiani ha pubblicato ‘Don Minzoni’, ‘Il giovane De Gasperi’. “”Erroneamente e troppo semplicisticamente la Curia romana attribuiva l’estensione del fenomeno ad una presunta intesa segreta, messa in atto da alcuni nemici della Chiesa e denunciata attraverso la stampa integralista come “”massoneria modernista internazionale””. All’origine di questo fraintendimento, non si sa quanto interessato per creare una corrente d’opinione in seno alla gerarchia romana o quanto attribuibile a una scarsa conoscenza della realtà, non c’era che un’unione sorta fra i più noti rappresentanti del cattolicesimo tedesco (Lega di Münster) in nome del teologo Hermann Schell, le cui opere erano state poste all’Indice. Essa aveva avanzato una richiesta a Roma per ottenere una riforma in senso liberale del regime in uso per la sorveglianza delle pubblicazioni cattoliche. In particolare richiedeva che la Congregazione dell’Indice invitasse gli autori a dare spiegazioni prima di condannare le loro opere, poi sentisse le difese degli imputati dopo la condanna””. (pag 90) La curia contro Murri ed altri esponenti di diversi paesi. “”Così, abilmente, dava un’interpretazione mistificata a un fatto di capitale importanza sotto il profilo storico come lo spontaneo costituirsi di un concorde sentire ideologico-religioso fra gruppi o individui di diversi paesi, fra loro completamente sconosciuti, che si trovavano a comunicare al di sopra delle frontiere politiche o linguistiche negli stessi ideali e nelle stesse aspirazioni, e a operare spesso con metodi affini di azione””. (pag 91)”,”RELC-226″
“BEDESCHI Lorenzo”,”Il modernismo e Romolo Murri in Emilia e Romagna.”,”””In tal modo la ragione sociale andava gradualmente prendendo in loro il sopravvento su quella partitica o confessionale. Ma doveva restare allo stato latente finché il congresso dei sindacati cristiani tedeschi, tenuto a Breslavia nel settember 1906, dava l’occasione per rendere pubblico il loro proposito. Il deputato cattolico, sindacalista ed ex operaio, Giesbert, aveva in quell’occasione affermato l’ineliminabile conflitto di classe e in questa prospettiva aveva tracciato la tattica da seguire annunciata due anni prima da R. Murri nelle ‘Lettere ai lavoratori’: “”Gli operai facciano da sè””. Proclamata così autorevolmente l’unità sindacale, i giovani democratici cristiani del ‘Savio’ non tardavano a farla propria. Chè nel frattempo era scoppiata l’agitazione agraria nel cesenate, e il vescovo, nella lettera pastorale aveva raccomandato ai contadini d’associarsi. Il Gruppo democratico cristiano non dimostrò un solo momento di titubanza sul da farsi. La meditata scelta veniva descritta in un lungo articolo di Fuschini. Il quale, polemizzando con il deputato liberale Zappi di Imola che aveva imputato quell’agitazione alle mene socialiste come padre Boggiani, sosteneva che nei contadini si era formata “”una coscienza nuova (…) per le forti ripercussioni che ha avuto in loro il diffondersi dell’organizzazione fra il proletariato industriale o semplicemente salariato”” e notava d’aver egli “”più volte riscontrato, e so essere un po’ diffusa ovunque nelle nostre terre (…), la tendenza nei contadini a chiedere di essere organizzati all’infuori dei partiti politici e religiosi in Leghe neutre o aconfessionali, aderenti, ben sotto inteso, alle Camere del lavoro””. Poi aggiungeva che tale tendenza “”è l’effetto della propaganda dei democratici cristiani””.”” (pag 156)”,”RELC-227″
“BEDESCHI Giuseppe”,”Marcuse e il marxismo.”,” La bancarotta delle teorie di Marcuse. “”Il primo elemento essenziale della teoria politica di Marx che Marcuse sottopone ad aspra critica e a radicale revisione, è la concezione del proletariato. “”Secondo Marx – egli dice -, la transizione [al socialismo] si attua in un solo modo: attraverso la rivoluzione proletaria che, con la liquidazione di tutte le classi, abolisce anche il proletariato in quanto classe dando vita a un nuovo agente di progresso, cioè la comunità degli uomini liberi che organizzano la loro società in accordo con la possibilità di un’esistenza umana per tutti i suoi membri. Senonché, lo sviluppo attuale del capitalismo sembra proporre un’altra forma di superamento della predetta coincidenza storica: e precisamente un mutamento così radicale nei rapporti fra le due classi in conflitto da giungere a far sì che il proletariato manchi di agire come classe rivoluzionaria”” (17). La situazione, insomma, si prospetta del tutto diversamente da come l’aveva descritta Marx, poiché “”l’evoluzione del capitalismo più maturo fa emergere nelle nazioni industriali avanzate una tendenza a lungo termine alla collaborazione di classe piuttosto che alla lotta di classe, alle divisioni nazionali e internazionali invece che alla solidarietà del proletariato”” (18). E’ tutto il modello teorico marxiano che, secondo Marcuse ha fatto bancarotta. Marx avrebbe tratto le sue conclusioni partendo da un modello teorico di capitalismo spoglio in tutti quegli aspetti (quali il commercio con l’estero, l’intervento statale, il settore terziario) che non rientrano nel processo economico fondamentale costituente il sistema capitalistico”” (pag 1264-1265); “”Se ora, dopo tutto quel che abbiamo visto, dovessimo dire che cosa la “”revisione”” di Marcuse salva di Marx e del marxismo, la nostra conclusione non potrebbe non essere del tutto negativa. In effetti, Marcuse elimina, l’uno dopo l’altro, tutti i fondamenti, filosofici e sociologici, del marxismo. (…) “”La “”rottura con il marxismo – è stato detto giustamente a questo proposito – si manifesta soprattutto nell’aver troncato il vincolo tra profitto e rapporti di produzione e nell’aver rivolto l’attenzione ai mezzi di produzione e soprattutto allo sviluppo della tecnologia più avanzata”” (49). A ciò si aggiunga la soppressione del presupposto fondamentale dell’analisi di Marx e della sua teoria politica: il proletariato come ‘classe rivoluzionaria’. E si pensi, anche, alla stretta affinità di molte tesi di Marcuse col vecchio revisionismo socialdemocratico. “”La sua attribuzione a Marx della teoria dell””impoverimento assoluto”” e la “”teoria del crollo”” è desunta da Bernstein. La teoria dell'””ultraimperialismo”” – che tanto gli serve per dimostrare che il neocapitalismo può tutto – è desunta da Kautsky. Il suo discorso è, dal principio alla fine, un tentativo di dimostrare che ‘Marx è superato!’. E, quanto più generici e vaghi sono i contenuti dell’analisi, tanto più risolute sono le conclusioni di Marcuse: la teoria della rivoluzione proletaria di Marx è superata; superata “”la nozione marxiana della composizione organica del capitale””; superata, “”con essa, la teoria della creazione del plusvalore”” (50). Le conseguenze di questa impostazione si vedono nella caratterizzazione sostanzialmente apologetica che Marcuse dà della società neocapitalistica”” [Giuseppe Bedeschi, Marcuse e il marxismo, (in) ‘Annali’ Feltrinelli anno XV 1973, 1974] (pag 1264-1272) [(17) Herbert Marcuse, Soviet Marxism, trad. it., Parma, 1968, p. 17; (18) Marcuse, Soviet Marxism, cit., p: 18; (49) Wolfgang F. Haug, ‘Il Tutto e l’affatto diverso’, in ‘Risposte a Marcuse’, cit., p. 57; (50) Lucio Colletti, Ideologia e società, Bari, 1969, p. 190. Le citazioni di Colletti sono prese da ‘L’uomo a una dimensione’, cit., p. 48]”,”TEOC-654″
“BEDESCHI Giuseppe”,”Politica e storia in Hegel.”,”Marx, Hegel (pag 129-130) “”Che la ‘Fenomenologia’ sia un’opera estremamente ricca di contenuti storici, politici e sociali – questo è stato riconosciuto da Marx molte volte. In una lettera a Engels, per es., egli scriveva: «E’ singolare come Darwin riconosca fra bestie e piante la sua società inglese con la sua divisione del lavoro, concorrenza, apertura di nuovi mercati, invenzioni e malthusiana lotta per l’esistenza. E’ il ‘bellum omnium contra omnes’ di Hobbes e ricorda Hegel nella ‘Fenomenologia’, dove la società borghese viene raffigurata come ‘regno animale dello spirito’, mentre in Darwin il regno animale viene rappresentato come società borghese» (27). Ma è soprattutto in un breve frammento (che Marx si proponeva di sviluppare ulteriormente) sulla ‘Fenomenologia’, oltre che nel celebre ultimo capitalo dei ‘Manoscritti economico-filosofici’, che viene sottolineata la stretta connessione fra metodo logico (dialettico) e contenuti storico-politici (borghesi) nella ‘Fenomenologia’. Il frammento al quale accenniamo dice: «Costruzione hegeliana della ‘Fenomenologia’. 1. Autocoscienza in logo dell’uomo. Soggetto-ottetto. 2. Le differenze delle cose [‘Sachen’] inessenziali [unwichtig’], poiché la sostanza viene concepita come autodifferenziazione ovvero perché l’autodifferenziazione, il differenziare, l’attività dell’intelletto viene concepita come essenziale [‘wesentlich’]. Hegel ha presentato perciò all’interno della speculazione distinzioni reali abbraccianti le cose [‘wirkliche, die Sache ergreifende Distinktionen’]. 3. La soppressione dell”alienazione’ identificata con la soppressione dell”oggettività’ (un olato sviluppato soprattutto da Feuerbach). 4. La tua soppressione dell’oggetto rappresentato, dell’oggetto come oggetto della coscienza, identificata con la soppressione ‘reale oggettiva’, di ‘azione’ sensibile distinta dal pensiero, di ‘prassi’ e ‘attività reale’. (Ancora da sviluppare)» (28). Attraverso un complesso analitico a questo frammento si può ricostruire tutto il complesso giudizio di Marx sulla ‘Fenomenologia dello spirito’.”” (pag 129-130) [(27) La lettera è del 19 giugno 1862: cfr. Marx-Engels, Carteggio, vol. IV, Roma, 1951, p. 102. Per un tentativo di analizzare la corrispondente sezione della ‘Fenomenologia’ (V.C.a: «il regno animale dello spirito e l’inganno o la cosa stessa») alla luce di questa indicazione di Marx cfr. S. Landucci, ‘L’operare umano e la genesi dello «spirito» nella «Fenomenologia» di Hegel’, in Rivista critica di storia della filosofia’, 1965, pp. 16-50, 151-81; (28) Cfr. Marx-Engels, ‘Die deutsche Ideologie’, ed: Dietz, Berlin, 1953, appendice]; Hegel: « (…) Capire [Begreifen] ‘ciò che è’, è la ragione. Del resto, per quel che si riferisce all’individuo, ognuno è senz’altro ‘figlio del suo tempo’; e anche la filosofia è il ‘proprio tempo appreso col pensiero» (2) (pag 181-182), (2) Hegel, Filosofia del diritto, cit., p. 14″,”HEGx-031″
“BEDESCHI Giuseppe”,”Il pensiero politico di Kant.”,”Immanuel Kant nacque a Königsberg (Prussia Orientale) il 22/04/1724. Suo padre, Johann Georg, correggiaio, era originario di Memel (Lituania); sua madre, Anna Regina Reuter, era originaria, per parte di padre, di Norimberga. Dal 1732 al 1740 frequentò il Collegio Fridericiano. Ma assai importante fu l’influsso dell’ambiente familiare: Kant ricevette dalla madre (che morì nel 1737) una severa educazione religiosa, di ispirazione pietistica. Nel settembre del 1740 si iscrisse all’Università di Königsberg Facoltà di filosofia. Nel 1746 concluse gli studi universitari, e fino al 1755 si impiegò come precettore presso famiglie residenti nei dintorni di Königsberg. Nel 1755 conseguì il dottorato in filosofia, e poi l’abilitazione alla libera docenza. In questo stesso anno pubblicò la Storia universale della natura e teoria del cielo, in cui formulava, prima di Laplace, un’ipotesi analoga relativa alla genesi del sistema solare. Dal 1762 al 1797 Scrisse e pubblicò molte opere e saggi. Nel 1794 divenne membro dell’Accademia delle scienze di Pietroburgo. Nel 1799 criticò duramente la Dottrina della scienza di Fichte. Si spense nel 1804, il 12 febbraio.”,”TEOP-052-FL”
“BEDESCHI Lorenzo”,”Lineamenti dell’antimodernismo. Il caso Lanzoni.”,”Francesco Lanzoni celebre agiografo italiano”,”RELC-387″
“BEDESCHI Lorenzo”,”La curia romana durante la crisi modernista. Episodi e metodi di governo.”,”Analisi dell’organizzazione curiale: Gli uomini del vertice direzionale I rapporti tra curia e papa La nuova struttura, gli incarichi e gli uomini I metodi di governo ecclesiastico I rapporti tra curia ed episcopato”,”RELC-388″
“BEDESCHI Giulio”,”Centomila gavette di ghiaccio.”,”Centomila gavette di ghiaccio è la rievocazione della ritirata di Russia durante la quale ben centomila soldati italiani perirono o combattendo o soccombendo al freddo e alla fame. L’autore, sottotenente medico nell’ultima guerra, ha preso parte alle campagne di Grecia e di Russia partecipando a tutta la ritirata con la Divisione Julia. Attualmente vive e lavora a Milano. (1964) “”Il male non è soltato di chi lo fa: è anche di chi, potendo impedire che lo si faccia, non lo impedisce””. Tucidide.”,”QMIS-014-FL”
“BEDESCHI Lorenzo”,”Cattolici e comunisti. Dal socialismo cristiano ai cristiani marxisti.”,”Lorenzo Bedeschi è nato a Bagnacavallo (Ravenna) nel 1915. Insegna storia contemporanea all’Università di Urbino. Tra le sue pubblicazioni: Socialisti e cattolici nei Comuni dall’Unità al fascismo, La terza pagina del “”Popolo”” 1923-1925, Cattolici democratici e clerico-fascisti, Don Minzoni, il prete ucciso dai fascisti, L’Ideologia politica del Corpo italiano di liberazione, Il giovane De Gasperi e l’incontro con Romolo Murri.”,”RELC-025-FL”
“BEDESCHI Giuseppe”,”Il marxismo dopo Marx. Sviluppo e dissoluzione.”,”1° capitolo su Antonio Labriola, 2° Bernstein, 3° Lenin e la concezione del partito leninista, Le critiche di Trotsky e Rosa Luxemburg, Kautsky, 4° I critici marxisti del leninismo e della rivoluzione bolscevica: la critica di Kautsky e della Luxemburg, Turati, Leninismo e marxismo… Giuseppe Bedeschi (Ravenna, 1939) filosofo politico e storico della filosofia.Professore ordinario di filosofia morale e poi di stria della filosofia all’Università La Sapienza di Roma. Ha studiato il rapporto Marx-Hegel e il marxismo nel corso del XX secolo.”,”TEOC-756″
“BEDESCHI Giuseppe; GUASTINI Riccardo; RUSCONI Gian Enrico; BONOMI Giorgio; TOMASETTA Leonardo”,”Società e Stato in Marx e nel pensiero marxista. Stato e rivoluzione in Marx (Bedeschi); Alcune tappe del pensiero di Marx sullo Stato (Guastini); Lo Stato come eredità giacobina nella critica di Karl Korsch (Rusconi); La teoria gramsciana dello Stato (Bonomi); La «rifeudalizzazione della sfera pubblica» (Tomasetta).”,”Recensione di Bedeschi del libro di S. Avineri ‘Il pensiero politico e sociale in Marx’, Bologna 1972 Alcune tappe del pensiero di Marx sullo Stato (Guastini) La lotta di classe ha esaurito la sua funzione storica (Habermas) (pag 550) (Tomasetta)”,”TEOC-765″
“BEDESCHI Giuseppe; ICHINO Pietro; BASSO Lelio”,”Partito e democrazia socialista in Rosa Luxemburg (Bedeschi); La concezione del diritto nelle opere giovanili di Marx (Ichino); Sviluppo capitalistico e rivoluzione socialista (Basso).”,”””La dittatura del proletariato viene subito concepita da Rosa non come un’abolizione della democrazia. Ma proprio per ciò “”questa dittatura deve essere opera della ‘classe’, e non di una piccola minoranza-guida, in nome della classe (…)”” (pag 1170) Nota di risposta di Lelio Basso (pag 1171-1172) alla critica di Marzio Vacatello alla sua introduzione del volume ‘Scritti politici’ (1967) a proposito della morte della Luxemburg (in particolare sul rifiuto di RL di abbandonare Berlino cosa che avrebbe evitato la sua uccisione)”,”LUXS-077″
“BEDESCHI Giuseppe”,”Storia del pensiero liberale.”,”Giuseppe Bedeschi (Alfonsine di Ravenna, 1939) è professore ordinario di Filosofia morale nella facoltà di Lettere e filosofia dell’Università La Sapienza di Roma. Per i nostri tipi ha pubblicato Alienazione e feticismo nel pensiero di Marx, Politica e storia in Hegel, Introduzione a Marx, Introduzione alla Scuola di Francoforte.”,”TEOP-077-FL”
“BEDESCHI Giulio”,”Il peso dello zaino.”,”Giulio Bedeschi (1915), laureato in medicina e chirurgia, ufficiale della Divisione di Fanteria Casale, medico di battaglione nel corso della battaglia di Grecia e dei Russia. Autore di ‘Centomila gavette di ghiaccio’ “”«Non si tratta di speranza, ma di incapacità di credere che tutto possa finire in questo modo. Il gettare le armi fino a che non si manifesti la diretta impossibilità di mantenerli in pugno, sarebbe una follia. Il governo ha ottenuto un armistizio, ma gli anglo-americani non stanno occupando l’Europa, che invece è in mano dei tedeschi. Il penso ai nostri soldati delle molte Divisioni dislocate dalla Francia alla Grecia, in balia delle contromisure tedesche; e non credete che a questo abbia pensato anche il governo? Mi rifiuto di supporre il contrario». «Ma non è la stessa cosa anche in Italia? Non siamo esposti anche noi alle rappresaglie tedesche?» domandò i tenente Perando. «Certamente, i soldati e tutti gli altri. Ma è una ragione di più per farmi credere che stia per finire questa confusione iniziale, e che domani verranno ristabiliti i contatti, avremo nuovi ordini che ci consentano di restare inquadrati e di far sentire ai tedeschi il peso del nostro esercito. È impossibile che il Re e Badoglio lascino più a lungo i soldati senza direttive, e assistano inerti al totale sfacelo delle forze armate, dell’Italia intera». «Ma perchè dopo il proclama del giorno otto non si sono più fatti vivi? Che siano prigionieri di qualcuno?» domandò il sottotenente Fossati. Il maggiore non seppe che dire, restò perplesso. Nel silenzio che seguì, dalla finenstra aperta giungeva nella stanza il ticchettio dei cucchiai che pescavano nelle gavette: seduti a terra nel cortile i soldati mangiavano il rancio. Era un rumore che evocava altri giorni, altre pene. Nella stanza il silenzio si prolungava, si tendeva sottile come un elastico sul punto di rompersi”” (pag 212)”,”VARx-632″
“BEDESCHI Giulio a cura”,”Fronte italiano: c’ero anch’io. Volume primo. La popolazione in guerra.”,”‘Questo settimo volume della serie «C’ero anch’io» si differenzia sostanzialmente dai precedenti: in essi erano esclusivamente i militari a prendere la parola, in questo sono soltanto i civili, popolazione italiana delle città e delle campagne, dei monti e delle zone costiere, delle regioni continentali e insulari’ (pag 7, prefazione)”,”QMIS-007-FER”
“BEDESCHI Giuseppe”,”Marx e la divisione del lavoro.”,”La concezione hegeliana del lavoro come ‘fare toatle’ e marxiana dell’uomo ‘onnilaterale'”,”MADS-029-FGB”
“BEDOUIN Jean-Louis”,”Storia del surrealismo dal 1945 ai nostri giorni.”,”BEDOUIN Jean-Louis”,”VARx-463″
“BEECHER Jonathan, a cura di Roberto MASSARI”,”Fourier. Il visionario e il suo mondo.”,”Professore di storia alla Univ. of California Santa Cruz J. BEECHER ha pubblicato varie ricerche sul pensiero socialista in Francia dell’Ottocento e una grande biografia su Considerant (2001). E’ membro dell’Associazione internazionale di studi fourieristi con sede a Besancon.”,”SOCU-170″
“BEELER John”,”Warfare in feudal Europe, 730 – 1200.”,”BEELER John H. (1916-1985) Professore di Storia Università del Nord Carolina a Greensboro.”,”QMIx-069-FSL”
“BEER Max”,”Histoire generale du socialisme et des luttes sociales. 1. L’antiquité, 2. Le Moyen Age, 3-4. Les Temps Modernes XIV-XVIII siecle, 1740 – 1850, 5. L’epoque contemporaine.”,”””Les prisonniers et otages cultivés, tels que les Grecs, les esclaves habiles en affaires, tels que les Syriens, étaient employés comme précepteurs ou administrateurs, et étaient peu à peu affranchis. L’un de ces esclaves affranchis fut l’historien grec Polybe, dont l”Histoire romaine’ est l’une des meilleures qui soient. La noblesse et la plutocratie romaines n’avaient pour les Grecs que du mépris et se plaignaient de l’influence qu’ils exerçaient sur la culture romaine. Cette concentration d’esclaves, de masses considérables d’hommes animés d’une haine farouche pour leurs oppresseurs devait avoir pour effet, tôt ou tard, de provoquer des conspirations et des révoltes. Il ne fallait qu’un chef énergique pour les déclencher. La première révolte d’esclaves éclata en Apulie, en 187 avant Jésus-Christ. Elle fut rapidement écrasée et 7.000 esclaves moururent sur la croix. Incomparablement plus pénibles et plus sanglantes furent les deux grandes insurrections d’esclaves qui éclatérent en Sicile, la prémière de 134 à 132, la seconde de 104 à 101. Cette île fertile offrait un champ étendu à l’exploitation esclavagiste. Les domaines de l’Etat étaient des ‘latifundia’: champs de blés immenses, plantations d’olives et vastes prairies pour l’élevage de moutons. Des masses énormes d’esclaves cultivaient le sol, soignaient les arbres fruitiers, gardaient les troupeaux de moutons et faisaient de la Sicile le grenier de Rome. L’insurrection qui y éclata en 134 se transforma en une longue et pénible guerre. Les insurgés avaient pour chefs le Syrien Ennus et le Macédonien Cléon, qui groupérent autour d’eux une armée de 70.000 hommes armées contre les armées romaines qu’on envoya successivement contre eux, mais furent finalement vaincus, soit par la famine, soit par la force des armes. 20.000 insurgés moururent sur la croix. Cela se produisit à la même époque où se déroulait à Rome l’agitation des Gracques. La seconde insurrection sicilienne fut également conduite par un Syrien, du nom de Salvius, et un Macédonien, appelé Arthénion. Ce n’est qu’après que les chefs furent tombés dans la lutte que les Romains parvinrent à réprimer l’insurrection””. LEGGERE IN: Max Beer, ‘Histoire generale du socialisme et des luttes sociales. 1. L’antiquité’, Les Revues, Paris, 1930] [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73DIGIT”,”SOCx-041″
“BEER Max”,”Storia del socialismo britannico. Vol 1. Dal comunismo medioevale alla nascita del cartismo. 2. Dal cartismo al socialismo moderno.”,”Prime influenze cristiane, gli scolastici inglesi, primo comunismo inglese, fine del medievalismo, guerra civile e gloriosa rivoluzione, periodo anti-comunista, rivoluz econ, fermento comunista e democratico, tumulti e violenza, gli economisti, Robert OWEN, influenze oweniane e ricardiane, i socialisti cooperativisti, econ dell’ anti-capitalismo, critici sociali conservatori, nascita del cartismo, alleanza tra classe lavoratrice e classe media, separazione tra classe media e classe operaia, sviluppo del cartismo, organizzazione politica delle masse, la mobilitazione cartista, la Convenzione generale, rivolta cartista e coscienza nazionale, riorganizzazione e pol elettorale, apogeo del cartismo e sua influenza, socialismo moderno”,”MUKx-009 MUKC-007″
“BEER Max”,”Historia general del socialismo y de las luchas sociales.”,”I catari e il comunismo. “”Un teologo francese, di nome Alano, che visse nel secolo XII e scrisse un libro contro di loro, osservava ciò che segue: “”Affermano pure i catari che il matrimonio è contrario alle leggi della natura, secondo le quali tutto deve essere in comune””. Eberardo di Betunia, altro avversario dei cátari, scrive: “”Il vostro comunismo è meramente esterno, è un comunismo di parola. Perché in realtà, non esiste alcuna eguaglianza tra di voi. Gli uni sono ricchi e gli altri sono poveri””””. (pag 162) “”I critici sociali: Meslier, Morelly, Mably.”” (pag 301) “”A Dionisio Varaisse d’Allais si deve la prima descrizione francese di una società comunista. Il suo libro intitolato “”Storia dei Sevarambi”” apparve prima in inglese, a Londra, nell’anno 1765, e poi in francese a Parigi, negli anni 1777 e 1778.”” (pag 306) Sevarambi: Fonte Lycos: Il romanzo socialista Nel corso del XVI secolo e nella prima metà del XVII abbiamo incontrato a intervalli più o meno lunghi, a volte qualche decennio, a volte un secolo intero, delle opere d’ispirazione socialista. Verso la fine del XVII secolo e nel XVIII la situazione cambia, e si incontra una vera e propria marea di letteratura socialista. Le concezioni socialiste sono alla moda e diventano una forza, così che in una maniera o nell’altra quasi tutti i pensatori dell’epoca ne subiscono l’influenza. Nella corrente generale si possono distinguere due filoni: il romanzo socialista indirizzato al grande pubblico, divertente; e la letteratura socialista più austera, di contenuto filosofico e sociologico. Le origini di questi due filoni risalgono entrambe alle opere di More e di Campanella, ma verso la fine del 1600 si diversificano e ognuno assume un volto più specifico. Il primo romanzo socialista tipico è la Storia dei Sevarambi, di Denis Vayrasse. Il primo tomo dell’opera, che rappresenta il modello più interessante di questo nuovo tipo letterario, uscì nel 1675. Nel romanzo troviamo avventure marittime, un naufragio, l’approdo su un continente sconosciuto, la descrizione della vita dei naufraghi. Alla fine questi incontrano gli indigeni e vengono a conoscenza dei loro originali costumi. Qui la forma stringata delle descrizioni di More e Campanella viene sostituita dalle vive impressioni del narratore, il capitano Sidaine. Quasi tutto il libro è occupato dalla descrizione del suo viaggio nel paese dei Sevarambi e di ciò che vi ha veduto. Solo le ultime dieci pagine contengono la descrizione del sistema statale ed economico del paese. Lo Stato dei Sevarambi fu fondato dal persiano Sevarisse. Questi scoprì un continente, sul quale trovò delle tribù selvagge che vivevano in gruppi familiari e praticavano la comunanza dei beni e delle donne secondo un comunismo primitivo. Grazie a una serie di espedienti, egli riuscì a convincerli che era arrivato dal sole per comunicare loro le leggi e la volontà del dio Sole. Queste leggi furono accolte dal popolo e determinarono la struttura dello Stato. Fu introdotta la religione del Sole, e si proclamò re del paese il Sole stesso. Questi designò poi un viceré scelto tra quattro candidati proposti da un Consiglio di alti magistrati. Il prescelto detiene il potere assoluto, limitato solamente dal diritto del Consiglio di dichiararlo irresponsabile. Sotto il viceré c’è una complessa gerarchia di funzionari in parte eletti dal popolo, in parte nominati dall’alto. Tutti questi funzionari godono di numerosi privilegi: possono avere più mogli degli altri cittadini, degli schiavi personali, delle abitazioni più lussuose, cibo e abiti migliori. La maggior parte della popolazione (tutta gente ben fatta, bella) ha una vita felice e spensierata in città ben organizzate, dove vive in splendide dimore comuni. Un terzo della giornata lavorano sotto la direzione di funzionari, un terzo dormono e un terzo riposano. Più in basso di loro sulla scala sociale si trovano gli schiavi privati e dello Stato che vengono inviati come tributo dai popoli sottomessi. Toccano a loro i lavori pesanti, le loro mogli servono da concubine ai cittadini e agli stranieri di passaggio. Tutta l’economia è fondata sulla proprietà statale esclusiva: Sevarisse “”ha soppresso il diritto di proprietà, togliendolo ai privati, caldeggiando che tutte le terre e le ricchezze del popolo appartenessero esclusivamente allo Stato, che potrà illimitatamente disporne, in modo che i sudditi ricevano solo quanto è stato loro assegnato dai funzionari”” (329). L’intera popolazione vive e lavora in comunità di mille persone, e abita in grandi case quadrate. Tutti i prodotti del lavoro vengono consegnati ai magazzini statali, in cambio di tutto ciò che è necessario. In particolare tutti ricevono un vestito standard, in cui solo il colore permette di distinguere l’età del proprietario. “”Lo Stato si preoccupa di tutto questo, senza pretendere tributi né tasse, e tutto il popolo, sotto la direzione dello Stato, vive in una felice agiatezza e nel riposo. Tutti i cittadini hanno l’obbligo di lavorare per provvedere lo Stato di riserve, ma anche per evitare che si ammutinino per il troppo benessere, o che si rammolliscano nell’inattività”” (330). Tutti gli indigeni si distinguono per la loro bellezza. Gli storpi vengono mandati in città lontane; così pure le donne sterili. Il governo veglia attentamente che il paese resti completamente isolato dal mondo esterno, ciononostante i Sevarambi sono al corrente di tutti i progressi della scienza e della tecnica in Europa e in Asia. Ciò avviene perché delle persone istruite nelle scienze e nelle lingue si recano regolarmente in questi paesi ad apprendere tutto ciò che è utile prendere a prestito. Comunque essi hanno il divieto assoluto di raccontare del loro paese. Per essere sicuri che ritornino, sono lasciati partire solo quando lasciano in pegno non meno di tre figli. La Storia dei Sevarambi ci dà anche un’idea di quello che sarà il romanzo socialista in seguito. Per questo narreremo solo in breve alcuni altri romanzi che illustrano vari aspetti di questo stile. La terra australe (331) il cui autore, secondo Bayle, sarebbe Gabriel Foigny, un monaco lorenese oppure un nobile della Bretagna. Il romanzo uscì nel 1676; vi si descrive il viaggio nell’emisfero australe, nella quinta parte ancora sconosciuta del mondo. La terra scoperta dai viaggiatori è abitata da un popolo di androgini, gli “”australiani””. Tutta la loro vita si svolge nella più completa libertà. Ognuno agisce come gli detta la ragione. C’è un’unica legge secondo cui ognuno deve generare almeno un figlio. Gli abitanti si trovano in uno stato d’innocenza, senza conoscere abiti, nessun tipo di governo, e le parole “”mio”” e “”tuo””. Tutti ricevono dalla nascita un’educazione assolutamente identica, che instilla sin dall’infanzia l’idea della loro più assoluta uguaglianza. Le avventure di Telemaco, di Fenelon (332), uscì nel 1689. Ciò che rende curiosa quest’opera è che non esamina solamente il problema della società socialista ideale, ma si occupa anche delle fasi intermedie della sua realizzazione, il “”primo”” e il “”secondo”” stadio del socialismo. Alla ricerca dell’Odissea, Telemaco visita in particolare due comunità, Betik e Salento. A Betik la proprietà della terra è sociale; tutti i beni, terra, frutta, alberi, latte vaccino e caprino sono comuni. Quasi tutti gli abitanti sono contadini o pastori. Le arti sono considerate dannose; gli artigiani quasi non esistono. Per gli indigeni la felicità consiste nella frugalità, grazie alla quale non manca nulla a nessuno. Vivono in famiglie, in assoluta eguaglianza, senza alcuna distinzione. A Salento il re Idomeneo, orgoglioso e dissipato ha condotto il paese alla rovina. Mentore ha istituito un nuovo regime che è uno stadio intermedio verso la collettivizzazione completa. La popolazione è suddivisa in sette classi, a ciascuna delle quali è prescritto un certo tipo di abitazione, d’abito, di cibo, di mobilio e la consistenza dei beni della famiglia. Rimane la proprietà privata della terra ma in misura limitata, nessuno infatti può possedere più terra di quanta è necessaria al suo mantenimento. Anche il commercio è ammesso. La repubblica dei filosofi, ovvero La storia degli Ajaoiens, di Fontenelle, apparsa nel 1768. (333). Una tempesta getta alcuni”,”SOCx-148″
“BEER Max”,”Karl Marx. Sa vie. Son oeuvre.”,”Per costruzione di una società senza classi. “”Marx se considérait comme le premier à avoir lancé l’idée de la dictature prolétarienne. En 1852, il écrivit à son ami Weydemeyer, à New York: “”En ce qui me concerne, je n’ai pas le mérite d’avoir découvert l’existence des classes dans la société moderne et leur lutte entre elles. Longtemps avant moi, des historiens bourgeois ont décrit le développement historique de cette lutte de classes. Ce que j’ai fait de nouveau, ça été de montrer: 1° que l’existence des classes n’est liée qu’à certaines conditions historiques déterminées de développement de la production; 2° que la lutte de classes conduit à la dictature du prolétariat, que cette dictature n’est autre chose qu’une période de transition vers la suppression de toutes les classes et la construction d’une société sans classes.”” (Neue Zeit, tome 20, page 164). En tout cas, c’est chez Marx qu’apparaît pour la première fois l’expression de dictature prolétarienne et de la dictature de classes du prolétariat. (La Lutte des classes en France, écrit en 1850, publié en 1895, page 93). Déjà, dans le Manifeste Communiste, (1847-48), Marx décrivit les traits fondamentaux de la dictature du prolétariat (…)””. (pag 123)”,”MADS-423″
“BEETHAM David”,”La teoria politica di Max Weber.”,”Weber sulla debolezza del sistema liberale in Russia (pag 256-257-258-259) La questione dei contadini russi. “”Un altro dei fattori che rendevano incerto il sostegno dei contadini alla democrazia liberale, era il carattere quasi esclusivamente economico delle loro rivendicazioni. I loro obiettivi politici, se anche ne avevano, erano totalmente negativi: l’abolizione del controllo burocratico a livello locale, l’elezione di rappresentanti che negoziassero direttamente con lo Zar (…). L’aspetto più sentito delle loro rivendicazioni, tuttavia, era quello economico e Weber non poteva che esprimere scetticismo riguardo alle motivazioni in grado di “”spingere le masse a partecipare a un movimento che andasse oltre gli interessi puramente materiali”” (35). (…) Gli osservatori stranieri, per Weber, tendevano a considerare i contadini russi dei reazionari accesi, mentre i russi stessi ritenevano che avessero la tempra degli estremisti rivoluzionari (36). Entrambi i giudizi potevano apparire esatti. La esperienza storica delle moderne rivoluzioni europee, per i contadini, significava oscillare “”tra un estremo radicalismo massimalista e l’apatia (…) o posizioni addirittura reazionarie, dopo che le loro immediate richieste economiche sono state soddisfatte”” (37). Il presupposto fondamentale dei liberali era che lo zarismo non era in grado di dare una risposta a queste esigenze, poiché ciò avrebbe comportato l’esproprio dei beni dell’aristocrazia, e che, quindi, i contadini dovevano essere gli alleati della riforma parlamentare. Tuttavia Weber stesso non escludeva la possibilità che, con un atto di forza, l’autocrazia “”chiudesse la bocca ai contadini (con la terra!)””. Se ciò fosse accaduto, o se i contadini si fossero semplicemente impadroniti della terra in uno scoppio di anarchia, “”tutto il resto, per la gran parte di loro, non conterebbe più nulla e si spegnerebbe in essi qualsiasi interesse per la forma di governo”” (38). Considerare i contadini dei convinti sostenitori della democrazia liberale era quindi, secondo Weber, un errore. Anche se essi potevano unirsi ad una coalizione di forze per rovesciare lo zarismo, non potevano fornire alcuna base di sostegno a lungo termine per le istituzioni parlamentari. Né erano in grado di farlo le classi sociali più “”moderne””, e cioè il proletariato urbano o la borghesia. Il carattere antiliberale del primo era rafforzato dalla presenza della socialdemocrazia. La seconda era in grado di conseguire i suoi fini grazie alle pressioni dei gruppi di interesse sull’amministrazione. Weber parla della socialdemocrazia russa in tono particolarmente ostile, anche se il suo articolo contiene una acuta analisi delle divergenze tra Lenin e Plekhanov (39). Le ragioni del contrasto, egli osservava, non erano tanto di principio, quanto di natura personale e tattica. Esso traeva origine anche dalle ambiguità del marxismo – come dimostrava l’atteggiamento dello stesso Marx di fronte alla Comune di Parigi e ad eventi analoghi – e dal carattere particolare della tradizione del socialismo russo. L’esaltazione dell’impeto rivoluzionario e l’opposizione contro il determinismo sociale aveva radici profonde nel socialismo russo, come conseguenza, in particolare, di idee hegeliane. Ciò che Weber definiva il “”razionalismo pragmatico”” di questa tradizione – la sua esaltazione del carattere creativo del pensiero umano – non era mai stato sepolto dal “”razionalismo naturalistico”” di una teoria deterministica dello sviluppo sociale”” (40). Non sorprende, perciò, che in tale contesto Weber non trovasse alcun elemento a sostegno della causa del liberalismo”” [David Beetham, La teoria politica di Max Weber, Bologna, 1989] [(35) “”Archiv””, XXII B, p. 280; (36) Ibidem, pp. 333-334; ‘Sulla Russia’, cit., p. 56; (37) ‘Sulla Russia’, cit., p. 55; (38) Ibidem, pp. 55-56; (39) ‘Archiv’, XXII B, pp. 281-284; (40) Ibidem, p. 283] (pag 258-259-260)”,”TEOS-234″
“BEETHOVEN Ludwig van, a cura di Michele PORZIO”,”Autobiografia di un genio. Lettere, pensieri, diari.”,”””Però sto già meglio. Apollo e le Muse per il momento non permetteranno che io sia consegnato nelle mani della Morte, perché ho ancora tanti debiti verso di loro e, prima della mia partenza per i Campi Elisi, devo lasciare dietro di me ciò che lo Spirito Eterno mi ha ispirato e che mi comanda di condurre a termine. Infatti, ho l’impressione di aver scritto appena qualche nota. Auguro ogni successo alle Vostre fatiche in favore dell’arte. In fondo sono l’arte e la scienza che ci indicano e ci fanno sperare una vita superiore. Quanto prima Vi scriverò di nuovo e più a lungo. In fretta, Signori, il Vostro devotissimo Beethoven. (Dalla lettera a Bernhard Schotts Söhne, Magonza, Baden, 17 settembre 1824) (pag 96-97) Dai Pensieri e diari “”Non avere alcun interesse personale a questo riguardo, e sia sempre così: gli alberi si piegano sotto l’abbondanza dei frutti, le nuvole si abbassano quando sono cariche di pioggia fecondatrice, e i veri benefattori dell’umanità non si gonfiano delle loro ricchezze”” (pag 124) “”Beato l’uomo che, lasciatosi alle spalle ogni passione, assolve con tutte le forze a tutti i compiti della vita, e lo fa nell’indifferenza del loro esito! Fa’ che la motivazione del tuo agire sia nella cosa, non nel suo esito. Non essere tra coloro che trovano motivo di azione nella speranza della ricompensa. Sii laborioso, compi il tuo dovere, abbandona qualsisi preoccupazione circa l’esito delle tue azioni e considera identico qualsiasi avvenimento, sia che ti arrechi il bene come il male (…)”” (pag 125)”,”VARx-039-FGB”
“BEEVOR Antony”,”La guerre d’ Espagne. (Tit.orig.: The Battle of Spain)”,”BEEVOR Antony è membro della Royal Society of Literature in Inghilterra. Autore di varie opere (v.sch.bibl.) “”Gli interessi economici americani e britannici contribuirono fortemente alla vittoria finale dei nazionalisti, sia attraverso un aiuto attivo, come quello accordato da Henry Deterding, il magnate del petrolio, sia attraverso il boicottaggio della Repubblica, perturbando il suo commercio con delle azioni giuridiche e bloccando i crediti a livello del sistema bancario. Nel 1936, il petrolio era divenuto un prodotto molto vitale sia per la guerra che per le munizioni. L’ Atto di neutralità americano del 1935 non rifletteva questo cambiamento e permise a Franco di ricevere 3.500.000 tonnellate di petrolio a credito durante la guerra, oltre il doppio delle importazioni totali di petrolio della Repubblica. Il presidente della Texas Oil Company, Thorkild Rieber, era un ammiratore dei fascisti e, quando apprese della ribellione, dirottò cinque petroliere in rotta per la Spagna verso il porto nazionalista di Tenerife, che disponeva di una vasta raffineria. Dato che la Texaco era stata la principale fornitrice della Repubblica, la sua decisione fu un colpo terribile per il governo.”” (pag 205)”,”MSPG-175″
“BEEVOR Antony”,”La guerra civile spagnola. (Tit.orig.: The Battle for Spain)”,”BEEVOR Antony romanziere e saggista è stato per cinque anni ufficiale di carriera nell’ esercito britannico, prima di dedicarsi alla scrittura. Uscito nel 1998, il suo libro ‘Stalingrado’ è stato un best-seller. Ha inoltre pubblicato ‘Berlino 1945. La caduta’ (2002) e ‘Creta’ (2003). “”Il 13 luglio cominciò la quarta e ultima fase della battaglia, con un attacco lungo la strada Teruel-Sagunto, da parte del CTV e dei corpi d’ armata di Túria e di Castiglia. Nello stesso tempo le truppe del corpo galiziano e quelle di García-Valiño tentarono di avanzare lungo la costa. Tale concentrazione di forze ostacolò i nazionalisti in questa “”assurda manovra””; per dieci giorni tentarono invano di sfondare sotto il caldo sole del levante, con ondate di fanteria e incursioni di bombardieri. Con grande sorpresa, i nazionalisti scoprirono che queste divisioni di reclute repubblicane erano in grado di infliggere forti perdite agli attaccanti senza subirne, come erano solite fare le truppe di Modesto. Come conseguenza, quest’ operazione puramente difensiva si dimostrò una vittoria della Repubblica molto più grande di quella di Guadalajara. Con 20.000 perdite inflitte ai nazionalisti contro soltanto 5.000 repubblicane, lo slogan “”Resistere è vincere”” ebbe finalmente un senso. La tragedia, tuttavia, fu che anche in questa fase finale della guerra i dirigenti repubblicani non impararono la lezione e continuarono ad attribuire più importanza ai motivi politici e propagandistici anziché a quelli dell’ efficienza militare. La battaglia dell’ Ebro, che sarebbe cominciata subito dopo, superò anche quella di Brunete nel tentativo di ottenere un successo spettacolare, ma avrebbe portato alla distruzione finale dell’ esercito repubblicano.”” (pag 397-398)”,”MSPG-189″
“BEEVOR Antony”,”La guerra civil española.”,”BEEVOR Antony”,”MSPG-240″
“BEEVOR Antony, edizione italiana a cura di Maurizio PAGLIANO”,”La seconda guerra mondiale. I sei anni che hanno cambiato la storia.”,”Antony Beevor, ex ufficiale dell’esercito inglese è uno dei più affermati autori di storia militare. Ha pubblicato tra l’altro ‘D-Day’ (2010). Libro dedicato dall’autore a Michael Howard. Dicembre 1941. Due eventi contemporanei: la controffensiva sovietica nel corso della battaglia di Mosca e l’attacco giapponese a Pearl Harbor “”L’Armata Rossa era ancora a corto di mezzi corazzati e artiglieria, ma con l’arrivo delle nuove armate, in termini di uomini le sue forze sul fronte di Mosca erano quasi pari a quelle tedesche. Il suo vantaggio principale era stato l’elemento sorpresa: i tedeschi non avevano dato alcun credito ai rapporti dei piloti della Luftwaffe che avevano riferito di grosse formazioni militari in movimento dietro le linee. Inoltre, i tedeschi non disponevano di riseve e, con i violenti scontri a sud-est di Leningrado e il ripiegamento del gruppo d’armate Sud sulla linea del fiume Mius, Bock non poteva sperare di ottenere rinforzi dai fianchi. Il senso di precarietà contagiò anche un caporalmaggiore addetto ai servizi logistici della 31ª divisione di fanteria. «Non so che cosa c’è che non va» scrisse in una lettera a casa. «Semplicemente c’è come il brutto presentimento che questa enorme Russia sia troppo grande per le nostre forze». Il 7 dicembre, la battaglia per il saliente principale stava andando bene: l’obiettivo sovietico di intrappolare la 3ª armata panzer e parte della 4ª sembrava raggiungibile. Tuttavia, con grande frustrazione di Zukov, l’avanzata procedeva a rilento. Le armate coinvolte erano ostacolate dai tentativi di eliminare tutti i singoli capisaldi nemici, difesi da gruppi di combattimento (Kampfgruppe) improvvisati; due giorni dopo, Zukov ordinò ai suoi comandanti di sospendere gli attacchi frontali e di aggirare i centri di resistenza, così da penetrare in profondità nelle retrovie tedesche. L’8 dicembre un soldato tedesco scrisse sul suo diario: «Saremo costretti a ritirarci? Se così fosse, che Dio abbia pietà di noi». Sapevano che cosa significava ritirarsi all’aperto sui campi innevati. Il ripiegamento lungo tutto il fronte era segnato dai villaggi bruciati, dati alle fiamme mentre le truppe procedevano a fatica nella neve profonda. Il loro percorso era disseminato di veicoli bloccati per la mancanza di carburante, di quadrupedi morti per la stanchezza e persino di feriti abbandonati nella neve. I soldati affamati tagliavano pezzi di carne congelata dai fianchi dei cavalli. I battaglioni di sciatori siberiani piombavano fuori dalle gelide nebbie lanciando ripetuti attacchi. Con impietosa soddisfazione osservavano la totale inadegutezza dell’equipaggiamento dei tedeschi, ridotti a coprirsi con muffole e scialli di donne anziane, rubati dai villaggi o direttamente dalle spalle delle loro proprietarie. «Il gelo era intensissimo», scrive Erenburg «ma i siberiani dell’Armata Rossa brontolavano dicendo: “”Se arrivasse davvero un freddo come si deve, li ucciderebbe tutti in un colpo solo””». Dopo ciò che avevano sentito sul modo in cui i tedeschi trattavano i prigionieri e i civili, la vendetta dei russi fu spietata. Senza incontrare quasi nessuna resistenza da parte della Luftwaffe, i reparti da caccia e d’attacco al suolo Sturmovik dell’aviazione dell’Armata Rossa tormentarono le lunghe colonne di truppe in ritirata, nere, sullo sfondo bianco della neve. (…) Chi non poteva muoversi da solo era spacciato. «Molti dei feriti si sparano» scrisse un soldato sul suo diario. Spesso le armi non funzionavano a causa del gelo. Diversi carri armati vennero abbandonati perché non c’era più carburante. Si diffuse la paura di rimanere tagliati fuori, e sempre più soldati e ufficiali si pentivano per come avevano trattato i prigionieri di guerra sovietici. Tuttavia, nonostante i continui riferimenti al 1812 e la sensazione che la Wehrmacht fosse ora maledetta come la Grande Armata di Napoleone, la ritirata non degenerò in una rotta caotica. L’esercito tedesco, in particolare quando si trovava sull’orlo del disastro, sorprendeva spesso i suoi nemici per come sapeva rispondere agli attacchi. (…) Quando gli giunse la notizia dell’offensiva sovietica, Hitler rimase incredulo: essendosi convinto che i rapporti sulle nuove armate fossero solo un bluff, non riusciva proprio a capire da dove fossero saltate fuori. Umiliato da quella svolta inattesa della guerra, che arrivava dopo tutti i recenti proclami di vittoria sugli ‘Untermenschen’ slavi, era confuso e infuriato. D’istinto, si rifugiò nella sua convinzione viscerale che la forza di volontà avrebbe infine trionfato: il fatto che i suoi uomini fossero privi di uniformi adatte, munizioni, razioni e carburante per i mezzi corazzati non aveva per lui quasi nessuna rilevanza. Ossessionato dal pensiero della ritirata napoleonica del 1812, era determinato a evitare un ripetersi della storia e ordinò alla sue truppe di tenere duro, anche si di fatto non erano neppure in grado di scavarsi posizioni difensive nel terreno duro come il granito. A Mosca tutta l’attenzione era concentrata sulla grande battaglia a ovest della capitale, e la notizia dell’attacco giapponese a Pearl Harbor non ebbe molta risonanza (…). Il 6 dicembre 1941, proprio mentre i sovietici lanciavano il loro contrattacco attorno a Mosca, i crittoanalisti della marina statunitense decifrarono un messaggio fra Tokyo e l’ambasciatore giapponese a Washington. Pur mancando l’ultima sezione, il contenuto era più che chiaro. «Questo significa guerra» disse Roosevelt ad Harry Hopkins, che si trovava nello studio ovale la sera in cui arrivò l’intercettazione (1)”” (pag 315-318) [(1) Robert E. Sherwood, vol. I, p. 430] [Robert E. Sherwood, a cura, ‘The White House Papers of Harry Hopkins, 2 voll., New York, 1948]”,”QMIS-243″
“BEEVOR Antony”,”Stalingrado. La battaglia che segnò la svolta della Seconda guerra mondiale.”,”””Per la Wehrmacht era tempo di fare due conti. Lo stato maggiore del feldmaresciallo Milch aveva calcolato la perdita di 488 aerei da trasporto e di 1.000 uomini d’equipaggio durante il ponte aereo. La 9ª divisione Flak era stata annientata, insieme con altropersonale di terra, senza contare poi le perdite di bombardieri, caccia e Stuka della Luftflotte 4 durante la campagna. Il numero esatto delle perdite dell’esercito è ancora incerto, ma non c’erano dubbi che la campagna di Stailngrado avesse rappresentato la disfatta più catastrofica subita fino a quel momento dalla Germania. La 6ª armata e la 4ª Panzerarmee erano state distrutte. Solo nel ‘Kessel’ erano morti quasi 60.000 uomini dall’inizio dell’operazione Uranus e altri 130.000 erano stati presi prigionieri. (Anche in questo caso la confusione delle statistiche sembra essere dovuta al numero di russi che avevano combattuto con i tedeschi). Queste cifre non tengono conto delle perdite a Stalingrado e nei dintorni tra agosto e novembre, dell’annientamento di quattro armate alleate, del fallimento del tentativo di salvataggio di von Manstein e delle perdite inflitte dall’operazione Piccolo Saturno. Nel complesso, l’Asse dovrebbe aver perso più di 500.000 uomini. Presentare una simile catastrofe al popolo tedesco era una prova alla quale Goebbels si dedicò con frenetica energia usando tutto il suo talento per le distorsioni più impudenti”” (pag 435) Anthony Beevor è stato ufficiale di carriera dell’esercito britannico, prima di dedicarsi esclusivamente alla scrittura, occupandosi della Guerra civile spagnola e della Seconda guerra mondiale.”,”QMIS-008-FER”
“BEEVOR Antony”,”Berlin. The Downfall 1945.”,”Antony Beevor comincia la sua carriera come ‘professional officer’ nel 11th Hussars. È autore di molti libri in particolare sulla guerra civile spagnola, sull’esercito britannico e sulla Francia (Parigi dopo la Liberazione, 1944-149). “”The demolition method used by the SS engineers was almost certainly a ‘hollow charge’, which meant fastening their explosives to the ceiling in a largo circle to blast out a chunk. This would have been the only way to penetrate such a depth of reinforced concrete with relatively small amounts of explosive. Estimate of the time – and even the date – of the explosion vary enormously, but this is probably due to the looting of watches and clocks and the confusing, perma-night existence of all those sheltering in bunkers and tunnels. The most reliable accounts point to the explosion taking place n the early morning of 2 May. This suggests either a surprisingly long-delayed charge or that the ‘Nordland’ sapper detachment experienced considerable difficulties carrying out their task. In any case, the explosion led to the flooding of twenty-five kilometres of S-Bahn and also U-Bahn tunnels, once the water penetrated through a connecting shaft. Estimates of casualties ranged ‘between around fifty and 15.000’. A number of Berliners are convinced that the new Soviet authorities had the victims carted of small canal harbour near the Anhalter Bahnhof and then buried under rubble. More conservative estimates, usually around the 100 mark, are based on the fact that, although there were many thousands of civilians in the tunnels, as well as several ‘hospital trains’, which were subway carriage packed with wounded, the water did not rise quickly since it was spreading in many different direction. Women and children running through the dark tunnels as the floodwater rose were naturally terrified. Some recount seeing exhausted and wounded soldiers slip beneath the water, as well as many who had been seeking oblivion in the bottle”” (pag 371) Le SS demoliscono e allagano la metropolitica di Berlino. “”Il metodo di demolizione utilizzato dagli ingegneri delle SS era quasi certamente una ‘carica cava’, che significava fissare gli esplosivi al soffitto in un ampio cerchio per farne esplodere un pezzo. Questo sarebbe stato l’unico modo per penetrare in profondità nel cemento armato così spesso con quantità relativamente piccole di esplosivo. Le stime dell’ora – e anche della data – dell’esplosione variano enormemente, ma ciò è probabilmente dovuto al saccheggio di orologi e alla confusa esistenza notturna di tutti coloro che si rifugiavano nei bunker e nelle gallerie. I resoconti più attendibili indicano l’esplosione avvenuta la mattina presto del 2 maggio. Ciò fa pensare o ad una carica sorprendentemente a lungo ritardata o che il distaccamento di genieri “”Nordland”” abbia incontrato notevoli difficoltà nello svolgimento del proprio compito. L’esplosione provocò l’allagamento di 25 chilometri di gallerie della S-Bahn e della U-Bahn, non appena l’acqua penetrò attraverso un pozzo di collegamento, e le vittime furono stimate tra le cinquanta e le 15.000 persone. Molti berlinesi sono convinti che le nuove autorità sovietiche avessero fatto trasportare le vittime dal piccolo porto sul canale vicino alla Anhalter Bahnhof e poi seppellirle sotto le macerie. Stime più prudenti, di solito intorno ai 100, si basano sul fatto che, sebbene nei tunnel ci fossero molte migliaia di civili, oltre a diversi “”treni ospedale””, vagoni della metropolitana pieni di feriti, l’acqua non si sarebbe alzata rapidamente poiché si stava diffondendo in molte direzioni diverse. Donne e bambini che correvano attraverso i tunnel bui mentre il livello dell’acqua si alzava erano naturalmente terrorizzati. Alcuni raccontano di aver visto soldati esausti e feriti scivolare sott’acqua, così come molti che cercavano l’oblio nella bottiglia”” (pag 371)”,”QMIS-042-FSD”
“BEEVOR Antony”,”The Battle for Spain. The Spanish Civil War, 1936-1939.”,”Rifugiati esiliati e la seconda guerra mondiale. “”I 450 mila repubblicani che attraversarono la frontiera francese nel febbraio 1939 quando cadde la Catalogna, non furono i primi rifugiati della guerra civile (1). E non furono gli ultimi. Altri 15.000 che cercarono di fuggire dai morti mediterranei nel marzo durante il collasso finale della Repubblica, raggiunsero la Tunisia colonia francese e furono internati nel campi di Getta e Gafsa vicino a Tunisi, altri vicino a Bizerta e Argelia. Le condizioni furono descritte come sub-umane. Le autorità coloniali francesi non diedero il benvenuto ai questo ingresso dei ‘rossi’. Uno dei molti prigionieri era Cipiano Mera, comandante delle compagnie militari (IV Corpo e Casado) durante il colpo. (…)”” (pag 455) Vedi i dati in nota (1) capitolo 36 a pag 547 (qui viene citato il libro di Bartolomé Bennassar, ‘La guerre d’Espagne et ses lendemains’, Paris, 2004, pag 363 Francisco Largo Caballero ‘Francisco Largo Caballero è stato un importante politico spagnolo durante la guerra civile spagnola. Ecco alcuni dettagli sulla sua vita: Biografia: Nato a Madrid il 15 ottobre 1869, Largo Caballero iniziò la sua carriera lavorando come stuccatore nell’edilizia. Nel 1894 si unì al Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) e divenne segretario del partito e del sindacato socialista, l’UGT, dopo la morte del fondatore Pablo Iglesias Posse. Durante la Seconda Repubblica Spagnola, Largo Caballero fu ministro delle Relazioni Sindacali nei primi governi repubblicani. Dopo la sconfitta elettorale del 1933, abbandonò le sue posizioni moderate e si schierò per una ‘rivoluzione socialista’. Nel luglio 1936, durante l’inizio della guerra civile spagnola, fu nominato capo del governo e ministro della Guerra. La sua presidenza durò dal 4 settembre 1936 al 17 maggio 19371. Posizioni politiche: Largo Caballero difese l’alleanza con altri sindacati e partiti operai, come il Partito Comunista di Spagna (PCE) e il sindacato anarchico CNT. Fu uno dei capi della rivolta nelle Asturie e in Catalogna nel 1934, repressa duramente dal governo. La sua visione era quella di una Repubblica senza conflitto di classe, ma per raggiungerla credeva che una classe dovesse scomparire1.”,”MSPG-023-FSD”
“BEEVOR Antony”,”Russia. Rivoluzione e guerra civile, 1917-1921.”,”Antony Beevor (Londra 1946) ex ufficiale dell’esercito inglese, è uno dei più affermati autori contemporanei di storia militare. I suoi libri sono stat tradotti in 29 paesi. Tra le sue pubblicazioni ‘Stalingrado’ (1998). Guerra civile. I reparti antiritirata per trattenere al fronte le truppe. “”Trattenere al fronte i marinai e le truppe dell’Armata rossa non era un problema limitato agli Urali settentrionali, come Trotsky scoprì ben presto. Larissa Reisner, che venerava il commissari del popolo per la sua comparsa a Svijazsk quasi nelle vesti di ‘deus ex machina’, scrisse: «Al fianco di Trotsky saremmo potuti morire combattendo con l’ultima cartuccia rimasta, incuranti delle ferite. Perché lui incarnava la santa demogogia della battaglia, con parole e gesti che evocavano le pagine più eroiche della storia della Rivoluzione francese» (33). Sentimenti tanto profondi non erano dovuti solo alle armi e ai rifornimenti che egli aveva portato con sé per sollevare il morale delle truppe, ma anche alla sua forte leadership e al genio organizzativo. E, nello specifico, la «forte leadership» si manifestava nel condannare all’esecuzione ogni uomo sorpreso a disertare dal fronte, compresi comandanti e commissari di reggimento. Quando il colonnello Kappel’ sferrò un attacco a sorpresa alla loro retroguardia, «il panico si impadronì delle forze rosse» come scrisse Victor Serge (34). Trotsky rimase allibito dal fatto che restarono a combattere solo poco più di cinquecento uomini dei quasi diecimila della forza di Väcietis. Presi dalla disperazione molti di quelli in fuga tentarono di imbarcarsi sulla flottiglia del Volga. Non meno di ventisette volontari del Partito comunista, sui duecento che Trotsky aveva portato con sé, vennero giustiziati per viltà. E la scelta di condannarli all’esecuzione fu presa senza dubbio ‘pour encourager les autres’. Trotsky mise inoltre una taglia di 50.000 rubli sulla testa del colonnello Kappel (35). La Reisner, tuttavia, nel suo racconto dei fatti non fece alcun accenno a elementi che potessero minare le gloriose immagini di quei tempi. Trotsky si trovò quindi a invocare le stesse misure, comprese le mitragliatrici piazzate dietro le prime linee, per le quali i bolscevichi avevano condannato Kornilov durante l’offensiva Kerenskij. I reparti antiritirata, composti da quadri comunisti, sarebbero diventati comuni nell’Armata rossa. Questo rigore, unito al supporto di altre cannoniere che raggiunsero la flottiglia di Raskol’nikov sul Volga, ad artiglieria extra e ad alcuni bombardieri, cominciò ad irrobustire la resistenza delle truppe sul fronte orientale di Kazan’. Questo non significava, tuttavia che la fiducia nella qualità dei marinai inviati al fronte fosse aumentata. Il comandante in capo della flotta del Baltico mandò un telegramma a Raskol’nikov, presso il quartier generale della V armata: “”Cinquecento comunisti della marina, divisione mine, sono in partenza per Svijazsk, oggi 26 agosto, alle ore 20.00. Saranno inviati anche dieci ufficiali, ma né il comandante della marina né il commissario navale di Kronstadt possono garantire per loro. Raccomandiamo di tenerli sotto stretto controllo. Possiamo solo ordinarvi di sparare ad almeno cinque ufficiali per ogni traditore”” (36)”” (pag 278-279) [(33) Reisner L. , ‘Letters from the Front’, Moskva, 1918, citato in Serge, V. ‘Year One of the Russian Revolution’, Haymarket Books, Chicago, 2015, p. 334; (34) Ivi, p. 335; (35) Svertsev, A., ‘Tragedy of a Russian Bonaparte’, “”Russkiy Mir””, 16 aprile 2013; (36) RGAVMP R. 96/1/6/70] Deus ex machina Al di fuori dell’ambito narrativo, l’espressione indica una persona o un evento che inaspettatamente risolve una situazione difficile”,”RIRO-483″
“BEGOZZI Mauro BERMANI Cesare BIGAZZI Duccio BORGOMANERI Luigi FORTINI Franco PAVONE Claudio PEREGALLI Arturo RONDOLINO Gianni VERMICELLI Gino interventi; a cura del Laboratorio di ricerca storica “”L’eccezione e la regola”””,”Conoscere la Resistenza.”,”In ricordo di Franco Fortini Contiene tra l’altro i tre saggi: – Arturo PEREGALLI, La sinistra dissidente in Italia nel periodo della Resistenza (pag 61-77) – Duccio BIGAZZI, La fabbrica nella crisi del regime: gli scioperi del marzo-aprile 1943 (pag 77-89) – Cesare BERMANI, Dopo la guerra di Liberazione (appunti per una storia ancora non scritta) (pag 89-122) Bandiera Rossa. “”Nel mese di marzo, ‘Bandiera Rossa’ approntò un piano per liberare Aladino Govoni, uno dei dirigenti del movimento, dalla prigione di Regina Coeli, ma un’ondata di arresti si abbattè sul movimento. Il 23 dello stesso mese i Gap romani uccisero in un attentato in Via Rasella trentadue soldati tedeschi. Nella sparatoria che ne seguì rimasero coinvolti alcuni militanti del Mcd’I che transitavano nelle vicinanze, ignari di quanto organizzato dalle forze della Resistenza. La ritorsione tedesca, con la strage delle Fosse Ardeatine, coinvolse pesantemente ‘Bandiera Rossa’. Ne disperato tentativo di salvare i compagni arrestati, venne fatto pervenire ai nazisti un documento nel quale il movimento si dissociava politicamente dall’azione partigiana. Ma i tedeschi avevano già proceduto all’esecuzione. E anche se l’appello fosse giunto in tempo, molto difficilmente i nazisti ne avrebbero tenuto conto, visto il loro precedente comportamento nei confronti dei militanti di Bandiera Rossa, i cui processi erano stati utilizzati come monito verso l’intera Resistenza romana. La ritorsione nazista all’attentato e gli arresti che lo avevano preceduto avevano costituito un durissimo colpo per il Mcd’I. Esso giunse così a maturare una severa condanna di qualsiasi attentato terroristico. Il primo numero del nuovo organo di stampa del movimento (‘Direttive Rivoluzionarie’), che sostituiva ‘Bandiera Rossa’, pubblicato il 29 marzo, sosteneva che occorreva risparmiare vite umane e non commettere atti che potessero portare a una rappresaglia sproporzionata al risultato ottenuto. Si affermava inoltre che l’azione del Mcd’I era, e doveva restare fino a nuovo ordine, soltanto difensiva. Nello stesso numero del periodico appariva evidente la riflessione che i dirigenti di Bandiera Rossa facevano sulla debolezza della loro organizzazione: la rivoluzione socialista sembrava ora molto superiore alle loro forze. Alla durezza dei colpi inferti dai fascisti si accompagnava anche un aggravamento dei rapporti con il Pci. L”Unità’ accusò gli “”irresponsabili sparuti gruppetti””, la cui politica estremista favoriva la “”propaganda hitleriana””, di assumere una “”funzione obiettivamente provocatoria””. Dopo la liberazione di Roma, Bandiera Rossa cercò di organizzare una “”Armata rossa”” per combattere, su basi classiste, il nazifascismo, ma gli Alleati e il governo italiano impedirono che si giungesse alla sua creazione. Terminata la guerra, la forza di attrazione del Pci fu irresistibile. ‘Bandiera Rossa’ rimase così il giornale di un piccolissimo gruppo che sopravvisse sino alla fine degli anni Quaranta”” [Arturo Peregalli, La sinistra dissidente in Italia nel periodo della Resistenza] (pag 67)”,”ITAR-212″
“BEHR Hans-Georg”,”I moghul. Splendori e potenza degli imperatori dell’ India.”,”BEHR è nato a Vienna nel 1937. Ha studiato psicologia e storia. Si è dedicato al teatro e al giornalismo presso il settimanale ‘Stern’. Più tardi si è trasferito a Katmandu dove ha scritto reportage sul Nepal e sull’ Islam.”,”INDx-022″
“BEHRENS Diethard WOLF Dieter REICHELT Helmut PARAGENINGS Heinz SIMON Hermann MILIOS Jannis e SOTIROPOULOS Dimitris STAMATIS Georg ECONOMAKIS George E. TSCHECHOWSKI Valeri MUSTO WENDLING Amy LINDNER Kolja GIANNI Emilio GANDLER Stefan GRANDT Jens SHIGETA Sumio, saggi di”,”Geld – Kapital – Wert. Zum 150. Jahrestag der Niederschrift von Marx’ ökonomischen Manuskripten 1857/58 ‘Grundrisse der Kritik der politischen Ökonomie’. Der Anfang un die Methode. [Denaro – Capitale – Valore. Nel 150 ° anniversario della stesura di manoscritti economici di Marx 1857-1858 ‘Grundrisse’. L’origine e il metodo]”,”Saggi di BEHRENS Diethard WOLF Dieter REICHELT Helmut PARAGENINGS Heinz SIMON Hermann MILIOS Jannis e SOTIROPOULOS Dimitris STAMATIS Georg ECONOMAKIS George E. TSCHECHOWSKI Valeri MUSTO WENDLING Amy LINDNER Kolja GIANNI Emilio GANDLER Stefan GRANDT Jens SHIGETA Sumio “”Between 1871 and first months of 1872 Marx and Engels had already intervened personally and on various occasions in the Italian debate, both in the controversies with the anarchists and against Mazzini’s attacks. In this intervention of theirs they could avail of the support of such persons as Bignami (6) in Lodi, or, above all, Cafiero (7) in Naples, until, after connections with the IWMA’s General Council had been broken off, he passed definitively in the anarchic ranks in June 1872. When ‘La Plebe’ thus ended up as the only “”pied-à-terre”” (8) on which Engels could count in Italy, he began to collaborate with it directly. Engels’ relationship with ‘La Plebe’ dated back to the summer-autumn 1871, but the first correspondence appeared only in April of the following year. Known as the ‘Lettere londinesi’, eight of them were published up to December of the same year. The whole collection of the correspondence written by Engels for the Lodi organ, including the aforementioned letters and those sent subsequently, is of considerable importance: we could say it forms a sort of ‘Anti-Dühring’ for Italy. As in the latter, also in the former Engels’ criticism was directed at the “”sublime stupidity”” of those who wish to reform Socialism. The “”new socialist theory”” (9) that was spreading all over Italy under the anarchic guise personified by Bakunin, actually re-proposed all typical errors (utopianism, subjectivism, voluntarism and “”Garibaldinism””) inherited from the political cycle of the Risorgimento. Through ‘La Plebe’, Engels tried to rid the Italian political sphere of precisely these impurities”” [Emilio Gianni, The Diffusion of Marxism in Italy from 1848 to 1926] [(in) Aa.Vv, ‘Geld – Kapital – Wert. Zum 150. Jahrestag der Niederschrift von Marx’ ökonomischen Manuskripten 1857/58 ‘Grundrisse der Kritik der politischen Ökonomie’. Der Anfang un die Methode. Beiträge zur Marx-Engels-Forschung Neue Folge 2007′, Hamburg, 2007] [(6) Enrico Bignami (1844-1921). Garibaldian-Mazzinian, then Socialist. Founder and editor of ‘La Plebe’ (1868-1884); (7) Carlo Cafiero (1846-1892). One of the leaders of Italian anarchism; (8) Letter from Engels to F.A. Sorge dated January 4th 1873 in ‘Marx Engels Opere’ (MEO), Rome, Editori Riuniti, 1972-1990, vol. XLIV, 579; (9) F, Engels’ foreword of June 11th 1878 to ‘Anti-Dühring’, Milan, Edizioni Lotta Comunista, 2003, 13-16]”,”MADS-663″
“BEININ Joel LOCKMAN Zachary”,”Workers on the Nile. Nationalism, Communism, Islam, and the Egyptian. Working Class, 1882-1954.”,”Joel Beinin is professor of Middle East history at Stanford University. He is the author of Was the Red Flag Flyng There? Marxist Politics and the Arab-Israeli Conflict in Egypt and Israel, 1948-1965 and the coeditor of Political Islam; Essays from Middle East Report. Zachary Lockman is professor of Middle Eastern studies and history at New York University. He is the author of Comrades and Enemies; Arab and Jewish Workers in Palestine, 1906-1948 and the editor of Workers and Working Classes in the Middle East; Struggles, Histories, Historiographies. List of Tables, List of Abbreviations, Preface, Introduction, Notes, Conclusion, Bibliography, Index,”,”MVOx-003-FL”
“BEISER Frederick C.”,”The Romantic Imperative. The Concept of Early German Romanticism.”,”Frederick C. Beiser is Professor of Philosophy at Syracuse University. He is the author of German Idealism; the Fate of Reason; and Enlightenment, Revolution, and Romanticism (all from Harvard) Preface, Introduction, Abbreviations, Notes, Bibliography, Index,”,”GERx-031-FL”
“BEISER Frederick C.”,”German Idealism. The Struggle against Subjectivism, 1781-1801.”,”Frederick C. Beiser is professor of Philosophy at Syracuse University and the author of many books.”,”FILx-149-FL”
“BEJA Jean-Philippe”,”A’ la recherche d’une ombre chinoise. Le mouvement pour la démocratie en Chine, 1919-2004.”,”BEJA Jean-Philippe è direttore di ricerche al CNRS/CERI. E’ stato direttore scientifico del Centre d’ etudes francais sur la Chine contemporaine (Hong Kong) dal 1993 al 1997. E’ membro del comitato di redazione di ‘China Perspectives’ e di ‘Perspectives chinoises’. Il movimento degli studenti del 1989. “”Occorre attendere l’ indomani della instaurazione della legge marziale da parte del governo il 20 maggio perché i fondatori dell’ Associazione autonoma degli operai di Pekino siano autorizzati a installarsi sulla Piazza. Questa proclamazione, che minaccia l’ esistenza stessa del movimento, conduce gli studenti a ricercare il sostegno delle altre categorie sociali. Alcuni tra loro si lanciano anche nella battaglia per la fondazione dell’ Associazione autonoma degli operai di Pechino (AAOP), come per esempio il laureando Li Jinjin dell’ Università di Pechino. Il ruolo degli studenti nella AAOP è così importante che due dei tre oratori che intervengono in occasione della conferenza stampa che essa ha organizzato sulla Piazza il 1° giugno sono studenti. Però anche a questo punto della crisi, le reticenze persistono e l’ Associazione degli operai è relegata nell’ angolo nord-ovest della Piazza. Occorrerà attendere la fine del mese di maggio perché gli studenti agiscano in comune con l’ AAOP per esigere la liberazione di tre dei sei militanti arrestati dalla polizia. Tuttavia, l’ Associazione non ha molto tempo per svilupparsi poiché viene dissolta dopo il massacro che interviene meno di quindici giorni dalla sua fondazione.”” (pag 152-153)”,”CINx-197″
“BEKKER Cajus”,”La Luftwaffe. Historia del arma aerea alemana durante la II guerra mundial.”,”Tra le ‘Conclusioni e insegnamenti’ dell’ autore: 1. La campagna contro la Polonia non fu una passeggiata: costò alla Luftwaffe 285 aerei e 734 aviatori. 2. L’ intervento nel mare del Nord (1939) ha dimostrato che formazioni di bombardieri senza caccia di scorta finivano in bocca ai caccia nemici. Di qui la scelta di intervenire con azioni notturne che avevano però scarsa precisione. 3. Le azioni sul fronte Ovest dimostrarono che le fortificazioni tradizionali non resistevano all’ attacco combinato ‘terra-aria’ (mezzi corazzati più aerei). 4. Battaglia d’ Inghilterra: il tentativo di piegare l’ Inghilterra al negoziato mediante l’ esclusivo impiego dell’ arma aerea naufragò. La causa principale della sconfitta viene attribuita ad Hitler che nel 1938 aveva escluso un conflitto bellico con la Gran Bretagna. Pertanto la Luftwaffe non era preparata a questa eventualità. Nel 1936 lo sviluppo di un bombardiere quadrimotore con grande capacità di carico venne posticipato per dare la precedenza ai caccia (agli stukas). L’ arma dei caccia non era preparata però per un doppio compito di volare contro i caccia nemici e proteggere i bombardieri. Questi aerei avevano scarsa autonomia ed erano tecnicamente inferiori a quelli avversari. La Luftwaffe e la marina tedesca non avevano inoltre la forza per attaccare in modo decisivo i grandi convogli navali e le installazioni portuali inglesi. 5. La decisione di attaccare la Russia fu presa già nel giugno 1940, prima cioè dell’ inizio della ‘Battaglia d’ Inghilterra’. La lotta sul teatro occidentale non aveva la priorità nei piani del comando tedesco. 6. La campagna dei Balcani necessaria in seguito alla sconfitta italiana in Grecia costò ai tedeschi un mese di ritardo nel lancio dell’ Operazione Barbarossa, mese che può considerarsi decisivo per il fronte orientale. 7. Tra l’ estate e l’ autunno 1941 i due terzi dell’ aviazione militare tedesca operavano sul fronte russo. Nonostante i successi nelle operazioni ci fu un problema di manutenzione: i guasti del materiale crescevano di più delle sostituzioni, così il numero degli aerei in grado di operare diminuì rapidamente. 8. Gli aerei furono impiegati in compiti di appoggio tattico alle operazioni terrestri. Rare furono le azioni di respiro strategico (come il bombardamento in profondità di fabbriche di carri armati e aerei russi) (anche per i limiti imposti dal raggio d’ azione dei vettori tedeschi). Di conseguenza la produzione sovietica di tanks e aerei crebbe più delle perdite sul campo. 9. Non fu la strategia inglese e americana del bombardamento a tappeto (o a zona) sulla popolazione civile a piegare il morale tedesco. Questa strategia non fu pagante per gli alleati che ebbero molte perdite. Furono gli attacchi contro obiettivi militari, contro i punti chiave della rete di comunicazioni, le arterie di rifornimento di combustibile, di pezzi di ricambio che portarono al logoramento e al collasso dell’ esercito tedesco. Per BEKKER questa è una lezione che non si dovrà mai dimenticare. Conclusioni: la Germania perse la battaglia della logistica e la corsa al perfezionamento tecnico nella navigazione in qualunque condizione di tempo e nel combattimento di precisione (azioni di precisione notturne, impiego del radar ecc.). (pag 105 176 290 376 456 548 599 661 768)”,”GERQ-054″
“BEKKER Cajus”,”Luftwaffe. Le forze aeree tedesche nella seconda guerra mondiale.”,”Cajus Bekker è stato un giornalista e scrittore tedesco. Entrato nel 1943 nella Marina militare ottenendo riconoscimenti al valore, nel 1953 pubblicò il suo primo libro con lo pseudonimo di Hans Dieter Berenbrock a causa del materiale scottante del quale si era servito per la redazione. Ha pubblicato vari libri sull’aviazione militare utilizzando il suo pseudonimo. Paul Deichmann (1898-1981) è stato un generale della Luftwaffe durante la Seconda guerra mondiale. Insignito della Croce di Ferro il 26 marzo 1944, venne fatto prigioniero dagli americani dalla fine della guerra al 1947. A partire dal 1950, collaborò con la US Air Force a diversi studi sulla Luftwaffe. Hitler, Göring e la battaglia d’Inghilterra. “”Il 30 giugno 1940, una settimana dopo la fine della campagna di Francia, Göring aveva elaborato una “”Istruzione generale per la lotta della Luftwaffe contro l’Inghilterra””. In quest’istruzione si leggeva che «l’impiego delle flotte aeree deve essere coordinato al massimo» e che «dopo il raggruppamento delle singole unità deve avere inizio l’attacco sistematico ai gruppi di obiettivi». La lotta doveva essere condotta soprattutto contro l’aviazione militare inglese, i suoi servizi al suolo e anche contro l’industria dell’aeronautica. La marina esigeva, però, che si attaccasse dall’alto la flotta inglese, i porti di rifornimento e le unità della marina mercantile. Göring era fiducioso di risolvere i due problemi simultaneamente con la Luftwaffe. Lo Stato Maggiore della Lufwaffe indicò l’obiettivo principale: «Fino alla distruzione dell’aviazione militare nemica, il sommo principio della guerra nei cieli è quello di aggredire le formazioni nemiche in ogni occasione, di giorno e di notte, in cielo e in terra, senza tener conto di altri incarichi». L’obiettivo era dunque chiaro. Mancava però il piano con i particolari della realizzazione. Il primo passo concreto fu tuttavia compiuto da Göring, l’undici luglio 1940, quando diede il via agli attacchi contro i convogli navali britannici del Canale. Il tentativo corrispondente di attirare i caccia inglesi per costringerli a misurarsi con gli stormi da caccia tedeschi tuttavia fallì. Gli inglesi proteggevano sì i loro convogli, ma avevano l’ordine severo di evitare il pericoloso confronto diretto con i caccia tedeschi. Le convinzioni dei dirigenti politici tedeschi influirono notevolmente sull’atteggiamento della Luftwaffe che esitava a iniziare la guerra aerea contro l’Inghilterra. L’inattesa e rapida vittoria sulla Francia fece supporre ai dirigenti politici di aver sufficientemente dimostrato all’Inghilterra, ormai isolata, la potenza militare tedesca e di averla così resa disposta alla pace. Il 19 luglio venne festeggiata all’Opera Kroll di Berlino la vittoria in Occidente. (…) Tre giorni più tardi il ministro degli esteri inglese, Lord Halifax, dichiarò alla radio di non aver trovato nel discorso di Hitler alcuna allusione a una pace basata sul concetto di giustizia. «I suoi unici argomenti erano le minacce… Nella Gran Bretagna regno lo spirito della decisione irrevocabile. Non rinunceranno alla lotta…». Era il giorno in cui crollarono le ultime illusioni tedesche circa un’eventuale resa degli inglesi. La Luftwaffe doveva ora riflettere seriamente sul modo di condurre la guerra contro l’isola britannica. Mancava sempre un ben definito piano d’azione. Göring convocò il 21 luglio i comandanti della flotta aerea, incaricandoli di elaborare le loro concezioni riguardanti l’azione tedesca. I marescialli Kesselring e Sperrle diedero le istruzioni necessarie ai comandi loro sottoposti. Gli Stati Maggiori iniziarono febbrilmente le discussioni sul piano d’azione. Non c’era dubbio che il primo e più importante obiettivo fosse quello di sbaragliare la Royal Air Force, ma non si era d’accordo sul come realizzare l’impresa. Cio nonostante la direzione politica prendeva una decisione dopo l’altra. Già il 16 luglio, tre giorni prima del discorso pronunciato al Reichstag, Hitler aveva ordinato nell’Istruzione n. 16 di preparare e di portare a termine in caso di necessità, un’operazione di sbarco in Inghilterra (operazione Leone marino). Il 31 luglio, però, Hitler rivelò al comandante in capo dell’Esercito von Brauchitsch e al suo capo di Stato maggiore Halder, nel corso di un colloquio svoltosi a Obersalzberg, di voler aggredire la Russia «quanto prima, tanto meglio, possibilmente ancora entro l’anno in corso. Una volta sconfitta la Russia, l’Inghilterra avrà perduto la sua ultima speranza». Anche Göring e il capo di Stato Maggiore della Luftwaffe, Jeschonnek, vennero informati già in luglio della svolta di Hitler”” (pag 206-207)”,”QMIS-207″
“BELARDELLI Giovanni”,”Il Ventennio degli intellettuali. Cultura, politica, ideologia nell’ Italia fascista.”,”BELARDELLI Giovanni insegna storia del pensiero politico contemporaneo nell’ Università di Perugia. Ha curato le riedizioni de ‘L’ Italia in cammino’ (1991) di Gioacchino VOLPE e dell’ ‘Intervista sul fascismo’ (2004) di DE-FELICE. “”Lo storico appariva dunque come un esponente, e tra i più autorevoli, di quei settori dell’ opinione pubblica che guardavano con simpatia al fascismo quale agente di una difesa e di un rinnovamento dello Stato liberale che, in oni caso, non comportasse rivolgimenti politico-istituzionali troppo profondi. Fin dal giugno 1921, con una lettera aperta pubblicata sul “”Popolo d’ Italia””, Volpe aveva messo in guardia Mussolini dai rischi legati all’ aver proclamato una “”tendenzialità repubblicana”” che avrebbe potuto spingere alla defezione quanti, “”dentro o a fianco dei Fasci””, non erano invece disposti a mettere in discussione le istituzioni politiche esistenti. Trovava infatti che in un’ Italia in cui abbondavano gli squilibri regionali e i particolarismi, in cui lo Stato vedeva “”rizzarsi davanti a sé la grande ombra del Vaticano””, la monarchia costituiva un indispensabile elemento di coesione nazionale e, per il fascismo, un alleato irrinunciabile. (…) In realtà per vent’anni, come Volpe lamenterà dopo la fine della seconda guerra mondiale, il fascismo avrebbe esercitato una “”azione blandamente, inconsapevolmente o consapevolmente, logoratrice dell’ istituto monarchico””. (pag 101)”,”ITAF-206″
“BELARDELLI Giovanni”,”Nello Rosselli.”,”Giovanni Berardelli, insegna Storia del pensiero politico contemporaneo presso l’Università di Perugia. E’ autore tra l’altro del volume ‘Il Ventennio degli intellettuali’ (Laterza, 2005); ha curato di recente le ‘Lettere dall’Italia perduta, 1944-1945’ di Gioacchino Volpe. “”A settant’anni dall’assassinio dei fratelli Rosselli, avvenuto il 9 giugno 1937 in Francia, la personalità del più giovane dei due, Nello, continua a restare nell’ombra. Ancora oggi sono pochi a sapere che, a differenza di Carlo, tra i massimi leader dell’antifascismo italiano, Nello Rosselli, pur condividendo le idee del fratello, rimase essenzialmente uno studioso di storia. Lo stesso assassionio, avvenuto per mano di sicari francesi assoldati dai servizi segreti italiani, rendendo i Rosselli tra le vittime più note della ditturara fascista doveva oscurare la specifica personalità di Nello. Questo volume ricostruisce dunque la biografia di una figura tanto celebrata quanto in fondo poco conosciuta; allo stesso tempo, fornisce un interessante spaccato della vita culturale nell’Italia fascista. Vediamo in particolare come, nella vicenda di Nello Rosselli, si riflettano certi caratteri della dittatura di Mussolini: un regime che, da una parte, permetteva al giovane storico di recarsi spesso all’estero pur sapendo come ne approfittasse per incontrare il fratello; dall’altra; ne avrebbe stroncato la vita attraverso un assassinio politico”” (dalla quarta di copertina) Mazzini Garibaldi Bakunin Marx e Engels (pag 65-69) “”Il primo libro di Rosselli, sulle origini del movimento operaio in Italia e sul contrasto tra Mazzini e Bakunin, fu pubblicato nel 1927 dall’editore Bocca di Torino (). Si trattava, come sappiamo, della tesi di laurea arricchita da successive ricerche e soprattutto dalla consultazione, a Berlino, della quasi introvabile biografia di Max Nettlau su Bakunin, dei verbali del Consiglio dell’Internazionale e del carteggio fra Engels e i suoi corrispondenti italiani. Da quando aveva iniziato quel lavoro, tanto i suoi studi quanto la sua partecipazione alle vicende politiche si erano mossi, come abbiamo visto, in stretto rapporto con Gaetano Salvemini. E anzitutto da Salvemini Rosselli aveva appreso a non scindere il lavoro dello storico dall’impegno nella politica contemporanea, a collegare la ricostruzione del passato a una funzione educatrice da esercitare, «con l’aiuto della storia» appunto, nel presente (1). Una concezione non dissimile da Rosselli poteva trovarla in Guglielmo Ferrero il quale, com’è stato osservato, più che storico in senso stretto fu «un uomo che faceva la storia da politico e la politica da storico» (2). Del resto, la generazione di storici alla quale Rosselli apparteneva si alimentò di un’esperienza che fu principalmente esperienza politica (3). (…) Per Rosselli il progresso delle classi lavoratrici è inscindibilmente connesso con un miglioramento non solo delle loro condizioni economiche ma anche di quelli più generalmente culturali e intellettuali. L’immaturità del movimento operaio italiano intorno al 1860 si spiega, secondo lui, proprio con il fatto che «l’organizzazione operaia non sorge e non si consolida, o almeno sorge e si sviluppa stentatamente là dove manchi un certo grado di benessere materiale, oltre che di maturità intellettuale delle classi lavoratrici» (6). Qui sta una delle radici delle simpatie dell’autore per Mazzini, nel fatto che il programma operaio di quest’ultimo «presuppone una progressiva elevazione morale e culturale della classe operaia» (7). Rosselli analizza la funzione contraddittoria svolta da Mazzini nei confronti dell’organizzazione operaia e i limiti del suo modo di concepire la questione sociale: il fatto, cioè, che dopo l’unità il programma mazziniano divenne storicamente superato. Mazzini, dopo il 1860, trovò largo consenso nell’ambiente democratico cominciando a propagandare il suo programma sociale che era allora l’unico esistente, a parte quello moderato teso ovviamente a tutt’altre finalità. Il positivo ruolo svolto dall’attività condotta in campo sociale dai seguaci di Mazzini e il successo che inizialmente ad essa arrise dipendevano dal fatto che quell’azione sconvolgeva un quadro di stasi e ristagno. Per il resto Rosselli sottolinea i limiti della teoria sociale mazziniana e i motivi del suo fallimento. L’organizzazione operaia, per Mazzini, era legata a una precisa ideologia politico-religiosa che difficilmente poteva essere completamente accettata (e, in realtà, non lo fu del tutto neanche da parte dei suoi più fedeli seguaci). I nuclei operai interessavano Mazzini non tanto come mezzo per l’emancipazione economica delle classi lavoratrici, quanto per far leva su di essi al fine del completamento dell’unificazione nazionale con Roma e i territori ancora soggetti all’Austria. Da ciò scaturiva necessariamente il suo atteggiamento paternalistico e autoritario di fronte al problema operaio. Inoltre, era la stessa concezione di un’emancipazione che doveva passare per l’unione di capitale e lavoro, con la necessità di una collaborazione delle classi medie, a far sì che si determinasse ben presto una contraddizione fra il programma mazziniano e l’ulteriore sviluppo del movimento operaio. I primi scioperi, in relazione alla perdurante precarietà della condizione economica delle classi lavoratrici, indicheranno questa incompatibilità. (…) Non si comprenderebbe tuttavia il complesso atteggiamento di Rosselli di fronte alla figura di Mazzini se non si tenesse conto del fatto che l’accento posto da quest’ultimo sulla «progressiva elevazione morale e culturale della classe operaia», rendevano il giovane storico particolarmente sensibile a «quel senso accorato d’umanità, (…) quella larga simpatia umana per cui Mazzini è ‘sentito’ in ogni parte del mondo e, se pur lo si discute e nega, lo si comprende ed ama». A differenza di Marx, aggiungeva, che invece «si studia e si ammira». «Rovesciamo Mazzini – prosegue Rosselli – e si avrà qualcosa di molto simile a Marx: freddo, preciso, logicamente impeccabile, concreto; cervello assai più acuto che non sensibile cuore. Dall’uno non poteva venire che una predicazione di amore: il sogno della solidarietà fra le classi sociali, una dottrina di educazione e di elevazione morale. L’altro dalla secolare esperienza dell’umanità doveva trarre una ferrea legge economica, prima regolatrice d’ogni vicenda; legge che non nega, ma innegabilmente attenua l’influenza dei valori morali» (11). C’è qui la stessa preoccupazione di fondere valori morali e razionalità politica che aveva spinto socialisti come Alessandro Levi e Rodolfo Mondolfo a studiare con particolare attenzione la figura di Mazzini. Mondolfo si era interessato, nel suo ‘Sulle orme di Marx’ (1919), ai rapporti tra Mazzini e il socialismo convinto che, di fronte alle interpretazioni positivistiche, fosse necessario restituire «un contenuto spirituale e una filosofia al socialismo» (12). Levi aveva scritto nel volume su ‘La filosofia politica di Giuseppe Mazzini’ (1917) che, pur essendo socialismo e mazzinianesimo teorie inconciliabili, non per questo il primo non doveva, «ammaestrato dalla rude esperienza che ne ha sfrondato molte illusioni, smentito alcune previsioni, corretto molti errori di teoria e di tattica, trarre dal pensiero politico di Mazzini, e far suoi, ammaestramenti fecondi». Infatti, solo tenendo nel massimo conto in valori morali si sarebbe potuta superare la società presente e preparare la società nuova (13)”” (pag 65-69) [Giovanni Belardelli, ‘Nello Rosselli’, Soveria Mannelli, 2007] [[() N. Rosselli, Mazzini e Bakunin. Dodici anni di movimento operaio in Italia (1860-1872). Einaudi, Torino, 1967. Nel titolo della prima edizione (F.lli Bocca, Torino, 1927) il nome dell’anarchico russo compariva, secondo la grafia in uso all’epoca, come Bakounine]; (1) G. Salvemini, ‘Pasquale Villari’, in ‘Nuova Rivista Storica’, a. 11 (1918), fasc. 2, poi in Id., ‘Scritti vari’, cit., p. 64; (2) G. Busino, ‘Dodici lettere di Guglielmo Ferrero a W.E. Rappard’, in ‘Nuova Antologia’, a. 97 (1962), fasc. 1942, p. 177; (3). Cfr. W. Maturi, ‘Interpretazioni del Risorgimento’, Einaudi, Torino, 1962, p. 466; (…) (6) N. Rosselli, ‘Mazzini e Bakunin. Dodici anni di movimento operaio in Italia (1860-1972)’, Einaudi, Torino, 1967, p. 43; (7) Ivi, p. 27; (8) Ivi, p. 212; (9) Già Salvemini aveva sottolineato, diversi anni prima, l’importanza delle ripercussioni della Comune [di Parigi] in Italia. Cfr. Rerum Scriptor [G. Salvemini], ‘I partiti politici milanesi nel secolo XIX’, Editori dell’Educazione politica, Milano, 1899; poi in G. Salvemini, ‘Scritti sul Risorgimento’, a cura di P. Pieri e C. Pischedda, Feltrinelli, Milano, 1961, p. 115; (10) N. Rosselli, ‘Mazzini e Bakunin’, cit., pp. 297 e 348; (11) Ivi, pp. 136 e, per le citazioni precedenti, 27 e 133; (12) R. Mondolfo, ‘Sulle orme di Marx, III ediz., vol. II, Cappelli, Bologna-Rocca San Casciano-Trieste, 1923, p. 73; (13) A. Levi, ‘La filosofia politica di Giuseppe Mazzini’, nuova edizione a cura di S. Mastellone, Morano, Napoli, 1967, p. 134]”,”STOx-290″
“BELARDELLI Giovanni CAFAGNA Luciano GALLI DELLA LOGGIA Ernesto SABBATUCCI Giovanni”,”Miti e storia dell’Italia unita.”,”Giovanni Belardelli insegna Storia del pensiero politico contemporaneo all’Università di Perugia. Luciano Cafagna, dopo aver insegnato Storia contemporanea all’Università di Pisa, è stato commissario dell’Autorità garante per il mercato e la concorrenza. Ernesto Galli della Loggia insegna Storia dei movimenti e dei partiti politici all’Università di Perugia. Giovanni Sabbatucci insegna Storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma.”,”ITAB-016-FL”
“BELARDELLI Giovanni”,”Nello Rosselli. Una storico antifascista.”,”Giovanni Berardelli è nato a Roma nel 1951, dove si è laureato in Lettere. Ha collaborato a ‘Storia contemporanea’. Ha studiato i rapporti tra intellettuali e fascismo.”,”BIOx-030-FF”
“BELARDI Mauro CORGHI Vincenzo”,”Il pendolo di Mosca.”,”Mauro Belardi ha diretto dal 1975 al 1991 l’ufficio studi dell’Associazione Italia-Urss. É autore di numerose trasmissioni radiofoniche. Vincenzo Corghi ha studiato a Mosca. Deputato del Pci per quattro legislature, è stato dal 1975 al 1992 segretario dell’Associazione Italia-Urss.”,”RUSx-109-FL”
“BELCI Corrado”,”Zaccagnini.”,”Corrado Belci (Dignano d’Istria 1926) risiede dal 1947 a Trieste. E’ stato parlamentare DC per quattro legislature e direttore del quotidiano ‘Il Popolo’.”,”BIOx-330″
“BELCI Franco KUKLER S. IVASIC M. CERNIC C. BENVENUTI Silvano PINCHERLE Renzo CHERSOVANI Licia”,”Nazionalismo e neofascismo nella lotta politica al confine orientale 1945-75. Volume II.”,”introduzione al primo volume:: ‘Per quale storiografia’ di G. MICCOLI”,”ITAV-020″
“BELDEN Jack”,”La Cina scuote il mondo.”,”BELDEN, giornalista, visse per 5 anni in Cina dal 1937 assistendo all’ invasione giapponese. Sul finire del 1946 tornò in Cina sempre come giornalista registrando insieme con le sue impressioni anche i racconti delle varie componenti sociali della popolazione cinese (il contadino, il soldato, la donna, il dirigente di partito…). L’A ha criticato le ingerenze politiche degli USA in Cina.”,”CINx-061″
“BELDEN Jack”,”La Cina scuote il mondo.”,”Al momento dell’invasione giapponese, nel ’37, l’autore di questo libro era già stato in Cina per cinque anni, pur essendo sbarcato inizialmente ad Hong Kong con il progetto di una breve escursione nei dintorni. Quando, sul finire del ’46, Jack Belden torna in Cina, come giornalista.”,”CINx-041-FL”
“BELGRANO Luigi Tommaso, a cura di Gabriella AIRALDI”,”Della vita privata dei genovesi. (1875)”,”Luigi Tommaso Belgrano storico italiano (Genova 1838 1835) studioso di storia genovese. Segretario della Società Ligure di Storia Patria.”,”LIGU-013-FSD”
“[BELIBASTE, a cura]”,”La comune di Kronstadt. Raccolta di documenti comprendenti la traduzione integrale delle Izvestija di Kronstadt.”,”‘traduzione dal francese di ‘La coune di Krostadt’ edito dal compagna Bélibaste’ Ultimatum di Trotsky (presidente del Soviet militare rivoluzionario della Repubblica e Kamenev (comandante in capo): “”(…) Nello stesso tempo io dò ordini destinati a reprimere l’ammutinamento ed a vincere i ribelli con la forza delle armi. I capi degli ammutinati controrivoluzionari saranno interamente responsabili dei danni che la popolazione pacifica potrà subire per loro colpa.. Questo avvertimento è definitivo””. Pietrogrado, 5 marzo 1921 (pag 10-11)”,”RIRO-387″
“BELL Daniel”,”Marxian Socialism in the United States. With a new introduction by Michael KAZIN and a new Afterword by the Author.”,”Daniel BELL è Scholar in Residence all’ America Academy of Art and Sciences e Professore emerito di sociologia alla Harvard University. Michael KAZIN insegna storia all’ American University. E’ autore di ‘The Populist Persuasion: An American History’.”,”MUSx-067″
“BELL Daniel”,”The Cultural Contradictions of Capitalism.”,”Il mutamento della società americana negli anni 1960. “”1. La molteplicità dei problemi sociali. La rimarchevole performance dell’ industria americana (e il rafforzamento psicologico derivato dal fatto che nel dopoguerra non c’è stata depressione economica, sebbene fosse stata prevista dagli economisti) sembrava indicare che lo sviluppo economico avrebbe risolto ogni problema sociale.”” (pag 187) “”2. I moti e i crimini dei neri. Dal 1963 al 1967 ci furono cinque ‘hot summers’ (estati calde), in cui, ogni anno, ci fu un crescendo di rivolte che, cominciando nel Sud, passavano velocemente al Nord, cosicché da Watts, Detroit, Newark e Washington DC, l’ intera sezione di ciascuna città finì in fiamme””. (pag 188) “”3. L’ alienazione dei giovani.”” (pag 189)”,”USAS-140″
“BELL Daniel”,”The Coming of Post-Industrial Society. A Venture in Social Forecasting.”,”Daniel BELL professore di sociologia alla Harvard University. E’ autore di ‘The End of Ideology’ e ‘The Cultural Contradictions of Capitalism’ (1976). “”I padri fondatori dell’ economia contemporanea erano preoccupati della “”lamentevole scienza”” a causa del fatto che credevano che l’ accumulazione del capitale non potesse continuare indefinitamente. Queste conclusioni erano basate su tre assunzioni: la legge dei rendimenti decrescenti; il principio malthusiano, secondo cui un incremento nei salari reali avrebbe semplicemente portato ad una crescità più veloce della popolazione e alla “”diluizione”” di quell’ incremento; e, implicitamente, uno stato invariante della tecnologia. Queste erano le basi dell’ economia ricardiana. Esse furono elaborate da John Stuard Mill nella concezione de “”The Stationary State””. Perfino Marx, in questo senso un economista post-ricardiano, giunse a conclusioni pessimistiche. Sebbene fosse più sensibile al ruolo rivoluzionario delle macchine rispetto ai suoi contemporanei, Marx sentì che la prima conseguenza della sostituzione del lavoro con il macchinario sarebbe stata la centralizzazione del capitale, a spese degli altri capitalisti, l’ incremento dello sfruttamento della forza-lavoro (attraverso un allungamento della giornata lavorativa) nella misura in cui più capitalisti arretrati avrebbero cercato di mettersi a competere, e, in ultimo, le crisi quando il sistema avesse raggiunto dei limiti superiori. In base alla teoria del valore lavoro, Marx sentiva che l’ espansione della “”composizione organica del capitale”” poteva portare solo a un declino del tasso medio di profitto e a un continuo impoverimento del lavoratore.”” (pag 189-190)”,”ECOI-184″
“BELL Eric Temple”,”La magia dei numeri.”,”””Democrito che il mondo a caso pone”” Dante, Inferno (controllare) “”Tutto è numero”” Pitagora fonte E.T. Bell, la magia dei numeri “”Nè nella matematica, nè nella scienza si è raggiunta la certezza di un progresso costante.”” (pag 206) “”In teatralità e dignità, per non dire in ostentazione, Empedocle superò anche il suo maestro Pitagora. Poichè la porpora era l’ insegna della tirannia, il filosofo dimostrava il proprio disprezzo per i tiranni aggirandosi paludato in una veste di rosso vivo. Per colmo di impertinenza, si metteva alla cintura una catena d’ oro e sulla testa una corona di foglie d’oro. E per far capire che avrebbe saputo dirimere facilmente qualsiasi disputa, si circondava di un corteggio più numeroso e meglio nutrito di quello che un tiranno potesse permettersi””. (pag 144)”,”SCIx-221″
“BELL Daniel KRISTOL Irving a cura”,”The Crisis in Economic Theory.”,”Contributi di Kenneth J. ARROW Daniel BELL Paul DAVIDSON Peter F. DRUCKER Edward J. NELL Harvey LEIBENSTEIN James W. DEAN Israel M. KIRZNER Allan H. MELTZER Irving KRISTOL Mark H. WILLES Frank HAHN. BELL Daniel KRISTOL Irving. Il primo è professore di sociologia ad Harvard. Il secondo è Henry Luce Professor of Urban Values all New York University. Sono autori di varie opere (v. 4° cop). “”Sebbene Keynes sia largamente conosciuto per le idee del deficit finanziario e il “”pump priming””, questi non erano i problemi della ‘Teoria generale’. La ‘General Theory of Employment, Interest and Money’, per dare il titolo completo del libro – era un assalto alla Legge di Say, all’ argomento secondo cui sulla lunga distanza le “”forze reali”” del sistema economico avrebbero teso all’ equilibrio della piena occupazione. La considerazione di Keynes era che, sulla lunga distanza, noi siamo tutti morti. Keynes sosteneva due tesi. La prima, altamente tecnica, che perfino se la legge di Say fosse stata valida in un modello statico (e chiuso), essa non poteva dimostrare che un equilibrio di pieno impiego era dinamicamente ottenibile dato che il processo di movimento verso l’ equilibrio ‘nel corso del tempo’ squilibrava l’ equilibrio stesso. La seconda, che ha ricevuto la massima attenzione, era che, in una depressione, un equilibrio statico era impossibile per tre ragioni: la inelasticità (e/o la irresponsabilità) dei tassi di interesse come un mezzo per stimolare gli investimenti; una “”trappola di liquidità””, o il desiderio degli esperti (istituzioni finanziarie o individui) di tenere (“”hoard””) denaro; e la viscosità dei salari e dei prezzi in moneta””. (pag 63)”,”ECOT-111″
“BELL Henry”,”John Maclean. Hero of Red Clydeside.”,”Henry Bell è uno scrittore e curatore di libri tra i quali ‘A Bird is Not a Stone’ (2014), e ‘Tip Tap Flat’ (2012). Il 30 gennaio 1921, si tiene una Convenzione unitaria a Leeds (Unity Convention). Il CPGB può a questo punto reclamare di rappresentare l’insieme dei comunisti britannici; con la sola eccezione di John McLean e del Socialist Labour Party (1). Maclean pubblica una lettere aperta a Lenin lo stesso giorno mettendolo sull’avviso dell’ errore che il Comintern e i suoi compagni stanno facendo sostenendo questo nuova Partito comunista della Gran Bretagna’ (pag 165) (1) ‘The Communist’, 5 febbraio 1921″,”MUKx-214″
“BELL David Avrom”,”The First Total War. Napoleon’s Europe and the Birth of Modern Warfare”,”BELL David Avrom: nato a New York (USA), 17 novembre 1961 da una famiglia di origine ebraica. Laureato in Storia e Letteratura alla Harvard University. Storico specializzato in Storia francese. Insegna Storia francese alla Johns Hopkins University. Già autore di “”Lawyers and Citizens”” che ha vinto il Pinkney Prize of the Society for French Historical Studies. <>. (Traduz. d. r. dal risvolto di copertina).”,”FRAN-115-FSL”
“BELL Geoffrey”,”Mercato dell’eurodollaro e sistema finanziario internazionale.”,”Geoffrey Bell, nato nel 1939, ha studiato a Grimsby e alla London School of Economics. Successivamente è entrato al Dipartimento del Tesoro britannico in qualità di consigliere economico aggiunto e nel 1963-64 ha trascorso nove mesi come visiting economist presso il Sistema della Riserva Federale, principalmente alla banca della Riserva Federale di St.Louis. Tra il 1964 e il 1966 è stato lettore di economia monetaria alla LSE ed ha svolto attività di consulenza presso il Dipartimento del Tesoro. Nel 1966 è stato nominato consigliere economico dell’ambasciata britannica a Washington.”,”ECOI-201-FL”
“BELLACICCO Antonio LABELLA Anna”,”Le strutture matematiche dei dati.”,”Antonio Bellacicco è assistente ordinario presso la cattedra di Istituzioni di statistica e professore stabilizzato di Applicazioni operative dell’algebra e della teoria dei grafi nella Facoltà di scienze statistiche dell’Università di Roma, è autore di numerose pubblicazioni sia sulla metodologia dell’analisi dei dati che sulle sue applicazioni, particolarmente nell’ambito della pianificazione territoriale. Anna Labella è assistente ordinario presso la cattedra di Algebra ed è professore incaricato di Matematiche complementari I nell’Istituto di matematica G. Castelnuovo nella Facoltà di scienze dell’Università di Roma, si occupa di problemi di fondamenti della matematica e di teoria delle categorie ed è autrice di lavori di tipo algebrico.”,”SCIx-074-FL”
“BELLAMY Edoardo”,”Eguaglianza. Unica traduzione autorizzata. Vol 1.2″,”Scrittore americano(1850-1898) noto per il romanzo di narrativa utopistica sociale ‘Guardando indietro 2000-1887’ (1888) forse il maggior romanzo utopistico americano e uno dei più importanti in assoluto; in esso l’A descrive un ordine politico e sociale di tipo collettivistico in cui sono state eliminate le diseguaglianze e sconfitte le grandi corporazioni. Sull’onda del successo del libro fondò il Partito nazionalista con un programma di radicali riforme sociali e diresse i periodici ‘The Nationalist’ e ‘The New Nation’. Ma il movimento ebbe vita breve. Il romanzo Eguaglianza è una replica del precedente ma meno brillante perchè scritto con intenzioni teoriche.”,”SOCx-011″
“BELLAMY Joyce MARTIN David SAVILLE John adattamento di Francois BEDARIDA”,”Dictionnaire biographique du mouvement ouvrier international. 3. La Grande-Bretagne.”,”Tradotto dall’inglese da Renée BEDARIDA”,”MUKx-004″
“BELLAMY Joyce M. SAVILLE John; collaborazione di Paul ADELMAN Mai ALMAN R. Page ARNOT P.N. BACKSTROM Philip S. BAGWELL David BARTON John BAXTER Joseph O. BAYLEN Ron BEAN Margaret BELL John BENSON Joyce M. BELLAMY Harold F. BING Kenneth BRILL Ian BRITAIN Keith BROOKER Kenneth D. BROWN Raymond BROWN Marjorie BUCKE Michael CAHILL Maureen CALLCOTT Frank CARRUTHERS Raymond CHALLINOR Malcolm CHASE Doris N. CHEW David CLARK Alan CLINTON M.D. CLUSE Margaret COLE Stephen W. COLTHAM Simon CORDERY Helen CORR Grace G. COWIE Fergus D’ARCY Kenneth DALLAS Ralph H. DESMARAIS F.K. DONNELLY Peter D. DRAKE Janet DRUCKER Margaret ESPINASSE E.W. EVANS Richard D. FELSTEAD David FERNBACH Geoffrey FIDLER Allan FLANDERS Barbara FLETCHER Eileen FLETCHER Edmund FROW Ruth FROW Janet FYFE Tom GALLAGHER Sheridan GILLEY Kenneth L. GOODALL Ian GOODFELLOW Stephen GOSLING Robert GRIFFITHS Reg GROVES June HANNAM K.G.E. HARRIS Brian H. HARRISON J.F.C. HARRISON Ralph H.C. HAYBURN Barbara HILL Patricia HOLLIS Colin HOLMES Ann HOLT David HOPKINSON David HOWELL Sean HUTTON Laurence JACOBS Louis G. JAMES Mick JENKINS Bernard JENNINGS Alan R. JONES Laurence JOHNSON Zoe JOSEPHS Fraulein Beate KASPAR Stephen F. KELLY John E. KING Beverley KINGSTON William KNOX Marion KOZAK Judith Fincher LAIRD David LARGE Keith LAYBOURN Alan J. LEE Philip J. LENG Fred M. LEVENTHAL Richard LEWIS John C. LOVELL David E. MARTIN William H. MARWICK James MACFARLANE David E. MARTIN Helen MATHERS James McCONVILLE Norman McCORD Anthony MASON Valerie MASON Neville C. MASTERMAN Anna MATHAMS Frank MATTHEWS Iain McCALMAN Marion MILIBAND Maurice MILNE A. Leslie MORTON M. Vivien MORTON Charles Loch MOWAT Robert G. NEVILLE Barbara NIELD Keith H. NIELD John OSBURN Frederick C. PADLEY John PARKER Trevor PEACOCK Robin PEARSON, John S. PEART-BINNS, Archie POTTS, I.J. PROTHERO, T. David W. REID, Naomi REID, John REYNOLDS, Gerald RHODES, Norman W. ROBINSON John J. ROWLEY Edward ROYLE David RUBINSTEIN Bryan H. SADLER John SALT John SAVILLE James A. SCHMIECHEN John S. SHEPHERD John B. SMETHURST Adrian A. SMITH Richard STOREY Eric L. TAPLIN Eric TAYLOR George F. THOMASON Anthony J. TOPHAM Adrian TRANTER Bob TURNER R.E. TYSON Mavis WATERS Ken WELLER Royston A.A. WHITE Andrew WHITEHEAD Major W. WALFORD WHITE Bob WHITFIELD Martin J. WIENER Joel H. WIENER J.E. WILLIAMS Diana WYLIE”,”Dictionary of Labour Biography. Vol 1-8. Ogni volume A-Z.”,”BELLAMY è Fellow of the University of Hull SAVILLE è Emeritus Professor of Economic and Social History, Univ of Hull. Collaboratori: Paul ADELMAN, Mai ALMAN, R. Page ARNOT, P.N. BACKSTROM, Philip S. BAGWELL, David BARTON, John BAXTER, Joseph O. BAYLEN, Ron BEAN, Margaret BELL, John BENSON, Joyce M. BELLAMY, Harold F. BING, Kenneth BRILL, Ian BRITAIN, Keith BROOKER, Kenneth D. BROWN, Raymond BROWN, Marjorie BUCKE, Michael CAHILL, Maureen CALLCOTT, Frank CARRUTHERS, Raymond CHALLINOR, Malcolm CHASE, Doris N. CHEW, David CLARK, Alan CLINTON, M.D. CLUSE, Margaret COLE, Stephen W. COLTHAM, Simon CORDERY, Helen CORR, Grace G. COWIE, Fergus D’ARCY, Kenneth DALLAS, Ralph H. DESMARAIS, F.K. DONNELLY, Peter D. DRAKE, Janet DRUCKER, Margaret ESPINASSE, E.W. EVANS, Richard D. FELSTEAD, David FERNBACH, Geoffrey FIDLER, Allan FLANDERS, Barbara FLETCHER, Eileen FLETCHER, Edmund FROW, Ruth FROW, Janet FYFE, Tom GALLAGHER, Sheridan GILLEY, Kenneth L. GOODALL, Ian GOODFELLOW, Stephen GOSLING, Robert GRIFFITHS, Reg GROVES, June HANNAM, K.G.E. HARRIS, Brian H. HARRISON, J.F.C. HARRISON, Ralph H.C. HAYBURN, Barbara HILL, Patricia HOLLIS, Colin HOLMES, Ann HOLT, David HOPKINSON, David HOWELL, Sean HUTTON, Laurence JACOBS, Louis G. JAMES, Mick JENKINS, Bernard JENNINGS, Alan R. JONES, Laurence JOHNSON, Zoe JOSEPHS, Fraulein Beate KASPAR, Stephen F. KELLY, John E. KING, Beverley KINGSTON, William KNOX, Marion KOZAK, Judith Fincher LAIRD, David LARGE, Keith LAYBOURN, Alan J. LEE, Philip J. LENG, Fred M. LEVENTHAL, Richard LEWIS, John C. LOVELL, David E. MARTIN, William H. MARWICK, James MACFARLANE, David E. MARTIN, Helen MATHERS, James McCONVILLE, Norman McCORD, Anthony MASON, Valerie MASON, Neville C. MASTERMAN, Anna MATHAMS, Frank MATTHEWS, Iain McCALMAN, Marion MILIBAND, Maurice MILNE, A. Leslie MORTON, M. Vivien MORTON, Charles Loch MOWAT, Robert G. NEVILLE, Barbara NIELD, Keith H. NIELD, John OSBURN, Frederick C. PADLEY, John PARKER, Trevor PEACOCK, Robin PEARSON, John S. PEART-BINNS, Archie POTTS, I.J. PROTHERO, T. David W. REID, Naomi REID, John REYNOLDS, Gerald RHODES, Norman W. ROBINSON, John J. ROWLEY, Edward ROYLE, David RUBINSTEIN, Bryan H. SADLER, John SALT, John SAVILLE, James A. SCHMIECHEN, John S. SHEPHERD, John B. SMETHURST, Adrian A. SMITH, Richard STOREY, Eric L. TAPLIN, Eric TAYLOR, George F. THOMASON, Anthony J. TOPHAM, Adrian TRANTER, Bob TURNER, R.E. TYSON, Mavis WATERS, Ken WELLER, Royston A.A. WHITE, Andrew WHITEHEAD, Major W. WALFORD WHITE, Bob WHITFIELD, Martin J. WIENER, Joel H. WIENER, J.E. WILLIAMS, Diana WYLIE.”,”MUKx-006″
“BELLAMY Edward”,”Looking backward. If socialism comes, 2000-1887.”,”Libro pubblicato nel corso della 2° guerra mondiale, 2° edizione “”””Oh, no!”” replicò il dottore. “”I partiti del lavoro, in generale, non potrebbero mai concludere qualcosa su una grande scala e in modo permanente. Per obiettivi di interesse nazionale, la loro base semplicemente di classe è troppo ristretta. Era possibile realizzare un lavoro di riassetto del sistema industriale e sociale su una più alta base etica, e per la più efficiente produzione di ricchezza, visto come l’ interesse, non di una classe, ma egualmente di tutte le classi, di ricchi e poveri, colti e ignoranti, vecchi e giovani, deboli e forti, uomini e donne. A questo punto è nato il partito nazionale per realizzare tutto ciò con metodi politici. Esso probabilmente ha preso questo nome a causa del suo obiettivo di nazionalizzare le funzioni della produzione e della distribuzione””””. (pag144-145)”,”SOCx-125″
“BELLAMY Joyce M. SAVILLE John a cura, collaborazione di David E. MARTIN; voci biografiche di Peter ACKERS Victor BAILEY Daniel BALLARD F.K. DONNELLY Sarah EDDY Cyril EHRLICH Geoffrey FIDLER Edmund e Ruth FROW Jim FYRTH Ian GOODFELLOW Aled JONES Stephen F. KELLY Richard LEWIS David E. MARTIN Barbara NIELD John S. PEART-BINNS Archie POTTS Eileen PRICE Dylan REES Naomi REID Stephen ROBERTS Tania ROSE John B. SMETHURST Norbert C. SOLDON Terry SPENCER Eric TAPLIN Noel W. THOMPSON Alistair G. TOUGH Andrew WHITEHEAD Alan YATES”,”Dictionary of Labour Biography. Volume IX.”,”collaborazione per le voci biografiche di Peter ACKERS Victor BAILEY Daniel BALLARD F.K. DONNELLY Sarah EDDY Cyril EHRLICH Geoffrey FIDLER Edmund e Ruth FROW Jim FYRTH Ian GOODFELLOW Aled JONES Stephen F. KELLY Richard LEWIS David E. MARTIN Barbara NIELD John S. PEART-BINNS Archie POTTS Eileen PRICE Dylan REES Naomi REID Stephen ROBERTS Tania ROSE John B. SMETHURST Norbert C. SOLDON Terry SPENCER Eric TAPLIN Noel W. THOMPSON Alistair G. TOUGH Andrew WHITEHEAD Alan YATES”,”MUKx-164″
“BELLAMY Chris”,”Guerra assoluta. La Russia sovietica nella seconda guerra mondiale.”,”Chris Bellamy è docente di Scienza e dottrina militare e direttore del Security Studies Institute presso la Cranfield University Mosca. La prima grande sconfitta terrestre della Germania nella seconda guerra mondiale (pag 408-411) Kursk. La più grande battaglia di carri armati? La guerra ferroviaria (pag 669-674) Copertina di Time: Stalin ‘Uomo dell’anno’ per il 1942 (v. inserto fotografico) Nell’indice non viene citato il generale tedesco Manteuffel che sul fronte orientale riuscì a mostrare tutte le sue grandi capacità anche in chiave difensiva “”A fine giornata del 12 luglio [1943] i russi avevano imposto ai tedeschi una battuta d’arresto a Prochorovka. Le vittime da entrambe le parti risultano difficili da accertare. I russi sostengono che nella fase difensiva furono uccisi 70.000 tedeschi, ufficiali e soldati – senza dimenticare, naturalmente, la percentuale considerevole di perdite causate da «fuoco amico». Affermano inoltre di aver distrutto più di 3.000 carri armati e cannoni semoventi, 844 pezzi d’artiglieria, 1.392 aerei e 5.000 camion. Le statistiche russe più recenti per la fase difensiva riportano 70.330 caduti, prigionieri e dispersi russi, e 107.517 feriti e infermi. I tedeschi sostennero di aver abbattuto 1.800 carri armati, 1.000 cannoni anticarro, e di aver preso 24.000 prigionieri sul solo settore Sud. (75). Gli esiti dell’operazione che aveva fatto rivoltare lo stomaco al Führer potevano essere una ragione sufficiente per fermarsi, ma ce n’era un’altra. Prima di Kursk, Hitler aveva dichiarato che avrebbe immediatamente bloccato l’offensiva se gli alleati occidentali fossero sbarcati in italia. Il 10 luglio lo sbarco ci fu. La strategia mediterranea di Churchill, su cui Roosevelt venne persuaso a trovare un accordo, ebbe infine un’occasione per mostrare cosa poteva produrre. Gli obiettivi dell’operazione erano limitati a una messa in sicurezza delle linee di comunicazione nel Mediterraneo, a dirottare truppe tedesche dall’Unione Sovietica, a staccare l’Italia dall’alleanza con la Germania ed eventualmente a portare la Turchia in guerra dalla parte degli alleati. Non appena ci fu l’invasione angloamericana della Sicilia, con l’operazione Husky, truppe tedesche vennero dirottate dal fronte russo. In realtà, alcune erano già state spostate. Ancora più importante fu forse il trasferimento delle forze aeree. In luglio e agosto, secondo dati tedeschi, la Luftwaffe perse 702 velivoli sul fronte orientale e 3504 su altri fronti, per la maggior parte in Italia: molte di queste perdite furono dovute a incidenti, ma in totale erano cinque volte superiori a quelle subite in Russia (76). Nonostante il comprensibile scetticismo dei russi in proposito, può ben darsi che all’Italia, e all’alleanza con Mussolini, Hitler attribuisse un’importanza maggiore che alla guerra sul fronte orientale che stava ormai perdendo. È una tesi convincente. Con l’approdo angloamericano in Europa, supportato da una crescente superiorità delle forze navali e aeree, stava cambiando la natura dell’intera guerra”” (pag 674-675) La guerra ferroviaria. “”Tutto il lavoro svolto dall’alto comando sovietico per organizzare e tenere legati a sé i partigiani alle spalle delle principali forze tedesche stava ora per dare i suoi frutti. La ‘Stavka’ sapeva che i tedeschi usufruivano di migliori comunicazioni ferroviarie e stradali dalla loro parte del fronte. L’attività partigiana si intensificò in giugno, ma la vera offensiva venne tenuta a freno fino al contrattacco sovietico. Il 14 luglio, due giorni dopo Prochorovka, la ‘Stavka’ ordinò al quartier generale del movimento partigiano di mettere in atto l’operazione ‘Rel’sovaja vojna’, la «guerra ferroviaria», che si svolse dal 3 agosto al 15 settembre. La ‘Stavka’ calcolava che i tedeschi, per mantenere le loro forze su entrambi i lati del saliente contro l’Armata Rossa al contrattacco, avessero bisogno di 100.000 tonellate di forniture al giorno. Dopo ii 397 attacchi sulle linee di collegamento del gennaio 1943, ce ne furono 1092 in giugno e 1460 in luglio. Nel mese di giugno, nel settore del gruppo d’armate Centro, i partigiani filosovietici fecero saltare 44 ponti ferroviari, danneggiarono 298 locomotive e 1233 vagoni, e interruppero il traffico su rotaia 746 volte. Anche quando un treno non era distrutto con tutto il suo carico, tenerlo a occupare uno smistamento ferroviario mentre veniva messa in sicurezza e riparata la linea costituiva un rilevante intoppo alle operazioni tedesche. Del piano di guerra ferroviaria facevano parte 96.000 combattenti partigiani che dovevano recidere da 200.000 a 300.000 tratti di binari. Questa enorme operazione di sabotaggio avrebbe paralizzato per parecchi giorni i collegamenti fra i gruppi d’armate Nord e Centro, ostacolando seriamente la risposta tedesca alla controffensiva sovietica, quanto meno a nord del saliente di Kursk (77). Con 12 unità partigiane che operavano dietro le linee tedesche nella regione di Leningrado, 9 nel distretto di Kalinin, 16 a Smolensk e 7 a Orël, lo sforzo era concentrato in Bielorussia e più a nord. E c’era una ragione: in Ucraina molti partigiani erano contro i russi (78). Oltre a far loro distruggere i binari e deragliare i treni, ai partigiani venne ordinato di infliggere un danno più duraturo – e vendicativo – innanzitutto uccidendo il personale ferroviario, in larga misura composto da ex cittadini sovietici che, volenti o nolenti, com’era più probabile, lavoravano per i tedeschi. Ciò non aveva la benché minima importanza, Stalin aveva stabilito che chiunque si arrendesse o collaborasse con il nemico, per qualsivoglia ragione, era un traditore e doveva morire. Granate perforanti contro le blindature andavano molto bene per far esplodere le caldaie delle locomotive a vapore, dopodiché si poteva dar fuoco ai carri con le scorte di carbone, come a qualunque combustibile a base di petrolio trasportato dai treni”” (pag 675-678) [(75) CFr. J. Erickson, ‘The Road to Berlin’, cit., p. 148-49; G.F. Krivosheev, ‘Soviet Casualties’, cit., p.132; (76) K.H. Frieser, ‘Turning Point of the War?, cit. p. 79; (77) Cfr. L.D. Grenkevich, ‘The Soviet Partisan Movement, cit., pp. 241-44; (78) Cfr. ibid., pp. 244-45]”,”QMIS-309″
“BELLANCA Nicolò”,”Economia politica e marxismo in Italia. Problemi teorici e nodi storiografici 1880 – 1960.”,”Nicolò BELLANCA (1960) è ricercatore all’ Università di Torino. Ha pubblicato numerosi saggi su temi di storia del pensiero economico italiano, storia delle teorie classico-marxiste, metodologia, economia italiana di guerra, economia meridionale. Ha curato e introdotto raccolte di scritti di PANTALEONI e PIETRANERA. E’ autore del volume: -La teoria della finanza pubblica in Italia, 1883-1916. OLSCHKI. FIRENZE. 1993″,”MITS-079″
“BELLANCA Nicolò”,”Dinamica economica e istituzioni. Aspetti della economia politica italiana tra Otto e Novecento.”,”Questo volume ricostruisce interpretativamente alcuni importanti momenti e aspetti del pensiero economico italiano tra Ottocento e Novecento, collocandoli sia nel dibattito del tempo che in quello contemporaneo. ————————- Autore ————————————— Nicolò Bellanca, ricercatore di storia del pensiero economico, insegna economia politica presso la Facoltà di economia della Università di Firenze. Coordina inoltre l attività didattica del Dottorato di ricerca in storia delle dottrine economiche. ————————– Bibliografia —————————— “”La teoria della finanza pubblica in Italia”” (1993), “”Economia politica e marxismo in Italia”” (1997), “”Maffeo Pantaleoni”” (1998), con Nicola Giocoli.”,”E3-I-001″
“BELLANCA Nicolò”,”L’ indagine del capitalismo contemporaneo nel marxismo italiano.”,”””Come le esperienze storiche testimoniano, sembra illusorio ritenere che uno spazio economico nuovo – il quale elimini lo sfruttamento e/o riduca la mercatizzazione universale del mondo – possa edificarsi semplicemente a mezzo ed in conseguenza di sconvolgimenti politici (la famigerata “”dittatura del proletariato””). Screpanti riconduce questa difficoltà a un errore teorico del marxismo: l’ idea che il capitalismo sia, o possa diventare, un modo di produzione puro. Invece, proprio come dentro l’ involucro istituzionale feudale si svilupparono, fin dal Trecento, aree di economia capitalistica, così oggi assistiamo all’ avvento di processi economici non capitalistici nell’ ambito istituzionale dominante. Il principale tra questi processi è rappresentato, a suo avviso, dall’ offerta e fornitura di ‘beni sociali’, ossia “”di beni allocati fuori dal mercato e sottratti alla logica del profitto, che è possibile offrire a tutti i cittadini senza esclusione e senza far pagare il prezzo, e la cui fruizione non genera rivalità tra i consumatori. Le politiche ambientali, ad esempio, producono un bene – diciamo, aria pulita – che viene distribuito a tutti i cittaidni gratis e il cui consumo da parte di un individuo non riduce la quantità disponibile per gli altri.”” (pag 12) (Ndr: i servizi forniti ‘gratis’ dallo Stato, usando la leva fiscale, ci sono sempre stati. V. ad es. i famosi e fruibili parchi di Londra a disposizioni della popolazione urbana (v. passeggiate di Marx nella Londra dell’ 800) o le spiagge allora praticamente quasi tutte libere.”,”TEOC-440″
“BELLASI Pietro LUCAS Uliano, mostra e catalogo a cura; testi di Pietro BELLASI Tiziano BONAZZI Gian Luca FARINELLI John HELLER Pina LALLI Franco LA-POLLA Uliano LUCAS Federico MONTANARI Vera ZAMAGNI”,”U.S.A. 1929-1939. Dalla Grande Crisi al New Deal.”,”testi di Pietro BELLASI Tiziano BONAZZI Gian Luca FARINELLI John HELLER Pina LALLI Franco LA-POLLA Uliano LUCAS Federico MONTANARI Vera ZAMAGNI”,”FOTO-004″
“BELLAVITA Luigi”,”La riscossa della Lira. Dalla crisi del 1992 al rietro nello Sme: cause e fattori decisivi.”,”Luigi Bellavita, laureato in Economia e Commercio, dal 1989 è responsabile del Servizio di Intermediazione Mobiliare della Cariplo, con qualifica di direttore centrale. É inoltre presidente dell’Assobat (Associazione operatori bancari in titoli), socio ordinario dell’Aiaf (Associazione italiana analisi finanziari) nonchè membro del Consiglio di amministrazione e componente del Comitato Rsecutivo della Monte Titoli Spa.”,”ITAE-097-FL”
“BELLAVITA Emilio”,”La battaglia di Adua. I precedenti – La battaglia – Le conseguenze (1881 – 1931).”,”Emilio Bellavita uno dei protagonisti della cruciale Battaglia di Adua.”,”ITQM-032-FL”
“BELLEMÈRE Gilles”,”Le quindici gioie del matrimonio.”,”Gilles Bellemère a cui viene attribuita quest’opera fu vescovo di Avignone dal 1380 al 1408, esperto di diritto e di problemi matrimoniali. Giovanni Antonucci è un esperto di teatro. “”Se l’uomo, anzi ‘il marito’, è il protagonista indiscutibile de ‘Le quindici gioie del matrimonio’, protagonista beffeggiato e vittima designata di una lotta impari con la moglie, quest’ultima non ha solo il ruolo dell’antagonista, ma spesso anche quello della protagonista, con le sue invenzioni, i suoi capricci, le sue arroganze, le sue infedeltà mascherate, le sue seduzioni interessate, la sua sensualità, il suo egoismo. Bellemère è un ritrattista di straordinaria forza nel cogliere tutti gli atteggiamenti della Moglie”””,”VARx-551″
“BELLEZZA Simone Attilio”,”Il tridente e la svastica. L’occupazione nazista in Ucraina orientale.”,”Simone Attilio Bellezza si è laureato a Torino e ha conseguito il dottorato di ricerca in storia sociale europea all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Nel 2008 è stato Shklar Fellow allo Harvard Ukrainian Research Institute e attualmente (2010) è allievo della Scuola Superiore di Studi Storici dell’Università di San Marino. “”(…) I nazisti non avrebbero faticato a trovare collaboratori in Ucraina, che era stata oggetto di una pesante politica di russificazione. Anche a causa dell’alleanza fra l’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini con i nazisti, lo stereotipo dell’ucraino “”volenteroso carnefice di Hitler”” ha goduto di grande fortuna. Questo volume analizza l’amministrazione civile nazista nel ‘Generalbezirk Dnjepropetrowsk’, la regione più orientale ad essa sottoposta, e dimostra come i collaboratori non vennero dalle fila dei perseguitati dello stalinismo, ma da quegli stessi quadri dirigenti che con il regime sovietico avevano fatto carriera e che erano passati dalla parte dei tedeschi, quando vi avevano intravisto una possibilità di sopravvivenza. Nonostante gli sforzi del Ministro del Territori Occupati Alfred Rosenberg di operare una politica più favorevole nei confronti della nazione ucraina, la fazione più razzista dei nazisti riuscì ad imporre la linea del massimo sfruttamento, perdendo così l’iniziale appoggio delle popolazioni civili. Queste, vittime dell’alienazione sociale dello stalinismo, non seppero esprimere una propria alternativa politica e l’iniziativa rimase nelle mani dei partigiani comunisti, unica minoranza attiva capace di organizzazioen’ (dalla quarta di copertina) Eccidi contro la popolazione civile tra cui bambini e malati psichici. Campi di prigionia e lavoro. “”La difesa della razza prevedeva l’eliminazione anche di tutti quegli individui che a vario titolo potevano compromettere l’integrità delle razze o erano colpevoli di comportamenti antisociali. Le vittime principali di questa politica furono i malati psichici presenti nel territorio della regione. (…) Ma la stessa popolazione ucraina e russa era nel mirino dei piani colonizzatori dei nazisti: la diminuzione della popolazione locale per lasciar spaio ai coloni tedeschi iniziava con l’impedire la crescita delle nuove generazioin: furono così presi di mira gli orfanatrofi. L’episodio forse più atroce si svolse nel rione di Tomakivka, dove i tedeschi decisero l’uccisione dei 128 ospiti dell’orfanatrofio locale: l’8 marzo del 1942 ai bambini, tra i quali v’erano dieci ebrei, fu ordinato di partire per essere trasferiti altrove; sotto la scorta di 15 poliziotti ucraini furono condotti alle fosse già preparate, dove tre tedeschi armati di mitragliatrice li uccisero. L’azione ordinata dall’ufficiale tedesco Kaiser fu seguita dall’uccisione degli ebrei e degli invalidi del luogo il 28 marzo”” (pag 97)”,”QMIS-040-FSD”
“BELLI Joseph, a cura di Heinrich GEMKOW”,”Die Rote Feldpost.”,”Joseph Belli Joseph Belli (* 11. Januar 1849 in Rammersweier bei Offenburg; – 19. August 1927 in Gengenbach (Baden)) war ein deutscher Organisator der sozialdemokratischen Literaturverteilung und Schriftsteller. Der Sohn eines Bauern besuchte bis 1862 die Dorfschule in Rammersweier, um danach eine Beschäftigung als Landarbeiter aufzunehmen. Von 1864 bis 1867 absolvierte er eine Schumacherlehre in Offenburg. Er wurde Mitglied der katholischen Gesellenvereine und begab sich von 1867 bis 1877 auf Wanderschaft durch Süd- und Westdeutschland, Österreich, Frankreich und die Schweiz. Von 1870 bis 1872 leistete er seinen Militärdienst ab. 1868 wurde er Mitglied in den Arbeiterbildungsvereinen. In die Sozialdemokratische Arbeiterpartei trat er 1869 ein. Vorher hatte er sich schon auf der Wanderschaft gewerkschaftlich und politisch betätigt. 1877 ließ er sich in Kreuzlingen bei Konstanz als selbständiger Schumacher nieder. Nach dem Sozialistengesetz half er, sozialdemokratische Schriften über die deutsch-schweizerische Grenze zu bringen. Ende 1879 erhielt er von der deutschen Sozialdemokratie den Auftrag, den illegalen Transport des in Zürich gedruckten Organs der Sozialdemokratie, Der Sozialdemokrat, über die Grenze nach Deutschland zu organisieren. Unter der Leitung von Julius Motteler baute er ein reibungslos funktionierendes Transport- und Verteilungssystem für die sozialistische deutsche Literatur im In- und Ausland auf, das unter dem Namen Rote Post in die Geschichte eingegangen ist. 1880 nahm Belli an dem wegen des Sozialistengesetzes auf dem schweizerischen Schloss Wyden abgehaltenen Kongress der deutschen Sozialdemokratie teil. Von 1882 bis 1883 war er in Österreich wegen revolutionärer Tätigkeiten inhaftiert. 1890 kehrte er nach Deutschland zurück und nahm bis 1919 eine Tätigkeit als Prokurist im sozialdemokratischen Verlag J. H. W. Dietz in Stuttgart auf. Nebenbei war er bis 1903 als Kassierer der württembergischen Landesorganisation der Sozialdemokratie beschäftigt. Er veröffentlichte in mehreren Parteiblättern seine Erinnerungen, die er 1912 unter dem Titel Die rote Feldpost unterm Sozialistengesetz herausgab. Seit 1919 lebte er zurückgezogen in Gengenbach. Literatur[Bearbeiten] Joseph Belli: Die Rote Feldpost. Berlin 1956.”,”MGEx-234″
“BELLI Giuseppe Gioachino, a cura di Bruno CAGLI”,”Tutti i sonetti romaneschi. Compresi i sonetti rifiutati, gli abbozzi e tutte le note dell’autore, per la prima volta pubblicati integralmente. Volume quinto.”,”‘Lo scaricabbarili der governo’ (pag 324)”,”VARx-577″
“BELLICINI Andrea”,”La siderurgia bresciana. Storia, aspetti geografici, problemi economici.”,”Andrea Bellicini è nato in Val Camonica nel 1961 da una famiglia di imprenditori siderurgici. Laureato nel 1986 con una tesi di cui il presente volume costituisce uno sviluppo e una elaborazione.”,”ITAE-005-FGB”
“BELLIGNI Eleonora”,”Lo scacco della prudenza. Precettistica politica ed esperienza storica in Virgilio Malvezzi.”,”‘Notizie biografiche di Virgilio Malvezzi. Virgilio Malvezzi nacque l’8 settembre 1595 a Bologna, Italia. Era figlio di Piriteo Malvezzi, barone di Taranta e marchese di Castel Guelfo, e di Beatrice Orsini 2. Studiò umanità e diritto a Bologna, conseguendo il dottorato in utroque iure nel 1613. Nel 1614 si trasferì a Siena, dove suo padre era stato nominato governatore dal Granduca di Toscana, Cosimo II 2. A Siena, Malvezzi strinse amicizia con Fabio Chigi, il futuro papa Alessandro VII, e si immerse in un ambiente culturale vivace che influenzò profondamente i suoi interessi filosofici e storici 2. Nel 1622 pubblicò la sua prima opera, “”Discorsi sopra Cornelio Tacito””, dedicata a Cosimo II 2. Malvezzi intraprese anche una breve carriera militare al servizio della Spagna, partecipando alla presa di Acqui e all’assedio di Verrua 2. Tuttavia, a causa di problemi di salute, abbandonò presto la carriera militare per dedicarsi alla scrittura e alla politica 2. Morì l’11 agosto 1654 a Castel Guelfo di Bologna e fu sepolto nella Basilica di San Giacomo Maggiore a Bologna 2’. “”Lo scacco della prudenza. Precettistica politica ed esperienza storica in Virgilio Malvezzi”” di Eleonora Belligni è un’opera che esplora la vita e il pensiero di Virgilio Malvezzi, un letterato e storiografo degli Asburgo. Pubblicato nel 1999, il libro analizza il tentativo di Malvezzi di conciliare la prudenza della ragion di Stato con l’ideale della giustizia politica. Questo lavoro rappresenta il declino di un’antica concezione dell’arte di governo e l’alba di un’era in cui la politica diventa una professione e la produzione del consenso 2. (f. copil.)”,”BIOx-004-FMB”
“BELLIGNI Eleonora”,”Auctoritas e Potestas. Marcantonio De Dominis fra l’inquisizione e Giacomo I.”,”‘Marcantonio De Dominis (1560-1624) è stato un arcivescovo cattolico, teologo e scienziato dalmata, noto per il suo carattere irrequieto e le sue idee innovative. Nato sull’isola di Arbe (oggi Rab, in Croazia), proveniva da una nobile famiglia dalmata. Studiò presso il Collegio Illirico di Loreto e l’Università di Padova, dove si distinse in matematica e teologia. De Dominis fu arcivescovo di Spalato e primate di Dalmazia e Croazia, ma le sue posizioni critiche verso il sistema papale lo portarono a conflitti con la Chiesa cattolica. Nel 1616 abbandonò il suo incarico e si trasferì in Inghilterra, dove si avvicinò alla dottrina anglicana e pubblicò opere contro il primato del papa, come il famoso “”De Republica Ecclesiastica””. Tornò in Italia nel 1623, sperando di riconciliarsi con la Chiesa cattolica, ma fu arrestato dall’Inquisizione e imprigionato a Castel Sant’Angelo, dove morì. Dopo la sua morte, il suo corpo fu bruciato a Campo de’ Fiori per eresia. Nonostante le controversie, De Dominis è ricordato per i suoi contributi scientifici, tra cui studi sulla luce e l’ottica, che influenzarono anche Isaac Newton’ 2. (f. copilot) Eleonora Belligni si è laureata a Torino in Lettere moderne con una tesi sulla fine dell’epoca della Ragion di Stato in Europa. Ha pubbilcato ‘Lo scacco della prudenza. Virgilio Malvezzi tra storiografia e teoria politica’ (1999).”,”RELC-015-FMB”
“BELLINAZZI Paolo”,”Forza e materia nel pensiero di Engels.”,”‘Helmoltz considera (…) la materia, a parere di Engels, ‘prima e indipendentemente’ da quelle determinazioni qualitative che, secondo Aristotele e Leibniz, provengono dalla capacità formativa della forza. E come Leibniz rimprovera a Cartesio di sopravvalutare il prodotto ‘mh’, poiché lo riteneva troppo «estrinseco» e «statico», rispetto alla «dinamica interna» delle cose, per la stessa ragione Engels rimprovera a Helmoltz di avere ‘ridotto’ il concetto di lavoro al prodotto ‘quantitativo’ massa per spostamento (90). Le polemiche di Engels contro la scelta helmotziana a favore della linea di pensiero ‘meccanicista’ sembrano dunque completamente giustificate. Se esse risentono in molti punti della metafisica del teorizzatore dell’armonia prestabilita, non bisogna dimenticare che Engels si rivolge soprattutto a Leibniz «matematico» e «fisico» e, forse, in ‘interiore cordis’ antiteista (91). D’altronde, come abbiamo visto e come è stato messo in luce da altri (92), analoghe critiche venivano mosse ad Helmoltz da personalità che si rifacessero o no al monadismo erano «scienziati» nel senso pieno della parola. In realtà, c’erano altre buone ragioni perché Engels e in genere il materialismo tedesco appoggiassero, senza guardare troppo per il sottile, una certa metafisica aristotelica-leibniziana. Nonostante le ambiguità della dottrina monadistica e i suoi risvolti spiritualistici inevitabili, Leibniz si era sempre rifiutato di separare la forza dalla materia, dando alla prima entità un significato che sfuggisse alle leggi razionali e controllabili della meccanica. Il movimento del cosmo doveva essere provocato da forze che avevano un carattere fisico-chimico, senza la necessità di alcun intervento soprannaturale. Durante tutto l’ottocento, si fa invece sempre più evidente nel mondo scientifico la tendenza a difendere l’autosufficienza della forza, «libera» dalla materia e indipendente da essa, e, quindi, a sostenere il carattere integralmente spirituale del movimento cosmico e della «attività» che lo produce. Sebbene non sapessero che cosa costituisse la materia e questo indebolisse indubbiamente la loro posizione, era dunque inevitabile l’adesione al leibnizianesimo da parte di pensatori che, avendo accettato senza riserve la conservazione della forza, non potevano per ovvie ragioni considerarla a ‘prescindere’ dalla materia (93). In fondo, non è un caso che il più grande «allievo» di Engels abbia tratto dall’opera del suo più grande «precursore» parole di stima significative per l’unione attuata da Leibniz tra forza e materia, materia e movimento. Scrive Lenin, commentando un libro di Feuerbach sulla filosofia monadistica: «Attraverso la teologia, Leibniz si è accostato al principio della connessione inscindibile (e universale, assoluta) tra materia e movimento. La sostanza corporea non è quindi per Leibniz come per Descartes una massa soltanto estesa, morta, messa in moto dall’esterno, ma come sostanza ha in se stessa una forza attiva, un irrequieto principio di attività. Per questo, senza dubbio anche Marx stimava Leibniz a dispetto della sua tendenza alla conciliazione in politica e nella religione» (94)”” (pag 178-179) [(90) ‘Dialettica della natura’, p.112, 113; (91) B. Russel, La filosofia di Leibniz, cit., p. 12; (92) A. D’Elia, ‘E. Mach’, Firenze, 1971; (93) Cfr. E. Haeckel, op.cit., p. 24. M. Ostwald, ‘Die Uberwindung des wissenschaftlichen Materialismus’, 1875. Ma anche cfr. W. Wundt, ‘Grundrisse der Psychologie’, 1898, p. VII, W. Wundt, ‘Kleinere Schfriten, Leizpig, 1910, vol 1. p. 31; (94) V.I. Lenin, ‘Quaderni filosofici’, Roma, Editori Riuniti, 1971, p. 238. Cfr. L. Feuerbach, ‘Werke’, 1910, vol IV, p. 40. ‘Darstellung, Entwicklung und Kritik der leibnizschen Philosophie]”,”MAES-005-FB”
“BELLINAZZI Paolo”,”Forza e materia nel pensiero di Engels.”,”””E’ molto difficile sopravvalutare l’importanza di queste pagine della ‘Dialettica della natura’ rispetto al complesso della filosofia engelsiana. Le formule delle forze che, a parere di Engels, regolano con le loro azioni i movimenti del Cosmo vengono difatti scelte in base alla soluzione di compromesso già usata da Kant e da Mayer, ma offerta da Leibniz per mettere fine alla disputa sulle forze vive. La formula di ‘mv’ (massa per velocità, ndr), in quanto collegata a un movimento che ‘non avviene’, l’oscillazione ‘virtuale’ della bilancia, è valida per calcolare la forza che «spinge» ed «attira» vero il basso, ma che non sviluppa ‘realmente’ questo suo ‘impulso’. Poiché Engels qui si riferisce in modo palese al concetto aristotelico di potenzialità precedente l’atto, possiamo dire che, con ‘mv’, si calcola ‘anche’ il movimento indispensabile a ‘caricare’ il peso di questa ‘potenzialità’, ad esempio, il suo sollevamento ‘esterno’ e ‘finito’, che gli fornisce una certa energia potenziale (tra l’altro, tale sollevamento ricorre di continuo negli esempi di «moto» della ‘Dialettica della natura’) (cit. pp. 107-108). La formula mv² delle forze vive serve, invece , per misurare quei movimenti che, dopo la caduta del corpo da una certa altezza, continuano all”infinito’, all”interno’ della materia. Per esempio, nel caso degli urti anelastici, i movimenti molecolari dovute alle forze di attrito (Ivi, p. 111). Engels può così immaginare, sia pure a grandi linee, un sistema comprensivo di tutte le forze del Cosmo. In questo sistema, che da sfondo a tutte le sue opere, si comincia con la ‘leva’ e le altre ‘forme di moto’ da lui definite «puramente meccaniche», vale a dire, si prende le mosse dalla fisica cartesiana e dalla sua concettualizzazione del moto come «semplice spostamento». Da qui, si «passa», grazie ai fenomeni d’urto e di attrito, ai movimenti molecolari, elettrici e magnetici: si penetra, cioè, all’interno della materia. L’ultimo gradino sono, infine quei movimenti che richiedono alla teoria un salto qualitativo, per essere compresi: i moti del pensiero e del regno organico, per i quali l’approccio meccanicistico, a carattere esclusivamente quantitativo, è considerato da Engels insufficiente (Ivi, pp. 255, 274)”” (pag 169-170) [Paolo Bellinazzi, ‘Forza e materia nel pensiero di Engels’, Critica marxista, Roma, n. 2, marzo-aprile 1980]”,”MAES-202″
“BELLINI Fulvio BELLINI Gianfranco”,”Storia segreta del 25 luglio ’43.”,”BELLINI Fulvio (1923), coautore con G. GALLI della Storia del Partito comunista italiano (1° edizione)”,”ITAF-298″
“BELLINI Fulvio GALLI Giorgio”,”Storia del partito comunista italiano.”,”Il congresso socialista di Livorno del gennaio 1921. “”In posizione intermedia rispetto a questi tre raggruppamenti fondamentali (la frazione comunista, i comunisti “”puri””, attorno a Bordiga, il raggruppamento riformista attorno a Turati e i comunisti unitari che seguivano Serrati, ndr), stavano i “”rivoluzionari intransigenti””, capeggiati da Costantino Lazzari e dal sindaco di Milano, dottor Filippetti, e la pattuglia di “”circolare comunista”” che si raccoglieva attorno a Graziadei ed a Marabini. I primi speravano di fare da intermediari tra Turati e Serrati e in realtà si proponevano un compito per nulla difficile. I secondi aspiravano a conciliare i comunisti “”puri”” e gli “”unitari”” ed era un assunto di ben più alto impegno. In questo vulcano di passioni italiane, avevano un aspetto un poco sorpreso e seccato i due rappresentanti dell’Internazionale comunista, il bulgaro Kabacev e l’ungherese Rakosi, l’attuale capo del partito comunista magiaro. Appunto Kabacev diede inizio al dibattito congressuale, con una relazione che assunse un tono di ammonimento nei confronti di Serrati, invitato a mantenersi in linea con quanto deciso al congresso di Mosca. Subito dopo si aprì il torneo oratorio, che raggiunse i suoi punti culminanti allorché presero la parola Baratono, Lazzari, Terracini, Serrati, Turati e Bordiga.”” (pag 43-44)”,”MITC-115″
“BELLO Walden”,”Il futuro incerto. Globalizzazione e nuova resistenza.”,”Walden Bello è direttore del Focus on the Global South, un istituto di ricerca e analisi con sede a Bangkok, e docente di Pubblica amministrazione e Sociologia all’Università delle Filippine. Anuradha Mittal, indiana, scrittrice e pensatrice progressista, è condirettore di Ford First/Institute for Food and Development Policy, un centro di ricerca no-profit che si dedica all’indagine e alla divulgazione delle cause alla base della fame nel Terzo Mondo.”,”ECOI-174-FL”
“BELLOC Hilaire”,”Napoleone.”,”””Il Belloc è un grande scrittore inglese e cattolico, ed è cattolico come lo sanno essere soltanto gli inglesi. Ci sarebbe dunque da temere che nella sua biografia egli cedesse, una parte all’ amor proprio nazionale, e fosse tirato a presentare l’ ostilità della liberale Inghilterra come l’ anankè della vita di Napoleone; (…) Ma il Belloc vi resiste (…). E per quanto concerne la lotta tra Napoleone e l’ Inghilterra, il Belloc adotta un punto di vista poco lusinghiero per l’ amor proprio britannico: cioè che la supremazia navale inglese non ebbe affatto, nel fare cadere il Corso, quel peso che noi siamo portati ad attribuirle; e che Trafalgar, in fondo, pesò molto meno, sui destini di Napoleone, di quanto si dice. (…) Il Belloc, peraltro, non vuole essere originale a tutti i costi, nella sua interpretazione di Napoleone; evita così il rischio più grave, quello cui soggiacque il Merezkovskij. Anzi egli riprende, nelle sue grandi linee, la interpretazione che del grande fenomeno umano dava, cent’anni fa, la scuola storiografica liberale francese: quella del Napoleone che “”tira le somme”” della Rivoluzione, realizza il possibile, del programma rivoluzionario, ed ha, per ideale ultimo, la pace, e l’ organizzazione federalistica dell’ Europa””. (pag 6)”,”FRAN-060″
“BELLOC Hilaire”,”Le génie militaire du Duc de Marlborough. (The Tactits and Strategy of the Great Duke of Marlborough)”,”””Un’ abile strategia non consiste solo nel provare a fare una manovra avvolgente che sia di buona scienza militare – questo è alla portata di tutti. Ma essa risiede nella sua felice esecuzione, tenendo conto delle condizioni del terreno, della fatica degli uomini, della qualità e del tipo di truppe a disposizione, e di tutti i fattori che entrano in gioco””. (pag 15) “”Une habile stratégie ne consiste pas soulement à essayer de faire une manoeuvre enveloppante qui est de bonne science militaire – ceci est à la portée de tout le monde. Mais elle réside dans son heureuse exécution, de la fatigue des hommes, de la qualité et de l’ espèce de ses troupes, et de tous les facteurs qui entrent en jeu.”” (pag 15) “”Il racconto del combattimento di Oudenarde è più difficile da esporre che quello di molte altre azioni più importanti perché, da lato francese, fu condotto per azzardo e perché, dal lato alleato, Marlborough ebbe da manovrare tenendo conto di tutti questi incidenti imprevisti””. (pag 160-161) “”Una battaglia è difficile da raccontare, perché gli uomini nel fuoco della mischia nono sono nelle condizioni necessarie per ricordarsi dei momenti esatti o degli avvenimenti che si sono svolti e del tempo che li ha separati. I testimoni non possono arrivare a mettersi d’accordo, per via di una confusione che impedisce sovente di riconoscere la verità.”” (pag 161) John Churchill, 1° duca di Marlborough, KG, PC [1] (26 maggio 1650 – 16 giugno 1722) fu un alto ufficiale inglese nel corso della Ribellione di Monmouth, della Guerra della Grande Alleanza e successivamente comandante in capo delle forze anglo-olandesi durante la Guerra di successione spagnola. Lo storico Sir Edward Creasy scrisse che “”[egli] non combatté mai una battaglia che poi non abbia vinto e non assediò mai una piazzaforte che egli poi non abbia preso””. Prime Campagne, della guerra di successione spagnola. La Campagna del 1703 non produsse alcun risultato, ma Marlborough guadagnò un vantaggio sostanziale nel frustrare i piani di Luigi XIV d’invadere i Paesi Bassi col catturare le fortezze olandesi nord-orientali dei Paesi Bassi, Venlo e Roermond, e col devastare l’Elettorato del Principe-Elettore di Colonia, come pure i domini del vescovato di Liegi, due alleati tedeschi di Luigi. Per queste vittorie fu creato Marchese di Blandford’ e Duca di Marlborough, il titolo col quale egli è rimasto più noto. Viene altresì accreditato della fondazione di una nuova scuola di strategia militare. I generali europei fino ad allora provenivano dalla vecchia scuola, che era convinta assertrice dell’impetuoso attacco armato a ranghi contrapposti secondo una logica “”propria dei gentiluomini””, dove la vittoria era usualmente guadagnata a costo di gravi perdite. Sul campo di battaglia egli era sempre vigile ed energico, anche se era spesso meno vigoroso nelle operazioni precedenti alla battaglia per assicurarsi il miglio vantaggio, come l’aggirare i fianchi e le posizioni degli avversari, e l’ingannare e l’attaccare il nemico quando esso meno se l’aspettava. In una occasione, egli costrinse ad arretrare un esercito francese di 60.000 uomini e s’impadronì di metà del ducato di Brabante (oggi Belgio) con perdite minori a 80 uomini. Anche quando erano necessarie battaglie cruente e aggressive, egli mai si allontanava dai suoi uomini e condusse personalmente i suoi soldati nelle più infuocate mischie con un coraggio imperturbabile che gli valse l’universale ammirazione. Marlborough fu anche un innovatore nel campo della logistica e della sussistenza. In un’epoca in cui gli eserciti spesso vivevano foraggiandosi e alimentandosi a spese delle contrade che li ospitavano, le Campagne di Marlborough si distinsero per il fatto che i suoi uomini erano ben nutriti e riforniti. Blenheim e altre vittorie [modifica] Il 1704 portò la prima notevole vittoria campale con la quale Marlborough fu in grado di mostrare appieno tutte le sue capacità. Al principio, il suo esercito era dislocato fra la Mosa e il Basso Reno, a protezione dei Paesi Bassi contro la Francia. Tuttavia, Luigi XIV aveva portato un altro esercito in Germania meridionale e lo aveva unito ai suoi alleati bavaresi, e la forza così combinata aveva preso la vallata del Alto Danubio, minacciando seriamente l’Austria. Marlborough rapidamente capì che il teatro d’azione di maggior rilevanza strategica era in Baviera, non sulla Mosa. Di conseguenza celermente marciò con le sue forze, compresi i riluttanti olandesi, attraverso la Germania verso la Baviera, mentre lungo la strada portava a compimento una serie di brillanti simulazioni che indussero i francesi a credere che egli si stesse preparando ad attaccare l’Alsazia. Mentre costoro si affrettavano a contrastarlo colà, egli repentinamente penetrò nel Württemberg a tappe forzate e giunse nella vallata del Danubio. Qui colpì il campo fortificato bavarese a Schellenberg, vicino Donauwörth, si frappose fra il nemico e l’Austria e ostacolò ogni ulteriore avanzata su Vienna. Egli si congiunse così all’esercito austriaco comandato dal Principe Eugenio di Savoia e la forza combinata era forte abbastanza per scontrarsi con l’intero esercito franco-bavarese, che contava 56.000 uomini che egli per l’appunto attaccò, conseguendo una grande vittoria nella battaglia di Blenheim. Conquistò l’intera Baviera e l’Austria fu così salva. La sconfitta fu così devastante che Luigi XIV fu obbligato a ritirarsi dietro il Reno e non fu più in condizione di minacciare la Germania. Rapidamente come era giunto, Marlborough s’affrettò a muoversi verso la frontiera olandese e si presentò ancora sulla Mosa in primavera, minacciando i Paesi Bassi spagnoli e la loro frontiera orientale. Ultime battaglie [modifica] John Churchill, 1° Duca di MarlboroughNel 1705 Marlborough fu costretto a rinunciare a un ambizioso attacco contro la Francia attraverso la vallata della Mosella, perché il Principe Eugenio era stato inviato a combattere in Italia. Nondimeno decise un’offensiva nei Paesi Bassi spagnoli. I francesi, sotto il comando del Maresciallo Villeroi, s’erano concentrati in una lunga linea che andava da Anversa a Namur, coprendo ogni punto vulnerabile con fortificazioni. Marlborough voleva impegnare una battaglia campale a Waterloo, ma il governo olandese sgomberò le sue forze e si defilò da ogni impegno determinante. La sua occasione si presentò in primavera, tuttavia, quando egli indusse Villeroi a concentrare tutte le forze francesi nei Paesi Bassi spagnoli per difendere la fortezza di Namur. La conseguente battaglia di Ramillies (1706) rappresentò una devastante sconfitta per i francesi, e come risultato Bruxelles, Anversa, Ghent, Bruges, tutte le Fiandre e la Contea di Hainaut caddero nelle mani di Marlborough. Tutto ciò che rimaneva ai francesi sul territorio erano le fortezze di Mons e di Namur. Marlborough fu parimenti abile come diplomatico, oltre che come generale. Nessun altro personaggio dell’alleanza anti-francese avrebbe potuto mantenere unito un assortimento di eserciti tanto diversi e frazionati. Senza la sua guida astuta, essi sarebbero piombati in una litigiosa disunione. Egli aveva tutte le qualità dell’uomo di Stato: paziente, geniale, raffinato e pratico. (fonte Wikip)”,”QMIx-172″
“BELLOC Hilaire”,”Napoleone.”,”””Il Belloc è un grande scrittore inglese e cattolico, ed è cattolico come lo sanno essere soltanto gli inglesi. Ci sarebbe dunque da temere che nella sua biografia egli cedesse, una parte all’ amor proprio nazionale, e fosse tirato a presentare l’ ostilità della liberale Inghilterra come l’ anankè della vita di Napoleone; (…) Ma il Belloc vi resiste (…). E per quanto concerne la lotta tra Napoleone e l’ Inghilterra, il Belloc adotta un punto di vista poco lusinghiero per l’ amor proprio britannico: cioè che la supremazia navale inglese non ebbe affatto, nel fare cadere il Corso, quel peso che noi siamo portati ad attribuirle; e che Trafalgar, in fondo, pesò molto meno, sui destini di Napoleone, di quanto si dice. (…) Il Belloc, peraltro, non vuole essere originale a tutti i costi, nella sua interpretazione di Napoleone; evita così il rischio più grave, quello cui soggiacque il Merezkovskij. Anzi egli riprende, nelle sue grandi linee, la interpretazione che del grande fenomeno umano dava, cent’anni fa, la scuola storiografica liberale francese: quella del Napoleone che “”tira le somme”” della Rivoluzione, realizza il possibile, del programma rivoluzionario, ed ha, per ideale ultimo, la pace, e l’ organizzazione federalistica dell’ Europa””. (pag 6) Marengo. “”Di fronte alla testa di ponte sulla Bormida, parallelo al fiume, corre attraverso i campi di Maregno uninsignificante corso d’acqua detto il Fontanone. Benché non sia che un rigagnolo, costituisce tatticamente un ostacolo e una protezione. Perché le sue rive, come quelle di tanti corsi d’acqua italiani, corrono in cima a due argini elevati, allo scopo di contenere le acque quando un abbondante scioglimento di neviavviene sulle montagne. Costituisce perciò una difficoltà per la cavalleria e anche per la fanteria, perché se l’uomo a piedi, può naturalmente, arrampicarsi sui margini, anch’egli è esposto quando sale sul margine opposto. Ancor più difficile è il passaggio per l’artiglieria (…)”” (pag 117)”,”FRAN-001-FV”
“BELLOFIORE Riccardo a cura”,”Da Marx a Marx? Un bilancio dei marxismi italiani del Novecento.”,”Saggi di Cristina CORRADI Rosario PATALANO Vittorio RIESER Adelino ZANINI Maria TURCHETTO Roberto FINESCHI Roberto FINELLI Raffaele SBARDELLA Giorgio GATTEI Stefano PERRI Riccardo BELLOFIORE Fausto BERTINOTTI Daniele BALICCO BELLOFIORE Riccardo insegna all’università di Bergamo ed è Research Associate dell’History and Methodology Group (Facoltà di economia) dell’Università di Amsterdam. Ha pubblicato una monografia su Claudio Napoleoni (1991) e ha curato volumi su Sraffa, von Mises, le condizioni di lavoro nel capitalismo contemporaneo. Ha pubblicato anche due saggi in inglese.”,”TEOC-529″
“BELLOFIORE Riccardo FINESCHI Roberto a cura”,”Marx in questione. Il dibattito “”aperto”” dell’International Symposium on Marxian Theory.”,”BELLOFIORE Riccardo è professore di economia politica presso l’Università degli Studi di Bergamo. FINESCHI Roberto è professore di storia e cultura italiana presso la Italian School for Liberal Arts e la AHA -University of Oregon. Entrambi fanno parte del Comitato scientifico dell’edizione italiana delle ‘Opere complete’ di Marx ed Engels “”La teoria marxiana della produzione e della distribuzione del plusvalore è basata su una premessa metodologica fondamentale che non è stata sufficientemente analizzata: ‘l’ammontare totale del plusvalore è determinato precedentemente e indipendentemente dalla divisione di esso in parti aliquote’. La parti aliquote del plusvalore sono determinate ad uno stadio successivo di analisi, nel quale l’ammontare totale del plusvalore è preso come grandezza data. Questa premessa è discussa per la prima volta da Marx nei ‘Lineamenti’ in relazione alla perequazione dei saggi di profitto nelle differenti branche della produzione. Nel secondo abbozzo del ‘Capitale’, scritto nel 1861-63, parti del quale sono state pubblicate in inglese soltanto recentemente, Marx prende le mosse da questa premessa quando elabora la propria teoria della rendita, dell’interesse e del profitto mercantile. Negli abbozzi rimanenti del ‘Capitale’, questa premessa fondamentale è coerentemente ribadita ed enfatizzata, specialmente nel terzo libro, nel quale la distribuzione del plusvalore è l’argomento principale. Marx esprime questo fondamentale assunto alla sua teoria, relativa all’anteriore determinazione della quantità totale del plusvalore, nei termini della distinzione tra i differenti stadi di analisi del “”capitale generale”” e della “”concorrenza”” (o dei “”molti capitali””). Il capitale in generale si riferisce alle proprietà essenziali che tutti i capitali hanno in comune. Il tratto più importante, comune a tutti i capitali, è la loro capacità di auto-espandersi, ossia la loro capacità di produrre plusvalore. Dunque, il problema principale implicito nell’analisi del capitale in generale è la determinazione della quantità totale del plusvalore prodotto nell’economia capitalistica nel suo complesso. La concorrenza si riferisce alle relazioni tra i capitali e, in particolare, alla distribuzione del plusvalore tra i capitali: prima tra le differenti branche della produzione, poi nell’ulteriore divisione del plusvalore in profitto industriale, profitto mercantile, interesse e rendita. Sfortunatamente, questa importante premessa alla teoria marxiana è stata pressoché completamente elusa nella vasta letteratura sul tema, almeno in quella inglese. In particolare questa premessa non è stata debitamente considerata nel lungo dibattito sul cosiddetto “”problema della trasformazione””. La principale eccezione a questa omissione è Rosdolsky (1977: 41-50 e 367-75), il quale sottolinea che la spiegazione di Marx della perequazione dei saggi di profitto tra le industrie nei ‘Lineamenti’ è basata proprio su questo principio (un’altra eccezione è Foley, 1986). Comunque la trattazione di Rosdolsky è ugualmente limitata: essa si riferisce esclusivamente ai ‘Lineamenti’ e alla teoria marxiana dell’uguaglianza dei profitti e non ai successivi abbozzi del ‘Capitale’ né alle altre componenti del plusvalore”” [Fred Moseley, Lo sviluppo della teoria marxiana della distribuzione del plusvalore] [in ‘Marx in questione. Il dibattito “”aperto”” dell’International Symposium on Marxian Theory’, a cura di Riccardo Bellofiore e Roberto Fineschi, 2009] (pag 243-244)”,”MADS-583″
“BELLOFIORE Riccardo a cura, saggi di Meghnad DESAI e Roberto VENEZIANI Andrew B. TRIGG Riccardo BELLOFIORE Paul ZAREMBKA Jan TOPOROWSKI Paul MATTICK Tadeusz KOWALIK Joseph HALEVI RobertoVENEZIANI HE Ping Michael R. KRÄTKE Andrea PANACCIONE Edoarda MASI”,”Rosa Luxemburg and the critique of political economy.”,” Contiene il paragrafo: Luxemburg and Marx (pag 40-) e il capitolo: ‘Rosa Luxemburg and finance’ (di Jan Toporowski) (pag 81-) e il capitolo: ‘Rosa Luxemburg on trade unions and the party: the polemics with Kautsky and Lenin: an assessment’ (pag 175-) “”The schemes of reproduction of Marx are a remarkable attempt at posing a new problem for investigation. They sustain the political economy of economists such as Kalecki, whom Kowalik (1990) argues is the main continuity from Marx and Luxemburg. They have even influenced ‘mainstream’ economics. But they do not help much, at least in Marx’s own formulation, in addressing a fundamental problem, the possibility of realizing surplus value within a fully capitalist system. Nor do they suggest that Marx was incorporating within his last theoretical work the issue of penetration of capitalism into non-capitalist modes of production. White (1996), whom we have already discussed, considers Marx’s problem in drafting Volume 2. He argues that we have the first draft, begun by Marx in 1865, failed ‘to establish any necessary connection between expanded reproduction of capital and the extension of capitalist relations’ – the introduction of time and space as he puts it. Accumulation of capital, for Marx (White, 1996: 196) was to be «a process which would reproduce its presuppositions, the capitalists and workers on an extended scale… To be unable to show that capital created its own presuppositions, that it created Civil Society, was a serious difficulty for Marx’s overall scheme of capitalist development». Marx never came close to resolving this problem. And he could not resolve it as long as he separated theoretical questions regarding accumulation of capital from penetration of non-capitalist forms of production (‘primitive accumulation of capital’ is another matter altogether; see Zarembka , 2002a). Luxemburg on accumulation. Marx’ study of the history of capital’s penetration, including its difficulties, had a successor in Luxemburg’s interest in the question of penetration of non-capitalist forms of production. Luxemburg’s interest is evidenced particularly in her ‘Introduction to Political Economy’, published posthumously (only half of it found after her murder). In fact, her work used many of the same sources Marx had studied. But she also integrated these questions into her own theoretical work. Marx’s ‘Capital’ and Luxemburg’s ‘Introduction to Political Economy’ have distinct beginning points. Marx begins with ‘Commodities’. Luxemburg does not get to that until her sixth chapter, after ‘What is Political Economy?’, ‘Social Labour’, and then three chapters on economic history, including primitive communism, the feudal system, and the medieval city and guilds. In other words, for Luxemburg, the capitalist mode of production arises in a historical context. Luxemburg’s conclusions concerning primitive communism’s longevity are indicative. While the last form of primitive communism – the Russian commune – had survived because of its adaptability, «there is only one contact that it cannot tolerate or overcome; this is the contact with European civilization, i.e. with capitalism… [The contact] accomplishes what centuries and the most savage Oriental conquerors could not…» (Luxemburg, 1925: 103). To determine the comparative power of capital to rip these people from all means of production and to thrust these societies into value-producing ones, we cannot just look at capital. We also have to look at the weakness of the primitive societies, including, as she does, developments in their specific practices of warfare (3). The capitalist mode arising in an historical context indicates that theoretical categories are not only socially conditioned, but socially conditioned ‘within the developing historical setting'”” (pag 68-69) [Paul Zarembka, ‘Late Marx and Luxemburg’] [(in) Riccardo Bellofiore a cura, ‘Rosa Luxemburg and the critique of political economy’, New York, 2009] [(3) Marx, judging by a number of his interventions on this issue, seemed the think that primitive communism resisted capital more than Luxemburg argued. Examining this disparity is unnecessary for our purposes] Nell”Introduzione all’economia politica’, pubblicata postuma (1925), Rosa Luxemburg, ha studiato il comunismo primitivo “”Gli schemi di riproduzione di Marx sono un notevole tentativo di proporre un nuovo problema di indagine. Essi sostengono l’economia politica di economisti come Kalecki, che sostiene Kowalik (1990), è la principale continuità da Marx e Luxemburg. Essi hanno persino influenzato”” l’economia “”mainstream””, ma non aiutano molto, almeno nella formulazione di Marx, ad affrontare un problema fondamentale, la possibilità di realizzare plusvalore all’interno di un sistema pienamente capitalistico, né suggeriscono che Marx incorporasse nel suo ultimo lavoro teorico la questione della penetrazione del capitalismo in modi di produzione non capitalistici. White (1996), di cui abbiamo già discusso, considera il problema di Marx nella stesura del Volume 2. Sostiene che abbiamo il primo progetto, iniziato da Marx nel 1865, manca di stabilire ogni connessione necessaria tra la riproduzione allargata del capitale e l’estensione delle relazioni capitalistiche – l’introduzione del tempo e dello spazio, come egli afferma. L’Accumulazione del capitale, per Marx (White, 1996: 196), doveva essere «un processo che riproducesse i suoi presupposti, i capitalisti e gli operai su una scala estesa … Non essere in grado di mostrare che il capitale ha creato i propri presupposti, che ha creato la società civile, era una seria difficoltà per lo schema generale di sviluppo capitalista di Marx ». Marx non si è mai avvicinato alla risoluzione di questo problema. E non riuscì a risolverlo finché separò le questioni teoriche riguardanti l’accumulazione del capitale dalla penetrazione di forme di produzione non capitalistiche (“”l’accumulazione primitiva del capitale”” è un’altra questione, vedi Zarembka, 2002a). La Luxemburg sull’accumulazione: Lo studio di Marx sulla storia della penetrazione del capitale, comprese le sue difficoltà, ebbe un successore nell’interesse della Luxemburg per la questione della penetrazione delle forme di produzione non capitalistiche. L’interesse della Luxemburg è evidenziato in particolare nella sua “”Introduzione all’economia politica””, pubblicata postuma (solo la metà di essa è stata trovata dopo il suo omicidio). In effetti, il suo lavoro utilizzava molte delle stesse fonti studiate da Marx. Ma ha anche integrato queste questioni nel suo lavoro teorico. Il “”Capitale”” di Marx e la “”Introduzione all’economia politica”” della Luxemburg hanno punti di partenza distinti. Marx inizia con le “”merci””. La Luxemburg non arriva a questo fino al suo sesto capitolo, dopo “”Cos’è l’economia politica?””, “”Lavoro sociale””, e poi tre capitoli sulla storia economica, compreso il comunismo primitivo, il sistema feudale e la città medievale e le corporazioni. In altre parole, per la Luxemburg, il modo di produzione capitalista sorge in un contesto storico. Le conclusioni della Luxemburg sulla longevità del comunismo primitivo sono indicative. Mentre l’ultima forma di comunismo primitivo – la comune russa – era sopravvissuta per la sua adattabilità, «c’è un solo contatto che non può tollerare o superare; questo è il contatto con la civiltà europea, cioè con il capitalismo … [Il contatto] realizza ciò che i secoli e i più selvaggi conquistatori orientali non potevano…» (Luxemburg, 1925: 103). Per determinare il potere comparativo del capitale per strappare queste persone da tutti i mezzi di produzione e per spingere queste società in società produttrici di valore, non possiamo semplicemente guardare al capitale. Dobbiamo anche considerare la debolezza delle società primitive, inclusi, come essa fa, gli sviluppi nelle loro specifiche pratiche di guerra (3). Il modo capitalista emergendo in un contesto storico indica che le categorie teoriche non sono solo condizionate socialmente, ma condizionate socialmente “”all’interno del contesto storico in via di sviluppo”” “”(pag 68-69) [Paul Zarembka,”” Late Marx and Luxemburg “”] [(in) Riccardo Bellofiore a cura, “”Rosa Luxemburg e la critica dell’economia politica””, New York, 2009] [(3) Marx, a giudicare da alcuni dei suoi interventi su questo tema, sembrava pensare che il comunismo primitivo resistesse al capitale più di quanto sosteneva la Luxemburg. Esaminare questa disparità non è necessario per i nostri scopi]”,”LUXS-073″
“BELLOFIORE Riccardo; collaborazione di Jan TOPOROWSKI”,”La crisi globale, l’Europa, l’euro, la Sinistra.”,”Riccardo Bellofiore (Arezzo, 1953) è Professore di Economia Politica al Dipartimento di Scienze Economiche H.P. Minsky dell’Università di Bergamo, dove insegna Economia Monetaria, Storia dell’Economia Politica e International Monetary Economics.”,”EURE-140″
“BELLOFIORE Riccardo a cura; saggi di Gerdard DUMÉNIL e Dominique LÉVY Suzanne DE-BRUNHOFF Hugo RADICE Guglielmo CARCHEDI Joseph HALEVI Michael PERELMAN Carl H.A. DASSBACH Mike PARKER Alain BIHR Antonella STIRATI Sergio CESARATTO Franklin SERRANO Vittorio VALLI Giovanna ALTIERI Vittorio RIESER”,”Il lavoro di domani. Globalizzazione finanziaria, ristrutturazione del capitale e mutamenti della produzione.”,”La resistenza opposta dai lavoratori alla produzione snella (pag 169-173) (dal saggio di Carl H.A. Dassbach: ‘La produzione snella nel Nord America: mito e realtà’ (pag 157-174)”,”CONx-281″
“BELLOFIORE Riccardo a cura, Saggi di Giovanna ALTIERI Alain BIHR Suzanne DE BRUNHOFF Guglielmo CARCHEDI Sergio CESAROTTO Carl H.A. DASSBACH Gérard DUMÉNIL Joseph HALEVI Dominique LÉVY Mike PARKER Michael PERELMAN Hugo RADICE Vittorio RIESER Franklin SERRANO Antonella STIRATI Vittorio VALLI”,”Il lavoro di domani. Globalizzazione finanziaria, ristrutturazione del capitale e mutamenti della produzione.”,”Riccardo Bellofiore (Arezzo 1953) insegna Economia monetaria, Macroeconomia e Storia del pensiero economico all’Università di Bergamo. Giovanna Altieri è direttore dell’IRES. Alain Bhir insegna filosofia in un liceo di Strasburgo, ed è collaboratore di Le Monde Diplomatique. Suzanne De Brunhoff è direttore di ricerca norario al CNRS (Centre National de la Richerche Scientifique) e membro associato dell’ISERES centro di ricerca del sindacato francese. Guglielmo Carchedi insegna all’Università di Amsterdam. Sergio Cesarotto è ricercatore presso il Dipartimento di Economia pubblica, Università di Roma 1. Carl H.A. Dassbach si è formato al City College a alla New School for social Research di New York, e poi alla Binghamton University. Attualmente insegna sociologia alla Michigan Technological University di Houghton, Michigan. USA. Gerard Duménil è direttore del CNRS, MODEM, Università di Pais-X, Nanterre. Joseph Halevi si è laureato all’Università di Roma nel 1974. Ha insegnato alla New School for Social Research a New York, alla Rutgers University, e alla University of Connecticut. Dominique Lévy è direttore di ricerca CNRS Paris. Mike Parker scrive regolarmente per la pubblicazione americana Labor Notes. Michael Perelman è professore di economia alla California State University. Hugo Radice insegna economia alla University of Leeds, Vittorio Rieser si interessa di problemi del lavoro da sempre. Ha insegnato sociologia industriale all’Università di Modena. Franklyn Serrano lavora alla Federal University di Rio de Janeiro, Brasile. Antonella Stirati insegna all’Università di Siena. Vittorio Valli è professore di Politica economica alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino.”,”ECOI-163-FL”
“BELLOMO Manlio”,”Società e istituzioni in Italia tra Medioevo ed Età Moderna.”,”””Nel movimento formativo del “”popolo”” (o “”comune del popolo””) gli abitanti delle città italiane tengono parti che, nelle grandi linee, sono costanti. Mentre sta al margine dell’ azione il popolo minuto (servitori di ricche famiglie e di uomini di chiesa, manovali, accattoni, ecc.) che, poi, resterà escluso dall’ ordinamento popolare, gli artigiani hanno ovunque un peso preponderante: essi sono ad un tempo membri della corporazione e membri della ‘societas armorum’ (o “”società delle armi””, o “”compagnia delle armi””): della prima, in quanto esercitano un determinato mestiere; della seconda, in quanto abitano in un quartiere (o “”porta””).”” (pag 61)”,”ITAG-157″
“BELLON Bertrand NIOSI Jorge”,”L’ industrie americaine fin de siecle.”,”BELLON è specialista di economia industriale internazionale e di politica industriale, insegna all’Univ di Paris-Nord. NIOSI specialista di econ politica e professore all’Univ del Quebec, Montreal e D del Centro di ricerca e sviluppo industriale e tecnologico (CREDIT) di questa università.”,”USAE-004″
“BELLONCI Maria”,”Lucrezia Borgia.”,”BELLONCI Maria è nata a Roma da famiglia piemontese (il padre ha scritto importanti volumi di chimica) ha sposato Goffredo BELLONCI scomparso nel 1964. Ha pubblicato il suo primo libro nel 1939. Seguito poi da ‘Segreti dei Gonzaga’ (1947) e altri lavori. “”Cesare Borgia piombò su Urbino, di sorpresa, il 24 giugno 1502, mostrando uno volta di più, con questa rapina che i veneziani avevano previsto da tempo e che i Montefeltro avevano sperato di risparmiarsi onorando e ospitando Lucrezia nel suo viaggio nuziale, quanto fossero libere da influssi e senza legami di scrupoli la sua volontà e la sua mano. L’occupazione di Urbino era avvenuta rapidissimamente, preparata dall’opera di traditori che il Valentino s’era acquistati nella corte stessa di Guidobaldo e che avevano consigliato al loro signore di prestare al Borgia, per ingraziarselo, artiglierie e vettovaglie, e di permettergli inoltre il passaggio attraverso l’imprendibile passo di Cai: il 23 notte, era stato dunque facilissimo alle truppe borgiane, accampate così nelle terre del ducato, volgersi improvvisamente verso la città d’Urbino e prenderla con tale prestezza che fu miracoloso per il duca, avvertito appena in tempo, poter salire a cavallo e fuggire, in farsetto e senza mantello, con soli due compagni a fianco.”””,”BIOx-132″
“BELLONCI Maria”,”Lucrezia Borgia.”,”BELLONCI Maria è nata a Roma da famiglia piemontese (il padre ha scritto importanti volumi di chimica) ha sposato Goffredo BELLONCI scomparso nel 1964. Ha pubblicato il suo primo libro nel 1939. Seguito poi da ‘Segreti dei Gonzaga’ (1947) e altri lavori. “”Cesare Borgia piombò su Urbino, di sorpresa, il 24 giugno 1502, mostrando uno volta di più, con questa rapina che i veneziani avevano previsto da tempo e che i Montefeltro avevano sperato di risparmiarsi onorando e ospitando Lucrezia nel suo viaggio nuziale, quanto fossero libere da influssi e senza legami di scrupoli la sua volontà e la sua mano. L’occupazione di Urbino era avvenuta rapidissimamente, preparata dall’opera di traditori che il Valentino s’era acquistati nella corte stessa di Guidobaldo e che avevano consigliato al loro signore di prestare al Borgia, per ingraziarselo, artiglierie e vettovaglie, e di permettergli inoltre il passaggio attraverso l’imprendibile passo di Cai: il 23 notte, era stato dunque facilissimo alle truppe borgiane, accampate così nelle terre del ducato, volgersi improvvisamente verso la città d’Urbino e prenderla con tale prestezza che fu miracoloso per il duca, avvertito appena in tempo, poter salire a cavallo e fuggire, in farsetto e senza mantello, con soli due compagni a fianco.”””,”ITAG-014-FV”
“BELLONE Enrico”,”I modelli e la concezione del mondo nella fisica moderna da Laplace a Bohr.”,”Nel 1862, e cioè negli anni in cui Kelvin difendeva l’ evoluzione della natura inorganica e nello stesso tempo combatteva “”la straordinaria futilità della filosofia”” di Darwin, il grande fisico ed ingegnere che l’ Inghilterra già onorava come uno dei massimi rappresentanti delle scienze naturali sosteneva che “”è impossibile concepire un limite all’ estensione della materia entro l’ universo; la Scienza, conseguentemente, conduce ad ammettere uno sviluppo senza fine (…) piuttosto che a considerare l’ universo come un meccanismo finito, funzionante alla stregua di un meccanismo di orologeria e capace pertanto di arrestarsi per sempre””. Basti questa citazione per misurare la distanza che separava la fisica di Kelvin dal meccanismo settecentesco. Il mondo di Kelvin era lontano da quello del newtonianesimo francese tanto quanto l’ universo dei Principia Mathematica era distante da quello degli astronomi precopernicani.”” (pag 164)”,”SCIx-178″
“BELLONE Enrico, consulenza e direzione scientifica, CRAVETTO Enrico direzione generale, saggi di Rosanna FARAGGIANA Francesco PALLA Franco PACINI Gianluca RANZINI Patrizia CARAVEO Giovanni F. BIGNAMI Marco RONCADELLI Tullio REGGE Aldo CONTI Elisabetta TOMMASI J.R. HURLEY M.M. SHARA Lara ALBANESE Sofia TALAS Elisabetta TOMMASI Richard B. LARSON Volker BROMM Omer BLAES Chryssa KOUVELOTOU Robert C. DUNCAN Christopher THOMPSON Michael SHARA Michael A. STRAUSS Steven E. ZEPF Keith M. ASHMAN Colin ADAMS Joey SHAPIRO Kimberly WEAVER”,”La scienza. 1. L’ Universo.”,”””Il fluido stellare è costituito di stelle che in media si muovono lungo orbite circolari intorno al centro galattico, ma che singolarmente possono presentare deviazioni anche considervoli da tale moto medio per effetto di perturbazioni, ed esempio da parte delle stelle vicine. In conseguenza di questi moti perturbatori si possono creare all’ interno dl fluido delle zone di concentrazione stellare, il potenziale gravitazionale subisce delle alterazioni e lo studio statistico degli effetti che ne derivano evidenzia la formazione di “”onde di densità”” che prendono la forma delle braccia a spirale osservate quando la velocità dei componenti il fluido (gas interstellare e stelle) è inferiore a un certo valore limite””. (pag 212)”,”SCIx-211″
“BELLONE Enrico”,”La scienza negata. Il caso italiano.”,”BELLONE E insegna sotria della scienza presso la Facoltà di scienze matematiche fisiche e naturali dell’Università degli studi di Milano.E’ direttore delle riviste ‘Le Scienze’ e ‘Mente e cervello’.”,”SCIx-298″
“BELLONE Enrico GEYMONAT Ludovico GIORELLO Giulio TAGLIAGAMBE Silvano”,”Attualità del materialismo dialettico.”,”””Nella stessa opera (1) Lenin si mostra perfettamente consapevole di quel legame tra materialismo e metodo scientifico, cui si accennava sul finire del paragrafo precedente. “”Questa idea del materialismo, – egli scrive infatti a proposito della teoria di Marx di un processo storico-naturale di sviluppo delle formazioni economico-sociali, – era già, di per sé, un’idea geniale. S’intende che ‘per il momento’ si trattava ancora soltanto di un’ipotesi, ma di un’ipotesi tale che creava per la prima volta ‘la possibilità di un atteggiamento rigorosamente scientifico verso i problemi storici e sociali’. Sino ad allora i sociologi, che non riuscivano a discendere fino ai rapporti più semplici, fino ai rapporti primordiali, come sarebbero i rapporti di produzione, e che affrontavano direttamente l’indagine e lo studio delle forme giuridiche e politica, urtavano nel fatto che queste forme sono originate da queste o quelle idee del genere umano in un determinato periodo, e si arrestavano qui: ne risultava che i rapporti sociali sembravano consapevolmente edificati dagli uomini. (…) Il materialismo ha data un criterio completamente oggettivo, separando “”i rapporti di produzione”” come struttura della società e dando la possibilità di applicare a questi rapporti quel criterio scientifico generale della reiterabilità, la cui applicazione alla sociologia era negata dai soggettivisti. (…)””””. (pag 138) [Silvano Tagliagambe] [in BELLONE Enrico GEYMONAT Ludovico GIORELLO Giulio TAGLIAGAMBE Silvano, Attualità del materialismo dialettico, 1978] “”Non diverso ma, come dicevamo addirittura opposto è l’atteggiamento di chi si richiama a Lenin, il quale, in un passo dei ‘Quaderni filosofici’ afferma con decisione: “”Il pensiero, salendo dal concreto all’astratto, non si allontana – quando sia ‘corretto’ […] – ‘dalla’ verità, ma si avvicina a essa. L’astrazione della ‘materia’, della ‘legge’ di natura, l’astrazione del ‘valore’, ecc., in breve, tutte le astrazioni scientifiche (corrette, serie, non assurde) rispecchiano la natura in modo più profondo, fedele e ‘compiuto’. Dalla vivente intuizione il pensiero astratto ‘e da questo alla prassi’: ecco il cammino dialettico della conoscenza della ‘verità’, della conoscenza della realtà oggettiva.”” [V.I. Lenin, Quaderni filosofici, Roma, 1971, pp. 157-158]. Sostenere, come sembrano tentati di fare alcuni, che questa è una convinzione del solo Lenin, e per di più conseguente alla lettura della ‘Scienza della logica’ di Hegel, e quindi un un certo senso estranea al modo di pensare del marxismo, significa dimenticare la profonda lezione di metodo che Marx fornì nella Introduzione del ’57 a ‘Per la critica dell’economia politica’. Si può cercare come si vuole di stravolgere il senso del paragrafo di quest’opera dedicato, appunto, al metodo dell’economia politica: non per questo l’indicazione che da esso scaturisce potrà apparire meno netto e precisa. Hegel, a giudizio di Marx, ha ragione di ritenere che il metodo scientifico debba partire dall’astratto per poi rivolgersi al concreto: il suo errore è stato quello di credere che questo procedimento non sia tipico solo del metodo con cui il pensiero si appropria della realtà, bensì sia anche quello che riproduce il cammino della formazione del reale medesimo””. [Silvano Tagliagambe] [in BELLONE Enrico GEYMONAT Ludovico GIORELLO Giulio TAGLIAGAMBE Silvano, Attualità del materialismo dialettico, 1978] (pag 188)”,”TEOC-549″
“BELLONE Enrico”,”Galileo. Le opere e i giorni di una mente inquieta.”,”BELLONE Enrico (Tortona, 1938-2011) è stato professore ordinario di storia della scienza dal 1980 nelle università di Lecce, Genova, e Padova. Ha occupato la cattedra galileiana di storia della scienza dal 1994 al 2000. Dal 2001 ha insegnato all’Università di Milano. Direttore di ‘Le Scienze’ dal 1996 al 2008, è stato uno dei massimi esperti dell’opera di Galileo. La scienza della natura non ha bisogno di decreti filosofici. “”Egli (Galileo, ndr) ha sempre creduto, invece, che la scienza sia una via privilegiata verso la verità, a condizione però che si accetti che anche i fenomeni più semplici non siano spiegabili in modo completo e una volta per tutte. La scienza, insomma, cresce di scoperta in scoperta, ma non si assesta mai su una conoscenza definitiva, proprio perché la natura è molto più ricca e imprevedibile di quanto ci si possa immaginare o si voglia decidere per mezzo di decreti filosofici. L’astronomia e la fisica procedono dunque verso la verità ma non la raggiungono mai in forme immodificabili. Il sapere cresce ma non si assesta su sistemi dogmatici: è questo il significato dell’espressione galileiana sulla futilità della pretesa che la natura, “”sorda e inessorabile a i nostri vani desideri””, sia sensibile alla presunta “”forza dell’umane autorità””. “” (pag 139-140)”,”SCIx-355″
“BELLONE Enrico a cura”,”Enrico Bellone racconta: Galileo, Keplero e la nascita del metodo scientifico.”,”Galilei e Copernico pensavano ancora ad un’orbita dei pianeti circolare. Keplero dopo ripetuti calcoli arriva a scoprire che il moto dei pianeti attorno al Sole è ellittico La Chiesa si muove contro Galileo e Keplero entrambi copernicani. Nel 1616 il trattato di Copernico viene confiscato. Nello stesso anno Galileo viene convocato dal Cardinale Bellarmino, d’ora in poi dovrà tacere. Il secondo nel 1615 avrà la madre denunciata per stregoneria. Anche una sua zia era finita al rogo perchè considerata una strega. Se Galileo tace, Keplero insiste e nel 1619 pubblica ‘Harmonices Mundi’ dove enuncia la sua terza legge: i quadrati dei periodi di rivoluzione di un pianeta attorno al solo sono proporzionali ai cubi delle distanze. Il libro è difficile e Keplero lo sa, ma ha un concetto di ss stesso molto alto che esprime in una frase contenuta in questo libro: “”Posso ben aspettare cento anni un lettore che comprenda ciò che ho scoperto, se Dio ha aspettato seimila anni qualcuno che sapesse meditare la sua creazione!”” (pag 31-32)”,”SCIx-487″
“BELLONE Enrico”,”I modelli e la concezione del mondo nella fisica moderna da Laplace a Bohr.”,”‘Di qui la necessità di una svolta epistemologica grazie alla quale si possa cogliere questa irriducibilità delle categorie scientifiche a categorie assolute di conoscenza. Non si deve tuttavia pensare che una svolta del genere sia il frutto di una scelta operata al di fuori delle scienze e in qualche modo imposta ad esse, anche se gli ultimi decenni sono stati particolarmente fecondi di ricette filosofiche che si muovevano in tal senso. Può essere opportuna, in proposito, una breve parentesi. Una svolta come quella di cui si è fatto cenno non può non fare i conti con il materialismo dialettico e con le discussioni sul problema della conoscenza come riflesso. La teoria del riflesso ‘passivo’, che secondo il materialismo metafisico spiegherebbe il rapporto fra la “”natura”” e la “”scienza””, è stata trapiantata da parte di interessatissimi commentatori nell’ambito del materialismo dialettico al fine di poter demolire quest’ultimo sul medesimo terreno che ha visto giustamente soccombere il primo: il terreno delle scienze. Si tratta di un trapianto che dà frutti a patto di ridurre il materialismo dialettico ad un capitolo della logica formale basato sulle tre famose leggi dialettiche di Engels, vale a dire ad un capitolo particolarmente sterile della logica. Recentemente, però, la rilettura storica di Engels e, soprattutto, di Lenin, ha rimesso in discussione tutto quanto, senza inseguire sogni apologetici e senza cercare le inutili e fuorvianti dimensioni di una proclamazione di fedeltà ad ipotetici testi sacri. Non ci si deve dimenticare che in ‘Materialismo ed Empiriocriticismo’ il materialismo dialettico viene presentato da Lenin come ‘necessariamente’ trasformabile in base allo sviluppo scientifico: “”La revisione della ‘forma’ del materialismo di Engels, la revisione delle sue tesi di filosofia naturale, non soltanto non ha nulla di ‘revisionista’ nel senso che si è convenuto dare a questa parola, ma è anche un’esigenza necessaria del marxismo””. E, come appunto ricorda Lenin, lo stesso Engels aveva sostenuto che “”ad ogni scoperta che fa epoca nel campo delle scienze naturali esso [il materialismo] deve cambiare la sua forma””‘ (pag 16-17, Nota introduttiva)]”,”SCIx-142-FF”
“BELLONE Enrico”,”Galilei e l’abisso. ‘Un racconto’ e ‘Dialogo de Cecco di Ronchitti da Bruzene. In perpuosito de la Stella Nuova’.”,”Enrico Bellone, storico della scienza, è stato il primo docente ad essere chiamato nel 1994, per chiara fama, ad occupare la “”cattedra galileiana”” dell’Università di Padova. Nel 2008 ha ricevuto, insieme a George Lakoff dell’Università di Berkeley, il premio Preti.”,”SCIx-220-FL”
“BELLONI Antonio”,”Storia letteraria d’Italia. Scritta da una Società di Professori. Il Seicento.”,”BELLONI Antonio professore nell’Università di Padova”,”ITAG-203″
“BELLONOTTO Marco”,”I compagni di Stefano. Storie di partigiani di città (Savona 1943 – 1945).”,”Ringraziamento al Prof. Giovanni ASSERETO L’ autore, Marco BELLONOTTO (Savona 1969) laureato in Lettere moderne lavora presso la biblioteca civica di Albenga. Il suicidio di Alce. “”Di questi, sicuramente il più popolare e coraggioso è “”Alce””, Piero Parisotto, commisario politico del distaccamento “”Gatti””, all’ epoca giovane studente di tendenza politica anarchica: “”””Alce”” era un ragazzo intelligentissimo. Aveva fondato il gruppo degli anarchici, che erano legati a Marzocchi. Marzocchi era un dirigente anarchico europeo, faceva congressi a Parigi (…) e Parisotto è stato un suo allievo. Poi però morto Parisotto questo gruppo qui si è un po’ sbandato. Ed è nato “”Lotta comunista””, guidata da Cervetto (Arrigo) (nota 106). Cervetto era un ragazzo intelligente, preparato ma… Parisotto era migliore, era sensibile, era veramente intelligente, forse per quello che si è ammazzato”” (Rodolfo Badarello)””. (pag 66) (106) Arrigo Cervetto “”Stalin”” (n. 1927), caposquadra della brigata Savona “”Sguerso””. Cfr Cervetto, Ricerche e scritti,… “”E’ opportuno tornare sulla tragica fine di “”Alce””, poiché racchiude in sé molti temi che riguardano quel periodo. L’ articolo della sua morte, ‘Con una raffica di mitra suicidio di un giovane a Savona’, appare su ‘Il secolo XIX’ di martedi 28 aprile 1953. (…) Fin qui la cronaca giornalistica. Nel ricordo di Badarello vengono confermate le difficoltà economiche cui doveva far fronte “”Alce””, ma emergono anche altri particolari: ‘Parisotto che lavorava all’ Ilva, l’ Ilva aveva licenziato un mucchio di gente, non c’era più la produzione di prima, aveva perso il posto … (…). Parisotto ha cercato anche lui di andare via (dall’ Italia), ma… allora guardavano molto alla costituzione, alla salute, penso fosse stato malato di tbc, ed è rimasto qui (a Savona). Era deluso, poi era trattato un pò, tanto lui che…allora c’era molto settarismo… tanto lui come Cervetto (Arrigo) erano trattati da traditori dal Pci. Io lo so perché facevo un po’ da tramite con loro'””. (pag 116-117)”,”ITAR-098″
“BELLONOTTO Pietro”,”Storia del Medio Evo (dal 476 al 1313).”,”476 data convenzionale. “”Qualunque valore possa avere questa data, noi l’accettiamo senza discussione, come un postulato storico. Sarebbe, però errore il credere che, proprio in quest’anno, la rovina del grande Impero Romano avesse il suo inizio ed il suo compimento. Una parte di esso, l’Impero d’Oriente continuerà ancora a sussistere, e dello stesso Impero d’Occidente nel 476 non cadeva che l’ultimo avanzo ridotto ormai a poco più che l’Italia. Le altre provincie già erano state occupate da genti germaniche, e dove un giorno s’estendeva la potenza di Roma, ora invece s’ergevano di fronte agli antichi dominatori, nuovi Stati Barbarici (…)”” (pag 5)”,”ITAG-015-FV”
“BELLOTTA Ireneo”,”Engels e la religione. Gli aspetti attuali della prima critica marxista alla religione.”,”BELLOTTA Ireneo è un discepolo di Alfonso DI-NOLA. Religione oppio dei popoli. “”La religione “”è la realizzazione immaginaria della natura umana, poiché la natura umana non possiede vera realtà”” (op.cit. Mega (…). In conseguenza la lotta contro la religione è un momento secondario o accessorio, poiché il riacquisto della condizione umana va compiuto a livello di Stato: “”La lotta contro la religione è indirettamente la lotta contro questo mondo del quale la religione è l’ aroma spirituale”” (op.cit.). Vi sono mali sociali, ingiustizie di rapporti reali, violenze che estraniano l’ uomo a livello economico, e la religione si pone soltanto come un fatto ambiguo che tenta di giustificare e razionalizzare queste situazioni. Di qui la celebre espressione di Marx: “”La miseria religiosa è, per un aspetto, l’ espressione della miseria reale e, per un altro aspetto, la protesta contro la miseria reale. La religione è il sospiro della creatura oppressa, l’ anima di un mondo senza cuore, come è lo spirito di un mondo dal quale lo spirito è escluso. Essa è l’ oppio del popolo (op.cit.(…)).”” (pag 58)”,”MAES-063″
“BELLOW Saul”,”Herzog.”,”L’autore è premio Nobel 1976. a pubblicato questo romanzo nel 1964 dopo ‘Il Re della pioggia’ (1959) e prima del ‘Dono di Humboldt’ (1975).”,”VARx-056-FV”
“BELLOW Saul”,”Addio alla casa gialla. Racconti.”,”Saul Bellow rappresentante importante della narrativa americana d’oggi (come ha scritto Granville Hicks), premio Nobel, è l’autore di questi sei racconti scritti nell’arco di diciotto anni tra il 1951 e il 1966. L’argomento è la commedia umana nei suoi aspetti patetici e begnignamente assurdi, ma il filo conduttore che unisce i racconti è la lotta condotta dai personaggi di Bellow, in genere piccoli borghesi ebrei di estrazione mitteleuropea o intellettuali consci profondamente della loro appartenenza a una casta e dello sradicamento e della difficoltà di comunicazione con i propri simili… Si tratta dunque di una ‘storia di vinti’… di sconfitti “”Un lavoro duro? No, in realtà non era tanto duro. Lui non era abituato a camminare e a salire tante scale, ma non erano i disagi fisici del nuovo lavoro a pesare di più su George Grebe. Recapitava degli assegni di sussidio nel quartiere negro, e per quanto fosse nato a Chicago questa non era una parte delal città con la quale aveva molta dimestichezza – c’era voluta la depressione perché la frequentasse. No, non era quello che si chiama lavoro duro, almeno se calcolato in sforzo e peso, ma pure cominciava a risentirne la fatica, a rendersi conto della sua particolare difficoltà. Trovava strade e numeri, ma i clienti non erano dove ci si aspettava che fossero e lui si sentiva come un cacciatore inesperto in mezzo a selvaggina mimetizzata. Era una giornata poco favorevole, per di più – autunno e dreddo, tempo buio, ventoso. (…) Questa particolare energia l’aveva ora in sovrabbondanza; da quando aveva cominciato ad affluire, affluiva in modo troppo ingente. E, per il momento, era fermo. Non riusciva a trovare il signor Green. Era rimasto lì ritto con queo sottanone dell’impermeabile e con una gran busta in mano e delle carte che gli uscivano dalla tasca, a domandarsi perché dovevano essere così difficili da rintracciare quando erano troppo deboli o ammalati per poter andare personalmente all’ufficio a ritirare il sussidio. Raynor, però, gli aveva detto che sulle prime non era facile rintracciarli e gli aveva offerto anche dei consigli sul modo di procedere. “”Se le riesce di vedere il postino, è il primo al quale deve rivolgersi, è quello che le offre migliori probabilità. Se non può metteri in contatto con lui, provi agli spacci e coi fornitori del quartiere. Poi il portiere e i vicini. Ma si accorgerà che più vicino sarà il suo uomo e meno glielo indicherano. Non vogliono dir nulla””. “”Perché sono un estraneo””. “”Perché è bianco. Ci vorrebbe un negro per questo servizio, ma per ora non ne abbiamo, e naturalmente anche lei deve mangiare, e questo è pubblico impiego. E i posti di lavoro devono esserci. Oh, il discorso vale anche per me. Badi, io non mi escludo. Io ha tre anni di anzianità su di lei, e basta. E una laurea in legge. Altrimenti, lei potrebbe stare dietro alla scrivania e io potrei essere fuori sulla breccia in questa giornata fredda. Lo stesso denaro ci paga tutt’e due e per lo stesso, preciso, identico motivo. Che cosa c’entra in questo la mia laurea in legge? Ma lei deve distribuire questi assegni, signor Grebe, e le sarà utile essere caparbio, dunque spero che lo sia””. “”Si, sono piuttosto caparbio”””” (pag 99-101) [Saul Bellow, ‘Addio alla casa gialla. Racconti’, Feltrinelli, Milano, 1978, Racconto: ‘Alla ricerca del signor Green’]”,”VARx-009-FMDP”
“BELLUCCI Giorgio”,”Critica del monetarismo e dei derivati di credito.”,”Luigino Bruni è docente di Economia politica alla Lumsa di Roma e allo Ius di Loppiano (Fi). Storico del pensiero economico, ha fondato la Scuola di Economia civile (Sec) ed è editorialista di ‘Avvenire’. Giorgio Bellucci, studioso di economia, presta la sua attività nella Camera del lavoro Cgil di Arezzo. Il crollo del 1929 e la grande depressione: Friedman vs Galbraith. “”Negli innumerevoli saggi dedicati all’attuale crisi finanziaria l’accostamento al 1929 è di prammatica, quasi una costante. In verità, ogni qual volta si manifesta una crisi, lo spettro di quel disastro viene rievocato. Ciò è avvenuto sia nel caso del crollo del Dow Jones nel 1987 (quando a ottobre perse il 20%), che nel caso della crisi conseguente allo scoppio della bolla tecnologica, nella primavera del 2001. La particolarità dell’attuale crisi rispetto alle altre sta però nel fatto che, per le dinamiche che l’hanno scatenata, per il valore distrutto e per i riflessi che ha avuto e che ha, è considerata senz’altro la più vicina a quella del 1929. E infatti, non c’è testo che non evochi lo spettro di quel periodo, magari sottolineando che oggi la reazione è stata diversa. Il crollo del 1929, tuttavia, non provocò soltanto una devastante crisi economica, ma determinò anche una crisi della teoria economica tradizionale. Essa lasciò orfani delle precedenti teorie economiche generazioni di economisti, tanto che si parlerà della prima crisi della teoria economica (Joan Robinson). I vecchi paradigmi non riuscivano a spiegare adeguatamente l’origine di quel disastro. Nel 1936 uscì la ‘Teoria generale’ di Keynes. Dopo un viaggio tormentato dentro le vecchie teorie economche, egli fondava una nuova macroeconomia. E’ indiscutibile che la grande crisi sia stata uno spartiacque, non solo nella storia del Novecento, ma anche nella storia delle dottrine economiche. Le questioni di allora si rinverdiscono nell’oggi: biblioteche intere si sono riempite di saggi sulle crisi economiche. In questo studio, tuttavia, sarebbe superfluo ricapitolare i termini storici del dibattito, c’è però un aspetto che attualizza quella discussione: il confronto tra l’interpretazione del crollo del 1929 e l’interpretazione della crisi di oggi. Fra le diverse tesi interpretative degli eventi del ’29, due testi paiono emblematici e significativi anche per l’oggi: l’interpretazione di Friedman e l’interpretazione di Galbraith. Proprio perché sono opposte e inconciliabili, esse possono rappresentare la lente di ingrandimento necessaria per comprendere la vicenda attuale e capire come, a volte, la storia si ripeta, così come si ripetono le discussioni teoriche e le interpretazioni dottrinarie degli eventi economici. La scelta di contrapporre il testo di Galbraith sulla grande crisi dell’ottobre del ’29 al testo di Friedman non è casuale per questo e altri motivi. In Friedman, tutta l’elaborazione della crisi del ’29, sia nella cronologia degli avvenimenti che nella loro interpretazione, è ristretta, come vedremo, ai dati che servono per acclarare le precedenti teorie monetariste, ovvero la sua teoria quantitativa della moneta. Questa interpretazione della crisi passerà alla storia con il termine di «contrazione monetaria». In Galbraith sono già presenti temi come la speculazione immobiliare, l’effetto leva, l’innovazione finanziaria, l’euforia finanziaria e anche la crescente disuguaglianza fra i redditi: tutti temi di grande attualità e comparativi fra la crisi attuale e quella del 1929. Troviamo l’interpretazione di Friedman della crisi del ’29 nel famoso testo ‘Il dollaro. Storia monetaria degli Stati Uniti’, scritto con A. Schwartz, uscito nel 1963, mentre ‘Il Grande Crollo’ (1), di J.K. Galbraith, esce nel 1955. Nella ‘Storia monetaria’, Friedman si esercita nel compito di contestare i risultati di Keynes e dei keynesiani sviluppati dall’analisi della lezione del 1929. Sulla base di dati reali, Friedman intende trarre conclusioni opposte e ricostruire un’interpretazione legata alla vecchia teoria della moneta. (…)”” (pag 161-162) [(1) Cfr. J.K. Galbraith, ‘Il Grande Crollo’, Rcs Libri saggi Bur, Milano, 2002; si veda anche, dello stesso autore, ‘Breve storia dell’euforia finanziaria’, Rcs Rizzoli Libir, Milano, 1991]”,”ECOT-364″
“BELOCH Karl Julius”,”Storia della popolazione d’ Italia.”,”L’A in Italia era noto come Giulio BELOCH (1854-1929) diventato cittadino italiano, nato nella Slesia, aveva studiato storia, geografia e statistica. Elaborò una sua concezione della demografia storica.. Ha scritto Die Bewolkerung der griechisch-rominschen Welt (1886) e Bewolkerungsgeschichte Italiens. Romagna. Gli effetti della peste nera sulla popolazione locale e la sottostima di questa. “”In una seduta del parlamento della provincia, tenuta a Forlì nel 1288, Imola fu valutata possedere 2000 fuochi; la città si appellò al Papa e questi ne ridusse il numero a 1500 (fonte Archivio di Stato di Imola). Trattandosi del comune, il contado (Distretto) è senz’altro compreso; questo, unitariamente alla città, contava 2962 fuochi nel 1371, dal che si dedurrebbe che la popolazione sia cresciuta del 50-100% nel secolo trascorso dal 1288, malgrado la “”peste nera””, in realtà i dati relativi al 1288 sono solamente il frutto di stime effettuate allo scopo di calcolare il contingente di truppe da mettere a disposizione, e tali stime rimanevano allora sempre al di sotto del vero.”” (pag 237) Il crollo demografico della città di Mantova: guerra e malattie. “”Secondo Carlo D’Arco, (Studi Stat.) nel 1629 la popolazione assommava a 38787; nello stesso autore, ‘Storia di Mantova’ (edizione del 1873), la cifra indicata è 38987. Non viene citata alcuna fonte. Che la popolazione debba essere aumentata nel periodo 1625-29, non è presumibile stato ai dati dello ‘Spoglio Davari’, è possibile però che questi dati non comprendano nel periodo in questione i conventi e gli ebrei che invece sono compresi in D’Arco; come la parte dei borghi mancanti allo spoglio. Se la cifra riportata da D’Arco è esatta, la mortalità in quel tempo avrebbe raggiunto un tasso del 40%. Anche Giov. Ant. Pico in una lettera scritta a nome della città di Mantova (Vienna 1638) riferisce che gli abitanti prima dell’ assedio erano circa 40000, in seguito solo 6000 (Spoglio Davari). 4). L’anno 1630 portò la catastrofe, dalla quel Mantova non si è più ripresa completamente. La peste, l’assedio degli imperiali, infine, il 18 luglio, il saccheggio. Dall’inizio di gennaio fino al 7 giugno morirono secondo le liste ufficiali (D’Arco) 10737 persone (…)””. (pag 377-378)”,”ITAS-114″
“BELOFF Max”,”La politica estera della Russia Sovietica 1929-1941. Volume I.”,”L’opera del Beloff, ormai classica per il pubblico di lingua inglese (l’autore professore ad Oxford, è considerato il più autorevole storico occidentale di cose sovietiche), getta viva luce sui molteplici problemi internazionali che l’Unione Sovietica si è trovata ad affrontare nel periodo che va dal primo piano quinquennale (1929) all’invasione tedesca del 1941 e mette in evidenza il filo logico che lega tra di loro i diversi avvenimenti.”,”RUST-061-FL”
“BELOFF Max”,”La politica estera della Russia Sovietica 1929-1941. Volume II.”,”L’opera del Beloff, ormai classica per il pubblico di lingua inglese (l’autore professore ad Oxford, è considerato il più autorevole storico occidentale di cose sovietiche), getta viva luce sui molteplici problemi internazionali che l’Unione Sovietica si è trovata ad affrontare nel periodo che va dal primo piano quinquennale (1929) all’invasione tedesca del 1941 e mette in evidenza il filo logico che lega tra di loro i diversi avvenimenti.”,”RUST-064-FL”
“BELPERRON Pierre”,”La croisade contre les albigeois et l’ union du Languedoc a la France (1209-1249).”,”””C’est le malheur qui a toujours été l’ accoucheur du vrai”” (Daniel Halévy, Histoire d’une histoire’) “”Les villes étaient atteintes par l’hérésie autant que la noblesse. A Toulouse en 1178 les envoyés du pape furent hués. Lavaur, Verfeil, Avignonet étaient des centres cathares et vaudois, où les Parfaits prêchaient publiquement. A Castelnaudary les vaudois se réunissaient dans l’église, Laurac avait plusieurs maisons d’hérétiques, de même Fanjeaux et Mirepoix. Carcassonne et Béziers sont aux mains des hérétiques, tandis que Narbonne, Montpellier et Nîmes sont restées catholiques avec des minorités d’hérétiques souvent turbulentes. La soi-disant tolérance des seigneurs et des villes du Midi est faite en grande partie d’indifférence. La foi n’a plus cette vigueur agressive et intransigeante qu’elle a gardée dans le Nord. Les Méridionaux se sont frottés à trop de gens divers, chez eux la foi n’est plus un feu intérieur et le sens de la discipline religieuse s’est émoussé comme celui de la discipline féodale. La meilleure preuve en est leur attitude à l’égard des Juifs, qui jouissaient dans le Midi d’une situation privilégiée, alors que dans le Nord ils n’étaient que tolérés, souvent spoliés et opprimés. Jusqu’au XIIe siècle à Béziers pendat la semaine sainte les chrétiens avaient le droit de souffleter tout Juif rencontré dans la rue.”” (pag 135)”,”FRAA-073″
“BELT Don a cura; saggi di Ella C. SYKES Frederick SIMPICH Margaret SIMPICH Junius B. WOOD Melville CHATER Maynard Owen WILLIAMS Thomas J. ABERCROMBIE John J. PUTMAN Muhammad ABDUL-RAUF William S. ELLIS Marianne ALIREZA Tad SZULC Richard MACKENZIE Mike EDWARDS Edward GIRARDER”,”Islam. Dal 1888 ai nostri giorni.”,”Saggi di Ella C. SYKES Frederick SIMPICH Margaret SIMPICH Junius B. WOOD Melville CHATER Maynard Owen WILLIAMS Thomas J. ABERCROMBIE John J. PUTMAN Muhammad ABDUL-RAUF William S. ELLIS Marianne ALIREZA Tad SZULC Richard MACKENZIE Mike EDWARDS Edward GIRARDER.”,”VIOx-082″
“BELTOTTO Giampiero GIOJELLI Giancarlo”,”I nuovi poveri. Storie di ordinaria emarginazione nell’ Italia di oggi.”,”BELTOTTO giornalista (ex Rai) ha pubblicato già alcune opere. GIOJELLI caporedattore e inviato Rai2 ha lavorato anche per Mediaset e La7. E’ stato inviato in zone ‘calde’ del mondo. Ha scritto un romanzo e libri d’ inchiesta. Il gioco d’ azzardo. Poveri per gioco. “”Queste cifre dimostrano quanto il gioco sia diffuso, ma c’è un’altra realtà contenuta nelle statistiche ancora più allarmante. Perché il gioco è una malattia, anzi una epidemia. Almeno 700.000 italiani sono malati gravi, malati di gioco compulsivo. E rischiano di rovinare le loro famiglie. Si calcola che siano 3 milioni i cosiddetti “”border line””, cioè le persone che rischiano di diventare giocatori compulsivi e in totale sono 30 milioni gli italiani che comunque non rinunciano a giocare.”” (pag 58) “”Circa 4.2 milioni di lavoratori guadagnano meno di 780 euro al mese. Ci sono 10 milioni di persone classificate povere con un reddito inferiore a 6.000 euro all’ anno.”” (pag 60) “”In media ogni italiano ha accumulato 7.735 euro di debito. Ogni famiglia 21.640 euro.”” (pag 142)”,”ITAS-107″
“BELTRAME Fabio”,”Palestina ai palestinesi.”,”Fabio Beltrame (Roma, 1963). Esperto di questioni mediorientali ha collabrorato con quotidiani e periodici tra cui Socialismo o Barbarie. Attualmente è componente del Comitato di redazione del trimestrale Utopia Socialista. Membro del Committee on Middle East e dell’International Committee on Jerusalem (USA), è animatore del Comitato Emergenza Palestina al-Awda per il diritto al ritorno del popolo palestinese. Per questa editrice ha pubblicato nel 2000 il testo introduttivo a Gerusalemme del fotoreporter Tano D’Amico, e Da Livorno a Rimini. Viaggio nel PCI.”,”VIOx-100-FL”
“BELTRAME Fabio”,”Gli eroi di Varsavia. Resistenza e rivolta nel ghetto (1939-1943).”,”Fabio Beltrame, Roma 1963, insegna storia alla Scuola internazionale di Utopia socialista (rivista). La Cronologia (pag 121-132): “”Questa sintetica cronologia sinottica offre al lettore un quadro degli avvenimenti in Europa (in tondo), in Polonia (in corsivo) e delle lotte, rivolte e ribellioni tra il 1933 e il 1945 (in grassetto). L’intero sistea concentrazionari nazista comprendeva circa 20.000 tra campi di sterminio, di concentramento e di transito”” (pag 121) “”Uno dei più degni tentativi d’approccio analitico marxista alla «questione ebraica» e all’antisemitismo nel XX secolo è l’opera ‘Conception matérialiste de la question juive’ di Abram Leon, intellettuale ebreo attivo nella resistenza franco-belga durante la Seconda guerra mondiale – giustiziato dalla Gestapo nel 1944 – e miintati nell’opposizione antistalinista trotskista (8). In questa sua breve opera Abram Leon ha analizzato e definito l’ identità ebraica’ sviluppando la categoria socio-economica di «popolo-classe» per spiegare le radici dell’antisemitismo e quindi offrire una risposta risolutiva alla questione ebraica”” (pag 92) (8) Fu pubblicata in Francia nel 1946. In italiano ‘Il marxismo e la questione ebraica’, Samonà Savelli, Roma, 1968) (…) Il limite più importante dello sviluppo della tesi di Leon è che essa si fonda su un’analisi rigorosamente economicista della storia e non spiega, quindi, il perché diverse identità etnico-culturali che nel corso della storia moderna hanno subito altrettante persecuzioni, genocidi, segregazioni (9), pur avendo funzioni sociali ed economiche ben diverse, abbiano mantenuto se non rafforzato la propria identità di popolo”” (pag 93) (9) come per es. gli armeni in Euroasia, i curdi, il popolo sarawi nel Maghreb, le numerose popolazioni indigene dell’America del Sud, le minoranze islamiche in Cina In bibliografia: – Mary Berg Il ghetto di Varsavia Diario (1939-1944) ET Saggi Il primo documento completo sulla piú immane tragedia che mai colpì una città nel corso della seconda guerra mondiale. 2009 ET Saggi pp. XXII – 294 € 12,00 ISBN 9788806196356 A cura di Frediano Sessi Traduzione di Maria Martone (Il libro Il 16 maggio 1943 il ghetto di Varsavia veniva raso al suolo, defintivamente; ne rimaneva un cumulo di macerie, ma fu un’illusione dei nazisti pensare di poter distruggere anche il ricordo di quei terribili giorni. Mary Berg aveva lasciato il ghetto qualche mese prima, in attesa di essere scambiata con ufficiali tedeschi prigionieri delle forze alleate; con sé, sotto gli occhi vigili dei nazisti, portò le pagine del suo diario. Quando iniziò a scriverlo, il 10 ottobre 1939, Mary Berg aveva 15 anni e un’incredibile capacità di osservare quegli stessi eventi dai quali si sentiva travolta. La sua attenzione ai fatti storici, tuttavia non impedisce mai l’emergere dei sentimenti o di aspetti della sua vita privata di adolescente. Ne scaturisce un libro che, oltre al suo valore di documento, apre a interrogativi e a risposte di bruciante attualità. Sostenuto da una scrittura scarna e veloce, ricca di partecipazione emotiva e non mai rassegnata al divario che si apriva tra la realtà e le parole per rappresentarla, il diario di Mary Berg, come quello di Anne Frank, è una testimonianza irrinunciabile del nostro tempo) – Jean Francois Steiner, ‘Treblinka. La rivolta in un campo di sterminio’, Mondadori, Milano, 1967″,”EBRx-085″
“BELTRAME Stefano”,”Breve storia degli italiani in Cina.”,”Stefano Beltrame è stato console generale d’Italia a Shanghai ed è attualmente consigliere diplomatico del Ministero dell’Interno. Tra gli altri, è autore di ‘Mossadeq. L’Iran, il petrolio, gli Stati Uniti e le radici della rivoluzione islamica’ (Rubbettino), e ‘Storia del Kuwait. Gli arabi, il petrolio e la prima guerra del Golfo’ (Aracne). Il massacro di Shanghai (pag 92-93) “”Per contrastare l’ascesa di Chiang e consolidare il proprio ruolo dentro il Fronte Unito, il PCC lancia a Shanghai una serie di scioperi e sollevazioni mirati a conquistare la città. Una prima ondata di protesta si ha già nell’ottobre del ’26 e una seconda viene repressa dalle forze locali, fedeli al governo di Pechino, nel febbraio del ’27. Segue un periodo di crescente violenza in cui il Partito, guidato dal segretario generale Chen Duxiu e da un comitato politico assistito dagli agenti del Comintern capeggiati da Grigori Voitinsky, organizza pestaggi, rapimenti e omicidi di figure antisindacali e nemici del popolo: il cosiddetto “”terrore rosso””. Per dare manforte alla rivolta giunge clandestinamente a Shanghai anche Zhou Enlai. Il 21 marzo vi è quindi la terza sollevazione armata in cui gli operai sindacalizzati tagliano le linee telefoniche e la corrente elettrica, occupano la centrale di polizia, la stazione ferroviaria e l’ufficio postale della città cinese. Per evitare la reazione degli occidentali e delle loro cannoniere ormeggiate davanti al Bund, le Concessioni non sono toccate e l’elemento xenofobo emerso il mese prima a Nanchino è tenuto a freno. Dopo vari scontri violenti le truppe della locale guarnigione si ritirano lasciando la città in mano ai sindacati comunisti. Il giorno seguente la XXVI Armata nazionalista del generale Omar Bai Chongxi entra nei quartieri cinesi senza incontrare resistenza, ma le relazioni coi comunisti sono molto tese. A fronte di questi avvenimenti gli stranieri sono naturalmente in allarme. Gli scioperi continuano e si susseguono serrate le manifestazioni di protesta organizzate dalle sinistre per chiedere l’abolizione dell’extraterritorialità. Bai Chongxi, generale musulmano di etnia Hui (43), e Chiang Kai-shek vorrebbero fermare le agitazioni che giudicano contrarie all’interesse nazionale e la cui prosecuzione rischia di provocare la risposta militare delle potenze straniere. La situazione precipita quando i comunisti tentano di installare un soviet rivoluzionario nella Municipalità. Il 5 aprile arriva a Shanghai il leader dell’ala sinistra del Kuomintang, Wang Jingwei. Rientrato dall’esilio seguito al sollevamento di Canton dell’anno precedente, Wang aveva costituito assieme al PCC il governo provvisorio di Wuhan con il sostegno di Chen Duxiu, di Mao Zedong e dei sovietici. Il rivale di Chiang vuole trovare un compromesso che eviti lo scontro e firma, in nome del KMT, un impegno a proseguire il Fronte Unito assieme ai capi del PCC. Chiang Kai-shek e Bai Chongxi rispondono il 9 aprile proclamando la legge marziale, denunciando la collaborazione del governo di Wuhan col PCC e ordinando l’espulsione dei comunisti dalle file del KMT. In parallelo i nazionalisti preparano una controffensiva sotterranea intesa a colpire i comunisti nell’ombra. Chiang Kai-shek era da tempo in contatto con la criminalità organizzata e in particolare con la Banda Verde guidata da Du Yuesheng, a cui viene segretamente affidato il compito di svolgere il lavoro sporco. All’alba del 12 aprile parte dunque quello che nella Storia cinese è noto come il “”massacro di Shanghai””. Vengono prima catturati ed eliminati con l’inganno i principali leader sindacali. Decapitati i vertici, parte quindi dalla teoricamente sicura Concessione francese e dai quartieri cinesi di Zhabei e Pudong una spietata caccia ai militanti di sinistra, che sono inseguiti e trucidati a centinaia per mano della mafia cinese (44)”” (pag 92-93) [(43) Gli Hui sono i cinesi musulmani di origine persiana e centroasiatica. Nella Storia della Cina vi sono diverse figure Hui di grande rilievo tra cui forse il più noto è il grande navigatore Zheng He (Hajji Mahmud) in epoca Ming; (44) Il massacro di Shanghai è il contesto del romanzo storico di André Malraux: ‘La Condition humaine’ pubblicato da Gallimard nel 1933. Il romanzo è incluso nella lista dei 100 libri del XX Secolo dal quotidiano Le Monde] L’occupazione giapponese del Vietnam del Nord (pag 184-185) (dal Capitolo 9. La seconda guerra mondiale tra Oriente e Occidente (pag 183-198) “”Il Giappone guarda alla guerra in Europa con atteggiamento chiaramente utilitaristico. Nel 1940 il clamoroso successo dell’offensiva tedesca in Occidente, con l’invasione della Francia e dell’Olanda e la possibile imminente resa anche dell’Impero britannico, rende verosimili gli scenari di facile conquista delle colonie europee in Asia, come era successo nel 1914 con l’occupazione delle Concessioni tedesche in Cina. La sconfitta della Francia apre nuove prospettive in Indocina, mentre l’Italia dichiara guerra a Parigi il 10 giugno 1940. Il 19 dello stesso mese il Giappone indirizza un ultimatum al Governatore generale dell’Indocina francese; generale George Catroux. La richiesta è di chiudere la frontiera con la Cina e permettere a una missione ispettiva di verificarlo. La ferrovia Haiphong-Hanoi-Kunming è infatti una delle principali vie di rifornimento di armi e munizioni per l’Esercito nazionalista in guerra. L’intento dei militari nipponici è quello di tagliare la linea in modo da indebolire Chiang Kai-shek e costringerlo alla resa. Non essendo in grado di resistere militarmente, i francesi devono cedere, ma (come era già successo in Cina fin dall’incidente di Mukden del 1931) gli ufficiali ultranazionalisti giapponesi sul posto assumono poi iniziative aggressive e lanciano nuovi ultimatum con richieste di consentire il transito alle truppe e cedere l’uso di basi aeree. Entro il mese di settembre, le Forze Armate imperiali assumono di fatto il controllo del Vietnam settentrionale. Il governo di Vichy acconsente al passaggio delle truppe giapponesi ponendo però un limite temporale legato alla durata del conflitto sino-giapponese (Intesa Matsuoka-Baudoin del 30 agosto 1940] e riesce comunque a prevenire l’occupazione di tutta l’Indocina. Per timore di provocare ua reazione inglese e americana i giapponesi non invadono il Vietnam meridionale, che resta pertanto sotto l’autorità di Vichy. Il consenso forzato della Francia, sotto occupazione nazista, è ottenuto grazie alle pressioni di Berlino. L’assenso all’occupazione del Vietnam del Nord è quindi il prezzo che il Terzo Reich paga a Tokyo per far accettare al Giappone l’adesione al Patto Tripartito, firmato il 27 settembre dal primo ministro nipponico Konoe”” (pag 184-185)”,”CINE-098″
“BELTRAME Fabio”,”Da Livorno a Rimini viaggio nel PCI.”,”Fabio Beltrame (Roma, 1963). Esperto di questioni mediorientali ha collabrorato con quotidiani e periodici tra cui Socialismo o Barbarie. Attualmente è componente del Comitato di redazione del trimestrale Utopia Socialista. Membro del Committee on Middle East e dell’International Committee on Jerusalem (USA), è animatore del Comitato Emergenza Palestina al-Awda per il diritto al ritorno del popolo palestinese. Per questa editrice ha pubblicato nel 2000 il testo introduttivo a Gerusalemme del fotoreporter Tano D’Amico, e Da Livorno a Rimini. Viaggio nel PCI.”,”PCIx-039-FL”
“BELTRAMETTI Giulia GATTI Gian Luigi MAZZONI Matteo VARNIER Giovanni VARNIER Giovanni ROSSI Pietro”,”Il fascismo tra movimento e regime.”,”Saggio di Pietro Rossi, ‘Giacomo Buranello, i Gap, la violenza e la moralità nella Resistenza’ (pag 205-218)”,”ITAF-003-FGB”
“BELTRAMI Celso MAGGIANI Iunio Valerio”,”Vita e idee di Bruno Fortichiari. La figura e l’ opera del militante rivoluzionario nel corso dei diversi momenti del suo cammino politico e biografico.”,”””La disfatta di Caporetto e il momentaneo risveglio di un’ ondata di patriottismo nazionalista anche in seno alla classe operaia determinano una avvicinamento “”tattico”” tra la Direzione nazionale del PSI e la frazione intransigente. In un convegno clandestino tenuto a Firenze il 18 novembre 1917 al quale partecipano per Milano sia A. Zanetta che Fortichiari non si va tuttavia oltre la riaffermazione di fedeltà ai deliberati di Zimmerwald e Kienthal, e all’ affermazione che le scelte socialiste non possono dipendere dall’ andamento delle operazioni militari. Non vi si fa cenno alla Rivoluzione russa; di fatto la frazione di sinistra si trova inserita nella “”dialettica dell’ apparato”” e questo non può che ritardarne le possibilità di sviluppo. E se Bordiga pone esplicitamente la questione dell’ azione immediata e diretta di fronte alla debacle dello stato, trovando il consenso dei milanesi e di pochi altri, non è ancora al convegno di Firenze che si gettano le basi della futura Frazione Comunista del PSI, l’ ostacolo principale essendo ancora una volta, secondo Fortichiari, l’ ostinato astensionismo del dirigente napoletano che si trascinerà “”fin quasi alla vigilia di Livorno””””. (pag 14) “”Nella seconda metà del 1919 arriva in Italia il primo emissario della Terza Internazionale, N.M. Ljubarskij che con lo pseudonimo di Carlo Niccolini sviluppa un’ intensa attività pubblicistica che culmina con la fondazione del bimestrale Comunismo, diretto da Serrati, e che porta come sottotitolo “”rivista della Terza Internazionale”” della quale pubblica i documenti più importanti””. (pag 16)”,”MITC-054″
“BELTRAMINI Enrico”,”L’America post-razziale. Razza, politica e religione dalla schiavitù a Obama”,”BELTRAMINI Enrico insegna storia del cristianesimo nell’Univ. di Notre Dame de Namur in California. E’ editorialista de ‘Il Riformista’. “”In Georgia, la schiavitù fu imposta per legge nel 1750. Nel periodo dello sbarco dei primi africani alla guerra d’Indipendenza, un secolo e mezzo dopo, la schiavitù divenne – nelle colonie del sud – il pilastro sul quale si reggeva l’intera società. Come ha scritto lo storico Philip D. Morgan (Cfr. J.H. Franklin A.A. Moss jr, From Slavery to Freedom. A History of African American, McGraw Hill, Boston, 2000, p. 77), il Sud passò da “”società con schiavi”” a “”società schiavista””, indicando così il ruolo centrale giocato in essa dalla schiavitù””. (pag 45-46)”,”USAS-185″
“BELTRAN Alain a cura; saggi di Alain BELTRAN Anne-Thérèse MICHEL André PHILIPPON Douglas A. YATES Mohamed SASSI Samir SAUL Pier Angelo TONINELLI Gabriel TORTELLA Khaoua NADJI Martin CHICK René WALTHER Christophe BRIAND Daniele POZZI Mogens RÜDIGER Morgan LE-DEZ Uri BIALER Armelle DEMAGNY Carlo J. MORELLI”,”A Comparative History of National Oil Companies.”,”Saggi di Alain BELTRAN Anne-Thérèse MICHEL André PHILIPPON Douglas A. YATES Mohamed SASSI Samir SAUL Pier Angelo TONINELLI Gabriel TORTELLA Khaoua NADJI Martin CHICK René WALTHER Christophe BRIAND Daniele POZZI Mogens RÜDIGER Morgan LE-DEZ Uri BIALER Armelle DEMAGNY Carlo J. MORELLI Alain BELTRAN è ricercatore al CNRS.”,”ECOI-272″
“BELTRATTI Andrea MARSELLI Riccardo SAITO Yukari CARLE Lucia ALIMENTO Antonella DOGLIANI Patrizia TAMBORINI Robeto ZANINI Adelino D’ORSI Angelo GUERCI Luciano CAPRA Carlo DIAZ Furio BERENGO Marino VENTURI Franco AUDISIO ROberto VASCO Giambattista MALANDRINO Corrado PANNEKOEK Anton”,”Macroeconomia quando i mercati non si equilibrano (Beltratti); Le modalità di funzionamento del debito pubblico: alcune note sull’interdipendenza tra politica monetaria e politica fiscale (Marselli); La fortuna della scuola olandese «rangaku» in Giappone (Saito); Un tempo per ogni cosa. Ritmi temporali, stagionali e demografici in una comunità contadina dell’Alta Langa dal XVII al XX secolo (Carle); Véron de Forbonnais tra Spagna, Francia e Lombardia (Alimento); Edgard Milhaud e la rivista internazionale «Annales de la régie directe» (1908-1924) (Dogliani); Finanza e commercio internazionali negli anni dell’alta teoria: Keynes e Ohlin (Tamborini); Metodo della variazione, equilibrio economico generale, moneta, sviluppo. Economia «pura» e teoria economica in J.A. Schumpeter (Zanini); Intellettuali allo specchio nell’Italia fascista (D’Orsi); «Parola da uomo»: sulla pratica dell’arbitrato in un paese sardo. Un contributo etnologico (Carosso); Settecento riformatore: Qualche osservazione su assolutismo e democrazia in margine a Settecento riformatore (Guerci); Immagine e realtà nel «grande progetto» di Giuseppe II (Capra); Dal quadro regionale al quadro intercontinentale: la spinta universalizzante delle «Lumières» nello sviluppo della ricerca storica di Settecento riformatore (Diaz); Fonti e problemi di Settecento riformatore (Berengo); Postilla (Venturi).”,”Contiene in particolare i saggi: – Marco Doria, ‘Dal progetto di integrazione verticale alle ristrutturazioni dell’IRI : la siderurgia Ansaldo (1900-1935) (pag 411-454) – Luciano Segreto, ‘Aspetti delle relazioni economiche tra Italia e Germania nel periodo della neutralità (1914-1915) (pag 455-518)”,”ANNx-018-FP”
“BEMONT Fredy”,”L’ Iran devant le progres.”,”BEMONT Fredy è attaché de recherche au Centre National de la Recherche Scientifique.”,”VIOx-060″
“BEMPORAD Alberto BORTOT CORGHI DELLA-BRIOTTA GRANELLI GUERRINI LIZZERO MARCHETTI ORILIA PEDINI PERAZZO PEZZINO PIGNI ROSELLI STORCHI SCALFARO e altri”,”Esame dei problemi della emigrazione. Indagine conoscitiva della III Commissione permanente (Affari Esteri).”,”Alberto Bemporad, Sottosegretario di stato per gli affari esteri”,”ITAS-006-FP”
“BENADUSI Luciano; ALBANESE Luciano e FRAIOLI Mauro”,”Marx e il problema pedagogico (Benadusi); La sinistra e il pacifismo (Albanese e Fraioli).”,”Bella foto di una classe fine secolo XIX inizio XX sovraffollata e di una bambina al lavoro ad una macchina. Altre foto di lavoro infantile alle macchine. Marx ed Engels non erano pacifisti, “”La migliore esemplificazione di questa tesi è l’atteggiamento preso di comune accordo da Marx ed Engels in occasione della guerra tra Stati Uniti e Messico. Contro la teoria dell’«affratellamento dei popoli» sostenuta da Bakunin («teoria che senza riguardo alla posizione storica, al grado di sviluppo sociale dei singoli popoli, vuole solo affratellare a vanvera»), Marx ed Engels scrivono quanto segue «È forse una disgrazia che la meravigliosa California sia stata strappata ai pigri messicani che non sapevano cosa farsene? che gli energici ‘yankees’, con il rapido sfruttamento delle miniere d’oro locali, aumentino i mezzi di circolazione, concentrino in pochi anni nella costa più remota del Pacifico una fitta popolazione e un esteso commercio, creino grandi città, aprano vie di collegamento con navi a vapore, costruiscano una ferrovia da New York a San Francisco, dischiudano veramente, per la prima volta, l’oceano Pacifico alle civiltà e, per la terza volta nella storia, diano una nuova direzione al commercio mondiale? L'””indipendenza”” di alcuni californiani e texani spagnoli probabilmente soffrirà, qua e là si saranno violati la “”giustizia”” e altri principi morali; ma che importa di fronte a tali fatti storici di portata mondiale?» (6)”” (pag 118) [(6) K. Marx F. Engels, Opere complete, vol VIII, Roma 1976 pp. 367-8] [Luciano Albanese e Mauro Fraioli, ‘La sinistra e il pacifismo’, Mondo Operaio, Roma, n. 11 novembre 1983] “”Assai significativi ancora, sono gli articoli pubblicati da Marx nella ‘New York Daily Tribune’, in occasione della crisi russo-turca che culminerà nella guerra di Crimea (1853). Marx ed Engels presero decisamente posizione a favore di un intervento militare dell’Inghilterra contro la Russia, baluardo della reazione europea, in difesa della Turchia. L’atteggiamento di Cobden, capo del movimento pacifista contrario all’intervento, venne bollato da Marx come espressione di «tutta la calcolata viltà del bottegaio» (7). L’atteggiamento era mosso dalla convinzione, che lo accompagnò per tutta la vita, che la Russia fosse il principale ostacolo allo sviluppo della potenza industriale ed economica europea, e – conseguentemente – allo sviluppo del movimento operaio. Un terzo e ultimo esempio, anche questo denso di implicazioni, è l’atteggiamento preso da Marx allo scoppio della guerra franco-prussiana. «Se vincono i prussiani – scrivono Marx ed Engels – l’accentramento dello ‘state power’ sarà utile per l’accentramento della classe operaia tedesca». «Se vince la Germania – ribadisce Engels – l’eterno litigio per la creazione dell’unità tedesca è eliminato, (e) gli operai tedeschi potranno organizzarsi su una scala ben diversamente nazionale che non prima» (8)”” (pag 118-119) [Luciano Albanese e Mauro Fraioli, ‘La sinistra e il pacifismo’, Mondo Operaio, Roma, n. 11 novembre 1983] [(7) Marx Engels, Opere complete, vol. XII, Roma, p. 284; (8) Id, ‘Carteggio, vol. VI, Roma, 1953, pp. 99 e 131]”,”MADS-025-FGB”
“BEN-AISSA Hazem”,”Histoire des conditions de travail dans le monde industriel en France: 1848-2000.”,”BEN-AISSA Hazem è un laureato in ingegneria e gestione dell’ Ecole des Mines di Parigi. E’ maitre de conferences all’ Université Paris XI. Industria auto. Mutamento delle condizioni di lavoro. Dalla strategia padronale di compensazione alla strategia di smistamento e/o di miglioramento. “”Cette deuxième strategie mise en place suite à la nationalisation de l’ entreprise se développe davantage entre 1977 et 1990 avec la généralisation de l’ automatisation et de la robotisation. Il faudra attendre le premier choc pétrolier pour assister, dans l’industrie automobile, à un début réel d’ introduction de machine-outil ò commande numérique. Précédemment, il s’agissait surtout d’une mécanisation généralisée des postes de travail. Avec l’automatisation de certains secteurs, le travail sur machine-transfert semi-automatique sinon automatique remplace peu à peu les tâches effectuées sur des machines universelles nécessitant une forte intervention humaine. La contrainte de la chaîne tend à s’estomper pour laisser place à des tâches plus cognitives telles que celles liées au contrôle et àla régulation. La pénibilité, la salissure et les risques d’accidents corporels diminuent sensiblement (deuxième et troisième niveau des conditions de travail). Ceci tient également à la réduction des effectifs dorénavant nécessaires. Aprés l’ expérience de General Motors et de sa première ligne de robots soudure en 1970, Renault lui a emboîté le pas avec une ligne automatique de soudure pour l’ assemblage de carrosseries (…)””. (pag 143-144)”,”CONx-150″
“BENAROYA François”,”L’economia della Russia.”,”François Benaroya lavora come economista presso la Banca BNP Paribas. Di formazione ingegnere ed economista, è specialista di relazioni economiche internazionali e profondo conoscitore della realtà russa. Nel XX secolo la Russia ha conosciuto due grandi trasformazioni economiche: il passaggio all’economia pianificata; la transizione all’economia di mercato, suscitando in entrambe le occasioni speranze e delusioni. Dal 1999 l’economia russa sembra aver acquistato un nuovo slancio, tanto che per alcuni il paese nell’arco di vent’anni tornerà ad essere la prima potenza economica europea.”,”RUSU-015-FL”
“BENBOW William, a cura di S.A. BUSHELL”,”Grand National Holiday and Congress of the Productive Classes.”,”Biografia. William Benbow William Benbow was born in Manchester in 1784. As a young man he became a Nonconformist preacher with radical political opinions. A shoemaker, Benbow became one of the leaders of the reform movement in Manchester. Benbow moved to London where he helped William Cobbett on the Political Register. In 1817 he heard that the government planned to have him arrested for sedition. Unwilling to spend another period in prison, Cobbett fled to the United States. For two years Cobbett lived on a farm in Long Island where he wrote Grammar of the English Language and with the help of Benbow continued to publish the Political Register. In an effort to stop the Political Register from being published, the authorities arrested Benbow and he was tried and found guilty of seditious libel. When Benbow was released from Cold Bath Field Prison in London in 1820 he continued to work for William Cobbett. Benbow also wrote a series of pamphlets called Crimes of the Clergy. Benbow was once again arrested and imprisoned for seditious libel. In 1831 Benbow joined the National Union of the Working Classes, where he joined forces with two other radical publishers, James Watson and Henry Hetherington. He also developed a reputation as an orator at the Rotunda, a speaking venue in the Blackfriar’s Road, owned by Richard Carlile. Benbow was a supporter of universal suffrage, annual parliaments and the secret ballot. However, Benbow did not believe the House of Commons would ever willingly vote for these reforms. He believed that the only way that equality would be achieved was through a violent revolution. It was at the Rotunda that Benbow first advocated his theory of the Grand National Holiday. Benbow argued that a month long General Strike would lead to an armed uprising and a change in the political system. Benbow used the term “”holiday”” (holy day) because it would be a period “”most sacred, for it is to be consecrated to promote the happiness and liberty””. Benbow argued that during this one month holiday the working class would have the opportunity “”to legislate for all mankind; the constitution drawn up… that would place every human being on the same footing. Equal rights, equal enjoyments, equal toil, equal respect, equal share of production.”” Benbow’s theory was published in a radical newspaper, the Tribune of the People and in a pamphlet, Grand National Holiday (1832). Benbow joined with radical publishers such as Henry Hetherington, John Cleave and James Watson in refusing to pay stamp-duty on his pamphlets. As part of this campaign Benbow published his pamphlet Censorship Exposed (1837). Benbow eventually convinced several leading Chartists, including George Julian Harney of the wisdom of his Grand National Holiday strategy. At the Chartist National Convention of 1839 it was decided to call for a General Strike on 12th August, 1839. Benbow and Harney travelled around England trying to persuade Chartist members to join the strike. Eight days before the strike was due to start, Benbow was arrested and the strike was called off. At his trial for sedition at Chester in April, 1840, Benbow spoke for ten hours in his defence, but he was found guilty and sentenced to sixteen months’ imprisonment. William Benbow died in prison in 1841. http://www.spartacus.schoolnet.co.uk/CHbenbow.htm”,”MUKC-031″
“BENCI Antonio”,”Immaginazione senza potere. Il lungo viaggio del Maggio francese in Italia.”,”Antonio Benci, dottorando di ricerca (2011) presso l’Università di Venezia ha pubblicato con M. Lampronti, ‘Spoon River 1968. Antologia corale di voci dai giornali di base’ Bolsena, Massari, 2008 e assiame a G. Lima e A. Mangano, ‘Il Sessantotto è finito nella rete’, Centro di documentazione di Pistoia editrice, Pistoia, 2009.”,”ITAC-003-FFS”
“BENCIVENGA Ermanno”,”Platone, amico mio. I filosofi rispondono alle grandi domande della nostra vita.”,”Ermanno Bencivenga (Reggio Calabria 1950) professore di filosofia all’Università di California (Irvine). E’ autore di saggi di logica, estetica, filosofia del linguaggio e storia della filosofia. “”Il nemico da combattere è in fondo sempre lo stesso: il conformismo, che uccide la fantasia”” (pag 14, introduzione)”,”FILx-023-FV”
“BENCIVENGA Ermanno”,”Una logica dei termini singolari.”,”Ermanno Bencivenga è nato a Reggio Calabria nel 1950 e si è laureato in filosofia a Milano nel 1972.”,”SCIx-224-FRR”
“BENDERSKY Joseph W.”,”Carl Schmitt teorico del Reich.”,”BENDERSKY Joseph W. insegna storia contemporanea nella Virginia Commonwealth University. “”Capax imperii nisi imperasset”” Sallustio (“”capace di governare, se non avesse governato””, I 49) Schmitt vs Kelsen. “”La resistenza verso ogni possibile violazione della tradizionale separazione tra la giurisprudenza e la sociologia era ben impersonata dalle teorie della “”pura dottrina del diritto”” di Hans Kelsen, il quale affermava che la giurisprudenza era normativismo e che l’intero sistema giuridico scaturiva da quelle norme basilari e unificanti che rappresentavano l’essenza di una costituzione. Un giurista doveva limitarsi ad analizzare e ad interpretare i vari aspetti della legge entro i ristretti limiti di queste norme basilari, e perciò non doveva lasciarsi influenzare da considerazioni di natura politica, sociologica o morale. La purezza della teoria giuridica doveva restare incontaminata da tutti quei fattori che potevano pregiudicare le idee giuridiche. Schmitt di contro sosteneva che con tali preoccupazioni nei confronti della “”obiettività scientifica””, Kelsen e gli altri normativisti finivano per ignorare completamente la realtà dei mutamenti politici e sociologici. I normativisti, sottolineava, non si sono altresì occupati del problema cruciale del caso di eccezione, che per definizione non si può vincolare a nessuna norma. Era cioè convinto che ogni filosofia del diritto che credeva di far riferimento al mondo reale – e ciò valeva in modo particolare per la Germania del periodo di Weimar – dovesse necessariamente tener conto della eccezione, così come della situazione di normalità. Il problema specifico che Schmitt aveva in mente era lo “”stato di eccezione””, vale a dire una situazione in cui l’rdine interno o la stessa esistenza dello stato erano seriamente messi in pericolo da crisi economiche o politiche””. (pag 65)”,”TEOP-270″
“BENDIX Reinhard”,”Max Weber. Un ritratto intellettuale. Con una postfazione di Günther Roth.”,”BENDIX è nato nel 1916 a Berlino. Nel 1928 è emigrato negli Stati Uniti dove ha terminato gli studi. Ha insegnato a lungo all’ Università di California Berkeley. E’ stato presidente dell’ American Sociological Association. Alcuni suoi libri sono stati tradotti in italiano: Stato nazioanle e integrazione di classe (Laterza, 1969), ‘Lavoro e autorità nell’ industria’ (Etas, 1973), ‘Re o popolo’ (Feltrinelli, 1980). Lavori pubblici imposti ai cittadini dal faraone. Lavoro forzato. Egitto come comunità domestica. “”L’ antico Egitto rappresentò probabilmente il più coerente esempio di patrimonialismo. La massa della popolazione egiziana era completamente dipendente dal controllo coordinato delle vie d’ acqua in una paese geograficamente dominato da un solo grande fiume. Questa dipendenza e la facilità dei viaggi sulle vie d’ acqua facilitò il controllo politico centralizzato del popolo. Inoltre, il lungo periodo durante il quale gli uomini erano liberi dal lavoro dei campi faceva sì che la popolazione potesse essere ampiamente utilizzata in progetti eseguiti con il lavoro forzato. Quei sudditi che non erano reclutati come lavoratori forzati erano tenuti, al pari di tutti i proprietari terrieri e gli artigiani, al pagamento di imposte che venivano loro esatte con ogni mezzo di coercizione. Sebbene sembri che gli individui possedessero certi diritti, per esempio quello di scegliere la propria occupazione, questi diritti erano aasai precari. Appena veniva loro richiesto dalla casa reale, gli individui divevano esser presenti nella località alla quale appartenevano e nella quale dovevano eseguire i loro doveri pubblici. Così l’ intero paese e il suo governo furono costituiti come ua vasta “”comunità domestica”” patriarcale del faraone, specialmente dopo che le conquiste straniere avevano distrutto le proprietà terriere delle famiglie dei notabili””. (pag 245)”,”WEBx-017″
“BENDIX Reinahrd LIPSET Seymour Martin a cura; scritti di Kingsley DAVIS e Wilbert E. MOORE Melvin M. TUMIN Wlodzimierz WESOLOWSKI Arthur L. STINCHCOMBE Reinhard BENDIX Stanislaw OSSOWSKI Henri PIRENNE Alexis de TOCQUEVILLE Jackson T. MAIN Boris BRUTZKUS Thomas C. SMITH Lloyd A. FALLERS Kurt B. MAYER Seymour Martin LIPSET Wolfram EBERHARD Glaucio Ary DILLON SOARES”,”Classe, potere, status. Teorie sulla struttura di classe.”,”Bendix insegna sociologia all’Università della California Berkeley. Lipset è professore di Government and Social Relations alla Harvard University. Contiene: – S. Ossowski: ‘Sul concetto di classe’ (pag 105-) – Henri Pirenne, ‘Le fasi della storia sociale del capitalismo’ (pag 129-) – A. Tocqueville, ‘Come la democrazia influisce sui rapporti tra padroni e servi (pag 143-) – Jackson T. Mann, ‘La struttura di classe nell’America rivoluzionaria’ (pag 149-) – Boris Brutzkus, ‘Caratteristiche storiche dello sviluppo sociale ed economico della Russia’ (pag 167-) – Thomas C. Smith, ‘La rivoluzione aristocratica in Giappone’ (pag 197-) – Glauco Ary Dillon Soares, ‘Sviluppo economico e struttura delle classi (pag 309-) [teoria della ‘burocratizzazione prematura] ‘Comunque, se lo sviluppo tecnologico e l’aumentata produttività del lavoro sembrano essere una condizione sufficiente per l’espansione relativa delle dimensioni della classe media, non sembra essere una condizione necessaria. Trattiamo qui della possibilità di burocratizzazioni «premature», le quali possono non essere basate su solidi cambiamenti strutturali dell’economia. Per esempio, alcuni paesi che hanno goduto per molti anni di una favorevole congiuntura economica basata sull’esportazione (per esempio l’Uruguay) hanno potuto sostenere una classe media abbastanza ampia. Il declino di questa congiuntura favorevole rappresenta l’inizio di seri problemi strutturali, dato che questi paesi hanno ora una classe media relativamente numerosa i cui valori ed i cui gusti per merci che non sono prodotte all’interno non possono essere soddisfatti. Se è vero che in grossi paesi una classe media relativamente estesa rappresenta un mercato per certe merci, con questo stimolandone la produzione interna, è pur vero che nei paesi con poca popolazione il mercato rappresentato dalla classe media può non essere sufficiente a stimolare forti investimenti. Un tale mercato prematuro di beni di consumo può anzi distrarre gli investimenti dalla loro mira strutturale di base (18). L’Argentina è forse un altro caso di burocratizzazione prematura con forte sviluppo della classe media. Sebbene le sue proporzioni geografiche e demografiche offrano all’Argentina prospettive industriali molto migliori di quelle dell’Uruguay, sembra che la classe media argentina sia cresciuta più rapidamente di quanto non lo consentisse lo sviluppo tecnologico ed industriale del paese. L’Argentina inoltre ebbe un’espansione educazionale ben più importante di quella dell’Uruguay. Un recente articolo comparativo sulla mobilità educazionale a Montevideo ed a Buenos Aires mostra che il 60.2% degli intervistati di Buenos Aires aveva uno status educazionale più alto di quello dei loro genitori, in confronto al 46.7% di Montevideo (19). Questo sviluppo delle possibilità educazionali non è stato seguito da un corrispondente aumento di posti di lavoro nell’industria. Come conseguenza l’Argentina, paese tradizionalmente di immigrazione, ha perso negli anni recenti attraverso l’emigrazione un numero consistente di specializzati, di tecnici e di professionisti (20). Sino a quale punto ciò possa spiegare l’inquietudine dell’Argentina è argomento di ricerca empirica. Se, da una parte, il peronismo e le agitazioni di sinistra negli ultimi anni sembrano essere il risultato dell’incapacità dell’Argentina a soddisfare le aspirazioni dei lavoratori urbani, il continuo affacciarsi di movimenti di destra, non meno radicali, può significare la reazione dei settori della classe media di fronte alla perdita di status ed all’incapacità del paese di soddisfare l’alto livello di consumi della classe media. La secolare tendenza verso la burocratizzazione non è una particolarità delle industrie manifatturiere soltanto, come i dati precedenti potrebbero aver suggerito. Le statistiche nazionali svedesi indicano che, mentre il numero dei datori di lavoro diminuì da circa 650.000 nel 1940 a circa 600.000 nel 1950, e mentre il numero dei salariati diminuì da circa 1 milione 750.000 a circa 1.660.000, quello degli impiegati crebbe da circa 600.000 a circa 840.000 nello stesso periodo (21)’] [(18) Un punto trattato anche da Galenson W., nel suo ‘Labor and Economic Development’, New York, Wiley, 1959; (19) Cfr. Iutaka S., ‘Mobilidade Social e Opportunidades Educacionas em Buenos Ayres e Montevidéu: uma Analise Comparativa’, in ‘America Latina’, 6, aprile 1963, p. 22; (20) I dati argentini mostrano una grave situazione di disoccupazione per i professionisti, come conseguenza dell’impossibilità del paese di assorbire coloro che escono dai licei e dall’università. Statistiche del 1961 mostrano che in tale anno vi erano 11.673 diplomati che lavoravano in imprese occupanti 100 o più persone. Solo nel 1960, le università argentine ebbero 7.350 laureati. Una reazione a questa situazione è stata quella dell’emigrazione. Così, dal 1950 al 1963, 774 fisici, 863 ingegneri, 191 chimici, 172 amministrativi, 76 legali, 92 architetti, 77 dentisti, 48 farmacisti, 756 maestri e professori vennero accettati come immigrati dai soli Stati Uniti. Questi dati sono ricavati da: Centro de Investigaciones Economicas, Instituto Torcuato di Tella, ‘La Prensa’ del 26.9.1963 e dal Dipartimento Statunitense di Giustizia, Immigrazione e Servizio di Naturalizzazione; (21) Dati da ‘Statistik Arsbok för Sverige’, 1955, Stockholm, Statistika Centralbiran, 1955, p. 29] [ISC Newsletter N° 80] ISCNS80TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”TEOS-264″
“BENEDETTI Giuseppe COCCOLI Donatella”,”Gramsci per la scuola. Conoscere è vivere.”,”Giuseppe Benedetti è un docente di scuola. Si occupa prevalentemente di didattica della lingua, a cui ha dedicato manuali scolastici e saggi, tra cui ‘Scritti sui banchi’ (2009, insieme a Luca Serianni). Ha tenuto corsi di aggiornamento per docenti all’Accademia dei Lincei e all’Accademia della Crusca. ‘Left’, su cui scrive di politiche scolastiche. Donatella Coccoli è una giornalista. Dal 2009 è al settimanale ‘Left’, dove si occupa, tra l’altro, di scuola, welfare, diritti. Ha curato nelle scuole corsi di scrittura giornalistica e redazione di giornali scolastici. Su questa esperienza ha scritto il libro Penne sconosciute (2005), presentato dal Clemi (Centre pour l’éducation aux médias et à l’information) all’Università La Sorbonne di Parigi. Gramsci contro i “”cattivi maestri”” presenti nella scuola “”Un’accusa tagliente contro i “”cattivi maestri”” si trova sull’Avanti! del 17 dicembre 1918. Gramsci prende spunto dallo sciopero proclamato da alcuni studenti delle scuole medie per rivendicare all’Italia tuti i porti dell’Adriatico e denuncia il “”lato obbriobrioso”” della vicenda: “”lo sciopero degli studenti medi è stato promosso ed è incoraggiato dai professori che fanno parte del comitato pro-Dalmazia, i quali non hanno esitato a introdurre nelle scuole metodi fascisti istigando gli scolari poltroni contro gli insegnanti che vogliono compiere il loro dovere””. L’azione di questi insegnanti – prosegue – è volta, attraverso la manipolazione propagandistica, a “”suscitare nuove occasioni di guerre, (…) fabbricare nuovi ‘secolari nemici’, (…) scoprire nuove ‘missioni di civiltà’ a oriente e a occidente”” (23). Gramsci denuncia l’ipocrisia e l’opportunismo di questi “”cattivi maestri””, che stravolgono il senso della scuola, mettendosi a capo di un movimento di riscossa che nasconde appena la difesa di una libertà “”pidocchiosa””, da lazzaroni (24). I “”cattivi maestri”” sfruttano la scarsa confidenza degli italiani con un’autentica libertà e una vera autonomia, con la conseguenza che “”invece della disciplina sociale, spontaneo fiore della libera riflessione sui doveri comuni, dal ribollire schiumoso delle passioni sono esalati tutti gli istinti antisociali, tutta la barbarie, tutta la ferocia, tutta la slealtà che secoli di servaggio poltico, di gesuitismo e di attività settaria avevano accumulato nell’animo degli italiani”” (23)”” (pag 188-189) note e « al posto di “” finire”,”GRAS-005-FV”
“BENEDETTI Giuseppe COCCOLI Donatella”,”Gramsci per la scuola. Conoscere è vivere.”,”Giuseppe Benedetti è un docente di scuola. Si occupa prevalentemente di didattica della lingua, a cui ha dedicato manuali scolastici e saggi, tra cui ‘Scritti sui banchi’ (2009, insieme a Luca Serianni). Ha tenuto corsi di aggiornamento per docenti all’Accademia dei Lincei e all’Accademia della Crusca. ‘Left’, su cui scrive di politiche scolastiche. Donatella Coccoli è una giornalista. Dal 2009 è al settimanale ‘Left’, dove si occupa, tra l’altro, di scuola, welfare, diritti. Ha curato nelle scuole corsi di scrittura giornalistica e redazione di giornali scolastici. Su questa esperienza ha scritto il libro Penne sconosciute (2005), presentato dal Clemi (Centre pour l’éducation aux médias et à l’information) all’Università La Sorbonne di Parigi. Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza. (Antonio Gramsci) Libro citato nel testo (pag 98): Pasquale Voza e Lea Durante (a cura di), La prosa del comunismo critico. Labriola e Gramsci, Bari, Palomar, 2006, pp. 342, € 27.00 [rec igsitalia.org] [Il sarcasmo e l’ironia di una poetica del pensiero critico; Il sintetico e insofferente alla retorica Labriola a confronto con il dialogante Gramsci. In un volume collettivo, le opere di due autori attraverso l’analisi del loro stile di scrittura Guido Liguori: Che Gramsci sia uno degli autori principali della letteratura italiana del Novecento non è affermazione nuova. La sua prosa – in particolare quella delle Lettere dal carcere – è stata oggetto di apprezzamento e di analisi da molto tempo, fin da quando la celebre raccolta di missive vinse, nel 1947, il premio Viareggio. La scrittura di Antonio Labriola, invece, ha dovuto faticare maggiormente per conquistare la considerazione degli esperti. Piace ricordare come sia stato un grande studioso marxista da non molto scomparso, Nicola Badaloni, a richiamare l’attenzione forse per primo (se si fa eccezione per il precedente illustre di Benedetto Croce) sul livello alto della prosa di Labriola. A Labriola e a Gramsci, alla loro specifica scrittura, è dedicato ora un bel volume curato da Lea Durante e Pasquale Voza, intitolato La prosa del comunismo critico. Labriola e Gramsci (Palomar, pp. 339, euro 27). Già il titolo lascia intendere quel che molti dei contributi raccolti illustrano da molteplici punti di vista: la forma della scrittura di questi due autori fa tutt’uno non solo con le modalità «dialogiche» del loro pensare, ben al di là del «passeggiare conversando», che pure a entrambi fu caro, ma col fatto stesso – come afferma Voza – che essi sono tra i marxisti che più si sono discostati da una visione meccanicistica ed economicistica del marxismo. La loro consapevolezza espressiva – nota Pasquale Guaragnella – deriva da una «acuta consapevolezza linguistica»: per un filosofo come Labriola, ad esempio, «il quale riteneva che l’ideologia e la scienza non fossero semplici “”casualità espressive””, la rappresentazione del nuovo poteva realizzarsi solo attraverso una complessa retorica». Non a caso l’ironia, l’autoironia, l’umorismo sono nella sua scrittura e nel suo modo d’essere, non meno che in quelli di Gramsci, anche se costui preferisce teorizzare il «sarcasmo». Le lettere di Labriola, nota Stefano Miccolis, curatore della nuova, raffinata edizione del Carteggio presso Bibliopolis, sono scritte con uno stile «incisivo, asciutto, essenziale, del tutto privo di svolazzi retorici». Vi è in lui – secondo Marzio Zanantoni – la piena consapevolezza che si debba dare vita a una forma nazionale nuova per «la storia materialisticamente narrata». La scrittura di Gramsci anche e ancora di più costituisce, un modello da studiare e meditare. Il Gramsci cronista a Torino innanzitutto, in quello specifico contesto culturale e politico mirabilmente reso da Angelo d’Orsi, per il quale la quotidiana fatica giornalistica del giovane sardo, «abbandonando il livello della propaganda di partito, è in primo luogo strumento di conoscenza e di analisi della realtà». Senza trascurare di innovare la comunicazione, grazie – spiega Marina Paladini Musitelli – a una scrittura ricca di metafore, con una attenzione sempre viva al significato originario delle parole: il tutto «si traduce in una vivacità lessicale rara nel panorama della scrittura contemporanea e in una interessante propensione a far giocare tra loro vecchi e nuovi significati delle parole». Per combattere le frasi fatte, i pensieri convenzionali, il senso comune ossificato. Non meno attira l’attenzione il Gramsci del carcere, anche sotto l’aspetto stilistico. Come nel ricco contributo di Lea Durante sull’epistolario. Vi è – nota Durante – una «””divisione del lavoro”” tra Lettere e Quaderni: le parole, infatti, vengono usate nelle prime in una forma estremamente fluida e movimentata», mentre alla prova dei Quaderni esse «giungono selezionate, ricalibrate… spesso arricchite di una carica semantica nuova». Riprendendo Fortini, anche Giorgio Baratta sottolinea la differenza fra le due «opere» carcerarie, distinguendo l’«identità prosastica dei Quaderni da una identità poetica, per lo meno parziale, delle Lettere». Quaderni che contengono tante forme diverse di scrittura, generi e tipologie diversissimi, tanto da poter far parlare Raul Mordenti di «opera mondo», sia pure in un’accezione particolare. Un’opera vicina a quella di tanti classici del ‘900, per l’intrinseca incompiutezza, e caratterizzata per Mordenti da un doppio movimento contraddittorio: da una parte la tensione alla totalità (del progetto), dall’altra «l’irriducibile frantumazione» della scrittura, che riflette un mondo. Completano questo bel libro su Labriola e Gramsci anche contributi più incentrati sulle loro categorie di pensiero, magari a partire da «parole-chiave», indicative di tutto un orizzonte teorico. Un’espressione su tutte: filosofia della praxis, tanto centrale nella tradizione del marxismo italiano. Sulla filosofia della praxis di Labriola e Gramsci si interrogano e danno contributi rilevanti, anche se tutt’altro che univoci, studiosi come Roberto Finelli, Fabio Frosini, Silvio Suppa. Ma interessanti sono anche le riflessioni di Bruno Brunetti e Laura Mitarotondo sulle letture gramsciane di Machiavelli, o il contributo di Raffaele Cavalluzzi su alcuni momenti della formazione di Labriola, sulla sua attenzione a certe forme della morale e alla religione, che verrà ridimensionata, ma forse non fatta del tutto tacere, nel periodo marxista]”,”GRAS-141″
“BENEDETTI Arrigo”,”Paura all’alba.”,”Arrigo Benedetti è nato a Lucca nel 1910. Esordì con il romanzo ‘La figlia del capitano’ (1938), mentre compieva la sua esperienza di giornalista nei primi rotocalchi italiani. Direttore dei settimanali “”L’Espresso”” e “”L’Europeo””, collaboratore del “”Mondo”” (oltre che della ‘Stampa’), ha contribuito soprattutto a rinnovare lo stile, a elevare la cultura e il gusto della nostra stampa periodica. Dopo ‘I misteri della città’ (1941), ‘Le donne fantastiche’ (1942) e ‘Paura all’alba’ (1945) ha pubblicato nel 1964 ‘Il Passo dei Longobardi’. Paura all’alba. A vent’anni dalla Liberazione, torna di attualità quest’opera, testimonianza diretta sulla guerra partigiana dove il dato autobiografico, il “”periodo clandestino”” dell’autore, si intreccia con la più vasta vicenda del nostro ‘Secondo Risorgimento’. Tra il fitto tessuto dei personaggi, l’andare e venire dei viandanti senza bussola, circola l’aria unica, indimenicabile dell’Italia di allora: inquieta, temporalesca eppure già elettrizzata dal presagio di un tempo nuovo. Passano i “”buoni”” e i “”cattivi””, gli aguzzini e papà Cervi, in un mondo che non occorre romanzare per scorgerv le servitù e le grandezze della condizione umana (quarta di copertina)”,”ITAR-012-FER”
“BENEDETTI Amedeo”,”Il linguaggio delle nuove Brigate Rosse. Frasario, scelte stilistiche e analisi comparativa delle rivendicazioni dei delitti d’Antona e Biagi.”,”Amedeo Benedetti, studioso toscano, si occupa di comunicazione letteraria e delle immagini, argomenti sui quali ha pubblicato libri, tenuto corsi e ricoperto incarichi istituzionali.”,”TEMx-097″
“BENEDICT Ruth”,”Il crisantemo e la spada. Modelli di cultura giapponese.”,”La BENEDICT (1887-1948) allieva di Franz BOAS, antropologa di fama mondiale, insegnò alla Columbia University. Tra i suoi libri più noti, ‘Modelli di cultura’ e ‘Race. Science and Politics’.”,”JAPx-013″
” BENEDICTOW Ole J.”,”The Black Death, 1346-1353. The Complete History.”,”Ole J. Benedictow è Professore Emerito di Storia nell’Università di Oslo. Tra gli storici citati nel testo: Jean-Noël Biraben (1928-2003) è stato uno storico della medicina e demografo francese. Ha conseguito il dottorato in medicina presso l’Università di Bordeaux nel 1954 1. Biraben ha lavorato come ricercatore presso l’Institut national d’études démographiques (INED) di Parigi, dove ha diretto il dipartimento di demografia storica 1. Ha pubblicato numerosi articoli e libri sulla demografia storica, tra cui “Les hommes face à la peste en France et dans les pays méditerranéens” 1.”,”STMED-065-FSD”
“BENEDIKTER Thomas a cura di Manuela PALERNI”,”Il dramma del Kosovo. Dall’ origine del conflitto fra serbi e albanesi agli scontri di oggi.”,”BENEDIKTER (Bolzano, 1957) dal 1992 è responsabile della sezione sudtirolese dell’ Associazione per i popoli minacciati, organizzazione internazionale per i diritti umani presente soprattutto nelle aree di lingua tedesca. Collabora con varie riviste e giornali ed è impegnato in iniziative politiche e umanitarie per una soluzione pacifica del conflitto nel Kosovo.”,”EURC-034″
“BENEDIKTER Thomas”,”Il dramma del Kosovo. Dall’origine del conflitto fra serbi e albanesi agli scontri di oggi.”,”Thomas Benedikter (Bolzano, 1957) dal 1992 è responsabile della sezione sudtirolese dell’Associazione per i popoli minacciati (Gesellschaft für bedrohte Völker), organizzazione internazionale per i diritti umani presente soprattutto nei paesi e nelle aree di lingua tedesca. Collabora con varie riviste e giornali ed è impegnato in iniziative politiche ed umanitarie per una soluzione pacifica del conflitto nel Kosovo.”,”EURC-016-FL”
“BENETTI Carlo”,”Smith. La teoria economica della società mercantile.”,”Carlo Benetti è docente nell’Università di Paris X Nanterre (1979). Carlo Benetti ha pubblicato presso le edizioni Anthropos ‘L’accumulation dans les pays capitalistes sous-développès’ nel 1974 e presso le edizioni PUG – Maspero, un saggio sulla genesi della teoria della formazione e della circolazione del valore in Marx (‘Marx et l’Economie politique’ opera collettiva, 1977) e in collaborazione, ‘Economie classique et Economie Vulgaire – Essais critiques, 1975) (f: google libri, da Carlo Benetti, Valore e ripartizione, Jaca Book) Marx e la teoria del valore di Adam Smith “”Sviluppando le indicazioni suggerite da Marx (82), si giunge allora a uno schema costruito in modo che la formazione del valore risulta compatibile con la circolazione. Questo schema rispetta dunque le esigenze della teoria del valore ricordate, cioè la concezione del valore come unità di produzione e circolazione. Ne risulta la necessità di distinguere tra mezzi di produzione in quanto merci e mezzi di produzione in quanto capitale. Un mezzo di produzione è, per ipotesi, prodotto come merce, il suo valore si esprime socialmente sul mercato, come tutte le merci. Una volta effettuato l’acquisto, entra nel processo di produzione e, dal punto di vista del valore, funziona unicamente in quanto valore d’uso (83). Lo schema costruito permette allora di associare al valore prodotto un valore d’uso composito o sociale, ottenuto mediante la combinazione lineare dei processi di produzione separati, o privati, inizialmente dati, in modo da rispettare le regole della formazione del valore (84). Possiamo concludere che la logica della formazione e circolazione del valore esclude la sua conservazione sulla base della permanenza dei mezzi di produzione materiale. In altri termini, la produzione di valore si concepisce ex nihilo. In tal modo è fondata la proposizione centrale di Smith sulla necessaria uguaglianza fra il valore e il reddito (85). Il che ci fornisce l’occasione di segnalar, senza chiarirlo, un paradosso. Marx, per primo, sottolinea che il valore è un rapporto sociale, e di conseguenza non una qualità delle cose, ma in fin dei conti mantiene una concezione fisicalista del processo di formazione del valore; Smith impernia la sua analisi sulla nozione di valore «reale» (cioè: il valore è nelle cose) e concepisce il processo di formazione del valore in termini di separazione logica tra valore e beni fisici (86). Notiamo infine che, nei termini della teoria di Smith, la categoria significativa per l’espressione del valore (come lavoro comandato) non è tanto il saggio di profitto (che, a sua volta, implica la nozione di costo e dunque di trasmissione del valore) quanto il saggio di partizione del valore formato. Questo ci introdurrebbe all’analisi delle condizioni di formazione del plus-valore e della riproduzione della forza-lavoro attraverso il processo di formazione del valore. Ma tali sviluppi ci farebbero uscire dai limiti della discussione sul pensiero di Smith”” [Carlo Benetti, ‘Smith. La teoria economica della società mercantile’, Etas Libri, Milano, 1979] [(82) Alle quali si può aggiungere la distinzione significativa proposta nel cap. 6 del primo libro del ‘Capitale’ tra la riproduzione «apparente» del capitale costante e la riproduzione «reale» della forza lavoro. Cfr. K. Marx (1970), vol. I, p. 227: (83) Il valore che esso rappresenta è ormai associato alla sua qualità di capitale. Esso è dunque unicamente reperibile su un mercato dei capitali o mercato finanziario; (84) Si ritrova dunque formalmente un «sub-sistema» del tipo proposto da P. Sraffa (1960), appendice A, il cui prodotto netto rappresenterebbe il valore formato. La differenza fondamentale nei confronti del sub-sistema si situa al livello interpretativo; (85) La critica di Marx alla posizione di Smith è stata recentemente ripresa F. Vianello (1973) che, come Marx, sembra considerare evidente la reintegrazione del capitale costante al di fuori della relazione di scambio (in tal caso, la nozione di «valore» non è niente di più che una semplice e nello stesso tempo problematica contabilità di oggetti fisici in termini di «lavoro», salariato o concreto). (…); (86) È ovvio che la nostra esposizione rappresenta una razionalizzazione di una posizione fondamentale che Smith è lungi dal mantenere sempre in modo rigoroso. Marx ha giustamente notato l’evidente oscillazione del suo pensiero, quando, dopo aver riaffermato che il valore si risolve in redditi (p. 278), Smith propone una distinzione tra reddito lordo e reddito netto che contraddice l’affermazione precedente, in quanto essa si riallaccia a una concezione del valore come differenza tra valore del prodotto (reddito lordo) e valore del capitale costante. Quest’ultima distinzione è a sua volta oscurata quando Smith dice nello stesso tempo che le spese di mantenimento del capitale fisso di un individuo o di una società, non entrano a far parte del reddito lordo o del reddito netto di entrambi» (p. 282). Tutte queste confusioni giustificano il giudizio di Marx secondo il quale, su questo punto, Smith è «del tutto disorientato» (K. Marx (1961), p. 205 e, più generalmente, il § 8 del cap. 3). Una parte di questi problemi sarà riconsiderata nel cap. 6] (pag 73-74-75) [Carlo Benetti, ‘Smith. La teoria economica della società mercantile’, Etas Libri, Milano, 1979] [bibl.: Vianello, 1973, ‘Pluslavoro e profitto nell’analisi di Marx’ in P. Sylos-Labini, a cura, ‘Prezzi relativi e distribuzione del reddito’, Boringhieri, Torino; Marx, 1961, ‘Teorie sul plusvalore’, vol. I, trad. it., G. Giorgetti, Ed. Riun.]”,”ECOT-395″
“BENGTSON Hermann”,”Introduzione alla storia antica.”,”Hermann Bengtson (1909-1989) illustre antichista, ha insegnato per molti anni a Würzburg a Tubinga e a Monaco, ed è stato membro della prestigiosa Bayerische Akademie der Wissenschaften di Monaco. É autore di numerose opere fra le quali : Die Flavier. Vespasian, Titus, Domitian, Geschichte eines römischen Kaiserhauses, Herrschergestalten des Hellenismus, Il Mulino ha pubblicato L’Antica Grecia dalle origini all’ellenismo (1989).”,”STAx-061-FL”
“BENGTSON Hermann”,”Storia Greca. Vol. I. La Grecia arcaica e classica.”,”Herman Bengtson, uno dei più noti studiosi tedeschi di storia greca e romana, ha insegnato per molti anni a Würzburg e a Tübingen; è membro della prestigiosa Bayerische Akademie der Wissenschaften di Monaco. É autore di numerose opere fra cui: Die Flavier, Vespasian-Titus-Domitian. Geschichte eines römischen kaiserhauses; Herrschergestalten des Hellenismus; Römische Geschichte, un corso di storia romana che si affianca a questo di storia greca. In traduzione italiana: Introduzione allo studio della storia antica.”,”STAx-063-FL”
“BENGTSON Hermann”,”Storia Greca. Vol. II. La Grecia ellenistica e romana.”,”Herman Bengtson, uno dei più noti studiosi tedeschi di storia greca e romana, ha insegnato per molti anni a Würzburg e a Tübingen; è membro della prestigiosa Bayerische Akademie der Wissenschaften di Monaco. É autore di numerose opere fra cui: Die Flavier, Vespasian-Titus-Domitian. Geschichte eines römischen kaiserhauses; Herrschergestalten des Hellenismus; Römische Geschichte, un corso di storia romana che si affianca a questo di storia greca. In traduzione italiana: Introduzione allo studio della storia antica.”,”STAx-064-FL”
“BENICHOU Paul”,”Morali del “”Grand Siècle””. Cultura e società nel Seicento francese.”,”BENICHOU Paul ha insegnato letteratura francese dal 1959 al 1979 nelal Harvard University, raggiungendo una notorietà internazionale grazie a questo volume cui sono seguiti ‘Le sacre de l’écrivain’ (1973), ‘Le temps des prophètes’ (1977) e ‘Les mages romantiques’ (1987).”,”FRAA-075″
“BENIGNO Francesco”,”Terrore e terrorismo. Saggio storico sulla violenza politica.”,”Francesco Benigno insegna storia moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Con Einaudi ha pubblicato ‘La mala setta: Alle origini di mafia e camorra, 1859-1878’ (2015) Lo sterminio della popolazione civile per mezzo dei bombardamenti delle città: «una parte riconosciuta della guerra moderna»”” “”Di fronte al ripetersi degli attacchi, anche in Italia le truppe tedesche generalizzarono il sistema di rappresaglia. Ne è un esempio l’eccidio delle Fosse Ardeatine, perpetrato a Roma il 24 marzo 1944. In seguito a un attentato esplosio compiuto il giorno prima dai Gruppi di azione patriottica, formazione comunista impegnata nella resistenza antitedesca, avevano perso la vita 33 soldati del reggimento di polizia tedesca «Bozen». Per rappresaglia furono quindi uccisi 335 civili e militari italiani non coinvolti nell’attentato, ma scelti in quanto detenuti politici o ebrei, oppure anche solo carcerati per delitti comuni. Va da sé che i tedeschi consideravano i responsabili dell’attentato di via Rasella dei «terroristi». Intorno a via Rasella si aprì poi una polemica sulla responsabilità morale dell’eccidio, destinata a durare a lungo: alcuni, infatti, sostenevano che la strage fosse stata causata dalla decisione dei colpevoli dell’attacco di sottrarsi all’arresto. Il culmine di questo sistema ritorsivo contro i civili si sarebbe poi toccato con le azioni di reparti SS, fiancheggiati da combattenti della Repubblica di Salò, contro la popolazione inerme dei comuni dell’Italia centrale, in particolare fra la Versilia, le Alpi Apuane e la Lunigiana. Il fine di questi atti di sterminio – i più efferati ebbero luogo a Sant’Anna di Stazzema e a Marzabotto – era quello di fare «terra bruciata» intorno alle formazioni partigiane colpendo la popolazione di interi centri abitati, composta soprattutto da donne, anziani e bambini. Non diversamente in Francia, il 10 giugno 1944, cioè quattro giorni dopo lo sbarco in Normandia delle truppe alleate, la popolazione civile del villaggio di Oradour-sur Glane (nel Limousin) fu sterminata in modo sistematico, in quella che va considerata la più grave azione di rappresaglia avvenuta in territorio francese. In base allo stesso principio di responsabilità oggettiva, era stata nel frattempo scatenata una rappresaglia aerea di massa. In particolare, nella notte fra il 14 e il 15 novembre 1940 la città industriale di Coventry, nel centro dell’Inghilterra, fu rasa al suolo da bombardamenti della ‘Luftwaffe’ durati tutta la notte, in risposta ad alcuni raid della Raf su Monaco di Baviera. In seguito alla conquista della superiorità aerea, ottenuta nella cosiddetta «Battaglia d’Inghilterra», fu poi l’aviazione inglese a praticare ampiamente i bombardamenti strategici, soprattutto a partire dal febbraio 1942, quando divenne comandante in campo del ‘Bomber command’ il maresciallo Arthur Harris. Egli infatti fece prevalere la linea dei bombardamenti «a tappeto» sulle città tedesche, scelta che in patria suscitò una polemica sostenuta da interpellanze parlamentari. Harris provò a difendersi in una conferenza dal titolo «L’etica del bombardamento», suscitando però la reazione del cappellano militare John Collins, il quale osservò che un titolo più idoneo sarebbe stato «Il bombardamento dell’etica». La linea strategica di distruzione delle città tedesche, sancita nel gennaio 1943 dalla conferenza alleata di Casablanca, fu poi tradotta concretamente in operazioni belliche come ‘Gomorrah’, che distrusse Amburgo tra il 25 luglio e il 3 agosto successivi. Questo attacchi consistevano in un alternarsi di bombe esplosive e ordigni incendiari, con l’obiettivo primario di sterminare la popolazione civile e ottenere indirettamente la demoralizzazione e la resa delle forze belligeranti. Gli attacchi venivano indirizzati soprattutto contro il centro delle città, in aree dove, attraverso il moltiplicarsi degli incendi, si creava un effetto di accumulo di calore e di concentrazione dei roghi in grado di provodare una sorta di tempesta di fuoco. La completa distruzione di Dresda con queste stese modialità, fra il 13 e il 14 febbraio 1945, a guerra ormai vinta, rimane un tragico esempio di «terrorismo» – sterminare la popolazione civile per forzare il nemico alla resa – superato soltanto il 6 e 9 agosto dello stesso anno dalle bombe atomiche sganciate, con il medesimo intento, sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, senza alcuna necessità militare incombente. Durante il processo di Norimberga, celebrato per giudicare i gerarchi nazisti sugli efferati crimini di guerra da loro compiuti, la questione dei bombardamenti indiscriminati sulla popolazione civile non fu neppure posta: nelle parole del procuratore americano Telford Taylor, infatti, essi andavano ormai considerati «una parte riconosciuta della guerra moderna»”” (pag 145-147)”,”TEMx-094″
“BENIGNO Francesco”,”Specchi della rivoluzione. Conflitto e indentità politica nell’Europa moderna.”,”Francesco Benigno insegna Storia moderna a Metodologia della ricerca storica presso l’Università di Teramo. E’ direttore dell’Istituto meridionale di storia e scienze sociali (Imes) e membro della redazione delle riviste ‘Meridiana’ e ‘Storica’. Si è occupato di storia politica del Seicento e di storia economico-sociale del mondo mediterraneo in età moderna. Ha pubblicato tra l’altro ‘Ministri e lotta politica nella Spagna del Seicento’, Venezia, 1992. ‘Storiografia marxista britannica’: dibattito sulla rivoluzione inglese “”Come ha recentemente ricordato Eric J. Hobsbawm, attorno alla metà degli anni trenta non esisteva una storiografia marxista in Inghilterra (4). A parte alcune opere di Marx, Engels (5) e Lenin, circolavano solo testi dei protagonisti della seconda internazionale, come il libro di Kautsky su ‘Tommaso Moro e la sua utopia’, tradotto nel 1927 o quello di Bernstein su ‘Cromwell e il comunismo’, pubblicato in inglese nel 1930 (6). La cultura egemone nel movimento operaio inglese e nel partito laburista, di cui erano espressione intellettuali come Laski o Tawney, era radicata – più che nel marxismo – nell’alveo della tradizione del socialismo cristiano di Edward Carpenter e di William Temple, del ‘new social gospel’ e della Fabian Society’. Sul finire degli anni trenta, tuttavia, vanno emergendo alcune significative modificazioni di questo panorama: mentre viene pubblicata (1938) una storia d’Inghilterra di A.L. Morton (8), considerata comunemente il primo testo di storiografia marxista britannica, Christopher Hill – che aveva compiuto un viaggio di studio a Mosca nel 1935-36 – inizia un’opera di divulgazione degli studi sovietici dedicati all’Inghilterra moderna, tra cui soprattutto le importanti ricerche agrarie di Arkhangelsky (9). In questo quadro il XVII secolo, l’epoca dell’abbattimento della monarchia e dell’instaurazione del ‘Commonwealth’, acquista un ruolo cruciale. L’interesse per il Seicento, che per le varie componenti della cultura laburista (cristiano-socialista, radicale, fabiana, ecc.) era incentrato su quella multiforme tradizione di resistenza all’uniformità religiosa della Chiesa anglicana nota come ‘nonconformity’ o ‘dissent’, costituiva invece per la cultura comunista una tensione verso la riscoperta del passato rivoluzionario inglese, emblematicamente rappresentato dall’esperienza dei ‘levellers’ (10). Il partito comunista britannico decideva così di utilizzare l’occasione del tricentenario degli eventi del 1640 per condurre un’offensiva intellettuale volta alla reinterpretazione e valorizzazione della tradizione rivoluzionaria, attraverso una serie di articoli e sopratutto mediante la pubblicazione di un agile libretto collettivo, di taglio divulgativo, interamente dedicato alla rivoluzione inglese (11). Christopher Hill, cui era affidata la parte fondamentale dell’opera, ne offriva una lettura in chiave di rivoluzione borghese, descrivendola come un duro scontro di classe in cui le nuove forze in ascesa della borghesia mercantile e industriale puntavano a scalzare il dominio della vecchia aristocrazia feudale (12). Il testo di Hill, con la sua visione di un’Inghilterra Stuart ancora feudale, che solo attraverso un mutamento rivoluzionario degli equilibri politici era riuscita a trovare la via dello sviluppo capitalistico, riecheggia talune tesi storiografiche affermatesi in Unione Sovietica durante gli anni trenta e divenute prevalenti a seguito della campagna ideologica contro le posizioni di M.N. Pokrovskij; questi, già commissario bolscevico e influente esponente del partito, aveva sostenuto l’esistenza di un lungo periodo di transizione dal feudalesimo al capitalismo caratterizzato dalla coesistenza della monarchia assoluta e di una classe di mercanti-capitalisti in ascesa, una fase perciò definita come «dittatura del capitalismo mercantile» (13). Queste tesi, che facevano derivare l’emergere del capitalismo direttamente dallo sviluppo delle forze produttive, erano state accusate, in occasione del XVII congresso del Pcus – di riduzionismo economicista e in sostanza di sottovalutazione del ruolo attivo della lotta di classe come agente della trasformazione. Per lungo tempo, tuttavia, esse avevano avuto legittimità, influenzando – soprattutto attraverso la ‘Great Soviet Encyclopedia’ – l’orientamento della cultura marxista britannica, propensa per altro ad individuare, anche sulla base di taluni passi di Marx ed Engels – nell’Inghilterra del Cinque-Seicento un paese precocemente capitalistico. Queste posizioni venivano espresse con forza in una recensione critica del testo di Hill pubblicata su «Labour Monthly»; l’anonimo autore, che in realtà era Jürgen Kuczynski (14), obietta che l’Inghilterra di Elisabetta, lungi dall’essere un paese ancora feudale, era già giunta a uno stadio avanzato di sviluppo capitalistico, grazie anche a uno monarchia che aveva da tempo assunto una fisionomia borghese. La rivoluzione va di conseguenza interpretata come una risposta al tentativo di ‘revanche’ di un’aristocrazia già battuta e che aveva trascinato dalla sua parte il debole Carlo I. In difesa delle tesi di Hill intervenivano allora Douglas Garman, Dona Torr e Maurice Dobb, tutti con varie sfumature preoccupati che l’impostazione di Kuczynski potesse legittimare, più o meno implicitamente, posizioni riformiste (15). Dobb, tuttavia, si mostra sensibile almeno a un punto del ragionamento di Kuczynski, ribadito da questi con qualche modificazione in un ulteriore intervento (16), un punto sintetizzabile in un interrogativo: come può la rivoluzione borghese di metà Seicento ‘precedere’ di oltre un secolo e mezzo l’avvento del modo di produzione capitalistico fissato canonicamente nel tardo Settecento? Dobb considera tuttavia inaccettabile una visione dello sviluppo capitalistico inglese nei termini di capitalismo mercantile e propone di rintracciarne viceversa le radici nel tardo Quattrocento, epoca di inizio della graduale trasformazione della produzione artigianale nella manifattura capitalistica, nonché di importanti modificazioni strutturali dell’agricoltura inglese”” (pag 65-68) [Francesco Benigno, ‘Specchi della rivoluzione. Conflitto e indentità politica nell’Europa moderna’, Donzelli editore, Roma, 1999]”,”STOx-051-FMB”
“BENINCASA Gianpaolo”,”Einstein e il sasso. L’impossibile e la scienza.”,”Gianpaolo Benincasa è nato a Palermo nel 1940 dove si è laureato in Ingegneria Nucleare. Dopo aver svolto attività di ricerca presso l’Università di Palermo, nel 1967 è entrato a far parte del CERN di Ginevra dove svolge tuttora la sua ttività. Ha progettato e partecipato alla realizzazione di complessi sistemi di controllo e di sicurezza per alcuni dei più grandi acceleratori di particelle del mondo. É autore di molte pubblicazioni apparse su riviste scientifiche.”,”SCIx-159-FL”
“BENINI Rodolfo, Prof.”,”Principi di statistica metodologica.”,”Metodo induttivo. “”Dal seguito dell’ opera apparirà più chiaro ai lettori, se la Statistica possa considerarsi come un metodo sui generis distinto dall’ induttivo e dal deduttivo o invece si riduca ad uno svolgimento particolare di uno dei due. Qui ci limiteremo a dire che le proposizioni sue sono vere in generale, come media dei casi osservati, ma possono non essere vere nei singoli casi particolari. (…) la Statistica, già al suo primo aspetto, ci si presenta non come un metodo diverso dall’ induttivo e da deduttivo, ma come uno svolgimento particolare dell’ uno e dell’ altro, anzi soprattutto del primo. La qual cosa abbiamo voluto che risaltasse nella definizione, ove appunto si è qualificata la Statistica come una forma di induzione, senza aggiungere: e di deduzione (…)””. (pag 31-32)”,”SCIx-208″
“BENINI Aroldo MASINI Pier Carlo a cura; saggi di Arturo COLOMBO Salvatore CANDIDO Giuseppe TRAMAROLLO Lucio CEVA Mino MILANI Paolo MORETTI Giuseppe ANCESCHI Giorgio MIRANDOLA Aroldo BENINI Giuseppe ARMANI Marc VUILLEUMIER Pier Carlo MASINI Marco NOZZA Aldo A. MOLA Miklos KUN Roberto GALATI Silvia ALBERTI DE MAZZERI Giovanna ANGELINI Virginio Paolo GASTALDI Letterio BRIGUGLIO Denis MACK SMITH”,”Garibaldi cento anni dopo. Atti del Convegno di studi garibaldini, Bergamo, 5-7 marzo 1982.”,”saggi di Arturo COLOMBO Salvatore CANDIDO Giuseppe TRAMAROLLO Lucio CEVA Mino MILANI Paolo MORETTI Giuseppe ANCESCHI Giorgio MIRANDOLA Aroldo BENINI Giuseppe ARMANI Marc VUILLEUMIER Pier Carlo MASINI Marco NOZZA Aldo A. MOLA Miklos KUN Roberto GALATI Silvia ALBERTI DE MAZZERI Giovanna ANGELINI Virginio Paolo GASTALDI Letterio BRIGUGLIO Denis MACK SMITH Penultimo capitolo: ‘Garibaldi e il socialismo’ di Letterio Briguglio (pag 366-380)”,”BIOx-212″
“BENITEZ-QUILES José”,”Diario de un soldado en el frente.”,”””El gobierno de la Republica fue obligado a evacuar a los internacionales. Franco ya habia sido reconoscido par la “”perfida Albion””. Las tropas moras, italianas y alemanas sumaban miles de soldatos y mandos bien pertrechados. La Republica fue sacrificada, como lo fueron Checoslovaquia y Austria”” (pag 106) “”Il governo della Repubblica fu costretto a evacuare gli internazionalisti. Franco era già stato riconosciuto dalla “”perfida Albione””. Le truppe moresche, italiane e tedesche contavano migliaia di soldati e comandanti ben equipaggiati. La Repubblica fu sacrificata, così come la Cecoslovacchia e l’Austria.”” (pag 106) “”Por la libertad así como por la honra, se puede aventurar la vida”” (M. de Cervantes) (in apertura) “”Per la libertà così come per l’onore, “”Puoi rischiare la vita”” (Signor Cervantes) in Diario de un soldado en el frente.”,”MSPG-032-FSD”
“BENJAMIN Walter”,”Uomini tedeschi. Una serie di lettere. Con un saggio di Theodor W. Adorno.”,”””Dell’ onore senza gloria Della grandezza senza splendore Della dignità senza mercede”” (in apertura) “”Dell’ onore senza gloria Della grandezza senza splendore Della dignità senza mercede”” (in apertura) “”3 gennaio 1832. Alla Sua pregiatissima lettera, mio carissimo, devo rispondere con tutta sincerità come la scomparsa prematura del Suo ottimo padre sia per me una grave perdita personale. Troppo portato io sono a immaginare in piena attività quegli uomini valenti che al contempo si sforzano di accrescere le loro conoscenze e ampliare le loro vedute. Quando fra amici lontani il silenzio comincia a insinuarsi fino a divenire totale, e da questo, senza ragione e necessità, nasce un dissapore, siamo purtroppo costretti a scoprire in ciò qualche cosa di maldestro, che può rivelarsi anche in nature buone e ben disposte, e che noi dovremmo studiarci di superare ed eliminare, come altri errori, con la consapevolezza. Nella mia vita mossa e incalzante mi sono reso colpevole piuttosto spesso di una simile negligenza e anche nel presente caso non voglio respingere del tutto da me questo rimprovero. Posso tuttavia assicurare che all’uomo troppo presto scomparso non ho mai lesinato né simpatia d’amico, né interesse e ammirazione di studioso, tanto che sovente pensavo d’interpellarlo su qualcosa d’importante, così che poi sarebbero stati scacciati, una volta per sempre, tutti i cattivi spiriti della sfiducia. Ma la vita che passa davanti rumoreggiando, fra altre stranezze, ha anche questa, che noi, così impegnati in attività, così avidi di godimento, raramente sappiamo apprezzare e trattenere i particolari che l’attimo ci offre. E così nell’estrema età ci rimane ancora il dovere di riconoscere l’umano, che mai ci abbandona, almeno nelle sue peculiarità, e di consolarci, attraverso la riflessione, di quelle mancanze che non possiamo del tutto evitare di imputarci. Raccomandandomi alla benevola simpatia Sua e dei suoi cari, il devotissimo, J.W. v. Goethe.”” (lettera di risposta a quella di Moritz Seebeck in cui gli annunciava la morte del padre)”,”GERx-112″
“BENJAMIN Walter”,”Avanguardia e rivoluzione. Saggi sulla letteratura.”,”Germania: paese in cui non si può nominare il proletariato (pag 184-188) ‘Non tutti gli spettatori hanno visto chiaramente ciò che si impone al ‘lettore’ come tesi decisiva di tutti questi drammi. Si può formularla con una frase del profetico ‘Processo’ di Kafka: «Si fa della menzogna l’ordine del mondo». Ognuno di questi atti brevi dimostra la stessa cosa: come il dominio del terrore, che si pavoneggia davanti ai popoli col nome di Terzo Reich, asservisca ineluttabilmente tutti i rapporti interumani alla menzogna. Menzogna è la deposizione sotto giuramento davanti al tribunale (‘La ricerca del diritto’), menzogna è la scienza che insegna norme che non è consentito applicare (‘La malattia professionale’); menzogna è ciò che è attribuito alla pubblica collettività (‘Referendum’), e ancora menzogna è ciò che è sussurrato nelle orecchie del morente (‘Il discorso della montagna’). È menzogna inculcata con la pressa idraulica quello che hanno da dirsi due sposi negli ultimi minuti della loro convivenza (‘La moglie ebrea’); menzogna è la maschera che si mette la stessa compassione, quando osa ancora dare un segno di vita (‘Al servizio del popolo’). Siamo nel paese in cui non può essere fatto il nome del proletariato. Brecht mostra che in questo paese le cose sono messe in modo che perfino il contadino non può più dar da mangiare alle proprie bestie senza mettere in gioco la «sicurezza dello stato» (‘Il contadino dà da mangiare alla scrofa’). La verità che un giorno dovrà distruggere, come un fuoco purificatore, questo stato e il suo ordine, per ora è solo una debole scintilla. Lo alimenta l’ironia del lavoratore, che davanti al microfono smentisce le parole che il presentatore gli mette in bocca; protegge questa scintilla il silenzio di quelli che non possono incontrare senza la massima cautela il compagno che è passato attraverso il martirio; e il testo del volantino per il ‘Referendum’, che è semplicemente un «No», non è altro che questa stessa piccola, debole scintilla. C’è da sperare che l’opera sia presto pubblicata in forma di libro. Essa costituisce un intero repertorio per il teatro. Il lettore riceve un dramma nel senso in cui lo hanno realizzato ‘Gli ultimi giorni dell’umanità’ di Kraus. Forse a questo dramma è dato soltanto di accogliere in sé l’ancora incandescente attualità in modo che essa pervenga ai posteri come una bronzea testimonianza’ (pag 187-188) La satira e Marx (pag 197-198)”,”TEOS-329″
“BENJAMIN Walter, a cura di Gianfranco BONOLA e Michele RANCHETTI”,”Sul concetto di storia.”,”Walter Benjamin (1892-1940) intellettuale ebreo berlinese, critico letterario, filosofo e militante comunista pag 79 pag 97-98 Rapporto tra rivoluzione, corso normale degli eventi e memoria del passato Metodo e caratteristiche di una storia dal punto di vista materialistico (pag 151-155) Il vedere in modo puro il passato (pag 162) (Marx Engels) (pag 173-174) (pag 181-182) (pag 192-193) (pag 200) (pag 276) (pag 327)”,”STOx-338″
“BENJAMIN Walter, a cura di Carlo SALZANI”,”Capitalismo come religione.”,”Michel Lowy sostiene che Benjamin avrebbe preso il titolo ‘Capitalismo come religione’ dal libro di Ernst Bloch ‘Thomas Münzer, teologo della rivoluzione’ (pag 6) Il frammento di Benjamin prende le mosse dalla celebre tesi esposta da Max Weber in due ponderosi saggi del 1904 e 1905, riuniti poi sotto il titolo ‘L’etica protestante e lo spirito del capitalismo’. L’enfasi sul lavoro come valore in sé riconducibile all’etica della religione protestante, in particolare del calvinismo. Il capititalismo rappresenta dunque per Max Weber una secolarizzazione della etica protestante (pag 9) L’aspetto più interessante del frammento è comunque l’individuazione di una specifica struttura del capitalismo come religione, sulla quale è possibile fare considerazioni ben precise (pag 11) Walter Benjamin (1892-1940) è considerato uno dei massimi filosofi del Novecento. Nietzsche, Marx e Max Weber (pag 21-23) “”Benjamin non è però stato il primo a giocare sull’ambiguità del termine ‘Schuld’ (colpa, debito…, ndr). Nella seconda dissertazione della ‘Genealogia della morale’ (1887), intitolata “”Colpa’, ‘Cattiva coscienza’ e simili””, già Nietzsche afferma che il “”basilare concetto morale di ‘colpa’ (Schuld) ha preso origine dal concetto molto materiale di ‘debito’ (Schulden) (33) e riconduce genealogicamente l’origine dei concetti morali di colpa, coscienza e dovere alla sfera del diritto delle obbligazioni. È “”il rapporto contrattuale tra ‘creditore e debitore’, che è tanto antico quanto l’esistenza di ‘soggetti di diritto'””, che sta alla base della costruzione normativa dell’etica occidentale, “”e rimanda ancora una volta, dal canto suo, alle forme fondamentali della compera, della vendita, dello scambio, del commercio”” (34). Il senso di colpa sarebbe quindi la condizione di chi si sente in debito. Inoltre, Nietzsche mette in relazione la grandezza del concetto di dio e della divinità con il “”senso di debito (Schulden)”” nei confronti della divinità, al punto che “”l’avvento del Dio cristiano, in quanto massimo dio che sia stato fino ad oggi raggiunto, ha portato perciò in evidenza, sulla terra, anche il ‘maximum’ del senso di colpa/debito (Schuldgefühl)”” (35). Ma già vent’nni prima Marx aveva dedicato un intero capitolo del primo libro del ‘Capitale’ (1867) – il ventiquattresimo e penultimo capitolo sulla “”cosiddetta accumulazione originaria””, che alcuni definiscono appropriatamente ‘Schuldkapitel’ (36) – alla centralità del concetto di ‘Schuld/Schulden’ nel capitalismo, giocando anch’egli sull’ambiguità del termine. Ciò che rende il denaro “”capitale””, cioè denaro che utilizza se stesso e si moltiplica, è per Marx il “”debito pubblico””: «Il debito pubblico (…) imprime il suo marchio nell’era capitalistica. L’unica parte della cosiddetta ricchezza nazionale che passi effettivamente in possesso collettivo dei popoli moderni è … il loro debito pubblico. Di qui, con piena coerenza, viene la dottrina moderna che un popolo diventa tanto più ricco quanto più a fondo s’indebita (sich verschuldet). Il credito pubblico diventa il ‘credo’ del capitale. E col sorgere dell’indebitamento dello Stato (Staatsverschuldung), al peccato contro lo spirito santo, che è quello che non trova perdono, subentra il mancar di fede al debito pubblico (Staatsschuld) (37)». Come nota Hamacher, con questa metamorfosi strutturale dal credito secolare-economico a credo sacramentale Marx fornisce la diagnosi della trasformazione del capitalismo in fenomeno religioso (38). Inoltre, come Nietzsche, e anticipando in un certo senso Max Weber, Marx mette il Dio cristiano al centro di questa trasformazione: “”Il ‘cristianesimo’, col suo culto dell’uomo astratto, e in ispecie nel suo svolgimento borghese, nel protestantesimo, deismo, ecc:, è la ‘forma di religione’ più corrispondente”” a una società di produttori di merci (39). È ipotizzabile che Benjamin conoscesse queste due fonti, almeno di seconda mano (40). E tuttavia proprio Nietzsche e Marx, con l’aggiunta di Freud, sono bollati nel frammento banjaminiano come “”gran sacerdoti”” del culto capitalista”” (pag 21-23) [Walter Benjamin, ‘Capitalismo come religione’, Il Melangolo, Genova, 2018] [(33) F. Nietzsche, Genealogia della morale, a cura di Giorgio Colli e Mazzino Montinari, Mondadori, Milano, 1988 pag. 46; (34) Ibid. p. 47: (35) Ibid. p. 73; (36) Hamacher, “”Schuldgeschichte””, cit., Stimilli, ‘Il debito del vivente’, cit., pag 219; (379 K. Marx, Il Capitale. Critica dell’economia politica, trad.it, a cura di Delio Cantimori, Ed. Riun., Roma, 1989, vol 1., p. 817; (38) Hamacher, “”Schuldgeschichte””, cit., Stimilli, ‘Il debito del vivente’, cit., pag 97. Hamacher mette poi in relazione questo passo con un passo del capitolo “”La formula generale del capitale”” sul concetto di valore: (…); (39) Marx, Il Capitale, cit., vol 1, p. 111. A questa genealogia della colpa/debito va aggiunto Adam Müller (1779-1829), scrittore romantico cattolico e conservatore, che Benjamininclude nella lista bibliografica del frammento. (…); (40) Sul ‘milieu’ culturale in cui si muoveva Benjamin in questi anni si veda il saggio di Steiner già citato: “”Der wahre Politker””. A proposito del passo di Marx dal capitolo sulla “”cosiddetta accumulazione originaria””, sempre Steiner (“”Kapitalismus als Religion: Anmerkingen zu einem Fragment Walter Benjamin””, cit., p. 161) nota che Benjamin poterebbe aver letto riferimenti ad esso nelle ‘Riflessioni sulla violenza’ di Georges Sorel, che analizza brevemente questo capitolo – anche se non cita esplicitamente questo passo – nelle paginesubito precedenti a quelle che Benjamin cita in “”Capitalismo come religione””. Cfr. G. Sorel, ‘Riflessioni sulla violenza’, trad.it. Maria Grazia Meriggi, Bur, Milano, 1997, pp. 213 seg.]”,”TEOP-573″
“BENJAMIN Walter”,”Über den Begriff der Geschichte. Sul concetto di storia (1940, pubblicato postumo nel 1950).”,”Articolare storicamente il passato “”L’origine è la meta”” (Karl Kraus, Parole in versi, I)”,”STOx-025-FGB”
“BENJAMIN Walter, a cura di Attilio FORTINI”,”Parigi, capitale del XIX secolo.”,”””La storia è come Giano, ha due facce: chi osservi il passato o il presente, vede le stesse cose”” (Maxime Du Camp, Paris, VI, p. 415) (in apertura) Haussmann si è dato lui stesso l’appellativo di “”artista demolitore”” “”Non c’è da stupirsi se l’interesse della massa, la prima volta che si mostra, possa superare di gran lunga l’idea o la rappresentazione che se ne possedeva dei suoi limiti effettivi”” (Marx Engels, La Sainte-Famille) (pag 15) “”I trucchi sottili nel rappresentare gli oggetti inanimati sono ciò che Marx chiamerà “”i capricci teologici’ della merce”” (pag 20) “”L’attività di Haussmann appartiene all’imperialismo napoleonico favorente il capitalismo finanziario. A Parigi la speculazione si trova al suo apogeo. Gli espropri di Haussmann ingenerano la speculazione rasentando la truffa. Le sentenze della Corte di cassazione, promosse dall’opposizione borghese e orleanista, aumentano i rischi finanziari della haussmannizzazione. Haussmann cerca d’offrire un solido sostegno alla sua dittatura mettendo Parigi in uno stato di regime speciale. Nel 1864 dona sfogo alla sua sovversione per le popolazioni instabili delle grandi città in un discorso alla Camera. A causa delle sue imprese queste popolazioni andranno però ad ingrossarsi costantemente. L’aumento dei canoni di locazione conduce i proletari nei sobborghi. In questa maniera i quartieri di Parigi perdono la loro fisionomia. La “”cintura rossa”” si costituisce. Haussmann si è dato lui stesso l’appellativo di “”artista demolitore””. Possedeva una vera e propria vocazione per l’opera che aveva intrapreso; lo sottolineò chiaramente nelle sue memorie. I mercati centrali appaiono la realizzazione meglio riuscita di Haussmann, e si può riconoscere in ciò un sintomo assai interessante. Si diceva che dopo il passaggio di Haussmann nel centro storico della città fosse rimasto solo una chiesa, un ospedale, un edificio pubblico e una caserma. Hugo e Mérimée fanno comprendere quanto le trasformazioni di Haussmann siano apparse ai parigini come un vero e proprio monumento del dispotismo napoleonico. Gli abitanti della città non si sentono più a casa loro, e iniziano così a divenire coscienti del carattere disumano della grande città. L’opera monumentale di Maxime Du Camp, ‘Paris’, deve la sua esistenza a questa consapevolezza. Le acque-forti di Meryon (verso il 1850) prendono la maschera mortuaria della vecchia Parigi. Il vero obiettivo dell’opera di Haussmann era quello d’offrire un’assicurazione contro l’eventualità di una guerra civile. Voleva rendere impossibile per sempre la costruzione di barricate nelle strade di Parigi. Perseguendo il medesimo obiettivo Luigi Filippo aveva già introdotto la pavimentazione stradale in legno. Tuttavia le barricate avevano svolto un ruolo importante nella Rivoluzione di febbraio. Engels si occupò dei problemi tattici nei combattimenti sulle barricate. Haussmann mira a prevenirli in due modi. La larghezza delle strade per renderne l’erezione impossibile, e la realizzazione di nuove strade ritte per permettere il passaggio veloce dalle caserme ai quartieri popolari. I contemporanei hanno battezzato la sua impresa: “”abbellimento strategico”””” (pag 40); “”La barricata è stata resuscitata dalla Comune. Più forte e meglio concepita di prima. Ora occlude i grandi ‘boulevards’ e sovente s’innalza sino all’altezza dei primi piani, celando le trincee che la costituiscono. Allo stesso modo in cui il Manifesto Comunista’ conclude l’epoca dei cospiratori di professione, così la Comune dissolve la fantasmagoria che governa le prime aspirazioni proletarie. Tramite essa l’illusione che il compito della rivoluzione proletaria fosse di giungere al compimento dell’opera del 1780 in stretta collaborazione con la borghesia, si dilegua. Questa chimera aveva segnato il periodo 1831-1871, ossia a partire dai disordini di Lione fino alla Comune. La borghesia non ha mai condiviso quest’errore. La sua lotta contro i diritti sociali del proletariato è vecchia quanto la grande rivoluzione. Essa coincide con il movimento filantropico che la occulta, e che ha avuto il suo pieno sviluppo con Napoleone III. All’epoca del suo governo nacque la monumentale opera di questo movimento: il libro di Le Play, ‘Operai Europei’. Vicino alla posizione d’apertura della filantropia, la borghesia ha sempre assunto una posizione ambigua nel confronti della lotta di classe. Già nel 1831 riconosce nel ‘Giornale dei dibattiti’: “”Ogni impresario vive nella sua fabbrica come i proprietari delle piantagioni stanno assieme ai loro schiavi””. Se è stato fatale per i vecchi moti dei lavoratori che nessuna teoria rivoluzionaria sia stata in grado di mostrargli il cammino, d’altra parte questa è apparsa anche la condizione necessaria per donare a quelle teorie la forza e l’entusiasmo di perseguire energicamente la realizzazione di un nuovo tipo di società. Quest’entusiasmo che culminò nella Comune guadagnò qualche volta alla causa dei lavoratori i migliori elementi della borghesia, mentre dall’altra portò gli operai a rimanere soggiogati dai suoi peggiori elementi. Rimbaud e Courbet si schiararono con la Comune. L’incendio di Parigi è il degno coronamento dei lavori di distruzione del barone Haussmann”” (pag 44-45); “”Non c’è da stupirsi se l’interesse della massa, la prima volta che si mostra, possa superare di gran lunga l’idea o la rappresentazione che se ne possedeva dei suoi limiti effettivi”” (Marx Engels, La Sainte-Famille) (pag 15) “”I trucchi sottili nel rappresentare gli oggetti inanimati sono ciò che Marx chiamerà “”i capricci teologici’ della merce”” (pag 20) [Walter Benjamin, ‘Parigi, capitale del XIX secolo’, Edizioni Temperino Rosso, Brescia, 2014]”,”MFRx-395″
“BEN-JELLOUN Tahar”,”La rivoluzione dei gelsomini. Il risveglio della dignità araba.”,” Ben Jelloun è nato a Fès in Marocco nel 1944 e vive a Parigi. E’ autore di molte opere (v. risvolto di 4° cop). Le Machrek (ou Machreq, Mashreq) désigne l’Orient arabe, dont les limites géographiques varient considérablement selon les sources, les sensibilités ou les théories. Le Machrek peut d’abord être défini par rapport au Maghreb. Machreq signifie en effet Levant, par opposition à Maghreb qui veut dire Couchant. Le Maghreb désigne aujourd’hui un ensemble septentrional de l’Afrique, qui correspond aussi à la partie occidentale du monde arabe, entre le Maroc (dont le nom arabe a longtemps été Al Maghrib Al Aqsa, ou le couchant extrême, désormais abrégé en Al Maghrib) et la Tripolitaine (en Libye), en passant par l’Algérie et la Tunisie, voire par la Mauritanie. Quand la péninsule ibérique était sous souveraineté musulmane, elle était aussi incluse dans l’appellation Maghreb, de même que Malte et la Sicile. Dans son acception étroite et géographique, le Machrek ne comprend que les territoires des États qui n’appartiennent ni au Maghreb, ni à la péninsule Arabique, c’est-à-dire l’Irak, la Syrie, le Liban, la Jordanie, Israël, la Palestine et le Koweït. Dans son acception culturelle, l’État d’Israël en est fréquemment exclu. La présence de l’Égypte dans cet ensemble, voire du nord du Soudan, font aussi débat. Dans son acception géographique la plus large, le Machrek regroupe l’ensemble des États arabes hors Maghreb, y compris donc les États de la péninsule, avec là encore une incertitude sur l’appartenance ou non à cet ensemble de la Libye”,”VIOx-163″
“BEN-JELLOUN Tahar”,”Il razzismo spiegato a mia figlia.”,”Tahar Ben Jelloun è nato a Fès (Marocco) nel 1944. Vive a Parigi ed è padre di quattro figli, dei quali Merièm è la più grande. Poeta, romanziere e giornalista, è noto in Italia per i suoi romanzi. “”La parola ghetto è il nome di un’isoletta di fronte a Venezia, in Italia. Nel 1516, gli ebreidi Venezia furono riuniti su quell’isola, separati dalle altre comunità. Il ghetto è una forma di prigione. In ogni caso è una discriminazione”” (pag 21)”,”CONx-177″
“BEN-JELLOUN Tahar”,”Il razzismo spiegato a mia figlia.”,”Tahar Ben Jelloun è nato a Fès (Marocco) nel 1944. Vive a Parigi ed è padre di quattro figli, dei quali Merièm è la più grande. Poeta, romanziere e giornalista, è noto in Italia per i suoi romanzi. “”La parola ghetto è il nome di un’isoletta di fronte a Venezia, in Italia. Nel 1516, gli ebreidi Venezia furono riuniti su quell’isola, separati dalle altre comunità. Il ghetto è una forma di prigione. In ogni caso è una discriminazione”” (pag 21)”,”CONx-002-FV”
“BENNA Alessandro COMPAGNINO Lucia”,”30 giugno 1960. La rivolta di Genova nelle parole di chi c’era.”,”Interviste di Giordano BRUSCHI Siro MORETTINI Wjlma BADALINI Renato DROVANDI Fulvio CEROFOLINI Paride BATINI Attilio SARTORI Francesca BUSSO Enrico BELTRAMETTI Nunzio LOPS Eraldo OLIVARI Giusy GIANI Ermanno BAFFICO Giorgio BERGAMI Giovanni AGOSTI Giambattista LAZAGNA Enrica BASEVI Vittorio FASCIOLO Giulio MANUZIO. “”Il Presidente dell’ ANPI Giorgio Gimelli per l’ occasione invita i “”suoi”” partigiani a scendere tutti in piazza, raccomandando di farlo a mani vuote””. (pag 21) “”A quel punto Giorgio Gimelli prende contatto in questura con Angelo Costa, un funzionario di polizia, ex-partigiano della divisione Mingo. Insieme a Oscar Barillari, ex-commissario politico sempre della Mingo ed alcuni comandanti partigiani, si incontrano nei pressi della rotonda di via Corsica e giungono a un accordo: l’ ANPI scenderà in mezzo ai tumulti e inviterà tutti alla calma, in cambio la polizia si ritirerà senza effettuare arresti””. (pag 25) “”Per i fatti di Genova gli imputati saranno 43: 36 a piede libero, 7 detenuti””. (pag 32) “”Il 20 luglio 1962 la storica arringa di chiusura del difensore d’ eccezione degli antifascisti, il Senatore Umberto Terracini, non sarà sufficiente ad evitare che ben 41 di loro vengano condannati a pene gravissime che vanno fino ai 4 anni e 5 mesi di reclusione. Ci sarà anche un caso eclatante: Giuseppe Moglia, condannato ad un mese e 15 giorni di reclusione, al momento della sentenza è già stato due anni in prigione””. (pag 32) “”E ci fu il comizio di Pertini…”” (pag 120)”,”PCIx-133″
“BENNASSAR Bartolomé”,”Franco.”,”BENNASSAR è uno specialista eminente del mondo mediterraneo dei secoli XV e XVI. Ottimo conoscitore della Spagna ha pubblicato: -L’Homme espagnol. Attitudes et mentalités du XVI au XIX siecle -L’Inquisition espagnole XV-XIX siecles -Histoire des Espagnols -Les Chretiens d’Allah. 1989 -1492. Un monde nouveau? 1991″,”SPAx-013″
“BENNASSAR Bartolomé; collaborazione di Catherine BRAULT-NOBLE Jean-Pierre DEDIEU Claire GUILHEM Marie-José MARC Dominique PEYRE”,”Storia dell’ inquisizione spagnola. L’ influenza sulla scena mondiale dell’ inquisizione spagnola sui costumi politici, religiosi e sessuali dal XV al XIX secolo.”,”Collaborazione di Catherine BRAULT-NOBLE, Jean-Pierre DEDIEU, Claire GUILHEM, Marie-José MARC, Dominique PEYRE. BENNASSAR e i suoi discepoli e collaboratori sono fautori di una nuova linea di ricerca, detta della storia ‘quantitativa’ o ‘seriale’, che ha per oggetto la raccolta, misurazione e analisi di un vasto materiale documentario. Hanno potuto stabilire, per esempio, la curva delle attività inquisitoriali dal loro inizio alla metà del XV secolo fio alla graduale scomparsa nel XVIII secolo. Una scoperta sensazionale a cui sono giunti gli autori è che la maggioranza degli inquisiti non erano conversos (cioè ebrei e musulmani convertiti), o zingari o eretici o streghe e stregoni) ma ‘vecchi cristiani’. Da qui la tesi che l’ Inquisizione, tranne forse nel primissimo periodo, non fu solo un’ istituzione avente come obiettivo la difesa della religione e della Chiesa ma uno strumento in mano alla monarchia spagnola, un sistema di controllo sociale. Secondo BENNASSAR la maggior parte dei giudici non erano iniqui e colpevolisti ma relativamente preparati e garantisti. Tesi: due tipi di inquisizione: contro gli errori dogmatici e contro i costumi BENNASSAR è nato a Nimes nel 1929. Professore di storia all’Univ di Toulouse-le-Mirail, è uno specialista della storia spagnola dell’ età moderna. Tra le sue numerose ricerche sono state pubblicate in Italia: -Il secolo d’ oro spagnolo (RIZZOLI, 1985) -I cristiani d’ Allah (con Lucille BENNASSAR) (RIZZOLI, 1991)”,”RELC-067″
“BENNASSAR Bartolomé VINCENT Bernard”,”Les temps de l’ Espagne. XVIe-XVIIe siecle. Les siecles d’or.”,”BENNASSAR Bartolomé è un eminente specialista del mondo mediterraneo dal XVI al XVII secolo. Ottimo conoscitore della Spagna ha scritto varie opere tra cui ‘L’ homme espagnol’ e ‘Histoire des Espagnols’. VINCENT Bernard è D di studi all’ EHESS in cui insegna storia della Spagna moderna. E’ autore di ‘1492, l’ année admiraibile’.”,”SPAx-021″
“BENNASSAR Bartolomé”,”La América española y la América portuguesa (siglos XVI-XVIII).”,”””Le attività dei francescani sono conosciute grazie alla recente tesi di Georges Baudot (Utopia e Storia in Messico, Ed. Privat, Toulouse, 1977). (pag 168) “”I francescani del secolo XVI pubblicarono non meno di 80 opere dedicate alle lingue indigene, e già nel 1547 frate Andrés de Olmos, uno dei dodici, fece una grammatica in nahuatl (1).”” (pag 169) Contiene il capitolo: L’ inquisizione in America (pag 180)”,”AMLx-051″
“BENNASSAR Bartolomé”,”La guerre d’ Espagne et ses lendemains.”,”BENNASSAR Bartolomé è specialista del mondo mediterraneo dei secoli XVI e XVII. Ha pubblicato una biografia di Franco (Perrin) e una Histoire des Espagnols (Perrin). “”La Spagna franchista beneficia, da parte sua, dell’ impegno di militanti fascisti o tradizionalisti a titolo individuale. I volontari più numerosi furono i portoghesi: varie migliaia tra di loro, i Viriatos, combatterono nella Legione straniera, e subirono pesanti perdite. Qualche centinaia di francesi di destra, circa 250 secondo Georges Oudart, uno di loro, si impegnarono nei ‘requetes’, come i Camelots du Roi del barone de la Guillonière, che si fece uccidere in Biscaglia, e altri nella legione sotto gli ordini del colonnello Courcier. Il colonnello Bonneville de Marsagny si arruolò pure lui nella Legione in compagnia di qualche decina di russi bianchi, tra cui il colonnello Boltin e il captiano Rachewski. Un battaglione di 600 irlandesi, comandato dal colonnello O’Duffy, si battè nel campo nazionalista, come qualche britannico, come i capitani Nangle e Franck, e il luogotenente irlandese Noel Fitzpatrick, che parteciparono come legionari alla liberazione di Alcazar. (…)””. (pag 151)”,”MSPG-157″
“BENNASSAR Bartolomé”,”La guerra di Spagna. Una tragedia nazionale.”,”BENNASSAR Bartolomé insegna storia contemporanea all’ Università di Tolosa. Ha scritto l’ ‘Inquisizione spagnola’ e una biografia di Franco. Fondo RC Menzogne estreme: l’ incendio di Guernica e il ‘fascismo’ del Poum (pag 324) “”L’ eliminazione del POUM e l’ assassinio di Andreu Nin, troppo spesso considerati come un conflitto interno alla Spagna del Fronte popolare, hanno suscitato l’ emozione dell’ opinione pubblica internazionale dell’ epoca, ma l’ episodio è stato in seguito cancellato dalla memoria a opera della guerra mondiale. Dopo la nomina di Nin come consigliere alla Giustizia della Generalitat di Catalogna, il rappresentante del Comintern in Spagna, Victorio Codovilla, aveva fatto la propria autocritica: “”Voi avete perfettamente ragione; non non dovremmo accettare di partecipare a questo governo a fianco del provocatore trotskista e, ancor meno, a fianco del traditore Nin, agente di Trotsky in Spagna, un criminale e un assassino, come lui””. L’ intonazione era data. L’ arma della menzogna fu utilizzata sistematicamente. Non fu più di trotskismo che si accusarono gli uomini del POUM, ma di complicità con il fascismo, di intesa con gli agenti di Franco””. (pag 325)”,”MSPG-167″
“BENNASSAR Bartolomé a cura, saggi di Catherine BRAULT-NOBLE Jean-Pierre DEDIEU Claire GUILHEM Marie-José MARC Dominique PEYRE Bartolomé BENNASSAR”,”Storia dell’ inquisizione spagnola. Dal XV al XIX secolo.”,”Collaborazione di Catherine BRAULT-NOBLE, Jean-Pierre DEDIEU, Claire GUILHEM, Marie-José MARC, Dominique PEYRE. BENNASSAR Bartolomé è nato a Nimes nel 1929. Ordinario di storia, è rettore dell’Università di Toulouse Mirail, si è occupato di storia spagnola dell’ epoca moderna. Persecuzione dei moriscos. Sequestro dei beni. “”Essi sono stati per i settant’anni precedenti la loro cacciata, la principale preda degli inquisitori di Valencia, Saragozza e Granada. A Granada, nel periodo 1550-1580, costituiscono la maggioranza dei condannati alla penitenza canonica, e nei dodici autodafé celebrati in questi trent’anni, su 998 condannati, 780 erano moriscos, cioè il 78%. A Toledo, essi erano 190 su 606 condannati e a Murcia, dove i giudeizzati erano numerosi, all’autodafé di settembre il 25% erano moriscos. Gli inquisitori comminavano loro due tipi di pene: la “”riconciliazione”” seguita dal sequestro dei beni per coloro che erano accusati di maomettismo, ma siccome agli occhi degli inquisitori un morisco era sostanzialmente un seguace dell’islamismo, questa pena veniva applicata quasi sempre. L’esame della situazione finanziaria ha dimostrato quanto i moriscos abbiano contribuito a rimpinguare le casse dell’Inquisizione. La seconda pena, l’esecuzione capitale, fu applicata raramente, molto meno che nei confronti dei giudeizzanti o dei protestanti””. (pag 171) Inquisizione arma assoluta dello Stato, della Monarchia (pag 326)”,”SPAx-093″
“BENNASSAR Bartolomé”,”La guerra di Spagna. Una tragedia nazionale.”,”BENNASSAR Bartolomé insegna storia contemporanea all’Università di Tolosa. Ha scritto sull’inquisizione spagnola, su Franco e la storia degli spagnoli. “”L’opinione internazionale si turbò; si voleva sapere dov’era Nin, e ci si allarmava ancor di più per il fatto che si era ripescato a Parigi, nella Senna, il cadavere decapitato del dirigente trotskista Rudolf Klement. Molti compagni di Nin furono accusati di tradimento, di collaborazione con Franco, giudicati, condannati, e giustiziati. Il grande scrittore cattolico di sinistra José Bergamín, molto dotato per gli imbrogli, osò scrivere che gli uomini del Poum “”non meritavano di essere difesi””. E Juan Negrín affermò con una tranquilla impudenza, durante un Consiglio dei ministri nel luglio 1937: “”Nell’affare Nin, i Sovietici sono assolutamente innocenti; sono le nostre istituzioni di polizia a essere colpevoli”””” (pag 178)”,”MSPG-238″
“BENNASSAR Bartolomé BESSIERE Bernard”,”Espagne. Histoire Société Culture.”,”BENNASSAR Bartolomé storico specialista della Spagna moderna e contemporanea. BESSIERE Bernard ispanista specialista della politica e della cultura della Spagna contemporanea.”,”SPAx-119″
“BENNASSAR Bartolomé”,”La Guerra di Spagna. Una tragedia nazionale.”,”Bartolomé Bennassar insegna Storia contemporanea all’università di Tolosa. Tra isuoi lavori principali: L’Inquisition espagnole, Histoire des Espagnols, Franco.”,”MSPG-045-FL”
“BENNASSAR Bartolomé”,”L’Europa del Rinascimento.”,”Bartolomé Bennassar docente all’Università di Toulouse, ha sempre concentrato i suoi interessi sulla storia europea. Oltre alla produzione saggistica è autore di tre romanzi. “”La repressione cattolica trovò un efficace strumento nell’Inquisizione in Spagna, in Portogallo, in Sicilia, a Roma e a Venezia (anche se il Santo Ufficio veneziano fu il meno severo). Anche l’ Inquisizione pontificia si fece temere, a Napoli e nei Paesi Bassi. Nei paesi che non dipendevano da Roma, l’intolleranza non fu meno repressiva sia pure in gradi diversi. In Inghilterra, Enrico VIII fece decapitare John Fisher e Tommaso Moro per aver ricusato il suo ‘Atto di supremazia’. Tutti attaccarono gli anabattisti, e a Zurigo Zwingli li mandò a morte. A Ginevra, Calvino esiliò i suoi detrattori e condannò al rogo Michele Serveto”” (pag 31)”,”EURx-350″
“BENNETT Matthew”,”Agincourt 1415. Un trionfo contro ogni probabilità.”,”””La portata dell’ arco lungo viene spesso indicata in 400 iarde (365 metri), ma la portata effettiva era di poco superiore alla metà di quella distanza e, nella realtà, il tiro efficace probabilmente non veniva effettuato sopra le 50 iarde (45 metri circa). Ma è importante ricordare che da questo punto di vista l’ arco non fu superato fino alla metà del diciannovesimo secolo! Inoltre, non era necessario uccidere il nemico: ferire e spaventare i cavalli, o costringerlo alla ritirata per paura di morire, sarebbe stato suffciente per raggiungere la vittoria. Ciascun arciere portava fino a una cinquantina di frecce in una faretra o alla cintura. La rapidità di tiro poteva raggiungere le dieci-dodici frecce al minuto. A distanza ravvicinata, le frecce erano in grado di perforare la migliore armatura e la “”pioggia di frecce”” poteva respingere anche il più determinato degli oppositori.”” (pag 28) “”Le balestre pesanti potevano superare per gittata un arco lungo ma per lo più avevano anch’esse una portata massima di circa 360 metri. Benché il tiro potese avere una traiettoria tesa, i balestrieri impiegavano anche una tecnico di tiro alta e a parabola per perforare gli elmi e le spalle delle corazze. A breve distanza, la balestra non dava scampo. Il suo punto debole stava nella ridotta celerità di tiro (…) non superava i due o tre dardi al minuto””. (pag 29)”,”QMIx-148″
“BENNETT Christopher”,”Yugoslavia’s Bloody Collapse. Causes, Course and Consequences.”,”Preface, Abbreviations, Guide to Pronunciation, Maps, Introduction, Conclusion, Bibliographical Note, Index,”,”EURC-053-FL”
“BENNIGSEN Alexandre LEMERCIER QUELQUEJAY Chantal, a cura di Enrico FASANA”,”L’ Islam parallelo. Le confraternite musulmane in Unione Sovietica.”,”Alexandre BENNIGSEN (1913-1988) è il massimo studioso dell’Islam in URSS. Fu professore all’Univ di Chicago e poi storico dei popoli musulmani dell’URSS all’ Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi (EHESS), titolo condiviso dalla sua assidua collaboratrice Chantal LEMERCIER-QUELQUEJAY. Enrico FASANA, dopo aver studiato in IT e negli USA, all’Univ di Chicago con l’antropologo Louis DUMONT, si è dedicato allo studio dell’Asia e in particolare del sub-continente indiano. E’ docente di storia e istituzione dei paesi dell’Asia presso l’Università di Trieste.”,”RUSS-062″
“BENNIGSEN Alexandre LEMERCIER-QUELQUEJAY Chantal”,”Sultan Galiev. Le pere de la revolution tiers-mondiste.”,”Gli AA sono specialisti dell’ URSS e del mondo musulmano in Asia. Ex professore di storia all’ università di Chicago, BENNIGSEN è direttore di studi all’ EHESS. La LEMERCIER è turcologa e maitre de conferences all’ EHESS. GALIEV si può considerare il padre della rivoluzione terzomondista dato che ha elaborato la dottrina del “”comunismo nazionale musulmano””, un socialismo realizzato dai lavoratori musulmani e non imposto dal proletariato europeo, una dottrina che implicava la decolonizzazione dei territori occupati dall’ ex impero zarista. Calunniato dai sovietici come il “”Trotsky musulmano””, GALIEV è stato eliminato da STALIN nel 1928.”,”RUSU-143″
“BENNIGSEN A. LEMERCIER-QUELQUEJAY C.”,”L’ Islam en Union Soviétique.”,”BENNIGSEN A. Direttore di Studi all’ Ecole Pratique des Hautes-Etudes (Sorbona). LEMERCIER-QUELQUEJAY C. Chef de travaux nella stessa istituzione. “”In effetti l’ Islam è, più del cristianesimo ortodosso, una religione collettivista autoritaria la cui dottrina è obbligatoria per l’ insieme dei credenti e che tende ad estendere le sue direttive e i suoi giudizi a tutti i domini della vita sociale e privata. Nell’ Islam non c’è distinzione tra il temporale e lo spirituale e la confusione tradizionale tra i due poteri comporta la socializzazione di tutte le manifestazioni della vita pubblica e privata.”” (pag 144)”,”RUSS-180″
“BENNIGSEN AlexandreLEMERCIER QUELQUEJAY Chantal, a cura di Enrico FASANA”,”L’Islam parallelo. Le confraternite musulmane in Unione Sovietica.”,”Enrico Fasana, dopo aver studiato in Italia e negli Stati Uniti, all’Università di Chicago con l’antropologo Louis Dumont, si è dedicato allo studio dell’Asia e in particolare del sub-continente indiano. É docente di Storia e Istituzioni dei paesi dell’Asis presso l’Università di Trieste. Alexandre Bennigsen, (1913-1988) è il massimo studioso dell’Islam in Urss. Fu professore all’Università di Chicago e poi storico dei popoli musulmani dell’Unione Sovietica all’Ecole des Hautes Etudes en Saiences Sociales di Parigi, titolo condiviso dalla sua assidua collaboratrice Chantal Lemercier-Quelquejay.”,”RUSx-098-FL”
“BENOIST Luc”,”Le compagnonnage et les metiers.”,”Compagnonnage: associazione di istruzione professionale e di solidarietà tra operai dello stesso mestiere BENOIST è Conservateur honoraire des Musees de France.”,”MFRx-113″
“BENOIST-MECHIN Jacques”,”Histoire de l’armée allemande 1918-1945. 1. De l’armée imperiale à la Reichswehr 1918-1919 2. De la Reichswehr à l’armée nationale, 1919-1938″,”‘Histoire de l’armée allemande 1918-1945. 1. De l’armée imperiale à la Reichswehr 1918-1919 2. De la Reichswehr à l’armée nationale, 1919-1938′”,”GERQ-024″
“BENOIST-MECHIN Jacques”,”Histoire de l’armée allemande 1918-1937.”,”””””Privare il popolo tedesco di ogni istruzione militare con l’ abolizione del servizio obbligatorio; indebolire il prestigio dell’ esercito infliggendogli il carattere di una legione di mercenari; mantenere la Germania in una stato di inferiorità permentene limintando i suoi effettivi a 100.000 uomini; decapitare l’ esercito proibendogli di avere un comando unico, superiore agli Stati Maggiori dei due Gruppenkommandos; fare dei soldati tedeschi dei soldati di second’ordine, impedendo loro ogni conoscenza delle armi moderne; infine, isolare totalmente l’ esecito dal seno della nazione tagliando tutti i legami con la popolazione civile, in particolare con i giovani delle scuole e delle università””, tali sono, secondo von Seeckt, gli scopi perseguiti dagli esperti alleati, redigendo come hanno fatto le clausole militari del Trattato (di Versailles, ndr).”” Generale Hans von SEECKT, Die Reichswehr, Berlino 1933, opera capitale dell’ ex comandante in capo dell’ esercito espone nel dettaglio i suoi principi d’ azione. (pag 382)”,”GERG-060″
“BENOIST-MECHIN Jacques”,”Histoire de l’armée allemande. 1. L’ effondrement, 1918-1919.”,”La sede del Parlamento della Repubblica di Weimar. “”Il governo di Ebert darà un valore simbolico al fatto che abbia scelto Weimar, e non Berlino, per ivi riunire il Parlamenta: è la rottura con Potsdam, il ritorno alle tradizioni idealiste e liberali di Goethe. Questa affermazione è doppiamente tendenziosa. In primo luogo perché non è certo che Goethe sia stato un liberale. Certe sue dichiarazioni danno piuttosto a pensare il contrario; poi perché questa scelta è stata dettata da ragioni in cui l’ idealismo non c’entra per nulla. In realtà, se l’ Assemblea si riunisce a Weimar è per sedersi lì al riparo dalla folla berlinese, sotto la protezione rassicurante delle mitragliatrici di Maercker.”” (pag 147)”,”GERQ-069″
“BENOIST-MECHIN Jacques”,”Histoire de l’armée allemande. 2. La discorde, 1919-1925.”,”Dallo spartachismo tedesco alle rivendicazioni territoriali polacche. “”L’ 11 novembre 1918, la Germania depone le armi e la rivoluzione spartachista sommerge il paese. Dalla Turigia e la Sassonia, la rivolta guadagna la Slesia. I consigli dei soldati si costituiscono a Breslau e a Gleiwitz, ad Oppeln e a Ratibor. Gli operai interrompono il lavoro. Gli altiforni si spengono. E’ il momento che scelgono i polacchi per trasformare la rivoluzione spartachista in sollevamento nazionale. Riprendendo in Slesia la tattica che gli era così ben riuscita a Posen, i delegati del P.O.W. s’infiltrano nei Consigli dei soldati, mettendo da parte gli elementi tedeschi e piantando la bandiera rossa e bianca sul tetto dei comuni. Precedendo la firma del trattato di Versailles, vogliono porre gli alleati davanti al fatto compiuto, certi che il Consiglio supremo ratificherà la loro iniziativa. Ma il Grande Stato Maggiore tedesco non ci sta. Rispondendo all’ appello del maresciallo Hindenburg, si concentrano a Breslavia e a Francoforte sull’ Oder dei battaglioni di Grenzschutz-Ost e di corpi franchi. I primi scontri hanno luogo all’ inizio di febbraio 1919. (…) Il bilancio di questo primo sollevamento è nettamente favorevole ai Polacchi. Affinché la Slesia sia ufficialmente riunita alla Polonia, occorrerà che la linea di demarcazione provvisoria sia trasformata in frontiera definitiva.”” (pag 164-165)”,”GERQ-070″
“BENOIST-MECHIN Jacques”,”Histoire de l’armée allemande. 3. L’ essor, 1925-1937.”,”Il maresciallo Hindenburg. “”Con gli ultimi sopravissuti dell’ epoca imperiale, egli è arrivato alla rive del Terzo Reich, portando per mano la Reichswehr che ha protetto contro tanti pericoli. Se passa in rassegna, nel suo spirito, quest’epoca tormentata che si è chiamata “”la Repubblica””, quali scene dominano la mescolanza confusa di uomini e di avvenimenti? (…) Quanto al questo Terzo Reich, verso il quale, senza saperlo, ha condotto la Germania, non è opera sua e nessuno dubita che egli ne abbia mai approvato lo spirito. Egli lo ha riconosciuto e tenuto sulle fonti battesimali del potere, ma lì terminava il suo compito. Era cresciuto in un mondo troppo diverso, per potervisi adattare, – un mondo fondato sul rispetto del potere ereditario e la fedeltà verso la dinastia, un mondo di cui tutte le manifestazioni gravitavano attorno a questo astro unico: l’ Imperatore!””. (pag 210-211) Dottrina strategica offensiva. Partigiani avversari motorizzazione. (pag 221) 18 giugno 1936: accordo navale anglo-tedesco, con indignazione francese. (pag 266)”,”GERQ-071″
“BENOIST-MECHIN Jacques”,”Histoire de l’armée allemande. 4. L’ expansion, 1937-1938.”,”Il Giappone si ritira dalla Società delle Nazioni e forgia una dottrina Monroe per l’ Asia (pag 44) Missione del generale Von Seeckt in Cina (pag 80) Patto anti-Comintern L’ incorporazione dell’ Austria al Reich. L’ Italia. “”Considerando che ogni sforzo è ormai inutile, (Schuschnigg) va dal Presidente Miklas, per consegnargli le sue dimissioni. Allorché arriva dal Presidente, lo trova in uno stato di agitazione estrema. Non avendo seguito, ora per ora, le peripezie della giornata, non ha che un’ idea confusa di ciò che sta avvenendo. Egli acconsente a che il plebiscito sia spostato ad una data ulteriore. (Ha sempre sospettato che il referendum fosse un errore). D’altra parte rifiuta categoricamente di accettare le dimissioni di Schuschnigg, e a maggior ragione di nominare Seyss-Inquart al suo posto. – Ah, no! dichiara. Questo mai! Non voglio tradire i doveri della mia carica! Fa seguito una discussione animata tra Schuschnigg e lui, nel corso della quale il Cancellliere gli espone le ragioni che richiedevano il suo ritiro. Mentre questo dibattito proseguiva, un funzionario del ministero degli affari esteri porta un messaggio da Roma, che viene decifrato: ‘Il Governo italiano ritiene di far sapere, nel caso venisse consultato, che non può dare alcun consiglio nella situazione presente’. Occorre dunque abbandonare definitivamente ogni speranza in un intervento dell’ Italia. E può essere che sia meglio così. Perché data l’ evoluzione della situazione, un semplice spostamento di truppe verso il Brennero non servirebbe più a niente. Le divisioni italiane sarebbero obbligate ad occupare il paese. Ora, tutto fa supporre che, in questo caso, il popolo austriaco si sarebbe unito come un sol uomo alla Wehrmacht, per respingere l’ invasore italiano. Per una suprema ironia della sorte, Schuschnigg non desiderava più ciò che era, ancora fino a qualche tempo prima, la sua speranza suprema…”” (pag 535-536)”,”GERQ-072″
“BENOIST-MECHIN”,”Un printemps arabe.”,”””L’ Aramco non prende che “”la crema”” dei nostri giacimenti. Intendo con ciò che essa sfrutta unicamente quelli che sono i meno onerosi. Gli altri, li lascia incolti. Poi, noon è “”integrata”” con l’ Arabia. Tutti i suoi dirigenti vivono a New York e si limitano a prendere i gettoni di presenza. Essi ignorano tutto ciò che avviene qui, i nostri bisogni, le nostre aspirazioni. Dirigere una compagnia saudita a quindicimila chilometri di distanza è una assurdità…”” (ripenso, mio malgrado, alla riflessione di Napoleone: “”On se fatigue d’attendre des ordres venus de deux mille lieues… On veut être quelque chose chez soi… L’ ambition achève ce que l’ intérét a commencé…)”” (pag 143) (Si fa fatica ad aspettare degli ordini venuti da due miglia lontano… Si essere qualcosa da soli…L’ ambizione è di completare ciò che l’ interesse ha cominciato…)”,”VIOx-147″
“BENOIST-MECHIN M.J.”,”L’ armata tedesca, 1919-1936. Da Hindenburg a Hitler. Volume primo.”,”””Vi prego notare, signori, che io non biasimo né approvo: narro.”” (Talleyrand) (in apertura)”,”GERQ-078″
“BENOIST-MECHIN M.J.”,”L’ armata tedesca, 1919-1936. Da Hindenburg a Hitler. Volume secondo.”,”””La Repubblica è salva e gli anni che seguiranno segnano per essa un periodo di riposo, di prosperità, quasi di successo. Tuttavia non si è salvata da sé. L’opera di raddrizzamento e di risanamento è dovuta a due uomini che non appartengono al Parlamento; sul piano militare al generale von Seeckt; sul piano economico al dottor Schacht, commissario alle finanze dal 15 novembre 1923. La crisi del 1918-1919 s’era risolta, per impulso di Noske, con la sconfitta dei comunisti. Quella del 1919-1923 si chiude con la rotta dei socialdemocratici. Essi hanno perduto, in cinque anni, la metà dei loro elettori. Il potere passa nelle mani dei partiti borghesi – democratici e populisti – rappresentanti della grande e media industria. Questo mutamento è accompagnato da un violento colpo di timone nell’orientamento politico. Dopo Rathenau la diplomazia del Reich era dominata soprattutto dal desiderio di accostarsi ai Sovieti e di aprire il mercato russo al commercio germanico. Ora, la Germania distoglie lo sguardo dal miraggio asiatico e sembra volersi associare di nuovo ai destini del continente. Come un pendolo che ha raggiunto l’estremità della sua corsa e si rimette in marcia verso l’estremità opposta, essa si volge verso l’Occidente e di là dall’Occidente, verso la lontana America. Dopo un lungo periodo di depressione e di caos, la Germania si ritrova d’un tratto in un mondo trasformato ove i lanzichenecchi hanno ceduto il posto ai finanzieri e agli esperti. Alla mistica militare delle leghe e dei corpi-franchi, i partiti al potere si sforzano di sostituire un’etica del lavoro basata sullo spirito intraprendente e il culto della macchina. Finanziati dall’oro americano, stazioni, stadii, città operaie, aeroporti sorgono un po’ dappertutto. E come sempre in quel paese ove tutto è spinto all’estremo, la Germania si slancia perdutamente in una frenesia di razionalizzazione e di produzione che finirà a generare, col tempo, la superproduzione e la disoccupazione.”” (pag 169-170)”,”GERQ-079″
“BENOIST-MÉCHIN Jacques”,”Soixante jours qui ébranlèrent l’Occident. 10 mai – 10 juillet 1940. 1. La bataille du Nord.”,”La strana guerra. “”Que va-t-il se passer? Chacun s’attendati à des événements stupéfiants, mais contre toute attente, il ne sepasse rien. L’hiver de 1939-1940 s’écoule dans l’inaction. Déroutée par l’immobilité du front, que reflète, jour après jour, la monotonie des communiqués, l’opinion française commence à s’énerver. Tout la déconcerte dans cette guerre préventive, déclenchée trop tardivemen, et surtout l’absence d’opérations militaires. Ce n’est pas que l’idée de se battre répugne aux Français. Leur tempérament impatient s’accommode mal de la «guerre froide», et le souvenir de leurs victoires passées est resté vivant dans leur coeur. De plus, un de leurs chefs militaires les plus prestigieux; le général Weygand, n’a-t-il pas prononcé, tout récemment encore, ces paroles réconfortantes: «L’armée française a une valeur plus grande qu’à aucun moment de son Histoire; elle possède un matériel de première qualité, des fortifications de premier ordre, un moral excellent et un Haut Commandement remarquable. Personne chez nous ne désire la guerre, mais si l’on nous oblige à gagner une nouvelle victoire, nous la gagnerons» (1)? Ces affirmations, venant d’un soldat glorieux, ont raffermi les courages (). Mais une fois leur écho éteint, un malaise indéfinissable s’est emparé des esprits. Que cachent ce calme perfide, ces canons silencieux, ce ciel clair que ne trouble même pas le sillage d’un avion ami? Inquiète du laisser-aller qu’elle voit régner partout, privée d’une direction ferme, la France se sent glisser vers une aventure dont elle discerne mal l’issue. L’opinion réclame des actes, à défaut d’une solution. Mais lesquels? Faire la paix? Le Chanchelier du Reich l’a offert, le 6 octobre 1939, à la tribune du Reichstag, au lendemain de la conclusion de la campagne de Pologne. Le roi des Belges et la reine de Hollande proposent leur médiation; mais d’autres voix s’élèvent pour dire qu’il n’y faut pas songer, car cela équivaudrait è entériner la victoire de l’Allemagne. Roosevelt envoie un émissaire en Europe pour s’enquerir de la situation. Celui-ci repart pour l’Amérique sans avoir terminé son périple. Faute de pouvoir y mettre un terme, on se résignera donc à poursuivre la guerre – cette «drôle de guerre» à lequelle personne ne comprend rien…Mais voici que le conflit russo-finlandais vient fournir une diversion aux esprits (15 janvier 1940). On se prend à rêver à d’autres opérations qu’à celle qui est aux portes du pays, et à laquelle on voudrait penser le moins possible”” (pag 16-17) (introduzione) [() C’est d’ailleurs dans cette intention que le général Weygand les a dites. «Lorsque j’ai prononcé ces paroles, écrira-t-il plus tard, j’avais quitté le commandement depuis quatre ans et demi, pendant lesquels je ne fus jamais consulté sur quoi que ce fût… Mon rôle de vieux chef était de maintenir le moral à la veille d’une guerre que tous savaient imminente, et de ne pas diminuer la confiance en une armée qu’il n’était plus à cette heure possible de modifieer (2)»; (1) Weygand: ‘Discours prononcé à Lille’, le 2 juillet 1939; (2) Weygand: ‘En lisant les Mémoires du général de Gaulle’, 17]”,”QMIS-209″
“BENOIST-MECHIN Jacques”,”Soixante jours qui ébranlérent l’Occident. La bataille de France. II. 10 mai-10 juillet 1940.”,”I negoziati per l’armistizio. L’interesse limitato di Hitler nei confronti della Francia. Le dure condizioni proposte da Mussolini dopo una settimana di guerra. “”Au cours de la nuit, Hitler a quitté en train spécial son Q.G. de Charleville, accompagné de M. von Ribbentrop et de quelques membres de ses maisons militaire et civile. En cours de route, son train est arrêté à une petite halte dans la Forét Noire. C’est l’ambassadeu Hewel; de l’Etat Major de Rittentrop, qui a pris des dispositions pour faire stopper le convoi. Il arrive en avion de Berlin, porteur d’une note écrite du gouvernement espagnol (), confirmant officiellement la demande d’armistice formulée par le gouvernement français. Hitler, Ribbentrop et quelques officiers descendent du train et s’avancent au devant de l’ambassadeur Hewel. Celui-ci, d’un air joyeux, tend à Hitler la note du gouvernemen espagnol. Hitler, l’ayant lue, donne libre cours à sa joie. Il esquisse quelques pas de danse sur le terre-plein le long duquel s’est arrété son wagon. «Lorsque je vis cette scène aux actualités, écrira plus tard l’ambassadeur Abet, j’en reçus une impression pénible. Les gestes et l’attitude du Führer ne me paraissaient pas convenir à la gravité du moment. Je pensai alors à Frédéric II, tant admiré par Hitler, qui, après la guerre de Sept ans, se fit jouer un choral de Jean-Sebastian Bach dans la solitude d’une église de Berlin, au lieu d’assister au défilé de la victoire ()». Puis Hitler, Ribbentrop et leur suite remontent dans leur train, qui repart en direction de Munich. Quelles sont les pensées du maître du IIIe Reich, tandis qu’il roule à la rencontre du chef de l’Italie fasciste? «Durant les années qui avaient précédé la guerre, écrit William L. Langer, le grand objectif d’Hitler en politique étrangère avait été d’arriver à un accord avec la Grande Bretagne qui lui laisserait les mains libres à l’Est. Dans ses calculs, la France n’avait tenu qu’une place secondaire. Il semble avoir eu, de l’armée française, une opinion beaucoup plus défavorable que la plupart de ses généraux. Néanmoins, la victoire de l’Allemagne sur la France survint plus rapidement qu’il ne s’y attendait lui-même et la demande d’armistice le prit au dépourvu… L’intérêt que Hitler portait à la France était limité, et celui qu’il attachait aux colonies françaises extrémement faible. Son souci principal était l’Angleterre et son grand espoir était de parvenir à un arrangement avec elle, si possible sans nouvelles opérations militaires. D’une façon générale, son but était de ne pas accroître l’antagonisme des Français, au point de les amener à resserrer leur coopération avec la Grande-Bretagne. «Mussolini, en revanche, était dépourvu de toute finesse. Quoique ses troupes n’eussent récolté aucune gloire, au cours de cette guerre d’une semaine contre la France, le Duce se trouvait du côté du gagnant et il ne se proposait par seulement de prendre son dû, mais de saisir tout ce qui tomberait entre ses mains. En route pour Munich, il approuva donc un programme que ses subordonnés avaient tracé pour lui. Celui-ci comportait la démobilisation de la France et la remise de tous ses armements, l’occupation, par l’Italie, de tous les territoires situés à l’est du Rhône, aisni que de la Corse, de la Tunisie et de la Somalie française; de plus l’occupation à tout moment, si elle devenait nécessaire, de points stratégiques en France, dans les colonies et dans les mandats français, en particulier les bases navales d’Alger, d’Oran et de Casablanca; enfin, le reddition de la flotte de guerre et des force aériennes françaises (373). «Ces plains furent balayés par Hitler, qui exposa ses espoirs en une paix prochaine avec la Grande-Bretagne, et son désir de ne pas accroître l’hostilité des Français» (374)””] [() Elle avait été remise à la Wilhelmstrasse par l’Ambassadeur d’Espagne à Berlin; () Abetz, ‘Histoire d’une politique franco-allemande, p. 126 (…); (373) Papiers du Maréchal Graziani (inédits). Rapport de l’Etat-Major italien, le 18 juin 1940; (374) Langer, ‘Our Vichy Gamble’, 47-48] (pag 319-321)”,”QMIS-217″
“BENOIST-MÉCHIN Jacques”,”Soixante jours qui ébranlèrent l’Occident. 10 mai – 10 juillet 1940. 1. La bataille du nord.”,”1er Juin (1940). Situation militaire. La tempistica. La tempistica. “”Les restes de la 1re Armée, qui combattaient dans la régione de Lille, capitulent après avoir épulsé leur munitions. A 9 heures, deux bataillons de marche, constitués par des délégations de toutes les unités qui ont participé à la bataille, défilent en armes sur la grande place de Lille, devant le général Wegner. Un détachement allemand leur rend les honneurs (466). Le général de Gaulle, convoqué par le général Weygand, se rend au G.Q.G. français, au château de Montry. Le Commandant en chef le félicite de sa belle conduite, à la tête de la IVª Division cuirassée, à Monteornet et à Abbeville. Il le cite à l’ordre du jour et lui confirme sa nomination au grade de général de brigade à titre temporaire. Puis les duex généraux évoquent la deuxième phase de la bataille, qui paraît imminente. – «Je serai attaqué d’un jour à l’autre sur la Somme et sur l’Aisne, lui dit Weygand. J’aurai sur les bras deux fois plus de divisions allemandes que nous n’en avons nous-mêmes. C’est dire que les perspectives sont bouchées. Si les choses ne vont pas trop vite; si je peux récupérer à temps les troupes française échappes de Dunkerque; si l’armée britannique revient prendre part à la lutte, après s’être rééquipée, et si la R.A.F. consent à s’engager à fond dans les combats du continent, alors il nous reste une chance. Sinon! …» (467). Le général Weygand clôture son exposé par une geste de la main qui exprime son impuissance. Le général de Gaulle quitte le G.Q.G. «le coeur lourd» (). On le croit aisément. (…)”” (pag 395-396) [() Le général de Gaulle déclare, dans ses Mémoires, qu’il se serait entretenu avec le général Weygand, au cours de cette visite, de l’emplois éventuel «des 1.200 chars qui nous restaient». Ce doit être une erreur, car le général Weygand n’a conservé aucun souvenir de cet entretien. De plus, le nombre total de chars lourds existaint encore à ce moment-là ne dépassait guère 250 (468)] [(466) Roton: ‘Les années cruciales, 239. Bardies: ‘La campagne de 1939-1940, 248; (467) De Gaulle: Mémoire de guerre, I, 40; (468) Weygand: ‘En lisant les Mémoires du général de Gaulle, 26-29]”,”QMIS-009-FGB”
“BENOT Yves”,”La révolution française et la fin des colonies, 1789-1794.”,”BENOT Yves (23/12/1920 – 03/01/2005) è lo pseudonimo di HELMANN Édouard. Storico, storico della filosofia, professore universitario, giornalista anticolonialista. Figlio di un medico rumeno che combattè sulla Marna nel 1914; arrestato, deportato con la moglie nel 1943 e probabilmente giustiziati al loro arrivo nei campi di sterminio. BENOT interruppe gli studi di letteratura, iniziando la carriera di insegnante in Marocco. Ritornato in Francia collabora con pubblicazioni legate al Partito Comunista francese. Si trasferisce in Guinea, poi nel Ghana. Si laurea nel 1976 all’Università di Parigi-8. Esperto della storia coloniale, combattè i tentativi di revisionismo della storia coloniale. Sepolto nel cimitero monumentale parigino di Père-Lachaise. <<È opportuno preliminarmente chiarire lo stato della questione nel 1789, per non confondere i termini del dibattito. L’antischiavitù è una protesta contro un certo modello di sfruttamento delle colonie, e che quindi non implica automaticamente l’anticolonialismo di principio. (…) Ricordiamo qui che prima di questa guerra [Guerra dei Sette anni, NdR] e del Trattato di Parigi del 1763, il Canada e l’India rappresentavano per la Francia tipi di colonizzazione del tutto diversi dalla colonizzazione degli schiavi, ma la cui redditività a breve termine era considerata poco attraente dai commercianti metropolitani. In ogni caso, nel 1789, chi dice schiavitù dice colonie e viceversa.>> (pag 12 e 14, Traduz. d.r.)”,”FRAR-002-FSL”
“BENOT Yves”,”La démence coloniale sous Napoléon.”,”DORIGNY Marcel (1948-2021, Storico e accademico francese alla Sorbona, lavorato con VOVELLE Michel ed esperto di storia della schiavitù) all’Edizione del 2006 BENOT Yves (23/12/1920 – 03/01/2005) è lo pseudonimo di HELMANN Édouard. Storico, storico della filosofia, professore universitario, giornalista anticolonialista. Figlio di un medico rumeno che combattè sulla Marna nel 1914; arrestato, deportato con la moglie nel 1943 e probabilmente giustiziati al loro arrivo nei campi di sterminio. BENOT interruppe gli studi di letteratura, iniziando la carriera di insegnante in Marocco. Ritornato in Francia collabora con pubblicazioni legate al Partito Comunista francese. Si trasferisce in Guinea, poi nel Ghana. Si laurea nel 1976 all’Università di Parigi-8. Esperto della storia coloniale, combattè i tentativi di revisionismo della storia coloniale. Sepolto nel cimitero monumentale parigino di Père-Lachaise. «(…) non solo è più possibile ignorare la Rivoluzione Coloniale, ma – e questo è il contributo essenziale dell’opera di Benot – non è più possibile agire come se questa Rivoluzione delle Colonie fosse un incidente lontano, esotico ed esterno alla “”Grande Rivoluzione””: Benot ha dimostrato che i due processi erano consustanziali e che era inutile volerne studiare uno ignorando l’altro. Furono le rivendicazioni egualitarie delle persone libere di colore, poi l’insurrezione degli stessi schiavi, a imporre alla Rivoluzione francese la piena applicazione delle promesse della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, cautamente riservate ai francesi bianchi dalla Costituzione del 1791 che escludeva esplicitamente le colonie dal suo ambito di applicazione. (…) La démence coloniale sous Napoléon (…) è il lato oscuro del rapporto complesso e contraddittorio tra la nascita e poi l’affermazione di una nuova società francese a partire dal 1789, e l’esistenza, finalmente riaffermato, delle colonie schiaviste; (…) In realtà la “”follia”” coloniale di Napoleone cessò di essere oggetto di progetti politici concreti già prima del 1814, poichè nel 1811 tutte le allora colonie francesi erano andate perdute (e nonostante il ripristino della schiavitù nel 1802, benchè concepito come punto di partenza della “”restaurazione coloniale”” voluta da Bonaparte e dal suo entourage).>> (pag 2, pg 3 dalla Prefazione di DORIGNY M. Traduz. d.r.)”,”FRAR-003-FSL”
“BENOT Yves”,”Diderot de l’athéisme à l’anticolonialisme.”,”””Le sistre indique que tous les êtres doivent être perpétuellement mus et agités”” (Plutarque, Sur Isis et Osiris) “Il sistro indica che tutti gli esseri devono essere perennemente mossi e agitati” (Il sistro è un antico strumento musicale di origine egiziana. Sistro egiziano: Questo strumento a percussione risale a circa 3000 a.C. ed era sacro alla dea Iside. Si compone di una struttura a forma di anello con barre metalliche o sonagli che producono suoni quando scosso. La dea Hathor, anch’essa associata al sistro, era spesso raffigurata con questo strumento nelle mani) L’autore è stato professore in un liceo del Ghana e poi direttore aggiunto del Ghana Institute of Language ad Accra dal 1962 al 1964. Ha pubblicato varie opere tra cui testi sconosciuti di varie opere di Diderot. “”Il est donc difficile, je ne dis pas de comprendre, Diderot, mais simplement, de el connaître. Les publications isolées de la ‘Lettre sur le commerce de la librairie’ en 1861 et des lettres personelles à Falconet en 1867, en revue, sont des curiosités pour spécialistes. Et ainsi s’explique que Marx et Engels, qui font du ‘Neveu de Rameau’ leur livre de chevet, ignorent le ‘Rêve de d’Alembert’ et les positions (ou les interrogatiosn) philosphiques de Diderot (27). La publication, en 1875-1876, de la seule éditions des oeuvres complètes de Diderot qui ait pu, un moment au moins, mériter ce titre, celle d’Assezat-Tourneux, s’inscrit dans une entreprise culturelle qui vise à fonder la IIIe République sur l’héritage progressiste. (…)”” (pag 271) [(27) Ce qui, par exemple, a pour effet de fausser sensiblement le tableau du matérialisme français du XVIIIe siècle, dans ‘La Sainte Famille’. Lénine, en revanche, redonnera à Diderot la place qui lui est due, dans ‘Matérialisme et empiriocriticisme'””]; “”C’est qu’il y a utopie spiritualiste et utopie matérialiste: Lénine le savait, qui s’écriait, bien après la révolution d’Octobre: «Seuçs des rêveurs pouvaient faire ce que nous avons fait»”” (pag 283); “”De ler, malgré tout ce qui a changé et change depuis près d’un demi-siècle, il n’est pas encore trop tard pour juger actuelle l’appreciation de Lénin en 1922: «Les écrits ardents, vifs, ingénieux, spirituels des vieux athées du XVIIIe siècle, qui attaquaient ouvertement la prêtraille régnante, s’avéreront bien souvent mille fois plus aptes à tirer les gens de leur sommeil religieux que les redites du marxisme, fastidieuses et arides». Et probablement aussi, plus agréables à lire que le jargon du christianisme, revu et corrigé par le galimatias d’un Teilhard de Chardin – pour revenir à l’actualité – ou de qui on voudra. Encore une fois, ce n’est pas parce que l’athéisme n’est pas tout et que, le tenant pour acquis au départ, Marx et Engels ont eu, autre chose à faire qu’à recommencer un travail déjà fait, qu’on aurait le droit d’oublier qu’il est au commencement de tout”” (pag 284)] [Yves Benot, ‘Diderot de l’athéisme à l’anticolonialisme’, François Maspero, Paris; 1970]”,”FILx-015-FSD”
“BENREKASSA Georges”,”Montesquieu.”,”Le condizioni della libertà politica. “”La démocratie et l’ aristocratie ne sont point des Etats libres par leur nature. La liberté politique ne se trouve que dans les gouvernements modérés. Mais elle n’est pas toujours dans les Etats modéres; elle n’y est que lorsqu’on n’abuse pas du pouvoir; mais c’est une expérience éternelle que tout homme qui a du pouvoir est porté à en abuser; il va jusqu’à ce qu’il trouve des limites. Qui le diroit! la vertu même a besoin de limites. Pour qu’on ne puisse abuser du pouvoir, il faut que, par la disposition des choses, le pouvoir arrête le pouvoir. Une constitution peut être telle que personne ne sera contraint de faire les choses auxquelles la loi ne l’ oblige pas, et à ne point faire celles que la loi lui permet. (Lois, VI, 4.). (pag 94)”,”TEOP-332″
“BENSADEK Catherine BLUM Francoise CEPEDE Frederic COURBAN Alexandre DESROCHE Paulin DEZES Marie-Genevieve FAYE Bernard HEDDE Joel HEBRARD Virginie JOUINEAU Emmanuelle KUNHMUNCH Annie LACOUSSE Magali LAFON Eric LEFEBVRE Denis LORRY Anthony MARIE Jean-Jacques MEREL Thierry MOURADIAN Georges MORIN Gilles PROCHALSKI Jadwiga SINNO Henri VACCARO Rossana VEYRON Franck VIAUD Ronan, collaborazione di”,”Congrès du monde ouvrier. France, 1870-1940. Guide des sources.”,”Collaborazione di BENSADEK Catherine BLUM Francoise CEPEDE Frederic COURBAN Alexandre DESROCHE Paulin DEZES Marie-Genevieve FAYE Bernard HEDDE Joel HEBRARD Virginie JOUINEAU Emmanuelle KUNHMUNCH Annie LACOUSSE Magali LAFON Eric LEFEBVRE Denis LORRY Anthony MARIE Jean-Jacques MEREL Thierry MOURADIAN Georges MORIN Gilles PROCHALSKI Jadwiga SINNO Henri VACCARO Rossana VEYRON Franck VIAUD Ronan.”,”ARCx-019″
“BENSAÏD Daniel”,”Les trotskysmes.”,”BENSAÏD Daniel insegna filosofia all’ Università di Paris VIII, Saint-Denis.”,”TROS-072″
“BENSAID Daniel NAIR Alain BOULTE Nicolas MOIROUX Jacques NETTL J.P. LÖWY Michael MEHRINGER Hartmuth MERGNER Gottfried HAUPT Georges”,”Rosa Luxemburg vive. Inediti di Rosa Luxemburg.”,”Interventi di Daniel BENSAID e Alain NAIR, Nicolas BOULTE e Jacques MOIROUX, J.P. NETTL, Michael LOEWY, Hartmuth MEHRINGER e Gottfried MERGNER, Georges HAUPT. “”Così, potrebbe sembrare paradossale, in quel periodo l’ opinione di Lenin era più vicina a quella di Kautsky che a quella della Luxemburg; l’ interesse di Lenin per la coesione e la purezza del suo gruppo all’ interno del RSDRP corrispondeva all’ opinione che si faceva Kautsky del ruolo dell’ SPD nella società tedesca. In entrambi i casi lo sforzo principale era rivolto contro le idee rivali che avrebbero potuto eventualmente turbare l’ unità del gruppo in questione; (…)””. (pag 81, J.P. Nettl) Maggioranza rivoluzionaria. “”Nella sua analisi della rivoluzione bolscevica del 1917, Rosa Luxemburg non studiò mai l’ aspetto tecnico della presa del potere. La maggioranza ottenuta dopo il colpo lo aveva legittimato e questo era sufficiente. Il bisogno di una maggioranza era quindi una parte essenziale della dottrina di Rosa Luxemburg sull’ imperialismo e sulla rivoluzione. (…) Lenin stesso non citò né apertamente né indirettamente la spontaneità nella sua analisi degli errori di Rosa Luxemburg nel 1922. La posizione di Rosa Luxemburg sulla questione della democrazia giocò un ruolo cruciale per un breve periodo nel 1920. Il partito comunista tedesco era stato costretto ad accettare il controllo russo. Nella misura in cui per questi stessi motivi si era opposta alla creazione della Terza Internazionale e aveva consigliato al KPD, nelle settimane che precedettero la sua morte, di fare attenzione a non riprendere le tradizioni oligarchiche dell’ SPD, il prestigio del suo nome era un’ arma importante nelle mani di quelli che volevano resistere alla bolscevizzazione del partito comunista tedesco. A partire da quel momento le opinioni di Rosa Luxemburg furono sottoposte ad una generale critica sistematica.”” (pag 83-84)”,”LUXS-035″
“BENSAÏD Daniel”,”Chi sono questi trotskisti? Storia e attualità di una corrente eretica.”,”BENSAÏD Daniel insegna filosofia all’università di Parigi VIII Saint Denis. Tra i protagonisti del maggio ’68 e dirigente della LCR francese. Direttore della rivista Contretemps. Salvatore CANNAVO’ dirigente dell’Associazione Sinistra Critica. Deputato del Prc. Vice direttore di ‘Liberazione’. ‘Stati Uniti socialisti d’Europa’ “”In un’intervista del settembre 1939 al ‘Daily Herald’ di Londra, Trotsky dichiarava di nuovo che la guerra mondiale era inevitabile. La rivoluzione spagnola era stata l’ultima opportunità di sfuggirle. “”La Seconda guerra mondiale è cominciata””, scrisse allora, poiché gli Stati Uniti non potranno tenersi in disparte nella lotta per l’egemonia mondiale. Ma la Germania arriva troppo tardi per la grande spartizione imperiale: “”La furia militare che si è impadronita dell’imperialismo tedesco si concluderà con una terribile catastrofe. Ma prima, molte cose saranno successe in Europa””. La conferenza d’emergenza riassume questi orientamenti: “”La causa immediata della guerra attuale è la rivalità tra i vecchi e i ricchi imperi coloniali (la Gran Bretagna e la Francia) e i saccheggiatori imperialisti arrivati in ritardo (la Germania e l’Italia)””. Questa guerra “”non è la nostra””. Alla difesa nazionale in nome dell’antifascismo, si oppongono la distruzione rivoluzionaria dello stato nazionale, la parola d’ordine degli Stati uniti socialisti d’Europa, l’appello alla fraternizzazione di classe tra i lavoratori in uniforme””. (pag 55-56)”,”TROS-222″
“BENSAID Daniel MANDEL Ernest”,”Lénine, au delà des larmes (Bensaid) – Le PCF, Roger Garaudy et le “”capitalisme monopoliste d’Etat”” (Mandel), estratti da ‘Quatrième internationale’.”,”””Le classiques du marxisme regorgent de textes annonçant l’avènement de l’action consciente des hommes comme l’ouverture d’une ère nouvelle. Dans l”Idéologie allemande’, déjà Marx souligne que “”le communisme se distingue de tous les mouvements qui l’ont précedé jusqu’ici en ce qu’il bouleverse la base de tous les rapports de production et d’échange antérieurs et que, pour la première fois, il traite consciemment toutes les conditions naturelles préalable comme des créations des hommes qui nous ont précédés, qu’il dépouille celle-ci de leur caractère naturel et les soumet à la puissance des individus associés”” (2). Il reviendra sur la même idée plus tard dans ‘Herr Vogt’ en affirmant que le mouvement ouvrier représente “”la participation consciente au processus historique qui bouleverse la societé””. Enfin Rosa Luxemburg, en lutte contre la débâcle chauvine de la socialdémocratie, reprendra la même idée dans la brochure signée ‘Junius’: “”Dans l’histoire, le socialisme est le premier mouvement populaire qui se fixe comme but, et qui soit chargé par l’histoire, de donner à l’action sociale des hommes un ‘sens conscient’, d’introduire dans l’histoire une pensée méthodique et, par là, une volonté libre. Voilà pourquoi F. Engels dit que la victoire définitive du prolétariat socialiste constitue un ‘bond’ qui fait passer l’humanité du règne animal au règne de la liberté”” (3). (…) On sait la place qu’occupaient récemment la redécouverte et la vogue des textes de jeunesse de Marx. Cette interprétation humaniste pour qui “”le point de départ de Marx c’est l’homme”” (4), s’efforce de racheter, par le culte d’une hypothétique essence humaine, les gigantesques péchés staliniens. Cette attitude, au lieu d’affronter la dégènérescence du mouvement ouvrier, regarde vers le passé, vers l’homme individuel de la vieille philosophie. A l’opposé de cette régression, Lénine donne à la découverte politique de Marx un contenu pratique. L’action consciente du prolétariat est une action de classe. Elle suppose une ‘position du parti’. “”L’organisation des prolétaires en une classe, et par suite, en un parti politique”” écrit Marx. A quoi fait écho la position de Lénine selon laquelle “”l’expression la plus complète de la lutte des classes, c’est la lutte des partis”” (5). En s’organisant en parti, en affirmant par là ses intérêts de classe autonome, en élaborant la stratégie qui les fasse triompher, la classe ouvrière dresse face à l’Etat bourgeois sa propre candidature au pouvoir”” (pag 10-11) [Daniel Bensaid, ‘Lénine, au delà des larmes’, Paris, 1970] [(2) ‘Ideologie allemande, éditions sociales, p. 97; (3) ‘La crise de la social-démocratie’, Editions La Taupe, p: 67; (4) Adam Schaff dans ‘L’Homme et la Société’ (n. 7); (5) Lénine, ‘Le Parti socialiste et le révolutionnarisme sans parti’ (tome 10, p. 75)]”,”LENS-266″
“BENSAÏD Daniel”,”Gli spossessati. Proprietà, diritto dei poveri e beni comuni.”,”Daniel Bensaïd insegna filosofia all’Università di Parigi VIII (Saint-Denis). Tra i protagonisti del maggio ’68, oggi è uno dei maggiori filosofi marxisti contemporanei. Ha pubblicato diverse opere, alcune tradotte in italiano. “”I rapporti sociali “”non sono rapporti tra individuo e individuo””, ma tra operaio e capitalista, tra contadino e proprietario fondiario; ecc.: “”Cancellate questi rapporti, e distruggerete la società”” (28). Nella società capitalistica la proprietà non è dissociabile dall’appropriazione privata del pluslavoro altrui, in altre parole dallo sfruttamento. La società non è riducibile a un aggregato d’individui, o di “”lavoratori immediati””. E’ un rapporto tra classi sociali antagoniste. Ancora prima delle celebri frasi che aprono il ‘Manifesto del partito comunista’, redatte alla fine dello stesso anno (1847), nella ‘Miseria della filosofia’ delinea i termini generali del conflitto che muove la dinamica storica: “”Nel momento in cui la civiltà comincia, la produzione inizia a fondarsi sull’antagonismo degli ordini, delle caste, delle classi, e infine sull’antagonismo del lavoro accumulato e del lavoro immediato””. La conseguenza, in termini pratici, che trae da tutto questo è agli antipodi di quella proposta da Proudhon. Per quest’ultimo “”le coalizioni operaie”” sono nocive in quanto le corporazioni dell”ancien régime’, e il fatto che i lavoratori ne abbiano “”perso l’abitudine”” deve esser considerato un progresso (29). Per Marx, al contrario, questa massa di lavoratori, “”che costituisce già una classe di fronte al capitale ma non ancora in sé””, “”si costituisce in classe per sé”” associandosi e lottando insieme: “”Gli interessi che essa difende diventano interessi di classe. Ma la lotta di classe contro classe è una lotta politica””. Nell’articolo del 1865 scritto in occasione della morte di Proudhon, Marx riprende la sua critica iniziale delucidandola maggiormente. Nel frattempo, le sue tesi, lavorate nel cantiere de ‘Il Capitale’, si erano notevolmente precisate e irrobustite. Il titolo stesso del saggio del 1840 sulla proprietà “”già ne indicava l’insufficienza””: «La domanda era posta troppo impropriamente perché vi si potesse rispondere correttamente (…). La storia stessa si era preoccupata così di criticare rapporti di proprietà del passato. Quello che invece avrebbe dovuto costituire l’oggetto della trattazione di Proudhon erano i rapporti della moderna proprietà borghese. Alla domanda sulla natura di questi rapporti non si poteva rispondere se non con una analisi critica dell”economia politica’, la quale abbracciasse l’insieme di tali rapporti di proprietà, non nella loro espressione giuridica di rapporti di volontà, bensì nella loro forma reale di rapporti della produzione materiale». Quanto alla ‘Filosofia della miseria’, Marx rimprovera a Proudhon di aver condiviso «le illusioni della filosofia “”speculativa””: invece di considerare le categorie economiche come espressioni teoriche di rapporti di produzione storici, corrispondenti a un determinato grado di sviluppo della produzione materiale, la sua immaginazione le trasforma in idee eterne, preesistenti a ogni realtà» (30). Tale critica radicale sfocia nel rifiuto della definizione di “”proprietà”” in termini di “”furto””, che si limita a una concezione giuridica o moralistica dei rapporti di produzione: «le nozioni giuridiche del borghese sul ‘furto’ si applicano altrettanto bene ai suoi ‘onesti’ profitti. D’altra parte, poiché il furto, in quanto violazione della proprietà, ‘presuppone la proprietà’, Proudhon si impania in ogni sorte di nozione confusa e fantastica sulla vera proprietà borghese» (31). Invece di considerare la proprietà come una categoria giuridica illegittima, come la maggior parte dei socialisti dell’epoca, Marx l’analizza fin dall”Ideologia tedesca’ come “”un modo di relazione necessaria a uno stadio di sviluppo delle forze produttive”””” [Daniel Bensaïd, ‘Gli spossessati. Proprietà, diritto dei poveri e beni comuni’, Milano, 2009] [(28) Karl Marx, ‘Miseria della filosofia’, cit., pp. 361, 369, 401. In una lettera del 26 ottobre 1847, Engels riporta di aver detto a Louis Blanc che poteva considerare il libro di Marx contro Proudhon (‘Miseria della filosofia’) “”il nostro programma””; (29) Pierre-Joseph Proudhon, ‘Filosofia della miseria’, cit., p. 430; (30) Karl Marx, “”Lettera a Schweitzer””, trad. it., in Id., ‘Miseria della filosofia’, cit., pp 184-186; (31) Ivi, p. 185]”,”MADS-708″
“BENSAÏD Daniel”,”Marx, istruzioni per l’uso.”,”Daniel Bensaïd insegna filosofia all’Università di Parigi VIII (Saint-Denis). Tra i protagonisti del maggio ’68, oggi è uno dei maggiori filosofi marxisti contemporanei. Ha pubblicato diverse opere, alcune tradotte in italiano. “”L’anno precedente alla prima edizione tedesca del ‘Capitale’, il biologo tedesco Ernst Haeckel, divulgatore di Darwin e appassionato di neologismi, fu il primo a utilizzare, nel 1866, il termine «ecologia». Troviamo tre occorrenze nella sua ‘Generelle Morphologie der Organismen’ (1866). Ecco come Haeckel definisce le relazioni tra gli organismi, tra l’economia umana e la natura: «Per ecologia intendiamo la scienza dei rapporti degli organismi con il mondo esterno, nel quale possiamo riconoscere in modo più ampio i fattori della lotta per l’esistenza». Marx non è un angelo ambientalista, un pioniere, senza sapere di esserlo, dell’ecologia. Per quanto non manchi di prendere parte all’entusiasmo produttivista del suo tempo, tuttavia non aderisce senza riserve alle «illusioni del progresso» denunciate qualche anno dopo da George Sorel. Fintanto che l’ambivalenza del progresso è determinata da un modo di produzione fondato sullo sfruttamento, progresso tecnico e progresso sociale non vanno necessariamente di pari passo. Al contrario, nel Libro I del ‘Capitale’ Marx scrive: «Ogni progresso nell’agricoltura capitalistica è un progresso non solo nell’arte di derubare l’operaio, ma nell’arte di derubare il suolo. Ogni progresso nell’incremento della sua fertilità per un certo periodo, è insieme un progresso verso la rovina delle sue sorgenti perenni» (1). Poiché «la produttività del lavoro è pure legata a condizioni naturali che non di rado diventano meno redditizie nella misura in cui la produttività – in quanto dipendente da condizioni sociali – aumenta. Di qui un movimento contraddittorio in queste diverse sfere: progresso in alcune, regresso in altre. Si consideri per esempio il puro e semplice influsso delle stagioni, da cui dipende la quantità della maggior parte delle materie prime, l’esaurirsi delle foreste, dei giacimenti di ferro e carbone, ecc.» (2). La silvicoltura fornisce un buon esempio della discordanza tra il tempo economico di rotazione del capitale e il tempo ecologico del rinnovamento naturale: «Il lungo tempo di produzione (…), e quindi la lunghezza dei suoi periodi di rotazione, fa della silvicoltura un ramo di industria privato e perciò capitalistico sfavorevole» (3). Cosciente delle pene della colonizzazione e delle mutilazioni del lavoro, Marx non vede dunque un autentico progresso che al di là del capitalismo: «Quando una grande rivoluzione sociale avrà preso possesso dei risultati dell’era borghese, dei mercati mondiali e delle forze moderne di produzione, e avrà sottoposto ogni cosa al controllo esercitato in comune da tutti i popoli più progrediti, solo allora il progresso dell’umanità cesserà di assomigliare a quell’orrenda divinità pagana, che beveva il nettare solo nei teschi dei nemici uccisi» (4). Un orrendo idolo pagano assetato di sangue! La denuncia dei miti del progresso è chiara e franca. E in attesa della grande rivoluzione sociale «tutti i progressi della civiltà, (…) ogni incremento delle forze produttive sociali (…) arricchiscono non l’operaio, ma il capitale. (…) Poiché il capitale è l’antitesi dell’operaio, quei progressi accrescono soltanto il potere oggettivo sul lavoro» (5). Sotto il segno del capitale, il progresso ideale non consiste alla fine che in un «cambiamento di forma di tale servitù» (6)”” [Daniel Bensaïd, ‘Marx, istruzioni per l’uso’, Varese, 2010] [(1) K. Marx, ‘Il Capitale’, Libro I, p. 655; (2) Ibid., Libro III, p. 332; (3) Ibid., Libro II, p. 303; (4) K. Marx, ‘New York Daily Tribune’, 25 giugno 1853; (5) K. Marx, ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica’, 1857-1858, cit., p.295; (6) K. Marx, ‘Il Capitale, Libro I, cit., p. 898] (pag 167-168-169)”,”MADS-709″
“BENSAÏD Daniel”,”Marx, l’intempestivo. Grandezze e miserie di un’avventura critica.”,”Daniel Bensaïd insegna filosofia all’Università di Parigi VIII (Saint-Denis). Tra i protagonisti del maggio ’68, oggi è uno dei maggiori filosofi marxisti contemporanei. Ha pubblicato diverse opere, alcune tradotte in italiano. Massimiliano Tomba è ricercatore di filosofia politica presso l’Università di Padova. Ha pubblicato diversi saggi su Kant, Hegel, Marx e la riflessione posthegeliana- E’ autore di ‘Crisi e critica in Bruno Bauer’, Napoli, 2002 e di ‘La “”vera politica””. Kant e Benjamin: la possibilità della giustizia’, Roma, 2007. “”Se, a partire dal 1858, Marx respinge la “”concezione astratta del progresso””, facilmente confusa con l’abitudine e la routine, in che modo, allora, lo concepisce? Tutta la sua logica si oppone a una visione unilateralmente quantitativa. La riduzione dei rapporti umani alla freddezza dei rapporti monetari e la mera accumulazione di merci non possono costituire una prova di civiltà. Il solo sviluppo delle forze produttive, pur necessario, non costituisce una condizione sufficiente. I criteri maggiormente invocati sono più sociali che tecnici: i rapporti tra uomo e donna (nei ‘Manoscritti’ del 1844), la conquista di un tempo creativo liberato contro il tempo asservito e alienato del lavoro salariato (nei ‘Grundrisse’), l’arricchimento della specie e della personalità individuale attraverso lo sviluppo e la diversificazione dei bisogni. L’ordine cronologico non è garanzia di nulla. Per convincersene è sufficiente leggere le magnifiche pagine di Engels nella ‘Guerra dei contadini’. Nella storia reale, il vinto non ha obbligatoriamente torto e il vincitore non ha necessariamente ragione. Lo sguardo critico dell’oppresso sugli “”avvicendamenti”” del progresso sembra negare anche la missione civilizzatrice altrove riconosciuta al capitalismo. Tuttavia, scrive Marx, «Il problema è il seguente: può l’umanità adempiere il proprio destino senza che avvenga una rivoluzione fondamentale nei rapporti sociali dell’Asia? Se così non fosse, quali che siano stati i delitti commessi dall’Inghilterra, essa è stata lo strumento inconsapevole della storia nel suscitare quella rivoluzione. E allora, qualsiasi amarezza desti in noi lo spettacolo della disgregazione di un mondo antico, abbiamo il diritto, dal punto di vista storico, di esclamare con Goethe: “”Piangeremo come un danno, / ciò che dona voluttà / Forse Timur, il tiranno, / fatto vittime non ha?””» (61). La conclusione non lascia dubbi. D’altra parte l’atteggiamento di Marx davanti all’annessione del Texas e della California da parte degli Stati Uniti lo conferma. Come i «popoli senza storia» sono sacrificati al dinamismo delle nazioni storiche, così il colonialismo sarebbe parte, malgrado i suoi orrori, di una modernizzazione civilizzatrice. I partigiani dichiarati del colonialismo in seno alla II Internazionale, come David o Van Kol, hanno potuto trarne un argomento per giustificare il loro sostegno molto poco critico alle spedizioni imperialiste dell’inizio del secolo (62). Marx, tuttavia, esprime piuttosto un malessere davanti a una contraddizione non risolta. Il ruolo coloniale dell’Inghilterra sarà “”progressivo”” se, e solamente se, l’umanità non arriverà a rivoluzionarie i rapporti sociali in Asia. Allora, e solo allora, si potrà considerare che essa ha svolto questo ruolo, senza dimenticare che lo ha fatto attraverso il crimine”” [Daniel Bensaïd, ‘Marx, l’intempestivo. Grandezze e miserie di un’avventura critica’, Milano, 2007] [(61) Karl Marx, ”La dominazione britannica in India’, il Karl Marx Friedrich Engels, ‘Opere’, vol. 12, Roma, 1978, p. 135; (62) Cfr. Roman Rosdolsky, ‘Le problème des peuples sans histoire’ (inedito in francese). E’ importante ricordare che i testi di Marx ed Engels sono precedenti all’apparizione di ciò che Lenin, Rosa Luxemburg, Bucharin, Hilferding caratterizzarono come imperialismo moderno. Sui congressi della II Internazionale e la questione coloniale, cfr. Stuart Schramm e Hélène Carrère d’Encausse, ‘Le Marxisme et l’Asie’, Armand Colin, Paris, 1965] (pag 60-61) Da internet a proposito di Roman Rosdolsky: Entremonde 29/08/2015 Méthode dialectique : un gros malentendu ? ?http://dndf.org/?p=14372 Les raisons d’exhumer cet essai presque inconnu de Roman Rosdolsky dépassent de beaucoup l’intérêt et la pertinence de son contenu. La volonté, pourtant louable, d’attirer un peu l’attention, contre l’oubli dans lequel il est tombé, sur l’œuvre de cet auteur auquel on doit non seulement reconnaître le mérite d’avoir largement participé à la « découverte » et à la diffusion des Grundrisse, à partir des années 1960, mais aussi celui d’avoir écrit d’importantes contributions théoriques : en premier lieu le jamais réédité Genèse et structure du « Capital » de Marx, mais aussi ce Friedrich Engels et le problème des peuples « sans histoire », entre tous notable, et malencontreusement publié dans sa traduction italienne par un éditeur malheureux (Graphos, Gênes, 2005), cette volonté ne serait pas à elle seule suffisante. En réalité, ce qui nous intéresse le plus est de revenir sur la question de la dialectique et de la méthode dialectique, en la soustrayant à cet air d’évidence et de fausse familiarité qu’elle semble avoir, autant parmi ses rares partisans que ses nombreux ennemis. D’un côté, dans le cadre de la soi-disant « pensée critique » (lire : le crétinisme universitaire), la vogue post-moderne a prétendu classer une fois pour toutes l’aspiration marxiste au dépassement, avec l’équation dialectique = téléologie, en faveur d’une multitude de conceptions anti-dialectiques – nietzschéisme plus ou moins anarchisant, idéologie frenchy des micro-conflits (Foucault), du désir (Deleuze-Guattari) ou de l’événement (Badiou), ou encore, dans le meilleur des cas, des dialectiques repliées sur la négativité permanente (Adorno et Horkheimer) – qui sont autant de réformismes plus ou moins radicaux, tout comme le fut la pensée d’un autre champion oublié de l’anti-hégélianisme : ce Lucio Coletti de triste mémoire, d’abord partisan du PCI puis de Berlusconi, qui opposa l’ « opposition réelle » de Kant à l’unité des contraires hégélienne. D’un autre côté (le « nôtre », si on peut dire), si certains – en attendant des temps meilleurs – se sont contentés de ce que dans leur jeunesse on leur avait expliqué de la « négation de la négation », pour la plus grande gloire de la Doctrine éternelle, d’autres se sont réfugiés dans un hégéliano-marxisme ascétique, dans lequel le prolétariat est dissous dans l’automouvement du capital (ce qui, si possible, est encore pire).”,”MADS-710″
“BENSAÏD Daniel”,”Crisi di ieri e di oggi.”,”Con questo scritto Bensaïd ha introdotto un inedito di Marx [probabilmente si tratta del saggio introduttivo al volume di Marx ‘Les crises du capitalisme’, 2009, ndr] sulla crisi capitalistica. In questo testo Bensaïd descrive le linee di fondo della crisi attuale, utilizzando le categorie marxiane, riferendole all’attualità politica ed economica e facendo un parallelo con la Grande crisi del 1929. “”Tutti vogliono la concorrenza senza le conseguenze nefaste della concorrenza. Tutti vogliono l’impossibile, e cioè le condizioni di vita borghesi, senza le necessarie conseguenze di queste condizioni…”” scriveva già Marx in una lettera ad Annenkov”” (pag 3) “”La crisi, dunque, è quello che scriveva Marx: “”l’instaurazione con la forza dell’unità tra due momenti [produzione e consumo] promossi all’autonomia, ma che “”sono sostanzialmente una sola cosa””. La sua violenza è quella delle famiglie buttate sul lastrico per insolvenza, quella dei massicci licenziamenti, delle chiusure delle fabbriche e delle delocalizzazioni, dcelle file che si allungano davanti ai “”restos du coeur”” (mense per i poveri), dei senza-cas che crepano di freddo, dei piccoli risparmi a danno della salute”” (pag 5) Nota: Cervetto: volume ‘La questione dei tempi’ I tempi della NEP di Lenin “”Dal punto di vista del processo mondiale della riproduzione del capitale sociale la Rivoluzione d’Ottobre ha rappresentato una momentanea (nel tempo) e parziale (nello spazio) rottura dell’unità organica che esiste fra produzione e consumo. Nell’area russa del mercato mondiale veniva a determinarsi una isolata e violenta alterazione tra le condizioni della produzione e le condizioni della ripartizione nella formazione economico-sociale capitalistica. Significava forse che la teoria di Marx, per la quale la”” ripartizione degli oggetti di consumo è ogni volta soltanto conseguenza della ripartizione delle condizioni di produzione “”, non era più valida?”””,”ECOI-364″
“BENSAÏD Daniel”,”Passion Karl Marx. Les hiéroglyphes de la modernité.”,”Dalla bibliografia emerge che a noi manca ancora il volume X delle Editions Sociales: Correspondance. Volume 10, Janvier 1869-juin 1870. Stampato da internet http://www.socialismo-chileno.org/febrero/Biblioteca/Marx/correspondencia_tomo_X.pdf”,”MADS-715″
“BENSAÏD Daniel”,”Una lente impatience.”,”Daniel Bensaïd est maître de conférence de philosophie à l’Université Paris-VIII. Photo, note, Chronologie, Un ordre d’idées, Collection dirigée par Nicole LAPIERRE,”,”TROS-074-FL”
“BENSAÏD Daniel”,”Un monde à changer mouvements et stratégies.”,”Daniel Bensaïd est maître de conférence de philosophie à l’Université Paris-VIII. Présentation, note, Collection La Discorde,”,”TEOC-113-FL”
“BENSAÏD Daniel”,”Le nouvel internationalisme, contre les guerres impériales et la privatisation du monde.”,”Daniel Bensaïd est maître de conférence de philosophie à l’Université Paris-VIII. Introduction, Post-scriptum, note, Bibliographie sommaire, Collection La Discorde,”,”TEOC-114-FL”
“BENSAÏD Daniel”,”Chi sono questi trotskisti? Storia e attualità di una corrente eretica.”,”BENSAÏD Daniel insegna filosofia all’università di Parigi VIII Saint Denis. Tra i protagonisti del maggio ’68 e dirigente della LCR francese. Direttore della rivista Contretemps. Salvatore CANNAVO’ dirigente dell’Associazione Sinistra Critica. Deputato del Prc. Vice direttore di ‘Liberazione’. ‘Stati Uniti socialisti d’Europa’ “”In un’intervista del settembre 1939 al ‘Daily Herald’ di Londra, Trotsky dichiarava di nuovo che la guerra mondiale era inevitabile. La rivoluzione spagnola era stata l’ultima opportunità di sfuggirle. “”La Seconda guerra mondiale è cominciata””, scrisse allora, poiché gli Stati Uniti non potranno tenersi in disparte nella lotta per l’egemonia mondiale. Ma la Germania arriva troppo tardi per la grande spartizione imperiale: “”La furia militare che si è impadronita dell’imperialismo tedesco si concluderà con una terribile catastrofe. Ma prima, molte cose saranno successe in Europa””. La conferenza d’emergenza riassume questi orientamenti: “”La causa immediata della guerra attuale è la rivalità tra i vecchi e i ricchi imperi coloniali (la Gran Bretagna e la Francia) e i saccheggiatori imperialisti arrivati in ritardo (la Germania e l’Italia)””. Questa guerra “”non è la nostra””. Alla difesa nazionale in nome dell’antifascismo, si oppongono la distruzione rivoluzionaria dello stato nazionale, la parola d’ordine degli Stati uniti socialisti d’Europa, l’appello alla fraternizzazione di classe tra i lavoratori in uniforme””. (pag 55-56)”,”TROS-091-FL”
“BENSAÏD Daniel”,”Moi, La Révolution. Remembrances d’une Bicentenaire Indigne.”,”Daniel Bensaïd est maître de conférence de philosophie à l’Université Paris-VIII. Tra i protagonisti del maggio ’68 e dirigente della Lcr francese, è uno dei maggiori filosofi marxisti contemporanei. Direttore della rivista Contretemps. Salvatore Cannavò, dirigente dell’Associazione Sinistra Critica, tra i protagonisti della stagione dei Social Forum, dal 2006 è deputato eletto nelle liste del Prc. É stato vicedirettore del quotidiano Liberazione, ed è direttore della rivista Erre.”,”FRAR-026-FL”
“BENSI Giovanni”,”Nazionalità in URSS. Le radici del conflitto.”,”Giovanni Bensi (nato a Piacenza nel 1938) è un giornalista italiano che lavora a Monaco di Baviera come redattore a Radio Free Europe/Radio Liberty (RFE/RL). l’emittente che, sotto la tutela del Congresso degli USA, trasmette nelle lingue dell’URSS e dell’Europa orientale. Egli è inoltre corrispondente del quotidiano Avvenire e dell’agenzia di notizie ADN Kronos. Slavista come formazione culturale (all’inizio degli anni ’60 ha studiato anche all’Università di Mosca), l’autore si è dedicato anche allo studio delle culture islamiche non arabe, particolarmente dell’Asia centrale, ed ha soggiornato ripetutamente in Pakistan e Afghanistan. Altre opere: L’incognita jugoslava, Mosca e l’eurocomunismo, La pista sovietica, Sachalin: Bafehl zum Mord, L’Afghanistan in lotta, Allah contro Gorbaciov.”,”RUSU-088-FL”
“BENSIMON Fabrice DELUERMOZ Quentin MOISAND Jeanne, a cura”,”””Arise Ye Wretched of the Earth””: The First International in a Global Perspective.”,”Contiene il saggio di Jürgen Herres, ‘Karl Marx and the IWMA Revisited’ (pag 299-311) “”Alzatevi, miserabili della terra”” Saggi di Fabrice Bensimon, Detlev Mares, Iorwerth Prother, Nicolas Delalande, François Jarrige, Quentin Deluermoz, Jürgen Schmidt, Jean Puissant, Marc Vuilleumier, Krzysztof Marchlewicz, Woodford McClellan, Carl Levy, Albert Garcia-Balañà, Jeanne Moisand, Horacio Tarcus, Michel Cordillot, Antony Taylor, Jürgen Herres, Samuel Hayat, Gregory Claeys, Antje Schrupp, Marianne Enckell, Mathieu Léonard L’ Associazione Internazionale dei Lavoratori (International Working Men’s Association – IWMA, AIL, AIT, Prima Internazionale), scese in lotta per l’emancipazione organizzando la solidarietà con le lotte operaie, gli scioperi e partecipando ai principali eventi sociali del periodo, ma fu costretta alla scissione nel 1872. Questo volume intende completare la mappatura della IWMA. I 24 contributi sono raggruppati in 3 parti. La prima tratta delle organizzazioni che precedettero la IWMA e sottolinea il ruolo centrale svolto da Londra. La seconda descrive le attività delle sezioni locali, studiando le loro radici locali e le loro connessioni con culture politiche transnazionali. La parte terza tratta dell’influenza di alcune personalità e delle ideologie costruite in base alle loro idee. Indice. Editors: Fabrice Bensimon, Quentin Deluermoz and Jeanne Moisand Chapter 1 Introduction Part 1 Organisation and Debates Chapter 2 The iwma and Its Precursors in London, c. 1830-1860, Author: Fabrice Bensimon, Pages: 21-38 Chapter 3 Little Local Difficulties? The General Council of the IWMA as an Arena for British Radical Politics, Author: Detlev Mares, Pages: 39-53 Chapter 4 The iwma and Industrial Conflict in England and France, Author: Iorwerth Prothero, Pages: 54-65 Chapter 5 Transnational Solidarity in the Making. Labour Strikes, Money Flows, and the First International, 1864-1872, Author: Nicolas Delalande, Pages: 66-88 Chapter 6 The iwma, Workers and the Machinery Question (1864-1874), Author: François Jarrige, Pages: 89-106 Chapter 7 The iwma and the Commune. A Reassessment, Author: Quentin Deluermoz, Pages: 107-126 Part 2 Global Causes and Local Branches Editors: Fabrice Bensimon, Quentin Deluermoz and Jeanne Moisand Chapter 8 Global Values Locally Transformed. The iwma in the German States 1864-1872/76, Author: Jürgen Schmidt, Pages: 129-143 Chapter 9 The iwma in Belgium (1865-1875), Author: Jean Puissant, Pages: 144-164 Chapter 10 The First International in Switzerland. A Few Observations, Author: Marc Vuilleumier, Pages: 165-180 Chapter 11 For Independent Poland and the Emancipation of the Working Class. The Poles in the iwma, 1864-1876, Author: Krzysztof Marchlewicz, Pages: 181-192 Chapter 12 Russians in the iwma. The Background, Author: Woodford McClellan, Pages: 193-206 Chapter 13 The Italians and the iwma, Author: Carl Levy, Pages: 207-220 Chapter 14 1871 in Spain. Transnational and Local History in the Formation of the fre-iwma, Author: Albert Garcia-Balañà, Pages: 221-237 Chapter 15 Revolutions, Republics and iwma in the Spanish Empire (around 1873), Author: Jeanne Moisand, Pages: 238-252 Chapter 16 The First International in Latin America, Author: Horacio Tarcus, Pages: 253-269 Chapter 17 Socialism v. Democracy? The iwma in the Usa, 1869-1876, Author: Michel Cordillot, Pages: 270-281 Chapter 18 Sectarian Secret Wisdom? and Nineteenth-Century Radicalism. The iwma in London and New York, Author: Antony Taylor, Pages: 282-296 Part 3 Actors and Ideologies, Editors: Fabrice Bensimon, Quentin Deluermoz, and Jeanne Moisand Chapter 19 Karl Marx and the iwma Revisited, Author: Jürgen Herres, Pages: 299-312 Chapter 20 The Construction of Proudhonism within the iwma, Author: Samuel Hayat, Pages: 313-331 Chapter 21 Professor Beesly, Positivism and the International. The Patriotism Question, Author: Gregory Claeys, Pages: 332-342 Chapter 22 Bringing Together Feminism and Socialism in the First International. Four Examples, Author: Antje Schrupp, Pages: 343-354 Chapter 23 Bakunin and the Jura Federation, Author: Marianne Enckell, Pages: 355-365 Chapter 24 Carlo Cafiero and the International in Italy. From Marx to Bakunin, Author: Mathieu Léonard, Pages: 366-378″,”INTP-096″
“BENSING Manfred”,”Thomas Müntzer.”,”Riformatore tedesco, monaco agostiniano (1467-1525) aderì alla Riforma nel 1519-20 passando presto a posizioni radicali. Respinta l’ organizzazione sociale ed ecclesiastica in nome di un ‘battesimo interiore’ dello Spirito Santo, tentò di creare in Sassonia una ‘comunità di santi’, e si unì poi ai contadini insorti trasformando la loro rivolta in un moto millenaristico. Sconfitto a Frankenhausen fu catturato e decapitato. Scrisse ‘Sermone ai principi di Sassonia sullo spirito di rivolta’ (1524) (EUG).”,”RELP-017″
“BENSOUSSAN Georges”,”L’eredità di Auschwitz. Come ricordare?”,”Georges Bensoussan, nato in Marocco nel 1952, insegna Storia a Parigi e ha pubblicato Génocide pour mémoire.”,”STOx-078-FL”
“BENSUSSAN Gerard LABICA Georges a cura; elenco autori delle voci: Marc ABELES Tony ANDREANI Paul -Laurent ASSOUN Beatrice AVAKIAN Elisabeth AZOULAY Gilbert BADIA Etienne BALIBAR Francoise BALIBAR Gerard BENSUSSAN Ghyslaine BERNIER Jacques BIDET Gerard BRAS Suzanne de-BRUNHOFF Christine BUCI-GLUCKSMANN Jean-Luc CACHON Guy CAIRE Lysiane CARTELIER Jorge CASTANEDA Serge COLLET Jean-Francois CORALLO Olivier CORPET Jean Pierre COTTEN Bernard COTTRET Alastair DAVIDSON Jean-Pierre DELILEZ André et Francine DEMICHEL Marcel DRACH Martine DUPIRE Victor FAY Osvaldo FERNANDEZ-DIAZ, Francoise GADET René GALLISSOT Jean-Marc GAYMAN Maurice GODELIER Alain GUERREAU Jacques GUILHAUMOU Jacques GUILHAUMOU Jean GUINCHARD Enrique HETT Nadya LABICA Philippe de-LARA Marie-Claire LAVABRE Christian LAZZERI Jean-Yves LE-BEC Jean-Jacques LECERCLE Dominique LECOURT Victor LEDUC Jean-Pierre LEFEBVRE Alain LIPIETZ Michael LOWY Pierre MACHEREY Michael MAIDAN Lilly MARCOU Francois MATHERON Solange MERCIER-JOSA Philippe MERLE Jacques MICHEL Maurice MOISSONNIER Gerard MOLINA Mohamed MOULFI Zdravko MUNISIC Sami NAIR Jean-Michel PALMIER Michel PATY Hugues PORTELLI Pierre RAYMOND Catherine REGULIER Henry REY Jean ROBELIN Maxime RODINSON Jean-Maurice ROSIER Elisabeth ROUDINESCO Pierre SEVERAC Gerald SFEZ Danielle TARTAKOWSKY Nicolas TERTULIAN Bruno THIRY André TOSEL TRINH VAN THAO Yves VARGAS René ZAPATA”,”Dictionnaire critique du marxisme.”,”elenco autori delle voci: Marc ABELES Tony ANDREANI Paul -Laurent ASSOUN Beatrice AVAKIAN Elisabeth AZOULAY Gilbert BADIA Etienne BALIBAR Francoise BALIBAR Gerard BENSUSSAN Ghyslaine BERNIER Jacques BIDET Gerard BRAS Suzanne de-BRUNHOFF Christine BUCI-GLUCKSMANN Jean-Luc CACHON Guy CAIRE Lysiane CARTELIER Jorge CASTANEDA Serge COLLET Jean-Francois CORALLO Olivier CORPET Jean Pierre COTTEN Bernard COTTRET Alastair DAVIDSON Jean-Pierre DELILEZ André et Francine DEMICHEL Marcel DRACH Martine DUPIRE Victor FAY Osvaldo FERNANDEZ-DIAZ, Francoise GADET René GALLISSOT Jean-Marc GAYMAN Maurice GODELIER Alain GUERREAU Jacques GUILHAUMOU Jacques GUILHAUMOU Jean GUINCHARD Enrique HETT Nadya LABICA Philippe de-LARA Marie-Claire LAVABRE Christian LAZZERI Jean-Yves LE-BEC Jean-Jacques LECERCLE Dominique LECOURT Victor LEDUC Jean-Pierre LEFEBVRE Alain LIPIETZ Michael LOWY Pierre MACHEREY Michael MAIDAN Lilly MARCOU Francois MATHERON Solange MERCIER-JOSA Philippe MERLE Jacques MICHEL Maurice MOISSONNIER Gerard MOLINA Mohamed MOULFI Zdravko MUNISIC Sami NAIR Jean-Michel PALMIER Michel PATY Hugues PORTELLI Pierre RAYMOND Catherine REGULIER Henry REY Jean ROBELIN Maxime RODINSON Jean-Maurice ROSIER Elisabeth ROUDINESCO Pierre SEVERAC Gerald SFEZ Danielle TARTAKOWSKY Nicolas TERTULIAN Bruno THIRY André TOSEL TRINH VAN THAO Yves VARGAS René ZAPATA”,”MAES-024″
“BENTE Hermann BUCHARIN Nikolaj I., a cura di Alfredo SALSANO”,”Inefficienza economica organizzata. L’economia burocratizzata nella Germania di Weimar.”,”Hermann Bente (1896-1970) studiò a Berlino, Amburgo e Kiel. Redattore capo dell’importante rivista Weltwirtschaftliches Archiv dal 1923 al 1933, divenne nel 1930 Privatdozent presso l’Università di Kiel. Successivamente Professore ordinario a Kiel e a Berlino, nel 1947 fu chiamato come Gastprofessor all’Università di Colonia. Nikolaj I. Bucharin (1888-1938) aderì diciottenne al bolscevismo e nel 1917 fu tra i protagonisti della rivoluzione di Ottobre. Apprezzato da Lenin nonostante divergenze che vertevano essenzialmente sul ruolo dello Stato, ne difese strenuamente la Nuova Politica Economica, opponendosi a Stalin. Allontanato dalle sue cariche nel 1929, finì processato e condannato a morte.”,”BUCD-002-FL”
“BENTHAM Jeremy, a cura di Lia FORMIGARI”,”Il libro dei sofismi.”,”Quello di BENTHAM, intellettuale radicale, è un classico del liberalismo dell’ 800, E’ una rassegna dei luoghi comuni del conservatorismo ma insieme una critica dell’ “”anarchia giacobina””, una derisione dei dogmi del vecchio costituzionalismo, ma insieme anche degli slogan giusnaturalisti.”,”TEOP-169″
“BENTHAM Jeremy, a cura di Lia FORMIGARI”,”Il libro dei sofismi.”,”E’ una rassegna dei luoghi comuni del conservatorismo ma insieme una critica all’ ‘anarchia giacobina’, una derisione dei dogmi del vecchio costituzionalismo e degli slogans del giusnaturalismo. Quello di BENTHAM, intellettuale radicale, è un classico del liberalismo dell’ 800, E’ una rassegna dei luoghi comuni del conservatorismo ma insieme una critica dell’ “”anarchia giacobina””, una derisione dei dogmi del vecchio costituzionalismo, ma insieme anche degli slogan giusnaturalisti.”,”FILx-023″
“BENTHAM Jeremy, a cura di Lia FORMIGARI”,”Il catechismo del popolo.”,”Disobbedienza patente o violenta eguale a rivolta. “”Come è l’ obbedienza degli individui a costituire lo stato di sottomissione, così è la loro disobbedienza che deve costituire uno stato di rivolta. Ha dunque, ogni atto di disobbedienza, questo effetto? Non è certo possibile sosten ere questa tesi, ché altrimenti non sarebbe dato trovare in nessun luogo qualcosa di somigliante ad un regime politico. Ecco dunque uno o due distinzioni che spontaneamente si presentano. La disobbedienza si può distinguere in consapevole o inconsapevole, e ciò tanto in relazione alla legge quanto in relazione al fatto. Si riconoscerà, credo, facilmente, che la disobbedienza inconsapevole in relazione ad entrambi non costituisce rivolta. La disobbedienza consapevole rispetto ad entrambi, poi, può esser distinta in disobbedienza coperta o disobbedianza patente; o, in altri termini, fraudolenta o violenta. Si riconoscerà pure, credo, che disobbedienza semplicemente fraudolenta non costituisce rivolta.”” (pag 46-47)”,”TEOP-223″
“BENTHAM Jeremy, a cura di Rosanna PETRILLO”,”Teoria delle finzioni.”,”La PETRILLO è dottore di reicerca in filosofia. Si occupa di filosofia americana. Ha pubblicato un saggio su William James (1997).”,”FILx-260″
“BENTHAM Jeremy, a cura di Lia FORMIGARI”,”Il catechismo del popolo.”,”””Una critica esplicita del razionalismo etico sarà fatta da Bentham nell”Introduzione’ del 1789, sulla scia di Hume, seppure coinvolgendo lo stesso Hume nell’accusa di apriorismo. Ma il criterio dell’utilità è già delineato nel ‘Frammento’ del ’76, insieme con la formula della massima felicità del maggior numero”” (pag 10) (introduzione di Lia Formigari)”,”TEOP-023-FV”
“BENTHAM Jeremy, a cura di Michel FOUCAULT e Michelle PERROT”,”Panopticon, ovvero la casa d’ispezione.”,”L’idea del ‘Panopticon’ era nata intorno al 1790: si trattava di risolvere l’eterna questione del sovraffollamento delle carceri e di opporre una soluzione efficace alla deportazione delle colonie. L’epoca è quella delle grandi speranze in Inghilterra: il suffragio universale, il comunismo agrario, la rigenerazione dell’umanità attraverso l’educazione. Ma il progetto di J. Bentham, padre del radicalismo inglese, non è solo un tentativo di riforma bensì la visualizzazione di quello che si rivelerà presto il problema centrale del liberalismo nascente (…). C’è più che una continuità, fra il progetto di Bentham (fare della prigione una fabbrica) e quello dell’ingegnere Taylor (fare della fabbrica una prigione), con una mano d’opera di conseguenza docile ed obbiedente (dalla quarta di copertina) Michelle Perrot, professore a Parigi VII, si è occupata di storia sociale. Michel Foucault, professore al College de France, ha pubblicato tra l’altro ‘Storia della follia’ (1961).”,”TEOS-024-FV”
“BENTIVEGNA Vincenzo; VIANELLO Mino”,”La questione della rendita urbana nella teoria marxista contemporanea (Bentivegna); Statistica, ricerca e organizzazione. Sul fondamento del partito del socialismo scientifico (Vianello).”,”Nota 9, Nota 11, Nota 13, Nota 14 “”Nota (9) Nella Lettera del 4 novembre 1864 Marx sottolinea il ruolo della «discussione» per la crescita del proletariato («Per il trionfo delle idee esposte nel ‘Manifesto…’ si deve contare solamente ed esclusivamente sullo sviluppo intellettuale della classe operaia quale deve scaturire dall’azione unitaria e dalla discussione»). Discussione su che cosa? E che tipo di discussione? E’ evidente che Marx pensa ad una comprensione «scientifica» della realtà da parte del proletariato, cui deve arrivare con l’aiuto del partito; Nota (11) Non occorre richiamare il noto passo del ‘Manifesto’: «Il partito ha sopra il resto del proletariato il vantaggio della sua chiara visione delle condizioni, della marcia e dei risultati generali del movimento proletario». Vedi su questo punto quanto Lukács dice a proposito della Luxemburg in ‘Storia e coscienza di classe’: il partito è chiamato ad essere «il cervello» della missione storica del proletariato. Tale posizione è stata esplicitata per la prima volta nel 1901 da Kautsky in «Akademiker und proletarier», in Neue Zeit (17 aprile) che è la fonte del ‘Che fare?’ di Lenin; Nota (12) E’ opportuno qui richiamare l’attenzione sulla profondità dell’intuizione di Lenin relativamente al «centralismo democratico». Lasciando da parte ciò che quella formula ha potuto indicare in certe situazioni, essa parte dal presupposto che il potere non è un fenomeno a somma zero: che, cioè, se il potere della base aumenta non per questo di altrettanto diminuisce il potere del vertice. Tale intuizione è stata verificata nella ricerca empirica: in effetti, le organizzazioni migliori non sono quelle in cui il vertice ha poco potere, bensì quelle in cui il vertice esercita molto potere, è vigoroso ed aggressivo, ma al tempo stesso stimola la partecipazione della base. Ma tale partecipazione della base presuppone la comprensione da parte di questa della strategia del vertice, strategia che deve esser fissata sulla base dell’analisi della congiuntura: ed ecco di nuovo l’importanza di potare la ricerca alle masse, di abituarle all’analisi metodica, a ragionare sui fatti; Nota (13) Qualcuno obietterà che adottare un programma del genere, che condiziona l’azione all’analisi (come pure l’analisi all’azione) significherebbe spostare nel tempo l’instaurazione del socialismo. Vale la pena di ricordare al riguardo la risposta che Marx diede a Shapper, minoritario nel seno della Lega dei comunisti (1850): «La minoranza sostituisce un punto di vista dogmatico ad uno critico e l’idealismo al materialismo. Per essa, la forza motrice della rivoluzione è semplicemente la forza di volontà, non le condizioni reali. Noi, al contrario, diciamo agli operai: “”Passeranno cinque, venti, cinquanta anni di guerre civili e di lotte popolari non soltanto per cambiare le condizioni, ma anche perché cambiate voi e possiate essere capaci di gestire il potere politico!. Ed essi ci rispondono: “”Se non possiamo prender subito il potere, è meglio che ce ne andiamo a dormire””» (K. Marx, Enthüllungen über den Kommunistenprozess zu Köln’, Berlin, Vorwarts, 1914, pp. 52-53); Nota (14) Non figurava forse tra i compiti del Comitato centrale nello ‘Statuto provvisorio dell’Associazione internazionale dei lavoratori’, redatto da Marx nell’ottobre del 1864, che «si faccia simultaneamente e sotto una direzione comune un’inchiesta sullo stato sociale dei diversi paesi d’Europa»? E non preparò Marx stesso un questionario, che ci è pervenuto, anche se le informazioni con esso raccolte sono andate smarrite? Lo stesso Marx, in vista di tale inchiesta, aveva avanzato una richiesta nell’agosto del 1866 ai delegati del Comitato centrale provvisorio che si provvedesse a fare «(una statistica delle condizioni delle classi operaie di tutti i paesi preparata dagli operai stessi». Del resto, il suo punto di vista circa la posizione dei comunisti verso il proletariato è bene espresso nella ‘Miseria della filosofia’: «Allo stesso modo che gli economisti sono i rappresentanti scientifici della classe borghese, così i socialisti e i comunisti sono i teorici della classe proletaria» (MEGA, vol. VI, p. 191). Il termine ‘théoriciens’ non significa «filosofi sociali», bensì «scienziati» nel senso moderno del termine: cioè, coloro che, partendo da determinati presupposti teorici (e di valore), verificano nella realtà le ipotesi che ne hanno derivate)”” [(in) Mino Vianello, ‘Statistica, ricerca e organizzazione. Sul fondamento del partito del socialismo scientifico’, Critica marxista, n. 4, 1980] In merito alle citazioni dell’autore: Karl Kautsky: Marxism, Revolution, and Democracy John Hans Kautsky, Karl Kautsky, Transaction Publishers, 1924 – 256 pagine [Following the generation of Marx and Engels, Karl Kautsky was the leading theorist, interpreter, and popularizer of Marxism. In numerous publications he fought against Eduard Bernstein’s revisionism and Rosa Luxemburg’s radicalism. In the last two decades of his life he was a bitter enemy of Leninism. “”Karl Kautsky: Marxism, Revolution, and Democracy “”consists of six chapters about Karl Kautsky, all written by his grandson. It includes specialized studies of certain aspects of the theorist’s political thought as well as his role in politics. The chapters cover such topics as the divergent views of Lenin and Kautsky on the role of intellectuals in the labor movement, Kautsky’s complex concept of revolution as it emerges notably from his book “”The Road to Power, “”and Kautsky’s thoughts on imperialism. An introductory essay explores the consistency of Kautsky’s ideas and comments on his relevance today. The recent demise of communism in the Soviet Union again brings the question of the relation between communism and Marxism to the forefront of political theory. Kautsky’s essays shed new light on this controversial and timely subject. “”Karl Kautsky: Marxism, Revolution, and Democracy “”will be an important resource for scholars of political science, political theory, sociology, and European history] (in carrello Abobooks Uk, 14.10.2018) Karl Kautsky Die Intelligenz und die Sozialdemokratie (1895) Quelle: Die Neue Zeit, Jg. XIII, 1894/95, 2. Hb., Heft 27, S. 10–16, Heft 28, S. 43-48 u. Heft 29, S. 74-80. Transkription: Keith O Brien (modernisierte Rechtschreibung). HTML-Markierung: Einde O’Callaghan für das Marxists’ Internet Archive. Die Neue Zeit. Jg. XIII, 1894/95, 2. Hb., Heft 27, S. 10-16 K. Marx, Enthüllungen über den Kommunistenprozess zu Köln’, Berlin, Vorwarts, 1914, pp. 52-53 (trovato reprint in Abobooks uk)”,”MADS-001-FB”
“BENTON Gregor”,”China’s Urban Revolutionaries. Explorations in the History of Chinese Trotskyism, 1921-1952.”,”BENTON Gregor è un esperto del movimento rivoluzionario cinese. Insegna storia e antropologia prima nell’Università di Amsterdam e poi alla Leeds University”,”MCIx-042″
“BENTON Gregor”,”Chinese Migrants and Internationalism. Forgotten histories, 1917-1945.”,”BENTON Gregor è professore di storia cinese alla Cardiff University “”Chinese volunteers participated in key events if the revolution, including the storming of the Winter Palace and the Kremlin. Motivated (according to one Russian historian) “”by a combination of ideology and material interest””, they became “”staunch soldiers of the revolution””. According to Cai Yunchen, Chiang Kai-shek’s emissary to Moscow in 1929, Russian considered them ‘brave fighters but cruel’. After the Civil War, more than 70 Chinese veterans joined Lenin’s personal bodyguard, and several graduated from military schools in the 1920’s”” (pag 24)”,”MCIx-063″
“BENTON Gregor”,”China’s Urban Revolutionaries. Explorations in the History of Chinese Trotskyism. 1921-1952.”,”Gregor Benton is an internationally recognized expert on the theory of China’s revolutionary movements, about which he has published numerous books and articles. He taught history and anthropology at the university of Amsterdam before moving to Leeds University. Introduction, Appendix; I) Chen Duxiu and the Trotskysts by Zheng Chaolin, II) Interviews with Wang Fanxi on Tang Baolin’s History of Chinese Trotskyism, III) Biographical List, index.”,”MCIx-010-FL”
“BENTON Gregor”,”China’s Urban Revolutionaries. Explorations in the History of Chinese Trotskyism. 1921-1952.”,”BENTON Gregor è un esperto del movimento rivoluzionario cinese. Insegna storia e antropologia prima nell’Università di Amsterdam e poi alla Leeds University Gregor Benton is an internationally recognized expert on the theory of China’s revolutionary movements, about which he has published numerous books and articles. He taught history and anthropology at the university of Amsterdam before moving to Leeds University. Introduction, Appendix; I) Chen Duxiu and the Trotskysts by Zheng Chaolin, II) Interviews with Wang Fanxi on Tang Baolin’s History of Chinese Trotskyism, III) Biographical List, index. introduzione note appendici :I) Chen Duxiu and the Trotskysts by Zheng Chaolin, II) Interviews with Wang Fanxi on Tang Baolin’s History of Chinese Trotskyism, III) Biographical List, indice nomi argomenti località Lenin e Trotsky sui tempi della doppia rivoluzione russa (pag 191-193) “”Clearly the Russian Revolution of 1917 unfolded precisely in accordance with Trotsky’s formula of permanent revolution. Here I should add that the differences and disputes that arose between Lenin and Trotsky before the Revolution of 1917 evaporated after it, when the views of the two men tended to converge. … finire”,”MCIx-001-FC”
“BENVENUTI Francesco”,”Storia della Russia contemporanea 1853-1996.”,”Francesco BENVENUTI è, dal 1985, professore associato di Storia della Russia presso la facoltà di Lettere e filosofia e il dipartimento di Discipline storiche dell’Univ di Bologna. E’ autore di diversi saggi sulla storia dell’URSS tra i quali: -The Bolsheviks and the Red Army. 1983 -Fuoco sui sabotatori. Stachanovismo e organizzazione industriale in URSS, 1934-1938. ROMA. 1988 -Il sistema di potere dello stalinismo. MILANO.1988 con Silvio PONS”,”RUSx-030″
“BENVENUTI Francesco PONS Silvio”,”Il sistema di potere dello stalinismo. Partito e Stato in URSS 1933 – 1953.”,”La prima parte del volume (capitoli I,II,III) è opera di Francesco BENVENUTI, la seconda (capitoli I,II,III,IV) è opera di Silvio PONS. Le due parti sono frutto delle ricerche svolte dagli autori in modo autonomo e indipendente. F. BENVENUTI si è laurato in Lettere Moderne nel 1974, presso l’Università di Firenze. Dal 1979 insegna ‘Storia dell’ Unione Sovietica’ presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università di Bologna, dove è Professore associato. E’ membro del comitato scientifico di ‘Studi storici’. S. PONS si è laureato in Lettere Moderne nel 1980 presso l’ Università di Firenze. Nel 1987 ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca, al termine di un dottorato in Storia della società europea presso le Università di Pisa e di Firenze. E’ autore di saggi sul sistema politico sovietico nel periodo staliniano e negli anni della destalinizzazione. Collabora a ‘Studi storici’ e a ‘Passato e presente’.”,”RUSU-101″
“BENVENUTI Francesco; progetto e direzione di Orazio PUGLIESE”,”Da Gramsci a Berlinguer. La via italiana al socialismo attraverso i congressi del partito comunista italiano. III. 1956-1964.”,”Togliatti per la creazione di un’ Europa centrale. “”Si è creata in Europa occidentale, grazie alla guerra fredda, una struttura politica reazionaria. E’ stata attribuita una funzione di direzione al militarismo tedesco, rinato nella Germania di Bonn e di Adenauer. Il militarismo francese ha soppresso le principali manifestazioni di vita democratica e anche esso nutre sogni di espansione e di egemonia. (…)””. (pag 201, Togliatti) “”La Repubblica democratica tedesca è ormai entrata nella storia d’ Europa a bandiere spiegate, come libero stato socialista. Noi le rivolgiamo il saluto degli operai de del popolo italiano. La sua esistenza dice a noi, comunisti, che la classe operaia tedesca ha riconquistato la sua posizione di avanguardia di tutto il popolo ed è garanzia, per la nazione italiana, che la minaccia del militarismo tedesco non incomba più su di noi come nel passato, perché nella Germania stessa abbiamo un potente alleato per respingerne e spezzarne la tracotanza. Sia trattata la questione dell’ unità della Germania tenendo conto di questa realtà. Non si respingano, ma si accolgano e si appoggino le proposte per la creazione dell’ Europa centrale, come primo passo, di zone di disarmo atomico e di disarmo totale. Altrimenti non si lavora per la distensione e per la pace.”” (pag 205, Togliatti)”,”PCIx-189″
“BENVENUTI Gino”,”Storia della Repubblica di Genova.”,”Cita nella bibliografia: G. PISTARINO G. FAINA, Fasti del più grande porto italiano, Tuttitalia, Sansoni-De Agostini, 1962 “”La spedizione in Sicilia del 1194 aveva coinciso con la crisi del Consolato e l’ avvento del Podestà. Se il tardivo schieramento con Enrico VI pose termine, anche per le negative conseguenze, alla politica filoimperiale, la nuova forma di governo iniziò un periodo ricco di trasformazioni e apportatore di stabilità politica ed economica. Furono sicuramente le divisioni e le lotte interne a provocare l’ evoluzione costituzionale. Per quasi tutto il XII secolo il Consolato era stato esercitato dai rappresentanti della vecchia classe viscontile e avvocatizia e della classe mercantesca, i quali tutelavano gli interessi del Comune, ma non mancavano di incrementare anche i propri, specialmente nelle ‘compere”” comunali fatte per risanare il bilancio finanziario. Proprio perché alle cariche consolari erano legati vasti interessi, le contese tra i diversi gruppi sociali interni ed esterni si erano andate facendo sempre più frequenti e pericolose. In questa precaria situazione politica, che non tardò a mettere in crisi l’ istituto consolare, fu più che logica una evoluzione costituzionale, come era avvenuto in altre città italiane. La nomina di un Podestà, che accentrasse i più larghi poteri e che fosse forestiero per estraniarlo dal gioco degli interessi cittadini, fu voluta soprattutto dal ceto medio, quello commerciale e mercantile, che era stato sempre escluso dalle cariche maggiori e più redditizie. Questo ceto, più che le sue fazioni guelfa e ghibellina, le quali allora non rappresentavano in Genova dei veri e propri partiti politici, fu, quasi sicuramente, il protagonista del passaggio dal Consolato cittadino al Podestà forestiero, realizzato allo scopo di frenare la decadenza morale in atto da diversi decenni. Il primo Podestà forestiero fu, nel 1191, Manegoldo di Tetocio, proveniente dalla guelfa Brescia.”” (pag 59)”,”LIGU-055″
“BENVENUTI Gino”,”Le repubbliche marinare. Amalfi, Pisa, Genova e Venezia.”,”Gino Benvenuti, pisano, ha svolto un’intensa attività di storico e giornalista. È autore di una ventina di opere, tra cui numerose monografie suite città marinare italiane, argomento per il quale è considerato il più autorevole studioso italiano. Ha collaborato a molte riviste. Tra cui ricordiamo “”Vetro”” e gli “”Acta Historica”” della Società Accademica Dacoromana. E’ stato presidente dell’Accademia dell’Ussero di Arti. Lettere e Scienze di Pisa, e del Comitato Pisano della Società Dante Alighieri. In questo volume rivive la memoria delle repubbliche marinare, le celebri città-Stato che con le loro gesta squarciarono le tenebre elei cosiddetti “”secoli bui””. Le loro imprese aprirono nuove vie ai traffici marinimi, le loro libere istituzioni precorsero i tempi. le correnti artistiche e giuridiche a cui diedero origine portarono civiltà ai popoli del continente europeo. I.e quattro repubbliche vissero ricche e potenti per dieci senili, dall’alto Medioevo all’epoca moderna: se infatti Amalfi. Pisa e Genova combatterono e sconfissero l’espansionismo islamico.Venezia, oltre ad impadronirsi delle terre dell’Adriatico e dell’Egeo. combatte con onore la battaglia per la liberta d’Italia””. Ila scritto il granile storico Gioacchino Volpe che bisogna andare alla ricerca delle sorgenti per entrare nel grande fiume della Storia. Ebbene, queste furono le sorgenti di quattro culture mediterranee che e necessario conoscere per capire il cammino dell’Europa. I.e repubbliche marinare sono state le antesignane della civiltà comunale e rinascimentale, e hanno fornito gli uomini e le energie per l’espansione europea. da Marco Polo a Cristoforo Colombo. Il libro ne ripercorre la storia, dalle lontane origini al tramonto, pochi decenni prima della nascita dell’Italia unitaria. “”Alla riorganizzazione dell’ armata orientale fece seguito un patto di alleanza con il duca di Milano, che era anche signore di Genova, per la comune difesa dei possimenti d’ oltremare. Il patto, concluso insieme a Firenze governata da Lorenze de’ Medici, nello spirito della pace lodigiana del 1454, rimase, però, lettera morta per il disinteresse dei contraenti. La Serenissima non riuscì ad ottenere dal sultano la pace desiderata, ma soltanto una interessata tregua d’armi. Fu sicuramente in forza di questa tregua che l’ armata turca attaccò, nel giugno del ’75, i domini genovesi del Mar Nero, conquistando Caffa, Tana e altre località della Crimea. (…)”” (pag 228) “”Durante la seconda fase della guerra in Oriente, Venezia si era mantenuta in posizione ambivalente tra gli Stati italiani, cercando di svolgere opera di mediazione e di contenimento. Tra una alleanza e l’ altra la sua diplomazia aveva agito con alquanta spregiudicatezza; ma di fronte all’ intesa tra Lorenzo de’ Medici e Ferdinando di Napoli dovette prendere una decisa posizione a lato del pontefice Sisto IV (Francesco della Rovere di Celle Ligure) e del suo nipote Girolamo Riario, che intendeva crearsi una Signoria ai danni di Ercole d’Este, duca di Ferrara. Da diversi lustri gli Estensi si erano ripresi il Polesine, interrompendo la continuità territoriale del dominio veneziano, estendendosi fino a Ravenna e contrallando il transito padano.”” (pag 229)”,”ITAG-159″
“BENVENUTI Nicola”,”Marxismo e socialismo in Germania nel primo dopoguerra.”,”KPD fondata a capodanno del 1919. “”Si tratta di una ricostruzione che intende integrare lo studio sopra ricordato e chiarire imprecisioni e giudizi sommari sull’attività del teorico tedesco rimarcando, implicitamente, l’originalità del suo pensiero rispetto a quello di Kautsky. La prima questione riguarda l’origine della concezione del “”capitalismo organizzato”” come fondamento della transizione al socialismo. A partire dal libro di Gottschalch sul pensiero di Hilferding, si rimanda a questo proposito all’articolo dell’ottobre del 1915 ‘Arbeitsgemeinschaft der Klassen’ in cui Hilferding esaminava la possibilità che invece del socialismo si affermasse come stadio successivo al capitalismo finanziario “”una società a economia organizzata, certo, ma organizzata in modo autoritario, non democratico, al cui vertice starebbero i poteri unificati dei monopoli capitalistici e dello Stato, sotto i quali le masse lavoratrici si articolerebbero come funzionari (Beamte) della produzione””. Come è stato sottolineato, questa analisi era incentrata sulla ristrutturazione dei rapporti sociali attraverso l’economia di guerra organizzata dallo Stato; per questa, Hilferding poteva richiamarsi alle entusiastiche adesioni all’interventismo statale da parte sia di esponenti del socialismo che di sociologhi ed economisti borghesi tra cui il direttore del prestigioso “”Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik””, Edgard Jaffé, che aveva definito la nuova situazione come “”militarizzazione”” dell’economia attribuendogli valore di “”fase di transizione verso nuove finalità e vincoli di solidarietà””. (pag 404) Rifiuto da parte di Hilferding della teoria del crollo (pag 408)”,”MGER-090″
“BENVENUTI Francesco”,”Lenin, la Prussia e l’ America.”,”””In un passo dell’inizio del 1913 si riferisce ancora all’incapacità strutturale del capitalismo, anche di quello americano, di realizzare una piena eguaglianza, come dimostra la questione nera. Ed ecco una precisazione, in uno spirito analogo, che potrebbe attagliarsi anche all’America: ‘…il sistema democratico è uno degli ordinamenti borghesi, l’ordine borghese più puro e perfezionato, dove accanto alla massima libertà, larghezza, chiarezza della lotta di classe si osserva il massimo di furbizia, manovra, inganni, influenza ideale della borghesia sugli schiavi salariati con lo scopo di distoglierli dalla lotta contro la schiavitù salariata.’ Qui Lenin ricorda che anche la democrazia borghese più avanzata si riduce a un insieme di marchingegni manipolativi della coscienza popolare, che non configurano una situazione propriamente democratica. Nell’aprile del 1914, poi, se ne esce con un giudizio sconcertante per chi ricordi la sua tradizionale opinione sugli ordinamenti politici ed economici inglesi: “”in Inghilterra si sono conservati, grazie alla codardia della borghesia, tutta una serie di privilegi e istituzioni dei signori ‘pomeshchik’ pre-borghesi, medievali””. L’Inghilterra come la Prussia, allora?”” (pag 102-103) Tkacev o Tkachev (pag 38-39) Europeizzazione (pag 54) Parallelo storico Russia Germania (pag 98)”,”LENS-180″
“BENVENUTI Nicola; testi di KAUTSKY PARVUS ELM LEGIEN e altri documenti”,”Partito e sindacati in Germania (1890-1914).”,”BENVENUTI Nicola laureato nel 1975 (Firenze, Lettere e filosofia) con una tesi sul movimento operaio tedesco, è stato borsista presso la Fondazione Feltrinelli e poi presso la Fondazione Basso. Dal 1978 insegna storia contemporanea nella facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Pisa. Ha scritto saggi sulla rivista ‘Movimento operaio e socialista’.”,”MGEx-209″
“BENVENUTI Francesco BERTOLISSI Sergio GUALTIERI Roberto PONS Silvio a cura; saggi di Rosario VILLARI Elena FASANO GUARINI Adrian LYTTELTON Leonardo RAPONE Michal REIMAN Giuseppe VACCA Bruno ANATRA Lapo SESTAN Sergio BERTOLISSI Orsola GORI Antonello BIAGINI Fraser M. OTTONELLI Anna DI-BIAGIO Fabio BETTANIN Gianluca FIOCCO Roberto GUALTIERI Emanuele BERNARDI Francesco BENVENUTI Silvio PONS”,”La passione della storia. Scritti in onore di Giuliano Procacci.”,”Saggi di Rosario VILLARI Elena FASANO GUARINI Adrian LYTTELTON Leonardo RAPONE Michal REIMAN Giuseppe VACCA Bruno ANATRA Lapo SESTAN Sergio BERTOLISSI Orsola GORI Antonello BIAGINI Fraser M. OTTONELLI Anna DI-BIAGIO Fabio BETTANIN Gianluca FIOCCO Roberto GUALTIERI Emanuele BERNARDI Francesco BENVENUTI Silvio PONS Contiene, tra i molti, i capitoli: – Pace e guerra nella storia del socialismo internazionale (pag 48-67) di Leonardo Rapone – La storiografia italiana di sinistra sull’oriente europeo negli anni Settanta e Ottanta (pag 68-81) di Michal Reiman – Les liaisons dangereuses. Gli studi di storia del marxismo (pag 82-122) di Giuseppe Vacca – Dalla lotta di classe all’inizio del secolo XX alla guerra d’Etiopia. Appunti sull’esperienza del movimento operaio italo-americano (pag 194-207) di Fraser M. Ottanelli – Le Camere del Lavoro fra tradizione liberale e Guerra Fredda (pag 284-298) di Emanuele Bernardi Lo studio del marxismo del giovane Procacci (pag 87-88-89-90) “”I primi scritti riguardanti il marxismo apparvero su “”Società”” fra il 1951 e il 1955. Non erano saggi storiografici, bensì metodologici, nei quali l’assillo teoretico è più palese che negli scritti successivi. Se ne comprende la ragione se li si mette in rapporto sia con la giovane età del Procacci, sia con i temi delle sue prime ricerche. Queste riguardavano le origini del capitalismo in Francia ed erano incentrate sui mutamenti delle strutture economiche e della composizione sociale della Normandia nella prima metà del Cinquecento e sul rapporto fra le lotte sociali e la penetrazione del protestantesimo nella Guienna nello stesso periodo. Due temi cruciali per un modernista in formazione, per cui non può sorprendere lo sforzo di appronfondire lo studio del ‘Capitale’ e la condivisione degli indirizzi metodologici e delle analisi storiche in esso contenuti. Quelle ricerche confluirono nel volume ‘Classi sociali e monarchia assoluta nella Francia della prima metà del secolo XVI’, pubblicato da Einaudi nel 1955. Esso fu il primo bersaglio della rassegna di Rosario Romeo sulla ‘Storiografia politica marxista’ pubblicata nel numero di agosto-settembre 1956 della rivista ‘Nord e Sud’ [poi in ‘Risorgimento e capitalismo’, Bari, 1959, ndr]. Citando i due saggi apparsi su “”Società”” nel 1951, Romeo parlava di “”pretenzioso dottrinarismo”” (17). Forse un Procacci più maturo non avrebbe formulato il proprio indirizzo metodologico nel modo e con la perentorietà con cui l’aveva fatto nel secondo dei due saggi. Infatti, riassumendo le conclusioni della rassegna storiografica sui temi della sua ricerca francese pubblicata in precedenza, egli dichiarava: “”L’assenza di una teoria scientifica della conoscenza storica, quale solo il marxismo-leninismo può dare, ha implicato gravi sfasamenti nel campo della ricerca e della ricostruzione storica”” (18). E non avrebbe neppure iscritto le proprie ricerche in una visione del marxismo così ristretta, normativa e vincolan te come quella enunciata a conclusione del saggio, dove compare una dichiarazione di metodo altrettanto perentoria: “”Cogliere la dialettica delle classi nel suo farsi (…) è in sostanza l’unica maniera di ricostruire un processo storico nella sua realtà”” (19). Ma il modo in cui Procacci maneggiava la concezione materialistica della storia non era riducibile, fin da allora, allo schema delle “”lotte di classe””. Quest’ultimo guidava la ricostruzione ‘genetica’ del mutamento, ma, nello svolgimento della ricerca, le “”lotte di classe”” si prospettavano come un complicato processo nel quale non sarebbe stato possibile cogliere il ‘novum’ applicando un paradigma rozzamente classista. In breve, nel “”marxismo-leninismo”” dichiarato del giovane Procacci la lezione di Marx era già filtrata, sia pure in modo non univoco, dall’influenza di Labriola e di Gramsci. Se ne potrebbero fornire molti esempi”” [Les liaisons dangereuses. Gli studi di storia del marxismo’ di Giuseppe Vacca] [(in) ‘La passione della storia. Scritti in onore di Giuliano Procacci’, Roma, 2006, a cura di Francesco Benvenuti Sergio Bertolissi, Roberto Gualtieri Roberto Pons] [(17) R. Romeo, Risorgimento e capitalismo’, Laterza, Bari, 1959, p. 13; (18) G. Procacci, ‘Lotte di classe in Francia sotto l’ancien régime (1484-1559)’, in ‘Società’, 1951.3 p. 416; (19) Ivi, p. 443] (pag 87-88)]”,”STOx-248″
“BENVENUTI Francesco”,”Storia della Russia contemporanea 1853-1996.”,”Francesco Benvenuti è, dal 1985, professore associato di Storia della Russia presso la facoltà di Lettere e Filosofia e il dipartimento di Discipline storiche dell’Università di Bologna. É autore di diversi saggi sulla storia dell’Unione Sovietica, tra i quali: The Bolsheviks and the Red Army, Fuoco sui sabotatori, Stachanovismo e organizzazione industriale in URSS, 1934-1938, Il sistema di potere dello stalinismo, con S. Pons.”,”RUSx-057-FL”
“BENVENUTI Francesco”,”I Bolscevichi e l’Armata rossa, 1918-1922.”,”Francesco Benvenuti è, dal 1985, professore associato di Storia della Russia presso la facoltà di Lettere e Filosofia e il dipartimento di Discipline storiche dell’Università di Bologna. É autore di diversi saggi sulla storia dell’Unione Sovietica, tra i quali: The Bolsheviks and the Red Army, Fuoco sui sabotatori, Stachanovismo e organizzazione industriale in URSS, 1934-1938, Il sistema di potere dello stalinismo, con S. Pons.”,”RUST-038-FL”
“BENVENUTI Francesco”,”La Russia dopo l’URSS. Dal 1985 a oggi.”,”Francesco Benvenuti è, dal 1985, professore associato di Storia della Russia presso la facoltà di Lettere e Filosofia e il dipartimento di Discipline storiche dell’Università di Bologna. É autore di diversi saggi sulla storia dell’Unione Sovietica, tra i quali: The Bolsheviks and the Red Army, Fuoco sui sabotatori, Stachanovismo e organizzazione industriale in URSS, 1934-1938, Il sistema di potere dello stalinismo, con S. Pons.”,”RUSx-137-FL”
“BENVENUTI Nicola a cura; scritti di Karl KAUTSKY PARVUS (Alexander HELPHAND) Adolph ELM Carl LEGIEN”,”Partito e sindacati in Germania (1890-1914).”,”Nicola Benvenuti laureatosi nel 1975 (Firenze, Lettere e filosofia) con una tesi sul movimento operaio tedesco, è stato borsista presso la Fondazione Feltrinelli e poi presso la Fondazione Basso. Dal 1978 insegna storia contemporanea nella facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Pisa. Ha scritto saggi sulla rivista ‘Movimento operaio e socialista’. A. von Elm, A proposito della neutralità dei sindacati Karl Kautsky, La neutralità dei sindacati Karl Kautsky, Partito e sindacati Parvus, Il significato dei sindacati e il Congresso di Amburgo Carl Legien, Perché i funzionari sindacali devono partecipare di più alla vita interna di partito?”,”MGEx-001-FF”
“BENVENUTI Nicola a cura; testi di Adolph VON-ELM Karl KAUTSKY PARVUS Carl LEGIEN”,”Partito e sindacati in Germania (1890-1914).”,”Laureato nel 1975 presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze con una tesi sul movimento operaio tedesco, Nicola Benvenuti è stato borsista presso la Fondazione Feltrinelli e poi presso la Fondazione Basso, visitando nel contempo Istituti di ricerca stranieri e partecipando a Convegni internazionali di storia del movimento operaio. Dal 1978 collabora presso l’insegnamento di Storia contemporanea della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa.”,”SIND-013-FL”
“BENVENUTI Francesco”,”Lenin, la Prussia e l’America.”,”””Il volume cerca di fare il punto su un tema centrale ma finora poco conosciuto. Per molti anni, prima del 1914, Lenin affermò che la Russia dovesse scegliere tra “”due vie”” di sviluppo storico: o la lotta politica legale all’interno di un regime ancora guidato dalle forze dell’antico regime (che Lenin chiamava la “”via prussiana””) oppure la rottura intransigento con l’antico regime, la rivoluzione a base contadina e l’instaurazione di una regime a massima democrazia di vivace sviluppo economico (la “”via americana””). La guerra mondiale, introdusse un radicale mutamento di priorità nell’agenda politica di Lenin”” (dalla 4° di copertina)”,”LENS-015-FV”
“BENVENUTI Francesco; BERTOLISSI Sergio”,”Tra la guerra civile e la Nep: l’affare georgiano (Benvenuti); Preobrazenskij e l’industrializzazione sovietica (Bertolissi).”,”””Sulla base dell’ampio studio di J. Erickson sulla formazione dello stato maggiore sovietico, il lettore italiano ha già potuto individuare nelle vicende intrecciate ai problemi militari della guerra civile il primo momento in cui una serie di dirigenti del partito destinati ad una brillante carriera politica, si raccolsero attorno a Stalin. Dal libro di Chamardarjan risulta chiaramente che l’ “”affare georgiano”” fu per il “”segretario generale”” l’occasione di una seconda e non certo meno importante leva di sostenitori”” (pag 179-180) (F. Benvenuti) Bertolissi cita tra l’altro i volumi: -Massimo Cacciari e Paolo Perulli ‘Piano economico e composizione di classe’, Milano, 1975 – A. Erlich ‘Il dibattito sovietico sull’industrializzazione, 1924-1928’, Bari, 1969 – N. Spulber, ‘La strategia sovietica per lo sviluppo economico, 1924-1930, Torino, 1970 (riporta anche lo scritto di Prebrazenskij ‘L’ equilibrio economica nel sistema dell’Urss’)”,”RIRO-005-FGB”
“BENVENUTI Francesco; DETTI Tommaso”,”Il reclutamento dei comunisti sovietici (Benvenuti); Protagonisti e alternative del «Biennio rosso».”,”””La tesi che percorre tutto il lavoro (1) è che il PCUS non è mai stato un partito prevalentemente «di operai»; dati statistici grezzi ed elaborati vengono poi più o meno esplicitamente addotti a sostegno dell’altra tesi, che resta ambiguamente ed in parte nella penna di chi scrive, di derivazione schapiriana (2), che esso non sia mai stato neppure un partito ‘operaio’, cioè con una politica ed una direzione operaia. Quello che effettivamente l’indagine dimostra è che il PCUS non è mai stato composto per il 51% da operai, oscillando la sua componente proletaria tra il 18.8% nel 1924 ed il 48% nel 1930, rispettivamente limiti inferiore e superiore di tutta la fase di permanenza del PCUS al potere. Alcune considerazioni permettono però di sdrammatizzare rapidamente quanto le cifre acriticamente assunte sembrano dimostrare. Innanzitutto, per quanto la componente operaia abbia sempre stentato a mantenersi nei dintorni del 45%, ciò costituisce già un elemento positivamente qualificante in un paese in cui la proporzione della classe operaia rispetto all’intera popolazione era enormemente più basso. Inoltre, chi abbia un minimo di conoscenza dell’esperienza storica dei partiti socialisti ed operai sa che direzione politica e composizione sociale non stanno affatto in un rapporto meccanicamente biunivoco. Non pare insomma lecito trarre dall’analisi dei problemi del reclutamento la conclusione che vi fosse una «evidente contraddizione» tra necessità di porre dei comunisti all’amministrazione del paese e mantenimento al tempo stesso dei loro legami con le masse lavoratrici; e che gli strati tecnici ed intellettuali siano sempre stati come «super-rappresentati» nel partito (senza che vengano spiegati i criteri di «rappresentatività», che non siano quelli, banalmente intuitivi, in base alla proporzionalità numerica)”” (pag 187) Francesco Benvenuti T.H. Rigby, ‘Communist Party Membership in the URSS, 1917-1967’, Princeton, University Press Princeton, 1968; (2) Leonard Schapiro, ‘Storia del partito comunista sovietico’. Schwarz, Milano, 1963, ndr] Nel saggio di Detti, citato il volume ‘Le strategie del potere in Gramsci. Tra fascismo e socialismo in un solo paese, 1923-1926’, Editori Riuniti, 1984″,”RIRB-002-FGB”
“BENVENUTI-PAPI Anna GIANNARELLI Elena a cura; saggi di Anna BENVENUTI-PAPI Elena GIANNARELLI Francesco SCORZA-BARCELLONA Anna BENVENUTI-PAPI Anna ESPOSITO Monica TURI Paolo MARRASSINI”,”Bambini santi. Rappresentazione dell’infanzia e modelli agiografici.”,”Il racconto agiografico sul caso di Maria Goretti: delitto a sfondo sessuale (pag 119-140) Il rinnovato interesse storiografico per la definizione dell’infanzia e il suo ruolo reale e simbolico nelle diverse società…”,”RELC-009-FSD”
“BENVENUTO Beppe”,”Giuseppe Prezzolini.”,”BENVENUTO è responsabile della pagina culturale del ‘Foglio’ e docente all’ Università di Palermo e dello IULM di Milano. Ha pubblicato ‘Omodeo a Palermo’ (2001). “”Ecco la biografia parallela: “”Nessuno ha capito ai suoi tempi Nicolò Machiavelli, salvo Francesco Guicciardini. Francesco Guicciardini è il suo uguale, il suo emulo, il suo compagno e direi un gemello, se non avesse avuto quattordici anni di meno. Poca cosa: ma quei quattordici anni sono come quei pochi metri di salita e di discesa che vi portano da un versante all’ altro e bastano per cambiare tutto il panorama… Machiavelli arrivò presso alla cima e cadde: prima di vedere l’ altro versante. Guicciardini cominciò quasi quando l’ altro versante si vedeva in pieno.”””” (pag 86)”,”ITAD-048″
“BENVENUTO Grazia”,”La peste nell’Italia della prima età moderna. Contagio, rimedi, profilassi.”,”Grazia Benvenuto è ricercatrice presso l’Istituto di Scienze Storiche dell’Università di Genvoa.”,”SCIx-005-FFS”
“BENZI Mario”,”Cleopatra.”,”””Antonio disponeva di oltre 400 navi mentre Ottavio ne aveva solo poco più di 200…”” (pag 174)”,”STAx-016-FV”
“BENZONI Alberto”,”Il partito socialista dalla resistenza a oggi.”,”””Ma in realtà, a Pralognan, l’ operazione “”politique d’ abord”” riesce a Nenni assai poco; anzi non riesce affatto. E finisce per collocarlo in una infida terra di nessuno, stretto tra l’ interlocutore socialdemocratico e la maggioranza del suo partito. Rifiutare qualsiasi collegamento politico con i comunisti sia in una prospettiva di apertura a sinistra sia in quella di alternativa richiedeva infatti immediatamente una motivazione che – in questo Saragat aveva perfettamente ragione – non poteva essere semplicemente politica (“”il paese non lo capirebbe””), ma di principio; e che, come tale, preludeva a una netta chiusura verso il PCI”” (pag 83)”,”ITAC-054″
“BENZONI Alberto TEDESCO Viva”,”Il movimento socialista nel dopoguerra.”,”Nenni premio Stalin. “”Centro motore di questa attività di propaganda politica a largo raggio, produttore, quasi a getto continuo, di proposte per patti di non aggressione, aperture commerciali, incontri e dialoghi, iniziative italiane ed europee, è in questi anni il vice-presidente del consiglio mondiale dei partigiani della pace, Pietro Nenni. L’ impegno e il titolo come quello (dicembre 1951) di Premio Stalin per la pace – suggeriscono immediatamente, all’ epoca, l’ immagine di un puro e semplice compagno di strada dei comunisti. Ma, a ben vedere, la realtà è più complessa; è quella non di uno stalinista coerente, anche se mascherato, ma semmai di un pacifista, anche se filosovietico; di un difensore, soprattutto, della filosofia che aveva ispirato gli accordi di Yalta.””. (pag 72) “”Opposto per molti versi a UP, soprattutto per la sua forte caratterizzazione partitica e socialista, anche se come essa contestativa della logica interna e internazionale della guerra fredda, è l’ Unione Socialista Indipendente (USI) nata nel marzo 1951 come movimento dei lavoratori italiani. Punto d’origine il distacco di due deputati comunisti, Cucchi e Magnani, ribelli alle discipline internazionali più che interne imposte dall’ apparato stalinista.”” (pag 100) BENZONI (1935) laurato in giurisprudenza lavoro all’ Ufficio Studi dell’ IRI. E’ militante socialista coautore in varie opere. Viva TEDESCO (1940) laureata in storia moderna ha frequentato per due anni l’ Istituto Universitario di Studi Storici di Napoli.”,”ITAP-118″
“BENZONI Giuliana, memorie raccolte da Viva TEDESCO”,”La vita ribelle. Memorie di un’aristocratica italiana fra belle époque e repubblica.”,”BENZONI Giuliana, Viva Tedesco che ha raccolto le memorie della protagonista sottoponendole a un’accurata verifica bibliografica, ha studiato vari momenti del movimento socialista e la Resistenza romana in volumi e saggi. Collabora a settimanali e riviste. Fa parte del Comitato editoriale della rivista ‘Prometeo’ (Mondadori) Il nonno di G. Benzoni era Ferdinando Martini, ministro delle Colonie. La Benzoni si fidanza con Milan Stefanik, cospiratore cecoslovacco che diverrà ministro della guerra nello Stato cecoslovacco nato a Versailles. Nel maggio 1919 Stefanik morirà in un incidente aereo. Antifascista legata agli ambienti dei grandi meridionalisti della prima generazione come Giustino Fortunato, negli anni ’30 diventa amica di Maria José quest’ultima sempre più orientata verso l’antifascismo. Con lei organizza una specie di sottocongiura femminile antimussoliniana. Medaglia d’argento della Resistenza a Roma. Negli anni ’50 si lega al gruppo “”Amici del Mondo”” e ospita Salvemini tornato dall’esilio. Wikip: Giuliana Benzoni (Padova, 19 giugno 1895 – Roma, 8 agosto 1981) è stata una nobile italiana, nipote di Ferdinando Martini, amica di Maria José di Savoia, di politici e intellettuali antifascisti, svolse un ruolo non secondario nelle vicende che portarono alla caduta del fascismo. I Benzoni furono una famiglia di antica nobiltà milanese: nel Medioevo controllarono Crema e si trovarono in lotta con i Visconti; nel Cinquecento un Girolamo Benzoni navigò fino alle Americhe, sperando di arricchirsi, vi viaggiò per quattordici anni e lasciò un racconto delle sue esperienze, la Historia del mondo nuovo, pubblicata nel 1565; [1] una Paola Benzoni fu la madre dell’Innominato manzoniano, ossia di Francesco Bernardino Visconti. Il nonno materno fu il noto letterato e politico Ferdinando Martini (1841-1928), che nel 1866 aveva sposato Giacinta Marescotti: quest’ultima, a differenza del marito, notabile liberale conservatore, aveva idee socialiste e nel palazzo romano di via della Pilotta riceveva, tra i tanti che frequentavano il loro salotto, Andrea Costa e Sibilla Aleramo. A sua sorella Teresa, sposata con il principe Ignazio Boncompagni Ludovisi, fu affidata l’educazione della figlia Titina (Teresa) che nel 1893 sposò il marchese Gaetano Benzoni, sovrintendente delle scuderie reali, grande appassionato di cavalli. Dopo il matrimonio si trasferirono a Padova – dove nel 1895 nacque Giuliana – poi a Vicenza e a Pisa, e nacquero gli altri due figli, Giorgio e Nando.”,”ITAD-140″
“BENZONI Alberto.”,”Il Partito Socialista dalla Resistenza a oggi.”,”Alberto Benzoni, autore di diverse pubblicazioni sulla storia del socialismo e del PSI, nel 1991, prima della fine della parabola craxiana provocata dalle inchieste di Mani pulite, ha pubblicato il saggio Il craxismo sulla figura e la politica di Bettino Craxi. Cura rubriche di politica internazionale su l’Avanti! e Mondoperaio.”,”MITS-044-FL”
“BEONIO BROCCHIERI Paolo; a cura di Enrica COLLOTTI PISCHEL Simona PIGRUCCI; scritti di S. BALDESSARI R. CAROLLI G. FODELLA F. GATTI M. LOSANO I. NISHIKAWA M.T. ORSI R. PALMIERI A. VALOTA C. ZANIER”,”L’ ascesa del Giappone.”,”scritti di S. BALDESSARI, R. CAROLLI, G. FODELLA, F. GATTI, M. LOSANO, I. NISHIKAWA, M.T. ORSI, R. PALMIERI, A. VALOTA, C. ZANIER”,”JAPx-017″
“BEONIO BROCCHIERI FUMAGALLI Mariateresa”,”Wyclif. Il comunismo dei predestinati.”,”WYCLIF o WYCLIFFE, teologo inglese precursore della Riforma (1330-1384). Capo di un movimento ostile al papa e al clero, vede in una Chiesa povera (la comunità dei predestinati) la sola istituzione conforme al vangelo. Rifiuta la teoria della transustantazione eucaristica e mette l’accento sull’autorità esclusiva della Bibbia. Il concilio di Costanza (1415) lo condanna a titolo postumo come eretico. Le sue idee di giustizia sociale originarono attorno a lui il movimento dei lollardi. Lollardi: movimento ascetico e pauperistico diffuso in Olanda nel secolo XIV. Le loro istanze furono riprese dai seguaci di HUS in Boemia.”,”RELP-024 SOCU-031″
“BEONIO BROCCHIERI Paolo BULFERETTI Luigi FANFANI Amintore SOMENZI Vittorio OMODEO Pietro COTTA Sergio TENENTI Alberto PEARL Valerie PRANDI Alfonso PIERI Piero QUAZZA Guido BARIE’ Ottavio ROSSI Pietro GODECHOT Jacques, saggi di”,”Nuove questioni di storia moderna. 2. La nuova scienza. Le origini della rivoluzione scientifica e dell’ età moderna. Il Rinascimento. Periodi e caratteri dell’ economia moderna. L’ età delle scoperte e la rivoluzione economica del secolo XVI. La Riforma protestante. Riforma cattolica e Controriforma. Tra Sacro Romano Impero e Stato assoluto. Le relazioni internazionali europee dal 1492 al 1700. L’ Europa centro-orientale nei secoli XVI – XVII. L’ Impero ottomano. Origine e sviluppo dei grandi imperi coloniali sino al 1789.”,”Saggi di BEONIO BROCCHIERI Paolo BULFERETTI Luigi FANFANI Amintore SOMENZI Vittorio OMODEO Pietro COTTA Sergio TENENTI Alberto PEARL Valerie PRANDI Alfonso PIERI Piero QUAZZA Guido BARIE’ Ottavio ROSSI Pietro GODECHOT Jacques “”Un riformismo più sistematico e preciso di quello contenuto nelle opere di Vico, Giannone, Muratori, sarà la caratteristica principale di tre pensatori successivi: Cesare Beccaria, Gaetano Filangieri e Pietro Verri, i principali esponenti dell’ illuminismo italiano””. (pag 982) “”Filangieri (1752-1788) nella Scienza della Legislazione (1780-1783) segna il trionfo del razionalismo illuministico. La sua critica serrata delle vecchie istituzioni sfocia nel programma di una nuova sistemazione giuridica che dovrebbe dare al mondo pace e benessere eterni. Col trionfo della ragione sulla violenza e l’ egoismo, lo Stato è diventato mezzo di felicità per i sudditi. (…) Vivo è certo in Filangieri l’ influsso di Montesquieu, ma se per questi il diritto è oggetto di studio nella sua essenza e nelle sue cause, per Filangieri esso è invece lo strumento per la soluzione di ogni problema del viver politico””. (pag 983)”,”STOU-073″
“BEONIO BROCCHIERI FUMAGALLI Mariateresa”,”Wyclif. Il comunismo dei predestinati.”,”Da Trecc: Wycliffe(o Wiclif o Wyclif o Wiclef), John. – Riformatore religioso (Hipswell o Wiclif, Yorkshire, 1330 circa – Lutterworth 1384). Contrastata figura di ecclesiastico, W. predicò la povertà evangelica, rifiutò la gerarchia della Chiesa e alcuni sacramenti, negò la transustanziazione e curò la prima traduzione in inglese della Bibbia. Vita Studiò a Oxford al Merton College, poi (1360) fu master o preside al Balliol College, quindi al Queen’s College (1363-66; 1374-75; 1380-81). Frattanto nel 1361 aveva avuto una prebenda a Fellingham, poi (1365) fu guardiano della Canterbury Hall (nel 1372 espulso perché la fondazione/””>fondazione prevedeva che fosse affidata a monaci); quindi (1368) ebbe un beneficio a Ludgerhall. Ottenuto il dottorato in teologia, probabilmente nel 1372, nel 1374 ebbe il beneficio a Lutterworth. La sua partecipazione alla commissione inviata a Bruges per discutere con i rappresentanti del papa (1374) segnò l’inizio della sua notorietà per le sue tesi politiche, e di lui si fece protettore Giovanni di Gaunt duca di Lancaster. Il vescovo di Londra Courtenay, avversario del duca, citò allora W. (1377), poi inviò a Roma 50 sue tesi (tratte principalmente dal De civili dominio), che furono condannate da Gregorio XI. La protezione di Giovanni di Gaunt e della corte, di cui era consigliere, evitò che W. fosse imprigionato e l’università di Oxford l’assolse. Ma la posizione di W. si venne dopo di allora indebolendo: le sue dottrine eucaristiche lo privarono dell’appoggio dei mendicanti e dello stesso ambiente di Oxford; e se la rivolta dei contadini (1381), della quale si è voluta dare a W. la responsabilità morale, influì solo indirettamente sul prestigio di W., questo andò scemando nell’ambiente di corte per la mutata situazione politica, per i nuovi consiglieri di Riccardo II, proprio mentre Courtenay, divenuto arcivescovo di Canterbury (1381), conduceva una più dura lotta contro W. e i suoi seguaci. Fu lui a convocare (1382) il “”Concilio del terremoto”” (per l’evento sismico che lo fece chiudere), che condannò 10 proposizioni di W. come ereticali e 14 come erronee. I comuni resistettero, ma la stessa università di Oxford dovette sottomettersi e W. ritirarsi a Lutterworth. W., morto in comunione della Chiesa, ebbe sepoltura ecclesiastica; ma quando il concilio di Costanza lo condannò, le sue ossa furono esumate e bruciate (1428). Opere Dei suoi scritti, i principali sono: De dominio divino (1375); De civili dominio (1375); De veritate scripturae (1378); De Ecclesia (1378); De ordine christiano (1379); De Eucharistia (1379); Trialogus (1382). Notevole anche la produzione filosofica di Wycliffe.”,”BIOx-016-FC”
“BEONIO-BROCCHIERI Paolo BOSCARO Adriana”,”Storia del Giappone e della Corea.”,”Paolo BEONIO-BROCCHIERI laureato a Milano con Antonio BANFI e poi ha studiato a Tokyo con Nakamura HAJIME e quindi in America. La BOSCARO ha studiato all’ Università di Venezia e qui è diventata assistente ordinaria di Letteratura giapponese, e all’ Università di Tokyo.”,”JAPx-040″
“BEONIO-BROCCHIERI Vittorio H.”,”Giovanni Giolitti.”,”BEONIO-BROCCHIERI Vittorio H. ha studiato all’Università degli Studi di Pavia e all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi. Insegna Storia moderna presso l’Università della Calabria. Si è occupato di storia economica e sociale dell’età moderna. “”Inoltre egli riteneva, come si è detto, che l’Austria-Ungheria probabilmente non sarebbe sopravvissuta a un conflitto prolungato e che la sua inevitabile dissoluzione avrebbe comunque consentito il ricongiungimento all’Italia delle terre irredente senza la necessità di partecipare direttamente al conflitto. In marzo Giolitti rientrò a Roma e divenne il punto di riferimento dei molti deputati e senatori contrari alla guerra. Nonostante fosse evidente come il governo Salandra stesse progressivamente spostandosi su posizioni interventiste, Giolitti usò la sua influenza personale per conservare una maggioranza parlamentare, dissuadendo i suoi “”amici”” in Parlamento dal presentare una mozione di fiducia. Il suo timore era che se il governo fosse caduto sarebbe stato sostituito o da un ministero ancora più decisamente interventista oppure da uno troppo neutralista, che quindi non sarebbe stato in grado di esercitare sull’Austria la pressione necessaria per ottenere le concessioni territoriali che avrebbero scongiurato l’entrata in guerra dell’Italia. Il fronte interventista, minoritario in Parlamento e nel Paese, era anche variegato nelle motivazioni e nell’ispirazione politica. C’era innanzitutto l’interventismo aggressivo degli ultra-nazionalisti come D’Annunzio e Corradini e dei futuristi. Era il più rumoroso e mediatico ma non il più numeroso. Il suo obbiettivo, come si è detto, era in fondo la guerra in sé, come esperienza rigenerante collettiva e individuale, non tanto la guerra all’Austria. Tanto è vero che come aveva giustamente rilevato Giolitti, all’indomani dello scoppio delle ostilità in Europa, nell’agosto del 1914, molti dei più accesi nazionalisti erano stati favorevoli ad entrare in guerra a fianco dei vecchi alleati della Triplice Alleanza. (…) pe gli interventisti democratici, repubblicani e socialisti come Salvemini, Bissolati, Bonomi o il trentino Cesare Battisti le motivazioni erano invece essenzialmente politiche, ma le posizioni erano variagate e le priorità diverse”” pag 114-115-116″,”QMIP-181″
“BEONIO-BROCCHIERI Vittorio H.”,”Winston Churchill.”,”BEONIO-BROCCHIERI Vittorio H. ha studiato all’Università degli Studi di Pavia e all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi. Insegna Storia moderna presso l’Università della Calabria. Si è occupato di storia economica e sociale dell’età moderna. Ufficiali. “”Certo l’insurrezione di Cuba non era la campagna peninsulare di Wellington e neppure la guerra di Crimea, e Churchill non vi prendeva parte in qualità di combattente ma di osservatore. Si trattava in fondo di turismo bellico, con un pretesto giornalistico, ma era meglio che niente. Oltre trent’anni più tardi, dopo la tragedia della Grande Guerra, Churchill scrisse, ripensando a quei giorni: “”Gli animi di questa generazione, disgustata, brutalizzata, mutilata, nauseata dalla guerra forse non capiranno l’emozione delicata e trepida con la quale un giovane ufficiale britannico, cresciuto durante il lungo periodo di pace, si avvicinava per la prima volta al teatro di operazioni”” (My Early Life). Eppure cercare di comprendere lo stato d’animo di questi ufficiali, quella miscela di spirito di avventura, patriottismo, ambizione, arroganza e pura e semplice incoscienza è fondamentale per capire perché la Grande Guerra è scoppiata. L’Europa è entrata in guerra nel 1914 anche perché decine di migliaia di ufficiali di buona famiglia, nelle accademie militari e nelle guarnigioni, a Sandhurst come a Saint-Cyr e a Potsdam, questa guerra l’hanno desiderata intensamente come l’occasione che avrebbe dato un senso alla loro vita (e forse anche, ma non è questo l’aspetto più importante, una spinta alle loro carriere). Era un desiderio di azione, di eroismo, di una vita intessuta di valori diversi e antitetici rispetto al piatto utilitarismo dominante nella società borghese”” (pag 26-27) Churchill spinge per proseguire l’intervento a fianco dei Bianchi nella guerra civile russa. “”Il coinvolgimento degli Alleati a fianco delle Armate controrivoluzionarie dei Bianchi nel 1918 non aveva quindi inizialmente motivazioni politiche e ideologiche quanto strategiche. Si trattava di far sì che la Russia – anche se non più zarista – riprendesse il suo posto nella guerra contro la Germania. Con la fine della guerra questa ragione per l’intervento venne chiaramente meno, e infatti Lloyd George propose il ritiro delle truppe. Ma Churchill, a questo punto, si oppose con forza chiedendo il proseguimento dell’intervento a favore dei Bianchi. Lo scopo era diventato quello di soffocare il neonato Stato sovietico considerato di per sé una minaccia per la Gran Bretagna e l’Europa. Anzi, una minaccia per la stessa civiltà. Per Churchill – e naturalmente per molti altri liberali e conservatori in Gran Bretagna e in Europa – la Russia sovietica era qualcosa di mostruoso, qualcosa di “”mai visto prima sulla scena del mondo”” (…)”” (pag 118)”,”QMIP-183″
“BEONIO-BROCCHIERI Vittorio H. a cura”,”Cristoforo Colombo e il colonialismo.”,”V.H. Beonio Brocchieri ha studiato all’Università di Pavia e all’Ecole des hautes etudes en science sociales (EHESS) di Parigi. Attualmente insegna storia moderna presso il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università degli Studi della Calabria. Si dedica allo studio della storia economica e sociale dell’Età moderna, alla storia delle idee e alla World History. “”Il filosofo e semiologo Tzevan Todorov ha dedicato un lungo saggio a questo tema, iniziando proprio con la percezione che degli indigeni ebbe Cristoforo Colombo; di tutti, coluo che sotto tale aspetto ne esce peggio: “”Colombo parla degli uomini che vede solo perché, dopotutto, fanno parte anch’essi del paesaggio””. Lo studioso sottolinea poi «la preferenza per le terre rispetto agli uomini. Nell’ermeneutica di Colombo questi ultimi non hanno un ruolo a parte» (). Diverso è il comportamento di Hernán Cortes, nei cui confronti bisogna sfatare il mito del ‘conquistador’ sanguinario e ottuso. Il primo aggettivo può essere corretto; il secondo no. Cortés era tutt’altro ce incolto o stupido e, tra le altre cose, aveva una profonda consapevolezza politica e storica dei propri atti. Con grande sottigliezza, mise le sue conoscenze al servizio dell’operazione di conquista, lavorando soprattutto sul piano della comunicazione nei confronti dell'””altro””. (…) Per altri due aspetti cruciali del rapporto con l'””altro”” bisogna fare riferimento al famoso dibattito di Valladolid, promosso nel 1550 e nel 1551 dall’imperatore Carlo V con l’obiettivo, come disse, di «trattare e parlare del modo in cui si devono fare le conquiste nel Nuovo Mondo, in modo che si possano fare con giustizia e con sicura coscienza». In realtà, il cuore del problema era capire se gli spagnoli avessero il diritto naturale di sottomettere istituzionalmente, anche con la forza, gli indios in quanto portatori di una civiltà e una religione superiore, riguardo a popolazioni che compivano sacrifici umani, incesti e altri atti incivili, o se fosse sufficiente una colonizzazione pacifica. Il dibattito, che venne tenuto in pubblico, radunò i migliori giuristi e teologi spagnoli e, fra questi, il frate domenicano Bartolomé de las Casas e il teologo Juan Ginés de Sepúlveda. Il primo, divenuto, a conquistatore, un “”difensore degli indios””, riteneva che “”tutte queste universe e infinite genti, di ogni genere, dio le ha create semplici, senza malvagità né doppiezze, obbedientissime e fedelissime ai loro signori naturali e ai cristiani che servono”””””,”ASGx-048″ “BEONIO-BROCCHIERI Vittorio H.”,”L’Inghilterra dai Tudor agli Stuart.”,”Vittorio H. Beonio-Brocchieri ha studiato all’Università di Pavia e all’Ecole des hautes études en sciences sociales (EHESS) di Parigi. Attualmente insegna storia moderna presso il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università degli Studi della Calabria. Bobbio su Hobbes. “”L’esigenza di fondo che muoveva Hobbes, come ha rilevato Bobbio, era infatti quella «dell’unità del potere statale»: «Thomas Hobbes è il grande teorico, il più lucido e il più conseguente, il più accanito, sottile e temerario teorico della unità del potere statale. Tutta la sua filosofia politica ha un unico motivo polemico: la confutazione delle dottrine, siano esse tradizionali o innovatrici, conservatrici o rivoluzionarie, ispirate da Dio o dal demonio, che impediscono la formazione di quella unità. Ha una unica meta: la dimostrazione, stringente come una morsa, rigorosa come un calcolo matematico, che l’unità politica corrisponde alla più profonda costituzione della natura umana ed è quindi, come una legge naturale, assoluta e inderogabile». E aggiunge: «[La filosofia di Hobbes] è pervasa da un’unica convinzione fondamentale: che lo Stato o è unico ed unitario o non è nulla,e che quindi l’uomo o accetta questa suprema ragione dello Stato, o si perde nella violenza della guerra perpetua ed universale”” (). Le guerre civili inglesi, a cui aveva assistito in prima persona, avevano fatto riflettere Hobbes sul fatto che anche il governo più oppressivo è – come scriveva nel ‘Leviatano’ – «appena sensibile rispetto alle miserie e alle calamità che accompagnano una guerra civile». Poiché qualunque governo è preferibile a una guerra civile e poiché tutti i governi, tranne quelli assoluti, possono essere distrutti da una guerra civile, gli individui farebbero bene a sottomettersi a una autorità politica assoluta. In altri termini: esiste una relazione reciproca tra l’obbedienza politica e la pace. Ma una teoria del genere non era destinata a rimanere valida a lungo”” (pag 18-19-20)”,”UKIR-047″
“BEONIO-BROCCHIERI Vittorio H.”,”Il Settecento e la Rivoluzione industriale.”,”Vittorio H. Beonio-Brocchieri ha studiato all’Università di Pavia e all’Ecole des hautes études en sciences sociales (EHESS) di Parigi. Attualmente insegna storia moderna presso il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università degli Studi della Calabria. Claude-Henry de Rouvroy, conte di Saint-Simon, filosofo (1760-1825). Fu l’iniziatore del positivismo sociale, corrente di pensiero che mira alla riorganizzazione della società su basi scientifico-tecnocratiche. Animato da grande fede nel progresso, auspicò lo sviluppo di una nuova società basata su un’organizzazione razionale del lavoro, guidata da un’élite di industriali e uomini di scienza. D i famiglia nobile, ebbe una formazione illuminista. Nel 1779-82 prese parte alla Guerra d’Indipendenza americana e durante la Rivoluzione francese militò nelle fila del partito hebertista; arrestato nel 1793, fu liberato dopo la caduta di Robespierre. Perse allora tutti i suoi averi ma li recuperò grazie alla speculazione finanziaria sotto il Direttorio, per poi dissiparli di nuovo. Dal 1805 visse in povertà, valendosi del sostegno di amici e discepoli. Dopo essersi dedicato a ricerche economico-politiche in Germania e Inghilterra (1797-1801), pubblicò nel 1802 il suo primo scritto, ‘Lettera di un abitante di Ginevra ai suoi contemporanei’. Negli anni della Restaurazione riunì intorno a sé una fitta schiera di seguaci, che dopo la sua morte ne divulgò e sistematizzò il pensiero, facendone una delle dottrine del nascente socialismo. Tra le sue opere più importanti: ‘La riorganizzazione della società europea’ (1814); ‘Il Catechismo degli industriali’ (1823); ‘Il Nuovo cristianesimo (1825)”” (pag 49-50)”,”UKIE-060″
“BEONIO-BROCCHIERI Vittorio”,”Cinque testimoni di satana. Milton – Hobbes – Langbehn – Nietzsche – Spengler.”,”Ultimi pagine sottolineate a matita Vittorio Beonio-Brocchieri nato a Lodi nel 1902, ha insegnato storia delle dottrine politiche all’Università di Pavia, in ruolo nel 1939. Giornalista, ha collaborato con il ‘Corriere della Sera’”,”STOx-018-FMB”
“BERARDI Silvio”,”L’Italia risorgimentale di Arcangelo Ghisleri.”,”BERARDI Silvio è docente di storia contemporanea presso la facoltà di scienze politiche dell’Università delle Scienze Umane Niccolò Cusano di ROma. Ha scritto: ‘La teocrazia universale di Joseph de Maistre. Tra Rivoluzione e Restaurazione’ (2008) e ‘Francesco Saverio Nitti. Dall’Unione Sovietica agli Stati Uniti d’Europa’ (2009).”,”ITAB-283″
“BERARDI Silvio”,”Il socialismo mazziniano. Profilo storico-politico.”,”ebook da ibs Silvio Berardi è professore associato di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi Niccolò Cusano di Roma.”,”ITAB-346″
“BÉRAUD Alain FACCARELLO Gilbert a cura di, Contributeurs di André LAPIDUS Ramon TORTAJADA Philippe STEINER Pierre De BOISGUILBERT John LAW Antoin MURPHY Daniel DIATKINE Richard ARENA Jérôme DE BOYER”,”Nouvelle histoire de la pensèe économique. Des scolastiques aux classiques.Volume I.”,”Alain Béraud est professeur à l’université de Cergy-Pontoise. Gilbert Faccarello est professeur à l’École normale supérieure de Fontenay/Saint-Coud et à l’université de Paris-II.”,”ECOT-249-FL”
“BÉRAUD Alain FACCARELLO Gilbert a cura di, Contributeurs di Jérôm de BOYER Bernard CHAVANCE Ragip EGE François ETNER Jérôme LALLEMENT Antoine REBEYROL Philippe STEINER Christian TUTIN”,”Nouvelle histoire de la pensèe économique. Des premiers mouvements socialistes aux néoclassiques. Volume II.”,”Alain Béraud est professeur à l’université de Cergy-Pontoise. Gilbert Faccarello est professeur à l’École normale supérieure de Fontenay/Saint-Coud et à l’université de Paris-II.”,”ECOT-250-FL”
“BÉRAUD Alain FACCARELLO Gilbert a cura di, Contributeurs di Elsa ASSIDON Antoine d’AUTUME Rodolphe DOS Santos FERREIRA Christian GEHRKE Vitantonio GIOIA Jean Jacques GISLAIN Bernard GUERRIEN Bernard GUILLOCHON Heinz D. KURZ Philippe MONGIN Christian MONTET Claire PIGNOL Michel RAINELLI Philippe STEINER André Zylberberg”,”Nouvelle histoire de la pensée économique. Des institutionnalistes à la période contemporaine. Volume III.”,”Alain Béraud est professeur à l’université de Cergy-Pontoise. Gilbert Faccarello est professeur à l’École normale supérieure de Fontenay/Saint-Coud et à l’université de Paris-II.”,”ECOT-251-FL”
“BERBEROGLU Berch, a cura di Gianfranco PALA”,”L’ eredità dell’ impero. Declino economico e polarizzazione di classe negli Stati Uniti.”,”BERBEROGLU Berch è professore di sociologia economica e direttore del dipartimento di sociologia all’ Università di Nevada, Reno. E’ autore di diversi libri tra cui: -The Internationalization of Capital: Imperialism and Capitalist Development on a World Scale. 1987 Wallerstein e l’ economia mondo. “”La caratteristica principale del moderno sistema-mondo risiede, essenzialmente, nel trasferimento di plusprodotto dalla periferia al centro del sistema, concettualizzato in una maniera simile al modello “”metropoli-satellite”” di dominio e “”sfruttamento”” dovuto a Gunder Frank. Il meccanismo attraverso cui codesto trasferimento ha luogo è lo “”scambio ineguale”” – un meccanismo reso possibile dal dominio degli stati centrali su quelli periferici.”” (pag 44) “”Dopo aver criticato il criterio che si richiama alle grandi potenze – a causa del suo universalismo e del suo eclettismo astorico, per ciò che riguarda le origini del potere e della politica nell’ economia politica mondiale – ci ritroviamo ora di fronte le astrazioni statiche, ugualmente universalistiche e astoriche, del criterio del sistema-mondo, che ci ha sì portato avanti nell’ analisi di una più ampia logica sistemica dell’ economia capitalistica mondiale, ma non abbastanza per giungere fino alle contraddizioni e ai conflitti di classe capaci di fornirci la chiave interpretativa per la sottostante dialettica della struttura di classe e della logica di classe dell’ impero e della sua eredità””. (pag 45)”,”USAE-053″
“BERBEROVA Nina, a cura d Maurizia CALUSIO”,”Antologia personale. Poesie 1942-1983.”,”Nina Berberova, San Pietroburgo 1901 – Philadelphia 1993, famosa in tutto il mondo come narratrice e saggista.”,”RUSS-022-FL”
“BERBEROVA Nina”,”Il male nero.”,”Nina Berberova, San Pietroburgo 1901 – Philadelphia 1993, famosa in tutto il mondo come narratrice e saggista.”,”VARx-057-FL”
“BERBEROVA Nina”,”La resurrezione di Mozart. La scomparsa della Biblioteca Turgenev. La grande città.”,”Nina Berberova, San Pietroburgo 1901 – Philadelphia 1993, famosa in tutto il mondo come narratrice e saggista. Vibranti testimonianze dei temi della guerra e dell’emigrazione, le tre storie di questo volume svelano una Nina Berberova alle prese con il genere a lei più congeniale; il racconto lungo.”,”VARx-058-FL”
“BERBEROVA Nina, a cura di Maurizia CALUSIO”,”Antologia personale. Poesie, 1921 – 1933.”,”Nina Berberova, San Pietroburgo 1901 – Philadelphia 1993, famosa in tutto il mondo come narratrice e saggista.”,”RUSS-044-FL”
“BERCHET Giovanni, a cura di Robert VAN-NUFFEL”,”Lettere alla marchesa Costanza Arconati. Vol. I (Febbraio 1822 – Luglio 1833). II Serie: Fonti. Vol. XXXVIII.”,”Giovanni Berchet (Milano, 23 dicembre 1783 – Torino, 23 dicembre 1851) è stato un poeta, scrittore, traduttore e politico italiano, tra gli esponenti più significativi del romanticismo di cui scrisse un influente manifesto, Lettera semiseria di Grisostomo, pubblicato nel 1816 1. Berchet visse in esilio, principalmente in Gran Bretagna, fino al ritorno in Italia per prendere parte alle rivoluzioni del 1848 1. Riguardo ai rapporti che Berchet intratteneva con la Marchesa Costanza Arpionati, Berchet scrisse delle lettere alla marchesa Costanza Arconati tra il 1833 e il 1851. Le lettere sono state pubblicate in due volumi curati da Robert Van Nuffel 2. (copil)”,”RISG-035-FSL”
“BERCHET Giovanni, a cura di Robert VAN-NUFFEL”,”Lettere alla marchesa Costanza Arconati. Vol. II (Agosto 1833 – Maggio 1851). II Serie: Fonti. Vol. XL.”,”Giovanni Berchet (Milano, 23 dicembre 1783 – Torino, 23 dicembre 1851) è stato un poeta, scrittore, traduttore e politico italiano, tra gli esponenti più significativi del romanticismo di cui scrisse un influente manifesto, Lettera semiseria di Grisostomo, pubblicato nel 1816 1. Berchet visse in esilio, principalmente in Gran Bretagna, fino al ritorno in Italia per prendere parte alle rivoluzioni del 1848 1. Riguardo ai rapporti che Berchet intratteneva con la Marchesa Costanza Arpionati, Berchet scrisse delle lettere alla marchesa Costanza Arconati tra il 1833 e il 1851. Le lettere sono state pubblicate in due volumi curati da Robert Van Nuffel 2. (copil)”,”RISG-037-FSL”
“BERDIAEV Nicolas”,”Les sources et le sens du communisme russe. (1935)”,”Introduction, traduit du russe par Lucienne Julien CAIN, Collection Idèes. Tkacev. “”Un remarquable théoricien de la révolution dans les années 70 est Tkachev (1), qui, plus qu’aucun autre doit être considéré comme le précurseur de Lénine. De l’étranger, il publie le journal révolutionnaire ‘Nabat’ (2) , expression des tendances les plus extrêmes: il est le premier qui parla aux Russes de Marx. En 1875, il adresse à Engels une lettre où il lui indique les voies particulières où la Russie doit s’engager, le caractère très spécial de sa révolution imminente, à laquelle on ne saurait appliquer strictement les principes du marxisme. Qu’on n’entende pas par là que Tkatchev s’oppose à instauration du marxisme du point de vue des thèses populistes; lui-même n’est pas un populiste traditionnel; au fond, il ne croit pas dans le peuple. Mais il nie qu’une application rigoureuse du marxisme exige en Russie, tour à tour, le développement du capitalisme, la révolution bourgeoisie, une constitution, etc. Ici se dessine la différence spécifique qui séparera Lénin de Plekhanov. Tkatchev ne vuet pas admettre la transformation de l’Etat russe en un état constitutionnel et bourgeois. Au contraire, selon lui, l’absence de développment de la bourgeoisie est pour son pays un avantage incontestable, et une promesse de révolution sociale. Le peuple russe est socialiste d’instict. Tkatchev n’a jamais été un démocrate; il préconise la suprématie d’une minorité sur la majorité. On l’a traité de Jacobin, sans que le terme soit tout à fait exact. Car le jacobinisme est une forme de démocratie. Avant tout, Tkachev est un socialiste, et son socialisme n’est pas d’une espèce démocratique, pas plus que celui de Lénine et des communistes. Il est l’ennemi des mouvements populistes «Terre et liberté» et «Partage noir», parce que ceux-ci nient la lutte politique. Son attitude à l’égard de ces formations annonce déjà la position que Lénine prendra vis-à-vis des prétendus «économistes» qui posaient devant la classe des travailleurs problèmes purement économiques, laissant aux libéraux l’initiative du combat politique. Dans l’histoire des courants révolutionnaires russes, Tkatchev apparaît au contraire comme le précurseur de ce mouvement «Liberté du peuple» qui, différant des précédents mouvements, posait, lui, le problème politique de la chute de l’autocratie, par la voie du terrorisme. Le parti «Liberté du peuple» marque la victoire de Tkachev sur Lavrov et sur Bakounine. Tkatchev est, avant Lénine, un théoricien de la révolution. Son idée fondamentale est la prise du pouvoir par une minorité révolutionnaire”” (pag 134-135-136) [(1) Voir Plekanov, ‘Nos désaccords’, et les ‘Oeuvres choisies de Tkatchev, 4e partie, Moscou, 1983; (2) “”Le Tocsin””] [“”Un importante teorico della rivoluzione negli anni ’70 è Tkachev (1), che più di ogni altro dovrebbe essere considerato il precursore di Lenin. Dall’estero, ha pubblicato il giornale rivoluzionario Nabat (2) espressione delle tendenze più estreme: è il primo a parlare ai russi di Marx. Nel 1875, invia una lettera a Engels in cui indica le vie particolari su cui la Russia deve impegnarsi, il carattere molto particolare della sua imminente rivoluzione, a cui non si può applicare rigorosamente i principi del marxismo. Ciò non significa che Tkacev si opponga all’instaurazione del marxismo ponendosi dal punto di vista delle tesi populiste; egli stesso non è un populista tradizionale; in fondo, non crede nel popolo. Ma nega che una rigorosa applicazione del marxismo in Russia richieda, volta a volta, lo sviluppo del capitalismo, la rivoluzione borghese, una costituzione, ecc. Qui emerge la differenza specifica che separerà Lenin da Plekhanov. Tkachev non vuole ammettere la trasformazione dello stato russo in uno stato costituzionale e borghese. Al contrario, a suo parere, la mancanza di sviluppo della borghesia è un vantaggio innegabile per il suo paese, e una promessa di rivoluzione sociale. Il popolo russo è istintivamente socialista. Tkachev non è mai stato un democratico; egli sostiene la supremazia di una minoranza sulla maggioranza. È stato definito giacobino, ma il termine non è esattamente corretto. Perché il giacobinismo è una forma di democrazia. Prima di tutto Tkachev è un socialista, e il suo socialismo non è di tipo democratico come non lo era quello di Lenin e dei comunisti. È il nemico dei movimenti populisti “”Terra e libertà”” e “”Ripartizione nera””, perché negano la lotta politica. Il suo atteggiamento verso queste formazioni già annuncia la posizione che Lenin assumerà di fronte ai pretesi “”economisti”” che ponevano di fronte alla classe lavoratrice dei problemi puramente economici, lasciando ai liberali l’iniziativa della lotta politica. Nella storia delle correnti rivoluzionarie russe, Tkachev appare, al contrario, come il precursore del movimento “”Libertà del Popolo””, che, a differenza dei movimenti precedenti, poneva il problema politico dell’abbattimento dell’autocrazia per mezzo del terrorismo. Il partito ‘Libertà del popolo’ segna la vittoria di Tkachev su Lavrov e Bakunin. Tkachev è, prima di Lenin, un teorico della rivoluzione. La sua idea di base è la presa del potere da parte di una minoranza rivoluzionaria “”(p 134-135-136) [(1) Cfr Plekanov ‘I nostri disaccordi’ e le ‘Opere scelte’ di Tkacev, parte 4, Mosca, 1983; (2 ) “”La campana””]”,”MRSx-062″
“BERDIAIEV Nicolaj (BERDYAEV Nicolas)”,”The Russian Idea.”,”Nicolaj BERDIAIEV (1874-1948) filosofo russo, espulso dall’ URSS nel 1922 sostenitore di un esistenzialismo cristiano, elaborò un’ interpretazione della storia come incarnazione dello spirito.”,”RUSx-068″
“BERDJAEV Nikolaj”,”Le fonti e il significato del comunismo russo. Con una nota di A. Kolosov.”,”Nikolaj BERDJAEV (1874-1948) è tra i più importanti filosofi russi del nostro secolo. Inizialmente su posizioni marxiste, pervenne poi al cristianesimo ortodosso. Promosse la pubblicazione di due raccolte di saggi, ‘Le pietre miliari’ (1909) e ‘Dal profondo’ (1918) che espressero la ‘rinascita culturale’ e cristiana russa dell’ inizio del secolo. Nel 1922 fu espulso dall’ URSS. Dal 1925 si stabilì a Parigi, dove pubblicò la maggior parte delle sue opere, tra le quali “”Un nuovo Medio Evo”” (1927), “”Cristianesimo e realtà sociale”” (1934), “”Il senso della storia”” (1948).”,”MRSx-021″
“BERDJAEV Nikolaj (BERDIAEFF Nicolas)”,”Una Nueva Edad Media. Reflexiones acerca de los destinos de Rusia y de Europa.”,”BERDJAEV Nikolaj (1874-1948) filosofo rsso espulso dall’ URSS nel 1922 sostenitore di un esistenzialismo cristiano, elaborò una concezione della storia come incarnazione dello spirito.”,”FILx-196″
“BERDJAEV Nikolaj”,”Le fonti e il significato del comunismo russo. Con una nota di A. Kolosov.”,”””E i marxisti russi maggiormente inclini all’azione rivoluzionaria si trovavano a dovere dare del marxismo un’interpretazione diversa e a dovere edificare altre teorie inerenti alla rivoluzione russa, a dovere elaborare insomma un’altra tattica. In quest’ala del marxismo russo la volontà rivoluzionaria aveva il sopravvento sulle teorie intellettuali e sull’interpretazione accademica e libresca del marxismo. Ciò portò alla fusione quasi inavvertita tra le tradizioni del marxismo rivoluzionario e le tradizioni del vecchio spirito rivoluzionario russo, restio ad ammettere che lo sviluppo della Russia dovesse attraversare lo stadio capitalistico: lo spirito rivoluzionario, intendo dire, di Cernysevskij, di Bakunin, di Necaev, di Tkacev. Non più Fourier, stavolta, ma Marx si univa a Sten’ka Razin. I marxisti d’indirizzo bolscevico si rivelarono ben più ancorati alla tradizioni russa che non quelli della linea menscevica. Sul puro terreno dell’interpretazione evoluzionistica e deterministica del marxismo, non era possibile giustificare una rivoluzione proletaria e socialista in un paese industrialmente arretrato, fondato su un’economia agricola e con una classe operaia debolmente sviluppata. Se il marxismo fosse stato inteso in questo senso, si sarebbe dovuto dapprima fare affidamento ad una rivoluzione borghese accompagnata dallo sviluppo del capitalismo, e soltanto in seguito avviare la rivoluzione socialista. E questa prospettiva non pareva molto propizia e atta a esaltare la volontà rivoluzionaria”” (pag 137)”,”RIRx-017-FL”
“BERELLINI Bruno”,”La morte di Michel.”,”BERELLINI Bruno “”Sono sedici racconti stesi negli anni Cinquanta, poi riscritti “”pazientemente”” per essere pubblicati nel 1980, in cui l’autore ripercorre la sua esperienza di partigiano, tra il febbraio 1944 e il 1945, nelle file di formazioni garibaldine, prima nella divisione “”Cichero””, localizzata nell’entroterra chiavarese, poi nella “”Pinan-Cichero””, nata da una costola della prima e nerbo forte del partigiano nelle nostre valli del Borbera e del Curone””. (pag 15) Bruno BERELLINI, classe 1925, operaio del cantiere navale Ansaldo di Genova, si iscrive nell’agosto 1943 al PCI, raggiunge tra i primi il “”casone”” di Cichero culla della VI Zona operativa ligure e delle sue divisioni garibaldine la “”Cichero”” e la “”Pinan Cichero””. Nel 1950-52 partecipa anche come interprete alla realizzazione del filme ‘Actung banditi’ e ‘Cronache di poveri amanti’. Svolge in seguito una carriera amministrativa e politica.”,”ITAR-171″
“BEREND Ivan T. RANKI Gyorgy”,”Lo sviluppo economico nell’ Europa centro- orientale nel XIX e XX secolo.”,”BEREND è nato nel 1930 a Budapest. Dal 1953 insegna storia economic all’Univ ‘Karl Marx’ di economia a Budapest. Tra le su pubblicazioni: -Reconstruction and Capital Expropriation in Hungary, 1945-1948 (1962) -Economic Policy and the Beginning of the First 5 Years Plan (1964) Con RANKI è autore di questi libri: -Hungary’s Industry: 1900-1914 (1955) -Hungarian Industry before and during the Second World War, 1934-1944 (1958) -Hungary in the ‘Lebensraum’ of Nazi Germany, 1933-1938 (1960) -The Economy of Hungary after First World War, 1919-1929 (1966) RANKI, nato nel 1930 a Budapest, dopo aver seguito corsi accademici di economia, nel 1953 divenne membro dell’Istituto di storia dell’Accademia Ungherese delle Scienze. Oltre alla collaborazione con BEREND ha scritto vari libri.”,”EURC-014″
“BERENDT Joachim Ernst”,”Il nuovo libro del Jazz dal New Orleans al Jazz Rock.”,”Joachim Ernst Barendt è stato uno dei massimi esperti di musica jazz nel mondo. E’ nato a Berlino nel 1922, critico musicale, collaboratore di giornali stranieri ha scritto vari libri sulla storia del Jazz.”,”VARx-021-FMDP”
“BERENGER Jean”,”Storia dell’ impero asburgico 1700-1918.”,”BERENGER Jean insegna alla Sorbona ed è specialista di storia militare e di storia dell’ Europa centro-orientale in età moderna. Tra i suoi libri ‘La Republique autrichienne de 1919 à nos jours’ (1971) ‘L’ Europe danubienne de 1848 à nos jours’ (1975), ‘Turenne’ (1987). La guerra d’ Italia del 1859. “”Per queste ragioni l’ entourage di Francesco Giuseppe considerava ormai ineluttabile il conflitto. Rechberg, che era succeduto a Buol come ministro degli Affari esteri, pensò che fosse necessario evitare qualsiasi gesto non amichevole fino a quando la monarchia non avesse ricostituito le sue forze. Schmerling, sostenitore del progetto di una grande Germania incentrato sull’ Austria, pensava al contrario che fosse assolutamente necessario sostenere i principi tedeschi enlla loro resistenza all’ imperialismo prussiano. Egli si appoggiò al barone di Biegelben, un “”assiano”” passato al servizio degli Asburgo, che dirigeva la sezione tedesca del ministero degli Affari esteri, Quest’ ultimo raccomandò fermezza, persuaso che fosse necessario sconfiggere la Prussia prima che fosse troppo tardi, dato che l’ obiettivo era quello di ricondurla entro i confini precedenti al 1740. Per questo motivo egli decise di venire a patti con Napoleone III, (…)””. (pag 295)”,”AUTx-023″
“BERENGER Jean”,”Turenne.”,”Jean Bérenger è nato nel 1934. Professore di storia moderna all’Università di Strrasburgo II e a Saint-Cry, è specialista di storia dell’Europa Centrale e Orientale e delle relazioni internazionali durante l’Ancien Regime. Ha scritto una storia della Cecoslovacchia e della monarchia asburgica.”,”QMIx-135-FSL”
“BERENGO Marino, a cura di Roberto PERTICI”,”Cultura e istituzioni nell’ Ottocento italiano.”,”BERENGO Marino (1928-2000) ha insegnato storia moderna nelle Università di Milano e Venezia. Tra le sue opere: ‘Nobili e mercanti nelal Lucca del Cinquecento’ (1965, Einaudi), ‘Intellettuali e librai nella Milano della Restaurazione’ (1980, Einaudi), ‘L’ Europa delle città’ (1999, idem). Università italiana. “”Per due generazioni almeno di studenti italiani, dalla Restaurazione all’ Unità, gli anni universitari rapresentano un passaggio obbligato, quasi sempre avvertito come oneroso e molesto; chi desiderava recepire stimoli culturali, sapeva di doverli cercare altrove. Questa mancanza d’ aria era frutto di una scelta voluta, e consapevolmente perseguita da tutti i governi della penisola. Le università apparivano come delle polveriere, che il controllo di polizia sui professori non bastava a neutralizzare.”” (pag 90) “”Luigi Settembrini spiega bene come funzionavano le cose a Napoli allo schiudersi degli anni ’30: “”Il governo ebbe mai sempre paura di radunare in un solo luogo le molte migliaia di giovani che da tutto il Regno convenivano a Napoli a studiare, e però non li obbligava ad assistere ai corsi, e li lasciava sparpagliare nelle scuole private””. Ne derivava “”un male ed un bene””: il frazionamento degli studi e la perdita di ogni sentimento di solidarietà tra gli studenti, da un lato; e il fatto che, così organizzato, “”l’ insegnamento era liberissimo”” perché in mano a “”maestri privati, che in casa loro insegnavano come volevano””. Analogo criterio aveva seguito il governo austriaco; e così Gian Domenico Romagnosi, che era stato pensionato con lo scioglimento della Scuola di alta legislazione, ottenne nel 1819 la patente di “”maestro privato di legge””.”” (pag 91)”,”ITAB-183″
“BERENGO GARDIN Piero a cura; scritti di Piero MUSCOLINO Cesare COLUMBA Luigi TOMASSINI Anna D’ANGELO Piero BARENGO GARDIN”,”Ferrovie Italiane. Immagine del treno in 150 anni di storia.”,”scritti di Piero MUSCOLINO Cesare COLUMBA Luigi TOMASSINI Anna D’ANGELO Piero BARENGO GARDIN”,”ITAE-270″
“BERENGO Marino”,”Economia barocca. Mercato e istituzioni nella Roma del Seicento.”,”Marino Berengo, nato a Venezia nel 1928, ha studiato a Firenze e a Pisa. Già archivista di Stato a Venezia sino al 1963, è poi stato professore di storia moderna presso le Università di Milano e di Venezia, dove ha insegnato negli ultimi anni. I suoi lavori sono in prevalenza dedicati alla storia sociale veneta.”,”ECOS-024″
“BERENGUER Isidro Albert”,”Bibliografia de la Prensa Periódica de Alicante y su provincia.”,”Alicante è la capitale dell’omonima provincia nel sud-est della Spagna. Città portuale sulla Costa Blanca, è caratterizzata dal centro storico, Barrio de la Santa Cruz, con strade strette, case colorate e una vivace vita notturna. Grazie a un ascensore o a una ripida salita, da qui si raggiunge il medievale castello di Santa Barbara, situato su una collina con una stupenda vista della costa mediterranea”,”ARCx-013-FSL”
“BERENSON Bernard, a cura di Nicky MARIANO”,”Tramonto e crepuscolo. Ultimi diari 1947-1958.”,”Sono anche pensieri e confidenze di un novantenne, ma questo ‘tramonto’ non è sempre nostalgico, anzi esso è ‘herrlich wie am ersten Tag’ (), per dirla con le parole goethiane citate da lui stesso (4° copertina) () stupendo come il primo giorno Aneddoti Aneddoto ebraico (pag 138) L’approccio dei ‘vecchi’ verso i ‘giovani’ e viceversa (pag 139) “”Quelli che difendono il nuovo in tutte le arti: l’ermetico, il criptico, il non intelligibile, biasimano continuamente l’opposizione che c’è stata nel passato contro la novità, ma quella opposizione era sempre rivolta contro un nuovo modo di vedere, di sentire, di esperimentare, di penetrare. Contro nuove idee, contro il cibo inusitato, contro usi e costumi sconosciuti. Adesso questo non succede più. L’artista odierno non ci rivela un mondo nuovo, non ha scoperto nuovi pianeti, non ci mostra una terra promessa, al contrario, il suo cripticismo, il suo ermetismo rappresentano uno sforzo sovrumano per nascondere la propria assenza di visione ovvero l’assoluta banalità della sua visione; tanto banale che la scarabocchia o la imbratta o ci fa sopra dei commenti, dei mormorii e dei sospiri. Non ha niente da dire e se tu fai uno sforzo disperato per capirlo non trovi che il vuoto”” (pag 140); Come mai la persona che sa parlare bene è considerata con tanto sospetto dal medico, dall’impiegato, dall’uomo d’affari, dal finanziere, dal burocrate, e dai loro parenti e amici? Giudicando dalla mia esperienza direi che succede perché parliamo e non facciamo altro; o almeno niente che l’altro possa apprezzare. Come se il parlare non fosse anch’esso un’arte in sé, una occupazione i cui effetti però non si apprezzano perché agiscono a distanza di tempo. Quali sono i suoi effetti lo si vede nei momenti di crisi, quando ad esempio una intera comunità d’improvviso si decide ad agire tutta nello stesso modo fino allora universalmente avversato, perché il sentirne parlare glielo ha fatto accettare. No, l’ultima cosa che si possa dire del parlare è che non abbia effetto”” (pag 145) BERENSON Butrimonys, 26 giugno 1865 – Fiesole, 6 ottobre 1959 Dizionario Treccani: BERENSON, Bernard (Bernhard fino al 1914). – Figlio di Albert Valvrojenski (che prese il cognome Berenson quando emigrò negli Stati Uniti) e di Judith Mickleshanski, ambedue ebrei, nacque il 26 giugno 1865 a Butremanz non lontano da Viltia in Lituania, dove iniziò i suoi studi dimostrando una notevole precocità nell’apprendimento delle lingue; più tardi attribuirà la sua “”curiosità insaziabile per le origini”” alla precoce lettura dell’Antico Testamento (Abbozzo, 1949, p. 81). I pogrom nel 1874spinsero il padre ad emigrare a Boston dove, un anno dopo, fu raggiunto dalla moglie e dai tre figli. Albert Berenson, persona di grande cultura e di spiccate tendenze antireligiose, prese la cittadinanza americana nel 1880e allevò suo figlio come americano. Il B. proseguì i suoi studi presso una scuola secondaria del North End di Boston, dove si erano stabiliti molti immigrati polacchi e lituani, e alla fine del 1881 cominciò a frequentare, contemporaneamente a George Santayana, la Boston Latin School. Due anni dopo si iscrisse alla Boston University. Assai presto si distinse per il suo eccezionale talento e nel 1884 Edward Perry Warren patrocinò la sua ammissione alla Harvard University. Qui si specializzò in letteratura, proseguì i suoi studi linguistici (tra i quali quelli del sanscrito) e frequentò il Museum of Fine Arts con le sue belle collezioni di arte italiana e quelle, magnifiche, di arte orientale. All’epoca l’insegnamento delle belle arti era diretto da Charles Eliot Norton per il quale il B. (allora sotto l’influsso di W. H. Pater e J. A. Simonds) provò scarsa simpatia. Più congeniale gli fu l’incontro con il filosofo William James, cui si deve in gran parte l’interesse che il B. ebbe in seguito per l’aspetto psicologico della creazione artistica nonché la sua fede nella realtà psicologica delle sensazioni sperimentate. Gli anni trascorsi all’università di Boston e a Cambridge incisero profondamente sulla formazione intellettuale dei B. il quale, pur essendo vissuto in America soltanto dagli undici ai ventidue anni, si sentiva più a suo agio con un americano di formazione affine alla sua che con qualsiasi altro “”bipede””. A Harvard il B. si distinse tra gli altri studenti e nel 1886 divenne redattore capo del Harvard Monthly, cui aveva nello stesso anno già collaborato con articoli su Gogol e altri autori. Conseguito il titolo di studio, nella domanda (30 marzo 1887) per una borsa di studio che gli desse la possibilità di viaggiare espresse la sua intenzione di diventare “”critico e storico letterario”” (la domanda, corredata di un curriculuni particolareggiato, è conservata nell’archivio di Harvard ed è riportata quasi per intero dalla Sprigge, 1963, pp.61-64). Quando la sua richiesta fu rifiutata, il B. ottenne da un gruppo di ammiratori convinti del suo talento (tra i quali, insieme con E. P. Warren, figuravano Jack Gardner e sua moglie Isabella Stewart), un finanziamento privato per visitare l’Europa. Trascorse il secondo semestre del 1887 a Parigi e nel gennaio dell’anno successivo si recò in Inghilterra dove Warren lo introdusse nell’ambiente accademico di Oxford e dove la sua carismatica personalità gli conquistò moltissimi amici, tra i quali Oscar Wilde. In Inghilterra incontrò la sua futura moglie, Mary Whitali Smith, che apparteneva a una distinta famiglia quacchera di Filadelfia ed era allora sposata con un politico angloirlandese, Francis C. Costelloe. Nel corso di questo viaggio e delle successive visite nei Paesi Bassi, in Germania, in Svizzera, in Grecia e in Italia, gli interessi del B. si spostarono decisamente verso le arti figurative e in particolar modo sulla pittura italiana. Fattore importante in questa evoluzione furono gli scritti di G. Morelli: in una recensione inedita dei Kunsthistorische Studien über Italienische Malerei, che aveva acquistati nel dicembre 1889, il B. dichiarò che il servizio reso dal Morelli allo studio della pittura era “”greater than Winckelmann’s to antique sculpture or Darwin’s to biology”” (Samucis, 1979, p. ioi). Nel 1889 a Roma aveva conosciuto G.B. Cavalcaselle oltre a Jean Paul Richter che gli diede una presentazione per il Morelli; quando lo incontrò nel 1890, il B. era ormai deciso a dedicarsi completamente all’attività di connoisseur (Abbozzo, 1949, p. 85). Anche se i rapporti coi Morelli non furono facili (“”I can’t really speak to Morelli – si lamentava iI B. – because he expects to be treated en maftre and I can’t take to Richter because he is trop marchand””), Morelli riconobbe il talento eccezionale del B. e lo indirizzò a G. Frizzoni a Brera che il B. giudicò molto più serio degli altri studiosi con cui era venuto in contatto (Samuels, 1979, p. 103). Alla fine del 1890, grazie a un’ulteriore sovvenzione di Warren, il B. cominciò a lavorare sistematicamente a una monografia su Lorenzo Lotto. Sempre nello stesso anno, durante un’altra visita in Inghilterra, incontrò nuovamente Mary Costelloe, il fratello di lei, lo scrittore Logan Pearsall Smith, e il cognato, il filosofo Bertrand Russell. Tramite Mary Costelloe divenne amico del collezionista Herbert Cook, grazie al quale poté visitare numerose collezioni private nelle case di campagna inglesi, inimicandosi spesso i proprietari a causa dei dubbi espressi sulle opere d’arte di loro proprietà. Nel dicembre 1890 Mary Costelloe, che era stata educata quacchera e si era convertita al cattolicesimo in occasione del matrimonio, raggiunse il B. a Firenze assieme al marito. Nel febbraio dell’anno successivo anche il B. si converti al cattolicesimo, ma fu una conversione destinata a durare poco. Mary Costelloe si considerava sua allieva e nella primavera del 1891 iniziò tra i due un lungo periodo di attiva collaborazione con la stesura dei catalogo dei dipinti di Hampton Court, compilato sotto la supervisione dei B. ma pubblicato dalla Costelloe con il nome di Mary Logan (The Guide to the Italian Pictures at Hampton Court, London 1894). Nel dicembre di quello stesso anno Mary, che era divenuta l’amante del B., si trasferì a Firenze dove i due vissero tuttavia in due appartamenti separati sul Lungarno Acciaioli. Seguirono molti mesi di viaggi felici, nonostante le difficoltà economiche, attraverso la Toscana, l’Umbria, l’Emilia, le Marche e l’Italia settentrionale, più tardi descritti dalla signora Berenson in un libro, incompiuto, su suo marito (brani di esso sono citati da S. Sprigge, 1963, cfr. p. 10 n. 4; il manoscritto è attualmente presso una nipote di Mary Berenson, Barbara Strachey). Questi viaggi costituirono il fondamento di una ineguagliabile conoscenza di prima mano della pittura italiana. Fino ad allora il B. non aveva pubblicato né libri né articoli specializzati e non disponeva di un reddito fisso, ma ogni problema pratico veniva risolto grazie all’accortezza e alla determinazione della sua futura moglie. Benché egli fosse contrario a percepire commissioni in denaro dalla vendita di opere d’arte, nel 1892 Si lasciò persuadere da un amico di Boston ad accettare la sua prima commissione per l’acquisto di un quadro di Piero di Cosimo. Un anno più tardi incontrò a Roma il collezionista Theodore M. Davis di Newport, Rhode Island, di cui fu consulente per molti anni. Divenne, inoltre, consulente di altri collezionisti americani, il più importante dei quali fu la signora Gardner. Il primo articolo di storia dell’arte del B. apparve il 9 febbr. 1893 su The Nation (New York) con il titolo Tintoretto’s St. Mark, cui seguì sullo stesso periodico, il 13 aprile dello stesso anno, Vasari in the Light of Recent Publications, poi ristampato in The Study…, 1901, e, tradotto in italiano (Il Vasari alla luce delle recenti pubblicazioni), in Studi vasariani, Atti del convegno internaz. per il IV centenario … delle Vite del Vasari (1950), Firenze 1954, pp. 22-28. Gli articoli risultarono tuttavia di interesse relativamente scarso, tanto che il B. dubitò per qualche tempo delle sue capacità di scrittore. Questi dubbi furono esacerbati dalle critiche della scrittrice di estetica Vernon Lee (Violet Paget), sua vicina di casa a Firenze. Fu Mary Costelloe che riuscì a far entrare il B. in contatto con il grande pubblico angloamericano: un articolo da lei scritto sulla pittura veneziana a Vienna non fu accettato dall’editore Putman (Samuel, 1979, p. 159), quindi ella propose che fosse riscritto in termini più generali ed estesi dal B. e o advised him to make lists of all genuine works of Venetian painters”” (M. Berenson, 1983, p. 54). The Venetian Painters of the Renaissance with an Index to their Works fu pubblicato a Londra e a New York nel 1894, riscuotendo un successo immediato e nuove edizioni ne uscirono nel 1895 e nel 1897. Fu il primo nucleo dei volumi pubblicati più tardi con i titoli Italian Painters of the Renaissance (1930) e Italian Pictures of the Renaissance (1932); una copia del libro fu anche inviata (1894) alla signora Gardner, con cui il B. non aveva avuto più contatti da cinque anni (Tharp, 1965, p. 176; Samuels, 1979, p. 187); quando, nel 1904, il B. ritornò negli Stati Uniti, dopo sette anni di assenza (vi si recherà per l’ultima volta nel 1920-21), era ormai considerato un autorevole conoscitore della pittura italiana. Alla fine di questo viaggio (marzo 1904) Mary Berenson scriveva alla famiglia: “”no denaro in tasca [sic] but 1 do think every reasonable hope that this trip may turn out to be the beginning of our fortune”” (M. Berenson, 1983, pp. 116); e così fu: ebbe inizio allora il nuovo rapporto del B. con la Gardner in qualità di suo consulente per l’acquisto di quadri (v. anche Sprigge, 19635 pp. 138-157). Ritornato in Europa, il B. pubblicò (Londra 1895) un’innovativa monografia su Lorenzo Lotto, cui fece seguito nel 1896 Fiorentine Painters of the Renaissance, opera di grande originalità, salutata da Williani James come il primo tentativo di applicare “”elementary psychological categories to the interpretation of higher works of art”” (Samuels, 1979, p. 258). La sua teoria della tangibilità, che consiste nel dare “”valori tattili alle impressioni della retina”” (Ipittori, 1936, p. 56), rimane un significativo contributo agli studi sulle reazioni estetiche. Nel 1897 apparve un terzo volume intitolato The Central Italian Painters of the Renaissance in cui il B. analizzava i ruoli dell’illustrazione e della decorazione nella pittura senese e umbra. Il successo di questi libri, editi in piccolo formato, non fu dovuto solo alla qualità del testo, ma soprattutto al fatto che gli elenchi di opere in essi contenuti costituivano una sorta di vademecum per i viaggiatori. Il metodo dei Morelli modificato, su cui si basano le prime attribuzioni del B., è descritto nel saggio Rudiments of Connoisseurship che rimase inedito fino al 1902 (in The Study…, II, pp. 111-118). Era un campo, questo, in cui molti erano i contrasti, e suscitò grandi polemiche il commento brillante ed equilibrato del B. ad una esposizione sulla pittura veneta tenutasi alla New Gallery di Londra nel 1895, pubblicato nello stesso anno a Londra a spese di Herbert Cook in veste di opuscolo: Venetian Painting, chiefly before Titian (At the Exhibition of Venetian Art, New Gallery), ristampato in The Study…, 1901, pp. 90-146. Nel 1897 l’editore inglese john Murray propose al B. di scrivere un libro sui disegni dei pittori fiorentini, impresa che in sei anni di lavoro doveva realizzarsi in quello che è senza dubbio il suo testo più ambizioso e pregevole: The Drawings of the Fiorentine Painters (1903). Egli accettò l’incarico con qualche esitazione: per l’impegno che comportava fu infatti costretto a rinunciare alla stesura di un’opera di estetica che aveva intenzione di scrivere; e ancora in tarda età considerava tale decisione come una svolta fondamentale per la sua carriera (Abbozzo, 1949, pp. 60, 183). Durante la seconda guerra mondiale il B. scrisse nel suo diario: “”In quanto organismo che assimila e produce, in quanto istrumento, posso dire di essere stato completo a venticinque anni, e questo strumento ha funzionato e conservato la sua identità per i cinquanta e più anni susseguenti a dispetto di tutte le forze contrastanti in tutti i sensi”” (Echi e riflessioni, 1950, p. 225, v. anche p. 269). In effetti alla fine del primo decennio dei secolo il B. aveva già dato il suo massimo contributo alla storia dell’arte e dedicò gli anni successivi alla revisione e alla rettifica piuttosto che alla ricerca originale. In seguito i suoi interessi, già molto vasti, si ampliarono: nel 1931 visitò Algeri, da dove scriveva al principe ereditario di Svezia, Gustavo Adolfò, di essere sopraffatto dalla bellezza dei ruderi antichi e dall’abbondanza di materiale utile ai suoi studi: “”I do not mean Italian art, which in a sense is now behind me, but the pathology of form which led from the Antique to the Medioeval”” (The Selected…, 1964, p. 112). Ai viaggi seguivano viaggi: a Costantinopoli (1928), in Siria e in Palestina (1929), in Spagna “”per la quinta o sesta volta””, più tardi nello stesso anno. Il 29 dic. 1900 il B. e Mary Costelloe, dopo essersi sposati nel municipio di Settignano, celebrarono il matrimonio religioso nella cappella della villa I Tatti, a Ponte a Mensola, che in quell’anno avevano preso in affitto. La casa fu in seguito comprata e man mano ampliata e le sue attrattive furono accresciute prima dalla creazione di un giardino terrazzato (progettato dall’architetto Cecil Pinsent) e successivamente dal costituirsi di una delle più pregevoli collezioni private di pittura italiana e di opere d’arte orientale. La maggior parte delle opere fu acquistata dal gennaio 1901; oggi la collezione comprende, tra i moltissimi altri capolavori, tre grandi pannelli provenienti dalla pala d’altare del Sassetta di Borgo San Sepolcro, una magnifica Madonna di Domenico Veneziano, i Ritratti Vitelli del Signorelli (cfr. F. Russoli, La raccolta Berenson, Milano 1962). Nel corso degli anni la villa I Tatti divenne molto più di un luogo di piacevole soggiorno o di un rifugio dove scrivere o condurre gli affari. Il suo centro era la biblioteca, con la sua eccezionale collezione di libri e di fotografie; negli ultimi anni di vita (11 marzo 1948), il B. scrisse nel suo diario che aveva voluto costituire “”una biblioteca dove uno studioso del nostro mondo possa trovare ogni libro essenziale a sua disposizione. Avevo sperato di lasciarla a degli studiosi americani per contribuire al loro sviluppo”” (Tramonto…, 1966, p. 55; v. anche Abbozzo…, 1949, p. 216). La biblioteca, come disse e scrisse ripetutamente, era l’impresa di cui andava più fiero. Il B. non abbandonò mai l’intenzione di lasciarla in testamento alla Harvard University o a qualche altra istituzione analoga. A partire dal terzo decennio del 1900, impiegò gran parte del proprio denaro per il suo mantenimento e per la costituzione di un fondo che avrebbe permesso la realizzazione, a tempo debito, del progetto di donazione; nel 1933 questo progetto fu accettato in linea di principio dalla Harvard University, purché fosse assicurato un adeguato fondo di dotazione. La donazione fu formalmente acquisita nel 1960, un anno dopo la morte del Berenson, la cui volontà fu che i fondi fossero utilizzati a livello interdisciplinare; il Harvard University Center for Italian Renaissance Studies è divenuto così un attivo centro di ricerca originale, secondo gli intendimenti del B., con quindici fellows stipendiati, impegnati in studi di storia dell’arte, musicologia, letteratura e storia. Le attività commerciali grazie alle quali il B. potè raggiungere questi obiettivi non gli furono mai particolarmente gradite. Il primo importante acquisto per la signora Gardner, una volta ripresi i loro rapporti, fula Storia di Lucrezia di Botticelli (1894); seguirono, sempre per la collezione Gardner (1896, 1898, 1900) il Ratto d’Europa di Tiziano, il Cristo portacroce di Giorgione e la Presentazione al tempio di Giotto; il livello medio delle opere di pittura italiana che il B. procurò alla Gardner fu quindi molto alto e la sua provvigione era normalmente quella del 5%. Il B. fu inoltre consulente per la ditta Coinaghi di Londra, quindi dal 1907 del mercante J. Duveen, dal quale percepiva inizialmente una percentuale sulle vendite e dopo il 1927 un onorario fisso annuo; nel 1937 troncò improvvisamente le relazioni con Duveen (nel 1939 scrisse in una lettera che i suoi guadagni erano venuti meno poiché aveva interrotto i rapporti con lui). Dopo la seconda guerra mondiale si associò invece con la ditta Wildenstein. Tra i tanti collezionisti che egli consigliò si ricordano ancora Joseph Widener e Carl Hamilton. I primi guadagni dei B. furono piuttosto modesti, ma alla fine del 1896 egli poteva scrivere di aver guadagnato, durante l’anno, non meno di io.000 dollari (Sarnuels, 1979, p. 275). E più tardi dichiarava: “”I want Anierica to have as many good pictures as possible”” (ibid.). La testimonianza più evidente di questo aspetto dell’attività dei B. è costituita dalla collezione della National Gallery of Art di Washington. Tra le due guerre I Tatti furono un luogo d’incontro noto in tutto il mondo da. cui gli ospiti uscivano pieni di riverente ammirazione per la cultura del B. e per la straordinaria varietà, profondità e vivacità della sua conversazione (Berenson and the Connoisseurship of Italian Painting. National Gall. of Art [catal.], Washington 1979). Questo aspetto, meticolosamente programmato, della vita dei B. è ampiamente descritto, anche se non sempre con esattezza, in varie biografie, ma, soprattutto, nel modo più efficace da Elisabetta (Nicky) Mariano (1969), che fu la sua segretaria dal 1917 e che dal 1945fino alla morte del B. assunse la direzione dei Tatti. Spesso però le biografie che privilegiano questo aspetto della vita ai Tatti trascurano le serie attività professionali che contemporaneamente vi si svolgevano. Il B. e sua moglie, di formazione culturale liberale, assistettero all’ascesa dei fascismo con disapprovazione e preoccupazione. Dal 1938 il B. cominciò a temere che la crescente ondata di antisemitismo potesse raggiungerlo e costringerlo ad abbandonare l’Italia. Quando scoppiò la guerra tra Italia e Stati Uniti, nel 1941, egli decise, a suo rischio, di rimanere a Firenze. La sua situazione fu tollerabile fino all’armistizio del settembre 1943, quando il marchese Filippo Serlupi Crescenzi, ministro di S. Marino presso la Santa Sede, gli offrì protezione. Le esperienze di questo periodo hanno costituito l’argomento dei libro Echi e riflessioni (1950). Mary Berenson, che era rimasta ai Tatti, morì poco dopo il ritorno del B., nel maggio 1945. Anche nel periodo successivo alla guerra I Tatti (e durante i mesi estivi la casa al Dono a Vallombrosa) furono meta di numerosissimi visitatori, alcuni celebri come il presidente Truman e il re di Svezia, altri semplici studiosi di storia dell’arte che il B. incoraggiò e consigliò. Il pensiero del B. di questi ultimi anni si riflette fedelmente in Abbozzo per un autoritratto (1949) e in Tramonto e crepuscolo, in cui sono riportate annotazioni dai diari fra il 1947 e il 1958 (1963; trad. ital. 1966). In una penetrante prefazione al secondo libro (p. X), Iris Origo divide la vita dei B. in tre periodi: “”il periodo della giovinezza e dell’ascesa, gli anni del successo acquisito, durante i quali prese forma anche la leggenda, e finalmente… la riscoperta, sempre lucida e qualche volta impietosa, del personaggio vero, come un albero perde le foglie, mantenendo la trama dei suoi rami nudi contro il cielo invernale””. Il B. morì il 6 ott. 1959 ai Tatti, ove è sepolto, accanto alla moglie, nella cappella dove si erano sposati. Anche se i volumi ristampati più tardi, dal 1930 in poi, come The Italian Painters of the Renaissance erano inizialmente composti da un saggio e da un elenco di opere, è necessario, ai fini critici, considerare saggi ed elenchi come unità separate. I libri furono pubblicati nell’arco di tredici anni: The Venetian Painters of the Renaissance (New York-London, G. P. Putnam’s Sons) nel 1894, The Fiorentine Painters of the Renaissance (ibid.) nel 1896 e The Central Italian Painters of the Renaissance (ibid.) nel 1897; dieci anni più tardi The North Italian Painters of the Renaissance (ibid. 1907) concluse la serie. Le date di pubblicazione potrebbero ipotizzare un metodo analitico omogeneo nei primi tre volumi e un mutamento nel quarto, ma di fatto il cambiamento si verifica tra il primo e il secondo libro. In rapporto ai volumi succesivi, l’argomento di Venetian Painters è meno audacemente innovativo in quanto èconcepito in termini più convenzionali come resoconto di uno sviluppo storico, e mancante di quel sostrato teorico che in tanta misura contribuisce alla vitalità dei libri più tardi, laddove l’interesse è posto sul giudizio qualitativo e sul carattere dei dipinti in quanto opere d’arte. Solo dopo questo mutamento di accento, evidente per la prima volta in Fiorentine Painters, le trattazioni dei singoli artisti acquistano quella precisione di cammeo che caratterizza d’allora in poi le valutazioni dei Berenson. Il loro duraturo interesse si deve anzitutto alla capacità dei B. di delineare con pochi agili tratti i lineamenti di una personalità artistica. In Fiorentine Painters e nei libri seguenti il metodo descrittivo è espresso in gran parte nei termini della reazione dell’osservatore alla singola opera d’arte; esemplare e particolarmente avvincente è il passo che descrive il piccolo pannello dell’Ercole e Anteo del Pollaiolo degli Uffizi: “”A realizzare la presa dell’Ercole solidamente piantato sulla terra, il gonfiarsi dei polpacci sotto il pondo che li grava, il violento rovesciarsi del torace, la forza soffocante di quella stretta, a realizzare il supremo sforzo d’Anteo che con una mano ricaccia addietro la testa d’Ercole e con l’altra cerca di scrollarne il braccio, è come se una fonte d’energia ci ribolla sotto i piedi e salga per le nostre vqne”” (I Pittori italiani…, 1936, p. 82). La teoria delle sensazioni immaginarie, che è alla base di Fiorentine Painters e dei testi successivi, si espliciterà però completamente in quanto tale solo in un libro più tardo, Aesthetics and History in the Visual Arts (1948, p. 100 della trad. ital.): “”Le sensazioni immaginarie … sono quelle che esistono solo nella fantasia, e sono prodotte dalla capacità dell’oggetto di far sì che ci rendiamo conto della sua entità e viviamo della sua vita. Nelle arti visive questa capacità si manifesta in primo luogo e fondamentalmente attraverso una varietà di sensazioni immaginarie di contatto e i loto molteplici sottintesi; e attraverso le egualmente inunaginarie sensazioni d’alterazioni barometriche, termometriche, viscerali, e soprattutto muscolari, che si suppone abbiano luogo negli oggetti rappresentati””. Il Gombrich obiettò che il B. aveva nella psicologia della percezione più fede di quanto oggi appaia giustificabile (Art and Illusion, cit. in Samuels, 1979, p. 230), ma è proprio a questa fede che i quattro volumi di Italian Painters of the Renaissance devono la loro vitalità e la loro efficacia. In tutti e tre gli ultimi libri l’attenzione del B. è attratta dal polo magnetico dell’antico, sicché la sezione finale di North Italian Painters. si conclude con una radicale condanna del manierismo che oggi può stupire (e tuttavia il B. non cambiò mai opinione in proposito). D’altra parte bisogna notare come non siano stati trascurati, se non in misura minima, gli aspetti veramente significativi del fenomeno artistico considerato. Nel testo sono prefigurati molti successivi cambiamenti di gusto (come, ad esempio, l’apprezzamento della pittura ferrarese e bresciana o dei Bassano). I giudizi dei B., quando venivano formulati, erano sorprendentemente indipendenti dalla moda, e al di fuori delle mode sono sempre rimasti. Si può dire dunque che Italian Painters of the Renaissance sia la migliore introduzione, in qualsiasi lingua, a qualsivoglia scuola italiana di pittura; per la capacità di potenziare nel lettore la godibilità dell’opera darte presa in considerazione e di indurlo ad analizzarne natura ed origine, con maggiore esattezza di quanto altrimenti gli sarebbe consentito. La storia delle varie e numerose edizioni di questi quattro libri testimonia la loro vasta risonanza. Sempre presso G. P. Putnam’s Sons, New York-London, apparvero due nuove edizioni per Venetian Painters (1895, 1897), Florentine Painters (1900, 1909) e Central Italian Painters (1909, 1911), una per North Italian Painters (1910). Nel 1926 uscì a Parigi (Schiffrin, Editions de la Pléiade) una traduzione, con il titolo complessivo di Les peintres italiens de la Renaissance, dei quattro volumi intitolati rispettivamente Venise, Fiorence, L’Italie du Centre, L’Italie du Nord. Una traduzione tedesca dell’intera serie fu pubblicata a Monaco (Kurt Wolff) nel 1925 (ma una traduzione del Fiorentine Painters era già uscita nel 1898 a Lipsia, Maske); nel 1923 era uscita a Mosca (C. H. Sacharov) una traduzione in russo del Fiorentine Painters. I quattro testi uscirono in volume unico, The Italian Painters of the Renaissance, nel 1930 (Oxford, The Clarendon Press; ne fu stampata anche una edizione illustrata in occasione della Mostra dell’arte italiana a Londra); questo fu disponibile in italiano nel 1936 nella eccellente traduzione di Emilio Cecchi (I pittori italiani del Rinascimento, Milano, Hoepli, collez. “”Valori plastici””, riedita nel 1942 e nel 1948). Fu in seguito ristampato nel 1948 (London, Oxford University Press) e nel 1952 (London, Phaidon) con le illustrazioni; nello stesso anno fu pubblicato anche in tedesco (Zürich, Pliaidon), poi in francese (Paris, Gallimard, 1953), in olandese (Utrecht, W. de Haan, 1953) e ancora in italiano (2 voll., Firenze, Sansoni – London, Phaidon, 1954), in spagnolo (Barcelona, Argos, 1954), in giapponese (Tokio, Shinchosha, 1961) e in russo (Moskwa, Izdatel’stvo Iskusskvo, 1965). Gli elenchi di opere che accompagnavano originariamente le prime edizioni erano piuttosto ristretti e fortemente selettivi; nel 1932, quando per la prima volta furono ordinati alfabeticamente e stampati in unico volume (Italian Pictures of the Renaissance: a List of the Principal Artists and their Works with an Index of Places, Oxford, The Clarendon Press), iI B. modificò il suo precedente atteggiamento rifiutando le teorie restrittive dell’attribuzione allora in voga. Gli elenchi che formano questo volume risultano quindi più ricchi e molto più ampi dei precedenti, e tuttavia basati non su criteri meno precisi, bensì sulla convinzione che solo una filosofia “”espansionista”” dell’attribuzione sia storicamente praticabile. L’anno precedente la morte (13 marzo 1958) il Bscrisse: “”Molti degli errori da me commessi nella mia attività di attributore di dipinti sono dovuti a un concetto troppo rigoroso e dogmatico che avevo della personalità dell’artista che mi faceva escludere tutto quello che non corrispondeva all’ideale che avevo di lui”” (Tramonto, 1966). La versione ampliata degli elenchi del B. divenne più utile anche se aumentò, inevitabilmente, il margine d’errore; il loro aspetto più significativo risiedeva comunque nella coerenza: se vi erano errori, erano errori di concetto e non sbagli, e nel quarto di secolo della sua diffusione il libro fu un manuale di importanza incommensurabile per la formazione di una generazione di storici dell’arte. Quando nel 1952 uscì la nuova edizione illustrata di Italian Painters, la casa editrice Phaidon propose di ripubblicare anche gli elenchi; il B. concordò sul fatto che dovessero essere rivisti, pur con qualche riluttanza (all’epoca aveva ottantotto anni), poiché pretese di decidere personalmente e con scrupolosa obiettività circa tutte le attribuzioni, come se fossero affrontate per la prima volta. Il primo elenco, The Venetian Pictures of the Renaissance, fu pubblicato nel 1957 (2 voll., London, Phaidon; trad. ital., Firenze, Sansoni, 1968) e prima della morte del B. era stato parzialmente preparato il volume sui pittori fiorentini che uscì nel 1963 (2 voll., London, Phaidon), curato da Nicky Mariano (sua stretta collaboratrice anche per le edizioni del 1932 e 1936) e da alcuni collaboratori dei B. ai Tatti. Entrambi i libri sono caratterizzati dall’elasticità e dalla freschezza del metodo, soprattutto quando si tratta di accettare il punto di vista di altri studiosi. Tuttavia il volume relativo alla pittura fiorentina non riflette necessariamente le opinioni definitive del B., e contiene molte interpolazioni e alcuni errori di cui egli non può essere ritenuto responsabile. I due elenchi mancanti furono raccolti in un’opera in tre volumi curata da Luisa Vertova (Central Italian and North Italian Schools, London, Phaidon, 1969), basata in larga parte sul materiale fotografico dei Tatti: al B. non possono riferirsi che in piccola parte le variazioni apportate agli elenchi pubblicati in quest’ultimo libro. Il B. comunque fu sempre interamente consapevole dei carattere precario del compito che si era assunto: “”E di nessuna delle mie liste io mi sento completamente soddisfatto. Occorrerà molta e molta fatica, d’ancora un pajo o forse tre generazioni, prima che il lavoro possa veramente dirsi compiuto”” (Pitture italiane, 1936, p. X). Alcune biografie di grande successo (in particolare quelle di S. Sprigge [1963] e di M. Secrest [1980]), hanno insinuato che le attribuzioni registrate in questi elenchi siano state condizionate dall’attività di consulente svolta per la signora Gardner e per altri collezionisti americani e dagli impegni assunti con la ditta CoInaghi a Londra e con Duveen. Tuttavia l’esame del materiale disponibile e, in particolare, quello conservato presso l’archivio Duveen a New York (Metropolitan Museum), sembra smentire queste accuse; risulta infatti che il B. resistette costantemente alle pressioni del rappresentante di Duveen, E. Fowles, tendenti a fargli modificare le sue convinzioni per facilitare le vendite. Mary Berenson infatti dichiarava in una lettera del 1927 (arch. Duveen): “”He is absolutely convinced that it would be a mistake to sacrifice his general principles to a temporary advantage””. La pratica dell’expertise scritta era molto diffusa all’epoca tra gli studiosi, e nulla prova che le attribuzioni del B. relative ad alcuni grandi pittori fossero in contrasto con le sue reali convinzioni. In varie lettere scritte per Duveen e per altri mercanti d’arte, perché fossero mostrate ad eventuali acquirenti, il B. descrive la qualità dei singoli dipinti in termini che oggi appaiono esagerati e, in certi casi, il resoconto sulle condizioni della superficie dipinta era ottimistico e inesatto; tuttavia, in confronto al basso livello degli studiosi di pittura italiana suoi contemporanei coinvolti nel mercato dell’arte, il B. appare un modello di rigore, e il suo successo fu dovuto non tanto alla convinzione che egli fosse necessariamente nel giusto, quanto alla consapevolezza che tra le opinioni correnti, soprattutto quelle relative alle grandi personalità artistiche, le sue presentassero minori probabilità di errore. Nel 1895, un anno dopo la pubblicazione di The Venetian Painters of the Renaissance, uscì il volume Lorenzo Lotto an Essay in Constructive Art Criticism (New York-London, G. P. Putnam’s Sons) a cui il B. aveva lavorato per diversi anni. Il libro ottenne le lodi di critici assai diversi come H. Wölfflin (in Literarisches Centralblatt, 1895, col. 1452), Reinach (in Revue critique d’histoire et de littérature, XXXIX [1895], pp. 271-276) e J. P. Richter (in Kunstchronik, VI [1894-95], pp. 293 ss.), e fu ristampato a Londra (George Bell and Sons) e a New York nel 1901. Vi traspare chiaramente il debito nei confronti di William James; per il B. il fascino del Lotto non risiede solo nell’essere questo un pittore sottovalutato, quanto piuttosto un artista che consente di stabilire un’equazione tra psicologia e stile. Nelle ultime pagine del libro il B. scrive (ediz. ital., 1955, p. 186): “”La mia indole mi dispone all’indulgenza verso un artista come il Lotto””. L’impostazione in ogni parte del libro è personale, il metodo, di notevole originalità; partendo da uno studio meticoloso, concreto dei dipinti e della loro documentazione approda a una impressione conclusiva “”che non è altro s’intende, se non l’immagine composita risultante da tale esame circostanziato: un’immagine senza pretese d’irrefragabilità scientifica”” (ibid., p. 185). Una nuova edizione del libro riveduta e ampliata uscì in italiano nel 1955 (trad. di L. Vertova, Milano, Electa), in inglese nel 1956 (London, Phaidon) e in tedesco nel 1957 (Köln, Phaidon). Nei quasi sessant’anni intercorsi dalla prima edizione la conoscenza del B. della pittura veneziana era maturata; ciò si riflette soprattutto nella trattazione dell’opera giovanile del Lotto, che nella prima edizione è posta in rapporto con Alvise Vivarini mentre nella seconda è collegata a Giovanni Bellini. L’erronea valutazione dell’influenza e del significato della pittura di Alvise Vivarini era stata nel frattempo corretta dal B. in due articoli sull’opera giovanile di Giovanni Bellini pubblicati nel terzo volume di Study and Criticism of Italian Art (1916). Il libro sul Lotto non ha avuto il peso che meritava nell’ambito degli studi monografici della pittura italiana. Nel 1903 apparve quello che ad ogni buon conto è il lavoro di ricerca più sostanzioso del B., The Drawings of the Florentine Painters, Classified, Criticised and Studied as Documents in the History and Appreciation of Tuscan Art with a Copious Catalogue Raisonné (2 voll., London, Murray, in folio). Come fece notare G. Gronau in una recensione alla prima edizione (in La Gazette des beaux arts, XXXIII [1905], pp. 341-348), lo studio dei disegni italiani del Rinasciniento era allora ancora ai suoi inizi. Le difficoltà dell’impresa non furono originate tanto dalla novità dell’argomento – non esistevano, per esempio, studi sistematici neppure sui disegni di Michelangelo -, dalla sua vastità, per cui furono necessari anni di faticosa ricerca nei gabinetti di grafica di tutta Europa, quanto per i termini di riferimento esposti dal B. secondo i quali i disegni dovevano essere analizzati dal primo all’ultimo sia per ciò che erano in se stessi, sia per la luce che gettavano sui processi creativi degli artisti dai quali erano stati eseguiti. Il testo del libro è scritto in uno stile più naturale e sciolto di qualsiasi precedente lavoro dei B. – il Gronau segnalava come particolarmente encomiabili le pagine su Andrea del Sarto – e il catalogo è un modello di rigore metodologico. Il libro apparve in un’edizione costosa di 355 esemplari e per molto tempo fu reperibile solo nelle biblioteche. Ma nel 1938 ne uscì un’edizione riveduta e meno cara presso la University of Chicago Press. Nel 1954 fu pubblicato in italiano uno stralcio dei Disegni di maestri fiorentini del Rinascimento in Firenze (Torino, Edizioni Radio Italiana) e l’intero testo fu tradotto nel 1961 (Milano, Electa). La nuova edizione comprese molto materiale nuovo (notevole una brillante trattazione dell’opera dei Signorelli, omessa precedentemente in quanto non fiorentino) inserito qua e là, tra parentesi, nel testo dell’edizione originale. Nell’introduzione il B. scrisse (p. 13): “”Invece di camuffare i miei sforzi, presentando una superficie levigata e dura come la convinzione stessa, in questa nuova edizione ho preferito dunque conservare il ricordo dei miei precedenti brancolamenti e citare le conclusioni poi scartate, in quanto non sono semplicemente frutto di negligenza o di temporanea cecità, ma testimoniano il metodo da me seguito. Come ogni altro libro da me scritto, anche questo, infatti, è un saggio nel metodo attributivo, e per capirlo, lo studioso deve poter vedere come quel metodo si è sviluppato nel corso di una intera vita di lavoro””. L’introduzione all’edizione del 1938 (cfr. trad. ital., 1961) è la più importante esposizione dei B. sul metodo storico-artistico: “”Come si riconosce la paternità di un disegno? Per rispondere onestamente a questa domanda, bisogna anzitutto dichiarare che la nostra conoscenza non è mai rigorosamente scientifica…, bensì nel migliore dei casi, semplicemente plausibile. E a tale plausibilità si può giungere in un solo modo, ossia attraverso la percezione che il disegno in parola fu creato dal medesimo spirito che riscontriamo in una serie di pitture o sculture a noi ben note.”” (p. 11). “”Prima di chiudere questa introduzione, voglio dire una parola sulla “”qualità””. Nei nostri studi non basta averne l’idea astratta. Dobbiamo imparare a riconoscere con precisione, in ogni disegnatore, come essa sia condizionata dalle idiosincrasie dei suo temperamento, del suo tirocinio, delle circostanze in cui si trova, dell’umore che lo ispira al momento. Infine, quando tutto è stato detto e fatto, il giudizio ultimo e definitivo spetta alla nostra sensibilità, alla finezza delle nostre percezioni. Nessuna prova meccanica, nessuna considerazione di carattere materiale, nessun ricorso a specchi, magici o no, può affrancarci da quella responsabilità decisiva”” (p. 14). È straordinariamente grande in The Drawings… il numero delle attribuzioni del B. che hanno mantenuto la loro validità e, anche se in alcuni casi il giudizio attuale si discosta dalle sue conclusioni (come, ad esempio, quella relativa a un ben noto gruppo di disegni eseguiti da Michelangelo per Sebastiano del Piombo che il critico credeva essere di Sebastiano), il libro è stato un punto di riferimento fondamentale per tutti i successivi studi sui disegni fiorentini del Rinascimento. Gli studi più significativi del B. sulla pittura senese, furono due lunghi articoli sul Sassetta pubblicati nel 1903 in The Burlington Magazine (III, pp. 3-35, 171-184), che più tardi (1909) formarono un libro intitolato Sassetta. A Sienese Painter of the Franciscan Legend (London, J. M. Dent and Sons). Il libro fu tradotto in tedesco nel 194 (Strassburg, Heitz und Mündel), nel 1946 (Firenze, Electa) apparve la traduzione italiana (di Achille Malavasi: Sassetta; un pittore senese della leggenda francescana, dedicata alla memoria di Giacomo De Nicola “”appassionato cultore dell’arte senese””), dalla quale il volume fu tradotto in francese nel 1948 (Paris, Albin Michel); l’edizione italiana è ampiamente riveduta, in quanto il B. prende correttamente atto dei progressi che gli studi sul Sassetta avevano fatto dopo il 1930. Il volume comprende un’analisi dello stile senese della prima metà dei quindicesimo secolo più approfondita di quella apparsa sette anni prima in Central Italian Painters; è inoltre un capolavoro di critica interpretativa la descrizione di tre pannelli grandi del polittico di Sansepolcro (tuttora conservati ai Tatti) e delle tavolette del postergale con Storie di s. Francesco (sette di esse furono vendute da Duveen a Clarence Mackay e sono oggi conservate alla National Gallery di Londra, mentre una tavoletta, l’unica già riconosciuta anche da altri come del Sassetta, è nel Museo Condé di Chantilly; per una ricostruzione dell’insieme, cfr. Italian Pictures. Central Italian and North Italian Schools, New York 1968, II, tavv. 556-557). Fra le persone con cui il B. fu in rapporto negli Stati Uniti è da ricordare John G. Johnson, uno dei più intelligenti collezionisti dell’epoca, la cui raccolta si trova oggi al Philadelphia Museum of Art. Per lui il B. compilò il catalogo dei dipinti italiani di proprietà appunto del Johnson, pubblicato a Filadelfia nel 1913 (Catalogue of a Collection of Paintings and some Art Objects, I, Italian Paintings), che resta uno dei più completi cataloghi relativi ad una collezione di pittura italiana. Dal 1901 in poi il B. prese a riunire in volume i suoi articoli precedentemente apparsi su vari periodici. La prima raccolta di tale genere consiste nei tre volumi intitolati The Study and Criticism of Italian Art, dei quali le prime serie uscirono a Londra (G. Beli and Sons: I, 1901, ristampato nel 1908, 1912, 1920 e 1930; II, 1902, ristampato nel 1910, 1914 e 1920) e furono tradotte in tedesco nel 1902 (Italienische Kunststudien und Betrachtungen, Leipzig, Hermann Seeman); mentre la terza fu pubblicata nel 1916 presso lo stesso editore londinese. Il primo volume raccoglie materiale scadente, ma si caratterizza per un famoso articolo (pp. 46-69) sul cosiddetto Amico di Sandro; per un articolo inconcludente e con alcuni errori sulle copie da Giorgione (pp. 70-89); infine per una ristampa (pp. 90-146) dei saggio sulla pittura veneziana già pubblicato a Londra nel 1895. Anche se si è spesso ironizzato sul tentativo dei B. di isolare un gruppo di dipinti poi attribuiti al Botticelli, le risultanze devono considerarsi valide, in linea di massima, in quanto molti dei dipinti attribuiti all’Amico di Sandro furono più tardi riconosciuti come opere giovanili di Filippino Lippi, allievo del Botticelli, e altri furono ritenuti di un terzo artista non identificato. Il secondo volume, che contiene ottimi e originali articoli su Baldovinetti (pp. 23-38), Masolino (pp. 77-89), Filippino Lippi (pp. 90-96) e uno studio anticipatore sul miniaturista Girolamo da Cremona (pp. 97-110), è però danneggiato da un imprudente tentativo di,attribuire al Brescianino un cartone della Vergine col Bambino di Raffaello, conservato al British Museum (pp. 39-47), e da un saggio insensato sullo Sposalizio del Perugino a Caen (pp. 1-22). Il terzo volume, il più riuscito dei tre, è dedicato in gran parte alla pittura veneta del XV secolo e tratta (pp. 38-61) della S. Giustina di Giovanni Bellini della collezione Bagatti Valsecchi a Milano (un tempo attribuita dal B. ad Alvise Vivarini), dei trittici giovanili eseguiti da Giovanni Bellini e aiuti per la chiesa della Carità a Venezia (pp. 62-78), di una Madonna di Antonello da Messina (un tempo parte della collezione R. H. Benson a Londra, oggi nella National Gallery of Art di Washington: pp. 79-97), della pala di San Cassiano sempre di Antonello (pp. 98-123), della quale il B. identificò il pannello centrale nel Kunsthistorisches Museum di Vienna, e, infine, della Gloria di s. Orsola del Carpaccio, di cui fa un’analisi assai penetrante (pp. 124-136). Contemporaneamente al terzo di questi volumi il B. pubblicò Venetian Painting in America: the Fifteenth Century (New York, Frederic Fairchild Sherman, 1916), edito in italiano nel 1919 (Dipinti veneziani in America, Milano, Alfieri e Lacroix) nella traduzione di G. Cagnola; è questo il libro che più di ogni altro si avvicina a quello che tanto bene il B. avrebbe potuto scrivere, ma non scrisse: un ampio esame della pittura veneziana del Quattrocento. Seguì Essays in the Study of Sienese Painting (New York, Frederic Fairchild Sherman, 1918), una raccolta di articoli critici, molti dei quali rivisti, tutti comunque di secondario interesse. Otto anni dopo uscì Three Essays in Method (oxford, Clarendon Press, 1926; traduzione italiana, Metodo e attribuzioni, Firenze, Del Turco, 1947). Il volume contiene uno scritto su di una pala d’altare del Botticelli, A Neglected Altarpiece by Botticelli (già pubblicato in Dedalo, V [1924-25], pp. 17-41), un ben noto studio intitolato A Possible and an Impossible Antonello da Messina (ibid., IV [1923], pp. 3-65), il suo saggio pit lungo che è Nine Pictures in Search of an Attribution (ibid., IV [1923], pp. 601-642, 688-722, 745-775); nella traduzione italiana è aggiunto un quarto saggio, Un Signorelli giovanile a Boston, pubblicato per la prima volta in Art in America, XIV (1926), pp. 105-117. Anche se non tutte le conclusioni del B. sono esatte, si tratta di un’affascinante opera di analisi storico-artistica che deve parte del suo interesse al metodo e parte al carattere spiccatamente personale: “”Un problema come quello che ho cercato di risolvere, non si può trattare solo per via di dialettica e di assaggi. Bisogna che sia esperimentato e vissuto, provato e sentito”” (p. 129).Nel 1930, dedicato alla memoria di A. Phillips, E. Bertaux e Giovanni [sic] De Nicola, uscì Studies in Medieval Painting (New Haven, Yale Univ. Press) con saggi su un’opera di (Cimabue pp. 17-31) di recente scoperta (un trittico allora di proprieti di Carl Hamilton oggi alla National Gallery of Art di Washington), su un Antifonario miniato da Lippo Vanni (pp. 3961: uno degli scritti più perspicaci del B. sulla pittura senese del Trecento), donato da Walter Berry alla Harvard University e oggi nella Houghton Library di quella università, n. 1928-1174-C, e sulle prime opere dell’artista fabrianese Allegretto Nuzi (pp. 63-74). Quest’ultimo articolo, pionieristico per l’epoca in cui fu scritto, è stato in parte invalidato dall’identificazione delle opere di un contemporaneo dei Nuzi, Puccio di Simone. Il libro càntiene inoltre (pp. 30 s.) un cordiale omaggio a P. Toesca, lo studioso italiano di arte medievale, con cui il B. si sentiva in maggior consonanza. Nel 1958, già vecchio, il B. pubblicò Essays in Appreciation (London, Chapman and Hall), composto in parte da brevi e dotti contributi sul maestro di San Miniato, su Zanobi Machiavelli e su dipinti di area giorgionesca (tra i quali una famosa Madonna conservata nell’Ashmolean Museum di Oxford, che egli attribuiva al pittore veronese G. Cariani) già apparsi su vari periodici e in parte da articoli pubblicati sul Corriere della sera (al quale collaborò intensamente dal 3 maggio 1953 al 25 maggio 1955). Tra questi il più efficace e il meno controverso è quello sul Tiepolo; diversi saggi ispirati dalle grandi mostre sulla pittura emiliana del Seicento organizzate a Bologna, esaminano, sub specie aeternitatis, l’opera del Reni e dei Carracci e, appena furono pubblicati, provocarono qualche reazione, soprattutto quello sul Reni, il cui colore, secondo il B., è “”come una graticola senza fuoco”” (p. 122). Tra il 1929 e il 1932 il B. pubblicò, prima in inglese su International Studio e poi in italiano su Dedalo, una serie di articoli raggruppati sotto il titolo generale di Quadri senza casa. Questi articoli furono riuniti in un volume postumo come Homeless Paintings of the Renaissance (London, Thames and Hudson, 1969). Trattano di dipinti, talvolta conosciuti dal B. solo attraverso riproduzioni fotografiche, per cui non era possibile stabilime l’origine, alcuni dei quali erano di passaggio da un proprietario all’altro. Il livello delle opere raramente era di prim’ordine e le argomentazioni, condite da riferimenti polemici ai più importanti critici suoi contemporanei, ma più giovani di lui, come Roberto Longhi e Richard Offner, sono espresse in un tono dilettantistico volutamente irritante. Nel libro, tuttavia, è anche incluso (pp. 199-233) un articolo molto importante già apparso nel Bollettino d’arte (s. 3, XXVI [1932], pp. 49-66: Fra’ Angelico, Fra’ Filippo e la cronologia). Fin dall’inizio della sua attività il B. riteneva di essere destinato a scrivere una grande opera sulla “”decadenza e ripresa delle arti figurative”” e in tarda età il suo rammarico era di esservi stato distolto dal suo impegno nella ricerca. Mentre lavorava ai Disegni di maestri fiorentini, suocognato B. Russell scriveva The Principles of Mathematics e G. Santayna Life of Reason. A probabile che il B., anche nel suo periodo migliore, non sarebbe stato capace di dare vita a un’opera di tale apertura intellettuale; nel 1948, ormai in età avanzata, scrisse comunque Aesthetics and History in the Visual Arts (New York, Pantheon, 1948; cfr. p. 27 dell’edizione italiana). Questo testo, pensato non tanto come un generico contributo alle teorie estetiche quanto come sintesi razionale dei principi estetici che sottendono ai suoi primi lavori, fu pubblicato in Italia sempre nel 1948 (tradotto da Mario Praz) con il titolo Estetica, etica e storia nelle arti della rappresentazione visiva (Milano, Electa) e nel 1950 in Inghilterra con il fuorviante titolo Aesthetics and History (London, Constable; vers. tedesca, Zürich 1950): la versione italiana fu la più riuscita. “”Scopo di questo avviamento alla teoria e alla storia dell’arte nel campo della rappresentazione visiva”” scrive il B. nell’introduzione (p. 11) “”è di riformulare certe idee che si son venute maturando durante una carriera di parecchi anni. Io ho pubblicato libri ed articoli ma … non ho pubblicato quasi nulla circa le supposizioni ed i convincimenti che hanno provocato e diretto la mia opera””. E dichiara di voler insistere nel “”tener distinti in compartimenti separati l’artista e l’opera d’arte”” (p. 13), e nello scrivere dal punto di vista di colui che gode dell’opera e non da quello di colui che l’ha creata. Per il libro da cui sono state tratte queste parole, ciò è vero solo in senso ristretto. Il primo lungo capitolo, sul “”valore””, presenta una riformulazione delle prime teorie del B. sui valori tattili (pp. 93-99), sulle sensazioni immaginarie (pp. 99-106), sulla decorazione e illustrazione (pp. 130 s.), ed è degno di nota soprattutto per una sezione sul colore (pp. 120-129), che era stato trascurato in Venetian Painters of the Renaissance. II capitolo sull'””Illustrazione”” è in linea con le posizioni sostenute nei primi libri; nel quarto capitolo, sulla “”Storia””, lo scrittore esprime la sua disapprovazione per Riegl e Wickhoff, il quale ultimo, a suo parere, aveva erroneamente interpretato lo scadimento della qualità come un cambiamento di stile. Il problema della disintegrazione dello stile tardo antico fu discusso dal B. anche in un altro breve libro, pubblicato prima, nel 1952, nella versione italiana di L. Vertova, L’arco di Costantino o della decadenza della forma (Milano, Electa), poi, nel 1954, in inglese (London, Chapman and Hall). Altri libri tardi trattano di Piero della Francesca o dell’arte non eloquente (versione italiana di L. Vertova, Milano, Electa, 1950; edizione inglese, London, Chapman and Hall, 1954) e di Caravaggio, delle sue incongruità e della sua fama (versione italiana di L. Vertova, Milano, Electa, 1951; ediz. inglese, London, ibid., 1953). Quando furono pubblicati, entrambi i libri suscitarono qualche contrasto; nel primo il fascino di Piero della Francesca era spiegato in termini meno sofisticati di quelli comuni all’epoca o che comunque da allora sono divenuti comuni, e nel secondo Caravaggio era presentato come un artista potenzialmente classico nella sostanza, allontanatosi per caso dalle sue naturali inclinazioni. Più congeniale al B. e degno di nota è un gruppo di libri del periodo tardo, non strettamente legati alla storia dell’arte. Il primo di questi (l’unico che raggiunse una certa popolarità), Sketch for a Self-Portrait, apparve in Inghilterra (London, Constable) e in America (New York, Pantheon) nel 1949, in Italia (Abbozzo per un autoritratto, Milano, Electa) nello stesso anno, e in Germania (Wiesbaden, Insel) nel 1953; il suo interesse non è tanto nel modo in cui è scritto, quanto nell’onestà senza compromessi dell’analisi che il B. fa di se stesso. Il B. fu un accanito scrittore di diari, e un suo diario degli anni della guerra è alla base di Echi e riflessioni. Diario 1941-44 (trad. di G. Alberti, Milano, Mondadori, 1950), pubblicato poi in inglese (London, Constable, 1952; New York, Simon and Schuster, 1952). Questo libro insieme con One Year’s Reading for Fun (1942) (New York, Knopf, 1960), che è un resoconto delle letture del B. nell’anno 1942, descrive, in modo mirabile, il processo mentale del B. durante l’unico periodo di crisi fisica della sua vita. Nel 1951 veniva curata da L. Vertova la pubblicazione di Vedere e sapere (MilanoFirenze, Electa), dal manoscritto del 1948 Seeing and Knowing, edito in inglese nel 1953 (London, Chapman and Hall). Nel 1953 il B. stendeva alcuni appunti sul viaggio in Sicilia (19 maggio-16 giugno), che venivano pubblicati sul Corriere della sera tra il 28 giugno e il 13 novembre dello stesso anno: Sunset und Twilight from the Diaries of 1947-1958 (New York Harcourt, Brace and World, 1963; trad. ital. a cura di N. Mariano, prefaz. di E. Cecchi: Tramonto e crepuscolo; ultimi diari 1947-58, Milano, Feltrinelli, 1966); è il più personale di questi libri, e quello che più commuove coloro che hanno conosciuto il B.; l’introduzione di I. Origo offre la migliore e più veritiera descrizione della sua personalità. Nella Berenson Library della villa I Tatti il Harvard Center for Renaissance Studies custodisce l’archivio Berenson (ancora non ordinato). In esso sono conservati i manoscritti originali, numerose bozze e varie annotazioni relative alle opere a stampa del B., la corrispondenza (cfr. Mariano, 1965), alcune recensioni delle sue opere, numerose fotografie del B. e dei suoi amici. Per un elenco delle opere del B. (comprendente le varie edizioni e traduzioni fino al 1955) si veda Mostyn-Owen, 1955, che fornisce anche indicazioni su articoli, prefazioni ed epistolario, incluse le lettere apparse sui quotidiani (cfr. Mariano, 1965). Nel 1957, ’58, ’59, la casa editrice Electa di Milano ha pubblicato tre volumi con pagine di diario (1942-56) e articoli sparsi, sotto il titolo Raccolta di saggi di B. B., diretta da N. Mariano, versione italiana di A. Loria. Nel 1960 è uscito a Londra (Thames and Hudson) The Passionate Sightseer, from the Diaries 1947-1956, con prefazione di R. Mortimer (trad. francese presso Gerardjulien Salvy, Paris 1985), interessante anche per le fotografie e le illustrazioni; le pagine che si riferiscono alla Calabria sono state tradotte in italiano da F. Spencer Vollaro in Brutium, LIX (1980), pp. 36-40. Le opere del B. da cui è tratta la maggior parte delle citazioni presenti in questa biografia sono: Ipittori italiani del Rinascimento, Milano 1936; Estetica etica e storia nelle arti della rappresentazione visiva, ibid. 1948; Abbozzo per un autoritratto, ibid. 1949; Echi e riflessioni. Diario 1941-1944, ibid. 1950; Tramonto e crepuscolo; ultimi diari, 1947-58, ibid. 1966. Fonti e Bibl.: Bibliografia di B.B., a cura di W. Mostyn-Owen, Milano [1955]; R. Papi, Una visita al signor B. e ai Tatti, Firenze 1958; G. Colacicchi, Ricordo di B. B., Firenze 1959; S. Sprigge-B. Skelton, B. B., in Encounter, genn. 1960, pp. 59-63; H. Kiel, The B. B. Treasury, London-New York 1962; U. Morra, Colloqui con B., Milano 1963; S. Sprigge, La vita di B., Milano-Napoli 1963; The Selected Letters of B. B., a cura di A. K. McComb, London 1964; The Berenson Archive, An Inventory of Correspondence, a cura di N. Mariano, Cambridge, Mass.,-Florence 1965; L. H. Tharp, Mrs Jack, Boston-Toronto 1965, ad Indicem; R. Wellek, Vernon Lee, B. B. and Aesthetics, in Friendship’s Garland, Essays Presented to M. Praz…, II, Roma 1966, pp. 233-251; N. Mariano, Quarant’anni con B., Firenze 1969; E. Samuels, B. B.: the Making of a Connoisseur, Cambridge, Mass.,-London 1979; M. Secrest, Being B. B., Holt 1979; B. Berenson-C. Marghieri, Lo specchio doppio, Milano 1981; F. Bellini, Una passione di R. Longhi: B. B., in L’arte di scrivere sull’arte. R. Longhi nella cultura del nostro tempo, Roma 1982, pp. 9-26; Mary Berenson. A self-portrait from her letters and diaries, a cura di B. Strachey-J. Samuels, London 1983; F. Clerici, Conversando di O. Wilde con B. B., in Il Messaggero, 17 nov. 1986; J. Pope-Hennessy, Il mestiere di conoscitore, in Il Giornale dell’arte, IV (1986), n. 40, pp. 43 s. VEDI ANCHE Doménico Veneziano Doménico Veneziano. – Pittore (m. Firenze 1461), operoso a Firenze. Figura fondamentale del Rinascimento fiorentino, possiamo seguire il suo percorso artistico a partire dall’Adorazione dei Magi (1430-1435 circa, Musei di Berlino), dove si palesano reminiscenze del Pisanello, ma soverchiate dai caratteri … arte In senso lato, ogni capacità di agire o di produrre, basata su un particolare complesso di regole e di esperienze conoscitive e tecniche, quindi anche l’insieme delle regole e dei procedimenti per svolgere un’attività umana in vista di determinati risultati. ? Il concetto di arte come tèchne, complesso … Alessandro Contini Bonacòssi Contini Bonacòssi, Alessandro. – Collezionista d’arte italiano (Ancona 1878 – Firenze 1955). Raccolse, anche sotto la guida di studiosi quali B. Berenson e R. Longhi, importanti opere soprattutto di pittura antica italiana e spagnola che legò, per testamento, allo Stato italiano. Solo una parte della … Giovanni del Biondo Pittore (notizie tra il 1356 e il 1392), attivo a Firenze dal 1356. Tra le sue opere più notevoli la Presentazione al Tempio dell’Accademia fiorentina (1364), predella del polittico Rinuccini in S. Croce in Firenze, una Madonna col Bambino nella pinacoteca di Siena (1377), oltre alcuni grandi e complessi …”,”BIOx-346″
“BERETTA Roberto”,”Il lungo autunno. Controstoria del Sessantotto cattolico.”,”BERETTA per ragioni anagrafiche non ha fatto il Sessantotto (è nato nel 1960) ma lo studia da tre anni. Da otto fa il giornalista e lavora all’inserto culturale del giornale ‘Avvenire’. E’ autore di quattro libri l’ultimo dei quali è intitolato ‘Preti di strada’ (1995) in collaborazione con Giovanni GAZZANEO.”,”ITAC-005″
“BERETTA Roberto”,”Cantavamo Dio è morto. Il ’68 dei cattolici.”,”””Infine c’erano l’America Latina e i suoi ‘curatis comunistas’. Il mito di tantissimi credenti era allora Camilo Torres, il prete colombiano che aveva identificato l’amore del prossimo con la lotta armata: “”Ciò che fa di me un prete”” scriveva il reverendo guerrigliero “”è la rivoluzione sociale, che è l’essenza del cristianesimo. Noi siamo con i rivoluzionari e contro i contro-rivoluzionari… In Colombia è dovere di ogni cristiano partecipare alla rivoluzione”” perché “”dovere del cristiano è di essere rivoluzionario; dovere del rivoluzionario è fare la rivoluzione””. La “”teologia della liberazione”” (un termine usato per la prima volta dal peruviano Gustavo Gutierrez, guarda caso, proprio in una conferenza dell’estate 1968) è troppo poco; si sceglie quella “”della rivoluzione””. Nel marzo 1968 oltre trecento tra sacerdoti e laici al “”Convegno Camilo Torres”” di Montevideo sottoscrivono una “”carta”” in cui dichiarano che “”quest’ora decisiva esige la partecipazione dei cristiani alla rivoluzione, “”l’unica maniera efficace di realizzare l’amore del prossimo””…Questa violenza reazionaria può essere combattuta e vinta solo con la violenza rivoluzionaria… I cristiani devono rifiutare tutte le soluzione attendiste e “”riformiste””””. (pag 139)”,”ITAC-105″
“BERETTA Roberto”,”Il lungo autunno. Controstoria del Sessantotto cattolico.”,”Roberto Beretta non ha fatto il Sessantotto per ragioni anagrafiche (è nato nel 1960), ma lo indaga da tre anni. Da otto, invece, fa il giornalista all’inserto culturale di Avvenire. É autore di quattro libri, l’ultimo dei quali intitolato Preti di strada in collaborazione con Giovanni Gazzaneo.”,”RELC-024-FL”
“BERETTA Franco”,”L’esperienza inutile. I conflitti anglo-boero e russo-giapponese e l’impreparazione italiana alla guerra di trincea.”,”””Per tali ragioni l’ufficiale del genio Enrico Rocchi, ndr riteneva che il carattere della guerra di posizione russo-giapponese non potesse considerarsi un caso isolato né spiegarsi solo con i problemi di ordine logistico ai quali pur veniva riconosciuta tutta l’importanza. Essa doveva considerarsi come il risultato degli effetti dell’impiego delle armi moderne”” (pag 92) (*) E. Rocchi, ‘Traccia per lo studio della fortificazione campale’, Torino, 1911″,”QMIx-303″
“BEREZHKOV Valentin M.”,”In missione diplomatica da Hitler.”,”BEREZHKOV, dopo la guerra, è stato giornalista specializzato in questioni internazionali. Durante la guerra svolse attività diplomatica a Berlino.”,”RUST-058″
“BEREZKOV Valentin”,”Interprete di Stalin.”,”Overlord. “” – Io non ho timori per lo sbarco in se stesso – dichiarò Churchill – ma temo ciò che potrà accadere trenta-quaranta giorni dopo. Stalin rispose che non appena fosse stato attuato lo sbarco nella Francia settentrionale, l’ Armata rossa sarebbe passata all’ offensiva. Sapendo che lo sbarco sarebbe stato effettuato in maggio o in giugno i russi avrebbero potuto scatenare una offensiva su più direttrici. Per il momento la situazione pemetteva ai tedeschi di trasferire truppe sul fronte orientale. Gli hitleriani avrebbero continuato a trasferirle in tale direzione finché non fosse insorta una seria minaccia in occidente. – I tedeschi temono molto un nostro avvicinamento alle loro frontiere, – continuò Stalin. – Essi comprendono che tra di noi non c’è il canale della Manica o il mare. E’ possibile, dall’ oriente, arrivare fino alla Germania. I tedeschi sanno anche che ad ovest sono difesi dalla Manica e che è necessario attraversare tutto il territorio francese prima di raggiungere quello tedesco in Germania. I tedeschi si rifiuteranno sicuramente di trasferire truppe in occidente se l’ Armata rossa attaccherà. E l’ Armata rossa attaccherà se riceverà aiuto dagli alleati occidentali mediante l’ attuazione dell’ operazione “”Overlord””.”””” (pag 226)”,”STAS-055″
“BEREZKOV Valentin”,”Interprete di Stalin.”,”””Quando la penetrazione in territorio sovietico venne bloccata e le truppe sovietiche cominciarono a ricacciare verso occidente gli hitleriani, e in particolare dopo la sconfitta dell’armata del generale Von Paulus sotto Stalingrado, la politica di Ankara cominciò a cambiare di tono. I turchi diedero ad intendere che l'””affare Pavlov-Kornilov”” poteva essere riesaminato”” (pag 144)”,”RUST-003-FV”
“BERG Eugene”,”Chronologie internationale 1945-1977.”,”BERG è Maitre de conferences all’ Institut d’ Etudes Politiques (IEP) di Parigi.”,”STOU-060″
“BERG Mary, a cura di Frediano SESSI”,”Il ghetto di Varsavia. Diario, 1939-1944.”,”Mary Berg, il cui vero nome è Miriam Wattemberg, nasce a Lodz in Polonia nel 1924. In seguito all’occupazione nazista si stabilisce con la famiglia a Varsavia, dove viene rinchiusa nel ghetto. Grazie alla madre, in possesso di passaporto statunitense, il 17 luglio 1942 i Wattemberg vengono rinchiusi nella prigione Pawiak, per essere poi imbarcati alla volta di New York. Il diario viene pubblicato per la prima volta negli Usa quando la guerra non è ancora finita. [“”Il 16 maggio 1943 il ghetto di Varsavia veniva raso al suolo, definitivamente, ne rimaneva un cumulo di macerie, ma fu un’illusione dei nazisti pensare di poter distruggere anche il ricordo di quei terribili giorni. Mary Berg aveva lasciato il ghetto qualche mese prima, in attesa di essere scambiata con ufficiali tedeschi prigionieri delle forze alleate, con sé, sotto gli occhi vigili dei nazisti, portò le pagine del suo diario. Quando iniziò a scriverlo, il 10 ottobre 1939, Mary Berg aveva 15 anni e un’incredibile capacità di osservare quegli stessi eventi dai quali si sentiva travolta. La sua attenzione ai fatti storici, tuttavia non impedisce mai l’emergere dei sentimenti o di aspettative della sua vita privata di adolescente. Ne scaturisce un libro che, oltre al suo valore di documento, apre a interrogativi e a risposte di bruciante attualità. Sostenuto da una scrittura scarna e veloce, ricca di partecipazione emotiva e non mai rassegnata al divario che si apriva tra la realtà e le parole per rappresentarla, il diario di Mary Berg, come quello di Anne Frank, è una testimonianza irrinunciabile del nostro tempo”” (quarta di copertina); “”Ahimè, i miei cattivi presentimenti prima delle feste erano fondati: ieri, vigilia del Rosh Ha-shanah, i tedeschi hanno convocato i rappresentanti della Comunità con l’ingegnere Czerniakow in testa e hanno chiesto che siano immediatamente consegnati loro cinquemila uomini per i campi di lavoro. La Comunità ha rifiutato di obbedire a quest’ordine. I tedeschi hanno fatto allora irruzione nel ghetto, organizzando un vero e proprio pogrom. La caccia all’uomo è continuata tutta la giornata di ieri e stamattina; si sentiva sparare dappertutto. Mi trovavo per caso in strada quanto è cominciata la razzia. Sono riuscita a rifugiarmi in un portone già affollato di gente, dove ho aspettato due ore. Alle otto e un quarto, riflettendo che mi occorreva mezz’ora per andare a piedi da via Leszno a via Sienna, ho deciso di avviarmi, per arrivare a casa prima del coprifuoco, cioè prima delle nove, ora dopo la quale è vietato circolare nelle strade. All’angolo di via Leszno e Zelazna una massa enorme di gente aspettava, disposta in ranghi davanti all’ufficio del lavoro. Erano quasi tutti giovani dai diciotto ai venticinque anni. La polizia ebriaca era costretta a sorvegliare che nessuno fuggisse. Quei giovani piegavano la testa con aria disperata, come se andassero al macello e in realtà non li aspetta niente di meglio. Le migliaia di uomini che sono stati mandati finora nei campi di lavoro sono svaniti quasi tutti senza lasciare traccia”” [dal diario, 23 settembre 1941] (pag 97)] ‘Il primo documento completo sulla più immane tragedia che mai colpì una città nel corso della seconda guerra mondiale'”,”POLx-061″
“BERG Mary, a cura di Frediano SESSI”,”Il ghetto di Varsavia. Diario (1939-1944).”,”Il diario di Mary Berg oltrepassò il muro del ghetto di Varsavia, sotto gli occhi vigili dei nazisti, la notte del 18 gennaio 1943, quando la sua giovane autrice fu trasferita con la famiglia al campo di Vittel (Francia), in attesa di essere scambiata con ufficiali tedeschi prigionieri delle forze alleate.”,”POLx-009-FL”
“BERGAMASCHI Myriam a cura; saggi di Aldo MARCHETTI Giovanni GARBARINI Pietro BASSO Giancarlo CERRUTI Antonio M. CHIESI Anna TEMPIA Maria MERELLI e Maria Grazia RUGGERINI Carmen LECCARDI”,”Questione di ore. Orario e tempo di lavoro dall’ 800 ad oggi. Studi e ricerche.”,”Saggi di Aldo MARCHETTI, Giovanni GARBARINI, Pietro BASSO, Giancarlo CERRUTI, Antonio M. CHIESI, Anna TEMPIA, Maria MERELLI e Maria Grazia RUGGERINI, Carmen LECCARDI”,”MITT-011″
“BERGAMI Giancarlo”,”Il giovane Gramsci e il marxismo 1911-1918.”,”Giancarlo BERGAMI è nato a Casal di Principe nel 1942. Dopo la laurea in filosofia a Roma ha svolto, presso la Fondazione Luigi Einaudi e il Centro Studi Piero Gobetti di Torino, ricerche di bibliografia gobettiana. Ha curato nel 1973 nella collana ‘Biblioteca di Storia Contemporanea’ una scelta dei diari di Zino ZINI, ‘La tragedia del proletariato in Italia. Diario 1914-1926’. Collabora alle riviste ‘Il Ponte’, ‘Belfagor’, ‘Mezzosecolo’ (Annali del Centro Studi Gobetti), al Dizionario critico di storia contemporanea e al dizionario biografico ‘Il movimento operaio italiano’. Risiede a Torino, dove insegna nelle scuole statali. Sta lavorando a una biografia politica di Piero GOBETTI. in edizioni gramsciane esistenti”,”GRAS-020″
“BERGAMI Giancarlo”,”Gramsci comunista critico. Il politico e il pensatore.”,”G. BERGOMI (1942), laureato in filosofia, ha studiato e svolto attività di ricercatore presso la Fondazione Luigi Einaudi di Torino e il Centro Studi Gobetti. E’ autore di saggi e di edizioni critiche (v. retrocopertina).”,”GRAS-033″
“BERGAMI Giancarlo”,”Guida bibliografica degli scritti su Piero Gobetti, 1918-1975.”,”””La raccolta delle quasi tremila schede di questa bibliografia è durata circa dieci anni””. (pag X)”,”ITAD-055″
“BERGAMI Giancarlo”,”Partito e prospettiva della rivoluzione comunista in Bordiga.”,”Contiene dedica autore Giancarlo BERGAMI, Partito e prospettiva della rivoluzione comunista in Bordiga, Belfagor anno XXXV N° 3 31 Maggio 1980 pp. 263-278 Contiene: il paragrafo: Analisi del fascismo nel primo tempo del PCdI. (pag 266) in cui si cita l’articolo di Bordiga su ‘l’Ordine Nuovo’, del 20 luglio 1921 : ‘Come matura il “”noskismo””‘ e il ‘Rapport de Bordiga sur le fascisme. Débats sur l’offensive du capital’ (resoconto stenografico del IV Congresso IC, La Correspondance Internationale, 22 décembre 1922, n. 36 Scontro Bordiga Stalin al VI Plenum dell’Esecutivo allargato, Mosca, febbraio 1926. Bordiga senza rispettare la richiesta del CC del partito russo di non occuparsi della questione russa interviene chiedendo “”Dove va la Russia? Quali sono i caratteri e gli sviluppi della sua economia?””. “”Intervenendo il 25 febbraio alla 9° seduta dell’Esecutivo allargato, ove si discute delle lotte all’interno del partito russo dominato ora dal blocco Stalin-Bucharin, Bordiga è colpito dallo spettacolo di ortodossia forzata, e dall’umiliazione che viene riservata agli oppositori. “”Io penso che la caccia al frazionismo continuerà e darà i risultati che già ha dato sin qui. Noi lo vediamo bene nel partito tedesco. Dovo dire che questo metodo di umiliazione è un metodo deplorevole, anche quando è applicato a taluni elementi politici che io ho duramente combattuto nel passato. Non riesco a capire come questo sistema di umiliazione possa essere considerato rivoluzionario, tanto più che gli esempi recenti mostrano come si sia voluto tentarlo contro compagni che non solo avevano dietro di sé un grande passato, ma che restavano preziosi per il futuro della rivoluzione. Ritengo che la maggioranza che offre prova della propria ortodossia è probabilmente formata di antichi oppositori già una volta umiliati. Questa mania di demolirci a vicenda deve cessare, se veramente vogliamo porre la nostra candidatura alla direzione della lotta rivoluzionaria del proletariato”” (cfr. “”La Correspondance Internazionale””, Vienne, 6°, n. 36, 19 mars 1926, p. 343, e in “”Annali””, VIII, cit, p. 517). Risaltano la correttezza e l’onestà bordighiane nel tentativo di ridare respiro alla dialettica politica necessaria e vitale in un partito comunista rivoluzionario, insieme alla constatata impossibilità di mantenere quel minimo spazio che consenta a ogni opposizione di svolgere un ruolo appena significativo di stimolo e confronto”” (pag 277-278)”,”BORD-122″
“BERGAMI Giancarlo; LEONETTI Alfonso”,”L’«assalto al cielo della Comune (Bergami); Gli italiani nella Comune di Parigi (Leonetti).”,”Lista di italiani arrestati perché parteciparono alla Comune di Parigi: i loro nomi non figurano né nel ‘Dizionario’ di Jean Maitron per i condannati della Comune, né sulle liste dei liberati, comunicate alla Legazione italiana di Parigi dalle autorità di Versailles (pag 1467)”,”MFRC-002-FGB”
“BERGAMI Giancarlo; ZINI Zino”,”Zino Zini tra liberalismo e comunismo (Bergami); Pagine di guerra, diario (1923-1928) (Zini); Libri e problemi. Il fascismo nei suoi rapporti con gli anglosassoni (Bergami).”,”Dalle pagine di diario: ‘La Chiesa cattolica continua il doppio gioco millenario: è nello stesso tempo coi potenti e cogli umili, coi signori della terra e con quegli altri signori del cielo che sono i poveri (4 maggio 1924)’ (pag 1456) ‘In questo quarto d’ora storico il Mezzogiorno è l’accampamento del fascismo. Ondeggia e bivacca tumultuosamente in queste terre bruciate dal sole e di passione una vaga inquieta torbida massa di giovani, persuasi della verità delle loro fedi, che sono in fondo nient’altro che i loro desideri; forti delle armi, più ancora che delle loro parole. (…) (Luglio 1924)’ (pag 1457) Il fascismo nei suoi rapporti con gli anglosassoni. (Libri e problemi) (G. Bergami) “”(…) Il campo di indagine si può allora utilmente estendere alle relazioni tra i banchieri di Wall Street e i progetti del capitale statunitense, già penetrato da noi al tempo dei ministeri di F.S. Nitti e di G. Giolitti, e il governo mussoliniano”” (pag 1525) (scarne riflessioni su questo tema in libro di J.B. Duroselle, ‘De Wilson a Roosevelt (…)’, 1960, e Renzo De Felice, Mussolini il fascista’, Einaudi 1968, cap. III.”,”TEOC-037-FGB”
“BERGAMI Giancarlo”,”Da Graf a Gobetti. Cinquant’anni di cultura militante a Torino (1876-1925).”,”Dissidio di Gobetti con Mondolfo “”Era qui anche la radice del dissidio (di Gobetti, ndr) con Rodolfo Mondolfo, che aveva studiato «a lungo il materialismo storico, ma, quando dalla speculazione scende alla critica politica, non mostra alcuna fiducia nelle masse e nei suoi piani e nei suo calcoli si occupa soprattutto delle classi medie» (39). Il rilievo coinvolge due modi di valutare i compiti del proletariato davanti al fascismo, alla rivoluzione russa e al bolscevismo, né risparmia la saggezza parlamentare da talpe, l’ignoranza della dialettica rivoluzionaria, del partito socialista. Non ci si lasci fuorviare dal rigore di tale obiezioni, e non si dimentichi che l’approccio di Gobetti a Marx è a sua volta non poco discutibile e dilettantesco. In vari luoghi egli cita bensì con sprovvedutezza le «macchinose costruzioni economiche dell’autore del ‘Capitale’, sicuro che «l’economista è morto, con il pluvsalore, con il sogno della abolizione delle classi, con la profezia del collettivismo» (40). Permane il rifiuto della critica marxiana della ‘economia politica’, nel quadro della chiusura ai principi del collettivismo assimilato al ‘socialismo di Stato’. In assenza di un’educazione idonea a comprendere la realtà in movimento, e nella ripulsa degli strumenti gnoseologici del marxismo, Gobetti si affida al linguaggio immediato dei fatti, alla concretezza della lotta politica, criticando la linea collaborazionista dei giolittiani, che riducono il liberalismo a un’arte di governo, un espediente di moderazione, una «diplomazia per iniziati» (41). La scienza dei liberali, invischiata nelle astrazioni organicistiche, non postula altri principi relativi fuori della «gretta religione della patria e dell’interesse generale». Il saggio crociano su ‘Il partito come giudizio e come pregiudizio’, in cui «la scoperta più arguta era la barzelletta d’apertura, dei partiti politici come generi letterari», compendiava i sospetti e le preclusioni del conservatore meridionale verso «le esagerazioni e le degenerazioni così degli astrattisti come dei materialisti della politica». Parimenti, la distinzione di teoria e pratica dimostrava l”errore’ di considerare la lotta di classe un concetto logicamente assurdo, anche se Gobetti accoglieva le obiezione dei neoidealisti italiani alla ‘filosofia della storia’ di Marx e all’«illusione messianica, di natura mistica e hegeliana, di un’abolizione finale delle classi» (42)”” (pag 122-123) [Giancarlo Bergami, ‘Da Graf a Gobetti. Cinquant’anni di cultura militante a Torino (1876-1925)’, Centro Studi Piemontesi, Torino, 1980] [(39) P. Gobetti, ‘La nostra cultura politica’, cit.; (40) P. Gobetti, ‘L’ora di Marx’, “”Libertà!””, 1° aprile 1924, p. 3; ora in P. Gobetti, ‘Scritti politici’, cit., p. 640; (41) P. Gobetti, ‘Il liberalismo e le masse’, “”La Rivoluzione Liberale””, 10 aprile 1923, p. 37; ora in op. cit., p. 477; (42) P. Gobetti, ‘La rivoluzione liberale’, cit., p. 50]”,”ITAB-001-FMB”
“BERGAMINI Oliviero”,”Breve storia del federalismo americano.”,”Oliviero BERGAMINI insegna Storia dell’America del Nord presso l’Univ di Bergamo. Dello stesso autore la Marcos ha pubblicato: -Un esercito per la nazione. Elihu Root e la nascita del moderno sistema militare degli Stati Uniti.”,”USAS-049″
“BERGAMINI Oliviero”,”Storia degli Stati Uniti.”,”BERGAMINI Oliviero insegna storia dell’ America del Nord e storia del giornalismo presso l’ Università degli Studi di Bergamo. E’ autore di saggi editi in Italia e all’ estero su temi che vanno dalle relazioni internazionali alla storia delle istituzioni politiche americane, a questione di storia e politica militare. Fra le sue pubblicazioni ‘Un esercito per la nazione. La nascita del moderno sistema militare degli Stati Uniti (Milano, 1996) e ‘Breve storia del federalismo americano’ (Milano, 1997). Espansionisti-imperialisti. “”Tramontato il mito del libero scambio, le grandi potenze avevano intrapreso la creazione di imperi, ritenuti ormai indispensabili per assicurarsi sicurezza, prosperità, spazi di crescita. Tutto ciò contribuì a segnare un’ evoluzione profonda nella politica estera americana, che per quanto in continuità ideologica con l’ espansionismo interno, pose anche gli Stati Uniti sulla strada di un nuovo espansionismo esterno, analogo nella sostanza, sebbene in parte diverso nei modi, al vero e proprio imperialismo europeo. Come ha ben illustrato Walter La Feber, alla base della nuova fase ci furono ragioni di tipo economico e geopolitico. Tra 1865 e 1914 le esportazioni americane decuplicarono, e gli investimenti all’ estero, soprattutto nei Caraibi e in America Latina, crebbero enormemente. Il paese passò dal passivo all’ attivo nella bilancia commerciale e negli investimenti internazionali. Il grande business americano raggiunse insomma dimensioni che lo rendevano pronto a una proiezione al di fuori dei confini del paese.”” (pag 144) “”A ciò si intrecciarono considerazioni geopolitiche e di sicurezza, secondo le quali, dal momento che Gran Bretagna, Germania, Francia si stavano accaparrando vasti territori in tutto il mondo, anche gli Stati Uniti avrebbero dovuto assicurarsi una zona di influenza, altrimenti si sarebbero trovati emarginati e condannati al declino economico-politico. A sostenere queste posizioni fu soprattutto un gruppo di espansionisti-imperialisti che comprendeva i futuri segretari di Stato Joh Hay ed Elihu Root, gli influenti politici Albert Beveridge e Henry Cabot Lodge, e il futuro presidente Theodore Roosevelt.”” (pag 144-145)”,”USAS-121″
“BERGAMINI Ivo”,”Alle origini del movimento operaio indiano. Classi, caste e movimenti politici nell’ India coloniale, 1857-1918.”,”””E’ indubbio però che la situazione oggettiva dell’ India occidentale, in cui Tilak si trova ad operare tra la fine del 1896 e gli inizi del 1897, abbia contribuito in maniera consistente alla sua decisione di dare un’ impostazione più assertiva, in senso nazionalista, alle celebrazioni in onore di Shivaji. La grande carestia che colpisce vaste zone del paese sul finire del 1896 e l’ epidemia di peste bubbonica che si sviluppa a partire dal febbraio successivo sono i due elementi essenziali del contesto in cui si sviluppa l’ azione politica complessiva di Tilak, quindi anche l’ accentuazione del carattere politico da lui impresso alla festa di Shivaji.”” (pag 224)”,”ELCx-097″
“BERGAMINI Oliviero”,”La democrazia della stampa. Storia del giornalismo.”,”Oliviero Bergamini, giornalista e storico, lavora per le redazioni giornalistiche Rai (TG3) e insegna Storia dell’America del Nord e Storia del giornalismo all’Università degli Studi di Bergamo. E’ autore di libri e articoli dedicati alla storia politica degli Stati Uniti e ai rapporti media informazione potere. Ha pubblicato ‘Breve storia del federalismo americano’ (1996), e ‘Democrazia in America?’ (2004), e ‘Storia degli Stati Uniti0 (2006). ‘Il trionfo della propaganda nella Germania nazista’ ‘L’Unione Sovietica e la costruzione della “”verità””‘ La “”preghiera mattutina”” dell’uomo tedesco (pag 109) “”«La lettura del giornale la mattina presto è una sorta di realistica preghiera mattutina. Uno orienta il proprio comportamento nei confronti del mondo o secondo Dio, oppure secondo ciò che è il mondo», scriveva negli ‘Aforismi jenesi’ il grande filosofo Georg Wilhelm Friedrich Hegel. Un paragone divenuto proverbiale, che testimonia come anche nell’area tedesca i giornali avessero raggiunto durante l’Ottocento una posizione di primo piano nella vita sociale e «spirituale» dei cittadini, o almeno delle classi più elevate. L’area germanofona rimaneva divisa tra il multietnico Impero asburgico, e i molti Stati tedeschi, che avviarono però un processo di unificazione politica sotto l’egida della Prussia, culminato con la nascita del ‘Reich’ guglielmino nel 1870. La borghesia tedesca, soprattutto nelle aree urbane, era numerosa, benestante, istruita; i fermenti sociali, intellettuali e politici in Germania erano vivi; ma la pressione delle autorità fu sempre forte. Durante il periodo napoleonico, i temporanei dominatori francesi accompagnarono la retorica dei principi rivoluzionari con una ‘Realpolitk’ fatta di rigida censura su ogni pubblicazione che potesse avere toni antinapoleonici. Poi, con la restaurazione, ricomparvero monarchi pesantemente conservatori e il giornalismo tedesco visse per decenni all’insegna della sottimissione delle autorità. La robusta vita intellettuale e civile delle città non mancò di dar corpo a testate di valore. Il «Reinischer Merkur», voce della Renania, con sede a Coblenza, raggiunse una considerevole notorietà, e la tiratura di oltre 3000 copie, grazie alla collaborazione di autori romantici come i fratelli Grimm, ai brillanti articoli dell’intellettuale cattolico Joseph Gorres e alle sue posizioni coraggiose, prima antifrancesi e poi ostili alla egemonia prussiana, che gli costarono la soppressione nel 1816, dopo meno di due anni di vita. La cultura romantica ispirò anche altri giornali e riviste, che se da un lato coltivarono l’ideale dell’unità spirituale della Germania con toni patriottici che sconfinavano nel nazionalismo pangermanico, dall’altro si schierarono a favore del rinnovamento sociale e intellettuale, della circolazione di nuove idee e quindi contro la censura di libri e giornali. La stampa tedesca dovette comunque sempre fare i conti con un atteggiamento ostile delle autorità, segnato da frequenti giri di vite che si alternavano a periodi di allentamento dei controlli. Nel 1819, ad esempio, la Dieta degli Stati germanici impose una stretta repressiva alla stampa e alle università (una caratteristica tedesca era lo stretto rapporto che esisteva spesso tra riviste e ambienti universitari), ribadendo che tutte le pubblicazioni non espressamente autorizzate erano da considerarsi illegali, e nel 1832 promulgò ulteriori disposizioni (i cosiddetti «sei articoli») che proibivano alla stampa periodica di occuparsi di politica. Nel corso della prima metà dell’Ottocento, intrecciata a quella romantica, il mondo tedesco conobbe d’altra parte, come il resto d’Europa, anche la diffusione della cultura politica liberale e borghese, che battagliò contro le posizioni più conservatrici e reazionarie in larga misura proprio attraverso i giornali. Comparvero riviste e fogli di informazione di tendenza esplicitamente liberale, come la «Deutsche Zeitung» pubblicata dal 1847 ad Heidelberg, che raggiunse le 4000 compie, e anche radicale come la «Reinische Zeitung», nata nel 1842, alla quale collaborarono Friedrich Engels e Karl Marx. Diventato caporedattore, il futuro teorico del comunismo combatté dalle sue pagine una battaglia proprio a favore della libertà di stampa, che descriveva con ispirati toni di sapore hegeliano: «Essa è l’occhio dello spirito popolare aperto su tutto, la fiducia incarnata in un popolo per se stesso, il legame parlante che unisce il singolo con lo stato e con il mondo, la cultura fatta corporea che illumina di spiritualità le lotte materiali e ne idealizza il grezzo aspetto terreno (…). E’ lo specchio spirituale nel quale ogni popolo si guarda, e contemplare se stessi è la prima condizione della saggezza». Come era facile prevedere, la «Rheinische Zeitung» ebbe vita travagliata, continuamente bersagliata come fu da provvedimenti di censura”” (pag 109-110) [Oliviero Bergamini, ‘La democrazia della stampa. Storia del giornalismo’, Roma Bari, 2006]”,”EDIx-202″
“BERGAMINI Oliviero”,”Breve storia del federalismo americano.”,”Oliviero Bergamini insegna Storia dell’America del Nord presso l’Università di Bergamo.”,”USAS-022-FL”
“BERGAMINO Giorgio”,”Colombo e la scoperta dell’America. Prima e dopo il 12 ottobre del 1492: personaggi, storia, scienza e curiosità.”,”I satelliti di Giove. “”Quando Galileo Galilei, osservando il cielo con il cannocchiale, scoprì che intorno a Giove ruotavano quattro satelliti, che chiamò “”medicei””, intuì che le loro cicliche sparizioni e ricomparse davanti al pianeta potevano essere utilizzate come orologio celeste per le misure di longitudine. La possibilità di utilizzo di tale scoperta nella navigazione oceanica fu una delle diverse ragioni per le quali Galileo venne costretto al silenzio dall’Inquisizione: lo scienziato aveva infatti cercato di vendere questo metodo a un paese protestante, l’Olanda, allora in lotta con la cattolica Spagna. Pochi anni più tardi Giovanni Domenico Cassini, astronomo dell’Osservatorio di Parigi, usò le lune di Giove per le misurazioni necessarie alla realizzazione di una carta geografica precisa della Francia. Re Sole, quando gli fu mostrata, si lamentò di Cassini, con quella carta, gli aveva fatto perdere più territori che non con una guerra perduta”” (pag 27) Colombo corsaro (pag 55)”,”ASGx-008-FV”
“BERGER Stefan”,”Social Democracy and the Working Class. In Nineteenth and Twentieth Century Germany.”,”BERGER Stefan è Senior Lecturer nella School of European Studies, University Wales, Cardiff. “”(…) molti tedeschi della classe media furono ossessionati dal timore della rivoluzione sociale e videro la SPD come la maggiore espressione istituzionale di ogni tendenza rivoluzionaria nella classe operaia. Questi timori furono sfruttati da Bismarck che qualificò i Social Democratici come ‘nemici del Reich’ (Reichsfeinde) e ‘antipatriottici’ (vaterlandslose Gesellen). Nel 1878 il Reichstag approvò le Leggi anti-socialiste di Bismarck che vietarono il partito socialdemocratico e le organizzazioni sindacali fino al 1890. Individualmente ai socialdemocratici fu consentito di partecipare alle elezioni ma le loro associazioni furono disciolte a forza, i giornali chiusi e molti dei loro attivisti costretti all’ esilio o imprigionati.”” (pag 72-73) “”In Germania, Bismarck accompagnò il suo approccio con la mano pesante contro i socialdemocratici con un tentativo di corteggiare la classe operaia al di fuori della SPD. Egli introdusse una serie di riforme sociali che fecero della Germania imperiale uno dei primi pionieri del Welfare State””. (pag 73) SPD primo partito di massa. “”Under the Anti-Socialist Law the party could increase its share of the vote from 7.5 per cent in 1878 to 19.7 per cent in 1890, and it was to become the largest party in the Reichstag in 1912 with 34.8 per cent of the vote and 110 of the 397 seats. Recently, Jonathan Sperber has put forward the thesis that the Wilhelmine SPD should be seen as the first ‘people’s party’ in Germany (…)””. (pag 73-74)”,”MGEx-181″
“BERGER Suzanne DORE Ronald a cura; saggi di Robert BOYER Robert WADE W. Carl KESTER Hervé DUMEZ e Alain JEUNEMAITRE Peter A. GOUREVITCH Sylvia OSTRY Paul STREETEN Ronald DORE”,”Differenze nazionali e capitalismo globale.”,”Suzanne BERGER insegna scienza politica nel MIT. Anche R. DORE insegna scienza politica al MIT.”,”ECOI-307″
“BERGER Brigitte BERGER Peter L.”,”In difesa della famiglia borghese.”,”BERGER Brigitte è docente di sociologia nel Wellesley College. Con Peter L. BERGER ha già pubblicxato ‘Sociologia’ (1977). “”Storicamente la famiglia borghese precedette l’istituzione che oggi conosciamo col nome di democrazia. Vorremmo anche sostenere che la famiglia borghese, nelle sue caratteristiche essenziali, può sopravvivere all’interno di politiche non democratiche o persino totalitarie”” (pag 243-244)”,”TEOS-204″
“BERGER Martin”,”Engels, Armies, and Revolution. The Revolutionary Tactics of Classical Marxism.”,”BERGER Martin (1942-) Osservazioni di Engels su esercito rivoluzione francese “”But Engels could not indefinitely ignore the linkage between war and revolution. He began to analyze the 1793 model by disassembling it. To organize his and Marx’s thoughts on the subject , and as a “”sort of exercise”” in his new specialty of military science (29), he began an essay on the prospects that would confront a revolutionary French regime under attack by all the counterrevolutionary powers of Europe. In the ‘Neue Rheinische Zeitung’, Engels had concentrated on the intensifying and accelerating effect that war would have on the political and social side of a revolution. It was assumed that a revolution would increase a nation’s ability to defend itself. If a nation in desperate military straits could save itself only by resort to increasingly radical measures, those measures had to yield military dividends – else why could a “”Fatherland in danger”” be saved more surely by a revolutionary regime than by any other sort of government? Now that the dust of 1848 had settled a bit, Engels examined more closely this matter of what revolution might be expected to do for war, and his findings were not encouraging. During the revolutions of 1848 and 1849, Engels had functioned to some extent as a cheerleader of revolution. In 1851, however, he had to be entirely cold-blooded and detached, lest he mislead himself, Marx, and the proletariat as to the prospects of a future revolution. “”Now that we are not writing an NRZ, we have no need for illusions””, he said, praising the generalship of Radetzky (30). Even the accomplishments of the miraculous year 1793 diminished under Engels’ critical scrutiny: Valmy was a trivial artillery duel, Carnot a mediocrity, and the heroic volunteers, when not directly under the eye of Dumouriez, fought no better than the south German ‘Volkswehr’ of 1849. The ‘levée en masse’ was no panacea. It had increased the size of the French forces, but had no created an army out of nothing; only the allies’ indecision permitted the French to train their levies in the ‘école de bataillon’. France had been saved not by an irresistible revolutionary forces, but by the discord and incompetence of her foes”” [Martin Berger, Engels, Armies, and Revolution. The Revolutionary Tactics of Classical Marxism’, Connecticut, 1977] [(29) To Marx, Apr. 11, 1851, 27, 235; (30) “”Holy Alliance vs France””, MS, I, 212. Riazanov, in ‘Neue Zeit’, suggested that Engels wrote it in response to G.A. Techow ‘s article on a similar theme, and the editors of the MS follow Riazanov. The MEW editors argue convincingly that Engels took up the subject on his own (7, 621)] (pag 83-84) “”France had required the whole period from 1789 to 1792 to assemble Dumouriez’ army, which disintegrated; Hungary had needed the period of March, 1848, to the middle of 1849 to field an organized army. Engels concluded that “”precisely the factor that enabled Napoleon to form gigantic armies rapidly, namely good cadres, is necessarily lacking in any revolution (even in France)”” (32). Engels never regained his lost faith in the military invincibility of a popular rising. “”National enthusiasm””, he wrote in 1866, “”is a capital thing to work upon, but until disciplined and organized, nobody can win battles with it. “”Revolutions created disorder, and disorder was incompatible with military effectiveness. The Sepoy rebels, “”a motley crew of mutineering soldiers who [had] murdered their own officers, torn asunder the bonds of discipline””, and established no unified command, were dismissed in 1857 as “”certainly the body least likely to organize a serious and protracted resistance”” (33). The legend of 1793 took its place among the optimistic illusions that the scientific socialists delighted in exposing. When in 1870 Gambetta attempted a ‘levée en masse’, Engels could consider that his predictions of 1851 had been confirmed. There were not enough officers; once the regular armies were lost, as in the capitulation of Metz, it became “”extremely difficult to turn crowds of men into companies and battalions of soldiers””. Engels continued: “”Whoever has seen popular levies on the drill-ground or under fire – be they Baden Freischaaren, Bull-Run Yankees, French Mobiles, or British Volunteers – will have perceived at once that the chief cause of the helplessness und unsteadiness of these troops lies in the fact of the officers not knowing their duty; and in this present case in France who is there to teach them their duty?”” (34)”” Martin Berger, Engels, Armies, and Revolution. The Revolutionary Tactics of Classical Marxism’, Connecticut, 1977] [(32) To Marx, Sept. 26, 1851, 27, 355; (33) “”Notes on the War, No. III””, Manchester Guardian, June, 28, 1866, EMC, 133; “”The Revolt in INdia””, Tribune, Aug. 4, 1857, FIWI, 44. Edmond Laskine uses quotations of this sort to prove to his satisfaction that Engels and Marx really opposed revolution. ‘L’Internationale et le pangermanisme’ (Paris, H. Floury, 1916), 74-78; (34) “”The Fall of Metz””, Pall Mall Gazette, Oct. 29, 1870, Notes on the War: Sixty Articles reprinted from the “”Pall Mall Gazette””, 1870-1871, ed. Friedrich Adler (Vienna: Wiener Volksbuchhandlung, 1923), 78-79] (pag 84-85)”,”MAES-159″
“BERGER Peter L. LUCKMANN Thomas”,”La realtà come costruzione sociale.”,”Peter L. Berger, nato a Vienna nel 1929, insegna sociologia alla Rutgers University. E’ autore di importanti contributi di sociologia della religione e di sociologia politica. Thomas Luckmann nato a Jesenice nel 1927, insegna sociologia nelal Università di Francoforte. E’ autore di un saggio sulla religione nella società contemporanea pubblicato dal Mulino: ‘La religione invisibile’ (1969). “”Da Marx la sociologia della conoscenza deriva il suo principio basilare, cioè che la coscienza dell’uomo è determinata dalla sua esistenza sociale (5). Certo si è molto discusso su che genere di determinazione Marx avesse in mente. Si può dire che gran parte della grande «lotta con Marx», che caratterizzò non solo gli inizi della sociologia della conoscenza ma anche il «periodo classico» della sociologia in generale (soprattutto come si manifestò nelle opere di Weber, Durkheim e Pareto), era in realtà una lotta con una difettosa interpretazione di Marx compiuta da marxisti posteriori. Questa affermazione acquista una plausibilità ancor maggiore se si pensa che fu solo nel 1932 che gli importantissimi ‘Manoscritti economici e filosofici del 1844’ vennero riscoperti e che solo dopo la seconda guerra mondiale gli studiosi di Marx poterono valutare in pieno le implicazioni di questa riscoperta. In ogni modo, la sociologia della conoscenza ha ereditato da Marx non solo la più chiara formulazione del suo problema centrale, ma anche alcuni dei suoi concetti più importanti, fra i quali dovremmo ricordare soprattutto il concetto di «ideologia» (idee che servono come strumenti di costrizione nella realtà sociale) e quello di «falsa coscienza» (il pensiero che viene alienato dalla vera condizione sociale dell’individuo). La sociologia della conoscenza è stata particolarmente attratta dai concetti gemelli marxiani di «sottostruttura / sovrastruttura» (Unterbau / Uberbau). Su questo punto la controversia sulla corretta interpretazione del pensiero di Marx è stata particolarmente violenta; più tardi il marxismo ha preso la tendenza a identificare la «sottostruttura» con la struttura economica ‘tout court, di cui la «sovrastruttura» doveva quindi essere un diretto «riflesso» (come in Lenin, per esempio). E’ chiaro ora che questo travisa il pensiero di Marx, come dovrebbe farci sospettare il carattere essenzialmente meccanicistico piuttosto che dialettico di questo genere di determinismo economico. Ciò che interessava a Marx era che il pensiero umano è fondato sull’attività umana («lavoro», nel senso più largo della parola) e sulle relazioni sociali prodotte da questa attività. La migliore interpretazione di «sottostruttura» e «sovrastruttura» è di vederle rispettivamente l’una come l’attività umana, l’altra come il mondo prodotto da questa attività (6). In ogni modo, lo schema fondamentale di «sotto-sovrastruttura» è stato ripreso in varie forme dalla sociologia della conoscenza, a cominciare da Scheler, sempre sottintendendo che esiste una qualche sorta di rapporto tra il pensiero e un’altra realtà «sottostante» diversa dal pensiero. Il fascino di questo schema ha prevalso nonostante il fatto che una notevole parte della sociologia della conoscenza è stata formulata in esplicita opposizione al marxismo e che diverse posizioni sono state prese all’interno di essa riguardo alla natura dei rapporti tra le due componenti dello schema”” (pag 18-19-20) [Peter L. Berger Thomas Luckmann, ‘La realtà come costruzione sociale’, Bologna, 1966, dall’introduzione: ‘Il problema della sociologia della conoscenza’] [(5) ‘Cfr. Karl Marx, ‘Scritti giovanili’, Roma, 1963, I. ‘Manoscritti economici e filosofici del 1844’ si trovano a pp. 225 ss.; (6) Sullo schema marxiano di ‘Unterbau / Uberbau’, cfr. Karl Kautsky ‘Verhältnis von Unterbau und Uberbau’, in ‘Der Marxismus’, a cura di Iring Fetscher, München, Piper, 1962, pp. 160 ss.; Antonio Labriola, ‘Die Vermittlung zwischen Basis und Überbau, ibidem, pp. 167 ss. (si tratta del saggio ‘Del materialismo storico. Delucidazione preliminare’, pubblicato a Roma, Ed. Riuniti, 1964, nel volume ‘Saggi sul materialismo storico’); Jean-Yves Calvez, ‘La pensée de Karl Marx, Paris, Ed. du Seuil, 1956, trad. it. ‘Il pensiero di Karl Marx’, Torino, Borla, 1966, pp. 432 ss.. La più importante riformulazione del problema compiuta nel ventesimo secolo è quella di György Lukács, in ‘Geschichte und Klassenbewusstsein’, Berlin, 1923, trad. it., ‘Storia e coscienza di classe’, Milano, Sugar, 1967. L’interpretazione data da Lukács del concetto di dialettica in Marx è tanto più notevole in quanto precede di quasi dieci anni la riscoperta dei ‘Manoscritti economici e filosofici del 1844’] Scheler, Max, Sociologia del sapere / Max Scheler ; introduzione di Gianfranco Morra, ed Abete, Roma, 1976″,”TEOS-279″
“BERGER Denis”,”De Napoléon le petit aux bonapartes manchots. Remarques sur l’état et le bonapartisme à notre époque.”,”””Per Marx il primo fattore da considerare è il rapporto di forze tra borghesia e proletariato. Nel 1851 esso è arrivato ad una sorta di stato di equilibrio per annullamento della capacità di offensiva di ciascuna delle classi”” (pag 10) Il bonapartismo che descrive Trotsky non si comprende se non in rapporto con l’imminenza della minaccia fascista (pag 17)”,”TEOC-753″
“BERGERE Marie-Claire”,”Histoire de Shanghai.”,”BERGERE Marie-Claire professore emerito università. Ha scritto altre opere sulla Cina (biografia di Sun Yat-sen e altro) “”De l’insurection victorieuse du 23 mars à la purge sanglante du 12 avril, Shanghai est le théâtre de tractations secrètes. Les fausses rumeurs et le travail d’intoxication suivent leurs cours, tandis que les forces en présence sont divisées sur le stratégies à adopter. Si les péripéties du drame échappent parfois aux observateurs, l’importance des emjeux ne fait pas de doute: à Wuhan, à Moscou, dans les capitales occidentales, les regards se tournent vers Shanghai. Le meneur du jeu est Chiang Kai-shek.”” (pag 206-207)”,”CINE-043″
“BERGERE Marie-Claire”,”La Repubblica popolare cinese (1949-1999).”,”BERGERE Marie-Claire ha diretto il Centre de Recherche et de Documentation sur la Chine Contemporaine – Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales e il Centre d’Etudes Chinoises de l’Institut National des Langues et Civilisations Orientales. Tra le sue pubblicazioni ‘L’age d’or de la bourgeoisie chinoise, 1911-1937’ (1986), ‘Sun Yat-sen’ (1994), ‘Le mandarin et le compradore’ (1998), e, tradotto in italiano ‘La Cina’ (Einaudi, 1973). “”Nel corso di questa crisi la Cina è apparsa molto isolata. Il solo contropiede possibile alla pressione sovietica sarebbe stato un’iniziativa americana. Di fatto, subito dopo la crisi cecoslovacca, alla fine del 1968, sembra proprio che Zhou Enlai abbia fatto un primo tentativo per stabilire contatti con gli Stati Uniti. Ma questo approccio si è scontrato con l’opposizione di Lin Biao e dei radicali.”” (pag 330) “”Nell’agosto 1964 l’incidente del golfo del Tonchino tra navi americane e nordvietnamite poi, nel gennaio 1965, l’inzio dei bombardamenti sul Vietnam del Nord hanno in effetti aperto la via a un massiccio intervento americano, destinato a preservare l’integrità del Vietnam del Sud. Ma il grande dibattito strategico che si apre allora in Cina tra i falchi, guidati dal capo di Stato Maggiore Luo Ruiqing, e disposti a impegnare le truppe cinesi in Vietnam, e i maoisti, decisi a lasciare che le rivoluzioni nazionali si compiano da sole e con le proprie forze, si conclude con la vittoria di questi ultimi. Nonostante la violenza dei suoi discorsi, la Cina evita il confronto diretto con gli Stati Uniti, in Vietnam come nello stretto di Taiwan. Al di fuori di questa prudenza, talvolta difficile da cogliere sotto la violenza verbale, i soli segni di distensione nelle relazioni cino-occidentali in questo periodo sono i rapporti che la Repubblica popolare stringe con il Giappone, sul piano commerciale, e con la Francia, sul piano diplomatico”” (pag 331)”,”CINx-248″
“BERGERE Marie-Claire”,”La bourgeoisie chinoise et la révolution de 1911.”,”La riunificazione cinese. Sun Yat-sen “”Par contre Sun partage avec la bourgeoisie qui le soutient un sentiment profond de l’unité chinoise. Au moment où cette unité a éclaté, où dans toutes les provinces s’établissent des pouvoirs de fait, pratiquement autonomes, la restauration de l’idée nationale et du gouvernement panchinois reste certainement aux yeux du président la tâche la plus urgente après le renvoi de la dynastie mandchoue. Dès le 1er janvier 1912, jour même de son entrée en fonction, Sun envoie à Yuan Shih-kai un télégramme dans lequel il lui propose la présidence, si toutefois il accepte de rallier la république. Un tal effacement, chez un homme comme Sun, dont la modestie n’est pas la vertu dominante, sans aucun doute surprend. Que le rapport des forces ait été défavorable à Sun, et que celui-ci en ait eu conscience, cela semble assez sûr. Mais il est probable que le désir de voir la Chine réunifiée le plus rapidement et le plus pacifiquement possible, a aussi poussé Sun à se retirer sans tenter de résistance et à abdiquer, le 14 février 1912, en faveru de Yuan Shih-kai. Pendant les années qui suivirent et junsqu’à sa mort, en 1925, Sun n’a jamais cessé de proclamer sa foi en l’unité nationale”” (pag 85)”,”CINE-060″
“BERGERE Marie-Claire”,”Sun Yat-Sen.”,”BERGERE Marie-Claire ex allieva dell’Ecole normale supérieure, agrégée e dottore di Stato. E’ professore universitario all’Institut national des langues et civilisations orientale e direttore di studi all’Ecole des hautes études en sciences sociales. “”Déçus par les échecs du socialisme en Europe, les dirigeants de Moscou ont en effet décidé de promouvoir la révolution dans les pays coloniaux. C’est au II° congrès de l’IC, en juillet 1920, que Lénine, dans ses ‘Thèses sur la question nationale et coloniale’, a souligné la nécessité pour les révolutionnaires d’Asie de collaborer avec les mouvements de libération nationale, y compris ceux de la bourgeoisie, sans toutefois complètement subordonner leur action à cette collaboration. En fonction de ces objectifs immédiats et à long terme, la stratégie soviétique en Chine se développe donc en trois directions: négociations avec le gouvernement de Pékin, aide à l’organisation du Parti communiste chinois, recherche de partenaires “”bourgeois”” révolutionnaires pour la constitution d’un front uni. Cependant que les envoyés diplomatiques – Adolf Joffé, puis Lev M. Karakhan – se succèdent à Pékin, des agents du Parti communiste russe et de l’IC sillonnent la Chine. Au printemps 1920, Grigori Voitinski suscite la formation des premières cellules communistes. En juillet 1921, un autre agent de l’IC, Maring, aide à organiser le congrès de fondation du Parti communiste chinois, lequel ne compte alors qu’une soixantaine de membres. Une bien faible force de frappe révolutionnaire… Les émissaires soviétiques multiplient donc leurs contacts pour trouver des alliés. De Wu Peifu à Chen Jiongming, en passant par Zhang Zuolin et quelques autres, ils rencontrent tous ceux qui détiennent force militaire et influence politique. Et parmi eux, naturellement, Sun Yat-sen. Celui-ci, cependant, ne semble pas avoir bénéficié à leurs yeux d’un quelconque préjugé favorable. Certes, dès juillet 1912, Lénine évoquait les mérites, et les limites, de Sun dans un article intitulé “”Démocratie et populisme en Chine””. Il louait son “”esprit sincère de démocratie””, sa “”chaleureuse sympathie pour les masses””, mais dénonçait son ambition naïve et petite-bourgeoise de “”prévenir l’apparition du capitalisme en Chine”” (1). Dans un autre article d’avril 1913, “”La lutte des partis en Chine””, Lénine attribuait la faiblesse du parti Guomindang au fait que celui-ci n’avait “”pas encore réussi à suffisamment drainer les larges masses du peuple chinois dans le courant révolutionnaire”” et il critiquait les “”faiblesses”” de son dirigeant, “”rêveur et indécis”” (2). En 1921, Lénine, comme il l’indique lui-même, a complètement perdu de vue Sun Yat-sen. “”Je ne connais rien des insurgés et des révolutionnaires de la Chine du Sud (3) …”” (pag 346-347-348) [Marie-Claire Bergère, Sun Yat-Sen, 1994] [(1) (2) Cité ici d’après Leng Shao-Chuan et Norman S. Palmer, Sun Yat-sen and Communism, New York, Praeger, 1960, p. 53; (2) Lydia Holubynchy, Michael Borodin and the Chinese Revolution, 1923-1925, Ann Arbor, University Microfilm International, 1979, pp. 139-140] “”Les trois principes du peuple, aussi appelés triple démisme, tels que formulés par Sun Yat-sen, sont les principes de démocratie libérale, de nationalisme et de justice sociale. Élaborés dès 1912, ces trois principes ont été exposés par Sun Yat-sen lors de nombreuses conférences publiques dans les années 1920. Ils sont le fruit de réflexions que Sun avait l’intention de publier sous la forme d’un ouvrage, mais le manuscrit en a été détruit lors d’un incendie en 1921. Le premier principe, le nationalisme, est conçu comme l’union au sein d’un même État des cinq nationalités chinoise, mongole, tibétaine, tartare et mandchoue, dans le but d’élever la Chine au rang de grande puissance. Selon le second principe, la démocratie est conçue sous la forme d’une République dirigée par des « pré-voyants », à l’image du directeur d’une usine, lesquels ont certains pouvoirs, tandis que le peuple dispose d’un certains nombre de droits2. Le troisième principe (Min Sheng, littéralement « Vie du peuple ») est une sorte de socialisme, probablement influencé par les premiers groupes socialistes japonais, au contenu flou”” (wikip)”,”CINx-274″
“BERGÈRE Marie-Claire”,”L’âge d’or de la Bourgeoisie Chinoise, 1911-1937.”,”Tesi autrice sullo scarso contributo al dibattito avviato in Cina negli anni ’20 riguardo ai limiti e ai freni allo sviluppo cinese e sulla stagnazione industriale (sembrerebbe causata dal capitalismo internazionale). A suo parere ci fu un debole contributo in questo dibattito da parte delle teorie marxiste-leniniste che stavano cominciando a penetrare in Cina. Le loro analisi riflettevano una tendenza eurocentrista, guardavano maggiormente all’espansione imperialista e si interessavano alle nozioni che interessavano i paesi capitalisti avanzati: ipotesi del sottoconsumo, tendenza al declino dei profitti. Avrebbero visto con ottimismo il processo attraverso cui il capitalismo internazionale avrebbe coinvolto i paesi sottosviluppati e non riflettuto abbastanza sul “”saccheggio del terzo mondo”” o sullo “”sviluppo del sottosviluppo”” (ossia sull’estensione del sottosviluppo (!!)) (pag 250-251)”,”CINE-090″
“BERGÈRE Marie-Claire”,”La Cina dal 1949 ai giorni nostri.”,”Marie-Claire Bergère ha diretto il Centre de Recherche et de Documentation sur la Chine Contemporaine – École des Hautes Études en Sciences Sociales e il Centre d’Études Chinoises de l’Institut National des Langues et Civilisations Orientales. Tra le sue pubblicazioni: L’age d’or de la bourgeoisie chinoise 1911-1937, Sun Yat-sen, Le mandarin et le compradore, La Cina.”,”CINx-039-FL”
“BERGERE Marie-Claire”,”Capitalismes & capitalistes en Chine. XIX-XXI siècle. Des origines à nos jours.”,”M.C. Bergère, professore emerito all’ INALCO e all’ EHESS, ha compiuto numerose missioni in Cina. Ha pubblicato tra l’altro ‘L’Age d’or de la bourgeoisie chinoise’, 1911-1937′ e ‘La Chine de 1949 à nos jours’ oltre a una storia della metropoli di Shanghai.”,”CINE-001-FC”
“BERGÈRE Marc”,”L’épuration en France.”,”Marc Bergère è Maitre de Conferences in storia contemporanea all’Università Rennes 2. E’ specialista della storia dell’epurazione in Francia, tema a cui ha dedicato varie opere. Ampiezza dell’ epurazione in Francia: ha riguardato in diverse forme circa 500 mila francesi. Ed è stata più violenta, più profonda e più duratura di quanto per lungo tempo si è stimato (sottovalutazione del fenomeno)”,”FRAV-167″
“BERGERON Louis FURET Francois KOSELLECK Reinhar”,”L’età della rivoluzione europea 1780 – 1848.”,”La rivoluzione industriale in UK, riv franc e la guerra, Stati Europei, FR e EU al tempo di NAPOLEONE, restaurazione, ordinamento agrario EU prima della industrializzazione, rivoluzione di Luglio 1830 e le sue conseguenze fino al 1848, ascesa e struttura del mondo borghese.”,”EURx-046″
“BERGERON André”,”Ma route et mes combats.”,”André BERGERON è nato a Suarce nel 1922. Padre ferroviere, infanzia a Belfort, diventa apprendista stampatore e nel 1947 aderisce alla CGT-FO. E’ membro del PS dal 1936. Diventa leader di FO. “”Lasciando la CGT, policizzata dal partito comunista, nel dicembre 1947, i fondatori della CGT-FO hanno preso l’ impegno di rispettare le opinioni di tutti quelli chi vi aderiranno. Essi hanno voluto che i sindacati Force Ouvriere siano della Case ampiamente aperte a tutti i salariati quali che siano le loro concezioni politiche, filosofiche o religiose. Questo impegno è stato scrupolosamente mantenuto. E’ senza dubbio ciò che spiega l’ estrema diversità delle componenti di CGTFO che vanno “”dagli anarchici ai gollisti””””. (pag 180)”,”MFRx-196″
“BERGERON André”,”F.O. Confederation Force Ouvriere.”,”””Ed è la CGTU che spacca la CGT nel 1921 e aderisce all’ Internazionale Sindacale rossa di Mosca. Questa creazione non conoscerà che una vita vegetativa. Il PC non si accontenterà. Non sarà soddisfatto che quando avrà, venticinque anni dopo, grazie alla riunificazione sindacale, messo il cappello sulla vecchia CGT””. (pag 7) “”Le organizzazioni affiliate alla Confederazione internazionale dei Sindacati cristiani – divenuta poi Confederazione mondiale del Lavoro – hanno agito in una maniera simile. Buone relazioni si sono stabilite tra il loro organo di collegamento e quello creato dalle organizzazioni CISL, non la stessa cosa è avvenuta con il Comitato di collegamento tra la CGT francese e la CGIL italiana, tutte e due dominate dai partiti comunisti. In effetti, queste organizzazioni considerano sempre il Mercato Comune, come un “”prodotto della guerra fredda”” non potendo, secondo loro, che aggravare la condizione operaia””. (pag 60-61)”,”MFRx-197″
“BERGERON Louis”,”Napoleone e la società francese. (Tit.orig.: L’ épisode napoléonien. Aspects intérieurs, 1799-1815)”,”I ministri di Napoleone. “”La rivoluzione aveva dato vita a sei ministeri: Interno (che recuperava soprattutto alcune funzioni dell’ antico Controle général delle finanze e quelle della Casa del Re); Finanze; Guerra; Marina; Giustizia; Affari Esteri. Il Direttorio aveva portato una novità con il ministero della Polizia generale. Il Consolato e l’ Impero arriveranno a una dozzina con i ministeri del Tesoro pubblico, dell’ Amministrazione della Guerra, del Segretariato di Stato, dei Culti, e infine delle Manifatture e del Commercio.”” (pag 87-88) Alcuni nomi: Interni CHAPTAL, CRETET, BACHASSON Polizia: FOUCHE’, SAVARY Finanze: GAUDIN Tesoro: BARBE’-MARBOIS, MOLLIEN Giustizia: ABRIAL, REGNIER Guerra: BERTHIER, CLARKE Amministrazione della guerra: DEJAN, LACUEE DE CESSAC Culti: PORTALIS, BIGOT DE PREAMENEU Marina e colonie: DECRES Affari esteri: TALLEYRAND Segreteria di Stato: MARET (pag 88-89-90)”,”FRAN-076″
“BERGERON André con la collaborazione di Philippe BAUCHARD”,”Tant qu’il y aura du grain à moudre.”,”CContiene dedica manoscritta di Bergeron a A. Bechu (ca.) P. BAUCHARD è giornalista economico e sociale. BERGERON leader di FO, segretario generale di Force Ouvriere a partire dal 1963, sarà ascoltato da tutti i presidenti, DE-GAULLE, MITTERAND e dai primi ministri da POMPIDOU a ROCARD. A lui si deve nel maggio 1968 ‘le SMIC a 3 F’, ‘la quatrieme puis la cinquieme semaine de congés payée’, il ritiro della legge Devaquet. Si dice laico ma non anti-religioso. “”Bérégovoy est un homme que je connais bien, avec lui nos rapports n’étaient pas difficiles. J’ai eu aussi des contacts avec Jacques Delors. Nous tenions le même langage sur beaucoup de choses. Nous étions en désaccord sur d’autres. En particulier lorsqu’il rêvait d’appliquer une politique des revenus. Il était l’un des inspirateurs de la CFDT et ne le cachait pas. Mais, sur un certain nombre de questions, par exemple l’ Europe, je me sentais sur la même longueur d’onde que lui. En 1981, comme ministre de l’ Economie, il a fait preuve de beaucoup plus réalisme que la majorité du parti socialiste. Pour revenir à la fin de la SFIO, c’est un ami, Alain Savary, qui a succédé à Guy Mollet à la tête du parti. Je le voyais souvent et l’aimais beaucoup””. (pag 84)”,”MFRx-288″
“BERGHAHN Volker R.”,”Sarajevo 28 giugno 1914. Il tramonto della vecchia Europa.”,”BERGHAHN insegna storia nella Brown Univ di Providence, Rhode Island. Tra i suoi volumi ricordiamo: ‘Germany and the Approach for War in 1914’ (1975), ‘Militarism’ (1982), ‘Modern Germany’ (1987), ‘Imperial Germany’ (1995).”,”QMIP-016″
“BERGHAHN V.R,”,”Germany and the approach of war in 1914.”,”BERGHAHN Volker R, Germany and the approach of war in 1914. ST. MARTIN’S PRESS. NEW YORK. 1993 pag IX 265 8° abbreviazioni cartine introduzione alla seconda edizione cronologia bibliografia note indice nomi argomenti località [V.R. Berghahn è professore di storia alla Brown University a Providence, RI, Usa. Ha studiato la storia della Germania guglielmina e più recentemente la politica delle elites industriali tedesche dopo il 1945. ‘Nella sua relazione, l’Ammiraglio August von Heeringen ha messo in discussione non solo la concezione di Tirpitz di un’espansione sistematica, a lungo termine, della potenza navale tedesca, ma ha anche stimolato il dibattito sulla possibilità di una guerra precoce. Uno dei frutti di queste riflessioni in ambienti navali e di corte è stato un memorandum del Capo di Stato Maggiore dell’Ammiragliato, completato nel mese di febbraio 1905, ‘relativo alle operazioni contro l’Inghilterra’. Una guerra con la Gran Bretagna, così sosteneva Wilhelm von Büchsel, avrebbe condotto ad un blocco del Reich e causato notevoli danni per l’economia tedesca. Poteva così insorgere ‘una crisi finanziaria e sociale di conseguenze incalcolabili’. Al fine di evitarla, sarebbe stato necessario, scriveva, mettere la Francia di fronte al bivio tra il sostegno al Reich tedesco o la collocazione al fianco dell’Inghilterra. Quest’ultima scelta avrebbe comunque dato alla Germania la possibilità di utilizzare le sue forze di terra. ‘La nostra grande popolazione attiva, che un blocco avrebbe reso senza lavoro e senza pane’ avrebbe avuto così un’occupazione e si sarebbe potuta nutrire ‘sul terreno del nemico e a sue spese’. Quest’idea di risolvere la questione sociale conducendo una guerra di espansione riemergerà nel 1914, come pure la consapevolezza che in ogni guerra futura, anche contro la prima potenza del mare, la Gran Bretagna, l’impero avrebbe dovuto basarsi sull’esercito’ (pag 64-65)]”,”GERQ-093″
“BERGHAHN Volker R.”,”Sarajevo 28 giugno 1914. Il tramonto della vecchia Europa.”,”Volker Berghahn insegna storia nella Brown Univ di Providence, Rhode Island. Tra i suoi volumi ricordiamo: ‘Germany and the Approach for War in 1914’ (1975), ‘Militarism’ (1982), ‘Modern Germany’ (1987), ‘Imperial Germany’ (1995). “”Per lo Stato maggiore (germanico, ndr) era chiaro da tempo che la guerra contro russi e francesi poteva essere combattuta e vinta solo a condizione di mettere – rapidamente e senza tanti scrupoli – fuori combattimento la Francia. Solo così, pensava Moltke, sarebbe stato possibile disporre delle truppe necessarie per poter affrontare con successo il ben più lento a muoversi «rullo compressore» zarista. Anche per i non esperti di cose militari è facile capire che questa era già in se stessa una strategia rischiosa perché era tutta fondata sull?elemento sopresa e non lasciava alcuno spazio all’imprevisto”” (pag 102)”,”QMIP-018-FSL”
“BERGHÖFER Stefan BISCHOFF Joachim EGGERS Friedhelm HARMS Heinrich KAMINSKI Ullrich KRÜGER Stephan LOHAUß Peter MÜLLER Bernhard VOY Klaus”,”Gesamtreproduktionsprozess der BRD 1950-1975. Kritik der volkswirtschaftlichen Gesamtrechnung.”,”Abbildung, Anmerkungen, Tableau des gesellschaftlichen Gesamtkapitals, Schema, Projekt Klassenanalyse”,”GERV-025-FL”
“BERGIER J.F. GUDERZO G. SCHMIEDT G. PETRINOVIC Z. REBOUD L. STRASSOLDO M. PIERACCIONI L. BAUMGARTNER J.P. RAFFESTIN C. FEIST L.”,”Le Alpi e l’ Europa. Economia e transiti. III.”,”””E’ innegabile che questo sistema imperniato sul Reno e sulle due displuviali che si staccano da esso, rischia di sottrarre all’ area mediterranea e in particolare all’ Italia, grandi possibilità di raccordare la sua economia anche attraverso razionali infrastrutture di trasporto, con quella dell’ oriente europeo e balcanico, proprio mentre la nostra economia sente la necessità ed opera per incrementare gli scambi in quella direzione””. (pag 400)”,”EURE-024″
“BERGIER Jean-François; DELUMEAU Jean”,”Calvino – Sant’Ignazio.”,”‘La famiglia di Giovanni Calvino, nato Jehan Cauvin, ha origini in Francia, precisamente a Noyon, in Piccardia. Suo padre, Gérard Cauvin, si trasferì da Pont-l’Évêque a Noyon nel 1481 e divenne un importante funzionario ecclesiastico. La famiglia aveva legami con la nobiltà locale, il che favorì l’educazione di Calvino2. Dopo la sua conversione al protestantesimo, Calvino si stabilì in Svizzera, a Ginevra, dove divenne una figura centrale della Riforma Protestante. Alcuni membri della sua famiglia, come suo fratello Antoine, lo seguirono a Ginevra. Non ci sono molte informazioni su eventuali ramificazioni della famiglia Cauvin in Italia, ma il calvinismo ebbe un impatto significativo anche nel paese, influenzando gruppi protestanti e movimenti religiosi’ (copil)”,”BIOx-005-FMDP”
“BERGMAN Jay”,”Vera Zasulich. A Biography.”,”Petr Tkacev (1844-1886) coprì un ruolo importante nello sviluppo del pensiero rivoluzionario russo e nella genesi del leninismo. Militante nelle manifestazioni studentesche, egli ereditò nel suo pensiero le esperienze e le riflessioni dei populisti e degli anarchici ma aprì una nuova strada nel modo di pensare degli intellettuali russi. Tkacev fu il primo teorico della rivoluzione russa, considerata non come una presa di potere da parte delle masse ma da parte di una minoranza rigorosamente organizzata che doveva inquadrare e dirigere il popolo per realizzare così delle riforme socialiste attraverso la macchina dello Stato. Nel suo giornale Nabat (Campane) venivano proposte le tecniche e le finalità della conquista del potere, che avrebbero indicato a Lenin il cammino da percorrere. (fonte 1917.org)”,”RIRB-101″
“BERGMAN Jay”,”The Perils of Historical Analogy: Leon Trotsky on the French Revolution.”,”””Historical analogies, cannot take the place of historical analysis””, Leon Trotsky, 1919 “”As suggested earlier, Marx and Engels also did their part in establishing France as the particular microcosm in which the workings of universal historical laws could best be seen. Engels, in the preface to an edition of Marx’s ‘The Eighteenth Brumaire of Louis Napoleon’ remarked that: «France in the land where, more than anywhere else, the historical class struggles were each time fought out to a decision, and where, consequently, the changing political forms within which they move and in which their results are summarized have been stamped in the sharpest outlines… France demolished feudalism in the Great Revolution and established the unalloyed rule of the bourgeoisie in a classical purity unequalled by any other European land (17). And Marx himself was cognizant of how much one revolution could offer subsequent ones in the way of its particular mythology: «Just when men seem engaged in revolutionizing themselves and things, in creating that which has never yet existed, precisely in such periods of revolutionary crisis they anxiously conjure up the spirits of the past in their service and borrow from them names, battle cries, and costumes in order to present the new scene of world history in this time-honored disguise and this borrowed language (18). Not surprisingly, the revolutions in France in 1830, 1848, and 1870, despite their mixer results, reinforced this view of the French Revolution as the first act of an ongoing revolutionary drama whose subsequent acts would produce “”names, battle cries, and costumes”” that were borrowed from the first one (19)”” (pag 76-77) [(17) Engels in Karl Marx, ‘The Eighteenth Brumaire of Louis Napoleon’ (1852; New York, 1963), 13-14; (18) Ibid. 15.] [Come suggerito in precedenza, anche Marx ed Engels hanno fatto la loro parte nell’affermare la Francia come il microcosmo particolare in cui il funzionamento delle leggi storiche universali poteva essere meglio visto. Engels, nella prefazione a un’edizione de “”Il diciotto brumaio di Luigi Napoleone”” di Marx, osservava che: «La Francia è il paese dove, più che altrove, le lotte di classe storiche sono state ogni volta combattute fino a una decisione, e dove, di conseguenza, le mutevoli forme politiche entro le quali esse si muovono e in cui si riassumono i loro risultati sono state impresse nei contorni più netti… La Francia demolì il feudalesimo durante la Grande Rivoluzione e stabilì il dominio puro della borghesia in una purezza classica che non ha eguali in nessun altro paese europeo (17). E lo stesso Marx era consapevole di quanto una rivoluzione potesse offrire alle successive in termini della sua particolare mitologia: «Proprio quando gli uomini sembrano impegnati a rivoluzionare se stessi e le cose, a creare ciò che non è mai esistito, precisamente in questi periodi di crisi rivoluzionaria, essi evocano ansiosamente gli spiriti del passato al loro servizio e prendono in prestito da essi nomi, grida di battaglia e costumi per presentare la nuova scena della storia mondiale in questo antico travestimento e in questo linguaggio preso in prestito» (18). Non sorprende che le rivoluzioni in Francia del 1830, 1848 e 1870, nonostante i loro risultati contrastanti, abbiano rafforzato questa visione della Rivoluzione francese come il primo atto di un dramma rivoluzionario in corso i cui atti successivi avrebbero prodotto “”nomi, grida di battaglia e costumi”” che sono stati presi in prestito dal primo (19)”” (pag 76-77) [(17) Engels in Karl Marx, ‘Il diciotto brumaio di Luigi Napoleone’] [Jay Bergman, ‘The Perils of Historical Analogy: Leon Trotsky on the French Revolution’, The Journal of the History Ideas, n. 1, gen-mar. 1987, pag 73-98]”,”TROS-029-FGB”
“BERGMAN Jay”,”The Paris Commune in Bolshevik Mythology.”,”””Per Marx la Comune fu “”il più glorioso seme (deed) del nostro partito dall’insurezione del giugno 1848″”. Marx non mancò però di criticare la Comune. Secondo la sua opinione essa soffrì di un eccesso di cautela, che ascrisse alla sua natura prematura. Dal 1905 Lenin lesse non solo ciò che Marx ed Engels scrisseo sulla Comune, ma anche le memorie di molti Comunardi Lenin coglie la relativa moderazione della Comune che spiega con l’epoca capitalistica in cui avvenne, ma critica fortemente Plechanov che cita la Comune come la prova che sarebbe stato meglio che non fosse mai esistita. Se non fosse esistita la Comune i rivoluzionari delle prossime generazioni non avrebbero imparato dai suoi errori (pag 1421)”,”MFRC-007-FGB”
“BERGMANN Theodor SCHÄFER Gert a cura; saggi di Valeri PISIGIN Svetlana N. GURVICH-BUCHARINA Leonid SHKARENKOW Yuri A. POLYAKOW Pierre BROUE’ Marjan BRITOVSEK Alexander J. WATLIN Bernhard H. BAYERLEIN Aleksandr KAN Reinhart KÖßLER YIN XUYI, ZHENG YIFAN Michal MIRSKI Aleksandar M. VACIC Radoslav SELUCKY Kenneth J. TARBUCK Jiri KOSTA Karl KÜHNE Kalman PECSI Viktor P. DANILOW Nathan STEINBERGER Alessandro STANZIANI Yu DAZHANG Stephan MERL Theodor BERGMANN Moshe LEWIN Ernest MANDEL Silvio PONS Maria FERRETTI Sidney HEITMAN Su SHAOZHI ZHENG YIFAN Herman SCHMID Agnes GEREBEN”,”””Liebling der Partei””. Nikolai Bucharin. Theoretiker und Praktiker des Sozialismus. Beiträge zum internationalen Bucharin-Symposium, Wuppertal 1988.”,”Saggi di Valeri PISIGIN Svetlana N. GURVICH-BUCHARINA Leonid SHKARENKOW Yuri A. POLYAKOW Pierre BROUE’ Marjan BRITOVSEK Alexander J. WATLIN Bernhard H. BAYERLEIN Aleksandr KAN Reinhart KÖßLER YIN XUYI, ZHENG YIFAN Michal MIRSKI Aleksandar M. VACIC Radoslav SELUCKY Kenneth J. TARBUCK Jiri KOSTA Karl KÜHNE Kalman PECSI Viktor P. DANILOW Nathan STEINBERGER Alessandro STANZIANI Yu DAZHANG Stephan MERL Theodor BERGMANN Moshe LEWIN Ernest MANDEL Silvio PONS Maria FERRETTI Sidney HEITMAN Su SHAOZHI ZHENG YIFAN Herman SCHMID Agnes GEREBEN.”,”BUCS-009″
“BERGMANN Theodor HEDELER Wladislaw KEßLER Mario SCHÄFER Gert a cura; saggi di T. BERGMANN Alexander KAN Reinhart KÖßLER Jens BECKER e Thomas ZÖLLER Elke SCHERSTJANOI Monty JOHNSTONE Michael BRIE Witali STARZEW William HANSEN e Brigitte SCHULZ Wolfgang RUGE Gerd SCHÄFER Wladislaw HEDELER Monika RUNGE Wolfgang KÜTTLER Jutta PETERSDORF Wolfgang Fritz HAUG Mario KEßLER Marjan BRITOVSEK Friedrich FIRSOW Harald JENTSCH”,”Lenin. Theorie und Praxis in historischer Perspective. Beiträge zum internationalen Lenin-Symposium, Wuppertal, 15-18 März 1993.”,”Saggi di T. BERGMANN Alexander KAN Reinhart KÖßLER Jens BECKER e Thomas ZÖLLER Elke SCHERSTJANOI Monty JOHNSTONE Michael BRIE Witali STARZEW William HANSEN e Brigitte SCHULZ Wolfgang RUGE Gerd SCHÄFER Wladislaw HEDELER Monika RUNGE Wolfgang KÜTTLER Jutta PETERSDORF Wolfgang Fritz HAUG Mario KEßLER Marjan BRITOVSEK Friedrich FIRSOW Harald JENTSCH.”,”LENS-133″
“BERGMANN Theodor HAIBLE Wolfgang”,”Die Geschwister Thalheimer. Skizzen ihrer Leben und Politik.”,”E’ una biografia di August THALHEIMER e della sorella Bertha. Theodor BERGMANN descrive la personalità politica e la vita di August. Su Bertha THALHEIMER si parla della sua attiva militanza nel movimento socialista, del suo ruolo di guida nel movimento comunista femminile e nell’ ambito della Terza Internazionale. HAIBLE colma questa lacuna nella storiografia del movimento operaio tedesco e internazionale.”,”MGEK-065″
“BERGMANN Theodor KEßLER Mario a cura; saggi di Jack JACOBS Stanislawa NIEUWAZNY Enzo TRAVERSO Jens BECKER Gert SCHÄFER Joachim BISCHOFF Thomas ZÖLLER Wladislaw HEDELER Annette VOGT Hans PIAZZA Reiner TOSSTORFF Jan BIRCHALL Avgust LESNIK Lothar KÖLM Theodor BERGMANN Mao TIANQI William W. HANSEN e Brigitte H. SCHULZ Mike JONES e Alistair MITCHELL Beat MAZENAUER Dieter HOFFMANN Hubert LAITKO Zdenek MLYNAR Michael BRIE”,”Ketzer in Kommunismus. 23 biographische Essays.”,”Il libro comprende i profili biografici di Rosa LUXEMBURG Maria KOSZUTSKA TROTKSY THALHEIMER ROSENBERG GRAMSCI RAKOWSKI BUCHARIN RJUTIN M.N. ROY A. NIN J. MAURIN V. SERGE PARTITO COMUNISTA JUGOSLAVA KRUSCIOV LIU SHAO-SHI SUN YEFANG F. FANON I. DEUTSCHER P. WEISS R. HAVEMANN PARTITO COMUNISTA CECOSLOVACCO 1968 M. GORBACIOV. I saggi sono di Jack JACOBS Stanislawa NIEUWAZNY Enzo TRAVERSO Jens BECKER Gert SCHÄFER Joachim BISCHOFF Thomas ZÖLLER Wladislaw HEDELER Annette VOGT Hans PIAZZA Reiner TOSSTORFF Jan BIRCHALL Avgust LESNIK Lothar KÖLM Theodor BERGMANN Mao TIANQI William W. HANSEN e Brigitte H. SCHULZ Mike JONES e Alistair MITCHELL Beat MAZENAUER Dieter HOFFMANN Hubert LAITKO Zdenek MLYNAR Michael BRIE”,”INTT-207″
“BERGMANN H. SMILGA J. TROTSKY”,”L’ esercito rosso della Russia.”,”Comandanti rossi. “”Tutto il sistema dei posti di comando dell’ esercito dei Soviet, risponde allo spirito dello Stato proletario. Accanto ai capi di battaglione, reggimento, divisione ecc., esistono Commissari politici, che dirigono tutta la vita fuori di servizio dei riparti di truppe; essi sono anche obbligati, naturalmente senza trascurare l’ attività loro propria, ad occuparsi di tutti i dettagli dei regolamenti militari ed economici. Essi sono gli “”occhi e orecchi”” della rivoluzione.”” (pag 50) “”Il compagno Lenin disse un giorno: “”In primavera la Russia dei Soviet deve possedere un esercito di tre milioni””. “”E l’ avrà””, aggiunse con incrollabile sicurezza. Un capo del proletariato mondiale, della rivoluzione mondiale, sbaglia di rado e non pronuncia a caso le sue parole””. (pag 57)”,”RIRO-301″
“BERGMANN Theodor HAIBLE Wolfgang SCHÄFER Gert a cura; saggi di John NEELSEN William A. PELZ Henning SÜSSNER John D. HOLST Narihiko ITO Bernier TAFT Joachim HEIDRICH Helmut PETERS Qin ZAIDONG Xiao FENG Zhang GUANGMING Zhang WENCHENG Wei XIAOPING DO-HYUN YOON Sobhanlal DATTA GUPTA Dipak MALIK Theodor BERGMANN Ralf KRÖNER Wolfgang HAIBLE”,”Geschichte wird gemacht. Soziale Triebkräfte und internationale Arbeiterbewegung im 21. Jahrhundert.”,”Saggi di John NEELSEN William A. PELZ Henning SÜSSNER John D. HOLST Narihiko ITO Bernier TAFT Joachim HEIDRICH Helmut PETERS Qin ZAIDONG Xiao FENG Zhang GUANGMING Zhang WENCHENG Wei XIAOPING DO-HYUN YOON Sobhanlal DATTA GUPTA Dipak MALIK Theodor BERGMANN Ralf KRÖNER Wolfgang HAIBLE “”Die Schaffung eines modernen Unternehmentssystems, von dem bereits an anderer Stelledie Rede war, wird nach chinesischer Einschätzung dazu führen, dass die staatlichen Unternehmen, modernisiert, in Zukunft mit zwei Dritteln oder gar nur der Hälfte der ursprünglichen Arbeitskräfte auskommen werden. Danach müssen 30-50 Millionen Arbeitger im Interesse “”einer gewaltigen Steigerung der Produktivkräfte der Gesellschaft”” (Lenin) in hohem Tempo umgesetzt und mit neuen Jobs versorgt werden.”” (pag 111)”,”MASx-016″
“BERGMANN Theodor”,”Im Jahrhundert der Katastrophen. Autobiographie eines kritischen Kommunisten.”,”””In marxistischen Bildungsveranstaltungen, die regelmäßig von der Kommunistischen Opposition durchgeführt wurden, wurden die Faschismus-Thesen von Thalheimer diskutiert, ökonomische Probleme, die Krise des Kapitalismus, proletarische Gegenstrategien, der sozialistische Aufbau in der Sowjetunion, die Klassenkämpfe in Indien und China, der Abbau der bürgerlichen Demokratie in Deutschland, die Krise der kommunistischen Bewegung behandelt. Andere wichtige Themen waren die weitere Wahlteilnahme der KPD-O nach der unerwarteten Wahlniederlage in Sachsen, die Politik der SPD von der Koalition zur Tolerierung der Regierungen des Sozial-und Demokratieabbaus, die Spaltung der überparteilichen Massenorganisationen, der “”rote Volksentscheid”” der KPD zusammen mit den reaktionären Rechtsparteien, die Wahltaktik der KPD 1932, als ein neuer Reichspräsident zu wählen war, die Entwicklung in der UdSSR.”” (pag 23)”,”MGEK-085″
“BERGMANN Theodor SCHÄFER Gert a cura; saggi di Gert SCHÄFER Baruch KNEI-PAZ Ernest MANDEL Robert V. DANIELS Cai KAIMIN Wladimir A. KOSLOW Marcel VAN DER LINDEN Monty JOHNSTONE Horst KLEIN Michael COX Leonid M. SPIRIN Reinhart KÖßLER Matitiahu MAYZEL Witalij STARTSEW Marjan BRITOVSEK Avgust LESNIK Catherine MERRIDALE Judith C. SHAPIRO Mark SELDEN Theodor BERGMANN Friedrich I. FIRSOW Peter HAFERSTROH YIN XUYI Enzo TRAVERSO Mario KEßLER Jekatherina LEBEDEWA hasn Jürgen LEHNERT Leo ZEHENDER Kerstin HERBST”,”Leo Trotzki. Kritiker und Verteidiger der Sowjetgesellschaft. Beiträge zum internationalen Trotzki-Symposium, Wuppertal 26. – 29. März 1990. (Leone Trotsky. Critico e difensore della società sovietica)”,”Saggi di Gert SCHÄFER Baruch KNEI-PAZ Ernest MANDEL Robert V. DANIELS Cai KAIMIN Wladimir A. KOSLOW Marcel VAN DER LINDEN Monty JOHNSTONE Horst KLEIN Michael COX Leonid M. SPIRIN Reinhart KÖßLER Matitiahu MAYZEL Witalij STARTSEW Marjan BRITOVSEK Avgust LESNIK Catherine MERRIDALE Judith C. SHAPIRO Mark SELDEN Theodor BERGMANN Friedrich I. FIRSOW Peter HAFERSTROH YIN XUYI Enzo TRAVERSO Mario KEßLER Jekatherina LEBEDEWA hasn Jürgen LEHNERT Leo ZEHENDER Kerstin HERBST”,”TROS-190″
“BERGMANN Theodor SCHAEFER Gert SELDEN Mark a cura; saggi di Valerii PISIGIN Pierre BROUE’ Reinhart KÖSSLER Aleksandr KAN Svetlana N. GURVICH-BUKHARINA YIN XUYI ZHENG YIFAN Aleksandar M. VACIC Kenneth J. TARBUCK Jiri KOSTA Karl KÜHNE Viktor P. DANILOV Alessandro STANZIANI Moshe LEWIN Ernest MANDEL Silvio PONS SU SHAOZHI Herman SCHMID Sidney HEITMAN”,”Bukharin in retrospect.”,”Saggi di Valerii PISIGIN Pierre BROUE’ Reinhart KÖSSLER Aleksandr KAN Svetlana N. GURVICH-BUKHARINA YIN XUYI ZHENG YIFAN Aleksandar M. VACIC Kenneth J. TARBUCK Jiri KOSTA Karl KÜHNE Viktor P. DANILOV Alessandro STANZIANI Moshe LEWIN Ernest MANDEL Silvio PONS SU SHAOZHI Herman SCHMID Sidney HEITMAN Teoria del caos organizzato (pag 126 e altre pagine)”,”BUCS-020″
“BERGMANN Theodor SCHAEFER Gert SELDEN Mark a cura; contributi di BROUÉ Pierre DANILOV Viktor P. GURVICH-BUKHARINA Svetlana HEITMAN Sidney KAN Aleksandr KÖSSLER Reinhart KOSTA Jiri KÜHNE Karl LEWIN Moshe MANDEL Ernest PISIGIN Valerii PONS Silvio SCHMID Herman STANZIANI Alessandro SU Shaozhi TARBUCK Kenneth J. VACIC Aleksandar M. YIN Xuyi ZHENG Yifan, Contributors”,”Bukharin in Retrospect.”,”Theodor Bergmann Prof. agricultural economist, was teaching International Farm Policies at the University of (Stuttgart-) Hohenheim, FRG. Pierre Broué Prof. historian, Institute for Political Studies, University og Grenoble, France. Viktor P. Danilov Prof. historian, Institute for the History, of Russia, Moscow, Russia. Svetlana Gurvich-Bukharina Dr. historian, National Committee of Historians of Russia, Moscow, Russia. Sidney Heitman Prof. Department of History, Colorado State University, Fort Collins, Colorado, USA. Aleksandr Kan Prof. historian, Institute of History, University of Uppsala, Sweden. Reinhart Kössler (Senior Lecturer, Dr.) Professor of Development Sociology, University of Bayreuth, FRG. Jiri Kosta Prof. economist, was Professor of Economics of socialist systems, University of Frankfurt-Maïn, FRG. Karl Kühne Dr. economist, formerly with the EC-Commission, Brussels, Belgium. Moshe Lewin Prof. historian, Department of History, University of Pennsylvania, Philadelphia, Pennsylvania, USA. Ernest Mandel Prof. economist, Center for Political Science, Free University, Brussels, Belgium. Valerii Pisigin, mechanic, convener of the Nikolai Bukharin-club, Naberezhnyie Chelny, Russia. Silvio Pons Prof historian, researcher at Gramsci-Institute, Rome. Italy. Gert Schaefer Prof historian and political scientist, Department of Political Science, University of Hannover, FRG. Herman Schmid Prof political scientist, the Institute of Socio-economics, University of Roskilde, Denmark. Alessandro Stanziani Dr. scientist, the Centre of Historical research, Paris, France. Su Shaozhi Prof. formerly Director of the Institute of Marxism-Leninism-Mao Zedong-Thought, Beijing, PR China. Kenneth J. Tarbuck (M.Sc.Phil.) University lecturer, Addis Abeba, Ethiopia. Aleksandar M. Vacic Prof. economist, Department Head of general economic analysis, Economic Commission for Europe of the UN, Geneva, Switzerland. Yin Xuyi Prof. historian, the Institute for the History of the International Labour Movement, Beijing, PR China. Zheng Yifan Prof. historian, the Institute for the History of the International Labour Movement, Beijing, PR China.”,”BUCS-008-FL”
“BERGMANN Theodor SCHÄFER Gert a cura; saggi di Valeri PISIGIN Svetlana N. GURVICH-BUCHARINA Leonid SHKARENKOW Yuri A. POLYAKOW Pierre BROUE’ Marjan BRITOVSEK Alexander J. WATLIN Bernhard H. BAYERLEIN Aleksandr KAN Reinhart KÖßLER YIN XUYI, ZHENG YIFAN Michal MIRSKI Aleksandar M. VACIC Radoslav SELUCKY Kenneth J. TARBUCK Jiri KOSTA Karl KÜHNE Kalman PECSI Viktor P. DANILOW Nathan STEINBERGER Alessandro STANZIANI Yu DAZHANG Stephan MERL Theodor BERGMANN Moshe LEWIN Ernest MANDEL Silvio PONS Maria FERRETTI Sidney HEITMAN Su SHAOZHI ZHENG YIFAN Herman SCHMID Agnes GEREBEN”,”Liebling der Partei. Bucharin – Theoretiker des Sozialismus.”,”Nikolai Iwanowitsch Bucharin: Geboren 1888, von Lenin in dessen politischem Testament als Liebling der ganzen Partei, gelobt, unter Stalin 1938 im 3. Moskauer Prozeß verurteilt und hingerichtet, schließlich im Frühjahr 1988 rehabilitiert und postum wieder in die Partei aufgenommen. Einleitung, Agnes Gereben: Bucharins Ansichten über Literatur, Zusammenfassungen, Nikolai Iwanowitsch Bucharin: 1888-1938-1988, Autorenverzeichnis, Sachindex,”,”BUCS-009-FL”
“BERGMANN Theodor HEDELER Wladislaw KEßLER Mario SCHÄFER Gert (Hrsg.), Saggi di JOHNSTONE Monty MAYZEL Matitiahu STRIEGNITZ Sonja PETERSDORF Jutta GOLDIN Wladislaw WEGNER Michael LÖTZSCH Ronald GRÄFE Karl-Heinz KING Francis KRAUSZ Tamás WOJEJKOW Michail WATLIN Alexander PIAZZA Hans LESNIK Avgust MAYER Herbert ITO Narihiko PELZ William A. WALLACH Jehuda L. DANIELS Robert Voncent RUGE Wolfgang KAN Alexander”,”Der Widerschein der Russischen Revolution. Ein kritischer Rückblick auf 1917 und die Folgen. [Il riflesso della rivoluzione russa. Uno sguardo retrospettivo critico sul 1917 e le sue conseguenze]”,”Vom 6. bis 9. März 1997 fand in Elgersburg (Thüringen) das internationale Symposium» Die russischen Revolutionen von 1917«mit 31 Referentinnen und Referenten sowie 20 weiteren Teinehmerinnen und Teilnehmern aus Britannien, China, Israel, Japan, Ungarn, den USA, Rußland, Schweden, der Schweiz un Deutschland statt.”,”RIRO-109-FL”
“BERGOMI Maurizio CANTARELLA Elvira CHESI Marco DALL’ACQUA Marzio DEGL’INNOCENTI Maurizio EVANGELISTI Valerio FEDERICO Giovanni GROTTANELLI-DE’-SANTI Eduardo MIGLIOLI Maristella PEPE Adolfo RONCHINI Roberto SORCINELLI Paolo SORESINA Marco TRIANI Giorgio”,”Storia della società italiana. Parte quinta. Volume XVII. Le strutture e le classi nell’Italia unita.”,”””Nei padri del socialismo scientifico, Engels e Marx (13), il problema della «questione corporale» risulta intimamente connesso con la necessità di emancipazione della classe operaia, ovviamente nelle forme e nei modi con cui essa viene esplicitandosi sul continente europeo e che sono in relazione con l’esigenza di completare la rivoluzione borghese e i processi di unificazione nazionale; precondizioni, queste, indispensabili a che possa finalmente dispiegarsi il ruolo rivoluzionario della classe lavoratrice. Sono quindi i temi della formazione fisica in funzione dell’addestramento militare e dello sviluppo onnilaterale delle potenzialità umane che influenzano le considerazioni svolte da Engels nello scritto ‘Perché disarmare l’Europa?’ e le istruzioni che Marx indirizza ai delegati della I Internazionale riuniti a Ginevra nel 1866. In Italia i primi riferimenti all’educazione fisica dei lavoratori sono contenuti nelle deliberazioni dei congressi delle società operaie che prendono avvio ad Asti nel 1853. Essa infatti si inserisce nel contesto del mutuo soccorso che attorno alla metà del secolo comincia a essere influenzato dal pensiero di Giuseppe Mazzini, il quale nel 1841 aveva fondato l’Unione degli operai italiani. Il dato più saliente di quest’incontro, che coincide per il mutualismo con la perdita dei caratteri di assoluta frammentarietà avuti sino ad allora, è costituito dall’assunzione di compiti dichiaratamente politici e sociali: la solidarietà degli operai di tutta Italia per il mutuo soccorso, la richiesta del suffragio universale, il capovolgimento istituzionale e, prima di questo, il completamento dell’unità nazionale”” (pag 428-429) [dal saggio di Roberto Ronchini e Giorgio Triani, ‘Le basi storico-sociali dello sport’, (in) AaVv, ‘Storia della società italiana. Parte quinta. Volume XVII, ‘Le strutture e le classi nell’Italia unita’, Teti editore, Milano, 1987] [(13) Per «crescita onnilaterale» K. Marx nelle «Istruzioni ai delegati del Consiglio generale provvisorio su singole questioni», intendeva: a) formazione spirituale; b) educazione fisica quale viene impartita nelle scuole di ginnastica e attraverso gli esercizi militari; c) istruzione politecnica, che trasmetta i fondamenti scientifici generali di tutti i processi di produzione e che contemporaneamente introduca il fanciullo e l’adolescente nell’uso pratico e nelle capacità di maneggiare gli strumenti elementari di tutti i mestieri. A questo proposito v.: M.A. Manacorda, ‘Il marxismo e l’educazione’, Roma, 1976, pp. 82-84]”,”ITAS-067-FL”
“BERGONZINI Luciano”,”Il volto statistico dell’Italia, 1861-1981. Uso e abuso della statistica nell’ indagine sociale.”,”Luigi BERGONZINI (Bologna 1919) professore ordinario di statistica sociale nell’ Università di Bologna, è membro della Società italiana di statistica e della Società italiana di economia, demografia e statistica. E’ autore di numerosi saggi di statistica sociale con riguardo particolare ai problemi del lavoro e, in tempi più recenti, a quelli dell’ economia sommersa.”,”ITAS-053″
“BERGONZINI Luciano”,”Quelli che non si arresero.”,”‘Questo libro, che è poco più di una cronaca ragionata delle vicende della 36ª Brigata Garibaldi, vorrebbe contribuire anche a precisare il percorso compiuto, nell’intimo della nostra coscienza, dal fascismo alla libertà. La 36ª Brigata, oltre che una potente formazione militare, fu un modello di organizzazione nuova e molti dei suoi insegnamenti e delle sue esperienze possono, specie per quanto riguarda proprio i rapporti umani, valere per l’avvenire. Credo necessario precisare che il lavoro rappresenta una testimonianza diretta: chi scrive, infatti, fu Ufficiale del Comando e corrispondente di guerra presso la Brigata. Mi preme, inoltre, ricordare come miei collaboratori diretti, tutti coloro che, con informazioni, notizie, giudizi, memorie, suggerimenti critici, hanno consentito la pubblicazione di questo libro’ (pag 9, prefazione) Gli Alleati e la Brigata Garibaldi. “”Ma le manovre volte a determinare la disgregazione della Brigata non tardarono a rinnovarsi. Vennero ufficiali inglesi ed americani e chiesero un giorno dieci, un giorno venti uomini per il lavoro nelle strade, in direzione del fronte. I nostri comandanti intuirono la manovra e risposero che si poteva anche discutere l’eventualità di utilizzare parte della Brigata in lavori stradali, in attesa dell’ordine di riprendere le armi, ma che, in ogni caso, gli alleati avrebbero dovuto cessare di recarsi al «Centro» a reclutare individualmente, col metodo che si usava un tempo nel porto di Shanghai; la regola da rispettare – si disse – non poteva essere che quella della presentazione di proposte ai comandanti partigiani, fermo restando il principio fondamentale dell’unità della formazione. E anche questa battaglia fu vittoriosa”” (pag 290-291)”,”ITAR-032-FSD”
“BERGOUNIOUX Alain GRUNBERG Gerard”,”Le long remords du pouvoir. Le Parti socialiste francais 1905-1992.”,”Alain BERGOUNIOUX, storico, è autore di varie opere e studi sulla storia del socialismo e del sindacalismo, in particolare ‘Force Ouvriere’ (1975), ‘La social-democratie ou le compromis’ (1979, in collab con Bernard MANIN), ‘La Forteresse enseignante. La FEN’ (1985, in collab), ‘Le Regime social-democrate’ (1989, in collab con Bernard MANIN). Gerard GRUNBERG, politologo, specialista di studi elettorali, ha pubblicato ‘France de gauche vote à droite’ (1981, in coll.), ‘L’Univers politique des classes moyennes’ (1983; a cura, con Georges LAVAU e Nonna MEYER), ‘La Drôle de defaite de la gauche’ (1986; a cura, con Elisabeth DUPOIRIER), ‘L’electeur francais en questions’ (1981, en coll.).”,”FRAV-003″
“BERGSON Henri”,”Il riso. Saggio sul significato del comico. (Tit.orig.: Le rire. Essai sur la signification du comique)”,”””Un uomo che corre per la via, inciampa e cade: i passanti ridono. Non si riderebbe di lui, penso, se si potesse supporre che d’ un tratto gli sia venuta la voglia di sedersi per terra. Si ride perché si è seduto involontariamente. Non è dunque il suo brusco cambiamento di attitudine che fa ridere, ma quel che di involontario vi è nel cambiamento; la goffagine.”” (pag 41)”,”VARx-186″
“BERGSON D., a cura di Armando VEDALDI”,”L’ evoluzione creatrice.”,”””Un essere intelligente reca dunque in sé di che superare se stesso. Tuttavia, riuscirà a superarsi meno di quanto vorrebbe, meno di quanto immagina di poter fare. Il carattere puramente formale dell’ intelligenza lo priva della zavorra di cui avrebbe bisogno per potersi posare sugli oggetti che rivestono un interesse speculativo maggiore. L’ istinto, al contrario, avrà, sì, la necessaria materialità, ma sarà incapace di cercare lontano il proprio oggetto; l’ istinto non fa della speculazione. Con ciò, siamo arrivati al punto di maggior interesse per la nostra indagine (1). La differenza, che stiamo per stabilire, tra istinto e intelligenza, è quella che tutta la nostra indagine tendeva a porre in luce. La formuleremo nei termini seguenti: Ci sono cose che soltanto l’ intelligenza è capace di cercare, ma che, da sola, on riuscirà mai a trovare. Soltanto l’ istinto potrebbe trovarle; ma l’ istinto non le cercherà mai.”” (pag 153) (1) Siamo cioè giunti al punto in cui istinto e intelligenza verranno superati dall’ intuizione (Firma M. Tonellotti, 1957)”,”FILx-359″
“BERGSON Enrico, a cura di Vittorio MATHIEU”,”Introduzione alla metafisica.”,”””II. Questa realtà è mobilità. Non esistono ‘cose’ fatte, ma solo cose che si fanno; non ‘stati’ che si conservano, ma solo stati che mutano. La quiete non è mai che apparente o, piuttosto, relativa. La coscienza che abbiamo della nostra propria persona, nel suo continuo scorrere, ci introduce all’interno della realtà sul cui modello dobbiamo rappresentarci le altre. ‘Ogni realtà, dunque, è una tendenza, se si conviene di chiamar tendenza un mutamento di direzione allo stato nascente’. III. Il nostro spirito, che cerca punti d’appoggio solidi, ha come principale funzione, nel corso ordinario della vita, di rappresentarsi ‘stati’ e ‘cose’. Esso prende, di quando in quando, vedute quasi istantanee sulla mobilità indivisa del reale. E ottiene, così, ‘sensazioni’ e ‘idee’ (…)””. (pag 78-79)”,”FILx-401″
“BERGSON Enrico, a cura di Oddino MONTIANI”,”L’evoluzione creatrice. Estratti.”,”Il finalismo sostiene che tutto quanto avviene nell’universo si svolge secondo un piano prestabilito. Il masso esponente è Leibniz che parla di armonia prestabilita (pag 17, introduzione) Henri-Louis Bergson è stato un filosofo francese. La sua opera superò le tradizioni ottocentesche dello Spiritualismo e del Positivismo ed ebbe una forte influenza nei campi della psicologia, della biologia, dell’arte, della letteratura e della teologia. Fu insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1927 sia «per le sue ricche e feconde idee» sia «per la brillante abilità con cui ha saputo presentarle» (wikip)”,”FILx-524″
“BERGSON D., a cura di Santino CARAMELLA”,”L’ evoluzione creatrice.”,”Mancano le prime 14 pagine”,”FILx-036-FV”
“BERGSON Henri”,”Il riso. Saggio sul significato del comico. (Tit.orig.: Le rire. Essai sur la signification du comique)”,”””Un uomo che corre per la via, inciampa e cade: i passanti ridono. Non si riderebbe di lui, penso, se si potesse supporre che d’ un tratto gli sia venuta la voglia di sedersi per terra. Si ride perché si è seduto involontariamente. Non è dunque il suo brusco cambiamento di attitudine che fa ridere, ma quel che di involontario vi è nel cambiamento; la goffagine.”” (pag 41)”,”VARx-022-FRR”
“BERGSTEN C. Fred”,”Dilemmas of the Dollar. The Economics and Politics of United States International Monetary Policy.”,”C. Fred Bergstein è Direttore dell’ Institute for International Economics fin dalla fondazione nel 1981.”,”USAE-119″
“BERISSO Marco a cura, antologia scritti di GUINIZZELLI Guido ANDREA Monte ALIGHIERI Dante CAVALCANTI Guido CINO DA PISTOIA, CAVALCANTI Iacopo ALFANO Gianni FRESCOBALDI Dino BONAGUIDE Noffo QUIRINI Giovanni GIANNI Lapo PASCI DE’ BARDI Lippo ‘AMICO DI DANTE’ DEGLI UBERTI Lupo”,”Poesie dello Stilnovo.”,”Marco Berisso è ricercatore di Filologia italiana all’Università di Genova. Si occupa prevalentemente di poesia due-trecentesca e ha pubblicato tra l’altro, nel 2000, l’edizione critica dell’Intelligenza, Poemetto anonimo del secolo XIII.”,”ITAG-009-FL”
“BERIZZI Paolo”,”L’educazione di un fascista.”,”Paolo Berizzi è inviato di ‘Repubblica’ dove lavora per la rubrica ‘Pietre’. Ha pubblicato ‘Il piede destro’, ‘Bande nere’, ‘Nazitalia’ ecc. Vive sotto scorta.”,”TEMx-002-FFS”
“BERKELEY Giorgio”,”Ricerche sull’ intelletto umano e sui principii della morale.”,”pag XII HUME e BERKELEY nello stesso volume”,”FILx-375″
“BERKELEY George”,”Trattato sui principi della conoscenza umana.”,”Pubblicato nel maggio del 1710 il Trattato non fu mai portato a termine da Berkeley che in seguito lo ritenne però un’opera compiuta, tanto da ristamparlo sostanziamente immodificato nel 1734.”,”FILx-071-FRR”
“BERKELEY George, a cura di Cordelia GUZZO”,”Dialoghi tra Hylas e Philonous.”,”Pubblicato nel maggio del 1710 il Trattato non fu mai portato a termine da Berkeley che in seguito lo ritenne però un’opera compiuta, tanto da ristamparlo sostanziamente immodificato nel 1734.”,”FILx-072-FRR”
“BERKELEY George, a cura di M. Manlio ROSSI”,”Trattato sui principi della conoscenza umana.”,”Pubblicato nel maggio del 1710 il Trattato non fu mai portato a termine da Berkeley che in seguito lo ritenne però un’opera compiuta, tanto da ristamparlo sostanziamente immodificato nel 1734.”,”FILx-438-FRR”
“BERKMAN Alexander”,”Un anarchico in prigione.”,”””Nessuno osò stampare l’ appello. Ed il tempo passava. All’ improvviso balenò la notizia della strage di Pinkerton. Il mondo rimase stupefatto. Il tempo dei discorsi era passato. Per tutta la regione i lavoratori sostennero la sfida degli uomini di Homestead. I metallurgici erano accorsi coraggiosamente in difesa; gli assassini di Pinkerton furono scacciati dalla città. Ma il sangue delle vittime di Mammone gridava forte sulle rive del Monongahela. Grida forte. E’ il Popolo che chiama. Ah, il Popolo! Il grande Popolo, misterioso, tuttavia così vicino e reale. Nella mia mente mi vedo ancora nella piccola città dove studiavo in Russia, nell’ ambiente degli studenti di Pietroburgo, nella casa delle loro vacanze, circondato dall’ alone di quell’ impalpabile e meraviglioso qualcosa che chiamavamo “”Nichilismo””.”” (pag 17)”,”ANAx-207″
“BERKMAN Alexander”,”Un anarchico in prigione.”,”Alexander Berkman nasce nel 1870 a Vilna (Russia) da una famiglia benestante ebrea, ultimo di quattro figli. Il padre era commerciante di calzature all’ingrosso. Nel 1887 si trasferisce a New York. Nel 1892 fa un infruttuoso tentativo di uccidere il finanziere Henry Clay Frick per vendicare gli scioperanti assassinati dagli uomini di Pinkerton durante lo sciopero della ‘Homestead Steel Company’. Viene condannato a 22 anni di prigione, di cui ne sconta effettivamente 14 nel Penitenziario di Allegheny in Pennsylvania (incluso un anno di isolamento). Nel 1906 dopo essere uscito dal carcere comincia un giro di conferenze, Sparisce per tre giorni (forse cerca di suicidarsi o viene arrestato dalle autorità). Inizia a dirigere la rivista ‘Mother Earth’ (1906-1918) fondata dalla Goldman. Nel 1910 lavora ad organizzare la Ferrer Modern School a New York. Partecipa all’organizzazione dello sciopero di Lawrence. Viene pubblicato a New York, dalla rivista ‘Mother Earth’ il libro Prison memoirs of an Anarchist, nel 1914 inizia una campagna antimilitarista che presto esplode in tutta l’America. Partecipa all’organizzazione dello sciopero di Ludlow. Nel 1916 va a San Francisco dove fonda il giornale anarchico ‘The Blast’ (1916-1917). Nel 1917 viene arrestato a New York assieme ad Emma Goldman. Entrambi sono condannati a due anni, a 10.000 dollari di ammenda e alla deportazione in Russia dopo il rilascio. Nel 1920 rientra in Russia. Nel 1921 Berkman e la Goldman firmano un documento redatto dagli anarcosindacalisti della Lega di Propaganda Anarchica, che viene spedito a Lenin a al Partito Bolscevico. Si tratta di un lungo documento nel quale si enumerano le persecuzioni contro gli anarchici da parte del governo bolscevico. Il documento non ottiene alcun risultato. Nel 1925 viene pubblicato a New York The Bolshevik Myth (Diary 1920-1921). Nel 1929 viene pubblicato dalla Vanguard Press di New York l’ABC dell’anarchia col titolo Now and After. Malato il 28/6/1936 si uccide.”,”ANAx-015-FL”
“BERL Emmanuel”,”La fin de la IIIe République. 16 juillet 1940.”,”Seconda guerra mondiale. 1940. Fattore morale. Crollo dell’esercito francese sul fronte occidentale. “”Nel disastro generale, io avrei dovuto avere più paura di altri, essendo ebreo. Avevo visto molti rifugiati tedeschi per conoscere l’antisemitismo nazista, se non per misurarne il furore; e sentivo, da mesi, il crescere dell’antisemitismo francese. Non mi preoccupavo molto, perché vedevo il malessere diffondersi su tutti i francesi, ebrei o no. All’inizio della disfatta, essi erano, almeno nella grande maggioranza, uniti dalla stessa ebetudine e dalla stessa costernazione. Il sentimento che dominava tutti era lo stupore; la rapidità e l’ampiezza della vittore tedesca li deconcentrava, essa sconcertava i loro capi militari, e pure, credo, i capi della Wehrmacht. Storici e tecnici chioseranno indefinitamente su questa come su tutte le campagne della grande guerra. Non sono certo in grado di pronunciarmi sulle loro teorie e sulle loro diverse spiegazioni. ma conoscevo abbastanza la storia perché le trincee del 1914 non mi facessero dimenticare che molte campagne, da quelle di Alessandro, di Gengis, di Timur, fino a quelle di Napoleone e quelle di Hitler in Polonia, avevano avuto un carattere folgorante, tanto come la disfatta del 1870. Se si ha così tanto ripetuto che la Marna era stato un “”miracolo””, è perché accade raramente che una armata battuta si riprenda e opponga al suo vincitore una resistenza efficace”” (pag 19-20)”,”FRAV-003-FSD”
“BERLANSTEIN Lenard R.”,”The Working People of Paris 1871 – 1914.”,”BERLANSTEIN è Associate Professor of History all’Univ della Virginia. E’ autore di: -The Barristers of Toulouse in the Eighteenth Century, 1740-1793. J. HOPKINS”,”MFRx-118″
“BERLE Adolf A., a cura di Alberto MORTARA”,”La repubblica economica americana.”,”Volume pubblicato a cura di Alberto MORTARA per iniziativa del CIRIEC Centro italiano di ricerche e di informazione sull’ economia delle imprese pubbliche e di pubblico interesse “”Vi è un evidente paradosso nelle due norme fondamentali su cui è costruita la repubblica economica americana. Un’ economia concorrenziale, senza monopoli, è sostenuta dalla legge Sherman. Un’ economia di pieno impiego, larga distribuzione di potere d’ acquisto, e elevata produzione è prevista dalla legge sull’ occupazione del 1946. Si presume che i fini della seconda non saranno in conflitto col metodo economico stabilito dalla prima, mentre è evidente che in qualunque momento può esservi conflitto. Quando esso ha luogo, generalmente viene modificata l’ applicazione della legge Sherman””. (pag 127)”,”USAE-044″
“BERLIERE Jean-Marc LIAIGRE Franck”,”Liquider les traîtres. La face cachée du PCF 1941-1943.”,”””Les faits ne pénètrent pas dans le monde où vivent nos croyances.”” Marcel Proust, Du côté de chez Swann (I fatti non penetrano nel mondo dove vivono le nostre credenze) (ideologie) (in apertura) “”Diversamente, il rapporto Servin indica con severità le responsabilità di Duclos e Frachon e più ancora quelle di Ralph Dallidet che accusa di aver “”mentito scientemente””. “”Perché queste menzogne e queste false spiegazioni della sparizione, laboriosamente ricostruite? Non lo so ma una cosa sembra chiara: se l’ esecuzione di Mathilde Dardant era stata giustificata davanti al Partito (provocatrice, poliziotta, ecc), non c’era nessun bisogno per il Partito di costruire tante false piste””.”” (pag 378) BERLIERE è professore di storia contemporanea all’ Université Bourgogne, F. LIAIGRE incaricato di ricerca al CNRS. Appartengono all’ equipe di ricerca del CESDIP (ministero giustizia, CNRS). FTP Francs-tireurs et partisans”,”PCFx-059″
“BERLIN Isaiah a cura di Henry HARDY”,”Controcorrente. Saggi di storia delle idee.”,”BERLIN Isaiah (1909-1997) ha scritto e pubblicato molto. La bibliografia di BERLIN è disponibile sul sito internet dedicato all’ autore dal Wolfson College di Oxford (www.wolfson.ox.ac.uk/berlin/)”,”TEOP-112″
“BERLIN Isaiah”,”Karl Marx.”,”Isaiah BERLIN è nato a Riga, in Lettonia, nel 1909, emigrato con la famiglia in Inghilterra nel 1920, da tempo insegna all’ Università di Oxford. Ha scritto molti saggi (v.retrocopertina).”,”MADS-279″
“BERLIN Isaiah, a cura di Henry HARDY”,”Il potere delle idee.”,”BERLIN Isaiah Contiene il capitolo: ‘Il padre del marxismo russo’ (su G.V. Plechanov) (pag 196-207) “”Per Marx, una cosa soprattutto distingue gli uomini dagli oggetti naturali: la loro capacità di inventare utensili. L’uomo è stato dotato di una capacità unica non soltanto di usare, ma di creare strumenti per soddisfare i suoi bisogni essenziali: il bisogno di mangiare, quello di vestirsi e di un riparo, il bisogno di procreare, il bisogno di sicurezza, e così via. Queste invenzioni hanno modificato i rapporti dell’uomo con la natura esterna e trasformato lui e le sue società, stimolandolo con ciò stesso a realizzare nuove invenzioni per soddisfare i nuovi bisogni e gusti prodotti dai cambiamenti che, unico tra tutti gli animali, egli ha introdotto nella propria natura e nel proprio mondo. Secondo Marx le capacità tecnologiche sono la natura fondamentale dell’uomo: da esse deriva quella consapevolezza dei processi del vivente e quella cosciente opera di direzione di tali processi che chiamiamo storia”” (pag 183) [Isaiah Berlin, Il potere delle idee, 2003]”,”TEOP-232″
“BERLIN Isaiah, a cura di Henry HARDY”,”Il senso della realtà. Studi sulle idee e la loro storia.”,”BERLIN Isaiah (1909-1997) ha scritto tra l’altro: ‘Il riccio e la volpe’ (1986) e ‘Il legno storto dell’umanità”” (1994). “”George Lichtheim ha dunque perfettamente ragione quando afferma che Marx non credeva che lavorare per la rivoluzione fosse razionale semplicemente perché essa era inevitabile; egli credeva piuttosto che la rivoluzione è inevitabile perché la tensione tra il nuovo stato delle forze produttive e le vecchie forze giuridiche o politiche o economiche diventa alla lettera inaccettabile per chi ha compreso che cosa una società organizzata razionalmente deve essere e sarà (1). Così il conflitto tra la socializzazione crescente dei mezzi di produzione da un lato (un esempio di libera, razionale, consapevole attività umana, in cui si manifesta una comprensione realistica del come raggiungere i fini che non possiamo fare a meno di perseguire), e i mezzi di distribuzione non socializzati, residuo di una fase economica precedente, dall’altro, non può non sfociare in un’esplosione e in una soluzione razionale. E’ questo il senso profondo, cosmico in cui ‘la raison a toujours raison’ (la citazione favorita di Plechanov).”” (pag 204) (1) George Lichtheim, Marxism: An Historical and Critical Study, 1961 [Isaiah Berlin, Il senso della realtà. Studi sulle idee e la loro storia, 1998]”,”TEOP-085″
“BERLIN Isaiah, a cura di Henry HARDY”,”Il legno storto dell’umanità. Capitoli della storia delle idee.”,”Isaiah Berlin nato a RIga nel 1909 è stato presidente della British Academy dal 1974 al 1978 ed è Fellow di All Souls a Oxford. Ha pubblicato ‘Il riccio e la volpe’ (1986) e ‘Impressioni personali’ (1989) con i ritratti da vivo di grandi figure del secolo da Winston Churchill a Aldous Huxley e Anna Achmatova. Contiene passi (di sfuggita) su: Marx: sul mutamento nella storia, sull’unità teoria e pratica, su VVico, sulla storia fatta dall’uomo, sui fatti e la verità, sullo stile, sull’uso di argomenti, sulla salvezza personale, sul neo-razionalismo, sul progresso mediante la soppressione degli avversari, sul materialismo, sull’ impresa capitalistica, sul nazionalismo (v. indice) “”«Al governo delle persone succederà l’amministrazione delle cose»: questa formula sansimoniana era comune a Comte e a Marx. Marx si convinse che a questo risultato si sarebbe arrivati grazie a quello che era l’autentico motore di ogni cambiamento sociale: le forze produttive della società, i rapporti fra le quali costituivano i fattori fondamentali che determinavano le forme esteriori – «la sovrastruttura» – delle relazioni sociali (di regola, le forme servivano a mascherare i fattori). Fra queste forme esteriori figuravano le istituzioni giuridiche e sociali, ma anche le idee nelle teste degli uomini, le ideologie che consapevolmente o inconsapevolmente assolvevano il compito di difendere lo ‘status quo’, ossia il potere della classe dominante, contro le forze storiche incarnate dalle vittime del sistema esistente, le quali alla fine sarebbero nondimeno uscite vittoriose. Quali che siano stati i suoi errori, nessuno può oggi negare che Marx diede prova di capacità prognostiche senza uguali nell’identificare la principale tendenza in atto – la concentrazione e centralizzazione dell’impresa capitalistica -, ossia la tendenza inesorabile verso dimensioni crescenti da parte del grande ‘business’ (allora in embrione) e l’acuirsi dei conflitti sociali e politici che ciò comportava. Egli s’impegnò inoltre a smascherare i travestimenti conservatori e liberali, patriottici e umanitari, religiosi ed etici, che servivano a occultare alcune delle più brutali manifestazioni di questi conflitti e le loro conseguenze sociali e intellettuali. Furono, questi, pensatori autenticamente profetici”” (pag 336-337); “”L’atteggiamento dei fondatori del marxismo verso il patriottismo nazionale o locale, verso i movimenti autonomistici, verso l’autodeterminazione dei piccoli Stati e simili, non lascia adito a dubbi. Prescindendo dalle dirette implicazioni della loro teoria dell’evoluzione sociale, il loro atteggiamento verso la resistenza danese alla Prussia nella vertenza per lo Schleswig-Holstein, verso la lotta italiana per l’unificazione e l’indipendenza del paese (nei suoi dispacci al «New York Times» Marx assume al riguardo una posizione nettamente diversa da quella del filoitaliano Lassalle), verso gli sforzi compiuti dai Cechi per difendere la loro cultura dall’egemonia tedesca, e anche verso l’esito della guerra franco-prussiana, è assolutamente chiaro. L’accusa di appoggiare il pangermanesimo mossa a Marx dal leader anarchico svizzero James Guillaume fu solo un’assurdità propagandistica nel quadro della Grande Guerra. Come altri storicisti che credono in una civiltà unica, universale, in continuo progresso, Marx vedeva nei patriottismi nazionali o regionali una resistenza irrazionale da parte di forme di sviluppo inferiori che la storia si sarebbe incaricata di rendere obsolete. In questo senso la civiltà tedesca (e in seno ad essa l’organizzazione operaia già in pieno sviluppo) rappresentava uno stadio evolutivo più avanzato (sia pure, indubbiamente, capitalistico) rispetto, poniamo, alla ‘Kleinstaaterrei’ danese o boema. Analogamente, dal punto di vista del movimento internazionale dei lavoratori era auspicabile che vincessero i Tedeschi – con le loro superiori organizzazioni operaie – anziché i Francesi, imbevuti com’erano di proudhonismo, bakuninismo e altro ancora. Non c’è traccia di nazionalismo nella concezione marxiana delle tappe del cammino del mondo verso il comunismo e oltre. (…)”” (nota a pag 351-352) [Isaiah Berlin, a cura di Henry Hardy, ‘Il legno storto dell’umanità. Capitoli della storia delle idee’, Milano, 1994]”,”TEOP-493″
“BERLIN Isaiah, a cura di Henry HARDY”,”The Roots of Romanticism.”,”Libro dedicato a Alan Bullock”,”FILx-011-FSD”
“BERLIN Isaiah, a cura di Henry HARDY”,”Il legno storto dell’umanità. Capitoli della storia delle idee.”,”Di Isaiah Berlin (1909-1997) Adelphi ha pubblicato vari testi. I. Berlin, filosofo lettore Riga 1909 – Oxford 1997, naturalizzato brittanico. Emigrato in Inghilterra nel 1920, professore a Oxford (1957-67), negli USA (1966-71) e di nuovo a Oxford. Interessato ai problemi della storia e della libertà, ha scritto tra l’altro: Karl Marx his life and environment.”,”FILx-157-FL”
“BERLIN Isaiah”,”Karl Marx.”,”«Siamo ciò che siamo per merito suo: senza di lui affonderemmo ancora nella confusione» “”«Siamo ciò che siamo per merito suo: senza di lui affonderemmo ancora nella confusione» (Friedrich Engels, 1883). Il primo volume de ‘Il Capitale’ uscì finalmente nel 1867. La sua pubblicazione fece epoca nella storia del socialismo internazionale e nella stessa vita di Marx. Esso era concepito come un trattato organico sulle leggi e sulla struttura dell’organizzazione economica della società moderna e intendeva descrivere i processi di produzione, di scambio e distribuzione così come avvengono nella realtà, interpretarne lo stato attuale come una fase specifica del movimento evolutivo della lotta di classe, «scoprire – secondo le parole di Marx – la legge economica che regola il moto della società moderna», individuando le leggi naturali che determinano la storia delle classi. Ne era risultato una originale amalgama di dottrina economica, storia, sociologia e propaganda che non rientrava in nessuna delle categorie tradizionalmente accolte. Marx considerava certamente ‘Il Capitale’ come un trattato dedicato principalmente alla scienza economica. A suo giudizio gli economisti del passato avevano frainteso la natura delle leggi economiche paragonandole alle leggi della fisica e della chimica e supponendo che nonostante i mutamenti delle condizioni sociali, restassero inalterate le leggi che regolavano tali condizioni. Di conseguenza i loro sistemi si riferivano a mondi immaginari, abitati da uomini economici idealizzati, ispirati a modelli dell’epoca dei loro autori e generalmente definiti da una serie di caratteristiche che erano state rilevanti solo nel diciottesimo, e nel diciannovesimo secolo, oppure descrivevano società che, se mai erano esistite, erano scomparse da tempo. Marx riteneva dunque suo compito creare un nuovo sistema di concetti e di definizioni specificamente applicabile al mondo contemporaneo ed elaborato in modo tale da riflettere la struttura mutevole della vita economica in rapporto non solo al passato, ma anche al futuro”” (pag 207-208) [Isaiah Berlin, Karl Marx, La Nuova Italia, Firenze, 1967]”,”MADS-002-FMDP”
“BERLIN Isaiah”,”Tolstoj e la storia.”,””Tolstoj e la storia’ di Isaiah Berlin è un saggio che esplora la visione della storia di Lev Tolstoj, in particolare attraverso il suo capolavoro Guerra e pace. Berlin analizza il pensiero di Tolstoj confrontandolo con due tipi di intellettuali: i “”ricci”” e le “”volpi””, concetti ispirati a un frammento del poeta greco Archiloco. Tolstoj, secondo Berlin, è una figura paradossale: aspira alla visione unitaria e sistematica del mondo tipica dei “”ricci””, ma il suo talento narrativo e la sua capacità di cogliere la complessità della realtà lo rendono più simile a una “”volpe””. Il libro approfondisce il conflitto tra il desiderio di trovare leggi universali della storia e la consapevolezza che la realtà è caotica e imprevedibile. Berlin mostra come Tolstoj critichi le spiegazioni razionali della storia e metta in discussione il ruolo dei grandi uomini e delle teorie deterministiche. Il saggio è un’affascinante riflessione sulla filosofia della storia e sulla tensione tra ordine e caos nella comprensione degli eventi umani.’ (f. copilot) “”La sapienza pratica è, in senso lato, conoscenza dell’inevitabile: di ciò che, dato l’ordine del nostro mondo, non potrebbe altro che accadere; e viceversa, di come le cose non possono essere, o non potrebbero essere state fatte; del perché, infine, alcuni schemi debbano finire in un fallimento completo – ed è inevitabile che sia così -, sebbene di tutto ciò non si possa dare una ragione dimostrativa, o scientifica. La rara facoltà di rendersi conto di questo, noi giustamente lo chiamiamo “”senso della realtà””. È questo il senso delle “”connessioni””, della necessità e della contingenza nella realtà; e va sotto molti nomi: introspezione, saggezza, genio ‘pratico’, senso della storia, comprensione della vita e del carattere umano. La visione di Tolstoj non è molto diversa. Salvo che egli spiega le nostre folli e esagerate pretese di capire e determinare gli eventi, non come sforzi insensati e sacrileghi, per vivere e agire, senza l’apporto di una conoscenza ‘speciale’ (e cioè, quella soprannaturale); ma le spiega col fatto che noi ignoriamo troppi degli innumerevoli rapporti naturali – le “”cause minime”” che determinano gli eventi. Se ni potessimo conoscere la trama delle cause, nella sua infinita varietà, dovremmo cessare di lodare e biasimare, gioire e dispiacerci; non potremo più considerare gli esseri umani eroi o esseri spregevoli: ma dovremmo sottometterci, molto umilmente, alla inevitabile necessità. Tuttavia, il fermarci qui sarebbe in certo senso travisare il suo pensiero. È pur vero che l’esplicita dottrina di Tolstoj in ‘Guerra e Pace’, è che tutta la verità sta nella scienza – nella conoscenza, cioè, delle cause materiali -, e che di conseguenza noi ci rendiamo ridicoli arrivando a delle conclusioni, sulla scorta di una troppo scarsa evidenza: siamo simili, per questo riguardo, e a tutto nostro svantaggio, ai sempliciotti di campagna, o ai selvaggi, che non essendo poi molti più ignoranti di noi, hanno tuttavia più modeste pretese; ma questa non è la visione del mondo che di fatto sta alla base di ‘Guerra e Pace’, o di ‘Anna Karenina’ o delle altre opere di questo periodo della vita di Tolstoj. Kutuzov è saggio, e non semplicemente intelligente, come – per esempio – lo sono quell’opportunista di Drubetzkoj, o di Bilibin; e non è vittima di teorie astratte, o dei dogmi come invece lo sono gli esperti militari tedeschi. Kutuzov è diverso da loro, ed è più saggio di loro – ma è tale, non perché conosca più ‘fatti’ di loro, e possa percepire degli eventi un numero di “”cause minute”” maggiore di quello dei suoi consiglieri o dei suoi avversari – Pfuel, Paulucci, o Berthier o il Re di Napoli. (…) Levin fa senza dubbio un’esperienza, durante il suo lavoro nei campi, come pure il principe Andrej mentre giace ferito sul campo di battaglia di Austerlitz; ma in nessuno dei casi c’è stata la scoperta di fatti nuovi, o di nuove leggi, come si intendono comunemente: al contrario, più grande è il numero dei “”fatti”” che uno conosce, più futile è la sua attività, irrimediabile il suo fallimento – come dimostra il gruppo dei riformatori alla corte di Alessandro. Loro, e tutti quelli come loro, possono essere salvati dalla disperazione faustiana solo dalla stupidità (come i tedeschi, del resto, e gli esperti militari e gli esperti in genere), o vanità (vedi Napoleone), o frivolezza (Oblonskj), o crudeltà (Karenin)”” (pag 83-84) [Isaiah Berlin, ‘Tolstoj e la storia’, Lerici editore, Milano, 1959]”,”STOx-003-FMDP”
“BERLINER Abraham”,”Storia degli Ebrei di Roma. Dall’antichità allo smantellamento del ghetto.”,”A. Berliner ((1833-1915) ebreo, nacque in Prussia. Autodidatta, autorevole studioso di letteratura rabbinica, fu predicatore e docente di storia e letteratura ebraica. Dedicò in particolare studi sugli Ebrei d’Italia. “”I papi a difesa degli Ebrei””. “”Possiamo comunque affermare che all’interno del mondo cristiano essi vivevano indisturbati e in condizioni favorevoli. Erano tollerati ‘pro sola humanitate’, «per semplici considerazioni umanitarie», come diceva papa Alessandro III (1159-1181), o ‘ex vera gratia et misericordia’, «per particolare favore e misericordia», come diceva Clemente III (1187-1191). In tutte le bolle pontificie dell’epoca, e spesso anche in seguito, ritorna ripetutamente la regola ecclesiastica enunciata da Gregorio Magno. E a giustificare ufficialmente la tolleranza per gli Ebrei viene spesso citata una frase di Tommaso d’Aquino, secondo il quale «gli Ebrei sono da considerare testimoni viventi della vera fede cristiana, e perciò vanno tollerati insieme con le loro pratiche religiose». Lo stesso Innocenzo III (1198-1216), che pure non muove un dito contro la persecuzione pianificata degli Ebrei negli altri paesi, enuncia tale principio, sicché se ne dovrebbe dedurre che non abbia preso iniziative contro gli ebrei di Roma. Avremo più volte l’occasione di ripetere che il rigore delle leggi e delle disposizioni dei pontefici contro gli Ebrei non si faceva pressoché sentire proprio a Roma. Forse perché si era fatta strada la convinzione che l’applicazione di tali leggi discriminatorie avrebbe pregiudicato anche il bene generale; o forse anche perché la sospensione in Roma dei provvedimenti antiebraici già in vigore assicurava una ricca fonte di denaro che si poteva riaprire a volontà ripristinando le vecchie leggi persecutorie. Dobbiamo considerare anche un altro motivo. Negli altri paesi le bolle pontificie contro gli Ebrei erano provocate dalle lagnanze che principi e alti prelati portavano a Roma a carico di quelli. Qui, invece, la gran parte della popolazione cristiana non nutriva sentimenti particolarmente ostili nei confronti degli Ebrei. Soltanto nei periodi in cui il governo papale era lontano da Roma oppure vi era rappresentato molto debolmente, non di rado capitava che la plebaglia si scatenasse in violenze contro di essi, ma allora ne facevano le spese anche i cristiani facoltosi. Anche la disposizione di Innocenzo III (1215) che imponeva gli Ebrei di portare un contrassegno sembra che a Roma fosse applicata soltanto con i decreti del 1269 (in un periodo di sede vacante)”” (pag 97-98)”,”EBRx-063″
“BERLINGUER E. D’ALEMA M. BERNINI B. TRIVELLI R. SERRI R. OCCHETTO A. PETRUCCIOLI C. BORGHINI G. IMBENI R. SANTOMASSIMO G.”,”Il ruolo dei giovani comunisti. Breve storia della FGCI.”,”””Tuttavia, per tutte queste diverse ragioni, un passaggio al partito, effettivo e massiccio, di iscritti e quadri dalla FGCI, fra il 1968 e il 1969 ci fu facilitato anche dalla preparazione e dallo svolgimento del XII Congresso. (…) Noi avemmo come punto di riferimento essenziale il partito, il suo dibattito, la sua politica, il suo rinnovamento; la FGCI veniva in un certo senso dopo, era “”in funzione”” del partito; nel dirigerla inconsapevolmente peccavamo, si può dire, di “”strumentalismo””. Questo “”strumentalismo”” entrò in crisi quando dovette misurarsi con la novità costituita dai movimenti di massa dei giovani. Si rese allora evidente una contraddizione analizzata anche da Occhetto, che risaliva ai primi anni ’60; la contraddizione si risolse nel solo modo possibile, date le premesse, con lo scioglimento di fatto di quella FGCI non nel movimento, come si temeva, ma nel partito. Qui sta la spiegazione, e in parte, credo, anche la giustificazione della “”grande crisi”” del ’66-’69.”” (pag 97-98, Claudio Petruccioli).”,”PCIx-180″
“BERLINGUER Enrico NATTA Alessandro ZANARDO Aldo SMARGIASSE Antonio e altri”,”La lezione di Gramsci; I nuovi orizzonti dei comunisti; Prefazione ai Discorsi parlamentari di Palmiro Togliatti.”,”Articoli di Angius, Badaloni, Chiarante, Chiaromonte, Cinciari Rodano, Garavini, Gruppi, Magli, Mancina, Giovanni Moro, Occhetto, G.C. Pajetta, Pecchioli, Prestipino, Rubbi, Salvadori, Tatò, Tortorella, Tosel, Tronti, Vacca.”,”PCIx-009-FB”
“BERLINGUER Giovanni”,”Natura e società: l’uomo d’oggi tra progresso e regressione.”,”””Si sta alterando il ritmo circadiale, non solo nelle fabbriche in cui vi sono squadre notturne o turni alterni, ma nella vita quotidiana, col prolungamento della giornata verso la notte e con la riduzione o alterazione del sonno. Nel lavoro industriale, il fatto che l’adirvi sia oggi preceduto da una lunga fase formativa, la scuola, fa risaltare ancor più il rischio, già intravisto da Adam Smith, che un uomo che spende tutta la vita eseguendo poche operazioni semplici diventi «stupido e ignorante quanto è possibile a creatura umana» (5). Wiener ha osservato che oggi «l’individuo umano rappresenta un costoso investimento di studio e di cultura, un investimento che nelle condizioni della vita moderna si prolunga forse per un quarto di secolo e a volte quasi per metà della vita», e che perciò il lavoro privo di intelletto «costituisce una degradazione della natura stessa dell’uomo e, dal punto di vista economico, uno sperpero dei valori più preziosi e più umani che l’uomo possieda… Coloro che vorrebbero organizzarci in conformità di funzioni individuali permanentemente prestabilite e di permanenti restrizioni individuali, come quelle della formica, condannano la razza umana a muoversi ad un ritmo ridotto. Essi eliminano la maggior parte della nostra capacità di variazione, e delle nostre probabilità di una esistenza terrena ragionevolmente lunga» (6)”” (pag 76-77) [(5) La considerazione è svolta in ‘Wealth of Nations’, Libro V, cap. I, art. II, ed è ripresa da K. Marx, ‘Il capitale’, Libro I, 2, Roma, Edizione Rinascita, 1952, pp. 61-64, con numerosi esempi (fra cui il fatto che, nel XVIII secolo, alcune manifatture adoperavano per operazioni semplici, che però costituivano segreti di fabbrica, proprio dei semi-idioti); (6) N. Wiener, ‘Introduzione alla cibernetica. L’uso umano degli esseri umani’, Torino, Boringhieri, 1966, p. 75] “”Nel definire la funzione dell’uomo nei confronti della natura, Marx parla a volte di ‘dominio’, più spesso di ‘ricambio’. Egli, concepisce i rapporti di produzione storico-economici’ non soltanto come rapporti fra gli uomini, o fra le classi: «Il complesso di questi rapporti in cui i rappresentanti di questa produzione stanno con la natura e fra di loro, in cui producono, costituisce precisamente la società, considerata nella sua struttura economica» (8); egli rifiuta il «ritorno alla natura» come negazione del pluslavoro, del lavoro eccedente la misura dei bisogni dati, che però «nel sistema capitalistico come in quello schiavistico ecc. assume semplicemente una forma antagonistica ed è completato dall’ozio assoluto di una parte della società», anche se «uno degli aspetti in cui si manifesta la funzione civilizzatrice del capitale è quello di estorcere questo pluslavoro in un modo e sotto condizioni che sono più favorevoli allo sviluppo delle forze produttive, dei rapporti sociali, e alla creazione degli elementi di una nuova e più elevata formazione», cioè per giungere alla fase dei produttori associati che regolano razionalmente il ricambio con la natura (9). All’affermazione frequente di una «priorità» della natura esterna, si accompagna la polemica verso chi valorizza «la natura inorganica come tale, ‘rudis indigestaque moles’ in tutta la sua selvaggia primitività» (10), e la tesi che ormai «questa natura che precede la storia umana non è la natura nella quale vive Feuerbach, non la natura che oggi non esiste più da nessuna parte, salvo forse in qualche isola corallina australiana di nuova formazione» (11)”” (pag 78-79) [(8) K. Marx, ‘Il Capitale. Critica dell’economia politica’, Roma, Edizioni Rinascita, 1956, Libro III, 3, p. 230; (9) Ivi, pp. 229-231; (10) Ivi, p. 226; (11) K. Marx F. Engels, L’ideologia tedesca, Roma, Editori Riuniti, 1958, p. 41] Citati N. Wiener Introduzione alla cibernetica AaVv, L’uomo e l’ambiente, Editori Riuniti, 1974 (Tarasov e altri) AaVv, L’uomo, l’automa e lo schiavo’, Atti de XXI Congresso nazionale di filosofia, Pisa, 1967 Citato in Critica Marxista n. 5, 1975 (annuncio pubblicazione) in ‘Kommunist’, n. 13, 1975 G. Volkov, ‘Marx e il problema dell’uomo nel quadro della rivoluzione tecnico-scientifica’”,”TEOC-015-FB”
“BERLINGUER Giovanni”,”La politica ecologica del movimento operaio.”,”Sviluppo scientifico e mutamenti demografici. “”Le categorie «inquinamento planetario» e «sovrapopolazione», sebbene largamente diffuse, non esprimono la complessità dello sviluppo reale. Fin dal sorgere della borghesia nascono ‘rischi’, ma anche ‘possibilità’ nuove di modifica del rapporto uomo-ambiente. Successivamente, la ‘necessità di controllare socialmente la forza naturale’ (Marx) si manifesta su scala più vasta. Proprio dall’esigenze di ‘calcolare gli effetti remoti della nostra attività rivolta alla produzione’ (Engels), che è oggi condizione per la sopravvivenza e lo sviluppo dell’umanità, prendono slancio nuovi indirizzi scientifici: l’ecologia, che consente di conoscere gli equilibri planetari della biosfera, e la cibernetica, che permette di predisporre un sistema di regolatori dello sviluppo. Il marxismo, come scienza economica e come movimento politico delle classi lavoratrici, come scienza e prassi della rivoluzione, ha per altro verso analoga potenzialità (espressa finora incompiutamente) di guidare il processo sociale veros traguardi lontani, mentre «la scienza borghese della società, l’economia politica classica, si occupa soprattutto degli effetti sociali immediatamente visibili dell’attività umana rivolta alla produzione e allo scambio» (Engels). … finire (pag 134-135)”,”TEOS-002-FGB”
“BERLINGUER Enrico”,”Per un governo di svolta democratica. Il testo integrale del rapporto tenuto al XIII Congresso nazionale del Partito comunista italiano.”,”””E’ necessario che la DC perda a sinistra, che i lavoratori cattolici, i cittadini di fede democratica che hanno votato finora la DC facciano sentire la loro condanna contro le scelte a destra compiute da questo partito. Il ridimensionamento della DC è una delle condizioni per liberare le forze democratiche e popolari cattoliche, farle contare, aprirle al contatto e alla collaborazioen con le forze comuniste e socialiste. (…) Oggi l’essenziale è che la DC deve essere colpita. Ogni voto a chiunque dao dei suoi esponenti e dei suoi candidati, incoraggia la svolta a destra in atto. La DC deve perdere a sinistra. (…) “” (pag 85-86)”,”PCIx-011-FAP”
“BERLINGUER Enrico”,”La proposta comunista. Relazione al Comitato centrale e alla Commissione centrale di controllo del Partito comunista italiano in preparazione del XIV Congresso, 10 dicembre 1974.”,”Dono di Mario Caprini “”Il generale quadro mondiale entro il quale si sviluppa la crisi delle società capitalistiche è caratterizzato dal mutato rapporto di forze fra paesi capitalistici e paesi socialisti e, più in generale, tra l’imperialismo e le forze che gli resistono e lo combattono. L’area dei paesi socialisti – dall’Urss e dai paesi dell’Europa orintale alla Cina, alla Corea, al Vietnam, alla Mongolia fino a Cuba è ormai immensa. (…) Ma anche altre nazioni e paesi dell’Africa e dell’Asia tendono ad orientarsi verso assetti di tipo socialista”” (pag 8-9)”,”PCIx-513″
“BERLINGUER Enrico”,”Per un governo di svolta democratica. Il testo integrale del rapporto tenuto al XIII Congresso nazionale del Partito comunista italiano.”,”””E’ necessario che la DC perda a sinistra, che i lavoratori cattolici, i cittadini di fede democratica che hanno votato finora la DC facciano sentire la loro condanna contro le scelte a destra compiute da questo partito. Il ridimensionamento della DC è una delle condizioni per liberare le forze democratiche e popolari cattoliche, farle contare, aprirle al contatto e alla collaborazioen con le forze comuniste e socialiste. (…) Oggi l’essenziale è che la DC deve essere colpita. Ogni voto a chiunque dao dei suoi esponenti e dei suoi candidati, incoraggia la svolta a destra in atto. La DC deve perdere a sinistra. (…) “” (pag 85-86)”,”PCIx-002-FPB”
“BERMAN Marshall”,”Adventures in Marxism.”,”Marshall Berman ha insegnato teoria politica e urbanesimo alla City University of New York dagli anni 1960. E’ membro dell’editorial board di ‘Dissent’, e regolare collaboratore di ‘The Nation’ e autore di ‘Politics of Authenticity’ e ‘All That Is Solid Melts Into Air’.”,”MADS-740″
“BERMAN Ja. L. VYSTRJANSKIJ V.A. GOR’KIJ M. DIMANSTEJN S.M. DOLECKIJ Ja. G. KRICMAN L.N. KRYLENKO N.V. KYBANIN M.I. MANUIL’SKIJ D.Z. MINC I. MILJUTIN V.P. PJATNICKIJ O.A. RADEK B. RASKOL’NIKOV F.F. STECKIJ A.I. TAL’ B.M. TOVSTUCHA I.P. UGAROV A.I. EJDEMAN R.P., direzione di GORKIJ MOLOTOV VOROSCILOV KIROV ZDANOV STALIN”,”Storia della rivoluzione russa. Dall’inizio della guerra mondiale alle giornate del luglio 1917. Vol. I.”,”Storia della rivoluzione russa redatta sotto la direzione di Gor’kij Molotov Vorosilov Kirov Zdanov Stalin.”,”RIRO-196-FL”
“BERMAN Ja. L. VYSTRJANSKIJ V.A. GOR’KIJ M. DIMANSTEJN S.M. DOLECKIJ Ja. G. KRICMAN L.N. KRYLENKO N.V. KYBANIN M.I. MANUIL’SKIJ D.Z. MINC I. MILJUTIN V.P. PJATNICKIJ O.A. RADEK B. RASKOL’NIKOV F.F. STECKIJ A.I. TAL’ B.M. TOVSTUCHA I.P. UGAROV A.I. EJDEMAN R.P., direzione di GORKIJ MOLOTOV VOROSCILOV KIROV ZDANOV STALIN”,”Storia della rivoluzione russa. Dalle giornate di luglio all’ottobre 1917. Vol. II.”,”Storia della rivoluzione russa redatta sotto la direzione di Gor’kij Molotov Vorosilov Kirov Zdanov Stalin.”,”RIRO-197-FL”
“BERMAN Ja. L. VYSTRJANSKIJ V.A. GOR’KIJ M. DIMANSTEJN S.M. DOLECKIJ Ja. G. KRICMAN L.N. KRYLENKO N.V. KYBANIN M.I. MANUIL’SKIJ D.Z. MINC I. MILJUTIN V.P. PJATNICKIJ O.A. RADEK B. RASKOL’NIKOV F.F. STECKIJ A.I. TAL’ B.M. TOVSTUCHA I.P. UGAROV A.I. EJDEMAN R.P., direzione di GORKIJ MOLOTOV VOROSCILOV KIROV ZDANOV STALIN”,”Storia della rivoluzione russa. Le giornate d’ottobre a Pietrogrado. Vol. III.”,”Storia della rivoluzione russa redatta sotto la direzione di Gor’kij Molotov Vorosilov Kirov Zdanov Stalin.”,”RIRO-198-FL”
“BERMAN Ja. L. VYSTRJANSKIJ V.A. GOR’KIJ M. DIMANSTEJN S.M. DOLECKIJ Ja. G. KRICMAN L.N. KRYLENKO N.V. KYBANIN M.I. MANUIL’SKIJ D.Z. MINC I. MILJUTIN V.P. PJATNICKIJ O.A. RADEK B. RASKOL’NIKOV F.F. STECKIJ A.I. TAL’ B.M. TOVSTUCHA I.P. UGAROV A.I. EJDEMAN R.P., direzione di GORKIJ MOLOTOV VOROSCILOV KIROV ZDANOV STALIN”,”Storia della rivoluzione russa. L’insurrezione a Mosca e l’instaurazione del potere sovietico. Vol. IV.”,”Storia della rivoluzione russa redatta sotto la direzione di Gor’kij Molotov Vorosilov Kirov Zdanov Stalin.”,”RIRO-199-FL”
“BERMANI Cesare”,”Il nemico interno. Guerra civile e lotte di classe in Italia 1943-1976.”,”BERMANI (Novara, 1937) promotore e collaboratore dell’ Istituto Ernesto De Martino ha collaborato in passato alle riviste ‘Il nuovo canzoniere italiano’ e ‘Primo maggio’. Curatore dei più importanti scritti di Gianni BOSIO, è stato tra i primi a utilizzare criticamente fonti orali. Per le sue opere vedi retrocopertina volume.”,”ITAC-009″
“BERMANI Cesare CORVISIERI Silverio DEL-BELLO Claudio PORTELLI Sandro”,”Guerra civile e Stato. Per una revisione da sinistra. Con una mappa bibliografica dei revisionismi storici.”,”La Commissione storia sociale e il Collettivo politico antagonista universitario dell’Univ La Sapienza di Roma il 22 aprile 1998 organizzavano alla Casa dello studente un incontro-dibattito sul tema: ‘Guerra civile e continuità dello Stato. Un confronto tra metodologie di ricerca’. Chiamavano a discuterne Cesare BERMANI, Silverio CORVISIERI, Alessandro PORTELLI e Claudio DEL-BELLO di Odradek come moderatore. Gli interventi sono stati riportati in questo libro con l’aggiunta di una appendice bibliografica stilata da Cesare BERMANI. In apertura si commemora la figura di Orfeo MUCCI (87 anni), comandante partigiano, comunista di ‘Bandiera Rossa’ morto una settimana prima, iscrittosi a ‘Rifondazione comunista’. Nel suo scritto in appendice ‘Per una mappa bibliografica dei revisionismi storici’, Cesare BERMANI parla di Augustin COCHIN, Francois FURET (che militò nel PCF dal 1949 al 1956), Ernst NOLTE, del ‘revisionismo olocaustico’, del negazionismo (RASSINIER, FAURISSON) , e di Renzo DE-FELICE. In fondo al libro si riporta pure una bibliografia di DE-FELICE per sottolinearne le molteplici sfaccettature.”,”ITAR-005″
“BERMANI Cesare”,”Al lavoro nella Germania di Hitler. Racconti e memorie dell’ emigrazione italiana 1937-1945.”,”BERMANI (Novara, 1937) è uno dei fondatori dell’ Istituto Ernesto De Martino, ha collaborato alle riviste ‘il nuovo Canzoniere italiano’ e ‘Primo Maggio’ ed è redattore di ‘il de-Martino’ e di ‘Musica/Realtà’. Tra le sue opere: -Il bambino è servito. Leggende metropolitane in Italia. 1991 -Spegni la luce che passa Pippo. Voci, leggende e miti della storia contemporanea. 1996 -Pagine di guerriglia. L’esperienza dei garibaldini della Valsesia. 1995-98 3 voll -Mito e storia della Volante Rossa. 1996 -Il nemico interno. Guerra civile e lotta di classe in Italia. 1997″,”GERN-044″
“BERMANI Cesare”,”Novara 1922. Battaglia al fascismo.”,”””Nella mancata difesa della sede pare ci siano state anche delle non indifferenti responsabilità da parte dei dirigenti riformisti della locale Camera del Lavoro, se è vero quanto racconta Mario Montagnana, ossia che quel giorno “”solo con grande difficoltà, usando molte precauzioni, riuscii a giungere fino alla Camera del Lavoro, di cui si attendeva l’ attacco da un momento all’ altro. Trasmisi alcune direttive ai compagni comunisti – direttive di resistenza ad oltranza -, ma inutilmente: i dirigenti socialisti della Camera del Lavoro, convinti che era ormai inutile ogni resistenza, decisero di farne evacuare i locali”” (…). Perchè il Ramella non voleva che si facesse una difesa entro nella Camera del Lavoro, perché “”quelli là lo vengono a sapere e allora si dà un motivo perché loro vengano all’ assalto. E noi non siamo preparati. Poi io sono contro lo spargimento di sangue””. (pag 127)”,”ITAR-051″
“BERMANI Cesare”,”Novara 1922. Battaglia al fascismo.”,”Nato a Novara nel 1937, BERMANI ha diretto ‘Il nuovo Canzoniere Italiano’. Ha condotto ricerche sulla cultura operaia e contadina, sul mondo magico teramano, sulla storia del PCI nella provincia novarese. Tra le sue pubblicazioni: ‘L’ altra cultura. Interventi, rassegne, ricerche. Riflessi culturali di una militanza politica (1962-1969) (Milano, 1970), ‘Pagine di guerriglia. I Garibaldini della Valsesia’ (Milano, 1971), ‘L’ ora di Pestarena’ (Milano 1973). “”Questo libro giunge nella storiografia sul fascismo con ritardo, nota nell’ introduzione Alfonso Leonetti, uno dei fondatori del Partito Comunista Italiano, ma giunge opportuno. Esso dimostra come una battaglia bene ingaggiata può essere perduta quando la direzione vien meno alle sue esigenze, e come una battaglia perduta possa decidere delle sorti di un popolo per decenni (…).”” dalla prefazione di Alfonso LEONETTI, uno dei fondatori del Partito Comunista d’ Italia.”,”ITAF-158″
“BERMANI Cesare COLOMBARA Filippo; collaborazione di Renzo FIAMMETTI Concetto LIZIO Alberto LOVATTO Gisa MAGENES Adolfo MIGNEMI Plinio PIRAZZI MAFFIOLA Enrico STROBINO”,”Cento anni di socialismo nel Novarese. Volume 1. Dalle origini alla prima guerra mondiale.”,”Collaborazione di Renzo FIAMMETTI Concetto LIZIO Alberto LOVATTO Gisa MAGENES Adolfo MIGNEMI Plinio PIRAZZI MAFFIOLA Enrico STROBINO. Il processo di ascesa industriale nella zona di Omegna. (pag 44) Movimento operaio e socialismo in Ossola. (pag 49) La stampa socialista in provincia di Novara dal 1884 al 1990. (pag 56)”,”MITS-283″
“BERMANI Cesare a cura”,”Gianni Bosio: cronologia della vita e delle opere.”,”pag espulsione Bosio da Mov op per opera di Feltrinelli allora PCI. Altra pubblicazione: ‘Il de Martino Rivista dell’Istituto Ernesto de Martino per la conoscenza critica e la presenza alternativa del mondo popolare e proletario’ In questo numero: Giorni Cantati. La seconda vita del Circolo Gianni Bosio a cura del Circolo Gianni Bosio di Roma Scritti, testimonianze e canzoni di C. Ali Farah, R. Arbia, R. Balzani, D. Bartolini, T. Bessa, B. Bonomo, P. Brega, E. Bruni, G. Cappelletti, M. Capuano, S. Cerboni, C. Cianca, R. Colotti, P. De Acutis, S. Ficacci, M. Fornarola, T. Fusano, S. Genovese, E. Grammaroli, G. Incalza, A. Liberti, D. Lucifreddi, G. Marini, M. C. Mattesini, S. Minasi, S. Modigliani, M. Ovadia, M. Pallone, D. Panzieri, A. Portelli, L. Pulcini, I. Scego, M. Shackleford, A. Sotgia, D. Starnone, S. Venezia, U. Viccaro, Zeinab, T. Zurlo Questo numero de “”Il de Martino”” esce grazie al contributo della Regione Lazio, Assessorato alla Cultura, Spettacolo e Sport * * * SOMMARIO Presentazione Il Circolo Gianni Bosio: una lunga passione Alessandro Portelli Introduzioni Ottave per il Circolo Gianni Bosio Ezio Brunis, Pietro De Acutis Il Circolo Gianni Bosio Giovanna Marini Statuto dell’Associazione “”Circolo Gianni Bosio”” – Premessa La cacciata dei baroni della Leonessa Leonardo Pulcini Ricerche Una ricerca-intervento a Guardavalle, Calabria Ionica: uno sguardo retrospettivo Susanna Cerboni L’ultimo fronte: guerra, liberazione e memoria a Valmontone Bruno Bonomo L’armata della terra Timoteo Fusano Memoria e globalizzazione: la lotta contro la chiusura degli Acciai Speciali a Terni, 2004-2005 Alessandro Portelli Il 12 dicembre a mattina Dante Bartolini Generazioni a Genova, luglio 2001 Alessandro Portelli Suoni e immagini L’archivio “”Franco Coggiola”” Enrico Grammaroli, Diego Luciffredi, Santi Minasi L’ascolto innanzitutto. La Scuola di Musiche del Circolo Gianni Bosio Sylvie Genovese L’amor Sylvie Genovese La Sbanda del Bosio Sara Modigliani Tutti romani Romolo Balzani Scenografia di una città. Un film sulla memoria antifascista a Tivoli Marco Fornarola Bosio Cinema: uno sguardo in più Rino Arbia Ricerche / Roma Storie dalla periferia romana: Centocelle Bruno Bonomo, Alessandro Portelli, Alice Sotgia, Ulrike Viccaro Noi de borgata Armandino Liberti Carnevale d’autunno: San Martino a Borgata Gordiani Ulrike Viccaro Il Borghetto degli Angeli e il sogno differito Stefania Ficacci O Roma Roma città tanto cara Migrazioni Voci afroitaliane: uno spazio di dialogo Cristina Ali Farah Giorno per giorno io adesso vivo. Dal Libano a Roma Zeinab (a cura di Cristina Ali Farah) Storia d’amore e di piedi Igiaba Scego Molte memorie, altre storie: nordestini brasiliani a Roma Telma Bessa Interviste Ho avuto sempre dalla mia la fortuna di comunque sapere e volere giocare Daniela Panzieri (a cura di Maria Pallone) Non ho mai avuto molto rispetto per l’autorità Mildred Shackleford (a cura di Alessandro Portelli) Orsù compagni della cittadella. Storie, poesie e canzoni di un comunista libertario Claudio Cianca (a cura di Ulrike Viccaro) Resistenza e Donna Olimpia Goffredo Cappelletti (a cura di Alessandro Portelli) Elisei Augusto, comunista schedato Giusy Incalza Non è obbligato credere. Però quei pochi che credono raccontino Shlomo Venezia (a cura di Maria Chiara Mattesini e Alessandro Portelli) Dischi Tutti ciànno qualche cosa Riccardo Colotti Tre dischi e più… Susanna Cerboni Jata viènde Tonino Zurlo Due dischi, tre interventi Domenico Starnone, Giovanna Marini, Moni Ovadia Autobiografia di un cantautore Piero Brega Tuscolana Piero Brega Le pubblicazioni del Circolo Gianni Bosio Trascrizioni Tra/scrivere Sylvie Genovese Trascrizioni musicali: “”Ottave per il circolo Gianni Bosio”” “”Noi de borgata”” “”O Roma Roma”” “”L’amor”” “”Tutti romani”” “”L’armata della terra”” “”Il 12 dicembre”” “”Tutti ciànno qualche cosa”” “”Jata viènde”” “”Tuscolana”” Libri ricevuti Ricordo Mio fratello, l’architetto dei poveri Michele Capuano * * * Il Circolo Gianni Bosio è una delle molte diramazioni dell’Istituto Ernesto de Martino. Lo fondammo a Roma nel 1972, a casa di Giovanna Marini […]. Fondammo prima un bollettino e poi una rivista dal titolo I giorni cantati che ebbe molte reincarnazioni fino all’inizio degli anni ’90, e una scuola di musica […], facemmo ricerca su campo di musica popolare, scoprimmo la storia orale, organizzammo spettacoli e seminari. Poi i tempi si fecero più difficili, anche perché non avevamo sponsor […] e di fatto all’inizio degli anni ’90 il Circolo Gianni Bosio non esisteva più. […] nel 1999 ci venne voglia di ricominciare: mandammo un messaggio in giro e alla “”cena di reinaugurazione”” […] ci trovammo un centinaio di persone, tutte legate in modi diversi alla storia del Circolo […]. Poi presero contatto con noi persone più giovani, che venivano dagli studi di antropologia e di storia all’università […], e da lì abbiamo ricominciato. (dalla presentazione di Alessandro Portelli) Ora che le forme più estreme dell’ideologia competitiva e privatistica si pongono come unica ideologia autorizzata, le differenze diventano disuguaglianze ed esclusioni: la valorizzazione della diversità e del pluralismo culturale e la costruzione dell’equità sociale sono un processo unico, e la nostra proposta culturale trova riscontro in fasce crescenti di soggettività sociali che stentano a riconoscersi nell’ideologia del mercato totale. (dalla Premessa allo Statuto dell’Associazione “”Circolo Gianni Bosio””) Istituto Ernesto de Martino > Iniziative editoriali > Il de Martino > n. 16 (2006)”,”MITC-073″
“BERMANI Cesare”,”Una storia cantata. 1962-1997: trentacinque anni di attività del nuovo canzoniere italiano – Istituto Ernesto De-Martino.”,” BERMANI Cesare nato nel 1937, storico, è stato tra i promotori dell’ Istituto Ernesto De Martino. Già collaboratore di riviste come “”il nuovo Canzoniere italiano”” e di “”Primo Maggio””, lo è ora de “”il de Martino””. Tra i primi a utilizzare criticamente le fonti orali ai fini della ricostruzione storica è autore di vari libri tra cui ‘Storia e mito della Volante Rossa’ (1996). “”Il principale organizzatore di cultura del Nuovo Canzoniere Italiano era Gianni Bosio, direttore delle Edizioni Avanti! (divenute il 25 dicembre del 1964 Edizioni del Gallo), una piccola ma solida realtà editoriale che, sebbene permamentemente assediata da cambiali in scadenza, rappresentava per il Nuovo Canzioniere Italiano un retroterra sufficiente. Le Edizioni Avanti!, che per prime avevano pubblicato Che Guevara e Rosa Luxemburg, Mario Lodi e gli ‘Scritti italiani’ di Karl Marx, erano infatti in grado non solo di permettere il decollo di “”Quaderni rossi”” – di cui pubblicano i primi tre numeri – ma di operare delle iniziali ricerche sul campo in tema di canti sociali, di editare “”il nuovo Canzoniere italiano”” e di avviare un’ attività discografica””. (pag 49)”,”ITAC-101″
“BERMANI Cesare COGGIOLA Franco”,”Ci ragiono e canto. Rappresentazione popolare in due tempi su materiale originale curato da Cesare Bermani e Franco Coggiola.”,”Contiene il canto: Se otto ore vi sembran poche (pag 42) “”Assai diffusa in tutto l’ arco padano-mantovano-emiliano. Questa lezione appartiene al primo dopoguerra, ma il canto aveva già conosciuto degli antecedenti al tempo del progetto di legge Cugnolio per la concessione delle otto ore. La canzone, tuttora nell’ uso, ha in seguito conosciuto molteplici varianti. E’ qui data nella nota versione delle mondine di Trino Vercellese, pubblicata da Sergio Liberovici in ‘Canti di protesta del popolo italiano 2, (…)””. (pag 42)”,”MITT-244″
“BERMANI Cesare”,”Gramsci, gli intellettuali e la cultura proletaria.”,”Volume a cura dell’Archivio Primo Moroni e del Centro d’Iniziativa Luca Rossi (Milano) Volume dedicato ad Alfonso LEONETTI”,”GRAS-070″
“BERMANI Cesare”,”Il Gramsci di Togliatti e il Gramsci liberato.”,”BERMANI Cesare”,”GRAS-113″
“BERMANI Cesare, volume a cura di Antonio SCHINA”,”GIovanni Pirelli. Un autentico rivoluzionario.”,”Cesare Bermani (Novara, 1937) storico e studioso delle tradizioni popolari italiane e in particolare del canto sociale. La bibliografia curata da Cesare Bermani, ingloba le precedenti stese da Diane Weill Ménard, e da Marinella Pirelli. Antonio Schina ha curato le schede informative. Giovanni Pirelli finanziatore dei “”Quaderni Rossi”” (pag 24-25) “”Nel 1961 sarà quindi tra i fondatori e il finanziatore di “”Quaderni rossi””, la rivista di Raniero Panzieri che opererà una vera e propria analisi rivoluzionaria della struttura capitalistica del tempo. Liliana Lanzardo ha ricordato in una lettera: “”qualche particolare della posizione di Pirelli nei confronti del gruppo, di cui era interno-esterno insieme. Prima di tutto c’è la figura del finanziatore e dell’amico, poi quella di uno che la politica la faceva anche da solo con idee originali e iniziative proprie”” (53). A volte Pirelli, dato il suo legame con i problemi internazionali delle guerre di liberazione, avanzava osservazioni critiche sui settori di attività del gruppo, perché riteneva che i “”Quaderni rossi”” fossero “”un po’ elitari, un po’ chiusi dentro il lavoro operaio torinese o al massimo nazionale”” (54). E quando poi era nato il Centro Franz Fanon – di cui parleremo oltre – “”nei mmenti in cui Giovanni voleva incrementarlo, veniva a conflitto con l’attività dei Q.R., perché erano due poli che spingevano ciascuno per avere il massimo appoggio di Giovanni. Non c’era tra i due gruppi alcuna ostilità, ma non si è mai realizzato un lavoro in collaborazione “” (55). Giovanni non farà comunque parte della redazione di “”Quaderni rossi”” e neppure vi scriverà, perché preso soprattutto dal coordinamento delle molteplici attività politiche e culturali, che senza di lui probabilmente non sarebbero esistite, adoperandosi per fare crescere un discorso di classe con connotazioni originali rispetto a quelle che erano diretta emanazione dei partiti di sinistra, e sforzandosi di fare in modo che ogni iniziativa rafforzasse anche le altre. I “”Quaderni rossi”” verranno stampati dalle Edizioni Avanti! e Raniero Panzieri, grazie a Giovanni, entrerà a lavorare fisso all’Einaudi, portando avanti un’opera di rinnovamento della case editrice di grande rilevanza (…)”” (pag 23-24-25) (pag 41) (pag 47)”,”ITAC-138″
“BERMANI Cesare”,”Gramsci gli intellettuali e la cultura proletaria.”,”Cesare Bermani (Novara, 1937) è uno dei promotori dell’Istituto Ernesto de Martino. Storico, è stato redattore e per dei periodi anche direttore delle riviste il nuovo Canzoniere italiano e Primo Maggio. Curatore dell’edizione dei più importanti scritti di Gianni Bosio, è autore di mumerose pubblicazioni: Pagune di guerriglia, L’oro di Pestarena, Gramsci raccontato, Giustizia partigiana e guerra di popolo in Valsesia, Guerra di Liberazione-Guerra Civile, L’antifascismo del luglio 1960, Il bambino è servito, Leggende metropolitane in Italia.”,”GRAS-006-FL”
“BERMANI Cesare”,”Il «rosso libero». Corrado Bonfantini, organizzatore delle Brigate «Matteotti»,”,”In carcere Corrado insegna francese, tedesco e matematica ai compagni, cui traduce ad alta voce il ‘1893’ di Victor Hugo e corregge le bozze de ‘La Libra’”” (pag 14) “”Una lettera del padre a Mussolini nell’aprile 1929, quando Corrado era ancora nel carcere di Cassino, tendente a minimizzare l’attività sovversiva del figlio e a mettere in luce la sua diligenza scolastica, ciò che secondo il vecchio professore era un’attenuante, non dà risultati e anzi forse aggrava la stessa posizione del padre, ricordandone l’esistenza alla polizia fascista”” (pag 17) “”(…) Bonfantini, malgrado il precedente arresto, riprende i collegamenti con l’organizzazione novarese del Partito, che ha attivamente collaborato a rimettere in piedi”” (pag 18) “”Se Bonfantini sogna già dalla metà degli anni Trenta un partito socialista rivoluzionario, tuttavia solo nel luglio ’42 riesce ad allacciare rapporti con un gruppo che comprende tra gli altri Lelio Basso, Lucio Luzzatto, Domenico Viotto, Francesco Albertini, Carlo Andreoni e Umberto Recalcati e il 10 gennaio 1943, a Milano, in via Monte Ceneri 64, a casa di Lionello Beltramini, fonda con Lelio Basso, Lucio Luzzatto, Carlo Andreoni e Domenico Viotto – in una riunione cui parteciparono oltre una trentina di persone, tra cui Camillo Pasquali – il Movimento di Unità Proletaria per la Repubblica Socialista, che rifiuta le vecchie divisioni partitiche ereditate dalla democrazia parlamentare prefascista, sostiene l’attualità della lotta per il socialismo e sisforza di unificare nella lotta antifascista tutte le forze impegnate nella creazione di una società con strutture socialiste”” (pag 43-44) “”Approfittando dell’inattività forzata, Bonfantini (‘Bianco’) scrive per “”Libera Stampa””, assieme a Alex de Corleto (‘Rusticus’), ‘Il Partito Socialista di Unità Proletaria ai lavoratori e ai Giovani d’Italia’”” (pag 48) “”Bonfantini è quindi allora decisamente per una ipotesi rivoluzionaria che preveda la presa del potere attraverso l’insurrezione”” (pag 49) “”Se i rapporti di Bonfantini e Concordia con Mussolini e il fascismo repubblicano non approdarono a nulla rispetto ai maggiori obiettivi da loro proposti (il rovesciamento dell’alleanza del fascismo repubblican con la Germania, il riconoscimento dei partigiani come soldati regolari, l’abolizione delle varie polizie segrete fasciste), e questo perché le trattative – come ricorda Cione – «ad un tratto improvvisamente si arenrono, probabilmente perché Mussolini si dovette spaventare della pregiudicatezza delle richieste», tuttavia – come abbiamo già detto – quei contatti crearono una situazione di notevoli vantaggi per la “”Matteotti””, favorendo tra l’altro una ininterrotta infiltrazione nella polizia e nella Guardia Nazionale Repubblicana”” (pag 84)”,”ITAR-298″
“BERMANI Cesare CORVISIERI Silverio DEL-BELLO Claudio PORTELLI Sandro”,”Guerra civile e Stato. Per una revisione da sinistra. Con una mappa bibliografica dei revisionismi storici.”,”La Commissione storia sociale e il Collettivo politico antagonista universitario dell’Univ La Sapienza di Roma il 22 aprile 1998 organizzavano alla Casa dello studente un incontro-dibattito sul tema: ‘Guerra civile e continuità dello Stato. Un confronto tra metodologie di ricerca’. Chiamavano a discuterne Cesare BERMANI, Silverio CORVISIERI, Alessandro PORTELLI e Claudio DEL-BELLO di Odradek come moderatore. Gli interventi sono stati riportati in questo libro con l’aggiunta di una appendice bibliografica stilata da Cesare BERMANI. In apertura si commemora la figura di Orfeo MUCCI (87 anni), comandante partigiano, comunista di ‘Bandiera Rossa’ morto una settimana prima, iscrittosi a ‘Rifondazione comunista’. Nel suo scritto in appendice ‘Per una mappa bibliografica dei revisionismi storici’, Cesare BERMANI parla di Augustin COCHIN, Francois FURET (che militò nel PCF dal 1949 al 1956), Ernst NOLTE, del ‘revisionismo olocaustico’, del negazionismo (RASSINIER, FAURISSON) , e di Renzo DE-FELICE. In fondo al libro si riporta pure una bibliografia di DE-FELICE per sottolinearne le molteplici sfaccettature.”,”STOx-015-FV”
“BERMANN Julius a cura”,”Die freigewerkschaftliche Angestelltenbewegung in Österreichs, 1892-1932. Gründung, Entwicklung und Erfolge des Zentralvereines der Kaufmännischen Angestellten Österreichs. Herausgegeben aus Anlaß des vierzigjährigen Bestandes der ersten Freien Angestellten-Gewerkschaft, des Zentralvereines der Kaufmännischen Angestellten Österreichs.”,”Le mouvement d’employé freigewerkschaftliche l’Autriche, 1892-1932. Fondation, développement et succès de l’association centrale des employées commerciales d’Autriche. Publié pour la raison de l’existence an du premier syndicat d’employé libre, de l’association centrale des employées commerciales d’Autriche. “”Für den Frieden. Für ein Mindestlohngesetz. Für gesetzlichen Schutz der Kollektivverträge. Auch die Angestellten rüsteten zu einer Friedensdemonstration. Für den 24. Mai 1917 wurde nach Wien eine Reichskonferenz der Agestelltengewerkschaften einberufen, die eine Resolution für die Frieden und eine Entschließung für gesetzliche Mindestlöhne und für gesetzliche Sicherung von Kollektiv-verträgen beschloß.”” (pag 141)”,”MAUx-028″
“BERMOND Claudio CIRAVEGNA Daniele a cura; saggi di Tommaso FANFANI Alberto COVA MORSEL Henri HERTNER Peter ROSSIGNOLI Bruno COSTI Renzo ORTNER Reinhard ANDERSEN Poul Erik”,”Le casse di risparmio ieri e oggi. Atti del convegno internazionale di studi, Torino 13 novembre 1995.”,”La prima parte è stata curata da Claudio Bermond e la seconda da Daniele Ciravegna.”,”ITAE-045-FP”
“BERNABÈ Franco, a cura di Giuseppe ODDO”,”A conti fatti. Quarant’anni di capitalismo italiano.”,”Franco Bernabé è presidente di Celinex, il più importante operatore indipendente europeo di infrastrutture e telecomunicazioni mobili. E’ stato amministratore delegato di Eni e Telecom Italia. Ha pubblicato ‘Libertà vigilata. Privacy, sicurezza e mercato nella rete’ (2012). Giuseppe Oddo, giornalista, ha lavorato in varie testate, inviato del Sole 24 Ore. Collabora oggi con L’Espresso. Ha molte pubblicazioni al suo attivo”,”ECOG-122″
“BERNABÈ Franco VOLA Giorgio NEJROTTI Mariella GAZZOLA Franco Paolo MAROCCO Gianni SPINAZZOLA FRANCESCHI Dora”,”Teorie dell’inflazione e distribuzione del reddito (Bernabè); Il millenarismo nella rivoluzione inglese: i quintomonarchisti (Vola); Anarchia, socialismo, democrazia nei periodici popolari del Centro e del Nord Italia (1861-1892) (Nejrotti); Commedie e sonetti inediti di Dalmazzo F. Vasco (Gazzola, a cura); Prose inedie di Dalmazzo F. Vasco (Marocco, a cura); La Biblioteca economica di Luigi Einaudi (Spinazzola Franceschi).”,” Tre saggi: ‘Teorie dell’inflazione e distribuzione del reddito’ (Bernabè); ‘Il millenarismo nella rivoluzione inglese: i quintomonarchisti’ (Vola); ‘Anarchia, socialismo, democrazia nei periodici popolari del Centro e del Nord Italia (1861-1892)’ (Nejrotti)”,”ANNx-006-FP”
“BERNABEI Ettore con Giorgio DELL’ARTI”,”L’ uomo di fiducia. I retroscena del potere raccontati da un testimone rimasto dietro le quinte per cinquant’anni.”,”BERNABEI è nato a Firenze nel 1921. Direttore del ‘Popolo’ organo della DC, fu per 14 anni DG della RAI (1961-1974), che riformò ampiamente imponendo uno stile di comunicazione. Uscito dalla RAI diresse fino alla pensione l’ Italstat. Oggi guida la società privata Lux. “”Come si salvò al momento della Liberazione? – Oh, fu facilissimo: fondò un soviet a Torino. Un soviet in Rai? Si, l’ unico soviet che ci sia mai stato in Italia venne impiantato nella sede centrale della Eiar a Torino, via Arsenale 21. Non essendo sicuro che questo bastasse, Severati si procurò anche una tessera del PCI con firma di Togliatti. Lei capisce che con una credenziale simile sarebbe stato impossibile rimuoverlo. Ecco come si salvò la vecchia classe dirigente che durante il fascismo aveva diretto la radio. Ecco perché, nel ’61, me la ritrovai tutta lì al suo posto”” (pag 95)”,”ITAP-064″
“BERNABEI Ettore con Giorgio DELL’ARTI”,”L’uomo di fiducia. I retroscena del potere raccontati da un testimone rimasto dietro le quinte per cinquant’anni.”,”Ettore Bernabei è nato a Firenze nel 1921. Direttore del ‘Popolo’ organo ufficiale della DC, fu per 14 anni (dal 1961 al 1974) direttore generale della Rai, che riformò profondamente imponendo uno stile e una filosofia di comunicazione che sono rimasti celebri. Uscito dalla Rai diresse fino alla pensione l’Italstat. Oggi guida la Lux, società privata che produce programmi televisivi. G. Dell’Arti (Catania; 1945) à giornalista e autore di una biografia di Cavour e di una storia del Risorgimento (con Rosario Villari) Togliatti era ministro di Grazie e giustizia. “”Sì, Dipendeva da lui la restituzione delle testate agli editori che avessero superato l’indagine giudiziaria per i profitti di regime. A un certo punto, come saprà, Togliatti varò il famoso provvedimento d’amnistia: chi aveva avuto rapporti con il fascismo, se si asteneva dalla politica (cioè rinanciava per sempre a fare il deputato o il sindaco), era perdonato. Tra i perdonati c’erano gli editori. E tra gli editori, il Favi. C’era dunque la via legale per restituire i giornali ai vecchi proprietari e per far riavere al Favi “”La Nazione”” (…)”” (pag 27) Dubbi di Bernabei sulla morte di Togliatti forse per mano dei ‘medici’ sovietici (pag 160) Bernabei parla dello stretto rapporto tra Togliatti e monsignor Giuseppe De Luca e cita le parole di Togliatti quando il prete morì: “”Bernabei, è come se mi avessero tagliato il braccio destro”” (pag 160) De-Feo segretario particolare di Togliatti, diventato socialdemocratico non fu mai attaccato a fondo dal Pci che forse temeva che sapesse qualcosa o avesse in mano qualche documento compromettente (pag 180)”,”EDIx-150″
“BERNADAC Christian”,”…a Budapest si muore.”,”BERNADAC Christian, giornalista francese, ha vissuto le giornate esaltanti della rivolta ungherese del 1956 e quelle della tremenda repressione sovietica e la ha narrate in questo libro.”,”MUNx-024″
“BERNAGOZZI Giampaolo MARINO Emanuele Valerio COLLOTTI Enzo DA-MILANO Claudio”,”Vincere, vinceremo. La guerra fascista (1940-1943).”,”Contiene il saggio di Enzo Collotti, L’Italia in guerra (pag 139-205) [ La società italiana verso la guerra; L’alleanza con la Germania nazista; Gli obiettivi di guerra dell’Italia. Inizio e fine della ‘guerra parallela’; La dipendenza strategica ed economica dalla Germania; L’incidenza della guerra sulla società italiana; Gli scioperi del marzo 1943 e il crollo del fronte interno; Dal 25 luglio all’8 settembre: fronda fascista e ripresa antifascista] La dipendenza strategica ed economica dalla Germania. finire brano …. (pag 171-179)”,”ITAF-009-FP”
“BERNAL J.D. HALDANE J.B.S. PIERIE N.W. PRINGLE J.W.S.”,”L’ origine della vita.”,”Saggi qui raccolti apparsi in ‘New Biology’ (1952). ruolo caso pag 97 “”Ma i fatti vincono sempre e non possono essere discussi”” (pag 140)”,”SCIx-282″
“BERNAL J.D. HALDANE J.B.S. PIERIE N.W. PRINGLE J.W.S.”,”L’origine della vita.”,”Saggi qui raccolti apparsi in ‘New Biology’ (1952). ruolo caso pag 97 “”Ma i fatti vincono sempre e non possono essere discussi”” (pag 140)”,”SCIx-012-FV”
“BERNAL Martin”,”Atena nera. Le radici afroasiatiche della civiltà classica. Volume I. L’invenzione dell’antica Grecia, 1785-1985.”,” Il razzismo agli inizi del XIX secolo (paragrafo del capitolo V) Figure di transizione: 1. Hegel e Marx (paragrafo del capitolo XVI) (pag 365-369) (Marx avrebbe negato l’influenza egizia sulla Grecia) “”Con l’amore che le dedicò per tutta una vita; Marx accettava del tutto l’idea predominante che in ogni aspetto della sua sua civiltà la Grecia fosse stata categoricamente diversa da – e superiore a – tutto ciò che era avvenuto prima nella storia (57). Ma Marx andava oltre – così come aveva fatto Shelley, e con la stessa chiarezza – e arrivava ad affermare che la Grecia sovrastava di molto la propria posterità. Una tale affermazione comportava però un problema: la Grecia veniva in tal modo ad opporsi alla corrente del progresso. In un tentativo di giungere a una soluzione, Marx scrisse nell’introduzione ai ‘Grundrisse’, abbozzo preparatorio di ‘Il capitale’ «Per l’arte è noto che determinati suoi periodi di fioritura non stanno assolutamente in rapporto con lo sviluppo generale della società, né quindi con la base materiale… Per esempio i Greci paragonati con i moderni, o anche Shakespeare». Era però cosciente del paradosso implicito nell’affermazione che «nella loro forma classica, nella forma che fa epoca… certe sue [dell’arte] importanti manifestazioni … sono possibili soltanto in uno stadio non sviluppato dell’evoluzione artistica». Marx continuava poi argomentando che la mitologia era impossibile una volta che fosse stata superata dalla realtà, come era avvenuto con i trionfi dell’industria capitalistica. Era però inflessibile nel sostenere che la mitologia era possibile soltanto in una società data, con proprie forme sociali distinte: «L’arte greca presuppone la mitologia greca, e cioè la natura e le forme sociali stesse già elaborate dalla fantasia popolare in maniera inconsapevolmente artistica. Questo è il suo materiale. Non una qualsiasi mitologia, cioè non una qualsiasi elaborazione inconsapevolmente artistica della natura… La mitologia egiziana non avrebbe mai potuto essere il terreno o la matrice dell’arte greca» (58). La mia interpretazione di questo oscuro passo, nella misura in cui riguarda il tema di questo libro, è questa: anche negli anni 1850, quando scrisse i ‘Grundrisse’ Marx era abbastanza consapevole del modello antico da dover considerare la possibilità che la mitologia greca – e quindi l’arte – non trovasse origine nei rapporti sociali della Grecia ma in Egitto. Se accettava questo, la sua tesi avrebbe perso ogni senso (59). Ed egli viveva in un’epoca in cui tutti erano fermamente convinti che la Grecia stesse categoricamente a sé, distinta e superiore all’Egitto. La distruzione del modello antico offriva quindi alla sua generazione quella libertà riguardo tale problema di cui non poteva disporre Hegel. Per Marx era possibile negare del tutto l’influenza egizia sulla Grecia”” (pag 367-368-369) [Martin Bernal, Atena nera. Le radici afroasiatiche della civiltà classica. Volume I. L’invenzione dell’antica Grecia, 1785-1985′, Pratiche editrice, Parma, 1992] [(57) Marx (1939, trad. it. 1968, vol. II, pp: 94-148; (58) Marx (1939, trad. it. 1968, vol. I, pp: 39-40; (59) Pur essendo convinto che la grande maggioranza dei temi mitologici greci provenissero dall’Egitto e dalla Fenicia, è altrettanto chiaro che la loro selezione e trattamento furono caratteristicamente greci, e in tal misura essi riflettevano la società greca] Martin Bernal, sinologo di formazione, dopo aver insegnato storia della cultura cinese e giapponese al King’s College di Cambridge, ha insegnato al dipartimento di scienze politiche della Cornell University. Il progetto di ‘Atene nera’ lo ha impegnato dieci anni.”,”STOx-331″
“BERNANOS Georges”,”I grandi cimiteri sotto la luna.”,”BERNANOS nacque a Parigi nel 1888. Vicino, dapprima, ai circoli cattolico-nazionalisti dell’ ‘Action Francaise’, se ne staccò nel 1932. Il suo esordio narrativo avvenne con ‘Sotto il sole di Satana’ (1926), cui seguirono tra i romanzi più noti ‘Diario di un curato di campagna’ (1936), ‘Nuova storia di Mouchette’ (1937) e ‘Monsieur Ouine’ (1946). Importante anche la sua attività di saggista e polemista, nella quale, oltre a ‘I grandi cimiteri sotto la luna’ figurano volume come ‘La grande paura dei benpensanti’ (1931) e ‘Lo scandalo della verità’ (1939). Durante la 2° GM svolse dal Brasile, dove si era rifugiato, attività giornalistica a favore della Francia libera. Tornato in FR alla fine della guerra, vi morì nel 1948.”,”MSPG-040″
“BERNANOS Georges”,”Dialogues des Carmélites.”,”Sedici suore ghigliottinate a Parigi nel 1794. “”Il sera intéressant aussi – mais ce n’en est pas ici le lieu – de savoir exactement ce qui, dans la nouvelle allemande comme dans les dialogues francais, appartient à la vérité historique. Bornons-nous à indiquer, avec un ou deux faits à l’appui (1), que Gertrud von Le Fort – tout en s’inspirant de l’histoire authentique des seize carmélites de Compiégne guillotinées le 17 juillet 1794 à Paris – s’est accordé l’entière liberté de l’invention romanesque.”” (pag 235) (1) Nous suivons le précis de Victor Pierre: ‘Les Seize Carmélites de Compiègne’, Locoffre, 1905, que Bernanos a pu consulter (…) Salirono sul patibolo cantando ‘Laudate Dominum omnes gentes’. La beatificazione delle suore decapitate fu fatta da Pio X a Roma nel 1906. Georges Bernanos (Parigi, 21 febbraio 1888 – Neuilly-sur-Seine, 5 luglio 1948) è stato uno scrittore francese. Condusse i suoi studi in vari collegi e li concluse alla Sorbona laureandosi in lettere e diritto. Partecipò alla prima guerra mondiale, durante la quale rimase ferito. Fu decorato con una croce al merito. Nel 1917 si sposò e, nel corso di 16 anni, ebbe sei figli. Aderì a movimenti nazionalistici e monarchici da cui si allontanò quando li vide in contrasto con la sua appartenenza alla Chiesa Cattolica. Si trasferì molte volte, per motivi economici e politici. Soggiornò per un lungo periodo a Maiorca poi tornò in Francia ma, durante l’occupazione tedesca, si rifugiò in Brasile, nel comune di Barbacena, dove collaborò alle radio alleate in sostegno alla Resistenza. Rientrò in Francia dopo la guerra, dove morì a Neuilly-sur-Seine presso Parigi. Sulla sua tomba fece scrivere questo epitaffio: “”Si prega l’ angelo trombettiere di suonare forte: il defunto è duro di orecchie””. Una delle sue opere più significative è Diario di un curato di campagna. Da segnalare inoltre Sotto il sole di Satana ed I grandi cimiteri sotto la luna (wikip)”,”VARx-256″
“BERNARD J.P.A.”,”Le parti communiste francais et la question litteraire, 1921-1939.”,”Intellettuali e cultura proletaria. “”Già nel periodo precedente al 1917 un certo numero di intellettuali marxisti avevano posto il problema di una rivoluzione culturale parallela alla rivoluzione politica. A.A. Bogdanov dal 1904 – 1905 getta le basi teoriche di una cultura proletaria. Egli definisce tre vie di accesso al comunismo indipendenti tra loro: la via economica, la via politica e la via culturale. Questa formulazione si allontana dall’ ortodossia leninista, il capo bolscevico unendo le tre direzioni di Bogdanov in una linea d’ azione unica. Per meglio comprendere questo legame stretto tra i problemi politici e i problemi culturali occorre ricordare il ruolo importante che gioca sempre l’ intelligentzia in Russia. Sotto l’ impero degli zar la lotta politica e la lotta intellettuale erano intimamente mescolate e questo permette di spiegare l’ impazienza e la repentinità con cui i bolscevichi hanno tentato di rimpiazzare la vecchia cultura con delle forme nuove. Dal 1917, allorché il governo provvisorio di Kerensky occupa ancora la scena politica, nasce il Proletcult, organizzazione destinata a suscitare una cultura proletaria (1)””. (pag 36-37) (1) Nel 1920, il Proletcult contava 450 mila membri e 15 riviste. Questa potenza era di fatto più di facciata. Il governo sosteneva il Proletcult perché questi l’ aiutava nella sua campagna per l’ alfabetizzazione. L’ organizzazione era però piena di contraddizioni. Molti intellettuali ostili di fatto al bolscevismo camuffarono le loro opinioni sotto l’ oltranza verbale caratteristica delle tesi del Proletcult. Bogdanov alla fine fu tolto dalla direzione e rimpiazzato con il comunista Faidych.”,”PCFx-034″
“BERNARD Henri”,”L’ Autre Allemagne. La résistance allemande à Hitler, 1933-1945.”,”BERNARD Henri professore emerito dell’ Ecole royale Militaire. “”La Resistenza tedesca a Hitler è una pagina di storia poco conosciuta o mal compresa. Si ignora l’ eroismo dei martiri tedeschi. Si dimentica che Dachau e Buchenwald sono state create da Hitler dal 1933 per i propri connazionali. Qualche cifra attinta dagli archivi della Gestapo: 250.000 tedeschi, senza contare gli ebrei, condannati tra il 1933 e il 1939… 302.000 detenuti politici alla data del primo aprile 1939, sovente spediti senza giudizio in un campo di concentramento, qualche volta assassinati. Non si pensa più alle centinaia di migliaia di tedeschi emigrati, tra di loro, Einstein, Heinrich e Thomas Mann, Erich-Maria Remarque, Paul Tillich, Berthold Brecht, Emil Ludwig e Stefan Zweig che condussero con fervore l’ azione antifascista all’ estero.”” (v. retrocopertina) “”Braver toutes les forces contraires”” (Goethe) “”Sfidare tutte le forze contrarie”” (BERNARD Henri, L’ Autre Allemagne. La résistance allemande à Hitler, 1933-1945.)”,”GERR-026″
“BERNARD Philippe”,”L’immigration.”,”BERNARD Philippe”,”FRAS-046″
“BERNARD Jacques CIPOLLA Carlo M. DUBY Georges LE-GOFF Jacques MILLER Edward ROEHL Richard RUSSELL J.C. THRUPP Sylvia WHITE Lynn jr”,”Il Medioevo. Storia economica d’Europa. Volume primo.”,”Le Goff su ‘Città e campagna’ (Marx ed Engels) (pag 75-) Le principali vie commerciali nel Mediterraneo (pag 238) (cartina) saggio di Jacques Bernard ‘Commercio e finanza nel Medioevo (900-1500)’ (pag 235-284, cap. VII) Le principali vie commerciali in Europa (pag 244) saggio di Jacques Bernard (pag 235-284, cap. VII) “”Le signorie; che a partire dal XIV secolo si formarono nella penisola italiana, possono essere state certamente una risposta a condizioni particolari, ma non si può negare che esse si svilupparono nell’ambito della naturale evoluzione della feudalità medievale. Città e campagna. Quest’aspetto fondamentale ci riconduce al problema dei rapporti fra città e campagna nel basso Medioevo. Si conoscono le frasi celebri in cui, nell”Ideologia tedesca’ e, nel ‘Manifesto Comunista’, Marx ha parlato con Engels, dell’asservimento delle campagne alla borghesia urbana, fenomeno dove la sua dialettica è doppiamente soddisfatta dall’asservimento delle campagne alla città – evoluzione positiva nella misura in cui la campagna equivale per Marx alla barbarie – e dell’egoismo dimostrato in questa occasione dalla borghesia urbana che rivela per la prima volta la sua bassezza morale ed il suo appetito ripugnante. «La borghesia, dice il ‘Manifesto’, ha sottomesso la campagna alla città. Essa ha creato città enormi; ha aumentato a dismisura la popolazione delle città in rapporto a quella delle campagne; ed in questo modo ha strappato una gran parte della popolazione all’abbrutimento della vita dei campi. Nello stesso momento in cui ha sottomesso la campagna alla città, i paesi barbari o semibarbari ai paesi civilizzati, essa ha subordinato la vita dei contadini alla borghesia, l’Oriente all’Occidente». L’opinione tradizionale degli storici delle città, soprattutto in Italia, conferma che il comune conquistò ed asservì il contado. I contadini passarono dalla servitù nei confronti dei signori alla servitù nei confronti della borghesia. Tesi questa che è stata sostenuta anche fuori d’Italia. Jean Schneider ha mirabilmente dimostrato come durante il XIII e il XIV secolo Metz conquistò economicamente, socialmente e politicamente la campagna circostante. Ma Plesner, studiando l’immigrazione rurale a Firenze, e più tardi Fiumi riprendendo il problema nel suo insieme, pensano che sia necessario correggere e in certa misura invertire il rapporto città-campagna. In ogni caso, nell’Italia medievale, la campagna avrebbe tratto benefici e sopportato svantaggi dall’ingerenza urbana, ma in definitiva, come si è già accennato, è stato il contado a conquistare la città dall’interno mediante l’immigrazione. Se questa teoria sfuma nel gioco di parole e non confuta nei suoi aspetti essenziali la tesi tradizionale, contiene tuttavia una parte di verità. L’opposizione tra città e campagna nel Medioevo è spesso oziosa. Malgrado fosse cinta da mura, la città lasciava passare attraverso le sue porte un flusso di beni e di idee che andava sì dalla città alla campagna, ma andava anche in senso contrario. Non vi è migliore illustrazione di questa realtà che la testimonianza lasciataci dalla pittura medievale. (…)”” (pag 75-76) [Jacques Le-Goff, ‘La civiltà urbana, 1200-1550’, ‘Città e campagna’] [(in) AaVv, ‘Il Medioevo. Storia economica d’Europa. Volume primo’, Torino, 1979]”,”EURE-135″
“BERNARDI Walter”,”Utopia e socialismo nel ‘700 francese.”,”Contiene: MESLIER, Il testamento; MORELLY, Codice della natura, DESCHAMPS, Il vero sistema o la chiave dell’enigma metafisico e morale”,”SOCU-008″
“BERNARDI Roberto”,”Agostino Lanzillo tra sindacalismo, fascismo e liberismo (1907-1952).”,”””Ma è impossibile conoscere di ogni uomo l’ indole e i sentimenti e i pensieri (…)””. Sofocle, Antigone, 175-6 BERNARDI Roberto studioso del movimento sindacale e socialista ha pubblicato pure ‘Il Sindacato ferrovieri italiani dalla nascita al 1909’ (Unicopli, 1994) e ‘Sindacalismo rivoluzionario e movimento operaio a Brescia. Dall’ inizio del Novecento alla dittatura fascista’ (Teti, 1995) “”Quando nell’ estate del 1910 “”La Demolizione”” interruppe le pubblicazioni il referendum era ancora in corso. A favore del partito, o della “”federazione socialista-anarchica””, si erano schierati, tra gli altri, gli anarchici Luigi Fabbri, Maria Rygier, Armando Borghi, il sindacalista Nicola Vecchi. Dubbi o posizioni di difesa del “”sindacalismo puro”” furono invece espressi da Alfonso De Pietri Tonelli, Michele Bianchi, Paolo Orano. La linea blocchista, il sostegno attribuito dalla rivista alla causa di Francisco Ferrer condannato in Spagna fornirono ad un certo punto ad Agostino Lanzillo l’ appiglio per la polemica. Come già dicevamo, il nostro si prodigò su “”Il Divenire”” nell’ azione sistematica di difesa delle posizioni soreliane.”” (pag 30) “”L’ Usi riuscì a preservare durante il conflitto l’ ossatura della rete organizzativa, circa 50.000 iscritti, alcuni contatti all’ estero. Il sodalizio rivendicò quindi, nel 1918, l’ integrità del proprio “”patrimonio ideale””. Questo continuava ad ispirarsi, in apparenza, al principio della “”lotta di classe”” basata sull’ “”azione diretta”” operaia, contraria al partitismo e ad ogni ipotesi di “”collaborazione”” con lo stato-nazione. “”Socialisti e anarchici”” dell’ Usi ribadirono la loro ostilità al riformismo, e, in definitiva, allo schema dell’ “”interdipendenza del movimento economico da quella politico””, nel nome del “”sindacato che basta a se stesso””. L’ Unione, cui pervenne l’ appoggio dello stesso Enrico Leone, fu quindi tra i protagonisti del cosiddetto ‘biennio rosso’ 1919-1920, aderendo nel contempo, nel 1919, alla Terza internazionale.”” (pag 110)”,”ANAx-235″
“BERNARDI Walter”,”Filosofia e scienze della vita. La generazione animale da Cartesio a Spallanzani.”,”BERNARDI Walter è nato nel 1948, si è laureato e lavora presso l’ Istituto di Filosofia dell’ Università di Firenze. Ha pubblicato ‘Utopia e socialismo nel ‘700 francese’ (Firenze, 1974), ‘Educazione e società in Francia dall’ Illuminismo alla Rivoluzione’ (Torino, 1978), ‘Morelly e Dom Deschamps. Utopia e ideologia nel secolo dei lumi’ (Firenze, 1979). Bonnet: rigenerazioni e preesistenza dei germi. “”(…) La materia è stata prodigiosamente divisa, e i germi sono in qualche modo le ultime divisioni della materia organizzata. Il mio scopo è qui solo quello di cercare di stabilire che tutto ciò che noi chiamiamo produzione o riproduzione è, nelle nostre specie di zoofiti, solo lo sviluppo di piccoli Tutti organici, i quali preesistevano nel grande Tutto di cui riparano le perdite. Così, sia che questa riparazione dipenda da germi che contengono precisamente solo ciò che deve essere riparato, sia che dipenda da germi che contengono un animale intero e di cui si sviluppa solo una parte perfettamente simile a quella che si è tolta, il risultato è lo stesso in entrambe le ipotesi: non si tratta mai di una ‘generazione’ propriamente detta, ma è sempre la semplice ‘evoluzione’ di ciò che era già generato.”” (pag 429)”,”SCIx-255″
“BERNARDI Roberto”,”Sindacalismo rivoluzionario e movimento operaio a Brescia. Dall’inizio del Novecento alla dittatura fascista.”,”BERNARDI Roberto è studioso del movimento operaio. Ha condotto ricerche anche sul Sindacato Ferrovieri Italiani dalla nascita al fascismo (pubblicato da Unicopli).”,”MITT-283″
“BERNARDI Ulderico”,”Paese veneto. Dalla cultura contadina al capitalismo popolare.”,”Ulderico Bernardi insegna sociologia nell’Università veneziana Ca’ Foscari. Autore di pubblicazioni sulle culture tradizionali, si occupa di processi sociali e culturali che accompagnano il passaggo alla modernizzazione. La tradizione a sostegno della innovazione (pag 160-) “”Nel Veneto esiste un sostrato unitario etnicamente connotato fin dal secondo millennio avanti Cristo, cui si richiamano storici antichi e contemporanei, e che affiora ancora nelle indagini statistico-demografiche”” (pag 183) “”Quello operaio appare uno tra i gruppi più chiusi in se stessi, ma si può comunque stimare che circa il 40% degli operai abbia almeno un parente lavoratore autonomo, e circa il 70% almeno un amico”””,”ITAS-221″
“BERNARDI Luigi”,”Letteratura e rivoluzione in Gramsci.”,”Note dell’autore molto ampie Scrittori e popolo…”,”GRAS-159″
“BERNARDI Giovanni”,”Il disarmo navale fra le due guerre mondiali (1919-1939).”,”””Una prima manifestazione dell’intendimento della Germania di liberarsi dai vincoli derivantile dagli accordi navali stipulati con la Gran Bretagna nel 1935 e nel 1937 si ebbe sul finire del 1938, epoca in cui il Governo di Berlino comunicò a quella di Londra che, tenuto conto della situazione internazionale (44), aveva deciso, come gliene davano diritto l’accordo del 18 giugno 1935 e lo scambio di lettere del 17 luglio 1937: – di raggiungere nella costruzione dei ‘sommergibili’ lo stesso tonnellaggio posseduto dall’Impero britannico (45); – di armare con ‘cannoni da 203 mm.’ di calibro (8 pollici) ‘due Incr. B’ da 10.000 tons che aveva in costruzione. L’ «amichevole discussione» che ebbe luogo fra le due Parti a livello tecnico subito dopo non valse a far recedere dalla sua decisione la Germania, la quale si rifiutò anche di far conoscere agli esperti britannici con quale ritmo costruttiva essa si proponeva di raggiungere nei sommergibili il tonnellaggio posseduto dall’Impero britannico. Con questa sua decisione la Germania aveva senza dubbio agito formalmente nei limiti dei suoi diritti, malgrado ciò non pochi furono coloro i quali dissero che essa non aveva rispettato «lo spirito degli accordi». Sull’orizzonte politico si andavano frattanto addesando nubi sempre più minacciose: la Germania smembrava la Cecoslovacchia (15 marzo 1939) e si annetteva Memel (22 marzo); rispondevano Francia e Gran Bretagna assicurando la Polonia della loro assistenza qualora essa fosse stata oggetto di aggressione (31 marzo) ed iniziando con l’Urss negoziati per un trattato di alleanza (8 aprile). Replicava la Germania avanzando rivendicazioni su Danzica e il suo «corridoio»; l’istituzione della coscrizione militare obbligatoria in tempo di pace – fatto nuovo nella storia della Gran Bretagna – era la risposta di questa (27 aprile). Il 28 aprile Hitler, parlando al Reichstag dei rapporti anglo-tedeschi, affermava che la Gran Bretagna, con la sua politica di accerchiamento a danno della Germania, aveva soppresso le premesse che avevano condotto all’accordo navale del 1935′ (pag 687) [(44) La conferenza di Monaco era di tre mesi prima; (45) Essa, comunque, non avrebbe potuto superare, nel tonnellaggio globale, il 35% di quello dell’Impero britannico (vedasi Cap. XI, nr. 2)]”,”QMIx-042-FV”
“BERNARDINI Michele”,”Il mondo iranico e turco dall’avvento dell’Islàm all’affermazione dei Safavidi. Vol. II.”,”Michele Bernardini (Roma 1960) è professore associato di Lingua e letteratura persiana nell’Università degli studi di Napoli, L’Orientale, Autore di diversi saggi sulla storia e letteratura dell’Iran e dell’Asia Centrale, si è dedicato in particolare al rapporto intercorrente tra l’elemento persiano e quello turco nell’Islam. É direttore della rivista Eurasian Studies.”,”VIOx-044-FL”
“BERNARDINI David”,”””Pugni proletari e baionette prussiane””. Il nazionalbolscevismo nella Repubblica di Weimar.”,”Davide Bernardini (1988) ha conseguito il Dottorato in Storia dell’Europa presso l’Università degli Studi di Teramo. Ha pubblicato tra l’altro ‘Contro le ombre della notte. Storia e pensiero dell’anarchico Rudolf Rocker’ (Zero in condotta, 2014). Fa parte della redazione della ‘Rivista storica del socialismo’ e collabora con la cattedra di Storia del pensiero politico contemporaneo presso il dipartimento di Studi Storici dell’Università degli Studi di Milano. Laufenberg e Wolffheim. “”Laufenberg e Wolffheim avevano iniziato il loro sodalizio umano e politico nelle fila della SPD di Amburgo. Contrari all’approvazione dei crediti di guerra da parte del gruppo parlamentare socialdemocratico nell’agosto 1914, i due erano rimasti attivi durante la prima guerra mondiale. Nel 1915 pubblicarono un libretto nel quale identificavano nel proletariato il realizzatore di una repubblica pangermanica centralizzata, ipotizzando la coincidenza tra questione nazionale e questione democratica (37). Nel novembre 1918 parteciparono ai moti rivoluzionari di Amburgo raccogliendo migliaia di sostenitori tra i lavoratori del porto ed entrarono in conflitto con la dirigenza della SPD (38). La loro successiva adesione alla KPD tuttavia non durò molto. Nell’ottobre 1919 infatti Laufenberg e Wolffheim ruppero con la sua dirigenza, guidata da Paul Levi, in quanto contrari alla centralità del partito a livello organizzativo e presero parte alla costituzione della Kommunistische Arbeiterpartei Deutschland (KAPD), fondata nell’aprile 1920. La firma del Trattato di Versailles rappresentò un trauma per la corrente amburghese. Nella seconda metà del 1919 Laufenberg e Wolffheim ipotizzarono quindi l’inizio di una «seconda rivoluzione», ossia una «guerra popolare rivoluzionaria» capace di riaprire le sorti del conflitto e battere sia il capitalismo internazionale sia il suo alleato in Germania, il «sottile strato» della borghesia affarista tedesca. Per rendere possibile ciò, incoraggiarono la costituzione di un’ Armata Rossa tedesca, l’alleanza con la Russia bolscevica e l’integrazione progressiva dei ceti medi nelle fila della classe operaia. Accusando la SPD di collaborazione con il capitalismo e la KPD di velleitarismo, Laufenberg e Wolffheim invitavano quindi la classe operaia a comportarsi come classe nazionale in lotta per la realizzazione della Germania tradita dalla borghesia (39). Nel dicembre 1919 Karl Radek, l’uomo di Mosca in Germania, pubblicò un articolo sulla rivista comunista “”Die Internationale”” nel quale condannava il «bolscevismo nazionale» di Laufenberg e Wolffheim. Quando lo scritto venne raccolto poche settimane dopo, all’inizio del 1920, in una brochure dal titolo ‘Contro il nazionalbolscevismo’, ecco che l’espressione «nazionalbolscevismo» entrò a far parte del lessico politico della Repubblica di Weimar (40). Un mese dopo la fondazione della KAPD, L. e W. firmarono un opuscolo nel quale definivano Levi il «giuda» della rivoluzione tedesca, riferendosi esplicitamente alle sue origini ebraiche, e facevano propria la leggenda (oggi diremo «fake-news») della «pugnalata alla schiena» messa in circolazione nel novembre 1919 dal generale Paul von Hindenburg (41). Arthur Goldstein, esponente di spicco della sezione berlinese della KAPD, condannò duramente i contenuti dell’opuscolo per reagire alla strumentalizzazione delle posizioni di L. e W. da parte della KPD per condannare in toto il suo partito (42). Poco dopo, Lenin intervenne nel dibattito condannando nel suo ‘Estremismo’ le «madornali assurdità del ‘bolscevismo nazionale’ (Laufenberg e altri), che nell’attuale situazione della rivoluzione proletaria internazionale si è spinto fino al blocco con la borghesia tedesca per una guerra contro l’Intesa» (43). In tutta risposta, Laufenberg e Wolffheim ribatterono criticando Lenin e sostenendo l’esistenza di un’effettiva convergenza tra il «movimento nazionalrivoluzionario», composto da quegli «strati» più «idealisti degli intellettuali» i quali avevano compreso che gli «scopi nazionali non possono realizzarsi che attraverso dei mezzi rivoluzionari», e quello «socialrivoluzionario». Anzi, «il movimento nazionalrivoluzionario e il movimento socialrivoluzionario si riducono l’uno all’altro; essi non hanno un’organizzazione comune, ma la loro unione politica si realizza nella pratica» (44). Nel corso del primo congresso ordinario della KAPD (1-4 agosto 1920) L. e W. vennero espulsi (45)”” (pag 29-30) [(37) Cfr: Heinrich Laufenberg e Fritz Wolffheim, ‘Demokratie und Organisation. Grundlinien proletarischer Politik’, Hamburg, Dr. Heinrich Laufenberg, 1915; (38) Cfr: Uwe Schulte-Varendorff, ‘Die Hungerunruhen in Hamburg im Juni 1919 – eine zweite Revolution?, Hamburg, Hamburg University Press; 2010; Klaus Weinhauer, ‘Lokale Ordnungen versus Arbeitsgemeinschaftspolitik? Arbeits – und Sozialbeziehungen im Hamburger Hafen 1916-1924’, in ‘Revolution und Arbeiter-bewegung in Deutschland 1918-1920’, Essen, Klartext-Verlag, 2013, p. 195-209; (39) Cfr. complessivamente: H. Laufenberg, ‘Zwischen der ersten und zweiten Revolution’, Hamburg, Willaschk & Co., 1919; H. Laufenberg e F. Wolffheim, ‘Revolutionärer Volkskrieg oder konterrevolutionärer Bürgerkrieg?’ Erste kommunistische Adresse an das deutsche Proletariat’, Hamburg, Buchverlag Willaschek & Co., 1919; (40) Karl Radek, ‘Die auswärtige Politk des deutschen Kommunismus und den Hamburger national Bolschewismus’, in Karl Radek e August Thalheimer, ‘Gegen den Nationalbolschewismus. Zwei Auffätze von Karl Radek und August Thalheimer’, Kommunistischen Partei Deutschlands (Spartaksbund), Berlin, 1920, p. 3-17; (41) Cfr: H. Laufenberg e F. Wolffheim, ‘Kommunismus gegen Spartakismus. Eine reinliche Scheidung’, Hamburg, Willaschek & Co, 1920; (42) Cfr: Arthur Goldstein, ‘Nation und Internationale. Eine kritische Auseinadersetzung mit dem Hamburger Kommunismus’, Berlin, KAPD, 1920; (43) Lenin, ‘L’estremismo, malattia infantile del comunismo’, Roma, Editori Riuniti, 1974, p. 116; (44) Cfr: H. Laufenberg e F. Wolffheim, ‘Moskau und die deutschen Revolution. Eine kritische Erledigung der Bolscewistischen Methoden’, Hamburg, Willaschek & Co, 1920, p. 4; (43) Cfr: ‘Protokoll des 1. ordenlichen Parteitages der Kommunistischen Arbeiter-Partei Deutschland vom 1. bis 4 August 1920 in Beriln, ed. Clemens Klochner, Darmstadt, Verlag für wissenschaftliche Publikationen, 1981]”,”GERG-099″
“BERNARDINI Carlo MINERVA Daniela”,”L’ingegno e il potere. Disegno di un rapporto complesso, affascinante, inevitabile attraverso i tempi e i protagonisti.”,”Carlo Bernardini è nato a Lecce nel 1930 ed è ordinario di Metodi matematici della fisica all’Università di Roma La Sapienza. Ha pubblicato vari testi divulgativi e universitari tra cui ‘Fisica e strumenti matematici’ (Editori Riuniti), ‘Che cos’è una legge fisica’, ‘Fisica degli atomi e dei nuclei’ (in collaborazione) Daniela Minerva è nata a Bologna nel 1958. Ha studiato filosofia all’Università di Bologna e giornalismo scientifico all’Università della California. Ha collaborato al settimanale L’Espresso. Contiene il capitolo 2: La guerra come motore delle invenzioni. Al cui interno vi sono capitoli sulla 2° seconda guerra mondiale: – Werner Heisenberg e la bomba tedesca (pag 84-88) – Frédéric Joliot e la bomba francese (pag 89-103) – Il progetto Manhattan (pag 104-111) “”Werner Heisenberg e la bomba tedesca. Tra la fine del 1938 e i primi mesi del 1939, dopo la scoperta della fissione nucleare dell’uranio da parte dei tedeschi Otto Hahn e Fritz Strassmann, molta gente lavorò alacremente quei nuovi problemi di fisica nucleare e alle loro possibili applicazioni. Del progetto Manhattan parleremo fra poco. Assai più controverse, invece, sono le conoscenze sui programmi tedeschi sotto il nazismo. La scoperta della fissione dell’uranio era stata un vero fulmine a ciel sereno, dopo che gli italiani della scuola di Fermi, che pure avevano iniziato l’attività con i neutroni lenti già da alcuni anni, non erano riusciti però a identificare l’inaspettata natura del processo dominante accantonando come fantasiose le ipotesi dei coniugi Noddack che suggerivano che il nucleo di uranio si scindesse in due parti. Come oggi sappiamo, questo è ciò che effettivamente avviene nell’isotopo 235 dell’uranio, con grande liberazione di energia; l’isotopo è presente nell’uranio naturale in frazione non del tutto esigua, lo 0.7 per cento. Già nell’aprile del 1939 il fisico tedesco Wilhelm Hanle aveva fatto un seminario a Goettingen sulla possibilità di produrre energia nucleare mediante una pila a uranio-grafite: un rapporto sul seminario era stato inoltrato da Georg Joos al ministro dell’istruzione pubblica, che l’aveva girato a sua volta a Abraham Esau, delegato per la fisica al Consiglio delle ricerche del Reich. Nel frattempo, sia Nikolaus Riehl (un allievo di Hahn e di Lise Meitner) che Paul Harteck e Wilhelm Groth (due chimici-fisici) avevano ritenuto opportuno mettere al corrente l’autorità militare che, subito dopo, decise di coinvolgere numerosi istituti tedeschi nello studio dell’impiego della fissione. Alle ricerche sulla fattibilità di un reattore e sulla produzione di esplosivi nucleari si dedicarono numerosi scienziati di alto livello: tra di essi, Bothe, Clusius, Gerlach, Hahn, Harteck e Heisenberg. Rifiutò di partecipare l’olandese Peter Debye che, in quell’occasione, emigrò a Cornell, negli Stati Uniti, lasciando la direzione dell’istituto Kaiser Wilhelm a Diebner (nel luglio del 1942 gli succedette Heisenberg). Lo studio di fattibilità fu completato nel 1941, ma l’autorità militare ebbe qualche esitazione nel decidere l’inizio di un programma sperimentale in cui la possibilità di costruire una bomba si prospettava come non immediata se non remota. Tuttavia il programma ebbe inizio, e Heisenberg vi assunse un ruolo di primo piano: nel giugno del 1942 rischiò addirittura la vita per l’esplosione prodotta da una bolla d’idrogeno formatasi a causa dell’umidità su polvere metallica di uranio. A che punto erano arrivati gli scienziati tedeschi quando la guerra ebbe fine? La cosa non è completamente chiarita. Quando gli americani arrivarono in Germania, incaricarono un ufficiale della riserva di partecipare a una famosa missione di indagine segreta, la missione Alsos: l’ufficiale era il fisico di origine olandese Samuel Goudsmit, molto noto per avere scoperto, con George Uhlenbeck, una proprietà degli elettroni nota come «spin». La missione aveva lo scopo di rintracciare ogni documento sull’attività nucleare dei tedeschi, e di dare la caccia agli scienziati che avevano partecipato a quella attività. Nel 1947, Goudsmit pubblicò un resoconto della vicenda in un libro che si intitolava ‘Alsos’ e che divenne ben presto famoso. Ma, nel corso del 1946, Goudsmit aveva già pubblicato alcuni articoli in cui egli cercava di mostrare al grosso pubblico quanto l’effetto del nazismo fosse stato disastroso per la scienza tedesca e quanto in generale fosse da respingere ogni forma di controllo militare sulla ricerca, anche in America. Più o meno nello stesso periodo, Heisenberg e von Weizsäcker, ritornati dal campo di prigionia inglese; avevano cercato di scrivere un articolo sul loro lavoro durante la guerra; l’articolo era stato bloccato in un primo tempo dall’autorità militare inglese in Germania, ma era poi uscito nel novembre 1946 sulla rivista «Die Naturwissenschaften». (…) In Heisenberg scatta, subito dopo la guerra, la molla dell’«effetto Kwai», sul quale torneremo. Egli vuole dimostrare che non avrebbe permesso di portare il progetto alle estreme conseguenze ma, al tempo stesso, tiene a descrivere il lavoro del suo gruppo come lavoro di altissima qualità che aveva già raggiunto importanti risultati”” (pag 84-86)”,”SCIx-507″
“BERNARDINI Carlo MINERVA Daniela”,”L’ingegno e il potere. Disegno di un rapporto complesso, affascinante, inevitabile attraverso i tempi e i protagonisti.”,”Carlo Bernardini è nato a Lecce nel 1930 ed è ordinario di Metodi matematici della fisica all’Università di Roma La Sapienza. Ha pubblicato vari testi divulgativi e universitari tra cui ‘Fisica e strumenti matematici’ (Editori Riuniti), ‘Che cos’è una legge fisica’, ‘Fisica degli atomi e dei nuclei’ (in collaborazione) Daniela Minerva è nata a Bologna nel 1958. Ha studiato filosofia all’Università di Bologna e giornalismo scientifico all’Università della California. Ha collaborato al settimanale L’Espresso. Contiene il capitolo 2: La guerra come motore delle invenzioni. 2.1. I Krupp e l’identità tra stato e complesso militare-industriale Ci sono alcuni paragrafi dedicati alla 2° seconda guerra mondiale: – Werner Heisenberg e la bomba tedesca (pag 84-88) – Frédéric Joliot e la bomba francese (pag 89-103) – Il progetto Manhattan (pag 104-111) “”Nel 1933 Gustav Krupp, presidente della Confederazione dell’industria e contribuente ai fondi del partito, chiede l’introduzione del Führerprinzip in economia, che rafforzava la tendenza verso la concentrazione economica. Quasi contemporaneamente fu creato un consiglio per gli armamenti praticamente composto dai capitani d’industria. «Per avere un’idea della compenetrazione dell’elemento nazista col grande capitale, basti osservare che, nel 1940, dei 384 milionari che sedevano nei consigli di amministrazione e di sorveglianza di 24 dei maggiori trust, soltanto 240 tenefvano gli stessi posti prima del gennaio ’33: 144 nuovi milionari erano quindi creature del nazismo (14). L’aumento dell’attività dei Krupp fu esclusivamente connesso con la produzione di armamenti e il Führer divenne un regolare visitatore delle fabbriche di Essen. Nel 1935 si insediò un nuovo direttore del reparto armamenti, il poi tragicamente celebre Erich Müller, che iniziò la sua attività con venticinque costruttori e trenta tecnici. Qualche tempo dopo i costruttori erano 2000. Sempre nel ’35 uscì dai cantieri di Kiel un nuovo sottomarino e nel ’39 si produceva un sommergibile al mese, insieme a corazzate, portaerei e incrociatori. Da Essen venivano cannoni, proiettili e quant’altro servì a Hitler per invadere l’Europa. Nel frattempo si insediava a Essen il giovane Alfred, quello che per sarazzarsi degli altri eredi farà varare a Hitler la ‘Lex Krupp’ che riservava il diritto di eredità al primogenito maschio nell’industria. Il Führer, riconoscente per il buon acciaio, darà a Krupp parte del bottino di guerra: fabbriche e miniere in Francia, Belgio, Olanda e Austria, depositi di cromo in Jugoslavia, miniere di nichel in Grecia, ferriere e acciaierie in Unione Sovietica. Ma gli uomini di Essen partono per il fronte e la Gestapo porta ad ALfried prigionieri da Buchenwald e Auschwitz. Essen diventa un campo di concentramento nazista. È già degenerazione. E sarebbe fuorviante parlare degli ‘Sklaven’ di Alfried Krupp e dei campi di concentramento per bambini in un capitolo dedicato al complesso militare-industriale – ma ci è sembrato giusto prospettarne lo spettro”” (pag 74-75) [dal capitolo ‘2.1. I Krupp e l’identità tra stato e complesso militare-industriale’] inserire”,”QMIx-035-FV”
“BERNARDINI-DELLA-MASSA Gianpaolo”,”Origini e nascita delle Panzer divisionen – Nascita, evoluzione e trasformazione delle Panzer divisionen (1935-1945).”,”””Il primo ed il vero creatore della Panzerwaffe, l’Arma corazzata tedesca, fu certamente Guderian (16). Egli ne intuì le enormi potenzialità ed addestrò queste forze alle manovre relative da una profonda penetrazione strategica. Guderian inoltre – caso forse unico nella storia – fu anche l’esecutore decisivo; egli infatti avrebbe poi operato lo sfondamento di Sedan del 1940 e comandato le successive avanzate delle forze corazzate verso la Manica. Guderian cominciò ad interessarsi dei mezzi corazzati nel 122, allorché gli venne affidato un incarico nella””Inspektion der Kraftfahrtruppen”” (Ispettorato delle Truppe Motorizzate). Da allora cominciò a studiare le esperienze della Prima guerra mondiale ed i progressi realizzati nel dopoguerra nelle varie nazioni, tanto che nel 1928 divenne istruttore di tattica dei mezzi corazzati. I suoi “”allievi”” erano ufficiali di tutte le Armi, riuniti a Berlino nel “”Kraftfahr-Lehr-stab”” (Corpo d’istruzione dei Trasporti Motorizzati””, embrione della futura PanzerSchule. Dopo uno studio approfondito delle opere postbelliche sia francesi sia inglesi sui carri, Guderian concluse che le teorie francesi – le quali vedevano i carri some semplici mezzi d’appoggio della fanteria – erano da respingere, mentre si dovevano accettare quelle inglesi, secondo le quali i carri dovevano essere impiegati come arma a sé stante, assumendo il ruolo svolto dalla cavalleria nei secoli precedenti (17). Nel 1930 Guderian divenne comandante del 3° Kraftfahr-Abteilung e nei due anni successivi, procedé ad una radicale trasformazione del reparto: una compagnia venne dotata di carri da ricognizione, una di carri d’assalto e la terza di cannoni anticarro (18). Nell’ottobre del 1931 Guderian venne nominato CSM dell’Ispettorato delle Truppo Motorizzate, agli ordini di Lutz, completamente d’accordo e forte sostenitore delle sue idee. Varie considerazioni teorico-pratiche relative a queste “”simulazioni””, al credo di Von Seeckt, alle teorie di Liddell Hart (19) e Fuller (20) ed al limitato uso dei mezzi corazzati durante la Prima guerra mondiale (21), inducevano Guderian a considerare la Panzer Division, sostenuta dall’aviazine – quale tipo ideale di unità per l’inquadramento organico dei mezzi corazzati, formando così grandi unità meccanizzate pluriarma; queste unità venivano a costituire lo strumento fondamentale e decisivo nell’azione sia tattica sia strategica. Secondo Guderian, infatti: “”…i carri che agiscono … d’intesa con la fanteria non potranno mai avere un’importanza decisiva…””. Queste considerazioni trovarono, come sempre, sostenitori ed evversari: tra i primi ricordiano il Maresciallo von Blomberg (Ministro della Guerra nel 1933 al 1938) (22), il Gen. W. von Reichenau (23), i già citati von Seeckt e Lutz, e il Gen. von Fritsch (Comandante in Capo dell’Esercito) (24); tra i secondi ricordiamo solo il più importante: il Gen. Beck (Capo di Stato Maggiore dell’Esercito dal 1935 al 1938) (25) il quale considerava alla pari dello Stato Maggiore francese, le nuove unità motorizzate e corazzate utili per manovre di accerchiamento, ma restava convinto che la Fnateria (la cui mobilità nel 1939 era ancora assicurata, al 90%, dal cavallo) fosse ancora la regina del campo di battaglia; le nuove unità erano da inquadrarsi quindi, al massimo, a livello di brigata (28). Probabilmente, considerati il prestigio e l’autorità di cui godeva Beck, il suo punto di vista avrebbe potuto finire col prevalere se Hitler non fosse salito al potere e, poco dopo il suo insediamento alla Cancelleria del Reich (il 30 gennaio 1933) – dopo aver assistito ad una manovra dimostrativa in corso di svolgimento nel poligono di prova di Kummersdorff, e dopo che Guderian gli ebbi illustrato, in quell’occasone, le proprie idee – non avesse intuito subito le possibilità dei carri esclamando: “”Ecco quello che mi serve! Ecco cosa voglio!…”” (27)”” (pag 8-9) [(..); (23) Von Reichenau: descritto come uomo dotato di fredda e notevole intelligenza, fu tra i primi a tradurre in tedesco alcune delle opere di Liddell Hart. Guderian lo descrisse come dotato di “”mente pensante in senso progressista””; (25) Beck, fervente antinazista, si dimese nel 1938 in segno di protesta contro il proposito di invadere la Cecoslovacchia. Contiuò poi, fino alla fine, a guidare la “”fronda antihitleriana””; (…)]”,”QMIS-049-FGB”
“BERNAREGGI Adriano”,”I papi.”,”BERNAREGGI Adriano era Vescovo di Bergamo. “”La gravità singolare del pericolo è la più naturale spiegazione dell’ istituzione: ed è indubitato che essa (l’ Inquisizione ndr) rese un grande servizio alla civiltà, impedendo la diffusione del sovversivismo cataro. Sopravvisse tuttavia alla scomparsa dei Catari””.”,”RELC-106″
“BERNARI Carlo”,”Tre operai.”,”Carlo Bernari (pseudonimo di Carlo Barnard, Napoli 1909- Roma 1992) romanziere, giornalista, fotografo, a 13 anni viene espulso per ribellione da tutte le scuole del Regno. Entrato giovanissimo negli ambienti dell’ antifascismo, dopo la Liberazione diviene capo della cronaca romana dell’Unità. Ma nel ’49-50 si allontana dal Pci e lavoro per altre testate. Tra le sue opere ‘Tanto la rivoluzione non scoppierà’ (1976). ‘Tre operai’ è il romanzo di esordio. Teodoro, Marco e Anna, operai meridionali in una lavanderia sono i protagonisti di qusto romanzo pubblicato nel 1934. Siamo negl ianni tra il 1910 e il 1920 sullo sfondo delle grandi lotte che colminarono nel ‘biennio rosso'”,”VARx-014-FMDP”
“BERNAYS Edward”,”Propaganda. Comment manipuler l’opinion en democratie.”,”Opera inizialmente apparsa con il titolo ‘Propaganda’ presso le edizioni H. Liveright di New York nel 1928 e ristampata nel 2004. Edward L. Bernays è nato a Vienna nel novembre 1891, e morto più che centenario a Cambridge (Mass.) nel 1995. Per essendo poco noto avrebbe esercitato sulle democrazie liberali una influenza considerevole. Secondo l’autore della prefazione è difficile cogliere completamente le trasformazioni sociali, politiche ed economiche del ‘900 ignorando completamente l’opera di Bernays. Egli è considerato uno dei principali creatori dell’ industria delle pubbliche relazioni e quindi padre di ciò che gli americani chiamano ‘spin’, ossia la manipolazione delle notizie, dei media, dell’opinione pubblica, la presentazione partigiana dei fatti. Le campagne politiche (pag 94-95)”,”FOLx-031″
“BERNECKER Walther L.”,”Anarchismus und Bürgerkrieg. Zur Geschichte der Sozialen Revolution in Spanien 1936 – 1939.”,”””Die Ansätze zu einer gewerksschaftlichen Zusammenarbeit wurden bereits wenige Monate nach dieser Übereinkunft durch den “”Bürgerkrieg im Bürgerkrieg”” erneut belaster. Für viele Historiker bedeuten die katalanischen Mai-Auseinandersetzungen, in denen die Aanrchisten in Barcelona schließlich auf das Drängen ihrer Führer hin den vereinten Kräften der Generalitat und des PSUC wichen, den Beginn von Ende der Revolution. Seit Wochen war es zwischen CNT-, FAI- und POUM-Anhänern einerseits, PSUC- und UGT-Mitgliedern andererseits zu blutigen Zwischenfällen gekommen, in Entsprechung dazu wuchsen die Faktoren einer künftigen gewaltsamen Entladung der Krisensituation. CNT-Patrouillen und PSUC-“”Guardias de Asalto”” lieferten sin in den letzten Apriltagen erbitterte Straßengefechte.”” (pag 73)”,”MSPG-200″
“BERNERI Camillo a cura di Pier Carlo MASINI e Alberto SORTI”,”Pietrogrado 1917 Barcellona 1937. Scritti scelti. In appendice: Il caso Berneri.”,”Gli anarchici nella Rivoluzione russa, Con Kerenski o con Lenin?, Bolscevismo e militarismo, Critiche (del mov anarchico) al bolscevismo, Dibattito sul federalismo, Una lettera a Piero Gobetti, A proposito del revisionismo marxista, La socializzazione, Il federalismo di Pietro Kropotkin, Anarco-sindacalismo, Q Stato, L’ operaiolatria, Due parole a Pietro Arcinov, Polemica con Carlo Rosselli, Socialisti libertari e liberali, Umanesimo e anarchismo, Il marxismo e estinzione dello stato, La dittatura del proletariato e il socialismo di Stato, Risposta a Ercoli (Togliatti) sulla rivoluzione spagnola, In difesa del POUM, Discorso in morte di Antonio Gramsci. Tesi: critica vs tutta la concezione marxista dello Stato da Marx a Lenin”,”ANAx-002″
“BERNERI Camillo”,”L’ ebreo antisemita.”,”Si tratta di una storia dell’ ebraismo antisemita.”,”EBRx-005″
“BERNERI Camillo a cura di Pier Carlo MASINI”,”Mussolini. Psicologia di un dittatore.”,”Camillo BERNERI, nacque a Lodi nel 1897 e morì a Barcellona il 5 maggio 1937. Iniziò adolescente a far politica tra le fila della gioventù socialista e alla scuola di PRAMPOLINI. Durante e dopo la guerra aderì all’ anarchismo partecipando alle agitazioni antimilitariste dell’ epoca. Antifascista militante, emigrato politico, partecipò alla guerra civile spagnola del 1936 svolgendo il ruolo di promotore della prima colonna di volontari italiani e come politico redasse a Barcellona il giornale in lingua italiana ‘Guerra di classe’. Fu ucciso dagli stalinisti durante le giornate di Barcellona del maggio 1937. Studioso e scrittore, attento alla vita sociale, ha lasciato una copiosa produzione di scritti. Questo saggio è inedito.”,”ITAF-104″
“BERNERI Camillo, a cura di Pietro ADAMO”,”Anarchia e società aperta. Scritti editi e inediti.”,”Pietro ADAMO (1959) è Dottore di ricerca in Storia. Si occupa della cultura politica del protestantesimo radicale e della storia della tradizione libertaria. Ha pubblicato saggi e libri. E’ autore di ‘Il dio dei blasfemi. Anarchici e libertini nella Rivoluzione inglese’ (1993), ‘La libertà dei santi. Fallibilismo e tolleranza nella Rivoluzione inglese, 1640-1649’ (1997), ‘La città e gli idoli. Politica e religione in Inghilterra, 1524-1572) (1999). Corporativismo, xenofobia, protezionismo. “”Che il proletariato industriale sia una delle principali forze rivoluzionarie in senso comunista è troppo evidente perché ci sia da discutere a questo proposito. Ma è, d’altra parte, evidente che l’ omogeneità di quel proletariato è più nelle cose che negli spiriti (…). Il particolarismo degli operai delle industrie è troppo evidente perché ci si lasci andare alle generiche e generalizzatrici esaltazioni che di essi fanno taluni dei marxisti e dei marxisteggianti. L’ egoismo corporativo negli Stati Uniti ha condotto ad una vera e propria politica xenofoba, e le corporazioni tipicamente industriali si sono mostrate sempre tra le più accanite nel richiedere al governo l’ interdizione all’ immigrazione operaia. Lo stesso nella Nuova Zelanda. Ma limitiamoci all’ Italia. Gli operai delle industrie hanno sempre favorito il protezionismo industriale. Il libro di G. Salvemini, Tendenze vecchie e nuove del movimento operaio italiano (Bologna 1922), è ricco di esempi, a questo proposito.”” (pag 148)”,”ANAx-194″
“BERNERI Camillo”,”Guerra di classe in Spagna (1936-1937).”,”Si tratta di dodici articoli di Camillo BERNERI apparsi sul giornale “”Guerra di Classe”” (Barcellona 1936-1937) La caduta di Madrid. “”Madrid, l’ allegra Vienna iberica, rinnova le gesta di Sagunto. Dal walzer è passata all’ “”Eroica””. Epica, teatro di eroismi di milizie e di folla che fanno impallidire quella della Comune parigina, essa disillude le speranze belluine dei generali, ne sventa i calcoli minuziosi, ne smentisce le vanterie. Essa resiste e resisterà. Se la pietà delle folle è sorda, se l’ Europa non sa più sdegnarsi, ebbene il mondo intero sarà stupito dall’ energia. Madrid non sarà presa, Potrà essere interamente distrutta, ma non mai occupata vivente. La morte, l’ esodo e le fiamme ne faranno una Pompei.”” (pag 22) Blum. “”La malafede di Mussolini e di Hitler è evedente quanto la stupida prudenza di Blum. Mussolini ha mandato in Spagna almeno ventimila uomini; mentre vi sono in Ispagna, secondo “”L’ Ami du Peuple”” e secondo l’ “”Echo de Paris””, non meno di trentamila soldati tedeschi. Il governo italiano e quello tedesco continueranno a inviare contingenti, armi e munizioni. La neutralità anglo-francese è stata, è e sarà sempre più un ipocrita intervento a favore del fascismo spagnolo, di quello tedesco e di quello italiano. Accettare il blocco di controllo vale porre sullo stesso piano il governo legale e un’ armata di faziosi, vale porre l’ Europa al bivio: o lo scoppio della guerra o il trionfo del fascismo. Ed il trionfo del fascismo è la guerra inevitabile in un prossimo domani. La politica blumista non ha mai presentato una linea precisa e coerente perché dominata dalla paura e dalla tendenza al compromesso. E’ una politica socialdemocratica. Il Partito Comunista francese aderendo ad essa, è venuto a strappare una delle sue poche belle pagine.”” (pag 42-43)”,”MSPG-133″
“BERNERI Camille”,”Guerre de classes en Espagne.”,”””L’ho detto e lo ripeto: la guerra civile può essere vinta sul terreno militare ma il trionfo della rivoluzione politica e sociale è minacciato. I problemi di domani, in Spagna, sono ormai indissolubilmente legati agli sviluppi internazionali della guerra civile”” (pag 25)”,”MSPG-281″
“BERNI Ivan, a cura di Barbara BISCOTTI”,”28.09.1864. La Prima Internazionale.”,”””La prima internazionale aveva gettato le fondamenta dell’organizzazione degli operai per la preparazione del loro assalto rivoluzionario contro il capitale, ponendo le condizioni necessarie per (…) il socialismo”” (Lenin, (L’internazionale e il suo posto nella storia’, 1919) In bibliografia: citati tra l’altro: “”Il lavoro dello storico Gianmario Bravo è pregevole anche per un volume di sintesi di Pantarei del 2014 ‘Marx e la Prima Internazionale’ “”che analizza il ruolo del pensatore tedesco e rintraccia nella sua opera di direzione i segnali di sviluppo del vmomento operaio e dei partiti socialisti e comunisti tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento”” (pag 153-154) “”Il lavoro di James Guillaume, ‘L’Internazionale, documenti e ricordi, 1864-1878’, Centro studi libertari Camillo Di Sciullo, Chieti, 2004, che ricostruisce il confronto con la componente marxista mettendo il rilievo l’originalità del pensiero libertario. La particolarità di questo testo sta nella scrittura in prima persona da parte di Guillaume, che dell’Internazinoale fu senza alcun dubbio il principale esponente della Svizzera romanda”” (pag 154)”,”INTP-095″
“BERNINI Fabrizio”,”Il Giustiziere di Dongo. Walter Audisio: il colonnello Valerio. Luci ed ombre sulla fucilazione del secolo, quella del Duce e di Claretta Petacci.”,”BERNINI Fabrizio, pubblicista, si dedica da decenni alla storia del fascismo, della resistenza e dell’età contemporanea. E’ la prima biografia di Walter Audisio a trent’anni dalla morte. Questione istanza e ‘abiura dei principi sovversivi’ fatta a Mussolini per essere liberato dal confino a Ponza (pag 36)”,”PCIx-334″
“BERNKOPF TUCKER Nancy a cura; saggi di Shelley RIGGER, Steven PHILLIPS T.J. CHENG Michael D.SWAINE Michael S CHASE Nancy BERNKOPF TUCKER”,”Dangerous Strait. The U.S. – Taiwan – China Crisis.”,”Saggi di Shelley RIGGER, Steven PHILLIPS T.J. CHENG Michael D.SWAINE Michael S CHASE”,”ASIx-118″
“BERNOCCHI Piero”,”Per una critica del ’68. Considerazioni per l’ oggi e il domani.”,”Nel 1968, Piero BERNOCCHI è stato un dirigente del movimento studentesco nelle Facoltà scientifiche di RRoma e uno dei responsabili dell’ intervento operaio nelle fabbriche e nei cantieri. Oggi fa parte dei Cobas della scuola.”,”ITAC-038″
“BERNOCCHI Piero, con saggi di BIRMAN, KANTOROVICH, LEONTEV, NOVOZHILOV, OMAROV, MANEVICH, VOLKOV, PETRAKOV, SELJIUNIN, VJATKIN, JANOV, KOPYSOV, LEVIKOV, LEONTIEV”,”Le “”riforme”” in URSS. Da Liberman al XXV Congresso del Pcus.”,”Piero Bernocchi è nato a Foligno nel 1947 e vive a Roma, dove si è laureato in matematica con una tesi su Circolazione e riproduzione semplice del capitale e pianificazione. Impegnato attivamente nel movimento studentesco romano dal 1968, è stato successivamente dirigente dei Nuclei comunisti rivoluzionari e di Avanguardia comunista. Ha collaborato alla rivista francese Autogestion et socialisme. Ora partecipa al movimento di lotta nato nell’università di Roma e prosegue lo studio delle società cosiddette socialiste.”,”RUSU-135-FL”
“BERNOCCHI Piero MASSARI Roberto”,”C’era una volta il Pci… 70 anni di controstoria in compendio.”,”Sono di Bernocchi ‘Il peccato originale del Pci’ e la Terza parte (cap, 6,7,8,9,10,11) – Sono di Massari la Prima parte (cap. 5). Gli autori ringraziamo Paolo Casciola, Antonella Marazzi, Vincenzo Palumbo e Giorgio Amico per l’aiuto prestato. Togliatti e lo sterminio del PC polacco (1937-39) (cap. 3) (pag 44-49) “”Lo scioglimento del Kpp – fedelissimo a Stalin benché le sue origini risalissero alla Sdkp fondata a Varsavia nel 1894 da Rosa Luxemburg e Leo Jogiches – fu deciso nella primavera del 1937, ma fu reso pubblico a cose fatte solo a marzo del 1939, nel discorso di Dmitrij Z. Manuil’skij al XVIII Congresso del partito panrusso (futuro Pcus). In mezzo c’era stata la risoluzione di scioglimento del Kpp sottoposta nel novembre 1937 a Stalin (che di suo pugno vi annotò «Dovevamo farl due anni prima»: nel 1935?! che voleva dire?) e adottata dal Presidium del Celc il 16 agosto 1938. Ivi si denunciava l’infiltrazione di spie fasciste, la trasformazione dei suoi deputati in agenti di Jozef Pilsudski e dele sue forze armate, con l’immancabile accusa di «trotskismo». La firmavano il bulgaro Dimitrov, i russi Manuil’skij e Moskvin, il finlandese Kuusinen, il tedesco Florin e l’italiano Ercoli, cioè Palmiro Togliatti. (…) Il Kpp fu sciolto gradualmente, dalle cellule della periferia verso il centro, e nella più assoluta segretezza. Come apparato centrale aveva dato l’ultimo segno di attività a marzo 1937, anche se l’organo ‘Czerwony Sztandar’ (Stella Rossa) continuò ad apparire fino a maggio 1938. Dei 3.817 militanti presenti in Urss, ne sopravvisse un centinaio e nessun dirigente. All’agente cominternista bulgaro, Anton Kozinarov, fu dato l’incarico di sciogliere le cellule dei polacchi nella Brigate internazionali in Spagna. L’intero gruppo dirigente scomparve nel nulla e dalle scarne ricostruzioni postbelliche risulta solo che l’ex deputato Adolf Warski (Warszawki) fu tra i primi ad essere ucciso; Maksymilian Horwitz fu fucilato a settembre 1937; il segretari generale Lenski (pseud. di Julian Leszczynski) fu fucilato a Mosca; Wera Kostrzewa (psed. di Maria (Marianna) K.S. Koszutska) morì in carcere nel 1939; l’ex cekista Jozef Unszlicht fu fucilato nel 1938; Stanislaw Bobinski fu arrestato a giugno e fucilato a settembre 1937 dopo un processo durato circa 20 minuti; il vicepresidente dell’Accademia bielorussa delle scienze, Tomasz Jan Dabal, fu ucciso dopo aver confessato i suoi presunti «crimini»; il celebre poeta futurista Bruno Jasienski, fu fucilato nei pressi di Mosca, mentre la sua seconda moglie Anna finiva per 17 anni nel Gulag; Edward Prochniak, membro dell’Esecutivo del Comintern rifiutò di confessare e fu fucilato ad agosto 1937, il giorno stesso della condanna. Sorti analoghe toccarono a Witold Wandusrki, Albert Bronkowski, Wladyslaw Stein-Krajewski, Jozef Feliks Ciszewski, Saul Amsterdam e ad altri quadri dell’apparato. Michele Nobile ha esposto cifre e dati sull’eliminazione fisica dei comunisti polacchi in un suo lavoro inedito, utilizzando testi di Norman Davies, William Chase, Jaff Schatz, Dante Corneli, Walter Laqueur, Marian K. Dziewanowski e Victor Zaslavsky. Tanta brutalità servì a far scomparire oltre al gruppo dirigente, anche ‘l’intero’ Kpp (compresi il Kpzb e il Kpzu) che ‘in quanto tale non fu ricostituito. Fu solo dopo l’aggressione all’Urss’ – quando Stalin volle utilizzare in funzione antinazista ‘tutti i polacchi e non solo i comunisti sopravvissuti’ – che Mosca creò un suo sostituto (gennaio 1942): il Partito dei lavoratori polacchi (Ppr), «ufficialmente» non comunista e non affiliato al Comintern. (…) Come in tante altre vicende compromettenti, anche questa volta Togliatti fece in modo di non lasciare tracce del ruolo personale da lui svolto. Al punto che lo ‘Stato Operaio’ del 15 aprile 1939, nel riportare il discorso di Manuil’skij eliminò la parte riguardante la Polonia. (…) Tuttavia, la prova «storica» che furono i quattro membri della segreteria a dirigere quella cruenta operazione si avrà in era krusceviana. La segnalò molto bene Renato Mieli nel suo libro del 1964 (‘Togliatti 1937’), ricavandola dalla Dichiarazione per la riabilitazione delle vittime del 1937-39 pubblicata sull’organo del Poup, ‘Trybuna Ludu’, del 19 febbraio 1956″” (pag 45-46) “”Isaac Deutcher fu il primo – e quasi unico per molto tempo – a far luce sulla vicenda, in una celebre intervista del 1957 pubblicata da ‘Les Temps Modernes’ nel 1958, ma tenuta nascosta al grande pubblico dal governo polacco di allora (Gomulka). Fu inchlusa nella raccolta di saggi che nel 1970 curò Tamara Deutscher, ‘The making of a revolutionary’ (Lenin frammento di una vita, Laterza, 1970, pp. 97-152] (nota 2, pag 46)”,”PCIx-490″
“BERNOTTI Romeo, Amm.”,”La guerra sui mari nel conflitto mondiale, 1941-1943.”,”Fase cruciale nel Mediterraneo (gennaio-ottobre 1942). Difficoltà dell’Italia di proteggere i propri convogli, il traffico tra l’Italia e la Libia. “”La protezione dei convogli contro le eventuali azioni di navi di superficie era assai onerosa, benché la Marina italiana avesse nel Mediterraneo orientale è in quello centrale una decisa prevalenza. Il gruppo navale dislogato a Malta nel gennaio 1942 consisteva di un incrociatore leggero e un cacciatorpediniere: per la perdita di due corazzate inflitta nella notte sul 19 dicembre 1941 dai mezzi italiani d’assalto e per la situazione nell’Oceano Indiano la flotta inglese del Mediterraneo orientale, rimasta priva di corazzate e di navi portaerei, era ridotta a 6 incrociatori leggeri, con circa 12 cacciatorpediniere. Ma aveva superiorità di mezzi tecnici: quindi era difficile da parte italiana dosare economicamente le forze per la protezione dei convogli, per garantirsi contro sorprese, come quelle che negli ultimi mesi del 1941 avevano causato al traffico gravissime perdite. (…) Tale sistema imponeva alle forze navali un continuo logorio; le costringeva ad affrontare molti rischi per i pericoli aerei e subacquei, con forte consumo di combustibile (1). Nel fare queste constatazioni, il Comandante di Squadra navale italiana, in un suo rapporto faceva rilevare che l’uscita in mare di tante navi da guerra, per un convoglio di 6 piroscafi, era sproporzionata all’entità delle presumibili offese nemiche, senza garantire la sicurezza del convoglio, perché avendo scarsità di cacciatorpediniere si era costretti a disperderli per assegnarli alla difesa dei vari gruppi della forza navale. In particolar modo la scarsità dei cacciatorpediniere era sentita in relazione al pericolo subacqueo: infatti al principio del 1942 la Marina britannica aveva nel Mediterraneo circa 30 sommergibili, dei quali 10 con base a Malta e 12 nel Mediterraneo orientale. Nonostante i progressi nell’azione contro i sommergibili le perdite subite dal naviglio mercantile, per effetto delle offese subacquee, costituivano circa un terzo del totale, perché le condizioni geografiche consentivano poca variabilità delle rotte. Supermarina riconosceva quanto fossero fondate le predette osservazioni; ma le corazzate erano adibite al servizio di scorta ai convogli, avendo il Comando Supremo impartito ordini in tal senso, per ragioni d’indole morale: oltre che per la difesa contro le navi di superficie le corazzate incorporate nel convogli costituivano una protezione contro gli attacchi dall’aria, poiché esse disponevano di poderoso armamento di artiglierie contro i velivoli. La Marina italiana non aveva costruito né trasformato navi per il compito particolare della difesa contraerei (che la Marina inglese affidava a incrociatori da 4000 a 5000 tonnellate) e ne risentiva la mancanza. Sebbene fortemente scortati contro gli attacchi delle navi di superficie e contro i sommergibili i convogli rimanevano vulnerabili agli attacchi dall’aria”” (pag 168-169)”,”QMIS-029-FGB”
“BERNOTTI Romeo, Amm.”,”La guerra sui mari nel conflitto mondiale, 1943-1945.”,”Romeo Bernotti, Ammiraglio designato d’Armata. ‘Prezioso tempo perso dell’Italia dal 25 luglio all’8 settembre’. “”Da tre giorni erano in corso i movimenti dei convogli per lo sbarco nel golfo di Salerno; perciò alla 17h 30m dell’8 settembre Eisenhower inviò al governo italiano un duro telegramma, che impose la proclamazione dell’armistizio alla radio entro le 20h, minacciando in caso contrario di annullare e rendere di pubblica ragione le trattative concluse. Il governo italiano dové constatare di aver perduto ogni libertà di azione; perciò alle 19h 45m il Capo del governo annunziò alla radio l’armistizio, dichiarando che le forze italiane cessavano le ostilità contro quelle anglo-americane, tenendosi pronte a reagire «ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza». Per il modo in cui divenne terreno di lotta fra eserciti stranieri l’Italia rimase come un relitto travolto dalla tempesta. Nel periodo dal 25 luglio all’8 settembre lo sviluppo degli avvenimenti aggravò la situazione italiana, peggio che se l’Italia avesse mutato l’atteggiamento politico nei giorni immediatamente successivi alla crisi del regime. Il crollo del fascismo aveva costituito una sorpresa per la Germania; ma quel vantaggio non fu sfruttato, lasciando alla Germania il tempo di predisporre l’azione premeditata contro l’Italia: contemporaneamente le trattative con gli anglo-americani ebbero come unico effettivo risultato la resa incondizionata”” (pag 104) La bomba atomica e la resa del Giappone. “”Strenuamente il Giappone aveva combattuto, ma il suo atteggiamento finale era diverso da quello che aveva spinto la Germania alla resistenza fino all’invasione del territorio nazionale. Infatti, dopo la guerra 1914-18, in Germania era stata diffusa l’opinione che la resa fosse avvenuta quando la nazione non era ancora sconfitta: la vittoria finale dell’Intesa – scrisse Ludendorff – non fu determinata dalle battaglie ma dalla rivoluzione, che non permise di impegnare le battaglie». Fra i concetti fondamentali della dottrina nazista era stabilito che la nuova guerra dovesse essere combattuta fino all’ultimo. Nel 1944 alte autorità come l’Ammiragliato Doenitz e il Generale Jodl avrebbero voluto intavolare trattative di pace, se gli alleati non avessero opposto la pregiudiziale della resa incondizionata; quindi fu incontrastata la volontà di Hitler, che era risoluto a continuare la lotta. Il Supremo Consiglio di guerra giapponese aveva invece riconosciuto, nel maggio 1945, la necessità di porre termine alla guerra, perciò il Governo aveva insistito ripetutamente per iniziare trattative con gli anglo-americani, anche per mezzo dell’ambasciatore giapponese a Mosca. Dunque il Giappone dalla metà di maggio aveva già riconosciuto la propria sconfitta; se gli alleati anzichè trasmettere il drastico ultimatum avessero accolto la richiesta di trattative sarebbe stata possibile la conclusione di un armistizio, nel quale il Giappone avrebbe dovuto effettivamente accettare le condizioni imposte, perché non poteva fare altrimenti. Ma la proclamazione dei termini dell’ultimatum ferì l’orgoglio nazionale del Giappone, che perciò rispose con un rifiuto. In conseguenza il Presidente Truman diede al Generale Spaatz l’ordine di far gettare la bomba atomica su una delle città prestabilite, con facoltà di scegliere la data, l’ora e l’obiettivo, dopo il 3 agosto. Alle 8h 15m del 6 agosto un velivolo B 29 gettò la bomba atomica su Hiroshima, città di 340.000 abitanti, sulla costa settentrionale del Mare Interno (a nord di Kure) in terreno pianeggiante. La bomba fu lanciata con paracadute dalla quota di 9 mila metri. Il lampo dell’esplosione fu visto a 270 Km; la bomba produsse una nube di vapori alta circa 12.000 metri e causò 60 mila vittime. Dopo quel terribile avvenimento il Presidente Truman nelle pubbliche dichiarazioni fece note che per la realizzazione della bomba atomica erano stati spesi 2 bilioni di dollari e che era stato ordinato di usarla «per abbreviare la guerra, cioè per salvare migliaia di vite di americani, inglesi e giapponesi». Egli aggiunse che se i giapponesi non avessero accettato i termini prestabiliti per la capitolazione «si sarebbero esposti a una pioggia rovinosa dall’aria, quale non fu mai vista su questa terra». L’8 agosto l’Urss dichiarò guerra al Giappone. Il Ministro degli Esteri Molotov nel darne comunicazione all’Ambasciatore giapponese a Mosca informò che l’intervento della Russia mirava a «ridurre il numero delle vittime e facilitare il rapido ritorno alla pace mondiale». Il 9 agosto le armate rosse invasero la Manciuria. Alle 12h dello stesso giorno un velivolo B 29 gettò l’altra bomba atomica su Nagasaki, città di 260.000 abitanti nell’isola di Kyushu, causando 39.000 vittime. Il giorno seguente a quella nuova strage, cioè il 10 agosto, il governo giapponese annunziò alla radio che era pronto ad accettare i termini della dichiarazione di Potsdam del 26 luglio, «nell’intesa che non fossero pregiudicate le prerogative dell’Imperatore come Sovrano regnante». (…) Le bombe atomiche furono usate in virtù del possesso di basi avanzate. «Senza il potere marittimo – ha scritto l’Ammiraglio King – non avremmo avuto il possesso di Saipan, né quello di Iwo Jima e di Okinawa, che furono le basi dei velivoli per l’impiego dei quelle bombe»”” (pag 482-484)”,”QMIS-030-FGB”
“BERNOTTI Romeo, Amm.”,”La guerra sui mari nel conflitto mondiale, 1939-1941.”,”””Il fattore marittimo ebbe principale influenza sulla decisione del Comando Supremo germanico di procedere alla conquista della Crimea. Per la sua posizione centrale nel Mar Nero la penisola di Sebastopoli aveva grande importanza come base aerea e navale; inoltre le truppe sovietiche dislocate in Crimea costituivano una latente minaccia, e per eliminarla non bastava che fossero tagliate le comunicazioni fra la Crimea e il retroterra, poiché, avendo il dominio del mare, i russi potevano eseguire gli sbarchi. Il possesso della Crimea assicurava alla Russia il dominio del Mare di Azov, anche quando gli eserciti invasori riuscissero ad occupare la costa settentrionale di quel mare avanzando fino a Rostow. (…) Da tutto ciò si comprende come la Crimea avesse per la Russia un valore strategico inestimabile. Nel 1854 la Gran Bretagna e la Francia avevano attaccato la Crimea perché costituiva un obiettivo limitato; ma nel nuovo conflitto, avendo la Russia la padronanza del mare, il possesso della Crimea dava al difensore i massimi vantaggi nell’azione controffensiva. La conquista della Crimea era dunque necessaria per ulteriori operazioni degli eserciti germanici”” (pag 469-470) “”La strenua resistenza collettiva consentiva alla Russia il tempo necessario per mettere in valore le risorse di cui disponeva nel suo enorme spazio, e di ricevere aiuti da oltremare. Roosevelt e Churchill stabilirono gli accordi per dare agli eserciti sovietici tutta l’assistenza possibile: durante la Conferenza Atlantica, a metà agosto 1941, essi inviarono a Stalin un messaggio affermando la politica comune, e Roosevelt annunziò l’invio a Vladivostok di navi americane per trasporto di carburanti. Gli aiuti anglo-americani avevano per la Russia carattere indispensabile, che fu definito da Churchill e nei seguenti termini, nel discorso del 9 settembre 1941 alla Camera dei Comuni: “”Il bisogno è urgente e di grande entità. Una parte della produzione del ferro e dell’acciaio della Russia è caduta nelle mani del nemico. D’altra parte l’Unione Sovietica dispone da 10 a 15 milioni di soldati; perciò una Commissione anglo-russo-americana avrà il compito di organizzare i rifornimenti per potenziare quelle grandi masse””. I rifornimenti all’Urss potevano giungere per tre vie, cioè per quella del Mar Glaciale, chiusa nell’inverno dai ghiacci, per la via di Vladivostok, da cui rifornimenti dovevano percorrere circa 13.000 chilometri in ferrovia; e finalmente attraverso l’Iran, con possibilità di arrivare dal Golfo Persico al Mar Caspio con un percorso di 900 chilometri, e di avere così accesso al Volga, ossia al cuore della Russia. In conseguenza Churchill affermava la necessità dell’intervento anglo-russo nell’Iran; quell’intervento era già in atto dalla fine di agosto, col pretesto della presenza di cittadini dell’Asse accusati di attività antibritannica. La possibilità degli aiuti alla Russia era quindi connessa a tutto l’andamento della guerra marittima e al problema del tonnellaggio navale. La necessità degli aiuti alla Russia accresceva l’importanza del fattore marittimo sull’andamento generale del conflitto. Nell’ottobre gli Stati Uniti fecero credito all’Urss per un miliardo di dollari, in base alla legge “”prestiti e affitti””. Il 7 novembre Roosevelt dichiarò che “”la difesa dell’Urss era vitale per la difesa degli Stati Uniti””. Un mese dopo scoppiava la guerra tra gli Stati Uniti e il Giappone; così il conflitto assumeva carattere mondiale, ma la guerra in Europa manteneva importanza preminente, e sul fronte orientale gli eserciti germanici, come più tardi Hitler ebbe a dichiarare erano in situazione “”vicina al disastro”” (1)”” (pag 473-476) (1) Hitler fece questa ammissione nella successiva primavera quando il pericolo era stato temporaneamente superato. Ved. Relazione di Mussolini sull’incontro con Hitler a Salisburgo nei giorni 29-30 aprile 1942″,”QMIS-032-FGB”
“BERNSTEIN Samuel”,”Blanqui.”,”L’A è uno storico americano di idee sociali, autore di più studi sul movimento operaio FR e nel mondo. Altri libri dell’A: -The Beginnings of Marxian Socialism in France. NY. 1965 -Filippo Buonarroti. TORINO. 1949 – Buonarroti. PARIS. 1949 -Essays in Political and Intellectual History. NY. 1955 -The First International in America. NY. 1962 -Papers of the General Council of the International Workingmen’s Association, New York, 1872-1876. MILANO. 1962 -Storia del socialismo in Francia dall’illuminismo alla Comune. 2 voll. ROMA. 1963″,”MFRx-041″
“BERNSTEIN Eduard”,”I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia. (Tit. orig.: ‘Die Voraussetzungen des Sozialismus und die Aufgaben der Sozialdemokratie’, 1899)”,”Apparsa nel 1899 quest’opera divenne il testo fondamentale del ‘Revisionismo’ della 2° Internazionale. Con un’abbondante documentazione economica e sociologica contestava i capisaldi della elaborazione teorica del marxismo: polarizzazione della società nelle due classi estreme, impoverimento crescente e proletarizzazione dei ceti medi, acutizzazione delle crisi economiche, teorie del crollo. Eduard BERNSTEIN (Berlino 1850-1932) storico del socialismo e uomo politico, fu per anni l’esponente più in vista della socialdemocrazia tedesca. Quest’opera provocò una vivace polemica con KAUTSKY e un largo dibattito al Congresso della SPD che a grandissima maggioranza respinse le tesi di BERNSTEIN. Costretto dalle leggi antisocialiste a lasciare la GERM, vi tornò solo nel 1901.”,”BERN-003″
“BERNSTEIN Samuel”,”The First International in America.”,”Altre opere di Samuel BERNSTEIN: -The Beginnins of Marxian Socialism in France (NEW YORK, 1933) -Filippo Buonarroti (PARIS, 1949) -Essays in Political and Intellectual History (NEW YORK, 1955)”,”INTP-011″
“BERNSTEIN Carl WOODWARD Bob”,”Tutti gli uomini del presidente. L’ affare Watergate.”,”Carl BERNSTEIN è nato nel 1944 e a vent’anni, abbandonati gli studi universitari, ha cominciato a lavorare come fattorino in un giornale. Quattro anni dopo è entrato al ‘Washington Post’ come reporter di cronaca. WOODWARD (1943) si è laureato in giurisprudenza all’ Università di Yale ed è divenuto anch’egli cronista di quel giornale.”,”USAS-065″
“BERNSTEIN Eduard; a cura di Heinrich August WINKLER”,”Die deutsche Revolution von 1918-1919. Geschichte der Entstehung und ersten Arbeitsperiode der deutschen Republik.”,”WINKLER (nato nel 1938) dal 1972 al 1991 è stato professore di storia a Friburgo. Autore di opere di storia del movimento operaio tedesco durante la repubblica di Weimar, dal 1991 insegna alla Humboldt-Universitat di Berlino.”,”BERN-013″
“BERNSTEIN Edward”,”Socialismo e socialdemocrazia.”,”Marxismo e blanquismo. “”Nella rivoluziuone del febbraio 1848 i rivoluzionari dei clubs erano spesso chiamati “”babouvisti”” e “”partito Barbés”” o, dall’ uomo che era divenuto il loro capo spirituale, “”blanquisti””. In Germania, Marx ed Engels, con i dati della radicale dialettica hegeliana, erano pervenuti a una dottrina molto simile al blanquismo””. (pag 57) Contro la Luxemburg. “”Noi non abbiamo constatato i sintomi precursori di un cataclisma economico di inaudita violenza e non possiamo qualificare di particolarmente effimero il miglioramento degli affari che si è realizzato dopo. Una terza domanda piuttosto si pone e che, d’altronde, la precedente già, in parte, comporta. Cioè se l’ enorme estensione territoriale del mercato internazionale, aggiunta alla straordinaria riduzione del tempo necessario alle comunicazioni e ai trasporti, non abbia a tal punto moltiplicato le possibilità ‘di compensare’ le perturbazioni e se la ricchezza enormemente accresciuta degli stati industriali d’ Europa, aggiunta all’ elasticità del credito moderno e all’ istituzione dei cartelli industriali, non abbia a tal punto diminuito la forza retroattiva delle perturbazioni locali e particolari, che, per un tempo abbastanza lungo, siano divenute improbabili delle crisi commerciali generali sul modello delle crisi precedenti. Questa questione, da me formulata in un libro sulla “”teoria del cataclisma”” socialista, ha dato luogo a numerosi attacchi. Essa ha, fra gli altri, incitato Rosa Luxemburg a farmi un corso sul credito e la facoltà di adattamento del capitalismo, corso pubblicato, sotto forma di una serie di articoli, nella “”Leipziger Volkszeitung”” del mese di settembre 1898. (…)””. (pag 126-127) Contro Parvus. “”Sono perfettamente cosciente della molto relativa capacità dimostrativa di trattazioni di questo genere, dove, per menzionare una sola cosa, l’ importantissimo fattore della ripartizione locale e della significazione politico-sociale dei gruppi è restato interamente fuor di questione. Ma non si tratta che di stabilire un criterio approssimativo per valutare la proporzione di quegli elementi della popolazione presso i quali le inclinazioni per il socialismo, ammesse in teoria, non siano di una natura unicamente occasionale. Che dire per esempio delle statistiche delle forze socialiste elaborate con dati di pura apparenza che Parvus, nel settimo articolo della sua serie, inalbera trionfalmente contro di me? Come se la grande superiorità numerica degli spossessati – paragonata al numero dei possessori – che egli mette avanti fosse qualcosa di nuovo o di sconosciuto! Vi sono anche stati dei giornali socialisti che dall’ esistenza – dimostrata da Parvus – dell’ esercito del proletariato”” forte di quindici milioni di individui, contro l’ “”esercito del capitale”” con solo 1.6 milioni di combattenti (a lato di 3 milioni di piccoli contadini e artigiani “”rovinati dal capitale””, ma non ancora caduti al livello proletario e 820.000 persone viventi in una relativa dipendenza dal capitale), hanno concluso con l’ imminenza della rivoluzione socialista. La calma veramente asiatica con la quale Parvus allinea i 5.6 milioni di dipendenti dell’ agricoltura nella rubrica “”esercito del proletariato”” non è superata che dall’ ardire con il quale scopre due milioni di “”proletari del commercio””.”” (pag 160-161)”,”BERN-016″
“BERNSTEIN Eduard ENGELS Friedrich, a cura di Helmut HIRSCH”,”Eduard Bernsteins Briefwechsel mit Friedrich Engels.”,”””Die ‘Bataille’ liegt in den letzen Zügen – c’ est une défaite, et méritée. Liss(agaray) entpuppt sich als total unfähig zum Journalisten und er wie seine Mitarbeiter Malon und Brousse appelieren an den chauvinistischen Deutschenhaß der Pariser gegenüber Guesde etc.: Marxistes, nébulosités allemandes etc. Was alles den Liss (agaray) nicht verhindert hat, dem Eigent(ümer) des “”Citoyen”” anzubieten, er wolle in die Red(aktion) eintreten! Die Redaktion hat das natürlich sofort zurückgewiesen (dies privatim).”” (pag 108, F.E. a E.B., 26.6.1882) “”La ‘Bataille’ mente fino all’ ultimo. E’ una disfatta, e meritata. Lissagaray emerge come totalmente inadatto al giornalismo (…)”””,”BERN-017″
“BERNSTEIN Eduard”,”Sozialdemokratische Völkerpolitik. Die Sozialdemokratie und die Frage Europa.”,”Der Krieg als Umleiter des Außenhandels. Es ist daher unmöglich, sich darüber zu täuschen, daß die Nachempfindungen, die Dieser Krieg verursacht hat, allein schon genügen würden, dem Handelsverkehr zwischen den Völkern der hauptsächlich beteiligten Länder tiese Wunden zu schlagen, auch ohne daß irgendwelche Zollgesetze ihm Schranken ziehen.”” (pag 193) La guerra come deviazione del commercio estero. “”E’ dunque impossible sbagliarsi sul fatto che solamente per i sentimenti che che questa guerra ha causato essa colpirà il commercio tra i principali paesi coinvolti, anche senza che siano alzate delle barriere doganali”””,”BERN-018″
“BERNSTEIN Edouard”,”Les présupposés du socialisme.”,”””Hanno fatto del socialismo una scienza. A noi di svilupparla in tutti i suoi aspetti””. (Engels, Antidühring) (in apertura al libro di Bernstein) “”Ho già scritto nel mio articolo sulla “”Teoria delle catastrofi”” che non bisogna fermarsi ai dati globali della statistica delle imprese; ma esaminare attentamente le sue differenti sezioni se si vuole prendere una giusta misura dell’ evoluzione. In certi articoli della serie “”Problemi del socialismo””, io mi ero sforzato di mostrare che il grado di sviluppo capitalistico di una impresa non si giudica unicamente dal numero dei suoi salariati. Parvus ha criticato in “”Sächsischer Arbeiter-zeitung’ l’ uso che io ho fatto delle cifre globali dei gruppi di imprese. Queste osservazioni non aggiungono niente in principio a quello che ho già detto e ripetuto prima di lui, e non chiariscono la questione dibattuta: la probabilità di una prossima catastrofe economica””. (pag 127) “”Le risoluzioni sul sistema cooperativo presentate dal consiglio generale dell’ Internazionale ai congressi di Ginevra e di Losanna testimoniano di questo cambiamento di atteggiamento, come pure un passaggio del libro di Eccarius, ‘Eines Arbeiters Widerlegung’. Quest’ultimo testo può essere dello stesso Marx; o almeno ha ricevuto la sua approvazione””. (pag 138) Giudizio sui Webb. “”Il libro di Sidney e Beatrice Webb ‘Teoria e pratica dei sindacati britannici’ rappresenta il lavoro più recente e più completo su questa questione. I suoi autori lo considerano, a giusto titolo, come un saggio sulla democrazia nell’ industria””. (pag 171)”,”BERN-019″
“BERNSTEIN Eduard”,”Sozialdemokratische Lehrjahre.”,”””Der theoretische Kampf sollte indes noch ein Nachspiel haben. C.A. Schramm mochte es nicht verwinden, daß er in der Polemik über die Bedeutung von Rodbertus für die Sozialdemkratie seine Position gegenüber Kautsky nicht hatte halten können. Er verfaßte eine Schrift “”Marx, Rodbertus und Lassalle””, in der er Marx und Rodbertus gleichmäßig als Stubengelehrte hinstellte, die zwar Wissenschaftlich Achtungswertes geleistet hatten, aber als Politiker nicht entfernt an Lassalle heranreichten, der durch kluges Vorgehen die Grundlagen einer leistungsfähigen politischen Arbeiterpartei gelegt habe. Er bot diese Schrift zuerst J.H.W. Dietz in Stuttgart zum Verlag an, der sie aber wegen ihrer inneren Unwahrheit ablehnte. Er fand dann in dem schon halb un halb der Partei entfremdeten Louis Viereck einen stimmungsverwandten Verleger für sie.”” (pag 151) « La lutte théorique devrait avoir entretemps encore une suite. C.A.Schramm ne pouvait pas déformer qu’il n’avait pas pu tenir sa position dans le Polemik sur l’importance des Rodbertus pour les Sozialdemkratie par rapport à des Kautsky. Il a écrit une écriture « Marx, Rodbertus et Lassalle », dans laquelle il a mis de manière égale Marx et Rodbertus en tant que savants de place qui avaient effectué certes scientifiquement la valeur de respect, mais en tant que politiciens, à le tout le n’élimine pas heranreichten qui a jeté par une procédure intelligente les bases à un parti ouvrier politique efficace. Il offrait d’abord cette écriture à J.H.W. Dietz à Stuttgart à la maison d’édition qui elle a toutefois rejeté à cause de son mensonge interne. Il a trouvé alors dans cela déjà demi les demi le parti le carré aliéné un éditeur stimmungsverwandten de Louis Viereck d’elle. » (pag 151)”,”BERN-020″
“BERNSTEIN Eduard”,”Der Sozialismus einst und jetzt. Streitfragen des Sozialismus in Vergangenheit und Gegenwart. (Il socialismo ieri ed oggi. Differenze del socialismo nel passato e nel presente)”,”””Le socialisme une fois et maintenant. Différends du socialisme dans les Passé et un présent.”” “”Die Frage ist nun: Woher kam der Zuwachs der ungelernten Arbeiter? Sie führt auf eine sehr charakteristische Erscheinung.”” Zum Teil zogen deutsche Arbeiter vom Lande als Tage löhner in die Stadt und wurden auf dem Lande durch Ausländer ersetzt, … La questione è adesso: da dove è venuto l’ aumento dei lavoratori non specializzati? Essa conduce ad un fenomeno molto caratteristico. I lavoratori tedeschi della terra in quanto che giornalieri sono stati attirati in parte nella città e sono stati rimpiazzati nelle campagne dagli stranieri (…). (pag 46)”,”BERN-021″
“BERNSTEIN Samuel”,”Storia del socialismo in Francia. Dall’ illuminismo alla Comune. I.”,”””Mai, prima d’allora, i rapporti tra le classi erano stati esaminati con altrettanto senso critico e inseriti così strettamente nella lotta politica. Linguet e Graslin, Morelly e Mably, persino Maréschal e Brissot, pur avendo intravisto gli elementi di inconciliabilità tra le classi, non li avevano considerati come fattori determinanti dei conflitti politici. Marat aveva indicato gli errori della rivoluzione, nel suo tentativo di dare una coscienza politica alle masse popolari. La sua dottrina politica, tuttavia, aveva oltrepassato il suo programma economico. Gli enragés e gli ebertisti ebbero più di Marat una visione chiara delle mete rivoluzionarie del popolo, pur non avendo essi stesso raggiunto la sua maturità politica. In Babeuf programma economico e programma politico si fusero. (…) Babeuf voleva sostituire quest’ ordine sociale con una società pianificata, in cui tutti gli uomini dovrebbero essere al tempo stesso produttori e consumatori. “”Non deve esserci né alto né basso, né primo né ultimo””. Gli sforzi di tutti “”devono costantemente convergere verso la grande meta sociale: la prosperità comune””.”” (pag 152)”,”MFRx-240″
“BERNSTEIN Samuel”,”Storia del socialismo in Francia. Dall’ illuminismo alla Comune. II.”,”Rivoluzione e Controrivoluzione 1848. “”Lo scoppio della guerra civile era prevedibile fin dal primo giorno. Nei quattro giorni dei combattimenti di strada, Cavaignac portò sistematicamente avanti il suo piano per sottomettere Parigi. Quando Corbon fondatore dell’ Atelier, e Considérant, il fourierista, proposero un compromesso nell’ Assemblea, furono zittiti. Gli operai, che cinque mesi prima avevano costretto i monarchci e i ricchi proprietari a nacondersi o a passare la frontiera, furono ora schiacciati. Il contemporaneo Louis Ménard stimò che da quattrocento a cinquecento operai furono uccisi sulle barricate. Dopo il conflitto, la Garde mobile e i soldati di truppa ne massacrarono più di tremila. Il Peuple constituent, diretto da Lamemmais, affermò che circa quattordicimila persone furono gettate in prigione: di queste quattromila furono deportate dalle colonie o cacciate nei campo di lavoro forzato. Così severa fu la repressione che un’ inchiesta della Camera di commercio riferisce che le strade dei quartieri operai erano spopolate e che vi fu in quel tempo una forte penuria di operai meccanici. Giugno fu la vendetta di febbraio: la borghesia ritornava al potere sui cadaveri degli operai parigini.”” (pag 196)”,”MFRx-241″
“BERNSTEIN Eduard, a cura di Heinrich August WINKLER”,”Die deutsche Revolution von 1918/19. Geschichte der Entstehung und ersten Arbeitsperiode der deutschen Republik.”,”Profilo biografico E. BERNSTEIN (1850-1932), H.A. WINKLER (1938-), T. LOWE (1964-). (pag 352) I socialisti del Kaiser e gli Spartachisti “”Von solchen Blättern erst gar nicht zu reden, die, wie die schtzzöllnerische Londoner “”Morning Post””, das ganze deutsche Volk insgesamt für am Krieg und den Kriegsmissetaten schuldig erlklärten, gehörten für Blätter vom Einfluß der Pariser “”Temps”” sogar die politischen Führer der Partei der Mehrheitssozialisten zu den politisch Kompromittierten, waren sie nur “”die Sozialisten des Kaisers”” gewesen. Nach diesem Blatt hatte im August 1914 der Reichstag, den die Regierung Wilhelm II. doch erst einberufen hatte, als der Krieg schon da war, schlechthin für den Krieg gestimmt. Logischerweise hätte also nur ein Deutschland, das von unabhängigen Sozialisten oder Spartakisten geführt war, den Anforderungen des “”Temps”” und gleichgesinnter Blätter Genüge geleistet. Abe eine Regierung der Spartakisten hieß nach außen in die Regierung von Verbündeten der Bolschewisten Rußlands, gegen die England und Frankreich (…)””. (pag 247-248)”,”MGER-134″
“BERNSTEIN Eduard a cura, scelta testi di Curt BARDAY Erich MAX”,”Was will die Zeit? Der soziale Gedanke. Leisätze aus den Schriften der Begründer des Sozialismus.”,”””Ist der Krieg nicht der permanente Zustand der Menschheit? Krieg gegen den Dämon, Krieg gegen die Ketzerei und die Philosophie, Krieg gegen das Fleisch und gegen den Geist; in Folge dessen Kriegen der Völker und der Regierungen untereinander, immerfort Krieg, Krieg überall.”” (pag 263, Proudhon) traduzione automatica: Se la guerra non è il permanente stato di umanità? La guerra contro il demone della guerra contro l’eresia, e la filosofia della guerra contro la carne e contro lo spirito, in conseguenza delle guerre dei popoli e dei governi tra di loro, sempre continuato guerra, la guerra in tutto il mondo”,”SOCx-146″
“BERNSTEIN Eduard”,”Cromwell and Communism. Socialism and Democracy in the Great English Revolution. (Tit.orig.: Sozialismus und Demokratie in der grossen englischen Revolution (1895))”,”””When, in April 1653, Cromwell forcibly dispersed the “”Rump”” of the Long Parliament, and summoned a Parliament consisting of 139 selected notabilities of the Independent party, and kwown as the “”Little”” or “”Barebone’s”” Parliament, Lilburne returned to London, contending that the sentence of banishment pronounced against him by the “”Rump”” was legally annulled by the mere fact that the latter had ceased to exist. But this was not Cromwell’s view. He ordered Lilburne to be arrested at once and tried for “”breach of exile””, which was punishable as an act to high treason. Again monster petitions pured in on Lilburne’s behalf, but they had no effect upon the Council of State any more tha had an open letter, published by Lilburne immediately after his return entitled ‘The Banished Man’s Suit, etc.’.”” (pag 155) “”The sympathy of the populace for Lilburne had risen to such a pitch as to cause Cromwell to keep several regiments ready under arms, in order to employ force, if necessary. Slips of paper with the inscription: ‘And what, shall than honest John Lilburne die! Three score thousand will know the reason why,’ were circulated in large numbers. As a matter of fact, the number of Lilburne’s partisans was not great as this, but quite aparte from the special easures taken by Cromwell, the pamphlets of the period dealing with Lilburne’s case reveal the intensity of the agitation at this moment, and the enormous popularity acquired by Lilburne. And after a twelve hours’ final hearing, in which Lilburne defended himself with his usual skill, the jury pronounced the verdict of “”Not Guilty””””. (pag 155-156)”,”BERN-023″
“BERNSTEIN Eduard”,”Zur Geschichte und Theorie des Sozialismus. Gesammelte Abhandlungen. Zweite Auflage.”,”BERNSTEIN Eduard “”Abwehr wider Kautskys Schrift: Bernstein und das socialdemokratische Programm’ (pag 406-416) (Difesa contro lo scritto di Kautsky: Bernstein e il programma socialdemocratico)”,”BERN-027″
“BERNSTEIN Eduard, a cura di Manfred STEGER”,”Selected Writings of Eduard Bernstein, 1900-1921.”,”BERNSTEIN Eduard Socialismo scientifico: le due scoperte che trasformano il socialismo in una scienza. “”The most influential socialist theory of our age, subscribed to by the great majority of engaged socialists, has been referred to by its founders, Karl Marx and Friedrich Engels, as “”scientific socialism””. In a famous chapter of his book ‘Anti-Dühring’, called “”The Development of Socialism from Utopia to Science””, Engels points to the two “”scientific”” discoveries of Marx that transformed socialism into a science: the materialist conception of history and the exposition of surplus value extraction in capitalist economy.This is the most authentic, though not the sole passage in which the term “”scientific”” has been claimed on behalf of Marx’s socialism. There exists a plethora of articles within the socialist literature, appearing before the 1877 edition of the ‘Anti-Dühring’, that make the same claim. Even the German socialist J.B. von Schweitzer, who usually sparred with Karl Marx, responded after his first reading of Marx’s Capital Vol. I by saying: “”Socialism is indeed a science”” [Eduard Bernstein, How Is Scientific Socialism Possible?, 1901] [in Eduard Bernstein, a cura di Manfred Steger, Selected Writings of Eduard Bernstein, 1900-1921, 1996] (pag 89) “”Still both the popularized literature of Social Democracy and parts of Engels’s writings (which, by the way, were endorsed by Marx) strongly emphasize the existence of “”surplus-value”” as the herald of a dawning socialist society. Likewise, ‘Capital Vol. I’ abounds with passages characterizing surplus-value as “”exploitation””. Whenever human relations are involved, the term “”exploitation”” carries a moral meaning. In German the term derives from world “”loot””, hence, in the case of capitalist economy, “”exploitation”” connotes robbery in disguise. After all aren’t capitalists depicted as social bandits, robbing the working class? But how can we reconcile this moral undertone with Engels’s passage? It seems to me that Engels attempts to answer this question himself: “”Something appearing false from an economic point of view might still be correct in a world-historical sense. If moral mass-consciousness declares as unjust an economic fact like slavery or serfdom, this is the proof that the economic fact has outlived its purpose. In other words, ‘other economic facts have emerged’, making the old ones both unbearable and untenable. Consequently, ‘behind’ a formal economic falsity there may hide a ‘true economic content'””.”” (pag 91-92) [Eduard Bernstein, How Is Scientific Socialism Possible?, 1901] [in Eduard Bernstein, a cura di Manfred Steger, Selected Writings of Eduard Bernstein, 1900-1921, 1996]”,”BERN-029″
“BERNSTEIN Irving”,”Turbulent Years. A history of the American Worker, 1933 – 1941.”,”BERNSTEIN Irving”,”MUSx-274″
“BERNSTEIN Richard MUNRO Ross H.”,”The coming conflict with China.”,”BERNSTEIN Richard ha studiato la storia cinese sotto John K. Fairbanks ad Harvard, è stato reporter dalla Cine per il Washington Post. Ha lavorato per il Time e il NYT. MUNRO Ross H. è un giornalista direttore di Asian Studies al Center for Security Studies a Washington. Anche lui ha esperienze di lavoro con il Time ed è capo redazione di Pechino del Globe and Mail.”,”RAIx-308″
“BERNSTEIN Irving”,”The Lean Years. A History of the American Worker, 1920-1933.”,”IWW (pag 141-142) Repressione e declino degli IWW. “”This IWW lost ground steadily in the industries where it had once been strong – lumber, metal mining, agriculture, and marine transportation. Its only significant activity, in fact, was in a new area – bituminous coal, where the collapse of the United Mine Workers invited radicals of all stripes. On August 21, 1927, IWW called a national one-day protest strike against the execution of Sacco and Vanzetti. The only workers to respond in substantial number were the coal miners of southern Colorado. This led to a stoppage over economic issues that began on October 18 and lasted four months, accompanied by much bloodshed and police terrorism. It was, in fact, the killing of six miners and the wounding of many others on November 21 at the Columbine Mine of the Rocky Mountain Fuel Company that led Miss Roche to overhaul that firm’s labor policy. Significantly, the agreement she made was with the UMW rather than with the IWW. This short-lived success in coal was to stimulate the Wobblies to later adventures in that industry. In 1929, however, they had little strength there or anywhere else. How many workers the IWW enrolled is difficult to say. An indication may be derived from the fact that only 719 ballots were cast in a nation-wide referendum early in 1929″”. (pag 142)”,”MUSx-298″
“BERNSTEIN Samuel a cura”,”Papers of the General Council of the International Workingmen’s Association. New York: 1872-1876.”,”Già pubblicato in Annali dell’Istituto Giangiacomo Feltrinelli, IV, 1961 (Documento 68) Lettera di Sorge a Engels (11 aprile 1873) (pag 64-65) “”(…) Last fall a great number of Italians were “”imported”” to this country & now made use of to supplant laborers on strike (3) (see “”Arbeiterzeitung””). The G.C. [General Council] wishes to make inquiry in Italy about the way & manner of their being sent to America, because it is suspected here, that they were “”imported”” for that purpose. (…)”” (pag 65) [(3) About 200 Italian immigrants were compelled by police terror to work as scabs during the strike of the New York gas workers. The ‘Arbeiter-Zeitung, April 12, 1873, ran a long story on the event and reported how the Italians protested vigorously. Several of them died in an attempt to escape. See documents 70 and 77] Documento 77. “”(…) Les ouvriers d’une des plus grandes fabriques de gas à New York demandèrent la réduction de leur travail à 8 heures (conformément aux lois des Etats-Unis et de l’Etat de New York) et si jamais une réduction fut juste, c’est dans le travail malsain et malpropre de la fabrication du gas. les propriétaires philanthropiques de ce monopole, loin d’être contents de leurs salaires et dividendes énormes, refusèrent cette demande et les ouvriers se mirent en grève. A cette vue la Commission d’émigration de l’Etat de New York, créée pour protéger et aider les pauvres émigrants accourut et ‘protégea’ et ‘aida’ la ‘pauvre’ compagnie du gas en lui envoyant quelques centaines d’émigrants Italiens pour supplanter les grévistes. Afin de protéger et aider sécurément les Italiens ils furent renfermés dans la fabrique pour y travailler, manger et dormir et quand ils avaient la prétention de refuser cet ouvrage pernicieux et sale et de vouloir quitter, la police les empêcha de partir et les délivra de nouveau aux tendres soins de leurs maîtres bienveillants. Quelques-uns des Italiens essayant d’échap par è cette nouvelle interprétation de la loi de domande et offre en gravissant les murs trouvèrent la liberté éternelle dans les eaux de la rivière de l’Est (East river) touchant la ceinture de la fabrique!!! Compagnons-ouvriers! Pourrez-ovus empêcher de tels crimes tant qu’une nationalité peut être abusée par nos exploiteurs pour faire échouer les efforts des travailleurs d’une autre nationalité? N’est-il pas le temps que vous unissiez vos forces en adhérant tous à l’Association I. d. Tr.? (…)”” (Rapport du Conseil Général à tous les membres de l’Association Internationale des Travailleurs) (F.I. Bertrand, Fr. Bolte, C. Carl, S. Dereure, S. Kavanagh, C.F. Laurel, F.A. Sorge, C. Speyer, New York, le 25 avril 1873)”” [Samuel Bernstein, a cura, Papers of the General Council of the International Workingmen’s Association. New York: 1872-1876, 1967] (pag 71) vedi testo ricomposto in retro scabs crumiri crumiraggio”,”INTP-073″
“BERNSTEIN Irving”,”The Lean Years. A History of the American Worker, 1920-1933.”,”Foto di manifestazioni cortei operai, condizione operaia, lunga fila di disoccupati (da pag 306)”,”MUSx-302″
“BERNSTEIN Eduard”,”Die Schneiderbewegung in Deutschland. Ihre Organisationen ud Kämpfe. Band I: Geschichte des Gewerbes und seiner Arbeiter bis zur Gründung des deutschen Schneiderverbandes.”,”Per il secondo volume si veda Heinrich Stühmer, Die Schneiderbewegung in Deutschland, II, 1928″,”BERN-031″
“BERNSTEIN Jeremy”,”L’uomo senza frontiere. Vita e scoperte di Albert Einstein.”,”Jeremy Bernstein è professore emerito di Fisica al Stevens Institute of Technology di Hoboken, New Jersey. Dal 1961 al 1995 ha scritto per il New York Times. In Italia sono stati pubblicati i saggi ‘Uomini e macchine intelligenti’ (1990), ‘Einstein’ (2004) e ‘Il club dell’uranio di Hitler’ (2005) “”Ernest Rutherford, che aveva scoperto il protone nel 1909, aveva formulato l’ipotesi, ovvia ma errata, che questi componenti elettricamente neutri fossero formati da un elettrone e un protone strettamente uniti, senonché nel 1932 James Chadwick, suo collega più giovane a Cambridge, scoprì che questo componente neutro era una particella a sé, il cosiddetto “”neutrone””, con una massa leggermente maggiore di quella del protone. Il neutrone, essendo privo di carica elettrica, rappresenta una sonda ideale per esplorare il nucleo; infatti la repulsione elettrica dei protoni non lo arresta, ed esso può penetrare all’interno. Diversi gruppi di ricercatori, in vari paesi, cominciarono subito a usare i neutroni come sonde sui materiali più diversi e a osservare quello che succedeva. Tra questi gruppi uno dei più interessanti era quello guidato da Enrico Fermi a Roma, Fermi aveva fatto una scoperta accidentale ma estremamente importante: i neutroni lenti (quelli cioè che si muovono alla velocità di una molecola di gas a temperatura ambiente) erano molto più efficienti di quelli veloci nell’indurre reazioni nucleari. Nel 1935, insieme al suo gruppo, schermò un bersaglio di uranio con lamierino di alluminio per isolarlo da radiazioni indesiderate e lo bombardò con neutroni lenti. Quando il nucleo di un atomo di uranio viene spaccato da un neutrone (nel corso dell’evento che viene chiamato fissione), dà origine a due elementi più leggeri, per esempio boro e krypton, più un piccolo numero d neutroni: è una reazione molto intensa che produce energia in quantità, e se il gruppo di Fermi non avesse schermato il bersaglio di uranio l’avrebbe sicuramente osservata. Ma così non fu; e la fissione nucleare fu scoperta in Germania, nel 1938, da Otto Hahn e Fritz Strassmann, che eseguirono l’esperimento decisivo a Berlino, nonché da Lise Meitner e Otto Frisch, che ne interpretarono correttamente il risultato”” (pag 168-169)”,”SCIx-425″
“BERNSTEIN Ed.”,”Der Revisionismus in der Sozialdemocratie. Ein Vortrag gehalten in Amsterdam vor Akademikern und Arbeitern. Mit einem Anhang: Leitsätze für ein sozialdemocratisches Programm. [Il revisionismo nella Socialdemocrazia. Una conferenza tenutasi presso il mondo accademico di Amsterdam ed i lavoratori. Con un’appendice: le linee guida per un programma socialdemocratico]”,”Parallelo tra il pensiero di Marx e la concezione di Darwin sulla natura (pag 8-9) “”Darwins Buch entwickelt den Gedanken, dass die Veränderungen der Lebewesen nicht auf willkülriche Eingriffe eines Schöpfers zurückzuführen sind, sondern ursächlich aus den Lebensbedingungen dieser Wesen erklärt werden müssen, und was Darwin hinsichtlich der Entstehung von neuen Formen und Arten der Pflanzen und Tiere ausführt, entwickelt Marx mit Bezug auf die Entwicklungsgeschichte der menschlichen Gesellschaften. Natürlich sind die Entwicklungsbedingungen dieser in wesentlichen Punkten andere, weil sowohl die Pflanzenwelt wie auch die Tierewelt sich im ganzen unbewusst, absichtslos entwickeln, während die Menschheit sich im Laufe der Zeit ihrer Entwicklungsbedingungen bewusst wird und sich auch immer mehr bewusst wird, wofür sie kämpft. Aber selbst diese Bewusstheit hilft den Menschen nicht über jegliche Gebundenheit hinweg sie macht nach der Marxschen Theorie die Entwicklung der Gesellschaft noch nicht zur Sache der Willkür. In ihrem Entwicklungsgang bleibt die Menschheit gebunden an ihre eigenen Existenz-bedingungen. Mit andern Worten: es ist zuletzt die Ökonomie, die Art und Weise – ich füge hinzu, da die Natur ja selbst das wichtiste Stück Ökonomie ist – und die Naturbedingungen der Produktion der Lebensgüter, welche den letzten entscheidenden Faktor bilden in der Geschichte der Wandlung der menschlischen Gesellschaften. Ein Gedanke der zwar schon früher, schon vor Marx geäussert worden ist, aber nicht in der präzisen Form, die Marx ihm gegeben hat. Vor allem gebührt Marx das Verdienst, dass er als Theoretiker der Gesellschaftsentwicklung zurückgegangen ist auf die Geschichte der menschlichen Arbeitsmittel, sie zurückgeführt hat auf die ‘Entwicklung des Werkzeugs’, dieser “”Verlängerung der Organe des Menschen”””” [Ed. Bernstein, ‘Der Revisionismus in der Sozialdemocratie. Ein Vortrag gehalten in Amsterdam vor Akademikern und Arbeitern. Mit einem Anhang: Leitsätze für ein sozialdemocratisches Programm’, Amsterdam, 1909] (pag 9-10)”,”BERN-033″
“BERNSTEIN Samuel”,”Babeuf and Babouvism. II.”,”Marx e il babuvismo (pag 192-193) Parallelo Babeuf Marx sul potere affidato al popolo, sulla democrazia reale (pag 177) “”Babouvism left its stamp not only on French Socialists and Communists but also on the international proletarian movement. In England, it was no less a person than Bronterre O’Brien, the leading Chartist theorist, who translated and added enthusiastic notes to ‘Buonarroti’s History of Babeuf’s Conspiracy’, and it was another Chartist, Henry Hetherington, editor of the ‘Poor Man’s Guardian’, a Chartist organ, who published the book in 1836. Babouvist ideas were inherited by the Communist League from its parent, the Federation of the Just, which had its origin in Paris, and whose members owed their theoretical views to contact with the neo-Babouvists of the thirties. Karl Marx, toot, met the leaders of the Parisian secret societies after his arrival in Paris in 1843, where he set himself to the study of the French utopian socialists. From Buonarroti’s book, which was apparently the only source of his information on the Conspiracy of the Equals, he carried away an incomplete evaluation of the Babouvists. He appreciated them as the vigorous champions of the proletarian cause, as those who “”learned from history that with the removal of the social question of monarchy versus republic, no single social question would still be solved for the proletariat”” (83). But at the same time he saw in them only “”crude, uncivilized materialists”” (84). A somewhat similar verdict was written into the ‘Communist Manifesto’. Marx had in mind Babouvism and similar movements when he wrote: «The first direct efforts made by the proletariat in a time of general ferment, in a period when feudal society was being overthrown, to further its own interests as a class were necessarily futile, owing to the undeveloped condition of the proletariat itself, and owing to the non-existence of the material conditions requisite for the liberation of the workers (conditions which are only engendered during the bourgeois epoch). The revolutionary literature thrown up in connection with these early proletarian movements was perforce reactionary. It preached universal asceticism and a crude equalitarianism» (85). This judgment of the Babouvists was a bit too harsh. True, Babeuf and his followers were utopians who portrayed a perfect social system which was somewhat Spartan in character, somewhat “”crude”” in its “”equalitarianism””. They idealized Lycurgus and spoke venerably of the Gracchi. But they also stressed the significance of the economic question, painted the bitter struggle between the workers and the bourgeoisie, regarded the state and the legal system as the instruments of the “”haves”” to oppress the “”have-nots””, depended on the revolutionary action of the proletariat to usher in the new society, taught the necessity of a revolutionary dictatorship to educate the people for a new life and, at a time when the industrial revolution had hardly made inroads in France, contemplated the almost limitless social and economic blessings resulting from modern technology in a planned society. It was precisely because the ‘Manifeste des Egaux’ leaned to a “”crude equalitarianism”” from which art would be banished that the Babouvists rejected the document. Though Marx was severe in his appraisal of their theoretical system, he was nevertheless deeply impressed by it as well as by their organization and tactics. Traces of their influence are found in the ‘Communist Manifesto’s’ immediate program, of which several demands are similar to those of the Babouvists. Furthermore, the tactics of revolutionary dictatorship; advocated and developed by the conspirators, were formulated and crystallized by Blanqui and his followers and by Marx as the theory of the dictatorship of the proletariat (86), which Lenin applied for the first time in history”” (pag 192-194) [Samuel Bernstein, ‘Babeuf and Babouvism. II’, Science & Society, New York, n. 2, 1938] [(83) Marx-Engels, ‘Gesamtausgabe’, VI, Part I, p. 309; (84) Karl Marx, ‘Selected Essays’, tr. H.J. Stenning, p. 194; (85) Ryazanoff, ‘The Communist Manifesto’, p. 63; (86) See the secret agreement signed by Willich, Marx, Harney, Engels and by two emissaries of Blanqui in ‘Unter dem Banner des Marxismus’, March 1928, p. 144-145. See also Karl Marx, ‘The Class Struggles in France’, International Publishers, p. 126; Marx’s letter to Weydemeyer in ‘Selected Correspondence’, p. 57; a Blanquist document of 1872, cited in part in Postgate, ‘Out of the Past’, p. 69-70; the Blanquist Manifesto of 1874, in A. Zévaès, ‘Les grandes manifestes du socialisme français’, p. 71 et seq.; Marx, ‘Critique of the Gotha Programme’, Moscow, 1933, p. 44-45]”,”SOCU-217″
“BERNSTEIN Eduard”,”I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia.”,”Volume in origine di Giovanni Galli Nota manoscritta di Roberto Casella in apertura: “”Nb: è la teoria della aristocrazia operaia inglese che Bernstein descrive come futura via dei movimenti operai tedesco, francese ecc.”” “”Il perno su cui ruota tutto il ragionamento di Bernstein è la critica alla «teoria del crollo». Nel suo libro, ‘Bernstein e il programma socialdemocratico’, apparso nel corso stesso del 1899, Kautsky rileva giustamente che «Marx ed Engels non hanno mai prodotto una speciale ‘teoria del crollo’» e che «questo termine origina da Bernstein così come il termine ‘teoria dell’impoverimento’ proviene da avversari del marxismo» (9). Senonché, nella sostanza, ciò che Bernstein intende con questa teoria non è altro che il contenuto stesso del celebre paragrafo del ‘Capitale’ sulla «tendenza storica dell’accumulazione capitalistica». Le leggi coercitive della concorrenza, dice Marx, determinano la progressiva espropriazione dei capitalisti minori da parte dei maggiori e, con ciò, una sempre più accentuata «centralizzazione dei capitali». Questo processo, che è periodicamente accelerato dall’insorgere di crisi economiche, porta alla luce il limite immanente del regime capitalistico: la contraddizione tra il carattere sociale della produzione e la forma privata dall’appropriazione. Da una parte, dice Marx, «si sviluppano su scala sempre crescente la forma cooperativa del processo di lavoro (…), la trasformazione dei mezzi di lavoro in mezzo di lavoro utilizzabili solo collettivamente, l’economia di tutti i mezzi di produzione mediante il loro uso come mezzi di produzione del lavoro combinato, sociale»; dall’altra, «con la diminuzione costante del numero dei magnati del capitale che usurpano e monopolizzano tutti i vantaggi di questo processo di trasformazione, cresce la massa della miseria, della pressione, dell’asservimento, della degenerazione, dello sfruttamento, ma cresce anche la ribellione della classe operaia che sempre più s’ingrossa ed è disciplinata, unita e organizzata dallo stesso meccanismo del processo di produzione capitalistico». «’Il monopolio del capitale’ – conclude Marx – ‘diventa un vincolo del modo di produzione’ che è sbocciato insieme ad esso e sotto di esso. La centralizzazione dei mezzi di produzione e la socializzazione del lavoro raggiungono un punto in cui diventano incompatibili col loro involucro capitalistico. Ed esso viene spezzato. ‘Suona l’ultima ora della proprietà privata capitalistica. Gli espropriatori vengono espropriati’» (10). E’ un fatto che Bernstein dissente da questa descrizione della «tendenza storica dell’accumulazione capitalistica» che egli considera «un’anticipazione speculativa». E, non a caso, lo sforzo principale di tutto il suo libro è rivolto a negare o circoscrivere fortemente quella che oggi si considera, anche da parte di economisti non marxisti, la più verificata delle previsione di Marx: la prognosi della concentrazione e centralizzazione capitalistica (11). In questo senso ha quindi ragione la Luxemburg nel dire che «ciò che da Bernstein è stato messo in questione, non è la rapidità dello sviluppo, ma il corso stesso dell’evoluzione della società capitalistica». Bernstein, infatti, «non confuta soltanto una forma determinata di crollo del capitalismo, ma ne nega il fatto stesso» (12). O, per meglio dire, non nega soltanto il «crollo» (che, come vedremo, non è idea di Marx), ma nega anche – a prescindere da qualsiasi «crollo» automatico e quindi, ad es., dalla tesi luxemburghiana che il sistema «si avvii spontaneamente a sfasciarsi e a ridursi a una pura e semplice impossibilità» (13) – ciò che è invece il nucleo vitale del marxismo: l’idea che l’ordinamento capitalistico è un fenomeno ‘storico’, un ordinamento ‘transitorio’ e non «naturale», e che esso, a causa delle proprie interne e oggettive contraddizioni, matura ineluttabilmente nel suo seno forze che spingono verso un’altra organizzazione di società”” (pag XV-XVII) [dall’introduzione di Lucio Colletti a ‘I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia’, di Eduard Bernstein, Roma – Bari, 1968] [(9) K. Kautsky, ‘Bernstein und das sozialdemokratische Programm’, cit., p. 42; (10) K. Marx, ‘Il Capitale’, I, 3, Roma, 1952, pp. 222-23; (11) Sia qui ricordato soltanto il giudizio di un eminente economista americano, che respinge molti aspetti della teoria di Marx, W. Leontiev in ‘Proceedings of the 50th, Annual Meeting of the American Economic Association 1937’ (in “”American Economic Review Supplement””, marzo 1938, p. 5 e 9), il quale osserva, a proposito della «brillante analisi marxiana delle tendenze di lungo periodo del sistema capitalistico», quanto segue: «L’elencazione veramente impressionante: crescente concentrazione della ricchezza, rapida eliminazione delle piccole e medie imprese, progressiva limitazione della concorrenza, incessante processo tecnologico accompagnato da una sempre crescente importanza del capitale fisso e, ultima ma non meno importante, la non diminuita ampiezza dei ricorrenti cicli, costituisce una serie senza precedenti di previsioni verificate, di fronte alla quale la moderna teoria economica, con tutte le sue raffinatezze, ha ben poco da mostrare»; (12) Luxemburg, ‘Scritti scelti””, cit., pp. 148-49; (13) Ivi, p, 148. Questa tesi sarà poi sviluppata dalla Luxemburg, com’è noto, nella sua ‘Accumulazione del capitale’, Torino, 1960] Scritto di Kautsky, ‘Bernstein und das sozialdemokratische Programm’ Altre note di Casella (su Postit): ‘Marx sottoconsumo in antitesi a anarchia produzione e sproporzione’ (pag 114) ‘Mercato mondiale e crisi’ (pag 116 e 123) ‘B. descrive e mitizza la Gran Bretagna, monopolio del commercio mondiale’ (pag141) ‘Gli operai dell’industria sono una minoranza’ (pag 144) ‘Sindacato e democrazia’ (pag 182) ‘La democrazia soppressione del dominio di classe’ (pag 187, 189) ‘Bernstein su Plechanov’ (pag 246) ‘Socialismo scientifico e situazione disperata degli operai’ (pag 248) ‘Bernstein influenzato dall’Inghilterra’ (pag 251) ‘L’insidia di Bernstein sui tempi della mitica attesa’ (pag 259)”,”BERN-001-FC”
“BERNSTEIN Edouard”,”Ferdinand Lassalle. Le réformateur social.”,”Viaggio in Italia di Lassalle nel 1861 “”Vers la fin de l’été de 1861, Lassalle fit avec la comtesse Hatzfeld un voyage en Italie qui, comme il l’écrivit à Marx, fut «très instructif» pour lui. Son séjour à Caprera auprès de Garibaldi présenta un grand intérêt. Il fit la connaissance de presque toutes les personnalités importantes des villes qu’il visita. Comme le prétend Bernhard Becker dans ses ‘Révélations sur la fin tragique de Ferdinand Lassalle’ (1), Lassalle tenta de pousser Garibaldi à entreprendre une expédition de volontaires contre Vienne, et quoique Becker ne soit pas toujours scrupuleusement véridique, l’affaire semble avoir eu un fondement sérieux. Lassalle, influencé par l’ex-colonel garibaldien Rüstow, nourissait l’idée d’une insurrection de toute l’Allemagne, ayant pour point de départ un mouvement révolutionnaire en Autriche. Et pourtant, pendant qu’il se lie, sans compter Garibaldi, avec tous les Italiens possibles, il lui suffit d’avoir entendu quelques propos calomnieux sur le compte du républicain et socialiste allemand Johann Philip Becker, révolutionnaire éprouvé qui avait ravement participé en 1849 au soulèvement badois, pour le déterminer à éviter celui-ci, et bien que Marx lui eût donné pour lui une lettre de recommandation. «La plupart des Italiens ne le connaissent nullement, écrit-il à Marx à propos de Becker, pour «l’informer». Ceux qui le connaissent le tiennent pour un blagueur, pour un ‘humbug’. Il n’est bien qu’avec Türr, qui n’est qu’une créature napoléonienne, à la solde de l’empereur». Aussi Lassalle a-t-il résolu de ne pas tenir compte de la lettre de recommandation de Marx. «Tu sais comme souvent à l’étranger c’est de nos compatriotes qu’il faut nous défier de plus». Cependant le brave Jean Philippe n’était pas le premier bavard venu; il avait à plusieurs reprises fait crânement son devoir d’homme pour la cause de la liberté. Lassalle aurait bien pu, sans déroger, se risquer à une entrevue avec lui”” (pag 107) [(1) Bernhard Becker, ‘Enthüllungen über das tragische Lebensende Ferdinand Lassalle’s’]; “”Verso la fine dell’estate del 1861, Lassalle fece un viaggio in Italia con la contessa Hatzfeld, che, come scrisse a Marx, era “”molto istruttiva”” per lu. Il suo soggiorno a Caprera presso Garibaldi presenta un grande interesse. Incontrò quasi tutte le personalità importanti delle città che visitò. Come afferma Bernhard Becker nelle sue “”Rivelazioni sulla tragica fine di Ferdinando Lassalle”” (1), Lassalle cercò di convincere Garibaldi a intraprendere una spedizione di volontari contro Vienna, e anche se Becker non è sempre scrupolosamente veritiero, sembra che la questione abbia avuto una base seria. Lassalle, influenzato dall’ex colonnello garibaldino Rüstow, nutriva l’idea di una insurrezione di tutta la Germania, avendo come punto di partenza un movimento rivoluzionario in Austria. Eppure, mentre si lega, senza contare Garibaldi, con tutti i possibili italiani, è sufficiente per lui di avere ascoltato alcune osservazioni diffamatorie sul conto del repubblicano e socialista tedesco Johann Philip Becker, un rivoluzionario sperimentato che, nel 1849, aveva preso parte alla rivolta di Baden, per convincerlo a evitarlo, e sebbene Marx gli avesse dato una lettera di raccomandazione. “”La maggior parte degli italiani non lo conosce affatto””, scrive a Marx su Becker, “”per informarlo””. Coloro che lo conoscono lo considerano un burlone, un ‘imbroglione’. Non è che con Türr, che è solo una creatura napoleonica, al soldo dell’imperatore». Così Lassalle decise di ignorare la lettera di raccomandazione di Marx. “”Sai quanto spesso all’estero sono i nostri compatrioti che dobbiamo diffidare di più””. Tuttavia, il coraggioso Jean Philippe non fu il primo interlocutore a venire; aveva a più riprese fatto coraggiosamente il suo dovere per la causa della libertà. Lassalle avrebbe potuto benissimo, senza derogare, accettare un colloquio con lui “” (pagina 107)”,”BERN-034″
“BERNSTEIN Edward”,”Ferdinand Lassalle as a social reformer.”,”Edward Bernstein ex direttore del ‘Des Sozial Democrat’ Segretario dell’Associazione lassalliana era Julius Vahlteich (pag 153) Poco presenti i rapporti di Lassalle con Marx ed Engels, se ne parla in particolare nel capitolo “”The System of Acquired Rights”” (pag 89)”,”LASx-051″
“BERNSTEIN Eduard”,”Die Internationale der Arbeiterklasse und der europäische Krieg.”,”Indice: 1. La mancanza di scioperi di massa contro la guerra 2. I compiti dei socialisti nei parlamenti e la guerra 3. La socialdemocrazia internazionale e il conflitto russo-austriaco-serbo 4. La socialdemocrazia nei parlamenti di Germania e Francia e la guerra europea 5. Il partito operaio belga e la guerra 6. I partiti operai e la guerra 7. I socialisti di Serbia e Russia e la guerra 8. La posizione dei partiti operai nei paesi neutrali e la guerra 9. Le prospettive 1. Das Unterbleiben von Massenstreiks gegen den Krieg 2. Die Aufgaben der Sozialisten in den Parlamenten und der Krieg 3. Die Internationale Sozialdemokratie und der russisch-österreichisch-serbische Konflikt 4. Die Sozialdemokratie in den Parlamenten Deutschlands und Frankreichs und der europäische Krieg 5. Die belgische Arbeiterpartei und der Krieg 6. Die Arbeiterparteien und der Krieg 7. Die Sozialisten Serbiens und Rußlands und der Krieg 8. Die Stellung der Arbeiterparteien in den neutralen Ländern und der Krieg 9. Der Ausblick”,”BERN-037″
“BERNSTEIN Carl WOODWARD Bob”,”L’affare Watergate.”,”Carl Bernstein è nato nel 1944 e a vent’anni, abbandonati gli studi universitari, ha cominciato a lavorare come fattorino in un giornale. Quattro anni dopo è entrato al ‘Washington Post’ come reporter di cronaca. Woodward (1943) si è laureato in giurisprudenza all’ Università di Yale ed è divenuto anch’egli cronista di quel giornale.”,”USAS-009-FV”
“BERNSTEIN Samuel”,”Filippo Buonarroti.”,”””Tre anni dopo (1789), Buonarroti è un entusiasta della Rivoluzione francese. Egli vede una nuova società levarsi, con la promessa di una vita migliore. All’arrivo in Italia delle notizie sugli avvenimenti di Francia il suo interesse verso la Rivoluzione si fa vieppiú ardente”” (pag 18) “”Scrivendo sotto lo pseudonimo di Salomon Abraham Levi (forse per simpatia verso gli ebrei in quel momento vittime della reazione di Livorno), egli attacca i nobili, il clero, la corte di Roma ed il dispotismo in genere. La sue aspirazioni di libertà e democrazia ne fanno uno dei capi del partito estremista, e gli valgono le ire di tutti gli elementi feudali”” (pag 19)”,”BIOx-001-FMB”
“BERQUE Augustin direzione; collaborazione di Anne BAYARD-SAKAI Helene BAYOU Patrick BEILLEVAIRE Bernard BERNIER Francois BERTHIER Anne Marie BOUCHY Jean-Marie BOUISSOU Marc BOURDIER Alain BRIOT Dominique BUISSON Laurence CAILLET Francois CHASLIN Olivier CHEGARAY Sylvie CHIRAT Jean CHOLLEY Bertrand CHUNG Peter N. DALE André DELTEIL Patrick DE VOS Jean ESMEIN Catherine GARNIER Genjo MASAYOSHI Frederic GIRARD Edward M. GOMEZ Haijima YOJI Claude HAMON Robert HEINEMANN Joy HENDRY Francine HERAIL Higuchi YOICHI Horie KO Ichikawa HIROSHI Inoue SHUN Ishige NAOMICHI Bernard JEANNEL Eric JOISEL Jacques JOLY Kimura USATARO Josef KREINER Francois MACE’ Christophe MARQUET Gerard MARTZEL Jean-Claude MARTZLOFF Mikami YUTAKA Mori TOSHIKO Nakamura YUJIRO Nakanodo KAZUNOBU Obinata KIN.ICHI Oka ISABURO Okura MOTOSUKE Jean-Jacques ORIGAS Merguerite-Marie PARVULESCU Philippe PELLETIER Mary PICONE Jacqueline PIGEOT Frederic POCHET Philippe PONS Frank POPPER Jean Francois SABOURET Sato TOYOZO Serge SAUNIERE Eric SEIZELET Francois SIMARD Pierre-Francois SOUYRI Takashina SHUJI Tamba AKIRA Terada SUMIE Max TESSIER Tokitsu KENJI James VALENTINE Michel VIE’ Watanabe MORIAKI Yatabe KAZUHIKO Pascal GRIOLET”,”Dictionnaire de la civilisation japonaise.”,”Lista collaboratori: (nel libro viene indicata la professione di ciascuno) Anne BAYARD-SAKAI, Helene BAYOU, Patrick BEILLEVAIRE, Bernard BERNIER, Francois BERTHIER, Anne Marie BOUCHY, Jean-Marie BOUISSOU, Marc BOURDIER, Alain BRIOT, Dominique BUISSON, Laurence CAILLET, Francois CHASLIN, Olivier CHEGARAY, Sylvie CHIRAT, Jean CHOLLEY, Bertrand CHUNG, Peter N. DALE, André DELTEIL, Patrick DE VOS, Jean ESMEIN, Catherine GARNIER, Genjo MASAYOSHI, Frederic GIRARD, Edward M. GOMEZ, Haijima YOJI, Claude HAMON, Robert HEINEMANN, Joy HENDRY, Francine HERAIL, Higuchi YOICHI, Horie KO, Ichikawa HIROSHI, Inoue SHUN, Ishige NAOMICHI, Bernard JEANNEL, Eric JOISEL, Jacques JOLY, Kimura USATARO, Josef KREINER, Francois MACE’, Christophe MARQUET, Gerard MARTZEL, Jean-Claude MARTZLOFF, Mikami YUTAKA, Mori TOSHIKO, Nakamura YUJIRO, Nakanodo KAZUNOBU, Obinata KIN.ICHI, Oka ISABURO, Okura MOTOSUKE, Jean-Jacques ORIGAS, Merguerite-Marie PARVULESCU, Philippe PELLETIER, Mary PICONE, Jacqueline PIGEOT, Frederic POCHET, Philippe PONS, Frank POPPER, Jean Francois SABOURET, Sato TOYOZO, Serge SAUNIERE, Eric SEIZELET, Francois SIMARD, Pierre-Francois SOUYRI, Takashina SHUJI, Tamba AKIRA, Terada SUMIE, Max TESSIER, Tokitsu KENJI, James VALENTINE, Michel VIE’, Watanabe MORIAKI, Yatabe KAZUHIKO, Pascal GRIOLET.”,”JAPx-004″
“BERQUE Jacques”,”Les arabes d’hier à demain.”,”””Infine i paesi arabi hanno sofferto di una lunga inerzia politica. Fino alle grande trasformazioni dell’ epoca moderna, hanno subito l’ universo degli altri, piuttosto che attivamente attrezzare il proprio universo. In questa fase che possiamo chiamare tradizionale, il numero, la forma e il carattere dell’ oggetto riflettono i rapporti unilaterali di forza. L’ Egitto produce del cotone. Ma i cotonati gli arrivano da Manchester. Il Libano coltiva il gelso, ma le sete lionesi invadono le ricche dimore di Fès come di Aleppo, e diventano parte integrante del lusso dell’ arredamento e dell’ abbigliamento delle donne.”” (pag 79)”,”VIOx-131″
“BERRESFORD ELLIS P.”,”A History of the Irish Working Class.”,”Williams J. pseudonimo di Jenny Marx (pag 148) Dello stesso autore: BERRESFORD-ELLIS-P. con Seumas Mac A’GHOBHAINN, The Scottish Insurrection of 1820″,”MIRx-003″
“BERRUTI Giancarlo TORTAROLO Sergio a cura; scritti e testimonianze di Angelo CAROSSINO Giuseppe NOBERASCO Umberto SCARDAONI Aldo PASTORE Giovanni BUSSO Franco ASTENGO Giuseppe MORETTI Lino ALONZO Donatella RAMELLO Carlo RUGGERI Giovanni URBANI Carlo GIACOBBE Bruno MARENGO Santo IMOVIGLI Giovanni BURZIO Cesare DONINI Adalberto RICCI Nerina SAETTONE Elio FERRARIS Francantonio GRANERO Luigi AUDISIO Bina BERENICE Gerardo CAMPIDONICO Sergio CERRATO Giuseppe CROSA Andrea DOTTA Mariuccia FAVA Renzo GHISO Mario GRAZIANI Anna MICHELANGELI Luigi ROSSO Giovanni SACCONE Teresa VIBERTI”,”Quelli del Pci. Savona: dagli anni ’60 alla Bolognina.”,”A pag. 115-116: ‘Lotta comunista’ (in Franco Astengo, ‘Alla sinistra della sinistra’ (scritto nel novembre 2006)”,”PCIx-521″
“BERRY Adrian”,”La macchina super intelligente.”,”””Solo in un caso possiamo immaginare capi che non hanno bisogno di subordinati, e padroni che non hanno bisogno di schiavi: ciò avverrebbe se ogni strumento inanimato potesse eseguire il proprio lavoro, in seguito a un ordine o per un’ intelligente preveggenza, come le statue di Dedalo o i tripodi forgiati da Efesto, dei quali Omero riferisce che “”spontaneamente erano entrati a far parte del conclave degli dei dell’ Olimpo””; come se una chiusa si apresse da sola e un’arpa si mettesse a suonare senza essere toccata””. (Aristotele, La Politica) (in apertura) BERRY Adrian è corrispondente scientifico del Daily Telegraph dal 1977. E’ autore di vari saggi di divulgazione scientifica. “”La capacità di un programma di computer di imparare dai propri errori e di modificarsi alla luce di ciò che ha imparato, sarà il vero nucleo di un’ intelligenza artificiale. E’ certamente il nucleo dell’ intelligenza umana: come può diventare intelligente chi non impara? E’ stato detto dei re Borboni di Francia che “”non imparavano nulla e non dimenticavano nulla””. E quest’offensiva definizione potrebbe essere applicata in tutta franchezza all’ attuale computer. Ben diverso sarebbe un computer disposto a “”imparare””. Stanley Kubrick, autore con Arthur C. Clarke del film 2001: Odissea nello spazio, in cui il protagonista è il computer omicida Hal, ha espresso in seguito questo parere: “”L’unico ostacolo fondamenale per il giocatore di scacchi elettronico “”psicologo”” potrebbe essere questo: il grande pubblico che lo acquista potrebbe non essere disposto a tollerare che la sua mente venga scandagliata fin nel profondo. (…)””.”” (pag 105)”,”SCIx-247″
“BERSANI Ferdinando”,”I dimenticati. I prigionieri italiani in India: 1941-1946.”,”Ferdinando Bersani figlio di un ufficiale di Cavalleria è nato a Montagnana in provincia di Padova nel 1913. Dopo aver studiato a Vicenza fu bersagliere con il grado di sottotenente e nel 1936 lasciata l’Università Ca’ Foscari , partì per l’Africa Orientale Italiana. Sino al ’40 viaggiò in Etiopia, in Somalia, Eritrea e Arabia. Richiamato in servizio partecipò con le truppe di colore alla campagna contro gli inglesi (deserto sudanese) e fu catturato dalla Quarta Divisione Indiana. “”Nel gruppo di «politici» c’era fra gli altri anche un sottotenente di fanteria; era figlio di braccianti emiliani e non perdeva parola. Veniva dalla Grecia, aveva vissuto quegli orrori, ricordava i racconti del padre sulle «spedizioni» degli squadristi, sugli scioperi del ’20, del ’21. Quanta storia! Ogni volta che si metteva a parlare di quelle cose, ogni volta che concludeva un giudizio sullo sfacelo dell’Italia e del mondo, ridacchiava a denti stretti e poi: «Gli uomini! Lo sappiamo: gli uomini sono fratelli. Ma le tasche non sono sorelle!». Oppure, dopo avere parlato di Platone e degli Apostoli, di Rousseau e Robespierre, di Babeuf, di Engels e di Marx, lui li conosceva a memoria, «La guerra,» concludeva, «tutte le guerre e le continue crisi, sono il gentile dono della “”sacra”” proprietà. Pe difenderla o conquistarla, gli uomini, nei secoli, si sono macchiati di tutte le colpe e di ogni atrocità. E non se ne sono accorti!». Altre volte, il primo spunto bastava e lui partiva deciso, liberando ad alta voce un pensiero che si portava dentro, da sempre: «Tagliarle bisogna, le tasche! E tutto si farà chiaro, finalmente avremo la pace, quella per ogni giorno, quella vera. Lo stato avrà i mezzi di produzione, lo stato distribuirà ai cittadini. Secondo i bisogni prima, e poi, secondo i meriti..» e con l’impeto di un torrente in piena tirava via commentando l’ultimo libro sul socialismo, il comunismo, l’anarchia. Leggeva quanto poteva su quella trasformazione dei sistemi storici di economia, di politica, di morale”” (pag 147-148)”,”QMIS-362″
“BERSELLI Aldo a cura; saggi di Leo VALIANI Aldo BERSELLI Pietro ALBONETTI Roberto FINZI Pier Carlo MASINI Franco DELLA-PERUTA Ettore ROTELLI Nazario GALASSI Luciano FORLANI Sigfrido SOZZI Gian Biagio FURIOZZI Learco ANDALO’ Gaetano ARFE'”,”Andrea Costa nella storia del socialismo italiano.”,”Aldo BERSELLI è docente di storia contemporanea nella facoltà di Magistero dell’ Univ di Bologna. E’ autore di numerose opere e saggi di storia contemporanea; ricordiamo in particolare i due volumi su “”La destra storica in Italia”” (Bologna, 1968), “”Profilo di Nullo Baldini”” (Milano, 1971) e “”L’ opinione pubblica inglese e l’ avvento del fascismo”” (Milano; 1974). Ha curato i tre volmi della ‘Storia dell’ Emilia Romagna’ (Bologna, 1976-1980).”,”MITS-042″
“BERSELLI Edmondo PACCAGNINI Ermanno”,”Milli libri per il Duemila.”,”BERSELLI Edmondo è VD della rivista ‘Il Mulino’, PACCAGNINI Ermanno insegna Letteratura italiana all’ Università Cattolica di Brescia.”,”ARCx-010″
“BERSELLI Edmondo”,”Il più mancino dei tiri.”,”BERSELLI Edmondo editorialista de ‘La Repubblica’ e de l’ Espresso direttore della rivista Il Mulino ha pubblicato vari libri tra cui ‘Post-Italiani. Cronache di un paese provvisorio’ (2003). “”(…) nell’ ambito della discussione salottiera potrebbe saltare fuori qualcosa di interessante, per esempio che Cassirer è l’ autore della straordinaria sintesi storico-filosofica per cui: “”Nel 1942, nella piana davanti a Stalingrado, venne combattuta la battaglia definitiva fra hegeliani di destra e hegeliani di sinistra””, a cui si risponderà con la confessione di Woody Allen: “”Ogni volta che ascolto Wagner mi viene voglia di invadere la Polonia””; (…). Il destino delle biblioteche si disloca dunque fra due opposti: essere ordinate in base a una catalogazione infallibile, ma i cui stringenti criteri sono conosciuti solo dal gestore, oppure sopravvivere nel disordine più completo, a cui si oppone soltanto la frammentaria, impressionistica, fallace memoria del gestore stesso. Trovare un libro implica allora mettere in azione riflessioni in apparenza astruse, del genere: “”La copertina è rossa, sono sicuro, era vicino a un saggio su Togliatti, no, non la biografia di Giorgio Bocca, un altro libro sono sicuro che esiste, l’ ho comprato in quel Remainders che c’è in Galleria a Milano (…)””. (pag 25-26)”,”ITAS-104″
“BERSELLI Edmondo”,”Venerati maestri. Operetta immorale sugli intelligenti d’Italia.”,”Edmondo Berselli (1951) editorialista della “”Repubblica”” e dell'””Espresso””, direttore della rivista ‘Il Mulino’ ha pubblicato pure: ‘Post-italiani. Cronache di un paese provvisorio’ (2003).”,”ITAV-001-FV”
“BERSELLI Aldo a cura; saggi di Leo VALIANI Aldo BERSELLI Pietro ALBONETTI Roberto FINZI Pier Carlo MASINI Franco DELLA-PERUTA Ettore ROTELLI Nazario GALASSI Luciano FORLANI Sigfrido SOZZI Gian Biagio FURIOZZI Learco ANDALO’ Gaetano ARFE'”,”Andrea Costa nella storia del socialismo italiano.”,”Aldo Berselli è docente di storia contemporanea nella facoltà di Magistero dell’ Univ di Bologna. E’ autore di numerose opere e saggi di storia contemporanea; ricordiamo in particolare i due volumi su “”La destra storica in Italia”” (Bologna, 1968), “”Profilo di Nullo Baldini”” (Milano, 1971) e “”L’ opinione pubblica inglese e l’ avvento del fascismo”” (Milano; 1974). Ha curato i tre volmi della ‘Storia dell’ Emilia Romagna’ (Bologna, 1976-1980).”,”MITS-009-FF”
“BERSELLI Aldo a cura, Saggi di Leo VALIANI Pietro ALBONETTI Roberto FINZI Pier Carlo MASINI Franco DELLA PERUTA Ettore ROTELLI Nazario GALASSI Luciano FORLANI Sigfrido SOZZI Gian Biagio FURIOZZI Learco ANDALÒ Gaetano ARFÉ”,”Andrea Costa nella Storia del socialismo italiano.”,”Aldo Berselli è docente di Storia contemporanea nella Facoltà di Magistero dell’Università di Bologna.”,”MITS-038-FL”
“BERSIHAND Roger”,”Storia del Giappone. Dalle origini ai giorni nostri.”,”””Quanto agli operai, non si riunivano in sindacati che con estrema lentezza: tanto che nel 1937, meno di un decimo risultava regolarmente iscritto. Nel 1938, fu costituita un’ “”Associazione Industriale Patriottica””, che aveva come scopo principale l’ estensione della conciliazione e dell’ arbitrato nei conflitti di lavoro, e che inoltre, si adoperò per ottenere l’ unione fra datori e fornitori di lavoro: si trattava di un esempio del cosiddetto””sistema paternalistico””. Nell’ aprile 1939, la direzione di questo movimento venne assunta dal governo. In seguito alla creazione, avvenuta dopo la prima guerra mondiale, dell’ “”Ufficio Internazionale del Lavoro””, era stato costituito a Tokyo un ufficio degli Affari Sociali, che, nel 1938, si trasformò in un Ministero del “”Pubblico benessere””. In quello stesso anno, come diretta conseguenza del suo ritiro dalla Società delle Nazioni, il Giappone abbandonò anche l’ Ufficio Internaizonale del Lavoro. Così, dunque, in ogni campo si affermava il predominio del militarismo: esso mirava ad instaurare un “”totalitarismo””, che avrebbe riformata la nazione e la avrebbe impegnata alla creazione di un “”ordine nuovo””, riservando “”l’ Asia agli Asiatici””, sotto la sua direzione, ed eliminando gli Occidentali, mediante quello che fu definito “”Monroismo Asiatico””. Ma, giacché la Cina ricusava di sottomettervisi spontaneamente, bisognava costringerla: ed il Giappone, che ben presto sarebbe stato trascinato in un immane conflitto, spaventoso preludio della catastrofe, non avrebbe avuto modo di dedicarsi interamente a quel compito””. (pag 433-434)”,”JAPx-066″
“BERSTEIN Serge”,”Histoire du Parti Radical.”,”Serge BERSTEIN è professore di storia contemporanea all’ Università di Parigi X Nanterre, maitre de conferences all’ Institut d’ etudes politiques de Paris. Ha al suo attivo molti libri (v. retrocopertina). Herriot (Edouard), uomo politico e scrittore francese (Troyes 1872 – Saint-Genis-Laval, Rodano, 1957). Professore di lettere al liceo di Lione (1896), poi assistente universitario, si iscrisse al partito radicale al tempo dell’ affare Dreyfus. Eletto sindaco di Lione nel 1905, ricoprì tale carica per cinquant’anni, legando il suo nome alla costruzione di numerosi monumenti, alla promozione di grandi lavori urbanistici, alla creazione della fiera di Lione. Le doti cui doveva la sua popolarità, la bonomia, la robusta eloquenza, la cultura enciclopedica, un gran senso di umanità, spiegano in parte anche i suoi successi politici: ministro dei lavori pubblici con Briand (1916-1917) e presidente del partito radicale (1919-1957), nel giugno 1924, dopo il trionfo elettorale del ‘cartello delle sinistre’, da lui costituito per combattere la politica finanziaria, diplomatica e religiosa di Poincaré, fu nominato presidente del consiglio e assunse anche il portafoglio degli esteri. I fatti salienti del suo ministero, durato fino all’aprile 1925, furono l’ evacuazione della Ruhr (1924) e il riconoscimento dell’ URSS (1925). Costretto a dimettersi in seguito all’ impossibilità di attuare l’annunciato programma di riforme finanziarie, fu di nuovo presidente del consiglio dal giugno al dicembre 1932, ministro senza portafoglio dal febbraio 1934 al gennaio 1936, e presidente della camera (giugno 1936 – giugno 1940). In residenza sorvegliata per la sua ostilità al governo di Vichy (1942), poi deportato in Germania (1944-1945), fu rieletto sindaco di Lione nel 1945 e divenne presidente dell’ Assemblea nazionale dal 1947 al 1954. Scrisse: Nella foresta normanna (1925), La vita di Beethoven (1929), Lione non è più (1939-1940); pubblicò anche le sue memorie sotto il titolo di Jadis (Il tempo che fu, 1948-1952). Accad. fr., 1946.“,”FRAD-044”
“BERSTEIN Serge a cura; brani antologici di Hugo PREUSS Max HERMANT Nino VALERI Edouard HERRIOT Joseph PAUL-BONCOUR V.I. LENIN B. MUSSOLINI A. HITLER Frances PERKINS John Maynard KEYNES F.D. ROOSEVELT Pierre LAROQUE Friedrich A. HAYEK Charles DE-GAULLE, altri brani tratti dal Vorwärts e da Esprit”,”La démocratie aux Etats-Unis et en Europe occidentale de 1918 à 1989.”,”brani antologici di Hugo PREUSS Max HERMANT Nino VALERI Edouard HERRIOT Joseph PAUL-BONCOUR V.I. LENIN B. MUSSOLINI A. HITLER Frances PERKINS John Maynard KEYNES F.D. ROOSEVELT Pierre LAROQUE Friedrich A. HAYEK Charles DE-GAULLE, altri brani tratti dal Vorwärts e da Esprit Serge BERSTEIN è professore università nell’ Institut d’Etudes politiques de Paris e direttore del Cycle supérieur d’Histoire du XXe siecle.”,”TEOP-357″
“BERSTEIN Serge a cura, scritti antologici di V.I. LENIN L. TROTSKY J. STALIN J. REED N.N. SUKHANOV KERENSKIJ A. WILLIAMS A.R. DE-ROBIEN L. WALTER G. DZERZINSKIJ F.E. VOLIN e altri”,”Lénine et la Révolution russe.”,”””J’affirme 1) qu’il ne saurait y avoir de mouvement révolutionnaire solide sans une organisation de dirigeants, stable et qui assure la continuité du travail; 2) que plus nombreuse est la masse entraîné spontanément dans la lutte, formant la base du mouvement et y participant, et plus impérieuse est la nécessité d’avoir une telle organisation, plus cette organisation doit être solide (sinon il sera plus facile aux démagogues d’entraîner les couches arriérées de la masse); 3) qu’une telle organisation doit se composer principalement d’hommes ayant pour profession l’activité révolutionnaire; 4) que, dans un pays autocratique, plus nous ‘restreindrons’ l’effectif de cette organisation au point de n’y accepter que des révolutionnaires de profession ayant fait lì’apprentissage de la lutte contre la police politique, plus il sera difficile de se “”saisir”” d’une telle organisation; et 5) d’autant plus ‘nombreux’ seront les ouvriers et les éléments des autres classes sociales qui pourront participer au mouvement et y militer d’une façon active”” [V.I. Lénine, Que faire?, in Oeuvres choisies, op. cit., pp. 280-291] [(in) Lénine et la Révolution russe, a cura di Serge Berstein, Paris 1971] (pag 19)”,”LENS-251″
“BERSTEIN Serge a cura, saggi di Alain BERGOUNIOUX Pierre-Maurice CLAIR André COMBES Lucette LE-VAN-LEMESLE Jean-Claude GEGOT Aline FONVIELLE-VOJTOVIC Lucien ORSANE Roland TREMPE’ Gilles LE-BEGUEC Eric NADAUD Claire ANDRIEU Jean-Jacques BECKER Gérard BOSSUAT Pascal ORY Maurice VAISSE Elisabeth DU-REAU Henri MORSEL Pierre BOULAS e Francis WOLF Jacques VALETTE Guy PERVILLE’ Christine SELLIN Pierre GUILLEN Daniel LEFEUVRE Jacques NERE’ Odile RUDELLE”,”Paul Ramadier. La République et le Socialisme.”,”Sindaco di Decazeville, ministro del governo del Fronte popolare, ministro della difesa nazionale alla conclusione del Patto atlantico. Ramadier è stato un personaggio di primo piano della vita politica francese della fine della Terza Repubblica e sotto la Quarta Repubblica.”,”FRAV-156″
“BERSTEIN Serge a cura; saggi di Marc LAZAR Gaetano MANFREDONIA Pierre MILZA Jean-Luc POUTHIER Jacques PRÉVOTAT Nicolas ROUSSELLIER Étienne SCHWEISGUTH Michel WINOCK Serge BERSTEIN”,”Les cultures politiques en France.”,”””En fait, Léon Blum dans son évolution fut en avance sur la majorité du parti. Les socialistes ne voulaient pas retomber dans le piège d’une Union sacrée, qui leur avit tan coûté. Le secrétaire général de la SFIO, Paul Faure, incarnait ce qu’on appela le pacifisme intégral. De formation guesdiste, il avait rompu avec les idées de Jules Guesde sur la guerre, rallié la minorité pacifiste de la SFIO en 1915, et était devenu un homme d’appareil influent das le Parti socialiste survivant au Congrès de Tours. Les idées pacifiestes rencontraient une large approbation dans le parti et hors du parti. C’est en 1935 que Lousi Guilloux, écrivain socialiste, publie ‘Le Sang noir’, et c’est en 1936, surtout, que Roger Martin du Gard fait paraître ‘L’Été 1914’, considéré par toute la critique comme une charge impitoyable contre la guerre, ce qui vaudra à son auteur le prix Nobel en 1937. A l’aile gauche du parti, Marcel Pivert, leader de la tendance «Gauche révolutionnaire», défend la ligne du «défaitisme révolutionnaire»: «La volonté de se battre contre sa propre bourgeoisie pour la chasser du pouvoir doit avori la priorité sur toutes les autres considérations. Après 1936, deux tendances principales s’affrontent, celle de Léon Blum, partisan d’une politique de fermeté, et celle de Paul Faure, très hostiles à la politique d’union nationale que Blum préconisa au lendemain de l’Anschluss. Les socialistes votèrent les accords de Munich, les uns avec résignation (Blum), les autres avec résolution (Faure). Les deux tentances s’affrontèrent au Congrès de Montrouge, en décembre 1938. Léon Blum l’emporta, mais les «poul-fauristes» représentaient encore une très forte minorité. Ses positions pacifistes devaient conduire Paul Faure à accepter l’armistice de juin 1940 et une nomination par Pétain au Conseil national de l’État français. Ces événements laissèrent des traces profondes dans la mémoire socialiste. La guerre et le régime de Vichy accentuèrent les divisions, car Paul Faure ne fut pas le seul à rallier le régime de Pétain, tandis que son camarade et adversaire Léon Blum dut subir la prison et le procès de Riom, avant d’être déporté. Dans les années d’après-guerre, le pacifisme devint suspect. L’«esprit de Munich» hanta les aînés du parti, tout comme le ralliement à l’Unions sacrée en 1914 avait pesé sur le mémoires socialistes”” (pag 200-201) ….. finire (pag 200-201)”,”FRAV-183″
“BERTA Giuseppe”,”Marx, gli operai inglesi e i cartisti.”,”BERTA (Vercelli, 1952) si è laureato all’Univ di Milano nel 1975. E’ autore di vari saggi di storia sociale politica e del movimento operaio inglese. Attualmente svolge attività di ricercatore presso la Fondazione Olivetti.”,”MADS-077″
“BERTA Giuseppe”,”Mirafiori.”,”BERTA insegna storia dell’industria nel Libero Istituto Universitario ‘Cattaneo’ di Castellanza. E’ responsabile dell’ Archivio storico Fiat.”,”MITT-018″
“BERTA Giuseppe”,”L’ Italia delle fabbriche. Genealogie ed esperienze dell’ industrialismo del Novecento.”,”BERTA Giuseppe alterna da molti anni la ricerca storica e l’ insegnamento universitario, attualmente presso l’ Università Bocconi, al lavoro di consulente per il mondo delle imprese. “”L’ ipotesi – o forse il mito- di un blocco di produttori dell’ industria, di una coesione degli interessi più dinamici e materialmente progressivi, di un’ alleanza sociale da spendere per la modernizzazione sociale, nasce quindi a Torino, dove resterà come una figura del discorso politico capace di riemergere periodicamente a nuova vita per oltre sessant’anni””. (pag 37-38)”,”ITAE-057″
“BERTA Giuseppe”,”Capitali in gioco. Cultura economica e vita finanziaria nella City di fine Ottocento.”,”BERTA Giuseppe nato nel 1952 si occupa di storia economica contemporanea. Ha insegnato e lavorato come consulente per istituti di ricerca ed imprese.”,”UKIE-041″
“BERTA Giuseppe a cura, saggi di Luciano CAFAGNA Giorgio BIGATTI Marco MERIGGI Edmondo BERSELLI Aldo BONOMI Giampaolo VITALI Cristiano ANTONELLI Pier Paolo PATRUCCO Francesco QUATRARO Fabio LAVISTA Aldo ENRIETTI Paolo BRICCO Fulvio COLTORTI Giandomenico PILUSO Giuseppe BERTA”,”La questione settentrionale. Economia e società in trasformazione.”,”Saggi di Luciano CAFAGNA Giorgio BIGATTI Marco MERIGGI Edmondo BERSELLI Aldo BONOMI Giampaolo VITALI Cristiano ANTONELLI Pier Paolo PATRUCCO Francesco QUATRARO Fabio LAVISTA Aldo ENRIETTI Paolo BRICCO Fulvio COLTORTI Giandomenico PILUSO Giuseppe BERTA G. BERTA insegna storia contemporanea all’Università Bocconi di Milano. Fa parte del Comitato scientifico della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. Gli spostamenti demografici come indicatore della crisi della grande industria. La dinamica demografica. “”La fine della Olivetti influenza la composizione demografica di quanti vivono intorno alla fabbrica. Il caso di Ivrea è importante: nel 1991 aveva 24.670 residenti, che diventano 24.918 nel 1996 (quindi, in aumento dell’1 per cento), per poi calare nel 2001 a 23.540: in dieci anni ha perso il 4,5 per cento della popolazione. Se consideriamo l’indotto direttamente intorno alla fabbrica, la dinamica risulta simile: fra il 1991 e il 1996 cresce da 76.048 a 76.315, per poi scendere a 73.661 nel 2001 (-3,1 per cento.”” (saggio di Paolo BRICCO) (pag 359-360)”,”ITAE-291″
“BERTA Giuseppe”,”Nord. Dal triangolo industriale alla megalopoli padana, 1950-2000.”,”G. BERTA insegna storia contemporanea all’Università Bocconi di Milano. Fa parte del Comitato scientifico della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. “”Chi sono i lavoratori di Cornigliano? In maggioranza non provengono dalle aziende smobilitate. Di essi, stando a una fonte sindacale, nel 1956 gli assunti sono soltanto 782, indirizzati di preferenza alle mansioni di manutenzione e non a quelle direttamente produttive. Quanto agli altri, gli operai che affluiscono al nuovo centro siderurgico, secondo un documento aziendale preparato dall’Italsider nel 1961, hanno in sostanza tre distinte origini: o vengono dal “”mondo rurale””, e allora si tratta diun tipo di lavoratore ex-contadino, “”abituato a lavorare in genere da solo, senza guida, senza capi””, “”condizionato da un certo ambiente statico e chiuso””, scarsamente permeato da “”elementi modernizzatori””, spesso “”con un grando di istruzione limitatissimo””; o dal “”mondo artigiano””, in cui predominano analoghe caratteristiche di individualismo sul lavoro, ciò che determina, in questo secondo tipo di lavoratore, la persistenza di “”gravi remore di natura culturale””, dovute alla tendenza a mantenere legami personali sul lavoro e a un’istruzione professionale soprattutto imitativa; o, infine, dal “”mondo operaio”” vero e proprio. In quest’ultimo caso, si è dinanzi a un tipo di lavoratore “”già qualificato””, meno lontano, per certi tratti, dalle figure professionali necessarie ai nuovi complessi, ma non a causa della professionalità posseduta – giacché l’aggiustatore, il fresatore, il tornitore, abituati a lavorare il pezzo da soli, hanno una stretta affinità col tipo artigianale -, bensì per l’abitudine ai “”fattori ambientali”” della fabbrica, al sistema sociale della produzione industriale”” (pag 105-106)”,”ITAE-292″
“BERTA Giuseppe”,”Il governo degli interessi. Industriali, rappresentanza e politica nell’Italia del nord-ovest, 1906-1924.”,”Turati. “”Non di meno, nelle note redatte per la sua “”Critica Sociale””, egli aveva cercato di compiere uno sforzo di lucidità. Certo, lo stile era sempre quello, che gli era caro, della retorica tribunizia, ma temperato in questo caso da un reale apprezzamento per la materia esaminata. Accanto alla dichiarazione che il controllo segnava l’ingresso del «””regime costituzionale di fabbrica””», ad anticipare, dgradualmente e sperimentalmente», «la socializzazione delle industrie più mature», si trovava il riconoscimento che era stato il governo, postosi nettamente dal lato degli operai, a trarre il controllo dal «guardaroba dei programmi dimenticati», fatti rivivere soltanto con monotona periodicità, dagli articoli della stampa sindacale (115). Anche Turati non aveva rinunciato a salutare come «una rivoluzione» il controllo operaio, ma s’era premurato di soggiungere che esso andava «mantenuto nei limiti» in cui lo si poteva esercitare (116). Limiti che paiono oggi abbastanza circoscritti, ove non si dimentichi quali punte avesse raggiunto la temperatura sociale in Italia nei giorni in cui Turati scriveva. Quello strumento che avrebbe dovuto «rendere il lavoratore partecipe della gestione dell’azienda, elevare la sua dignità, imparargli a conoscere i congegni amministrativi dell’industria, evitare di questa le degenerazioni speculazionistiche, ridestare nel lavoratore la rallentata spinta al lavoro intensamente e giosamente produttivo» – insomma, trasformare in prassi un carico impressionante di valori -, si compendiava in definitiva nella rappresentanza del lavoro manuale entro i consigli di amministrazione delle aziende. Indicati dalle «Commissioni di fabbrica», gli eletti dei lavoratori dovevano avere il diritto di sedere in tali organismi «a pari titolo» con i «rappresentanti dell’impresa e del capitale», insieme con «quelli dell’elemento tecnico (ingegneri e capi tecnici)» e «quelli degli impiegati amministrativi», e magari con «un delegato tecnico dello Stato, quale rappresentante degli interessi generali del consumo contro la collusione dei produttori, e come rappresentante degli interessi fiscali»”” (pag 98-99) (115) F. Turati, Il controllo operaio sulla fabbrica: il punto nucleare della questione’, in ‘Critica Sociale’; a. XXX, n. 18, 16-30 settembre 1920, poi in Id., ‘Socialismo e riformismo nella storia d’Italia. Scritti politici 1878-1932’, a cura di F. Livorsi, Milano, 1979, pp. 408-409; (116) Ibid, p. 409″,”ITAE-341″
“BERTA Giuseppe”,”Conflitto industriale e struttura d’impresa alla Fiat, 1919-1979.”,”Forte espansione Fiat durante gli anni della Grande guerra. “”L’accelerazione vertiginosa nel proprio ritmo di espansione che conobbe la Fiat fin dal primo anno di guerra è espresso nel dato relativo all’immatricolazione di nuovi operai: nel dicembre 1916 “”le necessità dell’aument di produzione””, riportavano i verbali del consiglio d’ammistrazione, avevano determinato un accrescimento degli organici della manodopera diretta già a 16.000 unità, contro le 3.500 dell’agosto 1914. Quella cifra, che stupiva per la sua entità, sarebbe stata presto dimenticata: un anno dopo gli operai assommeranno a 23.000, per raggiungere un totale complessivo di oltre 40.000 alla fine del conflitto, secondo le stime del Comitato di mobilitazione industriale (29). E’ vero che si trattava di operai particolari, assai diversi da quelli d’anteguerra (giacché “”molti veri operai””, diceva la Fiat, erano stati richiamati alle armi nel primo semestre del 1915 e si erano dovuti rimpiazzare alla meno peggio, con quel che offriva un mercato delle braccia enormemente esteso per quantità, ma depauperato di qualità). C’era davvero di che esitare nell’attribuzione di un’identità industriale alla nuova manodopera: il personale di recentissimo reclutamento “”non aveva in generale alcuna pratica né di lavoro di meccanica in genere, né delle […] lavorazioni”” tipiche della Fiat (30). In quel 1916, del resto, Torino toccava la punta massima del processo di crescita urbana, scavalcando per ritmo di assorbimento delle migrazioni le altre citt° del nord, con l’eccezione di Genova: la popolazione salì a 525.264 abitanti, contro i 430.464 del 1911 (se si indicizza a 100 quest’ultimo valore, quello per il ’16 è pari a 122). Era l’industria ad attirare al capoluogo piemontese un afflusso eterogeneo di persone che sperimentavano per la prima volta un processo di mobilità territoriale; al termine esatto della guerra, la città comincerà a perdere residenti, espulsi dal ridimensionamento dell’attività manifatturiera (31). Di qui il primato di capitale produttiva di Torino, che le guadagnerà rapidamente una posizione peculiare anche nella geografia politica del paese. Con la guerra, per Torino e per la Fiat finisce dunque, in certo modo, la preistoria industriale, o per meglio dire la fase di incubazione che precede lo slancio”” (pag 37-38) (29) Cfr. S. Musso, Gli operai di Torino, 1900-1920, con una prefazione di F. Ciafaloni, Milano, Feltrinelli, 1980, p. 135 (30) Verbale della seduta del consiglio di amministrazione Fiat del 16 dicembre 1916, in ‘Fiat 1915-1930’, cit., vol. I, p. 138 (31) Cfr. G. Prato, Il Piemonte, cit, pp. 166, 169, 1973,. Il totale degli immigrati a Torino dal 1914 al 1920 fu di 66.754 unità. Ibidem, p. 174″,”MITT-365″
“BERTA Giuseppe”,”Conflitto industriale e struttura d’impresa alla Fiat, 1919-1979.”,”L’autunno 1980. “”La politica del dialogo ora non aveva più margini e legittimazione: l’asse manageriale che si ricostituiva aveva al centro la volontà di riappropriarsi di prerogative e funzioni al di fuori di ogni mediazione sindacale. L’acuirsi della crisi aziendale accelerò la svolta managerale in atto alla Fiat: nel momento in cui si ingaggiava una lotta per la sopravvivenza del gruppo, si rese necessario – come ha raccontato Cesare Romiti, riferendo dell’intervento di Enrico Cuccia e di Mediobanca (Cfr. C. Romiti, Questi anni alla Fiat’, p. 110-111) – un passo indietro della proprietà e una piena assunzione di responsabilità da parte del management”” (pag 204)”,”ECOG-002-FC”
“BERTA Giuseppe BIGAZZI Duccio BOTTIGLIERI Bruno COLTELLETTI Luigi FERRERO Daniela FOSCHI Alga D. OLMO Carlo”,”Fiat, 1899-1930. Storia e documenti.”,”””Esportazione e investimenti esteri: la Fiat sul mercato mondiale fino al 1940″” di Duccio Bigazzi (pag 77-168) [elementi di successo della Fiat all’estero: adattamento con abilità tattica alla segmentazione regionale del mercato mondiale dell’auto, provocata principalmente da interferenze governative; politica commerciale che, dopo essersi imperniata sui modelli di lusso o sportivi, si orientava a partire dagli anni venti su modelli relativamente economici] (pag 156-157)”,”ECOG-006-FP”
“BERTA Giuseppe”,”La Fiat dopo la Fiat. Storia di una crisi, 2000-2005.”,”Giuseppe Berta insegna Storia contemporanea all’università Bocconi. Collabora a Stampa ed Espresso.”,”ECOG-005-FC”
“BERTANI Alvaro”,”Da Grosseto a Milano: la vita breve di Luciano Bianciardi. Zarzuela tragica in un prologo, tre atti e un epilogo.”,”Luciano Bianciardi nasce a Grosseto il 14 dicembre 1922. Dopo le scuole dell’obbligo e il liceo, frequentati nella città natale, si laurea alla Normale di Pisa con una tesi su Il problema del conoscere nel pensiero di John Dewey. Tornato a Grosseto si sposa, ma pochi anni dopo il matrimonio, Bianciardi lascia la moglie e i due figli per trasferirsi a Milano dove viene assunto come redattore dalla nuova casa editrice Feltrinelli. Morto a Milano nel 1971. Alvaro Bertani, orgogliosamente cremonese, nasce nel 1943. Si trasferisce a Milano quasi subito, dove oggi vive e opera. Scrittore.”,”BIOx-048-FL”
“BERTAUX Pierre”,”La vie quotidienne en Allemagne au temps de Guillaume II. En 1900.”,”La regola delle tre K delle donne borghesi: Kinder, Kirche, Küche (bambini, chiesa, cucina).”,”GERx-066″
“BERTELLA FARNETTI Paolo a cura”,”Prateria in fiamme. Il programma politico dei Weather Underground.”,”Prateria in fiamme, una raccolta di saggi e documenti politici data alle stampe clandestinamente dai Weather Underground nel 1974 e proposta al movimento italiano, tre anni dopo, dal Collettivo editoriale Librirossi.”,”USAS-011-FL”
“BERTELLI Sergio”,”Il gruppo. La formazione del gruppo dirigente del PCI, 1936-1948.”,”Sergio BERTELLI viene da una famiglia emiliana di solide tradizioni socialiste. Nato all’ apice del fascismo, ha passato l’ infanzia tra Bologna e Roma. Entrato giovanissimo nel PCI, dopo aver collabrato con TERRACINI al Comitato per la libertà della Grecia, nel 1955 è nominato segretario dell’ Istituto Gramsci, lavorando al fianco di NATTA. Con COLLETTI e MUSCETTA è stato l’estensore della lettera ‘dei Centouno’. Ha scritto libri e saggi principalmente su RInascimento e Illuminismo. Il suo ultimo libro ha il titolo ‘Il potere oligarchico nella stato-città medievale’ (FIRENZE, 1978).”,”PCIx-057″
“BERTELLI Sergio BIGAZZI Francesco a cura; saggi di Aleksander KOLPAKIDI Jaroslaw LEONTIEV, Massimo CAPRARA Sergio BERTELLI Francesco BIGAZZI Renato RISALITI Vladimir GALITZKIJ Evgenin ZIRNOV Paolo PISANO’ Renato RISALITI Maurizio TORTORELLA Giuseppe PARLATO Ileana FLORESCU Nikita PETROV”,”Pci: la storia dimenticata.”,”””La decisione di liquidare il Partito comunista polacco (PCP) fu presa personalmente dai sei membri del segretariato del Comintern – Dimitrov, Manuilskij, Moskvin (Trilisser), Kuusinen, Florin ed Ercoli (Togliatti) – che firmarono separatamente la “”Risoluzione del Presidium del Comitato esecutivo dell’Internazionale comunista”” consegnata il 16 agosto 1938 a Stalin dallo stesso Georgij Dimitrov, segretario generale della Terza Internazionale. La pubblicazione di questi storici documenti fa finalmente luce su una delle pagine più infami della storia dell’Internazionale comunista. Conferma che la decisione di dare il via allo sterminio dei comunisti messi all’indice con l’etichetta di trotskisti e buchariniani fu presa dal gruppo più ristretto dei dirigenti del Comintern. Palmiro Togliatti rientrò improvvisamente a Mosca dalla Spagna, dove rappresentava la Terza Internazionale durante la guerra civile per ratificare la scomparsa nel nulla di un intero partito, come se non fosse mai esistito. Solo in questo modo si spiega come mai il compagno Ercoli, che era il “”numero due”” del Comintern, abbia firmato per ultimo”” (pag 181) (Francesco Bigazzi, Il compagno Ercoli e la liquidazione dei comunisti polacchi) “”””La segreteria del Comintern”” mi ha dichiarato lo storico polacco Henry Cimek “”si riunì a più riprese tra la fine del 1935 e l’inizio del 1936 per preparare un progetto di risoluzione contro il PCP. Risulta senza ombra di dubbio che Ercoli partecipò all’elaborazione di questo documento””. Togliatti partecipò anche all’adozione di altre decisioni; come per esempio quelle che approvarono epurazioni in seno al PCP il cui scopo “”ufficiale”” era quello di eliminare i “”provocatori””. Quell’operazione investì non soltanto il PCP, ma anche i comunisti polacchi residenti in URSS. Un’epurazione “”su grande scala, fatta passare per una rivisione dei quadri, ebbe luogo nel 1936 coinvolgendo migliaia di persone””.”” (pag 183) (Francesco Bigazzi, Il compagno Ercoli e la liquidazione dei comunisti polacchi) “”Complessivamente furono assassinati oltre cinquemila comunisti polacchi, in pratica quasi tutti i militanti del partito. Sono sopravvissuti solo coloro che in quel periodo si trovavano nelle prigioni polacche e quelli che furono arruolati dai servizi di sicurezza sovietici. Queste cifre acquistano, se possibile, una fisionomia ancora più tragica se vengono confrontate con quelle dei comunisti polacchi uccisi dalla ‘sanacja’, il governo di salute pubblica fondato da Pilsudski nel 1926 (da venti a trenta persone) e dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale (alcune centinaia). Dal suo esilio in Messico, Trotsky non esitò a definire questa tragedia, come anche il patto Ribbentrop-Molotov, firmato poco dopo, un colpo mortale per il comunismo mondiale. “”La Polonia risusciterà, ma il Comintern non risusciterà mai”” dichiarò Trotsky prima di cadere a sua volta vittima dei sicari di Stalin”” (pag 185) (idem)”,”PCIx-337″
“BERTELLI Sergio”,”Il gruppo. La formazione del gruppo dirigente del PCI, 1936-1948.”,”Sergio BERTELLI viene da una famiglia emiliana di solide tradizioni socialiste. Nato all’ apice del fascismo, ha passato l’ infanzia tra Bologna e Roma. Entrato giovanissimo nel PCI, dopo aver collabrato con TERRACINI al Comitato per la libertà della Grecia, nel 1955 è nominato segretario dell’ Istituto Gramsci, lavorando al fianco di NATTA. Con COLLETTI e MUSCETTA è stato l’estensore della lettera ‘dei Centouno’. Ha scritto libri e saggi principalmente su RInascimento e Illuminismo. Il suo ultimo libro ha il titolo ‘Il potere oligarchico nella stato-città medievale’ (FIRENZE, 1978).”,”PCIx-026-FV”
“BERTELLI Sergio BIGAZZI Francesco CAPRARA Massimo FLORESCU Ileana GALITZKIJ Vladimir KOLPAKIDI Aleksander LEONTIEV Jaroslav PARLATO Giuseppe PETROV Nikita PISANÒ Paolo RISALITI Renato TORTORELLA Maurizio ZIRNOV Evgenij”,”PCI: la storia dimenticata.”,”Sergio Bertelli ha insegnato Storia moderna e Storia contemporanea presso l’Università degli studi di Firenze. Francesco Bigazzi, giornalista, già direttore dll’Ansa a Mosca e a Varsavia, poi corrispondente del Giorno e oggi a Panorama dalla capitale russa. Massimo Caprera. Dal 1944, per circa vent’anni, è stato segretario di Palmiro Togliatti. Sindaco di Portici negli anni Cinquanta, è stato consigliere comunale di Napoli sino al 1997. Dal 1952 deputato del PCI per quattro legislature, è stato radiato dal partito nel 1969 assieme al gruppo del Manifesto, del quale è stato uno dei fondadori. Giornalista, attualmente collabora al Giornale. Ileana Florescu. Vive tra Roma e Bucarest. Si è occupata a lungo di storia delle corti e del teatro rinascimentali. Vladimir Galitzkij. Capitano di primo rango della Marina militare e docente di Storia militare all’Accademia di Scienze militari in Russia. Aleksander Kolpakidi. Storico e scrittore, studioso dei movimenti estremisti di msinistra, insegna Storia e sociologia presso il Politecnico di San Pietroburgo. Jaroslav Leontiev. Storico-archivista, è docente presso la facoltà di Amministrazione statale dell’Università di Mosca. Giuseppe Parlato. Ricercatore di Storia contemporanea all’Università La Sapienza, docente di Storia contemporanea alla Libera Università San Pio V di Roma, dirige la fondazione Ugo Spirito. Nikita Petrov. dal 1976 si occupa di storia dell’Unione Sovietica e in particolare della storia dei suoi organi punitivi. Dal 1990 è vicepresidente del Centro studi Memorial. É consigliere della Commissione del Soviet Supremo della Federazione Russa per archivi del PCUS e del KGB e della Corte costituzionale per gli affari del PCUS. Dal 1992 è docente di Storia del KGB all’Università statale a Mosca. Paolo Pisanò. Giornalista, ha curato Storia della Guerra Civile in Italia 1943-1945. Dal 1995 cura e conduce sulle emittenti televisive private Sei Milano e Telecampione. Renato Risaliti. Docente di Letteratura russa per diciotto anni all’Università di Pisa, dal 1969 insegna Storia dell’Europa Orientale all’Università di Firenze. Maurizio Tortorella. Giornalista, ha lavorato a Il Sole 24 ore, Mondo Economico e Fortune Italia. Attualmente inviato speciale di Panorama. Evgenij Zirnov. Giornalista e scrittore, è stato corrispondente del quotidiano Komsomolskaya Pravda, di Stern e di diversi canali della televisione russa.”,”PCIx-022-FL”
“BERTELLI Sergio”,”Ribelli, libertini e ortodossi nella storiografia barocca.”,”Sergio Bertelli (Bologna 1928) è stato allievo di Federico Chabod. Segretario dell’Istituto Gramsci dal 1955 al 1957, segretario dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici dal 1960 al 1965, poi professore ordinario di storia moderna a Perugia. Felloww del Harvard Center for Italian Renaissance Studies nel 1966 e 1967. Member dell’Institute for Advanced Study, Princeton per il 1970, Visiting Professor presso lo History Department dell’Università di California, Berkeley. Ha pubblicato ‘Erudizione e storia in L.A. Muratori’ (1960). Ha curato più edizioni delle opere di Machiavelli e di Giannone. “”Le nuove storie sono storie di santi e di martiri (di nuovi santi, di nuovi martiri), storie d’una Chiesa (cattolica o protestante ch’essa sia). Insomma: storie “”sacre””. Tuttavia gli ortodossi non riusciranno a distruggere il messaggio laico del Machiavelli e del Guicciardini. Libertini e ribelli si opporranno agli ortodossi e alla loro dittatura culturale così come si opporranno alla ‘pax hispanica’. Un filo rosso unisce ‘Il Principe’ al ‘Tractatus theolofico-politicus’ d Spinoza”” (quarta di copertina) Libro citato: P. Vernière, ‘Spinoza et la pensée française avant la Révolution’, I, (1663-1715), Paris, 1954″,”STOx-313″
“BERTELLI Sergio”,”Gramsci e Togliatti: un puzzle irrisolto.”,”””””Italianizzare la lotta contro il trotskismo”” sarebbe stata la parola d’ordine di Palmiro Togliatti (1) nel 1937, all’epoca dei grandi processi. Ma l’equazione Trotsky-Bordiga si era posta sin dallo scontro Gramsci-Bordiga del gennaio 1926, al tempo del III Congresso (Lione). Un’equazione che lo stesso Bordiga avrebbe contribuito a rinsaldare, nell’urto con Stalin, al VI Plenum dell’Internazionale del febbraio di quello stesso anno. Però si dovrebbe risalire allo stesso congresso di fondazione di Livorno e ricordare il ruolo centrale giocato, in esso, dai due rappresentanti dell’Internazionale, Christo Kabakciev e Matyas Rakosi – e soprattutto il loro diktat all’assemblea dei delegati socialisti riuniti per i lavori del loro XVII congresso: “”l’internazionale comunista respinge ogni risoluzione che non sia quella che vi impone la frazione comunista e che noi sottoscriviamo”” (2) “” (pag 54) [(1) Critica dei lavori del CC, malgrado i lati positivi’, appunti per la segreteria, 14 febbraio 1937, fotocopia in APC 1440 (2)/20; (2) Cf. P. Spriano, ‘Storia del Partito comunista italiano. I. Da Bordiga a Gramsci’, Torino, Einaudi, 1967: 115] “”Su Stato Operaio’ del maggio-giugno 1927 Togliatti con l’articolo ‘Antonio Gramsci un capo della classe operaia’, a cui si aggiunge Alfonso Leonetti sulle pagine di ‘Correspondance Internationale’ dell’ottobre, mette in difficoltà Gramsci nel suo tentativo, davanti al Tribunale Speciale, di negare di aver appartenuto all’Esecutivo del partito”” (pag 58-59) ‘Strana lettera di Ruggiero Grieco a Gramsci, il giudice istruttore consegnandola gli dice: “”Onorevole Gramsci, lei ha degli amici che certamente desiderano che lei rimanga un pezzo in galera””‘ (pag 59)”,”GRAS-012-FGB”
“BERTHEAU Friedrich”,”Fünf Briefe über Marx an Herrn Dr. Julius Wolf, Professor der Nationalökonomie in Zürich von Friedrich Bertheau, Baumwollspinner in Zürich.”,”Friedrich BERTHAU, operaio-filatore del settore laniero, ha scritto cinque lettere su Marx a Julius WOLF, professore di economia nazionale a Zurigo.”,”MADS-300″
“BERTHIER René”,”L’anarcho-syndicalisme et l’organisation de la classe ouvrière.”,”BERTHIER René”,”ANAx-342″
“BERTHOLD Will”,”La tragedia di Malmedy.”,”Il 16 dicembre 1944 i tedeschi scatenarono quella che fu chiamata l’ offensiva delle Ardenne nella speranza di raggiungere Anversa, interrompendo le linee di comunicazione angloamericane che minacciavano la Ruhr. In questa operazione mandarono anche dei soldati delle SS dietro alle linee. Qui, nel villaggio di Malmedy avvenne la strage di soldati americani che si erano arresi. A questi fatti sanguinosi seguì un processo per crimini di guerra contro i soldati tedeschi SS.”,”QMIS-064″
“BERTHOLD Lothar NEEF Helmut”,”Militarismus und Opportunismus gegen die November-revolution.”,”Risoluzione del Consiglio degli Operai e dei Soldati di Berlino del 10 gennaio 1919. “”Die heute am 10. Januar 1919 in den Sophienslälen tagende Versammlung aller kommunalen A.- und S.- Räte Groß Berlins bedauerte aufs tiefste, daß bei den letzten Vorgängen in Berlin Arbeiterblut geflossen ist. Sie wendet sich mit aller Entschiedenheit gegen die Maßnahmen der Regierung, Studenten und Offiziere zu bewaffnen und sie gegen das Proletariat marschieren zu lassen. Die Todfeinde der Arbeiterklasse werden von einer sozialistischen Regierung gegen die Revolution bewaffnet. Die Bourgeoisie triumphiert, alle Gegenrevolutionäre wittern Morgenluft. (…)””. (pag 359) Governo socialdemocratico artefice della controrivoluzione. “”Il consiglio degli operai e dei soldati riunito oggi 10 gennaio 1919 … è grandemente addolorato per il sangue dei lavoratori versato a Berlino negli ultimi avvenimenti. Esso si opposto con la massima determinazione alle misure del governo per armare gli studenti e i militari e farli marciare contro il proletariato. I nemici mortali della classe operaia sono armati da un governo socialista contro la rivoluzione. La borghesia trionfa, tutti i controrivoluzionari annusano l’ aria del mattino (…)””. (pag 359)”,”MGER-064″
“BERTI Giampietro”,”Il pensiero anarchico dal Settecento al Novecento.”,”Giampietro Domenico BERTI insegna storia dei partiti politici nell’Università di Padova. Ha pubblicato tra l’altro: -Un naturalista dall’ancien regime alla Restaurazione. Giambattista Brocchi (1772-1826), BASSANO 1988 – Censura e circolazione delle idee nel Veneto della Restaurazione, VENEZIA 1989 – Francesco Saverio Merlino. Dall’ anarchismo socialista al socialismo liberale, 1856-1930, MILANO, 1993 -Storia di Bassano, PADOVA, 1993 -Un’ idea esagerata di libertà. Introduzione al pensiero anarchico, MILANO, 1994″,”ANAx-061″
“BERTI Lapo a cura; altri saggi di GORI Franco ZANZANI Mario”,”Moneta crisi e stato capitalistico.”,”BERTI, GORI e ZANZANI fanno parte del comitato di coordinamento della rivista ‘Primo Maggio’ pubblicata a Milano dalla Calusca editrice. Su questa rivista sono apparsi il saggio di BERTI e quello di GORI. Il saggoi di ZANZANI e l’ introduzione di BERTI compaiono qui per la prima volta. Il problema viene affrontato in questo opuscolo a partire dalle indicazioni di MARX nei Grundrisse.”,”MADS-244″
“BERTI Giuseppe GALLINARO Maria Bianca a cura; scritti di V.G. BIELINSKI A.J. HERZEN N.G. CHERNISCEVSKI N.A. DOBROLIUBOV”,”Il pensiero democratico russo del XIX secolo.”,”Contiene gli scritti di G. CERNISCEVISKI (1828-1889): ‘Lessing nella storia del popolo tedesco’, ‘Cenni su Bielinski’, ‘Il Conte di Cavour’, e lo scritto di Nicolai A. DOBROLIUBOV (1836-1861) ‘Lettera da Torino’ (1861) sul risorgimento italiano. “”In movimento democratico russo presenta, quindi, un eccezionale interesse dal punto di vista dello studio della storia del liberalismo e della democrazia europea. In primo luogo perché diede vita al gruppo democratico più avanzato d’ Europa, il solo che giunse, prima di Marx ed Engels, e ignorando Marx ed Engels, a conclusioni socialiste le quali più si avvicinano al pensiero marxista. In secondo luogo perché non restò limitato al terreno economico (…)”” (G. Berti, pag XLVII)”,”RUSx-079″
“BERTI Giampietro”,”Errico Malatesta e il movimento anarchico italiano e internazionale, 1872-1932.”,”””In Italia il protagonismo delle masse sembrava visibilmente constatabile dall’ enorme sviluppo delle organizzazioni politiche e sindacali della sinistra. Il partito socialista, che alle elezioni politiche di novembre otterrà 1.834.000 voti con 156 deputati, aveva praticamente quadruplicato i suoi iscritti, passati da 50.000 (come risultavano prima della guerra) a 200.000. Conquistati oltre 2.800 comuni (il 24% del totale), controllava migliaia di cooperative e aveva aperto 2.000 sezioni in tutti il Paese. Al congresso nazionale di Bologna, dell’ ottobre 1919, aveva abbandonato ufficialmente il programma riformista e abbracciato la linea massimalista della conquista rivoluzionaria del potere. La Cgdl contava su oltre 1.000.000 di tesserati, numero che salirà a 1.930.000 nel settembre del 1920. Gli aderenti alla seconda organizzazione sindacale, l’ Usi, nonostante la scissione del 1914, si aggiravano sulle 300.000 unità (anche queste destinate a salire a 500.000), mentre il Sindacato ferrovieri – dove operavano molti militanti anarchici – aveva circa 90.000 aderenti””. (pag 608)”,”ANAx-191″
“BERTI Giuseppe”,”Russia e stati italiani nel Risorgimento.”,”””Il Piattoli aveva non soltanto studiato Rousseau, Mably e l’ abate Saint-Pierre e trasfuso questi studi nel giovane suo pupillo, Czartoryski, ma aveva accuratissimamente studiato Kant – e non soltanto la Ragion pura e la Ragion pratica, ma il progetto kantiano Sulla pace perpetua. Le idee del Piattoli non erano soltanto sue: erano le idee degli illuministi e dei massoni francesi, dei democratici avanzati degli Stati Uniti d’ America e, particolarmente, del Jefferson, cui Filippo Mazzei l’ intimo amico di Piattoli, fu specialmente legato,. Le idee del Piattoli erano, in parte, con un accento più avanzato, anche le idee del Potocki e del Czartoryski; erano infine (con un accento più moderato) le idee del terzo compagno di prigionia del Piattoli che Czartoryski stesso definisce nelle sue Memorie “”il più estremo dei rivoluzionari polacchi””, il giacobino Kollontay.”” (pag 238) “”Nel 1848, è vero, non vi furono barricate in Russia. Però, proprio in quell’ anno, le statistiche segnalarono ben 71.000 incendi dolosi avvenuti nella grande proprietà terriera e il bagliore di quegli incendi, i quali portarono a danni economici enormi, arrivò sino ai diplomatici italiani accreditati a Pietroburgo, sino al marchese Emanuele d’Azeglio, sino al duca della Regina; e si rifletté persino nei loro dispacci. Questi incendi, spesso vasti e paurosi, che, senza nessuna premeditata intesa, senza nessun piano preordinato, scoppiavano nelle campagne, nelle proprietà dei feudatari, talvolta a migliaia di chilometri di distanza l’ uno dall’ altro, erano un fatto che induceva a seria riflessione””. (pag 608)”,”RUSx-098″
“BERTI Domenico, a cura di Franco BOLGIANI”,”Il conte di Cavour avanti il 1848.”,”””Mentre egli stava scrivendo la monografia alla quale alludiamo (sull’autonomia legislativa dell’Irlanda, ndr), coi tipi di Bruxelles veniva fuori il libro di Vincenzo Gioberti: ‘Il Primato’, e poco appresso quello del Balbo: ‘Le Speranze d’Italia’. Quale giudizio il conte di Cavour portasse su Gioberti in questo tempo non abibamo onde desumerlo. Sappiamo però dalle note autobiografiche, ch’egli nel 1843 fece quanto potè per impedire che il fratello Gustavo entrasse in polemica col filosofo torinese. Il libro del Balbo sulla ripartizione dell’Oriente pareva degno al conte di Cavour di grave considerazione””. (pag 282)”,”BIOx-250″
“BERTI Giampietro”,”Francesco Saverio Merlino. Dall’anarchismo socialista al socialismo liberale, 1856-1930.”,”””Merlino individua con chiarezza il carattere specifico della grande impresa dell’autore tedesco, cioè l”essenzialismo concettuale e metodologico’. Secondo Merlino, poiché tutto il ‘Capitale’ poggia sull’analisi del tempo di lavoro e dunque sull’idea di lavoro astratto individuato nel rapporto fondamentale tra capitalista e operaio, ne deriva la sottovalutazione del ruolo fondamentale del potere politico e delle connessioni tra questi e il potere economico. Marx “”stima molto meno del loro valore la parte che ha lo Stato nella spoliazione dell’operaio, le rendite che esso distribuisce alle diverse branche della classe dirigente, i servizi che rende agli uni e le esazioni che fa subire agli altri””. Si tratta di un modello fondato “”sopra un’astrazione o piuttosto una serie di astrazioni. Marx prescinde dalla natura e dei movimenti reali dell’uomo, dalla natura e dalle qualità specifiche del lavoro, dalla natura e dalle qualità specifiche delle cose, infine da tutte le circostanze che precedono, accompagnano e seguono la produzione (…) egli sopprime senz’altro le differenze qualitative tra i lavori, riducendo tutti i lavori, compreso quello artistico, intellettuale, d’invenzione o professionale, a un lavoro astratto, indistinto, eguale e rudimentale””. In conclusione, l’essenzialismo metodologico porta Marx a creare un modello teorico sciolto da ogni specificità storica, geografica, etnografica, culturale, cioè dall’insieme delle differenze reali che determinano i diversi contesti storici. Questo essenzialismo, a sua volta, deriva completamente da Hegel e dalla scienza economica borghese: “”Marx credette a queste leggi, e ripeté che esse sono fisse e incrollabili, ma – hegeliano impenitente qual era – aggiunse che crollerebbero e si distruggerebbero da sé, poiché il capitale si accumula a un polo e il lavoro al polo opposto della società. L’urto, vale a dire la rivoluzione, sarebbe inevitabile”” (57). L’osservazione merliniana coglie nel segno. In effetti la metodologia di Marx si basa sull”astrazione determinata’, cioè sulla creazione di un modello euristico capace di sussumere e di spiegare i fatti specifici e concreti della diversificazione reale. Questo modello, che definisce il concreto come “”unità del molteplice”” (58), mentre risulta paradossale per la logica formale – perché la riduzione della molteplicità dei dati sensibili all’unità è il compito della conoscenza non già concreta, bensì astratta delle cose – è del tutto razionale per la logica dialettica”” [Giampietro Berti, ‘Francesco Saverio Merlino. Dall’anarchismo socialista al socialismo liberale, 1856-1930’, 1999] [‘(57) F.S. Merlino, ‘La doctrine de Marx et le nouveau programme des socialdémocrates allemand’, “”La Societé Nouvelle””, VII (1891, set.), pp. 272-292, ora in Id., ‘Concezione critica…’ pp. 63, 65, 67 (…). A sottolineare l’hegelismo di Marx è la più autorevole tradizione marxista: I. Lenin, ‘Karl Marx’, 1965, p. 61; G. Lukacs, ‘Storia e coscienza di classe’, 1973, p. LXVII; R. Rosdolsky, ‘Genesi e struttura del “”Capitale”” di Marx’, 1975, vol. I. pp. 6-7. Come aveva avvertito Merlino, questo essenzialismo metodologico iniziava da Hegel. Infatti: “”Nel processo del pensiero scientifico è importante che l’essenziale sia distinto e posto in rilievo in contrapposto con il cosiddetto non-essenziale””, G.F. Hegel, ‘Lezioni sulla filosofia della storia’, 1942, vol. I, p. 194; (58) Marx, Lineamenti fondamentali, vol. I. p. 27′]”,”MITS-011-FL”
“BERTI Enrico BELLIN Nicoletta ROSSITTO Cristina. MARIGO Giuseppina CONTI Lino LONGATO Fulvio MILAN Renato NATALI Carlo NAPOLITANO Linda VOLPI Franco, saggi di; testi antologici di ARISTOTELE Immanuel KANT G.W.F. HEGEL Karl MARX Friedrich ENGELS V.I. LENIN György LUKACS Herbert MARCUSE Theodor W. ADORNO MAO Zedong Louis ALTHUSSER Lucio COLLETTI Karl R. POPPER R. GARCIA”,”La contraddizione.”,” “”Per Engels la contraddizione ha luogo in ogni ordine di realtà: nella natura, nella storia, nel pensiero, cioè dovunque vi sia un processo antagonistico, nel quale un estremo si converte nel suo contrario e questo si converte a sua volta nel primo, restituendo però in una forma superiore, cioè più valida dal punto di vista sia quantitativo che qualitativo. E’ questo il famoso processo della “”negazione della negazione””, teorizzato per la prima volta da Hegel e ripreso esplicitamente da Marx, che Engels illustra, in polemica contro Dühring, con i famosi esempi del chicco d’orzo che, germogliando, cioè trasformandosi in pianta, si nega, ma viene poi restituito in quantità maggiore con la morte, cioè con la negazione della pianta, consistente nella produzione di nuovi semi; o dell’uovo che, negandosi, produce l’insetto, il quale poi, negandosi a sua volta, riproduce l’uovo; o della grandezza algebrica ‘a’ la quale, negandosi, dà luogo a ‘-a’, che poi, negandosi a sua volta, cioè moltiplicandosi per ‘-a’ dà luogo a ‘a²’. Accanto a questi esempi, desunti dalla natura, Engels ne adduce altri, desunti dalla storia, quali il processo per cui dalla primitiva proprietà comune del suolo si è passati, per negazione, alla piccola proprietà privata di esso e, per negazione della negazione, al grande possesso fondiario; o il processo per cui, dall’uguaglianza propria dello stato di natura rousseauiano si è passati, per negazione, alla disuguaglianza propria degli stati primitivi e, per negazione della negazione, all’uguaglianza propria degli stati dispotici; o infine il processo per cui nella storia della filosofia si è passati dal materialismo antico, per negazione, all’idealismo e, per negazione della negazione, al materialismo moderno (1). Contro Dühring, che considera la dialettica uno strumento puramente dimostrativo, cioè valida soltanto sul piano del pensiero, Engels insiste nell’affermare il carattere reale della dialettica, cioè della negazione della negazione, e quindi anche della contraddizione. Ma è chiaro che per contraddizione egli intende contrarietà fra i termini successivi di un processo, quella contrarietà che anche Aristotele considera condizione necessaria del divenire. Ciò non ha nulla a che vedere con la contraddizione di cui parla Aristotele, cioè con l’affermazione e la negazione della presenza di un medesimo predicato nello stesso soggetto contemporaneamente e sotto lo stesso rispetto. A questa differenza tra la contraddizione della dialettica hegeliana e marxiana e la contraddizione della dialettica aristotelica sembra alludere lo stesso Engels quando afferma: “”nella dialettica negare non significa dir di no, o dichiarare che una cosa non è sussistente o comunque distruggerla””, e cita la massima spinoziana ‘omnis determinatio est negatio’ per mostrare che la negazione deve essere determinata, aggiungendo: “”ogni genere di cose ha una sua maniera peculiare di essere negata in modo che ne risulti uno sviluppo, e la stessa cosa si ha per ogni genere di idee e di concetti”” (2). Ulteriori delucidazioni al suo concetto di contraddizione, che confermano l’impressione già riportata, Engels fornisce nella ‘Dialettica della natura’. Quivi egli afferma che la dialettica cosiddetta soggettiva, ossia il pensiero dialettico, non è che il “”riflesso”” della dialettica cosiddetta obiettiva, cioè del movimento che nella natura si manifesta sempre in opposizione fra termini che contrastano continuamente e infine si risolvono l’uno nell’altro in forme superiori. Come esempi di queste opposizioni egli cita l’attrazione e la repulsione tra poli opposti nel magnetismo, tra cariche opposte nell’elettricità e tra atomi nella chimica; la polarizzazione dell’albume vivente nel mondo organico e il contrasto tra eredità e adattamento nell’evoluzione della specie. Nella natura – egli afferma – “”tutte le differenze si risolvono l’una nell’altra attraverso gradini intermedi, tutti gli opposti passano l’uno nell’altro attraverso termini intermedi”” (3)”” (pag 255-257) [Enrico Berti, La contraddizione dopo Marx] [(in) AA. VV., La contraddizione, 1977] [(1) F. Engels, Anti-Dühring, in K. Marx F. Engels, Opere, Roma, 1974, vol. XXV, pp. 128-137; (2) Ibid., p. 136; (3) Engels, Dialettica della natura, ibid., vol. XXV, pp. 496-497] “”Non diversa [da quella di F. Engels, ndr] è la concezione della contraddizione che si ritrova in Lenin, il quale, nello scritto dal titolo ‘A proposito della dialettica’ (composto nel 1915 ma pubblicato nel 1925), afferma che “”lo sdoppiamento dell’uno e la conoscenza delle sue parti contraddittorie è l’essenza della dialettica””. Tra queste parti contraddittorie, che evidentemente sono dei contrari, essendo ottenute attraverso lo sdoppiamento di un’unità che le conteneva entrambe, si instaura un rapporto d’identità, l’identità degli opposti, la quale per Lenin, come per Engels, è legge della conoscenza in quanto ancor prima è legge del mondo oggettivo. Gli esempi di opposti forniti da Lenin sono gli stessi che abbiamo trovato in Engels, cioè nella matematica + e -, differenziale e integrale; nella meccanica azione e reazione; nella fisica elettricità positiva e negativa; nella chimica associazione e dissociazione degli atomi; nella scienza sociale lotta di classe. L’identità degli opposti – che per Lenin può essere detta anche unità degli opposti, dato che in questo caso i termini “”identità”” e “”unità”” si equivalgono – è la condizione del movimento, dello sviluppo spontaneo di tutti i processi della natura, spirito e società compresi. Lo sviluppo, infatti, è “”lotta”” degli opposti, cioè sdoppiamento dell’uno in opposti che si escludono l’un l’altro e loro rapporto reciproco. La concezione dello sviluppo come unità degli opposti fornisce la chiave dei “”salti””, della “”soluzione di continuità””, della “”conversione nell’opposto””, della distruzione del vecchio e della nascita del nuovo. “”L’unità (coincidenza, identità, equipollenza) degli opposti – afferma Lenin – è condizionata, provvisoria, transitoria, relativa. La lotta degli opposti reciprocamente escludentisi è assoluta; come assoluto è lo sviluppo, il movimento”” (4). Da queste parole si desume che l’unità degli opposti è la contraddizione, ossia la relazione per cui due opposti si escludono e insieme si implicano reciprocamente, mentre la lotta degli opposti è il processo per cui l’uno si converte nell’altro e genera una realtà nuova. Anche qui, dunque, come in Hegel e in Marx, la contraddizione, intesa come contrarietà, è reale, ma provvisoria, destinata necessariamente a risolversi mediante un movimento. La dialettica del pensiero è il riflesso, il rispecchiamento di tale movimento esistente nella realtà (5)”” [Enrico Berti, La contraddizione dopo Marx] [(in) AA. VV., La contraddizione, 1977] [(4) V.I. Lenin, Quaderni filosofici, a cura di I. Ambrogio, Roma, 1971, pp. 361-362; (5) Ibid., p. 365: richiamo esplicito alla ‘Bildertheorie’, o teoria del riflesso]”,”HEGx-024″
“BERTI Giuseppe”,”Problemi di storia del PCI e dell’Internazionale Comunista (a proposito della ‘Storia del PCI’ di P. Spriano).”,”Origini PcdI (pag 162-163) “”Nel 1917-18 la separazione profonda, abissale era ancora quella che divideva ‘interventisti’ e ‘non interventisti’, anche ovviamente se si distingueva tra coloro che avevano avuto incertezze all’inizio (e poi erano tornati sui propri passi) e coloro che erano passati definitivamente invece al servizio di quella che veniva definita la “”borghesia imperialista e guerrafondaia””. Questo criterio di divisione sopravanzava ogni altro e, nella particolare situazione italiana, in un certo qual senso, ‘attenuava persino la tradizionale divergenza tra la corrente rivoluzionaria e la corrente riformista: questo, proprio questo è il punto che occorre capire’. La resistenza di Serrati e dei capi della corrente rivoluzionaria del Partito socialista italiano all’espulsione dei riformisti dal partito non derivò unicamente (e nemmeno, crediamo, principalmente) da calcolo «opportunistico», da un gioco inteso a mantenere il potere nel partito ma ‘dalla convinzione sincera e profonda che era in Serrati e negli altri capi della corrente rivoluzionaria che, in fondo, i riformisti italiani non avevano «tradito», non erano passai al servizio della «borghesia guerrafondaia e imperialistica»’. Diremo di più: diremo che persino Bordiga che era sempre più convinto della necessità della separazione tra riformisti e rivoluzionari, (affinché gli uni dessero vita la partito comunista, gli altri al partito socialista riformista) c’era, tuttavia, nei confronti di uomini come Turati e come Treves (lo abbiamo sentito più volte esprimersi in questo senso) un rispetto morale che certamente mancava in Lenin e nei bolscevichi. Ci riferiamo, soprattutto, all’anno 1919: poi le cose presero un altro corso. Sarebbe interessante riuscire a capire per quali motivi Lenin, che pure tenne nel massimo conto questi sentimenti quando si trattò di giudicare i socialisti svizzeri o scandinavi (in fondo anche i socialisti francesi) assunse, invece, una posizione particolarmente aspra proprio nei confronti dei socialisti riformisti italiani che la meritavano di meno. Probabilmente alla base di quest’atteggiamento vi fu non un errato giudizio ma più probabilmente, un errato calcolo politico. Egli pensò, cioè, che in quei paesi il movimento era più arretrato ed era, quindi, indispensabile, ancora per un certo tempo, fare i conti con l’influenza dei riformisti, mentre in Italia, essendo il movimento più avanzato, sarebbe stato più facile costituire subito un partito rivoluzionario, espellendo i riformisti e distruggendo rapidamente la loro influenza sulle masse lavoratrici. Fu quella opinione di Lenin (e, poi, della costituenda I.C.) filtrata già nel 1919 in Italia, che orientò i nuclei estremisti del PSI – decisamente, oramai – verso la scissione e la costituzione di un nuovo partito: nel 1919 solo Bordiga, nel 1920 anche Gramsci e qualche massimalista di sinistra. Perciò è nel 1919-20 la data di origine del PCI. Fu un calcolo politico errato ed ebbe come frutto la scissione minoritaria di Livorno. Naturalmente una volta costituitasi la frazione comunista questo aspro giudizio, questo modo corrosivo di guardare alla tradizione socialista italiana pervase tutta la frazione comunista, i massimalisti stessi che si erano appena staccati da Serrati. Ma non ci pare che si possa anticipare ed antidatare questa situazione di fatto al 1917. Anche se sin dal 1917 un certo preannuncio di questo atteggiamento era in Bordiga e in Gramsci (…)”” [Giuseppe Berti, ‘Problemi di storia del PCI e dell’Internazionale Comunista (a proposito della ‘Storia del PCI’ di P. Spriano)’, Rivista Storica Italiana, Esi, Napoli, 1. 1970] Biografia. Giuseppe Berti (Napoli, 22 luglio 1901- Roma, 16 marzo 1979) è stato un politico italiano. Inizia la sua militanza politica a 17 anni a Palermo, dove studia giurisprudenza, e da giovane socialista fonda la rivista rivoluzionaria Clartè (con allusione a Henri Barbusse), ma scriverà anche nel bordighiano Il Soviet. Nel gennaio 1921 è tra i delegati che al congresso socialista di Livorno danno vita al Partito Comunista d’Italia. Berti, un mese dopo, diviene il segretario della Federazione Giovanile Comunista d’Italia oltre che direttore del relativo settimanale L’Avanguardia. Vicino alle posizioni di Angelo Tasca, nel maggio 1923 è arrestato a Milano con tutto il vertice della Fgcd’I, ma viene, come tutti, assolto. In ogni caso è evidente che il fascismo ha iniziato la sua campagna repressiva e infatti nel 1927 Erik (come si faceva chiamare Berti nella struttura illegale del Pcd’I), che nel frattempo è divenuto redattore de l’Unità, viene nuovamente arrestato e stavolta condannato a tre anni di confino che sconterà a Ustica, Ponza e Pantelleria. Tornato relativamente libero nel 1930, Berti raggiunge ciò che resta del suo partito a Mosca, dove già era stato come delegato al V congresso del Comintern e come membro della segreteria del Kim, l’Internazionale giovanile. Fra il 1930 e il 1931 rappresenta il Pcd’I al Comintern, poi si divide tra Mosca e Parigi, dove dirige il giornale dell’emigrazione. Si dà anche da fare come insegnante nelle scuole dove si formavano i nuovi quadri comunisti. Sposa Baldina Di Vittorio, figlia di Giuseppe, dalla quale avrà la figlia Silvia, e lavora alacremente ne Lo Stato operaio e alla fine degli anni ’30 è di fatto il capo del centro estero del Pcd’I. Con l’invasione nazista della Francia nel 1940, fugge negli Stati Uniti d’America dove rimarrà per tutto il periodo bellico organizzando le forze antifasciste italiane d’America. Fra il 1948 e il 1963 è parlamentare eletto in Sicilia. Ma già durante questo periodo la sua passione per gli studi storici e filosofici lo portano via via ad abbandonare la militanza politica in senso stretto. È comunque il primo segretario nazionale dell’Associazione Italia Urss e animatore della rivista Società. Curò per gli Annali Feltrinelli l’edizione critica delle carte dell’archivio Tasca. Sempre più malato e ritirato (quanto ricercatissimo come intellettuale), muore per crisi cardiaca a Roma il 16 marzo 1979. Opere (parziale) Contro la guerra imperialista innalziamo la bandiera della guerra civile, Fgcd’I, 1932 Giù le mani dalla Cina, Edizioni del Pcd’I, 1932 A new Italy arises, New York, Workers Library, 1943 L’antisovietismo contro l’Italia, Roma, U.E.S.I.S.A., s. d. La via della pace. Discorso di apertura al I Congresso nazionale Italia-URSS. Torino, Teatro Alfieri, 25 ottobre 1949, Roma, U.E.S.I.S.A., 1949 Il pensiero democratico russo del XIX secolo, Firenze, Sansoni, 1950 Per uno studio della vita e del pensiero di Antonio Labriola, Roma, 1954 I democratici e l’iniziativa meridionale nel Risorgimento, Feltrinelli, Milano, 1962 I primi dieci anni di vita del P.C.I. Documenti inediti dell’archivio Angelo Tasca, Milano, Feltrinelli, 1967 Bibliografia[modifica | modifica wikitesto] Francesco M. Biscione, Berti Giuseppe, in «Dizionario biografico degli Italiani», IX, Roma, Istituto dell’Enciclopedia italiana, 1967″,”PCIx-406″
“BERTI Enrico”,”Il pensiero politico di Aristotele.”,”Aristotele nacque nel 384/3 a.C., da genitori greci, a Stagira, libera pòlis vicina alla penisola Calcidica, colonia di Calcide o, secondo altri, di Andros. Il padre, Nicomaco, era medico e secondo alcuni fu il medico personale del re di Macedonia Aminta III, uno dei predecessori di Filippo II. La madre, Festide, era originaria di Calcide, nell’isola Eubea, dove possedeva una casa nella quale Aristotele si rifugiò prima di morire. É probabile che il padre sia morto quando Aristotele era ancora in tenera età, perchè questi da bambino fu allevato da un certo Prosseno di Atarneo (città greca dell’Asia minore), forse marito di sua sorella (Arimnesta) e padre di Nicanore, che Aristotele nel testamento nominerà suo erede. All’età di 17 anni, cioè 367/6, Aristotele si recò ad Atene, dove entrò a far parte dell’Accademia di Platone e vi rimase vent’anni, cioè fino al 348/7, anno della morte di Platone. Scrisse opere di etica, politica, raccolte sul pensiero generale, pensiero politico in generale, genesi della politica, costituzioni, problemi particolari, costituzione degli Ateniesi. Aristotele morì nel 322/1 a Calcide.”,”TEOP-059-FL”
“BERTI Giuseppe”,”Il Partito bolscevico e il predominio di Stalin.”,”””Esatto, acuto, lo schizzo della personalità di Trotsky e l’esame della sua posizione politica negli anni 1924-26. «Se dovessimo caratterizzare il suo orientamento ideale nel 1924 con una formula – scrive Procacci – diremmo che esso ci sembra caratterizzato dall’esigenza della necessità di un rilancio rivoluzionario, di un ritorno alle origini». Trotsky credeva, in altri termini, che fosse ancora possibile battere l’avversario attraverso una lotta frontale e gli sembrava che gli eventi dell’autunno 1923 in Germania lo avessero dimostrato. Gli pareva che l’Internazionale comunista avesse mancato quell’occasione perché alla sua testa v’erano gli stessi uomini che avevano vacillato durante la Rivoluzione d’ottobre. In realtà, con il suo opuscolo ‘Le lezioni dell’Ottobre’ Trotsky iniziava la lotta per raccogliere la successione di Lenin e il colpo principale veniva da lui diretto contro Zinoviev e Kamenev, contro coloro che nell’ottobre non avrebbero voluto prendere le armi, o non avrebbero voluto prenderle in quel momento e in quella maniera, che avevano esitato ad accettare il piano strategico giacobino di Lenin per la presa del potere anche indipendentemente dal congresso dei ‘Soviet’. In realtà Trotsky dirigeva il colpo principale contro Zinoviev e il suo gruppo non soltanto perché riteneva di poter accusare Zinoviev di aver sostenuto uno sviluppo della rivoluzione di tipo legalitario e marxista occidentale, contrastante con le tesi sulla rivoluzione e sullo Stato che erano state proprie di Lenin, ma anche perché a Trotsky sembrava che fosse proprio Zinoviev, nella lotta per assumere il potere nel partito dopo la scomparsa di Lenin, il suo antagonista diretto più pericoloso. Esattamente, nella stessa maniera, a Zinoviev sembrava che l’uomo principale da battere all’interno del partito fosse Trotsky non soltanto perché Trotsky non proveniva dal gruppo di stretta osservanza bolscevica (e, forse, nemmeno tanto perché le posizioni politiche trotskiste di rilancio rivoluzionario gli sembrassero troppo arrischiate e avventurose) quanto perché anche a Zinoviev pareva che l’unica personalità capace di contendergli il potere all’interno del partito bolscevico fosse Trotsky. In realtà fu proprio il duello senza esclusione di colpi tra Trotsky e Zinoviev che aprì gradualmente a Stalin la via della successione”” (pag 126-127)”,”TROS-315″
“BERTI Giampietro DE-MARIA Carlo a cura; saggi di Pietro ADAMO Gianfranco RAGONA Lorenzo PEZZICA Carlo DE-MARIA Antonio SENTA Elena BIGNAMI Emanuela MINUTO Franco CAMBI Giorgio SACCHETTI Pasquale IUSO Claudio VENZA Fabrizio GIULIETTI Giorgio SACCHETTI Enrico ACCIAI Davide TURCATO Giulia BRUNELLO Salvo VACCARO Selva VARENGO Alberto CIAMPI Arturo SCHWARZ Franco BUNCUGA Fabio SANTIN Luigi BALSAMINI Gianni CARROZZA Massimo ORTALLI”,”L’anarchismo italiano. Storia e storiografia.”,”Giampietro Berti è stato professore ordinario di Storia contemporanea e Storia dei partiti politici all’Università di Padova Carlo De-Maria è direttore dell’ Istituto Storico della Resistenza e dell’Età contemporanea di Forlì-Cesena e presidente dell’associazione di ricerca storica Clionet Volume realizzato con il contributo della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia. L’ Archivio Famiglia Berneri-Aurelio Chessa e la Biblioteca Panizzi hanno promosso a Reggio Emilia tra il 2013 e il 2014 un seminario pubblico e un convegno nazionale dedicato alla storiografia dell’anarchismo italiano dal 1945 a oggi. Si tenne il 9 novembre 2013 e rappresentò una indispensabile tappa di avvicinamento al convegno nazionale del 10-11 maggio 2014, che ebbe come titolo ‘Centocinquant’anni di lotte per la libertà e l’uguaglianza. Per un bilancio storiografico dell’anarchismo italiano. Il Comitato scientifico per l’organizzazione di queste due iniziative comprendeva oltre a Giampietro Berti e Carlo De Maria, promotori e curatori dello stesso convegno, Enrico Acciai, Pietro Adamo, Luigi Balsamini, Franco Buncuga, Alberto Ciampi, Pietro Di-Paola, Pasquale Iuso, Massimo Ortalli, Tiziana Pironi, Giorgio Sacchetti, Antonio Senta, Salvo Vaccaro, Selva Varengo. Saggi di Pietro ADAMO Gianfranco RAGONA Lorenzo PEZZICA Carlo DE-MARIA Antonio SENTA Elena BIGNAMI Emanuela MINUTO Franco CAMBI Giorgio SACCHETTI Pasquale IUSO Claudio VENZA Fabrizio GIULIETTI Giorgio SACCHETTI Enrico ACCIAI Davide TURCATO Giulia BRUNELLO Salvo VACCARO Selva VARENGO Alberto CIAMPI Arturo SCHWARZ Franco BUNCUGA Fabio SANTIN Luigi BALSAMINI Gianni CARROZZA Massimo ORTALLI Contiene tra l’altro i saggi: – Emanuela Minuto, ‘Assenze. Giovani anarchici negli anni Cinquanta (pag 179-192) – Giorgio Sacchetti, ‘Mappe del movimento anarchico italiano (1921-1991) (pag 243-268) – Pasquale Iuso, ‘Il problema dell’organizzazione nei primi decenni della repubblica’ (pag 269-284) – Massimo Ortalli, La storiografia del movimento anarchico italiano: repertorio bibliografico e bilancio critico (1945-2014) (pag 479-550) Nel saggio della Minuto si parla dei GAAP, Gruppi anarchici d’azione proletaria e di Cervetto, Parodi e La-Barbera (pag 184-186; 277-278) Nel saggio di Iuso, il paragrafo 4, ‘Dal principio organizzativo alla forma associativa. Fai e Gaap’ (pag 276-279)”,”ANAx-417″
“BERTI Giampietro”,”Contro la storia. Cinquant’anni di anarchismo in Italia (1962-2012).”,”Giampietro Berti è stato professore ordinario di Storia contemporanea e Storia dei partiti politici e di Storia delle ideologie del Novecento, all’Università di Padova Indice: Cervetto (pag 15, 470) Parodi (pag 470) “”Riassumendo, si può dire che i Gruppi Anarchici di Azione Proletaria rappresentano l’esigenza di conferire all’anarchismo una struttura “”partitica””, a metà strada fra libertarismo e leninismo. L’inevitabile parabola che contraddistinguerà invece la loro breve esperienza – 1949-1956 – dimostra non soltanto, ovviamente, l’impossibilità di una sintesi fra le due concezioni radicalmente contrapposte, ma anche il senso paradossalmente “”solipsistico”” di tale incontro. A questo proposito è sufficiente leggere i loro astrusi documenti, privi di ogni razionalità e di ogni spessore teorico, se si intende, con questi termini, qualcosa che ha a che fare con la realtà e, soprattutto, con l’anarchismo. Lo conferma in modo significativo, l’ovvia e radicale divaricazione del successivo percorso dei due maggiori esponenti dei GAAP: Arrigo Cervetto e Pier Carlo Masini, il primo finito nel leninismo, il secondo nella socialdemocrazia”” (pag 14-15) “”Rientrato in Italia [Pio Turroni] nel dicembre del 1943, dà vita a Napoli, con Giovanna Berneri, Cesare Zaccaria e Armido Abbate, all’ Alleanza dei Gruppi Libertari dell’Italia Meridionale e al Gruppo Editoriale Rivoluzione Libertaria e “”Volontà””, giornale che, dopo il 1947 sarà trasformato in rivista e di cui Turroni fu sempre “”gerente responsabile””. Finita la guerra torna a vivere a Cesena. Nel 1949, insieme a Gigi Damiani, crea ad Ancona il quindicinale “”L’Antistato’, periodico che figura come portavoce della “”corrente antiorganizzatrice”” all’interno della FAI, punto di riferimento nel quale si riconoscevano, oltre allo stesso Gigi Damiani, Aurelio Chessa, Armando Borghi, Max Sartin, Michele Damiani, Italo Garinei. Nel 1950 promuove le edizioni L’Antistato, che continueranno le pubblicazioni fino al 1975. Tra il ’46 e il ’47 sostiene – facendosi tramite dei compagni italo-americani di cui è diventato, fin dai tempi di Marsiglia, uno dei più fidati e affidabili referenti – l’iniziativa di alcuni giovani che, a Milano, pubblicano il quindicinale “”Gioventù Anarchica””: Pier Carlo Masini, Carlo Doglio e Virgilio Galassi. Quando però lo stesso Masini dà vita con Arrigo Cervetto, Ugo Scattoni, Renzo Sbriccoli e Lorenzo Parodi, ai Gruppi Anarchici d’Azione Proletaria (GAAP), Turroni sarà tra i più strenui oppositori. Diversi anni dopo figurerà come uno dei protagonisti della scissione della Federazione Anarchica Italiana al congresso di Carrara del 1965 e alla costituzione dei Gruppi di Iniziativa Anarchica (GIA). E’ stato anche il principale promotore dei quindicinale ‘L’Internazionale’. Muore a Cesena il 7 aprile 1982″” (pag 469-470)”,”ANAx-418″
“BERTI Giuseppe”,”Fonti ideologiche e orientamenti sociali della democrazia italiana. I.”,”Saggio incentrato sul pensiero di Mazzini. Carattere contraddittorio dell’ideolgia mazziniana. Rapporto tra Mazzini e Saint-Simon. Rapporto tra Mazzini e Pisacane. Sismondi. “”Ma se la ‘bivalenza’ del pensiero sansimoniano è evidente, e Mazzini sviluppò e adattò alla situazione italiana quella parte che più si confaceva a un movimento nazionale-borghese, non bisogna dimenticare che, dopo tutto, quel pensiero era un tutto unico, e nel sansimonismo l’istanza sociale era troppo esclusivamente dominante perché non rimanesse, anche in Mazzini, con tutto il suo peso. Anche questo ebbe la sua importanza nel determinare il carattere contraddittorio dell’ideologia mazziniana, l’attardarsi suo in forme di pensiero, d’organizzazione, di lotta di un’epoca in cui il proletariato e la borghesia lottavano insieme contro l’assolutismo senza che la classe operaia (1830-1840) avesse ancora coscienza di sé. Da qui l’ammirazione di Mazzini per Saint-Simon che, su di un altro piano storico e con altro vigore aveva espresso in Francia (ma agli inizi dell’Ottocento!) al tempo stesso le esigenze di una borghesia industriale e di un proletariato industriale nascenti, i quali a lui sembravano rappresentare, entrambi, l’avvenire. E, forse, non si possono chiudere queste telegrafiche annotazioni sul sansimonismo, senza osservare che Marx condivideva solo sino ad un certo punto gli entusiasmi giovanili di Engels per Saint-Simon. Marx si avvedeva, non solo che in quella dottrina ‘positiva’ della rivoluzione v’era una critica al giacobinismo (a forme di rivoluzione violente, e di dittatura di classe, cioè; critica che i comunisti non possono condividere) ma s’avvedeva che nel sansimonismo era insita una eccessiva ammirazione per il carattere moderno e progressivo dell’industrialismo, per un capitalismo industriale che voleva essere – ma non era, in realtà – spoglio dei lati «negativi» propri alla concentrazione capitalistica (non pochi furono, in Francia, i sansimoniani che divennero grandi industriali: si veda la storia di S. Charlety (11)); e s’avvedeva, quindi, in conclusione, che quella dottrina sociale, sedicente ‘positiva’, sarebbe stata destinata a servire da base ad una concezione riformistica ed evoluzionistica del progresso, nel seno dello stesso movimento operaio, contro cui i rivoluzionari avrebbero dovuto non poco lottare. Proprio Engels – qualche anno più tardi – sarebbe stato costretto, difatti, a dirigere contro di essa, e in termini assai perentori, il suo ‘Antidühring’. Ciò spiega perché i marxisti abbiano sempre nutrito per il positivismo – che, pure, nel lontano albero genealogico, è legato al socialismo da indubbia parentela – una vecchia inimicizia”” (pag 682-683) [(11) S. Charlety, ‘Essai sur l’Histoire du Saint-Simonisme’, Paris, 1896] Marx considerava nel ’48 il Sismondi come il maggiore esponente europeo del socialismo piccolo-borghese (pag 724)”,”TEOP-526″
“BERTI Giuseppe”,”Gli scritti politici di Rosa Luxemburg.”,”””Di lei nel 1922 Lenin scriverà, come, nonostante i propri «errori», Rosa Luxemburg «era ed è rimasta un’aquila, e non soltanto la sua memoria sarà sempre cara ai comunisti di tutto il mondo, ma anche la sua biografia e la raccolta ‘completa’ delle sue opere (nella pubblicazione delle quali i comunisti tedeschi ritardano incredibilmente, del che essi sono soltanto in parte scusabili per gli immensi sacrifici che devono sopportare nella loro lunga lotta) offriranno un insegnamento utilissimo per l’educazione di molte generazioni di comunisti in tutto il mondo (2)». Prima ancora di Lenin, Radek, commemorandola nel 1921, la definì «il più profondo spirito teorico del comunismo» e aggiunse: «ciò che Rosa Luxemburg fu ed è per il proletariato tedesco e internazionale, non appartiene al passato, ma si farà valere soltanto nell’avvenire…» (3): giudizio che, oggi, appare profetico. Del resto, già molti anni prima, inorno agli anni 1905-6, quel giudizio su di lei era comune nella II Internazionale anche a coloro che non condividevano completamente le sue ideee e, proprio sulla rivista diretta da Kautsky, un socialdemocratico autorevole quale Franz Mehring aveva scritto che Rosa Luxemburg era «il cervello più geniale tra gli eredi scientifici di Marx e di Engels» (4). (…) Fu, soprattutto, dopo la morte di Lenin che la sua fortuna nel movimento comunista declinò. Certo, Lenin, aveva sempre sinceramente messo in luce i propri dissensi dal pensiero luxemburghiano ma aveva ritenuto, comunque, quel pensiero un valido stimolo nella discussione tra marxisti. (…) Un’importanza particolare ebbe il pensiero e l’esempio della Luxemburg nella gioventù socialista e comunista internazionale. Chi scrive partecipò come delegato della gioventù comunista italiana a un congresso della gioventù comunista internazionale che si tenne nel marzo del 1921 in Germania, a Jena e a Berlino. Al congresso il Comitato Esecutivo dell’Internazionale Comunista era rappresentato da Bela Kun. Per una tradizione che risaliva agli anni della lotta contro la guerra imperialista, la direzione del movimento della gioventù comunista internazionale veniva allora esercitata dalla gioventù comunista tedesca, guidata in quel momento da Willy Münzenberg, la figura più prestigiosa della nuova generazione di comunisti tedeschi che s’era formata e temprata nella guerra del 1914-18 e che riconosceva nella Luxemburg e in Liebknecht i propri capi e i propri ispiratori. In quel congresso per la prima volta venne ‘proposto’ di istituire una «settimana internazionale della gioventù» – principale manifestazione della gioventù comunista internazionale – che avrebbe dovuto portare il nome di «Settimana Luxemburg-Liebknecht»”” (pag 225-227) [Giuseppe Berti, Gli scritti politici di Rosa Luxemburg’, (in) ‘Studi storici’, Roma, n. 1, gennaio-marzo 1968] [(2) ‘Note di un pubblicista’ , scritte alla fine del febbraio 1922 e pubblicate per la prima volta il 16 aprile 1924 nella ‘Pravda’, n. 87 (V.I. Lenin, ‘L’Internazionale Comunista’, Roma ,1950, p. 362); (3) K. Radek, ‘R. Luxemburg, K. Liebknecht, L. Jogiches’, Amburgo, 1921, p. 25; (4) F. Mehring, ‘Historich-materialistische Literatur’, in ‘Die Neue Zeit’, XXV, 1906-7, 2, n. 41, p. 507] “”Sul rapporto Luxemburg-Lenin noi condividiamo le osservazioni contenute in una recensione di Lucio Lombardo Radice al libro di Basso [a cura, ‘Scritti politici di Rosa Luxemburg’, ndr]: «Senza entrare nel merido vero e proprio – scrive Lucio Lombardo Radice – diremo soltanto che abbiamo l’impressione che Lenin avesse quasi sempre (o forse addirittura sempre) ragione nei confronti della Luxemburg per quello che riguarda le scelte politiche da prendere momento per momento: si trattasse del principio di autodeterminazione o della pace di Brest-Litovsk, del centralismo democratico o dello scioglimento della Costituente, nella questione nazionale polacca o della parola d’ordine «la terra ai contadini». Nello stesso tempo, colpisce la straordinaria capacità della Luxemburg di cogliere i ‘pericoli remoti’ insiti in determinate scelte giuste, perché necessarie (…). Ciò che però vogliamo sottolineare in particolare è la ‘capacità dialogica’ dimostrata da Lenin e dalla Luxemburg nel loro rapporto. La Luxemburg è dalla parte di Lenin, con tutta la sua passione rivoluzionaria: ma senza miti. Anzi, consapevole già allora di un pericolo, che con Stalin divenne realtà (…)» (7). Bisogna dire, del resto, che anche per quanto concerne il giudizio su l’essenza del marxismo le opinioni di Lenin e della Luxemburg divergono sensibilmente. Lenin, è noto, trova che ciò ch è essenziale nel marxismo è la dottrina della dittatura del proletariato. La Luxemburg vede questo problema storicisticamente e si rende conto che Marx a Weydemeyer, un posto essenziale ma, nei decenni seguenti, in rapporto alle mutate condizioni storiche dell’Europa occidentale, modificarono sensibilmente quella loro opinione. Ecco perché la Luxemburg nella sua prefazione a ‘La questione placca e il movimento socialista’ afferma che «l’essenza del marxismo non sta in questa o quella opinione sui problemi correnti ma solo in due fondamentali principi: il modo dialettico-materialistico di studiare la storia, di cui una delle conclusioni cardinali è la teoria della lotta di classe, e la analisi dello sviluppo dell’economia capitalista… L’ ‘anima’ dunque di tutta la dottrina di Marx, la sua radice è il metodo dialettico materialistico nell’esame dei problemi della vita sociale, quelmetodo per il quale non esistono fenomeni, principi, e dogmi costanti e immutabili…» (8). È proprio polemizzando implicitamente contro questa opinione della Luxemburg e di altri che Lenin in ‘Stato e rivoluzione’ risponde che l’essenziale nel marxismo non è la lotta di classe ma la dittatura del proletariato”” (pag 230-231) [Giuseppe Berti, Gli scritti politici di Rosa Luxemburg’, (in) ‘Studi storici’, Roma, n. 1, gennaio-marzo 1968] [(7) L. Lombardo Radice, ‘Rosa Luxemburg e il «dialogo interno» nel marxismo europeo’, ne “”L’Unità””, 11 maggio 1967; (8) Rosa Luxemburg, ‘Scritti politici’, Editori Riuniti, 1967, p. 265] Giuseppe Berti. Biografia Inizia la sua militanza politica a 17 anni a Palermo, dove studia giurisprudenza, e da giovane socialista fonda la rivista rivoluzionaria Clartè (con allusione a Henri Barbusse), ma scriverà anche nel bordighiano Il Soviet. Nel gennaio 1921 è tra i delegati che al congresso socialista di Livorno danno vita al Partito Comunista d’Italia. Berti, un mese dopo, diviene il segretario della Federazione Giovanile Comunista d’Italia oltre che direttore del relativo settimanale L’Avanguardia. Vicino alle posizioni di Angelo Tasca, nel maggio 1923 è arrestato a Milano con tutto il vertice della Fgcd’I, ma viene, come tutti, assolto. In ogni caso è evidente che il fascismo ha iniziato la sua campagna repressiva e infatti nel 1927 Erik (come si faceva chiamare Berti nella struttura illegale del Pcd’I), che nel frattempo è divenuto redattore de l’Unità, viene nuovamente arrestato e stavolta condannato a tre anni di confino che sconterà a Ustica, Ponza e Pantelleria. Nel 1922 aveva conosciuto Maria Baroncini, che sposerà nel maggio 1927: nel marzo dello stesso anno era nata la figlia Vinca. Tornato relativamente libero nel 1930, Berti raggiunge ciò che resta del suo partito a Mosca, dove già era stato come delegato al V congresso del Comintern e come membro della segreteria del Kim, l’Internazionale giovanile. Fra il 1930 e il 1931 rappresenta il Pcd’I al Comintern, poi si divide tra Mosca e Parigi, dove dirige il giornale dell’emigrazione. Si dà anche da fare come insegnante nelle scuole dove si formavano i nuovi quadri comunisti. Inviato da Mosca a Parigi, sostituì Ruggero Grieco alla segreteria del PCd’I nell’aprile 1938 [1]. Dopo la fine della relazione con Maria Baroncini, sposa Baldina Di Vittorio, figlia di Giuseppe, dalla quale avrà la figlia Silvia, e lavora alacremente ne Lo Stato operaio e alla fine degli anni ’30 è di fatto il capo del centro estero del Pcd’I. Con l’invasione nazista della Francia nel 1940, fugge negli Stati Uniti d’America dove rimarrà per tutto il periodo bellico organizzando le forze antifasciste italiane d’America. Fra il 1948 e il 1963 è parlamentare eletto in Sicilia. Ma già durante questo periodo la sua passione per gli studi storici e filosofici lo portano via via ad abbandonare la militanza politica in senso stretto. È comunque il primo segretario nazionale dell’Associazione Italia Urss e animatore della rivista Società. Curò per gli Annali Feltrinelli l’edizione critica delle carte dell’archivio Tasca. Sempre più malato e ritirato (quanto ricercatissimo come intellettuale), muore per crisi cardiaca a Roma il 16 marzo 1979. Note ^ http://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-berti_(Dizionario-Biografico)/ Opere (parziale) Contro la guerra imperialista innalziamo la bandiera della guerra civile, Fgcd’I, 1932 Giù le mani dalla Cina, Edizioni del Pcd’I, 1932 A new Italy arises, New York, Workers Library, 1943 L’antisovietismo contro l’Italia, Roma, U.E.S.I.S.A., s. d. La via della pace. Discorso di apertura al I Congresso nazionale Italia-URSS. Torino, Teatro Alfieri, 25 ottobre 1949, Roma, U.E.S.I.S.A., 1949 Il pensiero democratico russo del XIX secolo, Firenze, Sansoni, 1950 Per uno studio della vita e del pensiero di Antonio Labriola, Roma, 1954 I democratici e l’iniziativa meridionale nel Risorgimento, Feltrinelli, Milano, 1962 I primi dieci anni di vita del P.C.I. Documenti inediti dell’archivio Angelo Tasca, Milano, Feltrinelli, 1967 Bibliografia Francesco M. Biscione, Berti Giuseppe, in «Dizionario biografico degli Italiani», IX, Roma, Istituto dell’Enciclopedia italiana, 1967″,”LUXS-002-FGB”
“BERTI Lapo a cura, saggi di Franco GORI e Mario ZANZANI”,”Moneta, crisi e stato capitalistico.”,”Opuscoli marxisti a cura di Pier Aldo Rovatti.”,”TEOC-118-FL”
“BERTI Giuseppe”,”Per uno studio della vita e del pensiero di Antonio Labriola.”,”‘Diamo lo stenogramma della relazione informativa svolta da Giuseppe Berti il 23 gennaio 1954 alla “”Fondazione Gramsci”” sulla vita e sul pensiero di Antonio Labriola, in occasione del 50° anniversario della morte. Si tratta di una prima traccia, che l’autore si riserva di elaborare e di completare’ (in apertura) Alla morte di Labriola nel 1904. Turati fece un necrologio di poche righe (pag 60)”,”LABD-127″
“BERTI Giampietro”,”Il pensiero anarchico. Dal Settecento al Novecento.”,”Giampietro Domenico Berti insegna storia dei partiti politici nell’Università di Padova.”,”ANAx-026-FL”
“BERTI Giampietro”,”Errico Malatesta e il movimento anarchico italiano e Internazionale 1872-1932.”,”Giampietro Domenico Berti insegna storia dei partiti politici nell’Università di Padova.”,”ANAx-027-FL”
“BERTIN Claude a cura”,”I processi di Mosca.”,”A pagina 15 si riporta una confidenza (‘Dieci milioni di vittime…’ a causa delle purghe fatta STALIN a CHURCHILL durante una visita di quest’ultimo al Cremlino nell’agosto 1942.”,”RUSS-079″
“BERTIN Claude”,”I grandi processi della storia. I processi rivoluzionari. Luigi XVI – Danton. Volume 4.”,”””Louis Barthon, al quale si deve un lungo studio su Danton, conclude dicendo che non si saprà mai con certezza quale statura morale egli abbia avuto””. E’ un “”enigma storico””…”” (pag 288)”,”FRAR-258″
“BERTIN Claude a cura”,”La lotta per il Pacifico. 5. Hiroshima.”,”””Soprattutto come va ripetendo l’ ammiraglio Halsey, le Filippine sono “”il ventre vulnerabile del drago imperiale””. Se è vero infatti che l’ arcipelago dista solo 3250 chilometri dal Giappone meridionale, mentre San Francisco si trova a 11.550 chilometri da Manila, è anche vero che è assai difficile mantenere l’ arcipelago quando la popolazione è ostile: su 1800 chilometri si raggruppano più di settemila isole e isolotti. Per presidiarlo efficacemente i Giapponesi avrebbero dovuto avere forze considerevoli in ogni parte di questo territorio spezzettato. Ecco perché un attacco ha maggiori possibilità di riuscita che altrove”” (pag 18).”,”QMIS-061″
“BERTIN Gilles-Y.”,”Le multinazionali.”,”IM impresa multinazionale BERTIN Gilles-Y. laureato in scienze economiche è direttore di ricerca al CNRS francese di cui fa parte dal 1965 e insegna all’Università di Rennes. Specialista dei fenomeni industriali e finanziari della crescita internazionale è intervenuto più volte come esperto dei problemi riguardanti tali imprese presso la CEE e la Corte di Giustizia dell’Aja.”,”ECOG-040″
“BERTIN Giovanni Maria VALITUTTI Salvatore VISALBERGHI Aldo”,”La scuola secondaria superiore in Italia.”,”Si cita nelle note il volume di W. Kenneth Richmond ‘La rivoluzione dell’insegnamento’ del 1967 (Armando) e il volume di Ugo Spirito ‘Il fallimento della scuola italiana’, 1971 (Armando) Statistiche sull’aumento della popolazione scolastica specie negli anni 1960 (pag 19-20)”,”GIOx-107″
“BERTINELLI Roberto”,”Economia e politica nella Cina contemporanea.”,”Roberto Bertinelli di Piero Corradini Se ne è andato il 3 aprile 1994, giorno di Pasqua, a meno di trentotto anni, Roberto Bertinelli, vittima di una implacabile malattia. Lo piangono i suoi, lo piangono i maestri, i colleghi, gli amici. Ha lasciato un gran vuoto, sia sul piano umano sia su quello scientifico. Era il migliore di tutta una generazione di giovani sinologi. Era nato a Roma il 4 giugno 1956 e si era laureato alla “”Sapienza”” di Roma, in Filosofia, nel 1979, discutendo una tesi su “”L’economia cinese dal 1949 al 1957. La ricostruzione e il Primo Piano Quinquennale””. La votazione di 110 e lode non premiava soltanto il brillante studente ma era auspicio di una vita dedicata agli studi con risultati altrettanto brillanti. Subito dopo la laurea aveva trascorso due anni in Cina, perfezionando l’apprendimento del cinese, in aggiunta a quegli studi che aveva già iniziato, ancorché non previsti dal curriculum, negli anni universitari. Giunse a padroneggiare la lingua, sia scritta che parlata ed ebbe l’opportunità di studiare sul posto gli sviluppi di quella economia cinese che sarebbe stato l’oggetto principale delle sue ricerche successive. In Cina sarebbe tornato più volte, in seguito, per brevi soggiorni, sempre teso all’osservazione scientifica e critica dei cambiamenti tumultuosi che colà si andavano verificando. Rientrato in Italia veniva assunto dalla Banca Toscana, nell’Ufficio Internazionale e qui svolgeva per anni il suo lavoro con competenza ed abilità, senza dimenticare mai la passione per gli studi sulla Cina. In breve tempo era diventato il maggiore esperto italiano negli studi sull’economia cinese. Come tale collaborava dal 1985 con “”Mondo Cinese””, con la “”Gazzetta Valutaria e del Commercio internazionale””, con il “”Mondo””, “”Politica ed Economia””, la “”Rivista Internazionale di Scienze Economiche e Commerciali””, l’ “Avanti!” e con la Camera di Commercio Italo-Cinese per la cui “”Rassegna Informativa”” redigeva acuti ed informati editoriali. I suoi interessi non erano limitati alla Cina contemporanea. Conscio di quanto il passato possa insegnare al presente volse lo sguardo indagatore anche a problemi dell’economia cinese dei secoli XII?XIV: restano magistrali i suoi due saggi sulla moneta nelle epoche Jin e Yuan. Alla sua attività di studioso non potevano mancare riconoscimenti internazionali ed accademici. Nel 1990 il Governo di Macao lo nominava suo consulente ufficiale per i problemi giuridici legati alla riunificazione del territorio con la Repubblica Popolare Cinese. Nel 1992 l’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente gli riconosceva la qualifica di Socio Ordinario. Nel 1992/93 era professore a contratto per un corso integrativo di Storia dell’Asia Orientale nell’Università di Roma “”La Sapienza””. Questo incarico gli veniva rinnovato per il 1993/94 ma la malattia che di lì a breve lo avrebbe stroncato gli impediva di dare inizio al corso. Adesso non c’è più. Di lui resta un’imponente raccolta di pubblicazioni ma soprattutto il ricordo di un giovane capace, dall’intelligenza acuta, dalla preparazione seria, dal tratto umano cordiale e simpatico, che si faceva volere bene. E resta l’amarezza e il dolore del maestro che piange la perdita dell’allievo migliore e del caro amico. MONDO CINESE N. 86, MAGGIO-AGOSTO 1994 Bibliografia di Roberto Bertinelli La presente bibliografia, che non pretende di essere completa, non comprende i numerosi interventi su Cina Notizie, sulla Gazzetta Valutaria e del Commercio Internazionale, sull’Avanti! e su altri giornali quotidiani. “”Origine e sviluppo del sistema bancario della Repubblica Popolare Cinese””, Banca Toscana, Studi e Informazioni, n. 6, Banca Toscana, Firenze, 1979 “”L’economia cinese del periodo 1976?1980″”, in Cina e Sud-Est Asiatico, Camera di Commercio per la Cina e il Sud?est Asiatico, Prato, 1981 “”La riforma del sistema di gestione nelle imprese industriali nella Repubblica Popolare Cinese””, in Atti del Convegno “”Politica Economica in Cina oggi””, Prato, 1981 “”Elementi sul commercio estero cinese””, in Atti del Convegno “”Politica Economica in Cina oggi””, Prato, 1981 “”Alcune considerazioni sulla moneta nella R.P.C.””, in Rivista Internazionale di Scienze Economiche e Commerciali, anno XXVIII, n. 9, Cedam, Padova, 1981 Dizionario dei Termini Economici Cinese?Italiano Italiano-Cinese, Banca Toscana, Roma 1982 “”Sun Yuefang””, in Rivista Internazionale di Scienze Economiche e Commerciali, anno XXX, n. 8, Cedam, Padova, 1983 “”La riunione del Parlamento cinese””, in Mondo Cinese, n. 81, Istituto Italo?Cinese per gli Scambi Economici e Culturali, Milano, 1983 “”Note sull’emissione di Buoni del Tesoro nella Repubblica Popolare Cinese””, in Mondo Cinese, n. 41, Istituto Italo?Cinese per gli Scambi Economici e Culturali, Milano, 1983 “”La presenza italiana in Cina dal 1900 al 1905″”, in Rivista degli Studi Orientali, vol. LIII, Dipartimento di Studi Orientali, Università di Roma “”La Sapienza””, 1983 “”Note sul ruolo del saggio di interesse nel sistema bancario della Repubblica Popolare Cinese””, in Il Risparmio, n. 4, 1984 “”Il pensiero economico in Cina. Una nota su Xue Muqiao””, in Il Pensiero Economico Moderno, n. 4, 1984 “”La presenza economica italiana in Cina dal 1900 al 1922″”, in Rendiconti, Classe di Scienze Morali, Storiche e Filosofiche, serie VIII, vol. XXXIX, fasc. 5?6, Accademia Nazionale dei Lincei, 1984 “”Sulla riforma del sistema economico cinese””, in Mondo Cinese, n. 50, Istituto Italo?Cinese per gli Scambi Economici e Culturali, Milano, 1985 “”Il ruolo della Banca Centrale nella Repubblica Popolare Cinese””, in Mondo Cinese, n. 56, Istituto Italo?Cinese per gli Scambi Economici e Culturali, Milano, 1986 “”Problemi della periodizzazione della storia economica della Repubblica Popolare Cinese””, in Mondo Cinese, n. 53, Istituto Italo?Cinese per gli Scambi Economici e Culturali, Milano, 1986 “”Democrazia, diritto ed economia nella Repubblica Popolare Cinese””, in Mondo Cinese, n. 58, Istituto Italo?Cinese per gli Scambi Economici e Culturali, Milano, 1987 “”Il ruolo della moneta sotto la dinastia Jin””, in Rivista degli Studi Orientali, vol. LXII, Dipartimento di Studi Orientali, Università di Roma “”La Sapienza””, 1988 “Verso lo Stato di Diritto in Cina”, Giuffré, Milano, 1989 “”Strategie di sviluppo dei Paesi del Terzo Mondo””, in Mondo Cinese, n. 67, Istituto Italo?Cinese per gli Scambi Economici e Culturali, Milano, 1989 “”Sulla riforma dei prezzi nella Repubblica Popolare Cinese (parte prima)””, in Mondo Cinese, n. 66, Istituto Italo?Cinese per gli Scambi Economici e Culturali, Milano, 1989 “”Sulla riforma dei prezzi nella Repubblica popolare Cinese (parte seconda)””, in Mondo Cinese, n. 67, Istituto Italo?Cinese per gli Scambi Economici e Culturali, Milano, 1989 “”Convegno su ‘La Cina dopo Mao’ ? Bologna, 23?24 novembre 1989″”, in Mondo Cinese, n. 69, Istituto Italo?Cinese per gli Scambi Economici e Culturali, Milano, 1990, pp. 45?48 “Economia e Politica nella Cina Contemporanea”, Nuova Italia Scientifica, Roma, 1990 “”Note sulla moneta sotto la dinastia Yuan””, in Rivista degli Studi Orientali, vol. LXIV Dipartimento di Studi Orientali, Università di Roma “”La Sapienza””, 1990 “”Violazione del segreto di stato e reati controrivoluzionari””, in Mondo Cinese n. 69, 1990 “”Cina: fine dell’isolamento?””, in Mondo Cinese, n. 71, Istituto Italo-cinese per gli Scambi Economici e Culturali, Milano, 1990 “”Considerazioni sul diritto di proprietà nella Repubblica Popolare Cinese””, in Mondo Cinese, n. 72, Istituto Italo?Cinese per gli Scambi Economici e Culturali, Milano, 1990 “”Violazione del segreto di stato e reati controrivoluzionari””, in Mondo Cinese, n. 69, Istituto Italo?Cinese per gli Scambi Economici e Culturali, Milano, 1990 “”Note di diritto valutario””, in Crespi Reghizzi G. & Cavalieri R. (a cura di), Diritto commerciale e arbitrato in Cina tra continuità e riforma, E.G.E.A. e Giuffré, Milano, 1991 “”La contrastata offensiva dei conservatori dopo Tian’anmen””, in Politica Internazionale, n. 2/3, 1991 “”La politica economica estera della Cina””, in M. Dassù E T. Saich (a cura di), La Cina di Deng Xiaoping, CE.S.PE., Roma, 1991 “”Norme sulla compilazione dei documenti ufficiali e sulla pubblicazione delle raccolte di leggi e regolamenti””, in Mondo Cinese, n. 78, Istituto Italo?Cinese per gli Scambi Economici e Culturali, Milano, 1992 “”Il tramonto dell’economia pianificata””, in La Città Nuova Rivista di Cultura Politica, anno VIII, n. 5, pp. G. Macchiaroli, Napoli, 1993 “”Sul ruolo degli economisti nella Repubblica Popolare Cinese””, in Sabattini M. (a cura di), Intellettuali e potere in Cina, Atti del Convegno di Venezia, 5?6 aprile 1990, Cafoscarina, Venezia, 1993 “”La Cina nel periodo post?riformista””, in Mondo Cinese, n. 83/84, Istituto Italo?Cinese per gli Scambi Economici e Culturali CENTRORIENTE – P. IVA 07908170017 Copyright Centroriente 1999-2018″,”CINE-004-FV”
“BERTINETTI Paolo”,”Il teatro inglese del Novecento.”,”BERTINETTI Paolo (Torino, 1944) è prof. di letteratura inglese presso l’Univ. di Padova.”,”UKIx-116″
“BERTINETTI Paolo a cura; saggi di Rosanna CAMERLINGO Silvia ALBERTAZZI Paolo BERTINETTI”,”Breve storia della letteratura inglese.”,”Palo Bertinetti professore di Letteratura inglese presso l’Università di Torino. Rosanna Camerlingo insegna Letteratura inglese presso l’Università di Perugia. Silvia Albertazzi insegna Letteratura inglese persso l’Università di Bologna.”,”UKIx-001-FSD”
“BERTINI Giovanni Maria”,”La rivoluzione spagnuola.”,”BERTINI Giovanni Maria Sul carattere fiero dello spagnolo. “”La lotta che i Re Cattolici e, soprattutto, Carlo V debbono sostenere per affermare il potere assoluto della Corona è gigantesca. I “”Comuneros”” – difensori intrepidi delle libertà municipali di fronte all’Imperatore – e la “”germanìa”” di Valencia sono prova storica di questo spirito di indipendenza da ogni soverchio dominio del sovrano. Pur oggi rimane nell’animo dello spagnuolo il gagliardo senso della sua personalità: egli non si piega e non s’inchina. Fieramente con le sue virtù ed anche con i suoi difetti opera e vive e c’è da sperare che l’invasione del moderno esoticume non corroda la bella tempra dell’animo suo””. (pag 126)”,”SPAx-117″
“BERTINI Fabio”,”Figli del ’48. I ribelli, gli esuli, i lavoratori. Dalla Repubblica Universale alla Prima Internazionale.”,”Libro dedicato a Giuseppe Vedovato BERTINI Fabio insegna storia dei movimenti sindacali nella Facoltà “”Cesare Alfieri”” dell’Università di Firenze ed è coordinatore dei Comitati toscani del Risorgimento. Ha scritto tra l’altro ‘Gilliatt e la piovra. Storia del sindacalismo internazionale dalle origini a oggi’, 2011. Citazione in apertura tratta da Victor Hugo, Les Châtiments (1853) Blanqui: ‘Chi ha del ferro ha del pane’ (pag 12) Il volume è centrato su Mazzini e il Comitato Centrale Democratico Europeo Marx e il colpo di stato di Luigi Bonaparte “”Lo scioglimento dell’Assemblea nazionale e l’arresto di decine di deputati dell’opposizione, in larga parte appartenenti alla ‘Montagne’, l’occupazione di luoghi strategici nella capitale, la sospensione immediata di fatto dei giornali, la proclamazione dello Stato d’assedio e la contestuale sospensione della Costituzione, ebbero per strumento la perfetta efficienza dell’esercito. In quel momento finivano la metafora del cosacco e il modello reazionario di antico regime sarebbe sopravvissuto solo nelle aree arretrate. Si entrava nel lungo nuovo secolo della reazione moderna ma l’obbiettivo era il medesimo di sempre. L’evento travolse mesi di prospettiva strategica dei “”montagnardi””. Nella sua analisi a caldo, Marx scrisse, forse con qualche ingenerosità: “”Era sufficiente ascoltare i presuntuosi latrati di trionfo coi quali i signori democratici si felicitavano reciprocamente per gli effetti miracolosi della seconda (domenica) di maggio del 1852 (a). La seconda (domenica) di maggio era diventata per loro un’idea fissa un dogma, come pei chiliasti il giorno in cui Cristo avrebbe dovuto risorgere un’altra volta e dar principio al regno millenario. La debolezza aveva trovato un rifugio come sempre nella fede nei miracoli; credeva di aver battuto il nemico perché lo aveva esorcizzato nella propria fantasia; perdeva ogni comprensione del presente, rapita nell’inerte esaltazione dell’avvenire e delle azioni ch’essa aveva in animo di compiere e non voleva ancora tradurre in atto. Gli eroi, che si sforzavano di smentire la propria manifesta incapacità inviandosi a vicenda le loro condoglianze e accozzandosi in un sol mucchio, avevano già fatto le loro valigie, si erano cinte in anticipo come corone d’alloro ed erano occupati a scontare in borsa le repubbliche ‘in partibus’ per le quali, nel silenzio delle loro anime modeste, avevano già avuto la previdenza di organizzare il personale governativo. Il 2 dicembre li colpì come un fulmine a ciel sereno”” (1). Nell’analisi di Marx sul colpo di stato, compiuta tra il dicembre del 1851 e il marzo del 1852, poi confluita negli scritti del ‘Diciotto brumaio di Luigi Napoleone’, il precedente ottimismo lasciava spazio all’analisi critica e addirittura sprezzante sulle potenzialità rivoluzionarie della classe operaia francese, subordinatasi a dottrinari e piccola borghesia (2). L’analisi contestava la lettura di Hugo, giudicandola tutta puntata sulle caratteristiche umane di “”Napoléon le petit”” e quella di Proudhon affermando che il francese, in certo modo, aveva enfatizzato la figura del Bonaparte. Ricostruiva le diverse fasi della rivoluzione di febbraio, ed era assai critica verso il ruolo rivestito da Ledru-Rollin e dagli altri protagonisti del governo repubblicano. Li giudicava incapaci di cogliere le modalità della ricomposizione conservatrice, di valutare adeguatamente passaggi come quello del 10 marzo 1850, individuava nell’impianto istituzionale le radici della dittatura. Anche sulla base di quell’analisi si accentuava il distacco di Marx dalla democrazia socialista e repubblicana, con crescente disprezzo (3). Il 2 dicembre, agli occhi di Marx ed Engels, andava messo in relazione all’evoluzione dell’economia internazionale, come modalità moderna della conservazione sociale ai danni delle classi popolari, ed era un approccio diverso da quello di Mazzini, orientato invece a sottolineare le carenze del movimento democratico che si associavano alla confusione del quadro ideologico (4). La resistenza operaia a Parigi e altrove non poté impedire un atto che, per quella classe sociale, era stato già ampiamente compiuto. Ma fu un grande atto di orgoglio repubblicano, giacché non erano più cosa sua la Costituzione e l’Assemblea nazionale. Presto la parola passò agli ideologi della dittatura, pronti a traghettare i moderati verso il nuovo potere e a travestire da pragmatismo “”repubblicano”” la loro complicità (…)”” [Fabio Bertini, Figli del ’48. I ribelli, gli esuli, i lavoratori. Dalla Repubblica Universale alla Prima Internazionale, 2013] [(1) Karl Marx, The Eighteenth Brumaire of Louis Bonaparte, cit., pp. 185 segg.; (2) Cfr. Leonard Krieger, Marx and Engels as Historians, “”Journal of the History of Ideas””, 1953, vol. 14, n. 3, giu., pp. 381-403, Bernard H. Moss, Marx and Engels on French Social Democracy: Historians or Revolutionaries?, Vol. 46, No. 4 (Oct. – Dec., 1985), pp. 539-557; (3) Bernard H. Moss, Marx and Engels on French Social Democracy: Historians or Revolutionaries?, cit, pp., 539-557; (4) Karl Marx – Friedrich Engels, Sul Risorgimento italiano, a cura di Ernesto Ragionieri, Roma, 1959] [(a) Secondo l’art. 45 della Costituzione del 1848, la seconda domenica di maggio del 1852, sarebbe scaduto il mandato quadriennale del presidente della repubblica e sarebbe stato eletto il nuovo presidente. I democratici della Montagna, specialmente gli esuli, speravano che tale elezione avrebbe portato il loro partito al potere. Perciò essi anche dopo la soppressione universale, orientarono la loro attività in quella prospettiva (ndr: f. MIA)] (pag 281-283)”,”INTP-063″
“BERTINI Fabio”,”Gilliatt e la piovra. Il sindacalismo internazionale dalle origini a oggi (1776-2006).”,”Fabio Bertini, docente di Storia contemporanea e di Storia dei movimenti sindacali presso la Facoltà ‘Cesare Alfieri’ dell’Università degli Studi di Firenze. “”Il terzo libro del Capitale. “”L’uscita del terzo libro del ‘Capitale’, nel 1894 (451), mentre il secondo era uscito anch’esso postumo nove anni prima, ribadì la centralità dell’opera di Marx. Realizzato postumo da Engels sugli appunti di Marx, talora assai difficili da interpretare, il terzo libro conteneva il concetto di ‘Legge della caduta tendenziale del saggio del profitto’, che consolidava con ragionamento economico la previsione della crisi del capitalismo (452). Marx (o il Marx ricostruito da Engels) si occupava della questione nella seconda sezione, e largamente nel cap. XII. Il ragionamento principale si svolgeva intorno al meccanismo per cui il bisogno di maggiore produttività in funzione di un crescente plusvalore finiva per trasformarsi in ascendente investimento nella quota di valore afferente alle macchine e dunque, alla lunga in decremento del plusvalore. Era un meccanismo inarrestabile perché dominato dalla concorrenza fino al suo tracollo conclusivo. Il capitale ne derivava un’ambivalenza verso la società: da una parte, come potenza complessiva, le si contrapponeva in modo crescente; dall’altra faceva sì che il potere del capitalista individuale verso il processo produttivo si indebolisse altrettanto progressivamente. I due termini entravano in conflitto, determinando la trasformazione “”delle condizioni di produzione, in condizioni di produzione sociali, comuni, generali””. La vera legge dominante era quella del principio di concorrenza, la quale, ad ogni innovazione capace di aumentare la produttività e dunque di aumentare il saggio del profitto, faceva corrispondere una tendenza che riportava il sistema capitalistico in equilibrio e avviava la diminuzione del profitto attraverso il calo del prezzo: «Non appena il nuovo metodo di produzione comincia a guadagnar terreno, fornendo così la prova tangibile che queste merci possono venire prodotte a costo minore, i capitalisti che continuano a lavorare secondo i vecchi sistemi di produzione devono vendere le loro merci al di sotto del loro pieno prezzo di produzione, perché il valore di queste merci è diminuito ed il tempo di lavoro necessario per la loro produzione è superiore a quello sociale. In una parola – e questo sembra essere un effetto della concorrenza – essi pure sono costretti ad introdurre il nuovo metodo di produzione, che diminuisce il rapporto in cui il capitale variabile sta al capitale costante. (…) Le tre caratteristiche fondamentali della produzione capitalistica sono: 1. La concentrazione in poche mani dei mezzi di produzione, che cessano perciò di apparire come proprietà dei lavoratori diretti e si trasformano in potenze sociali della produzione, anche se in un primo tempo nella forma di proprietà privata dei capitalisti. Questi ultimi sono dei mandatari della società borghese, ma intascano tutti gli utili di tale mandato. 2. (…) In seguito alla concentrazione dei mezzi di produzione ed alla organizzazione sociale del lavoro, il modo capitalistico di produzione sopprime, sia pure in forme contrastanti, e la proprietà privata e il lavoro privato. 3. (…) L’enorme forza produttiva in relazione alla popolazione, quale si sviluppa in seno al modo capitalistico di produzione e (…) l’aumento dei valori-capitale (non solamente dei loro elementi materiali) che si accrescono molto più rapidamente della popolazione, si trovano in contrasto e con la base per cui lavora questa enorme forza produttiva, che relativamente all’accrescimento della ricchezza diventa sempre più angusta, e con le condizioni di valorizzazione di questo capitale crescente. Da questo contrasto hanno origine le crisi» (453). Alla discussione sul capitalismo, rilanciata dall’uscita del III libro del ‘Capitale’, parteciparono economisti, politici e sociologi. Larga parte della discussione, che coinvolse anche Wilhelm Lexis e Conrad Schmidt, si focalizzò sulla teoria del valore e sul prezzo di produzione concatenato al valore. Se il III libro del ‘Capitale’, secondo Engels, componeva l’«apparente» contraddizione tra la legge del valore e il profitto, non mancavano gli oppositori. Sulla rivista italiana «La Nuova Antologia», Achille Loria, che si proponeva come primo divulgatore del marxismo, con soggettiva interpretazione collocava il valore nello scambio e notava la contraddizione in Marx tra il considerare il valore nelle merci «invendibili» e il mantenere la determinazione del valore nel lavoro occorrente (454). A sua volta, Conrad Schmidt, su una rivista tedesca, riconosceva a Marx di aver risolto una difficoltà dell’economia politica, traendo il profitto medio dal plus-valore, ma discuteva la definizione della legge del valore come «ipotesi scientifica» utile alla spiegazione del processo reale di scambio (455). L’austriaco Eugen Ritter von Böhm-Bawerk, in ‘Karl Marx and the Close of His System’, del 1896, negava che il valore del lavoro fosse il fondamento del prezzo, rilevando una contraddizione rispetto al primo libro del ‘Capitale’ e una sottovalutazione della legge della domanda, posizione del resto che derivava dall’orientamento marginalista e che faceva riferimento ad una visione “”individualista”” dello sviluppo. Rispondendo ai primi interventi, Engels attaccava i critici, a cominciare da Loria che liquidava pesantemente, mentre dava assai più rilievo a Sombart, cui riconosceva d’aver esposto in maniera eccellente il pensiero di Marx e di aver definito in modo apprezzabile la teoria del valore, contestandogli però la ristrettezza e una certa imprecisione (456). Engels accomunava Sombart e Schmidt nell’errore di considerare passaggio logico ciò che era invece processo storico influente sul pensiero. Per 5-7 milioni di anni aveva imperato la legge del valore, fino al XV secolo, fino all’affermarsi della legge del profitto, dapprima con mercanti inclini alla condivisione del tasso del profitto, poi, con il dilatarsi dei mercati, con mercanti orientati verso l’individualismo, quindi ancora con l’emergere del capitale industriale e il formarsi del plus-valore capitalista e, a seguire, con il moderno concetto di competitività”” [(451) Piero Di Giovanni, ‘Croce e Marx’, in Giuseppe Cacciatore-Girolamo Cotroneo-Renata Viti Cavaliere (a cura), ‘Croce filosofo’, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2003, T. 1, p. 276; (452) Ivi, pp. 276-277; (453) Karl Marx, ‘Il Capitale’, Libro III, ‘La trasformazione del plusvalore in profitto – La caduta tendenziale del saggio del profitto’, a cura di Maria Luisa Boggeri, Roma, Editori Riuniti, 1970, pp. 322-324; (454) Achille Loria, ‘L’opera postuma di C. Marx’, in “”La Nuova Antologia””, CXXXIX (1895), 1° feb. 1895, pp. 460-496. Cfr. Gian Mario Bravo, ‘Engels e Loria: Relazioni e polemiche’, in ‘Studi Storici’, XI (1970), n. 3, lug.-set., pp. 533-550; (455) Conrad Schmidt, ‘Der Dritte Band des Kapital’, in ‘Sozialpolitisches Zentralblatt’, 25 feb. 1895, 22, pp. 255-258; (456) Friedrich Engels, ‘Complément et supplèment au IIIe livre du Capital’, “”Le Devenir social: revue internationale d’économie, d’histoire et de philosophie’, nov. 1895, pp. 710-728] (pag 152-155)”,”SIND-162″
“BERTINI Fabio”,”Organizzazione economica e politica dell’agricoltura nel XX secolo. Cent’anni di storia del consorzio agrario di Siena (1901-2000).”,”Bertini è docente di Storia contemporanea e di Storia del movimento sindacale presso la Facoltà di Scienze Politiche ‘Cesare Alfieri’ di Firenze. Ha pubblicato molti volumi (v. 4° copertina) Fabio Bertini, docente di Storia contemporanea e di Storia dei movimenti sindacali presso la Facoltà Cesare Alfieri dell’Università degli Studi di Firenze, è presidente del Comitato Livornese per la Promozione dei Valori Risorgimentali. Ha scritto Risorgimento e Paese reale (Firenze, 2003); Le parti e le controparti (Milano, 2004); La democrazia europea e il laboratorio risorgimentale italiano (Firenze, 2006); Risorse, conflitti, continenti e nazioni (Firenze, 2006); Risorgimento e questione sociale (Firenze, 2007). (fonte Aracne)”,”ITAE-386″
“BERTINI Barbara CASADIO Stefano”,”Clero e industria a Torino. Ricerca sui rapporti tra clero e masse operaie nella capitale dell’auto dal 1943 al 1948.”,”M.B. Bertini (Firenze 1953), diplomata presso la Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica di Torino. Ha studiato nell’Università di Torino, S. Casadio (Rimini, 1953) ha studiato nell’Università di Torino, laureandosi in Storia del cristianesimo. L’ ‘astensione’ dei cappellani di fabbrica sul tema delle elezioni (1948) (pag 114-)”,”RELC-008-FMB”
“BERTINOTTI Fausto GIANNI Alfonso”,”L’Europa delle passioni forti.”,”Fausto Bertinotti è nato a Milano, è sposato e ha un figlio. Ha lavorato per trent’anni nella CGIL, lasciandola all’inizio del 1994 come segretario confederale della sua minoranza Essere Sindacato. Dal gennaio 1994 è segretario del partito della Rifondazione Comunista. É parlamentare europeo e presidente della Sinistra europea. Alfonso Gianni, nato a Milano, è sposato e ha due figli. Ha iniziato la sua militanza politica nella Federazione Giovanile Comunista, poi ha partecipato al movimento studentesco milanese, contribuendo alla costruzione del Movimento Lavoratori per il Socialismo. É stato deputato tra il 1979 e il 1987, eletto prima nelle file del Partito di Unità Proletaria, poi in quelle del Pci. Dal 1988 alla fine del 1993 ha lavorato nella CGIL. Attualmente è deputato nelle file di Rifondazione Comunista.”,”EURx-053-FL”
“BERTO Francesco VERO TARCA Luigi”,”Introduzione alla logica formale.”,”Francesco Berto è dottore in Filosofia e svolge attività di ricerca scientifica presso il Dipartimento di Filosofia e teoria delle scienze dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove collabora alla cattedra di Logica. Studioso di Hegel, Wittgenstein e Gödel. Luigi Vero Tarca è docente di Logica presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove è ordinario nel settore di Filosofia teorica. Studioso di Wittgenstein e del pensiero filosofico-epistemologico contemporaneo.”,”FILx-158-FL”
“BERTOLDI Silvio”,”Miles. Le grandi battaglie che hanno fatto la storia.”,”1. Dalla Grecia a Roma 2. Principi e cavalieri 3. I secoli di ferro 4. Lampi sul mare 5. L’epopea napoleonica 6. Sangue sull’Europa 7. In marcia su Berlino 8. Continua il dramma”,”QMIx-037″
“BERTOLDI Silvio”,”A futura memoria. Piccolo Pantheon di Italiani sicuramente rispettabili.”,”BERTOLDI Silvio scrittore e giornalista è nato a Verona e si è laureato in lettere a Padova. Ha scritto romanzi e opere di carattere storico (tra cui varie biografie, Mussolini, Badoglio, Vittorio Emanuele II, Rommel). “”(Luigi Pirandello fu iscritto al partito fascista dal 19 settember 1924. Fece domanda d’ avere la tessera subito dopo l’ assassinio di Giacomo Matteotti, quasi per esprimere ual regime solidarietà ad ogni costo. Un gesto che destò molto scalpore. Conobbe Mussolini e fu ricevuto da lui numerose volte. Il Duce sperava di poter organizzare, alla morte dello scrittore, funerali littorii. Quando seppe delle ultime volontà di Pirandello, diede un pugno sul tavolo ed esclamò: “”Ha voluto andarsene sbattendo la porta””””. (pag 188)”,”BIOx-088″
“BERTOLDI Silvio”,”Mussolini tale e quale. Come lo ricordano coloro che gli vissero accanto.”,”Pessimo conoscitore di uomini? Il carattere di Mussolini. “”Me lo spiega De Stefani: “”Perché Mussolini era un pessimo conoscitore di uomini. Mi confessò una volta: ‘Tra un malandrino e un onesto, se non li conosco, scelgo sempre il primo’. La chiave per capire il personaggio è questa.”” (pag 121) “”””Erano soprattutto””, precisa Pini, “”simpatie fisiche, immediate, che spesso potevano ingannarlo. Come tutte le simpatie, erano sentimenti superficiali. Mussolini sapeva di non avere veri amici, e non se ne doleva, a causa del suo temperamento di solitario””””. (pag 123)”,”ITAF-199″
“BERTOLDI Silvio”,”Come si vince o si perde una guerra mondiale. 1914-1918. Le battaglie che hanno deciso il nostro destino.”,”””…per innumerevoli consigli apparirà a quanta instabilità, né altrimenti che uno mare concitato da’ venti, siano esposte le cose umane”” Francesco Guicciardini. “”Il Kaiser discute la lettera di Carlo I con il suo vice capo di Stato Maggiore, il generale Eric Ludendorff, il vero cervello della guerra. Ludendorff, a cinquantadue anni, è un mito vivente per la Germania. (…) E’ stato il conquistatore di Liegi e ha formato con von Hindenburg quel duo militare , in perfetta simbiosi, che ha rappresentato la forza geniale e irresistibile dell’ esercito di Guglielmo II. Grandi strateghi, hanno vinto insieme le battaglie di Tannenberg e dei Laghi Masuri. (…) Ma come condottiero il generale Ludendorff è un genio, uno dei maggiori soldati della storia tedesca, dove pure i grandi soldati abbondano. Forse il migliore in assoluto nella Prima guerra mondiale. (…). Pertanto la risposta iniziale di Ludendorff al Kaiser, quando gli prospetta la richiesta austriaca, è di respingerla. Il colpo sull’ Isonzo. Però, poco alla volta, non soltanto si lascia convincere, ma addirittura cambia radicalmente opinione. Ha scoperto di poter fare, volendo, anche il ragionamento contrario: se una spallata sull’ Isonzo spazza via una volta per sempre l’ Italia, alcune divisioni austriache resesi disponibili potrebbero venire trasferite in Francia e là affiancarsi a quelle tedesche, rafforzandole per l’ attacco finale. Chi lo persuade a questa interpretazione dei fatti è il generale bavarese Konrad Krafft von Dellmensingen (…). Krafft von Dellmensingen ha fatto una ispezione sull’ Isonzo e si è reso conto della convenienza di dare respiro all’ Austria (…)””. (pag 118-119)”,”QMIP-052″
“BERTOLDI Silvio”,”Il giorno delle baionette.”,”BERTOLDI Silvio è scrittore giornalista (Verona) laureato in lettere a Padova.”,”ITAF-245″
“BERTOLDI Silvio”,”Il re che fece l’Italia. Vita di Vittorio Emanuele II di Savoia.”,”BERTOLDI Silvio, giornalista e scrittore, è stato direttore di ‘Epoca’ e della ‘Domenica del Corriere’. E’ articolista del Corsera. Ha scritto vari libri.”,”ITAB-248″
“BERTOLDI Silvio a cura; scritti di Raffaele CADORNA Angelo TARCHI Achille MARAZZA Ruggero BONOMI Piero PESENTI Ferruccio PARRI Edmondo CIONE Sandro PERTINI Vittorio Magno BOCCA Leo VALIANI Valerio Junio BORGHESE Michael NOBLE Carlo Emanuele BASILE Giorgio BOCCA Renzo MONTAGNA Italo PIETRA Giuseppe SPARZANI Giuseppe BRUSASCA Bruno COCEANI Antonio GIOLITTI”,”La guerra parallela. 8 settembre 1943 – 25 aprile 1945. Le voci delle due Italie a confronto.”,”Antologia. Scritti di Raffaele CADORNA Angelo TARCHI Achille MARAZZA Ruggero BONOMI Piero PESENTI Ferruccio PARRI Edmondo CIONE Sandro PERTINI Vittorio Magno BOCCA Leo VALIANI Valerio Junio BORGHESE Michael NOBLE Carlo Emanuele BASILE Giorgio BOCCA Renzo MONTAGNA Italo PIETRA Giuseppe SPARZANI Giuseppe BRUSASCA Bruno COCEANI Antonio GIOLITTI”,”ITAR-128″
“BERTOLDI Silvio”,”Badoglio.”,”BERTOLDI Silvio, scrittore e giornalista, ha scritto un romanzo e varie opere di saggistica tra cui ‘Rommel’, ‘Salò’, ‘I Savoia’. “”Ah, mio caro, i tempi passati restano per noi un libro chiuso con sette sigilli. Quel che voi chiamate lo spirito dei tempi, non è in sostanza, se non lo spirito di quei bravi signori, entro i quali i tempi si riflettono”” (Goethe, Faust) (in apertura) La disfatta di Caporetto. “”Aveva a disposizione quanto gli era necessario, e anche di più, per fronteggiare il nemico. Per esempio, era stato il solo comandante di grande unità ad ottenere la deroga, dopo una furiosa richiesta, all’ordine di non sparare con l’artiglieria pesante: sparasse un colpo al giorno per ogni pezzo n dotazione (che è un’altra “”perla””, dopo quella precedente di Capello, di smettere di sparare del tutto). Poteva contare sul suo corpo d’armata con ottocento bocche da fuoco, su un altro corpo d’armata, il settimo di Bongiovanni, a proteggergli le spalle; su sei battaglioni ottenuti di rinforzo all’ultimo momento; sulla brigata Napoli, assegnatagli alle ore 14.30 del 22 ottobre. (…) Risultato: i tedeschi attaccarono e sfondarono, all’ora indicata e nel punto indicato, le linee italiane, gran parte delle quali dipendevano da Badoglio. I cannoni di Badoglio non spararono un colpo e rimasero, come disse Orlando, “”tragicamente muti””. La 19° divisione di Badoglio, che doveva tenere la zona della assurda testa di ponte di Tolmino, lasciata isolata, fu sopraffatta da forze enormemente superiori e distrutta dai gas, senza che nessuno nemmeno se ne accorgesse. Il suo comandante, il generale Giovanni Villani, si uccise non reggendo al disonore. Le altre tre divisioni del corpo d’armata di Badoglio, abbandonate a se stesse sulla sinistra dell’Isonzo, dovettero essere trasferite al corpo di armata di Caviglia, il quale si batté brillantemente per portarle in salvo alla meno peggio. Per l’intero primo giorno di battaglia, Badoglio non riuscì mai a farsi vivo, né con i comandi superiori, né con quelli inferiori. Doveva essere al suo posto di prima linea, all’Ostri Kras, e invece si lasciò sorprendere a quello arretrato di Cosi. Restò subito privo di collegamenti e tagliato fuori dalle sue truppe. (…) Le prime parole che pronunciò, una volta uscito alla meglio da quell’inferno, furono di accusa contro la sua brigata Puglie comandata dal colonnello Tullio Papini, incolpata di diserzione, mentre aveva combattuto (4). Il crollo di Badoglio, tra Tolmino e la Bainsizza, rese più grave, anzi determinò la rotta del corpo d’armata del generale Cavaciocchi, sulla sinistra, che fu preso alle spalle dal nemico. Lo sfondamento poi detto di Caporetto, e la catastrofe che ne derivò, per quanti arzigogoli dialettici si vogliano imbastire, per quanto si leggano con la lente di ingrandimento gli ordini di Capello e di Montuori allo scopo di scoprirvi errori e possibilità di equivoci, porta soprattutto il nome di Badoglio””. (pag 52-53) (4) M. Silvestri, Isonzo 1917, pp. 425-426: “”Il crollo parziale della Puglie, riferì Badoglio al maggiore Campello perché lo riportasse al comando d’armata, che già ne era stato preavvertito telefonicamente, era dovuto alla diserzione delle truppe, da lui personalmente schierate, che avevano abbandonato le posizioni senza combattere. Tale notizia, scrive il generale Capello: “”La si dovette poi in seguito smentire. La maggior parte di detta brigata resistette per parecchio tempo alla linea del Globocak e non meritava l’atroce insulto che il suo comandante di corpo d’armata le aveva leggermente lanciato”””””,”ITQM-191″
“BERTOLDI Silvio”,”Camicia nera. Fatti e misfatti di un ventennio italiano.”,”””Così passa e declina… il miglior tempo della nostra vita e lungamente ci dice addio”” Vincenzo Cardarelli (in apertura) Silvio Bertoldi è nato a Verona e si è laureato in lettere a Padova. Mussolini. “”Passano gli anni, cambiano i rapporti tra gli uomini. Cosa rimane delle antiche amicizie, quando si è giunti al vertice del potere e si vede il mondo nell’ottica dell’autorità e del comando? Chi sono, ora che è il dittatore incontrastato dell’Italia, gli amici rimasti a Mussolini, tra quelli degli anni della vigilia e tra i nuovi? Secondo Giorgio Pini, redattore capo del “”Popolo d’Italia”” e quotidianamente in contatto telefonico con un Mussolini mai immemore d’essere soprattutto un giornalista, il Duce amici veri non ne ebbe mai, intimi nessuno, nemmeno il fratello Arnaldo. Nella storia delle Camicie Nere prima, del regime poi, non si trova facilmente chi possa dire di avere goduto, conservato o conquistato la sua confidenza. Che ne abbia raccolto i segreti pensieri in quei momenti in cui un uomo cerca di aprirsi con un altro uomo in grado di comprenderlo. La conclusione è una: in tutta la vita Mussolini è sempre stato ed è rimasto solo. Da giovane di carattere era un orso, spesso iracondo e prepotente. Le vicende di cui divenne protagonista lo portarono a un progressivo isolamento. Era circondato da avversari, se non da nemici (….)”” (pag 169)”,”ITAF-286″
“BERTOLDI Silvio”,”Colpo di Stato. Venticinque luglio 1943: il ribaltone del fascismo.”,”””Grandi esordì dolendosi che il Gran Consiglio non fosse stato convocato da quattro anni, nonostante le ripetute richieste sempre rimaste senza risposta. Sicché i ministri del re e lo stesso Gran Consiglio appresero alla radio, il 10 giugno 1940, la notizia dell’entrata in guerra dell’Italia contro la Francia e l’Inghilterra, e altrettanto avvenne un anno dopo quando scese in campo contro la Russia e l’America”” (pag 156)”,”ITAF-346″
“BERTOLDI Silvio”,”Sangue sul mare. Grandi battaglie navali.”,”Silvio Bertoldi, giornalista e scrittore, è stato direttore di Epoca e della Domenica del Corriere. Attualmente è articolista del Corriere della Sera. Tra i suoi libri, tutti pubblicati da Rizzoli, ricordiamo: Salò, Colpo di Stato, Apocalisse italiana, Il Re che tentò di fare l’Italia, Piazzale Loreto, Il Re che fece l’Italia, Guerra, Il Re e Margherita, Come si vince e si perde una guerra mondiale.”,”QMIx-035-FL”
“BERTOLDI Silvio”,”Hitler. La sua battaglia.”,”‘Tutto tranne pazzo’ (pag 131) ‘(…) Hitler sicuramente non [era] un pazzo. Le deviazioni, le anormalità di Hitler, che progressivamente hanno fatto di lui un mostro, sono altre. In primo luogo, la degenerazione di alcune caratteristiche ritenute positive, almeno in politica. Per esempio, la capacità di convincere, la consapevolezza della propria superiorità, la testardaggine, l’intuito, la rapidità nel decidere, il senso del rischio, la maestria oratoria. Perfino il fanatismo, la demagogia, la cieca fiducia nel proprio istinto (come è noto, né la riflessione, né l’approfondimento dei problemi, né la cultura gli appartennero mai). Queste caratteristiche, queste doti, impiegate a fini criminali, hanno mostrato il loro rovescio. L’uso aberrante che Hitler ne fece per perseguire fini fraudolenti le ha trasformate in strumenti odiosi, in portatrici di morte. Ma la coerenza di certi aspetti del personaggio sta a dimostrare in lui il contrario della pazzia. A cominciare dalla lucidità del suo programma di azione politica, censurabile finché si vuole, ma esposto con assoluta chiarezza in ‘Mein Kampf’ fin dal momento dell’antivigilia, quando alla sua realizzazione credeva soltanto lui. E la prontezza nell’individuare e nel cogliere le incertezze e le lacune degli avversari; l’abilità con cui preparò l’aggressione sullo scacchiere internazionale nel 1939: non si dimentichi come giocò Francia e Inghilterra, battendole sul tempo con il patto d’alleanza con Stalin (che Francia e Inghilterra stavano a loro volta trattando, ma senza la sua spregiudicata fulmineità). Perfino la freddezza del suo odio. Solo un lucido raziocinante può mantenerne la costanza e l’implacabilità senza mai distrarsi, come fece lui, capace di pretendere e di far eseguire per odio la morte di sei milioni di ebrei. Questo è il vero aspetto patologico della personalità di Hitler: l’odio; in particolare l’odio per gli ebrei, assoluto, sanguinario, coltivato fin dall’adolescenza. Germinato e cresciuto in un ambiente di antica tradizione antisemitica come quello tedesco, dove il pregiudizio razziale offre un terreno di coltura ideale per persecuzioni dalle radici ancestrali. Col passare degli anni e con l’assoluto potere prima, poi con l’ebbrezza dei trionfi, per finire con la constatazione del crollo d’ogni conquista, in Hitler prevalgono altre connotazioni: una spietatezza selvaggia, una ferocia belluina, un livore incontenibile fine a sé stesso, la voluttà nel colpire e nel vendicarsi, il disprezzo per la vita (altrui), la caduta di ogni senso dell’onore. Ancora, l’irrisione verso i deboli e i vinti, l’indifferenza per il dolore umano, il cupo sospetto di tradimenti da parte di chiunque e quindi la necessità di prevenirli sanguinosamente. Insieme al compiacimento beffardo per essere riuscito a ingannare il mondo intero, a giocarlo: «Ho creato la grande Germania con il bluff politico»’ (pag 134-135)]”,”GERN-181″
“BERTOLDI Silvio”,”Contro Salò. Vita e morte del Regno del Sud.”,”Libro dedicato a Emilio Radius Il regno del sud fu, tra l’11 settembre 1943 e il 4 giugno 1944, l’estremo lembo dell’Italia legale, dopo la catastrofe dell’armistizio e l’occupazione tedesca, fino alla liberazione di Roma. Vittorio Emanuelel III, suo figlio Umberto, la regina Elina, Badoglio con due soli ministri del governo del 25 luglio e un numero cospicuo di generali in fuga. Sbarcarono a Brindisi e là si sistemarono. Là presero contatto con gli Alleati e là il re divenne il sovrano d’un regno di quattro pronvice: Brindisi, Bari, Lecce e Taranto. Fu quella la piccola oasi della continuità nazionale, anche se la sua indipendenza era apparente e non molto maggiore di quanta ne avesse concessa a Salò il Terzo Reich. (…) Il libro narra la storia dei personaggi piovuti da ogni parte nel piccolo regno. (…) I protagonisti sono Vittorio Emanuele, Umberto, Elena, Badoglio Acquarone, il capo della Missione alleata Mac Farlane (i cui compiti non erano molto dissimili da quelli di Rahn a Salò), Croce, Sforza, De Nicola, Togliatti, Omodeo, i politici stranieri che ci osservavano come entomologhi schizzinosi (l’inglese MacMillan futuro primo ministro, l’amerano Murph, il russo Wishinsky, il terribile pubblico ministero dei processi staliniani) i generali Ambrosio, Roatta, Messe e Utili, gli intellettuali di Radio Bari e di Radio Napoli, Curzio Malaparte, l’aristocratica spia Maria Pignatelli De Seta. Scrittore e giornalista, Bertoldi è nato a Verona e si è laureato in Lettere a Padova.”,”ITQM-244″
“BERTOLDI Silvio”,”Salò. Vita e morte della Repubblica sociale italiana.”,”Silvio Bertoldi scrittore e giornalista, è nato a Verona e si è laureato in lettere a Padova. Ha pubblicato articoli su settimanali vari ed è stato inviato speciale in molte parti del mondo. Ha scritto tra l’altro ‘La guerra parallela. I tedeschi in Italia’ (Rizzoli), ‘Mussolini tale e quale’, ‘Umberto’, ‘I nuovi italiani’, ‘Vittorio Emanuele III’.”,”ITAF-021-FV”
“BERTOLDI Silvio”,”Il sangue e gli eroi. Gli uomini e le battaglie che decisero la Seconda Guerra Mondiale.”,”Blumentritt Manteuffel e l’offensiva delle Ardenne…. “”Il 3 gennaio, mentre anche Hodges si avvicina a Houffalize, von Manteuffel scatena un ultimo disperato attacco contro Bastogne. Vuole tagliare il corridoio di cui si servono gli Alleati per raggiungere la città. Dopo ventiquattro ore di aspri combattimenti, i tedeschi sono costretti a fermarsi ancora una volta «per assoluta insufficienza di mezzi e di uomini». Ma su Houffalize avanza a marce forzate Patton, benché ora incontri una resistenza più accanita nel settore a est di Bastogne, tra Megeret e Wardin. Improvvisamente Hitler acconsente al ritiro dalla regione dell’Eifel dell’armata di Sepp Dietrich, perché sia ricostituita e trasferita sul fronte russo, dove si aspetta di giorno in giorno l’offensiva finale sovietica. Manteuffel resta quindi solo, con l’unico appoggio della Settima armata sul fianco sinistro. Ormai per gli Alleati è vittoria completa. Il 6 gennaio Hodges conquista Odeigne, Patton resiste all’estremo contrattacco di Manteuffel. Il ritiro di Dietrich ha messo in crisi l’intero schieramento tedesco. Ancora una volta von Rundstedt, con un memorandum inviato al Comando della Wehrmacht, propone il ripiegamento sulla riva destra del Reno. Ancora una volta la risposta di Hitler è no. Il 7 cadono Dochamps e Laroche e Patton punta su Tillet. L’8 von Manteuffel comincia a ripiegare e il 13 Patton è sul fiume Ourthe e prende Foy Nôtre-Dame. Il 20, perduta Houffalize, le armate tedesche sono nuovamente sulle posizioni di partenza. L’offensiva delle Ardenne è fallita. In trentaquattro giorni di battaglia i tedeschi hanno avuto circa centomila uomini tra morti, feriti e prigionieri, ottocento carri armati e almeno mille aerei distrutti. Gravi anche le perdite alleate: 81.000 americani e 1.400 britannici, oltre a ottocento mezzi corazzati. È stata per gli Alleati una dura lezione: «… troppo ottimisti, troppo superficiali i comandi superiori, troppo rilassate le truppe, scriteriati i pianificatori che hanno trascurato la difesa dei fianchi, che ha impedito una pronta reazione all’infiltrazione tedesca, anche se le spalle del dispositivo hanno resistito all’urto», è stato scritto. Insomma, un duro colpo,. «Ma mentre gli americani saranno in grado di colmare i vuoti nel breve giro di quindici giorni, le perdite tedesche in uomini e mezzi risulteranno determinanti per il successivo andamento del conflitto. Come ha scritto Churchill, l’offensiva delle Ardenne ha costretto gli Alleati a ritardare di tre settimane l’avanzata in Germania, ma, tutto sommato, ha dato loro insperati vantaggi: “”Poiché i tedeschi non potevano più colmare i vuoti, le nostre successive battaglie sul Reno, anche se dure, risultarono indubbiamente più facili””» (Salmaggi). Dirà Günther Blumentritt, ex capo di Stato Maggiore di von Kluge, commentando più tardi la battaglia: «Fu un’operazione senza senso e l’aspetto più ridicolo di essa fu l’aver indicato Anversa come l’obiettivo finale. Per la verità noi saremmo caduti in ginocchio a ringraziare Dio solo che fossimo riusciti a raggiungere la Mosa». Erano discorsi del tempo di poi. Quando era stato esposto ai generali il piano di Hitler, tutti l’avevano accettato in silenzio pur ritenendolo improponibile. Tranne von Rundstedt; al quale però sarebbe dovuto sembrare logico trarre le conclusioni dal suo dissenso e dimettersi. La vittoria alleata dipese indubbiamente dalle decisioni di Eisenhower, ma sul terreno ha soprattutto un nome, quello di George Patton. Fu lui a rompere per primo l’avanzata tedesca, a liberare Bastogne, a conquistare Houffalize, a ridurre la punta estrema del saliente tedesco nelle Ardenne, poi eliminato con il concorso di Hodges, a varcare il Reno. Lo fermarono mentre stava entrando a Pilsen, dopo avere preso Norimberga e attraversato la Germania da ovest a est”” (pag 244-246)”,”QMIS-332″
“BERTOLDI Silvio”,”Vittorio Emanuele III.”,”Silvio Bertoldi è nato a Verona, ma è vissuto e ha lavorato da molti anni a Milano. Giornalista e inviato speciale, ha scritto molti libri tra cui ‘La guerra parallela’ e ‘I tedeschi in Italia’. Il primo colpo di stato di Vittorio Emanuele (manovre per intervento in Grande guerra) (apg 235-257) Il secondo colpo di stato del re (la marcia su Roma condotta per mano) (pag 287-309)”,”BIOx-041-FSD”
“BERTOLDI Silvio”,”Salò. Vita e morte della Repubblica sociale italiana.”,”Silvio Bertoldi scrittore e giornalista, è nato a Verona e si è laureato in lettere a Padova. Ha pubblicato articoli su settimanali vari ed è stato inviato speciale in molte parti del mondo. Ha scritto tra l’altro ‘La guerra parallela. I tedeschi in Italia’ (Rizzoli), ‘Mussolini tale e quale’, ‘Umberto’, ‘I nuovi italiani’, ‘Vittorio Emanuele III’. “”L’atto di nascita coincide con una strage. L’atto di nascita porta la data del 14 novembre 1943. In Castelvecchio di Verona, l’antica roccaforte dei signori Della Scala, con un documento in 18 punti della prima Assemblea nazionale del Partito fascista repubblicano, inizia la sua vita la Repubblica Sociale….”” (pag 11) “”Il fatto più spietato è l’uccisione di Giovanni Gentile. Il filosofo fascista si è trasferito a Firenze da Roma dopo l’8 settembre e vive a Villa Montalto, presso il Salviatino. Presiede l’Accademia d’Italia e dirige la ‘Nuova Antologia’, tornata ad uscire in febbraio. Il 15 aprle rincasa in automobile per la colazione, all’una e mezzo. Mentre scende davanti al cancello della villa, gli piombano addosso quattro ciclisti guidati dal “”gappista”” Bruno Fanciullacci. Gli sparano e una grida: «In lei non uccidiamo l’uomo, ma l’idea». Il vecchio filosofo viene portato morente sul tavolo operatorio dell’ospedale di Carreggi. Il primo medico ad accorrere alla chiamata, ignaro, è suo figlio, assistente di Piero Valdoni, allora clinico chirurgo a Firenze. Tutti i partiti rifiutano la solidarietà agli autori del delitto, tranne i comunisti. Tiziano Codignola scrive una nobile pagina, scindendo le responsabilità dell’eminente interprete di cultura da quelle dell’uomo che le circostanze e l’ambizione hanno portato ad aderire alla Repubblica Sociale. Mussolini vieta le rappresaglie. Gentile viene sepolto in Santa Croce”” (pag 199)”,”ITAF-417″
“BERTOLI Giuseppe”,”Globalizzazione dei mercati e sviluppo dell’economia cinese.”,”Giuseppe Bertoli, Straordinario di Economia e Gestione delle Imprese Università degli Studi di Brescia Contiene: Tabella delle prime dieci società dei Paesi in via di sviluppo per valore degli investimenti diretti effettuati (pag 5)”,”CINE-077″
“BERTOLINI Tatiana MOLINARO Valter”,”Fiamma partigiana all’Alfa Romeo. Il diario di Antonietta Romano e la Resistenza al Portello.”,”Il libro è diviso in due parti: la prima contiene il saggio introduttivo di Tatiana Bertolini e il diario di Antonietta Romano, la partigiana “”Fiamma”” che iniziò a lavorare a 16 anni all’ Alfa Romeo nel 1941. Il diario inizia il 15 ottobre del 1942, fu la terribile esperienza della guerra e il contatto con gli antifascisti in fabbrica a trasformarla in partigiana combattente. Nella seconda parte, Valter Molinaro racconta la lotta antifascista e la Resistenza all’interno delle officine dell’Alfa Romeo Portello. Nella fabbrica, fiore all’occhiello del fascismo, anche nei momenti più duri la Resistenza aveva radici profonde. All’Alfa lavorarono Cino Moscatelli come tornitore, Milano Cislaghi che pubblicò il primo giornale clandestino di fabbrica “”la Scintilla””, il gappista Sergio Bassi noto per le sue azioni temerarie, e tanti antifascisti e partigiani, molti dei quali furono reclusi e mandanti nei campi di concentramento. Euro 15.0 Nella bibliografia. – Gianni OLIVA, La grande storia della Resistenza, 1943-1948′, Utet, Torino, 2018 – Amedeo OSTI-GUERRAZZI, a cura, Le udienze di Mussolini durante la Repubblica Sociale Italiana, 1943-1945, Deutsches Historisches Institut, Roma, 2019″,”ITAR-021-FSD”
“BERTOLISSI Sergio”,”Un paese sull’ orlo delle riforme. La Russia zarista dal 1861 al 1904.”,”BERTOLISSI Sergio insegna storia d’ Europa orinetale presso l’ Istituto Orientale di Napoli. Ha studiato l’ organizzazione del lavoro nell’ Unione Sovietica degli anni Venti e le riforme economiche degli anni Sessanta e Settanta. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina).”,”RUSx-077″
“BERTOLISSI Sergio SESTAN Lapo a cura; progetto e direzione di Orazio PUGLIESE”,”Da Gramsci a Berlinguer. La via italiana al socialismo attraverso i congressi del partito comunista italiano. II. 1944-1955.”,”””Le cose si aggravano perché la proclamazione della dottrina Truman, la proposta del piano Marshall e le discussioni per la realizzazione di esso hanno creato in Europa una situazione nuova. L’ Europa è spezzata in due, il che corrisponde ai piani dell’ imperialismo americano e di quello inglese per l’ isolamento dell’ Unione Sovietica e dei paesi di nuova democrazia, ma non corrisponde per nulla all’ interesse nazionale italiano; così come non corrisponde per nulla all’ interesse nazionale italiano la divisione in due della Germania, che è pure uno degli obiettivi e in parte già il risultato della politica anglo-americana.”” (pag 313, Tre minacce alla democrazia italiana, Togliatti)”,”PCIx-188″
“BERTOLIZIO Giorgio”,”Nevrosi, idiozie e malefatte dei grandi filosofi.”,”Giorgio Bertolizio è nato a Trieste nel 1936. Vive a Brescia e in Toscana. Medico, ha ricoperto la carica di primaro ospedaliero e d segretario dell’ ANPO (Associazione Nazionale Primari Ospedalieri).”,”FILx-016-FGB”
“BERTOLO G. CURTI R. DELLAVALLE C. DE-MARCO P. FLORES M. GALLERANO N. GANAPINI L. GUERRINI L. SALVATI M.A. SANTOMASSIMO G.”,”Il dopoguerra italiano 1945 – 1948. Guida bibliografica.”,”Nicola GALLERANO (Il contesto internazionale), Luigi GANAPINI (i partiti politici), Marcello FLORES (i problemi politico-istituzionali), Gianpasquale SANTOMASSIMO (dibattito sulle linee della ricostruzione), Mariuccia SALVATI (ricostruzione e disegno capitalistico), Claudio DELLAVALLE (il sindacato, Lotte sociali nell’Italia settentrionale), Paolo DE-MARCO (Aspetti del problema del Mezzogiorno), Gianfranco BERTOLO, Roberto CURTI, Libertario GUERRINI (il dibattito sulla questione agraria e le lotte contadine).”,”ITAP-016 EMEx-014″
“BERTOLO Gianfranco BRUNETTA Ernesto DELLAVALLE Claudio GALLERANO Nicola GANAPINI Luigi GIBELLI Antonio GUERRINI Libertario ILARDI Massimo LEGNANI Massimo SALVATI Mariuccia”,”Operai e contadini nella crisi italiana del 1943-1944.”,”””Di più, le SS non avevano dubbi sull’ inutilità dei tentativi volti ad ottenere dall’ Ansaldo una produzione adeguata alle esigenze, né sul motivo delle reticenze industriali: i dirigenti erano preoccupati di porsi in buona luce con gli anglo-americani, non “”forzando troppo il lavoro””. (pag 134-135)”,”ITAR-073″
“BERTOLO Bruna”,”Donne nella Prima Guerra Mondiale. Crocerossine, lavoratrici, giornaliste, femmes de plaisir, eroine, madrine…”,”L’autrice ha scritto pure: ‘Donne nella resistenza in Piemonte. Il volume contiene molte foto e illustrazioni Teresa Labriola interventista (pag 13) “”Lo scontro fra neutralisti ed interventisti divise radicalmente anche le donne, soprattutto dei ceti più elevati. Molto profondo fu il dissenso ad esempio all’interno dello stesso Partito Socialista: molte si schierarono contro la guerra, ma altre, tra le quali Margherita Sarfatti, la maestra elementare Regina Terruzzi, la torinese Emilia Mariani, donne di spicco all’interno del partito, abbracciarono decisamente la tesi dell’interventismo, considerato elemento democratico. Si schierò per la guerra la stessa Maria Mozzoni, icona del nascente femminismo italiano. A nutrire la loro tesi c’era certamente anche una retorica patriottica che porterà alcune di loro, con molte altre donne, ad aderire in seguito al fascismo. Come Teresa Labriola. Fu una figura di grande rilievo intellettuale nel panorama della cultura del primo Novecento, una figura complessa in cui si possono rintracciare periodi esistenziali e di pensiero anche molto diversi, con l’adesione alla filosofia del partito fascista nella seconda fase della sua vita. Fu la prima donna ad ottenere la libera docenza in Filosofia del diritto, “”disciplina della quale tenne a Roma, a partire dal 1900, un corso molto seguito e apprezzato, anche se messo in discussione perché affidato ad una donna! Allo scoppio della Grande Guerra, l’adesione di Teresa Labriola al movimento interventista appare convinta e decisa. Proprio per questo si dimise dal Consiglio Nazionale donne italiane per presiedere o comunque suggerire e avallare buona parte dei movimenti interventisti, staccandosi quindi in modo netto dalla componente socialista e allontanandosi senza via di ritorno dal marxismo e bolscevismo che, anche sull’influenza del celebre padre, Antonio Labriola, avevano caratterizzato il suo percorso di pensiero fino a quegli anni. Si fece promotrice di una Lega femminile di adesione e di appoggio all’intervento in guerra (….)”” (pag 13)”,”QMIP-207″
“BERTOLO Bruna”,”Mondine. Donne e lavoro in risaia. Storia delle mondariso.”,”Bruna Bertolo, rivolese, tesi di laurea in Storia della filosofia, giornalista pubblicista dal 1988, ha pubblicato vari libri di argomento storico, focalizzando la sua ricerca sull’800 e ‘900.”,”CONx-294″
“BERTOLUCCI Franco MANGINI Giorgio a cura; saggi di BALSAMINI Luigi BERTOLUCCI Franco GIULIANELLI Roberto MANGINI Giorgio”,”Pier Carlo Mangini. Impegno civile e ricerca storica tra anarchismo, socialismo e democrazia.”,”2° copia Errore in altra scheda parole chiave Kuliscoff “”Nei primissimi momenti del suo arrivo a Bergamo, come già accaduto a Vercelli, Masini si reca presso il maggior istituto di conservazione della città, la Biblioteca civica Angelo Mai (dove poi passerà moltissimo tempo, tanto da entrare a far parte, anni dopo, dell’associazione Amici della Biblioteca: su questo, cfr. Giulio Orazio Bravi, Masini e la Civica Biblioteca “”A. Mai””, in Pier Carlo Masini, Un profilo a più voci’, cit, pp. 83-87), alla ricerca di lettere di Antonio Labriola a Silvio Spaventa. L’archivio Spaventa, infatti, alla fine dell’Ottocento era stato versato dagli eredi Spaventa a Bergamo in segno di gratitudine verso la città lombarda, perché Spaventa era stato più volte eletto in parlamento nel collegio di Bergamo. Sullo stesso materiale, prima di Masini, aveva lavorato Benedetto Croce, e poi Paolo Alatri per la sua biografia di S. Spaventa edita da Laterza nel 1942. E’grazie agli studi di Croce e Alatri che Masini, giungendo a Bergamo, sa dell’esistenza di queste carte. Da queste ricognizioni archivistiche deriva il suo articolo ‘Lettere di Antonio e Francesco Saverio Labriola a Silvio Spaventa’, primo contributo alla “”Rivista storica del socialismo”” (cfr. a. 1, n. 3, luglio-settembre pp. 263-272). Così Masini ricorderà quel momento, anni dopo (cfr.P.C. Masini, La biblioteca di Ghisleri, “”Archivio Storico Bergamasco””, n. 9, 1985, p. 127) (…)””. (pag 48)”,”STOx-180″
“BERTOLUCCI Franco MANGINI Giorgio a cura; saggi di BALSAMINI Luigi BERTOLUCCI Franco GIULIANELLI Roberto MANGINI Giorgio”,”Pier Carlo Masini. Impegno civile e ricerca storica tra anarchismo, socialismo e democrazia.”,”BERTOLUCCI Franco Testo non indicizzato Citati Cervetto Parodi pag 33 e seguenti Cervetto citato una volta sola in indice nomi per bibliografia pag 264. Foto n° 4 in inserto fotografico: 3° conferenza nazionale dei Gaap con Cervetto Parodi Vinazza Vignale e altri (Livorno, 26-27settembre 1953)”,”ANAx-341″
“BERTOLUCCI Franco a cura”,”Gruppi Anarchici d’Azione Proletaria. Le idee, i militanti, l’organizzazione. 1. Dal Fronte popolare alla “”legge truffa””: la crisi politica e organizzativa dell’anarchismo.”,”Importanti le pagine che si incentrano sulla disputa tra Masini e Cervetto (sul lavoro teorico e pratico da fare, sul problema dell’organizzazione, dell’anarchismo, filosofia della prassi, tradizione libertaria e marxismo, del comunismo, dei giovani, della teoria marxista, dell’analisi della situazione politica attuale, dell’imperialismo ecc.) (pag 113-115 e seguenti) “”Dunque, il periodico e l’attività del gruppo che vi ruota intorno si caratterizzano «ideologicamente» fin da subito, distinguendosi dal resto del movimento. Nei primi numeri del giornale si avvia una riflessione sulla natura politica dello Stato sovietico, definito «una stampa riveduta e corretta del regime capitalistico». La critica al comunismo sovietico e alle sue strutture politiche nasce dall’affermazione che «il comunismo sarà anarchico (o altrimenti non sarà comunismo)» (291). La rivendicazione del «comunismo anarchico» come definizione – che poi successivamente verrà maturata in «comunismo libertario» – è il tentativo di individuare una matrice originale del gruppo all’interno del movimento anarchico, sfiorando il confine e contaminandosi con altre correnti minoritarie della sinistra rivoluzionaria di allora come quelle bordighiste, massimaliste, trotskiste. Un’operazione di alchimia politica assai ardita del gruppo promotore de «L’Impulso», che cerca attraverso una propria definizione ideologica indipendente di distinguersi dal classico movimento libertario, ritenuto eccessivamente mistico e impotente politicamente, ma nel contempo avviare un percorso critico radicale nei confronti delle correnti comuniste staliniane, ritenute una forza controrivoluzionaria irrecuperabile. A coloro che li accuseranno di «bolscevismo anarchico» o «anarchismo bolscevizzante» (292), il gruppo de «L’Impulso» risponderà: «Vi è stato chi ci ha accusato di bordighismo, di trotskismo e di terzointernazionalismo (ma quale terzointernazionalismo, di grazia, se la III internazionale è morta da un pezzo? Forse qullo della frazione serratiana dopo il congresso di Roma del 1922? O piuttosto si voleva dire soltanto «internazionalismo?») ignorando che il bordighismo e il trotskismo troveranno sempre in noi critici seri e inflessibili quali non li hanno trovati in quegli anarchici che non conoscono né il trotskismo né il bordighismo e che quindi parlano senza nozione di causa». Continuando poi: «Certo che nelle nostre dichiarazioni di principio troverete riaffermati i concetti di classe, di rivoluzione, di costituzione di una società nuova. Ma sono forse questi i termini che infastidiscono i nostri critici? Ebbene se sono questi i termini che li infastidiscono allora sono essi che magari da molto tempo hanno sbagliato indirizzo. Non è questa la loro strada e li abbandoneremo ai margini perché non possono più oltre camminare con noi» (293). D’altra parte però all’interno del gruppo de «L’Impulso», come abbiamo già detto, c’è chi come Cervetto si sta spingendo sempre più decisamente verso un marxismo rivoluzionario spurgato da ogni residuo libertario. Ne sono testimonianza una serie di lettere che indirizza a Masini, nelle quali egli ribadisce: «Bisogna saper rompere i ponti con l’anarchismo che è fallito soprattutto per la sua filosofia, per il suo ideale. Bisogna sapersi domandare perché l’anarchismo è fallito, e non solo per la sua politica, per la sua disorganizzazione. Bisogna riconoscere che l’anarchico è l’antibolscevico. E la rivoluzione ha bisogno di bolscevichi, cioè lottatori disciplinati, fermi, per usare un’espressione brutta, retorica: «d’acciaio». Più riusciremo a «bolscevizzare» l’anarchismo più avremo garanzie rivoluzionarie» (294). E poche settimane dopo precisa che: «La ragione storica dell’anarchismo, anche quando era classista, fu quella di rappresentare un istintivo ribellismo della classe operaia. La nostra ragione, credo, invece è quella di essere un neo-leninismo con altri obiettivi: un leninismo perfezionato, critico ecc. Lo scoglio che abbiamo davanti è quello che fece scrivere a Lenin «Stato e rivoluzione»: la questione pratica del potere (non metafisico, né autoritario, ma pratico, ma vitale per conservare la rivoluzione). Credo che siamo sulla strada giusta per superarlo. Trovata la formula per un «nuovo potere» avremo vinto una importante battaglia teorica. Ma attenti a non cadere in un «democraticismo» rigidamente marxista alla Luxemburg, o in un «comunismo dei Consigli» alla Gorter. Bisogna andare oltre perché nella critica alla Luxemburg e al Gorter Lenin aveva ragione. Senza offendere due pensatori rivoluzionari (e precisamente una delle migliori teste che la classe ha prodotto) e senza elevare in un confronto chi, obiettivamente, non merita, credo che la L. [Luxemburg] e il movimento dei consigli costituivano una specie di «resistenzialismo» nel marxismo: più onesto, però, più concreto, più utile. Ma Lenin, in questo, politicamente aveva ragione. E’ inutile, anzi dannoso, cullarsi nella mistica di democrazia operaia. Bisogna risolvere praticamente la formula «tutto il potere alle Assemblee» cioè trovare, teoricamente, il meccanismo della rappresentanza politica. Sarà il superamento dello Stato (apparato borghese tradizionale) e della dittatura del proletariato (Stato-Comune: punta massima del pensiero leninista). Bisogna superare Lenin. Abbiamo 26 anni più di lui. Bisogna risolvere il problema del potere superando la maturità dell’infantilismo leninista, sbarazzando la mente dall’eredità della senilità anarchica» (295)”” (pag 126-127) [Franco Bertolucci, a cura, ‘Gruppi Anarchici d’Azione Proletaria. Le idee, i militanti, l’organizzazione. 1. Dal Fronte popolare alla “”legge truffa””: la crisi politica e organizzativa dell’anarchismo’, BFS, Pisa – Pantarei, Milano, 2017] [(291) ‘Argomenti’, “”IMF””, novembre-dicembre, 1949, p. 1 e 4; (292) Cfr. A. Paolinelli, ‘Bolscevismo anarchico?, “”UN””, 9 aprile 1950, p. 3. La definizione di “”anarchismo bolscevizzante”” è utilizzata da Salvatore Satta, anarchico d’origine sarda, in una lettere a Tommaso Serra del 25 novembre 1950. Cit. in C. Cavalleri, ‘L’anarchico di Barrali…’, cit., p. 45; (293) ‘Come si studia (brevi note), “”IMP””, marzo-aprile 1950, pp. 2-4. Va ricordato il giudizio di Masini sul bordighismo, componente storica del comunismo italiano che conosceva bene dal momento che aveva frequentato il gruppo fiorentino durante gli anni 1945-46, e con cui aveva condiviso il giudizio internazionalista sulla Seconda guerra mondiale. In una lettera a Cervetto scrive: «Ti manderò a parte materiale “”bordighista””. Si tratta di una scuola che a mio giudizio non ha alcuna possibilità di presa reale: ma sono idee che stanno oltre Marx, oltre Lenin, idee modernissime con le quali bisogna fare i conti: da una parte individuando gli elementi che presi in prestito dall’anarchismo hanno avuto una certa acuta teorizzazione e possono tornare reintegrati nell’anarchismo d’avanguardia, dall’altra liquidando tutte le vanità giacobine autoritarie e fondamentalmente astratte del bordighismo». AAC, ‘Lettera’ di P.C. Masini a Cervetto, Cerbaia, 27 aprile 1949; (294) BFS-PCM, ‘Lettera’ di A. Cervetto a P.C. Masini, Savona, 5 febbraio 1950; (295) Ivi, ‘Lettera’ di A. Cervetto a P.C. Masini, Savona, 1 marzo 1950] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]”,”MITC-140″
“BERTOLUCCI Franco a cura”,”Gruppi Anarchici d’Azione Proletaria. Le idee, i militanti, l’organizzazione. 2. Dalla rivolta di Berlino all’insurrezione di Budapest: dall’organizzazione libertaria al partito di classe.”,”Giudizio positivo di Cervetto su Seniga dopo un incontro (pag 110) Questo volume è il secondo di tre appendice: ‘G. Fontenis, Manifesto dei comunisti libertari. Problemi essenziali, Lettura di Errico Malatesta, M. Bakunin, Lettera ai compagni d’Italia, C. Berneri, Compiti nuovi del movimento anarchico, Dichiarazione della Corrente anarchica di difesa sindacale al IV Congresso della Cgil, P.C. Masini, Antonio Gramsci e l’Ordine Nuovo visti da un libertario. In appendice: il discorso in morte di A. Gramsci pronunciato da C. Berneri alla Radio CNT-FAI di Barcellona il 3 maggio 1937’; Collana Quaderni della Rivista storica dell’anarchismo ‘Quaderni RSA'”,”MITC-140-B”
“BERTOLUCCI Franco”,”A Oriente sorge il sole dell’avvenire. Gli anarchici italiani e la rivoluzione russa 1917-1922.”,”foto del Comitato esecutivo del Soviet di Kronstadt, luglio 1917 (in apertura) “”In realtà, la rivoluzione bolscevica si avviava ormai in direzione della restaurazione di un potere statale dove la “”burocrazia”” giocava un ruolo determinante sotto la parvenza di una teoria “”provvisoria”” della dittatura del proletariato ma che repentinamente si stava trasformando in dominio permanente e che, ovviamente, non poteva essere esercitato dal proletariato ma inesorabilmente sul proletariato”” (pag 111) Franco Bertolucci (1957) è bibliotecario, archivista presso la Biblioteca F. Serantini, editore e libero ricercatore nelle discipline storiche. Ha collaborato a vari progetti nazionali come la “”Rivista storica della’anarchismo”” (1994-2004) e il ‘Dizionario biografico degli anarchici italiani’ (2003-2004) e ha curato vari volumi e saggi in ambito storico e biblioteconomico. Costantino Lazzari. Artigiano di umili origini, si iscrisse giovanissimo alle associazioni operaie milanesi create dai radicali. In seno ad esse condusse con l’amico Giuseppe Croce la battaglia per la loro trasformazione in partito di classe. Aiutato dagli intellettuali Enrico Bignami ed Osvaldo Gnocchi-Viani fondò nel 1882 il Partito Operaio Italiano. Strinse quindi amicizia con Filippo Turati e Anna Kuliscioff. A seguito della loro frequentazione aderì al socialismo, in primo luogo di Marx ed Engels. Con loro, nell’agosto 1892 a Genova, fece confluire il POI nel nuovo Partito dei Lavoratori Italiani, che a Reggio Emilia nel 1893 ed Imola 1894 diventò Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, e nel 1895 a Parma il Partito Socialista Italiano. Avversando il riformismo, si alleò per un certo tempo con i sindacalisti rivoluzionari di Milano (Walter Mocchi e Arturo Labriola), di cui però non condivideva le opinioni sulla violenza rivoluzionaria. In seguito al trionfo dei massimalisti nel XIII Congresso di Reggio Emilia, venne eletto Segretario Nazionale del PSI dal 1912 al 1919, fatto salvo due brevi periodi quando, a causa del suo arresto per “”disfattismo””, la sua carica fu esercitata “”de facto”” dal vicesegretario Oddino Morgari, tra il 24 gennaio al 18 giugno 1918, e poi dal vicesegretario Egidio Gennari, dal 18 giugno al 20 novembre dello stesso anno e infine, dal 22 marzo all’11 ottobre 1919, dal vicesegretario Arturo Vella. Messo in minoranza dal Congresso di Bologna che si svolse tra il 5 e l’8 ottobre 1919, e che portò alla formazione della corrente massimalista dei comunisti unitari di Giacinto Menotti Serrati, dovette cedere l’11 ottobre 1919 la segreteria del partito a Nicola Bombacci. Allo scoppio della Prima guerra mondiale sostenne la posizione pacifista, decisa dalla stragrande maggioranza del PSI. Una volta proclamata l’entrata in guerra dell’Italia, inizialmente solo contro l’Austria e, poi, anche contro la Germania, coniò lo slogan “”né aderire, né sabotare””, che dà l’idea della difficoltà di mantenere una posizione antimilitarista e pacifista a fronte di una massiccia campagna di sostegno dello sforzo bellico condotta dallo Stato monarchico e dai grandi giornali d’opinione. Al Congresso di Livorno del 1921 capeggiò una mozione nella quale confluirono i riformisti.. Nel XIX Congresso del PSI del 1922 votò, dopo un incontro con Lenin al quale partecipò con una delegazione di socialisti, l’espulsione dei riformisti dal partito, rimanendo un massimalista terzinternazionalista, assertore cioè dell’ingresso del PSI nella Internazionale Comunista, anche in seguito.[2] Perseguitato dai fascisti, nel 1927 morì a Roma in estrema povertà e solitudine. (Wikip) Bertolucci ringrazia tra gli altri (pag 15) anche l’amico Philippe Kellermann che lo ha invitato a scrivere sull’argomento una prima versione di questo lavoro, poi inserita nel volume collettaneo da lui curato ‘Anarchismus und Russische Revolution’ (Berlin, Dietz, 2017).”,”ANAx-427″
“BERTOLUCCI Franco a cura”,”Gruppi Anarchici d’Azione Proletaria. Le idee, i militanti, l’organizzazione. 3. I militanti: le biografie.”,”Franco Bertolucci (1957) originario della Versilia è bibliotecario, archivista presso la Biblioteca F. Serantini, editore e libero ricercatore nelle discipline storiche. Ha collaborato a vari progetto nazionali, come la “”Rivista storica dell’anarchismo”” (1994-2004) e il ‘Dizionario biografico degli anarchici italiani’ (2003-04), e ha curato vari volumi e saggi di ambito biblioeconomico e storico, tra cui l’ultimo dedicato al centenario della Rivoluzione russa (A oriente sorge il sol dell’avvenire. La rivoluzione russa vista dagli anarchici italiani, 1917-1922, Pisa, BFS, 2017) Cervetto lettera a Masini del 20 giugno 1956 (pag 342-349)”,”MITC-140-C”
“BERTOLUCCI Franco”,”L’anarchico Cafiero divulgatore di Marx: La fortuna del compendio.”,”‘Nel secondo dopoguerra sono stati pochi gli storici a interessarsi specificamente della figura di Cafiero: Gianni Bosio e Pier Carlo Masini, sulle tracce di Antonio Lucarelli, il primo biografo dell’anarchico di Barletta (2), sono stati i maggiori studiosi della sua vita e delle sue opere (3). Una prima riscoperta della figura dell’internazionalista pugliese avviene in occasione del centenario di fondazione della Prima Internazionale in Italia e della pubblicazione del testo inedito “”Rivoluzione””: anarchia e comunismo’, rintracciato, insieme ad altri scritti minori, nel Bundesarchiv di Berna in Svizzera”” (4)”” (pag 5) [(2) Cfr. A. Lucarelli, Carlo Cafiero, saggio di una storia documentata del socialismo’, Trani, Vecchi e C., 1947; (3) Cfr. ‘Rivoluzione per la rivoluzione: raccolta di scritti’, a cura e con introduzione di G. Bosio, Roma, ‘La nuova sinistra’, Samonà e Savelli; questa raccolta ha avuto la prima stampa nel 1968 a cura delle edizioni del Gallo di Milano. Inoltre, si veda l’importante biografia scritta da P.C. Masini, ‘Cafiero’, Milano, Rizzoli, 1974. Cfr. F. Damiani, ‘Carlo Cafiero nella storia del primo socialismo italiano’, Milano, Jaca book, 1974. Si veda inoltre V. Emiliani, ‘Gli anarchici, vite di Cafiero, Costa, Malatesta, Cipriani, Gori, Berneri, Borghi’, Milano, Bompiani, 1973; (4) Cfr. ‘Dossier Cafiero’, a cura di G.C. Maffei, con una presentazione di P.C. Masini, Bergamo, Biblioteca M. Nettlau, 1972. I testi pubbicati dalla Biblioteca N. Nettlaul ebbero in breve tempo altre due edizioni: “”Rivoluzione”” anarchia e comunismo’, Pistoia, RL – Porro, 1973, e ‘Anarchia e comunismo e altri scritti, Milano, Autogestione, s.d., ma stampato intorno alla metà degl anni Settanta] Opera: ‘Rivoluzione per la rivoluzione: raccolta di scritti’, a cura e con introduzione di G. Bosio, Roma, ‘La nuova sinistra’, Samonà e Savelli, cercare pdf in http://www.liberliber.it/online/opere/download/?op=2344735&type=opera_url_pdf Nota 14. a pag 13: ‘In questa edizione riproduciamo in appendica la lettera di Cafiero a Marx e la minura della risposta dell’autore del ‘Capitale’ con una nuova traduzione, corretta e completa, che abbiamo tratto dal volume K. Marx – F. Engels, ‘Lettere 1874-1879’, Milano, Lotta comunista, 2006, p.305. Questi due documenti vennero pubblicati per la prima volta sempreda Guillaume nella rivista «La Vie ouvrière» di Parigi nel n. 57 del 5 febbrai 1912 (cfr, ivi, pp. 176-183), con il titolo ‘Lettre de Carlo Cafiero à Marx et réposte de Marx'”,”ANAx-465″
“BERTOLUCCI Franco FULVETTI Gianluca, a cura; saggi di Massimo MICHELUCCI Gualtiero MAGNANI Laura SAVELLI Alessandro VOLPI Alberto BALDASSERONI Roberto GIULIANELLI Stefano GALLO Maurizio ANTONIOLI Lorenzo GESTRI Franco BERTOLUCCI Gianluca FULVETTI”,”Lorenzo Gestri, storico del lavoro. Atti del convegno del 19-20 maggio 2022.”,”Lorenzo Gestri (1943-2022) Tra i vari saggi, quello di Roberto Giulianelli, ‘I lavoratori dei porti nell’Italia dell’età contemporanea. Proletariato o lobby? (pag 79-86) e di Franco Bertolucci, ‘Un profilo bio-bibliografico di Lorenzo Gestri’ (pag 149-153) Lorenzo Gestri (1943-2002) per oltre tre decenni è stato docente presso l’Università di Pisa di Storia del movimento operaio e sindacale, ha rinnovato gli studi sulla genesi dell’ associazionismo politico della provincia di Massa-Carrara e sulle condizioni lavorative nell’area vasta che va da Pisa alla Spezia, con particolare attenzione alla zona apuana tra fine ‘800 e inizio ‘900. Si è dedicato con grande cura alla ricostruzione delle traiettorie dei singoli militanti e delle società di mutuo soccorso, ma anche a questioni culturali e sociali più ampie. La passione politica e l’impegno di studioso sono sempre state legate alla difesa delle idee di giustizia e libertà: imperativi etici a cui rimase sempre fedele. A venti anni dalla sua scomparsa, due convegni a Pisa e a Carrara ne hanno voluto ricordare il profilo. Franco Bertolucci (Pietrasanta, 1957) è bibliotecario, presidente della Biblioteca F. Serantini – ISSORECO Pisa, editore e libero ricercatore nelle discipline storiche. Ha collaborato a vari progetti nazionali come la “”Rivista storica dell’anarchismo”” (1994-2004) e il ‘Dizionario biografico degli anarchici italiani (2003-04), ha curato vari volumi e saggi di ambito storico e biblioteconomico. Gianluca Fulvetti (Lucca, 1973) insegna Storia contemporanea presso il Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa, è vice-presidente dell’ ISREC di Lucca. Si occupa di storia dell’Italia contemporanea, in particolare di storia dell’antifascismo, della resistenza e della Seconda guerra mondiale, di storia della criminalità organizzata, e, più recentemente, di storia dello sport. Citato nelle note il libro di M. Caligari, ‘Dall’uncino ai container. I lavoratori portuali di Genova in una prospettiva globale’, Franco Angeli, Milano, 2021″,”CONx-291″
“BERTOLUCCI Rosaria”,”La città perduta. Storie e ritratti di Carrara e del territorio apuo-versiliese tra ‘800 e ‘900.”,”inserire in Correna Rosaria Ciampella dei Bertolucci (1927-1990) romana di nascita ma “”versiliese di adozione”” è stata poetessa, scrittice e giornalista interessata alla letteratura e alla storia. Ha pubblicato varie opere tra cui una biografia: ‘Sibilla Aleramo una vita’ (1983) e alcuni saggi storici: ‘Milleottocentonovantaquattro, storia di una rivolta’ (1981), ‘A come anarchia o come Apua: un anarchico a Carrara, Ugo Mazzucchelli’, 1988. Contiene i ritratti di 42 personaggi in qualche modo collegati a Carrara (tra cui Cafiero, D’Annunzio, Dickens, Failla, Fantoni, Giuntini, Maccari, Malatesta, Mazzucchelli, Meschi, Modigliani, Montale, Nenni, Nicola II, Papini, Pascoli Pea, Pirandello, Pellegrino Rossi, Soffici, Stoppani Viani ecc.)”,”MITS-482″
“BERTOLUCCI Franco a cura; scritti di P. AUDENINO B. BRACCO A. CAFFA P. FAVILLI M. GERVASONI R. GIULIANELLI A. LUPARINI A. MARTINELLI M. VARENGO”,”Maurizio Antonioli: ricerca storica tra anarchismo, sindacalismo e i «profeti del liberato mondo».”,”Il ruolo di Masini nella formazione del giovane Antonioli (v. cronologia, pag 57-59) Nei ringraziamenti si citano Massimo Bigongiali e Aldo Merlassino del Centro Filippo Buonarroti di Milano ‘per il prezioso aiuto nelle ricerche bibliografiche’. (pag 7)”,”ANAx-485″
“BERTONDINI Alfeo”,”Antonio Labriola educazione politica cultura.”,”””I rapidi e densi ‘excursus’ di Labriola, noti specialmente attraverso la splendida argomentazione svolta nel primo Saggio (72) e, parzialmente, dagli appunti delle lezioni di filosofia della storia (73), ci forniscono un panorama ragguardevole della consistenza ideologica dei movimenti popolari dominati da figure eroiche e tragiche di agitatori politici, religiosi e sociali i quali nella storia ufficiale svolsero la parte degli eretici, dei rivoluzionari, dei sovvertitori dell’ordine sociale esistente, ma che Labriola con molta concretezza colloca alle radici più lontane del comunismo critico. Fra Dolcino, Gioacchino da Fiore, i Millenari, i Taboriti, i Fraticelli, Cabet, Fourier, Considérant, Owen, e poi Morelly, Mably, Meslier, Babeuf, la Carboneria, Buonarroti, Blanqui, Bakunin gli appaiono le figure o i momenti che contrassegnano le tappe del lento, faticoso, contrastato, contraddittorio, doloroso cammino culminato nel Manifesto di Marx ed Engels. E se queste figure di profeti, di egalitari e di rivoluzionari impugnarono come arma di combattimento la dottrina dell’eguaglianza e del diritto di natura a ingenuo e grossolanamente utopistico principio di una lotta la quale, per il marxista Labriola, non poteva non sembrare cristallizzazione dell’utopia, tuttavia le figure di Marx ed Engels erano là, nel vivo della storia, a significare e indicare «la luce teorica portata sul movimento proletario» (74): due intellettuali che nel più profondo della loro cultura e della loro azione politica costituiscono il vero tessuto connettivo sociale, manifestato col dare «al comunismo gli elementi di una nuova dottrina, e il filo conduttore per ravvisare nelle intricate vicende della vita politica, le condizioni del sottostante movimento economico» (75), cioè hanno fornito al proletariato, al «gruppo subalterno» «i concetti più universali, le armi ideologiche più raffinate e decisive» (76)”” [Alfeo Bertondini, ‘Antonio Labriola educazione politica cultura’, Urbino, 1974] [(72) ‘In memoria del manifesto dei comunisti, CMS; (73) Dal Pane, Antonio Labriola, in appendice; (74) ‘In memoria’, CMS, p. 16; (75) ‘In memoria…’, CMS, p. 28; (76) MS, p. 81; CMS: Saggi sulla concezione materialistica della storia, a cura di E. Garin, Bari, 1965] (pag 246-247-248) (ancora da inserire)”,”LABD-100″
“BERTONE Franco”,”L’ anomalia polacca. I rapporti tra Stato e Chiesa cattolica.”,”Franco BERTONE giornalista è stato corrispondente dell’ Unità dalla Cecoslovacchia e dalla Polonia. Per molti anni responsabile di politica estera e inviato di Rinascita svolge oggi (1981) lavoro editoriale e collabora col settimanale del PCI.”,”POLx-012″
“BERTONE Luigi, presentazione; scritti di Franco DELLA-PERUTA Giulio GUDERZO Carla GE-RONDI Pasquale SCARAMOZZINO Gianfranco BRUSA Pierangelo LOMBARDI Elisa SIGNORI Alessandro LUCCHINI Lorena ZERBIN Anita MALAMANI Clemente FERRARIO Paolo FAVILLI Sergio FERRARIO Aurora SCOTTI Giacinto CAVALLINI Annibale ZAMBARBIERI Elio SILVA Gigliola DE-MARTINI Oler GRANDI Giovanni ZAFFIGNANI Vittorio ANELLI Daniela PREDA”,”Annali di storia pavese.”,”Scritti di Franco DELLA-PERUTA Giulio GUDERZO Carla GE-RONDI Pasquale SCARAMOZZINO Gianfranco BRUSA Pierangelo LOMBARDI Elisa SIGNORI Alessandro LUCCHINI Lorena ZERBIN Anita MALAMANI Clemente FERRARIO Paolo FAVILLI Sergio FERRARIO Aurora SCOTTI Giacinto CAVALLINI Annibale ZAMBARBIERI Elio SILVA Gigliola DE-MARTINI Oler GRANDI Giovanni ZAFFIGNANI Vittorio ANELLI Daniela PREDA. “”Durante gli scioperi della primavera del ’20, la speranza per molti diventò una quasi certezza. In realtà, i dirigenti sindacali avversavano tenacemente ogni manifestazione violenta dei lavoratori, svolgendo, nei momenti di maggior tensione, un’ opera di contenimento, volta a frenare nel proletariato le velleità rivoluzionarie. La stessa situazione si era verificata, in parte, durante lo “”scioperissimo”” del 20-21 luglio 1919 e si ripeterà, seppur in forme diverse, durante l’ occupazione delle fabbriche nell’ autunno del ’20. Il socalismo dei dirigenti lomellini aveva, d’altronde, una particolare connotazione pacifista, che lo portava a un rifiuto istintivo, viscerale, della violenza, di qualunque colore essa fosse. Paolo Moro, segretario della Federazione nel dopoguerra, pare impersonare esemplarmente questo socialismo pacifista e umanitario.”” (pag 143)”,”MITT-202″
“BERTONI JOVINE Dina”,”La scuola italiana dal 1870 ai giorni nostri.”,”La formazione e preparazione dell’ insegnante. “”Nel 1917, quando Ernesto Codignola stampò il suo opuscolo: ‘La riforma della cultura magistrale’, questo concetto era già arrivato ad una formulazione organica. Il saggio del Codignola parte da un esame della scuola magistrale attraverso le tappe fondamentali e le insolubili contraddizioni in cui era rimasta soffocata. Come scuola di cultura la normale si risolveva in un enciclopedismo superficiale e opprimente: come scuola professionale era inesistente. Di qui le polemiche tra coloro che vogliono accentuare il suo carattere scientifico o teorico e coloro che vedono la sua salvezza nella rocca sicura della pratica. Come uscire da questo caos di sentenze diverse, come porre un freno a questo infecondo e arbitrario fare e disfare? – si domanda il pedagogista. E’ evidente che per la china su cui si è avviati non sarà possibile venire ad una conclusione razionale e soddisfacente del problema. La via che bisogna seguire è un’altra: “”Se la scuola normale deve formare il maestro, non potremo mai sapere con precisione il carattere che deve avere e le discipline che vi si devono impartire, fin che non ci saremo elevati cioè al ‘concetto’ di maestro””. E maestro, per Codignola, non è chi “”conosce i metodi degli altri o chi sa più cose, ma chi ha più agile e aperta intelligenza, più ferma volontà, più squisito senso d’arte, cioè in sostanza più chiara coscienza di sé, chi è, in una parola, più armoniosamente, più universalmente ‘uomo’.”” (pag 195)”,”GIOx-042″
“BERTONI JOVINE Dina”,”L’alienazione dell’infanzia. Il lavoro minorile nella società moderna.”,”Anatole France, all’anagrafe François-Anatole Thibault (Parigi, 16 aprile 1844 – Saint-Cyr-sur-Loire, 12 ottobre 1924), è stato uno scrittore francese, Premio Nobel per la letteratura nell’anno 1921. (wikip) La giovinezza Anatole Thibault nacque in un quartiere parigino di editori, librai e antiquari al numero 19 del quai Malaquais dove il padre François Thibault, originario della Beauce e già sottufficiale monarchico, si faceva chiamare France Libraire e aveva il proprio negozio di libri. Da lui Anatole prese lo pseudonimo di France con il quale è soprattutto noto. Ricevette un’istruzione classica presso l’Institution Sainte Marie prima e al Collège Stanislas poi, uscendone nel 1862 senza aver brillato e ottenendo il baccellierato nel 1864. Fin da giovanissimo aiutò il genitore nel suo commercio, prendendo gusto alla conoscenza erudita e avendo modo di conoscere nella libreria paterna, specializzata in opere e documenti sulla Rivoluzione francese, tanti studiosi i quali, con la loro erudizione, lo scetticismo ironico e l’umorismo disincantato, saranno di modello ai personaggi dei suoi romanzi. Già dal 1863 iniziò a collaborare a riviste bibliografiche, come il Bullettin du bouquiniste, lo Chasseur bibliographe e l’Intermediaire des chercheurs et des curieux, finché non fu assunto nel 1867 dall’editore parigino Lemerre come lettore, ossia con l’incarico di proporre e curare la pubblicazione di nuove opere; al 1868 risale il suo primo scritto, un saggio su Alfred de Vigny. In occasione della rivoluzione comunarda non prese posizione, preferendo allontanarsi da Parigi, dove rientrò solo alla fine del 1871. Cominciò a scrivere poesie, due delle quali furono pubblicate nel 1872 nel Parnasse Contemporain, cui fece seguito, l’anno dopo, il volume di poesie, di fattura parnassiana, i Poèmes dorés (Poemi dorati). Nel 1875 curò la terza antologia poetica de Le Parnasse contemporain, e l’anno dopo, tratto da una ballata di Goethe, pubblicò il dramma in versi Les noces corinthiènnes (Le nozze di Corinto). Raggiunta una stabile posizione economica con l’assunzione alla Biblioteca del Senato nel 1876, poté sposare l’anno successivo Marie-Valérie Guérin de Sauville, dalla quale avrà nel 1881 la figlia Susanne. Dopo la pubblicazione, nel 1879, dei due racconti Jocaste e Le chat maigre (Il gatto magro), nel 1881 ottenne il primo grande successo con la pubblicazione del romanzo Le crime de Sylvestre Bonnard membre de l’Institut (Il delitto dell’accademico Sylvestre Bonnard), premiato dall’Académie Française. Scrittore ormai affermato e ricercato nei salotti, legato di amicizia con Ernest Renan, pubblicò nel 1882 Les désirs de Jean Servais (I desideri di Jean Servais) e nel 1883 Le livre de mon ami (Il libro del mio amico) e collaborò come critico letterario a diversi quotidiani. Il risultato di queste collaborazioni furono i quattro volumi de La Vie littéraire pubblicate dal 1888 al 1893 dove egli, classicista, non esitò a polemizzare apertamente con il creatore del naturalismo Émile Zola e con il poeta parnassiano Leconte de Lisle, dal quale fu perfino sfidato a duello. Intanto il suo matrimonio conobbe una grave crisi e France iniziò, nel 1888, una relazione con Arman de Caillavet, una donna non più giovane che sembra aver avuto un importante influsso sull’orientamento delle proprie idee politiche; da un progressismo illuminato di matrice settecentesca lo scrittore si orientò infatti verso le posizioni socialiste che avevano allora, in Francia, il più popolare rappresentante nella figura di Jean Jaurès. Nel ventennio seguente France realizzò le opere di maggiore qualità: nel 1890 pubblicò Thaïs (Taide), la vicenda di una prostituta convertita al cristianesimo dal monaco eremita Pafnuzio che, preso da un’insana passione per Taide, quando questa ha ormai rinnegato il suo passato e vive santamente, finisce per dannare la sua anima; nel 1893 appare La rôtisserie de la reine Pédauque (La rosticceria della regina Piedoca), una sorta di romanzo filosofico che ebbe un seguito, quello stesso anno, con Les opinions de M. Gérôme Coignard.Insignito della Legion d’onore, celebre in tutta la Francia, amante dell’antichità classica, visitò anche l’Italia e proseguì la produzione letteraria con il romanzo Le lys rouge (Il giglio rosso) del 1894 e con i racconti Il pozzo di Santa Chiara (1895), mentre ne Le jardin d’Épicure (Il giardino di Epicuro) affrontò con ironia temi filosofici, volgendosi a dimostrare quanta irrazionalità vi fosse nella società contemporanea. L’impegno politico Divenuto accademico di Francia nel 1896 al posto di Ferdinand de Lesseps, iniziò a scrivere la tetralogia della Storia contemporanea (1897-1901), quattro romanzi – L’orme du Mail (l’olmo del viale), Le mannequin d’oisier (il manichino di vimini), L’anneau d’améthyste (L’anello d’ametista) e M. Bergeret à Paris (Bergeret a Parigi) – che hanno per protagonista il signor Bergeret, modesto e disilluso, ma colto e arguto professore di un liceo di provincia, attraverso i cui occhi France descrive la società del suo tempo, le sue miserie e le sue ipocrisie, mantenendo tuttavia fiducia nella possibilità del riscatto e dell’elevamento umano. Zola denunciò l’affare Dreyfus L’ultimo volume della serie è dedicato all’affare Dreyfus, il celebre caso giudiziario dell’ufficiale francese ebreo, accusato ingiustamente di spionaggio e deportato alla Caienna, sul quale la Francia si divise in colpevolisti – i clericali e i nazionalisti – e innocentisti, a capo dei quali fu Émile Zola, che denunciò il complotto ai danni del Dreyfus con il celebre articolo «j’accuse» ed ebbe l’appoggio di Anatole France, che ruppe ogni rapporto con intellettuali colpevolisti come François Coppée, Paul Bourget e Maurice Barrès. Da quell’episodio l’impegno politico di Anatole France si fece più stringente: plaudì alla Rivoluzione russa del 1905 e condannò la repressione zarista; con la Vita di Giovanna d’Arco, del 1908, attaccò uno dei miti cattolici e nazionalistici, quello della pulzella d’Orléans; nello stesso anno pubblicò L’île des Pinguins, una satira sulla storia e i destini della Francia, e nel 1909, oltre a Les contes de Jacques Tournebroche e Les sept femmes de Barbebleu, raccolse i suoi scritti polemici nel tre volumi di Vers les temps meilleurs. Nel gennaio 1910 morì la sua compagna, la signora de Caillevet. France pubblicò molte meno opere ma nel 1912 ottenne un vero trionfo con Les Dieux ont soif (Gli dei hanno sete), ambientato ai tempi della Rivoluzione francese, dove al fanatico terrorista Evariste Gamelin, France contrappone il saggio e scettico Brotteaux des Ilettes. Dopo i saggi de Le génie latin (Il genio latino) del 1913, con La révolte des anges (La rivolta degli angeli), del 1914, si concluse l’impegno narrativo dello scrittore: protagonisti sono gli angeli del mito e il loro capo, Satana, arcangelo benigno e generoso, il quale rinuncia a dare la scalata al cielo per sostituirsi a Dio, perché, dice, «la guerra genera la guerra e la vittoria la sconfitta. Il Dio vinto diventerà Satana, Satana vincitore diventerà Dio. Possa il destino risparmiarmi questa sorte spaventosa! Io amo l’inferno che ha formato il mio genio, amo la terra dove ho fatto un po’ di bene, se è possibile farne in questo mondo terribile dove gli esseri non esistono che per l’assassinio». Si ritirò nella sua residenza di campagna della Béchellerie, presso Tours, con la moglie Emma Laprévotte – già cameriera della signora de Caillevet – e, mentre giustificava la guerra della Francia contro la Germania, approvò la Rivoluzione russa del 1917 e scrisse libri di memorie, come Le petit Pierre (Pierino) nel 1918 e La vie en fleur (La vita in fiore) nel 1922, dopo aver ottenuto, nel 1921, il premio Nobel per la letteratura. Nel 1920 la Chiesa cattolica mise all’indice tutte le sue opere. Morì nel 1924, all’età di 80 anni, ed ebbe grandiosi funerali di Stato a Parigi. È sepolto nel cimitero di Neuilly-sur-Seine. Il successo da vivo e l’oblio dopo la morte Anatole France fu considerato come un’autorità morale e letteraria di primo piano. Fu apprezzato da scrittori e personalità come Marcel Proust (France è considerato come uno dei modelli che ispirò Proust per il personaggio dello scrittore Bergotte nella Recherche), Marcel Schwob e Léon Blum. Fu inoltre letto e influenzò scrittori che respingevano il naturalismo, come lo scrittore giapponese Jun’ichiro Tanizaki. Le sue opere furono pubblicate dall’editore Calmann-Lévy dal 1925 al 1935. Anatole France, da vivo e poco dopo la sua morte, fu l’oggetto di un gran numero di studi. Ma, dopo la sua morte, fu bersaglio di un pamphlet dei surrealisti, Un cadavere, a cui parteciparono Drieu La Rochelle e Aragon con un testo intitolato: «Avete già schiaffeggiato un morto?» in cui scrive: «Per me ogni ammiratore di Anatole France è un essere degradato». Per lui, Anatole France è un “”esecrabile istrione dello spirito””, rappresentante della “”ignominia francese””. André Gide lo giudicava uno scrittore “”senza inquietudine”” di cui “”si capisce tutto subito””. La reputazione di France divenne così quella di uno scrittore paludato dallo stile classico e superficiale, autore ragionevole e conciliante, compiacente e soddisfatto, e anche melenso, tutte qualità mediocri incarnate soprattutto dal personaggio del signor Bergeret. Diversi specialisti dell’opera di France considerarono tuttavia questi giudizi eccessivi e ingiusti, o perfino frutto di ignoranza, in quanto trascurano gli elementi magici, irragionevoli, buffoneschi, neri o pagani. Per questi, l’opera di France ha sofferto e soffre ancora di un’immagine ingannevole. Di riflesso a questo oblio relativo e alla scarsa conoscenza, le opere su France sono oggigiorno rare e i suoi libri, eccetto i pochi più noti, sono difficilmente ristampati. Anatole France ritratto da Théophile Alexandre Steinlen, 1920″,”CONx-169″
“BERTONI JOVINE Dina”,”Storia dell’educazione popolare in Italia.”,”BERTONI JOVINE Dina (nata nel 1898) si è dedicata all’insegnamento. Ha scritto vari volumi tra cui ‘La scuola italiana dal 1870 ai giorni nostri’ (1958), ‘I periodici popolari del Risorgimento’ (1961), e ‘L’alienazione dell’infanzia’ (1963).”,”GIOx-060″
“BERTONI JOVINE Dina”,”La scuola italiana dal 1870 ai giorni nostri.”,”Il pensiero sulla scuola di Engels, Mondolfo e di Gramsci “”Quando nel 1922 Rodolfo Mondolfo pubblicò il suo volume: ‘Libertà della scuola. Esame di Stato’, nel quale raccolse ed elaborò i principi già espressi in saggi ed articoli precedenti, le posizioni dei nazionalisti erano pienamente manifestate, i fascisti avevano portato a termine con la forza la disgregazione delle organizzazioni proletarie, le istanze dei democratici e degli idealisti erano state travolte dall’ondata della violenza. Fu facile a Mondolfo dimostrare, alla luce dei fatti, che non soltanto i liberali, i radicali, i democratici, ma anche i socialisti dell”Avanti’ avevano avuto torto nel difendere la libertà della scuola e l’esame di Stato. Il volume del Mondolfo riassume logicamente tutte le riserve e le critiche che si potevano muovere alla politica scolastica nata dal connubio liberale-clericale da un punto di vista veramente democratico. Il Mondolfo si rifà alle dottrine di Engels e di Marx, per rintracciare il filone vivo di un’azione veramente socialista nel campo dell’educazione. «I disegni del Gentile, del Croce e d’altri – scrisse – di limitazioni del numero delle scuole medie di Stato, con esame di concorso per acquistarne l’accesso significherebbero un grave passo indietro. E gli effetti non tarderebbero a farsene sentire dolorosamente, chiudendo la classe lavoratrice sempre più nell’ambito della scuola elementare e professionale e quindi rendendo più difficilmente sormontabile il limite del suo interessamento ai problemi dell’istruzione, relativo (naturalmente) al grado della partecipazione al godimento di questa. «Occorre che la scuola come reclamava Engels fino dal 1847 nel primo abbozzo del ‘Manifesto dei comunisti’, sia in tutti i suoi gradi funzione sociale, compiuta dallo Stato ed aperta a tutti. Di questa il proletariato ha bisogno perché non siano insuperabili le disparità di condizione originarie tra i fanciulli che escono dalle varie classi sociali; dalle più colte e dalle ancora incolte…» (1). Questo richiamo alle teorie di Marx ed Engels fu accentuato in un momento successivo, dall’opera e dal pensiero di Gramsci. Commentando il progetto di diminuire le scuole medie statali con la giustificazione di riversare maggiori fondi sulla istruzione elementare, Gramsci svolse uno dei concetti fondamentali della politica scolastica comunista: il conetto che è un errore restringere l’interesse del lavoratore alla scuola elementare e professionale. «Nella scuola attuale – egli scrisse – per la crisi profonda della tradizione cultura e della concezione della vita e dell’uomo, si verifica un processo di progressiva degenerazione: le scuole di tipo professionale, cioè, preoccupate di soddisfare interessi pratici immediati, prendono il sopravvento sulla scuola formativa, disinteressata. L’aspetto più paradossale è che questo nuovo tipo di scuola appare e viene predicata come democratica, mentre invece essa non solo è destinata a perpetuare le differenze sociali, ma a cristallizzarle in forme cinesi» (2)”” (pag 249-250) [Dina Bertoni Jovine, ‘La scuola italiana dal 1870 ai giorni nostri’, Editori Riuniti, Roma, 1980] [(1) Rodolfo Mondolfo, ‘Libertà della scuola: esame di Stato’, ed. 1922, pag 97; Antonio Gramsci, ‘Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura’, Einaudi, 1949, pag 114]”,”ITAS-025-FV”
“BERTONI Enrica”,”Le cause del colonialismo imperialistico.”,”‘Imperialismo. La critica di Hobson, l’analisi di Hilferding, la sintesi di Lenin’ (pag 81-141) “”In tutta la sua opera Lenin fa riferimento a dati e fatti riguardanti per lo più il primo decennio del XX secolo, gli anni culminanti del fenomeno, che poi era sfociato nella prima guerra mondiale, «una guerra per la spartizione del mondo, per una suddivisione e nuova spartizione delle colonie, delle ‘sfere di influenza’ del capitale finanziario, e via dicendo» (24). Così, per esempio, per quel che riguarda la nuova attività delle grandi banche, egli cita più volte Jeidels, «autore di uno dei migliori lavori sui rapporti tra le grandi banche tedesche e l’industria» (25) e, tra gli altri, il seguente passo: «I rapporti tra le imprese industriali col loro nuovo contenuto, le loro nuove forme e i loro nuovi organi, cioè le grandi banche organizzate, a un tempo, sulla base dell’accentramento e del decentramento, come caratteristico fenomeno dell’economia nazionale, non si costituiscono avanti al decennio 1890-1900. In un certo senso si può riconoscere questo momento iniziale soltanto nell’anno 1897 con le sue grandi fusioni di imprese, le quali per la prima volta introdussero la nuova forma decentrata di organizzazione per motivi di politica bancaria industriale. Forse la si può portare anche ad una data posteriore giacché soltanto la crisi del 1900 ha immensamente accelerato il processo di concentrazione tanto nel sistema bancario quanto nell’industria e lo ha consolidato, trasformando, per la prima volta, i rapporti con l’industria in un monopolio effettivo delle grandi banche, e rendendoli notevolmente più stretti e intensi». Dopo la citazione Lenin conclude: «Pertanto l’inizio del secolo ventesimo segna il punto critico del passaggio dall’antico al nuovo capitalismo, dal dominio del capitale in generale al dominio del capitale finanziario» (26). Le date sono importanti perché saranno uno degli argomenti fondamentali dei critici dell’interpretazione economica del colonialismo, contro la tesi di Lenin e della storiografia marxista. Poiché la grande spartizione del mondo tra le potenze industriali era cominciata almeno quindici anni prima dell’avvento del capitale finanziario, i nuovi sviluppi del sistema capitalistico non potrebbero esserne stati la causa. Ma se è vero che lo stesso Lenin vide l’inizio del secolo come il momento del passaggio alla nuova fase, non bisogna trascurare altre sue osservazioni, tra l’altro quella che verso il 1876 era terminata «l’evoluzione del capitalismo dell’Europa occidentale nella sua fase premonopolistica». Gli anni intercorrenti tra queste due date sono appunto quelli della conquiste coloniali, dapprima concordate tra le potenze e poi bellicosamente contese, e del passaggio graduale al protezionismo e al monopolio, mentre nel periodo immediatamente precedente alla prima guerra mondiale, e in particolare negli anni successivi alla crisi del 1907, l’imperialismo aggressivo è giunto alla sua fase ultima, quella appunto del parassitismo del capitale finanziario nella sua forma più compiuta. Nel capitolo conclusivo Lenin osserva che l’imperialismo sorse ‘dalla’ politica coloniale: «Quando per esempio le potenze europee occupavano con le loro colonie solo una decima parte dell’Africa, come era il caso ancora nel 1876, la politica coloniale poteva allora svolgersi nella forma non monopolistica, nella forma, per così dire, di una “”libera presa di possesso”” del territorio. Ma allorché furono occupati già nove decimi dell’Africa (verso il 1900), allorché fu terminata la divisione del mondo, allora, com’era inevitabile, s’iniziò l’era del possesso monopolistico delle colonie, e quindi anche di una lotta particolarmente intensa per la partizione e ripartizione del mondo» (27)”” (pag 99-101) [(24) Lenin, ‘L’imperialismo, fase suprema del capitalismo’, cit.; (25) L’opera dell’economista tedesco a cui Lenin fa riferimento e dalla quale è tratto il brano riportato sotto è: Jeidels, ‘Das Verhältnis des deutschen Grossbanken zur Industrie mit besonderer Berücksichtingung der Eisenindustrie, Lipsia, 1905; (26) Lenin, op. cit.; (27) Lenin, op. cit.] [Enrica Bertoni, ‘Le cause del colonialismo imperialistico’, ISEDI, Milano, 1978]”,”STOx-006-FFS”
“BERTORELLO Erio a cura”,”La Liguria e l’Unità d’Italia. Movimento operaio e partecipazione sociale.”,”BERTORELLO E. Saggi di Nicolò BONACASA Liliana BERTUZZI Sebastiano TRINGALI Silvio POZZANI Luigi CATTANEI Giovanni Battista VARNIER Erio BERTORELLO Luigi CATTANEI Agostino PENDOLA Emilio COSTA”,”LIGU-069″
“BERTORELLO Marco”,”Un nuovo movimento operaio. Dal fordismo all’accumulazione flessibile.”,”Marco Bertorello lavoro nel porto di Genova, è dirigente della Filt-Cgil del capoluogo ligure, si occupa del mondo del lavoro e delle trasformazioni in esso intervenute. Ha pubblicato: ‘Il movimento di Solidarnosc. Dalle origini al governo del paese’, Lacaita, collabora con la rivista ‘Erre’. Giorgio Cremaschi è membro della segreteria nazionale della Fiom-Cgil. (2004) Tab. 2 pag 124: La quota di lavoro dipendente nei paesi dell’Unione Europea, 1990, 1995, 2000″,”CONx-237″
“BERTOZZI Diego”,”La Festa dei lavoratori. Il Primo Maggio a Brescia dalle origini alla Prima guerra mondiale.”,”BERTOZZI Diego Angelo (Brescia, 1973) lavora al portale web di BresciaOnLine. Laureato in scienze politiche all’Università degli Studi di Milano.”,”MPMx-037″
“BERTOZZI Diego Angelo”,”La Cina da impero a nazione. Dalle guerre dell’oppio alla morte di Sun Yat-sen (1840-1925).”,”””E’ mai possibile che i cinesi considerino amiche sincere queste grandi nazioni occidentali e le trattino in conseguenza, quando sanno che l’obiettivo fondamentale di queste grandi nazioni laggiù è la vendita e la diffusione del consumo di oppio, droga venefica introdotta dai forestieri quasi un secolo fa e prima completamente sconosciuta nell’impero, droga il cui uso aumenta con rapidità terrificante, fatale insieme ai costumi, alla prosperità economica e alla salute fisica dei cinesi?”” (Karl Marx) (in apertura) Diego Angelo Bertozzi (Brescia, 1973), vive a Castegnato (Brescia). Laureato in scienze politiche (indirizzo politico internazionale) ha pubblicato con Ediesse ‘La Festa dei lavoratori. Il Primo Maggio a Brescia dalle origini alla prima guerra mondiale’ (2009). Si occupa di storia cinese e americana e prosegue la ricerca sulla storia del Primo Maggio.”,”CINx-306″
“BERTOZZI Diego Angelo”,”La Belt and Road Initiative. La nuova via della seta e la Cina globale.”,”Diego Angelo Bertozzi (Brescia, 1973) laureato in Scienze politiche all’Università degl Studi di Milano, si occupa da tempo di storia del movimento oepraio e di Cina. Ha pubblicato ‘La cina da Impero e Nazione’, e ‘Socialismo, pace e democrazia. Cento anni di Primo Maggio bresciano’. Coatore dei volumi ‘Marx in Cina. Appunti sulla Repubblica popolare cinese oggi’ e ‘Il risveglio del Drago’. Per Imprimatur ha scritto ‘Cina. Da sabbia informe a potenza globale’. Collabora al sito e la rivista ‘Marx21’.”,”CINE-003-FFS”
“BERTOZZI Diego Angelo”,”Socialismo pace democrazia. Cento anni di Primo Maggio bresciano.”,”A pagina 430 foto manifestazione del 1° maggio di Lotta comunista a Genova In bibliografia citato il n/a volume: AaVv, 1° maggio. 100 anni di storia’, Edizioni Lotta comunista, Milano, 1986 Diego Angelo Bertozzi, nato a Brescia nel 1973, laureato in Scienze politiche, indirizzo storico internazionale, all’Università degli Studi di Milano, collabora con l’Archivio Storico della Camera del Lavoro di Brescia per il progetto di ricerca sulla storia del primo maggio bresciano. Si occupa anche dalla Cina e di politica internazionale.”,”MPMx-051″
“BERTRAND Louis”,”Luigi XIV.”,”Giudizi su Luigi XIV: “”Non soltanto furono compiute grandi cose durante il suo regno, ma fu lui a compierle””. (Voltaire, Lettera a Milord Harvey) “”Nato con un’ intelligenza meno che mediocre, ma capace di formarsi, limitarsi, raffinarsi, di prendere idee a prestito da altri senza imitarle e senza imbarazzo, egli approfittò molto d’aver vissuto sempre con persone più intelligenti, uomini e donne d’ogni età, d’ogni genere e di ogni condizione””. (pag 82, Saint Simon) “”Dante dà la perfetta idea dell’ italiano? Non so. Ma so che Luigi XIV dà la completa idea del francese. Davanti alla storia è il “”grande francese””. E’ anche qualcosa di meglio: il tipo più integrale che si conosca del latino moderno come Sant’ Agostino è il tipo più rappresentativo del latino d’ Africa. Lo stesso fascino che m’aveva sospinto verso questo, cominciava a spingermi verso quello. Poi venne la Grande Guerra del 1914 e fu per me la rivelazione intera dell’ eroe, come la presentivo da lungo tempo. Essa mi fece conoscere completamente Luigi XIV. Capii finalmente quale grande capo nazionale fosse stato quell’ uomo che passò tutta la vita a guerreggiare””. (pag 13, dal prologo) Louis BERTRAND è accademico di Francia.”,”FRAA-057″
“BERTRAND Louis”,”L’ouvrier belge depuis un siècle.”,”BERTRAND Louis deputato, ministro di stato”,”MHLx-038″
“BERTRAND Charles L. a cura; presentazione e presidenza sessioni di J. LEVESQUE, D. SKOPP, C. BERTRAND, A. LIEBICH P. GOUREVITCH A. MACLEOD W. HUBBARD L. PYENSON A.DONNEUR, comunicazioni di P. BROUE’ F. CARSTEN R.F. WHEELER A. LYTTELTON I. DEAK G. RANKI C. MAIER M. MOLNAR G. FELDMAN A. DONNEUR, commento di A. MITCHELL A. CASSELS M. MOLNAR”,”Situations révolutionnaires en Europe, 1917-1922: Allemagne, Italie, Autriche-Hongrie – Revolutionary situations in Europe, 1917-1922: Germany, Italy, Austria-Hungary.”,”Testo bilingue francese – inglese Saggio Miklos Molnar: ‘Problèmes d’ordre ideologique’. Dal punto di vista ideologico c’erano quattro modelli rivoluzionari in Europa: modello bolscevico, modello spartachista o luxemburghista, modello anarchicheggiante (romanticismo rivoluzionario), modello consiliare. A lato c’è il modello nazionalbolscevista (che si colloca ai confini dell’estrema destra e dell’estrema sinistra) (pag 143-144) Bucharin Lenin e il problema dei tempi della rivoluzione in Germania e in Europa (pag 13) (Brouè) Sulle posizioni marxiste a proposito del federalismo (pag 155-156) (Molnar) Sul problema delle condizioni oggettive e soggettive per una rivoluzione, la possibilità offerta dal ciclo, da una grande crisi economica, dalla politica internazionale e dalla questione militare: una grande guerra mondiale (dal saggio di Arno J. Mayer ‘Internal Crisis and War Since 1870) (pag 213-214) Testo bilingue francese – inglese Saggio Miklos Molnar: ‘Problèmes d’ordre ideologique’. Dal punto di vista ideologico c’erano quattro modelli rivoluzionari in Europa: modello bolscevico, modello spartachista o luxemburghista, modello anarchicheggiante (romanticismo rivoluzionario), modello consiliare. A lato c’è il modello nazionalbolscevista (che si colloca ai confini dell’estrema destra e dell’estrema sinistra) (pag 143-144) Bucharin Lenin e il problema dei tempi della rivoluzione in Germania e in Europa (pag 13) (Brouè) Sulle posizioni del marxismo a proposito del federalismo (pag 155-156) (Molnar) “”Miklos Molnar. Trois points me viennent à l’esprit à propos de cette question. Premièrement, en ce qui concerne le fédéralisme: peut-on le considérer comme une tradition incontestée du mouvement ouvrier socialiste? Non, absolument pas. Il faut quand même rappeler la méfiance, l’hostilité même, de Marx et d’Engels vis-à-vis du fédéralisme. La «république une et indivisible», c’était bien le slogan des communistes, tout au long du XIX siècle, face aux fédéralismes proudhonien, bakouninien, anarchiste, pour des raisons qui sont en dehors de notre sujet. Ce que les marxistes, à l’époque, craignaient, c’est que le fédéralisme suscite ou ressuscite cette idée d’organisation sociale à la Proudhon, à savoir cette fédération des communes, des provinces, des Etats, cette république universelle fédéraliste mondiale qui était tout à fait contraire aux conceptions de Marx. Donc, il faut avoir à l’esprit que le fédéralisme n’est nullement une tradition incontestée dans le mouvement ouvrier. Cela dit, cette idée a quand même prévalu dans la social-démocratie, entre les deux guerres: de grands partis et de forts courants cherchaient à résoudre la dichotomie du social et du national, précisément par l’issue du fédéralisme. Seulement, là, l’unanimité était loin d’être faite: d’abord, pour des raisons bien évidentes, la social-démocratie autrichienne était le porte-parole du fédéralisme. Mais vous connaissez très bien l’histoire de ce parti social-démocrate et de l’éclatement successif du ‘Gesamtpartei’, du parti autrichien «ensemble», par la dissidence des Tchèques et d’autres groupes. Donc, avant la guerre, pas d’unanimité; parce que l’esprit d’indépendance nationale prévalait de plus en plus, même au sein des partis sociaux-démocrates sur l’esprit de fédéralisme et contre ce que Renner – vous avez cité Renner tout à l’heure, – proposait comme solution à l’intérieur, à savoir l’autonomie culturelle. Maintentant, venons-en à la troisième étape de cette évolution de 1910 à 1919. Je ne suis pas convaincu que l’expérience de la République des conseils de Hongrie soit une expérience concluante. Non seulement parce qu’elle était trop courte (en cinq mois rien ne pouvait se faire), mais aussi parce que ce n’était pas un véritable fédéralisme. C’était un camouflage, finalement, d’un objet politique territorial, dont je ne conteste nullement la légitimité, du point de vue national, parce qu’il s’agissait cette fois-ci, du côté hongrois, de se battre pour l’autodétermination des Hongrois. (…)”” [Problèmes d’ordre idéologique. Discussion, T. Hentsch, M. Molnar, P. Broué, Y. Brossard, A. Donneur etc.] [(in) ‘Situations révolutionnaires en Europe, 1917-1922: Allemagne, Italie, Autriche-Hongrie – Revolutionary situations in Europe, 1917-1922: Germany, Italy, Austria-Hungary’, a cura di Charles L. Bertrand, Montréal, Quebec, 1977] Traduzione: “”M. Molnar Tre punti vengono in mente su questa questione In primo luogo, per quanto riguarda il federalismo. Non possiamo considerarlo come una tradizione incontrastata del movimento operaio socialista No assolutamente Occorre ancora ricordare la diffidenza, anche l’ostilità, di Marx ed Engels di fronte al federalismo. “”La repubblica una e indivisibile”” era lo slogan dei comunisti per tutto il XIX secolo, di fronte ai federalismi proudhoniano bakuniniano, anarchico, per ragioni che sono al di fuori del nostro soggetto. Ciò che i marxisti, all’epoca, temevano era che il federalismo creava o riprendeva l’idea di organizzazione sociale di Proudhon, vale a dire la federazione di comuni, province, stati, questa repubblica universale che era abbastanza in contrasto con le idee di Marx. Quindi bisogna tenere a mente che il federalismo non è una tradizione indiscussa nel movimento operaio. ….”” Sul problema delle condizioni oggettive e soggettive per una rivoluzione, la possibilità offerta dal ciclo, da una grande crisi economica, dalla politica internazionale e dalla questione militare: una grande guerra mondiale (dal saggio di Arno J. Mayer ‘Internal Crisis and War Since 1870) (pag 213-214) [Arno J. Mayer, ‘Internal Crisis and War Since 1870’] [(in) ‘Situations révolutionnaires en Europe, 1917-1922: Allemagne, Italie, Autriche-Hongrie – Revolutionary situations in Europe, 1917-1922: Germany, Italy, Austria-Hungary’, a cura di Charles L. Bertrand, Montréal, Quebec, 1977]: ‘Per Engels solo le forti tensioni della guerra moderna avrebbero destabilizzato i sistemi politici in modo tale da offrire una possibilità di successo alle rivoluzioni’ “”It can be said that a preoccupation with general crisis was near the center of Marx’s social theory and political praxis. Although he confronted the prospect of the ultimate collapse of capitalism with confidence, Marx had no illusions about the uniqueness, complexity, and infrequency of general rather than limited crisis, of organic rather than inorganic crisis. His theory of the business cycle was intended to distinguish between the normal contradictions and conflicts ‘within’ the moving capitalist equilibrium and the heightened disequilibration that causes the terminal breakdown of declining capitalism. For Marx and Marxists, then, there can be no lasting economic stability under capitalism. Instead, there is an ever precarious balance between production and consumption that generates chronic fluctuations and recurrent inorganic crises. Whatever the disagreements among economists about the root causes for this built-in disequilibration, even today there is broad acceptance of Marx’s seminal insight that the capitalist economy moves in regular sequence through cycles of recession (or depression), recovery, and prosperity. Another aspect of Marxist theory, however, remains controversial: the proposition that under advanced capitalism the periods of recession or depression become longer and more intense, the periods of recovery more sluggish, and the periods of prosperity shorter and less vigorous. According to Marx and his disciples, eventually these intensifying and accelerating fluctuations of the business cycles will produce the general crisis of the final collapse of capitalism. It is not only their theoretical hypothesis, but also their political conviction, that the structures of contemporary polity, society, and culture are too fragile to withstand these aggravated economic convulsions for long. In sum, for Marxists the preoccupation with periodic economic disorders is an integral part of their anticipation of the inevitable end-crisis of capitalism which they say is bound to take a revolutionary course (16). In the embryonic but pioneering Marxist theory of crisis the economic cycle, is the principal motor for the recurrent and ultimately terminal disequilibration of capitalist society and state. It is almost as if the workers could claim their inheritance by merely delivering the last blow to an increasingly unstable capitalist system or by simply taking over once the system has finally collapsed. Although this conception has been analytically fruitful as well as politically energizing it has also been one-sided. Above all, the Marxist approach has tended to ignore or underestimate the coalescence of resistant and restabilizing forces and processes, especially under conditions of intense disequilibration. (…) By 1895 Friedrich Engels noted that Europe’s ruling and governing classes were determined not to be swept away on the wave of a general crisis. He was particularly impressed, not to say awed, by the growing capacity and resolve of governments to enforce order in times of unsettlement (19). In fact, Engels all but suggested that only the strains of modern war would destabilize political authority systems sufficiently for revolutions to have a chance. He also predicted that to undermine the steel frame of government it would take not just local and limited wars but “”a world war of hitherto unimagined scope and intensity””. He prophesied that in the coming international conflict “”eight to ten million soldiers [would] slaughter each other””; that “”the destruction of the Thirty Years’ War [would] cover the entire continent””; that “”trade, industry, and credit [would] be totally unsettled and sink into general bankruptcy””; and the “”old and traditional regimes [would] collapse and royal crowns [would] roll in the street by the dozens, with no one to pick them up”” (20). August Bebel shared Engels’ presentiment that only a major European conflagration could precipitate the ‘grosse Kladderadatsch’ and the ‘Götterdämmerung’ of the bourgeois world. Nevertheless, Bebel remained confident that the new socialist society could be forged even in the fire of such a cataclysm (21). To be sure, Engels and Bebel still considered the contradictions of advanced and advancing capitalist economies to be the ultimate cause of Europe’s burgeoning tensions, both national and international”” (pag 213-214) [(16) Paul Sweezy, ‘The Theory of Capitalist Development’, Monthly Review Press, New York, 1956, chs. VIII-XII; Bukharin, ‘Historical Materialism’, passim; Eugen Varga, ‘Die Krise des Kapitalismus und ihre politischen Folgen’, Frankfurt: Europäische Verlagsanstalt, 1969; Schumpeter, ‘Capitalism, Socialism, and Democracy’, pp. 38-43. The concluding paragraph of Marx’s postscript of 1873 to the second edition of the first volume of ‘Capital’ reads as follows: “”The contradictory movement of capitalist society impresses the practical bourgeois most forcefully through the gyrations of the periodic [business] cycle which pervades modern industry [i.e., the industrial sector], and whose culminating point is the general crisis. This crisis is approaching once again, although it is only in a preliminary phase; and by the universality of the stage [on which it unfolds] and the intensity of its actions it will drum dialectics even into the heads of the hothouse upstarts of the new, holy Prussian-German empire»; (17) Eduard Bernstein, ‘Evolutionary Socialism’ (New York: Schocken Books, 1961), passim, and Lucio Colletti, ‘From Rousseau to Lenin’ (New York: Monthly Review Press, 1972), esp. pp. 48-63; (18) Karl Polanyi, ‘The Great Transformation: The Political and Economic Origins of Our Time’ (Boston: Beacon Press, 1957), esp. ch. 17; Heinrich August Winkler (ed.), ‘Organisierter Kapitalismus’ (Göttingen: Vandenhoeck and Ruprecht, 1974), passim; Charles S. Maier, ‘Recasting Bourgeois Europe’ (Princeton: Princeton University Press, 1975), esp. 22-46; Gabriel Kolko, ‘The Triump of Conservatism’ (Glencoe, Ill.: The Free Press, 1963); (19) See Friedrich Engels’ introduction of March 6, 1895, to Karl Marx, ‘The Class Struggles in France, 1848-50’ (New York: International Publishers, 1935), pp. 9-30; (20) Cited in Karl Kautsky, ‘Sozialisten und Krieg’ (Prag: Orbis Verlag, 1937), pp. 250-251; (21) See ‘Die Krise der Sozialdemokratie’ (Junius Broschüre), in Luxemburg, ‘Politische Schriften, p. 236]”,”MEOx-127″
“BERTSCH Michiel”,”Istituzioni di Matematica. Programma di matematica, fisica, elettronica.”,”Michiel Bertsch, nato nel 1955 in Olanda, è ordinario di Analisi matematica presso la II Università di Roma – Tor Vergata. Le sue ricerche sono rivolte allo studio di modelli matematici nelle scienze applicate, quali ad esempio la biomatematica, la fluidodinamica e la fisica dei plasmi, con particolare attenzione per i fenomeni non lineari.”,”SCIx-176-FL”
“BERTUCELLI Lorenzo”,”Nazione operaia. Cultura del lavoro e vita di fabbrica a Milano e Brescia 1945-1963.”,”BERTUCELLI è dottore di ricerca all’Univ di Torino e D della rivista ‘Rassegna di storia contemporanea’. Tra le sue pubblicazioni ‘Paternalismo, appartenenza aziendale e culture operaie’ in ‘Passato e presente’ n°42/1997; ‘Sindacato e conflitto operaio. Le Fonderie Riunite di Modena e i morti del 9 gennaio 1950’, in ‘Rassegna di storia contemporanea’, 2.1996.”,”MITT-001″
“BERTUCELLI Lorenzo FINETTI Claudia MINARDI Marco OSTI GUERRAZZI Amedeo”,”Un secolo di sindacato. La camera del lavoro a Modena nel Novecento.”,”Saggi di Luigi GANAPINI Amedeo OSTI GUERRAZZI Marco MINARDI Lorenzo BERTUCELLI Claudia FINETTI GANAPINI è docente di storia contemporanea all’Università di Bologna. BERTUCELLI insegna storia dell’Europa all’Univ. di Modena. Claudia FINETTI collabora con istituti storici di Modena e Reggio Emilia. MINARDI collabora con gli istituti storici di Parma Modena e Reggio Emilia. E’ autore di ‘La camera del lavoro di Fidenza’. OSTI GUERRAZZI collabora con la cattedra di storia contemporanea dell’Università di Roma. E’ autore di ‘Grande industria e legislazione sociale in età giolittiana’ (2000).”,”MITT-272″
“BESANCON Alain”,”Les Origines Intellectuelles du Leninisme.”,”Dello stesso autore: -Le Tsarevitch immolé. PLON. 1967 -Andrei Amalrik, l’Union sovietique survivra-t-elle en 1984? FAYARD. 1970 -Entretiens sur le Grand siecle russe et ses prolongements. PLON. 1971 in collab con Wladimir WEIDLE’ -Histoire et experience du moi. FLAMMARION. 1971 -Education et societé en Russie. LA HAYE, MOUTON. 1974 -L’Histoire psychoanalytique, une anthologie. LA HAYE. 1974 -Etre russe au XIX siecle. A. COLIN. 1974 -Court traité de sovietologie à l’usage des autorités civiles, militaires et religieuses. HACHETTE. 1976″,”LENS-029″
“BESANÇON Alain”,”Le origini intellettuali del leninismo.”,”BESANÇON Alain “”Nel 1908, confutando Mach, (Lenin) ritorna ancora sulla questione della libertà e, per risolverla, comincia citando Engels: “”La libertà della volontà non è altro che la capacità di decidere con cognizione di causa. Da ciò risulta che, più ‘libero’ è il giudizio di un uomo riguardo a una data questione, più grande è la ‘necessità’ (…). La libertà consiste dunque in questa sovranità su noi stessi e sul mondo esterno, fondata sulla conoscenza delle leggi necessarie della natura””. In seguito Lenin aggiunge un commento in quattro punti: 1. “”Engels ravvisa fin dall’inizio la legge della natura esteriore, la necessità naturale”” e tutto ciò che constatano i neokantiani Mach, Avenarius “”e compagnia””. 2. “”Engels non si rompe la testa per formulare le ‘definizioni’ di libertà e di necessità, definizioni scolastiche che interessano fin troppo tutti i professori reazionari””. “”La necessità naturale è l’elemento primigenio e la volontà umana è l’elemento secondario (…). La volontà e la conoscenza umana devono necessariamente e ineluttabilmente adattarsi alla necessità naturale””. 3. “”Engels ammette l’esistenza della necessità ‘non conosciuta’ dell’uomo (…). Il materialismo è l’ammissione della realtà oggettiva del mondo esterno e delle leggi della natura esterna; questo mondo e le sue leggi sono perfettamente accessibili alla conoscenza umana, ma non potranno mai essere conosciute a fondo. Non conosciamo i fenomeni metereologici e perciò siamo inevitabilmente schiavi del tempo, ma, pur ‘non conoscendo’ questa necessità, ‘noi sappiamo’ che essa esiste””. 4. Engels “”fa un balzo dalla teoria alla pratica (…). In Engels, la vivissima pratica umana fa irruzione anche nella teoria della conoscenza, fornendo un criterio oggettivo alla verità. Anche se noi ignoriamo la legge naturale, questa legge, esistendo e agendo al di fuori della nostra conoscenza, ci riduce a schiavi della ‘cieca necessità’. Però, dal momento in cui conosciamo questa legge, che agisce indipendentemente dalla nostra volontà e dalla nostra coscienza, essa ci rende padroni della natura. Il dominio della natura, realizzato nella pratica umana, è il risultato della rappresentazione oggettivamente esatta nella mente dell’uomo dei fenomeni e dei processi naturali”””” [Alain Besançon, Le origini intellettuali del leninismo, 1978] (pag 180-181)”,”LENS-220″
“BESANÇON Alain”,”Le origini intellettuali del leninismo.”,”BESANÇON Alain “”Nel 1908, confutando Mach, (Lenin) ritorna ancora sulla questione della libertà e, per risolverla, comincia citando Engels: “”La libertà della volontà non è altro che la capacità di decidere con cognizione di causa. Da ciò risulta che, più ‘libero’ è il giudizio di un uomo riguardo a una data questione, più grande è la ‘necessità’ (…). La libertà consiste dunque in questa sovranità su noi stessi e sul mondo esterno, fondata sulla conoscenza delle leggi necessarie della natura””. In seguito Lenin aggiunge un commento in quattro punti: 1. “”Engels ravvisa fin dall’inizio la legge della natura esteriore, la necessità naturale”” e tutto ciò che constatano i neokantiani Mach, Avenarius “”e compagnia””. 2. “”Engels non si rompe la testa per formulare le ‘definizioni’ di libertà e di necessità, definizioni scolastiche che interessano fin troppo tutti i professori reazionari””. “”La necessità naturale è l’elemento primigenio e la volontà umana è l’elemento secondario (…). La volontà e la conoscenza umana devono necessariamente e ineluttabilmente adattarsi alla necessità naturale””. 3. “”Engels ammette l’esistenza della necessità ‘non conosciuta’ dell’uomo (…). Il materialismo è l’ammissione della realtà oggettiva del mondo esterno e delle leggi della natura esterna; questo mondo e le sue leggi sono perfettamente accessibili alla conoscenza umana, ma non potranno mai essere conosciute a fondo. Non conosciamo i fenomeni metereologici e perciò siamo inevitabilmente schiavi del tempo, ma, pur ‘non conoscendo’ questa necessità, ‘noi sappiamo’ che essa esiste””. 4. Engels “”fa un balzo dalla teoria alla pratica (…). In Engels, la vivissima pratica umana fa irruzione anche nella teoria della conoscenza, fornendo un criterio oggettivo alla verità. Anche se noi ignoriamo la legge naturale, questa legge, esistendo e agendo al di fuori della nostra conoscenza, ci riduce a schiavi della ‘cieca necessità’. Però, dal momento in cui conosciamo questa legge, che agisce indipendentemente dalla nostra volontà e dalla nostra coscienza, essa ci rende padroni della natura. Il dominio della natura, realizzato nella pratica umana, è il risultato della rappresentazione oggettivamente esatta nella mente dell’uomo dei fenomeni e dei processi naturali”””” (pag 180-181) Ancora da inserire”,”TEOP-249″
“BESANÇON Alain”,”Le origini intellettuali del leninismo.”,”Alain Besançon, nato a Parigi nel 1932, direttore di studi all’École des Hautes Études en Sciences sociales, insegna storia della cultura russa. É autore di: Le tsarévitch immolé, Histoire et experience du moi, Éducation et société en Russie, Éntre russe au XIX siècle.”,”LENS-050-FL”
“BESANÇON Alain”,”Novecento. Il secolo del male. Nazismo, comunism, Shoah.”,”Alain Besançon, storico e membro dell’ Institut de France, è autore di saggi autorevoli e di successo. Tra essi ricordiamo: ‘Breve trattato di sovietologia’ (1976), ‘Le origini intellettuali del leninismo’ (1977), ‘Anatomie d’un spectre’ (1981), ‘L’image interdite’ (1994), ‘Trois tentations dans l’Église’ (1996). Tesi: comunismo e nazismo come “”gemelli eterozigoti”” (storia differente ma tratti comuni, uno vuole il bene dell’umanità, l’altro il bene del popolo tedesco… “”Si ha qualche ragione per pensare che Hitler abbia ispirato l’idea del “”grande terrore””, ma la “”notte dei lunghi coltelli”” (1934), cioè l’epurazione lampo del paritto nazista, fece circa ottocento vittime. Stalin moltiplicò quest acifra per più di mille”” (pag 39)”,”TEMx-093″
“BÉSANGER Serge”,”Le Défi Chinois.”,”BÉSANGER Serge”,”CINE-066″
“BESCHLOSS Michael R.”,”Spionaggio dal cielo. 1960: l’affare dell’U-2.”,”Michel Beschloss è storico alla Smithsonian Institution e membro del St. Anthony’s College di Oxford. Nato a Chicago nel 1955 ha studiato ad Harvard. Il suo primo libro è stato ‘Kennedy and Roosevelt’ del 1980.”,”USAQ-100″
“BESNARD Pierre MANDEL Ernest REY A. FAURE Sébastien YVETÔT George DAUDÉ-BANCEL André COTTE E. HILLKOFF A. ROTHEN ER. BASTIEN George MARESTAN Jean LASHORTES MALATESTA Errico MONATTE Pierre BOIS Pierre CHAULIEU Pierre alias Cornelius CASTORIADIS”,”Travailleurs contre bureaucrates. Ni Etats, ni Eglises. Ni “”races””, ni ethnies.Traductions et débats. Anthologie n.1. Syndicalisme révolutionnaire et socialisme (1896-1914). Grèves, Bourses du Travail, Coopératives, mutuelles et syndicats (1876-1036). Principals grèves en France (1936-1968).”,”Molti scritti sono di Pierre Besnard Rivista ‘Ni patrie ni frontières’ (1) Pierre Besnard (8 October 1886 – 19 February 1947) was a French revolutionary syndicalist. He was the Confederal Secretary of the Confédération Générale du Travail-Syndicaliste Révolutionnaire (CGT-SR) from 1929, and the Secretary of the International Workers’ Association. Bibliography ] Les syndicats ouvriers et la révolution sociale, Paris, 1930 Le monde nouveau, CGT-SR, 1936 L’éthique du syndicalisme, CGT-SR, 1936 Besnard was also a contributor to Sébastien Faure’s Encyclopédie anarchiste. (1) Chaque numéro de Ni patrie ni frontières tourne autour d’un thème central et inclut des contributions provenant de sources divergentes ou contradictoires. La revue a publié aussi des brochures, des livres ainsi que des compilations rassemblant les textes jugés les plus intéressants. Une partie des articles sont traduits dans d’autres langues : anglais, espagnol, portugais, italien ou néerlandais. Photocopiée et reliée de façon artisanale jusqu’en mai 2007, elle est imprimée depuis les numéros 21-22 (novembre 2007). De nombreux articles ont été traduits en anglais comme en témoigne la rubrique Texts in English1. Publications annexes[modifier | modifier le code] Livres[modifier | modifier le code] Depuis 2008 plusieurs livres, indépendants de la revue, ont été publiés. Karim Landais, Passions militantes et rigueur historienne, tome 1 (610 pages) et tome 2 (752 pages), 2006 Karim Landais, Anarchisme, nation, identité, culture, 182 pages, 2008 Loren Goldner, Demain la Révolution, tome 1 (recueil d’articles traduits de l’anglais), 392 pages, 2008 Échanges : Restructuration et lutte de classe dans l’industrie automobile, 226 pages, 2010 Encyclopédie anarchiste (1924-1935) : La Raison contre Dieu (anthologie de textes extraits de cette encyclopédie), 484 pages, 2010 Patsy, Le Monde comme il va (199-2010) : chroniques et coups de gueule sur la radio Alternantes, 376 pages, 2010 Anthologies thématiques[modifier | modifier le code] La revue a aussi édité des anthologies thématiques d’articles publiés ou pas auparavant dans Ni patrie ni frontières. Question juive et antisémitisme, sionisme et antisionisme, 344 pages, 2008 Islam, islamisme, « islamophobie », 336 pages, 2008 La Fable de l’illégalité : intégration forcée aux Pays-Bas, 360 pages, 2008 De la violence politique, 274 pages, 2009 Religion et politique, 392 pages, 2010 (wikip)”,”FRAP-107″
“BESNIER Bernard GOTTSCHALCH Wilfried FÜLBERTH Georg AGNELLI Arduino MERHAV Peretz LESER Norbert, saggi di”,”Storia del marxismo contemporaneo. Volume secondo. Schmidt, Hilferding, Mehring, Bauer, Adler, Renner.”,”Saggi di BESNIER Bernard GOTTSCHALCH Wilfried FÜLBERTH Georg AGNELLI Arduino MERHAV Peretz LESER Norbert”,”MADS-282″
“BESNIER Bernard”,”Conrad Schmidt e l’inizio della letteratura economica “”marxista””.”,”””Conrad Schmidt (1865-1932) è soprattutto conosciuto per il suo dibattito con Engels, poco prima della pubblicazione del terzo libro del ‘Capitale’ e, in seguito, per la sua partecipazione al movimento revisionista di Bernstein (dopo la morte di Engels). Con Bernstein, Schmidt era stato tra il 1888 e il 1895, un difensore dell’ortodossia marxista in seno al partito socialdemocratico nel quale l’influenza lassalliana era certamente influente quanto quella di Marx, se non di più. In tale partito infatti la fazione parlamentare (in cui uomini quali Bebel e Wilhelm Liebknecht, a causa della loro quasi totale mancanza di formazione teorica, erano sempre pronti a cedere alle tendenze opportunistiche di cui erano alfieri Auer e Kayser) costituiva un costante “”freno”” all’azione extraparlamentare del partito. Nel 1890 Schmidt è redattore della “”Volkstribüne””, principale espressone dell’opposizione al comitato direttivo (parlamentare) del partito e, dopo la rinuncia da parte di quest’ultimo all’utilizzo del 1° maggio come giornata di lotta radicale, egli dichiara, nel corso di una riunione a Berlino, che il parlamento in Germania è soltanto la copertura dell’assolutismo (1). La sua corrispondenza con Engels (sfortunatamente siamo a conoscenza soltanto delle lettere di Engels), che sembra iniziarsi nel 1888, nel momento in cui termina la sua tesi di dottorato, rivela molto presto (27 ottobre 1890, data della lettera di Engels) l’esigenza di precisazioni (o sfumature?) sulla “”concezione materialistica della storia””. Ma non era il solo. Nello stesso periodo Plechanov e Labriola procedono a tentativi infelici di applicazione del metodo materialista alla storiografia (lo stesso Mehring, in ‘Lessing Legende’, pubblicato nel 1893, aveva composto un capitolo sul materialismo storico, giudicato da Engels eccessivo e unilaterale) e molti critici avevano trovato in ciò pretesto per respingere totalmente il determinismo economico (per esempio Paul Barth), oppure per proporre correzioni tendenti a eliminare il ruolo fondamentale dell’economia rispetto ad altre istanze (si tratta della teoria sociologica dei “”fattori””, criticata da Labriola (2)). E’ sintomatico che Engels giunga a pensare di dover attribuire a sé (e a Marx) una parte di responsabilità per la confusione teorica che si era venuta a creare, per le deformazioni e le semplificazioni del metodo materialistico di interpretazione della storia (lettera a Mehring del 1893) e che tale confessione, aggiunta a quella presente nella lettera a Heinz Starkenburg, venga sfruttata in seguito da Bernstein quale testimonianza di un abbandono, o di un ripensamento rispetto alla ‘Introduzione’ a ‘Per la critica dell’economia politica’ (1859). Come ha notato Karl Korsch (3), sembra che il malinteso tra i fondatori del marxismo (tra i quali Korsch annovera, prendendo in considerazione le influenze intellettuali, Labriola e Plechanov), e i giovani tedeschi della “”seconda generazione”” del marxismo, derivi, per i primi, dalla loro mancanza di chiarezza sull’applicazione e il rovesciamento (‘Umkehrung) della dialettica hegeliana, mentre per i secondi (in Germania) quest’ultima era “”lettera morta””. Engels infatti si lamenta spesso di tale situazione (vedi la lettera a Schmidt del 27 ottobre 1889, come anche quella del 1° novembre 1891 in cui viene proposta una curiosa analogia tra il passaggio, in ‘Scienza della Logica’, dall’essere all’essenza e il passaggio, nel ‘Capitale’, dalla merce al capitale). In definitiva gli sforzi di Engels (per motivi che derivano dall’insufficiente chiarezza sui temi trattati) rimangono vani (…)”” (pag 165-166) [Bernard Besnier, Conrad Schmidt e l’inizio della letteratura economica “”marxista””, Annali, Milano, 1974] [(1) Cfr. Pierrre Angel, Eduard Bernstein et l’évolution du socialisme allemand’, Paris, 1961, p. 154, n. 107; (2) Antonio Labriola, Essais sur la conception matérialsite de l’histoire’, Paris, 1902, pp. 153 sgg., trad. it. ‘Del Materialismo storico’, Torino, 1973 § VI, pp. 563 sgg.; (3) Karl Korsch, Karl Marx, Parte Terza, cap. 14, trad. it. di Augusto Illuminati, pp. 253 e sgg.] Teoria del crollo “”Con Bernstein, ma ancor più con Conrad Schmidt, si delimita e appare in primo piano un tema che sarà motivo di controversie in tutta la letteratura economica marxista, fino alla seconda guerra mondiale: quello del crollo (‘Zusammenbruch’) generale del capitalismo. Se i dibattiti sono a tal punto privi di conclusioni e se, dopo ogni periodo di quiete provvisoria, vi è sempre qualcuno pronto a raccoglierli (Rosa Luxemburg, poi Bucharin e Varga, infine Grossmann), tentando una nuova formulazione, ciò vuol dire che il tema, lungi dall’essere una pura questione di economia (estensione della teoria della crisi), è inequivocabilmente avvolto nella pedagogia rivoluzionaria (o quanto meno in ciò che si definisce tale) dell’organizzazione proletaria. Non è nostro intento seguire tale dibattito attraverso tutte le forme assunte nell’arco di circa mezzo secolo, bensì tentare di delimitare le componenti proprie della sua manifestazione primitiva. In Bernstein la messa in rilievo del tema del ‘Zusammenbruch’, nell’intento di confutarlo, sorge da una motivazione che si colloca piuttosto a livello delle conseguenze politiche generali e non da considerazioni proprie della teoria economica stessa. In un certo senso è senza dubbio il “”catastrofismo”” (conseguenza, a suo avviso, come già abbiamo detto, della “”perfidia dialettica””) che egli cerca di estirpare dal marxismo. Il suo scopo è chiaro: sostituire alla visione della storia “”rivoluzione + catastrofe”” (cfr. il passo di Kautsky citato alla n. 4) la sola evoluzione; lo sconvolgimento da cui gli ortodossi si aspettano l’instaurazione del socialismo non gli appare affatto auspicabile (…). In mancanza di tale chiarificazione, di ciò che egli desidera “”integrare”” del capitalismo nel socialismo, Bernstein preferirà – senza alcuna esitazione – concentrare i suoi sforzi attaccando la ‘Zusammenbruchtheorie’ che suppone essere la sola alternativa alla propria. E ciò opponendo alle credenze dell’accentuazione delle crisi (che sembrano essere state forti negli ambienti socialisti tedeschi tra il 1880 e il 1888) l’immagine della prosperità dell’Inghilterra, e, soprattutto, della Germania degli anni novanta. Le discussioni raggiungeranno un livello teorico soltanto dopo la traduzione in tedesco del grande libro di Tugan-Baranovskij (‘Studien zur Theorie und Geschichte der Handelskrisen in England’. La prima edizione russa è del 1894, la traduzione tedesca del 1901). Quindi noi non ci soffermeremo. Un solo punto attirerà per un momento la nostra attenzione perché concerne il ruolo – sul quale ci dilungheremo nella seconda parte del presente articolo – assunto da Conrad Schmidt in quanto uno dei primi “”specialisti”” della teoria ‘economica’ marxista. In effetti se la confutazione della ‘Zusammenbruchtheorie’ doveva costituire una delle principali manovre della revisione del ‘marxismo’, era necessario che si supponesse che tale teoria gli fosse propria. Non cercheremo qui di esaminare se tale opinione potesse avere qualche fondamento nell’opera stessa di Marx; ciò che maggiormente ci interessa è invece esaminare ‘sotto quale forma’ gli autori degli anni 1895-1900 pensavano (nella misura in ciò avveniva) di trovarla nell’opera di Marx. (…) Il sottoconsumo operaio, aggiunto al progresso (assoluto e relativo) della produzione di plusprodotto, appare come la causa della generalizzazione delle crisi (in concomitanza con “”l’anarchia produttiva””) e come ciò che dovrebbe condurre, per l’estendersi di tale generalizzazione, al ‘Zusammenbruch’ (18). I revisionisti controattaccheranno mettendo in evidenza le capacità di organizzazione del capitalismo (tesi ripresa in seguito da Hilferding e Bucharin con la teoria del “”capitalismo organizzato””, e l’aumento del potere d’acquisto di certi strati della classe operaia. Nel 1901 Conrad Schmidt dà per scontato che la teoria di Marx comporti l’affermazione del ‘Zusammenbruch’. Anch’egli reperisce nella tendenza al sottoconsumo il fattore principale di questo processo; aggiungendo però, in modo assai contestabile, che la tendenza al sottoconsumo conduce al “”crollo”” facendo abbassare il saggio di profitto (perché si fa più violenta la concorrenza per il mercato), diminuendo di conseguenza la “”profittevolezza”” del sistema per i datori di lavoro e aumentando l’esercito industriale di riserva (19)”” [Bernard Besnier, Conrad Schmidt e l’inizio della letteratura economica “”marxista””, Annali, Milano, 1974] [(18) Cfr. Louis B., Boudin, The Theorical System of Karl Marx’, cit, pp. 163 sgg. per la versione del sottoconsumo operaio e p. 237 per l’affermazione che il ‘breakdown’ finale del capitalismo “”non è altro che una grande crisi””; (19) Cfr. il giudizio di P.M. Sweezy, ‘Teoria dello sviluppo capitalistico’, Torino, 1951] (pag 170-171-172-173)”,”TEOC-643″
“BESOMI Daniele RAMPA Giorgio”,”Dal Liberalismo al Liberismo. Stato e mercato nella storia delle idee e nell’analisi degli economisti.”,”Daniele Besomi (1960) è un ricercatore indipendente. É interessato in particolare alla storia della dinamica economica. I suoi contributi più recenti, apparsi su diverse riviste specializzate e in una monografia pubblicata da Macmillan, riguardano la teoria dinamica di Roy Harrod, in precedenza si era occupato di Kalecki e Goodwin. Giorgio Rampa (1956) è docente di economia Politica presso l’Università di Genova. Si è interessato di teoria delle interdipendenze settoriali, equilibrio economico generale, dinamica economica, teoria della scelta e della razionalità.”,”ECOI-154-FL”
“BESOMI Daniele, con Contributi di Giorgio RAMPA”,”Equilibrio distribuzione e crisi nel repertorio degli Economisti. Un percorso di lettura organizzato in 39 schede tematiche.”,”Daniele Besomi (1960) è un ricercatore indipendente. É interessato in particolare alla storia della dinamica economica. I suoi contributi più recenti, apparsi su diverse riviste specializzate e in una monografia pubblicata da Macmillan, riguardano la teoria dinamica di Roy Harrod, in precedenza si era occupato di Kalecki e Goodwin. Giorgio Rampa (1956) è docente di economia Politica presso l’Università di Genova. Si è interessato di teoria delle interdipendenze settoriali, equilibrio economico generale, dinamica economica, teoria della scelta e della razionalità.”,”ECOT-226-FL”
“BESSAND-MASSENET P.”,”Babeuf et le parti communiste en 1796. L’ attaque de Grenelle. Les communistes en 1796.”,”Irruzione della polizia. L’ attacco di Grenelle. “”Babeuf scriveva seduto a un tavolo. Con lui Pillé, il suo copista, e l’ uomo dalla parrucca rotonda, il musicista Buonarroti. Udito un rumore, Babeuf alzò la testa, ma non ebbe il tempo di fare di più, di stendere il braccio, di prendere un’ arma, una pistola: i poliziotti erano su di lui. Similmente, gli altri due sopraffatti dallo stupore per la rapidità dell’ attacco, rimasero fermi, “”le braccia bloccate””. La porta, la finestra erano vigilate, ogni ritirata impossibile. Buonarroti, solo, aveva fatto il gesto di far scivolare via un foglio di carta sotto di lui, ma, senza difficoltà, gli presero le mani. Infine, Babeuf, gettando la sedia, in un soprassalto di collera e di disappunto, gridò “”E’ un fatto, la tirannia vince!””””. (pag 62)”,”SOCU-111″
“BESSE Jean-Pierre PENNETIER Claude”,”Juin 40. La négociation secrète. Les communistes francais et les autorités allemandes.”,”BESSE Jean-Pierre è uno storico, professore di liceo, E’ corrispondente dell’ IHTP (Institut d’ Histoire du temps present). Ha pubblicato con Thomas POUTY ‘Les fusillés: répresions et exécutions pendant l’ Occupation’. PENNETIER Claude ricercatore del CNRS responsabile di un programma sui militanti presso il CNRS, alla morte di MAITRON nel 1987 ha preso il suo posto nella direzione del celebre ‘Dizionario’. La liberazione dei prigionieri del PCF da parte dei tedeschi. “”Il mattino del 23 giugno, quasi quattrocento prigionieri politici di Fresnes sono riuniti in una sala dai tedeschi, in presenza di un distaccamento della Wehrmacht. Un ufficiale passa tra le fila fermandosi davanti a qualche prigioniero e chiede loro: – Perché siete qua? – Per aver difeso la pace. – E voi? – Per aver distribuito volantini. – E voi? – Per propositi disfattisti. Prende quindi la parola: “”Signori, voi avete difeso la pace. Avete lottato per impedire che il vostro paese non fosse trascinato nella guerra voluta dai capitalisti inglesi e dagli ebrei. Per ordine del Führer voi siete liberi, potrete lasciare la prigione da domani.”” Alcuni esitano, altri pensano che sia un frutto naturale del Patto e che siano liberi grazie a Stalin. André Tollet, che notiamo, non cita la trattativa per la riapparizione legale dell’ Humanité, scrive: “”Vennero organizzate alcune operazioni politiche spettacolari. Per confondere gli spiriti, i nazisti liberarono alcuni detenuti politici al fine di far credere ad una alleanza hitleriana-comunista. In realtà, non liberarono, lungi dal necessario, tutti i nostri compagni, ma quanto basta per questo appaia””.”” (pag 111-112) “”Appare difficile sapere di più su questi militanti liberati dai tedeschi. In effetti, alla Liberazione o dopo, quando si tratta di redigere la propria biografia o raccontare i propri ricordi, è più facile affermare che si è evasi più che riconoscere che si sia stati liberati dai tedeschi. Sia quel che sia, ci sono ben stati dei comunisti liberati dai tedeschi, ma meno numerosi senza dubbio di quanto contava la direzione nel quadro dei suoi negoziati con i tedeschi””. (pag 113) Nel dizionario biografico Maitron sono numerosi i casi in cui nella biografie di militanti comunisti arrestati prima del giugno 1940 si segnalano come evasi prima di essere arrestati di nuovo nell’ autunno 1940 o nel 1941 o dopo. (pag 113)”,”PCFx-057″
“BESSE Guy MILHAU Jacques SIMON Michel”,”Lénine. La philosophie et la culture.”,” – Michel Simon, Lenin e la filosofia – Jacques Milhau, Lenin di fronte al revisionismo in filosofia – Guy Besse, Leni e la rivoluzione culturale “”Tous les malentendus sur ‘Matérialisme et empiriocriticisme’ proviennent de la méconnaissance de point décisif. En réalité Lénine développe, dans le conditions de l’essor scientifique et technique de son temps (de l’état effectif des pratiques observables), les Thèses de Marx sur Feuerbach (1845), notamment la seconde: «La question de savoir s’il y a lieu de reconnaïtre à la pensée humaine une vérité objective n’est pas une question théorique mais une question pratique. C’est dans la pratique qu’il faut que l’homme prouve la vérité, c’est-à-dire la réalité, et la puissance de sa pensée, dans ce monde et pour notre temps. La discussion sur la réalité ou l’irréalité d’une pensée qui s’isole de la pratique, est purement ‘scolastique’ (1)» L’idéalisme philosophique est donc un jeu, et Lénine fait scandale, simplement parce qu’il refuse de jouer selon les règles du jeu. Il refuse, au sens premier du terme, la ‘duplicité’ de l’idéaliste, idéaliste en parole quand il s’agit de faire son métier (produire un discours mystificateur), matérialiste en fait quand il s’agit de vivre réellement et d’agir sur le réel. Déjà Feuerbach l’avait dit: l’idéalisme est le point de vue de l’âme séparéé du corps, celui de la mort, non le point de vu vivant et réel. A cela, Lénine oppose une exigence de cohérence, de conséquence, ce qui est bien dans sa manière. Il oppose la simplicité, si c’est le terme choisi pour antithèse de duplicité. Cela veut dire concrètement, en ce début du XXe siècle (atome, électricité, usines) que Lénine développe l’indication d’Engels: le matérialisme est la vérité du développement de la science moderne de la nature. Savoir par essence caractérisé par d’enormes lacunes. Mais le matérialisme est le courage de la science: devant une question non résolue, «il incite par cela même à sa solution, à des nouvelles recherches expérimentales»”” (pag 32-33) [Guy Besse, ‘Lénine et la philosophie’] [(in) Guy Besse, Jaques Milhau,, Michel Simon, ‘Lénine. La philosophie et la culture’, Paris, 1971] [(1) K. Marx F. Engels: ‘L’Idéologie allemande’, Première partie: ‘Feuerbach’, Paris, Editions sociales, 1969, p: 138]”,”LENS-288″
“BESSEDOWSKY G.”,”Memorias de un diplomatico sovietico.”,”BESSEDOWSKY fu ambasciatore sovietico a Parigi finché caduto in disgrazia rischiò di essere eliminato, riuscì miracolosamente a sfuggire agli agenti sovietici in vari paesi dell’ Europa occidentale. “”Piatakov mi rispose: “”E’ inevitabile. La rivoluzione ha passato ormai il periodo dell’ entusiasmo. Si trova in quello routine. In ottobre, la rivoluzione non era se non un’ avventura. Poche settimane dopo si è trasformata nell’ avventura di un gruppo di uomini fortunati””. Un giorno parlavamo con Lenin in un circolo ristretto di persone. Uno dei nostri disse a Lenin: “”Riconosca che non crede nel successo””. Con un leggero sorriso, Ilich rispose: “”E’ chiaro che non ci credevo; la rivoluzione di Ottobre, dopo tutto, non era che un’ avventura che si armonizzava con lo spirito mondiale. Se fossimo stati sconfitti, avremmo lasciato ai proletari un esempio di programma di operai insorti. Questo sarebbe stato più importante di una rivoluzione che ha vinto e poi è degenerata. Il vero rivoluzionario sa attaccare, ma sa anche ripiegare quando perde””. Io guardai Piatakov. “”Allora, attaccare o retrocedere? Rispose con un’espressione di stanchezza: “”si deve ripiegare””. (pag 159-160)”,”RUST-084″
“BESSEY Valérie”,”Construire l’Armée française. Textes fondateurs des institutions militaires. (Tome 1). De la France des premiers Valois à la fin du règne de François I.”,”(Vol. 1) BESSEY Valérie: Dottoressa in Storia, tesi di dottorato sugli Ordini militari in Piccardia nel Medioevo. “”Cos’è l’esercito francese, nella sua essenza e continuità storica, con i suoi usi e costumi, i suoi simboli e tradizioni? I tre volumi di questa Antologia, che coprono il periodo che va dal XIV al XIX secolo, sono realizzati su iniziativa del Centro Studi Storia della Difesa (CEHD), organismo direttamente dipendente dalla Segreteria Generale per l’Amministrazione del Ministero della Difesa. Ciascun volume, affidato a tre storici qualificati (Valérie BESSEY, Pierre BONIN e Annie CRÉPIN), è stato sviluppato sotto il controllo di un referente e sottoposto al vigile esame di una commissione del consiglio scientifico del CEHD.”” (dalla Prefazione, pg 5. Traduz. d. r.). “”Quest’opera, la prima della serie sui testi fondatori delle istituzioni militari, mette a disposizione (…) trenta testi accuratamente curati e intelligentemente commentati. Molti di questi testi erano inediti. Il punto di partenza scelto è il XIV secolo, epoca in cui, con l’inizio di quella che sarebbe diventata la Guerra dei Cent’anni, la famiglia reale francese cominciò a promulgare ordinanze, editti, regolamenti destinati alle forze armate da essa costituite e impiegate, con modalità disuguali di successo in terra e in mare. (…) I Testi di questo primo volume coprono il periodo fino alla metà del XVI secolo. Sono affrontati tutti gli aspetti della questioni militari: reclutamento, finanziamento, supervisione, rifornimenti, equipaggiamenti individuali e collettivi, disciplina e giustizia, il ruolo delle città, il destino delle tre armi, cariche, dal connestabile e ammiraglio di Francia ai capitani di compagnia. (…)”” (Dal retro di copertina. Traduz. d. r.) <> (pag. 75. Traduz. d. r.)”,”FRQM-003-FSL”
“BESSIERE Stéphanie”,”La Chine à l’ aube du XXIe siècle. Le retour d’une puissance?”,”BESSIERE Stéphanie diplomata del Centre d’ Etudes diplomatiques et strategiques de Paris (CEDS), studia da tempo la civiltà cinese. “”La repubblica popolare cinese afferma, quanto ad essa (l’invasione cinese del Tibet; del 1949-1950, ndr), che sua relazione con il Tibet è un affare interno in quanto questo è, e fu per secoli, una parte integrante della Cina. Il Tibet fu prima di Gesù Cristo e per i secoli che seguirono, una delle grandi potenze dell’ Asia. Nel corso dei suoi 2000 anni di storia, il Tibet non ha subito influenze straniere che per brevi periodi nel XIII secolo (impero mongolo) e XVIII secolo (impero manciù), L’ influenza manciù non durò molto tempo. Essa era assolutamente inefficace quando i Britannici invasero per un breve periodo Lhassa e conclusero con il Tibet un trattato bilaterale: la Convenzione di Lhassa.”” (pag 60)”,”CINx-201″
“BESSON Waldemar a cura; collaborazione di Hans ROTHFELS Waldemar BESSON Giorgio CANDELORO Friedrich HILLER VON GAERTRINGEN Franz G. MAIER Hans MOMMSEN August NITSCHKE Horst RABE Armin WOLF; edizione italiana a cura di Giorgio CANDELORO”,”Storia.”,”Hanno collaborato a questo volume: Hans ROTHFELS (introduzione), Waldemar BESSON (periodizzazione), Giorgio CANDELORO (concezione marxista della storia, fascismo risorgimento), Friedrich HILLER VON GAERTRINGEN (Età moderna). Franz G. MAIER (Antichità, Bisanzio, Fonti antichità, periodizzazione, storiografia antica), Hans MOMMSEN (Età moderna, fonti, metodo storico, nazione, partito, storia sociale), August NITSCHKE (Medioevo, periodizzazione), Horst RABE (Età moderna, fonti, periodizzazione, storiografia), Armin WOLF (Discipline storiche ausiliarie, fonti, storiografia medievale)”,”STOx-028 EURx-068″
“BEST Otto F.”,”Expressionismus und Dadaismus.”,”Dono di M. Ferraresi”,”VARx-594″
“BEST Geoffrey”,”War and Society in Revolutionary Europe, 1770-1870.”,”Geoffrey Best ha studiato al Trinity College e Fellow di Trinity Hall, Cambridge. Nel 1954-55 è diventato Choate Fellow ad Harvard, dal 1966 al 1974 ha insegnato Storia all’Università di Edinburgo. In seguito ha insegnato al All Souls College di Oxford, all’Università del Sussex e al Woodrow Wilson International Center di Washington. Ha pubblicato molte opere tra cui ‘Humanity in Warfare’ (1980). L’autore si occupa in particolare del carattere, le qualità di comando militare, le capacità o il limiti di governo della Francia di Napoleone Bonaparte (v. pag 110-111 ecc.)”,”QMIx-100-FSL”
“BESTEIRO Julian”,”Marxismo y antimarxismo. Discurso leido por Don Julian Besteiro en el acto de su recepcion en la Academia de Ciencias morales y politicas el 28 de abril de 1935, Madrid.”,”BESTEIRO Julian fu una delle figure principali della storia contemporanea spagnola e in particolare del Partito Socialista. In ‘Marxismo e Antimarxismo’ fa una esposizione di questa teoria, della sua evoluzione, e tenta di smontare con il rigore del professore di logica, le critiche al marxismo o le interpretazioni del pensiero di Marx ed Engels provenienti da parti diverse tra loro. Critica Lenin e Trotsky per aver prodotto rimedi che avrebbero condotto a mali ancora peggiori di quelli dovuti alla democrazia. “”Notoriamente, Marx impiegò gran parte delle sue poderose risorse dialettiche per contrastare l’ influenza della tradizione rivoluzionaria del giacobinismo francese, rappresentata, in primo luogo, dalle dottrine d Gracco Babeuf; poi, da Blanqui in Francia e da Weitling in Germania.”” (pag 94)”,”TEOC-282″
“BESTEIRO Julian”,”El partido socialista ante el problema de marruecos. Discursos pronunciados por el diputado. Julian Besteiro. En las sesiones del Parlamento correspondientes a los dìas 3,4 y 10 de noviembre de 1921.”,”‘La Spagna è incapace come popolo colonizzatore. Il mito di Re Mida’. (pag 26-)”,”MSPx-113″
“BETA Simone a cura”,”Ulisse. Il viaggio della ragione.”,”Simone Beta insegna Filologia classica all’Università di Siena. Si è occupato di teatro classico.”,”GREx-026″
“BETANZOS Juan CIEZA DE LEON Pedro COBO Bernabé DIOSES Y HOMRES DE HUAROCHIRI GARCILASO DE LA VEGA GUAMAN POMA DE AYALA Felipe MOLINA Cristobal MURUA Martin PIZARRO Pedro SALINAS Y CORDOBA Buenaventura SANCHO DE LA HOZ SANTA CRUZ PACHACUTI Juan SANTILLAN Hernando SARMINETO DE GAMBOA Pedro, testi di”,”Vita e morte degli Incas.”,”Testi di BETANZOS Juan CIEZA DE LEON Pedro COBO Bernabé DIOSES Y HOMRES DE HUAROCHIRI GARCILASO DE LA VEGA GUAMAN POMA DE AYALA Felipe MOLINA Cristobal MURUA Martin PIZARRO Pedro SALINAS Y CORDOBA Buenaventura SANCHO DE LA HOZ SANTA CRUZ PACHACUTI Juan SANTILLAN Hernando SARMINETO DE GAMBOA Pedro. “”Nel 1528, Huascar e Atahualpa, i due figli dell’ Inca Huayna Capac, si mossero guerra. Sangue venne versato; interi gruppi e popolazioni sterminate; e l’ aristocrazia inca non riuscì più a risollevarsi da questo colpo. Se dobbiamo credere a Garcilaso, una figura come quella di Atahualpa non era mai stata vista sul trono degli Incas: questo politico machiavellico, tanto astuto quanto crudele, tanto cauto quanto feroce, tanto “”volpe”” quanto “”leone””, sembrava appartenere piuttosto alla storia europea, come uno scandalo che gli occhi non potevano contemplare. Prima di giungere sulle navi spagnole, l’ Europa era già a Cuzco: l’ Europa, col suo potere senza consacrazione, senza connessione, senza mito, senza luce, senza mitezza””. (pag 29)”,”AMLx-070″
“BETH E.W. a cura di CASARI Ettore”,”I fondamenti logici della matematica.”,”Ettore Casari ha studiato presso l’Università di Münster ed ha frequentato le lezioni dei proff. Hermes e Ackermann. E.W. Beth è nato il 7 luglio 1908 a Stad Almelo (Prov. Overijssel-Olanda) e compiuti nella città natale e a Deventer gli studi secondari, egli ha frequentato le università di Utrecht, Leida e Bruxelles, conseguendo nel 1932 la licenza in scienze matematiche e fisiche, nel 1935 quella in psicologia e filosofia e, sempre nel 1935, il titolo di dottore in lettere dell’università di Utrecht.”,”SCIx-281-FL”
“BETHELL Leslie a cura; saggi di William GLADE Rosemary THORP Robert FREEMAN SMITH Nicolaz SANCHEZ-ALBORNOZ Arnold BAUER Manuel MORENO FRAGINALS James R. SCOBIE Colin M. LEWIS Michael M. HALL e Hobart A. SPALDING Charles A. HALE Gerald MARTIN, John LYNCH”,”The Cambridge History of Latin America. Vol IV c. 1870 to 1930.”,”Il coordinatore generale dell’opera, Dr. Leslie BETHELL è Reader in Hispanic American and Brazilian History all’ Univ College London.”,”AMLx-014″
“BETHELL Leslie coordinamento generale; saggi di Thomas W. MERRICK Victor BULMER-THOMAS Rosemary THORP Ricardo FFRENCH-DAVIS Oscar MUNOZ José Gabriel PALMA Orlandina DE-OLIVEIRA Bryan ROBERTS Joseph L. LOVE Thomas F. GLICK”,”The Cambridge History of Latin America. Vol VI, Part 1. 1930 to the Present. Economy society and politics.”,”Il coordinatore generale dell’opera, Dr. Leslie BETHELL è Reader in Hispanic American and Brazilian History all’ Univ College London. Saggi di Thomas W. MERRICK, Victor BULMER-THOMAS, Rosemary THORP, Ricardo FFRENCH-DAVIS, Oscar MUNOZ, José Gabriel PALMA, Orlandina DE-OLIVEIRA, Bryan ROBERTS, Joseph L. LOVE, Thomas F. GLICK.”,”AMLx-016″
“BETHELL Nicholas”,”The Palestine Triangle. The Struggle between the British, the Jews and the Arabs 1935-48.”,”BETHELL Nicholas è nato nel 1938 e ha studiato al Pembroke College di Cambridge. Dopo vari anni spesi nella traduzione di opere e rappresentazioni dal polacco e dal russo, ha scritto una biografia del leader polacco Wladyslaw GOMULKA, pubblicata nel 1969, e con David BURG ha tradotto di SOLZHENITSYN ‘Cancer Ward’ e ‘The Love-Girl and the Innocent’. I suoi libri più recenti sono ‘The War Hitler Won’ (1972) e ‘The Last Secret’ (1974) e ‘Russia Besieged’ (1978). Ha svolto una breve esperienza come membro del governo consevatore e dal 1975è diventato membro del parlamento europeo. Vive a Londra. La questione ebraica e la questione palestinese. “”Oliver Lyttelton, ministro della produzione, scrisse della “”permanente strategica importanza del Medio Oriente per l’ Impero Britannico””, che significa che la Gran Bretagna deve mantenere il controllo della Palestina “”per un periodo indefinito””. Robin Hankey notava: “”Non possiamo mettere molta gente in Palestina senza minare in modo permanente le nostre relazioni con gli Arabi””. Charles Baxter sostiene che un piccolo stato ebraico sarebbe stato pericoloso come uno grande. Sarebbe stato in breve tempo sommerso di immigranti e sarebbe cominciata la rivendicazione del ‘Lebensraum’, il diritto di espandersi ‘nel resto della Palestina e probabilmente in Transgiordania’. Clement Attlee, primo ministro, il cui Labour Party era ufficialmente pro-sionista, scrisse il 23 giugno che il movimento sembrava essere caduto sotto il controllo di fanatici irresponsabili: “”Nessuno se non un visionario può immaginare che la Palestina possa assorbire tutti gli ebrei, perfino se essi fossero disposti a venire. Milioni desidereranno e saranno obbligati a vivere nelle terre dei gentili, in Europa, in America ed altri continenti””””. (pag 147)”,”VIOx-143″
“BETHELL Nicholas”,”Gomulka. La sua Polonia e il suo comunismo.”,”Dimitrov e lo scioglimento del partito comunista polacco “”Il capo del Comintern Georgy Dimitrov, in un articolo intitolato «La guerra e la classe lavoratrice nei paesi capitalisti» (10), illustrava qual era il punto di vista dell’Unione Sovietica sulla situazione internazionale e sulla guerra: si trattava di una guerra ingiusta, una guerra imperialista alla quale le classi lavoratrici avrebbero dovuto rifiutarsi di partecipare (almeno in Francia e in Gran Bretagna). Si incitavano gli operai a disobbedire agli ordini dei superiori, a rovesciare i loro dirigenti politici, a trasformare una guerra imperialista in una guerra di classe. Erano castelli in aria, come riconoscono obiettivamente, oggi, i moderni studiosi di storia polacchi: «Essi [il Cominitern] non valutavano appieno la necessità di difendere le nazioni minacciate dal fascismo. La loro lotta è stata un elemento prezioso nella guerra fin dal principio. In questo senso il Comintern ha scelto una linea di condotta ormai superata rispetto a quella manifestata all’inizio del 1939, e, non avendo saputo dare un’idea chiara del carattere della guerra polacco-tedesca del settembre 1939, alsciava la impressione che la lotta del popolo polacco per difendersi dall’invasore nazista fosse ingiusta» (11). Molti comunisti polacchi, che ritornavano delusi dalla Russia nei territori occupati dalla Germania, portarono con loro varie copie dell’articolo di Georgy Dimitrov e anche altra letteratura dello stesso genere. Così la confusione aumentò. … finire (pag 68-69)”,”POLx-050″
“BETHELL Nicholas, a cura di Pierre HORAY”,”La guerre qu’Hitler a gagnée. Septembre 1939.”,”La posizione dell’Italia di fronte all’attacco e alla vittoria tedesca in Polonia. Le relazioni con Inghilterra e Francia. “”Ainsi, les relations cordiales récemment établies avec l’Italie ont tant de valeur pour l’Angleterre qu’elle envisage même de ne pas respecter le traité signé avec les Polonais, afin de ne pas les compromettre. «Nous avons, par l’intermédiaire de Loraine, des contacts étroits avec Ciano», écrit Halifax à Lothian. Le Foreign Office est convaincu d’avoir accompli un grand exploit en maintenant l’Italie en dehors de la guerre et il est décidé à aller très loin pour consolider ce succès. Ce n’est pas l’avis de la France, où, au contrraire, de puissants courants d’opinion sont partisans de provoquer l’Italie et de déclencher contre elle une guerre préventive. L’Italie suit une politique périlleuse en s’efforçant de rester en bons termes avec les deux camps. Offensée par la décision d’Hitler de signer un accord avec la Russie bolchevique sans même la consulter, elle avait donné l’assurance à l’Angleterre et à la France qu’elle ne se battrait pas contre elles lorsque la guerre éclaterait et, de plus, elle avait sincèrement essayé de préserver la paix. … finre (pag 314-315)”,”QMIS-358″
“BETRI Maria Luisa”,”Leggere obbedire combattere. Le biblioteche popolari durante il fascismo.”,”L’A è ricercatrice presso l’Istituto di storia medioevale e moderna all’Univ degli Studi di Milano. Ha coltivato accanto a studi di storia sociale, della sanità e dell’assistenza (‘Le malattie dei poveri. Ambiente urbano, morbilità, strutture sanitarie a Cremona nella prima metà dell’Ottocento, MILANO. 1981), interessi per la ricerca etno-antropologica e per la storia della cultura popolare.”,”ITAF-001″
“BETRI Maria Luisa”,”La giovinezza di Stefano Jacini. La formazione, i viaggi, la “”proprietà fondiaria”” (1826-1857).”,”BETRI Maria L. insegna Storia del Risorgimento nell’ Università degli Studi di Milano. Ha studiato vari aspetti della società italiana tra Otto e Novecento con attenzione in particolare alle condizioni sanitarie e assistenziali, alla cultura materiale e all’ organizzazione del sistema bibliotecario (biblioteche). Ha pubblicato vari saggi (v. 4° copertina). S. JACINI è stato ministro dei lavori pubblici con CAVOUR, LA MARMORA, RICASOLI e in seguito interprete, quale presidente della Giunta per l’ inchiesta agraria, delle esigenze delle campagne italiane. “”E se l’ intonazione delle missive paterne si addiceva a un destinatario che non era più, ormai, l’ adolescente di Hofwyl, bensì un giovane maturo e consapevole dei suoi doveri, essa tuttavia non ne cambiava il significato, seguitando a fare appello alla “”solidarietà degli affetti””, all’ opportunità di un oculato dispendio del denaro e di un impiego produttivo del tempo. “”Vieppiù godiamo al sentire che il viaggio ti sia stato istruttivo giacché ‘nisi utile quod fecimus, stulta est victoria’ – rispondeva soddisfatto Giovanni Battista a Stefano che gli aveva comunicato il rientro dal suo primo viaggio, compiuto, faceva notare, non senza una punta di orgoglio, “”con quella somma che molti…conoscenti di Milano convertono in vestiari coi quali vanno a farsi ammirare sulle porte dei caffé””. Nessuno spreco dunque, “”giacché il saper spendere bene il denaro è uno dei primi elementi del saper vivere””, ma nemmeno una politica della lesina, poiché il giovane Jacini doveva essere all’ altezza del suo ceto e ben figurare nella società viennese alla quale si presentava””. (pag 132)”,”ITAE-175″
“BETRI Maria Luisa BIGAZZI Duccio a cura; scritti di L. ANTONIELLI M. BERENGO M. BRIGNOLI L. BRIGUGLIO G. CAPRA M.L. CICALESE E. COLLOTTI A. COLOMBO A. DE-BERNARDI C. DONATI L. GAMBI L. GANAPINI M. GANCI U. LEVRA G. LUSERONI M. MAZZA F. MAZZONIS M. MERIGGI S. MERLI M. MIRRI E. MORELLI M. NEJROTTI G. RUMI L. RUSSI G. SAPELLI M. SORESINA G. TALAMO A. VARNI R. ZANGHERI; redazione di Maria Luisa ROTONDI”,”Ricerche di storia in onore di Franco Della Peruta. Politica e istituzioni. Volume primo.”,”Tra i vari saggi – Il movimento anarchico itailano e spagnolo durante la Prima Internazionale, di Letterio Briguglio (pag 271-281) – Ancora a proposito di socialismo e criminalità. Una lettera di Turati a Costa, di Renato Zangheri (pag 327-334)”,”STOx-016-FSD”
“BETRI Maria Luisa BIGAZZI Duccio a cura; saggi di MORI Giorgio BIGAZZI Duccio ANGELI Stefano BERTA Giuseppe VIGEZZI Brunello SORCINELLI Paolo FRASCANI Paolo LACAITA Carlo G. BETRI Maria Luisa BORRUSO Edoardo BRAMBILLA Elena COSMACINI Giorgio FORTI-MESSINA Annalucia ONGER Sergio LIVA Giovanni DODI Luisa BRESSAN Edoardo CORTI Paola LONNI Ada BIGATTI Giorgio ISENBURG Teresa DECLEVA Enrico GIGLI-MARCHETTI Ada CANTARELLA Elvira; redazione di Maria Luisa ROTONDI”,”Ricerche di storia in onore di Franco Della Peruta. Economia e società. Volume secondo.”,”Tra i vari saggi – Il movimento anarchico itailano e spagnolo durante la Prima Internazionale, di Letterio Briguglio (pag 271-281) – Ancora a proposito di socialismo e criminalità. Una lettera di Turati a Costa, di Renato Zangheri (pag 327-334)”,”STOx-017-FSD”
“BETTANIN Fabio”,”La collettivizzazione della campagne nell’ URSS. Stalin e la ‘rivoluzione dall’ alto’ 1929 – 1933.”,”Fabio BETTANIN è nato a Fabriano nel 1950. E’ attualmente assistente di Storia contemporanea nella facoltà di lettere dell’ Università di Firenze. Collabora a ‘Democrazia e diritto’ e ‘Studi storici’.”,”RUSU-102″
“BETTANIN Fabio”,”Il lungo terrore. Politica e repressioni in URSS 1917-1953.”,”BETTANIN insegna storia dell’ Europa Orientale presso l’Istituto universitario orientale di Napoli. Ha pubblicato ‘La collettivizzazione delle campagne nell’ URSS’ (1976), ‘Pro e contro Stalin. La destalinizzazione in URSS’ (1988), ‘La fabbrica del mito. Storia e politica nell’ URSS staliniana’ (1996). Ha inoltre coordinato una ricerca che ha portato alla pubblicazione di due raccolte di documenti inediti degli archivi sovietici: ‘L’ Armata Rossa e la collettivizzazione delle campagne nell’ URSS (1928-1933)’ e ‘Le repressioni degli anni Trenta nell’ Armata Rossa’.”,”RUSS-098″
“BETTANIN Fabio”,”Il lungo terrore. Politica e repressioni in Urss, 1917-1953.”,”Fabio Bettanin insegna storia dell’Europa orientale presso l’Istituto universitario orientale di Napoli. Ha pubblicato: La collettivizzazione in Urss, Pro e contro Stalin, La destalinizzazione in Urss, La fabbrica del mito. Storia e politica nell’Urss staliniana.”,”RUSS-067-FL”
“BETTANIN Fabio”,”Stalin e l’Europa. La formazione dell’impero esterno sovietico (1941-1953).”,”Fabio Bettanin insegna storia dell’Europa orientale presso l’Istituto universitario orientale di Napoli. Ha pubblicato: La collettivizzazione in Urss, Pro e contro Stalin, La destalinizzazione in Urss, La fabbrica del mito. Storia e politica nell’Urss staliniana.”,”EURC-083-FL”
“BETTATI Mario”,”Le conflit sino-sovietique. Tome 1. Le conflit entre partis.”,”BETTATI è Docteur en Droit (Univ Nice).”,”CINx-068″
“BETTATI Mario”,”Le conflit sino-sovietique. Tome 2. Le conflit entre Etats.”,”BETTATI è Docteur en Droit (Univ Nice).”,”CINx-071″
“BETTELHEIM Charles”,”Storia dell’ India indipendente.”,”L’A è un noto studioso di problemi asiatici.”,”INDx-002″
“BETTELHEIM Charles”,”La pianificazione sovietica.”,”Dalla Rivoluzione d’ Ottobre al 1° piano quinquennale, i quadri della pianificazione sovietica, controllo ed esecuzione, modificazione dei piani economici, limiti pianificazione, statistiche sovietiche, settori industria agricoltura trasporti commercio, salari e lavoro. BETTELHEIM ha vissuto per vari mesi in URSS ed è stato poi incaricato dal Ministero dell’ Educazione Nazionale dello studio della pianificazione sovietica.”,”RUSU-018″
“BETTELHEIM Charles”,”Class Struggles in the USSR. Third Period: 1930-1941. Part One. The Dominated.”,”BETTELHEIM Charles (nato nel 1913) studioso di economia e marxista francese, studiò il russo nel 1934, fece il suo primo soggiorno in Russia nel 1936 per studiare la pianificazione sovietica e pubblicò un libro sul tema nel 1939. Pubblicò altri libri sul tema della pianificazione e dell’ economia sovietica fino al 1950. In seguito visitò l’ URSS varie volte. Ha pubblicato anche due lavori sulla Cina: ‘Cultural Revolution e Industrial Organisation in China’ e ‘China since Mao’. E’ vissuto a Parigi.”,”RUSU-124″
“BETTELHEIM Charles”,”Esquisse d’ un tableau economique de l’ Europe.”,”Charles BETTELHEIM è stato direttore di studi all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes. “”Il declino dell’ economia europea è comunque stato relativo. L’ Europa è progredita meno velocemente degli altri continenti. Ma, all’ indomani della crisi del 1929, si registra un regresso assoluto di certi settori dell’ economia europea. Questi sono i differenti aspetti del declino dell’ Europa che andiamo ad esaminare collocandoci successivamente dal punto di vista della produzione, del commercio estero e dei principali elementi della bilancia dei conti.”” (pag 248)”,”EURE-019″
“BETTELHEIM Charles; MAO TSE-TUNG”,”Via China versus modelo sovietico. China y la URSS: dos modelos de industrialización (Bettelheim); La cuestión de Stalin. Sobre las diez grandes relaciones (Textos inéditos) (Mao).”,””” 6. Relazione tra la nazionalità Han e le minoranze nazionali. La nostra politica coerente ha ottenuto l’approvazione delle minoranze nazionali. Noi poniamo l’ accento nella lotta contro il nazionalismo Han. Adesso esiste il nazionalismo locale, ma non ha importanza. Ciò che importa è la necessità d lottare contro il nazionalismo Han. Il popolo Han costituisce la maggioranza all’ interno della popolazione. Se la nazionalità Han diffonde il nazionalismo Han, collocando in condizioni di inferiorità le minoranze nazionali, questo è assolutamente negativo.”” (pag 57, Mao, Sulle 10 grandi relazioni)”,”CINE-016″
“BETTELHEIM Charles”,”Problemi teorici e pratici della pianificazione.”,”BETTELHEIM Charles, noto economista francese, si occupa principalmente dei problemi dell’ economia dei paesi sottosviluppati e non capitalisti. Oltre a questo volume sui ‘Problemi teorici e pratici’ tra le sue opere sono da segnalare ‘L’ economie allemand sous le nazisme’, ‘La planification sovietique’, ‘L’ Inde independante’, ‘La construction du socialisme en Chine’. Tempo di lavoro. “”Non è solo l’ offerta di manodopera a costituire, in determinate condizioni una grandezza determinata: lo è anche il tempo di lavoro. Se in effetti il tempo effettivo di lavoro è inferiore a quanto richiede l’ equilibrio tra produzione e bisogni sociali, si constaterà che una parte più o meno notevole di lavoratori cercherà o di fare delle ore supplementari o di fare un doppio lavoro (cosa possibile ove la giornata lavorativa sia particolarmente breve): è questo il fenomeno che si è talvolta riscontrato nell’ URSS. Tale fenomeno sta a indicare che il tempo di lavoro vigente non basta a soddisfare certi bisogni, stante il ‘livello dei salari’ che consente. Viceversa, ove il tempo di lavoro sia superiore a quanto richiede l’ equilibrio tra produzione e bisogni sociali, si avranno o dei frequenti fenomeni di assenteismo, oppure eventualmente, ove si giunga a una certa saturazione dei bisogni, si avranno dei fenomeni di tesaurizzazione che romperanno l’ equilibrio tra produzione e consumi e che renderanno necessaria una riduzione del tempo di lavoro (ove si voglia ristabilire l’ equilibrio).”” (pag 223)”,”PVSx-031″
“BETTELHEIM Charles, a cura di Eric VIGNE”,”Les luttes de classes en URSS. 3ème période, 1930-1941. Tome premier. Les dominés.”,”vedi cronologia p.n. Nel volume non si parla di SAPRONOV: Timoteï Sapronov Timoteï V. Sapronov , born in 1887 and died in 1939, was a Russian revolutionist He was House painter, and member of the Parti working social democrat Russia starting from 1911. After 1917, he is member of the left of the Bolchevik S. He is then member of the “” Group centralism démocratique”” who criticizes the lack of democracy. It joined the Left opposition later, then the unified Opposition. From 1926 he considers that the Communist party of the Soviet Union is not reformable any more, and that another Party must be created. Excluded from the Party in 1927, imprisoned in 1934, he is shot in 1939 on order of Stalin.”,”RUSU-201″
“BETTELHEIM Charles, a cura di Eric VIGNE”,”Les luttes de classes en URSS. 3ème période, 1930-1941. Tome deuxième. Les dominants.”,”Tesi capitalismo di partito (pag 221)”,”RUSU-202″
“BETTELHEIM Charles, a cura della redazione di Corrispondenza Internazionale”,”Marxismo rivoluzionario o marxismo sclerotizzato.”,”Marx a Mikhailovski (pag 58) “”Punti di vista divergenti appaiono necessariamente quando si tratta di valutare questi interessi contradditori, così la questione è di sapere ‘come arrivare’ in modo corretto ‘ad un accordo’ tra punti di vista che riflettono le diverse aspirazioni delle masse che devono appoggiare la rivoluzione perché questa possa continuare a svilupparsi. Per questo motivo, nella sua ‘Lettera al Congresso’, Lenin aveva scritto: “”Il nostro partito si appoggia su due classi; quindi sarebbe possibile il suo smembramento e inevitabile la sua caduta se non si potesse fare l’accordo tra queste due classi.”” Se si spinge al limite il “”principio del monolitismo”” si perdono i mezzi per unire le larghe masse, perché ‘siamo portati, in pratica, a negare il principio del centralismo democratico’. Questo suppone, in effetti, che ‘delle idee diverse possano essere centralizzate’ dopo un esame e una discussione critica. La reale messa in atto di questo principio esige che si riconosca che deve essere assicurata l’ ‘unità contraddittoria della centralizzazione e della democrazia’, e che il ‘primo termine non può aver significato che sotto il dominio del secondo’. Il “”monolitismo”” nega questo principio in nome di una “”unità”” formale che deve essere ottenuta, in modo sempre illusorio, per mezzo di una lotta ‘senza pietà’.”” (pag 50-51) ‘ ‘ in corsivo nel testo “”Infatti, durante la NEP, la possibilità di esprimere idee divergenti in seno al partito è sempre più limitata e progressivamente non ha niente in comune con ciò che prima costituiva la regola. La ragione immediata di questa trasformazione dei rapporti politici è la debolezza del partito nelle campagne. Questa è considerata come il segno di ‘una situazione sempre pericolosa’ che spinge a limitare seriamente l’ampiezza delle discussioni nel partito. Questa situazione ‘tende a occultare l’idea che possa essere giusto andare contro corrente’. Inoltre conduce frequentemente gli stessi oppositori a rinunciare all’espressione del loro punto di vista e, infine, a dichiarare che non possono aver ragione contro il partito. In tal modo, si crea una certa pratica. Così Trotsky, senza rinunciare alle sue posizioni, non si dimostra da meno, davanti al XIII Congresso del 1924: “”Compagni, nessuno di noi vuole e può avere ragione contro il proprio partito (…) so che non si può avere ragione contro il partito. Si può avere ragione soltanto col partito e attraverso il partito””. In definitiva, se hanno ancora luogo dei dibattiti durante la NEP, ‘nessuno è condotto fino alla fine’ (…)””. (pag 52)”,”TEOC-461″
“BETTELHEIM Charles”,”L’organizzazione industriale in Cina e la rivoluzione culturale.”,”BETTELHEIM Charles direttore del Centro di Studi sulla Pianificazione Socialista persso la VI sezione dell’Ecole Pratique de Hautes Etudes (EPHE), studioso della pianificazione e delle economie di transizione. L’esperienza sovietica di gestione delle imprese (pag 90-) “”Lenin non riteneva che accordare agli specialisti un posto di direzione (e salari elevati) costituisse un “”metodo proletario””, ma vi vedeva un passo indietro imposto dalle circostanze nell’edificazione di nuovi rapporti sociali. Per questo egli scrive: “”E’ chiaro che un tale provvedimento non solo è un arresto – in un certo campo e in una certa misura – dell’offensiva contro il capitale (giacché il capitale non è una somma di denaro ma un determinato rapporto sociale), ma anche un ‘passo indietro’ del nostro potere statale socialista, sovietico, che fin dall’inizio ha proclamata e attuato una politica mirante a ridurre gli altri stipendi al livello salariale dell’operaio medio”” (V.I. Lenin, I compiti immediati del potere sovietico, in Opere complete, 1967, t. 27, pp. 222-223) Lettera di Marx a Kugelmann. “”In breve, la tesi sostenuta in questa sede è che la Rivoluzione culturale proletaria rappresenta una svolta della massima importanza storica in quanto ha “”rivelato”” (nel senso in cui Marx ha usato questo termine a proposito della Comune di Parigi) una delle forme essenziali della lotta di classe per l’edificazione del socialismo. E’ noto come Marx abbia sottolineato il significato della Comune di Parigi: “”La lotta della classe operaia è entrata grazie alla Comune in una nuova fase. Qualunque sia il risultato immediato, un nuovo punto di partenza d’importanza storica universale è conquistato””. (Lettera a Kugelmann, aprile 1871)”” [Charles Bettelheim, Prefazione a ‘L’organizzazione industriale in Cina e la rivoluzione culturale’, 1974] (pag 8)”,”CINE-049″
“BETTELHEIM Charles”,”Les luttes de classes en URSS. Troisième Période 1930-1941. Tome premier: Les Dominés.”,”Charles Bettelheim achève aujourd’hui sa vaste enquête sur les luttes se classes en URSS 1917-1941, entreprise volilà près de dix ans. Et dix ans, c’est plus qu’il n’en faut pour qu’une vision d’ensemble se modifie grâce aux interpellations du monde contemporain. Pour analyser l’émergence et la mise en place du stalinisme dans les années trente, Charles Bettelheim a dû remettre en une perspective critique ses deux premiers volumes et rappeler qu’Octobre 17 fut d’abord la répression systématique d’une révolution populaire irréductible dans sa diversité au seul bolchevisme. Dix ans plus tard, l’offensive stalinienne reprendra et dépassera ce que Lénine et les siens avaient entrepris, A partir de ses recherches, mais aussi de celles menées par les plus grands instituts étrangers de soviétologie, l’auteur met à nu la logique di stalinisme; expropriation de la paysannerie, soumission de la classe ouvrière au despotisme d’usine, terreur de masse, généralisation du salariat et accumulation sans pareille du capital. Le stalinisme serait-il la plus sauvage des révolutions capitalistes de l’histoire? Le deuxième tome traitera des Dominants, 1930-1941.”,”RUSU-010-FL”
“BETTELHEIM Charles”,”Les luttes de classes en URSS. Troisième Période 1930-1941. Tome deuxième: Les Dominants.”,”Charles Bettelheim achève aujourd’hui sa vaste enquête sur les luttes se classes en URSS 1917-1941, entreprise volilà près de dix ans. Et dix ans, c’est plus qu’il n’en faut pour qu’une vision d’ensemble se modifie grâce aux interpellations du monde contemporain. Pour analyser l’émergence et la mise en place du stalinisme dans les années trente, Charles Bettelheim a dû remettre en une perspective critique ses deux premiers volumes et rappeler qu’Octobre 17 fut d’abord la répression systématique d’une révolution populaire irréductible dans sa diversité au seul bolchevisme. Dix ans plus tard, l’offensive stalinienne reprendra et dépassera ce que Lénine et les siens avaient entrepris, A partir de ses recherches, mais aussi de celles menées par les plus grands instituts étrangers de soviétologie, l’auteur met à nu la logique di stalinisme; expropriation de la paysannerie, soumission de la classe ouvrière au despotisme d’usine, terreur de masse, généralisation du salariat et accumulation sans pareille du capital. Le stalinisme serait-il la plus sauvage des révolutions capitalistes de l’histoire? Le deuxième tome traitera des Dominants, 1930-1941.”,”RUSU-011-FL”
” BETTELHEIM Charles”,”Calcolo economico e forme di proprietà.”,”Charles Bettelheim (Parigi, 1913) si è laureato in diritto e scienze economiche. Dopo il primo viaggio in Urss nel 1936, compie numerosi viaggi in quasi tutti i paesi socialisti e diviene consulente per l’Algeria di Ben Bella e per Cuba. Per conto delle Nazioni Unite diviene consulente dell’India. Dagli anni sessanta dirige presso l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales Il Cemi, Centre d’Etudes des Modes d’Industrialisation. Ha pubblicato numerosi saggi e libri tra i quali; Storia dell’India indipendente, La transizione all’economia socialista, L’economia della Germania nazista, Calcolo economico e forme di proprietà. Nel 1989 quasi tutto il cosiddetto ‘socialismo reale’ è praticamente andato in pezzi”,”TEOC-081-FL”
” BETTELHEIM Charles, a cura di OCCHETTO Franco”,”Le lotte di classe in URSS 1917/1923.”,”Charles Bettelheim (Parigi, 1913) si è laureato in diritto e scienze economiche. Dopo il primo viaggio in Urss nel 1936, compie numerosi viaggi in quasi tutti i paesi socialisti e diviene consulente per l’Algeria di Ben Bella e per Cuba. Per conto delle Nazioni Unite diviene consulente dell’India. Dagli anni sessanta dirige presso l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales Il Cemi, Centre d’Etudes des Modes d’Industrialisation. Ha pubblicato numerosi saggi e libri tra i quali; Storia dell’India indipendente, La transizione all’economia socialista, L’economia della Germania nazista, Calcolo economico e forme di proprietà. Nel 1989 quasi tutto il cosiddetto ‘socialismo reale’ è praticamente andato in pezzi”,”RIRO-113-FL”
” BETTELHEIM Charles”,”Le lotte di classe in URSS 1923/1930.”,”Charles Bettelheim (Parigi, 1913) si è laureato in diritto e scienze economiche. Dopo il primo viaggio in Urss nel 1936, compie numerosi viaggi in quasi tutti i paesi socialisti e diviene consulente per l’Algeria di Ben Bella e per Cuba. Per conto delle Nazioni Unite diviene consulente dell’India. Dagli anni sessanta dirige presso l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales Il Cemi, Centre d’Etudes des Modes d’Industrialisation. Ha pubblicato numerosi saggi e libri tra i quali; Storia dell’India indipendente, La transizione all’economia socialista, L’economia della Germania nazista, Calcolo economico e forme di proprietà. Nel 1989 quasi tutto il cosiddetto ‘socialismo reale’ è praticamente andato in pezzi”,”RIRO-114-FL”
” BETTELHEIM Charles”,”Marxismo rivoluzionario o marxismo sclerotizzato.”,”Charles Bettelheim (Parigi, 1913) si è laureato in diritto e scienze economiche. Dopo il primo viaggio in Urss nel 1936, compie numerosi viaggi in quasi tutti i paesi socialisti e diviene consulente per l’Algeria di Ben Bella e per Cuba. Per conto delle Nazioni Unite diviene consulente dell’India. Dagli anni sessanta dirige presso l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales Il Cemi, Centre d’Etudes des Modes d’Industrialisation. Ha pubblicato numerosi saggi e libri tra i quali; Storia dell’India indipendente, La transizione all’economia socialista, L’economia della Germania nazista, Calcolo economico e forme di proprietà. Nel 1989 quasi tutto il cosiddetto ‘socialismo reale’ è praticamente andato in pezzi”,”TEOC-095-FL”
“BETTELHEIM Charles”,”L’économie allemande sous le nazisme. Un aspect de la décadence du capitalisme. I. La dynamique de l’économie allemande de 1860 à 1933 et la montée au pouvoir du national-socialisme – Vue d’ensemble sur la structure économique et sociale – La concentration économique: Les cartels et les trusts – Les grandes banques et les compagnies d’assurances – Mesures de concentration et d’organisation économique.”,”The Reichsnährstand (RNST) was founded by the Reichsnährstandsgesetz (decree) of 13 September 1933; it was led by R. Walther Darré. (Nährstand or “”nourishing Estate”” is the name schools usually and somewhat simplifyingly use for the Third Estate of Plato’s Politeia and models influenced by it, together with Lehrstand “”teaching Estate”” and Wehrstand “”defending Estate””, which happens to rhyme in German.) (wiki) Reichsnährstand {m} [statutory corporation of farmers in Nazi Germany] hist. (società statutaria di agricoltori nella Germania nazista)”,”GERN-189″
“BETTELHEIM Charles”,”L’économie allemande sous le nazisme. Un aspect de la décadence du capitalisme. II. L’intervention de l’État dans la vie économique allemande – L’État et les relations de l’Allemagne avec le marché mondial – La politique économique du national-socialisme et l’evolution de la situation de l’industrie – Financement de la politique économique.”,”Effetti economici interni alla Germania nel corso della seconda guerra mondiale: aumento dell’inflazione monetaria e dell’inflazione creditizia, crescente sfiducia nella funzione monetaria del marco, fino all’istituzione del baratto. “”La guerre au début, n’a pas entraîné une accélération du rythme de l’accroissement de la circulation; au contraire, celui-ci s’est ralenti sous l’influence de la liquidité de plus en plus grande de l’économie, due, notamment, à l’épuisement des stocks. C’est ainsi que, de fin octobre 1939 à fin mai 1941, l’accroissement est de 3 milliards environ, dont la plus grande partie (environ 2 milliards) provient de la période octobre 1940 – mai 1941). Avec la guerre germano-soviétique, par contre, on assiste à un accroissement brutal de la circulation: 6 milliards de mai 1941 à avril 1942, près de 5.5 milliards d’avril 1942 à avril 1943. Pour ces deux dernières années, l’accroissement annuel de la circulation est donc de beaucoup supérieur à la circulation de 1932. Il y a là un phénomène de nature inflationniste, puisque pendant la même période la production des biens destinés au marché est en régression. Au total, de fin 1932, à fin avril 1943, la circulation s’est accrue de près de 22 milliards ou de plus de 600%. Commes tous cet billets son-ils entrés dans la circulation? Ils y sont entrés, essentiellement, par la voie du réescompte des traites et des Bons du Trésor auprès de la Reichbank, réescompote grâce auquel les banques on pu élargir de plus en plus leurs crédits – se livrant elles-mêmes à une inflation de crédit. On retrouve la trace de ce phénomène dans le gonflement du portefeuille effets de la Reichbank, portefeuille constitué dans une mesure sans cess croissante par des effets publics (traites spéciales et Bons du Trésor). Ce portefeuille passe de 2.946 millions fin 1932 à 41.342 millions fin 1943, les étapes de cet accroissement retraçant à peu de choses près celles de l’accroissement de la circulation fiduciaire. A l’inflation monétaire proprement dite, il faut évidemment ajouter l’inflation de céridt dont nous vavons déjà aperçu l’ampleur lorsque nous avons examiné, dans la deuxième partie de cette étude, l’accroissement considérable des comptes créditeurs des grande banques allemandes. Cette inflation de crédit, rendue nécessaire pour le financement de la politique économique nazie, constitue en fait une menace constante pour la monnaie, puisqu’à tout instant pèse sur les banques le risque de voir une partie des déposants exiger la transformation de leur monnaie scripturale en billets de banque. En fait d’ailleurs, cette situation a entrainé de la part du public en Allemagne une méfiance croissance vis-à-vis de la monnaie, méfiance qui s’est traduite par la fuite devant la monnaie et par la recherche de valeurs réelles. Le système de blocage des prix, dont nous avons vu la relative efficacité, a d’ailleurs eu pour conséquence que la monnaie, en réalité plus fortement dépréciée que ne le font ressortir les prix officiels, a été de plus en plus incapable de jouer son rôle d’instrument des échanges, et rien n’est plus caractéristique de cet état de choses que la création, à titre officiel, d’établissements municipaux dans lequels les particuliers peuvent se livrer à des opérations de troc: l’officialisation du troc constitue un aveu de la décheance de la fonction monétaire du mark”” (pag 150-151) Traduzione approssimativa: La guerra all’inizio non ha determinato un’accelerazione del tasso di aumento della circolazione; al contrario, ha rallentato sotto l’influenza della crescente liquidità dell’economia, dovuta in particolare all’esaurimento delle scorte. Così, dalla fine di ottobre del 1939 alla fine di maggio del 1941, l’aumento era di circa 3 miliardi, di cui la maggior parte (circa 2 miliardi) provenivano dal periodo ottobre 1940 – maggio 1941). Con la guerra tedesco-sovietica, d’altra parte, c’è un forte aumento della circolazione: 6 miliardi dal maggio 1941 all’aprile 1942, circa 5,5 miliardi dall’aprile 1942 all’aprile del 1943. Negli ultimi due anni, l’aumento La circolazione annuale è quindi molto più alta della circolazione del 1932. Si tratta di un fenomeno inflazionistico, poiché nello stesso periodo la produzione di beni destinati al mercato è in declino. In totale, dalla fine del 1932 alla fine di aprile 1943, il traffico è aumentato di quasi 22 miliardi o più del 600%. Come sono entrati in circolazione tutti questi soldi? Sono entrati, essenzialmente, attraverso il risconto di cambiali e buoni del tesoro con la Reichbank, un risconto attraverso il quale le banche sono state in grado di espandere i propri crediti sempre di più – indulgendosi nell’inflazione del credito. Vi è evidenza di questo fenomeno nel gonfiore del portafoglio di banconote della Reichbank, un portafoglio che è sempre più costituito da fatture pubbliche (fatture speciali e buoni del tesoro). Tale portafoglio è passato da 2.946 milioni alla fine del 1932 a 41.342 milioni alla fine del 1943, le fasi di questo aumento sono state approssimativamente ricondotte a quelle dell’aumento della circolazione fiduciaria. Nel caso dell’inflazione monetaria, è naturalmente necessario aggiungere il tasso di inflazione di cui abbiamo già visto l’entità quando abbiamo esaminato, nella seconda parte di questo studio, il considerevole aumento dei conti delle grandi banche tedesche. Questa inflazione creditizia, resa necessaria per il finanziamento della politica economica nazista, costituisce di fatto una minaccia costante per la valuta, poiché in qualsiasi momento pesa sulle banche il rischio di vedere una parte dei depositanti chiedere la trasformazione dei propri fondi scritturali in banconote. In realtà, questa situazione ha portato il pubblico in Germania a diffidare della crescita nei confronti della moneta, la sfiducia che ha portato alla fuga verso la valuta e alla ricerca di valori reali. Il sistema di blocco dei prezzi, la cui efficienza relativa abbiamo visto, ha anche significato che la valuta, che in realtà è molto più deprezzata rispetto ai prezzi ufficiali, è stata sempre più incapace di fare la sua parte. come strumento di scambio, e nulla è più caratteristico di questo stato di cose che la creazione, in una capacità ufficiale, di stabilimenti comunali in cui gli individui possono impegnarsi in transazioni di scambio: la formalizzazione del baratto costituisce un’ammissione del decadimento della funzione monetaria del marchio “””,”GERN-190″
” BETTELHEIM Charles”,”La pianificazione sovietica.”,”Charles Bettelheim (Parigi, 1913) si è laureato in diritto e scienze economiche. Dopo il primo viaggio in Urss nel 1936, compie numerosi viaggi in quasi tutti i paesi socialisti e diviene consulente per l’Algeria di Ben Bella e per Cuba. Per conto delle Nazioni Unite diviene consulente dell’India. Dagli anni sessanta dirige presso l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales Il Cemi, Centre d’Etudes des Modes d’Industrialisation. Ha pubblicato numerosi saggi e libri tra i quali; Storia dell’India indipendente, La transizione all’economia socialista, L’economia della Germania nazista, Calcolo economico e forme di proprietà. Nel 1989 quasi tutto il cosiddetto ‘socialismo reale’ è praticamente andato in pezzi”,”RUSU-138-FL”
“BETTELHEIM Bruno”,”Il cuore vigile. Autonomia individuale e società di massa.”,”Studio dei prigionieri dei campi. “”Per un certo tempo, il disumano trattamento dei prigionieri da parte delle SS aveva così completamente assorbito ogni altro interesse del pubblico che i veri scopi della Gestapo rimasero nell’ombra. Ciò dipendeva anche dal fatto che le persone in grado di parlare dei campi e più interessate a falro, erano gli ex internati, ai quali, come è naturale, stava a cuore di narrare ciò che era loro accaduto più che cercare di spiegarsene il perché. La Gestapo, invece, aveva numerosi scopi diversi, anche se collegati tra loro. Uno dei più importanti era di frantumare la personalità dei prigionieri come individui e di trasformarli in una docile massa dalla quale non si potesse scaturire alcuna azione di resistenza né individuale né collettiva. Un altro scopo era di seminare il terrore tra la popolazione civile, usando i prigionieri sia come ostaggi sia come esempi intimidatori di ciò che sarebbe accaduto a chi avesse cercato di resistere. Inoltre, i campi erano considerati un terreno sperimentale particolarmente adatto all’istruzione delle SS. A costoro si insegnava sia come liberarsi di ogni senso di umanità sia come apprendere i metodi più efficaci per infrangere ogni resistenza in una popolazione civile indifesa; in questo senso i campi diventarono dei veri e propri laboratori sperimentali. Vi si imparava anche come amministrarli con la massima «efficienza», vale a dire a conoscere le minime quantità di cibo, di cure mediche e igieniche necessarie non solo per tenere in vita i prigionieri, ma anche per mantenerli in grado di eseguire duri lavori, quando la minaccia di punizione avesse sostituito ogni altro incentivo; e a stabilire quale incidenza sul rendimento avesse il fatto che ai prigionieri, separati dalle loro famigie, non si lasciasse altro tempo se non per lavorare. Questa utilizzazione dei campi come laboratori sperimentali fu successivamente estesa fino a comprendere i cosiddetti esperimenti «medici», nei quali al posto degli animali ci si serviva di esseri umani. I campi di concentramento tedeschi appartengono ormai al passato. Nessuno, tuttavia, può essere sicuro che l’idea di trasformare la personalità dei cittadini per meglio sopperire ai bisogni dello Stato appartenga anch’essa al passato”” (pag 124-125) Studio della psicologia dei prigionieri. La traumatizzazione. Il cambiamento nella personalità. Lo shock dell’imprigionamento (pag 135) Intaccata l’autonomia della popolazione “”Anche i campi di concentramento intaccarono solo gradualmente l’autonomia della popolazione. Nei primi anni (1933-1936), i campi servivano a punire e a terrorizzare gli antinazisti attivi nel senso tradizionale, cioè determinate persone in quanto individui. Successivamente, però, si ebbe un’innovazione importante: il tentativo sistematico di depersonalizzare totalmente tutti i cittadini. Ho già descritto come questa nuova impostazione venisse attuata nei campi. Voglio ora dare unidea de metodi adottati per raggiungere lo stesso scopo fra la popolazione civile tedesca, e di come le tecniche della Gestapo seguissero un piano generale ben definito ed efficacemente «propagandato». Dopo il 1936, rafforzatosi lo Stato di Hitler e distrutta ogni opposizione politica, non restavano in Germani né individui né gruppi organizzati che potessero minacciarne seriamente l’esistenza. Anche se si continuava a internare la gente nei cami di concentramento per atti di opposizione individuali, negli anni successivi la stragrande maggioranza veniva internata in base alla sua appartenenza a determinati gruppi sociali. Le persone erano punite perché, per una ragione o per l’altra, il gruppo sociale cui appartenevano era caduto in disgrazia”” (pag 311-312) Risvolto di copertina: ‘Questo libro, che parte da un’analisi minuziosa del comportamento delle varie categorie di deportati e dei loro rapporti con le SS, rappresenta forse il primo tentativo di chiarire i motivi profondi alla base di un fenomeno che è una delle prove più dure per la nostra capacità di capire: i campi di concentramento nazisti. Nato a Vienna, cresciuto in un ambiente influenzato dalle teorie freudiane da un lato e da quelle marxiste dall’altro, Bruno Bettelheim viene rinchiuso, nel 1938, prima a Dachau e poi a Buchenwald. Ben presto si rende conto che il campo di concentramento, più ancora della vita del recluso, tende a distruggerne la personalità, e che l’unico modo per tentare di salvarsi consiste nell’opporsi a questo processo di disintegrazione restando incrollabilmente attaccati ad alcuni valori fondamentali della vita e mantenendo lucida la propria capacità di comprendere fino in fondo il significato di un’esperienza così terrificante. L’osservazione del comportamento proprio e altrui in quella situazione di «estrema coercizione» gli fa capire che le teorie freudiane in cui crede non bastano a spiegare le profonde modificazioni prodotte nella personalità degli internati dalla vita del campo e, più in generale, il fenomeno stesso dei campi di concentramento nei suoi complessi legami con la realtà sociale circostante. Quando, un anno dopo, uscito da Buchenwald ed emigrato negli Stati Uniti, egli comincerà a riflettere sulla propria esperienza, a completarla con notizie che va man mano raccogliendo e a inquadrarla in un sistema di pensiero più vasto, suggeritogli dalla sua attività di educatore, di psicologo e di sociologo, il Lager nazista gli apparirà come una società di massa in miniatura, organizzata secondo i metodi più efficienti per ottenere il massimo rendimento possibile con il minimo dei costi. Il principio fondamentale di una società tecnologica, secondo cui il valore dell’uomo è dato dalla sua capacità produttiva, giunge qui alle sue estreme conseguenze: l’uomo può non valere nulla, neppure i tre Pfennig che sono il prezzo di una pallottola di fucile. Così, quello che era sorto, in un dato contesto storico, come un sistema per produrre beni con il minimo dei costi, si trasforma paradossalmente in una grande industria di morte. Ma il «dato contesto storico» non deve trarci in inganno: se la Germania di Hitler rappresenta il primo e più aberrante esempio di una società «totale» di massa, non possiamo nasconderci che l’intervento sociale e statale nella vita dell’individuo, nelle sue idee e nei suoi gusti, va aumentando di pari passo col progredire della tecnica. E l’autore, esaminando vari aspetti della società tecnologicamente più avanzata, quella americana, giunge in questo libro alla conclusione che il pericolo è ancora ben vivo, e che la sola speranza di tenerlo lontano sta nella consapevolezza dei nessi profondi che ne sono all’origine, e quindi in un’educazione fondata su princìpi capaci di assicurare la necessaria integrazione del singolo senza imporgli, insieme alla perdita del rispetto di se stesso, quella della propria autonomia di giudizio e di azione.’ Bruno Bettelheim nato a Vienna nel 1903, si trasferì negli Stati Uniti nel 1939 dopo essere stato internato per un anno nei campi di concentramento di Dachau e di Buchenwald. Ha diretto per quasi trent’anni la Sonia Shankman Orthogenic School per bambini psicotici. É stato Distinguished Profesor of Education e Professor Emeritus di psicologia e psichiatria all’Università di Chicago.”,”TEOS-334″
” BETTELHEIM Charles, a cura di OCCHETTO Franco”,”Le lotte di classe in URSS, 1917-1923.”,”Charles Bettelheim (Parigi, 1913) si è laureato in diritto e scienze economiche. Dopo il primo viaggio in Urss nel 1936, compie numerosi viaggi in quasi tutti i paesi socialisti e diviene consulente per l’Algeria di Ben Bella e per Cuba. Per conto delle Nazioni Unite diviene consulente dell’India. Dagli anni sessanta dirige presso l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales Il Cemi, Centre d’Etudes des Modes d’Industrialisation. Ha pubblicato numerosi saggi e libri tra i quali; Storia dell’India indipendente, La transizione all’economia socialista, L’economia della Germania nazista, Calcolo economico e forme di proprietà. Nel 1989 quasi tutto il cosiddetto ‘socialismo reale’ è praticamente andato in pezzi”,”RIRO-218-FL”
“BETTI Eloisa CERUSICI Tommaso DORIGATTI Lisa LORETO Fabrizio MONTALI Edmondo MORO Angelo PALAIA Francescopaolo POLO Gabriele RINALDINI Matteo”,”Fiom. Una storia di democrazia, contrattazione e conflitto.”,”Saggi di BETTI Eloisa CERUSICI Tommaso DORIGATTI Lisa LORETO Fabrizio MONTALI Edmondo MORO Angelo PALAIA Francescopaolo POLO Gabriele RINALDINI Matteo”,”SIND-202″
“BETTI Carmen”,”L’Opera Nazionale Balilla e l’educazione fascista.”,”Carmen Betti è autrice di saggi e di ricerche a carattere socio-educativo, in particolare vanno ricordati: ‘I mass-media e l’educazione’ (in collaborazione), 1976, ‘Educazione e propaganda’ (1977), ‘L’ideologia del lavoro nella storia della borghesia’ (1979).”,”GIOx-003-FFS”
“BETTINELLI Ernesto”,”Par condicio. Regole opinioni fatti.”,”L’A insegna diritto costituzionale all’Univ di Pavia. Tra i suoi scritti in tema di partiti e di legislazione elettorale: ‘All’origine della democrazia dei partiti’, COMUNITA’. 1982″,”ITAP-007″
“BETTINI Romano”,”Russia: sociologia del sommerso.”,”Romano Bettini insegna Sociologia del Diritto alla Facoltà di Sociologia dell’Università di Roma ‘La Sapienza’, ed ha insegnato Scienza dell’Amministrazione alla Facoltà di Giurisprudenza della stessa Università, alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Messina ed alla Scuola superiore della pubblica Amministrazione. É membro straniero dell’Accademia russa delle scienze naturali, da cui è stato decorato per il suo contributo alla scienza e all’economia. Tra le sue pubblicazioni: Il circolo vizioso legislativo, Legislazione e politiche in Italia, Razionanalità efficacia e modernizzazione imperfetta, Modernizzazione politica e apparato di stato negli anni ’90, Processi legislativi e teoria generale della funzione del diritto, in collaborazione con S. Bobotov, Istituzioni e società in Russia tra mutamento e conservazione, La transizione russa nell’età di El’cin, Sociologia del diritto positivo, Sociologia del diritto amministrativo.”,”RUSx-009-FL”
“BETTINI Romano”,”L’Urss nell’era di Gorbacev. Modernizzazione politica e apparato di Stato negli anni novanta.”,”Romano Bettini insegna Sociologia del Diritto alla Facoltà di Sociologia dell’Università di Roma ‘La Sapienza’, ed ha insegnato Scienza dell’Amministrazione alla Facoltà di Giurisprudenza della stessa Università, alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Messina ed alla Scuola superiore della pubblica Amministrazione. É membro straniero dell’Accademia russa delle scienze naturali, da cui è stato decorato per il suo contributo alla scienza e all’economia. Tra le sue pubblicazioni: Il circolo vizioso legislativo, Legislazione e politiche in Italia, Razionanalità efficacia e modernizzazione imperfetta, Modernizzazione politica e apparato di stato negli anni ’90, Processi legislativi e teoria generale della funzione del diritto, in collaborazione con S. Bobotov, Istituzioni e società in Russia tra mutamento e conservazione, La transizione russa nell’età di El’cin, Sociologia del diritto positivo, Sociologia del diritto amministrativo.”,”RUSU-051-FL”
“BETTINI Filippo BEVILACQUA Mirko a cura; scritti di Antonio GRAMSCI Luigi RUSSO Natalino SAPEGNO Walter BINNI Gaetano TROMBATORE Giuseppe PETRONIO Carlo SALINARI Antonio BANFI Galvano DELLA VOLPE Ignazio AMBROGIO Sebastiano TIMPANARO Romano LUPERINI Edoardo SANGUINETI Gianni SCALIA”,”Marxismo e critica letteraria in Italia.”,”Manca la pagina 39-40 (di chiusura delle prefazione e dei ‘Consigli didattici’ Scritti di Luigi RUSSO Natalino SAPEGNO Walter BINNI Gaetano TROMBATORE Giuseppe PETRONIO Carlo SALINARI Antonio BANFI Galvano DELLA VOLPE Ignazio AMBROGIO Sebastiano TIMPANARO Romano LUPERINI Edoardo SANGUINETI Gianni SCALIA”,”GRAS-125″
“BETTINI Maurizio GUIDORIZZI Giulio”,”Il mito di Edipo. Immagini e racconti dalla Grecia a oggi.”,”Maurizio Bettini insegna Filologia classica all’Università di Siena. Presso Einaudi ha pubblicato ‘Il ritratto dell’amante’ (1992) e ‘I classici nell’età dell’indiscrezione’ (1995), ‘Con i libri’ (1998).”,”STAx-008-FSD”
“BETTINI Maurizio”,”Nascere. Storie di donne, donnole, madri ed eroi.”,”Maurizio Bettini insegna Filologia classica all’Università di Siena. Presso Einaudi ha pubblicato ‘Il ritratto dell’amante’ (1992) e ‘I classici nell’età dell’indiscrezione’ (1995), ‘Con i libri’ (1998).”,”DONx-005-FSD”
“BETTINI Maurizio”,”Hai sbagliato foresta. Il furore dell’identità.”,”Maurizio Bettini, Classicista e scrittore, è professre di Filologia classica dell’Università di Siena. È autore di romanzi e racconti e collabora alle pagine culturali di ‘Repubblica’. Per il Mulino dirige la collana ‘Antropologia del mondo antico’ e fra l’altro ha pubblicato ‘Elogio del politeismo’ (2014), ‘Radici’ (2016), ‘Il grande racconto dei miti classici’ (2018), ‘Viaggio nella terra dei sogni’ (2017), ‘Dai Romani a noi’ (con F. Prescendi e D. Morresi, 2009). “”Non sei della tribù. Hai sbagliato foresta””: due icastici versi di Giorgio Caproni, l’epigrafe ideale per i nostri anni ossessionati dall’identità, identità culturale, nazionale, regionale, gastronomica, padana, veneta, catalana,.., ormai sembriamo preoccupati solo di stabilire chi appartiene alla tribù e chi no, chie deve stare nella nostra foresta e chi andarsene, chi è “”noi”” e chi è “”loro””., angosciati nella nostra identità da affermare, da difendere in quanto paurosamente mincacciata dal proprio declino. Le nuove parole d’ordine sono delimitare, escludere e soprattuto “”rimettere a posto”” i diversi, per vincere la ripugnanza suscitata dal “”disordine”” che essi sembrano introdurre. Questo libro passa in rassegna i misfatti del furore identitario nella nostra conversazione culturale, dall’atteggiamento verso i migranti e i rom, all’ossessione per la purezza, persino alla moda dei tatuaggi. Una guida alla nostra foresta, un filo per uscirne”” (seconda di copertina) “”Chiunque ragiona in modo così ripugnante da credere che il posto dove è nato sia il più delizioso che esiste sotto il sole, costui stima anche la sua lingua materna al di sopra di tutte le altre (…). Ma io che ho il mondo per patria (…) benché ami Firenze a tal punto da patire ingiustamente l’esilio (…) a leggere e rileggere i volumi dei poeti e degli altri scrittori che descrivono il mondo nell’insieme e nelle sue parti (…) ho tratto questa convinzione: che esistono molte regioni e città più nobili e più deliziose della Toscana e di Firenze, di cui sono nativo e cittadino, e che ci sono molti popoli e genti che hanno una lingua più piacevole e più utile di quella degli italiani”” (Dante Alighieri, ‘De vulgari eloquentia’, 6,2″” (in apertura)”,”TEOS-001-FFS”
“BETTINOTTI Mario”,”Vent’anni di movimento operaio genovese. Pietro Chiesa Giuseppe Canepa Lodovico Calda.”,”Il libro riproduce la foto del corteo interventista in Via XX settembre a Genova.”,”MITT-041 MITS-137″
“BETTIZA Enzo”,”Il diario di Mosca, 1961-1962.”,”BETTIZA soggiornò per quattro anni a Mosca come corrispondente della Stampa registrando gli eventi di quel periodo (ultimo periodo kruscioviano dal XXII congresso del PCUS fino alla caduta di Krusciov).”,”RUST-090″
“BETTIZA Enzo”,”1956. Budapest, i giorni della rivoluzione.”,”Libro dedicato a F. Fejto BETTIZA, giornalista, ha scritto molte opere sul mondo comunista e i paesi dell’ Est Europa. Appena nel 1996, quattro decenni dopo la rivoluzione magiara, già denigrata da Togliatti come “”controrivoluzione teppista e fascista””, consegneranno a un opuscolo edito da “”l’ Unità”” un giudizio opposto: il titolo forte, ‘La rivoluzione calunniata’, sarà illustrato con pagine competenti e talora sferzanti dallo storico Federigo Argentieri. Il postcomunista e prefatore Giancarlo Bosetti cercherà di ammorbidirle con qualche goccia di miele, mitigando la condanna del sistema con l’ apprezzamento sfumato dei saggi restauratori kadariani “”L’ evoluzione del partito comunista ungherese, il Posu di Kádár, si era spinta così avanti rispetto ai suoi confratelli da farne il cavallo di Troia che ora permetteva la disfatta della cittadella del socialismo reale””. (pag 22-23) “”(…) (secondo Mao non c’era nulla da fare con i “”fascisti ungheresi”” se non “”ucciderli e ucciderli””) (…)”” (risvolto 4° copertina)”,”PCIx-309″
“BETTIZA Enzo”,”La cavalcata del secolo. Dall’ attentato di Sarajevo alla caduta del Muro.”,”BETTIZA Enzo, giornalista, ha pubblicato vari libri tra cui ‘Il fantasma di Trieste’, ‘Esilio’, ‘Via Solferino’ e ‘Mostri sacri’. Attentato a Togliatti. “”I colpi di pistola esplosi da un folle contro Palmiro Togliatti furono, almeno a mia memoria, la comprova di quanto asserisco. Delle quattro rivoltellate del 14 luglio 1948 oggi si può dire tutto ciò che si vuole tranne che siano state fatali. Per un attimo, solo per un attimo, sembrò che l’Italia intera fosse sul punto di precipitare nella rivoluzione e nella guerra civile; poi, dopo quarantott’ore, l’incipiente prova insurrezionale svaporò in una bolla di sapone e niente di fatalmente irreparabile si compì. L’impennata popolare si esaurì in rapidissimo fallimento politico, che non servì se non a riconfermare il recente fallimento elettorale. Per due tre giorni i comunisti di base, secchiani massimalisti, ex partigiani frustrati, relitti o simpatizzanti delle “”volanti rosse””, si credettero fallacemente imbattibili. Fu Giuseppe Alberganti, l’impetuoso oratore e dirigente dell’organizzazione lombarda, a dar voce al furore di migliaia di dimostranti convenuti a Milano dopo le prime notizie sull’attentato. Urlò a pieni polmoni: “”Il 18 aprile ci siamo contati numericamente, oggi ci pesiamo!””.”” (pag 136-137) Vittorio Valletta preso in ostaggio all’interno della Fiat occupata (pag 137)”,”EURC-096″
“BETTIZA Enzo”,”1956. Budapest: i giorni della rivoluzione.”,”BETTIZA Enzo”,”MUNx-060″
“BETTIZA Enzo INTINI Ugo”,”Lib/Lab. Le prospettive del rapporto tra liberali e socialisti in Italia e in Europa.”,”Rapporto Marx Proudhon (pag 15) Nel suo libro ‘Il principio maggioritario’ (1) lo studioso Ruffini conferma che la prassi delle decisioni politiche si è sempre basata sul principio dell’ unanimismo; il principio di maggioranza e minoranza sarebbe quindi una eccezione”” (M. Pini) (1) Edoardo Ruffini, Il principio maggioritario, Milano 1976 (pag 22)”,”TEOP-275″
“BETTIZA Enzo”,”Saggi. Viaggi. Personaggi.”,”BETTIZA Enzo nato a Spalato nel 1927, giornalista di lunga carriera, corrispondente da Vienna e da Mosca per ‘La Stampa’ e inviato speciale del Corsera nel decennio 1964-74. E’ stato tra i fondatori del ‘Giornale niuovo’, direttore editoriale de La Nazione e del ‘Resto del Carlino’, senatore nel 1979 del partito liberale. Eletto al parlamento europeo di Strasburgo. “”Max Horkheimer è tutt’altro che forastico. Come sanno a volte esserlo gli autentici pessimisti (Schopenhauer è stato il maestro poetico della sua gioventù, Marx il precettore critico della sua maturità), è un uomo socievole, sorridente, colloquiale, elegante. L’intellettuale raffinato e il grande borghese si fondono nelle sue maniere civili, nel nodo della cravatta intrecciato con disinvolta maestria, nell’abito di taglio esatto e solido: si avverte l’umanista tedesco di classe, il conversatore dotto che trascorse parte dei pomeriggi della sua vita sulla costa americana del Pacifico in compagnia di Adorno e Thomas Mann. (…) Un po’ meno illustre di Adorno, più riservato, più nitido come scrittore, più filosofo, Max Horkheimer può essere considerato l’autentico fondatore e promotore della “”scuola di Francoforte”” nel cui clima si è formata la grande protesta sociologica di massa, poi dilatata in azione politica dalla corrente estremistica dei marcusiani. (…) Sul rapporto che ci sembra essenziale ai fini dell’intervista, di Horkheimer con Marx, otteniamo la risposta: “”Marx ha avuto molta influenza sulla mia formazione sociologica; penso sempre che egli sia stato il più grande critico della struttura economica della società nel secolo XIX. Oggi, però, sono diventato io stesso critico nei confronti di Marx e del marxismo. La pretesa odierna del marxismo di applicare concetti aggressivi come “”dominio di classe”” o “”imperialismo”” soltanto agli Stati capitalistici e non altrettanto agli Stati che si suppongono comunisti, è in contrasto con gli impulsi che, da sempre, mi mossero nella mia ricerca. Il socialismo, l’idea di una vera democrazia, sono stati da lungo tempo pervertiti nei Paesi del Diamat (materialismo dialettico burocratizzato) in uno strumento di manipolazione, come lo fu il Vangelo nei secoli cruenti della cristianità””. (pag 371 373-4) “”Frequentandolo, e ascoltandolo talvolta parlare con amarezza della dissoluzione dello spirito religioso nella società e nella famiglia contemporanee, si poteva quasi fraintenderlo e dubitare che fosse lo stesso uomo che aveva organizzato da solo e in équipe una delle più implacabili critiche culturali al mondo moderno. (…) Il filosofo, il critico della società, il costruttore della più raffinata demolizione di tutte le illusioni ottiche della civiltà industriale, sottintendevano senza rivelarlo in superficie un teologo deluso. Nei momenti in cui m’accorgevo di questo suo fondo mistico e teologale, che teneva più della psicologia che della sua formazione intellettuale, tornavo sempre a scrutarne con rinnovata curiosità i tratti del volto. Riscoprivo, dietro le spoglie del grande borghese tedesco, del rampollo elegante anche negli abiti di una dinastria industriale sveva, i segni caprigni e dolenti di una testa da antico rabbino. Capivo allora per un attimo che, alla formazione del suo pensiero, oltre a Hegel, a Marx, a Nietzsche, a Schopenhauer, a Freud, avevano collaborato in maniera più atavica e più inconscia, ma forse più indelebile, anche Abramo e Mosè. Ed era molto difficile dire, in quell’attimo, dove finisse il professore tedesco che conosceva a memoria ‘Il Capitale’ e ‘La fenomenologia dello spirito’, e dove ricominciasse il bambino semita che aveva compitato le prime sillabe sull’Antico Testamento”” (pag 378-379) [Enzo Bettiza, ‘Il filosofo tradito’ e ‘Horkheimer’] [(in) Enzo Bettiza, Saggi. Viaggi. Personaggi, 1984]”,”BIOx-284″
“BETTIZA Enzo”,”Viaggio nell’ignoto. Il mondo dopo l’11 settembre.”,”Ringraziamenti di BETTIZA per la stesura dell’opera a Dario FERTILIO Laura GRANDI e Rosanna COLOMBO”,”TEMx-062″
“BETTIZA Enzo”,”Il mistero di Lenin. Per un’antropologia dell’homo bolscevicus.”,”Enzo Bettiza, scrittore e giornalista, è nato a Spalato nel 1927. Nella sua vasta produzione si distinguono e si intrecciano, tre filoni: dello scritore di robusto impianto saggistico, del grande giornalista che coglie e documenta i fenomeni non effimeri del mondo contemporaneo, dello studioso acuto e documentato del comunismo.”,”LENS-042-FL”
“BETTIZA Enzo”,”L’anno della Tigre. Viaggio nella Cina di Deng.”,”””Deng ha intuito che per un miliardo di cinesi, che nel Duemila saranno un miliardo e duecento milioni, l’opzione non poteva essere più quella, utopica e semplicistica, tra ideologia e benessere, già disastrosamente fatta da Mao a vantaggio onnivoro della prima. Il continente cinese non fruisce di un rapporto spazio-popolazione simile a quello di cui dispone il bicontinente sovietico, dove l’ideologia centripeta, coi suoi tentacoli burocratici, ha costituito da sempre un tessuto connettivo fra scarsa densità demografica, grandi vuoti e dispersione delle risorse”” (pag 14)”,”CINx-299″
“BETTIZA Enzo CACCAMO Domenico CHESSA Pasquale CURZI Sandro DE-LEONARDIS Massimo LOSURDO Domenico MELOGRANI Piero NEGLIE Pietro PERFETTI Francesco PETRACCHI Giorgio ROMANO Sergio RUSSO Giovanni SANTAMARIA Aldo SOGNO Edgardo SCIROCCO Giovanni PARLATO Giuseppe”,”La crepa nel muro: Ungheria 1956. Annali della Fondazione Ugo Spirito 1996 VIII.”,”Atti Convegno “”La crepa nel muro: Ungheria 1956″” organizzato a Milano dalla Fondazione Ugo Spirito in occasione del quarantesimo anniversario di quell’evento.”,”MUNx-014-FL”
“BETTIZA Enzo”,”Hotel Lux. I fantasmi di Mosca.”,”‘Hotel Lux’ costituisce la prima parte de ‘I fantasmi di Mosca’, affresco di uno dei momenti più drammatici della storia russa. “”Il mio senso di meraviglia non finiva. Non me l’aspettavo davvero che un bolscevico romantico come Lawrence, ch’era andato in India e in Cina a soffiare sul fuoco della rivoluzione planetaria e che sul disastro cinese aveva condiviso per qualche tempo le medesime critiche dell’opposizione trotskista, venisse da me, all’improvviso, in un’ora così insolita a dirmi che lidea della rivoluzione permanente era stata una follia e che Trotsky non era altro che un traditore e un saccente. Io non aveva mai parlato con lui di queste cose. Non m’ero mai occupato di rivoluzione cinese e non aveva avuto rapporti speciali con l’opposizione di sinistra”” (pag 57)”,”RUSS-261″
“BETTIZA Enzo”,”Il mistero di Lenin. Per un’antropologia dell’homo bolscevicus.”,”Enzo Bettiza, scrittore e giornalista, è nato a Spalato nel 1927. Nella sua vasta produzione si distinguono e si intrecciano, tre filoni: dello scritore di robusto impianto saggistico, del grande giornalista che coglie e documenta i fenomeni non effimeri del mondo contemporaneo, dello studioso acuto e documentato del comunismo.”,”LENS-078-FL”
“BETTIZA Enzo”,”La campagna elettorale.”,”Grimello nonostante il suo eroico passato, non crede più nel Pci e viene inviato un ispettore del partito per liquidarlo… Ma l’ispettore subisce il contagio e il suo viaggio ‘nel sottosuolo’ suscita grandi interrogativi esistenziali e problemi di coscienza”,”PCIx-517″
“BETTS Raymond”,”L’alba illusoria. L’imperialismo europeo nell’Ottocento.”,”Raymond F. Betts studioso di storia coloniale francese, insegna Storia nell’Università del Kentucky. Nel paragrafo ‘Teorie e argomenti contro l’imperialismo economico’ (pag 174-182) si citano le opere sull’imperialismo di Hobson, G.B. Shaw (opuscolo ‘Fabianism and the Empire’), Kautsky, Otto Bauer, Rudolph Hilferding, Lenin, Rosa Luxemburg.”,”EURx-003-FSD”
“BETTS Raymond F.”,”La decolonizzazione.”,”Raymond F. Betts insegna Storia nell’Università del Kentucky, Studioso del colonialismo europeo è autore tra l’altro di ‘L’alba illusoria. L’imperialismo europeo nell’Ottocento’, Mulino, 1992. Contiene il capitolo ‘Oltre l’impero. Il dibattito sull’imperialismo e sulla decolonizzazione’ (pag 143-149) (poco interessante)”,”PVSx-006-FFS”
“BEUCLER André ALEXINSKY G.”,”Les amours segrètes de Lénine. D’après les mémoires de Lise de K.”,”Lise de K. fa leggere l’ opera datale da Lenin ‘Materialismo ed Empiriocriticismo’ ad un eminente filosofo per avere il suo parere dicendo che l’ autore era un suo amico russo emigrato. Il filosofo dopo averlo letto lo definisce impressionante ma poi ironicamente e criticamente dice che l’ autore del libro spiega gli “”errori”” di un certo filosofo sia con le sue origini che per le sue funzioni ecclesistiche, si tratta di un vescovo. Inoltre l’ autore ammira molto un filosofo tedesco materialista notorio dimenticando il fatto che questo filosofo tedesco ha fatto eleggere dottore honoris causa di una celebre università un principe della corona (kronprinz)! Ciò in virtù del principio secondo il quale il solo fatto di appartenere alla famiglia Hohenzollern conferisce automaticamente il diritto ai gradi supremi nelle Lettere, Arti e Scienze! Lise de K. riporta a Lenin questi rilievi e Lenin risponde con l’ aria più naturale del mondo: “”Ciò non ha alcuna importanza. Io sostengo, primo: che il mestiere, e principalmente il mestiere ecclesiastico, pesa sulle opinioni; secondo: che un materialista tedesco può ammettere un principe imperiale nell’ elite intellettuale – a tito di oggetto d’ arte naturalmente””. Le sfumature e gli imponderabili non lo preoccupavano mai (…)””. (pag 130-131)”,”LENS-162″
“BEUMELBURG Werner”,”La Guerre de 14-18 racontée par un Allemand.”,”Werner Beumelburg (1899-1963) fa parte della generazione di Ernst Jünger che ha ben conosciuto. Entrato nel conflitto a 16 anni, nel 1916, appena dopo la battaglia di Verdun, promosso ufficiale al fronte compie una esperienza vera della guerra. Poco dopo la fine della guerra, nel 1921, diventa redattore capo della ‘Deutsche Soldatenzeitung’ al ministero della Reichswehr. Prosegue poi una lunga carriera nella stampa e nell’editoria. Falkenhayn. “”Falkenhayn n’était pas homme à perdre la tête et à s’effondrer. Le changement terrible de situation, qui s’était abattu de toutes parts en quelques semaines sur l’Allemagne comme un orage gigantesque, se trouva à son poste comme aux temps plus heureux de son commandement suprême quil exerçait maintenant depuis près de deux ans. Il n’eut pas le temps de faire des comparaisons entre la situation qu’il avait trouvée jadis au départ de Moltke et la situation qui venait de se développer. Savait-il encore dans quelles circonstances on l’avait alors appelé de son poste de ministre de la guerre prussien? À l’Ouest, le plan génial de Schlieffen venait de s’effondrer deux semaines avant sa réalisation complète… les armées allemandes venaient d’être arrêtées à grand-peine après une retraite terrible qui les avait frappées comme un coup de tonnerre en pleine décision victorieuse…les Français et les Anglais, poussés par l’enthousiasme de leurs peuples, étaient sur le point de porter le coup de grâce à l’armée allemande vacillante en le débordant par le nord… À l’Est, malgré Tannenberg et les Lacs Mazures, l’armée russe partie de la Pologne Centrale était en marche, avec ses millions d’hommes, vers l’Allemagne; les Autrichiens, battus à plate couture et repliés derrière les Carpathes, appelaient désespérément les Allemands à leur secours… Les Serbes eux-mêmes se préparaient à envahir la plaine hongroise…”” (pag 247) Falkenhayn Erich von. – Generale tedesco (Burg Belchau 1861 – Schloss Lindstedt, Potsdam, 1922); capo di S. M. dell’esercito tedesco (1914-16). Convinto della preminente importanza del fronte occidentale, insistette a lungo, vanamente, nell’offensiva di Verdun. Fallita questa, ebbe il comando della 9a armata che conquistò quasi tutta la Romania. Fu uno dei generali più eminenti della prima guerra mondiale. Scrisse: Die oberste Heeresleitung 1914-1916 in ihren wichtigsten Entschliessungen (1920). (Treccani) di Adriano Alberti FALKENHAYN, Erich von. – Generale tedesco, nato a Belchau presso Graudenz l’11 settembre 1861, morto a Potsdam l’8 settembre 1922. Sottotenente di fanteria nel 1880, fu poi ufficiale di stato maggiore; nel 1896 andò in Cina come istruttore di quell’esercito; nel 1900 fece parte del corpo di spedizione tedesco contro la Cina stessa; rimpatriò nel 1903. Maggiore generale nel 1912, fu nominato nel 1913 ministro della Guerra e subito dopo promosso a scelta tenente generale. Come ministro della Guerra si oppose ad un aumento di corpi d’armata che lo stato maggiore aveva proposto (Ludendorff, allora colonnello). Fu, per questa sua resistenza, accusato di demagogismo. Dopo la battaglia della Marna egli venne nominato capo di stato maggiore dell’esercito. Intuì la fallacia del metodo che, secondo le teorie dello Schlieffen, si prefiggeva di applicare sempre ed esclusivamente la manovra avvolgente. Appena dichiarata la guerra, egli aveva iniziato l’aumento dell’esercito. Riuscita vana l’offensiva in Fiandra (fine 1914), il F. consentì nel 1915 (come richiedeva Hindenburg) ad attaccare la Russia, ottenendo risultati grandiosi; poi fece invadere la Serbia. Nel 1916, attaccò Verdun, riuscendo a richiamare intorno alla piazza forte il grosso dell’esercito francese. Ma Verdun non fu conquistata e ciò costituì un grave scacco morale per i Tedeschi. Esonerato dalla carica di capo di stato maggiore (fine agosto 1916) e nominato comandante della 9ª armata contro la Romania, guidò magistralmente le operazioni che condussero alla conquista della maggior parte del territorio di quello stato. Ebbe nel giugno 1917 il comando del gruppo di armate destinato ad operare nella Palestina e poi (marzo 1918) il comando della 10ª armata sulla fronte russa. Il F. fu uno dei condottieri eminenti rivelati dalla guerra. Assunto alla suprema direzione dell’esercito, senza aver mai tenuto in precedenza nessun comando di truppa, qualcuna delle sue concezioni, come l’affidare a truppe di nuova formazione l’offensiva delle Fiandre nell’ottobre 1914 e l’impresa di Verdun, non sembrano aver tenuto conto sufficiente delle reali difficoltà tattiche; ma la disfatta della Russia fu in gran parte opera sua. Scrisse: Die oberste Heeresleititng 1914-16 in ihren wichtigsten Entschliessungen (Berlino 1920) e Der Feldzug der 9. Armee gegen die Rumänen und Russen (Berlino 1921) tradotte anche in italiano (Roma 1923). Bibl.: A. Alberti, Il generale Falkenhayn, Roma 1924, ed. tedesca, Berlino 1924; H. Zwehl, General Erich von Falkenhayn, Berlino 1926. (Enciclopedia italiana, 1932)”,”QMIP-179″
“BEUTIN Wolfgang HOPPE Wilfried a cura; saggi di Thomas MEYER Jürgen LÜTHJE Jost HERMAND Thomas HÖHLE Wolfgang BEUTIN Thomas METSCHER Friedrich MÜLDER William BOEHART Waldemar SCHUPP”,”Franz Mehring (1846-1919). Beiträge der Tagung vom 8. bis 9. November 1996 in Hamburg anläßlich seines 150. Geburtstags.”,”Saggi di Thomas MEYER Jürgen LÜTHJE Jost HERMAND Thomas HÖHLE Wolfgang BEUTIN Thomas METSCHER Friedrich MÜLDER William BOEHART Waldemar SCHUPP”,”MEHx-065″
“BEVACQUA Stefano TURANI Giuseppe”,”La svolta del ’78. Il sindacato e il Pci dall’intervista di Lama alla Conferenza operaia di Napoli.”,”Stefano Bevacqua è nato a Milano nel 1952. E’ stato segretario della Federazione dei lavoratori edili della Cisl di Varese fino al 1976. E’ redattore di ‘Repubblica’. Turani è nato a Voghera nel 1941, giornalista (Repubblica), autore con Scalfari di ‘Razza padrona’.”,”SIND-026-FV”
“BEVAN Andrew COULMAN Chris EVES Robert HOWARD Carol JONES Stella MANN Liz MCKELVEY David MCNEICE Justene WISEMAN Nick WRIGHT Simon, Redazione, Hanno Collaborato GIOVANNINI Roberto MATALDI Amedeo RECCHIUTI Martina TORTORELLA Bruna”,”Il Mondo in cifre. 1996.”,”Supplemento al numero 159 di Internazionale del 6 dicembre 1996, Direttore responsabile Giovanni DE MAURO.”,”STAT-018-FL”
“BEVAN Andrew COULMAN Chris EVES Robert HOWARD Carol JONES Stella MANN Liz MCKELVEY David MCNEICE Justene WISEMAN Nick WRIGHT Simon, Redazione, Hanno Collaborato GIOVANNINI Roberto CHIOINI Giovanna GRISANTI Claudia NOTARBARTOLO Alberto VILALTA Francisco”,”Il Mondo in cifre. 2001.”,”Supplemento al numero 364 di Internazionale del 8 dicembre 2000, Direttore responsabile Giovanni DE MAURO.”,”STAT-019-FL”
“BEVAN Andrew COULMAN Chris EVES Robert HOWARD Carol JONES Stella MANN Liz MCKELVEY David MCNEICE Justene WISEMAN Nick WRIGHT Simon, Redazione, Hanno Collaborato GIOVANNINI Roberto CHIOINI Giovanna CARDILE Liliana JOLLIVET Melissa NOTARBARTOLO Alberto VILALTA Francisco”,”Il Mondo in cifre. 2003.”,”Supplemento al numero di Internazionale del29 dicembre 2002, Direttore responsabile Giovanni DE MAURO.”,”STAT-020-FL”
“BEVERE Elio”,”La logica della programmazione dell’elaboratore elettronico.”,”L’Autore, nel presente volume, tratta di come ottenere il prodotto finito “”programma””, tramite un razionale metodo di lavoro e stabilisce, attraverso una analisi rigorosa delle variabili condizionanti ed un opportuno legame tra programmi ed operazioni sugli insiemi, precise regole cui sottostanno tutti i programmi a carattere amministrativo-gestionale.”,”SCIx-117-FL”
“BEVILACQUA Piero DE-CLEMENTI Andreina FRANZINA Emilio a cura, saggi di Giovanni PIZZORUSSO Marco PORCELLA Antonio GOLINI e Flavia AMATO Dora MARUCCO Matteo SANFILIPPO Piero BEVILACQUA Francesco Paolo CERASE Matteo SANFILIPPO Franco RAMELLA Gino MASSULLO Andreina DE-CLEMENTI Paola CORTI Augusta MOLINARI Bruna BIANCHI Adolfo PEPE e Ilaria DEL-BIONDO Amoreno MARTELLINI Maria Rosaria OSTUNI Oscar GASPARI Brunello MANTELLI Federica BERTAGNA Amoreno MARTELLINI Raoul PUPO Federico ROMERO Michele COLUCCI Sabastiano MARTELLI Gian Piero BRUNETTA Francesca ANANIA Emilio FRANZINA Antonio GIBELLI e Fabio CAFFARENA Vito TETI”,”Storia dell’ emigrazione italiana. Partenze.”,”Saggi di Giovanni PIZZORUSSO Marco PORCELLA Antonio GOLINI e Flavia AMATO Dora MARUCCO Matteo SANFILIPPO Piero BEVILACQUA Francesco Paolo CERASE Matteo SANFILIPPO Franco RAMELLA Gino MASSULLO Andreina DE-CLEMENTI Paola CORTI Augusta MOLINARI Bruna BIANCHI Adolfo PEPE e Ilaria DEL-BIONDO Amoreno MARTELLINI Maria Rosaria OSTUNI Oscar GASPARI Brunello MANTELLI Federica BERTAGNA Amoreno MARTELLINI Raoul PUPO Federico ROMERO Michele COLUCCI Sabastiano MARTELLI Gian Piero BRUNETTA Francesca ANANIA Emilio FRANZINA Antonio GIBELLI e Fabio CAFFARENA Vito TETI “”Fu per questo motivo che la politica migratoria si volse a cercare anche altre soluzioni, in particolare proponendo la libera circolazione della manodopera nel contesto del processo di integrazione europea. Dopo aver ottenuto una parziale – ma inefficace – dichiarazione di principio in tal senso con il trattato del 1951 che dava vita alla Comunità europea per il carbone e l’ acciaio (Ceca), l’ Italia riuscì a far inserire nei Trattati di Roma (1957), che istituivano il Mercato comune europeo, l’ art. 48 che garantiva la libera circolazione della manodopera per rispondere a “”un’ effettiva domanda di lavoro””. (pag 406)”,”ITAS-077″
“BEVILACQUA Piero DE-CLEMENTI Andreina FRANZINA Emilio a cura, saggi di Angelo TRENTO Fernando DEVOTO Rudolph J. VECOLI Bruno RAMIREZ Vittorio CAPPELLI Adriano BONCOMPAGNI Enrico PUGLIESE Eric VIAL Giovanna MEYER SABINO Anne MORELLI Marco CLEMENTI Francesco SURDICH Nicola LABANCA Maria Susanna GARRONI Ferdinando FASCE Salvatore LUPO Elisabetta VEZZOSI Gian Antonio STELLA e Emilio FRANZINA Benedicte DESCHAMPS Patrizia AUDENINO Bruna BIANCHI Augusta MOLINARI Daniele MARCHESINI Andreina DE-CLEMENTI Luciano TOSI Ludovico INCISA DI CAMERANA Matteo SANFILIPPO Stefano LUCONI Fernando DEVOTO Joao Fabio BERTONHA Patrizia SALVETTI Sergio BUGIARDINI Federica BERTAGNA Michele COLUCCI Alessandro PORTELLI Caterina ROMEO Vanni BLENGINO Ugo SERANI Paolo COLAIACONO Vito TETI Regina SORIA Maddalena TIRABASSI Anna Maria MARTELLONE”,”Storia dell’ emigrazione italiana. Arrivi.”,”Saggi di Angelo TRENTO Fernando DEVOTO Rudolph J. VECOLI Bruno RAMIREZ Vittorio CAPPELLI Adriano BONCOMPAGNI Enrico PUGLIESE Eric VIAL Giovanna MEYER SABINO Anne MORELLI Marco CLEMENTI Francesco SURDICH Nicola LABANCA Maria Susanna GARRONI Ferdinando FASCE Salvatore LUPO Elisabetta VEZZOSI Gian Antonio STELLA e Emilio FRANZINA Benedicte DESCHAMPS Patrizia AUDENINO Bruna BIANCHI Augusta MOLINARI Daniele MARCHESINI Andreina DE-CLEMENTI Luciano TOSI Ludovico INCISA DI CAMERANA Matteo SANFILIPPO Stefano LUCONI Fernando DEVOTO Joao Fabio BERTONHA Patrizia SALVETTI Sergio BUGIARDINI Federica BERTAGNA Michele COLUCCI Alessandro PORTELLI Caterina ROMEO Vanni BLENGINO Ugo SERANI Paolo COLAIACONO Vito TETI Regina SORIA Maddalena TIRABASSI Anna Maria MARTELLONE. “”Né questa ostilità era così callosa solo nei paesi di lingua inglese. A parte i sussulti xenofobi in Francia o in Argentina, prima e dopo i massacri di Aigues-Mortes e di Tandil di cui diremo più in là, ci sono infatti paesi come la Svizzera dove i sentimenti anti-italiani si sono manifestati in forma carsica (…)”” (pag 289-90)”,”ITAS-079″
“BEVILACQUA Franco e BEVILACQUA Gabriella MANTOVANI Andrea GAMBETTI Luca CICCONI Claudia CUTTICA Cesare PLATANIA Marco SULLAM Simon Levis BRIGHI Elisabetta GRASSI Davide SARTORI Giovanni BUSINO Giovanni EINAUDI Luigi SODDU Paolo PAOLINI MERLO Silvio”,”‘Random walks’ nelle serie storiche macroeconomiche? Evidenza empirica e implicazioni teoriche (Bevilacqua); Does a market economy promote freedom? (Mantovani); The Effectiveness of monetary policy: Evidence from a non-standard identifying criterion (Gambetti); I piccoli aggiustamenti di bilancio. I paesi europei nel periodo 1970-99 (Cicconi); Riflessioni inaspettate. Robert Filmer, ‘vertuous wife’ e caccia alle streghe (Cuttica); Repubbliche e repubblicanesimo in Montesquieu. Percorsi bibliografici, problemi e prospettive di ricerca (Platania); «Pensiero e azione»: Giovanni Gentile e il fascismo tra Mazzini, Vico (e Sorel) (Sullam); Tra necessità ed autonomia: congetture ed ipotesi sugli ultimi vent’anni di politica estera italiana (Brighi); Sindacati e politica in Spagna: dalla transizione democratica ai governi di Aznar (Grassi); Metodologia della scienza politica. Relazione al Convegno di studi sulla scienza politica (Università di Torino, 27-28 ottobre 1962) a cura di Silvio Paolini Merlo (Sartori); Materiali per la bio-bibliografia di Umberto Ricci (Busino); Bibliografia di Umberto Ricci (Busino); Appunti di diario, 28 aprile – 11 maggio 1948, a cura di Paolo Soddu (Einaudi).”,”Giovanni Sartori su Marx e lo Stato (pag 302-303) e Marx e la Comune di Parigi (pag 310-311) (gli errori di Marx…)”,”ANNx-032-FP”
“BEVINS Vincent”,”Il Metodo Giacarta. La crociata anticomunista di Washington e il programma di omicidi di massa che hanno plasmato il nostro mondo.”,”Vincent Bevins è un giornalista pluripremiato. In veste di corrispondente dal Sud Est asiatico del ‘Washington Post’ si è occupato in particolare degli effetti del massacro del 1965 e di politica indonesiana contemporanea. In precedenzxa ha lavorato come corrispondente dal Brasile per il Los Angeles Times coprendo zone limitrofe e da Londra per il Financial Times. Nato e cresciuto in California ha trascorso gli ultimi anni a Giacarta Sterminio. “”Nel 1965 il comandante dei militari di Aceh era Ishak Djuarsa, un accanito anticomunista che aveva studiato a Fort Leavenworth in Kansas (5). Il 7 ottobre lasciò la capitale, Banda Aceh, per un frenetico giro della provincia dove tenere discorsi a folle raccolte in fretta. Secondo i testimoni presenti proclamò: «Quelli del Pki sono ‘kafir’ (infedeli). (…) Li estirperò dalle radici! Se trovate dei membri del Pki in un villaggio e non li ammazzate, sarete voi ad essere puniti!». Djuarsa incitò la folla al grido di ‘Morte al Pki! Morte al Pki! Morte al Pki!. La gente di Aceh Centrale capì che veniva loro detto di ammazzare i comunisti, altrimenti sarebbero stati ammazzati loro (6). Si crede che sull’isola di Sumatra la strage iniziò quel giorno. Qualche uccisione avvenne «spontaneamente» a opera di civili che agivano per proprio conto dopo aver ricevuto quel tipo di ordini, ma non fu la regola: i militari e la polizia iniziarono ad arrestare un enorme numero di persone. Molte persone di sinistra si consegnarono spontaneamente pensando che fosse la cosa più sicura e prudente da fare. I militari rimisero in funzione le strutture civili che avevano creato durante la campagna antimalese. Nel corso della ‘Konfrontasi’, l’esercito aveva istituito organizzazioni paramilitari che potevano essere usate per applicare la legge marziale e schiacciare i comunisti (7). La frase usata da Djuarsa, «estirparli dalle radici», era già stata usata prima, a mezzanotte del 1° ottobre, da Mokoginta, un altro comandante militare di Sumatra che aveva studiato a Leavenworth. Queste parole sarebbero diventate il pubblico e costante ritornello del programma di sterminio di massa (8). 8 ottobre. Il quotidiano dell’esercito «Angkatan Bersendjata» pubblicò la vignetta di un uomo che prende a colpi d’ascia un grande tronco. Sul tronco c’è l’acronimo indonesiano per il Movimento 30 settembre, «G30S», e sulle radici quello del Partito comunista, «Pki». La didascalia diceva: «Estirpateli dalle radici» (9). Ma all’interno dell’esercito indonesiano l’operazione aveva un altro nome: ‘Operasi Penumpasan’ – Operazione Annientamento (10). (…) 20 ottobre. Washington DC. – Il Dipartimento di Stato ricevette un telegramma dell’ambasciatore Howard Green. Green riferiva che il Pki aveva subito «arresti, attacchi e, in alcuni casi esecuzioni dei quadri di partito, che avevano comportato alcuni danni alla sua forza organizzativa». Il telegramma proseguiva: “”Se la repressione dell’esercito ai danni del Pki continua e i militari rifiutano di cedere la loro posizione di potere a Sukarno, la forza del Pki potrebbe essere ridimensionata. A lungo termine, tuttavia, la repressione nei confronti del Pki non funzionerà se l’esercito non deciderà di attaccare il comunismo in quanto tale””. Green concluse: «In ogni caso, l’esercito sta facendo ogni sforzo per distruggere il Pki e io ho sempre più rispetto per la determinazione e l’organizzazione con cui sta portando avanti questo compito fondamentale» (11)”” (pag 155-157); “”Si stima che siano state massacrate dalle cinquecentomila al milione di persone e che un milione di persone venne mandato nei campi di concentramento. Sarwo Edhie, l’uomo che a marzo tese l’imboscata a Sukarno, una volta si vantò che i militari avessero ucciso tre milioni di persone (44). C’è un motivo per cui dobbiamo accontentarci di stime: per più di cinquant’anni il governo indonesiano ha resistito a tutti i tentativi di documentare quello che era successo e nessuno al mondo si preoccupava molto di insistere. Milioni di persone furono vittime indirette dei massacri ma nessuno ha mai chiesto loro quante persone care abbiano perso”” (pag 173); “”Le liste delle persone da uccidere non furono fornite all’esercito indonesiano soltanto dai funzionari del governo degli Stati Uniti: alcuni dirigenti di piantagioni di proprietà americana diedero i nomi di sindacalisti e comunisti «scomodi» che poi furono uccisi (50)”” (pag 174)”,”ASIx-124″
“BEVINS Vincent”,”Se noi bruciamo. Dieci anni di rivolte senza rivoluzione.”,”Vincent Bevins è giornalista e scrittore. In veste di corrispondente dal Sudest asiatico del “”Washington Post”” si è occupato in particolare degli effetti del massacro del 1965 e di politica indonesiana contemporanea. In precedenza ha lavorato come corrispondente dal Brasile per il “”Los Angeles Times””, coprendo anche le zone limitrofe, e da Londra per il ‘Financial Times’. Per Einaudi ha pubblicato ‘Il Metodo Giacarta’ (2021)”,”AMLx-199″
“BEW Paul SASSOON Donald”,”Coscienza di classe e rivoluzione industriale nella storiografia urbana inglese.”,”Da alcune note: (7) (…) Per un saggio che discute in maniera rigorosa i problemi teorici che si presentano nell’affrontare il materiale del censimento si veda B. Hindess, ‘The Use of Official Statistics’, London, 1973, un contributo marxista influenzato dalla epistemologia francese di Bachelard e Canguilhem, ma anche dall’uso che dei dati statistici fa Lenin ne ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’ (pag 525) (13) E’ da notare inoltre che Marx, nella sua critica al programma di Gotha, escluse specificamente la possibilità di una eguaglianza dei salari sia nella società socialista (dove la remunerazione dipende dal lavoro) sia in quella comunista (dove dipende dal bisogno di ciascuno) (pag 528)”,”STOx-011-FGB”
“BEYERLEIN Bernhard H. BABICENKO Leonid G. FIRSOV Fridrich I. VATLIN Aleksandr J. a cura”,”Deutscher Oktober 1923. Ein Revolutionsplan und sein Scheitern.”,”Saggi di Friedrich I. FIRSOV Pierre BROUE’ Karsten RUDOLPH. “”Il gruppo di destra di Paul Levi fondò la Kommunistische Arbeitsgemeinschaft (KAG) (comunità operaia comunista, sie verlangte vor allem mehr Unabhängigkeit von der Komintern und eine realistischere Politik der KPD. Innerhalb der Partei gingen die Auseinandersetzungen das ganze Jahr 1921 hindurch weiter””. (pag 23) (traduzione) “”Wenn die Partei in einer solchen Situation, die durch das Gestrige, das Vorhergehende bestimmt wird, fatalistische Tendenzen bemerken lässt, so ist es die grösste Gefahr. Der Fatalismus kann ja verschiedene Formen annehmen. Erstens kann man sagen, ja, die Sietuation ist revolutionär, jetzt kommt die Revolution. Man wiederholt es von Tag zu Tag, man gewöhnt sich daran, und die Politik besteht darin, dass man auf die Revolution wartet.”” (pag 166, Trotsky, Conferenza di Mosca tra i compagni russi dell’ Esecutivo con le delegazioni del KPD, del PCF e del Partito comunista cecoslovacco, 25 settembre 1923) Se il partito in una tale situazione, che per quanto riguarda ieri, era stata precedentemente indicata, fa rimarcare delle tendenze fatalistiche, allora il pericolo è uno dei più grandi. Il fatalismo può prendere delle forme differenti. Si può dire, si, la situazione è rivoluzionaria, allora c’è la rivoluzione. Lo si ripete giorno dopo giorno, ci si abitua, e la politica consiste nell’ attendere la rivoluzione.”” (pag 166)”,”MGER-071″
“BEZBAKH Pierre”,”Histoire du socialisme français.”,”BEZBAKH Pierre è maitre de conferences all’Université Paris-Dauphine. E’ una rassegna veloce di temi e personaggi nel corso di due secoli di ‘socialismo’ francese che termina con Mitterand e soci (è forse la parte ‘centrale’ del libro). Può essere utile solo per compilare una cronologia. La bibliografia sta in una paginetta…”,”FRAP-112″
“BEZSONOV Youri”,”Mes Vingt-Six Prisons et mon Évasion de Solovki.”,”Youri Bezsonov, ancien Capitaine de Cavalerie de la Division Caucasienne dite ‘Division Sauvage’. Note, avec 9 Illustrations hors texte et 4 cartes, traduit du Russe par E. SEMENOFF, note du traducteur, épilogue, Collection d’études, de documents et de témoignages pour servir a l’Histoire de notre temps.”,”RIRx-067-FL”
“BEZZA Bruno a cura; saggi di Emilio LUSSU Umberto ROMAGNOLI Aris ACCORNERO Emilio RAYNERI Gino GIUGNI Francesco CIAFALONI F. LIUZZI e A. PERRELLA F. BIANCHI Bruno MANGHI Italo VIGLIANESI Livio LABOR Luciano PALLAGROSI Marino REGINI M.S. ROMA Lucio DE-CARLINI Leopoldo PIRELLI Ada BECCHI”,”Lavoratori e movimento sindacale in Italia dal 1944 agli anni 70.”,”Saggi di Emilio LUSSU, Umberto ROMAGNOLI, Aris ACCORNERO, Emilio RAYNERI, Gino GIUGNI, Francesco CIAFALONI, F. LIUZZI e A. PERRELLA, F. BIANCHI, Bruno MANGHI, Italo VIGLIANESI, Livio LABOR, Luciano PALLAGROSI, Marino REGINI, M.S. ROMA, Lucio DE-CARLINI, Leopoldo PIRELLI, Ada BECCHI.”,”MITT-044″
“BEZZA Bruno a cura; saggi di O. BAYER L. BRUTI LIBERATI B. CARTOSIO G. CERRITO Z. CIUFFOLETTI G. CRESCIANI D. VON DELHAES-GÜNTHER T.S. DI-TELLA D. FABIANO C. FILGUEIRA E. FRANZINA F. GRASSI M.L. LEIVA A.M. MARTELLONE A. MORELLI A. MIGLIAZZA M.R. OSTUNI R. PARIS M. PUNZO R.H. RAINERO J. RIAL G. ROSOLI E. SCARZANELLA H. SCHÄFER E. SORI S.M. TOMASI R.J. VECOLI L. DELLA BRIOTTA”,”Gli italiani fuori d’ Italia. Gli emigrati italiani nei movimenti operai dei paesi d’ adozione (1880-1940).”,”saggi di O. BAYER L. BRUTI LIBERATI B. CARTOSIO G. CERRITO Z. CIUFFOLETTI G. CRESCIANI D. VON DELHAES-GÜNTHER T.S. DI-TELLA D. FABIANO C. FILGUEIRA E. FRANZINA F. GRASSI M.L. LEIVA A.M. MARTELLONE A. MORELLI A. MIGLIAZZA M.R. OSTUNI R. PARIS M. PUNZO R.H. RAINERO J. RIAL G. ROSOLI E. SCARZANELLA H. SCHÄFER E. SORI S.M. TOMASI R.J. VECOLI L. DELLA BRIOTTA “”E’ indubbio però che l’ alto indice di disoccupazione tra gli italiani, l’ indifferenza, l’ ignoranza delle leggi sindacali e il risentimento nei confronti della politica settaria e razzista del movimento operaio e del Labour Party, inducessero alcuni emigranti ad accettare un impiego durante situazioni di sciopero. Il giornale italiano dell’ epoca riporta frequenti episodi di crumiraggio di manovalanza italiana, spesso incitata in ciò da datori di lavoro italiani ed australiani privi di scrupoli. Alcuni leaders sindacali australiani, consci del pericolo che questa situazione creava per il movimento operaio e desiderosi di migliorare le condizioni di lavoro degli italiani, arrivarono perfino a scrivere ai socialisti in Italia nella speranza che questi potessero convincere in qualche modo gli emigranti italiani dell’ utilità di iscriversi ai sindacati australiani.”” (pag 322)”,”CONx-119″
“BEZZA Bruno”,”Salario e cannoni. Tra la fabbrica e il fronte durante la grande guerra.”,”””La partecipazione dei sindacati fu però attiva, o comunque fu implicito il loro assenso, nelle deliberazioni adottate dal ministero della guerra prussiano per l’industria metallurgica berlinese. Queste deliberazioni riguardavano la libertà di circolazione degli operai e il lavoro obbligatorio. Nel primo caso vennero posti dei limiti alla libera circolazione dietro compensi di aumenti salariali, mentre nel secondo caso venne promulgata una legge che prescriveva l’obbligo al lavoro per tutti gli uomini dai diciassette ai sessanta anni. Come contrappeso a questi obblighi e limitazioni fu autorizzata l’introduzione, nelle aziende con più di cinquanta dipendenti, di “”commissioni operaie”” permanenti (10), “”si possono considerare le dirette precorritrici dei futuri consigli di fabbrica”” (11). La collaborazione fra Stato, imprenditori e sindacati, dopo il 1916, si accentuò in occasione dell’ingresso nell’ufficio di guerra, come rappresentante operaio, di Alexander Schlicke, presidente del sindacato degli operai metallurgici. La costante del comportamento del movimento sindacale tedesco fu la difesa strenua della legalità e del riconoscimento dell’organizzazione anche contro gli interessi del movimento. In Gran Bretagna sin dall’inizio delle ostilità i dirigenti delle organizzazioni sindacali si orientarono favorevolmente verso la politica del governo”” (pag 12) (10) G. Feldman, op.cit., p. 535 ss. (11) G. Hardach, op.cit, p.211 Cita il libro di R. Sichler, J. Tiburtius, Die Arbeiterfrage, eine Kernfrage des Weltkrieges, Berlin”,”QMIP-192″
Biblioteca Isc ordinata per nome autore, A3
“AMABLE Bruno”,”Les cinq capitalismes. Diversité des systèmes économiques et sociaux dans la mondialisation.”,”AMABLE Bruno, professore di scienze economiche all’Università di Parigi X – Nanterre, e ricercatore al CEPREMAP.”,”ECOI-288″
“AMADEI Leonetto GAIANI Luigi VITALI Walter AGOSTINI Gerardo AMENDOLA Pietro ANIASI Aldo TAVIANI Paolo Emilio BOLDRINI Arrigo, interventi”,”I 50 anni dell’ANPI. Bologna 25 e 26 novembre 1994.”,”Allegati esterni opuscolo dedicato alla storia del partigiano russo Fjodor Poletajev + cartine rastrellamenti nazifascisti”,”ITAR-180″
“AMADO Jorge”,”Il cammino della speranza.”,”AMADO Jorge, romanziere, è nato nello Stato di Bahia il 10 agosto 1912. Amado ha pubblicato il suo primo libro a 19 anni e nel 1935 era già celebre in tutto il Brasile e fuori dal paese. Nel 1951 ha ricevuto il premio Stalin per la pace. Comunista militante è stato arrestato due volte ed è anche fuggito dal Brasile. E’ stato deputato del partito comunista brasiliano. E’ giudicato un narratore realista con una tendenza al populismo romantico legato alla gente e ai problemi della sua terra. (f. Garzantine) “”Fu però intorno al ’30, in concomitanza con più aperte lotte per la emancipazione economica e politica del paese, che i letterati brasiliani cominciarono in modo diretto e meno “”strumentale”” a scavare nella realtà dei loro nuclei urbani (la vita squallida e senza prospettive della piccola borghesia, la formazione progressiva della coscienza operaia, il mondo popolare di colore delle città del Nord-Est), nella situaizone delle loro campagne (il dramma del totale abbandono, dell’ alienazione completa della condizione contadina, l’ epopea della conquista della terra strappata col sangue alla foresta tropicale), nella vita dei pastori, dei pescatori della costa, dei lavoratori delle saline, di tutta quella vasta e variata umanità del Brasile, negri e bianchi, meticci e mulatti, emigranti giunti da ogni parte del mondo a convogliare nuove energie, nuovi tipi fisici e nuove culture in una società nata essa stessa da tre filoni opposti, portoghese, indio e africano.”” (pag 10) (presentazione)”,”VARx-170″
“AMALDI Edoardo, a cura di Giovanni BATTIMELLI Michelangelo DE-MARIA Adele LA-RANA”,”Da via Panisperna all’America. I fisici italiani e la Seconda guerra mondiale.”,”La prima esplosione nucleare. (pag 42-45) (dalla prefazione alla prima edizione) “”La notizia della caduta di Mussolini il 25 luglio del 1943 e della successiva occupazione dell’Italia da parte delle truppe naziste giunse a Los Alamos attraverso i giornali, ma Segrè riuscì ad avere le prime notizie sui suoi familiari rimasti in Italia soltanto nel giugno del 1944 dopo la liberazione di Roma da parte degli Alleati. «Le prime truppe entrate a Roma – riferisce Segré – avevano l’ordine di cercare Amaldi e altri fisici per raccogliere informazioni sul progetto atomico tedesco, e così attraverso i servizi segreti militari ottenni alcune notizie da casa. Oppenheimer mi convocò nel suo ufficio e mi disse che mio padre era salvo ma che mia madre era stata catturata dai nazisti in una retata dell’ottobre del 1943. (…) Mio padre non sopravvisse a lungo e morì (…) il 4 ottobre 1944. (…) Soltanto nel 1947, e anche allora soltanto in modo parziale. La pagina tragica e penosa della fine dei miei genitori è sepolta nel profondo della mia anima e là deve restare» (52). A Los Alamos Segrè diresse un gruppo di ricerca di una quindicina di fisici con i quali impiantò subito un suo laboratorio per proseguire le ricerche iniziate a Berkeley sulla fissione spontanea degli elementi pesanti; qui riuscì a scoprire tra l’altro che il plutonio 240, un isotopo che era il «compagno inseparabile» del plutonio 239, aveva un’elevata probabilità di fissione spontanea che avrebbe provocato una «predetonazione», cioè un’esplosione precoce di basso rendimento. Ciò rendeva irrealizzabile l’esplosione di una bomba al plutonio se innescata con il cosiddetto «metodo del cannone», l’unico modo fino ad allora preso in considerazione per il raggiungimento della massa critica. Il progetto della bomba al plutonio fu «salvato» dall’invenzione di un nuovo metodo dovuta al fisico del California Institute of Technology, Seth Neddermeyer, il «metodo di detonazione per implosione», il cui funzionamento venne verificato in un esperimento preliminare effettuato a Alamogordo il 7 maggio del 1945, al quale partecipò anche Segrè. Mentre Segrè e gli altri fisici si trovavano nel deserto a effettuare questo esperimento, furono raggiunti dalla notizia del suicidio di Hitler, della resa della Germania e della fine della guerra in Europa. Segrè ricorda che il suo primo pensiero fu: «Siamo arrivati troppo tardi». «Per me – prosegue Segrè – Hitler era la personificazione del male e la giustificazione principale per il lavoro sulla bomba atomica. Sono sicuro che questo sentimento era condiviso da molti dei miei colleghi, specialmente dai fisici europei. Ora che la bomba non poteva essere utilizzata contro i nazisti sorsero i dubbi. Discutemmo di questi dubbi in molte conversazioni private, anceh se ciò non appare nei rapporti ufficiali» (53). Nonostante questi dubbi, il lavoro nei laboratori di Los Alamos proseguì con urgenza inalterata fino all’esperimento «Trinity», la prima esplosione nucleare della storia, avvenuta ad Alamogordo il 14 luglio 1945. Il gruppo di Segrè era incaricato di misurare sia l’intensità dei raggi gamma «immediati», cioè quelli emessi nell’istante dell’esplosione e non quelli dovuti ai prodotti della fissione, sia l’intensità totale dei raggi gamma e l’intensità dei neutroni a varie distanze. Quel giorno Segrè si trovava con Fermi all’aperto a circa 10 miglia dal luogo dell’esplosione. Per precauzione si erano sdraiati a terra e portavano occhiali scuri per proteggeri gli occhi. «Improvvisamente – ricorda Segrè – l’intero paesaggio fu inondato da una luce estremamente brillante, (…) molto più brillante della luce del sole a mezzogiorno. (…) Al momento dell’esplosione, per un istante, mi venne in testa il pensiero che forse l’atmosfera avrebbe potuto prendere fuoco provocando la fine del mondo, sebbene sapessi che questa possibilità era stata attentamente studiata ed esclusa». Immediatamente dopo l’esplosione Fermi si alzò in piedi e fece cadere alcuni pezzettini di carta da lui disposti su un tavolo e ne misurò lo spostamento rispetto alla verticale provocato dall’onda d’urto. «Poi – prosegue Segrè – Fermi estrasse un pezzo di carta dove aveva calcolato in precedenza una tabella degli spostamenti in funzione dell’energia liberata. In questo modo ricavò istantaneamente una stima, sia pure approssimata, dell’energia liberata nell’esplosione» (54)”” (pag 42-45) (dalla prefazione alla prima edizione) [(52) E. Segrè, ‘A mind always in motion’, cit., p. 195; (53) Ivi, p. 200; (54) Ivi, p. 202]”,”SCIx-551″
“AMALRIK Andrej”,”Rasputin. Il “”monaco nero”” e la corte dell’ultimo Zar.”,”Quella di Amalrik è un’opera incompiuta. AMALRIK Andrej nato a Mosca nel 1938 fu espulso dall’Università nel 1963 per uno studio considerato non ortodosso sui normanni e la Russia di Kiev. Nel 1965 venne arrestato e condannato alla deportazione in Siberia da dove ritorna solo nel 1975 a Mosca. L’anno dopo viene espulso dall’URSS. Muore nel 1980 in un incidente automobilistico (?) mentre si reca a Madrid per sostenere la causa dei dissidenti alla Conferenza Europea. Ha scritto ‘Sovpravviverà l’URSS fino al 1984?’, ‘Viaggio involontario in Siberia’ e ‘Il giornale di un provocatore’. Leonid PLJUSC cita il libro di Agurskij (Agursky) ‘L’ideologia del nazional-bolscevismo’ (pag 266)”,”RUSx-140″
“AMALRIK Andrej”,”Sopravviverà l’Unione Sovietica fino al 1984?”,”Amalrik è nato nel 1938 a Mosca nella famiglia di uno storico. E’ finito in carcere con l’imputazione di aver scritto opere di carattere antisovietico.”,”RUSS-002-FMP”
“AMALVI Christian a cura; voci biografiche di J.L. ABBE’ D. ALIBERT P. AMBERT R. ANDREANI S. AUFRERE L. AVEZOU L. BERGES P. BARRAL J.L. BIGET Y. BILLARD D. BILOGHI J.O. BOUDON M. BOUYSSY A. BRENON P. CABANEL N. CADENE C.O. CARBONELL M. CHALON C. CHANDEZON M.T. CHEROUTRE J.L. CLEMENT S. COURTOIS G. DEDEYAN F. DOSSE V. DUCLERT S. DULUCQ L. DUMOND O. DUMOULIN S. DURAND Y. DURAND J. FOUILLERON J.H. FOULON A. GERARD P. GILLI J.M. GOULEMOT J. GREVY J. GRONDEUX . GUYOTJEANNIN F. HARTOG C. HOTTIN D. IOGNA-PRAT D. IANCU-AGOU C. IANCU B. JOLY A. JOUANNA B. LACHAISE A.F. LAURENS S. LAURENT D. LE-BLEVEC G. LE-THIEC S.A. LETERRIER M. LEYMARIE J.M. MAYEUR H. MICHEL A. MIQUEL B. NEVEU M.A. NIELEN M. OZOUF J.M. PAILLER B. PELLISTRANDI C. POMEYROLS O. PONCET D. POULOT A. PROST P. RICHE’ F. ROUSSEAU J.F. SIRINELLI M. SOT D. TRIAIRE J. TRICARD J.F. VERGNAUD B. VOUILLOT”,”Dictionnaire biographique des historiens francais et francophones. De Grégoire de Tours à Georges Duby.”,”AMALVI Christian lavora nell’ Università Paul Valery di Montpellier. Elenco degli autori: J.L. ABBE’ D. ALIBERT P. AMBERT R. ANDREANI S. AUFRERE L. AVEZOU L. BERGES P. BARRAL J.L. BIGET Y. BILLARD D. BILOGHI J.O. BOUDON M. BOUYSSY A. BRENON P. CABANEL N. CADENE C.O. CARBONELL M. CHALON C. CHANDEZON M.T. CHEROUTRE J.L. CLEMENT S. COURTOIS G. DEDEYAN F. DOSSE V. DUCLERT S. DULUCQ L. DUMOND O. DUMOULIN S. DURAND Y. DURAND J. FOUILLERON J.H. FOULON A. GERARD P. GILLI J.M. GOULEMOT J. GREVY J. GRONDEUX . GUYOTJEANNIN F. HARTOG C. HOTTIN D. IOGNA-PRAT D. IANCU-AGOU C. IANCU B. JOLY A. JOUANNA B. LACHAISE A.F. LAURENS S. LAURENT D. LE-BLEVEC G. LE-THIEC S.A. LETERRIER M. LEYMARIE J.M. MAYEUR H. MICHEL A. MIQUEL B. NEVEU M.A. NIELEN M. OZOUF J.M. PAILLER B. PELLISTRANDI C. POMEYROLS O. PONCET D. POULOT A. PROST P. RICHE’ F. ROUSSEAU J.F. SIRINELLI M. SOT D. TRIAIRE J. TRICARD J.F. VERGNAUD B. VOUILLOT”,”STOx-100″
“AMATO Sergio”,”Il problema “”partito”” negli scrittori politici tedeschi (1851-1914).”,”Sergio AMATO (Napoli 1950) insegna storia delle dottrine politiche prosso la facoltà di giurisprudenza dell’ Università di Siena e si è occupato degli sviluppi del pensiero politico in RUssia Austria e Germania tra Otto e Novecento. Ha pubblicato i volumi ‘M.I. Tugan-Baranovskij (1865-1919)’ (Firenze, 1980) e ‘Parlamentarismo e partito operaio nella genesi del pensiero politico di Kautsky’ (Firenze, 1984). Ha in corso di preparazione una monografia su Friedrich NAUMANN.”,”TEOP-107″
“AMATO Giuliano a cura”,”Il governo dell’industria in Italia.”,”Fondo Davoli”,”DIRx-035″
“AMATO Massimo”,”Le radici di una fede. Per una storia del rapporto fra moneta e credito in Occidente.”,”Massimo Amato insegna Storia economica presso l’Università Bocconi di Milano. La pubblicato pure: ‘Il bivio della moneta’, Egea, Milano, 2009. “”A questo proposito, il giovane Marx aveva già puntato il dito nella giusta direzione. A proposito dell’aria di sufficienza dell’economia politica nei confronti del sistema mercantilistico, e del suo culto feticistico dell’oro come unica forma della ricchezza, egli osservava quanto segue: «ecco perché l’opposizione dell’economia politica moderna al “”sistema monetario”” (ossia al mercantilismo) non può, nonostante la sua sagacia, condurci a una vittoria decisiva; se, infatti, la grossolana superstizione economica del popolo e dei governi fa riferimento a un sacchetto di monete, ‘sensibili, manipolabili, ben visibili’, e crede dunque al valore assoluto dei metalli preziosi e al loro possesso come alla sola realtà della ricchezza – e invece l’economista illuminato, informato delle cose del mondo, arriva e dimostra loro che la moneta è una merce come tutte le altre, il cui valore quindi dipende, esattamente come quello di ogni merce, dal rapporto fra i costi di produzione, la domanda e l’offerta, e la quantità o la concorrenza delle altre merci – ciò che potrà essere correttamente obiettato all’economista è che il valore ‘effettivo’ delle cose è purtuttavia il loro ‘valore di scambio’, e che, in ultima istanza, esso esiste nella moneta così come essa esiste nei metalli preziosi, e che dunque la moneta è il ‘vero’ valore delle cose, e per questo motivo è la cosa più degna di essere desiderata. Le dottrine dell’economista si sono peraltro incamminate in direzione di una siffatta saggezza, salvo il fatto che egli ha una capacità di astrazione tale da riconoscere l’esistenza della moneta in tutte le forme di merce e da non credere al valore esclusivo della sua esistenza metallica ufficiale. L’esistenza metallica della moneta è solo l’espressione sensibile ufficiale dell’anima della moneta che si nasconde in tutte le componenti della produzione e dei movimenti della società borghese. L’opposizione degli economisti moderni al sistema mercantilistico è tutta qui, essi colgono tale sistema nella sua astrazione e nella sua universalità, e in tal modo godono di superiori lumi sulla superstizione ‘sensibile’ che crede all’esistenza esclusiva di questo essere nel metallo prezioso. Al posto di tale grossolana superstizione, l’economista pone una superstizione raffinata. Ma, giacché entrambe hanno la propria radice nell’essere, la forma illuminata non porta a rimuovere completamente la forma grossolanamente sensibile della superstizione, dal momento che essa si oppone non all’essere stesso della superstizione, ma a una sua forma determinata. L’esistenza ‘personale’ della moneta in quanto rapporto di ‘conversione’ interno, in sé, nascosto, ossia come ‘rapporto di stabilità’ delle merci fra loro, corrisponde tanto più all’essere della moneta quanto più la moneta è astratta, ossia quanto meno essa ha un rapporto ‘naturale’ con le altre merci, ossia quanto più essa appare come un prodotto e tuttavia al contempo come un non-prodotto dell’uomo, quanto meno l’elemento della sua esistenza risulta ‘naturalmente generato’, quanto più essa è elaborata dall’uomo, o, nei termini dell’economia politica, quanto è maggiore il rapporto del suo ‘valore in quanto moneta’, con il valore monetario del materiale nel quale essa esiste. Ecco perché la ‘cartamoneta’ e i numerosi ‘rappresentanti cartacei della moneta’ (come le lettere di cambio, gli assegni, i titoli di debito ecc.) costituiscono l’esistenza ‘compiuta’ della ‘moneta in quanto moneta’, e un momento necessario nel processo di sviluppo del regime monetario» (15). Marx non parla da storico, e non descrive nulla di empirico. Almeno così sembra. La sua descrizione si limita, consapevolmente, a ‘riflettere’ il senso di un processo che oggi possiamo comprendere con meno difficoltà che non al tempo in cui il giovane Marx scriveva. Il modo in cui egli espone il processo di smaterializzazione della moneta può dunque tenere assieme ‘un fatto e il suo necessario superamento'”” (pag 243-244) [Massimo Amato, ‘Le radici di una fede. Per una storia del rapporto fra moneta e credito in Occidente’, Bruno Mondadori, Milano, 2008] [(15) K. Marx, ‘Auszüge aus James Mills Buch “”Éléments d’économie politique’, in Mew, ‘Ergänzungsband’, I. Teil, Dietz Verlag, Berin, 1968, pp. 445-463. Traduzione condotta a partire dalla trad. fr., inedita, di A. Schild]”,”EURE-012-FV”
“AMATO Ivan a cura, scritti di Stephen Jay GOULD David J. STEVENSON Eric S. LANDER Robert A. WEINBERG Joshua LEDERBERG Gregory B. OLSON Anne McLAREN Robert LUCKY Daniel KLEPPNER Roman JACKIW Paul NURSE Paul J. CRUTZEN Veeabhadran RAMANATHAN Eric R. KANDEL Larry R. SQUIRE Martin J. REES”,”Le vie della scoperta scientifica. I più grandi scienziati raccontano dove sta andando la scienza.”,”Ivan Amato scrittore e divulgatore scientifico”,”SCIx-004-FAP”
“AMATO Giuliano”,”Rileggendo Proudhon.”,”Per Proudhon il socialismo si configura non come un emisfero diferso, ma come un correttivo di quello esistente… L’attributo socialismo va riferito non tanto al modo di produzione quanto alla società… Critica di Proudhon allo statalismo comunista…”,”PROD-001-FGB”
“AMATO Sergio a cura; saggi di Lea CAMPOS-BORALEVI Carlo CARINI Sergio CARUSO Vittore COLLINA Luigi COMPAGNA Marco FERRARI Salvo MASTELLONE Andrea MIGNONE Fabio GRASSI-ORSINI Maria Pia PATERNÒ Massimo L. SALVADORI Francesco TUCCARI Sergio AMATO”,”La teoria della classe politica da Rousseau a Mosca.”,”Marx ed Engels intervennero nel dibattito, sollevato dal ‘Manifesto’ di Cracovia, con l’ ‘Address’ del 17 luglio 1846′ “”In un lontano 1969, Gian Mario Bravo ha pubblicato nella rivista «Il Pensiero politico» (II, pp. 224-254) un saggio su ‘Il concetto di rivoluzione nel socialismo premarxista’, ripubblicato nel volume ‘Il socialismo da Moses Hess alla Prima Internazionale nella recente storiografia’ (Torino, Giappichelli, 1971). In questo saggio ha affermato che nel socialismo premarxista tedesco il teorico più coerente della rivoluzione fu Wilhelm Weitling; questi, soprattutto nelle ‘Garanzie dell’armonia e della libertà’ (‘Garantien der Harmonie and Freiheit’, 1842), precisò che la rivoluzione è l’unico mezzo per render possibile il progresso, e deve essere realizzata senza compromessi, tramite l’insurrezione armata degli oppressi; essa è voluta dal proletariato, e sarà reale soltanto se sarà sociale, cioè se sarà comunista; la rivoluzione politica borghese, invece, opera solo riforme (op: cit., p. 38). In un precedente lavoro su ‘Wilhelm Weitling e il comunismo tedesco prima del Quarantotto’ (Torino, Giappichelli, 1963), Bravo aveva ricordato che Weitling giunse a Londra nell’agosto 1844 ed il 22 settembre 1844 ebbe luogo in suo onore un «meeting» internazionale organizzato dalle associazioni democratiche, in cui egli viene salutato come il rappresentante della causa comunista. Fu anche pubblicato un opuscolo dal titolo: ‘Young Germany. An account of the rise, progress, and present position fo German communism’ (London, 1844). (…) Il dibattito divenne più acceso quando giunsero nel dicembre 1845 le prime notizie delle agitazioni in Polonia, soprattutto a Cracovia, città controllata dall’Austria. Il 13 dicembre 1845 in un «democratic fraternal meeting», presenti esuli di molti paesi, Karl Schapper dichiarò: «The next Revolution must and will be social, as well political and national». Il 22 febbraio 1846 il governo provvisorio di Cracovia emanò un ‘Manifesto’ in lingua polacca, tradotto in tedesco e poi in inglese, nel quale si annunciava che «the nation shall have the absolute property of land». Si aprì una polemica sul quesito se il ‘Manifesto’ di Cracovia rispecchiasse «the principles of European democracy». Secondo Harney, il ‘Manifesto’ era rivolto ai «working men of all nations»; secondo Schapper, esso interessava Polonia e Italia, «the two nations at present oppressed and deprived of their political existence». Anche Marx ed Engels intervennero nel dibattito, sollevato dal ‘Manifesto’ di Cracovia, con l’ ‘Address of the German Democratic Communist of Brussels to Feargus O’Connor’, firmato Engels e Marx, Bruxelles 17 luglio 1846, e pubblicato nel giornale ‘The Northern Star’. Tale ‘Address’ nella edizione italiana degli scritti di Marx ed Engels, porta l’errata data del 1849. In questo importante testo, che anticipa il ‘Manifesto del partito comunista’, si sottolinea «the great struggle of Capital and labour, of bourgeoisie and proletarians», si afferma che «the working class will become the ruling class of England», e si teorizza la «working class democracy». Mazzini dall’agosto 1846 al giugno 1847 rispose sul «People’s Journal» con otto articoli sulla democrazia, rivolgendosi agli «English readers» ed affrontando il problema del rapporto tra casta governante e popolo governato (‘Pensieri sulla democrazia in Europa’, Milano, Feltrinelli, 1997)”” (pag 236-238) [Salvo Mastellone, ‘La classe governante nel pensiero di Mazzini (1846-1847)’, (in) ‘La teoria della classe politica da Rousseau a Mosca’, a cura di Sergi Amato, Cet – Centro Editoriale Toscano, Firenze, 2001]”,”TEOS-028-FMB”
“AMATORI Franco BIGAZZI Duccio GIANNETTI Renato SEGRETO Luciano a cura; saggi di Luciano SEGRETO Nicola CREPAS Albert CARRERAS Stefano BATTILOSSI Pier Angelo TONINELLI Renato GIANNETTI Giuseppe CONTI Giandomenico PILUSO Andrea GIUNTINI Marco DORIA Franco AMATORI Andrea COLLI Marco BELLANDI Duccio BIGAZZI Giuseppe BERTA Michelangelo VASTA Giovanni FEDERICO e Renato GIANNETTI Giovanni GOZZINI Raffaele TETI”,”Storia d’ Italia. Annali 15. L’ industria.”,”Saggi di Luciano SEGRETO Nicola CREPAS Albert CARRERAS Stefano BATTILOSSI Pier Angelo TONINELLI Renato GIANNETTI Giuseppe CONTI Giandomenico PILUSO Andrea GIUNTINI Marco DORIA Franco AMATORI Andrea COLLI Marco BELLANDI Duccio BIGAZZI Giuseppe BERTA Michelangelo VASTA Giovanni FEDERICO e Renato GIANNETTI Giovanni GOZZINI Raffaele TETI “”Nei primi mesi del 1943, mentre l’ indice della produzione industriale calava bruscamente e gli operai con gli scioperi del marzo di quell’ ano ritornavano ad essere un soggetto politicamente attivo, i rappresentanti dei maggiori gruppi industriali privati cominciarono a muoversi in vista della preparazione di un dopoguerra che avrebbe avuto come interlocutori principali gli Stati Uniti. Questa sorta di diplomazia parallela mirava alla salvaguardia degli impianti, oltre che alla ricostruzione di una nuova immagine presso i futuri vincitori del conflitto. La grande industria italiana desiderava insomma separare il proprio destino da quello della dittatura prima di essere coinvolta direttamente nella disfatta militare del regime. Adottando tale strategia, gli industriali trovarono nella classe operaia e nei sindacati, oltre e forse anche prima che nelle forze politiche democratiche, importanti alleati che condividevano l’ obiettivo della conservazione più o meno completa delle attrezzature. I legami che in tale occasione si vennero a creare, cementati da episodi drammatici (operai “”imboscati”” e protetti in reparti già strapieni di manodopera per evitare loro la deportazione in Germania, coperture a favore di alti dirigenti della Resistenza, fornitura di armi e sostegni logistici per i partigiani, sabotaggi mirati e “”intelligenti”” agli impianti da parte degli stessi lavoratori) avrebbero costituito un elemento determinante di quello spirito di rinnovata coesione sociale e nazionale che gli eventi bellici avevano quasi frantumato (…)””. (pag 55, Luciano Segreto)”,”ITAE-176″
“AMATORI Franco COLLI Andrea”,”Impresa e industria in Italia dall’Unità a oggi.”,”Franco Amatori, (Ancona 1948), è professore associato di Storia economica nell’Università Bocconi di Milano. Andrea Colli (Varese, 1966) insegna Storia economica presso l’Università Bocconi. “”Del ruolo dello Stato quale attore di primo piano di questa straordinaria stagione si è detto nelle pagine precedenti [gli anni dal 1896 al 1914, ndr]. Va ancora enfatizzata l’opera di risanamento finanziario che porta, con la nascita nel 1893 della Banca d’Italia, alla fine della «fratellanza siamese» fra finanza privata e istituti d’emissione, essenziale prerequisito per il pieno inserimento dell’Italia nel sistema economico internazionale. Gli effetti si concretizzano nell’immediato e nel biennio 1894-95, grazie all’intervento di capitali provenienti dalla Germania, sorgono le due grandi banche miste, la Banca commerciale italiana e il Credito italiano, le quali, seppure, lo si è visto, eventualmente garantite dallo Stato, risultano determinanti nell’iniziale sostegno delle maggiori iniziative industriali e e nella creazione di settori interamente nuovi. L’arrivo in Italia delle banche universali tedesche è parte di quei potenti impulsi provenienti dal cuore del capitalismo mondiale decisivi nel determinare l’ascesa economica del Paese. I venti anni precedenti la prima guerra mondiale costituiscono la fase ascendente di un lungo ciclo economico indispensabile al buon andamento delle esportazioni italiane, agricole, ma anche industriali (in particolari tessili). Ed è un gigantesco episodio di «globalizzazione» quello che consente l’originale soluzione di un problema grave, quanto inevitabile, data l’intensità della crescita industriale: lo squilibrio della bilancia dei pagamenti dovuto alla necessità di importazioni. Sono le rimesse, inviate da oltreoceano da milioni di emigranti in larga prevalenza meridionali, a costituire più della metà delle «partite invisibili» che bilanciano abbondantemente il deficit commerciale. Allo stesso modo è dal centro dell’«economia-mondo» occidentale che proviene quel fascio di innovazioni in settori quali la metallurgia, la meccanica, la chimica, definito Seconda Rivoluzione Industriale, a cui devono corrispondere imprese di grandi dimensioni, in grado di attivare le tecniche più avanzate sul piano produttivo e organizzativo tali da spiegare il rapido avanzamento economico che l’Italia sperimenta con il nuovo secolo. Ed è all’interno di questo nuovo paradigma tecnologico che si colloca quell’industria idroelettrica con la quale all’inizio del secolo parve che l’Italia potesse liberarsi di un altro grave ostacolo sulla via della modernizzazione economica: la carenza di risorse energetiche”” (pag 60-61)”,”ECOG-115″
“AMATORI Franco a cura; scritti di Andrea COLLI Marina COMEI Leandro CONTE Augusto DE-BENEDETTI Daniela FELISINI Fabio LAVISTA Giandomenico PILUSO Ferruccio RICCIARDI”,”Storia dell’IRI. 2. Il «miracolo» economico e il ruolo dell’IRI, 1949-1972.”,”Franco Amadori è ordinario di Storia economica all’Università Bocconi. Si è occupato di Storia d’impresa, un settore nel quale si è specializzato ad Harvard sotto la guida di Alfred Chandler e David Landes. IRI: TUTTI I PRESIDENTI DAL ’33 AD OGGI Roma, 24 giu. – (Adnkronos) – Ecco i presidenti dell’Iri, dalla sua fondazione ad oggi. Alberto Beneduce: dal 1933 (gennaio) al 1939 Francesco Giordani:dal 1939 al 1943 Quattro commissari:dal 1943 al ’46 Giuseppe Paratore: dal 1946 (marzo) a fine ’47 Enrico Marchesano: dal 1948 al 1950 (marzo) Isidoro Bonini: dal 1950 al 1955 (dicembre) Aldo Fascetti: dal 1956 al 1960 Giuseppe Petrilli: dal 1960 (ottobre) al 1979 (gennaio) Pietro Sette: dal 1979 (febbraio) al 1982 Romano Prodi: dal 1982 (ottobre) al 1989 (ottobre) Franco Nobili: dal 1989 (novembre) al 1992 (Nel ’92, l’Iri viene trasformato in spa). Franco Nobili: dall’agosto ’92 al maggio ’93 Romano Prodi: maggio ’93 al luglio ’94 Michele Tedeschi: dal 1994 al 1997 Gian Maria Gros-Pietro: dal 1997 all’autunno ’99 Piero Gnudi: dicembre ’99. (Mcc/Zn/Adnkronos)”,”ECOG-121″
“AMBRIERE Madeleine a cura”,”Dictionnaire du XIX siecle europeen.”,”Comitato scientifico: M. AMBRIERE, Francoise BALIBAR, Jean BERNARD, Jean BONAMOUR, Bernard BOURGEOIS, Pierre BRUNEL, Bruno FOUCART, Elisabeth FOUCART-WALTER, Jean-Louis HAROUEL, Jean JACQUES, Claude JESSUA, Alain JUMEAU, Jean-Marie MAYEUR, Arlette MICHEL, Michel MORANGE, Jean TULARD, Jean-Marie VALENTIN”,”REFx-010″
“AMBROGIO Ignazio”,”Belinskij e la teoria del realismo.”,”””Le citazioni dagli articoli, dalle recensioni e dal carteggio potrebbero anche infoltirsi, ma non farebbero che convalidare quanto ormai risulta dall’insieme del discorso: sia nei confronti degli avversari che dei suoi stessi alleati Belinskij assunse una posizione originale e gravida di sviluppi: egli vide chiaramente che il capitalismo, con il suo bene e con i suoi tanti mali, avrebbe infine trionfato in Russia, sostituendosi all’antiquato e ingiusto e inumano regime feudale, e non si illuse utopisticamente (come accadde allo stesso Herzen e, più tardi, a Cernysevskij) sull’obscina, quale mezzo per operare il «salto del capitalismo» e giungere direttamente all’assetto socialista; ma egli comprese con altrettanta acutezza e persino con genialità (se si pensa alla situazione storico-sociale in cui le sue proposizioni vennero formulate) che il capitalismo e le forme politiche liberal-borghesi non avrebbero assicurato la completa libertà e il benessere delle masse popolari (1), che la struttura capitalistica sarebbe stata una condizione necessaria, e tuttavia transitoria, solo un «momento», più o meno esteso nel tempo, per compiere il trapasso a uno stadio economico-sociale superiore, più libero e più giusto. In tal senso, egli vide molto più lontano non solo degli «occidentalisti» liberali del suo tempo, ma anche dei populisti degli anni settanta-novanta e degli stessi marxisti «legali», e si andò accostando, ormai alla vigilia della morte, alla prospettiva secondo la quale aveva «già cominciato a operare a quel tempo ‘il pensiero rivoluzionario dell’occidente’», il socialismo scientifico di Marx e di Engels (2). In realtà, Belinskij non abbandonò «sempre più le sue idee socialiste per una visione più realistica» e non si propose di «restare alla testa degli “”occidentalisti””, di coloro che diverranno liberali» (3), come invece per raccogliere ed esprimere sempre più nitidamente nelle sue concezioni l’ansia profonda di emancipazione del popolo russo, le istanze più radicali, democratiche e rivoluzionarie, delle masse contadine e piccolo-borghesi, delle forze intellettuali plebee, oppresse e sfruttate dal regime dell’autocrazia feudale: lo attesta, se non altro, la celebre lettera-pamphlet in cui, prendendo lo spunto dalle idee mistico-irrazionalistiche enunciate da Gogol nei ‘Brani scelti del carteggio con gli amici’ (1846), il critico tirava «il bilancio di tutta la sua attività letteraria» (Lenin) e scriveva il suo «testamento spirituale» (Herzen)”” [(1) Cfr., ad esempio, la seguente opinione (nell’articolo sui ‘Misteri di Parigi’ di Sue, 1844, ora in ‘Pol. sobr. soc., VIII, pp. 171-172) sui limiti della democrazia borghese (…); (2) Georgij Plechanov, ‘Socinenija’, X, pp. 347-348. E’ da notare che per mezzo di Plechanov, comunque si giudichi la sua interpretazione, il pensiero democratico russo – non solo Belinskij, ma anche Cernysevskij, Dobroljubov, ecc. – venne immesso per la prima volta nel circolo della cultura europea. Quest’opera è stata proseguita, con maggiore o minor successo, dalla storiografia sovietica; (3) Franco Venturi, ‘Il populismo russo’, I, p. 89, 90. L’opinione di uno slittamento “”a destra”” di Belinskij, nel periodo del ‘Sovremennik’, fu già espressa da Vladislav Evgeniev-Maksimov (…)] [Ignazio Ambrogio, ‘Belinskij e la teoria del realismo’, Roma, 1963] Treccani: di Ettore Lo Gatto BELINSKIJ, Vissarion Grigorevic. – Critico russo della prima metà del sec. XIX, nacque il 30 maggio 1810 a Sveaborg; suo nonno era prete, suo padre medico. Crebbe in mezzo a una agitata vita familiare. Nel 1825 entrò al ginnasio di Penza, dove incominciò a interessarsi per il romanticismo. Nel 1829 passò all’università di Mosca e vi ascoltò le lezioni di estetica di N. J. Nadeždin e di filosofia di M. G. Pavlov. A Mosca frequentò il Circolo di Stankevic (v.) dove si discutevano problemi di letteratura, di arte, di filosofia. Idealista per natura, sensibile fino alla morbosità, egli trovò nella filosofia tedesca, e soprattutto nelle opere di Schelling e Fichte, un punto d’appoggio da sostituire alla mancanza di legame con la realtà, della quale soffriva il suo spirito. Da questo stato d’animo nacque la tragedia Dmitrij Kalinin (1830-1831), il cui eroe, vittima della servitù della gleba, diventa un fratricida e un incestuoso. Le autorità universitarie, vedendo in essa “”un’opera immorale””, allontanarono il B. dall’università. Cominciò allora la sua carriera giornalistica: nel 1834 pubblicò nella rivista Molva (La fama corrente) il suo primo grande articolo intitolato Sogni letterarî. Nell’anno 1835 gli fu affidata la direzione della Molva e del Teleskop. Nel 1836 quest’ultima rivista fu proibita, e il B. dovette continuare la sua attività in altra rivista: fino al 1839 fu direttore del Moskovskij Nabljudatel? (L’osservatore moscovita). Nel 1839 si trasferisce a Pietroburgo e inizia la collaborazione alla rivista Otecestvennyjla Zapiski (Gli annali patrî). Durante gli anni 1840-46 su gli Annali patrî videro la luce gli articoli su Deržavin, Lermontov, Majkov, Poležaev, Marlinskij, e la serie di articoli su Puškin, iera storia t ritica della letteratura russa da Lomonosov a Puskin. Nell’autunno del 1845 il B. si ammalo gravemente di tisi e al principio del 1847 dové lasciar la rivista. Dopo aver soggiornato varî mesi nella Russia meridionale, tornò a Pietroburgo e iniziò la collaborazione al Sovremennik (Il contemporaneo), intorno al quale si raccoglievano i migliori ingegni letterarî. Ma fu breve collaborazione. Dopo lo Sguardo alla letteratura del 1847, a causa d’un peggioramento del suo male, egli dovette partire per la Svizzera. Ritornato in patria, morì il 28 maggio 1848. B. fu il più grande critico letterario che abbia avuto la letteratura russa. La sua storia spirituale è nettamente divisa in due periodi, coincidenti col soggiorno moscovita l’uno, col soggiorno pietroburghese l’altro. Le idee del primo periodo furono da B. stesso enunciate nell’articolo Sogni letterarî. Partendo dal concetto che appartengono alla letteratura soltanto gli scrittori “”capaci di esprimere pienamente lo spirito del popolo per il quale furono generati ed educati””, egli vi dimostra che una vera e propria letteratura russa ancora non esisteva e che solo vi sarebbe stata quando vi fosse stata una cultura creata sul terreno patrio con sforzi autoctoni. Questa idea fondamentale subì poi, per qualche tempo, forti modificazioni in conseguenza dell’entusiasmo di B. per Hegel. Nei tre articoli degli anni 1837-39 (L’anniversario di Borodinò; Menzel, il critico di Goethe; La ragione crea la passione), il culto della realtà raggiunge infatti il suo culmine. L’assolutismo dello zar russo viene celebrato come istituzione divina, al principio “”tutto ciò che è reale è razionale”” viene innalzato un vero e proprio altare. Ma fu periodo di breve dutata; e il passaggio alle nuove correnti fu fermo e deciso, perché la convinzione di avere errato gli venne proprio dall’esame della realtà “”cupa, volgare, disumana””. Centro di tutte le nuove idee del B., diventò così la considerazione della tendenza sociale dell’opera d’arte. Da ciò appunto derivò il suo crescente entusiasmo per le opere di Gogol’ che egli rivelò ai contemporanei, e la sua indignazione quando questi voltò le spalle alle questioni sociali. Gl’interessi etici predominano ora su quelli estetici; tuttavia il senso critico e l’innata passione per la bellezza difficilmente indussero il B. in errore. Infatti, nessuna delle più alte manifestazioni dello spirito nella letteratura sfuggì alla sua acuta intuizione: il suo entusiasmo, fondato sempre su analisi profonde e minute, contribuì al riconoscimento dei meriti di tutte le forze letterarie che o maturarono o incominciarono ad affermarsi durante gli anni della sua attività. I nomi di Puškin. Griboedov, Gogol?, Lermontov e Kol’cov sono per sempre legati a quello del B. Se la breve vita non gli consentì di assistere al pieno fiorire di Turgenev, Goncarov, Dostoevskij, Nekrasov, seppe tuttavia prevedere la loro gloria. L’importanza del B. non si limita tuttavia alla critica letteraria; egli fu anche educatore e maestro della società russa che voleva preservare dalle influenze che gli sembravano dannose. Da ciò il suo occidentalismo e i suoi attacchi, in parte eccessivi, alla corrente slavofila. Grandissima è stata la sua influenza sul movimento liberale del sessanta, ma oggi ancora scrittori, critici e storici della letteratura si richiamano a lui. L’edizione più recente delle sue opere è: Sobranie Socinenij V. G. Belinskago (Raccolta delle opere di B.), a cura di Ivanov Razumnik, Pietroburgo 1919, voll. 3. In Italia sono state tradotte La scuola naturale e la Lettera a Gogot (a cura di E. Lo Gatto, in Russia, I, 1920) e Uno sguardo alla letteratura russa nell’anno 1847, a cura di E. Lo Gatto, in Critici letterari russi, Foligno 1925. Bibl.: A. N. Pypin, V. G. Belinskij, ego Žizn’i perepiska (V. G. B., la sua vita e corrispondenza), voll. 2, Pietroburgo 1876; id., Charakteristiki literaturnych mnenij ot 1820 do 50-ch godov (Caratteristiche delle opinioni letterarie dal 1820 al 1850), 2ª edizione, Pietroburgo 1890; N. G. Cernyševskij, Ocerki gogolevskago perioda russkoj literatury (Saggi del periodo gogoliano della letteratura russa), in Sovremennik, 1855-56; A. Grigorev, B. i otricatel’nyi vzgljad v literature (B. e il punto di vista negativo nella letteratura), Mosca 1915-16, I; G. V: Plechanov, Mosca 1923; N. O. Lerner, Belinskij, Berlino 1922. In italiano: La caratteristica di Belinskij data da Turgenev, in Memorie letterarie, trad. di E. Damiani, Firenze 1924; B. Jakovenko, B. in Russia, I (1920-22) e in Filosofi russi, Firenze 1927.”,”RUSx-182″
“AMBROGIO Ignazio”,”Formalismo e avanguardia in Russia.”,”””La definizione bodganoviana dell’arte come «sistematizzazione dei sentimenti in immagini», già ripresa e prososta nel saggio popolare sul materialismo storico (1921) (3), viene da Bucharin tralasciata nella densa relazione sulla poesia (4)”” (pag 71) Nella nota 3 si cita il volume di Bucharin ‘La teoria del materialismo storico’ (1924), ‘Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce’ di A. Gramsci (1949) e il saggio di Aldo Zanardo, Il “”manuale”” di Bucharin visto dai comunisti tedeschi e da Gramsci’, in ‘Studi gramsciani’, Roma; 1958, pp. 337-368; Nella nota 4 la relazione di Bucharin ‘Sulla poesia, la poetica e i compiti della creazione poetica in Urss’, 1934, Primo congresso degli scrittori sovietici di tutta l’Unione, 1934, Mosca; e i cenni contenuti nel discorso di chiusura sulla relazione (Il testo di Bucharin è stato tradotto in italiano, con qualche taglio, in ‘Rivoluzione e letteratura’, Bari, 1967, pp. 209-265; le conclusioni sono a pp. 298-310)”,”RUSx-195″
“AMBROSE Stephen E.”,”Rise to Globalism. American Foreign Policy Since 1938.”,”2° GM Europa ed Asia, inizi guerra fredda, dottrina TRUMAN e piano MARSHALL, guerra di Corea, EISENHOWER e DULLES, Ungheria, Suez e Cuba, KENNEDY, guerra Vietnam: si pagano i costi del contenimento, NIXON, CARTER, REAGAN, BUSH e la guerra del Golfo.”,”USAP-007″
“AMBROSE Stephen E., nuova edizione a cura di Maurizio PAGLIANO”,”D-Day. Storia dello sbarco in Normandia.”,”AMBROSE Stephen E. ha insegnato all’ Università di New Orleans. E’ autore di una biografia in due volumi di D.D. EISENHOWER e di numerosi saggi storici. “”L’ operazione più difficile e complessa che abbia mai avuto luogo”” W. CHURCHILL “”Come Rommel, il colonnello generale Dollmann, comandante della 7° armata in Normandia, era convinto che il peggioramento delle condizioni atmosferiche precludesse un’ invasione. Ordinò esercitazioni a tavolino da svolgere a Rennes, il 6 giugno: avevano l’ ordine di essere presenti tutti i comandanti di divisione più due comandanti di reggimento per ogni divisione. L’ ammiraglio Krancke annullò le azioni di pattugliamento delle unità sottili a causa del maltempo. Solo il generale Erich Marcks, privo di una gamba, comandante dell’ LXXXLV corpo d’ armata nel settore occidentale della costa del Calvados e del Cotentin, era inquieto. In particolare riguardo alla 716° e alla 352° divisione nel Calvados. Ogni divisione aveva 50 chilometri da difendere. “”E’ il settore più debole dell’ intero corpo””, si lamentava. Il 1° primo giugno si recò ad Arromanches, osservò il mare e disse a un capitano dell’ esercito al suo fianco: “”Se conosco i britannici, andanno in chiesa la prossima domenica per l’ ultima volta e salperanno lunedì (5 giugno). Il gruppo d’ armate B sostiene che non arriveranno ancora, e che quando lo faranno sarà a Calais; perciò penso che daremo loro il benvenuto lunedi, proprio qui””, (pag 177)”,”QMIS-095″
“AMBROSI Christian AMBROSI Arlette”,”La France, 1870-1981.”,”AMBROSI Christian è professore onorario della Prima Superiore al Liceo Louis le Grand, AMBROSI Arlette è ex-allieva dell’ ENS (Ulm), professore onorario della Prima Superiore al Liceo Victor Duruy. “”In Indocina, la generazione montante d’ intellettuali formatisi al pensiero francese e di una borghesia arricchita dallo sviluppo economico fece nascere nel 1924 un partito progressista che chiedeva la formazione di una repubblica vietnamita associata alla Francia. Nel 1925 si era formato a Canton l’ Associazione della gioventù rivoluzionaria vietnamita, animata da Nguyen Ai Quoc, detto Ho-Chi-Minh; costui aveva militato in Francia nel partito socialista, poi, dopo il Congresso di Tours nel 1920, aveva aderito al partito comunista; dopo un soggiorno a Mosca si era poi trasferito in Cina, ove, grazie all’ appoggio di Chiang Kai-shek, aveva potuto raggruppare i rifugiati politici.”” (pag 194)”,”FRAV-091″
“AMBROSINI Maurizio”,”La fatica di integrarsi. Immigrati e lavoro in Italia.”,”Maurizio Ambrosini insegna Metodologia della ricerca sociale e Organizzazione e gestione delle risorse umane nell’Università di Genova e svolge ricerche sull’immigrazione presso la Fondazione Ismu di Milano. Ha pubblicato: ‘Utili invasori. L’inserimento degli immigrati nel mercato del lavoro italiano’ (Angeli, 2000). Complementarità o concorrenza (pag 61-63) “”All’idea di un lavoro immigrato che si inserisce pacificamente ai bassi livelli del sistema economico-produttivo è sottesa l’idea di una «complementarietà» del ruolo della manodopera immigrata, rispetto alla forza lavoro nazionale. Il concetto proviene dall’analisi economica, che tenta di comprendere quali effetti abbia l’inserimento degli immigrati per l’occupazione degli italiani. (…) finire (pag 61-63)”,”CONx-245″
“AMBROSIUS Gerold”,”Lo Stato come imprenditore. Economia pubblica e capitalismo in Germania nel XIX e XX secolo.”,”Pubblicato in Germania nel 1984 e ampiamente rielaborato e aggiornato per l’edizione italiana, il testo di Ambrosius è una ricostruzione storica dello sviluppo dell’economia pubblica nei vari periodi della storia tedesca (l’impero, la repubblica di Weimar, la Repubblica federale) e insieme un ‘indagine sistematica sulla posizione e sulla funzione delle imprese pubbliche negli ordinamenti fondati sull’economia di mercato. Nel corso degli ultimi anni, privatizzazioni, deregulations, ecc.. sono state interpretate da molti e in diversi paesi come la prova della scomparsa definitiva dell’epoca dello Stato interventista e dell’avvio diuna nuova era del capitalismo liberale. La tesi dell’autore – documentata attraverso l’analisi sia dei diversi specifici settori dell’intervento pubblico, sia della funzione delle imprese pubbliche nell’ambito cimplessivo dell’economia nazionale – è invece che l’economia pubblica è destinata a svolgere anche in futuro un ruolo importante in ordinamenti che continuano ad avere il carattere di economie miste di mercato.”,”E2-CAST-001″
“AMBROSIUS Gerold”,”Lo Stato come imprenditore. Economia pubblica e capitalismo in Germania nel XIX e XX secolo.”,”Pubblicato in Germania nel 1984 e ampiamente rielaborato e aggiornato per l’edizione italiana, il testo di Ambrosius è una ricostruzione storica dello sviluppo dell’economia pubblica nei vari periodi della storia tedesca (l’impero, la repubblica di Weimar, la Repubblica federale) e insieme un ‘indagine sistematica sulla posizione e sulla funzione delle imprese pubbliche negli ordinamenti fondati sull’economia di mercato. Nel corso degli ultimi anni, privatizzazioni, deregulations, ecc.. sono state interpretate da molti e in diversi paesi come la prova della scomparsa definitiva dell’epoca dello Stato interventista e dell’avvio diuna nuova era del capitalismo liberale. La tesi dell’autore – documentata attraverso l’analisi sia dei diversi specifici settori dell’intervento pubblico, sia della funzione delle imprese pubbliche nell’ambito cimplessivo dell’economia nazionale – è invece che l’economia pubblica è destinata a svolgere anche in futuro un ruolo importante in ordinamenti che continuano ad avere il carattere di economie miste di mercato. Contiene il capitolo: La repubblica di Weimar il primo paragrafo 1. Dall’economia di guerra alla crisi economica mondiale. (pag 65-69) “”Se l’esposizione dei fondamentali elementi strutturali del sistema economico tedesco suggerisce l’impressione di una relativa continuità dello sviluppo, il quadro cambia se si considera l’andamento reale dell’economia. Quale profonda cesura avesse rappresentato la prima guerra mondiale appare già chiaro se si considerano le perdite che essa provocò in Germania: il 13% del territorio di prima della guerra e con esso il 10% della popolazione, il 15% della superficie coltivabile, il 75% dei giacimenti di minerali ferrosi, e inoltre una diminuzione della capacità di produzione di ferro grezzo di circa il 44%, di acciaio di circa il 38% e di carbone intorno al 26%. Le conseguenze di tutto ciò sulla situazione economica sono mostrate chiaramente sia dall’evoluzione del prodotto nazionale sia della produzione industriale. Mentre in altri stati industriali europei il prodotto nazionale in termini reali nel 1925 aveva già superato di nuovo il livello del 1913, in Germania esso era ancora al di sotto. Solo alla fine degli anni ’20 esso superò per un breve periodo il livello del 1913, ma poi, con la crisi economica mondiale, tornò a calare con forza. Ancora più marcata fu l’involuzione della produzione industriale. Nel 1919 essa era inferiore del 60% al livello del 1913, lo superò di qualche punto alla fine degli anni ’20 e già nel 1932 era di nuovo inferiore del 40%. Queste cifre mostrano come il prolungato processo di crescita dell’età imperiale abbia subito una radicale interruzione in seguito alla guerra mondiale. Malgrado fasi congiunturali di espansione nel periodo dell’inflazione e nella seconda metà degli anni ’20, la storia economica della repubblica di Weimar è segnata dalla prima guerra mondiale e dalle sue conseguenze, dalla stagnazione relativa degli anni ’20 e dalla profonda depressione all’inizio degli anni ’30. Tutto ciò si è riflesso in alcuni importanti indicatori economici: bassa quota di investimenti, alto tasso di disoccupazione, debole commercio estero, forte indebitamento, basso reddito pro-capite, ridotta utilizzazione delle capacità produttive, quota calante nella produzione mondiale, limitato potenziale di innovazioni, ecc.”” (pag 66-67)”,”GERE-001-FL”
“AMBROSOLI L. BERSELLI A. BOLDT H. CHIARINI R. CAVAZZOLI L. CIUFFOLETTI Z. GRASSI ORSINI F. DELLA PERUTA F. KISKER G. DEGLI’INNOCENTI M. POHL H.H. RUGGE F. SCHNORR S.G. VARNI A.”,”La costruzione dello Stato in Italia e Germania.”,”Roberto CHIARINI è docente di storia contemporanea all’ Università di Ferrara. Ha condotto studi sul liberalismo (Giuseppe Zanardelli, Milano, 1987), sul fascismo (L’armonia e l’ ardimento. L’ascesa del fascismo nella Brescia di Augusto Turati, Milano 1988) e sul neofascismo. Ha condotto pure analisi di impostazione politologica.”,”ITAB-037″
“AMBROSOLI Luigi”,”Né aderire né sabotare, 1915 – 1918.”,”Appendice seconda: documenti dei Convegni di Zimmerwald e Kiental (pag 370), manifesto di Zimmerwald (pag 375) ecc.. “”Il socialista svizzero Grimm, segretario della Commissione zimmerwaldiana di Berna, aveva risposto con un netto rifiuto all’ invito del segretario del Bureau, Huysmans, ed aveva, d’accordo con la Commissione socialista internazionale, ritenuto opportuno indire la terza conferenza dei secessionisti bernesi (la prima era stata quella di Zimmerwald, la seconda quella di Kiental) alla stessa data e nello stesso luogo del convegno dell’ Internazionale socialista. Anche da parte di Grimm c’era l’ idea di dare alla rottura una forma significativa e di renderla quindi particolarmente efficace anche agli effetti propagandistici. Angelica Balabanoff, che aveva trascorso cinque settimane in Russia dopo lo scoppio della rivoluzione, raggiunse Stoccolma essendo desiderio di Lenin che essa mantenesse in vita il movimento di Zimmerwald attraverso il quale si sarebbero garantiti i contatti fra i russi e i socialisti occidentali.”” (pag 203)”,”MITS-281″
“AMBROSOLI Umberto”,”Qualunque cosa succeda.”,”Umberto Ambrosoli (Milano 1971) avvocato penalista è il più giovane dei tre figli di Girogio Ambrosoli. Da anni è impegnato a valorizzare e attualizzare la storia del padre.”,”ITAE-363″
“AMBROSOLI Luigi”,”La Federazione Nazionale Insegnanti Scuola Media (FNISM) dalle origini al 1925.”,”Nell’indice il nome più citato è quello di Gaetano Salvemini “”Un altro problema affrontato dal Consiglio generale (della FNISM, ndr) fu quello dell’insegnamento religioso nelle scuole, in occasione della discussione dell’argomento in Parlamento. L’organo direttivo della Federazione si espresse con un ordine del giorno così concepito: “”Il Consiglio della Federazione fra gli Insegnanti medii esprime a V.E. la propria fiducia che nella questione dell’insegnamento religioso il Governo interprete della coscienza nazionale, memore delle ragioni per le quali sorse lo stato italiano, riaffermi che dallo stato laico sovrano nessun privilegio può essere concesso nelle sue scuole ad alcuna particolare confessione religiosa”” (1). Era un ordine del giorno coerente con le decisioni del Congresso di Napoli sulla laicità della scuola, ma non arrivò a modificare una situazione ormai delineata. Di fronte al Regolamento 3 febbraio 1908, n. 150, art. 3, in cui si era cercato di risolvere in modo tortuoso ed oscuro il problema dell’insegnamento religioso con la giustificazione di consentire sia la libertà di impartirlo che di non impartirlo, i deputati socialisti, con i testa Turati, Bissolati, Enrico Ferri, Badaloni, Agnini, Morgari, Andrea Costa, e repubblicani, capeggiati da Alfredo Comandini, Eugenio Chiesa e Barzilai, presentarono una mozione per invitare «il governo ad assicurare il carattere laico della scuola elementare, vietando che in essa venga impartito, sotto qualsiasi forma, l’insegnamento religioso». L’atteggiamento dei radicali, che partecipavano al governo, fu piuttosto incerto e si concretò in un ordine del giorno per cui l’insegnamento religioso non doveva essere accolto solo perché non esisteva un titolo di studio legale per insegnar la religione e non era ammesso insegnare legalmente in una pubblica scuola non essendo in possesso dell’adeguato titolo di studio. L’ordine del giorno Bissolati-Turati fu respinto, come era da prevedersi. «La mossa del Bissolati arrivava troppo tardi. Essa si trovava contro, già in atto, l’alleanza dei clericali coi moderati» (2). A distanza di pochi mesi dall’affermazione di principio sulla laicità della scuola formulata dal Congresso di Napoli si trattava, anche per la Federazione, di un’indubbia sconfitta”” (pag 202-203) [(1) Bollettino, 20 febbraio 1908, p. 22; (2) D. Bertoni Jovine, ‘La Scuola italiana’, cit., pp. 154-155]”,”GIOx-117″
“AMBROSOLI Luigi”,”Libertà e religione nella riforma Gentile.”,”Luigi Ambrosoli insegna storia della scuola e delle istituzioni educative nella Facoltà di Magistero dell’Università di Padova. Ha pubblicato tra l’altro: ‘La formazione di Carlo Cattaneo’ (1959). ‘Giovanni Gentile fu «liquidato» da Mussolini il 30 giugno 1924, venti giorni dopo il delitto Matteotti di fronte al quale si era dimostrato titubante e preoccupato dell’indignazione dell’opinione pubblica per l’orrendo crimine e per le responsabilità che venivano attribuite ai fascisti. Il Mack Smith collega l’eliminazione di Gentile all’esigenza da parte di Mussolini, dopo la crisi Matteotti, di stringere un rapporto più stretto con la Chiesa al quale il filosofo siciliano poteva essere di impedimento in quanto rimaneva l’idealista che considerava la religione soltanto come un momento di transizione verso la verità che sarebbe stata attinta dalla filosofia. Gentile rimase comunque fascista e, dopo il discorso di Mussolini del 3 gennaio 1925, che segna il definitivo superamento della crisi Matteotti, non trovò di meglio che scrivere al Duce: «Il Paese tutto si sveglia e torna a Lei»; ma nel 1929 egli sopportò con molta rassegnazione il Concordato con la Santa Sede soprattutto per l’estensione dell’insegnamento religioso obbligatorio alla scuola secondaria che sconvolgeva completamente la giustificazione teoretica della riforma. Del gruppo idealista rimase presto solo o quasi; Lombardo Radice lo abbandonò subito dopo il delitto Matteotti, Codignola si staccò da lui più lentamente, infine si ebbe la rottura con Benedetto Croce destinato a diventare l’ispiratore dell’opposizione liberale al fascismo. Gli furono dati dal fascismo altri incarichi di grande autorità e prestigio e divenne l’interprete ufficiale del regime per i problemi della cultura, anche se la sua immagine politica rimase sbiadita e numerose furono le contraddizioni che rivelò. Alessandro Casati, chiamato a succederli, era amico più di Croce che di Gentile e aveva sostenuto le iniziative crociane nel periodo in cui Croce era stato ministro della Pubblica istruzione; anche la riforma Gentile, di conseguenza; aveva ottenuto il suo pieno consenso ed egli aveva collaborato con il ministro coerentemente con la linea di cui era stato sempre fautore. Casati era liberale (e il chiamarlo al ministero della Pubblica istruzione significava cercare ancora il consenso dei liberali) ed era anche cattolico, anche se un cattolico indipendente, come l’esperienza del «Rinnovamento» aveva dimostrato. Era stato comunque facile che Casati potesse essere più sollecito di Gentile alle richieste del Vaticano. Che Casati fosse entrato nel gabinetto presieduto da Mussolini dopo il delitto Matteotti era ragione di stupore del quale si rendeva interprete Filippo Turati scrivendo alla Kuliscioff: «che Casati entri nella masnada per surrogare il suo maestro e amico Gentile, è un’altra stranezza». L’influenza di Gentile era stata determinante, secondo l’interpretazione dello Scoppola, prima ancora del suo avvento al ministero della Pubblica Istruzione, perché il nazionalismo italiano, abbandonato il tradizionale pregiudizio anticlericale (la Chiesa era considerata come un fattore negativo per la storia d’Italia), prendesse coscienza dell’«importanza del fattore religioso come elemento di coesione e di esaltazione dell’anima nazionale»; la posizione di Gentile era però molto sottile e maturata culturalmente mentre l’accostamento del nazionalismo alle istanze religiose rimase rozzo e strumentale tanto che, come riconosce lo stesso Scoppola, non modificò nulla «della sua più profonda ispirazione anticristiana», che trovava sempre espressione nell’esaltazione della violenza e nei miti dell’imperialismo. Divenuto ministro e accostatosi sempre di più al fascismo fino ad aderirvi ufficialmente, Gentile finì per arrendersi agli aspetti opportunistici che motivavano le concessioni fatte alla Chiesa; egli subì, ad esempio, l’imposizione di Mussolini, in adesione alla richiesta della Santa Sede, che l’idoneità all’insegnamento della religione fosse riconosciuta dall’autorità ecclesiastica mentre tale insegnamento, secondo la sua impostazione, essendo stato voluto da una legge dello Stato, dallo Stato stesso avrebbe dovuto essere gestito senza interferenze della Chiesa’ (pag 174-175)]”,”GIOx-119″
“AMBROSOLI Luigi”,”Interpretazioni e studi sul movimento cattolico italiano.”,”Recensione dei saggi di Ettore Passerin (Recenti studi sull’Azione Cattolica in Italia tra Ottocento e Novecento’, rivista Studium, 1954) e Pietro Scoppola (Orientamenti della recente storiografia sul movimento cattolico in Italia, Quaderni di cultura e storia sociale, 1954) Arturo Carlo Jemolo (Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni) presenta una sorta di storia della coscienza religiosa in Italia tra il 1848 e il 1948. (pag 137) Gramsci nei suoi studi (nelle note e appunti, v. Quaderni del carcere) riduce la storia del movimento cattolico a quella di un movimento esclusivamente politico: ‘… il cattolicismo è diventato un partito fra gli altri, è passato dal godimento incontestato di certi diritti, alla difesa di essi e alla rivendicazione di essi in quanto perduti”” (Note sul Machiavelli, p. 273) (pag 137) Fausto Fonzi (Per una storia del movimento cattolico italiano (1861-1919) (Rassegna storica del Risorgimento, 1950) tende a sottlineare le posizioni sociali avanzate che avrebbero avuto i cattolici ‘intransigenti’ (pag 139) Opera di De Rosa ‘Storia politica dell’Azione Cattolica in Italia’ (1953)”,”RELC-006-FGB”
“AMBROSOLI Mauro”,”John Symonds. Agricoltura e politica in Corsica e in Italia (1765-1770).”,”John Symonds citato da Mauro Ambrosoli nel libro “”John Symonds. Agricoltura e politica in Corsica e in Italia (1765–1770)”” è un personaggio storico del XVIII secolo, probabilmente un viaggiatore o osservatore britannico interessato alle condizioni agrarie e politiche dell’Italia e della Corsica in quel periodo. John Symomds era uno di quei ‘travel-writers’ che durante il Settecento ebbero grande pubblico, per le loro annotazioni e osservazioni, ma a volte la qualità di questi scritti non si allontanava dalla media. Diversamente è il caso di J. Symonds, le sue lettere sull’agricoltura italiana formano praticamente un vero e proprio testo di storia dell’agricultura italiana della seconda metà del Settecento… ‘ll passaggio da semplice osservazione a indagine sistematica. Mentre molti travel-writers settecenteschi si limitavano a descrizioni folcloristiche, paesaggi pittoreschi o costumi “esotici” agli occhi britannici, John Symonds — quello attivo tra il 1765 e il 1770 — si distingue proprio per la profondità analitica delle sue lettere. – Lettere come strumento d’indagine agraria Le sue osservazioni sull’agricoltura in Italia non sono semplici impressioni da viaggiatore curioso, ma: analisi dettagliate delle tecniche colturali locali; riflessioni sull’organizzazione sociale delle campagne e sulla distribuzione della terra; confronti tra il sistema agrario italiano e quello inglese; osservazioni su bonifiche, irrigazione e pratiche pastorali. Un valore storiografico vero e proprio Il lavoro analizzato da Mauro Ambrosoli mostra come Symonds anticipi, in qualche modo, l’approccio etnografico e agro-economico che diventerà centrale solo un secolo dopo. La sua attenzione per i dati concreti, per la varietà regionale, e per gli effetti delle politiche statali sull’agricoltura fa delle sue lettere un unicum nel panorama delle scritture di viaggio dell’epoca’ (copil.)”,”BIOx-033-FMB”
“AMENDOLA Giorgio; a cura di Piero MELOGRANI”,”Intervista sull’ antifascismo.”,”AMENDOLA è nato a Roma nel 1907. Dal 1924 al 1928 partecipò con orientamenti democratici-liberali al movimento antifascista studentesco. Iscritto dal 1929 al PCI fu delegato al IV Congresso del Pcd’I di Colonia (1931) dall’ organizzazione di Napoli. Ritornato illegalmente in Italia fu arrestato e inviato al confino dal 1932 al 1937. Espatriato clandestinamente in Francia nel 1937 ritornò di nuovo in Italia nel 1943. Membro del CLN centrale fu poi sottosegretario alla presidenza del consiglio nei governi Parri e De-Gasperi. Dal 1945 fu membro della direzione del PCI. Ha scritto ‘Lettere a Milano’ (1973) e ‘Fascismo e movimento operaio’ (1975).”,”PCIx-044″
“AMENDOLA Giorgio”,”Una scelta di vita. Un’ isola.”,”Figlio di Giovanni AMENDOLA, esponente politico dell’ Italia liberale, antifascista morto nel 1926 colpito dallo squadrismo, Giorgio entrò a 26 anni nel PCI e due anni dopo fu costretto ad espatriare a Parigi dove iniziò un’ attività politica clandestina e tornando più volte in Italia. Durante uno di questi viaggi venne arrestato e confinato a Ponza dove rimase quattro anni. Qui sposò Germaine LECOCQ conosciuta in Francia e da cui ebbe una figlia prematuramente scomparsa. Con il 1943 ebbe un ruolo nella resistenza e dopo la liberazione è stato deputato del PCI e membro della direzione. E’ morto nel 1980. Una scelta di vita termina nel 1929. Un’ isola riprende il discorso due anni dopo e lo porta fino alla vigilia della seconda guerra mondiale.”,”PCIx-079″
“AMENDOLA Giorgio”,”Storia del partito comunista italiano, 1921-1943.”,”La stretta staliniana nel Partito Comunista Italiano. “”Nel febbraio 1937 Lo Stato operaio aveva già pubblicato un articolo di Giuseppe Berti inviato da Mosca, dove egli dirigeva il settore italiano della Scuola leninista. Il titolo indicava già chiaramente il significato dell’ intervento: Un blocco di banditi. Nell’ accusa erano accomunati ai processati Pjatakov e Radek anche Bucharin e Rykov, in quel momento non ancora arrestati. Al centro dell’ articolo di Berti v’è l’ esaltazione della funzione di Stalin, la cui opera doveva essere considerata come un “”sol pezzo”” con l’ opera di Lenin. Cominciò così la critica, al gruppo dirigente del PCd’I, di non dare il necessario rilievo alla persona di Stalin. (…)””. (pag 346-347) “”Già nel corso dell’ inverno 1936-1937 Grieco aveva rettificato la linea della riconciliazione nazionale e fatto cadere le formulazioni propagandistiche più criticate (l’ appello ai “”fratelli in camicia nera”” o il richiamo al programma fascista del 1919), indicando in termini nuovi una prospettiva di democrazia nuova capace di distruggere le basi della reazione, spezzare il potere dei monopoli e attuare una grande riforma agraria””. (pag 347) “”L’ accordo tedesco-sovietico si concluse in tempi rapidissimi. Il 19 agosto (1939, ndr) venne firmato a Berlino l’ accordo commerciale. Ribbentrop volò a Mosca il 23 agosto e firmò il patto tedesco-sovietico. L’ annuncio del patto (e la pubblicazione delle fotografie di Ribbentrop con Molotov e Stalin) scoppiò come una bomba e mutò tutti i termini, politici e militari, della situazione mondiale. Il patto di non aggressione era accompagnato da un protocollo segreto che delimitava le rispettive sfere d’ influenza. Nella sfera d’ influenza sovietica venivano inclusi gli Stati baltici, tranne la Lituania, la Polonia orientale fino ad una linea tracciata dai fiumi Narew, Vistola e San, e la Bessarabia, attribuita dai trattati precedenti alla Romania e sempre rivendicata dall’ URSS.”” (pag 390)”,”PCIx-148″
“AMENDOLA Eva Paola DI-CASTRO Federica, mostra e catalogo a cura; saggi di Furio COLOMBO e Ignazio DELOGU”,”Spagna 1936 – 1939. Fotografia e informazione di guerra. Mostra organizzata dalla Biennale di Venezia.”,”L ‘alzamiento’. Decisivo per Franco l’ aiuto internazionale. “”Nella penisola, solo un terzo delle guarnigioni si era sollevato. In uno studio recente il colonnello dell’ aviazione nazionalista Ramon Salas, scrive che il 21 luglio, tre giorni dopo la sollevazione, “”il governo disponeva di una chiara superiorità, sempre però a condizione di mantenere l’ isolamento dell’ Esercito d’ Africa e delle guarnigioni insulari””. Il piano di Mola, insomma, si era rivelato approssimativo e eccessivamente ottimistico. Ed è sintomatico che sia Franco a rendersene conto per primo e ad agire di conseguenza. La sua prima mossa tende a rompere l’ isolamento e a gettare sulla bilancia il peso dell’ Esercito d’ Africa, cosa impossibile da realizzare senza un aiuto dall’ esterno. Il 19 luglio Franco compie la sua prima mossa di politica internazionale. Scrive un messaggio per Mussolini con la richiesta di un numero di aerei (12 da trasporto, per l’ esattezza) sufficienti per avviare il trasporto delle truppe sulla penisola e lo affida a Luis Bolìn (…) che (…) giunse a Roma il 21 luglio e il 22 ebbe un primo incontro col Ministro degli Esteri conte Ciano. In quello stesso giorno Franco compie la sua seconda mossa a livello internazionale, rivolgendo un messaggio a Hitler nel quale sollecitava il suo aiuto. Il 25 luglio sarà Ciano ad informare Hitler della richiesta di Franco, contribuendo in tal modo a vincerne le residue perplessità””. (pag 31, Ignazio Delogu)”,”MSPG-134″
“AMENDOLA Giorgio”,”Storia del partito comunista italiano, 1921-1943.”,”””Malgrado che anche il partito comunista fosse rimasto sorpreso dalle legge eccezionali, esso era l’ unico che aveva preparato una sua struttura illegale, che poteva disporre di un gruppo di militanti già passati nell’ illegalità, o che erano pronti ad entrarvi. Il PCdI era l’ unico partito che aveva predisposto una rete di collegamenti, di basi tecniche, di abitazioni illegali. Il partito comunista fu l’ unico partito a tenere all’ inizio di novembre – il 10 novembre, a Milano – una riunione del suo organo dirigente, la segreteria, allargata a qualche membro del CC ancora in circolazione. Nell’ autunno 1926 e nell’ inverno 1927 le organizzazioni comuniste svolsero una febbrile attività di propaganda, curando la diffusione dei numeri dell’ Unità, spesso con frequenza quindicinale, e di una serie di fogli clandestini di vario tipo (…). (pag 124) La disgregazione dei partiti antifascisti spinti verso l’ espatrio. (pag 124-125)”,”MITC-067″
“AMENDOLA Giorgio”,”Lettere a Milano, 1939-1945.”,”La formazione dei GAP. “”Poi, per avere a disposizione del comando uno strumento che ci permettesse di intervenire direttamente, formammo i GAP centrali. Il primo comandante fu Trombadori, sostituito, quando egli fu arrestato, prima da Alfio Marchini, e poi da Carlo Salinari. Egli formò un gruppo di giovanissimi; Franco Calamandrei, Maria Teresa Regard, Franco Ferri, Carla Capponi, Sasà Bentivegna, Marisa Musu, Lucia Ottobrini, Mario Fiorentini, Pasquale Balsamo, Silvio Serra ed i pochi altri, coi quali non ebbi diretti contatti, o di cui non seppi i nomi. A Giuliana De Francesco, venne affidato un incarico particolarmente delicato e pericoloso in seno alle organizzazioni fasciste. L’ addestramento era severo, essenzialmente politico e morale. Vi era, nel gruppo, un gran fervore ideale. Ricorderò sempre con emozione una visita che feci una volta nella sede di un gruppo di GAP in una villetta di piazza Bainsizza. Ho detto una visita, e qui si esprime, ancora una volta, la mia mancanza di coscienza della gerarchia militare. Longo l’ avrebbe chiamata una “”ispezione””, in quanto io ero un comandante che andava a visitare un reparto avanzato. Doveva essere il tardo pomeriggio. I compagni gappisti avevano fatto un’ ora di studio, leggendo e commentando le ‘Questioni del leninismo’ di Stalin. Io feci una breve informazione politica, inquadrando i compiti dei GAP nella linea generale che il partito seguiva. Poi due compagni si alzarono e dichiararono, con una forzata serenità, di dover uscire perché dovevano recarsi al “”lavoro””, come dissero. C’era un grande pudore, un palese sforzo di togliere alla loro attività ogni carattere eccezionale, come se fosse una attività ordinaria di partito””. (pag 227)”,”PCIx-223″
“AMENDOLA Giovanni”,”In difesa dell’Italia liberale.”,”AMENDOLA Giovanni”,”ITAD-119″
“AMENDOLA Giorgio BREGA Gian Piero CAFAGNA Luciano FOA Vittorio GIOVANA Mario LIBERTINI Lucio OCCHETTO Achille PAGLIARANI Luigi”,”Classe operaia, partiti politici e socialismo nella prospettiva italiana.”,” “”””Soprattutto bisogna evitare di vedere ancora una volta la “”società”” come un’astrazione opposta all’individuo. L’individuo ‘è l’essere sociale’. Il modo in cui la sua vita si manifesta – anche quando non appare come manifestazione di vita ‘in comune’, cioè compiuta insieme con altri – è pertanto espressione e conferma della ‘vita sociale’. La vita individuale dell’uomo e la sua vita entro il genere umano non differiscono tra loro, nonostante che il modo di esistere della vita individuale sia un modo più particolare o più universale della vita generica…””: questa raccomandazione Marx la esprime in un contesto in cui vengono coerentemente affermati questi principî: che la socializzazione dei mezzi di produzione è un mero fatto economico se i mezzi di produzione, nel nuovo ordine sociale, non vengono utilizzati per lo sviluppo e la soddisfazione dell’individuo libero; (…) che il comunismo come soppressione ‘positiva’ della proprietà privata coincide con l’umanismo e pertanto è la ‘vera’ “”risoluzione dell’antagonismo tra la natura e l’uomo, tra l’uomo e l’uomo, la vera risoluzione della contesa (…) tra l’oggettivazione e l’autoaffermazione, tra la libertà e la necessità, tra l’individuo e il genere””. Così parla Marx nei ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, un testo fondamentale per capire i moventi originari del marxismo – pienamente coincidenti coi sentimento e le speranze dell’uomo d’oggi – ma che la liturgia ufficiale ha gradatamente messo in disparte e svalutato (…). E dire che si tratta dell’opera di Marx più gravida, la matrice da cui prende vita tutto il resto – ‘Il capitale’ compreso – che va visto pertanto non già come il superamento del Marx giovane, un po’ folle – così come si insinua – e un po’ idealista, bensì come approfondimento di temi specifici il cui nucleo centrale resta sempre la motivazione originaria: restituire l’uomo a se stesso dopo aver individuato – nella storia e nella società – le condizioni che lo alienano (l’identificazione di comunismo e di umanismo è difatti per Marx anche la ‘soluzione dell’enigma della storia’)”” (pag 174-175) [Luigi Pagliarani, ‘La necessaria fine dell’infantilismo’] [(in) ‘AA.VV., Classe operaia, partiti politici e socialismo nella prospettiva italiana’, 1966] Aristocrazia operaia. “”L’analisi leninista dell’imperialismo conferiva al fenomeno della “”aristocrazia operaia”” carattere precario, poché lo collegava a una situazione di dominazione economica internazionale non dotata, per la sua natura, di capacità diffusive e, comunque, transeunte. Questa analisi soffriva degli stessi limiti di aderenza storica propri alla analisi marxiana del processo di accumulazione: ambedue sottovalutavano il potenziale moltiplicativo della accumulazione capitalistica, connesso essenzialmente al suo potere di mobilitazione del progresso tecnico, e che doveva consentire alla accumulazione stessa di riprodursi in un contesto sociale non stazionario ma progressivamente migliore, ben sopportando i fattori di rigidità introdotti nel mercato del lavoro dalla organizzazione sindacale”” [Luciano Cafagna, ‘Fine della “”classe generale””‘] [(in) ‘Classe Classe operaia, partiti politici e socialismo nella prospettiva italiana.] (pag 227)”,”PCIx-350″
“AMENDOLA Giorgio”,”Situazione italiana e movimento socialista italiano in Togliatti.”,”Il metodo dell’ analisi differenziata “”In tutta la sua azione come dirigente del PCI e dell’Internazionale comunista, dal 1920 al 1940, è ininterrotta la battaglia volta a fare accettare, nello stesso studio del fascismo, il metodo dell”analisi differenziata’. E’ stato fortemente sottolineato da Luciano Gruppi (14), come una ‘costante’ della concezione politica di Togliatti, che annoda le diverse fasi della sua azione e del suo pensiero, sia il valore che egli attribuiva all’analisi differenziata. Per Togliatti la definizione delle leggi che governano il sistema capitalistico, l’indicazione delle sue interne contraddizioni, dalle quali deriva la necessità obiettiva del socialismo e del comunismo, è solo un’indispensabile premessa, quella indispensabile analisi delle strutture che deve poi, se vuole giungere a risultati politicamente validi, individuare come quelle strutture si attuino in una determinata fase, in quel determinato paese, e come si intreccino alle sovrastrutture statali, alla presenza dei partiti e dei loro uomini, alla lotta politica, alle correnti culturali. Togliatti ha sempre respinto il metodo delle generalizazioni schematiche, per cui ogni forma di reazione viene chiamata fascismo. Le generalizzazioni schematiche servono alla facile agitazione, ma non consentono di individuare le differenze e le contraddizioni degli schieramenti avversari, e di utilizzare, così, nella lotta, le possibili alleanze e convergenze, precisando, di fronte a queste possibilità, i mutevoli compiti del partito. Se prendessimo — diceva Togliatti – come punto di partenza il famoso detto “”di notte tutti i gatti sono bigi””, “”ne dedurremmo che tutti i fenomeni di reazione sono fascisti; non arriveremmo mai ad isolare ed abbattere il fascismo”” (15). “”Al metodo delle generalizzazioni schematiche Togliatti sostituisce il metodo della dialettica, intesa come analisi dei processi sociali e politici nella loro concretezza, come capacità a coglierne la complessità, e soprattutto le contraddizioni, che dal di dentro si muove e contiene la loro negazione da parte dell’azione rivoluzionaria”” (16)”” (pag 1380-1381) [(14) Luciano Gruppi, ‘Il senso della storia’, in ‘L’Unità’, 21 agosto 1973; (15) Palmiro Togliatti, A proposito del fascismo, in ‘La via italiana al socialismo’, Roma, 1964. pp. 12 sgg; (16) L. Gruppi, art. cit.”,”PCIx-379″
“AMENDOLA KÜHN Eva”,”Vita con Giovanni Amendola. Epistolario 1903-1926.”,”Prima guerra mondiale. Lettera da Giovanni Amendola a G. Salvemini. Zona di guerra, 20 giugno 1915 “”Caro Salvemini, mandami qualche volta notizie dal mondo che ci siamo lasciati alle spalle. E cerca di sostenere la tesi della guerra lunga: indispensabile sia a risolvere in modo radicale la situazione europea, sia a costruirci quella base di possesso senza di cui non potremmo utilmente trattare. Io guardo con preoccupazione ai sintomi di stanchezza che si manifestano in Germania. E mi spaventa il pericolo che ci fermino a mezza strada come nel ’60. Cordiali saluti dal tuo: Giovanni Amendola”” (pag 389)”,”ITAD-134″
“AMENDOLA Giorgio”,”Lettere a Milano 1939-1945.”,”Con lettere a Milano, Giorgio Amendola non fece solo opera storiografica, ma impresse al suo lavoro – tessuto di ricordi, documenti, corrispondenze – quel carattere di diario partigiano che, al tempo della lotta, non si era curato di scrivere. Sullo sfondo, campeggia l’immagine di una Italia devastata dalla guerra, e tuttavia capace, scrive Amendola, di esprimere una sorprendente volontà di lotta e, assieme, un bisogno di pace, di vita, di felicità. Nelle pagine di Lettere a Milano si colgono alcuni aspettik significativi della storia politica del comunismo italiano, nel suo costituirsi progressivamente come forza nazionale, interprete del riscatto di un intero paese teso ad acquistare un suo regime di indipendenza, libertà e democrazia.”,”PCIx-011-FL”
“AMENDOLA Giorgio”,”Un’isola.”,”Figlio di Giovanni Amendola, esponente politico dell’ Italia liberale, antifascista morto nel 1926 colpito dallo squadrismo, Giorgio entrò a 26 anni nel PCI e due anni dopo fu costretto ad espatriare a Parigi dove iniziò un’ attività politica clandestina e tornando più volte in Italia. Durante uno di questi viaggi venne arrestato e confinato a Ponza dove rimase quattro anni. Qui sposò Germaine LECOCQ conosciuta in Francia e da cui ebbe una figlia prematuramente scomparsa. Con il 1943 ebbe un ruolo nella resistenza e dopo la liberazione è stato deputato del PCI e membro della direzione. E’ morto nel 1980. Una scelta di vita termina nel 1929. Un’ isola riprende il discorso due anni dopo e lo porta fino alla vigilia della seconda guerra mondiale.”,”PCIx-024-FV”
“AMENDOLA Giorgio BREGA Gian Piero CAFAGNA Luciano FOA Vittorio GIOVANA Mario LIBERTINI Lucio OCCHETTO Achille PAGLIARANI Luigi”,”Classe operaia, partiti politici e socialismo nella prospettiva italiana.”,” “”””Soprattutto bisogna evitare di vedere ancora una volta la “”società”” come un’astrazione opposta all’individuo. L’individuo ‘è l’essere sociale’. Il modo in cui la sua vita si manifesta – anche quando non appare come manifestazione di vita ‘in comune’, cioè compiuta insieme con altri – è pertanto espressione e conferma della ‘vita sociale’. La vita individuale dell’uomo e la sua vita entro il genere umano non differiscono tra loro, nonostante che il modo di esistere della vita individuale sia un modo più particolare o più universale della vita generica…””: questa raccomandazione Marx la esprime in un contesto in cui vengono coerentemente affermati questi principî: che la socializzazione dei mezzi di produzione è un mero fatto economico se i mezzi di produzione, nel nuovo ordine sociale, non vengono utilizzati per lo sviluppo e la soddisfazione dell’individuo libero; (…) che il comunismo come soppressione ‘positiva’ della proprietà privata coincide con l’umanismo e pertanto è la ‘vera’ “”risoluzione dell’antagonismo tra la natura e l’uomo, tra l’uomo e l’uomo, la vera risoluzione della contesa (…) tra l’oggettivazione e l’autoaffermazione, tra la libertà e la necessità, tra l’individuo e il genere””. Così parla Marx nei ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, un testo fondamentale per capire i moventi originari del marxismo – pienamente coincidenti coi sentimento e le speranze dell’uomo d’oggi – ma che la liturgia ufficiale ha gradatamente messo in disparte e svalutato (…). E dire che si tratta dell’opera di Marx più gravida, la matrice da cui prende vita tutto il resto – ‘Il capitale’ compreso – che va visto pertanto non già come il superamento del Marx giovane, un po’ folle – così come si insinua – e un po’ idealista, bensì come approfondimento di temi specifici il cui nucleo centrale resta sempre la motivazione originaria: restituire l’uomo a se stesso dopo aver individuato – nella storia e nella società – le condizioni che lo alienano (l’identificazione di comunismo e di umanismo è difatti per Marx anche la ‘soluzione dell’enigma della storia’)”” (pag 174-175) [Luigi Pagliarani, ‘La necessaria fine dell’infantilismo’] [(in) ‘AA.VV., Classe operaia, partiti politici e socialismo nella prospettiva italiana’, 1966] Aristocrazia operaia. “”L’analisi leninista dell’imperialismo conferiva al fenomeno della “”aristocrazia operaia”” carattere precario, poché lo collegava a una situazione di dominazione economica internazionale non dotata, per la sua natura, di capacità diffusive e, comunque, transeunte. Questa analisi soffriva degli stessi limiti di aderenza storica propri alla analisi marxiana del processo di accumulazione: ambedue sottovalutavano il potenziale moltiplicativo della accumulazione capitalistica, connesso essenzialmente al suo potere di mobilitazione del progresso tecnico, e che doveva consentire alla accumulazione stessa di riprodursi in un contesto sociale non stazionario ma progressivamente migliore, ben sopportando i fattori di rigidità introdotti nel mercato del lavoro dalla organizzazione sindacale”” [Luciano Cafagna, ‘Fine della “”classe generale””‘] [(in) ‘Classe Classe operaia, partiti politici e socialismo nella prospettiva italiana.] (pag 227)”,”PCIx-032-FV”
“AMENDOLA Mario a cura; saggi di Giovanni DOSI Luigi L. PASINETTI Franco MALERBA e Luigi ORSENIGO Adriano BIROLO e Mario CIMOLI Paolo SYLOS LABINI Cristiano ANTONELLI Domenico SINISCALCO Marco LIPPI e Lucrezia REICHLIN”,”Innovazione e progresso tecnico.”,”Saggi di Giovanni DOSI Luigi L. PASINETTI Franco MALERBA e Luigi ORSENIGO Adriano BIROLO e Mario CIMOLI Paolo SYLOS LABINI Cristiano ANTONELLI Domenico SINISCALCO Marco LIPPI e Lucrezia REICHLIN Sulle teorie evolutive del cambiamento economico”,”ECOT-379″
“AMENDOLA Giorgio”,”Gli anni della Repubblica.”,”E’ una raccolta di saggi scritti nell’arco della sua esperienza politica.”,”PCIx-048-FF”
“AMENDOLA Giorgio NATTA Alessandro”,”Costruire nella lotta una alternativa democratica al centro-sinistra. Discorsi pronunciati alla Camera dei Deputati il 22 e il 23 dicembre 1968.”,”Stampa Fratelli Spada, Ciampino, Roma”,”PCIx-474″
“AMENDOLA Giorgio”,”Analisi e prospettive politiche in un documento del 1941 riveduta da Togliatti. La situazione economica e politico-sociale dell’Italia.”,”‘Sbarcando a Napoli nel marzo 1944 Palmiro Togliatti portrà con sicurezza e audacia affermare una linea non improvvisata, ma lungamente meditata, una linea che aveva trovato nel marzo 1941, nel documento presentato all’IC, le sue prime formulazioni’ (G.A.) (pag 81) Togliatti (marzo 1941): La situazione del nostro partito alla vigilia della nuova guerra imperialistica (settembre 1939) (…) (pag 98) Pci: campagna di accusa contro il fascismo fondata sulle parole d’ordine: 1. Immediata pace separata per salvare l’Italia dalla catastrofe; 2. Messa sotto accusa dei responsabili della guerra. 3. Formazione di un governo che si appoggi alle masse popolari…; 4. Libertà per i popoli coloniali: né con la Germania, né con l’Inghilterra, né con l’Italia; 5. Via i soldati tedeschi! (pag 102) Nota: Precisazioni di Massola su questo ducumento (Critica marxista, n. 3, maggio-giugno 1968, pag 100-102). – ‘Ho preso visione dell’importante relazione sulla situazione economica e politico-sociale dell’Itali presentata dai compagni Togliatti e Bianco all’Internazionale comunista nel marzo 1941 (relazione della quale ignoravo l’esistenza) e della presentazione che la precede, scritta dal compagno G. Amendola, e anch’essa apparsa su ‘Critica marxista’ di gennaio-febbraio 1968. Mi pare doveroso precisare (…)’ (pag 100) ‘Urss: trattato russo britannico dopo l’attacco germanico e forniture alla Russia di materiali da parte degli Alleati. “”In seguito all’aggressione hitlero-fascista all’Urss, apparvero nella situazione degli elementi completamente nuovi, non esistenti nel 1939-40 e neppure nei primi mesi del 1941, e l’enorme portata che essi avrebbero potuto avere, nel corso della guerrra, non venne subito compresa dalle classi dirigenti del nostro Paese e da una grandissima parte dell’opinione pubblica. Il principale di questi elementi nuovi era costitutito dalla resistenza sovietica agli eserciti aggressori di Hitler. Per la prima volta la “”guerra lampo””, riuscita in tutte le aggressioni effettuate fino allora da Hitler (in Polonia, in Francia ecc.), subiva ad opera dell’esercito sovietico una seria battuta d’arresto che si può ben dire foriera di sconfitta. Un altro elemento nuovo era costituito dal trattato russo-britannico «per la condotta in comune delle operazioni belliche contro la Germania», concluso quasi subito dopo l’inizio dell’aggressione hitleriana all’Urss. A questo trattato seguivano quasi subito anche le forniture di materiali bellici americani all’Urss””‘ (pag 102)”,”PCIx-010-FGB”
“AMERIKS Karl, contributi di Frederick BEISER Andrew BOWIE Daniel DAHLSTROM Paul FRANKS Paul GUYER Rolf-Peter HORSTMANN Charles LARMORE Terry PINKARD Robert PIPPIN Dieter STURMA Günter ZÖLLER”,”The Cambridge Companion to German Idealism.”,”Karl Ameriks is McMahon – Hank Professor of Philosophy at the University of Notre Dame. Frederick Beiser is professor of Philosophy at Indiana University. Andrew Bowie is Chair of German at Royal Holloway College, University of London. Daniel O. Dahlstrom is professor of Philosophy at Boston University. Paul Franks is Assistant Professor of Philosophy at Indiana University. Paul Guyer is Florance R.C. Murray Professor in the Humanities at the University of Pennsylvania. Rolf-Peter Horstmann is Professor of Philosophy at the Humboldt University un Berlin. Charles Larmore is Professor of Philosophy in the Department of Philosophy at the University of Chicago. Terry Punkard is Professor of Philosophy at Georgetown University. Robert P. Pippin is Raymond W. and Martha Hilpert Gruner Distinguished Service Professor of Philosophy and Chair of the Committee on Social Thought at the University of Chicago. Dieter Sturma is Professor of Philosophy at Essen University. Allen Wood is Professor of Philosophy at Stanford University. Günter Zöller is Professor of Philosophy at the University of Munich.”,”HEGx-033-FL”
“AMI Ben”,”Les Juifs en Union Soviétique.”,”La seconda concentrazione di ebrei al mondo (pag 148-) “”Gli ebrei in URSS: allo stesso tempo una nazionalità e una religione, ma una nazionalità senza territorio né diritti, una religione senza gerarchia né rappresentazione. Gli stretti legami con la Russia, stabiliti in occasione di molti viaggi fatti nel corso di vent’anni in URSS, hanno permesso a scrittore israeliano, Ben Ami, di tracciare questo affresco straordinario. Ci conduce nelle regioni occidentali (Galizia, Lituania) che furono in passato un centro prestigioso di civiltà ebraica, alle comunità ddella Georgia, del Daghestan, di Bokhara. “”Etre juif en Union Soviétique”” (Nouvel Obs) Processo staliniano dei camici bianchi. STALINE n’aime pas les juifs et les craint. Trop cosmopolites, trop frondeurs, trop ironiques : à éliminer. Il ordonne les « grandes purges » de 1936-1939 et, à la suite du pacte germano-soviétique, son antisémitisme se déclare ouvertement et de manière inquiétante. Il se manifestera dramatiquement, en 1948-1952, au cours des « années noires ». Le 12 août 1952, vingt-six écrivains soviétiques juifs (parmi lesquels Markisch, Feffer, Bergelson, Babel, Kvtiko) sont exécutés. En novembre, c’est le procès Slansky. De janvier à mars 1953 a lieu, à Moscou, le « procès des blouses blanches » dirigé contre des médecins juifs. Où s’arrêtera ce cauchemar ? Il tourne court à la mort de Staline. L’U.R.S.S. respire. Pas les juifs : sur la longue liste des « crimes staliniens » révélés par Khrouchtchev au XXe congrès, il n’est pas fait mention des actions antisémites. Les juifs soviétiques y voient, pour l’avenir, un signe inquiétant. Avec raison : pour eux, la déstalinisation sera brève. Pourtant, le contexte n’est plus le même. De 1940 à 1953, la rigueur stalinienne s’est adoucie deux fois : pendant la guerre pour une brève union sacrée (en 1943, Mikhoels appelle : « Mère juive, même si tu n’as qu’un fils, bénis-le et envoie-le combattre la peste brune »). Une seconde fois, curieusement, en 1947, lorsque l’U.R.S.S. reconnaît — avant tout le monde — le nouvel Etat d’Israël. Etait-ce comme on l’a dit un « moment de distraction » ? Sûrement pas. Derrière le vibrant discours que prononce alors Gromyko (« Les Etats occidentaux n’ont pas su protéger les vies et les biens de leurs ressortissants juifs. C’est là un fait qui donne le droit aux Israéliens de rechercher une terre où ils puissent défendre leur sécurité »), il faut voir certainement une stratégie précise : le but est d’éliminer les Anglo-Américains de Palestine, voire de la Méditerranée. Objectif permanent, que les nouveaux dirigeants soviétiques reprendront, dès 1955, avec de nouveaux partenaires : les Arabes. Aujourd’hui, quelle est la situation des citoyens juifs en U.R.S.S. ? Théoriquement, ils jouissent des mêmes droits que les citoyens de n’importe quelle autre nationalité ; c’est-à-dire, entre autres, du droit à une culture et à un enseignement, nationaux dans la forme, socialistes dans le contenu, donnés dans la langue maternelle, et le droit à la pratique religieuse. Dans la vie quotidienne, il en va autrement. Certes, rien n’est interdit (la loi punit l’antisémitisme comme les autres discriminations raciales). Mais tout est désaffecté, gommé, supprimé ou réduit à l’état de symbole. C’est une répression négative qui s’exerce, non par la contrainte, mais par le refus sous toutes ses formes. Il n’est pas interdit d’apprendre le yiddish, mais on ne l’enseigne pas dans les écoles, même dans celles du Birobidjan (3). Il n’est pas défendu de connaître la culture ou l’histoire juive, mais il n’existe plus actuellement une seule classe en U.R.S.S. où ces matières soient enseignées — que ce soit en yiddish, en hébreu ou en russe. Il y avait en 1930 seize théâtres juifs (dont le célèbre « Habbima », auquel collaborèrent Gorki, Chaliapine et Stanislavski). Il n’en reste plus un seul. 450 synagogues en 1956 : 55 en 1969. Sur les trois seuls rabbins en fonction en U.R.S.S., deux ont plus de soixante-quinze ans. Même dramatique étiolement dans la vie politique, publique ou professionnelle : la représentation juive aux Soviets, qui devrait être de 21 000 députés, est tombée à 8 000. Enfin, en 1935, les juifs représentaient 13 % des étudiants de l’enseignement supérieur. En 1960 : 3,2 %. En 1967 : 2,5 % (4). Des « buveurs de sang » Cette consomption lente, dont seuls souffrent les juifs, leur est insupportable. Les 130 000 tziganes, eux aussi disséminés, ont leur théâtre national à Moscou. Les 300 000 Allemands de la Volga, eux aussi répartis à travers le pays, se voient redire sans cesse l’obligation d’enseignement dans leur langue maternelle. Aux 3 500 000 juifs (1,9 % de la population d’U.R.S.S., le quart du judaïsme mondial) on rappelle constamment leur « nationalité juive », en leur en interdisant constamment le plein exercice. Il y a là, à la longue, une contradiction grave qui, si elle n’est pas résolue, éclatera en crise. De cette tension, il existe de multiples témoignages (voir, page précédente, l’interview de Tania Brodskaya). « Pourquoi avez-vous quitté votre pays ? », a demandé en Israël notre correspondant Victor Cygielman à une nouvelle immigrante russe, Ala, vint et un ans. « Parce que j’étais autre. Russe et pas russe à la fois. » Et cette différence, soulignée, prend des aspects pénibles dans l’actuel climat d’un antisémitisme, populaire ou officiel, de plus en plus évident. Des preuves ? Elles sont partout. Dans la presse, où l’on peut à l’infini relever des textes parfois effarants de simplisme et de brutalité. Les deux seules issues Dans le langage courant : savez-vous ce qu’est un « point cinq » ? Théoriquement, c’est la cinquième ligne où est inscrite, sur la carte d’identité, la nationalité. En pratique, un « point cinq », c’est un juif russe, simplement. « Un jour, raconte une jeune fille, mon chef de service à l’Intourist, un juif comme moi, est venu me dire : « Surtout ne recrutez plus de « point cinq ». Il y en a trop ici. Nous allons devenir suspects… » Il faut noter d’ailleurs que cet antisémitisme russe, parfois très primitif (« Selon leur religion […] bon nombre de juifs achètent chaque année cinq à dix grammes de sang musulman qu’ils mélangent avec de l’eau pour le boire », écrit le journal « Kommunist » de Buynaksk du 9 août 1960), est le plus souvent l’antisémitisme démodé de l’Europe d’avant guerre, lorsqu’on parlait dans les familles bourgeoises de « youtres » ou de « youpins ». Il ne ressemble pas à la systématisation froide de l’Allemagne nazie. Il est lancinant, étouffant. Pas exterminateur. Peut-on dire alors que l’antisémitisme russe actuel est le même que celui de 1880 — comme l’affirmait récemment Ben Gourion ? Non, pour au moins deux raisons : — d’abord, l’existence de l’Etat d’Israël cristallise passionnément, surtout depuis la guerre de Six-Jours, un nouveau nationalisme juif depuis trop longtemps brimé ; — ensuite, on sait (plus clairement encore depuis l’intervention en Tchécoslovaquie en 1968) qu’il n’y aura aucun changement à l’intérieur du bloc soviétique, à plus forte raison en U.R.S.S. même. Pour les juifs d’U.R.S.S., corsetés dans leur nationalité diminuée comme autrefois dans les ghettos, il n’existe que deux issues. L’une, étroite et pratique, consiste à épouser un non-juif pour (c’est l’expression consacrée) « faire passer sa progéniture en fraude » (les enfants ont alors la possibilité de choisir à dix-huit la nationalité d’un de leurs parents). L’autre voie, messianique, large, c’est le sionisme ressuscité, avec l’objectif lointain d’Israël. Oui, en U.R.S.S., le sionisme, de toute évidence, renaît. Il suffit de lire les textes de protestation, d’écouter le « ton » des lettres envoyées de Moscou, d’interroger ceux qui sortent : c’est en U.R.S.S. (plus même qu’en Israël) que flotte maintenant le rêve sioniste, avec ses exaltations et ses faiblesses. Il n’y a plus dans le monde que les jeunes juifs de Kiev pour « voir » la Terre Promise comme un aboutissement qui vaut qu’on y risque sa vie. Conséquence fatale d’une politique hésitante et d’un antisémitisme actif ? Sans doute. Mais les dirigeants de Moscou auraient tort de ne voir là qu’un avatar de l’éternelle « question juive ». Il s’agit en fait d’un problème intérieur soviétique, d’une contradiction interne grave. Car toutes les solutions théoriquement possibles — l’assimilation totale, l’exode massif, la reconnaissance officielle d’une nationalité juive spécifique et de plein droit — semblent inapplicables : un exode « saignerait » l’Union soviétique et serait sans doute refusé par les juifs. L’assimilation totale serait considérée par les autres nationalités d’U.R.S.S. comme le premier pas vers une russification plus que jamais repoussée. La reconnaissance d’une nationalité juive enfin ancrée sur un territoire habitable ne ferait qu’exacerber le nationalisme juif, ou susciter en U.R.S.S. même un nouvel Israël — plus sioniste que communiste. La situation des juifs en U.R.S.S., on le voit, ne se ramène donc pas à quelques données simples. C’est pour cela qu’il faut suivre de près le procès de Leningrad et ceux qui suivront. Ils ne sont pas seulement choquants pour l’opinion mondiale. Ils sont révélateurs des réactions du Kremlin, sur un point particulièrement difficile. On se félicite que les deux condamnés à mort de Leningrad aient été graciés car un Etat n’a jamais résolu un problème en faisant fusiller quelques citoyens « pour l’exemple ». Josette Alia (1) Cf. article de Michel Tatu dans « le Monde » du 29 décembre 1970. (2) Section juive du parti communiste, créée pour faire pièce à « Paole Zion ». (3) Comme le précise, le 29 mai 1969, une lettre du département de l’Education nationale pour le Birobidjan (région autonome juive). (4) L’argument officiel est que chaque république bénéficie d’un « quota préférentiel » d’admission dans les universités. Les juifs n’ayant pas leur propre république, n’ont donc la priorité nulle part… Bibliographie Voir notamment : — « Israël et le refus arabe », Maxim Rodinson (Seuil). — « Les juifs du silence », Elie Wiesel (Seuil). — « Méditerranée rouge », Michel Salomon (Laffont). — « Contes d’Odessa », Isaac Babel (Gallimard). — « Les juifs en Union soviétique », Ben Ami (Fayard). — Publications et documents de la Bibliothèque juive contemporaine. – Cet article a paru dans le n°321 du Nouvel Observateur, daté du 4 janvier 1971.”,”EBRx-070″
“AMICI Nicola F.”,”Enrico Ferri. Autobiografia – Ancora l’uomo – L’oratore – Il giornalista – Rabagas?”,”AMICI Nicola F. Ferri e Bebel su monarchia pag 50-51″,”MITS-426″
“AMICO Giorgio a cura”,”Gramsci e Bordiga alle origini del comunismo italiano.”,”””Si è parlato per il periodo 1921-1923 di partito “”bordighiano””, quasi per contrapporlo in negativo ad un ipotetico “”partito di Lione”” finalmente recuperato ad una corretta strategia leninista. Certo il Pcd’I fu in quel periodo un partito modellato sulla “”personalità vigorosa”” del suo fondatore, ma senza forzature o esasperazioni leaderistiche. Le testimonianze a favore si sprecano, anche da parte di chi “”bordighista”” non è mai stato. Scrive ad esempio una storica di matrice “”picista””: “”Nel partito comunista bordighiano poterono trovare posto, per fare un esempio, Tasca e Terracini, Leonetti e Togliatti, Gramsci e Misiano, per dire d’ uomini forniti ciascuno di una concezione dell’ azione politica che in avvenire si rivelerà non sempre coincidente e talora anche opposta. (…)””. (pag 9) “”L’ occasione per mettere in pratica il cambiamento auspicato la fornisce la polizia fascista che arresta Bordiga al suo rientro in Italia. Questa volta Gramsci non può più “”anguilleggiare”” ed è costretto a prendere una posizione chiara in un momento che vede il partito in grave difficoltà. “”Essendo stato arrestato l’ esecutivo nelle persone di Amadeo e di Ruggero -scrive Gramsci- si attese invano per circa un mese e mezzo di avere delle informazioni che stabilissero con esattezza come i fatti si erano svolti (…). Invece dopo una prima lettera scritta immediatamente dopo gli arresti e nella quale si diceva che tutto era stato distrutto e che la centrale del partito doveva essere ricostruita ab imis, non si ricevette più nessuna informazione concreta, ma solo delle lettere polemiche sulla questione della fusione (…). La questione fu posta brutalmente di ciò valesse il centro del partito italiano. Le lettere ricevute furono criticate aspramente e si domandò a me che cosa intendessi suggerire… Anch’io ero rimasto sotto l’ impressione disastrosa delle lettere… E perciò arrivai fino a dire che se si riteneva che veramente la situazione fosse tale come obbiettivamente appariva dal materiale a disposizione, sarebbe stato meglio farla finita una buona volta e riorganizzare il partito dall’ estero con elementi nuovi scelti d’ autorità dall’ Internazionale””. (pag 12)”,”BORD-060″
“AMICO Giorgio COLOMBO Yurii”,”Un comunista senza rivoluzione. Arrigo Cervetto dall’ anarchismo a Lotta Comunista: appunti per una biografia politica.”,”””Cervetto si è infatti convinto che i rapporti internazionali stiano rapidamente mutando e che l’equilibrio che si era costituito con gli accordi di Yalta stia tramondando e che, pertanto impegno prioritario dei rivoluzionari diventi comprendere in quale direzione la storia si stia incamminando, quali siano i fattori fondanti quella nuova fase dei rapporti internazionali che dai primi anni ’80 egli definisce come “”nuova contesa imperialistica””: ‘E’ assurdo pensare -annota in uno dei suoi più interessanti articoli – ad un mondo di potenze statico ed in equilibrio perpetuo. Il mondo è un campo di forze che variano in termini economici, dato lo sviluppo ineguale del capitalismo. Ciò avviene non solo sul terreno economico ma pure sul terreno politico, dato che le forze economiche tendono ad esprimere una corrispondente forza politica (…)'””. (pag 108)”,”MITC-086″
“AMICO Giorgio”,”Il “”rinnegato Korsch””. Storia di un’eresia comunista.”,”Nota 1 a pag 41 si cita, criticandola, Lotta Comunista: “”Una deformazione scientista del marxismo già presente nel tardo Engels della ‘Dialettica della natura’ e dell’ Antidühring che trova in Italia la sua massima espressione nel rigido determinismo bordighiano e successivamente negli scritti di Arrigo Cervetto e nella produzione teorica del gruppo di ‘Lotta comunista’. Per una critica delle posizioni teoriche di Cervetto e di Lotta comunista vedere M. Pasquinelli, ‘Una parodia economicista del marxismo’, Edizioni Voce Operaia, Foligno, 1990 (…)”,”MGEK-125″
“AMICO Giorgio”,”Guy Debord e la società spettacolare di massa.”,”””L’aria del tempo è dunque alla revisione del marxismo”” (E. Brun, Les situationnistes, p. 317), che non è solo rifiuto dello stalinismo, ma anche e forse soprattutto critica del leninismo”” (pag 182) L’avvicinamento di Debord a ‘Socialisme ou Barbarie’ (pag 183) Tre grandi poli del trotskismo francese: 1. La sezione francese della Quarta Internazionale, 2. la corrente lambertista frutto di una scissione del 1952 e 3. l’ Union communiste (Lutte ouvriere). Per una bibliografia sui trotskisti francesi v. nota 4. (pag 183)”,”FRAP-120″
“AMICO Giorgio”,”Azione comunista, da Seniga a Cervetto (1954-1966).”,”Giorgio Amico (Imperia 1949) ex dirigente scolastico, membro della Redazione di ‘Utopia rossa’ e del Comitato scientifico dell’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea della provincia di Savona (ISREC) è autore di numerosi lavori sulla storia del movimento operaio. I dollari di Seniga. “”In varie occasioni Seniga fa riferimento ai fondi trafugati al Pci. Lo fa in modo allusivo, perché chi deve capire capisca, qualche volta con toni velatamente ricattatori, come nell’articolo ‘La nostra lotta, apparso sul numero 37 del 15 settembre 1958 di ‘Azione comunista’ (…). Quanto all’entità del capitale sottratto qualcuno scriverà di circa un milione di dollari, circa 620 milioni di lire dell’epoca pari a più di nove milioni di euro attuali. Altri dimezzeranno la cifra, calcolandola attorno ai 421 mila dollari (M. Albertaro, op. cit, p. 164, e Carlo Feltrinelli, Senior Service, Milano, 1999 p. 65). (…) Comunque sia, una somma enorme e non solo per l’epoca. La defezione di Seniga avviene in un momento particolarmente difficile per il Pci. Nel giugno 1954, su consiglio degli americani, Scelba ha proposto al Governo l’adozione di un provvedimento straordinario mirato a colpire duramente sul piano organizzativo e finanziario il Partito comunista al fine di ridurne drasticamente le possibilità di azione. (…) Secchia capisce immediatamente che la sua carriera politica è finita, ha un collasso nervoso e pensa di suicidarsi. Un gesto che Nino si aspettava tanto che, la mattina del 25 luglio, prima di uscire dall’abitazione di Secchia, gli ha scaricato la pistola e ne nascosto i proiettili. Nell’impossibilità di riconoscere pubblicamente che il Partito ha fondi segreti ed una apparato clandestino, si decide di mantenere il più scrupoloso riserbo sull’accaduto. Anche ai vertici dell’apparato solo pochi dirigenti sono messi a conoscenza di quanto è avvenuto, anche se alle Botteghe Oscure è chiaro a tutti che qualcosa di molto grave è appena successo. (…)”” (pag 49-51)”,”MITC-144″
“AMICO Giorgio”,”Azione comunista, da Seniga a Cervetto (1954-1966).”,”Giorgio Amico (Imperia 1949) ex dirigente scolastico, membro della Redazione di ‘Utopia rossa’ e del Comitato scientifico dell’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea della provincia di Savona (ISREC) è autore di numerosi lavori sulla storia del movimento operaio. Cervetto incontra per la prima volta Seniga (pag 88) Una proposta ad Amadeo Bordiga (pag 281 e segg) …. finire Luciano Raimondi citato nell’ambito dell’affare Mitrokhin, dal 1969 risulta esser in forza al Kgb in qualità di informatore con il nome in codice ‘Vittorio’. (pag 340)”,”ITAC-001-FGB”
“AMICO Giorgio”,”Per una storia della sinistra comunista italiana nel dopoguerra, 1943-1952.”,”Foto di Bordiga Scontro Damen Bordiga e scissione (1948-1952) “”Nel Congresso di Firenze (maggio 1948) lo scontro è furibondo fra Damen e i suoi e quella che questi definiscono la “”massoneria napoletana””, Bordiga, Vercesi e altri teorici dell’attendismo. Il contrasto è chiaro: da un lato Vercesi, sostenuto da Bordiga, che considera inesistenti le condizioni minime per un intervento attivo del partito nella società e nella classe e dall’altra Damen che, pur riconoscendo la disfatta storica del proletariato, ritiene ancora valide le motivazioni alla base della fondazione del PC Int. Lucidamente, come suo solito, Damen denuncia come ci sia “”una tendenza, in alcuni compagni, che mira a restringere i compiti del partito, se non addirittura a negare la legittimità storica della sua esistenza. Su questo piano è facile arrivare alla teoria che postulerà la liquidazione del partito. Il congresso non risolve alcun nodo lasciando tutti i problemi aperti. Il voto finale a favore delle tesi astensioniste di Maffi, mostra tuttavia che Bordiga può ormai contare su una maggioranza di partito. (…) In reazione nel gennaio 1952 si costituisce sotto la direzione di Damen un “”Comitato di Congresso”” che organizza un “”Secondo Congresso Nazionale”” a cui la maggioranza non partecipa. È la scissione che segna la nascita di due organizzazioni, entrambe con lo stesso nome di PC Internazionalista, attorno a Damen (“”Battaglia Comunista””) e a Bordiga (“”Programma Comunista””) (pag 11-12)”,”BORD-005-FGB”
“AMICO Giorgio”,”Bordiga, il fascismo e la guerra (1926-1944).”,”appendici: 1. Relazione alla segreteria del Pcd’I (Ustica 1928); 2. L’espulsione di Bordiga dal Partito (1930); 3. Lettera all’Ill.mo Sig. Questore di Napoli (maggio 1930); 4-5. Relazione dell’Alto Commissario di Napoli (maggio 1930 e ottobre 1930); 6. Lettera di Bordiga al Ministro degli interni (giugno 1934); 7. Incontro con Amadeo Bordiga (maggio 1936) Bordiga e gli americani (pag 164-165) Giorgio Amico (Imperia, 1949) ex Dirigente scolastico, membro della Redazione di ‘Utopia rossa’ e del Comitato scientifico dell’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea della provincia di Savona (Isrec), autore di numerosi lavori sul movimento operaio.”,”BORD-176″
“AMICO Giorgio”,”Arrigo Cervetto, l’uomo e il rivoluzionario, 1927-1995.”,”‘La smania di apprendere’ del giovane Cervetto diciottenne (pag 8) (lettera a Masini)”,”MITC-153″
“AMICO Giorgio”,”Danilo Montaldi. Vita di un militante politico di base (1929-1975).”,”Danilo Montaldi (1929-1975) è stato un militante comunista “”senza partito”” e, negli anni Cinquanta, punto di contatto tra la realtà italiana e le esperienze francesi, americane inglesi. Ha contribuito alla riscoperta del marxismo, contro un marxismo ossificato ridotto a un dogma, della centralità della fabbrica ma anche della vita quotidiana della classe operaia spogliata da ogni alone mitico. Montaldi pensava e agiva ‘dal basso’ e tentava di dar voce agli invisibili (v. Autobiografie della leggera e MIlitanti politici di base). Il libro ripercorre la vita dell’intellettuale cremonese con il suo personalissimo metodo di lavoro. (quarta di copertina) Volumi usciti di recente e citati nella bibliografia di Giorgio Amico su Montaldi: – F. Bondi, Narratori della leggera. Danilo Montaldi e la letteratura dei marginali, Carocci, Roma, 2020 – D. Frager, Socialisme ou barbarie. L’aventure d’un groupe (1946-1969), Syllepse, 2021 -G. Fofi M. Salvati, a cura, Lasciare un segno nella vita. Danilo Montaldi e il Novecento, Viella, Roma, 2021″,”MITC-158″
“AMIN Samir”,”Marxisme en Afrique et en Asie.”,”Il volume contiene riproduzioni di giornali (Neue Reinische Zeitung e giornali in occasione morte Marx e Engels). Altri saggi: -Walter HESSELBACH, Rede zum 100. Todestag von Karl Marx -Leopold Sedar SENGHOR, Marx et l’Afrique.”,”MADS-145″
“AMIN Samir FAIRE Alexandre HUSSEIN Mahmoud MASSIAH Gustave”,”La crise de l’ imperialisme.”,”AMIN, professore di scienze economiche, ha lavorato dal 1957 al 1960 nell’ amministrazione egiziana, dal 1960 al 1963 è stato consigliere del governo del Mali. Dal 1970 è Direttore dell’ Institut Africain de Developpement economique et de planification a Dakar. “”La teoria delle fasi del capitalismo sviluppato non deve essere confusa con quella del ciclo e della congiuntura”””,”ECOI-093″
“AMIN Samir”,”La deconnexion. Pour sortir du systeme mondial.”,”Contiene il capitolo: “”C’è una economia politica del fondamentalismo islamico?”””,”ECOI-075″
“AMIN Samir SENGHOR Leopold S. HABIB Irfan SEN GUPTA Anil G. TICHELMAN Fritjof MONJARAS-RUIZ J. ARICO José HASSELBACH Walter e altri interventi”,”Karl Marx in Africa, Asia and Latin America. International congress organized by the Friedrich Ebert Foundation in cooperation with the German Unesco-Commission, in Trier, March 14th-16th, 1983.”,”L’ inaugurazione del Congresso è stata fatta da Günter GRUNWALD (F. Ebert), Otto von SIMSON (German-UNESCO Commission), Arnd MORKEL (P Università di Trier, Amadou-Mahtar M’BOW DG UNESCO, Paris. Contiene i saggi: AMIR, Le marxisme in Asie et en Afrique (La vocation asiatique et africaie du marxisme) (pag 1-52 + note) Walter HASSELBACH, Rede zum 100 Todestag von Karl Marx’ (pag 1-10) Leopold Sedar SENGOR, Marx et l’ Afrique (1-26) Partecipanti al Simposio: André G. FRANK, Maxime RODINSON, Sidney POLLARD, Claus KERNIG, Peter von OERTZEN, Dietmar ROTHERMUND, Rong JINGBEN, Prof. PRIMAKOV, Prof. WIGOTZKIJ.”,”MADS-354″
“AMIN Samir”,”Come funziona il capitalismo? Lo scambio ineguale e la legge del valore.”,”Il dibattito sullo scambio ineguale. “”Nel III libro Marx affronta il processo d’ insieme di accumulazione del capitale’, il movimento complessivo (produzione, circolazione, realizzazione) dei valori prodotti, del plusvalore in particolare e comunque del capitale, togliendo alcune ipotesi semplificatrici, in particolare quella di una uguale composizione organica del capitale. Non è mai mancato (da Tugan-Baranowsky e Böhm-Bawerk a Joan Robinson) chi ha visto in questo passaggio una contraddizione: è da qui che sono partite le grandi controversie sulla trasformazione dei valori in prezzi, sulla tendenza della composizione organica del capitale e del saggio del profitto. A noi interessa tuttavia rilevare questo passaggio (iniziato da Marx ma purtroppo non terminato: il III libro si presenta palesemente come un’ analisi non compiuta) come passaggio alla descrizione del movimento concreto del capitale, come affronto di concrete situazioni storiche di esistenza del modo di produzione capitalistico””. (pag 9-10)”,”TEOC-333″
“AMIN Samir”,”La crisi. Uscire dalla crisi del capitalismo o uscire dal capitalismo in crisi?”,”AMIN Samir (Il Cairo, 1931) dirige il Forum du Tiers Monde a Dakar ed è presidente del Forum Mondiale delle Alternative. Ha insegnato in varie università ed è stato consigliere economico di alcuni paesi africani. Ha al suo attivo parecchi opere una parte pubblicate da ‘Punto Rosso’.”,”PVSx-047″
“AMIN Samir”,”La teoria dello sganciamento. Per uscire dal sistema mondiale.”,”…Sganciamento concetto complementare a quallo di sviluppo autocentrato nazionale e popolare si impone con forza ai popoli del Terzo Mondo….”,”PVSx-069″
“AMIN Samir”,”L’accumulazione su scala mondiale: critica della teoria del sottosviluppo.”,”””Questa teoria dello sviluppo e del sottosviluppo è stata formulata in modo chiaro e conciso dal W.W. Rostow”” (pag 19) [W.W. Rostow, ‘The stages of economic growth’, Cambridge, 1960] (si tratta di una teoria universale secondo cui tutte le società sono passate o dovranno passare attraverso cinque stadi…) L’analisi marxista: la legge della tendenza alla riduzione del tasso profitto Teoria pura del ciclo Tesi di Raul Prebisch sul deficit cronico dei paesi sottosviluppati (pag 591)”,”PVSx-075″
“AMIN Samir”,”Oltre il capitalismo senile. Per un XXI secolo non americano.”,”Samir Amin (Il Cairo 1931) dirige attualmente il Forum du Tiers monde a Dakar ed è promotore del Forum mondiale delle alternative. Ha insegnato in varie università ed è stato consigliere economico di vari paesi africani.”,”ECOI-191-FL”
“AMIOTTI Gabriella ROSINA Alessandro, a cura; contributi di Cinzia BEARZOT Anna Maria BIRINDELLI Elena DELL’AGNESE Alessandro GHISALBERTI Daniele MONTANARI Rosella PELLERINO Sergio ROVAGNATI Giovanna SALVIONI Laura TERZERA Teresio VALSESIA Tommaso VITALE Giuseppe ZECCHINI”,”Identità e integrazione. Passato e presente delle minoranze nell’Europa mediterranea.”,”Gabriella Amiotti è docente di Geografia storica del mondo antico presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano. Alessandro Rosina è docente di demografia presso la Facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Milano. Contiene il saggio di Rosella Pellerino, Teresio Valsesia, Sergio Rovagnati: ‘Le Alpi ed oltre: Occitani, Walser, Ladini’ (pag 93-120)”,”ITAS-005-FFS”
“AMIRANTE Domenico”,”India.”,”AMIRANTE Domenico insegna Diritto pubblico italiano e comparato nella Seconda Università di Napoli. Ha svolto attività di ricerca einsegnamento presso le Università di Bombay, New Delhi, e la National Law School of India.”,”INDx-106″
“AMIRANTE Domenico”,”India.”,”Domenico Amirante insegna Diritto pubblico italiano e comparato nella Seconda Università di Napoli. Ha svolto attività di ricerca e insegnamento presso le Università di Bombay (Law Department) New Delhi (Faculty of Law), la National Law School of India, Università di Bangalore, e la Delhi School of Economics. Tra i suoi libri: Diritto ambientale e costituzione, Diritto ambientale italiano e comparato, La forza normativa dei principi.”,”INDx-002-FL”
“AMIR-MOEZZI Mohammad CARRIERE Jean-Claude CHABBI Jacqueline COLOSIMO Jean-François CROUZET Denis KEPEL Gilles LAURENS Henry LUIZARD Pierre-Jean SOLNON Jean-François”,”Le retour des guerres de religion.”,”Contiene una pagina di Jules Michelet sulle guerre di religione (massacro degli ugonotti nella notte di San Bartolomeo, come colpo di stato cattolico che interrompe l’ascesa del partito protestante) (pag 98)”,”STAT-465″
“AMIS Martin”,”Koba il Terribile. Una risata e venti milioni di morti.”,”Martin Amis è nato a Oxford nel 1949. É uno dei più importanti scrittori inglesi contemporanei. Stalin ‘Koba’ per gli amici, fu uno dei dittatori più sanguinari che la storia dell’umanità abbia mai conosciuto. Ma fu anche un leader estremamente amato. E i suoi crimini, per molto tempo, apparvero quasi ‘necessari’ non soltanto all’interno dell’Urss, ma soprattutto tra gli intellettuali liberal occidentali.”,”STAS-019-FL”
“AMMIANO Marcellino, a cura di Giovanni VIANSINO”,”Storie. Volume I.”,”Adulescens nell’anno 357 d.C. Ammiano nasce dunque negli anni 330-335, come coetaneo di Giuliano Imperatore (nato nel 332), in Antiochia, la grande, la bella, capoluogo della provincia di Siria e frequente residenza imperiale a causa delle tante guerre contro la Persia. In Antiochia si mescolavano Fenici, Armeni, Egiziani, Siriani, Greci, Giudei, Persiani, era infatti Antiochia base di concentramento di uomini e di materiali bellici per azioni contro la Persia. Antiochia era anche città di studi e di cultura Ellenica (greco, pagana,) e cristiana , Libanio era faro anche politico per la città delle cui classi sociali sapeva farsi commentatore; era sede del Patriarcato d’Oriente e patria di Giovanni Crisostomo. Discorsi e lettere immessi da Ammianoi nell’opera sua riguardano la filosofia del potere, la sua concordia, i suoi scopi filantropici e nessun autore offre analisi così complete della natura e dei doveri dell’imperatore.”,”STAx-097-FL”
“AMMIANO Marcellino, a cura di Giovanni VIANSINO”,”Storie. Volume II.”,”Adulescens nell’anno 357 d.C. Ammiano nasce dunque negli anni 330-335, come coetaneo di Giuliano Imperatore (nato nel 332), in Antiochia, la grande, la bella, capoluogo della provincia di Siria e frequente residenza imperiale a causa delle tante guerre contro la Persia. In Antiochia si mescolavano Fenici, Armeni, Egiziani, Siriani, Greci, Giudei, Persiani, era infatti Antiochia base di concentramento di uomini e di materiali bellici per azioni contro la Persia. Antiochia era anche città di studi e di cultura Ellenica (greco, pagana,) e cristiana , Libanio era faro anche politico per la città delle cui classi sociali sapeva farsi commentatore; era sede del Patriarcato d’Oriente e patria di Giovanni Crisostomo. Discorsi e lettere immessi da Ammianoi nell’opera sua riguardano la filosofia del potere, la sua concordia, i suoi scopi filantropici e nessun autore offre analisi così complete della natura e dei doveri dell’imperatore.”,”STAx-098-FL”
“AMODIO Luciano, a cura di Tito PERLINI”,”Storia e dissoluzione. L’ eredità di Hegel e Marx nella riflessione contemporanea.”,”AMODIO Luciano (Milano, 1926-2001) si è laureato nel 1952 presso l’Università statale di Milano con una tesi dal titolo Lo Spirito oggettivo in Gramsci, relatore Antonio BANFI. Tra il 1944 e il 1945 ha lavorato presso l’ editore Bompiani nella redazione del Dizionario delle Opere e dei Personaggi. Dal 1947 al 1981 è stato funzionario nell’ Ufficio Studi della Banca Commerciale Italiana Ha collaborato a varie riviste (Il Politecnico, Discussioni ecc.). Nel 1955 è stato co-fondatore della rivista politico-culturale “”Ragionamenti””. Nel 1963 ha pubblicato presso la casa editrice Avanti! la prima antologia italiana di Rosa LUXEMBURG. “”Un discorso così incominciato con l’ apologia della guerra si conclude in un “”inattuale”” discorso pacifista. La funzione storico-universale della guerra si è esaurita di fronte ai nuovi compiti socio-economici, che essa non è in grado di risolvere. Ma la “”vecchia merda”” di marxiana memoria è sempre in movimento, anche se ha esaurito la sua funzione storica, e sopravvive a se stessa nella sovrastruttura politica. Sebbene si possa dire che Proudhon sia in sostanza per un’ Europa delle patrie, egli è contro ogni micro-nazionalismo e pan-nazionalismo che riproponga ad ogni istante il problema delle frontiere, storicamente risolto da quel diritto alla forza, che corrisponde alla ragione storica.”” (pag 207) “”La Rivoluzione è lotta per il piegamento dela volontà degli avversari come fine in sé; ma finisce, attraverso il sospetto, per essere volontà di piegamento di tutte le volontà. Perché la Rivoluzione è idealmente solo lotta disinteressata per il potere, ed è lotta contro l’ alienazione. Ma l’ alienazione è al limite il limite. Solo il “”terrore”” abbatte i limiti (alla generalità della volontà generale, alla socialità immediata) che l’ uomo frappone all’ uomo. Il “”terrore”” è la libertà della volontà, volontà assoluta (ciò che non è volontà è interesse), e in questo realizza la Rivoluzione, è la negazione di ogni “”altro”” possibile, come ha mostrato Hegel nella Fenomenologia. La Rivoluzione è la guerra assoluta senza “”politica””, la guerra assoluta, la guerra propria alla volontà generale. Come ha scritto Clausewitz a proposito della Francia del ’93, ’94, ’95, e di Lazare Carnot, del resto il più disinteressato e il meno discusso dei giacobini francesi, che proprio il maturo Hegel si sentì in obbligo, ancora nel settembre 1822 a Magdeburgo, di visitare e omaggiare: “”solo i governi rivoluzionari hanno il terrore a loro disposizione”” “”perché una guerra risponda interamente ai disegni della politica e perché la politica sia all’ altezza dei mezzi di guerra (Della guerra, cit., pag 816-817). (pag 211-212) “”Politicamente parlando, Proudhon rimase sempre per Marx il punto di riferimento negativo; quando Engels attaccò Dühring, l’accostamento di costui a Proudhon fu d’obbligo ed esplicito. E se il punto fondamentale positivo contro Proudhon fu come fondare il comunismo su un lavoro fourieristicamente attrattivo, il punto fondamentale in accusa fu la conservazione – nei “”sistemi”” socialisti – dello scambio e quindi, alle sue spalle, del diritto al frutto del proprio lavoro. Commentando le sopra citate parole di Marx nel ‘Capitale’, Engels esce a dire: ‘””In altri termini: anche se escludiamo la possibilità di ogni rapina, di ogni atto di forza, di ogni imbroglio, se ammettiamo che tutta la proprietà privata originariamente poggia sul lavoro proprio del possessore, e che in tutto il processo ulteriore vengano scambiati solo valori eguali, tuttavia, con lo sviluppo progressivo della produzione e dello scambio, arriviamo necessariamente all’attuale modo di produzione capitalistico, alla monopolizzazione dei mezzi di produzione e di sussistenza nelle mani di una sola classe poco numerosa, alla degradazione dell’altra classe, che costituisce l’enorme maggioranza, a classe di proletari pauperizzati, arriviamo al periodico alternarsi di produzione vertiginosa e di crisi commerciale e a tutta l’odierna anarchia della produzione. Tutto il processo viene spiegato da cause puramente economiche senza che neppure una sola volta ci sia stato bisogno della rapina, della forza, dello Stato, o di qualsiasi interferenza politica”” [Luciano Amodio, Storia e dissoluzione. L’eredità di Hegel e Marx nella riflessione contemporanea, a cura di Tito Perlini, 2003] (pag 171-172)”,”TEOC-308″
“AMODIO Luciano”,”La rivoluzione bolscevica nell’interpretazione di Rosa Luxemburg.”,”Rosa Luxemburg: “”I punti decisivi sono: 1) l’economia capitalista come ‘processo’ e non come ‘stato’ (…); 2) il particolare rapporto che ne deriva tra proletariato e borghesia – che non è puramente ed estremamente frontale, ma dialettico (…); 3) Il rifiuto della tattica del ‘salto’ nella rivoluzione sociale, che ne consegue, in quanto il processo investe tutto lo scontro-rapporto proletariato-borghesia (46); 4) la funzione di pura ‘agitazione e illuminazione’ del partito verso la classe, mentre il momento organizzativo resta in una certa misura ‘spontaneo’, soprattutto aperto, che significa non specificatamente e artificialmente “”politico”” (47). Tale riduzione della funzione ‘organizzativa’ vuol dire (verso Oriente) soprattutto la liquidazione di ogni aspetto e sospetto di ‘anticipazione’ e prevaricazione blanquista e settaria nel movimento operaio”” (pag 299-300) “”E’ caratteristico che essa diciari senz’altro nel febbraio 1904: “”Un sano movimento di massa ha cioè questo in sé che se non vuole tornare indietro, deve incondizionatamente avanzare, svilupparsi, accentuarsi”” (93). Non si può dire che abbiamo a che fare con pura fraseologia. Rosa Luxemburg ci crede, ci fonda sopra tutta la teoria, e l’applicherà ai moti spartachisti che essa non auspicava. E in nome di essa sostanzialmente si rifiuterà al consiglio di Radek di ordinare la ritirata”” (pag 308) “”L’atteggiamento di Rosa Luxemburg verso la rivoluzione di Febbraio (interpretata come ultima rivoluzione borghese e come continuazione della prima rivoluzione russa,, successivamente come prima rivoluzione proletaria di transizione e di portata storico-mondiale, in ‘Zwei Osterbotschaften’, ripete l’atteggiamento del 1905-1906, con in più la giustificazione della guerra di difesa rivoluzionaria sullo schema delineato per la Germania nella ‘Juniusbrochüre’ e in un generale inquadramento di maturità rivoluzionaria sul piano mondiale. Comunque le osservazioni che seguono riguardo al suo atteggiamento sulla rivoluzione d’Ottobre implicano necessariamente il suo giudizio su Febbraio. Il punto decisivo è la sua incredulità sulla possibilità di una rivoluzione socialista in Russia (145), che si allarga in incredulità in generale di una rivoluzione socialista in un paese solo. Cioè l’internazionalismo si a del movimento operaio si a del socialismo in sé”” (pag 317) (145) Vedi ‘Sp. (Spartakusbriefe), p. 356: essa crede che arrivi la dittatura del proletariato (o un governo tutto socialista), ma non crede che possa durare a causa della reazione sia interna che estera. Per Nettl, p. 684, i risultati durevoli agli occhi di Rosa Luxemburg sono quelli del febbraio, il potere della cosiddetta “”democrazia rivoluzionaria”” Engels su particolarità Russia, rapporto con Europa e due tipi di comunismo (pag 290-291-292-293) “”Engels negli anni novanta in cui avviene la formazione ideologica di Rosa Luxemburg liquida da parte sua l’eccezionalità della situazione russa, sia sottolineando l’ormai avanzato processo di disgregazione della comunità agraria, sia accentuandone nei rispetti di Marx i caratteri regressivi; politicamente rompeva così con le aperture marxiane al populismo dando una mano ai giovani discepoli marxisti dell’Impero russo. Il testamento di Engels sulla funzione della Russia nel quadro della rivoluzione, il suo ‘Nachwort’ del 1894 alla ripubblicazione di ‘Soziales aus Russland’ (scritto – è bene avvertire – nell’atmosfera della difesa della Germania contro l’alleanza franco-russa) (5), presenta due punti interessanti: il primo, ideologico, di netta distinzione del comunismo dell’avvenire rispetto a tutte le forme di comunismo del passato; il secondo, conseguente, di collocamento della Russia in una posizione in ogni caso subalterna rispetto alla rivoluzione proletaria occidentale. Interpretando anche dei passaggi procedenti di Marx-Engels insiste ripetutamente che non esiste passaggio spontaneo tra le due forme di comunismo: “”mai in nessun luogo il comunismo agrario tramandato dalla società gentilizia ha sviluppato da se stesso qualcosa di diverso dalla sua propria dissoluzione”” (6). (…) Ciò che differenzia i due tipi di comunismo è che quello futuro si appropria “”le gigantesche forze produttive della società capitalistica come proprietà e strumento sociale””, che esso è appunto il “”particolare e ultimo prodotto del capitalismo”” (8); ciò che li divide è che l’uno appartiene all’epoca della barbarie, l’altro a quella della civiltà. Che questa contrapposizione di barbarie e civiltà implichi marcatamente anche un tratto individualista (9) si può ricavare da un altro scritto dell’epoca dell’inizio del 1893: ‘Kann Europa abrüsten?’. Nel giudizio che Engels dà del soldato russo, si rileva che il suo valore è legato alle forme di combattimento di massa come riflesso che il collettivismo della comunità di villaggio semicomunista e dell”artel’ cittadina esercita sulla sua psicologia di combattente. Ma le nuove armi hanno trasformato la tattica e reso pericoloso “”questo istinto di raggrupparsi””, “”oggi ogni soldato deve essere in condizione di fare autonomamente ciò che nel momento deve essere fatto, e nello stesso tempo non perdere la coesione col tutto. Si tratta di una coesione che non può essere resa possibile mediante l’istinto gregario primitivo dei russi, ma soltanto attraverso l’educazione dell’intelletto di ogni singolo, e di questa noi incontriamo i presupposti solo a un livello di cultura di più alto sviluppo “”individualistico””, come esiste presso le nazioni capitalistiche dell’occidente”” (10)”” (pag 290-291-292) [Luciano Amodio, La rivoluzione bolscevica nell’interpretazione di Rosa Luxemburg, ‘Annali’ Feltrinelli anno 1973, Milano 1974] [(5) Citato più tardi da Rosa Luxemburg, ‘In memoria del ‘Proletariat’ (1903), in Rosa Luxemburg, Gesammelte Werke, Berlin, 1970-73, pp. 325-26 (…); (6) Werke, vol. 22, p. 427; (7) Werke, vol 22, pp. 427-28; (8) Werke, vol. 22, pp. 427, 428; (9) La cui ispirazione ricondurrei al “”basso continuo”” hegeliano che accompagna l’evoluzione del pensiero dei “”fondatori”” (…); (10) Werke, vol. 22, p. 388]”,”LUXS-061″
“AMODIO Luciano; DOLFINI Giorgio; FERGNANI Franco;”,”Il concetto dello Stato in Hegel e in Marx. Contributi metodologici (Amodio); Engels filologo (Dolfini); Il rapporto Marx-Feuerbach nel giudizio di L. Althusser (Fergnani); Tra Lenin e Luxemburg. Commentario al periodo “”estremistico”” di G. Lukacs 1919-1921 Lukács e Max Weber; Primi scritti di G.L. in esilio; Radicalismo di sinistra; La teoria dell’offensiva; Coscienza e classe; appendice A. La révolution n’aura pas liue; appendice B. Gyorgy Lukács e Rosa Luxemburg.”,”(pag 27-32); (65-82); (311-322); (361-431) N. 1 marzo 1965; N. 2 settembre 1965; N. 4 giugno 1966; N. 5 maggio 1967 “”La storia è per Hegel il prodotto delle relazioni tra Stati (2). Lo Spirito universale si produce sulla base della dialettica dei vari spiriti nazionali (Volksgeist) – è quindi il risultato di realtà storiche concrete e soltanto la positività della loro dialettica. In Hegel la cristallizzazione del concetto non è mai effettiva in un positivo semplice, in un immediato cogli attributi soliti dell’attualismo e del crocianesimo, di attività o di creazione, in cui gli elementi costitutivi del concetto diventano astratti nel senso di illusori e irreali. (…) Il paragrafo 260 contiene quello che è il problema dello Stato moderno per Hegel – conciliare la massima particolarità con l’universalità dello Stato. In sostanza per Hegel l’individuo non ha senso politico, «l’affare di stato» è qualcosa di qualitativamente diverso dagli affari privati (13). Perciò la massa di cittadini non può delelgare nessuno in grado di avere questa coscienza. Soltanto individui che hanno per loro particolare interesse, un interesse generale, possono essere politici. Gli interessi individuali vanno quanto più mediati attraverso gli interessi di categoria, che portano le istanze concrete ai dirigenti politici, che possiedono l’universale solo formalmente. Il momento politico in Hegel è la distinzione ideale e la separazione sostanziale realizzata dallo stato dalla società civile. (…) Marx anzitutto rileva che non si tratta di «collisioni empiriche» (14) tra Stato e società civile, ma del «’rapporto essenziale’ di queste sfere». Non solo gli interessi ma anche le leggi, le «determinazioni essenziali» della società civile e della famiglia sono dipendenti e subordinati allo Stato. Perciò il rapporto tra i due elementi è di «’esterna’ necessità». Marx rimprovera a Hegel di invertire i rapporti: mentre nella realtà sono la famiglia e la società civile «i presupposti dello Stato» la parte attiva, in Hegel esse si presentano come poste dall’idea, che diviene soggetto. «Ciò che è reale diventa fenomeno, ma l’idea non ha per contenuto altro che questo fenomeno», osserva Marx, ma dà nello stesso tempo una specie di giustificazione alla posizione hegeliana. «La stessa idealità di una sfera reale potrebbe, tuttavia, esserci soltanto come ‘scienza’» (15), afferma Marx (…)”” (pag 27-28-29) (L. Amodio, Il concetto dello Stato in Hegel e in Marx) [(2) Hegel, Lineamenti di Filosofia del Diritto, Laterza, Bari, 1913, par. 340; (13) “”I compiti del Governo sono di natura oggettiva, per sè già decisa secondo la loro sostanza”” (Hegel: Op., cit. par. 291); (14) K. Marx, ‘Critica della filosofia del diritto statuale hegeliano’, in Opere filosofiche giovanili, Edizioni Rinascita, Roma, 1950, pag 14; (15) Op. cit. pag 20)]”,”TEOC-771″
“AMORETTI Giuseppe BALDAZZI Vincenzo BARBIERI Orazio BARISONE Stefano BARTELLINI Ermanno BAUER Riccardo BETTI Paolo BETTI GIACCAGLIA Lea BIBOLOTTI Aladino BRUSTOLON Arturo CAPRIOLO Luigi CARRETTO Giorgio CEVA Umberto DE-GASPERI Alcide DELLA-MAGGIORA Michele D’ONOFRIO Edoardo FANCELLO Francesco FARINA Giovanni FLECCHIA Vittorio FUSCHINI Luigi GRAMSCI Antonio LI-CAUSI Girolamo LO-SARDO Francesco MANNINI Delfo MARMOCCHI Giuseppe MELEGA Guido MOLINARI Alberico MUSOLINO Eugenio NEGARVILLE Celeste NICOLA Giovanni NICOLETTO Italo NISCHIO Tito PAJETTA Giancarlo PARONITTI Guerrino PARRI Ferrucio PEDEMONTE Silvio PEDRAZZI Alfonso PERTINI Sandro PIERI Alessandro PORRONE Innocente RAVERA Camilla ROSSELLI Carlo ROSSELLI Nello ROSSI Ernesto SALVEMINI Gaetano SANTHIA’ Battista MENOTTI SERRATI Giacinto SOLA Guido SOZZI Gastone TAROZZI Leonildo TERRACINI Umberto TRAQUANDI Nello TURCHI Giulio VACCHIERI Ettore VOCCOLI Odoardo ZANASI Augusto, lettere di”,”Lettere di antifascisti dal carcere e dal confino. Volume I.”,”Lettere di AMORETTI Giuseppe BALDAZZI Vincenzo BARBIERI Orazio BARISONE Stefano BARTELLINI Ermanno BAUER Riccardo BETTI Paolo BETTI GIACCAGLIA Lea BIBOLOTTI Aladino BRUSTOLON Arturo CAPRIOLO Luigi CARRETTO Giorgio CEVA Umberto DE-GASPERI Alcide DELLA-MAGGIORA Michele D’ONOFRIO Edoardo FANCELLO Francesco FARINA Giovanni FLECCHIA Vittorio FUSCHINI Luigi GRAMSCI Antonio LI-CAUSI Girolamo LO-SARDO Francesco MANNINI Delfo MARMOCCHI Giuseppe MELEGA Guido MOLINARI Alberico MUSOLINO Eugenio NEGARVILLE Celeste NICOLA Giovanni NICOLETTO Italo NISCHIO Tito PAJETTA Giancarlo PARONITTI Guerrino PARRI Ferruccio PEDEMONTE Silvio PEDRAZZI Alfonso PERTINI Sandro PIERI Alessandro PORRONE Innocente RAVERA Camilla ROSSELLI Carlo ROSSELLI Nello ROSSI Ernesto SALVEMINI Gaetano SANTHIA’ Battista MENOTTI SERRATI Giacinto SOLA Guido SOZZI Gastone TAROZZI Leonildo TERRACINI Umberto TRAQUANDI Nello TURCHI Giulio VACCHIERI Ettore VOCCOLI Odoardo ZANASI Augusto”,”ITAR-018″
“AMORÓS Miguel”,”Durruti dans le labyrinthe.”,”””Nella capitale, non ottiene da Giral che delle buone parole. Largo Caballero, quando succede a Giral, propone immediatamente un ministero alla CNT. Il clima delle relazioni tra i dirigenti anarchici e lo Stato comincia a cambiare: la CNT e la FAI volevano mostrarsi “”responsabili””, e i loro dirigenti diedero delle garanzie di buona volontà collaboratrice. In Catalogna, accettarono di sciogliere il Comitato centrale delle milizie allo scopo di ridare credito e legittimità alla Généralité, ma ben evidentemente ciò non spinge per adesso nessun governo europeo a fornire delle armi””. (pag 46) Generalitat istituzione di autogoverno della Catalogna. “”Tocca a Garcia Oliver, finora tenuto da parte, annunciare la partecipazione alla Generalità: “”Oggi la Generalità ci rappresenta tutti””, dichiara in questa occasione”” (pag 47) La partecipazione al governo della Generalità. I ministri. “”Le choix des conseillers participant au nom de la CNT à ce gouvernement “”qui nois représente tous”” constituait una victoire de la bureaucratie libertaire sur García Oliver et son camarade Aurelio Fernández, relégués au second plan quoique conservant leurs postes aux côtés des conseillers à la Défense et à l’ Ordre public. Le conseiller García Birlán (Santé publique et Affaires sociales) était l’ homme de Santillán, Fábregas (Economie) celui de Federica Montseny, et J.J. Doménech (Ravitaillement) celui de “”Marianet””.”” (pag 47)”,”MSPG-190″
“AMOROS Miquel”,”La revolución traicionada. La verdadera historia de Balius y Los Amigos de Durruti.”,”El secuestro de Nin había revelado la existencia de una red – una “”checa””, con sus oficinas, vehículos, cárceles privadas – en Barcelona, como la organizada en las principales capitales republicanas, dirigida por agente soviéticos, que se dedicaba a la eliminación de enemigos políticos de estalinismo. Así se explicaban anteriores desapariciones y muertes como las de Arís, Rúa, Berneri, Alfredo Martinez, Nin, Mark Rein… La red también operaba en el frente. El Comité Nacional estaba al corriente puesto que desde mayo recibía con regularidad toda clase de informes sobre arbitraredades, tropelías y asesinatos cometidos, pero nunca hizo nada publico. El periódico ‘Libertat’, en noviembre, fue el primero que denunció la existencia de la red, con datos, nombres y direcciones, sin duda facilitadas por algún dirigente bien situado en los comités. Los trabajadores encarcelados ya eran más de ochocientos en agosto, lo que resultaba escandaloso.”” (pag 286-287)”,”MSPG-206″
“AMORÓS Miguel”,”Durruti en el laberinto.”,”Introducción, Notas, Anexo fotográfico, Colección Muturreko Burutazioak n. 13,”,”MSPG-029-FL”
“AMORÓS Miquel”,”La Revolución traicionada. La verdadera historia de Balius y Los Amigos de Durruti.”,”introducción, principales archivos y publicaciones consultadas, Reediciones de las publicaciones de Los Amigos de Durruti, Libros, articulos y folletos sobre Los Amigos de Durruti, bibliografia, notas, indice onomástico.”,”MSPG-052-FL”
“AMOROSINO Vittorio LANTIERI Alfredo”,”Le tasse nella storia. I tributi dall’ antichità ad oggi.”,”””Il sistema approntato, che va sotto il nome di progetto A.T.E.N.A. (Anagrafe Tributaria Elettronica Nazionale), divergerà profondamente dalle indicazioni raccolte sul sistema americano. Infatti, la procedura italiana accentrava praticamente quasi tutte le attività di elaborazione presso un centro solo, che doveva gestire un imponente archivio di dati; mentre la procedura americana si affidava esclusivamente al decentramento. Inagurando il Centro, alcuni lo definirono “”L’ occhio di Argo””. In seguito, dopo la constatazione della misera fine dell’ ambizioso disegno, ci si ricordò di “”Argo”” e si disse che “”aveva un solo occhio, e per giunta spento””. Il fallimento del progetto ATENA è stato ampiamente descritto da Bruno Visentini nella sua relazione alla Camera dei Deputati del 2 febbraio 1976 (…)””. (pag 60)”,”ITAE-181″
“AMOUROUX Henri”,”La grande histoire des Francais sous l’Occupation. 1. Le peuple du desastre, 1939 – 1940; 2. Quarante millions de petainistes. Giugno 1940 – giugno 1941; 3. Les beaux jours des collabos. Juin 194 1- juin 1942; 4. Le peuple reveillè. Juin 1940 – avril 1942.”,”1. Le peuple du desastre, 1939-1940. 2. Quarante millions de petainistes. Giugno 1940-giugno 1941 3. Les beaux jours des collabos. Juin 1941-juin 1942. 4. Le peuple reveillè. Juin 1940-avril 1942″,”FRAV-026″
“AMPOLO Carmine”,”La politica in Grecia.”,”Neutralità. Una legge attribuita a Solone puniva con la perdita dei diritti politici il cittadino che in caso di lotta civile non si fosse schierato con una delle fazioni. (pag 3) Vita sociale all’ aperto. “”Un influsso sulla politica possono aver avuto invece i fattori climatici, sia pure indirettamente.”” (pag 11) “”E infatti quando si cerca una definizione della polis, viene sempre ricordata quella di Aristotele, secondo cui la polis è una comunità (koinonìa) di cittadini liberi. (pag 14) Dimensioni città. “”Anche il numero degli abitanti, soprattutto dei cittadini con pieni diritti, era in genere limitato. Certuni consideravano ideale una città di diecimila cittadini (polis myriandros; così Ippodamo di Mileto), per Platone il numero ideale era di 5.040 (ottentuo secondo un calcolo artificiale, di tipo pitagorico), per Aristotele non doveva essere né 10 né 100.000 e spiegava: “”Una polis, quando ha troppo pochi abitanti, non è autosufficiente (e la polis è autosufficiente, autárkes); quando ne ha troppi sarà autosufficiente in ciò che è necessario, come un éthnos, ma non sarà una polis, perché non è facile che abbia un ordinamento politico (politeía): chi sarà infatti lo stratego di una massa di gente troppo smisurata? o chi l’ araldo se non ha la voce di Stentore?””. (pag 16)”,”STAx-122″
“AMPOLO Carmine edizione italiana a cura, saggi di MOSSÉ Claude SCHNAPP-GOURBEILLON Annie”,”Storia dei Greci. Dalle origini alla conquista romana.”,”Claude Mossé ha insegnato Storia antica all’Università di Parigi-VII. Annie Schnapp-Gourbeillon insegna storia antica all’Università di Parigi-VII. Carmine Ampolo è professore ordinario di Storia greca all’Università di Pisa.”,”STAx-027-FL”
“AMSON Daniel”,”Carnot.”,”Daniel AMSON, avvocato alla cour e maïtre de conferences all’ Università di Paris II, è autore di una ‘Histoire de la cohabitationb politique en France’, della ‘Histoire de la Haute Cour’ (con Raymond LINDON) e di una biografia di Adolphe CREMIEUX, con la quale ha vinto il premio Diritti dell’ Uomo condiviso con André FROSSARD. Lazare CARNOT (1753-1823).”,”FRAR-198″
“ANANABA Wogu”,”The Trade Union Movement in Africa. Promise and Performance.”,”L’A è un ex Direttore dell’ Organisation of the United Labour Congress of Nigeria.”,”MAFx-002″
“ANAND Mulk Raj”,”Untouchable.”,”ANAND (Peshawar 1905) è considerato il DIckens indiano, il maggior scrittore del secolo sulla condizione sociale in India, sull’ ‘altra’ India.”,”INDx-045″
“ANANIA Francesca”,”Breve storia della radio e della televisione italiana.”,”ANANIA Francesca insegna storia delle comunicazioni di massa e storia del giornalismo alla facoltà di scienze politiche dell’Università della Tuscia. E’ autrice di programmi storici in TV.”,”EDIx-089″
“ANATRA Bruno BIAGIANTI Ivo MENOZZI Daniele MINECCIA Francesco MONTRONI Giovanni NASSINI Carla NICOLETTI Giuseppe PATETTA Luciano SALVADORI Rinaldo SINISI Agnese TESSITORE Fulvio TOGNARINI Ivan”,”Storia della società italiana. Parte quarta. Volume XIII. L’Italia giacobina e napoleonica.”,”””Anche per le scelte dell’architettura e delle strutture urbane calza perfettamente il passo di Marx, riferito agli anni rivoluzionari in Francia, in cui si rivela come «tanto gli eroi quanto i partiti e la massa (…) adempirono, in costume romano e con frasi romane, il compito dei tempi loro, instaurare la moderna società borghese. Essi trovarono gli ideali e le forme artistiche, le illusioni di cui avevano bisogno per dissimulare a se stessi il contenuto grettamente borghese delle loro lotte e per mantenere la loro passione all’altezza della grande tragedia storica» (23). Le concrete realizzazioni dell’architettura milanese nel periodo napoleonico non sono molte, ma sono particolarmente importanti: l’Arena di Luigi Canonica (1805-1815), e la sequenza delle porte monumentali, che come archi trionfali segnano l’accesso alla città, la Porta Ticinese (1801-1815) e l’Arco della pace (1806-1838) di Luigi Cagnola e la Porta Nuova (1810) di Giuseppe Zanoja. L’urbanistica, anche se molti «piani» restano irrealizzati, corrisponde in pieno ai nuovi criteri tecnocratici dello stato e delle amministrazioni locali, fondati sulla priorità della politica delle opere pubbliche, su interventi pianificatori che diventino guida per tutto lo sviluppo urbano”” (pag 417-148) [Luciano Patetta, ‘Il neoclassicismo’, (in) AaVv, ‘Storia della società italiana. Parte quarta. Volume XIII. L’Italia giacobina e napoleonica’, Teti editore, Milano, 1985] [(23) K. Marx F. Engels, Il 1848 in Germania e in Francia’, Roma, 1948, p. 260]”,”ITAG-030-FL”
“ANCARANI Vittorio”,”La scienza decostruita. Teorie sociologiche della conoscenza scientifica.”,”STS Science and Technology Studies SSST Social Studies of Science and Technology SSK Sociology of Scientific Knolwledge”,”SCIx-004-FMB”
“ANCEL Alfred”,”Il movimento operaio.”,”L’ A è vescovo ausiliare di Lione. Dottrina sociale cristiana. “”L’ anticapitalismo è la reazione spontanea della classe operaia davanti alle ingiustizie sociali del capitalismo attuale. 2. L’ anticapitalismo è stato rafforzato ed è diventato rivoluzionario per opera della teoria marxista. 3. L’ anticapitalismo è stato rafforzato, in se stesso e nel suo carattere rivoluzionario, dai capitalisti stessi. Tuttavia l’ anticapitalismo e il movimento operaio non sono la stessa cosa. (…)”” (pag 44) Trust universale di Stato. “”E se riuscite nella vostra rivoluzione, allora “”tutti i cittadini diventano gli impiegati, gli operai di un solo “”trust”” universale di Stato””. Non sono io a dirlo, è Leni. Egli ha scritto questa frase nel suo libro “”Lo Stato e la Rivoluzione””. Nella vostra biblioteca marxista troverete il testo al N. 20, pag 238 (edizione francese).”” (pag 47)”,”RELC-150″
“ANCHIERI Ettore”,”Antologia storico-diplomatica. Raccolta ordinata di documenti diplomatici politici memorialistici di trattati e convenzioni dal 1815 al 1940.”,”””Dopo aver regolato la sorte futura dell’ Italia, l’ Imperatore mi domandoò che cosa otterrebbe la Francia e se V.M. cederebbe la Savoia e la Contea di Nizza. Risposi che V.M., professando il principio delle nazionalità, comprendeva risultarne che la Savoia dovesse esser riunita alla Francia; che di conseguenza Essa era pronta a farne il sacrificio benché le costasse immensamente a rinunciare ad un paese che era stato la culla della sua famiglia e ad un popolo che aveva dato ai suoi antenati tante prove di affetto e di devozione. Che, quanto a Nizza, la questione era diversa, perché i Nizzardi, per la loro origine, la loro lingua e le loro abitudini, appartengo più al Piemonte che alla Francia, e che di conseguenza la loro riunione all’ Impero sarebbe contraria a quello stesso principio per il trionfo del quale ci si apprestava a prender le armi””. (pag 103-104, lettera di Cavour a Vittorio Emanuele II, 24 luglio 1858)”,”RAIx-060″
“ANCONA Martino STERI Francesco a cura, saggi di BONAZZI Giuseppe BERLINGUER Giovanni MINUCCI Adalberto CACCIARI Massimo PIPITONE Ugo DINA Angelo CIAFALONI Francesco CHIAROMONTE Ferdinando BRONZINO GERMANETTO GUIDI MARRI GARAVINI E AKTRI ODDONE Ivar LIBERTINI Lucio GUIDUCCI Roberto MANACORDA Paola M. CACACE Nicola REYNERI Emilio”,”Proletariato industriale e organizzazione del lavoro.”,”La presente antologia assolve un ruolo estremamente utile per lo studioso di sociologia del lavoro: raccoglie in forma organica una ricca serie di contributi apparsi nell’arco dell’ultimo quadriennio su varie riviste e in circostanze diverse, ma legati dal filo rosso di una critica ‘da sinistra’ all’organizzazione capitalistica del lavoro.”,”MITT-033-FL”
“ANDALO’ Learco a cura, scritti di Lucio CARACCIOLO Nadia CAITI Luciano CASALI Roberto BALZANI Roberto MARCUCCIO Oreste ANDALO’ Michele ZAPPELLA Learco ANDALO’ Siriana SUPRANI Linda GIUVA Giuseppe CUCCHI Tito MENZANI”,”L’eresia dei Magnacucchi sessant’anni dopo. Storie, analisi, testimonianze.”,”””…E’ quanto accadde, infatti, ai due autorevolissimi esponenti del Pci emiliano, Valdo Magnani ed Aldo Cucchi, che decisero, alle soglie del decennio Cinquanta, in piena ‘guerra fredda’, di manifestare il loro dissenso verso una linea politica perseguita dal proprio partito, del tutto prona ai voleri e agli interessi di Mosca, quasi che la loro mai smentita adesione alla visione sociale marxista non avesse alcun diritto di manifestarsi e non dovesse essere marchiata altro che con l’infamia del tradimento verso il “”dogma”” staliniano, l’unico ammissibile”” (pag 5, presentazione di Angello Varni)”,”PCIx-001-FC”
“ANDERLINI Fausto”,”Lavoro produttivo e improduttivo. Nel capitalismo in transizione.”,”Fausto Anderlini (1949) ha pubblicato, in collaborazione con Salvatore Sechi, ‘Dalle Sezioni sindacali ai Consigli di fabbrica’ (Annali Feltrinelli, 1974-1976. Collabora a ‘Rinascita’ ‘Politica ed Economia’, L’Unità. Attualmente è esperto economico dell’Amministrazione provinciale di Bologna”,”TEOC-003-FSD”
“ANDERS Günther”,”L’ uomo è antiquato. Considerazioni sull’ anima nell’ era della seconda rivoluzione industriale.”,”ANDERS Günther è lo pseudonimo del figlio di William STERN a cui questo libro è dedicato e del quale si ricorda l’ opera ‘Persona e cosa’ molto nota prima che cominciassero le catastrofi del XX secolo. Nato a Breslavia nel 1902, ANDERS studiò alla scuola di HUSSERL e si laureò in filosofia nel 1925. Nel 1933 lasciò la Germania per ragioni ‘razziali’ e politiche, trasdferitosi in America visse delle professioni più disparate. Nel 1950 torna in Europa per risiedere a Vienna. Ha sempre scritto in tedesco. La parabola negativa. “”Quando Esopo o La Fontaine volevano dire: gli uomini assomigliano alle bestie – mostravano forse uomini simili a bestie? No. Scambiavano invece i due elementi dell’ equivalenza, il soggetto e il predicato – e con ciò ottenevano quel divertente effetto di distacco, peculiare delle favole: cioè sostenevano che le bestie sono uomini. Brecht fece lo stesso venticinque anni fa, quando nell’ Opera dei tre soldi volle affermare che i borghesi sono briganti; anch’ egli mise il soggetto al posto del predicato e viceversa, presentò cioè i briganti come borghesi. Pirma di affrontare la favora di Beckett bisogna aver capito questo qui pro quo degli autori di favole. Perché anche Beckett lo impiega. E anzi in maniera raffinatissima.”” (pag 217)”,”FILx-341″
“ANDERS Günther”,”L’uomo è antiquato. Considerazioni sull’anima nell’epoca della seconda rivoluzione industriale. Volume I.”,”Günther Anders (pseudonimo di Günther Stern) nacque a Breslavia nel 1902. Laureato in filosofia nel 1923, dopo studi condotti alla scuola di Husserl, emigrò per ragioni razziali nel 1933, trasferendosi prima a Parigi e poi negli Stati Uniti (New York e Los Angeles). Dopo essere stato il primo marito di Hannah Arendt, sposò nel 1945 la scrittrice Elisabeth Freundlich. Nel 1950 tornò in Europa, stabilendosi a Vienna dove morì nel 1992.”,”FILx-076-FL”
“ANDERS Günther”,”L’uomo è antiquato. Sulla distruzione della vita nell’epoca della terza rivoluzione industriale. Volume II.”,”Günther Anders (pseudonimo di Günther Stern) nacque a Breslavia nel 1902. Laureato in filosofia nel 1923, dopo studi condotti alla scuola di Husserl, emigrò per ragioni razziali nel 1933, trasferendosi prima a Parigi e poi negli Stati Uniti (New York e Los Angeles). Dopo essere stato il primo marito di Hannah Arendt, sposò nel 1945 la scrittrice Elisabeth Freundlich. Nel 1950 tornò in Europa, stabilendosi a Vienna dove morì nel 1992.”,”FILx-077-FL”
“ANDERS Günther, alias di Günther STERN”,”Essere o non essere. Diario di Hiroshima e Nagasaki.”,”Günther Anders (pseudonimo di Günther Stern) nacque a Breslavia nel 1902. Laureato in filosofia nel 1923, dopo studi condotti alla scuola di Husserl, emigrò per ragioni razziali nel 1933, trasferendosi prima a Parigi e poi negli Stati Uniti (New York e Los Angeles). Dopo essere stato il primo marito di Hannah Arendt, sposò nel 1945 la scrittrice Elisabeth Freundlich. Nel 1950 tornò in Europa, stabilendosi a Vienna dove morì nel 1992. “”La bomba – paragonabile per potenza esplosiva a un'””atomica tattica”” di oggi – esplose il 6 agosto 1945 alle 8.30 antimeridiane, a 66 metri sull’ospedale Shima di Saiku-machl. Calore sviluppato 50 milioni di gradi. Numero di abitanti il giorno della catastrofe 250.000 Soldati e forestieri 150.000 Totale 400.000 morti (fino al 1950) 282.000 (1) sopravvissuti (compresi i feriti) 158.000. distribuzione nel tempo: 50 per cento il giorno della catastrofe 35 per cento nei tre mesi successivi 15 per cento dal novembre 1945 malattie dei sopravvissuti. malattie del sangue (anemia perniciosa, leucemia) cheloidi (escrescenze e tumori della pelle causati dalle bruciature) malattie del fegato cataratta nevrosi”” (pag 63) [(1) Le cifre variano. Ma anche se si accetta la variante più bassa, 170.000 morti, in linea di principio non cambia nulla]”,”QMIS-019-FSD”
“ANDERSEN Uwe WOYKE Wichard, a cura”,”Handwörterbuch des politischen Systems der Bundesrepublik Deutschland. 5. Überarbeitete und aktualisierte Auflage.”,”Andersen Uwe Dr. Professor für Politikwissenschaft an der Universität Bochum. Woyke Wichard Dr. Professor für Politikwissenschaft an der Universität Münster.”,”GERV-014-FL”
“ANDERSON Perry”,”Il dibattito nel marxismo occidentale.”,”Perry ANDERSON, D della ‘New Left Review’, è noto per l’intervista a Lucio COLLETTI (‘Intervista politico-filosofica’). E’ autore di una ricerca sullo sviluppo dello Stato, in due volumi: 1. Passages from Antiquity to Feudalism; 2. Lineages of the Absolutist State;”,”TEOC-063″
“ANDERSON W.K.”,”James Connolly and the Irish Left.”,”ANDERSON è Research Fellow and Lecturer al National Centre for Australian Studies al Monash Univ in Melbourne. E’ autore pure di ‘Roads for the People’ (Melbourne, 1993). Nato nel Lanarkshire, il distretto industriale della Scozia, ha sempre avuto come interesse la storia del movimento operaio.”,”MIRx-001″
“ANDERSON Perry”,”El Estado absolutista.”,”ANDERSON Perry è stato direttore e saggista alla New Left Review. Ha scritto pure ‘Considerazioni sul marxismo occidentale’.”,”EURx-132″
“ANDERSON Matthew S.”,”L’ Europa nel Settecento (1713-1783).”,”ANDERSON M.S. insegna storia internazionale alla LSE London School of Economics. Ha pubblicato ‘Britain’s Discovery of Russia, 1553-1923’ (1966) e ha curato assieme a Ragnhild HATTON la raccolta di saggi ‘Studies in Diplomatic History’ (1970). Gli Stati tedeschi. “”(…) si è calcolato che durante il diciottesimo secolo la Germania avesse il doppio degli ufficiali, in rapporto alla popolazione, che ebbe dopo l’ unificazione del 1866-71. Altrettanto importante fu l’ effetto repressivo che la divisione politica ebbe sulla vita intellettuale. I despoti che regnarono su quasi tutto il paese erano, salvo poche eccezioni, ostili alle novità intellettuali e alla libertà di pensiero, sia pure limitata. I giornali e l’ industria editoriale ebbero un lento sviluppo. Tra il 1760 e il 1769 il numero complessivo dei titoli pubblicati in Germania – circa 1500 – non fu superiore a quello del 1610, e fu solo alla fine del diciassettesimo secolo che al latino subentrò il tedesco come principale lingua letteraria del paese. In queste circostanze non sorprende che la vita intellettuale tedeca fosse per molti aspetti in grande ribasso, nella prima metà di quel periodo. Il suo svilluppo fu ulteriormente ritardato dall’ immenso prestigio culturale della Francia (…) che faceva apparire l’ arte e la letteratura tedesche arretrate e provinciali (e tali furono infatti fino al 1750-70).”” (pag 249)”,”EURx-200″
“ANDERSON Andy”,”Hongrie 1956. La commune de Budapest. Les conseils ouvriers.”,”””Le socialisme…est la conscience de soi positive de l’ homme”” K. Marx, Manuscrits économiques et philosophiques (1844) Citazioni Marx Engels Lenin ad inizio capitoli “”I temi dei colpi di mano, delle rivoluzioni eseguite da parte di minoranze coscienti alla testa di masse incoscienti è passato. Là dove si tratta di una trasformazione completa delle organizzazioni sociali, occorre che le masse stesse vi cooperino, che esse abbiano già compreso del perché si agisce, perché esse intervengono (con i loro corpi e con le loro vite).”” F. Engels, Introduzione a ‘Le lotte di classe in Francia’ di Marx (1895) Lenin sul dualismo di potere (pag 102)”,”MUNx-035″
“ANDERSON Perry”,”Ambiguità di Gramsci. (Tit.orig.:The Antinomies of Antonio Gramsci).”,”ANDERSON Perry direttore della New Left Review è autore di un’ importante ricerca sullo Stato in due volumi: 1. Passages from Antiquity to Feudalism, 2. Lineages of the Absolutist State. “”In realtà, la ragione della superiorità teorica attribuita da Gramsci a Croce fu proprio l’ accento, per quanto eccessivo, posto da quest’ ultimo sul ruolo della cultura e sull’ importanza del consenso. Per Gramsci queste posizioni rappresentavano una premessa filosofica, ovvero un equivalente della dottrina dell’ egemonia all’ interno del materialismo storico. “”Il pensiero del Croce deve dunque, per lo meno, essere apprezzato come valore strumentale, e così si può dire che esso ha energicamente attirato l’ attenzione sull’ importanza dei fatti di cultura e di pensiero nello sviluppo della storia, sulla funzione dei grandi intellettuali nella vita organica della società civile e dello Stato, sul momento dell’ egemonia e del consenso come forma necessaria del blocco storico concreto””.”” (pag 87)”,”GRAS-056″
“ANDERSON Jon Lee”,”Che Guevara. Una vita rivoluzionaria.”,”””Ernesto Guevara era tutto l’ opposto di Fidel Castro. A ventotto anni Castro era un animale politico consumato, incredibilmente sicuro di sé, uno dei nove figli di una famiglia di proprietari terrieri di Mayari, una provincia orientale di Cuba. Il padre, Angel Castro, era un emigrato analfabeta della Galizia, che, arrivato a Cuba senza una lira, si era costruito una piccola fortuna in terra, zucchero, legname e bestiame. (…) Fidel era anche profondamente antimperialista e fu membro di diverse associazioni studentesche (…). Fidel Castro provava una forte antipatia per gli yankee (…). Per Guevara la politica era un meccanismo di cambiamento sociale, ed era appunto il cambiamento sociale, non il potere, a stimolarlo. Se aveva delle insicurezze, non erano di carattere sociale. Non provava quel risentimento che evidentemente animava Castro e che quest’ ultimo aveva trasformato in forza””. (pag 235-238) L’ autorità di Fidel. 1963. “”Se altri si erano preoccupati del ‘caudillismo’ di Fidel, adesso questo era diventato un problema discutibile. Non era mai stato un problema per il Che. Egli aveva sempre guardato oltre, verso il giorno in cui si sarebbe dovuto costruire la “”vera”” Rivoluzione, e sapeva che solo un uomo forte avrebbe potuto farlo. Da lì in avanti, la strada successiva appariva chiara.”” (pag 445) ANDERSON Jon Lee ha cominciato a lavorare come reporter in Perù nel 1979 per il Lima Times. Ha scritto vari libri su temi di guerra e di politica internazionale. E’ inviato del New Yorker.”,”AMLx-075″
“ANDERSON Kevin”,”Lenin, Hegel, and Western Marxism. A Critical Study.”,”ANDERSON Kevin è professore associato di sociologia al Northern Illinois University, DeKalb. “”Lenin was the first Marxist leader or theorist since Marx to undertake the type of serious Hegel studies exemplified in the work he did on Hegel’s ‘Science of Logic’ from September to December 1914, studies that he expanded in 1915 to include other works of Hegel. Even though younger Marxist intellectuals such as Lukacs and those of the Frankfurt School delved into the same areas from the 1920s on, they for the most part tended to keep their dialectical philosophy and sociology far removed from practical politics, especially the type of dialectical analysis of politics and economics that Lenin was to carry out in his studies of imperialism, national self-determination, and the state and revolution”” (pag 5-6) Articolo di Lenin sulla scienza della logica di Hegel. Sviluppo concetto aristocrazia operaia. “”The first detailed elaboration of his antiwar views is the unpublished twenty-page article “”Under a False Flag””, written in February 1915 , two months after he had written his “”Abstract of Hegel’s ‘Science of Logic'”” and during his study of other works by Hegel. There he begins to develop his concept of a labor aristocracy that was to be so crucial to his later theory of imperialism: “”The enjoyment of crumbs of advantage from the colonies, from privileges, by an insignificant minority of the working class in Britain, for instance, is an established fact, recognized and pointed out by Marx and Engels. Formerly confined to Britain alone, this phenomenon became common to all the great capitalist countries of Europe, as their colonial possessions expanded, and in general as the imperialist period of capitalism grew and developed”” (CW 21:152). This unpublished article also includes explicitly Hegelian language, apparently drawn from his “”Abstract of Hegel’s ‘Science of Logic'””, as in a passage where Lenin writes that the development of imperialism led to “”an entire opportunist trend based on a definite stratum within present-day democracy, and linked with the bourgeoisie of its own national ‘shade’ by numerous ties of common economic, social and political interests – a trend directly, openly, consciously and systematically hostile to any idea of a ‘break in gradualness'”” (CW 21:153). Here, the Hegelian phrase “”break in gradualness”” refers to the possibility of a revolutionary transformation”” (pag 99-100)”,”LENS-245″
“ANDERSON Perry”,”Lo stato assoluto. Origini e sviluppo delle monarchie assolute europee.”,”Perry Anderson è uno storico britannico di orientamento marxista. Insegna Storia e Sociologia all’UCLA. Ha fondato la New Left Review e la casa editrice Verso. Collabora con la London Review of Books e la rivista progressista americana ‘The Nation’. “”Lo stato tedesco così creato non era affatto un «puro» esemplare di stato capitalista (non ne esisteva alcun altro al mondo, in quel periodo) (51). Esso era pesantemente segnato dalla natura feudale dello stato prussiano che l’aveva preceduto. In verità, in senso letterale e palese, l’architettura del nuovo stato incarnava lo sviluppo ‘combinato’ che definiva la congiuntura. La costituzione prussiana, infatti, non venne abrogata: dato che la Prussia era divenuta oramai una delle unità federali dell’impero, essa sopravvisse all’interno della costituzione imperiale, completa di sistema elettorale restrittivo basato sui «tre ordini». Gli ufficiali dell’esercito prussiano, che naturalmente formavano il grosso dell’apparato militare imperiale, non dovevano render conto al cancelliere, ma giuravano fedeltà direttamente all’imperatore, che esercitava personalmente il controllo su di loro mediante i militari del suo seguito (52). Nei decenni successivi al ’70, i ranghi superiori della burocrazia imperiale, epurati e riorganizzati da von Puttkamer, divennero più che mai un santuario dell’aristocrazia. Per di più, il cancelliere imperiale non era responsabile di fronte al Reichstag, e poteva contare su entrate permanenti provenienti dalle dogane e dalle imposte di consumo, e sottratte al controllo del parlamento, anche se il Reichstag era tenuto ad approvare il bilancio e a promulgare le leggi. Certi diritti amministrativi e fiscali di minore importanza furono lasciati al controllo delle varie unità federali dell’impero, limitando così sul piano formale l’impianto unitario della costituzione. Queste anomalie diedero un’impronta sconcertante allo stato tedesco della fine del XIX secolo. Il modo stesso con cui Marx caratterizza lo stato bismarckiano rivela un misto d’irritazione e perplessità. In una frase furibonda e famosa, che Rosa Luxemburg amava citare, Marx descrisse questo stato come «nichts anderes als ein mit parlamentärischen Formen verbrämter, mit feudalem Beisatz vermischter, schon von der Bourgeoisie beeinflusster, bürokratisch gezimmrter, polizeilich gehüteter Militärdespotismus» – «nulll’altro che un dispotismo militare abbellito di forme parlamentari, misto di ingredienti feudali, già influenzato dalla borghesia, apparecchiato dalla burocrazia e protetto dalla polizia» (53). L’accumularsi degli epiteti indica una difficoltà concettuale cui l’Autore non fornisce alcuna soluzione. Molto più chiaramente di Marx, Engels comprese che lo stato tedesco, a dispetto delle sue caratteristiche peculiari, aveva ormai raggiunto il rango dei suoi rivali inglese e francese. Della guerra austro-prussiana e del suo artefice, egli scrisse: «Bismarck comprese la guerra civile tedesca del 1866 per quello che era realmente, vale a dire una ‘rivoluzione’… ed era preparato a condurla a termine con mezzi rivoluzionari» (54). Il risultato storico della guerra con l’Austria fu che «proprio le vittorie dell’esercito prussiano scossero la base della struttura dello stato prussiano», cosicché «le fondamenta sociali dell’antico stato conobbero una completa trasformazione» (55). Tracciando un paragone tra le costruzioni statali di Bonaparte e di Bismarck, Engels affermava a tutte lettere che la Costituzione creata dal cancelliere prussiano costituiva «una moderna forma di stato che presupponeva l’abolizione del feudalesimo» (56). Lo stato tedesco, in altre parole, era ormai una struttura capitalista, sovradeterminata dalle sue origini feudali, ma fondamentalmente corrispondente a una formazione sociale che agli inizi del XX secolo risulterà dominata in modo massiccio dal modo di produzione capitalista: ben presto, la Germania imperiale sarà la maggior potenza industriale d’Europa. Dopo molte vicissitudini, l’assolutismo prussiano si era così trasformato in ‘un altro’ tipo di stato. Geograficamente e socialmente, e sul piano sociale in quanto ciò si era verificato sul piano geografico, lo stato prussiano era stato a poco a poco trascinato dall’Oriente all’Occidente. Le ‘condizioni di possibilità’ teoriche di questa «trasmutazione» devono ancora essere stabilite: le prenderemo in esame in altra sede”” (pag 226-227) [Perry Anderson, ‘Lo stato assoluto. Origini e sviluppo delle monarchie assolute europee’, Milano, 2014] [(51) A.J.P. Taylor rileva che la costituzione della confederazione tedesca del Nord del 1867 – donde derivò la costituzione imperiale – conteneva in realtà il suffragio elettorale più ampio tra i maggiori stati europei, l’unico dotato di un vero e proprio voto segreto – e ciò prima della seconda riforma elettorale in Inghilterra e dell’avvento della Terza repubblica in Francia: A.J.P. Taylor, ‘Bismarck’, London 1955, p. 98; (52) Per una buona analisi della costituzione imperiale tedesca, si veda K. Pinson, ‘Modern Germany. Its History and Civilization’, New York 1966, pp. 156-63; (53) Questa formula è tratta dalla ‘Critica del programma di Gotha’, in K. Marx e F. Engels, ‘Werke’, cit., vol. 19, p. 29; (54) F. Engels, ‘The Role of Force in History’, London, 1968, pp. 64-65; (55) K. Marx e F. Engels, ‘Selected Works’, pp. 246-47; (56) Ivi, p. 247]”,”EURx-330″
“ANDERSON Perry”,”Dall’antichità al feudalesimo.”,”Perry Anderson vive e lavora in Gran Bretagna, dove dirige la ‘New Left Review’: è autore di ‘Lineages of Absolutist State’ (1975) e di ‘Considerations on Western Marxism’ (1976) Il declino del sistema schiavistico (pag 82-83-84) “”(…) i villaggi abitati da piccoli proprietari e contadini liberi – che nell’impero erano sempre esistiti accanto agli schiavi – caddero sotto il «patronato» di grandi magnati agrari, nell’intento di cercar protezione dalle estorsioni del fisco e dalla coscrizione statale; e vennero così a trovarsi in una situazione economica assai simile a quella degli ex schiavi. Il risultato fu l’emergere, e alla fine il netto prevalere in quasi tutte le province, della figura del ‘colonus’ – il coltivatore dipendente, legato alla terra del signore, e tenuto a versargli censi in natura o in denaro per il suo podere, o a coltivarlo sulla base della spartizione del prodotto (le prestazioni d’opera in senso stretto non costituivano la norma). In genere, ai coloni toccava circa metà del raccolto del podere. I vantaggi che, in termini di costo, la nuova organizzazione del lavoro assicurava alla classe sfruttatrice finirono per diventare brutalmente evidenti, quando i proprietari accettarono di sborsare una somma maggiore del prezzo di mercato di uno schiavo per sottrarre il colono al richiamo alle armi (62). Diocleziano aveva decretato che i coloni fossero considerati inseparabili dal loro villaggio ai fini della riscossione delle imposte; da allora e per tutto il IV e V secolo, con una serie di decreti di Costantino, Valente e Arcadio, la giurisdizione del signore sui coloni venne continuamente ampliata. Gli schiavi agricoli, nel contempo, cessavano di rappresentare un convenzionale articolo di scambio, finché Valentiniano I – l’ultimo grande imperatore pretorio dell’Occidente – ne proibì formalmente la vendita separatamente dalle terre che lavoravano (63). Con un processo convergente, si era così formata nel corso del basso impero una classe di produttori agricoli dipendenti, giuridicamente e economicamente distinta così dagli schiavi come dai contadini liberi o dai piccoli proprietari indipendenti. Né l’ascesa del sistema del colonato aveva significato un declino della ricchezza o nel potere dei proprietari fondiari: al contrario, proprio perché assorbiva i piccoli coltivatori un tempo indipendenti, e tuttavia alleviava i problemi di gestione e di sorveglianza su vasta scala, quel sistema comportò un grosso aumento complessivo del patrimonio fondiario dell’aristocrazia romana. La proprietà complessiva dei magnati rurali – spesso dispersa in un gran numero di province – toccò il culmine nel V secolo. La schiavitù, naturalmente, non scomparve affatto in modo totale; il sistema imperiale anzi non poté mai farne a meno. L’apparato statale, continuò a dipendere da manodopera schiavile per la sua rete d’approvvigionamento e di comunicazione, tenuta a un livello di efficienza prossimo a quello tradizionale sino all’ultimo giorno di vita dell’impero d’Occidente. Se nella produzione artigianale urbana il ruolo degli schiavi diminuì sensibilmente, ovunque essi continuarono a fornire abbondante servizio domestico alle classi possidenti: e inoltre, almeno in Italia e in Spagna, e probabilmente anche in Gallia più di quanto normalmente si supponga, rimasero relativamente numerosi sul suolo delle campagne, coltivando i latifondi dei proprietari provinciali. Melania, gentildonna convertitasi alla fede agli inizi del V secolo, soltanto nelle sue proprietà vicino a Roma possedeva forse 25.000 schiavi distribuiti in 62 villaggi (64). Il settore schiavile dell’economia rurale, gli schiavi dei servizi e quelli delle industrie di stato, sommati insieme, bastavano ampiamente a conservare sulle attività manuali il marchio della degradazione sociale, e a bandire l’invenzione dal campo del lavoro. «La schiavitù, morendo, lasciò dietro di sé il suo pungiglione avvelenato, bollando come ignobile il lavoro dei liberi» ha scritto Engels. «Questo fu il vicolo cieco in cui restò imprigionato il mondo romano» (65). Le isolate scoperte tecniche del principato, ignorate dal mondo di produzione schiavista al suo culmine, gli restarono ugualmente celate nel periodo della disgregazione. La tecnologia non ricevette alcuno stimolo dalla trasformazione degli schiavi in coloni: le forze produttive dell’antichità rimasero bloccate al loro tradizionale livello. Con la formazione del colonato però, l’asse centrale dell’intero sistema economico si spostò, e venne a imperniarsi sul rapporto tra produttore agricolo dipendente, signore e stato. L’ingigantita macchina militare e burocratica del basso impero, infatti, estorceva un prezzo spaventoso a una società le cui risorse economiche si erano di fatto ridotte”” [Perry Anderson, ‘Dall’antichità al feudalesimo’, Milano, 1978] [(62) Jones, ‘The Later Roman Empire’, II, p. 1042; (63) ibid., p. 795; (64) In totale, possedeva terre in Campania, Puglia, Sicilia, Tunisia, Numidia, Mauritania, Spagna e Britannia; e tuttavia il suo reddito appariva, ai contemporanei, quello normale di una famiglia senatoria di media ricchezza (v. Jones, ‘The Later Roman Empire’, II, pp. 793, 782, 554); Marx-Engels, ‘Selected Works’, Londra, 1968, p. 570]”,”STAx-308″
“ANDERSON Matthew S.”,”L’Europa nel Settecento (1713-1783).”,”ANDERSON M.S. insegna storia internazionale alla LSE London School of Economics. Ha pubblicato ‘Britain’s Discovery of Russia, 1553-1923’ (1966) e ha curato assieme a Ragnhild HATTON la raccolta di saggi ‘Studies in Diplomatic History’ (1970). Note manoscritte a margine”,”EURx-004-FV”
“ANDERSON Robert O.”,”Fundamentals of the Petroleum Industry.”,”Robert O. Anderson è Chairman del Board e dell’ Executive Committee della Atlantic Richfield Company. Ha lavorato per 40 anni in campo petrolifero cominciando con la sua piccola compagnia nel New Mexico per poi laurearsi all’Università di Chicago. Residente in New Mexico dal 1941, ha fatto parte del National Petroleum Council del 1951. Volume molto incentrato sugli Stati Uniti In allegato ritagli di giornale sulla questione del petrolio”,”ECOI-395″
“ANDERSON Kevin B.”,”Marx at the Margins. On Nationalism, Etnicity, and Non-Western Societies.”,”Kevin B. Anderson è professore di sociologia e scienza politica all’Università della California Santa Barbara. ha curato la pubblicazione di quattro libri ed è autore di ‘Lenin, Hegel, and Western Marxism: A Critical Study’ e con Janet Afary ‘Foucault and the Iranian Revolution: Gender and the Seductions of Islamism’. Dibattito sulla tesi di Marx che “”il paese più sviluppato industiralmente mostra a quello meno sviluppato la strada del proprio futuro””. Anderson cita nella bibliografia il volume di Teodor Shanin, a cura, ‘Late Marx and the Russian Road: Marx and the ‘Peripheries’ of Capitalism’, New York, Monthly Review Press, che contiene il saggio di Derek Sayer e Philip Corrigan ‘Late Marx: Continuity, Contradiction, and Learning’ ; di questi autori si parla a pagina 177-178 a proposito della comparazione fatta da Marx della situazione in Inghilterra e quella in Europa continentale, specie in Germania (le condizioni dello sviluppo capitalistico della Germania e la possibilità che potesse seguire la via inglese, il problema si poneva per altri paesi arretrati non europei. A pagina 178 si cita Trotsky e la sua teoria dello sviluppo diseguale e combinato ecc.)”,”MADS-779″
“ANDERSON Perry”,”Ambiguità di Gramsci.”,” Il fronte unico e il terzo periodo (pag 110) Kautsky e la strategia del logoramento (pag 113) Trotsky e la guerra di movimento (pag 134-) Perry Anderson, direttore della ‘New Left Review’ è autore di un’importante ricerca sullo Stato in due volumi.”,”GRAS-003-FC”
“ANDERSON Douglas R.”,”Strands of System. The Philosophy of Charles Peirce.”,”Studi legati alla logica e all’epistemologia, Peirce è stato un importante studioso, considerato fondatore del pragmatismo e uno dei padri della moderna semiotica (o teoria del segno, inteso come atto di comunicazione”,”FILx-125-FRR”
“ANDERSON Perry”,”La nozione di rivoluzione borghese in Marx.”,”””Marx ed Engels si soffermarono a lungo su questa esperienza (il 1848, ndr) in alcune delle loro opere più celebri – ‘Le lotte di classe in Francia’, ‘Il 18 Brumaio’, ‘Rivoluzone e controrivoluzione in Germania’. Se tutto questo ci è sufficientemente noto, minore attenzione è stata invece prestata al fatto che dagli ultimi anni Cinquanta fino alla svolta degli anni Sessanta, Marx ed Engels furono testimoni diretti di una vasta ondata di rovesciamenti di strutture politiche assolutistiche o precapitalistiche, condotti con successo, attraverso l’uso della violenza armata, non solo in Europa, ma anche nell’America settentrionale e perfino nell’Estremo oriente. …. finire (pag 153-154)”,”MADS-019-FGB”
“ANDERSON Perry AYMARD Maurice BAIROCH Paul BARBERIS Walter GINZBURG Carlo a cura di, Saggi di Hervé LE BRAS Ignacy SACHS Alan S. MILWARD Éva EHRLICH Gábor RÉVÉSZ Charles S. MAIER A.F. Kenneth ORGANSKI Peter LUDLOW Göran THERBORN Karin HAUSEN Ernest GELLNER Danièle HERVIEU-LÉGER Jacques SUTTER Jutta SCHERRER Jack GOODY Franco MORETTI Giulio LEPSCHY Luigi Luca CAVALLI SFORZA Alberto PIAZZA”,”Storia d’Europa. L’Europa oggi. Vol. 1.”,”Perry Anderson è uno storico, sociologo e saggista britannico. Intellettuale afferente alla tradizione teorica del marxismo occidentale, si è specializzato nella storia culturale. Insegna Storia e sociologia alla University of California. Maurice Maynard è uno storico francese, esperto in storia economica e sociale dell’era moderna. Nato a Tolosa il 20/12/1936. Paul Bairoch è stato uno storico ed economista belga con cittadinanza Svizzera, considerato uno dei maggiori esponenti di storia economica del secondo dopoguerra. Nato ad Anversa, Belgio il 24/07/1930, morto a Ginevra nel 1999. Walter Barberis è uno storico e editore italiano, presidente della Giulio Einaudi Editore a partire dal 2014. Nato il 27/12/1950 a Torino. Carlo Ginzburg (n. Torino 1939), figlio di Leone e di Natalia. Si è occupato prevalentemente di storia della mentalità e della cultura popolare tra il 16° e il 17° secolo con particolare attenzione ai problemi metodologici e ai rapporti tra ricerca storica e altri ambiti disciplinari.”,”EURx-120-FL”
“ANDERSON Perry”,”Lo stato assoluto. Origini e sviluppo delle monarchie assolute europee.”,”Perry Anderson ha vissuto e lavorato in Gran Bretagna, dove ha diretto la ‘New Left Review’. E’ pure autore di ‘Dall’antichità al feudalesimo’ (1978) e di ‘Dibattito sul marxismo occidentale’ (1979) Perry Anderson è uno storico britannico di orientamento marxista. Insegna Storia e Sociologia all’UCLA. Ha fondato la New Left Review e la casa editrice Verso. Collabora con la London Review of Books e la rivista progressista americana ‘The Nation’. Perry Anderson, vero nome Francis Rory Peregrine Anderson, è uno storico, sociologo e saggista britannico. Intellettuale afferente alla tradizione teorica del marxismo occidentale, si è specializzato nella storia culturale. Attualmente insegna storia e sociologia alla University of California. Tra le sue opere più note, figurano: “Ambiguità di Gramsci”: Un’analisi sulla figura di Antonio Gramsci e le sue ambiguità teoriche. “Dall’antichità al feudalesimo. Alle origini dell’Europa”: Un’esplorazione delle radici dell’Europa medievale. “Lo stato assoluto. Origini e sviluppo delle monarchie assolute europee”: Uno studio sulle monarchie assolute europee. “Spectrum. Da destra a sinistra nel mondo delle idee”: Un’indagine sulle ideologie politiche da diverse prospettive. “L’Italia dopo l’Italia. Verso la Terza Repubblica”: Un’analisi della politica italiana contemporanea. (copil) – Al fuoco dell’impegno. Incontri-scontri con dodici maestri del pensiero contemporaneo, Collana La Cultura:Discussioni, Milano, Il Saggiatore, 1993, (vedere) Riflessioni di Marx ed Engels sul ‘dispotismo asiatico’. «Solo Bernier aveva studiato i paesi asiatici di prima mano. Solo Montesquieu aveva formulato la teoria generale coerente del dispotismo orientale come tale. I riferimenti geografici degli scrittori successivi si erano estesi dalla Turchia all’India e anche alla Cina. Solo Hegel e Jones avevano cercato di distinguere delle varianti regionali all’interno di una norma asiatica comune. – Possiamo ora dedicarci ai famosi brani della corrispondenza fra Marx ed Engels in cui entrambi discutono per la prima volta i problemi dell’Oriente. Il 2 giugno 1853 Marx scrive a Engels, che aveva studiato la storia dell’Asia e imparato un po’ di persiano, per raccomandargli di leggere la descrizione delle città orientali fatta da Bernier: «Brillanti, pittoresche, impressionanti». Egli adotta in seguito la tesi principale di Bernier in una formula celebre e senza possibilità di equivoci: «Bernier giustamente considera essere alla base del fenomeno orientale – si riferisce alla Turchia, alla Persia, all’Indostan- ‘l’assenza della proprietà privata fondiaria’. Ecco la vera chiave anche del cielo orientale» (1). Nella sua risposta, qualche giorno dopo, Engels avanza l’ipotesi che la spiegazione storica fondamentale di questa assenza di proprietà privata delle terre potesse trovarsi nell’aridità del suolo nord-africano e asiatico che ha bisogno di una irrigazione intensa e quindi di lavori idraulici che possono essere compiuti solo da uno stato centrale e da altri poteri pubblici. «L’assenza di proprietà fondiaria è infatti la chiave di tutto l’Oriente, sia per la storia politica che per la storia religiosa. Ma come spiega che gli orientali non siamo mai giunti alla proprietà fondiaria anche feudale? A mio parere, la ragione principale è il clima, insieme con le condizioni del suolo, specialmente i grandi spazi desertici che, partendo dal Sahara, attraversano l’Arabia, la Persia, l’India e la pianura tartara, fino ai più elevati altipiani dell’Asia. L’irrigazione artificiale vi costituisce la prima condizione per l’agricoltura e questo vale anche per le comuni, le province, il governo centrale. Il governo in Oriente ha solo tre dipartimenti: le Finanze (bottino all’interno), la Guerra (bottino all’interno e all’estero), e i Lavori Pubblici (che si occupano della riproduzione)… La fertilizzazione artificiale del suolo, che finiva quando le condotte d’acqua andavano in rovina, spiega questo fatto peraltro curioso: cioè che distese intere una volte ben coltivate, sono ora aride e incolte (Palmyra, Petra, le rovine dello Yemen, alcune regioni dell’Egitto, della Persia, dell’Indostan): questo spiega il fatto che una guerra devastatrice può spopolare per secoli un paese e spogliarlo di tutta la sua civiltà» (2). Una settimana più tardi Marx rispose cbe era d’accordo sull’importanza dei lavori pubblici nella società asiatica e sottolineò la coesistenza di villaggi autosufficienti con questi ultimi. «Il carattere stazionario di questa parte dell’Asia – malgrado tutta l’inutile agitazione alla superfice politica – è chiaramente spiegato da due circostanze che si rafforzano puntualmente: 1. i lavori pubblici erano opera del governo centrale; 2. accanto a questo governo, tutto l’impero, tranne qualche città, è diviso in ‘villaggi’ dotati di un’organizzazione particolare e ciascuno dei quali costituisce un piccolo mondo a parte…In alcune di queste comunità le terre sono coltivate in comune, ma nella maggior parte di esse ogni coltivatore lavora il suo campo. In segno a queste comunità esistono la schiavutù e la divisione in caste. I terreni incolti sono utilizzati come pascoli pubblici. Le mogli e le figlie si occupano della tessitura dei filati. Queste repubbliche idilliache che si limitano a difendere gelosamente i limiti del loro villaggio contro il villaggio vicino, esistono ancora quasi perfettamente intatte nelle province del nord-ovest dell’India che sono recenti accessioni inglesi. Non credo si possa immaginare una base più solida per uno stagnante dispotismo asiatico». Marx aggiunge in modo significativo : «Sembra a ogni modo che ovunque in Asia siano stati i maomettani a stabilire il principio, per primi, di “”non proprietà sulla terra””» (3)”” (pag 419-420) [(1) Marx-Engels, ‘Selected Correspondence’, pp. 80-1. Vale la pena riprodurre qui per tono e contenuto il passo centrale dell’opera di Bernier cui si riferiva Marx: «Questi tre paesi, la Turchia, la Persia e l’Indostan non hanno alcuna idea dei principi di ‘meum’ e ‘tuum’ per quanto riguarda la terra o altri possessi immobiliari; e avendo perso quel rispetto per il diritto di proprietà che sta alla base di tutto quanto c’è d’utile e buono al mondo, devono necessariamente rassomigliarsi in taluni aspetti essenziali: essi cadono negli stessi, rovinosi errori, e devono, prima o poi, conoscerne le conseguenze naturali – rovina, desolazione e tirannide. Quanto dovremmo dunque esser grati e sentirci felici del fatto che i monarchi europei non sono gli unici proprietari del suolo. Se così fosse, invano cercheremmo paesi popolosi e ben coltivati, città prospere e ben costruite, e genti floride e colte. Se prevalesse questo principio, ben diverse sarebbero le ricchezze e il potere reale dei sovrani d’Europa, e la lealtà, la fedeltà con le quali vengono serviti: regnerebbero ben presto su deserti e solitudini, barbari e mendicanti. Mossi da cieca passione e dall’ambizione di cogliere un potere più assoluto di quello consentito dalle leggi di Dio e della natura, i sovrani d’Asia vogliono avere tutto, finché alla lunga tutto perdono; bramosi di troppe ricchezze, essi se ne ritrovano privi, o dispongono di beni assai minori di quelli cui mirava la loro cupidigia. Se quel medesimo sistemadi governo fosse in vigore da noi, dove troveremmo i principi, i nobili o i prelati, i ricchi borghesi e i prosperi mercanti, ovvero gli artigiani ingegnosi? Dove protremmo cercare città come Parigi, Lione, Tolosa, Rouen o, se preferite, Londra, e tante altre? Dove potremmo scorgere il numero infinito di cittadine e di villaggi, tutte le splendide dimore di campagna, i campi e le belle colline con tanta cura coltivate, con tanto lavoro e industria? Che ne sarebbe degli ampli redditi che ne derivano ai sudditi quanto al sovrano? Le nostre grandi città sarebbero inabitabili per l’aria mefitica e andrebbero in rovina senza che alcuno pensasse a ripararle; le nostre colline sarebbero abbandonate, e le pianure invase da canne e rovi, o coperte di paludi pestilenziali». ‘Travels in the Mogul Empire’, pp. 232.3; (2) Marx-Engels, ‘Selected Correspondence’, p. 82; Si noti che qui Engels parla specificatamente di «civiltà»; (3) Ibid., pp. 85-6]”,”EURx-010-FSD”
“ANDERSON Perry”,”Lo Stato assoluto. Origini e evoluzione dell’assolutismo occidentale e orientale.”,”Contiene tra l’altro i capitoli: – Lo stato assouto in Oriente – Il feudalesimo giapponese – Il modo di produzione asiatico India e Cina nel XIX secolo: stagnazione e immutabilità del mondo orientale: il ‘modo di produzione asiatico’ “”In un lungo paragrafo di estrema passione ed eloquenza, Marx valuta le conseguenze storiche che allora incominciavano a essere più chiare, della conquista dell’Asia da parte degli europei: «Per triste che sia dal punto di vista dei sentimenti umani vedere queste miriadi di organizzazioni sociali, patriarcali, inoffensive e laboriose, dissolversi, disgregarsi in elementi costitutivi, essere ridotte alla disperazione e i loro singoli membri perdere al tempo stesso la loro antica forma di civiltà e i loro mezzi tradizionali di sussistenza, non dobbiamo tuttavia dimenticare che queste comunità idilliache malgrado la loro apparenza inoffensiva, sono sempre state una base solida per il dispotismo orientale, che rinchiudeva la ragione umana in un ambito molto ristretto facendone un docile strumento di superstizione, vincolandola alle leggi tradizionali, spogliandola di ogni grandezza e di ogni forza storica. Non dobbiamo dimenticare l’esempio dei barbari che, egoisticamente aggruppati al loro misero pezzetto di terra, osservavano tranquillamente la rovina degli imperi, la perpetrazione di indicibili crudeltà, il massacro della popolazione nelle grandi città, prestando a tutto questo solo l’attenzione che si presta ai fenomeni naturali, anche essi vittime di ogni oppressione che si degnava di notarli» (7). Egli aggiunge ancora che «non dobbiamo dimenticare che queste piccole comunità portavano il marchio infamante delle caste e della schiavitù, che esse sottoponevano l’uomo alle eterne circostanze, che esse conducevano uno stato sociale in via di sviluppo spontaneo verso un destino naturale immutabile» (8). La corrispondenza privata di Marx e il suo intervento come giornalista nel 1853, sono dunque vicini, nello spirito e nel tono, ai temi principali dei commenti europei tradizionali sulla storia e la società asiatica. La continuità affermata fin all’inizio da un riferimento a Bernier, colpisce soprattutto per l’osservazione, più volte ripetuta da Marx, della stagnazione e dell’immutabilità del mondo orientale: «La società indiana – egli scrive – non ha affatto storia, perlomeno non ha una storia conosciuta» (9): qualche anno dopo si riferiva in modo particolare alla Cina che «stava vegetando malgrado lo spirito del tempo» (10). Si può però notare che nella sua corrispondenza con Engels, egli insiste su due punti essenziali che erano stati appena abbozzati nella tradizione precedente. Il primo sosteneva che i lavori pubblici di irrigazione, resi necessari dalla aridità del clima, hanno avuto un ruolo determinante e fondamentale per gli stati dispotici e centralizzati dell’Asia, che detenevano il monopolio della proprietà terriera. Era di fatto una fusione di tre temi che erano stati fino ad allora tenuti distinti – agricoltura irrigata grazie ai grandi lavori idraulici (Smith), determinismo geografico (Montesquieu) e proprietà fondiaria di stato (Bernier). Montesquieu aggiunge un secondo elemento tematico quando chiarisce che le cellule sociali in base cui si sovrapponeva il dispotismo orientale, erano comunità rurali autarchiche che comportavano un’unione di mestieri e di culture locali. Questa concezione come abbiamo già visto, era stata avanzata dalla tradizione precedente (Hegel). Marx trovando le prove nei rapporti dell’amministrazione coloniale britannica in India, le ridà vita con più forza di quanta ne avesse nello schema originale da cui egli l’aveva ereditata. Lo stato idraulico «sopra» e il villaggio autarchico «sotto» sono legati in un’unica formula in cui i due concetti si equilibrano. Quattro o cinque anni dopo, quando Marx stava elaborando i ‘Grundrisse’, fu quest’ultima nozione di «comunità di villaggio autosufficiente» che assunse una funzione nettamente ‘predominante’ nell’analisi di ciò che egli chiama «modo di produzione asiatico». Marx pensava a quel punto che la proprietà fondiaria di stato in Oriente nascondeva una proprietà tribale comunitaria del suolo da parte di villaggi autarchici che erano una realtà socio-economica al di là dell’«unità immaginaria» della appropriazione delle terre da parte del sovrano dispotico”” (pag 421-423) [Perry Anderson, ‘Lo Stato assoluto. Origini e evoluzione dell’assolutismo occidentale e orientale’, Mondadori, Milano, 1980] [(7) Marx-Engels,’On Colonialism’, Mosca, 1960, ‘The Future Results of British Rule in India’, articolo del 22 luglio 1853, p. 36; (8) Ibid. p. 37; (9) Ibid. p. 76); (10) Ibid. p. 188]”,”TEOC-003-FMDP”
“ANDLER Charles”,”La décomposition politique du socialisme allemand, 1914-1919.”,”Dello stesso autore: Le socialisme impérialiste dans l’ Allemagne contemporaine. Dossier d’ une Polémique avec Jean Jaurès (1912-1913), BOSSARD. Perché la vecchia socialdemocrazia non ha fatto la rivoluzione (paragrafo VI pag 171). “”Il capo della Rivoluzione inglese è stato Cromwell. Il capo della Rivoluzione francese è stato Napoleone. Alla testa della Rivoluzione tedesca, c’è Bethmann-Hollweg””. (Paul Lensch, Die Sozialdemokratie, ihr Ende und ihr Glück, 1916) (pag 171) “”In effetti, la Rivoluzione tedesca, per questi socialisti imperialisti, era la guerra””. (pag 172)”,”MGER-067″
“ANDLER Charles”,”Vie de Lucien Herr, 1864-1926.”,”Bachelier à 15 ans, agrégé de philosophie à 22, Lucien Herr sera nommé bibliothécaire de l’Ecole normale supérieure en 1888. Il conservera ce poste jusqu’à sa mort. Il deviendra directeur du Musée pédagogique en 1916, collaborera à de nombreuses revues et deviendra secrétaire de rédaction de la Revue de Paris. Il abandonne ce poste lors de l’affaire Dreyfus. Militant au Parti ouvrier socialiste révolutionnaire en 1889, il entrera au Parti socialiste unifié en 1905. Ami de Léon Blum, Charles Péguy et Charles Andler, il contribuera, avec Jaurès, à la fondation du journal L’Humanité auquel il donnera son nom. Il contribuera à renouer les relations intellectuelles avec les allemands après la Première guerre mondiale aura pour mission de négocier à Berlin le réapprovisionnement des bibliothèques de France. Il décédera à Paris en 1926. (Fonte Insecula) Herr contro la tirannia dello zarismo. “”E’ ben difficile, passato un quarto di secolo, esigere che tutte le previsioni di Herr si siano verificate fondate. Occorre tuttavia riconoscere che quelle che riguardano la Russia sono di una lucidità profetica. Non so se la rottura totale dell’ alleanza franco-russa salvò la Francia da una guerra; e ho sempre creduto il contrario. Ma tutti noi abbiamo sostenuto l’ amicizia con un popolo russo libero dallo zarismo; e questo fu il senso della ‘Societé des Amis du peuple russe’ che fondò nel 1905 una donna di gran cuore, che occorre qui nominare, Madam Ménard-Dorian. Herr è stato l’ interprete di questa protesta unanime del socialismo internazionale “”contro il trionfo materiale e morale”” dello zarismo.”” (pag 172)”,”MFRx-244″
“ANDOLFATTO Dominique LABBE’ Dominique”,”Histoire des syndicats (1906-2006).”,”Dominique ANDOLFATTO e D. LABBE’ sono maitres de conferences en sciences politique alle Università di Nancy 2 e di Grenoble 2. Sono entrambi ricercatori all’ Institut d’ etudes politiques di Grenoble e al Conservatoire national des arts et metiers de Paris, autori di vari lavori sul sindacalismo e i partiti politici. Il testo della Charte d’ Amiens con i firmatari (scheda pagina 40-41). “”Tra i 44 firmatari, si trovano 8 anarchici (tra cui 3 membri del BC (Bureau Confederal, ndr)), 21 socialisti di diverse tendenze ma anche 15 “”inclassificabili””. Per alcuni, essi sono effettivamente inclassificabili, come Alphonse Merrheim che, giovane, fu guesdista e che ha avuto delle simpatie allemaniste senza aver probabilmente aderito al POSR (Parti ouvrier socialiste révolutionnaire (allemaniste), ndr)). Altri non hanno lasciato alcuna traccia nella storia: per esempio J. Samay non figura nella liste dei delegati e non è mai apparso in un altro congresso confederale (…). In sostanza, per la maggior parte dei congressisti, la charte non stabilisce alcuna incompatibilità; è un testo di circostanza che riafferma che i responsabili sindacali sono autonomi, nell’ esercizio delle loro funzioni, anche di fronte ai loro propri amici politici””. (pag 43) Fonte Pelloutier.net: Allemane, Jean (1843-1935) [Vu 190 fois] Jean AllemaneJean Allemane était le leader du Parti ouvrier socialiste révolutionnaire (POSR), l’une des principales organisations socialistes françaises de l’époque. A l’opposé de leurs rivaux marxistes orthodoxes du Parti ouvrier français (POF) de Jules Guesde, les « allemanistes » étaient très pragmatiques, ils pensaient que tous les moyens étaient bons pour faire avancer la cause ouvrière. Ils étaient aussi favorables à l’agitation électorale qu’à la grève générale, la première devant d’ailleurs préparer la seconde. Pour eux, l’ébauche de la société future pouvait aussi bien être tentée par la conquête d’un conseil communal que par la participation au mouvement syndical. Sur le plan syndical, les allemanistes étaient proches des anarchistes (antiparlementarisme, grève-générale), au point que Pelloutier vit un moment dans le parti d’Allemane la « pépinière de l’anarchie ». A partir de 1900, le POSR entra dans une période de déclin, et se fondit dans la SFIO en 1905. En savoir: * Didier Bigorgne, Les allemanistes (1882-1905). Itinéraires,place et rôle dans le mouvement socialiste français, Université Paris 13, 2001, 3 vol., 793 p. (Thèse d’histoire). * Siân Reynolds, La vie de Jean Allemane (1843-1935), Paris, Université Paris 7, 1981, 503 p. (Thèse de Doctorat de 3e cycle d’histoire) . * Siân Reynolds, « Allemane, the Allemanists and Le Parti Ouvrier : the problems of a socialist newspaper 1888-1900 », European history quarterly, vol. 15, 1985, pp. 43-70.”,”MFRx-265″
“ANDORNINO Giovanni”,”La politica di vicinato della Repubblica Popolare Cinese e il ruolo della Cina nella promozione dell’integrazione regionale in Asia.”,”ANDORNINO Giovanni è ricercatore e docente di relazioni internazionali dell’Asia orientale presso l’Univ. di Torino. E’ Vice Presidente di T.wai, il Torino World Affairs Institute e dirige il mensile di analisi e commento ‘Orizzonte Cina’ programma congiunto T.wai – IAI”,”CINE-053″
“ANDRADE Juan”,”La burocracia reformista en el movimiento obrero.”,”Dello stesso autore: ‘China contra el imperialismo’, Ediciones Oriente “”Prima del crack del 1927 si avevano in Nord America 35 banche operaie, con 109 milioni di dollari in depositi e mezzi complessivi per 128 milioni. Nel luglio 1929 non c’erano più di 24 banche, i depositi erano discesi a 94 milioni, e il totale dei mezzi a 110 milioni (1). Successivamente, con l’ aggravamento della crisi, il quadro che ci ha presentato questo tentativo di capitalismo sindacale è di catastrofe completa””. (1) ‘Bilans’ di Lucien Laurat, Editions du Carrefour, 1931) (pag 178) “”Marx e Engels già avevano previsto che a causa dell’ influenza dei professori e avvocati il socialismo internazionale poteva degenerare rapidamente. Per questo, Marx, in una lettera diretta a Sorge il 19 settembre 1879, parlava effettivamente della necessità di stabilire un rigoroso controllo contro la “”banda dei dottori, studenti e la crapula dei socialisti della cattedra””. Losovsky, aggiungeva che Marx “”protestava contro questi signori teoricamente nulli e inservibili nella pratica, che pretendevano di masticare di socialismo, che avevano confezionato secondo le loro ricette universitarie, e, soprattutto, di partito socialdemocratico, e istruire gli operai, o, come essi dicevano, fornigli gli elementi di istruzione. Non sono né più né meno che lamentevoli ciarlatani controrivoluzionari””””. (2) ‘Marx e i sindacati’ (pag 193)”,”MSPx-035″
“ANDREANI Tony”,”Marxismo y antropologia.”,”””Cómo pueden las práticas ser otra cosa que el efecto estricto de la estractura? Cómo pueden convertirse los agentes, engranajes del sistema de producción, en representantes de los “”intereses”” de su clase? Poulantzas ha visto la dificultad. Ha hecho un intento de clarificación conceptual importante distinguiendo las estracturas y las prácticas de clase. “”No se pueden localizar los intereses en la estructuras (…) los intereses no pueden concebirse más que por referencia a una práctica””. Se opone así a una concepción de la clase en sí, según la cual el lugar de los agentes en el proceso de producción determinaría “”intereses objetivos””, concepción que proviene del historicismo (las clases consideradas como sujetos) o del funcionalismo (que distingue los intereses “”latentes”” y los intereses “”manifiestos””). Las clases sociales están claramente diferenciadas de las relaciones sociales. “”No son, de hecho, una ‘cosa empírica’ cuyas estructuras serían el concepto””, formulación que se dirige a Lévi-Strauss.”” (pag 40-41)”,”TEOC-451″
“ANDREANI Edgard”,”Greves et fluctuations. La France de 1890 a 1914.”,”Sciopero generale di Marsiglia (1901). Comincia con la fermata degi portuali del porto di Marsiglia. Scontro tra un sindacato “”francese”” e un sindacato “”internazionale””. Il primo vuole riservare il lavoro solo agli operai francesi. Il secondo non vuole discriminazioni (pag 61) Il primo maggio 1906 (pag 62)”,”MFRx-349″
“ANDREAS Bert”,”Karl Marx / Friedrich Engels. Das Ende der klassischen deutschen Philosophie. Bibliographie.”,”In apertura: In ricordo di Emile Bottigelli.”,”MADS-472″
“ANDREAS Joel CHAN Kam Wing FENG Zhao FROISSART Chloé HUNG Ho-Fung NOLAN Peter PELTIER Christine PRINGLE Tim ZHANG Yu”,”Il mistero del dragone. La dinamica economica della Cina.”,”Saggio finale di Cholé Froissart e Tim Pringle: ‘La lotta delle classi in Cina’ (pag 285-300): C. Froissart: 1. Cina: il cammino dei lavoratori verso un sindacalismo autonomo. Negli ultimi anni, gli scioperi in Cina sono aumentati sia come numero che come radicalità delle rivendicazioni (1). Dopo essersi limitati per molto tempo a chiedere ai loro datori di lavoro l’applicazione del salaio minimo, i lavoratori chiedono ora una condivisione più equa degli utili dell’azienda, così come la garanzia dei diritti sociali e dei sindacati, e talvolta chiedono un rinnovamento dei sindacati. [(1) Nella misura in cui il diritto di sciopero in Cina non viene riconosciuto, non esistono statistiche ufficiali su questo argomento, sono disponibili solo le statistiche in materia di conflitti affrontati dalla mediazione o dall’arbitrato oppure portati in tribunale. Tutti gli osservatori concordano, però, nel constatare che dal 2003 si è verificato un aumento significativo di scioperi]; 2. Tim Pringle: ‘Verso una ripresa del movimento operaio. Negli ultimi anni il crescente numero di scioperi in Cina si è rivelato come un fenomeno importante troppo poco conosciuto nei paesi capitalisti avanzati. In questo articolo, Tim Pringle, ricercatore britannico, ripercorre lo sviluppo generale delle relazioni industriali in Cina dopo la scomparsa della “”ciotola di riso di ferro”” nel settore pubblico alla fine degli anni ’90, e la risistenza che ne è seguita, fino all’emergere del movimento diretto dagli stessi lavoratori annunciato dalle ondate di scioperi nella primavera del 2010. Pringle mostra il ruolo centrale svolto dalle mobilitazioni operaie e dalle organizzazioni non governative nella lotta per contrastare il capitale e difendere gli interessi dei lavoratori. L’equilibrio di potere in CIna sta subendo un cambiamento?’ [Chloé Froissart dirige il Centro Franco-Cinese presso l’Università Tsinghua a Pechino. E’ ricercatrice collegata al CEPC (French Centre for Reseach on Contemporary China) ad Hong Kong ed è professore associato presso l’Università di Rennes. Tim Pringle è Seniro Lecturer in Labour, Social Movements ad Development presso la SOAS University di Londa. Con Simon Clark ha recentemente pubblicato due libri sul movimento sindacale in Cina dal titolo: ‘Trade Unions in China: the challenge of labour unrest’ (Routledge, 2013) e ‘The Challenge of Transition: trade unions in Russia, China and Vietnam’, Palgrave, 2011). ‘Il Manifesto del Partito Comunista proclamò la diffusione del capitalismo in tutto il mondo in termini estremamente inequivocabili: «Il bisogno di uno smercio sempre più esteso per i suoi prodotti sospinge la borghesia a percorrere tutto il globo terrestre. Dappertutto deve annidarsi, dappertutto deve costruire le sue basi, dappertutto deve creare relazioni. Con lo sfruttamento del mercato mondiale la borghesia ha dato un’impronta cosmopolitica alla produzione e al consumo di tutti i paesi». L’espansione vertiginosa del capitalismo in Cina sembra finalmente portare a completamento la previsione di Marx ed Engels, ma quali sono le implicazioni per i lavoratori dei paesi ricchi?’ (in apertura)”,”CINE-097″
“ANDREAS Bert, a cura”,”Documents constitutifs de la Ligue des communistes (1847). Documents constitutifs rassemblés par Bert Andreas.”,”””È un’epoca in cui ci stiamo dirigendo verso una gigantesca rivoluzione che deciderà il destino dell’umanità per secoli”” F. Engels diventa un membro a pieno titolo della Lega dei comunisti (1846-1847): i comunisti devono organizzarsi seriamente “”Le contenu de l’Adresse de février fut sans doute discuté dans ses grandes lignes au cours des négociations de janvier: il s’agit pour l’essentiel d’une répétition de ce qui était dit dans l’Adresse de novembre, mais cette fois sur un ton plus ferme. Le mouvement chartiste y était proposé en exemple aux communistes qui «malheureusement ne costituent toujours pas un parti puissant» et qui doivent maintenant «s’organiser sérieusement» en parti prolétarien. A une époque «où nous nous dirigeons de toute évidence vers une gigantesque révolution qui déciderà du destin de l’humanité pour des siècles sans doute» les communistes sont «présentement à la pointe du mouvement» et «doivent donc arborer leur propre pavillon». C’est pourquoi on rappelle comme «un point particulièrement important la brève profession de foi communiste» qu’il faudra «éditer dans toutes les langues d’Europe et diffuser dans tous les pays». La date du Congrès de la Ligue est définitivement fixée au 1er juin 1847. Tandis que les communes londoniennes préparaient le Congrès et qu’Engels, désormais membre de plein droit de la Ligue, poursuivait son travail de formation à Paris en compagnie d’un nouvel adhérente, le compositeur en imprimerie Stephan Born, Marx terminait (fin mars ou début avril 1847) la rédaction de la ‘Misère de la philosophie’, ce travail de critique de l’ouvrage de Proudhon paru entre-temps et que Karl Grün avait déjà traduit en allemand. Le fait que Marx ait rédigé ce livre en français et l’ait publié simultanément à Paris et à Bruxelles prouve que son intention était d’agir principalement sur les socialistes de langue française parmi lesquels se recrutaient la plupart des partisans de Proudhon. Mais la ‘Misère de la philosophie’ peut être également considérée comme una première forme du programme et de la «nouvelle théorie» qui allaient être soumis à la discussion au Congrès de juin, face à l’eclectisme théorique de la Ligue des Justes”” (pag 34-35) [Bert Andreas a cura, ‘La ligue des communistes (1847). Documents constitutifs rassemblés par Bert Andreas’, Aubier Montaigne, Paris, 1972] “”Il contenuto del discorso di febbraio è stato senza dubbio discusso nelle sue linee generali durante i negoziati di gennaio: è essenzialmente una ripetizione di quanto detto nel discorso di novembre, ma questa volta con toni più decisi. Il movimento cartista è stato offerto come esempio ai comunisti che “”purtroppo non stanno ancora costituendo un partito potente”” e che ora devono “”organizzarsi seriamente”” in un partito proletario. In un momento “”in cui si va evidentemente verso una gigantesca rivoluzione che deciderà senza dubbio per secoli le sorti dell’umanità”” i comunisti sono “”attualmente in prima linea nel movimento”” e “”devono quindi alzare la propria bandiera””. Per questo ricordiamo come “”un punto particolarmente importante fu la breve professione di fede comunista”” che doveva essere “”pubblicata in tutte le lingue d’Europa e distribuita in tutti i paesi””. La data del Congresso della Lega fu definitivamente fissata per il 1° giugno 1847. Mentre i London Commons stavano preparando il Congresso ed Engels, ormai membro a pieno titolo della Lega, continuava la sua opera di formazione a Parigi in compagnia di un nuovo membro, il compositore in stampa Stephan Born, Marx terminava (a fine marzo o inizio aprile 1847) la stesura della ‘Miseria della Filosofia’, quest’opera di critica dell’opera di Proudhon apparsa nel frattempo e che Karl Grün aveva già tradotto in tedesco. Il fatto che Marx abbia scritto questo libro in francese e lo abbia pubblicato contemporaneamente a Parigi e a Bruxelles dimostra che la sua intenzione era quella di agire soprattutto sui socialisti francofoni dai quali erano stati reclutati la maggior parte dei sostenitori di Proudhon. Ma la ‘Miseria della Filosofia’ può essere considerata anche come una prima forma del programma e della ‘nuova teoria’ che dovevano essere messi in discussione al Congresso di giugno, di fronte all’eclettismo teorico della Lega dei Giusti”” ( pagine 34-35)”,”SOCx-273″
“ANDRÉAS Bert MOLNÁR Miklós a cura,”,”L’Alliance de la Démocratie Socialiste. Procès-verbaux de la Section de Genève (15 janvier 1869 – 23 décembre 1870).”,”Dedica di B. Adréas a G.M. Bravo”,”INTP-001-FMB”
“ANDRÉAS Bert; DE-CLEMENTI Andreina”,”A proposito di una biografia di Marx; La politica del Partito Comunista d’Italia nel 1921-22 e il rapporto Bordiga-Gramsci, 1 (Problemi della storia del Pci).”,”A proposito di una biografia di Marx. “”La pubblicazione, a cura di Sergio Caprioglio, d’una biografia anonima di Marx del 1871, e le sue interessanti osservazioni e conclusioni in proposito (1), interessano la bibliografia di Marx e di Engels – che io sto preparando – degli anni dal 1863 al 1876. Ciò mi ha obbligato ad un nuovo esame del testo del 1871 (2). Caprioglio attribuisce senza riserve ad Engels la maggior parte (di carattere soprattutto biobibliografico) di questo testo, e avanza l’ipotesi che Vaillant ne avrebbe redatto la prima parte, che serve d’introduzione. Quanto alla attribuzione engelsiana, Caprioglio si basa soprattutto sulla presenza di numerosi punti comuni fra il testo del 1871 che egli pubblica e un testo firmato da Engels, nel 1877 (3) ma che, per la parte che qui ci interessa (4), è fondato su una prima stesura del 1868. Caprioglio trae un altro argomento dalle lettere di Jenny Marx (5) a Kugelmann, del 21 dicembre 1871, che permette di attribuire lo scritto nell’ ‘Illustration’ del 1871 all’uno o all’altro dei due amici di Marx, giacché questa lettera dimostra che in casa Marx si era perfettamente al corrente di questa pubblicazione. La lettera si accorda con l’ipotesi di Caprioglio, secondo la quale Marx autorizza lo scritto del 1871 (6). Visto questo particolare interesse della biografia del 1871, messo in luce da Caprioglio, mi è sembrato utile riesaminare la sua genesi e gli esatti rapporti che intercorrono tra questo testo e quello del 1877. La biografia del 1871 non è la sola situata fra il primo abbozzo di Engels del 1868-69 (7) e la versione accresciuta del 1877 (8). Ebbi l’occasione di segnalare quella di Frankel, del 1873, nella bibliografia del ‘Manifesto’ (9). Un certo numero di queste biografie sarà brevemente esaminato nella lista ‘A’, qui di seguito. Ricordiamo a proposito di tutte queste biografie la dichiarazione di Engels nella sua ultima biografia di Marx (10), nel 1892: «’La maggior parte delle biografie di Marx formicolano di errori. L’unica autentica è quella pubblicata nel 1878 nel Calendario popolare di Bracke a Brunswick (di Engels)’»”” (pag 115-116) [Bert Andréas, ‘A proposito di una biografia di Marx’, Rivista Storica del Socialismo, Roma, n. 28, maggio-agosto 1966] [(1) Sergio Caprioglio, ‘Un profilo biografico di Marx redatto da F. Engels’, in ‘Rivista storica del socialismo’, maggio-agosto 1963, n 19, p. 349-359. Alcune lacune e inesattezze di informazione, contenute in una mia pubblicazione di qualche anno fa a proposito della stessa biografia, sono state colmate e corrette da Caprioglio (p. 351 nota 9, e p. 352 nota 10); (2) Tengo a ringraziare i numerosi amici che mi hanno aiutato nella ricerca. Devo parecchi suggerimenti e preziose informazioni in special modo a Maurice Dommanget (Orry-la Vilel), Louis Lazarus (New York), W. Mönke (Berlino), Ferenc Brody e Miklós Práger (Budapest), così come a F.T. Walter (Londra); (3) Cfr. n. XXVII della lista 4; (4) Segnalando questa prima biografia engelsiana di Marx, Caprioglio rettifica un altro errore, presente nel n. 84 della mia bibliografia de ‘Manifesto Comunista’ (Milano, 1963): il ‘Demokratisches Wochenblatt’, che portava questa biografia nel numero del 21 agosto 1869 , deve essere considerato come organo socialista, giacchè a partire dal 14 agosto 1869 ostenta il sottotitolo ‘Organ des sozialdemocratischen Arbeiterpartei’; (5) Si tratta della figlia di Marx e non di sua moglie, come indica, per errore Caprioglio (p. 349 nota 1); (6) Si trae la stessa impressione dalla lettera di Luciani a Marx del 30 novembre 1871. Tuttavia non ho trovato alcuna indicazione di rapporti tra i redattori dell’ ‘Illustration’ e Marx o Engels. (7) Cfr. i testi II e V della tabella A; (8) Il testo XXVII della tabella A; (9) N. 84 della bibliografia segnalata nella nota 4 qui sopra. Una cortese comunicazione di Maurice Dommanget mi permette di completare l’informazione insufficiente che ne è colà data: il testo di Frankel è stato ripubblicato in traduzione francese, probabilmente a cura di Amédée Dunois, nel ‘Bulletin communiste’, Paris, 30 giugno 1921, a. II, n. 27, p. 447-452; (10) Marx, Karl Heinrich, in ‘Handwörterbuch der Staatswissenschaften’, Jena (1893), t. IV, p. 1130. In italiano in ‘Lotta di Classe’, Milano, 11-12 e 18-19 marzo 1893, a. II n. 10-12 e p. 5-12 di Marx, ‘Capitale e Salario’, Milano 1893 (senza la parte bibliografica). Si constata ancora qualche errore di fatto in quest’ultimo testo di Engels su Marx. Così egli indica Berlino in luogo di Jena come il luogo dove Marx conseguì la laurea in filosofia; come anno di pubblicazione dell’edizione di Basilea delle ‘Rivelazioni’ (cfr. nota 56 più avanti) è indicato il 1852 invece del 1853]”,”MADS-032-FGB”
“ANDREASI Annamaria a cura, scritti di F. PELLOUTIER V. GRIFFU E. POUGET P. MONATTE A. MERRHEIM Arturo LABRIOLA E. LEONE A. DE-AMBRIS A.O. OLIVETTI T. MASOTTI F. CORRIDONI C. NENCINI F. FERRER A. LORENZO S. SEGUI I. PUENTE F. MONTSENY”,”L’ anarcosindacalismo in Francia, Italia e Spagna. Tomo I.”,”Annamaria Andreasi si è laureata nel 1967 in Scienze politiche con una tesi sulle origini del movimento operaio sindacale a Torino. Dopo la laurea ha svolto ricerche presso la Fondazione Luigi Einaudi di Torino pubblicando saggi sulla storia del movimento operaio. Nel 1973 ha lavorato presso l’Institut francçais d’histoire sociale. Nel 1975 ha ottenuto l’incarico di Storia dei movimenti sindacali presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Catania. Ha pubblicato saggi sul movimento sindacale italiano nel periodo giolittiano, su Bruno Buozzi, Sorel, sull’ anarcosindacalismo italiano. Aldo Agosti – Annamaria Andreasi et al. IL MOVIMENTO SINDACALE IN ITALIA Rassegna di studi (1945-1969) Fondazione Luigi Einaudi. Torino. Studi, vol. 9 1971, 148 pp. II edizione”,”ANAx-002-FF”
“ANDREASI Annamaria a cura; scritti di F. PELLOUTIER V. GRIFFU E. POUGET P. MONATTE A. MERRHEIM Arturo LABRIOLA E. LEONE A. DE-AMBRIS A.O. OLIVETTI T. MASOTTI F. CORRIDONI C. NENCINI F. FERRER A. LORENZO S. SEGUI I. PUENTE F. MONTSENY”,”L’ anarcosindacalismo in Francia, Italia e Spagna. Tomo II.”,”Annamaria Andreasi si è laureata nel 1967 in Scienze politiche con una tesi sulle origini del movimento operaio sindacale a Torino. Dopo la laurea ha svolto ricerche presso la Fondazione Luigi Einaudi di Torino pubblicando saggi sulla storia del movimento operaio. Nel 1973 ha lavorato presso l’Institut francçais d’histoire sociale. Nel 1975 ha ottenuto l’incarico di Storia dei movimenti sindacali presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Catania. Ha pubblicato saggi sul movimento sindacale italiano nel periodo giolittiano, su Bruno Buozzi, Sorel, sull’ anarcosindacalismo italiano. Aldo Agosti – Annamaria Andreasi et al. IL MOVIMENTO SINDACALE IN ITALIA Rassegna di studi (1945-1969) Fondazione Luigi Einaudi. Torino. Studi, vol. 9 1971, 148 pp. II edizione”,”ANAx-003-FF”
“ANDREAS-SALOME’ Lou”,”Nietzsche, una biografia intellettuale.”,”Questo libro, una biografia ‘eccentrica’ della SALOME’, è stato pubblicato nel 1894 a pochi anni dal rivelarsi della follia di NIETZSCHE. Estraneo da intenzioni celebrative il libro affronta la sua opera e si addentra anche nell’ esperienza disgregatrice della malattia. “”Perciò egli dice ancora: “”La falsità di un giudizio non può servirci di obiezione contro un giudizio; – la questione è di sapere quanto tale giudizio possa giovare a favorire, a conservare la vita, la specie… Rinunciare ai giudizi falsi equivarrebbe al rinunziare alla vita, al rinnegare la vita”” (Al di là del bene e del male, p.4). “”Per quanto grande possa essere il valore della verità, del disinteresse, potrebbe darsi cionondimeno che all’ apparenza, alla volontà del falso, all’ interesse e alla cupidigia bisognasse ascrivere un valore superiore e più fondato per tutto ciò che si riferisce alla vita. (…)”” (ibid. p.2)””. “”…Noi siamo in fondo abituati, sin dai tempi più remoti, a mentire. Oppure per esprimerci più virtuosamente o ipocritamente, insomma più amabilmente, siamo più artisti di quanto possa sembrare”” (ibid. p.192) (…)””. “”E la capacità vivificante della bugia è ciò che pone l’ artista al di sopra dello scienziato e della sua ricerca della verità. “”…l’ arte in cui proprio la menzogna si santifica e la volontà di ingannare ha in suo aiuto la buona coscienza”” (Genealogia della morale, III, p.25)””. (pag 144)”,”FILx-267″
“ANDREATTA Alberto BALDINI Artemio Enzo DOLCINI Carlo PASQUINO Gianfranco a cura; saggi di Giovanni GIORGINI Gianfrancesco ZANETTI Emanuele NARDUCCI Carlo DOLCINI Roberto LAMBERTINI Andrea TABARRONI Paolo VITI”,”Il pensiero politico. Idee teorie dottrine. Vol 1. Età antica e medioevo. A cura Carlo DOLCINI”,”Saggi di Giovanni GIORGINI, Gianfrancesco ZANETTI, Emanuele NARDUCCI, Carlo DOLCINI, Roberto LAMBERTINI, Andrea TABARRONI, Paolo VITI”,”TEOP-060″
“ANDREATTA Alberto BALDINI Artemio Enzo DOLCINI Carlo PASQUINO Gianfranco a cura; saggi di Alberto ANDREATTA Daniela ANDREATTA Artemio Enzo BALDINI Giuseppe BEDESCHI Giovanni BOGNETTI Norberto BOBBIO Dino COFRANCESCO Vittor Ivo COMPARATO Vittorio CONTI Roberto FARNETI Diego QUAGLIONI Salvatore ROTTA Saffo TESTONI BINETTI Edoardo TORTAROLO Maurizio VIROLI Ermanno VITALE”,”Il pensiero politico. Idee teorie dottrine. Vol 2. Età moderna. A cura ANDREATTA A. BALDINI A.E.”,”Saggi di Alberto ANDREATTA, Daniela ANDREATTA, Artemio Enzo BALDINI, Giuseppe BEDESCHI, Giovanni BOGNETTI, Norberto BOBBIO, Dino COFRANCESCO, Vittor Ivo COMPARATO, Vittorio CONTI, Roberto FARNETI, Diego QUAGLIONI, Salvatore ROTTA, Saffo TESTONI BINETTI, Edoardo TORTAROLO, Maurizio VIROLI, Ermanno VITALE.”,”TEOP-061″
“ANDREATTA Alberto BALDINI Artemio Enzo DOLCINI Carlo PASQUINO Gianfranco a cura; saggi di Paolo BAGNOLI Giampietro BERTI Bruno BONGIOVANNI Michelangelo BOVERO Michela DALL’AGLIO MARAMOTTI Domenico FISICHELLA Marco E.L. GUIDI Antonello LA-VERGATA Gianfranco PASQUINO Massimo L. SALVADORI”,”Il pensiero politico. Idee teorie dottrine. Vol 3.1 Ottocento e Novecento. A cura G. PASQUINO”,”Saggi di Paolo BAGNOLI, Giampietro BERTI, Bruno BONGIOVANNI, Michelangelo BOVERO, Michela DALL’AGLIO MARAMOTTI, Domenico FISICHELLA, Marco E.L. GUIDI, Antonello LA-VERGATA, Gianfranco PASQUINO, Massimo L. SALVADORI.”,”TEOP-062″
“ANDREATTA Alberto BALDINI Artemio Enzo DOLCINI Carlo PASQUINO Gianfranco a cura; saggi di Raffaello BARITONO Marco CESA Alessandro FERRARA Maurizio FERRARIS Simona FORTI Gustavo GOZZI Gianfranco PASQUINO Pier Paolo PORTINARO Francesco TUCCARI Nadia URBINATI”,”Il pensiero politico. Idee teorie dottrine. Vol 3.2 Ottocento e Novecento. A cura G. PASQUINO”,”Saggi di Raffaello BARITONO, Marco CESA, Alessandro FERRARA, Maurizio FERRARIS, Simona FORTI, Gustavo GOZZI, Gianfranco PASQUINO, Pier Paolo PORTINARO, Francesco TUCCARI, Nadia URBINATI.”,”TEOP-063″
“ANDREATTA Alberto BALDINI Artemio Enzo a cura; contributi di Alberto ANDREATTA Artemio Enzo BALDINI Giuseppe BEDESCHI Norberto BOBBIO Giovanni BOGNETTI Dino COFRANCESCO Vittor Ivo COMPARATO Vittorio CONTI Roberto FARNETI Diego QUAGLIONI Salvatore ROTTA Saffo Testoni BINETTI Edoardo TORTAROLO Maurizio VIROLI Ermanno VITALE”,”Il pensiero politico dell’ età moderna. Da Machiavelli a Kant.”,”Contributi di Alberto ANDREATTA Artemio Enzo BALDINI Giuseppe BEDESCHI Norberto BOBBIO Giovanni BOGNETTI Dino COFRANCESCO Vittor Ivo COMPARATO Vittorio CONTI Roberto FARNETI Diego QUAGLIONI Salvatore ROTTA Saffo Testoni BINETTI Edoardo TORTAROLO Maurizio VIROLI Ermanno VITALE Artemio E. BALDINI è professore di storia delle dottrine politiche all’ Univ di Torino. Ha pubblicato ‘Aristotelismo politico e ragion di Stato’ (1995) e ‘Jean Bodin a quattrocento anni dalla morte’ (1997). Alberto ANDREATTA è professore di storia delle dottrine politiche all’ Università di Padova. Tra le sue opere ricordo ‘Leger-Marie Deschamps. La metafisica al servizio dell’ utopia politica’ (1979) e ‘Le Americhe di Gaetano Filangieri’ (1995).”,”TEOP-098″
“ANDREATTA Alberto BALDINI Artemio Enzo DOLCINI Carlo PASQUINO Gianfranco a cura; volume quarto a cura di Alberto ANDREATTA Artemio Enzo BALDINI Carlo DOLCINI”,”Il pensiero politico. Idee teorie dottrine. Volume quarto. Antologia. Tomo I.”,”Autori antologia a cura di Giovanni GIORGINI Gianfrancesco ZANETTI Emanuele NARDUCCI Carlo DOLCINI Roberto LAMBERTINI Andrea TABARRONI Paolo VITTI Maurizio VIROLI Alberto ANDREATTA Artemio Enzo BALDINI Diego QUAGLIONI Vittor Ivo COMPARATO Ermanno VITALO Roberto FARNETI Ermanno VITALE Daniela ANDREATTA Vittorio CONTI Edoardo TORTAROLO Salvatore ROTTA Saffo TESTONI BINETTI Giuliano MARTIGNETTI. “”In conclusione: un patto non ha nessuna forza e nessun valore se non in ragione dell’ utilità che procura ai contraenti: tolta questa, viene inficiato nello stesso tempo anche il patto che cade in stato di nullità””. (pag 465, B. Spinoza, TTP)”,”TEOP-179″
“ANDREATTA Alberto BALDINI Artemio Enzo DOLCINI Carlo PASQUINO Gianfranco a cura; volume quarto tomo II a cura di Gianfranco PASQUINO”,”Il pensiero politico. Idee teorie dottrine. Volume quarto. Antologia. Tomo II.”,”Autori antologia a cura di Dino COFRANCESCO Ermanno VITALE Giampietro BERTI Paolo BAGNOLI Marco E.L. GUIDI Michela DALL’AGLIO FISICHELLA Bruno BONGIOVANNI Michelangelo BOVERO Antonello LA-VERGATA Massimo L. SALVADORI Maurizio FERRARIS Gianfranco PASQUINO Francesco TUCCARI Raffaella BARITONO Simona FORTI Alessandro FERRARA Gustavo GOZZI Nadia URBINATI Marco CESA Pier Paolo PORTINARO. “”Ci si può meravigliare che uomini intelligenti come Lenin e Trotsky non siano arrivati alla naturale conclusione che scaturisce da questi avvenimenti. Poiché l’ Assemblea costituente, eletta molto tempo prima della svolta decisiva, l’ insurrezione di ottobre, rifletteva nella sua composizione l’ immagine del passato ormai superato e non la nuova situazione, la conclusione che naturalmente ne discendeva era la soppressione di questa Costituente sorpassata e nata morta, e l’ immediata convocazione di nuove elezioni per una nuova Costituente. Non volevano e non potevano affidare le sorti della rivoluzione ad una Assemblea che rappresentava la kerenskiana Russia di ieri, che rifletteva un periodo di oscillazioni e di alleanza con la borghesia. Bene! non restava altro che convocare subito al suo posto un’ assemblea scaturita dalla Russia rinnovata e più avanzata. Invece Trotsky trae le sue conclusioni dall’ insufficienza specifica della Assemblea costituente d’ ottobre, e addirittura la generalizza fino ad affermare l’ inutilità di ogni assemblea rappresentativa uscita da elezioni generali in tempo di rivoluzione…””. (pag 263, R. Luxemburg, Scritti politici)”,”TEOP-180″
“ANDREATTA Nino BIANCONI S. CASSARA J. CAZZELLA G. COCO G. DEL-PONTE C. DE-GENNARO G. DI-FEDERICO G. FALCONE G. GARGANI G. GIANANI F. KATHOLNIGG O. MATTARELLA S. MORI M. PANSA A. RAMPONI L. RIOLO F. SANGIORGIO G. VIGNA P.L.”,”Criminalità e finanza.”,”””I fautori di un sistema di segnalazione centralizzata (…) muovono dall’ esperienza USA, ove esiste un’ agenzia che raccoglie i flussi informativi relativi alle operazioni per contanti di importo superiore a 10 mila dollari. Di tale esperienza vengono magnificate l’ efficienza delle strutture ed un ruolo centrale per la verifica delle operazioni di riciclaggio; per contro si è sottolineata l’ inutilità di tenere in Italia dati presso le banche che sono più di 1.200″”. (pag 112)”,”ITAE-126″
“ANDREATTA Filippo a cura; saggi di Francesco RASCHI Michele CHIARUZZI Lorenzo ZAMBERNARDI Giovanni DESSÍ Filippo ANDREATTA Marco CLEMENTI Brunello VIGEZZI Angelo PANEBIANCO Emanuele CASTELLI Eugenia BARONCELLI”,”Le grandi opere delle relazioni internazionali.”,”ANDREATTA Filippo è docente di Relazioni internazionali nella Facoltà di scienze politiche dell’Università di Bologna, sede di Forlì. Tra le sue pubblicazioni più recenti con il Mulino ricordiamo “”Alla ricerca dell’ordine mondiale. L’Occidente di fronte alla guerra”” (2004) e “”Relazioni internazionali”” (con M. Clementi A. Colombo, M: Koenig Archibugi e V.E. Parsi) (2007). “”Claude [Inis L. Claude, jr, Power and International Relations, New York, Random House, 1962] sostiene che il concetto di sicurezza collettiva abbia svariate somiglianze con quello di ‘balance of power’. Entrambi i sistemi sono basati sulla deterrenza , e quindi sul paradosso che per evitare la guerra si debbe credibilmente essere pronti a combatterla. Entrambi fondano inoltre l’efficacia della deterrenza sul coinvolgimento di potenze non direttamente e immediatamente minacciate. Entrambe infine comportano una riduzione dell’incertezza, con gli Stati che “”in entrambi i casi rinunciano in qualche misura al diritto di formulare la propria politica estera su una base completamente arbitraria””. E’ per questo che Claude cita con approvazione Edward Gulick (1955) quando afferma, nella sua spiegazione della progressione dalle alleanze a coalizioni alla sicurezza collettiva; che quest’ultima “”deve essere vista come il punto di arrivo logico del sistema dell’equilibrio di potenza, l’ideale verso il quale questo si è mosso, lentamente e con incertezza, per diversi secoli””””. (pag 113, saggio di Filippo Andreatta, ‘Inis Claude: le soluzioni istituzionali’ (pag 107-125)”,”RAIx-311″
“ANDREATTA Daniela”,”Proudhon, dall’anarchia alla federazione.”,”Questo è un secondo volume sul pensiero politico proudhoniano avviato con la pubblicazione del primo saggio ‘L’ordine nel primo Proudhon. Alle fonti dell’anarchia positiva’ (1995), in cui il tema dell’ordine politico-sociale veniva affrontato da una pluralità di punti di vista, per il periodo compreso tra il 1837 e il 1846. Daniela Andreatta insegna filosofia delle scienze sociali e teoria dello stato presso la Facoltà di scienze politiche dell’Unviersità di Padova. Ha condotto ricerche su Spinoza, Proudhon, e sul sindacalismo rivoluzionario francese e italiano. Ha scritto inoltre ‘Tra mito e scienza. La revisione del marxismo nel pensiero politico di Georges Sorel e di Enrico Leone (1999) e ‘Dalle leggi ai contratti. Saggio sulla filosofia politica di P.J. Proudhon nel periodo della Seconda Repubblica’ (2002). “”Proudhon procede a definire la società stessa in termini di serie, dando a tale concetto un senso molto particolare. “”Série réelle et série idéelle tout ensemble”” (23) egli chiama l’ente collettivo, intendendo significare con questa espressione che la società ha una realtà, una consistenza ontologica propria che la rende indipendente dagli arbitri individuali; che essa è un organismo sintetico dotato di un principio intrinseco e di una legalità autonoma (le leggi della divisione e dell’organizzazione del lavoro sono, appunto, le sue leggi); ma che è tutto questo senza risolversi in un dato fisico-naturalistico, né costituire un tutto sovrastante unilateralmente le parti. La riduzione di queste ultime a variabili dipendenti del potere sociale è esclusa da Proudhon proprio in considerazione della natura specialissima delle parti: a suo giudizio, infatti, in quanto esseri intelligenti e liberi, le unità che compongono la serie sociale sono – e devono restare – centri autonomi di iniziativa. Questo può essere meglio compreso se si riflette su quel putno della concezione proudhoniana, che è costituito dal concetto di totalità. (….) (pag 22-24)”,”PROD-076″
“ANDREATTA Beniamino”,”La politica dei giusti e la convenzione del mercato. Un testo di Beniamino Andreatta.”,” Andreatta da Keynes al mercato. “”Era in fondo l’inizio di una conversione da un’impostazione keynesiana… “”Una conversione poi lunga, perché durante il periodo in cui fui vicino a Moro, in quella sua prima incarnazione governativa, nei suoi primi due o tre governi degli anni Sessanta, suggerii politiche di grande cautela rispetto alle impostazioni di Colombo e Carli, che di fronte al rapido aumento dei salari nel ’62-’63, a un peggioramento drammatico della bilancia dei pagamenti, applicarono ricette classiche di restrizione monetaria”” (pag 3) A proposito della linea Colombo-Carli. “”Il compagno Ingrao, che ha preso la parola per primo ieri pomeriggio (dibattito alla Camera, ndr) ha denunciato con forza non solo l’inusitato modo in cui il Parlamento e il Paese sono venuti a conoscenza, tramite indiscre. zioni giornalistiche, delle gravi osservazioni fatte dal ministro del Tesoro sulla situazione economica italiana, ma anche del fatto che ormai la linea Colombo-Carli. cioe la politica dei redditi, e diventata, dopo la cosiddetta verifica di Villa Madama e sulla base del discorso fatto da Moro al Senato, la politica ufficiale del governo. Si vuole sostituire la politica dei redditi, cioè la regolamentazione centralizzata della dinamica salariale, alla programmazione democratica”” (L’Unità, venerdì 12 giugno 1964)”,”ITAE-331″
“ANDREATTA Filippo”,”Mercanti e guerrieri. Interdipendenza economica e politica internazionale.”,”Filippo Andreatta insegna Relazioni internazionali nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna, sede di Forlì. Con il Mulino ha pubblicato Istituzioni per la pace. Teoria e pratica della sicurezza collettiva da Versailles alla ex Jugoslavia.”,”ECOI-142-FL”
“ANDREATTA Daniela”,”L’ordine nel primo Proudhon. Alle fonti dell’anarchia positiva.”,”””Non abbiamo temuto di riportare per esteso questo lungo frammento del ‘Système’ (a), per la ragione che su di esso (e sull’uso che del suo contenuto viene fatto nell’analisi delle dieci epoche) si è focalizzato fin dall’inizio il dibattito critico, vuoi per fulminare l’Autore con l’accusa di idealismo, vuoi per assolverlo dalla medesima. Marx, al quale risalgono sia la suddetta accusa sia la lettura “”eternizzante”” del ‘Système’, come è noto apre il secondo capitolo della sua ‘Risposta’ al saggio di Proudhon, addebitandogli l’identico procedimento astrattivo in cui sarebbero incorsi, a suo avviso, i metafisici e lo stesso Hegel. «C’è da meravigliarsi forse – egli chiede – se, eliminando a poco a poco tutto ciò che costituisce l’individualità di una casa, facendo astrazione dai materiali di cui essa si compone, dalla forma che la distingue, voi arrivate a non avere più che un corpo; se, facendo astrazione dai contorni di questo corpo, ben presto, non avrete più che uno spazio; e se facendo infine astrazione dalle dimensioni di questo spazio finirete per non avere più che la quantità di sé, la categoria logica? (…) Così i metafisici, i quali, facendo queste astrazioni, si immaginano di far dell’analisi, e che, a misura che si staccano sempre più dagli oggetti, si immaginano di avvicinarsi a loro fino a penetrarli, questi metafisici hanno a loro volta ragione di dire che le cose di quaggiù sono dei ricami, di cui le categorie logiche formano l’ordito» (40). E dopo aver ricordato come tutto quanto esiste esista in forza di un qualche movimento, il medesimo Marx prosegue osservando che: «Nello stesso modo in cui, a forza di astrazione, abbiamo trasformato ogni cosa in categoria logica, così è sufficiente fare astrazione da ogni carattere distintivo dei differenti movimenti per arrivare al movimento allo stato astratto, al movimento puramente formale, alla formula puramente logica del movimento», nella quale sta il metodo assoluto di cui parla Hegel «che non solo spiega ogni cosa – egli precisa -, ma che abbraccia anche il movimento delle cose». Cosicché, ogni cosa essendo ridotta a categoria e ogni movimento al metodo, «segue naturalmente che ogni complesso di prodotti e di produzione, di oggetti e di movimento, si riduce a una metafisica applicata. Ciò che Hegel ha fatto per la religione, il diritto, ecc., Proudhon tenta di farlo per l’economia politica» (41). Ecco dunque liquidato dal filosofo tedesco, in nome di un diverso apprezzamento dell’individualità storica, l’intero sforzo analitico del ‘Système’, accusato di costituire una esangue applicazione del metodo speculativo hegeliano, del tutto priva della potenza del negativo che è invece propria della dialettica di Hegel (42). Di avviso differente – né tal divergenza può stupire, considerato il vincolo simbiotico che lega l’accusa di idealismo alla lettura “”eternizzante”” – è invece, ancora una volta l’Ansart”” (pag 192-194) [Daniela Andreatta, ‘L’ordine nel primo Proudhon. Alle fonti dell’anarchia positiva’, Cedam, Padova, 1995] [(40) Marx, ‘Miseria della filosofia, cit., p. 66; (41) Ivi, p. 67; (42) Cfr. Ivi, pp. 70-2. In particolare Marx osserva: “”Il movimento dialettico proprio di Proudhon è la distinzione dogmatica del bene e del male. (…) Se egli ha su Hegel il vantaggio di porre dei problemi, che si riserva di risolvere per il bene dell’umanità, ha però l’inconveniente di essere affetto da sterilità quando si tratta di dar concepimento, attraverso il travaglio della generazione dialettica, ad una categoria nuova. Ciò che costituisce il movimento dialettico è la coesistenza dei due lati contraddittori, la loro lotta e il loro passaggio in una nuova categoria. Basta porsi il problema di eliminare il lato cattivo, per liquidare di colpo il movimento dialettico”” (p. 71); (a) P. Proudhon, ‘Système des contradictions économiques’]”,”PROD-001-FMB”
“ANDREEV A. KIROV S. STALIN G. KALININ M. GORBUNOV N. GOURBUNOV N. DANILOV P. ALEXANDROV P. KEDROV M. KRUPSKAIA N. FOTIEVA L. KAMENEV S. LUNACHARSKIJ A. IVANOV A.. ROZANOV V. VOLIN B. GUIL S. ZETKIN C. BORISSOV V. LOZOVSKI S CHERNOV P. KATAYAMA S. GAVRILOV I. GERMANETTO G. SEMARD P. SMIRNOVA E. KARPINSKI V. TCHITCHERINE G. CICERIN G. MANOUTCHARIANTZ C. e altri”,”Lenine tel qu’il fut. Souvenirs de contemporains. II.”,”KIROV, Marx e Lenin pag 59 estratti quaderno Kedrov (pag 101) Ch. Manoutchariantz, Il mio lavoro alla biblioteca di Vladimir Ilitch (pag 759) “”Avant tout, Vladimir Ilitch se distinguait par une ponctualité absolue dans le travail et il exigeait cette qualité de tous ses collaborateurs. Chaque affirmation devait être appuyée de preuves sûres, et chaque argument présenté avec una clarté absolue. Quiconque travaillait avec Vladimir Ilitch ne tardait donc pas à s’apercevoir qu’une supposition gratuite, mal fondée, ne valait rien. Pour avancer nettement quelque chose, il faut connaître des noms, des énumérations, des chiffres, des citations, bref des données concrètes minutieusement contrôlées. Il vaut mieux faire peu de chose, mais le faire avec tout le discernement requis, il est préférable de ne rien dire que d’émettre une assertion dénuée de fondement. Les questions les plus caractéristiques sous ce rapport étaient celles que Vladimir Ilitch posait dans ses billets au sujet des problèmes qui naissaient pendant les discussions. Elles contenaient en somme l’analyse exacte des thèmes abordés et fixaient le cadre dans lequel ces thèmes devaient être examinés”” [G. Tchitcherine, Que la jeunesse prenne exemple sur Lenine] [(in) Lenine tel qu’il fut. Souvenirs de contemporains. II., 1959] [Lenin-Bibliographical-Materials] (pag 885) [LBM]”,”LENS-185″ “ANDREEVA Nina GORBACIOV Mikhail AGANBEGHJAN Abel ANTONOV Mikhail POPOV Gavriil SHMELIOV Nikolaj SERGHEEV Boris”,”Perestrojka. Amici e nemici.”,”Questo piccolo volume è una documentazione sintetica di una battaglia politica. Una battaglia politica che è iniziata da tempo nell’Unione Sovietica, ma è andata salendo di tono e di asprezza via via che ci si avvicinava alla grande Conferenza del partito comunista, preannunciata già un anno e mezzo fa e definitivamente fissata per la fine di giugno 1988. (Dalla prefazione di Giuseppe Boffa).”,”RUST-058-FL” “ANDREEVA Nina GORBACIOV Mikhail AGANBEGHJAN Abel ANTONOV Mikhail POPOV Gavriil SHMELIOV Nikolaj SERGHEEV Boris”,”Perestrojka. Amici e nemici.”,”Questo piccolo volume è una documentazione sintetica di una battaglia politica. Una battaglia politica che è iniziata da tempo nell’Unione Sovietica, ma è andata salendo di tono e di asprezza via via che ci si avvicinava alla grande Conferenza del partito comunista, preannunciata già un anno e mezzo fa e definitivamente fissata per la fine di giugno 1988. (Dalla prefazione di Giuseppe Boffa).”,”RUST-013-FV” “ANDREIS Mario”,”L’Africa e la Comunità economica europea.”,”Mario Andreis, nato a Saluzzo nel 1907, laureato in giurisprudenza, ha avuto un ruolo importante nella lotta antifascista clandestina e ha trascorso 10 anni in carcere in seguito a condanna del Tribunale Speciale. Ha preso parte alla Resistenza e alla Consulta nazionale. Nel 1962 ha pubblicato: ‘Gli Stati Uniti e i paesi sottosviluppati’.”,”AFRx-099″ “ANDREOLI Vittorino”,”Il denaro in testa.”,”ANDREOLI Vittorino”,”ITAS-159″ “ANDREOLI Vittorino”,”Giovani.”,”V. Andreoli laureato in medicina, specializzato in neurologia e psichiatria. “”Un giovane è esposto al televisore per quattro ore al giorno. Ogni ora di televisione contiene mediamente due morti provocate. A diciotto anni egli ha assistito a quarantamila morti, senza quelle da cinematografo e da carta stampata. In questo stesso periodo raramente un giovane ha visto una morte vera: tutti muoiono sempre all’ospedale. C’è una morte spettacolo ed una concreta. Sono diversissime: la prima è immediata, non agonica, accade senza espressione di dolore, senza l’angoscia del passaggio, della perdita dei legami affettivi di questo mondo. La morte spettacolo è asettica, anzi il regista la rappresenta in modo estetico, come nei film di cow-boy fra straordinari salti e urla: gradevole, persino divertente. Una morte che finisce per sembrare temporanea con l’attore che riappare in scena nel corso dello spettacolo o in una nuova storia e, magari, muore di nuovo”” (pag 61-62)”,”GIOx-095″ “ANDREOLI Annamaria AVELLINI Luisa BATTISTINI Andrea BRAGAGLIA Cristina ERMILLI Marilena RAIMONDI Ezio, relazione; comunicazioni e interventi di Andrea BATTISTINI Annamaria ANDREOLI Cristina BRAGAGLIA Paolo FORTUNATI Lino MARINI, discorso di chiusura di Tino CARNACINI”,”Crisi della cultura e dialettica delle idee. Vol. IV. de ‘L’Emilia Romagna nella guerra di liberazione.”,”Tra gli autori: Ezio Raimondi, nato a Lizzano in Belvedere nel 1924, professore di letteratura italiana nella facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Bologna.”,”ITAR-008-FP” “ANDREONI Pierenrico”,”Tempo e lavoro. Storia, psicologia e nuove problematiche.”,”ANDREONI Pierenrico è docente di psicologia del lavoro e delle organizzazioni presso la Facoltà di lettere e filosofia e di medicina e chirurgia dell’ Università di Ferrara. Ha scritto ‘Sicurezza e benessere nel lavoro’ (1997), ‘Lavoro temporaneo e salute’ (2000), ‘Libertà di andare’ (2001), ‘Agorà di Newsletter’ (2002). “”Il primo a notare questo “”volto nuovo dell’ economia”” fu Bell nel suo celebre saggio The Coming of Post-Industrial Society: Bell è considerato il padre dell’ espressione “”società post-industriale”” e ne fissa la data di nascita al 1956, anno in cui per la prima volta negli Stati Uniti i colletti bianchi superarono numericamente i colletti blu. Per Bell il carattere discriminante della nuova società è oa prevalenza numerica dei lavoratori addetti al terziario; egli ritiene che il sopravvento del settore terziario modifichi la società e sia indice di cambiamento””. (pag 145)”,”CONx-128″ “ANDREOTTI Giulio, a cura di Antonio GAMBINO”,”Intervista su De-Gasperi.”,”””Il contrasto, però, non era soltanto su questo punto. Ma anche su un altro, sul quale a me sembra che De Gasperi avesse invece completamente ragione. Dossetti e, ancor più, molti degli uomini che gli erano vicini, erano convinti che la Dc dovesse far sentire la propria presenza nel paese a tutti i livelli, che dovesse penetrare a fondo, coi suoi uomini, in tutta la struttura della società civile e della realtà economica. De Gasperi si opponeva a quest’ idea. Si opponeva a quella che oggi si chiama lottizzazione, e che allora, data la maggioranza assoluta di cui disponevamo, sarebbe stata una appropriazione del paese da parte della Dc. De Gasperi pensava che là dove vi erano uomini capaci, di qualunque partito fossero, andassero utilizzati e non bisognasse invece allontanarli dai posti dove stavano.”” (pag 101)”,”ITAP-099″ “ANDREOTTI Giulio”,”Visti da vicino. Terza serie.”,”Andreotti e la Thatcher. “”Devo dire che non solo sono terminati – ed era ovvio – rodaggio e noviziato, ma metallici non sono più soltanto gli occhi della Molto Onorevole Signora Primo Ministro: l’ infelice attacco argentino alle isole Falkland-Malvinas l’ hanno indotta a rivestirsi di una totale armatura, con cui nel campo interno si sono scontrati i minatori ed altre categorie sindacali. Mi avvidi di questa trasformazione nel primo incontro ministeriale, quando accennai all’ ipotesi, elaborata insieme a Claude Chaysson, di una attenuazione nel voto all’ ONU della rigidità sulla ripresa delle trattavie britanniche con l’ Argentina. Mutato il regime laggiù, sembrava logico riprendere quel che la follia dei generali aveva interrotto; tanto più che il popolo argentino, di cui una buona metà ha sangue italiano, con fatica accoglie quella che per noi è solidarietà europea e per loro è incomprensibile ostilità – o almento disinteresse. La Thatcher troncò il discorso su questo tema; considerava quasi una provocazione il fatto di averlo posto.”” (pag 38)”,”ITAP-113″ “ANDREOTTI Giulio”,”Onorevole, stia zitto. Montecitorio: interruzioni, battute, battibecchi sentiti da vicino.”,”Contiene ritagli di giornale Giacomo Matteotti: (…) Non voglio dilungarmi a descrivere i molti altri sistemi impiegati per impedire la libera espressione della volontà popolare. Il fatto è che solo una piccola minoranza di cittadini ha potuto esprimere liberamente il suo voto; anzi noi abbiamo potuto avere il nostro voto il più delle volte, quasi esclusivamente, da coloro che non potevano essere sospettati di essere socialisti. I nostri furono impediti dalla violenza; mentre riuscirono più facilmente a votare per noi persone nuove e indipendenti, le quali, non essendo credute socialisti, si sono sottratte al controllo o hanno esercitato il loro diritto liberamente. A queste nuove forze che manifestano la reazione della nuova Italia contro l’oppressioe del nuovo regime, noi mandiamo il nostro ringraziamento. (Applausi all’estrema sinistra, rumori dalle altre parti della Camera). Per tutte queste ragioni, e per le altre che di fronte alle vostre rumorose sollecitazioni rinuncio a svolgere, ma che voi ben conoscete perché ciascuno di voi ne è stato testimonio per lo meno (rumori)… per queste ragioni noi domandiamo l’annullamento in blocco della elezione di maggioranza.”” (pag 135)”,”ITAP-131″ “ANDREOTTI Giulio”,”L’ Urss vista da vicino.”,”ANTE3-1″,”ITQM-140″ “ANDREOTTI Giulio”,”Governare con la crisi. Dal 1944 a oggi.”,”””In ottobre accompagnai Craxi da Reagan. Il presidente degli Usa mi domandò se mi sentivo a disagio nell’essere il numero due, dopo essere stato al primo posto, e gli risposi he preferivo il nostro sistema di lunga vita politica rispetto al ciclo americano che tocca al massimo due quadrienni. Gli portai anche il saluto di un altro ministro ex numero uno, Giovanni Spadolini. L’Italia, anche per la sua presenza nella forza navale multinazionale nel Libano godeva di un particolare favore in quel momento. E Reagan e Schulz registrarono con soddisfazione che il mutar di governi in nulla modificava la politica estera della nostra Nazione”” (pag 342-343)”,”ITAP-217″ “ANDREOTTI Giulio”,”Il potere logora… ma è meglio non perderlo.”,”Il capitale di Marx “”Un amico della Germania dell’Est mi ha detto, tra il serio e il faceto: «I nostri rapporti con i tedeschi occidentali sono molto migliorati, ma non possiamo perdonar loro di averci lasciato Marx e di essersi tenuto ‘Il Capitale’» (da Bloc notes, Ottobre 1983) (pag 174)”,”ITAP-224″ “ANDREOTTI Giulio”,”Ore 13: il Ministro deve morire.”,”Róssi, Pellegrino. – Economista, giurista e uomo politico (Carrara 1787 – Roma 1848). Liberal-moderato, fu nominato da Pio IX ministro dell’Interno e della Polizia, con l’interim delle Finanze, nel governo formato nel settembre 1848. Il suo tentativo di laicizzare il dominio temporale gli attirò l’ostilità tanto dei reazionari quanto dei democratici; venne ucciso in un attentato. Insegnò all’Accademia calvinista di Ginevra; assunta la cittadinanza svizzera (1820), fu deputato al Consiglio rappresentativo (1820-33) e nel 1831 ebbe dalla Dieta federale l’incarico di redigere un progetto di revisione costituzionale (Patto R.), che fu però respinto. Nel 1833 accettò la cattedra di economia politica al Collegio di Francia a Parigi, poi alla Sorbona quella di diritto costituzionale (1834); divenuto cittadino francese, svolse intensa attività politico-legislativa e fu convinto sostenitore della politica di F. Guizot, che nel 1845 gli affidò la missione di negoziare a Roma l’espulsione dei gesuiti dalla Francia; per il successo conseguito fu nominato conte ed ebbe l’incarico di ambasciatore presso lo Stato pontificio. Persa la carica con la proclamazione in Francia della seconda repubblica (1848), rimase a Roma; Pio IX lo volle nel governo formato nel settembre 1848, in cui assunse il ministero dell’Interno, della Polizia e l’interim delle Finanze; il suo programma di governo liberal-moderato, impegnato nel tentativo di laicizzare il dominio temporale e contrario alla ripresa della guerra, suscitò ostilità tanto negli ambienti reazionari quanto tra i democratici; rigidi provvedimenti di polizia voluti da R. acuirono le tensioni, ed egli rimase vittima di un attentato alla riapertura del Parlamento. Opere principali: Cours d’économie politique (1829-41); Traité de droit pénal (1829); Mélanges d’économie politique, d’histoire et de philosophie (post., 1857); Cours de droit constitutionnel (post., 4 voll., 1866-67). (f. Trecc) Zappelli collaboratore di Pellegrino Rossi”,”BIOx-336″ “ANDREOTTI Giulio”,”Onorevole, stia zitto. Montecitorio: interruzioni, battute, battibecchi sentiti da vicino.”,” 4.6.1924 “”Giacomo Matteotti: ‘L’ amnistia ai disertori è stata approvata dai giornali fascisti! Dal “”Popolo d’Italia””! (Vivi rumori) Benito Mussolini, presidente del Consiglio: ‘Non è vero! Era per quelli che non avevano disertato al nemico! Lei mentisce sapendo di mentire! (Applausi a destra e al centro). La sfido a documentare la sua asserzione! Giacomo Matteotti: ‘L’abbiamo data la documentazione e la ripeteremo!’ (Approvazioni dall’estrema sinistra, rumori vivissimi)”” (pag 136)”,”ITAP-029-FV” “ANDREOTTI Giulio”,”I minibigami.”,”””Di gran lunga più importante è la seconda occasione che mi ricondotto a considerare il diritto canonico. Nella grande disputa parlamentare pro e contro l’introduzione del divorzio in Italia i riferimenti alla disciplina matrimoniale della Chiesa erano d’obbligo ed occorreva quindi approfondire bene i temi sia nell’ordine di un dibattito quasi dottrinale sia in chiave di reazione a quella che avrebbe potuto essere una proiezione nell’Aula di Montecitorio di certe impostazioni podrecchiane della Lega per il divorzio. (…)”” (pag 8-9) Nota: Trent’anni prima Andreotti si era laureato all’Università di Roma discutendo una tesi di diritto canonico sugli influssi delle tendenze penali positiviste nella disciplina ecclesiastica dei delitti e delle pene (pag 8)”,”RELC-012-FGB” “ANDRÉS-GALLEGO José”,”El socialismo durante la dictadura, 1923-1930.”,”ANDRÉS-GALLEGO José insegna storia contemporanea (UNED).”,”MSPx-092″ “ÁNDRES-UROZ Maria Luisa”,”Guía e inventario del Archivo Municial de Vera.”,”Vera è un comune spagnolo situato nella comunità autonoma dell’Andalusia.”,”ARCx-011-FSL” “ANDREU Maurice”,”L’ Internationale communiste contre le capital, 1919-1924. Ou Comment empoigner l’ adversaire capitaliste?”,”Maurice ANDREU, dottore in scienze economiche, insegna all’ Università Paris Nord – Paris XIII (IUT di Bobigny) Il dibattito sull’ imperialismo. Il problema dell’ imperialismo. Quattro punti di vista. Kautsky. Luxemburg. Bucharin. Lenin. La singolarità della posizione di Lenin. (pag 13-51) Sulla rivoluzione mondiale russa e tedesca, Lenin invita a studiare. “”Dopo il maggio 1922 un attacco celebrale ha interrotto le sue attività, già ridotte dopo il luglio 1921. Il suo stato di salute gli impedì di partecipare alle sedute del IV Congresso dell’ IC. Presentò tuttavia, il 13 novembre 1922, un rapporto su Cinque anni di rivoluzione russa e le prospettive della rivoluzione mondiale. E’ il suo penultimo discorso pubblico, che tenne in tedesco, non senza difficoltà di trovare le parole, malgrado l’ aiuto di Radek. Per Rosmer, che l’ aveva visto all’ epoca del precedente congresso, “”non era consentita nessuna illusione””. Il pensiero di Lenin era sempre fermo, ma era profondamente colpito. In dicembre, avrà un secondo attacco. Il messaggio di quest’ uomo isolato e indebolito è breve e pressoché tragico. Occorre collocarlo nel contesto di quello che va ad essere, dal dicembre 1922 al marzo 1923, il suo ultimo combattimento, disperato e mancato, per salvare la sua opera. A fronte delle prospettive per la rivoluzione mondiale, lascia in eredità una semplice consegna: occorre studiare. Dopo il tornante della NEP, è quello che ripete senza soste. Disse nuovamente che non c’era nulla di più importante e che finché le potenze capitalistiche lasceranno un respiro, occorreva utilizzarlo per studiare “”dall’ inizio””. (pag 155-156) “”la guerra del 1914-1918 è stata da una parte e dall’ altra una guerra imperialista””, è là il suo “”carattere di classe”” specifico obiettivo. Essa ha provocato una “”rovina universale”” la cui conseguenza è una “”crisi rivoluzionaria mondiale (…)””””. (pag 95)”,”INTT-197″ “ANDREU Maurice”,”L’ Internationale communiste contre le capital, 1919-1924. Ou Comment empoigner l’ adversaire capitaliste?”,”Tesi imperialismo (pag 13) Teoria offensiva trotsky (pag 109) Levi 291 Maurice ANDREU è dottore in scienze economiche, insegna all’ università Parigi Nord Paris XIII (IUT di Bobigny).”,”INTT-206″ “ANDREU Pierre”,”Georges Sorel. Entre le noir et le rouge.”,”ANDREU Pierre è l’autore di vari studi biografici su Drieu la Rochelle e Max Jacob. Ha pubblicato un volume di sue memorie ‘Le rouge et le blanc’. Georges SOREL (1847-1922) è stato un intellettuale difficile da collocare oscilalnte tra il nero dell’anarchia e il rosso della rivoluzione proletaria, tra il nero delle camicie di Mussolini e il rosso del sindacalismo rivoluzionario…”,”BIOx-148″ “ANDREU Maurice”,”L’Internationale communiste contre le Capital 1919-1924. Ou comment empoigner l’adversaire capitaliste?”,”Maurice Andreu, docteur en Sciences Économiques, enseigne à l’Université Paris Nord – Paris XIII (IUT de Bobigny). Table des sigles et des acronymes, introduction, conclusions, Bubliographie: I- Journaux et revues, II- Recueils de documents et de textes d’auteurs variés, III- Auteurs d’ouvrages ou d’articles, Index des noms, Table des matières, Actuel Marx Confrontation, Sous la direction de: Jacques Bidet, Gérard Duménil, Jacques Texier,”,”INTT-005-FL” “ANDREU Maurice e altri, a cura”,”Lire Boukharine dans le texte en français / Oeuvres de Nicolas Boukharine en langue française.”,”Maurice Andreu è autore di una tesi di dottorato sul concetto di “”Crisi generale del capitalismo”” nei dibattiti in seno all’IC tra il 1919 e il 1929 Nota: Testo rilegato assieme a: M. Andreu, ‘Les manuscrits de prison de Boukharine’ (stesso codice alfan.)”,”BUCS-029″ “ANDREU Maurice”,”Les manuscrits de prison de Boukharine (1937-1938).”,”ANDREU Maurice Université Paris XIII, France Nota: Testo rilegato assieme a: Maurice Andreu, a cura, ‘Lire Boukharine dans le texte en français’ (stesso codice alfan.) Scritto di Bucharin del 1924: ‘Lenin come marxista’ (pag 97)”,”BUCS-030″ “ANDREU Pierre”,”Georges Sorel. Entre le noir et le rouge.”,”ANDREU Pierre è l’autore di vari studi biografici su Drieu la Rochelle e Max Jacob. Ha pubblicato un volume di sue memorie ‘Le rouge et le blanc’. Georges SOREL (1847-1922) è stato un intellettuale difficile da collocare oscilalnte tra il nero dell’anarchia e il rosso della rivoluzione proletaria, tra il nero delle camicie di Mussolini e il rosso del sindacalismo rivoluzionario…”,”TEOP-022-FV” “ANDREUCCI Franco DETTI Tommaso; collaborazione di Aldo AGOSTI Giacomo AMORETTI Annamaria ANDREASI Luigi ARBIZZANI Graziella ARCANGELI Nicola BADALONI Giancarlo BERGAMI Olinda BEVEGNI Marina BONACCINI Gian Mario BRAVO Manlio BRIGAGLIA Luciano CAMURRI Elvira CANTARELLA Stefano CARRETTI Luciano CASALI Renza CASERO Rolando CAVANDOLI Francesco M. CECCHINI Clemente FERRARIO Michela FIGURELLI Rita GUERRICCHIO Libertario GUERRINI Silvio LANARO Ariane LANDUYT Silvano LEVRERO Franco LIVORSI Luigi LOTTI Francesco MANCONI Renzo MARTINELLI Guido MELIS Renato MONTELEONE Sergio NARDI Mariella NEJROTTI Gaetano PERILLO Franca Pieroni BORTOLOTTI Paola PIROVANO Michele PISTILLO Anna ROSADA Maria Grazia ROSADA Alessandro ROVERI Piero SANNA Enzo SANTARELLI Gianpasquale SANTOMASSIMO Giulio SAPELLI Paolo SPRIANO Francesca TADDEI Ivan TOGNARINI Luigi TOMASSINI Antonio ZAMBONELLI”,”Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico, 1853 – 1943. Vol 1″,”Hanno collaborato: Aldo AGOSTI, Giacomo AMORETTI, Annamaria ANDREASI, Luigi ARBIZZANI, Graziella ARCANGELI, Nicola BADALONI, Giancarlo BERGAMI, Olinda BEVEGNI, Marina BONACCINI, Gian Mario BRAVO, Manlio BRIGAGLIA, Luciano CAMURRI, Elvira CANTARELLA, Stefano CARRETTI, Luciano CASALI, Renza CASERO, Rolando CAVANDOLI, Francesco M. CECCHINI, Clemente FERRARIO, Michela FIGURELLI, Rita GUERRICCHIO, Libertario GUERRINI, Silvio LANARO, Ariane LANDUYT, Silvano LEVRERO, Franco LIVORSI, Luigi LOTTI, Francesco MANCONI, Renzo MARTINELLI, Guido MELIS, Renato MONTELEONE, Sergio NARDI, Mariella NEJROTTI, Gaetano PERILLO, Franca Pieroni BORTOLOTTI, Paola PIROVANO, Michele PISTILLO, Anna ROSADA, Maria Grazia ROSADA, Alessandro ROVERI, Piero SANNA, Enzo SANTARELLI, Gianpasquale SANTOMASSIMO, Giulio SAPELLI, Paolo SPRIANO, Francesca TADDEI, Ivan TOGNARINI, Luigi TOMASSINI, Antonio ZAMBONELLI.”,”MITC-002 MITS-051″ “ANDREUCCI Franco DETTI Tommaso; collaborazione di Aldo AGOSTI Giacomo AMORETTI Annamaria ANDREASI Luigi ARBIZZANI Graziella ARCANGELI Giacomo BERGAMI Olinda BEVEGNI Marina BONACCINI Manlio BRIGAGLIA Pietro CABRINI Roberta CALVETTI Luciano CAMURRI Stefano CARETTI Luciano CASALI Renza CASERO Rolando CAVANDOLI Enzo COLLOTTI Carmelo D’AMATO Attilio ESPOSTO Clemente FERRARIO Michela FIGURELLI Eugenio GARIN Giorgio GATTEI Elvira GENCARELLI Paolo GIANNOTTI Rita GUERRICCHIO Gianni ISOLA Ariane LANDUYT Franco LIVORSI Luigi LOTTI Francesco MANCONI Renzo MARTINELLI Giuseppe MASI Guido MELIS Renato MONTELEONE Mariella NEJROTTI Gaetano PERILLO Franca PIERONI BORTOLOTTI Paola PIROVANO Michele PISTILLO Domenico PRETI Ernesto RAGIONIERI Francesco RENDA Sergio RINALDI Anna ROSADA Maria Grazia ROSADA Mario G. ROSSI Alessandro ROVERI Enzo SANTARELLI Gianpasquale SANTOMASSIMO Malcom SYLVERS Francesca TADDEI Ivan TOGNARINI Luigi TOMASSINI Renato ZANGHERI”,”Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico, 1853 – 1943. Vol 2″,”Hanno collaborato: Aldo AGOSTI, Giacomo AMORETTI, Annamaria ANDREASI, Luigi ARBIZZANI, Graziella ARCANGELI, Giacomo BERGAMI, Olinda BEVEGNI, Marina BONACCINI, Manlio BRIGAGLIA, Pietro CABRINI, Roberta CALVETTI, Luciano CAMURRI, Stefano CARETTI, Luciano CASALI, Renza CASERO, Rolando CAVANDOLI, Enzo COLLOTTI, Carmelo D’AMATO, Attilio ESPOSTO, Clemente FERRARIO, Michela FIGURELLI, Eugenio GARIN, Giorgio GATTEI, Elvira GENCARELLI, Paolo GIANNOTTI, Rita GUERRICCHIO, Gianni ISOLA, Ariane LANDUYT, Franco LIVORSI, Luigi LOTTI, Francesco MANCONI, Renzo MARTINELLI, Giuseppe MASI, Guido MELIS, Renato MONTELEONE, Mariella NEJROTTI, Gaetano PERILLO, Franca PIERONI BORTOLOTTI, Paola PIROVANO, Michele PISTILLO, Domenico PRETI, Ernesto RAGIONIERI, Francesco RENDA, Sergio RINALDI, Anna ROSADA, Maria Grazia ROSADA, Mario G. ROSSI, Alessandro ROVERI, Enzo SANTARELLI, Gianpasquale SANTOMASSIMO, Malcom SYLVERS, Francesca TADDEI, Ivan TOGNARINI, Luigi TOMASSINI, Renato ZANGHERI.”,”MITC-002 MITS-051″ “ANDREUCCI Franco DETTI Tommaso; collaborazione di Aldo AGOSTI Piero ALBONETTI Annamaria ANDREASI Maurizio ANTONIOLI Luigi ARBIZZANI Graziella ARCANGELI Gaetano ARFE’ Oscar BANDINI Giuseppe BARBALACE Lorenzo BEDESCHI Olinda BEVEGNI Ivo BIAGIANTI Francesco BOGLIARI Gian Mario BRAVO Pietro CABRINI Nino CALICE Renato CAMPINOTI Elvira CANTARELLA Nicla CAPITINI MACCABRUNI Stefano CARRETTI Renza CASERO Luciano CASALI Rolando CAVANDOLI Ughetta CAVALLUCCI Eva CIVOLANI Enzo COLLOTTI Ferdinando CORDOVA Maurizio DEGL’INNOCENTI Franco DELLA PERUTA Maria Teresa DI PAOLA Roberto G. DROANDI Paolo FAVILLI Clemente FERRARIO Michela FIGURELLI Eugenio GARIN Tamara GASPARRI Lorenzo GESTRI Paolo GIANNOTTI Libertario GUERRINI Gianni ISOLA Ariane LANDUYT Franco LIVORSI Luigi LOTTI Francesco RENDA Maria Grazia ROSADA Mario G. ROSSI Alessandro ROVERI Teodoro SALA Enzo SANTARELLI Giulio SAPELLI Francesca TADDEI Ivan TOGNARINI Luigi TOMASSINI Gabriele TURI Rudolf J. VECOLI Giovanni VERNI”,”Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico 1853 – 1943. Vol 3″,”Hanno collaborato: Aldo AGOSTI, Piero ALBONETTI, Annamaria ANDREASI, Maurizio ANTONIOLI, Luigi ARBIZZANI, Graziella ARCANGELI, Gaetano ARFE’, Oscar BANDINI, Giuseppe BARBALACE, Lorenzo BEDESCHI, Olinda BEVEGNI, Ivo BIAGIANTI, Francesco BOGLIARI, Gian Mario BRAVO, Pietro CABRINI, Nino CALICE, Renato CAMPINOTI, Elvira CANTARELLA, Nicla CAPITINI MACCABRUNI, Stefano CARRETTI, Renza CASERO, Luciano CASALI, Rolando CAVANDOLI, Ughetta CAVALLUCCI, Eva CIVOLANI, Enzo COLLOTTI, Ferdinando CORDOVA, Maurizio DEGL’INNOCENTI, Franco DELLA PERUTA, Maria Teresa DI PAOLA, Roberto G. DROANDI, Paolo FAVILLI, Clemente FERRARIO, Michela FIGURELLI, Eugenio GARIN, Tamara GASPARRI, Lorenzo GESTRI, Paolo GIANNOTTI, Libertario GUERRINI, Gianni ISOLA, Ariane LANDUYT, Franco LIVORSI, Luigi LOTTI, Francesco MANCONI, Alessandro MARIANELLI, Giacomo MARRAMAO, Renzo MARTINELLI, Dora MARUCCO, Giuseppe MASI, Antonello MATTONE, Guido MELIS, Renato MONTELEONE, Ines MONTI OTTOLENGHI, Aldo MORELLI, Mariella NEJROTTI, Silvana PANCIROLI CAMPORESI, Gaetano PERILLO, Franca Pieroni BORTOLOTTI, Paola PIROVANO, Michele PISTILLO, Daniele PONCHIROLI, Francesco RENDA, Maria Grazia ROSADA, Mario G. ROSSI, Alessandro ROVERI, Teodoro SALA, Enzo SANTARELLI, Giulio SAPELLI, Francesca TADDEI, Ivan TOGNARINI, Luigi TOMASSINI, Gabriele TURI, Rudolf J. VECOLI, Giovanni VERNI.”,”MITC-002 MITS-051″ “ANDREUCCI Franco”,”Il marxismo collettivo. Socialismo marxismo e circolazione delle idee dalla Seconda alla Terza Internazionale.”,”Franco ANDREUCCI (Certaldo, 1943), insegna storia contemporanea presso il Dipartimento di storia moderna e contemporanea dell’Univ di Pisa. Si è occupato di storia del movimento operaio italiano e internazionale e di storia del socialismo pubblicando tra l’altro i sei volumi del ‘Dizionario biografico del movimento operaio italiano’. Attualmente dirige una ricerca sui parlamentari italiani dall’Unità alla 1° GM. E’ D della rivista di storia contemporanea ‘Passato e presente’ e P dell’Istituto Ernesto Ragionieri.”,”INTS-010″ “ANDREUCCI Franco DETTI Tommaso; collaborazione di Aldo AGOSTI Annamaria ANDREASI Luigi ARBIZZANI Idomeneo BARBADORO Roberto BEATRIZOTTI Giancarlo BERGAMI Olinda BEVEGNI Francesco BOGLIARI Carmen BREDARIOL Giuseppe Nino CALICE Nicla CAPITINI MACCABRUNI Stefano CARRETTI Luciano CASALI Diego CAVALLINA Rolando CAVANDOLI Eva CIVOLANI Enzo COLLOTTI Maurizio DEGL’INNOCENTI Paolo FAVILLI Clemente FERRARIO Lorenzo GESTRI Enzo GHIDETTI Paolo GIANNOTTI Roberto GILARDENGHI Luciano GRUPPI Gianni ISOLA Ariane LANDUYT Franco LIVORSI Giuseppe Carlo MARINO Renzo MARTINELLI Giuseppe MASI Giuseppe MICCICHE’ Aldo MORELLI Mariella NEJROTTI Carmelo PASIMENI Mariangela REINERI Francesco RENDA Anna ROSADA Maria Grazia ROSADA Enzo SANTARELLI Giulio SAPELLI Francesca TADDEI Ivan TOGNARINI Luigi TOMASSINI Rudolf J. VECOLI; indice dei nomi a cura di Gianni ISOLA”,”Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico, 1853 – 1943. Vol 5 e 6 indici nomi”,”Hanno collaborato: Aldo AGOSTI, Annamaria ANDREASI, Luigi ARBIZZANI, Idomeneo BARBADORO, Roberto BEATRIZOTTI, Giancarlo BERGAMI, Olinda BEVEGNI, Francesco BOGLIARI, Carmen BREDARIOL, Giuseppe Nino CALICE, Nicla CAPITINI MACCABRUNI, Stefano CARRETTI, Luciano CASALI, Diego CAVALLINA, Rolando CAVANDOLI, Eva CIVOLANI, Enzo COLLOTTI, Maurizio DEGL’INNOCENTI, Paolo FAVILLI, Clemente FERRARIO, Lorenzo GESTRI, Enzo GHIDETTI, Paolo GIANNOTTI, Roberto GILARDENGHI, Luciano GRUPPI, Gianni ISOLA, Ariane LANDUYT, Franco LIVORSI, Giuseppe Carlo MARINO, Renzo MARTINELLI, Giuseppe MASI, Giuseppe MICCICHE’, Aldo MORELLI, Mariella NEJROTTI, Carmelo PASIMENI, Mariangela REINERI, Francesco RENDA, Anna ROSADA, Maria Grazia ROSADA, Enzo SANTARELLI, Giulio SAPELLI, Francesca TADDEI, Ivan TOGNARINI, Luigi TOMASSINI, Rudolf J. VECOLI. Volume indici nomi a cura Gianni ISOLA”,”MITC-002″ “ANDREUCCI Franco”,”Socialdemocrazia e imperialismo. I marxisti tedeschi e la politica mondiale 1884-1914.”,”ANDREUCCI (Certaldo, Firenze 1943) ha studiato all’Univ di Firenze dove si è laureato con Ernesto RAGIONIERI e insegna storia contemporanea all’Univ di Pisa. Ha scritto pure ‘Marxismus und Arbeiterbewegung nach 1917’ (Frankfurt, New York, 1985). Dirige un gruppo di ricerca sulla circolazione delle idee socialiste in Europa presso la Maison des Sciences de l’Homme di Parigi, presiede la Fondazione Ernesto Ragionieri ed è D della rivista ‘Passato e presente’. Il volume studia gli aspetti fondamentali delle discussioni politiche e delle elaborazioni teoriche da cui nacque, nei trent’anni precendenti alla 1° GM il termine e il concetto di imperialismo. Ne sono protagonisti principali i marxisti tedeschi.”,”MGEx-030 TEOC-108″ “ANDREUCCI Franco DETTI Tommaso; collaborazione di Aldo AGOSTI Annamaria ANDREASI Maurizio ANTONIOLI Luigi ARBIZZANI Gabriella ARCANGELI Giuseppe BARBALACE Roberto BEATRIZOTTI Olinda BEVEGNI Ivo BIAGIANTI Giorgio BOCCOLARI Francesco BOGLIARI Marina BONACCINI Piero CABRINI Giuseppe Nino CALICE Elvira CANTARELLA Nicla CAPITINI MACCABRUNI Stefano CARRETTI Luciano CASALI Diego CAVALLINA Rolando CAVANDOLI Eva CIVOLANI Enzo COLLOTTI Ferdinando CORDOVA Salvatore COSTANZA Maurizio DEGL’INNOCENTI Maria Teresa DI PAOLA Giovanni Carlo DONNO Paolo FAVILLI Clemente FERRARIO Giorgio GATTEI Lorenzo GESTRI Paolo GIANNOTTI Roberta GILARDENGHI Renato GIUSTI Fabio GRASSI Rita GUERRICCHIO Gianni ISOLA Ariane LANDUYT Franco LIVORSI Francesco MANCONI Enrico MANNARI Sergio RINALDI Anna ROSADA Maria Grazia ROSADA Mario G. ROSSI Alessandro ROVERI Massimo L. SALVADORI Enzo SANTARELLI Giulio SAPELLI Mario SIMONETTI, Simonetta SOLDANI, Malcom SYLVERS, Francesca TADDEI, Ivan TOGNARINI, Luigi TOMASSINI, Maurizio TORRINI Nicola TRANFAGLIA Rudolf J. VECOLI Giovanni VERNI Cesare VETTER”,”Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico 1853 – 1943. Vol 4″,”Hanno collaborato: Aldo AGOSTI, Annamaria ANDREASI, Maurizio ANTONIOLI, Luigi ARBIZZANI, Gabriella ARCANGELI, Giuseppe BARBALACE, Roberto BEATRIZOTTI, Olinda BEVEGNI, Ivo BIAGIANTI, Giorgio BOCCOLARI, Francesco BOGLIARI, Marina BONACCINI, Piero CABRINI, Giuseppe Nino CALICE, Elvira CANTARELLA, Nicla CAPITINI MACCABRUNI, Stefano CARRETTI, Luciano CASALI, Diego CAVALLINA, Rolando CAVANDOLI, Eva CIVOLANI, Enzo COLLOTTI, Ferdinando CORDOVA, Salvatore COSTANZA, Maurizio DEGL’INNOCENTI, Maria Teresa DI PAOLA, Giovanni Carlo DONNO, Paolo FAVILLI, Clemente FERRARIO, Giorgio GATTEI, Lorenzo GESTRI, Paolo GIANNOTTI, Roberta GILARDENGHI, Renato GIUSTI, Fabio GRASSI, Rita GUERRICCHIO, Gianni ISOLA, Ariane LANDUYT, Franco LIVORSI, Francesco MANCONI, Enrico MANNARI, Renzo MARTINELLI, Dora MARUCCO, Luigi MASCILLI MIGLIORINI, Giuseppe MASI, Antonello MATTONE, Guido MELIS, Giuseppe MICCICHE’, Renato MONTELEONE, Ines MONTI OTTOLENGHI, Mariella NEJROTTI, Carmelo PASIMENI, Gaetano PERILLO, Paola PIROVANO, Michele PISTILLO, Daniele PONCHIROLI, Maria Giovanna RAGIONIERI, Mariangiola REINERI, Francesco RENDA, Sergio RINALDI, Anna ROSADA, Maria Grazia ROSADA, Mario G. ROSSI, Alessandro ROVERI, Massimo L. SALVADORI, Enzo SANTARELLI, Giulio SAPELLI, Mario SIMONETTI, Simonetta SOLDANI, Malcom SYLVERS, Francesca TADDEI, Ivan TOGNARINI, Luigi TOMASSINI, Maurizio TORRINI, Nicola TRANFAGLIA, Rudolf J. VECOLI, Giovanni VERNI, Cesare VETTER.”,”MITC-002″ “ANDREUCCI Franco”,”Falce e martello. Identità e linguaggi dei comunisti italiani fra stalinismo e guerra fredda.”,”ANDREUCCI Franco è nato nel 1943 e ha studiato all’ Università di Firenze. Dal 1976 è professore di storia contemporanea presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Pisa. Ha insegnato a Barcellona e a Chicago. Si occupa di storia politica del XIX e XX secolo, con competenze nei campi della storia del socialismo, del marxismo e del comunismo. E su questi temi ha pubblicato estesamente. “”Seguiamo, aiutati dal lavoro pionieristico di Arnaldo Nesti (1), i sei comunisti di Boccheggiano che fondano, il 22 agosto 1938, la O.3.R., sigla che sta per Organizzazione Comunista Rivoluzionaria (nella sigla, come in un vocabolario per iniziati, la lettera C è sostituita dal numero 3..). Nonostante l’ incertezza della denominazione (“”cellula””, “”sezione””, “”organizzazione””), i sei sono sicuramente legati al PC d’I anche per il loro richiamo a Stalin che, nel 1938, appare inequivocabile. Ciò che qui interessa, al di là degli obbiettivi politici dell’ organizzazione, è la concezione dell’ ingresso e della milizia, indicata negli “”articoli disciplinari”” del documento: ‘Colui che entra a far parte della O3R deve prestare giuramento. OGni organizzato deve ubbidire ciecamente agli ordini che gli vengono trasmessi. (…)””””. (pag 244-245) Arnaldo Nesti, Anonimi compagni. Le classi subalterne sotto il fascismo. Coines, Roma, 1976 L’ iniziazione (pag 239) il funerale e l’ espulsione. (segg.)”,”PCIx-307″ “ANDREUCCI Franco”,”La svolta del 1870.”,”ANDREUCCI Franco “”Un elenco dei decreti della Comune potrebbe rappresentare a prima vista il modo migliore di conoscerne il carattere: 2 aprile, decreto che stabiliva la separazione della Chiesa dallo Stato; 3 aprile, legge che decretava un salario massimo nei pubblici impieghi; 12 aprile, decreto che sospendeva la scadenza delle cambiali; 25 aprile, requisizione per i senza-tetto degli appartamenti abbandonati; 27 aprile, divieto alla imposizione di multe e trattenute sui salari; 28 aprile, creazione di una commissione per organizzare l’insegnamento primario laico e gratuito; 4 maggio, divieto di qualunque lavoro notturno; 5 maggio, decreto che proibiva il cumulo di più stipendi. Ma, come affermò Carlo Marx, “”la più grande misura sociale della Comune fu la sua stessa esistenza operante””, perché la classe operaia non aveva “”utopie belle e pronte da introdurre ‘par décret du peuple'”””” (pag 100) [Franco Andreucci, La svolta del 1870, 1969]”,”EURx-286″ “ANDREUCCI Franco”,”La diffusione e la volgarizzazione del marxismo. (in) ‘Storia del marxismo’.”,” Si è tentato di creare da parte di alcuni studiosi una frattura tra Marx ed Engels (Marx il vero marxismo e Engels il volgarizzatore e i semplificatore) (pag 19) Scuole di partito. ‘Date all’operaio il metodo e acquisterà la pienezza delle conoscenze’ “”Anche la socialdemocrazia russa disponeva di scuole di partito. Se non erano così efficienti come quelle tedesche, per i nomi degli insegnanti non erano meno prestigiose. Delle scuole di Capri e di Bologna, volute e dirette da Bogdanov e oggetto di polemiche intense con Lenin, che organizzò per parte sua quella di Longjumeau vicino a Parigi, ci ha dato un’immagine molto ricca Jutta Scherrer (12). I programmi erano letti e approvati da Kautsky; tra gli insegnanti primeggiavano Bogdanov stesso, Lunacharskij, Gorkij, Pokrovskij. A Capri il corso si componeva di 140 lezioni, delle quali cento erano coperte dalle materie storiche ed economiche; delle 166 lezioni del corso di Bologna, le stesse materie occupavano oltre l’80 per cento del tempo. Gli scopi della scuola erano quelli della preparazione di “”rivoluzionari di professione”” in grado di diventare buoni propagandisti. Nelle lezioni sulla propaganda, si chiedeva “”a ogni allievo di elaborare un capitolo dal libro di Kautsky, ‘Le dottrine economiche di Marx’, e di completarlo con altre fonti… per farne una lezione di propaganda””. “”Un intellettuale, aveva scritto Trotsky a proposito di quella attività – acquisisce delle abitudini metodologiche elementari alla scuola secondaria. Come che essa sia, essa disciplina il cervello. E ciò dà all’intellettuale, nel quadro del partito, enormi vantaggi rispetto all’operaio. Quest’ultimo, se lo si strappa alla massa, si sente nudo e indifeso. Il caos dei fatti lo confonde. Perché? Perché manca di metodo. Date all’operaio il metodo e acquisterà la pienezza delle conoscenze…Il partito ha bisogno di lavoratori intellettuali: la scuola intende offrirli al partito (13). Simili iniziative, rivolte spesso, oltre che allo scopo di formare quadri politici, a quello di offrire ai meno abbienti sedi d’istruzione gratuite, erano realizzate anche in zone più periferiche del movimento socialista. Julian Marchlewski, conosciuto sotto lo pseudonimo di Karski, aveva fondato nel 1889 la lega degli operai polacchi, nel cui programma era prevista “”l’educazione degli operai attraverso la coscienza dei loro interessi di classe””, “”la creazione di circoli culturali e la pubblicazione (legale) di opuscoli””, “”la formazione di quadri di agitatori che devono uscire dai “”circoli marxisti”” degli intellettuali”” (14)”” [Franco Andreucci, La diffusione e la volgarizzazione del marxismo. (in) ‘Storia del marxismo. Volume secondo. Il marxismo nell’età della Seconda Internazionale, Torino, 1978] [(12) J. Scherrer, ‘Les écoles du parti de Capri et de Bologne: la formation de l’intelligentsia révolutionnaire’, (in ) ‘Cahiers du monde russe et sovietique’, 1978, n. 3, pp. 259-84; cfr, anche in questo volume il suo saggio su Bogdanov e Lenin; (13) Ibid. , p. 259; (14) U. Haustein, ‘Sozialismus und nationale. Frage in Polen. Die Entwicklung der sozialistischen Bewegung in Congresspolen von 1875 bis 1900 unter besonderer Berücksichtigung der Polnischen Sozialistischen Partei (Pps), Köln-Wien, 1969, pp. 60 sgg.] (pag 36-37) “”E’ presso Kerr che viene pubblicata la prima traduzione inglese di tutti e tre i libri del Capitale”” (Charles H. Kerr di Chicago fondata nel 1886) (pag 45.-46) “”Soffermiamoci sul ‘Capitale’. Dell’opera di Marx, il secondo e il terzo libro non ebbero, nel movimento operaio, una fortuna pari al primo. Rosa Luxemburg ci ha lasciato un passo nel quale si esprime con molta chiarezza come le condizioni di esistenza del movimento operaio abbiano finito col privilegiare il primo libro. Non si trattava solo dei tempi di edizione: “”Il terzo libro del ‘Capitale’ è senza dubbio da considerare, dal punto di vista ‘scientifico’, soltanto come il complemento della critica marxiana del capitalismo. Senza il terzo libro non si possono comprendere la particolare legge dominante del tasso di profitto, la divisione del plusvalore in profitto, interesse e rendita, l’effetto della legge del valore all’interno della ‘concorrenza’. Ma, ed è la cosa capitale, tutti questi problemi, per importanti che siano dal punto di vista teorico, sono però sufficientemente indifferenti dal punto di vista della lotta di classe pratica. Per questa il grande problema teorico era: il ‘sorgere del plusvalore’, cioè la spiegazione scientifica dello ‘sfruttamento’ come pure la ‘tendenza’ alla socializzazione del processo di produzione, cioè la spiegazione scientifica dei ‘fondamenti obbiettivi della trasformazione socialista’. A entrambi i problemi risponde già il primo volume, che deduce l'””espropriazione degli espropriatori”” come immancabile risultato finale della produzione del plusvalore e della progressiva concentrazione dei capitali. Con ciò le necessità teoriche vere e proprie del movimento operaio erano nelle loro grandi linee soddisfatte. Come il plusvalore si divida tra i singoli gruppi di sfruttatori e quali modifiche la concorrenza nella produzione susciti nei riguardi di questa spartizione, ciò non presentava nessun immediato interesse per la lotta di classe del proletariato. E perciò il terzo libro del ‘Capitale’ è sinora rimasto in complesso per il socialismo un capitolo non letto (30)””. Poiché fra l’apparizione del primo libro del ‘Capitale’ e la pubblicazione, da parte di Engels, del secondo, nel 1855, si era collocata sia tutta l’ampia fase di formazione dei partiti socialisti in Europa, sia la prima affermazione del marxismo nel movimento operaio, tutti i compendi e le sintesi divulgative del ‘Capitale’ furono in realtà sintesi del primo libro.”” (pag 49-50) [Franco Andreucci, La diffusione e la volgarizzazione del marxismo. (in) ‘Storia del marxismo. Volume secondo. Il marxismo nell’età della Seconda Internazionale, Torino, 1978] [(40) R. Luxemburg, Ristagno e progresso del marxismo’, in Id. ‘Scritti scelti’, a cura di L. Amodio, Torino, 1975, pp. 227-28]”,”MADS-660″ “ANDREUCCI Franco”,”Da Gramsci a Occhetto. Nobiltà e Miseria del PCI.”,”ANDREUCCI Franco è stato professore di storia contemporanea all’Università di Pisa dal 1975 al 2013. Si è occupato di storia del socialismo, del marxismo, della socialdemocrazia tedesca e del Partito comunista italiano. Ha recentemente pubblicato: ‘Falce e martello. Identità e linguaggi dei comunisti italiani fra stalinismo e guerra fredda’ (2005) e ‘Visioni del comunismo. H. Lasswell, N. Leites e B. Wolfe fra politica e scienze sociali’ (Milano, 2010). Sparizione di Togliatti nel 1923 (pag 79-)”,”PCIx-394″ “ANDREUCCI Franco”,”La questione coloniale e l’imperialismo.”,”L’autore ricostruisce la storia del cambiamento del titolo originale dell’opera di Lenin L’imperialismo: ‘L’imperialismo, tappa più recente del capitalismo’ in ‘L’imperialsmo fase suprema del capitalismo’ dalle prime edizioni apparse in Europa e Russia in avanti. (p. 899-891) Kautsky e Engels sui popoli oppressi “”Kautsky fu tra i primi ad affrontare, negli ambienti socialdemocratici rivolti verso il marxismo, la questione coloniale (3). Essa occupa addirittura un ruolo di un certo rilievo sia nella sua formazione culturale, sia nel processo del suo avvicinamento al marxismo. Curioso di etnologia, di storia primitiva, affascinato dalle teorie malthusiane, sensibile ai problemi dell’emigrazione, infine sollecitato da Höchberg, il giovane mecenate che finanziava alcune iniziative editoriali ai margini della socialdemocrazia tedesca, Kautsky dedicò al problema delle colonie alcuni dei suoi primi scritti e l’argomento lo interessò talmente, ne discusse con tanta vivacità, ne trasse tali motivi di contrasto intellettuale con lo stesso Höchberg, a suo parere smanioso per l’espansione coloniale, da rompere con l’amico proprio su questo terreno e da sentire il bisogno di chiarimenti da parte di un’autorità come Engels. “”Vorrei rivolgerle una domanda – gli scriveva nel maggio 1882 – sulla quale ho riflettuto, senza però giungere a nessun chiaro risultato; come si comporterà il socialismo nei confronti delle colonie, particolarmente in Asia? Ad esempio, il proletariato inglese libererà o no l’India? Dal punto di vista dottrinario si dovrebbe subito rispondere affermativamente a questa domanda; ma, credo, i nostri principi valgono incondizionatamente solo per i popoli del nostro ambito di civiltà (4). Al centro dell’attenzione di Kautsky stava il problema del rapporto fra le prospettive d’indipendenza dei popoli coloniali, le fasi del loro sviluppo economico e sociale e la rivoluzione in Europa. A suo giudizio, il possesso dell’India da parte del proletariato vittorioso avrebbe rappresentato un vantaggio anche per il popolo indiano: abbandonato a se stesso, quest’ultimo avrebbe dovuto subire il più ferreo dispotismo “”orientale””, mentre la comune contadina indiana, disgregata e dissolta, non avrebbe più potuto impedire la nascita in Oriente di quella stessa borghesia sconfitta dalla rivoluzione europea. “”Sotto la guida del proletariato europeo al contrario – aggiungeva Kautsky – l’India potrebbe essere condotta assai bene al moderno socialismo, senza dover percorrere lo stadio intermedio del capitalismo”” (5). Non si trattava, né per Engels né per Marx, di domande nuove o originali: era, in sostanza, un angolo visuale particolare dal quale veniva proposta la stessa questione dello sviluppo verso il socialismo di aree dominate da forme di produzione precapitalistiche, alla quale avevano dato risposta sulla base delle numerose sollecitazioni dei populisti russi. Engels, in ogni caso, non rispose subito alla domanda di Kautsky, anche se trovò l’occasione di affrontare il problema da un altro punto di vista. Gliene dette l’occasione la pubblicazione sul settimanale della socialdemocrazia tedesca di un articolo sulla questione egiziana. Al centro dell’interesse della politica internazionale stava, in quei mesi, il problema del significato del bombardamento inglese del porto di Alessandria””(pag 869-870) [Franco Andreucci, ‘La questione coloniale e l’imperialismo’, estratto da ‘Storia del marxismo’, Volume secondo, ‘Il marxismo nell’età della Seconda Internazionale’, Torino, 1979] [(3) Cfr. K. Kautsky, ‘La questione coloniale. Antologia degli scritti sul colonialismo e sull’imperialismo’, a cura di R. Monteleone, Milano, 1977, pp. 23 sgg.; (4) ‘Friedrich Engels’ Briefwechsel mit Karl Kautsky. Zweite, durch die Briefe Karl Kautskys vervollständigte Ausgabe von “”Aus der Frühzeit des Marxismus””‘, Wien 1955, pp. 54-57; (5) Ibid.; (6) ‘Die Sozialdemokratie und die egyptische Frage’, in “”Der Sozialdemokrat””, 3 agosto 1882] “”Le simpatie di numerosi partiti e gruppi socialisti andavano ad Arabi Pascià e alle forze nazionaliste che egli capeggiava in opposizione sia alla posizione passiva del Khedivé, sia alle pesanti interferenze anglo-francesi con l’obiettivo di condurre il paese all’indipendenza. Lo scritto sul “”Sozialdemokrat”” sulla ‘Socialdemocrazia e la questione egiziana’ riportava con approvazione il contenuto degli appelli votati a Parigi nel corso di una manifestazione di solidarietà organizzata dai guesdisti. In essi si esprimeva l’appoggio al partito nazionale formatosi in Egitto come a un partito che si batteva per la causa dell’indipendenza e della sovranità come aveva fatto la borghesia europea, e si salutava con entusiasmo l’offerta fatta da due ex-combattenti della Comune di Parigi di voler accorrere in aiuto ai ‘fellah’ sulle sponde del Nilo e ripetere le gesta che i “”valorosi internazionalisti avevano compiuto nel 1871 per il proletariato sulle sponde della Senna”” (6). Di fronte a una simile presa di posizione, che né a Bernstein né a Kautsky era sembrata da nessun punto di vista sbagliata, Engels esprimeva una serie di giudizi che avevano una duplice origine: anzitutto, la volontà di richiamare i suoi due giovani corrispondenti alla necessità di assumere di fronte ai problemi della politica un atteggiamento freddo e distaccato: “”Non appena da qualche parte si verifica un tumulto, ecco tutti i rivoluzionari latini delirare, senza alcun atteggiamento critico… In tutte le questioni di politica internazionale, i giornali di partito italiani e francesi, con il loro sentimentalismo politico debbono essere usati con la più grande diffidenza, mentre noi tedeschi abbiamo il dovere di confermare anche in questo settore, attraverso la critica, la superiorità teorica, uno volta che ce l’abbiamo”” (7). In secondo luogo Engels esprimeva alcuni punti di una ‘Realpolitik’ disincantata e severa, frutto delle esperienze quarantottesche, ma collegata all’insieme di riflessioni che lui stesso e Marx avevano compiuto sui contadini delle aree extraeuropee e sulle caratteristiche del dispotismo e della stagnazione in Oriente. Secondo Engels, niente autorizzava a valutare Arabi come un pascià diverso dagli altri: Arabi era semplicemente un avversario militare degli inglesi che, in caso di vittoria, avrebbe sottratto agli stranieri il privilegio dell’esazione delle imposte al fine di riscuoterle per proprio conto. Nei confronti dei contadini egiziani, dei ‘fellah’, egli non era che l’incarnazione della forma tradizionale dello sfruttamento, quello esercitato appunto da satrapi o da pascià: “”E’ di nuovo – scriveva – l’eterna storia dei popoli contadini. Dall’Irlanda alla Russia, dall’Asia minore all’Egitto, il contadino di un paese contadino si trova lí per essere sfruttato… A mio parere, potremmo benissimo parteggiare per i ‘fellah’ oppressi, senza condividere le loro momentanee illusioni (giacché un popolo contadino deve essere imbrogliato per secoli prima di essere reso intelligente dall’esperienza), e potremmo assumere un atteggiamento contrario alla brutalità degli inglesi senza solidarizzare con i loro momentanei avversari militari”” (8). Engels, scrivendo a Bernstein, aveva introdotto alcuni elementi di novità nella posizione del problema delle colonie e dei popoli “”oppressi””, di cui Kautsky gli aveva scritto a sua volta, ma non aveva ancora risposto alla domanda iniziale: “”Devo confessare apertamente – scriveva Kautsky il 6 settembre 1882, sollecitando la risposta di Engels – che su questa cosa non sono ancora riuscito a rendermi le idee chiare””. (…) Finalmente, il 12 settembre, Engels si decise a rispondere ai ripetuti inviti di Kautsky: “”Mi domandate che cosa pensino gli operai inglesi della politica coloniale? Ebbene, esattamente lo stesso di ciò che pensano della politica in generale: e cioè lo stesso di ciò che pensa la borghesia””. Nel merito della questione coloniale Engels entrava subito dopo, affrontando per primo il problema delle prospettive di sviluppo delle colonie: esse dovevano essere distinte in primo luogo fra quelle nei confronti delle quali poteva essere applicato il principio dell’indipendenza e quelle che avrebbero dovuto essere ancora guidate nel loro sviluppo. Nel caso di una vittoria del proletariato europeo – questa, è bene ripeterlo, costituisce la premessa di tutta la discussione – le colonie propriamente dette, ossia l’Australia, il Canada, il Capo, sarebbero divenute indipendenti, mentre i possedimenti popolati da indigeni sarebbero stati affidati al proletariato e condotti “”il più rapidamente possibile”” verso l’indipendenza. “”Come questo processo si svolgerà – proseguiva Engels – è difficile a dirsi. L’India forse farà la rivoluzione, come è probabile, e poiché il proletariato che si libera non può condurre guerre coloniali, bisognerà lasciarlo seguire il suo corso… Lo stesso potrebbe accadere altrove, ad esempio in Algeria e in Egitto e sarebbe, ‘per noi’, la cosa migliore””. Il proletariato vittorioso avrebbe “”riorganizzato”” l’Europa e l’America del Nord, che avrebbero costituito un esempio di tale potenza da condurre al loro rimorchio tutti i paesi semicivili. “”Quali fasi sociali e politiche, tuttavia, questi paesi devono trascorrere per giungere anch’essi all’organizzazione socialista, è una domanda alla quale credo si possa oggi rispondere solo con ipotesi oziose. Solo una cosa è certa: il proletariato vittorioso non può imporre la felicità a nessun popolo senza perciò minare la sua stessa vittoria”” (10)”” [Franco Andreucci, ‘La questione coloniale e l’imperialismo’, estratto da ‘Storia del marxismo’, Volume secondo, ‘Il marxismo nell’età della Seconda Internazionale’, Torino, 1979] [(6) ‘Die Sozialdemokratie und die egyptische Frage’, in “”Der Sozialdemokrat’, 3 agosto 1882; (7) ‘Eduard Bernsteins Briefwechsel mit Friedrich Engels’, a cura di H. Hirsch, Assen, 1970, pp. 120-21; (8) Ibid.; (9) ‘Friedrich Engels’ Briefwechsel mit Karl Kautsky’, cit, p. 59; (10) Ibid. p: 63] (pag 870-871-872)”,”LENS-269″ “ANDREUCCI Franco; BALDI Gaetano”,”Engels, la questione coloniale e la rivoluzione in occidente (Andreucci); Sul cosiddetto problema della trasformazione in Marx (Baldi).”,”Bernstein affrontò il tema con un articolo su Neue Zeit del 1896, gli rispose il socialista inglese Ernest Belfort-Bax sulla stessa rivista di Kautsky (Bernstein spregiudicatamente portava avanti una difesa ‘filistea’ del capitalismo, Bax poneva la questione ‘etica’ sulle nefandezze del capitalismo). Uno dei primi ad affrontare il tema negli anni ’80 con ‘Kolonialfrage’ fu proprio Kautsky. Gli scritti di Kautsky su tale questione, dopo la fondazione di Neue Zeit furono numerosi. Engels intervenne con decisione con una lettera a Bernstein del 1882 e criticò l’atteggiamento del ‘Sozialdemokrat’ verso (la poco meditata di difesa de) il “”partito nazionale”” egiziano di Arabi Pascià (nel luglio 1882 c’era stato il bombardamento del porto di Alessandria da parte di una squadra navale inglese). Dopo le insistenze di Kautsky, Engels gli rispose il 12 settembre: “”Mi domandate che cosa pensino gli operai inglesi della politica coloniale? Ebbene, esattamente lo stesso di ciò che pensano della politica in generale: e cioè lo stesso che ne pensa la borghesia”” (Friedrich Engels’ Briefwechsel mit Karl Kautsky’, p. 63, risposta alla lettera di Kautsky a Engels del 6 settembre 1882) Simpatia di Kautsky per gli slavi (pag 454) Posizione di Engels spiegata anche dalla imminenza della rivoluzione in Europa e in Russia Posizione di Engels su popoli oppressi”,”MAES-190″ “ANDREUCCI Franco”,”Il marxismo collettivo. Socialismo, marxismo e circolazione delle idee dalla Seconda alla Terza Internazionale.”,”Franco Andreucci (Certaldo, 1943) insegna storia contemporanea presso il Dipartimento di storia moderna e contemporanea dell’Università di Pisa. Si è occupato di storia del movimento operaio italiano e internazionale e di storia del socialismo. É direttore della rivista di storia contemporanea Passato e Presente e presidente dell’Istituto Ernesto Ragionieri.”,”INTT-052-FL” “ANDREUCCI Franco HOBSBAWM Eric J. NEGT Oskar STEINBERG Hans-Josef WALDENBERG Iring SALVADORI Massimo L. WALICKI Andrzej STRADA Vittorio GETZLER Israel SCHERRER Jutta GERRATANA Valentino DE-PAOLA Gregorio ARATO Andrew HEGEDÜS András GALLISSOT René REBERIOUX Madeleine”,”Storia del marxismo. Volume secondo. Il marxismo nell’età della Seconda Internazionale. La diffusione e la volgarizzazione del marxismo – La cultura europea e il marxismo tra Otto e Novecento – Il marxismo e la teoria della rivoluzione nell’ultimo Engels – Il partito e la formazione dell’ortodossia marxista – La strategia politica della socialdemocrazia tedesca – Bernstein e la sfida all’ortodossia – Kautsky tra ortodossia e revisionismo – Rosa Luxemburg e il rinnovamento del marxismo – Socialismo russo e populismo – Il “”marxismo legale”” in Russia – Georgij V. Plechanov: la dannazione dell’ortodossia – La polemica tra bolscevichi e menscevichi sulla rivoluzione del 1905 – Bogdanov e Lenin: il bolscevismo al bivio – La socialdemocrazia tedesca e la rivoluzione russa del 1905. Il dibattito sulla sciopero di massa e sulle “”differenze”” fra Oriente e Occidente – Il marxismo polacco fra Otto e Novecento – Antonio Labriola e l’introduzione del marxismo in Italia – Georges Sorel, dalla metafisica al mito – L’antinomia del marxismo classico: marxismo e filosofia – La questione agraria – Nazione e nazionalità nei dibattiti del movimento operaio – La questione coloniale e l’imperialismo – Il dibattito sulla guerra.”,” Contiene tra l’altro: – Oskar Negt, ‘Il marxismo e la teoria della rivoluzione nell’ultimo Engels (pag 110-180) – Marek Waldenberg, ‘La strategia politica della socialdemocrazia tedesca’ (pag 205-236) – Iring Fetscher, ‘Bernstein e la sfida all’ortodossia’ (pag 237-278) – Massimo L. Salvadori, ‘Kautsky fra ortodossia e revisionismo’ (pag 279-317) – Oskar Negt, ‘Rosa Luxemburg e il rinnovamento del marxismo’ (pag 318-361) – Israel Getzler, ‘Georgij V. Plechanov: la dannazione dell’ortodossia’ (pag 411-443) – V. Strada, ‘La polemica tra bolscevichi e menscevichi sulla rivoluzione del 1905 (pag 444-495) (tra cui ‘Trotsky, Parvus e la “”rivoluzione permanente””‘) – Jutta Scherrer, ‘Bogdanov e Lenin: il bolscevismo al bivio’ (pag 496-548) “”Ciò che Marx disse nel 1872 sul Congresso dell’Aja – le cui decisioni divennero la base per la creazione di partiti politici nazionali autonomi della classe operaia – indica proprio questa esigenza di concretizzazione spinta fino agli usi e costumi di un paese (anche se in prima istanza si riferisce solo al problema della rivoluzione violenta o pacifica). «L’operaio un giorno dovrà prendere il potere politico per fondare la nuova organizzazione del lavoro; deve rovesciare la vecchia politica che sostiene le vecchie istituzioni: altrimenti non vedrà mai, come gli antichi cristiani che l’hanno negletto e sdegnato, l’avvento del regno dei cieli in questo mondo. Noi non abbiamo affatto preteso che per arrivare a questo scopo i mezzi fossero dappertutto identici. Sappiamo quale importanza abbiano le istituzioni, i costumi e le tradizioni dei vari paesi, e non neghiamo che esistono dei paesi come l’America, l’Inghilterra e, se io conoscessi meglio le vostre istituzioni, aggiungerei l’Olanda, in cui i lavoratori possono raggiungere il loro scopo con mezzi pacifici. Se ciò è vero, dobbiamo però riconoscere che, nella maggior parte dei paesi del continente, è la forza che deve essere la leva delle nostre rivoluzioni; è alla forza che bisognerà fare appello per instaurare il regno del lavoro (3). In che misura processi oggettivi – come la drastica contraddizione tra le forze produttive e i rapporti di produzione – si intreccino con la struttura del sistema di dominio politico, con le opinioni e con la capacità decisionale delle masse e delle classi dominanti, fino a costituire un tutto indivisibile, quando una crisi dell’intera nazione produce una situazione rivoluzionaria, lo ha detto Lenin, con una formulazione pregnante e ancora oggi valida, che esprime sinteticamente le esperienze rivoluzionaria sia della borghesia, sia del proletariato. Non a caso in questo formula, che indica la possibilità della vittoria rivoluzionaria, si sottolinea proprio il momento della decisione e della volontà, dunque un elemento socio-psicologico, soggettivo. «La legge fondamentale della rivoluzione, convalidata da tutte le rivoluzioni e in particolare dalle tre rivoluzioni russe del secolo ventesimo, consiste in questo: per la rivoluzione non basta che le masse sfruttate e oppresse siano coscienti dell’impossibilità di continuare a vivere come per il passato ed esigano dei cambiamenti; per la rivoluzione è necessario che gli sfruttatori non possano più vivere e governare come per il passato. Soltanto quando gli «strati inferiori» non vogliono più il passato e gli «strati superiori» non possono più vivere come in passato, la rivoluzione può vincere. In altri termini, questa verità significa che la rivoluzione non è possibile senza una crisi di tutta la nazione (che coinvolga cioè gli sfruttati e gli sfruttatori). Per la rivoluzione è quindi anzitutto necessario che la maggioranza degli operai (o, quanto meno, la maggioranza degli operai coscienti, pensanti, politicamente attivi) comprenda pienamente la necessità del rivolgimento e sia pronta ad affrontare la morte per esso, e, inoltre, che le classi dirigenti attraversino una crisi di governo che trascini nella politica anche le masse più arretrate (l’inizio di ogni vera rivoluzione è caratterizzato dal rapido decuplicarsi o centuplicarsi del numero dei rappresentanti della massa lavoratrice e oppressa, fino a quel momento apatica, capaci di condurre la lotta politica), indebolisca il governo e consenta ai rivoluzionari di abbatterlo al più presto»”” (pag 132-133) [Oskar Negt, ‘Il marxismo e la teoria della rivoluzione nell’ultimo Engels’] [(in) AaVv, ‘Storia del marxismo. Volume secondo. Il marxismo nell’età della Seconda Internazionale] [(3) Karl Marx, ‘Rede über den Haager Kongreß’, in Mew, vol. 18, p. 160 [trad. it. ‘Discorso tenuto ad Amsterdam l’8 settembre 1872’, in ‘Opere scelte’, cit., pp. 935-936]. Questo articolo apparve dapprima in “”La Liberté””, 15 settembre 1872, n. 37. Sul “”Volksstaat”” l’ultima frase è sostituita da «Ma non è questa la situazione di tutti i paesi». La direzione della socialdemocrazia tedesca ha censurato più volte articoli di Marx ed Engels o ne ha pubblicato versioni indebolite, per evitare un’impressione di “”violenza””; (4) V.I. Lenin, ‘L’estremismo malattia infantile del comunismo’, in ‘Opere’, Roma, 1967, vol. 31, pp. 74-75] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”MAES-001-FMP”
“ANDREW Christopher GORDIEVSKIJ Oleg”,”La storia segreta del KGB.”,”ANDREW è uno storico, GORDIEVSKIJ un ex-colonnello del KGB”,”RUSS-033″
“ANDREW Anita M. RAPP John A., scritto e a cura”,”Autocracy and China’s Rebel Founding Emperors. Comparing Chairman Mao and Ming Taizu.”,”ANDREW Anita M. insegna presso il dipartimento di storia al Northern Illinois University e ha diretto il giornale Ming Studies dal 1994 al 2000. John A. RAPP insegna presso il dipartimento di scienze politiche ed è il fondatore dell’Asian studies program al Beloit College. Fondo RC”,”CINx-224″
“ANDREW Christopher MITROKHIN Vasilij”,”L’archivio Mitrokhin. Una storia globale della guerra fredda da Cuba al Medio Oriente.”,”””Ridicolizzata e vituperata alla fine dell’era sovietica, la comunità dell’intelligence russa ha ottenuto da allora notevoli successi nel reinventare se stessa e recuperare la sua influenza politica. Gli ultimi tre primi ministri della Federazione Russa durante la presidenza di Boris Eltsin – Evgenij Primakov, Sergej Stepasin e Vladimir Putin – erano tutti ex-capi dell’intelligence. Putin, che succedette a Eltsin come presidente nel 2000, è l’unico ufficiale dell’FCD che sia mai diventato un dirigente russo (56). Secondo il capo dell’SVR, Sergej Nikolaevic Lebedev, «la comprensione dell’attività di intelligence del presidente e l’opportunità di parlare con lui lo stesso linguaggio rendono il nostro lavoro considerevolmente più semplice» (57). Nessun precedente capo di Stato in Russia, e forse in nessun’altra parte del mondo, si è mai circondato di tanti ex agenti dell’intelligence (58). Putin ha anche un maggior controllo diretto dell’intellingence rispetto a qualsiasi altro leader russo dopo Stalin. Secondo Kirpicenko, «siamo sotto il controllo del presidente e della sua amministrazione, perché l’intelligence è direttamente subordinata al presidente e solo a lui». Ma mentre i capi dell’intellingece di Stalin gli dicevano di solito solo ciò che lui voleva sentire, Kirpicenko afferma che «adesso gli diciamo le cose come stanno» (59). (…) Nonostante la sua enfasi senza precedenti sulla «sicurezza spirituale», comunque, l’FSB () resta un’agenzia di intelligence politicizzata che segue i critici e gli oppositori del presidente Putin tra la crescente diaspora russa all’estero (62), come nella Russia stessa. Durante il suo primo periodo in carica, mentre affermava il suo impegno per la democrazia e i diritti umani, Putin riuscì poco a poco a emarginare la maggior parte dell’opposizione e a ottenere il controllo sui canali televisivi e sui principali media. Il vigoroso dibattito pubblico dei problemi politici durante gli anni di Eltsin è ampiamente scomparso. Ciò che pian piano è emerso è un nuovo sistema di controllo sociale nel quale coloro che escono troppo dai ranghi sono costretti ad affrontare intimidazioni da parte dell’FSB e dei tribunali. Il rapporto annuale del dipartimento di Stato del 2003 sui diritti civili informa che una serie di presunti casi di spionaggio che coinvolgono scienziati, giornalisti e ambientalisti «ha causato preoccupazioni continue riguardanti la mancanza di processi adeguati e l’influenza dell’FSB sui tribunali». Secondo Ljudmila Akekseeva, l’attuale capo del Gruppo Mosca Helsinki che conduce campagne per i diritti umani in Russia dal 1976, «l’unica cosa di cui sono colpevoli questi scienziati, giornalisti e ambientalisti è il parlare agli stranieri, che nella Russia è un’offesa imperdonabile» (63)”” (pag 461-462)] [(56) Andropov non aveva esperienza nei servizi segreti esteri; fu membro del PCUS e diplomatico prima di diventare presidente del KGB nel 1967; (57) Intervista con Lebedev, “”Rossijskaja gazeta””, 20 dicembre 2002; (58) Nick Holdsworth e Robin Gedye, ‘Putin brings back the Cold War spy system’, “”Daily Telegraph’, 15 luglio 2004; (59) Intervista con Kirpicenko, “”Vremia novostej””, 20 dicembre 2004; (62) ‘Senior Whitehall and security sources’, citato da Jason Bennetto, ‘Carry on Spyings: Russian Agents Flood UK in Revival of Intelligence Cold War’, “”Independent””, 26 ottobre 2004; (63) Dipartimento di Stato americano, ‘Country Reports on Human Rights Practices’, 2003: Russia; Anna Badkhen, ‘Democracy on the Brink: Spy Mania’, “”San Francisco Chronicle””, 7 marzo 2004; Kathy Lally, “”Spy mania”” Strikes Russia””, “”Baltimore Sun””, 4 gennaio 2004; () FSB Servizio di sicurezza e intelligence russo (dal 2004 ha assorbito l’ex SVR)]”,”RUSU-260″
“ANDREW Christopher GORDIEVSKIJ Oleg”,”La storia segreta del KGB.”,”Christopher Andrew (1941), preside della Facoltà di Storia dell’Università di Cambridge, dove insegna Storia moderna e contemporanea, è uno dei massimi studiosi di Intelligence mondiali e autore di vari libri sui servizi segreti fra cui L’archivio Mitrokhin. Le attività segrete del KGB in Occidente (con Vasilij Mitrokhin). Oleg Gordievskij (1938), agente del KGB dal 1962, sconvolto dalla repressione seguita alla Primavera di Praga nel 1968, iniziò a collaborare con i Servizi segreti britannici nel 1974 come infiltrato nel KGB; fu protagonista di una racambolesca fuga in Occidente nel 1985, quando i sospetti su di lui divennero tali da mettere in pericolo la sua vita.”,”RUSS-059-FL”
“ANDREYEVA-GEORG V. TOLMACHEVA V.”,”The Russian Verb. Prepositional and Non-Prepositional Government.”,”Foreword, List of Abbreviations, Translated by V. KOROTKY,”,”RUSx-259-FL”
“ANDRIANI Silvano”,”L’ ascesa della finanza. Risparmio, banche, assicurazioni: i nuovi assetti dell’ economia mondiale.”,”ANDRIANI Silvano, economista e studioso di politica finanziaria, è presidente delle compagnie di assicurazione del Gruppo Montepaschi di Siena. Senatore per due legislature, è stato presidente del Cespe (Centro studi di politica economica), vicepresidente della commissione bilancio del Senato ed attualmente presidente del Cespi (Centro studi di politica internazionale). Stati Uniti. Il controllo sindacale delle assunzioni. “”Roosevelt, come è noto, ridusse la portata delle leggi antimonopolio, rafforzando il potere oligopolistico delle corporation allo scopo di dare a esse maggiori possibilità di controllare mercati estremamente turbolenti, ma, simultaneamente, determinò per legge il riconoscimento istituzionale dei sindacati, che fino ad allora erano stati combattuti con ogni mezzo, fino al riconoscimento del “”closed shop”” cioè del potere monopolistico dei sindacati di controllare le assunzioni. Il tutto nel quadro di una politica economica che rafforzava l’intervento dello Stato per superare la Grande depressione e rilanciare l’occupazione.”” (pag 162-163)”,”ECOI-239″
“ANDRIANI Silvana VIOLANTE Luciano a cura; saggi di Vincenzo VISCO Giuseppe D’ALEMA Giancarlo FERRERO Varese ANTONI Giovanni MONACO Enrico DE-NICOLA Astolfo DI-AMATO Nicola MAZZACUVA Luciano VIOLANTE Ugo SPAGNOLI Pier Giorgio FERRI Carlo Federico GROSSO Carlo FIORE Raffaele SATURNINO Giuseppe RICCIO Eugenio BAFFI”,”Le evasioni fiscali. Politica economica, riforma dell’amministrazione e sanzioni penali.”,”Saggi di Vincenzo VISCO Giuseppe D’ALEMA Giancarlo FERRERO Varese ANTONI Giovanni MONACO Enrico DE-NICOLA Astolfo DI-AMATO Nicola MAZZACUVA Luciano VIOLANTE Ugo SPAGNOLI Pier Giorgio FERRI Carlo Federico GROSSO Carlo FIORE Raffaele SATURNINO Giuseppe RICCIO Eugenio BAFFI”,”ITAE-399″
“ANDRIC’ Ivo”,”Il ponte sulla Drina. Romanzo.”,”””Nella cittadina giungevano sempre nuove truppe, ed insieme con loro munizioni, vettovaglie ed equipaggiamento, non solo per mezzo della linea ferroviaria, che era sovraccarica, ma anche per l’antica carreggiata, attraverso Rogatica. Giorno e notte, attraversavano il ponte carri e cavalli, e la prima cosa che li attendeva all’uscita del ponte erano i tre impiccati sulla piazza. E dato che l’inizio della colonna rimaneva solitamente bloccata nelle strade ingombre, ogni colonna doveva fermarsi al ponte o nella piazza, accanto alla forca, finché quelli davanti non trovavano via libera. Impolverati, accesi in viso, rauchi per le grida e per la rabbia, i sergenti maggiori passavano tra i carri e i cavalli carichi, facevano disperati cenni con le mani, bestemmiavano in tutte le lingue della monarchia austro-ungarica tutti i santi di tutte le confessioni riconosciute”” (pag 443) ‘Il ponte sulla Drina è un romanzo storico scritto da Ivo Andric, pubblicato nel 1945. Il libro racconta la storia del ponte Mehmed Pasa Sokolovic, situato nella città di Visegrad, in Bosnia ed Erzegovina. Il ponte, costruito nel XVI secolo, diventa il simbolo centrale attorno al quale si sviluppano le vicende storiche, sociali e culturali della regione. Il romanzo copre un periodo di circa quattro secoli, dal periodo ottomano fino alla Prima Guerra Mondiale. Attraverso una serie di racconti e personaggi, Andric descrive le diverse fasi storiche e i cambiamenti che hanno influenzato la vita degli abitanti di Visegrad. Il ponte diventa testimone silenzioso di eventi significativi, come invasioni, guerre, rivolte e cambiamenti politici. Uno degli aspetti più affascinanti del romanzo è la capacità di Andric di intrecciare le storie personali dei personaggi con la grande storia, creando un affresco vivido e dettagliato della vita nella regione balcanica. Il ponte sulla Drina è considerato uno dei capolavori della letteratura jugoslava e ha contribuito a far guadagnare a Ivo Andric il Premio Nobel per la Letteratura nel 1961.’ (f. copilot)”,”VARx-003-FMDP”
“ANDRIEU René”,”Les communistes et la révolution.”,”Libertà e democrazia ipocrita. “”Ma è Marx a cui va il merito di aver mostrato con precisione il carattere storicamente relativo della libertà in legame con i rapporti sociali reali a tale epoca di sviluppo della società. Nel 1847, a Bruxelles, nel suo discorso sul libero-scambio, dichiara: “”Signori non vi lasciate imporre la parola astratta di libertà. Libertà di chi? Non è la libertà di un semplice individuo di fronte ad un altro individuo. E’ la libertà che ha il lavoro di schiacciare il lavoratore””. (pag 253)”,”PCFx-039″
“ANDRIEUX Louis”,”La Commune a Lyon en 1870 et 1871.”,”””Si sa come Parigi rispose ai primi atti dell’ Assemblea nazionale e del Governo di M. Thiers con l’ insurrezione del 18 marzo. L’ autonomia comunale, che doveva servire da programma alla Comune di Parigi, trovò a Lione un terreno ben preparato. L’ abbiamo vista trionfante dal 4 settembre in questo Comitato di Salute pubblica che pretendeva governare la città senza interferenza del governo centrale e trattare da pari a pari con il Governo della Difesa nazionale. Spogliata durante l’ Impero di ogni rappresentanza municipale, avendo subito per vent’anni il regime delle Commissioni e l’ arbitrio di un prefetto-sindaco, caduta, per così dire, allo stato di ‘città imperiale’, la città di Lione, per una naturale reazione, era portata verso l’ esagerazione contraria. Essa sembrava allora incoraggiata alla prova del regime federalista dall’ esempio della sua vicina Confederazione Elvetica. Si potrebbe dire che, come il Rodano, il federalismo scendeva dalle cime della Svizzera, attraversando il lago di Ginevra””. (pag 217-218)”,”MFRC-096″
“ANDRONIKOW I.G. MOSTOWENKO W.D., a cura di F.M. von SENGER e ETTERLIN”,”Die roten Panzer. Geschichte der sowjetischen Panzertruppen 1920-1960.”,”””Am 31. August 1920 verließ der erste leichte Panzer das Werk in Sormowo. Er erhielt den Namen “”Freiheitskämpfer Genosse Lenin””. Die ersten Panzer sowjetischer Produktion standen in nichts den besten Panzer sowjetischer Herstellung ausgerüstet; sie nahm am 22. Februar 1922 an der Parade auf dem Roten Platz in Moscau teil, die anläßlich des 4. Jahrestages der Gründung der Sowjetarmee abgehalten wurde.”” (pag 15) Il primo carro armato leggero lascia la fabbrica Sormowo il 31 agosto 1920. Riceve il nome di “”compagno Lenin combattente per la libertà””. I primi carri di produzione sovietica nell’ armamento non avevano nulla in confronto ai migliori carri di fabbricazione sovietica; essi presero parte alla parata del 22 febbraio 1922 sulla piazza Rossa a Mosca in occasione del 4° anniversario della fondazione dell Armata Rossa.”,”QMIS-097″
“ANDROUAIS Anne BOISSEAU du ROCHER Sophie BOUISSOU Jean-Marie DELALANDE Philippe EYRAUD Henri FAURE Guy GARRIGUE Anne GENTELLE Pierre HENRIOT Alain HUCHET Jean-Francois JAN Michel MENGUY Marc PERELMAN Remi PERRIN Jean RAILLON Francois TAILLARD Christian DE-VILLEPIN Xavier WANG Alain, saggi di”,”L’ Asie demain. Permanences et mutations.”,”Xavier de VILLEPIN, senatore, ex presidente della Commissione affari esteri, della difesa e delle forze armate, del Senato Saggi di ANDROUAIS Anne BOISSEAU du ROCHER Sophie BOUISSOU Jean-Marie DELALANDE Philippe EYRAUD Henri FAURE Guy GARRIGUE Anne GENTELLE Pierre HENRIOT Alain HUCHET Jean-Francois JAN Michel MENGUY Marc PERELMAN Remi PERRIN Jean RAILLON Francois TAILLARD Christian DE-VILLEPIN Xavier WANG Alain. “”Infine, la scelta della Cina per il multilateralismo mondiale e regionale (le Nazioni Unite di cui l’ OMC; l’ APEC; l’ AFTA …) le permetteranno di manifestare discretamente la sua opposizione all’ unilateralismo come pure implicitamente, al diritto detto di “”intervento preventivo”” rivendicato da Washington. Si noterà che si tratta, qui di un dominio che tocca gli interessi fondamentali della Cina popolare, che afferma la sua indipendenza politica. Con questa “”via di differenze calcolate a debole coefficiente di provocazione”” presa da Pechino, le capitali asiatiche, attualmente obbligate al faccia a faccia con gli Stati Uniti, potrebbero – il vero problema – forgiare delle relazioni meglio equilibrate tra i due protagonisti e questo, senza conseguenze vitali per la stabilità economica o politica.”” (pag 114)”,”ASIx-076″
“ANDRUCCIOLI Paolo”,”Spine rosse. Breve storia della minoranza congressuale della CGIL (1978-2006).”,”ANDRUCCIOLI Paolo è giornalista professionista. Lavora oggi per l’ Agenzia di stampa “”Redattore sociale””, dopo essere stato cronista sindacale e poi caporedattore del quotidiano Il Manifesto. Collabora con ‘Rassegna sindacale’. Ha pubblicato libri sui fondi pensione e sulla finanza responsabile. Cita lotta comunista pag 57, 60, 65 e 113 Cita F. Grondona (pag 60)”,”MITT-259″
“ANFOSSI Riccardo”,”Le internazionali (1864-1943). Storia di un’idea.”,”Dati sulle purghe, liquidazione del partito comunista polacco ad opera della segreteria dell’internazionale (presente Togliatti), giustiziati in Russia 10 mila polacchi (pag 147)”,”INTx-045″
“ANGEL Pierre”,”Eduard Bernstein et l’ evolution du socialisme allemand.”,”ANGEL Pierre è agregé de l’ Universitè.”,”BERN-008″
“ANGELA Piero, contributi di F. FORESTA MARTIN D. MAINARDI L. PINNA G. POLI M. VISALBERGHI”,”Viaggi nella scienza. Il mondo di Quark.”,”Contributi di F. FORESTA MARTIN D. MAINARDI L. PINNA G. POLI M. VISALBERGHI”,”SCIx-137″
“ANGELA Piero”,”Quark Economia. (Per capire un mondo che cambia)”,”””Cominciano dal ‘dematerializzare’, vale a dire fare le cose con meno materiale, meno macchine, meno braccia e più intelligenza (o, come si dice oggi, più ‘software’). Un esempio tipico è l’elettronica.”” (pag 27)”,”ECOI-015-FV”
“ANGELINI Giovanna”,”L’ altro socialismo. L’ eredità democratico- risorgimentale da Bignami a Rosselli.”,”Giovanna ANGELINI insegna storia delle dottrine politiche all’ Università di Pavia. Ha pubblicato nelle edizioni Angeli ‘Il socialismo del lavoro. Osvaldo Gnocchi-Viani tra mazzianianesimo e istanze libertarie’, ‘La cometa rossa. Internazionalismo e quarto stato. Enrico Bignami e ‘La Plebe” nonché ‘La galassia repubblicana. Voci di minoranza nel pensiero politico italiano’ (in collaborazione con Arturo COLOMBO e V. Paolo GASTALDI. Di GNOCCHI-VIANI ha curato anche l’ antologia di scritti ‘Oltre la politica. Valori e istituzioni per una società nuova’ e l’ inedito ‘I sansimoniani’. “”L’attività che seguì fu strettamente legata alle agitazioni sviluppatesi in seno alle due categorie di lavoratori. Gli armatori, che sempre avevano mirato a distruggere la forza della FILM, avevano infatti ottenuto che il prefetto di Genova nominasse un commissario a reggere l’organizzazione, privando Giulietti delle sue funzioni di segretario; un altro commissario era stato designato ad amministrare la Cooperativa di navigazione “”Garibaldi””. Contro questi provvedimenti ingiustificati il Comitato di difesa della gente di mare aveva elevato e continuava ad elevare le sue proteste, che, non sorrette da alcuna azione concreta, restavano senza effetto. Il Comitato sindacale nazionale comunista per i marittimi si unì al Comitato di difesa nella riaffermazione dei diritti dei lavoratori del mare, ma ribadì le tesi comuniste sulla necessità di una lotta solidale dei lavoratori e la sua opposizione ai metodi di direzione di Giulietti (…)””. (pag 177)”,”MITS-085″
“ANGELINI Giovanna COLOMBO Arturo GASTALDI V. Paolo”,”Poteri e libertà. Autonomie e federalismo nel pensiero democratico italiano.”,”Giovanna ANGELINI insegna storia delle dottrine politiche all’ Università di Pavia. Ha scritto e curato varie opere tra cui ‘La galassia repubblicana’ (con A. COLOMBO e V.P. GASTALDI) (v.retrocopertina). Arturo COLOMBO insegna storia delle dottrine politiche all’ Università di Pavia. Anche lui ha all’ attivo vari libri tra cui ‘Lenin e la rivoluzione’. V. Paolo GASTALDI insegna storia del pensiero politico contemporaneo all’ Università di Pavia e presiede la Lidu. Ha scritto ‘Agostino Bertani e la democrazia repubblicane’ e altre opere.”,”ITAB-060″
“ANGELINI Giovanna”,”Il socialismo del lavoro. Osvaldo Gnocchi-Viani tra mazzinianesimo e istanze libertarie.”,”ANGELINI Giovanna è ricercatrice di storia delle dottrine politiche all’ Università di Pavia e si occupa del dibattito ideologico e poltiica del XIX e XX secolo tra repubblicani, socialisti e anarchici. Ha pubblicato: ‘Giovanni Bovio e l’ alternativa repubblicana’ (1981). “”Gnocchi-Viani non poteva conoscere, allora, le riflessioni che Marx aveva svolto nella ‘Guerra civile in Francia’, a proposito di questo evento parigino, in sé limitato, ma destinato a rimanere fondamentale nella storia europea della seconda metà dell’ 800 per la risonanza e le ripercussioni che avrà su tutto il movimento operaio (…).”” (pag 99) “”Non solo: anche Engels a conclusione del suo scritto ‘Dell’ autorità’ (quello pubblicato sull’ Almanacco della Plebe per il 1874), contro la pregiudiziale antiautoritaria degli anarchici, aveva chiamato in causa proprio gli avvenimenti comunardi e il ruolo fondamentale che l’ autorità e i “”mezzi autoritari”” avevano svolto al fine del successo, effimero ma significativo, conseguito dagli insorti. Gli interrogativi (retorici) che il segretario dell’ Internazionale proponeva al lettore, non avrebbero potuto essere più eloquenti. “”La Comune di Parigi – si domandava – sarebbe durata un sol giorno, se non si fosse servita (dell’) autorità di popolo armato, in faccia ai borghesi?””. E come se non bastasse, rincarava la dose giungendo a supporre che, forse le sue conquiste non erano state durature proprio perché non si era “”servita abbastanza largamente”” di metodi autoritari. Lo scritto di Engels era apparso sul finire del 1873, quando il contrasto tra le due correnti dell’ Associazione dei lavoratori, emerse all’ Aja, si era radicalizzato fino a rivelarsi insanabile, e ciascuna puntava a intensificare la propaganda dei propri principi e dei propri schemi d’ azione. Nel febbraio dell’ anno successivo, Gnocchi-Viani dava alle stampe, sotto forma di dialogo (che, a suo avviso, meglio si prestava a “”scartare (…) le signorili pompe oratorie e a immedesimarsi invece colla schietta semplicità dei lavoratori””), le sue riflessioni su ‘La Comune di Parigi e l’ Internazionale’, articolate con il preciso intento di fornire una risposta esauriente agli interrogativi engelsiani””. (pag 99-100)”,”MITS-296″
“ANGELINI Giovanna COLOMBO Arturo GASTALDI V. Paolo”,”La galassia repubblicana. Voci di minoranza nel pensiero politico italiano.”,”Giovanna ANGELINI insegna stora delle dottrine politiche all’Università di Pavia come pure Arturo COLOMBO che è anche presidente della Fondazione Riccardo Bauer. Paolo GASTALDI insegna storia del pensiero politico contemporaneo nell’Università di Pavia ed è presidente della Lidu (lega italiana diritti umani).”,”TEOP-373″
“ANGELINI Giovanna”,”Il socialismo del lavoro. Osvaldo Gnocchi-Viani tra mazzinianesimo e istanze libertarie.”,”””Quando nel 1884, con il titolo di ‘Socialismo utopico e socialismo scientifico’ cominciavano a circolare, tradotti in italiano dall’infaticabile Martignetti, i capitoli più significativi dell”Antidühring’ di Engels, Gnocchi-Viani ne consigliava la lettura al giovane Casati. “”Leggilo, rileggilo, meditalo”” (1), gli scriveva in settembre, mentre Casati al “”cellulare”” di Milano sperimentava, per la prima volta, la durezza della reazione governativa contro il Partito operaio. Ciò che nel lucido testo engelsiano Gnocchi-Viani aveva particolarmente apprezzato apparirà chiaro alcuni anni più tardi, quando, nel 1892, in un breve saggio sul “”socialismo germanico”” (2), riconoscerà a Engels il merito di aver attribuito un posto rilevante nella storia delle idee sociali a Fourier, a Saint-Simon e a Owen, definiti “”fondatori del socialismo”” e qualificati sì come “”utopisti””, ma senza caricare tale connotazione di quella forte valenza negativa, di quel “”significato altezzoso di sprezzo””, come Gnocchi-Viani dirà nei suoi ‘Ricordi’ (3), che aveva, invece, nel “”Manifesto”” in cui l’influenza di Marx era stata preponderante. In realtà, le proposte dei tre percursori del socialismo, nel discorso di Engels, assumevano una dimensione utopistica solo perchè “”non potevano essere null’altro in un’epoca in cui la produzione capitalistica era ancora così poco sviluppata”” (4). Il “”loro nuovo edificio”” (per dirla con Engels) era una pura costruzione della ragione, elargito “”alla società dall’esterno”” (5), a causa delle arretrate condizioni della struttura economica che avevano impedito a quei “”grandi utopisti”” di scorgere nelle contraddizioni “”latenti nel modo di produzione capitalistico””, gli “”elementi”” (6) sui cui edificare una realtà migliore. Ciò nonostante, molte delle loro intuizioni continuavano a mantenere una vitalità inalterata. Lo stesso Engels lo aveva posto in evidenza, ricordando, per esempio, il ruolo centrale che, nel sistema saintsimoniano, spettava ai fattori economici, destinati a diventare “”la base delle istituzioni politiche””, fino a trasformare l’organismo statale in “”un’amministrazione di cose e in una direzione di processi produttivi”” (7).”” (pag 242-243) [Giovanna Angelini, Il socialismo del lavoro. Osvaldo Gnocchi-Viani tra mazzinianesimo e istanze libertarie, 1987] [(1) Lettera di Gnocchi-Viani a Casati, 19 settembre 1884; (2) Gnocchi-Viani, Alcuni appunti sul socialismo germanico, in ‘Il pensiero italiano’; (3) Gnocchi-Viani, Ricordi di un internazionalista; (4) (5) (6) (7) Engels, Antidühring]”,”MITS-010-FPA”
“ANGELINI Antonio”,”””L’arte militare”” di Flavio Renato Vegezio.”,”Di Flavius Vegetius Renatus (un codice anche Publi Vegeti Renati), autore di una Epitoma rei militaris, si sa molto poco. Era un alto funzionario, vir inlustris comes (pare comes sacrarum largitionum, ministro delle finanze) e cristiano. Non pare abbia mai servito nell’esercito. L’imperatore, al quale l’opera è dedicata, è ritenuto da alcuni Teodosio I (379-395); altri pensarono a Valentiniano III (424-455) o a Teodosio II (408-450). Siamo quindi alla fine del sec. IV o al principio del V d. C. Vegezio era persuaso che la decadenza dell’impero aveva la sua causa principale nella decadenza dell’esercito, che aveva perduto la disciplina Romana e s’era imbarbarito. Bisognava quindi tornare all’antico e vedere come e dove gli antichi reclutavano i soldati e come li istruivano. V. scrisse così il primo libro, che, offerto all’imperatore, piacque e l’autore fu invitato a trattare anche le altre parti della scienza miliiare. E così V. espose nel secondo libro l’organizzazione e l’addestramento antico della legione, nel terzo trattò della condotta delle operazioni. Il quarto libro tratta della guerra d’assedio, con un’appendice sulla guerra navale (IV, 31 seg.).”,”QMIx-123-FSL”
“ANGELOZZI GARIBOLDI Giorgio”,”Il Vaticano nella Seconda guerra mondiale.”,”ANGELOZZI GARIBOLDI Giorgio avvocato penalista del Foro di Roma, pubblicista, autore di scritti giuridici è cultore di studi sulla storia della Chiesa (in particolare nel secondo conflitto mondiale) e conoscitore del mondo vaticano. Ha scritto pure ‘Pio XII. Hitler e Mussolini. Il Vaticano tra le dittature)’. “”Roosevelt aveva avuto sentore delle manovre di Hitler verso il Vaticano per ottenere la mediazione del papa per una pace negoziata. Ciò spiega l’ intransigenza di Taylor sulla continuazione della guerra fino alla vittoria alleata. L’ atteggiamento inflessibile di Taylor non dovette essere gradito al papa che in divesi momenti del conflitto aveva fatto ogni sforzo per assicurare una pace giusta e durevole. Pio XII, nell’ ultima udienza concessa all’ ambasciatore personale di Roosevelt, il sabato 26 settembre 1942, alle ore 11.55, lo aveva rassicurato che la Santa Sede non desiderava, né avrebbe approvato mai una pace di compromesso a qualsiasi costo.”” (pag 139)”,”RELC-172″
“ANGELOZZI GARIBOLDI Giorgio”,”Pio XII, Hitler e Mussolini. Il Vaticano fra le dittature.”,”Giorgio Angelozzi Gariboldi avvocato, pubblicista è autore di diversi testi di carattere giuridico. E’ un profondo conoscitore della storia del Vaticano e ha pubblicato con Mursia: ‘Il Vaticano nella Seconda Guerra Mondiale’ In apertura: “”Di me non pianger tu; ché i miei dì fèrsi / morendo eterni, e ne l’interno lume / quando mostrai de chiuder, gli occhi apersi”” (Petrarca, Canzoniere, 279) “”Hitler era la perfetta personificazione del principe di machiavelliana memoria: nei suoi discorsi in pubblico, assicurava il rispetto per la religione cattolica. (…) Hitler, dunque, non affrontava ancora apertamente il Vaticano, preferendo neutralizzare l’opposizione della Chiesa cattolica al nazismo adottando comportamenti ambigui, senza per questo escludere atti intimidatori. Il cardinale Pacelli, ancora una volta, non si faceva soverchie illusioni sulle dichiarazioni ufficiali di Hitler e nutriva sempre minori speranze a mano a mano che pervenivano dalla Germania notizie non certo confortanti. I vescovi tedeschi reclamavano dalle autorità naziste il rispetto dei princípi che finora avevano rassicurato il Vaticano, essendo stati enunciati dallo stesso partito nazionalsocialista. (…) Nel medesimo tempo, come si è già intravisto nelle pagine precedenti, Alfred Rosenberg progettava di creare una chiesa nazionale tedesca elevando il ‘Mein Kampf’ hitleriano a sacra scrittura del Terzo Reich. L’esaltazione del nuovo mito tedesco della superiorità della razza ariana e del «messia» Hitler, salvatore del popolo tedesco, avveniva ormai pubblicamente. In un raduno politico a Berlino nel gennaio del 1933 si udirono grida che inneggiavano reclamando ‘una chiesa, un Reich, un Führer’. Il cardinale Bertram, arcivescovo di Breslavia, ammoniva sui pericoli del movimento nazionalsocialista che non era più soltanto politico, poiché predicava una deforme filosofia che doveva essere combattuta con assoluta fermezza. La nuova filosofia era la «religione del sangue» sostenuta da Rosenberg il cui libro sul mito del XX secolo (apparso nel 1930 (…)) doveva diventare la base dottrinaria del partito. In esso si potevano leggere frasi come queste: «Oggi si desta una nuova fede: il mito del sangue, l’essenza divina dell’essere umano». L’opera era talmente intrisa di neopaganesimo e d’esaltazione di tutte le teorie basate sulla razza che l’avevano preceduta (da Gobineau a Chamberlain [Houston Stewart Chamberlain, ndr]) che arrivò a suscitare ampie riserve e perfino dissensi all’interno dello stesso partito nazionalsocialista. Per il ministro della Propaganda, Joseph Goebbels, che, malgrado tutto, aveva ricevuto un’educazione religiosa la quale lo poneva, almeno nei primi anni del potere, di fronte a non semplici dilemmi, ciò che Rosenberg scriveva non era che un «rutto ideologico». Per cercare di «calmare» e al tempo stesso screditare Rosenberg, venne fatta circolare la voce che Hitler avesse letto l’opera e l’avesse trovata «noiosa». Era vero, invece, il contrario, come sarà confermato da Otto Strasser: “”«Tutte le rivoluzioni nella storia universale» aveva detto Hitler, «non sono altro che idee razziali. Se soltanto si leggesse il nuovo libro di Rosenberg – nel suo genere, la più straordinaria delle opere – si capirebbero queste cose!»””. Il Vaticano mise all’indice l’opera di Rosenberg nel 1934 (…)”” (pag 44-45-46)”,”RELC-359″
“ANGELUS Jerold a cura”,”Fritz Platten. Communism, Second International, Zimmerwald Conference, February Revolution, World War I.”,”E’ un’accozzaglia di voci enciclopediche, testi presi da Internet (Wikipedia ecc.) più o meno collegati al nome Fritz Platten Ruolo di Platten nell’organizzazione del viaggio di ritorno di Lenin in Russia dopo la rivoluzione di febbraio.”,”INTx-050″
“ANGENOT Marc”,”Les grands recits militants des XIX et XX siecles. Religions de l’ humanité et sciences de l’ histoire.”,”ANGENOT Marc è autore di varie opere di teoria letteraria, di analisi del discorso e della storia delle idee politiche. E’ titolare di una cattedra di lingua e letteratura francese all’ Università McGill di Montreal e membro della Societé Royale del Canada.”,”SOCx-088″
“ANGENOT Marc”,”La démocratie, c’est le mal.”,”ANGENOT Marc è autore di una ventina di opere di storia delle idee politiche e di teoria della letteratura. Occupa la cattedra James McGill di lingue e letteratura francese all’ Università McGill ed è segretario dell’ Accademie des lettres et sciences humaines de la Société Royale du Canada. Democrazia strumento della dominazione capitalistica (pag 49) “”La democrazia è un’ impostura in una società capitalistica dove ‘tutto’ è menzogna organizzata. “”Il giorno in cui la borghesia cesserà di mentire, scomparirà perché essa non potrà più sussistere””, è un commento famoso del leader tedesco August Bebel.”” (pag 51) “”Jaures batte per anni sull’ equazione ‘socialismo = democrazia’, associa costantemente questi termini, opponendo ‘democrazia’ a ‘violenza’ e invitando i socialisti non solo a dirsi democratici, ma ad integrarsi nella democrazia repubblicana: il Partito socialista deve “”riconoscere che è il grande partito della democrazia e delle riforme, (…) mettere da parte le vane violenze di parola o di gesto che creano tra la democrazia ed esso dei funesti malintesi””””. (pag 113)”,”TEOP-319″
“ANGENOT Marc”,”Le marxisme dans les grands récits. Essai d’analyse du discours.”,”ANGENOT Marc è autore di una ventina di opere di storia delle idee politiche, di analisi del discorso e di teoria letteraria. Occupa la cattedra James McGill di studio del discorso sociale all’ Università McGill ed è vice-presidente dell’ Académie des lettres et des sciences humaines (Société royale du Canada). Le prix du Quebec ‘Léon Gérin’ gli è stato attribuito nel 2005. “”A’ la fin du XIXe siècle, une petite dystopie, oeuvre d’un député libéral au ‘Reichstag’, Eugen Richter, les ‘Sozialdemokratischen Zukunftsbilder’, vend en Allemagne 250000 exemplaires en quatre mois avant d’être traduite dans toutes les langues européennes. Ce roman est le journal fictif d’ un ouvrier relieur, d’abord enthousiasmé par la prise de pouvoir des social-démocrates allemands, mais bientôt poussé au désenchantement, à l’ angoisse, au doute et au désespoir à mesure que le nouveau régime s’organise selon ses principes, puis dérapé. Certains socialistes se sentirent forcés de le réfuter et de montrer sourtut “”combien est peu fondée cette affirmation de Richter qui consiste à dire que l’ Etat socialiste sera tyrannique au suprême degré””.”” (pag 151) “”Socialisme ou barbarie””: cette alternative a été développée par Engels et reprise par Karl Kautsky. Elle exclut un déterminisme absolu: la société présente étant condamnée, les humains aspirant à un monde nouveau et les signes avant-coureurs de l’ effondrement abondant, ce monde de bonheur et de justice est possible. Il n’est pas absolutament certain. Tout ce qui est certain, c’est que le système actuel ne peut plus durer. Mais un dérapage est possible, il y a un autre “”scenario”” comme disent les médias de nostre siècle. La “”barbarie””, selon Engels; la “”mort sociale””, selon Colins.”” (pag 234) “”La formula di Engels e di Kautsky, ‘Socialismo o barbarie’, non è che una variante di questo dilemma profetico: “”è impossibile, scrive il leader tedesco, di restare ancora lungo tempo nella civiltà capitalistica. Si tratta sia di progredire fino al socialismo sia di ricadere nella barbarie”” (1)”” (pag 235) (1) ‘Programme socialiste sociale, pag 131 (Paris 1910) = programma d’ Erfurt del 1892, riveduto Marxismo in Francia. Pubblicazione del Capitale di Marx tradotto da J. Roy nel 1872. Il Manifesto comunista del 1848 tradotto da Laura Marx nel 1882 appare ne L’ Egalité (…)””. (pag 366)”,”MFRx-286″
“ANGHELE’ Federico”,”Il modello tedesco per la politica italiana, 1866-1900.”,”ANGHELE’ Federico, dottorato in storia politica dell’età contemporanea, Università di Bologna. ‘I ‘germanofili’ italiani’ più nei banchi della ‘Sinistra’ che della ‘Destra’ (pag 7). La collocazione geografica del ‘partito tedesco’ (pag 8)”,”STOx-218″
“ANGHER Roberto BAIOCCHI Serafino CASCIANI Enrico GENSINI Gastone LA-PICCIRELLA Renzo VITALI Franco, collaborazione di”,”Partito comunista italiano. XVI Congresso nazionale. Organizzazione dati statistiche.”,”Centri di cultura e ricerca: Dipartimento attività culturali, Riforma dello Stato, CESPI, Istituto Gramsci.”,”PCIx-282″
“ANGIOLIERI Cecco, a cura di Gigi CAVALLI”,”Rime.”,”Cecco ANGIOLIERI (Siena 1260-1310) poeta, i suoi sonetti, circa un centinaio, sono un rovesciamento dissacrante dei temi dello stilnovo. Tra i più famosi: ‘Si fosse foco’ ‘La mia malinconia’. (Eug)”,”VARx-085″
“ANGIOLINI Alfredo”,”Cinquant’ anni di socialismo in Italia.”,”””Costa. Risponderò ad un’ altra osservazione che mi si fa e che è la più grave; in quanto che non viene solamente da quei banchi, ma viene dai banchi dell’ opposizione e pur troppo, mi duole notarlo, anche da alcuni miei amici dell’ estrema sinistra. Si dice: infine in Africa ci siamo e bisogna restarci. Noi non possiamo, dopo una sconfitta, andarcene con le pive nel sacco. Ora, signori miei, io capirei questo ragionamento quando uno qualunque di noi potesse venirmi a dire che quando avremo accordato questi cinque milioni e mandato nuovi soldati in Africa, saremo sicuri di vendicare l’ onore d’ Italia e a ritornare gloriosi e trionfanti. Ma io vi domando, o signori che sedete al banco del Governo, a voi onorevole Genala che sbagliate di un miliardo, (commenti), a voi onorevole di Robilant, che confondete quattro predoni con un esercito agguerrito, potete darci voi questa sicurezza che quando avremo votati i cinque milioni, saprete rivendicare l’ onore dell’ Italia? (Bene all’ estrema sinistra). No, o signori, voi non ci potete dare questa sicurezza, ed io alla mia volta non vi darò un centesimo. (Rumori e risa ironiche)””. (pag 149)”,”MITS-241″
“ANGIOLINI Alfredo CIACCHI Eugenio”,”Socialismo e socialisti in Italia. Storia completa ed imparziale del movimento socialista italiano dal 1850 fino al Congresso di Livorno del 1921, compilata dal Prof. Alfredo Angiolini e da Eugenio Ciacchi, vice segretario dell’ Università Popolare di Milano.”,”””Il socialismo è il sole dell’ avvenire”” (Garibaldi) Un blocco di fogli bianchi chiude il volume. Uno storico dell’ Internazionale: Bertolini. Ritardo italiano. “”Uno storico dell’ Internazionale, Bertolini, considerando l’opera di quest’ Associazione rivoluzionaria, si esprime così: “”La Internazionale nacque in Italia quando altrove incominciò a decadere, e perciò non ebbe che poco tempo di vita, limitata quasi unicamente all’ Italia centrale””.”” (pag 153) Congresso di Genova. “”Come era stato stabilito al Congresso di Milano, entro l’anno 1892 doveva tenersi un nuovo Congresso operaio, e difatti questo venne indetto per l’ agosto del 1892 a Genova, durante le feste per il Centenario Colombiano.”” (pag 208) PSLI. Quote di adesione. “”Nella seduta pomeridiana presiede Agnini e si comincia la discussione sulle “”modificazioin alla denominazione, al programma, allo statuto del Partito.”” Dietro proposta di Zirardini, fra grandi applausi, si delibera che il partito prenda il nome di ‘Partito socialista de’ lavoratori italiani’. Chiesa, Sciolla, Battelli, Cabrini, De Franceschi, Zirardini, Rossi, De Felice, Douglas, Treves, Marabini e Leonardi discutono la progettata cassa di solidarietà per gli scioperi e le tasse proposte per le società aderenti al Partito. E’ respinta la tassa mensile di 5 centesimi per i soci del Partito e si approva la proposta Garibotti di pagare per tassa federale annua lire 5 per Società di 100 soci, più lire 3 per ogni 100 soci successivi””. (pag 227) Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (1893-1895), denominazione assunta dal Partito Socialista Italiano (PSI) dal 1893 al 1895 (wikip) Foto di Eugenio CIACCHI, primos Segretario della Camera del lavoro di Firenze (pag 361) Foto di Alfredo ANGIOLINI autore dell’ opera Socialismo e socialisti in Italia (pag 409)”,”MITS-316″
“ANGIOLINI Alfredo”,”Socialismo e socialisti in Italia.”,”Edizione fuori commercio per gli abbonati della rivista Rinascita. Repressione moti 1898. “”Ai primi di luglio cominciarono a funzionare i tribunali militari. Si sollevò subito l’eccezione giuridica , cui già si era ricorso nel 1894, quando era stato proclamato lo stato d’assedio in Sicilia e nella Lunigiana, sostenendo la irretroattività della nuova legge: ma, come nel 1894, la forza e la volontà de’ consorti prevalsero sopra i principi elementari del diritto e i tribunali marziali funzionarono. Parlando della loro opera non ripeteremo cose già note: che gli imputati non poterono mai avere un difensore civile; che i testimoni non significavano nulla – quali si fossero – quando dovevano contrastare con gli agenti della pubblica forza, che perfino ai difensori militari era vietata e limitata la libertà di difesa, che si dichiaravano punibili le idee, i propositi, le probabilità, le possibilità, anche quando nessun disordine e nessun tumulto si aveva a deplorare. E nemmeno insisteremo su l’enormità feroce di quasi tutte le condanne o sulle ridicolaggini assurde delle motivazioni e de’ ‘considerando’; anche queste sono cose che tutti conoscono e che vanno sulle bocche di tutti. Soltanto a Milano avemmo dinanzi ai giudici militari 129 processi con 828 imputati, de’ quali 224 erano minorenni e 36 donne. Di tutti questi soltanto 140 vennero assolti, tutti gli altri, 688 furono condannati. Fra i condannati più notevoli, ricordiamo l’avv. Beltrami, Angiolo e Maria Cabrini, l’avv. Caldara, Dell’Avalle, Costantino Lazzari, l’avv. Tanzi. I processi più celebri di Milano furono quello contro i giornalisti e quello contro i deputati””. (pag 330)”,”SOCx-160″
“ANGLADE Jean”,”La vie quotidienne des immigres en France de 1919 à nos jours.”,”Jean ANGLADE è nato a Thiers nel 1915. A tredici anni ha avuto per compagno di gioco e lavoro Said ben TAIEB che gli ha rivelato il mondo dell’ immigrazione. Più tardi entra all’ Ecole Normale di Clermont-Ferrand e diviene istituteur de campagne. Dopo la guerra, professore di lettere, agregé d’italiano nel 1947, è nominato successivamente a Tunis, Gap, Clermont-Ferrand. Parallelamente, pubblica una trentina di opere di tutti i generi e raccoglie una dozzina di premi letterari.”,”FRAS-010″
“ANGLANI Bartolo”,”La solitudine di Gramsci. Politica e poetica dal carcere.”,”ANGLANI Bartolo è docente di letterature comparate all’Università di Bari. Ha insegnato in Francia e negli USA. Studioso di Gramsci ha pubblicato altri saggi sulla letteratura del Settecento europeo. “”Le ricerche sulla cultura di Gramsci hanno mostrato la varietà e la ricchezza di ingredienti, anche antitetici, di cui egli si è servito, nobilitando in seguito tale pratica (comune a tutti i pensatori di tutti i tempi) con la teoria della ‘traduzione’ dei linguaggi e delle ideologie. Queste ricerche hanno messo in evidenza non solo, volta per volta, i debiti contratti con le esperienze più svariate, ma soprattutto il fatto decisivo che la formazione di quel pensiero ‘precede’ la conoscenza di Marx e dei classici del marxismo, che da essa “”è assente il Marx scienziato dell’economia e della società, il Marx del ‘Capitale'””, che comunque i riferimenti a Marx “”sono spesso di seconda mano””, che “”l’analisi strutturale è negletta””, che “”la visione economica è come immiserita nello schema liberistico””, che persino Labriola “”non lascia che deboli tracce”” in Gramsci (e nel suo amico Gobetti) e che Sorel e Lenin vengono ‘prima’ di Marx (1); mentre l’edizione critica degli scritti giovanili ha indotto gli studiosi a sostenere che certe categorie teorico-politiche (come il privilegiamento della tematica ‘produttivistica’ rispetto a quella della distribuzione) si presentano in Gramsci degli anni 1916 e 1917 “”prima del suo incontro con il leninismo e con la rivoluzione sovietica”” (2)””. [(1) P. Spriano, Gramsci e Gobetti (1977); (2) C. Levy, A New Look at the Young Gramsci, in Boundary, 1986] [B. Anglani, La solitudine di Gramsci. Politica e poetica dal carcere, 2007]”,”GRAS-079″
“ANGRAND Pierre e altri”,”La revolution russe de 1905.”,”Importanza prima rivoluzione russa, testimonianze e documenti, movimenti dei contadini, università di Mosca, rivoluz russa e movimento rivoluzionario in FR”,”RIRx-011″
“ANGRAND Pierre”,”Etienne Cabet et la republique de 1848.”,”CABET, uomo politico francese (Digione 1788-Saint Louis, Missouri, 1856). Avvocato, nel 1830 fu nominato dal governo di Luigi Filippo procuratore generale in Corsica, ma di lì a poco fu destituito per il suo estremismo democratico. Eletto deputato, condusse un’aspra opposizione nell’assemblea parlamentare e attraverso articoli sul giornale ‘Le Populaire’, che gli costarono un processo e una condanna. C. riparò allora in Inghilterra, dove, anche per influenza di R. OWEN, elaborò una concezione della società di tipo comunista, basata sulla comunanza dei beni e l’esclusione di ogni forma di autorità e di coercizione, teorizzandola nel suo ‘Voyage en Icarie’ (1840). Tornato in FR, C. partecipò attivamente al processo di formazione dei primi movimenti associativi dai lavoratori francesi. Nel 1848 si trasferì con un gruppo di seguaci nel Texas per fondarvi una “”Colonia di Icariani””, che, come le altre create successivamente nell’ Illinois e nello Iowa, si sgretolò rapidamente. (GE20)”,”QUAR-037″
“ANGRAND Pierre a cura; testi di PANKRATOVA A.M. DOUBROVSKI S.M. BOVYKINE V.I. LATYCHEVA O.I. MANFRED A.Z.”,”La révolution russe de 1905.”,”In copertina: cartina degli scioperi, manifestazioni e azioni armate in Russia novembre dicembre 1905″,”EMEx-084″
“ANGRAND Pierre”,”Travailleurs italiens dans la Commune de Paris.”,”ANGRAND Pierre agrégé de l’Université. Tutte le province d’Italia sono rappresentate tra i 113 italiani citati da Nigra. (pag 59) 168 italiani su 1263 nomi sono presenti negli elenchi di detenuti non francesi che hanno preso parte all’insurrezione di Parigi. Gli italiani rappresentano cil 13.3% dei detenuti stranieri. (pag 60)”,”MFRC-160″
“ANGRESS Werner T.”,”Stillborn Revolution. The Communist Bid for Power in Germany, 1921-1923.”,”ANGRESS Werner T. Molti riferimenti nel testo al ruolo di Radek Questione linea Schlageter e nazional-bolscevismo. “”By far the most persuasive expalation for Radek’s “”Schlageter line”” has been presented by Professor Carr, who sees it as an attempt to split the ranks of the various nationalist groups, especially of the lower middle class, by “”proving that effective opposition to the Versailles treaty could in the long run be offered only by the Communists”” (Carr, The Interregnum). It is ths emphasis on the role of Communist which holds the key to the motives behind Radek’s words. All German unwilling to subscribe to the Communist objectives, all those who continued to support the existing regime and bourgeois class structure were and remained enemies who had to be vigorously fought. In addition, … (pag 336-337)”,”MGEK-107″
“ANGUS Ian”,”Canadian Bolsheviks. The Early Years of the Communist Party of Canada.”,”Ian Angus has written extensively on labour and socialist history. He is Director of the Socialist History Project, a division of South Branch Publishing that focuses on documenting the revolutionary socialist tradition in Canada, For further information on the Project, visit http://www.socialisthistory.ca. Preface to the Second and First Edition, Frequently Used Abbreviations, Appendix: The Tim Buck Version, Reference Notes, Bibliography, Index,”,”MCAx-001-FL”
“ANIANTE Antonio”,”Vita di Bellini.”,”Risultano mancanti le prime 16 pagine del volume. Antonio Aniante, pseudonimo di Antonio Rapisarda (Viagrande, 2 gennaio 1900 – Ventimiglia, 1983), è stato uno scrittore e commediografo italiano. Esordì come giornalista per la rivista “”900″”, Cahiers d’Italie et d’Europe di Massimo Bontempelli e Curzio Malaparte, ma si rivelò ben presto come buon autore teatrale. Fu influenzato inizialmente dal realismo magico e dal futurismo. Tra le sue opere principali si ricordano le commedie d’avanguardia scritte per il Teatro degli Indipendenti di Roma Gelsomino d’Arabia (1926) e Bob-Taft (1927); Carmen Darling (1929, rappresentata da Carlo Ludovico Bragaglia); inoltre Domenico Modugno nel 1958 presentò al Festival della Prosa di Venezia la sua commedia La rosa di zolfo. Come romanziere, ha scritto Sara Lilas. Romanzo di Montmartre (1923), Amore mortale (1928), Venere ciprigna. Novelle (1929), Il paradiso dei 15 anni (1929), Ricordi di un giovane troppo presto invecchiatosi (1939), La zitellina (1953), L’uomo di genio dinnanzi alla morte (1958), Figlio del sole (1965, che ha vinto il Premio Selezione Campiello), Memorie di Francia (1973) e Vita di Bellini.”,”BIOx-210″
“ANIN David”,”La rivoluzione russa del 1917 vista dai suoi protagonisti.”,”Ampia introduzione seguita da una raccolta di scritti di storici e protagonisti della rivoluzione russa del 1917 David Sergeevic Anin, nato in Russia da una famiglia ebraica di accesi rivoluzionari, militò giovanissimo tra gruppi menscevichi. Emigrato in occidente, studiò storia alla Columbia University, New York. E’ autore di saggi e articoli sulla rivoluzione russa e sull’Urss, pubblicati in riviste russe, americane, inglesi e francesi. E’ stato uno dei redattori dell’Enciclopedia sull’URSS edita nel 1961 da McGraw-Hill, New York. Attualmente (1980) vive in Israele, approfondendo le ricerche sulla rivoluzione del ’17 nonchè sul modo con cui la storia russa degli ultimi 60 anni è stato e viene tuttora presentata. “”Anin si sofferma quasi esclusivamente sulla rivoluzione di febbraio 1917 sia facendo la radiografia dell’enorme materiale bibliografico (russo e occidentale), sia ricostruendo (…) la rivoluzione di febbraio con le testimonianze di quanti occupavano allora i posti di maggiore responsabilità”” (quarta di copertina) Indice. A. Introduzione: 1. La storiografia sovietica 2. La rivoluzione e gli storici occidentali 3. Febbraio e ottobre: uomini, obiettivi e metodi 4. La storiografia secondo le prospettive dei partiti e delle varie correnti (contiene tra l’altro: ‘La duplicità di Trockij come storico’ ) B. L’inizio, la vittoria e la stabilizzazione della rivoluzione. I. Febbraio-marzo (Cronaca degli avvenimenti, ecc.); II. Aprile-agosto (La crisi del potere e della rivoluzione), III. Settembre-dicembre (La preparazione e la realizzazione del colpo di stato d’Ottobre). Epilogo: Le cause della sconfitta. Russia 1917: lo scoppio della rivoluzione di febbraio era inaspettato “”Così, ad esempio, sappiamo che, malgrado tutte le sue teorie, Lenin dubitava della possibilità di una prossima rivoluzione in Russia. Due mesi prima della rivoluzione in una delle sue conferenze tenute a Zurigo egli dichiarò: «Forse noi vecchi non vivremo neanche abbastanza per vedere la futura rivoluzione» (50). Altri rivoluzionari, bolscevichi e non bolscevichi, condividevano il suo scetticismo. V. Kajurov, noto bolscevico di Pietrogrado, spesso e volentieri citato dagli storici sovietici, raccontava che alla vigilia della rivoluzione i bolscevichi insieme ai menscevichi e ai socialrivoluzionari avevano molto esitato a decidere di appoggiare lo sciopero e avevano preso tale decisione a malincuore, perché «nessuno immaginava che la rivoluzione potesse essere così vicina» (51). «Nessun partito si era veramente preparato al cambiamento di regime», conferma il noto cronista della rivoluzione N. Suchanov, il quale aggiunge: «Quasi nessuno capì che quel che stava avvenendo a Pietrogrado il 23 febbraio era l’inizio di una rivoluzione; sembrava che quella sommosse fosse assai poco diversa da tante altre avvenute nelle settimane precedenti» (52). Anche il socialrivoluzionario di sinistra Mstislavskij insiste sul fatto che la rivoluzione sorprese tutti: «La rivoluzione sorprese tutti noi, uomini di partito di allora, addormentati come le vergini stolte del Vangelo» (53). Persino lo storico bolscevico Pokrovskij ha scritto che alla vigilia della rivoluzione i bolscevichi non pensavano neanche ad un’insurrezione armata (54). Dal canto suo Kerenskij ricorda che i rappresentanti dei partiti socialisti si radunarono a casa sua la sera del 26 febbraio e che il bolscevico Jurenev dichiarò categoricamente: «Non c’è e non ci sarà una rivoluzione; l’insurrezione fra le truppe si sta smorzando e bisogna prepararsi ad un lungo periodo di reazione» (55). (…) La rivoluzione avvenne in modo inatteso, a sorpresa; questo è un fatto indiscutibile. Ma è anche un fatto che l’atmosfera generale negli ultimi mesi era satura di umori rivoluzionari e di attesa di grandi sconvolgimenti. Non erano però i marxisti, i rivoluzionari, i bolscevichi ad avvertire fortemente questo clima, bensì i socialisti moderati, i liberali, gli appartenenti ai partiti di destra e soprattutto la polizia politica. Lo dimostrano chiaramente gli ammonimenti pronunciati alla vigilia della rivoluzione da noti leaders della Duma, quali Kerenskij, Miljukov, Rodzjanko. Tutti dicevano che il paese si stava avvicinando ad un’esplosione, in una corsa veloce e fatale, e che l’esplosione l’avrebbe travolto e gettato in un abisso. Una settimana prima della rivoluzione Kerenskij aveva predetto che ben presto ci sarebbe stato uno scontro decisivo con il potere dello Stato (57). Uno dei documenti più significativi di quei giorni è l’ultimo rapporto di Rodzjanko (presidente della Duma, ndr) allo zar. Rodzjanko presentò il suo rapporto il 10 febbraio cioè due settimane prima della rivoluzione”” (pag 42-43) [(50) S.P. Mel’gunov, ‘Le giornate di marzo 1917’, Parigi, 1961, p. 17; (51) “”Proletarskaja revolucija””, n. 1 (13-1923), pp. 156-170; (52) N.N. Suchanov, ‘Taccuini della rivoluzione’, vol. I, p. 19; (53) Mel’gunov, op. cit., p. 18; (54) Ibidem, p. 18; (55) Ibidem, p. 20; (…) (57) N. Avdeev, ‘I primi giorni della rivoluzione di febbraio’ in “”Proletarskaja revolucija””, n. 1 (1923), p. 17]”,”RIRx-190″
“ANNENKOV P.V., a cura di I.N. KONOBEEVSKIY”,”[Lettere da Parigi].”,”Pavel Vasil’evic Annenkov (Mosca, 1º luglio 1812 – Dresda, 20 marzo 1887) è stato un critico letterario e storico russo. Nato in una ricca famiglia di latifondisti, completò i suoi studi di filosofia all’Università di San Pietroburgo. Impiegato nella burocrazia imperiale, svolse il suo servizio presso il Ministero delle finanze solo per un anno. Negli anni trenta ebbe modo di incontrare e conoscere Vissarion G. Belinskij, eminente critico letterario dell’epoca; Michail A. Bakunin, rivoluzionario e filosofo; lo scrittore Ivan Sergeevic Turgenev e Nikolaj V. Gogol, scrittore e commediografo, divenendo di quest’ultimo il segretario personale. Esponente di spicco della nobiltà di tendenze liberali, durante gli anni quaranta ebbe modo di effettuare vari viaggi in Europa, visitando prevalentemente la Germania e l’Italia. Soggiornò per un certo periodo a Parigi, con lo scopo di frequentare i corsi di Adam Mickiewicz. In questo periodo iniziò un lungo rapporto epistolare con Karl Marx, conosciuto a Bruxelles in uno dei suoi viaggi. Iniziò collaborare con gli Otecestvennye Zapiski, (Annali patrii), rivista russa, che pubblicò le sue lettere dall’Europa. In seguito le sue corrispondenze furono ospitate su Sovremennik, (Il Contemporaneo) sotto il titolo di Parižkie pis’ma (Lettere da Parigi). La sua attività comprese anche la cura per la pubblicazione della prima edizione delle opere complete di Aleksandr S. Puškin e in virtù di tutto il suo lavoro sul corpus delle opere del poeta, durante le celebrazioni puškiniane del 1880 fu insignito di un dottorato honoris causa dall’Università di Mosca.[1] Annenkov, Pavel Vasil’evich Born June 19 (July 1), 1813 (according to other information, June 18 [30], 1812), in Moscow; died Mar. 8 (20), 1887, in Dresden. Russian literary critic and memoirist. In the 1840’s Annenkov was close to V. G. Belinskii, N. V. Gogol, and A. I. Herzen, and later, to I. S. Tur-genev. He was a liberal westernizer in his political convictions. He knew K. Marx personally and corresponded with him during 1846–47. In his literary criticism, he asserted the necessity for literature to exert a moral influence on society; however, he took the position of aesthetic criticism in his struggle against N. G. Chernyshevskii’s circle. His memoirs are a valuable source for the study of the social movement of the 1830’s and 1840’s. WORKS Vospominaniia i kriticheskie ocherki, vols. 1–3. St. Petersburg, 1877–81. Literaturnye vospominaniia. Foreword by N. K. Piksanov. Leningrad, 1928. Literaturnye vospominaniia. Introductory article by V. P. Dorofeev. [Moscow,] 1960. REFERENCE Istoriia russkoi kritiki, vol. 1. Moscow-Leningrad, 1958. The Great Soviet Encyclopedia, 3rd Edition (1970-1979). © 2010 The Gale Group, Inc. All rights reserved.”,”RUSx-171″
“ANNINO Antonio CARMAGNANI Marcello CHIARAMONTI Gabriella FILIPPI Alberto FIORANI Flavio GALLO Alberto MARCHETTI Giovanni, a cura; saggi di Adam ANDERLE Jean-Paul DELER Yves SAINT-GEOURS Frédéric MAURO Juan Carlos GARAVAGLIA Juan Carlos GROSSO Tristan PLATT Javier PEREZ SILLER Manuel Lucena SALMORAL Anthony McFARLANE Nikita HARWICH VALLENILLA Manuel PLANA Gabriella CHIAROMONTI Maria Rosaria STABILI Domenico SINDICO Eulália Maria LAHMEYER LOBO Eduardo NAVARRO STOTZ Ryszard STEMPLOWSKI Yves CHARBIT Elizabeth DORE”,”America Latina: dallo stato coloniale allo stato nazione – América Latina: del estado colonial al estado nación – América Latina: do estado colonial ao estado nação (1750-1940). Volume I.”,”Contiene il saggio di Eulália Maria LAHMEYER LOBO Eduardo NAVARRO (in portoghese): ‘Fluttuazioni economiche di breve durata, condizioni di vita, movimento operaio e Stato’ (pag 322-361)”,”AMLx-134″
“ANNUNZIATA Lucia”,”1977. L’ ultima foto di famiglia.”,”ANNUNZIATA L. tra le firme del giornalismo italiano ha scritto pure ‘La sinistra. La guerra. L’ America.’ (Mondadori, 2005). ANNUNZIATA L. tra le firme del giornalismo italiano ha scritto pure ‘La sinistra. La guerra. L’ America.’ (Mondadori, 2005). “”Il parricidio venne consumato quasi fisicamente nell’espulsione dell’Università di Roma occupata di una delle figure più potenti del movimento operaio, il capo della Cgil Luciano Lama. Un atto fino a pochi mesi prima inimmaginabile, che rompe il tabù e il credo della mitologia operaia. Lama scappa via dall’Università “”di corsa, sudato, circondato dai suoi uomini agitati”” (come scrivono le cronache di quei giorni) e nel corso del tempo quell’episodio invece di sparire dalla memoria si è dilatato e caricato di tutta una serie di significati premonitori. (…) Il 1977, che parte il 17 febbraio con l’attacco a Lama, conclude il suo perfetto ciclo di distruzione nel marzo del 1978 con il rapimento di Moro.”” (pag 4) L’A cita un brano tratto da V. Milucci, Una sparatoria tranquilla. Per una storia orale del ’77 (Odradek, Roma, 1977), pp.6-7) in cui si dice: “”Da una aprte il quartiere San Lorenza con la sua lunga tradizione di resistenza popolare e antifascista, già luogo di tutte le sedi degli extraparlamentari – Voce operaia, Nuclei comunisti rivoluzionari, Lotta continua, Lotta comunista. Quello che passerà alla storia come il Collettivo di Via dei Volsci era già in San Lorenzo una forza riconosciuta e “”protetta”” dal quartiere per essere alla testa dei bisogni popolari – case, bollette, asili nido (…)””. (pag 5)”,”PCIx-312″
“ANONIMA”,”Una donna a Berlino. Diario aprile-giugno 1945.”,”La prima edizione tedesca è stata pubblicata nel 1959. La prima edizione americana è apparsa nel 1954. La postfazione di Kurt W. Marek fu concepita per questa edizione americana. L’introduzione di H.M. Enzensberger è scritta appositamente per l’edizione italiana Donne al lavoro obbligatorio forzato (pag 203-204)”,”DONx-071″
“ANONIMO”,”Histoire des marechaux de France. Contenant leurs principaux faits d’armes dans les campagnes d’Italie, d’Egypte, d’Autriche, de Pologne, de Prusse, d’Espagne, de Russie et de France; precedée d’une notice biographique sur chacun d’eux.”,”Ritratti di KELLERMAN, BERNADOTTE, MACDONALD, MONCEY, MORTIER, PERIGNON, OUDINOT, DAVOUST, VICTOR, MARMONT, LEFEBVRE, BEURNONVILLE, COIGNY, AUGEREAU, BRUNE, CLARKE, MASSENA, NEY, BESSIERES, BERTHIER, VIOMENIL, GOUVION-SAINT-CYR, LANNES, SERRURIER, SOULT, JOURDAN, DESAIX, MURAT. Il libretto contiene firma autografa J. DISON”,”FRQM-008″
“ANONIMO”,”Numero speciale di Rinascita (apocrifo). Elenco dei comunisti italiani vittime delle epurazioni staliniane – Elenco dei comunisti italiani corresponsabili delle epurazioni staliniane.”,”L’8 Marzo 1983, immediatamente dopo il congresso del PCI, usciva un numero apocrifo di Rinascita, che pubblicava l’ ”Elenco dei comunisti italiani corresponsabili delle epurazioni staliniane””. A completare gli elenchi – affermavano nell’introduzione gli autori, tuttora ignoti – era stato Paolo Robotti: gli elenchi risultavano scritti sui diari in possesso dell’Editore Napoleone. DA INTERNET: http://www.geocities.com/Hollywood/3879/naut006.htm”,”PCIx-089″
“ANONIMO”,”La cuoca rossa. Storia di una cellula spartachista al Bauhaus di Weimar. Con un ricettario di cucina tedesca.”,”Hannah R. è la cuoca del leggendario Bauhaus, la scuola di arte, design e architettura fondata da Walther GROPIUS negli anni della Repubblica di Weimar. Chiamata “”la cuoca rossa”” dagli studenti e insegnanti del Bauhaus, nel 1918, Hannah R., dà vita, insieme a un gruppo di compagni e allievi di Paul KLEE, a una cellula spartachista all’ interno della scuola. Ai ricordi e alle ricette di questa cuoca, artista e militante, si intrecciano, un una singolare biografia, discussioni sull’ arte, l’ architettura, la rivoluzione scandite da incontri con i massimi esponenti della cultura e del pensiero mitteleuropeo di quegli anni pieni di inquietudine: da W. KANDINSKY e R.M. RILKE, da Arthur SCHNITZLER a Gerard HAUPTMANN. Foto del consiglio di gestione della Fiat durante l’ occupazione operaia della fabbrica. (pag 123) Contiene foto della ‘rivoluzione spartachista’. Manifesto dei marinai spartachisti di Kiel. (pag 54)”,”MGEK-070″
“ANONIMO (ZAJDLEROWA Zoe)”,”L’ altra faccia della luna. (Tit. orig.: The Dark Side of the Moon)”,”Fonti dirette e testimonianze vagliate. “”Ricostruendo, in queste pagine, la storia delle deportazioni, non voglio seguire l’ odissea di una persona o di un particolare gruppo. Le centinaia di relazioni scritte dagli interessati e dalle quali è stata, in parte, tratta, questa ricostruzione, descrivendo l’ esperienza individuale di migliaia di polacchi, descrivono l’ esperienza di altre centinaia di migliaia di uomini che furono loro compagni.”” (pag 79) Anonymous. [Zoe Zajdlerowa] 1946. Preface by T. S. Eliot. The Dark Side of the Moon. New York: Charles Scribner’s Sons. Originally published in London in 1946. Exiled to Siberia A Polish Child’s WWII Journey By Klaus Hergt Crescent Lake Publishing Copyright 2000 by Klaus Hergt; All rights reserved. ISBN: 0-9700432-0-1 Table of Contents of this Book Book Chapters Home Page Info-Poland Home Page Sources and Suggested Readings The books by Jerzy Gorski (1989), Esther Hautzig (1968), Apolonja Kojder (1995), John Kramek (1990), Zdzislawa Kawecka (1989), Eugene Lachocki (1996), Anita Paschwa-Kozicka (1996), Barbara Porajska (1988), Stella H. Synowiec-Tobis (1998), and Eugenia Wasilewska (1970) are first-person biographies of Polish youths (ten to sixteen years of age) deported by the Soviets together with their families under the same administrative procedure as Hank because of their alleged anti-Soviet attitudes. Rachel Rachlin and Israel Rachlin (1982) refer to a Jewish family from Lithuania, not to Poles, but otherwise document the same experience. B. Plezere-Eglite (1996) covers the same subject matter, “”administrative deportation,”” as the above mentioned books, but of a Latvian-not a Polish-child, though of comparable age to Hank. Its particular value lies in the drawings by a ten-year-old child depicting the various steps of the deportation process. None of the books referred to above discuss the underlying social, political and historical events and relationships of that time comprehensively. Several books are exceptions to the foregoing: Anna and Norbert Kant (1991) were deported as adults and describe their experiences as trustees for the Polish government in the Soviet Union and their life there after the revocation of the “”amnesty.”” Andrzej and Karolina Jus (1991) were a professional Polish-Jewish couple who describe their life in Poland during the war, first under the Soviets, then under the Germans, and eventually in postwar communist Poland. Jan S. Kowal (1992) was in high school when he was deported. He writes about his life in a city (Tarnopol) in prewar Poland, comments on the Polish class system, and gives examples of discrimination against Ukrainians. Vengeance of the Swallows by Tadeusz Piotrowski (1995) combines a first-person biography with the related political and historical circumstances, but the author and his family were deported to Germany, not the Soviet Union. His Poland’s Holocaust (1998) contains a chapter on the Soviet terror in Eastern Poland as well as a chapter on the Nazi terror, but the remaining chapters deal with collaboration. His most recent work, Genocide and Rescue in Wolyn (2000), deals only with Polish-Ukrainian relations under the German occupation. The Dark Side of the Moon is unique both in its content and time of publication (1946). Begun in 1943, its author, Zoe Zajdlerowa, had access to the official records of the Polish government-in-exile. She, however, wished to remain anonymous, perhaps out of a need to protect relatives in communist Poland. With a comment by Helena Sikorska, widow of General Wladyslaw Sikorski, and a preface by T. S. Eliot, the book covers the essentials of the history of Polish-Soviet relations until shortly after the end of the Second World War, including the formation and installation of the communist Lublin Government. It also depicts in moving language the trials faced by those Poles imprisoned, those condemned to a camp in the Gulag, as well as those simply deported. The political currents underlying the Soviet actions toward Poland as well as the formation of the Polish army under General Anders and of the Polish-Soviet Berling Army are also described. The book thereby gives a comprehensive overview of the fate of Poland from 1939 to 1945. Books and articles written by Irena Beaupres-Stankiewicz et. al. (1989), Robert Conquest (1960), Jan T. Gross (1988), Peter Irons (1973), Richard Lukas (1982 and 1986), Robert Kesting (1991), Witold Majewski (1943), Rachel Toor (1981), Zbigniew Siemaszko (1991), Keith Sword (several 1994), and Elzbieta Wrobel and Janusz Wrobel (1992) are primarily historical texts with brief narrative summaries of individual experiences as illustrative examples. Irena Grudzinska-Gross and Jan T. Gross (1981) devote their book to the fate of Polish children during the deportation by the Soviets. They present 120 narratives without going into their individual pre-deportation childhood or their post-deportation experiences. Their main emphasis is on the children’s deportation and survival until their liberation through the “”amnesty.”” These short narratives were selected from among the thousands deposited in the Hoover archives. Richard Lukas (1989) discusses Polish-Jewish relations in German- occupied Poland editing over 50 personal accounts. Some of these contain only brief comments on the Soviet deportations. His 1994 work deals with the fate of Polish and Jewish children under the German occupation. Eileen Egan (1995) as well as Lucjan Krolikowski (1983) focus mainly on the post-deportation experiences of Polish orphans. They include illustrative narratives and psychological observations. The book The Rape of Poland by Stanislaw Mikolajczyk (1948), the successor to General Sikorski, is a first-person narrative with extensive reflections on the history of the time. It is primarily concerned with the attempts to establish a democratic government in Poland after the conclusion of the war. Joseph Czapski (1951) reports on the historical background of the Polish army in the Soviet Union in 1941-42 and on his experiences, especially his unsuccessful efforts to locate over 15,000 missing-later found murdered by the Soviets-Polish officers. Books Anonymous. [Zoe Zajdlerowa] 1946. Preface by T. S. Eliot. The Dark Side of the Moon. New York: Charles Scribner’s Sons. Originally published in London in 1946. Beaupre-Stankiewicz, Irena, Danuta Waszczuk-Kamieniecka, and Jadwiga Lewicka-Howells, eds. 3d ed. 1989. Isfahan: City of Polish Children. Hove, Sussex UK: Association of .Former Pupils of Polish Schools, Isfahan and Lebanon. Benet, Sula. 1951. Song, Dance, and Customs of Peasant Poland. London, U.K.: Dennis Dobson Ltd. Conquest, Robert. 1960. The Soviet Deportation of Nationalities. New York: St. Martin’s Press. Czapski, Joseph. Translated from the French by Gerard Hopkins. 1951. The Inhuman Land. London, U.K.: Chatto & Windus. David, Kati. 1989. A Child’s War: World War II through the Eyes of Children. New York: Four Walls Eight Windows. Deutsch, Leo. 1905. Sixteen Years in Siberia. London, U.K.: John Murray. Egan, Eileen. 1995. For Whom There is No Room. New York: Paulist Press. Fluek, Toby Knobel. 1990. Memories of My Life in a Polish Village, 1930-1949. New York: Alfred A. Knopf. Gorski, Jerzy W. 1989. Glodne stepy [Hungry Steppes]. London, U.K.: Polish Cultural Foundation Ltd. Gross, Jan T. 1988. Revolution from Abroad: The Soviet Conquest of Poland’s Western Ukraine and Western Belorussia. Princeton: Princeton University Press. Grudzinska-Gross, Irena, and Jan Tomasz Gross, eds. 1981. War through Children’s Eyes: The Soviet Occupation of Poland and the Deportations, 1939-41. Stanford, CA: Hoover Institution Press. Hautzig, Esther. 1968. The Endless Steppe: A Girl in Exile. New York: Thomas Y. Crowell Co. Jus, Andrzej and Karolina. 1991. Our Journey in the Valley of Tears. Toronto: University of Toronto Press. Kant, Anna, and Norbert Kant. 1991. Extermination: Killing Poles in Stalin’s Empire. London, U.K.: Unicorn Publ. Kawecka, Zdzislawa Krystina. 1989, 2d. ed. Journey Without a Ticket: To England through Siberia. Nottingham, U.K.: Z. K. Kawecka. Kojder, Apolonja Maria, and Barbara Glogowska. 1995. Marynia, Don’t Cry: Memoir of Two Polish-Canadian Families. Toronto: Multicultural History Society of Ontario. Kowal, Jan S. 1992. My First Survival or My Life in Poland and in the USSR. Ann Arbor, MI: n.p. Kramek, John S. 1990. Refugee’s Trails. St. Clair Shores, MI: Refugee’s Trails Fund, Inc. Krolikowski, Lucjan. 1983. Stolen Childhood: A Saga of Polish War Children. Buffalo, NY: Franciscan Fathers Minor Conventuals, St. Anthony of Padua, Province USA. Printed John Deyell Co., Canada. Lachocki, Eugene. 1996. No Return. New Smyrna Beach, FL: Luthers. Lukas, Richard C. 1982. Bitter Legacy: Polish-American Relations in the Wake of World War II. Lexington, KY: University Press of Kentucky. .1994. Did the Children Cry? Hitler’s War Against the Jewish and Polish Children, 1939-1945. New York: Hippocrene Books. .1986. The Forgotten Holocaust: The Poles under German Occupation, 1939-1945. Lexington, KY: University Press of Kentucky. .1989. Out of the Inferno: Poles Remember the Holocaust. Lexington, KY: University Press of Kentucky. Majewski, Witold. 1943. Polish Children Suffer. Foreword by Helena Sikorska. Canfield Gardens, U.K.: F. P. Agency Ltd. Mikolajczyk, Stanislaw. 1948. The Rape of Poland: Pattern of Soviet Aggression. New York: McGraw-Hill Book Co. Inc. Mostwin, Danuta. 1971. The Transplanted Family: A Study of Social Adjustment of the Polish Immigrant Family to the United States After the Second World War. New York: Arno Press Inc. Paschwa-Kozicka, Anita. 1996. My Flight to Freedom: An Autobiography. Chicago: Panorama Publishing Co. Piotrowski, Tadeusz. 2000. Genocide and Rescue in Wolyn: Recollections of the Ukrainian Nationalist Ethnic Cleansing Campaign Against the Poles During World War II. Jefferson, NC: McFarland. .1998. Poland’s Holocaust: Ethnic Strife, Collaboration with Occupying Forces and Genocide in the Second Republic, 1918-1947. Jefferson, NC: McFarland. .1995. Vengeance of the Swallows: Memoir of a Polish Family’s Ordeal under Soviet Aggression, Ukrainian Ethnic Cleansing and Nazi Enslavement, and Their Emigration to America. Jefferson, NC: McFarland. Plezere-Eglite, B. 1996. Through the Eyes of a Child: Drawings of Eleven-Year Old Nita Mailed from Siberian Exile to Latvia, 25.03.1949-56. Riga, Latvia: “”Latvia During 50 Years of Occupation”” Museum Foundation, in Cooperation with the National Oral History Project, Institute of Philosophy and Sociology, Latvian Academy of Sciences. Porajska, Barbara. 1988. From the Steppes to the Savannah. Port Erin, Isle of Man, U.K.: Ham Publ. Co. Ltd. Rachlin, Rachel, and Israel Rachlin. 1982. Sixteen Years in Siberia: Memoirs of Rachel and Israel Rachlin. Translated from Danish by Brigitte M. de Weille. Tuscaloosa: University Alabama Press. Sosnowski, Kiryl. 1983. The Tragedy of Children under Nazi Rule. New York: Howart Fertig. Originally published in Polish in Poznan, 1962. Sword, Keith. 1994. Deportation and Exile: Poles in the Soviet Union, 1939-48. New York: St. Martin’s Press. ,ed. 1994. The Soviet Takeover of the Polish Eastern Provinces, 1939-41. New York: St.Martin’s Press. Synowiec-Tobis, Stella H. 1998. The Fulfillment of Visionary Return. Northbrook, IL: Artpol Printing. Wasilewska, Eugenia. 1970. The Silver Madonna. New York: The John Day Co. Wrobel, Elzbieta, and Janusz Wrobel. 1992. Rozproszeni Po Swiecie. [Scattered Throughout the World]. Chicago, IL: Panorama. Articles: Irons, Peter H. “”The Test is Poland: Polish Americans and the Origins of the Cold War.”” Polish American Studies 30 (1973): 51-59. Kesting, Robert W. “”American Support of Polish Refugees and their Santa Rosa Camp.”” Polish American Studies 48 (1991): 79-86. Lopata, H.C. “”A Life Record of an Immigrant.”” Society 13 (1975): 64-74.”,”RUSS-174″
“ANONIMO”,”La cuoca rossa. Storia di una cellula spartachista al Bauhaus di Weimar. Con un ricettario di cucina tedesca.”,”Hannah R. è la cuoca del leggendario Bauhaus, la scuola di arte, design e architettura fondata da Walther GROPIUS negli anni della Repubblica di Weimar. Chiamata “”la cuoca rossa”” dagli studenti e insegnanti del Bauhaus, nel 1918, Hannah R., dà vita, insieme a un gruppo di compagni e allievi di Paul KLEE, a una cellula spartachista all’ interno della scuola. Ai ricordi e alle ricette di questa cuoca, artista e militante, si intrecciano, un una singolare biografia, discussioni sull’ arte, l’ architettura, la rivoluzione scandite da incontri con i massimi esponenti della cultura e del pensiero mitteleuropeo di quegli anni pieni di inquietudine: da W. KANDINSKY e R.M. RILKE, da Arthur SCHNITZLER a Gerard HAUPTMANN. Foto del consiglio di gestione della Fiat durante l’ occupazione operaia della fabbrica. (pag 123) Contiene foto della ‘rivoluzione spartachista’. Manifesto dei marinai spartachisti di Kiel. (pag 54)”,”MGER-070″
“ANSALDI Saverio”,”Che Guevara. Quel giorno d’ottobre in Bolivia.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell’Ehess. Saverio Ansaldi è professore di Storia della filosofia moderna e contemporanea all’Università di Reims. È autore di numerosi saggi e monografie sul pensiero di Giordano Bruno e Spinoza. Per il ‘Corriere della Sera’ ha pubblicato ‘Giordano Bruno. L’eretico impenitente e ostinato’ “”Il primo evento che cambierà le sorti della missione boliviana si verifica l’ultimo giorno dell’anno. Il 31 dicembre, infatti, Mario Monje, segretario del Partito Comunista Boliviano, giunge al campo base per incontrare il Che e definire con lui la strategia politica da seguire nei mesi seguenti. All’inizio l’incontro sembra cordiale, ma ben presto emergono tutte le divergenze politiche che separano i due uomini. Monje pone tre condizioni essenziali per dare l’appoggio del suo partito all’operazione condotta dal Che: vuole che i cubani rinuncino a sostenere le fazioni filo-maoiste minoritarie, fonte di divisione all’interno del movimento; intende assumere la direzione militare della guerriglia fino a quando essa si svolgerà in territorio boliviano; pretende di gestire i rapporti con gli altri partiti comunisti sudamericani, affinché essi sostengano le lotte di liberazione nell’intero continente. A questo punto il confronto si fa sempre più aspro. Il Che replica con durezza alle condizioni poste da Monje. Considera la sua prima richiesta un gravissimo errore, che avrebbe indebolito il ruolo del suo partito, promuovendo una politica vacillante e accomodante, sempre alla ricerca di equilibri e di compromessi fra le parti. Rifiuta in modo categorico di cedere il comando della lotta armata: è arrivato in Bolivia per guidare i suoi uomini e per cercare di portare a termine un processo rivoluzionario di lungo termine. Nessuno può farlo al posto suo. Per quanto riguarda il terzo punto, il Che ritiene che si tratti di un’ipotesi destinata al fallimento. I contrasti fra i partiti comunisti del continente sono al momento troppo importanti e non si giungerà mai a un’intesa a breve termine. La discussione dura diverse ore, ma alla fine non viene trovato nessun accordo, nemmeno sulla base della piattaforma programmatica minima. I due rimangono sulle loro rispettive posizioni e si lasciano con l’intenzione di rivedersi nei prossimi mesi. Al termine dell’incontro, il Che scrive nel suo diario: «L’atteggiamento di Monje può, da un lato, ritardare lo sviluppo, dall’altro contribuirvi nella misura in cui mi libera da compromessi politici». La prima ipotesi sarà quella che troverà conferma nei fatti. Il Partito Comunista Boliviano, malgrado la posizione ambigua mantenuta da Monje, al limite della provocazione, rappresenta in realtà l’unica forza politica presente nelle città in grado di sostenere e di appoggiare le azioni della guerriglia”” (pag 40-42)”,”AMLx-190″
“ANSALDO Marco”,”Chi ha perso la Turchia. Viaggio al termine dell’Europa fra nuovi Lupi grigi e scrittori sotto scorta.”,”ANSALDO Marco (Genova, 1959) è inviato speciale per la politica internazionale e vaticanista di ‘La Repubblica’. Docente di Giornalismo estero presso l’Università LUISS di Roma, è da quasi vent’anni uno dei maggiori esperti italiani di Turchia, Cipro, Nord Iraq, questione curda. Ha scritto ‘Top secret: il caso Ocalan. Un intrigo italiano fra Cia, Mossad e Kgb’ (2002).”,”TURx-030″
“ANSALDO Giovanni”,”Grigioverde.”,”Giovanni Ansaldo, scrittore e giornalista, direttore del ‘Telegrafo’ e del ‘Mattino’ collaboratore a importanti riviste tra cui l’Illustrazione italiana, Il Tempo, Il Borghese. La casa editrice Le Lettere ha pubblicato oltre alla ristampa della biografia di Giolitti, ‘In viaggio con Ciano’ (2005), e ‘Gli anarchici della Bella Epoque’ (2010)”,”ITQM-224″
“ANSALONE Gianluca”,”I nuovi imperi. La mappa geopolitica del XXI secolo.”,”ANSALONE Gianluca (1977) manager di imprese multinazionali ha svolto incarichi istituzionali. E’ membro della Fondazione ‘Il Vicino Oriente’. Collabora con varie testate quotidiane e periodiche quale esperto di strategia e relazioni internazionlai. E’ membro dell’Osservatorio Scenari Strategici e di Sicurezza di Nomisma. Ha pubblicato (2005) ‘Oltre l’Iraq. L’asse del male e le armi di distruzioni di massa’.”,”RAIx-279″
“ANSART Pierre”,”Marx e l’ anarchismo.”,”Pierre ANSART nato a Corbeil nel 1922 si è laureato in lettere alla Sorbona. Ha vissuto per 8 anni nel Vietnam dove ha insegnato nelle scuole secondarie e superiori ed ha compiuto ricerche antropologiche. Dal 1967 insegna filosofia alla Sorbona. Tra le sue opere ‘Sociologie de Proudhon’ (1967), ‘Sociologie de Saint-Simon’ (1970) e ‘Naissance de l’anarchisme’ (1969). Tesi: rapporti tra teorie SAINT-SIMON PROUDHON e MARX più stretti di quanto non si pensi”,”ANAx-016 MADS-019″
“ANSART Pierre”,”Sociologia de Saint-Simon.”,”Pierre ANSART, noto studioso francese di scienze sociali, è maitre-assistant alla Sorbona e si è occupato di storia del pensiero sociale e in particolare dell’ opera di Saint-Simon (1760-1825). Lo studio ‘Les cadres sociaux de la morale de Saint-Simon’ è stato pubblicato sui ‘Cahiers internationaux de sociologie’. Ha scritto pure ‘Marx e l’ anarchismo’ (1969). Secondo MARX, SAINT-SIMON fu, durante i suoi ultimi anni di vita “”il portavoce della classe lavoratrice””. “”Saint-Simon interpreta in termini di conflitto di classe la rivoluzione del 1789. Nel ‘Sistema industriale’ analizza la stratificazione di classe prima della rivoluzione, e interpreta poi la successione degli eventi basandosi sugli scontri tra le tre classi definite””. (pag 96)”,”SOCU-104″
“ANSART Pierre”,”Naissance de l’ anarchisme. Esquisse d’une explication sociologique du proudhonisme.”,”ANSART Pierre Maitre-Assistant à la Sorbonne. “”L’ histoire du Mutuellisme fournissait à Proudhon un remarquable exemple de cette spontaneité qu’il prêtait à la pratique organisationnelle des classes ouvriéres. Les origines du Mutuellisme, telles que les à étudiées Fernand Rude (1), montrent en effet l’ enracinement historique du mouvement dans des traditions antérieures à la Revolution et la rémanence, dans l’ esprit du fondateur, Pierre Charnier, de modèles d’associations constituées avant l’ avèmnement de la grande industrie””. (pag 142) (1) Fernand Rude, Le mouvement ouvrier à Lyon de 1827 à 1832, Paris, 1944″,”PROD-051″
“ANSART Pierre”,”Marx e l’anarchismo.”,”Pierre ANSART nato a Corbeil nel 1922 si è laureato in lettere alla Sorbona. Ha vissuto per 8 anni nel Vietnam dove ha insegnato nelle scuole secondarie e superiori ed ha compiuto ricerche antropologiche. Dal 1967 insegna filosofia alla Sorbona. Tra le sue opere ‘Sociologie de Proudhon’ (1967), ‘Sociologie de Saint-Simon’ (1970) e ‘Naissance de l’anarchisme’ (1969). “”Nel 1817, Saint-Simon ha espresso con estrema precisione il principio di cui Marx doveva fare lo strumento essenziale del suo metodo: la comprensione e la spiegazione del fatto sociale con la prassi lavorativa. Sotto forma umanistica nel 1844, sociologica-storica nel 1845, metodologica nella prefazione alla ‘Zur Kritik der politischen Oekonomie’ nel 1859, è sempre questo principio che verrà ripreso, dando alla prassi scientifica il suo mezzo primordiale di comprensione. Quando Saint-Simon afferma che bisogna partire dall’industria per capire lo sviluppo delle società, non intende con questo termine quella forma particolare che sarà la meccanizzazione industriale, ma l’attività lavorativa in generale, della quale la manifattura rappresenta il primo momento. Saint-Simon scopre con alcuni contemporanei quello che Marx proclamerà in ‘Die deutsche Ideologie’: quel movimento creativo per il quale il lavoro fa la storia, quel movimento per cui gli uomini fanno la storia e possono capire che la fanno. Queste formule implicano che gli uomini fanno la storia anche quando non lo sanno ancora. Tuttavia queste formule si collegano immediatamente nel pensiero di Saint-Simon al loro significato sociale: affermando che l’industria è la forza reale della società, egli associa direttamente questo principio alla natura dei rapporti sociali. Il lavoro non è pensato in sé o nelle sue conseguenze individuali e morali, ma come agente di trasformazione dei rapporti sociali e come contestazione dell’ordine antico. E”del lavoro sociale che si tratta e dei rapporti sociali in cui si sviluppa”” [Pierre Ansart, Marx e l’anarchismo, 1972] (pag 149-150)”,”SOCU-186″
“ANSART Pierre”,”Marx e l’anarchismo.”,”Pierre Ansart nato a Corbeil nel 1922 si è laureato in lettere alla Sorbona. Ha vissuto per otto anni nel Vietnam dove ha insegnato nelle scuole secondarie e superiori ed ha compiuto ricerche antropologiche. Dal 1967 ha insegnato filosofia alla Sorbona. Tra le sue opere ‘Sociologie de Proudhon’ (1967), ‘Sociologie de Saint-Simon’ (1970) e ‘Naissance de l’anarchisme’ (1969). Lassalle. “”Ugualmente il fatto che gli operai tedeschi aderissero all’organizzazione creata da Lassalle, che non è che una «cricca» (83), mostra sufficientemente che il proletariato non è di per se stesso e ineluttabilmente portato a creare un partito che realmente esprime i suoi interessi. Spontaneamente si manifestano all’interno della classe operaia gruppi parziali e rivali, alcuni animati da intriganti e disonesti (84), altri sostenuti da un comune interesse per teorie false, utopiche, o piccolo-borghesi. Ora, qualunque setta è, per definizione, non proletaria o reazionaria (85). E’ tuttavia giocoforza riconoscere che vi sono sette forti, numerose, e che sono realmente sorte nei ranghi del proletariato. Il riconoscimento di queste debolezze inficia in Marx quanto in Proudhon la conclusione circa la necessità della rivoluzione proletaria. Ma questa stessa coscienza delle difficoltà porta precisamente a due conclusioni divergenti. Essa rende più urgente, nel pensiero di Marx, l’unificazione delle forze operaie e il passaggio dalla dispersione dei conflitti economici all’unità della lotta politica: le difficoltà reali del proletariato sottolineano la distanza tra l’essere economico della classe e la sua missione politica, rendendo così più urgente la sua unificazione in una prassi politica (86)”” Parte III, cap. Classe passiva e classe cosciente, Il proletariato Karl Marx a F. Bolte, 29 novembre 1871, in Marx-Engels, Opere scelte, cit., p. 942; (84) «Come dappertutto, naturalmente anche fra gli operai londinesi esiste ‘a knot of asses, fools and rogues, rallying’ (una banda di asini, pazzi e furfanti che si schierano) intorno a un briccone». Marx a Engels 9 maggio 1865, Carteggio Marx-Engels, cit., vol. IV, pp. 332-333; (85) Marx a Bolte, 29 novembre 1871, in Marx-Engels, Opere scelte, cit., p. 942; (86) «La classe operaia è rivoluzionaria o non è niente», Marx a Engels, 18 febbraio 1865, Carteggio Marx-Engels, cit., vol. IV, p. 300]”,”MADS-033-FF”
“ANSART Pierre a cura; scritti di P.J. PROUDHON”,”P.J. Proudhon.”,”Pierre Ansart (1922) è stato autore di numerose pubblicazioni tra cui ‘Sociologie de Proudhon’ (1967) (in it. La sociologia di P.), ‘Marx et l’anarchisme’ (1969) (in it. Marx e l’anarchismo), Saint-Simon (1969), ‘Sociologie de Saint-Simon’ (1970), ‘Naissance de l’anarchisme’ (Paris, 1970) ecc. Ha insegnato presso il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Parigi VII. “”La critica di Proudhon nei confronti di quella che egli chiama l’ utopia comunista si basa su una concezione fondamentale della dialettica sociale. Egli vede nel modo di produzione capitalistico il perfetto esempio di una logica delle contraddizioni in cui l’opposizione dei contrari, mentre continua ad assicurare la vitalità del sistema, provoca insieme una letale tendenza autodistruttiva”” (pag 21) Notizia biografica. Lo storico e sociologo francese Pierre Ansart, studioso del pensiero sociale e politico e della sociologia delle ideologie, è morto a Parigi all’età di 94 anni. L’annuncio della scomparsa, a funerali avvenuti, secondo la volontà del defunto, è stato dato dal quotidiano “Le Monde”. Tra i suoi libri pubblicati in italiano figurano “La sociologia di Proudhon. Le origini dell’anarchismo” (Il Saggiatore) e “Marx e l’anarchismo” (Il Mulino). Era professore emerito di storia della sociologia dell’Università di Parigi. Pierre Ansart era noto per i suoi studi su Pierre-Joseph Proudhon, sul socialismo utopistico di Henri Saint-Simon e Karl Marx e sulla nascita dell’ideologia anarchica. Ha svolto un’ampia attività di ricerca sulle ideologie politiche e sul rapporto tra filosofia e sociologia. Dal 1950 al 1953 Ansart insegnò all’Università di Hanoi e dopo un breve periodo al liceo classico di Chasseloup-Laubat ripetè l’esperienza vietnamita lavorando all’ateneo di Saigon (1953-1958). Rientrato in Francia, Ansart ottenne prima la cattedra di filosofia alla Sorbona e poi la cattedra di sociologia all’Università Denis-Diderot di Parigi (1970). Per approfondire http://www.meteoweb.eu/2016/11/storia-addio-a-pierre-ansart-sociologo-delle-ideologie/788603/#1ELOJzBrkCzq1qH7.99″,”SOCU-011-FF”
“ANSART Pierre”,”Les idéologies politiques.”,”Pierre Ansart, già professore di sociologia all’Università di Parigi VII. Ha pubblicato: Sociologie de Proudhon (1967); ‘Marx et l’anarchisme’ , ‘Essais sur les sociologies de Saint-Simon, Proudhon et Marx’, ‘Saint-Simon’ (1969), ‘Sociologie de Saint-Simon’, ‘Naissance de l’anarchisme. Esquisse d’une explication sociologique du proudhonisme’ (1970). C.B. MacPherson, ‘La théorie politique de l’individualisme possessif de Hobbes à Locke’, Gallimard, Paris, 1971 Marx. Il doppio ruolo delle ideologie borghesi nel mascherare i propri interessi e mantenere sottomesse le classi dominate «Una sociologia delle ideologie tesa a spiegare le deformazioni e le allucinazioni dovrebbe tratteggiare delle ipotesi sulle condizioni di possibilità di una tale patologia. Marx, nei suoi studi sulle ideologie borghesi, piccolo-borghesi e contadine, non mancò di incontrare questo problema del “”delirio”” (1) e di proporre un modello di spiegazione basato sulla contraddizione tra la situazione particolare della classe e la dinamica della sua azione. La classe borghese impegnata in una lotta per il potere politico – sostenendo provvisoriamente gli interessi di tutta la popolazione ma realizzando, di fatto e soprattutto, i propri obiettivi, sarebbe portata a costruire un linguaggio adatto alla sua impresa ma anche incaricato di mascherare il suo dominio sulle classi che sfrutta. L’ideologizzazione si imporrebbe in ragione della sua doppia funzionalità come illustra l’esempio del giacobinismo: l’ideologia permetterebbe alla classe di mascherare i propri fini particolari e favorirebbe lo sviluppo di un entusiasmo creativo nel medesimo tempo in cui darebbe alle classi dominate le illusioni necessarie alla loro sottomissione”” (pag 86) [(1) Karl Marx, Le 18 Brumaire de Louis-Napoléon Bonaparte ‘(1852), Parigi, Ed. Sociales, 1969, p. 18] “”Une sociologie des idéologies visant à une explication des distorsions et des hallucinations devrait esquisser des hypothèses sur les conditions de possibilité d’une telle pathologie. Marx, dans ses études sur les idéologies bourgeoises, petites-bourgeises et paysannes, n’a pas manqué de rencontrer ce problème du «délire» (1) et de proposer un modèle d’explication fondé sur la contradiction entre la situation particulière de la classe et la dynamique de son action. La classe bourgeoise engagée dans une lutte pour le pouvoir politique, portant provisoirement les intérêts de toute la population mais réalisant, en fait et avant tout, ses propres objectifs, serait amenée à construire un langage adapté à son entreprise mais chargé aussi de masquer sa domination sur les classes qu’elle exploite. L’idéologisation s’imposerait en raison de sa double fonctionnalité comme l’illustre l’exemple du jacobinisme: l’idéologie permettrait à la classe de se masquer à elle-même ses fins particulières et favoriserait le développement d’un enthousiasme créateur en même temps qu’elle donnerait aux classes dominées les illusions nécessaires à leur soumission”” (pag 86) [(1) Karl Marx, Le 18 Brumaire de Louis-Napoléon Bonaparte’ (1852), Paris, Ed. Sociales, 1969, p. 18] Delirio (lat. delirium, da deliro “”esco dal solco””: fr. délire; sp. delirio; ted. Irrereden; ingl. delirium). – Si dicono delirî le aberrazioni di giudizio suggerite da uno stato passionale o, in genere, da perturbamenti affettivi d’origine morbosa. Sotto l’influenza della deviazione affettiva, la critica diventa unilaterale, s’accanisce contro tutto ciò che potrebbe scalzare il delirio e lascia passare inosservati tutti gli errori che lo rinforzano. L’esperienza si lascia dominare dal preconcetto: le immagini subiettive, sgorgate dalla fantasia, inquinano d’elementi illusorî la percezione e determinano allucinazioni, che ribadiscono il delirio. Nati come sospetti, i giudizî deliranti s’affermano presto come convinzioni che sfidano ogni critica e diventano guida ideale, talvolta incontrastata, dell’azione. (trecc)”,”TEOS-336″
“ANSUATEGUI Antonio”,”Los cien últimos días de Berlín.”,”Dedica a Eva Schneider que yace los escombros de la Siemens Stadt. [Antonio Ansuategui, ‘Los cien últimos días de Berlín’, Ediciones Ariel, Barcelona, 1945] “”Al hablar de los berlineses hablo tan sólo del hombre de la calle y no de los hombres del Partido, ni de las clases dirigentes, ni de los intelectuales. Pongo aquí lo que mi trato con las gentes del pueblo me ha dado a conocer. Los personajes sobre los que más se hablaba y comentaba eran sin duda Hitler, Goebbels y Goering. En principio a Hitler se le consideraba envuelto en una aureola de misterio y de poder sobrehumano. Se tenia fe en él. Se opinaba que vivia tan sólo por Alemania, que estaba dispuesto a sacrificarlo todo por ella, y que no podia equivocarse. Muchos veían en él un istrumento de la divina providencia para llevar a cabo una gran transformación de la historia. Cualquier palabra de Hitler era acatada sin ningún género de discusión y sus intenciones se consideraban siempre ectas sin que la duda siquiera llegara a enturbiarlas. Era el simbolo del Movimiento Nacional Socialista y del resurgimiento de Alemania. Si se le odiaba, como algunos creen, este odio no se véia al exterior. Yo estoy plenamente seguro que a Hitler en Alemania se le quéria al menos en los primeros tiempos y que si el pueblo alemán le siguió no fué por una presión violenta sino por espontánea voluntad. Pero así come el prestigio de Goering se vino ruidosamente abajo cuando los aviones aliados empezaron a bombardear seriamente Berlin, de la misma manera el prestigio de Hitler se empezò a resquebrajar cuando después de afirmar categóricamente que Stalingrado seria tomado, est capital hubo er ser abandonada y las tropas alemansa empezaron su profundo repliegue. (…) El pueblo veía en Goebbels a una gran inteligencia, a un gran sofista y a un mentiroso genial. Le tenía por un hombre capaz de hacer ver blanco lo negro y lo negro blanco. Por un intelectual que ponía su inteligencia y su saber al servicio de una causa sin reparar demaciado en los medios. El pueblo sabía perfectamente que Goebels le engañaba y que le pequeños motivos promovia grandes escándalos (…) “” (pag 68, 73) [Antonio Ansuategui, ‘Los cien últimos días de Berlín’, Ediciones Ariel, Barcelona, 1945] “”Quando parlo dei berlinesi, parlo solo dell’uomo della strada e non degli uomini del partito, né delle classi dominanti, né degli intellettuali. Riporto qui ciò che i miei rapporti con la gente della città mi hanno fatto conoscere. I personaggi di cui si è parlato e che si è commentato di più sono stati senza dubbio Hitler, Goebbels e Goering. All’inizio, Hitler era considerato avvolto in un’aura di mistero e di potere sovrumano. C’era fede in lui. Si pensava che vivesse solo per la Germania, che fosse pronto a sacrificare tutto per essa e che non potesse sbagliarsi. Molti videro in lui uno strumento della divina provvidenza per operare una grande trasformazione della storia. Ogni parola di Hitler veniva ascoltata senza alcun tipo di discussione e le sue intenzioni erano sempre considerate rette senza nemmeno essere offuscate dal dubbio. Era il simbolo del movimento nazionalsocialista e della rinascita della Germania. Se era odiato, come alcuni credono, questo odio non si vedeva esternamente. Sono abbastanza sicuro che Hitler in Germania fosse amato almeno nei primi tempi, e che se il popolo tedesco lo seguì, non fu per pressione violenta, ma per volontà spontanea. Ma proprio come il prestigio di Goering crollò rumorosamente quando gli aerei alleati cominciarono a bombardare seriamente Berlino, così il prestigio di Hitler cominciò a incrinarsi quando, dopo aver dichiarato categoricamente che Stalingrado sarebbe stata presa, questa capitale dovette essere abbandonata e le truppe tedesche iniziarono la ritirata in profondità. (…) Il popolo vedeva in Goebbels una grande intelligenza, un grande sofista e un brillante bugiardo. Lo considerava un uomo capace di far sembrare bianco il nero e il nero bianco. Come un intellettuale che mette la sua intelligenza e la sua conoscenza al servizio di una causa senza badare troppo ai mezzi. Il popolo sapeva perfettamente che Goebbels lo ingannava e che per piccoli motivi promuova grandi scandali (…)”””,”QMIS-001-FMB”
“ANTA Claudio Giulio”,”Guerra alla guerra. La lezione di “”Coenobium””.”,”ANTA Claudio Giulio è dottore di ricerca in storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche. Collabora con il dipartimento di studi politici e sociali dell’Università di Pavia e con le riviste ‘Nuova Antologia’ ‘Il Politico’ ‘Humanitas’ e ‘Rivista di studi politici internazionali’. Ha scritto vari libri (v. 4° cop.) “”Negli articoli di Modigliani, Treves, Turati, Liebknecht e Greulich traspare dunque un “”neutralismo di principio”” ideologicamente affine alle tesi dell’internazionalismo (a cominciare dall’affermazione della solidarietà tra le classi lavoratrici dei vari Paesi, tanto più necessaria di fronte a un conflitto di vaste proporzioni che rischia oramai di coinvolgere drammaticamente il proletariato). Ma negli scritti dei tre socialisti italiani, sia pure con sfumature diverse, emerge altresì un “”neutralismo di opportunità”” (1), secondo il quale un Paese storicamente giovane come l’Italia, a differenza di Stati quali la Francia e l’Inghilterra, non è in grado di affrontare il peso economico e finanziario di un conflitto di vaste proporzioni e, quindi, ha tutto l’interesse a mantenere la propria neutralità (una tesi sostenuta soprattutto da Modigliani e Turati). “” (pag 71) (1) Sui concetti di “”neutralismo di principio”” e di “”opportunità”” cfr. Norberto Bobbio, op. cit. (‘Il problema della guerra e le vie della pace, Il Mulino; 1984) Marx e la politica internazionale. “”L’internazionalismo socialista implica l’affermazione della solidarietà tra le classi lavoratrici, indipendentemente dalla loro nazionalità. Nelle ultime pagine del ‘Manifest der Kommunistische Partei’ (1848) Karl Marx e Friedrich Engels ne delineano i contenuti: “”Il potere politico è il potere organizzato di una classe per l’oppressione di un’altra. Il proletariato, nella lotta contro la borghesia (…), distruggendo gli antichi rapporti di produzione, abolisce (…) anche le condizioni di esistenza dell’antagonismo di classe e le classi in generale, e così anche il proprio dominio”” (Marx Engels, Manifesto del partito comunista, prefazione di L. Colletti, 1991 p. 121). Se a queste parole si aggiunge un’altra citazione contenuta nella stessa opera, si comprende maggiormente la loro argomentazione: finendo “”l’antagonismo fra le classi all’interno delle nazioni, scompare la posizione di reciproca ostilità fra le nazioni”” (Ivi, p. 116). Dunque, la visione marx-engelsiana sul problema della guerra discende da cause strutturali, insite cioè nella natura dei rapporti sociali. Solo abolendo la lotta tra le classi, i conflitti cessano sia all’interno di ciascun Paese che a livello internazionale, poiché essi non sono altro che la diretta conseguenza degli antagonismi tra le borghesie dei diversi Paesi che si disputano il controllo dei mercati, l’accaparramento delle risorse e il dominio sugli altri Stati. Del resto, già nel saggio ‘Die deutsche Ideologie’ (1845-46) emerge il pensiero internazionalista dei due intellettuali tedeschi quando scrivono che “”i rapporti fra nazioni diverse dipendono dalla misura in cui ciascuna di esse ha sviluppato le sue forze produttive, la divisione del lavoro e le relazioni interne”” (K. Marx, F. Engels, L’ideologia tedesca, in Opere complete, 1972 vol V, p 17). Ne deriva quanto segue: poiché la crescita industriale avviene in modo disomogeneo nei diversi Paesi, le relazioni internazionali sono necessariamente basate su rapporti di diseguaglianza. Date tali premesse, Marx affida all’Associazione Internazionale dei Lavoratori (più nota come Prima Internazionale), fondata a Londra nel 1864, un’ambiziosa missione che emerge nelle ultime righe del suo ‘Indirizzo inaugurale: “”Alle classi operaie [spetta] il dovere d’iniziarsi ai misteri della politica internazionale, di vegliare sugli atti dei loro rispettivi governi, di opporsi ad essi, se necessario, con tutti i mezzi in loro potere (…) e rivendicare le semplici leggi della morale e della giustizia che devono regolare tanto le relazioni degli individui, quanto quelle superiori dei popoli. La lotta per una tale politica estera fa parte della lotta generale per l’emancipazione della classe operaia”” (Cfr. G.M. Bravo, La Prima Internazionale. Storia documentaria’, 1978 vol I. p. 130)”” [Claudio Giulio Anta, Guerra alla guerra. La lezione di “”Coenobium””, 2010] (pag 63-65)”,”QMIP-079″
“ANTA Claudio Giulio”,”Les différents visages de la guerre dans la pensée politique européenne entre XIXeme et XXeme siècle.”,”Claudio Giulio Anta ha conseguito il dottorato in Storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche presso l’Università degli Studi di Torino. Tra i suoi libri: Il rilancio dell’Europa. Il progetto di Jacques Delors, FrancoAngeli, Milano, 2004; Padri dell’Europa Sette brevi ritratti, Bruno Mondadori, Milano, 2005 (pubblicato in francese da Peter Lang, Bruxelles, 2007); Winston Churchill e l’idea dell’Europa unita, Bruno Mondadori, Milano, 2007; L’europeismo di Winston Churchill, Arance, Roma, 2009; Guerra alla Guerra. La lezione di “Coenobium”, Aracne, Roma, 2010 (pubblicato in francese da Peter Lang, Bruessels, 2012); Lord Lothian: The Paths of Federalism, Peter Lang, Bruxelles, 2014; Albert Einstein: The Roads to Pacifism, Peter Lang, Oxford, 2017. (f. Aracne)”,”TEOP-547″
“ANTEGHINI Alessandra”,”Stato, governo, società civile nell’opera di Charles Dunoyer.”,”Dunoyer e l’ industrialismo (pag 18) “”Il pensiero di Dunoyer si inserisce nel vasto movimento che va sotto il nome di industrialismo, sviluppatosi in Francia agli inizi del secolo XIX, e caratterizzato da un riconoscimento sul piano politico del ruolo preminente svolto dalle nuove forze produttive nella società francese del tempo”” (pag 18-19) Opera di Dunoyer: ‘De la liberté du travail’ (1845) (pag 60)”,”TEOP-528″
“ANTEGHINI Alessandra”,”Socialismo e femminismo nella Francia del XIX secolo: Jenny d’Héricourt.”,”Molto spazio alla polemica tra J. d’Hericourt e Proudhon.”,”DONx-004-FMB”
“ANTELMINELLI Alessandro, a cura di Orietta SANTINI”,”In forma di Republica o Stati. La corrispondenza del residente fiorentino a Londra (1645-1649).”,”Lettere inviate al Granduca dal residente fiorentino a Londra nel periodo 1645-1649. Si tratta di una rappresentazione e intepretazione della ‘Great Rebellion’. Il punto di vista è quello di un seguace della monarchia assoluta. L’autore cerca di individuare il modello politico al quale ricondurre ciò che sta accadendo.”,”UKIR-004-FMB”
“ANTINOLFI Ricciotti”,”La crisi economica italiana 1969-1973.”,”ANTINOLFI Ricciotti (Napoli 1934) ha insegnato economia monetaria e creditizia nell universita di Siena e successivamente teoria e politica dello sviluppo economico nella universita di Napoli. “”Durante la fase che stiamo esaminando, proprio per le insufficienze strutturali del mercato coloniale, il problema della domanda aggregata non sarebbe stato risolto se non si fosse sviluppato anche il mercato dei consumi interni; questa volta non più fondato, come nella prima fase, sui consumi “”signorili””, dei quali abbiamo rilevato il carattere di staticità, ma essenzialmente “”tirato”” dai consumi popolari e in particolare della classe operaia. Questa, infatti, dopo aver posto nel ’48 in termini perentori ma con limiti soggettivi, un problema di potere, negli anni successivi combatte con vigore l’ aspra battaglia per la difesa e l’ allargamento dell’ occupazione, che se pur se assume nell’ immediato un carattere riformistico, pone però le premesse per acquisire, dopo alcuni decenni, con le “”armi”” teoriche fornite da Marx, dimensioni e qualità politiche rivoluzionarie. Durante la fase coloniale si assiste, perciò, ad una crescita del movimento operaio che si traduce in aumento notevole della massa salariale, più che in un incremento del saggio salariale. E’ naturale che tutto ciò rafforzi la capacità di lotta degli operai, tanto che essa diviene oggettivamente dirompente rispetto agli equilibri del sistema sul finire del secolo scorso, quando, cioè, si esaurisce ogni potenziale espansione del sistema coloniale. Succede allora che la borghesia, messa con le spalle al muro, rompe la propria solidarietà internazionale di classe e imbocca la strada dell’ avventura imperialistica, al fondo della quale c’è la fine delo stato liberal-liberista e, con esso, della stessa egemonia borghese sulla società. La guerra, però, segna la rottura non solo dell’ internazionalismo borghese, ma anche di quello proletario (…)””. (pag 66-67)”,”ITAE-177″
“ANTINOLFI Ricciotti”,”La teoria economica di J.K. Galbraith.”,”Ricciotti Antinolfi insegna Economia politica alla Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Napoli. In passato è stato professore di Economia monetaria e creditizia presso la Facoltà di Scienze Economiche e Bancarie dell’Università di Siena. John Kenneth Galbraith è senza dubbio uno dei pochi economisti il cui nome è conosciuto, oltre che dagli studiosi, anche dal pubblico colto. Galbraith si avvicina alla scienza economica tramite gli studi di economia agraria che intraprende all’Ontario Agricultural College e prosegue alla Berkeley University in California, dove arriva nel 1930. Nominato, nel 1934, assistente ad Harvard vi tiene il suo primo corso di economia agraria. In Galbraith il fruttuoso approccio empirico con i fenomeni economico-sociali non si limita alle esperienze di studioso di Economia applicata e a quelle di dirigente di istituzioni economiche, ma ha modo di estrinsecarsi anche attraverso l’attività politica che egli svolge intensamente, anche se a periodi alterni, nel Partito Democratico, a diretto contatto con prestigiosi leaders come Stevenson, Kennedy, Johnson e McGovern.”,”ECOT-174-FL”
“ANTINUCCI Francesco MASSOBRIO Giulio a cura; saggi di Marco GIOANNINI Guido GENTILE Cecilia GHIBAUDI Stefano SCIALOTTI”,”Napoleone a Marengo. Dal mito alla storia. Catalogo multimediale della Mostra.”,”Contiene il saggio di Marco GIOANNINI: ‘Esistono i principi della guerra napoleonica? Note sulla seconda campagna d’Italia di Bonaparte’ (pag 3-18) Primo principio: la distruzione completa delle forze nemiche Secondo principio: la concentrazione delle forze Terzo principio: la velocità dei movimenti Quarto principio: mantenere le armate a spese del territorio”,”FRAN-002-FV”
“ANTISERI Dario”,”Karl Popper.”,”ANTISERI-D ha insegnato materie filosofiche presso le UNIVERSITA’ di ROMA (LA SAPIENZA), SIENA e PADOVA. E’ attualmente docente di Metodologia delle Scienze Sociali presso la Facoltà di Scienze Politiche della della LUISS (ROMA). ANTISERI-D, BIBLIOGRAFIA – Karl Popper. Epsitemologia e società aperta ARMANDO. ROMA. 1972. – Teoria unificata del metodo. LIVIANA. PADOVA. 1981. – Trattato di metodologia delle scienze sociali. UTET. TORINO. 1996. – Liberali: quelli veri e quelli falsi. REBETTINO. SOVERIA-MANNELLI (Cz). 1998. – Il pensiero occidentale dalle origini ad oggi. 3 voll. LA SCUOLA. BRESCIA. 1983. L’opera giunta alla 22^ edizione (1998), è stata anche tradotta in spagnolo, portoghese e russo.”,”SCIx-078″
“ANTISERI Dario”,”Critiche epistemologiche al marxismo.”,”ANTISERI Dario Volume incentrato in particolare sulle tesi di Popper. Geymonat a proposito della dialettica e del metodo dialettico critica sia le tre leggi di Engels sia le triadi hegeliane. (pag 67) “”[Geymonat] indice il metodo dialettico come lo strumento migliore per interpretare fenomeni storici, per interpretare la storia della scienza, e per capire lo sviluppo della società. Che cos’è dunque la dialettica o, meglio, il ‘metodo dialettico’, che Geymonat afferma di difendere con “”accanimento””? In primo luogo, Geymonat sgombra il campo. I materialismo engelsiano, se interpretato alla lettera, non è più soddisfacente, “”qualora si pensi di poterlo ricapitolare nei tre famosi princìpi (legge della conversione della quantità in qualità, della compenetrazione degli opposti, e della negazione della negazione)”” (65). D’altra parte, se Engels non soddisfa, ancor meno soddisfacente è Hegel, in quanto sia lui sia molti suoi seguaci possono venire, a buon diritto, accusati “”di aver costruito le loro triadi dialettiche sulla base di termini equivoci, di metafore illusorie, di analogie fantastiche prive di qualsiasi fondamento reale”” (66). “”Una elencazione precisa e accurata – dice Geymonat – tutte queste obiezioni si trova nel saggio di Popper ‘Che cos’è la dialettica?’, che merita di venire considerato veramente esemplare per rigore e chiarezza”” (67). Ma a questo scritto di Popper Geymonat rimprovera un solo difetto: “”Quello di identificare il metodo dialettico (inteso in tutta la sua generalità) con il metodo triadico hegeliano (…). I fautori odierni della dialettica, pur riconoscendo i meriti di Hegel nell’avere evidenziato – mediante le sue triadi – l’importanza della contraddizione, non sembrano affatto disposti ad accogliere la successione delle triadi hegeliane e nemmeno, in generale, il ricorso al metodo triadico”” (68).Ecco dunque che, ad avviso di Geymonat, la dialettica non può essere pensata come racchiusa né nelle tre leggi di Engels né nelle triadi hegeliane.”” [Dario Antiseri, Critiche epistemologiche al marxismo, 1986] [(65) L. Geymonat, Metodologia neopositivistica e materialismo dialettico, in ‘Critica marxista’, Quaderni, 6, 1972, p. 25]”,”TEOC-636″
“ANTISERI Dario”,”La Vienna di Popper.”,”Dario Antiseri, dopo la laurea in Italia, ha proseguito i suoi studi, dal 1963 al 1967, presso le Università di Vienna, Münster ed Oxford. A Vienna ha avuto per maestri Bela von Juhos e Kurt Christian. Ha insegnato materie filosofiche nelle Università di Roma La Sapienza, Siena e Padova. Attualmente è ordinario di Metodologia delle scienze sociali presso la Facoltà di Scienze Politiche della Luiss Guido Carli di Roma.”,”TEOP-079-FL”
“ANTOLINI Paola BARTH-SCALMANI Gunda ERMACORA Matteo FONTANA Nicola LEONI Diego MALNI Paolo PISETTI Anna”,”Donne in guerra 1915-1918. La grande guerra attraverso l’analisi e le testimonianze di una terra di confine.”,”Foto di donne al lavoro in fabbrica (pag 116) Militarizzazione lavoro ‘Il servizio della manodopera militarizzata’ “”La giornata lavorativa variava dalle nove sino alle dieci ore (con una pausa di un paio d’ore per il pranzo) durante le quali, secondo una rigida ripartizione delle mansioni, gli operai professionisti come falegnami, muratori, scalpellini e con loro la manodopera generica, trovavano impiego nelle opere di scavo delle trincee, di perforazione di lunghe galleria nella roccia, di lavorazione della pietre di costruzione di grossi edifici in calcestruzzo armato, mentre per lo più ai ragazzi ed alle donne spettava il trasporto del materiale edile: lunghe assi di legno, travi di ferro, sacchi di cemento ma an che rotoli di filo spinato e sacchi di ghiaia. D’inverno i reparti di lavoratori venivano impegnati nello sgombero della neve dall’intera superficie del cantiere, dei sentieri e delle strade. Diversi furono i casi di congelamento registrati. Assai frequenti erano del resto gli incidenti dovuti, nella maggior parte dei casi, allo scoppio di mine o alle frane da esse provocate e che non di rado costarono agli operai gravi lesioni se non addirittura la vita”” (Nicola Fontana, L’impiego della manodopera femminile nei lavori di fortificazione sul fronte trentino) (pag 56)”,”QMIP-101″
“ANTOLOGIA”,”Lotte operaie negli Stati Uniti d’ America, 1890-1910. Sindacati e movimento operaio nell’ ascesa degli USA a grande potenza.”,”I socialisti e la lotta dell’ antracite. E’ interessante riportare anche il comportamento tenuto in occasione di questa importante battaglia sindacale dai due partiti socialisti: il Socialist Party (SP) e il Socialist Labor Party (SLP). Il loro atteggiamento è rappresentativo dei motivi che li portarono ad avere un ruolo marginale nelle grandi battaglie che la classe operaia americana condusse negli anni a venire. (…) Sulla questione fondamentale (se si dovesse proclamare uno sciopero generale del settore carbonifero), il Socialist Party non prese una posizione ufficiale. Gli elementi della destra all’ interno della dirigenza del partito furono d’accordo con i dirigenti della AFL sul fatto che uno sciopero generale avrebbe rappresentato la “”rottura del contratto””. (…) Agli occhi di tutte e tre le frazioni del SP, l’ attività dei socialisti nei sindacati doveva limitarsi al lavoro di propaganda per convertire gli iscritti alla causa del socialismo. A sua volta il SLP di De Leon guardò all’impegno sindacale con scarso interesse perché ritenuto ininfluente per la lotta di classe. Il giornale del partito, il “”Weekly People”” del 29 febbraio 1900 e del 3 febbraio 1901 sostenne che centinaia di scioperi avevano dimostrato l’ inutilità di quell’ arma e descrisse il boicottaggio come una “”buffonata”” (…). Col loro atteggiamento i due partiti socialisti scelsero di “”abbandonare le masse operaie arretrate o non abbastanza evolute all’ influenza dei capi reazionari, degli agenti della borghesia (2)”””” (pag 265) (2) (Lenin, l’ estremismo)”,”ELCx-104″
“ANTOLOGIA”,”Lotte operaie negli Stati Uniti d’ America, 1890-1910. Sindacati e movimento operaio nell’ ascesa degli USA a grande potenza.”,”AFL e IWW. “”Quando nel 1905 un gruppo di dirigenti sindacali si riunì a Chicago per fondare gli Industrial Workers of the World, un sindacato industriale a carattere nazionale, l’ American Federation of Labor organizzava meno del 10% della forza-lavoro americana, concentrata soprattutto fra gli strati operai più qualificati.”” (pag 305)”,”MUSx-206″
“ANTOMMARCHI François”,”Gli ultimi giorni di Napoleone.”,”””«Deciso a dare battaglia, mi informai della forza del mio esercito. Avevo in tutto ventiseimila uomini; Mélas ne aveva quaranta, di cui diciottomila di cavalleria. Alle due del mattino, vennero ad annunciarmi che il nemico era piombato sulla avanguardia e che le nostre truppe cedevano. I francesi non amano essere attaccati e ripiegavano un po’ in disordine; il nemico aveva già fatto qualche prigioniero e nella ritirata avevamo perduto una lega e mezza di terreno. «I generali dell’avanguardia, Lannes, Murat e Berthier, mi inviavano ordinanze su ordinanze comunicandomi che le loro truppe erano in fuga e non riuscivano a fermarle. Chiedevano rinforzi e mi pregavano di mettermi in marcia con la riserva. Rispondevo a tutti “”Tenete finché potete, poi battete in ritirata!””. Vedevo che gli austriaci non avevano impiegato la riserva. In casi come questi, il punto importante è fare in modo che il nemico impieghi tutte le sue forze, risparmiare invece le proprie e costringerlo ad attaccare sui fianchi finché non si accorge dell’errore. La difficoltà è forzarlo ad impiegare la riserva. Il nemico aveva quarantaquattromila uomini contro ventimila al massimo; e questi erano in rotta. A Mélas non rimaneva dunque che approfittare del vantaggio. Mi portai alla testa delle prima legione in un’uniforme elegante; attaccai io stesso con una mezza brigata, feci piegare gli austriaci e rompere le file; Mélas, vedendomi in testa e con le sua legioni sbaragliate, credette fossi arrivato con la riserva per contenere le truppe in ritirata. Avanzò con tutta la sua, che si componeva di seimila granatieri ungheresi, il meglio della fanteria. Essi chiusero il varco che avevo fatto ed attaccarono a loro volta. Cedetti. Dopo una ritirata di mezza lega, esposto al loro fuoco, riunii tutto l’esercito e lo rimisi in linea. Appena ebbi raggiunta la riserva, forte di seimila uomini con quindici pezzi di cannone, sotto gli ordini di Desaix, che era allora la mia ancora di salvezza, con una manovra rapida, spiegai l’intero esercito mettendolo alle ali di Desaix, e opposi al nemico seimila uomini freschi. Una vigorosa salva di artiglieria e una carica disperata alla baionetta si abbatté sugli austriaci spazzandone le ali. Ordinai allora a Kellermann di attaccare con ottocento cavalieri. Egli si mosse e isolò i seimila granatieri ungheresi dal resto dell’esercito sotto gli occhi stessi della cavalleria austriaca. Questa però era a mezza lega e le ci voleva un quarto d’ora per arrivare, ‘e ho notato che sono sempre questi quarti d’ora che decidono la sorte delle battaglie’. Le truppe di Kellermann spinsero i granatieri ungheresi addosso alla nostra fanteria. Furono immediatamente fatti prigionieri. La cavalleria austriaca arrivò, ma i nostri fanti erano in linea, con l’artiglieria in testa. Una scarica spaventosa, una barriera di baionette, la fecero retrocedere; si ritirò un po’ in disordine, la inseguii con tre reggimenti che mi avevano appena raggiunto; si schierò; la ributtai e in gran parte annegò nel tentativo di passare il ponte della Bormida, che è molto stretto. Si diede la caccia al resto sino a notte. «Seppi dopo la battaglia, dalla bocca di qualche ufficiale generale prigioniero, che persino nel pieno del primo successo, gli austriaci erano inquieti: avevano il segreto presentimento della disfatta. Durante il combattimento, interrogavano i nostri prigionieri e domandavano: “”Dov’è il generale Bonaparte?”” “”In retroguardia”” e coloro che si erano già battuti contro di me in Italia, e che conoscevano la mia abitudine ‘di riservarmi per la fine’, gridavano: “”Il nostro compito non è ancora terminato””. Confessarono pure che poi, vedendomi in prima linea, erano completamente caduti nel tranello credendo che avessi impegnata la riserva. In tutte le battaglie arriva sempre un momento in cui i soldati anche i più coraggiosi, dopo aver fatto i più grandi sforzi, si sentono disposti alla fuga. Questo terrore viene da una mancanza di fiducia nel loro coraggio; non occorre che una piccola occasione, un pretesto per restituirla; l’arte è di farla rinascere. «Ad Arcole, ho vinto con venticinque cavalieri cogliendo l’istante di stanchezza nei due eserciti. Mi accorsi che gli austriaci, benché vecchi soldati, non avrebbero domandato di meglio che di trovarsi nel loro accampamento, e che in nostri, per coraggiosi che fossero, avrebbero voluto essere sotto le loro tende. Tutte le mie forze erano state impegnate e parecchie volte ero stato costretto a riordinarle. Non mi restavano che venticinque guide; le inviai sul fianco del nemico con tre trombe che suonarono la carica. Un grido generale si sollevò dalle file austriache: “”Ecco i cavalieri francesi!”” Si diedero alla fuga. E’ vero che bisogna cogliere il momento. Un istante prima o più tardi il tentativo sarebbe stato inutile. Se avessi inviato duemila cavalli, la fanteria avrebbe fatto un quarto di ‘conversione’. Coperta dall’artiglieria, avrebbe fatto una buona scarica, e la cavalleria non avrebbe neppure attaccato. «Vedete, gli eserciti sono come due individui che si incontrano e si spaventano a vicenda; c’è il momento di panico e bisogna saperlo cogliere. Non è che l’effetto di un principio meccanico e morale. Bisogna essere del mestiere; quando si è pratici, si distingue questo momento senza fatica: è facile come un’addizione”” (pag 94)”,”FRAN-106″
“ANTONELLI A. e altri”,”Cinquant’anni dell’ Unione Donne di Azione Cattolica. Giornata celebrativa. Bologna 26 aprile 1959.”,”””Diceva Pio XII di santa memoria che la donna non può affrontare i problemi della vita se non sotto l’ aspetto familiare, ed è vero. (…)”” (pag 53)”,”DONx-012″
“ANTONELLI Giuseppe”,”Gaio Mario. Il grande generale, fiero rivale di Silla, che salvò l’ Italia dall’ invasione germanica.”,”Giuseppe ANTONELLI, studioso del mondo antico, ha pubblicato varie opere tra cui ‘Pompeo’ (1992), ‘Crasso’ (1987). Gaio MARIO è passato alla storia come l’ avversario di SILLA. Gli veniva rimproverato di non aver compreso i risultati che si sarebbero potuti ottenere nella lotta politica utilizzando le più grandi concentrazioni di potere della sua epoca: le legioni. Formazione di un proletariato militare. “”Nel frattempo però aveva perso l’ appuntamento con la storia. Ma se le sue idee sul da farsi erano contradditorie o confuse, se soltanto dopo l’ esempio dell’ occupazione di Roma da parte di Silla, ha cominciato ad intravedere quella che avrebbe potuto diventare la funzione dell’ esercito nel riequilibrio dei rapporti di forza all’ interno dello stato romano, bisogna dire che la sua azione riformatrice, per quanto necessitata e in parte inconsapevole, ha interpretato perfettamente alcune novità maturate all’ interno della società romano-italica. La sua riforma dell’ esercito, da questo punto di vista, è molto significativa. La egualizzazione dell’ armamento nelle tre linee di combattenti della legione, nonché la leva basata sul volontariato, sono la presa d’atto di un livellamento sociale ormai assimilato dalla coscienza pubblica. (…) Con quella riforma si riconosceva formalmente l’ esistenza di una terza classe, quella del proletariato militare, definibile meglio come plebe delle campagne (…)””. (pag 165-166)”,”STAx-130″
“ANTONELLI Giuseppe”,”Mitridate il nemico mortale di Roma. La vicenda umana e politica del principe orientale che ha avuto il coraggio di opporsi all’ imperialismo di Roma.”,”ANTONELLI Giuseppe ha collaborato con articoli e saggi a settimanali. “”E’ stato detto da alcuni storici che Mitridate volesse costituire un grande impero asianico che comprendesse l’ Anatolia ed eventualmente le regioni dell’ impero seleucidico. Possiamo ammettere che il re, in un contesto diverso, non si sarebbe tirato indietro di fronte all’ ipotesi, ma no è questa la molla che attiva la sua azione e che spiega la sua vicenda. La chiave di interpretazione del personaggio non è l’ ambizione ma l’ indomabilità. Forse se Mitridate fosse stato certo di conservare la propria indipendenza, cioè se non avesse sentito incombere sul suo regno l’ ombra fitta della prepotenza romana, probabilmente la sua politica sarebbe stata molto più convenzionale e tranquilla e si sarebbe espressa in un espansivismo moderato, suggerito più dalle occasioni che gli si sarebbero offerte che da un vero e proprio programma di acquisizioni territoriali””. (pag 45-46)”,”STAx-147″
“ANTONELLI Etienne”,”La Russie Bolchéviste.”,”””C’est alors, le 4 novembre (a.s.), que les membres du Conseil des Commissaires du peuple, partisans d’un accord, donnent leur démission de leurs fonctions, par le manifest suivant: “”Les Commissaires du peuple dont les noms suivent donnent leur démission: V. Noghine, du Commerce et de l’Industrie; A. Rykov, de l’Intérieur; V. Milioutine, de l’Agriculture; I. Theotorovitch; de l’Approvisionnement; A. Chliapnikov, du Travail. Ils donnent comme motifs les raisons suivantes: “”Nous sommes pour la constitution d’un gouvernement socialiste de tous les partis du Conseil. Nous considérons que suele la création d’un tel gouvernement peut donner la possibilité d’affermir les résultats de la lutte héroïque de la classe ouvrière et de l’armée révolutionnaire. Hors de là, il ne reste qu’une voie: la constitution d’un gouvernement purement bolchéviste au moyen de la terreur politique. C’est dans ce chemin qu’est entré le Conseil des Commissaires du peuple. Nous ne pouvons pas et ne voulons pas le suivre. Nous voyens que cela conduit à éliminer de la vie politique de nombreuses organisations prolétariennes, à rétablir un régime irresponsable et à écraser la révolution et le pays. “”Nous ne pouvons pas prendre la responsabilité d’une telle politique et nous renonçons devant le C.C.E. à nois fonctions de Commissaires du peuple””. Les Commissaires suivants se sont ralliés à cette déclaration: D. Riazanov, des Voies et Communications; N. Derbychev, de la Presse; T. Arbouzov, de l’Imprimerie de l’Etat; Joureniev, de la Garde rouge; G. Fédorov, gèrant de la Section des conflits au Ministère du Travail; Gr. Ion. Larine, gèrant de la Section de l’élaboration des projets de lui. En même temps, Zinoviev, Kamenev, Rykov, Milioutine et Noghine donnent leur démission du Comité central du parti bolchéviste. Si le coup avait été porté le premier jour, il aurait certainement amené la fraction léniniste à l’accord. Mais le 5 novembre (a.s.), les troupes du soviet sont victorieuses, le pouvoir des commissaires est consolidé. Lénine peut compter sur l’appui de la garnison et des usines. Il prend l’offensive. Illance en vibrant appel aux membres du parti bolchéviste et à tous les travailleurs, où on peut lire: “”….Cette désertion ne fera pas chanceler l’union des masses qui marchent avec nous. “”Rappelez-vous que déjà deux de ces déserteurs: Kamenev et Zinoviev avaient agi comme tels, avant le soulèvement, en votant le 10 octobre dernier, contre tout manifestation..,”” (…)”” (pag 116-117-118) controllare e inserire”,”RIRO-421″
“ANTONELLI Quinto”,”Storia intima della grande guerra. Lettere, diari e memorie dei soldati dal fronte.”,”Seconda edizione con una nuova prefazione Quinto Antonelli è responsabile dell’Archivio della scrittura popolare presso il Museo storico della guerra di Rovereto. Ha collaborato a ‘La Grande guerra’, opera della Utet curata dal Mario Isnenghi e Daniele Ceschin.”,”QMIP-270″
“ANTONELLI Giuseppe”,”Storia di Roma antica dalle origini alla fine della Repubblica.”,”Giuseppe Antonelli, studioso del mondo antico, ha pubblicato sulla storia di Roma, in ordine cronologico: Crasso, Il banchiere di Roma, Locullo, Roma tra repubblica e impero, Pompeo, Mitridate, il nemico mortale di Roma.”,”STAx-080-FL”
“ANTONELLI Cristiano BARBIELLINI AMIDEI Federico GIANNETTI Renato GOMELLINI Matteo PASTORELLI Sabrina PIANTA Mario, scritti di”,”Innovazione tecnologica e sviluppo industriale nel secondo dopoguerra.”,”Il modello di competizione dell’Italia: tra moderazione salariale e innovazione tecnologica (pag 560-561)”,”ITAE-034-FP”
“ANTONELLI Giuseppe”,”L’influenza delle parole.”,”Giuseppe Antonelli è professore di Storia della lingua italiana all’Università di Pavia e collabora con il ‘Corriere della Sera’. Ha pubblicato ‘La volgare eloquenza’. Come le parole hanno paralizzato la politica’ (Laterza, 2017). ‘«Parlare oscuramente lo sa fare ognuno, ma chiaro pochissimi». Sono passati circa quattro secoli, ma le parole di Galileo rimangono attuali anche nell’odierna società della comunicazione. Perché ci ricordano che esprimersi in modo nitido, comprensibile, efficace richiede uno sforzo fatto di impegno, competenza, attenzione. Molto più facile, quando si parla e anche quando si scrive, adagiarsi pigramente nel calco delle proprie abitudini linguistiche e di quello del proprio ambiente. Da qui la sfilza dei tanti «esi» che negli anni hanno attirato pubblici strali: il ‘sindacalese’ e il ‘politichese’, che oggi – all’epoca della volgare eloquenza – si è riconvertito in ‘gentese’, colorito e popolaresco fino al triviale; il ‘burocratese’ che ha pian piano ceduto il passo all”aziendalese’; lo ‘scolastichese’ contrapposto al ‘giovanilese’. La storia ha gli «-ismi», la lingua gli «-esi»: e anche gli «-orum». A partire dal «latinorum» che nei ‘Promessi sposi’ Renzo rinfacciava a Don Abbondio, dopo che il sacerdote aveva provato a confondergli le idee infarcendo il discorso di altisonanti espressioni latine. Se gli «-esi» mostrano soprattutto conformistica passività, gli «-orum» hanno in sé una più netta intenzionalità legata all’esercizio del potere. Il che vale anche per l’«inglesorum»: il modo di esprimersi dei tecnocrati del terzo millennio, fitto di anglicismi che finiscono per creare una altrettanto fitta cortina di prestigiosa incomprensibilità. «Il “”latinorum”” sta scomparendo», scriveva Cristina Taglietti nel «Corriere della Sera» il 30 giugno del 2000, «ma solo per essere sostituito dall'””inglesorum””». La larga presenza di parole inglesi nelle cronache del virus è stata denunciata da molti in questi mesi. Spesso con toni allarmistici o apocalittici’ (pag 33-35) Si credeva un tempo che i nomi fossero conseguenza delle cose. Oggi sappiamo che sono piuttosto le cose a essere spesso conseguenza deli nomi: sono le parole a influenzare i nostri comportamenti.”,”VARx-622″
“ANTONELLI Cristiano LAMBORGHINI Bruno”,”Impresa pubblica e tecnologie avanzate. Il caso della STET nell’elettronica.”,”Cristiano Antonelli è nato a Firenze nel 1951. E’ autore di studi sui temi della competività internazionale delle piccole imprese, del finanziamento delle imprese pubbliche. Collabora con l’OCSE (Parigi) (1978) Bruno Lamborghini è nato a Ferrara nel 1936. Si occupa di problemi di economia industriale. (1978)”,”ECOG-011-FV”
“ANTONELLI Giuseppe”,”Catilina.”,”Giuseppe Antonelli, studioso del mondo antico.”,”STAx-137-FL”
“ANTONELLI Giacomo (Card.) SACCONI Carlo (Mons.), a cura di Mariano GABRIELE”,”Il carteggio Antonelli-Sacconi. Volume I (1858-1860). II Serie: Fonti. Vol. XLI.”,”carteggio tra il cardinale Antonelli e il nunzio apostolico a Parigi Mons. Carlo Sacconi Giacomo Antonelli (Sonnino, 2 aprile 1806 – Roma, 6 novembre 1876) è stato un cardinale italiano e segretario di Stato della Santa Sede sotto il pontificato di Papa Pio IX 1. Il carteggio Antonelli-Sacconi (1858-1860), che è stato curato da M. Gabriele e pubblicato dall’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano 2. Il carteggio contiene dispacci inviati dal segretario di Stato Antonelli ai nunzi il 18 settembre 1860, giorno della battaglia di Castelfidardo 2. (copil.)”,”RISG-038-FSL”
“ANTONELLI Giacomo (Card.) SACCONI Carlo (Mons.), a cura di Mariano GABRIELE”,”Il carteggio Antonelli-Sacconi. Volume II (1858-1860). II Serie: Fonti. Vol. XLI.”,”carteggio tra il cardinale Antonelli e il nunzio apostolico a Parigi Mons. Carlo Sacconi Giacomo Antonelli (Sonnino, 2 aprile 1806 – Roma, 6 novembre 1876) è stato un cardinale italiano e segretario di Stato della Santa Sede sotto il pontificato di Papa Pio IX 1. Il carteggio Antonelli-Sacconi (1858-1860), che è stato curato da M. Gabriele e pubblicato dall’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano 2. Il carteggio contiene dispacci inviati dal segretario di Stato Antonelli ai nunzi il 18 settembre 1860, giorno della battaglia di Castelfidardo 2. (copil.)”,”RISG-039-FSL”
“ANTONELLI Giacomo DE-LUCA Antonino; a cura di Carla MENEGUZZI ROSTAGNI”,”Il carteggio Antonelli – De Luca, 1859-1861. II Serie: Fonti. Vol. LXXII.”,”Trec: DE LUCA, Antonino (in religione Antonio Saverio) voce scritta da Giuseppe Monsagrati Nacque a Bronte, in provincia di Catania, il 28 ott. 1805 da Vincenzo e da Francesca Saitta. Ultimo di dieci figli, compiuti i primi studi nel collegio “”Capizzi”” di Bronte, passò al seminario di Monreale ove, affidato a due dotti canonici, si distinse, oltre che nelle materie teologiche, per una spiccata predisposizione all’apprendimento delle lingue straniere e allo studio delle scienze. Non si sentiva, tuttavia, ancora pronto per il sacerdozio e, dopo che nel 1826 ebbe vinto il premio Di Giovanni che assegnava un legato di 1.000 scudi al giovane siciliano che sapesse meglio di latino, greco, italiano, storia sacra e storia regionale, restò a Palermo per completare la propria formazione culturale, trovando anche saltuario impiego come istitutore privato. Nel 1827 il D. si spostò a Napoli pensando di farne una tappa nel viaggio di avvicinamento a Roma, ma, non avendo trovato gli appoggi giusti, tornò a Palermo. Di Roma lo attirava la possibilità che essa sola offriva a chi., come lui, aspirava ad intraprendere una carriera nella diplomazia pontificia e vi si preparava restando in provincia, senza poter contare sulle, tradizioni di famiglia e per di più senza aver frequentato i corsi della romana Accademia dei nobili ecclesiastici. A tali carenze il D. suppliva con l’ambizione e la volontà e, nel dicembre del 1829, provveduto di lettere di presentazione per mons. G. Grassellini e per i cardinali E. De Gregorio e T. Arezzo, si risolse finalmente a partire. L’esordio romano non fu per lui facile: l’ambiente, non particolarmente evoluto, respingeva gli estranei o ne diffidava, e per esservi ammesso il D. prese a muoversi nella dimensione che gli era congeniale, quella culturale, cominciando a scrivere articoli su temi di attualità e cercando di accreditarsi come difensore della religione dagli attacchi cui la esponevano le moderne teorie filosofiche o estetiche. Nel 1830 apparve a Roma (“”primo frutto delle mie tenui fatiche””, lo definiva il D. stesso nella dedica a mons. P. Di Giovanni) un lungo saggio di riflessioni critiche Sulla pretesa attitudine del politeismo a preferenza del culto ebreo e cristiano ad incivilire i popoli e a render le bell’arti fiorenti… in risposta ad un nuovo saggi . o .critico di un anonimo sul Genio del Cristianesimo, inserito nella Rivista enciclopedica di Parigi, tom. XXXIX, luglio 1828: come chiariva il lungo titolo, si trattava di una puntigliosa confutazione della tesi che aveva attribuito alla mitologia greca capacità di evocazione fantastica e poetica; polemizzando con tale tesi il D. rivendicava alle religioni monoteistiche una inconfutabile “”attitudine a spargere e far tra’ popoli germogliare i semi della civiltà e della vera socievol cultura”” (p. 17). Le doti dialettiche palesate in questo primo lavoro unitamente a una personalità già matura se non compiuta fornirono al D. un buon lasciapassare per il mondo della pubblicistica cattolica, in quegli anni impegnata, al di là delle occasionali dispute teoriche, soprattutto nella difesa dell’assolutismo e nella riaffermazione del valore irrinunciabile del principio d’autorità. Ammesso nell’Arcadia e chiamato a collaborare ad alcuni periodici (il Giornale arcadico di Roma o il NuovoGiornale dei letterati di Pisa) con articoli stesi prevalentemente in forma di recensione, il D. venne via via dando un carattere più marcatamente politico ai propri interventi, anche se in famiglia c’era chi, come il fratello Placido, più tardi professore di economia politica a Napoli e dopo l’unificazione deputato al Parlamento italiano, gli consigliava di non scoprirsi eccessivamente per difendere ideali che ripugnavano alla maggioranza dell’opinione pubblica colta. Ascoltandolo almeno in parte, il D. fece uscire anonimo un altro corposo saggio Sulla eccessiva diffusione e lettura delle gazzette francesi in Italia, che, ospitato nel primo fascicolo della Voce della ragione di M. Leopardi (1832), al modello francese propagandato dalla stampa d’Oltralpe di una società caotica. turbolenta, anarcoide, pervasa di principi deleteri quali quello della sovranità nazionale, contrapponeva il vagheggiamento di un ideale legittimistico dove il monarca fosse assoluto, la Chiesa rispettata, ogni progresso frutto non di uno strappo rivoluzionario ma di una lenta evoluzione. Di notevole c’era in questo scritto che, pur di esorcizzare lo spettro di un’Italia esposta al corruttore influsso della stampa transalpina e quindi devastata da una rivoluzione che, a suo dire, avrebbe fatto solo il gioco della Francia, il D. non esitava a fare l’apologia del riformismo settecentesco da una parte esaltando personaggi come B. Tanucci per la sua lotta contro il feudalesimo meridionale o come Vittorio Amedeo III di Savoia per i limiti imposti alla “”eccessiva potenza de’ nobili”” (p.34), dall’altra rievocando con accenti nostalgici il grande rigoglio culturale dell’Italia del ‘700 e la funzione trainante esercitata in Lombardia ed a Parma dal pensiero dei philosophes. Questo ed altri elementi del saggio del D. dimostravano che egli non era in tutto e per tutto assimilabile agli scrittori di tendenza reazionaria operanti prevalentemente in città come Modena e Pesaro. Proprio su un fascicolo successivo della Voce della ragione (I [1832], pp. 257 ss.) apparve una lettera anonima Aisignori redattori che polemizzava con gli spunti antiaristocratici presenti nello scritto dei D. dicendoli convergenti con quelle tesi rivoluzionarie che pure si pretendeva di combattere. E in effetti non è difficile rintracciare nel giovane abate siciliano i segni d’una irrequietezza intellettuale che in quegli stessi anni, cioè all’indomani della rivoluzione del 1830, lo spingeva a coltivare un altro tipo di ricerca, di natura più teologica, intrattenendo una breve relazione epistolare con F. de Lamennais, da lui conosciuto di persona a Roma nel 1832, nel periodo in cui questi, superato l’ultramontanismo degli anni della giovinezza, gettava le basi teoriche del cattolicesimo liberale e dalle colonne dell’Avenir predicava l’urgenza di un rinnovamento della Chiesa in senso antiatitoritario. Dimentico di avere appena tuonato contro gli effetti delle pubblicazioni francesi, nel marzo del 1833 il D. si felicitava col Lamennais della diffusione dei suoi scritti in Italia e si augurava che la sua meditazione filosofica non lo portasse fuori della Chiesa: quando, nel 1834, ciò avvenne, i rapporti tra i due si interruppero e il D. non dette seguito all’intenzione, preannunziata in un’altra lettera dell’ottobre del 1832, di recarsi in Francia a studiare teologia col Lamennais. La rinunzia a tale proposito lo ricondusse alla pubblicistica: forse anche dietro l’influsso di F. Ozanam, il suo sforzo appariva ora volto a tracciare il quadro di uno sviluppo storico universale in cui la Chiesa, il Papato, il cattolicesimo erano presentati come fattori di progresso, di difesa degli umili, di liberazione degli oppressi; applicato all’Italia tale criterio interpretativo indurrà il D. a sostenere, in una conferenza tenuta il 23 luglio 1835 presso l’Accademia di religione cattolica, che il Papato non aveva in passato diviso la penisola ma l’avgva salvata dai pericoli esterni, aveva costituito prima un “”principio di assimilazione morale””, quindi, dopo Carlo Magno, un “”principio di equilibrio politico””, infine un “”principio di unione”” (De’ vantaggi che i romani pontefici hanno arrecato alla condizione politica de’ popoli italiani, Roma 1835). L’area che al D. sembrava meglio testimoniare la funzione positiva esercitata dal cattolicesimo sul piano storico era però quella anglosassone, dove la voce di Roma da secoli arrivava flebile e viveva tra mille contrasti: una Storia del cattolicesimo in Irlanda, a cui lavorò per parecchi anni, non vide mai la luce, ma il bisogno di documentarsi lo mise in contatto con il card. Th. Weld, cui il D. fece da segretario trg il 1833 e il 1836, e con i settori più aperti di tutta la cultura cattolica, spingendolo a riflettere sull’arretratezza dell’ambiente romano, povero di iniziative adeguate nel campo della ricerca e della divulgazione e spesso addirittura ostile, e sulla necessità di metterlo al passo con le più progredite città europee. Nacquero così gli Annali delle scienze religiose, bimestrale che il D. fondò, compilò e diresse dal 1835 al 1845 con l’intenzione di aprire la cultura cattolica a “”quanto di più notabile e pregevole si va ogni di pubblicando nella nostra penisola e fuori intorno alla Religione, sia per riguardo alla ecclesiastica disciplina, sia per riguardo ad alcuna altra cristiana istituzione che a lei si appartenga”” (I, pp. V-VI). Concepiti anche come strumento di lotta contro il protestantesimo, gli Annali, oltre a pubblicare documenti ufficiali del Vaticano, pareri delle congregazioni, sunti di conferenze tenute nelle istituzioni culturali romane, traduzioni di articoli ripresi da riviste straniere e un notiziario bibliografico su quanto si stampava all’estero, chiamava a raccolta alcuni tra i più validi teologi e studiosi romani (p. E. Visconti, C. Antici, G. Perrone, G. B. Pianciani, G. Mazio tra gli altri) per testimoniare lo sforzo di aggiornamento di cui era capace la cultura cattolica anche su temi notoriamente poco praticati quali quelli scientifici, anzi con l’ambizione abbastanza scoperta di conciliare la religione e la scienza, la Bibbia e la moderna ricerca storica. Sempre attenti ad affermare i valori del cattolicesimo e a difenderli dalle insidie del razionalismo e delle altre dottrine di matrice protestante (o presunta tale), il D. e i suoi collaboratori, pur all’interno di confutazioni critiche quali erano spesso i loro articoli, facevano comunque conoscere, e quasi sempre con spirito che, compatibilmente con la loro posizione, risulta abbastanza equilibrato, nomi ed opere di autori come Ranke, Sismondi, Strauss, Bianchi Giovini, Gabriele Rossetti. Promosso dalla sua laboriosità al rango di luminare della cultura romana, il D., cui peraltro non si può attribuire alcuna originalità di pensiero, ricevette i primi riconoscimenti ufficiali in Italia e fuori: e infatti, mentre a Roma gli era conferito l’incarico di coadiutore della cattedra di fisica sacra alla Sapienza (1837) nello stesso torno di tempo in cui era nominato consultore delle congregazioni dell’Indice (1836) e di Propaganda Fide (1838), censore dell’Accademia di religione cattolica (1840), e rettore del collegio irlandese di Roma (1840), da Lovanio gli giungeva la laurea honoris causa in sacra teologia (1839) e da Parigi V. Cousin gli comunicava di averlo nominato corrispondente del ministero della Pubblica Istruzione “”pour les travaux historiques”” (6 maggio 1840). Ma, proprio mentre sembrava precisarsi questa vocazione per gli studi, il D. rientrava nell’alveo della tradizionale carriera ecclesiastica: ordinato sacerdote il 10 febbr. 1839, cameriere segreto dei papa nel 1843, l’8 dic. 1845 fu consacrato vescovo e inviato a reggere la diocesi di Aversa previa approvazione di Ferdinando II, anch’egli lusingato dal prestigio che il D. si era guadagnato come uomo di profonda dottrina. Kena ha l’offerta per te a 4,99€/mese. Minuti che cadono come fiocchi di neve ?? Kena Mobile Raccomandato da Ultimo parto di un certo rilievo della sua attività pubblicistica era stata una dissertazione, letta all’Accademia di religione cattolica il 28 luglio 1842, sul Cattolicesimo e i sistemi socialisti considerati ne’ loro rapporti colla condizione economica de’ popoli (Roma 1843), dove il desiderio di confrontare la posizione della Chiesa con il socialismo umanitario portava l’autore a condannare, ancora una volta in sintonia con le tesi dei conservatori, non solo pensatori come Saint-Simon, Fourier, Owen e le loro utopie più o meno collettivistiche ma la stessa idea di rivoluzione industriale, i nuovi rapporti di produzione, l’ordinamento sociale che ne conseguiva e, insomma, tutto il pensiero economico classico cui il D. contrapponeva il magistero morale della Chiesa, l’avversione per “”l’egoismo mercantile”” (p.31), un modello di società fondata sul solidarismo e sulla carità e attenta a sviluppare le risorse agricole più che la produzione industriale. L’episcopato distolse completamente il D. dalla saggistica e lo costrinse a lasciare gli Annali (che, diretti da G. Arrighi, si pubblicarono fino al 1854). Ad Aversa tuttavia portò un certo fervore innovativo teso a vivificare il tono della diocesi con cicli di conferenze morali, l’apertura di un seminario per i giovani e il completamento di un refettorio diocesano. Queste ed altre iniziative pastorali lo resero popolare e, soprattutto, gli conferirono l’autorità necessaria per portare a Ferdinando II alcune richieste dell’episcopato campano (1849) e, successivamente, per guidare a Napoli una missione incaricata di trattare la limitazione dell’autonomia del Tribunale della monarchia sicula dall’autorità di Roma (1852-53). La missione fallì, ma il D. rivelò qualità di negoziatore tali da indurre Pio IX a promuoverlo arcivescovo di Tarso (22 dic. 1853) e contemporaneamente ad inviarlo come nunzio pontificio in Baviera (24 dicembre). Si aprì così una lunga parentesi nella vita del D. che rimase in diplomazia per dieci anni. Più che l’esperienza a Monaco, che comunque gli servì per prendere confidenza col mondo cattolico germanico, è però importante la successiva nunziatura a Vienna (nomina del 9 sett. 1856), dove il D. rimase fino al 1863, un settennio in cui, pur muovendo da una situazione iniziale molto positiva quale quella aperta dal concordato del 1855, i rapporti tra Austria e Stato pontificio si trovarono presto a subire i contraccolpi dell’alterazione degli equilibri europei derivata dal mutato assetto della penisola negli anni 1859-61. Da Vienna il D. si sforzò di far capire al segretario di Stato G. Antonelli che l’Austria, per quanto desiderosa di sostenere le ragioni del Papato, doveva fare i conti con una difficile situazione interna che era il prodotto del declino inarrestabile dell’idea imperiale e sovranazionale, da essa impersonata, di fronte al prevalere di forti tendenze centrifughe quali, da un lato, l’ostilità delle popolazioni ungheresi e, dall’altro, la fine della dominazione sulla Lombardia. Questo pessimismo di fondo e un certo naturale distacco gli impedirono inizialmente di riversare nella difesa degli interessi temporali della Chiesa il fanatismo proprio di altri ecclesiastici, al punto che uno storico cattolico, il Pirri, ha scritto di lui che “”si dimostrò assolutamente impari all’altezza del suo compito”” e che l’Antonelli dovette “”servirsi di frasi anche dure e pungenti per spronare la sua innata indolenza”” (p. 179). Le sollecitazioni dell’Antonelli a dispiegare maggiore energia furono in realtà giustificate fino al dicembre del 1859, quando apparve l’opuscolo del visconte L-E, de La Guéronnière su Le pape et le congrés:dopo di allora il D. si fece molto più battagliero, e qualche diplomatico straniero si sorprese a vederlo ora “”très ému””, ora “”presque violent, j’allais dire presque menaçant”” (La questione italiana, pp. 287 s.) nella difesa dei diritti della S. Sede. In effetti il D., oltre a sollecitare da tutti i vescovi dell’Europa cattolica indirizzi di solidarietà al papa, non esitò a consigliare a Roma di accettare animosamente la lotta puntando sul sostegno delle potenze conservatrici e cercò anche di portare al servizio del Papato le truppe dei deposto duca di Modena, in una anticipazione di quella che sarebbe stata la linea, ostile all’Antonelli, del cardinale de Mérode. Al di là di tutto c’era però nel D. la convinzione che la Chiesa fosse solo uno degli elementi di un quadro che coinvolgeva tutta l’Europa in una fase di cambiamenti storici: sullo sfondo egli scorgeva infatti la crisi dell’assolutismo, e la stessa avversione da lui manifestata contro l’orientamento nazionalistico del clero ungherese, i cui problemi aveva conosciuto da vicino in un lungo viaggio nell’autunno del 1858, denunziava il timore che ogni indebolimento della posizione austriaca si traducesse automaticamente in un indebolimento della Chiesa. La nunziatura a Vienna precedeva usualmente la promozione al cardinalato: forse con qualche ritardo dovuto all’insoddisfazione della segreteria di Stato, il D. l’ottenne comunque il 16 marzo 1863, con il titolo dei Ss. Quattro Coronati (1º ottobre). Il ritorno a Roma lo riportò ad occupazioni meno affannose: aveva conservato fama di uomo di scienza, fama che fu consolidata dal conferimento della prefettura della congregazione dell’Indice (28 dic. 1864). In tal veste il D., che già a Vienna aveva conosciuto i più bei nomi dell’aristocrazia europea, e non solo di quella intellettuale, era un interlocutore naturale di quanti, soprattutto stranieri, visitavano Roma, sempre traendo dagli incontri con lui impressioni molto favorevoli per il suo moderatismo. Presto si parlò di lui come di uno degli esponenti di punta della corrente liberale in seno al Sacro Collegio – “”sans cependant qu’il ait donné des epreuves de la consistence des sentiments qu’on lui prête””, notava un consulente dell’ambasciata francese a Roma all’inizio del 1863 (Weber, Kardinäle…, II, p. 656) – ma probabilmente si equivocava su di un atteggiamento come il suo che metteva in subordine le vicende politiche rispetto al più vasto campo degli interessi culturali e spirituali. Ma, anche da questo lato, il D., si era come adagiato in un placido ozio, che qualcuno diceva provocato da un ottundimento delle capacità mentali, e non produceva più nulla, lasciando invece molto spazio alla vita di società. Tornò in primo piano quando, durante il concilio Vaticano I, tra i cinque cardinali incaricati di presiedere a turno le sedute, si palesò come il più aperto alle istanze della minoranza antinfallibilista e si impegnò a sostenerne in qualche misura le posizioni; si disse anche che il papa, infastidito per il suo anticonformismo a volte eccessivamente ostentato, meditasse di sostituirlo, cosa che poi non avvenne, ma che rafforzò l’opinione che negli ambienti liberali lo faceva ritenere uno dei candidati da preferire per la successione a Pio IX. Allo stesso modo si fece il suo nome nel 1876 quando, scorhparso l’Antonelli, si attese la scelta di un nuovo segretario di Stato. Nel 1878, dopo la morte di Pio IX, il D. non diede gran prova della duttilità che gli veniva da più parti riconosciuta e insistette perché, in segno di sfiducia verso lo Stato liberale e la legge delle guarentigie, il conclave si tenesse all’estero. Non fu difficile fargli cambiare parere, e nelle due votazioni che precedettero l’elezione del cardinale Gioacchino Pecci il D. raccolse qualche suffragio di stima. Leone XIII mostrò subito di tenerlo in grande considerazione nominandolo, nel concistoro del 15 luglio 1878, vicecancelliere di S. Romana Chiesa, preconizzandolo vescovo suburbicario di Palestrina, creandolo commendatario di S. Lorenzo in Damaso e ponendolo alla testa della congregazione degli Studi (13 ag. 1878). In omaggio all’autorità derivatagli da tale incarico il D., che sul finire del 1879 era stato consultato per la fondazione della Accademia tomistica, fu chiamato, con motu proprio del 18 genn. 1880, a far parte della commissione di tre cardinali incaricata di curare l’edizione completa delle opere di s. Tommaso: nonostante che all’origine del progetto si potesse vedere l’esigenza, dal D. molto avvertita negli anni della giovinezza, di mettere d’accordo scienza e religione, l’incarico fu accolto con scarso entusiasmo e il risultato che se ne ebbe fu tardivo e qualitativamente assai mediocre. Il 18 ag. 1883 il papa gli comunicava con una lettera l’apertura agli studiosi dell’Archivio e della Biblioteca apostolica Vaticana: da tempo malato, il D. non fu neanche in grado di valutare l’importanza della novità con cui si mirava a rilanciare una seria cultura storica di matrice cattolica anche in risposta alla scienza laica e ai suoi veleni. Il D. si spense il 29 dic. 1883 a Roma, dove fu sepolto al Verano; sembra che lasciasse un patrimonio ingentissimo. Più tardi gli fu eretto un monumento funebre a S. Lorenzo in Damaso. Fonti e Bibl.: Il materiale documentario relativo alle nunziature del D. in Baviera e in Austria è conservato in Arch. segr. Vaticano, rispettivamente nell’Archivio della nunziatura di Monaco, buste 85-91, e in quello della nunziatura di Vienna, voll. 373-431a. In Vaticano sono anche conservate, nel fondo Spogli dei cardinali, 3 buste intestate al D. contenenti documentazione varia (corrispondenza privata, carte delle nunziature, relazioni manoscritte, registri e inventari, lettere d’ufficio) di un certo interesse. Due lettere del D. al Lamennais sono custodite nella Bibl. dell’Ist. per la storia del Risorg. di Roma, b. 171/32; altre, a vari destinatari, in Bibl. ap. Vaticana, Racc. Ferrajoli-Visconti, nn. 2434-40. I principali dispacci da Vienna sono editi in molteplici raccolte di fonti: in partic. si vedano P. Pirri, Pio IX e Vittorio Emanuele dal loro carteggio privato, II, La questione romana 1856-64, Roma 1951, ad Indicem;L. Lukics, The Vatican and Hungary 1846-1878. Reports and correspondence on Hungary of the apostolic nuncios in Vienna, Budapest 1981, ad Indicem;I. Dumitriu Snagov, Le Saint-Siège et la Roumanie moderne 1850-1866, Roma 1982, ad Indicem; Il carteggio Antonelli-De Luca 1859-1861, a cura di C. Meneguzzi Rostagni, Roma 1983. Numerose le biografie del D.: la più completa, in parte condotta su documentazione originale, è quella di B. Radice, Due glorie siciliane. I fratelli De Luca, Bronte 1925; cfr. inoltre: G. M. Mira, Bibliografia siciliana, Palermo 1875, pp. 532 ss.; G. De Luca, Storia della città di Bronte, Milano 1883, pp. 270-276, 356 s.; L. Boglino, La Sicilia e i suoi cardinali. Note stor., Palermo 1884, pp. 94-98. Dati sulla carriera ecclesiastica del D. in R. Ritzler-P. Sefrin, Hierarchia catholica medii et recentioris aevi, VII-VIII, Patavii 1968-78, ad Indices. Testimonianze sparse sull’attività del D. si leggono in G. Moroni, Diz. d’erudiz. st.-ecclesiast. (per la consultazione si rinvia all’Indice generale, II, ad nomen);F.Procaccini di Montescaglioso, La Pontificia Accademia dei nobili ecclesiastici, Roma 1889, p. 51; W. Ward, The life of John Henry card. Newman…, London 1912, II, pp. 163, 175, 547; J. Tracy Ellis, The life of James cardinal Gibbonsarchbishop of Baltimore 1834-1923, Milwaukee 1952, I, p. 174; R. Carmignani, Simpatie lamennesiane nella cittadella cattolica, in Il Risorgimento, XII (1960), pp. 91 s.; O. Majolo Molinari, La stampa periodica romana dell’Ottocento, Roma 1963, ad Indicem;F. Gregorovius, Diari romani, a cura di A. M. Arpino, Roma 1967, ad Indicem; La questione ital. dalle annessioni al Regno d’Italia nei rapporti fra la Francia e l’Europa, s. 3, 1848-1860, I, a cura di A. Saitta, Roma 1968, ad Indicem;G. Manfroni, Sulla soglia del Vaticano 1870-1901, Milano 1971, ad Indicem;N. Roncalli, Diario romano, a cura di M. L. Trebiliani, I, Roma 1972, ad Indicem;Ch. Weber, Quellen und Studien zur Kirche und zur vatikanischen Politik unter Leo XIII…, Tübingen 1973, ad Indicem; Docc. dipl. it., s. 2, Il (1º genn.-30 giugno 1871), e VI (1ºgenn. 1875-24 marzo 1876), Roma 1966 e 1978, ad Indices. Singoli momenti della vita del D. sono inquadrati storicamente in H. Reusch, Der Index der verbotenen Bücher, Bonn 1885, II, pp. 1120, 1143 s., 1150, 1174, 1216; R. De Cesare, Il conclave di Leone XIII, Città di Castello 1887, pp. 162, 186, 194, 196, 202, 273 s., 289, 305, 307, 382; A. Battandier, Le cardinal J.-B. Pitra évêque de Porto…, Paris 1893, pp. 397 ss.; E. Soderini, Ilpontificato di Leone XIII, Milano 1932, ad Indicem;E. Di Carlo, La fortuna di Lamennais in Sicilia, in Arch. st. per la Sicilia orientale, XLVII (1951), pp. 182 ss.; Aspetti della cultura cattolica nell’età di Leone XIII, Roma 1961, pp. 197, 488; R. Mori, La questione romana 1861-1865, Firenze 1963, ad Indicem;R. Aubert, Il pontificato di Pio IX 1846-1878, Torino 1964, pp. 480, 492; M. Maccarrone, Il concilio Vaticano I e il “”Giornale”” di mons. Arrigoni, Padova 1966, ad Indicem;G. Capasso, Cultura e religiosità ad Aversa nei secc. XVIII-XX, Napoli 1968, p. 38; D. Cantimori, Storici e storie, Torino 1971, ad Indicem;A. Piolanti, L’Accademia di religione cattolica. Profilo della sua storia e del suo tomismo…, Città dei Vaticano 1977, ad Indicem;M. Caravale-A. Caracciolo, Lo Stato pontificio da Martino V a Pio IX, Torino 1978, p. 638; Ch. Weber, Kardinäle und Prälaten in den letzten Jahrzehnten des Kirchenstaates…, Stuttgart 1978, ad Indicem;G. Martina, Pio IX, II, 1851-1866, Roma 1986, ad Indicem.”,”RISG-068-FSL”
“ANTONETTI Nicola”,”La FUCI di Montini e di Righetti. Lettere di Igino Righetti ad Angela Gotelli (1928-1933).”,”””Inoltre dalle lettere di quel periodo pare che gravi una pesante atmosfera di sospetto sulle attività della Federazione da parte fascista e che intervengano spesso pressioni interne del mondo cattolico ufficiale, perché in giorni cruciali si evitino “”imprudenze”” pericolose. Esemplare a questo proposito è una lettera del 25 aprile, giorno in cui è ordinato il sequestro del numero del 21 aprile di “”Azione Fucina””: scrive Righetti: ‘…Rispondo alla Sua in un momento di amarezza; l’ incidente capitato al giornale è meno semplice di quanto si possa credere. Viene in una forma e in un momento propizi per convertirsi, nelle mani di troppi che ci sospettano o non ci amano, in arma pericolosa. (…)’. Sul numero sequestrato di “”Azione Fucina”” è apparso un articolo di Guido Gonella, “”XXI aprile. Le due Rome””, nel quale nell’ occasione del giorno genetliaco della capitale, così importante per la “”sensibilità”” nazionalistica dei fascisti, si contrappone alla Roma dei Cesari di tutte le epoche, con accenti che ancora una volta paiono ricalcare la polemica antimaurrassiana di Maritain, l’ universalismo del cristianesimo romano””. (pag 33)”,”RELC-168″
“ANTONETTI Elena”,”Il lavoro tra necessità e diritto. Il dibattito sociale nella Francia tra due rivoluzioni, 1830-1848.”,”ANTONETTI Elena, dottore di ricerca in storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche presso il Dip. di Studi Politici dell’Univ. di Torino. Ha partecipato con ‘John Stuart Mill’ al volume curato da Raffaella Gherardi, ‘La politica e gli Stati. Problemi e figure del pensiero occidentale’ (Carocci). L’A ringrazia G.M. Bravo e R. Gherardi per i consigli ricevuti sul suo lavoro.”,”QUAR-073″
“ANTONETTI Pierre”,”La vita quotidiana a Firenze ai tempi di Lorenzo il Magnifico.”,”ANTONETTI Pierre”,”STOS-155″
“ANTONETTI Elena”,”Il lavoro tra necessità e diritto. Il dibattito sociale nella Francia tra due rivoluzioni, 1830-1848.”,”Contiene: La monarchia di Luglio e il problema della povertà L’invenzione del sociale o la scoperta della società Organizzazione del lavoro e diritto al lavoro (Blanc) Che cosa non è la proprietà (Proudhon) Dalla rivoluzione di febbraio (1848) all’Assemblea Nazionale L’Assemblea al lavoro Il dibattito in seduta plenaria La seconda lettura e la costituzione del 4 novembre (l’emendamento di Felix Pyat) Elena Antonetti, dottore di ricerca in Storia del pensiero politico e delle istituzioni politicyhe presso l’Univ. di Torino. Ha partecipato con la voce ‘John Stuart Mill’ al volume curato da Raffaella Gherardi: ‘La politica e gli Stati. Problemi e figure del pensiero occidentale’ (Carocci). Il confronto Louis Blanc – Marx (pag 86-87) “”Louis Blanc non esce certo vincitore dal confronto con Marx. (…)”” (pag 86)”,”SOCU-005-FV”
“ANTONETTI Pierre”,”La vita quotidiana a Firenze ai tempi di Dante.”,” Grande mutamento nell’esercito fiorentino. “”(…) [L’] esercito fiorentino non differisce dagli altri. Ha i propri eroi, i propri mercenari predatori, crudeli e dissoluti, i propri bordelli mobili da campagna con le loro schiere di prostitute e di magnaccia, i propri ‘ribaldi’ destinati ai lavori più umilianti (torture, sepolture, ecc.). Possiede anche macchine da guerra (balestre: piccole e grandi), fuochi greci, bombarde, guastatori, il proprio genio (con ponti prefabbricati), i propri sabotatori che espletano lo squallido lavoro dei ‘guasti’: vale a dire della terra bruciata. Quell’esercito è vendicativo, impulsivo, vinto facilmente dal panico, pronto per l’assalto ma non già per la difesa, si sbanda rapidamente davanti alle cariche di cavalleria, ma è altrettanto crudele nella caccia al vinto quanto spavaldo nel provocare l’avversario. Ma il grande mutamento, lo si è detto, sta per compiersi. Questo esercito di cittadini-soldati che era la gloria e il vanto del Comune, diventa sempre più, a partire dall’epoca di Dante, un esercito di mercenari: nel 1302 su 6.750 fanti, 1.000 sono mercenari. Questa evoluzione che porterà alle ‘condotte’ e ai ‘condottieri’ del Rinascimento, sarà ritenuta dal Machiavelli responsabile della decadenza dell’Italia del suo tempo e della sua incapacità nel fronteggiare l’invasione dei «barbari» alla fine del XV secolo. Anche se questa tesi è eccessiva, ciò non toglie che la coesione, la pugnacità, il patriottismo dell’esercito comunale non possono non essere intaccati dalla presenza di questi stranieri. Nondimeno, ciò non è ancora percettibile all’epoca di Dante e il poeta, così sollecito nel fustigare i suoi contemporanei, non accenna mai, fra le cause dei mali che sopraffecero, secondo lui, la sua città natale, ai danni provocati dalle truppe mercenarie. L’ultimo aspetto di questo esercito comunale è il suo patriottismo fatto a misura della Città-Stato, secondo cui tutti i vicini sono dei nemici potenziali, anche quelli che possono essere temporaneamente degli alleati”” (pag 133-134) rileggere e inserire”,”ITAG-005-FGB”
“ANTONI Carlo”,”Considerazioni su Hegel e Marx.”,”””Ranke era discepolo di Boeckh, e dalla filologia trasse la diffidenza verso la speculazione e il gusto del particolare. Ma lo separava dalla filologia il suo bisogno di capire lo svolgersi degli avvenimenti. Non voleva giudicare, non voleva ammaestrare: voleva soltanto capire “”come le cose erano andate””. Ciò era per lui beatitudine. Ma per intendere questa sua beatitudine giova sottolineare, come ha fatto il W. il suo fondo religioso. L’ imparzialità di Ranke non era fredda indifferenza, perchè dovunque, nei più opposti campi, sentiva pulsare la vita, perché si rallegrava dinanzi ad ogni esistenza particolare, manifestazione della vita divina. Questo senso quasi panteistico della storia lo portava a negare ogni piano prestabilito della Provvidenza, a giudicare ingiusta la dottrina dei gradi dell’ evoluzione. Tutte le epoche gli apparivano uguali davanti a Dio, tutte fornite di un loro intrinseco valore””. (pag 145)”,”TEOC-330″
“ANTONI Carlo”,”La formazione della concezione dialettica della storia.”,”””In una lettera a Hölderling Hegel ha dichiarato la sua decisa volontà di conciliarsi col reale. Non gli piacevano gli slanci inconcludenti, le vaghe aspirazioni delle anime belle eternamente infelici, le rivolte dei geni, le nostalgie indefinite e le evasioni dal mondo e dai suoi compiti. Vi era in lui una robusta e, per dir così, borghese volontà di vivere nel mondo, di partecipare al suo lavoro, di trovare in esso le norme e gli ideali dell’ esistenza. Per suo conto egli lasciava ben dietro a sè le generazioni dello Sturm und Drang e della Scuola romantica, e si volgeva verso una sorta di realismo””. (pag 6)”,”FILx-315″
“ANTONI Carlo”,”Considerazioni su Hegel e Marx.”,”””Viceversa, per opera del Weber e del Troeltsch, è apparsa la differenza radicale che passa tra Calvinismo e Luteranesimo, tra l’ aspra volontà calvinistica di conquistare e trasformare il “”mondo”” e l’ indifferenza politica luterana, che non solamente abbandonava il “”mondo”” all’ autorità del principe, ma subordinava la stessa organizzazione ecclesiastica, in quanto opera umana, alla sua sovranità. La libertà luterana dell’ individuo è libertà mistica, esperienza della propria redenzione, è libertà paolina, per la quale le esterne condizioni giuridiche e sociali non hanno importanza. Nè ha importanza lo Stato. Le origini della cosidetta apoliticità della nazione tedesca sono ben più lontane della “”Humanitas”” di Goethe e di Humboldt.”” (pag 200-201)”,”FILx-317″
“ANTONICELLI Franco, presentazione; lezioni di Paolo ALATRI Lelio BASSO Norberto BOBBIO Franco VENTURI Leo VALIANI Roberto BATTAGLIA Raimondo LURAGHI Giorgio VACCARINO, appendice storica di Antonino REPACI”,”Dall’ antifascismo alla resistenza. Trent’ anni di storia italiana (1915-1945). Lezioni con testimonianze presentate da Franco Antonicelli.”,”lezioni di Paolo ALATRI Lelio BASSO Norberto BOBBIO Franco VENTURI Leo VALIANI Roberto BATTAGLIA Raimondo LURAGHI Giorgio VACCARINO, appendice storica di Antonino REPACI”,”ITAD-035″
“ANTONICELLI Franco”,”La vita di D’Annunzio raccontata da Franco Antonicelli.”,”ANTONICELLI Franco “”Nella mondanità quale protagonista D’annunzio amerà buttarsi voluttuosamente e con frenesia e., dopo il 1903, per un’altra decina d’anni sarà quella un’abitudine costante, il suo modo di oziare per infervorarsi di nuovo al lavoro (…)””. (pag 67)”,”BIOx-252″
“ANTONICELLI Franco, presentazione; lezioni di Paolo ALATRI Lelio BASSO Norberto BOBBIO Franco VENTURI Leo VALIANI Roberto BATTAGLIA Raimondo LURAGHI Giorgio VACCARINO, appendice storica di Antonino REPACI”,”Dall’antifascismo alla resistenza. Trent’anni di storia italiana (1915-1945). Lezioni con testimonianze presentate da Franco Antonicelli.”,”lezioni di Paolo ALATRI Lelio BASSO Norberto BOBBIO Franco VENTURI Leo VALIANI Roberto BATTAGLIA Raimondo LURAGHI Giorgio VACCARINO, appendice storica di Antonino REPACI Contiene tra l’altro la lezione ottava: ‘La seconda guerra mondiale, 1949-43’ di Roberto Battaglia (pag “”«Il sistema autarchico italiano nuoce gravemente alla Germania, – dichiara il ministro dell’Economia del Terzo Reich, Funk, il 20 giugno 1939. – Ciò evidentemente non può durare e saremo costretti al più presto a prendere le nostre misure». Le misure consistoo nell’individuare il punto più debole del sistema economico fascista e di lì far breccia per penetrare, affermando la propria egemonia. Il regime autarchico si sviluppa infatti in Italia seguendo un circolo obbligato: forzare al massimo l’esportazione per ottenere le materie prime o la valuta pregiata necessaria a sua volta per incrementare il ritmo frenetico cui è sottoposto l’apparato produttivo italiano e specie l’industria pesante. All’interno di questo circolo s’introduce la Gemrania conducendo sl mercato italiano una vera campagna d’accaparramento dei prodotti specie alimentari, in modo da tirare il filo dalla propria parte. Segue cioè lo stesso sistema che essa usa per condurre la guerra economica a oltranza nel bacino danubiano e nell’Europa sud-orientale, tendendo a divenire la massima e insolvibile debitrice dell’Italia fascista. Un solo dato fra i tanti: i suoi debiti in conto ‘clearing’ salgono rapidamente dai 140 milioni nel dicembre 1938 ai 350 milioni del marzo 1939, ai 780 dell’agosto dello stesso anno. Un pericolo mortale minaccia così i gruppi più interessati all’autarchia che vedono minato uno dei pilastri della loro potenza, l’esportazione forzata nella direzione più utile; e ciò spiega, a mio avviso, l’ondata di pacifismo e di ostentati sentimenti antitedeschi che pervade l’Italia fascista proprio dopo la firma del Patto d’acciaio. Fanno parte di questi gruppi neopacifisti – tanto può l’ironia della storia – anche i «mercanti dei cannoni» protetti o inseriti nelle strutture dello Stato corporativo. Nell’ambito di questo urto o dissidio insanabile tra le due economie autarchiche è da collocarsi l’atteggiamento assunto dal ministro degli Esteri Galeazzo Ciano, la cui famiglia possiede, non a caso, la Terni. All’interventismo ideologico di Mussolini, invidioso dei lauri militari del Terzo Reich, ansioso di carpire anche lui qualche bandiera al nemico, si contrappone così il «neutralismo» o il pacifismo strumentale dei più forti gruppi dell’autarchia. Sono essi che, almeno provvisoriamente, prevalgono allo scoppio della guerra, allorché il primo settembre 1939 le truppe tedesche valicano il confine polacco. La formula della non belligeranza, accettata a malincuore da Mussolini, segna la loro vittoria; ed un vero grido di trionfo è quello che sgorga dalla penna di Galeazzo Ciano il 5 settembre: «La neutralità comincia a dare frutti concreti. Le borse vanno alle stelle, giungono le prime commesse dalla Francia, i piroscafi riprendono a navigare a prezzi raddoppiati e sono pieni come un uovo»”” (pag 260-261) Testimonianze presentate nel corso della Lezioni ottava: Enrico Martini Mauri, ‘Gli italiani nel deserto’; Carlo Zini-Lamberti, ‘La campagna delle Alpi occidentali’, V.E. Alfieri, ‘Benedetto Croce e il regime fascista’, Emilio Sereni, ‘L’antifascismo nelle trincee’, Nuto Revelli, ‘La ritirata italiana in Russia’ inserire in ISC e in 2GM”,”ITAF-001-FP”
“ANTONICELLI Franco, a cura di Vanni SCHEIWILLER”,”Improvvisi.”,”””anche a farsi piccini, a scomparire, si è schiacciati ugualmente’ (6 aprile 1929) (pag 39) “”Sul fianco d’una collina si stende un sentiero sassoso dalle larghe curve che s’indugiano nell’ascesa lenta alla vetta lontana (…)”” (pag 20)”,”VARx-009-FMB”
“ANTONIELLI Livio CAPRA Carlo INFELISE Mario a cura; scritti di L. ANTONIELLI L. ARCANGELI G. ASSERETO A. BARZAZI E. BONORA E. BRAMBILLA L. BULIAN H. BURSTIN C. CAPRA G. CHITTOLINI D. COLOMBO G. CORAZZOL M. DELLA-VALENTINA G. DEL-TORRE R. DEROSAS C. DI-FILIPPO BAREGGI C. DONATI M. FOLIN G. GARAVAGLIA D. GASPARINI D. GIGLIO M. GOTTARDI M. INFELISE G. NICOLETTI A. PASTORE S. PEYRONEL RAMBALDI M. PITTERI A. PIZZATI G. POLITI M. SIMONETTO E. TONETTI A. VIANELLO A. VISCONTI”,”Per Marino Berengo. Studi degli allievi.”,”Saggi su vicende storiche e sociali di Venezia, Milano, Genova e altri paesi”,”STOx-031-FSD”
“ANTONIELLO Donato”,”Da Mirafiori alla S.A.L.L.. Una storia operaia.”,”Donato Antoniello nasce nel 1955 a Cerignola, paese di Di Vittorio e di aspre lotte bracciantili. A 16 anni con la famiglia si trasferisce a Torino nel quartiere Mirafiori. Consegue il diploma di ragioniere e si impiega in banca ove diventa delegato sindacale. Si laurea nel 1996 con una tesi di storia sociale. Si interessa ai ‘senza-storia’ della Resistenza e del movimento operaio torinese”,”MITT-374″
“ANTONINI Sandro”,”Storia della Liguria durante il fascismo. 2. Fascisti, cospiratori, costruzione del regime: 1923-1925.”,”ANTE1-49 Sandro ANTONINI è nato a Sestri Levante nel 1952 dove tuttora risiede. E’ studioso del fascismo (già dalla sua tesi di laurea) in tutte le sue implicazioni.”,”LIGU-018″
“ANTONINI Sandro”,”Storia della Liguria durante il fascismo. 3. Lo Stato fascista: 1926-1929.”,”ANTONINI Sandro è ligure. E’ studioso del fascismo e ha pubblicato varie opere per l’editore De-Ferrari (v.risvolto 4° cop)”,”LIGU-037″
“ANTONINI Sandro”,”Storia della Liguria durante il fascismo. 1. Dal “”biennio rosso”” alla “”marcia su Roma””: 1919-1922.”,” Sandro ANTONINI è nato a Sestri Levante nel 1952 dove tuttora risiede. E’ studioso del fascismo (già dalla sua tesi di laurea) in tutte le sue implicazioni.”,”LIGU-039″
“ANTONINI Sandro”,”La Liguria di Salò. Repubblica sociale e guerra civile 1943-1945.”,”Volume incentrato sulla storia locale della Resistenza Attacchi della formazione Cichero (Brigate Garibaldi) (Pci) alla ‘Gielle’ (GL) formazione guidata di Umberto Parodi. Proteste di questi al CLN che cerca di appianare la controversia riconoscendo la formazione di Parodi. (pag 297) Anche la banda autonoma di Enrico Martini, ‘Mauri’ (seimila uomini) (agiva nelle Langhe, Alessandrino, Monferrato e anche in Liguria) considerava nemici i comunisti e questi consideravano il Mauri un reazionario. Mauri fucilava i capigruppo che non sottostavano a lui. (pag 297)”,”LIGU-178″
“ANTONINI Sandro”,”Io, Bisagno… Il partigiano Aldo Gastaldi.”,”Sandro Antonini, Sestri levante, 1952, è uno studioso di storia contemporanea, con particolare riferimento al Novecento. Si è occupato, a più riprese, di Resistenza e guerra civile. Ha pubblicato numerosi lavori tra cui ‘Partigiani – Una storia di uomini’ (2010). [“”L’improvvisa e imprevedibile fine sopraggiunge il 21 maggio (1945) per incidente stradale, nel viaggio di ritorno dal Garda alla Liguria, al termine di una missione rivelatrice della generosità di Bisagno, che mantiene la promessa di accompagnare verso casa un folto gruppo di ex componenti della divisione Monterosa, disertori nella fase finale dei combattimenti: senza la sua scorta, correrebbero pericoli mortali in un itinerario costellato da posti di blocco. Al decesso – dovuto a una brusca frenata che lo scaglia a terra dal tetto del camion, sul quale imprudentemente si era sistemato con un compagno – seguono il 23 maggio a Genova memorabili funerali, con tratti dell’apoteosi. Il quotidiano comunista ‘l’Unità’ interpreta le partecipatissime esequie come un simbolico mutamento di fase: il passaggio epocale dall’eroismo resistenziale all’ordinarietà della vita civile, nella quale Bisagno non ebbe il tempo di inserirsi. Alla luce delle roventi polemiche interpartigiane, l’incidente fatale suscita in ambienti anticomunisti scia di sospetti e dicerie: si crede nell’eliminazione di un elemento scomodo. Tanto più che ‘post mortem’ ‘l’Unità’ ne decanta la figura, in vita osteggiata e denigrata. Dopo decenni di polemiche, Antonini analizza le testimonianze e la documentazione esistente, concludendo per l’accidentalità dell’evento, d’altronde in linea col carattere pubblico (verrebbe da dire: teatrale) di quella morte, ben diversa dagli agguati senza testimoni riservati a chi nel dopoguerra entrò – come il trotzkista Mario Acquaviva, assassinato a Casale Monferrato l’11 luglio 1945 – nel mirino delle formazioni clandestine legate ai settori più fanaticamente staliniani del Pci”” (pag III, introduzione di Mimmo Franzinelli)]”,”ITAR-014-FER”
“ANTONINI Sandro”,”L’ultima diaspora. Soccorso ebraico durante la seconda guerra mondiale.”,”Molto citato Raffaele Cantoni Sandro Antonini, ligure, studioso del fascismo, ha pubblicato molti libri per le edizioni Deferrari, tra cui ‘Storia della Liguria durante il fascismo. 2. Fascisti, cospiratori, costruzione del regime, 1923-1925’, (2005). Genova e Roma. “”L’altra città che condivise con Genova l’onere di provvedere all’assistenza degli ebrei fu sicuramente Roma. Non poteva essere che così; Roma era il centro politico e spirituale d’Italia, da cui tutto si irraggiava, sede del governo e del Vaticano, dell’Unione delle comunità e di una «centrale» ‘Delasem’ non meno importante dell’altra di Genova; a Roma operavano Settimio Sorani – che al principio del 1943 arrivò sul punto di dimettersi per dissapori con alcuni membri dell’Unione, ma poi ebbe un ripensamento e restò al proprio posto – e Dante Almansi; contrariamente ai dirigenti genovesi essi, durante l’occupazione tedesca, rimasero nella capitale fino alla sua liberazione (49).Soprattutto al primo, un uomo fortemente motivato alla causa ebraica, nutrito d’idealismo ma che non mancava neppure di senso della realtà, di saldi principi morali e di carattere caparbio, abituato da tanti anni a confrontarsi con un potere dal quale aveva imparato a difendersi, si debbono i maggiori interventi per il salvataggio dei profughi ebrei, che già dal giorno successivo all’armistizio affluirono in gran numero e da diverse direzioni. Rispetto alle altre città del nord, Roma ebbe in seguito almeno un vantaggio: quello della fine dell’occupazione tedesca al principio del giugno 1944, quando fecero il loro ingresso, dopo mesi di combattimenti durissimi (Anzio, Montecassino, ecc.), gli Alleati. Da quel momento l’icubo per gli ebrei sopravvissuti terminò. Ma nei move mesi precedenti – tanto intercorse tra la data dell’armistizio e la liberazione – le sofferenze non erano mancate”” (pag 157)”,”EBRx-094″
“ANTONINI Sandro”,”Omicidi in appennino. Menzogne e verità sul «mostro di Bargagli»: 1939-1989.”,”Sandro Antonini, ligur, studioso del fascismo, per l’editore Ferrari ha pubblicato ‘L’ultima diaspora. Soccorso ebraico durante la seconda guerra mondiale’, ‘La “”banda Spiotta”” e la brigata nera genovese’, e una ‘Storia della Liguria durante il fascismo’. Dono di Mario Caprini”,”LIGU-222″
“ANTONIOLI Maurizio GANAPINI Luigi a cura; saggi di ANTONIOLI A. DE-BERNARDI F. FASCE N. FISHMAN L. GANAPINI I. MARßOLEK C. MOLINERO M. PIGENET J.L. ROBERT F. ROMERO J.T. SANTOS N. WHITESIDE P. YSAS”,”I sindacati occidentali dall’800 ad oggi in una prospettiva storica comparata.”,”Saggi di ANTONIOLI, A. DE-BERNARDI, F. FASCE, N. FISHMAN, L. GANAPINI, I. MARßOLEK, C. MOLINERO, M. PIGENET, J.L. ROBERT, F. ROMERO, J.T. SANTOS, N. WHITESIDE, P. YSAS.”,”SIND-005″
“ANTONIOLI Maurizio”,”Pietro Gori. Il cavaliere errante dell’ anarchia. Studi e testi.”,”La figura di Pietro GORI (1865-1911) è intrecciata con le vicende del movimento operaio italiano dalle origini, nella fase di costituzione del Partito del Lavoratori italiani, dell’ Internazionale operaia e socialista degli anni 1890, eppure la sua immagine è legata solamente all’anarchismo. ANTONIOLI non ha scritto tanto una biografia di GORI quanto una sorta di biografia della sua immagine, una ricostruzione del processo di formazione del mito che mise radici soprattutto in Toscana. Nel libro si riportano vari testi tra cui ‘Addio a Lugano’ nella prima stesura, sequestrata a GORI in carcere dalle autorità elvetiche. ANTONIOLI insegna storia contemporanea nella Facoltà di scienze politiche dell’Univ agli studi di Milano.”,”ANAx-060″
“ANTONIOLI M. BARBADORO I. BERTA G. BEZZA B. CASTRONOVO V. JULLIARD J. KENDALL W. e altri contributi di D. LANGEWIESCHE D. MONTGOMERY M. PERROT A. RIOSA G. SAPELLI K. SCHÖNHOVEN G. SPINI K. TENFELDE H. VOLKMANN”,”Sindacato e classe operaia nell’ età della Seconda Internazionale.”,”Altri contributi di D. LANGEWIESCHE (Univ Amburgo), D. MONTGOMERY (Yale Univ), M. PERROT (Univ Parigi), A. RIOSA (Univ Milano), G. SAPELLI (Univ Trieste), K. SCHÖNHOVEN (Univ Schönhoven), G. SPINI (Univ Firenze), K. TENFELDE (Univ Monaco Baviera), H. VOLKMANN (Libera Univ Berlino). Tre saggi si occupano della FIOM nei primi decenni del ‘900: quelli di BERTA (Univ Torino), ANTONIOLI (Fondazione Brodolini) e BEZZA (idem). JULLIARD lavora all’ Univ di Parigi e KENDALL al Ruskin College di Oxford.”,”SIND-018″
“ANTONIOLI Maurizio”,”Errico Malatesta l’ organizzazione operaia e il sindacalismo 1889 – 1914.”,”Nota a fondo libro dell’A: A saggio ultimato ho avuto modo di leggere il lavoro di Carl LEVY, Malatesta in exile, in ANNALI DELLA FONDAZIONE LUIGI EINAUDI, 1981, che apre notevoli spiragli ad una conoscenza più approfondita del periodo londinese dell’ anarchico italiano, anche per quanto concerne i suoi rapporti con i sindacalisti.”,”ANAx-081″
“ANTONIOLI Maurizio BERGAMASCHI Myriam ROMERO Federico a cura; saggi di”,”Le scissioni sindacali: in Europa.”,”saggi di L. BERTUCELLI A. CERERA T. CAREW P. CRAVERI A. DE-BERNARDI N. FISHMAN G. FORMIGONI G. GOZZINI A. PEPE M. PIGENET K. RENTOLA F. ROMERO J. TORRE SANTOS”,”MEOx-015″
“ANTONIOLI Maurizio BEZZA Bruno a cura”,”La Fiom dalle origini al fascismo 1901-1924.”,”Il volume è un parziale risultato della ricerca su La condizione e l’ organizzazione operaia in Italia dall’ Unità al 1926. I materiali pubblicati, i cappelli introduttivi ai singoli congressi, l’ appendice sui contratti e la relativa introduzione sono opera e cura di Maurizio ANTONIOLI per il periodo 1901-1914 e di Bruno BEZZA per il periodo 1915-1924.”,”MITT-073″
“ANTONIOLI Maurizio COLOMBO Eduardo COLSON Daniel DE-JONG Rudolf ENCKELL Marianne MADRID Francisco MINTZ Frank PELLETIER Philippe PORTIS Larry VENZA Claudio interventi”,”De l’ Histoire du mouvement ouvrier revolutionnaire. Actes du colloque international ‘Pour un Autre Futur””.”,”Interventi di Maurizio ANTONIOLI Eduardo COLOMBO Daniel COLSON Rudolf DE-JONG Marianne ENCKELL Francisco MADRID Frank MINTZ Philippe PELLETIER Larry PORTIS Claudio VENZA”,”MOIx-015″
“ANTONIOLI Maurizio COLOMBO Eduardo COLSON Daniel DE-JONG Rudolf ENCKELL Marianne MADRID Francisco MINTZ Frank PELLETIER Philippe PORTIS Larry VENZA Claudio interventi”,”De l’ Histoire du mouvement ouvrier revolutionnaire. Actes du colloque international ‘Pour un Autre Futur””.”,”Interventi di Maurizio ANTONIOLI Eduardo COLOMBO Daniel COLSON Rudolf DE-JONG Marianne ENCKELL Francisco MADRID Frank MINTZ Philippe PELLETIER Larry PORTIS Claudio VENZA. Contiene il saggio di Larry PORTIS: Gli IWW e l’ internazionalismo (pag 49-72) e quello di Rudolf DE-JONG ‘L’ AIT di Berlino. Dal 1922 alla rivoluzione spagnola”” (pag 229-224). Il padre di Rudolf DE-JONG, Albert (1891-1970) ha giocato un ruolo attivo nell’ AIT. Come antimilitarista e come rappresentante dell’ organizzazione anarcosindacalista olandese, fu presente a tutti i congressi dell’ AIT nel periodo tra le due guerre, ad eccezione del congresso di fondazione dell’ organizzazione. Nella letteratura libertaria, l’ AIT di Berlino è, generalmente considerata come un’ alternativa all’ Internazionale rossa di Mosca (Comintern) e all’ Internazionale riformista di Amsterdam. Sarebbe la risposta del sindacalismo rivoluzionario e libertario al bolscevismo e alla socialdemocrazia.”,”ANAx-172″
“ANTONIOLI Maurizio GINEX Giovanna PANACCIONE Andrea a cura”,”Per i cent’anni della festa del lavoro.”,”””Ma è importante notare subito che questa internazionalità – e qui sta il suo primo carattere distintivo rispetto all’ epoca dell’ Associazione Generale dei Lavoratori diretta da Marx, si afferma proprio nella fase in cui comincia ad essere ormai evidente la configurazione allo Stato-nazione come l’ orizzonte obbligato entro il quale si situano le fondamentali linee d’ azione e di crescita delle organizzazioni proletarie. Eric J. Hobsbawm, nel suo recente volume su L’ età degli imperi (Bari, Laterza, 1987) ha giustamente notato a questo proposito: “”Lo Stato-nazionale non solo costituiva il quadro di vita del cittadino, ne stabiliva i parametri, e determinava le condizioni concrete e i limiti geografici della lotta operaia; ma i suoi interventi politici, giuridici e amministrativi incidevano in misura crescente sulla vita della classe operaia. (…)””. Se l’ internazionalità è comunque, da subito, un carattere distintivo della manifestazione, essa ne diviene anche rapidamente un essenziale contenuto ideale, che si affianca, fin dai primissimi anni, all’ obiettivo originario delle otto ore. Già al congresso di Bruxelles della Seconda Internazionale, nell’ agosto del 1891 Edouard Vaillant aveva proposto di “”aggiungere al carattere economico il carattere socialista”” e, in particolare, aveva indicato “”il mantenimento, con tutti i mezzi, della pace mondiale””, come motivo ispiratore nel Primo Maggio; al congresso di Zurigo, nel 1893, la lotta per la pace sarà indicata come un contenuto permanente della manifestazione nella risoluzione sul Primo Maggio che viene approvata. (…)””. (pag 44-45)”,”MPMx-020″
“ANTONIOLI Maurizio BERTI Giampietro FEDELE Santi IUSO Pasquale; comitato di redazione: Franco BERTOLUCCI (coord.) Giuseppe ARAGNO Ilaria DEL-BIONDO Luigi DI-LEMBO Roberto GIULIANELLI Mattia GRANATA Gianpiero LANDI Natale MUSARRA Giorgio SACCHETTI Fiorenza TAROZZI Claudio VENZA, collaborazione di Pietro ALBONETTI Alessandro AFFORTUNATI Sergio ANGIOLETTI Massimiliano BACCHIET Antonio BAGLIO Ugo BALDINI Roberto BALZANI GUido BARROERO Sara BELLOFIORE Roberto BERNARDI Vladimiro BERTAZZONI Francesco BERTI Fabio BERTINI Gian Luigi BETTOLI Maurizio BINAGHI Giorgio BOCCOLARI Gianluca BOTTEGHI Gianpiero BOTTINELLI Piero CARENZI Anna CAROLEO Simonetta CAROLINI Giovambattista CARROZZA Paolo CASCIOLA Giovanni CATTINI Alessandra CELI Fiamma CHESSA Rosaria CIAMPELLA BERTOLUCCI Alberto CIAMPI Enrico CIANCARINI Gianna CIAO POINTER Silvio CICOLANI Eva CIVOLANI Givanni Domenico COCO Francesco CODELLO Mario COGLITORE Fabio CUZZOLA Giovanni DAMIANI Mauro DE-AGOSTINI Brunella DELLA-CASA Luca DEMARCHI Ilaria DI-BENEDETTO Andrea DILEMMI Pietro DIPAOLA Enrico ESPOSITO Lucio FEBO Isabelle FELICI Carmelo FERRARA Paolo FINZI Ugo FORTINI Elis FRACCARO Eros FRANCESCANGELI Daniela FRANCHETTI Giuseppe GALZERANO Tiziana GASPARI Mirtide GAVELLI Lorenzo GESTRI Adriano Paolo GIORDANO Massimiliano GIORGI Fabrizio GIULIETTI Manlio GRAGNANI Claudio GREGORI Giuseppe GURRIERI Franco IACHETTA Massimiliano ILARI Tobia IMPERATO Michele LENZERINI Giancarlo LEONI Domenico LIGUORI Riccardo LUCETTI Roberto LUCIOLI Alessandro LUPARINI Franciasca MIGLIAVADA Antonio MAMELI Giorgio MANGINI Vincenzo MANTOVANI Mario MAPELLI Tomaso MARABINI Giuseppe MASI Pier Carlo MASINI Claudio MAZZOLANI Franco MELANDRI Marco MINARDI Fabrizio MONTANARI Marika Bianca MONTANI Mariella NEJROTTI Mazario Sauro ONOFRI Antonio ORLANDO Massimo ORTALLI Giuseppina PALAMARA Fabio PALOMBO Elvino PETROSSI Gianfranco PIERMARIA Luigi PISANI Marco PUPPINI Margareth RAGO Maurzio RIDOLFI Rossella ROPA Rossano QUIRICONI Italino ROSSI Marco ROSSI Enzo SANTARELLI Marco SCAVINO Franco SCHIRONE Paolo SENSINI Umberto SERENI Chiara SIGNORILE Claudio SILINGARDI Federico SORA Michele STUPIA Vittorio TOMASIN Andrea TOZZI Gino VATTERONI Cinzia VENTUROLI Graziano VIZZINI Valentino ZAGHI Marcello ZANE Renato ZANGHERI Roberto ZANI Peter ZUFFA”,”Dizionario biografico degli anarchici italiani. Volume primo A-G.”,”Comitato di redazione: Franco BERTOLUCCI (coord.), Giuseppe ARAGNO Ilaria DEL-BIONDO Luigi DI-LEMBO Roberto GIULIANELLI Mattia GRANATA Gianpiero LANDI Natale MUSARRA Giorgio SACCHETTI Fiorenza TAROZZI Claudio VENZA Elenco collaboratori (tra i quali Paolo CASCIOLA Luigi PISANI e Pier Carlo MASINI e poi Enzo SANTARELLI, Maurizio RIDOLFI Marco SCAVINO) V. voce CERVETTO A. scritta da A. PISANI.”,”ANAx-198″
“ANTONIOLI Maurizio MASINI Pier Carlo”,”Il sol dell’ avvenire. L’ anarchismo in Italia dalle origini alla prima guerra mondiale.”,”ANTONIOLI Maurizio insegna storia contemporanea nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Milano. Ha scritto varie opere (v. 4° copertina). MASINI (1923-1998) è stato uno storico del movimento operaio e libertario in Italia collaborando a riviste come Movimento operaio, Rivista storica del socialismo, Critica sociale e Rivista storica dell’ anarchismo. “”Alla vigilia del congresso londinese Malatesta giungeva a una concezione del sindacato che si potrebbe definire, senza timori di equivoci, protosindacalista e vi arrivava in parte accogliendo la “”lezione”” francese, ma soprattutto sviluppando coerentemente quel nucleo di idee che aveva iniziato a propagandare già nel 1889. La sintesi più completa delle posizioni malatestiane in materia apparve a pochi giorni dall’ apertura dei lavori congressuali nel “”Labour Leader””. Il documento, parzialmente riprodotto sul numero unico “”L’ Anarchia””, è stato completamente sottovalutato dai biografi di Malatesta, come pure dalla storiografia successiva. (…) Malatesta non pretendeva che i diversi partiti rinunciassero “”al loro programma ed alla loro tattica””, ma chiedeva “”il diritto di ogni lavoratore di combattere contro la borghesia insieme ai suoi fratelli di lavoro e di pena senza distinzione d’ idee politiche””. Al di là dell’ indubbio tatticismo, tale scritto conteneva una serie di punti che inducono a qualificarlo come protosindacalista (…)””. (pag 102-103)”,”ANAx-213″
“ANTONIOLI Maurizio BERGAMASCHI Myriam GANAPINI Luigi a cura; saggi di Franco DELLA-PERUTA Giancarlo CONSONNI Simonetta ORTAGGI CAMMAROSANO Flores REGGIANI Giuseppe PALETTA e Valeria ROSSETTI Ester BIELLI Nedda BONARETTI Alessandra TACCHINI e Daniela VISMARA Annamaria GALBANI Gianni ISOLA Giovanna GINEX Stefano PIVATO Maurizio ANTONIOLI Giuseppe DE-SALVO Alberto DE-BERNARDI Ivano GRANATA Maurizio PUNZO”,”Milano operaia dall’ 800 a oggi. Volume I. Dall’ Unità alla fondazione della Repubblica.”,”Saggi di Franco DELLA-PERUTA Giancarlo CONSONNI Simonetta ORTAGGI CAMMAROSANO Flores REGGIANI Giuseppe PALETTA e Valeria ROSSETTI Ester BIELLI Nedda BONARETTI Alessandra TACCHINI e Daniela VISMARA Annamaria GALBANI Gianni ISOLA Giovanna GINEX Stefano PIVATO Maurizio ANTONIOLI Giuseppe DE-SALVO Alberto DE-BERNARDI Ivano GRANATA Maurizio PUNZO Milano: aggregazione attraverso il consenso e la coercizione. “”Lo sviluppo industriale determinatosi nel corso della Prima guerra mondiale rese ancora più impellente la necessità di aumentare la superficie municipale. In particolare la Giunta socialista guidata da Emilio Caldara perseguì, a partire dal 1917, un piano di ampliamento del territorio cittadino mediante l’ aggregazione di alcuni comuni finitimi “”auspicando che questa potesse avvenire sulla base di una volontaria associazione””. La proposta fu accolta con interesse da parte dei comuni interpellati (tutti amministrati da maggioranze socialiste tranne quelli di Lambrate e di Trenno), propensi a lasciarsi annettere per poter fruire dei servizi sociali disponibili nel capoluogo: (..). Solamente nel 1923 il programma che l’ aministrazione socialista – nel rispetto delle leggi locali e delle autonomia comunali – non era riuscita a realizzare, fu portato a compimento dall’ amministrazione fascista: i comuni di (…) furono aggregati a Milano; i consigli comunali furono disciolti ed i sindaci delle amministrazioni soppresse entrarono a far parte del consiglio comunale di Milano.”” (pag 101-102)”,”MITT-205″
“ANTONIOLI Maurizio BERGAMASCHI Myriam GANAPINI Luigi a cura; saggi di Luigi GANAPINI Luigi FREY Sergio GIUNTINI Stefano MUSSO Sergio ZANINELLI Bianca BECCALLI Ivana BERGAMASCHI Myriam BERGAMASCHI con Cinzia MARINELLI e Chiara PENELLO Marino REGINI Emilio REYNERI Gianfranco PETRILLO”,”Milano operaia dall’ 800 a oggi. Volume II. Gli anni della Repubblica.”,”Saggi di Luigi GANAPINI Luigi FREY Sergio GIUNTINI Stefano MUSSO Sergio ZANINELLI Bianca BECCALLI Ivana BERGAMASCHI Myriam BERGAMASCHI con Cinzia MARINELLI e Chiara PENELLO Marino REGINI Emilio REYNERI Gianfranco PETRILLO. “”Torino e il movimento operaio torinese. Il dibattito storiografico’ di Stefano MUSSO (pag 377-395) (segue: bibliografia) Rapporto tra la mobilità occupazionale e la mobilità residenziale. Le percentuali di popolazione stabile, “”fedele”” al quartiere, sono dell’ ordine del 50 per cento a Parigi nel decennio 1896-1907 (Faure, 1984), del 30 per cento per Borgo San Paolo a Torino nel quindicennio 1921-1936. A Berlino, fra gli anni Sessanta e la fine degli anni Ottanta del secolo scors, si hanno percentuali molto alte di popolazione stabile, del 78 per cento negli undici anni fra il 1864 e il 1875: qui è stata riscontrata una differenza molto significativa nel conteggio degli stabili tra i due censimenti, di 12 punti percentuali in più, (…). Se è legittimo sostenere in generale il rapporto tra mobilità occupazionale e residenziale, la seconda non è immediatamente ricollegabile alla prima””. (pag 382)”,”MITT-206″
“ANTONIOLI Maurizio”,”Lavoratori e istituzioni sindacali. Alle origini delle rappresentanze operaie.”,”ANTONIOLI Maurizio insegna storia contemporanea presso la facoltà di scienze politiche dell’ Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato vari libri (v. 4° cop.). “”Le Camere del lavoro si ponevano questioni organizzative e temi rivendicativi di grande respiro, che bene presto sarebbero stati fattipropri dalle Federazioni o dal Partito socialista (come il ben noto progetto Kuliscioff sul lavoro femminile e infantile). Al Congresso di fondazione della FIOM (Livorno, giugno 1901), gli aspetti della legislazione sociale (legge sugli infortuni del lavoro, legge sul lavoro delle donne e dei fanciulli, legge sulla cassa nazionale di previdenza), sarebbero stati al centro del dibattito.”” (pag 81) I tratti evangelici del socialismo. “”Il Primo maggio era la “”Pasqua dei lavoratori”” che segnava una pietra miliare sulla via della “”redenzione”” del proletariato. Prampolini si rivolgeva ai lavoratori con la sua ‘Predica di Natale’. I cortei riprendevano spesso i moduli sperimentati delle processioni. Gli “”eroi”” del proletariato venivano in un certo qual modo beatificati. Come ricordava Michels nel “”Volksstimme”” del 1° maggio 1905, a Roma, a Ponte Molle, sempre in occasione del Primo maggio, si erano svolti “”battesimi socialisti””, con le madri che, sollevando i bimbi sopra le teste, dicevano “”Questo è mio figlio! L’ ho chiamato Libero””, oppure “”Questa è la mia piccola Marxina””. E così via.”” (pag 158)”,”MITT-220″
“ANTONIOLI Maurizio”,”Armando Borghi e l’ Unione Sindacale Italiana.”,”ANTONIOLI Maurizio (Università degli Studi di Milano) si occupa di storia del movimento operaio e sindacale. Ha pubblicato tra l’ altro ‘La Fiom dalle origini al fascismo, 1901-1924′, Bari, 1978 (curando la parte relativa all’ età giolittiana), ‘Sindacato e progresso. La Fiom tra immagine e realtà (1901-1914)’ (Milano, 1983) ecc. Bordiga e la dittatura del proletariato (pag 258) “”Per esempio io sono per l’ autonomismo. Ma sarei contro l’ autonomia di una provincia che volesse la libertà, per ilprevalere in un certo momento di forze borghesi, di staccarsi dal vincolo federale, territoriale con noi! Eh! troppa cuccagna. Io dico che a quei liberi cittadini di… quel paese non si dovrebbe lasciare la … libertà dei popoli, perché intanto ciò significherebbe la libertà per i borghesi di quel paese di ‘schiacciare’ gli sfruttati dello stesso paese. Poi vi sono certe provincie dove i borghesi avrebbero tutto da guadagnare a rifugiarsi in maggioranza e cercare di farne degli stati – cuscinetti per la riserva reazionaria.”” (pag 259)”,”ANAx-247″
“ANTONIOLI Maurizio BERTI Giampietro FEDELE Santi IUSO Pasquale direzione, comitato di redazione: Franco BERTOLUCCI (coord.) Giuseppe ARAGNO Ilaria DEL-BIONDO Luigi DI-LEMBO Roberto GIULIANELLI Mattia GRANATA Gianpiero LANDI Natale MUSARRA Giorgio SACCHETTI Fiorenza TAROZZI Claudia VENZA; collaboratori: Pietro ALBONETTI Alessandro AFFORTUNATI Sergio ANGELETTI Massimiliano BACCHIET Antonio BAGLIO Ugo BALDINI Roberto BALZANI Guido BARROERO Sara BELLOFIORE Roberto BERNARDI Vladimiro BERTAZZONI Francesco BERTI Fabio BERTINI Gian Luigi BETTOLI Maurizio BINAGHI Giorgio BOCCOLARI Gianluca BOTTEGHI Gianpiero BOTTINELLI Piero BRUNELLO Fausto BUCCI Rodolfo BUGIANI Claudio CANTINI Eliana CAPONETTO Roberto CAPPUCCIO Antonella CARENZI Anna CAROLEO Simonetta CAROLINI Giovambattista CARROZZA Paolo CASCIOLA Giovanni CATTINI Alessandra CELI FIamma CHESSA Rosaria CIAMPELLA BERTOLUCCI Alberto CIAMPI Enrico CIANCARINI Gianna CIAO POINTER Silvio CICOLANI Eva CIVOLANI Giovanni Domenico COCO Francesco CODELLO Mario COGLITORE Tobia CORNACCHIOLI Fabio CUZZOLA Giovanni DAMIANI Mauro DE-AGOSTINI Brunella DELLA-CASA Luca DEMARCHI Ilaria DI-BENEDETTO Andrea DILEMMI Pietro DIPAOLA Enrico ESPOSITO Lucio FEBO Isabelle FELICI Carmelo FERRARA Paolo FINZI Ugo FORTINI Elis FRACCARO Eros FRANCESCANGELI Daniela FRANCHETTI Giuseppe GALZERANO Tiziana GASPARI Mirtide GAVELLI Valerio GENTILI Lorenzo GESTRI Adriano Paolo GIORDANO Massimiliano GIORGI Fabrizio GIULIETTI Manlio GRAGNANI Claudio GREGORI Giuseppe GURRIERI Franco IACHETTA Massimiliano ILARI Tobia IMPERATO Michele LANZERINI Giancarlo LEONI Domenico LIGUORI Riccardo LUCETTI Roberto LUCIOLI Alessandro LUPARINI Francesca MIGLIAVADA Antonio MAMELI Giorgio MANGINI Vincenzo MANTOVANI Mario MAPELLI Tomaso MARABINI Giuseppe MASI Pier Carlo MASINI Claudio MAZZOLANI Franco MELANDRI Marco MINARDI Fabrizio MONTANARI Marika Bianca MONTANI Mariella NEJROTTI Nazario Sauro ONOFRI Antonio ORLANDO Massimo ORTALLI Giuseppina PALAMARA Fabio PALOMBO Elvino PETROSSI Gianfranco PIERMARIA Luigi PISANI Edoardo PUGLIELLI Marco PUPPINI Margareth RAGO Maurizio RIDOLFI Rossella ROPA Rossano QUIRICONI Italino ROSSI Marco ROSSI Enzo SANTARELLI Marco SCAVINO Franco SCHIRONE Paolo SENSINI Umberto SERENI Chiara SIGNORILE Claudio SILINGARDI Federico SORA Michele STUPIA Vittorio TOMASIN Andrea TOZZI Gino VATTERONI Cinzia VENTUROLI Graziano VIZZINI Valentino ZAGHI Marcello ZANE Renato ZANGHERI Roberto ZANI Peter ZUFFA”,”Dizionario biografico degli anarchici italiani. Volume secondo, I-Z.”,”comitato di redazione: Franco BERTOLUCCI (coord.) Giuseppe ARAGNO Ilaria DEL-BIONDO Luigi DI-LEMBO Roberto GIULIANELLI Mattia GRANATA Gianpiero LANDI Natale MUSARRA Giorgio SACCHETTI Fiorenza TAROZZI Claudia VENZA Collaboratori: Pietro ALBONETTI Alessandro AFFORTUNATI Sergio ANGELETTI Massimiliano BACCHIET Antonio BAGLIO Ugo BALDINI Roberto BALZANI Guido BARROERO Sara BELLOFIORE Roberto BERNARDI Vladimiro BERTAZZONI Francesco BERTI Fabio BERTINI Gian Luigi BETTOLI Maurizio BINAGHI Giorgio BOCCOLARI Gianluca BOTTEGHI Gianpiero BOTTINELLI Piero BRUNELLO Fausto BUCCI Rodolfo BUGIANI Claudio CANTINI Eliana CAPONETTO Roberto CAPPUCCIO Antonella CARENZI Anna CAROLEO Simonetta CAROLINI Giovambattista CARROZZA Paolo CASCIOLA Giovanni CATTINI Alessandra CELI FIamma CHESSA Rosaria CIAMPELLA BERTOLUCCI Alberto CIAMPI Enrico CIANCARINI Gianna CIAO POINTER Silvio CICOLANI Eva CIVOLANI Giovanni Domenico COCO Francesco CODELLO Mario COGLITORE Tobia CORNACCHIOLI Fabio CUZZOLA Giovanni DAMIANI Mauro DE-AGOSTINI Brunella DELLA-CASA Luca DEMARCHI Ilaria DI-BENEDETTO Andrea DILEMMI Pietro DIPAOLA Enrico ESPOSITO Lucio FEBO Isabelle FELICI Carmelo FERRARA Paolo FINZI Ugo FORTINI Elis FRACCARO Eros FRANCESCANGELI Daniela FRANCHETTI Giuseppe GALZERANO Tiziana GASPARI Mirtide GAVELLI Valerio GENTILI Lorenzo GESTRI Adriano Paolo GIORDANO Massimiliano GIORGI Fabrizio GIULIETTI Manlio GRAGNANI Claudio GREGORI Giuseppe GURRIERI Franco IACHETTA Massimiliano ILARI Tobia IMPERATO Michele LANZERINI Giancarlo LEONI Domenico LIGUORI Riccardo LUCETTI Roberto LUCIOLI Alessandro LUPARINI Francesca MIGLIAVADA Antonio MAMELI Giorgio MANGINI Vincenzo MANTOVANI Mario MAPELLI Tomaso MARABINI Giuseppe MASI Pier Carlo MASINI Claudio MAZZOLANI Franco MELANDRI Marco MINARDI Fabrizio MONTANARI Marika Bianca MONTANI Mariella NEJROTTI Nazario Sauro ONOFRI Antonio ORLANDO Massimo ORTALLI Giuseppina PALAMARA Fabio PALOMBO Elvino PETROSSI Gianfranco PIERMARIA Luigi PISANI Edoardo PUGLIELLI Marco PUPPINI Margareth RAGO Maurizio RIDOLFI Rossella ROPA Rossano QUIRICONI Italino ROSSI Marco ROSSI Enzo SANTARELLI Marco SCAVINO Franco SCHIRONE Paolo SENSINI Umberto SERENI Chiara SIGNORILE Claudio SILINGARDI Federico SORA Michele STUPIA Vittorio TOMASIN Andrea TOZZI Gino VATTERONI Cinzia VENTUROLI Graziano VIZZINI Valentino ZAGHI Marcello ZANE Renato ZANGHERI Roberto ZANI Peter ZUFFA Si citano CERVETTO e PARODI”,”ANAx-246″
“ANTONIOLI Maurizio”,”Azione diretta e organizzazione operaia. Sindacalismo rivoluzionario e anarchismo tra la fine dell’ Ottocento e il fascismo.”,”ANTONIOLI Maurizio (Università degli Studi di Milano) si occupa di storia del movimento operaio. Tra i suoi studi, ‘La FIOM dalle origini al fascismo (1901-1924)’ (per la parte relativa all’ età giolittiana), ‘Dibattito sul sindacalismo. Atti del Congresso internazionale anarchico di Amsterdam’ (1907) (Milano, 1983). ‘Vieni o maggio. Aspetti del Primo Maggio in Italia tra otto e novecento’ (Milano, 1988). “”Sempre nel 1908, nella sua relazione sui ‘Ventunn mesi di vita della Confederazione del Lavoro’, il segretario confederale Rigola sosteneva la necessità di “”avvicinarsi sempre più alle Unioni nazionali per industrie, trasformando le… Leghe autonome e federate in altrettante Sezioni delle Unioni nazionali””, con il chiaro intento di pervenire a Federazioni rigidamente centralizzate sull’ esempio degli organismi tedeschi. Anche sul piano del livello di coscienza teorica dei modelli di organizzazione, in rapporto con l’ evoluzione della società industriale, netto era lo stacco tra l’ atteggiamento del riformismo italiano e quello del tradeunionismo anglo-americano. Estremamente indicativo in proposito è il saggio di Fausto Pagliari, ‘Oligarchia e democrazia nell’ organizzazione operaia’, pubblicato nel 1909 in risposta al Michels (L’oligarchia organica costituzionale). Il Pagliari, proprio a causa del nuovo corso dell’ economia nazionale e internazionale, avvertiva la necessità di superare una politica sindacale “”fondata sulla difesa delle barriere professionali e del monopolio dell’ occupazione”” e l’ urgenza della sostituzione della solidarietà di categoria con “”la coscienza di una solidarietà di mestiere, di industria, di classe””. “”Alla politica della “”porta chiusa””, sottolineava il Pagliari, “”subentra la politica larga della difesa delle condizioni minime di salario e di lavoro per tutti gli operai di un’intera industria (…)””. (pag 25-26)”,”MITT-248″
“ANTONIOLI Maurizio”,”Sentinelle perdute. Gli anarchici, la morte, la guerra.”,”ANTONIOLI Maurizio è professore di storia contemporanea nell’Università Statale di Milano. E’ autore di numerosi saggi di storia sindacale e dell’anarchismo.”,”ANAx-304″
“ANTONIOLI Maurizio TORRE SANTOS Jorge”,”Riformisti e rivoluzionari. La Camera del lavoro di Milano dalle origini alla Grande guerra.”,”M. ANTONIOLI insegna storia contemporanea (Facoltà di Scienze politiche, Università di Milano). J. TORRE SANTOS lavora presso il dipartimento di Storia della società e delle istituzioni dell’Università di Milano. Per le opere v. 4° copertina.”,”MITT-300″
“ANTONIOLI Maurizio a cura; saggi di Massimo ORTALLI Natale MUSARRA Alessandro LUPARINI Adriano Paolo GIORDANO Fabio PALOMBO Antonio MAMELI Franco SCHIRONE Giorgio SACCHETTI Lorenzo PEZZICA Amedeo BERTOLO Pier Carlo MASINI Claudio ALBERTANI”,”Editori e tipografi anarchici di lingua italiana tra Otto e Novecento.”,”Saggi di Massimo ORTALLI Natale MUSARRA Alessandro LUPARINI Adriano Paolo GIORDANO Fabio PALOMBO Antonio MAMELI Franco SCHIRONE Giorgio SACCHETTI Lorenzo PEZZICA Amedeo BERTOLO Pier Carlo MASINI Claudio ALBERTANI”,”ANAx-324″
“ANTONIOLI Maurizio GIULIANELLI a cura; relazioni di Roberto BERTI Giampietro MANGINI Giorgio LUPARINI Alessandro FEDELE Santi PALLA Marco MANFREDONIA Gaetano ORTALLI Massimo RODENBURG Kees LANDI Gianpiero TAROZZI Fiorenza RAGO Margareth PEZZICA Lorenzo FINZI Paola; comunicazioni di GATTI Stefano SPEDALETTI Francesco”,”Da Fabriano a Montevideo. Luigi Fabbri: vita e idee di un intellettuale anarchico e antifascista.”,”‘Fabbri, il più fedele collaboratore di Malatesta’ L’analisi del fascismo. “”L’istituzionalizzazione del regime mussoliniano poneva nuovi problemi. Il fascismo non poteva più essere considerato come l’espressione di una banda di avventurieri senza scrupoli che si erano impadroniti del potere utilizzando qualsiasi mezzo. Il consolidamento del regime e la sua capacità di ottenere l’appoggio di una aprte delle classi medie e popolari facevano apparire come superate le interpretazioni avanzate fino ad allora che consideravano il fascismo, nel migliore dei casi, comeuna semplice “”controrivoluzione preventiva””. Già in “”Pensiero e volontà””, Fabbri aveva sottolineato come il fascismo, anche se restava un’arma utilizzata dalla borghesia contro il proletariato, si affermava sempre di più come il nemico di tutte le libertà fondamentali difese fino ad allora dalla stessa borghesia. Il dubbio non era più permesso. Il fascismo non poteva continuare ad essere confuso con le altre forme di reazione del passato. (…) A Fabbri va quindi il merito di essere stato tra i primi antifascisti a denunciare non solo il suo carattere violento ma soprattutto la sua dimensione totalitaria””. (pag 155) (nel saggio: ‘Fabbri fuoriuscito in Francia’ di Gaetano Manfredonia)”,”ANAx-355″
“ANTONIOLI Maurizio”,”Figli dell’officina. Anarchismo, sindacalismo e movimento operaio tra Ottocento e Novecento.”,”Rapporto organico almeno fino al 1921-22 di Di Vittorio con l’USI l’Unione Sindacale Italiana (pag 86)”,”ANAx-384″
“ANTONIOLI Maurizio MASINI Pier Carlo”,”Il sol dell’ avvenire. L’anarchismo in Italia dalle origini alla prima guerra mondiale.”,”ANTONIOLI Maurizio insegna storia contemporanea nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Milano. Ha scritto varie opere (v. 4° copertina). MASINI (1923-1998) è stato uno storico del movimento operaio e libertario in Italia collaborando a riviste come Movimento operaio, Rivista storica del socialismo, Critica sociale e Rivista storica dell’ anarchismo. “”Molti storici di parte comunista si sono mossi su questa linea, concentrando la critica contro la spontaneità, l’avventurismo, il dilettantismo, l’ingenuità, l’infantilismo ecc. degli internazionalisti italiani (senza rendersi conto, sia detto tra parentesi, che l’infantilismo è una malattia dell’età adulta e non può essere una malattia dell’infanzia). Nel quadro clinico non si salva niente. Eppure, anche a non voler condividere l’indirizzo libertario, degli internazionalisti italiani; un riconosceimento non può esser loro legittimamente negato: quello di aver dissodato per primi il terreno alle idee socialiste, a prezzo di una tale somma di sacrifici personali, di carcere, di esilio, di morte precoce nei sanatori e nei manicomi, quale non si riscontra, in quelle condizioni di disperato isolamento, in nessun altro momento della storia del movimento operaio”” (pag 53 [Pier Carlo Masini, La Prima Internazionale] (pag 11-54)”,”ANAx-010-FV”
“ANTONIOLI Maurizio CHECCOZZO Giorgio a cura, saggi di Roberto BERNARDI Franco DAMIANI Gigliolo DINUCCI Andrea GIUNTINI Giorgio SACCHETTI”,”Il sindacato ferrovieri italiani dalle origini al fascismo, 1907-1925.”,”Gli scioperi pro-Russia e la crisi del SFI. “”La Russia rivoluzionaria, specialmente a partire da quell’Ottobre rosso e vittorioso, non cesserà più di essere un mito. Lo è e lo sarà a lungo per tutto il movimento operaio internazionale. I ferrovieri italiani fin dall’ultimo anno di guerra, e durante lo stesso IX Congresso, hanno inserito nei loro ordini del giorno solidarietà e protesta. Solidarietà allo stato proletario nascente; protesta contro i governi del’Intesa che non esitavano ad inviargli le truppe contro. Nel giorno del I Maggio del 1919 il SFI conferma ai propri associati l’impegno, comune ormai a tutta la sinistra, a non lasciare solo il primo governo bolscevico della storia, a mettere sulle bandiere dell’organizzazione l’obiettivo del «ritiro immediato dei soldati italiani dalla Russia». Ciò in quanto «rivendicazione immediata del proletariato» (44). Ed è in questo contesto ed in una occasione che tutto sommato potrebbe apparire ordinaria e di ambito locale, quale quella della inaugurazione di un vessillo alla Casa dei ferrovieri a Milano, che si svolge la prima vera grande manifestazione pro-Russia organizzata dal SFI. E’ il 18 maggio 1919, domenica. Oratori, fra gli altri, sono leader nazionali come Filippo Turati e Armando Borghi. Membri del Cc, dirigenti del Sindacato e della Camera del lavoro milanese, esponenti delle varie correnti del socialismo, rivoluzionari e riformisti, anarchici, sindacalisti si alternano prima sul palco sistemato nel cortile alberato della antica sede dei ferrovieri in via S. Gregorio, poi nel salone della Casa del Popolo dove confluisce successivamente il corteo, tra i «fragorosissimi applausi della folla» e le «musiche che suonano gli inni proletari». Il contenuto delle invettive e finanche delle frasi di circostanza pronunciate dagli oratori converge tutto, al di là di ogni per ora sfumata differenza, verso un unico obiettivo: mobilitare al più presto i ferrovieri e tutto il movimento operaio italiano per la Russia rivoluzionaria. Abigaille Zanetta, figura di spicco della Camera del lavoro milanese e della corrente rivoluzionaria del PSI (i futuri ‘terzini’), parlando contro «le illusioni bugiarde delle democrazie e dei riformismi» conclude invitando i ferrovieri ad «ascoltare il grido evangelico della Russia (…) e il motto bolscevico: chi non lavora non mangia». Per il SFI Passeri della sezione di Milano e Fanti del Cc si limitano ad invocare l’unità proletaria quale obiettivo desiderato dalla massa ed al momento ostacolato da «dirigenti d’ogni parte». Vola alto invece Turati, interrotto soltanto dalle grida di ‘viva Mosca!’ non appena accenna, in modo interlocutorio, all’Internazionale di Amsterdam (quella che altri chiamano Internazionale dei ‘socialpatrioti’). Il capo dei riformisti, fra le ovazioni degli intervenuti, finisce il suo discorso inneggiando ad un «socialismo per l’umanità». Borghi per l’USI accusa Turati di «debolezze verso i traditori di ieri», e dichiara: «Non sappiamo di preciso che cosa sia l’Internazionale di Mosca, e che efficacia d’azione possa avere. Ma il nostro cuore e le nostre speranze sono là (Applausi. Viva la Russia!)» Ed inoltre dichiara di accettare la formula della Direzione del Partito che propone lo sciopero generale per instaurare la dittatura del proletariato. L’assemblea accoglie con applausi fragorosi la chiusa del discorso di Borghi»”” [Giorgio Sacchetti, ‘Il sindacato ferrovieri italiani durante il “”biennio rosso””] (pag 230-231) [(44) Cfr. “”La Tribuna dei ferrovieri””, n. 271 cit.; (45) Ivi, n. 273, cit., per il resoconto della manifestazione]”,”SIND-164″
“ANTONIOLI Maurizio BERTOLUCCI Franco GIULIANELLI Roberto a cura; saggi di Giampietro BERTI Maurizio ANTONIOLI Alessandro BRECCIA Franco BERTOLUCCI Roberto GIULIANELLI Marco SCAVINO Mauro STAMPACCHIA Maurizio BINAGHI Pietro DI-PAOLA Arnaldo TESTI Vincenzo RUGGIERO Emanuela MINUTO Alessandro VOLPI Alessandro LUPARINI Natale MUSARRA Santo CATANUTO Franco SCHIRONE Katia MASSARA Oscar GRECO Massimo ORTALLI”,”Nostra patria è il mondo intero. Pietro Gori nel movimento operaio e libertario italiano e internazionale.”,”Pietro Gori (1865-1911), avvocato e pubblicista, è stato uno dei più noti anarchici italiani. Oltre che per l’attività politica, Gori è ricordato come autore di alcune fra le più famose canzoni anarchiche: ‘Addio a Lugano’, ‘Stornelli d’esilio’, La ballata di Sante Caserio’. Questo volume è stato ideato in occasione delle iniziative promosse per il centenario della morte di Gori. “”La fortuna di Pietro Gori negli anni del secondo dopoguerra sembra aver subito un “”declino quasi inarrestabile…”” (pag 7)”,”ANAx-428″
“ANTONIOLI Maurizio a cura, in collaborazione con Jorge TORRE SANTOS e Andrea DILEMMI; scritti di Juan AVILES FARRE’ Jorge TORRE SANTOS Roberto GIULIANELLI Andrea DILEMMI Giuseppe ARAGNO Edoardo PUGLIELLI Santi FEDELE Natale MUSARRA Antonio MAMELI Massimo ORTALLI Franco BERTOLUCCI”,”Contro la Chiesa. I moti pro Ferrer del 1909 in Italia.”,”Francisco Ferrer Y Guardia anarchico promotore del movimento delle scuole laiche in Spagna venne fucilato a Barcellona cento anni fa (2009), nell’ottobre 1909. In tutta Europa si svilupparono manifestazioni per la sua liberazione e contro l’esecuzione, e in alcuni casi, in forme preinsurrezionali. Nell’accusare la Chiesa della sua morte, i moti pro Ferrer si inserivano in un processo che vide la diffusione di motivi culturali e rivendicazioni politiche laici e anticlericali. Ferrer divenne in breve un nuovo Giordano Bruno, simbolo e mito nella lotta contro l’oscurantismo della Chiesa cattolica.”,”ANAx-429″
“ANTONIOLI Maurizio a cura; saggi di Massimo ORTALLI Natale MUSARRA Alessandro LUPARINI Adriano Paolo GIORDANO Fabio PALOMBO Antonio MAMELI Franco SCHIRONE Giorgio SACCHETTI Lorenzo PEZZICA Amedeo BERTOLO Pier Carlo MASINI Claudio ALBERTANI”,”Editori e tipografi anarchici di lingua italiana tra Otto e Novecento.”,”Saggi di Massimo ORTALLI Natale MUSARRA Alessandro LUPARINI Adriano Paolo GIORDANO Fabio PALOMBO Antonio MAMELI Franco SCHIRONE Giorgio SACCHETTI Lorenzo PEZZICA Amedeo BERTOLO Pier Carlo MASINI Claudio ALBERTANI Importanza della stampa per la propaganda anarchica, ruolo degli opuscoli”,”ANAx-003-FGB”
“ANTONIOLI Maurizio GANAPINI Luigi a cura; saggi di ANTONIOLI Alberto DE-BERNARDI Ferdinando FASCE Nina FISHMAN Luigi GANAPINI Inge MARßOLEK Carme MOLINERO Michel PIGENET Jean Louis ROBERT Federico ROMERO Jorge TORRE SANTOS Noel WHITESIDE Pere YSAS”,”I sindacati occidentali dall’800 ad oggi in una prospettiva storica comparata.”,”Saggi di ANTONIOLI, A. DE-BERNARDI, F. FASCE, N. FISHMAN, L. GANAPINI, I. MARßOLEK, C. MOLINERO, M. PIGENET, J.L. ROBERT, F. ROMERO, J.T. SANTOS, N. WHITESIDE, P. YSAS. Maurizio Antonioli insegna Storia contemporanea all’Università di Milano; Luigi Ganapini insegna Storia contemporanea all’Università di Bologna (1998).”,”SIND-021-FV”
“ANTONIOLI Maurizio GIULIANELLI a cura; relazioni di Roberto BERTI Giampietro MANGINI Giorgio LUPARINI Alessandro FEDELE Santi PALLA Marco MANFREDONIA Gaetano ORTALLI Massimo RODENBURG Kees LANDI Gianpiero TAROZZI Fiorenza RAGO Margareth PEZZICA Lorenzo FINZI Paola; comunicazioni di GATTI Stefano SPEDALETTI Francesco”,”Da Fabriano a Montevideo. Luigi Fabbri: vita e idee di un intelletuale anarchico e antifascista.”,”‘Fabbri, il più fedele collaboratore di Malatesta’ Roberto Giulianelli è assegnista presso l’Università Politecnica delle Marche (2008). Maurizio Antonioli insegna Storia contemporanea alla Statale di Milano (2008). ‘L’Archivio Luigi Fabbri presso l’IISG di Amsterdam’ di Kees Rodenburg (pag 181-194)”,”BIOx-046-FV”
“ANTONIOLI Maurizio BEZZA Bruno a cura”,”La Fiom dalle origini al fascismo, 1901-1924.”,”Il volume è un parziale risultato della ricerca su La condizione e l’ organizzazione operaia in Italia dall’ Unità al 1926. I materiali pubblicati, i cappelli introduttivi ai singoli congressi, l’ appendice sui contratti e la relativa introduzione sono opera e cura di Maurizio Antonioli per il periodo 1901-1914 e di Bruno Bezza per il periodo 1915-1924.”,”SIND-027-FV”
“ANTONIOLI Maurizio a cura; saggi di Fiorella IMPRENTI Ivano GRANATA Jorge TORRE SANTOS Ignazio MASULLI Eva CIVOLANI Adele MAIELLO Maurizio ANTONIOLI”,”Per una storia del sindacato in Europa.”,”Maurizio Antonioli insegna storia del movimento sindacale all’Università degli Studi di Milano. Declino sindacato britannico. “”Nei primi anni ottanta vi erano circa 335.000 rappresentanti o delegati sindacali nei posti di lavoro. Nel 2002 il TUC riteneva che vi fossero ancora 230.000 rappresentanti sindacali sul posto di lavoro, tra delegati sindacali, i rappresentanti della sicurezza e rappresentanti dell’ ‘union learning'”” (pag 127)”,”SIND-186″
“ANTONIOLI Maurizio GANAPINI Luigi a cura di, saggi di Noel WHITESIDE Michel PIGENET Ferdinando FASCE Alberto DE BERNARDI INGE MARSSOLEK Carme MOLINARO Pere YSÀS Jean Louis ROBERT Nina FISHMAN Federico ROMERO Jorge Torre SANTOS”,”I sindacati occidentali dall’800 ad oggi in una prospettiva storica comparata.”,”Le ricerche raccolte in questo volume, presentate al seminario tenuto alla fine dell’aprile 1994 a Milano, non sono del resto lavori definibili come comparativi in senso proprio: si limitano ad affiancare ricerche condotte nei differenti contesti nazionali e articolate secondo tematiche comuni.”,”SIND-029-FL”
“ANTONIOLI Maurizio”,”Malatesta, l’organizzazione operaia e il sindacalismo.”,”inserire in Correna Maurizio Antonioli ha insegnato Storia contemporanea presso l’Università Statale di Milano ed è uno dei principali storici che hanno rinnovato, dagli anni Settanta a oggi, la ricerca sulla storia del movimento operaio e in particolare del sindacalismo di azione diretta e dei movimenti antiautoritari e libertari. Condirettore del ‘Dizionario degli anarchici italiani’, ha pubblicato molte opere sul tema tra cui una biografia di Pietro Gori, una storia dell’anarchismo in Italia dalle origini alla prima guerra mondiale. “”Malatesta non pretendeva che i diversi partiti rinunciassero «al loro programma ed alla loro tattica», ma domandava: «Il diritto di ogni lavoratore di combattere contro la borghesia insieme con i suoi fratelli di lavoro e di pensa senza distinzione di idee politiche. Noi domandiamo che ciascuno lotti come meglio crede, d’accordo con quelli che la pensano come lui, ma che tutti siano uniti e solidali nella lotta economica. Ché se i socialisti-democratici vorranno persistere nel loro tentativo d’irreggimentazione e nel loro sistema d’intolleranza, possano gli operai comprendere e far trionfare la gran parola di Marx: ‘Lavoratori del mondo unitevi’ (78). Al di là dell’indubbio tatticismo (il tentativo di rovesciare sui socialdemocratici la responsabilità della scissione del movimento operaio, il ricorso alla «gran parola di Marx»), lo scritto di Malatesta conteneva una serie di punti che inducono a qualificarlo come protosindacalista: l’unità sulla base degli interessi di classe, l’autonomia del movimento sindacale nei confronti delle «scuole» politiche (come dirà dieci anni dopo la ‘charte d’Amiens’). Certo, Malatesta non giungeva apertamente ad assegnare all’organizzazione operaia una funzione rivoluzionaria; differenziava anzi l’azione economica da quella politica (rivoluzionaria), preoccupato piuttosto di evitare che i sindacati si trasformassero in palestra di scontro tra le diverse tendenze. Tuttavia, nel successivo commento al congresso lamentava che, durante i lavori, non fosse stata discussa né «la questione dello ‘sciopero generale’, che oggi appare a tanti il mezzo più pratico per determinare un cambiamento radicale della costituzione sociale; né l’organizzazione economica del proletariato, che altra volta appariva a tutti i socialisti ed appare sempre a noi come il primo passo verso l’auspicata emancipazione» (79). Le sue posizioni, in definitiva, non sembravano molto dissimili da quelle che Pelloutier andava esponendo nel suo rapporto sulla situazione francese durante le sedute delle conferenze anarchiche, tenute ai margini del congresso (80)”” (pag 36-37) [Maurizio Antonioli, ‘Malatesta, l’organizzazione operaia e il sindacalismo’, BFS Edizioni, Pisa, 2023] [(78) Il documento venne pubblicato in italiano successivamente in ‘I Congressi Socialisti Internazionali’, Paterson, Tipografia della Questione Sociale’, 1900, pp. 43-49; (79) E. Malatesta, Il Congresso Internazionale’, cit.; (80) Cfr. A. Hamon, ‘Le socialisme et le congrès de Londres’, cit., p. 173; ‘Fragmenten uit autobiograpnie van Christiaan Cornelissen, cit.; [É. Pouget], ‘Conférénces anarchistes à Londres’, “”La Sociale””, 9 août 1896]”,”ANAx-475″
“ANTONY Michel, a cura”,”Bibliographie sur les utopies et l’anarchisme mexicains.”,”Michel Antony fut de 1969 à 1971 membre du groupe communiste libertaire de Besançon (GCL) : « …Nous étions une douzaine d’étudiants…avec des contacts avec des militants de la CFDT et avec quelques liens avec des militants libertaires (jeunes ouvriers du pays de Montbéliard) ». Il collabora au bulletin ronéoté L’Antiveau (Besançon, 1970, 3 numéros) : « En 1970 nous avons publié 3 numéros d’un journal de quartier (celui de Planoise, ZUP à la sortie de Besançon). Le premier numéro fut tiré à 500 ex., les deux autres à 1000 ex. Le ton était globalement antiautoritaire et exprimait des idées sans doute bien influencées par le marxisme libertaire de Guérin ». Sources : R. Bianco « Un siècle de presse anarchiste… », op. cit. (Témoignage de M. Antony, septembre 1985)// http://militants-anarchistes.info/spip.php?article7018 Bianco : 100 ans de presse anarchiste http://bianco.ficedl.info/ Liste des périodiques | Par année de 1re création | Plan du site | Se connecter Accueil du site Bianco : 100 ans de presse anarchiste Mise en ligne de la thèse de René Bianco (1941-2005) : Répertoire des périodiques anarchistes de langue française : un siècle de presse anarchiste d’expression française, 1880-1983, Aix-Marseille, 1987. Ce travail sera complété et mis à jour par une équipe de militantes et militants. Ce qui est possible actuellement Consulter : – la liste complète et simplifiée des 2002 notices par ordre alphabétique (pour l’état actuel) – la liste par lettre alphabétique (une page par lettre, avec un peu plus d’info) – la liste par date de première création – la liste par lieu de publication-> il s’agit ici des départements français, provinces belges, cantons suisses et pays pour les autres régions ; il serait possible de faire aussi des regroupements par région administrative française ou par pays pour la Belgique et la Suisse ou à l’inverse de développer les États des États-Unis. — Il suffit, ici, de choisir dans la liste pour d’arriver à une liste chronologique des journaux ; ici, pour les Bouches-du-Rhône — Si vous cliquez ensuite sur l’en-tête d’un des lieux — un département, par exemple — vous accéder à une page avec cette même liste par ordre alphabétique ; ici, encore les Bouches-du-Rhône – la liste des organisations éditrices (à compléter ?) ; avec classement chronologique dans chacune (exemple de l’AIT) – la liste des lieux de dépôts ; il reste à développer les notices de ces lieux (noms et adresses actuelles) – les périodes de parutions des journaux pour faire des recherches sur une date. Reste à faire : – développer le contenu des collections donc d’abord faire des fiches listant les numéros parus dans chaque revue (travail en cours). Enfin, la navigation actuelle dans le site peut être améliorée. Contact provisoire : cgecaf”,”MALx-053″
“ANTONY Michel, a cura”,”Anarchisme Espagnol et Utopies Libertaires. Partie I. De A à M. Partie II. De N à Z.”,”Michel Antony fut de 1969 à 1971 membre du groupe communiste libertaire de Besançon (GCL) : « …Nous étions une douzaine d’étudiants…avec des contacts avec des militants de la CFDT et avec quelques liens avec des militants libertaires (jeunes ouvriers du pays de Montbéliard) ». Il collabora au bulletin ronéoté L’Antiveau (Besançon, 1970, 3 numéros) : « En 1970 nous avons publié 3 numéros d’un journal de quartier (celui de Planoise, ZUP à la sortie de Besançon). Le premier numéro fut tiré à 500 ex., les deux autres à 1000 ex. Le ton était globalement antiautoritaire et exprimait des idées sans doute bien influencées par le marxisme libertaire de Guérin ». Sources : R. Bianco « Un siècle de presse anarchiste… », op. cit. (Témoignage de M. Antony, septembre 1985)// http://militants-anarchistes.info/spip.php?article7018 Bianco : 100 ans de presse anarchiste http://bianco.ficedl.info/ Liste des périodiques | Par année de 1re création | Plan du site | Se connecter Accueil du site Bianco : 100 ans de presse anarchiste Mise en ligne de la thèse de René Bianco (1941-2005) : Répertoire des périodiques anarchistes de langue française : un siècle de presse anarchiste d’expression française, 1880-1983, Aix-Marseille, 1987. Ce travail sera complété et mis à jour par une équipe de militantes et militants. Ce qui est possible actuellement Consulter : – la liste complète et simplifiée des 2002 notices par ordre alphabétique (pour l’état actuel) – la liste par lettre alphabétique (une page par lettre, avec un peu plus d’info) – la liste par date de première création – la liste par lieu de publication-> il s’agit ici des départements français, provinces belges, cantons suisses et pays pour les autres régions ; il serait possible de faire aussi des regroupements par région administrative française ou par pays pour la Belgique et la Suisse ou à l’inverse de développer les États des États-Unis. — Il suffit, ici, de choisir dans la liste pour d’arriver à une liste chronologique des journaux ; ici, pour les Bouches-du-Rhône — Si vous cliquez ensuite sur l’en-tête d’un des lieux — un département, par exemple — vous accéder à une page avec cette même liste par ordre alphabétique ; ici, encore les Bouches-du-Rhône – la liste des organisations éditrices (à compléter ?) ; avec classement chronologique dans chacune (exemple de l’AIT) – la liste des lieux de dépôts ; il reste à développer les notices de ces lieux (noms et adresses actuelles) – les périodes de parutions des journaux pour faire des recherches sur une date. Reste à faire : – développer le contenu des collections donc d’abord faire des fiches listant les numéros parus dans chaque revue (travail en cours). Enfin, la navigation actuelle dans le site peut être améliorée. Contact provisoire : cgecaf”,”ANAx-473″
“ANWEILER Oskar”,”Storia dei soviet 1905 – 1921.”,”L’A è nato a Rawitsch (Posnania) nel 1925. Dopo aver conseguito il dottorato con questo suo lavoro sul movimento dei consigli di fabbrica in URSS, si è dedicato alla teoria e alla storia della pedagogia sovietica. Attualmente (1972) insegna all’Univ di Bochum.”,”RIRx-013 RIRO-098″
“ANWEILER Oskar”,”Les Soviets en Russie, 1905-1921. (Tit.orig.: Die Rätebewegung in Russland)”,”Nato nel 1925 ANWEILER Oskar professore all’ Università della Ruhr ha dedicato vari saggi alla risorgenza del modello sovietico nel mondo (Jugoslavia, Polonia, Ungheria del 1956). “”A Zurigo, nel marzo 1917, egli (Lenin, ndr) riassumeva la sua concezione d’insieme in questi termini: “”La Russia è un paese contadino, uno dei paesi più arretrati d’ Europa. Il socialismo non può qui vincere immediatamente e spontaneamente. Ma il carattere contadino del paese può, sulla base dell’ esperienza del 1905 ed essendo data l’ enorme superficie di terre rimasta nelle mani dell’ aristocrazia fondiaria, dare una formidabile ampiezza alla rivoluzione democratica borghese in Russia e fare della nostra rivoluzione il prologo della rivoluzione mondiale, una tappa verso questa (…). Il proletariato russo non può, con le sue sole forze, raggiungere vittoriosamente la rivoluzione socialista. Ma può dare alla rivoluzione russa un’ ampiezza che creerà le condizioni migliori per la rivoluzione socialista e la comincerà in un certo senso.”” (1) Trotsky vede in queste linee “”il punto di giunzione tra la vecchia posizione del bolscevismo, che limitava la rivoluzione a dei compiti democratici, e la nuova posizione che Lenin espone per la prima volta davanti al Partito nelle sue tesi del 4 aprile””. Ma Lenin dichiarava già, nel 1905, in uno dei rari testi con cui contemplava l’ avvenire lontano: “”Compiuta la rivoluzione democratica, affronteremo immediatamente, nella misura precisa delle nostre forze (…), la via della rivoluzione socialista. Noi siamo per la rivoluzione permanente. Non ci fermeremo a metà cammino.”” (2)”” (pag 187) (1) Opere vol 23 pag 402-403 (in francese) (2) Opere vol 9, pag 244 (in francese)”,”RIRx-127″
“ANWEILER Oskar”,”Storia dei Soviet. I Consigli di fabbrica in URSS 1905-1921.”,”Oskar Anweiler è nato a Rawitsch (Posnania) nel 1925. Dopo aver conseguito il dottorato con questo suo lavoro sul movimento dei consigli di fabbrica in URSS, si è didicato alla teoria e alla storia della pedagogia sovietica. Attualmente insegna pedagogia all’Università di Bochum.”,”RIRx-038-FL”
“ANWEILER Oskar”,”Storia dei Soviet. I Consigli di fabbrica in URSS, 1905-1921.”,”Oskar Anweiler è nato a Rawitsch (Posnania) nel 1925. Dopo aver conseguito il dottorato con questo suo lavoro sul movimento dei consigli di fabbrica in URSS, si è didicato alla teoria e alla storia della pedagogia sovietica. Attualmente insegna pedagogia all’Università di Bochum. “”La dittatura del proletariato, è sì rivolta contro la minoranza degli sfruttatori, che essa reprime con la violenza, ma in nome della maggioranza degli sfruttati. «Democrazia per l’immensa maggioranza del popolo, e repressione con la forza, vale a dire esclusione dalla democrazia, per gli sfruttatori, gli oppressori del popolo: tale è la trasformazione che subisce la democrazia nella transizione del capitalismo al comunismo» (71). Un tale Stato delle fase di transizione secondo le parole di Lenin «non è più uno Stato nel senso proprio del termine» (72)”” (pag 290) (71) Lenin, Samtliche Werke, XXI, p. 544 (Opere complete, vol. XXV, p. 434) (72) Ivi, XX, 1, p. 179 (ivi, vol. XXIV, p. 77)”,”RIRO-019-FV”
“ANWEILER Oskar”,”Storia dei soviet. I consigli di fabbrica in Urss, 1905 – 1921.”,”Lenin: c’è un nesso tra la Comune di Parigi, la rivoluzione russa del 1905 e i soviet degli operai e dei soldati del 1917 “”La rivoluzione di febbraio in Russia scoppiò quindi in un momento in cui Lenin aveva sviluppato nuove posizioni teoriche sui problemi di ‘Stato e rivoluzione’. La formazione del soviet di Pietroburgo e il ruolo di primo piano che esso svolgeva, furono gli elementi decisivi che indussero Lenin ad applicare la nuova concezione alla situazione concreta della Russia rivoluzionaria. Questa convergenza estremamente significativa di teoria e realtà storica si può seguire passo passo nei primi scritti di Lenin sui consigli del marzo 1917. Alle prime notizie dalla Russia lo colpì subito il carattere dualistico del nuovo potere, la coesistenza del governo provvisorio e del consiglio degli operai e dei soldati di Pietroburgo. In quest’ultimo scorse «un governo operaio, che è il governo principale, non ufficiale, ancora poco sviluppato e relativamente debole» (34). «Il consiglio dei deputati degli operai e dei soldati è l’embrione di un governo operaio» (35). Queste frasi riprendono quasi testualmente la caratterizzazione dei consigli della prima rivoluzione russa data nel 1906. Allora Lenin aveva detto che si dovevano «studiare gli embrioni del nuovo potere e le condizioni che possono garantire il loro successo», ora constatava senza possibilità di equivoco: il prossimo obiettivo della rivoluzione era «la conquista del potere da parte di un governo operaio», cioè da parte dei consigli dei deputati operai (36). Nella sua terza ‘Lettera da lontano’; dell’11 Marzo 1917, Lenin manifestò l’intenzione di trattare in un articolo il giudizio di Marx ed Engels sulla Comune di Parigi e le «deformazioni» che aveva subito ad opera di Kautsky – un’anticipazione di ‘Stato e rivoluzione’, che avrebbe scritto più tardi. Nella stessa lettera collegava la sua vecchia concezione dei consigli con l’interpretazione marxiana della Comune e con i nuovi soviet. Scriveva: «Che cosa devono fare i soviet dei deputati degli operai? Devono essere considerati come organi per l’insurrezione, come organi del potere rivoluzionario – scrivevamo nel n. 47 del ginevrino «Sozialdemokrat» il 13 ottobre 1915. Questa tesi teorica, desunta dall’esperienza della Comune del 1871 (37) e della rivoluzione russa del 1905 deve essere chiarita e svolta più concretamente in rapporto alla prassi della fase presente e della presente rivoluzione in Russia» (38). D’allora in poi Lenin doveva scorgere una linea di sviluppo che dalla Comune del 1871, attraverso i soviet del 1905, portava ai consigli del 1917 – in tutti e tre i casi si era affermato uo Stato di nuovo tipo, lo Stato proletario, che rappresentava una forma organizzativa superiore rispetto alla repubblica democratica borghese”” (pag 276-278) [(34) Lenin, ‘Sämtliche Werke’, XX, 1, p. 21 (Opere complete), vol. XXIII, pp. 305-36; (35) Ivi, p. 22 (ivi, p.306); (36) Ivi, pp. 4, 12 (ivi, vol. XXXV, p. 212, vol. XXIII; (37) Lenin cerca qui di dimostrare ‘a posteriori’ che aveva stabilito un nesso tra la Comune e i consigli russi già nel 1915 o addirittura nel 1905. Come abbiamo visto, ciò è inesatto; (38) Lenin, ‘Sämtliche Werke’, XX, I, p. 43 (Opere complete, vol. XXIII, p. 324)] [Oskar Anweiler, ‘Storia dei soviet. I consigli di fabbrica in Urss, 1905 – 1921’, Laterza, Bari, 1972] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”MRSx-001-FC” “ANZI Felice”,”Il Movimento Operaio Socialista Italiano (1882-1894). Episodi e appunti. Cronistoria autobiografica di un giornalaio-giornalista.”,”””Un altro episodio clamoros e disgustoso si verificò in quell’epoca quale strascico alla sempre aperta vertenza Cavallotti-Partito operaio. I membri dell’ex- Comitato Centrale del Partito avevano promesso di non dar quartiere a Cavallotti fino a che non fosse provata o ritratta l’accusa di “”spie””. Nell’aprile 1888, Felice Cavallotti, dimessosi da deputato per un mancato appello nominale, chiamava gli elettori a giudicare tra lui e Crispi. L’elezione di Cavallotti doveva essere una dimostrazione anticrispina. Achille Bizzoni nella “”Commedia Umana”” così tratteggiò la lotta: “”Chi in questo caso non vota per la rielezione di Cavallotti si unisce alla maggioranza della Camera e vota fiducia al “”Cancelliere”” in erba… L’astensione predicata dai moderati è un tranello agli elettori per favorire S.E. il ministro, al quale preme dare alla rielezione di Cavallotti, inevitabile e sicura in ogni modo, l’apparenza di un fiasco””. Per la verità, se l’astensione era caldeggiata dai moderati non lo era meno da quelli del Partito operaio; che, oltre ad essersi proposti di ottenere, a pubblica ingiuria, pubblica riparazione, intendevano domandargli conto di tutto il suo atteggiamento parlamentare, specie nella questione della guerra in Africa””. (pag 87-88) Segue rissa al comizio di Cavallotti”,”MITS-331″ “APERGI Francesco”,”Marxismo e ricerca sociale nella Scuola di Francoforte 1932-1950.”,”APERGI è nato a Padova nel 1947. Svolge la sua attività a Firenze presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, cattedra di antropologia culturale.”,”TEOS-035″ “APICELLA Rossana ASCARI Giorgio BATTAGLINI Giovanni BELLI NICOLETTI Enrico CAPRIOGLIO Sergio CAPRIOLO Ettore CASTALDI Paolo CASTIGLIONI Niccolò CAVALLOTTI Carlo CROVI Raffaele DELL’ACQUA Giampiero DEFFENU Giuseppe DRAGONE Umberto FELCHER Giampiero FERRATA Giansiro FIN Mario GRÜNANGER INDOVINA Francesco LA-MALFA Giorgio LANZI Giorgio LEGNANI Massimo LEVI Nerina MAGGI Wilma MARIMONTI Rosalba MIZZAU Marina MONTALDI Danilo MORMINO Ignazio NERI Guido NOTARIANNI Michelangelo PENATI Enrico RESCIGNO Eduardo ROSSI Aldo SCOLARI Ennio SOLMI Raffaella SPAZZALI Sergio SPINAZZOLA Vittorio TORTORETO Emanuele TREVES Tullio UNGARI Paolo VERONESI Giulia VERONESI Silvia ZAGARA Paolo, collaboratori all’inchiesta”,”Milano com’è. La cultura nelle sue strutture dal 1945 a oggi. Inchiesta.”,”Questo libro non è stato “”pianificato””. Ha avuto origine da un’inchiesta promossa dal prof. Giuseppe Del Bo sulla situazione della cultura a Milano nel decennio immediatamente seguito alla guerra…”” (pag XXI, avvertenza) Tra le riviste mensili: ‘La Verità’ a cura di Danilo Montaldi, ‘Prometeo’ di Danilo Montaldi, Critica Sociale, a cura di Raffaello Mazzoletti, Movimento Operaio, a cura di Raffaello Mazzoletti, Rivista storica del socialismo, a cura di Raffaello Mazzoletti, Problemi del socialismo, a cura di Giampietro Dell’Acqua Montaldi: Milano, 1946, non si è saputo o potuto scriverle… le nuove Tesi d’Aprile’ ‘La Verità’ è uscita per 17 numeri: ha pubblicato un numero unico dedicato alla Comune di Parigi nel febbraio ’46; ha fatto conoscere documenti come ‘Le Tesi di Feuerbach’ di Marx, ‘Il Testamento’ di Pisacane, ‘Le Tesi di Aprile’ di Lenin; ha ricordato rivoluzionari come Marat e Lassalle. L’atmosfera culturale nella quale si mossero le sue esigenze era ancora quella del periodo fascista: i poeti russi (1), americani e Lorca e anche Rimbaud costituivano allora una lettura clandestina: era naturale che venissero gettati d’impulso sul giornale, ripresi dagli stessi vecchi luoghi di quell’amorosa frequentazione, prima ancora di una critica e adeguata rielaborazione ed interpretazione, come conveniva a generazioni diverse, e che infatti venne compiuta in seguito. ‘La Verità’ ha commentato le sole letture che si potevano fare in quell’epoca: da Babeuf a J. Reed, dai problemi dell’emancipazione alla guerra civile spagnola; criticando le insufficienze della Costituente ha guardato alla Repubblica spagnola, alle sue realizzazioni rivoluzionarie; dal n. 5 ha chiarito “”un equivoco”” spiegando perché ‘comunismo’ non equivalesse a ‘Russia’; ha protestato contro “”l’amnistia di pacificazione””; ha posto di fronte ai lettori una serie di domande incalzanti (“”Chi controlla l’operato della polizia? Nessuno,”” ecc.) abituandoli a considerare controllabili tutti i centri di potere della società, e quindi demistificandoli, avvicinando e allargando le loro possibilità concrete di partecipazione, ripubblicando articoli di economia scritti nel periodo clandestino; ha divulgato com’erano le analisi donde derivavano idee-forza prospettate da settori partigiani combattenti. Ma non ha saputo scriverle, le nuove Tesi d’Aprile. Né in quelle condizioni ‘La Verità’ avrebbe potuto, nonostante l’aria ‘pietroburghese’ della Milano di quegli anni. Ed ha vissuto la tragedia del nostro dopoguerra analizzandola con un metro ereditato da un passato ricchissimo, ma col sentimento che tutto fosse ormai stato giocato, che a noi non restasse che la protesta: mentre bisognava portare l’insegnamento nella massa, trovarla insieme la misura, scriverle di nuovo le Tesi. Ma forse è proprio in nome di quanto abbiamo imparato dalla stessa ‘Verità’ che facciamo oggi, queste tardive e massime richieste. La Verità, redazione e amministrazione: Milano; Tipografia A. e C. Matti, Milano, Responsabile: Leone Krachmalnicoff. Dal n. 3 si aggiunge una redazione romana presso Claudio Pavone. Dal n. 4 si aggiunge una redazione torinese presso Paolo Faraggiana”” (pag 208-209) [‘La Verità’ a cura di Danilo Montaldi] [(in) AaVv, ‘Milano com’era’. La cultura nelle sue strutture dal 1945 a oggi. Inchiesta’, Feltrinelli, Milano, 1962] [(1) Cfr., in particolare, gli articoli di N.(ino) F.(ugazza) su ‘La Poesia Russa dopo la Rivoluzione] [La Verità, dicembre 1945 – settembre 1946, 17 fascicoli]”,”EDIx-237″ “APITZSCH Ursula BARATTA Giorgio BENSELER Franck BIRNBAUM Norman BOVE’ Paul BRIE Michael COHEN Robert DEPPE Frank BAABA FOLSON Rose HENSCHE Detlev HERMANSSON C.H. KAGARLITZKI Boris LLEDO’ Emilio MÖLLER Carola MONAL Isabel PANITCH Leo PARDINI Corrado SIGRIST Christian VAN-DER-LINDEN Marcel WACQUANT Loic WALLIS Victor HAUG Wolfgang Fritz NEGT Oskar BUTLER Judith HAUG Frigga SPIVAK Gayatri Chakravorty e altri”,”50Jahre Das Argument. Kritisch-intellektuelles Engagement heute.”,”APITZSCH Ursula BARATTA Giorgio BENSELER Franck BIRNBAUM Norman BOVE’ Paul BRIE Michael COHEN Robert DEPPE Frank BAABA FOLSON Rose HENSCHE Detlev HERMANSSON C.H. KAGARLITZKI Boris LLEDO’ Emilio MÖLLER Carola MONAL Isabel PANITCH Leo PARDINI Corrado SIGRIST Christian VAN-DER-LINDEN Marcel WACQUANT Loic WALLIS Victor HAUG Wolfgang Fritz NEGT Oskar BUTLER Judith HAUG Frigga SPIVAK Gayatri Chakravorty e altri”,”EMEx-068″ “APOLLINAIRE Guillaume, a cura di Giorgio CAPRONI”,”Poesie.”,”APOLLINAIRE Guillaume nasce a Roma nel 1880. Dovendo seguire la madre giovane avventuriera di origine polacca, vivrà un’ infanzia disordinata. A. conia il termine ‘surrealista’. (v. prefazione) “”La dimostrazione di quanto sia vero il principio: “”Il talento, e il suo stile, sono spesso una fatalità che s’impiglia col primo ‘sentire’, i sensi, i sensi primari, che agganciano l’ esistenza dell’ imprevedibilità del mondo””. Una frase, attribuita a Mozart, che suona esemplare: Apollinaire, anche come poeta e protagonista del labirintico passaggio fra Otto e Novecento, si trovò a seguire, lungo il suo cammino, una bussola impazzita che continuamente indicava, alternandole, due direzioni opposte: il ritorno e la fuga in avanti; la nostalgia genetica del passato e della tradizione, a cui si contrapponeva l’ ansia scenica dell’ avventurarsi nell’ ignoto del futuro””. (pag V)”,”VARx-239″ “APOLLONIO Mario”,”I contemporanei. Cronache, testi, saggi. Con un’ appendice sulla cultura di massa.”,”Giuseppe Ungaretti e il futurismo. “”(…) è stato Giuseppe De Robertis a indicare documentando certe sue collusioni di novizio con ironisti, crepuscolari e futuristi: “”patì del mal del secolo”” dice; ma leggiamo tutto il passo: ‘Chi lo crederebbe? Anche Ungaretti, poeta così assoluto, così essenziale, così incognito, ptì del mal del secolo: anche lui soffì quella crisi del verso che prima aveva portato il verso a dorare, inutilmente, tanta non poesia dell’ ultima grande stagione, poi, per reazione, lo portò ad avvilirsi ad una quasi-prosa. (…)””.”” (pag 195) La scuola drammaturgica di Ugo Betti. “”Ricomponiamo dunque il panorama accentrandolo nel tempo intorno a un grande drammaturgo, Ugo Betti, e dilatandolo nello spazio verso l’ oriente e verso l’ occidente””. (pag 490)”,”ITAB-218″ “APOLLONIO RODIO, a cura di Alberto BORGOGNO”,”Argonautiche.”,”La vita di Apollonio Rodio si svolse nel III secolo a.C., ma le vicende e le date sono molto controverse perchè si collegano con le più difficili questioni relative alla cronologia della storia letteraria alessandrina (soprattutto in rapporto a Callimaco e a Teocrito). Lo stesso appellativo Rodio ci conduce già in mezzo ai problemi connessi con le malsicure notizie che ci sono pervenute. Egli fu chiamato così perchè trascorse una parte della sua vita a Rodi, di cui forse ricevette la cittadinanza ma era nato in realtà in Egitto, ad Alessandria (o, secondo altre fonti, a Naucrati). Apollonio era più giovane del poeta di Cirene, e pertanto possiamo collocare la sua nascita fra il 295 e il 290.”,”STAx-114-FL” “APOLLONIO Mario”,”Teresio Olivelli.”,”””La guerra rompeva quell’indifferenza titubante, quello scaltro ignorare da una parte e non disturbare dall’altra, che aveva caratterizzato i rapporti italo-russi dal riconoscimento fascista della repubblica sovietica al circospetto quietismo momentaneamente successo al patto Hitler-Ribbentrop. Occorrerà ripercorrere tutti gli scritti per rendersi conto della parte che ebbero gli studi all’Istituto di cultura fascista e i soggiorni in Germania nel definirsi di un nuovo e tanto più vasto intervento. Uno che si vieta il polemismo è nella miglior condizione per cogliere gli elementi attivi dell’antagonista: esattamente il contrario dello stile mussoliniano e delle improvvisazioni ministeriali”” (pag 26) “”In queste condizioni ha valore di fuga anche i giorni passati, trasferito da Flossenburg al campo di eliminazione di Hersbruck, ad una compagnia di disciplina, reo di essersi interposto per un minimo di giustizia alla distribuzione della zuppa. I servi del potente sono spietati; e questo servo dell’Onnipotente li urta nell’intimo, con la sua parola azione. Si vendicano su di lui selvaggiamente della loro condanna: quella morale, che pesa di più della condanna materiale. Nel dramma sacro che Olivelli vive nelle ultime settimane di Hersbruck, accomiatandosi, tocca ad un polacco far traboccare il vaso, mentre intercede: con un calcio allo stomaco, aggiunte venticinque nerbate. Il corpo schiantato, discende adagio nella morte (…)”” (pag 33-34)”,”ITAR-004-FFS” “APONTE Salvatore; TROTSKY Leon”,”Il «Corriere» tra Stalin e Trockij, 1926-1929.”,”Salvatore Aponte (Vico Equense, 1892 – Parigi 1956) scrive per il “”Corriere della Sera”” dal 1926 al 1942. Dal 1926 al 1929 è corrispondente da Mosca. Luciano Canfora (Bari, 1942) insegna Filologia greca e latina presso l’Università di Bari. Provvedimenti del ‘Governo dell’Unione’ contro Trotsky, Sapronov e seguaci (pag 317-318) Articolo: ‘Le previsioni di Trotsky’ (25 aprile 1929) (pag 562-569) “”Le previsioni storiche si distinguono nettamente da quelle astronomiche: queste sono precise e certe quanto quelle sono dubbie e relative. Quando si tratta del contrasto di forze vitali, è ridicolo pretendere una sicura predizione; si possono soltanto studiare con cura le idee e le energie in campo e fare ipotesi di maggiore o minore probabilità. Per rispondere adeguatamente alla domanda sugli sviluppo futuri della rivoluzione russa, analizzando le forze interne ed internazionali che influiscono su di essa, occorrerebbe un libro intero. Durante la mia segregazione ad Alma-Ata ho iniziato tale libro e spero di completarlo fra non molto. Posso ora anticipare le linee essenziali. Il bolscevismo è prossimo alla liquidazione? Ha esaurito le interne risorse? E in quale forma di governo sboccherà: una democrazia, una dittatura, una restaurazione monarchica? Il processo d’una rivoluzione è ben più complesso che il corso d’un torrente montano, nell’un caso e nell’altro però non si può escludere il più improvviso e paradossale mutamento di direzione. Ma, per il torrente, un criterio di massima si può arguire dal volume delle acque, dalla conformazione del terreno, dalle correnti aeree predominanti e così via; in politica, una rivoluzione è sottoposta ad alternative di sviluppo e di declino e il trionfo contiene già i germi della decadenza, come questa, giunta nella fase estrema, racchiude in sé stessa la possibilità della ripresa. Le tre rivoluzioni che hanno travagliato la Russia nell’ultimo quarto di secolo non sono altro che fasi di una stessa rivoluzione. Fra la prima e la seconda sono passati dodici anni; fra la seconda e la terza, nove mesi soltanto. Gli undici anni di esistenza del bolscevismo si possono dividere in due periodi: la linea di divisione è data dall’inizio della battaglia contro il trotskismo, dopo la malattia di Lenin. Nel primo periodo, le masse hanno svolto una funzione decisiva, che ha pochi riscontri nella storia. Eppure, vi è ancora qualcuno che attribuisce al caso la rivoluzione d’ottobre. Ma qual valore avrebbe avuto un’organizzazione sociale dovuta al semplice caso? In verità, la vittoria della rivoluzione contro le legioni dei suoi nemici negli anni critici fu dovuta allo spirito d’iniziativa e all’attività delle masse campagnole e cittadine. Su tale base l’improvvisazione del Governo centrale e dell’esercito rosso si poté sviluppare. Il secondo periodo, che ha portato a un radicale cambiamento nelle direttive di governo, è caratterizzato dall’indiscutibile indebolimento dell’attività immediata delle masse: il fiume è ritornato nel suo letto. Sopra le masse s’erge la centralizzata macchina burocratica dello Stato e dell’esercito. Si scava un solco sempre più profondo fra i centri direttivi e il popolo; la macchina burocratica diventa «fine a se stessa»; i funzionari credono fermamente che la rivoluzione sia stata fatta all’unico scopo di concentrare il potere nelle loro mani, garantendo ad essi una situazione privilegiata. In un notevole saggio sui processi degenerativi del Governo e del partito, Rakovski ha mostrato chiaramente in qual modo, dopo la conquista del potere, si sia formata, nel cuore della classe operaia, una burocrazia indipendente, distinta prima soltanto per le funzioni e poi differenziata dal punto di vista sociale. Naturalmente, questo sviluppo burocratico è in nesso strettissimo con un’altra e più profonda modificazione della struttura sociale del paese. In accordo con i principi della Nuova Politica Economica, nelle città si è costituita una classe numerosa di piccoli borghesi e di professionisti liberali; nelle campagne è sorto il contadino arricchito, il «kulak»; e i funzionari usciti dalle masse si sono andati sempre più accordando a questi strati borghesi. Era naturale che una tal burocrazia dovesse considerare come un inciampo l’iniziativa e lo spirito critico del popolo e che la macchina burocratica premesse per soffocare ogni reazione psicologica delle masse, indebolite nella funzione politica. Quante volte, in questi ultimi anni, burocrati e nuovi proprietari hanno ricantato agli operai il ritornello «Non siete più nel ’18!». In altre parole, la proporzione delle forze è stata modificata a danno dei lavoratori. A questo processo corrisponde una trasformazione interna del partito. Non bisogna dimenticare che la schiacciante maggioranza del partito, che conta attualmente un milione di seguaci, ha un’idea molto confusa di quello che il partito era durante il primo periodo rivoluzionario, e non parliamo neanche dei tempi zaristi. Basti dire che il 75 o l’80 per cento del partito attuale è formato da iscritti dopo il 1923, mentre sono meno dell’1 per cento coloro che erano già membri del partito prima della rivoluzione. (…)”” (pag 562-566) [Salvatore Aponte, ‘Il «Corriere» tra Stalin e Trockij, 1926-1929′, Fondazione Corriere della Sera, Milano; 2010]”,”TROD-388″ “APOSTEL Leo”,”Materialismo dialettico e metodo scientifico. Cibernetica, logica, marxismo.”,”APOSTEL Leo nato nel 1925 dottore in filosofia all’ Università libera di Bruxelles ha proseguito gli studi con Rudolf CARNAP all’ Università di Chicago, ha collaborato al centro d’ epistemologia genetica di Jean PIAGET a Ginevra, insegna dal 1957 all’ Università di Gand. “”Tuttavia, nei Quaderni filosofici, Lenin ci dice: “”La prosecuzione dell’ opera di Hegel e Marx deve consistere nell’ elaborazione dialettica della storia del pensiero umano e della tecnica””. A p. 81 dice ancora: “”La logica è… il compendio, la somma, la conclusione tratta dalla storia della conoscenza del mondo””: A p. 91 troviamo: “”è la scienza pura, vale a dire il sapere puro nell’ intera cerchia del suo sviluppo…””; e ancora più chiaramente a p. 337: “”Storia della filosofia Storia delle singole scienze Storia dell’ evoluzione dell’ intelligenza del bambino Storia dell’ evoluzione dell’ intelligenza degli animali Storia della lingua + psicologia + fisiologia degli organi di senso Ecco i campi della scienza da cui si deve costituire la teoria della conoscenza e la dialettica””.”” (pag 48-49)”,”TEOC-357″ “APOSTEL Leo”,”Materialismo dialettico e metodo scientifico.”,”Leo Apostel, nato nel 1925, dottore in filosofia all’Università libera di Bruxelles, ha proseguito gli studi con Rudolf Carnap all’Università di Chicago, ha collaborato al centro d’epistemologia genetica di Jean Piaget a Ginevra, insegna dal 1957 all’Università di Gand. Collaboratore di numerose riviste (Logique et analyse, Synthèse), le sue pubblicazioni sono: Logique, langage et théorie del l’information (con B. Mandelbrot e A. Morf), Logique et équilibre (con B. Mandelbrot e J. Piaget), Les liaisons analytiques et synthétiques dans le comportement du sujet (con W. Mays, A. Morf e J. Piaget), Logique, apprentissage et probabilité (con A.R. Jouckheepe e B. Mautalon).”,”TEOC-090-FL” “APOSTEL Leo”,”Materialismo dialettico e metodo scientifico. Cibernetica, logica, marxismo.”,”Leo Apostel nato nel 1925 dottore in filosofia all’ Università libera di Bruxelles ha proseguito gli studi con Rudolf Carnap all’ Università di Chicago, ha collaborato al centro d’ epistemologia genetica di Jean Piaget a Ginevra, insegna dal 1957 all’ Università di Gand. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Logique, Langage et théorie de l’information’ (con B. Mandelbrot e A. Morf).”,”TEOS-136-FF” “APOSTEL L. CELLERIER G. DESANTI J.T. GARCIA R. GRANGER G.G. HALBWACHS F. HENRIQUES G.V. LADRIERE J. PIAGET J. SACHS I. SINCLAIR DE ZWART H.”,”La spiegazione nelle scienze.”,”””Come ha detto F. Braudel non sono i modelli che ispirarono Marx a dover essere posti in discussione ma l’utilizzazione che di essi si è fatta: «Il genio di Marx, il segreto del suo potere prolungato dipende da questo: egli è stato il primo a fabbricare dei veri modelli sociali e a partire dalla lunga durata storica. Questi modelli sono stati sclerotizzati nelle loro semplificazioni dando loro il valore di leggi, di spiegazione preliminare, automatica, applicabile a tutti i luoghi e a tutte le società» (5)”” (pag144-145) [(5) F. Braudel, Ecrits sur l’Histoire’, Paris, 1968, si veda pure di Braudel ‘Il mondo attuale’, Einaudi, Torino, 1966] Citato nel volume il testo ‘Marx and Contemporary Scientific Thought’, La Haye, 1969 che contiene il saggio di E. Hobsbawm ‘Karl Marx. Contribution to Historiography’ (il contributo di Marx alla storiografia) Marx and contemporary scientific thought. Marx et la pensée scientifique contemporaine. “”Lenin polemizzando con V. Tchernov, l’accusa di «ignoranza crassa» per non tener conto del fatto che: «””La verità oggettiva”” del pensiero non significa altro che l”esistenza’ degli oggetti (= “”delle cose in sé””) riflessi ‘dal pensiero così come sono’» (5)”” (pag 158) [(5) Cfr. Materialisme et empiriocriticisme’ in Oeuvres Tome 14, p. 106, Ed. Sociales et Moscou, ed en Langues Entragéres, Paris, 1968, trad. it., Materialismo e empiriocriticismo’, Ed. Sapere, Milano, 1970] (pag 158) (dal saggio di R. Garcia, A proposito della contraddizione nella dialettica della natura, pag 150-159)”,”SCIx-046-FV” “APOSTOL Tom Mike”,”Calcolo. Vol. I. Analisi 1.”,”Tom Mike Apostol laureato all’Università di Washington, insegna dal 1950 al California Institute of Technology dove è professore di matematica. Il suo campo di maggiore interesse è la teoria dei numeri, su cui ha scritto diversi articoli scientifici e curato una pubblicazione collettiva.”,”SCIx-173-FL” “APOSTOL Tom Mike”,”Calcolo. Vol. II. Geometria.”,”Tom Mike Apostol laureato all’Università di Washington, insegna dal 1950 al California Institute of Technology dove è professore di matematica. Il suo campo di maggiore interesse è la teoria dei numeri, su cui ha scritto diversi articoli scientifici e curato una pubblicazione collettiva.”,”SCIx-174-FL” “APOSTOL Tom Mike”,”Calcolo. Vol. III. Analisi 2.”,”Tom Mike Apostol laureato all’Università di Washington, insegna dal 1950 al California Institute of Technology dove è professore di matematica. Il suo campo di maggiore interesse è la teoria dei numeri, su cui ha scritto diversi articoli scientifici e curato una pubblicazione collettiva.”,”SCIx-175-FL” “APPADORAI A.”,”Indian Political Thinking in the Twentieth Century. An Introductory Survey.”,”APPADORAI A. insegna nella Jawaharlal Nehru University, New Delhi. Caste e democrazia. “”La casta (una istituzione peculiare in India) è compatibile con la democrazia? La risposta è chiaramente negativa per K.M. Panikkar (1895-1963) nel suo ‘Caste and Democracy’ (1933). Analizzando la casta come una istituzione, Panikkar trova che essa incorpora tre concezioni di base: ineguaglianza basata sulla nascita, gradazione delle professioni e loro ineguaglianza e restrizioni sul matrimonio all’ esterno del proprio sotto-gruppo. Similarmente, analizzando la democrazia trova che essa è l’ organizzazione della società in cui il potere politico investe l’ intera comunità; (…)””. (pag 123)”,”INDx-065″ “APPIAH Kwame Anthony GATES Henry Louis a cura”,”The Dictionary of Global Culture.”,”Associate Editor: Michael Colin VAZQUEZ. Il libro contiene 1200 termini che comprendono: artisti, musicisti, scrittori, saggisti e poeti; politici, divinità, religioni, tribù, popoli, luoghi di culto; lingue, culture e forme letterarie; filosofi e scuole di pensiero”,”REFx-018″ “APPLEBAUM Anne”,”Gulag. Storia dei campi di concentramento sovietici.”,”APPLEBAUM Anne (Washington, 1964), editorialista del ‘Washington Post’ è stata Vicedirettore e capo dei servizi esteri dello ‘Spectator’ e corrispondente da Varsavia per l’ Economist. Ha collaborato inoltre a importanti giornali britannici e americani. Nel 1995 ha pubblicato ‘Between East and West’ un viaggio attraverso Lituania, Ucraina compiuto all’ indomani del crollo dell’ URSS. “”Nelle alte sfere, molti temevano che il processo di riabilitazione fosse troppo rapido e si espandesse troppo. In seguito Krusciov scrisse: “”Eravamo spaventati, proprio spaventati. Avevamo paura che il disgelo scatenasse un’ alluvione in cui saremmo annegati perché non eravamo in grado di dominarla””. (…) Anastas Mikojan, membro del Politburo ai tempi di Stalin che era riuscito a sopravvivere fino a Krusciov, spiegò ad un certo punto perché era impossibile riabilitare troppo in fretta le persone: se gli accusati fossero stati tutti dichiarati subito innocenti, “”si sarebbe visto che il paese non era governato da una struttura legale, ma da una banda di delinquenti””. (pag 536)”,”RUSS-172″ “APPLEBAUM Anne”,”Gulag. Storia dei campi di concentramento sovietici.”,”Anne Applebaum (Washington 1964), editorialista del Washington Post, è stata vicedirettore e capo dei servizi esteri dello Spectator e corrispondente da Varsavia per l’Economist. Ha collaborato inoltre a importanti giornali britannici e americani, tra cui: Daily Telegraph, Evening Standard, The Guardian, The Wall Street Journal, Financial Times, International Herald Tribune. Nel 1995 ha pubblicato Between East and West, il resoconto di un viaggio attraverso Lituania, Ucraina e Bielorussia compiuto all’indomani del crollo dell’Unione Sovietica. Nel 2004 ha vinto con il presente libro il premio Pulitzer per la saggistica.”,”RUSS-057-FL” “APPLEBAUM Anne”,”La grande carestia. La guerra di Stalin all’Ucraina.”,”Anne Applebaum, giornalista e saggista americana naturalizzata polacca, collabora con il Washington Post e insegna alla London School of Economics. Ha pubblicato ‘Gulag. Storia dei campi di concentramento sovietici’ (Premio Pulitzer 2004) (Mondadori) e ‘La cortina di ferro. La disfatta dell’Europa dell’Est’. Bucharin, Lenin e la Nep “”Entrambe le nuove politiche, tuttavia, avevano sostenitori entusiasti ai massimi livelli. La Nuova politica economica trovò un paladino nell’intellettuale bolscevico Nikolaj Bucharin, che giunse a convincersi che l’URSS avrebbe raggiunto gli stadi più alti del socialismo attraverso rapporti di mercato, e si schierò con energia contro le requisizioni di cereali (67). Anche grazie al suo appoggio, e a quello di Lenin nei mesi precedenti la sua morte nel gennaio 1924, la Nuova politica economica, diffusamente nota con l’acronimo NEP, si trasformò in breve in una nuova forma di quello che Lenin aveva definito «capitalismo di Stato». Il nuovo sistema vedeva i mercati operanti, ma soltanto sotto un pesante controllo statale. Lo Stato abolì la ‘prodrazvërstka’, la consegna obbligatoria di cerali, e la sostituì con una tassa. I contadini ripresero a vendere i raccolti nel modo tradizionale, cioè in cambio di denaro. E anche i piccoli commercianti, o nepmany, «uomini della Nep», ricominciarono a comprare e vendere cereali, organizzandone così la distribuzione, come facevano da secoli. A questo livello molto elementare l’economia di mercato fu ripristinata e, gradualmente, la carenza di generi alimentari diminuì. Anche l’ucrainizzazione non mancò di veri sostenitori. Dopo l’esperienza delle rivolte contadine, lo stesso Lenin dichiarò nel 1919 che ignorare il sentimento nazionalista in Ucraina sarebbe stato un «profond e pericoloso errore» (68). Nel febbraio 1920, durante la terza e ultima occupazione bolscevica del paese, inviò un telegramma a Stalin per dirgli di assumere interpreti per l’Armata rossa di stanza in Ucraina e «obbligare incondizionatamente tutti gli ufficiali ad accettare domande e altri documenti in ucraino» (69). Lenin non voleva perdere di nuovo l’Ucraina e, se per non perderla occorreva indulgere ai sentimenti nazionali ucraini, era pronto a farlo. Era giunto, in Ucraina, il momento dei «comunisti nazionali». Essi credevano, ottimisticamente, che i sentimenti nazionali ucraini avrebbero giovato alla rivoluzione, e che ucrainizzazione e sovietizzazione non erano solo compatibili, ma si sarebbero rafforzate a vicenda. Il più entusiasta a questo riguardo era Skrypnyk, lo stesso funzionario ucraino la cui resistenza ai soccorsi americnai aveva tanto sorpreso gli uomini dell’ARA”” (pag 103-104) [(67) Alan M. Ball, ‘Russia’s Last Capitalists: The Nepmen, 1921-29′, Berkekey, Ca, Univ. California Press, 1987, pp. 45-48; (68) Jurij Borys, ‘The Sovietization of Ukraine, 1917-1923: The Communist Doctrine and Practice of National Self-Determination’, Edmonton (Alberta), Canadian Institute of Ukrainian Studien, 1980, pp. 249-250; (69) George Y. Shevelov, ‘The Ukrainian Lnguage in the First half of the Twentieth Century, 1900-1941: Its State and Status’, Cambridge (Ma), Harvard Ukrainian Research Institute, 1989, p. 86]”,”RUSS-267″ “APPLEBY Joyce Oldham”,”Pensiero economico e ideologia nell’Inghilterra del XVII secolo.”,”Joyce Oldham Appleby insegna storia alla San Diego State University. Un confronto di interpretazioni economiche nell’Inghilterra del XVII secolo. “”Nell’analisi marxista della trasformazione economica, al potere sociale è assegnato il giusto ruolo; tuttavia, Marx indica nell’esercizio del potere da parte di una nuova classe la spiegazione della nascita del capitalismo (1). L’esperienza inglese alla fine del XVII secolo suggerisce una diversa ricostruzione storica. La nuova classe di banchieri e commercianti non trionfò, anche se promosse una vigorosa campagna in difesa della svalutazione e del libero commercio e fece uso dell’empirismo in modo socialmente radicale. Essa si fece strada fra le ombre di ricercati concettismi su ricchezza e virtù per far posto alla libera manipolazione degli elementi di mercato. La sua audacia intellettuale rese espliciti i pericoli sociali insiti nel suo programma. Opponendosi a queste teorie, comunque, la classe fondiaria dominante in Inghilterra dimostrò quanto progressista fosse ormai divenuta, perché essa non fece appello né alle tradizioni né all’autorità dello stato per favorire la sua causa, bensì ad una diversa teoria dell’economia di mercato, che aveva le stesse basi presunte della natura, le stesse regolarità e le stesse aspettative circa l’umana tendenza a ricercare il profitto (2). Nella teoria della bilancia commerciale essi trovarono un’ideologia che saldava insieme gli interessi dei datori di lavoro, la politica del liberalismo, il patriottismo dei ‘whigs’ e le virtù economiche dei puritani”” [Joyce Oldham Appleby, Pensiero economico e ideologia nell’Inghilterra del XVII secolo, 1983] [(1) “”Per un esame di quest’argomento si veda R.S. Neale ‘The Bourgeoisie, Historically, Has Played a Most Revolutionary Part’. Sfidando i suoi oppositori su tutti i fronti, [F.] Gardiner in ‘Some reflections’, pp. 22-23 arriva a “”scoprire”” l’era del capitale finanziario quando nota che gli olandesi, mandando denaro in Inghilterra “”a interesse eccessivo, porteranno un considerabile aumento alle ricchezze del loro Stato senza esportare Prodotti per questo né il Lavoro della loro Gente””; (2) I moderni preconcetti sull’oligarchia dei ‘whigs’ possono essere compresi meglio comparandoli a quelli dell’opposizione al principio del XVIII secolo, come esposto da Isaac Kramnick, ‘Bolinbroke and his Circle’, Cambridge, 1968, pp. 56-83, e Pocock, ‘The Machiavellian Moment’, cit., pp. 423-61″”] (pag 295-296)”,”UKIE-052″ “APPLEYARD Reginald PAYE Jean Claude ABADAN-UNAT Nermin LAROQUE Pierre MAILLAT Denis KÖRNER Heiko HAWKINS Freda GOLINI Antonio BONIFAZI Corrado WEINTRAUB Sidney STOLP Chandler HEIJKE Hans WITHERS Glenn HAMMAR Tomas LITHMAN Yngve Georg SIMON Gildas ALLEFRESDE Maurice CALVARUSO Claudio SOULIS Sotiris”,”L’avenir des migrations.”,”Si parla dell’ Europa, dell’ Australia, del Medio Oriente, Africa del Nord, Italia e Grecia, paesi produttori di petrolio”,”CONx-203″ “APRILE Sylvie HUARD Raymond LEVEQUE Pierre MOLLIER Jean-Yves”,”La revolution de 1848 en France et en Europe.”,”APRILE è Maitres de conferences all’Univ Francois Rabelais de Tours. HUARD è Prof emerito all’Univ Paul Valery de Montpellier, LEVEQUE è Prof emerito all’Univ di Bourgogne, MOLLIER è Prof all’Univ Versailles Saint-Quentin-en-Yvelines.”,”QUAR-038″ “APROSIO Sergio BONINO Enrico BOTTARO Silvia BRANCA Vittore CATTANEI Luigi CESARINI Secondo Francesco CICILIOT Furio COCCOLUTO Giovanni COSTA Emilio CRUCCU Rinaldo DE-BERNARDIS Lazzaro Maria FERRETTI Franco FERRO Gaetano FIASCHINI Giulio FOLCO Flavia LONI Francesco MALANDRA Guido MOLTENI Ferdinando MURIALDO Francesco MUSSO Riccardo NOBERASCO Maria Teresa NOVELLA Gaspare PRESTIPINO Carmelo QUAINI Massimo RESTAGNO Dede RICCARDI Edoardo TAVIANI Paolo Emilio TRAVI Edoardo PELUFFO Rocco PETTITI Louis Edmond MARENGO Silvio Riolfo”,”Studi. Omaggio a Carlo Russo, Presidente Onorario nel suo settantacinquesimo compleanno.”,”Contiene tra l’altro: – La Savona di Italo Calvino (Branca) – Per una storia economica della Val Bormida savonese (Cesarini) – Da Genova alle Fiandre: maestri d’ascia per Filippo II (Ciciliot) – Sisto IV e Giulio II Della Rovere: il nepotista ed il mecenate guerriero (Noberasco) – Che cosa mangiavano Colombo e i suoi equipaggi (Taviani)”,”LIGU-010-FR” “APTHEKER Herbert”,”La verità sull’ Ungheria. Una tragedia e le sue origini. Dagli Asburgo a Bela Kun, da Horthy a Mindszenty. 1945: la rivoluzione dell’ Europa orientale. Progressi ed errori. Le cause dello scontento popolare. Potenza e fine di Rakosi. “”Hidverok”” alla riscossa. I 12 giorni ora per ora. Guerra per le strade. Dalla cospirazione in occidente all’ intervento sovietico. Si poteva evitare la tragedia ungherese?”,”””Shelley scrisse una volta: “”Una cosa non diventa vera per il fatto che tutti la dicono””. Naturalmente, non diventa neppure falsa: ma è il pensiero del poeta, che è di conforto a chi protesta, che merita di essere meditato””. (pag 3) “”Le terribili rivelazioni sulle confessioni ottenute con la forza nei processi politici svoltesi in paesi socialisti, che hanno scosso tanto profondamente gli animi, gettano naturalmente, ora, un’ombra di dubbio su tutti i procedimenti giudiziari di quel tempo ed è possibile che qualche singolo elemento, nel processo del cardinale, non sia stato completamente autentico: ma è certo che la sua colpa essenziale, che egli riconobbe in parte; era e rimane provata. Fu per questo, senza dubbio, che la stessa gerarchia cattolica ungherese, come ricorda l’ apologeta di Mindszenty, “”non protestò contro l’ arresto del cardinale””. Certamente per lo stesso motivo, nel gennaio 1949 Gaetano Salvemini, professore emerito a Harvard, scrisse nell’ agosto 1949 di essersi convinto “”in base a spassionato esame””, che “”l’ accusa fatta al cardinale di aver intrapreso atti miranti alla restaurazione degli Asburgo sembra provata al di là di ogni dubbio””. (pag 197) “”Che la stampa mantenuta dalla borghesia levi pure i suoi schiamazzi per tutto il mondo a ciascun errore che facciamo. Non abbiamo paura dei nostri errori. Gli uomini non sono diventati santi solo perché la rivoluzione è cominciata. (…) Ma anche se fosse vero il contrario – sebbene io sappia che quest’ ipotesi è falsa- anche se ci fossero diecimila errori per cento nostre azioni giuste, anche allora la nostra rivoluzione sarebbe potente e invincibile, e così apparirà agli occhi della storia, perché per la prima volta non una minoranza, non i ricchi soltanto, non solo gli uomini colti, ma veramente le masse, la grande maggioranza dei lavoratori si costruiscono loro stessi una nuova vita, e risolvono per diretta esperienza i più difficili problemi dell’ organizzazione socialista””. (pag 442, Lenin, Lettera agli operai americani, 1918)”,”MUNx-030″ “APULEIO Lucio”,”L’ asino d’ oro. (Asinus aureus)”,”Lucio APULEIO, di origine africana, visse nel secondo secolo della nostra era, al tempo di Adriano, Antonino Pio, Marc’ Aurelio. Grande nell’ osservazione, curioso di tutto, viaggiò molto, interessandosi in particolare di filosofia e delle religioni del mistero. Dal cristianesimo non parla apertamente; ma nei suoi libri esso si sente, tra studio e ironia. L’ asino d’ oro è infatti la trasformazione da uomo in bestia e da bestia in uomo, una specie di sacrilega resurrezione. APULEIO si mescola con la gente comune, con la plebe, coi teppisti, fingendo di avere abitudini che non sono affatto le sue, rifacendo il verso a tutti, compiacendosi della sua elasticità. Il suo fondo è filosofico, sofistico, dottrinario e perfino accademico. Narratore sommo, inferiore nel mondo antico soltanto a Petronio, ora anticipa Boccaccio, ora Cervantes, ora perfino il Gogol delle Anime morte. Non c’è ambiente che Apuleio non illumini con la sua arte. Non c’è ceto che non ci rievochi con l’ apparente facilità di chi ha molto osservato: il popolano e il patrizio, l’ avaro e il prodigo, il soldato e il mercante, le ragazze e le matrone, i sacerdoti e i briganti, i giovani e gli anziani. A volte, ed è un effetto voluto dall’ autore, pare di essere in un mondo abitato soltanto da asini. Come in certe commedie di Shakespeare, genio moderno nel quale è avvertibile quasi un influsso dell’ Asino d’oro. “” (…) non per nulla i savi antichi avevano raffigurato, come la ritenevano, cieca e addirittura senz’ occhi la Fortuna che distribuisce i suoi beni sempre ai malvagi e agl’ indegni, e non fa distinzione di stima tra i mortali, anzi si accompagna con quelli che dovrebbe fuggire soltanto a vederli di lontano, e quel che è peggio, facendoci ritenere per l’ opposto di quel che siamo, al punto che un malvagio è esaltato colla reputazione di un uomo per bene, e uno che è innocentissimo è invece diffamato con calunnie che lo portano alla rovina””. (pag 122)”,”VARx-095″ “APULEIO Lucio, a cura di Marina CAVALLI e Costanza VIAREGGI”,”L’Asino d’oro (Metamorfosi) (a cura di Marina Cavalli). Sulla magia (a cura di Costanza Viareggi).”,”Apuleio nacque verso il 125 d.C. a Madaura, ai confini fra la Numidia e la Getulia, nell’attuale Algeria. Era di famiglia illustre, e il padre aveva ricoperto la carica di duumivir, il grado più alto della burocrazia romana nell’amministrazione municipale della provincia. Dopo aver compiuto gli studi di grammatica e retorica a Cartagine, Apuleio si recò ad Atene, dove allargò il suo sapere soprattutto alla filosofia, ma anche alla poesia, alla musica, alla dialettica, alla geometria, completando poi la sua aspirazione a un sapere di tipo universale. Apuleio visse in uno dei periodi di maggior benessere, pace ed equilibrio dell’Impero romano.”,”STAx-109-FL” “AQUARONE Alberto”,”Le origini dell’ imperialismo americano. Da McKinley a Taft (1897 – 1913).”,”Alberto AQUARONE è nato nel 1930. Dal 1963 insegna storia moderna nella Facoltà di scienze politiche dell’Univ di Pisa. I suoi interessi di studio si dividono fra la storia d’Italia postunitaria e quella americana. Le sue pubblicazioni principali sono: ‘Due costituenti settecentesche. Note sulla Convenzione di Filadelfia e sull’Assemblea Nazionale francese’ (Pisa, 1959), ‘L’unificazione legislativa e i codici del 1865’ (Milano, 1960), ‘L’organizzazione dello Stato totalitario’ (Torino, 1965), ‘Alla ricerca dell’Italia liberale’ (Napoli, 1972). Ha inoltre curato l’Antologia degli scritti politici di Thomas Jefferson’ (Bologna, 1961) e in collaborazione con Guglielmo NEGRI e Cipriana SCELBA, ‘La formazione degli Stati Uniti d’America’ (2 voll. Pisa 1961).”,”USAP-020″ “AQUARONE Alberto, a cura di Romano Paolo COPPINI”,”I problemi dell’ Italia unita, dal Risorgimento a Giolitti.”,”Alberto AQUARONE, nato a Barcellona nel 1930 si è interessato alla storia delle istituzioni politiche degli stati preunitari italiani. A Pisa ha insegnato storia moderna nella facoltà di scienze politiche dal 1963 al 1973 per poi spostarsi a Roma. Ha collaborato al Mondo di PANNUNZIO e alla Voce repubblicana. Ha scritto molte opere (v. retrocopertina) “”La sua regola? Non piegare in nulla alle convenzioni e ai miti correnti; avere sempre il gusto dell’ impopolarità; andare contro corrente nelle aule accademiche non meno che nella battaglia politica. Aquarone apparteneva a quel mondo, a quella generazione che si riconobbe nello spirito di Ugo La Malfa, nella situazione di correzione e di revisione di “”quest’ Italia che non ci piace””: il motto degli uomini della Voce, il motto del maestro di Ugo La Malfa, cioè di Giovanni Amendola. Con l’ insofferenza verso i grandi partiti: la tolleranza come regola di vita contro tutte le intolleranze. Il richamarsi ad una visione della democrazia che, per essere precisi, era la democrazia liberale rigorosa, intransigente, senza cedimenti o camuffamenti. Esattamente, la linea di Vittorio De Caprariis.”” (pag 259)”,”ITAB-170″ “AQUARONE Alberto NEGRI Guglielmo SCELBA Cipriana a cura”,”La formazione degli Stati Uniti d’ America. Documenti. Vol. I (1606-1776).”,”Rivoluzione americana. Dichiarazione sulle cause e sulla necessità prendere le armi. (6 luglio 1775) “”(…) A prezzo del loro sangue, a rischio dele loro fortune, senza muovere accusa alcuna al paese dal quale provenivano, con incessanti fatiche e spirito indomito, essi (i nostri avi, abitanti dell’ isola di Gran Bretagna, ndr) si stabilirono nelle remote ed inospitali plaghe d’ America, abitate allora da numerose e sanguinarie nazioni di barbari. Società o governi, con piena potestà legislativa, vennero formati in base a carte concesse dalla corona, ed un’ armoniosa relazione fu stabilita fra le colonie ed il regno dal quale avevano tratto origine. I reciproci vantaggi di questa unione divennero in breve tempo così straordinari, da suscitare stupore. E’ universalmente riconosciuto, che l’ eccezionale incremento della ricchezza, della forza, e del commercio marittimo del regno, derivò da questa fonte (…)””. (pag 389)”,”USAS-132″ “AQUARONE Alberto”,”Alla ricerca dell’ Italia liberale.”,”””La lunga gestazione del nuovo ministero Ricasoli si concludeva, infatti, con l’ accettazione da parte di Depretis del dicastero della Marina; a lui si affiancava, come rappresentate del centro-sinistra, il Cordova, che Ricasoli era stato costretto ad accettare sia pur riluttante, affindadogli il portafoglio dell’ Agricoltura. Il 20 giugno, lo statista toscano poteva così finalmente presentare alla Camera il suo gabinetto. Dopo tanto discutere, la sua caratteristica principale apparve subito, agli occhi dei commentatori dei diversi settori dello schieramento politico, l’ assenza della Sinistra””. (…) Il Dina, sull’ “”Opinione””, lamentò, con sobrietà di toni, l’ occasione volontariamente perduta dalla Sinistra per cominciare a temprarsi alle responsabilità di governo. (…)””. (pag 240-241)”,”ITAA-098″ “AQUARONE Alberto NEGRI Guglielmo SCELBA Cipriana a cura”,”La formazione degli Stati Uniti d’ America. Documenti. Vol. II (1770-1796).”,”L’ eguaglianza tra gli Stati. Sherman: (…) Il ricco che entra in società con il povero compie una rinuncia maggiore che non il povero, ma se il voto è eguale egli è comunque al sicuro. Qualora invece egli avesse un numero di voti maggiore di quello del povero in proporzione alla sua maggiore ricchezza, i diritti del povero cesserebbero immediatamente dall’ avere un’ efficace tutela. Queste erano le considerazioni che erano prevalse al momento della redazione degli articoli di Confederazione.”” (pag 262)”,”USAS-133″ “AQUARONE Alberto”,”L’organizzazione dello stato totalitario.”,”Alberto Aquarone è nato nel 1930. Si è laureato nell’Università di Roma ed attualmente (1965) è professore incaricato di Storia moderna nella Facoltà di Giurisprudenza Corso di Laurea in Scienze politiche dell’Università di Pisa. Si è dedicato alla storia del Risorgimento e alla storia americana. “”Le basi del nuovo ordinamento sindacale e della nuova strutturazione dei rapporti di lavoro erano già state gettate, quando il fascismo – sia per il gusto delle grandi dichiarazioni di principio in luogo delle sempre vantate ma scarsamente realizzate misure rivoluzionarie, sia per offrire una contropartita a buon mercato all’acuitosi disagio economico delle classi lavoratrici – ritenne giunto il momento di fissare in un documento ad effetto i cardini della sua politica sociale. Nacque così la Carta del lavoro, preannunciata dal seguente ordine del giorno approvato, su proposta di Bottai, dal Gran Consiglio del 7 gennaio 1927 (…). Al di là delle compiaciute enunciazioni della Carta del lavoro sulla collaborazione di classe e sull’armonia tra i vari fattori della produzione, i rapporti tra datori di lavoro e lavoratori, e tra le rispettive organizzazioni sindacali, proprio negli anni successivi raggiunsero punte di rilevante tensione, che la crisi economica imperante non poteva che aggravare”” (pag 141)”,”ITAF-347″ “AQUARONE Alberto”,”Politica estera e organizzazione del consenso nell’età giolittiana: il Congresso dell’Asmara e la fondazione dell’Istituto Coloniale Italiano.”,”””Evidentemente piccato dall’abbastanza esplicito rimprovero di disinteresse per la questione coloniale mosso da Mantegazza, l'””Avanti!”” diede largo spazio, nelle settimane successive; ad una serie di corrispondenze dall’Eritrea, a firma Osman, che avrebbero dovuto dimostrare a chiare lettere – secondo la nota editoriale di presentazione – come il fatto di essere ostile ad una politica di espansione in Africa non significasse affatto che il giornale dovesse o volesse disinteressarsi delle questioni coloniali. Era invece dovere ben preciso dell’organo del partito socialista occuparsi da vicino dell’Eritrea, esercitando una critica non aprioristica, ma basata sui fatti, al fine di aprire gli occhi all’opinione pubblica ed ai contribuenti sul continuo sperpero di denaro che vi veniva consumato sotto l’amministrazione di Martini”” (pag 111-112)”,”ITQM-217″ “AQUARONE Alberto VERNASSA Maurizio a cura; saggi di Paolo UNGARI Piero CALAMANDREI Alberto AQUARONE Giorgio ROCHAT Gian Carlo JOCTEAU Philip V. CANNISTRARO Pietro SCOPPOLA Ronand SARTI Ester FANO DAMASCELLI Pierluigi PROFUMIERI Sabino CASSESE Silvio LANARO Paul CORNER Giampietro CAROCCI Giorgio RUMI Salvatore SECHI Renzo DE-FELICE”,”Il regime fascista.”,”Contiene il saggio di Giorgio Rochat ‘Mussolini e le forze armate’ (pag 113-132) ‘In teoria, tutta l’attività militare di Mussolini avrebbe dovuto passare attraverso lo stato maggiore di Badoglio, che avrebbe avuto in mano la situazione, orientato il capo politico e tradotto le sue direttive di massima in ordini operativi. In pratica Badoglio fu subito messo in disparte, ridotto ad una specie di saggio oracolo cui si sottoponevano le questioni per un consiglio raramente seguito. Il vecchio maresciallo si adattò a questa situazione di tutto riposo, consolandosi con la convinzione che senza la sua resistenza passiva le cose sarebbero andate ancora peggio. Tutto ciò non aveva alcun senso: sotto Cavallero (il suo successore nel 1941-42) lo stato maggiore generale assunse un peso maggiore (anche se non mai preponderante) nella direzione della guerra, con effetti benefici. Probabilmente Badoglio credeva che la guerra sarebbe stata breve, anzi che fosse già stata decisa sui campi di battaglia francesi; un comando anche formale che lo tenesse sulla cresta dell’onda, era tutto ciò che egli si augurava. E difatti il suo stato maggiore bellico era ridottissimo: una ventina di ufficiali, sufficienti per tenere il maresciallo aggiornato, non per permettergli di intervenire realmente nella condotta delle operazioni. Quanto fosse considerato lo stato maggiore generale, appare chiaro dalla nomina di Soddu a sottocapo di Badoglio. Costui aveva fatto tutta la sua carriera negli uffici del ministero, di cui era in quel momento sottosegretario; era quindi più che gravato di lavoro per suo conto. Ottenne tuttavia da Mussolini di aggiungere alla sua carica anche quella di sottocapo di stato maggiore generale, con l’intesa che sarebbe rimasta (per il momento almeno) puramente onorifica, come del resto fu. Le maggiori cariche di comando venivano così distribuite secondo una politica di corte ai favoriti del dittatore, senza alcun riguardo al lavoro da compiere! In definitiva, il comando effettivo delle forze armate nei primi mesi di guerra fu suddiviso tra quattro grandi comandi o meglio tra quattro persone, perché la maggior parte di costoro aveva un doppio incarico. L’amm. Cavagnari diresse la marina, di cui era contemporaneamente sottosegretario e capo di stato maggiore, mentre il gen. Pricolo ebbe la stessa autorità e posizione verso l’aeronautica. L’esercito fu invece diviso tra il sottosegretario Soddu ed il capo di stato maggiore Graziani, cui subentrò di fatto il suo vice Roatta; infatti Graziani fu invitato a fine giugno a comandare le forze armate dell’Africa settentrionale, pur conservando formalmente il titolo di capo di stato maggiore dell’esercito (siamo sempre nella politica di corte!) con tutte le spiacevoli conseguenze immaginabili nei rapporti di dipendenza gerarchica. La direzione di questi quattro comandi spettava a Badoglio, che non ne aveva il potere né l’autorità, ed a Mussolini, che non ne aveva la capacità né la costanza; né l’uno né l’altro, poi, disponevano dei mezzi tecnici necessari, cioè di uno stato maggiore adeguatamente attrezzato. I quattro comandi rimasero di fatto autonomi, salvo momentanee intese. Ognuno di essi tendeva poi ad accentrare in sé tutti i poteri che fosse possibile sottrarre alle unità dipendenti, furono perciò costituiti comandi interforze solo per i settori più lontani e venne in genere limitata l’autorità di tutti i comandanti. Le operazioni navali, ad esempio, erano dirette da Roma, che lasciava ai comandanti in mare un margine ristrettissimo di autonomia; se poi una nave da guerra in navigazione aveva bisogno dell’appoggio aereo, doveva richiederlo a Supermarina (la centrale di comando della marina, a Roma) che, senza avere notizie sulla disponibilità delle forze aeree, girava la richiesta a Superaereo (centrale di comando dell’aviazione, sempre a Roma), che a sua volta, senza avere un quadro completo della situazione navale, trasmetteva l’ordine alle basi da cui partivano le squadriglie ritenute disponibili. Nel migliore dei casi, questo giro vizioso richiedeva alcune ore in pura perdita, specie se l’operazione non era stata prevista. Non fu d’altra parte costituita un’Intendenza generale, che accentrasse e coordinasse tutti i rifornimenti del paese alle forze armate; questi compiti furono divisi tra sei organi diversi: i tre ministeri per la produzione e la distribuzione alle truppe territoriali, i tre stati maggiori per la distribuzione alle truppe mobilitate. Una reale unificazione di comandi avrebbe urtato troppi interessi burocratici. E si potrebbe continuare a citare altri incredibili casi di disorganizzazione negli alti comandi’ (pag 130-132) [dal saggio di Giorgio Rochat ‘Mussolini e le forze armate’ (pag 113-132)]”,”ITAF-004-FP” “AQUARONE Alberto”,”Due costituenti settecentesche. Note sulla Convenzione di Filadelfia e sulla Assemblea Nazione Francese.”,”””Il principio teorico sul quale i costituenti americani si fondavano nel negare che la semplice maggioranza numerica costituisse un titolo sufficiente per governare era rappresentato dalla così detta ‘stake-in-society theory’, che essi tutti sostanzialmente condividevano, la teoria cioè in base alla quale solo coloro che hanno un interesse immediato nell’ordinamento sociale hanno diritto di partecipare attivamente alla vita politica dello stato e di guidarne il corso. Il vero principio di governo, come ebbe a mettere in rilievo Mason, esprimendo peraltro quello che era un sentimento generale dei membri della Convenzione di Filadelfia, era: «that every man having evidence of attachment to and permanent common interest with the society ought tho share in all its rights and privileges»”” (pag 49); “”Naturalmente, la ‘stake-in-society theory’ non era propria del pensiero politico americano della seconda metà del XVIII secolo o dei costituenti di Filadelfia; essa rappresentava piuttosto la fede comune anche dei riformatori europei, con le poche eccezioni di coloro che già avevano cominciato a predicare contro le fondamentali ingiustizie nella distribuzione dei beni fra gli uomini e contro il principio stesso della proprietà, additata come la principale fonte di oppressione e di umana infelicità. Non vi sono dubbi, tuttavia, che questi del resto sporadici attacchi contro il principio di proprietà non trovarono che scarsissima eco sia in Francia che altrove e che comunque la ‘stake-in-society theory’ venne a formare la base della costituzione francese del 1791 non meno che di quella americana del 1787. Robespierre poteva anche usare tutto il suo amaro sarcasmo contro la sostanziale ipocrisia che stava a fondamento di un siffatto sistema politico-sociale, un’ipocrisia che non esitava a far passare gli interessi individuali di pochi privilegiati come gli interessi generali dell’intera comunità (57); il sentimento prevalente dell’assemblea era sotto questo rispetto meglio rappresentato dal conservatore Malouet il quali anzi andò tanto lontano nella sua difesa della ‘stake-in-society theory’ da proclamare apertamente che, in fin dei conti, la libertà politica era ben meno preziosa che non il libero godimento e la ferma tutela della proprietà (…)”” (pag 53) “”La fortuna della ‘stake-in-society theory’ trovava d’altra parte in America il suo presupposto dogmatico nella filosofia politica di Harrington e di Locke, in particolare nell”Oceana’ del primo e nel ‘Second treatise on government’ del secondo, due opere la cui influenza su tutto il pensiero politico della classe dirigente americana del XVIII secolo non potrebbe in alcun modo essere esagerata. In Harrington noi troviamo la prima completa elaborazione moderna della teoria della base essenzialmente economica delle istituzioni politiche e del principio che il potere politico non può che rispecchiare fedelmente il sistema della distribuzione della proprietà esistente in un dato organismo sociale (62). Locke aveva ripreso la concezione di Harrington, spostando tuttavia l’accento dalla proprietà fondiaria a quello mobiliare ed affermando con precisione e vigore il carattere di diritto naturale, anzi di diritto naturale per eccellenza, della proprietà (65). In entrambe, comunque, la sostanziale identificazione di proprietà e di governo era espressa in termini inequivocabili che non potevano lasciare dubbi, e l’identificazione venne ripresa da tutti gli uomini politici del Settecento americano per trovare poi una definitiva e organica sistemazione dottrinale nell’opera di John Adams, in particolare nella ‘Defence of the constitution of government of the United States of America’ e nei ‘Discourses on Davila’”” (pag 55-56)”,”TEOP-541″ “AQUARONE Alberto NEGRI Guglielmo SCELBA Cipriana a cura”,”La formazione degli Stati Uniti d’America. Documenti. Vol. I. 1606-1776.”,”Rivoluzione americana. Dichiarazione sulle cause e sulla necessità prendere le armi. (6 luglio 1775) “”(…) A prezzo del loro sangue, a rischio dele loro fortune, senza muovere accusa alcuna al paese dal quale provenivano, con incessanti fatiche e spirito indomito, essi (i nostri avi, abitanti dell’ isola di Gran Bretagna, ndr) si stabilirono nelle remote ed inospitali plaghe d’ America, abitate allora da numerose e sanguinarie nazioni di barbari. Società o governi, con piena potestà legislativa, vennero formati in base a carte concesse dalla corona, ed un’ armoniosa relazione fu stabilita fra le colonie ed il regno dal quale avevano tratto origine. I reciproci vantaggi di questa unione divennero in breve tempo così straordinari, da suscitare stupore. E’ universalmente riconosciuto, che l’ eccezionale incremento della ricchezza, della forza, e del commercio marittimo del regno, derivò da questa fonte (…)””. (pag 389)”,”USAG-009-FV” “AQUARONE Alberto NEGRI Guglielmo SCELBA Cipriana a cura”,”La formazione degli Stati Uniti d’America. Documenti. Vol. II. 1776-1796.”,”L’ eguaglianza tra gli Stati. Sherman: (…) Il ricco che entra in società con il povero compie una rinuncia maggiore che non il povero, ma se il voto è eguale egli è comunque al sicuro. Qualora invece egli avesse un numero di voti maggiore di quello del povero in proporzione alla sua maggiore ricchezza, i diritti del povero cesserebbero immediatamente dall’ avere un’ efficace tutela. Queste erano le considerazioni che erano prevalse al momento della redazione degli articoli di Confederazione.”” (pag 262)”,”USAG-010-FV” “AQUARONE Alberto”,”Tre capitoli sull’Italia giolittiana.”,”Alberto Aquarone, docente di Storia del risorgimento nella Facoltà di Lettere di Roma è scomparso agli inizi del 1986. Era esperto studioso di storia americana. Tra le sue pubblicazioni: ‘La formazione degli Stati Uniti d’America’, Nistri Lischi, Pisa, 1961, in collaborazione con G. Negri e C. Scelba. E ‘Alle origini dell’imperialismo americano’ (1979).”,”ITAA-001-FFS” “AQUECI Francesco”,”Capitalismo e cognizione sociale.”,”AQUECI Francesco insegna filosofia morale ed etica della comunicazione all’Università di Messina. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Ancora Gramsci’ (Aracne, 2020), ‘Colletti, il marxismo e Hegel’ (in corso di pubblicazione negli atti del convegno internazionale ‘La presenza di Hegel nei pensatori contemporanei’ Siciliano editore, Messina, 2021). Cura il sito ‘Duemilaventi’.”,”TEOS-332″ “AQUECI Francesco”,”Ancora Gramsci.”,”Francesco Aqueci insegna filosofia morale ed etica della comunicazione all’Università di Messina. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Ancora Gramsci’ (Aracne, 2020), ‘Colletti, il marxismo e Hegel’ (in corso di pubblicazione negli atti del convegno internazionale ‘La presenza di Hegel nei pensatori contemporanei’ Siciliano editore, Messina, 2021). Cura il sito ‘Duemilaventi’. Due principi di sviluppo in Gramsci: il principio di processualità e il principio di continuità (pag 104-105)”,”GRAS-164″ “AQUECI Francesco”,”Dalla filosofia alla politica. Saggi, recensioni, interventi.”,”Francesco Aqueci insegna filosofia morale ed etica della comunicazione all’Università di Messina. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Ancora Gramsci’ (Aracne, 2020), ‘Colletti, il marxismo e Hegel’ (in corso di pubblicazione negli atti del convegno internazionale ‘La presenza di Hegel nei pensatori contemporanei’ Siciliano editore, Messina, 2021). Cura il sito ‘Duemilaventi’. Contiene il capitolo: ‘Prima del naufragio. Colletti e la ricostruzione del marxismo’ (equivoci teorici, rapporti sociali di produzione, idea di società cristiano-borghese, la merce “”come se”” o realtà metafisica oggettiva?,”,”TEOP-560″ “AQUECI Francesco”,”Politica XXI secolo.”,”Francesca Aqueci insegna Filosofia morale ed Etica della comunicazione all’Università di Messina. Ha già pubblicato ‘Dalla filosfia alla politica’ (Roma, 2022) e il saggio ‘Il dramma storico dell’autocoscienza morale. Per il centenario di Storia e coscienza di classe’ (2023). Collabora con riviste come ‘Politeia’, ‘Critica marxista’, Historia Magistra’ del cui Comitato scientifico fa parte. Excursus sui concetti di ‘egemonia’ e ‘socialismo’”,”TEOC-812″ “AQUILANTE Sergio”,”Per un socialismo cristiano. Testimonianze da un osservatorio meridionale.”,”Sergio Aquilante pstore metodista (1931).”,”RELP-006-FMP” “ARAGNO Giuseppe SCIROCCO Alfonso VALLAURI Carlo MACHETTI Giulio ACOCELLA Giuseppe MASCILLI MIGLIORINI Luigi FATICA Michele DE-IANNI Nicola DE-MARCO Paolo CHIANESE Gloria DE-ROSA Luigi VITALE Augusto GRAVAGNUOLO Benedetto RUBINO Gregorio E. GIORDANO Valeria JANNUZZI Ferdinando GUIDA Ermanno BACULO GIUSTI Adriana e altri”,”Lavoratori a Napoli dall’ Unità d’ Italia al secondo dopoguerra. Catalogo della mostra. Napoli Palazzo Reale 28 settembre – 30 novembre 1995. Saggi.”,”Saggi di ARAGNO Giuseppe SCIROCCO Alfonso VALLAURI Carlo MACHETTI Giulio ACOCELLA Giuseppe MASCILLI MIGLIORINI Luigi FATICA Michele DE-IANNI Nicola DE-MARCO Paolo CHIANESE Gloria DE-ROSA Luigi VITALE Augusto GRAVAGNUOLO Benedetto RUBINO Gregorio E. GIORDANO Valeria JANNUZZI Ferdinando GUIDA Ermanno BACULO GIUSTI Adriana e altri.”,”MITT-152″ “ARAGNO Giuseppe SCIROCCO Alfonso VALLAURI Carlo MACHETTI Giulio ACOCELLA Giuseppe MASCILLI MIGLIORINI Luigi FATICA Michele DE-IANNI Nicola DE-MARCO Paolo CHIANESE Gloria DE-ROSA Luigi VITALE Augusto GRAVAGNUOLO Benedetto RUBINO Gregorio E. GIORDANO Valeria JANNUZZI Ferdinando GUIDA Ermanno BACULO GIUSTI Adriana e altri”,”Lavoratori a Napoli dall’ Unità d’ Italia al secondo dopoguerra. Catalogo della mostra. Napoli Palazzo Reale 28 settembre – 30 novembre 1995. Documenti.”,”Riporta la riproduzione di un manifesto del 1920 ‘Manifestazione proletaria per le vittime politiche e la Russia dei Soviet, giovedì 14 ottobre 1920’, con comizi di CECCHI, BORDIGA, STEFANILE, ABBATE, MELCHIONNA. (pag 94), riproduzione di un manifesto ‘Per il 4° anno della rivoluzione russa’ (pag 103).”,”MITT-153″ “ARAGNO Giuseppe”,”Socialismo e sindacalismo rivoluzionario a Napoli in età giolittiana.”,”ARAGNO Giuseppe è nato a Napoli nel gennaio 1946, insegna materie letterarie in scuole statali. “”Enrico Leone affermava che, con l’ espulsione dei sindacalisti, il PSI aveva celebrato “”il suo divorzio dal socialismo, espellendo Carlo Marx dal Partito come anarchico””. Nettamente negativo e polemico era il giudizio di Silvano Fasulo, mentre Labriola (Arturo, ndr) rilevava che il Congresso seppelliva “”un’ illusione””, aggiungendo che “”il Partito Socialista Italiano deve vivere sulla forza degli interessi coalizzati. Il riformismo, costretto ad operare, non può vivere di promesse””. Pochi giorni dopo la conclusione del Congresso, Longbardi criticava aspramente l’ accentramento confederale del PSI, che ignorava le vere istanze delle grandi masse di lavoratori, badando a salvaguardare quelle di una aristocrazia operaia e dei ceti inferiori delle classi medie””. (pag 74-75)”,”MITT-203″ “ARAGNO Giuseppe”,”Siete piccini perché siete in ginocchio. Il “”Fascio dei Lavoratori”” prima Sezione Napoletana del PSI (1893-1894).”,”””Né la Sezione socialista, comunque, né la Federazione, che abbiamo visto appena nascere, sopravvissero alla reazione crispina, scatenatasi di lì a poco. E’ tuttavia significativo che, già alla fine del 1893, si delineasse quella dicotomia del movimento socialista a Napoli, tra una sua anima più schiettamente classista e rivoluzionaria, che sembra privilegiare il terreno della lotta economica come strumento di crescita proletaria, che è attenta alla funzione del Partito a livello ideologico e strategico, che intende la lotta elettorale come strumento atto a conseguire obiettivi intermedi, nel quadro di un programma definito e tutt’altro che astratto, pur puntando alal emancipazione economica e sociale di tutti i proletari, e l’ altra anima, non riformista, ma elettoralistica, massone e “”bloccarda””, che diverrà poi caratteristica di una buona parte del socialismo napoletano negli anni di Giolitti””. (pag 87) “”Questo discorso, che pure sarebbe interessante da proseguire, andrebbe fatto alla luce di una documentazione meno incompleta e, comunque, ci condurrebbe lontano dai limiti del nostro lavoro. A noi basta osservare che, quando Bordiga intraprese a Napoli la lotta contro il “”degenere”” socialismo bloccardo dei Labriola e dei Lucci, non fu solo per caso che Gino Alfani fosse con lui, a combattere, nel sindacato e nel partito, la battaglia per il rinnovamento””. (pag 90)”,”MITS-311″ “ARAGNO Giuseppe, a cura”,”La settimana rossa a Napoli. Giugno 1914: due ragazzi caduti per noi.”,”Giuseppe Aragno insegnante alla metà degli anni ottanta nella Scuola Media Statale Bice Zona.”,”MITS-039-FL” “ARAGON Louis”,”Histoire parallele. URSS 1917-1960. Tome 1.”,”Louis ARAGON (1897-1982) scrittore francese, dadaista poi surrealista, ritorna in seguito a una struttura più tradizionale e si consacra all’ illustrazione dei temi del comunismo. La sua compagna è stata Elsa TRIOLET. Aderisce al PCF nel 1927 e si impegna nella resistenza. Dirigerà ‘Les Lettres francaises’ dal 1953 fino alla fine della rivista (1972).”,”RUST-093″ “ARAGON Louis”,”Histoire parallele. URSS 1917-1960. Tome 2.”,”Louis ARAGON (1897-1982) scrittore francese, dadaista poi surrealista, ritorna in seguito a una struttura più tradizionale e si consacra all’ illustrazione dei temi del comunismo. La sua compagna è stata Elsa TRIOLET. Aderisce al PCF nel 1927 e si impegna nella resistenza. Dirigerà ‘Les Lettres francaises’ dal 1953 fino alla fine della rivista (1972).”,”RUST-094″ “ARAGON Louis”,”Histoire parallèle. Tome I. Histoire de l’URSS de 1917 à 1960.”,”2° copia “”Lénine répétait sans cesse ce qu’il télégraphiait encore le 29 mai au Conseil militaire révolutionnaire du front Est:: ‘Si nous ne nous emparons pas de l’Oural, alors j’estime que la perte de la révolution est inévitable!’. Mais le projet que ce Conseil élabor où le coup principal doit être porté sur le centre du triangle Perm-Oufa-Iékatérinenbourg, c’est-à-dire Krasnooufimsk, continue à avoir l’opposition de Vatsétis, qui donne le 6 juin l’ordre de se retrancher sur la Biélaïa et la Kama, c’est-à-dire d’arrêter l’offensive. C’est qu’il tient, comme Trotski, le front Sud pour le principal et entend lui envoyer contre Dénikine des troupes prélevées à l’Est””. (pag 159)”,”RAIx-286″ “ARAGON Louis”,”Histoire parallèle. Tome II. Histoire de l’URSS de 1917 à 1960.”,”2° copia”,”RAIx-287″ “ARAGON Louis”,”Storia dell’Unione Sovietica. Vol. II.”,”Questa storia dell’Unione Sovietica esce in edizione economica in occasione del cinquantenario della Rivoluzione d’Ottobre. L’autore ringrazia l’Accademia delle Scienze dell’URSS, la Biblioteca Lenin e la Biblioteca di Scienze Sociali di Mosca, La Biblioteca Nazionale, la Biblioteca della Scuola di Lingue Ortientali e la Biblioteca di Documentazione Internazionale Contemporanea dell’Università di Parigi, e i suoi immediati collaboratori Pierre Hentgès e Antoine Vitez.”,”RUSS-017-FL” “ARAGON Louis”,”Storia dell’Unione Sovietica dal 1917 ai nostri giorni. Tomo secondo.”,”Questa storia dell’Unione Sovietica esce in edizione economica in occasione del cinquantenario della Rivoluzione d’Ottobre. L’autore ringrazia l’Accademia delle Scienze dell’URSS, la Biblioteca Lenin e la Biblioteca di Scienze Sociali di Mosca, La Biblioteca Nazionale, la Biblioteca della Scuola di Lingue Ortientali e la Biblioteca di Documentazione Internazionale Contemporanea dell’Università di Parigi, e i suoi immediati collaboratori Pierre Hentgès e Antoine Vitez.”,”RUSS-008-FV” “ARAIZA José Luis”,”La clase obrera y acumulación capitalista en México (1960-70).”,”””El proceso de concentración y centralización que ha vivido la gran industria, contribuye a la explicación de la estructura piramidal del sistema educativo (véase cuadro No 6). Pues el hecho de que sobre el 30.2% del personal ocupado en el sector industrial recaiga el 52.7% de la producción, muestra que con una proporción bastante reducida de trabajadores, se obtiene lo fundamental de la producción.”” (pag 18-19) “”De tal forma que el Estado encuentra una fuente importante de generación de empleo en el Aparato Ecolar; pues en 1965 tenia empleada a nivel primaria una planta de personal docente de 136.441 trabajadores (cuadro No 8).”” (pag 20)”,”MALx-027″ “ARAIZA Luis”,”Genesis significado y mixtificacion del primero de mayo.”,”””Carta de Parsons. “”Soy internacional: mi patriotismo va más allá de las fronteras que limitan a una nación: el mundo es mi patria, todos los hombres mis paisanos: Eso es lo que el emblema de la bandera roja significa; ella es el símbolo del trabajo libre, del trabajo emancipado. “”Los trabajadores no tienen patria: en todas partes se ven desheredados; América no es una excepción de la regla””””. (pag 92)”,”MPMx-026″ “ARALDI Vinicio”,”URSS: mezzo secolo di epurazioni.”,”Collaborazione di Radek condannato a dieci anni. “”Come mai Radek figura tra coloro che sfuggono al plotone di esecuzione? La sua confessione è stata piena e le sue responsabilità – se si vuol credere alle risultanze processuali sono enormi. (…) Se così è perchè mai nei suo confronti i giudici hanno dato prova di inconsueta clemenza? Il fatto è che Radek ha svolto un ruolo particolare, forse sulla base di promesse insolitamente poi mantenute. Si è prestato ottimamente al gioco, accusando se stesso e gli altri, ed ha gettato il seme dal quale germoglierà un altro processo. Nella sua deposizione c’è infatti un passo cui sul momento quasi nessuno dà peso pur trattandosi della scintilla che servirà a provocare una grossa fiammata. C’è stato cioè l’ accenno ad un incontro col generale Putna, addetto militare a Londra, recatosi da lui con una richiesta da parte di Tukhacevskij. Lo scambio di battute su questo argomento tra imputato e procuratore generale riveste un eccezionale interesse perché prelude ad altri eventi in maturazione. (…) Un nome importante è stato citato, sia pure con tutta la cautela necessaria. Il resto viene gradatamente, mettendo in moto una macchina che finirà con lo schiacciare decine di generali e centinaia di ufficiali subalterni, la parte migliore dei comandi militari sovietici. Non si può attaccare subito e direttamente Tukhacevskij, il cui prestigio nelle forze armate è enorme come è enorme la sua popolarità nell’ intera Russia. La storia della guerra civile è infatti largamente legata al suo nome ed alle sue sfolgoranti vittorie. A lui si deve in massima parte, inoltre, la repressione della rivolta di Kronstadt mentre alla sua abilità è da attribuire – prima quale direttore dell’ Accademia militare di Mosca e poi quale capo di stato maggiore dell’ Armata Rossa – il potenziamento degil strumenti difensivi dell’ URSS e la motorizzazione dell’ esercito. (…) Il primo accenno a Tukhacevskij è servito a chiamarlo in qualche modo in causa, sia pure sostenendo la sua estraneità alle attività controrivoluzionarie. Si vuol dare l’ impressione di essere convinti che egli è al di sopra di ogni sospetto e che se qualcuno trama, nelle forze armate, lo fa a sua insaputa. E’ un abile metodo per gettare le prime ombre sulla sua leggendaria figura””. (pag 147-148)”,”RUSS-176″ “ARANGIO RUIZ Grazia”,”Che cos’è la statistica.”,”Grazia Arangio Ruiz (Torino, 1927) è funzionario all’Istituto centrale di statistica dove dirige il reparto Forze del lavoro e consumi delle famiglie.”,”SCIx-090-FL” “ARANYOSSI Magda”,”Leo Frankel.”,”Lettera di Karl Marx a Leo Frankel a Parigi, 26 aprile 1871 (pag 263-264) wikip: Leó Frankel, o anche Léo Fränkel (Budapest, 25 febbraio 1844 – Parigi, 29 marzo 1896), è stato un politico ungherese. Socialista, fu membro della Prima e della Seconda Internazionale, e partecipò all’esperienza della Comune di Parigi. Nacque a Budapest da Albert Frankel e Regina Deutsch, e rimasto presto orfano, visse in Germania e forse anche in Inghilterra prima di giungere nel 1867 a Lione, da dove chiese l’iscrizione all’Internazionale a Londra. Passato a Parigi, dove lavorò come operaio gioielliere, vi rappresentò la sezione tedesca dell’Internazionale. Per questo motivo fu arrestato alla fine dell’aprile 1870 con l’accusa di complotto e di appartenenza a società segreta. Condannato a luglio a due mesi di prigione, fu liberato alla caduta dell’Impero nel settembre 1870. Divenne membro della Guardia nazionale, del Comitato centrale dei venti arrondissements e con Varlin ricostituì la sezione parigina dell’Internazionale. Non venne eletto all’Assemblea Nazionale dell’8 febbraio 1871, dove si era presentato come candidato socialista rivoluzionario. Il 26 marzo si costituì a Parigi la Comune, e Frankel venne chiamato a far parte del Consiglio. Il 30 marzo scrisse a Marx: «Se riusciremo a trasformare radicalmente il regime sociale, la rivoluzione del 18 marzo sarà stata la più efficace di tutte quelle che si sono avute fino a oggi. Così facendo, risolveremmo i problemi cruciali delle rivoluzioni sociali a venire».[1] Fece parte della Commissione Finanze, della Commissione Lavoro e Scambio e poi ancora della Commissione Finanze. Decretò l’abolizione del lavoro notturno dei panettieri, il divieto delle multe sui salari e il censimento delle officine abbandonate in vista della creazione di officine cooperative. Votò per la costituzione del Comitato di salute pubblica ma poi aderì alla minoranza, contraria a quella decisione. Durante la Settimana di sangue fu ferito in una barricata di rue du Faubourg-Saint-Antoine e fu salvato da Elisabeth Dmitrieff, la fondatrice dell’Union des Femmes. Sfuggito ai versigliesi, si rifugiò in Svizzera e poi in Inghilterra, mentre in Francia il Consiglio di guerra lo condannava a morte in contumacia. A Londra prese parte nel settembre del 1872 alla conferenza dell’Internazionale, unendosi alle tesi di Marx, e l’anno dopo, al Congresso de L’Aia, votò per l’espulsione di Bakunin. Nel 1875 si trasferì in Germania ma ne fu subito espulso. Passato in Austria, in ottobre fu arrestato a Vienna. Liberato nel marzo del 1876, si trasferì in Ungheria per organizzare il Partito operaio. Arrestato nel 1881, fu condannato a diciotto mesi di carcere. Liberato nel febbraio del 1883, lavorò come tipografo e collaborò alla rivista socialista Gleichheit. Tornò in Francia nel 1889,[2] partecipando al Congresso di fondazione della II Internazionale. Collaborò al quotidiano dei socialisti tedeschi Vorwärts e a La Bataille di Lissagaray. Morì di polmonite nel 1896 e fu sepolto nel cimitero del Père Lachaise. Aveva disposto nel testamento « funerali semplici come quelli dell’ultimo morto di fame » e chiesto di essere avvolto nella bandiera rossa, « la bandiera del proletariato internazionale, per l’emancipazione del quale ho dato la parte migliore della vita ».[3] Dal 1968 i suoi resti riposano nel cimitero Kerepesi di Budapest. Note ^ B. Noël, Dictionnaire de la Commune de Paris, I, 1978, p. 300. ^ Dopo l’amnistia concessa ai comunardi nel 1880. ^ B. Noël, Dictionnaire de la Commune de Paris, cit., p. 301. Bibliografia[modifica | modifica wikitesto] Bernard Noël, Dictionnaire de la Commune de Paris, I, Paris, Flammarion, 1978″,”INTP-085″ “ARASKOG Rand V.”,”Le guerre della ITT. Come fronteggiare una scalata.”,”Rand V. Araskog nato e educato in una famiglia di agricoltori del Minnesota, diplomato all’Accademia di West Point, ha prestato servizio presso i servizi segreti militari del dipartimento della Difesa USA, per poi partecipare alla fase iniziale dei programmi spaziali degli Stati Uniti. Uscito dall’ambito governativo ha lavorato per sei anni alla Honeywell e poi è passato alla ITT fino ad arrivare al vertice della multinazionale”,”ECOG-103″ “ARATO Andrew”,”L’antinomia del marxismo classico: marxismo e filosofia.”,”””Perfino i ‘Quaderni filosofici’ di Lenin, indicati spesso come la pietra di paragone di una ripresa della dialettica hegeliana nella teoria marxista, non portarono oltre un’elaborazione estremamente ricca della dialettica oggettivistica. In effetti, nella maggior parte dei teorici della II Internazionale, nonostante l’interesse piuttosto diffuso per la filosofia, troviamo un’ignoranza quasi totale del pensiero di Hegel. Convinti che Marx e la scienza moderna li proiettassero oltre Hegel, essi in realtà regredirono su posizioni teoriche prehegeliane e talvolta prekantiane. Come abbiamo visto, lo stesso Engels sviluppò in taluni casi formulazioni di un ingenuo realismo epistemologico, e Kautsky (che non presunse mai di essere competente in filosofia) accentuò ulteriormente, rispetto a Engels, la “”scienza dell’evoluzione””. Vorländer (nonostante la sua posizione di revisionista e di studioso di Kant) seguí su questo punto Kautsky, sostenendo che, data la teoria scientifico-naturale dell’evoluzione, unico nucleo razionale della dialettica, il resto di Hegel poteva e doveva essere eliminato (1). Negò altresì che i concetti di Hegel avessero molto a che fare con il ‘Capitale’, nonostante le affermazioni di Marx in contrario (2). In linea con la maggior parte dei progressisti suoi contemporanei – marxisti, neokantiani o positivisti – Vorländer riteneva decisamente che Hegel fosse un filosofo reazionario della “”restaurazione””, colpevole delle più folli speculazioni filosofiche. Per parte sua Bernstein giunse invece ad associare Hegel all’errore opposto, quello di avere introdotto le illusioni rivoluzionarie nelle opere degli ignari Marx ed Engels. Interpretando nel modo più volgare la dialettica hegeliana, sostenne che la dialettica significa l’imposizione di una struttura di contraddizioni esplosive, autosviluppantisi, su una realtà che si sviluppa, ma solo in modo molto lento: per conseguenza, proseguiva Bernstein, Marx e Engels tendevano ad attendersi sbocchi rivoluzionari con un'””autosuggestione storica degna di un perfetto visionario politico””, incomprensibile “”se non fosse possibile scorgervi il prodotto di un residuo di hegeliana dialettica della contraddizione, di cui Marx (come Engels, del resto) non si è mai completamente liberato”” (3). Entro l’intero spettro della socialdemocrazia tedesca solo due pensatori sembrano sfuggire l’addebito di “”Hegel-Ignoranz””: il russo Plechanov, e l’austriaco Adler. Nel 1896 Kautsky scrisse a Bernstein di Plechanov: “”E’ il nostro filosofo, anzi l’unico tra noi che abbia studiato Hegel”” (4). Tuttavia tale studio non gli impedì di trasformarne la dialettica in una prehegeliana filosofia della sostanza deterministica”” [Andrew Arato, ‘L’antinomia del marxismo classico: marxismo e filosofia’, Torino, 1979] [(1) Steinberg, ‘Sozialismus’ cit., p. 57; I. Fetscher, ‘Das Verhältnis des Marxismus zu Hegel’, in ‘Marxismustudien’, Tübingen, 1960, pp. 88 sgg.; (2) Vorländer, ‘Kant und Marx’, cit. (1° ed.), p. 64; (3) E. Bernstein, ‘I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia’, Bari, 1974, p. 54; (4) Citato da Steinberg, ‘Sozialismus’ cit. p. 58. Lo stesso Steinberg sembra concordare con questo giudizio fondato su prove piuttosto scarse]”,”TEOC-672″ “ARATO Guido a cura; testi di Gabriella AIRALDI Guido ARATO Erico BASSO Carlo BITOSSI Piero BOCCARDO e Clario DI-FABIO Ferdinando BONORA Tiziano MANNONI Giustina OLGIATI Rodolfo SAVELLI”,”Genova Genova. La splendida avventura.”,”Dono di Mario Caprini”,”LIGU-207″ “ARBASINO Alberto”,”Mekong.”,”””Nei bellissimi reportages di Goffredo dal Laos in guerra e in resistenza, ancora nel 1970 si incontravano personaggi tesissimi di rivoluzionari patriottici e romantici come discesi da Malraux e Koestler. O anche “”modello 1917″”: gelidi e appassionati e impeccabili nell’ ascesi nazionalistica, con un profumo di ‘grandeur’ scolastica francese loquace con tutta la ‘consecutio’ in ordine a lato del fanatismo sovietico militante…”” (pag 17) Fra le opere dello scrittore giornalista Alberto ARBASINO ricordiamo ”Un paese senza’, ‘Fratelli d’ Italia’. Questo volume ‘Mekong’ trae origine da un reportage apparso su ‘Repubblica’.”,”ASIx-088″ “ARBELLOT Guy LEPETIT Bernard BERTRAND Jacques”,”Atlas de la Revolution francaise. 1. Routes et communications. 2. L’enseignement 1760-1815. 3. L’armée et la guerre.”,”Il 2° volume è curato da Dominique JULIA, Huguette BERTRAND, Serge BONIN, Alexandra LACLAU. Il 3° volume è curato da Jean Paul BERTAUD, Daniel REICHEL e Jacques BERTRAND”,”FRAR-073″ “ARBIB Michael A.”,”La mente, le macchine e la matematica.”,”Il prof. Arbib, attualmente Università di Londra (1968). Ha insegnato a Mit e a Berkeley.”,”SCIx-001-FMP” “ARBIZZANI Luigi CALTABIANO Alberto a cura, lezioni di BASSI Enrico BARDELLINI Giuseppe RÉPACI Antonino SCHIAVI Alessandro MACRELLI Cino EMERY Luigi VIGHI Roberto RAPELLI Giuseppe TRAQUANDI Nello SCOCCIMARRO Mauro RAVERA Camilla PAJETTA Gian Carlo VENTURI Lionello MALAVASI Gioacchino FANCELLO Francesco SALINARI Carlo ROGERS Ernesto N. ARCANGELI Francesco ALPI Carlo TARCHIANI Alberto LONGO Luigi MARZOCCHI Umberto SUPINO Giulio BASSANI Giorgio LEVI Primo CALEFFI Piero TROMBETTI Ettore DOZZA Giuseppe ORLANDI Luigi CASTELLANO Giuseppe BERTESI Ferruccio CAVALLINI Vito MAGNANI Valdo GAROSCI Aldo TOGLIATTI Palmiro NERI Virgilio VENZI Ernesto BOLDRINI Arrigo DELLE PIANE Mario CROCIONI Pietro TRAUZZI Romolo RUGGERI Elide MICHELINI Lino GRAZIA Verenin”,”Storia dell’antifascismo italiano. II. Testimonianze.”,”Paolo Alatri, nato a Roma il 17/2/1918. Titolare di storia e filosofia nei licei classici, libero docente, incaricato di storia del Risorgimento nell’Università di Palermo per sette anni. Ha pubblicato: Silvio Spaventa (1942, edito sotto il nome di Paolo Romani per sfuggire alle leggi antisemite), Carducci giacobino, L’evoluzione dell’ethos politico, Lotte politiche in Sicilia sotto il goverso della destra, Le origini del fascismo, Nitti, D’Annunzio e la questione adriatica. Ha ordinato le seguenti antologie: L’unità d’Italia 1859-61, L’antifascismo italiano, con E. Vallini ha pubblicato La questione adriatica. Fu redattore capo dei quotidiani L’Italia libera, La Repubblica d’Italia e poi vicedirettore del Paese. Dal 1961 è segretario generale dell’Associazione per i rapporti culturali con l’Unione Sovietica. Il 28/4/1963 è stato eletto deputato per il PCI. Carlo Alpi, nato a Monghidoro (Bologna) il 18/10/1909. Emigrò nel Belgio nel giugno 1923 ove fu tra i fondatori dei gruppi antifascisti di lingua italiana all’estero. Dopo varia attività antifascista fra l’emigrazione, partecipò ad un corso politico a Mosca nel 1930. Nel luglio 1931 fu arrestato in Italia per attività clandestina, venne condannato a 20 anni di carcere nell’aprile 1932, fu scarcerato il 20/8/1943. Dopo l’8 settembre 1943 fu nelle file della resistenza fino alla Liberazione. Componente del Consiglio generale della Federazione internazionale della resistenza (FIR). Milita nel PSI. Franco Antonicelli, nato a Voghera il 15/11/1902. Laureato in lettere e giurisprudenza. Scrittore, nel 1929 fu arrestato per aver solidarizzato con Benedetto Croce che si era pronunciato contro i Patti lateranensi. Venne nuovamente arrestato nel 1935 (assieme ad altri componenti del gruppo torinese di Giustizia e Libertà e ai redattori della rivista La Cultura) e fu assegnato al confino. Nel periodo fra il 25 luglio e l’8 settembre 1943, concorse alla creazione del Comitato fra i partiti antifascisti che tentò la difesa di Torino dall’occupazione tedesca. Fu arrestato dai nazifascisto il 6/11/1943, a Roma, liberato, tornò a Torino, ove fu presidente del Comitato di Liberazione Nazionale Piemontese. Dopo la liberazione diresse il quotidiano liberale L’Opinione. Francesco Arcangeli, nato a Bologna il 10/7/1915, allievo di Roberto Longhi, libero docente di storia dell’arte medievale e moderna, svolse, un’attività anticonformista nel campo della critica d’arte collaborando a quotidiani e periodici, fra i quali Architrave. Gaetano Arfè, nato a Somma Vesuviana (Napoli) l’11/11/1925. Laureato in lettere e filosofia. Studioso di storia del movimento operaio. Condirettote della rivista del PSI Mondo operaio. Ha scritto diversi libri di storia, fra i quali: Storia dell’Avanti, Il PSI nei suoi congressi, I congressi dell’esilio. Giuseppe bardellini, nato il 25/5/1892. artigiano metallurgico. Nel 1907 aderì al gruppo sindacalista di Borgo S. Luca (Ferrara). Nel 1914 al PSI, nello stesso anno fu eletto consigliere comunale e provinciale di Ferrara e nel 1920 fu nominato assessore. Coll’avvento del fascismo subì violenze e bastonature e fu estromesso dai Consigli. Dopo la liberazione il CLN di Ferrara lo designò assessore comunale. Nel 1953 e nel 1958 fu eletto senatore nel collegio di Comacchio-Portomaggiore. Giorgio Bassani, nato a Bologna il 4/3/1916. Giornalista, scrittore, consulente di case editrici. Di famiglia ferrarese, a Ferrara trascorse l’infanzia e la giovinezza, fu arrestato e incarcerato nei mesi precedenti alla caduta della dittatura. É stato redattore delle riviste Botteghe Oscure e Paragone. Enrico Bassi, nato a Bologna il 19/4/1896. Nel 1911 si iscrisse alla Federazione giovanile socialista, nel quale rimase sino alla sua soppressione nel 1926. Organizzatore sindacale, nel marzo 1922 vinse il concorso al posto di segretario ispettore dell’Ufficio provinciale del lavoro e dell’emigrazione di Bologna (soppresso nel 1926 dal governo fascista). Oppositore al fascismo durante il ventennio, nel corso della Resistenza fu tra i redattori dell’Avanti clandestino, edizione bolognese, e poi membro del PSIUP. Dal 1947 milita nel PSDI. Lelio Basso, nato a Varazze (Savona) il 25/12/1903. Laureato in legge e filosofia. Fra il 1923 e il 1926 collaborò all’Avanti, a Critica Sociale, a La rivoluzione liberale ed a Quarto Stato, dal gennaio 1928 diresse Pietre. Arrestato nell’aprile 1928 venne condannato dal Tribunale Speciale e scontò tre anni tra carcere e confino. Nel 1934 fondò, con Rodolfo Morandi, il Centro interno del PSI. Nuovamente arrestato nel 1939, nel 1940 fu rinchiuso in campo di concentramento, Fra il 1942 e il 1943 fondò il Movimento per l’unità proletaria che poi confluì col PSI a fondare il PSIUP. Dall’agosto 1945 fu vicesegretario del PSIUP. Divenne segretario generale del PSI nel gennaio 1947 e venne confermato nel gennaio 1948. Deputato alla Costituente è stato poi rieletto deputato nelle successive quattro legislature della Camera, nel collegio Milano-Pavia. Ha diretto le riviste Problemi del socialismo, Revue Internationale du socialisme e International Socialist Journal. Roberto Battaglia, nato a Roma il 16/2/1913. Partecipò alla guerra di liberazione nelle file di Giustizia e Libertà prima in Umbria e poi a Roma. Dietro sua richiesta, nel giugno 1944 fu paracadutato oltre la linea gotica in zona nazifascista, in Garfagnana, ove divenne comandante della divisione partigiana Lunense che poi guidò in molte azioni belliche. Nel 1948 si iscrisse al PCI. Le principali sue opere sono: Storia della resistenza italiana, 8 settembre 1943-25 aprile 1945, in collaborazione con G. Garritano, Breve storia della Resistenza italiana, La prima guerra d’Africa, La seconda guerra mondiale, in collaborazione con G.Ramat: Un popolo in lotta, Risorgimento e Resistenza. É stato libero docente di storia contemporanea all’Università di Roma. É morto a Roma il 20/2/1963. Riccardo Bauer, nato a Milano nel 1896. Volontario nella guerra 1915-18, fu ferito e più volte decorato. Si laureò in scienze economiche nel 1920. Divenne segretario del Museo sociale della Società umanitaria di Milano, da qui fu cacciato dai fascisti nel 1924. Collaborò a La Rivoluzione liberale e suggerì al Gobetti la costituzione dei gruppi omonimi per l’azione politica. Fondò il foglio antifascista Il Caffè, soppresso poi nel 1925. Dopo le leggi eccezionali fu attivo antifascista. Nel novembre 1926 fu arrestato e carcerato per sette anni. con Carlo Rosselli organizzò la fuga dall’Italia di Filippo Turati, nel maggio 1927 fu confinato ad Ustica. Liberato nella primavera del 1928 si dedicò, con Ernesto Rossi, alla organizzazione del centro italiano di Giustizia e Libertà. Nel 1929 collaborò a La lotta politica, periodico scritto da antifascisti italiani e stampato dagli esuli in Francia. Arrestato nuovamente, assieme ad altri ‘Gielle’ nel maggio 1931 fu condannato a 20 anni di carcere, dopo averne scontati più di dodici, fu liberato nell’agosto 1943. Al primo congresso clandestino del Partito d’azione fu eletto componente dell’esecutivo centrale. Poco dopo, a Roma, divenne capo della giunta militare del Partito d’azione e componente del comando generale. Fu dirigente della Resistenza romana fino alla liberazione della capitale e poi delle formazioni partigiane del nord. Nel 1945 venne eletto consultore nazionale. Fondò e diresse Realtà politica. Ha pubblicato: La Società umanitaria, Alla ricerca della Libertà, Kermesse italica. Ferruccio Bertesi, nato nel 1886 da famiglia di nobili tradizioni patrottiche, prese parte alla lotta politica. Compì gli studi fisico-matematici all’Università di Pisa. Partecipò quale volontario al primo conflitto. Avverso al fascismo, fu fatto oggetto di varie persecuzioni, nel 1926 i fascisti diedero alle fiamme il suo studio commerciale in Modena. Dopo la Liberazione fu un fervente repubblicano nonchè dirigente del PRI della sua città. Nel 1950 fu tra i fondatori dell’Istituto modenese della Resistenza e della giunta nazionale della Federazione italiana delle associazioni partigiane (FIAP) e, infine, presidente, fin dalla costituzione, del Consiglio federativo della Resistenza di Modena. Quivi morì il 15/3/1962. Norberto Bobbio, nato a Torino il 18/10/1909. Laureato in giurisprudenza. Fu incaricato di filosofia del diritto all’Università di Camerino fra il 1935 e il 1938, per la sua appartenenza a Giustizia e Libertà fu arrestato nel 1935, rilasciato ebbe contatti col gruppo liberal-socialista di A. Capitini e G. Calogero, Professore di ruolo insegnò a Siena fino al 1940, poi passò all’Univbersità di Padova. Fu tra i promotori del Partito d’Azione del Veneto. Il 7/12/1943, a Padova, venne arrestato assieme ad altri componenti del Comitato di liberazione nazionale di Verona, fu rilasciato alla fine del febbraio 1944. Passò a Torino dove fu rappresentante del Partito d’Azione nel fronte degli intellettuali e nel Comitato della scuola, organismi della Resistenza piemontese. Insegnò all’Università di Padova fino al 1948, e poi passato all’Università di Torino ove insegna filosofia del diritto. Arrigo Boldrini, nato a Ravenna il 6/9/1915. Perito Agrario. Fu un attivo organizzatore del movimento partigiano e gappista della Romagna. Divenne il leggendario comandante della 28° brigata Garibaldi, con il nome di battaglia di Bulow. Nel corso della guerra partigiana fu ferito gravemente. Per il suo valore venne decorato di medaglia d’oro dal comandante della VIII armata inglese, nel febbraio del 1945. Fu consultore nazionale e nel 1946 venne eletto deputato alla Costituente. Fu rieletto deputato nella circoscrizione di Bologna nel 1948 e nelle successive elezioni politiche del 1953,1958 e 1963. É componente del Comitato centrale del PCI. Fu presidente dell’ANPI. Pietro Caleffi. nato a Suzzara (Mantova) il 9/6/1901. A 24 anni divenne segretario della Federazione provinciale socialista di Mantova. Nel 1922 venne condannato a quattro mesi di reclusione per attività politica e nel 1923 a un anno, dalla Corte d’assise di Mantova, per uno scritto contro la fascistizzazione dell’esercito. Nel 1930 fu arrestato, a Milano, sotto l’accusa di cospirazione contro lo Stato, ma fu assolto in istruttoria. Nel 1936 fu arrestato a Genova senza motivazione e rilasciato dopo due mesi. L’ultima fase della guerra lo trovò a Genova dove nel 1943 fece parte della giunta esecutiva del Partito d’azione. Nell’agosto 1944 venne catturato dalla polizia fascista, consegnato alle SS, e successivamente inviato al campo di sterminio di Mauthausen. Nel 1958 venne eletto senatore per il PSI nel V collegio di Milano. Giornalista e scrittore, è autore di Si fa presto a dire fame, e Pensaci, uomo! Giuseppe Castellano, nato a Prato nel 1893. Generale di divisione, proveniente dall’arma di artiglieria. Frequentò i corsi dell’Accademia militare di Torino e la scuola di applicazione di artiglieria e genio. Durante la prima guerra mondiale fu decorato al valore, nel corso della seconda venne promosso da colonello a Generale. Vito Cavallini, nato a Portomaggiore (Ferrara) nel 1905. Si laureò in giurisprudenza nel 1927. Svolse le funzioni di giudice a Ferrara dal 1934. Nel luglio del 1943 si iscrisse al Partito socialista. Per la sua attività antifascista fu arrestato e detenuto nelle carceri di Ferrara dall’ottobre 1943. Rilasciato, fu di nuovo arrestato dalle SS nel settembre 1944. Nell’aprile 1945 divenne sindaco di Portomaggiore e vice presidente della deputazione provinciale di Ferrara, su designazione del CLN. Fondò e diresse L’Idea socialista, settimanale della Federazione di Ferrara del PSIUP fra il 1945 e il 1946. Si iscrisse al PSLI nel 1947. Pietro Crocioni, nato a Reggio Emilia il 18/8/1913, Laureato in giurisprudenza. Partecipò alla lotta di liberazione nel bolognese militando nelle file del Partito d’azione. Fu componente del Comitato di liberazione nazionale Alta Italia. Scioltosi il Partito d’azione passò al PSDI e poi al PSI. É consigliere ed assessore al Comune di Bologna. Mario Delle Piane, nato il 20/10/1914. Studente, arrivò abbastanza presto all’antifascismo. Militò prima nel movimento liberal-socialista e poi nel Partito d’azione. Dalla primavera del 1943 e fino alla caduta del fascismo fu in prigione a Bologna. Partecipò alla Resistenza. Si iscrisse al PSI. É autore di: Liberalismo ed antiparlamentarismo, Funzione storica dei Comitati di Liberazione nazionale, Gaetano Mosca: classe politica e liberalismo, Vecchio e nuovo nelle idee politiche di Pietro Dubois. Giuseppe Dozza, nato a Bologna il 29/11/1901. Di professione impiegato, aderì alla Federazione giovanile socialista nel 1915, passò al Partito comunista dalla sua fondazione. É stato membro del Comitato centrale del PCI dal 1931 al 1959. Segretario della FGCI dalla fine del 1923 al luglio 1927. Partecipò alla lotta partigiana dal settembre 1943, prima a Milano e poi a Bologna ove, con Ilio Barontini e Giuseppe Alberganti, formò il Triumvirato insurrezionale del PCI per la regione Emilia e Romagna. Fu eletto deputato all’Assemblea costituente. Fu sindaco di Bologna. Luigi Emery, nato a Bologna nel 1893. Si laureò in filosofia nel 1915. Prestò servizio militare fra il 1915 e il 1919 e fu congedato con il grado di capitano di complemento di fanteria. Collaborò a La voce e all’Unità di Gaetano Salvemini e poi alle riviste di Piero Gobetti, Energie Nuove, La Rivoluzione liberale, Il Baretti. Nel 1919 fu redattore del Resto del Carlino, e fra il 1920 e il 1926 corrispondente da Parigi dello stesso giornale nonchè del Lavoro di Genova, del Popolo e del Corriere della Sera. Fu corrispondente della Stampa da Berlino del 1926-27. Nel 1927 fu escluso dal giornalismo professionale italiano perchè rifiutò di iscriversi al sindacato fascista. Rimase a berlino fino al 1945, poi rientrò in Italia. É stato redattore del Giornale d’Italia di Torino fra il 1945-47, direttore del Giornale dell’Emilia a Bologna fra il 1947-48, corrispondente della RAI a Parigi e delegato della stessa Francia fra il 1950 e il 1960. Enzo Enriques Agnoletti, nato a Bologna il 17/5/1909. Studiò a Firenze e si laureò in legge con Piero Calamandrei di cui è stato assistente. Partecipò al movimento liberal-socialista e fu particolarmente attivo nella lotta antifascista a partire dal 1937. Scoppiata la guerra, mentre era alla direzione della casa editrice La Nuova Italia venne arrestato e condannato a cinque anni di confino. Liberato il 25/7/1943 partecipò attivamente alla resistenza a Firenze nella sua qualità di dirigente del Partito d’azione, sia CLN toscano, sia nella stampa clandestina, sia in azioni partigiane. In questo periodo gli vennero arrestate la madre e la sorella Anna Maria che fu poi fucilata dai tedeschi il 12/7/1944 (medaglia d’oro al valor militare). Dopo la liberazione partecipò alla fondazione della rivista Il Ponte diretta da Piero Calamandrei. É stato vicesindaco del comune di Firenze dal 1961. Francesco Fancello, nato a Oristano il 19/3/1884. Giornalista. Dopo la prima guerra mondiale fu con Emilio Lussu fra i fondatori del Partito sardo d’azione. Nel 1927 venne allontanato dal suo posto di capo ufficio degli Ospedali Riuniti di Roma per antifascismo. Aderì al grupppo milanese di Giustizia e Libertà, fu arrestato con altri esponenti del gruppo, per attività clandestina nel 1930, venne condannato dal Tribunale speciale a dieci anni di reclusione. Dopo aver scontato cinque anni di carcere fu confinato a Ponza. Nel 1938 fu nuovamente processato e trasferito al confino di Ventotene. Liberato nell’agosto 1943, partecipò alla Resistenza nelle file del Partito d’azione, in quel tempo diresse, assieme a Leone Ginzburg il foglio clandestino Italia libera. Ha scritto : Il diavolo tra i pastori, Il salto delle pecore matte. Aldo Garosci, nato a Meana di Susa (Torino) nel 1907. Laureato in legge, giornalista, dopo le leggi eccezionali promulgate dai fascisti, prese parte alle manifestazioni antifasciste all’Università di Torino. Nel 1930 con Andreis dette vita al gruppo torinese di Giustizia e Libertà e fu redattore del foglio clandestino Voci di officina. Sfuggito agli arresti espatriò a Parigi, lavorò con Carlo Rosselli. Accorse in Spagna contro i franchisti. Quando la Francia fu occupata dai nazisti riparò neli Stati Uniti. Rientrò in Italia per partecipare alla Resistenza. Dopo la liberazione diresse L’Italia socialista. Ha scritto: Vita di Carlo Rosselli, Storia della Francia moderna, 1870-1946, Storia dei fuoriusciti, Pensiero politico e storiografia moderna, Gli intellettuali e la guerra di Spagna, è insegnante di storia moderna all’Università di Torino, collabora a Il Mondo ed alla RAI. Verenin Grazia, nata a Rimini il 2/6/1898. Sindacalista anarchico, fece parte della segreteria milanese dell’Unione sindacale italiana. Dall’agosto 1917, partecipò alla guerra, congedato nel 1919 fu organizzatore del movimento cooperativo agricolo in Romagna. Fu poi direttore del Consorzio delle cooperative agricole e di consumo socialiste del circondario di Rimini, fino a quando, nell’ottobre 1922, il consorzio venne posto in liquidazione, Nel 1942 lavorò per la ricostruzione del partito socialista e nel 1943, insieme a Paolo Fabbri e Giuseppe Bentivogli organizzò agitazioni e scioperi tra i braccianti agricoli del bolognese. Dopo l’8 settembre 1943 fu tra gli organizzatori delle prime formazioni partigiane romagnole. Divenne poi vicecommissario del comando regionale volontari della libertà del comando unico militare Emilia-Romagna, e segretario del Comitato regionale di liberazione nazionale. Deputato della Costituente e quindi in successive legislature. É stato segretario generale della Lega nazionale delle cooperative. Ugo La Malfa, nato a Palermo il 16/5/1903. Direttore di Scienze applicate alla carriera diplomatica. Dal 1924 esplicò attività antifascista, partecipò al congresso della Unione nazionale, collaborò alla rivista antifascista Pietre, venne arrestato nel 1928. A Milano svolse attività clandestina contro la guerra d’Etiopia e contro la guerra intrapresa dal fascismo nel 1940. Fu uno dei fondatori del Partito d’azione. Nel 1943, onde evitare l’arresto, emigrò in Svizzera. Rientrò in Italia dopo la caduta di Mussolini. Fu tenace oppositore del governo Badoglio e propugnatore della costituzione nel primo governo Bonomi nel 1944. Nel 1946 passò al Partito repubblicano. Fu eletto deputato alla Costituente e poi in tutte le successive elezioni politiche. Fu ministro del governo Parri 1945, e nel primo e nel sesto e nel settimo governo De Gasperi. Dal marzo 1962 al maggio 1963 è stato ministro del bilancio nel governo di centro-sinistra, presieduto da Amintore Fanfani. Primo Levi, nato a Torino nel 1919. Dottore in chimica. Il 13/12/1943, a 24 anni, fu arrestato dalla milizia fascista, perchè ebreo. Agli inizi del 1944 (assieme col contingente d’ebrei italiani racchiusi nel campo di Fossoli), fu deportato nel campo di concentramento di Auschwitz. Finita la prigionia, il 27/1/1945 coll’arrivo dei soldati dell’Armata Rossa, iniziò il viaggio di ritorno in patria. Nel 1947, pubblicò un diario sulla vita nel campo nazista, dal titolo Se questo è un uomo. A Torino esercita la professione di chimico. Luigi Longo, nato a Fubine Monferrato (Alessandria) il 15/2/1900. Frequentato il terzo anno di ingegneria, venne chiamato alle armi a diciotto anni. Aderì al Partito socialista nel 1920, collaborò all’Avanti! e partecipò al movimento di occupazione delle fabbriche a Torino. Fu segretario della frazione comunista per il Piemonte, partecipò al congresso di fondazione del PCI. Organizzatore antifascista e direttore di Avanguardia, subì nel 1923 e nel 1924 due arresti scontando 10 mesi di carcere. Rappresentò i giovani comunisti nel Comitato esecutivo della Internazionale giovanile comunista col nome di Gallo. In Francia e in Svizzera, dal 1927 al 1932, organizzò un servizio speciale per gli espatri e per garantire il lavoro illegale antifascista in Italia. Dal 1933 al 1935 rappresentò il PCI nell’Internazionale comunista. A Bruxelles nel 1935, organizzò un congresso contro la guerra fascista d’Etiopia, Accorse in Spagna, ove divenne dirigente delle Brigate internazionali antifranchiste, combattè a Madrid e a Guadalajara, restò ferito. Nel 1939, rientrato in Francia, venne arrestato e internato nel campo di concentramento di Vernet, nel 1941 il governo fascista lo confinò a Ventotene per cinque anni. Liberato dopo il crollo fascista, divenne, dirigente della lotta partigiana a Roma.Al Nord, rappresentò il PCI nel Comitato di liberazione nazionale Alta Italia. Divenne comandante generale delle brigate d’assalto Garibaldi e, assieme a Ferruccio Parri, dal novembre 1944 vicecomandante del Corpo volontari della libertà. Autore di: Un popolo alla macchia, Le Brigate internazionali in Spagna, Sulla via dell’insurrezione nazionale. Fu deputato alla Costituente e poi eletto in tutte le successive legislature. Diresse, fino al 1956 il settimanale Vie Nuove, dal 1963, assieme ad Alessandro Natta, dirige la rivista Critica marxista. Vicesegretario del PCI dalla Liberazione è stato eletto segretario generale dopo la morte di Palmiro Togliatti 1l 26/8/1964. Raimondo Luraghi, nato a Milano il 16/8/1921. Ufficiale nella seconda guerra mondiale, si schierò, sin dall’8 settembre 1943, nelle file della resistenza armata. Mutilato nella guerra contro i nazifascisti, è libero docente di storia contemporanea all’Università di Torino e ordinario di storia e filosofia al liceo scientifico G.Ferraris di Torino. É autore, tra l’altro, di una Storia del movimento operaio torinese durante la Resistenza. Cino Macrelli, nato a Sarsina (Forlì) il 21/1/1887. Fu ardente repubblicano fin dalla prima giovinezza. Nel 1910 si laureò in legge. Partecipò volontario alla guerra 1915-18 nel corso della quale fu ferito due volte. Nelle elezioni del 1921 fu eletto deputato per il Partito repubblicano e così pure nel 1924. Oppositore del fascismo, dopo il delitto Matteotti, fu aventiniano. Nel 1943 si portò a roma ove organizzò il PRI e lo rappresentò nel Comitato di liberazione nazionale. Fu eletto all’Assemblea costituente nel 1946, sindaco di Cesena per oltre un anno, fu nominato senatore nel 1948. É morto a Cesena il 25/8/1963. Valdo Magnani, nato a Reggio Emilia nel 1912, laureato in scienze economiche e commerciali e in filosofia all’Università di Bologna, Antifascista, aderì al PCI nel 1936, Ufficiale di complemento, l’8 settembre 1943 si trovava con truppe italiane in Jugoslavia. Passò ai partigiani, comandò un battaglione della XII brigata partigiana Erzegovese, fece parte del comando della divisione italiana partigiana Garibaldi che operò in Montenegro, Bosnia Erzegovina, Dalmazia, per meriti partigiani fu decorato medaglia di bronzo.. Nel 1945-46 fu segretario della Commissione nazionale riconoscimento partigiani italiani all’estero. Nel 1947 divenne segretario della Federazione del PCI di Reggio Emilia. Fu eletto deputato nel 1948 nelle liste del Fronte democratico popolare. Dimessosi dal PCI nel gennaio 1951 partecipò alla costituzione del Movimento lavoratori italiani. Con l’USI confluì nel PSI nel gennaio 1957. Nel 1961 dimessosi dal PSI rietrò nel PCI. Gioacchino Malavasi, nato a Concordia (Modena) il 6/12/1903. Si laureò in giurisprudenza presso l’Università cattolica del S.Cuore di Milano. Fu arrestato il 20/3/1933 per cospirazione antifascista e venne condannatp a 5 anni di reclusione. A Milano, per la DC firmò il Manifesto lanciato al paese il 26/7/1943 dai partiti antifascisti. Partecipò attivamente alla lotta di Liberazione. Dal 1945 al 1954 fu commissario straordinario dell’ENAL. Umberto Marzocchi, nato a Firenze il 10/10/1900. Militante sindacalista e anarchico dal 1917. Oppositore del fascismo sin dalle origini, organizzò gruppi di Arditi del popolo nelle provincie di La Spezia e di Massa Carrara. Partecipò alla difesa della città di Sarzana contro il tentativo di invasione fascista del giugno 1921. Ricercato dai fascisti riparò a Savona da dove, per sfuggire ad una cattura certa, espatriò in Francia nel 1922, per 23 anni restò in esilio. Partecipò a varie manifestazioni antifasciste internazionali e fu più volte arrestato ed espulso dai vari paesi d’Europa. Fece parte prima della colonna Francesco Ascaso comandata da Carlo Rosselli e Giuseppe Bifolchi,e, poi della 26° divisione spagnola sul fronte repubblicano di Aragon. Fece parte del maquis dell’Ariège delle forze francesi dell’interno e della Resistenza francese fino alla liberazione della Francia avvenuta il 20/8/1944. Mantenne dall’estero un contatto costante con il movimento anarchico italiano fino alla liberazione dell’Italia dalla dittatura fascista. Lino Michelini, nato a Bologna il 29/12/1922. Partigiano nella VII brigata GAP Gianni di Bologna. Aderì al PCI nel gennaio del 1942, tramite l’organizzazione clandestiona presente nell’officina ove lavorava. Svolse attività clandestina contro la guerra e il fascismo in contatto con il gruppo comunista della zona S.Vitale-Mazzini di Bologna. Fu tra i primi dirigenti dei nuclei partigiani di Bologna da cui sorse la leggendaria VII brigata GAP Gianni. Partecipò all’azione che portò alla liberazione di 240 detenuti politici antifascisti dal carcere di S.Giovanni in Monte di Bologna nell’agosto del 1944, rimanendo ferito alle gambe. Partecipò alla battaglia cittadina di Porta Lame, nel novembre 1944, colla responsabilità di commissario politico della base di Via del Macello e sostituito il comandante, caduto ferito, portò gli uomini più volte al contrattacco ed a spezzare il cerchio nemico. É decorato di medaglia d’argento al valor militare. Virgilio Neri, nato a Bologna il 25/12/1904. Durante il secondo conflitto mondiale fu tra i promotori, con Gronchi, Grilli, La Malfa, Parri, Veratti ed altri, del Comitato antifascista interpartitico che si trasformò poi in Comitato di liberazione nazionale. Nell’agosto 1943, assieme a Gronchi, lavorò per determinare le condizioni favorevoli all’attuazione di un piano di resistenza ai tedeschi da parte dell’esercito italiano al Brennero, piano che non fu adottato per le esitazioni dello stato maggiore. Dopo l’armistizio, si dedicò alla organizzazione dei collegamenti radio fra la Resistenza e gli alleati, e con Radio Zella, installata nella propria abitazione a Rivalta (Faenza) combinò vari lanci di armi da parte degli alleati alle brigate partigiane dislocate a ridosso della linea gotica. Nell’agosto 1944, i nazisti, lo arrestarono e trasferirono verso la Germania, a Colle Isarco riuscì a fuggire, gettandosi dal treno in corsa. Ora esercita la professione di notaio in Milano. Francesco Fausto Nitti, nato a Pisa il 2/9/1899. Pubblicista. Partecipò, volontario, alla prima guerra mondiale. Svolse attività antifascista fin dall’avvento del fascismo. Nella capitale organizzò una associazione clandestina fra studenti ed operai. Sul finire del 1926 fu assegnato al confino, a Lipari, da dove riuscì, assieme a Carlo Rosselli ed Emilio Lussu, ad evadere. A Parigi concorse alla fondazione del movimento Giustizia e Libertà. Nel 1936 per combattere il franchismo si arruolò nell’Esercito spagnolo. Un anno dopo aderì al PSI. In Francia, sotto l’occupazione nazista, partecipò ai primi nuclei di maquis, indi militò nella Resistenza. Ha pubblicato: Le nostre prigioni e la nostra evasione, Il Maggiore è un rosso. Dirige il periodico dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia, Patria indipendente. Luigi Orlandi, nato a Bologna il 1/10/1909. Tecnico modellatore, svolse attività politica fin dalla giovinezza nelle file del PCI. Nel 1931 dovette emigrare in Francia. Rietrato più volte in Italia per svolgervi attività clandestina fu arrestato il 29/1/1932 e condannato a 9 anni di carcere. Dopo il carcere proseguì la lotta antifascista in Italia, Partigiano, combattè col grado di Capitano della brigata Bolero, nella provincia di Bologna. Dopo il 25 aprile 1945 ebbe importanti responsabilità nelle organizzazioni comuniste di Bologna, di Frosinone, della Sardegna e del Piemonte. Fu membro del Comitato centrale del PCI fra il 1951 e il 1962. Il 28/4/1963, nel I collegio di Bologna, è stato eletto senatore per il PCI. Gian Carlo Pajetta, nato a Torino il 24/6/1911. Aderì alla FGC nel 1925, all’età di 14 anni. Nel 1927, mentre frequentava la II liceo, fu espulso per la durata di due anni da tutte le scuole del Regno, per aver svolto propaganda antifascista. Arrestato nello stesso anno fu condannato e scontò due anni di carcere. Divenuto uno dei dirigenti della FGC e passato al lavoro illegale, venne arrestato a Reggio Emilia nel febbraio del 1933 e condannato a 21 anni di carcere, fu liberato soltanto un mese dopo la caduta del governo di Mussolini. Durante la guerra di Liberazione fece parte del comando generale del corpo volontari della libertà e fu vicecomandante generale delle brigate d’assalto Garibaldi. Inviato a Roma, alla fine del 1944, con la missione Parri, firmò con il presidente Bonomi il documento del riconoscimento legale del Comitato liberazione Alta Italia e rimase nella capitale come rappresentante del CLNAI e del Comando generale del CVL. Membro della direzione del PCI, nel 1945 venne inviato a Milano come direttore dell’Unità e segretario regionale del partito in Lombardia. Successivamente, tornò a Roma alla direzione della stampa e propaganda e nella segreteria del PCI. Dirige la rivista Rinascita. Ferruccio Parri, nato a Pinerolo (Torino) il 19/1/1890. Laureato in lettere. Nella guerra 1915-18 fu ferito quattro volte ed ebbe una decorazione al valore. Nel dopoguerra fu dirigente dell’Opera nazionale combattenti e redattore, fino al 1922, del Corriere della Sera. Fu attivo antifascista intorno al gruppo del Caffè. Nel 1927 con Carlo Rosselli portò a termine l’espatrio clandestino di Filippo Turati. Fu arrestato e condannato a 10 mesi di carcere e inviato al confino. Dal confino di Lipari organizzò la fuga di Rosselli, Lussu e Fausto Nitti e perciò fu sottoposto a pesanti misure di rigore. Liberato agli inzi del 1930, tornò all’attività antifascista, fu nuovamente arrestato, condannato e confinato fino al 1934. Venne nuovamente arrestato e processato nel 1942. Fu tra i fondatori del Partito d’azione e, dopo l’8 settembre 1943, scelse di restare al Nord per dirigere la lotta partigiana sotto il nome leggendario di Maurizio. Dal novembre 1944, fu vicecomandante, assieme a Luigi Longo, del corpo volontari della libertà. Nel gennaio 1945 fu arrestato dalle SS naziste, portato a Verona per essere fucilato, dopo un fallito tentativo per liberarlo, ebbe salva la vita grazie ad uno scambio di prigionieri. Tornò alla lotta partigiane nella sua fase conclusiva e insurrezionale. Dal 21 giugno al 9 dicembre 1945 fu presidente del governo espresso sal CLN. Fu consultore nazionale e deputato alla Costituente. Divenne senatore di diritto nel 1948. Deputato del movimento di Unità popolare e nel 1958 deputato nelle liste del PSI. Nel 1963 è stato nominato senatore a vita. É presidente dell’Istituto storico della Resistenza e del Consiglio federativo nazionale della Resistenza. Carlo Ludovico Ragghianti, nato a Lucca il 18/3/1910. Laureato in lettere. Nel corso della lotta di Liberazione comandò le brigate Rosselli e la divisione Giustizia e libertà. Fu presidente del Comitato di liberazione nazionale per la regione toscana. Partecipò, in qualità di sottosegretario, al governo presieduto da Ferruccio Parri. Fu componente della Consulta nazionaled. É ordinario di storia dell’arte medievale e moderna nell’Università di Pisa e docente di estetica alla Scuola normale superiore della stessa città. Dirige le riviste Critica d’arte, Selearte e criterio. Nel 1954 diede alle stampe un’opera sulla Resistenza: Disegno della liberazione italiana. Giuseppe Rapelli, nato a Castelnuovo Don Bosco (Asti) il 21/10/1905. Militò nella Gioventù italiana di azione cattolica e nei sindacati ‘bianchi’, Segretario della Federazione impiegati e commessi, divenne, nel 1923, segretario dell’Unione del lavoro di Torino. Nel 1925 fece parte dell’esecutivo della Confederazione italiana dei lavoratori, con Grandi e Gronchi fu uno dei Triumviri dell’ultima resistenza dei sindacalisti cristiani contro i fascisti. In quei anni fondò e diresse Il Lavoratore. Nel 1926 entrò come operaio alla fabbrica di automobili Itala. Nel 1942 partecipò alla riorganizzazione del movimento sociale cristiano. Nel 1943 fu nominato commissario ai sindacati dell’industria di Torino. Partecipò alla lotta di resistenza come membro del CLN piemontese. Consultore nazionale nel 1945, fu poi eletto all’Assemblea costituente. Dopo la morte di Grandi venne eletto segretario generale della CGIL carica a cui rimase fino all’aprile 1947. Nel 1948 fu eletto deputato per la DC e così nel 1953 e 1958. Camilla Ravera, nata ad Acqui il 18/6/1889. Insegnante. Nel 1923 fu espulsa dalla scuola per attività antifascista. Iscritta fin dalla fondazione al PCI, collaborò all’Ordine Nuovo. Dal febbraio 1923 al 1927 lavorò negli uffici clandestini del PCI (con gli pseudomini di Silvia e poi Micheli) come dirigente politica, e diresse il periodico Compagna. Dal 1928 al maggio 1930 lavorò all’estero, a Mosca come rappresentante del PCI e poi a Parigi nel Centro estero del PCI. Nel luglio 1930 fu arrestata e condannata a 15 anni di reclusione, ne scontò cinque, per altri otto anni fu assegnata al confino in Basilicata, poi a Ponza, e infine a Ventotene, dove rimase fino alla caduta del fascismo. Dopo la liberazione fu dirigente della Federazione comunista di Torino, deputata al Parlamento dal ’48 al ’58 componente degli organi direttivi centrali del PCI e dirigente nazionale dell’UDI. Ha pubblicato La donna italiana dal primo al secondo Risorgimento. Antonio Repaci, nato a Torino il 9/11/1910. Laureato in giurisprudenza, magistrato. Con Duccio Galimberti, nel 1941, scrisse il Progetto di costituzione europea e interna (reso pubblico nel 1946). Partecipò alla lotta partigiana. Dopo la Liberazione riprese l’attività di magistrato e si dedicò allo studio della storia del fascismo. Ha pubblicato: Fascismo vecchio e nuovo, in collaborazione con Claudio Pavone, Dio e popolo-Antologia del Risorgimento e della Reistenza, La marcia su Roma – Mito e realtà. Ernesto N. Rogers, nato a Trieste il 16/3/1909. Laureato in architettura nel 1932 alla facoltà di architettura presso il Politecnico di Milano, in questa medesima scuola universitaria insegna dal 1952. Ha tenuto corsi alle Università di Harvard, di California, Universidad Nacional de Tucuman (Argentina), Università di Losanna, Ginevra, ecc. Con Banfi (morto a Mauthausen), Belgioioso e Peressutti, tutti compagni di scuola, aprì nel 1934 lo studio (Studio architetti BBPR) che ha fatto lavori in tutti i campi dell’architettura, urbanistica, edilizia, disegno industriale, arredamento. Elide Ruggeri, nata a Marzabotto (Bologna) il 14/4/1925. Fu fucilata dai tedeschi nel corso degli eccidi perpetrati a Marzabotto tra la fine del settembre e gli inizi dell’ottobre 1944. Come racconta nella testimonianza qui pubblicata riuscì a scampare dalla morte. Attualmente vive a Bologna e fa la stiratrice. Carlo Salinari, nato a Montescaglioso (Matera) il 17/10/1919. Si laureò in letteratura italiana nel 1941. Dopo l’8 settembre 1943, partecipò alla lotta partigiana, nelle formazioni garibaldine, per l’attività fu decorato con due medaglie d’argento. Fu redattore responsabile della rivista Risorgimento. Ha pubblicato: La poesia lirica del duecento. La questione del realismo, Miti e coscienze del decadentismo italiano, Storia popolare della letteratura italiana. Dal 1962 è direttore del Contemporaneo (rivista da lui fondata con A. Trombadori e R. Bilenchi nel 1954). Mauro Scoccimarro, nato a Udine il 30/10/1895. Laureato in scienze economiche e giuridiche. Pubblicista. In Puglia, terra di origine dei suoi genitori, visse a contatto con i contadini e nel 1917 aderì al PSI. Ferito e decorato nella guerra 1915-18, congedato nel 1919, iniziò la sua attività nel Fiuli, prima come segretario della sezione socialista udinese, poi come segretario dell Federazione provinciale friulana, della quale diresse Il Lavoratore friulano. Nel 1921 passò al PCI, nel 1923, fu chiamato a far parte della segreteria nazionale. Tra il 1922 e il 1925 compì varie missioni all’estero. Nel 1924 e nel 1925 rappresentò il PCI nel Comitato esecutivo della III Internazionale. Il 5/11/1926 fu arrestato e condannato a 21 anni di reclusione. trascorse 4 anni e mezzo di segregazione cellulare e poi trasferito a Padova. Nel 1937 fu assegnato al confino da dove venne liberato nell’agosto 1943. Dopo l’8 settembre 1943, a Roma, come segretario del PCI, si dedicò all’organizzazione partigiana in collegamento con l’organizzazione comunistadel Nord Italia. Fu rappresentante del PCI nel Comitato di liberazione nazionale centrale. Ebbe il dicastero delle finanze nel governo Parri e nel I e II ministero De Gasperi. Fu deputato alla Costituente nel 1946 e senatore di diritto nel 1948. Ha pubblicato: Il secondo dopoguerra e Nuova democrazia. Alessandro Schiavi, nato a Cesenatico (Forlì) il 30/11/1872. Laureato in Legge, si iscrisse, nel 1894, al PSI. Nel dicembre 1896 divenne redattore dell’Avanti! e vi rimase fino al 1903. Diresse l’Ufficio del lavboro della società umanitaria in Milano fino al 1910 quando assunse, per concorso, la carica di direttore dell’Istituto case popolari di Milano dal quale fu estromesso dai fascisti nel 1924. Fondò la rivista La Casa. Durante il periodo fascista, tradusse e pubblicò opere di: Laski, De Madariaga, De Man, Dubreuil, e preparò il carteggio Turati-Kuliscioff. Ha pubblicato vari saggi nella collana editoriale Opere Nuove ed ha curato vari volumi di scritti sul socialismo internazionale. Giulio Supino, nato a Firenze l’8/10/1898. A Bologna compì gli studi secondari e universitari. Combattente della prima guerra mondiale, ebbe due croci al valore. Ingegnere e dottore in matematica, nel 1934, ebbe, nella facoltà di ingegneria, la cattedra di costruzioni idrauliche, che tenne fino al 1938 quando fu dimesso per le leggi razziali. Ha preso parte alla lotta di Liberazione col Partito d’azione. Ha insegnato scienza delle costruzioni nella Università segreta di Roma (diretta da Guido Castelnuovo). Dal 1957 è iscritto al PSI. Alberto Tarchiani, nato a Roma il 1/11/1885. Giornalista. Redattore capo del Corriere della Sera dal 1919 al 1925. Emigrò in Francia all’atto dell’esproprio di quel giornale per azione fascista e vi rimase, sempre avversando Mussolini e il regime nel modo più deciso, fino all’invasione germanica del 1940. Con Carlo Rosselli ed Emilio Lussu fondò a Parigi nel 1929 Giustizia e Libertà. Organizzò poi (1940-43) negli Stati Uniti la Mazzini Society. Fu ministro dei lavori pubblici nel governo di Salerno nel 1944. Resse l’ambasciata italiana a Washington dal 1945 al 1955. Ha pubblicato: Il mio diario di Anzio, America-Italia. Dieci anni tra Roma e Washington. Palmiro Togliatti, nato a Genova il 26/3/1893. Laureato in Giurisprudenza. Già cronista dell’Avanti!, con Gramsci e Terracini nel 1919 fondò Ordine Nuovo, di cui divenne poi capo redattore, e partecipò al movimento torinese dei Consigli di fabbrica, Nel 1922, a Roma, fu redattore capo del Comunista, nel febbraio 1924, dette vita al quotidiano, voluto da Gramsci, l’Unità. Eletto nel CC del PCI nel 1923 e nell’esecutivo nel 1924 per la sua attività fu più volte arrestato. Organizzò il III Congresso del PCI (svoltosi a Lione nel gennaio 1926). Divenne allora leader dei comunisti italiani. Nel 1931 organizzò a Colonia il IV Congresso del PCI. Fece parte della segreteria dell’Internazionale comunista dal 1935 all’epoca in cui fu sciolta 1943. Nel corso della guerra di Spagna fra il 1937 e il 1939 fu rappresentante dell’Internazionale presso il Partito comunista spagnolo. Durante il secondo conflitto mondiale, da radio Mosca, incitò gli italiani alla lotta contro il fascismo sotto il nome di Mario Correnti. Dall’estero rientrò nel marzo 1944. Nel 1945, al V Congresso del partito, fu confermato segretario generale del PCI. Fu vicepresidente del Consiglio nel secondo governo Bonomi e ministro della giustizia nei governi Parri e De Gasperi del 1945 e 1946, É stato consultore nazionale. Fu deputato alla Costituente ed è stato rieletto alla Camera in tutte le legislature successive. Nel 1944 fondò la rivista Rinascia. Una raccolta di vari saggi storici è stata pubblicata nel 1963 sotto il titolo Momenti della storia d’Italia. Tra le numerose opere di carattere politico sono: Discorsi agli italiani, Per la salvezza del nostro paese, Gramsci, L’opera di De Gasperi, Il PCI, La formazione del gruppo dirigente del PCI nel 1923-1924, Problemi del movimento operaio internazionale (1956-1961). É morto a Yalta (URSS) il 21/8/1964, Nello Traquandi, nato a Firenze l’11/10/1898. Ferroviere. Partecipò alla prima guerra mondiale, rimanendo ferito in combattimento. Dal 1912 al 1925 fu nel partito repubblicano. Dopo il delitto Matteotti fu segretario del Comitato delle opposizioni di Firenze. Fece parte del gruppo del Non Mollare clandestino e quindi fu membro del Comitato nazionale di Giustizia e Libertà. Nell’ottobre 1930 fu arrestato con Parri, Ernesto Rossi, Bauer, Calace, Fancello, Ceva ed altri. Venne condannato a sette anni di reclusione. Liberato nell’agosto del 1943, dopo aver complessivamente scontato quasi tredici anni di carcere e confino, tornò a Firenze dove riprese l’attività antifascista. Membro del Comitato esecutivo del Partito d’azione prese parte alla lotta partigiana. I nazifascisti non riuscendo ad arrestarlo, rapirono ed uccisero il fratello Fernando il 1/5/1944. Romolo Trauzzi, nato a Bologna il 6/9/1895. Ancora studente, partecipò al primo conflitto mondiale, fatto prigioniero tentò la fuga, ripreso, fu inviato in campo di punizione a Comarom. Nel dopoguerra si laureò in giurisprudenza. Insegnò materie giuridiche. Dopo l’8/9/1943 partecipò alla lotta di Liberazione, fece parte del Comando unico militare Emilia-Romagna e del Comitato di liberazione regionale, per la sua attività venne condannato a morte in contumacia dai nazifascisti. Alla liberazione di Bologna fu designato alla responsabilità di questore politico. Ettore Trombetti, nato a S.Maria Capua a Vetere (Caserta) il 13/8/1895. Militò nel Partito repubblicano fin dalla giovinezza. Partecipò alla prima guerra mondiale, fu ferito ed ebbe una medaglia d’argento. Durante il ventennio fascista ebbe molteplici contatti con antifascisti all’interno ed all’estero. Dal 1945 al 1952, per nomina del CLN fu presidente della deputazione provinciale. Scioltosi il Partito d’azione passò al PSDI. Ha pubblicato: Il ventennio fascista, col titolo ’22-’43, sotto lo pseudonimo Alberto Favonio e Ritorno alla libertà. Lionello Venturi, nato a Modena il 25/4/1885. Conseguì la laurea nel 1907. Fu ispettore delle belle arti ad Urbino, poi divenne insegnante universitario a Torino. Si arruolò volontario nella guerra 1915-18. Finita la guerra ampliò i suoi interessi di storico dell’arte. Nel 1932 rifiutò il giuramento di fedeltà imposto dal regime fascista, lasciò la cattedra ed emigrò in Francia. Dal 1932 al 1939 in Francia, e poi dal 1939 al 1944 negli Stati Uniti, svolse sempre attività antifascista.Tornato in patria nel 1945 fu chiamato a succedere al padre, Adolfo, nella cattedra romana che resse per un decennio. Sue opere principali: Giorgione e il giorgionismo, Critica ed arte di Leonardo da Vinci e Il gusto dei primitivi, Cézanne, Archives de l’impressionisme, Storia della critica d’arte, Saggi di critica, e arte moderna, Pittori italiani d’oggi. É morto a Roma nel 1961. Ernesto Venzi, nato a Bologna il 9/10/1908. Artigiano marmista, agli inizi del 1930 aderì alla Federazione giovanile comunista. In occasione di una manifestazione clandestina, il 7/11/1930, venne arrestato e poi condannato a 9 anni di carcere. Nell’ottobre 1943 lavorò alla costituzione dei primi nuclei armati di partigiani nel bolognese e nella Valle del Vajont. Iniziatore, con pochi altri della 36° brigata Garibaldi Bianconcini, quando la brigata affrontò i grandi combattimenti dell’estate 1944, ne fu il vicecomandante. Roberto Vighi, nato a Monaco di Baviera il 7/5/1891. Si laureò nel 1916 in giurisprudenza. Nel 1921-22 fu più volte aggredito dai fascisti – a Porretta, a Imola a Vergato – reo di aver difeso i contadini denunciati per l’applicazione dei Patti conseguiti nel corso delle lotte del dopoguerra. Difese i famigliari di Anteo Zamboni accusati di complotto nell’attentato a Mussolini dell’ottobre del 1926. Nel 1939 fu arrestato e proposto per il confino perchè alla corte d’appello di Bologna commemorò l’avv. Eugenio Jacchia (padre della futura medaglia d’oro della Resistenza Mario). Durante la lotta partigiana fu componente del Comitato di liberazione nazionale della provincia di Bologna, per esso elaborò un progetto di legge sul ‘Maltolto’ per ridare ai lavoratori ciò che era stato a loro strappato con la violenza da parte dei fascisti nel corso degli anni fra il 1921-1926. É presidente dell’Amministrazione provinciale di Bologna (dal 1951) e presidente del Consiglio federativo della Resistenza nella stessa provincia.”,”ITAD-007-FL” “ARBORIO-MELLA Federico A.”,”Il Messico. Storia, civiltà, cultura dell’America centrale.”,”ARBORIO-MELLA Federico A. nato a Vercelli nel 1920 e morto a Milano nel 1985 è stato titolare di uno dei più importanti studi di ricerche iconografiche, specializzato in fotografie di carattere storico-artistico.”,”AMLx-165″ “ARBORIO-MELLA Federico A.”,”Gli Arabi e l’Islam. Storia, civiltà e cultura.”,”Federico A. Arborio Mella (1920-1985) per Mursia ha pubblicato ‘L’Egitto dei faraoni’, ‘Dai Sumeri a Babele’, ‘La Mesopotamia’ e ‘L’Impero Persiano. Da Ciro il Grande alla conquista araba’.”,”VIOx-006-FSD” “ARCANGELI Stefano”,”Errico Malatesta e il comunismo anarchico italiano.”,”MALATESTA è con CAFIERO e KROPOTKIN fautre del “”comunismo libertario”” in avversione al “”collettivismo””. Nella prima parte degli anni 1880 è in polemica con COSTA e la scelta del socialismo parlamentare. La stessa polemica si ripeterà con l’altro compagno di lavoro e di lotta: MERLINO. Contro l’uso del parlamento e ugualmente contro ogni forma di terrorismo e di individualismo, conservando la fiducia nella sommossa, M. porta avanti con equilibrio il comunismo anarchico e la posizione “”volontarista””. Fedele all’ internazionalismo proletario, polemizza con lo stesso KROPOTKIN e con ogni interventismo nella 1° GM. Tra il 1919 e il 1922 è l’ apogeo del lavoro di MALATESTA, l’ uso anarchico del sindacato, l’ occupazione delle terre e delle fabbriche.”,”ANAx-089″ “ARCARI Paola Maria”,”Socialismo e democrazia nel Pensiero di Vilfredo Pareto.”,”””Fortunatamente, la dottrina positivista viene a mettere ordine in ciò; essa conduce “”alla separazione normale delle potenze sociali”” (I, p. 149). Augusto Comte aveva consapevolezza che, scrivendo queste parole: “”La ragione pubblica condannerà ormai come perturbatore e insieme retrivo, ogni dottore che pretenderà di comandare e ogni governante che vorrà insegnare””, egli non faceva che applicare il principio posta da Platone, secondo il quale ciascuno deve occuparsi della sua specialità, senza ingerirsi in quella di altri.”” (pag 80) Comunismo spartano (pag 55)”,”TEOS-150″ “ARCARI Paolo”,”Manzoni.”,”””Ecco, (Napoleone, ndr) era rientrato trionfante in Parigi. Ecco, muoveva contro il nemico. Ecco, il 16 giugno 1815 lo vinceva a Ligny. Indicibili attese di quel giugno! Ma una funesta mattina, subito dopo il 18 della battaglia di Waterloo, essendo entrato in una bottega di libraio, ci venne un tale che disse: “”Oggi c’è una novità grossa: tutto l’esercito dell’imperatore è stato disfatto””. “”L’impressione che ho ricevuto – è il Manzoni che parla e che di quella triste mattina aveva, dopo più che mezzo secolo, un ricordo non solo vivido ma acerbo – da questa notizia fu tale, che mi si rinnovò quel mio male di nervi che mi era cominciato … a Parigi cinque anni prima (aprile 1810), quando mi trovai con mia moglie chiuso entro una folla, ad una festa pubblica, fatta per il matrimonio di Napoleone”” (pag 31)”,”ITAB-315″ “ARCELLI Mario”,”L’ economia monetaria e la politica monetaria della Unione Europea.”,” —————————- Autore ———————————— Mario Arcelli è professore ordinario di Economia monetaria e rettore della Luiss – Guido Carli dal 1992. E’ socio corrispondente dell’ Accademia dei Lincei ed è stato vice-presidente della Società Italiana degli Economisti (SIE). Nato a Milano nel 1935 si è laureato con lode alla Bocconi nel 1957 ed è diventato docente di Politica Economica e Finanziaria nel 1964. E’ stato primo ternato del concorso per la cattedra di Politica Economica e Finanziaria del 1967. Nel 1973 ha ha trascorso un periodo di ricerca come Visiting Scholar presso il Massachussetts Institute of Teechnology (MIT). E’ stato direttore dell’ Istituto di Scienze Economiche dell’ Università di Trieste e successivamente dell’omonimo Istituto della Facoltà di Scienze Politiche dell’ Università di Padova. Ordinario di Economia Politica a La Sapienza (Roma) dal 1974, ha diretto l’ Istituto di Economia della Facoltà di Economia e Commercio dal 1977 al 1980. Dal 1981 al 1989 ha ricoperto la cattedra di Economia Monetaria e Creditizia presso la medesima Facoltà.”,”E2-EU-001″ “ARCELLI Mario a cura; saggi di Valerio CASTRONOVO Antonio Maria FUSCO Antonio MARZANO Mariano D’ANTONIO Giorgio BASEVI e Paolo ONOFRI, Mario ARCELLI e Stefano MICOSSI Giuseppe DE-RITA Maurizio DI-PALMA e Margherita CARLUCCI”,”Storia, economia e società in Italia, 1947-1997.”,”Mario Arcelli, rettore della Luiss Guido Carli dal luglio 1992 e professore ordinario di Teoria e politica monetaria presso la stessa università (al 1997) I due shock petroliferi (1973-76, 1979) (pag 226-245) Il divorzio tra Tesoro e Bankitalia (pag 247)”,”ITAE-432″ “ARCHAMBAULT Paul”,”Stuart Mill. Choix de Textes et Etude du Système philosophique.”,”ARCHAMBAULT Paul Contro il paternalismo delle classi ‘superiori’ c’è un processo di indipendenza e di difesa degli interessi autonomi dei lavoratori “”L’état des travailleurs, considéré au point de vue de la morale et de la société, a été dans ces derniers temps l’objet de beaucoup plus d’études et de discussions que dans les temps antérieurs; et l’opinion que cet état n’est pas ce qu’il doit être est devenue générale. Les projets qui ont été proposés, les discussions auxquelles ils ont donné lieu, sur des détails plutôt que sur le fond même de la question, ont mis en lumiére l’existence de deux théories opposées sur la position qu’il conviendrait de faire aux travailleurs. L’une peut être appelée théorie de dépendance et de protection, et l’autre théorie de l’indépendance. D’aprés la première de ces théories, le sort des pauvres et tout ce qui les touche comme classe devrait être réglé dans leur intérêt, mais non par eux-mêmes, à donner à leurs réflexions et à leur prévoyance une autorité dans le règlement de leur destinée. On suppose que le devoir des classes supérieurs est de penser pour eux et de prendre la responsabilité de leur sort, comme le général et les officiers d’une armée sont responsables du sort des soldats qui la composent. (…) Le riche serait un e sorte de père pour les pauvre (…). Quant aux ouvriers, on peut affirmer avec certitude, au moins lorsqu’il s’agit des pays les plus avancés de l’Europe, qu’ils ne seront plus soumis désormais au régime patriarcal ou paternel. Cette question a été décidée lorsque les travailleurs ont appris à lire et ont eu la faculté de lire des journaux et des brochures politiques; lorsqu’on a permis à des prédicateurs dissidents d’aller parmi eux et de faire appel à leurs facultés et à leurs sentiments contre la religion professée et soutenue par leurs supérieurs; lorsqu’on les a réunis en grand nombre pour travailler ensemble sous le même toit; lorsque les chemins de fer leur ont permis d’aller d’un lieu à l’autre, et de changer de patron aussi facilement que d’habit; lorsque surtout on a cherché, en étendant les franchises électorales, à leur faire prendre part au gouvernement. Les classes laborieuses se sont chargées elles-même de leurs intérêts, et témoignent constamment qu’elles considèrent les intérêts de ceux qui les emploient, non come identiques, mais comme opposées aux leurs”” (pag 158 – 162) Mill, John Stuart. – Filosofo ed economista (Londra 1806 – Avignone 1873). Figlio primogenito di James, che ne curò personalmente l’educazione, fu introdotto dal padre, in giovane età, nell’ambiente dei filosofi radicali. Frequentò specialmente J. Bentham e studiò gli scritti di A. Smith e D. Ricardo. All’età di diciassette anni si impiegò nella Compagnia delle Indie Orientali (1823). Dal 1826 al 1828 attraversò una crisi spirituale che, come spiega nella sua Autobiography (1873), lo avvicinò alla cultura romantica e lo spinse a rifiutare alcune semplificazioni intellettualistiche rintracciabili nell’ambiente culturale in cui si era formato. Abbandonò la Compagnia delle Indie nel 1858; nello stesso anno, mortagli la moglie, si trasferì in una villa presso Avignone, dove abitò poi spesso anche se impegnato nell’attività politica come membro della camera dei Comuni (1866-68). La sua vasta produzione copre i campi della logica, dell’etica e della teoria politica ed economica. La posizione logica e metodologica di M. (svolta in A system of logic ratiocinative and inductive, 2 voll., 1843) si colloca in una prospettiva empiristica, che ha recepito la critica di D. Hume, e intende proporre una logica induttiva in cui ogni proposizione trovi il suo fondamento nell’esperienza del soggetto conoscente e nell’attività di associazione che questi è capace di compiere. Le leggi generali e gli stessi assiomi sono assolutizzazioni di dati dell’esperienza. Il carattere induttivo della logica di M. comporta la possibilità di organizzare in serie continua e complessa le esperienze, partendo dal presupposto dell’uniformità e costanza della natura. Anche le verità e gli assiomi della matematica sono casi di constatazione estremamente uniforme e trovano origine nell’esperienza (esterna o psicologica). Ai problemi gnoseologici M. dedicò An ex amination of Sir William Hamilton’s philos ophy (1865): la materia è per M. una possibilità permanente di sensazioni; il concetto di un oggetto esistente fuori di noi non viene perciò formulato in termini di sensazioni effettive (mutevoli, intermittenti e personali) ma di sensazioni possibili (stabili, permanenti e pubbliche) che verrebbero esperite qualora si realizzassero talune condizioni. In M. troviamo un contributo originale all’etica utilitaristica: là dove J. Bentham considerava come unico criterio di valutazione morale delle azioni la differente quantità di piacere prodotto, M. afferma la validità di una differenziazione anche di tipo qualitativo. Egli ripropone invece come unico fondamento della morale la “”regola aurea”” dell’utilitarismo, che fa coincidere il bene con la massima felicità del maggior numero di persone (Utilitarianism, 1863). In politica M. insistette sull’opportunità di un’applicazione radicale dei principî della libertà (Essay on liberty, 1859), su di un’organizzazione del potere politico che collegasse le esigenze locali e quelle nazionali, non perdendo mai di vista i diritti individuali (Thoughts on parliamentary reform, 1859; Considerations on representative government, 1863), difendendo inoltre il parlamentarismo e la democrazia come la migliore forma di governo, l’unica capace di tutelare l’interesse dell’individuo e di permetterne la libera espressione. Il sistema della proprietà privata andava comunque, secondo M., corretto per rendere possibile una minore sperequazione sociale (di qui la simpatia con cui guardò al movimento socialista e alle rivendicazioni sociali del suo paese e del suo tempo). Si batté inoltre per l’estensione alle donne del voto e dei diritti politici (The subjection of women, 1869). In economia M. auspicò un liberismo temperato che conciliasse il principio della proprietà e della libera produzione con una certa giustizia distributiva, concependo come fenomeni naturali, retti da leggi immutabili, i fenomeni della produzione e come processi storici, soggetti quindi a mutamento in seguito all’intervento umano, quelli della distribuzione. Mentre i cinque Essays on some unsettled questions in political economy (scritti nel 1827-30, ma pubblicati nel 1844) – tra cui particolarmente significativo quello sulla legge dello scambio internazionale – sono di netta ispirazione ricardiana, i Principles of political economy (2 voll., 1848), specie nelle successive edizioni (7a ed. 1871), risentono anche dell’influenza di J. B. Say, W. N. Senior, R. Malthus, J. Rae e soprattutto del socialismo francese (C.-H. Saint-Simon, Ch. Fourier, P.-J. Proudhon, ecc.). Opera di grande chiarezza e di vasto disegno, che compone in sistema i risultati dell’economia classica, mettendo in rilievo la connessione generale dei fenomeni sociali, e che combina l’analisi di scienza pura con l’indagine sui fatti concreti, i Principles hanno esercitato un’enorme influenza sul pensiero economico. Altre opere: Auguste Comte and positiv ism (1865); England and Ireland (1868); Chapters and speeches on the Irish land ques tion (1870); Three essays on religion: the nature, the utility of religion and theism (post., 1874). In Dissertations and discussions (3 voll., 1859-67) sono compresi gli scritti minori. (Treccani)”,”FILx-478″ “ARCHAMBAULT Bennett”,”The Origins, Growth and Development of Stewart-Warner Corporation.”,”Fondo Palumberi Bennett Archambault, Chairman e presidente della Stewart-Warner Corporation di Chicago.”,”ECOG-055″ “ARCHER Jules”,”Strikes bombs and bullets. Big Bill Haywood and the IWW.”,”J. ARCHER (New York 1915-) è autore di molti libri e di un migliaio di articoli di vario tipo. Sugli infortuni sul lavoro: “”In gennaio, 1912, una grande esplosione in miniera a Bryceville, Tennessee, uccide 207 minatori. Indirizzandosi ai lavoratori di New York City, Haywood deplora ogni “”omicidio con la connivenza o la negligenza deliberata della classe capitalistica, che considera la vita umana più a buon prezzo dei dispositivi di sicurezza””. Egli sostiene che 35 mila operai muoiono ogni anno in incidenti industriali a causa di condizioni di lavoro pericoloso””. (pag 110) Sulla questione etnica: “”La guida magnetica di Haywood serviva anche come legame che univa gli scioperanti di diversa provenienza etnica. Egli insisteva che i delegati delle varie nazionalità si ponessero al suo fianco sul palco durante le assemblee di sciopero, e gli incoraggiava a intervenire in un inglese sgrammaticato. Ripetendo le loro parole e un po’ correggendole, egli voleva amplificare il loro messaggio in sala””. (pag 112)”,”MUSx-154″ “ARCHER Margaret S.”,”Realist social theory: the morphogenetic approach.”,”Margaret S. Archer is Professor of Sociology at the University of Warwick. From 1986 to 1990, she was President of the International Sociological Association, and was the first woman to be elected to this position. She is the only British member of the newly founded Pontifical Academy of Social Sciences.”,”TEOS-125-FL” “ARCHER Margaret S.”,”Structure, Agency and the Internal Conversation.”,”Margaret S. Archer is Professor of Sociology at the University of Warwick. An internationally respected social theorist, she was the first woman to become President of the international Sociological Association and is a former editor of current Sociology.”,”TEOS-131-FL” “ARCHIBUGI Franco”,”L’economia associativa. Sguardi oltre il Welfare State e nel post-capitalismo.”,”Franco Archibugi, professore ordinario all’Università di Napoli e professore stabile alla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione di Roma, presidente del Planning Studies Centre, è stato consulente di organismi internazionali (Unuted Nations University, Undp, Un-Ece, Oecd, Commissione europea) e di numerosi ministeri ed Enti pubblici italiani. Tra le sue opere ricordiamo: Principi di pianificazione regionale, Eco-sistemi urbani in Italia, The ecological City and the City Effect. Che futuro aspetta il Welfare State, messo oggi profondamente in crisi dalla sua complessità organizzativa e dalle pressioni multiple che la domanda politica esercita sulle finanze e sui pubblici bilanci? Secondo Franco Archibugi la sopravvivenza di questo sistema sociale è legata a un processo di pianificazione strategica. Dopo un’attenta analisi dei cambiamenti intervenuti negli ultimi decenni nelle preferenze di consumo, nei modi di produzione, nel mercato del lavoro e nel ruolo dello Stato dei paesi avanzati, l’autore individua l’esito auspicabile di un simile processo in una nuova forma di produzione, l’economia associativa.”,”TEOS-020-FL” “ARCHIVI DI STATO”,”Gli archivi degli istituti e delle aziende di credito e le fonti d’archivio per la storia delle banche.”,”Il volume raccoglie gli atti del convegno tenutosi a Roma tra il 14 e il 17 novembre 1989.”,”E1-BAIT-007″ “ARCINIEGAS Germán”,”Il mare d’oro.”,”Germán Arciniegas è nato a Bogotà nel 1900 e ha svolto per lunghi anni attività diplomatica. Di tendenze democratiche ha mostrato predilezione per il saggio storico. Ha vissuto a Parigi”,”AMLx-167″ “ARDANT Gabriel”,”Storia della finanza mondiale.”,”ARDANT Gabriel “”La Gran Bretagna aveva ripristinato l’imposta sul reddito nel 1842. Ma l”income tax’ del XIX secolo colpiva separatamente i diversi tipi di reddito senza cercare di sommarli per conoscere il reddito globale di ciascun contribuente. In altre parole, era impossibile introdurre una vera tassazione progressiva. Essa avrebbe colpito pesantemente i contribuenti i cui redditi avevano una sola origine, in rapporto a quelli che beneficiavano, insieme, di redditi fondiari, mobiliari e industriali. (…) Bisogna aggiungere che, fatta eccezione per gli anni 1854-1856, le tariffe furono contenute, per tutto il XIX secolo, entro limiti che oscillavano dallo 0.83 al 3.33 per cento. Se si tiene conto dell’importanza dei diritti percepiti in Gran Bretagna sul tè, la birra, l’alcol e il tabacco, si può dire che il sistema inglese del XIX secolo sia in fondo stato, per quanto concerne princípi e caratteri, simile al sistema francese.”” (pag 241-242)”,”ECOI-310″ “ARDANT Gabriel”,”Storia della finanza.”,”Gabriel Ardant ha scritto un libro che va “”dall’antichità ai nostri giorni””.”,”ECOI-160-FL” “ARDAU Giuseppe”,”Giuseppe Mazzini. Apostolo d’italianità.”,”ARDAU Giuseppe Mazzini contro l’internazionalismo e contro il socialismo (pag 419)”,”BIOx-324″ “ARDENTI Piero”,”Partito ed apparato: contributo ad una discussione.”,”””Il problema dell’organizzazione ed il problema, riflesso, dei funzionari sono stati ampiamente sviscerati e non servirebbe agli scopi della nostra analisi odierna, soffermarsi sulle diverse polemiche, sulle situazioni politiche in cui esse si collocavano: basterà qui ricordare, a grandi linee, come l’organizzazione di un partito operaio rispecchiando in nuce l’organizzazione dello Stato socialista, la discussione [sull’organizzazione] avesse sempre un grande valore teorico per i marxisti. Non per caso Lenin dedica ad essa la sua attenzione, giudicando la polemica di Kautsky con Pannekoek, e polemizzando egli stesso con Kautsky (in ciò ampiamente riferendosi alle note osservazioni di Marx ed Engels sulla Comune). E, giacché ci siamo, varrà ricordare come in questa occasione Lenin, partendo dalla premessa che «la rivoluzione non deve consistere nel fatto che la nuova classe comandi o governi per mezzo della ‘vecchia’ macchina dello Stato, ma che, dopo averla spezzata, comandi e governi per mezzo di una macchina ‘nuova’» (1), passi a confutare le posizioni kautskiane fornendo alcune indicazioni che possiamo rileggere attentamente. «Non facciamo a meno dei funzionari ‘in regime capitalistico, sotto il dominio della borghesia’. Il proletariato è oppresso e le masse lavoratrici sono asservite dal capitalismo. In regime capitalistico, la democrazia è ristretta, compressa, monca, mutilata da tutto l’ambiente creato dalla schiavitù del salario, dalla povertà e dalla miseria delle masse. Per questa ragione – ed è questa la sola – nelle nostre organizzazioni politiche e sindacali i funzionari sono corrotti (o, più esattamente hanno tendenza ad esserlo) dall’ambiente capitalistico e manifestano l’inclinazione a trasformarsi in burocrati, cioè in persone privilegiate, staccate dalle masse e poste al di sopra di esse. Qui è l’essenza del burocratismo e fino a quando i capitalisti non saranno stati espropriati, fino a quando la borghesia non sarà stata rovesciata, una certa burocratizzazione degli stessi funzionari del proletariato è inevitabile. Secondo Kautsky risulta quindi che, poiché vi saranno impiegati eletti, vuol dire che anche in regime socialista ci saranno dei funzionari, ci sarà la burocrazia! Ma è precisamente ciò che è falso. Servendosi appunto dell’esempio della Comune, Marx dimostrò che i detentori di funzioni pubbliche cessano, in regime socialista, di essere dei «burocrati», dei «funzionari» man mano che, oltre alla eleggibilità, se ne stabilisce la revocabilità in ogni momento, man mano che inoltre si riduce il loro stipendio al salario medio di un operaio e ‘per di più’ si sostituiscono le istituzioni parlamentari con istituzioni di «lavoro, cioè legislative ed esecutive nello stesso tempo» (2). Il lettore ci perdonerà questa citazione che riteniamo estremamente significativa nell’economia di questo nostro «contributo» odierno, anche perché essa serve a superare certe precedenti polemiche (Bernstein e la democrazia «primitiva» contrapposta al «democraticismo dottrinario») che vanno, comunque, a nostro avviso, collocate pure esattamente nell’ambiente e nel momento storico in cui ebbero a verificarsi, se si voglia evitare il pericolo di una rigidità di posizioni che mal si concilia con il marxismo. Pertanto giusto ci sembra sottolineare come la medesima concezione leninista del partito vada inquadrata nelle esigenze del periodo storico (in questo senso possiamo anche accettare la validità delle repliche leniniste alla Luxemburg, ma non certo possiamo sostenere una identità tra i «rivoluzionari di professione» di Lenin ed i burocrati di Stalin) e non abbia ad essere indiscriminatamente intesa valida per chiunque e per dovunque (3)”” [Piero Ardenti, ‘Partito ed apparato: contributo ad una discussione’, ‘Problemi del socialismo’, Milano, n. 8 agosto 1958] [(1) Lenin, ‘La polemica di Kautsky con Pannekoek’ in ‘Stato e Rivoluzione; (2) Lenin, op. cit.; (3) Per quanto riguarda la polemica Lenin-Luxemburg sembra a me che si possano condividere i punti-base del giudizio espresso dal Lúkacs nel suo saggio “”Osservazioni critiche sulla ‘Critica della Rivoluzione’ di Rosa Luxemburg””] (pag 600-601) (inserire in Cas3)”,”PARx-044″ “ARDENTI Piero BOBA Silvia AMADUZZI Ruggero; scritti di Michele LANZETTA, Alfonso FAILLA, Enrico GUARNIERI, Pio BALDELLI, Franco PEDONE, Ugo FEDELI, Ugo RISTORI, Gianna PIRELLI-BIGI, Giovanna BERNERI, Eclettico COLONO, Nevio ROSSO, Antonio COSTA, Emilio FACCIOLI, Pasqualino MARCHESE, Michele VAUDANO”,”Almanacco socialista 1962″,”Contiene scritti di Michele LANZETTA, Alfonso FAILLA, Enrico GUARNIERI, Pio BALDELLI, Franco PEDONE, Ugo FEDELI, Ugo RISTORI, Gianna PIRELLI-BIGI, Giovanna BERNERI, Eclettico COLONO, Nevio ROSSO, Antonio COSTA, Emilio FACCIOLI, Pasqualino MARCHESE, Michele VAUDANO Tra l’altro l’articolo di Ugo Fedeli: ‘Il movimento operaio anarchico in Italia nel secondo dopoguerra’ (pag 472-492)”,”MITS-002-FER” “ARDIGO’ Achille a cura; contributi di A. ARDIGO’ Enrico COSTA Franco CRESPI Nadio DELAI Massimo DE-SANCTIS Pierpaolo DONATI Paolo GUIDICINI Gerardo RAGONE Alberto TAROZZI”,”Classi sociali e strati nel mutamento culturale.”,”Contributi di A. ARDIGO’ E. COSTA F. CRESPI N. DELAI M. DE-SANCTIS P.P. DONATI P. GUIDICINI G. RAGONE A. TAROZZI “”Marx stesso dice che «la proprietà fondiaria non ha nulla a che vedere con l’effettivo processo di produzione» (54). Perchè allora la rendita fondiaria (anzitutto la rendita assoluta) non può essere assimilata ad una sorta di interesse? Per due ragioni. Perché attraverso la privata proprietà fondiaria la società capitalisica ha rapporti con la natura, con la terra che è limitata, specie con il crescere della popolazione. Ma soprattutto perchè ‘i proprietari fondiari esercitano come classe una funzione storica indiretta e però necessaria’, per il capitale, capitale che è per essenza movimento storico di rapporti sociali”” (Achille Ardigò, Struttura di classe e coscienza) (pag 68) [(54) KMIC, III, 3, 233] “”Sulla possibilità, inoltre, che un conflitto antagonistico, di mutamento sociale, ristagni, almeno temporaneamente, con esiti di mera paralisi o disgregazione, si era espresso Lenin, in uno scritto del 1905. Egli faceva riferimento alla condizione di una società in cui alla maturazione, pel cambiamento, delle forze produttive non corrisponda la maturazione della forza politica rivoluzionaria, dal seno della lotta di classe. «La società – dirà allora Lenin – marcisce… e la sua putrefazione dura talora dei decenni» (ottobre 1905: ‘L’ultima parola della tattica dell’Iskra’) Ardigò trova una contraddizione interna iniziale del pensiero marxiano, ossia un limite radicale della teoria marxiana delle classi (sulla falsa coscienza o coscienza deformata, Marx, Agnés Heller) (pag 90-91)”,”TEOS-295″ “ARDIGÒ Annibale”,”La teoria congiunturale delle crisi in Marx, I, II.”,”La formula Say: ‘Le produzioni e i consumi concordano naturalmente’ (pag 23) Marx e il ciclo economico capitalistico “”«Gli economisti come Ricardo – scriveva in proposito Marx – i quali considerano il modo di produzione capitalistico come una forma assoluta, constatano che siffatto modo di produzione crea a se medesimo un limite ed attribuiscono tale limite non al modo di produzione, ma alla natura stessa». In questi termini ancora molto approssimativi, e in parte erronei sta pertanto delineato il problema quando il Marx iniziava quello studio delle crisi che trovò le sue concretazioni più chiare nel «Manifesto del Partito Comunista» del 1848, nel 1° e 3° libro del «Capitale» (rispettivamente del 1867 e 1894) e nella «Teoria del plus-valore» uscita postuma nel 1920. Subito egli si pose al di sopra dell’orgogliosa intedeterminatezza degli altri, con l’affermare: 1. che le depressioni lamentate erano il frutto esclusivo di una particolare struttura economica della società: quella capitalistica; 2. che la causa delle crisi non era da ricercarsi in perturbazioni celesti o in ostacoli antiliberistici, ma all’interno dello stesso funzionalismo capitalistico. «È solo a partire dall’epoca in cui l’industria meccanica mise radici abbastanza profonde – scrive infatti Marx – in cui, mercè essa, il commercio forestiero cominciò a superare in importanza il commercio interno; in cui il mercato universale riuscì ad annettersi, le une dopo le altre, vaste terre del nuovo mondo, in Asia, nell’Australia, in cui infine le nazioni industriali rivali furono abbastanza numerose ‘è solo a partire da quell’epoca che datano i cicli sempre rinascenti, le successive fasi dei quali comprendono interi anni, e che portano sempre ad una crisi generale, fine di un ciclo è punto di partenza per un altro» (1). L’importanza e l’originalità del passo sopracitato non può sfuggire a nessuno; esso contiene «in nuce» tutta la teoria congiunturale marxista delle crisi. Determinata l’ambientazione storica del fenomeno, e fissatane le origini che volutamente o meno, gli «economisti borghesi» del tempo non avevano scoperto, la costruzione marxista potè infatti innalzarsi su una base di salda chiarezza, non prima raggiunta”” (pag 23-24) [(1) ‘Il Capitale’ vol. 1, ed. cit., Sez. IV, Capo XV, pagg. 379-389] [Annibale Ardigò, ‘La teoria congiunturale delle crisi in Marx, I, II’, ‘Tempi Nuovi’, n. 4, novembre 1945] “”La singolare concordanza fra i primi quattro autori (Lescure, Bouniatan, De Laveley, Juglar, ndr), che meglio appare dalle divergenze e dalle inesattezze dei due ultimi ai quali s’oppone, come vedremo, anche il Jevons, ci porta a tracciare con sicurezza il concetto di crisi implicito allo studio di Marx. Esso è innanzi tutto contro la erronea interpretazione di taluni economisti che tentano di definire con la parola «crisi» un periodo di disquilibrio economico – così s’è espresso recentemente il Bucci – distinto in fase ascendente, in cui si ha un aumento della prosperità generale, ed in una fase discendente successiva, in cui si verifica una depressione corrispondente». Ciò significa confondere nella ‘maniera più approssimativa il ciclo con la crisi: fine di ciclo’. D’altra parte il concetto marxistico è contro l’indeterminatezza che parecchi anni dopo la pubblicazione del 1° libro del «Capitale» regnava ancora nelle opere del Baron Mour, di Edward D. Jones, di Wagner, di Neymarck, di Roscher, di Herkner, di Schoeffle e di tanti geni professorali tedeschi che accettavano come conquista estrema la definizione della crisi come «sconvolgimento apportato all’equilibrio fra la produzione e la domanda effettiva». Per Carlo Marx la crisi, invece, costituisce «un’interruzione violenta» (1) che avviene in breve spazio di tempo, allorché lo stato di sovraproduzione, di prosperità artificiale, di ottimismo esagerato crolla dinanzi alla mancata realizzazione dei profitti e all’insufficienza del credito. Il nostro autore ha usato infatti tale parola solo per quei periodi segnati da una fase di squilibrio acutissimo, fine d’un ciclo ed inizio di un altro. Essa è insomma solamente appropriabile alle gravi disfunzioni che lasciano un solco non facilmente colmato nella storia d’un paese e nell’equilibrio fluido della vita economica. Come ultima convalida, a tale riguardo, stanno poi le voci dei più autorevoli studiosi dell’argomento che già altre volte abbiamo avuto occasione di citare. «La crisi generale – scrive il Lescure – è il punto d’intersezione di un periodo di sforzo della durata da 3 a 5 anni, con un periodo di depressione di durata analoga. Essa è inoltre periodica». «La crisi – scrive il Prof. Aftallon – è il punto d’inserzione… in cui la prosperità diviene depressione». La crisi – scrive Tugan-Baranowski, alludendo, conformemente al Marx, alle crisi in senso proprio, quelle generali – irrompe come tempesta in mezzo alla prosperità, portando bancarotte, disoccupazione, miseria, ecc.» (2). «La parola «crisi» – conclude il Mitchell, decretando chiaramente al termine il valore di rapido sconvolgimento generale, attribuitogli dal Marx – deve essere usata come la parola «panico» o «boom», per indicare ‘grado d’intensità’. Ogni ciclo d’affari include infatti una fase di arretramento ma «questo può e non può essere segnato da una crisi» (3). «Circa il caso particolare del Marx – dichiara infine Antonio Graziadei – alcune concezioni sulle crisi economiche sono state conformate dagli avvenimenti del dopo guerra. Mentre la scuola classica inglese da una parte e quella del Say dall’altra negavano la possibilità di una crisi che avesse coinvolto la totalità o quasi dei vari rami dell’attività economica, l’esperienza, specialmente con le vicende degli anni 1929-1932, ha provato come sia possibilissima anche una crisi generale» (pag 26-27) [Annibale Ardigò, ‘La teoria congiunturale delle crisi in Marx, I, II’, ‘Tempi Nuovi’, n. 4, novembre 1945] [(1) Cfr. ‘Il Capitale’, Lib. I, Sez. III, Cap. VIII, pag 154, ed cit.; (2) Tugan Baranowski: “”Geschichte der Handels Krisen in England””, 1913, pag 34; (3) W.C. Mitchell, ed. cit., pag 389] Jean Lescure (opera sulle crisi economiche) Annibale Ardigò, da Mario – ferroviere – e Adelaide Bertazzoni; nato nel 1922 a Modena. Residente con la famiglia a Bologna, fratello di Achille, fece parte delle associazioni giovanili bolognesi di Azione cattolica. Iscrittosi, nel 1940, alla facoltà di economia e commercio dell’università di Bologna, durante la guerra – allievo di Paolo Fortunati – segui l’attività del Gruppo intellettuali Antonio Labriola. Dopo la Liberazione, laureatosi e rimasto come assistente volontario nell’istituto di statistica, venne eletto nel comitato direttivo del Gruppo, insieme con Giovanni Merlini , quale rappresentante della DC, e fu inserito nel comitato di direzione della rivista «Tempi nuovi». [A] (f. Storiamemoriadibologna)”,”MADS-014-FGB” “ARDLING G.”,”Le problème de la paysannerie dans “”Bilan et Perspectives””.”,”Una leggenda tenace vuole che Trotsky sia stato il “”nemico”” accannito dei contadini. Questa leggenda fu inventata nel 1919, quando il problema strategico essenziale che affrontava il giovane potere sovietico era quello dell’alleanza nel quadro del comunismo di guerra del proletariato e dei contadini, ossia il problema della politica agraria del partito bolscevico (pag 89)”,”TROS-006-FGB” “ARDOVINO Adriano BRECHT Bertolt KETHLY Anna KOLAKOWSKI Leszek BIKONT Anna GOZDZIK Lechoslaw CARNEVALI Emilio ASOR ROSA Alberto ONOFRI Fabrizio INGRAO Pietro TOGLIATTI Palmiro MARCHESI Concetto GIOLITTI Antonio NAPOLITANO Giorgio CASTORIADIS Cornelius TRAVAGLIO Marco CAMUS Albert FLORES D’ARCAIS Paolo NATTA Alessandro MUSSI Fabio BUFALINI Paolo FASSINO Piero”,”L’ indimenticabile ’56.”,”Testi di ARDOVINO Adriano BRECHT Bertolt KETHLY Anna KOLAKOWSKI Leszek BIKONT Anna GOZDZIK Lechoslaw CARNEVALI Emilio ASOR ROSA Alberto ONOFRI Fabrizio INGRAO Pietro TOGLIATTI Palmiro MARCHESI Concetto GIOLITTI Antonio NAPOLITANO Giorgio CASTORIADIS Cornelius TRAVAGLIO Marco CAMUS Albert FLORES D’ARCAIS Paolo NATTA Alessandro MUSSI Fabio BUFALINI Paolo FASSINO Piero 2° Copia per Biblioteca Solidarietà con i lavoratori ungheresi. ‘Deplorato l’ intervento delle truppe sovietiche’. Approvato dalla segreteria della Cgil il 27.10.1956, questo comunicato fu pubblicato integralmente dal quotidiano del Psi, l’ Avanti!, il 28.10.1956. (Segue il testo della dichiarazione) (pag 95) Giorgio Napolitano contro Giolitti appoggia Togliatti e la dichiarazione della Direzione del PCI sui fatti di Ungheria. (pag 115) “”(…) (Giolitti ci ha detto, ndr) che l’ intervento sovietico si giustifica solo dal punto di vista delle esigenze militari e strategiche dell’ Unione Sovietica; senza vedere come nel quadro della aggravata situazione internazionale, del pericolo del ritorno alla guerra fredda non solo ma dello scatenamento della guerra calda, l’ intervento sovietico in Ungheria, evitando che nel cuore d’ Europa si creasse un focolaio di provocazioni e permettendo all’ URSS di intervenire con decisione e con forza per fermare la aggressione imperialista nel Medio Oriente, abbia contribuito, oltre che ad impedire che l’ Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, abbia contribuito in misura decisiva, non già a difendere solo gli interessi militari e strategici dell’ URSS ma a salvare la pace nel mondo””. (pag 116)”,”MUNx-039″ “ARDUINO Marcello a cura”,”Napoleone che parla in 300 aneddoti storici tutti. L’uomo, suoi tratti, sua arguzia.”,”NAPOLEONE BONAPARTE (Ajaccio 1769 – Sant’Elena 1821). Condottiero e statista francese, imperatore dei francesi (1804-1814 e 1815). Appartenente alla piccola nobiltà provinciale corsa, studiò nel collegio di Autun, poi nelle scuole militari di Brienne e di Parigi. Nominato sottotenente di artiglieria (1785), alternò la vita di guarnigione a lunghi soggiorni in Corsica dove si legò al partito di Pasquale Paoli. Quando però questi insorse contro la Convenzione rivendicando l’indipendenza dell’isola, Napoleone e la sua famiglia, ritenuta filofrancese, dovettero fuggire a Marsiglia (1793). Divenuto fervido sostenitore della causa giacobina, si distinse nell’assedio di Tolone, occupata dagli inglesi, e fu nominato generale di brigata. Arrestato dopo il colpo di stato del termidoro e radiato dall’esercito, tornò rapidamente in auge allorché Barras gli affidò il compito di reprimere il colpo di stato realista del 13 vendemmiaio (1795). Avuto il comando dell’armata in Italia contro gli eserciti della prima coalizione, le vittorie conseguite (1796-1797) lo affrancarono progressivamente dalla subordinazione al Direttorio. Forte del prestigio conquistato sul campo, impose una linea diplomatica e scelte sull’assetto istituzionale dei territori conquistati che si discostavano dalla politica ufficiale. La successiva spedizione in Egitto (17981799), destinata a colpire l’Inghilterra nei suoi traffici in oriente, non fu un completo successo. Ben più gravi furono, tuttavia, le sconfitte subite dalle armate francesi in Europa che screditarono completamente il Direttorio. Il diciotto brumaio Napoleone volse la situazione a suo favore instaurando una dittatura militare nelle forme sancite dalla costituzione dell’anno VIII (1799) in base alla quale fu proclamato primo console. Successivi plebisciti popolari gli consentirono il passaggio al consolato a vita (1802) e, infine, all’impero (1804). Strenuo fautore di una riorganizzazione dello stato fondata su un forte potere esecutivo e sull’accentramento amministrativo, Bonaparte sottopose l’intero territorio francese al controllo del governo centrale tramite l’azione dei prefetti e dei sindaci che erano di nomina governativa. In ambito giuridico realizzò un’imponente opera di omogeneizzazione degli ordinamenti legislativi, ponendo fine alla molteplicità delle fonti del diritto che aveva caratterizzato la Francia di antico regime. In particolare fu di grande importanza il Codice civile che, esteso a tutti gli stati annessi o vassalli, sancì i principi della libertà individuale, dell’uguaglianza giuridica e della proprietà privata. Napoleone si sforzò di riorganizzare le finanze pubbliche e istituì la Banca di Francia, liberando lo stato dalla dipendenza dai banchieri privati. Per favorire la pace sociale riammise gli emigrati monarchici disposti a giurare fedeltà al regime e soddisfece le istanze dei cattolici stipulando un concordato con la Santa sede (1801) con il quale si riconosceva il cattolicesimo come religione della maggior parte dei francesi. La politica estera perseguita da Bonaparte gli consentì, con la forza delle armi (guerre napoleoniche), di riorganizzare temporaneamente l’Europa centroccidentale in modo conforme agli interessi francesi, introducendo tuttavia profonde riforme negli assetti istituzionali e sociali dei paesi assoggettati. E. Papagna ——————————————————————————– G. Lefèbvre, Napoleone, Laterza, Bari 1969; L. Bergéron, Napoleone e la società francese, 1799-1815, Guida, Napoli 1975; J. Tulard, Napoleone, Rusconi, Milano 1989.”,”FRAN-090″ “ARDUINO Giovanni LIPPERINI Loredana”,”Schiavi di un dio minore. Sfruttati, illusi, arrabbiati: storie dal mondo del lavoro oggi.”,”‘Gli schiavi di un dio minore vivono tra noi, anche se non li vediamo, e rimangono tracce sui giornali: il trafiletto su un bracciante morto di stenti in un campo di raccolta, l’editoriale sui magazzinieri che collassano a fine turno. Quelli che invece vivono lontani sono ridotti a numeri, statistiche: il tasso di suicidi nelle aziende asiatiche dove si producono a poco prezzo i nostri nuovi device, la paga oraria delle operaie cinesi o bengalesi che rendono così economici i nostri vestiti. D’altra parte si sa, l’abbattimento dei prezzi, senza intaccare i guadagni, si ottiene sacrificando i diritti e a volte la vita dei lavoratori, a Dacca come a Shenzhen o ad Andria. Ma non si tratta solo di delocalizzare o impiegare manodopera immigrata. La schiavitù si insinua nelle pieghe della modernità più smagliante: non c’è in fondo differenza tra i caporali dei braccianti e i braccialetti elettronici, i microchip, le telecamere e le cinture GPS, strumenti pensati per la sicurezza ma votati al controllo. Per non parlare della mania del feedback, del commento con le stellette, l’ossessione per il costumer care che mentre coccola il cliente dà un altro giro di vite alla condizione dei lavoratori. E dove manca il padrone, c’è lo schiavismo autoinflitto dei freelance, che sopravvivono al lordo delle tasse, senza ferie pagate, contributi, tempo libero. Indipendenti, sì, ma incatenati alle date di consegna e al giudizio insindacabile dei committenti, ai loro tempi biblici di pagamento. Nella trionfante narrazione dell’oggi, tutta sharing economy, start up e “siate affamati, siate folli”, non c’è spazio per questi schiavi moderni. Ed è proprio raccogliendo le loro storie, le loro voci soffocate, che Giovanni Arduino e Loredana Lipperini smascherano gli inganni del nostro tempo, in cui la vita lavorativa si fa ogni giorno più flessibile, liquida, arresa: se la struttura legislativa del lavoro si smaterializza, tornare a parlare di corpi, a far parlare le persone, è un modo per non rassegnarsi e resistere’ “”(…) Jean-Baptiste Malet (1), giovane collaboratore di ‘Le Monde diplomatique’ e ‘Charles Hebdo’, (…) nel 2012 si fa assumere da Amanzon Francia nel magazzino di Montélimar, 36000 metri quadri, cartelli pieni di slogan. “”Viva l’economia digitale””, “”Work hard, Have fun, Make history””. 110.000 prodotti spediti in un solo giorno di attività. Comunità, Identità, Stabilità. Ah no, l’ultimo è Huxley, in effetti. Malet prende nota di tutto: dei rilevatori di metalli che controllano i dipendenti; del manager con gilet arancione fluorescente che grida nell’altoparlante: “”Ieri notte abbiamo superato l’obiettivo! Se abbiamo potuto realizzare questa prestazione è grazie a coloro che ieri hanno accettato di fare delle ore di straordinario dalle 4.50 alle 5.50. Un grande, grandissimo grazie a tutti loro. Facciamo loro un applauso. Questa sera dovremo fare 19.000 pacchi””. Le annotazioni di Malet sembrano venire dai mondi immaginati da Auden, Orwell, Huxley: qui vogliono che tu sia felice. (…) Malet lavora come ‘picker’, percorre oltre venti chilometri a piedi per otto ore. I suoi colleghi, tutti, accettano le condizioni. Perché “”in questo momento, c’è solo Amazon””. Non importa se la paga è minima (poco più di 9 euro l’ora). Poco conta che non esistano tutele, che si possa venir chiamati nel giorno di riposo o la domenica o la notte. Poco importa che non siano previsti buoni pasto, premi di produzione, spese di viaggio. Che al terzo ritardo si viene licenziati. Che se si rompe la macchina serve la nota del meccanic. Che nei parcheggi del magazzino si deve entrare sempre e solo a marcia indietro (perché, poi?). Che i tempi di pausa sono così corti che salterete il pasto (“”Il sito è grande, quando suona la sirena avete appena il tempo di arrivare alla sala pausa, oltrepassare il tunnel di sicurezza e vi restano solo cinque minuti. Non si mangia durante il lavoro e ci sono solo due pause di venti minuti. La seconda pausa è a carico del lavoratore””). (…) Quando Malet viene assunto, non ha preso visione del suo contratto, non lo ha firmato, non conosce la paga oraria: lo riceverà per posta dopo due settimane. Non ha effettuato visite con i medici del lavoro. Eppure il suo turno è 21.30 – 4.50, per cinque e poi sei notti consecutive a settimana. Sono 42 ore di lavoro notturno settimanale. … “” (pag 110-111-112) [(1) Jean-Baptiste Malet,. “”En Amazonie””. Un infiltrato nel “”migliore dei mondi””, Kogoi Edizioni, Roma, 2013]”,”CONx-227″ “ARE Giuseppe”,”Radiografia di un partito. Il PCI negli anni ’70. Struttura ed evoluzione.”,”Giuseppe ARE, nato a Orani (Nuoro) nel 1930, è ordinario di storia contemporanea presso la Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Pisa. Dopo aver scritto molti volumi sulle origini dell’ Italia industriale, sul movimento sociale cattolico, sulla cultura economica dell’ Italia liberale, sui rapporti tra industria e governo negli anni sessanta e settanta, si è dedicato prevalentemente allo studio dell’ attualità politica nazionale e internazionale. Il suo ultimo libro è: ‘L’ Italia e i mutamenti internazionali. 1971-1976′, FIRENZE, 1977.”,”PCIx-034″ “ARE Giuseppe”,”Economia e politica nell’ Italia liberale (1890-1915).”,”Crisi marxismo (pag 43) “”L’eccesso dell’istinto delle combinazioni nella sua classe dirigente, ossia la smodata prevalenza delle attitudini affaristiche, utilitarie, combinatorie che si esprime nel dominio delle ‘volpi’, è per una nazione un fattore primario di sconfitta nelle contese di potenza; come lo è, del resto, l’eccesso di persistenza degli aggregati, ossia la soverchia misura di rigidità e di riluttanza al nuovo. Fra i molti esempi (Italia del ‘400, Provenza del ‘200, ecc.) il più ampiamente svolto è l’evento storico che aveva assillato un’intera generazione: il crollo della Francia speculatrice, scettica, gaudente, guidata da un avventuriero coronato ormai irresoluto e stanco, nel 1870, davanti alla Prussia, povera, forte, disciplinata, guidata da un’aristocrazia fiera e animata da una forte volontà di potenza””. (pag 317-318) “”Ma non sempre chi suscita la tempesta può quindi quietarla a sua posta, e per gli speculatori c’è il pericolo che venga la volta in cui la spinta alle discordie vada oltre il segno che essi si sono prefissi e metta capo all’aborrita guerra”” (1) Citazione con fonte riportata in nota (pag 317)”,”ITAA-127″ “ARE Giuseppe”,”Alle origini dell’Italia industriale.”,”G. ARE è incaricato di storia contemporanea (1974) presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Pisa.”,”ITAE-239″ “ARE Giuseppe”,”Industria e politica in Italia.”,”G. ARE è nato in provincia di Nuoro nel 1930. Ha studiato alla Normale di Pisa e alla facoltà di scienze politiche dell’Università di Pisa. E’ stato visiting professor (1972-73) ad Oxford.”,”ITAE-240″ “ARE Giuseppe”,”La scoperta dell’imperialismo. Il dibattito nella cultura italiana del primo novecento.”,”Opera già apparsa in due articoli su ‘Nuova rivista storica’ tra il 1974 e il 1975 a nome di ARE e di Luciana GIUSTI Giuseppe ARE (1930) ‘ ordinario di storia contemporanea presso la Facoltà di scienze politiche dell’Università di Pisa. E’ stato Visiting Professor a Oxford.”,”ITQM-153″ “ARE Giuseppe”,”Il problema dello sviluppo industriale nell’età della Destra.”,”Lorenzo Parodi ingegnere, ‘Industria zolfifera in Sicilia’ (pag 188) Noi abbiamo reso povero un paese dalla natura fatto ricco. L’èra della supremazia della potenza industriale e degli interessi materiali era ormai inaugurata L’èra della supremazia della potenza industriale e degli interessi materiali era ormai inaugurata “”C’era, questi dati, la sostanziale stagnazione dell’economia italiana; e c’erano le esperienze, i tentativi, le indicazioni, i confronti che ho esposto nel capitolo precedente [‘I trattati di commercio e i loro effetti sull’interscambio con l’estero’, ndr]. Ma si erano aggiunti; e con importanza non certo secondaria, anche fatti di altra natura, che sembravano rimandare puntualmente alle valutazioni e alle previsioni che erano state prospettate dagli industrialisti, inculcare con drammatica evidenza la suprema importanza di una potente organizzazione tecnico-industriale nella vita delle nazioni moderne, ai fini della stessa capacità di affermazione nella spietata palestra internazionale, fugare, infine, tutte le illusioni, che solevano incorniciare gli schemi liberoscambisti, di un’èra di pace e di fraterna collaborazione tra i popoli, di una graduale estinzione degli egoismi nazionali, per virtù della divisione internazionale del lavoro. La guerra del 1866 doveva fornire ampia materia a ripensamenti di questo genere. La guerra moderna dimostra ormai non solo chi è più eroico ma chi è più civile, scriveva Pasquale Villari all’indomani del ’66 in quella prima, amara autocritica della classe dirigente italiana che fu il famoso articolo ‘Di chi la colpa?’. I mezzi bellici, gli approvvigionamenti, egli proseguiva, suppongono «una grandissima forza industriale». All’Esposizione di Londra la Prussia si è piazzata d’un balzo accanto all’Inghilterra e alla Francia. Noi ci siamo nascosti la dura lezione, ed ora mietiamo miserabili insuccessi. Ma potrà mai essere altrimenti «finché il nostro operaio sarà vinto in tutte le Esposizioni?». Noi abbiamo reso povero un paese dalla natura fatto ricco, mentre la Prussia «con la sua industria e le sua ammirabile amministrazione» ha fatto ricchissimo un paese povero. «Noi dobbiamo chiedere allo straniero rotaie, cannoni, fucili, navi e qualche volta anche i macchinisti delle navi. E non son queste le forze che vincono la guerra?» (17). Era l’ombra del germanesimo che, anche per questo verso, andava profilandosi all’orizzonte, proponendo nuovi metri di valore, nuovi modelli di sviluppo economico e di organizzazione sociale. Le esposizioni avevano rivelato gli imponenti risultati del potente coordinamento di forze e del volontarismo produttivistico che caratterizzava la sua struttura economica. La guerra ne manifestava ora la inarrestabile forza politica e, come qualcuno cominciò a rilevare anche prima della grande svolta del ’70, ammoniva che, con l’imporsi di esso sulla scena della storia, l’èra della supremazia della potenza industriale e degli interessi materiali era ormai inaugurata (18). La lezione era destinata ad essere tanto più suggestiva in quanto essa fu parallela al rapido e irrimediabile esautoramento della formula liberista, nelle estreme applicazioni che ne furono fatte con gli ultimi trattati di commercio che completarono e chiusero la serie aperta dal trattato italo-francese del ’63. Il trattato commerciale con l’Austria, concluso nel ’67, non trovò alla Camera un solo difensore, se si eccettua la poco convinta difesa d’ufficio del relatore Cappellari della Colomba, il quale del resto, attirandosi i fulmini del Ferrara, in una sua opera dell’anno precedente era già apparso acquisito all’idea di una sostanziale revisione dei criteri che avevano ispirato la politica economica italiana in relazione alle industrie (19). «Sventuratamente per noi – aveva osservato un oratore – quando noi facciamo un trattato di commercio, o contempliamo un trattato d’alleanza, o contempliamo la questione romana, o qualche altra cosa; non mai o quasi mai consideriamo l’utilità economica del paese (20)”” (pag 216-217) [Capitolo 16. ‘Cause e aspetti dell’inerzia economica del paese’] [(17) Pasquale Villari, ‘Di chi la colpa? O sia la pace e la guerra in P. (Parte letterario-scientifica), serie V, vol. II, settembre 1866, pp. 260-261; (18) V. Giulio Robecchi, ‘L’industria del ferro in Italia e l’officina Glisenti a Carcina’ in P. (Parte letterario-scientifica), serie V, vol. VI, settembre 1868. Su questo «insegnamento della Prussia» v. il bellissimo quadro che ne fa lo Chabod in ‘Storia della politica estera italiana’, cit., pp. 4-26 (…); (19) V. Giovanni Cappellari della Colomba, ‘Le imposte di confine e i monopoli governativi e i dazi di consumo in Italia, Firenze, 1866. (…); (20) Civinini, ivi, p. 1772]”,”ITAE-400″ “ARE Giuseppe a cura; scritti di Giuseppe TONIOLO Salvatore TALAMO Filippo MEDA Franco INVREA Romolo MURRI Igino PETRONE Filippo MEDA Luigi STURZO”,”I cattolici e la questione sociale in Italia, 1894-1904.”,”Giuseppe Are è nato in proivincia di Nuoro nel 1930. Ha studiato presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. E’ professore di ruolo nei Licei e negli Istituti Magistrali di Pisa, dove risiede. Ha collaborato a diverse riviste Annali Feltrinelli, Critica Economica, Cronache Meridionali, Mondo Operaio, Problemi del Socialismo, Belfagor, ecc. Tra i vari articoli: ‘Basi e orientamenti del socialismo contemporaneo’ (pag 518-530) di Giuseppe Toniolo”,”TEOP-538″ “ARE Giuseppe”,”Economia e politica nell’Italia liberale (1890-1915).”,”Giuseppe Are, nato in provincia di Nuoro nel 1930 ha studiato presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. In seguito è stato all’Istituto per la Storia moderna e contemporanea di Roma. Dal 1966 insegna Storia economica alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pisa (1974). Ha pubblicato tra l’altro: ‘I cattolici e la questione sociale in Italia, 1894-1904′ (1963).”,”ITAA-001-FP” “ARENA Leonardo Vittorio a cura”,”L’arte della guerra e della strategia.”,”””Colui che sa in anticipo se vincerà o sarà sconfitto conosce il tao”” (Sun Pin) pag 711 utilizzo capacità umane (principi segnati da pag 600 in poi)”,”QMIx-187″ “ARENA Giuliana”,”Pasquale Saraceno commis d’Etat. Dagli anni giovanili alla ricostruzione, 1903-1948.”,”ARENA Giuliana è dottore di ricerca in storia contemporanea. Ha dedicato altri saggi a Saraceno. E ha scritto un volume sull’ Omni.”,”ITAE-281″ “ARENA Leonardo Vittorio”,”Kamikaze. L’epopea dei guerrieri suicidi.”,”L.V. Arena insegna Filosofie dell’Estremo Oriente all’Università di Urbino. Ha pubblicato pure un libro sui ‘Samurai’.”,”QMIS-186″ “ARENA Adele; FINALE Carlo”,”Formazione ideale e prima attività politica di Giuseppe Emanuele Modigliani (Arena); Gli anni genovesi di Giovanni Lerda e la polemica con Bernstein (Finale).”,”””Quanto si è detto fin qui mostra quanto poco allora Modigliani conoscesse Marx, che pure è citato più volte nel suo libro, e può valre a spiegare gli atteggiamenti politici che egli prenderà in seguito”” (pag 11) “”Il primo scontro ufficiale con l’ideologia riformista del PSI, scontro che doveva immediatamente rivelare la condizione di profondo disorientamento del Lerda e le insufficienze (come vedremo di lunga data) del pensiero politico di lui, fu quello con Treves”” (pag 43) (ultimi mesi del 1900) “”Non si può dire che vi fosse nel Lerda una accettazione totalmente acritica del positivismo evoluzionistico, ma piuttosto una movimentazione ideologica di tali teorie che si manifestava, è vero, non in profondi conflitti o in improvvise folgorazioni teoriche, ma nell’insofferenza un po’ moralistia e discontinua per le mistificazioni sociali che da quelle teorie positivistiche scaturivano e che il Lerda avvertiva non certo con sicura consapevolezza critica, ma per lo meno con quell’istinto di classe un po’ saltuario che più volte egli aveva avuto agio di manifestare – come già si è visto – nella sua attività di militante socialista”” (pag 49) Polemica Giovanni Lerda-Bernstein. “”Della polemica Lerda-Bernstein ci una certa conoscenza e una risonanza non limitata nell’ambito dei dibattiti ideologici del movimento operaio europeo, che aveva allora il suo più prestigioso organo di diffusione e orientamento teorico nella ‘Neue Zeit’, sulla quale appunto il Lerda ebbe l’onore di trovare ospitalità (37) e un interlocutore di così grande prestigio come il Bernstein. Ancora nel 1925 Paul Frölich, scrivendo l’introduzione alle opere complete di Rosa Luxemburg (38) curate da Clara Zetkin e Adolf Warsky, nel citare gli scritti della Luxemburg diretti contro il revisionismo bernsteiniano, ricorda il nome di Giovanni Lerda come di uno tra quei socialisti coi quali il Bernstein entrò in polemica ancora nel periodo in cui difendeva l’ortodossia marxista contro coloro che esprimevano «richtige Gedanken in verschrobener Form» e cioè «pensieri giusti in forma bislacca». Il saggio del Lerda dal titolo ‘Die Taktik der sozialdemokratischen Partei’ appariva sul n° 14 della rivista nel gennaio del 1897 ed aveva per tema centrale l’intransigenza come imprescindibile esigenza di una autentica «tattica» di classe socialista. La circostanza particolare voleva che la pubblicazione del lungo articolo cadesse proprio nel momento in cui colui che doveva insieme col Kautsky del prestigio di difensore d’ufficio, e di depositario erede, del marxismo, stava attraversando la fase acuta di quel travaglio ideologico che doveva portarlo più tardi ad essere l’eretico numero uno del movimento operaio legato alla II Internazionale. Gli anni 1896-’98 sono caratterizzati dalla più fervida maturazione delle esperienze londinesi del Bernstein a contatto con i gruppi fabiani del movimento operaio inglese: sono gli anni in cui egli scrive sulla ‘Neue Zeit’ quella serie di saggi, ‘Probleme des Sozialismus’, che, pur non suscitando all’inizio alcun sospetto nella socialdemocrazia tedesca, costituiscono tuttavia il primo nucleo di osservazioni che troveranno una definitiva formulazione nelle ‘Voraussetzungen des Sozialismus’ che il Congresso di Hannover scomunicherà nel 1899. L’articolo ‘Klassenkampf und Kompromiss’ (39) con cui Bernstein risponde polemicamente al Lerda (accogliendo così l’invito che la redazione stessa della ‘Neue Zeit’ aveva fatto ai suoi collaboratori di promuovere una discussione intorno alle tesi del corrispondente da Genova) costituirà, insieme con l’altro articolo ‘Die Theorie des Zusammenbruchs und der Kolonialpolitik’ (che il Bernstein pubblica rispondendo all’inglese Belfort-Bax, dal quale era stato accusato di aver messo in dubbio la teoria degli scopi finali del socialismo (40) la prima allarmante rivelazione dell’eresia che si è introdotta nel pensiero del redattore del programma di Erfurt. Nella loro polemica dovrebbero essere di fronte un Bernstein depositario dell’ortodossia socialista e un Lerda deviazionista. In realtà, si verifica un singolare capovolgimento per cui è Lerda che, malgrado la «forma bislacca» dei suoi pensieri, tende con forza ad esprimere un contenuto intransigente e rivoluzionario e trova nel Bernstein l’antagonista revisionista che smantella con la tecnica freddezza di una dialettica formale scaltrita la sua costruzione teorica, evitando di discernere nella sovrastruttura mitologica concettuale del Lerda quanto in esse incideva la scarsezza speculativa arcaica del suo interlocutore e quanto di genuinamente rivoluzionario vi si proiettava in modo appassionato ancorché confuso. La precarietà del pensiero intransigente del Lerda diveniva per il Bernstein un ulteriore incentivo giustificatore per la formulazione di teorie che sviluppavano con abile coerenza gli spunti concettuali evoluzionisti-riformisti dei quali il Lerda si era servito come di un pericolosamente ingenuo apparato culturale. Non c’è dubbio che il pensiero del Lerda conteneva ampie possibilità di sviluppi teorici gradualistici e integralistici (e una lettura attenta di tutti i suoi scritti, compreso quello che determinò la polemica con il Bernstein, avvalora questa affermazione), ma è altrettanto certo che l’accento ideologico de ‘Il socialismo e la sua tattica’ era combattivamente intransigente. Tra l’altro, l’accoglienza che lo scritto ebbe da parte del PSI fu freddissima”” (pag 51-52) [Carlo Finale, ‘Gli anni genovesi di Giovanni Lerda e la polemica con Bernstein’, Movimento operaio e socialsita, Genova, N. 1, 1962] [(37) G. Lerda, ‘Die Taktik der sozialdemokratischer Partei’, in ‘Die Neue Zeit’, 1896-97, pp. 420-431; (38) Rosa Luxemburg, ‘Gesammelte Werke’, herausg. von Clara Zetkin und Adolf Warsky, Band III, 1925, pag 16; (39) Ed. Bernstein, ‘Klassenkampf und Kompromiss’ in ‘Die Neue Zeit’, 1896-97, pp. 516-24: (40) Cfr. Peter Gay, Das Dilemma des sozialdemokratischen Sozialismus, Nest Verlag, pag 85 e passim; (41) G. Lerda, ‘Il socialismo e la sua tattica’, Genova, Libreria Moderna, 1902, p. 5. La prima edizione era stata pubblicata nel 1897 dalla Libreria Editrice Ligure (estratto dalla ‘Rivista di sociologia’, ottobre-novembre 1896)]”,”MITS-469″ “ARENA Giuseppe Antonio”,”Prima della ragione. Cultura e diritto del popolo in Vico e Sorel.”,”Contiene dedica dell’autore a GM Bravo”,”DIRx-008-FMB” “ARENDT Hannah”,”Les origines du totalitarisme. 1. Sur l’ antisemitisme.”,”‘Sur l’antisemitisme’ costituisce la prima parte dell’opera ‘The Origins of Totalitarism’ (HARTCOURT, BRACE and WORLD, NY, 1951). Hannah ARENDT (1906-1975) è nata a Hannover. Ottenne il dottorato in filosofia a Heidelberg ove seguì i corsi di Karl JASPERS. Fuggì all’estero con l’avventod del nazismo nel 1933 prima in Francia e poi negli USA. Naturalizzata americana nel 1951, è una delle figure principale del pensiero politico contemporaneo. H. ARENDT. filosofa e politologa tedesca (Hannover 1906-New York 1975). Allieva di Martin Heidegger, Karl Jaspers e Rudolf Bultmann, studiò alle università di Marburgo, Friburgo e Heidelberg, dove si laureò con una tesi sull’amore in Sant’Agostino. All’avvento del nazismo in Germania, l’A., che era di origine ebraica, emigrò prima in Francia, poi, nel 1941, negli Stati Uniti, dove, dopo aver intrapreso diverse attività, si dedicò all’insegnamento universitario. L’opera di A. comprende saggi filosofici come La vita della mente (pubblicato incompiuto nel 1978) e The human Condition (1958; trad. it. Vita activa, 1964) e decisive riflessioni politiche che molto hanno influenzato il dibattito contemporaneo, come Le origini del totalitarismo (1951; trad. it. 1967) e Sulla violenza (1970). Nella sua produzione politologica confluiscono critica allo statalismo (e denuncia delle involuzioni totalitarie del marxismo politico), federalismo anglosassone e quella “”filosofia della polis”” che rivendica la restituzione della politica al cittadino, in un’originale rivisitazione del filone liberale e di quello anarchico libertario. Si è occupata anche di letteratura. Nell’ultimo decennio l’attenzione per la figura e segnatamente per il pensiero politico della A. è assai cresciuta. Sono numerosissimi i titoli (comprese riedizioni) usciti in Italia e altrove, quasi tutti arricchiti da saggi di curatori (quali Bettini, Boella, Dal Lago, Duso, Flores d’Arcais, Martinelli, ecc.) di formazione filosofica e politica. Si segnalano: La vita della mente (1987), Carteggio (1926-1969) – Arendt H.- Jaspers K. (1989), Sulla rivoluzione (1989), Vita Activa. La condizione umana (1989), Tra passato e futuro (1991), Le Banalità del male, Eichmann a Gerusalemme (1992), Ebraismo e modernità (1993), La lingua materna (1993), Cos’è6 la politica? (1995), Il futuro alle spalle (1995), Le origini del totalitarismo (1996). Bibliografia R. Esposito, Categorie dell’Impolitico, Bologna, 1988.”,”TEOP-046″ “ARENDT Hannah”,”Les origines du totalitarisme. 2. L’ Imperialisme.”,”‘L’imperialisme’ forma la 2° parte dell’opera della ARENDT ‘Les origines du totalitarisme’. ARENDT Hannah, Les origines du totalitarisme. 2. L’Imperialisme. CALMANN-LEVY. Paris. 1997 ediz orig 1951 pag 348 16° traduz dall’inglese note bibliografia. .”,”TEOP-047″ “ARENDT Hannah”,”Les origines du totalitarisme. 3. Le Systeme totalitaire.”,”‘Le systeme totalitarie’ è la terza parte dell’opera ‘Les Origines du totalitarisme’ (NY. 1951) Il sistema politico messo a punto nella GERM hitleriana e la Russia staliniana non consiste in una semplice radicalizzazione dei metodi dittatoriali. E’ un sistema completamente originale che si basa sulla trasformazione delle classi in masse, che fa della polizia il centro del potere e mette in opera una politica estera mirante alla dominazione del mondo. Hannah ARENDT (1906-1975) è nata a Hannover. Ottenne il dottorato in filosofia a Heidelberg ove seguì i corsi di Karl JASPERS. Fuggì all’estero con l’avvento del nazismo nel 1933 prima in Francia e poi negli USA. Naturalizzata americana nel 1951, è una delle figure principale del pensiero politico contemporaneo. Tesi: trasformazione delle classi in masse”,”TEOP-048″ “ARENDT Hannah”,”Le origini del totalitarismo.”,”””La forte influenza del marxismo sulla classe operaia tedesca fu una delle principali ragioni per cui il movimento rivoluzionario in Germania fu pressoché immune da sentimenti antiebraici”” (pag 49). ARENDT Hannab (1906-1975) fu allieva di HEIDEGGER, BULTMANN e JASPERS. Emigrata a Parigi all’ avvento del nazismo, nel 1941 si trasferì negli Stati Uniti e insegnò nelle università americane. Ha scritto numerose opere (v. retrocopertina).”,”TEOP-123″ “ARENDT Hannah”,”Sulla violenza.”,”ARENDT Hannah (1906-1975) nacque ad Hannover e fu allieva di JASPERS. Dopo l’ avvento del nazismo si stabilì in Francia e successivamente (1941) negli Stati Uniti. Fra le sue opere ‘Le origini del totalitarismo’, ‘Vita activa’, ‘La banalità del male’ e ‘Teoria del giudizio politico’.”,”TEOP-127″ “ARENDT Hannah, a cura di Giovanna BETTINI”,”Ebraismo e modernità.”,”La ARENDT (1906-1975) filosofa tedesca allieva di HEIDEGGER e JASPERS, emigrata nel 1933 dalla Germania in Francia ha insegnato poi negli Stati Uniti. Ha scritto molte opere vedi retrocopertina. “”Se gli ebrei che vivevano nei paesi occidentali e centrali dell’ Europa avessero manifestato anche solo un minimo d’ interesse per le realtà politiche del loro tempo, avrebbero avuto motivi sufficienti per non sentirsi sicuri. In Germania, i primi partiti antisemiti nacquero negli anni ottanta. Treitschke riteneva che l’ antisemitismo “”si addicesse alla buona società””, per usare le sue stesse parole. La fine del secolo vide in Austria l’ agitazione Lüger-Schönerer, che finì con l’ elezione di Lüger a sindaco di Vienna. In Francia l’ affaire Dreyfus (…)””. (pag 55″,”EBRx-028″ “ARENDT Hannah BROCH Hermann, a cura di Roberto RIZZO”,”Carteggio 1946-1951.”,”ARENDT Hannah (Hannover 1906 – New York 1975) allieva di Husserl, Heidegger e Jaspers, emigrata prima in Francia e poi negli Usa. Ha indagato sul totalitarismo. BROCH Hermann (Vienna 1886, New Haven 1951) è considerato un ‘classico’ del Novecento e uno dei maggiori interpreti della ‘disintegrazione dei valori’ e della crisi spirituale della società contemporanea. I suoi romanzi più noti sono ‘I sonnambuli’, (1931-32), ‘L’incognita’ (1933), ‘Il romanzo della montagna’ (1936), ‘La morte di Virgilio’ (1945), ‘Gli incolpevoli’ (1950).”,”BIOx-303″ “ARENDT Hannah”,”Vita activa. La condizione umana.”,”””Il termine ‘vita activa’, comprendente tutte le attività umane e definito dal punto di vista della assoluta quiete contemplativa, corrisponde tuttavia più strettamente alla ‘askholia’ greca, “”inquetudine””, con cui Aristotele designava ogni attività, piuttosto che all’espressione greca ‘bios politikos’. Antica quanto Aristotele, la distinzione tra quiete e inquietudine, tra un’astensione quasi assoluta dal movimento fisico esterno e l’attività d’ogni genere, è più decisiva che la distinzione tra il modo di vita politico e quello teoretico, perché può essere eventualmente ritrovata all’interno di ciascuno de tre modi di vita. Essa è simile alla distinzione tra la guerra e la pace: proprio come la guerra ha luogo in nome della pace, così ogni genere di attività, perfino i processi di puro pensiero, debbono culminare nell’assoluta quiete contemplativa (11). Tutti i movimenti, quelli del corpo e dell’anima come quelli del linguaggio e della riflessione, debbono cessare di fronte alla verità. La verità, sia essa l’antica verità dell’Essere o la verità cristiana del Dio vivente, può rivelarsi soltanto in una completa serenità umana (12)”” (pag 12-13) (11) Cfr. Aristotele, Politica, 1333 a 30-33. Tommaso d’Aquino definisce la contemplazione come ‘quies ab exterioribus mobitus’ (Summa theologica, 2,, 179, 1; (12) Tommaso d’Aquino è perfettamente esplicito sulla connessione tra la ‘vita actiiva’ e le esigenze e le necessità del corpo che gli uomini hanno in comune con gli animali (Summa theologica, 2,2,182, 1)”,”FILx-514″ “ARENDT Hannah, a cura di Simona FORTI”,”Karl Marx e la tradizione del pensiero occidentale.”,”Hannah Arendt (1906-1975), figura eminente della cultura contemporanea, è autrice di opere di carattere storico e filosofico tra cui ‘Le origini del totalitarismo’ (1951) e ‘La banalità del male’ (1963). ‘Marx risulta una figura chiave, di rottura e di continuità, nel suo rapporto con la tradizione che va da Platone e Aristotele a Hegel, per la comprensione della catastrofe politica del XX secolo e i ripensamento pensiero occidentale’ (dalla 4° di copertina) ‘Quando Hegel, in un ultimo grandioso sforzo, riunì in un tutto coerente le diverse direzioni imboccate dalla filosofia partendo dal concetto originario di Platone, si assistette nuovamente a una scissione tra due scuole di pensiero antagonistiche, seppure a un livello più basso. Per un breve periodo, la destra e la sinistra hegeliane poterono dominare la scena del pensiero filosofico. Ma i tre grandi rivolgimenti che dovevano porre termine, almeno fino ai nostri giorni, alla grande tradizione della filosofia, il salto di Kierkegaard dal dubbio alla fede, il platonismo rovesciato di Nietzsche e il salto di Marx dalla teoria alla ‘praxis’ – costituiscono una rottura con la tradizione molto più radicale di quelle che una semplice operazione di rivolgimento comporterebbe. Anche se è vero che nessuno di questi capovolgimenti sarebbe stato possibile senza Hegel e il suo concetto di storia: per questo singolo e importante aspetto tutti e tre i filosofi furono e rimasero seguaci di Hegel. Di tali fratture, quella provocata da Marx ebbe le conseguenze più immediate, semplicemente perché riguardava l’aspetto politico della nostra tradizione e pertanto poteva influenzare direttamente gli avvenimenti politici. Questa frattura non consisteva certo nel fatto che Marx era un “”materialista”” o che aveva capovolto Hegel. Lenin aveva assolutamente ragione nel rimarcare che non era possibile capire ‘Il Capitale’ senza conoscere la ‘Logica’ di Hegel. Secondo Marx, ciò che rendeva scientifico il socialismo, e lo distingueva dal precedente “”socialismo utopistico””, non era una teoria economica corredata di nozioni e intuizioni scientifiche, ma la scoperta di una legge di movimento che governava la materia e che al contempo si manifestava nella capacità razionale dell’uomo come “”coscienza”” di sé e di classe’ (pag 92-93)”,”TEOC-772″ “ARENDT Hannah”,”Sulla rivoluzione.”,”Dedica dell’autrice a Gertrud e Karl Jaspers Hannah Arendt (1906-1975) fu allieva di Heidegger, Bultmann e Jaspers. Emigrata a Parigi all’avvento del nazismo, nel 1941 si trasferì negli Stati Uniti. Docente all’Università di Chicago e, dal 1968, alla New School for Social Research di New York, è autrice di molte opera alcune tradotte anche in Italia. Divisione o equilibrio dei poteri. “”È noto che in questi dibattiti nessun problema ebbe una parte tanto importante quanto il problema della divisione o equilibrio dei poteri; ed è perfettamente vero che la nozione di questa divisione non fu affatto scoperta esclusiva di Montesquieu. In realtà l’idea stessa – ben lungi dall’essere conseguenza di una visione del mondo meccanica, newtoniana, come qualcuno recentemente suggeriva – è molto antica: la troviamo, almeno implicitamente, nella tradizionale descrizione delle forme miste di governo, e si può quindi farla risalire ad Aristotele, o almeno a Polibio, che forse fu il primo a rendersi conto di alcuni vantaggi insiti nei controlli e negli equilibri reciproci. Sembra che Montesquieu non fosse a conoscenza di questi precedenti storici; si era orientato in base a ciò che riteneva essere la struttura unica ed esclusiva della costituzione inglese; e non ha importanza oggi, come non ne aveva neppure nel diciottesimo secolo, che egli abbia o non abbia interpretato questa costituzione nel modo corretto. La scoperta di Montesquieu infatti concerneva effettivamente la natura del potere: e questa scoperta è in contraddizione così flagrante con tutte le nozioni convenzionali sull’argomento che è stata quasi totalmente dimenticata, malgrado abbia in larga misura ispirato la fondazione stessa della repubblica americana. Questa scoperta, contenuta in una sola frase, enuncia il dimenticato principio che è a base di tutta la struttura dei poteri divisi: solo “”il potere arresta il potere””, ossia dobbiamo aggiungere, senza distruggerlo, senza porre l’impotenza al posto del potere (19)”” (pag 168-169) [(19) La frase si trova in ‘Esprit des Lois’, XI, 4 (trad. it., cit., p: 206) (…)] [‘Montesquieu distingue fra libertà filosofica, che consiste “”nell’esercizio della volontà”” (”Esprit des Lois’, XII, 2) e libertà politica, che consiste nel ‘pouvoir faire ce que l’on doit vouloir’ (ibidem, XI, 3), in cui l’accento è sulla parola ‘pouvoir’ (…) [Nota 17 (pag 167)]”,”TEOP-550″ “ARENDT Hannah, a cura di Rosaria PELUSO”,”Rosa Luxemburg.”,”Hannah Arendt (Hannover, 1906 – New York 1975), nota pensatrice politica del Novecento, ha pubblicato in particolare ‘Le origini del totalitarismo’ (1951) e ‘La banalità del male’ (1963). ‘Per trovare risposta all’interrogativo che espone l’autrice a un serrato confronto con l’opera marxiana bisogna spostarsi nella terza parte dell’ ‘Accumulazione del capitale’, la meno scolastica, stando al giudizio dell’economista harvardiano Paul M. Sweezy, che ha scritto nel 1958 un’ancora utile introduzione al libro, mettendo in evidenza la sua impalcatura logica, poco gravata dal contesto di polemica politica in cui suo malgrado pure si inserì. Questa sezione è dedicata, infatti, alla risoluzione della “”difficoltà inaspettata”” – enunciata da Rosa nell’avvertenza al libro (48) – a render conto del processo di accumulazione del capitale nel quadro della “”situazione capitalistica pura”” ipotizzata da Marx: si intitola ‘Le condizioni storiche dell’accumulazione’ e rappresenta il contributo più notevolmente critico di Rosa Luxemburg alla storia degli studi marxisti e socialisti in generale. Il punto di partenza è costituito dall’insufficienza dello schema della società marxiana organizzata in due classi, la capitalistica e la lavoratrice, con l’aggiunta di una “”appendice”” non capitalistica né produttiva ma riferibile alla prima classe. Perché la società marxiana – che è uno schema astratto – genererebbe contraddizioni nella spiegazione dei processi di accumulazione? Perché, commenta Rosa, non sarebbe “”minimamente visibile per chi, per quali nuovi consumatori, la produzione sempre più si allarghi”” (49): se, infatti, il consumo venisse “”assorbito”” interamente dalle due classi (per il loro mantenimento e sotto forma di mezzi di produzione nei quali reinvestire il plusvalore realizzato), come si produrrebbe quell’ampliamento della riproduzione che genera l’accumulazione? “”Per chi producono i capitalisti, se e in quanto non consumano essi stessi ma ‘si astengono’, cioè accumulano?”” (50). Nel “”magazzino generale delle merci capitalistiche”” c’è un altro prodotto, la vera fonte dell’accumulazione, destinato a clienti che non sono capitalisti né salariati (51). La risposta all’interrogativo va cercata nell’analisi delle periodiche crisi del sistema capitalistico: qui soltanto, e soprattutto nei loro esiti catastrofici che espongono il capitalismo al limite estremo, si vede chiaramente, secondo Luxemburg, che quell'””appendice”” marxiana della società rappresenta propriamente un “”terzo ramo”” sociale, certamente non capitalistico, come diceva Marx, ma tale da costituire l'””ambiente”” da cui il capitalismo tra origine e sussistenza: è a esso che si aggrappa per sopravvivere. La tesi luxemburghiana relativamente ai processi di accumulazione nell’ambito del sistema capitalistico tiene dunque conto di un’organizzazione sociale in cui agiscono, come fattori determinanti, “”varianti non capitalistiche”” (52). La genesi dell’economia capitalistica va cercata nel contesto di lotta contro le economie naturali, mercantili e contadine: di esse il capitalismo ha bisogno per strutturare dialetticamente se stesso. Il punto è che, una volta fagocitato questo “”contorno”” pre-capitalistico che lo ha reso possibile, dal momento che è in questi settori non capitalistici della società che si genera il processo di accumulazione, non potendo più accumulare se essi vengono a mancare, il capitalismo si trova esposto a un grave rischio di sopravvivenza. «L’impossibilità dell’accumulazione significa, dal punto di vista capitalistico, l’impossibilità di un’ulteriore espansione delle forze produttive , e perciò la necessità storica obiettiva del tramonto del capitalismo. Di qui il moto contraddittorio della fase ultima, imperialistica, come conclusione della parabola storica del capitale» (53). La contrazione della “”piccola Europa””, sempre più ridotta a “”provincia””, non soddisfa più la fame di plusvalore illimitato: il capitalismo parte all’assalto del globo intero, “”fruga”” in ogni angolo della terra alla ricerca di nuovi ambienti non ancora contaminati da fagocitare e assorbire nella propria sfera d’influenza. Le manifestazioni di “”commercio globale”” (sistema di prestiti esteri, costruzione di ferrovie, guerre e rivoluzioni) sono all’origine dell’imperialismo e dei suoi annessi come il protezionismo e il militarismo. «L’imperialismo è l’espressione politica del processo di accumulazione del capitale nella sua lotta di concorrenza intorno ai residui di ambienti non-capitalistici non ancora posti sotto sequestro. (…) con quanta maggiore energia, potenza d’urto e sistematicità l’imperialismo opera all’erosione delle civiltà non-capitalistiche, tanto più rapidamente toglie il terreno sotto i piedi all’accumulazione del capitale. L’imperialismo è tato un metodo storico per prolungare l’esistenza del capitale, quanto il più sicuro mezzo per affrettarne obiettivamente la fine. (…) Il capitale non soltanto nasce “”sudando da tutti i pori sangue e fango””, ma s’impone gradatamente come tale in tutto il mondo e così prepara, fra convulsioni sempre più violente, il proprio sfacelo» (34). Il libro e la sua tesi, tranne qualche eccezione, come l’entusiastico giudizio di Julian Marchiewski-Karski e Franz Mehring, che definisce Rosa la “”testa più geniale che sia comparsa finora tra gli eredi scientifici di Marx ed Engels”” (55), non ottengono consenso nel movimento socialista europeo: si consolida anche su questo aspetto la leggenda di Rosa Luxemburg come “”donna dai molteplici errori”””” (pag 104-109) [note: (48) Così scrive Luxemburg, ‘Avvertenza’ a Ead. ‘L’accumulazione del capitale’, cit., p. 3: “”Lo spunto al presente lavoro mi è stato dato da un’introduzione in forma popolare all’economia politica che andava da tempo preparando (…). Rimessami al lavoro nel gennaio di quest’anno [1912], dopo le elezioni al Reichstag, col proposito di concludere almeno nelle grandi linee quella volgarizzazione della dottrina economica marxista, mi trovai di fronte a una difficoltà inaspettata: non riuscivo a presentare con sufficiente chiarezza il processo d’insieme della produzione capitalistica nei suoi rapporti concreti e nei suoi limiti storici obiettivi. A un esame più attento, dovetti convincermi che non si trattava di una semplice questione di esposizione, ma di un problema connesso, sul piano teoretico, al contenuto del II libro del ‘Capitale’ e, nello stesso tempo, alla prassi dell’attuale politica imperialistica nelle sue radici economiche””; (49) Ivi, p. 322; (50) Ivi, p. 327; (51) Ivi, p. 479; (52) Ivi, p. 345; (53) Ivi, p. 416; (54) Ivi, pp. 447 e 454; (55) Il giudizio è espresso in un articolo di Mehring pubblicato sulla “”Neue Zeit”” nel luglio 1907 e aggiunge che le “”canzonature”” di Luxemburg “”hanno in ultima analisi radice solo nel fatto che è una donna ad avere questa testa sulle spalle””. La citazione è tratta da P. Frölich, op. cit., p. 173] [Hannah Arendt, Rosa Luxemburg, Mimesis, Milano, 2022]”,”LUXS-089″ “ARENDT Hannah”,”La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme.”,”Hannah Arendt (1906-1975), allieva di Heidegger e Jaspers, emigrata nel 1933 dalla Germania in Francia, dal 1941 ha insegnato in università statunitensi. Arendt segue il processo a Eichmann (catturato a Buenos Aires nel maggio 1960) in qualità di corripondente del New Yorker. Negli articoli per quel giornale sviscera i problemi morali, politici e giuridici che stanno dietro al caso Eichmann.”,”GERN-006-FSD” “ARENZ Horst ASCHE Helmut BIERBAUM Heinz BISCHOFF Joachim FLEISCHER Katja FRACKMANN Edgar GERLACH Ulla GRUSCHEZYK Jochen HASENCLEVER Volker HUMMEL Joe JESCHONNEK Christiane KREIMER Hans-Joachim KROLL Margit KÜMMEL Gudrun KUHLS Hinrich LOHAUS Peter LÜHN Klaus-Dieter MEDITSCH Ulrich MENARD Michael NEUMANN Horst SCHILD Stefan, SCHWIEGELSHON Karl-Heinz SIEBECKE Gerd SPITZ Bobby STAHN Peter UMBACH Detlef WILLIG Brigitte”,”Projekt Klassenanalyse. Leninismus – neue Stufe des wissenschaftlichen Sozialismus? Zum Verhältnis von Marxscher Theorie, Klassenanalyse und revolutionärer Taktik bei W.I. Lenin. 1. Halbband.”,”Einleitung, note, Studien zur Klassenanalyse”,”LENS-067-FL” “ARENZ Horst ASCHE Helmut BIERBAUM Heinz BISCHOFF Joachim FLEISCHER Katja FRACKMANN Edgar GERLACH Ulla GRUSCHEZYK Jochen HASENCLEVER Volker HUMMEL Joe JESCHONNEK Christiane KREIMER Hans-Joachim KROLL Margit KÜMMEL Gudrun KUHLS Hinrich LOHAUS Peter LÜHN Klaus-Dieter MEDITSCH Ulrich MENARD Michael NEUMANN Horst SCHILD Stefan, SCHWIEGELSHON Karl-Heinz SIEBECKE Gerd SPITZ Bobby STAHN Peter UMBACH Detlef WILLIG Brigitte”,”Projekt Klassenanalyse. Leninismus – neue Stufe des wissenschaftlichen Sozialismus? Zum Verhältnis von Marxscher Theorie, Klassenanalyse und revolutionärer Taktik bei W.I. Lenin. 2. Halbband.”,”Einleitung, note, Studien zur Klassenanalyse 2/2″,”LENS-068-FL” “ARETINO Pietro a cura di Paolo PROCACCIOLI”,”Ragionamento. Dialogo.”,”Pietro ARETINO (Arezzo 1492-Venezia 1556) scrittore d’ indole inquieta e violenta, fu temuto per la sua penna velenosa, da principi e sovrani. Sperimentò vari generi portandovi una forte carica eversiva anche dal punto di vista linguistico. Celebri le ‘pasquinate’ contro il governo pontificio, i licenziosi ‘Ragionamenti’ (dialoghi 1534-36), la tragedia L’Orazia (1545) e le commedie. (EUG).”,”VARx-070″ “ARFE’ Gaetano”,”Storia del socialismo italiano 1892 – 1926.”,”Gaetano ARFE’, nato nel 1925, si è laureato in lettere e filosofia all’Univ di Napoli, e si è specializzato in discipline storiche presso l’ Istituto Italiano di Studi Storici, presieduto da Benedetto CROCE e diretto da Federico CHABOD. Attualmente (1965) è titolare della cattedra di Storia del Risorgimento presso la Facoltà di scienze politiche dell’Univ di Firenze. Ha condotto studi e ricerche sulla storia culturale e politica del Mezzogiorno nell’ Ottocento, sulla questione meridionale, sulla guerra di secessione americana e in particolare sulla storia del socialismo italiano ed europeo.”,”MITS-053″ “ARFE’ Gaetano antologia a cura; scritti di Aris ACCORNERO Lelio BASSO Giampiero CAROCCI G.D.H. COLE Enzo COLLOTTI Bettino CRAXI Luigi DE-ROSA Furio DIAZ M. DOBB Vittorio FOA Emilio LUSSU Massimo PACI Giovanni PIRELLI Enzo SICILIANO Antonio SPINOZA Giuseppe TAMBURRANO Domenico TARIZZO Leo VALIANI Bruno WIDMAR Domenico ZUCARO Pietro ZVETEREMICH e altri”,”Mondo Operaio 1956 – 1965.”,”‘Mondo Operaio’ nacque con periodicità settimanale nel 1948. Fondatore e D politico ne era Pietro NENNI e D responsabile Antonio BORGONI. Notizie biografiche di Gaetano ARFE’, Carlo CASTAGNOLI, Francesco DE-MARTINO, Antonio GIOLITTI, Carlo MUSCETTA, Pietro NENNI, Raniero PANZIERI, Giuseppe PETRONIO, Tullio VECCHIETTI. Tra le altre cose c’è una ‘Inchiesta di massa a cura di Aris ACCORNERO’ ‘Gli operai della RIV parlano del consiglio di gestione’ (settembre 1958) e un articolo di Lelio BASSO ‘L’ esperienza sovietica e la dittatura del proletariato’. Altri scritti sono di Giampiero CAROCCI, G.D.H. COLE, Enzo COLLOTTI, Bettino CRAXI, Luigi DE-ROSA, Furio DIAZ, M. DOBB, Vittorio FOA, Emilio LUSSU, Massimo PACI, Giovanni PIRELLI, Enzo SICILIANO, Antonio SPINOZA, Giuseppe TAMBURRANO, Domenico TARIZZO, Leo VALIANI, Bruno WIDMAR, Domenico ZUCARO, Pietro ZVETEREMICH e altri.”,”ITAC-019 ITAC-019-B” “ARFE’ Gaetano con L. RAPONE A. BOSCO D. BIDUSSA A. VARSORI B. GROPPO D. LEFEBVRE M. ZAGARI G. DEVIN W. LOTH R. STEININGER R. SCHNEIDER K. MISGELD L. HAMON A. RIOSA J. OPAT K. KAPLAN A. PANACCIONE F.M. CATALUCCIO W. ALTER A. VENTURI S. COLARIZI”,”I socialisti e l’ Europa.”,”Saggi di G. ARFE’ L. RAPONE A. BOSCO D. BIDUSSA A. VARSORI B. GROPPO D. LEFEBVRE M. ZAGARI G. DEVIN W. LOTH R. STEININGER R. SCHNEIDER K. MISGELD L. HAMON A. RIOSA J. OPAT K. KAPLAN A. PANACCIONE F.M. CATALUCCIO W. ALTER A. VENTURI S. COLARIZI”,”MEOx-017″ “ARFE’ Gaetano, a cura di Donatella CHERUBINI”,”I socialisti del mio secolo.”,”Raccolta di saggi biografici su socialisti italiani, scritti tra il 1958 e il 2001. Ampio spazio è riservato ai ‘padri fondatori’ turatiani, ma ci sono esponenti del meridionalismo, del sindacalismo rivoluzionario, dell’ interventismo democratico, di martiri dell’ antifascismo, di leader politici, militanti, parlamentari, intellettuali. ARFE’ (1925) partecipa giovanissimo alla resistenza, si laurea in lettere (Napoli) e frequenta l’ Istituto Italiano di Studi Storici presieduto da Benedetto CROCE e diretto da Federico CHABOD. Lavora agli arcivi di Stato e all’ Istituto italiano per la storia moderna e contemporanea. Libero docente nel 1964, insegna all’ Università di Bari, Salerno, Firenze, Napoli. Nel 1945 entra nel PSI rimanendovi fino alla metà degli anni 1980. Condirettore di ‘Mondo Operaio’, direttore dell’ Avanti!, menbro della direzione socialista (1972-1984). E’ autore di varie opere (v. retrocopertina). “”Zimmerwaldiano, repubblicano, solidale col disertore Misiano: è quanto basta perché Modigliani diventi in breve giro di tempo oggetto di odio dei monarchici, dei nazionalisti, dei fascisti, il bersaglio di brutali aggressioni. Agli squadristi, che armi alla mano gli impongono di gridare “”viva l’ Italia””, Modigliani risponde che sotto la minaccia non avrebbe gridato neanche “”viva il socialismo””. Vera, al suo fianco, distribuisce ombrellate e lo incoraggia a gran voce: “”Menè, non gridare!””””. (pag 446)”,”MITS-200″ “ARFE’ Gaetano a cura”,”Il socialismo italiano di questo dopoguerra. Il Partito Socialista Italiano nei suoi Congressi. Volume IV: I Congressi dell’ esilio.”,”Il discorso del compagno Tasca: la lotta per la democrazia. “”Ma il terreno di incubazione del fascismo è la crisi. L’ oratore analizza gli spostamenti che la crisi provoca sul piano sociale, fra i ceti medi cui si chiudono le porte del paradiso capitalista e che non vogliono precipitare nell’ inferno proletario (…). Noi possiamo trovarci in questa situazione paradossale che là dove la libertà è un bene effettivo, possiamo; per salvarla, limitare le nostre rivendicazioni sociali, contando su una più alta coscienza politica della classe operaia, là dove la libertà è oppressa possiamo essere condotti a porre invece il problema sociale nella sua integrità o con maggior forza.”” (pag 119)”,”MITS-267″ “ARFE’ Gaetano a cura”,”Storia dell’ Avanti! 2. 1926-1940″,”””All’ unità d’ azione giungono, nell’ estate del 1934, i partiti socialista e comunista dell’ emigrazione italiana. Nessun successo registra invece la nuova politica nei paesi sui quali non incombe imminente la minaccia fascista; e dove i comunisti non rappresentano che esigue minoranze operanti ai margini del movimento operaio. L’ Internazionale comunista sancirà ufficialmente l’ avvenuta svolta nel suo VII Congresso, abbandonando di fatto, senza però sconfessarla, la tesi del “”social-fascismo””, e assegnando ai partiti comunisti nazionali il compito di promuovere in ogni paese larghi schieramenti popolari, in unione non soltanto con i partiti socialisti, ma con tutte le altre forze antifasciste, quale ne sia l’ indirizzo politico. Sul piano diplomatico la svolta ha già avuto la sua rispondenza con l’ avvicinamento tra governi sovietico e francese in funzione antitedesca.”” (pag 108)”,”EDIx-056″ “ARFE’ Gaetano a cura”,”Storia dell’ Avanti! 1. 1896-1926.”,” “”Il 19 luglio, il governo di “”Sua Eccellenza Nutro fiducia””, così l’ Avanti! definisce Facta, cade, e il giornale saluta l’ evento come una vittoria. Pochi giorni prima, Novara socialista era stata presa d’ assalto dalle bande fasciste, e a Cremona i popolari avevano conosciuto anch’ essi la violenza delle squadre emiliane di Balbo e Farinacci. L’ Alleanza del Lavoro, primo e ultimo tentativo di dirigere unitariamente le varie organizzazioni sindacali ai fini della difesa della legalità, aveva proclamato uno sciopero di protesta che si era attuato, e fiaccamente, nel solo Piemonte. In questa situazione, rompendo ogni vincolo di disciplina, Turati va dal re per partecipare alle consultazioni per la formazione del nuovo governo. E per l’ Avanti! questa è una seconda vittoria.”” (pag 191)”,”EDIx-058″ “ARFE’ Gaetano BENEDETTINI Gian Franco GAROSCI Aldo LANDUYT Ariane MARIANELLI Alessandro MARUCCI Valerio PUGLIESE SILVA Vittoria SPADONI Ugo TESORO Marina VALLAURI Carlo VERNASSA Maurizio WORSDORFER Rolf”,”G.E. Modigliani e il socialismo italiano.”,”Scritti di ARFE’ G. BENEDETTINI G.F. DALLA-CHIESA E. GAROSCI A. LANDUYT A. MARIANELLI A. MARUCCI V. PUGLIESE SILVA V. SPADONI U. TESORO M. VALLAURI C. VERNASSA M. WORSDORFER R. “”Durante il corso della XXIV legislatura la fama di Modigliani deputato si era affermata e allargata ben al di là dell’ ambito locale, specialmente per le sue eloquenti e generose perorazioni contro la guerra. Nel congresso tenuto a Bologna dal partito socialista nell’ ottobre 1919, congresso che precedette le elezioni e in cui si trattò anche dei criteri per le candidature, il giovane Romita espresse una opinione generale, osservando che il compagno Modigliani era sì un riformista, ma si era battuto e aveva lottato alla Camera molto meglio di quelli che si dicevano rivoluzionari ma poi non facevano niente. Dopo la sua rielezione perciò Modigliani entrò naturalmente nel comitato direttivo del Gruppo parlamentare socialista, di cui divenne di fatto il portavoce””. (pag 108) “”Una delle prime questioni che si posero alla nuova Camera fu il problema del riconoscimento del Governo sovietico e dell’ ingerenza occidentale nella guerra civile russa. Nella discussione sull’ indirizzo di risposta al discorso della Corona è un socialista, Graziadei, che propone un emendamento per il riconoscimento immediato del Governo Sovietico da parte italiana; tale emendamente viene naturalmente respinto, ma passa almeno, anche per l’ appoggio socialista espresso proprio da Modigliani nella dichiarazione di voto, un o.d.g. Manes (della democrazia sociale), perché in seno al Consiglio Alleato il governo italiano prepari il non intervento in Russia e il riconoscimento del nuovo ordinamento sovietico””. (pag 109)”,”MITS-285″ “ARFE’ Gaetano VENTURA Angelo, saggi di ARFE’ Gaetano VENTURA Angelo, interventi di Leo VALIANI Tommaso DETTI Brunello VIGEZZI Gaetano ARFE’ Idomeneo BARBADORO Leo VALIANI Angelo VENTURA, comunicazioni di Pier Carlo MASINI Luigi MASCILLI MIGLIORINI Umberto GUERINI Adolfo ZAVARONI Luciano SERRA Roberto FEDI RInaldo SALVADORI Alberto M. ROSSI Tommaso DETTI Enrico DECLEVA Lorenzo BEDESCHI”,”Prampolini e il socialismo riformista. Atti del Convegno di Reggio Emilia, ottobre 1978. Vol. 1.”,”Saggi di ARFE’ Gaetano VENTURA Angelo, interventi di Leo VALIANI Tommaso DETTI Brunello VIGEZZI Gaetano ARFE’ Idomeneo BARBADORO Leo VALIANI Angelo VENTURA, comunicazioni di Pier Carlo MASINI Luigi MASCILLI MIGLIORINI Umberto GUERINI Adolfo ZAVARONI Luciano SERRA Roberto FEDI RInaldo SALVADORI Alberto M. ROSSI Tommaso DETTI Enrico DECLEVA Lorenzo BEDESCHI “”Già Labriola, recensendo il lavoro di Traina sulla Morale di Spencer, avvertiva: “”Il positivismo ha per fermo dei lati nuovi ed originali, ed è una manifestazione seria dello spirito moderno, ma al postutto non l’ ha inventata essoproprio la scienza. Se vuole essere qualche cosa, innanzi tutto si collochi al posto suo””; ciò intendendo i limiti di un metodo sperimentale di indagine che volesse porsi come scienza, e cioè comprensiva spiegazione del reale. (…) Queste erano, d’altronde, le critiche mosse da uomini come De Sanctis o A.C. De Meis, che pure avevano con favore guardato al progresse delle scienze in quegli anni””. (pag 65-66)”,”MITS-286″ “ARFE’ Gaetano supervisione scientifica, PISI Guido ideazione e coordinamento generale, CASALI Luciano CATTINI Marco SERENI Umberto comitato scientifico coordinamento delle sezioni, scritti di CATTINI Marco QUINTELLI Carlo MIANI ULUHOGIAN Franca CAPRA Marco BOTTIONI Graziano GENOVESI Giovanni e QUINTAVALLA Paolo MINARDI Marco CATTANEO Angelo ALESSANDRINI Clelia OLIVETTI Anna Paola e ZANETTI Paola COSTANTINI Roberto GHIRETTI Mario CASALI Luciano GAGLIANI Daniella SERENI Umberto BONARDI Pietro GIUFFREDI Massimo”,”Dietro le barricate, Parma, 1922. Mostra Parco ex Eridania, 30 aprile, 30 maggio 1983″,”scritti di CATTINI Marco QUINTELLI Carlo MIANI ULUHOGIAN Franca CAPRA Marco BOTTIONI Graziano GENOVESI Giovanni e QUINTAVALLA Paolo MINARDI Marco CATTANEO Angelo ALESSANDRINI Clelia OLIVETTI Anna Paola e ZANETTI Paola COSTANTINI Roberto GHIRETTI Mario CASALI Luciano GAGLIANI Daniella SERENI Umberto BONARDI Pietro GIUFFREDI Massimo”,”ITAD-049″ “ARFE’ Gaetano”,”Storia dell’ Avanti!”,”Nasce nel 1896 come quotidiano dei lavoratori italiani e organo del partito socialista. Si interrompe con l’ascesa del fascismo. Riprende all’estero come ‘Nuovo Avanti’ e porta avanti la politica di unificazione socialista e di unità d’azione con il partito comunista. Nel 1917 si apre per l’Avant! un periodo nuovo, con la crisi di Caporetto e la rivoluzione in Russia “”Nonostante la scarsità di notizie, la solidarietà dell’Avanti! con la rivoluzione è immediata e senza riserve. Lunghe precedenti campagne antizariste, condotte dallo stesso giornale, avevano preparato i socialisti italiani a circondare di ammirazione e di affetto i rivoluzionari russi. La condotta dei bolscevichi durante la guerra era valsa a ridare nuovo vigore agli antichi sentimenti e a essi si guarda già durante la prima fase della rivoluzione come ai veri futuri protagonisti. Il governo Kerenski è considerato dall’Avanti!, fin dal primo momento, come transitorio e comunque non tale da rappresentare lo spirito della rivoluzione in marcia. Alla rivoluzione proletaria non si addice un governo borghese, afferma il giornale, esprimendo al tempo stesso la propria fiducia nei bolscevichi. Così, già nell’estate del 1917, i rappresentanti dei Soviet, giunti in Italia col permesso dei governi dell’Intesa per invocare la solidarietà dei socialisti italiani col governo Kerenski e con la guerra «democratica», erano stati accolti a Torino da grida inneggianti a Lenin e a Trotzki. Gli stessi nomi, e quelli dei loro maggiori collaboratori, appaiono ora circondati da un alone di leggenda. Comincia per l’Avanti! la faticosa caccia a ogni notizia, a ogni voce che si riferisca ai fatti di Russia, e i commenti e le osservazioni che le accompagnano sono talvolta ingenui, ma sempre caldi di entusiasmo. L’idea di una nuova Internazionale che rompa tutti i ponti col passato e della quale i rivoluzionari russi siano il nucleo, comincia naturalmente a farsi strada, prima ancora che si abbia notizia di analogo progetto da parte dei bolscevichi. Si riaccende contemporaneamente il dibattito sui problemi di natura ideologica, dai quali discende la grande strategia rivoluzionaria. E’ Bordiga, innanzi tutto, che dai fatti russi trova conferma di una sua antica linea di pensiero, fatta in realtà di astratto estremismo nel quale il gusto per la deduzione paradossalmente rigorosa prevale su ogni altro interesse. In questo stesso periodo, appare sull’Avanti! la voce del gruppo dirigente della sezione socialista torinese, entro il quale, uno posto di particolare rilievo occupa Antonio Gramsci. Di Gramsci è un suggestivo articolo, apparso il 25 luglio del 1918, nel quale, con linguaggio più hegeliano che leninista, si indaga sulla intima ragione per la quale l’«utopia» bolscevica è passata nel regno della realtà. Sono anche di Gramsci altri interessanti tentativi di analizzare, al lume dell’esperienza leninista, alcuni dei maggiori problemi politici della società italiana. Serrati stesso, sotto il nome di Ariste Tormenti, Panfilo Gentile, numerosi altri collaboratori, più spesso nascosti da pseudonimi, intervengono in questa prima presa di contatto con i problemi scaturiti dalla rivoluzione russa, mentre l’Avanti! cerca di soddisfare l’appassionato interesse dei suoi lettori, pubblicando scritti e lettere di Lenin, Trotzki, di Radek, considerazioni e informazioni sulla rivoluzione e i suoi capi, di Barbusse, di Rolland, di Reed, di Weiss, di Rappoport.”” (pag 115-116)”,”MITS-460″ “ARFÉ Gaetano”,”Storia della politica estera italiana dal 1870 al 1896 (di Federico Chabod).”,”Il primo volume apparso del programma ISPI è opera di Federico Chabod ed è volto a chiarire quali fossero “”le basi, materiali e morali”” dalla quali la politica estera era destinata a svilupparsi. Si tratta cioè di una larga analisi delle condizioni generali d’Italia tra il ’70 e il’96, con lo sguardo costantemente rivolto alla posizione di essa in Europa, ed agli nflussi ideali e politici che dall’Europa si esercitano su di essa. (pag 861)”,”ITQM-003-FGB” “ARFÈ Gaetano, a cura di Franca ASSANTE”,”Storia dell’Avanti!”,”Gaetano Arfè, nato a Somma Vesuviana il 12 novembre 1925, laureato in Lettere e in filosofia presso l’Università di Napoli, ha frequentato quale borsista l’Istituto Italiano per gli Studi storici, presieduto da Benedetto Croce e diretto da Federico Chabod. Funzionario degli Archivi di Stato nelle sedei di Genova, Napoli dove si è diplomato in Paleografia e diplomatica e ha collaborato alla ricostruzione dei registri della Cancelleria angioina distrutti da soldati tedeschi, e poi per lungo tempo di Firenze. Conseguita la libera docenza in Storia contemporanea, ottiene l’incarico di tale disciplina presso le Università di Bari e poi di Salerno. Iscritto al partito socialista nel 1945, segue Saragat nella scissione di palazzo Barberini.”,”MITS-034-FL” “ARFÉ Gaetano”,”Storia del Socialismo italiano (1892-1926).”,”Gaetano Arfé, nato a Somma Vesuviana il 12 novembre 1925, laureato in Lettere e in filosofia presso l’Università di Napoli, ha frequentato quale borsista l’Istituto Italiano per gli Studi storici, presieduto da Benedetto Croce e diretto da Federico Chabod. Funzionario degli Archivi di Stato nelle sedei di Genova, Napoli dove si è diplomato in Paleografia e diplomatica e ha collaborato alla ricostruzione dei registri della Cancelleria angioina distrutti da soldati tedeschi, e poi per lungo tempo di Firenze. Conseguita la libera docenza in Storia contemporanea, ottiene l’incarico di tale disciplina presso le Università di Bari e poi di Salerno. Iscritto al partito socialista nel 1945, segue Saragat nella scissione di palazzo Barberini.”,”MITS-040-FL” “ARFÉ Gaetano; BERTI Nico”,”La leadership morale di Filippo Turati (Arfé); Merlino, un precursore del lib/lab (Berti).”,”Socialismo per turati è un ordine di libertà e di giustizia verso cui la storia spinge…. Dalla sua concezione del partito deriva il mondo in cui Turati concepisce la funzione di chi ne la la rappresentanza.”,”MITS-010-FGB” “ARGAMAKOW Igor”,”Morte da cani. Piccola storia stalinista.”,”Calvario vissuto sessat’anni fa da Alexej Alexandrovic, ufficiale di antica famiglia aristocratica, arrestato la notte del 26/09/1939 e scomparso per sempre negli impenetrabili meandri del sistema repressivo sovietico. Igor Argamakow, alias Argamante, è un russo-polacco naturalizzatosi italiano durante la guerra. Per trent’anni dirigente alla Olivetti, poi uomo d’affari e console onorario del Sud Africa, vive a Trieste, dove si dedica a ricerche storiche.”,”RUSS-081-FL” “ARGENTERI Letizia”,”Tina Modotti. Fra arte e rivoluzione.”,”Letizia Argenteri è professore di Storia nel Dipartimento di ‘Social Sciences’ al San Diego Mesa College e ‘scholar’ affiliata all’UCLA. Nativa di Bollate (Milano), si è laureata in Lingue e Letterature Straniere a Milano. Ha pubblicato tra l’altro ‘Il re borghese. Costume e società nell’Italia di Vittorio Emanuele III’ (Mondadori, 1994).”,”BIOx-004-FSD” “ARGENTIERI Federigo”,”Budapest ’56. La rivoluzione calunniata.”,”Federigo ARGENTIERI, studioso di storia e di politica internazionale, insegna alla John Cabot University di Roma e all’ Università di Firenze. Nella nota 6 si fa riferimento al nostro opuscolo ‘Ungheria. Necessità di un bilancio’.”,”MUNx-025″ “ARGENTIERI Federigo a cura, saggi di Adriano GUERRA Lapo SESTAN Antonio MISSIROLI Renzo DAVIDDI George SCHÖPFLIN Mauro MARTINI Francesco LEONCINI Federigo ARGENTIERI”,”La fine del blocco sovietico.”,”Saggi di Adriano GUERRA Lapo SESTAN Antonio MISSIROLI Renzo DAVIDDI George SCHÖPFLIN Mauro MARTINI Francesco LEONCINI Federigo ARGENTIERI. Federigo ARGENTIERI è responsabile per le ricerche sull’ Europa centro-orientale del CEPSI. Ha scritto varie opere. “”Una parte di questo mito vuole che l’ America (non gli Stati Uniti, ma l’ America) sia una specie di “”super-Europa””, una terra dove sono destinati a scomparire tutti gli impacci, le piccole frustrazioni e gli obblighi meschini cui sono soggetti gli individui in Europa, dove la libertà, le opportunità offerte e le scelte da compiere sono illimitate. Da qui deriva il fatto che le aspettative europee nei confronti dell’ America siano grandissime, come se l’ America stessa incarnasse il sogno di un’ Europa alternativa. Naturalmente si tratta di un ruolo che gli Stati Uniti non possono ricoprire; (…). Nello stesso tempo tra Europa e Stati Uniti esistono differenze molto profonde che spesso vengono colte solo parzialmente”” (pag 150 saggio di George SCHÖPFLIN)”,”EURC-058″ “ARGENTIERI Federigo GIANOTTI Lorenzo”,”L’ Ottobre ungherese.”,”ARGENTIERI Federigo ha studiato i problemi dei paesi ‘socialisti’ dapprima a Budapest presso il Bureau della Federazione della gioventù democratica e poi all’ Istituto Gramsci di Roma. GIANOTTI Lorenzo, senatore, ha pubblicato ‘Automobile, crescita zero’, ‘Trent’anni di lotte alla Fiat’ (De Donato). Si è anche occupato di politica estera seguendo i problemi del movimento pacifista. “”Sulle lezioni da trarre dal caso Rajk, Rakosi fu estremamente chiaro in un discorso all’ assemblea dei quadri comunisti di Budapest e sobborghi. Innanzitutto le confessioni avevano dimostrato che gli imperialisti americani, nel quadro della politica antisovietica, si proponevano l’ obiettivo più circoscritto di “”strappare le democrazie popolari dall’ alleanza con l’ Unione Sovietica””. (…) La lotta alla diversione e al sabotaggio doveva essere considerata un fondamentale impegno di ogni giorno. L’ affermazione “”noi siamo nella stessa posizione in cui ci troveremmo con il mitologico drago dalle sette teste: non abbiamo il tempo di tagliare una testa che un’ altra ricresce””, era una parafrasi della tesi di Stalin sull’ inasprimento della lotta di classe man mano che il socialismo si sviluppava. Infine Rakosi lanciò un avvertimento alle altre democrazie popolari e ai partiti comunisti: le confessioni avevano reso evidente che si stavano “”tessendo piani analoghi a qullo per l’ Ungheria”” in altri paesi. Occorreva procedere ovunque con la stessa determinanzione con la quale l’ Ungheria si era posta sul terreno della vigilanza “”rivoluzionaria””. Peraltro, Rakosi fece redigere una lista di circa trecento comunisti stranieri, che sarebbero stati coinvolti in qualche modo nell’ affare Rajk. Tra questi vi sarebbero stati una sessantina di francesi solo due italiani: uno era Giuliano Pajetta, che fu amico di Rajk dalla guerra di Spagna e fu escluso dal Comitato Centrale del PCI nel congresso del 1951; l’ altro addirittura Luigi Longo, vicesegretario del PCI, il quale si era trovato nella stessa baracca con Rajk nel campo di concentramento del Vernet, dopo la sconfitta della Repubblica spagnola. Il grande rito inquisitorio era compiuto. Esso ebbe gravi conseguenze internazionali””. (pag 62-63)”,”MUNx-033″ “ARGENTIERI Federigo”,”L’ Europa centro-orientale e la Nato dopo il 1999. Il nuovo assetto politico strategico dell’ Europa.”,”ARGENTIERI F. insegna presso l’ Università di Firenze e la John Cabot University dfi RToma. Da molti anni si occupa di storia contemporanea e di questioni politico-strategiche relative all’ Europa centrale e orientale. Con il CeMiSS ha già pubblicato ‘L’ Ucraina, nuovo architrave della sicurezza europea’ (CeMiss papers, 1999). Il CeMiSS è il Centro Militare di Studi Strategici (Ministero della Difesa) fondato nel 1987. Si avvale dell’ opera di esperti civili e militari, italiani ed esteri. Estonia, Lettonia e Lituania. “”Similmente a quasi tutti i paesi cosiddetti dell’ Est, i baltici ottennero l’ indipendenza nel 1918 in seguito al crollo degli Imperi centrali e alla notevole contrazione territoriale di quello russo successiva alla sconfitta e alla rivoluzione bolscevica. Il 23 agosto 1939, le clausole segrete del patto di non aggressione russo-tedesco stipularono l’ annessione all’ Urss di molti dei territori perduti dalla Russia durante e dopo la Prima guerra mondiale, comprese le repubbliche baltiche dove nell’ estate 1940, con cinque anni di anticipo sul resto dell’ Europa centro-orientale, furono sperimentate le tecniche di presa del potere da parte dei partiti comunisti locali attraverso l’ eliminazione, fisica o politica, di tutti coloro che vi opponevano. Sul piano formale, l’ ingresso nell’ Unione delle repubbliche socialiste sovietiche avvenne in seguito a “”elezioni””, vinte dai partiti comunisti locali grazie a brogli, intimidazioni e deportazione forzata di interi settori della popolazione, e alla richiesta, presentata nell’ estate del 1940, di annessione all’ Urss.”” (pag 58-59)”,”EURC-085″ “ARGENTIERI Federigo GIANOTTI Lorenzo”,”L’ Ottobre ungherese.”,”ARGENTIERI Federigo ha studiato i problemi dei paesi ‘socialisti’ dapprima a Budapest presso il Bureau della Federazione della gioventù democratica e poi all’ Istituto Gramsci di Roma. GIANOTTI Lorenzo, senatore, ha pubblicato ‘Automobile, crescita zero’, ‘Trent’anni di lotte alla Fiat’ (De Donato). Si è anche occupato di politica estera seguendo i problemi del movimento pacifista. “”A base delle difficoltà del nuovo corso vi erano altri motivi. Lo scontro tra Nagy e Rákosi accresceva l’ incertezza; peraltro in agosto Farkas rientrò nella Segreteria del partito, grazie ad una petizione firmata da vari membri del CC. I segnali contradditori che provenivano dal vertice; anziché riaprire una dialettica di posizioni alla base, accrebbero la paralisi in apparati disabituati alle differenze e alla battaglia politica aperta. Anche l’ atteggiamento sovietico in campo economico appariva oscillante. Nel 1954 furono sciolte le “”società miste””. Tuttavia Mosca non era disposta ad allargare i cordoni della borsa, anzi “”i negoziati con l’ URSS, che si conclusero con un accordo nel gennaio 1955, mostrarono che l’ Unione sovietica non era disposta a fornirci se non circa il 50 per cento del materiale che ssa aveva esportato in Ungheria l’ anno precedente, ossia soltanto il 36 per cento della merci da noi richieste””.”” (pag 90) “”Emergevano anche le cifre delle esecuzioni. Secondo la “”France Presse””: “”474 dirigenti comunisti di sinistra e nazionali, socialdemocratici e sindacalisti sono stati impiccati, fucilati o sono morti nelle prigioni di Rákosi tra il 1945 e il 1953″”, mentre complessivamente le vittime sarebbero state 20 mila. In questa situazione venivano annunciati il processo e la condanna all’ergastolo di Gábor Péter. I torturatori cominciavano ad essere giudicata. Tutto ciò incoraggiava l’ evoluzione della coscienza collettiva sociale””. (pag 91)”,”UNGx-009″ “ARGENTIERI Federigo, saggi di GUERRA Adriano SESTAN Lapo MISSIROLI Antonio DAVIDDI renzo SCHÖPFLIN George MARTINI Mauro LEONCINI Francesco”,”La fine del blocco sovietico.”,”Federico Argentieri è responsabile per le ricerche sull’Europa centro-orientale del CESPI. Ha scritto L’Ottobre ungherese, in collaborazione con L. Gianotti, e Intervista a M. Vásárhlyi. É membro fondatore dell’Istituto per la storia della rivoluzione ungherese del 1956, sorto a Budapest nel gennaio 1990. Renzp Daviddi lavora come economista presso la Direzione generali per gli Affari economici e finanziari della Commissione delle Comunità europee a Bruxelles. Ha pubblicato numerosi saggi sulle economie dei paesi dell’Europa centro-orientale e dell’Unione Sovietica. Adriano Guerra, giornalista e storico, è autore di numerosi libri e saggu sull’URSS, sull’Europa orientale e sul movimento comunista. Fra i suoi principali lavori, Gli anni del Cominform, Dopo Breznev, Il giorno che Chruscev parlò. Francesco Leoncini si occupa da oltre vent’anni di storia e politica dell’Europa centro-orientale con particolare riferimento alla Cecoslovacchia. Ha pubblicato tra l’altro: La questione dei Sudeti 1918-1938, L’opposizione all’Est 1956-1981, Che cosa fu la Primavera di Praga?. Lavora all’Università di Venezia. Mauro Martini, redattore capo alla rivista ‘MondOperaio’ e redattore del bimestrale ‘L’Europa ritrovata’, è autore del volume Le mura del Cremlino. Negli ultimi anni ha tradotto in italiano gran parte della produzione pubblicistica dell’ex opposizione democratica in Polonia. Antonio Missiroli ha studiato e si è perfezionato in Storia contemporanea alla Scuola normale superiore di Pisa. Dopo essere stato borsista presso diverse università tedesco-occidentali, è attualmente ricercatore della sezione Europa del CRS. Ha scritto saggi e articoli sui partiti socialisti europei e sulla storia e la cultura dei paesi di lingua tedesca. George Schöpflin insegna Istituzioni politiche dell’Europa orientale presso la London School of Economics e la School of Slavonic and East European Studies dell’Università di Londra. Il suo libro più recente è la raccolta di scritti In Search of Central Europe. Lapo Sestan è ricercatore presso il Dipartimento di studi dell’Europa orientale dell’Istituto universitario orientale di Napoli. Ha pubblicato su riviste e libri vari saggi sulla politica estera sovietica. Ha curato il volume CESPI, La politica estera della perestrojka.”,”EURC-017-FL” ” ARGENTIERI Federigo”,”Ungheria 1956. La rivoluzione calunniata.”,”Federigo Argentieri è responsabile per le ricerche sull’Europa centro-orientale del CESPI. Ha scritto L’Ottobre ungherese, in collaborazione con L. Gianotti, e Intervista a M. Vásárhlyi. É membro fondatore dell’Istituto per la storia della rivoluzione ungherese del 1956, sorto a Budapest nel gennaio 1990. F.Argentieri insegna alla John Cabot University di Roma e all’Università di Firenze.”,”MUNx-003-FL” ” ARGENTIERI Federigo”,”Budapest 1956. La rivoluzione calunniata.”,”Federigo Argentieri è responsabile per le ricerche sull’Europa centro-orientale del CESPI. Ha scritto L’Ottobre ungherese, in collaborazione con L. Gianotti, e Intervista a M. Vásárhlyi. É membro fondatore dell’Istituto per la storia della rivoluzione ungherese del 1956, sorto a Budapest nel gennaio 1990. F. Argentieri insegna alla John Cabot University di Roma e all’Università di Firenze.”,”MUNx-004-FL” “ARGENTIERI Federigo”,”Ungheria 1956: La Rivoluzione calunniata.”,”Federigo Argentieri è responsabile per le ricerche sull’Europa centro-orientale del CESPI. Ha scritto L’Ottobre ungherese, in collaborazione con L. Gianotti, e Intervista a M. Vásárhlyi. É membro fondatore dell’Istituto per la storia della rivoluzione ungherese del 1956, sorto a Budapest nel gennaio 1990. F.Argentieri insegna alla John Cabot University di Roma e all’Università di Firenze.”,”MUNx-009-FL” ” ARGENTIERI Federigo”,”Budapest 1956. La rivoluzione calunniata.”,”Federigo Argentieri è responsabile per le ricerche sull’Europa centro-orientale del CESPI. Ha scritto L’Ottobre ungherese, in collaborazione con L. Gianotti, e Intervista a M. Vásárhlyi. É membro fondatore dell’Istituto per la storia della rivoluzione ungherese del 1956, sorto a Budapest nel gennaio 1990. F.Argentieri insegna alla John Cabot University di Roma e all’Università di Firenze.”,”MUNx-015-FL” “ARGENTIERI Federigo”,”Il proletariato contro la dittatura. Protagonisti e interpreti del 1956 ungherese.”,”Quarta edizione di un testo uscito per la prima volta 25 anni fa, nel novembre 1996, come allegato al quotidiano ‘L’Unità’ con il titolo ‘Budapest 1956 – La rivoluzione calunniata’. La terza edizione amplikata e riveduta uscì quindici anni fa nel 2006 in occasione del cinquantesimo del ’56 ungherese. “”L’analisi qui sviluppata costituiva una risposta a quelle tendenze anarco-trotskiste così temute da Giovanni Russo, presenti in misura trascurabile all’interno della rivoluzione, che vedevano semplicemente l’aspetto soviettista e antiburocratico del sollevamento e consideravano il pluripartitismo come un orpello superfluo, se non una degenerazione borghese: tali posizioni avevano trovato eco tanto in Jugoslavia, in particolare nel discorso sull’Ungheria pronunciato il 7 dicembre 1956 dall’ideolgo E. Kardelj davanti all’Assemblea federale di Belgrado (15), quanto in Ocidente, presso alcuni gruppi della sinistra libertaria, come ad esempio il francese ‘Socialisme ou Barbarie’, all’interno di questi ultimi si verificava un’ulteriore diffenziazione, tra chi (anarchici) esaltava la spontaneità e la multiformità dell’auto-organizzazione di massa e chi (trotskisti) rimproverava gli operai di non essersi dotati di un’avanguardia cosciente (16)”” (pag 118-119) [(16) Si vedano rispettivamente C. Castoriadis, ‘La rivoluzione contro la burocrazia’, vol. II, Milano, Sugarco, 1979, pp. 65-73 e 114-116, e A. Anderson, ‘Ungheria ’56 – La comune di Budapest – I Consigli Operai’, Milano, Zero in Condotta, 1990; inoltre C. Lefort, ‘L’invention démocratique’, Paris, Fayard, 1981, specie pp. 224-225. Le classiche posizioni trotskiste sono espresse da Lotta comunista , ‘Ungheria 1956. Necessità di un bilancio’, Milano, 1986] Federigo Argentieri, laureato in Scienze politiche all’Università La Sapienza di Roma e PhD in Storia contemporanea all’Elte di Budapest.”,”MUNx-074″ “[ARGENTON Mario PIASENTI Paride, testi]”,”Cos’è stata la resistenza. Dalla caduta del fasciso alla costituente repubblicana.”,”Dono di RP Il materiale è tratto da un volume curato dal Corpo Volontari della Libertà (CVL) ‘L’Italia dal fascismo alla costituente repbblicana’, testi di Mario Argenton e Paride Piasenti, utilizzato per gentile concessione dello stesso CVL.”,”ITAR-373″ “ARGERI Dante”,”La dialettica dissacrata. Le ragioni della crisi del marxismo.”,”””La dialettica è … l’anima del marxismo, sicché metterla in discussione equivale senz’altro a contestare le smisurate ambizioni teorico-pratiche del così detto «socialismo scientifico»”” (pag 7, prefazione di Pellicani) “”Torno a ripeterlo: porre al centro dell’attenzione il problema dei nessi esistenti tra marxismo e totalitarismo leninista non significa necessariamente pensare che era nelle intenzioni di Marx e di Lenin la creazione di quel sistema di schiavitù generale di Stato chiamato a torto «socialismo reale»”” (pag 9, idem) Nota 24 pag 142 “”Marx fu ossessionato per tutta la vita dal problema della «inversione della coscienza», del ‘quid-pro-quo’, dell’abbaglio alla rovescia la realtà delle cose. Parallelamente, attraverso tutta l’opera ricorre il motivo dell”impulso a confessare’, ossia del «segreto rivelato», dell’ «arcano» o del «mistero» finalmente scoperto o confessato ecc. ecc. Queste ossessioni hanno avuto, fino ad un certo punto, una funzione euristica positiva (ad es. la scoperta della illusione ideologica), per altro verso hanno travolto l’autore, facendogli sisteticamente leggere nelle cose i propri problemi. Sul nesso, in Marx, tra opera e psicologia personale, siamo fondamentalmente d’accordo con le fini osservazioni del Topitsch (‘Per una critica del marxismo’, Bulzoni, Roma, 1977, pagg. 162-174), specialmente). In particolare appare estremamente verosimile l’episodio – riportato da Topitsch – dell?incontro con il tenente Techow, durante il quale Marx, in preda all’ebbrezza, rivela la sua smania di potere e il suo sostanziale disprezzo per gli uomini”” (sic!)”,”TEOC-002-FB” “ARGERI Dante”,”La dialettica dissacrata. Le ragioni della crisi del marxismo.”,”Dante Argeri, nato a Tripoli nel 1940, ha studiato filosofia alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Insegnante nelle scuole secondarie, ha collaborato alle riviste Filosofia, L’Est, Critica sociale. Nel 1972 ha collaborato con l’Istituto Srorico della Resistenza di Cuneo, interessandosi alla realtà concentrazionaria nazista.”,”TEOC-117-FL” “ARIAS Adelardo Fernandez”,”La agonia de Madrid, 1936-1937. Diario de un supervivente.”,”ARIAS Adelardo Fernandez ‘El duende de la Colegiata’, è stato un testimone dell’ assedio di Madrid schierato dalla parte dei franchisti. Calcoli sull’ evacuazione della città di Madrid: “”Così, il calcolo dell’ evacuazione è impraticabile. La prima volta che si ordinò non poté realizzarsi. Ora, dato il suo carattere urgente, non si realizzerà. Basta riflettere un attimo in “”ciò che significa l’ Ordinanza””. Madrid ha oggi circa un milione e mezzo di abitanti. Dato che l’ evacuazione comprende i minori di venti e i maggiori di quarantacinque anni, considerando le eccezioni che l’ ordine specifica, si può calcorare – molto imprecisamente – una “”cifra rotonda”” di: 300.000 persone, quantità minima, a confronto con il totale della popolazione. Calcolando che in ciascun camion dello sgombero salgano: trenta persone, sarebbero necessari per evacuare le 300 mila persone: 10 mila camion! Posti in fila, quando il primo si trova a Valencia, l’ ultimo sarebbe ancora a Madrid.”” (pag 171)”,”MSPG-126″ “ARICÓ José M.”,”Marx y América Latina.”,”Pubblicata per la prima volta nel 1980, questa di Aricó è considerata un’opera fondatrice del pensiero marxista latinoamericano e costituisce uno dei testi centrali di José Aricó. Come sostiene Horacio Crespo nella prefazione a questa edizione: “”Ha aperto una prospettiva radicalmente nuova in uno spazio di riflessione e dibattito intorno a un problema capitale e, tra l’altro, attuale oggi attraverso schizzi nuovi, originali e veramente controversi: le forme specifiche di ricezione del socialismo in America Latina””. A partire da una lettura contestuale dell’opera di Karl Marx, attraverso la quale i testi si illuminano e si interrogano a vicenda, José Aricó propone una prospettiva critica e originale dalla quale avvicinarsi alle cause dell’elusione dell’America Latina nel pensiero di Marx e, contemporaneamente, indagare le ragioni del disaccordo secolare tra socialismo e continente latinoamericano. Lungi dal mero esercizio filologico, la brillante delucidazione dei contorni precisi di questi problemi consente all’autore di interrogarsi sulla natura e l’autonomia della politica all’interno del lavoro e della tradizione marxista. A trent’anni dalla sua prima edizione, le pagine di Marx e dell’America Latina ci permettono anche di recuperare l’audacia intellettuale e lo spirito politico creativo di José Aricó, che non ha smesso di “”lavorare su Marx”” per evidenziare la sua rilevanza. Bolivar. Marx vedeva in Bolivar una imitazione del bonapartismo. L’articolo su Bolivar fu chiesto da Dana per il New York Daily Tribune, e venne scritto da Marx con il contributo di Engels. Esso avrà una strana fortuna. Quasi sconosciuto fino al 1934, quando fu incluso nelle edizioni russe delle opere di Marx Engels, Aníbal Ponce lo riscoprì per i lettori di lingua spagnola pubblicandolo nel primo numero della sua rivista ‘Dialéctica’, nel marzo del 1936. Dal 1937 in avanti fece parte della raccolta di lavori di Marx ed Engels su ‘La rivoluzione spagnola’, anche se non sono state inserite note al testo da parte dell’editore. Tuttavia nel 1951 il dirigente americano William Z. Foster lo citò favorevolmente nel suo testo ‘Outline Political History of the Americas’, che però fu inserito con una sorta di accettazione acritica non tanto dei testi di Marx ma delle tendenze storiografiche sovietiche (pag 157-159)”,”AMLx-194″ “ARIEMMA Iginio”,”La casa brucia. I Democratici di Sinistra dal PCI ai giorni nostri.”,”ARIEMMA, torinese, negli anni settanta è stato segretario del PCI a Torino e negli anni 1980 segretario regionale del Veneto. Dopo vari incarichi a livello nazionale è stato responsabile dell’ ufficio stampa con A. NATTA e poi con A. OCHETTO. Oggi si occupa di questione settentrionale e di federalismo.”,”PCIx-056″ “ARIENZO Alessandro”,”Alle origini del conservatorismo politico inglese. George Savile e la restaurazione Stuart.”,”Alessandro Arienzo ha conseguito il dottorato in Storia del pensiero politico europeo moderno e contemporaneo presso l’Università degli Studi di Perugia. Collabora con l’università di Napoli Federico II.”,”UKIx-002-FMB” “ARIENZO Alessandro BORRELLI Gianfranco”,”Emergenze democratiche, ragion d Stato, governance, gouvernementalité.”,”Alessandro Arienzo è ricercatore in Storia delle Dottrine politicjhe presso l’Università degli Studi “”Federico II””, si occupa della ‘ragion di stato’ e del machiavellismo nella teoria politica inglese del Cinque e Seicento. Gianfranco Borrelli insegna Filosofia politica e Storia delle dottrine politiche nella stessa Università. Si è occupato della letteratura politica della ragion di Stato e della teoria politica di Thomas Hobbes: Marx. Il conflitto tra potere legislativo e potere governativo nello stato moderno “”L’altro testo che richiamo all’attenzione è lo scritto di Marx del 1843, che costituisce il serrato confronto con i paragrafi della ‘Rechtphilosophie’ di Hegel. Una critica determinata della nozione hegeliana di stato, ove da un canto Marx esalta la centralità del potere legislativo in quanto principale mediazione all’introduzione della novità politica: contemporaneamente, il potere legislativo viene criticato in quanto strumento intrinsecamente contraddittorio poiché, a modo di vedere di Marx, la funzione legislativa rimane di fatto contrapposta alla funzione rappresentativa, politico-astratta, ed alla stessa costituzione. In tale contesto, Marx pone in evidenza un’altra contraddizione che emerge dai testi hegeliani, anche questa direttamente rispondente alle condizioni effettive di funzionamento dello stato moderno, il conflitto tra potere legislativo e potere governativo (‘gesetzgehende Gewaltl Regierungsgewalt’): «Il potere legislativo ha fatto la Rivoluzione francese; esso, là dove ha dominato nella sua specialità, ha fatto, in genere, le grandi rivoluzioni organiche generali; esso non ha combattuto la costituzione, ma una particolare costituzione antiquata, precisamente perché il potere legislativo è stato il rappresentante del popolo, della volontà generale. Per contro il potere governativo ha fatto le piccole rivoluzioni, le rivoluzioni retrograde, le reazioni; esso non ha fatto la rivoluzione per una nuova costituzione contro una invecchiata, ma contro la costituzione, precisamente perché il potere governativo è stato il rappresentante della volontà particolare, soggettiva, della parte magica della volontà (…). Poiché Hegel ha già rivendicato alla sfera della società civile il potere della “”polizia”” e il “”potere giudiziario””, il ‘potere governativo’ non è nient’altro che l’amministrazione, ch’egli sviluppa come ‘burocrazia’ (…). Nel ‘potere governativo’ abbiamo sempre ‘due cose’: l’azione reale e la ragion di Stato di questa azione, come un’altra coscienza reale che, nella sua totale struttura, è la burocrazia (30)”” (pag 36-37) [Alessandro Arienzo Gianfranco Borrelli, ‘Emergenze democratiche, ragion d Stato, governance, gouvernementalité’, Giannini editore, Napoli, 2011] [(30) ‘Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico’, in ‘Opere filosofiche giovanili’, traduzione e note di G. Della Volpe, Roma, 1963, pp. 67-70 e 133] “”In accordo con Tocqueville, che aveva già richiamato le preoccupazioni di Jefferson, Marx segnala i pericoli posti nell’esercizio del potere legislativo in quanto funzione che sancisce una realtà separata dalla società civile. Per questa via, lo stato politico può portare al ‘dispotismo’ di una parte della nazione che riesce a conquistare per via elettorale la maggioranza dei consensi. Inoltre, viene analizzata e denunciata la funzione del potere governativo-esecutivo, assimilato alle funzioni proprie della ragion di Stato. È questo l’annuncio della crisi che rimane destinata, secondo Marx ad attraversare in permanenza il parlamentarismo di tipo rappresentativo: da una parte, le difficoltà nell’attivare un congegno democratico diretto per la presa di decisione politica nel merito dei bisogni che riguardano soggetti e popolazioin; dall’altra parte, il ricorso inevitabile a Luigi Bonaparte, come Marx descriverà negli scritti sulle lotte di classe in Francia e ne ‘Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte’. Vale a dire la necessità da parte di chi detiene il comando politico di ricorrere periodicamente ed inevitabilmente ad una forza concentrata che svolga la funzione decisionale senza alcuna autorizzazione legittimante da parte della popolazione. Ed ancora un altro elemento viene sottolineato da Marx: il potere governativo-esecutivo dello stato moderno produce in permanenza, quindi sui tempi quotidiani dell’esercizio del potere politico, il fenomeno della burocrazia della grande impresa statale con la esplicita finalità di realizzare insieme consenso e controllo su di una parte della società civile grazie a forme governamentali di attivo coinvolgimento di parti notevoli della popolazione: «In un paese come la Francia, in cui il potere esecutivo ha sotto di sé un esercito di più di mezzo milione di funzionari, e dispone quindi continuamente in modo assoluto di una massa enorme di interessi e di esigenze; in cui lo Stato, dalle più ampie manifestazioni della vita fino ai movimenti più insignificanti, dalle sue forme di esistenza più generali sino alla vita privata, avvolge la società borghese, la controlla, la regola, la sorveglia e la tiene sotto tutela: in cui questo corpo di parassiti, grazie alla più straordinaria centralizzazione, acquista una onnipresenza, una onniscienza, una più rapida capacità di movimento e una agilità che trova il suo rispettivo soltanto nello stato di dipendenza e di impotenza e nell’incoerenza informe del vero corpo sociale; si capisce che in un paese simile l’Assemblea nazionale, insieme alla possibilità di disporre dei posti ministeriali, perdesse ogni influenza reale, a meno che non avesse in pari tempo semplificato l’amministrazione dello Stato, ridotto il più possibile l’esercito degli impiegati, in una parola, fatto in modo che la società civile e l’opinione pubblica creassero i loro propri organi, indipendenti dal potere governativo. L’interesse materiale della borghesia francese è precisamente legato nel modo più stretto al mantenimento di quella grande e ramificata macchina statale. Qui essa mette a posto la sua popolazione superflua: qui essa completa, sotto forma di stipendi statali, ciò che non può incassare sotto forma di profitti, inmteressi, renditi e onorari. D’altra parte il suo interesse politico la spingeva ad aumentare di giorno in giorno la repressione, cioè i mezzi e il personale del potere dello Stato. .. Così la borghesia francese era spinta dalla sua stessa situazione di classe, da un lato ad annientare le condizioni di esistenza di ogni potere parlamentare, e quindi anche del suo proprio, dall’altro lato a rendere irresistibile il potere esecutivo che le era ostile» (31)”” (pag 37-39) [Alessandro Arienzo Gianfranco Borrelli, ‘Emergenze democratiche, ragion d Stato, governance, gouvernementalité’, Giannini editore, Napoli, 2011] [(31) K. Marx, ‘Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte’, in ‘Opere scelte’, Roma, 1966, pp. 526-527]”,”TEOP-040-FMB” “ARIENZO Alessandro CARUSO Dario a cura; saggi di Bruno ACCARINO Alessandro ARIENZO Giovanni ARRIGHI Lorenzo BERNINI Gianfranco BORRELLI Fabienne BRUGERE Dario CARUSO Giuseppe DI-MARCO Furio DI-PAOLA Roberto FINELLI Luc FOISNEAU Carlo GALLI Marco GEUNA Simona GIACOMETTI Guillaume LEBLAND Marie GAILLE-NIKODIMOV Bruno MORONCINI Paolo NAPOLI Carlo NITSCH Pasquale PASQUINO Asher SALAH Maurizio ZANARDI”,”Conflitti.”,”Contiene il saggio di Roberto Finelli ‘Il conflitto di Marx tra moderno e postmoderno’ (pag 151-168)”,”TEOS-040-FMB” “ARIES Philippe”,”Le temps de l’ histoire.”,”””La concezione marxista della Storia si basa su delle medie, senza riguardo alle singolarità del momento, se questo non è lo stato dello sviluppo economico”” (pag 42) “”Il materialismo dialettico è stato la tentazione di una coscienza globale della storia (…)”” (pag 43)”,”STOx-076″ “ARIÈS Philippe”,”Storia della morte in Occidente.”,”Philip Ariès (1914-1984), uno tra i maggiori storici francesi del XX secolo, è autore di molti saggi tra i quali, tradotto in italiano: ‘Padri e figli nell’Europa medievale e moderna’ (1960).”,”STOS-225″ “ARIFF Mohamed FAROUK Omar SIDDIQUI M.N. MAN Zakariya MASTURA Michael O. RAHARDJO M.D. PITSUWAN Surin MANNAN M.A.”,”Islam e finanza. Religione musulmana e sistema bancario nel Sud-est asiatico.”,”Bimb, Bank Islam Malaysia Berhad (pag 82)”,”ASIE-034″ “ARISI-ROTA Arianna, a cura di MassimoCACCIARI”,”Profughi.”,”Dedica: ‘ai profughi di ogni tempo e luogo’ ‘Donne, bambini, anziani: sono gli attori di un dramma ormai al centro di nuova attenzione, protagonisti di un fermo-immagine che comunica incredulità, rassegnazione, dignità. Quadro-icona dell’esilio ottocentesco, I Profughi di Parga di Francesco Hayez racconta l’abbandono forzato del luogo natale e il trauma collettivo e individuale dello sradicamento. Ma i gesti, gli sguardi smarriti che ci catturano in questo dipinto si fanno oggi carne viva, coinvolgendo lo spettatore dei nostri giorni come quello di allora, poiché sono gli stessi, di quelli a noi così familiari, dei profughi afghani e ucraini, e di coloro che a centinaia sbarcano sulle coste delle nostre isole’. Arianna Arisi Rota ha insegnato Storia dell’Italia contemporanea: l’Ottocento e History of Diplomacy nel Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Pavia. Tra le sue pubblicazioni: Il processo alla Giovine Italia in Lombardia, 1833-1835 (Angeli, 2003); Formare alle professioni. Diplomatici e politici (a cura di, Angeli, 2009). Con il Mulino ha pubblicato anche I piccoli cospiratori. Politica ed emozioni nei primi mazziniani (2010), 1869: il Risorgimento alla deriva. Affari e politica nel caso Lobbia (2015), e Risorgimento. Un viaggio politico e sentimentale (2019). “”Al tempo di Hayez le partenze dei profughi sono prevalentemente imbarchi su navi – volontari o coatti – oppure fughe via terra, a piedi o con mezzi di fortuna. Le direttrici dell’esilio, se si escludono destinazioni nel continente come la Svizzera, il Belgio, la Francia o l’Inghilterra, sono opposte a quelle dei nostri giorni, vanno cioè dall’Europa verso hub insulari quali Corfù e Malta, e raggiungono spesso la sponda del Nord Africa: l’Algeria francese, oppure l’Egitto e la Tunisia, territori ancora legati alla Porta ottomana. Alcuni Stati come l’Impero asburgico e lo Stato Pontificio prevedono persino la deportazione a vita negli Stati Uniti o in Sud America, una strategia pensata per recidere i legami affettivi e materiali dei nemici politici, espellendoli così dal consorzio civile europeo. Spesso salpare e abbandonare tutto per cercare di salvare la vita può voler dire essere catturati in mare e conoscere mesi di detenzione prima di tornare ad errare nel Mediterraneo in cerca di un approdo: è quanto accade ad alcuni tra i profughi dei moti dell’Italia centrale del 1831 – lo stesso anno in cui Hayez espone a Brera – imbarcatisi ad Ancona sull’ ‘Isotta’, una nave malmessa battente bandiera pontificia, subito intercettata da una corvetta austriaca al comando dell’ammiraglio Francesco Bandiera e condotti in carcere a Venezia. Da qui, verranno nuovamente imbarcati con destinazione Marsiglia, correndo il rischio di essere in realtà trasportati in Algeria”” (pag 98-99) [Esiste qualcuno costretto a fuggire, da sempre e ovunque. I profughi di Parga è un dipinto olio su tela del 1831 (grande quasi due metri per tre, iniziato nel 1816) del grande artista italiano Francesco Hayez (Venezia, 1791-Milano, 1882). Si trova nella Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia. Mostra un gruppo di profughi greci in fuga da Parga, piccolo comune greco sull’Adriatico proprio sotto l’attuale Albania, dopo che gli inglesi nel 1819 lo avevano ‘venduto’ all’impero ottomano. Fu esposto subito e per la prima volta al pubblico all’Accademia di Brera. A primavera 2021 il Parlamento ellenico in piazza Sintagma lo ha ospitato per la mostra sul bicentenario della rivoluzione d’indipendenza greca. Il dipinto è ancor più prezioso perché cattura la dimensione intermedia in una migrazione (tanto più se forzata), la sospensione tra la vita che c’era e quella che sarà, tra la normalità quotidiana e un nuovo, stordente senso di alienazione. Insomma l’asimmetria e la diacronia del fenomeno migratorio. Il libro, il saggio della professoressa Arianna Arisi Rota:. ‘I profughi’. Ogni sapiens delocalizzato (forcibly displaced people) è condannato a una condizione (non scelta, nemmeno un poco, e spesso conseguente a una fuga avventurosa) governata dall’arbitrarietà e dalla contingenza. Immaginate da Hayez quasi due secoli fa, le genti di Parga ci parlano delle decine di milioni di altri uomini e donne che hanno avuto la medesima condanna, prima e dopo, degli altri che ancora ora l’hanno o la avranno. La bella interessante collana ‘Icone’ della casa editrice Il Mulino (già una quindicina di titoli) consente di narrare e leggere alcune brevi colte riflessioni scaturite da un’immagine, pensieri provocati da quella specifica immagine, qui la tela sui profughi greci di Hayez esaminata da una notevole esperta. Il saggio della professoressa Arianna Arisi Rota. La docente di storia contemporanea, Storia delle rivoluzioni nel Mediterraneo dell’Ottocento e History of Diplomacy, presso l’Università di Pavia Arianna Arisi Rota (1964) prende spunto dai personaggi rassegnati e dignitosi di un quadro-icona degli esili ottocenteschi (divenne un caso internazionale, come noto molto se ne occupò Foscolo) per affrontare il trauma dello sradicamento, di ogni delocalizzazione forzata. Il volume è appunto dedicato ‘ai profughi di ogni tempo e luogo’, risultando suddiviso in sei capitoli con le note in fondo a ciascuno. Nei primi due l’autrice contestualizza storicamente la decisione inglese nelle vicende mediterranee e documenta la tenace resistenza dei ‘pargioti’. Il terzo (che contiene anche un inserto fotografico a colori, di documentazione visiva) affronta la committenza del quadro e la ‘solidarietà creativa’ emersa attraverso l’asse Berchet-Hayez. Nel quarto e nel quinto il quadro viene acutamente meticolosamente analizzato. Si cerca di rispondere innanzitutto alla domanda sui dolori reali di vivi e morti rappresentati da quel grande pittore, fotoreporter a distanza e ‘genio democratico’ (Mazzini). Continui sono i riferimenti, i dati ulteriori e le comparazioni geopolitiche con situazioni analoghe o storie successive di rifugiati. Il titolo del sesto capitolo segnala, così, una dimensione frequente e ‘senza tempo: partenze, respingimenti, accoglienze’. Come i profughi di Parga, presto dimenticati da quella stessa opinione pubblica internazionale che si era mobilitata per la loro causa, il destino di molti rifugiati finisce rapidamente nell’oblio, bloccandoli per anni in tendopoli e campi concepiti per transitare, non per vivere. Così, il viaggio dei profughi, quello interiore, quello che non finisce mai, è tutto lì, nella tela. La scommessa di Hayez, fare pittura civile, è vinta. (https://librieparole.it/recensioni/7591/profughi-arianna-arisi-rota/)”,”CONx-008-FSD” “ARISTARCO Guido”,”Il dissolvimento della ragione. Discorso sul cinema.”,”Guido Aristarco è nato a Mantova, il 7 ottobre 1918. Ha diretto ‘Cinema Nuovo’ e la rivista-collana ‘Cinema’. Si è occupato come saggista e critico di letteratura sul cinema. Ha pubblicato varie opere tra cui ‘L’arte del film’. Il libro si apre con il capitolo ‘Marx, il cinema e la critica del film. A mo’ di prefazione e proposta di lavoro’ (pag 13-129) “”Se vuoi godere dell’arte, devi essere una persona educata all’arte’ (Marx ) (pag 13) Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”EDIx-002-FAP” “ARISTOFANE”,”Tutte le commedie. Gli acarnesi. I Cavalieri. Le nuvole. Le vespe. La pace. Gli uccelli. Lisistrata. Le Tesmoforiazuse. Le rane. Le donne a Parlamento. Pluto.”,”ARISTOFANE visse tra il 445 e il 385 aC e iniziò a scrivere le sue prime commedie in un momento particolarmente drammatico per la città, Atene coinvolta nello scontro con Sparta nella guerra del Peloponneso. Questa realtà e la preoccupazione per il declino della forza e della ricchezza di Atene sono costantemente presenti nell’ opera di ARISTOFANE che si scaglia con le armi della satira contro coloro che considera responsabili. Celebre l’ attacco contro SOCRATE (Le nuvole) considerato un corruttore di giovani. A lungo sottovalutato, fu riscoperto verso la fine del ‘700 e apprezzato particolarmente da NIETZSCHE.”,”VARx-027″ “ARISTOFANE, a cura di Dario DEL CORNO Giulio GUIDORIZZI Carlo PRATO Massimo VETTA Giuseppe ZANETTO”,”Commedie.”,”Aristofane le notizie biografiche ci provengono da fonti che si possono far risalire all’attività dei grammatici di epoca ellenistica. Fra le poche notizie ulteriori si possono ricordare il nome del padre, Filippo, e il demo di appartenenza, Citadene. La data di nascita è incerta; di norma viene collocata verso il 445/44 a.C., anche se per alcuni studiosi essa andrebbe anticipata intorno al 450. La data di morte più probabile è il 386/85.”,”VARx-148-FL” “ARISTOFANE”,” Le Commedie.”,”Aristofane le notizie biografiche ci provengono da fonti che si possono far risalire all’attività dei grammatici di epoca ellenistica. Fra le poche notizie ulteriori si possono ricordare il nome del padre, Filippo, e il demo di appartenenza, Citadene. La data di nascita è incerta; di norma viene collocata verso il 445/44 a.C., anche se per alcuni studiosi essa andrebbe anticipata intorno al 450. La data di morte più probabile è il 386/85. Benedetto Marzullo (1923) ha studiato a Firenze, con Giorgio Pasquali. Dal 1953 ha insegnato melle Università di Firenze, Padova, Cagliari, Bologna, Roma. Ha istituito nel 1966 la rivista Museum Criticum, pubblicandone trentacinque annate; dal 1970 è nel Comitato coordinatore di Philologus. Dal 1969 ha promosso e guidato a Bologna quel Corso di laurea in Disciplina delle Arti, della Musica e dello Spettacolo DAMS, che oggi ha prodotto repliche straripanti nelle patrie Università, ha collaborato alla creazione di un’analoga e perfezionata struttura a Berlino.”,”VARx-255-FL” “ARISTOFANE, a cura di Raffaele CANTARELLA”,”Lisistrata.”,”Le sole date sicure della vita di Aristofane sono quelle di alcune fra le quaranta commedie che egli compose… (pag IX, premessa). Nacque in Atene ebbe tre figli, anch’essi poeti ma di scarso rilievo. Non partecipò alla vita politica attiva e non ricoprì alcuna carica. Dopo l’eccezionale successo delle ‘Rane’ fu insignito della corona dell’olivo sacro di Pallade, che era onore pari alla corono d’oro per i cittadini benemeriti. Morí poco dopo la rappresentazione della sua ultima commedia, probabilmente nel 385, a sessant’anni circa. (pag IX) ‘Trovare un mezzo per fare cessare finalmente l’inutile guerra fratricida, tra Atene e Sparta, che da vent’anni insanguina e distrugge l’Ellade intera, ecco il pensiero che da lungo tempo angoscia la ateniese Lisistrata (1). Ma la guerra, sono gli uomini a deciderla e a farla; anche se lutti e sofferenze ricadono sullle donne incolpevoli: madri, spose, figlie, sorelle. E che cosa mai possono fare, per opporsi, le povere donne? Ma Lisistrata ha avuto un’idea geniale. Le donne salveranno gli uomini , anche se non vogliono. Per ricondurli alla ragione (e alla pace) esse vieteranno oramai il talamo ai mariti; e li ammetteranno solo quando avrannopromesso di fare la pace. Gli uomini dovranno capitolare: e la nuova incruenta guerra delle donne vincerà la sanguinosa guerra degli uomini…’ (pag V) (1) Anche questo è nome allusivo: ‘colei che distrugge gli eserciti'”,”VARx-012-FAP” “ARISTOTELE a cura di Franco AMERIO”,”Etica nicomachea.”,”Secondo PLATONE la virtù viene concepita come il dominio della ragone sulla passione. Per un altro verso, viene concepita, come l’ intendeva SOCRATE, come conoscenza del bene, sapienza. La virtù è scienza. Per ARISTOTELE la virtù è il giusto mezzo tra due vizi opposti, l’ eccesso o il difetto di passione. Il giusto mezzo sarà stabilito dalla ragion pratica. Quindi virtù come equilibrio, come medietà.”,”FILx-152″ “ARISTOTELE, a cura di Enrico BERTI e Cristina ROSSITTO”,”Il libro primo della “”Metafisica””.”,”Gli esperti sanno il che ma non il perché. “”Orbene, in rapporto all’ agire, sembra che l’ esperienza non differisca affatto dall’ arte, anzi noi vediamo che gli esperti conseguono an che un successo maggiore rispetto a quelli che hanno la ragione delle cose senza avere l’ esperienza (e il motivo di ciò sta nel fatto che l’ esperienza è conoscenza del particolare, mentre l’ arte è conoscenza dell’ universale, e tutte le attività pratiche e produttive si occupano del particolare, giacché il medico non ha sotto cura l’ uomo se non in via accidentale, ma ha sotto cura Callia o Socrate o qualche altro individuo designato con tale appellativo e a cui è cosa accidentale essere uomo; se, pertanto, qualcuno ha la ragione del fatto senza l’ esperienza, e conosce l’ universale, ma ignora il particolare che è in esso, molte volte sbaglia la cura, perché è proprio il particolare quello che bisogna curare); ciò nonostante, però, noi siamo del parere che il sapere e l’ intendere siano proprietà piuttosto dell’ arte che dell’ esperienza, e consideriamo quelli che hanno l’ arte più sapienti di quelli che hanno l’ esperienza, giacché, in tutti, la sapienza consegue piuttosto alla conoscenza: e ciò è dovuto al fatto che gli uni conoscono la causa, gli altri no.”” (pag 57-58)”,”FILx-328″ “ARISTOTELE”,”Opere. Volume sesto. Metafisica.”,”Opere (volume primo): introduzione e indice dei nomi a cura di Gabriele GIANNANTONI “”Tenendo presente che all’inizio abbiamo distinto in quanti modi noi definiamo la sostanza e che uno di questi modi è l’essenza, proprio su questa dobbiamo soffermare la nostra attenzione. E in primo luogo dobbiamo fare, a proposito di essa, alcune precisazioni di carattere dialettico, osservando cioè, che l’essenza di ciascuna cosa è ciò che si afferma essere di per sé. Così, il tuo essere non si identifica affatto col tuo essere-musico, giacché tu non sei musico per il semplice fatto che esisti. Dunque, la tua essenza è ciò che tu sei di per te. Ma neppure è essenza tutto ciò che è di per sé (…)”” (pag 189)”,”FILx-487″ “ARISTOTELE, a cura di Roberto RADICE”,”Aristotele.”,”Roberto Radice (Busto Arsizio, 1947) è professore ordinario di Storia della filosofia antica all’Università Cattolica di Milano. E’ direttore di collane per le edizioni Vita e pensiero e Edizioni Bibla, Milano. Movimento eterno e tempo infinito “”(…) il primo motore muove di un movimento eterno e per un tempo infinito. E’ certo, pertanto, che esso è indivisibile, sprovvisto di parti e di grandezza”” (Fisica, 266 a 10)”” (pag 122)”,”FILx-541″ “ARISTOTELE, a cura di Renato LAURENTI”,”Il trattato sull’economia.”,”””nessuno cura gli affari altrui allo stesso modo che i propri, sicché, per quanto è possibile, conviene prendersene cura da sé”” (pag 18)”,”FILx-001-RC” “ARISTOTELE, a cura di Renato LAURENTI”,”Politica.”,”Testo fondamentale di tutta la tradizione politica occidentale. “”La ‘politeia’ (…) è la costituzione in cui convengono, in maniera più vistasa, ricchi e poveri, le due classi fondamentali di ogni ‘polis”” (pag XVII) Aristotele: Forme politiche. “”Ma bisogna paralre un po’ più a lungo sulla natura di ciascuna di queste costituzioni: l’argomento presenta alcune difficoltà ed è proprio di chi in ogni investigazione segue un metodo scientifico e non guarda solo all’aspetto pratico non tralasciare né trascurare alcunché, bensì chiarire la verità su ogni cosa. La tirannide, come s’è detto, è una monarchia che esercita potre dispotico sulla comunità politica: c’è oligarchia quando sono sovrani del regime coloro che hanno proprietà, democrazia, al contrario, quando lo sono coloro che non possiedono grandi proprietà, ma sono poveri”” (pag 85)”,”FILx-002-FC” “ARISTOTELE, a cura di Antonio RUSSO”,”La Fisica.”,”””Tutto ciò che cangia, cangia o per accidente, (…) oppure si dice che una cosa cangia, semplicemente per il fatto che cangia solo qualche parte di essa….”” (pag 125)”,”FILx-001-FRR” “ARISTOTELE, a cura di Armando PLEBE”,”Grande etica – Etica eudemia.”,”””È dunque evidente dalle cose che abbiamo detto che tutti riportano la felicità a tre generi di vita: quello politico, quello filosofico e quello edonistico”” (pag 105) [Etica Eudemia]”,”FILx-002-FRR” “ARISTOTELE, a cura di Manara VALGIMIGLI”,”Poetica.”,”””È dunque evidente dalle cose che abbiamo detto che tutti riportano la felicità a tre generi di vita: quello politico, quello filosofico e quello edonistico”” (pag 105) [Etica Eudemia]”,”FILx-003-FRR” “ARISTOTELE”,”Generazione e corruzione.”,”””Dinanzi ai contrasti dei predecessori Aristotele scrive: «… il motivo di questo contrasto di opinioni è nel fatto che una cosa va studiata nella sua totalità, mentre di fatto gli uni e gli altri si trovano a non indagare che una parte”” (1). In questa affermazione è implicita tutta la giustificazione della ragione sintetica dominante l’opera aristotelica, e del suo spirito sistematico”” (pag 9, introduzione) (1) 1, 7. 323b 17″,”FILx-006-FRR” “ARISTOTELE, a cura di Antonio RUSSO”,”Metafisica.”,”””Si dicono «opposti» la contraddizione, i contrari, i relativi, la privazione, lo stato e i punti di partenza e di arrivo dei processi di generazione; inoltre, tutte le cose che non possono essere contemporaneamente presenti nel medesimo sostrato che le riceve (…)”” (pag 141)”,”FILx-032-FRR” “ARISTOTELE, a cura di Carlo Augusto VIANO”,”Politica e Costituzione di Atene.”,”””Bisogna innanzitutto stabilire se la monarchia costituisca un solo genere o se si differenzi in generi diversi; ed è facile accorgersi che essa comprende più generi in ognuno dei quali il comando si esercita in modo diverso. Nella costituzione spartana il regno è più che in ogni altro luogo ispirato al rispetto delle leggi, sicché ad esso non spetta l’autorità assoluta, ma solo il comando supremo nella condotta della guerra, quando l’esercito è uscito in territorio straniero, e l’assoluto potere nelle pratiche di culto. Questo tipo di regno è, perciò, una specie di supremo comando militare il cui titolare non viene nominato da nessuno ed è di durata perpetua. Infatti i re non hanno diritto di vita e di morte, se non in qualche tipo particolare di regno, per esempio nelle età antiche quando si trattava di spedizioni militari dove valeva la legge della forza. Lo testimonia Omero: infatti Agamennone sopportava le ingiurie nell’assemblea, ma era padrone della vita dei suoi quando l’esercito usciva in battaglia. Dice il poeta: «Per chi dalla mischia assente trovi vano sarà l’esser sfuggito a cani ed avvoltoi ché da me la morte avrà» (31) Questo è l’unico tipo di regno che possa essere considerato un comando militare vitalizio che può essere assegnato in base alla nascita o in base ad un’elezione. Oltre a questa vi è un’altra specie di monarchia che è propria di molti popoli barbari. Essa ha un potere molto affine a quello delle tirannidi, sebbene sia leggitima e trasmessa per diritto ereditario. Infatti questi popoli barbari, essendo più servili dei Greci (ed i popoli asiatici sono più servili di quelli europei), sopportano senza difficoltà un potere dispotico esercitato su di loro. Per queste ragioni questi regni sono tirannici, sebbene siano sicuri in quanto sono fondati sulla legge e sulla trasmissione ereditaria. (…) Questi sono due tipi di monarchia, ma ce n’è ancora un terzo che vigeva presso gli antichi Greci, praticato da quei sovrani chiamati ‘esimneti’. Si tratta, per così dire, di una tirannide elettiva che differisce da quella che in vigore presso i barbari non perché non sia legale, ma perché non è fondata sul diritto ereditario. (…) Questa sovranità ha un duplice carattere: è tirannica in quanto viene esercitata dispoticamente ed è regia in quanto è di carattere elettivo ed è esercitata con il consenso dei sudditi. Un quarto tipo di monarchia è quella che sorse nei tempi eroici e che, secondo la legge era, ereditaria e basata sul consenso dei sudditi. I primi re furono in genere i primi benefattori del popolo che trasse giovamento dalle loro arti o dalla loro perizia di condottieri in guerra o che, ancora fu da essi raccolto in comunità politica e per mezzo di essi poté procurarsi il territorio; per questo essi diventarono re con il consenso del popolo e poterono trasmettere il loro potere ai discendenti. (…) Queste dunque sono le quattro specie di regno. 1. quello dei tempi eroici (fondato sul consenso e dotato di poteri ben definiti: il comando militare, il potere giudiziario e l’autorità religiosa); 2. quello barbarico (che è legale, dispotico ed ereditario); 3. quello che si chiama ‘esimnetia’ (che è una tirannide elettiva); 4. il tipo spartano di regno (che, in parole semplici, è il comando militare ereditario e vitalizio). Queste quattro specie di regno differiscono tra loro per le caratteristiche che abbiamo messo in luce; 5. il tipo che si ha quando una sola persona è signora di tutto; in questo caso essa ha un’autorità simile a quella che un popolo o una città, a regime familiare, ha sopra gli interessi comuni. Come, infatti, l’economia è una specie di regno della casa, così il regno esercitato su di una città o su di un popolo è l’economia esercitata su di una città o su più città”” (pag 161-163) Aristotele, ‘Politica e Costituzione di Atene’, a cura di Augusto Viano, Utet, Torino, 1955 La citazione pare tratta da ‘Iliade’, II 301, segg., ma non è esatta e pare contaminata con una reminiscenza imprecisa del passo XV, 348 sgg.]”,”FILx-010-FMB” “ARISTOTELE, a cura di Giovanni REALE”,”La metafisica. Vol. I.”,”Aristotele nacque nel 384/3 a.C., da genitori greci, a Stagira, libera pòlis vicina alla penisola Calcidica, colonia di Calcide o, secondo altri, di Andros. Il padre, Nicomaco, era medico e secondo alcuni fu il medico personale del re di Macedonia Aminta III, uno dei predecessori di Filippo II. La madre, Festide, era originaria di Calcide, nell’isola Eubea, dove possedeva una casa nella quale Aristotele si rifugiò prima di morire. É probabile che il padre sia morto quando Aristotele era ancora in tenera età, perchè questi da bambino fu allevato da un certo Prosseno di Atarneo (città greca dell’Asia minore), forse marito di sua sorella (Arimnesta) e padre di Nicanore, che Aristotele nel testamento nominerà suo erede. All’età di 17 anni, cioè 367/6, Aristotele si recò ad Atene, dove entrò a far parte dell’Accademia di Platone e vi rimase vent’anni, cioè fino al 348/7, anno della morte di Platone. Scrisse opere di etica, politica, raccolte sul pensiero generale, pensiero politico in generale, genesi della politica, costituzioni, problemi particolari, costituzione degli Ateniesi. Aristotele morì nel 322/1 a Calcide.”,”FILx-164-FL” “ARISTOTELE, a cura di Giovanni REALE”,”La metafisica. Vol. II.”,”Aristotele nacque nel 384/3 a.C., da genitori greci, a Stagira, libera pòlis vicina alla penisola Calcidica, colonia di Calcide o, secondo altri, di Andros. Il padre, Nicomaco, era medico e secondo alcuni fu il medico personale del re di Macedonia Aminta III, uno dei predecessori di Filippo II. La madre, Festide, era originaria di Calcide, nell’isola Eubea, dove possedeva una casa nella quale Aristotele si rifugiò prima di morire. É probabile che il padre sia morto quando Aristotele era ancora in tenera età, perchè questi da bambino fu allevato da un certo Prosseno di Atarneo (città greca dell’Asia minore), forse marito di sua sorella (Arimnesta) e padre di Nicanore, che Aristotele nel testamento nominerà suo erede. All’età di 17 anni, cioè 367/6, Aristotele si recò ad Atene, dove entrò a far parte dell’Accademia di Platone e vi rimase vent’anni, cioè fino al 348/7, anno della morte di Platone. Scrisse opere di etica, politica, raccolte sul pensiero generale, pensiero politico in generale, genesi della politica, costituzioni, problemi particolari, costituzione degli Ateniesi. Aristotele morì nel 322/1 a Calcide.”,”FILx-165-FL” “ARISTOTELES (ARISTOTELE)”,”La politica.”,”Collana ‘Libros celebres españoles y extranjeros’ direttore letterario V. BLASCO IBAÑEZ “”Non conviene affermare in modo assoluto, come alcuni fanno, che la democrazia consiste in quella forma di governo in cui è signore il popolo; perché a volte nelle oligarchie è la maggioranza che ha la signoria.”” (pag 125)”,”TEOP-193″ “ARKOUN Mohammed”,”La filosofia araba.”,”ARKOUN M è autore di molti libri sulla religione e sulla filosofia islamica.”,”VIOx-159″ “ARMACOST Michael H.”,”Friends or Rivals? The Insider’s Account of U.S.-Japan Relations.”,”Michael H. Armacost è presidente di The Brookins Institution, è stato ambasciatore in Giappone (1989-1993) e sottosegretario di stato per gli affari politici (1984-89) e ambasciatore nelle Filippine. Ha pubblicato ‘The Politics of Weapons Innovation’ e ‘The Foreign Relations of the United States’.”,”RAIx-327″ “ARMANI Giuseppe BEZZA Franco BIAGIANTI Ivo CARPANETTO Dino CERRUTI Marco LANDI Fiorenzo MICHELI Gianni PAGLIERO Giovanni RAO Anna Maria RICUPERATI Giuseppe SABA Franco SALVADORI Roberto G. SCOTTI Aurora, testi di”,”Storia della società italiana. Parte quarta. Volume XII. Il secolo dei lumi e delle riforme.”,”””La rivalutazione della terra e la polemica contro le bardature feudali erano motivi non meno cari ai ‘philosophes’ che ai fisiocrati (e non casualmente Quesnay collabora all’Enciclopedia), ma l’orientamento dei secondi per il potere assoluto e per una società fondata sulla disuguaglianza era destinato a suscitare le critiche dei primi e Voltaire arriverà a scrivere «che un solo uomo sia proprietario di tutte le terre, è un’idea mostruosa» (74) (ciò che non gli impedirà di valutare positivamente il decreto «fisiocratico» che stabiliva, nel settembre del 1774, a opera del Turgot, la libertà del commercio dei grani all’interno del regno e la libertà di importazione). Mettere in evidenza le astrattezze e quasi si direbbe le ingenuità delle dottrine fisiocratiche è agevole e già a suo tempo il Galiani avanzò critiche acute e penetranti (75), che non è qui il caso di ripercorrere. Ed è anche da ricordare che, nonostante le adesioni che ricevette e gli entusiasmi che in molti suscitò, la teoria rimase tale e non ebbe applicazioni che potessero darne una verifica convincente, nemmeno nel Baden dove fu ufficialmente adottata. Tutto questo non deve far dimenticare, però, che, dall’altro lato, la fisiocrazia rappresenta una delle prime elaborazioni razionali e in sé coerenti di un «modello economico». Un modello, oltretutto, che, nel caso specifico, prefigura l’organizzazione capitalistica. Un secolo più tardi Marx scriverà: «Il sistema fisiocratico è la prima concezione sistematica della produzione capitalistica» (76) e, sottolineando l’importanza di aver compreso e posto in primo piano il processo di accumulazione necessario al capitale per i suoi investimenti periodici, antepone a quelle di Adam Smith i meriti dei fisiocrati, anche se essi, a suo dire, hanno confuso il ciclo del denaro con il corso del denaro e anche se non sono riusciti a vedere che il processo di accumulazione non appartiene solo all’agricoltura, ma anche ad altre attività a cominciare da quella manifatturiera-industriale e ha la sua radice non nel tipo di produzione che si privilegia rispetto alle altre, ma nel modo con il quale una certa società organizza la produzione (77). Non solo, ma la fisiocrazia, pur restando separata dalla realtà (prezzi e salari dovunque sono in ascesa continua, anche se non regolare, nel Settecento, e sarebbe sufficiente questo fenomeno, non dovuto a ragioni protezionistiche o non dovuto solo a quelle, al contrario di ciò che ritenevano i seguaci di Quesnay, per rendere inapplicabile la teoria), esprime, in modo indiretto ed efficace al tempo stesso, le aspirazioni, che potremmo chiamare genericamente «borghesi» (ma condivise anche da più di un nobile), di molti proprietari agricoli a un uso più libero delle loro terre e dei prodotti che ne ricavano, a un possesso non condizionato dagli usi civici e a un commercio che garantisca maggiori guadagni”” [Ivo Biagianti – Roberto G. Salvadori, ‘Il riformismo leopoldino in Toscana’, (in) ‘Storia della società italiana. Parte quarta. Volume XII. Il secolo dei lumi e delle riforme’, Teti editore, Milano, 1989] [(73) v. F. Diaz, Filosofia e politica nel Settecento francese’, Torino, 1973; (74) Ivi, cit., a p. 395, n. 2; (75) v. F. Diaz, ‘Filosofia e politica’, cit., pp. 411-418; (76) K. Marx, ‘Il Capitale’, Roma, 1970, L. II, sez. III, cap. XIX, par. I; (77) Ivi, L. I., sez. I, cap. I, par. 4; L. I, sez. V, cap. XIV; L. I, sez. VII, cap. XXII, par. 2; L. II, sez II., cap. X; L. II, sez. II, cap. XVII, par. I]”,”ITAG-029-FL” “ARMAO Fabio PARSI Vittorio Emanuele a cura; coordinamento scientifico: Fabio ARMAO Massimo M. BEBER Luigi BONANATE Lorenzo ORNAGHI V.E. PARSI Alessandro ROMAGNOLI Donato ROMANO Roberto ZOBOLI, collaborazione di Vittorio ANGIOLINI Fabio ARMAO Massimo M. BEBER Nicola BELLINI Simona BERETTA Giampiero BIANCHI Luigi BONANATE Giuliana BOSSI ROCCA Anna CAFFARENA Marco CESA Sergio CHILLE’ Ian CLARK Alessandro COLOMBO Silvio COTELLESSA Massimo DE-LEONARDIS .Raimondo FASSA Marcella FAVRETTO Guido FORMIGONI Marinella FUMAGALLI MERAVIGLIA Gabriella PAGLIANI Vittorio Emanuele PARSI Nicoletta PAVESI Andrea PETTINELLI Roberto POLIDORI Riccardo REDAELLI Alessandro ROMAGNOLI Donato ROMANO Franca RONCAROLO Rocco Walter RONZA Francesco ROSSINI Meri SALATI Pascal SERRES Giorgio VECCHIO Ezio VISCONTI Laura ZANFRINI Roberto ZOBOLI”,”Società internazionale. Vocabolario.”,”Coordinamento scientifico: Fabio ARMAO Massimo M. BEBER Luigi BONANATE Lorenzo ORNAGHI V.E. PARSI Alessandro ROMAGNOLI Donato ROMANO Roberto ZOBOLI, collaborazione di Vittorio ANGIOLINI Fabio ARMAO Massimo M. BEBER Nicola BELLINI Simona BERETTA Giampiero BIANCHI Luigi BONANATE Giuliana BOSSI ROCCA Anna CAFFARENA Marco CESA Sergio CHILLE’ Ian CLARK Alessandro COLOMBO Silvio COTELLESSA Massimo DE-LEONARDIS .Raimondo FASSA Marcella FAVRETTO Guido FORMIGONI Marinella FUMAGALLI MERAVIGLIA Gabriella PAGLIANI Vittorio Emanuele PARSI Nicoletta PAVESI Andrea PETTINELLI Roberto POLIDORI Riccardo REDAELLI Alessandro ROMAGNOLI Donato ROMANO Franca RONCAROLO Rocco Walter RONZA Francesco ROSSINI Meri SALATI Pascal SERRES Giorgio VECCHIO Ezio VISCONTI Laura ZANFRINI Roberto ZOBOLI”,”RAIx-340″ “ARMAO Fabio”,”Capire la guerra.”,”Fabio Armao (Palermo 1957) è ricercatore di Relazioni internazionali presso il Dipartimento di Studi politici dell’Università di Torino. Si occupa delle forme di violenza e delle alternative pacifiste. È autore di saggi e articoli pubblicati anche su ‘Teoria politica’ di cui è membro del comitato di redazione, e su ‘Rivista italiana di scienza politica’ ‘Il nucleo centrale del volume, che consiste nell’analisi di un campione 67 guerre internazionali combattute tra il 1815 e il 1980, ha costituito l’argomento della tesi di dottorato in scienza politica da me concluso nel 1989, ma da allora ha subito numerose modifiche’ (pag 13)”,”QMIx-001-FMB” “ARMATI Cristiano”,”Cuori rossi. La storia, le lotte e i sogni di chi ha pagato con la vita il prezzo delle proprie idee. Dagli eccidi di contadini e operai nel dopoguerra all’esecuzione di Valerio Verbano e Peppino Impastato, dai caduti del ’77 alla morte di Carlo Giuliani.”,”ARMATI Cristiano è nato nel 1974 a Roma la città dove vive e scrive. Giornalista free lance ha scritto pure ‘Roma criminale’ (con Yari Selvetella).”,”ITAC-119″ “ARMELLIN Bruno a cura, autobiografie di Gustavus VASSA Nat TURNER James W.C. PENNINGTON Henry BIBB William Wells BROWN Salomon NORTHUP Frederick DOUGLASS Booker T. WASHINGTON William HALL”,”La condizione dello schiavo. Autobiografie degli schiavi neri negli Stati Uniti.”,”Bruno Armellin ha insegnato in Italia e all’estero (negli Stati Uniti e alla University of Pennsylvania di Filadelfia per due anni).”,”CONx-242″ “ARMELLINI Antonio”,”L’elefante ha messo le ali. L’India del XXI secolo.”,”ARMELLINI Antonio ha collaborato con Altiero Spinelli e Aldo Moro. E’ stato ambasciatore italiano a New Delhi dal 2004 al 2008. Attualmente (2008) è ambasciatore presso l’OCSE di Parigi. “”L’India cerca di costruire una rete di alleanze che la ponga al riparo da cedimenti eccessivi nei confronti della Cina e possa costituire l’ossatura di un quadro di sicurezza regionale, in cui sia immaginabile una graduale diminuzione della presenza americana. Gli ingredienti per un riavvicinamento stabile indo-giapponese ci sono tutti, attraverso la creazione di un “”crescente cooperativo”” che riassorba le spinte espansionistiche di Pechino. Permane ancora una certa miopia nell’approccio tanto degli uni come degli altri, ma i segnali di mutamento si vanno facendo più evidenti. Come ha osservato Brahma Chellaney: “”la collaborazione strategica e la partnership con il Giappone… avranno effetti positivi per la sicurezza dell’Asia. Pochi paesi come l’India e il Giappone hanno a che fare con vicini altrettanto ostili”” (35). Una ricaduta indiretta, ma di particolare interesse, dalla ‘look east policy’ è quella dell’importanza crescente dell’Australia per la politica estera indiana”” (pag 233) (35) ‘The Asian Age, 3 luglio 2007)”,”INDx-126″ “ARMELLINI Antonio”,”L’elefante ha messo le ali. L’India del XXI secolo.”,”Antonio Armellini ha collaborato con Altiero Spinelli e Aldo Moro. E’ stato ambasciatore italiano a New Delhi dal 2004 al 2008. Attualmente (2008) è ambasciatore presso l’OCSE di Parigi. “”Lo studio della Cia già citato afferma che entro il 2050 l’India sarà la terza potenza mondiale: non vi è ragione, agli occhi di Delhi, perché questa previsione non debba tradursi in un riconoscimento formale sin da adesso, visto che è comunque iscritta a chiare lettere nel ‘karma’ del paese e, pertanto, è una realtà praticamente già attuale”” (pag 183)”,”INDx-013-FC” “ARMENGAUD A. DOMMANGET M. DROZ J. DUBIEF H. GAILLARD Jeanne GODECHOT J. HAMELIN A. VIDALENC J.”,”Etudes.”,”Contiene il saggio di J. DROZ ‘L’ influence de Marx en Allemagne pendant la Révolution de 1848′ (pag 3-16). Quello di H. DUBIEF su Arsene Meunier e di M. DOMMANGET su Auguste Blanqui aà la citadelle de Doullens. “”Les Veillées du Peuple””. “”Il primo numero, oltre alla lettera di Blanqui, conteneva il debutto di una commedia socialista di Eugene Sue: “”M. Duchignon ou La famille, la propriété, la religion””, un articolo pieno di fatti di Toussenel su “”Le seize impôts du vin””, uno studio di Fulgence Girard sullo scoppio della rivoluzione di Febbraio (…). Questo numero porta la data di novembre 1849. In effetti, fu depostitato il 5 dicembre alle tre. Ora, alle quattro, due dei suoi articoli erano incriminati, e il giornale assediato da tre commissari di polizia verso le quattro e mezza. Così non potendo uccidere il giornale in gestazione, lo potevano soffocare nelle fasce! Quale crimine aveva dunque commesso l’umile foglio a cinquanta centesimi? Semplicemente quello di aver iscritto sulle sue prime pagine il nome di Auguste Blanqui, del “”Prometeo della Rivoluzione””, della “”vittima di tutti i dispotismi”” (…)””. (pag 72-73, M. Dommanget)”,”QUAR-064″ “ARMENGAUD André MINCHINTON Walter LILLEY Samuel GILLE Bertrand SUPPLE Barry HARTWELL Ronald Max BERGIER J.F. BAIROCH Paul WINCH Donald LEWIS M.J.T.”,”La Rivoluzione industriale. Storia economica d’Europa. Volume terzo.”,”Contiene il capitolo VII: La borghesia industriale e l’ascesa della classe operaia (1700-1914) di J.F. Bergier (pag 357-407) Capitolo IX: Le origini dell’economia come scienza (1750-1870) di Donald Winch (ultimo paragrafo: ‘Il culmine dell’economia politica classica: Karl Marx e John Stuart Mill’) (pag 461-526) “”Secondo il punto di vista di Marx la scienza borghese dell’economia politica aveva raggiunto il suo culmine in Inghilterra con l’opera di Ricardo e in Francia con l’opera di Sismondi. Aveva indagato i «reali rapporti di produzione della società borghese» e aveva messo a nudo molti dei meccanismi e delle fonti di conflitto strettamente connesse alla demolizione della società feudale da parte del capitalismo nelle fasi iniziali della sua storia. Il suo errore principale stava nel considerare il capitalismo come la forma «assolutamente finale della produzione sociale, anziché come fase storica transitoria della sua evoluzione». Dopo la morte di Ricardo, lo sviluppo dei conflitti di classe all’interno del capitalismo rese impossibile alla borghesia condurre un’analisi oggettiva delle leggi dello sviluppo capitalistico. L’economia scientifica borghese aveva aperto la strada all’«economia volgare», alla sofisticheria e alla difesa apologetica degli interessi del capitale. In nazioni come la Germania il successivo sviluppo dell’industria moderna e della borghesia non solo aveva reso necessario importare la scienza bella e pronta dall’Inghilterra e dalla Francia, ma ciò era avvenuto in condizioni in cui una ricerca imparziale non era più possibile. Marx considerò proprio compito sviluppare una critica socialista del capitalismo e dell’economia politica per scoprire e portare alla luce le «leggi del movimento» e le contraddizioni interne della società capitalistica, contraddizioni che si sarebbero alla fine rivelate fatali per la continuità dello stesso sistema capitalistico. I materiali di pensiero economico con cui si poteva costruire questa critica – la teoria del valore-lavoro, i salari di sussistenza, il declino dei profitti -, potevano essere cercati e trovati negli scritti di Smith e di Ricardo. Ciò che era necessario fare era una trasformazione e un adattamento di questi materiali da costruzione, in modo da individuare e mettere in evidenza la connessione tra i modi di produzione e i rapporti di classe. Marx si avvide che la teoria del valore-lavoro poteva sostenere un edificio assai più importante di quello dei primi socialisti ricardiani. Si rendeva conto che quella teoria poteva diventare il nucleo della spiegazione delle origini sociali del plusvalore e di una teoria dello sfruttamento di classe. Quando fosse stata posta in rapporto con l’accumulazione del capitale, la teoria del valore-lavoro poteva fornire un quadro della dinamica capitalistica che si modellava sulla dialettica hegeliana ma non conduceva ad una condizione stazionaria di equilibrio, come volevano gli economisti classici, ma alla rivoluzione e all’espropriazione degli espropriatori. Una volta che si fosse realizzato questo obiettivo l’antagonismo tra capitale e lavoro sarebbe emerso in forma più chiara e si sarebbe così potuto dimostrare la natura autodistruttiva degli sforzi fatti dal capitale per espandersi e per mantenere il controllo del plusvalore. Estendendo la logica del modello ricardiano Marx cercò di prendere in considerazione, più di quanto non avessero fatto i precedenti scrittori della tradizione borghese, la realtà della «macchinofattura», delle innovazioni tecniche e delle crisi cicliche del processo di espansione capitalistica. Marx applicò lo stesso tipo di approccio ai suoi predecessori della tradizione socialista. Le loro opere appartenevano ad una fase immatura del capitalismo e della lotta di classe. Conseguentemente anche i rimedi da loro proposti erano immaturi e inadeguati. Non essendo in condizione di discernere la fisionomia della nuova società che si stava creando dall’interno dell’esistente società capitalistica, erano stati costretti a costruire delle utopie basate più sulla ragione che non sulla conoscenza delle leggi della trasformazione storica. Fu una delle caratteristiche positive del sistema marxiano, come veniva considerato dallo stesso Marx, quella di evitare gli errori dei socialisti utopisti, dimostrando che il capitalismo era intrinsecamente autodistruttivo e che non poteva essere riformato con l’eliminazione di specifiche ingiustizie ed abusi”” (pag 511-512) [Donald Winch, ‘Le origini dell’economia come scienza (1750-1870). ‘Il culmine dell’economia politica classica: Karl Marx e John Stuart Mill’] [(in) AaVv, ‘La Rivoluzione industriale. Storia economica d’Europa. Volume terzo’, Torino, 1980]”,”EURE-137″ “ARMENI Ritanna”,”Di questo amore non si deve sapere. La storia di Inessa e Lenin.”,”Ritanna Armeni giornalista e scrittrice ha lavorato al ‘Manifesto’ ‘Il Mondo’, ‘Rinascita’, ‘L’Unità’. E’ stata portavoce di Fausto Bertinotti e ha condotto la trasmissione ‘Otto e mezzo’ con Giuliano Ferrara. Attualmente scrive per ‘L’Osservatore Romano’, ‘Il Foglio’.”,”RIRB-149″ “ARMENI Ritanna”,”Di questo amore non si deve sapere. La storia di Inessa e Lenin.”,”Ottobre “”Aderire o non aderire? La questione non si pone per me. E’ la mia rivoluzione”” (Vladimir Majakovskij) (in apertura) Ritanna Armeni, giornalisa e scrittrice, ha lavorato al ‘Manifesto’, ‘Il Mondo’, Rinascita, L’Unità. E’ stata portavoce di Fausto Bertinotti. Ha condotto la trasmissione ‘Otto e mezzo’ con Giuliano Ferrara. Scrive oggi per ‘L’Osservatore romano’, Il Foglio. “”””Non si possono avere due passioni””, le (Inessa) aveva detto Vladimir Ilic durante la passeggiata al Castello di Wawel”” (pag 101) Non vanno bene gli uomini che corrono dietro alle gonnelle (pag 140) La rivoluzione per Lenin “”esige concentrazione, tensione delle forze… Gli eccessi nella vita sessuale sono un segno di decadenza borghese. Il proletariato è una classe che sale. Non ha bisogno di inebriarsi, di stordirsi, di eccitarsi. Non chiede di ubriacarsi né con eccessi sessuali né con alcol… Dominarsi, disciplinare i propri atti non è schiavitù, neanche in amore». (pag 140)”,”LENS-001-FC” “ARMILLOTTA Giovanni”,”La cosiddetta sinistra.”,”Giovanni Armillotta è direttore responsabile di ‘Africana’. Collabora a varie riviste di geopolitica (Limes e Eurasia), è giornalista e cultore di Storia e istituzioni dei Paesi afro-asiatici all’Università di Pisa”,”ITAP-001-FMDP” “ARMILOTTA Giovanni”,”Imperialismo e rivoluzione latino-americana.”,”Giovanni Armillotta (PhD) (Università di Pisa) è direttore responsabile di ‘Africana’: Collabora a riviste italiane di geopolitica (Limes, Eurasia).”,”AMLx-004-FMDP” “ARMISTEAD David”,”Cristiani in divisa. Un secolo di storia dell’Esercito della Salvezza fra gli italiani (1887-1987).”,”David Armistead nato nel 1946 nel West Yorkshire, Inghiterra, entrò nell’Esercito della Salvezza nel 1971. L’Esercito della Salvezza (in inglese Salvation Army) è un movimento internazionale evangelico, fondato a Londra nel 1865 da William Booth, che lascia la Chiesa metodista (Methodist New Connection) nella quale era ministro di culto per iniziare un’opera umanitaria nei bassifondi di Londra, con lo scopo di diffondere il cristianesimo e portare aiuto ai bisognosi. Secondo il suo fondatore lo scopo dell’Esercito della Salvezza è dimostrare che è possibile e necessario, in un mondo votato al materialismo, vivere un cristianesimo visibile, gioioso ed attivo, cercando in tutti i modi di sconfiggere la fame nel mondo, l’indigenza e il disagio sociale. È la più grande organizzazione missionaria cristiana al mondo, dopo la Chiesa cattolica. (wikip)”,”RELP-013-FMP” “ARMSTRONG Karen”,”Storia di Dio. Da Abramo a oggi: 4000 anni alla ricerca di Dio.”,”Karen Armstrong, per sette anni suora cattolica, è giornalista e cura importanti rubriche televisive di orientamento religioso.”,”RELx-019-FL” “ARNALDI Girolamo”,”L’Italia e i suoi invasori.”,”ARNALDI Girolamo è nato a Pisa nel 1929. Ha studiato a Napoli, è stato archivista di stato e membro della Scuola nazionale di studi medievali. Ha insegnato storia medievale nelle Università di Bologna e La Sapienza di Roma. Si è occupato di storia del papato e di Roma. Dei cronisti italiani, delle origini dell’Università di Bologna, Padova, Napoli, di Dante e l’Italia.”,”ITAG-245″ “ARNALDI Girolamo”,”L’Italia e i suoi invasori.”,”Girolamo Arnaldi è nato a Pisa nel 1929. Ha studiato a Napoli. E’ stato archivista di stato e membro della Scuola nazionale di studi medievali e ha insegnato Storia medievale nelle Università di Bologna e di Roma La Sapienza. Si è occupato di storia del papato e di Roma nell’Alto Medioevo, di Dante e l’Italia.”,”STMED-011-FSD” “ARNAUD Hélène BADIE Bertrand BOUYSSOU Rachel CORDELLIER Serge DIDIOT Béatrice DOMENACH Jean-Luc GEZE Francois LACOSTE Yves LEGUIL-BAYART Jean-Francois MASSIAH Gustave VALLADAO Alfredo G.A. VERGARA Francisco”,”L’état du monde. Edition 1996. Annuaire économique et géopolitique mondial.”,”Comitato di redazione ARNAUD Hélène BADIE Bertrand BOUYSSOU Rachel CORDELLIER Serge DIDIOT Béatrice DOMENACH Jean-Luc GEZE Francois LACOSTE Yves LEGUIL-BAYART Jean-Francois MASSIAH Gustave VALLADAO Alfredo G.A. VERGARA Francisco.”,”STAT-029″ “ARNAUD Hélène BADIE Bertrand CORDELLIER Serge DOMENACH Jean-Luc GEZE Francois LACOSTE Yves LAUPATRE Catherine LENNIKH Annie MASSIAH Gustave VALLADÃO Alfredo G.A. VERGARA Francisco”,”L’état du monde. Edition 1992. Annuaire économique et géopolitique mondial.”,”Comitato di redazione ARNAUD Hélène BADIE Bertrand CORDELLIER Serge DOMENACH Jean-Luc GEZE Francois LACOSTE Yves LAUPATRE Catherine LENNIKH Annie MASSIAH Gustave VALLADÃO Alfredo G.A. VERGARA Francisco.”,”STAT-148″ “ARNAUD Hélène BADIE Bertrand BOUYSSOU Rachel CORDELLIER Serge DIDIOT Béatrice DOMENACH Jean-Luc GEZE Francois LACOSTE Yves LEGUIL-BAYART Jean-Francois MASSIAH Gustave VALLADAO Alfredo G.A. VERGARA Francisco”,”L’état du monde. Edition 1996. Annuaire économique et géopolitique mondial.”,”Comitato di redazione ARNAUD Hélène BADIE Bertrand BOUYSSOU Rachel CORDELLIER Serge DIDIOT Béatrice DOMENACH Jean-Luc GEZE Francois LACOSTE Yves LEGUIL-BAYART Jean-Francois MASSIAH Gustave VALLADAO Alfredo G.A. VERGARA Francisco.”,”STAT-168″ “ARNAULT Jacques”,”Gli operai americani.”,”””Questi tre fattori – rallentamento dell’ immigrazione e diminuzione del “”comportamento tipico dell’ immigrato””; integrazione dei negri nella vita industriale; mescolanza delle popolazioni americane – concorrono in diversa misura a cancellare i particolarismi, le solidarietà di origine etnica o di origine nazionale di cui si è appunto detto che hanno contribuito ad oscurare le realtà di classe””. (pag 173)”,”MUSx-147″ “ARNESEN Eric a cura; saggi di Mary HALE e Ann EDMONDS James SIDBURY Teresa MURPHY Paul KRAUSE Karin A. SHAPIRO Colin J. DAVIS Annelise ORLECK Chris FRIDAY Bryant SIMON Eric ARNESEN Risa L. GOLUBOFF Margaret ROSE Kevin BOYLE”,”The Human Tradition in American Labor History.”,”ARNESEN Eric è professore di storia e di studi afro americani all’Università dell’Illinois, Chicago. Ha scritto e pubblicato vari libri tra cui ‘Waterfront Workers of New Orleans: Race, Class and Politics, 1863-1923’ (1991). Saggi di Mary HALE e Ann EDMONDS James SIDBURY Teresa MURPHY Paul KRAUSE Karin A. SHAPIRO Colin J. DAVIS Annelise ORLECK Chris FRIDAY Bryant SIMON Eric ARNESEN Risa L. GOLUBOFF Margaret ROSE Kevin BOYLE”,”MUSx-248″ “ARNETT Peter”,”Io e Saddam. La mia guerra nel Golfo.”,”ARNETT Peter giornalista neozelandese della CNN, 59 anni, ha seguito come inviato di guerra i conflitti che hanno insanguinato il mondo negli ultimi 35 anni vincendo anche un premio Pulitzer. Le sue esperienze durante la rivolta di GIacarta del 1965 hanno ispirato il film ‘Un anno vissuto pericolosamente’.”,”VIOx-062″ “ARNETT Peter”,”Io e Saddam. La mia guerra nel Golfo.”,”Peter Arnett giornalista neozelandese della CNN, 59 anni, ha seguito come inviato di guerra i conflitti che hanno insanguinato il mondo negli ultimi 35 anni vincendo anche un premio Pulitzer. Le sue esperienze durante la rivolta di GIacarta del 1965 hanno ispirato il film ‘Un anno vissuto pericolosamente’. (1993) “”L’invasione di Panama fu breve, e la stampa ne fu in gran parte esclusa, ma era la prima guerra che costituiva un avvenimento mediatico. La Cnn si dimostrò alla pari delle altre reti quanto a personale e apparecchiature; noleggiò a Miami un jumbo jet L1011 delle Eastern Airlines che atterrò nella Howard Air Force Base nella zona del Canale. Portavamo il materiale di montaggio e il nostro disco satellitare. I militari rimandarono indietro molti reporter sostenendo che non disponevano di spazio, ma io fui uno dei dieci operatori della Cnn che ottennero il permesos di rimanere. (…)”” (pag 26)”,”QMIx-038-FV” “ARNHEIM Rudolf”,”Il pensiero visivo.”,”Di Rudolf ARNHEIM nato a Berlino nel 1904, note per i suoi studi psicologici sulle forme e funzioni artistiche, Einaudi ha pubblicato altri volumi (v. quarta di copertina). “”L’infinito appariva, nella filosofia classica della natura, come un elemento positivo – non semplicemente, cioè, come uno sfondo informe – secondo un atteggiamento che limitava la forma alle unità minime della materia. Gli atomisti – Leucippo, Democrito, Epicuro e più tardi Lucrezio – trattavano l’universo come uniforme e infinito, sebbene lo concepissero non come un continuum, ma come una moltitudine di corpuscoli brulicanti nello spazio vuoto. Nella concezione degli atomisti, il mondo non aveva alcun centro; peraltro essi semplicemente respingevano la centricità come “”oziosa fantasia di folli””, nelle parole di Lucrezio. “”Non può esservi alcun centro nell’infinito”””” (pag 338)”,”SCIx-402″ “ARNHEIM Rudolf”,”Entropia e arte. Saggio sul disordine e l’ordine.”,”L’autore è nato a Berlino nel 1904 e si è laureato in psicologia sperimentale.”,”FILx-234-FRR” “ARNOLD James R.”,”Chickamauga 1863.”,”Le perdite della guerra civile americana. “”La battaglia di Murfreesboro (o Stones River) vide 33.500 fanti e artiglieri sudisti contrapporsi a 40.100 nordisti. Le perdite ammontarono a circa 12.000 uomini per parte. Questa spaventosa percentuale di perdite (pari rispettivamente al 35 e al 30% delle forze) era in netto contrasto con quelle delle battaglie combattute a est.”” (pag 9)”,”USAQ-045″ “ARNOLD James R.”,”Ardenne 1944. L’ultima sfida di Hitler in Occidente.”,”””Durante l’offensiva delle Ardenne, le armate tedesche non riuscirono mai ad avvicinarsi agli obiettivi che si erano prefissi, tuttavia, secondo Bradley, attaccando provocarono battaglie politiche e strategiche ad alto livello che «scossero violentemente, fin quasi a frantumarlo, l’alto comando alleato». Una tale rottura era esattamente quello che Hitler si prefiggeva: da questo punto di vista, l’offensiva «Wacht am Rhein» giunse pericolosamente vicina al successo”” (…). “”Durante l’interrogatorio cui fu sottoposto al termine del conflitto, von Manteuffel riconobbe che gli americani erano riusciti a ostacolare le sue truppe, ma fece notare con orgoglio che le punte avanzate della 2° Divisione Panzer erano arrivate a quattro chilometri della Mosa senza doversi impegnare in combattimenti decisivi. Questo è tutto vero, ma la divisione tedesca ottenne questo risultato solo evitando tutte le posizioni difensive e affidando alle unità d’appoggio il compito di organizzare una via di rifornimento. Secondo von Manteuffel, il fallimento che aveva caratterizzato la seconda ondata era dovuta a carenze intrinseche al piano: ai tedeschi mancava la forza di sostenere l’offensiva e contemporaneamente conquistare le posizioni nemiche evitate dalla prima ondata. Von Manteuffel osservò inoltre che l’alto comando tedesco avrebbe dovuto ripiegare sulla «piccola soluzione» quando divenne evidente che la marcia accanita fino ad Anversa era impraticabile. (…) Di fatto, la vittoria parziale che avrebbero potuto ottenere i tedeschi applicando il piano della «piccola soluzione» non si addiceva agli obiettivi di Hitler, che voleva una vittoria schiacciante e non riusciva a rendersi conto che i mezzi di cui disponeva non corrispondevano alle sue speranze. In ultima analisi, l’offensiva tedesca delle Ardenne non aveva fin dall’inizio ragionevoli possibilità di vittoria”” (pag 86-88)”,”QMIS-193″ “ARNOLD James R.”,”L’offensiva del Tet 1968. Il punto di svolta della guerra del Vietnam.”,”Offensiva del Tet: vittoria militare degli Stati Uniti ma sconfitta mediatica e nella percezione dell’opinione pubblica “”Per venticinque anni le forze militari americane avevano avuto l’abitudine di assumere il ruolo di vittima davanti agli attacchi a sorpresa del nemico: Pearl Harbour, Cassandra, le Ardenne e l’intervento cinese sul Fiume Gialli, tutti eventi che avevano preso gli americani alla sprovvista. La violenza sincronizzata dell’offensiva del Tet è forse comparabile solo a quella tedesca delle Ardenne. E tra tutte le esperienze storiche precedenti, l’offensiva del Tet fu la sola a fornire risultati decisivi. In termini militari convenzionali, il Tet si era rivelato un successo alleato di enorme portata. I comunisti avevano riportato qualcosa come 40.000-50.000 vittime al costo di 4.000 morti e feriti americani e 4.000-8.000 morti dell’ESV. La cosa più importante era che tra le file vietcong erano stati eliminati gli elementi più importanti e insostituibili. (…) Secondo Douglas Spike, uno dei pochi studiosi esperti dei nordvietnamiti e vietcong, «se la Guerra del Vietnam fosse stata un conflitto di natura convenzionale, se tutto fosse stato deciso come nelle guerre che l’avevano preceduta, sarebbe terminata verso la metà del 1968 con la sconfitta delle forze comuniste». La realtà fu ben diversa: il modo in cui l’opinione pubblica percepiva gli scontri a distanza fu sorprendente, soprattutto per i veterani americani. In piedi accanto ai cadaveri del nemico, impilati come legna da ardere all’esterno della base generale dell’unità, un ufficiale di Cavalleria commentò: «Nelle settimane immediatamente seguenti al Tet nessuno parlò né festeggiò il trionfo americano sul campo di battaglia; invece, tutti parlarono di una nostra sconfitta!». E’ importante ricordare che gli strateghi comunisti avevano pianificato l’offensiva più per far colpo sui sudvietnamiti che non sull’opinione pubblica americana”” (pag 85)”,”USAQ-103″ “ARNOL’D Vladimir I.”,”Huygens & Barrow, Newton & Hooke. I primi passi dell’analisi matematica e della storia delle catastrofi, dalle evolventi ai quasicristalli.”,”V.I. Arnol’d svolge la sua attività di ricerca a Mosca, presso l’Istituto Steklov dell’Accademia delle Scienze russa. É uno dei più famosi fisici matematici viventi. Il suo bestseller mondiale La teoria delle catastrofi è stato pubblicato in traduzione italiana dalla nostra casa editrice nel 1990.”,”SCIx-163-FL” “ARNOLD James R.”,”L’offensiva del Tet. I vietcong all’attacco.”,”””Nei precedenti venticinque anni, sembrava essere diventata un’abitudine per gli americani quella di sostenere il ruolo di vittime di attacchi nemici a sorpresa. Pearl Harbor, il passo di Kasserine, l’offensiva delle Ardenne e l’intervento cinese sul fiume Yalu erano tanti tutti eventi che li avevano colti alla sprovvista. La violenza sincronizzata dell’Offensiva del Tet fu uguagliata forse da quella tedesca nelle Ardenne. Di tutti questi attacchi a sorpresa, solo l’Offensiva del Tet conseguì risultati decisivi. Eppure, secondo una valutazione strettamente militare, il Tet fu un grandioso successo degli alleati. Il prezzo pagato dagli americani fu di circa 4000 americani uccisi o feriti, mentre tra i soldati dell’ARVN se ne contarono tra i 4000 e gli 8000; dal canto loro, i comunisti ebbero tra i 40.000 e i 50.000 morti sul campo, e, cosa più importante, un gran numero di combattenti e contingenti locali insostituibili dei vietcong erano morti. In sostanza, il nemico aveva concentrato le proprie forze di cui, tuttavia, una gran parte era stata decimata dalla potenza di fuoco americana. Questo successo sul campo venne offuscato dalle conseguenze politiche dell’Offensiva del Tet, ben più importanti. Ciononostante, il Tet rientrava nel record imbattuto messo a segno dai soldati americani che, tra il 1965 e il 1973, non persero una sola battaglia importante. Come osserva Douglas Pike, uno dei pochi esperti che hanno studiato e compreso i vietcong e i nordvietnamiti: “”Se la guerra del Vietnam fosse stata di tipo convenzionale, se fosse stata decisa sulla base delle guerre del passato, sarebbe terminata già nei primi sei mesi del 1968 con la sconfitta delle forze comuniste””. E effettivamente, il modo in cui l’opinione pubblica percepì la battaglia sbalordì molti veterani americani. In piedi accanto ai cadaveri dei nemici ammucchiati come cataste di legna fori dal quartier generale della sua unità, un ufficiale di cavalleria commentava sorpreso: “”Con nostro grande stupore nelle settimane che seguirono, nessuno rese noto questa impresa descrivendola come una vittoria sul campo di battaglia. Anzi leggevamo che eravamo stati sconfitti!””. È importante ricordare che gli strateghi comunisti avevano messo a punto l’offensiva più per suscitare impressione sudvietnamiti che sull’opinione pubblica americana. Un generale nordvietnamita, Trail Do, commentò dopo la guerra: “”Non abbiamo conseguito il nostro obiettivo principale, cioè quello di spingere la popolazione all’insurrezione in tutto il Sud. Eppure abbiamo inflitto al nemico molte perdite… Quanto a creare un forte impatto negli Stati Uniti, questo non era nostra intenzione, ma il risultato ci è stato propizio”” (pag 87-88)”,”QMIx-315″ “ARNOULD Arthur”,”Histoire populaire et parlementaire de la Commune de Paris.”,”ARNOULD Arthur, nato a Dieuze, Moselle, nel 1833, morto a Parigi nel 1895. Fu uno dei grandi giornalisti d’opposizione all’Impero, amico di Jules Valles. Eletto nel Consiglio della Comune, fu membro di diverse commissioni: relazioni estere, lavoro e scambio, sussistenza, insegnamento. Fu pure responsabile con Vermorel della redazione del ‘Journal officiel’ a partire dal 1° maggio. Di tendenza moderata, si oppose alla maggioranza giacobina. Rifugiato in Svizzera, redigerà questa ‘Storia popolare’. Questo libro secondo Noel sarebbe complementare con quello di Lissagaray. “”C’etait aussi un acte de justice, car il est temps d’en finir avec cet inique préjugé, cette barbarie de la loi, qui, dans ce qu’on appelle aujourd’hui le ‘concubinage’, par opposition au mariage légal, ne frappent que les ‘faibles’: – la femme séduite, l’enfant innocent. L’union de l’homme et de la femme doit être un acte essentiellement libre, accompli par deux personnalités responsables. Dans cette union, les droits comme les devoirs doivent être réciproques et égaux””. (pag 165)”,”MFRC-138″ “ARON Raymond”,”Leçons sur l’histoire. Cours du College de France.”,”L’A fa dialogare le due principali tradizioni intellettuali in cui si è sviluppata la riflessione tra scienze umane, corrente tedesca e corrente anglosassone, e traducendo gli apporti dell’una nel linguaggio dell’altra.”,”STOx-026″ “ARON Raymond introduzione di COFRANCESCO Dino”,”Machiavelli e le tirannie moderne.”,”Titolo saggio introduttivo di COFRANCESCO: ‘Raymond Aron, l’ analisi del totalitarismo come esercizio di liberalismo (realistico e prudente). ARON (Parigi 1905- 1983) tra i più prestigiosi docenti dell’Univ francese, insegna dal 1956 al 1968 sociologia alla Sorbona e, dal 1970 al 1983, Sociologia della civiltà moderna al ‘College de France’.”,”TEOP-066″ “ARON Raymond”,”Dix-huit lecons sur la societé industrielle.”,”””C’è una frase di Marx che amo citare: Le società per azione, la dispersione del capitale delle grandi imprese tra azionariati molteplici costituiscono già una distruzione della proprietà privata. Ben inteso, aggiungeva: nel quadro del capitalismo”” (pag 276)”,”TEOS-064″ “ARON Raymond”,”Le tappe del pensiero sociologico. Montesquieu, Comte, Marx, Tocqueville, Durkheim, Pareto, Weber.”,”ARON Raymond è nato a Parigi nel 1905. Ha insegnato sociologia all’ Università di Parigi dal 1956 al 1968, dal 1970 è prefessore di sociologia della civiltà moderna al College de France. “”Marx dispone di tre diversi termini che spesso sono tradotti con lo stesso termine di alienazione, mentre le tre parole tedesche non hanno esattamente lo stesso significato. I termini sono: Entäusserung, Veräusserung e Entfremdung. Quest’ ultimo è quello che corrisponde, pressappoco, al termine italiano di alienazione, significando etimologicamente: divenire estranei a se stessi””. (pag171)”,”TEOS-065″ “ARON Jean-Paul”,”I moderni. Per farla finita con i “”maitres à penser””.”,”ARON Jean-Paul, filosofo, storico delle scienze e del costume, saggista, drammaturgo, direttore di studi in scienze sociali alla prestigiosa Ecole des Hautes Etudes di Parigi, deve la sua notorietà a due libri tradotti anche in Italia: ‘La Francia a tavola dall’ Ottocento alla Belle Epoque’ (EINAUDI, 1975) e ‘Il pene e la demoralizzazione dell’ Occidente’ (SANSONI 1979).”,”FRAP-059″ “ARON Raymond”,”Plaidoyer pour l’ Europe decadente.”,”””Non voglio negare la ‘legge dello sviluppo ineguale’. Ma questa ineguaglianza non risale al capitalismo e non presenta un carattere specificatamente economico. Quello che determina, in effetti, storicamente, l’ instabilità delle relazioni interstatali, è, in effetti, l’ aumento ineguale delle potenze rispettive degli Stati, la subitanea decadenza di una istituzione militare, l’ ascesa di una entità politica, in precedenza sconosciuta o misconosciuta. L’ ineguale sviluppo di cui parla Lenin costituisce l’ espressione economica di questa instabilità…”” (pag 264) “”… né Marx né Engels hanno elaborato una teoria dell’ imperialismo o della colonizzazione benché Marx, alla fine del Capitale facesse allusione alla colonizzazione e che avesse conosciuto e analizzato la distruzione dell’ artigianato indiano da parte dei cotonieri di Manchester. Né l’ uno né l’ altro hanno cercato nell’ India o nell’ Africa il segreto delle guerre europee. Essi interpretavano queste in funzione dei regimi interni degli Stati e prendevano posizione in favore del o degli Stati la cui vittoria, ai loro occhi, avrebbe favorito le idee o la causa da loro sostenuta e che giudicavano conformi all’ interesse del socialismo. (…)”” (pag 265)”,”TEOC-175″ “ARON Raymond”,”La lutte de classes. Nouvelles lecons sur les societés industrielles.”,”””Marx scriveva: non è sufficiente che degli uomini vivano in mondo analogo perché essi costituiscano una classe, occorre ancora che siano in relazioni sufficientemente strette gli uni con gli altri per scoprire la loro comunità e per opporsi agli altri gruppi”” (pag 103)”,”TEOC-183″ “ARON Raymond”,”In difesa di un’ Europa decadente.”,”Raymond ARON (Parigi, 1905) ha insegnato sociologia all’ Università di Parigi dal 1956 al 1968. Dal 1970 ha insegnato al College de France (sociologia della civiltà moderna). “”…il movimento operaio spontaneo è il tradeunionismo e il tradeunionismo è l’ asservimento ideologico degli operai alla borghesia. Ecco perché il nostro compito (…) è di combattere la spontaneità, di sviare il movimento operaio da questa aspirazione spontanea al tradeunionismo, al cercare rifugio sotto l’ ala della borghesia, per attirarlo invece sotto l’ egida della socialdemocrazia rivoluzionaria”” (Lenin, pag 41) “”Per quale miracolo lo sviluppo delle forze produttive potrebbe avvenire senza che i proletari, le masse, consumino di più? Come potrebbero le industrie produrre merci in serie se queste non fossero alla portata del potere d’ acquisto dei più? In una fase transitoria, i capitalisti, e ancor più i bolscevichi al potere, hano riservato una parte considerevole della produzione per l’ accumulazione del capitale, vale a dire di nuovi mezzi di produzione (o di armamenti). La visione di una minoranza di potentati del capitale che succhiano tutta la ricchezza, in opposizione alle masse in miseria, appartiene al delirio del romanticismo nero”” (Aron, pag 108)”,”TEOC-204″ “ARON Raymond”,”Marxismi immaginari. Filosofia e politica nell’ interpretazione fenomenologico-esistenzialista di Sartre e Merleau-Ponty e in quella strutturalista di Althusser.”,”””Del pari, non avrei nessuna difficoltà a seguire l’ esempio di Sartre e ad “”accettare senza riserve le tesi esposte da Engels nella lettera a Marx: “”Gli uomini fanno la loro storia da sé ma in un ambiente dato che li condiziona””. Aggiungerei volentieri, con Sartre, che questo testo non è dei più chiari e che resta suscettibile di numerose interpretazioni. Un’ altra formula di adesione, ancor più solenne non sconvolge i non marxisti. “”Aderiamo senza riserve a quella formula del Capitale con cui Marx intende definire il suo “”materialismo””: “”Il modo di produzione della vita materiale domina in generale lo sviluppo della vita sociale, politica e intellettuale””. I due termini domina e in generale sfuggono a una definizione precisa in modo che il primato del modo di produzione nella vita materiale, presentato in questa forma, guadagna in fatto di verità quello che perde in incisività”” (pag 110) “”Marx ignorava la distinzione tra filosofia, economia, sociologia, storia, politica, demografia. Ciascuna di queste discipline, oggi separate, con i suoi concetti, le sue pratiche, le sue ambizioni o i suoi pregiudizi, può trovare nell’ opera di Marx suggerimenti per la propria ricerca e al tempo stesso delle ragioni per mettere in causa il campo di studio che si è ritagliato. Marx aveva una coscienza acuta; come gli storici, dell’ interdipendenza dei settori della totalità che gli specialisti isolano a seconda dell’ orientamento della loro curiosità e della specificità della loro concettualizzazione. Ma simultaneamente aveva, come gli economisti o i sociologi, una coscienza acuta dell’ insufficienza della cronaca, della semplice collocazione nel tempo, della successione degli eventi””. (pag 239)”,”TEOC-205″ “ARON Raymond”,”Histoire et dialectique de la violence.”,”””Il marxismo di Sartre, all’ indomani della guerra, arrivava troppo trardi: per quale aberrazione si ostinava a confondere “”il socialismo che veniva dal freddo””, la rivoluzione dall’ alto, l’ accesso al potere del partito grazie alla presenza dell’ Armata Rossa con l’ umanesimo rivoluzionario o la realizzazione dell’ uomo con la rivoluzione? In compenso, la teoria del gruppo in fusione e della folla combattente annuciava lo spontaneismo del gauchisme degli anni 60″” (pag 11)”,”TEOC-207″ “ARON Raymond”,”Paix et guerre entre les nations.”,”Questione unificazione dell’ Europa: “”Makinder est conscient de ce dualisme, mais c’est le destin de son pays qui nourrit et oriente sa recherche. Au regard de la diplomatie et de la strategie, la position insulaire n’existe qu’à partir de l’ unification politique de l’ île. Dans l’ ordre international, une puissance devient insulaire le jour où elle n’à plus de voisin terrestre. Les îles sont unifiées, le continent est divisé: tel est le contraste qui, avant tout, est la cause de la grandeur imperiale du Royaume-Uni. Or ce contraste n’est peut-être pas éternel: non que l’ unité du royaume soit menacée mais l’ unité du continent n’est plus inconcevable””. (pag 199)”,”RAIx-142″ “ARON Raymond”,”Memoires. 50 ans de reflexion politique.”,”Aron (Raymond), giornalista e sociologo francese (Parigi 1905-1983). Professore di sociologia alla Sorbona (1957), pubblicò: L’ uomo contro i tiranni (1946), La sociologia tedesca contemporanea (1949-1950), La filosofia critica della storia (1951), Le guerre a catena (1951), L’ Algeria e la Repubblica (1958), La società industriale e la guerra (1959), Pace e guerra tra le nazioni (1962), Il grande dibattito (1963), Filosofia critica della storia (1964), La lotta delle classi (1964), Saggio sulla libertà (1965), Lo sviluppo sociale (1965, in collaborazione con B. F. Hoselitz), Democrazia e totalitarismo (1965), La società industriale (1966), Le tappe del pensiero sociologico (1967), Storia e dialettica della violenza (1973). Nel 1963 fu eletto membro dell’ Accademia di scienze morali e politiche e dal 1970 fu professore di sociologia della civiltà moderna al Collegio di Francia di Parigi. In Pensare la guerra, Clausewitz (1976) illustrò alcuni princìpi fondamentali sul rapporto fra potenza militare e intelligenza politica in relazione alle armi nucleari. Nel 1977 apparve In difesa di un’ Europa decadente e nel 1983 furono pubblicate le Memorie. (RIZ) Contiene il capitolo: ‘Henry Kissinger et la fin de l’ egemonie americaine’ (pag 607-633) “”Secondo Naville, K. Marx aveva introdotto la quantità nell’ analisi economica. Quello era il suo contributo decisivo nella storia della scienza economica. Ora, siccome il concetto di plusvalore tiene un posto essenziale nell’ analisi marxista, gli posi la questione: “”E’ stato possibile, dopo un secolo, calcolare il plusvalore? (…) Naville, se i miei ricordi sono precisi, non seppe che rispondere, se non che, più o meno, Marx cercava di determinare le quantità. E. Labrousse venne in suo soccorso, ma con un argomento debole, o per meglio dire, privo di senso. “”Non si è ancora calcolato il plusvalore, mi disse, ciò non prova che non si perverrà al suo calcolo nel secolo a venire.”” (…). La sola replica valida fu quella del mio amico Jon Elster: esistono altri concetti, in altre teorie, che non sono quantificabili, senza essere per questo privati della loro validità (…)”” (pag 348-349) “”(…) Kissinger avrebbe risposto che, senza lo scandalo del Watergate, il Nord-Vietnam non avrebbe lanciato, due anni dopo gli accordi del 1973, un’ offensiva generale. Gli accordi di Parigi non salvarono definitivamente la Repubblica del Sud, essi ne implicarono l’ esistenza, che il Nord-Vietnam, di fatto, riconosceva per la prima volta”” (pag 625)”,”FRQM-028″ “ARON Raymond”,”Il ventesimo secolo. Guerre e società industriale.”,”Gli scritti di questo volume sono attinti dai titoli seguenti: – War and Industrial Society. Auguste Comte Memorial Trust Lecture, LSE, 1957 – Nations et Empires, in Encyclopedie francaise, 1957 – L’ Aube de l’ histoire universelle, Lord Samuel Lecture, London, 1960 – Thucydide et le recit historique, in ‘Theory and History’, 1961 – Introduction a M. Weber, Le savant et le politique, PLON, 1959 “”La relazione necessaria fra capitalismo e guerra viene generalmente dimostrata in due fasi: il capitalismo implica l’ espansione imperialista e questa, a sua volta, culmina inevitabilmente in guerre fra imperi. Una vasta letteratura è stata dedicata a questa teoria. In quale misura, e in che senso, un regime basato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione è costretto all’ espansione territoriale? Per provare la necessità dell’ espansione territoriale l’ economista dovrebbe provare, con un’ analisi formale, che tale economia non può procurarsi le materie prime o gli sbocchi di cui ha bisogno. (…) Questa dimostrazione, che fu tentata da Rosa Luxemburg, ha sempre dato per scontato un certo tasso di eccedenza di valore e accumulazione di eccedenza di valore nei due settori (beni di produzione e beni di consumo) (…). (pag 24) “”L’ imperialismo coloniale è ancor meno la causa della prima guerra mondiale. Lenin afferma dogmaticamente che le guerre sono combattute sul continente, ma la posta in gioco sono i possedimenti oltremare. Egli non spiega affatto questa conclusione.”” (pag 28) “”Che si tratti di diplomazia o di battaglia, si passa dalla razionalità all’ irrazionalità senza uscire dall’ intelligibilità immediata. Le battaglie, che Tucidide racconta instancabilmente, ora confermano, ora smentiscono i calcoli degli strateghi. Normalmente lo storico indica gli effettivi da ambo le parti, le disposizioni adottate, la superiorità qualitativa degli uni e degli altri correntemente riconosciuta (superiorità della fanteria spartana e della flotta ateniese). Poi interviene il caso, sotto molteplici forme, in particolare quella che maggiormente spiazza lo stratega: la perdita di controllo sui soldati nel corso della battaglia (…). (pag 179-180)”,”TEOS-088″ “ARON Raymond”,”Scienza e coscienza della società. (Titolo originale: Etudes sociologiques).”,”E’ una raccolta di saggi, conferenze e lezioni curata dagli allievi del grande studioso francese, Raymond ARON. R. ARON (1905-1983) è stato uno dei maggiori sociologi del secolo XX. Nel 1940 seguì DE-GAULLE a Londra dove fu redattore capo della France-Libre. Dal 1956 insegnò sociologia alla Sorbona e fu uno dei più qualificati commentatori politici francesi. Ha scritto varie opere v. retrocopertina. “”Quando ci si riferisce ai testi giovanili di Marx, anteriori al Manifesto comunista, e che sono stati in parte pubblicati soltanto dopo la prima guerra mondiale (in particolare il manoscritto intitolato Economico-filosofico e l’ Ideologia tedesca), si constata che la volontà di rivoluzione sociale è anteriore, nel pensiero di Marx, allo studio della storia e della società contemporanea””. (pag 116) “”Inoltre, se si considera l’ attività professionale, le distinzioni all’ interno del proletariato industriale si sono accresciute a seguito della evoluzione tecnica. Nel 1950, su 51 milioni di persone attive, negli Stati Uniti, vi erano meno di nove milioni di manovali, ivi compresi i 3.530.000 operai agricoli dei quali 1.193.000 membri delle famiglie di coltivatori. La proporzione di questi proletari integrali era dunque caduta al 18% nel 1950, mentre superava il 25% nel 1910 e raggiungeva il 65% nel 1830″”. (pag 117) “”Più importante ancora è la ripartizione della mano d’opera tra i differenti settori dell’ attività economica. Colin Clark, nel suo libro sulle Conditions of Economic Progress, indubbiamente insieme alla General Theory di Keynes il libro più importante di questi ultimi venti anni, ci ha insegnato a distinguere fra tre settori fondamentali, quello delle attività primarie (produzioni agricole e materie prime), quello delle attività secondarie (fabbricazione di oggetti manufatti), quello delle attività terziarie (servizi pubblici, commercio e amministrazione). (…) Negli Stati Uniti, le attività terziarie impiegano attualmente più della metà della mano d’opera, le attività secondarie il 35% circa. Cioè, l’ operaio industriale del tipo marxista non rappresenta la massa umana delle società future, ma una frazione decrescente della popolazione””. (pag 118)”,”TEOS-100″ “ARON Raymond”,”Le marxisme de Marx.”,”Marx, l’ economia e gli economisti. “”Per suggerire che Marx non ragiona da economista, si invocano in generale due argomenti, che sono pure invocati dal padre Bigo e sui quali vado a dire qualche parola. 1. Si fa osservare che Marx non ha una teoria coerente delle crisi e che i diversi testi relativi alle crisi non si integrano facilmente in una teoria generale delle crisi soddisfacente. 2. I molti testi di Marx relativi alla moneta e al credito non si integrano facilmente in una teoria economica d’ insieme. Da qui si può concludere: questo prova a qual punto Marx s’ interessava ai problemi specificatamente e strettamente economici. Penso che questa conclusione è radicalmente falsa. Povero Marx! Se non si fosse interessato ai problemi propriamente economici, perché avrebbe consacrato trentacinque anni a studiarli? Perché avrebbe letto tutti gli economisti del suo tempo? Bisogna vedere quello che Marx ha letto: ha letto tutto quello che si poteva leggere; e non solamente ha scritto Il Capitale, ma ha scritto anche ciò che è contenuto negli otto tomi della traduzione Molitor (1), ovvero uno studio delle teorie del plusvalore e del profitto di tutti gli economisti del suo tempo””. (pag 441)”,”MADS-349″ “ARON Raymond”,”Les élections de mars et la V° République.”,”””La Francia è passata da un tasso medio di 4.6 % alla fine degli anni 1950 a un tasso del 5.8% a partire dal 1960 (aveva conosciuto una forte caduta nel 1958-1959 ma la ripresa era stata rapida). Il ritmo della crescita del suo PNB ha superato quello della Germania con un rapporto di 1.20 a 1 e questo scarto si è ancora accentuato recentemente: il rapporto è passato da 1.23 a 1 per il periodo 1965-1970 e a 1.41 a 1 per i tre anni 1970-1971-1972.”” E’ sufficiente prolungare le tendenze per annunciare “”il volo””: “”Sulla base delle statistiche dell’ OCDE si può prevedere che la Francia avrà un tasso di crescita del 5.7%, in media, per gli anni 1969-1975, tasso che si eleverà a 6.1 nel corso dei cinque anni seguenti. Per la Germania federale, la crescita sarà molto più lenta nel corso del prossimo decennio, con una media annuale del 4.9% (…)””. (pag 14) “”Scartati dal potere, condannati a unirsi al PCF, gonfiati dall’ afflusso di militanti, che, grazie alla loro età, non preservano il ricordo di Stalin e della guerra fredda, i socialisti ritornano a una ideologia marxista che la SFIO non aveva mai rinnegato, a differenza della SPD, ma che, dopo il 1936, e più ancora a partire dal 1947, degradata a livello di un rituale verbale, non ispirava più l’ azione. La trasfigurazione della SFIO in PS con Francois Mitterand primo segretario, non la imputo esclusivamente alle istituzioni. Solo l’ esercizio del potere, in Europa, permette la vittoria dei revisionisti all’ interno del partiti socialisti; 1936, 1945-1958 illustrano questa proposizione.”” (pag 137)”,”FRAV-090″ “ARON Raymond”,”Republique imperiale. Les Etats-Unis dans le monde, 1945-1972.”,”Guerra di Suez e rivolta ungherese. “”E’ a partire dal 1956 e dalle due crisi simultanee, in Europa centrrale e in Medio Oriente, che gli Europei presero coscienza della loro subordinazione al Grande fratello e del prezzo da pagare per la sicurezza che gli assicurava uno più potente tra loro. Ridotto a non all’ essenziale ma alla percezione che ne ebbero gli Europei, l’ avvenimento combinato – Ungheria e Suez – comportò due allineamenti, inevitabili e incompatibili: da una parte, i membri dell’ Alleanza atlantica denunciarono la repressione da parte dell’ Armata rossa della rivoluzione ungherese; dall’ altra, gli Stati Uniti, coalizzati con l’ Unione sovietica, mobilitarono le Nazioni Unite e la coscienza universale per condannare Francesi e Inglesi. L’ azione degli Occidentali uniti rimase verbale, inefficace; l’ azione sovietico-americana contro i Franco-Inglesi ottenne i suoi scopi””. (pag 83)”,”USAP-065″ “ARON Jean Paul KEMPF Roger”,”Il pene e la demoralizzazione dell’ Occidente.”,”ARON Jean Paul è docente alla EHESS, Ecole des hautes etudes en sciences sociales. E’ epistemologo e storico oltre che autore di romanzi, saggi critici e opere teatrali. Ha scritto ‘La Francia a tavola dall’ Ottocento alla Belle Epoque’. Roger KEMPF, etnologo della letteratura, è professore al politecnico di Zurigo. Alessandro FONTANA lavora all’ Ecole normale superieure di Pargii. Ha curato le edizioni italiane delle opere di Michel FOUCAULT e di Gilles DELEUZE e collaborato all’ ‘Enciclopedia’ e alla ‘Storia d’ Italia’ Einaudi. “”La notte aristocratica è percorsa da luci (…). La notte aristocratica sciorina svergognata i peggiori eccessi (…). La notte borghese è disseminata di demoni. Da Restif a Lautréamont, i nottambuli sfiorano prostitute e malviventi. Già nel Medioevo i comuni urbani in via di sviluppo si purificano dei miasmi del piacere e esiliano il carnevale nella notte delle foreste. E quando la stregoneria ossessiona l’ Occidente, le genti delle città risospingono i sabba nelle tenebre dei deserti. Nel 1682, Colbert mette fine alla caccia alle streghe. Nel 1750, si scatena la caccia agli onanisti. Nel XVI secolo, la chiesa delega ai magistrati la funzione punitiva.”” (pag 124)”,”STOS-116″ “ARON Raymond”,”La sociologie allemande contemporaine.”,”””Era riservato a un marxismo borghese, come si è definito la dottrina di Mannheim, di andare al di là del marxismo stesso e di cadere in un relativismo storico integrale di cui la sociologia della conoscenza non è che la traduzione cosidetta scientifica. Mannheim utilizza il concetto totale e generale di ideologia: altrimenti detto la struttura stessa del pensiero, e non solo il contenuto dei risultati, è “”rapportata al piano sociale””, considerato come l’ “”espressione della realtà storica”” e, d’altra parte, nessuna idea di nessun campo sfugge a questa riduzione: tutte sono “”funzione”” del reale. (…)””. (pag 67)”,”TEOS-110″ “ARON Robert”,”Le Socialisme francais face au marxisme.”,”Titolo originario dell’ opera apparsa nel 1970: ‘Le Socialisme francais, victime du marxisme’. Secondo l’ A il socialismo francese dei vari FOURIER, SAINT-SIMON Louis BLANC, BLANQUI e soprattutto PROUDHON che ha ispirato le due rivoluzioni del XIX secolo, il 1848 e la Comune di Parigi si è trovato di fronte il socialismo tedesco di Karl MARX che mirava a ‘indottrinare’ i lavoratori francesi. Rivendicando il 1871 che era di ispirazione blanquista e proudhoniana i marxisti avrebbero commesso una falsificazione della storia. “”Infine Proudhon, lo stesso Proudhon che, presentandosi alla loggia massonica di Besançon, aveva esclamato: “”Giustizia a tutti gli uomini e guerra a Dio, ovvero all’ assoluto””, pronuncia, all’ istituzione della Banca del Popolo, questo giuramento che deve sorprendere: “”Giuro davanti a Dio, davanti agli uomini, sul Vangelo e sulla Costituzione””””. (pag 158)”,”MFRx-230″ “ARON Raimundo”,”La revolucion estudiantil. (Tit.orig.: La revolution introuvable. Réflexions sur la Révolution de Mai)”,”””André Malraux ha terminato con ragione, almeno apparentemente: “”ci siamo noi, i comunisti e nulla più””, dunque si possono fare alcuni chiarimenti. Per la prima volta i gollisti non hanno la maggioranza assoluta: se si vosse uno scrutinio proporzionale si scoprirebbe che il ‘pantano’ (marais, ndr), seconda la formula di Maurice Duverger, ovvero, i francesi che stanno tra il partito socialista e il centro destra, sono sensibilmente più della metà degli elettori””. L’ articolazione “”i gollisti, i comunisti e niente più””, è il risultato dello scrutinio uninominale a due turni. E siccome in Francia si governa a partire da una legittimità elettorale, e siccome le regole della competizione elettorale determinano la struttura dei partiti, il gollismo, nel sistema stabilito, ha ottenuto, nonostante tutto uno dei suoi obiettivi, ha reso praticamente impossibile un governo diverso da quello del generale De-Gaulle e dalla costituzione gollista; (…)””. (pag 113)”,”FRAV-012″ “ARON Raymond”,”La société industrielle et la guerre. Suivi d’ un Tableau de la diplomatie mondiale en 1958.”,”””D’altro lato, tutta la diplomazia di uno Stato deve piegarsi a calcoli di forza e molte decisioni, prese dall’ Unione Sovietica, possono essere interpretate secondo le categorie del gioco tradizionale e invocate come prove che, riguardo ai suoi alleati e ai suoi rivali, l’ Unione Sovietica si muove come qualsiasi altro Stato non ideocratico. Nel 1921, il governo sovietico s’ alleava con una Turchia il cui regime, fuoriuscito da una rivoluzione, aveva perseguitato i comunisti. Nel 1939, Stalin non esita a stringere la mano a quella di Ribbentrop. Nei momenti cruciali, è l’ interesse nazionale che serve da guida agli uomini del Cremlino””. (pag 106)”,”RAIx-207″ “ARON Raymond”,”Il grande dibattito. Introduzione alla strategia atomica. Agli uomini si impone oggi un compito paradossale: utilizzare diplomaticamente la minaccia di ricorrere alle armi nucleari in modo da non essere mai costretti ad eseguire questa minaccia.”,”””Von hier und heute fängt eine neue Eteppe in der Welgeschichte an”” (Da qui, da oggi, incomincia una nuova tappa della storia universale) (pag 5, Goethe la sera della battaglia di Valmy) “”Altri analisti, meno numerosi, venuti dalla scienza politica, H.A. Kissinger, Bernar Brodie, il gruppo di R. Strausz-Huppé, comprendono meglio, anche se non l’ approvano completamente, la volontà francese di darsi un armamento atomico e sarebbero più disposti ad una forza europea di dissuasione o ad un compromesso con l’ ambizione d’ autonomia francese. Nella compagine di Kennedy o di Johnson, attorno al ministro della Difesa Robert MacNamara, la maggiore influenza spetta agli scienziati ed agli analisti che desiderano, anzitutto, rallentare la corsa al progresso ed impedire la disseminazione delle armi nucleari””. (pag 78) “”L’ origine del dibattito è triplice: geografica, politica e strategica. Fra i due blocchi sovietico e atlantico esiste una asimmetria fisica di cui gli strateghi americani sono inclini a sottovalutare il significato. Il blocco sovietico costituisce una massa terrestre contigua e, sebbene si possano immaginare delle ostilità nelle marche dell’ impero senza colpire direttamente la metropoli russa, l’Unione Sovietica e i paesi sovietizzati dell’ Europa orientale, anche se i dirigenti dei satelliti non dipendono più dall’appoggio dell’ URSS, si sentirebbero più spontaneamente solidali che gli Stati Uniti e i paesi dell’ Europa occidentale, questi ultimi a contatto immediato con il nemico potenziale e i primi distanti parecchie migliaia di chilometri.”” (pag 174-175) “”La teoria strategica non è portatrice, come vorrebbero le menti in cerca dell’ assoluto, di una lezione semplice e di una soluzione miracolosa. Il pericolo della violenza è implicito nella pluralità di Stati sovrani e forse nella stessa natura sociale dell’ uomo. Qualsiasi dottrina d’ azione, anche la più pericolosa a scadenza per chi la pratica, può comportare in certe circostanze dei vantaggi. Dissuadere significa, in parole, far paura: chi, possendendo una piccola forza atomica, dà agli altri la sensazione di essere irresponsabile, incosapevole di ciò che è in gioco, eserciterà forse per un qualche tempo un’influenza sproporzionata ai suoi mezzi materiali. Così come Clausewitz, dopo aver teorizzato il concetto di guerra assoluta, ha introdotto a poco a poco i fattori che scavano il solco fra guerra assoluta e guerra reale, è necessario mettere in luce le considerazioni che entrano nei calcoli degli strateghi e che rendono il mondo del duopolio termonucleare meno terrificante di quanto non appaia dalle ricerche degli analisti””. (pag 226-227)”,”RAIx-214″ “ARON Robert a cura, scritti di DANDIEU Arnaud HOLSTEIN Henri IZARD Georges MAULNIER Thierry MILLET Raymond MONNEROT Jules PLISNIER Charles SALLERON Louis SIGAUX Gilbert VOYENNE Bernard”,”De Marx au marxisme, 1848-1948.”,”Un testo inedito di Karl Marx: Il lavoro salariato. (tradotto da Maximilien Rubel e Frederique Berthelot) (pag 301-317) “”Va da sé che l’ economia politica non vede nel ‘proletario’ che l’ ‘operaio’; – il proletario, ossia colui che senza capitale e senza rendita fondiaria, non vive che del lavoro, di un lavoro unilaterale e astratto. Essa può affermare dunque che, esattamente come il cavallo, l’ operaio deve ricevere l’ indispensabile per poter lavorare. Essa non lo considera nel suo tempo libero, nella sua umanità, lasciando questa cura alla giustizia criminale, al medico, alla religione, alle statistiche, alla politica e all’ ufficio di disoccupazione.”” (Marx, pag 312) “”Si può scrivere un libro su Karl Marx pangermanista, raggruppando i testi assai sorprendenti per uno dei leaders della Prima Internazionale. (…)”” (pag 57″,”TEOC-402″ “ARON Raymond”,”L’opium des intellectuels.”,”In apertura: ‘La religion est le soupir de la créature accablée par le malheur, l’âme d’un monde sans coeur, de même qu’elle est l’esprit d’une époque sans esprit. C’est l’opium du peuple.’ (Karl Marx) “”History is again on the move””, formula di Toynbee (pag 202)”,”STOx-140″ “ARON Raymond”,”Le tappe del pensiero sociologico. Montesquieu, Comte, Marx, Tocqueville, Durkheim, Pareto, Weber.”,”Fondo FP 2° copia ARON Raymond è nato a Parigi nel 1905. Ha insegnato sociologia all’ Università di Parigi dal 1956 al 1968, dal 1970 è prefessore di sociologia della civiltà moderna al College de France. “”Marx ha parlato spesso delle ideologie e ha cercato di spiegare i modi di pensare o i sistemi intellettuali con il contesto sociale. L’interpretazione delle idee con la realtà sociale piò essere fatta seguendo diversi metodi. Si possono spiegare i modi di pensare col modo di produzione o con lo stile tecnico della società in questione. Ma la spiegazione che ha ottenuto il maggior successo è quella che attribuisce idee determinate a una certa classe sociale. In generale, Marx intende per ideologia la falsa coscienza o la falsa rappresentazione che una classe sociale si fa della sua situazione e della società nel suo insieme. In larga misura, considera le teorie degli economisti borghesi come un’ideologia di classe. Non già che egli attribuisca agli economisti borghesi l’intenzione di ingannare i lettori o di dare una falsa interpretazione della realtà, ma tende a pensare che una classe non può vedere il mondo se non in base alla sua situazione.”” [Raymond Aron, Le tappe del pensiero sociologico. Montesquieu, Comte, Marx, Tocqueville, Durkheim, Pareto, Weber, 1972] (pag 196-197) “”Marx dispone di tre diversi termini che spesso sono tradotti con lo stesso termine di alienazione, mentre le tre parole tedesche non hanno esattamente lo stesso significato. I termini sono: Entäusserung, Veräusserung e Entfremdung. Quest’ ultimo è quello che corrisponde, pressappoco, al termine italiano di alienazione, significando etimologicamente: divenire estranei a se stessi. L’idea è che in alcune circostanze, o in alcune società, le condizioni fatte all’uomo sono tali che questi diventa estraneo a se stesso, nel senso che non si riconosce più nella sua attività e nelle sue opere””. (pag171) [Raymond Aron, Le tappe del pensiero sociologico. Montesquieu, Comte, Marx, Tocqueville, Durkheim, Pareto, Weber, 1972]”,”TEOP-244″ “ARON Raymond”,”La società industriale. (Tit.orig: Dix-huit leçons sur la société industrielle)”,”ARON Raymond è nato a Parigi nel 1904. Professore di sociologia alla Sorbona, direttore di ‘France Libre’ redattore di ‘Combat’, editorialista de ‘Le Figaro’. E’ autore di molte opere (v. bibliografia) “”(…) Questo riassunto altro non è che un commento alla prefazione di ‘Per la critica dell’economia politica’ di Marx. Come si può interpretare questo testo e quali conseguenze trarne per il problema del metodo? La prima interpretazione possibile, che io chiamo ‘monista’ o metafisica, non è l’interpretazione marxista autentica, anche se alcuni testi di Marx possono suggerirla. Essa consisterebbe nell’affermazione che gli uomini sono integralmente definiti dal lavoro e dalla sua forma d’organizzazione, che i regimi economici si trasformano obbedendo ad un dinamismo loro proprio, senza l’intervento di fenomeni estranei all’ordine economico. Questa interpretazione monista non è quella di Marx, perché Marx non nega l’esistenza di alcuni o l’efficacia di altri fenomeni. Quando cerca d’interpretare il movimento globale della società, egli assegna un posto ai fenomeni intellettuali, politici e religiosi. Nella dialettica della lotta di classe interviene un momento essenziale: la presa di coscienza da parte del proletariato della sua condizione. Proprio perché prende coscienza, in parte grazie ai filosofi, della sua condizione di classe sfruttata, il proletariato diviene una classe rivoluzionaria e può rovesciare il sistema capitalistico. Se tale presa di coscienza è una delle molle della storia, l’intepretazione monista non è conforme al pensiero autentico di Marx. Chiamerò ‘antropologica’ la seconda interpretazione possibile. Per essa i fenomeni economici sono essenziali nell’interpretazione di tutte le società, non perché posseggano una causalità più efficace degli altri, ma perché l’uomo è essenzialmente un essere che lavora. Nella misura in cui l’essenza dell’uomo si realizza nel lavoro, il modo in cui il lavoro è organizzato diviene la caratteristica di ogni società. (…)””. [Raymond Aron, La società industriale, 1965] (pag 46-47)”,”ECOT-180″ “ARON Raymond, a cura di Serge PAUGAM”,”Les sociétés modernes.”,”Nell’indice dei nomi il nome Karl Marx è il più frequente. Marx e il concetto di classe (pag 461-500) “”Reportons-nous, une fois encore, aux textes de Marx. Implicitement, nous y trouvons la distinction que nous venons de faire entre analyse théorique et description concrète. En effet, si nous ouvrons ses ouvrages historiques: ‘Le dix-huit brumaire’; ‘La Révolution de 1848 en Allemagne’ nous y notons des énumérations variées et non systématiques de classes, ici Marx oppose le capitalisme financier au capitalisme industriel, là il s’étend longuement sur les petits commerçants ou sur les petits fermiers. En d’autres termes, il considère les groupes sociaux tels qu’ils lui paraissent se séparer en fait, dans une société particulière, en fonction des communautés ou contradictions d’intérêts. En revanche, dans ‘Le capital’, l’intention de Marx manifestement était de procéder à une détermination rigoureuse des classes ou, si l’on veut, à une théorie de la structure sociale du système. Il n’a pas été jusqu’au bout de la tentative. Il n’est pas impossible cependant de retrouver le mouvement général de l’argumentation et d’en apprécier le bien-fondé. (…) Marx n’aurait-il donc pas pu rattacher les formules agressives mais vagues du ‘Manifeste’ à l’analyse du ‘Capital’? Je pense, au contraire, que cette synthèse était possible. La détermination des classes ne se confond pas avec celle des types de revenus, de même que la lutte des classes n’est pas ‘essentiellement’ économique. Mais il n’en reste pas moins que l’attitude des groupes dans les conflits économiques se rattache étroitement à la place qu’ils occupent dans le procès de production. Tout d’abord chaque groupe, sinon chaque classe, a tendance à utiliser l’influence dont il dispose pour amélierer sa situation économique; il demande à l’Etat de modifier les conditions de la concurrence dès que celles-ci se modifient à son détriment, drotis de douane, contingents, subventions et primes diverses d’une part, interdictions d’entreprises nouvelles, monopole réservé de l’autre, salaire minimum, limitation des immigrations enfin, correspondent également à une intervention de la politique, c’est-à-dire d’une force et d’une volonté collective dans les relations qui, selon la théorie économique, devraient être soumises à la loi de la rivalité libre et de l’échange. En second lieu, fait également indiscutable, le désir de transformer l’ordre social actuel se retrouve avant tout dans les groupes prolétariens, cependant que les groupes bourgeois sont en général, à cet égard, conservateurs. La lutte des classes serait ainsi une donnée positive en un double sens: mais, qu’elle agisse sur la vie économique ou ait pour enjeu la destinée du système lui-même, à l’intérieur de l’ordre capitaliste, pour ou contre cet ordre, elle est ‘essentiellement politique'”” (pag 466-468) [Raymond Aron, Le concept de classe (1939)] [(in) Raymond Aron, a cura di Serge Paugam, Les sociétés modernes, 2006]”,”TEOS-232″ “ARON Raymond”,”Pace e guerra tra le nazioni.”,”ARON Raymond “”La teoria astratta dell’equilibrio è esposta nel modo più semplice e nello stesso tempo più convincente nel piccolo saggio di Hume intitolato ‘On the Balance of Power’. Il punto di partenza dal quale muove David Hume è la domanda: l’idea dell’equilibrio è moderna o solo la formula è stata inventata recentemente, mentre l’idea è vecchia come il mondo? Il secondo termine dell’alternativa è quello vero: (…) “”In tutta la politica della Grecia è evidente l’ansietà per l’equilibrio di potenza, che anzi è espressamente sottolineata dagli storici antichi. Tucidide ritiene che la lega contro Atene, che provocò la guerra del Peloponneso fu interamente dovuta a questo principio. E dopo il declino di Atene, quando i Tebani e gli Spartani si consideravano la supremazia, troviamo che gli Ateniesi (come molte altre repubbliche) si gettarono sempre sul piatto più leggero, cercando di mantenere l’equilibrio della bilancia”” (nota, traduzione italiana di Mauro Misul, in D. Hume, Discorsi politici, saggio VII: ‘Sull’equilbio di potenza, Boringhieri, 1959, pp. 104-12). L’impero persiano agisce non diversamente: “”Il monarca persiano era in realtà, nella sua forza, un piccolo principe, in confronto con le repubbliche greche, e gli convenne perciò, più per sicurezza che per emulazione, interessarsi alle loro contese e sostenere la parte più debole in ogni contrasto””. I successori di Alessando adottarono lo stesso principio: “”I successori di Alessando si mostrarono assai gelosi dell’equilibrio di potenza; una gelosia fondata su una vera politica e sulla prudenza, e che mantenne intatta per molte generazioni la ripartizione avvenuta dopo la moprte di quel famoso conquistatore””. Appartengono al sistema le popolazioni suscettibili di intervenire nella guerra: “”…i principi orientali, considerando i Greci e i Macedoni la sola vera forza militare con cui avessero relazione, tenevano d’occhio attentamente quella parte del mondo”” (pag 159-160) nel testo le citazioni sono riportate in lingua inglese e le traduzioni in italiano in nota L’Impero romano si genera e sottomette gli antichi perché le altre popolazioni, oltre la romana, non sono state in grado di concludere alleanze che le avrebbero salvate dal gioco dell’impero di Roma (pag 160)”,”RAIx-328″ “ARON Raymond”,”Plaidoyer pour l’Europe décadente.”,”L’Europe que l’on appelle décadente, c’est l’Europe de l’Ouest, plus riche, plus féconde, plus civilisée en un mot, que l’autre. C’est aux frontières de cette autre Europe que patrouillent les chiens policiers, que s’allument la nuit les miradors, ainsi que jadis aux limites des camps de concentration. Trente ans après la fin de la guerre, en dépit de la déclaration universelle des Droits de l’Homme des Nations unies, en dépit de la déclaration finale d’Helsinki, les pays qui s’appellent eux-memes socialistes s’efforcent d’empecher les hommes et les idées de franchir la ligne de démarcation. L’avenir appartiendrait-il au despotisme et l’Europe de l’Ouest serait-elle vouée à la décadence, comme le pensait Oswald Spengler, parce qu’elle s’obstine à croire à la démocratie et au libéralisme? Tel est le theme du livre que m’inspire la conjoncture historique. Raymond Aron. “”Lénine [après le livre ‘Que faire?] apporta une deuxième contribution à l’ensemble baptisé marxisme-léninisme par le petit livre intitulé ‘L’imperialisme, stade suprême du capitalisme’, écrit au début de la guerre mondiale. Bien avant 1914, il avait, comme d’autres doctrinaires de la IIe Internationale, évoqué l’exploitation des colonies par les pays capitalistes pour répondre au démenti apparent de l’histoire. Il niait l’élévation du niveau de vie dans les pays capitalistes et il introduisait la notion d’une aristocratie ouvrière qui recevrait de la bourgeoisie le denier de Judas, des salaires relativement élevés pour prix de sa trahison, autrement dit de l’abandon de la lutte de classes au profit de la collaboration des classes. Ainsi s’expliquait, selon lui, le révisionnisme, la propension de certains social-démocrates à compter sur le progrès économique et les réformes ponctuelles pour améliorer le sort du prolétariat sans rompre avec le capitalisme. L’attitude des différents partis socialistes au moment où éclata la guerre européenne l’indigna plus qu’elle ne le surprit: la IIe Internationale tout entière trahissait, et non plus les seuls révisionnistes. Lui et les siens finissaient par incarner seuls le prolétariat mondial et le socialisme. Marx lui-même n’ignorait pas la tendance des sociétés capitalistes à l’expansion vers le dehors; le mode de production capitaliste, le plus avancé, bouleverserait les sociétés traditionelles et couvrirait la planète entière. Il ne regrettait nullement l’expansion tout à la fois de l’Europe et du capitalisme; s’il en dénonçait les cruautés, il discernait aussi les promesses qu’apportait le pillage de la planète par les colonialistes. Aux Indes les Anglais briseraient les survivances d’un mode de production asiatique, l’organisation séculaire des villages, à laquelle se superposait le pouvoir arbitraire d’une bureaucratie inefficace et prédatrice. (…) Lénine aurait pu interpréter la guerre du 1914 comme Marx avait fait celle de 1870. Les Etats européens se sont maintes fois combattus à travers les siècles avant de se donner une économie capitaliste – et Lénine le savait bien. Mais les auteurs, R. Hilferding et surtout J.H. Hobson lui fournissaient une autre issue: démontrer non pas seulement que le Français, les Anglais, les Allemands qui s’étaient partagés l’Afrique méritaient également le qualificatif d”impérialistes’, ce qui ne prête pas au doute, mais qu’ils se détruisaient les uns les autres en un combat inexpiable, ‘parce qu’ils étaient impérialistes’. Il suffisait d’établir un lien entre la structure monopolistique de l’économie capitaliste, le rôle des banques, la concentration du capital d’un côté, les conquêtes coloniales de l’autre, et de décréter ensuite que les expansions rivales des capitalismes nationaux ne permettaient pas un partage à l’amiable. Il décréta que la guerre présentait un caractére impérialiste des deux côtés et il justifia le diagnostic en se référant à la formule de Clausewitz: la guerre, continuation de la politique d’Etat par d’autres moyens. Tous les Etats avaient mené une politique impérialiste avant 1914; la guerre par laquelle ils poursuivaient leur politique, ne changeait pas de nature, elle demeurait impérialiste. Les socialistes trahissaient donc leur foi et leur engagements antérieurs en ne s’opposant pas, chacun dans son pays et par tous les moyens, à l’impérialisme, donc à la guerre”” (pag 55-57) [Raymond Aron, ‘Plaidoyer pour l’Europe décadente’, Paris, 1977]”,”EURx-021-FL” “ARON Raymond”,”Delle libertà. Alexis de Tocqueville e Karl Marx. Libertà formali e libertà reali.”,”Marx (pag 108-109) “”«La suprema bellezza della produzione capitalista consiste in questo, che non soltanto essa riproduce costantemente il salariato come salariato ma che, ‘proporzionalmente all’accumulazione del capitale, essa fa sempre nascere dei salariati in soprannumero’. La legge della domanda e dell’offerta è così sempre mantenuta nella carreggiata più conveniente, le oscillazioni del salario si muovono entro i limiti più favorevoli per lo sfruttamento, e infine la subordinazione tanto indispensabile del lavoratore al capitalista è garantita» (41). Così si esprime Marx nell’ultimo capitolo (‘Teoria della colonizzazione’) del primo libro del ‘Capitale’. E’ a tutti manifesto che tale non è stato il corso della Storia. I salariati non sempre sono in soprannumero; i salari non oscillano «fra i limiti più favorevoli allo sfruttamento», progrediscono in valore reale nella misura in cui progredisce la produttività del lavoro; i sindacati hanno sostituito, nei paesi più sviluppati, alla pura e semplice subordinazione del lavoratore al capitalismo delle relazioni spesso contrattuali e a volte prossime a rapporti fra eguali. Ne consegue quindi che il quadro generale dato da Marx dell’evoluzione capitalista è in parte vero, in parte falso, in parte eccessivo. «Questa espropriazione si compie attraverso il gioco delle ‘leggi immanenti della stessa produzione capitalista’, attraverso ‘la concentrazione dei capitali’. Ogni capitalista ne colpisce a morte molti altri per suo conto. Di pari passo con questa centralizzazione, ossia con l’espropriazione di molti capitalisti da parte di pochi, si sviluppano su scala sempre crescente la forma cooperativa del processo di lavoro, la consapevole applicazione tecnica della scienza, lo sfruttamento metodico della terra, la trasformazione dei mezzi di lavoro in potenti mezzi di lavoro utilizzabili solo collettivamente, la economia di tutti i mezzi di produzione mediante il loro uso come mezzi di produzione del lavoro combinato, sociale, mentre tutti i popoli vengono via via intricati nella rete del mercato mondiale e così si sviluppa in misura sempre crescente il carattere internazionale del regime capitalistico. Con la diminuzione costante del numero dei magnati del capitale che usurpano e monopolizzano tutti i vantaggi di questo processo di trasformazione, cresce la massa della miseria, dell’oppressione, dell’asservimento, della degenerazione, dello sfruttamento, ma cresce anche la ribellione della classe operaia che sempre più s’ingrossa ed è disciplinata, unita e organizzata dallo stesso meccanismo, dal processo di produzione capitalistico. Il monopolio del capitale diventa un vincolo del modo di produzione, che è sbocciato insieme ad esso e sotto di esso. La centralizzazione dei mezzi di produzione e la socializzazione del lavoro raggiungono un punto in cui diventano incompatibili col loro involucro capitalistico. Ed esso viene spezzato. Suona l’ultima ora della proprietà privata capitalistica. Gli espropriatori vengono espropriati» (42). E’ vero che progrediscono «l’applicazione tecnica della scienza» e l’allacciamento di tutti i popoli nella rete del mercato mondiale, è però esagerato rappresentarsi la concentrazione del capitale sotto forma di esproprio della maggior parte dei capitalisti a profitto soltanto di una piccola minoranza, è falso che questo processo trascini con sé «miseria, oppressione, asservimento, degenerazione, sfruttamento» delle masse popolari. Il modo di produzione è effettivamente sociale: fa esplodere in una direzione l’involucro capitalistico, ma questa esplosione si opera all’interno del quadro legale dei regimi occidentali che i sovietici chiamano capitalisti”” [Raymond Aron, ‘Delle libertà. Alexis de Tocqueville e Karl Marx. Libertà formali e libertà reali’, Milano, 1990] [(41) Marx, ‘Das Kapital, tomo XXIII, p. 726; (42) Karl Marx, ‘Il capitale’, libro I, tomo 3°, Roma, 1952, pp. 222-223] La critica di Raymond Aron a Karl Marx non coglie nel segno: oggi più che mai”,”TEOP-491″ “ARON Raymond a cura; relazioni di Raymond ARON Arthur SCHLESINGER German ARCINIEGAS François BONDY; interventi di FREUND SHENOY GORWALA SCHMID BONDY CZERNETZ FLECHTHEIM ALLEMAN BUSIA WILES SETON-WATSON NARAYAN MANGLAPUS PHILIP GAROSCI MORAZE’ MAUNG-MAUNG ANWAR WORSTHORNE MANGASHA JARGY FREYMOND DE-MADARIAGA KENNAN GEYL OPPENHEIMER KOHN MASANI SEKI HOFER PHILIP ROSTOW LUTHY LOEWITH HERSCH SPINELLI WITSCH HARPPRECHT HOOK”,”La democrazia alla prova del XX secolo.”,”Incontro a Berlino in occasione del X anniversario della fondazione del Congresso per la Libertà della Cultura, di circa duecento intellettuali appartenenti alal maggior parte delle discipline del sapere e dell’azione, venuti a tesitmoniare la loro comune passione per la libera ricerca, doveva fornire l’opportunità di fruttuosi confronti. Parecchi gruppi di lavoro si adoperarono durante cinque giorni a studiare nuovi aspetti del tema centrale: «Tradizione ed evoluzione», che i colloqui internazionali organizzati dal Congresso studiano metodicamente da tre anni. (pag 5)”,”TEOP-505″ “ARON Raymond, a cura di Oreste DEL-BUONO”,”Gli ultimi anni del secolo.”,”Raymond Aron (Parigi, 1905-1983)”,”RAIx-365″ “ARON Robert”,”La Francia di Vichy, 1940-1944.”,”Robert Aron è nato in Francia nel 1908. Durante la guerra ha partecipato alla resistenza, è stato prigioniero della Gestapo riuscendo però a fuggire ad Algeri dove ha fatto parte dell’amministrazione de Gaulle. Fra le sue opere: ‘Histoire de la Libération de la France’ e la ‘Histoire de l’Epuration’. “”Le prime estorsioni naziste avvengono ancora prima dell’armistizio con una serie di ordinanze prese durante l’invasione «nell’interesse dei territori occupati (3)». Una moneta d’occupazione, il Reichkreidtkassenmark (marco delle casse di credito del Reich), viene messa in circolazione d’autorità. Il 20 maggio il cambio è fissato a 20 franchi 1 marco, invece di 16, com’era prima della guerra. Così i tedeschi pagano a prezzo vile, con una moneta imposta con la forza, tutto ciò che a loro conviene comprare in Francia. Seguono poi le requisizioni di tutte le materie prime nei territori occupati, la nomina di amministratori delle imprese che non sono «gestite normalmente»: e come potrebbero esserlo, dato l’esodo della popolazione?”” (pag 226-228)”,”FRAV-004-FV” “ARON Raymond”,”Saggio sulla destra. Il conservatorismo nelle società industriali.”,”Disuguaglianza economica. I conti di R. Aron. ‘Si possono distinguere tre tipi di disuguaglianza: a livello di ripartizione dei beni, a livello di redditi propriamente capitalistici (redditi di capitale, profitto) e a livello di salari e stipendi. Le ragioni morali e persino sociali per denunciare la concentrazione di beni o profitti rimangono le stesse, ma i ‘radicali’ riconoscono che sopprimere l’eredità o eliminare i dividendi non influirebbe in maniera significativa sul tenore di vita delle masse. Le riforme laburiste non hanno colmato il divario tra la donna di servizio e il lord che circola in Rolls Royce: hanno dimostrato quanto fosse vana l’illusione che la ridistribuzione dei redditi capitalistici possa elevare in modo considerevole il tenore di vita delle masse. In Gran Bretagna, nel 1955, salari e stipendi ammontano a 10.040 milioni di sterline; il totale dei redditi privati arriva a 15.688, mentre quello dei redditi capitalistici (rendite, dividendi, interessi) a 1.702. La ridistribuzione di tutti i dividendi tra milioni di salariati frutterebbe ad ognuno di loro solo qualche scellino in più alla settimana. Pochi anni di sviluppo, invece, arricchiscono i lavoratori più della spoliazione dei ricchi. Negli Stati Uniti, l’ideologia della libera impresa e della concorrenza è parte integrante del credo nazionale. Pianificazione e proprietà collettiva vengono assimilate all’Unione Sovietica e, quindi, al male. Inseparabile da fallimenti e da successi sul mercato, la disuguaglianza dei redditi appare legittima quanto il regime di cui è l’espressione. Allo stesso tempo, il progresso economico gonfia il numero dei redditi medi riducendo quello dei redditi bassi, mentre la quantità dei redditi molto consistenti aumenta appena. Il numero delle famiglie o delle persone sole che guadagnano meno di 1.000 dollari (3) è diminuito del 44% tra il 1941 e il 1955. Quello delle famiglie e delle persone che guadagnano tra i 1.000 e i 2.000 dollari è sceso del 29%. La categoria tra i 2.000 e i 3.000 è calata dell’8%. In compenso la fascia tra i 3.000 e i 4.000 dollari è aumentata del 53%, quella tra i 4.000 e i 5.000 del 57%, quella tra i 5.000 e i 7.500 del 96%, quella tra i 7.500 e i 10.000 del 92%, quella tra i 10.000 e i 15.000 del 103%, quella tra i 15.000 e i 20.000 del 79%, quella tra i 20.000 e i 25.000 dell’80% e quella al di sopra dei 25.000 dell’8%. Sia in Gran Bretagna che negli Stati Uniti, le grandi compagnie capitaliste pagano al fisco o decidono di investire una parte considerevole degli utili lordi. La tassazione sugli scaglioni più elevati dei redditi privati è enorme: equivale quasi a un’espropriazione. Ne consegue che il tenore di vita delle masse, ‘nei paesi con una civiltà industriale sviluppata’, dipende più dallo sviluppo che dalle leggi sociali. E’ logico, quindi, che i dibattiti più accesi vertano sul metodo di sviluppo piuttosto che sul criterio di ridistribuzione dei redditi’ (pag 66-67) [(3) Si tratta di redditi ‘reali’, non nominali]”,”TEOP-544″ “ARON Raymond”,”Pace e guerra tra le nazioni.”,”Raymond Aron è nato a Parigi nel 1905. Professore di sociologia alla Sorbona, è tra i più quotati commentatori politici francesi. Già direttore di La France Libre, redattore di Combat, dal 1947 è editorialista del Figaro.”,”RAIx-056-FL” “ARON Raymond”,”Mémoires. 50 ans de réflexion politique.”,”Raymond Aron è nato a Parigi nel 1905. Professore di sociologia alla Sorbona, è tra i più quotati commentatori politici francesi. Già direttore di La France Libre, redattore di Combat, dal 1947 è editorialista del Figaro. Épilogue, Bibliographie, note, Index, 50 ans de réflexion politique,”,”BIOx-040-FL” “ARON Robert”,”Histoire de l’épuration. I. De l’indulgence aux massacres, novembres 1942 – septembre 1944.”,”Robert Aron, agrégé dell’Università, è stato prima della guerra, con Arnaud Dandieu uno degli iniziatori delle idee del personalismo in Francia e del movimento federalista europeo.”,”FRQM-064″ “ARON Raymond”,”Dimensions de la conscience historique.”,”‘Una potenza marittima è costretta, per conservare il dominio dei mari, a sottomettere una dopo l’altra le isole, gli istmi, vicino alle isole che vuole dominare. La proposizione è evidentemente troppo vaga, perché il valore strategico delle isole varia secondo la tecnica della guerra navale, secondo le risorse delle popolazioni stabilite sulle basi, ecc. Essa resta intelligibile perché è conforme alle necessità della lotta mortale. La potenza marittima cerca di controllare le isole da cui una potenza rivale potrebbe minacciarla e gli istmi o le isole che dominano le vie di passaggio. A questa necessità astratta, Tucidide ha constatato che Atene non aveva potuto sottrarsi. Non ha cercato, come un sociologo, di giustificare o precisare la proposizione, enumerando le circostanze che ne determinano o ne limitano l’applicazione. Egli l’ha mantenuta implicita, in modo che il determinismo della guerra non si separi dagli uomini nel momento stesso in cui li tirannizza. Queste verosimiglianze, psicologiche o psicosociali, rendono intelligibili allo stesso tempo l’umanità e l’inumanità, il carattere tragico del destino storico. La potenza marittima è spinta a una sorta di fuga in avanti dalle costrizioni del controllo dei mari e l’obbligo d’essere o di apparire sempre più forte al fine di mantenere il proprio impero. Ma per accrescere la propria forza, essa deve intraprendere delle nuove conquiste (Sicilia), esigere dai suoi alleati più navi e più denaro. L’impero di Atene, per il fatto stesso della guerra, si fa sempre più pesante. Atene deve mostrarsi inesorabile contro i rivoltosi e i dissidenti perché non può più contare – essa lo afferma – sulla buona volontà dei suoi alleati o dei suoi tributari. Al livello inferiore della battaglia, tre fattori generano il contrasto tra le intenzioni e gli accadimenti: lo shock delle intenzioni, la perdita della disciplina (ossia l’ordine voluto) dei protagonisti, l’intervento di un fenomeno imprevisto, in particolare cosmico. A livello della politica, le cause del divario tra intenzioni e accadimenti sono altre, più complesse e soprattutto più tragiche. La guerra stessa obbliga i partecipanti a una sorta di irrazionalità. Questa è stata provocata in occasione di conflitti secondari, per via della paura che la potenza ateniese ispira alle città greche e singolarmente a Sparta (…)’ (pag 164-166)]”,”STOx-343″ “ARON Raymond”,”Trois essais sur l’âge industriel.”,”‘Il marxismo scientifico è immediatamente e prima di tutto ua scienza del capitalismo’ (pag 173)”,”TEOS-339″ “ARON Raymond”,”Penser la guerre, Clausewitz. Volume 1. L’âge européen.”,”ARON R. (Parigi 1905 – 1983). Filosofo, sociologo, storico e politologo francese, Promotore liberalismo moderno contrapposto a intellettualismo di sinistra. 3 413872 SBN”,”QMIx-157-FSL” “ARON Raymond”,”Penser la guerre, Clausewitz. Volume 2. L’âge planétaire.”,”ARON R. (Parigi, 1905 – 1983). Filosofo, sociologo, storico e politologo francese. Promotore liberalismo moderno contrapposto a intellettualismo di 3 413873 SBN”,”QMIx-158-FSL” “ARON Raymond DEHIO Ludwig HAMILTON Alexander HINTZE Otto LOTHIAN Lord MEINECKE Friedrich VON-RANKE Leopold ROBBINS Lionel, a cura di Sergio PISTONE”,”Politica di potenza e imperialismo. L’analisi dell’imperialismo alla luce della dottrina della ragion di Stato.”,”Dottrina della ragion di Stato. Ha come suo punto di partenza in Machiavelli, e si sviluppa con i trattatisti del ‘500 e del ‘600 e trova in epoca più recente le sue espressioni più rilevanti nella dottrina tedesca dello Stato-potenza dell’ ‘800 e del ‘900 (Ranke, Meinecke, Hintze, Dehio, ecc.) e nella scuola federalista anglosassone (soprattutto Lord Lothian e Lionel Robbins). Contiene tra l’altro: – La Germania e l’epoca delle guerre mondiali (Dehio) – La causa ultima dei conflitti internazionali (Robbins) – La prima guerra mondiale e la crisi del sistema europeo degli Stati (Meinecke) – Imperialismo e politica mondiale (Hintze) – Politica di potenza e forma di governo (Hintze) “”La causa immediata del conflitto è il desiderio dei governi di mantenere o estendere la loro potenza – interesse, questo, nazionale e non interesse egoistico”” (pag 299) (Lionel Robbins, La causa ultima dei conflitti internazionali) “”I marxisti avevano ragione nel sospettare che, nel causare le principali guerre, egoistici interessi fossero in azione in qualche modo. Ma sbagliarono la natura degli interessi. Non sono gli interessi dei capitalisti come classe, ma gli interessi di gruppi sezionali (che possono essere gruppi di capitalisti o gruppi di operai o temporanea alleanza di ambedue) che danno origine alle pratiche del restrizionismo, e così sono indirettamente responsabili della guerra”” (pag 301-302) (Lionel Robbins, La causa ultima dei conflitti internazionali)”,”TEOP-570″ “ARON Raymond”,”Sur Clausewitz.”,”. Il libro è una raccolta di articoli e conferenze di Aron su Clausewitz e la guerra; ARON Raymond: (nato a Parigi il 14/3/1905 e morto a Parigi il 17/10/1983). Studia filosofia presso la Scuola Normale Superiore di Parigi. Filosofo, storico e politologo francese amico di una vita di SARTRE Jean-Paul, non per questo, in Francia, furono considerati il simbolo di una contrapposizione intellettuale. Si oppose alla fascinazione verso il marxismo degli intellettuali dell’epoca. Partecipa al Secondo conflitto mondiale dal 1939 al 1940. Quando nel 1940 Parigi fu occupata dai nazisti seguì Charles de GAULLE a Londra, a differenza di SARTRE che rimase a Parigi. Negli anni ’60 del Novecento prese le distanze dai Movimenti studenteschi e coniò il termine “”gruppuscoli”” riferito alle posizioni frammentate di estrema sinistra. Nega una teoria generale delle relazioni internazionali per una visione più sociologica delle dinamiche degli Stati e appartiene alla corrente del realismo classico. Studiò a lungo Karl MARX aprezzandone la profondità dell’analisi ma severamente antimarxista-leninista. Nel 2017 Angelo PANEBIANCO scriverà l’Introduzione a “”L’oppio degli intellettuali”” traduzione italiana del libro di Aron del 1955. Pierre Hassner, geopolitologo e filosofo naturalizzato rumeno francese, Bucarest 1933- Parigi 2018. <> (dalla Prefazione, pag 8). <> (trad. d. r. pag 14).”,”QMIx-212-FSL” “ARON Raymond BAUER E. BAULANT M. BEREND I. BERTHE J.P. BRUNSCHWIG H. BURGUIERE A. CARACCIOLO A. CAUWENBERGHE E. CHAUNU P. CLOUGH S.B. DELUMEAU J. DREMS H. DREYFUS F.G. DUBY G. DUPRONT A. ENDREI W.FERRO M. FURET F. GOROSTEGUI-DE-TORRES H. GOUBERT P. GOY J. HUPPERT G. KULA W. LAZARSFELD LE-GOFF J. LEON P. LE-ROY-LADURIE E. LEUILLIOT P. LEVI-STRAUSS C. LOPEZ R.S. MACEK J. MAHN-LOT M.MASCHKE E. MATHIAS P. MAURO F. MORAZE C. NORA P. PORCHNEV B. RANKI G. SOUSTELLE J. TOPOLSKI J. VAN-DER-WEE VERLINDEN C. WOLFF P. TENENTI B.”,”Méthodologie de l’Histoire et des sciences humaines.”,”Purtroppo alcune pagine bianche pag 290-291 294-295 298-299 302-303 306-307 310-311 313-314 Tra i vari saggi: – Jerzy Topolski, Marx et la méthode des modèles (pag 435-442)”,”STOS-023-FSD” “ARON Raymond, colloqui con Jean-Louis MISSIKA e Dominique WOLTON”,”L’etica della libertà. Memorie di mezzo secolo.”,”Seconda guerra mondiale: fronte occidentale. ‘Questa battaglia è stata perduta in soli quattro giorni’. “”J.L. M.: “”Come mai un esercito potente come quello francese poteva perdere una simile battaglia in soli quattro o cinque giorni? R.A.: “”Di fronte a Napoleone, l’esercito prussiano di Iena è scomparso in ventiquattro ore. Nel ’40, c’erano un centinaio di divisioni francesi: non è poco. Ma dal momento in cui la punta di lancia dell’esercito fu spezzata nel Belgio, la battaglia, ripeto, era persa. È stato il risultato di una classica manovra di accerchiamento. Nel 1914, il maresciallo von Manstein ebbe l’idea di attraversare le Ardenne: il che consentiva di tagliare le unità francesi ed inglesi dal resto dell’esercito. Per il seguito, sono solo dettagli. Non dimentichiamo fra l’altro che i russi, durante le prime due settimane della battaglia, hanno perso più divisioni di quanto disponesse la Francia, da cento a centocinquanta. La verità è che l’esercito tedesco superava tutti gli altri. Finalmente è stato sconfitto, come l’esercito francese nel 1812, dall’inverno, dallo spazio e dal carattere ancora primitivo dell’Unione Sovietica”” (pag 74-75)”,”TEOP-574″ “ARON Raymond, a cura di Alessando CAMPI e Giulio DE-LIGIO”,”Teoria dell’azione politica. Corso del Collège de France 1973.”,”Contiene tra i vari capitoli: – Il partito e l’utopia. Il genio rivoluzionario di Lenin “”A mio avviso Lenin è rimasto sostanzialmente marxista perché non ha mai dubitato che, servendo il partito come incarnazione del proletariato, serviva allo stesso tempo il dio rivoluiozne. In altri termini, se il non credente formula: “”Egli ha sostitiio il partito allla classe, il partito al proletariato, serviva allo stesso tempo il dio rivoluzione, In altri termini, se il non cedere , l’ateo che io sono presenta il genio di Lenin con la seguente formula: Egli ha sostituiti il partito alla classe , il partito al proletariato””, mii espriom da ateo, da ateo rispettato al marxismo. Ma, se mi metto all’interno del modo di pensare di Lenin, devo riconoscere che egli è rimasto un marxista: non ha mai dubitato che lo schema del divenire storico che ha trovato in Marx rimanesse valido, né ha mai dubitato che il partito al potere fosse davvero il proletariato al potere. Non ha mai dubitato un solo istante che la rivoluzione fatta dal partito fosse staa fatta allo stesso tempo in nome del proletariato e attraverso il proletariato, anche se in alcune circostanze qualche proletario in carne e ossa poteva non essere d’accordo con l’azione del partito. In altri termini, ciò che è necessario per il genio rivoluzionario non è soltanto il fatto di aver rinnovato lo strumento, ossia il partito, ma è la combinazione tra innovazione dello strumento e fedeltà ai principi, essendo questi ultimi, nella fattispecie, la rappresentazione della dialettica storica. Ciò che richiede una spiegazione è piutto come egli abbia potuto combinare la responsabilità essenziale del partito in quanto strumento della rivoluzione con l’adesione integrale e intransigente allo schema marxista. …. finire correggere gli errori (pag 277)”,”TEOP-582″ “ARON Robert BATTAGLIA Roberto CACCIA DOMINIONI Paolo CARELL Paul CHASTENET Jacques CHURCHILL Winston DEAKIN F.W. DONITZ K. EISENHOWER D.D. FUCHIDA Mitsuo DE-GAULLE C. GUDERIAN H. HARRIS Arthur IACHINO Angelo LEVI Carlo LEVI Primo MACARTHUR Douglas OKUMIYA M. RIGONI STERN M. REVELLI N. ROMMEL E. ROOSEVELT E. RYAN C. SETH R. SHIRER W.L. STEFANIDES T. TOLAND J. TREVOR-ROPER H.R. VALIANI Leo WERTH Alexander YOUNG D. e altri”,”Tutta la Seconda guerra mondiale. Gli uomini – I fatti – Le testimonianze. Vol. I. Da Monaco a Mosca.”,”””Ma perniziosi sono quelli che appetiscono per fine suo la grandezza, perché chi la piglia per idolo, non ha freno alcuno né di giustizia, né di onestà, e farebbe uno piano di ogni cosa per condurvisi”” (Guicciardini) (in apertura)”,”QMIS-001-FPB” “ARON Robert BATTAGLIA Roberto CACCIA DOMINIONI Paolo CARELL Paul CHASTENET Jacques CHURCHILL Winston DEAKIN F.W. DONITZ K. EISENHOWER D.D. FUCHIDA Mitsuo DE-GAULLE C. GUDERIAN H. HARRIS Arthur IACHINO Angelo LEVI Carlo LEVI Primo MACARTHUR Douglas OKUMIYA M. RIGONI STERN M. REVELLI N. ROMMEL E. ROOSEVELT E. RYAN C. SETH R. SHIRER W.L. STEFANIDES T. TOLAND J. TREVOR-ROPER H.R. VALIANI Leo WERTH Alexander YOUNG D. e altri”,”Tutta la Seconda guerra mondiale. Gli uomini – I fatti – Le testimonianze. Vol. II. Da Pearl Harbor a Stalingrado.”,”””Fare la guerra non ci piace, ma eccodci arrivati a questo punto: e allora la faremo, impegnando tutte le risorse di cui disponiamo”” (F.D. Roosevelt) (in apertura)”,”QMIS-002-FPB” “ARON Robert BATTAGLIA Roberto CACCIA DOMINIONI Paolo CARELL Paul CHASTENET Jacques CHURCHILL Winston DEAKIN F.W. DONITZ K. EISENHOWER D.D. FUCHIDA Mitsuo DE-GAULLE C. GUDERIAN H. HARRIS Arthur IACHINO Angelo LEVI Carlo LEVI Primo MACARTHUR Douglas OKUMIYA M. RIGONI STERN M. REVELLI N. ROMMEL E. ROOSEVELT E. RYAN C. SETH R. SHIRER W.L. STEFANIDES T. TOLAND J. TREVOR-ROPER H.R. VALIANI Leo WERTH Alexander YOUNG D. e altri”,”Tutta la Seconda guerra mondiale. Gli uomini – I fatti – Le testimonianze. Vol. III. Dalla Sicilia a Hiroshima.”,”””Ma buio per noi, e terrore e crolli di altane e di ponti su noi come Giona sepolti nel ventre della balena”” (Eugenio Montale) (in apertura) “”La tracotanza quando dà i suoi frutti, produce la spiga dell’errore, e la messe che se ne raccoglie è fatta solo di lagrime”” (Eschilo)”,”QMIS-003-FPB” “ARONOWITZ Stanley BRECHER Jeremy BROCKWAY Marc HERMAN Peter EYER Joe MATTICK Paul jr STEIN Joe scritti di; a cura di BRECHER Jeremy BURNS Rick LONG Elisabeth MATTICK Paul jr RACHLEFF Peter a cura, collaborazione di Timothy COSTELLO Pat FROST Steven HERMANN Steven SAPOLSKY Susan SCHWEITZER Tom SCHWEITZER Robert SHAPIRO”,”Root and Branch. Le nouveau mouvement ouvrier américain.”,”Libro dedicato a Paul MATTICK ARONOWITZ Stanley BRECHER Jeremy BROCKWAY Marc HERMAN Peter EYER Joe MATTICK Paul jr STEIN Joe scritti di; BRECHER Jeremy BURNS Rick LONG Elisabeth MATTICK Paul jr RACHLEFF Peter a cura, collaborazione di Timothy COSTELLO Pat FROST Steven HERMANN Steven SAPOLSKY Susan SCHWEITZER Tom SCHWEITZER Robert SHAPIRO “”Per Marx l’ idea di comunismo non aveva esistenza reale se non corrispondeva a una pratica reale di lotta di classe da parte della classe operaia. In questo si distingueva dai suoi pretesi discepoli, Kautsky e Lenin, per i quali il proletariato era piuttosto un agente capace, grazie al numero dei suoi membri e alla posizione chiave nella società moderna, di mettere in pratica una idea elaborata da degli intellettuali della classe media grazie alla loro critica scientifica del capitalismo. Marx, al contrario, ha sviluppato la sua concezione di comunismo e l’ analisi del capitalismo per tentare di spiegare e di esprimere nel dominio delle idee la lotta degli operai contro l’ organizzazione attuale della società””. (pag 111, Paul Mattick)”,”MUSx-185″ “ARONOWITZ Stanley”,”False Promises. The Shaping of American Working Class Consciousness.”,”ARONOWITZ Stanley (New York, 1933) è stato un organizzatore per l’Amalgamated Clothing Workers of America dal 1960 al 1964. Poi ha rappresentante internazionale per Oil, Chemical, and Atomic Workers. E’ direttore di ‘Studies on the Left’.”,”MUSx-268″ “ARONOWITZ Stanley BRECHER Jeremy BROCKWAY Mac HERMAN Peter EYER Joe MATTICK Paul STONE Katherine STEIN Joel RACHLEFF Peter PANNEKOEK Anton CHAMEAU Albert Paul MATTICK jr; volume curato da Jeremy BRECHER Rick BURNS Elizabeth LONG Paul MATTICK jr Peter RACHLEFF collaborazione di Timothy COSTELLO Pat FROST Peter HERMAN Steven SAPOLSKY Susan SCHWEITZER Robert SHAPIRO”,”Root & Branch: The Rise of the Workers’ Movements.”,”Libro dedicato a Paul Mattick Volume curato da Jeremy BRECHER Rick BURNS Elizabeth LONG Paul MATTICK Jr Peter RACHLEFF collaborazione di Timothy COSTELLO Pat FROST Peter HERMAN Steven SAPOLSKY Susan SCHWEITZER Robert SHAPIRO”,”MUSx-327″ “AROSTEGUI Julio”,”Francisco Largo Caballero en el exilio. La ultima etapa de un lider obrero.”,”Accordo totale tra Prieto e Caballero nella lotta antifranchista. “”Risulta del massimo interesse la constatazione che le posizioni antifranchiste di Caballero, sia per le analisi su cui si fondavano, sia per il suo inveterato pragmatismo e per la flessibilità che alla fine dimostrarono le sue soluzioni, come pure, certamente, per la sua coincidenza con Indalecio Prieto, si formarono durante l’ esilio e, in definitiva, buona parte di queste saranno quelle che saranno adottate dopo la sua morte dai più influenti dirigenti.”” (pag 104)”,”MSPG-148″ “ARÓSTEGUI Julio a cura, saggi di Jordi PALAFOX Eduardo GONZÁLEZ CALLEJA Manuel REDEIRO Ángeles GONZÁLEZ Sergio RIESCO Fernando VALDÉS DAL-RÉ Julio ARÓSTEGUI Carlos NAVARRO-LÓPEZ e Arturo VILORIA FUENTES Jesús ARANGO José Ma. MONTOLIO Santiago GONZÁLEZ”,”La República de los trabajadores. La segunda república y el mundo del trabajo.”,”Molte belle foto sul mondo del lavoro, operai, manifestazioni, vita quotidiana”,”MSPx-003-FSD” “ARÓSTEGUI Julio”,”Por qué el 18 de julio… Y después.”,”J. Arostegui è un cattedratico di Storia contemporanea nell’Università Complutense di Madrid. In apertura una dedica manoscritta a Vittorio Scotti Douglas ‘Dedica In memoriam a Pierre Broué, Manuel Tuñon de Lara, Herbert R. Southworth, Ramón Salas Larrazábal, competenti e diligenti studiosi della guerra civile spagno, a volte con contraddizioni, ma sempre amici’ Herbert R. Southworth è stato uno storico e accademico americano, noto per i suoi studi sulla guerra civile spagnola. Tra le sue opere più famose si annoverano ‘La Guerra Civil Española’ e ‘El mito de la cruzada de Franco’ 1. Il libro di Herbert R. Southworth “La Guerra Civil Española” non è stato tradotto in italiano né in francese. In francese Bibliografia: Herbert R. Southworth (1908-1999). Le passioni di un bibliofilo, la lezione di un controversista Autori Alfonso Botti Università di Modena e Reggio Emilia Biografia autore Alfonso Botti, Università di Modena e Reggio Emilia Alfonso Botti è professore ordinario di Storia con presso il Dipartimento di studi linguistici e culturali dell’Università di Modena e Reggio Emilia condirettore di “Spagna contemporanea”. La sua bio-bibliografia è reperibile sul sito: http://www.spagnacontemporanea.it/botti Bibliografia di Southworth: La Destruction de Guernica, Ruedo Ibérico, Paris, 1975. Le mythe de la croisade de Franco, Ruedo Ibérico, 1964. Bibliografia generale: pallinored.gif (326 byte)Opere di carattere generale sulla storia spagnola 1) Brenan Gerald, Storia della Spagna (1874-1936), Ed. Einaudi, Torino 1970. 2) Carr Raymond, Storia della Spagna (1808-1939), Ed. Nuova Italia, Firenze 1966. 3) De Madariaga Salvador, Storia della Spagna, Bologna 1957. pallinored.gif (326 byte)La formazione del movimento operaio spagnolo 1) Lorenzo Anselmo, Il proletariato militante, Ed. Anarchismo, Catania 1978. pallinored.gif (326 byte)La guerra civile 1) AA.VV., La guerra civile spagnola tra politica e letteratura, Shakespeare & C., Firenze 1995. 2) AA.VV., Spagna quando?, Il Ponte, Milano 1984. 3) AA.VV., Spagna 1936-1939 – Fotografie e informazioni di Guerra, Ed. Marsilio, Venezia 1976. 4) Bolloten Burnett, Il grande inganno, Ed. Volpe, Roma 1966. 5) Borkenau Franz, Spanish cockpit (in francese), Ed. Champ libre. 6) Brenan Georges, Le labyrinte espagnol, Ed. Champ libre. 7) Broué-Temine, La rivoluzione e la guerra di Spagna, Ed. Sugar, Milano 1962. 8) Caronna Mario, Le cause della guerra civile spagnola, Ed. ISEDI, Milano 1977. 9) Dellacasa Gianfranco, Rivoluzione e fronte popolare in Spagna ’36/’39, Ed. Jaca Book, Milano 1973. 10) Garosci Aldo, Gli intellettuali e la guerra di Spagna, Milano 1959. 11) Gibson Ian, La morte di Lorca e la repressione nazionalista di Granada, Milano 1973. 12) Jackson Gabriel, La repubblica spagnola e la guerra civile, Ed. Il Saggiatore, Milano 1967. 13) Koestler Arthur, Dialogo con la morte, Ed. Bompiani, Milano 1947. 14) Matthews Herbert L., Esperienze della guerra di Spagna, Ed. Laterza, Bari 1948. 15) Ranzato Gabriele, La Guerra di Spagna, Ed.Giunti, Firenze 1955. 16) Ranzato Gabriele, Rivoluzione e guerra civile in Spagna, Ed. Loescher, Torino 1975. 17) Rosselli Carlo, Oggi in Spagna domani in Italia, Ed. Einuadi, Torino 1967. 18) Roux Georges, La guerra civile di Spagna, Firenze 1966. 19) Signorino Mario, Il massacro di Barcellona, Ed. Fabbri, Milano 1973. 20) Thomas Hugh, Storia della guerra civile spagnola, Ed. Einaudi, Torino 1963. 21) Tunon de Lara Manuel, Storia della repubblica e della guerra civile in Spagna, Editori Riuniti, Roma 1976. 22) Vilar Pierre, La Guerra di Spagna 1936-1939, Ed. Lucarini, Roma 1988. pallinored.gif (326 byte)Gli anarchici, la CNT, le collettivizzazioni, il punto di vista libertario 1) Abel Paz, Durruti, cronaca della vita, Ed. La Salamandra, Milano 1980. 2) Anonimo, Protesta davanti ai libertari di ieri e di oggi sulle capitolazioni del 1937, Ed. Nautilus, Torino 1981. 3) Berneri Camillo, Guerra di classe in Spagna, Ed. RL, Pistoia 1971. 4) Enzensberger H.M., La breve estate dell’anarchia. Vita e morte di B.Durruti, Ed. Feltrinelli, Milano 1973. 5) Fabbri-De Santillan, Gli anarchici e la rivoluzione spagnuola, Ginevra 1938. 6) Garcia Felix, Collettività contadine e operaie durante la rivoluzione spagnola, Ed. Jaca Book, Milano 1980. 7) Gomez Casas J., Storia dell’anarcosindacalismo spagnolo, Ed. Jaca Book, Milano 1975. 8) Gonzales Ildefonso, Il movimento libertario spagnolo, Torino 1976. 9) Kaminski H.E., Quelli di Barcellona, Ed. Mondadori, Milano 1950. 10) Leval Gaston, Ne Franco ne Stalin, Ist. Ed. Ital., Milano 1952. 11) Madrid Santos F., Camillo Berneri, Pistoia 1985. 12) Mera Cipriano, Rivoluzione armata in Spagna, Ed. La Fiaccola, Ragusa 1978. 13) Nash Mary, Mujeres Libres – Donne Libere Spagna 1936-1939, Ed. La Fiaccola, Ragusa 1991. 14) Peirats Josè, La C.N.T. nella rivoluzione spagnola, Ed. Antistato, Milano 1977. 15) Peirats Josè, Breve storia del sindacalismo libertario spagnolo, Ed. RL, Genova 1962. 16) Richards Vernon, Insegnamenti della rivoluzione spagnola (1936-1939), Ed. Vallera, Pistoia 1974. 17) Semprun Maura Carlos, Rivoluzione e controrivoluzione in Catalogna, Ed. Antistato, Milano 1976. 18) Tellez Antonio, Facerias: guerriglia urbana in Spagna, Ed. La Fiaccola, Ragusa 1984. pallinored.gif (326 byte)Il POUM, i trotzkisti e l’opposizione di sinistra 1) 1931-1937 Rivoluzione e controrivoluzione in Spagna, Ed. Falce Martello, Milano 1995 2) Barrot Jean, Bilan, la contre-révolution en Espagne, Ed. UGE. 3) C.C.I., La sinistra comunista italiana (1927-1952) Cap.5-6, Ed. CCI, Napoli 1984. 4) C.C.I., Rivista Internazionale n.1 – Articoli di Bilan sulla Spagna, Ed. CCI, Napoli 1976. 5) Chazé, Chroniques de la révolution espagnole, Ed. Spartacus. 6) Gervasini Virginia, Gli insegnamenti della sconfitta della rivoluzione spagnola, Ed. C.S.P. Tresso, Foligno 1993. 7) Guillamon Iborra A., I bordighisti nella guerra civile spagnola, Ed. C.S.P. Tresso, Foligno 1993. 8) Jéhan, La guerre d’Espagne – in Invariance n.8, 1969. 9) Morrow Felix, L’opposizione di sinistra in Spagna, Ed. Samonà e Savelli, Roma 1970. 10) Nin Andres, Guerra e Rivoluzione in Spagna 1931/37, Ed. Feltrinelli, Milano 1974. 11) Trotzsky Lev, Scritti 1936-39 “”Parte seconda: la rivoluzione spagnola””, Ed. Einaudi, Torino 1962. pallinored.gif (326 byte)I comunisti e il punto di vista frontista 1) Cattel David, I comunisti e la guerra civile spagnola, Ed. Feltrinelli, Milano 1962. 2) Cattel David, La diplomazia sovietica e la guerra civile spagnola, Ed. Feltrinelli, Milano 1963. 3) Togliatti Palmiro, Particolarità della rivoluzione spagnola – in Stato Operaio dell’ottobre 1936, Parigi 1936. 4) Vidali Vittorio, La caduta della repubblica, Ed. Vangelista, Milano 1979. pallinored.gif (326 byte)Le brigate internazionali 1) Arbizzani L., Spagna e Italia una sola battaglia, Bologna 1966. 2) Attanasio S., Gli italiani e la guerra di Spagna, Roma 1956. 3) Longo Luigi, Le brigate internazionali in Spagna, Roma 1956. 4) Pacciardi Randolfo, Il battaglione Garibaldi, Lugano 1938. 5) Vidali Vittorio, Il Quinto Reggimento, Ed. La Pietra, Milano 1976. pallinored.gif (326 byte)Testimonianze 1) AA.VV., Chi c’era racconta, Ed. ZIC, Milano 1995. 2) Calandrone Giacomo, La Spagna brucia (1938). Cronache garibaldine, Roma 1962. 3) Cantalupo Roberto, Fu la Spagna, Milano 1948. 4) Canoso M.F., Chiesa e imposture: memorie di un miliziano di Spagna, Bari 1945. 5) Ibarruri Dolores, Memoria di una rivoluzionaria, Roma 1963. 6) Koltsov Michail, Diario della guerra di Spagna, Ed. Schwarz, Milano 1961. 7) Minnig Albert, Diario di un volontario svizzero nella guerra di Spagna, Ed. La Baronata, Lugano 1986. 8) Nenni Pietro, Spagna, Ed. Sugar, Milano 1976. 9) Nitti Francesco F., Il maggiore è un rosso, Ed. Avanti, Milano 1953. 10) Orwell George, Omaggio alla Catalogna, Ed. Il Saggiatore, Milano 1964. pallinored.gif (326 byte)Opere di ispirazione letteraria 1) Bernanos Georges, I grandi cimiteri sotto la luna, Ed. Mondadori, Milano 1992. 2) Hemingway Ernest, Per chi suona la campana, Ed. Mondadori, Milano 1954. 3) Hermanos Juan, Spagna clandestina, Ed. Feltrinelli, Milano 1955. pallinored.gif (326 byte)Dopo il ’39 a. l’esilio o la guerriglia: 1) Semprùn Jorge, Autobiografia di Federico Sanchez, Ed. Sellerio, Palermo 1979. 2) Tellez Antonio, La guerriglia urbana in Spagna – Sabate, Ed. La Fiaccola, Ragusa 1972. b. sul franchismo 1) Artieri Giovanni, Quattro momenti di storia fascista, Napoli 1968 2) Gallo Max, Storia della Spagna franchista, Ed. Laterza, Bari 1972 pallinored.gif (326 byte)La storiografia fascista 1) Belforte Francesco, La guerra civile in Spagna, Varese 1938. 2) Bardèche – Brasillach, Storia della guerra di Spagna. 3) Castrillo Santos Juan, I distruttori della Spagna 1936-1939, Ed. Sonzogno, Milano 1937. 4) Ciarrapico Tullio, Spagna 1936, Ed. Ciarrapico, Roma 1976. 5) Enriquez Nello , La Spagna risorge, Milano 1937. 6) Solmi Arrigo, Lo Stato nuovo nella Spagna di Franco, Roma 1940. 7) Massis-Brasillach, La guerra civile in Spagna. Tra le rovine dell’Alcazar, Milano 1936. 8) Volta Sandro, Spagna a ferro e fuoco, Firenze 1937. pallinored.gif (326 byte)I volontari fascisti 1) AA.VV., Legionari di Roma in terra iberica, Milano 1940. 2) Coverdale John F., I fascisti italiani alla guerra di Spagna, Ed. Laterza, Bari 1977. 3) Piazzoni S., Le Frecce Nere nella guerra di Spagna (1937-1939), Roma 1939. pallinored.gif (326 byte)Testimonianze fasciste 1) Bassi Maurizio, Da Cadice ai Pirenei. Taccuino di guerra di un legionario, Firenze 1940. 2) D’Arienzo Giulia, Madrid, mesi d’incubo, Milano 1937. 3) Faldella Emilio, Venti mesi di guerra in Spagna, Ed. Le Monnier, Firenze 1939. 4) Mortari Curio, Con gli insorti in Marocco e in Spagna, Ed. Treves, Milano 1937 5) Segalà R., Trincee di Spagna, Roma 1938 6) Sulliotti Italo, Europa, svegliati!, Milano 1938 (dal sito “”Altrastoria””) Il 18 luglio del 1936, le truppe spagnole di stanza in Marocco, con i legionari del Tercio in prima fila, si ribellarono al governo di Madrid, il governo del Fronte Popolare che aveva vinto le elezioni in Spagna pochi mesi prima 1. Questo evento segnò l’inizio della guerra civile spagnola, che durò tre anni e causò la morte di centinaia di migliaia di persone 23. La guerra civile spagnola fu un conflitto tra le forze nazionaliste guidate da una giunta militare e le forze del legittimo governo della Repubblica Spagnola 4. (copil)”,”MSPG-013-FSD” “ARÓSTEGUI Julio”,”La historia vivida. Sobre la historia del presente.”,”Julio Arostegui ha la cattedra di storia contemporanea nell’Università Complutense di Madrid. Ha lavorato sui movimenti sociali e politici (carlismo, operaismo, sindacalismo), sulla guerra civile spagnola e l’epoca di transizione post-franchista. in prima pagina dedica dell’autore a Vittorio e Daniela (V. Scotti-Douglas e consorte) (2004)”,”STOx-023-FSD” “ARP Halton”,”La contesa sulle distanze cosmiche e le Quasar.”,”Halton Arp, nato a New York (USA), ha ricevuto il baccalaureato presso lo Harvard College nel 1949 ed il dottorato di ricerca presso il California Institute of Technology nel 1953, entrambi con lode. Per ventinove anni è stato astronomo di ruolo di quegli osservatori che erano originariamente noti come ‘Mt. Wilson and Palomar Observatories’. Noto esperto di osservazioni di quasar e galassie, Arp è autore dell’Atlante delle galassie peculiari e di numerose pubblicazioni scientifiche. É stato presidente della Società Astronomica del Pacifico dal 1980 al 1983. Al presente Arp è di ruolo al Max-Planck Institut für Physik und Astrophysik di Monaco.”,”SCIx-080-FL” “ARPINO Giovanni”,”Serghej A. Esenin. L’estremo cantore dell’antica Russia di fronte alla rivoluzione.”,”Sergej Aleksandrovic Esenin (1895-1925) nasce in un villaggio della Russia meridionale. Le sue origini rurali ne segnano profondamente la personalità artistica, avvicinandolo fin da subito al gruppo dei poeti contadini. Anche Esenin salutò trionfalmente la rivoluzione con poemi visionari e allegorici. In seguito il suo gusto per le metafore eccentriche si concretizzò nell’adesione alla poetica dell’immaginismo. Inquieto e sradicato nella convulsa Mosca postrivoluzionaria, sentendosi superato come uomo e come poeta, Esenin si abbandonò, con una sorta di volontà autodistruttiva, all’esibizione della propria angosciata delusione. Finì suicida, impiccandosi in una stanza d’albergo a Leningrado. Giovanni Arpino (1927-1987) è autore di numerosi romanzi e racconti tradotti in tutto il mondo.”,”RUSx-210-FL” “ARQUIE’ M.J. HENRY R. POIRE’ C. PUYJARINET M. ROESCH L. SERANDOUR M.”,”A Glossary of British and American Institutions. Politics Economics Education Culture Social Services.”,”Gli AA sono membri del CRESAB (Centre de recherche pour l’etude des societé americaine et britannique). Sono pure un team di lecturers and researchers in British and American civilisation all’Univ di Metz and Nancy II.”,”REFx-015″ “ARRABAL Fernando”,”Lettre au Général Franco. Texte intégral de la lettre envoyée par Arrabal à Franco le 18 mars 1971.”,”Arrabal Fernando. – Drammaturgo, poeta e regista cinematografico spagnolo (n. Melilla, Marocco spagnolo, 1932). Segnalatosi giovanissimo a Madrid con due lavori teatrali, Los soldados e Los hombres del triciclo, si trasferì a Parigi nel 1954, dove finì per stabilirsi. Della sua copiosa produzione teatrale va ricordato Le cimitière des voitures (1958; trasposizione nel film omonimo del 1983), messo in scena nel ’66 da V. García, che fuse in un unico spettacolo altri testi di A. come Oraison, Les Deux Bourreaux, La Communion solennelle. Tra il 1960 e il ’62 fondò assieme a A. Jodorowsky, R. Topor, J. Sternberg e altri, il Movimento Panico. Epigono del surrealismo e tipico/””>tipico rappresentante della neoavanguardia degli anni ’60, A. si interessò ben presto al cinema come mezzo particolarmente idoneo alla libera espressione delle ossessioni personali. Realizzò la sua prima regia con … Et ils passèrent des menottes aux fleures (1969), seguita da Viva la muerte (1970; tratto da un suo romanzo autobiografico del 1959, Baal Babylone), nel quale rievoca, in un alternarsi di realismo crudele e di allucinazione, la guerra civile, la tragica morte del padre e la figura della madre. Dopo questo film, che resta la sua prova più convincente, girò J’irai comme un cheval fou (1974). Con L’arbre de Guernica (1976) A. è ritornato sul tema della guerra civile. (Trecc) Lettera al giornale ‘Le Monde’ di Arrabal scritta alla sua uscita dal carcere. denuncia la condanna di operai spagnoli negli anni 1960 per propaganda illegale (pag 86-87)”,”SPAx-154″ “ARRATE Jorge ROJAS Eduardo”,”Memoria de la Izquierda chilena. Tomo I. (1850-1970).”,”Jorge Arrate professore universitario e autore di saggi, è stato militante socialista e segretario geerale del Partido Socialista e presidente del partido unido nel Congreso de Unidad Salvador Allende (1990). E’ stato ministro dei governi Allende, Aylwin e Frei Ruiz-Tagle. Durante il governo Lagos fu ambasciatore cileno in Argentina. Eduardo Rojas, laureato, si è occupato di teoria sociale e politica, ed è stato vicepresidente della CUT tra il 1970 e il 1973. Militante DC negli anni sessanta, fu uno dei fondatori del Mapu nel 1969 e dal 1985 membro del Partito socialista. Esiliato nel 1974, nel 1985 si è stabilito a Buenos Aires. E’ stato anche consigliere tecnico dell’Ambasciata cilena in Argentina. Pochi riferimenti a Marx ed Engels, Lenin e Trotsky, molti riferimenti a S. Allende.”,”MALx-066″ “ARRATE Jorge ROJAS Eduardo”,”Memoria de la Izquierda chilena. Tomo II. (1970-2000).”,”Jorge Arrate professore universitario e autore di saggi, è stato militante socialista e segretario geerale del Partido Socialista e presidente del partido unido nel Congreso de Unidad Salvador Allende (1990). E’ stato ministro dei governi Allende, Aylwin e Frei Ruiz-Tagle. Durante il governo Lagos fu ambasciatore cileno in Argentina. Eduardo Rojas, laureato, si è occupato di teoria sociale e politica, ed è stato vicepresidente della CUT tra il 1970 e il 1973. Militante DC negli anni sessanta, fu uno dei fondatori del Mapu nel 1969 e dal 1985 membro del Partito socialista. Esiliato nel 1974, nel 1985 si è stabilito a Buenos Aires. E’ stato anche consigliere tecnico dell’Ambasciata cilena in Argentina. Pochi riferimenti a Marx ed Engels, Lenin e Trotsky, molti riferimenti a S. Allende.”,”MALx-067″ “ARRIANO”,”L’India.”,”Arriano alto funzionario imperiale e ufficiale dell’esercito di Traiano (90 ca – dopo il 150 d.C.). E’ l’autore di Anabasi di Alessandro.”,”STAx-234″ “ARRIANO Lucio Flavio, a cura di Francesco SISTI”,”Anabasi di Alessandro.”,”Lucio Flavio Arriano nacque fra l’85 e il 90 a Nicomedia (odierna Ismit) in Bitinia, nella Turchia asiatica. Da lungo tempo la sua famiglia, appartenente alla ricca aristocrazia provinciale, godeva della cittadinanza romana. In un’iscrizione in suo onore, scoperta a Corinto, Arriano è definito allo stesso tempo filosofo e legato di Adriano della provincia di Cappadocia. Le due qualifiche riflettono i due volti di Arriano e lo collocano tra quelle figure del I e II secolo – retori, filosofi e storici – che, provenendo dalle provincie orientali dell’Impero e quindi di educazione greca, all’attività letteraria unirono spesso l’ompegno politico-amministrativo, giungendo anche a ricoprire le più alte cariche di governo.. Arriano fu favorito dall’amicizia e dalla protezione di Adriano l’imperatore ellenizzante, soprannominato Graeculus.”,”VARx-153-FL” “ARRIANO DI NICOMEDIA, a cura di Gianni SCHILARDI”,”L’India di Alessandro Magno.”,”Una ricostruzione delle imprese di Alessandro sulla estrema frontiera orientale, l’India e una antologia che raccoglie varie tematiche etnografiche (fiumi indiani, caste, caccia all’elefante ecc.).”,”STAx-008-FFS” “ARRIGHI Giovanni”,”Il lungo XX secolo. Denaro, potere e le origini del nostro tempo.”,”Giovanni ARRIGHI (1937) è professore di sociologia presso la SUNY.”,”USAE-006″ “ARRIGHI Giovanni”,”Il lungo XX secolo. Denaro, potere e le origini del nostro tempo.”,”Giovanni ARRIGHI (1937) è professore di sociologia presso la SUNY. “”Come ha sottolineato Polanyi “”il termine “”sfruttamento”” descrive solo parzialmente una situazione che diventò veramente grave (per i produttori indiani) soltanto dopo che lo spietato monopolio della East India Company fu abolito e in India fu introdotto il libero scambio””. Il monopolio della Compagnia era stato uno strumento per sfruttare l’ industria tessile indiana; e questo sfruttamento, a sua volta, aveva logorato la vitalità di quell’ industria e preparato in tal modo la sua successiva distruzione a opera dei prodotti più economici del Lancashire. Ma, durante il monopolio della Compagnia, “”la situazione era stata tenuta bene sotto controllo con l’ aiuto dell’ organizzazione arcaica della campagna (…) mentre con il libero scambio gli indiani morivano a milioni””. (pag 344)”,”ECOI-121″ “ARRIGHI Giovanni ATTALI Jacques BARON Enrique CLAUDIN Fernando GRANOU André HOLLAND Stuart KOLM Serge-Christophe MANDEL Ernest MARAVALL José Maria MUÑ0Z Juan PARAMIO Ludolfo ROLDAN Santiago SEGURA Julio TRENTIN Bruno ZOLL Rainer”,”La izquierda ante la crisis economica mundial. Texto de las jornadas organizadas por la Fundacion Pablo Iglesias durante los dias 19-24 de mayo de 1980.”,”Saggi di ARRIGHI Giovanni ATTALI Jacques BARON Enrique CLAUDIN Fernando GRANOU André HOLLAND Stuart KOLM Serge-Christophe MANDEL Ernest MARAVALL José Maria MUÑ0Z Juan PARAMIO Ludolfo ROLDAN Santiago SEGURA Julio TRENTIN Bruno ZOLL Rainer”,”ECOI-123″ “ARRIGHI Giovanni SILVER Beverly J.”,”Caos e governo del mondo. Come cambiano le egemonie e gli equilibri planetari.”,”ANTE1-18 Saggi di Giovanni ARRIGHI Beverly J. SILVER PO-KEUNG HUI Krishnendu RAY Kenneth BARR Shuji HISAEDA Eric SLATER Iftikar AHMAD Miin-wen SHIH”,”RAIx-235″ “ARRIGHI Giovanni BARCELLA Fausto DI-MARCO Paolo DEL-PUNTA Maria MONICI Renza CAMPIONE Vittorio”,”Teoria, prassi e realtà sociale nel movimento operaio, 1830-1929.”,”ARRIGHI Giovanni all’epoca faceva parte del Centro Ricerche sui Modi di Produzione, Fausto BARCELLA, Vittorio CAMPIONE e Gianmario E. CAZZANIGA appartenevano al Centro Karl Marx di Pisa. “”Per chiarire i problemi d’analisi finora affrontati esaminiano in breve alcune interpretazioni dell’accumulazione originaria, che fanno ricorso a fattori ‘esterni’ alla lotta di classe, come determinanti nel promuovere lo sviluppo iniziale del capitalismo. Sweezy, per esempio, in una nota controversia con Dobb, Takahashi ed altri, vede nella ripresa dei commerci internazionali con la cessazione delle invasioni nel X secolo lo stimolo fondamentale allo sviluppo del capitalismo in quanto essa provoca sia la disgregazione del modo di produzione feudale, sia l’accumulazione di capitale-lavoro che è visto come un primo momento dell’accumulazione capitalistica. Hamilton e Keynes vedono invece nella grande inflazione del XVI secolo, dovuta all’afflusso di metalli preziosi dalle Americhe, la causa fondamentale dello sviluppo del capitalismo, in quanto essa aumentò i prezzi delle merci ma ridusse i salari reali aumentando così i margini di profitto disponibili per l’accumulazione capitalistica. Una terza interpretazione di questo tipo possiamo attribuirla a A.G. Frank, che vede nell’espropriazioner, da parte delle metropoli, del surplus prodotto in paesi satelliti, la ragione ultima dello sviluppo del capitalismo nelle prime. Prescindendo pure dalle particolarità, in tutte queste interpretazioni vi sono tre errori fondamentali (…)”” (pag 26-27) [‘L’accumulazione originaria’, relazione di Giovanni Arrighi] [in ‘Teoria, prassi e realtà sociale nel movimento operaio, 1830-1929’, Milano, 1971]”,”TEOC-593″ “ARRIGHI Giovanni”,”La geometria dell’imperialismo.”,”Giovanni Arrighi (Milano, 1937) si è laureato in economia alla Bocconi di Milano. Ha insegnato in varie università estere e italiane (tra cui Trento e Milano, alla Scuola di formazione di sociologia, e nell’Università di Calabria (1978). L’autore nel volume dedica molto spazio a Hobson. “”Hobson è stato dunque preso in considerazione nella presente indagine in quanto “”fonte”” del pensiero scientifico di Lenin sull’imperialismo. Su questo punto è probabile che molti non si trovino d’accordo. Ad esempio, Sutcliffe (1977: 380-1) afferma che la teoria dell’imperialismo di “”Hobson e Lenin”” è un mito inventato dagli storici e dagli economisti non marxisti: «Com’è noto Lenin dovette molto a Hobson per i dati che egli fornì sul rapporto tra la politica imperiale inglese e le esportazioni di capitali. Ma dal punto di vista teorico Lenin non riprese assolutamente nulla da Hobson (…). Parlare di una teoria di ‘Lenin e Hobson’ significa (…) esagerare a dismisura la parentela teorica esistente tra i due. Lenin d’altra parte rifiutò esplicitamente la parentela teorica di Hobson». A me sembra che questo punto di vista contrasti, sia con l’esplicito riconoscimento del proprio debito scientifico verso Hobson e Hilferding che Lenin (1971: 576) premette al suo ‘pamphlet’, sia con i continui riferimenti a tesi o ipotesi hobsoniane che Lenin fa proprie assegnando loro un ruolo di primo piano nella sua analisi. Mi riferisco non solo, né principalmente, all’ipotesi di un legame tra esportazione di capitali e spartizione territoriale del mondo (debito che anche Sutcliffe riconosce) e nemmeno all’ipotesi, collegata a questa, di una tendenza al parassitismo dei paesi imperialisti; mi riferisco soprattutto al fatto che lo stesso Lenin riconosca a Hobson il merito di avere formulato per primo una definizione di imperialismo storicamente determinata rispetto alle condizioni concrete della loro epoca. «Kautsky, che pretende di continuare nella difesa del marxismo, di fatto fa un passo indietro in confronto del ‘social-liberale’ Hobson, il quale molto ‘più giustamente’ prende in considerazione due concrete peculiarità “”storiche”” (Kautsky invece, con la sua definizione, si beffa della concretezza storica!) del moderno imperialismo, e cioè: 1. la concorrenza di ‘diversi’ imperialismi; 2. la prevalenza del finanziere sul commerciante» (Lenin, 1971:641; corsivi nell’originale). Il fatto che Lenin concordi con questa definizione, mentre avvalora l’opinione espressa nelle pagine precedenti che “”al fondo”” del discorso leniniano sull’imperialismo vi era la questione della guerra tra paesi capitalisti rivali, mostra come Lenin condividesse ben più di qualche ipotesi isolata, ma il modo stesso in cui Hobson aveva impostato la ‘diagnosi’ dell’imperialismo. Da questo punto di vista, cioè della diagnosi, mi sembra che le differenze tra Lenin e Hobson fossero sostanzialmente due e che derivassero interamente dalla diversa angolatura “”spazio-temporale”” da cui essi osservavano i fenomeni imperialistici. In primo luogo, Hobson scriveva dieci anni prima che scoppiasse la grande guerra e la sua preoccupazione principale era proprio di mettere in risalto quelle tendenze che a lui sembrava conducessero a un tale evento (cfr. capitolo II). Lenin scriveva invece quando la prima guerra mondiale era già scoppiata e la sua preoccupazione principale era di mostrare la precarietà della pace che sarebbe seguita: di qui il suo contributo più originale rispetto alla teoria hobsoniana, rappresentato dalla tesi che lo “”sviluppo ineguale”” avrebbe riacceso il conflitto tra paesi capitalistici per una nuova ridivisione del mondo (cfr. capitolo III). In secondo luogo, la teoria di Hobson si riferiva in modo specifico all’Inghilterra della fine dell’Ottocento. Nonostante che questa fosse, come dice Lenin (1971: 650) il paese “”più ricco così di colonie come di capitale finanziario e di esperienza imperialistica””, era anche il paese dove la concentrazione dell’apparato produttivo era rimasta più indietro rispetto ai livelli raggiunti nell’Europa continentale e in particolare in Germania su cui si fondava l’analisi di Hilferding – l’altra fonte scientifica di Lenin. Di qui il diverso accento posto da Hobson e da Lenin sul ruolo giocato dalla concentrazione capitalistica nel favorire l’ascesa del capitale monopolistico e dell’imperialismo: pressoché assente in Hobson, gioca invece un ruolo decisivo nell’analisi di Lenin. Questa seconda differenza, tuttavia, non “”depone”” interamente a favore di Lenin come potrebbe sembrare a prima vista. La sua analisi rimane infatti indeterminata tra due concezioni di “”capitale finanziario”” diverse e incommensurabili. In che senso le concezioni di Hobson e di Hilferding fossero incommensurabili verrà chiarito nelle conclusioni quando almeno una delle due sarà stata definita. Per il momento basterà menzionare il fatto che per Hobson l’espressione “”capitale finanziario”” (o altre analoghe che egli usava in sue vece) denotava una entità ‘sovranazionale’ con legami pressoché nulli con l’apparato produttivo, mentre per Hilferding denotava un’entità a carattere ‘nazionale’ con legami tendenzialmente molto stretti con l’apparato produttivo. Lenin oscilla continuamente tra queste due concezioni, senza mai distinguerle in modo chiaro ed esplicito. Anzi, si ha la netta impressione che non le distingua affatto e che usi, consapevolmente o inconsapevolmente, lo stesso termine, “”capitale finanziario””, per designare insiemi di fenomeni del tutto diversi. Se si escludono queste due differenze, non mi sembra che, sul piano della diagnosi, Lenin si sia discostato molto dalle posizioni teoriche di Hobson. In effetti, ciò che Lenin ha rifiutato ‘esplicitamente’ non è tanto l’impostazione teorica di Hobson quanto le conclusioni politiche che questi traeva dalla sua diagnosi. E’ da questo punto di vista che Hobson, normalmente contrapposto a Kautsky, finisce col venirgli equiparato. «Anche Hobson nella sua critica dell’imperialismo assume una posizione analoga. Hobson precorre Kautsky nel dichiararsi contro la “”inevitabilità dell’imperialismo”” e nell’appellarsi alla necessità di “”elevare [in regime capitalista!] la capacità di consumo della popolazione!» (Lenin, 1971: 657-658)”” [Giovanni Arrighi, ‘La geometria dell’imperialismo’, Milano, 1978] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] pag 21-22-23) “”Va innanzitutto rilevato il carattere nazionalista dell’imperialismo tedesco in quanto proiezione diretta e immediata dell’espansionismo prussiano che aveva portato all’unificazione politica della Germania. Come nel caso dell’imperialismo inglese del Seicento, sarebbe difficile, senza il senno di poi, dire dove finisse il nazionalismo e dove incominciasse l’imperialismo: la sanguinosa riconquista dell’Irlanda da parte di Cromwell, che preludeva agli atti di navigazione e alla guerra contro l’Irlanda, era ancora nazionalismo o era già imperialismo? E che cosa era la conquista dell’Alsazia-Lorena da parte della Prussia nel 1871? Come l’Inghilterra due secoli e mezzo prima, la Germania della fine dell’Ottocento era una ‘late-comer’ che aspirava ad una ridivisione del mondo che creasse lo “”spazio vitale”” (‘Lebensraum’) necessario all’espansione della propria nazionalità: “”Non avendo significativi possedimenti oltremare e sentendosi rinchiusi nel loro territorio, i tedeschi finirono per affidare le loro speranze all’idea di un’egemonia sull’Europa centrale. Da qui non vi fu che un passo per arrivare all’idea di “”colonizzare gli slavi: l’Ucraina doveva essere la loro Africa. Su questo Hitler non fu che un semplice esecutore di un programma pan-germanico che aveva iniziato a prender forma nel decennio 1890-1900″” (Lichtheim, 1974: 60). Questa visione strategica richiedeva il controllo dei Balcani e del Medio Oriente, in opposizione alle mire espansionistiche della Russia, e fin dagli anni 1890 la Germania fu spinta a sfidare la supremazia navale britannica per non dover dipendere dalla benevolenza dell’Inghilterra nella realizzazione dei propri piani di egemonia continentale: “”Senza forza navale la posizione della Germania nel mondo assimiglia a quella di un mollusco senza conchiglia”” ebbe a scrivere Tirpitz, ideatore del programma navale tedesco adottato all’inizio del Novecento (cit. in Neumann, 1942: 172). La Germania, in altre parole, tentava di ripercorrere quel cammino militarista e colonialista che aveva portato l’Inghilterra all’egemonia mondiale nella seconda metà del Seicento; e come questo tentativo aveva portato direttamente l’Inghilterra in conflitto con l’Olanda, così la Germania entrò direttamente in conflitto con l’Inghilterra. Ben diverso era il significato di imperialismo di cui era portatrice l’altra grande potenza emergente alla fine del secolo scorso, gli USA. Sebbene fossero anch’essi dei ‘late-comers’, gli USA non avevano alcun problema di ‘Lebensraum’, avendolo per tempo risolto nella prima metà dell’Ottocento. Il problema aveva occupato un posto di primo piano nell’ideologia dei coloni nordamericani prima dell’Indipendenza. Così, Franklin “”aveva predetto che la popolazione delle colonie sarebbe raddoppiata ogni quarto di secolo ed esortava il governo inglese ad assicurare un più ampio spazio per questa popolazione addizionale, poiché quel principe ‘(who) acquires new Territory, if he finds it vacant, or removes the Natives to give his own People Room’, merita la gratitudine della posterità”” (Lichtheim, 1974: 51). Liberatisi del controllo imperiale inglese, i giovani Stati Uniti d’America si erano lanciati in una pressoché illimitata espansione territoriale a spese delle popolazioni indigene e degli altri popoli coloniali d’America (francesi e spagnoli). Al nord la conquista del Canada fu bloccata dagli inglesi nel 1812, ma al sud e all’ovest l’espansione sembrava non avere limiti: tra il 1803 e il 1853 gli USA acquistarono / conquistarono dalle potenze coloniali in declino (Francia e Spagna) o dalle emergenti nazioni latino-americane (Messico) quasi 2,3 milioni di miglia quadrate, pari a nove volte il loro territorio all’inizio del periodo. I limiti dell’espansione erano più interni che esterni: raggiunte le sponde del Mar dei Caraibi, gli Stati del Sud erano infatti favorevoli a continuare l’espansione annettendo Cuba come nuovo territorio schiavista, ma incontrarono la ferma opposizione degli Stati del Nord, timorosi di un mutamento nei rapporti di forza tra Stati liberi e Stati schiavisti. Era questo uno degli aspetti del crescente conflitto interno che sarebbe ben presto sfociato nella guerra civile (1861-5). La vittoria dei nordisti aveva poi suggellato la fine dell’espansione territoriale statunitense, cosicché, quando nella seconda metà dell’Ottocento iniziò la corsa all’annessione territoriale da parte delle altre potenze, gli USA l’avevano già completata. Come ha osservato Stedman Jones (1973: 216-17): «Gli storici americani che parlano con compiacimento dell’assenza di un colonialismo di insediamento caratteristico delle potenze europee, nascondono il fatto che la storia ‘interna’ dell’imperialismo degli Stati Uniti fu nel suo insieme un processo di conquiste territoriali ed occupazioni su larga scala. L’assenza di espansione territoriale in paesi “”stranieri”” era fondata sul fatto che essa si era verificata in un modo senza precedenti “”in patria”” (corsivo nell’originale)”” (pag 68-69-70)”,”TEOC-715″
“ARRIGHI Giovanni LUNGHINI Giorgio MOISO Francesco NATOLI Salvatore ZAMAGNI Stefano ZARMANDILI Bijan”,”Tutto travolge il turbine dell’oro. Consumo e felicità, mercato e valori, lavoro e potere, democrazia e globalizzazione negli ultimi cinquant’anni.”,”Consumo e felicità, mercato e valori, lavoro e potere, democrazia e globalizzazione negli ultimi cinquant’anni. Riflessione su alcuni dei temi fondamentali del nostro tempo affrontati , secondo diverse prospettive, da economisti, filosofi, storici, giornalisti alla Casa Zoiosa di Milano”,”ECOS-019″
“ARRIGHI Giovanni”,”Adam Smith in Beijing. Lineages of the Twenty-First Century.”,”Giovanni Arrighi is Professor of Sociology at Johns Hopkins University. List of Figures, Preface and Acknowledgments, Introduction, Notes, Epilogue, Bibliography, Index,”,”ASIE-005-FL”
“ARRIGHI Giovanni BARCELLA Fausto CAMPIONE Vittorio CAZZANIGA Gianmario, relazioni”,”Teoria, prassi e realtà sociale nel movimento operaio, 1830-1929.”,”Giovanni Arrighi, del Centro Ricerche sui Modi di Produzione, Fausto Barcella, Vittorio campione e Gianmario E. Cazzaniga del Centro Karl Marx di Pisa.”,”MITT-035-FL”
“ARRIGHI Giovanni HOPKINS Terence K. WALLERSTEIN Immanuale”,”Antisystemic Movements.”,”Giovanni Arrighi si è occupato per molto tempo della interdipendenze tra le economie nazionali. Terence K. Hopkins collabora al Fernand Braudel Center di Bighampton negli Stati Uniti. Immanuale Wallerstein insegna alla State University di New York.”,”STOS-033-FL”
“ARRU Angiolina”,”Classe e partito nella prima internazionale. Il dibattito sull’ organizzazione fra Marx Bakunin e Blanqui 1871 – 1872.”,”Angiolina ARRU è nata a Sassari dove si è laureata in giurisprudenza. Assistente, dal 1968, di Filosofia del diritto a Sassari, insegna attualmente (1972) Storia economica alla facoltà di Magistero della stessa università. Ha già pubblicato altri saggi di storia del movimento operaio e ha curato la traduzione italiana della polemica di MARX ed ENGELS contro HEINZEN, apparsa sulla ‘Deutsche-Brüsseler Zeitung’ del 1847.”,”INTP-006 PAR-013″
“ARSENEV A. ELJUTIN V. OGLOBIN I. STYLCO A. KURASCIOV S.V. LYKOVA L.”,”Il cittadino e lo Stato sovietico.”,”Libro del fondo Scucchia”,”RUSU-252″
“ARTAUD Denise”,”Le New Deal.”,”ARTAUD Denise Chargée de Recherches au CNRS, Maitre de Conferences à l’Institut d’Etudes Politiques de Paris Stati Uniti 1933: scontro sulla politica economica pro svalutazione e aumento artificiale dei prezzi. [‘Parmi tous le problèmes qui assaillent le gouvernement américain en mars 1933, la chute des prix est celui qui attire le premier son [Roosevelt] attention, car il semble être le noeud de toutes les difficultés. En effet, un reversement de la tendance inciterait les industriels à produire, augmenterait l’emploi, rendrait moins urgents les secours gouvernementaux aux chômeurs, et donc diminuerait les charges budgétaires. De plus, pendant toute la Prospérité, l’économie américaine a reposé sur le crédit. Or, du fait de la déflation, le poids des dettes est devenu intolérable, et, si le chômeurs restent dans l’ensemble fort passifs, la menace d’émeute se précise dans les régions agricoles, où les habitants sont lourdement endettés. Bref, Roosevelt se demande si le remède le plus rapide ne consisterait pas à provoquer un relèvement artificiel des prix, quitte à s’occuper plus tard de réformes profondes qui sans aucun doute seront nécessaires. Mais ce projet ne fait pas l’unanimité dans l’entourage du Président. Les mesures susceptibles d’entraîner un relèvement des prix (augmentation de la masse monétaire, impasse budgétaire, dévaluation) rencontrent la résistance des «tenants de l’orthodoxie» attachès à l’étalon-or, à l’equilibre du budget, à la stabilité de la monnaie, pour qui l’inflation signifie l’arrêt de mort de la civilisation occidentale. Ce groupe est fort influent, puisqu’il comprend Woodin et Dean Acheson, respectivement secrétaire et sous-secrétaire au Trésor, Lewis Douglas, directeur du budget, et le banquier P. Warburg, conseiller très écouté de Roosevelt, qui est soutenu par les milieux financiers de New York et une bonne partie des industriels du Nord-Est. Il a de surcroit l’appui indirect du secrétaire d’Etat Hull qui, bien que dépourvu d’idée très précises en matière monètaire, reste persuadé que seuls la reprise du commerce international et l’abaissement des barrières douanières mettront fin à la crise. Car la dévaluation américaine risque d’en susciter d’autre ou de provoquer des représailles économiques a l’étranger, en particulier le durcissement du protectionnisme. Mais l’abaissement des barrières douanières proposé par Hull est-il possible et souhaitable en 1933?”” [‘Di tutti i problemi che affliggono il governo degli Stati Uniti nel marzo 1933, il calo dei prezzi è quello che attira la sua [Roosevelt] prima attenzione perché sembra essere il punto cruciale di tutte le difficoltà. Infatti, un’inversione di tendenza nella incentivazione ai produttori di produrre, aumentare l’occupazione, rendono gli aiuti pubblici meno urgenti ai disoccupati, e quindi diminuiscono le spese di bilancio. Inoltre, in tutta la fase di prosperità, l’economia americana si è basata sul credito. Tuttavia, a causa della deflazione, il peso del debito è diventato insopportabile, e se i disoccupati rimangono generalmente molto passivi, la minaccia di disordini diventa più chiara nelle zone agricole, dove le persone sono fortemente indebitate. In breve, Roosevelt si chiede se il rimedio più veloce non sia quello di un aumento artificiale dei prezzi, per occuparsi più tardi delle riforme profonde che senza dubbio saranno necessarie. Ma questo progetto non è unanime nell’entourage del presidente. Le misure suscettibili di causare un aumento dei prezzi (aumento della massa monetaria, impasse di bilancio, svalutazione) trovano la resistenza dei “”fautori dell’ortodossia”” legati al gold standard, all’equilibrio di bilancio, alla stabilità monetaria, per i quali l’inflazione significa la condanna a morte della civiltà occidentale. Questo gruppo è molto influente, poiché include Woodin e Dean Acheson, rispettivamente Segretario e Vice Segretario del Tesoro, Douglas Lewis, direttore del bilancio, e il banchiere P. Warburg, consigliere molto ascoltato di Roosevelt, che è supportato dagli ambienti finanziari di New York e da gran parte del nord-est industriale. Ha inoltre, il sostegno indiretto del Segretario di Stato Hull che, pur privo di un’idea molto specifica nel settore monetario, resta convinto che solo la ripresa del commercio internazionale e la riduzione delle barriere doganali potranno porre fine alla crisi. Perché la svalutazione americana rischia di suscitarne altre o di provocare rappresaglie economiche all’estero, in particolare l’indurimento del protezionismo. Ma la riduzione delle barriere doganali proposta dal Hull è possibile e auspicabile nel 1933?’] (pag 75-76) [ISC Newsletter N° 79] ISCNS79TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”USAE-111″
“ARTERO Giovanni”,”Luigi Repossi. Vita di un operaio rivoluzionario.”,”pag 7 ARTERO Giovanni (Torino 1946) bibliotecario del Consiglio regionale della Lombardia, si interessa di storia del movimento operaio e socialista.”,”MITC-089″
“ARTERO Giovanni”,”Luigi Repossi. Vita di un operaio rivoluzionario.”,”2° copia ARTERO Giovanni (Torino 1946) bibliotecario del Consiglio regionale della Lombardia, si interessa di storia del movimento operaio e socialista.”,”MITS-340″
“ARTERO Giovanni”,”Il punto di Archimede. Biografia politica di Raniero Panzieri da Rodolfo Morandi ai “”Quaderni Rossi””.”,”Giovanni ARTERO (Torino, 1946), bibliotecario del Consiglio Regionale della Lombardia si interessa di storia del movimento operaio e socialista.”,”ITAC-108″
“ARTERO Giovanni”,”Apostoli del socialismo nell’Italia nord-occidentale: Giovanni Lerda, Oddino Morgari, Costantino Lazzari, Dino Rondani.”,”Contiene: – Giovanni Lerda tra massoneria e ‘intransigenza’. – Oddino Morgari. Biografia politica di un “”cittadino del mondo””. – Costantino Lazzari. Un socialista lombardo da Bertani a Lenin. – Dino Rondani. “”Commesso viaggiatore’ del socialismo”,”MITS-341″
“ARTERO Giovanni”,”Futurismo comunismo “”proletkult”” in Italia tra dopoguerra e fascismo.”,”ARTERO Giovanni ha pubblicato vari libri tra cui ‘Guida alle biblioteche speciali della Lombardia’ (1991)”,”MITC-090″
“ARTERO Giovanni”,”L’albero e le “”fronde””. Ricerche di storia del socialismo italiano.”,”Il modello riformista genovese (pag 47)”,”MITS-416″
“ARTERO Giovanni”,”Alle origini del socialismo ligure. Gruppi dirigenti e ‘leaders’.”,”Giovanni Artero (Torino, 1946) si occupa di storia del movimento operaio e socialista. Ha pubblicato: “”Massoneria, socialismo, anticlericalismo””, “”Futurismo, comunismo, prolekult””, “”Tra classe e patria. Socialismo e proletariato nell’Otto-Novecento”” e le biografie di Raniero Panzieri, Luigi Repossi, Costantino Lazzari, Oddino Morgari, Duilio Remondino, Giovanni Boero. ‘Partendo dai fascicoli personali dei ‘sovversivi’ nel Casellario Politico Centrale, quindi dalle biografie dei militanti di base, si è abbozzata una ricostruzione “”dal basso”” della storia del movimento operaio e socialista per alcune aree della Lombardia, del Piemonte e dell’Emilia. Partendo sempre dalle biogradfie, ma questa volta da quelle dei dirigenti e quadri politici e sindacali del movimento operaio e socialista, abbiamo abbozzato una ricostruzione della storia dei due “”centri dirigenti”” liguri: quello riformista di Genova, che si innesta sulla tradizione mazziniana, cui fa da contraltare quello “”sindacalista rivoluzionario”” e anarchico dell’interland industriale di Genova: Sestri Ponente e Sampierdarena. Nelle altre aree della Liguria: il Ponente savonese, il Ponente imperiese, il Levante spezzino, il Levante del Tigullio, non ci furono veri e propri “”centri dirigenti”” che abbiano esercitato una egemonia nei loro territori, ma emersero ‘leaders’ che, usciti dall’ambito locale, si proposero sulla scena nazionale, quali Giacinto M. Serrati, Pasquale Binazzi, Umberto Marzocchi, Arrigo Cervetto che riteniamo meritevoli di essere rivisitati’ (pag 3-4) Indice. – L’associazionismo operaio ligure. – Genova: le origini del modello socialista. – Giovanni Lerda: gli anni genovesi (1893-1902). – Il centro riformista genovese: Pietro Chiesa, Giovanni Battista Canepa, Luigi Murialdi, Ludovico Calda. – Genova nel secondo dopoguerra: il porto e le fabbriche. – Il centro rivoluzionario di Sestri Ponente: La Camera del Lavoro. Pietro Caviglia, Giovanni Mariani, Antonio Negro, Carlo Stanchi, Angelo Faggi. – Il Ponente savonese: Andrea Aglietto, Michele Bianchi, Umberto Marzocchi, Arrigo Cervetto. – Il Ponete imperiese: Giacinto Menotti Serrati, Orazio Raimondo. – Il Levante spezzino: Pasquale Binazzi. – Tra Malatesta e D’Annunzio: Giuseppe Giulietti.”,”LIGU-191″
“ARTERO Giovanni”,”Per un atlante storico del movimento operaio in Italia. Rassegna bibliografica.”,”Giovanni Artero (Torino, 1946) si occupa di storia del movimento operaio e socialista. Ha pubblicato: “”Massoneria, socialismo, anticlericalismo””, “”Futurismo, comunismo, prolekult””, “”Tra classe e patria. Socialismo e proletariato nell’Otto-Novecento”” e le biografie di Raniero Panzieri, Luigi Repossi, Costantino Lazzari, Oddino Morgari, Duilio Remondino, Giovanni Boero. ‘Alle origini la “”classe operaia”” in Italia è costituita da una eterogenea aggregazione di pochi autentici operai di fabbrica e una massa di lavoratori semi-artigiani, di sartine, lavandaie, cocchieri, panettieri, muratori, e soprattutto lavoratori agricoli: braccianti, “”obbligati””, mezzadri. Solo nell’ultimo ventennio dell’Ottocento è iniziata la formazione di un proletariato di fabbrica (1). “”La classe operaia è andata sensibilmente crescendo dal 1881 al 1921, in corrispondenza del formarsi di un primo nucleo di capitalismo industriale moderno; specialmente nelle regioni settentrionali, e poi dal 1936 al 1961. Nell’ultimo decennio la classe operaia è alquanto diminuita, principalmente come conseguenza della forte flessione nel numero di salariati in agricoltura (2). Gli operai in Italia erano 8.5 milioni nel 1991 e 8.6 nel 2001 (3) e 8.7 milioni nel 2018, e rappresentano oltre un terzo dei 23.4 milioni di lavoratori, in particolare il 55% dei 15.7 milioni di lavoratori del settore privato, cui vanno aggiunti 3.3 milioni di dipendenti pubblici e 5.3 milioni di lavoratori indipendenti. Se non si può parlare della loro estinzione (4) – questione che si ripresenta periodicamente: già alla vigilia del ciclo di lotte operaie dell’autunno caldo del ’69 si parlava di “”fine della classe generale”” (5) e del 1994 sono le “”Tesi sulla cosiddetta ‘fine del movimento operaio in Europa’ di Helga Grebing – ci si può porre la questione dell’esistenza a partire dagli anni ’90 di una classe operaia (7) e di conseguenza di un “”movimento operaio”” in Italia’ [dalla premessa] (pag 4-5) [(1) ‘Proletariato di fabbrica e capitalismo industriale: il caso italiano, 1880-1900’, Stefano Merli, 1972-73, 2. v.; (2) Paolo Sylos Labini, ‘Sviluppo economico e classi sociali in Italia’, in “”Quaderni di sociologia””, 1972, n. 4. L’Istat non aggrega gli operai in una distinta categoria e l’autore ha rielaborato censimenti della popolazione e rilevazioni campionarie ottenendo questi dati: Classe operaia: 1881: 6.6 milioni su 15.4 m. occupati; 1901: 7.7 m. su 16.3 m.; 1921: 8.5 su 17.7; 1936: 8.5 su 18.1; 1951: 9.5 su 19.5; 1961: 9.9 su 19.5; 1970: 9.1 su 19.4; (3) Ilario Salucci, ‘Que rest-t-il delle classi sociali (1991-2001)’, marzo 2009; (4) Edmondo Berselli ‘L’estinzione della classe operaia’, in ‘Il Mulino’, 1990, n. 330, pp. 575-584; (5) Luciano Cafagna in ‘Classe operaia, partiti politici e socialismo nella prospettiva italiana’, 1966; (6) in ‘Mito e politica: il socialismo europeo dall’ideologia alla democrazia sociale’, 1994 (Quaderni Fondazione Feltrinelli); (7) Con ‘classe in sé’ la letteratura marxista indica un insieme di individui che si trovano nella stessa posizione rispetto alla proprietà dei mezzi di produzione; usa invece l’espressione ‘classe per sé’ quando questi individui prendono coscienza di avere degli interessi comuni e di appartenere alla stessa classe]”,”MITT-418″
“ARTERO Giovanni”,”Scorci di movimento operaio novarese e vercellese dalle biografie di militanti.”,”Giovanni Artero (Torino, 1946) si occupa di storia del movimento operaio e socialista. Ha pubblicato: “”Massoneria, socialismo, anticlericalismo””, “”Futurismo, comunismo, prolekult””, “”Tra classe e patria. Socialismo e proletariato nell’Otto-Novecento”” e le biografie di Raniero Panzieri, Luigi Repossi, Costantino Lazzari, Oddino Morgari, Duilio Remondino, Giovanni Boero. Il libro è basato sui fascicoli personali relativi ai ‘sovversivi’ nel Casellario Politico Centrale (CPC) inseriti dal 1880 al 1967 e conservati nell’Archivio Centrale dello Stato di Roma integrati da fonti cartacee (monografie, tesi di laurea, saggi su periodici), archivistiche e dalla rete. Tra le biografie: Corrado Bonfantini, Alberto Jacometti, ‘Cino’ Vincenzo Moscatelli, Carlo Chiappo, Modeste Cugnolio, Francesco Leone, Giuseppe ‘Spartaco’ Perotti, Battista Santhià…”,”MITT-419″
“ARTERO Giovanni”,”Scorci di movimento operaio pavese: dalle biografie di militanti.”,”Giovanni Artero (Torino, 1946) si occupa di storia del movimento operaio e socialista. Ha pubblicato: “”Massoneria, socialismo, anticlericalismo””, “”Futurismo, comunismo, prolekult””, “”Tra classe e patria. Socialismo e proletariato nell’Otto-Novecento”” e le biografie di Raniero Panzieri, Luigi Repossi, Costantino Lazzari, Oddino Morgari, Duilio Remondino, Giovanni Boero. ‘Con le 106 schede biografiche contenute in questo libro si completa la “”mappatura”” (1) di un’area compresa tra Piemonte Orientale (province di Novara e Vercelli (2) e di Biella (3)) e Lombardia occidentale (province di Como, Varese e Lecco (4) e di Pavia). La lettura complessiva delle 426 biografie contenute nei quattro libri consente, al di là dei ‘leaders’ e dei gruppi dirigenti – di sondare la “”base sociale”” del movimento operaio e contadino sviluppatosi in questa area nel corso di un secolo, tra Otto e Novecento. Come i precedenti, questo lavoro è basato sui fascicoli personali dei “”sovversivi”” presenti nel Casellario Politico Centrale (CPC) inseriti dal 1880 al 1967 e ora conservati nell’Archivio Centrale dello Stato a Roma, integrati dalle fonti disponibili in biblioteche e archivi e sulla rete. I fascicoli relativi alla provincia di Pavia sono 1776 (1720 uomini e 56 donne) divisi politicamente in 699 socialisti, 448 comunisti, 262 anarchici, 258 genericamente “”antifascisti””, 45 repubblicani; per il mestiere più di 300 sono contadini e braccianti, 123 muratori, 200 operai e manovali di cui 75 meccanici.’ [[(1) Iniziata nel 2008 cn ‘Le associazioni dei lavoratori nella Lombardia nord-ovest dalle origini al fascismo: percorso storico-bibliografico’, e proseguita nel 2011 con ‘Tra Sesia e Adda: rassegna bibliografica sulle organizzazioni dei lavoratori tra Piemonte nord-orientale e Lombardia nord-ovest’; (2) ‘Scorci di movimento oiperaio nell’Insubria lombarda: dalle biografie di militanti varesini, comaschi e lecchesi, Giovanni Artero, 2018; (3) Scorci di movimento operaio biellese dalle biografie dei militanti’, G. Artero, 2019; (4) Scorci di movimento operaio novarese e vercellese dalla biografie dei militanti’, 2020. Tra le biografie: Luigi Vercesi, Ettore Tibaldi, Pietro Roveda, Ettore, Paolo, Vittorio Ravazzoli, Luigi Montemartini, Alcide Malagugini, Mario Lanfranchi (ricordato su Azione Comunista da Bruno Fortichiari), Giuseppe Faravelli, Carlo Codevilla, Emilio Canevari, Giuseppe Beltrametti, Giuseppe ‘Cristallo’ Alberganti…”,”MITT-420″
“ARTERO Giovanni”,”Scorci di movimento operaio e contadino nell’Emilia ferrarese e bolognese dalle biografie dei militanti.”,”Giovanni Artero (Torino, 1946) si occupa di storia del movimento operaio e socialista. Ha pubblicato: “”Massoneria, socialismo, anticlericalismo””, “”Futurismo, comunismo, prolekult””, “”Tra classe e patria. Socialismo e proletariato nell’Otto-Novecento”” e le biografie di Raniero Panzieri, Luigi Repossi, Costantino Lazzari, Oddino Morgari, Duilio Remondino, Giovanni Boero. Tra le biografie: Paolo Betti, Ilio Bosi, Alda Costa, Andrea Costa, Giuseppe Dozza, Edgardo ‘Sentinella’ Fogli, Ennio Gnudi, Antonio Graziadei, Terzo Lori, Andrea Marabini, Anselmo Marabini, Giuseppe Massarenti, Marino Mazzetti, Nino Nannetti, Giulio ‘Lenin’ Peggi, Armando Pilati, Giuseppe Reggiani, Vittorio Saltini, Vittorio Suzzi, Leonildo Tarozzi, Pio Turroni ….”,”MITT-421″
“ARTERO Giovanni”,”Scorci di movimento operaio e socialista nel milanese e in Brianza dalle biografie dei militanti.”,”Foto dell’occupazione delle fabbriche nel milanese agosto settembre 1920 Giovanni Artero (Torino 1946) v. bibliografia in quarta di copertina Citato come fonte l’ ABMO”,”MITT-426″
“ARTHUR Chris DIMOULIS Dimitri LIETZ Barbara STAMATIS Georg KLIMAN Andrew RAMOS Alejandro SCHAUPETER Reinhard WIARDS Mathias MORI Kenji FIEHLER Fritz BENSCH Hans-Georg PARAGENIGS Heinz”,”Marx’ Ökonomiekritik im ‘Kapital’. Marx, Orthodoxy, Labour, Value – Wertheorie, Ideologie und Fetischismus – Abstrakte Arbeit und Beziehung zwischen Werten und Preisen – Determination of Value in Marx and in Bortkiewiczian Theory – Value and Price of Production: New Evidence on Marx’s Transformation Procedure – Zur Begründbarkeit ansteigender organischer – Zusammensetzung des Kapitals – Kapitalumschlag und Profitrate – Genesis der nachklassischen Geld- und Einkeomenstheorie – Zur Grundrente. Von Marxschen Anweiseungen und Engelsschen Umsetzungen.”,”scritti di ARTHUR Chris DIMOULIS Dimitri LIETZ Barbara STAMATIS Georg KLIMAN Andrew RAMOS Alejandro SCHAUPETER Reinhard WIARDS Mathias MORI Kenji FIEHLER Fritz BENSCH Hans-Georg PARAGENIGS Heinz Saggi in tedesco e in inglese”,”MADS-682″
“ARTIERI Giovanni a cura, scritti di Giovanni ARTIERI Carlo BERNARI John H. BURNS Luigi COMPAGNONE Aldo DE-JACO Gino DE-SANCTIS Giuseppe MAROTTA Amedeo MAIURI Mario NUZZO ALfredo PARENTE Michele PRISCO Domenico REA Paolo RICCI Mario STEFANILE”,”Le quattro giornate.”,”ARTIERI Giovanni Scritti di Giovanni ARTIERI Carlo BERNARI John H. BURNS Luigi COMPAGNONE Aldo DE-JACO Gino DE-SANCTIS Giuseppe MAROTTA Amedeo MAIURI Mario NUZZO ALfredo PARENTE Michele PRISCO Domenico REA Paolo RICCI Mario STEFANILE “”A proposito di insurrezioni e rivoluzioni a Napoli, le «Quattro giornate» suggeriscono qualche considerazione interessante. Gino Doria, nella sua ‘Storia di una Capitale’ (Napoli dalle origini al 1860) s’associa, dimostrandone le ragioni, al giudizio pessimistico di altri storici sulla qualità e le virtù della plebe partenopea, di certe epoche. Prima di tutto nota come nelle vicende dei napoletani sia rara la vera tragedia. Uno dei casi tragici fu la Rivoluzione liberale del 1799; ma tragicommedia, definisce la Rivoluzione del Masaniello. Le barricate del ’48 e l’opera svolta da una parte del popolaccio, dietro gli svizzeri e le truppe di Ferdinando II, meritano i gravi giudizi pronunciati allora dal Settembrini e, dopo, da altri. Ma la «vil plebe» di cui Pietro Giannone fa un governo così severo, sia che si riferisca a quella che seguì e poi uccise Masaniello, sia che alluda a quella della «Santafede» del 1799, che giocava a bocce con le teste di fresco tagliate, deve considerarsi un ricordo archeologico. Non abbiamo il gusto dell’agiografia; ma il popolo che aveva resistito ai bombardamenti di tutta la guerra ed effettuata la insurrezione delle «Quattro giornate», non poteva e non può più essere colpito dai giudizi negativi del passato. Con ciò si vuole confermare ancora una volta che il Doria come il Croce si riferirono alla plebe dei tempi di Tommaso Aniello, pescivendolo e capo-popolo e non alla plebe che, nei medesimi quartieri della rivoluzione antispagnola del 1647, combattette e morì, con le armi in mano, durante la insurrezione antitedesca. E d’altra parte se a proposito delle «Quattro giornate» si è parlato retoricamente e fuori luogo di Masaniello, non bisogna spaccare il capello in quattro. Lasciamo ai simboli i loro valori, anche se sbagliati. Spinoza attribuiva a Masaniello un tale fascino, che lui stesso – a parte il ritratto che ne teneva al capezzale – si lasciò dipingere in costume di pescivendolo napoletano. Ma Pietro Giannone che chiamò «vilissima plebe» il popolo che insorse contro gli spagnoli, chiamò «uomo vilissimo» il capo di quella plebe, senza pietà per la sua fine miseranda. E che vale tutto questo, se poi, anche tra gli insorti delle «Quattro giornate» si fece strada la convinzione di stare lì a vivere uno straordinario ricorso storico? Anche per la partecipazione, che vedremo in particolare, dei ragazzi, degli «scugnizzi» alla rivolta e quel loro adoperare, adesso, i moschetti e le bombe a mano, in luogo delle canne appuntite dei loro uguali del 1647. In realtà se «ricorso» si deve cercare alle «Quattro giornate», questo è nella unica giornata di rivoluzione napoletana del 15 maggio 1848: e non solo pei luoghi dove essa si svolse, lungo l’asse maggiore della città dalla piazza del Palazzo Reale, a San Ferdinando e poi al largo della Carità e a quello del Mercatello (o piazza Dante) e infine alla salita del Museo, a Santa Teresa e alle adiacenze. Le barricate sorsero quasi agli stessi incroci, sbarrarono le stesse strade, e si combattette in taluni posti (a via Toledo e a piazza della Carità) lungo gli stessi muri, dalle medesime finestre e balconi. Patetici richiami da non trascurarsi, per offrire al lettore il senso vivo e vero di quei fatti. Nei quali due grida, già nei secoli trascorsi echeggiate tra i selci di Napoli, furono ripetute: quello che Eleonora de Fonseca Pimentel scrisse nel ‘Monitore repubblicano’, nel maggio del 1799, che cioè: «Pure San Gennaro si è fatto giacobino», parafrasato nel settembre del 1943 in «Pure San Gennaro è antitedesco»; e l’altro che «I Masanielli non sono morti», riudito a via del Duomo, durante un combattimento del 30 settembre, mentre si rovinava a furia di mitraglia una camionetta armata carica di tedeschi”” (pag 22-24) Sanfedismo Movimento popolare (al quale non erano estranei anche elementi della classe colta e aristocratica), di carattere fortemente clericale e reazionario, sorto nel Napoletano come reazione alla Repubblica napoletana del 1799. Le bande si sollevarono in difesa della ‘santa fede’ e delle vecchie tradizioni e istituzioni contro gli invasori francesi. Movimento sorto nello Stato pontificio, dopo la Restaurazione del 1815, costituito da sette reazionarie in opposizione alle sette liberali. (trecc) ll nome divenne celebre nel 1799 per le gesta degli insorgenti nel Regno di Napoli e nello Stato Pontificio. La parola “”sanfedismo”” deriva infatti da “”Esercito della Santa Fede””, l’armata creata dal cardinale Fabrizio Ruffo che, tra febbraio e giugno del 1799, prese parte attiva alla restaurazione del dominio borbonico a Napoli ponendo fine alla Repubblica napoletana. Per analogia il nome fu esteso successivamente a tutti i gruppi e alle associazioni cattoliche che, all’interno dei vari Stati italiani, lottarono contro i giacobini per la “”difesa della Santa Fede”” e, con essa, delle monarchie tradizionali (wikip)”,”ITAR-256″
“ARTIERI Giovanni”,”Le guerre dimenticate di Mussolini. Etiopia e Spagna.”,”Giovanni Artieri (1904-1995) già ventennale inviato speciale della “”Stampa”” di Torino, nel 1944 è tra i fondatori, con Renato Angiolillo del “”Tempo”” di Roma. Ha scritto una trentina di libri. “”Qualcuno tra loro, come il Turati, il Modigliani, avrebbe potuto – se avesse voluto – assumere carica e dignità di ministro del re e, anzi, uno di essi, il repubblicano Eugenio Chiesa, lo era stato. La Concentrazione, almeno per la parte tanto notevole e predominante del gruppo socialdemocratico, rifletteva il patriarcalismo dei socialisti romantici della Terza Internazionale e il complicato rancore, non scevro da segreta ammirazione, per quell’indemoniato di Mussolini, che, ‘enfant prodige’ della rivoluzione proletaria, aveva giocato tutti trasformandosi in autore di una «reazione prima della rivoluzione» (come – e l’abbiamo già ricordato – doveva dire più tardi Leone Trotsky) a carico dei suoi compagni di fede”” (pag 32)”,”ITAF-354″
“ARTOM Isacco ARTOM Ernesto”,”Iniziative neutralistiche della diplomazia italiana nel 1870 e nel 1915.”,”Isacco ARTOM fu segretario e collaboratore di CAVOUR, segretario di legazione a Parigi ministro plenipotenziario a Copenaghen e Carlruhe, segretario generale del ministero degli esteri di VISCONTI VENOSTA e dal 1876 senatore. Il secoondo, nipote del primo, diplomatico e collaboratore di VISCONTI VENOSTA e del PRINETTI, senatore dal 1919. Isacco Artom a Emilio Visconti Venosta. 29 luglio 1870. “”(…) Risulta da tutto ciò che, se la Russia si serba neutrale, se il conflitto rimane circoscritto alla Germania ed alla Francia, l’ Austria troverà con gran pena la via d’ intervenir nella guerra. Ed appunto perciò si fa pompa dei negoziati coll’ Italia (…). Io reputo ottima politica che l’ Italia e l’ Austria, appunto per mantenersi libere da ogni impegno diretto con alcuno dei belligeranti, stringano tra loro un’ alleanza eventuale, avente per iscopo in primo luogo il mantenimento della loro neutralità, in secondo luogo un’ azione comune in certi casi preveduti sia per intervenir nella guerra, sia per camminar insieme nei negoziati di pace. Un accordo di tal genere sarebbe a quanto pare a me, accolto con soddisfazione dall’ opinione pubblica dei due paesi. Ma il trattato a due, partecipato ed approvato a Parigi, sarebbe nulla più che una vera triplice alleanza, anzi ne avrebbe gli inconvenienti e non i vantaggi.”” (pag 67-68)”,”ITQM-106″
“ARTUR DU PLESSIS Laurent”,”L’ Iran dans la Troisième Guerre mondiale.”,”ARTUR DU PLESSIS Laurent nato nel 1952 in Algeria, giornalista al Figaro Magazine dal 1978 al 1991, è specialista di problemi di geopolitica. Ha pubblicato: ’10 Questions sul la Turquie e 10 réponses qui derangent’ (2002). Iran vocazione storica alla potenza. Alleanza con gli USA. Le origini del nucleare iraniano. “”L’augmentation des renevus pétroliers résultant de la crise déclenchée par l’Opep en 1973, et l’appui des Etats-Unis, dopèrent les ambitions iraniennes. Les grand projets industriels passèrent à la vtesse supérieure. Encouragé par les Américains qui voulaient contrer l’URSS, le chah forgea une formidable machine militaire donnant à l’Iran le rôle de “”gendarme du Golfe””, principalement au profit des Etats-Unis. L’Iran renouait avec la puissance perce, allant jusqu’à démarrer, avec l’aide des Occidentaux, une industrie nucléaire à finalité évidentemment militaire eu égard à la richesse pétrolière du pays. Mais cette cavalcade effrénée engendra des traumatismes. Le ressentiment religieux fut avivé par l’occidentalisation à marche forcée. Celle-ci alla jusqu’au bouleversement du calendrier: à partir du 21 mars 1976, son origine ne fut plus l’Hégire du Prophète mais la fondation de l’empire perse par Cyrus le Grand, faisant passer les Iraniens subitement de 1354 à 2535. La déstructuration des campagnes et une urbanisation anarchique génératrice de misère et de perte des repères accrurent le malaise populaire. Le développement de nouvelles forces socio-économiques déstabilisa la société iranienne.”” (pag 60) L’alleanza sino-iraniana, l’avvicinamento iran-russia.”,”GOPx-009″
“ARTZYBASCEV Michele”,”Al limite estremo. Romanzo.”,”””(…) – Cige replicò, con una categorica animosità. – E’ semplicemente l’istinto vitale che resiste a tutte le vostre teorie. – Disgraziatamente, questo è vero, disse Naumov con tono fermo. Una forza sconosciuta, astuta e maligna ha posto in noi questo istinto che è il nostro anatema… Ma l’umanità non ha vissuto inutilmente; e se qui c’è un istinto, lo si deve distruggere. – Ma per riuscirvi si dovrà trasformare il genere umano, osservò Davidenko sconvolto. Naumov rispose tranquillamente: – Se è necessario, lo trasformeremo”” (pag 174) “”Di Michele Artzybascev sono già stati pubblicati in Italia alcuni racconti e diverse commedie. In tutti i suoi lavori è predominante una nota di profondo pessimismo. In questo ‘Limite estremo’ essa ragginge l’esasperazione. Ma il romanzo è pervaso da tanta fine psicologia, da tanta umana passione che ci sembra quasi logico il suo funebre svolgimento. Insieme a ‘Sanin’, un altro grande romanzo di vita russa (…) ‘Al limite estremo’ ha un grande valore per la consocenza dell’anima, dei costumi, della vita russa. Oltre alle opere di Gorki, ‘La Spia’ e ‘La Madre’, il lettore italiano troverà di che saziare la sua curiosità in ‘La Fosse’ di Kuprin e in ‘Humus’ di Ljdia Sejfulina – una interessante rivelazione, questa, della Russia d’oggi”” (pag 5, in apertura)”,”VARx-081-FV”
“ARUFFO Alessandro”,”Breve storia degli anarchici italiani, 1870-1970.”,”ARUFFO Alessandro studioso dei paesi afroasiatici, ha scritto ‘Africa, Afriche’ (1993), ‘Il mondo islamico’ (1995), ‘La Chiesa e gli ebrei’ (1998), ‘Questione ebraica e questione israeliana’ (2005) e altro. Labriola sul positivismo. “”In una lettera ad Engels, del 14 dicembre 1893, Labriola lamenta l’ assenza in Italia di una cultura socialista di collegamento fra i “”fenomeni spontanei”” del movimento operaio e la coscienza della rivoluzione proletaria. Nel contempo, dinanzi ai moti siciliani, parla di “”gran fermento””, di iniziativa popolare, di “”coscienza democratica nel lato senso della parola””. Non manca una stilettata indirizzata a determinati settori operai: “”La nuova generazione non conosce che i positivisti, che sono per me i rappresentanti della generazione cretina del tipo borghese””.”” (pag 50-51) “”Gli stessi anarchici mostrano inadeguatezza d’ atteggiamenti derivante dalla carenza analitica del fenomeno fascista. Inoltre, pesa l’ eredità di una mancata elaborazione strategica rivoluzionaria, territorialmente coordinata. Riduttivismo analitico che riduce il fascismo a strumento normalizzatore antioperaio nelle mani della borghesia e dello Stato oppressore. Quest’ultimo continua ad essere additato come il nemico principale delle classi subalterne. Di conseguenza, “”peggio del fascismo sarebbe il consolidamento dello Stato””, avverte Malatesta su “”Umanità Nova”” (14 marzo 1922). Posizione tesa a recuperare le frange giovanili confluite nel fascismo e sorretta dalla convinzione che gli apparati dello Stato se ne sarebbero disfatti una volta conseguito il proprio rafforzamento. Malatesta, cioè, è convinto dell’ imminente fine del fascismo. Ottimismo non condiviso da Fabbri – in ‘La controrivoluzione preventiva’ (1922) – propenso a considerarlo come forza del tutto autonoma il cui obiettivo è la distruzione delle organizzazioni operaie””. (pag 96-97)”,”ANAx-260″
“ARUFFO Alessandro”,”L’inferno dei Balcani. Da fine Ottocento alla guerra del Kosovo.”,”Alessandro Aruffo è studioso dei paesi afroasiatici. Tra i suoi libri: Lumumba, Africa, Afriche, Dossier Somalia, Messico rivoluzionario, Il mondo islamico, Storia di Ernesto Che Guevara, La chiesa e gli ebrei.”,”EURC-015-FL”
“ARUFFO Alessandro”,”Messico rivoluzionario. Da Zapata al Chiapas.”,”Un libro che descrive la storia sociale del Messico dall’epoca di Benito Juárez, passando attraverso i movimenti rivoluzionari di Pancho Villa, Emiliano Zapata ecc.”,”AMLx-011-FL”
“ARUFFO Alessandro”,”Breve storia degli anarchici italiani, 1870-1970.”,”ARUFFO Alessandro studioso dei paesi afroasiatici, ha scritto ‘Africa, Afriche’ (1993), ‘Il mondo islamico’ (1995), ‘La Chiesa e gli ebrei’ (1998), ‘Questione ebraica e questione israeliana’ (2005) e altro. Labriola sul positivismo. “”In una lettera ad Engels, del 14 dicembre 1893, Labriola lamenta l’ assenza in Italia di una cultura socialista di collegamento fra i “”fenomeni spontanei”” del movimento operaio e la coscienza della rivoluzione proletaria. Nel contempo, dinanzi ai moti siciliani, parla di “”gran fermento””, di iniziativa popolare, di “”coscienza democratica nel lato senso della parola””. Non manca una stilettata indirizzata a determinati settori operai: “”La nuova generazione non conosce che i positivisti, che sono per me i rappresentanti della generazione cretina del tipo borghese””.”” (pag 50-51) “”Gli stessi anarchici mostrano inadeguatezza d’ atteggiamenti derivante dalla carenza analitica del fenomeno fascista. Inoltre, pesa l’ eredità di una mancata elaborazione strategica rivoluzionaria, territorialmente coordinata. Riduttivismo analitico che riduce il fascismo a strumento normalizzatore antioperaio nelle mani della borghesia e dello Stato oppressore. Quest’ultimo continua ad essere additato come il nemico principale delle classi subalterne. Di conseguenza, “”peggio del fascismo sarebbe il consolidamento dello Stato””, avverte Malatesta su “”Umanità Nova”” (14 marzo 1922). Posizione tesa a recuperare le frange giovanili confluite nel fascismo e sorretta dalla convinzione che gli apparati dello Stato se ne sarebbero disfatti una volta conseguito il proprio rafforzamento. Malatesta, cioè, è convinto dell’ imminente fine del fascismo. Ottimismo non condiviso da Fabbri – in ‘La controrivoluzione preventiva’ (1922) – propenso a considerarlo come forza del tutto autonoma il cui obiettivo è la distruzione delle organizzazioni operaie””. (pag 96-97)”,”ANAx-011-FV”
“ARUFFO Alessandro”,”Il mondo islamico. Da Maometto ad oggi.”,”Alessandro Aruffo, studioso dei paesi afroasiatici ha diretto una collana di saggi e letteratura del ‘terzo mondo’. Ha pubblicato tra l’altro ‘Messico rivoluzionario’.”,”VIOx-222″
“ARVATI Paolo CONTI Piero PENCO Carlo RUGAFIORI Paride”,”Partiti e Resistenza il Liguria. Contributo per una storia politica del CLN.”,”Saggi di: ARVATI ‘I cattolici’, CONTI ‘Appunti critici dell’ attività del Partito d’ Azione, RUGAFIORI ‘I comunisti’, ARVATI ‘I liberali’, PENCO ‘Note sull’ attività del Partito Socialista’”,”LIGU-049″
“ARVATI Paolo”,”Cronache resistenti. La Lotta di Liberazione a Sestri e altre riflessioni antifasciste.”,”Paolo Arvati è nato a Genova nel 1949. E’ membro del Comitato direttivo dell’Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea’. E’ direttore responsabile del ‘Corriere di Sestri Ponente’. E’ autore di diversi saggi dedicati alla storia e alla società ligure (v. quarta di copertina)”,”ITAR-266″
“ARVATI Paolo”,”Franca Pieroni Bortolotti, ‘Francesco Misiano: vita di un internazionalista.”,”””Proprio in questi giorni ricorre il novantesimo anniversario della nascita di Dimitrov, e l’accostamento tra il rivoluzionario bulgaro e il Misiano diventa naturale ed immediato. I Dimitrov, i Misiano, i Münzenberg, furono sicuramente l’espressione più cara, – e direi quasi il simbolo -, di tutta una generazione di “”rivoluzionari di professione””, la cui militanza classita e internazionalista fu la prova tangibile della rottura della tradizione della Seconda Internazionale, e il prodotto più autentico dei contenuti rivoluzionari del leninismo e della Terza Internazionale”” (pag 117)”,”BIOx-005-FGB”
“ARVATOV Boris a cura di Hans GÜNTHER Karla HIELSCHER”,”Arte produzione e rivoluzione proletaria. Le proposte dell’ avanguardia sovietica degli anni 20 per un’ estetica socialista e un’ arte proletaria.”,”Esponente fra i maggiori del LEF e del Proletkult, collaboratore di BRIK, MAJAKOVSKIJ e EJZENSTEJN, ARVATOV fu tra i principali teorici di quel movimento che, nel periodo immediatamente successivo alla Rivoluzione d’ Ottobre, ricercò la possibilità e le forme di un’ arte proletaria. In questo frangente fu fatta precipitare la crisi delle arti figurative, e venne distrutto il teatro borghese, furono inventati nuovi moduli di comunicazione…”,”RIRO-161″
“ARVATOV Boris a cura di Hans GÜNTHER Karla HIELSCHER”,”Arte produzione e rivoluzione proletaria. Le proposte dell’avanguardia sovietica degli anni ’20 per un’estetica socialista e un’arte proletaria.”,”Esponente fra i maggiori del LEF e del Proletkult, collaboratore di BRIK, MAJAKOVSKIJ e EJZENSTEJN, ARVATOV fu tra i principali teorici di quel movimento che, nel periodo immediatamente successivo alla Rivoluzione d’ Ottobre, ricercò la possibilità e le forme di un’ arte proletaria. In questo frangente fu fatta precipitare la crisi delle arti figurative, e venne distrutto il teatro borghese, furono inventati nuovi moduli di comunicazione…”,”RUSS-005-FV”
“ARVON Henri”,”La revolte de Cronstadt.”,”Prof all’Univ di Paris X, ARVON è uno specialista dell’ anarchismo. E’ autore di ‘Aux sources de l’existentialisme: Max Stirner’; ‘Bakunin: absolu et revolution’ e di ‘L’anarchisme au XX siecle’.”,”RIRO-080″
“ARVON Henry”,”L’ Atheisme.”,”ARVON è Maitre de conferences alla facoltà di Lettere e scienze umane di Clermont. Ateismo s.m. (da a priv. e gr. theós, dio). La negazione dell’esistenza di Dio. L’accusa di ateismo è stata talora rivolta arbitrariamente e impropriamente da alcuni filosofi e teologi a tutti coloro che dell’Essere eterno e infinito, causa prima del mondo, non avevano una concezione esattamente conforme alla loro (anche Socrate fu accusato di ateismo, perché rifiutava di seguire le credenze popolari dei suoi tempi). In particolare, si è voluto vedere nel panteismo una forma dissimulata di ateismo; ma questo non è esatto. L’identificazione di Dio con il mondo sostenuta dai panteisti si risolve in genere in una concezione di Dio come principio immanente dell’unità dell’universo, mentre il mondo è inteso come il molteplice in cui l’essenza unica di Dio si manifesta o si realizza. Così, per il panteismo stoico, Dio pervade tutto l’universo, è immanente in tutte le cose, ma ne è in certo qual modo distinto, in quanto principio attivo, provvidenza: non si può quindi parlare di ateismo a proposito dello”,”FILx-120″
“ARVON Henri”,”L’ esthetique marxiste.”,”ARVON Henri è stato professore alla Facoltà di lettere e scienze umane di Clermont-Ferrand. “”La lettera di Federico Engels a Heinz Starkenburg del 25 gennaio 1894 costituisce a questo proposito una perfetta messa a punto. “”L’ evoluzione politica, giuridica, filosofica, religiosa, letteraria, artistica, ecc., si appoggia sull’ evoluzione economica. Ma esse reagiscono tutte una sull’ altra e anche sulla base economica. La situazione economica non è la causa, non è la sola attiva e tutto il resto unicamente un effetto passivo, ma c’è un effetto reciproco sulla base della necessità economica che finisce sempre in ultima istanza per imporsi”” (pag 26). Starkenburg (pseudonimo è Borgius)”,”RUSS-134″
“ARVON Henri”,”Le marxisme.”,”ARVON Henri è Dottore in Lettere, Agregé de l’ Université “”Tuttavia, vivendo nel XIX secolo, che, più di ogni altra epoca precedente, conosce un sviluppo prodigioso delle scienze naturali, Marx e più ancora Engels ne subiscono l’ impronta. La corrispondenza scambiata tra Marx ed Engels apporta numerose prove di questa progressiva impregnazione. Nella sua lettera del 14 luglio 1858, Engels coglie due grandi scoperte scientifiche che allora fanno epoca: la teoria della cellula e la teoria della costanza della materia. E conclude: “”Ci si chiede con disgusto e sdegno, per quale ragione l’ uomo si crede superiore agli animali””. In un’ altra lettera datata fine novembre 1859, Engels rende onore a Darwin per aver dimostrato l’ evoluzione storica nella natura, riducendo così la teleologia a niente. Marx abbonda da parte sua. “”Questo libro, scritto a proposito della selezione naturale di Darwin, che contiene i fondamenti scientifici della nostra teoria.”” E a proposito di un libro di Trémaux dedicato all’ origine e alla trasformazione dell’ uomo e degli altri esseri, Marx dichiara: “”Fuori dalle grandi leggi della natura, i progetti degli uomini non sono che disastri””. (pag 19) “”Evidentemente – precisa Marx – il metodo di esposizione deve differenziarsi formalmente dal metodo di ricerca. La ricerca deve appropriarsi della materia nel dettaglio, analizzare le diverse forme di sviluppo e scoprirne il legame profondo. E’ solo dopo aver compiuto questo lavoro che si può dare al movimento reale l’ esposizione corrispondente. Quando vi si riesce e la vita della materia si riflette nell’ idea, può sembrare di aver dato luogo a una costruzione a priori.”” (pag 33) “”L’ unità (coincidenza, identità, equipollenza) dei contrari, scrive Lenin, è condizionata, temporanea, passeggera, relativa. La lotta dei principi che si escludono reciprocamente è assoluta, l’ evoluzione, il movimento essendo in sé assoluto”” (pag 180) Rivoluzione tedesca. “”Non è in Francia né in Inghilterra, paesi in cui il capitalismo ha raggiunto la più grande potenza, che la rivoluzione proletaria, secondo Marx, incontra le condizioni più favorevoli, ma nella Germania ritardataria del 1848. Ciò per due ragioni: la borghesia tedesca non è né forte né organizzata, il proletariato tedesco, al contrario, ha potuto approfittare delle esperienze anteriori del proletariato francese e inglese. “”E’ alla Germania, proclama Marx, che i comunisti dedicano la loro attenzione principale, perché la Germania è alla vigilia di una rivoluzione borghese, perché compie questo rovesciamento in un momento in cui le condizioni della civiltà europea in generale, sono più avanzate e il proletariato ben più sviluppato che nell’ Inghilterra del XVII e nella Francia del XVIII secolo, e perché la rivoluzione borghese tedesca non può dunque essere che il preludio immediato di una rivoluzione proletaria””. Leon Trotsky, in La Nostra Rivoluzione, paragona la Russia arretrata del 1905 alla Germania arretrata del 1848. Lenin non manca di fare lo stesso confronto.”” (pag 186)”,”MADS-346″
“ARVON Henri”,”L’ anarchisme au XXe siècle.”,”ARVON Henri è professore all’ Università di Parigi X. Antimodernismo. “”E’ nella seconda metà della sua vita che Tolstoi, si orienta verso la predicazione di un cristianesimo rinnovato, riportato alla stretta osservazione della legge dell’ amore.Va da se che una vita comandata da questa unica legge si trova singolarmente allegerita e semplificata; volta esclusivamente verso il perfezionamento morale, essa supera facilmente le strutture multiple del mondo moderno. Tolstoi stesso si sforza di impregnare la sua propria vita di questa semplicità evangelica che si dedicherà a propagare fino alla fine della sua vita. (…) L’ opera di Tolstoi riflette l’ ostilità che l’ autore prova per una civiltà fondata sul gusto del lusso e sulla ricerca del superfluo.”” (pag 159)”,”ANAx-224″
“ARVON Henri, a cura, BAKOUNINE Michel (BAKUNIN)”,”Michel Bakounine ou la vie contre la science.”,”Contiene ritaglio di giornale su centenario Bakunin. Bakunin, lettera a Marx dai toni concilianti. “”Rien, en effet, ne laissait prévoir que Marx et Bakounine allaient un jour occuper des positions doctrinales diamétralement opposées. En 1868 encore, Bakounine écrit a Marx: “”Mon cher ami, je comprends maintenant plus que jamais combien tu as raison de suivre le grand chemin de la révolution économique et de nous convier à nous y engager en méprisant les gens qui errent dans les chemins de traverse des équipées tantôt nationales tantôt politiques. Je fais maintenant ce que tu fais déja depuis vingt ans… Ma patrie est désormais l’ Internationale dont tu es l’un des fondateurs. Ainsi, mon cher ami, je suis ton disciple et fier de l’ être.”””” (pag 79)”,”ANAx-265″
“ARVON Henri”,”Bakunin. La vita, il pensiero, i testi esemplari.”,”- L’ antistatalismo del giovane Marx (pag 72-) – Marx e Bakunin (pag 107-) “”Sono note le funeste conseguenze della disputa di influenza fra Marx e Bakunin entro la Prima Internazionale: la prima organizzazione operaia importante dilaniata da lotte intestine che la paralizzano e finiscono per disgregarla, un fossato ormai insormontabile fra autoritari e libertari, infine un irrigidimento delle due dottrine, le quali, molto vicine in partenza l’una all’altra, cercano a tutti i costi di differenziarsi. Infatti nulla lasciava prevedere che Marx e Bakunin avrebbero un giorno preso posizioni dottrinali diametralmente opposte. Ancora nel 1868, Bakunin scrive a Marx: «Caro amico, comprendo ora più che mai quanto tu abbia ragione di seguire la grande strada della rivoluzione economica e di invitare a impegnarvici, rimproverando le persone che errano nelle vie traverse delle imprese temerarie, sia nazionali sia politiche. Faccio ora ciò che tu fai già da venti anni…. La mia patria è ora l’ Internazionale della quale tu sei uno dei fondatori. Così, mio caro amico, sono tuo discepolo e sono fiero di esserlo». Bakunin ha finito per adottare la maggior parte delle idee di colui che egli considera come suo maestro, in particolare il materialismo storico con le sue implicazioni politiche ed economiche, l’importanza primaria accordata al proletariato e alla sua organizzazione internazionale. Egli inizia a tradurre il ‘Capitale’ per conto di un editore russo, fino a quando Nietchaïev lo convince che vi sono cose migliori da fare e si incarica di convincere a rinunciare all’anticipo versato da Bakunin. Egli entra anche nel gioco politico di Marx, scatenando una violenta campagna contro Mazzini. «Tuttavia farò preparare a Firenze da Bakunin delle contromine contro Mazzini», si legge in una lettera di Marx ad Engels dell’11 aprile 1865. In compenso divergenze personali si sono manifestate fin dal loro primo incontro a Parigi nel 1844″” (pag 107-108) [Henri Arvon, ‘Bakunin. La vita, il pensiero, i testi esemplari’, Sansoni editore, Firenze, 1970]”,”ANAx-002-FMB”
“ARVON Henri”,”Le gauchisme.”,”Henri Arvon professore all’Università di Parigi X (1974) Engels sul ‘rivoluzionarismo’ (dei giovani): “”Quelle naiveté enfantine que d’ériger sa propre impatience e argument théorique”””,”FRAP-002-FMB”
“ARZUMANIAN A.A. BARJONET BASSO BENARD DOBB TIMOFEEV TRENTIN VITELLO”,”Tendenze del capitalismo europeo. Atti del Convegno di Roma organizzato dall’ Istituto Gramsci, 25-27 giugno 1965.”,”Saggi di Maurice DOBB Timur TIMOFEEV A.A. ARZUMANIAN André BARJONET Bruno TRENTIN Jean BENARD Vincenzo VITELLO Lelio BASSO Michael BARRATT BROWN Camillo DANEO Jean-Pierre DELILEZ Griscia FILIPOV Sergio GARAVINI Gyorgy GONCOL André GORZ Laszlo HAY Stefan HERETIK Miroslav HIRSL Pierre JOYE Antonio LETTIERI Silvano LEVRERO Fernand NICOLON Theodor PRAGER Osvaldo SANGUIGNI Jozef SOLDACZUK Ludek URBAN Teodor VLADIGHEROV Barbu ZAHARESCU Teodor POSTOLAKE. Il declino del “”miracolo economico”” in Europa (di Laszlo Hay). “”La Comunità economica europea è stata creata con l’ appoggio degli Stati Uniti per diventare il sostegno economico della NATO e per fondersi nel corso del proprio sviluppo con il blocco economico atlantico dipendente dagli Stati Uniti. Tuttavia, in seguito al mutamento dei rapporti di forza, il piano del blocco economico atlantico è fallito, la NATO fa acqua da tutte le parti.”” (pag 405) “”E’ quindi una vana illusione la supposizione che la Comunità economica europea aprirà le proprie porte all’ Inghilterra e che è possibile la rinascita dell’ idea del blocco economico atlantico””. (pag 405)”,”EURE-042″
“ASARO MAZZOLA Gigliola”,”Gramsci fuori dal mito.”,”Alla diffusione del mito di Gramsci pochi seppero opporsi, tra questi Benedetto Croce ed Emilio Cecchi i quali nelle ‘disorganiche’ noterelle di Gramsci videro l’impiego di un sociologismo di bassa lega positivistica che aveva poco a che fare con la dialettica marxista (Quarta di copertina a firma di M.P.) Autrice di ‘La scuola della resa’, e di ‘Cronachette scolastiche della provincia’ la Asaro Mazzola insegna materie letterarie nel Liceo scientifico di Terni.”,”GRAS-095″
“ÅSBRINK Elisabeth”,”Made in Sweden. Le parole che hanno fatto la Svezia.”,”””Una nazione è un gruppo di persone unite da un fraintendimento condiviso sulle proprie origini e da un’avversione comune per i propri vicini”” (Karl W. Deutsch, ‘Nationalism and Its Alternatives’) (in apertura) Nota scrittrice e giornalista svedese, si è affermata in patria e all’estero con reportage letterari di argomento storico e sociale che fondono narrativa, ricerca storica. L’autrice scava nei retroscena degli eventi e compone un racconto poetico e documentato di un anno emblematico per la sua identità personale e per quella collettiva ‘Da Linneo a Ibrahimovic, da Olof Palme a Pippi Calzelunghe, dal martello di Thor all’Ikea, cinquanta storie per capire la Svezia di oggi. Con la sua società aperta, accogliente e tollerante, il suo welfare collaudato, il civismo proverbiale e l’ambientalismo d’avanguardia, la Svezia è da tempo un modello che si osserva con ammirazione e stupore: uno stato che sa coniugare la ricchezza con la redistribuzione, la libertà con l’eguaglianza. A questo idillio politico-sociale si sono aggiunti il design, la moda, il cibo, la cultura, ma ancor più la sensazione che lo stile di vita scandinavo sia quanto di più desiderabile, sofisticato ed evoluto ci sia al mondo. Ma dove affonda le radici questa idea di società? O meglio, come sono nate le idee che hanno reso possibile questa sorta di utopia? O peggio, e se invece non fosse che una bella favola che gli svedesi raccontano a se stessi (e agli altri)? Con divertita intelligenza, in un caleidoscopio di storie e salti nel tempo, Elisabeth Åsbrink – svedese di nascita ma di origini anglo-ungheresi – ci accompagna in un viaggio tra cinquanta parole, eventi, persone e personaggi che hanno fatto la Svezia. Dall’ambizione di Linneo di catalogare la natura intera all’esuberanza del leggendario primo ministro Olof Palme, deciso a rendere la Svezia la prima «superpotenza morale» della storia, dalla rivoluzionaria visione pedagogica di Ellen Key – fonte di ispirazione sia per Astrid Lindgren e la sua Pippi che per Maria Montessori – al divismo di Zlatan Ibrahimovic, tanto inviso a inizio carriera per l’individualismo sfacciato quanto poi celebrato come icona della nuova «svedesità», Åsbrink affascina con collegamenti sorprendenti mentre infrange miti indiscutibili, come può permettersi solo una patriota la cui solidità intellettuale è fuori discussione: «Amo il paese in cui mi è capitato di nascere, ma non ciecamente.» (risvolto di copertina) “”Se la lingua è potere, ogni evoluzione linguistica è espressione di un’evoluzione nei rapporti di potere. Un passo avanti in senso democratico fu per esempio la cosiddetta «riforma del ‘fröken», di cui si fece promotore nel 1866 il quotidiano liberale ‘Aftonbladet’ . Da quel momento fu permesso alle donne nubili del ceto medio di farsi chiamare ”fröken’ al posto del precedente ‘mamsell'”” (appellativi entrambi traducibili con ‘singnorina’. Fino al 1866 il primo era riservato esclusivamente alle giovani donne non sposate di rango nobiliare, mentre il secondo – svedesizzazione del francese ‘mademoiselle’ – a quelle della borghesia) (pag 118) ‘La storia è fatta di diversi sentieri, ed è tutt’altro che scontato quale sia quello che conduce al nostro presente’ (quarta di copertina)”,”EURN-013″
“ASCAGNI Paolo MEROLLA Luigi NUCCI Fausto VEDOVATO Giuseppe”,”Lavoratori, banche, assicurazioni in cinquant’anni di storia della FIBA-CISL.”,”FIBA Federazione Italiana Bancari Assicurativi”,”SIND-125″
“ASCARELLI Roberta, testi di Otto BOURNOT Georg RADBRUCH Max ADLER Anna SIEMSEN Jakob STERN Paul FRANKEN John SCHIKOWSKI Adolf BEHNE Wilhelm HANS Paul KAMPFFMEYER”,”Socialismo e cultura di massa. Potere e cultura nella socialdemocrazia tedesca durante la repubblica di Weimar.”,”””Mentre per Max Adler e per la componente marxista del movimento operaio, “”società e Stato non sono due cose diverse”” (106) e sia l’una che l’altro vengono condizionati dalla coscienza di classe e, quindi, dai progressi della politica, la socialdemocrazia elabora la sua concezione del potere sulla base della complessità della fenomenologia sociale. Lo scritto di Renner del 1916, ‘Zur Krise des Sozialismus’ (107), frantuma la fondamentale organicità teorica del socialismo ottocentesco, nel tentativo di far luce sulla natura contradditoria del potere, e segna l’inizio della revisione di uno dei concetti chiave del marxismo, l’identità cioè tra classe dominante e organizzazione del dominio. “”Già oggi – scrive Renner negli anni del conflitto – i proletari avvertono: ‘noi siamo il popolo! Noi siamo lo Stato!’ Sorge per la teoria socialista il dovere rigoroso di distinguere in maniera più precisa lo Stato in quanto insieme del popolo organizzato, dallo Stato in quanto istituzione di dominio”” (108). A pochi anni dalla fine della guerra, Kelsen porta alle estreme conseguenze la tesi di Renner (109), facendosi portavoce del “”disagio culturale”” del periodo che inibiva, a livello di massa, la fiducia nella rappresentatività sociale delle istituzioni: “”Fa parte di una soddisfacente definizione del concetto di Stato la sua chiara delimitazione rispetto a quello di società”” (110), sostiene Kelsen, separando nettamente da quest’ultima, considerata “”concetto causale dell’unificazione degli uomini””, da quello, definito invece “”concetto normativo dell’ordinamento di questa convivenza”” (111). Sottratto alla storia e sradicato dalla società, lo Stato socialdemocratico si emancipa dalla dialettica “”politica”” tra “”idea ed effettualità”” e si riduce ad una semplice metafora del potere”” [Roberta Ascarelli, Socialismo e cultura di massa. Potere e cultura nella socialdemocrazia tedesca durante la repubblica di Weimar, 1983] [“”(106) M. Adler, La concezione dello Stato nel marxismo, cit., p. 33; (107) Ivi, pp. 87-97; (108) Ivi, pp, 93; (109) H. Kelsen, op.cit; (110) Ivi, p. 25; (111) M. Adler, ‘La concezione dello Stato nel marxismo’, cit., p. 27. Per la risposta di Kelsen cfr. la nota 16 del testo citato””] (pag 48-49)”,”GERG-084″
“ASCARELLI Roberta”,”Il «papa rosso» Kautsky.”,”Giudizio secco di Trotsky su Kautsky: “”Kautsky è il fondatore e il perfetto rappresentante della falsificazione austriaca del marxismo: accademia della passività e della fuga… storicamente volgare e conservatrice”” (L. Trotsky, Terrorismo e comunismo, 1921, p. 167) Secondo la Ascarelli Waldenberg colma le lacune della storiografia, si distacca da questa tradizione (di condanna, ndr) e tenta un’analisi sistematica del pensiero kautskiano, restituendo alle diverse posizioni politiche il loro reale spessore, rivalutando il patrimonio ideologico delle sue opere e la fuzione ideologica da lui svolta nei decenni precedenti la prima guerra mondiale… contro chi lo ha voluto vedere unicamente come un “”teorico da tavolino””…. (pag 174) tra le varie opere citate nell’articolo: – Karl Kautsky zum 70. Geburstage. «Ein Sonderheft der» ‘Gesellschaft’, 1924 [Karl Kautsky zum 70. Geburtstage. Die Gesellschaft – Internationale Revue für Sozialismus und Politik, herausgegeben von Rudolf Huilferding. Eine Sonderheft zu Karl Kautsky 70. Geburtstag. Max Adler, Karl Vorländer, Louis Boudin, Victotr Tschernow, Adolf Braun, Eduard Bernstein, Friedrich Stampfer, Paul Kampfffmeyer U.a. Verlag: Dietz, Berlin, 1924 Hardcover Für später vormerken Verkäufer Antiquariat Clement (Bonn, Deutschland) AbeBooks Verkäufer seit 11. April 2003 Verkäuferbewertung 4 Sterne Zwab Anzahl: 1 Gebraucht kaufen EUR 30,00 Währung umrechnen Versand: EUR 14,95 Von Deutschland nach Italien Versandziele, Kosten & Dauer Beschreibung Gold-/schwarzgeprägter Leineneinband (Entwurf von Frenzel), Einband lichtrandig, goldgeprägte Rückentitelei, Lesebändchen, sehr ordentlich. Original Fotoportrait von Kautsky als Frontispiz, weiterhin graphisches Blatt von Tobias Schwab mit Text: Karl Kautsky dem Wahrer und Mehrer der marx’schen Lehre zum 70ten Geburtstage””(diskreter Bibliotheksstempel auf Rückseite des Blattes). 159 Seiten, Text in klaren lateinischen Lettern. Insgesamt guter Zustand. +++ 15,3 x 24,5 cm, 0,35 kg. +++ Stichwörter: Festschrift Hommage Festgabe Sozialismus Gewicht in Gramm: 350. Bestandsnummer des Verkäufers 025531 Dem Anbieter eine Frage stellen Bibliografische Details Titel: Karl Kautsky zum 70. Geburtstage. Die … Verlag: Dietz, Berlin Erscheinungsdatum: 1924 Einband: Leinen Gut Anbieterinformationen Nach 31 Jahren Präsenz in der Rathausgasse 18 in Bonn habe ich mein Antiquariat in meine privaten Gemächer – Am Römerkastell 6, 53111 Bonn- verlegt und arbeite überwiegend online mit einem inzwischen verkleinerten, aber um so verfeinerten Bestand von ca.10000 Büchern. Über 40000 Bücher habe ich im Jahr 2010 an die Tongji-Universität in Shanghai gespendet, was zur Gründung der Bibliothek Catherine Clément führte. Bei Fragen zu meinen Angeboten (VERSAND, GEMÄß AKTUELLE DHL TARIF) zögern Sie bitte nicht mich anzusprechen. Bibliotheksbesichtigungen vereinbare ich so zeitnah wie möglich. Meine Leidenschaft ist die Bibliophilie, ich bin aber ebenso an rein akademischen Büchern oder Kuriosem/Skurrilem interessiert… Welcome to my bookshop! Any questions? Please don?t hesitate to ask for more details as to your order! N?hésitez pas à me contacter pour plus de précisions quant à l?envoi de votre commande! Telefon 0049 228 63 66 22 oder 0049 171 480 22 93, E-Mail: info@antiquariat-clement.de. Zur Homepage des Verkäufers Geschäftsbedingungen: Ihnen als Verbraucher (jede natürliche Person, die ein Rechtsgeschäft zu einem Zwecke abschließt, der weder ihrer gewerblichen noch ihrer selbständigen beruflichen Tätigkeit zugerechnet werden kann) steht in Bezug auf den gekauften Artikel ein Widerrufsrecht nach Maßgabe der folgenden Belehrung zu: Widerrufsbelehrung 2014 (rechtsgültig ab dem 13.06.2014) _______________________________________________________ Widerrufsrecht für Verbraucher (Verbraucher ist jede natürliche Person, die… Mehr Information Versandinformationen: Es gelten die gesetzlichen Vorschriften unter Einbeziehung der Widerrufsbelehrung]”,”KAUS-001-FGB”
“ASCHER Abraham”,”Pavel Axelrod and the Development of Menshevism.”,”AXELROD (1850-1928) iniziò la sua carriera influenzato dagli scritti di LASSALLE. Organizzò Kiev il primo circolo socialista e partecipò el 1875 al movimento ‘andata al popolo’. Seguace di BAKUNIN alla fine degli anni 1870 si unì nel 1879 alla corrente populista ‘Black Repartition’. Negli anni 1880, esule in Svizzera, fu con PLECHANOV cofondatore del ‘Gruppo marxista di emancipazione del lavoro’. Negli anni 1890 pubblicò pamphlets. Co-fondatore dell’ Iskra, nei primi anni del nuovo secolo fu uno dei supporters di MARTOV al 2° Congresso del RSDRP (1903). Scrisse articoli per l’Iskra menscevica nel 1903-1904. Influenzato dalla SPD aspirò alla costituzione di una socialdemocrazia russa con quei caratteri. Durante la guerra fu rappresentante dei menscevichi alle conferenze di Zimmerwald (1915), Kienthal (1916) e Stoccolma (1917). Definì se stesso come uno ‘zimmerwaldiano’ per distinguersi dai ‘kienthaliani’ (all’ opposto di MARTOV rifiutò di votare il manifesto di K). Fu contrario alla Rivoluzione d’Ottobre.”,”RIRB-039″
“ASCHER Abraham”,”The Revolution of 1905. Vol. 1. Russia in Disarray.”,”ASCHER Abraham è professore di storia alla Graduate School of the City University of New York. E’ autore di ‘Pavel Axelrod and the Development of Menshevism’.”,”RIRx-088″
“ASCHER Abraham”,”The Revolution of 1905. Vol. 2. Authority Restored.”,”ASCHER Abraham è professore di storia alla Graduate School of the City University of New York. E’ autore di ‘Pavel Axelrod and the Development of Menshevism’.”,”RIRx-089″
“ASCHER Abraham”,”P.A. Stolypin. The Search for Stability in Late Imperial Russia.”,”ASCHER è Distinguished Professor di storia al Graduate Center of the City University of New York.”,”RUSx-078″
“ASCHER Abraham a cura; documenti e scritti di LENIN MARTOV EGOROV AXELROD PLECHANOV DAN POTRESOV TSERETELI”,”The Mensheviks in the Russian Revolution.”,”Scritti di LENIN MARTOV EGOROV AXELROD PLECHANOV DAN POTRESOV TSERETELI Vedi pure: Tsereteli, a democrat in the Russian revolution: a political biography Di W. H. Roobol”,”RIRx-152″
“ASCHER Abraham”,”The Revolution of 1905. A Short History.”,”Abraham Ascher is Distinguished Professor Emeritus, Graduate Center, City University of New York. His recent works include The Revolution of 1905; Russia in Disarray, The Revolution of 1905, Authority Restored, The Search for Stability in Late Imperial Russia.”,”RIRx-020-FL”
“ASCHER Abraham”,”The Revolution of 1905. Russia in Disarray. 1″,”Abraham Ascher is Distinguished Professor Emeritus, Graduate Center, City University of New York. His recent works include The Revolution of 1905; Russia in Disarray, The Revolution of 1905, Authority Restored, The Search for Stability in Late Imperial Russia. Acknowledgments, A Note to the Reader, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Index, Maps, Twelve pages of illustrations follow,”,”RIRx-061-FL”
“ASCHER Abraham”,”The Revolution of 1905. Authority Restored. 2.”,”Abraham Ascher is Distinguished Professor Emeritus, Graduate Center, City University of New York. His recent works include The Revolution of 1905; Russia in Disarray, The Revolution of 1905, Authority Restored, The Search for Stability in Late Imperial Russia. Acknowledgments, A Note to the Reader, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Index, Maps, Twelve pages of illustrations follow,”,”RIRx-062-FL”
“ASCHER Abraham”,”P.A. Stolypin. The Search for Stability in Late Imperial Russia.”,”Abraham Ascher is Distinguished Professor Emeritus, Graduate Center, City University of New York. His recent works include The Revolution of 1905; Russia in Disarray, The Revolution of 1905, Authority Restored, The Search for Stability in Late Imperial Russia. Peter Arkadevich Stolypin, prime minister and minister of internal affairs from 1906 to 1911. Acknowledgments, A Note to the Reader, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Index, 14 Pages of Photographs follow page 260,”,”RUSx-123-FL”
“ASCHIERI Gabriella”,”Anche noi sulla linea gotica.”,”””Nel Luglio del ’44 ad un esame della situazione il Consiglio Militare dell’XI zona rilevò che in poco tempo si era verificato un forte incremento fra gli arruolati tanto da creare alla formazione problemi di assorbimento e difficoltà per l’accertamento della posizione penale e politica dei nuovi arruolati. Molti giovani si sentirono disposti a combattere più per desiderio difensivo che offensivo ed inoltre non erano dotati di capacità militari. Scarseggiava l’armamento e gli Sten, di cui erano dotati, non si mostravano efficienti in montagna; (…)””. (pag 79) (Sten moschetto automatico inglese, assai usato nella seconda guerra mondiale, lunghezza di tiro limitata e difetto nell’alimentazione delle cartucce)”,”ITAR-119″
“ASCOLI Ugo a cura; saggi di REGALIA Ida REGONINI Gloria LONGOBARDI Ernesto PIPERNO Aldo DAVID Patrizia TRIVELLATO Paolo TOSI Antonio BUSANA BANTERLE Clara CELLA Gian Primo PACI Massimo”,”Welfare State all’italiana.”,”Ugo Ascoli insegna Sociologia economica all’Università di Ancona, C.Busana Banterle insegna scienza delle Finanze all’Università di Trieste, G.P.Cella insegna Teoria dei sindacati e conflitti sociali all’Università di Trieste, P.David è ricercatrice in Sociologia all’Università di Ancona, E.Longobardi è ricercatore in Scienza delle Finanze all’Università di Roma, M.Paci insegna sociologia economica all’Università di Ancona, A.Piperno insegna Sociologia all’Università di Napoli, I.Regalia si occupa di relazioni industriali e politica del lavoro, G.Regonini è ricercatrice in Scienza politica all’Università di Milano, A.Tosi insegna sociologia urbana al Politecnico di Milano, P.Trivellato è ricercatore in Sociologia all’Università di Milano.”,”ITAS-013-FL”
“ASCOLI Luciano”,”Sinistra e questione ebraica. Antisionismo fase suprema dell’antisemitismo?”,”Luciano Ascoli: nato a Venezia nel 1929, avvocato, specialista in diritto del lavoro, e giornalista pubblicista. Ha diretto dal 1960 al 1964 la rivista di studi giuridici e politici ‘Democrazia e diritto’. Collaboratore di quotidiani e riviste come l’Unità, Rinascita, Vie Nuove, Il Contemporaneo, Critica Marxista, l’Astrolabio. La sua posizione verso lo Stato di Israele, dove si è recato per un viaggio nel 1967, è rispecchiata in alcuni articoli apparsi sulla stampa di sinistra e risulta critica non verso la natura ebraica dello Stato, ma nei confronti delle sue strutture economiche e politiche, e delle sue alleanze.”,”EBRx-018-FL”
“ASCOLI Ugo CALICE Nino DE-BERNARDI Alberto DELLA-VALENTINA Gianluigi EVANGELISTI Valerio GUERRI Roberto KOCH Francesca Romana MADERA Romano SAPELLI Giulio SECHI Salvatore TADDEI Francesca VARSORI Antonio”,”Storia della società italiana. Parte quinta. Volume XXIV. Il miracolo economico e il centro-sinistra.”,”Contiene i saggi: – Le ‘basi del miracolo economico’ di Giulio Sapelli – Gli anni delle migrazioni interne’ di Ugo Ascoli – Il sessantotto in Italia di Alberto De-Bernardi e Romano Madera – L”autunno caldo’: l’offensiva della classe operaia’ di Valerio Evangelisti e Salvatore Sechi”,”ITAE-111-FL”
“ASH Timothy Garton”,”In Europe’s Name. Germany and the Divided Continent.”,”ASH è membro del St Antony’s College di Oxford. Dopo aver insegnato storia moderna ad Oxford, le sue ricerche sulla resistenza tedesca al nazismo lo conducono a Berlino dove si stabilisce per molti anni passando da 0vest ad Est. Si mette poi a viaggiare oltre cortina. Nel 1989 è testimone e corrispondente e analista della liberazione dell’EU orientale con contributi per ‘Spectator’ , ‘Indipendent’, NYR, ecc. Bibliografia di ASH: -Die DDR heute. (pubblicato in RFT) -The Polish Revolution: Solidarity -The Uses of Adversity: Essay on the Fate of Central Europe -We the People. The Revolution of ’89. Witnessed in Warsaw, Budapest, Berlin and Prague.”,”EURx-042″
“ASH Robert F. KUEH Y.Y. a cura; saggi di K.C. YEH Robert F. ASH Robert Michael FIELD Tatsu KAMBARA Y.Y. KUEH Nicholas R. LARDY Joseph C.H. CHAI”,”The Chinese Economy under Deng Xiaoping.”,”Saggi di K.C. YEH Robert F. ASH Robert Michael FIELD Tatsu KAMBARA Y.Y. KUEH Nicholas R. LARDY Joseph C.H. CHAI”,”CINE-038″
“ASH Timothy Garton”,”Free World. America, Europa e il futuro dell’Occidente.”,”Timothy Garton Ash (1955), politologo di fama mondiale, dirige l’European Studies Centre al St Antony College di Oxford, è senior fellow presso la Hoover Institution dell’università di Stanford e scrive regolarmente per The New York Review of Books, The Guardian e la Repubblica. Da Mondadori ha pubblicato: Le rovine dell’impero, Europa Centrale 1980-1990. In nome dell’Europa, Il dossier, La mia vita a Berlino Est raccontata dalla polizia segreta, Storia del presente, Dalla caduta del Muro alle guerre nei Balcani. Qindici anni dopo il crollo del Muro di Berlino, l’Occidente sta vivendo una grave crisi di identità. L’Europa, una volta avviato il processo di unificazione politica, ha tentato di definire se stessa in opposizione agli Stati Uniti, che, colpiti al cuore l’11 settembre 2001, tendono sempre più a considerare il Vecchio continente un fastidioso ostacolo alla riaffermazione della loro leadership mondiale. Al punto che le contraddizioni esplose fra gli alleati occidentali dell’America in occasione della seconda guerra del Golfo, e culminate nel rifiuto di Francia e Germania di partecipare al conflitto iracheno, hanno fatto parlare dell’europeismo come una variante dell’antiamericanismo. Che ne è, dunque, di quello che un tempo veniva chiamato il mondo libero? Per rispondere a questa domanda, Timothy Garton Ash ha attinto a un’ampia gamma di Fonti.”,”RAIx-368″
“ASH Timothy Garton”,”Free World. America, Europa e il futuro dell’Occidente.”,”Timothy Garton Ash (1955), politologo di fama mondiale, dirige l’European Studies Centre al St Antony College di Oxford, è senior fellow presso la Hoover Institution dell’università di Stanford e scrive regolarmente per The New York Review of Books, The Guardian e la Repubblica. Da Mondadori ha pubblicato: Le rovine dell’impero, Europa Centrale 1980-1990. In nome dell’Europa, Il dossier, La mia vita a Berlino Est raccontata dalla polizia segreta, Storia del presente, Dalla caduta del Muro alle guerre nei Balcani. Qindici anni dopo il crollo del Muro di Berlino, l’Occidente sta vivendo una grave crisi di identità. L’Europa, una volta avviato il processo di unificazione politica, ha tentato di definire se stessa in opposizione agli Stati Uniti, che, colpiti al cuore l’11 settembre 2001, tendono sempre più a considerare il Vecchio continente un fastidioso ostacolo alla riaffermazione della loro leadership mondiale. Al punto che le contraddizioni esplose fra gli alleati occidentali dell’America in occasione della seconda guerra del Golfo, e culminate nel rifiuto di Francia e Germania di partecipare al conflitto iracheno, hanno fatto parlare dell’europeismo come una variante dell’antiamericanismo. Che ne è, dunque, di quello che un tempo veniva chiamato il mondo libero? Per rispondere a questa domanda, Timothy Garton Ash ha attinto a un’ampia gamma di Fonti.”,”EURx-047-FL”
“ASH Timothy Garton”,”Le rovine dell’impero. Europa centrale 1980-1990.”,”Timothy Garton Ash (1955), politologo di fama mondiale, dirige l’European Studies Centre al St Antony College di Oxford, è senior fellow presso la Hoover Institution dell’università di Stanford e scrive regolarmente per The New York Review of Books, The Guardian e la Repubblica. Da Mondadori ha pubblicato: Le rovine dell’impero, Europa Centrale 1980-1990. In nome dell’Europa, Il dossier, La mia vita a Berlino Est raccontata dalla polizia segreta, Storia del presente, Dalla caduta del Muro alle guerre nei Balcani. Qindici anni dopo il crollo del Muro di Berlino, l’Occidente sta vivendo una grave crisi di identità. L’Europa, una volta avviato il processo di unificazione politica, ha tentato di definire se stessa in opposizione agli Stati Uniti, che, colpiti al cuore l’11 settembre 2001, tendono sempre più a considerare il Vecchio continente un fastidioso ostacolo alla riaffermazione della loro leadership mondiale. Al punto che le contraddizioni esplose fra gli alleati occidentali dell’America in occasione della seconda guerra del Golfo, e culminate nel rifiuto di Francia e Germania di partecipare al conflitto iracheno, hanno fatto parlare dell’europeismo come una variante dell’antiamericanismo. Che ne è, dunque, di quello che un tempo veniva chiamato il mondo libero? Per rispondere a questa domanda, Timothy Garton Ash ha attinto a un’ampia gamma di Fonti.”,”EURC-077-FL”
“ASHBY TURNER Henry Jr.”,”I trenta giorni di Hitler. Come il nazismo arrivò al potere.”,”Henry Ashby Turner Jr. (Atlanta 1932), insegna dal 1971 storia all’Università di Yale. É autore, fra gli altri, di German Big Bisiness and the Rise of Hitler, Germany from Partition to Reunification, curatore del volume Nazism and the third Reich. Vive a Brandford, Connecticut.”,”GERN-021-FL”
“ASHLEY Maurice”,”The Glorious Revolution of 1688.”,”Le misure della Gloriosa Rivoluzione. “”Il ‘Triennial Act (1694) provvide per il rinnovo di un Parlamento ogni tre anni e affinchè non potesse mantenersi in carica per più di tre anni. Il Civil List Act destinò a Re Guglielmo una somma annuale di denaro per coprire i costi della sua dimora e della famiglia. Altre disposizioni di denaro furono destinate sempre più ad usi specifici, così da ridurre il potere reale. L’ Act of Settlement (1701), una misura di largo raggio, (…) assicurava l’ indipendenza del giudiziario – che William III in ogni caso accettava forzatamente nella pratica – insisteva che i futuri monarchi dovevano essere membri della Chiesa di Inghilterra, proibendo loro di lasciare il paese senza il consenso del Parlamento o di fare guerra in nome di territori non appartenenti alla Corona briannica (…)””. (pag 186)”,”UKIR-036″
“ASHMAN Charles R.”,”Kissinger. Le avventure di Super Kraut.”,”L’A è avvocato e professore di diritto costituzionale, D del Public Affairs Institute alla University of thePacifici e della Melvin Bell Foundation.”,”USAP-046″
“ASHTON Robert”,”Counter-revolution. The Second Civil War and its Origins, 1646-8.”,”ASHTON Robert è professore emerito di storia inglese all’ Università dell’ Est Anglia e autore di ‘The Crown and the Money Market, 1603-1640’ (1960), ‘Reformation and Revolution, 1558-1660′ (1984). “”Molti inglesi erano irritati oltre misura dall’ uso di Covenant di giustificare l’ interferenza scozzese in ciò che venivano visti come affari autonomi inglesi. Se tutte le questioni affrontate dalla Solemn League e Covenant erano sulla via di essere risolte dalla volontà di entrambe le nazioni, sosteneva un giornale inglese, gli Scozzesi avrebbero avuto voce in capitolo in modo inaccettabile su una inaccettabile ampia varietà di affari inglesi. Gli inglesi non dovrebbero pensare di interferire negli affari scozzesi; e neppure questi dovrebbero farlo con gli inglesi””. (pag 313)”,”UKIR-034″
“ASHTON Robert”,”The English Civil War. Conservatism and Revolution, 1603-1649.”,”ASHTON Robert è professore di storia inglese all’ università East Anglia. E’ autore di ‘The Crown and the Money Market’ e ‘James I by his Contemporaries’. “”Gli eventi del 1642 e le controversie intorno ad essi accrebbero in forma acuta il problema del locus della sovranità in Inghilterra. Le dichiarazioni della monarchia e i pamphlets realisti furono pronti nell’ evidenziare che l’ effetto delle ‘Nineteen Propositions’ (diciannove proposizioni) fu quello di strappare al re ogni reale potere ed a collocare la sovranità nel Parlamento””. (pag 179)”,”UKIR-035″
“ASHTON Owen FYSON Robert ROBERTS Stephen a cura”,”The Chartist Movement. A New Annotated Bibliography.”,”ASHTON O. è Principal Lecturer in Modern British History presso la School of Arts della Staffordshire University. FYSON è Research Associate presso la stessa università. ROBERTS è Research Fellow all’ Institute for Advanced Research in Humanities, Facoltà Arti Università di Birmingam. “”I primi storici del Cartismo tesero a cadere in due categorie. Da una parte gli storici come Mark Hovell videro i cartisti come i discendenti dei ‘Commonwealthsmen’ del XVIII secolo. Per loro la Carta era la riaffermazione della posizione del “”country party””, l’ opposizione democratica alla Corona e alla Corte, ed esso si collocava in una tradizione politica che continuava da almeno il diciassettesimo secolo attraverso Wilkes, Cartwright e l’ agitazione degli anni 1820 e 1830″” dell’ Association Movement per le riforme.”” (pag XII, introduzione) “”G.D.H. Cole, uno dei primi seri storici del Cartismo, in tempi recenti, vide nel Cartismo sia gli elementi politici che quelli economici, ma li vide in modo piuttosto più sofisticato di Mark Hovell. Cole fece una distinzione tra “”Hunger Chartism”” e la forma politica più razionale del movimento. Egli non vide il potere della massa distruttivo nel modo in cui lo aveva visto Hovell, nondimento egli lo vide come irrazionale e difficile da controllare per i leaders politici più razionali””. (pag XIII, introduzione)”,”MUKC-022″
“ASHTON Owen R. PICKERING Paul A.”,”Friends of the People. Uneasy Radicals in the Age fo the Chartists.”,”ASHTON Owen R è prof. di storia sociale moderna alla Staffordshire University. PICKERING è un Queen Elizabeth II Fellow all’Humanitas Research Centre, The Australian National University.”,”MUKC-027″
“ASHTON Rosemary”,”Little Germany. Exile and Asylum in Victorian England.”,” Contiene tra l’altro i capitoli: 2. Three Communist Clerks: Engels, Weerth, and Freiligrath in Manchester, Bradford, and Londn 3. The Communist Intellectuals: Marx and his Party. Engels e Marx (pag 64-65) “”Engels more than once gave Marx an idea for a book. His notes entitled ‘Principles of Communism’ were worked up by Marx into the arresting ‘Communist Manifesto ‘ in 1848, and Engels gave Marx a hint for the striking opening of the ‘The Eighteenth Brumaire of Louis Bonaparte’ (1852). Writing to Marx on 3 December 1851, the day after Louis Napoleon’s ‘coup d’état’, Engels wittily invoked Hegel: ‘it really seems as though old Hegel, in the guise of the World Spirit, were directing history from the grave and, with the greatest conscientiousness, causing everything to be re-enacted twice over, once as grand tragedy and the second time as rotten farce’. The remark, made briefer and more trenchant, duly appeared at the beginning of Marx’s work. Engels wanted no credit for such gifts of ideas, any more than he did for money given. Indeed, he often insisted to Marx that only Marx could work up the ideas satisfactorily. Referring to another such case, which had resulted in Marx’s ‘Holy Family, or Critique of Criticism’ (1845), Engels reminded Marx, ‘I similarly wrote a few sheets because a pamphlet was envisaged, and you turned it into a full-blown book of 20 sheets in which my trifle looked strange indeed. Once again you would assuredly do so much to it that my contribution, in any case hardly worth mentioning, would quite disappear before your heavy artillery’ (27). Engels’s modesty here serves both to flatter Marx and to keep him at work. No doubt Engels himself felt relieved that he could give Marx the financial and moral support he needed to complete important works, especially the great work on capital, and thus evade the direct responsibility himself of painstakingly laying the scholarly groundwork for future action”” [Rosemary Ashton, ‘Little Germany. Exile and Asylum in Victorian England’, Oxford, 1986] [(27) Engels to Marx, 3 Dec. 1851, MECW, XXXVIII. 505; to the same, 27 Nov. 1851, ibid. 495]”,”MAES-173″
“ASHTOR Eliyahu”,”Storia economica e sociale del vicino oriente nel Medioevo.”,”ASHTOR E. è nato a Vienna nel 1915. Dal 1955 insegna all’ Università di Gerusalemme dove è professore di storia e di civiltà musulmana. Nel 1967 1968 ha inegnato a Parigi all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes, nel 1968-69 al’ Università di Harvard e nel 1972-73 in quella di Zurigo. Ha scritto varie opere tra cui ‘Histoire des prix et des salaires dans l’ Orient medieval’ (Paris, 1960). “”Tutte queste industrie non rifornivano soltanto il mercato interno, la cui domanda peraltro era in continua crescita, ma producevano anche in larga misura per l’ esportazione, e si può immaginare che gli industriali abbiano ricavato profitti considerevoli. Ma i trionfalistici resoconti degli scrittori medievali sulla proprietà economica dell’ Egitto al tempo dei Fatimidi non devono trarci in inganno su altri aspetti della realtà sociale dello stesso periodo. I dati relativi al livello dei prezzi che troviamo nei documenti gheniza, e riassunti nella tabella 27, ci mostrano come i prodotti industriali fossero ancora molto cari, mentre i redditi reali degli operai erano ancora molto bassi. Per quanto riguarda infatti la situazione economica delle masse operaie i polverosi documenti smentiscono gli autori medievali e moderni secondo i quali il regno fatimide sarebbe stato un periodo interamente felice nella storia dell’ Egitto. Esso fu in realtà un’ età dell’ oro per le classi borghesi, ma la condizione dei lavoratori era peggiore di quanto non fosse mai stata prima (e forse anche di quanto non sarebbe stata dopo). Questa è infatti la conclusione, piuttosto sorprendente che dobbiamo ricavare dai dati che compaiono nei documenti gheniza e in alcuni resoconti di autori arabi.”” (pag 205)”,”VIOx-139″
“ASHWIN Sarah”,”Russian Workers. The anatomy of patience.”,”ASHWIN Sarah è Lecturer in Industrial Relations presso la London School of Economics (LSE). Studiando il ciclo di lotte operaie e di scioperi del 1989 – 1991, molti commentatori si aspettavano che gli operai russi giocassero un ruolo determinante nel corso della transizione. Invece emerse la ‘pazienza’ apparente dei lavoratori che sopportarono una caduta catastrofica del livello di vita e dei salari nell’ arco di sei mesi. L’A indaga su questa passività dell’ operaio russo. L’ analisi è basata su un caso-studio etnografico (una miniera di carbone del South Kuzbass).”,”MRSx-035″
“ASHWORTH William; autori dei singoli volumi E. CARUS-WILSON F.J. FISHER T.S. ASHTON A.H. JOHN W. ASHWORTH”,”An Economic History of England 1870-1939.”,”Il libro fa parte della collana ‘An Economic History of England’ curata da T.S. ASHTON. Gli autori dei singoli volumi sono: -Prof E. CARUS-WILSON ‘The Medieval Period’ -Prof F.J. FISHER ‘The 16th and 17th Centuries’ -Prof T.S. ASHTON, ‘The 18th Century’ -A.H. JOHN, ‘1800-1879’ -Prof W. ASHWORTH, ‘1870-1939’ ASHWORTH è Prof di storia sociale ed economica all’Univ di Bristol.”,”UKIE-013″
“ASHWORTH William”,”Breve storia dell’ economia mondiale. Dal 1850 ad oggi.”,”Nato nel 1920, ASHWORTH William è decano della facoltà di Scienze sociali dell’ Università di Bristol, dove insegna dal 1958 Storia economica e sociale. Tra le sue opere ‘Economic History of England, 1870-1930’ (1960).”,”ECOI-105″
“ASIMOV Isaac”,”Cronologia delle scoperte scientifiche.”,”ASIMOV, laureato in biochimica, è conosciuto in tutto il mondo come divulgatore scientifico e scrittore di racconti e romanzi di fantascienza. Ha pubblicato oltre 450 libri e saggi.”,”SCIx-054″
“ASIMOV Isaac”,”La maquina que ganò la guerra.”,”Questo volume raccoglie sei racconti di ASIMOV. Nelle pagine dello scrittore emergono con ironia allusioni a eventi e circostanze dell’ epoca in cui viviamo. Nello scritto che dà il titolo all’ intero volume si parla della creazione di una macchina capace di dirigere, con il talento e la petulanza di uno stratega geniale, lo svolgimento di una guerra. ASIMOV (1920-92) biochimico russo naturalizzato statunitense, divulgatore scientifico (ha scritto ‘Breve storia della chimica’ (1968), ‘In principio’ (1981)) e narratore di fantascienza (‘Io, robot’ (1950) e la trilogia ‘Cronache della Galassia’ (1951-53).”,”VARx-053″
“ASIMOV Isaac”,”Il cervello umano. Titolo originale: ‘The Human Brain. Its Capacities and Functions’.”,”ASIMOV Isaac si è laureato in chimica alla Columbia University e ha insegnato biochimica all’ università di Boston. “”Si potrebbe perfino affermare che i più alti attributi della mente umana- la deduzione logica e perfino la creatività scientifica o artistica- possano essere ridotti a forme di condizionamento…”” (pag 406) “”Se dunque cose come queste possono avvenire nella mente umana, ci dobbiamo anche aspettare che esistano nel cervello delle grandi aree che non ricevono direttamente sensazioni né sovraintendono a risposte, ma sono interamente dedicate ad associazioni, ed in effetti si è dimostrato così”” (pag 407)”,”SCIx-139″
“ASIMOV Isaac”,”L’uovo del dinosauro. Riflessioni e divagazioni sulla scienza e dintorni.”,”Isaac Asimov, laureato in biochimica, ha pubblicato oltre 450 libri e innumerevoli saggi sugli argomenti più diversi. E’ uno dei grandi maestri della fantascienza. “”L’insieme totale della conoscenza umana manca di un indice valido. Come possiamo correggere tale situazione, se non chiedendo aiuto a una memoria sovrumana che funga da indice, e a un sistema di recupero dotato di una velocità sovrumana per far uso dell’indice? In breve, abbiamo bisogno di un computer. (…) Dando per scontato che la nostra civiltà continui a esistere e progredisca dal punto di vista tecnologico, la computerizzazione delle biblioteche è inevitabile. Una quantità sempre maggiore di informazione verrà registrata su microfilm, e una quantità sempre maggiore di questa sarà accessibile tramite computer. Ci sarà una tendenza a centralizzare l’informazione della biblioteca in modo che la richiesta di particolari voci sia in grado di risalire alle risorse di tutte le biblioteche di una regione o di una nazione, tramite computer collegati fra loro. Inevitabilmente il processo sarà graduale…”” (pag 21)”,”SCIx-398″
“ASIMOV Isaac”,”A perdita d’occhio. Gli sconfinati orizzonti della scienza d’oggi.”,”ASIMOV Isaac, nato a Smolensk in Russia, nel 1920, emigrò con i genitori negli Stati Uniti a tre anni. Ha iniziato a pubblicare fantascienza nel 1939. Ha svolto una lunga carriera di scrittore, divulgatore scientifico e curatore – con una parentesi di otto anni per insegnare biochimica alla Boston University School of Medicine – che includce oltre 350 volumi che spaziano dalla bibbia alla fantascienza. Tratta di astronomia, delle teorie su origine pianeta terra, sole sistema solare ecc. Aneddoto sull’ autostima (apprezzata da Asimov) “”Goethe, recatosi a Vienna a trovare Beethoven, uscì con lui per una passeggiata. I viennesi, nel riconoscerli, si mostrarono grandemente ossequiosi. Ognuno si affrettava a farsi da parte per lasciare loro il passo, gli uomini con un profondo inchino e le donne con una reverenza. “”A un certo punto, Goethe disse: “”Sapete, Herr van Beethoven, io trovo queste espressioni di adulazione piuttosto noiose””. Al che Beethoven replicò: “”Non lasciate che la cosa vi turbi, Herr von Goethe, sono praticamente sicuro che queste espressioni di adulazione sono dirette a me”””” (pag 27)”,”SCIx-403″
“ASIMOV Isaac”,”Cronache della galassia. Romanzo.”,”La Trilogia Galattica di I. Asimov è il “”ciclo”” fantascientifico più famoso e venduto nel mondo. I tre volumi sono usciti per la prima volta nel 1951, 1952, 1953. Al primo volume seguiranno ‘Il crollo della Galassia centrale’ e ‘L’altra faccia della spirale'”,”VARx-102-FV”
“ASKOL’DOV S. BERDJAEV N. BULGAKOV S. IZGOEV A. (A.S. LANDE) KOTLJAREVSKIJ S. MURAV’EV V. NOVGORODCEV P. POKROVSKIJ I. STRUVE P. IVANOV V. FRANK S.”,”Dal profondo. Raccolta di saggi sulla rivoluzione russa. (Tit. orig.: Iz glubiny)”,”””Se vincerà la Germania dominerà il mondo assieme al Giappone e allora invece di una mezza dozzina di leviathani di seconda categoria avremo una sola bestia bicipite germano-giapponese. Se vincerà l’ Intesa, dappertutto si affermerà il sistema degli Stati Uniti. Per questa ragione dobbiamo considerare anche l’ attuale situazione russa come qualcosa di provvisorio, di abbozzato. Infine non bisogna dimenticare la prospettiva di un bolscevismo mondiale dopo la guerra e questo rimescola le carte. In tutte queste tempeste resterà intatto il Giappone, militare per religione, per temperamento, per interesse e per la situazione straordinariamente propizia del momento. In una parola, anch’io ammetto la minaccia da oriente per l’ Europa e anzitutto per la Russia. In quanto al qui tenet (1) russo, non sta a me giudicare. Del resto anche Tjutcev aveva intravisto qualcosa di simile. Noi politici realisti eravamo soliti da lungo tempo a tradurre il qui tenet con “”il gendarme mondiale”” che era in effetti la Russia di Nikolaj.”” (pag 116, Bulgakov, A banchetto con gli dei, 1918)”,”RUSx-103″
“ASKOLDOVA Svetlana”,”Le Trade-Unionisme américain. Formation d’une ideologie (fin du XIX-debut du XX siecle).”,”ASKOLDOVA Svetlana è una collaboratrice all’ Istituto di storia universale dell’ Accademia delle Scienze dell’ URSS. “”Gompers accusava il movimento per la creazione degli IWW di “”complotto socialista””. Questi attacchi di Gompers si univano a quelli dei leaders di destra del movimento socialista come V. Berger. Gli operai che simpatizzavano con gli IWW accusavano Gompers di tradimento e di rifiuto di aiutare questa organizzazione sindacale combattiva.”” (pag 151)”,”MUSx-169″
“ASKOLOVITCH Claude”,”Lionel.”,”ASKOLOVITCH, 38 anni, grande reporter al Nouvel Obs, ha pubblicato presso Grasset ‘Voyage au bout de la France, le Front National tel qu’il est’ (1999).”,”FRAP-056″
“ASLUND Anders”,”How Russia Became a Market Economy.”,”Anders Aslund is a senior associate at the Carnegie Endowment for International Peace and economic advisor to the Ukraine government. Aslund has served as economic advisor to the Russian government, guest scholar at the Brookings Institution, and professor and director of the Stockholm Institute of East European Economics at the Stockholm School of Economics. Introductions, Foreword, Acknowledgments, Conclusion, Abbreviations, Chronology, Cast of Characters, Endnotes, Index, Tables, Figure,”,”RUSU-104-FL”
“ÅSLUND Anders”,”Building Capitalism. The Transformation of the Former Soviet Bloc.”,”Anders Aslund is a senior associate at the Carnegie Endowment for International Peace and economic advisor to the Ukraine government. Aslund has served as economic advisor to the Russian government, guest scholar at the Brookings Institution, and professor and director of the Stockholm Institute of East European Economics at the Stockholm School of Economics. Introduction, List of Tables and Charts, Acknowledgments, List of Abbreviations, bibliography, Index,”,”RUSU-120-FL”
“ASOR ROSA Alberto”,”Scrittori e popolo. Saggio sulla letteratura populista in Italia.”,” “”Questo è vero soprattutto nel campo letterario e delle arti figurative; mentre nel cinema l’ assenza di una forte tradizione nazionale permette un’ invenzione più libera e spregiudicata (…). Invece, nella narrativa, nella poesia, nella pittura, nella critica lettteraria ed artistica, la presenza massiccia di ragioni ideologiche assai forti e nello stesso tempo assai confuse e velleitarie, produsse come conseguenza l’ incapacità di creare una grande, matura cultura popolare. Voglio dire che i limiti dell’ esperimento populistico resistenziale debbono apparire evidenti anche a chi non assuma nei suoi confronti una posizione dichiaratamente e globalmente alternativa. (…)””. (pag 191) “”E’ abbastanza significativo, però, che di questo contributo operaio (alla Resistenza, ndr) venga esaltato dalla pubblicistica di sinistra proprio l’ aspetto “”meno operaio”” (ad esempio: la lotta per salvare le fabbriche dalla distruzione tedesca nell’ aprile del ’45 viene presentata come un modo di partecipare attivamente prima alla difesa e poi al risanamento dell’ “”economia nazionale””). La classe operaia è fin da allora in questa visione politica una frazione – e magari la più cosciente e la più solida – del popolo italiano; e proprio in questa deformazione ideologico-riformista della sua natura e dei suoi compiti trova origine e giustificazione il fondamentale compito “”nazionale””. (…)””. (pag 194)”,”ITAB-202″
“ASOR ROSA Alberto”,”Storia d’Italia. Dall’Unità a oggi. 10. Dalla Grande Guerra al ’68. La cultura.”,” La Prima guerra mondiale. L’intervento. “”La crisi europea del luglio 1914 estremizza le posizioni e fa precipitare gli eventi. Anche qui non c’è molto da scoprire: le spaccature fra i due opposti schieramenti erano presenti già dieci anni prima. “”Le due Italie”” si ritrovano a drammatico confronto: ma non hanno da dirsi molto più di quanto fino allora avevano saputo dirsi. Dunque, da una parte, c’è l’Italia del blocco antigiolittiano: conservatori, liberali nazionali, nazionalisti, democratici, mazziniani, anarcosindacalisti, anarchici. I primi sono neutralisti; i secondi interventisti (1). La cultura, intimamente collegata con il blocco antigiolittiano, è, nella grandissima maggioranza, interventista. Il disegno comune, anche se diversificato in molte prospettive diverse, è di abbattere, attraverso la guerra, l’Italia giolittiana. Ci furono anche – ma furono pochi – coloro che si illusero che la guerra, riportando sotto un segno comune le opposte volontà del tempo di pace, fosse lo strumento di una riconquistata concordia patriottica (lo stesso Gentile nutrì in parte questo convincimento). Non poteva essere e non fu così: la guerra approfondì il solco fra le due Italie e lo rese irrimediabile. E giovò, e non poteva giovare, a quelli appunto che la guerra avevano intesa fin dall’inizio come strumento di liquidazione dell’Italia prebellica, con i suoi statuti, le sue regole e i suoi uomini”” [“”La Grande guerra”” (1914-1918)””, pag 1318-1319]. Nota: (1) ‘Fenomeni di sfaldamento si verificarono però all’interno del blocco giolittiano: i radicali, ad esempio, dopo aver ritirato l’appoggio al governo Giolitti con il loro congresso del febbraio 1914, in conseguenza, soprattutto del patto Gentiloni, ma anche per una ripresa nel loro seno delle forze liberiste, si schierarono in maggioranza in favore dell’intervento. Agivano, nel caso loro, oltre ai motivi della tradizione risorgimentale, ancora molto forti, la viva simpatia per la democrazia francese e, pare, la spinta degli aderenti massoni, che erano assai numerosi nelle loro file’]”,”ITAG-252 ITAG-262-B”
“ASOR ROSA Alberto”,”La sinistra alla prova. Considerazioni sul ventennio, 1976-1996.”,”Alberto Asor Rosa (Roma 1933) è professore di letteratura italiana presso l’Università di Roma La Sapienza. Ha progettato e diretto la Letteratura italiana Einaudi, e ha dedicato una particolare attenzione ai rapporti tra ideologie e forme letterarie nella cultura dell’Italia unita.”,”ITAP-037-FL”
“ASOR ROSA Alberto”,”Sintesi di storia della letteratura italiana,”,”Alberto Asor Rosa (Roma 1933) è professore di letteratura italiana presso l’Università di Roma La Sapienza. Ha progettato e diretto la Letteratura italiana Einaudi, e ha dedicato una particolare attenzione ai rapporti tra ideologie e forme letterarie nella cultura dell’Italia unita.”,”ITAG-041-FL”
“ASOR-ROSA Alberto”,”La guerra. Sulle forme attuali della convivenza umana.”,”Alberto Asor-Rosa di professione critico letterario e scrittore, ha pubblicato ‘Fuori dall’Occidente, ovvero ragionamento sull”Apocalissi” (1992) e ‘La sinistra alla prova’ (1996).”,”QMIx-001-FAP”
“ASOR-ROSA Alberto, a cura di Simonetta FIORI”,”Il grande silenzio. Intervista sugli intellettuali.”,”””Ci sembrò di percorrere ma in pratica, nella nostra esperienza, il cammino di Marx e di Engels per arrivare alla grande “”decostruzione”” dell’ ‘Ideologia tedesca’”” (pag 58)”,”ITAV-001-FMDP”
“ASQUER Enrica CASALINI Maria DI-BIAGIO Anna GINSBORG Paul a cura; saggi di Matteo BARAGLI Anna SCATTIGNO Ayse SARACGIL Marcella SIMONI Maria CASALINI Bruna BOCCHINI CAMAIANI Enrica ASQUER Sofa SERENELLI MESSENGER Paul GINSBORG DI-BIAGIO Anna”,”Famiglie del novecento. Conflitti, culture e relazioni.”,”Contiene il paragrafo: ‘Patologia del matrimonio’ (a proposito del libro di Giuseppe Cattani ‘Igiene del matrimonio’ (1925)) (da pag 67-)”,”STOS-174″
“ASQUER Enrica BERNARDI Emanuele FUMIAN Carlo a cura; saggi di Mauro MAGATTI e Giovanna FULLIN Enrico GIOVANNINI Gustavo DE-SANTIS Chiara SARACENO Francesca IZZO Elisabetta VEZZOSI Maurizio AMBROSINI Paolo MOROZZO DELLA ROCCA Paolo CAPUZZO Emanuela SCARPELLINI Stefano CAVAZZA Giovanni GOZZINI Massimo SCAGLIONI Giuseppe RICHERI Rocco SCIARRONE Mimmo CARRIERI Francesco BONINI Augusto D’ANGELO”,”L’Italia contemporanea dagli anni Ottanta a oggi. Volume II. Il mutamento sociale.”,”Saggi di Mauro MAGATTI e Giovanna FULLIN Enrico GIOVANNINI Gustavo DE-SANTIS Chiara SARACENO Francesca IZZO Elisabetta VEZZOSI Maurizio AMBROSINI Paolo MOROZZO DELLA ROCCA Paolo CAPUZZO Emanuela SCARPELLINI Stefano CAVAZZA Giovanni GOZZINI Massimo SCAGLIONI Giuseppe RICHERI Rocco SCIARRONE Mimmo CARRIERI Francesco BONINI Augusto D’ANGELO”,”ITAV-018″
“ASSANTE Arturo”,”Il porto di Napoli. Saggio storico-geografico economico. Guida descrittiva amministrativa tariffarie e commerciale.”,”Contiene appendice alle parti I e II: ‘Brevi cenni sul porto di Genova (pag 189-213), pianta del porto di Genova, bibliografia appendice alla parte III Concorrenza dei porti italiani. “”Tutti i porti italiani , a causa della conformazione del territorio e degli impianti delle linee ferroviarie, non hanno retroterra nettamente definiti e sovente si verificano elisioni e concorrenze. Senza entrare in particolare esame, che ci porterebbe lontano dal compito nostro, diremo che Genvoa e Venezia hanno una zona mista di retroterra intorno a Milano; che Spezia si incunea nel retroterra di Genova; che Livorno estende la sua zona fino a Bologna e nel retroterra della stessa Ravenna; che Ancona e Civitavecchia si contendono il rifornimento di Terni, ecc.”” (pag 179)”,”ITAE-205″
“ASSANTE Franca COLONNA Maurizio DI-TARANTO Giuseppe LO-GIUDICE Giuseppe”,”Storia dell’economia mondiale (secc. XVIII-XX).”,”Cap. settimo paragrafo 2.2. La crisi del 1921 e la “”Nuova Politica Economica’ (NEP) (pag 372-374) (in) Franca Assante: ‘Il decollo di nuove economie ovvero il processo di modernizzazione in Russia e in Giappone’ (Franca Assante, ordinario di Storia dell’economia nella Facoltà di scienze politiche dell’Università Federico II di Napoli)”,”ECOI-008-FP”
“ASSAYAG Jackie”,”L’Inde. Désir de Nation.”,”””La Passion qu’il faut mobiliser est la Peur”” (Thomas Hobbes, Léviathan, 1651) (in apertura) Jackie Assayag è direttore di ricerca al CNRS e membro del Centre d’ètudes de l’Inde et de l’Asie du Sud à l’EHESS. Il a notamment publié ‘La Colère de la déesse décapitée’, ‘Au Confluent de deux rivières’ e ‘L’Inde fabuleuse’. Asse internazionale tra induisti, buddhisti e jainisti. “”La révérence payée à Ambedkar par le mouvement de l’hindouité a pour but de restaurer l’harmonie en Inde – elle aurait existé avant les invasions musulmanes et britanniques -, c’est-à-dire entre l’hindouisme et les autres formes d’expressiones religieuses hindoues comme le bouddhisme ou le jainisme. L’objectif est à court terme, en effet, de constituer un axe international entre hindous, jains et bouddhistes. Une conférence a déjà scellé cette ambition à Bangkok en février 1996. Quant au sort des religions non hindoues, il a été traité à Ramtek les jours précédents. Les chefs hindouistes y ont appelé publiquement à l’extermination des démons, comprenons: les anti-‘Bharat’. Le chef du “”Mouvement de la jeunesse””, le ‘Bajrang Dal’, Jaibhan Sing Powayya, flanqué de l’égérie “”safran””, Sadhavi Rithambara, et de Ramchand Paramahans, connu pour ses déclarations incendiaires, ont promis l’applicatin de la loi du talion aux “”races chrétiennes et musulmanes”” en cas de discrimination à l’égard des hindous où qu’ils vivent!”” (pag 270)”,”INDx-133″
“ASSELAIN Jean-Charles”,”Histoire économique du XXe siècle. La montée de l’Etat (1914-1939).”,”Jean-Charles Asselain, ex allievo dell’Ecole normale superieure, agregé d’histoire et de sciences économiques, est professeur de sciences économiques à l’Université de Bordeaux I, où il dirige le Centre d’histoire économique comparative. Bilancio economico dei danni provocati dalla guerra civile scatenata dai Bianchi. Il comunismo di guerra (pag 241) “”Autant il est facile de constater l’effondrement de l’économie sovietique vers le 1921 (une évidence), autant il est difficile d’etablir un bilan équitable de cette période d’exception. L’objectif primordial du régime – survivre – a été atteint, par la défaite de toutes les armées blanches, de leurs alliée occidentaux et des insurrections paysannes. Personne ne conteste que le prix payé ait été énorme: «Nous avons ruiné le pays pour battre les Blancs», constate Trotski en 1920, lors du IXe congrès du parti bolchevik. Le coût n’est pas seulement économique, mais humain; il met directement en cause les relations entre le pouvoir soviétique, la classe paysanne et l’ensemble de la population. Etait-il réellement inévitable (en vertu de quelle nécessité historique?) d’en passer par là? La chute l’activité économique, vers 1921, est d’une ampleur sans précédent. Indices pour l’année 1921: (1913 = 100) Production agricole 60; Production industrielle («grande industrie» 21; Fonte 2; Acier 4; Sucre 4; Tonnage transporté par rail 30; Volume des exportations 1; Volume des importations 15 (Source: A. Nove (1969)). Tout se conjuge, durant les années de guerre, pour désorganiser l’économie: le «blocus capitaliste» (le commerce extérieur tombe pratiquement à zero), l’arrestation de cadres bourgeois, les mouvements du front, l’irrégularité des approvisionnements, la priorité absolue aux besoins de l’armée… Vers 1920-1921, cependant, même les activités prioritaires n’echappent plus à l’effondrement général. Alors que l’artisanat et la petite industrie gardent un minimum d’activité, les industries de base sont paralysées. La production de céréales est évaluée, pour 1920, à la moitié de celle de 1913, et pour 1921; aux deux cinquièmes seulement; la production commercialisée a diminuè dans une proportion encore plus forte. Les villes se vident de leur population: Petrograd (Saint-Pétersbourg), qui comptait 2 millions d’habitants en 1918, n’en a plus que 740.000 en 1921. Les ouvriers son massivement retournés vivre dans les campagnes; l’effectif de la main-d’oeuvre industrielle a diminué de plus de moitié (2,6 millions en 1917, 1,2 en 1920). La productivité de ceux qui restent est anormalement basse, ce que les conditions de vie de l’époque – le froid (à Petrograd, on dépave les rues pour faire du feu avec les pavés de bois), la disette, puis la famine -suffisent amplement à expliquer. La capacité d’exportation est è peu près annihilée, au moment même où se desserre l’étatu du blocus et où la population soviétique bénéficie d’un flux d’importations de secours pour atténuer les conséquences de la famine. Ce n’est pas la chute de production au plus fort de la guerre civile qui fait problème, mais plustôt l’aggravation dramatique de 1920-1921 pendant les mois qui suivent la victoire”” (pag 241-242) “”Anche se è facile vedere il crollo dell’economia sovietica intorno al 1921 (ovvio), per cui è difficile stabilire un giusto equilibrio di questo periodo eccezionale. L’obiettivo generale del programma – sopravvivere – è stato raggiunto, con la sconfitta di tutti gli eserciti bianchi, dei loro alleati occidentali e delle rivolte contadine. Nessuno contesta che il prezzo pagato è stato enorme. “”Abbiamo rovinato il paese per battere i bianchi””, dice Trotskij nel 1920, in occasione del nono congresso del partito bolscevico. Il costo non è solamente economico, ma umano, coinvolge direttamente il rapporto tra il potere sovietico, i contadini e l’intera popolazione. Era davvero inevitabile (in virtù di quale necessità storica?) passare di là? La caduta dell’attività economica, intorno al 1921, è di una ampiezza senza precedenti per l’anno 1921 (1913 = 100) 60 produzione agricola; Produzione industriale (“”grande industria ’21; ferro 2; Acciaio 4; Zucchero 4; Stazza trasportato su rotaia 30; Il volume delle esportazioni 1; Volume delle importazioni 15 (Fonte: A. Nove (1969)). Tutto coniugato durante gli anni della guerra, per interrompere l’economia: il “”blocco capitalista”” (commercio estero scende praticamente a zero), l’arresto di dirigenti borghesi, i movimenti del fronte, l’irregolarità della domanda, priorità alle esigenze dell’esercito … Verso il 1920-1921, tuttavia, anche le attività prioritarie non sfuggono al collasso generale. Mentre artigianato e piccole industrie mantengono un minimo di attività, le industrie di base sono paralizzate. La produzione di cereali è stimata per il 1920 alla metà di quella del 1913 e per il 1921; solo due quinti; la produzione commercializzata è scesa a una percentuale ancora più elevata. Le città si svuotano della loro popolazione: Pietrogrado (San Pietroburgo), che contava 2 milioni nel 1918, non più di 740.000 nel 1921. I lavoratori sono massicciamente tornati a vivere in campagna; la dimensione della forza lavoro industriale è diminuita di oltre la metà (2,6 milioni nel 1917, 1,2 nel 1920). La produttività di coloro che rimangono è anormalmente bassa, dato che le condizioni di vita del tempo – il freddo (a Pietrogrado, si strappa la pavimentazione in legno dalle strade per accendere il fuoco), la scarsità e la carestia – spiegano ampiamente e sufficientemente. La capacità di esportazione è quasi annientata, proprio nel momento in cui si allenta la morsa del blocco e quando la popolazione sovietica beneficia di un flusso di importazione di emergenza per mitigare le conseguenze della carestia. Non è il calo della produzione, al culmine della guerra civile che è il problema, ma piuttosto il drammatico peggioramento del 1920-1921 nel corso dei mesi successivi alla vittoria “””,”ECOI-375″
“ASSENNATO Mario; GIBELLI Antonio; DORIA Giorgio”,”Le lotte agrarie in Puglia alla ribalta nazionale (1905-1906); La resistenza degli operai genovesi nel primo periodo dell’ occupazione tedesca (8 settembre 1943 – 1° maggio 1944); Per la storia dei salari nella provincia dei Genova. I salari dal 1878 al 1915 nel settore dei trasporti pubblici urbani.”,”Elenco collaboratori alla rivista Movimento operaio e socialista: Franco ANTOLINI Luigi ARBIZZANI Adele ARENA Mario ASSENNATO Mario BAGGIOLI Leonida BALESTRERI Mirella BARTOLOTTI Antonio BERNIERI Gino BIANCO Gianni BOSIO Salvino BRUNO Nicla CAPITINI MACCABRUNI Gino CERRITO Arrigo CERVETTO Luigi CORTESI Claudio COSTANTINI Salvatore COSTANZA Franco DELLA-PERUTA Ennio DI-NOLFO Giorgio DORIA Nora DORIA GOLDSCHMIEDT Gianfranco FAINA Mario FARINA Ugo FEDELI Giuseppe FELLONI Carlo FINALE Franco FRANZETTI Elio FRANZIN Antonio GIBELLI Giovanni GILARDI Edoardo GRENDI Georges HAUPT Aurelio LEPRE Pier Carlo MASINI Giuseppe MICCICHE’ Renato MONTELEONE Robert PARIS A. Gaetano PARODI Tommasio PESIO Gaetano PERILLO Franca PIERONI BORTOLOTTI Carlo PINZANI Pier Paolo POGGIO Ernesto RAGIONIERI Salvatore ROTTA Rinaldo SALVADORI Cristino G. SANGIGLIO Enzo SANTARELLI Attilio SARTORI Adolfo SCALPELLI Rino VACCARO Mario VAINI Guido VALABREGA Marc VUILLEUMIER Il Pci e la resistenza a Genova “”Il 5 settembre Dellepiane, che fino a quel momento aveva esercitato di fatto la funzione di guida, cedette formalmente la direzione del partito a Pieragostini. Ma anche questo nuovo assetto del PCI doveva essere rapidamente sconvolto dall’incalzare degli avvenimenti. Una circolare della direzione del Partito, giunta subito dopo l’8 settembre, dette la disposizione che una forte percentuale di militanti si recasse in montagna per organizzarvi le formazioni partigiane. I più esposti dovevano comunque allontanarsi dalla città, dove sarebbero stati presto identificati e presi. Molti dirigenti partirono dunque subito per la montagna e tra essi Walter Fillak, Bugliani, Diodati, Severino Bianchini. In quei giorni arrivò da Torino Remo Scappini, dirigente di provata maturità ed esperienza, che tenne da quel momento la direzione del partito. I rimasti si divisero le zone di azione, concentrando i principali sforzi nella zona operaia di ponente e della Valpolcevera. A Buranello e a Montan venne affidato il lavoro “”sportivo””, cioè l’organizzazione della lotta armata e del terrorismo antitedesco.”” (pag 117)”,”MITT-262″
“ASSERETO Giovanni GOY Franco SPINELLA Mario PASSI Mario TASSI Federico TRAMONTANO Paolo GIORELLO Giulio GIORGI Massimiliano TARGETTI Ferdinando VERTONE Saverio VECA Salvatore SETTEMBRINI Domenico GUERRA Adriano COLLOTTI PISCHEL Enrica MELIS Antonio BELLOCCHIO Piergiorgio RUNFOLA Patrizia SERRA Franco CASIRAGHI Ugo PASSI Mario, articoli di”,”Marx.”,”””La Londra di Marx è tuttavia soprattutto quella della biblioteca del British museum dove per anni Karl trascorre le sue giornate, la Londra del piccolo hotel Red Lyon dove si riuniscono i congressi della Lega dei comunisti. Infine, quella delle tombe disordinate tra i fiori e le piante del cimitero di Highgate; dove Marx è sepolto dal marzo del 1883″” (articolo di Mario Passi) (pag 39)”,”MADS-661″
“ASSERETO Giovanni DORIA Marco a cura; saggi di Maria Gabriella ANGELI BERTINELLI Paolo ARVATI Carlo BITOSSI Marco DORIA Giuseppe FELLONI Bruno GIONTONI Luca LO-BASSO Paola MASSA Riccardo MUSSO Valeria POLONIO Rodolfo PROFUMO M. Elisabetta TONIZZI Giovanni B. VARNIER”,”Storia della Liguria.”,”Giovanni Assereto insegna Storia moderna nella Facoltà di Lettere dell’Università di Genova. Marco Doria insegna Storia economica nella Facoltà di Economia dell’Università di Genova.”,”LIGU-119″
“ASSO Pier Francesco DE CECCO Marcello”,”Storia del Crediop. Tra credito speciale e finanza pubblica, 1920 – 1960.”,”Il Consorzio di credito per le opere pubbliche (Crediop) e l’ Istituto di credito per le imprese di pubblica utilità (Icipu) sono stati due protagonisti del credito mobilare in Italia e più in generale dello sviluppo del mercato finanziario nazionale. Fondate da Alberto Beneduce, queste due istituzioni hanno dato un contributo decisivo allo sviluppo economico italiano, con la realizzazione di imponenti oepre infrastrutturali e anche industriali (ricostruzione della industria elettrica e della rete di trasporti, opere pubbliche promosse dagli enti locali) nonchè sistemazione del debito estero e degli squilibri della finanza locale. Pier Francesco Asso è uno studioso autore di numerosi saggi di storia economica e storia del pensiero economico. Per la Collana storica della Banca d’Italia ha collaborato ai volumi “”L’Italia e il sistema finanziario internazionale, 1861 – 1914 e 1919 – 1936, e ha pubblicato il saggio “”L’Italia e i prestiti internazionali”” nel volume “”Finanza internazionale, vincolo esterno e cambi, 1919 – 1940″”.”,”ECOG-014-FP”
“ASSOUN Paul Laurent”,”La scuola di Francoforte.”,”Critica della ragione fondata sull’identità: la filosofia della scuola di Francoforte. Critica del paralogismo dell’identità. La teoria critica: soggetto della crisi di identità. Critica del dominio: la sociopolitica della Scuola di Francoforte, la sociologia critica, il marxismo e la teoria critica, psicoanalisi e teoria critica. Critica della ragione storica. Ragione e dominio. Dall’ estetica critica alla critica della cultura.”,”TEOS-007″
“ASTALDI Maria Luisa a cura; saggi di Alessandro BAUSANI Sergio NOJA Naim KATTAN Georges C. ANAWATI Gianroberto SCARCIA Maurizio BORRMANS Umberto RIZZITANO Aurelio RONCAGLIA Francesco GABRIELI Nada TOMICHE Francesco CASTRO Syed Hussein ALATAS Anouar ABDEL-MALEK Biancamaria SCARCIA AMORETTI Luigi MANFRA Lelio BASSO Aldo GAROSCI Moenis TAHA-HUSSEIN Mario ZAGARI Arturo BARONE”,”L’ islam.”,”Saggi di Alessandro BAUSANI Sergio NOJA Naim KATTAN Georges C. ANAWATI Gianroberto SCARCIA Maurizio BORRMANS Umberto RIZZITANO Aurelio RONCAGLIA Francesco GABRIELI Nada TOMICHE Francesco CASTRO Syed Hussein ALATAS Anouar ABDEL-MALEK Biancamaria SCARCIA AMORETTI Luigi MANFRA Lelio BASSO Aldo GAROSCI Moenis TAHA-HUSSEIN Mario ZAGARI Arturo BARONE”,”VIOx-079″
“ASTARIAN Bruno”,”Luttes de classes dans la Chine des réformes (1978-2009).”,”Per più dettagli sulla prospettiva del comunismo nel mondo e in Cina l’autore, Astarian, cita il suo scritto: “”Histoire du capital, histoire des crises et histoire du communisme””, e “”Le Communisme, tentative de définition”” testi pubblicati in Hic Salta (1998). Ora in internet. (pag 165)”,”MCIx-070″
“ASTARIAN Bruno / GRASSI Enrico”,”Elementi sulla periodizzazione del modo di produzione capitalistico. Storia del capitale, delle crisi e del comunismo (Astarian) / La transizione in Marx (Grassi).”,”Introduce il concetto di fase e crisi della ‘sottomissione formale’ di cui avrebbe parlato Marx (Marx in realtà parla di fase in cui non c’è ancora la “”sottomissione del lavoro al capitale”” (Marx, Capitolo VI inedito, Newton Compton, 1977, p. 50) (pag 2 del 2° fascicolo) (La transizione in Marx) In forma schematica la penetrazione del capitale nell’insieme dell’economia avviene nell’ordine seguente: 1 – sottomissione formale: primo ciclo: produzione di mezzi di produzione per il capitale e di beni di consumo destinati all’esportazione verso i settori precapitalistici, secondo ciclo: agricoltura; 2 – sottomissione reale: primo ciclo: produzione di beni di consumo destinati alla forza-lavoro (esclusa l’industria agro-alimentare); secondo ciclo: tutta la produzione diventa produzione capitalistica (sviluppo dell’industria agro-alimentare) KPD Kommunistische Partei Deutschland (Partito comunista tedesco) KAPD Kommunistische Arbeiter Partei Deutschland (Partito comunista operaio di Germania) AAUD Allgemeine Arbeiter Union Deutschland (Unione Generale Operaia di Germania)”,”TEOC-716″
“ASTENGO Piero”,”Paolo Boselli. Vita e opere.”,”””Le simpatie per la Germania erano più diffuse presso la maggioranza della Sinistra; sia perché più sensibile a talune tendenze della nuova età, sia per ostilità alla Frnacia, prima napoleonica, poi clericale, e principale ostacolo a una nostra eventuale politica mediterranea. Il Boselli non fu francofilo: infatti il governo Lanza si era deciso ad occupare Roma sulle pressioni della Sinistra e del Sella stesso; il Boselli era pienamente d’ accordo perché vedeva nella Roma papalina e francese un grosso ostacolo per la futura politica di potenziamento del giovane Regno e in particolar modo di potenziamento della flotta italiana nel Mediterraneo.”” (pag 14-15) “”Al contrario in politica interna, nella soluzione dei complessi problemi sociali presenti e che si profilavano, la Destra presentava profonde lacune. Boselli, che pure militava nel centro-destra, dedicava ogni sua attenzione alle condizioni dei ceti meno abbienti, soprattutto proponendo quelle inchieste e verifiche sulla situazione del lavoro, che negli anni novanta dimostrarono la loro utilità e necessarietà. Discepolo dell’ economista Francesco Ferrara, aveva da tempo compreso che i principi della libertà economica devono essere integrati da leggi che difendano i fondamentali diritti dei lavoratori (…)””. (pag 15)”,”ITAA-111″
“ASTON T.H. PHILPIN C.H.E. a cura; saggi di Robert BRENNER M.M. POSTAN e John HATCHER Patricia CROOT e David PARKER Heide WUNDER Emmanuel LE ROY LADURIE Guy BOIS R.H. HILTON J.P. COOPER Arnost KLIMA”,”El debate Brenner. Estructura de clases agraria y desarrollo economico en la Europa preindustrial.”,”Saggi di Robert BRENNER M.M. POSTAN e John HATCHER Patricia CROOT e David PARKER Heide WUNDER Emmanuel LE ROY LADURIE Guy BOIS R.H. HILTON J.P. COOPER Arnost KLIMA. Titolo dei due saggi di R. BRENNER riportati nel volume ‘Struttura della classe agraria e sviluppo economico nell’ Europa pre-industriale’, ‘Le radici agrarie del capitalismo europeo’.”,”EURE-016″
“ASTON Trevor a cura; contributi di John BOSSY Alan COLE Mark H. CURTIS J.H. ELLIOTT Pierre GOUBERT E.J. HOBSBAWM V.G. KIERNAN Brian MANNING Roland MOUSNIER Terence RANGER Michael ROBERTS Keith THOMAS H.R. TREVOR-ROPER”,”Crisis in Europe, 1560-1660. Essays from ‘Past and Present’.”,”Contiene il saggio di Alan Cole, ‘The Quakers and the English Revolution’ (pag 341-358) [I quaccheri e la rivoluzione inglese] “”Pacifism was not a characteristic of the early Quakers: it was forced upon them by the hostility of the outside world (20). The same is true in a more general sense of the Quakers’ political position. The Quaker emphasis on the primary authority of the inner light and their rejection of the doctrine and ceremonial of a ‘hireling ministry’ challenged the foundations of the established ecclesiastical order. But their belief in human equality found expression, not only in their own democratic organization and in their attitude towards women, the Jews, and American Indians, but also in the demand for cheap justice and the reform and simplification of the law (21). Again, the earliest Quaker declaration of faith included a pronouncement in favour of annual Parliaments (22), while one Quaker writer criticized plural voting, the limitations of the franchise and the class-system of justice in the authentic tones of the Leveller pamphleteers of the previous decade (23). If these echoes from the past were never embodied in a political programme, it was largely because the Quakers were too well aware of the power of propertied and clerical interests to influence elections to pin their faith in constitutional reform (24). Hence the overriding importance which the Quakers, like other Radicals, attached to the abolition of tithes; they were also the main survival of the old economic order and more burdensome to the mass of the people than royal taxation had ever been. Moreover, as Richard Hubberthorne pointed out, they were the basis of the State Church, the main obstacle to political reform and the source of much of the strife of the past twenty years”” (25). Unlike Winstanley, the Quakers did not go beyond this attack on tithes to challenge the property system as such. On the contrary, some of them attacked tithes on the grounds that their exaction constituted an infringement of property rights; and while they apparently demanded that the clergy should suffer unconditional expropriation, lay impropriators were to be compensated for their loss (26). Similarly, although some Quakers advocated the use of ecclesiastical and royalist lands for the relief of poverty (27), and others even looked with favour on the community of goods which they believed had benne practised by the early Christian, they consistently repudiated the charge that they sought the wholesale levelling of men’s estates by political means (28)”” (pag 346-347) [(20) M.R. Brailsford, ‘A Quaker from Cromwell’s Army’ (London, 1927); (21) G. Fox, ‘The Law of God (1658); ‘An Instruction to Judges and Lawyers’ (1657), esp. pp. 17-31; ‘Fifty-nine Particulars’ (1659), etc.; (22) E. Burrough, ‘A Declaration to all the World’ (1657), pp. 5-6; (23) G. Fox the Younger, ‘A Few Plain Words’ (1659); (24) Ibid.; J. Fuce, ‘A Visitation by way of Declaration’ (1659), p. 2; (25) R. H(ubberthorne), ‘The Good Old Cause’ (1659); ‘The Commonwealth’s Remembrancer’ (1659); (26) J. Crook, ‘Tythes no property to nor lawful maintenance for a Gospel, powerful preaching Ministry’ (1659), p. 1; A. Pearson, ‘The Great Case of Tythes’ (1657), pp. 34 ff; (27) R. Crane, ‘A few Plain Words’ (1659), p. 4; F. Hogwill, ‘One Warning more’ (1660), p. 9; G. Fox, ‘Fifty-nine Particulars’, nos. 17, 29, 32; (28) c.g:, J. Nayler, ‘A True Discoverie of Faith’ (1655), pp. 13-14; A. Parker, ‘A Discovery of Satans Wiles (1657), pp. 39-40; J. Audland, ‘The Innocent Delivered’ (1655), pp. 6-7] (saggio di Alan Cole, ‘The Quakers and the English Revolution’ (pag 341-358))]”,”EURx-312″
“ASTON Trevor a cura; contributi di John BOSSY Alan COLE Mark H. CURTIS J.H. ELLIOTT Pierre GOUBERT E.J. HOBSBAWM V.G. KIERNAN Brian MANNING Roland MOUSNIER Terence RANGER Michael ROBERTS Keith THOMAS H.R. TREVOR-ROPER”,”Crisi in Europa, 1560-1660. Saggi da ‘Past and Present’.”,”Le cause della crisi. “”Nell’analizzare la crisi del XVII secolo ci troviamo di fronte ad uno dei problemi fondamentali circa le origini del capitalismo: come mai l’espansione economica del tardo ‘400 e del ‘500 non portò direttamente alla rivoluzione industriale del XVIII e XIX secolo? In altre parole, quali furono gli ostacoli frapposti all’espansione capitalistica? Le risposte concernono aspetti generali e particolari della questione. La risposta di carattere generale può essere riassunta nel seguente modo. Per il trionfo del capitalismo è necessaria una rivoluzione nelle strutture feudali ed agrarie della società. La divisione sociale del lavoro deve essere spinta al massimo se si desidera un aumento della produzione, contemporaneamente la forza-lavoro sociale deve essere radicalmente spostata dall’agricoltura all’industria. La quota del prodotto da scambiare al di fuori del mercato puramente locale deve aumentare in modo addirittura drammatico. Fino a quando non si disponga di una numerosa classe di operai salariati, fino a quando la massima parte degli uomini supplisce ai propri bisogni col prodotto del proprio lavoro o attraverso lo scambio in una pluralità di mercati più o meno autarchici, che esistono persino nelle società primitive, vi è un limite al profitto capitalistico, manca l’incentivo a realizzare quella che potremmo definire produzione di massa, la base dell’espansione del capitalismo industriale. Storicamente questi processi non possono essere separati l’uno dall’altro. Si può parlare di creazione di «mercato interno capitalistico» o della separazione dei produttori dai mezzi di produzione che Marx definì «accumulazione primitiva» (24); la formazione di un grosso mercato sempre in espansione e la creazione di una forza lavoro libera, numerosa e facilmente utilizzabile procedono di pari passo; come due aspetti diversi dello stesso processo. Si è talvolta preteso che lo sviluppo di «una classe di capitalisti» e degli elementi per il tipo di produzione capitalistica all’interno della società feudale abbiano prodotto automaticamente queste condizioni. Nel lungo periodo, considerato il più ampio arco di tempo, dal 1000 al 1800, le cose vanno indubbiamente così. Nel breve periodo il discorso è diverso. A meno che certe condizioni non siano presenti – non è ancora del tutto chiaro quali esse siano – la prospettiva dell’espansione capitalistica sarà limitata dalla generale prevalenza della struttura feudale della società, cioè dal predominante settore rurale o da una serie di altre «strutture» che immobilizzano allo stesso tempo la potenziale forza-lavoro, il potenziale surplus (destinato agli investimenti produttivi) e la potenziale domanda dei beni prodotti in base al sistema capitalistico, come avviene con la prevalenza del tribalismo e della produzione dei beni di prima necessità. In simili condizioni, come ha dimostrato Marx, per ciò che concerne l’impresa mercantile (25) il commercio può adattarsi ad operare in una struttura sostanzialmente feudale accettandone i limiti ed il particolare tipo di domanda e diventandone in un certo senso parassita. In tal modo si rivelerà incapace di superare le crisi della società feudale e potrà persino aggravarle. Sostanzialmente lo sviluppo capitalistico è cieco. La debolezza della vecchia teoria che attribuiva il successo del capitalismo allo sviluppo dello «spirito capitalistico» o allo «spirito imprenditoriale» consiste nel fatto che il desiderio di realizzare instancabilmente il massimo profitto non produce come conseguenza automatica la necessaria rivoluzione nella società e nella tecnica. Insomma si deve giungere alla produzione di massa (che tende alla realizzazione dei massimi profitti aggregati, o meglio, grossi profitti ma non necessariamente grossi utili per ogni singola vendita) in luogo della produzione per il massimo profitto per ogni unità venduta”” (pag 18-19-20) [E.J. Hobsbawm, ‘La crisi del XVII secolo’] [(in) ‘Crisi in Europa, 1560-1660. Saggi da ‘Past and Present”, Napoli, 1968, a cura di Trevor Aston] [(24) V.I. Lenin, ‘The Development of Capitalism in Russia’, cap. I (conclusioni), cap. II (conclusioni), cap. III (la formazione del mercato nazionale). Marx, Il Capitale, I, ed. inglese 1938, pp. 738, 772-4. Che Marx non si riferisca all’effettiva accumulazione di risorse è dimostrato penso da un manoscritto preparatorio della ‘Critica dell’Economia Politica’. «’Null’altro è proprio del capitale se non l’unione delle masse di braccia e di strumenti che esso trova. Esso li agglomera sotto il suo potere’. Questa è la sua ‘vera accumulazione’; l’accumulazione di operai in alcuni punti assieme ai loro strumenti» (‘Forme economiche precapitalistiche’, trad. it, con prefaz. di E.J. Hobsbawm, Roma, 1967, p. 115; (25) ‘Capital’ III, parte IV (Merchant’s Capital); e in particolare vol. II, p. 63, ediz inglese. Vedere inoltre R.H. Milton, ‘Capitalism, What’s in a Name?’, Past and Present, n. 1, febbraio 1952] Altro saggio sulla crisi: ‘La crisi generale del XVII secolo’ di H.R. Trevor-Roper (pag 83-135)”,”EURE-108″
“ASTRALDI Romolo, a cura”,”La costituzione degli Stati Uniti d’America.”,”Documenti nella seconda parte: testi ufficiali dal 1100 al 1931″,”USAG-088″
“ASTROW W. SLEPKOW A. THOMAS J.”,”Illustrierte geschichte der russischen Revolution 1917. Mit Beiträgen von Blagonrawow, Bucharin, Engelhardt, Kajurow, Krylenko, Lenin, Lunatscharski, Olminski, Rachja, Raskolnikow, Saleschski, Sarabjanow, Schenewski, Serebrjanski, Stalin, Trotzki, Wermenischew, Wladimirowa u.a..”,”””Tuttavia il partito bolscevico, pur sviluppando una tremenda attività durante lo scoppio della rivoluzione, era debole in termini numerici per via della condizione di illegalità e la persecuzione poliziesca. Schelavin scrive nel suo libro ‘La classe operaia e il partito bolscevico nella rivoluzione di febbraio’ (Verlag Priboj, Leningrado, 1927, in russo): “”Alla fine del 1916 il partito bolscevico (RSDAP) era così organizzato: da 1500 a 2000 membri del partito a Pietrogrado su 450 mila operai, a Mosca da 300 a 500 militanti, nel distretto moscovita da 60 a 80 militanti su 400 mila operai, a Ivano-Vosnesensk da 150 a 160 membri del partito a fronte di 500 mila lavoratori, a Nischnij-Novgorod da 150 a 200, a Samara da 80 a 100, a Saratov da 70 a 80, a Charkov 120 membir, a Kiev 200 membri, 400 a Ekaterinoslav, 100 a Lugansk, da 80 a 100 a Makajevka, 900 negli Urali, 1000 a Irkutsk, da 50 a 60 a Kranosjarsk.”” (pag 141)”,”RIRx-110″
“ASTURIAS Miguel Àngel”,”L’Uomo della Provvidenza. Il signor Presidente. Romanzo.”,”Teso tra una scrittura liricamente aperta e un forte impianto epico, l’opera di Asturias è un romanzo arditamente moderno. L’autore ha raccolto da Sarmiento e dalla Valle Inclán la raffigurazione del dittatore sudamericano che ha eretto il proprio potere sulla violenza, sul dispotismo militaresco, sulla corruzione; senza togliergli nulla di pittoresco, ne ha fatto una figura universale; ha infuso in questo personaggio tipico dei tempi moderni il marchio profondo del mito, lo ha corroso dall’interno, insinuandogli nella pelle e nell’animo il bruciante ricordo dei giorni di pochezza e di miseria. Questo “”signor Presidente”” eternamente vestito di nero, sdentato, flaccido, grinzoso, malato e untuoso, che si accanisce sui suoi concittadini per punirli dell’antico loro disprezzo, questo avvocaticchio senza clienti che abitava ai tempi bui in una via per la quale passavano i funerali della città – ricorda certi imbianchini, certi maestri di recente memoria divenuti d’un tratto “”uomini della Provvidenza””. Ma Asturias ha evitato, sapientemente, di far del “”Presidente”” la figura centrale del libro e ha preferito dagli forma e volto proiettandone la fosca immagine sopra tutto il paese dominato, verminoso di congiure e di rancori, imputridito di miserie e di angosce (…). Ci vollero vent’anni perché ‘El señor Presidente’ potesse venir pubblicato. Il primo capitolo del romanzo è il nucleo più antico: fu pensato come racconto per un concorso letterario, nel 1922, e si intitolava ‘I mendichi politici’. A Parigi, tra il’23 e il ’29, il racconto crebbe a romanzo, sulla traccia dei ricordi che il giovane studente raccontava ai compagni di scuola per far loro intendere l’orrore della dittatura di Manuel Estrada Cabrera. Solo nel ’46 un piccolo editore messicano ebbe il coraggio di affrontare l’edizione di quello che ormai era diventato definitivamente ‘El señor Presidente’. Ripubblicato in Argentina, solo il clamoroso successo di pubblico scampò l’opera dalle grinfie della censura peronista.”,”AMLx-001-FGB”
“ATKIN Ronald”,”Dieppe 1942. The Jubilee Disaster.”,”Altra opera dell’autore: ‘Revolution! Mexico 1910-20’. Trec: Lo sbarco di Dieppe. – La notte del 18 agosto 1942, al sorgere della luna, salparono dall’Inghilterra, su oltre 200 navi di ogni genere, le truppe destinate allo sbarco. Il nucleo principale della spedizione, al comando del gen. I.H. Roberts, era costituito da quattro reggimenti canadesi, da un battaglione carristi con 28 carri armati pure canadesi, da reparti speciali dei servizî, da “”commandos”” britannici, “”rangers”” americani e unità della “”Francia combattente””. La costa di Dieppe doveva essere investita sopra un tratto di circa 16 km. ed erano previsti sbarchi su otto punti differenti: due da parte di “”commandos”” e “”rangers”” su ciascuna delle estremità del fronte di attacco e quattro al centro, due dei quali proprio sulla spiaggia della città, lungo la passeggiata a mare. Gli sbarchi dovevano essere preceduti da un breve, intenso fuoco delle artiglierie navali, seguito da un attacco aereo che avrebbe dovuto isolare le difese a tergo della spiaggia di Dieppe. Alle ore 3,47 del mattino del 19 agosto, la formazione incontrò, a circa 11 km. dalla costa, una flottiglia di motopescherecci tedeschi, che aprirono prontamente il fuoco e diedero l’allarme. La reazione germanica fu pronta ed efficace, molte unità da sbarco furono disperse e le superstiti presero terra con qualche ritardo sul previsto, le perdite delle truppe furono sensibili, i carri armati sbarcarono con difficoltà, molti andarono distrutti e quelli che scesero a terra non riuscirono a progredire. La speranza di potersi impadronire di Dieppe andò delusa e solo la batteria di Berneval, ad oriente del porto, fu distrutta. Le truppe sbarcate si comportarono con altissimo valore, ma furono ben presto inchiodate nei pressi della spiaggia e alle ore 13,08, il brigadier generale Southam, comandante delle truppe a terra, era costretto ad arrendersi. Dei 5000 canadesi impegnati, 593 erano morti, 1901 caddero prigionieri, 287 andarono dispersi, 591 tornarono feriti in Inghilterra. Imprecisate le perdite subite dalle altre truppe britanniche, americane e francesi. Quali siano stati gli scopi dell’operazione, troppo in grande per essere ritenuta una ricognizione, troppo debole per essere considerata un principio d’invasione, non è ancor chiaro. Può darsi che non siano state estranee alla decisione considerazioni di carattere internazionale, derivanti dai rapporti tutt’altro che facili fra alleati, nelle guerre di coalizione. (di Luigi MONDINI – Enciclopedia Italiana – II Appendice (1948)) Bibl.: L. Mondini, Dal Blitzkrieg alla sconfitta, in Nuova Antologia, maggio-giugno-luglio 1947; The combined operations command, Combined operations 1940-1942, Londra 1943.”,”QMIS-018-FSD”
“ATKINSON Anthony B.”,”Welfare State. Le conseguenze economiche dei tagli allo Stato sociale.”,”Anthony B. Atkinson è preside del Nuffield College (Oxford), docente di Political Economy alla University of Cambridge e direttore del Suntory Toyota International Centre della London School of Economics. Il Center for Economic Studies dell’Università di Monaco ha insiglito Atkinson, per i suoi contributi agli studi economici, del titolo di ‘Distinguished CES Fellow.”,”ECOS-003-FL”
“ATKINSON Dorothy”,”The End of the Russian Land Commune 1905-1930.”,”Dorothy Atkinson has taught Russian history at Stanford University for the past decade, and is currently Executive Director of the American Association for the Advancement of Slavic Studies. Preface, List of Table, Notes, Conclusion, Appendix: Communal Tenure and Population Growth in European Russia, 1861-1914, Works Cited, Index,”,”RUSU-093-FL”
“ATKINSON Anthony B.”,”La povertà in Europa.”,”Anthony B. Atkinson, professore di Economia politica, è rettore del Nuffield College di Oxford. E’ stato presidente della Royal Academic Society, della Econometric Society, della European Economic Association e della International Economic Association. Ha pubblicato pure ‘Poverty and Social Security’ (1989) e in italiano ‘Per un nuovo welfare state’ (1998)”,”EURE-143″
“ATTALI Jacques SPAVENTA Luigi HOLLAND Stuart LAIGNEL André KRIPPENDORF Ekkehart CRAVERI Piero PELIKAN Jiri, relazioni, BARCA Luciano RUFFOLO Giorgio DE-CECCO Marcello OLIVI Bino LETTIERI Antonio OSTI Gianlupo GIANNOTTA Michele CAFAGNA Luciano DORIGO Wladimiro, interventi”,”Quale socialismo, quale Europa.”,”ATTALI Jacques SPAVENTA Luigi HOLLAND Stuart LAIGNEL André KRIPPENDORF Ekkehart CRAVERI Piero PELIKAN Jiri, relazioni, BARCA Luciano RUFFOLO Giorgio DE-CECCO Marcello OLIVI Bino LETTIERI Antonio OSTI Gianlupo GIANNOTTA Michele CAFAGNA Luciano DORIGO Wladimiro, interventi Sono gli atti di un convegno dell’ Associazione ARA. “”Così, le grandi linee di un programma socialista superano ampiamente il problema tanto dibattuto di sapere se il rilancio (soluzione della crisi ciclica) si debba fare con la scappatoia del consumo o dell’ investimento. Certo, questo problema rimane centrale e rinvia ad un dibattito teorico fondamentale, illustrato dal dibattito tra Hayek e Keynes negli anni Trenta. Ma proprio perché rinvia a una analisi più strutturale dela crisi, io vi risponderò solo partendo dall’ analisi d’ insieme della problematica socialista.”” (pag 33, Jacques Attali)”,”EURE-045″
“ATTALI Jacques, a cura di Massimiliano PANARARI, con una conversazione fra Eric HOBSBAWM e Jacques ATTALI”,”Karl Marx ovvero, lo spirito del mondo.”,”””Nel gennaio del 1860, Lassalle lo convince che le devastanti accuse di Vogt rischiano di trovare eco tra quanti non lo conoscono, e gli consiglia pertanto di dar loro una risposta. Marx scrive allora a Engels di essere risoluto a querelare la “”National Zeitung”” che ha divulgato le calunnie di Vogt. Ha ora l’impressione che contro di lui sia stata montata una cospirazione: Vogt, afferma, “”falsifica tutto il [mio] passato””. In febbraio è lotta aperta. Scrive lettere, sollecita testimonianze che lo sostengano, scrive un libro di duecento pagine contro Vogt: ‘Herr Vogt’. Le copie vengono però sequestrate dalla polizia e Marx deve pagare comunque l’editore. Il 3 marzo 1860 spedisce a Weber, l’avvocato che lo difende contro Vogt, una lettera di dodici pagine, in cui spiega i sacrifici economici che ha dovuto affrontare per poter pubblicare la “”Rheinische Zeitung”” a Colonia. “”Giacché io stesso sono figlio di un avvocato (il defunto consigliere di giustizia Heinrich Marx di Treviri che per lungo tempo fu batonnnier dei barreaus di quella città e si distingueva tanto per l’integrità del suo carattere quanto per il suo talento giuridico), so come sia importante essere assolutamente in chiaro sul carattere del proprio cliente per un avvocato coscienzioso””. E’ straordinario il ricordo del padre, sempre presente, sempre venerato, ricordo che rivela di Marx l’immagine di una persona estremamente attaccata ai valori più tradizionali del rispetto dei diritti e del ruolo degli avvocati. Engels gli offre il suo appoggio, dichiarando che ‘Herr Vogt’ è la sua migliore opera polemica, anche se avrebbe preferito che la querela non raggiungesse una simile portata. Engels, in realtà, trova che Karl perda il suo tempo in queste polemiche, indegne di lui. Dieci anni più tardi, gli archivi della polizia francese sequestrati dalla Comune riveleranno che Vogt era davvero un agente di Napoleone III”” (pag 163) [Jacques Attali, Karl Marx ovvero, lo spirito del mondo, 2006]”,”MADS-449″
“ATTALI Jacques, collaborazione di BONVICINI Stéphanie”,”Amours. Histoires des relations entre les hommes et les femmes.”,”””En Europe, malgré tous les efforts du christianisme, la polygynie perdure, en réalité dans de nombreux secteurs de la société jusqu’au XVIII° siécle. Dans la pratique, les rois de France restent polygames jusqu’à Louis XV. La Réforme n’y aura rien changé (…)”” (pag 95) poligenia: poligenesi origine molteplice, derivazione da ceppi diversi (direttamente contrapposto a monogenesi) poliandria In antropologia sociale, la relazione matrimoniale tra una donna e più di un uomo, sia illegittima sia legittima poligamia : legittima”,”STOS-176″
“ATTALI Jacques”,”Histoires du temps.”,”Diderot riprende l’analisi, la metafora di un mondo a immagine dell’ orologio (già l’aveva fatto Voltaire, La-Mettrie, e ancor prima Descartes e François de Sales. Per Cartesio e San Francesco de Sales il corpo umano è un orologio ma immenso e costruito con grande abilità. A differenza di Cartesio e de Sales, La Mettrie non considera Dio come motore di questo orologio. (pag 157-158) Francesco de Sales San Francesco di Sales Vescovo e dottore della Chiesa 24 gennaio Thorens, Savoia, 21 agosto 1567 – Lione, Francia, 28 dicembre 1622 Vescovo di Ginevra, fu uno dei grandi maestri di spiritualità degli ultimi secoli. Scrisse l’Introduzione alla vita devota (Filotea) e altre opere ascetico-mistiche, dove propone una via di santità accessibile a tutte le condizioni sociali, fondata interamente sull’amore di Dio, compendio di ogni perfezione (Teotimo). Fondò con santa Giovanna Fremyot de Chantal l’Ordine della Visitazione. Con la sua saggezza pastorale e la sua dolcezza seppe attirare all’unità della Chiesa molti calvinisti. Patronato: Giornalisti, Autori, Scrittori, Sordomuti Etimologia: Francesco = libero, dall’antico tedesco (f. http://www.santiebeati.it)”,”STOS-201″
“ATTALI Jacques”,”Il banchiere dei banchieri. Un uomo d’influenza Sir Siegmund Warburg.”,”Il Lend-lease. Il Lend-Lease e i Warburg americani in guerra. “”Per allontanare dall’America il pericolo della guerra, l’11 marzo Roosevelt decide di aumentare concretamente gli aiuti all’Inghilterra e fa votare dal Congresso il Lend-Lease Act. L’idea era venuta prima a Jean Monnet, che è stato senz’altro con Siegmund Warburg uno fra gli uomini più influenti di questo secolo. È una novità: poiché non si può dare in prestito, si affitta. Mentre prima, per diciotto mesi, non è sopravvissuta che grazie alla vendita dei suoi titoli, l’Inghilterra ottiene ora dei quasi prestiti e anche delle offerte di comprare armi e materiali in America. Ma prima che il Lend-Lease (prestito-affitto) venga applicato si svolgono delle trattative fra Londra e Washington sulle sue modalità. Lord Keynes le negozia per l’Inghilterra. Il Congresso esige che prima della sua applicazione del Lend-Lease Act tutti i beni britannici negli Stati Uniti siano considerati come pegni a garanzia di questi nuovi prestiti e che tutti i prestiti precedenti vengano saldati (ammontano a settecento milioni di dollari, prima dell’entrata in vigore del nuovo piano). In maggio Morgenthau suggerisce a Keynes di chiedere un prestito americano di quattrocento milioni di dollari per rimborsare i prestiti inglesi precedenti. Immaginando un probabile rifiuto del Congresso, Keynes propose invece che tale prestito sia accordato non dallo stato americano, ma dalla Reconstruction Finance Corporaion (RFC), creata prima del New Deal. Il 10 giugno, pe rendere effettiva tale operazione, una legge decide l’aumento delle risorse della RFC e autorizza a concedere prestiti a governi stranieri, senza precisare quali. Così potrà prestare, senza troppa pubblicità, quattrocentoventicinque milioni di dollari per quindici anni al Tesoro inglese avendo come garanzia i beni inglesi negli Stati Uniti. Le condizioni d’uso dei beni ricevuti con questo accordo si discuteranno in seguito. (…) Tutti questi negoziati sono molto difficili. Le comunicazioni fra Londra e Washington sono molto lente…”” [Jacques Attali, Il banchiere dei banchieri. Un uomo d’influenza Sir Siegmund Warburg, Sperling e Kupfer, Milano, 1987] (pag 226) “”Il 7 dicembre 1941, Pearl Harbor non è una sorpresa per tutti. A Londra l’entrata in guerra degli Stati Uniti è accolta con sollievo e con ironia: è troppo tempo che la si aspetta. A New York i banchieri specializzati nell’investimento, Morgan, Kuhn Loeb, Dillon Read, che il New Deal ha allontanato dagli affari pubblici, vi ritornano in forza per finanziare l’economia di guerra. Il governo americano distribuisce centosettantacinque miliardi di dollari di contratti militari e il complesso militar-industriale si sviluppa attorno alle banche. La RFC finanzia il Land-Lease per tutta l’economia americana e vi spende cinquantacinque miliardi di dollari. A quell’epoca in America molti ritengono, un po’ semplicisticamente, che i sei gruppi finanziari che controllano la maggior parte dell’economia industriale americana impegnata per la guerra siano: il gruppo Du Pont (General Motors, Du Pont, US Rubber), il gruppo Mellon (Gulf Oil, Westinghouse), il gruppo Morgan (United States Steel, General Electric, Kennecott Copper, ATT), il gruppo Rockefeller (Standard Oil, Chase National Bank), il gruppo Kuhn Loeb (tutti i servizi pubblici) e il gruppo Boston (United Fruit, First National Bank di Boston). In effetti non si è molto lontani dalla realtà. A quel tempo l’impiego del capitale americano non è privo di ambivalenze e i suoi legami con la Germania rimangono importanti: ancora nel 1942 alcuni americani, insieme con francesi e tedeschi, creeranno a Vichy un sindacato di banche per operare nell’Europa occupata, con il nome di Société de Crédit Intercontinental. Vi fanno parte la Banca d’Indocina, la banca Schneider, il Sindacato degli assicuratori, la Deutsche Kreditbank e le filiali francesi della Ford e della IBM. Ma l’America interviene presto a chiarire la situazione e l’associazione si scioglie rapidamente. I Warburg americani, che hanno molto meno potere dei loro antenati, si arruolano in massa nell’esercito: mentre Max riscrive il suo diario sotto forma di memorie (di cui la famiglia impedirà la pubblicazione), Frederick si arruola in Marina, Erik diventa uno dei rari ufficiali americani nati in Germania ed è luogotenente-colonnello nel dipartimento informazioni durante la campagna d’Africa. Dopo Pearl Harbor Jimmy va a Londra e si occupa della propaganda in Germania alle dipendenze dell’Ufficio informazioni di guerra diretto da Elmer Davis. Vi incontra spesso Siegmund e collabora con gli ambasciatori americani a Londa, John G. Winant e poi Averell Harriman, che coordinano la propaganda inglese e americana, e con sir William Wiseman (83). Anche uno dei figli di Felix, Paul, mecenate e mercante d’arte, succeduto al padre come presidente del Joint Distribution Commitee, passa da Londra prima di arrivare in Francia. In seguito diverrà assistente di Lewis Douglas, che sarà ambasciatore dopo Harriman”” (pag 227-228) [Jacques Attali, Il banchiere dei banchieri. Un uomo d’influenza Sir Siegmund Warburg, Sperling e Kupfer, Milano, 1987]”,”BIOx-043-FSD”
“ATTANASIO Sandro”,”Gli italiani e la guerra di Spagna.”,”””Il 18 luglio i nazionali passarono alla controffensiva, sgretolando le forze repubblicane. I combattimenti per la conquista del cimitero di Brunete, che aveva una grande importanza tattica, furono micidiali e costarono la vita a migliaia di valorosi dei due eserciti. (…) A Brunete avvenne una brillante azione della Brigata “”Garibaldi””. I morti furono tanti che l’ esercito franchista si vide costretto a creare un corpo speciale, quello dei “”Sepultureros””, i cui uomini diedero un’onorata sepoltura a diecine di migliaia di caduti. La sanguinosa tragedia di Brunete stremò le forze repubblicane, costringedole a una pausa per riorganizzarsi, e non impedì alle forze italo-spagnole di iniziare l’ offensiva contro Santander.”” (pag 159)”,”MSPG-173″
“ATTAR Frank”,”Aux armes, Citoyens! Naissance et fonctions du bellicisme révolutionnaire.”,”Frank Attar è professore e ricercatore interdisciplinare. Ha studiato storia all’Ecole Nationale supérieure e all’EHESS. Enarca, diplomato ad Harvard e Cambridge, insegna negli Stati Uniti e a Sciences-Po, Parigi. “”Selon Dumouriez, l’Europe de 1792 regardait la France comme un Etat en décomposition, une seconde Pologne. Alors que d’aucuns parlaient de “”congrès”” ou de “”concert””, le général craignait que cela ne préfigure un partage. Influencé par une ‘austrophobie’ quasi maladive, le “”ministre patriote”” crut déceler la main du cabinet viennois derrière ces sombres projets. Pour contrer les manoeuvres qu’il prêtait à Kaunitz, il n’entrevoyait qu’une seule possibilité: l’offensive. Son plan: attaquer le maillon faible de l’Autriche en envahissant la Belgique et le pays de Liège et, si la victoire souriait, porter le feu contre les princes de la rive gauche du Rhin. On comprend donc mieux pourquoi, loin de ménager le successeur de Léopold, Dumouriez s’efforça de le pousser à déclarer la guerre à la France. Comme l’écrit Mathieu Dumas, il “”ne songeait qu’à rendre la déclaration de guerre inévitable”” (pag 261)”,”FRAR-404″
“ATZENI Paolo BATINI Carlo DE-ANTONELLIS Valeria”,”La teoria relazionale dei dati.”,”Paolo Atzeni, laureato in Ingegneria elettronica a Roma, è attualmente ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche presso l’Istituto di Analisi dei Sistemi ed Informatica di Roma. Ha svolto attività didattica presso l’Università ‘La Sapienza’ di Roma e presso l’Università di Toronto. Carlo Batini, laureato in Ingegneria elettronica a Roma, è professore associato di Programmazione dei Calcolatori elettronici presso l’Università ‘La Sapienza’ di Roma, qui insegna anche Impianti per l’Elaborazione dell’Informazione, nel corso di specializzazione in Ingegneria dei Sistemi di Controllo e Calcolo automatico. Ha svolto attività didattica e di ricerca presso l’università di California (Los Angeles) e l’Università di Pechino. É stato coordinatore di progetti nazionali di ricerca. Valeria De-Antonellis, laureata in Fisica a Milano, è ricercatrice presso l’Istituto di Cibernetica di Milano nell’ambito del corso integrativo di Basi di dati. É responsabile dell’unità operativa dell’Istituto di Cibernetica di Milano nel quadro del progetto ESPRIT-OSSAG della Comunità Economica Europea, e coordina il progetto nazionale di ricerca ISI-DATAID del CNR.”,”SCIx-077-FL”
“AUBERT Paul”,”La frustration de l’intellectuel libéral. Espagne, 1898-1939.”,”Paul Aubert è professore di letterature e civiltà spagnole contemporanee all’Università della Provenza (Aix-Marseille I). Diplomato in Scienze politiche ex direttore di studi della Casa de Velázquez, specialista degli intellettuali spagnoli nel XIX e XX secolo, è autore della tesi di laurea su ‘Les intellectues espagnols et la politique dans le premier tiers du XXe siècle’ e dirige un programma di ricerca all’ UMR Telemme (CNRS 6570) sulla cultura politica nei paesi d’Europa mediterranea.”,”SPAx-024-FSD”
“AUBET Maria-José”,”Rosa Luxemburg y la cuestión nacional.”,”Questo libro ha ricevuto il 1° premio internazionale degli editori In bibliografia citato il libro di Renato Levrero: – Nación, metrópoli y colonias en Marx y Engels, Anagrama, 1975: «Los escritos, cuya coherencia política y teórica más que filológica estamos intentando reconstruir, forman parte de aquella inmensa masa de trabajos de Marx y Engels que más de una vez suelen llamarse «escritos de circunstancias». De hecho, los trabajos de los dos revolucionarios alemanes sobre la India y China, sobre España, Irlanda y Rusia, aparecieron principalmente, por motivos casi siempre ocasionales (relacionados frecuentemente a las vicisitudes financieras de la familia Marx), en el periódico radical-liberal americano New York Daily Tribune entre abril de 1853 y marzo de 1862; también en la correspondencia de ambos amigos aparecen algunas notas sobre estos países y, de vez en cuando, en sus obras mayores. Por consiguiente, pese a que a menudo aparezcan estos textos y apuntes consideraciones muy importantes, que demuestran la atención e inteligencia con que seguían, incluso en sus más ínfimos detalles, el desarrollo de la lucha política de su tiempo, además de la extraordinaria amplitud de sus intereses culturales, existe la tentación de creer que tales obras tienen un escaso interés teórico y político, sobre todo porque no iban dirigidas al movimiento revolucionario, sino, por regla general, a un público burgués. Así pues, muchos han preferido liquidar la totalidad entregándose a una tarea de mera restauración filológica; otros, por el contrario, han dado más crédito y espacio a los pocos centenares de páginas «menores» que a los muchos miles en que, especialmente Marx, habían considerado que debían confiar su pensamiento teórico y revolucionario: en especial las interminables discusiones sobre el llamado modo de producción asiático, que han originado un material mucho más abundante que todo el producido en los últimos años, al menos por parte marxista, sobre el capitalismo y su desarrollo, proceden de escritos claramente marginales en la producción y en los intereses de Marx y Engels. De este modo, se ha llegado a olvidar la importancia de algunos escritos que no eran menores ni marginales, sino, al contrario, esenciales para la comprensión del pensamiento y la evolución de las concepciones políticas de Marx y Engels: los escritos sobre Irlanda, los más importantes de estos trabajos «perdidos» para la teoría y la práctica de los marxistas, sn el más típico y grave ejemplo de la negatividad de operaciones político-culturales basadas, fundamentalmente, en la filología o en consideraciones de conveniencia «editorial» y no sobre la política.» Serie: Documentos.”,”LUXS-083″
“AUBET Maria José, a cura, antologia di scritti di Rosa LUXEMBURG”,”El pensamiento de Rosa Luxemburg.”,”Critica al centralismo ‘rigido e dispotico’ di Lenin, alla ‘corrente ultra-centralista’ del partito russo. Questioni: organizzazione del partito, definizione di opportunismo, decentralizzazione o centralizzazione, vertici e ruolo masse ecc. (pag 189-200-201) [Dagli scritti politici di Rosa Luxemburg (pp. 523-549), pubblicati originariamente su ‘Die Neue Zeit’ 10.6. 1904 e su Iskra 10.7.1904. Riferimento all’opera di Lenin ‘Un passo avanti e due indietro, vol. 1, Ed Progreso, Moscù, 1970]”,”LUXD-124″
“AUBIER Dominique TUÑON DE LARA Manuel”,”Spagna.”,”Molte foto e illustrazioni”,”SPAx-146″
“AUBRY Octave”,”Brumaire. Le roman de Napoleon.”,”””Nulle vie plus que la mienne n’a du aux circonstances”” (Napoleone)”,”FRAN-052″
“AUDENINO Patrizia”,”Un mestiere per partire. Tradizione migratoria lavoro e comunità in una vallata alpina.”,”Patrizia AUDENINO (Milano, 1947) si è a lungo occupata di storia della stampa e della cultura socialista in Italia pubblicando numerosi scritti fra cui ‘Cinquant’anni di stampa operaia’.”,”CONx-020″
“AUDENINO Patrizia”,”L’ avvenire del passato. Utopia e moralità nella sinistra italiana alle soglie del XX secolo.”,”Patrizia AUDENINO insegna Storia contemporanea presso il Dipartimento di Storia della società e delle istituzioni nella Facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Milano. Si è occupata di storia della cultura laica e del socialismo dell’ epoca antecedente la prima guerra mondiale e ha condotto studi sui movimenti di popolazione italiani e su alcune comunità italiane all’ estero (v. retroc.). Collana Mappe dell’ immaginario: Comitato scientifico: Pietro ADAMO, Maurice AYMARD, Maurizio ANTONIOLI, David BIDUSSA, Cristophe CHARLE, Michele CILIBERTO, Patrizia DOGLIANI, Marco GERVASONI, Mario ISNENGHI, Silvio LANARO, Achille OLIVIERI, Leandro PERINI, Christophe PROCHASSON, Alceo RIOSA, Mario ROSA, Alberto TENENTI.”,”MITS-201″
“AUDENINO Patrizia ROSOLI Gianfausto ATTANASIO Livio CONFESSORE Ornella MAURCCO Dora MAIELLO Adele TIRABASSI Maddalena CELLA Michela DOMINIONI Armando GANELLI Giovanni BARBIERATO Federico FAUCCI Riccardo D’ORSI Angelo BRESSER PEREIRA Luiz Carlos MONASTEROLO Monica”,”Il problema dell’emigrazione italiana tra Ottocento e primo Novecento a partire dalle pagine della “”Riforma sociale””. «La Riforma sociale» nel dibattito sui fenomeni migratori al tempo della «grande migrazione»: analisi, giudizi e proposte (Audenino); La politica migratoria italiana durante il periodo liberale dall’unità politica al fascismo (Rosoli); L’emigrazione italiana: correnti di pensiero ed indirizzi politici nelle pagine della «Riforma sociale» (Attanasio); Il dibattito sull’emigrazione nelle pagine della «Rassegna nazionale» (Confessore); La «Riforma sociale» e le statistiche dell’emigrazione (Marucco); Il quotidiano cattolico genovese «Il Cittadino» nel dibattito sull’emigrazione: 1873-1914 (Maiello); Amy Bernardy e l’emigrazione italiana negli Stati Uniti (Tirabassi); Saggi: ‘Ancora sul Teorema di Arrow (Cella); Investimenti e incertezza (Dominioni); Effetti di benessere della politica fiscale in un modello a due paesi con concorrenza imperfetta (Ganelli); Il testo impossibile: la ‘Clavicula Salomonis’ a Venezia (secoli XVII-XVIII) (Barbierato); Gaetano Mosca e gli economisti del suo tempo, con particolare riferimento alla scuola di Torino (Faucci); Intellettuali e fascismo. Appunti per una storia (ancora) da scrivere (D’Orsi); Nove interpretazioni della realtà brasiliana (Bresser Pereira); Guida all’archivio informatico delle carte relative alla «Riforma sociale» (Monasterolo, a cura, premessa di Malandrino).”,”Contiene i saggi: – Riccardo Faucci, Gaetano Mosca e gli economisti del suo tempo, (pag 285-303) “”Più che di Cognetti (De Martiis), tuttavia, Mosca risentì di Achille Loria, che nonostante fosse di un solo anno più anziano, era già assai noto per i precoci e discussi, volumi sulla ‘Rendita fondiaria e la sua elisione naturale’ (1880) e soprattutto per ‘La teoria economica della costituzione politica’ (1886). Risentire di un autore non significa necessariamente concordare con lui. Negli ‘Elementi di scienza politica’ (1896) Mosca cita quest’ultimo studio, definendolo espressione di un «modo di vedere troppo unilaterale ed esclusivo» (45). Mosca prende in esame la teoria loriana della terra libera, per confutarla, ma in un modo tale da dare l’impressione che essa sia desunta da Marx, per cui confutando Loria si confuti Marx (46). Eppure gli ‘Elementi’ rinviano a Loria per la critica degli «errori d’indole puramente economica» di Marx (47). Anche Mosca, come molti, attribuiva a Marx gli eccessi e le «stranezze» di Loria. Il 2 gennaio 1917 (48), Mosca loda il profilo di Marx scritto dal collega per l’editore Formiggini, ma osserva che esso è troppo favorevole a Marx, in quanto non sottolinea abbastanza la derivazione del pensiero marxiano da quel socialismo utopistico francese che Marx pure «attacca rudemente». Mosca – come del resto Einaudi – manifesta a varie riprese l’idea che Marx fosse un plagiario. L’aggiunta del capitolo sul marxismo, avvenuta nell’edizione degli ‘Elementi’ del 1923, fu pubblicata in anteprima da Gobetti (49) con il titolo ‘Il materialismo storico’ (50). Sorprende come Mosca non solo non tenga conto del dibattito teorico sul marxismo svoltosi a cavallo fra i due secoli, ma insista nell’identificare il nucleo teoretico del marxismo con l’affermazione della dipendenza della sovrastruttura dalla struttura, obiettando ad essa, a mo’ di critica decisiva, che anche altri fattori contano. Viene ammesso genericamente il merito di Marx nell’aver dato voce alla protesta delle classi inferiori, ma viene osservato che il socialismo marxiano sfocia inevitabilmente col collettivismo burocratico ed è quindi totalmente da respingere. Anche nella ‘Storia delle dottrine politiche’ (1933; 2a ed. 1937) la parte di critica economica di Marx è molto sommaria e non aliena da inesattezze anche gravi, a cominciare dalla confusione fra profitto e plusvalore (51). Mosca insiste molto sulla psicologia anticapitalistica di Marx, che appare nel presentare il capitalista quasi fosse di una razza diversa (54). In qualche misura il concetto è ribadito facendo seguire al capitolo sul marxismo uno di maggiore ampiezza, sulle teorie razziste dell’Ottocento (Gobineau, Charberlain, ecc.), che vengono esaminate con notevole attenzione e con evidente conoscenza diretta dei testi (55)”” (pag 297-299) [Riccardo Faucci, ‘Gaetano Mosca e gli economisti del suo tempo’ (in) ‘Annali della Fondazione Luigi Einaudi, Torino, Vol. XXXII, 1998 – Leo S. Oschki editore, Firenze, 1999] [(45) Vedine la ristampa in G. Mosca, ‘Scritti politici’ a cura di G. Sola, Torino, Utet, 1982, vol. II, p. 552; (46) Ivi, p. 900; (47) Ivi, p. 1062; (48) Lettera conservata tra le carte di Loria presso la Sopraintendenza Archivistica per il Piemonte e la Valle d’Aosta. (,..); (49) Gobetti, di solito graffiante con i liberali conservatori, fa una eccezione per Mosca: «(…) la cultura storica di Mosca non è quella di certo deteriore idealismo che si serve di illustri nomi antichi per proporre i propri schemi e le proprie idee. Si tratta invece della storia in senso tradizionale, e per lui storia è ‘maestra di vita’» (‘Un conservatore galantuomo’, “”Riv. lib.””, 29 aprile 1924, in ‘Scritti politici’ a cura di P. Spriano, Torino, Einaudi, p. 654). E dopo aver rilevato la «genialità del suo canone metodologico», Gobetti conclude che «la teoria di Mosca della classe dirigente è veramente una di quelle idee che aprono distese infinite di terre alla ricerca degli uomini» (pag 656); (50) “”Riv. lib””, genn. 1923; cfr. ‘Scritti politici’, p. 1055 n.; (51) Cfr. la nuova ed. Bari, Laterza, 1964, p. 262. Anche questo potrebbe essere retaggio della lettura loriana di Marx; (52) ‘Il mito dello strumento tecnico ed i fattori umani del movimento operaio’, “”Rif. soc.””, 1930, pp. 579-589; (53) Gramsci osserva che Einaudi imputa a Marx un errore che Croce aveva imputato alla critica di Loria; cfr. ‘Quaderni del carcere’, cit., pp. 1289-1290); (54) ‘Storia’, cit., p. 271; (55) Mosca, come molti positivisti, era appassionato cultore di antropologia, come ben risulta dal I capitolo degli ‘Elementi di scienza politica’] – Angelo D’Orsi, Intellettuali e fascismo. Appunti per una storia (ancora) da scrivere (pag 305-336)”,”ANNx-029-FP”
“AUDENINO Patrizia CORTI Paola”,”L’emigrazione italiana.”,”Patrizia Audenino lavora presso l’Università di Torino e la Fondazione Sella di Biella ed è autrice di vari studi sulla cultura laica e socialista e sull’emigrazione italiana. Paola Corti, insegnante di storia dei movimenti contadini all’Università di Torino, ha scritto saggi sulla società rurale, i movimenti migratori, la stampa degli italiani in Spagna. “”Al declino dei vecchi mestieri artigiani si aggiunse, a partire dagli anni Ottanta, la crisi della manifattura domestica contadina che investì molte zone del paese. Il crollo di questo settore manifatturiero, che si identificava quasi totalmente con il settore tessile, non fu dovuto soltanto al trionfo della produzione industriale, ma anche agli effetti della crisi agraria degli anni Ottanta. La crisi ridusse drasticamente i redditi agricoli comprimendo la domanda rurale di manufatti e trasformò anche la distribuzione del lavoro contadino tra terra e manifattura a scapito del lavoro extra agricolo. La crisi agraria dette ulteriormente impulso ai movimenti migratori dal nostro paese: il crollo dei prezzi dei cereali, dovuto alla ridotta domanda internazionale e al contemporaneo afflusso in Europa dei grani americani, provocarono la pauperizzazione dei coltivatori europei e costituì un ennesimo stimolo alla partenza. Gli effetti furono particolarmente distruttivi nell’area della piccola proprietà e dell’affittanza e a tali settori si aggiunsero, per difficoltà indotte, anche quelli dell’economia meridionale e delle culture specializzate degli agrumeti e dell’orticultura. Un ultimo fattore che favorì l’esodo fu infine costituito dal rapporto tra salari, disoccupazione ed emigrazione: all’esiguità del salario agricolo percepito dalla popolazione rurale si accompagnava, con effetti ancor più disastrosi, il basso numero di giornate lavorative che i coloni riuscivano a realizzare in un anno”” (pag 36)”,”CONx-284″
“AUDENINO Patrizia a cura, saggi di Charles KILLINGER Santi FEDELE Fraser OTTANELLI Bénédicte DESCHAMPS Maddalena TIRABASSI Davide GRIPPA Elisa SIGNORI Gian Giacomo MIGONE Antonio VARSORI Antonio CARDINI Sergio SOAVE Andrea RICCIARDI Pier Paolo PORTINARO Edoardo TORTAROLO Giuseppe RICUPERATI Francesco BARBAGALLO Massimo L. SALVADORI Patrizia AUDENINO”,”Il prezzo della libertà. Gaetano Salvemini in esilio (1925-1949).”,”Patrizia Audenino insegna Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Milano. Si occupa di Storia sociale e di storia delle migrazioni e ha collaborato a varie iniziative di ricerca e editoriali sull’emigrazione in Italia e all’estero. Tra le sue recenti pubblicazioni ‘L’avvenire del passato: utopia e moralità nella sinistra italiana alle soglie del XX secolo’, Milano, Unicopli, 2002; ‘Migrazioni italiane. Storia e storie dell’Ancien régime a oggi, con Maddalena Tirabassi, Milano, Bruno Mondadori, 2008. Contiene il saggio di Elisa Signori, ‘Da sponda a sponda. Gaetano Salvemini e Angelo Tasca tra politica e storia’ (pag 141-170) e quello di Sergio Soave ‘Dalla stessa parte. Gaetano Salvemini e Angelo Tasca negli anni della Repubblica’ (pag 251-276) Altro saggio da segnalare: Andrea Ricciardi, ‘Gaetano Salvemini e Leo Valiani: un epistolario tra eretici (1945-1947) (pag 277-318)”,”ITAD-166″
“AUDOIN-ROUZEAU Stéphane BECKER Annette”,”La violenza, la crociata, il lutto. La Grande Guerra e la storia del Novecento.”,”AUDOIN-ROUZEAU Stephane è docente di storia all’ Università della Piccardia. BECKER Annette insegna all’ Università Paris X. In Italia è stato tradotto il loro libro ‘1914-1918. La prima guerra mondiale’ (ELECTA GALLIMARD, 1999). “”Già nei primi mesi di guerra, Sigmund Freud annota, nelle Considerazioni attuali sulla guerra e la morte, la sua visione sull’ instaurarsi della guerra totale. Egli qualifica di “”delusione”” la scoperta che gli europei si comportano alla stregua di “”barbari”” nei loro odi reciproci: “”Anche la scienza ha perduto la sua serena imparzialità; i suoi servitori, esacerbati nel profondo, cercano di trar da essa armi per contribuire alla lotta contro il nemico. L’ antropologo è indotto a dimostrare che l’ avversario è un essere inferiore e degenerato: lo psichiatra a diagnosticare in lui perturbazioni spirituali e psichiche””. (pag 129) “”E’ in questo contesto che viene evocato l’ argomento razziale, secondo la terminologia dell’ epoca. Già dalle prime settimane di guerra lo scontro intellettuale e la propaganda si muovono attorno al concetto di barbarie: è questo dunque il terreno su cui ci si pone.”” (pag 137)”,”QMIP-036″
“AUDOIN-ROUZEAU Stéphane BECKER Jean-Jacques a cura; edizione italiana a cura di Antonio GIBELLI; saggi di Enzo TRAVERSO Patrick CABANEL Anne RASMUSSEN Syméon KARAGIANNIS Olivier COSSON Bertrand JOLY Gerd KRUMEICH Wolfgang MOMMSEN Jean-Jacques BECKER Gian Enrico RUSCONI Antonio GIBELLI Anne DUMENIL Nicola LABANCA Stéphane AUDOIN-ROUZEAU Diego LEONI Olivier LEPICK Danielle DELOUCHE Marc MICHEL Sophie DELAPORTE Bruna BIANCHI John HORNE Leonard V. SMITH Uta HINZ Giovanna PROCACCI Annette BECKER Jay WINTER Hew STRACHAN Philippe MASSON Olivier FORCADE Alain PLESSIS Fabienne BOCK Vincent DUCLERT Ferdinando FASCE Armelle ENDERS Olivier COMPAGNON Wolfgang SCHWENTKER”,”La prima guerra mondiale. Volume primo.”,”I saggi di Bianchi, Fasce, Gibelli Labanca, Leoni, Rusconi e Traverso sono stati scritti appositamente per l’edizione italiana Saggi di Enzo TRAVERSO Patrick CABANEL Anne RASMUSSEN Syméon KARAGIANNIS Olivier COSSON Bertrand JOLY Gerd KRUMEICH Wolfgang MOMMSEN Jean-Jacques BECKER Gian Enrico RUSCONI Antonio GIBELLI Anne DUMENIL Nicola LABANCA Stéphane AUDOIN-ROUZEAU Diego LEONI Olivier LEPICK Danielle DELOUCHE Marc MICHEL Sophie DELAPORTE Bruna BIANCHI John HORNE Leonard V. SMITH Uta HINZ Giovanna PROCACCI Annette BECKER Jay WINTER Hew STRACHAN Philippe MASSON Olivier FORCADE Alain PLESSIS Fabienne BOCK Vincent DUCLERT Ferdinando FASCE Armelle ENDERS Olivier COMPAGNON Wolfgang SCHWENTKER “”Sul problema della guerra, il movimento operaio aveva posizioni distinte da quelle delle altri correnti politiche o ideologiche e, in qualche misura, da quelle della stessa nazione: riuniti nella Seconda Internazionale, i partiti socialisti avevano fatto della lotta contro la guerra, che consideravano come la conseguenza del capitalismo, un oggetto prioritario della loro battaglia e, in una delle sue frasi più celebri, Jean Jaurès aveva dichiarato che il capitalismo “”porta con sé la guerra come le nuvole il temporale””. Tuttavia nella maggioranza dei casi essi non condannavano la nazione: Jaurès in particolare aveva stigmatizzato la formula di Marx “”i proletari non hanno patria”” scrivendo ne “”L’Armée nouvelle”” che si trattava di un'””idea sacrificata alla battuta””. D’altra parte non tutti i socialisti la pensavano allo stesso modo; per quanto riguarda il caso francese, Gustavo Hervé si era a lungo firmato come “”il senza patria”” e aveva animato una corrente violentemente antipatriottica all’interno del Partito socialista, attenuando le proprie posizioni solo negli ultimi anni. Diverso ancora il caso dellla Cgt (Confédèration générale du travail), fortemente indipendente dal Partito socialista: già da molto tempo essa aveva avvertito che avrebbe sabotato la mobilitazione, qualunque fossero state le circostanze. Per far fronte a questo pericolo, preso molto seriamente, era stato creato uno schedario, chiamato ‘Carnet B’, allo scopo di arrestare, in caso di mobilitazione, gli antimilitaristi e gli antipatrioti dichiarati””. [Jean-Jacques Becker, Unioni sacre] [in ‘La prima guerra mondiale. Volume primo’, a cura di Stéphane Audoin-Rouzeau e Jean-Jacques Becker, edizione italiana a cura di Antonio Gibelli, 2007] (pag 154)”,”QMIP-074″
“AUDOIN-ROUZEAU Stéphane BECKER Jean-Jacques a cura; edizione italiana a cura di Antonio GIBELLI; saggi di Jean-Jacques BECKER Gerd KRUMEICH John HORNE Françoise THEBAUD Manon PIGNOT Jay WINTER Emmanuelle CRONIER Patrick CABANEL Diego LEONI Annette BECKER Carlo STIACCINI Christophe PROCHASSON Anne RASMUSSEN Annette BECKER Laurent VERAY Christian DELPORTE Gundula BAVENDAMM Vincent DUCLERT Philippe NIVET Nicolas WERTH Nadine-Josette CHALINE Anne DUMENIL Piero DEL-NEGRO Bruno CABANES Annie DEPERCHIN Marc MICHEL Syméon KARAGIANNIS Antoine PROST Annette BECKER Olivier FARON Massimo BAIONI Nicholas J. SAUNDERS Lucio FABI Diego LEONI Mimmo FRANZINELLI Christophe PROCHASSON Franco CONTORBIA Fabio CAFFARENA Giaime ALONGE”,”La prima guerra mondiale. Volume secondo.”,”Alcuni saggi sono stati scritti appositamente per l’edizione italiana Saggi di Jean-Jacques BECKER Gerd KRUMEICH John HORNE Françoise THEBAUD Manon PIGNOT Jay WINTER Emmanuelle CRONIER Patrick CABANEL Diego LEONI Annette BECKER Carlo STIACCINI Christophe PROCHASSON Anne RASMUSSEN Annette BECKER Laurent VERAY Christian DELPORTE Gundula BAVENDAMM Vincent DUCLERT Philippe NIVET Nicolas WERTH Nadine-Josette CHALINE Anne DUMENIL Piero DEL-NEGRO Bruno CABANES Annie DEPERCHIN Marc MICHEL Syméon KARAGIANNIS Antoine PROST Annette BECKER Olivier FARON Massimo BAIONI Nicholas J. SAUNDERS Lucio FABI Diego LEONI Mimmo FRANZINELLI Christophe PROCHASSON Franco CONTORBIA Fabio CAFFARENA Giaime ALONGE”,”QMIP-075″
“AUDOIN-ROUZEAU Stéphane BECKER Annette”,”La Grande Guerre, 1914-1918.”,”AUDOIN-ROUZEAU Stéphane BECKER Annette sono due professori di storia contemporanea che codirigono il Centre de recherche de l’Historial de la Grande Guerre (Péronne, Somme) pag 52-53 Lavoro femminile: foto di una fabbrica di armi inglese dove lavorano le operaie “”Au fond, la grande question n’est pas tant de savoir pourquoi l’armée française a compté trois ou quatre dizaines de milliers de mutins en 1917, mais pourquoi elle n’en a pas compté beaucoup plus, beaucoup plus tôt, et dans des formes beaucoup plus graves d’insoumission: là encore, le sentiment national a joué un rôle décisif dans une sorte d’autocontention du mouvement de révolte”” (pag 94)”,”QMIP-091″
“AUDOIN-ROUZEAU Stéphane PROCHASSON Christophe a cura, saggi di Bruno CABANES Adrian GREGORY Leonard V. SMITH Antoine MARES Patrizia DOGLIANI Gerd KRUMEICH Manfried RAUCHENSTEINER Laurence VAN-YPERSELE Florin TURCANU Andrew WACHTEL Nicolas WERTH Piotr WANDYCZ Hamit BOZARSLAN Kostas KOSTIS Christopher HILLIARD Marc MICHEL”,”Sortir de la Grande Guerre. Le monde et l’après-1918.”,”Saggi di Bruno CABANES Adrian GREGORY Leonard V. SMITH Antoine MARES Patrizia DOGLIANI Gerd KRUMEICH Manfried RAUCHENSTEINER Laurence VAN-YPERSELE Florin TURCANU Andrew WACHTEL Nicolas WERTH Piotr WANDYCZ Hamit BOZARSLAN Kostas KOSTIS Christopher HILLIARD Marc MICHEL “”La population italienne, que des années de privations et de pénuries avaient rendue vulnérable, a été littéralement décimée par la grippe européenne. Le sentiment général de malheur et d’injustice du destin s’accentua – avant même que les statistiques le révèlent – lorsque la population constata que les plus jeunes, qui n’avaient pas encore eu le temps de s’enrôler, étaient plus fréquemment victimes de la “”grippe espagnole””. Entre 1915 et 1920, la mortalité de la tranche d’âge entre 15 et 45 ans – c’est-à-dire de la population active masculine et féminine – tripla par rapport à la période précédente (atteinant chez les hommes mobilisables 16 fois le taux d’avant la guerre), alors qu’elle ne fut guère modifiée pour les personnes entre 45 et 65 ans et augmenta lègèrement pour plus de 65 ans. Les démographes de l’époque ont estimé qu’en moyenne, 100 morts dus à la guerre avaient laissé 32 veuves et 65 orphelins, et jurèrent favorablement la décision prise par le gouvernement d’éviter, pendant les dernières années de la guerre, d’envoyer au front les classes les plus âgées, et donc les plus susceptibles d’avoir une famille à charge”” (pag 119) (saggio di Patrizia Dogliani)”,”QMIP-190″
“AUER Peter MARUANI Margaret REYNAUD Emmanuele, textes réunis et présenté par; contributi di Bernard CASEY Christoph F. BÜCHTEMANN Klaus MOSLEY Hans MAIER Peter AUER Ronald SCHETTKAT Bernd REISSERT Günther SCHMID Friederike MAIER Hugh MOSLEY Klaus JACOBS Heinz-Peter SPAHN”,”Chroniques internationales du marché du travail et des politiques d’emplois, 1986-1989.”,”contributi di Bernard CASEY Christoph F. BÜCHTEMANN Klaus MOSLEY Hans MAIER Peter AUER Ronald SCHETTKAT Bernd REISSERT Günther SCHMID Friederike MAIER Hugh MOSLEY Klaus JACOBS Heinz-Peter SPAHN”,”STAT-034″
“AUERSWALD D. TH.”,”Offener Brief an Herrn Reichstagsabgeordneten August Bebel.”,”L’A è un pastore luternano.”,”MGEx-096″
“AUGÉ Marc”,”Per una antropologia della mobilità.”,”Marc Augé (1935) antropologo, è stato Directeur d’études all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi (EHESS) di cui è stato a lungo anche presidente. Africanista di formazione da anni si occupa di antropologia delle società complesse. “”Prendiamo in esame alcune (…) parole. Esse condividono il fatto di privilegiare il linguaggio spaziale. Creano così una metafora di cui ogni descrizione e ogni analisi restano prigioniere. «Esclusione» è la prima di queste parole. Essa sottintende, in modo quanto mai evindente, l’esistenza di un interno e di un esterno, di una frattura e di un confine. Frattura e frontiere fisiche, geografiche, quando si tratta di controllo dei confini nazionali di fronte alla pressione delle persone originarie dei paesi poveri che tentano di accedere alle regioni ricche del pianeta, spesso a rischio della propria vita. Frattura e frontiera sociologiche quando si pensa a tutti quelli che, all’interno dei paesi ricchi, non beneficiano, o beneficiano assai poco, della ricchezza, e tra i quali si trovano proprio alcuni di coloro che sono fuggiti dalle zone più povere del pianeta. «Clandestini», «irregolari», parole o espressioni che definiscono alcune categorie di immigrati, ma contrariamente a quanto suggeriscono, l’esistenza di questi immigrati è spesso ufficialmente nota. Semplicemente non è riconosciuta. I clandestini si distinguono dagli altri immigrati anzitutto per via del diniego di cui è oggetto la loro esistenza. L’intera categoria generale dell’immigrazione è peraltro colpita da questa precarietà di ‘status’. La qualifica di immigrato «ufficiale» non costituisce un’assicurazione assoluta contro lo scivolamento nella clandestinità: un visto turistico ha una durata limitata, così come un permesso di soggiorno, le leggi sull’immigrazione possono cambiare in funzione della congiuntura politica ed economica”” (pag 38-40) [Marc Augé, ‘Per una antropologia della mobilità’, Jaca Book, Milano, 2010]”,”TEOS-017-FMDP”
“AUGÉ Marc”,”Disneyland e altri nonluoghi.”,”Marc Augé, professore all’ EHSS di Parigi. Autore di ricerche di storia sociale e culturale e di carattere etnologico. Tra i suoi libri ‘Etnologia della casa di campagna’.”,”VARx-003-FFS”
“AUGE’-LARIBE’ BERTHOD Aimé BOUGLE’ C. GUY-GRAND Georges HARMEL M. OUALID William PICARD Roger PIROU Gaëtan PUECH J.L.”,”Proudhon et notre temps. L’ère Proudhon – Proudhon et le mouvement ouvrier – La philosophie du travail et l’école – La marianne des champs – Proudhon banquier – Proudhon et l’impot – Proudhonisme et marxisme – Proudhon et la guerre – Proudhon fédéraliste.”,”Pag 175-176 Marx vs Proudhon “”Historiquement Proudhon et Marx sont adversaires et forment antithèse. Après avoir entretenu des relations amicales et suivies en 1844, lors du séjour de Marx en France, et avoir pendant des nuit entières discuté philosophie et économie politique, ils se brouillèrent irrémédiablement lorsque Marx eut répondu aux “”Contradictions économiques”” par la “”Misère de la Philosophie”” et traité dédaigneusement Proudhon de petit-bourgeois. Les années passèrent sans atténuer cette animosité. En 1865, dans sa célèbre lettre au “”Sozial Democrat””, Marx n’hésitait pas, oublieux de ses éloges passés, à juger en ces termes le mémoire de Proudhon: “”Qu’est-ce que la proprieté?”” “”dans une histoire rigoureusement scientifique de l’économie politique cet écrit serait à peine digne d’être mentionné””, et il s’élevait contre “”le charlatanisme scientifique””, l’insupportable bavardage, le cynisme imbécille”” de Proudhon.”” (pag 175-176) [Gaëtan Pirou, Proudhonisme et marxisme] [in Aa.vv, ‘Proudhon et notre temps’, 1920]”,”PROD-073″
“AUGELLO Massimo M. GUIDI Marco E.L. a cura; saggi di Massimo M. AUGELLO Marco E.L. GUIDI Gabriella GIOLI Antonio MAGLIULO Concetta SPOTO Pina TRAVAGLIANTE Giulia BIANCHI Riccardo FAUCCI Fabrizio SIMON Roberto ROMANI Marco E.L. GUIDI Massimo M. AUGELLO Fabrizio BIENINTESI Piero BINI Carmen VITA tefano PERRI Luigino BRUNI Daniela GIACONI Daniela PARISI Claudia ROTONDI Luca MICHELINI Stefano PERRI Gianna VIOLANTE Piero BARUCCI”,”L’economia divulgata. Stili e percorsi italiani (1840-1922). Volume I. Manuali e trattati.”,”Saggi di Massimo M. AUGELLO Marco E.L. GUIDI Gabriella GIOLI Antonio MAGLIULO Concetta SPOTO Pina TRAVAGLIANTE Giulia BIANCHI Riccardo FAUCCI Fabrizio SIMON Roberto ROMANI Marco E.L. GUIDI Massimo M. AUGELLO Fabrizio BIENINTESI Piero BINI Carmen VITA tefano PERRI Luigino BRUNI Daniela GIACONI Daniela PARISI Claudia ROTONDI Luca MICHELINI Stefano PERRI Gianna VIOLANTE Piero BARUCCI”,”ECOT-169″
“AUGELLO Massimo M. GUIDI Marco E.L. a cura; saggi di Luigino BRUNI Pier Luigi PORTA Giovanni PAVANELLI Manuela MOSCA Terenzio MACCABELLI Katia CALDARI Luca MICHELINI Gianfranco TUSSET Teodoro Dario TOGATI Giandomenica BECCHIO Rosario PATALANO Guido TORTORELLA ESPOSITO Stefano FIGUERA Guglielmo FORGES DAVANZATI Andrea PACELLA Rosaria Rita CANALE”,”L’economia divulgata. Stili e percorsi italiani (1840-1922). Volume II. Teorie e paradigmi.”,”Saggi di Luigino BRUNI Pier Luigi PORTA Giovanni PAVANELLI Manuela MOSCA Terenzio MACCABELLI Katia CALDARI Luca MICHELINI Gianfranco TUSSET Teodoro Dario TOGATI Giandomenica BECCHIO Rosario PATALANO Guido TORTORELLA ESPOSITO Stefano FIGUERA Guglielmo FORGES DAVANZATI Andrea PACELLA Rosaria Rita CANALE”,”ECOT-170″
“AUGELLO Massimo M. GUIDI Marco E.L. a cura; saggi di Massimo M. AUGELLO e Marco E.L. GUIDI Giovanni MICHELAGNOLI Piero ROGGI Gabriello GIOLI Riccardo FAUCCI e Antonella RANCAN Fabio MASINI Antonio MAGLIULO Pier Francesco ASSO e Luca FIORITO Rosaria ADRIANI e Massimo M. AUGELLO”,”L’economia divulgata. Stili e percorsi italiani (1840-1922). Volume III. La “”Biblioteca dell’economista”” e la circolazione internazionale dei manuali.”,”Saggi di Massimo M. AUGELLO e Marco E.L. GUIDI Giovanni MICHELAGNOLI Piero ROGGI Gabriello GIOLI Riccardo FAUCCI e Antonella RANCAN Fabio MASINI Antonio MAGLIULO Pier Francesco ASSO e Luca FIORITO Rosaria ADRIANI e Massimo M. AUGELLO”,”ECOT-171″
“AUGELLO Massimo M. BIANCHINI Marco GIOLI Gabriella ROGGI Piero a cura; saggi di Francesco DI-BATTISTA Marco BIANCHINI Luciano SPOTO Luciano PALLINI Giovanni PAVANELLI Leandro CONTE M.M. AUGELLO e Denis GIVA Simonetta BARTOLOZZI BATIGNANI Renzo A. CASTELNUOVO Marco E.I. GUIDI Gabriella GIOLI”,”Le cattedre di economia politica in Italia. La diffusione di una disciplina «sospetta» (1750-1900).”,”Saggi di Francesco DI-BATTISTA Marco BIANCHINI Luciano SPOTO Luciano PALLINI Giovanni PAVANELLI Leandro CONTE M.M. AUGELLO e Denis GIVA Simonetta BARTOLOZZI BATIGNANI Renzo A. CASTELNUOVO Marco E.I. GUIDI Gabriella GIOLI”,”ECOT-387″
“AUGIAS Corrado MANCUSO Vito”,”Disputa su Dio e dintorni.”,”AUGIAS scrittore e giornalista televisivo, Ha scritto una serie di racconti sulle città (‘I segreti di …. Parigi, New York, Londra, Roma). MANCUSO insegna teologia presso la facoltà di filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Ha scritto ‘Hegel teologo’ (Piemme, 1996), ‘Il dolore innocente. L’handicap la natura e Dio’ (Mondadori, 2002) e altri libri.”,”RELC-251″
“AUGIAS Corrado”,”Le fiamme e la ragione. La vita e la morte sul rogo di Giordano Bruno.”,”””Giordano Bruno, mentre elaborava il suo pensiero, sapeva di contrapporsi all’insegnamento delle Scritture secondo le quali l’Universo è finito e al suo centro si trova la Terra. Rispondeva: “”…se gli dèi si fussero degnati d’insegnarci la teorica delle cose della natura, come ne han fatto favore di proporci la prattica di cose morali, io più tosto mi accostarei alla fede de le loro revelazioni, che muovermi punto della certezza de mie raggioni e proprii sentimenti”” (La cena delle ceneri). Avrebbe voluto credere, se avesse potuto, ma i suoi pensieri, la sua ragione, i suoi sentimenti lo portavano altrove. Scrive anche: “”… la fede richiede per l’instituzione di rozzi popoli, che denno esser governati…”” (De l’infinito universo e mondi)”” (pag 11) Vari tentativi del Vaticano di far demolire il monumento a Giordano Bruno in piazza Campo dei Fiori.”,”RELC-336″
“AUGIAS Corrado CACITTI Remo”,”Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione.”,”Il professor Remo Cacitti insegna Letteratura cristiana antica e Storia del cristianesimo antico alla Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università degli Studi di Milano, materie su cui ha grande competenza. R. Cacitti ha scritto tra l’altro ‘Dal Gesù storico al cristianesimo imperiale’ (1999) “”Come è nata la ricerca scientifica in questo ambito e quando?”” “”La ricerca scientifica, così come l’ho in breve descritta; è ovviamente un portato dell’Iluminismo. C’è però anche una preistoria che ha una datazione precisa, senza dubbio simbolica ma efficace, cioè la rottura della cristianità occidentale con la Riforma di Martin Lutero, nel 1517″” (pag 21) Augias è scrittore e giornalista,”,”RELC-340″
“AUGIAS Corrado CACITTI Remo”,”Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione.”,”Il professor Remo Cacitti insegna Letteratura cristiana antica e Storia del cristianesimo antico alla Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università degli Studi di Milano, materie su cui ha grande competenza. R. Cacitti ha scritto tra l’altro ‘Dal Gesù storico al cristianesimo imperiale’ (1999) “”Nel preambolo di questo libro ho scritto che Gesù non ha mai detto di voler fondare una nuova religione che avrebbe dovuto chiamarsi cristianesimo”” (pag 150) Augias è scrittore e giornalista,”,”RELC-006-FV”
“AUGIAS Corrado”,”I segreti di Istanbul. Storie, luoghi e leggende di una capitale.”,”Corrado Augias giornalista e scrittore, è autore pure de ‘I segreti di New York’, (e poi Roma, Parigi…).”,”TURx-001-FGB”
“AUGIAS Corrado”,”I segreti del Vaticano. Storie, luoghi, personaggi di un potere millenario.”,”Capitolo XI. I banchieri di Dio (tra cui l’impiccagione di Calvi e un giorno prima della morte di Calvi l’assassinio della sua segretaria Gabriella Corrocher volata da una finestra…) (pag 225)”,”RELC-003-FER”
“AUGIAS Corrado”,”Giornali e spie. Faccendieri internazionali, giornalisti corrotti e società segrete nell’Italia della Grande Guerra.”,”Corrado Augias è nato a Roma nel 1935. Giornalista e autore di saggi e romanzi, ha condotto trasmissioni tv di successo. Il più grande scandalo spionistico italiano negli anni della prima guerra mondiale rivive in questo libro sulla base dei documenti originali e di altre fonti di prima mano. Il piano, ideato dai servizi segreti del Kaiser, era semplice e pazzesco nello stesso tempo: acquistare la proprietà di alcuni giornali italiani tra il quali ‘Il Tempo’ e ‘La Stampa’; per organizzare una campagna di neutralità che spingesse fuori l’Italia dalla guerra. Il 5 dicembre 1918, un mese dopo la fine del conflitto, comincia davanti alla corte d’Assise di Roma il processo contro alcuni degli uomini accusati, Filippo Cavallini, ex deputato della Lomellina, con lui giornalisti, faccendieri, belle donne equivoche, affaristi. Un ambiente che ha straordinarei rassomiglianze con quello affiorato, oggi, tra le pieghe di Tangentopoli”” (quarta di copertina)”,”EDIx-254″
“AUGUST Andrew”,”The British Working class, 1832-1940.”,”AUGUST Andrew è Associate Professor of History presso l’Abington College of Penn State University, Pennsylvania, USA. Ha scritto pure: ‘Poor Women’s Lives: Gender, Work and Poverty in Late-Victorian London’ (1999) Nell’indice l’autore non riporta nomi di persona. “”In 1842 William Dodd published an account of miserable conditions in textile factories. Describing himself as a ‘cripple’, incapacitated through work in such a factory, Dodd emphasized the physical dangers facing factory workers due to accidents and the strain of standing at machines through 12-hour shifts. Of those unable to continue working, he complained, ‘the great evil to be blamed is the long hours of labour, and standing chiefly in one position’ (…). Dodd’s account and others like it contributed to a trend in which the textile factory dominated understandings of modern manufacturing and work in the ‘factory age’ (2)”” (pag 30) [(2) R. Gray, The Factory Question and Industrial England, 1830-1860, Cambridge, 1996]”,”MUKx-186″
“AUGUSTIJN Cornelis”,”Erasmo da Rotterdam. La vita e l’ opera.”,”LUTERO definì ERASMO “”un’ anguilla”” e aggiunse: “”Nessuno riesce ad afferrarlo, se non Cristo””.”,”BIOx-057″
“AULARD F.A.”,”Les Orateurs de l’Assemblee constituante.”,”F.A. AULARD era professore di letteratura francese alla facoltà di lettere di Poitiers.”,”FRAR-176″
“AULARD F.A.”,”Notes sur l’ éloquence de Danton.”,”””Quando si tenta una soluzione radicale, quando gli hebertisti vogliono continuare Voltaire e distruggere il cristianesimo con il ridicolo, accoglie male questo tentativo, senza proporne un altro, e parla mal disposto contro queste “”mascherate antireligiose”” di cui non vede che una infrazione alle norme parlamentari””. (pag 7) “”Se dei letterati del tempo erano scioccati dal modo poco classico con cui Danton disponeva le idee, che dovevano pensare del suo stile? Il periodo, continuo presso Mirabeau, in Vergniaud, in Robespierre, è raro in Danton. Questo è fatto di frasi corte, sminuzzate, ruvide, i cui vuoti venivano colmati dall’ azione. Dire l’ indispensabile con meno parole possibile, ecco il fine di questo oratore. Questa non è solo velocità dell’ uomo d’ azione, è anche delicatezza di un gusto puro. Danton ha l’ orrore del banale, del convenuto. Evita questi fiori di retorica, così velocemente sbiaditi, con i quali si addobbano rispettivamente girondini e montagnardi.”” (pag 31-32) “”Io venduto? Un uomo della mia tempra è impagabile!”” (pag 46)”,”FRAR-310″
“AULETTA Ken”,”Backstory. Inside the Business of News.”,”Ken Auletta, giornalista e scrittore, ha scritto gli ‘Annals of Communication’ column and profiles per il New Yorker dal 1992. E’ autore di otto libri.”,”EDIx-162″
“AULETTA Ken”,”Three Blind Mice. How the TV Networks. Lost Their Way.”,”Ken Auletta, giornalista e scrittore, ha scritto gli ‘Annals of Communication’ column and profiles per il New Yorker dal 1992. E’ autore di otto libri.”,”EDIx-163″
“AULNEAU J.”,”Histoire de l’ Europe centrale (Depuis les origines jusqu’a nos jours).”,”””Le modificazioni che Napoleone portava all’ Europa centrale dovevano trascinare nuovi conflitti con la Prussia e l’ Austria che avevano, in Germania, dei potenti interessi. Con Federico II, la Prussia si era svincolata dalla sovranità austriaca e aveva manifestato la sua volontà di regnare sulla Germania del Nord. Essa (…) non aveva alcuna ambizione sulla riva sinistra del Reno, così come l’ aveva proclamata pure il Grande Federico, lasciando perfettamente la Francia di stabilirvisi. C’era stata un’ intesa tra la Prussia e il governo repubblicano, e come le popolazioni germaniche della riva sinistra del Reno si erano date a noi con la più grande allegria, quelle della riva destra salutavano con gioia la creazione di un nuovo impero, che il nome di Napoleone, vittorioso della feudalità, vi risplendeva di una gloria immensa, l’ intesa non poteva durare?”” (pag 153) Il sogno napoleonico degli Stati Uniti d’ Europa. “”L’ imperatore sognava infine di conquistare l’ Impero dell’ Europa riunendo i popoli divisi, creando degli Stati nazionali che egli avrebbe diretto dopo aver abbattuto le vecchie costruzioni storiche, e la Francia avrebbe avuto la presidenza di questi nuovi Stati Uniti d’ Europa; egli vedeva più in grande che i capi del Sacro Romano Impero!””. (pag 154)”,”EURC-074″
“AUNG SAN Suu Kyi”,”Libera dalla paura.”,”Elementi della vita del padre, Aung San leader dell’indipendenza birmana (1939-1940) “”Nel 1938-39 si svolse una serie di avvenimenti assai rilevanti noti complessivamente come la Rivoluzione del 1300 (secondo il calendario birmano, in cui l’inizio dell’anno cade a metà aprile). Vi furono la marcia dei lavoratori del petrolio di Yenangyuang, la marcia dei contadini su Rangoon per chiedere riforme agrarie, le proteste studentesche in cui Aung Gyaw venne mortalmente ferito a bastonate durante una carica della polizia, i conseguenti scioperi studenteschi in tutto il paese, scontri civili fra Birmani e musulmani indiani, gli scioperi operai, le dimostrazioni di Mandalay, in cui diciassette persone furono uccise dalla polizia, e la caduta del governo del primo ministro Ba Maw. Tutto questo contribuì a creare fermenti di rivolta mai conosciuti prima dal paese, che accelerarono l’intensità delle attività nazionaliste. Ma anche durante questi avvenimenti epocali i due flagelli della politica birmana, il frazionismo e la gelosia, gettarono la loro ombra. L’aspirazione a distinguersi come i migliori, i più incisivi, i più patriottici, si impossessò di gruppi e individui, portando a infinite recriminazioni e amarezze. Aung San era uno fra i pochi considerati al di sopra delle fazioni e delle gelosie. Aveva inclinazioni di sinistra e fu uno dei fondatori e segretario generale di un gruppo costituito nel 1939, descritto da alcuni come «iniziativa di studio marxista», da altri come «prima cellula comunista birmana». Ma Aung San non era un fanatico, né del comunismo, né di qualsiasi altra rigida ideologia. Molte cose lo attraevano nell’ampio ventaglio delle teorie socialiste, ma le sue aspirazioni erano sempre rivolte a idee e tattiche intese a portare la libertà e l’unità al suo paese. Nel 1939, poco dopo lo scoppio della guerra in Europa, vedendo che «le difficoltà del colonialismo sono un’occasione per la libertà», contribuì a fondare il «Blocco per la Libertà», una coalizione formata da partito Sinyetha di Ba Maw, il Dohbama Asi-ayone, il movimento studentesco e alcuni politici indipendenti. Ba Maw venne nominato ‘anashin’ (letteralmente «Signore del Potere») e Aung San segretario generale del blocco, definito da Nu come «figlio del cervello di Thakin Aung San». Il messaggio del Blocco per la Libertà alla nazione fu di sostenere lo sforzo bellico britannico solo in cambio della promessa dell’indipendenza a guerra finita (…). Le autorità reagirono disponendo arresti di nazionalisti su vasta scala; alla fine del 1940 molti leader dei Thakin e Ba Maw erano in carcere. Venne emesso un mandato di cattura anche per Aung San, il quale però fu avvertito tempestivamente e scomparve. L’alleanza con i Giapponesi. (…) I contatti fra politici birmani e giapponesi non costituivano una vera e propria novità. Di Saw, successore di Ba Maw quale primo ministro, si diceva che avesse fatto fortuna con i finanziamenti giapponesi e Ba Maw stesso aveva chiesto l’aiuto nipponico contro il Blocco per la Libertà. (…) Gli aderenti al Blocco per la Libertà erano divisi sull’opportunità di accettare l’aiuto nipponico, in particolare i comunisti (fra cui Soe, Ba Hein, Than Tun e Thein Pe) erano contrari alla collaborazione con il Giappone fascista. Tuttavia, Aung San affermò pragmaticamente di accettare aiuto da qualsiasi parte provenisse e di stare a vedere in che modo la situazione si sarebbe sviluppata. Tuttavia, come indicavano le sue stesse parole, non sembrava averne previsto chiaramente le conseguenze. A Tokyo, Aung San e Suzuki stabilirono una specie di accordo reciproco, ma, a quanto sembra, con riserve da entrambe le parti. Suzuki rispettava Aung San per la sua onestà e il suo patriottismo, ma pensava che il suo pensiero politico fosse poco maturo, critica non del tutto ingiustificata a quell’epoca, in quanto Aung San stesso ha scritto che lui e i suoi compagni avevano auspicato l’invasione nipponica «non per simpatie fasciste, ma per i nostri ingenui errori e la nostra timidezza piccolo-borghese»”” (pag 13-15)”,”ASIx-113″
“AURELLE Bruno”,”Les télécommunications.”,”L’autore, Bruno Aurelle, diplomato dell’ ESSEC, economista e sociologo, insegna all’ Ecole Nationale Supérieure e des Telecommunications. È stato consulente per gli Stati Uniti e ha effettuato una missione di vari mesi in Giappone. Ha lavorato per una grande impresa francese.”,”ECOG-126″
“AURIEMMA Antonio CAMMAROTA Domenico PEZZELLA Antonio”,”La letteratura italiana del ‘900. Catalogo ragionato di 2500 prime edizioni.”,”Tra le 2500 opere riportate: Curzio MALAPARTE (pseud. di Kurt Erich Suckert, Prato 1898 – Roma 1957). – 1307. Das Kapital precedéé Du coté de chez Proust. Roma-Milano, Aria d’ Italia, 1951. In 16°, pag 360. … scritta “”Malaparte le scrisse in francese””. Per un parallelo letterario con la prima, cfr. Mio marito Carlo Marx di Indro Montanelli (1954) – 1318. Lenin buonanima. Firenze, “”Opere di C. Malaparte””, Vallecchi Editore, 1962. In 16° pag 382 … . L’ opera apparve già nel 1932 in francese; l’ autore, avendo smarrito il testo originale, non volle eseguire una propria “”ritraduzione”” in italiano, che fu affidata solo nel 1950 a Paola Ojetti, per incarico di Daria Guarnati. In seguito fu fortunosamente ritrovato l’ originale, e il presente vol., curato da Enrico Falqui, rispecchia fedelmente la prima stesura, riportando le varianti dell’ ed. francese.”,”ITAB-159″
“AURIOL Vincent a cura; saggi di Gaston POULAIN Georges BASTIDE René FROMILHAGUE Frederic MAURO Rolande TREMPE’ Daniel LIGOU Jacques GODECHOT Daniel FAUCHER Vincent AURIOL”,”Jean Jaures.”,”Saggi di Gaston POULAIN, Georges BASTIDE, René FROMILHAGUE, Frederic MAURO, Rolande TREMPE’, Daniel LIGOU, Jacques GODECHOT, Daniel FAUCHER, Vincent AURIOL.”,”JAUx-016″
“AUROBINDO Sri”,”Les fondements de la culture indienne.”,”Sri AUROBINDO è stato con Lokamanya TILAK, la figura emblematica della lotta per l’ indipendenza durante gli anni 1905-10. I suoi articoli infiammarono l’India intera. L’A divenne per gli inglesi “”l’ uomo più pericoloso dell’ India””. Imprigionato, poi minacciato di deportazione, dal 1910 si consacrerà solo allo yoga.”,”INDx-023″
“AUSLANDER Shalom”,”A dio spiacendo.”,”Shalom Auslander è nato e cresciuto a Monsy, New York. Ha scritto per le testate ‘New Yorker’, ‘Esquire’, ‘New York Times Magazine’ e collabora regolarmente alla trasmissione radiofonica ‘The American Life’.”,”VARx-016-FMDP”
“AUSTIN Victor, a cura”,”La guerre de Sécession.”,”Nord: la propaganda di guerra. “”Per reclutare dei volontari, c’erano vari metodi. Nel 1861, chiunque avesse fatto parte dell’ esercito regolare poteva prendere l’ iniziativa di far circolare una lista di arruolamento allo scopo di raccogliere delle firme. Aveva allora grandi probabilità di ottenere la carica di capitano. (…) A volte, in queste riunioni, il patriottismo era così ben esaltato attraverso il dispiegamento di bandiere, musica, canti militari, eloquenza bruciante degli oratori, che una quota di una città poteva essere ottenuta in meno di un’ ora. Era sufficiente che un uomo desse il segnale iscrivendo il suo nome, si ci congratulasse con lui posto sulla strada e acclamato da tutti come l’ eroe del giorno, perché un secondo, un terzo, un quarto seguissero; e per finire c’era una vera corsa ad iscriversi nella lista di arruolamento.”” (pag 60-61)”,”USAQ-034″
“AUTHIER D. BARROT J.; saggi di Heinrich LAUFENBERG, Fritz WOLFFNHEIM, Hermann GORTER, Henriette ROLAND-HOLST, Anton PANNEKOEK”,”La sinistra comunista in Germania.”,”Parte 2°: saggi di Heinrich LAUFENBERG, Fritz WOLFFNHEIM, Hermann GORTER, Henriette ROLAND-HOLST, Anton PANNEKOEK. Temi trattati: sinistra tedesca anni 1930 questione russa, nazismo e fascismo, crisi mortale, fondamenti e contenuti comunismo Contiene: Note sul “”nazional-bolscevismo””. (pag 137-139)”,”MGER-017-B”
“AUTHIER Denis e Gilles DAUVE’ a cura; testi di APPEL Jan GORTER Hermann LAUFENBERG Heinrich MEYER Ludwig PANNEKOEK Anton PFEMFERT Franz RÜHLE Otto REICHENBACH Bernhard SCHWAB Alexander WOLFFHEIM e altri”,”Ni parlement ni syndicats: Les Conseils ouvriers! Les communistes de gauche dans la Révolution allemande (1918-1922).”,”Altra opera di Denis AUTHIER e Gilles DAUVE’ : La Gauche communiste en Allemagne 1918-21, Payot, 1976 (D. Authier si presentava con il nome di Jean BARROT APPEL Jan GORTER Hermann LAUFENBERG Heinrich MEYER Ludwig PANNEKOEK Anton PFEMFERT Franz RÜHLE Otto REICHENBACH Bernhard SCHWAB Alexander WOLFFHEIM”,”MGER-105″
“AUTIN Jean”,”Les Frères Pereire. Le bonheur d’entreprendre.”,”ex-libris T. Albertocchi Ritardo francese nel mercato dei capitali rispetto all’Inghilterra “”(…) C’est l’abondance de capitaux qui anime toutes les entreprises et le bon intêret de l’argent est tout à la fois l’effet et l’indice de l’abondance des capitaux”” [Turgot, ‘Reflexions sur la formation et la distribution des richesses’, 1765]. Ma que peut-on attendre de la Banque de France? Dirigée par des viellards et des bourgeois nantis, elle a adopté et maintient une politique timorée, conservatrice et stérilisante. Au lieu d’accepter des effets à deux signatures seulement et de faciliter la création de comptes courants elle se replie sur son monopole et n’irrigue pas le corps économique. Pourquoi, à l’instar de la Banque d’Angleterre et de la Banque fédérale américaine, ne crée-t-elle pas quelque 30 ou 40 succursales dans les principales villes de province? Emile Pereire est un jour fort cinglant: Les capitaux, écrit-il, ne manquent pas, mais on ne cherche pas à en diriger l’emploi d’une manière large, générale; à les attirer vers des centres pour de là les répandre avec intelligence et ‘mesure’ (3) dans les diverses branches de la production, selon les besoins que chacun éprouve. C’est là l’office des banques et la France n’en a pas (1)””. L’économiste Adolphe Blanqui, frère du révolutionnaire, lui fait écho de façon non moins pittoresque: “”les capitaux anglais sont mobiles, énergiques, confiants; les nôtres sont moroses, craintifs, apoplectiques, ils ont peur de tout…””. A que l’aîné des Pereire rétorque, de façon non moins redoutable: “”Le meilleur moyen d’éloigner toutes les réclamations et de mettre hors de toute critique le monopole de la Banque, est de la rendre profitable au public”” (2)”” (pag 41-42) (1) Le National, 2 novembre 1834 (2) Le National, 25 janvier 1833 Definizione. Il mercato dei capitali si distingue dal mercato monetario per via della connotazione temporale, sui primi avvengono le emissioni e le negoziazioni si strumenti a medio/lungo termine, mentre sul secondo avviene il trasferimento di fondi a breve termine. Sono transazioni di mercato dei capitali quelle su azioni (che avvengono generalmente all’interno di mercati regolamentati quali ad esempio il MTA gestito da Borsa Italiana) e su titoli di debito a medio-lungo termine (che possono avvenire su mercati regolamentati, quali MOT ed EuroMot gestiti da Borsa Italiana opure MTS gestito da MTS Spa, su mercati non regolamentati oppure bilateralmente). Il termine mercato dei capitali è a volte utilizzato in un’accezione più ampia come sinonimo di mercato finanziario. (f. la borsa italiana)”,”FRAE-049″
“AUZANNEAU Matthieu”,”Or noir. La grande histoire du pétrole.”,”Matthieu Auzanneau è direttore del Shift Project, think thak della transizione energetica. Des premiers puits américains jusqu’à nos jours, une passionnante relecture de l’histoire moderne à l’aune du lien, sans cesse resserré, qui unit l’homme au pétrole. Remarquablement documentée, emmenée sur un rythme haletant, cette grande histoire du pétrole se lit comme un roman. Depuis les premiers puits désormais à sec jusqu’à la quête frénétique d’un après-pétrole, du cartel secret des firmes anglo-saxonnes (les “” Sept Seurs “”) jusqu’au pétrole de schiste, Or noir retrace l’irrésistible ascension de la plus puissante des industries. Ce livre éclaire d’un jour inattendu des événements cruciaux – l’émergence de l’URSS, la crise de 1929, les deux guerres mondiales, les chocs pétroliers, les guerres d’Irak, la crise de 2008, etc. –, bousculant au passage beaucoup de fausses certitudes. Le pétrole, notre source primordiale et tarissable de puissance, est présent à l’origine des plus grands déchaînements du siècle passé. Or la fin de ce carburant de l’essor de l’humanité devrait se produire bien avant que ce siècle ne s’achève. De gré ou de force. Et nul ne peut dire où cette fin va nous conduire… Prix Spécial 2016 de l’Association des Economistes de l’Energie”,”ECOI-403″
“AUZIAS Jean-Marie”,”La Philosophie et les techniques.”,”AUZIAS è Agrégé de l’Université”,”FILx-143″
“AVAGLIANO Lucio”,”Stato e imprenditori in Italia. Le origini dell’ Iri.”,”””Nell’ opinione di Raffaele Mattioli, l’ intervento dello Stato reso necessario dalla crisi del ’30-’31, non avrebbe potuto essere più organico e migliore. L’ IRI controllava le sue banche come si controlla una normale partecipazione, non vi erano stati cioè interventi discriminatori, ma piena responsabilità e libertà lasciata alle medesime. Tale indipendenza era anche basata su elementi obbiettivi “”perché l’ IRI, quando ha assunto il controllo delle banche, per prima cosa ha vietato nel modo più assoluto a queste banche di fare operazioni che, comunque, potessero avere carattere finanziario.””. L’ intervento – continua Mattioli – aveva dato ottimi risultati, anche per “”aprire uno spiraglio verso la possibilità di un’ economia semipianificata””, mentre aveva in parte mancato al suo compito la Banca d’ Italia, che avrebbe dovuto impartire direttive ragionate alle aziende bancarie, e non lasciare che queste agissero per loro conto, controllandole solo attraverso l’ andamento dei bilanci””. (pag 125)”,”ITAE-136″
“AVAGLIANO Mario PALMIERI Marco”,”Di pura razza italiana. L’Italia «ariana» di fronte alle leggi razziali.”,”Marco Palmieri giornalista e storico è membro dell’Istituto Romano per la Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza e della SISSCO . Ha pubblicato tra l’altro con Mario Avagliano ‘Gli internati militari italiani. Diari e lettere dai lager nazisti, 1943-1945’ (2009) e ‘Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia’ (2010), ‘Voci dal lager. Diari e lettere di deportati politici, 1943-1945’ (2012). Marco Avagliano giornalista e storico è membro dell’Istituto Romano per la Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza e della SISSCO. Tra i suoi libri più recenti ‘Generazione ribelle. Diari e lettere dai lager nazisti, 1943-1945’ (2006). La proliferazione degli intellettuali razzisti (pag 171). L’insofferenza verso gli ebrei si propaga a macchia d’olio. Attorno agli ebrei si va il vuoto (pag 227) “”Le voci sulla corruzione degli addetti alle pratiche sono riportate anche in diari dell’epoca. Il 2 marzo 1940 Piero Calamandrei annota nel suo taccuino: «Il prof. Redenti mi diceva ieri gli sconci che succedono per il Tribunale della razza. Più di 50 domande di ebrei che chiedono di dimostrare di essere figli di puttane, cioè figli adulterini di padre ariano. E ci sono avvocati e funzionari che guadagnano fior di quattrini su queste speculazioni» (82). Peraltro le pratiche di discriminazioni sono lunghe e laboriose e intorno ad esse si addensano «vendite di fumo, di intimidazioni, di soprusi» (83). Ma nel frattempo che la burocrazia fa il suo lento corso, gli ebrei ci rimettono lavoro e condizioni di vita. Anche questo è sotto gli occhi di tutti, come rivela un informatore della polizia che raccoglie queste notizie: «Non vi sono fra gli ebrei solamente i ricchi, che hanno comunque beni stabili da tutelare e altre categorie di attività, ma vi sono anche coloro che difendono l’unica loro attività di lavoro, il posto in una qualche azienda anche privata, che permette loro di vivere, pare che in vari di questi casi, non sia contemplato, o non sia esplicitamente detto, che coloro che hanno in corso la pratica di discriminazione, non possono esser toccati, fino a quando non giunga o no il decreto favorevole. Secondo quanto abbiamo sentito, vi sarebbero aziende che danno un termine preciso, per licenziare i loro dipendenti, giunga o no il decreto favorevole. Queste ditte non si vogliono curare che l’interessato abbia dimostrato di aver in corso la pratica corredata da tutti i documenti e inoltrata dalle autorità prefettizie al Ministero competente e provvedono secondo la loro veduta» (84). Furono circa novemila gli ebrei che alla fine resteranno esclusi da tale beneficio. Una sofferenza nella sofferenza, che porterà a volte a scelte disperate e sacrificali”” (pag 199-200) [Marco Avagliano e Marco Palmieri, ‘Di pura razza italiana. L’Italia «ariana» di fronte alle leggi razziali’, Baldini e Castoldi, Milano, 2013]”,”EBRx-092″
“AVALLI Carlo”,”La questione storica dell’unità italiana.”,”Il volume raccoglie articoli in parte già pubblicati su ‘Lotta Comunista’ da marzo 2015 a novembre 2017 e in parte inediti.”,”ELCx-237″
“AVANTAGGIATO-PUPPO Franca”,”Gli armistizi francesi del 1940.”,”Il caso della flotta francese. “”Questione molto dibattuta è se il problema della flotta fu sollevato dal gen. Weygand. Secondo Bouthillier, Baudouin, e lo stesso Weygand, il generalissimo avrebbe consigliato di porre la flotta francese al riparo nei porti del nord Africa prima che iniziassero i negoziati per l’armistizio, ma questa proposta avrebbe sollevato l’opposizione di Campinchi, Monnet e Marin, che temevano di compromettere la possibilità di un armistizio, essendo quasi sicuramente la consegna della flotta una condizione essenziale per la Germania. Al che Weygand, appoggiato da Darlan, avrebbe risposto che nemmeno una nave da guerra doveva essere consegnata al nemico, a costo di causare il fallimento delle trattative per l’armistizio. Secondo Lebrun sarebbe stato invece Frossard a proporre di esaminare la sorte della flotta da guerra. Reynaud ha smentito categoricamente ogni intervento del gen. Weygand relativo alla flotta. Questa è pure l’opinione di Marin, che si è assunto il compito di avvalorarla, ponendo la stessa domanda per iscritto ai vari ministri e più tardi interrogando diversi testimoni nella sua qualità di presidente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta. Monnet rispose che non si parlò affatto della flotta e la sua affermazione è stata confermata dai ministri Laurent-Eynac, Queuille, Rio e Reynaud. Altri invece, come Sérol, Rollin, Pernot, Julien, Dautry ed il presidente della Repubblica, affermarono di non ricordarsi di una proposta in tal senso fatta dal gen. Weygand. Il solo Pomaret ha sostenuto che il generalissimo consigliò realmente di mettere in salvo la flotta e che solamente Campinchi si oppose, mentre egli non lo aveva né appoggiato né avversato, perché non aveva afferrato l’importanza delle questione e riteneva che se la flotta fosse uscita dai porti della Francia, le condizioni dell’armistizio sarebbe state ancora più dure. Mandel infine avrebbe riferito all’ambasciatore britannico Campbell che il gabinetto francese aveva discusso la sorte della flotta nell’eventualità di un armistizio, ma che la discussione non aveva portato ad alcuna conclusione benché la maggioranza fosse favorevole ad un affondamento della flotta nel caso che la risposta di Roosevelt all’appello di Reynaud fosse stata negativa”” (pag 120-122) Gli armistizi francesi del 1940 (by Franca Avantaggiato Puppo, Giuffré, Milano). (Rassegna di lettere) Prefazione al libro della Puppo, di Mario Toscano Nel corso della recensione viene citato il volume di Elisabeth Wiskemann che ricostruisce il quadro dei difficili rapporti tra l’Italia e i Terzo Reich dal titolo ‘L’asse Roma-Berlino’ Sintesi dei piani militari dei due avversari L’autrice tratta dei due armistizi della Francia con la Germania e l’Italia Il piano tedesco fu preparato da Manstein ma Hitler ebbe il merito di averlo fatto applicare nonostante il parere avverso dell’ OKH (Oberkommando des Heeres), il comando supremo tedesco. E’ destino delle grandi battaglie di avere ascendenza incerta se se si concludono con una vittoria L’autrice rileva l’età avanzata dei capi francesi: Weygand, 73 anni, era fuori dall’epoca in cui viveva e Petain (84 quando divenne capo dello Stato) erano rimasti ancorate a superate forme di arte militare. Viene anche ricordata la stupefacente proposta di De Gaulle di ‘unione indissolubile. a tutti gli effetti’ fatta a Londra e appoggiata da Churchill Quando Mussolini dichiarò guerra alla Francia, la domanda di armistizio di questa lo sorprese, lo rese scontento e turbato, avrebbe pronunciato la frase “”questa volta dichiaro la guerra ma non la faccio”” Estrema mitezza delle richieste italiane e rinuncia ad occupare la Tunisia La guerra sembrava finita ma invece era appena cominciata I due armistizi accentuarono la volontà di resistenza della Gran Bretagna”,”QMIS-366″
“AVARNA-DI-GUALTIERI Carlo a cura; AVARNA Giuseppe BOLLATI Riccardo”,”Il carteggio Avarna-Bollati. Luglio 1914 – Maggio 1915.”,”””Assai opportuna è (…) la pubblicazione curata con reverenza filiale del generale Carlo Avarna, duca di Gualtieri, della corrispondenza sconosciuta sinora in cui due diplomatici, estranei entrambi alla politica di partiti, servitori fedeli del Paese, conoscitori profondi dei problemi internazionali, diversi per origini ed abitudini di vita, dotati di temperamento dissimile, si scambiano le loro idee e le loro preoccupazioni dalle quali traspare lo stesso travaglio sentimentale, l’intimo tormento per quanto accadeva in Italia dopo la dichiarazione di guerra dell’Austria-Ungheria alla Serbia e la pazzesca attitudine assunta da vari Stati che, anzichè adoperarsi per circoscrivere il conflitto o evitare per lo meno che si estendesse soverchiamente, si buttarono nella mischia con voluttà come se si trattasse di partecipare ad un festino e non già ad un orrendo massacro. Entrambi erano pervasi dal timore che la guerra in cui l’Italia avrebbe dovuto finire per entrare creasse fatalmente situazioni internazionali che potessero riuscire funeste, forse fatali per il nostro Paese. (…) Avevano in comune entrambi questi diplomatici una, dirò così, lacuna: la loro carriera non si era mai svolta nei paesi anglosassoni talchè non avevano avuto agio di approfondire la mentalità britannica ed americana che riusciva loro difficile comprendere attraverso la lettura, dato che conoscevano solo ad un dipresso la lingua inglese. Possedevano però un’ampia visione dei problemi internazionali, con particolare riguardo a quelli balcanici che alla fine del secolo scorso ed allo inizio dell’attuale costituivano il substrato della politica estera mondiale. Entrambi consideravano quanto avveniva nel turbolento settore del Vicino Oriente non solo come interessanti episodi di storia contemporanea , ma come altrettanti elementi da tenere presenti e da vagliare onde evitare che l’Italia si trovasse un giorno a dover fronteggiare due forze di molto superiori alla propria: il pangermanesimo e il panslavismo. Entrambi scorgevano nell’esistenza di una Austria-Ungheria vitale e forte il mezzo per evitare che tutti i tedeschi si unissero in un solo blocco per imporre poi la propria volontà all’Europa e che, smembrandosi il mosaico di nazionalità ch’era la monarchia asburgica, avessero vita e soprattutto nutrissero aspirazioni nazionaliste altri Stati slavi che, in epoca più o meno vicina, avrebbero finito per cadere tutti nell’orbita della Russia. Non altrimenti aveva pensato e conseguentemente agito il principe di Bismarck, di cui nessuno porrà certo in dubbio il proposito di fare grande la Germania. Eppure, egli, quando fu vincitore dell’Austria, si guardò bene dall’annientarla e rinunciò ad annettere alla Germania i sudditi tedeschi dell’Imperatore Francesco Giuseppe perchè si rendeva conto che la scomparsa dell’Austria avrebbe innanzi tutto sconvolto l’equilibrio sul quale si basava la politica europea, suscitato problemi di soluzione assai ardua e rafforzato in ogni caso il panslavismo che si sarebbe estero paurosamente verso il centro dell’Europa”” (pag V-VI, VIII-IX) [dalla prefazione di Vittorio Cerruti]”,”QMIP-016-FV”
“AVELING Edward B.”,”Die Darwin’sche Theorie. I. Die Entwicklungstheorie. II. Die Abstammung des Menschen. III. Affe und Mensch.”,”Dello stesso autore: E.B. AVELING, The Students Darwin. LONDON, 1881 pag XII 339. L’A ha insegnato (fellow) all’ University College di London.”,”SCIx-164″
“AVELING Edward Bobbins”,”The Students’ Marx. An Introduction to the study of Karl Marx’s Capital.”,”In appendice profilo biografico e bibliografia di E.B. AVELING a cura di M. SAHA pag VII appendice vicenda opinioni religiose di Charles DARWIN (ateismo) rapporto con E.B. AVELING. “”Colonie. In Europa Occidentale, abbiamo un regno già compiuto del capitale. Nelle colonie, il regime capitalista entra in collisione con la resistenza del produttore, che preferisce impiegare la sua forza lavoro da sé. Per cui, nelle colonie, l’ economista politico proclama ciò che nega in Europa,ovvero: che la produzione capitalistica è impossibile senza l’ espropriazione dei lavoratori.”” (pag 173)”,”MADS-402″
“AVELING Edward”,”Charles Darwin and Karl Marx: A Comparison.”,”Edward Aveling, D. Sc. Lond., Fellow of University College, London Metodo di lavoro: generalizzazioni; profondità delle conoscenze, carattere “”There are five stages in scientific work: observation, experiment, recordal, reflection, generalisation. Through all these five stages Darwin and Marx, as scientific men, went. Darwin, as we have seen, observed and experimented upon plants and animals for twenty-eight years before he announced his great discovery. He recorded the results of these observations and experiments. In his study at Down, besides the printed books, the microscopes, the pots and pans in which his experiments were going on, there were countless note-books containing the record of what he had observed, read of, and seen as the result of experiment. Upon this record he reflected, and as the result of his reflection made a generalisation, or rather a series of generalisations. This last and highest stage in scientific work is only reached by the highest. Many others can observe, experiment, record, and reflect. But only the rarer souls can generalise ; that is, can draw out of the multitude of observed and recorded phenomena some one connecting, unifying principle, some golden thread linking together all the multitude of details and producing order out of chaos. These generalisations, these verbal expressions of some general principle running through a mass of individual facts, are often badly called “”laws of nature””. The misfortune of the name is that ordinary people think that there is something in common between a law of nature and a law of government or of society. Perhaps the only thing they have in common is the misleading name “”law””. A law of nature is a generalisation, i.e., the verbal expression of certain observed sequences or coincidences in natural phenomena. A law of society or of government is a decree promulgated by the society or the government to direct the conduct of human beings. Hence, only very loose thinking could give rise to the fallacy that a law of nature implies a law-giver. To avoid the possibility of that loose thinking it would be better to drop altogether the phrase “”law of nature”” and to use only the word “”generalisation””. (…) “”Another difference between the two is that Marx was the more universal man. Darwin was a geologist and biologist pure and simple. He read with difficulty any other language than his own, and, as far as I know, spoke no language but English. He confessed to me personally that he had no read Shakespeare for many years. His letter already quoted shows that economic science was not studied by him. On the other hand, Marx read practically every European language, and wrote and spoke perfectly, English, French, and German. His knowledge of the general literature of all countries was immense”” (…) “”Indirectly, a great deal has already been said about the characters of Darwin and Marx. Their physical appearance was in harmony with those characters. Both were men of singularly commanding presence as well as personality. Their faces, even as only known to us by portraits, are full of remarkable strength and beauty. Compare, for example, the pictures of Darwin with, say, those of the various gentlemen who profess to satisfactorily reconcile the teachings of Darwin with those of the orthodox people. Or compare the head of Marx with, say, that of the present German Emperor. Head, eyes, body, manner, with both these men proclaim them kings among men; whilst the others possess only the ordinary characteristics or ordinary citizens. In both Darwin and Marx there was that beautiful modesty without affectation characteristic of the highest minds. They had none of the affected mock modesty that you and I suffer from. And their moral character was on the same level with their intellectual character. Truth, rectitude, purity, marked those characters. They both seemed to have an instinct for what is right in life as well as in science. Altogether two very beautiful natures. And therefore necessarily the subject of calumny and misrepresentation. Their critics were not content with attacking their theories. They assailed the men in their private characters. The foulest statements were made about the private lives of both men. And in the case of Marx at a time when no newspaper in Europe would open its columns to any refutation of the calumnies. However, Darwin and he lived it all down ; and – this rare – outlived it. Before their death the world knew them both, not as their intimates knew them, but as men of the very highest and most irreproachable moral character”” [Edward Aveling, ‘Charles Darwin and Karl Marx: A Comparison’, The New Century Review’, March-April, 1897] (pag 5-12-13) Edward Aveling (wikip) From Wikipedia, the free encyclopedia Edward Aveling Aveling-Edward.jpg Born Edward Bibbins Aveling November 29, 1849 London Died August 2, 1898 (aged 48) Battersea Education University College London Occupation biologist, writer, politician, translator, zoologist Edward Bibbins Aveling (29 November 1849 – 2 August 1898) was a prominent English biology instructor and popular spokesman for Darwinian evolution, atheism, and socialism. Aveling was the author of numerous books and pamphlets and was a founding member of the Socialist League and the Independent Labour Party. For many years he was the partner of Eleanor Marx, the youngest daughter of Karl Marx. Biography[edit] Early years[edit] Aveling was born on 29 November 1849 in Stoke Newington, the fifth of eight children of Rev. Thomas William Baxter Aveling (1815–1884), a Congregationalist minister, and his wife, Mary Ann (d. 1877), daughter of Thomas Goodall, farmer and innkeeper, of Wisbech, Cambridgeshire. Aveling attended Taunton School, and in 1867 began to study medicine at University College London. He graduated with a BSc degree in Zoology in 1870.[3] Aveling began teaching biology and lecturing in science at King’s College London but was unable to advance due to his atheism and avowed leftist views. He subsequently lectured on Anatomy and Biology at the London Hospital until 1882.[4] On 30 July 1872, Aveling married the heiress Isabel Campbell Frank (22 November 1849 – September 1892), but the marriage lasted only two years before they separated amicably. According to Aveling, the cause of the split was that Isabel could not abide his atheist views, although there were rumours that he had married her for her money. From 1872 to 1876 Aveling was a teacher of elementary physics and botany at the North London Collegiate School for Girls. In 1880, Aveling delivered over a hundred freethought lectures and was made a vice-president of the National Secular Society. He edited the secular humanist magazine, The Freethinker when its founding editor George William Foote was imprisoned for blasphemy in 1883. Political career[edit] In 1884, Aveling became the partner of Eleanor “”Tussy”” Marx, the daughter of Karl Marx, and thus was thrust into the inner circle of British socialism. Later in 1884, Aveling and Eleanor were both elected to the Executive Council of the Social Democratic Federation. This position proved temporary, because the couple separated from the SDF at the end of the year along with William Morris and Belfort Bax in the acrimonious split which formed the Socialist League. In 1884, Frederick Engels enlisted Aveling to help in translating the first volume of Karl Marx’s book Das Kapital.[4] Aveling also achieved some small success as a playwright under the pen-name Alec Nelson.[4] In the autumn of 1886, Aveling and Eleanor Marx toured the United States, lecturing on behalf of the Socialist Labor Party. After their return, they wrote a book for British readers detailing the situation of the left-wing political movement and trade unions in the US, which they said was populated by “”unconscious socialists,”” people who shared socialist values but disclaimed socialist ideas. Aveling and Marx wrote: The mass of American Workers had scarcely any more conception of the meaning of Socialism than had ‘their betters.’ They also had been grievously misled by capitalist papers and capitalist economists and preachers. Hence it came to pass that after most of our meetings we were met by Knights of Labour, Central Labour Union men, and members of other working-class organisations, who told us that they, entering the place antagonists to Socialism as they fancied, had discovered that for a long time pas they had been holding its ideas.[5] During his time in the Socialist League Aveling wrote and translated various socialist texts but nonetheless remained personally unpopular in the movement, the object of a steady steam of gossip and accusations. In August 1888, the branch to which Aveling and Marx belonged separated from the anarchist-dominated Socialist League in favour of an independent existence as the Bloomsbury Socialist Society.[4] After leaving the Socialist League, Aveling became active in the Gasworkers’ Union, for whom he served as an auditor.[6] Aveling was a founding member and was elected to the Executive Committee of the Independent Labour Party by the 1893 Conference which established the organisation. He left that group to rejoin the Marxist Social Democratic Federation in 1896, despite his long-standing personal and political quarrel with SDF leader Henry Hyndman.[6] Playwright[edit] Under the pen name Alec Nelson, Aveling wrote several successful plays,[7] including an adaptation of Nathaniel Hawthorne’s The Scarlet Letter that premiered in London in May 1888. By August, he was supervising the mounting of three different plays in New York, Chicago, and, in the words of Engels, “”God knows where besides.””[8] Writings on Science[edit] From his standpoint as a comparative anatomist Aveling easily accepted Darwin’s theory of evolution by natural selection. As an atheist he eagerly promoted the division between some evolutionists and some Christians. His colourful writings on Darwinism were widely read by the general public. However, some of the arguments that he constructed himself were not widely accepted amongst the scientific community; he says, for example, that “”the special creation of a species of animal or plant is not thinkable”” because it would contravene the principle that both matter and energy are conserved.[9] Later life, death, and legacy[edit] In 1897, Aveling left Marx and on 8 June that year secretly married an actress, Eva Frye, using his pen-name “”Alec Nelson””. He returned to Marx when he was struck down with kidney disease. After nursing him for some time, Eleanor Marx committed suicide mainly due to his infidelity. A coroner’s inquest delivered a verdict of “”suicide while in a state of temporary insanity,”” clearing Aveling of criminal wrongdoing, but he was widely reviled throughout the socialist community as having caused Eleanor to take her life.[10] It has even been suggested that Aveling might have murdered her.[11] Aveling died four months later, on 2 August 1898, in Battersea of kidney disease.[6] He was 48. His body was cremated at Woking Crematorium, Surrey, three days later. Despite his prominence as a member of the fledgling British Marxist movement, no representatives of the Socialist or Labour movements were present at the funeral due to the widely held belief that he was responsible for Eleanor Marx’s death. Aveling was also disliked by many of his contemporaries for his tendency to borrow money from everyone. A biographer of Eleanor wrote in 1976: The truth is that in moral terms Aveling presented something akin to an optical illusion: looked at in one light, he could be seen as feckless, happy-go-lucky but fundamentally sound; in another, as an unmitigated scoundrel. What, however, could not escape notice from any angle was his infinite propensity to borrow money, which age could not wither nor — more surprisingly — custom stale. He might be cheated…so that resigning from the Secular Society he was loaded with debt. Yet this hardly accounts for his habit of borrowing from the rich, the poor and the positively indigent for trifling amounts — though sometimes cleaning them out — since he never at any time — and this in an age of ostentatious spenders… — lived in a style above that of any other middle-class socialist who had neither business interests nor inherited wealth. * * * It is not uncommon to come across individuals from whose company and a small sum of money one simultaneously parts. This compulsion to borrow is not easy to explain in those who are neither on their beam ends nor aspire to high living.””[12] Although he had numerous relationships with women, as far as is known, Aveling had no children. Footnotes[edit] Jump up ^ Bergman, Jerry (2011). The dark side of Charles Darwin a critical analysis of an icon of science. Green Forest, Ark.: Master Books. p. 48. ISBN 9781614580096. Jump up ^ Richard Dawkins (2015). Brief Candle in the Dark: My Life in Science. Random House. p. 253. ISBN 9781448169979. Jump up ^ Paul Henderson, “”Edward Bibbens Aveling”” in A. Thomas Lane (ed.), Biographical Dictionary of European Labor Leaders. In Two Volumes. Westport, CT: Greenwood Press, 1995; pg. 36. ^ Jump up to: a b c d Henderson, “”Edward Aveling,”” pg. 36. Jump up ^ Edward Aveling and Eleanor Marx Aveling, The Working-Class Movement in America. Enlarged Second Edition. London: Swan Sonnenschein & Co., 1891; pp. 21–22. ^ Jump up to: a b c Henderson, “”Edward Aveling,”” pg. 37. Jump up ^ A History of English Drama 1660–1900: Late 19th Century Drama 1850–1900 by Allardyce Nicoll, p.246 Jump up ^ Friedrich Engels, Paul Lafargue, Laura Lafargue. Correspondence vol. 2: 1886–1890, translated by Yvonne Kapp. Moscow: Foreign Languages Publishing House, 1960. p. 121, 140. Jump up ^ Aveling, Edward B, The Darwinian Theory, London: Progressive Publishing 1884: 26 Jump up ^ Matthew Gwyther: Inside story: 7 Jew’s Walk. In: The Daily Telegraph. 23 September 2000 Jump up ^ Wilson, A N, God’s Funeral, London: John Murray 1999: 293-4. Jump up ^ Yvonne Kapp, Eleanor Marx: Volume Two. New York: Pantheon Books, 1976; pp. 205–206. Publications by Edward Aveling[edit] Writings[edit] Why I Dare Not Be a Christian. London: Freethought Publishing Co., n.d. [1881]. Irreligion of Science. London: Freethought Publishing Co., n.d. [1881]. The Wickedness of God. London: Freethought Publishing Co., n.d. [1881]. The Creed of an Atheist. London: Freethought Publishing Co., n.d. [1881]. The Student’s Darwin. London: Freethought Publishing Co., 1881. The Plays of Shakspere… : The Substance of Four Lectures Delivered at the Hall of Science, London. London: Freethought Publishing Co., n.d. [1881]. Biological Discoveries and Problems. London: Freethought Publishing Co., n.d. [c. 1881]. God Dies, Nature Remains. London: Freethought Publishing Co., n.d. [c. 1881]. Science and Secularism. London: Freethought Publishing Co., 1882. Botanical Tables: For the Use of Students. London: Freethought Publishing Co., n.d. [1882]. A Godless Life: The Happiest and Most Useful. London, A. Besant and C. Bradlaugh, 1882. Science and Religion. London, A. Besant and C. Bradlaugh, n.d. [1882]. On Superstition. London, A. Besant and C. Bradlaugh, n.d. [c. 1882]. The Borderland Between Living and Non-Living Things: A Lecture Delivered Before the Sunday Lecture Society, on Sunday Afternoon, November 5, 1882…”” London: Sunday Lecture Society, 1882. General Biology: Theoretical and Practical. London: n.p., 1882. The Religious Views of Charles Darwin. London: Freethought Publishing Company, 1883. The Darwinian Theory. London: Progressive Publishing Company, n.d. [c. 1883]. Christianity and Capitalism. With Charles L Marson and Stewart D Headlam. London: Modern Press, 1884. The Curse of Capital. London: Freethought Publishing Co., 1884. The Darwinian Theory: Its Meaning, Difficulties, Evidence, History. London: Progressive Publishing Co., 1884. The Origin of Man. London: Progressive Publishing Co., 1884. The Factory Hell. With Eleanor Marx Aveling. London: Socialist League Office, 1885. Monkeys, Apes and Men. London: Progressive Publishing Co., 1885. The Woman Question. With Eleanor Marx Aveling. London: Swan Sonnenschein & Co., 1886. Chemistry of the Non-Metallics. London : J. Hughes, 1886. Natural Philosophy for London University Matriculation. London: n.p., 1886. Darwin Made Easy. London: Progressive Publishing Co., 1887. Mechanics and Experimental Science as Required for the Matriculation Examination of the University of London..”” London: n.p., 1887. The Working Class Movement in America. With Eleanor Marx Aveling. London: Swan Sonnenschein & Co., 1887. Second Edition, 1891. Shelley’s Socialism: Two Lectures. With Eleanor Marx Aveling. London: privately published, 1888. Key to Mechanics. London: Chapman and Hall, 1888. Key to Chemistry. London: Chapman and Hall, 1888. Mechanics, and Light and Heat: For London University Matriculation. London : W. Stewart & Co., n.d. [1888]. Mechanics and Experimental Science as Required for the Matriculation Examination of the University of London: Magnetism and Electricity. London: Chapman and Hall, 1889. An Introduction to the Study of Botany. London: Swan Sonnenschein & Co., 1891. The Students’ Marx: An Introduction to the Study of Karl Marx’ Capital. London: Swan Sonnenschein & Co., 1892. An Introduction to the Study of Geology, Specially Adapted for the Use of Candidates for the London B.Sc. and the Science and Art Department Examinations. London: Swan Sonnenschein & Co., 1893. Wilhelm Liebknecht and the Social-Democratic Movement in Germany. London: Twentieth Century Press, n.d. [1896]. Charles Darwin and Karl Marx: A Comparison. London: Twentieth Century Press, n.d. [c. 1897]. Translations[edit] L.A. Tikhomirov, Russia: Political and Social. London: Swan Sonnenschein & Co., 1888.”,”MADS-719″
“AVENARIUS Richard a cura di Antonio VERDINO”,”Critica dell’ esperienza pura.”,”L’ opera di AVENARIUS è apparsa tra il 1888 e il 1890 e fu la più articolata ed esauriente presentazione delle idee e delle tesi dell’ empiriocriticismo.”,”FILx-113″
“AVENAS Denise”,”Economia e politica nel pensiero di Trotsky. La legge dello sviluppo ineguale e combinato e la rivoluzione permanente.”,”””La teoria della rivoluzione permanente, intesa nel senso della fusione della tappa democratica con la dittatura del proletariato, in ultima analisi non era che l’espressione di una nuova comprensione della teoria della rivoluzione per tappe, intesa come il processo storico generale dell’umanita”” (AVENAS pag 42)”,”TROS-011″
“AVENAS Denise”,”La pensée de Léon Trotsky.”,”Trotsky: divergenze con Lenin fino alla sua morte su questione organizzazione, partito, Che fare? “”Et Trotsky, après quelquers ultimes hésitations, rejoignit avec son groupe le parti bolchevik, dont il fut d’emblée considéré par Lénine comme l’un des dirigeants, appelé à jouer un rôle clef dans la révolution d’Octobre. “”Trotsky vint à Lénine comme à un maître dont il avait compris la force et l’importance bien plus tard que beaucoup d’autres, mais peut-être beaucoup plus complètement”” (15). Son ralliement en effet n’eut rien d’une conversion aveugle, il naquit d’une réflexion approfondie sur quinze années de lutte révolutionnaire. De ce fait, la conception trotskyste du parti a ses caractéristiques propres, même si elle se développe, après 1917, sur le même terrain principal que celle de Lénine. Trotsky se défit de son relatif spontanéisme, de son conciliationisme, et admit toute la portée des principes fondamentaux du léninisme en matière d’organisation: centralisation démocratique et sélection des militants. Cependant, son passé le rendit plus sensible que tout autre à l’impérieuse nécessit° du débat politique interne au parti, alors que les staliniens ne craignirent pas de transformer le centralisme démocratique en centralisme bureaucratique, transformant le léninisme en une conception dictatoriale du parti totalement étrangère au bolchevisme. Tout en mettant en garde contre la tentation de déduire du schéma léniniste sa caricature stalinienne, Trotsky maintint jusqu’à sa mort sa dénonciation de l’esprit “”comitard””, né d’une assimilation dogmatique des thèse de ‘Que Faire?'”” (pag 56-57) (15) ‘Histoire de la révolution russe, Seuil”,”TROS-276″
“AVENAS Dénise”,”Economia e politica nel pensiero di Trotskij.”,”‘Trotskij veniva a Lenin come a un maestro di cui aveva compreso la forza e il valore più tardi di molti altri, ma forse più profondamente’ L.D. Trotskij, Storia della rivoluzione russa. ‘Da quando Trotskij si era distaccato dai menscevichi, non vi era stato migliore bolscevico di lui’ Affermazione di Lenin riportata da I. Deutscher.”,”TROS-026-FL”
“AVENATI Carlo Antonio”,”Perché difendiamo l’indipendenza dell’Austria.”,”””L’unione con l’Austria è sempre stata considerata in Ungheria come un male necessario, un compromesso fra l’aspirazone all’assoluta indipendenza e le ferree leggi della realtà e del bisogno”” (pag 41) Opposizione all’Anschluss. “”Tuttavia avvenimenti più recenti, fra i quali è da ricordare l’assassinio del Cancelliere austriaco Dolfuss, campione e martire dell’indipendenza austriaca, commesso da gente che vanta – e non è stata a tutt’oggi sconfessata – una aperta solidarietà da parte degli uomini responsabili della Germania hitleriana, legittimando il dubbio che l”Anschluss’, fatale antecedente del problema dell’Alto Adige, non sia considerato fuori causa. Ora, poichè per noi italiani un problema dell’Alto Adige non esiste, non può esistere e non esisterà mai, è pacifico che la situazione ci impone l’obbligo di affermare ancora una volta – anche a prescindere da altri, validissimi motivi – la nostra recisa e precisa opposizione all’Anschluss””. (pag 59-60)”,”AUTx-001-FV”
“AVENEL Georges”,”Anacharsis Cloots. L’orateur du genre humain.”,”CLOOTS (Jean-Baptiste du Val-de-Grâce, barone di), soprannominato Anacarsi Cloots, uomo politico francese d’origine prussiana (Gnadenthal, presso Cleve, 1755 – Parigi 1794). Stabilitosi a Parigi nel 1776, partecipò al movimento dell’ Enciclopedia e nel 1785 pubblicò ‘I voti di un gallofilo’, in cui invocava per la Francia le ‘frontiere naturali’. Nel 1792, denominatosi ‘cittadino dell’umanità’ (sognava una repubblica universale) e ‘oratore del genere umano’, fu, tra i rifugiati politici in Francia, uno dei più veementi propugnatori della guerra di crociata. Naturalizzato francese ed eletto deputato alla Convenzione, divenne uno dei capi della fazione hebertista; proclamatosi ‘nemico personale di Gesù Cristo’, si dedicò con zelo all’opera di ‘scristianizzazione’. Accusato da Robespierre di aver partecipato al complotto hebertista, fu ghigliottinato. (RIZ)”,”FRAR-163″
“AVENEL Jean-David”,”Interventions alliées pendant la guerre civile russe (1918-1920).”,”AVENEL Jean-David è professore all’ università e direttore dell’ UFR Sciences sociales et de gestion de l’ Université d’ Evry-Val d’ Essonne. Ha insegnato in vari paesi dell’ ex-URSS e ha pubblicato una quindicina di opere in tre diverse collezioni.”,”RIRO-217″
“AVERARDI Giuseppe a cura”,”I grandi processi di Mosca, 1936-37-38. Precedenti storici e verbali stenografici.”,”Contiene cartina dei gulag con foto dei bambini denutriti trovati nei gulag.”,”RUSS-012″
“AVERARDI Giuseppe”,”Le carte del PCI. Dai Taccuini di Eugenio Reale la genesi di Tangentopoli.”,”AVERARDI Giuseppe è nato nel 1928 a Roma ove risiede. E’ stato deputato e senatore per più legislature, sottosegretario e membro del Consiglio d’ Europa. Giornalista, ha diretto per venticinque anni la rivista ‘Ragionamenti’ e ha pubblicato tra l’ altro ‘I grandi processi di Mosca’ (1977), ‘I socialisti democratici’ (1972), ‘Il Kominform’ (1991).”,”PCIx-065″
“AVERARDI Giuseppe”,”I socialisti democratici. Da palazzo Barberini alla costituente socialista.”,”ANTE3-55 Giuseppe AVERARDI è nato a Roma nel 1928. Ha fatto parte della direzione del partito socialista democratico italiano. E’ stato eletto deputato e membro del Consiglio d’Europa. Ha svolto anche la professione di giornalista. Ha studiato i problemi interni del movimento socialista.”,”ITAP-137″
“AVERARDI Giuseppe”,”I socialisti democratici. Da palazzo Barberini alla costituente socialista.”,”Giuseppe Averardi è nato a Roma nel 1928. Ha fatto parte della direzione del partito socialista democratico italiano. E’ stato eletto deputato e membro del Consiglio d’Europa. Ha svolto anche la professione di giornalista. Ha studiato i problemi interni del movimento socialista.”,”ITAP-005-FB”
“AVERARDI Giuseppe, a cura”,”I grandi processi di Mosca, 1936-1937-1938. Precedenti storici e verbali stenografici.”,”appendice due articoli di M. GORKI; La sorte dei comunisti italiani in URSS; La tragedia della famiglia di TROTSKI”,”RUSS-099-FL”
“AVERARDI Giuseppe CASANOVA Antonio G. TAMBURRANO Giuseppe BERTI Angiolo AGNESE Gino COHEN Stephen”,”Quel nodo Bucharin-Togliatti. In nome della classe operaia italiana. Un processo annunciato (Averardi); Una goccia di sangue nel rosso della bandiera (Casanova); Il Pci non può sfuggire la verità storica. Intervista a cura di Enrico Landolfi (Tamburrano); Non abbiamo aspettato gorbaciov noi socialdemocratici (Berti); Il centenario di Angelo Tasca il Bucharin italiano (Agnese); Interpretazione di Bucharin nell’opera di Stephen Cohen (Cohen). Documenti: I grandi processi di Mosca 1934-38.”,”Comitato di direzione della rivista mensile del Partito Socialista Democratico Italiano : Leo BIRZOLI Giuseppe DE-VERGOTTINI Emanuele EMMANUELE Mauro FERRI Corrado FIACCAVENTO Aldo GAROSCI Francesco GRISI Antonio LA-PERGOLA Piercarlo MASINI Matteo MATTEOTTI Flavio ORLANDI Gian Piero ORSELLO Cosmo Giacomo Sallustrio SALVEMINI Stefano SANDRI Leo SOLARI ‘Interpretazione di Bucharin nell’opera di Stephen Cohen. Dichiarandosi innocente di ogni crimine, Bucharin scrisse che accusarlo di essere un nemico della rivoluzione e un agente del capitalismo era come scoprire che l’ultimo zar “”avesse dedicato tutta la sua vita alla lotta contro il capitalismo e contro la monarchia, alla lotta a favore della rivoluzione proletaria””. Egli si appellava ai futuri capi di partito perché la verità storica un giorno trionfasse. Il suo comportamento in tribunale dev’essere inteso in relazione alle scelte che fu costretto ad affrontare durante il carcere. (pag 31-40). ‘Queste pagine sono riprodotte dall’opera di Stephe Cohen “”Bucharin e la rivoluzione bolscevica”” pubblicata da Feltrinelli nel 1975. Si tratta di una biografia che reintegra il rivoluzionario nella sua vera grandezza e insieme di una storia della rivoluzione bolcevica alla quale restituisce uno fra i suoi principali protagonisti. Questa ‘interpretazione’ di Bucharin viene oggi ritenuta – da tutti gli storici contemporanei – come la più vicina alla relatà dei fatti’ (pag 31) Riproduzione anastatica della copertina del volume pubblicato a Mosca nel 1938 contenente il testo stenografico del processo a Bucharin”,”BUCS-035″
“AVEROFF TOSSIZZA Evangelos”,”Prigioniero in Italia. L’ odissea di un antifascista greco in un campo di concentramento italiano. (Titolo originale greco: ‘Quando gli dei dimenticavano’)”,”AVEROFF TOSSIZZA E. nato in Tessaglia nel 1910 sin da giovane si è rivelato storico, economista e politico di talento. Attivo nel servizio segreto ellenico durante la guerra greco-italiana, poi prefetto di Corfù, venne arrestato nel 1942 e trasferito in un campo di concentramento in Italia dove riuscì a fuggire nel settembre 1943 per entrare nella resistenza. Deputato di Giannina dal 1946 al 1967 e nel 1974, è stato ministro degli esteri dal 1956 al 1963, ministro dell’ agricoltura nel 1967 e nel 1974 dopo aver contrastato il regime dei colonnelli dal quale fu imprigionato, divenne ministro della difesa nel nuovo governo di Caramanlis.”,”ITAF-162″
“AVES Jonathan”,”Workers against Lenin: Labour protest and the Bolshevik dictatorship.”,”This study is based on my doctoral dissertation, entitled ‘Industrial Unrest in Soviet Russia during War Communism and the Transition to the New Economic Policy: 1918-1922’ and presented to the School of Slavonic and East European Studies, University of London, at the end of 1989. I must thank my former supervisor, Professor Robert Service, not only for his help and advice whilst I was writing the thesis but also for his encouragement whilst I dealt with the tricky problem of editing it for publication. Acknowledgements, Note on transliteration and Russian weights and measures, Abbreviations, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Index, International Library of Historical Studies n. 6,”,”RIRO-170-FL”
“AVEY Denis, con Rob BROOMBY”,”Auschwitz. Ero il numero 220543.”,”Nel campo le sigarette valevano più dell’oro. “”Avevamo cercato un canale di comunicazione, e questo contava più di tutte quelle sigarette messe insieme, per quanto preziose fossero. Il contatto che quella lettera aveva stabilito era una sfida lanciata contro il male. Provai una gioia immensa. Ora dovevo trovare il modo di consegnare la lettera e le sigarette a Ernst, contrabbandandole all’interno del cantiere della IG Farben. A volte avvenivano delle perquisizioni, ma io fui fortunato. Nel campo le sigarette valevano più dell’oro. Quando io e Hans ci eravamo scambiati di posto, avevamo messo le nostre vite nelle mani dei kapò, e il prezzo perché distogliesse lo sguardo era stato di cinquanta sigarette, venticinque prima, e altrettante a cose fatte. Nella situazione in cui si viveva al campo, quella somma equivaleva a una fortuna, e adesso stavo per consegnarne a Ernst molte di più. Non avevo mai saputo con precisione quale compito svolgesse Ernst nel cantiere, ma riusciva a spostarsi più liberamente di gran parte dei suoi compagni, e sembrava esentato dalle mansioni più faticose che si compivano all’esterno. Pensavo facesse da fattorino e da corriere. Passò del tempo prima che lo rivedessi. Aspettai l’occasione giusta per avvicinarlo, e gli sussurrai di incontrarci in un luogo appartato nel giro di cinque minuti. Arrivò. Controllai che fossimo soli, e poi presi di tasca la lettera di sua sorella. (..)”” (pag 193); “”È possibile immaginare che qualcuno si sia introdotto volontariamente ad Auschwitz? Eppure nel 1944 un uomo è stato capace di farlo. Denis Avey è un prigioniero di guerra inglese, che durante il giorno è costretto ai lavori forzati insieme ai detenuti ebrei. Gli basta poco per capire quale sia l’orrore che attende quegli uomini, consunti e stravolti, quando la sera fanno rientro al loro campo… Quello che intuisce è atroce, ma Denis vuole vedere con i propri occhi: in un gesto che pare folle, decide di scambiare la sua divisa da militare con gli stracci a righe di un ebreo di nome Hans, ed entrare nell’inferno di Auschwitz. Da quel momento ha inizio la sua lotta per salvare la propria vita e quella di tanti prigionieri ebrei. Una storia scioccante e commovente che, a più di sessant’anni dalla fine della seconda guerra mondiale, Avey ha finalmente trovato la forza di raccontare, per testimoniare, ancora una volta l’orrore dell’Olocausto”” (seconda di copertina); “”Denis Avey è nato nell’ Essex nel 1919, si è arruolato nel 1939 nell’esercito britannico e ha combattuto nel deserto durante la seconda guerra mondiale. Dopo essere stato catturato, venne trasferito prima in Italia e poi nel campo di prigionia vicino ad Auschwitz III. Alla fine del conflitto, riuscì tra mille peripezie a tornare nel Regno Unito. È stato insignito dall’ex Primo Ministro inglese Gordon Brown, della medaglia d’onore come eroe dell’Olocausto. Grazie a Red Broomby, giornalista della BBC, la storia di Avey è diventata di pubblico dominio prima con un documentario e poi con un libro tradotto in molti paesi””.(quarta di copertina). [Denis Avey con Rob Broomey, ‘Auschwitz. Ero il numero 220543. Una storia vera’, Newton Compton, Roma, 2019].”,”QMIS-001-FMDP”
“AVILES FARRE’ Juan”,”Le origini del Partito Comunista di Spagna, 1920-1923.”,” AVILES FARRE’ Juan dell’Università nazionale di educazione a distanza, Madrid Autori di saggi vari del numero in oggetto della rivista: POMBENI Paolo COMMARANO Fulvio QUAGLIARIELLO Gaetano BARITONO Raffaella CAVAZZA Stefano FORMIGONI Guido ORSINA Giovanni PIRETTI Maria Serena PRIVITERA Francesco ZANATTA Loris”,”MSPx-102″
“AVILÉS FARRÉ Juan”,”Francisco Ferrer Y Guardia. Pedagogo, anarquista y màrtir.”,”AVILÉS FARRÉ Juan, cattedratico in storia contemporanea presso la UNED. Ha condotto studi sulla storia spagnola. Ha pubblicato ‘La fe que vino de Rusia: la revolución bolchevique y los españoles’ (1999) () () Este libro trata del eco inicial que tuvo en España el nacimiento de lo que Unamuno llamó una nueva fe, una fe laica que anunciaba el inminente triunfo de una sociedad justa en la que se realizarían todas las potencialidades de la historia humana. Esa fe era el comunismo, cuyo advenimiento había predicho Marx setenta años antes, pero que sólo comenzó a adquirir realidad con la revolución bolchevique de 1917. Rusia se convirtió en un tema del mayor interés para muchos españoles. Hubo quien se zambulló en las lecturas de Dostoievski y de Gorki, buscando en sus novelas las claves para la comprensión del pueblo que se había atrevido a dar aquel paso hacia el futuro, mientras que ciertos campesinos andaluces trataban de emular el ejemplo ruso procediendo al ansiado reparto de tierras. Todo ello sobre la base de una información muy limitada y confusa acerca de lo que realmente estaba ocurriendo en Rusia y en un momento en que España atravesaba a su vez una gran crisis, con el hundimiento del sistema canovista, la fracasada experiencia de la dictadura y, finalmente, la aurora de esperanza que supuso la proclamación de la República. (SubTitle: La revolución bolchevique y los españoles Collection: Historia Biblioteca Nueva Author: Avilés, Juan Publisher : Biblioteca Nueva isbn: 8470306774 Place of publication: Madrid , Spain Year: 1999 Pages: 352 CDU: 94(460) Language: Spanish) (http://www.digitaliapublishing.com/a/2006)”,”ANAx-404″
“AVINERI Shlomo”,”Il pensiero politico e sociale di Marx.”,”L’A insegna teoria politica all’Univ ebraica di Gerusalemme.”,”MADS-092″
“AVINERI Shlomo”,”Il pensiero politico e sociale di Marx.”,”Shlomo Avineri insegna teoria politica all’Università ebraica di Gerusalemme. (1972) Shlomo Avineri su l”«Absterben des Staates» di Engels e l’«Aufhebung des Staates» di Marx’ “”La difficoltà maggiore per capire il postulato marxiano sull’abolizione dello stato deriva dal fatto che si trascurano le implicazioni dialettiche del termine ‘Aufhebung’. Si dovrebbe tener presente inoltre l’ammissione di Marx che, anche nello stadio più alto, la società socialista avrà bisogno di organi direttivi e di coordinamento, almeno per quanto riguarda la produzione economica, poiché il socialismo richiede la sottomissione dei poteri creativi dell’uomo alla sua direzione consapevole (1). In ‘La guerra civile in Francia’ Marx parla di una «delegazione nazionale», che avrebbe dovuto essere istituita dalla Comune, e non lascia capire in nessun punto che alla fine questo nuovo organismo debba scomparire (2). (…) La difficoltà può in parte essere superata rilevando che Marx ed Engels differiscono notevolmente nel modo di interpretare la scomparsa finale dello stato per opera del socialismo. Mentre Engels, nel famoso passo dell”Antidühring’ parla dello stato «che avvizzisce» (‘der Staat wird nicht «abgeschafft», er stirb ab) (4), Marx fa sempre riferimento alla soppressione e superamento (‘Aufhebung’) dello stato. ‘Absterben des Staates’ e ‘Aufhebung des Staates’ sono chiaramente due termini differenti derivanti da tradizioni intellettuali del tutto diverse: mentre l’ ‘Absterben’ di Engels pone un’analogia di ordine biologico, l’ Aufhebung’ di Marx è un termine filosofico con chiare implicazioni dialettiche. Marx si riferisce per la prima volta all’ ‘Aufhebung des Staates’ nei vari saggi del 1843. Come abbiamo già visto concepisce lo stato moderno come una tensione perpetua tra l’idea di universalità, presa a baluardo ideale contro gli interessi particolaristici della società civile, e questi stessi interessi antagonistici. Da questo punto di vista Marx considera sempre lo stato in modo diverso da Engels (e così da Kautsky e da Lenin che seguirono largamente Engels). Per Engels lo stato non è altro che un’organizzazione coercitiva esterna, meccanicisticamente diretta dalle forze economiche dominanti (5). Per Marx l’esistenza dello stato attesta l’esistenza di una tensione tra reale e ideale, tra le forze sociali esistenti, particolaristiche, volte all’interesse, e il postulato dell’universalità. Questa tensione esiste, secondo Marx, perché il moderno stato politico, in quanto tale, riguarda solo un segmento della vita reale, mentre tutte le altre sfere della vita restano aperte al ‘bellum omnium contra omnes’ della società civile. In un articolo sul «Vorwarts!» del 1844 Marx dice che quanto più distinta è l’esistenza di una sfera politica separata, tanto più lontana è una società dal realizzare gli autentici principi informatori dello stato, cioè l’universalismo”” (pag 255-256) [Shlomo Avineri, ‘Il pensiero politico e sociale di Marx’, Il Mulino, Bologna, 1972] [(1) ‘L’ideologia tedesca’, cit., p. 73; ‘Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte’, cit., p. 574; ‘Il Capitale’, cit., vol. III, pp. 932-933; (2) ‘La guerra civile in Francia’, cit., p. 59. D’altra parte Lenin (‘Stato e rivoluzione’, in ‘Opere scelte’, cit., pp. 915 ss.), interpreta che anche questo «residuo di stato» scomparirà. Potrebbe essere una glossa interessante di Lenin al testo di Marx, che tuttavia non espresse mai quel concetto in modo inequivocabile; (3) Questa tesi è stata avanzata in modo molto convincente, da Thilo Ramm, ‘Die Künftige Gesellschaftsform nach der Theorie von Marx und Engels’, in ‘Marxismusstudien, cit., vol. II, pp. 77-119; (4) F. Engels, ‘Antidühring’, Roma, 1968; (5) Cfr. R. Miliband, ‘Marx and the State’; in “”Social Register””, London, 1965, pp. 278-296; (6) “”Vorwarts!””, 7 agosto 1844 (‘Scritti politici giovanili’; cit., p. 42); cfr. anche ‘Annali franco-tedeschi’, cit., pp. 270-271]”,”MADS-004-FMB”
“AVNERY Uri”,”Israele senza sionisti. Una proposta per la pace nel Medio Oriente.”,”Uri Avnery (Hannover, 1924) è emigrato in Palestina all’avvento del nazismo. Militante dell’ Haganah e combattente nella guerra del 1948, giornalista e uomo politico, fra i più discussi e impegnati di Israele, ha diretto dal 1950 il settimanale ‘Ha’olam Hazeh’ e rappreenta in parlamento di Tel Aviv la vera opposizione sulla scena politica israeliana odierna. Progetto di Avney: rifiuto del sionismo e creazione di uno Stato arabo-palestinese federato con Israele.”,”VIOx-001-FFS”
“AVRICH Paul”,”An American Anarchist. The Life of Voltairine de Cleyre.”,”Bibliografia AVRICH: – Anarchist Portraits -Anarchist Voices; An Oral History of Anarchism in Amreica -God and the State -The Haymarket Tragedy -Russian Rebels, 1600-1800; Four Great Rebellions Which Shook the Russian State in the Seventeenth – Sacco and Vanzetti; The Anarchist Background -An American Anarchist: The Life of Voltairine de Cleyre – Proudhon and His Bank of the People Paul Avrich Born: 1931, New York, NY Nationality: American Personal Born August 4, 1931, in New York, N.Y.; married, 1954. Education Cornell University, A.B., 1952; Columbia University, A.M., 1959, Ph.D., 1961. Career”,”ANAx-025″
“AVRICH Paul a cura; scritti di VOLIN Iuda ROSCHCHIN N. PETROV Stepan STEPANOV I. SELITSKIJ E. ZAIDNER-SADD A.L. e V.K. GORDIN A.A. BOROVOI N.I. PAVLOV A. GRACHEV G.P. MAKSIMOV A. KARELIN I. MASAL’SKIJ I.S. BLEICHMAN, A.M. SHAPIRO, Gregorij RAIVA, E.Z. DOLININ, Anna VLADIMIROVA, N.I. PAVLOV, Victor TRIUK, A. SOKOLOV, M. SERGVEN, Nestor MACHNO, P. MOGILA, Petr KROPOTKIN, Alexander BERKMAN, Emma GOLDMAN”,”Gli anarchici nella rivoluzione russa.”,”AVRICH Paul a cura; scritti di VOLIN Iuda ROSCHCHIN N. PETROV Stepan STEPANOV I. SELITSKIJ E. ZAIDNER-SADD A.L. e V.K. GORDIN A.A. BOROVOI N.I. PAVLOV A. GRACHEV G.P. MAKSIMOV A. KARELIN I. MASAL’SKIJ I.S. BLEICHMAN, A.M. SHAPIRO, Gregorij RAIVA, E.Z. DOLININ, Anna VLADIMIROVA, N.I. PAVLOV, Victor TRIUK, A. SOKOLOV, M. SERGVEN, Nestor MACHNO, P. MOGILA, Petr KROPOTKIN, Alexander BERKMAN, Emma GOLDMAN”,”ANAx-071″
“AVRICH Paul”,”Kronstadt 1921. La sanguinosa repressione della rivolta dei marinai di Kronstadt contro la dittatura bolscevica nel quadro dello sviluppo e del rafforzamento dello Stato sovietico.”,”Nel marzo del 1921 i marinai della fortezza e della base navale di Kronstadt “”onore e gloria della rivoluzione”” come li aveva definiti TROTSKY nel 1917, si rivoltarono contro il potere bolscevico. Rivolta che LENIN giudicò il fatto più grave che egli dovette affrontare dopo la presa del potere. La ribellione si concluse con la repressione dei ribelli. AVRICH afferma che “”Lo storico può simpatizzare con i rivoltosi di Kronstadt e tuttavia riconoscere che i bolscevichi erano giustificati nello stroncare la ribellione. Ammettere questo, significa cogliere tutta la tragedia di Kronstadt””.”,”RIRO-178″
“AVRICH Paul”,”Les anarchistes russes.”,”AVRICH Paul è professore associato al Queen’s College (New York). Ha scritto questo libro nel quadro delle ricerche dell’ Institut russe dell’ Università Columbia. Il controllo operaio e i problemi sul posto di lavoro. “”Ma, mentre un numero crescente di operai giungeva a far valere i propri diritti, il paese affondava in un disastro economico. Pubblicando questo decreto estremista, Lenin non ignorava assolutamente che rischiava di aggravare una situazione già pericolosa, ma la sua tattica consisteva nell’ assicurarsi prima di tutto la lealtà e la fedeltà degli operai promettendo loro la realizzazione rapida dei loro sogni. Alla fine del 1917, non c’era praticamente più direzione effettiva dell’ industria russa. Una delegazione di sindacalisti britannici che visitò la Russia nel 1924 concluse, con un senso dell’ eufemismo tipicamente inglese, che il controllo esercitato dagli operai nel 1917 aveva avuto “”un effetto deplorevole sulla produzione””. Gli operai, si legge in questo rapporto, si erano dall’ oggi al domani trasformati “”in azionisti””. Un commenatore bolscevico faceva all’ inizio del 1918 una considerazione identica: gli operai, scriveva, considerano gli utensili e l’ equipaggiamento come “”loro proprietà””. I casi di saccheggio e di furto non erano rari.”” (pag 187)”,”ANAx-250″
“AVRICH Paul”,”La tragédie de Cronstadt, 1921.”,”Trotsky simbolo vivente del comunismo di guerra “”Trotsky, en particulier, était le symbole vivant du communisme de guerre, de tout ce contre quoi les matelots s’étaient levés. Son nom était mêlé à la centralisation, la militarisation, la discipline de fer et l’embrigadement. Sur la question des syndicats, il avait adopté la ligne la plus dure, la plus dogmatique, contrairement à Lénine; tenant d’une démarche plus conciliante. En tant que force révolutionnaire, il tenait les paysans en piètre estime, alors que Lénine avait compris depuis toujours que la coopération de la population rurale était indispensable à la conquête puis à la conservation du pouvoir, une attitude qui lui valait le mépris de ses contemporains plus ortthodoxes, convaincus qu’il s’agissait d’une survivance de la vieille hérésie populiste, ‘narodnik’. Tandis que Trotsky était intolérant; brillant, hautain, tandis qu’il faisait montre de ce que Lénine lui-même était estimé pour ses habitudes de vie simple, son absence de prétention. Et puis, Lénine était grand-russien, originaire de la Moyenne-Volga, coeur de la Russie paysanne. Frugal, effacé, austère, il passait pour un simple fils de Russie, partageant les inquiétudes du peuple, prompt à s’émouvoir de ses souffrances. Trotsky et Zinoviev étaient juifs au contraire, plus volontiers associés avec l’aile internationaliste du mouvement communsite qu’avec la Russie elle-même”” (pag 171)”,”RIRO-427″
“AVRICH Paul”,”Russian Rebels 1600-1800.”,”Paul Avrich is Professor of History at Queens College, City University of New York. Acknowledgments, Introduction, Notes, Bibliography, Index, Illustrations,”,”RUSx-029-FL”
“AVRICH Paul”,”L’altra anima della rivoluzione.”,”Paul Avrich è docente di storia al Queens College ed alla City University di New York. Ha pubblicato ‘Kronstadt 1921’. Dal retrocopertina: Nel 1917 a Pietrogrado si stampava un quotidiano anarchico in 25 mila copie In Ucraina il movimento che si ispirava all’anarchismo riunì decine di migliaia di contadini”,”ANAx-389″
“AVRICH Paul”,”The Haymarket Tragedy.”,”Paul Avrich is Professor of History at Queens College, City University of New York. Illustrations, Preface, Epilogue, Notes, Bibliography, Index,”,”MUSx-015-FL”
“AVRICH Paul a cura, saggi di PETROV N. GORDIN V. L. PAVLOV N.I. MAKSIMOV G.P. SHAPIRO A.M. DOLININ E.Z. VLADIMOROVA Anna MOGILA P. KROPOTKIN Pëter TRIUK Victor GOLDMAN Emma”,”Gli anarchici nella rivoluzione russa.”,”Paul Avrich is Professor of History at Queens College, City University of New York. AVRICH Paul a cura; scritti di VOLIN Iuda ROSCHCHIN N. PETROV Stepan STEPANOV I. SELITSKIJ E. ZAIDNER-SADD A.L. e V.K. GORDIN A.A. BOROVOI N.I. PAVLOV A. GRACHEV G.P. MAKSIMOV A. KARELIN I. MASAL’SKIJ I.S. BLEICHMAN, A.M. SHAPIRO, Gregorij RAIVA, E.Z. DOLININ, Anna VLADIMIROVA, N.I. PAVLOV, Victor TRIUK, A. SOKOLOV, M. SERGVEN, Nestor MACHNO, P. MOGILA, Petr KROPOTKIN, Alexander BERKMAN, Emma GOLDMAN”,”ANAx-020-FL”
“AVRICH Paul, a cura di Antonio SENTA”,”Ribelli in paradiso. Sacco, Vanzetti e il movimento anarchico negli Stati Uniti.”,”Paul Avrich (1931-2006), nato a New York da una famiglia originaria di Odessa e professore per quasi un quarantennio al Queens College, dagli anni Sessanta ha scritto per un gran numero di pubblicazioni. Ha pubblicato ‘Kronstadt 1921’ e ‘Anarchist Voices’.”,”ANAx-002-FC”
“AVRICH Paul”,”Kronstadt 1921.”,”Paul Avrich is Professor of History at Queens College, City University of New York.”,”RIRO-211-FL”
“AVTORKHANOV Abdurakhman”,”The Communist Party Apparatus.”,”AVTORKHANOV A.. di nazionalità cecena, divenne un membro del PCUS nel 1927. Dal 1930 al 1934 fu capo del dipartimento organizzativo del Comitato regionale ceceno del partito e capo della casa editrice del partito. Nel 1937 frequentò l’ Istituto dei Professori Rossi a Mosca. Nello stesso anno, nel corso della Grande Purga fu arrestato come ‘nemico del popolo’ e imprigionato per cinque anni. Dal 1943 si stabilì in Germania. E’ stato uno dei fondatori dell’ Istituto di Monaco per gli studi dell’ URSS ed è stato membro del suo Academic Board. E’ stato professore di scienze politiche presso l’ U.S. Army Institute of Advanced Russian Studies. E’ autore di ‘Stalin au Pouvoir’ (1951) pubblicato sotto lo pseudonimo di Alexander URALOV).”,”RUSS-144″
“AXELOS Kostas”,”Marx penseur de la technique. De l’alienation de l’homme à la conquete du monde.”,”Questa riedizione del 1963 rispetto a quella del 1961 ha una bibliografia ampliata 2° esemplare fotocopiato La categoria del progresso per Marx è vuota di contenuto: “”…la catégorie du “”progrès”” est tout à fait vide de contenu et abstraite…”” (Marx, Sainte Famille, t. II, p. 148) Eraclito e Aristotele “”La philosophie moderne n’a fait que poursuivre une táche commencée déjà par Héraclite et Aristete (Marx, in ‘Gazette rhénane’ del 14 luglio 1842) Altra opera di Axelos: Kostas Axelos, Héraclite et la philosophie. La première saisie de l’être en devenir de la totalité, Les Editions du Minuit, 1962 Collection Arguments , 272 pages 26.00 € Présentation Pour comprendre la dialectique – platonicienne, théologique et chrétienne, hégélienne et marxiste – il faut remonter à Héraclite, chez qui nous rencontrons une pensée originelle, avant la constitution systématique de la philosophie et de la métaphysique, avant le fractionnement des disciplines (en logique, théologie, métaphysique, physique, biologie, anthropologie, éthique, politique et esthétique). On s’efforce de présenter ici la pensée d’Héraclite dans son ensemble cohérent, dans sa totalité fragmentée et fragmentaire. Car cette pensée, qui reconnaît la vérité de l’errance et la puissance de la bêtise, contient déjà les pensées qui se développèrent ensuite dans les perspectives autonomisées ; elle éclaire toute la problématique de la fondation et du dépassement de la philosophie. Il s’agissait donc de grouper autour des grands foyers – du logos, du cosmos, du divin, de l’homme, de la cité – les fragments qui s’y rapportent le plus explicitement, tous les fragments émanant d’un même centre et convergeant vers lui : l’être en devenir de la totalité une, le Jeu suprême. Indice: Prologue – Introduction : À la recherche d’Héraclite Première partie : Chapitre unique : Héraclite d’Ephèse (L’obscur) Deuxième partie : Première section : Le rythme de la pensée héraclitéenne. Le logos. La « dialectique » – Section II : Cosmologie. Physique. Théologie – Section III : Attitudes religieuses, politiques, éthique – Section IV : L’homme – Section V : La dimension poétique de la pensée héraclitéenne Troisième partie : Chapitre unique : La pensée d’Héraclite dans l’histoire de la pensée Conclusion : Dialectique synoptique – Épilogue – Orientation bibliographique – Table analytique des matières Héraclite est un penseur. Héraclite pense, le premier, le logos de l’être du devenir total. Lui, pour la première fois, pense et dit, dans l’horizon du logos ainsi nommé, ce qu’est le Monde. Héraclite ne fait pas « encore » de la philosophie, c’est-à-dire de la métaphysique. Sa pensée demeure ouverte et multidimensionnelle, questionnante et énigmatique, fragmentaire et poétique ; elle ne fixe pas l’Être, elle ne sépare pas l’être du devenir – l’être est devenir et le devenir est être –, elle ne ferme pas la Totalité, elle ne construit pas de systématique. Héraclite pense avant même la constitution de la métaphysique et la formation des écoles philosophiques : il est présocratique, à savoir préplatonicien. Héraclite est le premier penseur qui déploie la pensée (le logos) scrutant le sens (le logos) de la nature, de la divinité, de l’homme et de la cité, modes d’être du devenir de l’être du monde total – qu’Héraclite essaie de saisir. Essayant d’entrer en dialogue avec sa pensée – qui féconda toute la philosophie, bien que celle-ci, articulée en Métaphysique et en Théologie, en Logique, en Physique et en Éthique, semble le laisser derrière elle –, il convient de rester sur le plan de la pensée. Tout en employant le matériel critique et historique de la recherche contemporaine, et en le prenant scrupuleusement en considération, il faut oser libérer Héraclite autant de la prison de la pure et simple érudition archéologique et philologique que de la confusion du bavardage littéraire et des ratiocinations ou des illuminations « philosophiques ». Il s’agit presque de tenter l’impossible : lui donner la parole, le rendre parlant.”,”MADS-184-B”
“AXELOS Kostas”,”Marx penseur de la technique. De l’alienation de l’homme à la conquete du monde.”,”Libro di GB”,”MADS-016-FV”
“AXELOS Kostas”,”Marx pensatore della tecnica. Dall’alienazione dell’uomo alla conquista del mondo.”,”Kostas Axelos è nato ad Atene nel 1924. Compiuti i primi studi parallelamente in un liceo greco, nell’Istituto francese e nella Scuola germanica della sua città, si iscrive alla facoltà di legge e inizia ricerche di carattere giuridico ed economico. La seconda guerra mondiale l’orienta verso la politica. Durante l’occupazione nazifascista della Germania partecipa attivamente alla Resistenza e, in seguito, alla guerra civile (nella quale si trovarono militarmente impegnati gli inglesi) come organizzatore, giornalista e teorico comunista. Espulso al PC greco, condannato a morte dal governo di destra, è costretto a rifugiarsi in Francia. Qui riprende gli studi, prima alla Sorbona, poi a Basilea e a Friburgo. Si lega con Martin Heidegger. La scienza è una forza produttiva. “”Marx è quanto mai esplicito nella formulazione di questo pensiero centrale: la scienza è un prodotto dell’industria. «Anche queste scienze “”pure”” della natura – egli scrive – in realtà ricevono il loro fine e i loro materiali solo dal commercio e dell’industria, dall’attività sensibile degli uomini» (‘Ideologia tedesca’, cit., pag 163). Infatti, anche se la ‘tecnica moderna’ appare come un prodotto, un risultato della scienza, è pur sempre tale tecnica che costituisce la molla e il segreto dello sviluppo scientifico”” (nota 25, pag 245, nota a, pag 422)]; “”L’alienazione scientifica fa pensare che vi siano da una parte le scienze della natura e dall’altra le scienze della storia umana, che la realtà effettiva e le costruzioni del sapere siano differenti e che esistano verità specifiche e particolari. Tradendo i bisogni sensibili (naturali e umani) dell’uomo, questa alienazione scientifica, parte integrante dell’alienazione ideologica, esprime la reale alienazione dell’uomo. Separate l’una dall’altra e senza rapporto con la totalità – indissolubilmente naturale, storica e umana -, le scienze perdono anche ogni rapporto effettivo con il pensiero filosofico. L’alienazione filosofica, sistematizzazione speculativa e astratta dell’alienazione scientifica, si prolunga, per così dire, nell’alienazione scientifica, la quale, a sua volta, si rende autonoma. «Le ‘scienze della natura’ hanno dispiegato una attività enorme e si sono appropriate di un materiale sempre crescente. Cionondimeno, la filosofia è rimasta loro estranea così come esse sono rimaste estranee alla filosofia. La loro unione momentanea fu soltanto un’ illusione immaginaria (‘phantastische Illusion’). La volontà c’era, ma mancò il potere. La stessa storiografia presta attenzione alla scienza della natura soltanto incidentalmente: come momento del rischiaramento dai pregiudizi, [non considerando che] l’utilità di alcune grandi scoperte isolate. Ma quanto più ‘praticamente’ la scienza della natura è intervenuta, per mezzo dell’industria, nella vita umana, l’ha trasformata e ha preparato l’emancipazione dell’uomo, tanto più essa immediatamente ha dovuto completarne la disumanizzazione» (39). Vedendo nella tecnica, nell’attività pratica e sensibile, il motore dello sviluppo storico dell’umanità e della trasformazione della natura in materia del lavoro sociale, e vedendo nella tecnica più sviluppata, l’ ‘industria’, cioè che prepara la disalienazione dell’uomo, la liberazione della sua attività (benché nel presente essa porti a compimento l’alienazione), l’appagamento della totalità dei suoi bisogni naturali, umani e sociali, Marx associa senza dubbio la ‘tecnica’ e la ‘scienza’; la ‘tecnica produttiva’ e ‘industriale’ è anzi inseparabile dalla ‘tecnica scientifica’. Ciononostante, come abbiamo già visto, «non c’è storia della politica, dello Stato, della scienza, ecc. dell’arte e della religione, ecc.»”” (pag 248-249) [(30) Nei ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844′ Marx getta le basi filosofiche del suo pensiero partendo dall’alienazione radicale per giungere alla riconciliazione totale e comunista; egli non ritorna più su questo fondamento considerato stabilito. La prima parte dell”Ideologia tedesca’ (1845-46), libro, anche questo, lasciato allo stato di manoscritto, tenta di illuminare il comunismo in modo più pratico. ‘Manoscritti economico-filosofici’ e ‘Ideologia tedesca’ restarono inediti sino al 1932. Il marxismo filosofico dei primi trent’anni del XX secolo (Plechanov, Lenin, Lukacs, Korsch, ecc.) ignorava dunque questi scritti fondamentali, e ciò è stato – ed è tuttora – storicamente e filosoficamente importante]”,”MADS-747″
“AXELROD P.”,”Die Entwicklung der sozial-revolutionären Bewegung in Russland. (Separatabdruck aus dem “”Jahrbuch für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik”” von Dr. L. Richter, II. Jahrgang)”,”””Dieses Programm des nordrussischen Bundes der “”Semlja i Wolja”” lautet folgendermassen: “”Seinen Jahrhunderte lang dauernden Konflikt mit dem Staate und den höheren Klassen hat das russische Volk durch die revolutionäre Formel ‘Land und Freiheit’ (Semlja i Wolja) ausgedrückt.”” (pag 27) Questo programma della federazione nord-russa “”Zemlja i Volia’ afferma: “”Il popolo russo ha espresso il suo secolo da lungo tempo con un conflitto continuo con lo Stato e le classi più alte con la formula rivoluzionaria “”Terra e libertà”” (Zemlja i Volia).”” “”Im gegenwärtigen Moment stehen also zwei Fraktionen im Vordergrund. Die eine, welche sich um das “”Exekutiv-Komite”” gruppirt; die andere, die den Namen “”russische föderalistische Sozialisten”” trägt, und deren Zentrum im Norden der Bund “”Semlja i Wolia”” ist.”” (pag 31)”,”MRSx-040″
“AXIOTI Melpo”,”La vita non muore. Romanzo.”,”‘La resistenza eroica del popolo greco, specchiata nel cuore di una donna e nell’amore che la unisce, oltre la morte, al compagno di lotta ed alla patria’ Melpo Axioti era una scrittrice greca che professava il comunismo. Ha scritto in greco moderno. Trascorse gran parte del suo esilio dal 1947 al 1964, nella Repubblica democratica tedesca. (wikip)”,”GREx-023″
“AYALA Giuseppe”,”Chi ha paura muore ogni giorno. I miei anni con Falcone e Borsellino.”,”Giuseppe AYALA ha fatto parte del pool antimafia di Palermo e ha rappresentato l’ accusa nel primo maxiprocesso. E’ stato deputato e senatore per quattro legislature e sottosegretario alla giustizia dal 1996 al 2000. E’ rientrato in magistratura nel 2006. Ha scritto con CAVALLARO Felice, ‘La guerra dei giusti: i giudici, la mafia e la politica’ (1993).”,”ITAS-126″
“AYCARD Mathilde VALLAUD Pierre”,”Russie. Révolutions et Stalinisme, 1905-1953.”,”Pierre Vallaud è specialista di storia delle guerre nel XX secolo. Ha scritto pure ‘La Première guerre mondiale’ (2004) ‘La Seconde Guerre mondiale’ (2002). Mathilde Aycard storica ed editrice ha scritto assieme a Vallaud: ‘Histoire de la guerre froide’ ed altri due lavori rispettivamente sul 3° Reich e l’Assedio di Leningrado,. Due inserti: di foto e di cartine Il patto germano sovietico. Pierre Vallaud è specialista di storia delle guerre nel XX secolo. Ha scritto pure ‘La Première guerre mondiale’ (2004) ‘La Seconde Guerre mondiale’ (2002). Mathilde Aycard storica ed editrice ha scritto assieme a Vallaud: ‘Histoire de la guerre froide’ ed altri due lavori rispettivamente sul 3° Reich e l’Assedio di Leningrado,. Due inserti: di foto e di cartine Il patto germano sovietico del 1939 e le sue conseguenze. “”La montée des tensions dans l’entre-deux-guerres favorise une pactomanie frénétique: pacte Laval-Staline (1935) entre la France e l’URSS; pacte anti-Komintern (1936) entre le Japon et l’Allemagne puis l’Italie; pacte d’Acier (1939) entre l’Allemagne et l’Italie. Depuis deux ans, un tournoi de poker acharné a commencé entre le bloc franco-britannique, l’axe Rome-Berlin et Moscou. Dans une telle partie, chacun sait que c’est le partenaire de l’URSS qui détiendra l’atout maître. Tandis que Londres et Paris recherchent une alliance de revers, les Allemands veulent avoir les mains libres à l’Est, éviter de se retrouver comme pendant la Première Guerre mondiale, pris entre deux fronts,et s’ouvrir l’accès à une riche réserve d’approvisionnement (pètrole, matières premières, ravitaillement). Staline doit se prononcer. La conférence de Munich, à laquelle il n’a même pae été convié, l’entrée des troupes allemandes à Prague accélèrent sa décision. Il comprend que les démocraties ne sont pas prêtes, le cas échéant, à le soutenir en cas de conflit avec l’Allemagne, et qu’il peut devenir une sorte d’arbitre entre le Reich et les démocraties. Il décide donc d’adopter la solution qui fait basculer le rapport de force en sa faveur et qui lui permet de gagner du temps face à une guerre inéluctable. L’échec des pourparlers avec les Alliés n’est pas encore reconnu que le monde apprend, incrédule, l'””alliance contre-nature””, le pacte de “”non-agression”” germano-soviétique, signé le 23 août 1939 par Viatcheslav Molotov et Joachim von Ribbentrop. L’essentiel de l’accord se trouve, en fait, dans les protocoles annexes. Le premier, évidemment secret, détermine des “”zones d’influences”” dans les Etats baltes, en Finlande et bien sûr en Pologne. Les autres organisent les nouvelles frontières, traitent du sort de la Lituanie et prévoient de ne tolérer aucun acte hostile contre l’une ou l’autre partie de la part del Polonais. Aussitôt, les attaques antifascistes soviétiques sont gommées des médias soviétiques (presse, littérature, cinéma), alors que le NKVD élimine la majorité des communistes allemands réfugiés en URSS. L’une des victimes les plus célèbres du revirement soviétique est la veuve d’Heinz Neumann: Margaret est déportée en Sibérie, puis un “”geste d’amitié de Staline à Hitler”” lui vaut d’être remise par les Soviétiques à la Gestapo, qui l’envoie au camp de concentration de Ravensbrück. Les premiers mois, intégrité morale et politique mise à part, les Soviétiques n’ont qu’à se féliciter de ces accords porteurs de paix, annonciateurs de nouveaux territoires et d’avantages économiques.”” (pag 266-267)”,”RUSS-233″
“AYÇOBERRY Pierre”,”La società tedesca sotto il Terzo Reich, 1933-1945.”,”AYÇOBERRY Pierre è professore emerito di storia contemporanea all’Università Marc Bloch di Strasburgo. Ha pubblicato pure ‘La science sous le Troisième Reich (con Josiane Olff-Nathan) e ‘La question nazie’. Questione operaia in prossimità della guerra. “”La storiografia dell’economia di guerra ha a lungo accettato la distinzione proposta da Alan S. Milward in due fasi distinte: quella della guerra lampo fino al 1942-43 e successivamente quella della “”guerra totale””. Secondo questo schema, il regime avrebbe a lungo limitato, fino alle prime grandi disfatte, gli interventi nella vita dei civili e le restrizioni dei consumi come la pianificazione della manodopera, perseguendo una politica di prudenza che era in armonia con la sua strategia generale. Infatti, come scrive un commentatore, “”i regimi dittatoriali e demagogici hanno la caratteristica di intraprendere guerre di saccheggio per evitare agitazioni all’interno””. T. Mason ha rafforzato questa tesi ponendo l’accento sulla sorprendente debolezza del dittatore il quale, dopo aver deciso, durante i primi giorni di guerra, misure drastiche nell’ambito del mercato del lavoro, degli orari e dei salarI fece rapidamente marcia indietro davanti al malumore degli operai appoggiati dal Fronte del Lavoro. Abbiamo però già visto che allo stesso tempo alcuni beni di consumo erano sottoposti a restrizioni, e che le imprese non considerate indispensabili continuavano a essere l’obiettivo di operazioni di “”scrematura””. Tali obiezioni, insieme ad alcune altre, sono state sviluppate più recentemente dall’economista Richard J. Overy, che è giunto alla conclusione che il Terzo Reich fu caratterizzato da un’economia di “”guerra totale”” fin dallo scoppio del conflitto: in un anno, la percentuale di operai destinati alla produzione di armi balzò dal 22% al 50%, ed era destinata a crescere ancora e rapidamente, se si deve credere a Goering che, all’indomani della vittoria sulla Francia, annunciava: “”Adesso ci riarmeremo veramente”” (14)”” (pag 269) (14) A.S. Milward, ‘L’economia di guerra della Germania’, F. Angeli, Milano, 1978, passim; T. Mason, Arbeiterklasse und Volksgemeinschaft. Dokumente und Materialen zur deutschen Arbeiterpolitik 1936-1939′, Westdeutscher Verlag, Opladen, 1975, pp, 158 e sgg.; Overy, ‘Blitzkriegswirtschaft’, cit, pp. 379-424″,”GERN-162″
“AYER Alfred J.”,”Hume.”,”AYER A.J. professore della cattedra Wykeham di logica ad Oxford dal 1959 al 1978, è membro dell’Istituto Wolfson di Oxford e dell’Accademia britannica.”,”FILx-419″
“AYER Alfred J., a cura di Giannantonio DE-TONI”,”Linguaggio, verità e logica.”,”AYER Alfred J. nato nel 1910 è stato uno dei maggiori esponenti de positivismo logico.”,”FILx-437″
“AYMARD M. con M.L. BACCI A.F. CARDAMONE C.A. CORSINI G. DELILLE M.R. DUGLIO J. DUPAQUIER S. FEDELE G. HAWTHORN G. LEVI A. SANTINI E. SONNINO; a cura di Ercole SORI”,”Demografia storica.”,”Saggi di AYMARD, M.L. BACCI, A.F. CARDAMONE, C.A. CORSINI, G. DELILLE, M.R. DUGLIO, J. DUPAQUIER, S. FEDELE, G. HAWTHORN, G. LEVI, A. SANTINI, E. SONNINO.”,”DEMx-012″
“AYMARD Maurice LEVI Giovanni MALANIMA Paolo BIANCHINI Marco VISCEGLIA Maria Antonietta VIVANTI Corrado PERINI Leonardo PAGANO DE DIVITIIS Gigliola ROMANO Ruggiero”,”Storia dell’economia italiana. II. L’età moderna: verso la crisi.”,”Contiene il paragrafo ‘L’occidentalizzazione degli interessi genovesi’ (pag 315-318) in capitolo di Gigliola Pagano de Divitiis ‘L’Italia fuori d’Italia’”,”ITAE-365″
“AYMARD Maurice; FINZI Roberto”,”L’Italia-mondo nell’opera di Braudel (Aymard); Fra Marx e Braudel (Finzi).”,”””Il cuore industriale ed economico di questo «enorme Mediterraneo» è costituito, ai suoi occhi ,dal quadrilatero Genova-Milano-Venezia-Firenze, in funzione del quale «è organizzata tutta la grande economia»”” (pag 82) (Aymard) “”«Noi abbiamo accettato il pensiero marxista come uno fra gli altri – ebbe a dire retrospettivamente Braudel nel 1977 – Non ci è servito da credo, non ci è servito da inquadramento ma non lo abbiamo tenuto in disparte. Più di quanto si possa pensare (…) in tutti i paesi dell’Occidente le idee di Marx sono penetrate in profondità (…). Non vi stupirà dunque che noi ci siamo intesi con qualche marxista inglese, che abbiamo avuto un ottimo rapporto con i marxisti polacchi, che abbiamo avuto un rapporto migliore di qunato si creda con i marxisti italiani, che abbiamo imparato gli uni dagli altri. E che nessuna barriera ci abbia separato dai marxisti francesi»”” (pag 93) F. Braudel, ‘A mo’ di conclusione’, in Id. ‘I tempi della storia’, cit., p. 103 “”Il tempo storico lungo di Marx”,”STOS-004-FGB”
“AYMARD Maurice a cura di, Saggi di Wolfgang REINHARD Gilles VEINSTEIN Serge GRUZINSKI Antoni MACZAK Adriano PROSPERI Emiliano Fernández DE PINEDO Bernard LEPETIT Cesare MOZZARELLI Giovanni CARERI Mario BIAGIOLI Geoffrey PARKER Osvaldo RAGGIO Lars MAGNUSSON Anton BLOK”,”Storia d’Europa. L’età moderna, Secoli XVI-XVIII. Vol. IV.”,”Maurice Aymard, nato a Tolosaq il 20/12/1936, è uno storico francese, esperto in storia econimica e sociale dell’era moderna.”,”EURx-124-FL”
“AYMONE Fiorella SIVINI CAVAZZANI Ada SIVINI Giordano a cura; saggi di Michael BARRATT BROWN Ernest MANDEL Gilles MARTINET Jean AUGIER Paul MATTICK Rainer ZOLL Manuel BRIDIER Johannes AGNOLI”,”Sviluppo economico e rivoluzione.”,”Paul Mattick, ‘Il nuovo capitalismo e la vecchia lotta di classe’ (pag 133-162) Nel saggio di Paul Mattick si cita nelle note il libro: ‘Betriebsräte in der Novemberrevolution: Eine politikwissenschaftliche Untersuchung über Ideengehalt und Struktur der betrieblichen und 1918/19’ (Internationale Bibliothek) di Peter von Oertzen, Dusseldorf 1963 “”Dal 1906 in poi, l’iniziativa organizzativa cadde di nuovo in mano ai partiti politici e ai sindacati. Ma l’esperienza del 1905 non era andata perduta. I soviet, scrisse Trotsky (6) «erano la realizzazione della necessità obiettiva di un’organizzazione che avesse autorità senza avere una tradizione, e che riuscisse contemporaneamente ad abbracciare centinaia di migliaia di lavoratori. Un’organizzazione, inoltre, che fosse capace di unificare tutte le tendenze rivoluzionarie all’interno del proletariato, che possedesse iniziative e autocontrollo, e che, e questa è la cosa più importante, potesse essere creata nello spazio di 24 ore». I soviet attirarono i membri ideologicamente più vivaci, e quindi in generale, i più pronti politicamente, della popolazione operaia, e trovarono appoggio nelle organizzazioni socialiste e nei primi sindacati. La differenza fra queste organizzazioni tradizionali e i soviet è spiegata dall’osservazione di Trotsky secondo cui «i partiti erano organizzazioni ‘interne al’ proletariato, mentre i soviet erano l’organizzazione ‘del’ proletariato. La rivoluzione del 1905 rafforzò le opposizioni di sinistra nei partiti socialisti occidentali, ma più nel campo della spontaneità degli scioperi di massa che per ciò che riguarda la forma organizzativa che queste azioni assumevano. Esistevano comunque delle eccezioni Anton Pannokoek (7), per esempio, sentiva che con i soviet, «le masse passive diventano attive e la classe operaia diventa un organismo indipendente che raggiunge l’unificazione… Alla fine di questo processo rivoluzionario, essa diventa un’entità dotata di coscienza di classe ed altamente organizzata, pronta ad ottenere il controllo di tutta la società ed a prendere in mano il processo di produzione». Secondo Lenin (8), i soviet erano «organi di lotta di massa. Vennero alla luce come organizzazioni di sciopero sotto la spinta della necessità, divennero preso organi di lotta rivoluzionaria contro il governo. Non fu una teoria, o una dichiarazione, o considerazioni tattiche, o dottrina di partito, ma fu la forza degli eventi che tramutò queste organizzazioni di massa in organizzazioni della rivoluzione». Mentre Lenin insisteva che il suo partito «non si doveva rifiutare di usare organizzazioni non di partito o pluripartitiche, quali i soviet», sosteneva però ancora che «il partito deve comportarsi così per rafforzare la propria influenza sulla classe operaia ed aumentare il proprio potere» (9). Lenin vedeva la rivoluzione russa come un processo ininterrotto che portava dalla rivoluzione borghese alla rivoluzione socialista”” (pag 139-140) [(in) Paul Mattick, ‘Il nuovo capitalismo e la vecchia lotta di classe’] [(6) ‘Die Russische Revolution, 1905’, Berlino, 1923; (7) ‘Massenaction und Revolution’ (Neue Zeit, 1912); (8) ‘La fine della Duma e il compito del proletariato’, 1906; (9) ‘Risoluzione per il V Congresso del Partito Socialdemocratico Russo del Lavoro’]”,”TEOC-759″
“AYMONE Fiorella SIVINI CAVAZZANI Ada SIVINI Giordano a cura; saggi di Michael BARRATT BROWN Ernest MANDEL Gilles MARTINET Jean AUGIER Paul MATTICK Rainer ZOLL Manuel BRIDIER Johannes AGNOLI”,”Sviluppo economico e rivoluzione.”,”Il saggio di Paul Mattick, ‘Il nuovo capitalismo e la vecchia lotta di classe’ (pag 133-162) si apre con la citazione di Marx ‘Il proletariato è rivoluzionario o non è nulla’. (pag 133) “”All’inizio del secolo le organizzazioni operaie tradizionali – partiti socialisti e sindacati – non erano più movimenti rivoluzionari. Solo una piccola sinistra all’interno di queste organizzazioni si occupava di questioni di strategia rivoluzionaria e, quindi, di questione di organizzazione di spontaneismo. Questo implicava il problema della coscienza rivoluzionaria e dei rapporti della minoranza rivoluzionaria con la massa del proletariato indottrinato dal capitalismo. Veniva considerato improbabile che senza una coscienza rivoluzionaria la massa degli operai avrebbe agito in modo rivoluzionario solo per la spinta delle circostanze. Questo problema assunse una importanza speciale a causa della scissione del partito socialdemocratico e della cristallizzazione del concetto di Lenin (1) circa la necessità di un’avanguardia rivoluzionaria formata da rivoluzionari di professione. Cosciente del fattore spontaneismo, Lenin diede molta importanza alla necessità speciale di un’attività e di una dirigenza organizzate centralmente. Più i movimenti spontanei acquistavano forza e si espandevano, più sarebbe stato necessario controllarli e dirigerli attraverso un partito profondamente disciplinato. Gli operai dovevano essere messi in guardia contro se stessi, per così dire, perché la loro mancanza di comprensione teorica poteva portarli facilmente a dissipare i loro poteri, formatisi in modo spontaneo, e a sconfiggere la loro stessa causa. Un’opposizione di sinistra a questo particolare punto di vista fu espressa con grande coerenza da Rosa Luxemburg (2). Sia Lenin che la Luxemburg vedevano la necessità di combattere l’evoluzionismo opportunista e riformista delle organizzazioni operaie costituite e domandavano a un ritorno a politiche rivoluzionarie. Ma mentre Lenin cercò di giungere a ciò attraverso la creazione di un tipo nuovo di partito rivoluzionario, Rosa Luxemburg preferiva un aumento dell’autodeterminazione del proletariato, sia in generale che all’intero delle organizzazione operaie, attraverso l’eliminazione dei controlli burocratici e rendendo così attiva la base. Sia Lenin che la Luxemburg pensavano fosse possibile che una minoranza rivoluzionaria giungesse a controllare la società. Ma mentre Lenin vedeva in ciò la possibilità della realizzazione del socialismo attraverso il partito, Rosa Luxemburg temeva che qualunque minoranza, posta nella posizione di classe dirigente, potesse presto cominciare a pensare ed agire come la borghesia di un tempo. Essa sperava in movimenti spontanei che delimitassero l’influenza delle organizzazioni che aspiravano a centralizzare il potere nelle loro mani. Secondo la Luxemburg, i socialisti dovevano semplicemente aiutare a liberare le forze creative nelle azioni di massa, e integrare i propri tentativi nella lotta di classe, indipendente, del proletariato. La sua posizione dava per scontata l’esistenza di una classe operaia intelligente in una situazione di capitalismo avanzato, una classe operaia capace di scoprire, attraverso i propri sforzi, modi e mezzi di lotta per i propri interessi e, in ultima analisi, per il socialismo”” (pag 134-135) [Paul Mattick, ‘Il nuovo capitalismo e la vecchia lotta di classe’ (in) ‘AaVv, Sviluppo economico e rivoluzione, De Donato, Bari, 1969] [(1) ‘Che fare?’, 1902, e ‘Un passo avanti e due indietro’, 1904; (2) ‘Questioni organizzative della socialdemocrazia russa’, 1903-1904] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]”,”TEOC-001-FSD”
“AYTON Andrew PRICE Leslie J. a cura; saggi di Barbara ENGLISC e altri”,”The Medieval military revolution. State, society and military change in Medieval and Early Modern Europe.”,”AYTON Andrew docente di Storia Università di Hull, specializzato nella storia sociale e militare dell’Europa medievale, organizzazione della guerra e ruolo militare dell’aristocrazia inglese. PRICE J. Leslie,. Senior Lecturer in Storia presso Univerità di Hull, specializzato nel primo periodo moderno della storia europea, particolarmente sulla Repubblica olandese. ‘In recent years military history has moved out of its specialized ghetto and has come to be regarded as central to the mainstream study of the past. The concepts of a “”military revolution”” (consisting of the emergence of large infantry-based armies in early-modern Europe, the use of potent gunpowder weapons, and the rapid escalation of war costs) are now seen to have had far-reaching political and social consequences for European society. Indeed, war itself is now seen as a major engine of state development during this period.’ (cat)”,”QMIx-068-FSL”
“AZAÑA Manuel”,”La veglia a Benicarló.”,”””Pubblicato a Buenos Aires nell’agosto del 1939, sei mesi dopo la definitiva vittoria di Franco e un anno prima che la morte cogliesse Azaña nell’esilio di Montauban, in terra di Francia, questodialogo sulla guerra di Spagna idealmente apre la ricca sequenza delle oere letterarie suscitate da quell’avvenimento e resta come il documento più alto dello “”stato d’animo”” di colui che ne è stato il massimo protagonista: all’apice dello Stato, a rappresentarne la legalità, il diritto; e con una forza morale e intellettuale unica più che rara”” (dalla prefazione di Leonardo Sciascia) “”Rivera. Da ciò che ha finito di dire debbo dedurre che ancora la rivoluzione non ha trionfato. Che nemmeno è stata vinta, né che è abortita, ma che segue il suo corso ascendente. In questa situazione una rivoluzione va contro qualcuno, contro qualcosa. Il governo dirige la rivoluzione? Barcala. In qualche modo. Rivera. Va contro il governo? Barcala. Evidentemente no. Rivera. Contro chi? Barcala. Contro la classe borghese ed il sistema capitalista. Rivera. Ma questa classe, questo sistema, da chi sono rappresentati? Contro chi si indirizza l’attacco o la difesa, se il governo responsabile non difende chi è attaccato e non riceve in forma immediata l’attacco? Barcala. La rivoluzione progredisce per azione diretta contro le istituzioni, le persone e i beni della borghesia. Rivera. Di tutti i borghesi? Ne vedo molti che parteggiano per la rivoluzione e altri tranquilli nella loro borghesia. Barcala. Segnatamente contro i borghesi fascisti per strappar loro il potere economico. Garcés. In una rivoluzione sociale mi sorprende questa distinzione. (…)”” (pag 69-70)”,”MSPG-005-FV”
“AZEMA Jean-Pierre WINOCK Michel”,” La IIIe Republique (1870-1940). “”Naissance et mort…””.”,”AZEMA Jean-Pierre e WINOCK Michel sono nati a Parigi nel 1937 e hanno compiuto i loro studi al liceo Lakanal, poi alla Sorbona. Sono agregée d’ histoire. AZEMA è maitre-assistant all’ Institut d’ Etudes Politiques (IEP) di Parigi. WINOCK è maitre-assistant all’ Université de Paris-VIII (Vincennes). “”In occasione dell’ annuncio del patto (Hitler-Stalin, ndr), il PCF rimane due giorni senza reazione precisa. Passato lo stupore, viene la giustificazione: l’ URSS aveva salvato la pace. Questo non impedirà per nulla i comunisti dal restare fedeli alla linea antifascista. “”Se Hitler, scrive l’ Humanité il 25 agosto, malgrado tutto, scatena la guerra, allora che sappia bene che troverà davanti a lui il popolo di Francia unito, i comunisti in prima fila, per difendere la sicurezza del paese, la libertà e l’ indipendenza dei popoli””. La conseguenza di questo atteggiamento fu il voto dei crediti di guerra chiesti dal governo Daladier il 2 settembre, da parte del gruppo comunista: “”Il nostro partito comunista approva le misure che sono state prese dal governo per garantire le nostre frontiere e apportare in caso eclatante l’ aiuto necessario alla nazione che potrebbe essere aggredita e alla quale noi siamo legati da un trattato d’ alleanza””. La politica di difesa nazionale non era dunque rimessa in causa. Ma nella seconda quindicina di settembre, il partito comunista stravolge completamente le sue posizioni: la guerra, qualificata d’ora in poi, “”imperialista”” doveva conseguentemente essere combattuta senza debolezze””. (pag 253-254) “”Mais on en demande trop aux combattants; leur endurance, en 1916, n’est plus souvent qu’une résignation. “”Le soldat de 1916 ne se bat ni pour l’Alsace, ni pour ruiner l’Allemagne, ni pour la patrie. Il se bat parce qu’il ne peut faire autrement (2)””. Les justifications patriotiques ne sont plus de saison au début de l’année 1917. L’exemple de la révolution russe, au mois de mars, semble éclairer les combattants: de la guerre peut naître la révolution; la somme de souffrances consenties n’aura pas été inutile si un monde meilleur en est le fruit. La crisi èclate en mai 1917, doublement: sur le front; dans les usine de l’arrière. Le 16 avril, Nivelle a lancé dans sa grande offensive des dizaines de milliers d’hommes épuisés. Tuerie inutile: pour 180 canons et 22 000 prisonniers, on compte 90 000 tués et 80 000 blessés. Comme encouragé par le résultat, il lance, le 5 mai, de nouvelles attaques aussi meurtrières et aussi vaines. Le 10 mai, Nivelle est averti de son remplacement au poste de généralissime par Pétain, mais, dès le 4 mai, les premières mutineries commencent. Une compagnie, d’abord, refuse de monter à l’assaut; de proche en proche, le mouvement gagne des dizaines de régiments. Des drapeaux rouges sont brandis; on chante ‘l’Internationale’. Pendant ce temps, la crise sociale éclate dans les villes à la suite d’une hausse des prix continue qui a entraîné la baisse du pouvoir d’achat. Dès janvier, les usines de guerre sont touchées par les grèves. Le socialiste Albert Thomas, chargé de remettre bon ordre dans ces usines, prend des mesures répressives et, tout à la fois, donne satisfaction à certaines revendications, en imposant notamment le salaire minimal. Mais la crise déborde les usines de guerre. En mai et juin, en raison des difficultés du ravitaillement consécutives à la guerre sous.-marine, une nouvelle hausse des prix conduit la crise à son paroxysme: grève générale dans la couture, nouvelle grève dans la métallurgie… Démoralisation des troupes avides de repos et de paix, grèves dans les usines, exemple russe… Les conditions semblaient réunis pour constituerr une situation révolutionnaire. Jamais, depuis le début de la guerre, le gouvernement français n’avait connu pareille crise. Il pouvait en résulter deux dangers successifs pour le régime: la révolution socialiste – comme ce devait être le cas en Russie, au mois de novembre – et, dans l’hypothèse où celle-ci échouerait, la dictature militaire. Ni l’une ni l’autre n’eurent lieu”” (pag 177-178) (2) Louis Mairet, Carnets d’un combattant; cité par Ducasse, Meyer et Perroux, Vie et Mort des Français, 1914-1918, p. 97″,”FRAV-096″
“AZEMA Jean-Pierre”,”De Munich à la Libération, 1938-1944.”,”AZEMA Jean-Pierre (1937) insegna storia contemporanea nell’Institut d’études politiques de Paris (IEP)”,”FRAV-146″
“AZÉMA Jean-Pierre”,”1940, l’année terrible.”,”Jean-Pierre Azéma, agrégé d’histoire, docteur ès lettres et sciences humaines, maitre de conferences à l’Institut d’études politiques de Paris. A publié, entre autres, ‘De Muich à la Libération (1938-1944), dans la collection “”Points Histoire””. 1940: primi segni di resistenza all’occupante. “”L’appel du 18 juin et l’émergence de la France libre ne dovient d’aucune manière faire oublier que se sont manifestés dès l’été 40 des femmes et des hommes décidés, eux aussi, à «faire quelque chose», agissant de façon spontanée, sans se réclamer d’un mentor: ils forment l’embryon de la Résistance intérieure. Dans l’analyse de ce phénomène – qui vaut, précisons-le bien, pour toute l’Europe occupée, ou presque -, il faut éviter tout anachronisme: la Résistance n?est encore, à la fin de 1940, qu’une juxtaposition d’initiatives dépourvous de moyens et demeure, somme toute, peu crédible. C’est pourtant une relève politique potentielle. Et tous ceux qui se son levés contre l’occupant aiment à affirmer qu’ils avaient sauté le pas dès 40.”” (pag 345) “”L’appello del 18 giugno e l’emergere della Francia libera non devono in alcun modo farci dimenticare che, dall’estate del 1940, anche le donne e gli uomini hanno deciso di “”fare qualcosa””, agendo spontaneamente, senza la pretesa di avere un mentore: essi costituiscono l’embrione della Resistenza interna. Nell’analisi di questo fenomeno – che vale, sia chiaro, per tutta l’Europa occupata, o quasi -, va evitato ogni anacronismo: la Resistenza è ancora, alla fine del 1940, soltanto una giustapposizione di iniziative prive di mezzi e tutto sommato poco credibili. Si tratta, tuttavia, di un potenziale risultato politico. E tutti coloro che si sono opposti all’occupante amano affermare di aver fatto il grande passo negli anni ’40″”. (pagina 345) “”A l’époque, ces résistants éprouvaient une difficulté certaine à contourner cet obstacle supplémentaire que représentait al ligne de démarcation: mis à part le Front national (créé par les comunistes au printemps 41), aucun mouvement ne se développera durablement à la fois au Nord et au Sud. Cette incapacité tenait à des problèmes d’ordre technique; mais elle reflétait peut-être aussi des manières différentes de réagir: la tonalité était volontiers plus militaire, plus apolitiques, en zone occupée, alors qu’au Sud certains enjeux politiques apparurent plus précocement. Ajoutons que les divergences entre les résistants aux-mêmes n’arrangèrent nien. Ceux qui n’étaient pas dans la mouvance du PCF clandestin se défiaient, voire excluaient les communistes. Car, si la ligne de ‘L’Humanité’ clandestine évolue (dans l’autumne, elle en reste à la thèse de la «guerre impérialiste», mais le Reich devient le «gangster» le plus redoutable), reste vivace la mémoire du tournant à 180 degrés qu’avait effectué le Parti à l’automne 1939. Symétriquement, les convictions républicaines de ceux qui condamnaient sans appel Philippe Pétain contribuaient à les opposer à ceux qui récusaient la collaboration d’État mais approuvaient pour partie la Révolution nationale, comme c’était par exemple, en 1940 du moins, le cas d’Henry Frenay parmi bien d’autres”” (pag 348) “”All’epoca, questi combattenti della resistenza incontrarono una certa difficoltà nell’aggirare questo ulteriore ostacolo rappresentato dalla linea di demarcazione: a parte il Fronte Nazionale (creato dai comunisti nella primavera del ’41), nessun movimento si sarebbe sviluppato in modo sostenibile sia nel Nord che nel Sud. Questa incapacità è dovuta a problemi tecnici ma forse riflette anche diversi modi di reagire: il tono era più militare, più apolitico, nella zona occupata, mentre nel Sud alcune questioni politiche erano apparse più precocemente. Aggiungiamo che le divergenze tra le resistenze non hanno aiutato le cose. Coloro che non erano nel movimento clandestino del PCF diffidavano, escludevano addirittura i comunisti. Perciò se la linea de ‘L’Humanité’ clandestina evolve (in autunno, è ancora con la tesi della “”guerra imperialista””, ma il Reich diventa il più formidabile “”gangster””), rimane vivo il ricordo della svolta di 180 gradi che il Partito aveva compiuto nell’autunno del 1939. Simmetricamente, le convinzioni repubblicane di coloro che condannarono inequivocabilmente Philippe Pétain contribuirono a contrapporle a coloro che rifiutarono collaborazione dello Stato ma approvavano in parte la Rivoluzione Nazionale, come fu, ad esempio, almeno nel 1940, il caso di Henry Frenay tra molti altri”””,”QMIS-061-FSD”
“AZIZ Philippe, opera scritta sotto la direzione di Jean DUMONT”,”I medici dei lager. Volume primo: Karl Brandt, l’uomo in camice del Terzo Reich.”,”””L’uomo non è né un angelo né una belva, e sfortuna vuole che, chi vuole fare l’angelo, fa la belva…”” (Pascal) (in apertura) “”Né Himmler né Hitler furono processati a Norimberga, cosa che indusse il presidente del tribunale a dichiarare: «Una figura invisibile sta tra gli accusati: Hitler». Il problema stava proprio lì. I giudici di Norimberga parlavano agli accusati di un certo tipo di medico che non esisteva tra le file dei medici nazisti. La coscienza individuale, la responsabilità erano termini che non avevano nessun senso nella Germania hitleriana poiché non corrispondevano a nessuna realtà. Brandt insisteva tanto sulla necessità di prendere in considerazione la situazione storica della Germania, ma non lo faceva solo per difendersi. Nelle sue frasi c’era qualcosa di profondamente vero: il nazionalsocialismo aveva cancellato le parole «etica medica» dal dizionario, e la mano del Führer aveva scritto al loro posto altre due parole: «morale del guerriero». Dopo centotrentatrè giorni di dibattimento, il processo terminò il 21 agosto 1947. Quel giorno una folla densa si accalcava nella sala delle udienze e attorno al tribunale. Giornalisti, provenienti da tutto il mondo, erano venuti ad assistere a quell’eccezionale avvenimento. La sala era immersa in un pesante silenzio. I medici SS, pallidi, sfiniti, attendevano con ansia la sentenza. Furono chiamati ad uno ad uno al banco degli imputati per ascoltare le sentenze, che, a dire il vero, furono spesso sorprendenti. Karl Brandt, Viktor Brack, Gebhardt, Mrugowsky, Hoven (che aveva aiutato il comitato clandestino dei prigionieri di Buchenwald), Sievers e Rudolf Brandt furono condannati a morte per impiccagione. Fischer che aveva attuato i terribili esperimenti di Ravensbrück, Genzen, Handloser, la cui responsabilità era «schiacciante» secondo il procuratore McHaney, Rose e Schröder l’istigatore degli esperimenti su esseri umani, furono condannati all’ergastolo. Becker-Freyseng e Herta Oberheuser, anch’essi medici di Ravensbrück, furono condannati a vent’anni; Beiglböck, che aveva attuato gli esperimenti a Dachau, a quindici anni, Poppendick a dieci anni. Blome, Pokorny, Romberg, Rostock, che si era recato a Strasburgo con Brandt, Schäfer e Wetz, tutti individui la cui responsabilità era stata a volte più diretta di quella del commissario del Reich, furono assolti. Alla fine di quest’ultima udienza essi lasciarono il tribunale da uomini liberi”” (pag 248-249)”,”GERN-168″
“AZIZ Philippe, opera scritta sotto la direzione di Jean DUMONT”,”I medici dei lager. Volume secondo: Joseph Mengele. L’incarnazione del male.”,”””Il gigantesco massacro di Auschwitz non aveva in sé la passione, la brutalità, l’elemento imprevisto di tutti gli altri massacri della storia. Era qualcosa di calmo, di ponderato, di studiato a lungo e con metodo… Auschiwitz ponein modo angoscioso il problema dell’uomo”” (dottor Haffner) (in apertura) “”16 aprile 1972. Sprofondato in una comoda poltrona dell’Hilton di Tel Aviv, Moshe R. sottolinea con lunghi silenzi le sue evasive risposte. Si trattava, come mi hanno riferito, di uno tra i più temibili agenti del ‘Mossad’, un settore poco conosciuto dei servizi speciali israeliani. Il ‘Mossad’, creato nel 1951 per iniziativa di David Ben Gurion, ha il compito di dare la caccia ai nazisti, ovunque si trovino, per mezzo dei suoi agenti volontari, efficientissimi e implacabili. La cattura di Adolf Eichmann è opera sua. (…) Ho chiesto a Moshe se Mengele era veramente un mostruoso criminale, peggiore delle altre centinaia di medici SS che imperversavano nei campi di concentramento, effettuando sugli uomini esperimenti o «selezioni». In che cosa differiva dagli altri, e qual è il segreto della sua leggenda? «Effettivamente», mi ha risposto Moshe, «non penso che Mengele abbia commesso più crimini di molti altri suoi colleghi, come Clauberg o Schumann. Il suo grado nelle SS era piuttosto basso e si può dire che la sua era una carriera mancata. «In realtà la sua fuga e il fatto che sia sopravvissuto hanno contribuito a crearne la leggenda. «Tuttavia bisognava che qualcuno personificasse tutti gli orrori e i crimini della medicina nazista: Mengele ha sostenuto e sostiene questa parte. Quando gli diamo la caccia, e lo costringiamo a cambiare continuamente nazione, città, residenza, in realtà noi diamo la caccia, attraverso lui, a tutti gli altri medici SS e a tutti i criminali nazisti»”” (pag 250-252)”,”GERN-169″
“AZIZ Philippe, opera scritta sotto la direzione di Jean DUMONT”,”I medici dei lager. Volume terzo: Milioni di cavie umane.”,”””Il medico SS prima di essere medico è soprattutto un soldato”” (Himmler) (in apertura) “”Il professor Hirt è stato senza dubbio il più sinistro rappresentante della medicina SS”” (pag 224)”,”GERN-170″
“AZNAR Guy”,”Lavorare meno per lavorare tutti. Venti proposte.”,”Guy Aznar, sociologo, è segretario nazionale di Génération écologie. Ha pubblicato in precedenza Tous à mi-temps e Le Travail, c’est fini.”,”CONx-011-FL”
“AZNAR Guy”,”Lavorare meno per lavorare tutti. Venti proposte.”,”Guy Aznar, sociologo, è segretario nazionale di Génération écologie. Ha pubblicato in precedenza Tous à mi-temps e Le Travail, c’est fini.”,”CONx-018-FV”
“AZZARA Claudio”,”L’Italia dei Barbari.”,”Claudio Azzara insegna storia medievale nella Facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Salerno. Tra i suoi libri: Venetiae, L’ideologia del potere regio nel papato altomedievale, Le invasioni barbariche.”,”STAx-031-FL”
“AZZARA Claudio”,”Le invasioni barbariche.”,”Claudio Azzara insegna storia medievale nella Facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Salerno. Tra i suoi libri: Venetiae, L’ideologia del potere regio nel papato altomedievale, Le invasioni barbariche.”,”STAx-043-FL”
“AZZARA Claudio”,”Il papato nel Medioevo.”,”Claudio Azzara insegna storia medievale nella Facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Salerno. Tra i suoi libri: Venetiae, L’ideologia del potere regio nel papato altomedievale, Le invasioni barbariche.”,”RELC-017-FL”
“AZZARÀ Stefano G.”,”Comunisti, fascisti e questione nazionale. Germania 1923: fronte rossobruno o guerra d’egemonia?”,”Stefano G. Azzarà (Messina, 1970), insegna Storia della filosofia politica all’Università di Urbino. E’ segretario alla presidenza della ‘Internationale Gesellschaft Hegel-Marx’ e dirige la rivista ‘Materialismo storico’. Il suo lavoro si concentra sul confronto delle grandi tradizioni filosofiche e politiche degli ultimi due secoli: conservatorismo, liberalismo, marxismo. Ha pubblicato numerosi articoli e libri, tra i quali ‘Democrazia cercasi’, ‘Friedrich Nietzsche dal radicalismo aristocratico alla Rivoluzione conservatrice’, ‘Nonostante Laclau’. “”Dopo decenni di entusiasmo per la globalizzazione e l’unificazione europea, l’emergere dei movimenti sovranisti e populisti in un’epoca di crisi organica sembra rendere di nuovo attuale la questione nazionale ed evoca la suggestione di un blocco trasversale di contenstazione del capitalismo neoliberale e apolide che unisca tutti i “”ribelli”” della società borghese, lasciandosi alle spalle l’alternativa tra destra e sinistra. Anche nella Germania degli anni Venti, ai tempi delle riparazioni di guerra e dell’occupazione della Rühr, questi temi erano all’ordine del giorno. L’appello di Karl Radek per un fronte unito dei lavoratori, aperto ai ceti medi e alla piccola borghesia patriottica e capace di difendere l’indipendenza del paese dall’ imperialismo straniero, non era però la proposta di un’alleanza totalitaria degli opposti radicalismi estremistici ma la dichiarazione di una furibonda guerra d’egemonia. Uno scontro ideologico che puntava semmai a bruciare il terreno sotto i piedi al fascismo nascente e a candidare la classe operaia tedesca, sulla scorta dell’esperienza bolscevica e del dibattito aperto nel Komintern da Lenin, alla guida della nazione e della sua rinascita. La disputa dei comunisti con Arthur Moeller van den Bruck e la Rivoluzione conservatrice tedesca sfata il mito dell’estraneità del materialismo storico agli interessi nazionali. Tuttavia, al contrario degli odierni equivoci eurasiatisti e socialsciovinisti, attesta l’insuperabile incompatibilità filosofica – prima ancora che politica e morale – tra il particolarismo naturalistico delle destre, con le loro persistenti pulsioni discriminatorie di stampo coloniale, e l’universalismo concreto del marxismo e del suo sogno di un mondo senza guerre”” 1923. I comunisti contro il movimento populista e la rivoluzione conservatrice in Germania ‘Paul Frölich: “”Voi dite, conte Reventlow: «Noi ‘volkisch’ non abbiamo pregiudizi, accettiamo aiuto da qualunque parte venga offerto». Anche noi. Voi pretendete che non aggrediamo più i ‘volkisch’ e non li insultiamo. Non avremo occasione di farlo se i ‘volkisch’ cambieranno fronte e invece di marciare contro gli operai marceranno contro il vero nemico interno del popolo tedesco. E perciò; rompere con la reazione, rompere con i cospiratori internazionali della controrivoluzione, rompere con i venduti che sfruttano i movimenti reazionari per gli interessi del capitale e per interessi ancora più infami (pensiamo ai finanziatori della grande industria e al processo Fuchs-Machhaus (4)), rompere con le organizzazioni di assassini come [i Freikorps di] Erhardt e i suoi camerati, porre fine alla persecuzione degli operai e al loro assassinio”” [dall’articolo di Paul Frölich ‘Una risposta al conte E. Reventlow] (pag 201); Ernst Reventlow: “”Nel testo “”Schlageter”” (pubblicato dalla Vereinigung Internationaler Verlagsanstalten di Berlino), Paul Frölich si occupa del mio articolo “”Con Radek?””, che avevo pubblicato nel “”Reichswart”” per prendere posizione sul discorso di Radek dal titolo ‘Leo Schlageter, il viandante nel nulla’. Nella sua risposta il signor P. Frölich mi pone alcune domande, alle quali vorrei qui rispondere per quanto è possibile in un articolo. Secondo il signor P. Frölich c’è contraddizione se dico che noi ‘völkisch’ siamo schietti e rigorosi avversari delcapitalismo ma che d’altro canto non conosciamo e non vogliamo classi! Il signor Frölich motiva così la sua affermazione: chi parla di capitalismo, contrappone la classe dei capitalisti alla classe operaia; e ne trae tacitamente la conclusione che chi voglia combattere il capitalismo debba di conseguenza riconoscere la classe come un dato di fatto e condurre perciò una ‘lotta di classe’. Io non condivido questa prospettiva, perché intendo il concetto di capitalismo in maniera assai più vasta. Al capitalismo non sono ostili e non si contrappongono soltanto i lavoratori dell’industria ma anche ‘tutti’ gli altri strati e ceti professionali che ne sono esponenti agiati. In generale, un concetto di Stato che si razionale e fondato sul diritto e la giustizia deve essere anticapitalistico e deve farsi Stato in maniera conforme. Considero le classi e la lotta di classe come manifestazioni di una malattia [‘der Ungesundheit’»] e le ritengo nocive perché lacerano l’unità organica del popolo nella sua profondità [‘die im Grunde organische Volkseinheit’]. E in tal modo allargano le crepe preesistenti e impediscono che i tedeschi di diverse professioni e gradi di istruzione si intendano tra loro, che cerchino di avvicinarsi gli uni agli altri e infine che acquistino fiducia gli uni verso gli altri, come si addice al ‘Volksgenossen’. Il signor Frölich dice: le classi esistono, non si lasciano spazzar via a parole! A parole certamente non è possibile e però possono essere eliminate con il lavoro comune all’interno del popolo”” [Ernst Reventlow, ‘Un tratto di strada?’ [Rote Fahne, 176, 2 agosto 1923] (pag 203)'”,”GERG-102″
“AZZARELLO Adamo FERRARA Carlotta PIAZZESI Paolo testi; biografie e cronologia a cura di Renzo ROSSI”,”La grande storia del Novecento. L’immagine di un secolo. 1900-1910 il mondo nuovo: presagi e scoperte. Volume 1.”,”Direzione di progetto CAIAZZO Cinzia MELLI Filippo FLORIO”,”FOTO-033″
“AZZARONI Alfredo”,”Blasco. Pietro Tresso. La vie d’un militant.”,”-Blasco. Pietro Tresso, capo dell’apparato illegale del PCI all’epoca di Gramsci. -Pietro Tresso. Articoli 1930-1939. -Pietro Tresso. Lettere dalla prigione. -Il PCi e la sparizione di Pietro Tresso. Lettere a Rinascita. -Note della Commissione per la Verità sui crimini di Stalin. TRESSO già membro dell’Ufficio politico del PCI, passato all’ opposizione nel 1930, arrestato e condannato in Francia nel 1942, evaso e passato al maquis nel 1943 è sparito nel 1944. La figura di questo militante ‘esemplare’ è evocato nello scritto di AZZARONI con una scelta di articoli politici di BLASCO sui problemi rivoluzionari dell’Italia e con le sue lettere dal carcere.”,”MITC-004″
“AZZARONI Alfredo”,”Socialisti anticlericali. La sinistra anticlericale. Il nero e il rosso. Il mago. La sala dei carabinieri. Il cristo dei socialisti. Dalli al tronco! Le varietà della cronaca internazionale. Non taceremo. Contro il catechismo.”,”””Milano era, in quei tempi, la “”capitale morale.”” E questo titolo non era frutto di orgoglio campanilistico perché le era attribuito e riconosciuto soprattutto dagli abitanti delle altre regioni. Nel 1898 il siciliano Napoleone Colajanni giustificando il primato del capoluogo lombardo, ricordava dei dati estremamente significativi. Confrontando l’ aumento della popolazione nel decennio 1881-1891 tra Milano e Napoli notava che in media a Milano l’ aumento era stato di circa 10 mila abitanti all’ anno contro i 3 mila di Napoli. “”Questa prima ed enorme differenza – sottolineava – acquista un significato economico sociale interessantissimo quando si saprà che la natalità di Milano era molto al di sotto di quella media de regno.”””” (pag 57-58) I dati di Colajanni. “”””Occorrerebbe una speciale monografia per illustrar la vita economica industriale di Milano, che non è eguagliata da quella di verun’altra città italiana”””” (Colajanni) (pag 58) “”Talvolta anche i più acuti e consapevoli tra essi parevano perdere la speranza. “”Turati – scriveva Labriola al vecchio Engels il 21 maggio del ’92 – è un ottimo figliolo, onesto e disinteressato, ma di animo e temperamento esclusivamente italiano, anzi milanese. Conosce assai poco l’ “”Italia reale””…””. E proseguiva: “”Gli operai italiani sono in gran parte dei semplici artigiani, e anzi dei famuli dei loro padroni, o dei prestatori di servizi personali. Per tutti questi il 1° Maggio è un quissimile della festa della Madonna””.”” (pag 89) “”Sulla medesima rivista di Ferri, nella stessa annata 1903, Paolo Orano veniva pubblicando una serie di profili di “”patriarchi del Socialismo””. Nell’ ordine apparvero così rievocati Platone, Gesù, Tommaso Münzer, Tommaso Moro, Tommaso Campanella, Morelly, Mobly, Rousseau, Brissot, De Warville, Babeuf e Buonarotti.”” (pag 135-136)”,”MITS-318″
“AZZERRI Michele”,”Rivoluzione e internazionalismo. Trotsky e i trotskismi tra ortodossia marxista e prefigurazione del futuro.”,”Michele Azzerri (Sassoferrato, 1978) è laureato in Scienze politiche presso ‘La Sapienza’ di Roma . Collabora con il ‘Centro Livio Maitan’ di documentazione e ricerca sul marxismo rivoluzionario e la storia del movimento operaio italiano e internazionale. La teoria della rivoluzione permanente. Lo sviluppo ineguale e combinato (pag 84-89) “”Sul piano della teoria economica più generale, Trotsky, in riferimento alla teoria delle “”onde lunghe”” di Kondratiev, sostenne che nel mondo si marciasse verso una sincronizzazione crescente ed una contrazione crescente nella durata dei cicli economici del capitalismo, tale da predeterminare con maggiore forza tutte le altre tendenze all’internazionalizzazione dei fenomeni socio-politici. In un articolo apparso nel luglio 1923 Trotsky affermò che «i cicli spiegano molte cose, costituendo mediante la loro pulsazione automatica una molla dialettica indispensabile nel meccanismo della società capitalistica. I punti di rottura della congiuntura commerciale-industriale ci portano più vicino ai nodi critici della rete di sviluppo delle tendenze politiche, della legislazione e di tutte le forme di ideologia (…). Se la sostituzione periodica dei boom “”normali”” con crisi “”normali”” trova il suo riflesso in tutte le sfere della vita sociale, allora la transizione di un’epoca di pieno boom ad un’epoca di declino, o viceversa, produce i più profondi sommovimenti storici; e non è difficile dimostrare che in molti casi le rivoluzioni e le guerre stanno a cavallo della linea di confine che divide due epoche diverse dello sviluppo economico (…). Analizzare tutta la storia moderna da questo punto di vista è davvero uno dei compiti più gratificanti del materialismo dialettico (23)». In aggiunta, la crisi dello Stato-nazione, mentre favoriva l’esplodere di conflitti interimperialistici di portata sempre più ampia, accelerava contemporaneamente i processi d’internazionalizzazione del conflitto di classe. Da tali considerazioni Trotsky ne dedusse che: « finire (pag 85-86)”,”TROS-341″
“AZZI Nicoletta a cura; saggi di L. BELLANI N.AZZI M.L. BETRI L. BULFERETTI I. PORTIOLI A. COLUCCIA I. PIVA L. GUALTIERI P. CORTI L. CAVAZZOLI P. SORCINELLI A. LONNI C. SANNA C. VETRO M. LEGNANI R. SALVADORI G. OLMI”,”Sapere scientifico e questione sociale tra ‘800 e ‘900. Atti del Convegno in occasione del cinquantesimo della morte del Prof. Pietro Albertoni. Gazoldo degli Ippoliti – Sabbioneta, 12 e 13 settembre 1984.”,”La rivoluzione igienica e i medici condotti; Un grande sciopero dei medici condotti, Positivsmo, socialismo e medicina (in) R. Salvadori, Positivismo, socialismo e medicina: il caso mantovano (pag 297-320)”,”ITAS-008-FMB”
“AZZOLINI Riccardo DIMALTA Gianluigi PASTORE Riccardo”,”L’industria chimica tra crisi e programmazione.”,”Riccardo Azzolini (Roma 1952) è responsabile dell’Ufficio Studi della federazione lavoratori chimici della CGIL di Milano. Dimalta (Milano 1946) è responsabile a Genova di un centro studi per la politica industriale. R. Pastore (Milano 1943) è responsabile dell’attività di studio e programmazione dell’ANIC.”,”EURE-124″
Biblioteca Isc ordinata per nome autore, B1
“BABEL Isaak a cura e traduzione di Chiara SPANO”,”L’ armata a cavallo.”,”Babel’ (Isaak Emmanuilovic), scrittore ucraino (Odessa 1894 – † 1941). Di famiglia ebraica, seguì studi commerciali e arrivò alla letteratura per spontanea vocazione. Nel 1915, dopo l’incontro con Gorki, per lui decisivo, pubblicò i suoi primi racconti; ma lo scarso successo lo allontanò per lungo tempo dall’attività letteraria. Commissario del popolo, poi agente della Ceka, prestò servizio come ufficiale nell’ armata di cavalleria cosacca del generale Budënnyj (BUDJONNY). Dalla sua partecipazione alla guerra russo-polacca trasse ispirazione per i racconti dell’ Armata a cavallo (1926), rapide e incisive ‘miniature’ in cui la realtà, trasferita su un piano irreale, si esprime con toni ora lirici, ora ironici e grotteschi. La sua fama di narratore è affidata anche ai Racconti ebraici (1927), al racconto autobiografico Storia della mia colombaia (1927), ai Racconti di Odessa (1931), descrizione della vita della piccola borghesia ebraica, e ai drammi Tramonto (1928) e Maria (1935), in cui i particolari descrittivi e scenografici creano pagine tra le migliori della letteratura sovietica. Non riuscendo ad adattarsi al clima culturale staliniano, si chiuse nel silenzio. Arrestato nel 1939 e rinchiuso in un campo di concentramento, venne in seguito fucilato. (RIZ)”,”RIRO-046″
“BABEL Isaac”,”Correspondance, 1925-1939.”,”Nel 1925 BABEL è un giovane scrittore sovietico già celebre: è considerato come uno dei più dotati della nuova generazione letteraria. Lo stesso anno, sua sorella Maria lascia la Russia per stabilirsi a Bruxelles. La madre dello scrittore la raggiunge poco dopo. Inizia così una corrispondenza che durerà fino al tragico arresto di BABEL nel 1939. Nel frattempo anche la moglie è emigrata ed è a Parigi che nasce la loro figlia Natacha. Le lettere qui riuniti sono scritte da BABEL alla madre e alla sorella. Il carteggio ci fa scoprire la personalità dell’ autore ed è un documento sulle condizioni della vita letteraria in URSS durante lo stalinismo. “”Firenze ha eclissato tutto quello che ho visto in Italia. E’ un’ impressione incancellabile, per tutta la vita””. (pag 214, Maggio 1933) Alcune pagine di autobiografia di BABEL (pag 10-11)”,”RUSS-170″
“BABEL Isaak Emmanvilovich”,”Caballeria roja.”,”BABEL Isaak Emmanvilovich nacque ad Odessa nel 1894 e morì in circostanze incerte nel 1941 (purghe staliniane). Pubblicò il suo primo libro ‘Storia di Odessa’ nel 1923. Cavalleria rossa è una delle migliori novelle sulla rivoluzione russa. E’ basata sulla esperienza militare di BABEL che combatté nel Reggimento di Cavalleria di BUDIENNY. “”Budionni, che indossava pantaloni rossi con bande di metallo, stava sotto un albero. Avevano ucciso il comandante della seconda brigata. Al suo posto, il capo dell’ esercito aveva nominato Kolesnikov. Un’ ora prima, Kolesnikov era capo di reggimento. La settimana prima, Kolesnikov era capo di squadrone. Chiamarono il nuovo comandante di brigata affinché si presentasse a Budionni. Il capo dell’ esercito lo aspettava in piedi sotto l’ albero. Kolesnikov arrivò con Almasov, il suo commissario. “”Ci rompono i coglioni queste canaglie -disse il capo dell’ esercito con un sorriso ammirato. Vincere o perire. Non c’è altra strada. Capito?”” -Capito. – rispose Kolkesnikov spalancando gli occhi. – E se fuggi ti farò fucilare – affermò il capo dell’ esercito mentre sorridendo, volgeva gli occhi verso il capo della Sezione speciale.”” (pag 97)”,”RIRO-299″
“BABEL Isaac”,”Chroniques de l’an 18 et autres chroniques (1916).”,”Babel osservatore attento e cronista minuzioso rende conto senza ricorrere alla narrativa di una realtà terrificante, dalle condizioni di vita della popolazione al problema del soccorso dei feriti e dei malati. Una città di tre milioni di abitanti sotto-alimentata. Questa è un’opera in inedita, integralmente, in francese. In russo non esiste se non all’interno delle opere complete di Babel.”,”RIRO-457″
“BABEL’ Isaak, a cura di Gianlorenzo PACINI”,”Tramonto.”,”Tramonto (1926) rientra nella cerchia d’interessi che legava Babel’ alla Moldavanka quartiere ebraico della sua Odessa, e ai personaggi più o meno leggendari la cui fama, celebrata nel quartiere aveva colpito l’immaginazione dell’adolescente, che più tardi ne avrebbe esaltato le vicende nel ciclo dei Racconti di Odessa.”,”RUSx-221-FL”
“BABEL’ Isaak, a cura di Costantino DI PAOLA”,”L’armata a cavallo. Diario 1920.”,”Isaak Emmanuilovic Babel’ nasce a Odessa il 13 luglio 1894 in una famiglia di piccoli commercianti ebrei. La data dell’esordio letterario di Babel’ è il 9 settembre 1913, quando sulla rivista Fuochi (Ogni), edita a Kiev vine pubblicato il racconto Il vecchio Slojme (Staryj Slojme), la storia di un misero vecchio ebreo che venuto a sapere che il figlio ha intenzione di cambiare religione si uccide impiccandosi. Babel’ venne condannato a morte e fucilato il 27 gennaio 1940, a Mosca. Costantino Di Paola è docente di Lingua e letteratura russa all’Università di Venezia.”,”RIRO-217-FL”
“BABEL’ Isaak, a cura di Adriano DELL’ASTA, scritto di Serena VITALE”,”Tutte le opere.”,”Isaak Emmanuilovic Babel’ nasce a Odessa il 13 luglio 1894 in una famiglia di piccoli commercianti ebrei. La data dell’esordio letterario di Babel’ è il 9 settembre 1913, quando sulla rivista Fuochi (Ogni), edita a Kiev viene pubblicato il racconto Il vecchio Slojme (Staryj Slojme), la storia di un misero vecchio ebreo che venuto a sapere che il figlio ha intenzione di cambiare religione si uccide impiccandosi. Babel’ venne condannato a morte e fucilato il 27 gennaio 1940, a Mosca.”,”VARx-173-FL”
“BABEL’ Isaak, a cura di Costantino DI-PAOLA”,”Odessa.”,”Odessa. ‘Metà della sua popolazione è costituita da ebrei e gli ebrei sono gente che si è fissata nella testa alcune cosette molto semplici. (…)’ (pag 53) (Babel). ‘Babel’ scrive che fu Gorkij il primo a parlare del sole in un libro russo, che la letteratura russa doveva liberarsi di Pietroburgo, fuggire dalla pesante cappa di nebbia che l’opprimeva, soffocando e snaturando l’uomo. «Si avverte la necessità di rinnovare il sangue», dice. E perché ciò potesse avvenire la letteratura russa doveva cantare il sole. Solo «dall’astro della vita» e dal respiro del meridione, dalla sua calura, dalle steppe assolato, lambite dal mare, sarebbe potuto venire il nuovo messia delle lettere russe. Il nuovo Maupassant, il Maupassant russo, sarebbe venuto, – dice ancora Babel’, – dal fecondo e vivificante meridione della Russia, dalla solare Odessa, la «porta di Dio», come da sempre la chiamano i suoi abitanti. E Bab-El’ («la porta di Dio» è lo pseudonimo con cui firma il suo primo e singolare scritto programmatico, ‘Odessa’. Quando Babel’ varca questa porta si riversano nella letteratura russa il sole e l’idioma del meridione. Il sole fiammante della rivoluzione e l’astro nascente di Odessa, la complessione allucinata e visionaria dello stile e il gioioso metaforizzarsi della parola illuminano la sua stagione creativa più libera e felice. Nascono così ‘L’armata a cavallo’ e i racconti del ciclo di Odessa. Il 20 aprile del 1920 la Polonia decreta la mobilitazione generale e cinque giorni dopo attacca le forze sovietiche nell’Ucraina nord-occidentale. Quando gli eserciti di Pilsudski, attraversata l’Ucraina, occupano Kiev e si attesta sulla riva sinistra del Dniepr, i bolscevichi sferrano una violenta controffensiva cui prende parte anche la leggendaria Prima armata di cavalleria cosacca comandata da Semen Budennyi, inverosimile mescolanza di genti e di parlate, di eroi e di codardi, di asceti e di bravacci. Aggregato alla sesta divisione come corrispondente dell’agenzia telegrafica Jug-Rosta, l’ebreo Isaak Babel’, nascosto sotto la falsa identità di Kirill Ljutov, vive l’esperienza più esaltante e disperata della sua vita. «Ljutov, – ha scritto Simon Markis, – à la metà ebraica di Babel’, che aspira ardentemente ad acquisire l’altra sua metà, la sua metà rivoluzionaria, bolscevica, senza per questo perdere la prima. Ljutov-Babel’ non sa dove andare. Il vecchio mondo da cui è fuggito, ma che lo attira, lo trattiene, è stato sostituito da un mondo nuovo al quale egli aspira con tutto il suo essere, ma che non lo accetta e lo terrorizza con la sua bestialità e ferocia. La solitudine e la disperazione dell’intellettuale nella rivoluzione – conflitto frequente nella letteratura degli anni venti – è in Babel’ accentuata dalla solitudine dell’ebreo, un ebreo di una specie particolare, diviso in due nel suo rapporto con il giudaismo come l’intellettuale è diviso nel suo rapporto con la rivoluzione» (2) (pag 11-12) [introduzione di C. Di Paola] [(1) J. Pilsudski (1867-1935), militare e uomo politico polacco (…); (2) S. Markis, ‘La litterature russe-juive et Isaak Babel’, in “”Cahiers du Monde russe et soviétique””, 1977, XVIII, 1-2]”,”VARx-630″
“BABEUF G. a cura di Claude MAZAURIC”,”Babeuf.”,”Claude MAZAURIC è Prof di storia all’Univ di Rouen, autore di numerose opere e studi sulla Rivoluzione francese, VP della Società di studi robespierristi, membro della ‘Commissione Jaures’ di storia della rivoluzione presso il Comitato dei lavori storici e scientifici del Ministero dell’Educazione nazionale. Siede nella Commissione della ricerca storica per il bicentenario della Riv Francese (CNRS).”,”FRAR-137″
“BABEUF Gracchus”,”The Defense of Gracchus Babeuf Before the High Court of Vendome.”,”Contiene il saggio di John Anthony SCOTT, Francois-Noel Babeuf and the conspiration des egaux, il ‘Manifeste des Egaux’ di Sylvain MARECHAL, i ‘Thoughts on the Defense of Gracchus Babeuf’ di Herbert MARCUSE”,”FRAR-001″
“BABEUF Francois Noel, a cura di Claude MAZAURIC”,”Il Tribuno del Popolo.”,”””(…) la Rivoluzione non ha dunque prodotto che un più grande servaggio. Lo ripeto: sotto il regno del dispotismo, mai ci si è opposti così apertamente a che i cittadini facessero pervenire la verità ai governanti: mai sospettosa amministrazione prese mezzi meno riguardosi per intercettare la comunicazione delle idee; ma l’ inquieta tirannide spinse le precauzioni al punto di chiudere decisamente la bocca alle proteste, e mai ancora la rigida inquisizione sulla stampa, congiunta alla severa formalità della censura, fu esercitata con maggiore arbitrio di quanto abbiate fatto voi tramite la municipalità della città in cui s’è stampato lo scritto su cui avete scagliato i fulmini della riprovazione””. (pag 128, lettera di Babeuf al Comitato delle ricerche, 1790)”,”SOCU-085″
“BABEUF Gracchus, a cura di Armando SAITTA”,”Le tribun du peuple, 1794-1796.”,”””Ora, quando è tutto il popolo che vuole la rivoluzione e segue il suo Tribuno che gode della sua fiducia, il dovere di questo Tribuno, è di dire senza soste a tutto il popolo, dove esso si trova, quello che è fatto, quello che resta da fare, dove e come occorre andare, e perché””. “”Che fare?””, articolo apparso nel numero 36 del 20 frimaio dell’ anno IV (10 dicembre 1795). (pag 211) Energia rivoluzionaria. (pag 31)”,”FRAR-309″
“(BABEUF Gracchus)”,”Le cri du peuple français contre ses oppresseurs. (1796)”,”‘Le cri du peuple français contre ses oppresseurs’ stampato anonimo durante la Cospirazione e distribuito il 1° floreale dell’anno IV (20 aprile 1796) consta di 8 pagine in 16°. Ne è autore Babeuf (V. Daline, A. Saitta, A. Soboul, Inventaire des manuscrits et imprimés de Babeuf, Paris, 1966, pag 99, n° 40)”,”FRAR-360″
“BABEUF Gracchus”,”François-Noël Gracchus Babeuf: communisme de l’an IV. (Marx, à mesure. Une anthologie commentée des écrits de Marx et d’Engels)”,”Contiene ‘Babeuf sous le regard de Marx et d’Engels’ (pag 1-11) (BME)”,”FRAR-380″
“BABEUF Gracchus, a cura di Maurice DOMMANGET”,”Pages choisies de Babeuf recueillies, commentées, annotées avec une Introduction et una Bibliographie critique par Maurice Dommanget.”,”2° esemplare vetrina 572 “”Mathiez paraît n’avoir pas attaché grande importance au communisme de Babeuf; il y voyait comme une adjonction, d’importance secondaire, improvisée pour la circonstance, au programme de la conspiration des Egaux, dont l’essentiel aurait été, en somme, celui des Robespierristes; en sorte que Babeuf, s’il en fut le chef et le bouc émissaire, n’en aurait pas été, au point de vue idéologique, le véritable inspirateur et, en tout cas, ne lui aurait pas conféré un caractère aussi original qu’on est habitué à la croire. Que le communisme soit demeuré indifférent à la plupart des complices de Babeuf; que les gens du peuple qui étaient disposés à le suivre, s’il avait réussi, n’en aient pas eu d’idée claire et ne l’aient pas mis au premier rang de leurs préoccupations, on peut l’admettre sans difficulté; mais qu’il fût pour Babeuf lui-même une sorte d’expédient démagogique, Mr Dommanget ne le croit pas et je ne le pense pas non plus. Mr Dommanget a bien mis en lumière les documents qui attestent que les communisme était au centre de sa pensée dès avant 1789 et ils paraissent décisifs. En tout cas, le problème étant posé, on en doit chercher la solution dans l’évolution des ses idées durant les années qui ont précédé la Terreur et l’avènement de la démocratie sociale. (…) Mais le communisme de Babeuf a-t-il pris sa source dans le seule philosophie? J’ai dit ailleurs que je ne le croyais pas et j’ai plaisir à constater que Mr Dommanget partage cette opinion. Babeuf était picard et c’est au milieu des paysans de la plaine picarde que son esprit s’est formé. (…) Sans doute, le communisme de Babeuf allait bien au delà de la réglementation; il supprimait la propriété individuelle, tandis que les paysans tendaient plutôt à donner à chacun sa part, sous réserve de restrictions imposées à la jouissance. Il n’est pas moins vrai qu’il peut apparaître comme l’expression la plus radicale de leurs voeux et comme leur “”limite””. Ainsi conçu, il cesse d’étre purement “”utopique”” et idéologique et trouve sa racine dans la tradition communautaire de nos campagnes; il en a donné une interpretation systématique au moment où elle allait marcher rapidement vers sa disparition. Sous cette forme, Babeuf l’a léguée à l’avenir et il lui a même rendu une force de pénétration inconnue jusqu’alors, puisque, comme Mr Dommanget le remarque, sa doctrine n’était point purement agraire, mais s’appliquait aussi à l’industrie et au commerce où le socialisme moderne a précisement trouvé son domaine d’élection. Se demandant où le prolétariat avait puisé la notion d’un idéal social qu’il pût opposer à la conception individualiste qui est à la base du capitalisme, Marx a jugé qu’il l’avait trouvé dans les survivances de l’ancien régime économique et social. Si la pensée de Babeuf est née en effet de la vie même des communautés rurales où il a vécu, cette hypothèse se trouverait remarquablement confirmée. Puisse se trouver un historien pour la vérifier”” [George Lefebvre, Préface] [(in] ‘Pages choisies de Babeuf recueillies, commentées, annotées avec une Introduction et una Bibliographie critique par Maurice Dommanget’, 1935] (pag XI-XI)”,”SOCU-189″
“BABEUF François Noël, a cura di Claude MAZAURIC”,”Textes choisis.”,”Claude MAZAURIC agrégé de l’Université “”La cultura di Babeuf fu quella di un autodidatta”” (pag 15) Il comunismo di Babeuf nel 1796 (pag 34) Babeuf e l’equivoco del Termidoro contro Robespierre (pag 159)”,”SOCU-214″
“BABINGER Franz”,”Maometto il Conquistatore.”,”Franz BABINGER (1891-1967) nacque a Weiden, in Baviera. Professore all’ Università di Monaco, è autore di vari lavori sulle origini dell’ impero ottomano e sui suoi rapporti con gli stati cristiani del Rinascimento. MAOMETTO II (1430-1481)”,”VIOx-089″
“BABINGTON MACAULAY Thomas, a cura di Alberto AQUARONE”,”Saggi sui grandi uomini politici. Machiavelli – Bacone – Hampden – Federico il Grande – Hastings.”,”La biografia più ampia è quella dedicata a Bacone, segue Hastings, Hampden e infine Machiavelli. “”Neppure in questo frangente il signor Montagu abbandona il suo eroe. Si direbbe davvero ch’egli sia convinto che l’ affetto di un biografo debba essere altrettanto devoto di quello degli innamorati del signor Moore (1); e non riesce a concepire a che cosa serva una biografia ‘se non è la stessa nella gioia e nel tormento, nella gloria e nella vergogna’. Egli ci assicura che Bacone era innocente, che aveva la possibilità di difendersi in maniera del tutto soddisfacente, che quando “”con semplicità e franchezza confessò di essere colpevole di corruzione”” e quando successivamente affermò che la sua confessione era “”sua, sua la firma e sua la volontà””, disse una grossa bugia e che si astenne dal presentare le prove della propria innocenza perché non poteva disubbidire al re e al favorito i quali, per i loro egoistici scopi, premevano su di lui perché si dichiarasse colpevole””. (pag 165-166)”,”BIOx-084″
“BABU Mohamed RAHMAN Abdul”,”African Socialism or Socialist Africa?”,”Dedicato ai lavoratori e ai giovani dell’ Africa”,”MAFx-007″
“BABUDIERI Fulvio a cura”,”I porti di Trieste e della Regione Giulia dal 1815 al 1918.”,”Archivio Economico dell’Unificazione Italiana, ricerca promossa dall’ Istituto per la Ricostruzione Industriale IRI in occasione del XXV della Fondazione. Comitato scientifico Carlo M. CIPOLLA Domenico DEMARCO Giuseppe PARENTI Giannino PARRAVICINI Rosario ROMEO Pasquale SARACENO Roberto TREMELLONI Albino UGGÈ”,”ITAE-075-FP”
“BABUSKIN (BABUCHKIN) Ivan Vasil’evic Z.S. ZELIKSON-BOBROVSKAJA”,”Ivan V. Babuskin militante bolscevico. Memorie scritti corrispondenze.”,”Contiene anche una nota biografica di V. S. ZELIKSON-BOBROVSKAJA e il necrologio di LENIN”,”ELCx-050″
“BABY Jean”,”L’ antisoviétisme contre la France.”,”Koestler “”diffamatore dell’ Urss””. “”J’ai sous les yeux un document très remarquable qui est la lettre envoyée le 20 novembre 1946 au journal ‘Rèsistance’ par M. Cathala, attaché de l’ Informatio à l’ Ambassade de France de Moscou. ‘Rèsistance’ ayant publié une série d’articles de Koestler intitulés “”La fin d’une illusion””. M. Cathala écrivit au journal: nous donnons ci-dessous quelques extraits de sa lettre, (…). “”””Que le but principal de M. Koestler soit de diffamer l’ Union Sovietique, ceci est éclantant et se passe de démonstration””””. (…) “”Le plaidoyer de M. Koestler en faveur de l’Allemagne hitlérienne est, en revanche, dissimulé avec assez d’astuce. Mais l’ analyse du texte en dénude vite les fils. “”Le procédé dont use le plus fréquemment M. Koestler dans sa tentative de réhabilitation consiste à identifier l’ Allemagne hitlérienne à l’ Union Soviétique.”” (…)””. (pag 35-36)”,”RUST-126″
“BACCETTI Carlo”,”Il PDS. Verso un nuovo modello di partito?”,”Carlo Baccetti è professore associato di Scienza politica nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Firenze, dove insegna Partiti politici e gruppi di pressione e Governo locale.”,”ITAP-080-FL”
“BACCHIET Massimiliano BERTOLUCCI Franco BERTOLUCCI Letizia CARPITA Caterina FAVATI Gabriella FRANCHINI Elena GALLO Stefano LIPPI Furio PARRI Mauro PEPE Pierluigi PETRONIO Maria Grazia PICCIONI Francesco ROSSI Luca SERRANI Anna SISTI Ernesto VALLEGGI Gabriele VIERUCCI Giulia VIGOTTI Mariangela, collaborazione; scritti e documenti di Luciano DELLA-MEA Umberto TERRACINI Piero NISSIM Pino MASI Soriano CECCANTI Umberto MARZOCCHI Athos BIGONGIALI Antonio FRANCOLETTI Franco BERTOLUCCI Paolo FINZI Corrado STAJANO Givanno BOURSIER Marco ROSSI”,”Franco Serantini. Cinquant’anni di memoria contro l’ingiustizia, 1972-2022.”,”Dedicato a Luciano Della Mea, Paolo Finzi Arnaldo Massi, Gianni Sorbi e Giacomo Verde, speciale ringraziamento a Corrado Stajano A cura del Circolo culturale Biblioteca Franco Serantini”,”ANAx-464″
“BACCHIET Massimiliano”,”Malfattori e birri nel fosco fin del secolo morente. Pisa 1872-1900.”,”Massimiliano Bacchiet è nao e vive a Pisa. Laureato in Scienze politiche con una tesi sul sindacalismo degli inizi del ‘900 ha collaborato al dizionario biografico degli anarchici italiani e ha pubblicato ‘Riglione. Questa centrale e laboriosa borgata’ (2017). Partecipa al gruppo di studio della Biblioteca F. Serantini sulle origini del PcdI nella provincia pisana”,”ANAx-478″
“BACCHINI Furio”,”Un laico dell’ Ottocento. Andrea Costa. Libero Muratore, Libero Pensatore, Socialista libertario.”,”Alessandro Aldo MOLA, Direttore del Centro per la Storia della Massoneria. BACCHINI dà molto spazio alle vicende relative alla massoneria. “”Non solo, ma secondo sempre l’ ex Direttore della IISH di Amsterdam (B. Nicolaevsky, nrd), che vi fosse comunque un accordo tra Mazzini, Garibaldi e i Filadelfi è fuori discussione; non solo, ma assieme progettarono la convocazione di un congresso democratico internazionale per la creazione di una Associazione internazionale. La riunione preparatoria tenutasi il 20 di luglio del 1863 a La Chaux de Fonds, in Svizzera, che sarà uno dei punti chiave della propaganda bakuniniana negli anni ’70, decise la convocazione sulla base di un rapporto di Johann-Philipp Becker, anch’egli libero muratore.”” (pag 237) “”La sorda lotta iniziata tra Bakunin e Marx in seno all’ Internazionale ebbe il suo epilogo italiano alla Conferenza di Rimini svoltasi il 4 agosto 1872, che è considerata la nascita ufficiale dell’ Internazionale in Italia come organizzazione strutturata””. (pag 244)”,”MITS-248″
“BACCI Michele”,”Investimenti per l’aldilà. Arte e raccomandazione dell’anima nel Medioevo.”,”Michele Bacci (Pisa 1970), storico dell’arte, insegna Iconografia e iconologia presso l’Università di Siena ed è condirettore della rivista ‘Iconographica’ . Ha studiato vari aspetti del culto e delle funzioni delle immagini nel Medioevo.”,”STMED-061-FSD”
“BACCIANINI Mario TARTARINI Angelo a cura”,”Socialisme ou Barbarie. Antologia critica.”,”I processi di Mosca del 1936 e le notizie sui campi di lavoro forzato in Russia avevano sconvolto gli intellettuali della ‘petit gauche’ i cui massimi portavoce, SARTRE e MERLEAU-PONTY, tentarono nel 1945, attraverso ‘Temps Modernes’, il collegamento tra la piccola borghesia intellettuale e gli intellettuali comunisti. Negli anni 1950 proprio la rivista ‘Les Temps Modernes’ per bocca di MERLEAU-PONTY e altri si chiese se alla luce dei processi di Mosca, dei gulag e di quanto andava accadendo in URSS era ancora lecito parlare di socialismo. In questo clima politico ed intellettuale nacque ‘Socialisme ou Barbarie’. Nel novembre 1948 apparve su Temps modernes un saggio di Claude LEFORT intitolato ‘Les contradictions de Trotckjj et le probleme revolutionnaire. Reflexions sur le ‘Staline’ de Trotckij’ dove colui che diventerà, nello stesso anno, uno dei massimi collaboratori di ‘Socialisme ou Barbarie’ si propose di regolare i conti con TROTSKY e con il PCF, dal quale era appena uscito, insieme ad altri che confluirono in SoB. Il saggio di LEFORT è una lunga recensione critica allo ‘Stalin’ di TROTSKY. Il 10 giugno 1949 si svolse a Parigi la prima riunione dei ‘lettori’ della rivista ‘Socialisme ou Barbarie- Organe de Critique et d’ Orientation Revolutionnaire’ della quale era uscito in marzo il primo fascicolo. Erano presenti circa 40 compagni. Il gruppo intrattenne rapporti con una serie di minoranze di sinistra tra le quali ‘L’ impulso’ organo dei gruppi anarchici italiani d’azione proletaria considerati “”al pari della Federazione Comunista Libertaria francese, rappresentanti in Italia di una tendenza nuova, internazionalista e rivoluzionaria, affermatasi all’interno del vecchio movimento anarchico e decisa a rompere con le concezioni e i gruppi tradizionali sulla base di un’analisi materialista dei rapporti sociali”” (S.ouB., 15-16 pag 83). L’importanza di S.ouB. all’interno della sinistra francese in quegli anni viene sottolineato dallo spazio che la rivista di Edgard MORIN, ‘Arguments’ dedica alla tematica portata avanti dal gruppo. L’atteggiamento sociologico di MORIN, che collaborerà in seguito a S.ouB., in dissidio con la teoria politica del gruppo (LEFORT), segnerà negli anni 1960 l’involuzione e la crisi della rivista.”,”MFRx-131″
“BACCIANINI Mario LANDOLFI Antonio a cura; scritti di Pietro NENNI Rodolfo MORANDI Massimo GIANNINI Fernando SCHIAVETTI Eugenio DUGONI Vincenzo BALZAMO Mario BRACCI Lelio BASSO Emilio AGAZZI Lucio LIBERTINI e Raniero PANZIERI Venerio CATTANI Sandro PETRICCIONE Antonio GIOLITTI Riccardo LOMBARDI Luciano PAOLICCHI Franco MOMIGLIANO Francesco DE-MARTINO Giorgio RUFFOLO Roberto GUIDUCCI Fidia FASSANO Luciano CAFAGNA Furio DIAZ Leone IRACI Gaetano ARFE’ Francesco FORTE Antonio LANDOLFI Riccardo LOMBARDI Giuseppe TAMBURRANO Alberto BENZONI Norberto BOBBIO Massimo L. SALVADORI Giuliano AMATO Giuseppe BEDESCHI Claudio MARTELLI Bettino CRAXI Paolo FLORES D’ARCAIS Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Roberto GUIDUCCI Luciano PELLICANI Marcello PERA Vittorio STRADA Federico COEN Luciano VASCONI Paolo SYLOS LABINI Domenico SETTEMBRINI Federico MANCINI Gino GIUGNI Lucio COLLETTI Francesco FORTE Giuliano VASSALLI Antonio LANDOLFI Agostino MARIANETTI Luciano PELLICANI”,”La stampa socialista. I quarant’anni di Mondoperaio.”,”Contiene gli articoli di Lucio Libertini e Raniero Panzieri ‘Sette tesi sulla questione del controllo operaio’ (pag 69-74) ‘Esiste una dottrina marxista dello Stato?’ di Norberto Bobbio (pag 180-185), ‘Da Marx a Stalin e da Stalin a Marx’ di Vittorio Strada (pag 249-255) Bobbio: “”Il pensiero politico di Marx si iscrive nella grande corrente del realismo politico che spoglia lo Stato dei suoi attributi divini e lo considera come organizzazione della forza, del massimo di forza disponibile ed esercitabile in un determinato gruppo sociale. Rispetto al suo grande predecessore immediato, Marx ha una concezione strumentale dello Stato – lo Stato come apparato al servizio della classe dominante – che è il rovesciamento radicale della concezione etica secondo cui la forza dello Stato è prima di tutto una forza morale e spirituale (l’antihegelismo del giovane Marx è fuori discussione). L’originalità di Marx consiste nel fatto che egli è forse il primo scrittore politico che congiunge una concezione realistica dello Stato con una teoria rivoluzionaria della società. I realisti sono stati di solito dei conservatori che hanno giustificato lo Stato-forza come male necessario partendo da una concezione pessimistica dell’uomo. I due maggiori scrittori politici del Rinascimento, Machiavelli e Lutero, sono realistici e pessimisti: lo Stato non può non essere fondato sulla forza (o sull’inganno) perché ha a che fare con sudditi indocili e subdoli. Marx è realista: condivide con gli scrittori realisti l’idea che lo Stato è il dominio della forza. Ma non ha una concezione pessimistica della natura umana, o della storia. Che lo Stato sia buono o cattivo dipende da chi ne tiene in mano le redini. Per questo può fare di una concezione realistica dello Stato (lo Stato come male necessario) una delle leve di una teoria rivoluzionaria della società. In secondo luogo Marx è l’unico scrittore realista che conduca la concezione realistica dello Stato sino alle estreme conseguenze, con una consapevolezza che ne fa il continuatore e in certo senso l’inventore di Machiavelli. L’idea dello Stato-forza non era mai andata disgiunta dall’idea che a ogni modo questa forza fosse destinata ad attuare il “”bene comune””, l'””interesse generale””, la “”giustizia”” e così via, e uno Stato che non perseguisse questi nobili fini fosse uno Stato corrotto, non fosse un “”vero”” Stato, ecc. Per la prima volta Marx denuncia con estrema chiarezza l’aspetto ideologico di questa presunta teoria: lo Stato non soltanto è uno strumento, un apparato, un insieme di apparati, di cui il principale e determinante è quello che serve all’esercizio della forza monopolizzata, ma è uno strumento che serve alla realizzazione d’interessi non generali ma particolari (di classe). Marx giunge a questa conclusione in quanto rovescia la concezione precedente dei rapporti fra società e Stato. Da Hobbes a Hegel la società prestatale (sia essa considerata come stato di natura o come società civile), considerata come il luogo dello scatenamento delle passioni, o degli interessi, si risolve, deve risolversi, tutta quanta nello Stato, elevato a luogo della più alta forma di convivenza razionale fra gli uomini (lo Stato come “”dominio della ragione”” di Hobbes o come “”il razionale in sé e per sé”” di Hegel). Per Marx, al contrario, lo Stato lungi dall’essere il superamento dello stato di natura, ne è in un certo senso la perpetuazione, in quanto è come lo stato di natura, il luogo di un antagonismo permanente e insolubile.”” [Norberto Bobbio, Esiste una dottrina marxista dello Stato?] [in La stampa socialista. I quarant’anni di Mondoperaio, a cura di Mario Baccianini e Antonio Landolfi, 1988] (pag 184)”,”EDIx-122″
“BACCIANINI Mario MATHIEU Michel, con interviste a Menachem MILSON Karim KHALEF Mustafà al-NATSHA; RABIN Yitzhak, intervista a cura di Mario BACCIANINI e Michel MATHIEU; AVNERY Uri, intervista a cura di M.B. e M.M.”,”Le due rive del Giordano (interviste); La ricetta dei laburisti (intervista a Rabin); I nostri fratelli dell’OLP (intervista a U. Avnery). (Inchiesta)”,”Domanda: “”Non vedi il pericolo che il nuovo Stato palestinese divenga la base per la continuazione delle ostilità verso Israele?”” Risposta: “”È come dire che la tana del coniglio è la base per continuare le ostilità contro il leone. Secondo l’Istituto per gli studi strategici di Londra, l’esercito israeliano è il quarto al mondo. Spendiamo molti più dollari dell’Italia per gli armamenti, anche se siamo un paese forse diaci volte meno ricco del vostro. Quando Begin, con i suoi toni di capopololo, agita certi spettri, mi sembra Napoleone a Parigi che parla come se fosse nel ghetto di Varsavia”” (pag 47) [interivista con Uri Avnery, a cura di Mario Baccianini e Michel Mathieu] [Uri Avnery, proprietario e direttore del settimanale ‘magazine’ stile ‘Newsweek’ “”Ha’olam Hazen’ (Questo mondo) ma col mordente di ”Die Stern””. Ebreo tedesco di Hannover ha combattuto nel ’48 nelle file dell’Hagana (esercito israeliano). Ed è stato corrispondente di guerra del giornale di Tel Aviv ‘Ha’aretz’. Va intessendo un dialogo con i moderati dell’Olp’] “”Ma quali sono in concreto le vostre migliori carte?”” “”Noi siamo pronti a un compromesso territoriale, anche considerevole, in conformità al piano Allon. Siamo disposti ad accettare l’idea di uno Stato sovrano giordano-palestinese a est di Israele, con capitale ad Amman”” [intervista con Itzhak Rabin a cura di Mario Baccianini e Michel Mathieu, ‘La ricetta dei laburisti’] (pag 42) Allegato: ‘Libano: l’indignazione selettiva’ (‘Interventi’) (pag 116-117-118) [fonte Mondo Operaio, n. 7-8, luglio-agosto 1982] L’esercito israeliano (Zahal) e la minaccia delle regioni confinarie contro Israele. “”Superiori a ogni previsione sono state, inoltre le armi atturate ai palestinesi: 500 carri armati contro i 100 previsti. Le città della costa meridionale del Libano, – Tiro, Sidone e Damur – erano dei veri e propri arsenali mimetizzati pronti ad essere usati per azioni contro Israele, sufficienti ad armare migliaia di uomini. “”Il trasporto in Israele di questo arsenale – scrive Giorgio Romano – richiederà da uno a due mesi””. Se le vittime civili sono state numerose, lo si deve precisamente alla capillare “”infiltrazione”” degli elementi palestinesi in seno alla popolazione libanese. Prima che l’aviazione e le artiglierie israeliane aprissero il fuoco su Beirut, tuttavia, migliaia di volantini venivano lanciati dagli aerei esortando la popolazione ad abbandonare la città. E indicando in quale direzione. Ma gli altoparlanti dell’Olp sollecitavano la popolazione, in preda al panico, a non raccoglierli perché “”contaminati”””” (pag 116-117) “”L’Olp è veramente rappresentativo dell’intero popolo palestinese? Qualche dubbio è legittimo. Sicuramente nel caso della creazione di uno Stato palestinese, molti ben radicati altrove, non vi farebbero ritorno se non come visitatori”” (pag 117) “”Dal 1948 ad oggi, la popolazione non ebraica residente in Israele è passata da un tasso di scolarità del 32,5% al 95%. Oltre 110.000 non ebrei sono occupati in tutti i settori dell’economia. Maggior indipendenza dei giovani, accesso all’istruzione e alla cultura, emancipazione delle donne (nel ’48 quasi nessuna donna araba lavorava fuori casa, oggi sono più di 15.000, mentre quelle che studiano sono il 46%…”” (pag 117)”,”VIOx-007-FGB”
“BACCIANINI Mario; GARIMBERTI Paolo”,”Neumann e l’interpretazione del nazismo (Baccianini); Il Pci e l’Urss (Garimberti)”,”Baccianini: Neumann non è uno storico ma uno scienziato sociale e il libro lo ha scritto a caldo nel 1942. Il rapporto di Neumann con il nazismo è, come quello di Salvemini con il fascismo, di netta antitesi morale e intellettuale… Nel suo libro Neumann assimila le spiccate propensioni per la ricerca empirica della scienza sociale americana senza rinunciare ha inquadrare i dati raccolti in una solida struttura teorica (pag 117-118) Nel libro di E.N. Peterson ‘The Limits of Hitler’s Power, Princeton, N.J. 1969, vengono minuziosamente esaminati i molteplici conflitti e le disfunzioni rilevati nelal struttura e nel funzionamento del Terzo Reich. (pag 117) Galimberti: Dalle parole di Spriano emerge una situazione reale che si viene contrapponendo nel Pci tra una base filo-sovietica o peggio stalinista a un vertice eurocomunista. Ossia si potrebbe dire rendendo più esplicito l’intervento di Spriano (al CC del Pci di gennaio 1978) che l’ eurocomunismo è un modo d’essere che non è ancora penetrato capillarmente nel partito, ma resta piuttosto ristretto a un’elite politica… (pag 124)”,”STOx-028-FGB”
“BACCOLO Luigi”,”Luigi Pirandello. Con una lettera di S.E. Arturo Farinelli.”,”””L’opera di Pirandello sorse in pieno Naturalismo, da questo ebbe la spinta al suo cammino…”” (pag 40) “”Pirandello aborriva dall’esser chiamato filosofo…”” (pag 157) Trecc: Drammaturgo e narratore (Girgenti, od. Agrigento, 1867 – Roma 1936). Apprezzato narratore, rivoluzionò il teatro del Novecento, divenendo uno dei più grandi drammaturghi di tutti i tempi. Pur prendendo le mosse dal verismo di scuola siciliana, nella sua opera si delineano una visione angosciosamente relativistica della vita e del mondo, che precorre temi definitivamente moderni. Fu il teatro, però, a diffondere ovunque la sua fama: dalla commedia borghese degli esordi, nella cd. seconda maniera il dramma dell’essere e del parere lievita in simbolo e allegoria dell’esistenza. Vita e opere Iniziati gli studî di lettere all’univ. di Palermo, li proseguì a Roma e li compì in Germania, dove si laureò con una tesi di argomento linguistico all’univ. di Bonn (1891; trad. it. La parlata di Girgenti, 1981) e cominciò a tradurre le Elegie romane di Goethe (pubbl. 1896), assecondando un’iniziale vocazione poetica (Mal giocondo, 1889; Pasqua di Gea, 1891), in seguito testimoniata da poche altre raccolte (Elegie renane, 1895; Zampogna, 1901; Fuori di chiave, 1912). Stabilitosi a Roma nel 1893 e introdotto da L. Capuana negli ambienti giornalistici e letterarî, si dedicò a un’intensa attività pubblicistica e creativa (dal 1913 anche con soggetti e sceneggiature per il cinema), insegnando nel contempo (1897-1922) all’Istituto superiore di Magistero (per la nomina a professore gli valsero gli studî su Arte e scienza e quello fondamentale su L’umorismo, pubblicati nel 1908). Il tracollo dell’impresa paterna in cui erano stati investiti tutti i beni della famiglia (1903) ebbe gravi ripercussioni sulla sua vita, soprattutto per l’acuirsi dei disturbi nervosi della moglie (Antonietta Portulano, da lui sposata nel 1894), di cui nel 1919 si rese necessario il ricovero definitivo in una clinica di Roma. A partire dal 1915 fu sempre più assorbito dall’esperienza del teatro, anche nella regia, con frequenti spostamenti all’estero; diresse il Teatro d’Arte di Roma (1925-28) e creò una propria compagnia, chiamandovi come prim’attrice la giovane M. Abba, alla quale rimase legato da profonda passione fino alla morte. Accademico d’Italia dal 1929 (nel 1924 aveva suscitato scalpore la sua pubblica richiesta di iscrizione al partito fascista), nel 1934 gli era stato conferito il premio Nobel per la letteratura. Nel 1949 la Villa del Caos dove era nato fu dichiarata monumento nazionale. Se nei suoi versi giovanili, pieni di echi soprattutto leopardiani, il tono dominante è ancora quello di un vago pessimismo, nelle prime novelle (Amori senza amore, 1894; Beffe della morte e della vita, 2 serie, 1902-03; Quand’ero matto…, 1902; Bianche e nere, 1904) e nei romanzi (L’esclusa, 1901; Il turno, 1902) comincia già a delinearsi una visione più problematica e angosciosamente relativistica della vita e del mondo. Pur prendendo le mosse dal verismo di scuola siciliana (De Roberto, Capuana e soprattutto Verga), P. concentra infatti l’interesse sulle discordanze che si rivelano, nei personaggi e nelle vicende, tra l’essere e il parere, e interviene nel racconto con un’ironia e un umorismo che già oltrepassano il canone naturalistico dell’impersonalità narrativa; mentre la prosa tende al discorsivo, al parlato, per lo sviluppo che comincia ad avervi il dialogo. Tali caratteristiche, che emergono in pieno nel romanzo Il fu Mattia Pascal (1904), considerato il capolavoro del P. narratore, sono proprie anche delle successive raccolte di novelle (Erma bifronte, 1906; La vita nuda, 1910; Terzetti, 1912; Le due maschere, 1914, poi intitolata Tu ridi, 1920; La trappola, 1915; Erba del nostro orto, 1915; E domani, lunedì…, 1917; Un cavallo nella luna, 1918; Berecche e la guerra, 1919; Il carnevale dei morti, 1919) e dei romanzi che le intramezzano o seguono (Suo marito, 1911, più tardi in parte rifatto col tit. Giustino Roncella nato Boggiolo, post., 1941; I vecchi e i giovani, 2 voll., 1913; Si gira…, 1916, tit. poi mutato in Quaderni di Serafino Gubbio operatore, 1925; Uno, nessuno e centomila, 1926), anche se non sempre con uguale ricchezza d’invenzione e felicità di resa artistica. E sebbene un piglio realistico rimanga sempre in P., i modi della narrativa verista appaiono ora, oltre che superati, capovolti; perché sullo sfondo provinciale e borghese di quella narrativa, e nel bel mezzo dei temi che le sono proprî (gelosie, adulterî, terzetti matrimoniali, pazzie, vendette), prende rilievo un’inquietudine nuova, per la quale il nome di P. è stato giustamente accostato a quello dei maggiori esponenti del decadentismo italiano ed europeo: l’ansia dell’uomo che invano cerca di ribellarsi agli schemi della vita per essere soltanto sé stesso e inutilmente si sforza di comporre il dissidio tra forma (maschera) e vita (autenticità). Ai personaggi della narrativa verista, “”vinti”” ma non privi di una loro grandezza epica, succedono così in P. figure di medî o piccoli borghesi, di impiegati, professionisti, pensionati e simili, squallidi rappresentanti di una società priva d’ideali (giusto il contrario dei superuomini dannunziani), e condannati per l’impossibilità di comunicare a un tetro o arrovellato solipsismo; e la narrazione si fa convulsa e aggrovigliata, intesa com’è a seguire le tortuosità del pensiero e a creare intorno a personaggi e vicende un’aria allucinata, di caos. -ALT E poiché in tale forma narrativa, così portata all’evidenza scenica, è già implicita quella drammatica, il passaggio di P., a un certo momento, dall’una all’altra risponde a una naturale esigenza della sua arte. Il suo teatro, analogamente alla narrativa, da cui del resto derivano la maggior parte degli spunti drammatici, si muove dapprima sulle orme della commedia borghese allora in voga, di cui accetta le situazioni e i canoni, sia pure per piegarli al nuovo contenuto e colorirli di un umorismo con forti venature grottesche (Lumie di Sicilia, 1910; Pensaci Giacomino!, 1916; Liolà, 1916, scritta originariamente in dialetto siciliano; Così è (se vi pare), 1917; Il piacere dell’onestà, 1917; La patente, 1918; Ma non è una cosa seria, 1918; Il berretto a sonagli, 1918; Il giuoco delle parti, 1918; Tutto per bene, 1920; Come prima, meglio di prima, 1920; La signora Morli, una e due, 1920; ecc.). Ma poi quegli schemi vengono abbandonati e il clima si fa di dramma e di tragedia (Sei personaggi in cerca d’autore, 1921, l’opera scenicamente rivoluzionaria che, insieme con Ciascuno a suo modo, 1924, e Questa sera si recita a soggetto, 1930, costituisce la cosiddetta trilogia del “”teatro nel teatro””; Enrico IV, 1922; Vestire gli ignudi, 1922; L’uomo dal fiore in bocca, 1923; La vita che ti diedi, 1923; Diana e la Tuda, 1927; Come tu mi vuoi, 1930; Quando si è qualcuno, 1933; Non si sa come, 1935): è il teatro che si suol dire della “”seconda maniera””, ma che in verità continua e perfeziona la prima; dove, superata l’angustia dell’ambiente provinciale, quel dramma dell’essere e del parere, di vita e forma, quella nostalgia del focolare distrutto e della famiglia, degli amori, delle amicizie dissolti nel frantumio della personalità, sono ormai contemplati sub specie aeternitatis, quasi fuori del tempo e dello spazio; e quel realismo allucinato lievita in simbolo, in allegoria, fino a sfiorare il “”mistero””. Il che, se non sempre avviene con pienezza di risultati artistici, in quanto si accentua anche l’innata tendenza di P. a cristallizzare in sillogismi o in sofismi (il cosiddetto pirandellismo di P.) la suggestiva spontaneità di certi gridi, è tuttavia riprova di un’ispirazione più alta, più lirica, come dimostrano anche le novelle degli ultimi anni. Restò incompiuta la sua ultima opera, I giganti della montagna (1ª rappr., post., 1937), il più ispirato tra i “”miti”” moderni (La nuova colonia, 1928; Lazzaro, 1929), che P. concepì in parte avvicinandosi alla poetica di Bontempelli. Con il suo teatro, mentre utilizzava gli stimoli della più viva sperimentazione europea (non escluso il teatro futurista), P. indicava al contempo una direzione di ricerca che avrebbe largamente influenzato la drammaturgia posteriore; così come, reagendo con la sua disadorna, antiletteraria parola al virtuosismo verbale e musicale dell’età dannunziana, egli accompagnava piuttosto e precorreva le esperienze della letteratura più giovane (Alvaro, Moravia, Brancati). L’autore stesso provvide a riordinare editorialmente la sua produzione drammaturgica (col tit. complessivo Maschere nude) e novellistica (col tit. Novelle per un anno). La prima raccolta delle Maschere nude (11 commedie in 4 voll., 1918-21) apparve presso Treves; la seconda (39 drammi in 31 voll.) presso Bemporad (voll. I-XXV, 1920-29) e poi Mondadori (voll. XXVI-XXXI, 1929-35); a Mondadori, divenuto suo unico editore, fu anche affidata la terza raccolta (43 drammi in 10 voll., 1933-38). Le Novelle per un anno (15 voll.) furono affidate al fiorentino Bemporad (voll. I-XIII, 1922-28) e poi a Mondadori (voll. XIV, 1934, e XV, post., 1937). Presso questa casa editrice vide la luce l’ed. post. di tutte le Opere di L. P. a cura di M. Lo Vecchio-Musti (6 voll., 1957-60), comprendente anche un vol. di Saggi, poesie, scritti varii (1960), ed è ancora in corso la nuova ed. completa diretta da G. Macchia (Opere di L. P., 1973 segg.). Oltre a varî carteggi (tra cui Carteggi inediti con Ojetti-Albertini-Orvieto-Novaro-De Gubernatis-De Filippo, 1980), sono state pubblicate le Lettere a Marta Abba (1995). © Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani -“,”BIOx-029-FGB”
“BACH Lydia”,”Histoire de la Révolution russe. I. La révolution politique.”,”Le tesi di aprile 1917. “”Tale è il programma che gli agitatori e i giornali bolscevichi vanno adesso propagandando con metodo e disciplina tra le masse popolari. La conferenza rielegge il Comitato centrale bolscevico che comprende, al fianco di Lenin, Kamenev e Zinoviev, Stalin, la Kollontai, Sverdlov, Noguin, Rykov, Bukharin e Miliutin. L’ organizzazione militare del Comitato centrale bolscevico, diretta da Nevsky e Podvoisky, è fondata dalla fine di marzo. Alla fine di aprile, essa conta già più di seimila aderenti e pubblica il suo giornale, la Pravda del soldato, con una tiratura di 50 mila copie.”” (pag 133)”,”RIRx-122″
“BACH Richard”,”Il gabbiano Jonathan Livingston.”,”Richard Bach è stato scrittore e pilota. Ha pubblicato articoli e racconti su varie riviste e periodici specializzati. J. Livingston è un gabbiano che abbandona la massa dei comuni gabbiain per i quali il volare non è che un semplice e goffo mezzo per procurarsi cibo. E impara a eseguire il volo come atto di perizia e intelligenza, fonte di perfezione e di gioia. Diventa così un simbolo, la guida ideale di chi ha la forza di ubbidire alla propria legge interiore quando sa di essere nel giusto, nonostante i pregiudizi degli altri; di chi prova un piacere particolare nel far vene le cose… Dedica autore: ‘Al vero Gabbiano Jonathan che vive nel profondo di tutti noi'”,”VARx-022-FMDP”
“BACHELIN Henri”,”P.J. Proudhon. Socialiste national (1809-1865).”,”””Je suis du parti du travail”” (Proudhon) L’autore ha pubblicato tra l’altro la biografia d Gustave Flaubert, di J.H. Huysmans, Charles-Louis Philippe e Jules Renard Un passaggio della sua ‘Lettre à M. Blanqui’ del 1841: «J’ai été tour à tour protestant, papiste, arien et semiarien, manichéen, gnostique…, monarchique, aristocrate, constitutionnel, babouviste et communiste…». Non era che al suo debutto da polemista… (pag 44) Proudhon si definisce rivoluzionario ma non rivoltoso (bousculeur). Il 17 marzo 1846 scrive a Karl Marx: non dobbiamo porre l’azione rivoluzionaria come mezzo di riforma sociale, perché questo preteso mezzo sarebbe soltanto un appello alla forza, all’arbitrarietà, ossia una contraddizione.. Preferisco far bruciare la proprietà con piccoli fuochi piuttosto che dargli nuova forza facendo una San-Bartolomeo di proprietari. Queste mi sembrano anche le inclinazioni della classe operaia francese; i nostri proletari hanno grande sete di scienza e sarebbe sbagliato riceverli se non si ha da fargli da bere che del sangue…”” (pag 94)”,”PROD-081″
“BACHIR HADJ Ali”,”La révolution socialiste mondiale et les mouvements de libération nationale.”,”L’ aristocrazia operaia inglese, la Seconda Internazionale e il colonialismo. “”Ce fait avait été noté déja en ce qui concerne l’ Angleterre par Engels qui écrivait en 1882 à Kautsky: “”Vous me demandez ce que les ouvriers anglais pensent de la politique coloniale? Ma foi, la même chose que ce qu’ils pensent de la politique en général. Il n’y a pas ici de parti ouvrier, il n’y a que le parti conservateur et le parti libéral-radical, et les ouvriers profitent tranquillement avec eux du monopole colonial de l’ Angleterre et de son monopole sur le marché mondial”” (1). Enterrant sous des phrase humanitaires les décisions du Congrès de 1889 qui condamnait les conquête coloniales, c’est en fait d’une manière ou d’une autre le colonialisme que défendent bientôt les sociaux-démocrates chauvins de la II”” Internazionale.”” (pag 11) (1) K. Marx F. Engels, Textes sur le colonialisme (pag 357-358)”,”INTx-038″
“BACHOFEN Johann Jakob, a cura di R. DEL PONTE”,”Storia del matriarcato.”,”BACHOFEN (1815-1887) storico svizzero delle religioni e del diritto, studiò il mito e il simbolo. Secondo alcuni, l’ ipotesi dell’ esistenza storica del matriarcato sembra derivare da una scorretta identificazione tra matriarcato e matrilinearità (Eug). “”La stessa legge della materia compenetra tutto. Una comunità di diritto, basata sulla loro parentela naturale, unisce uomini e animali. L’ idea – che si ritrova fino ad un Pitagora e ad un Empedocle – di un continuo trasmigrare delle anime in ogni specie di corpi, ci dice che la creazione animale veniva concepita come una unità e quanto naturale apparisse la grande legge fisica della natura, di cui tratta specialmente Plutarco nel secondo trattato De esu carnium, ove egli espone i principii degli anzidetti filosofi presentandoli come una continuazione di antichissime concezioni greche””. (pag 223)”,”SCIx-156″
“BACHRACH Peter”,”La teoria dell’elitismo democratico.”,”BACHRACH Peter “”Secondo il Bachrach la teoria dell’elitismo democratico comprende le seguenti componenti: il ripudio dell’ideale etico della democrazia e la riduzione della stessa a un metodo politico per la scelta dei leaders; una interpretazione «unidimensionale» dell’interesse del popolo per la politica nel senso che si tiene conto del solo interesse per gli ‘outputs’ del sistema politico, e non di quello alla partecipazione alle decisioni; l’arretramento del principio egualitario dell’uguaglianza di potere all’uguaglianze delle possibilità di accedere ale posizioni di potere; una concezione ristretta della sfera della politica, riferita ai soli processi decisionali di governo e a ciò che con essi è collegato; l’assunto della inalterabilità della struttura élite-massa delle società industriali moderne; e la propensione a fare affidamento nelle elites, anziché nell’allargamento e nell’arricchimento del processo democratico, per difendere il sistema dal pericolo costituito dalle tendenze illiberali di gran parte delle masse.”” (pag XV, XIX)”,”TEOP-497″
“BACINO Leo J.”,”Reconstructing Russia. U.S. Policy in Revolutionary Russia, 1917-1922.”,”Leo J. Bacino received his Ph.D. from Northern Illinois University. He is presently visiting professor at Grand Valley State University in Grand Rapids, Michigan. Map of Post-Revolutionary Russia, Acknowledgments, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Index,”,”RUST-067-FL”
“BACKHAUS Giorgio a cura; scritti di WEISS Peter WALSER M. ENZENSBERGER H.M. LETTAU R. JOHNSON Uwe B. NIRUMAND NEGT O. FABIG K.R. OBERLERCHER R. KARSUNKE Y. SCHICKEL J.”,”””Kursbuch””: l’opposizione extraparlamentare.”,”””Il coincidere della trasformazione del reale con l’attività umana o trasforrmazione di se stessi può essere concepito e inteso razionalmente solo come ‘prassi rivoluzionaria’”” (pag VII) (K. Marx, 1845) “”””L’idea si è sempre resa grottesca quando si dissocia dall’interesse”” scrisse Marx che non ha letto Peter Weiss”” (pag 89)”,”GIOx-063″
“BACKHAUS Hans-George”,”Materiali per una ricostruzione della teoria marxiana del valore.”,”””La teoria ‘marxista’ del valore è rimasta sul terreno della teoria ‘premarxiana’, e per la sua struttura concettuale potrebbe venir definita come una versione di tipo terminologicamente nuovo dalla teoria del valore-lavoro dei ‘ricardiani di sinistra’”” (pag 169)”,”TEOC-688″
“BACKHAUS Hans-Georg SCHMIED-KOWARZIK Wolfdietrich DIEZ Barbara e TÜRCK Hartmut ZECH Reinhold LÜDTKE Alf, saggi di”,”Gesellschaft Beiträge zur Marxschen Theorie. II. Materialien zur Rekonstruktion der Marxschen Wertheorie – Zur Rekonstruktion der materialistischen Dialektik – Sraffa erneut gelesen. Eine kritische Einschätzung – Die Reduktion komplizierter auf einfache Arbeit – Alltagswirklichkeit, Lebensweise ud Bedürfnis-artikulation.”,”BACKHAUS Hans-Georg Punti di convergenza nella critica a Marx da parte della scuola di Francoforte e della scuola di Althusser (pag 97) “”Il problema della trasformazione”” nasce con l’uscita del terzo libro del Capitale (la questione della formazione dei prezzi ecc.) (pag 232) Genesi dell’esperienza individuale e collettiva nel lavoro, le migrazioni interne e la mobilità locale (pag 327)”,”TEOC-701″
“BACON Robert ELTIS Walter, edizione italiana a cura di Stefano ZAMAGNI”,”Base produttiva e crescita economica. Il caso inglese. (Tit.orig.: Britain’s Economic Problem: Too Few Producers)”,”BACON Robert è docente di econometria nell’ Università di Oxford (Lincoln College), ELTIS Walter è docente di economia nella stessa università (Exeter College). Thatcher. “”Quale sia la differenza tra le due suddivisioni viene subito chiarito non appena i dai statistici suesposti siano confrontati con quelli del Prof. Cedric Sandford e della dott.ssa Ann Robinson, che hanno pubblicato uno studio sulla spesa pubblica in Gran Bretagna in cui hanno mostrato che la spesa dell’ amministrazione centrale e locale, incluse le pensioni e gli altri trasferimenti, è cresciuta dal 40.6 al 52.5% del prodotto nazionale lordo in appena dieci anni – dal 1964 al ’74. Escludendo la spesa per interessi, si è passati dal 38.0 al 49.3%. E’ molto più plausibile che dati di questo tipo che rivelano una riduzione di circa un quinto nella quota del reddito nazionale corrente disponibile per la parte restante dell’ economia, abbiano rilevanza per il nostro discorso.”” (pag 98)”,”UKIE-037″
“BACON Jean”,”Les Saigneurs de la Guerre. Brève histoire de la guerre et de ceux qui la font.”,”Libro dedicato alle centinaia di milioni di morti delle guerre passate presenti e a venire. Dizionario: Saigneur: colui che uccide un animale o una persona Saigner: uccidere, dissanguare, indebolire Jean BACON è un benedettino.”,”QMIx-193″
“BACONE Francesco a cura di Enrico DE-MAS”,”Novum Organum. O veri indizi dell’ interpretazione della natura, 1620.”,”””La scienza e la potenza umana coincidono””. “”Sarebbe stolto e in sé contradditorio ritenere che quello che finora non si è potuto fare, possa farsi per l’ avvenire senza ricorrere a metodi non ancora tentati””. “”Il processo latente del quale parliamo è ben lontano dal poter essere facilmente concepito dalla mente umana, così piena di preconcetti com’è ora. Non intendiamo, infatti, parlare di misure o segni o scale del processo visibile nei corpi, ma diun processo continuativo, che per lamassima parte sfugge al senso””.”,”FILx-210″
“BACONE Francesco (BACON Francis)”,”Per il progresso della scienza. (“”Cogitata et Visa”” ed estratti del “”De Augmentis Scientiarum””)”,”Superiorità della teoria sulla pratica. “”(…) l’officina somiglia molto alla biblioteca, che anch’essa offre tanta varietà di libri, che (però) investigati accuratamente, si rivelan come pure e semplici ripetizioni all’infinito della stessa cosa, nuove per il modo di trattar l’argomento e di disporlo, ma vecchie come invenzione”” (pag 55) “”Non è infatti uguale il pericolo di non tentar l’avventura e quello che essa non riesca: poiché nel non tentarla, si arrischia la perdita di un grandissimo bene, mentre non riuscendo, non si perderà che una piccolissima opera umana””. (pag 106) Idee generali sul metodo. (pag 107) “”La mano è lo strumento degli strumenti e l’ anima la forma delle forme”” (Aristotele) (pag 178) Tentativi. (pag 194) Francesco Bacone: « Se l’uomo vuole cominciare con certezze, allora finirà con dei dubbi; ma se sarà contento di cominciare con dei dubbi, allora finirà con certezze » « Audacter calumniare, semper aliquid haeret » « Sapere è Potere » (Wikipedia) Sir Francis Bacon Francis Bacon o, in italiano, Francesco Bacone (Londra, 22 gennaio 1561 – Londra, 9 aprile 1626) è stato un filosofo, politico e saggista inglese. Formatosi con studi di legge e giurisprudenza, divenne un sostenitore e strenuo difensore della rivoluzione scientifica senza essere uno scienziato. Vissuto alla corte inglese, fu nominato Lord Cancelliere sotto il regno di Giacomo I Stuart, ma in seguito a una condanna per corruzione fu costretto a ritirarsi a vita privata e dedicarsi esclusivamente ai suoi studi. Morì infatti di polmonite, proprio mentre si dedicava ad esperimenti naturalistici riguardanti gli effetti del rigido freddo invernale. Nei suoi scritti filosofici si dipana una complessa metodologia scientifica, spesso indicata con il suo nome (metodo baconiano). Sir Francis Bacon è il filosofo empirista della rivoluzione scientifica che ha incentrato la sua riflessione nella ricerca di un metodo di conoscenza della natura che possiamo definire scientifico, nel senso che vuole essere ripetibile, parte dall’osservazione della natura e come la scienza è volto al suo dominio per ricavarne applicazioni utili per il genere umano come erano quelle dell’età industriale. Riprendendo le idee dei pensatori del ‘400 italiani (fra i quali Leonardo da Vinci), Francis Bacon teorizza che l’osservazione della natura deve essere praticata compilando una tabula presentiae e una tabula absentiae in proximitate in cui si mettono per iscritto i dati di temperatura, oggetti anche nel dettaglio di sostanze chimiche e altri fattori ambientali presenti e assenti in un dato momento in cui si è ottenuto un fenomeno di cui si cerca di scoprire i fattori favorevoli e poi la causa determinante. Se il fenomeno si manifesta sia in presenza che in assenza di un dato fattore presunto, allora il fattore che è rilevato nel contesto è ininfluente. Se il fenomeno muta d’intensità, in presenza del fattore, ma si manifesta anche in sua assenza, ciò significa che il fattore condiziona il fenomeno ma non ne è ancora la causa. L’obiettivo dell’analisi è trovare quel fattore la cui presenza è condizione necessaria (anche se non sufficiente) del fenomeno stesso, almeno questo è quanto si direbbe oggi. La filosofia naturale si distingue in due parti: quella speculativa, che riguarda la ricerca delle cause dei fenomeni naturali, e quella pratica che si occupa della produzione degli effetti. La parte speculativa, a sua volta, si divide in fisica e metafisica: la fisica “”indaga e tratta le cause materiali ed efficienti; la metafisica studia le cause finali e formali””. Senza conoscere una causa sufficiente non si potrà riprodurre il fenomeno e nemmeno conoscerlo: un attributo se sarà presente in un oggetto, non necessariamente diventerà visibile e conoscibile, stimolato l’oggetto con la causa necessaria di quell’attributo; altrimenti se non si manifesta, ciò non vorrà dire che l’oggetto non possiede tale attributo. Con una causa sufficiente (anche se non necessaria) si può replicare il fenomeno e se non si manifesta nell’oggetto stimolato da quella causa escluderne la possibilità in quel caso. Bacone passò la vita a cercare un esperimento che chiamò “”istanza cruciale”” (experimentum crucis), tale da interrogare la natura in modo da costringerla a risponderci sì o no, come dicevano i naturalisti italiani. Il suo metodo anticipa quello galileiano che dimostrerà come occorra un approccio quantitativo con equazioni e misure per trovare delle condizioni necessarie e/o sufficienti per conoscere i fenomeni e replicare quelli a noi più utili (e non soltanto qualitativo con tabule presentiae ed absentiae, ancora oggi utilizzate negli esperimenti dove è importante indicare le condizioni ambientali in cui avviene la misura). Indice [nascondi] 1 Il Nuovo Organo 1.1 Gli Idola: la pars destruens 1.2 Il metodo delle Tabulae: la pars costruens 2 Voci correlate 3 Altri progetti Il Nuovo Organo [modifica] Nella pars construens del “”Novum Organum””, Bacone cerca di dare una teorizzazione del ragionamento induttivo, più esatta di quella già accennata da Aristotele. Infatti, l’induzione aristotelica, o induzione per enumerazione semplice, passa troppo presto dai casi particolari ai princìpi generali. Conclude, cioè, troppo precipitosamente, procedendo per semplice enumerazione. Ad es., dalle osservazioni particolari che questo cigno è bianco, che quest’altro è bianco, e che quest’altro ancora è sempre bianco, passa subito alla conclusione generale che tutti i cigni sono bianchi. Ma i dati raccolti per enumerazione semplice possono essere sempre falsificati da esempi successivi (per es., nel nostro caso, dalla constatazione futura dell’esistenza di un cigno nero). La pars construens del metodo baconiano è invece l’induzione vera, cioè non l’induzione per enumerazione semplice, ma quella per esclusione degli elementi inessenziali a un fenomeno, e per scelta di quelli essenziali. Quello che Bacone vuole scoprire con l’induzione vera è la legge dei fenomeni. Sennonché questa legge è ancora concepita da Bacone aristotelicamente come “”forma”” (o “”essenza””, o “”causa””, o “”natura””) del fenomeno studiato, e non, come farà Galileo, come relazione quantitativa, di tipo matematico. In altre parole, la forma di un fenomeno (per es., del calore) è intesa, più o meno alla maniera di Aristotele, come il complesso delle qualità essenziali del fenomeno stesso, ossia come ciò che lo fa essere quello che è. Più precisamente, Bacone intende per forma il principio interno che spiega la costituzione, la struttura del fenomeno, ma che spiega anche il suo sviluppo, cioè la sua generazione e produzione. Il grave limite di Bacone consiste dunque nel fissare la sua attenzione sugli aspetti qualitativi del fenomeno studiato, mentre la scienza moderna si interessa solo dei suoi aspetti quantitativi, di quelli, cioè che, appunto perché quantitativi, possono essere espressi in una formula matematica. Gli Idola: la pars destruens [modifica] Bacone presuppone l’esistenza di idola, cioè di pregiudizi che impediscono una reale concezione della natura. Egli identifica cinque tipi di idola: Idola tribus, comuni a tutta la specie; Idola specus, propri di ciascun individuo,dipendenti dalla sua educazione,dal suo stato sociale,dalle sue abitudini e dal caso; Idola fori, derivanti dalla “”piazza””, cioè dal linguaggio e dai suoi equivoci; Idola Theatri, pregiudizi che derivano dalle dottrine del passato (paragonate a mondi fittizi o a scene teatrali) che egli suddivide in tre specie: sofistica, empirica e superstiziosa; Idola scholae, consistenti nel porre cieca fiducia in regole come il sillogismo a scapito del giudizio personale. Della filosofia sofistica egli attacca Aristotele perché cercò di dare più una descrizione delle cose che andare alla ricerca della loro verità; della filosofia empirica egli attacca Gilbert e gli alchimisti, perché spiegano le cose per mezzo di ristretti esperimenti; della filosofia “”superstiziosa””, cioè quella che si fonde con la teologia, egli attacca Pitagora e Platone. Il metodo delle Tabulae: la pars costruens [modifica] L’induzione vera proposta da Bacone può anche definirsi la “”dottrina delle tavole””. Secondo Bacone, infatti, quando vogliamo studiare la natura di un certo fenomeno fisico, dobbiamo far uso di tre tavole: la tavola della presenza (tabula praesentiae), la tavola dell’assenza (tabula absentiae in proximitate) e la tavola dei gradi (tabula graduum). Nella tavola della presenza sono raccolti tutti i casi positivi, cioè tutti i casi in cui il fenomeno si verifica (per es., tutti i casi in cui appare il calore, comunque prodotto, dal sole, dal fuoco, dai fulmini, per strofinamento, ecc). Nella tavola dell’assenza sono raccolti tutti i casi in cui il fenomeno non ha luogo, mentre si sarebbe creduto di trovarlo (per es. nel caso dei raggi della luna, della luce delle stelle, dei fuochi fatui, dei fuochi di Sant’Elmo, che sono fenomeni di fosforescenza marina, ecc.). Nella tavola dei gradi, infine, sono presenti i gradi in cui il fenomeno aumenta e diminuisce (ad es., si dovrà porre attenzione al variare del calore nello stesso corpo in ambienti diversi o in particolari condizioni). Dopo aver effettuato l’analisi e la comparazione dei risultati segnati nelle tre tavole, possiamo senz’altro tentare una interpretazione iniziale o vindemiatio prima, ossia “”prima vendemmia””; in altre parole, le tavole consentono una prima ipotesi sulla forma cercata. Questa prima ipotesi procede per esclusione e per scelta. Lo scienziato esclude (cioè scarta) come forma del fenomeno le caratteristiche mancanti nella prima tavola, presenti nei corpi nella seconda, e che non risultano decrescenti col decrescere dell’intensità del fenomeno, o viceversa. Lo scienziato, invece, sceglie come causa del fenomeno una natura sempre presente nella prima tavola, sempre mancante nella seconda, e con variazioni correlate a quelle del fenomeno nella terza. Nel caso del calore, si può ipotizzare che la causa del fenomeno sia il movimento, non di tutto il corpo, ma delle sue parti, e piuttosto rapido. Il movimento, infatti, si trova quando il caldo è presente, manca quando il caldo è assente, aumenta o diminuisce a seconda della maggiore o minore intensità del calore. La causa del calore non può essere, invece, la luce, perché la luce è presente nella tavola dell’assenza. L’ipotesi va poi verificata con gli esperimenti. Bacone propone ben 27 tipi diversi di esperimenti e pone al culmine l’esperimento cruciale (“”experimentum crucis””), il cui nome deriva dalle croci erette nei bivi. Quando, dopo aver vagliato le tavole, ci troviamo di fronte a due ipotesi ugualmente fondate, l’esperimento cruciale ci toglie dall’incertezza, perché dimostra vera una delle due ipotesi, e falsa l’altra. Esempi di problemi che richiedono l’esperimento cruciale sono la teoria della rotazione o meno della Terra intorno al Sole, le teorie sul peso dei corpi, ecc. Consideriamo, per es., quest’ultimo problema. Ecco il bivio: o i corpi pesanti tendono al centro della Terra per la loro stessa natura, cioè per una qualità intrinseca, come voleva Aristotele, o sono attratti dalla forza della massa terrestre. Se fosse vera la prima ipotesi, un corpo dovrebbe avere sempre lo stesso peso; invece, se fosse vera la seconda ipotesi, un corpo dovrebbe pesare di più avvicinandosi al centro della Terra, e di meno allontanandosene. Ed ecco l’esperimento cruciale: si prendano due orologi, uno con contrappesi di piombo e l’altro a molla. Si accerti che le loro lancette si muovano alla stessa velocità. Si ponga il primo in cima a un luogo altissimo, e l’altro a terra. Se è vera l’ipotesi che il peso dipende dalla forza di gravità, l’orologio piazzato in alto si muoverà più lentamente, a causa della diminuita forza di attrazione terrestre.”,”SCIx-263″
“BACONE Francesco (BACON Francis)”,”The Essays or Cousels Civil and Moral. With copious notes and notice of Lord Bacon by A. Spiers.”,”””8. But, above all, for empire and greatness, it importeth most, that a nation do profess arms as their principal honour, study, and occupation. For the things which we formerly have spoken of are but habilitations towards arms: and what is habilitation without intention and act? Romulus, after his death (as they report or feign), sent a present to the Romans, that above all they should intend arms, and then they should prove the greatest empire of the world. The fabric of the state of Sparta was wholly (though not wisely) framed and composed to that scope and end. The Persians and Macedonians had it for a flash. The Gauls, Germans, Goths, Saxons, Normans, and others had it for a time. The Turks have it at this day, though in great declination. Of Christian Europe they that have it are, in effect, only the Spaniards. But it is so plain that every man profiteth in that he most intendeth, that it needeth not to be stood upon, it is enough to point at it; that no nation which doth not directly profess arms, may look to have greatness fall into their mouths. (…)”” (pag 121)”,”TEOP-347″
“BACONE Francesco, a cura di Michele MARCHETTO Michele”,”La Grande instaurazione. Parte seconda. Nuovo Organo.”,”Il 12 ottobre 1620, a Londra, Francesco Bacone (1561-1626) pubblica i due libri del Novum Organum, la parte seconda, per quanto incompiuta, di un progetto ben più ampio, l’Instauratio Magna, che avrebbe dovuto gettare un nuovo fondamento all’edificio del sapere. Il Novum Organum è infatti preceduto da quattro brevi scritti di ordine generale: un Preambolo, o Proemio, una Lettera dedicatoria al re d’Inghilterra Giacomo I, la Prefazione all’Instauratio Magna e la Distributio operis, un vero e proprio piano dell’opera, che tracciano le linee della riforma baconiana del sistema delle scienze, fondata sul vero e legittimo matrimonio fra la facoltà empirica e quella razionale. Gli aforismi del Novum Organum, da Bacone rivisti più volte nell’inesauribile ricerca della chiarezza più nitida. Nel Novum Organum, che Bacone considerava il suo scritto più riuscito, si possono riconoscere le tracce dei quattro progetti che lo studioso Fulton H. Anderson individuanel suo pensiero: la sostituzione delle dottrine della tradizione platonica e aristotelica con quelle ispirate al naturalismo e al materialismo di impronta democritea; l’elaborazione e l’esposizione di un nuovo metodo di indagine sulla natura; la compilazione di un’ampia e articolata storia naturale; la confutazione dei metodi e delle dottrine appartenenti al tradizionale sistema del sapere.”,”FILx-025-FL”
“BACONE Francesco, a cura di Roberto BONDÌ”,”Dei principi e delle origini, secondo le favole di Cupido e del Cielo ovvero la filosofia di Parmenide e di Telesio e specialmente di Democrito trattata nella favola di Cupido. Testo latino a fronte.”,”Il 12 ottobre 1620, a Londra, Francesco Bacone (1561-1626) pubblica i due libri del Novum Organum, la parte seconda, per quanto incompiuta, di un progetto ben più ampio, l’Instauratio Magna, che avrebbe dovuto gettare un nuovo fondamento all’edificio del sapere. Il Novum Organum è infatti preceduto da quattro brevi scritti di ordine generale: un Preambolo, o Proemio, una Lettera dedicatoria al re d’Inghilterra Giacomo I, la Prefazione all’Instauratio Magna e la Distributio operis, un vero e proprio piano dell’opera, che tracciano le linee della riforma baconiana del sistema delle scienze, fondata sul vero e legittimo matrimonio fra la facoltà empirica e quella razionale. Gli aforismi del Novum Organum, da Bacone rivisti più volte nell’inesauribile ricerca della chiarezza più nitida. Nel Novum Organum, che Bacone considerava il suo scritto più riuscito, si possono riconoscere le tracce dei quattro progetti che lo studioso Fulton H. Anderson individuanel suo pensiero: la sostituzione delle dottrine della tradizione platonica e aristotelica con quelle ispirate al naturalismo e al materialismo di impronta democritea; l’elaborazione e l’esposizione di un nuovo metodo di indagine sulla natura; la compilazione di un’ampia e articolata storia naturale; la confutazione dei metodi e delle dottrine appartenenti al tradizionale sistema del sapere.”,”FILx-031-FL”
“BACONE Francesco, a cura di Paolo ROSSI”,”Scritti filosofici.”,”Il 12 ottobre 1620, a Londra, Francesco Bacone (1561-1626) pubblica i due libri del Novum Organum, la parte seconda, per quanto incompiuta, di un progetto ben più ampio, l’Instauratio Magna, che avrebbe dovuto gettare un nuovo fondamento all’edificio del sapere. Il Novum Organum è infatti preceduto da quattro brevi scritti di ordine generale: un Preambolo, o Proemio, una Lettera dedicatoria al re d’Inghilterra Giacomo I, la Prefazione all’Instauratio Magna e la Distributio operis, un vero e proprio piano dell’opera, che tracciano le linee della riforma baconiana del sistema delle scienze, fondata sul vero e legittimo matrimonio fra la facoltà empirica e quella razionale. Gli aforismi del Novum Organum, da Bacone rivisti più volte nell’inesauribile ricerca della chiarezza più nitida. Nel Novum Organum, che Bacone considerava il suo scritto più riuscito, si possono riconoscere le tracce dei quattro progetti che lo studioso Fulton H. Anderson individuanel suo pensiero: la sostituzione delle dottrine della tradizione platonica e aristotelica con quelle ispirate al naturalismo e al materialismo di impronta democritea; l’elaborazione e l’esposizione di un nuovo metodo di indagine sulla natura; la compilazione di un’ampia e articolata storia naturale; la confutazione dei metodi e delle dottrine appartenenti al tradizionale sistema del sapere.”,”FILx-075-FL”
“BACONE Francesco, traduzione a cura di D’ALEMBERT”,”Traduction de quelques Pensée du chancelier Bacon sur différents sujets.”,” De l’Audace. Dell’ audacia. “”Demostene disse una frase molto conosciuta, ma degna d’essere rimarcata dai saggi. Gli si chiedeva qual’era la prima qualità dell’ oratore? L’ azione, rispose. Quale la seconda? L’azione. Quale La terza. L’azione. Egli parlava da esperto, e in quanto conoscitore tanto meno sospetto, dato che la natura era stata avara al suo riguardo, di un vantaggio ch’egli elevava così in alto. E’ una cosa sorprendente che una qualità, un talento che non oltrepassa la scorza, e che è più quello di un commediante che di un oratore, sia stato messo da Demostene al di sopra delle più belle parti dell’ eloquenza, dell’ invenzione, dell’ elocuzione, e di altre; infine, che egli l’abbia pressoché guardata come la sola parte necessaria; la ragione è evidente: gli uomini sono molto più sciocchi che saggi, e le qualità che si impongono alla sciocchezza sono le più potenti. Si può comparare all’ ‘azione’ nell’ eloquenza, l’ audacia negli affari civili. Quale deve esser negli affari la prima qualità?, L’audacia. Quale la seconda? L’audacia. Quale la terza? L’audacia. Essa è pertanto figlia dell’ignoranza e della debolezza, e molto al di sopra di altre parti della scienza civile; ma essa abbaglia e cattura i piccoli spiriti e le anime timide, ossia; pressoché tutti gli uomini. Essa conquista qualchevolta anche i saggi, quando manca loro la fermezza e la guardia; è per questo che l’ audacia ha tanto potere nelle democrazie, e che essa riesce meno nell’aristocrazia e la monarchia. (…)”” (pag 222-234)”,”VARx-614″
“BACONE Francis”,”Saggi – Del progredire della scienza – Nuova Atlantide.”,”””L’uomo vorrebbe morire, sebbene non coraggioso né disgraziato, soltanto per il tedio di rifare tanto spesso la stessa cosa. Non mette meno conto osservare quanto poco mutamento l’appressarsi della morte produca nei buoni spiriti; poiché essi sembrano essere gli stessi uomini fino all’ultimo istante. Cesare Augusto morì con un saluto (…); Settimio Severo dando ordini (…). E’ tanto naturale morire quanto nascere”” (F. Bacone, Della morte) (pag 37)”,”SCIx-141-FF”
“BACONE Francesco, a cura di Enrico DE-MEO”,”Opere filosofiche. Primo volume.”,”Prometeo, ovvero lo stato dell’umanità (pag 187-197) “”Gli antichi narrano che l’uomo fu opera di Prometeo, il quale lo costruì col fango, nella cui massa mescolò però qualche parte delle diverse specie di animali. Volendo poi proteggere la sua opera con qualche beneficio, per non sembrare solo il fondatore del genere umano, ma anche il benefattore, salì di nascosto al cielo, portndo con sé un fascio di arbusti di ferula, lo avvicinò al carro del cielo e lo incendiò, portandosi dietro a terra il fuoco, che offrì agli uomini. Di sì grande beneficio, però, gli uomini furono assai poco grati a Prometeo, giacché cospirarono contro di lui e lo deferirono a Giove con la scoperta da lui fatta. La delazione non fu accolta in cielo come giustizia avrebbe voluto che fosse, perché Giove e gli altri dèi furono molto contenti dell’accusa fatta, e per loro benevolenza non solo concessero agli uomini il libero uso del fuoco, ma ancora aggiunsero un dono nuovo, assai gradito e ambito, cioè la perpetua giovinezza. Ma gli uomini, trionfanti e sciocchi, posero il dono degli dèi sul dorso di un asinello. L’asinello, durante la via del ritorno, era gravemente afflitto da una sete ardente; arrivato ad una fonte, un serpente, che vi era di guardia, non gli permise di bere se non a patto di cedere ciò che portava sul dorso, qualunque cosa fosse. Il misero asinello accettò la condizione, e così l’instaurazione della giovinezza (1) passò dagli uomini ai serpenti in cambio di un sorso d’acqua. (…) Infine, poiché Giove imputava a Prometeo molte e gravi colpe: il furto del fuoco, il dileggio alla maestà sua con quel sacrificio ridicolo e fraudolento; l’aver disdegnato il suo dono; cui aggiungeva ancora un nuovo delitto, di aver tentato di violare Minerva; lo mise in ceppi e lo condannò a subire un tormento infinito. Fu dunque per volere di Giove condotto sul monte Caucaso e legato ad una colonna in modo che non potesse mai muoversi; un’aquila gli stava attorno tutto il giorno per rodergli e consumargli il fegato, che però durante la notte ricresceva in proporzione della parte beccata, e dava perciò ancora occcasione di dolore. Pare, però, che a un certo momento questo supplizio abbia avuto termine, perché Ercole, dopo avere attraversato l’oceano su una coppa che gli aveva data il Sole, giunse al Caucaso, liberò Prometeo, dopo avere uccisa l’aquila con le frecce (2). Presso alcuni popoli esistevano delle gare di portatori di lampade in onore di Prometeo. Costoro dovevano correre portando una face (3) accesa: se questa si spegneva, venivano squalificati e perdevano la possibilità di vincere; il primo che riusciva a portare la sua face accesa fino al traguardo riceveva la palma della vittoria”” (pag 187-189)] [(1) ‘instauratio iuventutis’, cioè la facoltà di ringiovanire; (2) Per questa parte cfr. Saggi, 5; dove in Prometeo è identificata, però, la natura umana; (3) fiaccola (ndr)] [F. Bacone, Della sapienza degli antichi, 1609]”,”FILx-352-FF”
“BACONE Francesco, a cura di Enrico DE-MEO”,”Opere filosofiche. Secondo volume.”,”Storia della vita e della morte (1623) “”Quello che «la vita è breve e l’arte è lunga» è un vecchio ritornello e compianto. Ci sembra dunque che, quasi per coerenza, noi, che ci adoperiamo con tutte le nostre forze a far progredire le arti, dobbiamo altresì darci pensiero di prolungare la vita degli uomini, col favore dell’Autore tanto della verità quanto della vita. Perché, per quanto la vita mortale non sia altro che un cumulo crescente di peccati e di travagli, e coloro che aspirano all’eternità diano scarso valore alla vita; tuttavia anche noi cristiani non dobbiamo disprezzare la prosecuzione delle opere di carità”” (pag 629)”,”FILx-353-FF”
“BACONE Ruggero, a cura di Francesco BOTTIN”,”La scienza sperimentale. Lettera a Clemente IV – La scienza sperimentale – I segreti dell’arte e della natura.”,”””La maggior parte degli uomini ragiona in questo modo: si è sempre fatto così, si è sempre detto così, dunque deve essere così… ma chi vuole veramente conoscere la verità dei fenomeni naturali deve saper fare buon uso dell’esperienza”” (Ruggero Bacone, ‘La scienza sperimentale’) (in apertura) Ruggero Bacone nacque in Inghilterra intorno al 1210 o 1214, studiò a Oxford, poi a Parigi; a Parigi e a Oxford fu maestro delle arti (filosofia) e di teologia. In età matura decise di farsi francescano. Un momento felice nella vita ebbe in occasione del breve pontificato di Clemente IV (1265-1268), uomo a lui amico, al cui comune interesse per la scienza ed il rinnovamento umano rispose componendo i lavori suoi più significativi: l’Opera maggiore, l’Opera minore, l’Opera terza. Treccani: Bacóne, Ruggero (ingl. Roger Bacon o Bachon). – Filosofo e scienziato (Ilchester, Somersetshire, 1214 circa – forse Oxford dopo il 1292), detto talora per la sua vasta cultura Doctor mirabilis. Agostiniano, fu animato dal gusto per l’osservazione della natura; tale interesse scientifico-pratico di B. si connette strettamente con i motivi religiosi e teologici del suo pensiero, in una prospettiva di riforma della Chiesa che comprendeva la conversione di tutto il genere umano (con suggestioni apocalittiche). Discepolo a Oxford di Roberto Grossatesta prima del 1235, nel 1245-55 si trova a Parigi per gli studi di teologia; entrato nel 1255 nell’ordine francescano, B. v’incontrerà gravi difficoltà a proseguire l’attività scientifica, soprattutto a motivo dei suoi programmi di riforma (che B. credette di poter realizzare ispirando l’opera di Clemente IV, che li aveva incoraggiati). L’altro Bacone: Bacóne, Francesco (ingl. Francis Bacon). – Filosofo inglese (Londra 1561 – ivi 1626). All’astrattezza del metodo sillogistico-deduttivo della scienza aristotelica, B. – che sottolinea le finalità pratiche del sapere – contrappone il metodo induttivo fondato sull’esperienza (Novum Organum, 1620). Nel metodo di B. si distingue una ‘parte distruttiva’, la critica degli ‘idoli’ (cioè i pregiudizi che sviano il discorso scientifico) e una ‘parte costruttiva’, con la dottrina delle ‘tavole’ per classificare i fenomeni. Importante il suo contributo al pensiero utopistico, con la New Atlantis (composta forse nel 1621, edita postuma nel 1627) in cui viene prefigurata la moderna società scientifico-industriale. (Trec) Il caso dei due Bacone. Nel gennaio 1561 nasce a Londra il filosofo Francesco Bacone autore di un’opera utopistica “”La nuova Atlantide”” dal nome di un’isola immaginaria abitata da uomini sapienti e pacifici. Ma la sua fama poggia soprattutto sulla proposta del metodo induttivo esposto nel Novum Organon improntato a un empirismo critico che nell’intenzione dell’autore consegna all’uomo “”il dominio sulla natura””. L’osservazione dei fatti -secondo Bacone- deve essere preceduta dalla distruzione degli idoli ossia dei pregiudizi che infestano la mente e nascono dalla accettazione passiva di una tradizione culturale e di un linguaggio stereotipato che ostacolano la libera ricerca Gli illuministi apprezzarono grandemente il pensiero di Francesco Bacone che costituì per les philosophes dell’ Encyclopédie un punto di riferimento fondamentale Vorrei tuttavia aggiungere qualcosa che generalmente è poco noto tre secoli prima un altro filosofo inglese, di nome Ruggero Bacone – famoso maestro all’università di Parigi, autore di progetti enciclopedici e pensatore controcorrente – nella sua opera aveva segnalato il pericolo dei pregiudizi che ostacolavano il progredire di quella che – anche lui! – chiamava “”scienza sperimentale”” Ruggero chiamava i pregiudizi offendicula ossia ostacoli che avevano origine nel ricorso acritico alle “”“autorità””, alla tradizione culturale o più semplicemente all’opinione sostenuta dalla maggioranza. Naturalmente i pregiudizi dovevano anche per Ruggero essere allontanati prima di ogni ricerca. “”Sconcertante”” la somiglianza fra i due così alcuni studiosi hanno definito il caso dei due Bacone Ma un’indagine approfondita sulle fonti del pensiero di Francesco può mettere in luce punti intermedi che risalendo indietro nei secoli ci portano a Ruggero, uno dei filosofi più originali del cosiddetto medioevo. In conclusione la storia non coincide con la storiografia La prima viaggia nei secoli per vie sotterranee spesso invisibili agli studiosi, anche ai più eruditi. (rsi.ch)”,”SCIx-147-FF”
“BACONE Francesco”,”Saggi.”,”””È così naturale morire come nascere; e per un bambino, forse, l’uno è tanto doloroso quanto l’altro. Chi muore nel mezzo di una impresa seria è come uno che è ferito a sangue caldo, che per il momento sente appena il male; quindi una mente fissa e intenta a qualche bene, allontana le pene della morte; ma sopra tutto, credetelo, il più dolce cantico è: ‘Nunc dimittis’; quando si son raggiunti nobili fini e aspettazioni. La morte ha anche questo, che apre la porta alla buona fama ed estingue l’invidia: ‘Exstinctus amabitur idem'”” (pag 72) [Della morte]”,”FILx-134-FRR”
“BACQUE James”,”Gli altri Lager. I prigionieri tedeschi nei campi alleati in Europa dopo la 2ª guerra mondiale.”,”””Sembra che sotto i francesi siano aumentate le fucilazioni a caso, sebbene entrambi gli eserciti cercassero di nascondere i fatti e i dati possano risultare distorti. In ogni modo, il rapporto del tenente colonnello Barnes in aprile, «27 morti per cause non naturali» (10) era largamente superato in una notte dagli ufficiali francesi ubriachi che, a Andernach; guidarono la loro jeep attraverso il campo ridendo e gridando mentre sparavano sui prigionieri con i loro mitragliatori Sten. le perdite: 47 morti e 55 feriti (11). Un ufficiale francese rifiutò il permesso nonostante il rifornimento fosse stato già concordato tra la Croce Rossa e il comandante francese del campo (12). Le guardie francesi di un campo, sostenendo di aver notato un tentativo di fuga, uccisero a fucilate dieci prigionieri nei loro recinti. Il tenente Soubeiray, del Troisième Régiment de Tirailleurs Algériens, scrisse, di suo pugno, una lettera di protesta al suo comandante, denunciando quegli uomini che «con il pretesto d’aver sofferto a causa dei tedeschi, mostrano l’intollerabile inumanità dell’Esercito Regolare» (13). Nel 108° Reggimento di Fanteria la violenza raggiunse tali limiti che il comandante militare della regione, il generale Billotte, su suggerimento del comandante del reggimento, tenente colonnello de Champvallier, che aveva riunciato a cercar di disciplinare i suoi uomini, raccomandava che il reggimento venisse sciolto (14). I treni che trasferivano i prigionieri dalla Germania in Francia erano talmente terribili che gli ufficiali responsabili avevano ordini permamenti di evitare soste nelle stazioni francesi, per timore che i civili potessero vedere come venivano trattati i prigionieri”” (pag 98-99)”,”QMIS-026-FV”
“BACULO Liliana a cura; saggi di Andrew GLYN Bob SUTCLIFFE David YAFFE Maio COGOY Paul M. SWEEZY Edward J. NELL Lilia COSTABILE Liliana BACULO”,”La crisi degli anni ’70 nel dibattito marxista. Saggi di analisi e teoria economica.”,”Saggi di Andrew GLYN Bob SUTCLIFFE David YAFFE Maio COGOY Paul M. SWEEZY Edward J. NELL Lilia COSTABILE Liliana BACULO”,”TEOC-162″
“BÀCULO Liliana”,”Il prezzo del petrolio. Inflazione, ristrutturazione e crisi nelle economie occidentali.”,”Liliana Bàculo insegna Teoria e politica dello sviluppo economico nell’Università di Napoli.”,”ECOI-168-FL”
“BACULO Liliana a cura; saggi di Andrew GLYN Bob SUTCLIFFE David YAFFE Maio COGOY Paul M. SWEEZY Edward J. NELL Lilia COSTABILE Liliana BACULO”,”La crisi degli anni ’70 nel dibattito marxista. Saggi di analisi e teoria economica.”,”Saggi di Andrew GLYN Bob SUTCLIFFE David YAFFE Maio COGOY Paul M. SWEEZY Edward J. NELL Lilia COSTABILE Liliana BACULO”,”TEOC-002-FSD”
“BACZKO Bronislaw BADALONI Nicola BOBBIO Norberto CERUTTI Furio CESA Claudio DE-GIOVANNI Biagio FETSCHER Iring GARIN Eugenio HABERMAS Jürgen LANDUCCI Sergio MONETI Maria TORZINI Roberto TOSEL André VACATELLO Marzio VRANICKI Predrag ZANARDO Aldo”,”Filosofia e politica. Scritti dedicati a Cesare Luporini.”,”Recensione di Pietro Di Giorgi, Filosofia e politica. (Rassegne) (Libri e problemi) IL PONTE, LA NUOVA ITALIA FIRENZE, N° 9, 30 SETTEMBRE 1982, pag 951-955 . . Rivista di dibattito politico e culturale fondata da Piero Calamandrei recensione del volume: ‘Filosofia e politica. Scritti dedicati a Cesare Luporini’, Firenze, La Nuova Italia, a cura di P. Guarnieri Nel testo è compreso il saggio ‘Il metodo della critica marxiana dell’economia politica’ di Fulvio Cerutti Citato il volume De-Giovanni ‘La teoria politica delle classi nel “”Capitale””, Bari, De Donato, 1976″,”TEOC-034-FF”
“BACZKO Bronislaw”,”L’utopia. Immaginazione sociale e rappresentazioni utopiche nell’età dell’illuminismo.”,”B. Baczko è nato a Varsavia nel 1924, di formazione filosofica è stato direttore del Dipartimento di storia e filosofia moderna dell’Accademia polacca delle scienze dal 1955 al 1968. Destituito dall’incarico universitario, si è trasferito all’estero per insegnare alla Facoltà di lettere dell’Università di Ginevra. E’ tra i maggiori conoscitori dell’illuminismo.”,”FILx-361-FF”
“BACZKO Bronislaw BAILYN Bernard BAKER Keith M. BERENGO Marino CASINI Paolo COMPARATO Vittor Ivo COZZI Gaetano CROCKER Lester G. DARNTON Robert DE-MADARIAGA Isabel DE-MADDALENA Aldo DE-MAIO Romeo DIAZ Furio DIONISOTTI Carlo EHRARD Jean FIRPO Luigi GALANTE GARRONE Alessandro GALASSO Giuseppe GAROSCI Aldo GIARRIZZO Giuseppe JACOB Margaret C. KOSSMANN Ernst H. LOUGH John MOMIGLIANO Arnaldo NICOLAS Jean POCOCK John G.A. ROBERTS Michael ROCHE Daniel ROTONDO’ Antonio SESTAN Ernesto SHACKLETON Robert STAROBINSKI Jean VERNIÈRE Paul VILLANI Pasquale”,”L’età dei Lumi. Studi storici sul Settecento europeo in onore di Franco Venturi. Volume secondo.”,”Su Babeuf e la cospirazione degli Eguali v. il saggio di Alessandro Galante Garrone ‘Da pratile alla cospirazione degli Eguali (Romme, Goujon, Tissot, Buonarroti)’ (pag 395-452)”,”STOx-012-FSD”
“BADAJEW A.E.”,”Die Bolschewiki in der Reichsduma. Die bolschewistische Fraktion in der Reichsduma und die revolutionäre Bewegung in Petersburg. Erinnerungen.”,”I bolscevichi vincono sul campo la battaglia della stampa. “”Il successo della Pravda tra le masse operaie fu assicurato dalla sua forte linea bolscevica; esso contrastava in modo schietto e puntuale la stampa degli opportunisti e liquidatori (‘Lutsch’ e altri giornali). Mentre l’ edizione della liquidatrice “”Lutsch”” all’ epoca non superava la sua massima diffusione di 15- 16.000 copie, la Pravda diffondeva quotidianamente e mediamente 40 mila copie. Tre quarti di tutti gli abbonati alla stampa operaia confluivano sul giornale bolscevico””. (pag 254) “”Nel 1913 la Pravda riceve 2180 contributi di gruppi operai, Lutsch ne riceve approssimativamente un quarto: 650. L’ anno successivo la Pravda riceve fino a maggio 2873 contributi contro i 671 di Lutsch. La Pravda supera abbondantemente la stampa menscevica riguardo al numero di corrispondenze, di lettere al giornale, di visitatori””. (pag 255)”,”RIRx-109″
“BADALONI Nicola”,”Sulla dialettica della natura di Engels e sull’attualità di una dialettica materialistica.”,”Altro saggio: -André DEMICHEL, Le probleme de l’Etat et de la prise du pouvoir dans les derniers ecrits d’Engels”,”MAES-018″
“BADALONI Nicola DE-GIOVANNI Biagio O’CONNOR James WALLERSTEIN Immanuel NOVAK Leszek TOPOLSKI Leszek BRAVO Gian Mario DI-LISA Mauro GRUPPI Luciano LUNGHINI Giorgio MARGLIN Stephen A. MARKOVIC Mihailo PERROTTA Cosimo, saggi di”,”Karl Marx 1883-1983. Giornate di studio.”,”Nicola BADALONI, Forme, soggetti, prassi rivoluzionaria. Biagio DE-GIOVANNI, Praxis e tempo nel modello logico di Marx. James O’CONNOR, Historical materialism reconsidered: forces of social production or social forces of production? Immanuel WALLERSTEIN, Marx e il sottosviluppo. Leszek NOVAK, Neither Revolution nor Evolution. Jerzy TOPOLSKI, Karl Marx’s Conception of the Process of History. Gian Mario BRAVO, Elaborazione collettiva, ricostruzione storica e azione miiltante nel Manifesto Comunista. Mauro DI-LISA, Astrazione e meccanizzazione. Luciano GRUPPI, Appunti a proposito della teoria di Marx sulla rivoluzione e sullo Stato. Giorgio LUNGHINI, Dall’ ordine naturale al caso: il denaro e le macchine. Stephen A. MARGLIN, On the Labor Theory of Value. Mihailo MARKOVIC, Presentday meaning of Marx’s theory. Cosimo PERROTTA, Lavoro produttivo, lavoro statale e accumulazione in Marx e nei marxisti contemporanei.”,”MADS-146″
“BADALONI Nicola PIERONI BORTOLOTTI Franca”,”Movimento operaio e lotta politica a Livorno, 1900-1926. Socialisti e lotte di classe a Livorno nel primo ventennio del secolo (N. Badaloni). Comunisti e fronte operaio nella lotta contro il fascismo (F. Pieroni Bortolotti).”,”””Il ribellismo anarchico, con la sua tradizione di solidarietà internazionalista, aveva offerto il terreno idoneo alla frazione intransigente per agire sulla direzione del PSI in senso contrario a quel riformismo di cui il socialismo livornese era stato fino a quel momento, una roccaforte sicura. Di quella azione e della conseguente polemica, il momento della sconfitta italiana a Caporetto era stato forse, almeno a giudicare dalla situazione livornese, quello decisivo; l’ ondata di furore nazionalistico che si abbatté contro i socialisti quando il fronte orientale fu travolto, contribuì in gran parte a convincere il Modigliani che un generale sconfitto diventa un alleato potente per i gruppi rivolti alla repressione antipopolare: l’ assimilazione dell’ oppositore interno a complice dello straniero, a traditore, diventava un gioco di sicuro effetto sull’ opinione pubblica: questa sua convinzione, espressa da lui con chiarezza in una adunanza socialista a Livorno, e che ben rifletteva lo stato d’ animo comune al fronte operaio cittadino, e in gran parte nazionale, intanto lo induceva a sollecitare, con gli altri parlamentari socialisti, un pubblico dibattito sull’ operato di Cadorna e sul congiunto tentativo delle destre di attribuire il peso degli errori strategici agli effetti della propaganda antibellicista.”” (pag 109)”,”MITT-164″
“BADALONI Nicola GRUPPI Luciano NAPOLITANO Giorgio SANTARELLI Enzo”,”Ideologia e azione politica.”,”Sono lezioni tenute all’ Istituto Gramsci. Lenin, tecnica e violenza. “”Questo mutamento del rapporto tra violenza e progresso fu da Lenin presentito, quando egli ebbe ad affermare in una intervista al giornalista Wells, che, quando la tecnica umana fosse diventata capace di voli interplanetari, allora la violenza avrebbe raggiunto una tale potenzialità distruttiva da cessare di essere uno strumento di progresso. Lenin obbediva ad una visione dialettica del rapporto tra violenza e progresso, cogliendo come anche qui lo sviluppo porti alla negazione.”” (pag 44) Capitalismo di stato. “”Già Engels diceva, nel suo scritto Per la critica del progetto di programma del partito socialdemocratico, del 1891, precisamente questo che quando “”dalle società per azioni passiamo ai trust, che dominano e monopolizzano intere branche dell’ industria… non possiamo parlare più neppure di assenza di un piano (da parte del capitalismo)””. Ancora più si ha un piano quando siamo alla fase dell’ industria capitalistica statale.”” (pag 55)”,”PCIx-166″
“BADALONI Nicola”,”Per il comunismo. Questioni di teoria.”,”BADALONI Nicola nato a Livorno nel 1924 è professore di storia della filosofia all’ Università di Pisa. Ha scritto ‘Marxismo come storicismo’ e ha compiuto studi su VICO (Introduzione a G.B. Vico), su CAMPANELLA e sulla diffusione in Italia del newtonismo (Antonio Conti. Un abate libero pensatore tra Newton e Voltaire) tutti pubblicati da Feltrinelli. “”Nell’ idea di Marx, dunque, il credito ha una funzione di indicatore della tendenza della società capitalistica a superare i propri limiti. Esso nel suo “”eccesso”” mostra sensibilmente le ricchezze inutilizzate in rapporto ad una soprapproduzione che è a sua volta condizionata dai limiti del mercato, rispetto a cui del resto, assume significato l’ eccesso. Il fatto che il valore delle merci sia di continuo sacrificato al valore del denaro costituisce il grande spreco della società capitalistica. Si tratta del fatto che, attraverso di esso, si viene delineando la possibilità di una proprietà sociale dei mezzi di produzione. Proprio in tale direzione, Marx coglie in esso un importante elemento teorico in vista del problema della transizione. La società comunistica è, per Marx, quella società in cui il pluslavoro non deve necessariamente apparire nella forma del profitto. Ciò significa che la sua destinazione non dovrà più essere necessariamente o il reddito dei capitalisti o l’ allargamento della produzione. I produttori associati potranno decidere della destinazione del plusvalore o nella forma dell’ accrescimento del loro reddito, o dello accrescimento della produzione o in quella della riduzione della giornata lavorativa, restando presupposto che la perpetuazione della produzione non ha niente a che fare col plusvalore ma è già compresa nella normale giornata lavorativa.”” (pag 137-138)”,”TEOC-344″
“BADALONI Nicola”,”Marxismo come storicismo.”,”””””Engels sottolinea come “”la vecchia metafisica, che considerava le cose come compiute in se stesse, sorse da una scienza naturale che indagava le cose vive e le morte come cose compiute in se stesse. Ma quando questa indagine fu andata tanto lontana ch fu possibile il progresso decisivo, il passaggio alla indagine sistematica delle modificazioni che queste cose subiscono nella natura stessa, allora suonò anche nel campo filosofico l’ ultima ora della vecchia metafisica. E in realtà, se le scienza naturali furono fino alla fine del secolo scorso scienze provelentemente ‘raccoglitive’, scienze di cose compiute in se stesse, nel nostro secolo la scienza è essenzialmente ‘ordinativa’, è scienza dei processi, dell’ origine e della evoluzione delle cose e del nesso che unisce tutti i processi naturali in un grande tutto. La fisiologia che studia i processi dell’ organismo vegetale e animale, l’ embriologia, che tratta dell’ evoluzione dell’ organismo singolo, dal germe sino alla maturità, la geologia, che studia la formazione graduale della superficie terrestre, sono tutte figlie del secolo nostro.”” Esiste dunque nel mondo reale: 1. Il movimento, 2. una certa direzione o tensione di questo movimento””. (pag 115)”,”TEOC-381″
“BADALONI Nicola”,”Per il comunismo. Questioni di teoria.”,”BADALONI Nicola nato a Livorno nel 1924 è professore di storia della filosofia all’ Università di Pisa. Ha scritto ‘Marxismo come storicismo’ e ha compiuto studi su VICO (Introduzione a G.B. Vico), su CAMPANELLA e sulla diffusione in Italia del newtonismo (Antonio Conti. Un abate libero pensatore tra Newton e Voltaire) tutti pubblicati da Feltrinelli. Il carattere sociale del lavoro. “”Abbiamo la fortuna di avere un altro testo che chiarisce questi punti. Riferendosi a Rodbertus, Marx scrive infatti nelle ‘Glosse a Wagner’: “”il valore d’ uso è … un concetto logico… Tutta la superficialità di Rodbertus… viene fuori dalla sua contrapposizione di concetti “”logici”” e “”storici””! Egli prende il ‘valore’ (quello economico in antitesi al valore d’uso della merce) solo nella sua forma fenomenica come valore di scambio; e poiché esso appare solo dove almeno una qualche parte dei prodotti del lavoro, degli oggetti d’ uso, funziona come merce, il che non accade fin dall’ inizio, ma solo in certo periodo dello sviluppo sociale… così il valore di scambio è un concetto storico. Ora se Rodbertus avesse analizzato ulteriormente il valore di scambio delle merci…egli avrebbe trovato dietro questa forma fenomenica il ‘valore’. Se poi avesse ancora indagato il valore avrebbe trovato che qui la cosa, il valore d’uso, vale come pura e semplice oggettivazione di lavoro umano, come dispendio di uguale forma lavorativa umana e che perciò questo contenuto è presentato come carattere oggettivo della cosa, come carattere che spetta ad essa oggettivamente, sebbene questa oggettività non appaia nella sua forma naturale (il che rende appunto necessaria una forma di valore particolare). Avrebbe insomma trovato che il valore della merce esprime soltanto, in una forma storicamente sviluppata, ciò che esiste parimenti in tutte le altre forme storiche di società, sebbene in forma diversa, cioè il carattere sociale del lavoro, in quanto esso esiste come dispendio di forza lavoro sociale.”” (pag 96-97)”,”MADS-394″
“BADALONI Nicola MUSCETTA Carlo”,”Labriola, Croce, Gentile.”,”Dalla Destra storica al marxismo: Antonio Labriola. (pag 3-15) Antonio Labriola. “”La sua vicenda fu quella di un intellettuale che, formatosi alla scuola di Bertrando Spaventa e quindi nel clima dell’ hegelismo e della Destra storica (cfr. Il secondo Ottocento, § 34), prende successivamente le distanze da questo movimento di pensiero e dalla corrispondente ideologia politica liberale, mantenendone peraltr viva l’ esigenza di rigore intellettuale. Ma non fu il positivismo ad avviare questo processo di distacco bensì l’ influenza di Herbart e della sua scuola, che, ristabilendo la priorità del “”fatto”” nel suo nesso con le tensioni ideali (considerate anche attraverso le mediazioni della psicologia sociale), gli fece intendere ciò che si andava maturando nel profondo della vita sociale italiana””. (pag 3-4) Nicola BADALONI è ordinario di storia della filosofia presso l’ università di Pisa e presidente dell’ Istituto Gramsci di Roma. In questa stessa collana ha pubblicato: ‘Cultura e vita civile tra Riforma e controriforma’ (con R. BARILLI e W. MORETTI 1973, 1982). Ha scritto pure ‘Introduzione a Vico’ (1984). Carlo MUSCETTA (Avellino, 1912) ha insegnato nelle università di Roma, Catania e Parigi III. In questa collana da lui diretta ha pubblicato “”Boccaccio”” (1989) (Francesco De Sanctis (1990). Ha curato anche ‘I fiori del male’ di Baudelaire (1984).”,”LABD-054″
“BADALONI Nicola”,”Labriola politico e filosofo. Segue: Dieci lettere inedite di Antonio Labriola ad Alessandro D’Ancona.”,”BADALONI Nicola Dedicato in gran parte al libro curato da V. Gerratana, A. Labriola ‘Scritti politici’, 1970 Labriola, il colonialismo e l’ imperialismo “”Il punto discriminante mi sembra quel concetto di ‘sperimentazione’ che nella polemica del ’90 (come ha osservato P.C. Masini) è influenzato dai generosi tentativi di Giovanni Rossi in nesso alla sperimentazione di colonie agricole ed alla emigrazione delle forza lavoro. Labriola è convinto a questa data che un “”colonialismo”” democratico abbia un senso, se non nella versione esplicitamente utopistica del Rossi, almeno come modo di fare direttamente sperimentare gli ostacoli e le contraddizioni che tali volontà democratiche incontrano. Negli anni seguenti invece la difesa del colonialismo è fatta da un lato sulla base della necessità della universalizzazione dello scambio e dall’altro su quella del pericolo di dirottare, attraverso l’emigrazione, la forza-lavoro, attenuando le spinte rinnovatrici (42). Vi è in ciò (nonostante la larga diffusione di queste idee e la loro parziale ragionevolezza) un limite nella comprensione labriolana del fenomeno dell’imperialismo”” (pag 34) (42) Si veda su questo punto anche ‘La concezione materialistica della storia’, cit., p. 284. Aumenterebbe il numero dei proletari “”se la grande industria si affrettasse a svolgersi”” o il numero dei lavoratori nelle colonie “”se ce ne fosse”””,”LABD-085″
“BADALONI Nicola”,”Marx e la ricerca della libertà comunista. (in) ‘Storia del marxismo’.”,” “”Bentham anticipa dunque una tendenza che Ricardo farà sua fissando entro limiti invalicabili l'””infelicità”” dei produttori diretti e definendo come “”felicità”” il rapporto di servitù implicito o esplicito che la maggior parte degli uomini instaura con il reddito dei sovrastanti. Andando assai oltre il “”cinismo”” di Ricardo, che non manca mai di mantenere un rapporto con le verità della scienza e che posto dinanzi alla scelta tra queste e gli interessi di classe, sa optare per la prima (10), Bentham resta del tutto involto nei rapporti borghesi. E’ nota la pagina ferocemente polemica che Marx gli dedica: “”L’economia classica ha prediletto da sempre concepire il capitale sociale come una ‘grandezza fissa’ dal grado di efficacia fisso. Ma questo pregiudizio è stato consolidato in dogma dall’arcifilisteo Geremia Bentham, questo oracolo del senso comune borghese del secolo XIX, arido pedante e chiacchierone banale… Col suo dogma diventano del tutto incomprensibili i fenomeni più comuni del processo di produzione, come per esempio le improvvise espansioni e contrazioni e perfino l’accumulazione. Questo dogma è stato utilizzato a scopi apologetici tanto dallo stesso Bentham, quanto dal Malthus, da James Mill, dal McCulloch, ecc. E in particolare è stato usato per rappresentare come ‘grandezza fissa una parte del capitale, il capitale variabile, ossia quello convertibile in forza-lavoro’. L’esistenza materiale del capitale variabile, cioè la massa dei mezzi di sussistenza che esso rappresenta per l’operaio, ossia il cosiddetto ‘fondo di lavoro’, venne favoleggiato come una ‘parte speciale’ della ricchezza sociale recinta da catene naturali e impenetrabili…””. Certo, per mettere in movimento i mezzi di produzione occorre una “”massa determinata di lavoro vivente””, “”data tecnologicamente””. Ma “”non è dato né il numero degli operai necessari per rendere liquida questa massa di lavoro, perché ciò cambia con il cambiare del grado di sfruttamento della forza-lavoro individuale, né è dato il prezzo di questa forza-lavoro, ma soltanto il suo limite minimo che per giunta è molto elastico””. Alla base di questo dogma stanno questi fatti: “”da una parte l’operaio ‘non ha diritto di dir la sua’ nella divisione della ricchezza sociale in mezzi di godimento di coloro che non lavorano e in mezzi di produzione; dall’altra parte, l’operaio può ampliare il cosiddetto ‘fondo di lavoro’ a spese del ‘reddito’ del ricco soltanto in casi d’eccezione favorevoli”” (11)”” [Nicola Badaloni, Marx e la ricerca della libertà comunista. (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1978] [(10) “”La mancanza di riguardo di Ricardo era dunque non solo ‘scientificamente onesta’, ma ‘scientificamente necessaria’ per il suo punto di vista. Ma perciò gli è anche del tutto indifferente che lo sviluppo delle forze produttive uccida la proprietà fondiaria o gli operai…Se la concezione di Ricardo è nel complesso nell’interesse della ‘borghesia industriale’, lo è solo ‘perché e in quanto’ l’interesse di questa coincide con quello della produzione e dello sviluppo produttivo del lavoro umano. Quando quello entra in conflitto con questo, egli è altrettanto ‘privo di riguardi’ verso la borghesia, come del resto lo è verso il proletariato e l’aristocrazia”” (Marx, Teorie sul plusvalore’, cit., vol. 2, p. 120). A questo si riduce la teoria della partiticità della scienza in Marx; (11) Marx, Il Capitale, cit., libro primo, pp. 748-50] (pag 193-194)”,”MADS-662″
“BADALONI Nicola”,”Teoria della società e dell’economia in A. Labriola. I, II.”,”K. Marlo. “”La fonte di Labriola circa l’economia è principalmente K. Marlo “”le cui argomentazioni di tendenza socialista furono alcune volte ripetute di seconda mano, con minore efficacia e per altri intenti”” (11). (…) L’influenza del Marlo è forte sia in quest’ultimo saggio [‘I problemi della filosofia della storia’, a cura di N. Siciliani de Cumis, Napoli, 1976] sia nell”Indice’ di una ‘serie di lezioni sul Socialismo’, datato ugualmente 1887, in molte parti scarsamente comprensibile, ove appare in discussione l’idea di un “”federalismo”” antistatalistico (16)”” (pag 4-5) (11) I problemi della filosofia della storia’, a cura di N. Siciliani de Cumis, Napoli, 1976; (16) idem “”(…) moderatismo di Marlo, legato alla tradizione localistica tedesca (…) (pag 6) “”Alla fine del ‘Discorrendo’ Labriola, sulle tracce di Engels, aveva in verità indicato quelli che a lui sembravano i cambiamenti sopravvenuti nella realtà storica. In primo luogo, “”a misura che cresce nei proletari e nel popolo minuto la capacità di organizzarsi in partiti di classe, la prova stessa di questo complicato movimento ci porta a intendere lo sviluppo dell”era nuova’ secondo una misura di tempo, che è assai lenta, a confronto del rapido ritmo che concepivano una volta i socialisti intinti di giacobinismo rivissuto”” (121). In secondo luogo, egli aveva notato che anche le ‘crisi’ avevano “”subito uno spostamento. Invece della periodicità (che per Marx era decennale, dato l’esempio tipico dell’Inghilterra) ci si presenta ora lo stato diffuso e cronico della crisi”” ed aveva aggiunto “”si vuol rendere responsabile il ‘marxismo’, in quanto è dottrina, degli errori di previsione e di calcolo nei quali è potuto cadere Marx, in quanto visse in determinati limiti di tempo, di spazio e di circostanze”” (122). In terzo luogo gli era apparso evidente lo scadimento della capacità critica del marxismo (123). C. Schmidt aveva recensito quasi benevolmente lo scritto di Böhm-Bawerk, ‘Zum Abschluss des Marxschen Systems’, uscito nel 1896, in cui si sosteneva che “”la teoria del saggio medio del profitto e dei prezzi di produzione non si concilia con la teoria del valore”” (124). Labriola aveva scritto l’8 ottobre 1898 a Kautsky: “”‘Tu sei’, se non erro, rimasto ‘quasi solo'””. Più diffusamente e criticamente, il 5 aprile 1899, egli si era confidato con Luise Kautsky: “”Mi dispiace che Carlo non abbia il tempo di leggere il mio “”Socialisme et philosophie”” – come temo non abbia letto i miei ‘Essays’, che furono tradotti anche in russo…. Mi dispiace per lui, perché gli è mancata l’occasione di vedere come lo stesso ordine di idee si svolga diversamente in un altro cervello, che, nello svolgerlo, ci porti altri elementi di cultura, altre esperienze, e altro temperamento intellettuale””, ed aggiungeva “”il caso di Bernstein è una ‘vera disgrazia’, per il nome che godeva, pei suoi precedenti, per le sue relazioni con l’Engels… Io ho trovato ‘utile’ fino a pochi mesi fa il suo atteggiamento critico… Io credo fermamente che i socialisti di tutto il mondo devono fare ancora una buona ‘digestione di utopismo’. Io credo fermamente che la complicazione politica del mondo ritardi le nostre aspettazioni. ‘Ma credo fermamente anche’, che questa ‘correzione’ si debba farla ‘prudentemente e opportunamente’ dentro il partito stesso, e dentro i limiti del marxismo come dottrina progressiva”” (125)”” [Nicola Badaloni, Teoria della società e dell’economia in A. Labriola. II, Dimensioni, Livorno, 1983] (pag 10-11) [(121) A. Labriola, ‘La concezione materialistica…’, cit., pp. 286-7; (122) G. Procacci, ‘Antonio Labriola e la revisione del marxismo attraverso l’epistolario con Bernstein e con Kautsky (1895-1904)’, in ‘Annali Istituto G. Feltrinelli’, A. III, 1960. Si veda in particolare la lettera a Kautsky del 12 giugno 1897 in A. Labriola, ‘Epistolario’, vol. III, cit: p. 791; (124) Böhm-Bawerk, ‘La conclusione del sistema marxiano’, in Böhm-Bawerk, Hilferding, Bortkiewicz, ‘Economia borghese ed economia marxista’, trad. it., Firenze 1971, p. 27; (125) A. Labriola, ‘Epistolario’, vol. III, cit., pp. 914-15]”,”LABD-093″
“BADALONI Nicola PETRUCCIOLI Claudio VACCA Giuseppe, relazioni; interventi di Lucio LOMBARDO RADICE Alberto CECCHI Giuseppe PRESTIPINO Gianmario CAZZANIGA Claudio NAPOLEONI Anselmo GOUTHIER Lucio LIBERTINI Achillo OCCHETTO Valentino GERRATANA Salvatore D’ALBERGO Fabio MUSSI Luciano GRUPPI Antonio PESENTI Gabriele GIANNANTONI Bruno CERMIGNANI Emilio SERENI Renato RISALITI Umberto CERRONI A. LEONE DE CASTRIS Mario SPINELLA Aldo ZANARDO Adalberto MINUCCI Cesare LUPORINI Giorgio NAPOLITANO Vincenzo VITELLO Claudio SIGNORILE Gastone SCLAVI; interventi non pronuciati di Gianfranco BORGHINI Salvatore COSTANTINO Aldo ZANCA Carlo CICERCHIA Silvano LEVRERO Mario Alighiero MANACORDA Claudio NAPOLEONI Alberto POZZOLINI Lucio VILLARI, contributi di Gian Mario BRAVO M. Lorenzo CALABI Franco CASSANO Giulietto CHIESA e Giorgio REBUFFA A. LEONE-DE-CASTRIS Biagio DE-GIOVANNI Riccardo GUASTINI Marco MAESTRO Alessando MAZZONE Marcello MONTANARI Mario SPAGNOLETTI Franca PAPA Federico PIRRO Gian Enrico RUSCONI Domenico TARANTO e Carmine FINAMORE Renato TROILO”,”Il marxismo italiano degli anni sessanta e la formazione teorico-politica delle nuove generazioni.”,” Contiene di Badaloni: ‘Il marxismo italiano degli anni sessanta e la formazione teorico-politica delle nuove generazioni’ (pag 19-47) Badaloni: ”Il marxismo italiano degli anni Sessanta’ (pag 689-775) M. Lorenzo Calabi (pag 465) (Bacone): la verità è figlia del tempo e non dell’autorità Marx, il regno della necessità e regno della libertà “”Nel capitolo III del volume del ‘Capitale’ sulla «formula trinitaria» Marx, in un famoso passo, dà la chiave decisiva per dissipare questa confusione (la comprensione della contraddizione capitale-lavoro, ndr): «L’effettiva ricchezza della società e la possibilità di un continuo allargamento del suo processo di produzione non dipende dalla durata del pluslavoro, ma dalla sua produttività, e dalle condizioni di produzione più o meno ampie nelle quali è eseguito. «Di fatto, il regno della libertà comincia soltanto là dove cessa il lavoro determinato dalla necessità e dalla finalità esterna; si trova quindi per sua natura oltre la sfera della produzione materiale vera e propria. Come il selvaggio deve lottare con la natura per soddisfare i suoi bisogni, per conservare e riprodurre la sua vita, così deve fare anche l’uomo civile, e lo deve fare in tutte le forme della società e sotto tutti i possibili modi di produzione. «A mano a mano che egli si sviluppa, il regno delle necessità naturali si espande, perché si espandono i suoi bisogni, ma al tempo stesso si espandono le forze produttive che soddisfano questi bisogni. «La libertà in questo campo può consistere soltanto in ciò, che l’uomo socializzato, cioè i produttori associati, regolano razionalmente questo loro ricambio organico con la natura, lo portano sotto il loro comune controllo, invece di essere da esso dominati come da una forza cieca; che essi eseguono il loro compito con il minore possibile impiego di energia e nelle condizioni più adeguate alla loro natura umana e più degne di essa. Ma questo rimane sempre il regno della necessità. «Al di là di esso comincia lo sviluppo delle capacità umane, che è fine a se stesso, il vero regno della libertà, che tuttavia può fiorire soltanto sulle basi di quel regno della necessità» (17). E Marx, e credo che questo sia l’aspetto più significativo, conclude con una affermazione perentoria che riassume e concretizza, quasi con valore simbolico, il senso di tutto il ragionamento e contemporaneamente determina il soggetto sociale protagonista e guida del processo di passaggio ad una produzione sociale razionalmente regolata. «Condizione fondamentale di tutto ciò – dice Marx – è la riduzione della giornata lavorativa» (18). Questo è il nucleo essenziale della scienza marxista del capitalismo e della rivoluzione. La confusione fra lavoro necessario e pluslavoro, fra pluslavoro, plusvalore e profitto («(…) pluslavoro in generale – dice Marx – inteso come lavoro eccedente la misura dei bisogni dati deve sempre continuare a sussistere» (19)) si capovolge poi inevitabilmente nell’identificazione fra lavoro in generale e lavoro nel capitalismo, e quindi nella identificazione fra la classe operaia e quel regno della necessità che si vorrebbe negare, e che, invece può essere solo «regolato nazionalmente»”” [Claudio Petruccioli, ‘Su alcuni aspetti del rapporto fra stratificazione sociale e orientamenti ideologici’] [(17) K. Marx, ‘Il Capitale’, II, 3, pp. 231-232; (18) K. Marx, ‘Il Capitale’, III, 3, p. 232. Il capitolo su ‘La formula trinitaria’, fondamentale per la comprensione della teoria del comunismo; va da p. 225 a p. 244; (19) ‘Il Capitale’, III, 3, p. 230] (pag 63-64) Saggio di M. Lorenzo Calabi, ‘Forze produttive, scienze, composizione di classe. Appunti per una discussione’ (pag 455-470); in questo saggio l’autore cita Bacone: la verità «figlia del tempo, non dell’autorità» ; cita pure l’espressione di Marx: penetrare “”la fisiologia del sistema”” (pag 465) e cita nella nota a pag. 454 un suo saggio ‘Sul problema delle classi medie e il metodo del “”Capitale””, in N. Birnbaum, ‘La crisi della società industriale’, Padova, 1971″,”TEOC-714″
“BADALONI Nicola”,”Per un aggiornamento culturale: bilanci e prospettive. (Sul volume di Emilio Agazzi, ‘Il giovane Croce e il Marxismo’).”,”””L’Agazzi sottolinea (…), con acutezza, che il Croce giunge allo studio del materialismo storico «con un patrimonio di convinzioni già stabilite, che … condizioneranno in maniera non indifferente lo stesso accostamento ai nuovi studi, anzi lo stesso ‘tipo di lettura’ che egli verrà facendo degli scritti di Labriola, di Marx e di Engels» (p. 74). Aggiungerei che il complesso di tali idee (che l’Agazzi con generosità invero eccessiva definisce, in relazione a questa fase del pensiero crociano, assai vario e vivace) (p. 74), si presenta non solo privo di legami unitari, ma anche abbastanza ‘ovvio’, sì da farci riflettere sulla umiltà di origine di una filosofia destinata a tanta fortuna. Col capitolo secondo intitolato ‘Antonio Labriola e la ‘crisi del marxismo”, si entra nel vivo anche delle questioni teoriche. Dobbiamo perciò tratteggiare brevemente la interpretazione del pensiero labriolano che viene proposto dallo Agazzi. Egli insiste sul fatto che «profondamente diverso è lo spirito che anima la ‘critica labriolana’ del marxismo, da quella che domina sia la ‘revisione’ crociana sia l’opera dei ‘revisionisti’ di destra o di sinistra» (p. 102). Mentre il Croce non seppe affrontare « lo studio del marxismo con una totale assenza di presupposti e di soluzioni precostituite» (p. 103), il Labriola invece «seppe sviluppare la problematica marxista, per così dire, ‘dall’interno’, approfondendola senza tradirne lo spirito» (p. 103). Alludendo alla fase herbartiana, l’Agazzi respinge «la tendenza a collegare troppo strettamente il marxismo finale con l’iniziale hegelismo del Labriola, che si manifesta in taluni interpreti marxisti di stretta ortodossia» (p. 105), e vede invece nella utilizzazione herbartiana operata dal Labriola «una correzione della prospettiva filosofica hegeliana mediante l’indagine concettuale legata all’esperienza concreta» (p. 106). Il marxismo del Labriola si definisce così come «un ‘metodo genetico’ o ‘epigenetico’ che è l’espressione più chiara del suo bisogno di concretezza e di storicità» (p. 106). Mentre per altri interpreti che l’Agazzi, lo abbiamo visto, ama chiamare ‘ortodossi’ (ma il termine nell’attuale fase del marxismo nel mondo ha uno scarsissimo senso o ne mantiene solo uno limitato e provinciale), il cammino dall’hegelismo italiano al marxismo labriolano, riproduce quello dallo hegelismo tedesco al pensiero di Marx attraverso una ripetizione del celebre rovesciamento materialistico, per l’Agazzi invece, che rifiuta quella interpretazione del rapporto tra Hegel e Marx, l’aspetto centrale del cammino di Marx e del Labriola dallo hegelismo al materialismo storico è dato «dalla demistificazione della dialettica hegeliana mediante l’utilizzazione dei concetti scientifici determinati» (p. 107). Risulta da ciò il significato che l’Agazzi attribuisce al marxismo, e conseguentemente anche al pensiero del Labriola. Esso consiste essenzialmente in questi due elementi: «’il carattere scientifico’, secondo propri specifici metodi dell’interpretazione della storia (che proprio in quanto è scientifica è al contempo anche guida dell’azione politica); e la ‘funzione demistificante’, la critica radicale di ogni illusione ideologica. Motivi», continua l’Agazzi, «che sono, naturalmente, connessi in modo assai stretto: perché è proprio per il suo carattere scientifico che il materialismo storico può mostrare l’insignificanza teoretica delle ideologie, spiegandone la genesi reale ed illustrandone il significato pragmatico-sociale» (p. 110). Questa concezione del marxismo labriolano induce l’Agazzi a respingere la interpretazione che Gramsci dà del Labriola (2). Induce inoltre lo Agazzi a cogliere una vicinanza tra Labriola e la genuina esigenza «che sta al fondo del programma positivistico, in quanto, nel carattere scientifico, sostanzialmente affine a quello dello stesso materialismo storico» (pp. 111-112)”” (pag 226-227) [Nicola Badaloni, ‘Per un aggiornamento culturale: bilanci e prospettive’. (Sul volume di Emilio Agazzi, ‘Il giovane Croce e il Marxismo’), ‘Critica storica’, Roma, n. 2 1964]”,”CROx-054″
“BADALONI Nicola BALDUCCI Ernesto BARBERA Lorenzo BOBBIO Norberto DEBRACH Maurice DRAGO Antonino GARAUDY Roger L’ABATE Alberto LAURE Vincent MORAMARCO Michele NESTI Arnaldo PINNA Pietro PONTARA Giuliano REGIS Domenico Sereno TOMASETTA Leonardo VIVARELLI Gilberto, scritti di”,”Marxismo e nonviolenza.”,”Il libro è stato edito per l’interessamento e con la collaborazione del ‘Movimento Nonviolento’, Perugia Marx e la cooperazione consapevole nel comunismo “”Il corrispettivo della cooperazione consapevole nel comunismo è, per Marx, nel sistema capitalistico, la violenza: dapprima aperta e sfacciata alle origini (si ricordino le splendide pagine a questo proposito di un celebre capitolo del ‘Capitale’), poi abituale, struttura stessa di movimento della società stessa. Nel capitalismo maturo la violenza si è formalizzata, spersonalizzata, regolarizzata attraverso l’impostura del contratto e le forme giuridiche ad esso connesse, ma non per questo ha cessato di essere tale. A questa violenza impersonale e formale Marx ha sempre categoricamente escluso che avesse un senso rispondere con atti di violenza individuale: svelando il carattere di violenza della società capitalistica e togliendo alla classe dominante il monopolio della scienza politica e di quella economica e delle stesse scienze in generale, attraverso un lungo processo di assimilazione sociale della cultura e del sapere, le forze produttive nel loro lato soggettivo, cioè gli individui sociali, sarebbero arrivati a sentirsi proprietari della società nel suo complesso. La dialettica marxista sostiene che il capitalismo si rovescia per le sue interne contraddizioni, ma anche perché gli uomini diventano tutti compartecipi, «azionisti» (per usare un termine capitalistico) di quella società che li vorrebbe semplice forza-lavoro. Non è un caso che Marx passi gli ultimi anni della sua vita a leggere Morgan e i grandi etnologi del suo tempo, che gli fornivano elementi a sostegno della naturalità del carattere comunitario della società umana, carattere che andava però unito al problema del massimo sviluppo possibile delle forze produttive nel loro lato soggettivo: non si trattava di vagheggiare un ritorno al comunismo primitivo, ma di fare della scienza, divenuta patrimonio comune, passando attraverso la critica, una forza propulsiva, antidogmatica, antireificante, capace di prospettare un fine, una meta del tutto nuova, perché in grado di unire ai caratteri comunitari dell’umanità primitiva l’eredità della scienza come disponibilità sociale del sapere. Unendo questi elementi, la possibilità di creare un potere alle spalle delle masse diventa sempre più difficile: questa è la grande fede che anima noi marxisti, e nonostante tutti i limiti a cui è andato incontro durante le fasi della sua storia, questo rimane il fine ultimo del marxismo stesso ed è anche la chiave esplicativa di tanti aspetti, per altri versi incomprensibili, della storia del nostro presente”” [Nicola Badaloni, ‘Considerazioni di un marxista sui rapporti tra marxismo e nonviolenza’] [(in) Aa.Vv, ‘Marxismo e nonviolenza’, Genova, 1977] (pag 176-177) Marx, Engels e la questione della violenza “”Il marxismo (…) a mio modo di vedere, non solo è la teoria sociale complessiva della trasformazione della società, ma è teoria sociale complessiva della trasformazione della società ‘capitalistica’. Credo sia importante sottolineare questo attributo, perché, se perdiamo di vista la ‘specificità’ della teoria marxiana della trasformazione sociale (trasformazione del modo capitalistico di produrre), non comprenderemo neppure bene il nesso che intercorre fra marxismo e violenza, marxismo e nonviolenza. Bobbio ha parlato anche di vioneza come «mezzo» necessario – s’intende entro la concezione marxiana- per operare questa trasformazione. … finire [Leonardo Tomasetta, ‘La violenza non è una «scoperta» del marxismo’] (pag 199-200) “”Lo stesso Trotsky riconosceva chiaramente questo fatto [le vittime civili provocate dalla reazione alla violenza rivoluzionaria, ndr] laddove, osservando come di regola una rivoluzione si sviluppi in una guerra civile, metteva a nudo la brutalità di quest’ultima scrivendo che proprio essa «è la più crudele delle guerre» in quanto «è inconcepibile senza violenze esercitate su terze persone e, tenendo conto della tecnica moderna, senza uccisione di vecchi e bambini» (9)”” (pag 161-162); (…) [sulla Questione violenza militare, ndr]: (…) “”E’ in base questo argomento (dittatura – militare – del proletariato) [per impedire all’avversario di riprendere il potere, ndr], ad esempio, che Lorenzo Barbera, nel suo intervento su ‘Azione Nonviolenta’ (numero di gennaio-febbraio, 1975) sostiene la «assoluta inconciliabilità» del marxismo (leninismo) con la nonviolenza”” (pag 163) [Giuliano Pontara, ‘Marxismo, violenza e nonviolenza’]”,”TEOC-738″
“BADALONI Nicola; CAZZANIGA Gian Mario; GRUPPI Luciano”,”””Trasformazione e riproduzione”” del plusvalore in un testo di Marx del 1863 (Badaloni); Le metamorfosi del lavoro vivo. Sistema di macchine e innovazione tecnologica nella critica dell’ economia politica (Cazzaniga); Note sulla rivoluzione tecnologica (Gruppi).”,”Badaloni si riferisce al testo di Marx intitolato ‘Rückverwandlung des Mehrwerths in Capital’ (in Karl Marx, Zur Kritik des politischen Ökonomie (Manuskript 1861-1863), Band III, 6, 1982, pp. 2214-2379. (“”Riconversione del valore aggiunto in capitale””) (pag 5-) Cazzaniga su Marx e i ‘salariati tecnici’ (pag 40-41-) Gruppi sulla rivoluzione tecnologico-scientifica in corso (pag 54-) “”Abbiamo dunque una distinzione fra settori di lavoro scientifico che operano all’esterno del processo di produzione, con una relativa autonomia di ricerca, a carattere prevalentemente teorico, e settori che operano all’interno di esso, dunque nella forma capitalistica all’interno del processo di valorizzazione, con un carattere prevalente tecnico-applicativo. Mentre i primi, sulla base delle relative fonti di reddito, rientrano nella categoria del lavoro improduttivo nella forma specifica di «ceto ideologico», non c’è dubbio che i secondi, in quanto salariati che operano all’interno del processo capitalistico di produzione, rientrino nella categoria del lavoro produttivo (54). E’ dubbio invece che queste stesse figure di lavoro salariato tecnico-scientifico rientrino pienamente nell’accezione marxiana di ‘classe operaia’. Un’analisi del lessico marxiano è su questo punto illuminante. Mentre Marx utilizza classe (Klasse) per indicare le funzioni sociali distinti ed antagonistiche all’interno del processo sociale di riproduzione, nei confronti di funzioni di mediazione sociale e ideologica usa piutto il termine feudale di ceto (Stand) (55), mentre nei confronti di sottofunzioni che, pur avendo una loro specificità e autonomia, sono in sostanza riconducibili alle funzioni principali, usa invece il termine strato (Schicht) (56). Nei confronti dei salariati tecnici di fabbrica Marx dovrebbe usare quindi ‘Schicht’, ma è significativo che in un passo del ‘Manoscritto 1861-1863’ utilizzi invece ‘Klasse’. «Viene certamente formata una piccola ‘classe’ di operai superiori, che però non ha rapporto alcuno con la massa degli operai senza conoscenza» (57). Tratta dosi di un manoscritto, potremmo qui parlare di un lapsus calami, ma l’analisi di queste figure si pone in modo assa problematico in tutti i materiali della ‘Critica dell’economia politica’”” (pag 40-41) [(54) Il capitale, libro I, 2, pp. 221-222; cfr MEGA II, 3,6, p. 2018 e ‘Capitolo VI inedito’, cit., p. 74; (55) «I ceti ‘ideologici’ (ideologischen Stande) come governo, preti, giuristi, militari» (Il capitale, libro I, 2, p. 155); (56) «Il sedimento più basso della sovrappopolazione relativa alberga infine nella sfera del pauperismo… questo strato sociale (‘Gesellschaftsschicht’ consisnte di tre categorie» (ivi, libro I, 3, p. 95); « … di ingrandire, insieme alla sostanza di cui si nutrono la classe dei capitalisti e le sue appendici, questi stessi strati della società (‘Gesellschaftsschichten’)» (ivi, libro, I. 2, 153); (57) «Es wird allerdings eine kleine Höhrer Arbeiter gebildet, dies jedoch in keinem Verhältins zu den Massen der “”entkenntssten’ Arbeiter» (MEGA, II, 3, 6, p: 2062); altrove Marx parla di «una classe operaia superiore, in parte scientificamente istruita, in parte di tipo artigiano, che è al di fuori della sfera degli operai di fabbrica ed è sostanto aggregata ad essi» (‘Il capitale’, libro I, 2, p. 126; cfr ivi, libro II, 1, p. 183] inserire”,”MADS-760″
“BADALONI Nicola”,”Introduzione a Vico.”,”””Sulla successione delle forme, Vico polemizza soprattutto con J. Bodin, cui attribuisce il seguente schema d’ordine: 1) monarchie; 2) libertà popolari, dopo esperimenti tirannici; 3) governi aristocratici”” (pag 84)”,”FILx-321-FF”
“BADALONI Nicola CALABI Lorenzo CARANDINI Andrea LA GRASSA Gianfranco LUKÁCS György LUPORINI Cesare MAZZONE Alessandro SCHIAVONE Aldo”,”Problemi teorici del marxismo.”,”I saggi di Lorenzo Calabi “”Marx e la storiografia del mondo antico”” e di Aldo Schiavone ‘Per una rilettura delle ‘Formen’: teoria della storia, dominio del valore d’uso e funzione dell’ideologia’, sono rielaborazioni di lavori svoltisi nell’ambito del gruppo di studio sul ‘modo di produzione schiavistico’ istituito nel 1975 a Roma presso l’Istituto Gramsci.”,”TEOC-001-FGB”
“BADALONI Nicola”,”Per il comunismo. Questioni di teoria.”,”Nicola Badaloni, nato a Livorno nel 1924 (morto nella stessa città nel 2005) è professore di storia della filosofia all’ Università di Pisa. Ha scritto ‘Marxismo come storicismo’ e ha compiuto studi su VICO (Introduzione a G.B. Vico), su CAMPANELLA e sulla diffusione in Italia del newtonismo (Antonio Conti. Un abate libero pensatore tra Newton e Voltaire) tutti pubblicati da Feltrinelli. Badaloni. Due modelli e mezzo “”In mezzo tra i due modelli, l’uno (quello leninista) volto a ricavare immediatamente da una situazione determinata il suo significato rivoluzionario, l’altro (quello di Hilferding) volto in direzione del futuro nel presupposto di uno sviluppo delle condizioni oggettive, si pone quel ricco ed articolato modello gramsciano che volge a ricavare immediatamente risultati rivoluzionari da una situazione già oggettivamente più vicina a quella analizzata da Hilferding. Gramsci sviluppa infatti il tema dell’egemonia a partire dalla analisi di una situazione (quella italiana) in cui l’intreccio già notevolmente avanzato delle forze sociali viene analizzato per sviluppare contemporaneamente la contraddizione al massimo della sua possibile intensità. Poiché molte delle previsioni di Hilferding si sono realizzate, la possibilità di costruire una comune piattaforma di lotta per gruppi sociali, che sembravano collocati su posizione antagonistica, è oggi assai più reale. Lo sviluppo storico ripresenta infatti, nella loro maturità, alcuni dei problemi che Hilferding vedeva solo in riferimento al futuro”” (pag 189-190) [Nicola Badaloni, ‘Per il comunismo. Questioni di teoria’, Torino, 1972] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”TEOC-002-FMP” “BADALONI Nicola”,”Espansione democratica e controllo sulle catastrofi in Togliatti «politico» e «interprete» di Gramsci.”,”””Più complessa e più diversificata è la concezione della «catastrofe» in Gramsci e in Togliatti. È noto che, morto Gramsci, Togliatti scrisse su di lui uno studio assai impegnato, intitolato ‘Antonio Gramsci capo della classe operaia italiana’. Ricostruendo il clima che aveva reso possibile a Giolitti di affermare che il pensiero di Marx era stato «messo in soffitta», Togliatti attribuisce al movimento socialista il carattere di protagonista della storia dell’Italia moderna e a Gramsci quello di restauratore del marxismo. (…) Togliatti nel 1937 non conosceva i ‘Quaderni’, ma Gramsci aveva seguitato a pensare sul concetto di «catastrofe». Dopo avere esemplificato, nel modo più semplice, un rapporto catastrofico in quella funzione della piccola borghesia che «consiste nel contendere “”politicamente”” al contadino coltivatore di migliorare la propria esistenza, perché ogni miglioramento della posizione relativa del contadino sarebbe catastrofica per la sua posizione sociale» (18), Gramsci sposta il discorso su un piano politico più generale e precisamente sul tema del cesarismo o bonapartismo. Questo «esprime una situazione in cui le forze in lotta si equilibrano in modo catastrofico, cioè si equilibrano in modo che la continuazione della lotta non può concludersi che con la distruzione reciproca. (…) La strategia, che Gramsci proponeva, implicava, in primo luogo, la liberazione da questo equilibrio imposto a mezzo della violenza dei gruppi marginali che il fascismo aveva saputo esprimere; il ritorno a una diversa situazione di equilibrio fondata su un regime rappresentativo e su ciò che egli chiamava «guerra di posizione» cioè a una concezione della lotta che venisse concepita non come sola distruzione, «meccanicisticamente», ma come una «distruzione-ricostruzione» (22), perché vincolata da una superiore capacità razionale della forza antagonistica progressiva. Una tale lotta per l’egemonia, che non escludeva compromessi sulla base di tale superiore consapevolezza, avrebbe reso possibile di controllare, per un periodo di tempo non breve, la tendenza catastrofica. L’equilibrio così controllato, che, tuttavia, non si sarebbe mantenuto indefinitamente, avrebbe permesso alle due forze fondamentali di spiegare tutte le loro potenzialità in modo costruttivo, se pure antagonistico. Gramsci affidava, poi, all’azione corrosiva delle «trasformazioni molecolari», cioè al verificarsi di una serie di mutamenti consci e inconsci nell’uno o nell’altro campo, la possibilità di far emergere lo schieramento più dotato di capacità egemoniche e quindi di sviluppare le sue energie latenti, attraendo anche gli strati marginali. La teoria degli equilibri catastrofici subiva così un profondo mutamento. La guerra di liberazione, la «svolta di Salerno», aprivano per l’appunto la strada a un modo costruttivo di affrontare il tema della «catastrofe». (…) Le forze reali che possono produrre il risultato di stabilire un equilibrio nuovo col mondo proprietario, non più di tipo catastrofico, sono, per Togliatti, quelle del lavoro, assunte alla direzione dello Stato, indipendentemente dalla loro ideologia che è affare dei «singoli» (27)”” (pag 29-33) [(18) A. Gramsci, ‘Quaderni del carcere’, vol. III, Torino, 1975, p. 1606; (22) Ivi, p. 1612; (27) P. Togliatti, ‘Per una costituzione democratica e progressiva’, in Opere, vol. V, p. 247]”,”GRAS-003-FGB” “BADALONI Nicola; SICHIROLLO Livio; TABONI Pier Franco; GIANQUINTO Alberto;”,”Baruch de Spinoza: sul crepuscolo della servitú e sulla filosofia dell’intuizione (Badaloni); Spinoza tra Kant e Marx (Sichirollo); Spinoza e le origini del pensiero democratico (Taboni).”,”Riflessioni sul volume: ‘Spinoza nel 350° anniversario della nascita’ Atti del Congresso (Urbino 4-8 ottobre 1982) A cura di: Giancotti Emilia Collana: Saggi Bibliopolis Categoria: Filosofia. Pagine: 542 Anno: 1985 Edizione: Bibliopolis €52.00 Una raccolta delle relazioni presentate al primo congresso che in Italia sia stato dedicato a Spinoza. Tra i problemi che qui vengono presi in esame: l’ateismo, il materialismo, il razionalismo, il ruolo dell’immaginazione, il determinismo e la scienza intuitiva. (in vendita da Bibliopolis Euro 52, ancora da ordinare)”,”FILx-007-FGB” “BADALONI Nicola; CARDIA Carlo; PRATESI Piero; LONGO Raffaele Giura; SANTINI Alceste; CHITI Vannino; TASSANI Giovanni; MASULLO Aldo; NITTI Silvana; DE-MATTEIS Vittorio; LONGO DI-CRISTOFORO Gioia”,”Sulla dialettica materialistica della «liberazione» (Badaloni); Mondo cattolico e Democrazia cristiana (Cardia); La Chiesa italiana dopo il Concilio. Unità e pluralismo nel confronto con il movimento operaio (Pratesi); Il movimento cattolico nella società italiana. Idee per una rassegna bibliografica (Longo); La Chiesa cattolica di fronte alla crisi del mondo contemporaneo (Santini); La Chiesa in Toscana (Chiti); Le scelte religiose e civili dell’associazionismo cattolico (Tassani); La filosofia cattolica nell’Italia democratica (Masullo); Coscienza religiosa e impegno politico: alcuni temi in discussione (Nitti); L’ideologia di Comunione e Liberazione (De-Matteis); La Chiesa e la donna (Di-Cristoforo).”,”””[Antonio] Labriola studia dunque qui [la rivolta dolciniana, ndr] una esplosione rivoluzionaria specifica, riferendola a determinate condizioni storiche. La esamina tuttavia anche come caso particolare del «ribellismo cristiano», cui attribuisce (prima di Bloch) caratteristiche «tipiche» da Montano a Dolcino a Münzer. D’altro canto l’incontro della Chiesa e dell’Impero nel III e IV secolo d.C. dà luogo ad un altro caso tipico, quello della funzione semistatale della Chiesa. La Chiesa da allora in poi esercitò «una azione politica o d’accordo con lo Stato o diventando essa lo Stato». Ciò produsse il caso comune ad ogni associazione, la quale «dal momento che ha ‘cose’ da amministrare ed ufficii da adempiere diventa di necessità un governo» (1). Labriola ne conclude che la Chiesa stessa «ha avuto nel suo proprio seno particolari lotte di classe, per es., di patriziati gerarchici e di plebi cenobitiche, di alto e basso clero, di cattolicità e sette» (2). La storia del cristianesimo è storia di associazioni cristiane che si collocano in modo talvolta radicalmente contrapposto nell’ambito di lotte che scaturiscono dalla società civile. Il carattere cristiano è certo un carattere importante di questi comportamenti umani, esso resta però indecifrabile senza riferirsi alle contraddizioni della società civile ed al modo come esse emergono all’interno degli stessi comportamenti cristiani. Al di là del contributo metodologico ad una definizione di storia del cristianesimo (che avrà ampi svolgimenti in terra protestante), Labriola (come Engels) sceglieva come campo di ricerca situazioni diverse da quelle che Weber verrà ponendo al centro della sua attenzione. Per Weber il contributo essenziale del cristianesimo al sorgere della civiltà moderna era indicato nella sua capacità di aprire la strada ad un’etica dell’accumulazione. Per Labriola esso consisteva invece nell’aver saputo dar forma ad una prima etica della liberazione. Engels aveva già mostrato, nel suo scritto ‘Per la storia del cristianesimo primitivo’ (3), come, sul finire degli anni sessanta, l’Apocalisse fosse l’indice di un confuso movimento di massa, il cui atteggiamento di ribellione ha come unica «via di uscita» il terreno religioso. Scrive Engels che in quegli anni, agli uomini asserviti, oppressi ed impoveriti, con interessi estranei, gli uni agli altri, si poteva offrire solo una salvezza, una «via di uscita», che non era di questo mondo. Così come stavano le cose, «poteva essere soltanto una via di uscita religiosa… Il cristianesimo prese sul serio la ricompensa e la punizione nell’aldilà, creò cielo ed inferno e si trovò la via di uscita che conduceva gli afflitti e gli oppressi da questa terrena valle di lacrime nel paradiso eterno. E in realtà soltanto con la prospettiva di una ricompensa nell’aldilà era possibile innalzare la rinuncia al mondo e l’ascetismo stoico-filosofico a principio etico di una nuova religione mondiale che trascinasse le masse popolari oppresse» (4). Labriola studia un altro momento del ribellismo cristiano, i cui caratteri sono profondamente diversi da quelli qui tratteggiati da Engels. Il punto caratterizzante della rivolta di fra Dolcino è infatti che alla espulsione di vasti strati sociali dal possesso dei mezzi di produzione, egli risponde con una rivolta che vuole ristabilire la giustizia anche in questo mondo. Il punto comune è però l’attenzione che sia Engels sia Labriola rivolgono al momento della liberazione”” (pag 47-48) [Nicola Badaloni, ‘Sulla dialettica materialistica della «liberazione»’, Critica marxista, Roma, n. 5-6, settembre-dicembre 1976] [(1) A. Labriola, ‘La concezione materialistica della storia’, a cura di E. Garin, Bari, 1965, p. 273; (2) Ibidem; (3) F. Engels, ‘Sulle origini del cristianesimo, trad. it., Roma, 1954. Originariamente pubblicato sulla ‘Neue Zeit’ nel 1895; (4) Ivi, p. 37]”,”RELC-008-FGB” “BADALONI Nicola”,”Marx e l’etica della rivoluzione industriale.”,”””Non esiste un’unica versione del modo di produzione capitalistico; esso si può esprimere anche lasciando in piedi strutture di potere che integrano e sostituiscono lo sfruttamento. Scrive Marx che in Germania «la sfera particolare alla quale, per la divisione dei poteri, toccò l’amministrazione dei pubblici interessi, ricevette un’indipendenza anormale che fu ancora accresciuta nella burocrazia moderna. Così lo Stato si costituì in potenza apparentemente indipendente e… ha conservato fino ad oggi questa posizione che in altri paesi è solo transitoria, uno stadio di transizione. Questa posizione spiega tanto l’onesta coscienza da funzionari che non si trova altrove, quanto tutte le illusioni correnti in Germania sullo Stato, quanto l’apparente indipendenza che qui i teorici hanno nei confronti dei borghesi, l’apparente contraddizione tra la forma in cui questi teorici esprimono gli interessi dei borghesi e questi stessi interessi» (59). Dunque ciò che Marx teme non è solo l’arretratezza della Germania, ma lo stabilizzarsi di questo stadio di transizione, il suo solidificarsi in un peculiare modo di produzione entro cui lo Stato rammodernato mantenga una posizione preminente e integrativa rispetto all’assenza di consapevolezza della materialità degli interessi borghesi da parte degli intellettuali. Questa situazione si rispecchia nella ‘Critica della Ragion pratica’ di Kant, il quale «si appagò della pura e semplice “”buona volontà””, anche quando essa rimase senza alcun risultato, e pose l”attuazione’ di questa buona volontà, l’armonia fra essa e i bisogni e gli impulsi degli individui, nell”aldilà’» (60). Per quanto riguarda Hegel la sua polemica si rivolge contro l’unità negativa, cioè la subordinazione di uno dei lati dell’antitesi all’altro, affinché questo abbia modo di svilupparsi. Secondo Marx, invece, «l'””intesse generale”” è creato dagli individui determinati in quanto “”uomini privati””». I comunisti teorici «sanno che quest’antitesi è solo apparente, perché uno dei lati, quello così detto “”generale””, è continuamente generato dall’altro, l’interesse privato, e non si oppone affatto ad esso come potenza autonoma, che dunque nella pratica quest’antitesi viene continuamente distrutta e generata. Non si tratta dunque di una “”unità negativa”” hegeliana di due lati di un’antitesi, ma della distruzione, materialmente condizionata, di un modo di esistenza degli individui, materialmente condizionato, unitamente al quale scompare quest’antitesi insieme con la sua unità» (61)”” (pag 164) [Nicola Badaloni, Marx e l’etica della rivoluzione industriale, Critica marxista, Roma, n. 4, luglio-agosto 1982] [(59) Marx Engels, ‘L’ideologia tedesca’, cit, p. 189; (60) Ivi, pp. 187-188; (61) Ivi, p. 244]”,”MADS-016-FGB” “BADALONI Nicola”,”Discussioni umanistiche su fato e libertà.”,”””Un filone di studi di grande interesse è stato riaperto or sono alcuni anni da François Masai con la sua opera riassuntiva anche di precedenti ricerche: ‘Pléthon et la platonisme de Mistra’ (Paris, 1956). Masai ha mostrato che un fondo paganeggiante e comunisteggiante impronta l’opera di Pletone, volta a contrastare l’opinione di Aristotele per cui la natura, pur dotata di finalità, non è tuttavia sottomessa ad una direzione intelligente. Cià che vi è di pericoloso nell’aristotelismo secondo il Pletone di Masai è il fatto che esso fa posto alla fortuna, al caso, come qualcosa di estraneo allo intervento divino; la convinzione di Pletone è che non vi è modo di salvare l’impero universale di dDio e la sua provvidenza, senza ammettere in tutta la sua pienezza la dottrina ellenica della [necessità o causalità] …. “” (pag 258) “”Per il filosofo di Mistra, continua il Masai, il caso è in definitiva l’incontro, imprevisto per l’uomo, di due serie causali, ugualmente determinate in se stesse”” (pag 258) Pletone e il platonismo di Mistrà, di François Masai, Vitrix edizioni, Forlì €38.00 La figura e l’opera di Giorgio Gemisto Pletone, che gli studiosi di volta in volta hanno definito “l’ultimo degli Elleni” antichi, o “il primo dei greci” moderni, non è stata ancora adeguatamente trattata in Italia con opere complete e sufficientemente esaustive, che colgano, nel suo complesso, l’importanza della vita e del magistero del grande sapiente di Mistrà.”,”FILx-011-FGB” “BADALONI Nicola”,”Marxismo come storicismo.”,”Il marxismo è quindi essenzialmente per il Badaloni una “”metodologia’… (risvolto di copertina) “”I testi più frequentemente citati per la questione della dialettica sono senza dubbio quelli di Engels. Su di essi ci soffermeremo perciò all’inizio della nostra esposizione. Come è noto Engels ha fissato in tre punti le leggi della dialettica. In un testo della ‘Dialettica della natura’, scrive: “”Le leggi della dialettica vengono dunque ricavate per astrazione tanto dalla storia della natura come da quella della società umana. Esse non sono appunto altro che le leggi più generali di entrambe queste fasi dell’evoluzione, e del pensiero stesso. Esse, invero, si riducono fondamentalmente a tre: la legge della conversione della quantità in qualità e viceversa; la legge della compenetrazione degli opposti; la legge della negazione della negazione”” (14). Il testo di Engels passa quindi a rimproverare ad Hegel l’artificiosità della sua costruzione per cui “”l’universo, volente o nolente, si deve regolare su un sistema di pensiero, che a sua volta non è altro che il prodotto di un determinato grado di sviluppo del pensiero umano”” (15); ma, conclude Engels, “”se noi capovolgiamo le cose, tutto diviene semplice; le leggi della dialettica, che nella filosofia idealistica appaiono estremamente misteriose, divengono subito semplici e chiare come il sole”” (16). Possiamo per un istante abbandonare questo testo engelsiano per chiedere conferma delle posizioni espresse allo ‘Antidühring’ (17). (…) Engels sottolinea come “”la vecchia metafisica, che considerava le cose come compiute in se stesse, sorse da una scienza naturale che indagava le cose vive e le morte come cose compiute in se stesse. Ma quando questa indagine fu andata tanto lontana che fu possibile il progresso decisivo, il passaggio alla indagine sistematica delle modificazioni che queste cose subiscono nella natura stessa, allora suonò anche nel campo filosofico l’ultima ora della vecchia metafisica. E in realtà, se le scienze naturali furono fino alla fine del secolo scorso scienze prevalentemente ‘raccoglitive’, scienze di cose compiute in se stesse, nel nostro secolo la scienza è essenzialmente ‘ordinativa’, è scienza dei processi, dell’origine e della evoluzione delle cose e del nesso che unisce tutti i processi naturali in un grande tutto. La fisiologia che studia i processi dell’ organismo vegetale e animale, l’embriologia, che tratta dell’evoluzione dell’organismo singolo, dal germe sino alla maturità, la geologia, che studia la formazione graduale della superficie terrestre, sono tutte figlie del secolo nostro”” (27) Esiste dunque nel mondo reale: 1. Il movimento, 2. una certa direzione o tensione di questo movimento”” (pag 112-115) [Nicola Badaloni, Marxismo come storicismo’, Feltrinelli, Milano, 1962] [(14) F. Engels, ‘Dialettica della natura’, Roma, 1955, p. 56; (16) Ibidem; (17) Ibidem; (17) F. Engels ‘Antidühring’, Roma, 1950, p. 134; … (27) F. Engels, ‘Lodovico Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca’, ed. cit., p. 91]”,”MADS-007-FMB” “BADARELLO R. DE VINCENZI E.”,”Savona insorge. Fatti cronache avvenimenti lotta partigiana nel savonese dal 1921 al 1945.”,”””Gli ufficiali che comandavano il reparto decisero di uccidere subito coloro che erano stati trovati in possesso di armi e il tenente delle Brigate Nere Ferrari, rivolto ai prigionieri e in particolare a “”Leone””, disse loro: “”Sapete cosa vi spetta?””. Ho ancora davanti a me la solida figura di Gin Bevilacqua e torno a udire la sua voce calma e tranquilla; l’ anziano garibaldino rispose per tutti, guardando l’ ufficiale diritto negli occhi: “”Quello che succede a noi oggi potrà succedere a te domani. C’è solo una differenza: noi sappiamo perché moriamo, tu non lo saprai nemmeno!””. L’ ufficiale, voltandogli le spalle, disse: “”bastardo!””, e diede l’ ordine di “”rompere le ossa a quei ribelli””, ordine che i militi non si fecero ripetere. Li uccisero colpendoli con il calcio dei fucili, poi li crivellarono di colpi””. (pag 186)”,”ITAR-062″ “BADARELLO Rodolfo”,”Storia particolare delle officine Scarpa & Magnano e delle loro maestranze.”,”BADARELLO Rodolfo, Storia particolare delle officine Scarpa & Magnano e delle loro maestranze, EDIZIONI PANTAREI. MILANO. 2006, pag 158 8° Il livello di sindacalizzazione. “”Nel gennaio del 1950 le maestranze delle officine Scarpa & Magnano contavano 831 unità e di queste 807 erano iscritte alla Fiom, nel modo seguente: 490 operai su 499, 99 impiegati su 115, 77 giovani su 77, 137 donne su 139.”” (pag 79) Con il pretesto della mancanza di commesse. “”La sera del 30 giugno 1953 alla Camera del Lavoro di Savona (e alla Cisl, ed alla Uil provinciali) pervennero, mediante l’ Unione Industriale, due lettere della Direzione degli stabilimenti Ilva e Scarpa & Magnano, richiedenti rispettivamente 1.150 e 200 licenziamenti (…)””. (pag 101)”,”MITT-224″ “BADARELLO Rodolfo”,”Storia particolare delle officine Scarpa & Magnano e delle loro maestranze.”,”Gli studi sull’ evoluzione del movimento operaio italiano. “”Giorgio Doria sottolineava che in questo campo il contributo dato da Savona era stato notevole, a cominciare dagli scritti “”… di Gaetano Perillo e di Arrigo Cervetto comparsi su ‘Movimento operaio e socialista in Liguria’ nella seconda metà degli anni Cinquanta””. Per G. Doria, il movimento operaio savonese ha avuto una crescita decisiva nei primi due decenni del Novecento.”” (…) (pag 11, prefazione)”,”ELCx-094″ “BADARELLO Rodolfo”,”Cronache politiche e movimento operaio del savonese, 1850-1922.”,”BADARELLO Rodolfo, Cronache politiche e movimento operaio del savonese, 1850-1922, EDIZIONI PANTAREI. MILANO. 2008, pag XXII 454 8°, indice illustrazioni prefazione prefazione alla 1° edizione, note, appendice: elenco dei segretari della Camera del Lavoro di Savona e del suo Circondario Elenco delle Società Operaie e di Mutuo Soccorso, Cooperative di Lavoro e di Consumo nominate nel testo, Fonti essenziali del libro indice nomi “”Sulla questione del pane all’inizio di giugno si dimise il Ministero di Francesco Saverio Nitti revocando il decreto che ne aumentava il prezzo a lire 1,50 al chilo, di un tipo unico, onde limitare il disavanzo finanziario di oltre 4 miliardi che comportava l’acquisto di circa 40 milioni di quintali di grano consumato annualmente in Italia. Gli successe un nuovo Ministero di Giovanni Giolitti, del quale, mentre i Popolari savonesi scrivevano su L’Avvenire: “”si propone di dare all’Italia la tranquillità interna, rinsanguare le finanze dello Stato, abolire le ricchezze di guerra costruite sullo sfruttamento dei dolori della nazione””, i socialisti savonesi si commentavano su ‘Bandiera Rossa’: “”Giovanni Giolitti è l’uomo della Banca Romana, il responsabile della guerra di Libia è tornato al potere e non si è smentito. E’ l’uomo del cosiddetto pugno di ferro, il dittatore. La morte che speriamo presto venga a trovarlo, nella sua vecchiaia non lo ha reso più umanitario di ciò che fu nel tempo passato””””. (pag 305-306)”,”ELCx-111″ “BADARELLO Rodolfo”,”Cronache savonesi dell’800. Vita politica, Amministrazioni comunali, Movimento operaio e cooperativistico, Cultura, sport, spettacoli, Costume, industria e commercio.”,”BADARELLO Rodolfo alla memoria di Pietro, il padre, operaio dell’ILVA. Forte terremoto a Savona (oltre dieci morti e feriti) il 23 febbraio 1887, crollo di abitazioni in città, epicentro nel golfo di Genova, i maggiori danni nella provincia di Porto Maurizio (pag 127)”,”LIGU-116″ “BADARELLO Rodolfo”,”Un racconto e trenta poesie di un tempo che fu.”,”Ricordo di Alce. (Piero Parisotto) “”RIcordo che i giovani del suo Gruppo Anarchico qualche tempo dop fecero pubblicare una fotografia di Alce sul loro periodico nazionale ed un lungo articolo commemorativo scritto da Arrigo [Cervetto]; diffusero le copie nel quartiere, in città e molti che lo avevano conosciuto ne presero una. Nella foto, scattata subito dopo la Liberazione, Alce era così giovane e così triste, alto e magro, in posa imbracciando la sua mitraglietta. Io l’ho tenuto in buon conto il giornale e lo mostrai anche a mia moglie, una volta, ma ho finito per perderlo e non credo che ci sia qualcuno capace di averne conservata una copia, perché ormai è trascorso – fa paura pensarlo, quasi mezzo secolo”” [‘Ricordo di Alce’] (pag 20)”,”ITAR-253″ “BADARELLO Rodolfo”,”Militanza operaia. (Poesie)”,”Quanto era bello… “”Quanto era bello stare in corteo con chi portava la bandiera rossa, cantando l’Inno dei Lavoratori e poi “”Popolo, avanti alla riscossa””, sapendo che ai vetri dei balconi, spauriti, ci spiavano i “”Signori”” e che schierata in piazza ci aspettava la sbirraglia al servizio dei padroni”” (pag 39)”,”LIGU-197″ “BADARELLO Rodolfo”,”Quarantacinque giorni di speranze (25 luglio – 8 settembre 1943).”,”Caduti durante la resistenza citati nel volumetto: C. Astengo A. Bevilacque A. Bruzzone F. Falco A. Gori P. Mamino G. Rizzoglio E. Sola M. Tamagnone P. Trevisan”,”ITAR-389″ “BADAYEV A.”,”The Bolsheviks in the Tsarist Duma. With an Article by Lenin on the Work and Trial of the Bolshevik Group in the Duma, and an Introduction by Em. Yaroslavsky.”,”A. Badayev former Deputy of the Fourth State Duma Scritto di Lenin in appendice: ‘What has the Trial of the R.S.-D.W. Fraction proved? (pag 245)”,”RIRx-182″ “BADE Klaus J.”,”L’ Europa in movimento. Le migrazioni dal settecento a oggi.”,”BADE Klaus J. dal 1992 dirige l’ Istituo di ricerca sui movimenti migratori e di studi interculturali dell’ Università di Osnabrück. Fra le sue molte opere: ‘Von Ausenwanderungsland zum Einwanderungsland? Deutschland 1880-1890 (1983). “”Il bilanciamento del principio di trasmissione ereditaria con quello di territorialità nel diritto di cittadinanza francese fu una sorta di compromesso storico: il principio di territorialità, valido fino alla rivoluzione del 1789, era stato, sì, sostituito nel Code civil di Napoleone del 1804 dal principio di trasmissione ereditaria, ma attraverso un lungo processo giuridico esso era stato poi, passo dopo passo, reintrodotto nuovamente. La paura di un indebolimento militare ed economico per “”spopolamento”” contribuì essenzialmente ad allargare, attraverso varie riforme, i diritti a favore degli immigrati e ad agevolare l’ accesso alla cittadinanza.”” (pag 372)”,”EURx-168″ “BADER Veit-Michael BERGER Johannes GANSSMANN Heiner HAGELSTANGE Thomas HOFFMANN Burkhard KRÄTKE Michael KRAIS Beate KÜRSCHNER Lor STREHL Rüdiger”,”Krise und Kapitalismus bei Marx. Band II.”,”””Marx’ “”letzer Grund”” aller Krisen muß also so verstanden werden, daß mit der Reduktion der “”Konsumtion der großen Masse der Gesellschaft auf ein nur innerhalb mehr oder minder enger Grenzen veränderliches Minimum”” (MEW 25/254; Vgl. MEW 26 3/50, 55, 118) die Grundbedingung der Überproduktion gegeben ist, die für Verwertung und Akkumulation des Kapitals einen Rahmen definiert, der nur mit widersprüchlichen Mitteln gesprengt werden kann. Wenn nicht schon (bei Akkumulation in dieser Abteilung) Abteilung II über die zahlungsfähige Nachfrage der Konsumenten hinaus produziert, muß Abteilung I über die durch Abteilung II zu gegebenem Zeitpunkt gegebene Nachfrage nach Produktionsmitteln hinaus ausgedehnt werden (was sich früher oder später ungünstig in “”Erinnerung”” (GR/319) bringt (1)), oder das Kapital wird seinem “”historischen Beruf”” untreu: der Ruf Moses’ und der Propheten: Akkumuliert, akkumuliert! verhallt ungehört (vox clamans in deserto)”” (1) Vgl. Hilferding (1968), S. 330: “”Die enge Basis, die die Konsumtions-verhältnisse der kapitalistischen Produktion bieten, ist aber deshalb allgemeine Bedingung der Krise, weil die Unmöglichkeit, sie zu erweitern, eine allgemeine Voraussetzung der Absatzstockung ist. Wäre die Konsumtion beliebig ausdehnbar, so wäre Überproduktion nicht möglich””; (2) “”Each time we secure to-days equilibrium by increased investment we are aggravating the difficulty of securing equilibrium to-morrow”” (Keynes, 1936, S. 105) [AA.VV., ‘Krise und Kapitalismus bei Marx. Band II, 1975] (pag 462)”,”MADS-612″ “BADER Werner”,”Une armée pour la guerre civile. Les Groupes de Combat du Parti Communiste en Allemagne de l’Est.”,”350 mila ‘Combattenti’ dei ‘Kampfgruppen’ del Partiti sono equipaggiati di armi da fanteria leggere e pesanti, tra cui cannoni da campagna e mortai, veicoli blindati. Obiettivo ultimo della loro istruzione: missioni offensive nel quadro di una guerra civile”,”GERV-001-FGB” “BADIA Gilbert”,”Clara Zetkin feministe sans frontieres.”,”Infanzia adolescenza anni decisivi a Parigi, Germania 1890, questione femminile e femminismo, lotta per diritto di voto, Partito SPD. guerra e rivoluzione russa, riv di novembre 1918, URSS Terza Internazionale , KPD opposizione a STALIN, Q fascismo.”,”ZETx-003″ “BADIA Gilbert”,”Rosa Luxemburg. Journaliste Polemiste Revolutionnaire.”,”Q nazionale, accumulazione del capitale e teoria dell’ imperialismo. BADIA, prof di tedesco, resistente, ha partecipato alla costituzione del Front National. Alla liberazione è redattore in capo di ‘Ce soir’. Oggi è Dottore in lettere, Prof Univ di Paris-VIII. Anima il collettivo pluridisciplinare che coordina la pubblicazione delle opere di MARX-ENGELS presso le Editions Sociales. Le sue traduzioni di BRECHT sono ben conosciute e la sua ‘Histoire de l’Allemagne contemporaine’ è un libro di riferimento.”,”LUXS-005″ “BADIA Gilbert TYCH Feliks AMODIO Luciano COLLOTTI Enzo MATTICK Paul, saggi di”,”Storia del marxismo contemporaneo. Volume quarto. Luxemburg, Liebknecht, Pannekoek.”,”Saggi di BADIA Gilbert TYCH Feliks AMODIO Luciano COLLOTTI Enzo MATTICK Paul”,”MADS-284″ “BADIA Gilbert”,”Histoire de l’ Allemagne contemporaine, 1917-1933. Tome premier.”,”[‘Il voto dei crediti di guerra. Per prudenza, il cancelliere aveva convocato un deputato socialdemocratico conosciuto per le sue opinioni di destra, Sudekum, per informarsi, alla vigilia della guerra, dell’atteggiamento che avrebbe adottato la socialdemocrazia. Il 29 luglio, costui rese conto a Bethmann dei contatti che aveva appena avuto con Ebert, Braun, Müller, Bartels e Fischer: “”Ho avuto la conferma di quello che vi avevo detto: nel desiderio precisamente di servire la causa della pace, nessuna azione (sciopero generale o parziale, sabotaggio, ecc.) era né prevista né temuta””. Il 2 agosto, l’organismo di direzione dei sindacati si riunisce, considera la guerra come inevitabile, pensa che i crediti militari dovrebbero essere votati. I dirigenti sindacali decidono di fermare tutti gli scioperi in corso e di proclamare la loro volontà di aiutare il governo. L’appello lanciato agli iscritti quel giorno insiste sulla necessità di rimanere fedeli all’organizzazione e si limita a constatare: “”Tutti gli sforzi della classe operaia organizzata per mantenere la pace sono rimasti vani. La guerra si è abbattuta sulle nazioni civili…”’ (pag 46)]”,”GERG-059″ “BADIA Gilbert presentazione”,”Les spartakistes. 1918: l’ Allemagne en revolution présentée par Gilbert Badia.”,”Force réelle des Spartakistes. “”Lorsque Rosa Luxemburg, le 15 décembre 1918, demande, à l’ Assemblée générale des militants du Grand Berlin, la tenue dans les plus brefs délais d’un Congrès du parti – à ce moment-là les Spartakistes font encore partie des Indépendants – sa motion recueille 195 voix contre 485 à celle de Hilferding. On pourrait en conclure qu’à Berlin du moins, il y a chez les Indépendants, environ deux Spartakistes sur sept adhérents. On serait donc tenté de tenir pour quasi négligeable une tendance (le futur parti communiste) qui ne devait compter, selon A. Rosenberg, tout au plus que quelques centaines de milliers de partisans dans l’ ensemble du Reich au début de 1919. Précisons d’ailleurs que cette faiblesse numérique n’est contestée par parsonne. Mais comme l’ont dit des historiens allemands: ‘L’ influence du Spartakisme était plus grande que son pouvoir d’organisation…””.”” (pag 113)”,”MGER-089″ “BADIA Gilbert”,”Il movimento spartachista. Gli ultimi anni di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht.”,” “”Un dispaccio giunto da Düsseldorf, alla metà di febbraio, annunciava che gli spartachisti avevano organizzato “”duemila giovani, costituito un battaglione d’assalto di duemila uomini appoggiato da operai della ‘Rheinische Metallwarenfabrik’. Troviamo un’annotazione analoga nel ‘Landrat’ di Beuthen che si riferiva ai giovani: “”In generale gli operai di una certa età vogliono continuare a lavorare, ma spesso sono i giovani che glielo impediscono””. Il documento stabiliva poi che questi giovani avevano molta simpatia per le idee “”radicali””. Radek, nel suo ‘Diario’, riportava questa osservazione di Liebknecht: “”I socialdemocratici sono più forti di noi, ma sono vecchi…. La gioventù è con noi””. Come si ricorderà, anche Rosa Luxemburg era rimasta colpita dalla giovane età dei delegati al congresso costitutivo del KPD””. (pag 232)”,”MGEK-098″ “BADIA Gilbert”,”La fin de la république allemande, 1929-1933.”,”Sciopero dei trasporti a Berlino. (Novembre 1932). “”Le jeudi, la vie de la capitale est paralysée. Les piquets de grève réussissent à empêcher la sortie des voitures. Le quelques briseurs de grève qui acceptent de conduire les tramways, sont malmenés, malgré la présence de policiers. Les voitures sont renversées. La police tire. Des ouvriers sont tués. Mais les syndicats refusent toute aide financière à cette grève “”illégale””. la police arrête de nombreux grévistes (près de 1.000), en blesse d’autres, en tue quelques-uns (10 morts, 100 blessés). Devant la brutalité de la répression et le désaveu syndical, la grève commence à “”pourrir””: le comité de grève décide la reprise du travail après cinq jours de grève.”” (pag 95) Sui rapporti nazismo grande capitale l’A cita l’articolo di KLEIN, F. : Comment la grande bourgeoisie allemande a préparé la dictature fasciste. Recherches Internationales N° 1, pp. 107-146, 1958, Mai-Juin”,”GERG-086″ “BADIA Gilbert”,”L’analisi dello sviluppo capitalistico in Rosa Luxemburg.”,”La critica agli schemi di Marx di Rosa Luxemburg “”Prima di proseguire dobbiamo far presente che Rosa Luxemburg non ha affatto dimostrato l’assunto da lei affermato. E’ vero che essa è riuscita a dimostrare bene, ci sembra, che Marx aveva torto nell’assimilare l’accumulazione del capitale nuovo alla riproduzione del capitale vecchio (70). La riproduzione allargata implica effettivamente un “”estero””. Essa ha certamente dimostrato che nel caso della riproduzione allargata, gli scambi tra le sezioni I (mezzi di produzione) e II (beni di consumo), persino partendo dagli schemi stabiliti da Marx nel II libro del ‘Capitale’, non si effettuano senza ‘resto’ (71). Tale resto poteva trovare posto soltanto all”esterno’ delle due sezioni. Ma partendo da questo problema reale, a partire da una critica fondata sugli schemi di Marx che parevano evitare o aggirare la difficoltà, più che risolverla (72), Rosa Luxemburg giunge ad affermare che il “”plusvalore che deve essere capitalizzato (…) non può esserlo però, in ambiti capitalistici”” (73). Già qualche pagina prima aveva scritto che “”questa realizzazione (…) era un compito insolubile in una società composta unicamente di operai e di capitalisti”” (74). E’ su questo punto che le concezioni di Rosa Luxemburg sono state più vivacemente criticate persino da economisti che, come Fritz Sternberg (75), hanno sempre dimostrato nei suoi confronti una viva ammirazione. Concludendo la sua polemica, Otto Bauer scrive: “”A nostro avviso, il capitalismo è concepibile anche senza espansione [geografica]”” (76). Rosa Luxemburg si prende gioco di questa formula, ma non ha ritenuto opportuno rifiutarla. In realtà, nel corso della sua dimostrazione, nel vocabolario adoperato da Rosa Luxemburg si produce uno slittamento terminologico. Il mercato estero, definito dapprima economicisticamente, si riduce man mano al suo significato geografico, vale a dire che viene riferito ai ‘paesi’ non capitalistici, alle colonie. Nell’espressione ‘nichtkapitalistische Schichten und Länder’, che troviamo di frequente nella sua penna, è la seconda parte, i ‘nichtkapitalistische Länder’, che sarà privilegiata: essendo gli strati non capitalistici in seno ai paesi industrializzati, relegati a poco a poco in secondo piano”” [Gilbert Badia, L’analisi dello sviluppo capitalistico in Rosa Luxemburg, Estratto da ‘Annali’, Milano, 1974] (pag 242-243) [(70) Marx, ‘Theorien über den Mehrwert, MEW, t. 26, pp. 483-84, cit. da Rosa Luxemburg, ‘Akkumulation’, p. 320; (71) Otto Bauer per esempio riconosceva l’esistenza di questo resto, ed è sempre a questo problema che si sono interessati i “”marxisti russi””. Cfr. ‘Akkumulation, capp. XVIII-XXIV, pp. 239-98; (72) Perché questo resto non appaia, Marx è obbligato a ricorrere, nei suoi schemi a delle vere acrobazie numeriche. Cfr. ‘Capital’, cit., t. V, pp. 156-57 e le annotazioni critiche di Rosa Luxemburg, ‘Akkumulation’, pp. 93-95; (73) ‘Akkumulation’, p. 330; (74) ‘Akkumulation’, p. 320-21; (75) Nella sua opera ‘Der Imperialismus’ (Berlin, 1926) Sternberg enumera quattro elementi che, in un sistema capitalistico, permettono di allargare gli sbocchi ai fini dello smercio della produzione eccedente: 1) l’accrescimento del potere d’acquisto della popolazione; 2) l’accrescimento numerico della popolazione; 3) l’integrazione di territori non capitalistici; 4) il commercio estero; (76) Otto Bauer, in ‘Neue Zeit’, 1913, n. 24, p. 874. Vedi anche ‘Antikritik, p. 113]”,”LUXS-059″ “BADIA Gilbert”,”Les spartakistes. 1918: l’Allemagne en révolution.”,”Relations avec la Russie soviétique. “”Dans sa proclamation du 10 novembre, le Comité exécutif des Conseils de Berlin, «décidait» le rétablissement immédiat des relations diplomatiques avec la Russie soviétique, interrompues huit jours plus tôt par le gouvernement du prince Max de Bade , sur la suggestion de Scheidemann: “”[Le Comité] exprime son admiration aux ouvriers et aux soldats russes, qui se sont engagés les premiers sur la voie de la révolution; il est fier que les ouvriers et soldats allemand aient suii leur exemple, maintenant ainsi leur gloire d’antan, celle de précurseurs des Internationales. Il transmet au gouvernement russe des ouvriers et des soldats ses salutations fraternelles. Il décide que le gouvernement de la République allemande rétablira immédiatement des relations diplomatiques aec le gouvernement russe, et espère la venue à Berlin d’une représentation de ce gouvernement”” (139).. Le 11 novembre, de son côté, le gouvernement soviétique avait envoyé un radiogramme non pas au nouveau gouvernement, dont il ignorait peut-être encore l’existence, mais à «tous les Conseils d’ouvriers, de soldats et de marins d’Allemagne». Ce radiogramme attaquait violemment les Scheidemann et les Erzberger: “”Tant que vous tolérerez un gouvernement composé de Princes, de capitalistes et de Scheidemann (149), vous ne détiendrez pas le pouvoir. Avec les Erzberger, les Scheidemann, vous serez livrés au capital (…). Il s’agit de prendere réellement le pouvoir partout, les armes à la main, et de constituer un gouvernement des ouvriers, des soldats et des marins, dirigé par Liebknecht. Ne vous laissez pas imposer une Assemblée nationale par des radoteurs. Après avoir rappelé que l’armée rouge lutte contre des généraux soutenus par les Anglais et aussi «vos géneraux et le gouvernément des Scheidemann», évoqué la rupture des relations diplomatiques, le télégramme conclut: “”Nous ne pouvons envoyer immédiatement des représentants [à Berlin] car les généraux allemands qui occupent la Lithuanie et la Pologne nous barrent le chemin et nous le barreront tant que vous n’aurez pas mis à la raison les généraux Hoffmann et Beseler [commandant sur le front oriental]. Mettez-vous en liaison avec nous par radio. Appelez la station de Moscou et de Tsarskole-Selo et dites-nous ce qui se passe en Allemagne. Nous bandons toutes nos forces pour vous envoyer bientôt du pain. Vive la République allemande des Conseils”” (141)”” (pag 149-150) [(139) Ce texte a été publié par le journal officiel ‘Deutscher Reichsangzeiger und Preussischer Staatsanzeiger, n° 268 du 12 novembre 1918. (…); (140) Cette phrase vise le gouvernement du prince Max de Bade; (141) Télégramme publié par la ‘Rote Fahne’ du 18 novembre 1918, n° 3 (…)]”,”MGER-140″ “BADIA Gilbert”,”Il movimento spartachista. Gli ultimi anni di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht.”,” Titolo originale ‘Le Spartakisme. Les dernières années de Rosa Luxemburg et de Karl Liebknecht’ A Stoccarda, nel 1907, Lenin e Rosa Luxemburg avevano proposto con esito favorevole un importante emendamento che impegnava i socialisti a condurre un’opposizione rivoluzionaria alla guerra… “”Il 4 agosto 1914 il Partito socialdemocratico tedesco votava al Reichstag i crediti militari all’unanimità, dando così inizio a quella politica di “”unione sacra”” (a) che sarà portata avanti dalla maggioranza dei suoi dirigenti fino alla fine delle ostilità (…). Quella sera stessa del 4 agosto, alcuni oppositori si riunivano nell’appartamento di Rosa Luxemburg a Berlino. Erano presenti Franz Mehring, Julian Karski-Marchlewski, Ernst Meyer, Käthe e Hermann Duncker, Hugo Eberlein e William Pieck. La proposta di abbandonare il partito venne respinta. Si stabilì di invitare i socialdemocratici noti per le loro simpatie verso le posizioni della sinistra a un incontro di discussione: si spedirono così immediatamente più di trecento telegrammi. Il risultato fu una catastrofe. L’unica a esprimere subito il proprio accordo incondizionato fu Klara Zetkin; molti non diedero neppure segno di vita. Quelli che, nonostante tutto, risposero, invocarono risibili e sciocche scuse per dire di no (1). Quei pochi oppositori si ritrovarono così da soli, o quasi. Era il segno del crollo pressoché completo della sinistra del partito, di quel fenomeno definito da Liebknecht la «polverizzazione dell’ala radicale». Al congresso di Jena, nel 1913, la sinistra socialdemocratica aveva potuto, in occasione di due votazioni, contare le proprie forze: aveva raccolto un pò meno di un terzo dei voti. Ma, ora, la guerra appena scoppiata aveva rovesciato tante cose! E tuttavia si trattava di un’eventualità che era stata prevista e che aveva anzi dato origine a lunghi e accesi dibattiti. Sul problema della guerra, il partito aveva preso posizione già molto prima del 1914. A Stoccarda, nel 1907, Lenin e Rosa Luxemburg avevano proposto con esito favorevole un importante emendamento che impegnava i socialisti – nel caso in cui, nonostante tutto, fosse scoppiata la guerra – «a far di tutto per farla cessare rapidamente e a far leva con tutte le loro forze sulla crisi economica e politica suscitata dalla guerra per far entrare in agitazione i più profondi strati popolari e per affrettare la caduta della dominazione capitalistica». Ma una cosa erano le risoluzioni che la socialdemocrazia tedesca accettava di votare nei congressi internazionali e un’altra cosa era invece la pratica politica corrente”” (pag 12-13) [Gilbert Badia, ‘Il movimento spartachista. Gli ultimi anni di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht’, Savelli, Roma, 1976] [(a) «’Unione sacra’ (Union sacrée, ndr) di combattenti e popolo fino alla vittoria» fu il celebre motto lanciato in Francia nel 1914 dal ministro Viviani per spingere il proletariato a sacrificarsi in nome della patria] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LUXS-003-FV”
“BADIA Gilbert”,”La Lega spartachista. La rivoluzione infranta di Rosa Luxemburg e di Karl Liebknecht.”,”Titolo originale: ‘Le Spartakisme. Le dernières années de Rosa Luxemburg et de Karl Liebknecht, 1914-1919’ Gilbert Badia (1916-2004) storico e germanista francese, ha insegnato alle università di Paris VIII e di Algeri. Nel corso della sua carriera si è occupato di spartachismo e delle figura di Rosa Luxemburg. Ha tradotto Brecht e h pubblicato in francese la corrispondenza tra Marx ed Engels. La sua opera più nota è ‘Histoire de l’Allemagne contemporaine’ (a cura, 1962), mentre in traduzione italiana si ricordano ‘Rivoluzione tedesca, 1918-1923’ (1980) e ‘Clara Zetkin, femminista senza frontiere’ (1994). [() Documenti: ‘Due lettere di Rosa Luxemburg a Franz Mehring (settembre 1914)’; ‘L’attività degli spartachisti (1914-1915)’; ‘Rapporto Eberlein’; ‘Due lettere di Karl Liebknecht (febbraio 1915)’; ‘La situazione all’inizio del 1915 vista da Rosa Luxemburg’; ‘La situazione all’inizio del 1916: divergenze nell’opposizione’; ‘L’espulsione di Liebknecht dal parlamento (aprile 1916)’; ‘Festeggiamenti all’uscita di prigione. Rosa Luxemburg fa il punto (febbraio-marzo 1916)’; ‘Conferenza nazionale spartachista (giugno 1916)’; ‘Rosa Luxemburg a Lipsia (luglio 1916)’; ‘Opuscolo e rapporto spartachisti sugli scioperi di gennaio (febbraio 1918)’; ‘Manifesto spartachista pubblicato alla vigilia della rivoluzione (agosto 1918)’; ‘L’ultima «Lettera» di Spartaco – Lettera n. 12 (metà ottobre 1918)’; ‘Discorso del presidente Otto Rühle pronunciato al Reichstag (25 ottobre 1918)’; ‘Appello di Liebknecht ai soldati dell’intesa (31 ottobre 1918)’; ‘Difficoltà per la pubblicazione del “”Die Rote Fahne””‘; ‘Gli spartachisti mettono sotto accusa gli indipendenti (dicembre 1918)’; ‘Saluto degli spartachisti ai comunisti polacchi’; ‘Il programma del partito comunista tedesco’; ‘Un episodio importante della settimana di sangue: il voltafaccia della “”Volksmarinedivision”” (La congiura di Marstall (…)’; ‘Radek e i dirigenti spartachisti’; ‘Una lettera inedita di Rosa Luxemburg’; ‘La repubblica dei consigli di Brema (gennaio-febbraio 1919)’; ‘Una conversazione ascoltata per strada (marzo 1919)’] Cap. XII. Spartachisti e bolscevichi (pag 132-139)”,”MGER-154″ “BADIALE Marino BONTEMPELLI Massimo, Seguito da Renata BRUZZONE”,”Il mistero della sinistra. Sinistra, ma di che cosa?”,”Marino Badiale, dopo aver insegnato presso l’Università di Padova e la Scuola Normale Superiore di Pisa, è attualmente Professore ordinario di Analisi Matematica presso il Dipartimento di Matematica all’Università di Torino Nato a Pisa, 26 gennaio 1946, Il 31 luglio del 2011 veniva a mancare Massimo Bontempelli nella sua città d’origine Pisa. Non è un dettaglio secondario, Massimo Bontempelli ha vissuto la sua esistenza nella sua comunità, l’ha servita da docente e da filosofo. La sua filosofia ha guardato la notte del nichilismo.”,”ITAP-087-FL” “BADIA-Y-LEBLICH Domingo”,”Viaggio in Siria e Palestina.”,”BADIA-Y-LEBLICH Domingo nasce a Barcellona nel 1767. Autodidatta entra nella pubblica amministrazione e soli 14 anni. Dopo aver studiato l’ arabo, dal 1803 al 1807 porta a termine una spedizione scientifica e diplomatica attraverso l’ Islam, adottando il nome di ALI BEY EL ABBASI. Travolto dagli avvenimenti politici spagnoli, pubblica Parigi i propri appunti di viaggio. Muore nel 1822 durante la seconda missione in Oriente. La PATANIA è ricercatrice presso la Cattedra di Lingua e Letteratura spagnola all’ Università di Palermo. “”Secondo la costituzione, la metà delle spese dei conventi e chiese in Terrasanta si debbono pagare sui fondi della Spagna e l’ altra metà su quelli di altre nazioni. Ma siccome in quel periodo gli altri paesi d’ Europa non fornivano nulla, i fondi della Spagna facevano fronte a tutto e avevano anticipato alle altre casse più di ‘un milione di duros’. Disgraziatamente, erano già tre anni che la Spagna non mandava rimesse e il povero procuratore generale si trovava nel più grande imbarazzo, aumentato dalle vessazioni e insulti dei turchi. I conventi inviano mensilmente i loro conti al procuratore generale, certificati e firmati da tutti i frati di ciascuna comunità. Ogni quattro mesi il procuratore generale presenta i propri al discretorio. Questo sistema mantiene il buon ordine e la purezza nell’ amministrazione delle finanze. I frati sono ben trattati, nutriti e vestiti: la loro organizzazione è eccellente, il governo prudente e saggio e la condotta strettamente regolata.”” (pag 96-97)”,”VIOx-145″ “BADIE Bertrand”,”Strategie de la greve. Pour un approche fonctionnaliste du parti communiste francais.”,”BADIE è dottore in scienze politiche, assistente al dip di scienze politico della Sorbona (Paris I).”,”PCFx-014″ “BADIE Bertrand ARNAUD Hélène BOUYSSOU Rachel CORDELLIER Serge DIDIOT Béatrice DOMENACH Jean-Luc GEZE Francois LACOSTE Yves LEGUIL-BAYART Jean-Francois MASSIAH Gustave VALLADAO Alfredo G.A. VERGARA Francisco, comitato di redazione”,”L’état du monde. Edition 1996. Annuaire économique et géopolitique mondial.”,”Comitato di redazione ARNAUD Hélène BADIE Bertrand BOUYSSOU Rachel CORDELLIER Serge DIDIOT Béatrice DOMENACH Jean-Luc GEZE Francois LACOSTE Yves LEGUIL-BAYART Jean-Francois MASSIAH Gustave VALLADAO Alfredo G.A. VERGARA Francisco.”,”STAT-029″ “BADIOU Alain ZIZEK Slavoi a cura; saggi di Alain BADIOU Judith BALSO Bruno BOSTEELS Susan BUCK-MORSS Terry EAGLETON Peter HALLWARD Michael HARDT Minqui LI Jean-Luc NANCY Toni NEGRI Jacques RANCIERE Alessandro RUSSO Alberto TOSCANO Gianni VATTIMO Wang HUI Slavoj ZIZEK”,”L’idée du communisme.”,”Saggi di Alain BADIOU Judith BALSO Bruno BOSTEELS Susan BUCK-MORSS Terry EAGLETON Peter HALLWARD Michael HARDT Minqui LI Jean-Luc NANCY Toni NEGRI Jacques RANCIERE Alessandro RUSSO Alberto TOSCANO Gianni VATTIMO Wang HUI Slavoj ZIZEK”,”SOCx-252″ “BADIOU Alain”,”Il concetto di modello.”,”Nell’inverno-primavera 1967-1968 aveva luogo all’Ecole Mormale Supérieure di Parigi un “”Cours di Philosophie pour scientifiques”” sotto la guida di Louis Althusser, con la partecipazione di un vasto pubblico studentesco. Il maggio francese veniva ad interrompere lo svolgimento del “”Cours””, di cui fa ceva parte “”Il concetto di modello”” di A. Badiou che qui pubblichiamo,”,”SCIx-120-FL” “BADOGLIO Pietro”,”L’ Italia nella seconda guerra mondiale. Memorie e documenti.”,”””Tutti puntavano decisamente su determinati Ministeri e specialmente su quello dell’ Interno. Alla fine, distribuendo equamente i Ministri senza Portafoglio e con una certa compensazione gli altri Dicasteri, riuscii a comporre un Gabinetto al quale aderì per ultimo anche il partito d’ azione. Un’ osservazione mi venne subito fatta da molti: perché tanti Ministri senza portafoglio? In passato era stata nominata eccezionalmente Ministro senza portafoglio qualche personalità che, col suo nome, dava forza al Gabinetto. Così io avevo pensato di nominare a tale carica Benedetto Croce, nome universalmente conosciuto e onorato, anche perché, per la sua età, non era più in grado di sottostare al duro lavoro di direzione di un qualsiasi Dicastero. Ma Sforza volle anch’egli essere Ministro senza portafoglio. Subito Rodinò mi fece osservare che, essendo stato Ministro più volte, mentre Sforza lo era stato una volta sola, spettava anche a lui tale distinzione. Allora anche socialisti e comunisti pretesero i loro rappresentanti in quella categoria di superministri, e così, nella stessa carica, furono nominati Togliatti e Mancini””. (pag 196-197)”,”ITQM-087″ “BADSEY Stephen”,”Arnhem 1944. L’ operazione Market-Garden.”,”””La vittoria alleata nella battaglia di Normandia era dipesa anche in gran parte dal massiccio supporto aereo alle truppe terrestri, un compito imposto da Eisenhower ai piloti, spesso riluttanti, dell’ Aviazione della Forza di Spedizione Alleata (Allied Expeditionary Air Force, AEAF) comandata dal poco apprezzato maresciallo dell’ aria Sir Trafford Leigh-Mallory. Il 15 agosto, Leigh-Mallory, anch’ egli convinto che la guerra in Europa fosse vinta, iniziò a smobilitare il Quartier generale dell’ AEAF e a pianificare i suoi incarichi futuri. Le flotte aeree alleate di bombardieri pesanti del Commando bombardieri della RAF e l’ 8° Flotta aerea della USAAF tornarono alla strategia, da loro preferita, di bombardare le città tedesche (…)””. (pag 9)”,”QMIS-099″ “BAECHLER Jean”,”Los origenes del capitalismo.”,”BAECHLER Jean è nato nel 1937, è professore aggiunto presso la Università di Parigi dal 1962. Collabora al Centro nazionale di ricerche scientifiche, sezione di sociologia dal 1966. Ha pubblicato: ‘Politique de Trotsky”” (1968), ‘Les phenomenes revolutionnaires”” (1970).”,”ECOI-083″ “BAECHLER Jean”,”Les phenomenes revolutionnaires.”,”BAECHLER Jean è agregé de l’ Université, Chargé de recherche al CNRS. Dello stesso autore ‘Politique de Trotsky’, A. COLIN, 1968″,”PARx-021″ “BAECHLER Christian”,”L’ Allemagne de Weimar, 1919-1933.”,”BAECHLER Christian professore di storia contemporanea all’ Università Marc Bloch di Strasburgo, è specialista della Germania del XIX secolo e del XX secolo. Ha scritto varie opere sul tema tra cui una biografia di Guglielmo II (Fayard, 2003). Euro 47″,”GERG-070″ “BAECHLER Christian”,”L’ Allemagne de Weimar, 1919-1933.”,”BAECHLER Christian professore di storia contemporanea all’ Università Marc Bloch di Strasburgo, è specialista della Germania del XIX secolo e del XX secolo. Ha scritto varie opere sul tema tra cui una biografia di Guglielmo II (Fayard, 2003). 2° copia “”L’idée d’une “”dictature légale”” est une idée aussi vieille que la République de Weimar, particulièrement en faveur depuis septembre 1923 dans les milieux de l’administration, de l’armée et de l’économie, proches des nationaux-conservateurs. Un groupe dirigé par le général von Seeckt, le chef de la Heeresleitung, souhaite, pour la durée de la crise, former un “”directoire”” indépendant du parlement et des partis, capable de mener une politique énergique contre le radicalisme de droite et de gauche. Seeckt espère gagner à cette idée les partis de la droite modérée, mais aussi le centre et même les sociaux-démocrates gouvernementaux. Il veut convaincre le président Ebert, car il rejette l’idée d’un putsch et souhaite s’appuyer sur les pouvoirs que confère au président l’article 48 de la constitution.”” (pag 186)”,”GERx-113″ “BAER George W.”,”La guerra italo-etiopica e la crisi dell’ equilibrio europeo.”,”BAER G.W. è un ex ricercatore presso la Rhodes University, insegna attualmente storia al Crown College, Università di CaliforniaM a Santa Cruz. “”Un altro fatto che merita di essere rilevato nel discutere della diplomazia italiana a metà agosto, è una mossa specifica compiuta da Mussolini per migliorare le sue relazioni con la Germania, Quanto maggiore era l’ opposizione che il Duce avvertiva nei suoi alleati di ieri, tanto più sentiva il bisogno di garanzie dalla Germania che la frontiera del Brennero non sarebbe stata in pericolo mentre l’ Italia era impegnata in Africa. Quanto più il Duce sentiva parlare di possibile minaccia di sanzioni economiche o militari che avrebbero interrotto l’ afflusso dal mare di merci dirette in Italia, tanto maggiore era il bisogno che aveva di un’ intesa con la Germania che consentisse all’ Italia di procurarsi viveri e combustibile necessari alla sopravvivenza della penisola””. (pag 358)”,”ITAF-167″ “BAER Robert”,”Dormire con il diavolo. Come Washington ha venduto l’anima per il petrolio dell’Arabia Saudita.”,”Robert Baer è stato agente operativo della CIA dal 1976 al 1997. Ha servito tra l’altro in Irak, Rabat, Beirut, Khartoum e New Delhi. Nel 1997 è stato insignito della ‘Career Intelligence Medal’. Per Piemme ha pubblicato ‘La disfatta della Cia’. “”L’Arabia Saudita fece persino da mediatrice per i Fratelli [Musulmani]. nell’estate del 1971 re Feisal tentò una riconciliazione tra la Fratellanza e Sadat inviandogli una delegazione di Fratelli il cui capo, Said Ramadan, era sul libro di paga dei sauditi come direttore di un’organizzazione con sede a Ginevra denominata Centre Islamique..”” (pag 182) “”Per vautare l’effetto devastante della combinazione Fratelli-wahabiti, basta guardare il percorso di Osama bin Laden al’interno dell’estremismo islamico”” (pag 183)”,”USAP-092″ “BAFFI Paolo”,”Le origini della cooperazione tra le banche centrali. L’ istituzione della Banca dei Regolamenti Internazionali.”,”Comitato scientifico (Collana storica banca d’ Italia): Antonio FAZIO Piero BARUCCI Tancredi BIANCHI Filippo CESARANO Pierluigi CIOCCA Franco COTULA Marcello DE-CECCO Luigi DE-ROSA Guido M. REY Paolo SYLOS LABINI Gianni TONIOLO. “”In conclusione, la ricostruzione di Baffi sul difficile avvio della BRI getta piena luce sui problemi di finanza internazionale emersi dopo la prima guerra mondiale e negli anni Venti, soprattutto sulla mancanza di obiettivi comuni e di comune sentire tra i rappresentanti delle principali economie che portò al disastro degli anni Trenta e Quaranta. L’ isolazionismo degli americani, il declino della leadership inglese, l’ insistenza dei francesi nel percorrere la loro strada separatamente dagli altri, la perdita di adeguatezza dell’ oro come standard monetario internazionale, vengono tutti chiaramente dimostrati. Nello stesso tempo, le componenti necessarie ad un efficace sistema monetario internazionale – assenza di riparazioni e di debiti di guerra, riattivazione di un mercato dei capitali a breve e a lungo termine e cooperazione tra le banche centrali sulle linee di fondo e in risposta agli shocks – vengono mostrate in dettaglio e indicano la via per i concreti sviluppi istituzionali che si realizzeranno dopo la seconda guerra mondiale””. (pag XXXVII, C.P. Kindleberger)”,”ECOI-182″ “BAGAROLO Tiziano a cura”,”Marxismo ed ecologia. Marxismo rivoluzionario e questione ambientale. Un contributo per aprire il dibattito.”,”Il ricambio organico (pag 23-24) “”L’intera attività produttiva degli uomini – il loro ‘lavoro’ – si svolge, quali che siano i rapporti sociali, come appropriazione e trasformazione di elementi naturali con l’aiuto di mezzi e forze tratti dalla natura stessa, il cui scopo è la riproduzione della vita: «In primo luogo il lavoro è un processo che si svolge fra l’uomo e la natura, nel quale l’uomo, per mezzo della propria azione, media, regola e controlla il ricambio organico fra sé stesso e la natura: contrappone sé stesso, quale una tra le potenze della natura, alla materialità della natura. Egli mette in moto le forze naturali appartenenti alla sua corporeità, braccia e gambe, mani e testa, per appropriarsi i materiali della natura in forma usabile per la propria vita» (Il Capitale, I). L’attività economica, in quanto produttrice di ‘valori d’uso’, è dunque concepita come una ‘forma modificata del “”ricambio organico (Stoffwechsel) tra l’uomo e la natura””, come dice Marx con termine significativamente mutuato dalle scienze naturali del suo tempo. Il concetto di ‘ricambio organico’ è di straordinaria modernità; esso equivale all’idea di metabolismo della natura, fatto di cicli di materia e di flussi di energia, sostrato delle mutue relazioni fra le specie e fra esse e ambiente circostante, quale è proprio della moderna ecologia. Si veda la descrizione che ne dà Jacob Moleschott, naturalista tedesco contemporaneo di Marx e come lui influenzato dall’antropologia materialistica di Feuerbach, probabilmente l’ispiratore diretto di Marx stesso: «Ciò che l’uomo elimina, nutre la pianta. La pianta trasforma l’aria in elementi solidi e nutre l’animale. I carnivori si nutrono di erbivori, per divenire a loro volta preda della morte e diffondere nuova vita nel mondo delle piante. A questo scambio della materia si è dato il nome di ricambio organico» (Jacob Moleschott, ‘Il ciclo della vita’, 1857). L’accusa di non aver colto le relazioni tra attività economica e cicli naturali, tra economia ed ecologia, rivolta continuamente a Marx (da Nicholas Georgescu-Roegen, ad esempio), messo nello stesso sacco con la quasi totalità degli economisti borghesi, è completamente ingiustificata. Da questo punto di vista, anzi, Marx è un precursore. Per ciò che riguarda la sua forma materiale, dunque, l’attività economica è un processo naturale, prolungamento e modificazione dei processi della natura stessa piegati dall’uomo ai suoi fini. I risultati della produzione sono frutto pertanto non solo dell’attività dell’uomo ma anche di quella della natura: «Il lavoro, come formatore di valori d’uso, come ‘lavoro utile’, è una condizione d’esistenza dell’uomo, indipendente da tutte le forme della società, è una necessità eterna della natura che ha la funzione di mediar il ricambio organico fra uomo e natura, cioè la vita degli uomini. (…) Nella sua produzione l’uomo può soltanto operare come la natura stessa: cioè ‘unicamente modificando le forme dei materiali’. E ancora: in questo stesso lavoro di formazione l’uomo è costantemente assistito da forze naturali. Quindi ‘il lavoro non è l’unica fonte dei valori d’uso che produce, della ricchezza materiale’. Come dice William Petty, il lavoro è il padre della ricchezza materiale e la terra né è la madre» (Capitale I). Ma il processo lavorativo si distacca dalla mera appropriazione animale della natura fin dai primordi della specie umana, essendo l’uso degli ‘strumenti’ – organi extracorporei dell’uomo – specifica caratteristica umana: «L’uso e la creazioni dei mezzi di lavoro, benché già propri, in germe, di certe specie animali, contraddistinguono il processo lavorativo specificamente umano; per questo il Franklin definisce l’uomo “”a toolmaking animal””, un animale che fabbrica strumenti». Con l’evolvere della vita sociale dell’uomo, il suo metabolismo con la natura diviene progressivamente un processo mediato ‘socialmente’: «Ogni produzione è un’appropriazione della natura da parte dell’individuo, entro e mediante una determinata forma di società» (Grundrisse)”” [Tiziano Bagarolo, a cura, ‘Marxismo ed ecologia. Marxismo rivoluzionario e questione ambientale. Un contributo per aprire il dibattito’, Milano, 1989] (pag 23-24-25) finire Darwin e Marx “”Negli stessi anni in cui prendeva forma definitiva l’analisi del capitalismo nel ‘Capitale’, gli sviluppi delle scienze naturali ponevano le basi per una conoscenza della natura qualitativamente superiore a quello che era accessibile a Marx. Le conoscenze acquisite dopo di allora sono tali che ogni marxista serio, che voglia restare fedele al ‘metodo’ scientifico di Marx, non può limitarsi a ripetere dogmaticamente le sue analisi, ma deve riesaminare la categoria del “”ricambio organico fra uomo e natura”” alla luce degli sviluppi scientifici contemporanei. Sono soprattutto la biologia, la termodinamica e l’ecologia che oggi hanno molte e importanti cose da dirci. Delle tre, indubbiamente è la ‘biologia’ che Marx ed Engels poterono seguire almeno in parte nei suoi sviluppi e di cui poterono intuire le implicazioni. La pubblicazione dell’opera di Darwin sull”Origine delle specie’ (novembre 1859) fu immediatamente salutata con entusiasmo da Marx ed Engels, che videro nella ‘teoria dell’evoluzione’ mediante selezione naturale una conferma della analisi materialistica della società e della concezione dell’uomo come parte della natura. In effetti la teoria dell’evoluzione è oggi un principio basilare, un’ipotesi irrinunciabile della moderna biologia, a cui si deve la spiegazione non solo dell’origine delle specie e della vita, ma anche di molte scoperte della biologia molecolare e della genetica. Ogni nuova scoperta della biologia, riconferma la profonda unità che sussiste tra l’uomo e la natura già colta da Marx nel 1844 (‘Manoscritti economico-filosofici’) con la formula: l’uomo è una parte della natura e la natura è il suo “”corpo inorganico”””” [Tiziano Bagarolo, a cura, ‘Marxismo ed ecologia. Marxismo rivoluzionario e questione ambientale. Un contributo per aprire il dibattito’, Milano, 1989] (pag 45) Marx. Da regno della necessità a regno della libertà (da Il Capitale) (pag 105) Nella bibliografia si cita il volume di Alfred Schmidt ‘Il concetto di natura in Marx’ (v. biblioteca), autore della scuola di Francoforte (pag 185) Biografia dell’autore in commemorazione seguente: “”E’ scomparso il compagno Tiziano Bagarolo 7 Ottobre 2010 Tiziano E’ con grandissimo dolore che informiamo i compagni e le compagne del partito, i/le suoi/e simpatizzanti e tutti i compagni e la compagne che seguono la nostra attività, della repentina, inaspettata e assolutamente precoce scomparsa del compagno Tiziano Bagarolo, membro della Direzione del PCL e validissimo teorico marxista, in particolare, ma certamente non solo, sul terreno della questione ambientale. Il compagno Tiziano è morto a causa di quella che è stata diagnosticata come un’ipertrofia cardiaca, poco dopo essersi sentito male in un supermercato ed essere stato ricoverato d’urgenza in un ospedale di Milano, nella mattina di mercoledì 29 settembre. Incredibili intoppi burocratici hanno fatto sì che i parenti di Tiziano, che vivono nel Veneto e in Friuli, e tramite loro noi, siamo stati informati solo oggi del decesso. E’ una grave colpo per il nostro partito e per il Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale. Ritorneremo più ampiamente sulla figura di Tiziano Bagarolo, sulla sua militanza e il suo contributo al marxismo, limitandoci qui ad una prima esposizione. Nato 54 anni fa in una famiglia proletaria della provincia di Pordenone, Tiziano si accostò giovanissimo al marxismo rivoluzionario, aderendo in Friuli alla gruppo locale dei Gruppi Comunisti Rivoluzionari (GCR), l’allora sezione Italiana del Segretariato Unificato della Quarta Internazionale. Fin da allora sviluppò, con altri compagni, posizioni critiche rispetto all’adattamento dei GCR alle forze centriste e movimentiste allora imperanti nell’estrema sinistra. Dopo la crisi di tale sinistre con il 1977, che si riverberò sui GCR, Tiziano fu uno dei protagonisti della loro ricostruzione come Lega Comunista Rivoluzionaria. Si trasferì allora a Milano, diventando funzionario dell’organizzazione, componente del suo Ufficio Politico e, per un periodo abbastanza lungo, direttore del suo giornale quindicinale Bandiera Rossa. Gli impegni di funzionario gli impedirono di completare gli studi universitari classici alla statale di Milano, in cui pure eccelleva. Terminato l’impegno gravoso e sottopagato di funzionario, pur restando dirigente nazionale della LCR, Tiziano trovò lavoro come istitutore presso il Convitto Longoni di Milano, struttura pubblica di insegnamento con annesso collegio. A questo suo lavoro dedicò, per circa 25 anni, tanta parte del suo impegno, in un rapporto umano ed educativo profondo con i suoi allievi. Nell’attività politica Tiziano fu sempre sia un militante che un teorico, che passava dal volantinaggio mattutino davanti ad una fabbrica ad un saggio di analisi dell’AntiDhuring di Engels o dalla vendita del giornale di partito in una manifestazione ad una disamina delle più recenti teorie sull’evoluzione o sull’ambiente. Su questo tema particolare divenne un profondissimo teorico marxista, certo il migliore in Italia (e non solo), sapendo sempre combinare interesse a e attenzione alle novità analitiche e scientifiche e fermezza del metodo e del progetto marxista. Questo si può vedere nel volume ‘Marxismo ed ecologia’, pubblicato dalle Nuove Edizioni Internazionali negli anni ’80, che pur nel suo grande significato non rappresenta che una piccola parte del contributo di Tiziano. Contributo che si esprimeva anche su una importante e raffinata rivista storico-teorica, indipendente nel quadro della sinistra, intitolata ‘GIANO’ di cui egli fu a lungo componente del comitato di redazione. La sua coerenza di marxista rivoluzionari trotskysta lo spinse, di fronte al processo della nascita di Rifondazione Comunista, ad unirsi al nucleo della precedente Lega Operaia Rivoluzionaria (confluita nella LCR nel 1984 e da allora sua minoranza di sinistra) ed ad altri pochi compagni, per difendere la prospettiva di un ingresso in tale partito riformista di sinistra, finalizzato alla costruzione nel tempo, per rottura organizzativa da tale forza, di un vero partito operaio marxista rivoluzionario; ciò in contrasto con la maggioranza della LCR (diventata nel frattempo Associazione Quarta Internazionale- AQI), che concepiva il futuro della sua azione in termini di pressione politica sui dirigenti riformisti apparentemente più radicali, sperando in una evoluzione sostanzialmente spontanea del PRC. Furono quindi gli anni prima della Tendenza Leninista dell’AQI, poi, con la separazione da quest’ultima, della rivista Proposta e dei/lle compagni/e organizzati intorno ad essa, infine dell’Associazione Marxista Rivoluzionaria (AMR). Di Proposta Tiziano fu al contempo direttore politico, redattore capo e grafico, utilizzando anche su questo terreno le sue peculiari capacità. Dell’AMR Tiziano fu, per quasi tutto il suo percorso, componente della segreteria nazionale, contribuendo in maniera significativa alla elaborazione della sua linea politica, che certo portò ad alcuni significativi successi (basti pensare che quando il PCL nacque, nonostante alcune traversie finali dell’AMR, aveva più di 10 volte il numero di militanti del nucleo iniziale raccoltosi, in rottura con l’AQI, intorno alla rivista Proposta). Su Proposta Tiziano Bagarolo scrisse moltissimi articoli di grande valore politico e teorico. Ci permettiamo di ricordarne solo tre. Una analisi storica dell’esperienza dell’”Unidad Popular” di Allende in Cile e della sua tragica sconfitta nei primi anni ’70 e, collegato ad esso, una storia del MIR, la principale organizzazione, centrista, dell’estrema sinistra cilena in quegli anni (i due testi sono stati recentemente ripubblicati in opuscolo dalla nostra sezione di Firenze) e un saggio sulla questione ecologica nella rivoluzione russa, eccezionale nella informazione e nell’analisi di una pagina nascosta della storia, cioè la battaglia ambientalista di Lenin e dei bolscevichi al potere (distrutta dal successivo falso efficentismo dello stalinismo). La nascita del PCL fu il coronamento della battaglia politica pluridecennale di Tiziano. E anche se aveva scelto di avere un ruolo leggermente meno prominente che negli anni di Proposta o dell’AMR, Tiziano ne restava sempre uno dei principali dirigenti, come componente della sua direzione nazionale ed animatore di tante battaglie particolari , ma centrali, come, ultimamente, quella dei referendum in difesa del carattere pubblico dell’acqua. Né mancò mai a Tiziano l’aspetto dell’impegno non solo internazionalista, ma anche internazionale. Così negli anni ’90 fu delegato alle conferenze internazionali della Opposizione Trotskista Internazionale (OTI) cui l’AMR aderiva; e, al momento della confluenza politico-organizzativa che diede vita al Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale (CRQI), Tiziano fu uno dei delegati al suo congresso costitutivo, svoltosi a Buenos Aires nel 2004. Moltissimo altro ci sarebbe da dire su Tiziano. Ci limitiamo ad aggiungere solo che le capacità e la correttezza di Tiziano gli hanno procurato il rispetto e la sima non solo di tutti i/le militanti e gli/le iscritti/e al PCL, ma dei compagni e compagne di tutta la variegata sinistra che lo ha conosciuto. Da atei militanti, come era ovviamente Tiziano, sappiamo che la morte rappresenta un punto finale e che non vi è nulla per qualsiasi essere umano oltre ad essa. Oggi noi siamo a lutto per quello che abbiamo perso, come persone e come partito, con la scomparso del compagno Tiziano Bagarolo. Su alcuni terreni sarà assolutamente insostituibile. Noi inchiniamo le nostre bandiere a lutto, ne preserveremo la memoria e l’importante contributo al marxismo, e saremo fedeli al metodo politico, di fermezza sui principi e flessibilità nella tattica per realizzare le condizioni della rivoluzione socialista, che Tiziano ha contribuito a dare al nostro partito. Comitato Esecutivo del Partito Comunista dei Lavoratori”””,”MAES-168″ “BAGAROLO Tiziano”,”Un posto nella storia dell’ecologia per Marx e Engels? – Marxismo e ambiente – Marx ed Engels su temi ecologici – Società e natura nel materialismo storico – Un abbozzo di critica ecologica del capitalismo – Produzione e ambiednte nella critica dell’economia politica – Un’idea embrionale di sviluppo sostenibile – Un bilancio critico. (Articoli di Tiziano Bagarolo).”,”Moltissime ‘suggestioni ecologiche’ nei Manoscritti economico filosofici di Marx (pag 6) Altre opere citate Ideologia tedesca, Il capitale, Antiduhring, Dialettica della natura, Origine della famiglia della proprietà privata e dello Stato, Manoscritti del 1861-1863 (Macchine. Impiego delle forze naturali e della scienza), Critica al programma di Gotha Cita nelle note il libro di Vittorio Hösle, ‘Filosofia della crisi ecologica’ Einaudi, Torino, 1992 (che coglie bene i meriti di Marx nel considerare la tendenza dell’economia capitalistica alla crescita illimitata) (pag 30) Lettere di Engels su Podolinskij pubblicate anche in inglese”,”MAES-177″ “BAGEHOT Walter; a cura di Maurizio GRIFFO”,”Napoleone III.”,”BAGEHOT (1826-1877) nato in Inghilterra, nel 1851-52 è a Parigi dove collabora la giornale ‘Inquirer’ per il quale scrive articoli sul colpo di Stato francese del futuro Napoleone III. Tornato a Londra, fonda nel 1855 la ‘National Review’ e dal 1860 dirige ‘The Economist’. Tra le sue opere più conosciute: ‘La costituzione inglese’, ‘Physics and Politics’, ‘Lombard Street’.”,”FRAD-002″ “BAGELLA Michele GIANNOLA Adriano a cura, saggi di Massimo LO CICERO Laura CAVALLO Roberta RIGILLO Ciro RAPACCIUOLO Gennaro SCARFIGLIERI Leonardo BECCHETTI Luigi FUCITO Antonia CALORA Andrea DE-PANIZZA”,”Performance, assetto proprietario e Internazionalizzazione del sistema Bancario italiano.”,”Michele Bagella è professore ordinario di Economia monetaria nella Facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata. Adriano Giannola è professore ordinario di Economia bancaria nella Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II. Leonardo Becchetti, Cnr-Isfse e Università di Roma Tor Vergata. Antonia Calora, Cnr-Isfse. Laura Cavallo, Cnr-Isfse e Università di Roma Tor Vergata. Andrea de Panizza, Cnr-Isfse. Luigi Fucito, Cnr-Isfse. Antonio Maria Fusco, Università di Napoli Federico II e Cnr-Isfse. Massimo Lo Cicero, Università di Roma Tor Vergata. Federico Pepe, Amministratore delegato del Banco di Napoli. Ciro Rapacciuolo, Cnr-Isfse. Roberta Rigillo, Cnr-Isfse. Gennaro Scarfiglieri, Cnr-Isfse.”,”ITAE-065-FL” “BAGET-BOZZO Gianni ZUCCONI Guglielmo COVATTA Luigi ROMANO Angelo RANDI Umberto MACARIO Luigi BELLOCCHIO Alberto LA-VALLE Raniero TOMAI Bepi BIANCHI Enzo ZANINELLI Sergio CARDIA Carlo ROSSI Leandro”,”La questione cattolica.”,”I testi qui riportati sono la trascrizione del Convegno su ‘La questione cattolica’ promosso dalla Biblioteca Popolare Comunale di Gorgonzola (Milano, 30 settembre e 1-2 ottobre 1977). Non tutti i testi sono stati rivisti dai rispettivi autori.”,”RELC-005-FB” “BAGHIOU Jeanne”,”Come non vincemmo la campagna di Grecia. Fatti e retroscena.”,”””A Mussolini tuttavia prudevano le mani: l’altolà tedesco non gli andava molto a genio; egli doveva essere pari nelle conquiste con il suo avversario-alleato, per cui nella sua comunicazione in data 24 agosto faceva presente che “”le misure di carattere militare alla frontiera greca e a quella jugoslava sono semplicemente di carattere precauzionale, dato che i due paesi sono profondamente ostili all’Asse e pronti a vibrargli il colpo nella schiena se l’occasione favorevole si presentasse… La Grecia ha dato prova che la sua intesa con la Gran Bretagna continua. Tutti i porti greci servono da basi contro di noi. Malgrado ciò e salvo avvenimenti imprevedibili, non è in questo settore che intendo dirigere il mio sforzo militare, ma verso l’Egitto””. Hitler però non era del tutto convinto delle intenzioni di Mussolini per cui Alfieri, il 27 agosto, faceva presente per la terza volta l’altolà tedesco. Alfieri comunicava fra l’altro che “”la Germania non vuole in sostanza, per il momento, complicazioni balcaniche in quanto possano costituire l’origine di una pericolosa estensione del conflitto””. Intanto, accanto agli ordini e contrordini di carattere politico dati a Jacomoni, lo stato maggiore dell’esercito, il 23 agosto, faceva presente a Visconti Prasca quanto segue (…)””. (pag 126-127)”,”ITQM-131″ “BAGIOLI Gianni D’INNELLA Michele, testi a cura di”,”Le città. Itinerari.”,”””Se a Milano si concentrano dunque le attività più qualificate ed evolute, corrispondenti ai livelli superiori della produzione e del consumo, da un punto di vista quantitativo lo sviluppo economico e demografico è assorbito dai comuni del comprensorio (…)””. (pag 51) “”Con la restaurazione della potenza e signoria della Chiesa su Roma e patrimonio, la città torna ad avere il ruolo di capitale degli stati della Chiesa; si attuano un nuovo ordinamento politico interno e programmi per una ristrutturazione urbanistica atta ad adeguarla ai criteri unitari di una politica accentrata. Da qui in poi, per quasi cinque secoli, è possibile leggere una sorta di grande piano della Roma dei papi che, realizzato attraverso una serie di piani parziali, segue un unico criterio di impostazione, coerente col fine politico di assicurare prestigio alla Chiesa romana.”” (pag 169)”,”ITAS-096″ “BAGIOTTI Anna BAGIOTTI Tullio a cura”,”I grandi classici dell’economia. Smith. La ricchezza delle nazioni. Parte I.”,”Anna Pellanda Università di Padova apoftegma (pag 17) apoftegma Sentenza memorabile, detto breve e sentenzioso. Presso i Greci, gli a. erano conservati nella tradizione orale o da scrittori di memorie e biografie o nelle scuole di filosofia e di retorica (per es. gli a. d’Isocrate). apoftegma Apoftegmi dei Padri (lat. Apophthegmata Patrum) Raccolta di detti memorabili e fatti esemplari dei più celebri monaci del deserto (generalmente egiziani), tramandata in differenti redazioni e versioni, che conobbe grande fortuna per tutto il Medioevo e oltre. (trecc) Marx (pag 32-33) (dall’introduzione) “”Marx s’è nutrito alla scuola di Smith e questo era il suo maggior vanto rispetto agli economisti «volgari». Nella sua infedeltà esegetica egli fu più profondamente fedele alla ‘Ricchezza’ di Ricardo, Malthus e seguaci. Difatti Smith non aveva altra ortodossia se non quella di investigare indeterminatamente, come il Galilei dei ‘Dialoghi’, attorno all’oggetto della ricerca. Di lui classici, radicali e neoclassici hanno fatto soprattutto glossa, e il trionfo della libertà commerciale o liberismo è stato largamente una circostanza di interessi e d’opinione. La fedeltà di Marx è stata invece di elezione. Egli certamente non gli ha fatto giustizia adottando l’idea che il lavoro è l’elemento che commisura tutti gli oggetti di scambio ottenuti attraverso la produzione anche nell’ambito della società capitalista e differenziata, cioè un criterio commutativo per tempi di lavoro, che Smith riteneva potesse valere solo in epoche antiche e incolte. Inoltre, se in altro luogo della ‘Ricchezza’ Smith sembra anticipare Marx nel dire biblicamente (1) che quando la terra di un paese è appropriata, i proprietari, «come tutti gli uomini, amano raccogliere dove non hanno mai seminato» e domandano quindi una rendita, subito argomenta come l’uso stesso del capitale che impiega il lavoro, diversamente dai tempi primitivi senza divisione del lavoro, sia titolo non arbitrario a una quota di prodotto o profitto. Però Marx ha sviluppato il genio di Smith: con la teoria del valore-lavoro; con la distinzione di lavoro produttivo e improduttivo; con il diritto del lavoro all’intero reddito da esso prodotto; con il diverso «command of labour» che il capitale circolante ha nelle diverse attività o industrie e conseguente distinzione del rapporto fisso-circolante, che in Marx diventa «composizione organica», per industrie a composizione superiore, con quota relativamente elevata di capitale fisso, e industrie a composizione inferiore, con rapporto fisso-circolante relativamente basso; con la caduta del saggio di profitto e il tentativo di dividere la parte di questo originata dal capitale da quella originata dall’imprenditore; con la critica al colonialismo. E restiamo alle prime associazioni. Centrando sul capitale la sua critica all’economia politica, Marx ha sviluppato le possibilità e i modi del divenire del sistema produttivo e con esso della società. Per l’analisi come per il sentimento e per i criteri determinativi della politica economica questo ha conseguenza ben maggiore della riduzione utilitaristica di osservanza classica e neoclassica. L’economia difatti è diventata veramente politica per le implicazioni del processo di interazione dei fattori della produzione. E sotto questo profilo, List, teorico delle forze produttive, non a torto definiva «annacquatori» i maggiori seguaci di Smith, a cominciare da Say. Marx ed epigoni, al contrario, hanno usato l’alambicco e fatto teorema di una quantità di intuizioni e illustrazioni smithiane”” [dall’introduzione al volume ‘I grandi classici dell’economia. Smith. La ricchezza delle nazioni. Parte I’, Milano, 2010, a cura di Anna e Tullio Bagiotti] [(1) Luca, XIX, 23; «Tu sapevi che sono un uomo severo, che colgo ciò che non ho piantato e mieto ciò che non ho seminato»]”,”ECOT-311″ “BAGLIANO Fabio Cesare ZAFFARONI Paolo CARTIGLIA Filippo GARIBALDI Pietro MARINUCCI Domenico COTTICA Alberto CASINI Matteo BIANCHI Paola GALLERINI Stefano CIOLI Monica EINAUDI Luigi CARDOSI Gabriella”,”La politica monetaria nel dibattito fra spiegazioni «reali» e «monetarie» del ciclo economico: teoria ed evidenza empirica (Bagliano); Le parità internazionali: verifica empirica ed implicazioni nel caso dello SME (Zaffaroni); Capitale umano e teoria del commercio internazionale (Cartiglia); Economica della crescita e progresso tecnico: un’introduzione (Garibaldi); Recenti sviluppi nella letteratura neoclassica sulla crescita economica (Marinucci); L’economia del consumismo verde (Cottica); «Dux habet formam regis». Morte e intronizzazione del principe a Venezia e Firenze nel Cinquecento (Casini); L’Università di Torino dopo la chiusura, nella crisi dell’antico regime (1792-1798). Lo sfaldamento e la sopravvivenza dell’organizzazione didattica (Bianchi); Benedetto Coletti. Un borghese gentiluomo nella Toscana del tramonto mediceo (Gallerini); Ceti politici e modelli organizzativi alla ricerca di un nuovo equilibrio. Le associazioni costituzionali all’indomani della «rivoluzione parlamentare» del 18 marzo 1876 (Cioli).”,”Contiene tra l’altro il saggio: ‘La questione dei matrimoni «misti» durante la persecuzione antiebraica, nella seconda guerra mondiale, in Europa. Aspetti della legislazione razziale. Documenti e testimonianze’ di Gabriella CARDOSI (pag 507-572)”,”ANNx-023-FP” “BAGLIONI Guido”,”L’ ideologia della borghesia industriale nell’ Italia liberale.”,”Guido BAGLIONI insegna sociologia del lavoro nella Facoltà di Sociologia di Trento e sociologia nell’ Univ cattolica di Milano. Tra i suoi scritti: -Il conflitto industriale e l’azione del sindacato (1966) -Il problema del lavoro operaio (1967) -Sindacalismo e protesta operaia (1969) -Atteggiamento operaio e lavoro siderurgico (1969)”,”ITAA-030″ “BAGLIONI Guido”,”Il conflitto industriale e l’ azione del sindacato.”,”BAGLIONI Guido è nato a Gardone Valtrompia nel 1928. Laureato in lettere si è dedicato alla formzione culturale e professione degli operatori culturali. E’ autore di alcuni volumi. E’ libero docente di sociologia, facoltà di economia e commercio della Università cattolica. Lobby. “”Del sindacato e del suo ruolo sostitutivo nei confronti dei partiti diremo più avanti. Ora ci limitiamo ad accennare ad altre agenzie politiche quali i cosiddetti gruppi di pressione. I gruppi di pressione sono una realtà composita che però sostanzialmente rappresenta l’ immissione di interessi economico-corporativi nella sfera politica. Tale realtà non è cosa nuova, il fatto nuovo è piuttosto che mentre queste immissioni erano un tempo unilaterali ed automatiche (per cui nella visione marxista il governo era l’ agenzia d’ affari della borghesia capitalistica), oggi i gruppi di pressione vengono ad assumere una fisionomia più precisa, si differenziano meglio dalle elites di partito e appaiono sempre più legittimati nella loro azione. Oggi la critica dell’ ingerenza dei gruppi di pressione nella sfera politica ha più di mira il contenuto dell’ ingerenza (…) che non il fatto che sussistano certi legami informali””. (pag 250-251).”,”SIND-073″ “BAGLIONI Guido SANTI Ettore a cura; saggi di Guido BAGLIONI Jean-Daniel REYNAUD Otto JACOBI Walther MÜLLER-JENTSCH Colin CROUCH Gosta REHN Francois RAISON Jean-Claude PAYE Armand SPINEUX”,”L’ Europa sindacale nel 1981. Un’analisi comparata promossa dal Cesos, Centro di Studi Sociali e Sindacali.”,”Saggi di Guido BAGLIONI Jean-Daniel REYNAUD Otto JACOBI Walther MÜLLER-JENTSCH Colin CROUCH Gosta REHN Francois RAISON Jean-Claude PAYE Armand SPINEUX Economia sommersa. “”In Svezia, come del resto in altri paesi, si parla molto della tendenza alla crescita dell'””economia invisibile”” e di altre forme di evasione fiscale, il che è visto come risultato delle elevate aliquote fiscali. Tanto le elevate aliquote marginali nelle imposte dirette sul reddito, quanto l’imposta sul valore aggiunto rappresentano un invito ad accomodamenti sottobanco, mediante i quali tanto i datori di lavoro quanto il lavoratore, oppure tanto un venditore quanto un compratore, tengono le autorità fiscali all’oscuro delle loro transazioni. Anche nel commercio internazionale esistono possibilità di rilevanti evasioni fiscali. E’ difficile dire se l’efficacia dell’accertamento fiscale si sia veramente deteriorata, in confronto al periodo precedente alla guerra. Ad ogni modo con la crescita delle aliquote fiscali ogni caso di frode diventa più importante. Nel 1981 è stato effettuato un primo sforzo serio per misurare, con metodi scientifici di ricerca, l’ampiezza dell'””economia invisibile””: si è così pervenuti a valutare un livello fra il 3,8% e il 5,5% del PIL””. (pag 220)”,”SIND-083″ “BAGLIONI Guido SANTI Ettore SQUARZON Corrado a cura; scritti di FREY LEON DI-VEZZA TARANTELLI Leo TRONTI BORDOGNA VENEZIANI ARRIGO BECCHI COLLIDA’ CELLA PISANI DI-GIOACCHINO MANTOVANI RUSSO CARRIERI SCIARRA REGINI SOMAINI SERAVALLI BUTERA PERO ROMAGNOLI PONTACOLONE CARCANO BONIFAZI CRAVERI MORICONI STEFANELLI REGALIA GENNARI FERRANTE MUCCI PONTAROLLO MARTELLI SOLUSTRI CAPO FUSCO BERSELLI SORACE CHIDICHINO FERRI TREU ISEPPI MARCHETTI”,”Le relazioni sindacali in Italia. Rapporto 1981.”,”Scritti di FREY LEON DI-VEZZA TARANTELLI Leo TRONTI BORDOGNA VENEZIANI ARRIGO BECCHI COLLIDA’ CELLA PISANI DI-GIOACCHINO MANTOVANI RUSSO CARRIERI SCIARRA REGINI SOMAINI SERAVALLI BUTERA PERO ROMAGNOLI PONTACOLONE CARCANO BONIFAZI CRAVERI MORICONI STEFANELLI REGALIA GENNARI FERRANTE MUCCI PONTAROLLO MARTELLI SOLUSTRI CAPO FUSCO BERSELLI SORACE CHIDICHINO FERRI TREU ISEPPI MARCHETTI”,”STAT-119″ “BAGLIONI Guido CAMONICO Marina SANTI Ettore a cura; scritti di Gianni ARRIGO Guido BAGLIONI Rosana BARCELLONA Ada BECCHI COLLIDA’ Ettore BERSELLI Giuseppe BIANCHI Piero BONIFAZI Lorenzo BORDOGNA Renato BRUNETTA Marina CAMONICO Maria Pia CAMUSI Giuseppe CAPO Mario CARCANO Mimmo CARRIERI Gian Primo CELLA Gianfranco CEREA Rinaldo CHIDICHIMO Massimo D’ANTONA Giuseppe DELLA-ROCCA Roberto DI-GIOACCHINO Luigi DI-VEZZA Piero FERRI Angelo GENNARI Diana GILLI Fabio GOBBO Domenico LAISE Giorgio LAUZI Giovanni MANTOVANI Antonio MARTELLI Ettore MASSACESI Marilisa MERLINI Angelo PANDOLFO Luciano PERO Paolo PERULLI Orazio M. PETRACCA Elena PISANI Carla POMA Claudio PONTACOLONE Giancarlo PROVASI Ida REGALIA Matteo ROLLIER Guido ROMAGNOLI Francesco Saverio ROSSI Carmine RUSSO Carlo SALA Ettore SANTI Gilberto SERAVALLI Eugenio SOMAINI Rocco SORACE Lorenzo SPERANZA Corrado SQUARZON Renzo STEFANELLI Ezio TARANTELLI Tiziano TREU Leo TRONTI Giacomo VACIAGO Bruno VENEZIANI”,”Le relazioni sindacali in Italia. Rapporto 1982-83.”,”Scritti di Gianni ARRIGO Guido BAGLIONI Rosana BARCELLONA Ada BECCHI COLLIDA’ Ettore BERSELLI Giuseppe BIANCHI Piero BONIFAZI Lorenzo BORDOGNA Renato BRUNETTA Marina CAMONICO Maria Pia CAMUSI Giuseppe CAPO Mario CARCANO Mimmo CARRIERI Gian Primo CELLA Gianfranco CEREA Rinaldo CHIDICHIMO Massimo D’ANTONA Giuseppe DELLA-ROCCA Roberto DI-GIOACCHINO Luigi DI-VEZZA Piero FERRI Angelo GENNARI Diana GILLI Fabio GOBBO Domenico LAISE Giorgio LAUZI Giovanni MANTOVANI Antonio MARTELLI Ettore MASSACESI Marilisa MERLINI Angelo PANDOLFO Luciano PERO Paolo PERULLI Orazio M. PETRACCA Elena PISANI Carla POMA Claudio PONTACOLONE Giancarlo PROVASI Ida REGALIA Matteo ROLLIER Guido ROMAGNOLI Francesco Saverio ROSSI Carmine RUSSO Carlo SALA Ettore SANTI Gilberto SERAVALLI Eugenio SOMAINI Rocco SORACE Lorenzo SPERANZA Corrado SQUARZON Renzo STEFANELLI Ezio TARANTELLI Tiziano TREU Leo TRONTI Giacomo VACIAGO Bruno VENEZIANI”,”STAT-120″ “BAGLIONI Guido SANTI Ettore SQUARZON Corrado a cura; scritti di Aris ACCORNERO Ugo ASCOLI Guido BAGLIONI Rosana BARCELLONA Roberto BATTISTI Lauralba BELLARDI Nicola BELLINI Francesco BENVENUTI Annaflavia BIANCHI Massimo BIANCHI Gigi BONFANTI Lorenzo BORDOGNA Raimondo BOSCO Gabriele CIONCOLINI Innocenzo CIPOLETTA Piero CRAVERI Antonietta DE-SANCTIS Roberto DI-GIOACCHINO Luigi DI-VEZZA Gino FAUSTINI Roberto GIORDANI Maurizio GIORDANO Giuseppina GUALTIERI Domenico LIPARI Stefano LIPPARINI Massimo MASCINI Valerio MERLO Rinaldo MILANI Gianni MORIANI Mario NAPOLI Gabriele OLINI Arturo PATARNELLO Stefano PATRIARCA Orazio Maria PETRACCA Anna PICCIOLINI Maurizio POLVERARI Mario S.I. REINA Emilio RAYNERI Marina RICCARDELLI Roberto ROMEI Carmine RUSSO Claudio SABATTINI Carlo SALA Ettore SANTI Romeo SCARPARI Roberto SERPIERI Corrado SQUARZON Renzo STEFANELLI Ferdinando TARGETTI Bruno TEMPORITI Olga TURRINI Bruno VENEZIANI Maurizio ZENEZINI”,”Le relazioni sindacali in Italia. Rapporto 1986-87″,”Scritti di Aris ACCORNERO Ugo ASCOLI Guido BAGLIONI Rosana BARCELLONA Roberto BATTISTI Lauralba BELLARDI Nicola BELLINI Francesco BENVENUTI Annaflavia BIANCHI Massimo BIANCHI Gigi BONFANTI Lorenzo BORDOGNA Raimondo BOSCO Gabriele CIONCOLINI Innocenzo CIPOLETTA Piero CRAVERI Antonietta DE-SANCTIS Roberto DI-GIOACCHINO Luigi DI-VEZZA Gino FAUSTINI Roberto GIORDANI Maurizio GIORDANO Giuseppina GUALTIERI Domenico LIPARI Stefano LIPPARINI Massimo MASCINI Valerio MERLO Rinaldo MILANI Gianni MORIANI Mario NAPOLI Gabriele OLINI Arturo PATARNELLO Stefano PATRIARCA Orazio Maria PETRACCA Anna PICCIOLINI Maurizio POLVERARI Mario S.I. REINA Emilio RAYNERI Marina RICCARDELLI Roberto ROMEI Carmine RUSSO Claudio SABATTINI Carlo SALA Ettore SANTI Romeo SCARPARI Roberto SERPIERI Corrado SQUARZON Renzo STEFANELLI Ferdinando TARGETTI Bruno TEMPORITI Olga TURRINI Bruno VENEZIANI Maurizio ZENEZINI”,”STAT-121″ “BAGLIONI Guido DE-SANCTIS Antonietta POLVERARI Maurizio a cura; scritti di Ugo ASCOLI Guido BAGLIONI Rosana BARCELLONA Lauralba BELLARDI Francesco BENVENUTI Nicola BELLINI Francesco BENVENUTI Annaflavia BIANCHI Massimo BIANCHI Lorenzo BORDOGNA Raimondo BOSCO Aviana BULGARELLI Marina CAMONICO Giacomina CASSINA Gabriele CIONCOLINI Innocenzo CIPOLETTA Leopoldo COEN Piero CRAVERI Antonietta DE-SANCTIS Gilberto DE-SANCTIS Luigi DI-VEZZA Sebastiano FADDA Ivan FASSIN Enrico GIACINTO Roberto GIORDANI Maurizio GIORDANO Giuseppina GUALTIERI Franco LAGO Vittorio MAPELLI Massimo MASCINI Pietro MERLI BRANDINI Valerio MERLO Rinaldo MILANI Gabriele OLINI Arturo PATARNELLO Stefano PATRIARCA Orazio Maria PETRACCA Emidio PICHELAN Maurizio POLVERARI Ida REGALIA Emilio RAYNERI Marina RICCARDELLI Mario RUSCIANO Carmine RUSSO Brigida SALOMONE Romeo SCARPARI Nadia SGARAMELLA Corrado SQUARZON Claudio STANZIANI Renzo STEFANELLI Ferdinando TARGETTI Bruno TEMPORITI Fausto TORTORA Rosario TRAFILETTI Bruno VENEZIANI Maurizio ZENEZINI”,”Le relazioni sindacali in Italia. Rapporto 1987-88.”,”Scritti di Ugo ASCOLI Guido BAGLIONI Rosana BARCELLONA Lauralba BELLARDI Francesco BENVENUTI Nicola BELLINI Francesco BENVENUTI Annaflavia BIANCHI Massimo BIANCHI Lorenzo BORDOGNA Raimondo BOSCO Aviana BULGARELLI Marina CAMONICO Giacomina CASSINA Gabriele CIONCOLINI Innocenzo CIPOLETTA Leopoldo COEN Piero CRAVERI Antonietta DE-SANCTIS Gilberto DE-SANCTIS Luigi DI-VEZZA Sebastiano FADDA Ivan FASSIN Enrico GIACINTO Roberto GIORDANI Maurizio GIORDANO Giuseppina GUALTIERI Franco LAGO Vittorio MAPELLI Massimo MASCINI Pietro MERLI BRANDINI Valerio MERLO Rinaldo MILANI Gabriele OLINI Arturo PATARNELLO Stefano PATRIARCA Orazio Maria PETRACCA Emidio PICHELAN Maurizio POLVERARI Ida REGALIA Emilio RAYNERI Marina RICCARDELLI Mario RUSCIANO Carmine RUSSO Brigida SALOMONE Romeo SCARPARI Nadia SGARAMELLA Corrado SQUARZON Claudio STANZIANI Renzo STEFANELLI Ferdinando TARGETTI Bruno TEMPORITI Fausto TORTORA Rosario TRAFILETTI Bruno VENEZIANI Maurizio ZENEZINI”,”STAT-122″ “BAGLIONI Guido FELTRIN Paolo PISU Gregoriana a cura, scritti di Ugo ASCOLI Guido BAGLIONI Rosana BARCELLONA Nicola BELLINI Massimo BIANCHI Giuseppe BIANCHI Annaflavia BIANCHI Lorenzo BORDOGNA Raimondo BOSCO Mimmo CARRIERI Giacomina CASSINA Innocenzo CIPOLLETTA Leopoldo COEN Mario CONCLAVE Luigi DI-VEZZA Paolo FELTRIN Enrico GIACINTO Edoardo GHERA Roberto GIORDANI Giuseppina GUALTIERI Massimo MASCINI Rinaldo MILANI Serafino NEGRELLI Paola NEGRO Gabriele OLINI Stefano PALUMBO Achille PASSONI Stefano PATRIARCA Paolo PERULLI Enrico PUGLIESE Enrico REBEGGIANI Emilio REYNERI Marina RICCIARDELLI Carmine RUSSO Brigida SALOMONE Romeo SCARPARI Corrado SQUARZON Ferdinando TARGETTI Maurizio TORTORELLA Maurizio ZENEZINI”,”Le relazioni sindacali in Italia. Rapporto 1988-89. Rapporto annuale predisposto con il Patrocinio del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.”,”Scritti di Ugo ASCOLI Guido BAGLIONI Rosana BARCELLONA Nicola BELLINI Massimo BIANCHI Giuseppe BIANCHI Annaflavia BIANCHI Lorenzo BORDOGNA Raimondo BOSCO Mimmo CARRIERI Giacomina CASSINA Innocenzo CIPOLLETTA Leopoldo COEN Mario CONCLAVE Luigi DI-VEZZA Paolo FELTRIN Enrico GIACINTO Edoardo GHERA Roberto GIORDANI Giuseppina GUALTIERI Massimo MASCINI Rinaldo MILANI Serafino NEGRELLI Paola NEGRO Gabriele OLINI Stefano PALUMBO Achille PASSONI Stefano PATRIARCA Paolo PERULLI Enrico PUGLIESE Enrico REBEGGIANI Emilio REYNERI Marina RICCIARDELLI Carmine RUSSO Brigida SALOMONE Romeo SCARPARI Corrado SQUARZON Ferdinando TARGETTI Maurizio TORTORELLA Maurizio ZENEZINI”,”STAT-123″ “BAGLIONI Guido DE-SANCTIS Antonietta NEGRELLI Serafino a cura, scritti di Gianni ARRIGO Guido BAGLIONI Mirella BAGLIONI Rosana BARCELLONA Lauralba BELLARDI Lorenzo BORDOGNA Domenico CARRIERI Mario CONCLAVE Massimo D’ANTONA Luigi DI-VEZZA Dario GREGORI Massimo MASCINI Rinaldo MILANI Chiara MORICONI Serafino NEGRELLI Paola NEGRO Gabriele OLINI Stefano PATRIARCA Enrico REBEGGIANI Carmine RUSSO Brigida SALOMONE Corrado SQUARZON Tiziano TREU Leonello TRONTI”,”Le relazioni sindacali in Italia. Rapporto 1989-90. Rapporto annuale predisposto con il Patrocinio del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.”,”Scritti di Gianni ARRIGO Guido BAGLIONI Mirella BAGLIONI Rosana BARCELLONA Lauralba BELLARDI Lorenzo BORDOGNA Domenico CARRIERI Mario CONCLAVE Massimo D’ANTONA Luigi DI-VEZZA Dario GREGORI Massimo MASCINI Rinaldo MILANI Chiara MORICONI Serafino NEGRELLI Paola NEGRO Gabriele OLINI Stefano PATRIARCA Enrico REBEGGIANI Carmine RUSSO Brigida SALOMONE Corrado SQUARZON Tiziano TREU Leonello TRONTI”,”STAT-124″ “BAGLIONI Guido LIVERANI Bruno NEGRELLI Serafino a cura; scritti di di Guido BAGLIONI Mirella BAGLIONI Rosana BARCELLONA Lauralba BELLARDI Maurizio BENETTI Lorenzo BORDOGNA Cecilia BRIGHI Domenico CARRIERI Paolo CASCINO Mario CONCLAVE Antonietta DE-SANCTIS Antonio D’HARMANT FRANCOIS Aldo GIOBBIO Giorgio LAUZI Massimo MASCINI Francesca MERCUSA Serafino NEGRELLI Gabriele OLINI Stefano PATRIARCA Maurizio POLVERARI Anna M. PONZELLINI Enrico REBEGGIANI Carmine RUSSO Brigida SALOMONE Pia SARACENO Corrado SQUARZON Alberto STANCANELLI Leonello TRONTI Maurizio ZENEZINI”,”Le relazioni sindacali in Italia. Rapporto 1990-91. Rapporto annuale predisposto con il Patrocinio del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.”,”Scritti di Guido BAGLIONI Mirella BAGLIONI Rosana BARCELLONA Lauralba BELLARDI Maurizio BENETTI Lorenzo BORDOGNA Cecilia BRIGHI Domenico CARRIERI Paolo CASCINO Mario CONCLAVE Antonietta DE-SANCTIS Antonio D’HARMANT FRANCOIS Aldo GIOBBIO Giorgio LAUZI Massimo MASCINI Francesca MERCUSA Serafino NEGRELLI Gabriele OLINI Stefano PATRIARCA Maurizio POLVERARI Anna M. PONZELLINI Enrico REBEGGIANI Carmine RUSSO Brigida SALOMONE Pia SARACENO Corrado SQUARZON Alberto STANCANELLI Leonello TRONTI Maurizio ZENEZINI”,”STAT-125″ “BAGLIONI Guido LIVERANI Bruno NEGRELLI Serafino a cura; scritti di Stefano ALLIEVI Guido BAGLIONI Mirella BAGLIONI Rosana BARCELLONA Lauralba BELLARDI Lorenzo BORDOGNA Bruno BROGLIA Domenico CARRIERI Mario CONCLAVE Carlo DELL’ARINGA A. D’HARMANT FRANCOIS Canio LAGALA Giorgio LAUZI Massimo MASCINI Serafino NEGRELLI Gabriele OLINI Stefano PATRIARCA Anna M. PONZELLINI Carmine RUSSO Brigida SALOMONE Pia SARACENO Corrado SQUARZON Wolfgang STREECK Leonello TRONTI Mario UNNIA Maurizio ZENEZINI”,”Le relazioni sindacali in Italia. Rapporto 1992-93. Rapporto annuale predisposto con il Patrocinio del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.”,”Scritti di Stefano ALLIEVI Guido BAGLIONI Mirella BAGLIONI Rosana BARCELLONA Lauralba BELLARDI Lorenzo BORDOGNA Bruno BROGLIA Domenico CARRIERI Mario CONCLAVE Carlo DELL’ARINGA A. D’HARMANT FRANCOIS Canio LAGALA Giorgio LAUZI Massimo MASCINI Serafino NEGRELLI Gabriele OLINI Stefano PATRIARCA Anna M. PONZELLINI Carmine RUSSO Brigida SALOMONE Pia SARACENO Corrado SQUARZON Wolfgang STREECK Leonello TRONTI Mario UNNIA Maurizio ZENEZINI”,”STAT-126″ “BAGLIONI Guido NEGRELLI Serafino PAPARELLA Domenico a cura; scritti di Stefano ALLIEVI Guido BAGLIONI Mirella BAGLIONI Rosana BARCELLONA Lauralba BELLARDI Lorenzo BORDOGNA Bruno BROGLIA Domenico CARRIERI Mario CONCLAVE Carlo DELL’ARINGA A. D’HARMANT FRANCOIS Canio LAGALA Giorgio LAUZI Massimo MASCINI Serafino NEGRELLI Gabriele OLINI Stefano PATRIARCA Anna M. PONZELLINI Carmine RUSSO Brigida SALOMONE Pia SARACENO Corrado SQUARZON Wolfgang STREECK Leonello TRONTI Mario UNNIA Maurizio ZENEZINI; scritti di critti di Gianni ARRIGO Mirella BAGLIONI Marco BARBIERI Lauralba BELLARDI Lorenzo BIRINDELLI Lorenzo BORDOGNA Marco CARCANO Domenico CARRIERI Rino CAVIGLIOLI Mario CONCLAVE Enrico GIACINTO Antonio D’ARMANT FRANCOIS Canio LAGALA Giorgio LAUZI Renato DI-MARCO Massimo MASCINI Pietro MERLI BRANDINI Serafino NEGRELLI Gabriele OLINI Stefano PATRIARCA Claudio PELLEGRINI Fulvio PELLEGRINI Anna M. PONZELLINI Loretta RICCI Giovanni ROMA Carmine RUSSO Pia SARACENO Paola TANDA Leonello TRONTI Maurizio ZENEZINI”,”Le relazioni sindacali in Italia. Rapporto 1993-94. Rapporto annuale predisposto con il Patrocinio del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.”,”Scritti di Gianni ARRIGO Mirella BAGLIONI Marco BARBIERI Lauralba BELLARDI Lorenzo BIRINDELLI Lorenzo BORDOGNA Marco CARCANO Domenico CARRIERI Rino CAVIGLIOLI Mario CONCLAVE Enrico GIACINTO Antonio D’ARMANT FRANCOIS Canio LAGALA Giorgio LAUZI Renato DI-MARCO Massimo MASCINI Pietro MERLI BRANDINI Serafino NEGRELLI Gabriele OLINI Stefano PATRIARCA Claudio PELLEGRINI Fulvio PELLEGRINI Anna M. PONZELLINI Loretta RICCI Giovanni ROMA Carmine RUSSO Pia SARACENO Paola TANDA Leonello TRONTI Maurizio ZENEZINI”,”STAT-127″ “BAGLIONI Guido NEGRELLI Serafino PAPARELLA Domenico a cura; scritti di Gianni ARRIGO Guido BAGLIONI Rosana BARCELLONA Lauralba BELLARDI Marco BIAGI Lorenzo BIRINDELLI Lorenzo BORDOGNA Renato BRUNETTA Domenico CARRIERI Giacomina CASSINA Gian Primo CELLA Lino CODARA Mario CONCLAVE Giuseppe D’ALOIA Mimma GIANGRANDE Jürgen HOFFMANN Reiner HOFFMANN Otto JACOBI Canio LAGALA Giorgio LAUZI Gabriella LEONE Antonio LONGO Massimo MASCINI Monica McBRITTON Pietro MERLI BRANDINI Serafino NEGRELLI Gabriele OLMI Achille PALIOTTA Stefano PATRIARCA Roberto PEDERSINI Anna M. PONZELLINI Udo REHFELDT Giovanni ROMA Carmine RUSSO Pia SARACENO Alberto STANCANELLI Leonello TRONTI Luc VOETS Maurizio ZENEZINI”,”Le relazioni sindacali in Italia. Rapporto 1994-95. Rapporto annuale predisposto con il Patrocinio del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.”,”Scritti di Gianni ARRIGO Guido BAGLIONI Rosana BARCELLONA Lauralba BELLARDI Marco BIAGI Lorenzo BIRINDELLI Lorenzo BORDOGNA Renato BRUNETTA Domenico CARRIERI Giacomina CASSINA Gian Primo CELLA Lino CODARA Mario CONCLAVE Giuseppe D’ALOIA Mimma GIANGRANDE Jürgen HOFFMANN Reiner HOFFMANN Otto JACOBI Canio LAGALA Giorgio LAUZI Gabriella LEONE Antonio LONGO Massimo MASCINI Monica McBRITTON Pietro MERLI BRANDINI Serafino NEGRELLI Gabriele OLMI Achille PALIOTTA Stefano PATRIARCA Roberto PEDERSINI Anna M. PONZELLINI Udo REHFELDT Giovanni ROMA Carmine RUSSO Pia SARACENO Alberto STANCANELLI Leonello TRONTI Luc VOETS Maurizio ZENEZINI”,”STAT-128″ “BAGLIONI Guido NEGRELLI Serafino PAPARELLA Domenico a cura; scritti di Gianni ARRIGO Guido BAGLIONI Rosana BARCELLONA Carlo BASTASIN Lorenzo BIRINDELLI Lorenzo BORDOGNA Alessandra BOSCO Marco CARCANO Mimmo CARRIERI Giacomina CASSINA Anna CECI Lino CODARA Mario CONCLAVE Giuseppe D’ALOIA Reiner HOFFMANN Canio LAGALA Giorgio LAUZI Salvo LEONARDI Gabriella LEONE Daniele MARINI Massimo MASCINI Monica McBRITTON Serafino NEGRELLI Gabriele OLINI Philippe POCHET Anna Maria PONZELLINI Udo REHFELDT Vilma RINOLFI Giovanni ROMA Carmine RUSSO Alberto STANCARELLI Leonello TRONTI Lucia ZABATTA Maurizio ZENEZINI”,”Le relazioni sindacali in Italia. Rapporto 1996-97. Rapporto annuale predisposto con il Patrocinio del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.”,”Scritti di Gianni ARRIGO Guido BAGLIONI Rosana BARCELLONA Carlo BASTASIN Lorenzo BIRINDELLI Lorenzo BORDOGNA Alessandra BOSCO Marco CARCANO Mimmo CARRIERI Giacomina CASSINA Anna CECI Lino CODARA Mario CONCLAVE Giuseppe D’ALOIA Reiner HOFFMANN Canio LAGALA Giorgio LAUZI Salvo LEONARDI Gabriella LEONE Daniele MARINI Massimo MASCINI Monica McBRITTON Serafino NEGRELLI Gabriele OLINI Philippe POCHET Anna Maria PONZELLINI Udo REHFELDT Vilma RINOLFI Giovanni ROMA Carmine RUSSO Alberto STANCARELLI Leonello TRONTI Lucia ZABATTA Maurizio ZENEZINI”,”STAT-129″ “BAGLIONI Guido SANTI Ettore SQUARZON Corrado a cura; scritti di Renato BRUNETTA Luigi DI-VEZZA Bruno CHIARINI e Ezio TARANTELLI Gianfranco CEREA e Ivano DALMONEGO Lorenzo BORDOGNA Giuseppe BIANCHI e Domenico LAISE Bruno VENEZIANI Gianni ARRIGO e Angelo PANDOLFO Ada BECCHI COLLIDA’ Elena PISANI e Valerio SPEZIALE Roberto DI-GIOACCHINO Giovanni MANTOVANI Carmine RUSSO Marina CAMONICO Paolo PERULLI Piero FERRI Luciano PERO Carla POMA Guido ROMAGNOLI Guido ABBADESSA e Claudio PENTACOLONE Marco CARCANO Gilberto DE-SANTIS Romeo SCARPARI Renzo STEFANELLI Ida REGALIA Angelo GENNARI Lorenzo CASELLI Orazio M. PETRACCA Sebastiano DI-GIACOMO e Ettore MASSACESI Nicola BELLINI e Patrizio BIANCHI Francesco CESARINI Paolo ANNIBALDI Giuseppe CAPO Guido FANTONI Sandro NACCARELLI Rocco SORACE Rinaldo CHIDICHIMO Geo BRENNA Pietro KEMENY Giuseppe DELLA-ROCCA e Mario ZOCCATELLI Mario DAL-CO Antonio MARTELLI Gian Primo CELLA Gianni DE-MICHELIS Carlo SALA Rosana BARCELLONA”,”Le relazioni sindacali in Italia. Rapporto 1983-84.”,”Scritti di Renato BRUNETTA Luigi DI-VEZZA Bruno CHIARINI e Ezio TARANTELLI Gianfranco CEREA e Ivano DALMONEGO Lorenzo BORDOGNA Giuseppe BIANCHI e Domenico LAISE Bruno VENEZIANI Gianni ARRIGO e Angelo PANDOLFO Ada BECCHI COLLIDA’ Elena PISANI e Valerio SPEZIALE Roberto DI-GIOACCHINO Giovanni MANTOVANI Carmine RUSSO Marina CAMONICO Paolo PERULLI Piero FERRI Luciano PERO Carla POMA Guido ROMAGNOLI Guido ABBADESSA e Claudio PENTACOLONE Marco CARCANO Gilberto DE-SANTIS Romeo SCARPARI Renzo STEFANELLI Ida REGALIA Angelo GENNARI Lorenzo CASELLI Orazio M. PETRACCA Sebastiano DI-GIACOMO e Ettore MASSACESI Nicola BELLINI e Patrizio BIANCHI Francesco CESARINI Paolo ANNIBALDI Giuseppe CAPO Guido FANTONI Sandro NACCARELLI Rocco SORACE Rinaldo CHIDICHIMO Geo BRENNA Pietro KEMENY Giuseppe DELLA-ROCCA e Mario ZOCCATELLI Mario DAL-CO Antonio MARTELLI Gian Primo CELLA Gianni DE-MICHELIS Carlo SALA Rosana BARCELLONA”,”STAT-429″ “BAGLIONI Guido, collaborazione di Bruno MANGHI”,”Il problema del lavoro operaio. Teorie del conflitto industriale e dell’esperienza sindacale.”,”Il capitolo III è stato scritto da Bruno Manghi: ‘L’analisi del conflitto industriale e dell’esperienza sindacale come momento di una più vasta visione sociale’ (si parla dell’origine del sindacato, del marxismo tedesco (Kautsky e la Luxemburg, dell’azione sindacale nel pensiero di Lenin, si riporta la posizione della Kollontai, ecc.) (da pag 120-) “”(…) Lenin vede nel movimento operaio internazionale molte forze che si attestano in posizioni di mera lotta sindacale o di riformismo politico, come testimoniano le sue dure critiche ai fabiani, alle ‘trade-unions’, a Gompers, agli «economisti» brentaniani. In ‘Che fare?’ (1) l’opera che più ampiamente discute questo tema, Lenin muove appunto dalla constatazione che l’unionismo inglese, al pari dei brentaniani e dei moderati, non soltanto limita l’azione del proletariato, ma con ciò stesso rappresenta un ostacolo reale alla sua liberazione dal sistema salariale. Esattamente come il Kautsky (2) che sempre aveva ribadito l’importanza della ‘leadership’ intellettuale, Lenin rifiuta la spontaneità della lotta economica e il determinismo storico che rinuncia all’opera di organizzazione delle masse, senza organizzazione politica non si ha la coscienza socialista, e lo spontaneismo economico, che la le sue più tipiche espressioni nelle ‘trade unions’, comporta inevitabilmente la sottomissione pratica alla borghesia. Gli operai, lasciati a se stessi, seguono necessariamente la linea del minimo sforzo, ed aggiunge: «la classe operaia va spontaneamente al socialismo, ma l’ideologia borghese, che è la più diffusa… resta pur sempre l’ideologia che, spontaneamente, soprattutto si impone all’operaio» (3); di qui la necessità di un’azione sul proletariato che, partendo dalle condizioni obiettive del sistema economico, indichi la via rivoluzionaria, in quanto in essa trovano soddisfazione sia le esigenze di fondo sia quelle contingenti e particolari della classe operaia; leggiamo infatti: «… l’ideale di un socialdemocratico non deve essere il segretario di una ‘trade-union’, ma il tribuno popolare, il quale sa reagire contro ogni manifestazione d’arbitrio e oppressione, ovunque essa si manifesti…» (4). Lenin non conclude però che azione sindacale ed azione politica debbano svolgersi nel medesimo ambito organizzativo; sindacato e partito debbono restare distinti poiché il partito è, in condizioni di lotta, una formazione ristretta e saldissima composta di rivoluzionari professionisti, mentre il sindacato raccoglie la massa degli operai non in base alle distinzioni politiche, bensì in base ai loro interessi economici. La permissività politica nell’affiliazione sindacale non esclude che tra sindacato e partito debbano sussistere stretti legami: il sindacato rappresenta la modalità organizzativa propria del partito per far giungere il messaggio politico alla massa operaia, e perciò può definirsi una scuola di socialismo. Non a caso Lenin polemizzò duramente con i socialisti rivoluzionari e con Plechanov (5) a proposito appunto della neutralità del sindacato: la teorizzazione di una neutralità ideologica dell’azione sindacale significa appunto isolamento dal partito tanto del sindacato in quanto struttura organizzativa, quanto della massa operaia che soltanto così, attraverso la promozione dei suoi interessi economici, può essere politicamente avvicinata”” (pag 164-165) [(in) capitolo di Bruno Manghi: ”L’analisi del conflitto industriale e dell’esperienza sindacale come momento di una più vasta visione sociale’, (in) Guido Baglioni, ‘Il problema del lavoro operaio. Teorie del conflitto industriale e dell’esperienza sindacale’, Milano, 1967] [(1) Lenin, “”Che fare?””, in ‘Opere scelte’, 2 voll. Mosca, Ed. in lingue estere, V ed. 1948, pp. 141-258 (edizione originale 1902); (2) Lenin, Ibidem, pp. 166-167; (3) Lenin, Ibidem, p. 167; (4) Lenin, Ibidem, p. 198; (5) Lenin, “”La neutralità dei sindacati””, in “”Sui sindacati”” (ed. originale 1908), cit., pp. 18-31] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”TEOS-015-FV”
“BAGLIONI Guido”,”La politica sindacale nel capitalismo che cambia.”,”Guido Baglioni (1928) è ordinario di sociologia economica nella facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Brescia. Presidente del CESOS (Centro di studi sociali e sindacali) di Roma.”,”SIND-020-FL”
“BAGLIONI Guido”,”L’ideologia della borghesia industriale nell’Italia liberale.”,”Paternalismo organico e istituzionalizzato, partecipazione indiretta degli operai “”Gli imprenditori sono consapevoli che gli operai devono partecipare ai benefici della produzione. Nel caso della grande impresa, l’unico tipo di partecipazione possibile – chamata dall’autore ‘partecipazione indiretta’ – è costituita da un insieme di iniziative (premi, pensioni, casse di mutuo soccorso, scuole per operrai, aiuti alle famiglie, operai sociali nell’ambiente), dovute alla benevolenza dell’industriale e, quindi, nell’ottica di un ‘paternalismo’ organico e istituzionalizzato”” (pag 143)”,”ITAE-012-FC”
“BAGLIVO Adriano”,”Il mercato dei bambini.”,” BAGLIVO Adriano nato nel 1934, è inviato speciale del ‘Corriere della Sera’ per il Mezzogiorno. Ha pubblicato con Giovanni PELLICCIARI ‘Sud amaro’ (Sapere, 1970) e ‘La tratta dei meridionali’ (Sapere, 1973). Lavoro infantile. L’ impiego della colla. “”Il maggior numero dei casi interessa il settore industriale che registra anche numerose conseguenze mortali. Nord e Sud si dividono quasi a metà le percentuali dei casi di infortunio. Un esempio e una domanda: quale futuro avranno i bambini di Napoli (15% della manodopera locale) adibiti alla lavorazione delle pelletterie? Usano solventi che attaccano il sistema nervoso provocando spesso la paralisi degli arti. La polinevrite uccide.”” (pag 46)”,”CONx-131″
“BAGNASCO Arnaldo”,”Tre Italie. La problematica territoriale dello sviluppo italiano.”,”Arnaldo Bagnasco è nato nel 1939. Laureato all’Università di Genova, insegna sociologia urbana nella facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino.”,”ITAS-062-FL”
“BAGNASCO Mario GAGLIONE Vittorio”,”Come eravamo. Riflessioni storiche e sindacali dei lavoratori portuali di Genova della FILP-CGIL.”,”Mario Bagnasco è nato a Genova Sampierdarena nel 1932. Assunto dal CAP nel 1955 con la qualifica di operaio gruista, è stato segretario della Lega Porto – CAP e Coordinatore nazionale dipendenti Enti portuali e Aziende Mezzi meccanici. Vittorio Ghiglione è nato a Genova Vernazzola nel 1928. Dopo la scuola media inferiore e la scuola apprendisti Ansaldo ha lavorato per due anni all’ Ansaldo Meccanico alla Fiumara ed è entrato come occasionale della Compagnia Unica Sezione San Giorgio nel marzo1948. Iscritto nei ruoli della Compagnia nel 1956 viene eletto per diversi anni Caposezione della San Giorgio e Viceconsole della Compagnia. E’ stato Segretario provinciale e nazionale della FILP CGIL e Coordinatore nazionale dei portuali nella FILT-CGIL.”,”LIGU-217″
“BAGNOLI Paolo”,”Carlo Rosselli. Il socialismo delle libertà.”,”ANTE3-17 Carlo ROSSELLI (1899-1937). Paolo BAGNOLI è professore di storia delle dottrine politiche. Insegna presso l’Università di Siena e l’Università Bocconi di Milano. Si è occupato in vari studi di Carlo Rosselli.”,”ITAD-098″
“BAGNOLI Paolo”,”Il socialismo di Tristano Codignola.”,”Con il contributo del circolo Carlo Rosselli Carlo BAGNOLI (1947) storico e giornalista è professore ordinario di storia delle dottrine politiche presso l’Università di Siena. Ha insegnato alla Bocconi di Milano. E’ stato Senatore.”,”ITAP-145″
“BAGNOLI Paolo”,”Una famiglia nella lotta. Carlo, Nello, Amelia e Marion Rosselli: dalle carte dell’archivio dell’Istituto Storico della Resistenza in Toscana.”,”BAGNOLI Paolo professore ordinario di storia delle dottrine politiche, Univ. di Siena. Direttore dell’Istituto storico della resistenza in Toscana.”,”ITAD-122″
“BAGNOLI Paolo”,”L’eretico Gobetti.”,”Paolo BAGNOLI nato a Colle Val d’Elsa nel 1947 si è laureato in Storia della filosofia moderna e contemporanea presso la facoltà di lettere dell’Univ. di Firenze. E’ stato membro del CC del PSI. “”L’insufficienza della borghesia italiana dalla unificazione in poi ha creato le premesse per un suo sostanziale superamento; ben lontana dall’aver esaurito la funzione rivoluzionaria che la situazione esigeva, essa si è logorata, e non sa più rispondere alle esigenze che la nuova maturazione dei tempi richiede. Così, mentre Gramsci in via teorica ci offre un’interpretazione classica del ruolo della borghersia, Gobetti scende sul piano specifico della realtà italiana e si limita a registrare come di tutte quelle prerogative un tempo caratteristiche della vecchia classe arntifeudale sia erede il proletariato. Erede e portatore dello spirito liberale, esso si contrappone alla pratica conservatrice della vecchia borghesia che ha esaurito il proprio liberalismo limitandosi a svolgere una funzione governativa senza il concorso del popolo, restringendo il proprio ruolo libertario e abdicando alla propria capacità di forza creativa. (1)”” (pag 68) (1) Cfr., P.G., Liberali e conservatori, ‘La Rivoluzione Liberale’, 26 marzo 1922′ ora in ‘Opere’, cit, p.277″,”ITAD-125″
“BAGNOLI Paolo”,”Piero Calamandrei. Il pensiero dei padri costituenti.”,”””Nel suo saggio, Isnenghi, con brillante precisione, focalizza Calamandrei a partire dall’esperienza di tutta una generazione di “”pontieri””, al fine di ben evidenziare la lettura che deve essere data della rivista e del suo fondatore-direttore. Scrive, infatti: “”Chi ha avuto vent’anni ai tempi della “”Voce”” ri-nasce, appunto, o ri-sorge, fra i cinquanta e i sessanta, con “”Il Ponte””, dopo aver attraversato due guerre e due eclissi di sistemi politici, il liberale e il fascista”” (7) (pag 15) (7) M. Isnenghi, La vita della patria, p. 21. Calamandrei sotto il fascismo. (wiki). Rapporti con Dino Grandi. Sotto il fascismo Politicamente schierato a sinistra, subito dopo la marcia su Roma e la vittoria del fascismo fece parte del consiglio direttivo dell’Unione Nazionale fondata da Giovanni Amendola. Partecipò, insieme con Dino Vannucci, Ernesto Rossi, Carlo Rosselli e Nello Rosselli alla direzione di Italia Libera, un gruppo clandestino di ispirazione azionista. Manifestò sempre la sua avversione alla dittatura mussoliniana, aderendo nel 1925 al Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce. Durante il ventennio fascista fu uno dei pochissimi professori e avvocati che non ebbe né chiese la tessera del Partito Nazionale Fascista[1] continuando sempre a far parte del movimento antagonista, collaborando ad esempio con la testata Non Mollare. Nonostante ciò, nel 1931 giurò come professore universitario fedeltà al regime fascista e divenne collaboratore di Dino Grandi nella redazione del codice di procedura civile (del quale scrisse anche la relazione ministeriale di accompagnamento[2]). Contrario all’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale a fianco della Germania, nel 1941 aderì al movimento Giustizia e Libertà [senza fonte] ed un anno dopo fu tra i fondatori del Partito d’Azione [senza fonte] insieme a Ferruccio Parri, Ugo La Malfa ed altri. In questo periodo (1939-1945) tenne un diario, pubblicato nel 1982. I rapporti tra Calamandrei e il fascismo sono stati, negli ultimi anni, oggetto di un acceso dibattito tra gli studiosi del diritto processuale civile. In particolare autori come Franco Cipriani, da un lato hanno contestato l’effettiva adesione di Calamandrei a Giustizia e Libertà ed al Partito d’Azione[3], dall’altro hanno evidenziato la stretta collaborazione del maestro fiorentino con Dino Grandi nella redazione del codice di procedura civile (v. infra). Secondo tale orientamento Calamandrei, pur restando sempre antifascista, tenne – ad onor del vero al pari di quasi tutti gli intellettuali italiani – una condotta relativamente ambigua, dal momento che si trovò a diventare uno dei più stretti collaboratori di Grandi nella redazione di un codice “”fascista””, ed arrivando a predisporre il testo della stessa Relazione ministeriale, firmata poi dallo stesso Guardasigilli[4]. Secondo altra dottrina i rapporti tra Calamandrei e il fascismo, ed in particolare tra Calamandrei e Grandi (ed il conseguente apporto del giurista alla redazione del codice di rito), andrebbero letti come un tentativo di – per così dire – “”limitare il più possibile i danni””; evitare, cioè, che la legislazione italiana (e quel che più conta l’imminente codice processuale) imboccasse una deriva nazionalsocialista[5]. In ogni caso, va registrato il fatto che il regime lo sorvegliò come antifascista sin dal 1931[6]. Il codice di procedura civile[modifica | modifica sorgente] Fu, insieme a Francesco Carnelutti, a Enrico Redenti, a Tito Carnacini e al magistrato Leopoldo Conforti, uno dei principali redattori del codice di procedura civile del 1942, in parte ancora in vigore, dove, secondo una teoria classica, avrebbero trovato formulazione legislativa gli insegnamenti fondamentali della scuola di Chiovenda. A riprova di questa teoria, Alessandro Galante Garrone (Calamandrei, Garzanti 1987) sostiene che la relazione del Guardasigilli al Re, scritta in uno stile inconfondibilmente scorrevole e piano, è opera dello stesso Calamandrei. E immediatamente dopo l’entrata in vigore del codice, Conforti in alcuni scritti giuridici e lo stesso Grandi nel suo epistolario con Calamandrei affermarono in maniera esplicita di essersi richiamati all’insegnamento di Giuseppe Chiovenda.”,”ITAP-187″
“BAGNOLI Paolo BIAGIANTI Ivo BIANCHI Mirco DEL-CORNO Nicola LANDUYT Ariane BIANCIARDI Silvia GHIANDELLI Enno DILETTOSO Diego POSTORINO Francesco CIUFFOLETTI Zeffiro BIDUSSA David VISCIOLA Simone GABRIELLI Patrizia”,”Carlo e Nello Rosselli (1937-2017). Carlo Rosselli e il rossellismo nella storia d’Italia (Bagnoli); I fratelli Rosselli nel dibattito politico culturale degli ultimi anni (Biagianti); Carlo Rosselli: guerra, solidarietà, socialismo (Bianchi); «Una traccia di sangue inglese nelle mie vene». Carlo Rosselli e l’Inghilterra (Del-Corno); Gli Stati Uniti d’Europa nel pensiero di Carlo Rosselli (Landuyt); Il Socialismo liberale di Carlo Rosselli e il revisionismo socialista (Bianciardi); Carlo Rosselli e il dibattito sul piano (Ghiandelli); Carlo Rosselli e i “”miti”” di Giacomo Matteotti (Dilettoso); Serge Audier interprete di Rosselli. Una replica alla ‘Third Way’ (Postorino); Nello Rosselli: l’uomo e lo storico (Ciuffoletti); Il Risorgimento di Nello Rosselli e la rinascita della storia del movimento operaio e socialista nel secondo dopoguerra (Bidussa); Dopo Bagnoles-de-l’Orne. Gaetano Salvemini, Amelia e Maria Rosselli: la difesa della memoria di Nello e la sistemazione dei suoi scritti (Visciola); Amelia Pincherle, Maria Todesco, Marion Cave: sentimenti, legami parentali, politica in casa Rosselli (Gabrielli).”,”Tra i vari saggi: – Zeffiro Ciuffoletti, Nello Rosselli, l’uomo e lo storico (pag 169-184) “”Sull’influenza di Benedetto Croce su Nello si era già scritto, ma occorre ritornarci proprio per le profonde ripercussioni che la ‘Storia d’Europa’ ebbe sul giovane storico fiorentino in quegli anni cruciali della sua vita, dopo le esperienze del confino e dell’esilio di Salvemini e del fratello Carlo. Norberto Bobbio scrisse nella prefazione alla monografia di Giovanni Belardelli su Nello che, per lui, quello del progetto rosselliano di una rivista europea fu il periodo «più felice, più fervido, più lungimirante della sua opera di storico»”” (pag 175)”,”ITAD-164″
“BAGNOLI Paolo”,”Il risorgimento eretico di Piero Gobetti.”,”A proposito dell’opera di Gobetti (saggi raccolti nel volume): ‘Risorgimento senza eroi’ Tutta la storia del Piemonte è, per Gobetti, una rivoluzione spirituale, ossia un continuo prendere coscienza dei problemi… (pag 19) Altra opera di Gobetti citata: ‘La filosofia politica di Vittorio Alfieri’ ora in ‘Opere complete di Piero Gobetti’, II, pag 87-144 “”L’eresia è il vero momento creativo della religioen”” aveva scritto Alfred Loisy, il grande storico del cristianesimo (pag 65) Salvemini. “”Nel 1899 studiando ‘I partiti politici milanesi nel secolo XIX’ (1), aveva definito il Risorgimento una rivoluzioen mancata, ossia “”La cosiddetta rivoluzione italiana è stata una mistificazione bella e buona””. In questo libro Salvemini sotto l’influenza di Cattaneo e di Ferrari, nonché di letture di Marx, approfondiva le ragioni dell’insuccesso dei democratici in termini di classe per arrivare alla conclusione che spetta ai socialisti (allora Salvemini militava nel partito socialista) di riprendere l’eredità dei democratici non sabaudi per rendere compiuta la rivoluzione italiana”” (pag 59) (1) Ora in ‘Scritti sul Risorgimento’, cit., pp. 29-123″,”ITAB-002-FMB”
“BAGOT Richard”,”Gl’ italiani d’ oggi.”,”””Tra le varie professioni civili, la più ricercata è quella dell’ impiegato governativo o municipale: la “”impiegomania”” è forse la principale malattia di cui soffra l’ Italia contemporanea, ed è una malattia che ha profonde radici”” (pag 80). Contiene riflessione su utilizzo carta fiscale gioco lotto.”,”ITAS-021″
“BAGROW Leo, edizione riveduta e ampliata da R.A. SKELTON”,”History of Cartography.”,”Leo Bagrow (1881-1957), R.A. Skelton sovraintendente del ‘Map Room’ al British Museum.”,”QMIN-104-FSL”
“BAHNE Siegfried”,”Die KPD und das Ende von Weimar. Das Scheitern einer Politik, 1932-1935.”,”Trotsky, il KPD e la tattica del fronte unico (pag 38)”,”MGEK-132″
“BAIARDO Enrico”,”Socialismo in movimento. Il Psiup e la sinistra degli anni Sessanta.”,”Enrico Baiardo è studioso delle comunicazioni di massa e della storia dello spettacolo.”,”ITAC-001-FFS”
“BAILEY Alyson J.K. a cura; saggi di Alyson J.K. BAILES Pal DUNAY Z. LACHOWSKI R. DWAN Sara LINBERG e Neil J. MELVIN Vladimir BARANOVSKY Pal DUNAY Hans BORN e Ian LEIGH Kamila PRONINSKA Elisabeth SKÖNS Petter STALENHEIM Catalina PERDOMO Eamons SURRY Siemon T. WEZEMAN Mark BROMLEY Damien FRUCHART Paul HOLTON Pieter D. WEZEMAN Ian ANTHONY Jon HART Frida KUHLAU Zdzislaw LACHOWSKI Martin SJÖGREN Matt SCHROEDER Sibylle BAUER”,”Sipri Yearbook 2007. Armaments, Disarmament and International Security.”,”Saggi di Alyson J.K. BAILES Pal DUNAY Z. LACHOWSKI R. DWAN Sara LINBERG e Neil J. MELVIN Vladimir BARANOVSKY Pal DUNAY Hans BORN e Ian LEIGH Kamila PRONINSKA Elisabeth SKÖNS Petter STALENHEIM Catalina PERDOMO Eamons SURRY Siemon T. WEZEMAN Mark BROMLEY Damien FRUCHART Paul HOLTON Pieter D. WEZEMAN Ian ANTHONY Jon HART Frida KUHLAU Zdzislaw LACHOWSKI Martin SJÖGREN Matt SCHROEDER Sibylle BAUER”,”STAT-318″
“BAILEYS Alyson J.K. a cura; saggi di Alyson J.K. BAILES Pal DUNAY Z. LACHOWSKI R. DWAN C. HOLMQVIST L. HARBOM P. WALLENSTEEN H. BORN H. HANGGI R. HOLLIS M.C. ROSAS E. SKONS W. OMITOOGUN C. PERDOMO P. STALENHEIM N. NAZET E. SURRY S.T. WEZEMAN M. BROMLEY I. ANTHONY S.N. KILE H.M. KRISTENSENR. GUTHRIE H. HART F. KUHLAU V. FEDCHENKO S. BAUER M. SCHROEDER R. STOHL C. AHLSTROM”,”Sipri Yearbook 2005. Armaments, Disarmament and International Security.”,”Saggi di Alyson J.K. BAILES Pal DUNAY Z. LACHOWSKI R. DWAN C. HOLMQVIST L. HARBOM P. WALLENSTEEN H. BORN H. HANGGI R. HOLLIS M.C. ROSAS E. SKONS W. OMITOOGUN C. PERDOMO P. STALENHEIM N. NAZET E. SURRY S.T. WEZEMAN M. BROMLEY I. ANTHONY S.N. KILE H.M. KRISTENSENR. GUTHRIE H. HART F. KUHLAU V. FEDCHENKO S. BAUER M. SCHROEDER R. STOHL C. AHLSTROM”,”STAT-145″
“BAILLARGEON Normand”,”L’ordre moins le pouvoir. Histoire & actualité de l’anarchisme.”,”Militante anarchico insegnante all’Università del Quebec a Montreal, Baillargeon è autore di ‘Petit cours d’autodéfense intellectuelle’ (Lux, 2005). “”Gli anarco-capitalisti sostengono che la loro posizione è autenticamente anarchica poiché è anti-statalista; aggiungono che ciò che li distingue dagli anarchici classici (o di sinistra) è che essi pensano che l’egualitarismo sia un’illusione: non concependo altra eguaglianza possibile che l’eguaglianza del diritto, gli anarco-capitalisti assicurano dunque che le ineguaglianze di fatto tra gli individui si manifesteranno immancabilmente in una società libera”” (pag 185)”,”ANAx-382″
“BAILO Gigi”,”Struttura al negativo.”,”Engels, Marx, Lenin e la critica alla ‘catena hegeliana’ “”«Se un chicco di orzo trova le condizioni per esso normali, se cade su un terreno favorevole, sotto l’influsso del calore e dell’umidità subisce un’alterazione specifica, cioè germina; il chicco come tale muore, viene negato, e al suo posto spunta la pianta che esso ha generato, la negazione del chicco. Ma quale è il corso normale della vita di questa pianta? Essa cresce, fiorisce, viene fecondata e, infine, a sua volta produce dei chicchi di orzo e, non appena questi sono maturati, lo stelo muore, viene a sua volta negato. Come risultato di questa negazione della negazione abbiamo di nuovo l’originario chicco di orzo, non però semplice, ma moltiplicato per dieci, per venti, per trenta» (1). Per illustrare la terza legge della dialettica Federico Engels nella sua polemica con Dühring giustapponeva temerariamente questa posizione botanica ad un’altra matematica. «Prendiamo una qualsiasi grandezza algebrica, per esampio a. Neghiamo questa negazione moltiplicando -a per -a, avremo così +a², cioè la primitiva grandezza positiva, ma ad un grado più elevato ossia alla seconda potenza (2). Jacques Monod all’inizio del capoverso «Il fallimento epistemologico del materialismo dialettico» nel secondo capitolo del suo libro ‘Il caso e la necessità’, qualifica lo specioso raffronto dell’Anti-Dühring una balordaggine. Certo che questa operazione di Engels à maldestra e la voce dialettica, come vedremo, ‘è tutt’altro che pacifica’ nel linguaggio materialistico, il cui fallimento epistemologico, ciò non di meno, è tutto da dimostrare. Come l’estrapolazione arbitraria di Monod dal testo di Engels è tutta da giustificare. (…) Mi pare che il biologo famoso, con quasi un secolo di ritardo, cada nell’interpretare l’Anti-Dühring più o meno nello stesso errore del meno famoso liberalpopulista Mikhailovski, che è poi l’errore che rese famoso Dühring: il non aver capito che la dialettica hegeliana è rifiutata da Marx. Vale quindi la pensa di rileggere la risposta di Lenin a Mikhailovski: «La magnifica lezione che Engels impartisce a Dühring può per intiero essere rivolta anche al signor Mikhailovski, il quale afferma esattamente la stessa cosa, e cioè che per Marx l’avvenire si regge esclusivamente all’estremità della catena hegeliana e che la convinzione della sua inevitabilità può essere soltanto fondata sulla fede. Non sarà superfluo, mi pare, rilevare a questo proposito che tutta questa spiegazione di Engels si trova nello stesso capitolo nel quale si parla del seme, della dottrina di Rousseau e di altri esempi con le dichiarazioni così chiare e categoriche di Engels (e di Marx al quale fu letto preventivamente il manoscritto di quest’opera), affermanti che non si può nemmeno parlare di ‘dimostrare’ una cosa qualsiasi con le triadi (tesi, antitesi e sintesi, ndr) o che non si può introdurre nella rappresentazione del processo reale i «termini convenzionali» di queste triadi, debba essere del tutto sufficiente per comprendere quanto sia assurda l’accusa di dialettica hegeliana lanciata contro il marxismo» (3)”” [Gigi Bailo, ‘Struttura al negativo’, Bulzoni, Roma, 1977] [(1) F. Engels, Antidüring’, a cura di V. Gerratana, Roma, Editori Riuniti, 1968, pag 144; (2) Ibid., pag 145; (3) V.I. Lenin, ‘Che cosa sono gli amici del popolo’, in ‘Opere’, Roma, Ed: Riuniti, 1965, pag 37-38] ‘La filosofia di Hegel è famosa per il suo approccio dialettico, spesso rappresentato attraverso la triade di tesi, antitesi e sintesi. Questo processo descrive il modo in cui il pensiero e la realtà si sviluppano attraverso contrasti e risoluzioni2. Tuttavia, è interessante notare che Hegel non ha mai usato direttamente questi termini per descrivere la sua logica dialettica. La dialettica hegeliana è vista come una “”logica concreta””, che riflette la struttura stessa della realtà. La triade è spesso associata alla relazione servo-padrone, dove il padrone rappresenta la tesi, il servo l’antitesi, e la sintesi emerge come il riconoscimento reciproco della libertà 3.’ (copilot)”,”TEOC-002-FPB”
“BAINTON Roland H.”,”Lutero.”,”Roland H. BAINTON (1894-1975) ha insegnato storia della Chiesa all’Univ di Yale dal 1917 al 1954. Paziente ricercatore e insieme scrittore incisivo e vivace, è autore di varie opere dedicate di preferezna, sin dai suoi primi viaggi giovanili di studio in EU, a quelli che egli chiama ‘spiriti liberi’: Bernardino OCHINO (1940), CASTELLIONE, David JORIS (1934), Michele SERVETO (1953). Oltre a questa fondamentale monografia su LUTERO, Einaudi ha pubblicato ‘La riforma protestante’.”,”RELP-027″
“BAINTON Roland H.”,”La lotta per la libertà religiosa.”,”Roland H. BAINTON (1894-1975) ha insegnato Storia della Chiesa nella Yale University. Tra i suoi libri tradotti in italiano ‘Lutero’ (Einaudi) ‘La riforma protestante’ (idem).”,”RELP-003″
“BAINTON Roland H.”,”La lotta per la libertà religiosa.”,”Roland H. BAINTON (1894-1975) ha insegnato Storia della Chiesa nella Yale University. Tra i suoi libri tradotti in italiano ‘Lutero’ (Einaudi) ‘La riforma protestante’ (idem).”,”TEOP-351″
“BAINTON Roland H.”,”Lutero.”,”Roland H. Bainton (1894-1975) ha insegnato storia della Chiesa all’Università di Yale dal 1917 al 1954. Paziente ricercatore e insieme scrittore incisivo e vivace, è autore di varie opere dedicate di preferenza, sin dai suoi primi viaggi giovanili di studio in Europa, a quelli che egli chiama ‘spiriti liberi’: Bernardino Ochino (1940), Castellione, David Joris (1934), Michele Serveto (1953). Oltre a questa fondamentale monografia su Lutero, Einaudi ha pubblicato ‘La riforma protestante’. I santi rivoluzionari: Münzer (pag 228-) Münzer fomenta la ribellione (pag 244-) La disfatta dei contadini ed i suoi effetti sulla Riforma (pag 247) ‘Con queste disposizioni di spirito Münzer si recò a Mühlausen, dove si rese responsabile di fomentare la guerra dei contadini. Davanti al pulpito sciolse una lunga bandiera di seta decorata con un arcobaleno ed il motto «La Parola del Signore permane in eterno». «Questo è il momento, – proclamava, – se siete soltanto tre interamente consacrati a Dio non dovete temerne centomila. Avanti! Avanti! Avanti! Non risparmiate nessuno! Nessuna pietà per il pianto degli empi. Ricordate il comandamento di Dio a Mosè di distruggere interamente e di non mostrare pietà. Tutto il paese è in agitazione. Colpite! All’armi! All’armi! Avanti! Avanti!». Il paese era effettivamente in agitazione; i contadini si erano del tutto sollevati, mentre Federico il Savio era stanco e sul punto di morte. (…) Lutero cercò di contenere il diluvio, recandosi in mezzo ai contadini per protestare, ma fu accolto con modi sprezzanti e violenti. Allora buttò giù l’opuscolo ‘Contro le orde di contadini ladri ed assassini’. Secondo lui, l’inferno si era svuotato e tutti i diavoli erano entrati nei contadini e l’arcidiavolo in Thomas Münzer, «che non fa altro che eccitare al furto, all’uccisione e allo spargimento di sangue». (…) Alcuni principi erano perfin troppo disposti a colpire, trafiggere ed uccidere; e Thomas Münzer era persino troppo propenso a provocarli. Il duca Giorgio ed il langravio Filippo d’Assia, tra gli altri, furono pronti in un batter d’occhi. Münzer ed i contadini furono respinti fino a Frankenhausen; da qui mandarono un’ambasciata ai principi dicendo che cercavano soltanto la giustizia di Dio e volevano evitare di spargere sangue; i principi risposero: «Consegnate Thomas Münzer e gli altri avranno salva la vita». La proposta era attraente, ma Münzer sciolse la sua eloquenza: «Non temete: Gedeone con un pugno di uomini sconfisse i Madianiti e Davide uccise Golia» e in quello stesso momento un arcobaleno, simbolo della sua bandiera, apparve in cielo. Egli lo indicò come un segno premonitore ed i contadini serrarono le file, ma i principi approfittarono di una tregua per circondarli: soltanto seicento furono fatti prigionieri, mentre cinquemila furono sterminati. Münzer scappò, ma fu preso, torturato e giustiziato. Quindi i principi rastrellarono il paese. Altre bande non ebbero miglior fortuna. (…) Purtroppo il feroce opuscolo di Lutero fu pubblicato in ritardo ed apparve proprio nel momento in cui i contadini venivano sgominati. Egli cercò di controbilanciarne l’effetto con un altro scritto in cui diceva pur sempre che le orecchie dei ribelli devono essere aperte a fucilate, ma non intendeva negare grazia ai prigionieri. Tutti i diavoli, dichiarava, invece di lasciare i contadini e tornare all’inferno, erano ora penetrati nei vincitori, che stavano semplicemente sfogando le loro vendette. Ma quest’opuscolo passò inavvertito, e quell’unica frase: «Colpite, trafiggete, uccidete» gli procurò un biasimo che non sarebbe mai stato dimenticato. I contadini lo considerarono come un traditore della loro causa, sebbene i principi cattolici non cessassero mai di considerarlo responsabile di tutto il conflitto”” (pag 245-248) Le parole di Lutero «Colpite, trafiggete, uccidete» gli procurarono un biasimo che non sarebbe mai stato dimenticato dai contadini”,”RELP-017-FF”
“BAINTON Roland H.”,”Lutero.”,”Roland H. Bainton (1894-1975) ha insegnato storia della Chiesa all’Università di Yale. Autore di numerose opere dedicate a quelli che egli definiva spiriti liberi, da Bernardino Ochino a Michele Serveto, presso Einaudi ha anche pubblicaro La riforma protestante.”,”RELP-003-FL”
“BAINTON Roland H.”,”La lotta per la libertà religiosa.”,”Roland H. Bainton (1894-1975) ha insegnato storia della Chiesa all’Università di Yale. Autore di numerose opere dedicate a quelli che egli definiva spiriti liberi, da Bernardino Ochino a Michele Serveto, presso Einaudi ha anche pubblicaro La riforma protestante.”,”RELx-028-FL”
“BAINVILLE Jacques”,”Histoire de deux peuples. La France et l’ Empire allemande.”,”BAINVILLE ha fatto parte dell’ Academie francaise. “”Tuttavia l’ entrata in scena della Prussia aveva avuto un carattere tale da far riflettere i più storditi. Il ratto della Slesia segnava veramente l’ inizio di un’ era nuova per l’ Europa e nelle relazioni tra gli Stati.”” (pag 136) “”Il sistema di equilibrio al quale il mondo europeo era pervenuto, grazie alla Francia, e che riposava essenzialmente sull’ impotenza della Germania, è stato rotto. Il germanesimo una volta in libertà, il regno della forza senza condizione è tornato con l’ antico mondo, aggravato ancora dalla potente concentrazione degli Stati moderni e le risorse della scienza: terribile regressione della specie umana in un’ era in cui mai gli uomini erano stati così persuasi del loro progresso…”” (pag 281)”,”FRQM-025″
“BAINVILLE Jacques”,”Histoire de deux peuples. Continuée jusqu’a Hitler.”,”””Conservata nella sua unità, la Germania aveva dunque maturato questo frutto! E pure, l’ unità salvata dai vincitori, fu consumata da Hitler. Egli andò più lontano di Bismarck, più lontano della rivoluzione del 1918 e dell’ assemblea di Weimar. Egli soppresse le ultime tracce del federalismo. Mise un statthalter, un governatore. perfino a Monaco e la Baviera protestò ancora meno che nel 1871 quando era stata “”inghiottita””. (pag 251)”,”FRQM-026″
“BAINVILLE Jacques”,”Storia di Francia.”,”””Meglio, dunque liquidare la partita fintantoché avevamo in mano dei pegni. Fu così che quella prima guerra di sette anni terminò con una pace bianca (1748). Il trattato di Aix-la-Chapelle è passato alla storia come un monumento di assurdità, tanto che dall’ epoca in cui esso venne stipulato diventò proverbiale il detto: “”Bête comme la paix””. Ma quando è errato il principio informatore della guerra, come può da questa scaturire una buona pace? Tutto il guadagno da noi ottenuto con l’ aver voluto riprendere nel diciottesimo secolo la politica contro gli Asburgo, opportuna nel diciassettesimo, era stato quello di far ingrandire la Prussia e di distruggere l’ equilibrio europeo. Dell’ errore commesso dalla Francia nel 1741 Federico, infatti, fu il solo beneficiario. Già durante la guerra egli era stato l’ arbitro della situazione, prestandoci il suo aiuto fino a quando aveva interesse a farlo e non per un minuto di più, ed ancro meglio lo avrebbe potuto essere in avvenire, poché da quella stess aguerra la sua potenza era uscita accresciuta. Fin da quel momento era chiaro che la Prussia aspirava a prendere in Germania il posto dell’ Austria e che quell’ aspirazione non era più da ritenersi smodata. Se la Francia si fosse dunque ostinata in una politica anti-austriaca, avrebbe lavorato in favore di Federico; se avesse mutato sistema, se avesse rovesciato le proprie alleanze, avrebbe dovuto contare Federico tra i propri nemici. In entrambi i casi l’ Inghilterra, con la quale nulla era stato definito e con la quale la nostra rivalità coloniale continuava, avrebbe avuto a sua disposizione un soldato sul continente. Ecco ciò che ci era costato l’ errore commesso dal partito del Belle-Isle, l’ anacronismo della lotta contro la Casa d’ Austria. La politica francese aveva perduto la sua chiarezza.”” (pag 247-248)”,”FRAG-009″
“BAINVILLE Jacques”,”Bismarck.”,”Bismarck non ha avuto che un discepolo: Stresemann. (pag VII introduzione) La guerra prossima tra la Prussia e l’ Austria. “”Lorsque Bismarck était entré dans la politique, c’était l’ Autriche qu’il fallait ménager. L’ Autriche venait de faire sentir sa puissance à la Prusse en lui infligeant l’ humiliation d’ Olmütz. Le jour de prendre une revanche et de l’ expulser d’ Allemange n’était pas encore venu. Le 3 décembre 1850, Bismarck prononcait un discours pour la paix. Et après l’ avoir reproduit dans ses mémoires, il commente: “”Conformément aux idées du ministre de la Guerre, ma pensée directrice était d’obtenir que le conflit fûs différé jusqu’à ce que nous fussions armés””. C’est tout l’ esprit de la mémorable lettre de Stresemann au Kronprinz avant Locarno.”” (pag IX) “”Non è troppo pretendere dalla nostra diplomazia di chiederle secondo i casi di rimandare la guerra, di impedirla o di farla scoppiare, aggiunge ancora Bismarck, che la fece scoppiare nel 1866 e fu Sadowa.”” (pag X) Libro di Ernest DENIS sulla Fondazione dell’ impero tedesco. (pag 242) “”Non è l’ Austria, non è la Francia, ad essere state vinte a Sadowa e a Sedan: è l’ autocrazia degli Asburgo e la tirannia di Napoleone. E il loro vero vincitore fu lo spirito di Lutero e di Kant.”” (pag 243)”,”GERx-107″
“BAINVILLE Jacques”,”La troisième république, 1870-1935.”,”BAINVILLE Jacques de l’ Académie Francaise “”Les menaces de l’Allemagne avaient engendré le boulangisme. L’analyse la plus sommaire ne permettait pas d’en douter. On ne pouvait non plus se tromper sur le véritable caractère des appels à la revanche qui étaient comme le panache de l’anxiété. Ce qu’on prenait pour une bravade n’était qu’une forme de l’alarme pubblique. Boulanger n’avait pas seulement caracolé sur un cheval noir, peint les guérites aux trois couleurs et, comme disait Barrès, “”revelé le pompon du soldat””. Son véritable titre de popularité, c’était la mélinite et le fusil Lebel. Il répondait au besoin de savoir le pays gardé et la nation défendue. L’isolement de la France aiguisait cette inquiétude et ce désir de protection. Les entreprises de Ferry avaient irrité parce que l’on redoutait que, tout en distrayant nos forces, elles ne nous valussent de nouveaux ennemis. Naguère Clemenceau avait allégué, pour que l’on renonçât à intervenir en Egypte, le danger d’un conflit en Orient après lequel l’Allemagne eût tenu la France à sa discrétion. Tunis nous brouillait avec l’Italie, non autres conquêtes portaient ombrage à l’Angleterre””. (pag 153-154)”,”FRAD-086″
“BAIONI Giuliano”,”Classicismo e rivoluzione. Goethe e la rivoluzione francese.”,”””Il più genuino momento rivoluzionario dell’ opera goethiana è rappresentato senza dubbio da Prometheus (Prometeo), l’ inno che accanto all’ omonimo frammento drammatico costituisce forse l’ attacco più radicale che la poesia dello Sturm und Drang abbia mai portato alla cultura ed alla società dell’ assolutismo. Una interpretazione di questa opera, in cui il giovane Goethe seppe espriemere con tanta immediata violenza la situazione prerivoluzionaria europea, presuppone purtroppo ancor oggi, per il persistere di equivoci creati da una tradizione critica che risale addirittura al secolo scorso, una sia pur breve considerazione dello Sturm und Drang e della sua posizione nei confronti della coeva cultura dell’ illuminismo e della posteriore epoca romantica””. (pag 19) “”Fu infatti Herder, e non Goethe, a chiarire, nel 1792, in Thiton und Aurora, in modo molto esplicito e circostanziato che cosa si dovesse intendere politicamente per evoluzione ed a chidersi se fosse lecito attendersi il rinnovamento della società umana dalla rivoluzione. Herder naturalmente lo nega. Egli avverte cheil termine “”rivoluzione”” è purtroppo una parola di moda che ha assunto un significato orribile, perché vuol dire ormai soltanto oppressione, violenza, barbarie, guerre di conquista, e tiene a chiarire che in passato si parlava di rivoluzioni solo nell’ astronomia ove il termine significava l’ immutabile movimento periodico dei corpi celesti. RIvoluzione pertanto era solo “”il concetto di un quieto movimento delle cose”” e nulla in questo movimento era “”discontinuo, casuale, senza ragione””. Perciò egli conclude: “”Non le rivoluzioni, ma le evoluzioni sono il quieto ritmo di questa grande madre””. Soltanto l’ evoluzione è quindi ‘naturale’, mentre la rivoluzione è contro natura. Ma perché contro natura? Forse che nella natura non esistono violenza, istinto, sopraffazione, eruzioni e cataclismi?”” (pag 130) “”La natura dunque non educa alla mitezza (Sanftmut) ed alla soavità dei sentimenti (Empfindsamkeit). Al contrario. Essa educa “”i suoi veri figli”” alla durezza e ad affrontare con coraggio “”i mali ed i dolori che essa loro procura, sicché noi possiamo chiamare il più felice degli uomini colui che ha più forze per affrontare il male, allontanarlo da sé, e, sfidandolo, imporre il proprio valore”” (HA 12, 17). L’ ethos volontaristico del Prometeo traspare da queste righe che riflettono in modo estremamente perspicuo lo spirito imprenditoriale del nascente capitalismo borghese che intende la vita come competizione e, appunto, come affermazione del più forte””. (pag 131)”,”GERS-021″
“BAIRATI Piero a cura ; saggi di Sara VOLTERRA Charles P. KINDLEBERGER Richard W. VAN ALSTYNE Tiziano BONAZZI Anna Maria MARTELLONE Peppino ORTOLEVA Maurizio VAUDAGNA Aldo LANZA Bruno CARTOSIO Claudio GORLIER Roberto GIAMMANCO Maurizio VAUDAGNA Michael WALLACE Eric FONER Valeria Gennaro LERDA Arnaldo TESTI Roberto PERIN Loretta VALTZ MANNUCCI Claude FOHLEN e Piero BAIRATI”,”Il mondo contemporaneo. Storia del Nord America.”,”Saggi di Piero BAIRATI, Sara VOLTERRA, Charles P. KINDLEBERGER, Richard W. VAN ALSTYNE, Tiziano BONAZZI, Anna Maria MARTELLONE, Peppino ORTOLEVA, Maurizio VAUDAGNA, Aldo LANZA, Bruno CARTOSIO, Claudio GORLIER, Roberto GIAMMANCO, Maurizio VAUDAGNA, Michael WALLACE, Eric FONER, Valeria Gennaro LERDA, Arnaldo TESTI, Roberto PERIN, Loretta VALTZ MANNUCCI, Claude FOHLEN IWW. La parabola storica dei Wobblies. “”Gli Industrial Workers of the World (Lavoratori industriali del mondo, IWW) vennero fondati a Chicago il 27 giugno 1905 nel corso di una convenzione che concluse un lavoro preparatorio durato circa un anno. Al processo di formazione del nuovo sindacato, che, nelle intenzioni dei promotori, avrebbe dovuto permettere l’ organizzazione unitaria della vasta maggioranza del proletariato americano, tenuto diviso e in gra parte disorganizzato dalla pratica tradunionistica dell’ American Federation of Labor (AFL), partecipò un vasto schieramento di forze; l’ ala sinistra del Socialist Party of America (SP), guidata da Eugene Debs, il sindacato dei minatori dell’ Ovest (Western Federation of Miners), il Socialist Trade and Labor Alliance, esponenti di sindacati di industria variamente in dissenso con la linea corporativa dominante dell’ AFL.”” (pag 147, Peppino Ortoleva, Industrial Workers of the World) “”Ma almeno fino al 1908, la presenza di massa degli Iww nel movimento operaio, se non fu (come dimostrano le indagini recenti di Dubofsky e Foner) del tutto trascurabile, rimase però limitata; al centro dei primi tre anni della storia della nuova organizzazione si collocò lo scontro interno tra i vari gruppi. Mentre Debs e la sinistra del Socialist Party, (…) si ritiravano di fatto da sindacato (che ritenevano dominato essenzialmente dai “”settari”” del SLP e dagli “”anarcosindacalisti””, e mentre i massimi dirigenti della Western Federation of Miners – il presidente Moyer e il segretario Haywood – erano in carcere sotto processo per omicidio, si sviluppò uno scontro durissimo tra i sostenitori di De Leon e l’ ala filoanarchica di Trauttman e Saint-John da un lato , e il presidente Sherman dall’ altro””. (pag 147, idem)”,”USAG-058″
“BAIRATI Piero”,”Vittorio Valletta.”,”Piero Bairati è nato nel 1946 e si è laureato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino nel 1969. Dopo alcuni studi sulla tradizione politica americana (‘Gli orfani delle ragione, Firenze, 1975), si è dedicato all’analisi storica della cultura industriale (‘Benjamin Franklin e il Dio operaio. Alle origini del pensiero industriale americano’, Milano, 1979) e dei rapporti tra l’industria americana e quella europea. Per la serie ‘Il Mondo Contemporaneo’ ha curato il volume ‘Storia del Nordamerica’ (Firenze, 1978). Membro della American Historical Association e della Society for the History of Technology, è professore di Storia americana presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino. Dal 1980 collabora a ‘Il Sole 24 Ore’. Lo sciopero del 5 marzo 1943 a Mirafiori. “”I rapporti di Agnelli e Valletta con la Confindustria non erano mai stati facili. Anche in questo la Fiat si considerava un’azienda «a parte». Nel caso specifico, la distanza si accentuò fino alla rottura. Valletta si mosse con abilità tra la resistenza della Confindustria e la forza rinascente del movimento operaio. Come alcuni dei dirigenti che gli stavano vicino, coglieva il significato politico dello sciopero che si stava preparando ma capiva anche che la solidarietà operaia si coagulava su motivazioni essenzialmente economiche. Affrontò quindi la questione come il capo di un’azienda che affronta una vertenza sindacale: calcolando i limiti della trattativa. Inizialmente, comunque, anche Valletta non aveva ancora misurato la consistenza organizzativa del movimento operaio; non prevedeva che la lotta operaia avrebbe raggiunto tanta intensità. (…) Di ritorno da Roma, la mattina del venerdì 5 marzo, Valletta decide di pubblicare in tutti gli stabilimenti Fiat la circolare del Ministero delle Corporazioni, nel testo del 13 gennaio. Vi aggiunge una precisazione: nell’indennità di sfollamento saranno compresi gli anticipi già percepiti. Gli scioperi cominciarono quel giorno stesso, alle dieci del mattino, ora di prova per l’allarme aereo, al suono delle sirene. Non fu certamente la pubblicazione della circolare a determinare l’ondata della lotta operaia, che era già predisposta da tempo. Ma il contenuto «provocatorio» era evidente. Da quel momento Valletta cominciò ad agire per conto proprio, indipendentemente dalle linee confindustriali. Pur essendo al corrente di ciò che sarebbe accaduto, Valletta e tutta la direzione della Fiat furono colti di sorpresa dalle dimensioni e dalla qualità politica degli scioperi, che nel giro di una settimana investirono tutti gli stabilimenti Fiat e tutte le più importanti fabbriche di Torino, per poi estendersi ad altri complessi del triangolo industriale. (…) Valletta provò a spiegare che si trattava di una vertenza salariale, complessa e difficile, che poteva essere tuttavia assorbita e ammortizzata dagli industriali e dal regime. Viene convocato ancora una volta a Roma dal Duce, l’11 marzo. Ma, al di là dei termini specifici della controversia, vi è ormai una divergenza sostanziale; Valletta è il solo che, molto a malincuore, ammetteva che il movimento operaio era una forza organizzata sviluppatasi su una base oggettiva di estremo, talora disperato, disagio economico di massa; ed era anche il solo a credere che gli operai torinesi non erano un’accozzaglia di disfattisti, come si ostinavano a ripetere Mussolini, i suoi ministri e sottosegretari. Dal clima dei primi giorni di sciopero, Valletta aveva capito che l’iniziativa operaia non era il frutto della propaganda e della sobillazione, anche se così si esprimeva con qualche stretto collaboratore; il movimento operaio era una forza reale organizzata che non poteva essere neutralizzata con la militarizzazione, nella quale egli stesso aveva creduto fin dall’inizio della guerra. Si era quindi adoperato ad evitare che scattassero alcuni piani di attacco in forze contro le fabbriche torinesi. Il dispiegamento di mezzi militari aveva assunto proporzioni ingenti, ma nessuna forza di polizia aveva osato entrare negli stabilimenti in sciopero”” (pag 96-97-98) [Piero Bairati, ‘Vittorio Valletta’, Utet, Torino, 1983]”,”ECOA-019″
“BAIRATI Piero CARRUBBA Salvatore”,”La trasparenza difficile. Storia di due giornali economici: «Il Sole» e «24 Ore».”,”Pietro Bairati (1946) professore di storia economica presso la facoltà di scienze politiche di Torino. Salvatore Carrubba (1951) è stato direttore della Fondazione Luigi Einaudi per studi di politica economia di Roma.”,”EDIx-005-FPA”
“BAIRATI Piero”,”Vittorio Valletta.”,”Piero Bairati è nato nel 1946 e si è laureato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino nel 1969. Dopo alcuni studi sulla tradizione politica americana (‘Gli orfani delle ragione, Firenze, 1975), si è dedicato all’analisi storica della cultura industriale (‘Benjamin Franklin e il Dio operaio. Alle origini del pensiero industriale americano’, Milano, 1979) e dei rapporti tra l’industria americana e quella europea. Per la serie ‘Il Mondo Contemporaneo’ ha curato il volume ‘Storia del Nordamerica’ (Firenze, 1978). Membro della American Historical Association e della Society for the History of Technology, è professore di Storia americana presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino. Dal 1980 collabora a ‘Il Sole 24 Ore’. La Commissione d’Epurazione, Valletta e il silenzio del Pci “”Il comportamento di Valletta fu quello di un normale imputato: sottolineare tutte le circostanze sfavorevoli, citare i testimoni più opportuni. Nessuno dei commissari, viceversa, fece ricorso a documenti acquisiti negli archivi Fiat che potessero in qualche modo mettere in difficoltà l’imputato. Lo stesso Valletta fu stupito della cortese equità manifestata dalla Commissione, alla quale non faceva certamente difetto la capacità di valutare il suo caso tenendo nel giusto conto quanto stava accadendo alla Fiat e nel paese. Il 28 agosto comincia la sfilata dei testi, che durerà fino alla fine di novembre. Si tratta di dirigenti, funzionari e operai della Fiat. Sono tutti unanimemente d’accordo nello scagionare Valletta dall’accusa di collaborazionismo. Alcuni lo accusano di aver favorito i fascisti nell’attribuzione di determinati posti, oppure gli imputano comportamenti a danno dei lavoratori: i termini delle contestazioni sono, comunque, talmente generici da assumere ben scarso rilievo nel corso del procedimento. I testi sminuiscono anche l’importanza della XVIII Novembre: «i dipendenti della Fiat consideravano la XVIII Novembre come un sistema di imboscamento e ne approfittavano per non fare il servizio militare». (…) Tra i testi compare anche Teresio Guglielmone, che è in quel momento membro della Commissione Economica del CLN. Proclama Valletta «nemico del capitalismo» e ricorda gli aiuti ai partigiani richiesti da Alfredo Pizzoni, presidente del CLN dell’Alta Italia, «dato il ritardo con cui il governo italiano inviava i finanziamenti». Emergono anche i vari espedienti con cui la Fiat ha salvato dai campi di concentramento in Germania quasi 3.000 persone, tra cui i rastrellati della Val di Susa del giugno 1944. I fatti ricordati dai venticinque testi erano e sono ampiamente verificabili. Ma a parte il loro contenuto escusatorio, il dato più significativo è la distribuzione «politica» delle testimonianze: tra i testi ci furono molti democristiani, qualche azionista, qualche socialista, ma nessun comunista. Nessun militante del Partito Comunista si sentì in dovere di contestare le affermazioni di Valletta o di ripetere le accuse di pochi mesi prima. Non si sentì nessuno, come ci si poteva ragionevolmente attendere, che si preoccupasse di smentire le affermazione di Benedetto Rognetta secondo cui, «negli ultimi giorni il Partito Comunista mandò a chiedere un aiuto extra per poter organizzare le Squadre d’Azione Partigiane» (erano le stesse squadre che vennero a fargli visita a casa il 4 di maggio), alle quali Valletta concesse 5 milioni. Nessun esponente o militante di Partito volle sollevare un dubbio o avanzare una richiesta di chiarimenti sui «contatti diretti» che Valletta affermava di aver avuto con Cino Moscatelli, il comandante garibaldino della Valsesia. Eppure il rappresentante comunista nella Commissione continuava a chiedere istruzioni al Partito e ad informarlo sull’andamento del processo. Tutta fa credere che ci fosse una precisa consegna da rispettare, che si poteva riassumerein due parole: silenzio assoluto. In seno al Comitato Centrale comunista, il problema suscitò un dissidio tra Secchia e Togliatti che fu poi risolto nel senso desiderato dal Segretario comunista”” (pag 144-147) [Piero Bairati, ‘Vittorio Valletta’, Utet, Torino, 1983] Lo sciopero del 5 marzo 1943 a Mirafiori. “”I rapporti di Agnelli e Valletta con la Confindustria non erano mai stati facili. Anche in questo la Fiat si considerava un’azienda «a parte». Nel caso specifico, la distanza si accentuò fino alla rottura. Valletta si mosse con abilità tra la resistenza della Confindustria e la forza rinascente del movimento operaio. Come alcuni dei dirigenti che gli stavano vicino, coglieva il significato politico dello sciopero che si stava preparando ma capiva anche che la solidarietà operaia si coagulava su motivazioni essenzialmente economiche. Affrontò quindi la questione come il capo di un’azienda che affronta una vertenza sindacale: calcolando i limiti della trattativa. Inizialmente, comunque, anche Valletta non aveva ancora misurato la consistenza organizzativa del movimento operaio; non prevedeva che la lotta operaia avrebbe raggiunto tanta intensità. (…) Di ritorno da Roma, la mattina del venerdì 5 marzo, Valletta decide di pubblicare in tutti gli stabilimenti Fiat la circolare del Ministero delle Corporazioni, nel testo del 13 gennaio. Vi aggiunge una precisazione: nell’indennità di sfollamento saranno compresi gli anticipi già percepiti. Gli scioperi cominciarono quel giorno stesso, alle dieci del mattino, ora di prova per l’allarme aereo, al suono delle sirene. Non fu certamente la pubblicazione della circolare a determinare l’ondata della lotta operaia, che era già predisposta da tempo. Ma il contenuto «provocatorio» era evidente. Da quel momento Valletta cominciò ad agire per conto proprio, indipendentemente dalle linee confindustriali. Pur essendo al corrente di ciò che sarebbe accaduto, Valletta e tutta la direzione della Fiat furono colti di sorpresa dalle dimensioni e dalla qualità politica degli scioperi, che nel giro di una settimana investirono tutti gli stabilimenti Fiat e tutte le più importanti fabbriche di Torino, per poi estendersi ad altri complessi del triangolo industriale. (…) Valletta provò a spiegare che si trattava di una vertenza salariale, complessa e difficile, che poteva essere tuttavia assorbita e ammortizzata dagli industriali e dal regime. Viene convocato ancora una volta a Roma dal Duce, l’11 marzo. Ma, al di là dei termini specifici della controversia, vi è ormai una divergenza sostanziale; Valletta è il solo che, molto a malincuore, ammetteva che il movimento operaio era una forza organizzata sviluppatasi su una base oggettiva di estremo, talora disperato, disagio economico di massa; ed era anche il solo a credere che gli operai torinesi non erano un’accozzaglia di disfattisti, come si ostinavano a ripetere Mussolini, i suoi ministri e sottosegretari. Dal clima dei primi giorni di sciopero, Valletta aveva capito che l’iniziativa operaia non era il frutto della propaganda e della sobillazione, anche se così si esprimeva con qualche stretto collaboratore; il movimento operaio era una forza reale organizzata che non poteva essere neutralizzata con la militarizzazione, nella quale egli stesso aveva creduto fin dall’inizio della guerra. Si era quindi adoperato ad evitare che scattassero alcuni piani di attacco in forze contro le fabbriche torinesi. Il dispiegamento di mezzi militari aveva assunto proporzioni ingenti, ma nessuna forza di polizia aveva osato entrare negli stabilimenti in sciopero”” (pag 96-97-98) [Piero Bairati, ‘Vittorio Valletta’, Utet, Torino, 1983]”,”BIOx-036-FSD”
“BAIRATI Piero”,”Benjamin Franklin e il Dio operaio. Alle origini del pensiero industriale americano.”,”I proverbi del ‘Poor Richard’s Almanack’, l’etica del lavoro e del calcolo economico che ispirano l’Autobiografia e il culto non edonistico della ricchezza e del successo che traspare da mote pagine di Benjamin Franklin hanno ispirato a Max Weber alcune parti de ‘L’etica protestante e lo spirito del capitalismo’. Guerra di indipendenza americana La stessa idea di ingaggiare degli ingegneri militari francesi non era interamente nuova. Il duca di Choiseul, dopo la bruciante sconfitta della guerra dei Sette Anni, aveva seguito la crsi americana con molto interesse e nel 1764 avva inviato come suo “”informatore”” il Pontleroy, un ufficiale di marina e nel 1768 il barone de Kalb, con il compito di accertarsi se esisteva un piano di rivolta (…). (pag 108) “”Gli ingegneri francesi per tutto il corso della guerra ebbero forti dissensi sulla strategia militare sia fra di loro che con Washington e i contrasti con Kosciuszko, che dall’estate del 1775 si trovava a Philadelphia e dall’ottobre del 1778 fu ingegnere capo degli stati centrali, furono altrettanto frequenti. Ma il loro contributo fu cruciale, soprattutto nelle fortificazioni dell’accampamento invernale di Valley Forge e nella proparazione dell’assedio di Yorktown, che porrà termine alla guerra”” (pag 110)”,”USAG-001-FMB”
“BAIRATI Piero a cura, saggi di Benjamin FRANKLIN James MAURY John ADAMS Andrew BURNABY Jonathan CARVER William Henry DRAYTON George WASHINGTON James MADISON Alexander HAMILTON Jeridiah MORSE Thomas JEFFERSON John C. MARSHALL Charles SUMNER De Witt CLINTON John O’SULLIVAN Thomas Hart BENTON Benjamin F. PORTER Albert GILLIAM William SEWARD Jesup D. SCOTT Henry Charles CAREY Linus Pierpont BROCKETT Josiah STRONG Emory UPTON John FISKE Albert J. BEVERIDGE Brooks ADAMS Douglas MACARTHUR Walter LIPPMANN Francis Parker YOCKEY Max LERNER Leland HAZARD Irving KRISTOL George LISKA James BURNHAM”,”I profeti dell’impero americano. Dal periodo coloniale ai nostri giorni.”,”Piero Bairati, nato a Torino nel 1946, si è laureato nel 1969 sotto la guida di Nicola Abbagnano con una tesi su John Dewey e la cultura liberale americana. Dopo un soggiorno negli Stati Uniti come fellow dell’American Council of Learned Societies, si è dedicato allo studio sistematico delle ideologie e dei movimenti politici americani. Tra i risultati di questa ricerca vi sono il saggio sulla nuova sinistra americana Gli orfani della ragione e l’edizione italiana di The Politics of Unreason di S.M. Lipset E.Raab. Dal 1973 è assistente ordinario presso l’Università di Torino.”,”USAP-021-FL”
“BAIRATI Piero”,”Gli orfani della ragione. Illuminismo e nuova sinistra in America.”,”Piero Bairati è nato a Torino nel 1946 dove si è laureato con una tesi su John Dewey e il pragmatismo americano. Dopo la tesi si è dedicato allo studio delle ideologie politiche americane. Per Einaudi ha raccolto tesi sull’ ideologia dell’ imperialismo americano: ‘I profeti dell’impero americano’.”,”TEOP-580″
“BAIROCH Paul”,”Economia e storia mondiale. Miti e paradossi.”,”Paul BAIROCH insegna attualmente Economia e storia dell’ economia all’ Università di Ginevra. Tra le sue opere ‘Tiers Monde dans l’ impasse (1983) e Cities (1988). Alcuni capitoli: ‘Gli Stati Uniti: culla e bastione del moderno protezionismo (1791-1860) ‘Gli Stati Uniti: dalla tesi delle ‘industrie bambine’ alla protezione dei salari americani (1861-1914) ‘Il successo degli Stati Uniti è maggiore nei periodi più protezionistici'”,”ECOI-110″
“BAIROCH Paul”,”Storia economica e sociale del mondo. Vittorie e insuccessi dal XVI secolo a oggi. Volume primo.”,”Contiene un saggio di Anne-Marie PIUZ. Paul BAIROCH (1930-1999) è stato uno dei più illustri studiosi di storia economica di questo secolo. “”Negli Stati Uniti, la guerra di Secessione (1861 – 1865) tra Nord antischiavista e Sud favorevoole alla schiavitù è anche una guerra tra un Nord protezionista e un Sud liberoscambista, per cui la vittoria del Nord fu anche la vittoria del protezionismo. Le tariffe di stampo già protezionistico del 1861 vennero ulteriormente inasprite nel 1861 e nel 1866, e non è esagerato affermare che, nel periodo compreso tra 1866 e 1913, gli Stati Uniti furono il paese avanzato più protezionista.”” (pag 532)”,”ECOI-152″
“BAIROCH Paul”,”Storia economica e sociale del mondo. Vittorie e insuccessi dal XVI secolo a oggi. Volume secondo.”,”Paul BAIROCH (1930-1999) è stato uno dei più illustri studiosi di storia economica di questo secolo. Spostamento del centro di gravità economico e percezione ritardata del fenomeno. “”Una conseguenza tra le più importanti – peraltro non del tutto percepita in qualnto tale dal paese che ne beneficiò – fu lo spostamento del centro di gravità economico, e in misura minore finanziario, dall’ Europa agli Stati Uniti. Già intorno al 1890, come vedremo più dettagliatamente nel capitolo XXVIII.4b, gli Stati Uniti erano diventati la prima potenza economica mondiale. La guerra accelera e accentua il fenomeno, nonostante gli Stati Uniti prendano parte al conflitto; non va però dimenticato che si trattò di una partecipazione più tardiva (aprile 1917) e, soprattutto, che il territorio statunitense rimase indenne dai guasti della guerra.”” (pag 936-937)”,”ECOI-153″
“BAIROCH Paul HOBSBAWM Eric J. a cura; saggi di Jean-Pierre POUSSOU Paul M. HOHENBERG Ira A. GLAZIER David S. LANDES Sidney POLLARD Ivan T. BEREND Herman VAN DER WEE e Piet CLEMENT Joel MOKYR Jean BATOU e Thomas DAVID Olle KRANTZ Keith KRAUSE Alain BELTRAN, Patrice CARRE’ e Michel RUFFAT Simon P. VILLE Joseph RYKWERT Paul Henry STAHL Laurent TISSOT Victor G. KIERNAN Michael HANAGAN Jürgen KOCKA e Heinz-Gerhard HAUPT Michelle PERROT Hervé LE-BRAS Giovanni BUSINO Alessandro PIZZORNO Ivan T. BEREND Aldo AGOSTI Fred HALLIDAY Giovanni BUSINO Robert A. HOUSTON Dominique PESTRE Jean-Paul GAUDILLIERE e Christine BLONDEL Tilmann BUDDENSIEG Bouda ETEMAD Patrick K. O’BRIEN Herbert GLEJSER James FOREMAN-PECK Miroslav HROCH”,”Storia d’ Europa. Volume quinto. L’ età contemporanea. Secoli XIX-XX.”,”Saggi di Jean-Pierre POUSSOU Paul M. HOHENBERG Ira A. GLAZIER David S. LANDES Sidney POLLARD Ivan T. BEREND Herman VAN DER WEE e Piet CLEMENT Joel MOKYR Jean BATOU e Thomas DAVID Olle KRANTZ Keith KRAUSE Alain BELTRAN, Patrice CARRE’ e Michel RUFFAT Simon P. VILLE Joseph RYKWERT Paul Henry STAHL Laurent TISSOT Victor G. KIERNAN Michael HANAGAN Jürgen KOCKA e Heinz-Gerhard HAUPT Michelle PERROT Hervé LE-BRAS Giovanni BUSINO Alessandro PIZZORNO Ivan T. BEREND Aldo AGOSTI Fred HALLIDAY Giovanni BUSINO Robert A. HOUSTON Dominique PESTRE Jean-Paul GAUDILLIERE e Christine BLONDEL Tilmann BUDDENSIEG Bouda ETEMAD Patrick K. O’BRIEN Herbert GLEJSER James FOREMAN-PECK Miroslav HROCH. “”La fine della guerra fredda ha innescato la più massiccia ristrutturazione delle industrie europee di armi dopo quella dei primi anni Cinquanta. Le forniture interne di armi hanno subito un drastico calo e le opportunità di esportazione sono crollate, per effetto della fine della guerra fredda e di molti conflitti regionali ad essa collegati (il traffico mondiale di armi è caduto dal picco di 74 miliardi di dollari nel 1987 a meno di 25 miliardi agli inizi degli anni Novanta). Naturalmente questo calo si è ripercosso sull’ occupazione industriale, che si stima abbia perso da un quarto a un terzo dei posti di lavoro. Questa circostanza, sommandosi ai costi unitari crescenti degli armamenti più sofisticati, ha indotto una ristrutturazione dell’ industria europea, soprattutto nei settori tecnologicamente più avanzati, l’ aerospaziale e l’ elettronica militare.”” (pag 463, K. Krause)”,”EURx-156″
“BAIROCH Paul”,”Commerce extérieur et développement économique de l’ Europe au XIXe siècle.”,” BAIROCH Paul è professore all’Università di Ginevra. “”L’ Europa del XIX secolo è stata il campo del più importante movimento di emigrazione a lunga distanza mai registrato prima e non ancora ripetuto da allora. Dal 1815 al 1915, quasi 46 milioni di Europei sono emigrati oltremare, soprattutto verso i paesi temperati. Di questi 46 milioni, 37-39 milioni sono emigrati dal 1865 al 1915, ossia in media 760 mila per anno, media che ha pure superato il milione annualmente dal 1901 al 1915. A titolo di comparazione, ricordiamo che si stima a circa 15-20 milioni il numero totale dei neri oggetto della tratta dall’ inizio del XVI alla fine del XIX secolo e che il numero annuale medio durante il periodo in cui questa tratta ha raggiunto il suo apogeo (XVIII secolo) era dell’ ordine di 70.000″”. (pag 111) “”Il est certain que, sans cet afflux d’ émigrants, l’ industrie américaine n’ aurait pas été capable de satisfaire aussi complètement la demande intérieure et qu’il s’en serait découlé un rythme de croissance des importations d’articles manufacturés plus rapide.”” (pag 119)”,”EURE-055″
“BAIROCH Paul”,”Economia e storia mondiale. Miti e paradossi.”,”Paul Bairoch insegna attualmente Economia e Storia dell’Economia all’Università di Ginevra, Tra le sue opere Tiers Monde dans l’Impasse e Cities.”,”ECOI-124-FL”
“BAIROCH Paul”,”Lo sviluppo bloccato. L’economia del Terzo Mondo tra il XIX e il XX secolo.”,”Paul Bairoch (1930-1999), storico ed economista, ha insegnato all’Università di Bruxelles. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Rivoluzione industriale e sottosviluppo’. ‘Storia del decollo dei paesi sviluppati’ (Parte prima, da pag 13) ‘Perché il Terzo Mondo non ha imitato l’Europa del XIX secolo?’ (Parte seconda, da pag 105) ‘Il lavoratore della rivoluzione industriale, il pane quasi gratuito’ (pag 82) ‘L’errore di Marx’ (pag 132) “”A metà del XIX secolo, osservando i positivi effetti della costruzione delle ferrovie in Europa, si sarebbe potuto essere inclini a pensare che conseguenze simili si sarebbero avute nei paesi d’oltremare. Così Marx scriveva nel 1853 (nel «New York Daily Tribune» di cui era corrispondente): «Lo so che la ‘millocracy’ inglese si propone di dotare l’India di ferrovie al solo scopo di trarne il cotone ed altre materie prime per le sue manifatture. Ma, una volta introdotte le macchine nel sistema di locomozione di un paese che possiede ferro e carbone, non potete più impedirgli di fabbricarle sul posto. Non potete mantenere in esercizio la rete ferroviaria di un paese immenso senza introdurre quelle attrezzature che sono indispensabili per soddisfare i bisogni immediati e correnti della locomozione a vapore, branche industriali non direttamente connesse alle ferrovie. Perciò, in India, il sistema ferroviario diverrà il battistrada dell’industria moderna» (1). L’errore di Marx, del resto comprensibile per l’epoca, è stato quello di sottovalutare gli effetti del calo dei costi dei trasporti. Perché, a causa di questa diminuzione – accentuata inoltre per quel che riguarda l’Asia dall’apertura del Canale di Suez – diveniva redditizio importare quei «bisogni immediati e correnti del traffico»”” (pag 132-133) [(1) Dal ‘New York Daily Tribune’, dell’8 agosto 1853 [ora in ‘India, Cina, Russia’, Il Saggiatore, Milano, 1960, p. 89]. Citato da L.J. Lebret, ‘Dynamique concrète du dévéloppement’, Paris, 1961] Paul Bairoch (Anversa, 24 luglio 1930 – Ginevra, 12 febbraio 1999) è stato uno storico ed economista belga con cittadinanza svizzera, considerato uno dei maggiori esponenti di storia economica del secondo dopoguerra. (wikip)”,”PVSx-076″
“BAIROCH Paul”,”Urban unemployment in developing countries. The nature of the problem and proposals for its solution.”,”P. Bairoch già Professore di Economia alla Sir George Williams University in Montreal e Assistant Director of Studies alla Ecole Pratique des Hautes Etudes in Paris.”,”PVSx-078″
“BAIROCH Paul HOBSBAWM Eric J. a cura di, Saggi di Jean-Pierre POUSSOU Paul M. HOHENBERG Ira A. GLAZIER David S. LANDES Sidney POLLARD Ivan T. BEREND Herman VAN DER WEE Piet CLEMENT Joel MOKYR Jean BATOU Thomas DAVID Olle KRANTZ Keith KRAUSE Alain BELTRAN Patrice CARRÉ Michel RUFFAT Simon P. VILLE Joseph RYKWERT Paul Henry STAHL Laurent TOSSOT Victor G. KIERNAN Michael HANAGAN Jürgen KOCKA Heinz-Gerhart HAUPT Michelle PERROT Hervé LE BRAS Giovanni BUSINO Alessandro PIZZORNO Ivan T. BEREND Aldo AGOSTI Fred HALLIDAY Robert A. HOUSTON Dominique PESTRE Jean.Paul GAUDILLIÈRE Christine BLONDEL Tilmann BUDDENSIEG Bouda ETEMAD Patrick K. O’BRIEN Herbert GLEJSER James FOREMAN-PECK Miroslav HROCH”,”Storia d’Europa. L’età contemporanea. Secoli XIX – XX. Vol. V.”,”Paul Bairoch è stato uno storico ed economista belga con cittadinanza Svizzera, considerato uno dei maggiori esponenti di storia economica del secondo dopoguerra. Nato ad Anversa, Belgio il 24/07/1930, morto a Ginevra nel 1999. Eric J. Hobsbawm è stato uno storico e scrittore britannico. Considerato uno dei principali intellettuali del XX secolo, ha dedicto la sua vita agli studi sull’evoluzione del capitalismo industriale, il socialismo e il nazionalismo. Nasce il 09 giugno 1917 ad Alessandria, Egitto. Muore il 01 ottobre 2012 nel Royal Free Hospital, Londra, Regno Unito.”,”EURx-125-FL”
“BAIS Sander”,”Relatività. Guida illustrata molto speciale.”,”Sander Bais insegna all’Università di Amsterdam, dove ha diretto a lungo l’Istituto di Fisica teorica. Si è formato in Olanda e successivamente negli Stati Uniti, dove ha ottenuto un PhD in Fisica teorica presso l’Università della California a Santa Cruz. La sua attività di ricerca si è concentrata per molto tempo sulla fisica delle particelle, la teoria dei campi, la relatività e la teoria delle stringhe. Attualmente si occupa delle proprietà delle interazioni topologiche e delle loro possibili applicazioni al calcolo quantistico. É autore di The Equations: Icons of Knowledge.”,”SCIx-158-FL”
“BAISTROCCHI Massimo S.”,”Ex-URSS. La questione delle nazionalità in Unione Sovietica da Lenin alla CSI.”,”Massimo S. Baistrocchi è nato in Giappone nel 1942. Giornalista e fotografo, ha fra l’altro vissuto negli Stati Uniti e in Unione Sovietica. A Mosca ha potuto assistere al progressivo affermarsi della perestroika e della democratizzazione gorbacioviane, entro le quali è maturato e poi esploso il problema delle nazionalità. Attualmente vive a Roma.”,”RUST-050-FL”
“BAITALSKY Mikhail”,”Notebooks for the Grandchildren. Recollections of a Trotskyist Who Survived the Stalin Terror.”,”M. Baitalsky (1908-1978), trotskista, prigionero politico in URSS Il caso di Nina Lasova moglie di Vladimir Karkhanov arrestato e poi giustiziato assieme ad altri a Mosca quando segretario del partito moscovita era Krusciov (1937). In seguito agli appelli della moglie per la liberazione del marito anche lei venne deportata nel campi separata dal figlio. (pag 286)”,”RUSS-244″
“BAKER G.P.”,”Annibale.”,”Libro di GB Ruolo di Fabio (Quinto Fabio Massimo) nell’evitare la demoralizzazione dei romani (pag 141)”,”STAx-012-FV”
“BAKER Mark”,”Voci dal Vietnam.”,”Baker, Mark <1950- > 1: Voci dal Vietnam / Mark Baker Novara : Istituto geografico De Agostini, \1988! Fa parte di: Nam : i testimoni oculari”,”FOTO-101″
“BAKHRUSCIN BAZILEVIC FOGHT PANKRATOVA”,”Storia dell’ URSS. Parte seconda.”,”A pag 220 si dice che non fu il ‘generale Inverno’ a battere NAPOLEONE. Nella sua opera ‘E’ stato il gelo a sterminare l’ esercito francese nel 1812?’ Denis DAVYDOV scrisse che durante la ritirata il clima era mite; la prima ne ve cadde soltanto presso Elnia e il gelo raggiunse i 12 gradi sotto zero pre tre o cinque giorni. Ben più freddo si ebbe in Olanda nel 1795 e nel 1807 durante la campagna di Eylau quando il gelo durò due mesi e nel 1808 sui monti della Castiglia, ma qui non si ebbero perdite francesi altrettanto gravi.”,”RUSx-060″
“BAKUNIN Michele”,”Libertà e rivoluzione.”,”Fondo Aldo VINAZZA”,”ANAx-005″
“BAKUNIN Michail A.”,”Stato e anarchia. E altri scritti.”,”Risvolto di copertina contiene sintetica biografia e foto di BAKUNIN.”,”ANAx-048″
“BAKUNIN M. (BAKOUNINE)”,”Federalismo Socialismo y Antiteologismo. Cartas sobre el patriotismo.”,”Federalismo e Stati Uniti d’ Europa. “”1. Per far trionfare la libertà, la giustizia e la pace nelle relazioni internazionali d’ Europa, per rendere impossibile la guerra civile tra i diversi popoli che compongono la famiglia europea, non c’è che un mezzo: costituire gli Stati Uniti d’ Europa.”” (pag 15)”,”ANAx-209″
“BAKUNIN Mijail A.”,”Estatismo y anarquía.”,”Il russo BAKUNIN Mijail A. (1814-1876) fu un teorico e fondatori dell’ anarchismo e del movimento libertario. A differenza del marxismo, il collettivismo di BAKUNIN non ammette l’ autorità statale sotto alcuna forma e propugna la distruzione totale dello Stato come necessità fondamentale della rivoluzione dei lavoratori se vogliono giungere alla libertà individuale. “”Il potere degli innumerevoli stati che si dividevano la Germania era illimitato. I professori si schiaffeggiavano reciprocamente e dopo si denunciavano alle autorità. Gli studenti che dividevano la loro vita tra la scienza morta e la birra erano degni dei loro maestri. Quanto alla massa lavoratrice, nessuno ne parlava, nessuno pensava ad essa. Tale era la situazione in Germania anche durante la seconda metà del XVIII secolo, quando, repentinamente, come per miracolo, si elevò in questa immensa estensione di volgarità e di bassezza una letteratura ammirevole, aperta da Lessing e chiusa da Goethe, Schiller, Kant, Fichte e Hegel.”” (pag 135)”,”ANAx-214″
“BAKUNIN Michel (BAKOUNINE), a cura di Fernand RUDE”,”De la guerre à la Commune. Lettre à un Francais. L’ empire knouto-germanique et la révolution sociale. Dieu et l’ Etat. Trois conférences. La Commune de Paris. Correspondance. Texte de 1870-1871.”,”Tessera di iscrizione alla Alleanza per la Democrazia Socialista (pag 451) Storia del liberalismo tedesco. (a cura di James Guillaume) (pag 254-274) “”(…) A partire dal 1517 fino al 1525, non si sentiva altro in Germania che i colpi di tuono di queste voci che sembravano chiamare il popolo di Germania a un rinnovamento generale, alla rivoluzione. Il loro appello fu ascoltato. I contadini della Germania, si levarono con questo grido formidabile, il grido socialista: “”Guerra ai castelli, pace ai focolari!”” che si traduce oggi in un grido ancora più formidabile: “”Abbasso tutti gli sfruttatori e tutti i tutori dell’ umanità; libertà e prosperità al lavoro, eguaglianza di tutti e fraternità del mondo umano, costituito liberamente sulle rovine di tutti gli Stati!”” (pag 271) Sull’ alleanza tra Italia e Germania. “”Esse (le città tedesche ndr) potevano trarre vantaggio: approfittando dell’ unione più o meno fittizia che la mistica del Sacro Romano Impero aveva stabilito tra l’ Italia e la Germania, le città tedesche avrebbero potuto allearsi con le città italiane, come si erano alleate con le città fiamminghe e più tardi con qualche città polacca; esse avrebbero dovuto naturalmente farlo non su una base esclusivamente tedesca, ma ampiamente internazionale; e chi sa che una tale alleanza, aggiungendo alla forza nativa e un po’ pesante e bruta dei tedeschi, lo spirito, la capacità politica e l’ amore della libertà degli italiani, non avesse dato allo sviluppo politico e sociale dell’ Occidente una direzione assolutamente diversa e ben altrimenti vantaggiosa per la civiltà del mondo intero?”” (pag 259)”,”ANAx-243″
“BAKUNIN Michel, a cura di Michel DRAGOMANOV”,”Correspondance de Michel Bakounine. Lettres a Herzen et a Ogareff (1860-1874).”,”M. DRAGOMANOV è stato professore dell’ università di Sophia. Contiene anche alcune lettere di Herzen e Ogareff a Bakunin. E una lettera di N.W. SOKOLOFF a OGAREFF Marx, Bakunin e la Prima Internazionale. “”Marx è innegabilmente un uomo molto utile nella ‘Société Internationale’. Ancora oggi, esercita sul suo partito un’influenza saggia e rappresenta il più fermo appoggio del socialismo, il più forte ostacolo all’ invasione delle idee e delle tendenze borghesi. E non mi perdonerei mai, se avvessi solamente tentato di fronteggiare o anche di indebolire la sua benevola influenza, al semplice scopo di vendicarmi di lui. Però, si potrebbe arrivare, ed anche in breve tempo, a che scenda in lotta contro di lui, non per un’ offesa personale, ben inteso, ma per questioni di principio, a proposito del comunismo di Stato, di cui lui stesso e il partito inglese e tedesco che dirige, sono dei calorosi partigiani. Allora, questa sarebbe una lotta mortale. Ma c’è un tempo per ogni cosa e oggi l’ora per questa lotta non è ancora suonata.”” (pag 290-291, Lettera di Bakunin ad Herzen, 28 ottobre 1869, Ginevra)”,”ANAx-244″
“BAKUNIN Michel, a cura di Arthur LEHNING”,”Michel Bakounine et l’ Italie, 1871-1872. Première partie. La polémique avec Mazzini. Ecrits et matériaux.”,”””La révolte, la négation passionée, théologiquement personnifiée, dans la grande et noble figure de Satan, voilà le vrai émancipateur pratique du genre humain. A chaque époque de l’ histoire, ‘Dieu c’est la Résultante de tous les travaux humains des siècles passés’, incarnée dans l’ ensamble des institions religieuses, politiques, juridiques, économiques et sociales qui forment l’ ‘ordre officiellement établi’, et résumée par une synthèse théologique et métaphysique, dont la prétention est toujours de s’imposer aux générations vivantes, comme ‘un idéal absolu’. Et ‘Satan, c’est la Révolte de la vie sociale’, tant collective qu’individuelle et qui devient d’autant plus puissante, plus large qu’elle se développe davantage, contre ‘l’ insolente pétrification de cet idéal’ et contre ‘l’étroitesse de cet ordre’. La ‘révolte’, dont Mazzini dit tant de mal et qu’il conseille à la jeunesse italienne de remplacer par ‘l’apostolat’, cette rébellion satanique est donc la mère de toute liberté et de tout progrès humain.”” (pag 126-127)”,”ANAx-254″
“BAKUNIN Michele”,”Lettera ai compagni d’ Italia.”,”Lettera scritta all’ indomani della mortedi Giuseppe Mazzini (marzo 1872) “”L’operaio di città è più o meno cosmopolita. D’altra parte, evidentemente sotto l’influenza delle dottrine borghesi che egli ha subito così a lungo, egli non è molto avversario della centralizzazione dello Stato. Gli operai tedeschi e inglesi sognano oggi questa centralizzazione di un grande Stato, purchè, essi dicono questo Stato sia popolare: ‘lo Stato dei lavoratori’, ciò che, a mio avviso, costituisce una utopia, poiché ogni Stato e ogni governo centralista implicano necessariamente una aristocrazia ed uno sfruttamento, se no altro della classe dominante. Non dimentichiamo mai che Stato significa dominazione e che la natura umana è cosiffatta che ogni dominazione si traduce fatalmente e sempre in sfruttamento””. (pag 16)”,”ANAx-272″
“BAKUNIN Michele”,”Dio e lo Stato.”,”””La missione della scienza è di constatare i rapporti generali delle cose; riconoscendo le leggi generali inerenti allo sviluppo dei fenomeni del mondo fisico e del mondo sociale, essa assicura il cammino progressivo dell’umanità. In una parola, la scienza è la bussola della vita; ma non è la vita. La scienza è immutabile, impersonale, generale, insensibile, come le leggi di natura che essa interpreta e riproduce. (La scienza stessa è il prodotto di un organo materiale: ‘il cervello’). La vita è tutta fuggitiva e passeggera, ma palpitante di realtà ed individualità, di sensibilità, di sofferenze, di gioie, di aspirazioni, di bisogni e di passioni. E’ essa sola che crea le cose e gli esseri reali. La scienza non crea nulla, ‘constata e riconosce solamente le creazioni della vita’. E tutte le volte che gli uomini di scienza, uscendo dal loro mondo astratto, si occupano del mondo reale, tutto ciò che propongono o creano è povero, ridicolmente astratto, privo di sangue e di vita, nato morto, simile all’ ‘homunculus’ creato da Wagner, il discepolo pedante dell’immortale dottor Faust. Ne risulta che la scienza ha per missione unica di rischiarare la vita, non di governarla””. (pag 66) ‘in corsivo’ nel testo”,”ANAx-277″
“BAKUNIN Michail A.”,”Stato e anarchia (1873) e altri scritti.”,”‘Patriottismo’ (sic!) di Marx “”Fichte cominciò le sue lezioni con un appassionato discorso particolarmente rivolto alla gioventù tedesca ma pubblicato in seguito col titolo ‘Discorso alla nazione tedesca’ in cui pronosticò molto bene e molto lucidamente la futura grandezza politica della Germania e in cui espresse il suo patriottico e fiero convincimento che la nazione tedesca fosse destinata a diventare la suprema rappresentante anzi la guida o, per così dire, l’aureola dell’umanità; illusione in cui caddero altri popoli, quantunque con maggior diritto dei tedeschi, come, in special modo, gli antichi greci, i romani e, ai giorni nostri, i francesi; ma essa si è profondamente radicata nella coscienza di ogni tedesco e ha oggi assunto in Germania dimensioni eccessivamente deformi e brutali. In Fichte aveva almeno un carattere nonostante tutto eroico; Fichte la proclamò davanti alle baionette francesi in un momento in cui Berlino era governata da un generale napoleonico e nelle strade echeggiavano i tamburi francesi. Inoltre la concezione del mondo del filosofo idealista, che sosteneva il suo orgoglio patriottico, respirava largamente l’umanesimo, quell’aperto umanesimo in larga parte panteistico di cui è impregnata la grande letteratura tedesca del secolo XVIII. Ma i tedeschi contemporanei pur continuando a sostenere le esagerate pretese del loro patriota filosofo hanno respinto il suo umanesimo. Semplicemente non lo capiscono fin quasi al punto di burlarsene come di una concezione abortita, astratta e affatto impraticabile. Il patrottismo del principe Bismarck o del signor Marx risulta loro molto più comprensibile”” (pag 118-119)”,”ANAx-001-FGB”
“BAKUNIN Michail”,”La Comune e lo Stato.”,”Gli scritti dell’anarchico Bakunin sulla esperienza rivoluzionaria della Comune di Parigi Saggio di Andrea Costa sul 18 marzo e la Comune di Parigi”,”ANAx-439″
“BAKUNIN Michail”,”Opere complete. Volume II. La Prima Internazionale in Italia e il conflitto con Marx. Scritti e materiali.”,”appendici: I. Estratti di Bakunin degli scritti di Mazzini; II. Agli operai delegati al Congresso di Roma; III. Giuseppe Mazzini: Ai rappresentanti gli artigiani nel Congresso di Roma; IV. La «Neue Rheinische Zeitung» e Bakunin; V. Marx e Engels su Bakunin; VI. Documenti sulla Conferenza di Londra. Settembre 1871; VII. Documenti del Congresso di Sonvillier. Novembre 1871; VIII. Giuseppe Mazzini «Un’altra accusa». “”Bakunin fa parte dell’Internazionale da circa un anno e mezzo. È un nuovo venuto. Al congresso di Losanna (settembre 1868) della Lega della Pace e della Libertà (egli era membro del comitato esecutivo di questa associazione internazionale borghese creata per far da contrappeso all’Internazionale proletaria) svolse uno dei suoi ruoli di imbonitore che gli sono tanto congeniali. Propose una serie di risoluzioni che, nonostante la loro insulsaggine, con il loro tono contrassegnato da un burbanzoso radicalismo erano indicate a spaventare i cretini borghesi. In tal modo, messo in minoranza, uscì con gran clamore dalla Lega e fece annunciare trionfalmente alla stampa europea questo grande evento. Sa usare la pubblicità quasi con la stessa abilità di Hugo che – come dice Heine – non è semplicemente egoista, ma hugoista. Poi entrò nella nostra associazione, nella sua branca romanda di Ginevra. Il suo primo atto fu una cospirazione. Costituì l’«Alleanza della Democrazia Socialista». Il programma di questa società non era altro che l’insieme delle risoluzioni che Bakunin aveva proposto al congresso di Berna della Lega per la Pace. L’organizzazione aveva un carattere di setta con il centro principale a Ginevra e si costituì come associazione internazionale che avrebbe dovuto tenere dei congressi generali, essere una società internazionale indipendente e ‘in pari tempo’ parte integrante della nostra Internazionale. In breve, con l’infiltrazione di questa società segreta, la nostra associazione si sarebbe progressivamente dovuta trasformare in uno strumento del russo Bakunin. Servì da pretesto l’affermazione che questa nuova società era stata creata con il fine specifico di «fare della propaganda teorica». Il che è proprio molto divertente, se si pensa al fatto che Bakunin e i suoi apostoli non sanno nulla di teoria. Ma il programma di Bakunin era «la teoria». (…)”” [da Appendice V. Marx ed Engels su Bakunin; Lettera di Karl Marx a Paul e Laura Lafargue, Londra, 19 aprile 1870 (pag 301-321) (in) Michail Bakunin, ‘Opere complete. Volume II. La Prima Internazionale in Italia e il conflitto con Marx. Scritti e materiali’, Edizioni della rivista Anarchismo, Catania, 1976]”,”ANAx-449″
“BAKUNIN Michail”,”Opere complete. Volume III. La questione germano-slava. Il comunismo di Stato 1872.”,”appendice: I. Documenti dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori in riferimento alla Russia e alla Polonia; II. Documenti relativi al discorso pronunciato da S. Brokheim al Congresso della Lega internazionale della pace e della libertà Ginevra 1867; III. [Cesar De Paepe] Le istituzioni attuali dell’internazionale dal punto di vista dell’avvenire; IV. Lettere di Marx e Becker alla sezione russa dell’A.I.T. a Ginevra; V. [Friedrich Engels] Il Congresso di Sonvillier e l’Internazionale; VI. [K. Marx e F. Engels] Le cosiddette scissioni nell’Internazionale. Circolare privata del Consiglio Generale; VII. Referendum sulla revisione della Costituzione federale svizzera; VIII. Documenti relativi alla revisione degli Statuti generali dell’AIT; IX. Documenti relativi alla Conferenza della Federazione italiana a Rimini il 4 agosto 1872; X. Documenti relativi al Congresso dell’Aia; XI. Risoluzioni delle Federazioni giurassiana, belga, spagnola, inglese e olandese sul Congresso dell’Aia. A. Williams (pseud. di Marx) Il valore dell’organizzazione.Engels. ‘Il Congresso di Sonvillier e l’Internazionale’ (pag 297-299) “” Il 12 novembre, al momento del suo Congresso di Sonvillier, la Federazione del Giura, appoggiandosi sul fatto che il Consiglio generale non aveva convocato un congresso quest’anno, ma soltanto una conferenza, ha deciso d’indirizzare una circolare a tutte le sezioni aderenti all’Internazionale. Stampata a grande tiratura, essa fu lanciata ai quattro angoli del mondo, con lo scopo di invitare le altre sezioni a reclamare la convocazione immediata di un Congresso. Per noi, almeno in Germania ed in Austria, sono evidenti le ragioni per le quali il congresso ‘doveva’ essere sostituito da una conferenza. Noi non potevamo riunirci in Congresso, senza che, al ritorno, i nostri delegati fossero immediatamente arrestati e messi al fresco. I delegati di Spagna, d’Italia e di Francia si sarebbero trovati nella stessa situazione. Invece, una conferenza, di cui i dibattiti non sono pubblici e si limitano a questioni amministrative, era perfettamente possibile, non essendo divulgati i nomi dei partecipanti. Una tale conferenza presentava l’inconveniente di non poter decidere, né questioni di principio, né una modifica degli statuti, né, in modo più generale, degli atti relativi alla giurisdizione. Essa doveva limitarsi a decisioni amministrative in vista di un miglior funzionamento dell’Organizzazione, così come era stata stabilita dagli statuti e dalla risoluzioni dei congressi. Tuttavia la situazione esigeva misure di urgenza; si trattava di far fronte a una crisi momentanea e una conferenza bastava. Gli attacchi contro la conferenza non erano tuttavia che un pretesto. D’altronde la circolare non ne parla che occasionalmente. Al contrario, assicura anche che il male è più profondo. Sostiene che, secondo gli statuti e le prime risoluzioni dei congressi, l’Internazionale non è niente altro che una «libera federazione di sezioni autonome», di cui lo scopo è l’emancipazione dei lavoratori da parte dei lavoratori stessi, «al di fuori di ogni autorità dirigente, anche se emana dal libero consenso di tutti». Di conseguenza, il Consiglio generale non dovrebbe essere che un «semplice ufficio di statistica e di corrispondenza». Questa base iniziale sarebbe stata presto falsata, prima con il diritto accordato al Consiglio generale di decidere egli stesso l’ammissione dei nuovi membri e ancora di più dalle risoluzioni del Congresso di Basilea, accordanti al Consiglio generale il diritto di sospendere ogni sezione fino al prossimo congresso e di regolare provvisoriamente le controversie fino a che questo congresso non si fosse pronunciato (4). Il Consiglio generale si troverebbe così investito di un potere pericoloso. La libera associazione delle sezioni autonome sarebbe trasformata in un’organizzazione gerarchica ed autoritaria di «sezioni disciplinate» in modo che le sezioni sarebbero «poste interamente sotto le mani del Consiglio generale che può a suo piacimento, rifiutare la loro ammissione o anche sospendere la loro attività». I nostri lettori tedeschi sanno troppo bene il valore di un’organizzazione atta a difendersi, per non trovare tutto ciò molto sorprendente. E molto naturale, perché le teorie di Bakunin, che qui si sono sviste sbocciare completamente, non sono ancora penetrate in Germania. Una società operaia, che ha scritto sulle sue bandiere il motto della lotta per l’emancipazione della classe dei lavoratori; dovrebbe avere alla sua testa non un comitato esecutivo, ma un semplice ufficio di statistica e di corrispondenza. Infatti, la lotta per l’emancipazione della classe operaia non è che un semplice pretesto per Bakunin e i suoi compagni; il vero scopo è tutt’altro. «La società futura non deve essere nient’altro se non l’universalizzazione dell’organizzazione che l’Internazionale si sarà data. Noi dobbiamo aver cura di avvicinare il più possibile questa organizzazione al nostro ideale… L’Internazionale, embrione della società futura dell’umanità, è tenuta, fin da adesso, ad essere l’immagine fedele dei nostri principi di libertà e di federazione, essa deve rigettare dal suo seno ogni principio tendente all’autorità e alla dittatura». A noialtri Tedeschi, ci si rinfaccia il nostro misticismo; ma noi non raggiungiamo, e nemmeno da lontano, quello che abbiamo appena visto. L’Internazionale, embrione di una società futura, da cui saranno escluse le fucilazioni di Versailles, le corti marziali, gli eserciti permanenti, la censura della posta; il processo criminale di Brunswick! Noi difendiamo oggi la nostra pelle con tutti i mezzi; il proletariato, esso stesso dovrebbe organizzarsi non per la necessità della lotta che gli è imposta ogni giorno ogni ora, ma per la vaga rappresentazione che certi spiriti chimerici si fanno di una società dell’avvenire!”” (pag 297-299) [F. Engels. ‘Il Congresso di Sonvillier e l’Internazionale’ (in appendice al volume: M. Bakunin, ‘Opere complete’. Volume III. La questione germano-slava. Il comunismo di Stato 1872, Edizioni della Rivista Anarchismo, Catania, 1977] [(4) L’articolo sesto (VI) delle Risoluzioni amministrative; votate dal Congresso di Basilea, stipula: «Il Consiglio generale ha ugualmente il diritto di sospendere, fino al prossimo Congresso, una sezione dell’Internazionale. Ogni gruppo, da parte sua, potrà rifiutare od escludere dal suo seno una sezione o società, senza tuttavia poterla privare del suo carattere d’internazionalità, ma potrà domandarne la sua espulsione al Consiglio generale»]”,”ANAx-450″
“BAKUNIN Michail”,”Opere complete. Volume IV. Stato e Anarchia. Dove andare cosa fare 1873.”,”””Abbiamo già espresso a più riprese una vivissima avversione verso la teoria di Lassalle e di Marx che raccomanda ai lavoratori, se non come ideale supremo, almeno come scopo immediato ed essenziale, la ‘fondazione di uno Stato popolare’, il quale, come essi stessi hanno spiegato, non sarebbe altro che «il proletariato organizzato in classe dominante». Se il proletariato, ci si domanderà, diviene la classe dominante, sopra chi dominerà?”” (pag 197)”,”ANAx-451″
“BAKUNIN Michail”,”Opere complete. Volume V. Rapporti con Sergej Necaev, 1870-1872.”,”Citato varie volte in indice nomi P.N. Tkatckev (Tkacev) Appendice. Istruttoria giudiziaria: “”(…) All’epoca non si conoscevano con precisione fatti che potevano stabilire chi, e con quale intenzione, aveva spinto la gioventù studentesca a partecipare a questi disordini. Si sapeva soltanto che i sunnominati Sergio Necaev, allora maestro di catechismo nella scuola parrocchiale di San Sergio a San Pietroburgo, Vladimir Orlov, figlio del prete del villaggio di Ivanovo (governatorato di Vladimir) e istitutore alla scuola dello stesso villaggio, allora domiciliato a San Pietroburgo, e Pietro Tkatchev, laureato in diritto all’Università di San pietroburgo, avevano preso parte attiva alle riunioni degli studenti in gennaio e febbraio; (…)”” (pag 193)”,”ANAx-452″
“BAKUNIN Michail”,”Opere complete. Volume VI. Relazioni slave, 1870-1875.”,”introduzione di Alfredo M. BONANNO (pag 7-15), abbreviazioni, note al testo, note, appendice: I. ‘Documenti sui conflitti nell’Internazionale relativi alla Alleanza e al Congresso de L’Aia’; Lettera di Nikolaj Outine, Victor Bartenev e Anton Trusov a Karl Marx; Lettera di Nikolaj Outine a Karl Marx; (…) Lettera di Nikolaj Outine a Karl Marx; Karl Marx, Lista dei materiali sull’Alleanza; F. Engels, Materiali per l’opuscolo “”L’Alleanza della Democrazia socialista””, F. Engels, Idem; Introduzione all’opuscolo “”L’Alleanza della Democrazia socialista””; Kasper Turski, Alcune parole sull’opuscolo “”L’alleanza della Democrazia socialista””; Prefazione all’edizione russa dell’opuscolo “”Internazionale e rivoluzione””; II. Documenti riguardanti le relazioni di Bakunin con i Polacchi. (…) “”Ecco un’ associazione che, sotto la maschera dell’anarchismo più estremista, dirige i suoi colpi non contro i governi esistenti, ma contro i rivoluzionari che non accettano la sua ortodossia e la sua guida. Fondata ad opera della minoranza di un Congresso borghese, s’insinua tra le fila dell’organizzazione internazionale della classe operaia, cerca anzitutto di prendere la testa e, quando vede fallire il suo piano lavora per disorganizzarla. Essa sostituisce sfrontatamente il suo programma settario e le sue idee ristrette al vasto programma, alle grandi aspirazioni della nostra organizzazione; essa organizza, nelle sezioni pubbliche dell’Internazionale, le sue piccole sezioni segrete che, obbedendo ad una medesima parola d’ordine, riescono in molti casi a dominarle con la loro azione preordinata: attacca pubblicamente, sui suoi giornali, tutti coloro che si rifiutano di assoggettarsi ai suoi voleri; provoca la guerra aperta – sono parole sue – nelle nostre file. Per raggiungere i suoi fini non arretra di fronte a nessun mezzo, a nessuna slealtà; la menzogna, la calunnia, l’intimidazione, l’agguato le sono ugualmente propri. Infine, in Russia, prende completamente il posto dell’Internazionale e commette, sotto il nome di questa, crimini di diritto comune, alcune truffe, un omicidio, per i quali la stampa governativa e borghese ha addossato la responsabilità alla nostra organizzazione. E l’Internazionale dovrebbe tacere tutti questi fatti perché l’associazione che ne è colpevole è segreta! L’Internazionale ha in mano gli statuti di questa associazione, sua mortale nemica; statuti in cui essa si proclama apertamente moderna Compagnia di Gesù e dichiara che è suo diritto e suo dovere mettere in opera tutti i metodi d’azione gesuitici; statuti che spiegano in un sol colpo tutta la serie di azioni ostili di cui l’Internazionale è stata fatta bersaglio da questa parte; ma essa non dovrebbe servirsi di questi statuti, perché significherebbe denunciare una società segreta! Contro tutti questi intrighi c’è un solo mezzo, ma di un’efficacia folgorante: bisogna darne la più ampia pubblicità. Svelare questi maneggi nel loro insieme significa renderli inoffensivi. Proteggerli col nostro silenzio non sarebbe solo un’ingenuità di cui i capi dell’Alleanza sarebbero i primi a ridere, sarebbe una vigliaccheria. E ancora sarebbe un atto di tradimento verso quegli Internazionalisti spagnoli, membri dell’Alleanza segreta, che non hanno esitato a divulgarne l’esistenza e il modo d’agire quando essa è passata all’aperta ostilità verso l’Internazionale. Del resto tutto ciò che è contenuto negli statuti segreti si trova già; ed in forma ancor più accentuata, nei documenti pubblicati, in lingua russa, da Bakunin e Necaev stessi. Gli statuti non sono altro che una conferma. Che gli intriganti dell’Alleanza gridino pure alla delazione. Noi li denunciamo al disprezzo degli operai e alla benevolenza dei governi che han così bene servito disorganizzando il movimento proletario. La ‘Tagwacht’ di Zurigo, in una risposta a Bakunin, aveva ben ragione di dire: “”Se non siete un agente prezzolato, quel che c’è di sicuro è che un agente prezzolato non potrebbe fare più danni di voi”” [Friedrich Engels, “”Introduzione all’opuscolo “”L’Alleanza della democrazia socialista”””” (pag 280-281) (in) Michail Bakunin, ‘Opere complete. Volume VI. Relazioni slave, 1870-1875’, Edizioni Anarchismo, Catania, 1985]”,”ANAx-453″
“BAKUNIN Michail”,”Opere complete. Volume VII. La guerra franco-tedesca e la rivoluzione sociale in Francia, 1870-1871.”,” “”Louis Blanc, Rospespierre in miniatura, adoratore del cittadino intelligente e virtuoso, è il tipico comunista di Stato, seguace del socialismo dottrinario ed autoritario”” (pag 171) “”La Francia come Stato è perduta. Essa non può salvars con i mezzi regolari e amministrativi. Spetta alla Francia naturale, alla Francia del popolo entrare sulla scena della storia, e salvare la sua libertà e quella dell’Europa intera, con un sollevamento immenso, spontaneo, popolare, al di fuori di ogni organizzazione ufficiale, di ogni centralizzazione governativa. E la Francia, spazzando via dal proproi territorio gli eserciti del re di Prussia, avrà, nello stesso tempo, affrancato tutti i popoli d’Europa e compiuto l’emancipazione sociale del proletariato”” (pag 173-174) [Lettera VI, Lettere a un francese sulla crisi attuale, settembre 1870] “”I Tedeschi hanno appena reso un immenso servizio al popolo francese. Hanno distrutto il suo esercito”” (pag 175) (Risveglio dei popoli, 1870)”,”ANAx-454″
“BAKUNIN Michail”,”Opere complete. Volume VIII. L’Impero knut-germanico e la rivoluzione sociale, 1870-1871.”,”Documenti allegati: Estratti da un articolo di D.A. Klemenc; Estratti dal programma dell”Obscina’; Prefazione di Élisee Reclus per l’opuscolo ‘Dieu et l’Etat’ (1882); Sull’edizione del ‘Preambolo’; Lettere di James Guillaume a Max Nettlau: estratti, 1906-1907; Sull’edizione di ‘Dio e lo Stato'”,”ANAx-455″
“BAKUNIN Michele”,”L’organizzazione dell’Internazionale. (Almanacco del popolo, 1872)”,”‘Nasce a Priamouchino (Russia) nel 1814, da famiglia nobile, studia filosofia prima Mosca poi a Berlino; dove si avvicina alla “”sinistra hegeliana””. Nel ’47-’48 conosce i principali pensatori socialisti europei dell’epoca: Weitling, Marx, Proudhon. Partecipa attivamente ai moti del ’48-’49, in Germania e Boemia. Arrestato nel maggio ’49, viene condannato a morte due volte (Germania ed Austria) e consegnato infine alla Russia che lo richiude per 4 anni nel terribile carcere di Pietro e Paolo a Pietroburgo e poi in Siberia da dove, dopo tre anni, riesce a fuggire e avventurosamente a tornare in Europa, dove riprende l’attività rivoluzionaria. Passato da posizioni democratiche a posizioni dapprima socialiste rivoluzionarie e poi decisamente anarchiche, fonda successivamente la “”Fratellanza Rivoluzionaria”” e la “”Alleanza della Democrazia Socialista”” che, nel ’68 si scioglie per entrare nell’Internazionale. Nel ’71 prevede e sostiene la Comune di Parigi e partecipa alla Comune di Lione. Muore nel 1876 a Berna’. (4° di copertina)”,”ANAx-001-FER”
“BAKUNIN Michail, a cura di Mariella NEJROTTI”,”Rivolta e libertà.”,”””La dottrina di Bakunin parrebbe quindi caratterizzata da una mancanza di coerenza intima e da una pressoché assoluta asistematicità. Essa trova invece un momento unitario e un suo ordine logico quando si consideri come fulcro del suo pensiero quel concetto di «libertà» intorno al quale esso si sviluppa”” (pag 9)”,”ANAx-011-FER”
“BAKUNIN Michail A.”,”Stato e anarchia e altri scritti. (1873)”,”‘Stato e anarchia’ fu scritta da Bakunin nell’estate del 1873, composta e stampata in russo a Zurigo da un gruppo di giovani fuorusciti o evasi dalla Russia… (pag 8) Un giudizio dell’anarchico Bakunin su Ferdinand Lassalle. “”Mentre la teoria politico-sociale dei socialisti antistatalisti o anarchici li conduce infallibilmente e direttamente a una completa rottura con tutti i governi, con tutte le forme della politica borghese non lasciando altra via d’uscita che la Rivoluzione Sociale, la teoria opposta, la teoria dei comunisti di Stato e dell’autoritarismo scientifico altrettanto infallibilmente attira e invischia i suoi fautori, sotto il pretesto della tattica politica, in una rete di transazioni incessanti con i governi e con i vari partiti politici borghesi; e cioè li spinge direttamente verso la reazione. La prova migliore ne fu lo stesso Lassalle. Nessuno ignora le sue relazioni e i suoi negoziati con Bismarck. Liberali e democratici, contro i quali aveva portato una guerra implacabile e molto fortunata, ne hanno approfittato per accusarlo di corruzione. La stessa accusa, quantunque meno apertamente, è stata propalata fra i seguaci personali del signor Marx in Germania. Ma sia gli uni che gli altri mentivano. Lassalle era ricco e non aveva nessun motivo di vendersi; era troppo intelligente e troppo orgoglioso per non preferire la parte dell’agitatore indipendente alla spregevole situazione di un agente del governo o di chicchessia. Abbiamo già detto che Lassalle non era un uomo del popolo perché era troppo mondano per mantenere contatti col proletariato fuori di quelle riunioni pubbliche durante le quali lo magnetizzava regolarmente con il suo notevole talento oratorio; troppo viziato dalla fortuna e dalle abitudini lussuose e sofisticate che ne derivano, per trovare qualche piacere nella frequentazione del popolo; troppo ebreo per sentirsi a proprio agio in mezzo al popolo; e infine troppo cosciente della propria autorità intellettuale per non avvertire un certo disprezzo nei confronti della turba ignorante dei manovali alla quale si rivolgeva più come un medico all’ammalato che da fratello a fratello. Entro questi limiti si era seriamente consacrato alla causa del popolo come un medico onesto potrebbe consacrarsi alla cura del proprio paziente in cui però vede meno l’uomo che il soggetto. Siamo profondamente convinti che era tanto onesto e fiero che per nulla al mondo avrebbe tradito la causa del popolo. Non è necessario ricorrere a vili supposizioni per spiegare i rapporti e le transazioni di Lassalle con il ministro prussiano. Lassalle era, come abbiamo detto, in lotta aperta con tutte le tendenze liberali e democratiche e disprezzava profondamente quei retori ingenui dei quali vedeva così chiaramente l’impotenza e l’inconsistenza; anche Bismarck, sebbene per altri motivi, li osteggiava; questa fu la prima ragione che li avvicinò. Ma la causa fondamentale di questo avvicinamento era nel programma politico e sociale di Lassalle, nella teoria comunista creata dal signor Marx”” (pag 192-193) [Michail A. Bakunin, ‘Stato e anarchia e altri scritti’, Feltrinelli, Milano, 1968] Ancora Bakunin su Lassalle. (pag 196-197) Lassalle ‘negli ultimi anni sono stati ripubblicati o rieditati diversi suoi scritti, e alcuni volumi recenti ne approfondiscono il pensiero. ? Tra le pubblicazioni più recenti troviamo: “”Zwei Berichte”” (2022): una raccolta in tedesco che include due importanti discorsi di Lassalle, tra cui la sua autodifesa davanti al tribunale di Berlino. È un testo utile per comprendere il suo stile oratorio e la sua visione politica. “”The Working Man’s Programme (Arbeiter-Programm)”” (2017): una riedizione in inglese del celebre programma politico di Lassalle, in cui propone riforme sociali a favore della classe lavoratrice. “”O que é uma Constituição?”” (2017): edizione portoghese del suo celebre discorso sulla natura della costituzione, ancora oggi studiato in ambito giuridico e politico’ (f. copilot) Ecco alcune biografie e studi recenti su Ferdinand Lassalle ? “”Ferdinand Lassalle. Der erste deutsche Sozialist”” di Helga Grebing (riedizione aggiornata, 2021) Una delle studiose più autorevoli del socialismo tedesco, Grebing offre un ritratto completo di Lassalle come figura chiave nella nascita della socialdemocrazia. Analizza il suo pensiero politico, il rapporto con Marx e il contesto storico in cui operò. ? “”Ferdinand Lassalle: Sozialist und Staatsmann”” di Jürgen Schmidt (2020) Questa biografia si concentra sul ruolo di Lassalle come fondatore dell’Associazione Generale degli Operai Tedeschi e sul suo tentativo di conciliare socialismo e istituzioni statali. È apprezzata per l’equilibrio tra rigore accademico e leggibilità. ? “”Ferdinand Lassalle. Ein Leben für die Arbeiterbewegung”” di Georg Fülberth (2018) Un testo più divulgativo ma ben documentato, che ripercorre la vita di Lassalle con attenzione particolare alla sua eredità politica e culturale nella sinistra europea. ? Inoltre, per un taglio più critico e filosofico: Eugen Galasso, “”Ferdinand Lassalle, padre fondatore della socialdemocrazia tedesca”” (CEDOCS, 2011), che riflette sul suo pensiero in relazione alla crisi della socialdemocrazia contemporanea. cedocs.it (f. copil.)”,”INTP-004-FMB”
“BALABANOFF Angelica”,”La mia vita di rivoluzionaria.”,”La BALABANOFF nacque a Kiev nel 1869 e morì a Roma nel 1965. Nel 1915 fu cofondatrice e poi segretaria del movimento di Zimmerwald e, nel 1917, prima segretaria della 3° Internazionale. Dopo aver abbandonato la Russia andò esule negli USA e quindi tornò in Italia alla caduta del fascismo entrando nel PSIUP e poi nella direzione del nuovo Partito Socialista dei Lavoratori.”,”INTT-060″
“BALABANOFF Angelica”,”Il traditore. Mussolini e la conquista del potere.”,”””Siamo sempre lì: perché questo stesso entusiasmo per Mussolini non si era manifestato prima, quando lo stesso uomo, colle stesse capacità oratorie, propugnava un ideale di giustizia ed eguaglianza sociale? A quell’epoca i forestieri e i giornalisti schivavano Mussolini, lo ritenevano un forsennato, si sarebbero ben guardati dall’ ascoltare un suo discorso o di avvicinare il luogo in cui egli lo teneva. Se fosse vero ch’egli è un oratore di tale calibro perché non se n’è mai parlato nei ritrovi politici, nei giornali prima che fosse salito al potere?”” (pag 86-87) “”Siccome non era mai sicuro di sé e gli piaceva attirare attenzione, di distinguersi dagli altri, soleva, nei suoi scritti come nel parlare, imitare oratori e scrittori non italiani. Frasi brevi e staccate. Chi lo ascoltava, non sapendo ch’egli imitava o parafrasava altri, lo credeva originale”” (pag 87)”,”ITAF-136″
“BALABANOFF Angelica”,”Ma vie de rebelle. Le mémoires d’une grande militante du mouvement ouvrier. De son adhesion à la IIe Internationale à son exclusion du Parti communiste soviétique en 1924.”,”Collaboratrice del giovane MUSSOLINI nel partito socialista italiano, leader del movimento di Zimmerwald poi segretaria della 3° Internazionale con Zinoviev sarà critica per l’ opportunismod del primo e del ‘settarismo’ e dell’ intransigenza di LENIN e TROTSKY. “”Al nono congresso del Partito, le ultime vestigia dell’ autonomia sindacale e del potere operaio nell’ industria vengono spazzate via; l’ autorità passa nelle mani dei commissari politici. La Kollontai era diventata la leader dell’ “”Opposizione operaia””, un movimento di protesta contro il soffocamento, da parte della burocrazia, dei sindacati e dei diritti democratici dei lavoratori. Dato che era impossibile, anche in quest’ epoca, criticare pubblicamente il Comitato centrale o difendere una posizione non ufficiale davanti ai militanti di base, essa aveva avuto il coraggio di pubblicare clandestinamente un’ opuscolo che aveva fatto distribuire ai delegati della convenzione del Partito. Non avevo mai visto Lenin così in collera quando gli fu portato uno di questi opuscoli (…). Sale sul palco e denuncia la Kollontai come il peggior nemico del Partito, una minaccia per la sua unità. E spinge il suo attacco fino ad evocare certi episodi della vita privata della Kollontai che non avevano niente a che fare con il dibattito””. (pag 250)”,”RIRB-071″
“BALABANOFF Angelica”,”Ricordi di una socialista.”,”Fatto compiuto. “”In seguito rividi Rakovsky a Stoccolma. La notizia della conquista del potere da parte dei bolscevichi fu da lui accolta non senza riserve ed esitazione, né egli approvò l’ atteggiamento d’ incondizionata solidarietà colla Rivoluzione d’ Ottobre che io e l’ Esecutivo di Zimmerwald assumemmo. Allora Rakovsky era ancora molto vicino ai menscevichi. Quello che secondo me gli fece vincere ogni titubanza e l’ indusse a passare anima e corpo dalla parte bolscevica fu il fatto compiuto, le difficoltà e le responsabilità derivanti dalla creazione della Repubblica del Lavoro. Dinanzi ad una situazione di tal genere Rakovsky, al pari di altri rivoluzionari, dovette uscire dal riserbo impostosi e sposare la causa degli insorti””. (pag 201) Stile di Lenin. “”Rimase lo stesso parlatore – per essere precisa non vorrei chiamarlo oratore – che era sempre stato. Lenin voleva convincere, spingere la gente all’ azione, all’ azione in una data direzione ed esclusione di tutte le altre; voleva adoperare il metodo che considerava più adatto al raggiungimento del suo scopo. Penso che se una qualche “”fata”” gli avesse fatto il dono della parola adorna ed irresistibile di un Trotsky, o di quella elevata, affascinante, d’una classicità impeccabile di un Jaures, egli non l’ avrebbe apprezzato né ne avrebbe fatto uso. Lo scopo cui egli mirava non richiedeva questi coefficienti…””. (pag 221-222) “”Lenin poi era la personificazione del coraggio non solo dopo il suo trionfo, quando le sue parole, venendo dal piedistallo del potere, non erano più contrastate, ma anche prima, quando nell’ ambiente ristretto dei suoi correligionari politici sosteneva il suo punto di vista, quando da emigrante senza seguito confutava ed attaccava i rappresentanti di partiti potenti per numero di aderenti e per l’ influenza esercitata. Quale profanazione sarebbe il paragonare due esseri diametralmente opposti, quali erano Lenin e Zinoviev, in ciò che costituisce la qualità fondamentale, la nota dominante di ogni essere umano, di ogni uomo d’ azione e rivoluzionario per giunta: il coraggio.”” (pag 265)”,”RIRB-072″
“BALABANOFF Angelica a cura; scritti di Karl MARX Friedrich ENGELS”,”Marx et Engels libres penseurs dans leurs ecrits.”,”BALABANOFF Angelica “”L’homme qui n’aura trouvé, dans la réalité fantasmagorique du ciel, où il cherchait un surhomme, que le ‘reflet’ de lui-même, n’inclinera plus à ne trouver que ‘l’apparence’ de lui-même, que le non-homme, là où il cherche et doit chercher nécessairement sa vraie réalité. Le fondement de la critique irréligieuse est: ‘c’est l’homme qui fait la religion’, ce n’est pas la religion qui fait l’homme. Certes, la religion est la conscience de soi et le sentiment de soi qu’a l’homme qui ne s’est pas encore trouvé lui-même, ou bien s’est déjà reperdu. Mais ‘l’homme’, ce n’est pas un être abstrait blotti quelque part hors du monde. L’homme, c’est le ‘monde de l’homme, l’Etat, la société. Cet Etat, cette societé produisent la religion, ‘conscience inversée du monde’, parce qu’ils sont eux-mêmes un ‘monde à l’envers’. La religion est la théorie générale de ce monde, sa somme encyclopédique, sa logique sous forme populaire, son point d’honneur spiritualiste, son enthousiasme, sa sanction morale, son complétement solennel, sa consolation et sa justification universelles. Elle est la ‘réalisation fantastique’ de l’être humain, parce que l”être humain’ ne possède pas de vraie réalité. Lutter contre la religion c’est donc indirectement lutter contre ce ‘monde-là’, dont la religion est ‘l’arôme’ spirituel.”” [Marx, Critique de la philosophie du droit de Hegel, p.41-42][in Angelica Balabanoff a cura; scritti di Karl Marx e Friedrich Engels, Marx et Engels libres penseurs dans leurs ecrits, 1995]”,”MAED-398″
“BALABANOFF Angelica”,”Lenin visto da vicino.”,”Angelica Balabanoff nacque a Cernigov nel 1869 e morì a Roma nel 1965. Esponente di primo piano del movimento socialista fu condirettrice dell’Avanti! rientrata in Unione Sovietica nel 1917, divenne nel 1922, segretaria dell’Internazionale cpmunista. Tornò in Italia nel 1947. “” Lo scopo delle azioni è consapevolmente voluto, ma le conseguenze di queste non lo sono, oppure, pur sembrando di corrispondere alla mèta, finiscono col generare risultati ben diversi da quelli cui si mirava”” Federico Engels.”,”LENS-071-FL”
“BALASSA Bela NOLAND Marcus”,”Japan in the World Economy.”,”BALASSA è Visiting Fellow all’Institute for International Economics. E’ Prof di economia politica alla J. Hopkins Univ ed è Consultant alla World Bank. E’ autore di numerosi libri. NOLAND è Research Associate all’Institute e pure Visiting Assistant Professor alla Graduate School of Policy Sciences, Saitana Univ in Japan. E’ autore di numerosi articoli sull’economia internazionale e sull’economia JAP.”,”JAPE-002″
“BALASSA Bela NOLAND Marcus”,”Japan in the World Economy.”,”BALASSA è Visiting Fellow all’Institute for International Economics. E’ Prof di economia politica alla J. Hopkins Univ ed è Consultant alla World Bank. E’ autore di numerosi libri. NOLAND è Research Associate all’Institute e pure Visiting Assistant Professor alla Graduate School of Policy Sciences, Saitana Univ in Japan. E’ autore di numerosi articoli sull’economia internazionale e sull’economia JAP.”,”STAT-033″
“BALAZS Étienne”,”La burocrazia celeste. Ricerche sull’economia e la società della Cina del passato.”,”L’autore di questi saggi, Étienne Balazs (1905-1963), è uno dei più grandi storici sulla Cina nell’Occidente contemporaneo. Nato a Budapest, compie il suo tirocinio di sinologia in Germania, non esistendo allora né in Ungheria né in Austria insegnamento del cinese. Si laurea all’Università di Berlino con una tesi, tanto originale quanto profonda, sulla storia economica dei Tang.”,”CINE-011-FL”
“BALBI Rosellina”,”Madre paura. Quell’istinto antichissimo che domina la vita e percorre la storia.”,”BALBI Rosellina è redattore capo per i servizi culturali del quotidiano “”La repubblica””. E’ stata per dieci anni vicedirettore della rivista ‘Nord e Sud’. Nel 1983 ha scritto ‘Hatikvà. Il ritorno degli ebrei nella Terra Promessa’ con cui ha vinto il premio Estense.”,”STOS-144″
“BALBI Rosellina”,”Hatikvá. Il ritorno degli ebrei nella Terra Promessa.”,”Rosellina Balbi è redattore-capo per i servizi culturali del quotidiano la Repubblica. É stata per dieci anni vicedirettore della rivista Nord e Sud. Ha collaborato alla Stampa, al Mondo, al Globo.Nel 1980 ha vinto il Premio Calabria per il giornalismo culturale. Nel 1981, insieme al fratello Renato, ha pubblicato nei Robinson, Lungo viaggio al centro del cervello, che ha raggiunto sei edizioni, è stato tradotto, e ha vinto il Premio Rhegium Julii per la saggistica.”,”EBRx-020-FL”
“BALBI Rosellina”,”Madre Paura. Quell’istinto antichissimo che domina la vita e percorre la storia.”,”Rosellina Balbi (Napoli, 14 gennaio 1923 – Roma, 2 gennaio 1991) è stata una scrittrice e giornalista italiana. Rosellina Balbi già redattore capo per i servizi culturali del quotidiano “”La Repubblica””, è stata per dieci anni vicedirettore della rivista ‘Nord e Sud’. Nel 1983 ha scritto ‘Hatikvà. Il ritorno degli ebrei nella Terra Promessa’ con cui ha vinto il premio Estense. Dopo il ‘Lungo viaggio al centro del cervello’, che è stato uno dei bestsellers della stagione 1981-82, l’autrice affronta in queste pagine un altro viaggio, attraverso un’emozione profonda dell’uomo: la Paura, istinto atavico «che domina la vita e percorre la Storia» (…). ‘[L]a dura predicazione di monaci e preti (per i quali, osserva Tuchman (1), nella vita quotidiana medievale «non c’era quasi atto o pensiero – sessuale, commerciale o militare – che non contravvenisse ai dettami della Chiesa»), i loro moniti sui tremendi castighi che attendevano gli uomini in questo mondo e nell’altro, generarono un diffuso senso di colpa e quindi diedero luogo a un vero e proprio «acquitrino di paura» che sommerse l’Europa (e rafforzò il potere della Chiesa). I popoli scandinavi, ricorda ancora Tuchman, «ritenevano che una Vergine della Peste uscisse dalla bocca dei morti sotto forma di una fiamma azzurra, e volasse nell’aria fino a infettare la casa vicina. In Lituania si diceva che la Vergine della Peste sventolasse una sciarpa rossa sulla porta o sulla finestra, per far entrare la malattia. Stando alla leggenda, un uomo audace aspettò di proposito davanti alla propria finestra aperta brandendo una spada; e quando vide sventolare la sciarpa, tagliò via la mano che la reggeva. Morì per quel gesto, però il suo villaggio venne risparmiato e la sciarpa conservata a lungo come una reliquia nella chiesa del luogo». Lo stesso papa affermò che dietro quella calamità c’era la mano del Signore; in una bolla del settembre 1348, si riferì infatti alla «pestilenza con la quale Dio sta affliggendo i cristiani». E anche per l’imperatore Giovanni Cantacuzeno «era evidente che una malattia accompagnata da simili orrori, tanfi e agonie, e in particolare un morbo in cui una lugubre disperazione s’impadroniva delle vittime prima che morissero, non era un flagello naturale dell’umanità, ma un castigo del Cielo». «Queste pestilenze», diceva a sua volta Pietro l’Aratore «sono dovute esclusivamente al peccato». Naturalmente ci si interrogava ansiosamente sulla natura di questi peccati; e, a seconda dei luoghi, ciascuno identificava i propri. Così, ad esempio, per spiegare la sciagura che s’era abbattuta a Firenze, città di banchieri e di mercanti, Giovanni Villani (destinato anch’egli a soccombere al male), concludeva che Dio aveva voluto punirla «per quei peccati d’avarizia e d’usura con cui si opprimevano i poveri». Questa, dunque, è la spiegazione «religiosa» della peste”” (pag 41-42) [(1) Barbara Tuchmann, ‘Uno specchio lontano’, Mondadori, Milano, 1979]”,”STOS-012-FV”
“BALBO Cesare, a cura di Arrigo SOLMI”,”Sommario della storia d’Italia. Dalle origini fino ai nostri giorni.”,”Contiene in Appendice: I. Del Risorgimento II. Del Risorgimento (dal 1848 al 1922) di Arrigo SOLMI”,”ITAG-012-FF”
“BALCELLS Albert; scritti di COT DE REDDIS (Jaume AGUADE’) Pablo IGLESIAS Anselmo LORENZO Joaquin MAURIN Joan PEIRO’ J. LLUHI Y VALLESCA Martin VILANOVA Andreu NIN R. JOVE’ Jordi ARQUER Jaume MIRAVITLLES Rafael VIDIELLA”,”El arraigo del anarquismo en Cataluña. Textos de 1926 – 1934.”,”BALCELLS Albert, storico e professore all’ Università Autonoma di Barcellona, ha pubblicato molte opere tra cui ‘El sindicalismo en Barcellona, 1916-1923′ (v. retrocopertina). Scritti di COT DE REDDIS (Jaume AGUADE’) Pablo IGLESIAS Anselmo LORENZO Joaquin MAURIN Joan PEIRO’ J. LLUHI Y VALLESCA Martin VILANOVA Andreu NIN R. JOVE’ Jordi ARQUER Jaume MIRAVITLLES Rafael VIDIELLA”,”MSPx-023″
“BALCET Giovanni”,”Industrializzazione, multinazionali e dipendenza tecnologica. L’esperienza dei paesi arabi esportatori di petrolio.”,”Giovanni Balcet, nato a Pinerolo nel 1950, insegna Economia internazionale all’Università di Perugia. Ha lavorato come ricercatore e come docente all’ Institut de Planification et d’Economie Appliquée di Algeri. Ha pubblicato tra l’altro ‘La speranza tecnologica: tecnologie e modelli di sviluppo per una società a misura d’uomo’ (1980).”,”VIOx-232″
“BALCET Giovanni”,”L’economia italiana. Evoluzione, problemi e paradossi.”,”Giovanni Balcet ha insegnato nella Università di Perugia, Brescia e Algeri, e attualmente insegna Economia internazionale all’Università di Torino. Svolge ricerca sulle imprese multinazionali, sulle politiche economiche di fronte ai processi di globalizzazione e sull’inserimento internazionale dell’economia italiana.”,”ITAE-143-FL”
“BALDAN Attilio”,”Gramsci come storico. Studio delle fonti dei ‘Quaderni del carcere’.”,”Attilio BALDAN (Venezia, 1949) si è laureato in sociologia nel 1972 con una tesi sulla 2° Internazionale. Assegnista presso il Dipartimento di ‘Teoria e storia sociale’ dell’Univ di Trento, si occupa della cultura politica e storiografica dell’Ottocento e Novecento. Ha pubblicato saggi su GRAMSCI, sulla cultura fascista, sui rapporti tra intellettuali e PCI, sui primi quarant’annid ella ‘Rivista storica italiana’ e sul Trentino dell’inizio del secolo.”,”GRAS-019″
“BALDAN Attilio”,”Gramsci come storico. Studio delle fonti dei ‘Quaderni del carcere’.”,”Attilio Baldan (Venezia 1949) si è laureato in Sociologia nel 1972 con una tesi sulla Secodna Internazionale. Ha pubblicato saggi su Gramsci, sulla cultura fascista, sui rapporti tra intellettuali e Pci. Capitolo 4. La storiografia marxista da “”canone”” ad antropologia (pag 15-) Capitolo 5. “”Logico”” e “”storico”” nel marxismo di Gramsci (pag 23-) Gramsci e la storiografia tedesca e francese”,”STOx-031-FGB”
“BALDASSARRI Fabio, edizione a cura di Rosalba DE-SILVESTRIS”,”Ilio Barontini. Fuoriuscito, internazionalista e partigiano.”,”BALDASSARRI Fabio è stato da giovane corrispondente dell’Unità e poi ha fatto altri mestieri. Ha lavorato nella pubblica amministrazione ed è stato sindaco di Piombino e presidente della provincia di Livorno. Ha scritto anche romanzi. Nel 2006 ha pubblicato la raccolta di racconti di viaggio “”Tra la falce e il martello’ (viaggi nei paesi del comunismo e del socialismo in Euroasia e America centrale). Questo libro è una nuova edizione di una biografia pubblicata nel 2001.”,”PCIx-389″
“BALDASSARRI Mario TOBIN James MCCALLUM Bennet T. CASSONE Alberto MASERA Rainer S. ELTIS Walter ARCELLI Mario DE CECCO Marcello PEDONE Antonio SPAVENTA Luigi SYLOS LABINI Paolo BLANCHARD Olivier DORNBUSCH Rudiger KOMIYA Ryutaro IRINO Mutsunori WALTER Norbert FITOUSSI Jean Paul MUET Pierre Alain BOLTHO Andrea GRAHAM Andrew D’ADDA Carlo SALITURO Bruno”,”Keynes e le politiche economiche negli anni ’80.”,”James Tobin, Yale University. Bennett T. McCallum Carnegie Mellon University, Pittsburgh, e NBER Cambridge (Mass.). Alberto Cassone, Università di Torino. Rainer S. Masera, Direttore generale dell’IMI. Walter Eltis National economic development office (Nedo). Mario Arcelli, Università di Roma La Sapienza. Marcello De Cecco Università di Roma La Sapienza. Antonio Pedone Università di Roma La Sapienza. Luigi Spaventa Università di Roma La Sapienza. Paolo Sylos Labini Università di Roma La Sapienza. Olivier Blanchard e Rudiger Dornbusch Massachusetts Institute of Technology. Ryutaro Komiya e Mutsunori Irino Università di Aoyamagakuin, Research Institute Miti. Norbert Walter Deutsche Bank. Jean Paul Fitoussi e Pierre Alain Muet, Institut d’Etudes Politiques, Ofce, Paris, Ecole Polytechnique e Ofce, Paris. Andrea Boltho e Andrew Graham Magdalen College, Balliol College, Oxford. Carlo D’Adda e Bruno Salituro, Università di Bologna. Mario Baldassarri è un economista e politico italiano. Già Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze è stato parlamentare di AN, nel PDL e di Futuro e Libertà per l’Italia. Nato 10/09/1946 a Macerata.”,”ECOT-246-FL”
“BALDASSARRI Mario MAZZOTTA Roberto PESOLE Dino CIOCCA Pierluigi QUADRIO-CURZIO Alberto BISIN Alberto RIZZO Sergio RIZZUTO Luca GIARDA Piero MANZOCCHI Stefano BARBERA Alessandro MELONI Maurizio GAIOTTI Eugenio FOLLI Stefano DE-RITA Giuseppe LASORELLA Carmen HEUZE Richard MIGLIACCO Alessandra PILLER Tobias COSTI Bruno CASERO Luigi COLANINNO Matteo MONTI Mario FOLLI Stefano”,”Uscire dalla crisi, riprendere la crescita, come? quando?”,”RP”,”ITAE-439″
“BALDELLI Pio”,”Informazione e contro informazione.”,”BALDELLI Pio è nato a Perugia e insegna “”Storia del cinema””, “”Teorie e tecniche delle comunicazioni di massa””. Tra le sue opere principali segnaliamo la “”Sociologia del cinema”” (Editori Riuniti 1963)., “”Film e opera letteraria”” (Marsilio, 1964), “”Politica culturale e comunicazione di massa”” (1968). Successo del cinema italiano. “”Quali film italiani hanno raggiunto il massimo successo di pubblico popolare dal ’52 al 67′? Nella tabella che segue gli incassi di ciascun film sono ragguagliati al costo medio del biglietto d’ingresso nel giugno 1969. 1. Guerra e pace (1955) (4.283.530.000) 2. Per qualche dollaro in più (1965) 3. UIisse (1954) 4. Per un pugno di dollari (1964) 5. La donna più bella del mondo (1955) 6. Don Camillo (1952) 7. La dolce vita (1961) 8. Il Gattopardo (1962) 9. Marcellino pane e vino (1955) 10. La tempesta (1958) 11. Pane amore e fantasia (1953) 12. Matrimonio all’ italiana (1964) 13. Pane amore e gelosia (1959) 14. La grande guerra (1959) 15. Il buono, il brutto e il cattivo (1967) (2.668.003.000) (pag 345)”,”EDIx-072″
“BALDELLI Pio”,”Politica culturale e comunicazioni di massa.”,”Alla memoria di Ada Gobetti Pio Baldelli (1923-2005) ha insegnato ‘Storia e critica del cinema’ all’Università di Cagliari e dal 1958 ed è stato titolare della cattedra ‘Comunicazioni di massa’ Presso l’Accademica d’Arte di Perugia. Ha pubblicato molte opere tra cui ‘Sociologia del cinema’ Editori Riuniti, 1963. Baldelli, Pio (Trecc), di Daniele Dottorini – Enciclopedia del Cinema (2003); Baldelli, Pio, sociologo e critico del cinema, nato a Perugia il 23 gennaio 1923. Si è distinto, nel panorama degli studi italiani, per la coerenza con la quale ha posto il problema ? sempre presente nei suoi scritti ? dell’impatto pedagogico dei mass media e ha sottolineato la necessità di considerare il cinema e gli altri mezzi di comunicazione audiovisiva strumenti necessari per comprendere le trasformazioni sociali e politiche. Iniziò gli studi a Perugia per poi trasferirsi a Milano dove si laureò nel 1949 in teoria e tecnica dei mezzi di comunicazione di massa. A Perugia ebbe inizio la sua carriera universitaria con la cattedra di Storia del cinema; passato poi a Cagliari, dal 1971 ha insegnato a Firenze storia e critica del cinema presso la facoltà di Magistero e di Sociologia e critica del cinema all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Parallelamente all’attività accademica, sin dagli anni Sessanta B. ha proposto interventi politico-culturali sul cinema e la televisione in riviste e quotidiani italiani e stranieri, tra cui “”Lotta continua”” (di cui è stato direttore) e “”Image et son””. Deputato del Parlamento italiano dal 1980 al 1983 nelle file del Partito radicale è passato, l’anno successivo, nei banchi della sinistra indipendente. Interessato, sin dagli inizi della sua carriera, alle forme e agli sviluppi dei nuovi mezzi di comunicazione di massa, in Sociologia del cinema: pubblico e critica cinematografica (1963) si è occupato delle mutazioni del pubblico e dell’impatto del cinema nel dibattito culturale del dopoguerra. In Film e opera letteraria (1964), ha offerto un’analisi del rapporto tra testo cinematografico e testo letterario che sarà un punto di riferimento nel dibattito teorico italiano e internazionale. In testi come Comunicazione audiovisiva e educazione (1966), Politica culturale e comunicazioni di massa (1968) e Informazione e controinformazione (1972), B. ha sviluppato il problema del rapporto tra le trasformazioni della società e l’evoluzione dei mass media, visti sia come mezzi per la formazione del consenso, sia come forme in grado di offrire strumenti per l’analisi critica della realtà. Tra le sue opere più recenti, Cybercomunicazione e spazi pubblicitari (1998) e Neorazzismi e mutazione biotecnologica (1999), entrambe scritte in collaborazione con S. Fortunato. J. Urrutia, Imago litterae. Cine, literatura, Sevilla 1984, pp. 10-14; C. Bragaglia, Critica e critiche, Milano 1987, passim; L. Pellizzari, Contributi ad una storia della critica cinematografica italiana, Roma 1999, p. 251 e passim.”,”TEOS-322″
“BALDELLI Pio”,”Informazione e contro informazione.”,”BALDELLI Pio è nato a Perugia e insegna “”Storia del cinema””, “”Teorie e tecniche delle comunicazioni di massa””. Tra le sue opere principali segnaliamo la “”Sociologia del cinema”” (Editori Riuniti 1963)., “”Film e opera letteraria”” (Marsilio, 1964), “”Politica culturale e comunicazione di massa”” (1968). Successo del cinema italiano. “”Quali film italiani hanno raggiunto il massimo successo di pubblico popolare dal ’52 al 67′? Nella tabella che segue gli incassi di ciascun film sono ragguagliati al costo medio del biglietto d’ingresso nel giugno 1969. 1. Guerra e pace (1955) (4.283.530.000) 2. Per qualche dollaro in più (1965) 3. UIisse (1954) 4. Per un pugno di dollari (1964) 5. La donna più bella del mondo (1955) 6. Don Camillo (1952) 7. La dolce vita (1961) 8. Il Gattopardo (1962) 9. Marcellino pane e vino (1955) 10. La tempesta (1958) 11. Pane amore e fantasia (1953) 12. Matrimonio all’ italiana (1964) 13. Pane amore e gelosia (1959) 14. La grande guerra (1959) 15. Il buono, il brutto e il cattivo (1967) (2.668.003.000) (pag 345)”,”EDIx-028-FV”
“BALDERSTON Theo”,”Economics and Politics in the Weimar Republic.”,”BALDERSTON Theo è Senior Lecturer in Storia economica all’ università di Manchester. Ha studiato l’ economia di Weimar e ha scritto ‘The Origins and Cours of the German Economic Crisis, 1923-1932′ (Berlino, 1993). “”La teoria quantitativa dell’ inflazione tedesca. La più fondamentale teoria dell’ inflazione tedesca è la ‘teoria della quantità’. Popolarizzata come “”troppo denaro prende troppe poche merci”” (too much money chasing too few goods), la sua classica applicazione all’ inflazione germanica fu di Bresciani-Turroni (1937).”” “”The most basic theory of the German inflation is the ‘quantity theory’. Popularised as ‘too much money chasing too few goods’, its classic historiographic application to the German inflation was by Bresciani-Turroni (1937).”” (pag 36-37)”,”GERG-063″
“BALDET Marcel”,”La vie quotidienne dans les Armées de Napoléon.”,”Mito di Bonaparte. Thiers ha suggerito a Luigi Filippo la grandiosa celebrazione del “”ritorno delle Ceneri”” per associare la nuova monarchia all’esaltazione di Napoleone e della sua armata. Molti anziani soldati hanno partecipato al corte funebre… (pag 312)”,”FRAN-062-FSL”
“BALDI Stefano CAGIANO DE AZEVEDO Raimondo”,”La popolazione italiana verso il 2000. Storia demografica dal dopoguerra ad oggi.”,”Stefano BALDI è diplomatico, studioso di problemi della popolazione (in servizio presso le Organizzazioni internazionali a Ginevra); CAGIANO DE AZEVEDO è docente di demografia e preside della Facoltà di economia nell’Università la Sapienza di Roma.”,”ITAS-129″
“BALDI Gianni”,”I potenti del sistema o il sistema dei potenti.”,”BALDI Gianni è stato redattore dell’Avanti! clandestino poi è passato a Milano Sera (1945) e più tardi a ‘Epoca’ e ‘Storia illustrata’. Ha collaborato con ‘Il Mondo’ e l’Europeo. Quindi è diventato vicedirettore di ‘Successo’.”,”ITAE-242″
“BALDI Ernesto”,”Giordano Bruno.”,”””Per ragioni non bene accertate, ma forse a causa delle opinioni manifestate in lezioni pubbliche dal Bruno (che in quell’Accademia impartì insegnamenti matematici sviluppando le intuizioni del Cusano), venne in contesa col Boethius, pastore e soprintendente della Chiesa evangelica, alla quale il Bruno aveva aderito a Ginevra. Fu scomunicato da questa chiesa luterana, come a Ginevra dal calvinismo, come a Parigi era stato investito dagli scolastici, come ad Oxford osteggiato dai dottori di quella Università, come poi a Venezia sarà carcerato e infine a Roma condannato a morte dai teologi del Sant’Uffizio. Era questo il destino di Bruno, il destino di chi in quell’epoca intendeva professare la libera speculazione filosofica, di chi proponeva di ricercare criticamente la verità. E non solo nella comunità cattolica, ma anche in nazioni protestanti, perché ancora il principio di tolleranza era un’utopia (…)””. (pag 57) “”La libera Venezia, l’anti-Roma, dove è consultore di Stato fra Paolo Sarpi, che discute con Galilei intorno alle nuove applicazioni matematiche, la repubblica del Rinascimento, che aveva imprigionato il più grande filosofo del Rinascimento, ora lo consegna all’inquisizione di Roma””. (pag 72-73″,”RELC-286″
“BALDI Stefano CAGIANO DE AZEVEDO Raimondo”,”La popolazione italiana. Storia demografica dal dopoguerra ad oggi.”,”Stefano Baldi, diplomatico, studioso di problemi della popolazione, è capo dell’ufficio di Statistica del ministero degli Affari Esteri; Raimondo Cagiano de Azevedo è docente di Demografia e preside della Facoltà di economia nell’Università la Sapienza di Roma. Anni 1970. Profondi mutamenti. Calo della mortalità infantile Calo dei matrimoni e delle nascite Inversione di tendenza del saldo migratorio Decentramento urbano”,”DEMx-005-FV”
“BALDINI Massimo”,”La storia delle utopie.”,”BALDINI è ordinario di Storia della filosofia presso l’Università di Perugia. Ha insegnato nelle università di Bari, Siena, Roma ‘La Sapienza’ e LUISS. E’ autore di numerose opere.”,”SOCU-003″
“BALDINI Umberto”,”Michelangelo.”,”””Quattro anni di lavoro memorabile, a creare quell’ opera che- come dice il Vasari – ‘è stata ed è veramente la lucerna dell’ arte nostra, che ha fatto tanto giovamento e lume all’ arte della pittura, che ha bastato ad illuminare il mondo, per tate centinaia d’anni in tenebre stato’. Essa è veramente quella che realizza la più compiuta espressione del suo genio. In quasi cinquecento metri quadrati di volta Michelangelo dà vita alla più grande storia spirituale dell’ umanità (…). Ecco perché la Sistina è il canto più formidabile della sua aperta esaltazione dell’ eroica lotta dell’ uomo contro la schiavitù, ecco perché ha una terribilità così spaventosa e una temperatura morale che richiama alla memoria il mondo della Commedia dantesca”” (pag 60-61)”,”BIOx-063″
“BALDINI Artemio Enzo”,”L’educazione di un principe luterano. Il ‘Furschlag’ di Johann Eberlin, tra Erasmo, Lutero e la sconfitta dei contadini. Edizione critica in ‘Neuhochdeutsch’ e versione italiana del testo manoscritto inedito.”,”Artemio Enzo Baldini è professore ordinario di Storia del pensiero politico presso l’Università degli Studi di Torino, dove insegna anche Teorie e storia della democrazia. Tra le sue pubblicazioni. ‘Istanze utopiche e dibattito politico agli inizi della Riforma luterana’ in ‘Alberto Tenenti. Scritti in memoria’ a cura di P. Scaramella, Bibliopolis, 2005, e ‘Machiavellismo e machiavellismi’, in ‘Anglo-american faces of Machiavelli’ (a cura di A. Arienzo e G. Borrelli, Polimetrica, 2009).”,”RELP-006-FMB”
“BALDINI Enzo A. a cura; saggi e interventi di Enrico NUZZO Cesare VASOLI Maurizio VIROLI Robert BIRELEY Davide BIGALLI Antonio Manuel HESPANHA Horst DREITZEL Wolfgang WEBER Gianfranco BORRELLI A. Enzo BALDINI Moisés GONZÁLES Vittorio DINI Diego QUAGLIONI Silvio SUPPA Yves Charles ZARKA Alberto ANDREATTA Saffo TESTONI-BINETTI Mario TURCHETTI Luis Reis TORGAL Valerio MARCHETTI Michael STOLLEIS Maurizio BAZZOLI Gian Luigi BETTI Paolo PASSAVINO Cesare VASOLI Costantino GARCÍA Antonio ALVAREZ DE MORALES Walter GHIA Franco Alberto CAPPELLETTI Michel SENALLART”,”Aristotelismo politico e ragion di stato. Atti del convegno internazionale di Torino, 11-13 febbraio 1993.”,”Tra i nomi più citati Aristotele, Bodin, Botero, Machivelli, Tacito”,”TEOP-036-FMB”
“BALDINI Artemio Enzo a cura; saggi di Michel SENELLART Aldo MAZZACANE Michel STOLLEIS Alberto ANDREATTA Hans W. BLOM Maurizio VIROLI Yves Charles ZARKA Gianfranco ZANCARINI Artemio Enzo BALDINI”,”La Ragion di Stato dopo Meinecke e Croce. Dibattito sulle recenti pubblicazioni. Atti del seminario internazionale di Torino, 21-22 ottobre 1994.”,”Artemio Enzo Baldini (Licciana Nardi, Massa Carrara, 1945) ha insegnato Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Ha curato, tra l’altro un volume di Atti: ‘Botero e la Ragion di Stato’ (Olschki, 1992) e ‘Jean Bodin a 400 anni dalla morte: bilancio storiografico e prospettive di ricerca’ (Olschki, 1997). Ragion di Stato: Questo concetto, sviluppato da Niccolò Machiavelli nel suo libro “”Il Principe””, si riferisce alla pratica di utilizzare qualsiasi mezzo necessario per mantenere il potere e la stabilità dello stato, anche se ciò comporta azioni moralmente discutibili. Realpolitik: Questo termine tedesco, che significa “”politica della realtà””, si riferisce a una politica basata su considerazioni pratiche e realistiche piuttosto che su ideali o principi morali. È stato utilizzato per descrivere la politica estera pratica e pragmatica, in particolare nel XIX secolo in Germania. Realismo politico: Questa è una teoria delle relazioni internazionali che enfatizza l’importanza del potere e degli interessi nazionali rispetto a ideologie o principi morali. Il realismo politico sostiene che gli stati agiscono principalmente per garantire la propria sicurezza e il proprio potere in un sistema internazionale anarchico2. In sintesi, tutti e tre i concetti condividono l’idea che la politica dovrebbe essere basata su considerazioni pratiche e realistiche, piuttosto che su ideali morali o etici. La “”Ragion di Stato”” può essere vista come un precursore della “”Realpolitik”” e del realismo politico, poiché tutti enfatizzano l’importanza del potere e della sicurezza nazionale. (f. google)”,”TEOP-039-FMB”
“BALDINI Artemio Enzo GUGLIELMINETTI Marziano a cura; saggi di Marziano GUGLIELMINETTI Emanuela SCARANO Elena FASANO-GUARINI Artemio Enzo BALDINI Jean-Claude ZANCARINI Jean-Louis FOURNEL Pierre JODOGNE Raffaella CASTAGNOLA Paolo CARTA Mario POZZI Diego QUAGLIONI Franco BARCIA Gianfranco BORRELLI”,”La «riscoperta» di Guicciardini. Atti del Convegno internazionale di studi. Torino 14-15 novembre 1997.”,”A.E. Baldini (Massa Carrara, 1945) è stato Prof ord. di Storia del pensiero politico nella Fac. di Scienze politi che dell’Università di Torino. M. Guglielminetti (Torino, 1937-2006) è stato Prof. ordinario di Letteratura italiana nella Facoltà di Lettere dell’Univ. di Torino.”,”STOx-028-FMB”
“BALDISSARA Luca PEZZINO Paolo a cura; saggi di Lutz KLINKHAMMER Pieter LAGROU Christian INGRAO Joanna BOURKE Jay WINTER Olivier WIEVIORKA Adolfo MIGNEMI Gabriella GRIBAUDI H. James BURGWYN Nicola LABANCA Lidia SANTARELLI Dianella GAGLIANI”,”Crimini e memorie di guerra. Violenze contro le popolazioni e politiche del ricordo.”,”Saggi di Lutz KLINKHAMMER Pieter LAGROU Christian INGRAO Joanna BOURKE Jay WINTER Olivier WIEVIORKA Adolfo MIGNEMI Gabriella GRIBAUDI H. James BURGWYN Nicola LABANCA Lidia SANTARELLI Dianella GAGLIANI “”Nel caso del massacro di Oradour, compiuto dalla Divisione Waffen-SS Das Reich il 10 giugno 1944, si può invece dimostrare che la decisione di assassinare donne, bambini e uomini del posto, fu presa durante un colloquio tra i comandanti di compagnia la sera precedente l’eccidio ed eseguita a sangue freddo : le vittime furono condotte nella chiesa locale e uccise attraverso l’innesco di una carica esplosiva”” (Lutz Klinkhammer) (pag 87) “”A parte il diverso trattamento riservato agli ebrei, il comportamento delle forze di occupazione italiane non si era discostato in modo significativo da quello dell’alleato tedesco. Gli italiani, semmai, esasperarono alcuni aspetti delle violenza militare sui civili, anticipando pratiche di guerra totale che sarebbero state adottate su larga scala dai comandi tedeschi solo nel corso dell’ultimo anno di occupazione nel 1943-44. A queste conclusioni giunsero i giudici incaricati di istruire l’indagine sui crimini di guerra; i quali, tra l’altro, misero l’accento sull’attitudine, che ritennero particolarmente spiccata nei reparti italiani, verso la spoliazione della popolazione civile. Se, in generale, la “”mania della razzia”” acveva costituito un elemento peculiare della mentalità degli occupanti, essa era stata soprattutto una caratteristica degli italiani, i quali – stando ai risultati dell’inchiesta governativa – non si erano mai astenuti dal saccheggio, né durante i rastrellamenti, né durante le fucilazioni: sempre, prima di dare alle fiamme i villaggi o di ordinarne il bombardamento, gli ufficiali italiani davano disposizioni alla truppa di procedere al saccheggio degli abitati e alla spoliazione delle vittime”” (pag 280) (Lidia Santarelli)”,”QMIS-150″
“BALDISSARA Luca BERGAMASCHI Myriam CANOVI Antonio DE-BERNARDI Alberto PEPE Adolfo, a cura; studi e ricerche di Luca BALDISSARA Sandro BELLASSAI Myriam BERGAMASCHI Nicola BRUGNOLI Antonio CANOVI Alberto DE-BERNARDI Ilaria DEL-BIONDO Claudia FINETTI Fabrizio LORETO Giannetto MAGNANINI Adolfo PEPE Andrea RAPINI Marica TOLOMELLI”,”Un territorio e la grande storia del ‘900. Il conflitto, il sindacato e Reggio Emilia. Vol. II. Dal secondo dopoguerra ai primi anni ’70.”,”Studi e ricerche di Luca BALDISSARA Sandro BELLASSAI Myriam BERGAMASCHI Nicola BRUGNOLI Antonio CANOVI Alberto DE-BERNARDI Ilaria DEL-BIONDO Claudia FINETTI Fabrizio LORETO Giannetto MAGNANINI Adolfo PEPE Andrea RAPINI Marica TOLOMELLI”,”MITT-002-FP”
“BALDISSARA Luca, a cura; saggi di Giovanni ARRIGHI Stefano BATTILOSSI Riccardo BELLOFIORE Robert LUMLEY Charles S. MAIER Patrick McCARTHY Giorgio NEBBIA Domenico PRETI Federico ROMERO Mariuccia SALVATI Luca BALDISSARA”,”Le radici della crisi. L’Italia tra gli anni Sessanta e Settanta.”,”Luca Baldissara, assignista di ricerca presso l’Università di Pisa (2001), collaboratore dell’Istituto Gramsci Emilia-Romagna di Bologna e redattore della rivista ‘Novecento. Rassegna di storia contemporanea’ è coautore di ‘Storia contemporanea e università’ (1993) e ha pubblicato alcuni volumi per le Edizioni Il Mulino. Saggi di Giovanni ARRIGHI Stefano BATTILOSSI Riccardo BELLOFIORE Robert LUMLEY Charles S. MAIER Patrick McCARTHY Giorgio NEBBIA Domenico PRETI Federico ROMERO Mariuccia SALVATI Luca BALDISSARA Lo spettro di una crisi generale del capitalismo. “”Hobsbawm è un po’ generico, o reticente, sulle ragioni della crisi, ma a questo proposito vi è solo l’imbarazzo della scelta se si procede alla consultazione delle trattazioni specialistiche. Per quel che riguarda per esempio, le analisi degli economisti, le linee che sono state percorse sono innumerevoli. Tra queste, segnalo soltanto tre grandi gruppi. Il primo insieme di spiegazioni ha a che vedere con la tecnologia. In questo modo di vedere le cose, per il quale recentemente è possibile vedere i lavori degli economisti francesi Gérard Duménil e Dominique Lévy, la causa profonda della crisi sarebbe da individuare nella riduzione del tasso di crescita della produttività, a sua volta riconducibile alla natura delle tecniche impiegate (3). Almeno dagli anni Sessanta, si sostiene, è possibile constatare un rallentamento nella produttività oraria del lavoro e un declino del saggio del profitto dovuto al peso crescente del capitale fisso rispetto al lavoro vivo. Il riferimento esplicito degli autori, statisticamente attrezzati e al passo con le teorie economiche di impostazione classico-ricardiana e keynesiana, è al Marx del terzo libro del ‘Capitale’, quello della caduta tendenziale del saggio del profitto, lo stesso Marx che sta dietro la ricostruzione della crisi che fu tempestivamente fornita nei primi anni Settanta da Ernest Mandel, recentemente scomparso, nel suo ‘Spätkapitalismus’, dove però il tema della crescita della composizione organica del capitale veniva inserito dentro una ripresa della teoria delle “”onde lunghe”” del capitalismo (4). Alla tecnologia e alle onde lunghe hanno fatto, in vario modo, riferimento anche autori non marxisti, come Gerhard Mensch o i neoschumpeteriani. Il secondo blocco di spiegazioni si volge invece al tema dell’anarchia nel modo di produzione capitalistico, e perciò della concorrenza fra capitali, articolandolo con il tema della sovrapproduzione. Esemplare di questo approccio è il recente contributo di Robert Brenner che copre l’intero numero 229 della “”New Left Review”” (5). A parere di Brenner, tra il 1965 e il 1973 i capitalismi tedesco e giapponese avevano oramai ultimato l’inseguimento degli Stati Uniti ed erano di conseguenza in grado di impiegare nel settore manifatturiero tecnologia avanzate con manodopera relativamente meno costosa, e potevano perciò praticare prezzi inferiori rubando quote di mercato all’economia del paese guida. Ne risultò una minore profittabilità per le imprese americane, che si trovarono con un eccesso di investimenti e di capacità produttiva. A impedire una uscita morbida dalle difficoltà e a determinar un rallentamento di lungo periodo dell’economia mondiale contribuì in modo decisivo l’irreversibilità dell’investimento in capitale fisso che indusse i produttori manifatturieri Usa a non spostare i propri capitali su altre attività. La risposta americana alla concorrenza – introduzione di nuove tecniche e attacco al lavoro, da parte delle imprese; uso aggressivo della propria posizione di vantaggio nel sistema internazionale dei pagamenti, che sfociò nel crollo del sistema di Bretton Woods e nel successivo, continuo scivolamento del dollaro per tutto il decennio, da parte del governo – generalizzò la crisi agli altri paesi avanzati. Il referente teorico potrebbe essere qui individuato nel Marx del secondo libro del ‘Capitale’, secondo il quale la caccia all’economia dei costi delle singole imprese si traduce in una crisi di realizzazione dell’intero sistema economico per il tramite delle sproporzioni, mentre il gruppo raccolto attorno a Paul Sweezy e al gruppo della “”Monthly Review”” insiste piuttosto sul filone del sottoconsumo. Il terzo gruppo di spiegazioni individua la radice della crisi nel conflitto sociale, ritenuto responsabile di una compressione dei profitti che viene interpretata come non interamente riconducibile alla autonomia dinamica tecnologica o all’insufficienza di sbocchi. (…)”” (pag 60-62) [note: (3) Cfr. G. Duménil D. Lévy, La dynamique du capita. Un siécle d’économie américaine, Puf, Paris, 1996 e, degli stessi autori, ‘La disoccupazione strutturale nella crisi di fine secolo. Un confronto fra l’esperienza europea e quella statunitense’ in R. Bellofiore (a cura), ‘Il lavoro di domani. Globalizzazione finanziaria, ristrutturazione del capitale e mutamenti della produzione’, BFS, Pisa, 1998; pp. 51-70; (4) Cfr. E. Mandel, ‘Late Capitalism’, New Left Books, London, 1975 (ed. orig. 1972); Id., The Second Slump’, idem, London, 1978 (ed. orig. 1977). Un’altra analisi che rivendica, con argomenti ancora diversi, la teoria della caduta del saggio del profitto come chiave interpretativa dello sviluppo e della crisi del secondo dopoguerra è quella di M.J. Webber, D.L. Rigby, ‘The Goldn Age Illusion Rethinking Postwar Capitalism’, Guilford press, NY, 1996; (5) Cfr. R. Brenner, The Economic of Global Turbolence. Uneven Development and The Long Downturn: The Advanced Capitalist Economies from Boom to Stagnation, 1950-1998′, in ‘New Left Review’, 1998, n. 229, p. 1-265] [Riccardo Bellofiore, ‘I lunghi anni Settanta. Crisi sociale e integrazione economica internazionale’ (pag 57-102) (in) Luca Baldissara, a cura, ‘Le radici della crisi. L’Italia tra gli anni Sessanta e Settanta’, Carocci, Roma, 2001]”,”ECOI-013-FP”
“BALDISSARA Luca a cura, saggi di Charles S. MAIER Riccardo BELLOFIORE Domenico PRETI Mariuccia SALVATI Federico ROMERO Giovanni ARRIGHI Stefano BATTILOSSI Patrick McCARTHY Robert LUMLEY Giorgio NEBBIA”,”Le radici della crisi. L’Italia tra gli anni Sessanta e Settanta.”,”Luca Baldissara, assegnista di ricerca presso l’Università di Pisa, collaboratore dell’Istituto Gramsci Emilia-Romagna di Bologna, redattore della rivista ‘Novecento’. Ha al suo attivo varie pubblicazioni. Tra i temi trattati: La “”guerra dei tassi di interesse”” e la trasmissione internazionale della politica monetaria americana, 1965-71 (pag 191-) [di S. Battilossi]”,”ITAE-095-FP”
“BALDISSERA Annalisa”,”La teoria delle crisi economiche da Marx a Sweezy.”,”””Il medesimo invariato presupposto delle sproporzioni tra settori mutuato da Marx conduce infatti in un caso, nell’ interpretazione di Hilferding, alla deduzione di crisi cicliche, per natura ricorrenti; nell’ altro, ovvero nelle teoretiche di Tugan-Baranowski all’ individuazione di crisi di assestamento, non necessariamente ripetitive, ma al contrario temporanee e risolvibili””. (pag 60) “”Così i primi, inclini alle sproporzioni inter-settoriali (Tugan-Baranowskij; Hilferding), tralasciano le inclinazioni disfattistiche marxiane e privilegiano la via della risolvibilità delle crisi, appunto accogliendo, sebbene con toni e sfumature più o meno accesi, l’ ipotesi dell’ equilibrio potenziale della riproduzione allargata e la tesi di una possibile sopravvivenza del sistema, ancorché in contesti riformati, rectius organizzati ad assicurare esogenamente quell’ equilibrio. Diversamente i secondi, e fra loro specialmente Rosa Luxemburg, che nella predilezione, fra le deduzioni marxiane, di quelle più marcatamente pessimistiche, conviene con il Maestro sul destino conclusivo del sistema capitalistico, ma intravede fra quest’ ultima predizione e lo schema della riproduzione allargata una contraddizione logica, alla cui soluzione ritiene di pervenire attraverso l’ eliminazione delle ipotesi astratte (“”autosufficienza”” e “”isolamento””) su cui placidamente riposa lo schema medesimo””. (pag 74)”,”TEOC-293″
“BALDISSONE Giusi”,”Filippo Tommaso Marinetti.”,”BALDISSONE Giusi è nata nel 1948 a Vercelli dove insegna italiano e storia in una scuola secondaria. “”Nel 1924 viene pubblicato il ‘Primo Manifesto surrealista’, scritto da Breton. Nel ’35 Breton scrive: ‘””Trasformare il mondo””, ha detto Marx; “”Cambiare la vita””, ha detto Rimbaud; queste due parole d’ordine sono per noi una sola””. Al di là del segno dell’ideologia, la posizione nei confronti del mondo e dell’arte è molto vicina a quella di Marinetti.”” (pag 213)”,”BIOx-260″
“BALDOLI Claudia”,”Il nostro maggio. All’ origine della festa dei lavoratori: autobiografie e testimonianze di Chicago.”,”BALDOLI Claudia è ricercatrice alla Hertfordshire University (UK). Per le edizioni Spartaco ha già curato nel 2004, l’ antologia degli scritti di Marie Louise BERNERI e Vera BRITTAIN ‘Il seme del caos. Scritti sui bombardamenti di massa (1939-1945)’. “”Il comizio di Haymarket Square del 4 maggio 1886 doveva essere una manifestazione di protesta. A Chicago, il corteo del 1° maggio per le otto ore era stato pacifico e molto partecipato: 80.000 persona avevano scioperato e, insieme alle loro famiglie, avevano riempito la città. Gli slogan su cartelli e striscioni dicevano in inglese e in tedesco: “”Otto ore – orario di lavoro 1° maggio 1886″”, “”Libertà senza uguaglianza è una menzogna””, “”Capitale privato è lavoro rubato””, “”La nostra civiltà – il manganello e il proiettile del poliziotto””. Due giorni dopo, quando i lavoratori licenziati di una fabbrica che produceva mietitrici, la McCormick protestarono davanti ai cancelli e si lanciarono contro i crumiri, la polizia iniziò a sparare e ammazzò sei persone. (…)””. La manifestazione di Haymarket fu convocata il giorno dopo la sparatoria e i morti ai cancelli McCormick per protestare contro la violenza della polizia, oltre che per continuare la lotta per le otto ore che ormai dilagava nel paese””. (pag 57-58)”,”MUSx-188″
“BALDONE Salvatore”,”Produzione e distribuzione del reddito. Appunti di economia politica,”,”Salvatore Baldone è assistente ordinario nell’Università di Bologna dove è anche incaricato di Economia politica presso la Facoltà di Scienze politiche. Si interessa di teoria della produzione e della distribuzione: un suo lavoro sul capitale fisso è stato recentemente pubblicato in ‘Contributi alla teoria della produzione congiunta’.”,”ECOT-128-FL”
“BALDRY H.C.”,”I greci a teatro. Spettacolo e forme della tragedia.”,”H.C. Baldry (1907) è professore emerito di letterature classiche all’Università di Southampton. “”La messa in scena di un dramma implica una spesa, e nell’antica Grecia nessuno immaginava che il teatro potesse o dovesse essere economicamente autosufficiente. Un ulteriore compito dell’arconte era quello di provvedere al primo finanziamento della competizione, trovando per ogni drammaturgo un ‘corego’ o promotore, un patrono, se si può parlare di patronato obbligatorio, un contribuente di sovrimposta, se il pagamento di imposte eccezionali può condurre alla gloria”” (pag 35)”,”STAx-306″
“BALDUCCI Rolando”,”Alessandro Balducci e gli albori del socialismo nel forlivese, 1880-1904.”,”””Ed ora eccolo a mani giunte davanti a Crispi: “”A Forlì corro rischio di perdere la mia base””. E Crispi gli dà il decreto di nomina del commissario regio col nome in bianco. Il disastro forlivese era l’ ultimo anello di una catena di interessi politici-finanziari di cui il primo anello era Fortis legato agli altri due maneggioni: “”L’ affare della Banca Popolare è come l’ acqua che fa sortir dal buco il grillo che se ne stava nascosto e che ora saltabecca per salvarsi.”” Ormai Fortis deve lui, pigro nato, tirarsi su le maniche e lavorar al proprio salvataggio. Dove sono i beati tempi di Brasini che faceva tutto?””. (pag 65)”,”MITS-247″
“BALDWIN James”,”La prossima volta il fuoco. Due lettere.”,”James BALDWIN (New York 1924, Nizza 1987) è stato il grande narratore della condizione dei neri d’ America. Impegnato nelle battaglie per i diritti civili e per l’ integrazione razziale ha scritto: -Gridalo forte (1953) -La camera di Giovanni (1956) -Un altro mondo (1961) -Blues per l’ uomo bianco (teatro, 1964) -Stamattina, stasera, troppo presto (1965) -L’ angolo dell’ amen (teatro, 1968) -Sulla mia testa (1979) Tra i suoi saggi: -Mio padre doveva essere bellissimo (1955) -La prossima volta, il fuoco (1963) -Il prezzo del biglietto (1985).”,”VARx-010″
“BALDWIN Hanson W.”,”Strategie pour demain.”,”Hanson BALDWIN, vincitore di un premio Pulitzer, è stato specialista di questioni militari sul ‘New York Times’. Nel suo libro molto documentato esamina gli elementi essenziali di una dottrina militare realista quanto alla filosofia che la ispira, ambiziosa quanto agli obbiettivi che si assegna. Sul piano internazionale la fine del mondo bipolare richiede una nuova divisione di responsabilità tra gli USA e i suoi alleati. Cosi l’A proconizza la modifica dei trattati NATO.”,”USAQ-017″
“BALDWIN James”,”La prossima volta il fuoco. Due lettere.”,”James BALDWIN (New York 1924, Nizza 1987) è stato il grande narratore della condizione dei neri d’ America. Impegnato nelle battaglie per i diritti civili e per l’ integrazione razziale ha scritto: -Gridalo forte (1953) -La camera di Giovanni (1956) -Un altro mondo (1961) -Blues per l’ uomo bianco (teatro, 1964) -Stamattina, stasera, troppo presto (1965) -L’ angolo dell’ amen (teatro, 1968) -Sulla mia testa (1979) Tra i suoi saggi: -Mio padre doveva essere bellissimo (1955) -La prossima volta, il fuoco (1963) -Il prezzo del biglietto (1985).”,”USAS-072″
“BALDWIN Hanson W.”,”La campagna di Polonia. La battaglia d’Inghilterra. L’invasione di Creta.”,”L’autore è stato un critico militare del New York Times. Già nel dicembre 1939, con la conquista lampo della Polonia, egli fu uno dei pochissimi a notare che pur essendo stata una dimostrazione di forza tedesca essa non fu un capolavoro assoluto di arte bellica come Hitler e Goebbels pretendevano. Ciò gli permise allora di predire con esattezza gli errori che i capi tedeschi avrebbero commesso in seguito.”,”QMIS-174″
“BALES Kevin”,”I nuovi schiavi. La merce umana nell’ economia globale. (Tit. orig.: Disposable People. New Slavery in the Global Economy)”,”Kevin BALES, militante di Anti-Slavery International, lavora presso il Roehampton Institute dell’ Università del Surrey, in Gran Bretagna. E’ tra i massimi esperti mondiali della schiavitù contemporanea. ‘I nuovi schiavi’ ha vinto il Premio Internazionale Viareggio Versilia nel 2000. “”Si può instaurare un regime di terrore: “”Per intimidirli, il padrone non deve fare altro che presentarsi e, senza ragione, spaccare tutti i mattoni crudi appena fatti, il lavoro di un’ intera giornata, senza nessuna ragione””. Niente mattoni significa niente paga, e l’ operaio può vivere nel terrore di un trattamento ancora peggiore. Zafar Iqbal confermava le torture denunciate in alcune fornaci: “”Se un operaio giovane alza la testa o crea fastidi, gli terranno la gamba nel forno per qualche secondo e gliela bruceranno. E’ una cosa che capita spesso. Fanno venire al forno gli altri operai e li obbligano a guardare””. (pag 152)”,”CONx-114″
“BALES Kevin”,”I nuovi schiavi. La merce umana nell’economia globale.”,”Kevin Bales, militante di Anti-Slavery International, lavora presso il Roehampton Institute dell’Università del Surrey, in Gran Bretagna. É tra i massimi esperti mondiali della schiavitù contemporanea. I nuovi schiavi ha vinto il Premio Internazionale Viareggio Versilia nel 2000.”,”CONx-022-FL”
“BALESTRERI Leonida”,”Stampa e opinione pubblica a Genova tra il 1939 e il 1943. Dagli inizi della seconda guerra mondiale al colpo di stato del 25 luglio.”,”BALESTRERI Leonida giornalista è nato a Genova nel 1907. Ha partecipato alla lotta antifascista nelle file del Movimento Giustizia e Libertà- Arrestato durante il fascismo per due volte ha subito processo detenzione e campo di concentramento. Dopo la Liberazione ha svolto attività politica in PdA e poi nel movimento di Unità Popolare infine nel Partito Radicale venendo anche eletto consigliere al Comune di Genova. Si è interessato di Risorgimento e Resistenza. “”Uno dei sintomi di più singolare natura degli umori dell’opinione pubblica italiana, di giorno in giorno più ostile al fascismo, fu, dagli ultimi mesi del 1942, la frequenza con cui si cominciarono a notare persone regolarmente iscritte al PNF prive del relativo distintivo. Molti che la tessera del partito avevano preso non per convinzione, ma unicamente per avere un lascia passare per il loro lavoro, traevano dagil sviluppi degli avvenimenti la speranza di potersi finalmente scrollare di dosso il peso che, nolenti, erano stati costretti a subire.”” (pag 97)”,”ITAR-161″
“BALESTRERI Leonida”,”Stampa e opinione pubblica a Genova tra il 1939 e il 1943. Dagli inizi della seconda guerra mondiale al colpo di stato del 25 luglio.”,”””Alla fine di luglio del 1940 la mancata occupazione di Nizza – attribuita a un veto hitleriano – portò un battaglione di camicie nere nella provincia di Lucca dislocate nelle estreme zone della Liguria occidentale a meditare un colpo di mano alla D’Annunzio sulla città natale di Garibaldi”” (il progetto poi non ebbe seguito) (pag 57)”,”LIGU-146″
“BALESTRERI Leonida”,”La Brigata Balilla. Pagine delle lotta partigiana.”,”Quarta edizione a cura dell’ANPI Sezione M. SELLA Ge-Bolzaneto Leonida Balestreri, giornalista, è nato a Genova nel 1907. Ha partecipato alla lotta antifascista nelle file dl movimento di Giustizia e Libertà (GL). Dopo la Liberazione ha svolto attività politica prima nel Partito d’Azione, in seguito nel Movimento di Unità Popolare, e infine nel Partito Radicale venendo anche eletto consigliere al Comune di Genova. Cultore di studi storici ha pubblicato scritti attinenti al Risorgimento, alla Resistenza e alla storia del giornalismo.”,”ITAR-380″
“BALESTRINI Nanni MORONI Primo; a cura di BIANCHI Sergio; brani di Danilo MONTALDI Bruno CARTOSIO Cesare BERMANI Sandro MANCINI Edoarda MASI Franco BOLELLI Sergio BIANCHI Andrea VALCARENGHI Sergio BOLOGNA Paolo VIRNO Rossana ROSSANDA Toni NEGRI Lucio CASTELLANO Lucia MARTINI Oreste SCALZONE Lanfranco CAMINITI Franco TOMMEI Paolo POZZI Aldo BONOMI Umberto ECO G. CORBI G. AMENDOLA Elvio FACHINELLI”,”L’ orda d’oro. 1968-1977. La grande ondata rivoluzionaria e creativa politica ed esistenziale.”,”Brani di MONTALDI, Bruno CARTOSIO, Cesare BERMANI, Sandro MANCINI, Edoarda MASI, Franco BOLELLI, Sergio BIANCHI, Andrea VALCARENGHI, Sergio BOLOGNA, Paolo VIRNO, Rossana ROSSANDA, Toni NEGRI, Lucio CASTELLANO, Lucia MARTINI Oreste SCALZONE, Lanfranco CAMINITI, Franco TOMMEI Paolo POZZI, Aldo BONOMI, Umberto ECO, G. CORBI G. AMENDOLA, Elvio FACHINELLI.”,”ITAC-010″
“BALESTRINI Nanni, a cura di Margherita BECCHETTI Giovanni RONCHINI Andrea ZINI”,”Parma 1922. Una resistenza antifascista.”,”Nanni BALESTRINI è uno scrittore di fama internazionale. Negli anni Sessanta è stato tra i principali animatori della “”neoavanguardia””. Lo scritto ‘Parma 1922′ (1973), un radiodramma trasmesso dalla televisione, ricostruisce le cinque giornate di Parma dell’ agosto 1922, quando i rioni popolari della città, organizzati da Guido Picelli e dagli Arditi del popolo, resistettero in armi, erigendo barricate e sbarramenti alle incursioni delle camicie nere di Italo Balbo. La resistenza della Parma proletaria durò fino al 5 agosto, quando le squadre fasciste, sconfitte, abbandonarono la città. “”Picelli: Sono le nostre uniche vittorie. Solo gli Arditi del popolo hanno battuto i fascisti”” (pag 111)”,”ITAD-042″
“BALESTRINI Nanni MORONI Primo, a cura di Sergio BIANCHI Hanno collaborato Franco BERARDI (BIFO) Franca CHIAROMONTE Giairo DAGHINI Letizia PAOLOZZI”,”L’orda d’oro 1968-1977. La grande ondata rivoluzionaria e creativa, politica ed esistenziale.”,”Nanni Balestrini, nato a Milano nel 1935, vive tra Roma e Parigi. Autore di poesie e romanzi, ha aderito negli anni sessanta al gruppo di neoavanguardia dei poeti novissimi a al gruppo 63. Primo Moroni, nato in val di Nievole, in Toscana, nel 1936, si è trasferito a Milano negli anni cinquanta. Ha fatto un pò di tutto prima di fondare la libreria Calusca che, in Porta Ticinese, poi in piazza Sant’Eustorgio e infine in via Conchetta col nome City Lights, diventa rapidamente punto di riferimento per la nuova sinistra. É morto a Milanonel 1998.”,”ITAC-019-FL”
“BALFOUR Sebastiàn”,”Castro.”,”BALFOUR Sebastian, professore di storia contemporanea spagnola presso la LSE London School of Economics and Political Sciences. Ha scritto altri libri sul mondo latino americano.”,”AMLx-136″
“BALIBAR Etienne”,”La filosofia di Marx.”,”L’A insegna filosofia alla Sorbona (1942). E’ stato allievo e collaboratore di Louis ALTHUSSER con il quale ha scritto ‘Leggere il Capitale’.”,”MADS-148″
“BALIBAR Etienne”,”Cinq etudes du materialisme historique.”,”Si legge nel Manifesto riguardo alla ‘fine della politica’: “”Una volta spariti gli antagonismi di classe (…) allora il potere pubblico perde il suo carattere politico”” (pag 83)”,”MADS-299″
“BALIBAR Etienne”,”Sur la dictature du proletariat.”,”La questione della dittatura del proletariato è stata pubblicamente posta dal XXII Congresso del Partito Comunista francese (PCF). “”Noi riflettiamo su ciò che si deve intendere per capitalismo di Stato, e consultiamo i vecchi libri. Ora questi vecchi libri parlano di tutt’altra cosa: trattano del capitalismo di Stato che esiste in regime capitalista; ma non c’è un solo libro che esamini il capitalismo di stato in regime comunista. Anche Marx non ha scritto una sola parola su questo soggetto…”” (Lenin, 1922) (pag 157) (Il capitalismo di Stato) “”è un capitalismo a tal punto inatteso, un capitalismo che nessuno assolutamente aveva previsto (…) è un capitalismo tollerato dal nostro Stato proletario: ora, lo Stato siamo noi. Occorre studiare, occorre fare in modo che il capitalismo di Stato nello Stato proletario non possa e non osi debordare il quadro e le condizioni che gli sono state fissate dal proletariato, che sono vantaggiose per il proletariato””. (Lenin, XXXIII, 282, 316-317) (pag 158)”,”LENS-129″
“BALIBAR Etienne”,”La paura delle masse. Politica di filosofia prima e dopo Marx.”,”BALIBAR Etienne (1942) insegna filosofia alla Sorbona. E’ stato allievo e collaboratore di Louis ALTHUSSER, con il quale ha scritto Leggere il Capitale. Ha scritto con Immanuel WALLERSTEIN ‘Razza nazione classe’ (1991). Ha pubblicato libri anche in Italia tra cui ‘La filosofia di Marx’ (1994) e ‘Spinoza e la politica’ (1996). Contiene il capitolo: ‘Un giacobino chiamato Marx?’ (Marx e la rivoluzione francese) (pag 89-94) Il motto repubblicano: liberté, égalité, fraternité. “”Fratellanza, prima di tutto: è la questione degli anni 1840 e 1850, quando Marx, giovane filosofo, giovane rivoluzionario, assume la guida della Lega dei Giusti, divenuta Lega dei comunisti, e le impone di cambiare la sua parola d’ ordine, passando da “”Tutti gli uomini sono fratelli”” a “”Proletari di tutti i paesi unitevi!””. Poi, Libertà: è la questione degli anni 1860, gli anni dell’ “”economia””, quando l’ autore del Capitale smonta il meccanismo di sfruttamento fondato sul libero contratto tra imprenditore e salariato e scrive questa frase vendicatrice: “”La sfera della circolazione, ossia dello scambio di merci, entro i cui limiti si muovono la compera e la vendita della forza-lavoro, era in realtà un vero Eden dei diritti innati dell’ uomo. Quivi regnano soltanto Libertà, Uguaglianza, Proprietà e Bentham””. Uguaglianza infine: forse il punto più delicato, perché avvia la definizione del comunismo, dunque il “”senso della storia””. E’ la questione degli anni 1870, dopo la Comune di Parigi (che prendeva essa stessa il nome dal suo prototipo del 1793), quando Marx, “”maître à penser”” del socialismo internazionale, si confronta con le ideologie dei partiti socialdemocratici: uguaglianza dei diritti, uguaglianza dei compiti, uguaglianza dei bisogni, qual è il principio che fa uscire dall’ ordine borghese?””. (pag 90) “”Basterebbe notare (…) che lo stesso testo, quando comincia a definire le “”fasi”” successive della “”società comunista””, ha fatto ricorso a due formule di origine immemorabile (Aristotele, l’ Apocalisse), ma prese immediatamente in prestito dal socialismo utopistico e pervenutegli dai dibattiti e dai conflitti della Rivoluzione francese; sono entrambe delle interpretazioni del principio di eguaglianza: “”A uguale lavoro uguale salario”” e “”Da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni””. Assumendosi come sempre il rischio di spiegare le cose, e dunque di andar fuori le righe, Engels nell’ Antidühring (1878) opponeva la rivendicazione proletaria dello stesso nome: prendendo la prima in parola, rivolgendo contro i capitalisti il loro stesso linguaggio, “”l’ effettivo contenuto della rivendicazione proletaria dell’ uguaglianza è la rivendicazione della soppressione delle classi. Ogni rivendicazione di eguaglianza che esce da questi limiti va necessariamente a finire nell’ assurdo.”” (pag 92-93)”,”TEOC-309″
“BALIBAR Etienne, a cura di Anna SIMONE e Beppe FOGLIO”,”Noi cittadini d’Europa? Le frontiere, lo Stato, il Popolo.”,”Etienne Balibar è professore emerito all’Università di Paris X e insegna all’Università di California a Irvine. É autore di numerosi libri nel campo della filosofia e delle scienze sociali. Per i nostri tipi ha pubblicato: Le frontiere della democrazia, Spinoza e la politica, Per Althusser, La filosofia di Marx, L’Europa, L’America, la guerra.”,”EURx-041-FL”
“BALIBAR Etienne WALLERSTEIN Immanuel”,”Razza nazione classe. Le identità ambigue.”,”Etienne Balibar (1942) è professore emerito all’Università di Paris X e insegna all’Università di California a Irvine. É autore di numerosi libri nel campo della filosofia e delle scienze sociali. Per i nostri tipi ha pubblicato: Le frontiere della democrazia, Spinoza e la politica, Per Althusser, La filosofia di Marx, L’Europa, L’America, la guerra. Immanuel Wallerstein (1930) insegna sociologia presso la State University di New York a Binghamton, dove dirige il fernand Braudel Center. Già noto studioso dei processi di decolonizzazione dei paesi africani, lavora da anni a un’ampia ricostruzione del capitalismo mondiale dal titolo Il sistema mondiale dell’economia moderna, del quale tre volumi sono apparsi in Italia. Inoltre è stato pubblicato Il capitalismo storico. Contiene: Immanuel Wallerstein, ‘Marx e la storia: percorsi utili e inutili’ (pag 165-176)”,”TEOS-092-FL”
“BALIBAR Etienne MACHEREY Pierre”,”Lingua nazionale e lotte di classe nella Rivoluzione francese.”,”Si tratta della presentazione del libro di Renée Balibar e Dominique Laporte, ‘Le français national’ che studia il processo per cui il francese viene a strutturarsi come lingua nazionale all’opera della rivoluzione democratica borghese del 1789. A partire dalla metà del secolo XVIII (l’epoca dei “”lumi””!), si ha la percezione che si entri, al contrario, in un lungo periodo di ‘descolarizzazione di massa’, che assume questo carattere rispetto alle tendenze precedenti, e il cui carattere “”reazionario”” in tal senso può spiegare in parte le rivendicazioni popolari in materia di istruzione sotto la Rivoluzione. Il progresso dei “”lumi”” nelle classi dominanti vuol dire, per il popolo, o meglio per la “”plebaglia””, il progresso nell’analfabetismo”” (10). Il fatto è che una tale descolarizzazione non si trova compensata da alcuna forma di istruzione professionale o familiare. Quale è la causa di ciò? Essa è, tendenzialmente, l’estensione del ‘lavoro dei fanciulli’, caratteristica fondamentale del passaggio dalla manifattura alla grande industria, e delle prime tappe della “”rivoluzione industriale”” capitalistica, ma anche necessità permanente nella famiglia contadina che è la sede del lavoro manifatturiero “”a domicilio”” (11). I figli del popolo non possono e non devono andare a scuola, perché devono andare in fabbrica, in officina. E’ per questo che non c’è scuola “”primaria”””” (pag 112-113) [(10) Questo fenomeno è testimoniato dai rari storici del problema, e meriterebbe di essere approfondito, se possibile. Cfr. Philip Ariès, ‘L’enfant et la vie familiale sous l’Ancien Régime’, Paris, Plon, 1960, e si confrontino le sue conclusioni con le tabelle statistiche di Leroy-Ladurie, ‘Les paysans du Languedoc’, Paris, Flammarion, che mostrano la regressione dell’analfabetismo nelle campagne fino ai secoli XVI e XVII; (11) Su questo punto, cfr. K. Marx, Il capitale, Libro I, sezioni III e IV, e Jürgen Kuczinski, ‘Les origines de la classe ouvriere’, Paris, Hachette, 1967]”,”FRAR-003-FB”
“BALIBAR Etienne; MONTANARI Marcello; DETLEV Albers”,”Marx, Engels e il partito rivoluzionario (Balibar); La riforma leniniana del partito socialdemocratico (Montanari); Socialdemocrazia di sinistra ed eurocomunismo: la tradizione dell’ austromarxismo (Detlev).”,”””(…) l’elemento di materialismo irriducibile che muove l’evoluzione teorica di Marx e la sua progressiva rottura con tutta l’ideologia borghese. Questa impossibilità, Marx la legge anzitutto nello ‘scarto’ tra l’ideologia illuministica e la storia reale della Rivoluzione francese, da essa ispirata, poi nello scarto tra il socialismo utopistico e la lotta di classe operaia. L’aveva scritto già nel 1843: la politica non è educazione né propaganda («non affronteremo il mondo in modo dottrinario, con un principio nuovo: qui è la verità, qui inginocchiati!» (2)), ma è lotta materiale («occorre sostituire l’arma della critica con la critica delle armi» (3)) (2) Lettera a Ruge, settembre 1843, in K. Marx-F. Engels, Opere complete, III, Roma, Editori Riuniti, 1976, p. 156; (3) Per la critica della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione, in Opere complete, p. 197″” (pag 105, Balibar) “”Ciò significava anche – e certo le condizioni storiche lo spiegano in gra parte – che Marx ed Engels credevano di poter risolvere le contraddizioni ideologiche interne al partito distinguendo formalmente ‘due centri’, l’uno «politico» e l’altro «teorico», e mettendoli in contatto attraverso rapporti personali. («La gente si immagina che noi dirigiamo tutto di qui a bacchetta, mentre Lei sa quanto me che noi non ci siamo mai menomamente immischiati nelle questioni interne di partito, e se lo abbiamo fatto è stato solo per correggere, possibilmente, errori che a nostro modo di vedere si erano commessi e per giunta ‘soltanto in campo teorico’» (7)”” (pag 114, Balibar) (7) Lettera di Engels a Bebel del 18-28 marzo 1875, in K. Marx F. Engels, Opere scelte, pp. 984-985, corsivo di Engels”,”PARx-001-FB”
“BALIBAR Etienne”,”La paura delle masse. Politica e filosofia prima e dopo Marx.”,”Etienne Balibar (1942) è professore emerito all’Università di Paris X e insegna all’Università di California a Irvine. É autore di numerosi libri nel campo della filosofia e delle scienze sociali. É stato allievo e collaboratore di Louis Althusser, con il quale ha scritto Leggere il Capitale.”,”TEOS-118-FL”
“BALINKY Alexander”,”A economia de Marx: Analise e critica.”,”BALINKY Alexander Opera dedicata dall’autore ai suoi ‘tre grandi maestri’ Donald Piatt, Joseph Schumpeter, Marx Gideonse”,”TEOC-638″
“BALL Alan M.”,”Russia’s Last Capitalists. The Nepmen, 1921-1929.”,”BALL Alan M. è Assistant Professor of History, Marquette University.”,”RIRO-225″
“BALL Philip”,”Molecules. A Very Short Introduction.”,”Philip Ball is a science writer and a consultant editor for Nature. Ackledgements, Preface, List of illustrations, Further reading, Notes, Index, A Very Short Introduction 101,”,”SCIx-196-FL”
“BALL Philip”,”The Elements. A Very Short Introduction.”,”Philip Ball is a science writer and a consultant editor for Nature. Preface, List of figures, Further reading, Notes, Index, A Very Short Introduction 104,”,”SCIx-197-FL”
“BALLADORE PALLIERI G.”,”Diritto internazionale pubblico.”,”Corte permanente di giustizia internazionale. “”(…) La volontà diretta a riconoscere valore alle norme che presiedono al funzionamento della Corte e in ispecie a quelle che sanciscono l’ obbligatorietà delle sue decisioni, è stata manifestata in modo esplicito dagli Stati che hanno ratificato lo Statuto della Corte, o vi hanno acceduto. Tale volontà sarebbe anche implicita nel semplice fatto di sottoporre una controversia determinata al giudizio della Corte (…). Ma nella pratica internazionale si è preferita anche in tale caso una esplicita dichiarazione di volontà, e quando uno Stato non membro della Società accetta per una singola controversia la giurisdizione della Corte, il Consiglio della Società gli richiede (con una procedura regolata dalla risoluzione del 17 maggio 1922) una preventiva dichiarazione di accettare la giurisdizione della Corte conformemente alle norme che ne regolano la attività. Anche quando alcuni Stati, come gli Stati Uniti di America nel 1929, dichiararono di voler ricorrere in modo permanente alla Corte come ad organi per la risoluzione delle loro controversie internazionali, una preventiva accettazione dello statuto venne reputata necessaria.”” (pag 303-304)”,”DIRx-010″
“BALLANTYNE Tony BURTON Antoinette”,”L’età degli imperi globali, 1870-1945.”,”Tony Ballantyne insegna Storia alla University of Otago. Antoinette Burton insegna Storia alla University of Illinois Urbana-Champaign Imperialismo ferroviario giapponese. “”Tuttavia, i collegamenti tra le nuove aspirazioni imperiali e la politica ferroviaria furono chiarissimi, se non proprio all’inizio del periodo Meiji, certamente dalla fine del secolo: al punto che, nel 1899, un giornalista di un settimanale di Tokyo poté osservare ‘en passant’: «Lo strumento migliore per estendere un territorio senza ricorrere alle truppe (…) è la politica ferroviaria» (35). L’affermarsi di una convizione del genere sull’efficienza dell’imperialismo ferroviario è istruttiva. Sulla scia dell’«apertura» forzosa dei porti del Giappone per opera dello squadrone navale di Perry e della diplomazia statunitense verso la fine degli anni Cinquanta del XIX secolo, il Giappone abbandonò la politica del ‘sakoku’ («paese chiuso») adottata dallo shogunato Edo. La flotta delle «navi nere» che il commodoro Matthew Perry guidò verso le coste nipponiche nel luglio del 1853 e nel febbraio del 1854 suscitò interesse e allarme nella classe dirigente del Paese. Le armi, le apparecchiature telegrafiche, il treno a vapore in piccola scala ma funzionante, la sezione circolare di rotaie come campionario dello stato dell’arte, ossia i «doni» recati da Perry all’imperatore, volevano essere, ovviamente, un’inequivocabile e impressionante dimostrazione delle capacità industriali occidentali e della potenza militare statunitense. Le autorità giapponesi, che avevano mostrato un permanente interesse per la medicina e la tecnologia occidentali, studiarono attentamente questi omaggi; i tecnici e i militari discussero del loro valore e realizzarono degli schizzi particolareggiati del funzionamento di una Colt e di una carabine in dotazione alla cavalleria (14). Subito dopo la prima visita di Perry una schiera di burocrati, signori della guerra e studiosi di vari aspetti della politica esplorarono possibilità e conseguenze dei «doni» del commodoro. Furono elaborati numerosi progetti per la creazione di un istituto preposto al coordinamento dello studio delle nuove tecnologie industriali e militari il Bansho Shirabesho (“”Ufficio per lo studio dei libri barbarici””). Il compito di questo istituto di cultura era duplice: valutare la potenza militare, il grado di sviluppo tecnologico e le intenzioni strategiche dei rivali del Giappone; tradurre libri dedicati al «bombardamento», alle «fortificazioni», alla «cantieristica navale», ai «macchinari», ai «prodotti». Con la creazione del Bansho Shirabesho si avviò una riorganizzazione sostanziale della produzione scientifica giapponese e si mutarono radicalmente le relazioni del Giappone con il mondo esterno. Tentativi di sviluppare nuove forme di conoscenza si moltiplicarono soprattutto dopo la restaurazione Meiji del 1868, che accentrò le strutture di governo e rese possibile la creazione di un patrimonio scientifico nazionale favorita e diretta dallo Stato. Lo sviluppo di nuovi sistemi di comunicazione e di trasporto fu un aspetto fondamentale dei tentativi dello Stato Meiji di creare «un Paese ricco e un esercito forte»”” (pag 74-76)”,”RAIx-394″
“BALLARDINI Achille”,”Il risparmio attraverso i secoli. Le Casse di Risparmio ordinarie in Italia.”,”Appendice: – Testo unico delle leggi sulle Casse di Risparmio e sui Monti di Pietà di 1^ categoria. – Statuto dell’ Associazione fra le Casse di Risparmio italiane con le modificazioni deliberate dal III Congresso delle Casse tenuto in Trieste il 22-23 maggio 1922. – Statuto dell’ Istituto di Credito delle Casse di Risparmio italiane. – Statuto dell’ Istituto Internazionale del Risparmio (sede in Milano).”,”E1-BAIT-001″
“BALLARINI Franco”,”Dal liberalismo al corporativismo.”,”‘Dopo il 1922, e principalmente dopo il discorso di Pesaro, cominciò la grandiosa opera di difesa della lira e della sua rivalutazione sino al punto che poi con la legge di stabilizzazione del 20 dicembre 1927 fu ritenuto più confacente all’interesse pubblico. Opera grandiosa e benefica. Essa produsse naturalmente effetti di contrazione dei prezzi, non solo delle cose necessarie alla vita, ma anche dei valori dei terreni, delle case, delle azioni rappresentative delle industrie. Una azione, invece di valere 200 lire, ribassò a 150 od a 100 lire; il che in sostanza non mutò nulla alla realtà, perché tanto valgono 100 lire di adesso come le 200 lire di ieri quando ogni lira nuova attuale, invece di scambiarsi nel rapporto di 6 a 1 contro una lira antica, si scambia nel rapporto di 3 a 1. Ma, frattanto, molti furono i bilanci di banche e di grosse società anonime i quali non poterono più bilanciarsi. Una banca la quale aveva in portafoglio titoli o partecipazioni per 1000 milioni di lire (all’attivo del bilancio) bilanciava con tale attività depositi o conti correnti per 1000 milioni. Quando per effetto benefico della stabilizzazione, i titoli si ridussero all’attivo di valore a 700 od a 500 milioni, al passivo la cifra dei debiti rimase fissa in 1000 milioni. Nacque un deficit, intorno alla cui natura si poté discutere. In certi casi, la colpa della perdita era evidentemente dei dirigenti di banche e società, i quali avevano commesso l’errore di volersi estendere troppo, di voler dominare sull’industria o su aziende connesse. La stabilizzazione, fra gli altri risultati benefici, produsse quello di risvegliare banchieri ed industriali da un sogno troppo roseo, al quale si erano venuti abbandonando da qualche tempo; il sogno di un mondo sempre in ascesa, con guadagni facili, in cui fosse comodo speculare emettendo e vendendo, comprando e vendendo titoli, esercitando industrie non tanto per produrre merci quanto per immaginare espedienti per moltiplicare, con catene fra aziende e aziende, i titoli rappresentativi delle aziende medesime e farne lucroso commercio. Vennero i tempi duri ed il castello di carta crollò. Sarebbe assurdo pretendere che lo Stato abbia ad indennizzare tutte le perdite dovute ad ingordigia, insipienza, animo speculativo’ (pag 119-120)”,”ITAE-374″
“BALLARINO Gabriele COBALTI Antonio”,”Mobilità sociale.”,”Gabriele Ballarino insegna Sociologia economica presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Milano. Tra le sue pubblicazioni: Cogestione, conflitto, cooperazione. Antonio Cobalti insegna Sociologia dell’educazione presso la Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento. Tra le sue pubblicazioni: con A. Schizzerotto, La mobilità sociale in Italia e, sempre per i tipi della Carocci Lo studio della mobilità.”,”TEOS-033-FL”
“BALLERINI Luigi VANGELISTI Paul a cura, scritti di BLASER Robin BROMIGE David CHERKOVSKI Neeli CLARK Jeff COLE Norma CONOLEY Gillian DUNCAN Robert HASS Robert HEJINIAN Lyn HILLMAN Brenda JOHNSON Ronald KAUFMAN Bob KYGER Joanne LAMANTIA Philip MELTZER David MORIARTY Laura OPPEN George REED Ishmael RICE Stan SCALAPINO Leslie SCHEVILL James SHURIN Aaron SILLIMAN Ron SNYDER Gary SPICER Jack STANLEY George WELCH Lew WHALEN Philip”,”Nuova poesia americana. San Francisco.”,”É questo il secondo volume di una serie dedicata alla poesia contemporanea degli Stati Uniti. Dall’introduzione ‘Per guadagnarsi da vivere con la poesia bisogna prima di tutto ridurre le spese’.”,”USAS-008-FL”
“BALLESTEROS GAIBROIS Manuel AMADEL BASSETTI Bruna CABRERO FERNANDEZ Leoncio CHIARENO Ernesto OCCHINO Rosario SARPA Maria Paola, redazione degli atti; Ernesto LUNARDI presidente del comitato direttivo del Convegno; interventi di Gaetano FERRO Ernesto LUNARDI Raymond Marcus Norero VICENTE Pietro SCOTTI Francesco SURDICH Emilio BIAGINI Silvia CARBONE Silvana ZANOVELLO Ramon R. QUERALTO Alexander RANDA Raquel THIERCELIN-MEMIAS Andrzej WIERCINSKI Manfred KOSSOK e altri”,”Primo convegno internazionale di studi americanistici. Genova-Rapallo, 10-14 novembre 1974. Atti. Organizzato dall’ Associazione Italiana di Studi Americanistici.”,”Tra i relatori c’era Gabriella AIRALDI”,”AMLx-109″
“BALLET René BRISARD Pierre CORNIL Etienne EVANGELISTI Athos FRÈ Camillo FRYDMAN Luciano NAVIRE Ennio POLI Gabriella, testi di; collaborazione di Giancarlo CASTAGNA Danilo FERRERO Emilia FOCACCIA Filippo GRILLO Adriana JEZZI Eleonora MIONTTO Paolo MINUCCI Noris MORANO Saverio PANSA Marisa REGGE; per l’indagine su Torino raccolta di scritti di Roberto BELLATO Ferruccio BERNABO’ Marziano BERNARDI Carlo CASALEGNO Egisto CORRADI Rinaldo DE-BENEDETTI Sergio DEVECCHI Luigi FIRPO Domenico GARBARINO Guido PIOVENE André SIEGFRIED”,”Le capitali dell’auto nel mondo. [Göteborg – Detroit – Wolfsburg – Togliattigrad – Billancourt – Coventry – Cowley – Barcellona – Brasilia – Toyota City – Varsavia – Bielsko Biala – Torino.”,”La storia di Wolfsburg durante il nazismo. (pag 51-57)”,”ECOS-001-FGB”
“BALLETTA Francesco a cura; saggi di Antonella BORRIELLO Francesco BALLETTA Maria Carmela SCHISANI Giuseppe DELLA TORRE Domenicantonio FAUSTO”,”Epicarmo Corbino. Il pensiero dei padri costituenti.”,”Epicarmo Corbino (1890-1984) è stato uno dei maggiori economisti italiani “”Separato il settore industriale da quello armatoriale, Corbino criticava anche tutti gli aiuti e i premi che il governo dava agli armatori, i quali incassavano i compensi, ma continuavano a utilizzare navi che definiva “”vecchie carcasse””. Ciò significava attuare un “”doppio delitto – egli scriveva – perché si imponeva al paese un salasso annuale di varie decine di milioni, e nello stesso tempo gli si vietava di avere una marina pari ai nostri bisogni”” (Corbino, 1922, p. 53). In un altro articolo, che intitolò ‘La moda delle costruzioni navali’, Corbino criticò la corsa all’ampliamento o alla costruzione di nuovi cantieri, vedendo in essi i segni del progresso industriale dell’Italia. Egli invece vedeva, in tali costruzioni solo un grave pericolo per le industrie “”ed un nuovo serio attentato alla sana costituzione delle forze e delle attività economiche del paese”” (Corbino, 1922, p. 54). La ragione della corsa alle costruzioni derivava dalla diffusa convinzione che, con la fine della guerra e la ripresa degli scambi commerciali, sarebbe cresciuta la richiesta di accrescere la disponibilità di navi. Egli rilevava che, secondo le statistiche, durante la guerra, era stata raggiunta una potenzialità di costruzioni tali, che, dopo la guerra, in tutto il mondo, si sarebbe subito soddisfatta la domanda di navi. Pertanto l’Italia si sarebbe trovata a dovere competere con le grandi potenze, senza riuscirvi, perché l’Italia era priva di materie prime necessarie a quelle costruzioni, con i costi più elevati di quelle estere (Corbino, 1922, pp. 55-56) “”sicché non è difficile profezia – scriveva Corbino – quella che afferma che dopo appena qualche anno dal termine della guerra, nel mondo mancheranno di pane se i raccolti non saranno buoni, di tante altre cose se la pace sociale sarà turbata, ma di una cosa sola ci sarà pletora, di cantieri navali. Ora, che queta pletora l’abbiano gli Stati Uniti e l’Inghilterra a noi importa ben poco; è un problema che riguarda quei paesi i quali, d’altra parte, per l’abbondanza del ferro e del carbone, possono sempre lavorare a costi più bassi degli altri. Ma che la si debba avere anche in Italia, proprio quando più sensibile sarà la deficienza di capitali e maggiore il bisogno di attività economiche veramente redditizie, è cosa che non può lasciarci indifferenti”” (Corbino, 1922, pp. 56-57)”” (pag 68-69)”,”ITAE-315″
“BALLHAUSE Walter BECHER Johannes R.”,”Überflüssige Menschen. Fotografien und gedichte aus der Zeit der großen Krise. [Persone superflue. Fotografie e poesie dal tempo della grande crisi]”,”Walter Ballhause, 1911 in Hamein als Sohn eines Schuhmachers und einer Lederstepperin geboren, begam 1930 als junger Arbeitsloser zu fotografieren. Walter Ballhause, nato a Hameln nel 1911 come figlio di un calzolaio e di un quilter in pelle, iniziò a fotografare nel 1930 da giovane disoccupato. Johannes R. Becher, 1891 in München als Sohn eines Amtsrichters und späteren Oberlandesgerichts präsidenten geboren. Johannes R. Becher, nato a Monaco nel 1891, figlio di un giudice distrettuale e poi presidente del Tribunale regionale superiore.”,”FOTO-004-FL”
“BALLINI Pier Luigi RIDOLFI Maurizio, a cura; saggi di Pier Luigi BALLINI Maurizio RIDOLFI Emma MANA Serge NOIRET Enzo FIMIANI Stefano CAVAZZA Francesca ANANIA Fabrice D’ALMEIDA”,”Storia delle campagne elettorali in Italia.”,”Pier Luigi Ballini è docente di storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Firenze. Maurizio Ridolfi insegna Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università della Tuscia (Viterbo), dove presiede il Centro Studi per la Storia dell’Europa Mediterranea.”,”ITAP-242″
“BALLONE Adriano DELLAVALLE Claudio GRANDINETTI Mario”,”Il tempo della lotta e dell’ organizzazione. Linee di storia della Camera del Lavoro di Torino.”,”Il volume è uscito in occasione del centenario della Camera del Lavoro di Torino 1891-1991. Adriano BALLONE si occupa di storia sociale e del movimento operaio. E’ autore di ‘Uomini fabbrica e potere. Storia dell’ associazione nazionale perseguitati e licenziati per rappresaglia politica e sindacale’ (ANGELI. 1987). Claudio DELLAVALLE docente di storia dei movimenti sindacali presso l’ Università di Torino si è occupato di storia della Resistenza della storia della seconda guerra mondiale e di storia del movimento operaio. Mario GRANDINETTI docente di lettere negli istituti tecnici, collaboratore del Centro studi sul giornalismo ‘G. Pestelli’, si è occupato di storia dei quotidiani (‘I quotidiani di Torino dalla caduta del fascismo al 1948’ (Centro Studi Piemontesi, 1986) e di storia del movimento operaio.”,”MITT-059″
“BALLONE Adriano”,”Uomini, fabbrica e potere. Storia dell’Associazione nazionale perseguitati e licenziati per rappresaglia politica e sindacale.”,”BALLONE Adriano nato nel 1948, si è interessato alla storia del movimento operaio, di didattica della storia e di etologia. Ha pubblicato una ricerca sul militante comunista torinese in ‘ I muscoli della storia’ (a cura di A. Agosti). Il saggio si è avvalso di una documentazione inedita e orignale (autobiografie operaie, materiale sindacale ecc.).”,”MITT-347″
“BALLONI Silvio GUARNASCHELLI Alda NOMELLINI Eleonora Barbara”,”Nomellini a Genova. Ricerca pittorica e passione politica: dagli ulivi e gli scogli di Albaro al carcere di Sant’Andrea.”,”””Nomellini dunque avverte profonda simpatia per l’internazionalismo socialista, poiché vi riconosce un movimento politico che vuole colorare di idealità e sentimento le istituzioni, rendendole finalmente democratiche e tolleranti, ed è per questo che inizia a frequentare i circoli operai del capoluogo ligure, stringendo amicizia in particolare con Luigi Galleani, storico esponente del movimento anarchico, nonché raffinato uomo di cultura, la cui formazione universitaria e i numerosi viaggi all’estero avevano aggiornato sulle correnti più attuali del pensiero politico europeo, molto spesso legate a doppio filo alle esperienze artistiche della modernità. Questa apertura cosmopolita di Galleani è certo all’origine delle conversazioni sul ruolo della pittura nella società contemporanea intrattenute con Nomellni, che condurranno quest’ultimo all’incriminazione per “”sovversione anarchica””. (pag 34-35)”,”ANAx-373″
“BALOGH Thomas”,”Una società di ineguali. Saggi sullo squilibrio e gli scambi internazionali. (Tit.orig.: Unequal Partners)”,”L’ edizione italiana di quest’ opera è stata realizzata per consiglio di Raniero PANZIERI e Sergio STEVE Svalutazione monetaria e riequilibrio economico. “”Il recente articolo di Polak sulla svalutazione rappresenta un ulteriore importante passo verso l’ accettazione della tesi sostenuta coerentemente dai critici di Bretton Woods. Egli sostiene, ed in modo convincente, che anche se assumiamo una perfetta eguaglianza fra i paesi in termini di reddito nazionale e di commercio estero, la svalutazione operata da un paese per superare uno squilibrio nella sua bilancia dei pagamenti può, anzi non è improbabile che debba – provocare un equivalente o maggiore squilibrio nella bilancia commerciale di uno o più altri paesi.Se lasciamo cadere l’ ipotesi della eguaglianza e prendiamo in considerazione non solo le disparità di dimensioni dei paesi e del loro commercio estero, ma anche la natura altamente concentrata di questo commercio a causa delle particolarità del sistema tariffario, la sua conclusione sembra assolutamente incontestabile.”” (pag 127) La grande crisi del 1929 e le sue conseguenze. Salari, disoccupazione e dazi doganali. Un problema di trasferimento. (pag 239)”,”ECOI-194″
“BALSAMINI Luigi”,”Gli Arditi del Popolo. Dalla guerra alla difesa del popolo contro le violenze fasciste.”,”BALSAMINI Luigi è nato ad Urbino il 9 dicembre 1967. Si è laureato nel 2000 in storia contemporanea all’ Università degli Studi di Bologna con una tesi su Gli Arditi del Popolo. Fondato dal tenente Argo SECONDARI, un ex-combattente di tendenza anarchica della prima guerra mondiale, a partire dal mese di giugno del 1921 gli AdP divennero in breve tempo una forte organizzazione nazionale in grado di contrapporsi alle camicie nere. Ne facevano parte anarchici, socialisti, comunisti e repubblicani. Memorabili scontri si ebbero a Sarzana, Viterbo, Parma dove gli squadristi furono respinti (le squadracce erano comandate da Italo BALBO). Arditi del popolo, PCdI, Bordiga e fascismo. “”Negli stessi giorni in cui si andavano organizzando le squadre comuniste, quasi a giustificare l’ inequivocabile indirizzo settario che veniva loro imposto dalla direzione, “”Il Comunista”” pubblica una lunga disquisizione firmata da Bordiga, volta a sottolineare come recita lo stesso titolo: il valore dell’ isolamento. Innanzitutto Bordiga sgombra il campo dalle eventuali paure di un colpo di stato da parte delle forze reazionarie: “”non crediamo alla possibilità di un colpo di stato di destra, della rivoluzione a rovescio; che ci regali un regime peggiore di quello monarchico e parlamentare che godiamo. Questo ridicolo spauracchio è stato troppe volte agitato da demagoghi di tutti i colori, perché si possa prenderlo sul serio.”” La lotta contro il fascismo non ha quindi, per Bordiga, nulla di eccezionale, nulla che possa esigere, per combatterla, dei compromessi da parte dei comunisti con proletari di altre tendenze politiche””. (pag 155-156)”,”ITAD-075″
“BALSAMINI Luigi”,”Una biblioteca tra storia e memoria. La “”Franco Serantini””, 1979-2005.”,”BALSAMINI Luigi (Urbino, 1977) si è laureato nel 2001 in storia contemporanea presso l’Università di Bologna e nel 2006 in Biblioteconomia presso l’Università di Urbino. Nell’elenco donatori c’è anche il nome di Luigi Pisani”,”ARCx-040″
“BALSAMINI Luigi”,”Fragili carte. Il movimento anarchico nelle biblioteche, archivi e centri di documentazione.”,”””Poiché le nostre conoscenze sono in sé banali, esse non possono avvantaggiare se non gli spiriti che non lo sono”” (Raoul Vaneigem) (in apertura) Cervetto citato in nota (biografia su) nota 51 introduzione”,”ANAx-361″
“BALSAMINI Luigi SACCHETTI Giorgio a cura; contributi di contributi di: Tiziano ANTONELLI Tommaso AVERSA Luigi BALSAMINI Mariella BERNARDINI Franco BERTOLUCCI E. C. Antonio CARDELLA Tiziana CASATI COMIDAD Giordano COTICHELLI Federico DENITTO Rino ERMINI Aurora FAILLA Ludovico FENECH Gianandrea FERRARI Francesco FRICCHE Giovanna GERVASIO CARBONARO Pippo GURRIERI Massimiliano ILARI Gianni LANDI Domenico LIGUORI Roberto MANFREDINI Maria MATTEO Alfredo MAZZUCCHELLI Jorio MEDICI Enrico MORONI Leonardo MUGGEO Patrizia NESTI Soledad NICOLAZZI Massimo ORTALLI Settimio PRETELLI Italino ROSSI Giorgio SACCHETTI Fausto SAGLIA Alfredo SALERNI Walter SIRI Cosimo SCARINZI Franco SCHIRONE Alfredo TARACCHINI ANTONAROS Cristina VALENTI Massimo VARENGO Claudio VENZA Maurizio ZICANU”,”Sentieri libertari. Storie e memorie sulla Federazione Anarchica Italiana (1945-2015). Atti del Convegno storico nel settantesimo della fondazione, Imola, 22 ottobre 2016.”,”Nel volume contributi di: Tiziano Antonelli, Tommaso Aversa, Luigi Balsamini, Mariella Bernardini, Franco Bertolucci, E. C., Antonio Cardella, Tiziana Casati, Comidad, Giordano Cotichelli, Federico Denitto, Rino Ermini, Aurora Failla, Ludovico Fenech, Gianandrea Ferrari, Francesco Fricche, Giovanna Gervasio Carbonaro, Pippo Gurrieri, Massimiliano Ilari, Gianni Landi, Domenico Liguori, Roberto Manfredini, Maria Matteo, Alfredo Mazzucchelli, Jorio Medici, Enrico Moroni, Leonardo Muggeo, Patrizia Nesti, Soledad Nicolazzi, Massimo Ortalli, Settimio Pretelli, Italino Rossi, Giorgio Sacchetti, Fausto Saglia, Alfredo Salerni, Walter Siri, Cosimo Scarinzi, Franco Schirone, Alfredo Taracchini Antonaros, Cristina Valenti, Massimo Varengo, Claudio Venza, Maurizio Zicanu. Nell’indice dei nomi citati Cervetto e Parodi, Marzocchi Contributo di Franco Bertolucci, ‘Un’esperienza «revisionista» comunista-libertaria: i GAAP (1949-1957)’ (pag 237-252)”,”ANAx-438″
“BALSAMINI Luigi”,”Gli Arditi del Popolo. Dalla guerra alla difesa del popolo contro le violenze fasciste.”,”BALSAMINI Luigi è nato ad Urbino il 9 dicembre 1967. Si è laureato nel 2000 in storia contemporanea all’ Università degli Studi di Bologna con una tesi su Gli Arditi del Popolo. Fondato dal tenente Argo Secondari, un ex-combattente di tendenza anarchica della prima guerra mondiale, a partire dal mese di giugno del 1921 gli AdP divennero in breve tempo una forte organizzazione nazionale in grado di contrapporsi alle camicie nere. Ne facevano parte anarchici, socialisti, comunisti e repubblicani. Memorabili scontri si ebbero a Sarzana, Viterbo, Parma dove gli squadristi furono respinti (le squadracce erano comandate da Italo Balbo). “”Gli Arditi del popolo diventano quindi il capro espiatorio cui ricorrono i fascisti per giustificare il loro rifiuto della pacificazione. La stampa nazionalista e fascista addita negli «arditi di Cagoja» i violatori della pace; sarebbero loro ad aggredire, a provocare tafferugli e bastonature, a scatenare gli scontri, se non addirittura, come a Fano, ad «imporre alle signorine di ballare con loro, e al maestro di piano di suonare ciò che a loro più gli piace». L’accusa è evidentemente strumentale, visto che lo squadrismo mai aveva conosciuto una tregua nella sua violenza antiproletaria e che i socialisti firmatari del patto nulla avevano a che vedere, con gli Arditi del Popolo”” (pag 245)”,”MITC-001-FC”
“BALSDON J.P.V.D.; saggi di P.A. BRUNT M.L. CLARKE M.W. FREDERIKSEN Colin HARDIE A.H.M. JONES F.H. LAWSON A.H. McDONALD I.A. RICHMOND A.N. SHERWIN-WHITE”,”I romani. Cultura e vita quotidiana nell’ antica Roma.”,”Saggi di P.A. BRUNT M.L. CLARKE M.W. FREDERIKSEN Colin HARDIE A.H.M. JONES F.H. LAWSON A.H. McDONALD I.A. RICHMOND A.N. SHERWIN-WHITE Roma campo di battaglia delle religioni (pag 247)”,”STAx-193″
“BALTRUSCH Ernst”,”Sparta.”,”BALTRUSCH Ernst insegna storia antica alla Freie Unviersität di Berlino. Ha scritto varie opere (v. 4° copertina). Atene e Sparta. “”La società civile antica era composta, come ogni altra società, in pari misura da donne e uomini; moglie e marito costituivano una famiglia, che a sua volta era alla base di un ‘oikos’, un nucleo economico domestico. La molteplicità degli oikos componeva la ‘polis’, la città-stato, che tuttavia comprendeva anche persone che non facevano parte di un oikos: stranieri residenti (meteci), nullatenenti, salariati, stranieri. (…) La scienza politica antica, che raggiunse il suo punto più alto con Aristotele, ha teorizzato e interiorizzato coerentemente questa evoluzione, che tendeva a svalutare il ruolo della donna, e ne ha tratto persino il principio di una superiorità fisica e morale dell’ uomo. Il presupposto dell’inferiorità femminile portava a sostenere che, tra i due sessi, era a quello maschile che la natura aveva dato la capacità di dominare; solo l’ uomo avrebbe potuto reggere l’ ‘oikos’ ed esercitare un’ attività politica. Al contrario il lavoro femminile doveva rimanere limitato ai servizi domestici e al ruolo materno; le donne inoltre, essendo considerate nel complesso di condizione inferiore, non dovevano sconfinare nella sfera direttiva o in quella politica. (…) A Sparta il rapporto fra i due sessi era assolutamente paritario e complemenare. Questa circostanza era inusuale per la Grecia, tanto da spingere molti osservatori antichi (e anche molti moderni) ad esercitare un malevolo sarcasmo sul fatto che le donne incarnassero il ‘kosmos’ di Spara nella medesima misura degli uomini””. (pag 75-76-77)”,”STAx-170″
“BALZAC Honoré de”,”Onorina.”,”BALZAC è il padre del romanzo realistico.”,”VARx-365″
“BALZAC Honoré de, a cura di Carmine DE LUCA”,”I giornalisti. Monografia della stampa pagina.”,”Nel 1843 Balzac dava alle stampe il pamphet dedicato al giornalismo parigino 5 varietà di piccoli giornalisti: il bravo, il buffone, il pescatore, l’anonimo, il guerrigliero (pag 134) Il pamphlet. “”Chi dice pamphlet dice Opposizione. Non si sono ancora saputi scrivere in Francia dei pamphlet a favore del potere. Il pamphlet ha dunque solo due facce: è radicale o monarchico. L’Opposizione all’acqua di rose dei giornali dinastici non permette loro di fabbricare il meglio dei pamphlet. Il vero pamphlet è un’opera del più alto talento, quando nonè addirittura l’urlo del genio. L”Uomo dai quaranti scudi’, uno dei capolavori di Voltaire, e ‘Candide’, sono due pamphlet. Il pamphlet deve diventare popolare. E’ la sua ragion d’essere: perché la critica fa fuoco come un moschetto e uccide o ferisce un abuso, una questione politica o un governo. Il panflettista è raro. Egli deve, d’altronde, essere stimolato dalle circostanze. Ma allora diventa più potente di un giornale. Il pamphlet esige una scienza reale messa in forma piacevole, richede una penna impeccabile, perché deve essere senza errori. La sua fraseologia deve essere breve, incisiva, calda e ricca di immagini, quattro facoltà che denotano genio”” (pag 80)”,”EDIx-135″
“BALZAC Honoré de”,”Il medico di campagna.”,” Balzac sui mutati costumi della Francia. L’individualismo e gli interessi materiali. “”Il bene sparso stando al buio non abbaglia nessuno. Non abbiamo la preziosa virtù civica dei grandi uomini.del passato i quali, dopo aver servito la patria, rientravano nelle ultime file non appena deposta l’insegna del comando. La malattia del nostro tempo è il voler ritenersi superiori sempre e dappertutto: ci sono più santi che nicchie; tutto qui. Insieme con la monarchia abbiamo perduto l”onore’; con la religione dei nostri padri, la ‘virtù cristiana’; coi vari arrangiamenti di governo, il ‘patriottismo’. Questi principi vivono solo in parte anzichè essere linfa nelle masse: e vivono perché le idee non muoiono mai. Oggi, per puntellare la società, non s’è trovato che l”egoismo’. E tutti credono in questo nuovo idolo. L’avvenire è l’uomo; non ci è concesso di vedere oltre. Colui che ci potrà salvare dal naufragio verso cui siamo un po’ tutti avviati, avrà per risorsa l’individualismo, non ne dubito; ma nell’attesa della rigenerazione, che ci rimane da fare se non vivere nel secolo degli interessi materiali, ossia del positivismo? Tale parola regna oggi sul mondo. Siamo cifre, ecco; e non si è considerati per ciò che si vale, bensì per quel che siamo all’apparenza. L’uomo energico in abito di lavoro non raccoglie che sguardi di commiserazione. Questo “”spirito”” prevale anche al governo. Il ministro fa avere al massimo una misera medaglia al marinaio che rischiando la vita porta in salvo una dozzina di persone, ma insignisce quella croce della Legion d’Onore il deputato che gli vende il voto. Sventura al paese che si regge su basi cosiffatte. Le nazioni, come gli individui, debbono ispirarsi alle grandi idee. Da esse un popolo si avvia alle forti persuasioni. E invece di idee qui non ci sono che interessi”” (pag 58-59)”,”VARx-499″
“BALZAC Honoré de”,”Il curato di Tours.”,”””Cinquantun anni di vita: ventuno di ininterrotta febbre letteraria, durante i quali pubblicò duemila pagine all’anno, novantasei romanzi che, suddivisi in differenti serie, chiamò complessivamente ‘Commedia umana’. Ecco i principali titoli: “”Scene della vita privata”” (…); “”Scene della vita di provincia”” (…); “”Scene della vita parigina”” (…); “”Scene delal vita militare”” (…); “”Scene della vita di campagna”” (…). E, oltre alla ‘Commedia Umana’, scrisse studi filosofici, alcune commedie, una serie di racconti rabelaisiani, ecc. Questo breve romanzo del Balzac, ‘Il curato di Tours’ (Le curé de Tours), è il secondo della serie dei “”Celibi””, nelle “”Scene della vita provinciale”” della ‘Commedia umana’; e porta la data del 1832. (…) E’ un romanzo di singolare penetrazione psicologica (…) un quadro fedele del costume politico e religioso inoterno al 1826-28, e dell’influenza esercitata dalla congregazione: “”Quest’associazione segreta””, scrive “”comandava tutti gli ingranaggi del governo, s’infiltrava in tutti gli strati sociali. Sotto colore di pietà, i suoi fidi esercitavano un dispotismo ostile su tutti i funzionari sostetti di liberalismo. Per lo meno, era tale l’opinione corrente”””” (nota di P.B.) (pag 5-6-7)”,”VARx-500″
“BALZAC Honoré de, saggio introduttivo di Mariolina BONGIOVANNI BERTINI”,”Poetica del romanzo.”,”Balzac non è stato soltanto uno dei massimi romanzieri dell’Ottocento europeo; ha anche riflettuto per tutta la vita, dagli anni degli esordi sino alla morte, sullo statuto del romanzo, da lui definito ‘il solo genere creato dalla modernità’. Mariolina Bongiovanni Bertini è professore ordinario di Lingua e letteratura francese all’Università di Parma. Ha curato edizioni di varie opere di Marcel Proust e attualmente sta curando un’ampia scelta della Commedia umana di Balzac. Ha pubblicato Introduzione a Proust e Proust e la teoria del romanzo. Daniela Schenardi, dottoranda in Francesistica presso l’Università ‘La Sapienza’ di Roma, ha studiato i rapporti fra la Comédie Humaine di Balzac e l’opera di Byron e svolge attività di ricerca sulla poetica del romanzo nelle prefazioni balzachiane.”,”VARx-030-FL”
“BALZAC Honoré de”,”Papà Goriot.”,”Una sorta di “”Cristo della paternità”” ‘Papà Goriot’, capolavoro indiscusso della ‘Commedia Umana’ è soprattutto (ma non soltanto, come vedremo) la storia di un sentimento, l’amore paterno, vissuto sino alle estreme conseguenze. Il tema della paternità, sentito da Balzac molto intensamente, è presente in vari romanzi (…). Rozzo vermicellaio arricchitosi durante la Rivoluzione (siamo ora nel 1819), Goriot si è ritirato dagli affari e vive di rendita in una sordida pensione «familiare». La sua grande competenza in fatto di grani e di farine viene fuori a tratti in qualche gesto meccanico e incontrollato (le famose deformazioni professionali che tanto affascinavano Balzac), che sembra ancorarlo per un momento alla realtà, alla vita quotidiana. Perché Goriot, altrimenti, vive solo di riflesso, all’ombra delle sue due figlie, in attesa di un gesto, tormentandosi per la loro felicità. «Papà Goriot è come il cane dell’assassino che lecca la mano al padrone quando è lorda di sangue; non discute, non giudica, ama» commenta Balzac nella prefazione alla seconda edizione, quando già risponde alle accuse di immoralità rivoltegli da certa critica. Rimasto presto vedovo, Goriot ha trasferito sulle figlie tutta la sua capacità d’amare, tutti i modi d’amare anche. Di qui l’ambiguità, la morbosità del suo sentimento, che gli detta impulsi e reazioni quasi da innamorato (…). Già all’apparizione del romanzo si è parlato di Goriot come di un Re Lear, e il parallelo in effetti salta agli occhi, data anche l’esplicita ambizione di Balzac in questo periodo di riconnettersi, oltre che a Dante, appunto a Shakespeare. La prima edizione aveva anzi in epigrafe una citazione shakesperiana (almeno così egli affermava): «All is true. E’ tutto vero». La morte di Goriot è un pezzo sublime e apocalittico. Solo portandolo fino in fondo al suo destino, senza paura del ridicolo, Balzac è riuscito appunto a evitare di cadervi. La passione di questo padre è inumana, patologica, spaventosa: mai ridicola però. Nella morte, Goriot giunge infine all’intuizione terribile della verità: le figlie non lo amano, lo hanno sopportato sinché c’era denaro da spillare, sono crudeli ed egoiste, le sue care figlie sono dei mostri. Ma no, colpa sua che le ha abituate ad avere tutto; a ritenere tutto dovuto, tutto facile (…). Papà Goriot fa parte, nel vasto piano della ‘Commedia Umana’, delle «Scene di vita parigina». Balzac lo scrisse negli ultimi quattro mesi del ’34, lavorando, in novembre, fino a diciotto ore al giorno. Mentre stendeva per la prima volta i capitoli finali, correggeva anche furiosamente l’inizio sulle bozze, per rendere possibile la pubblicazione a puntate sulla «Revue de Paris». (…) Oggi, critici e lettori sono concordi nel riconoscere la complessità, lo strano fascino di questo romanzo. André Maurois, nella sua recentissima biografia che ha per titolo ‘Prometeo o la vita di Balzac’, stabilisce un rapporto suggestivo fra l’autore e il suo personaggio: «In tutta l’opera di Balzac si può rintracciare questo bisogno appassionato di vivere, per interposta persona, una vita più felice e più vasta…»”” [introduzione di E. Melon] (pag 6-11)”,”VARx-573″
“BALZAC Onorato, a cura di Alessandro PRAMPOLINI”,”Storia dei tredici. Scene della vita parigina. Ferragus capo dei divoranti – La duchessa di Langeais – La fanciulla dagli occhi d’oro.”,”Quest’opera “”dà un’idea abbastanza chiara del suo metodo e della sua tecnica, e anche della sua visione del mondo; della sua straordinaria facoltà di fondere i dati dell’osservazione con una fantasia quasi da veggente (che indusse Baudelaire a dare la famosa definizione di «Balzac visionario»; e del risultato miracoloso che Engels chiamava «il trionfo del realismo», per aver dato della propria epoca e delle forze sociali che la compongono un quadro lucido e preciso, anche ‘contro’ le proprie opinioni politiche”” (introduzione, pag 8) “”Esaminiamo per prima la categoria degli indigenti. L’operaio, il proletario, colui che per vivere deve muovere piedi e mani, lingua e schiena, braccia e dita; colui che dovrebbe economizzare le proprie forze vitali, non fa invece che logorarle, aggioga la moglie a qualche macchina, sfibra i figlioli inchiodando anch’essi a qualche meccanismo. Il datore di lavoro, quel certo filo secondario che dà la spinta iniziale a questo popolo il quale, con le mani sporche, modella al tornio e poi indora le porcellane, cuce abiti e indumenti, forgia il ferro, pialla il legno, lavora l’acciaio, rende duttili canapa e cotone, indora il bronzo, decora il cristallo, imita i fiori, ricama la lana, abbevera i cavalli, intreccia finimenti e galloni, incide il cuoio, dipinge vetture, pialla tronchi, vaporizza il cotone, soffia il vetro, intaglia i diamanti, pulisce i metalli, taglia in fogli il marmo, lima i ciottoli, colorisce, imbianca e annerisce qualsiasi cosa; ebbene, questa specie di sottocapo è venuto a promettere a questo mondo di sudore e volontà, di studio e pazienza, un salario eccessivo, sia in nome dei capricci cittadini, sia in nome di quel mostro che ha nome Speculazione. (…)”,”VARx-004-FV”
“BALZAC Honoré de”,”I piccoli borghesi.”,”””La fortuna dell’epiteto «piccolo borghese», diventato oggi ossessivo e logorato dall’uso, comincia certamente allora, sotto la «monarchia borghese» di Luigi Filippo (1830-48). E’ allora che s’afferma tra i borghesi la coscienza di essere una classe che ha vinto la sua battaglia, e insieme la necessità di stabilire delle distinzioni interne al proprio universo. E come se al senso del trionfo s’accompagnasse quello d’una decadenza già in atto, e una nostalgia di valori perduti. … finire [nota introduttiva di Italo Calvino] (pag III-IV)”,”VARx-132-FV”
“BALZANI Roberto”,”Aurelio Saffi e la crisi della Sinistra romantica (1882-1887).”,” Roberto BALZANI (Forlì 1961) laureato in scienze politiche a Firenze svolge attività di ricerca presso l’ Istituto Universitario Europeo di Fiesole. Ha curato un volume su Alberto MARIO assieme a Fulvio CONTI. Ha scritto un libro con Davide GIACALONE, una sintesi di storia della Federazione Giovanile Repubblicana. “”L’ idea di Municipio in Saffi è stata oggetto di vari studi, anche accurati: è forse il lato più noto del suo pensiero. La tesi prevalente è che Saffi dovesse gran parte della sua cultura autonomistica agli esempi americano e svizzero, che egli, in pagine memorabili, aveva minuziosamente descritto. Senza dubbio, a lui, come ad Alberto Mario, come a chi aveva vissuto l’ esilio in Gran Bretagna, il self-government dovette apparire una delle maggiori conquiste della società anglosassone e numerosi sono i casi in cui egli tentò di applicare, almeno in via teorica, alcuni aspetti di quel tipo di governo alla nostra cultura. Nonostante questo, però, Aurelio Saffi aveva troppo senso storico per fondare il proprio municipalismo su indagini ed analisi, per quanto brillanti, di politica comparata: era solo guardando alla storia d’ Italia, ai caratteri originali della nazione, che si sarebbe potuto definire un realistico progetto di “”repubblica delle autonomie””. Ed il precedente storico più prossimo era, per lui, uomo del Risorgimento, imbevuto di cultura romantica, che aveva letto Sismondi – come lo aveva letto Mazzini -, il Medioevo, l’ età dei liberi Comuni, il rifiorire della civiltà italiana sotto l’ egida di un sistema politico nuovo, alternativo al modello gerarchico e feudale. Esaminando i suoi scritti storici, dalle prime prove giovanili sulla “”vita morale”” dei Comuni italiani a ‘Delle rivoluzioni di Firenze nel Medio Evo e di Michele di Lando’, alle lezioni universitarie, questa ricerca puntigliosa di precisi elementi della tradizione che consentissero di rafforzare la sua interpretazione del Municipio, emerge con chiarezza””. (pag 76-77)”,”ITAB-206″
“BALZARRO Anna”,”Isole libere tra Francia e Italia. La resistenza nel Vercors e nell’alto Tortonese (1944-1945).”,”Anna Balzarro è dottore di ricerca in storia presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi e in Storia moderna e contemporanea presso l’Università di Cagliari. Ha pubblicato volumi e articoli sul periodo fascista e sulla Resistenza. Insegna all’American University di Roma.”,”ITAR-005-FSD”
“BALZERANI Barbara”,”Compagna luna.”,”Barbara Balzarani (Roma 1949-2024) di famiglia operaia aderisce dapprima al movimento studentesco romano e poi a Potere operaio. Dopo lo scioglimento di questo gruppo entre a far parte delle Brigate Rosse. Nel 1978 entra nella clandestinità fino all’arresto avvenuto nel 1985. Viene processata nel processo chiamato ‘Moro ter’. Condannata all’ergastolo,già laureata in filosofia, si laurea in antropologia in carcere. Successivamente viene inserita in un regime di “”lavoro esterno”” presso una cooperativa di informatica.”,”TEMx-002-FAP”
“BAMBIRRA Vania”,”Il capitalismo asservito dell’ America Latina. Per una teoria generale dell’ imperialismo.”,”BAMBIRRA è nata nel 1937 in Brasile dove si è laureata in sociologia e scienze politiche specializzandosi presso l’ Università di Brasilia.”,”AMLx-038″
“BAMFORTH Charles”,”Grape vs. Grain. A Historical, Technological, and Social Comparison of Wine and Beer.”,”C. Bamforth è Chair of the Depart;ment of Food, Science and Anheuser-Busch Endowed Professor of Malting and Brewing Sciences all’Università della California.”,”STOS-229″
“BANC Jean-Claude”,”Dictionnaire des maréchaux de Napoléon.”,”pag 63 BANC Jean-C. è animatore di varie associazioni storiche. E’ autore di articoli e conferenze su Napoleone e i generali della Rivoluzione e dell’Impero. Ha tolto dall’oblio il generale CHAMPIONNET e ha gettato una luce nuova sui 26 marescialli di Napoleone. BANC Jean-Claude, Vie et exploits du général Championnet. Editions Theles, 2004. Indice. Augereau, duc de Castiglione Bernadotte, prince de Pontecorvo, roi de Suède Berthier, prince de Wagram et de Neuchâtel Bessières, duc d’Istrie Davout, duc d’Auerstaedt et prince d’Eckmühl Gouvion-Saint-Cyr, comte de l’Empire Grouchy, comte de l’Empire Jourdan, comte Kellermann, duc de Valmy Lannes, duc de Montebello Lefebvre, duc de Dantzig Macdonald, duc de Tarente Marmont, duc de Raguse Masséna, duc de Rivoli et prince d’Essling Moncey, duc de Conegliano Mortier, duc de Trévise Murat, grand-duc de Berg et de Clèves, roi de Naples Ney, duc d’Elchingen, prince de la Moskova Oudinot, duc de Reggio Pérignon, comte de l’Empire Poniatowski, prince polonais Sérurier, comte de l’Empire Soult, duc de Dalmatie Suchet, duc d’Albufera Victor, duc de Bellune”,”FRQM-042″
“BANDELLO Matteo, a cura di Bruno CAGLI”,”Le novelle. Tomo IV. Opera integrale in sei tomi.”,”Matteo Bandello, umanista, ecclesiastico e diplomatico, nacque a Castelnuovo Scrivia (AL) nel 1485 e morì nel 1561 a Bazens nei pressi di Agen una cittadina del sud della Francia. Era nipote del priore del convento della Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano e dal 1494 al 1497 studiò come seminarista in quel convento dove ebbe modo di conoscere ed osservare Leonardo da Vinci mentre dipingeva L’ultima Cena. [vedi nota] Compiuti gli studi a Pavia, nel 1504 prese i voti nel convento dell’Ordine Domenicano a Genova, dal quale uscì nel 1526 per dedicarsi alla carriera diplomatica (senza abbandonare però l’abito monastico). Fu alla corte di Isabella d’Este a Mantova, dove si innamorò di una donna, rimasta sconosciuta, che cantò in versi col nome di Mencia, o Nencia ed al seguito di Francesco Gonzaga e Giovanni dalle Bande Nere in diverse guerre rinascimentali. Entrò poi al servizio di Ranuccio Farnese e dal 1528 di Cesare Fregoso, generale della Repubblica Veneta, passato poi nell’esercito del re di Francia Francesco I. Quando il Fregoso fu assassinato dagli Spagnoli nel 1541 per ordine di Carlo V, il Bandello si rifugiò, insieme alla vedova e ai figli dell’uomo d’armi, prima a Venezia e poi in Francia a Bazens,ospite di Francesco I. In questa località, il Bandello visse il resto della sua vita, come vescovo della diocesi della vicina città di Agen, nel dipartimento della Garonna,(1550-55) attendendo alla rielaborazione e pubblicazione delle sue Novelle e alla stesura di altre opere minori. Nacque nel 1485[1] a Castelnuovo Scrivia, «in provincia di Alessandria: in Piemonte»,[2] volendo egli sempre sottolineare essere lombarde le sue origini e la sua lingua. Non risulta che abbia avuto fratelli o sorelle, né è noto il nome di sua madre, della quale egli non parla mai. Il padre Giovan Francesco doveva essere un cortigiano degli Sforza, poiché Matteo scrive come, alla caduta di Ludovico il Moro nel 1499, egli fosse riparato a Roma sotto la protezione di Prospero e di Pompeo Colonna.[3] Nella sua biografia di Vincenzo Bandello, zio di Matteo, Leandro Alberti dichiara che egli non era di nobile famiglia,[4] mentre lo scrittore rivendica la nobiltà[5] dei suoi antenati (la famiglia Bandelli, di origine ostrogota), che sarebbe risalita all’anno 962, quando l’imperatore Ottone I avrebbe accordato loro il feudo di Castelnuovo, perduto però nel 1277 nelle lotte tra i Torriani e i Visconti.[6] Del resto, i Bandello intrapresero spesso carriere di qualche prestigio, come lo stesso zio Vincenzo, priore del convento milanese di Santa Maria delle Grazie e dal 1501 generale dell’Ordine domenicano, l’altro zio paterno Cristoforo, teologo francescano, o i cugini Antonio, «dottissimo filosofo e poeta soavissimo»[7] e Girolamo, «uomo ne le lettere greche e latine dottissimo e medico eccellente».[8] A dodici anni, nel 1497, Matteo era a Milano ed entrava nel convento domenicano retto dallo zio Vincenzo. Qui vide il grande Leonardo dipingere sulla parete del refettorio l’ultima cena[9] e qui pronunciò i voti nel 1500. Per completare gli studi, fu trasferito a Pavia, dove fu allievo di Tommaso De Vio e di Giasone del Maino, poi a Ferrara e quindi a Genova, dove concluse gli studi nel convento di Santa Maria del Castello e fu condiscepolo e amico di Giovanni Battista Cattaneo, del quale commemorò la morte prematura nel 1504 con il suo primo scritto, la Religiosissimi Beati Fratis Joannis Baptistae Cattanei Genuensis, Ordinis Praedicatoris novitii Vita.[10] Dal 1505 lo zio Vincenzo lo prese con sé come guardasigilli in un lungo viaggio di ispezione ai conventi domenicani d’Italia, forse per fargli acquisire quell’esperienza degli uomini e delle cose necessarie a seguire una prestigiosa carriera diplomatica e giuridica. A Firenze si sarebbe innamorato platonicamente della giovane Violante Borromeo, che Bandello celebrerà un giorno con il nome di Viola, dopo la morte della ragazza avvenuta già nel 1506, in due strofe dei Canti XI.[11] Come a Firenze, anche a Roma il giovane frate diede prova del suo spirito mondano frequentando le famose cortigiane Isabella Luna e Imperia,[12] e il ricchissimo banchiere Agostino Chigi.[13] Furono poi a Napoli, e qui Matteo conobbe le opere del Pontano, e dal De prudentia e dal De fortuna dell’umanista egli trasse l’idea del primato della ragione nella guida delle azioni umani, insieme però al ruolo imponderabile esercitato dal caso. In Calabria, nel convento di Altomonte, il 27 agosto del 1506 morì improvvisamente Vincenzo Bandello e il nipote ne accompagnò la salma per la sepoltura in San Domenico Maggiore a Napoli. Matteo, depresso anche per la notizia della morte di Violante, si ammalò gravemente – di «mal d’amore», disse[14] – e si ebbe l’affettuosa e protettiva vicinanza di Beatrice d’Aragona, la vedova dell’ex-re d’Ungheria Mattia Corvino, alla quale dedicherà dei versi.[15] Ristabilitosi, ai primi mesi del 1507 Matteo Bandello fece ritorno al convento di Santa Maria delle Grazie, dove soggiornerà, salvo qualche interruzione, fino al 1526. A Milano, in quegli anni in mano francese (1506-1512), Bandello continuò lo studio delle lettere e dell’esercizio del latino, proponendosi in un’intensa attività mondana e cortigiana nei circoli umanistici collegati ai salotti delle famiglie aristocratiche e borghesi della città. Nelle case degli Archinto, degli Atellani, dei Borromeo, dei Paleari, dei Sanseverino dei Della Torre e dei Bentivoglio, trasferitisi a Milano in seguito alla perdita della signoria bolognese, conobbe e frequentò poeti e poetesse, Lancino Curzio, Stefano Dolcino, Antonio Fregoso, e Cecilia Gallerani, Margherita Pelletta Tizzone, Camilla Scarampa. Dei letterati conobbe Leandro Alberti, Niccolò Amanio, Jacopo Antiquario, Tommaso Castellano, Girolamo Cittadino, Marcantonio Sabino, Tommaso Radini Tedeschi e Girolamo Tizzone, e degli storici e cronachisti Marco Burigozzo, Bernardino Corio, Antonio Grumello e Giovanni Andrea Prato. Castel Goffredo, Palazzo Gonzaga-Acerbi, corte di Aloisio Gonzaga Fuoriuscito da Milano dopo la Battaglia di Marignano del 1515, chiese protezione ai Gonzaga di Mantova dei marchesi Francesco II Gonzaga e Isabella d’Este. Frequentò anche altre corti gonzaghesche, tra cui Gazzuolo, ospite di Antonia del Balzo[16] e Castel Goffredo. « … giunsi al castel c’ha di Gioffredo il nome. » (Matteo Bandello, III parche, V[17][18]) Qui soggiornò dal 1538 al 1541, col condottiero Cesare Fregoso suo protettore, Costanza Rangoni e i loro figli, alla sfarzosa corte del marchese Aloisio Gonzaga, dove incontrò Lucrezia Gonzaga, che divenne sua discepola[18][19] e per la quale scrisse I canti XI, poema in ottave in lode di Lucrezia Gonzaga di Gazzuolo[20]. Dopo aver lavorato come diplomatico al seguito di diversi signori, sfruttò i legami con il re di Francia Enrico II (presso la cui corte aveva soggiornato per due anni) per diventare nel 1550 vescovo di Agen, un incarico ad interim dal quale si dimise nel 1555. Da quell’anno non si hanno più notizie. Documenti ormai scomparsi facevano risalire la sua morte a Bazens nel 1561, e la sua sepoltura nel vicino convento domenicano di Port-Sainte-Marie, andato distrutto nel 1562 durante le guerre di religione. L’attività letteraria[modifica | modifica wikitesto] Frontespizio della prima edizione della traduzione francese delle Novelle del Bandello L’importanza letteraria di Bandello va ricercata – più che in alcune opere minori come un Canzoniere in stile petrarchesco ed ai capitoli de “”Le tre Parche”” – nella ampia produzione di novelle (in totale 214) contenute in tre libri pubblicati nel 1554 da Vincenzo Busdraghi ed in una quarta parte pubblicata postuma nel 1573. Nel suo novelliere, pensato per un pubblico cortigiano, Bandello abolisce la cornice e premette a ogni novella una dedica ad un personaggio illustre, nella quale fa riferimento all’occasione in cui sarebbe stata raccontata la novella stessa: in questo modo la narrazione non viene riferita ad una società ideale, ma alle occasioni reali di incontro della società contemporanea. I materiali narrativi hanno le origini più diverse, e diverse sono le ambientazioni, ma i diversi racconti intendono essere una vera e propria cronaca della vita contemporanea. Per quanto concerne il problema della lingua, Bandello rifiutò i canoni bembeschi, preferendo un linguaggio di uso tipicamente cortigiano. Bandello come ispiratore di autori successivi[modifica | modifica wikitesto] La cultura italiana godeva di grande prestigio presso la corte inglese del Cinquecento, tanto che si attingeva a piene mani dalla letteratura virgiliana, ma anche petrarchesca e boccaccesca. Matteo Bandello non fu da meno come fonte di ispirazione: George Gascoigne nel suo ciclo di poesie del Green Knight (incluso in “”The Posies””, 1575) affermò di ispirarsi ad un immaginario autore italiano di novelle, tal Bartello: questo nome era un chiaro riferimento al novelliere Bandello. Molto probabilmente William Shakespeare conobbe la traduzione francese delle novelle di Bandello, da cui trasse il soggetto per le commedie Molto rumore per nulla e La dodicesima notte. Anche la tragedia Romeo e Giulietta si ispirerebbe ad un testo di Bandello (la novella nona della Seconda parte), che aveva rielaborato un racconto del vicentino Luigi Da Porto, l’Istoria novellamente ritrovata di due nobili amanti, scritta nel 1529. Invece Lopez de Vega si servì per la maggior parte dei testi originali italiani delle Novelle – anche se già nel 1589 era stata pubblicata a Salamanca da Pedro Lasso e Juan de Millis Godínez una traduzione spagnola (eseguita da Vicente de Millis Godínez, padre del precedente, a partire da quella francese di Bouistau e Belleforest del 1559) contenente, però, solo 14 novelle – come fonte d’ispirazione per almeno sedici delle sue commedie, tra le quali si conta anche una versione a lieto fine della stessa storia dei due sfortunati amanti di Verona, dal titolo Castelvines y Monteses. La novella 4 della parte II servì da spunto invece a Miguel de Cervantes per alcuni degli elementi della storia della sua novella ejemplar La española inglesa; e molti altri autori spagnoli del Cinquecento e del Seicento, da Joan de Timoneda a María de Zayas, si servirono delle novelle del vescovo de Agen come materiale diegetico per le loro novelle e per le loro commedie.”,”VARx-554″
“BANDI Giuseppe, a cura di Renata VIGANO'”,”Anita Garibaldi.”,”L’autore, Giuseppe Bandi, fu uno dei Mille e segretario di Garibaldi.”,”ITAB-357″
“BANDINI Franco”,”Tecnica della sconfitta. Primo volume: 1939: storia di una guerra preventiva.”,”BANDINI è uno storico esperto del 2° conflitto mondiale. “”La soluzione opposta (all’ invasione della Russia, ndr) era impraticabile, e poteva condurre alla catastrofe. La conquista dell’ Inghilterra non avrebbe significato la fine della guerra, avrebbe accresciuto a dismisura gli oneri delle forze armate, e sarebbe stata probabilmente così costosa da pregiudicare gravemente successive e necessarie operazioni contro la Russia, che erano indispensabili qualora si volesse, come fatalmente si sarebbe dovuto, proseguire l’ attacco contro le posizioni oltremare inglesi. Non solo, ma esisteva il rischio, non piccolo, che la Russia scegliesse accuratamente il suo momento, in occasione degli sbarchi, per attaccare la Germania alle spalle: in quel caso, se anche poteva esistere la probabilità di fermare Stalin su qualche linea arretrata sarebbe comunque rimasto un pio desiderio quello di beneficiare del petrolio del Caucaso.”” (pag 111-112)”,”QMIS-087″
“BANDINI Franco”,”Tecnica della sconfitta. Secondo volume: 1940: le sei incredibili settimane.”,”””Gli errori che si fanno nelle altre cose si possono qualche volta correggere, ma quelli che si fanno nella guerra, sopravvenendo subito la pena, non si possono emendare””. (pag 128, Machiavelli) “”Così anche nel campo navale esistettero ed esistono errori di apprezzamento. Ma la loro particolare natura, questa volta, fa ritenere che si sia trattato non tanto di inesatte valutazioni che dipendessero da cattiva informazione, ma piuttosto di una stima “”di comodo””. Quando rimanemmo soli contro l’ Inghilterra i conti e le possibilità vennero misurati non sul metro della situazione esistente, straordinariamente favorevole nei riguardi della zona occidentale, dove esisteva una sola nave da battaglia inglese senza alcun appoggio aereo, e buona nei riguardi del bacino orientale: ma su quella che presumibilmente si sarebbe verificata in un futuro più o meno prossimo.”” (pag 125) “”(…) vi era una contraddizione stridente tra la Grande Marina costruita tra il 1930 ed il 1940, e l’ attuale rifiuto ad accettarne le conseguenze logiche. In più, e da ultimo, essa commise un grave errore, caratteristico di tutte le correnti di pensiero teoriche, con scarsi rapporti con la realtà: immaginò la guerra come l’ applicazione scolastica del manuale di combattimento, nel quale le quantità politiche e quelle ideologiche, quelle psicologiche e quelle casuali sono completamente ignorate. Pensò, insomma, che avere una Direzione politica incompetente, o navi non adatte, o scarsezza di nafta fossero dati di partenza dopo i quali una guerra non avrebbe mai dovuto essere fatta: non pensando che la guerra, per tutti, è sempre così, come ogni generale ed ogni ammiraglio ha perennemente sperimentato in trenta secoli di storia.”” (pag 126)”,”QMIS-088″
“BANDINI Franco”,”Tecnica della sconfitta. Storia dei quaranta giorni che precedettero e seguirono l’entrata dell’Italia in guerra.”,”””(…) Bandini prende in esame le politiche di guerra della Germania, dell’Inghilterra e dell’Unione Sovietica. L’intervento italiano era voluto e desiderato solo dall’Inghilterra, che doveva allargare in ogni modo il campo del conflitto, per provocare l’intervento degli Stati Uniti. Mussolini e la classe dirigente italiana di cui resa l’esponente caddero in una trappola, che doveva infine redere giustizia delle esaltazione imperialistiche e di una politica cieca e predatoria. Questo libro, che definiamo – per quanto non stia a noi dirlo – fondamentale per la comprensione dei motivi della ‘débacle’ militare italiana e del crollo del regime fascista, scopre un altro mito: e cioè che di tutto si dovesse dare la colpa a Mussolini. In questo senso, per i reali responsabili militari e civili, Mussolini è diventato un vero e proprio “”uomo della provvidenza”””” (risvolto di copertina)”,”ITQM-021-FR”
“BANDINI BUTI Antonio”,”Manuale di bibliofilia.”,”Lessico bibliografico (pag 237-263) Nota ‘acaro cieco’ insetto utile perché si nutre di altri insetti dannosi ai libri. Espansione della stampa a caratteri mobili nel Quattrocento in Europa. (pag 37-43) – 1448 Magonza Germania G. Gutenberg – 1460 Bamberga Germania Alberto Püster – 1461 Strasburgo (Francia) Giovanni Mentelin – 1465 Subiaco Corrado Sweynheym e Arnoldo Pannartz – 1467 Roma (i due di sopra) – ….. Genova solo nel 1473 (Antonio Mathias) Savona nel 1474 (Giovanni Buono) 1475″,”EDIx-153″
“BANDINI Mario”,”Cento anni di storia agraria italiana.”,”””La guerra vide una larga partecipazione di contadini, che sopportarono i più duri sacrifici; calcola il Serpieri che dei 5.700 mila individui venuti alle armi, 2.600 fossero contadini: circa il 46% cioè. E se dura fu la condizione dei combattenti pure difficili le condizioni dei rimasti a casa. Se nelle zone mezzadrili o coloniche, di piccola proprietà o affitto, l’elasticità delle famiglie permise alla men peggio, di mandare avanti i poderi; nelle zone di bracciantato ed in quelle dell’Italia meridionale gli adattamenti alle nuove situazioni furono assai più difficili, ed i sacrifici quindi maggiori. Le incette di grano, di bestiame, di foraggi erano assai gravose; il bestiame bovino ad esempio, alla fine della guerra, si calcolava diminuito di un milione di capi. Per contro, come la storia sempre rileva in queste situazioni, furono larghe le promesse e le speranze suscitate. Molto si disse circa la terra ai contadini, che starebbe stata concessa quale premio al sacrificio, molto si parlò di gestioni collettive di latifondi e di terre incolte. Il socialismo riformista del Bissolati, agitava queste idee. Le forze cattoliche, che andavano prendendo forza e consistenza, affermano pure la politica della espropriazione delle terre incolte onde farne la base di una nuova vita contadina. Si parlò molto di arricchimento delle classi contadine. A dir vero la produzione agraria durante gli anni di guerra ebbe una lieve contrazione, che il Serpieri calcola circa nella misura media del 5%. Per di più i prezzi di requisizione incisero notevolmente, specie in talune zone o per quei tipi agrari dove più difficile era ad esse sfuggire”” (pag 93-94) [Mario Bandini, Cento anni di storia agraria italiana, Roma, 1957] Arrigo Serpieri, La struttura sociale dell’agricoltura italiana, Edizioni italiane, Roma, 1947; Arrigo Serpieri, La guerra e le classi rurali italiane, Laterza, Bari, 1930″,”ITAE-338″
“BANFI Arialdo COLARIZI Simona FEDELE Santi SPINI Valdo VALLAURI Carlo, a cura delle Fondazione Brodolini”,”Storia del Partito Socialista. Dall’ antifascismo alla ricostruzione.”,”””Ma il discorso avviato da Basso era destinato ad avere un seguito, naturalmente in forme diverse, tanto che su “”Giustizia e Libertà”” saranno Andrea Caffi e Carlo Rosselli a mettere l’ accento sulla necessità di non considerare “”perduta”” la generazione “”fascista””. Ben presto verso le posizioni socialiste e comuniste o in genere antifasciste cominceranno a indirizzarsi molte giovani energie che si formavano negli incontri dei Guf o nei Littoriali””. (pag 51-52, Carlo Vallauri, Presenza socialista in Italia negli anni trenta).”,”ITAC-058″
“BANFI Antonio”,”Vida de Galileo Galilei.”,”””In quanto al valore della scoperta delle macchie solari, Galileo, tanto nella sua lettera a Welser come in quelle che nello stesso tempo inviava a Cesi e Gualdo, si riferisce ad essa come una prova in più contro il principio aristotelico della distinzione naturale tra i corpo celesti e la regione sublunare (…)”” (pag 117)”,”SCIx-185″
“BANFI Antonio”,”L’ uomo copernicano.”,”Antonio BANFI è nato a Vimercate nel 1886. Compiuti a Milano gli studi universitari sotto la guida di F. NOVATI e P. MARTINETTI, passòall’ estero. Lì ebbe contatti con Georg SIMMEL e Edmund HUSSERL. Tornato in Italia ebbe la cattedra di filosofia prima a Genova poi a Milano. E’ definito nella nota biografica ‘uno dei più lucidi rappresentanti del marxismo’. Partigiano combattente nel periodo della resistenza è da allora entrato nella vita politica interessandosi di cultura. Critica a Croce. “”Il concetto dello spirito, (…), riassume la crisi che va dallo Sturm und Drang al Romanticismo. Essa, come rivoluzione degli spiriti, accompagna al suo inizio la rivoluzione politico-sociale nella sua lotta contro la fissità del costume, i vincoli ch’essa impone alla spiritualità ed è l’ espressione dei medi ceti tedeschi, non ancora postisi sul piano univoco economico-sociale della nuova borghesia, socialmente dispersi; ma uniti da una tradizione intellettuale e religiosa, sollecitata dall’ illuminismo che vien d’oltre Reno e d’oltre Manica, qui profodanamente trasformato (…). Qui è il punto ove la rivoluzione degli spiriti si tocca, si fonde e nell’ ultimo romanticismo, si risolve nella reazione di una borghesia che rinuncia all’ universalismo illuminista, alla sua missione di civiltà sociale impaurita dall’ esito della Rivoluzione francese – questa crisi è evidente in tutti i pensatori idealisti, da Fichte a Pestalozzi, da Schelling a Hegel – per ritirarsi in un mondo di interiorità e di tradizionalità. Il pensiero schellinghiano e la filosofia del teismo speculativo sono su questa via. Ma il concetto dello spirito è in Hegel non pure l’ espressione dell’ autonomia e quindi dell’ universalità spirituale della cultura, ma della sua dinamicità in cui s’invera il processo storico e si svolge la tensione tra la sua oggettività e soggettività . (…) L’ idealismo è qui la forma, sia pur ancor metafisica, di un dialetticismo razionale ricco di potenzialità interpretativa. In Croce invece l’ idealismo è una metafisica astratta e vuota, che lascia cadere fuori di sé l’ esperienza, in balia di una sistemazione concettuale empiririca, sia pur raffinata da un nativo gusto intellettuale e dominata da uno schema metodico che esprime non un sistema di leggi strutturali, ma un dover essere, per rispetto alla soggettività di forme spirituali.”” (pag 116-117)”,”FILx-289″
“BANFI Antonio”,”Vita di Galileo Galilei.”,”Antonio BANFI ‘nato a Vimercate nel 1886, morto a Milano nel 1957 fu il fondatore di un razionalismo critico in lotta con l’idealismo, lo spiritualismo e l’irrazionalismo contemporanei e uno dei più validi rappresentanti del marxismo. Tra le sue opere ricordiamo ‘Principi di una teoria della ragione’ (1926), ‘Galileo Galilei’ (1949) e ‘Filosofi contemporanei’ (1961).’ “”La clausura fu di fatto così rigorosa, che il 29 marzo fu necessario uno speciale decreto per recarsi ad udir messa nella chiesetta distante pochi passi dalla sua casa, “”in ore proporzionate e con poco apparato e accompagnamento””. Nulla del resto sfuggiva alla vigilanza di Roma, che voleva non solo la rinuncia da parte di Galileo ad ogni attività di propaganda e diffusione delle idee copernicane, ma la sua costante “”mortificazione”””” (pag 271)”,”SCIx-360″
“BANFI Rodolfo”,”Effetti del progresso tecnologico sull’uso della forza-lavoro. Significati del valore d’uso nel ‘Capitale’.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: SERENI Emilio, Assiomatica struttura e metodo nel Capitale. (A proposito del dibattito sui prezzi ottimali in Unione sovietica). ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 6 N° 1 GENNAIO-FEBBRAIO 1968 “”La dissoluzione della famiglia operaia europea ha storicamente inizio nel secolo scorso, in termini così brutali che oggi possono sembrare il parto di un romanziere. Non è tuttavia un romanziere, ma un economista che scriveva allora: “”…il potere paterno è suscettibile di abuso come ogni altro potere… per prendere esempio dal campo specifico dell’economia politica, è giusto che i bambini e i ragazzi siano protetti, fin dove può giungere l’occhio e la mano dello Stato, dall’esser sottoposti a un lavoro eccessivo… La libertà di contratto nel caso dei bambini, non è che un altro nome della libertà di coercizione”” (18). Quanto in questo brano è visto nella sua immediatezza empirica e quindi interpretato in termini generici di “”potere coercitivo””, in Marx trova la sua specifica determinazione allorché rileva che “”…le macchine rivoluzionano dalle fondamenta la mediazione formale del rapporto capitalistico, cioè il ‘contratto’ fra operaio e capitalista. Finché si rimane sul fondamento dello scambio di merci, il primo presupposto ‘era’ che il capitalista e l’operaio stessero l’uno di fronte all’altro ‘come persone libere’, come possessori di merci indipendenti, l’uno possessore di denaro e di mezzi di produzione, l’altro possessore di forza-lavoro. Ma ora il capitale acquista dei minorenni o dei semimaggiorenni. Prima l’operaio vendeva la propria forza-lavoro della quale disponeva come persona libera formalmente. Ora vende mogli e figli. Diventa ‘mercante di schiavi'”” (19)”” [Rodolfo Banfi, Effetti del progresso tecnologico sull’uso della forza-lavoro] [(in) Critica marxista, Roma, n° 1 gennaio-febbraio 1968] [(18) J. St. Mill, Principi di economia politica, 1953; (19) Marx, Il Capitale, I, 2, p. 99] (pag 49) Passaggio dalla manifattura al sistema di fabbrica (riproduzione permanente di nuova piccola industria con uso di macchine con processi disparati…9 (pag 58-59)”,”MADS-635″
“BANFI Antonio”,”Metodologia scientifica. I Lezione. Sviluppo storico del pensiero scientifico con particolare riguardo all’economia. Dagli inizi dell’età moderna alla crisi attuale.”,”Saggio in ECOT-237 La crisi del pensiero scientifico”,”ECOT-237-E-2″
“BANFI Antonio”,”Metodologia scientifica. II Lezione. Sviluppo storico del pensiero scientifico con particolare riguardo all’economia. La soluzione della crisi del pensiero nel marxismo.”,”Saggio in ECOT-237 La crisi del pensiero scientifico”,”ECOT-237-F-2″
“BANFI Rodolfo / WIDMAR Bruno / AMBROSOLI Luigi DE-ALOYSIO Francesco / MASINI Pier Carlo / ZUCARO Domenico / BASILE Antonino / BOBBIO Norberto / MERLI Stefano / COLLOTTI PISCHEL Enrica”,”Considerazioni sulla prima sezione del ‘Capitale’ di Marx, 1 (Banfi) / La giovinezza di Antonio Labriola (Widmar) / Profilo del movimento cattolico milanese nell’Ottocento (Ambrosoli) / Note su Guido de Ruggiero politico nel periodo della nascita e dell’avvento del fascismo (de Aloysio) / Lettere di amici russi a Anna Kuliscioff (1878) (Masini) / Il primo antifascismo clandestino a Torino e in Piemonte (Zucàro) / Il moto contadino nel Napoletano e il ministero del 3 aprile 1848 (Basile) / Rodolfo Morandi dall’idealismo al marxismo (Bobbio) / Il ‘Quarto Stato’ di Rosselli e Nenni e la polemica sul rinnovamento socialista nel 1926 (Merli) / Marx e la fase iniziale dell’imperialismo (Collotti Pischel).”,”Su Marx: – Considerazioni sulla prima sezione del ‘Capitale’ di Marx, 1 (Banfi) – Marx e la fase iniziale dell’imperialismo (Collotti Pischel) (recensione del volume di Marx e Engels sulla Cina, l’India e la Russia curato da Bruno Maffi) “”Gli scritti di Marx sulla Cina e sull’India, oltre ad affrontare una serie di temi dell’attualità quotidiana del tempo in cui furono concepiti (si trattava in prevalenza di articoli da quotidiano, con tutte le conseguenze che ciò implica), si concentrarono su una duplice problematica: da un lato gli effetti e le ripercussioni che l’espansione dell’influenza britannica in India e in Cina ebbero sul mercato britannico e quindi sulla politica generale di Londra (e soprattutto la serie di problemi posti ai cotonieri), dall’altro le conseguenze locali dell’inclusione della Cina e dell’India nel ciclo di produzione capitalistico, con la conseguente irreparabile frattura di tutte le strutture tradizionali sociali politiche ed economiche di questi paesi. Benché Marx non sia stato il teorico della fase imperialistica del capitalismo (nessun’altra sua opera mette in luce quanto questa (1) l’originalità dell’opera di Lenin nel fondare un’analisi marxista del fenomeno dell’imperialismo nelle sue strutture e nella sua fenomenologia), egli fu comunque pienamente ed esplicitamente consapevole del carattere globale del fenomeno capitalistico, dell’impossibilità di porre un limite territoriale alla espansione della borghesia (o del proletariato), dell’assurdità di concepire l’esistenza o la sussistenza di società non inserite nel ciclo di produzione capitalistico, una volta che sia data l’esistenza e l’espansione di questo e una volta che la borghesia possa fare uso di certi mezzi di comunicazione. In questo senso il giudizio di Marx sui fenomeni che vengono esplicitamente studiati in queste pagine e che caratterizzavano la fase iniziale dell’espansione imperialista (anche se egli non la definisce come tale) non può non essere positivo, alla stessa stregua in cui nel ‘Manifesto’ è positivo il giudizio sul ruolo della borghesia nell’abbattimento dell’ordine feudale in Europa. Una frase, presa a caso tra le molte che nel volume ribadiscono questo concetto, afferma infatti (p. 61): «E’ vero: nel promuovere una rivoluzione sociale nell’Indostan la Gran Bretagna era animata dagli interessi più vili ed il suo modo di imporli fu idiota. Ma non è questo il problema. Il problema è: può l’umanità compiere il suo destino senza una profonda rivoluzione nei rapporti sociali dell’Asia?». Questo principio ed il modo in cui è espresso formano naturalmente parte dell’essenza stessa del materialismo storico: rappresentano infatti la mera estensione ad un ambito mondiale del giudizio della positività e dell’indispensabilità della affermazione della borghesia contro le forze feudali enunciato nel ‘Manifesto’. Tuttavia, nel contesto di questi scritti, si ripropone in modo più vivo che per gli scritti di Marx sull’Europa, il problema del rapporto fra giudizio morale e concezione della necessità storica (…)”” [Enrica Collotti Pischel, ‘Marx e la fase iniziale dell’imperialismo’, (in) ‘Rivista Storica del Socialismo’, Bergamo, n. 11 1960] [(1) K. Marx, F. Engels, ‘India, Cina, Russia’, a cura di Bruno Maffi, Milano, Il Saggiatore, 1960, pp. 360] (pag 830-831) Importanza storica dell’immissione della Cina nel ciclo storico mondiale (E. Collotti Pischel) “”La stessa coscienza della decisiva importanza per la storia di tutto il mondo che l’immissione della Cina nel ciclo storico mondiale e la conseguente rivoluzione (contro l’antico ordine e contro la dominazione occidentale) avrebbero avuto, pone Marx assai più vicino a noi che ai suoi contemporanei, cui mai sarebbe occorso di concepire i cinesi e gli indiani come soggetti attivi di un qualsiasi processo storico né tantomeno come fattore decisivo in una fase di esso. Ma ancor più innovatori erano gli elementi di giudizio concreto sui quali Marx fondava la consapevolezza del peso del nuovo fattore entrato in gioco nella situazione mondiale: esso si basava infatti soprattutto sulla concezione dell’irreversibilità dei fenomeni che la invasione capitalistica aveva provocato con reazioni a catena nelle società asiatiche. Basilare per ogni indagine sulla situazione cinese è infatti per Marx la constatazione che «un isolamento completo era premessa necessaria per la conservazione della vecchia Cina» e l’intuizione che quell’isolamento era frutto di una deliberata scelta della classe dirigente cinese, che volle evitare ad ogni costo e finché poté un contatto del paese con «i germi» della nuova società che i mercanti europei portavano, nella giusta persuasione che quel contatto avrebbe significato il crollo delle vecchie strutture feudali. Quest’ultimo elemento distingue nettamente l’analisi condotta da Marx sull’«apertura» della Cina dalle concezioni generalmente accettate con certezza assiomatica da tutti i borghesi ottocenteschi, secondo le quali la classe dirigente cinese avrebbe impedito ai mercanti britannici di affermare il loro «naturale diritto» a commerciare sul suolo del Celeste impero soltanto per cecità politica e «inumanità», alterigia nazionalistica e razziale, ignoranza assurda ed incomprensibile spregio dei benefici del commercio e della scienza. La realtà era invece proprio nel senso dell’intuizione di Marx, anche se egli non era allora a conoscenza dei dati storici ed economici per dimostrare in qual modo la classe dirigente cinese aveva deliberatamente e coscientemente operato la chiusura al commercio europeo. Agli storici marxisti che negli ultimi decenni hanno affrontato il problema sulla base di materiale che solo ora consente di delineare una storia economica della Cina è stato possibile tracciare un quadro della società cinese nei secoli precedenti l’«urto» con la società capitalistica che suffraga in pieno e spiega col metodo che sarebbe stato caro a Marx le ragioni del fenomeno da lui sommariamente rilevato. Sotto la dinastia Ming (1368-1644) si era avuta in Cina una forte espansione economica, in particolare si erano moltiplicate le manifatture, statali e private con il manifestarsi dei fenomeni del salariato e del credito (in forme iniziali), con la comparsa dei tributi e della rendita fondiaria in denaro, con l’aggravamento della tensione agraria e la conseguente necessità di ricorrere ad un intervento armato di forze feudali-tribali (i Mancesi saliti poi sul trono), per stroncare la rivoluzione nel paese e soprattutto nelle campagne che rappresentavano il centro dell’attività produttiva. In questa situazione la scintilla esterna avrebbe provocato l’esplosione che infatti ebbe inizio con la guerra dell’oppio e si concluse solo nel 1949 quando il ciclo rivoluzionario fu interamente compiuto: la classe dirigente cinese aveva «chiuso» la Cina a quella scintilla. In queste pagine Marx dimostra che di fronte alla logica dell’economia capitalistica nessuna «chiusura» avrebbe potuto resistere. Egli però non conosceva il corso preciso della storia sociale cinese prima dell’invasione occidentale, ed ignorava soprattutto la complessità dei fenomeni che l’avevano contraddistinta. Nelle sue pagine si ritrovano larghi indizi per affermare che egli riteneva la società cinese assai più semplice e meno contraddittoria (e probabilmente anche più «barbara») di quanto essa in realtà fosse: Marx tende infatti (e ciò deriva indubbiamente dalla mancanza di informazioni sulla storia della Cina nell’Europa del tempo suo) a considerare la Cina da sempre statica e immobile nella sua primitività economica e sociale e a porre il paese, così come l’India, su un piano assai prossimo a quello delle primitive società tribali dell’Africa. Egli non sembra sospettare che la società cinese si sia arrestata ad un livello di sviluppo eguale a quello della società europea del tardo medioevo non per mancanza di tensione e di contraddizioni sociali, bensì per l’incapacità di risolvere le gravissime tensioni e contraddizioni che si erano poste in modo sempre più grave nel corso del suo processo storico e che il peculiare regime di «feudalesimo burocratico» era riuscito bensì a bloccare ma mai a superare. Questa mancata conoscenza delle caratteristiche proprie della società cinese tradizionale spiega l’orientamento che Marx assunse nell’interpretazione della rivolta dei T’ai-p’ing. Se va dato atto che Marx intese allora assai più di molti altri europei l’importanza del fenomeno rivoluzionario che scosse la Cina alla metà del secolo scorso e fu colpito dalla sua entità, egli tuttavia errò nell’attribuirne la causa principale alle rovine portate in seno all’artigianato cinese dalla concorrenza dei manufatti europei o, più in generale, dai mutamenti rapidamente ripercossisi sulla Cina a seguito della guerra dell’oppio. La rivoluzione dei T’ai-p’ing fu un fenomeno assai complesso, sul quale influirono indubbiamente l’impoverimento derivato alla Cina dalla guerra dell’oppio ed il drenaggio dell’argento (assai giustamente segnalato da Marx in tutta la sua importanza) dalla Cina alla Gran Bretagna, ma che tuttavia derivò la sua caratteristica primaria dal fatto di essere una colossale rivolta contadina contro la sperequazione nella proprietà della terra: questa sperequazione era stata fenomeno ricorrente nella storia della Cina e si era aggravata dopo il sec. XVII, in quanto non era più intervenuto il ciclico ripetersi delle rivolte contadine e delle riforme agrarie che nei secoli precedenti aveva in qualche modo ristabilito l’equilibrio. La penetrazione occidentale aveva inasprito proprio questo aspetto della tensione sociale cinese, per l’aggravio dell’incidenza fiscale derivante dalla necessità di pagare i tributi agli occidentali per l’aumento del prezzo dell’argento, che faceva rincarare ulteriormente i fitti e le tasse gravanti sui contadini (e pagati in natura ma sulla base del valore dell’argento): tuttavia le ragioni strutturali che portarono alla rivoluzione preesistevano all’invasione occidentale, non furono portate da essa, come Marx sembra in più di un punto accennare. (…) Sempre alla tendenza di Marx di attribuire le contraddizioni sociali manifestatesi in Cina alla metà dell’800 all’invasione occidentale, mettendone invece in secondo piano l’origine autoctona, risale la tesi secondo cui la corruzione amministrativa sarebbe stata portata in Cina degli occidentali (p. 161) (…)”” [Enrica Collotti Pischel, ‘Marx e la fase iniziale dell’imperialismo’, (in) ‘Rivista Storica del Socialismo’, Bergamo, n. 11 1960] (pag 834-835)”,”MADS-734″
“BANFI Antonio”,”La crisi.”,”Antonio Banfi (VImercate 1886 – Milano 1957) laureato in lettere e in filosofia rispettivamente con Francesco Novati e Piero Martinetti. Ha al suo attivo decine di opere. La sua rivista era ‘Studi filosofici’. E’ considerato il ‘Cassirer italiano'”,”FILx-583″
“BANFI Arialdo Simona COLARIZI Santi FEDELE Valdo SPINI Carlo VALLAURI, a cura della Fondazione BRODOLINI”,”Storia del Partito Socialista. Dall’antifascismo alla ricostruzione. Vol. II.”,”Alceo Riosa direttore della sede milanese della Fondazione G. Brodolini.”,”MITS-042-FL”
“BANNOCK G. BAXTER R.E. REES R. , edizione italiana a cura di Federico CAFFE’ e Nicola ACOCELLA”,”Dizionario di economia.”,”Graham BANNOCK ha compiuto gli studi universitari alla London School of Economics. E’ direttore generale dell’ Economists Advisory Group di Londra. Ron E. BAXTER è lauretato alla London School of Economics ed è attualmente direttore della sezione economica e statistica al National Ports Council. Ray REES pure lui laureato alla London School of Economics, insegna economia all’ University College di Cardiff.”,”ECOT-129″
“BANTI Alberto Mario”,”Terra e denaro. Una borghesia padana dell’Ottocento.”,”Esempio del caso prussiano (1890, SPD, ecc.Lander, AFL Arbeitergeberverband für Landwirtschaft, junker) (pag 296)”,”ITAS-007-FPA”
“BAQUE’ Jean Francois”,”L’ homme qui devinait Napoleon. Jomini.”,”L’A, giornalista e storico, ha pubblicato presso PERRIN ‘Les Grandes Heures des Pyrenees’ e ‘La Conquete de l’Amerique’. Secondo l’A, con JOMINI, NAPOLEONE ha avuto al fianco un grande tattico il cui pensiero ed intuizioni si combinavano perfettamente con le sue. Nato in Svizzera, a Payerne (cantone del Vaud) nel 1779, J. è morto a Parigi nel 1869. Intervenendo al tempo opportuno prima o durante la battaglia, seppe evitare difficoltà, errori o disastri ai marescialli, in particolare a NEY, di cui fu prima aiutante di campo e poi capo di stato maggiore dal 1804 al 1809, intuendo le intenzioni dell’Imperatore. A 25 anni, quando non aveva ancora nessuna formazione militare, scrisse il ‘Traité des grandes operations militaires’ che NAPOLEONE pensò di vietare alla pubblicazione perchè rifletteva troppo le sue concezioni e metodi. J. fu fatto barone e generale di brigata. Governatore di Vilna e poi di Smolensk nel 1812, giocherà un ruolo importante nel passaggio della Berezina. Nel 1813, non sopportando le angherie di BERTHIER e non avuta la nomina di generale di divisione, passa al servizio della coalizione e qui farà una critica dei piani del generale in capo degli alleati, il principe SCHWARTZENBERG, indisponendo lo Zar. Autore di numerose opere di carattere militare, J. diventerà capo di SM di NICOLA I e governatore militare del futuro ALESSANDRO II. Comanderà l’armata russa contro i turchi (1828-1829) e rientrerà in Francia nel 1843.”,”FRQM-006″
“BAR Antonio”,”La CNT en los años rojos del sindicalismo revolucionario al anarcosindicalismo (1910-1926).”,”La corrente egemonica anarchica nella CNT e i sindacalisti rivoluzionari. “”Las principales voces discrepantes contra lo que era la imposición de la ideologia anarquista en el movimiento sindicalista provenian, lógicamente, de los más destacados representantes de la corriente sindicalista revolucionaria, que tuvierono así la oportunidad de dejar bastante claro cuál era el espiritu y la idea que jabia inspirado originariamente a la CNT y que ahora, olvidando aquella motivación inicial, se vulneraba en favor de una definición anárquica. Aunque, en realidad, de poco sirvió su clarificación, que quedó en el aire como una posición más, casi tan ajena y rechazable como pudiera serlo cualquier otra ‘desviación’. Según los sindicalistas revolucionarios, la CNT no debería tener ninguna ideología política concreta, ni siquiera el anarquismo.”” (pag 500)”,”MSPx-074″
“BARA Bruno G.”,”Scienza cognitiva. Un approccio evolutivo alla simulazione della mente.”,”Bruno G. Bara, laureato in medicina e specializzato in psicologia, è professore ordinario al Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino. Dirige il Centro di ricerca in scienza cognitiva costituito a Torino fra Università e Politecnico, e a Milano il Centro studi sulla comunicazione.”,”SCIx-205-FL”
“BARACCA Angelo RUFFO Stefano RUSSO Arturo”,”Scienza e industria, 1848 – 1915. Gli sviluppi scientifici connessi alla 2° rivoluzione industriale.”,”BARACCA (Lugo di Ravenna 1939) è docente di fisica teorica e Prof incaricato di Meccanica statistica presso l’Univ di Firenze. RUFFO S. e RUFFO A. lavorano presso l’Univ di Pisa e di Palermo.”,”SCIx-068″
“BARACCA Angelo ROSSI Arcangelo”,”Marxismo e scienze naturali. Per una storia integrale delle scienze.”,”Angelo BARACCA insegna Meccanica statistica presso l’Univ di Firenze e svolge la sua attività di ricercatore nel campo della fisica e delle particelle elementari. Ha scritto con S. BERGIA, ‘La spirale delle alte energie’ (Milano, 1975). Arcangelo ROSSI è stato allievo della Scuola Normale Superiore di Pisa e insegna storia della fisica presso l’Univ di Lecce. E’ autore di lavori su Copernico, la fisica del ‘700 e l’ epistemologia di POPPER (‘Popper e la filosofia della scienza, Firenze, 1975).”,”TEOC-105″
“BARACCA Angelo ROSSI Arcangelo”,”Marxismo e scienze naturali. Per una storia integrale delle scienze.”,”Angelo Baracca insegna Meccanica statistica presso l’Univ di Firenze e svolge la sua attività di ricercatore nel campo della fisica e delle particelle elementari. Ha scritto con S. Bergia, ‘La spirale delle alte energie’ (Milano, 1975). Arcangelo Rossi è stato allievo della Scuola Normale Superiore di Pisa e insegna storia della fisica presso l’Università di Lecce. È autore di lavori su Copernico, la fisica del ‘700 e l’ epistemologia di Popper (‘Popper e la filosofia della scienza’, Firenze, 1975). “”Il compito di Engels si muoveva necessariamente entro un orizzonte oggettivamente piuttosto ristretto, con scarsi margini di manovra. Non gi restava che contrastare di volta in volta i maggiori esponenti dell’epistemologia dominante, come in fondo egli e Marx avvano fatto in passato, sul terreno dell’ideologia, con la ‘Sacra famiglia’, l’ ‘Ideologia tedesca’, la ‘Miseria della filosofia’. Ci pare che, benché engels si sia attenuto scrupolosamente a questo compito e lo abbia svolto egregiamente, in lui sia assente una premessa metodologica simile alla marxiana ‘Introduzione del ’57’. È irrilevante sapere se Engels non abbia ‘voluto o saputo’ sviluppare coerentemente le premesse del materialismo storico, ma certamente – e questo è il dato veramente rilevante – non ha potuto farlo”” (pag 9) “”Il piano su cui si ponevano gli avversari che Engels doveva contrastare era quello del positivismo dominante, delle sue espressioni meccanicistiche deteriori (non dimentichiamo che gli avversari erano i Dühring che oggi non dicono più nuulla!): ed Engels seppe farlo – qui sta il valore delle sue analisi in questo campo – mettendosi da punto di vista della scienze più avanzata del suo tempo, l’evoluzionsmo darwiniano”” (pag 12)”,”MADS-001-FSD”
“BARAGETTI Stefania”,”Carducci e la rivoluzione. I sonetti di ‘Ça ira’. Storia, edizione, commento.”,”Stefania Baragetti è dottoranda di Italianistica presso l’Università degli Studi di Parma e svolge attività di collaborazione presso il Dipartimento di Filologia Moderna dell’Università degli Studi di Milano. Ha in corso ricerche sull’Accademia dell’Arcadia.”,”FRAR-024-FL”
“BARAKA Amiri (LeRoi Jones)”,”Il popolo del blues. Sociologia degli afroamericani attraverso il jazz. (Tit. orig.: Blues People)”,”BARAKA Amiri (LeRoi Jones) nato nel 1934, nel New Jersey nel 1961 si afferma come poeta. Poi fonda la casa editrice Totem Press e pubblica testi di Allen GINSBERG, KEROUAC e altri autori della Beat Generation. Incrocia i movimenti afro-americani in un percorso che dal nazionalismo nero va al marxismo. E’ autore di ‘Black Music’ (1967). Ha scritto un’autobiografia. La “”redenzione”” del Sud (la segregazione razziale dopo l’affrancamento degli schiavi neri) “”Proprio durante questo periodo, in cui vennero legalmente soppressi i diritti dei neri in quanto nuovi cittadini, apparvero organizzazioni quali il Ku Klux Klan, i Pale Faces (Visi pallidi), i Men of Justice (Giustizieri), i Knights of White Camelia (Cavalieri della camelia bianca) eccetera. Queste organizzazioni, composte principalmente dai bianchi più poveri e disaffrancati, ma che spesso erano ispirate dalla ben più agiata ‘combine’ commercianti-piantatori, cercarono di terrorizzare i neri affinché rinunciassero ai diritti appena ottenuti, in particolare al diritto di voto. In molti casi questi tentativi ebbero successo. Naturalmente ci fu un’ondata di proteste e resistenza da parte di molti neri, soprattutto della classe più istruita, ma presto troppi accettarono l’idea della segregazione come il solo modo per continuare a vivere nel bianco Sud. L’élite nera, cioè medici, avvocati, piccoli commercianti ambiziosi, fu presto quasi entusiasta nel promuovere lo slogan “”separati ma uguali””. Così, a soli dieci anni dall’emancipazione, era già in atto un grande movimento di reazione sociale. Ogni cavillo legale e anche le soppressioni fisiche con i cui sudisti “”mettevano a posto”” i neri fecero affidamento di fatto, sulla complicità di molti cosiddetti “”leader neri””.”” (pag 74)”,”USAS-154″
“BARALDI E. BARALDI M. BAUDO E. BELLANOVA B. MAGNANIMO”,”Storia e storiografia e insegnamento della storia. Problemi – metodi e ipotesi di lavoro per la preparazione professionale per abilitazioni e concorsi in scuole secondarie.”,” L’ approccio empirico di Toynbee sul problema del declino, della decadenza. “”Toynbee, nei suoi dieci volumi, Studi di storia, tenta un approccio empirico e fattuale al problema della conoscenza storica. Egli mette a confronto tutte le civiltà conosciute (ne conta fino a 23) per scoprire le cause del loro sorgere e decadere. E’ evidente la sua polemica contro ogni storia di tipo nazionale (…). La lezione che ricava da queste ricerche può essere fissata in tre costanti: – una civiltà sorge non “”naturalmente””, ma come risposta alle varie sfide recate dall’ ambiente fisico (…). – una civiltà si sviluppa per un movimento creativo che fa nascere sempre ulteriori problemi (…). – una civiltà decade quando la leadership è coinvolta nella “”nemesi della creatività””: il protagonista, in caso di successo, diventa incapace di far fronte alla sfida successiva.”” (pag 61)”,”STOx-109″
“BARAN Paul A.”,”Il “”surplus”” economico e la teoria marxista dello sviluppo.”,”Paul A. BARAN studiò economia, sociologia e storia prima della guerra a Berlino, Francoforte sul Meno e Parigi. Nel 1939 si trasferì negli Stati Uniti continuando gli studi presso l’ Università di Harvard. Durante la guerra prestò servizio nell’ Office of Strategic Services, come economista. Fu poi membro del “”research staff”” della Federal Research Bank of New York. Dal 1949 è stato professore di economia alla Stanford University, California. BARAN, militante marxista negli Stati Uniti, è deceduto nel 1964. “”Anche se nel caso del Giappone furono gli Stati Uniti ad effettuare l’ apertura iniziale e ad imporgli il suo primo trattato iugulatorio, né lo stadio raggiunto dallo sviluppo del capitalismo americano, né il rango internazionale permettevano ancora agli Stati Uniti di provarsi a imporre il loro controllo esclusivo sul Giappone. “”La vicinanza della Cina dava al Giappone un’ eccezionale importanza strategica. Le potenze che imponevano trattati iugulatori al Giappone vigilavano gelosamente affinché nessuna di esse vi acquistasse una influenza predominante, e tanto meno riuscisse a trasformarlo in una sua colonia e quindi in un trampolino di lancio per l’ ulteriore avanzata in Cina”” Kh. Eydus, Il Giappone dalla prima alla seconda guerra mondiale)””. (pag 175)”,”PVSx-029″
“BARAN Paul A.”,”La economía politíca del crecimiento. (Tit.orig.: The Political Economy of Growth)”,”””Sin embargo, nuevamente en esto los dirigentes del capital monopolista han mostrado tener un mejor instinto de los principios de operación de la economía capitalista que los economistas profesionales, quienes consideran a la ocupación plena (tal como se ha definido) como un objetivo posible de alcanzar en el capitalismo. Los dirigentes del capital monopolista tienen plena consciencia del hecho de que una ocupación plena de esta clase es imcompatible con el funcionamiento norma del sistema capitalista. En condiciones de una escasez permanente de trabajo, la empresa capitalista tiene que operar bajo una fuerte presión, pues tiene que incluir en su nómina de pagos a trabajadores marginales y aun submarginales, aun cuando su contribución a la producción de la empresa sea relativamente pequeña; la tarea de supervisión se hace mucho más pesada y los costos tienden a aumentar.”” (pag 123)”,”ECOI-227″
“BARAN Paul A. SWEEZY Paul M.”,”Il capitale monopolistico. Saggio sulla struttura economica e sociale americana.”,”libro dedicato al ‘Che'”,”ECOT-014-FV”
“BARAN Paul A. SWEEZY Paul M.”,”Note sulla teoria dell’ imperialismo.”,”Questo articolo è apparso nella raccolta di saggi di vari autori in onore di M. Kalecki intitolata ‘Problems of Economics and Planning’ (Monthly Review, n. 10, marzo 1966) “”Nel vecchio tipo di capitalismo – ha scritto Lenin – in cui prevaleva la libera concorrenza, l’ esportazione di merci era l’elemento tipico. Nel capitalismo moderno, in cui prevale il monopolio, l’esportazione di capitale è diventato l’elemento tipico”” (L’imperialismo, fase suprema del capitalismo’, cap. 4) (nota 1 pag 19 di questo saggio)”,”TEOC-005-FB”
“BARAN Paul A. SWEEZY Paul M.”,”Il capitale monopolistico. Saggio sulla struttura economica e sociale americana.”,”””E tuttavia l’affermazione di Hegel che abbiamo scelto a epigrafe del presente ligro conserva integra la sua validità: «La verità è il tutto»”” (pag 4, Introduzione) “”(…) L’anaisi marxista del capitalismo, in fondo, riposa ancora sul presupposto di una economia concorrenziale. Coloro i quali conoscono le opere di Lenin, siano o no marxisti, possono trovare sorprendente tale affermazione, poiché proprio Lenin ha scritto: «Se si volesse dare la più concisa definizione possibile dell’imperialismo, si dovrebbe dire che l’imperialismo è lo stadio monopolistico del capitalismo» (1). E non vi è dubbio che Lenin, nell’analizzare le politiche interne e internazionali del periodo culminato nella prima guerra mondiale abbia dato il massimo peso al prevalere del monopolio nei paesi capitalistici avanzati. (…) In questo campo ‘Il Capitale di Marx continua a regnare sovrano. Non che Marx abbia ignorato l’esistenza del monopolio nell’economia britannica del suo tempo, il sistema storico reale da cui egli ricavò il suo modello teorico. Ma al pari degli economisti classici che lo avevano preceduto, egli considerò i monopoli non come elementi fondamentali del capitalismo, ma come residui del passato feudale e mercantile da cui bisognava prescindere allo scopo di ottenere il quadro più chiaro possibile della struttura e delle tendenze fondamentali del capitalismo. È vero che, a differenza dei classici, Marx riconobbe pienamente la potente tendenza alla concentrazione e centralizzazione del capitale insita in una economia concorrenziale: la sua visione del futuro del capitalismo anticipò senz’altro nuove forme di monopolio puramente capitalistiche. Ma egli non cercò mai di indagare che cosa sarebbe stato allora un ipotetico sistemacarattereizzato dal prevalere della grande impresa e del monopolio. In parte questo avvenne senza dubbio perché il materiale empirico su cui si sarebbe dovuta basare una tale indagine era troppo scarso per permettere generalizzazioni attendibili. Ma più importante ancora, perché forse Marx prevedeva il rovesciamento del capitalismo molto prima del manifestarsi di tutte le sue possibilità, nel pieno della fase concorrenziale del sistema. Engels, in alcuni dei suoi scritti successivi alla morte di Marx e nelle aggiunte fatte in qualità di curatore al secondo e terzo libro del ‘Capitale’ da lui preparati per la stampa, si soffermò sul rapido sviluppo dei monopoli negli anni 1880-1900, ma non cercò di inserire il monopolio nel corpo della teoria economica marxiana. Il primo a fare questo tentativo fu Rudolf Hilferding nella sua importante opera ‘Das Finanzkapital’, pubblicata nel 1910 (trad.it. Il capitale finanziario’, Feltrinelli, Milano, 1961). Ma nonostanta tutta l’importanza attribuita al monopolio, Hilferding non lo considerò come un elemento qualitativamente nuovo nell’economia capitalistica, ma lo vide come fattore di modificazioni essenzialmente quantitative nelle fondamentali leggi marxiane del capitalismo. Come abbiamo rilevato, Lenin, il quale fu fortemente influenzato dall’analisi delle origini e della diffusione del monopolio, fatta da Hilferding, basò apertamente la sua teoria dell’imperialismo sul predominio del monopio nei paesi capitalistici avanzati”” (pag 5-7, introduzione) “” (pag 5-6) (introduzione) [(1) L’imperialismo, fase suprema del capitalismo, cap. 7 (trad. it. in Opere scelte, Ed. in Lingue estere, Mosca, 1974, vol. I p. 676]; “”Alla domanda se gli piaccia il suo lavoro, uno dei personaggi di John Updike risponde: «Diavolo, non sarebbe un lavoro se mi piacesse». Tolta una esigua minoranza di lavoratori particolarmente fortunati o privilegiati, tutti gli altri sarebbero senza dubbio d’accordo. Non c’è nulla di intrinsecamente interessante nella maggior parte delle mansioni estremamente frazionate che i lavoratori sono costretti a svolgere; d’altra parte nello scopo di una mansione – nel migliore dei casi oscura e nel peggiore umanamente degradante -, il lavoratore non può trovare alcuna soddisfazione nel frutto dei suoi sforzi. Per quanto lo riguarda, l’unica giustificazione è la busta paga”” (pag 288) (P.A. Baran P.M. Sweezy, Il capitale monopolistico, Einaudi, 1968] «Quanto più una classe dominante è capace di assimilare gli uomini più eminenti delle classi dominate – ha scritto Marx – tanto più solida e pericolosa è la sua dominazione» (Il Capitale, vol. 3, cap. 36 (trad, cit., vol. III,2, pp. 310-11) (pag 288) (P.A. Baran P.M. Sweezy, Il capitale monopolistico, Einaudi, 1968] “”Anche nell’epoca del capitalismo monopolistico, come ai tempi di Marx, è dunque vero che «il potere politico dello … Stato moderno non è che un comitato, il quale amministra gli affari comuni di tutta quanta la classe borghese» (Manifesto del Partito Comunista, Rinascita, Roma, 1955, p. 29] (pag 55) (P.A. Baran P.M. Sweezy, Il capitale monopolistico, Einaudi, 1968] “”La sostituzione del capitalista individuale con il capitalista della società per azioni costituisce una istituzionalizzazione della funzione del capitalista. Il centro vitale e decisivo di tale funzione è l’accumulazione: l’accumulazione è sempre stata il motore primo del sistema, il centro dei suoi conflitti, l’origine ad un tempo dei suoi trionfi e dei suoi disastri. Ma soltanto nell’infanzia del sistema si poteva dire che l’accumulazione esaurisse i doveri del capitalista. Con il successo vennero anche le responsabilità. Per dirla con le parole di Marx: «A un certo livello di sviluppo, un grado convenzionale di sperpero che è allo stesso tempo ostentazione della ricchezza e quindi fonte di credito, diventa una necessità professionale per il «disgraziato» capitalista. Il lusso rientra nelle spese di rappresentanza del capitale (1). Queste spese di rappresentanza hanno tradizionalmente assunto la forma di spreco vistoso da un lato e di filantropia dall’altro. Sia l’uno che l’altra hanno sempre perseguito un fine che oggi si chiamerebbe di relazioni pubbliche: il primo per abbagliare e intimidire il pubblico, la seconda per assicurarsene l’attaccamento e la simpatia. Sia l’uno che l’altra sono stati sostenuti dal capitalista privato”” (pag 28-29) [(1) Il Capitale, vol. I, cap. 22, par. 4 (trad. cit. vol. I-3, p. 39)] (P.A. Baran P.M. Sweezy, Il capitale monopolistico, Einaudi, 1968]”,”USAE-009-FV”
“BARAN Paul A. SWEEZY Paul M.”,”Il capitale monopolistico. Saggio sulla struttura economica e sociale americana.”,”””E tuttavia l’affermazione di Hegel che abbiamo scelto a epigrafe del presente ligro conserva integra la sua validità: «La verità è il tutto»”” (pag 4, Introduzione) “”(…) L’anaisi marxista del capitalismo, in fondo, riposa ancora sul presupposto di una economia concorrenziale. Coloro i quali conoscono le opere di Lenin, siano o no marxisti, possono trovare sorprendente tale affermazione, poiché proprio Lenin ha scritto: «Se si volesse dare la più concisa definizione possibile dell’imperialismo, si dovrebbe dire che l’imperialismo è lo stadio monopolistico del capitalismo» (1). E non vi è dubbio che Lenin, nell’analizzare le politiche interne e internazionali del periodo culminato nella prima guerra mondiale abbia dato il massimo peso al prevalere del monopolio nei paesi capitalistici avanzati. (…) In questo campo ‘Il Capitale di Marx continua a regnare sovrano. Non che Marx abbia ignorato l’esistenza del monopolio nell’economia britannica del suo tempo, il sistema storico reale da cui egli ricavò il suo modello teorico. Ma al pari degli economisti classici che lo avevano preceduto, egli considerò i monopoli non come elementi fondamentali del capitalismo, ma come residui del passato feudale e mercantile da cui bisognava prescindere allo scopo di ottenere il quadro più chiaro possibile della struttura e delle tendenze fondamentali del capitalismo. È vero che, a differenza dei classici, Marx riconobbe pienamente la potente tendenza alla concentrazione e centralizzazione del capitale insita in una economia concorrenziale: la sua visione del futuro del capitalismo anticipò senz’altro nuove forme di monopolio puramente capitalistiche. Ma egli non cercò mai di indagare che cosa sarebbe stato allora un ipotetico sistemacarattereizzato dal prevalere della grande impresa e del monopolio. In parte questo avvenne senza dubbio perché il materiale empirico su cui si sarebbe dovuta basare una tale indagine era troppo scarso per permettere generalizzazioni attendibili. Ma più importante ancora, perché forse Marx prevedeva il rovesciamento del capitalismo molto prima del manifestarsi di tutte le sue possibilità, nel pieno della fase concorrenziale del sistema. Engels, in alcuni dei suoi scritti successivi alla morte di Marx e nelle aggiunte fatte in qualità di curatore al secondo e terzo libro del ‘Capitale’ da lui preparati per la stampa, si soffermò sul rapido sviluppo dei monopoli negli anni 1880-1900, ma non cercò di inserire il monopolio nel corpo della teoria economica marxiana. Il primo a fare questo tentativo fu Rudolf Hilferding nella sua importante opera ‘Das Finanzkapital’, pubblicata nel 1910 (trad.it. Il capitale finanziario’, Feltrinelli, Milano, 1961). Ma nonostanta tutta l’importanza attribuita al monopolio, Hilferding non lo considerò come un elemento qualitativamente nuovo nell’economia capitalistica, ma lo vide come fattore di modificazioni essenzialmente quantitative nelle fondamentali leggi marxiane del capitalismo. Come abbiamo rilevato, Lenin, il quale fu fortemente influenzato dall’analisi delle origini e della diffusione del monopolio, fatta da Hilferding, basò apertamente la sua teoria dell’imperialismo sul predominio del monopio nei paesi capitalistici avanzati”” (pag 5-7, introduzione) “” (pag 5-6) (introduzione) [(1) L’imperialismo, fase suprema del capitalismo, cap. 7 (trad. it. in Opere scelte, Ed. in Lingue estere, Mosca, 1974, vol. I p. 676]; “”Alla domanda se gli piaccia il suo lavoro, uno dei personaggi di John Updike risponde: «Diavolo, non sarebbe un lavoro se mi piacesse». Tolta una esigua minoranza di lavoratori particolarmente fortunati o privilegiati, tutti gli altri sarebbero senza dubbio d’accordo. Non c’è nulla di intrinsecamente interessante nella maggior parte delle mansioni estremamente frazionate che i lavoratori sono costretti a svolgere; d’altra parte nello scopo di una mansione – nel migliore dei casi oscura e nel peggiore umanamente degradante -, il lavoratore non può trovare alcuna soddisfazione nel frutto dei suoi sforzi. Per quanto lo riguarda, l’unica giustificazione è la busta paga”” (pag 288) (P.A. Baran P.M. Sweezy, Il capitale monopolistico, Einaudi, 1968] «Quanto più una classe dominante è capace di assimilare gli uomini più eminenti delle classi dominate – ha scritto Marx – tanto più solida e pericolosa è la sua dominazione» (Il Capitale, vol. 3, cap. 36 (trad, cit., vol. III,2, pp. 310-11) (pag 288) (P.A. Baran P.M. Sweezy, Il capitale monopolistico, Einaudi, 1968] “”Anche nell’epoca del capitalismo monopolistico, come ai tempi di Marx, è dunque vero che «il potere politico dello … Stato moderno non è che un comitato, il quale amministra gli affari comuni di tutta quanta la classe borghese» (Manifesto del Partito Comunista, Rinascita, Roma, 1955, p. 29] (pag 55) (P.A. Baran P.M. Sweezy, Il capitale monopolistico, Einaudi, 1968] “”La sostituzione del capitalista individuale con il capitalista della società per azioni costituisce una istituzionalizzazione della funzione del capitalista. Il centro vitale e decisivo di tale funzione è l’accumulazione: l’accumulazione è sempre stata il motore primo del sistema, il centro dei suoi conflitti, l’origine ad un tempo dei suoi trionfi e dei suoi disastri. Ma soltanto nell’infanzia del sistema si poteva dire che l’accumulazione esaurisse i doveri del capitalista. Con il successo vennero anche le responsabilità. Per dirla con le parole di Marx: «A un certo livello di sviluppo, un grado convenzionale di sperpero che è allo stesso tempo ostentazione della ricchezza e quindi fonte di credito, diventa una necessità professionale per il «disgraziato» capitalista. Il lusso rientra nelle spese di rappresentanza del capitale (1). Queste spese di rappresentanza hanno tradizionalmente assunto la forma di spreco vistoso da un lato e di filantropia dall’altro. Sia l’uno che l’altra hanno sempre perseguito un fine che oggi si chiamerebbe di relazioni pubbliche: il primo per abbagliare e intimidire il pubblico, la seconda per assicurarsene l’attaccamento e la simpatia. Sia l’uno che l’altra sono stati sostenuti dal capitalista privato”” (pag 28-29) [(1) Il Capitale, vol. I, cap. 22, par. 4 (trad. cit. vol. I-3, p. 39)] (P.A. Baran P.M. Sweezy, Il capitale monopolistico, Einaudi, 1968]”,”USAE-001-FC”
“BARANELLI Luca BONGIOVANNI Giuseppe BOSIO Gloriano BUZZANO Enrico CALVINO Italo CANNISTRA’ Antonio CARENA Carlo CERATI Roberto COLOMBO Nino EINAUDI Giuliana FOSSATI Paolo JOUVE Roberto MAGNALDI Alda MELOSSI Enrica MOLINA Oreste RUGAFIORI Claudio TRONI Riccardo VIVANTI Corrado, collaborazione di”,”Cinquant’anni di un editore. Le edizioni Einaudi negli anni 1933-1983.”,”collaborazione di BARANELLI Luca BONGIOVANNI Giuseppe BOSIO Gloriano BUZZANO Enrico CALVINO Italo CANNISTRA’ Antonio CARENA Carlo CERATI Roberto COLOMBO Nino EINAUDI Giuliana FOSSATI Paolo JOUVE Roberto MAGNALDI Alda MELOSSI Enrica MOLINA Oreste RUGAFIORI Claudio TRONI Riccardo VIVANTI Corrado”,”EDIx-017″
“BARANELLI Luca CHERCHI Grazia a cura”,”Quaderni Piacentini. Antologia, 1962-1968.”,”Contiene di Vittorio Strada: ‘Proposte per uno studio di Trotskij’ (pag 107-110) e di Luca Amodio, ‘Il contrasto Lenin-Luxemburg sull’organizzazione del partito’ (pag 157-171)”,”EMEx-122″
“BARATIER Edouard a cura; saggi di Max ESCALON DE FONTON Francois SALVIAT Maurice EUZENNAT Edouard BARATIER Felix REYNAUD René PILLORGET Charles CARRIERE André BOURDE André VILLARD Michel VOVELLE Pierre GUIRAL Antoine OLIVESI Louis PIERREIN”,”Histoire de Marseille.”,”Saggi di Max ESCALON DE FONTON, Francois SALVIAT, Maurice EUZENNAT, Edouard BARATIER, Felix REYNAUD, René PILLORGET, Charles CARRIERE, André BOURDE, André VILLARD, Michel VOVELLE, Pierre GUIRAL, Antoine OLIVESI, Louis PIERREIN.”,”FRAS-011″
“BARATTA M. FRACCARO P.”,”Piccolo atlante storico. Fascicolo secondo. Medio Evo.”,”Contiene tra le varie cartine: 14-15. L’ impero al tempo degli Hohenstaufen. L’ Impero; Le grandi case tedesche; Montecassino e paesi circost.; Pisa e il porto; Il porto pisano secondo Targioni-Tozzetti; Territorio di Milano, Bergamo e Crema; Corteolona e Roncaglia.”,”ASGx-029″
“BARATTA Giorgio”,”Le rose e i quaderni. Il pensiero dialogico di Antonio Gramsci.”,”Giorgio Baratta insegna Filosofia morale all’Università di Urbino. E’ tra i fondatori della International Gramsci Society e presidente di IGS-Italia. Gramsci e Marx. “”Quella di Marx è, secondo Gramsci, “”una concezione del mondo che non è stata mai dall’autore-pensatore esposta sistematicamente””, un ‘opera cioé di “”un pensatore non sistematico (…) di una personalità nella quale l’attività teorica e l’attività pratica sono intrecciate indissolubilmente, di un intellettuo pertanto in continua creazxione e in perpetuo movimento”” (pag 81-82) Gramsci e Engels (da pag 118-)”,”GRAS-132″
“BARAVELLI Maurizio”,”Strategia e organizzazione della banca.”,”Maurizio Baravelli è professore ordinario di Economia e gestione della banca nella Facoltà di Economia dell’Università di Roma ‘La Sapienza’.”,”ECOG-005-FL”
“BARBA Vincenzo”,”La “”scappatoia”” della libertà. Sul pensiero etico-politico dei materialisti francesi del settecento e di Kant.”,”””I materialisti dovettero essere assi poco fiduciosi nelle possibilità di affermazione della morale laica, alla cui elaborazione dedicarono gran parte delle loro energie (…). Inconsapevolmente, e tuttavia decisamente, Helvétius sembrò proprio incamminarsi verso questo stato di polizia, che Holbach cercò di evitare, ma del quale solo DIderot fu forse in grado di intravvedere veramente il pericolo e di adoperarsi per scongiurarlo”” (pag 31)”,”TEOP-005-FRR”
“BARBACETTO Gianni GOMEZ Peter TRAVAGLIO Marco”,”Mani pulite. La vera storia. Da Mario Chiesa a Silvio Berlusconi.”,”Gianni Barbacetto scrive su Diario e Micromega. Peter Gomez scrive su L’Espresso e Micromega. Marco Travaglio scrive su La Repubblica L’Espresso e Micromega.”,”ITAP-079-FL”
“BARBADORO Idomeneo”,”Storia del sindacalismo italiano. Dalla nascita al fascismo. I. La Federterra. II. La CGdL.”,”BARBADORO (1921) laureato in scienze politiche, ha fatto parte dell’Ufficio Studi della CGIL. E’ stato rappresentante sindacale presso la ECE dell’ONU. Ha pubblicato: -La Federconsorzi nella politica economica italiana -La crisi dell’ agricoltura italiana, con Dario TOSI. Ha collaborato a varie riviste.”,”MITT-008″
“BARBADORO Idomeneo”,”Il sindacato in Italia. Dalle origini al congresso di Modena della Confederazione del lavoro (1908).”,”BARBADORO Idomeneo, uno dei maggiori studiosi del movimento operaio e sindacale italiano, scomparso nel 1983, ha fatto parte della Federbraccianti e dell’ Ufficio Studi della CGIL, rappresentando per alcuni anni le organizzazioni sindacali all’ Economic Commission for Europe dell’ ONU.”,”MITT-061″
“BARBADORO Idomeneo”,”Il sindacato in Italia. 1908-1914.”,”BARBADORO Idomeneo, uno dei maggiori studiosi del movimento operaio e sindacale italiano, scomparso nel 1983, ha fatto parte della Federbraccianti e dell’ Ufficio Studi della CGIL, rappresentando per alcuni anni le organizzazioni sindacali all’ Economic Commission for Europe dell’ ONU.”,”MITT-062″
“BARBADORO Idomeneo”,”Storia del sindacalismo italiano. Dalla nascita al fascismo. I. La Federterra.”,”BARBADORO (1921) laureato in scienze politiche, ha fatto parte dell’Ufficio Studi della CGIL. E’ stato rappresentante sindacale presso la ECE dell’ONU. Ha pubblicato: -La Federconsorzi nella politica economica italiana -La crisi dell’ agricoltura italiana, con Dario TOSI. Ha collaborato a varie riviste. Il bulgaro Kabatcev era il rappresentante della 3° Internazionale comunista al XVII congresso del PSI (pag 351) “”In Lenin risultava chiaro che la parola d’ ordine “”la terra ai contadini”” aveva valore transitorio relativamente alla specifica situazione russa. ‘I contadini vogliono mantenere la piccola proprietà, fissare una norma egualitaria… procedere periodicamente a nuovi livellamenti – scriveva nell’ agosto del 1917 -. Ebbene, che lo facciano! Su questo punto nessu socialista ragionevole entrerà in conflitto con i contadini poveri. (…)'””. (pag 74-75) “”Tale spiegazione dell’ origine del fascismo (del Preti, ndr) – che, per un verso, assimila le interessate tesi del Missiroli, del Serpieri e della variopinta storiografia liberale e conservatrice sull’ “”estremismo delle leghe rosse”” e, per un altro verso, attribuisce colpe altrettanto gravi al padronato – se si presenta così squisitamente socialdemocratica nella ricerca del “”giusto mezzo”” nelle responsabilità, non ha molti numeri per risultare attendibile: l’A. non fornisce alcuna documentazione sugli “”eccessi”” leghisti, (…)””. (pag 244)”,”SIND-076″
“BARBADORO Idomeneo”,”Storia del sindacalismo italiano. Dalla nascita al fascismo. II. La Confederazione Generale del Lavoro (CGdL).”,”BARBADORO (1921) laureato in scienze politiche, ha fatto parte dell’Ufficio Studi della CGIL. E’ stato rappresentante sindacale presso la ECE dell’ONU. Ha pubblicato: -La Federconsorzi nella politica economica italiana -La crisi dell’ agricoltura italiana, con Dario TOSI. Ha collaborato a varie riviste. “”Il principio di strutturare la lega sul “”mestiere”” faceva sì che i lavoratori di un settore e persino di un’ azienda venivano scomposti, a seconda delle diverse qualifiche, in altrettante istanze diverse. Così, ancora nel 1902, gli operai occupati nella Siderurgia di Savona non costituivano una sola lega di metalmeccanici, bensì erano inquadrati in ben 12 leghe distinte in base alle specializzazioni. Per converso, ogni istanza di base raggruppava in un dato ambito territoriale, i lavoratori che praticavano lo stesso “”mestiere””, presso aziende di tipo e di dimensioni le più diverse. Si arrivava in tal modo all’ assurdo che un aggiustatore di un grande complesse meccanico aveva un collegamento organizzativo con un collega che lavorava in un’ officina artigiana, ma non con il tornitore che gli era compagno di lavoro tutti i giorni.”” (pag 83)”,”SIND-077″
“BARBADORO Idomeneo SANTI Fernando ROBERTAZZI Chiara BROGLIA B. FACCIO A. LAUZI Giorgio PEDONE Franco DE-POLI Franco VISMARA Luigi WIDMAR Bruno CAVALLI Libero LIBEROVICI Sergio FORTINI Franco BASEVI Enrica MODIGLIANI Vera VAILATI Maria PACCINO Dario FERTONANI Roberto GAIANI Adriano ACCORNERO Aris ARDENTI Piero, articoli di; lavoro editoriale a cura di Adele FACCIO”,”Almanacco socialista 1961.”,”Articoli di BARBADORO Idomeneo SANTI Fernando ROBERTAZZI Chiara BROGLIA B. FACCIO A. LAUZI Giorgio PEDONE Franco DE-POLI Franco VISMARA Luigi WIDMAR Bruno CAVALLI Libero LIBEROVICI Sergio FORTINI Franco BASEVI Enrica MODIGLIANI Vera VAILATI Maria PACCINO Dario FERTONANI Roberto GAIANI Adriano ACCORNERO Aris ARDENTI Piero”,”MITS-365″
“BARBADORO Idomeneo”,”Storia del sindacalismo italiano. Dalla nascita al fascismo. I. La Federterra.”,”Idomeneo Barbadoro (1921), laureato in scienze politiche, ha fatto parte dell’Ufficio Studi della CGIL. É stato rappresentante sindacale presso la ECE dell’ONU. Ha pubblicato La Federconsorzi nella politica economica italiana, con Dario Tosi La crisi dell’agricoltura italiana e un saggio su Di Vittorio nella collana ‘I protagonisti della storia universale’ della CEI. Ha collaborato a varie riviste: Critica economica, Economia e sindacato, Mondo operaio, Mondo nuovo, Politica ed economia, e ha diretto per conto della CEI l’opera in tre volumi L’Asia e l’Oceania.”,”MITT-029-FL”
“BARBADORO Idomeneo”,”Storia del sindacalismo italiano. Dalla nascita al fascismo. II. La Confederazione Generale del Lavoro.”,”Idomeneo Barbadoro (1921), laureato in scienze politiche, ha fatto parte dell’Ufficio Studi della CGIL. É stato rappresentante sindacale presso la ECE dell’ONU. Ha pubblicato La Federconsorzi nella politica economica italiana, con Dario Tosi La crisi dell’agricoltura italiana e un saggio su Di Vittorio nella collana ‘I protagonisti della storia universale’ della CEI. Ha collaborato a varie riviste: Critica economica, Economia e sindacato, Mondo operaio, Mondo nuovo, Politica ed economia, e ha diretto per conto della CEI l’opera in tre volumi L’Asia e l’Oceania.”,”MITT-030-FL”
“BARBADORO Idomeneo”,”Enciclopedia del sindacato.”,”Idomeneo Barbadoro (1921), laureato in scienze politiche, ha fatto parte dell’Ufficio Studi della CGIL. É stato rappresentante sindacale presso la ECE dell’ONU. Ha pubblicato La Federconsorzi nella politica economica italiana, con Dario Tosi La crisi dell’agricoltura italiana e un saggio su Di Vittorio nella collana ‘I protagonisti della storia universale’ della CEI. Ha collaborato a varie riviste: Critica economica, Economia e sindacato, Mondo operaio, Mondo nuovo, Politica ed economia, e ha diretto per conto della CEI l’opera in tre volumi L’Asia e l’Oceania.”,”SIND-015-FL”
“BARBAGALLO Francesco CERRITO Elio MASELLA Luigi MORI Giorgio NATOLI Claudio RAPONE Leonardo VITTORIA Albertina”,”Gastone Manacorda: storia e politica.”,”””Complessivamente a quella data (gennaio 1952), il giudizio di Cantimori sull’ attività e la produzione dei giovani marxisti era incoraggiante, anche se non esente da rilievi, poiché a suo avviso la storia del movimento operaio e del socialismo, “”anche quando trattata da giovani bene orientati metodologicamente”” (e faceva i nomi di Zangheri, Manacorda, Caracciolo, Ragionieri), tendeva ancora “”a rimanere, non solo, com’è ovvio, poiché si è agli inizi, allo stato frammentario, ma anche distaccata dalla considerazione della storia nazionale, come uun residuo di quell’ antico anarchismo e sindacalismo economicistico (specie in G. Bosio, direttore della rivista “”Movimento Operaio”” per la storia di quel movimento)””. Il suo apprezzamento andava a Carlo Morandi, che aveva concepito “”la storia del socialismo come storia di un movimento politico nel quadro più vasto di una storia dei partiti politici italiani”” e ai giovani che venivano dalla sua scuola, Conti, Ragionieri, Procacci, Saitta, il “”più maturo, più formato (…) e ormai con posizione autonoma””. (pag 786)”,”STOx-092″
“BARBAGALLO Corrado”,”Le origini della grande industria contemporanea.”,”””Questa la storia dell’ industria inglese nei trentacinque anni che corrono dalla fine delle guerre napoleoniche alla metà del secolo XIX: una storia, come più volte è stato ripetuto, che non ha pari negli annali dell’ umanità. Noi possiamo, ora che l’ abbiamo tutta distesa sott’occhio, tentar di coglierne le caratteristiche fondamentali. Le industrie tessili formano ancora, come nei secoli precedenti, il gruppo di attività economiche più notevoli. Ciò avviene, principalmente, grazie ai prodigi della nuova industria del cotone – la industria, capitalistica e meccanica, per eccellenza, nata sessant’anni prima, anarchicamente, fuori di tutte le regole – (…)””. (pag 319)”,”EURE-043″
“BARBAGALLO Francesco”,”Dal ’43 al ’48. La formazione dell’ Italia democratica.”,”Questo saggio è tratto dal volume ‘Storia dell’ Italia repubblicana’ pubblicato da Einaudi. “”La Democrazia Cristiana nasce, a cavallo del ’43, come partito laico dei cattolici, espressione di una interpretazione cristiana della democrazia, che unisce gli ex popolari e le più giovani energie del cattolicesimo organizzato specialmente nelle associazioni e nei movimenti intellettuali. L’ appoggio, che pure non sarà immediato, della Chiesa alla DC, come unico partito dei cattolici, risulterà peraltro decisivo ai fini dell’ insediamento diffuso nella società italiana e dell’ orientamento del partito. L’ affermazione politica della DC sarà lungamente fondata e influenzata dal ruolo trainante esercitato dal collateralismo di massa della tante associazioni e organizzazioni sociali di ispirazione cattoclia: dall’ Associazione cattolica alle Acli, dalle unioni di medici, insegnanti, giuristi, tecnici, imprenditori, artigiani fio alla Coldiretti.”” (pag 90)”,”ITAP-105″
“BARBAGALLO Corrado”,”L’ oro e il fuoco. Capitale e lavoro attraverso i secoli.”,”Statalismo industriale dell’ impero romano. Declino del sistema schiavistico. Lavoro degli schiavi. Nel primo secolo dell’ èra volgare tutto il vasto mondo conosciuto dagli antichi è unificato sotto l’ impero di Roma. Non ci sono più grandi e popolose contrade da conquistare, non monarchie possenti da rovesciare, non ricchi territori da annettere: la pace è dovunque. I mari sono sicuri; si può traversare da un capo all’ altro il Mediterraneo senza correre il rischio di scontrarsi nelle flottiglie dei pirati, che ancora lo infestavano nell’ età di Silla e di Cesar. Le legioni e le flotte imperiali stanno garanti della sicurezza universale. Questo fatto inaudito, che gli antichi celebreranno con gioia inusitata, è la causa principale di un ulteriore rivolgimento economico: la lenta, ma fatale disparizione, in tutto il mondo – non solo Oriente, ma anche in Occidente – della schiavitù, quale strumento dell’ agricoltura e dell’ industria””. (pag 49-50)”,”CONx-127″
“BARBAGALLO Corrado PELLEGRINI Cleofe”,”Storia. Il Medio Evo.”,”Il “”Tumulto dei Ciompi”” (1378-1382). (Questa parola ha forse origine da una corruzione di ‘compari’ appellativo usato dai soldati francesi del duca di Atene coi popolani fiorentini) (pag 139) 1378. Il 22 luglio, i Ciompi, s’ impadroniscono del Palazzo della Signoria e del governo; nominano lì per lì gonfalorniere di giustizia un popolano, un artigiano cardatore di lana, Michele di Lando, e fanno approvare alcune leggi, di cui la principale è quella per cui vengono create tre nuove arti o corporazioni di mestiere, nelle quali sono ripartiti i più umili operai, con diritto di partecipare al governo. E’ questo il primo momento, nella storia dei Comuni del Medioevo, in cui l’ eguaglianza di tutte le classi di fronte alla legge è praticamente applicata: infatti le tre serie di arti – maggiori, medie, minori – conquistano ora, ciascuna, il diritto alla terza parte delle cariche comunali. Ma nell’ agosto l’ agitazione precipita.”” (pag 140) “”(…) la restaurazione dell’ antica aristocrazia, che, nel 1382, riprese il governo, e compiì una severa e sanguinosa repressione contro i Ciompi e i trionfatori degli anni precedenti: fra i colpiti, andarono in esilio Silvestro dei Medici e Michele di Lando””. (pag 141) Aggiungere BARBAGALLO Corrado PELLEGRINI Cleofe”,”ITAG-147″
“BARBAGALLO Francesco MORI Giorgio ROMERO Federico BARONE Giuseppe SALVATI Mariuccia MICCOLI Giovanni MANGONI Luisa DE-LUNA Giovanni ROSSI-DORIA Anna MUSELLA Luigi ROSSI Mario G.”,”Storia dell’ Italia repubblicana. Volume primo. La costruzione della democrazia. Dalla caduta del fascismo agli anni cinquanta.”,”Saggi di Francesco BARBAGALLO Giorgio MORI Federico ROMERO Giuseppe BARONE Mariuccia SALVATI Giovanni MICCOLI Luisa MANGONI Giovanni DE-LUNA Anna ROSSI-DORIA Luigi MUSELLA Mario G. ROSSI Opera ‘Storia dell’ Italia repubblicana’, BARBAGALLO Francesco, coordinatore, BARONE Giuseppe BRUNO Giovanni DE-FELICE Franco MANGONI Luisa MORI GiorgioROSSI Mario G. TRANFAGLIA Nicola, progetto e direzione “”Tipico della rivolta morale antifascista è infatti l’ avere a volte ignorato, a volte sottovalutato, il peso delle trasformazioni intervenute negli anni trenta, tale per cui, come recita la stessa relazione del ministero delle Finanze, “”le condizioni ambientali create dal fascismo… hanno dato luogo alla formazione di un determinato clima favorevole – per fascisti e non fascisti – all’ acquisizione di utili eccezionali””””. (pag 420, M. Salvati) Piano Vanoni, Iri. “”Ciò che è interessante dei testi qui presentati è la sottolineatura della dipendenza della politica economica italiana da quella europea e internazionale, nonché l’ accenno, nuovo in questi “”piani”” tecnici, ma che sarà sempre più frequente negli anni successivi, alle specificità della struttura economica del paese presentate come limiti invalicabili per un’ azione veramente dirigista””. (pag 496, M. Salvati) La Costituente. Difesa del concordato. Patti lateranensi. “”Non aveva torto Togliatti a rilevare che il vero interlocutore dell’ Assemblea era la Santa Sede: dalle condizioni che essa aveva perentoriamente poste alla Democrazia cristiana derivavano i termini del dibattito in corso. Ancora nei giorni delle discussione generale in aula il presidente dell’ Azione cattolica Vittorino Veronese, scrivendo a De Gasperi il 15 marzo 1947, aveva affermato inammissibile “”qualsiasi modificazione dell’ atteggiamento del gruppo parlamentare democristiano”” sulla questione, ribadendo che “”l’ attuale formulazione rappresenta l’ unica, minima espressione dell’ indubbia volontà della maggioranza cattolica del paese che il 2 giugno ha concentrato i voti sulla Democrazia Cristiana, neé si saprebe prevedere le reazioni di tale massa elettorale qualora i democristiani dimostrassero perplessità, anche solo di forma, su un problema fondamentale, che oltre tutto è anche indubbiamente diretta competenza dell’ autorità ecclesiastica””. E a scanso di equivoci aveva concluso minacciosamente: “”dipenderà da tale votazione la preferenza dei cattolici stessi nelle future elezioni politiche.”” (pag 554-555, G. Miccoli)”,”ITAP-116″
“BARBAGALLO Corrado”,”Inghilterra ed India.”,”La compagnia inglese delle indie. “”La condizione della colonia è, dunque, in questo periodo, seriamente peggiorata. “”Io devo infliggere un dispiacere agli Inglesi””, scriveva nel 1769 un funzionario della Compagnia, “”dichiarando di pensare che dal giorno in cui la Compagnia cominciò ad amministrare l’ India, la condizione del popolo di questo paese è peggiorata al paragone di quella che era per l’ innanzi; il fatto, pur troppo, è fuori dubbio…; questa bella contrada, che fioriva sotto il governo più dispotico ed arbitrario del mondo, ora che gli Inglesi hanno così gran parte nella sua amministrazione, va precipitando a rovina…””. Per contro i guadagni della Compagnia sono notevoli””. (pag 52) (seguono dati sui guadagni e il profitto netto annuale della Compagnia (1763-1773, 1768))”,”INDx-085″
“BARBAGALLO Francesco BARONE Giuseppe COLOMBO Arturo D’AURIA Elio FORTE Francesco LACAITA Carlo G. MONTELEONE Renato MONTICONE Alberto ROSSI-DORIA Manlio SERRA Enrico SOMOGYI Giovanni VENERUSO Danilo”,”Francesco Saverio Nitti. Meridionalismo e europeismo. Atti del Convegno di Potenza, 27-28 settembre 1984.”,”Saggi di BARBAGALLO Francesco BARONE Giuseppe COLOMBO Arturo D’AURIA Elio FORTE Francesco LACAITA Carlo G. MONTELEONE Renato MONTICONE Alberto ROSSI-DORIA Manlio SERRA Enrico SOMOGYI Giovanni VENERUSO Danilo “”Il merito di Nitti fu proprio questo: l’ aver intuito il ruolo dirompente della piccola borghesia come classe emergente e di essersi posto il problema di utilizzarne le spinte rinnovatrici, le tradizioni e i valori politici contro gli interessi del grande capitale che, egli riteneva indebitamente accresciutosi con sovraprofitti di guerra e che era necessario colpire””. (pag 58-59, Elio D’Auria) “”Senza dubbio, questo bisogna riconoscerlo, l’ analisi che Nitti fa del fascismo è, sotto molti punti di vista parziale, proprio per il fatto di essere un’analisi, in cui erano presenti indubbi elementi di modernità e di innovazione, tutto sommato ancora tradizionale della società italiana. La sensibilità che egli aveva dimostrato durante la sua azione di governo nel percepire “”il carattere nuovo che la vita politica italiana andava organizzando”” si scontrava con limiti obiettivi della sua formazione politica, che erano poi i limiti di tutta una classe dirigente di quegli anni, e che spiegano, a mio avviso, anche il suo comportamento pratico nei confronti del fascismo””. (pag 66-67) “”E’ noto che Francesco Saverio Nitti cercò durante il periodo della sua presidenza del Consiglio, di normalizzare i rapporti con la Russia, annullando la politica d’ intervento perseguita dal governo Orlando-Sonnino.”” (pag 176) Nitti e l’ equilibrio europeo e la questione tedesca (pag 231)”,”ITAS-118″
“BARBAGALLO Antonino”,”La libertà della dialettica. Saggio sul materialismo dialettico nel centenario della morte di Friedrich Engels.”,”Antonio BARBAGALLO, laureato in Economia e commercio (Univ. Catania) ha studiato l’ economia siciliana ed il credito. Ha coordinato diversi convegni una parte dei quali inerenti i problemi del marxismo. Ha scritto vari saggi tra cui ‘Crisi del marxismo: realtà storica o ideologia?’ (1982), ‘Marxismo in crisi o crisi dei marxisti?’ (1992), ‘Marxismo e ceti medi’ (1994). “”Tale unificazione del sapere viene teorizzata dal giovane Marx, nei Manoscritti del 1844, con l’abituale chiarezza: ‘Le ‘scienze naturali’ hanno svolto un’enorme attività e si sono appropriate di un materiale ognora crescente (…). Ma tanto più ‘praticamente’ la scienza della natura è penetrata, mediante l’industria, nella vita umana e l’ha riformata e ha preparato l’emancipazione umana dell’uomo, quanto più essa immediatamente ha dovuto completarne la disumanizzazione. L”industria’ è il ‘reale’ rapporto storico della natura, e quindi della scienza naturale, con l’uomo. Se, quindi, essa è intesa come rivelazione ‘essoterica’ delle ‘forze essenziali’ dell’uomo, anche la ‘umanità’ della ‘natura’ o la ‘naturalità’ dell’uomo è intesa. E dunque le scienze naturali perderanno il loro indirizzo astrattamente materiale, o piuttosto idealistico, e diventeranno la base della scienza ‘umana’, così come ora sono già divenute – sebbene in figura di alienazione – la base della vita umana effettiva; e dire che v’è ‘una’ base per la vita e un’altra per la ‘scienza’, questo è fin da principio una menzogna. (…).La storia stessa è una parte ‘reale’ della ‘storia naturale’, della umanizzazione della natura. La scienza naturale, un giorno, sussumerà sotto di sé la scienza dell’uomo, come la scienza dell’uomo sussumerà sotto di sé la scienza naturale: non ci sarà che ‘una’ scienza””.”” (pag 69)”,”MAES-080″
“BARBAGALLO Antonino PALUMBO Orazio”,”Economia e società nell’età borbonica. Riflessioni e note sparse sul Meridione preunitario.”,”Dedicato ai difensori di Gaeta e ai “”briganti”” che difesero il Meridione d’Italia Libro ricevuto in omaggio dagli autori Lager di Fenestrelle: lager sabaudo dove morirono 25 mila prigionieri. Il motto di questo campo di concentramento era “”Ognuno vale non in quanto è ma in quanto produce”” antesignano del motto nazista “”arbeit macht frei”” (pag 58) BARBAGALLO Antonino insegna economia aziendale al Commerciale di Regalbuto. PALUMBO Orazio dirige il settore cultura del Comune di Paternò. Insieme hanno pubblicato ‘Il riformismo borbonico e la Sicilia’.”,”ITAB-277″
“BARBAGALLO Antonino”,”Il marxismo tra uomo e natura. Analisi critica della modernità.”,”BARBAGALLO Antonino insegna economia aziendale al Commerciale ‘Citelli’ di Regalbuto. Ha scritto vari libri sul tema (v. risvolto 4° copertina). E’ stato dirigente bancario.”,”TEOC-530″
“BARBAGALLO Corrado”,”La catastrofe di Nerone.”,”BARBAGALLO Corrado”,”STAx-227″
“BARBAGALLO Corrado”,”Attraverso i secoli. Che cosa è il materialismo storico. Gli Etruschi. Emilio Ollivier sconosciuto. Ruggero Bonghi. L’ultimo ministro dell’Italia liberale: Giolitti. Un solitario della politica: Napoleone Colajanni. nel paese di Maria: Lourdes.”,”BARBAGALLO Corrado Che cosìè il materialismo storico (pag 1-100)”,”STOx-149″
“BARBAGALLO Corrado SERENI Emilio RUSSO Luigi PIZZETTI Ildebrando LEVI Alessandro BACCHELLI Riccardo JEMOLO Arturo Carlo CANTIMORI Delio SALVATORELLI Luigi”,”Il 1848-1849. Conferenze fiorentine.”,”Contiene il saggio di Delio CANTIMORI ‘Realtà storica e utopia nel 1848 europeo’ (pag 159-160) “”Idee e sentimenti, che si riassumevano tutti nella gran parola: “”rivoluzione”” che era stata insomma brutalmente fermata dalla sconfitta napoleonica, e che sembrava volesse riprendere il suo corso. Essa ora nella sua forma più risoluta si ispirava agli scritti di Babeuf, ai discorsi di Robespierre, al libro del Buonarroti; aveva fatto le sue prove nei “”moti di Spagna, di Napoli, di Torino, di Parigi, delle Romagne””, (De Sanctis) e aveva il suo nemico nella Santa Alleanza. Come è noto, quelle idee e quegli uomini furono gli sconfitti del 1848: per pochi anni ancora (dopo il giugno parigino, dopo le sconfitte romana, veneziana, ungherese, del 1849), i rivoluzionari poterono sperare che il ‘movimento’ riprendesse; non mancò neppure chi poté sperare addirittura che a capo di esso si potesse porre Napoleone III: ma fu presto ben chiaro ai più acuti osservatori che, sia pure scomparso dalla scena il Metternich, l’Austria, simbolo della Santa Alleanza, aveva ripreso la sua potenza, anzi sembrava più salda, e che la “”razza dei diplomatici e dei preti incanutiti nei peccati””, come diceva sarcastico Enrico Heine, aveva ripreso i suoi diritti – e questo è l’aspetto che primo salta agli occhi -; ma fu chiaro anche che la vita politica e militare della società europea continuava a esser dominata dal giuoco delle grandi potenze, guidato dall’Inghilterra vittoriana e dalla autocrazia degli zar, e questa era la sostanza. “”Rivoluzione degli intellettuali”” ha chiamato perciò il movimento del 1848 uno storiografo e politico inglese di oggi (il Namier), con evidente dispregio per quelle illusioni e per quegli insuccessi, per quelle speranze e per quel fallimento, e con unilaterale riduzione di quegli ‘intellettuali’ a due categorie, “”nazionalisti””, com’egli si esprime, e “”costituzionali””: e ha concluso: “”attraverso il 1848 il controllo definitivo della macchina statale, e, più ancora, quello degli eserciti delle grandi potenze sul continente europeo rimase in mano ai conservatori; ed è questo che conservò la pace in Europa. La ‘rivoluzione degli intellettuali’ si esaurì senza raggiungere risultati concreti: lasciò la sua impronta soltanto nel regno delle idee””.”” (pag 159-160) (saggio di Delio CANTIMORI ‘Realtà storica e utopia nel 1848 europeo) “”La Lega dei Comunisti del 1847 e 1848 darà i suoi uomini migliori, e il suo ‘Manifesto’ e la sua critica della economia politica, cioè di quella scienza che sembrava dover guarire il “”corpo sociale ammalato””, come dicevano gli economisti, darà la sua idea e la sua potenza organizzativa alla Associazione Internazionale dei Lavoratori. E il ‘Manifesto del Partito comunista’ del 1848 sarà riprodotto, com’è noto, in capo alla prima costituzione uscita dalla Rivoluzione sovietica, dalla Rivoluzione russa d’ottobre. Qui c’è vera continuità di idee e di azione, qui è realtà storica, se dobbiamo giudicare come ci ha insegnato il Droysen; “”Fra i materiali storici sono anche le conseguenze di quelle cose che il nostro tema, il nostro problema ci ha indotto a studiare; conseguenze che i contemporanei non conoscevano e non presentivano. Quel che segue a grandi avvenimenti è quasi una dissezione ed una elaborazione ideale dei momenti che erano nascosti ed operavano in quegli avvenimenti stessi; … è diritto della considerazione storica considerare i dati di fatto nella luce che hanno raggiunto mediante le loro conseguenze…””. E’ noto del resto come Marx ed Engels, e poi, ad essi richiamandosi, Lenin, abbiano attribuito sempre grande importanza alle esperienze, dottrinali e politiche, del 1848, come Marx ed Engels ritornino spesso, spessissimo anzi, su quel periodo della storia del movimento socialista ed operaio europeo, giudicando in riferimento a quelle lotte le formazioni posteriori; del resto ciò non deve fare meraviglia, perché per Marx ed Engels quel momento costituisce un punto centrale della loro attività, alle cui esperienze si rifanno come tipiche punto di partenza originario, esemplare, per definire in forma classica, si potrebbe dire, l’essenza intima delle varie classi e delle loro tendenze: e ciò fin quasi sulla soglia del nuovo secolo”” [Delio Cantimori, Realtà storica e utopia nel 1848 europeo] (pag 171-172)”,”QUAR-082″
“BARBAGALLO Francesco”,”Francesco S. Nitti.”,”Sulla Prima guerra mondiale: Capitolo XV. Le mediazioni difficili: pace e guerra, pubblico e privato, sviluppo e profitto [Dal neutralismo all’intervento; Nitti consulente di Pogliani nella fondazione della BIS; Capitale nazionale e capitale straniero; L’ardua ricerca del capitale americano; Per l’unità delle banche e l’espansione armonica; Bacini statali ed elettrificazione privata: il lago Nitti; Dalla “”Lucana”” alla SME: un difficile finanziamento felicemente concluso; Sostenitore e consulente di società elettriche; Notizie dell’interno dell’INA] Capitolo XVI. Una politica per l’economia di guerra. [Il ritorno sulla scena politica nel 1916; Critiche e suggerimenti al governo; In America, nel ’17; Per una svolta nella condotta della guerra; Accordo con Orlando, familiarità coi nazionalisti; La contrastata assunzione al Tesoro] Capitolo XVII. Il ministro e gli alleati [I primi provvedimenti sui cambi e per i combattenti; Tutto per la guerra e l’aiuto alleato; Ambizioni, capacità, conflitti, crisi; Un terribile inverno, senza grano e carbone; Attivismo bellico; contrasti nel governo; La Francia, il Vaticano, l’offensiva, la pace; La difficile ricerca di prestiti a Washington e a Londra; Il rafforzamento del cambio; Socialismo di guerra e nuova burocrazia; Consigli di amici, scontri ideali, intrighi di gabinetto; Il destino dei seguaci di San Francisco; La temuta offensiva, l’ostilità alleata, l’imprevista vittoria; Produzione, lavoro e sviluppo: un programma per il dopoguerra; Dimissioni sofferte per un migliore avvenire]”,”ITAE-327″
“BARBAGALLO Francesco”,”Stato, Parlamento e lotte politico-sociali nel Mezzogiorno 1900-1914.”,”Questa ricerca fu avviata, nel 1970, su una indicazione di Giuseppe Galasso per una analisi della rappresentanza meridionale nel parlamento dell’Italia liberale.”,”ITAS-010-FL”
“BARBAGALLO Francesco”,”Enrico Berlinguer.”,”Francesco Barbagallo è professore ordinario di Storia contemporanea all’Università Federico II di Napoli. Dirige la rivista Studi Storici. Tra i suoi lavori: Francesco S. Nitti, La modernità squilibrata del Mezzogiorno d’Italia, Napoli fine novecento, Il potere della camorra 1973-1998, L’Ottocento e il Novecento, L’Italia contemporanea. Storiografia e metodi di ricerca.”,”PCIx-018-FL”
“BARBAGALLO Francesco SALES Isaia a cura, relatori: Paolo MANCUSO Massimo AMODIO Ferdinando IMPOSIMATO Carmine NARDONE Amato LAMBERTI Vito FAENZA Andrea CINQUEGRANI Imma APREDA Salvatore LUBRANO Rita PENNAROLA Silvia TESSITORE Guglielmo ALLODI Antonio PASTORE Franco PELELLA”,”Rapporto 1990 sulla camorra.”,”Questo è il primo rapporto su di una organizzazione criminale preparato per iniziativa di una forza politica: Unione Regionale campana del PDS. Hanno collaborato docenti universitari, giornalisti, magistrati, operatori economici, parlamentari.”,”TEMx-009-FL”
“BARBAGALLO Francesco MANCUSO Paolo MELILLO Giovanni ed altri”,”Il potere della camorra (1973-1998).”,”Francesco Barbagallo (Salerno 1945) è professore ordinario di Storia contemporanea all’Università Federico II di Napoli. Dirige la rivista Studi Storici. Tra i suoi lavori: Francesco S. Nitti, La modernità squilibrata del Mezzogiorno d’Italia, Napoli fine novecento, Il potere della camorra 1973-1998, L’Ottocento e il Novecento, L’Italia contemporanea. Storiografia e metodi di ricerca.”,”TEMx-010-FL”
“BARBAGALLO Antonino”,”La lunga marcia del ‘Capitale’. Un’avventura cui Marx ed Engels dedicarono la loro vita.”,”Antonino Barbagallo ha insegnato economia aziendale all’Istituto Commerciale “”Citelli”” di Regalbuto. E’ stato dirigente bancario, direttore di ‘Economia siciliana’, componente del Comitato regionale di controllo della Sicilia. Ha pubblicato ‘Pedagogia della partecipazione’ (con Sebastiano Barbagallo, Palermo, 1990), ‘La libertà della dialettica’ (Firenze, 1995), ‘Il riformismo borbonico e la Sicilia’ ed ‘Economia e società nell’età borbonica’ (con O. Palumbo, Paternò, 1997 e 2011), ‘L’illuminismo possibile (Paternò, 2011). Ha curato e commentato il ‘Manifesto del partito comunista’ (Palermo, 2003. Con Giacomo Borbone ha collaborato a ‘Voci del Novecento’ (Villasanta, BM, 2012). I suoi saggi sono apparsi sulle riviste: ‘Problemi’, ‘Marx Centouno’, ‘Il Calendario del Popolo’, ‘Marxismo Oggi’, ‘Marx Ahora’, ‘Essere comunisti’, ‘Critica marxista’. Louise Kautsky Freyberger. “”Dopo la morte di Marx (1883), ricadde solo su Engels il gravoso compito di guidare teoricamente il movimento socialista e di pubblicare i libri inediti del “”Capitale””. La casa londinese di Engels accentuò così il suo carattere di “”centrale”” del socialismo internazionale: punto di partenza e di arrivo della fitta rete di corrispondenza che il “”Generale”” intratteneva, in qualsiasi lingua, coi socialisti di tutto il mondo; luogo di ritrovo degli esiliati che si rifugiavano nella capitale inglese; riferimento essenziale dei massimi esponenti del Partito socialdemocratico tedesco, specialmente nel periodo delle leggi anti-socialiste varate in Germania (1878-1890). La capacità di Engels di occuparsi di tutti questi compiti era straordinaria, ma non c’è dubbio che essa fu favorita dalle condizioni di tranquillità in cui egli poté lavorare. Nei sette anni successivi alla morte di Marx (1883-1890), tali condizioni furono assicurate da Helene Demuth, per 40 anni governante fedele “”seconda madre”” di casa Marx, che Engels, dopo la morte dell’amico, accolse nella sua casa come governante. Dopo la morte della Demuth (fine 1890), gli ultimi cinque anni di vita di Engels furono illuminati dall’amicizia e dalla collaborazione di Louise Kautsky (poi Freyberger), una giovane socialista viennese che Engels volle assolutamente accanto a sé, come segretaria e governante della casa. Engels aveva conosciuto Louise (nata Strasser, 1860-1950) come moglie di Karl Kautsky, uno dei massimi esponenti della socialdemocrazia tedesca. La giovane donna si guadagnò subito la simpatia del “”Generale””, che ne parlò a Laura Marx Lafargue come di un “”nice little body”” (marzo 1885). I coniugi Kautsky frequentarono casa Engels per svariati anni (1885-1888), durante i quali la stima e l’affetto di Engels per la ragazza non fecero che crescere. Ciò spiega l’enorme dispiacere di Engels, quando, nell’autunno del 1888, il rapporto tra Karl Kautsky e Louise entrò in crisi (…). Il 28 gennaio del 1889 Engels propone a Karl Kautsky di occuparsi della trascrizione e della pubblicazione del IV libro del “”Capitale”” (Le ‘Teorie del plusvalore’). Ma la proposta è in realtà diretta ad entrambi i coniugi, come si evince da diversi passi della lettera: Louise potrà scrivere ciò che Karl le detterà e tale lavoro le sarà sicuramente congeniale. Inoltre, nessun problema per trasferirsi da Vienna a Londra: Karl avrà un buon compenso per due anni; casa e mobilio si potranno trovare per poca spesa. Engels ha fatto ai coniugi Kautsky una proposta che è davvero difficile rifiutare: lavorare sui manoscritti di Marx – e a stretto contatto con il “”Generale”” – è un onore eccezionale, un privilegio che può toccare solo a poche persone (a Bernstein, oltre che a Kautsky). Eppure l’accettazione della proposta resta in sospeso ancora per molti mesi. La causa non sta soltanto negli impegni di studio e di lavoro di Louise, che sta frequentando un corso di ostetricia, ma soprattutto nel riemergere della crisi coniugale che sembrava superata. Dopo svariati mesi, Engels deve prendere atto della rottura definitiva, pur rassicurando Karl circa la prosecuzione del progetto concordato: “”questa volta nei vostri rapporti non può cambiare nulla di ciò che ti proposi riguardo al manoscritto del IV libro”” (lettera del 15.9.1889). E, infatti, Karl Kautsky si stabilisce a Londra nei mesi successivi (novembre 1889-fine marzo 1890) per essere istruito da Engels sulla decifrazione dei manoscritti marxiani. (…) Il destino si manifesta presto in modo doloroso. Helene Demuth, la donna che gli aveva assicurato “”la calma per lavorare””, muore il 4.11.1890, dopo una breve ma impietosa malattia. Engels è affranto e scrive (5.11) a Sorge: «Ora sono di nuovo solo (…). Cosa ne sara di me non lo so. Rimpiangerò anche i suoi consigli così meravigliosamente pieni di tatto negli affari di partito». (…) Louise non impiega molto a decidere e, prima della fine del mese (novembre 1890), è a Londra, in tempo per festeggiare il 70° compleanno di Engels, assieme ai massimi esponenti del Partito socialdemocratico tedesco (Bebel, Liebknecht, Singer) e in mezzo a un mucchio di lettere e telegrammi giunti da ogni parte d’Europa. (…) Louise non rinuncia a crescere politicamente e a darsi un ruolo pubblico. Il 3 maggio del 1891 è – assieme a Engels, Sam Moore, Aveling e Eleanor Marx – nella tribuna di una grande manifestazione a Hyde Park. Nel luglio dello stesso anno partecipa, come delegata austriaca, al III Congresso della Seconda Internazionale. (…)”” (pag 126-129) [Antonino Barbagallo, ‘La lunga marcia del ‘Capitale’. Un’avventura cui Marx ed Engels dedicarono la loro vita’, Edizioni La Ginestra, Belpasso, 2019] Luise Kautsky (11 August 1864 – 8 December 1944) was a German politician and member of the USPD. Luise Kautsky was a Socialist and active Social Democrat. She married the prominent Marxist theorist Karl Kautsky.[1] She was also a friend of Rosa Luxemburg and Berlin city councilor for the USPD. In 1938, because she was Jewish, she had to flee to Prague and then the Netherlands. In 1944 she was deported from Westerbork to Auschwitz, where she died from heart failure. (wikip) Louise Kautsky Freyberger, Lebensdaten 1860 bis 1950 Beruf/Funktion Sekretärin von Friedrich Engels; Namensvarianten; Strasser, Louise (geborene); Freyberger, Louise (verheiratete); Kautsky, Louise Ludwig Freyberger war der Sohn des Steueroberinspektors Ludwig und seiner Frau Amalia Freyberger. In Krems besuchte er das k.k. Gymnasium und erhielt 17. Juli 1883 das Zeugnis der Reife. Ab dem Wintersemester 1883/1884 studierte er Medizin an der Universität Wien. Nach der Promotion am 7. Juni 1889 war er als Assistent von Professor Carl Wilhelm Hermann Nothnagel in Wien tätig. Anfang November 1892 ging Freyberger nach London, wo er nach Angabe von Karl Kautsky Friedrich Engels mit einer Empfehlung von Engelbert Pernerstorfer aufsuchte. Nach Tätigkeiten in verschiedenen Londoner Krankenhäusern wurde er 1896 Mitglied der Pathological Society of London. Als bestellter Sachverständiger untersuchte er unter anderem die Fälle des Seriengiftmörders George Chapman, des Bergwerksbesitzers und Bilanzfälschers James Whitaker Wright (1846–1904) sowie des amerikanischen Journalisten und Schriftstellers Harold Frederic. Er stand mit August Bebel im Briefwechsel [1] für eine Ausgabe von dessen Die Frau und der Sozialismus.[2] Dafür analysierte er das Buch von Alfred Hegar: Der Geschlechtstrieb. Eine social-medicinische Studie. Stuttgart 1894 auch in der Neuen Zeit. Freyberger heiratete im Februar 1894 Louise Kautsky (1860–1950), die bis 1889 mit Karl Kautsky verheiratet gewesen war.[3] Am 6. November 1894 wurde die Tochter Louise Frieda (1894–1977) geboren.[4] Mit Friedrich Engels lebte die Familie in einem Haus in der Regent’s Park Road 41. Ludwig Freyberger wurde der letzte Hausarzt von Friedrich Engels. Dieser bedachte ihn in seinem Testament, nachdem Freyberger ihn stets kostenlos behandelt hatte.5“,”MAES-196”
“BARBAGALLO Francesco; DI-DONATO Riccardo”,”Potere politico ed economia assistita nel Mezzogiorno repubblicano (Barbagallo); Preistoria di Ernesto De Martino (Di Donato).”,”Macchioro maestro del giovane Ernesto De Martino. “”A Trieste, lontano dalla famiglia, Macchioro vive come una liberazione l’allontanamento dal lavoro in seguito all’applicazione delle leggi razziali. E’ il 2 febbraio del 1939: “”Da ieri infatti sono libero: Vittorio Macchioro è morto nel modo più semplice di questo mondo: è morto di senilità o di paralisi progressiva. Morì verso le ore 18 del giorno 31 gennaio e me ne andai senza altre cerimonie. Il momento in cui mi chiusi dietro la schina l’uscio dell’ufficio fu uno di quei momenti che non si dimenticano più. Non vi posso descrivere, il senso di libertà oceanica che sento””. De Martino sembra essere, a questo punto, vicino con maggiore affetto (…). (pag 241)”,”STOx-315″
“BARBAGALLO Francesco”,”Dal camorrista plebeo al criminale imprenditore: una modernizzazione riuscita.”,”L’autore cita in nota gli studi sulla camorra di M. Monnier, P. Villari, G. Fortunato, G. Alongi, A. De Blasio, Arturo Labriola (La leggenda della camorra, Napoli, 1911)”,”ITAS-230″
“BARBAGALLO Francesco a cura, saggi di Marcella MARMO Giulio MACHETTI Giuseppe ACOCELLA Antonio PALERMO Mauro CALISE Carlo FIORE Guido D’AGOSTINO Pasquale COLELLA Amato LAMBERTI Corrado GUGLIELMUCCI Nicola DI GUGLIELMO Amalia SIGNORELLI Adele NUNZIANTE CESARO Giuseppe FIORENZA Fabio MAZZIOTTI Laura ALENI SESTITO”,”Camorra e criminalità organizzata in Campania.”,”Francesco Barbagallo è professore ordinario di Storia contemporanea all’Università Federico II di Napoli. Dirige la rivista Studi Storici. Tra i suoi lavori: Francesco S. Nitti, La modernità squilibrata del Mezzogiorno d’Italia, Napoli fine novecento, Il potere della camorra 1973-1998, L’Ottocento e il Novecento, L’Italia contemporanea. Storiografia e metodi di ricerca. Marcella Marmo è professore di Storia sociale nell’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Giulio Machetti è ricercatore di Storia contemporanea nell’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Giuseppe Acocella è professore di Storia delle dottrine politiche nell’Università di Napoli. Antonio Palermo è professore di Letteratura italiana nell’Università di Napoli. Mauro Calise è professore di Scienza della politica nell’Università di Salerno. Carlo Fiore è professore di Diritto penale nell’Università di Napoli. Guido D’Agostino è professore di Storia delle istituzioni parlamentari nell’Università di Napoli. Pasquale Colella è professore di Diritto canonico nell’Università di Salerno. Amato Lamberti è ricercatore di Sociologia nell’Università di Napoli. Corrado Guglielmucci è magistrato negli Uffici giudiziari di Napoli. Nicola Di Guglielmo è generale della Guardia di Finanza. Amalia Signorelli è professore di Antropologia culturale nell’Università di Napoli. Adele Nunziante Cesaro è professore di Psicologia differenziale nell’Università di Napoli. Giuseppe Fiorenza è docente negli Istituti medi. Fabio Mazziotti è professore di Diritto del lavoro nell’Università di Napoli. Laura Aleni Sestito è ricercatore di Psicologia nell’Univesità di Napoli.”,”ITAS-049-FL”
“BARBAGALLO Francesco”,”Dal ’43 al ’48. La formazione dell’Italia democratica.”,”Questo saggio è tratto dal volume ‘Storia dell’ Italia repubblicana’ pubblicato da Einaudi. Contiene il capitolo: – Dal fascismo alla liberazione. In particolare il paragrafo: – La resistenza, le fratture, l’indifferenza”,”ITAR-041-FV”
“BARBAGALLO Francesco”,”Francesco S. Nitti.”,”Francesco Barbagallo è nato a Salerno nel 1945. É stato borsista di scienza della politica all’Università di Firenze, poi presso l’Istituto italiano per gli studi storici di Napoli, quindi assistente di Storia moderna nell’Università di Napoli e docente di storia delle istituzioni politiche nell’Università di Salerno. Ha collaborato a Nord e Sud, Rivista storica italiana, Paese Sera, collabora all’Unità e Rinascita. É ordinario di storia dei partiti e dei movimeti politici nella Facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Napoli. Dirige la sezione di storia dell’Istituto Gramsci e la rivista Studi storici.”,”BIOx-075-FL”
“BARBAGALLO Francesco”,”Francesco S. Nitti.”,”Francesco Barbagallo è nato a Salerno nel 1945. È stato borsista di scienza della politica nell’Università di Firenze, poi presso l’Istituto Italiano per gli Studi storici di Napoli. Quindi assistente di Storia moderna nell’Università di Napoli e docente di storia delle istituzioni politiche nell’Università di Salerno. Ha collaborato a ‘Nord e Sud’ e alla ‘Rivista storica italiana’, Paese sera, L’Unità, Rinascita. Tra i suoi scritti ‘Lavoro ed esodo nel Sud, 1961-1971 (Napoli, 1973). Tra i vari capitoli: Cap. XXV. Tramonto liberale: il nemico è Giolitti. La prospettiva celata. L’incontro mancato con D’Annunzio e Mussolini. L’illusione liberale, la sconfitta socialista. La trattativa ineguale fra Nitti e Mussolini. Patti leonini: il discorso di Lauria (pag 448-459)”,”BIOx-035-FSD”
“BARBAGLI Marzio KERTZER David I. a cura; saggi di Massimo LIVI BACCI e Marco BRESCHI Rossella RETTAROLI Chiara SARACENO Maura PALAZZI Pier Paolo VIAZZO e Dionigi ALBERA Anna OPPO Giovanna DA MOLIN Raul MERZARIO Angiolina ARRU Giovanni LEVI”,”Storia della famiglia italiana, 1750-1950″,”Saggi di Massimo LIVI BACCI e Marco BRESCHI Rossella RETTAROLI Chiara SARACENO Maura PALAZZI Pier Paolo VIAZZO e Dionigi ALBERA Anna OPPO Giovanna DA MOLIN Raul MERZARIO Angiolina ARRU Giovanni LEVI. BARBAGLI insegna sociologia nell’ Università di Bologna. E’ autore di studi sulla stratificazione e la mobilità sociale. KERTZER insegna antropologia al Bowdoin College di Brunswick (USA). “”Uno degli sviluppi più importanti dell’ ultimo ventennio negli studi di storia della famiglia è stato l’ emergere di una prospettiva di analisi basata sul concetto di corso della vita. Questa impostazione ha il merito di far pensare alle connessioni esistenti fra le grandi trasformazioni storiche e i cambiamenti che avvengono nella vita degli individui. (…) Se per esempio troviamo che, in una data comunità, ed in un determinato momento, un quarto delle famiglie erano multiple e tre quarti nucleari, si può pensare che la popolazione seguisse due diversi modi di formazione della famiglia: una parte di essa si rifaceva alla regola di residenza patrilocale, l’ altra invece a quella neolocale. Tuttavia come vari studiosi hanno rilevato (Berkner 1972; 1975), possiamo in realtà trovarci di fronte ad una situazione in cui tutti seguono lo stesso modo di formazione della famiglia, ma il censimento ha colto le varie persone in momenti diversi del loro corso di vita””. (pag 24)”,”ITAS-078″
“BARBAGLI Marzio”,”Sotto lo stesso tetto. Mutamenti della famiglia in Italia dal XV al XX secolo.”,”Marzio BARBAGLI insegna sociologia all’ Università di Bologna. “”Dunque, a differenza di Shorter, Stone ritiene che la famiglia nucleare domestica chiusa preceda di un un lungo periodo di tempo l’ industrializzazione e sia di conseguenza del tutto indipendente da questa. Secondo Stone, il formarsi di questo nuovo tipo di famiglia va ricondotto invece alla nascita dell’ “”individualismo affettivo””, cioè ai profondi mutamenti avvenuti nel modo in cui “”l’ individuo considerava se stesso in rapporto alla società (l’ affermarsi dell’ individualismo) e nel modo in cui si comportava e sentiva nei confronti di altri esseri umani, da un lato la moglie ed i figli, dall’ altro i genitori ed i parenti (l’ affermarsi dell’ affetto)””. E la nascita di questo nuovo complesso di valori è a sua volta dovuta a numerosi fattori di ordine economico, sociale e politico.”” (pag 269)”,”ITAS-087″
“BARBAGLI Marzio”,”Congedarsi dal mondo. Il suicidio in Occidente e in Oriente.”,”BARBAGLI Marzio insegna sociologia nell’Università di Bologna. “”I dati esistenti – scrisse nel 1879 Enrico Morselli – mostrano “”questo fatto dolorosissimo, che il suicidio è andato e va tuttora aumentando dal principio del secolo in quasi tutti gli stati civili dell’Europa e del Nuovo mondo”” (1). “”Da un secolo a questa parte”” – ripeté una ventina d’anni dopo Durkheim – si è prodotto un “”enorme incremento delle morti volontarie”” (2). Come vedremo, timori analoghi erano già stati espressi molte altre volte in passato, a partire almeno dal Cinquecento Diversa fu tuttavia la spiegazione che ne veniva fornita dagli studiosi ottocenteschi. Il numero annuo di suicidi – osservò nel 1846 Karl Marx – non è altro che “”il sintomo della deficiente organizzazione della nostra società”” (3). Uccidersi, “”che un tempo era l’invidiabile privilegio delle classi superiori, è diventato di moda in Inghilterra anche tra i proletari, e molti poveri si uccidono per sfuggire alla miseria, dalla quale non sanno come salvarsi altrimenti”” (4), aggiunse Friedrich Engels”” [Marzio Barbagli, Congedarsi dal mondo. Il suicidio in Occidente e in Oriente, 2009] (pag 31) [(1) Morselli (1879, 51); (2) Durkheim (1897, trad. it. 1969, 437); (3) Plaut e Anderson, ‘Marx on Suicide’ (1999, 47); Engels (1845, trad. it. 1973, 152)]”,”STOS-160″
“BARBAGLI Marzio”,”Disoccupazione intellettuale e sistema scolastico in Italia (1859-1973).”,”Marzi Barbagli è nato a Montevarchi, Arezzo, nel 1938. Si è laureato a Firenze e ha insegnato Sociologia presso l’Università di Bologna. E’ autore con M. Dei, del volume ‘Le vestali della classe media’ (Il Mulino, 1969) e ha curato la raccolta di saggi ‘Scuola potere e ideologia’, il Mulino, 1972.”,”GIOx-094″
“BARBAGLI Marzio SARACENO Chiara”,”Separarsi in Italia.”,”Marzio Barbagli insegna Sociologia nell’Università di Bologna. Chiara Saraceno insegna Sociologia della famiglia nell’Università di Torino. (1998)”,”ITAS-193″
“BARBAGLI Marzio”,”Disoccupazione intellettuale e sistema scolastico in Italia (1859-1973).”,”Marzi Barbagli è nato a Montevarchi, Arezzo, nel 1938. Si è laureato a Firenze e ha insegnato Sociologia presso l’Università di Bologna. E’ autore con M. Dei, del volume ‘Le vestali della classe media’ (Il Mulino, 1969) e ha curato la raccolta di saggi ‘Scuola potere e ideologia’, il Mulino, 1972. All’interno del capitolo II, ‘Disoccupazione intellettuale e analfabetismo’: Paragrafo quarto: L’emigrazione intellettuale (pag 49-) Paragrafo quinto: La disoccupazione nelle varie categorie intellettuali (pag 60-) Paragrafo sesto: L’espansione della burocrazia (pag 65-) Capitolo sesto: ‘Istruzione e mercato del lavoro nel periodo fascista’ (pag 211-)”,”GIOx-007-FV”
“BARBAGLI Marzio SARACENO Chiara a cura; saggi di Gabriella GRIBAUDI Diana VINCENZI AMATO Alessandra RIGHI Paolo DE-SANDRE Maria CASTIGLIONI e Gianpiero DALLA ZUANNA Linda Laura SABBADINI Valerio POCAR Marzio BARBAGLI Antonio SANTINI Gustavo DE-SANTIS Paola RONFANI Franca PIZZINI Simonetta PICCONE STELLA Rosella PALOMBA Maria BONATO Laura TERRAGNI Luisa LEONINI Rossana TRIFILETTI Elisabetta CIONI Daniela DEL-BOCA Guido MAGGIONI Anna Laura ZANATTA Rosella RETTAROLI Adele MENNITI e Susanna TERRACINA Carla FACCHINI Antonio TOSI Chiara SARACENO Nicoletta BOSCO Nicola ROSSI Giovanni B. SGRITTA”,”Lo stato delle famiglie in Italia.”,”Saggi di Gabriella GRIBAUDI Diana VINCENZI AMATO Alessandra RIGHI Paolo DE-SANDRE Maria CASTIGLIONI e Gianpiero DALLA ZUANNA Linda Laura SABBADINI Valerio POCAR Marzio BARBAGLI Antonio SANTINI Gustavo DE-SANTIS Paola RONFANI Franca PIZZINI Simonetta PICCONE STELLA Rosella PALOMBA Maria BONATO Laura TERRAGNI Luisa LEONINI Rossana TRIFILETTI Elisabetta CIONI Daniela DEL-BOCA Guido MAGGIONI Anna Laura ZANATTA Rosella RETTAROLI Adele MENNITI e Susanna TERRACINA Carla FACCHINI Antonio TOSI Chiara SARACENO Nicoletta BOSCO Nicola ROSSI Giovanni B. SGRITTA Barbagli insegna Sociologia nella Facoltà di Statistica dell’Università di Bologna; Chiara Saraceno insegna Sociologia della famiglia nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino.”,”ITAS-218″
“BARBAGLI Marzio”,”Immigrazione e reati in Italia.”,”Marzio Barbagli è nato a Montevarchi (AR) nel 1938. Si è laureato a Firenze ed insegna attualmente Sociologia presso l’Università di Bologna. É autore (con M. Dei) del volume Le vestali della classe media ed ha curato una raccolta di saggi dal titolo Scuola, potere e ideologia. Questo è il primo studio di storia sociale nella scuola italiana dall’Unità ai nostri giorni. Basandosi su una ricca documentazione e su una grande quantità di dati statistici, Barbagli cerca di ricostruire e di interpretare l’andamento dell’istruzione italiana (soprattutto quella secondaria e superiore) negli ultimi cento anni. Egli dimostra che la disoccupazione intellettuale, ben lungi dall’essere un fenomeno nuovo, è stata una caratteristica endemica della società italiana dal 1880 ad oggi, insieme all’analfabetismo o al basso livello di istruzione di una gran parte della popolazione.”,”ITAS-073-FL”
“BARBAGLI Marzio”,”Immigrazione e criminalità in Italia.”,”Marzio Barbagli è nato a Montevarchi (AR) nel 1938. Si è laureato a Firenze ed insegna attualmente Sociologia presso l’Università di Bologna. É autore (con M. Dei) del volume Le vestali della classe media ed ha curato una raccolta di saggi dal titolo Scuola, potere e ideologia. Questo è il primo studio di storia sociale nella scuola italiana dall’Unità ai nostri giorni. Basandosi su una ricca documentazione e su una grande quantità di dati statistici, Barbagli cerca di ricostruire e di interpretare l’andamento dell’istruzione italiana (soprattutto quella secondaria e superiore) negli ultimi cento anni. Egli dimostra che la disoccupazione intellettuale, ben lungi dall’essere un fenomeno nuovo, è stata una caratteristica endemica della società italiana dal 1880 ad oggi, insieme all’analfabetismo o al basso livello di istruzione di una gran parte della popolazione.”,”ITAS-074-FL”
“BARBALACE Giuseppe”,”Genova in età giolittiana.”,”Contiene il capitolo: – ‘I porti non hanno ringhiere: riformisti e sindacalisti rivoluzionari (pag 57-70) Libro incentrato sulla figura e l’opera dell’avvocato Luigi Murialdi, che impersona il “”contrattualismo riformista””. Murialdi , deputato di Acqui nel 1913 e di Alessandria nel 1919, entrerà nel primo gabinetto Nitti come sottosegretario di Stato per gli approvvigionamenti e i consumi alimentari . Barbalacve, Univ. di Roma III, lettere e filosofia “”Per il porto di Genova, primo novecento, valgono i versi di Luigi Pulci ripresi dal ‘Morgante’: “”Il mio nome è Margutte ed ebbi voglia, anch’io, d’esser gigante / poi, mi pentii quando al mezzo fui giunto””. Si potrebbe anche dire: il gigante Morgante (Marsiglia, Amburgo, Rotterdam) e il mezzo gigante Margutte (Genova). Latitante, nella Genova dell’età giolittiana, è una moderna cultura imprenditoriale…”” (dalla quarta di copertina)”,”LIGU-092″
“BARBALUCCA Giuseppe”,”Malato e malattia oggi.”,”Giuseppe Barbalucca, laureato in medicina e sociologia, come medico si è dedicato alla patologia clinica, cioè alle basi biologiche della medicina; come sociologio alle basi psico-sociali della malattia e al problema della violenza nelle attuali società avanzate. Giornalista professionista, è stato inviato speciale di alcuni quotidiani. Ha insegnato anatomia e antropologia. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Breve storia dell’anatomia’ (1981). “”Se Platone costruisce con la sua ‘Repubblica’ un modello ideale di Stato, seguendo un procedimento logico soltanto deduttivo, cioè in linea diretta, avulso dai dati dela realtà e perciò indifferente alla sua realizzazione effettiva, Tommaso D’Aquino, Thomas More e Tommaso Campanella sembrano invece propensi a riconoscere il divario fra la loro costruzione utopistica (teoria) e la possibilità di realizzarla (pratica), senza peraltro rinunciare a perseguire una soluzione fondata sulla giustizia. In altre parole, mentre Platone disconosce del tutto il valore dei fatti, che considera illusori e fuorvianti, gli utopisti dopo il ‘500 (More, 1517; Campanella, 1620), e in un certo senso la filosofia politica di Tommaso D’Aquino, riconoscono che i fatti sono un punto di partenza, o comunque di riferimento, da cui non si può prescindere. È, il loro, un passaggio necessario per giungere, con l’affermarsi del metodo scientifico, al riconoscimento che teoria e pratica non sono espressioni antitetiche ma correlative: che la pratica è la base fattuale, direi biologica, della conoscenza, e la teoria costituisce l’organizzazione sistematica, direi culturale, della pratica. È la loro unione, inseparabile, che rende il concetto stesso di «pensiero». Ma il grande merito di Platone è l’aver posto le basi ‘dialettiche’ della costruzione dello Stato. Quando afferma che «bisogna dare il potere ai filosofi o educare i re alla filosofia», egli pensa alla ‘facoltà dialettica’, a cui fondamento sta la pratica del dialogo, cioè la disponibilità a dire e farsi dire, così che ne venga fuori la verità. «Credi tu che persone incapaci di condurre e sostenere una discussione (di dare e intendere ragione di una cosa) sapranno mai qualcosa di ciò che noi riteniamo si debba sapere?». Per Platone è dialettico colui che dimostra «la capacità di interrogare e rispondere il più scientificamente possibile»”” (cit. da ‘Repubblica’)”” (pag 57-58)”,”SCIx-039-FV”
“BARBANO Filippo”,”La sociologia in Italia. Storia, temi e problemi (1945-60).”,”Carocci editore nuova denominazione della NIS La Nuova Italia Scientifica BARBANO Filippo è stato tra i protagonisti della rinascita della sociologia in Italia nel secondo dopoguerra. Ha insegnato Sociologia e Storia del pensiero sociologico a Torino e a Trento. Studioso di Robert K. Merton, he ha introdotto il pensiero nel nostro paese. “”Negli anni Cinquanta, Ferrarotti aveva a lungo informato sulla situazione sindacale industriale ed operaia negli USA; negli anni Sessanta, la classe operaia statunitense, ad osservatori come Laura Balbo non sembrava affatto, se lo era mai stata, così mobile ed acculturata alla democrazia industriale: un’altra ambivalenza. Da un lato, l’esperienza ferrarottiana della fabbrica-comunità territoriale Olivetti era orientata ed inclinava ad un comunitarismo politico ispirato all’omonimo Movimento di Comunità ma che rischiava di proporre, come si diceva allora, l’azienda “”dalla culla alla tomba””. Tuttavia non è negabile, ed ora appare tanto più vero, che nella proiezione territoriale della fabbirca c’erano ‘in nuce due’ realtà della massima importanza e che saranno messe nel più grande risalto dai disastri ambientali ed urbani, dei quali ci si comincerà ad accorgere solo negli anni Settanta (…)”” (pag 410)”,”TEOS-223″
“BARBANO Filippo GARELLI Franco NEGRI Nicola OLAGNERO Manuela”,”Strutture della trasformazione. Torino, 1945-1975.”,”Molto citato Gramsci.”,”ITAS-013-FP”
“BARBANO Filippo a cura; saggi di Paolo CHIUNI e Andrea ROLLI Anna Maria BONO Filippo BARBANO”,”Le “”150 ore”” dell’emarginazione. Operai e giovani degli anni ’70.”,”Anna Maria Bono, Palo Chiuni, Andrea Rolli e Gianni Perosino che hanno lavorato al corso delle 150 ore e ne hanno trascritto cronache e risultati, operano a vario titolo come ricercatori presso l’Istituto di scienze politiche dell’Università di Torino.”,”GIOx-004-FMB”
“BARBANO Filippo SOLA Giorgio”,”Sociologia e scienze sociali in Italia, 1861-1890. Introduzioni critiche e repertorio bibliografico.”,”Filippo Barbano ideò il progetto del Repertorio fin dai primi anni ’70. Giorgio Sola a cui va il merido della raccolta bibliografica.”,”TEOS-023-FMB”
“BARBANO Filippo, a cura; saggi di Luigi BERZANO Roberto BONINO Emanuele BRUZZONE Paolo CHIUNI Andrea ROLLI Donatella SIMON”,”Progetto Torino. Sette ricerche per una città. 2. Le frontiere della città. Casi di marginalità e servizi sociali.”,”In apertura citazione di Rosa Luxemburg ‘L’ospizio dei poveri’, 1912 e di Franco Basaglia e Giovanna Galllio Vedi articolo di Rosa Luxemburg ‘Nel dormitorio’ a cura di Maria TURCHETTO, DEP, DEPORTATE ESULI PROFUGHE, RIVISTA ELETTRONICA DI STUDI SULLA MEMORIA FEMMINILE, pag 1-5 (in allegato esterno) (fonte: Rosa Luxemburg ‘Dans l’asile de nuit. Suivi de Lettres de ma prison’ , L’Herne, Paris, 2007) (v. Archiv)”,”ITAS-013-FMB”
“BARBANTI BRODANO Francesca”,”Un Uomo, un Tempo. Bologna 1870-1900. Inizi del Socialismo. Vita, cultura, politica.”,”L’autrice è la figlia dell’avvocato Giuseppe Barbanti Brodano.”,”MITS-357″
“BARBARANELLI Fabrizio”,”Manuale dell’agitatore operaio. Salari, istituti normativi, contratti, accordi interconfederali.”,”BARBARANELLI F. segretario della Camera del Lavoro di Civitavecchia.”,”SIND-098″
“BARBAROSSA Imma RICCIARDELLI Simona a cura; Contributi di Lidia MENAPACE Gabriella BONACCHI Aldo TORTORELLA Christiane REYMANN Guido D’AGOSTINO Nadia NAPPO SImona RICCIADELLI Ingeborg HUNZIGER Lidia CIRILLO Domenico JERVOLINO Maria Letizia PELOSI Scipione SEMERARO Fausto BERTINOTTI Imma BARBAROSSA”,”La Rosa e le spine. Atti del seminario internazionale su Rosa Luxemburg, Napoli, Bagnoli, Città della Scienza, 4 dicembre 2004.”,”Contributi di Lidia MENAPACE Gabriella BONACCHI Aldo TORTORELLA Christiane REYMANN Guido D’AGOSTINO Nadia NAPPO SImona RICCIADELLI Ingeborg HUNZIGER Lidia CIRILLO Domenico JERVOLINO Maria Letizia PELOSI Scipione SEMERARO Fausto BERTINOTTI Imma BARBAROSSA”,”LUXS-045″
“BARBASH Jack”,”Dinamica dei sindacati americani. (Tit. orig.: Labor Unions in Action. A Study of the Mainsprings of Unionism)”,”A proposito del sindacalismo comunista i due migliori libri sono quelli di David J. SAPOSS, ‘Left-Wing Unionism’ e Lewis LORWIN ‘Labor and Internationalism’. Particolari situazioni del s.c. sono trattate con maggiore o minore simpatia nelle autobiografie di Bill HAYWOOD, di FOSTER, Morris HILLQUIT ‘Lose Leaves from a Busy Life’ (New York, MACMILLAN, 1934), Fred E. BEAL, ‘Proletarian Journey’ (New York, HILLMAN-CURL, 1937), Benjamin GITLOW, ‘I confess’ (NY, E.P. DUTTON, 1940). L’azione del sindacalismo c. nei singoli sindacati è illustrata nelle opere di SEIDMAN ‘The Needle Trades’, Vernon JENSEN ‘Lumber and Labor’ (NY., RINEHART & CO, 1945), James WECHSLER, ‘Labor Baron’. Lo studio più recente è qello del Research Institute of America ‘Communists in Labor Unions’ (NY, 1946). Titolo originale: ‘Labor Unions in Action. A Study of the Mainsprings of Unionism’, HARPER. NY. 1948″,”MUSx-043″
“BARBATI Vittorio a cura; saggi di Stefano SILVESTRI Sergio A. ROSSI Pierre HASSNER Natalino RONZITTI Vittorio BARBATI Giovanni BRESSI”,”La pace fredda. Speranze e realtà della sicurezza europea.”,”Saggi di Stefano SILVESTRI Sergio A. ROSSI Pierre HASSNER Natalino RONZITTI Vittorio BARBATI Giovanni BRESSI.”,”RAIx-125″
“BARBATI Vittorio a cura; saggi di Stefano SILVESTRI Sergio A. ROSSI Pierre HASSNER Natalino RONZITTI Vittorio BARBATI Giovanni BRESSI”,”La pace fredda. Speranze e realtà della sicurezza europea.”,”Saggi di Stefano SILVESTRI Sergio A. ROSSI Pierre HASSNER Natalino RONZITTI Vittorio BARBATI Giovanni BRESSI Tra i capitoli: Forza e debolezza della CEE Riflessi mondiali di un nuovo equilibrio europeo L’ ‘atlantismo’ della Cina “”Anche per quanto riguarda le forze convenzionali dei paesi Cee si possono fare solo delle brevissime considerazioni. Ad eccezione di quelle francesi (com’è noto, dal 1966, la Francia è uscita dall’ organizzazione militare della Nato, pur continuando a far parte dell’ Alleanza), queste forze sono strutturate in funzione di impostazioni strategiche “”atlantico-nazionali””, la cui validità, sia sotto il proflo “”atlantico”” che sotto il profilo “”nazionale””, è condizionata dalla presenza determinante, in Europa e nelle aree marittime che circondano l’ Europa, di consistenti forze americane (con tutto il loro arsenale di armi atomiche tattiche e con il sostegno alle spalle, della riserva strategica e del deterrente nucleare degli Stati Uniti). Bisogna dire chiaramente che, senza la presenza americana, le forze militari dei paesi europei della Nato (membri e non membri della Comunità) avrebbero ben scarso significato”” (pag 103-104) “”I cinesi vedono in sostanza un’ evoluzione in due fasi: nella prima l’ Europa occidentale e il Giappone non rinunciano alle vecchie alleanze: non è possibile fare a meno di colpo di forze che hanno un ruolo centrale nella difesa europea, garantendo in misura notevole la “”credibilità”” dell’ ombrello nucleare americano. In questa fase, i due poli si pongono già però, per il loro stesso emergere, in contrapposizione all’ URSS, dando respiro alla Cina. In un secondo tempo, lo sviluppo delle contraddizioni con gli Stati Uniti costringerà la Comunità Europea (dotatasi nel frattempo di una difesa integrata e più autonoma) e il Giappone di rendersi autonomi da Washington, dando luogo ad una situazione strategica più equilibrata di quella attuale, che- ove non mutasse- nel lungo periodo rischierebbe di “”integrare”” anche la Cina”” (pag 129)”,”EURx-157″
“BARBER Malcolm”,”La storia dei templari. Vita avventurosa, storia e tragica fine dei leggendari monaci guerrieri.”,”BARBER Malcolm è lettore di storia medievale presso l’ Università of Reading in Gran Bretagna. E’ uno dei più accreditati studiosi dei Templari. L’ ordine del Tempio, fondato nel 1119 per proteggere i pellegrini nei dintorni di Gerusalemme si sviluppò fino a diventare una delle più potenti corporazioni del mondo medievale e rimase in vita per quasi due secoli. Il re di Francia, Filippo IV il Bello nel 1307 avviò i processi per eresia contro i ricchi e potenti templari, utilizzando la tortura e comminando condanne a morte per i cavalieri templari. L’ ordine fu sciolto nel 1312 per disposizione di papa Clemente V. “”L’ archivio centrale dell’ ordine, contenente documenti che sarebbero stati di enorme importanza per ricostruire le sue attività in Oriente, scomparve improvvisamente dopo la soppressione, lasciando solo vaghe tracce della propria esistenza. La perdita per gli storiografi seri è incalcolabile (…)”” (pag 356)”,”RELC-146″
“BARBER William J.”,”Historia del pensamiento económico.”,”””L’ analisi di Marx della instabilità cronica del capitalismo conteneva il germe di una teoria del ciclo economico. Anche se la sua posizione gli permetteva di sottolineare che l’ intricato sistema di produzione e di scambio lo rendeva estremamente vulnerabile e sensibile alle perturbazioni, si collocava molto vicino alla tradizione classica della Legge di Say per fornire una dimostrazione sistematica delle fluttuazioni cicliche”” “”Aun cuando su posición le permitía subrayar quel lo intricado del sistema de producción e intercambio lo hacía vulnerable y altamente sensible a las perturbaciones, estaba demasiado cerca de la tradición clásica de la Ley de Say para suministrar una demostración sistemática de las fluctuaciones cíclicas. En su sistema no podía haber ninguna deficiencia en la domanda total; sólo los capitalistas estaban en posición de ahorrar; y lo que ahorraban iba a gastos de inversión””. (…)”” (pag 141)”,”TEOC-410″
“BARBER Richard J.”,”Le Pouvoir américain. Les grandes sociétés, leur organisation, leur puissance politique.”,”BARBER Richard J. ex professore presso la facoltà di diritto di Yale, ex consigliere tecnico della sottocommissione anti-trust del Senato a Washington. Fondo Davoli Rivoluzione scientifica e tecnologica. Le spese per la ricerca e sviluppo (R&S) sul PIL. “”Jusqu’aux premières années de la décennie 50, nos dépenses de R&D étaient relativement faibles. Elles n’ont crevé le plafond qu’en 1953, en sextuplant et en représentant alors pour la première fois une part du PNB triple de ce qu’elle avait eté en 1945. Aujourd’hui, la R&D est devenue un facteur essentiel du l’activité économique. Depuis quinze ans, alors que doublait notre PNB, les dépenses de R&D augmentaient, elles, de 400%. La comparaison est encore plus frappante quand on la fait avec l’avant-guerre. En 1930, la recherche coûtait dans les 166 millions de dollars. En 1945, ce prix était passé tout doucement à 345 millions. Et elle n’avait jamais coûté, pendant les années de guerre, plus de 600 millions de dollars par an. Avant la Seconde Guerre mondiale, les dépenses de R&D ne dépassaient à aucun moment 0,5% du PNB. Et même en 1948, elles étaient encore inférieures à 1%; elles le demeurèrent jusqu’à 1952. Il est vrai que depuis lors la recherche a accaparé une part de plus en plus grande des biens et services de la nation, de sorte qu’aujourd’hui elle représente 3% du PNB. Il n’existe aucun autre pays au monde qui arrive à la cheville du nôtre sur ce plan, et l’Angleterre seule en approche, consacrant à la recherche plus de 2% de son PNB. En 1954, aux États-Unis, les dépenses de recherche avoisinaient quelque 5 milliards de dollars (…)”” (pag 168)”,”USAE-095″
“BARBER William J.”,”Storia del pensiero economico.”,”William J. Barber professore di economia alla Wesleyan University di Middletown, Connecticut. E’ nato nel 1925 e ha studiato ad Harvard e Oxford. Ha studiato la teoria economica e la storia delle dottrine economiche. E’ autore di uno studio dei problemi dei paesi sottosviluppati (‘The Economy of British Central Africa’, 1961). Ha fatto parte di un gruppo di ricerca, diretto da Gunnar Myrdal, sui problemi dello sviluppo e della pianificazione nei paesi dell’Asia meridionale. Contiene: Capitolo Quinto: ‘Karl Marx e l’economia politica del Capitale; L’economia marxiana: Teoria marxista della crisi, conclusioni (pag 109-150) “”Con un’analisi del tutto corretta….. finire (pag 140-141)”,”ECOT-376″
“BARBER John HARRISON Mark”,”The Soviet Home Front, 1941-1945: a social and economic history of the USSR in World War II.”,”John Barber is a Lecturer in Politics and Fellow of King’s College at Cambridge. Mark Harrison is Senior Lecturer in economics at the University of Warwick. List of tables and maps, Preface, Acknowledgements, Abbreviations and technical terms, Epilogue, Tables, Important Dates, References, Maps, Notes, Index,”,”RUST-073-FL”
“BARBERA Gaspero”,”Memorie di un editore, 1818-1880.”,”‘La vita di un editore è la storia delle sue edizioni’ (G. Barbera) A Firenze, Ridolfi, Ricasoli, Peruzzi, Corsi, Cempini, Bianchi, editori della ‘Biblioteca Civile dell’Italiano’ erano i capi del partito costituzionale diretti da Cavour da Torino (pag 152) Ruolo di Antonio Panizzi in sviluppo Museo Britannico (British Museum) (pag 274)”,”EDIx-097″
“BARBERA Augusto a cura, contributi di BACCELLI Luca BELVISI Francesco BONGIOVANNI Giorgio FACCHI Alessandra FARALLI Carla GOZZI Gustavo TROMBINO Mario ZANETTI Gianfrancesco”,”Le basi filosofiche del costituzionalismo. Lineamenti di filosofia del diritto costituzionale coordinati da Augusto Barbera e Gianfrancesco Zanetti.”,”Augusto Barbera (Aidone, 1938) è ordinario di Diritto costituzionale nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna. Ha pubblicato: I principi costituzionali della libertà personale, Ragioni e interesse nazionale, Le istituzioni del pluralismo, Una riforma per la Repubblica, Manuale di diritto pubblico (con G. Amato), Un dialogo su federalismo e secessione (con G.Miglio), Il governo della democrazia (con C.Fusaro). Per i nostri tipi ha fornito un contributo al volume a cura di Jader Jacobelli Un’altra Repubblica? Perchè come quando, ed è autore di I parlamenti. Luca Baccelli. É ricercatore di Filosofia del diritto presso la facoltà di Giurisprudenza dell’università degli studi di Pisa. Francesco Belvisi. É docente di Sociologia del diritto presso la facoltà di giurisprudenza dell’università degli studi di Modena. Giorgio Bongiovanni. É dottore di ricerca in Storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche. Collabora alle attività scientifiche del CIRFID (Centro interdipartimentale di ricerca in filosofia del diritto e informatica giuridica ‘Hans Kelsen’ dell’università di Bologna. Alessandra Facchi. É docente di Sociologia del diritto presso la facoltà di Giurisprudenza dell’università di Bologna. Carla Faralli. É ordinario di Filosofia del diritto presso la facoltà di Giurisprudenza delle università degli studi di Bologna e Modena. Gustavo Gozzi. É docente di Storia delle dottrine politiche (corso avanzato) presso la facoltà di Scienze politiche dell’università degli studi di Bologna. Mario Trombino. É docente di Storia e filosofia nei licei dal 1985; è membro della Commissione didattica nazionale della Società filosofica italiana (SFI) dal 1995. Gianfrancesco Zanetti. É docente di Filosofia del diritto presso la facoltà di Giurisprudenza e presso la facoltà di Lettere e filosofia dell’università degli studi di Bologna.”,”TEOP-047-FL”
“BARBERA Augusto”,”Governo locale e riforma dello Stato. Dalla legge 382 ai decreti attuativi.”,”Augusto Barbera, titolare della cattedra di diritto pubblico facoltà di scienze politiche dell’università di Bologna. Nel 1976 è stato eletto deputato nelle liste del Pci. Ha collaborato all’attuazione della legge 382, ha lavorato nella commissione Giannini e nella commissione parlamentare per le questioni regionali (1976).”,”ITAP-249″
“BARBERA Lorenzo”,”I ministri dal cielo. I contadini del Belice raccontano.”,”Lorenzo Barbera è nato a Partinico nel 1936. Nel 1956 conobbe Danilo Dolci, col quale collaborò fino al 1969. Alla fine del 1972 promosse il CRESM (Centro di ricerche economiche e sociali per il Meridione) che da 1974 ha dato vito alla rivista ‘Meridione città e campagna’.”,”ITAS-030-FV”
“BARBERINI Carlo Antonio a cura; saggi di CINGOLI Mario GALLI Giorgio MANZELLI Gianguido MERIGGI Maria Grazia QUARTIM DE MORAES João ROMAGNOLI Daniela VANZULLI Marco VOVELLE Michel BARBERINI Carlo Antonio; testi di Karl MARX e Friedrich ENGELS”,”Marx e la storia. Con un’antologia di testi.”,”Il libro raccoglie gli atti del convegno ‘Marx e la storia’ svoltosi l’11 marzo 2008 in occasione del 125° anniversario della morte di Karl Marx (14 marzo 1883) convegno organizzato dal Centro Filippo Buonarroti di Milano in collaborazione con l’istituto di Studi sul Capitalismo di Genova e con Mario Cingoli e la cattedra di storia della filosofia dell’Università di Milano Bicocca.”,”MADS-477″
“BARBERINI Carlo Antonio a cura; saggi di Jorge TORRE SANTOS Aldo CARERA Piero DI-GIROLAMO Fiorella IMPRENTI Maurizio ANTONIOLI Maria ARCANGIOLI Carlo Antonio BARBERINI Giorgio GALLI Andrea PANACCIONE Enrico BARBANOTTI Giovanni ARTERO Tommaso DETTI”,”Il movimento operaio milanese di fronte alla grande guerra.”,”BARBERINI Carlo Antonio: “”Nell’imminenza della guerra, Milano era diventata sempre più il centro del partito, e l’Avanti! di Serrati era ormai il vero punto di riferimento in una fase in cui non si potevano tenere congressi né manifestazioni pubbliche, ed era difficile riunire la stessa Direzione. Ma lo scontro più marcato era quello che opponeva Turati e l’amministrazione Caldara alla Sinistra socialista che ormai prevaleva negli equilibri della sezione milanese. L’asprezza di questi scontri ed il ruolo della Zanetta sono confermati da fonti “”insospettabili”” come i verbali redatti per conto della Prefettura dalle spie della polizia”” (pag 172) [La lotta contro la guerra della Sinistra socialista milanese]”,”MITT-322″
“BARBERINI Giovanni”,”L’Ostpolitik della Santa Sede. Un dialogo lungo e faticoso.”,”Nell’indice dei nomi non si parla di Nagy (Ungheria, 1956) Giovanni Barberini è professore di Diritto ecclesiastico e diritto canonico nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Perugia e collabora con l’Ufficio OSCE del Ministero degli Esteri. Tentativo di avviare relazioni ufficiali tra il governo sovietico (pag 16-17) “”Tuttavia il governo bolscevico sembrò in un primo tempo incline ad avere relazioni ufficiali con la Santa Sede, facendo comprendere che avrebbe gradito anche un rappresentante del Vaticano a Mosca (31). Colloqui in tal senso avvennero a Berlino nel 1920 fra Mons. de Ropp e rappresentanti russi concernenti tre punti: piena libertà di coscienza, piena libertà di culto e di istruzione religiosa e restituzione dei beni confiscati. In quel periodo, quando tutte le grandi potenze gli erano nemiche, il governo russo pensava di potere risollevare il suo prestigio all’estero pure in questo modo; e fece passi in tale direzione anche durante le trattative che precedettero l’invio di soccorsi del papa alle popolazioni russe. Le trattative si arenarono quasi subito. La Santa Sede non venne incontro a questi desideri del governo russo ritenendo che corrispondessero ad una ragione di tattica, peraltro velleitaria, anche perché non avevano avuto seguito i tentativi di negoziato messi in atto dalla Santa Sede con diversi canali diplomatici, quali la nunziatura di Varsavia e le rappresentanze russe in Germania e in Italia. Comunque, Benedetto XV non ritenne opportuno di riprendere il processo al socialismo e al comunismo e neppure di condannare espressamente la rivoluzione. Nonostante il clima generale di persecuzione, il papa Benedetto XV nell’agosto 1921, dinanzi a quella che definì «una delle più spaventose catastrofi della storia» (32), si attivò per aiutare le popolazioni russe colpite dalla carestia che portava fame e morte, soprattutto fra i bambini; poi, tramite il comitato internazionale di soccorso che si era costituito a Ginevra, invitò tutte le nazioni ad organizzare l’invio di aiuti senza ritardi superando le lungaggini della politica. Il papa destinò come personale contributo la somma di 1.000.000 di lire italiane. Queste gravissime condizioni avevano indotto Lenin, nel marzo del 1921, a decidere un parziale e provvisorio ritorno al capitalismo privato con la NEP (Novaja Ekonomiceskaja Politika), reso necessario dalle gravi distruzioni provocate dalla lunga guerra civile alle strutture economiche e sociali della Russia, ma senza nascondersi i rischi di una restaurazione capitalista; a tal fine Lenin aveva deciso l’assoluta concentrazione del potere nella mani del partito, limitando fortemente la libertà dei partiti non comunisti (33). Pio XI, succeduto a Benedetto XV nel 1922 e sommo pontefice fino al 1939, riprese l’iniziativa per gli aiuti alla popolazione russa, rinnovando l’appello agli stati e ai vescovi di tutto il mondo e destinando anche la somma di 2.500.000 di lire italiane; successivamente decise l’invio di una missione in Russia guidata dal padre Walsh, che dopo difficili negoziati tra il card. Gasparri e il rappresentante russo Vorovskij giunse a Odessa il 29 settembre 1922 (34). Questo diplomatico russo fu anche incaricato dal suo governo di curare rapporti costruttivi con il Vaticano al fine di giungere all’ottenimento almeno del riconoscimento di fatto del governo russo. In concomitanza, fu approntato a Mosca un progetto di decreto sullo ‘status’ giuridico della chiesa cattolica in Unione Sovietica; era un progetto che aveva il forte sostegno del commissario per gli affari esteri Cicerin che più di ogni altro si rendeva conto della rilevanza politica internazionale di una simile decisione. Ma tutto si arenò soprattutto per il progressivo irrigidimento degli organi politici sovietici (35). Ma forse la fase più drammatica dei difficili rapporti fra la Santa Sede e il regime bolscevico si ebbe nel marzo-aprile 1923 con la celebrazione del processo e la condanna dell’arcivescovo cattolico mons. Cieplak, arrestato una prima volta nell’aprile 1920, e di altri ecclesiastici. Il processo, durato cinque giorni, si concluse con la condanna a morte dell’arcivescovo Cieplak e del prelato Budkiewicz, che fu poi fucilato, e pene detentive per gli altri ecclesiastici cattolici. L’esecuzione della condanna di mons. Cieplak fu prima rinviata, poi commutata nel carcere a vita, infine, su pressioni esercitate e fatte esercitare da Pio XI, mons. Cieplak fu liberato e raggiunse Roma il 9 maggio 1924 (36)”” [Giovanni Barberini, ‘L’Ostpolitik della Santa Sede. Un dialogo lungo e faticoso’, Bologna, 2007] [(31) Si veda l’ampio lavoro di S. Trasatti, ‘La croce e la stella. La chiesa e i regimi comunisti in Europa dal 1917 a oggi’, Milano, 1993; (32) Lettera di Benedetto XV al card. segretario di stato del 5 agosto 1921, in “”Civiltà cattolica””, III (1921), p. 289; (33) Documentazione e resoconti in “”La civiltà cattolica””, I, 1920, pp. 187 s; III, 1921, pp. 291 s. e 377; IV, 1921, pp. 165 s. Per tutti si veda R. David e J.N. Hazard, ‘Le droit soviétique’, t. I, Paris, 1954, pp. 125 s. E’ stato osservato che «conservare il potere fu per i bolscevichi un’impresa ben più straordinaria che assumerlo». Nel periodo difficilissimo dal 1918 al 1922 si manifestarono le grandi delusioni delle masse popolari che avevano accettato la dottrina del bolscevismo con entusiasmo, impossessandosi delle terre e realizzando il controllo delle fabbriche: Chamberlin, ‘Storia della Rivoluzione russa, 1917-1921’, cit. p. 857. Frattanto, dal 1922, Lenin aveva progressivamente lasciato la piena attività politica perché colpito da emiplegia, fino alla morte avvenuta il 21 gennaio 1924. Gli successe temporaneamente Rykoff come presidente del consiglio dei commissari del popolo; fino a che, dopo lotte violente all’interno del partito, tutto il potere fu preso da Stalin; un personaggio che già Lenin avrebbe voluto allontanare dalla segreteria del partito per le sue tendenze dittatoriali, come aveva scritto nel suo testamento politico che Stalin riuscì a non far pubblicare con l’appoggio di alcuni membri del comitato centrale] (pag 16-17-18-19)”,”RELC-381″
“BARBERINI Carlo Antonio GIANNI Emilio CALLESEN Gerd MANZELLI Gianguido ZANANTONI Marzio DELLA PERUTA Franco SYLVERS Malcolm BARONE Eros TOSEL André VANZULLI Marco VIDONI Ferdinando GARIN Eugenio”,”Antonio Labriola e la nascita del marxismo in Italia.”,”2° copia”,”LABD-005-FV”
“BARBERINI Carlo Antonio BARONE Eros CALLESEN Gerd GARIN Eugenio GIANNI Emilio MANZELLI Gianguido SYLVERS Malcolm TOSEL André VANZULLI Marco VIDONI Ferdinando ZANANTONI Marzio DELLA PERUTA Franco”,”Antonio Labriola e la nascita del marxismo in Italia.”,”Antonio Labriola nacque a Cassino il 2 luglio 1843 da Francesco Saverio, modesto insegnante di lettere umane nelle scuole secondarie classiche, e da Francesca Ponari. Il padre, dotato di interessi culturali e legato agli ambienti liberali, gli dette una prima educazione, continuata in seguito alle scuole dell’abbazia di Montecassino. Dal 1861 in poi completò i suoi studi alla facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Napoli, dove la famiglia si trasferì, pur rimanendo il padre insegnante al ginnasio di Maddaloni. Si legò a Bertrando Spaventa. Documento importante del processo di avvicinamento di Labriola al socialismo è il discorso Del socialismo tenuto a Roma il 20 giugno 1889 al Circolo operaio romano di studi sociali, dove gli era stato chiesto di commemorare la Comune. Muore a Roma il 2 febbraio 1904. Carlo Antonio Barberini. É stato tra i fondatori, con Gianguido Manzelli, del Centro Filippo Buonarroti di Milano a cui si deve l’organizzazione del Convegno su Labriola. Eros Barone. Si è laureato all’Università di Genova con una tesi sul Marxismo italiano tra teoria e politica. Ha partecipato al dibattito sul marxismo e sul leninismo con interventi e saggi apparsi sulle seguenti riviste: Democrazia proletaria, Lineamenti, Ideologia proletaria, L’Uguaglianza economica e sociale, Questioni del socialismo, Contropiano, La contraddizione. Nel 1995 ha costituito il Centro Italiano di Studi Engelsiani. Gerd Callesen. É membro dell’Advisory board della MEGA2 (Marx-Engels- Gesamtausgabe), per conto della quale sta curando con Malcolm Sylvers il volume III/29 (corrispondenza di Engels 1888-’89). Studioso di Engels, ha lavorato a lungo presso la Biblioteca ed Archivio del movimento operaio di Copenaghen. Franco Della Peruta. professore emerito di storia del Risorgimento nella facoltà di Lettere e filosofia dell’Università degli studi di Milano. Eugenio Garin. Filosofo e storico della filosofia, professore emerito all’Università di Firenze e alla Scuola Normale di Pisa. Emilio Gianni. É responsabile del dipartimento di Storia del movimento operaio presso l’Istituto per gli Studi sul Capitalismo di Genova. Gianguido Manzelli. Si è laureato in Lettere classiche all’Università di Padova. Dal 1979 ha insegnato Filologia Ugro-finnica presso l’Università di Pavia, prima come incaricato e poi come associato. Attualmente è ordinario di Linguistica generale e docente di Lingua Ungherese e Letteratura Ungherese a Pavia. Malcolm Sylvers. Ha studiato al Brooklyn College di New York e alla University of Wisconsin. Ha pubblicato libri e articoli sul movimento operaio negli Stati Uniti, sul pensiero politico e sociale di Thomas Jefferson, sulla teoria dell’imperialismo e sugli Stati Uniti oggi. André Tosel. Professore di filosofia nelle Università di Besançon, Paris I (Sorbonne) e Nizza. Marco Vanzulli. Svolge attività di ricerca presso il Dipartimento di Epistemologia ed Ermeneutica della Formazione dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Ferdinando Vidoni. Studioso del pensiero filosofico-scientifico e particolarmente del marxismo e del positivismo, fa parte del Comitato di redazione della rivista Quaderni Materialisti. Marzio Zanantoni. Si occupa da tempo di storia dei movimenti e della cultura italiana tra Otto e Novecento, intorno a cui ha pubblicato numerosi contributi in Riviste e Convegni.”,”LABD-002-FL”
“BARBERIO Raffaele MACCHITELLA Carlo”,”L’Europa delle televisioni.”,”Raffaele Barberio media analyst, Carlo Macchitella ricercatore.”,”EDIx-212″
“BARBERIS Corrado; saggi di Takeo MISAWA Kveta CIHAKOVA Vlado PULJIZ Irena FORNARI DABROWSKA”,”Gli operai contadini.”,”Saggi di Takeo MISAWA Kveta CIHAKOVA Vlado PULJIZ Irena FORNARI DABROWSKA ‘CEE, 7 milioni di aziende, 14 di orti’ . “”Su sessantuno milioni di famiglie, costituenti la Comunità Economica Europea (CEE), più di ventuno – una su tre, ed oltre – producono, chi più chi meno, derrate alimentari. Su cinquantaquattro milioni di famiglie non agricole, quasi quattordici – una su quattro – ricorrono all’autoconsumo”” (pag 32)”,”EURE-080″
“BARBERIS Corrado”,”Aristide Merloni. Storia di un uomo e di un’industria in montagna.”,”Corrado Barberis è presidente dell’Istituto Nazionale di Sociologia Rurale, professore di sociologia all’Università di Roma. Ha pubblicato ‘La società italiana’ (1985) e il saggio ‘Operai e contadini’ (1970).”,”ECOG-003-FC”
“BARBERIS Corrado”,”La società italiana. Classi e caste nello sviluppo economico.”,”Corrado Barberis (n. a Bologna nel 1929), è presidente dell’Istituto Nazionale di Sociologia Rurale (Insor), professore di sociologia alla Facoltà di Scienze politiche di Roma e medaglia d’oro della Académie d’agriculture de France. Direttore della Rivista di Economia Agraria.”,”ITAE-146-FL”
“BARBERO Alessandro”,”La battaglia. Storia di Waterloo.”,”Sul crollo morale dei francesi: “”Molti testimoni collegarono in seguito il crollo morale dell’ esercito francese all’ incertezza che aveva regnato tra i soldati fin dall’ inizio della campagna. Secondo il capitano Duthilt, che era stato buttato giù da cavallo, ferito alla testa da una sciabolata e fatto prigioniero già durante la grande carica della cavalleria pesante inglese, poi liberato dai lancieri di Jacquinot, e che ora si ritrovava, a piedi e coperto di sangue, in mezzo ai fuggiaschi, i soldati erano impressionati per i troppi ufficiali superiori che avevano tradito o si sospettava fossero pronti a tradire l’ imperatore; non avevano fiducia nei loro comandanti né capacità di sopportare la disciplina, e soprattutto erano ossessionati dai proclami dei sovrani alleati, in cui si minacciavano brutalmente i prigionieri “”i deserti della Siberia o i pontoni inglesi e spagnoli, dove si sarebbero perduti per sempre””; sicché il terrore di cadere prigionieri contribuì ad affrettare il loro sbandamento””. (pag 310) “”Il comandante dei dragoni stava protestando aspramente con Colborne, additando i suoi uomini e i suoi cavalli abbattuti dal fuoco della fanteria (“”E’ sempre così, perdiamo sempre più uomini per colpa dei nostri che del nemico!””), quando Wellington arrivò sul posto e gridò a Colborne: “”Non importa! Vada avanti! Vada avanti!””.”” (pag 311)”,”QMIx-121″
“BARBERO Alessandro”,”La guerra in Europa dal Rinascimento a Napoleone.”,”Alessandro BARBERO insegna storia medievale presso l’ Università del Piemonte Orientale. Fra i suoi volumi ‘Carlo Magno. Un padre dell’ Europa’ (Roma, 2000), ‘La battaglia. Storia di Waterloo’ (2003). Rivoluzione militare. “”In un primo momento, la formazione di maggior successo fu il tercio spagnolo, che combinava una dozzina di compagnie, per un totale che poteva giungere anche a due o tremila picchieri e archibugieri, in una formazione profonda fino a trenta file. La profondità del tercio era meno di metà rispetto a quella della falange svizzera, ma a un certo punto anche questa formazione cominciò ad apparire troppo massiccia. Alla fine del Cinquecento, in linea con il crescente ruolo delle armi da fuoco, emerse una preferenza per formazioni ancora più piccole e maneggevoli, d’un migliaio di uomini o anche meno, da schierare su un minor numero di file. Queste formazioni vennero chiamate in genere battaglioni (…). La necessità di garantire la cooperazione fra i diversi battaglioni ispirò l’ idea della brigata, termine che si usa ancora oggi per indicare un raggruppamento di unità costituito a fini tattici e non amministrativi. (…)”” (pag 34-35) “”La nuova egemonia dei fanti sul campo di battaglia mise fine per sempre a quell’ identificazione fra mestiere delle armi e condizione nobiliare che aveva regnato per secoli nelle società europee. I nobili continuavano beninteso a considerarsi come i soli depositari della tradizione militare. Alla fine del Cinquecento, anche un pensoso intellettuale come Montaigne continuava a dare per scontato che i sacrifici sopportati in guerra fossero la naturale contropartita del privilegio nobiliare: “”Se non si dovesse dormire sul duro, sopportare con tutte le armi addosso il calore del mezzogiorno, nutrisi di cavallo e di asino, vedersi fare a pezzi ed estrarre una palla di fra le ossa, sopportare suture, cauterizzazioni e sonde, come acquisteremmo la superiorità che vogliamo avere sugli uomini del volgo?””””. (pag 37)”,”QMIx-136″
“BARBERO Alessandro”,”Carlo Magno.”,”BARBERO Alessandro è professore di storia medievale presso l’ Università del Piemonte Orientale a Vercelli. Ha pubblicato diversi libri. Si interessa pure alla storia militare. Ha scritto romanzi storici. “”L’ assegnazione delle abbazie come ricompensa. Finalmente, il re non si faceva scrupolo di disporre di intere abbazie, assegnadole in vitalizio. Un monastero, per esempio, poteva essere concesso in beneficio al conte locale, con l’ intesa che quest’ ultimo avrebbe potuto utilizzarne le entrate per mantenersi nell’ ufficio. Concessioni di questo genere, peraltro, rischiavano di provocare malcontento fra i monaci, e benché Carlo non si lasciasse certo scoraggiare da qualche mormorio, anch’egli non doveva ignorare che i conti, trovandosi a disposizione una manna così inattesa, avevano una spiacevole tendenza a sfruttare il beneficio fino all’ osso. Assai più pratica era un’altra forma d’ impiego dei monasteri, che consisteva nel nominare direttamente abati quei collaboratori che il re voleva ricompensare per i loro servigi, o di cui voleva assicurare largamente il mantenimento affinché potessero continuare a servirlo. Nel primo caso rientrano molti intellettuali di palazzo; primo fra tutti Alcuino, che a partire dal 796 venne insediato come abate nella ricchissima abbazia di San Martino a Tours. Nel secondo caso, la nomina ad abate non implicava ovviamente un obbligo di residenza…””. (pag 158)”,”BIOx-094″
“BARBERO Bruno FIASCHINI Giulio MASSA Paola RICCHEBONO Marco VARALDO Carlo”,”Savona nel Quattrocento e l’istituzione del Monte di Pietà.”,”Opera stampata in 5000 esemplari numerati: questa copia è la n° 3451 Schiavitù. “”La varietà etnica degli schiavi presenti a Savona è assai ampia e riflette da vicino l’ andamento del capoluogo ligure; solo parziale è stata però la dipendenza dal mercato genovese, essendo documentate forniture autonome direttamente dall’isola di Chio e pagamenti effettuati in ducati dell’ isola egea. Le indicazioni sull’ origine razziale dei soggetti sono piuttosto precise, solo in pochi casi c’è l’incertezza se si tratta di ‘Avogasiorum sive Mingrellorum’, ‘Burgerorum sive Ungarorum’, ‘Rubeorum sive Boxnie’; per i Mori si ha talvolta la più esatta specificazione sull’ origine berbera, o sul colore ‘albo’ della pelle (…)””. (pag 34) Età media delle schiave a Savona nel secolo XV (tabella pagina 35) Prezzi medi degli schiavi e schiave a Savona (in lire di Genova, moneta corrente) (tabella pagina 37) “”La Marchi ha già messo in evidenza come venditori ed acquirenti siano soprattutto “”nobili o mercanti, o comunque cittadini facoltosi””, mentre scarsa sarebbe stata la partecipazione degli artigiani savonesi soprattutto se confrontata con la situazione genovese. Se ciò è vero per l’ aristocrazia mercantile e nobiliare (che a Savona rappresenta il 58% dei proprietari di schiavi, su un totale di 137 casi utilizzabili a questo fine), non si può affermare lo stesso per gli artigiani, che possiedono il 15% della manodopera servile contro il 6% posseduto da imprenditori e professionisti, il rapporto diretto fra gli artigiani, da un lato, e gli imprenditori e professionisti, dall’ altro, che a Genova si fissava in un 55% contro un 45%, a Savona è ancora più favorevole agli artigiani che rappresentano il 70% contro il 30%. E ciò si giustifica se pensiamo a quale importante ruolo ha svolto l’ artigianato a Savona (…)””. (pag 38-39)”,”LIGU-007″
“BARBERO Alessandro”,”Barbari. Immigrati, profughi, deportati nell’ impero romano.”,”ANTE1-9 Alessandro BARBERO insegna storia medievale presso l’Università del Piemonte Orientale, sede di Vercelli. Studioso di storia militare ha pubblicato ”La battaglia. Storia di Waterloo’.”,”STAx-194″
“BARBERO Alessandro”,”9 Agosto 378. Il giorno dei Barbari.”,”Alessandro Barbero insegna Storia medievale presso l’Università del Piemonte Orientale, sede di Vercelli. Studioso di prestigio, coltiva una predilezione per la storia militare e per il piacere eretico della scrittura. Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle gentiluomo è il primo dei suoi romanzi di successo. I suoi libri di storia: Medioevo, Storia di voci, racconto di immagini, Il Ducato di Savoia, Carlo Magno, Un padre dell’Europa, Dizionario del Medioevo (con Chiara Frugoni), La battaglia. Storia di Waterloo.”,”STAx-037-FL”
“BARBERO Alessandro”,”Barbari. Immigrati, profughi, deportati nell’Impero Romano.”,”Alessandro Barbero insegna storia medievale presso l’Università del Piemone Orientale, sede di Vercelli. Studioso di prestigio, coltiva una predilezione per la storia militare e il piacere eretico della scrittura. Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle gentiluomo è il primo dei suoi romanzi di successo (Premio Strega 1996 tradotto in sette lingue), autore di Medioevo, Storia di voci, Racconto di immagini, Il Ducato di Savoia, La battaglia, Storia di Waterloo, 9 agosto 378 il giorno dei barbari, Dizionario del Medioevo e Carlo Magno, un padre dell’Europa.”,”STAx-047-FL”
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Stefano DE-MARTINO; saggi di Manuela MONTAGNARI KOKELJ Giorgio MANZI Margherita MUSSI Isabella CANEVA Marcella FRANGIPANE Alessandra MANFREDINI Alberto CAZZELLA”,”L’origine dell’umanità. Dalla preistoria alla storia. Libro 1. Volume 1.”,”Volume 1 La rivoluzione neolitica nel Vicino Oriente (pag 215)”,”STOU-124″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Stefano DE-MARTINO; saggi di Marco BETTELLI Onofrio CARRUBA Alessandra LOMBARDI Horst KLENGEL Francesco POMPONIO Patrizia PIACENTINI Alfonso ARCHI”,”Le prime civiltà superiori. Sumeri ed Egizi. Volume 2.”,”Volume 2″,”STOU-125″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Stefano DE-MARTINO; saggi di Gloria ROSATI Maria Giovanna BIGA Elisabetta BORGNA Stefano DE-MARTINO Mauro GIORGIERI Flora SILVANO”,”L’età dei grandi regni. Volume 3.”,”Volume 3″,”STOU-126″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Maurizio GIANGIULIO, saggi di Antonietta MARINI Mauro MOGGI Flavia FRISONE e Mario LOMBARDO Marco RENDELI Alessandro NASO Andrea PIRAS”,”La Grecia arcaica e l’origine della Polis. Grecia e Mediterraneo dall’VIII secolo A.C. all’età delle guerre persiane. Libro 1. Volume 5.”,”Volume 5″,”STOU-128″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Giusto TRAINA, saggi di Andrea RAGGI Domitilla CAMPANILE Tommaso GNOLI Carlo G. CERETI Antonio IBBA Carlo FRANCO Carla SALVATERRA Giancarlo LACERENZA”,”Dalla ‘Pax Augusta’ alla crisi dell’Impero. Da Augusto a Diocleziano. Libro I. Volume 11.”,”Volume 11 Con la vittoria di Cesare Ottaviano sull’Egitto, inizia una nuova fase della storia di Roma e d’Europa: il secolo di Augusto.”,”STOU-134″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Giusto TRAINA, saggi di Antonio IBBA Alessandro BARBERO Sylvain JANNIARD Pierfrancesco PORENA Tammo WALLINGA Federico MARAZZI Michel-Yves PERRIN”,”L’avvento del cristianesimo. Transizione di un impero. L’impero tardoantico Libro 2. Volume 14.”,”Volume 14″,”STOU-137″
“BARBERO Alessandro”,”Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo.”,”Inviato dal Congresso degli Stati Uniti, Mr. Pyle sbarca enl 1806 ad Amsterdam e punta verso la Prussia, perché è alla corte di Federico Guglielmo che si decideranno le sorti dell’Europa divisa tra le ambizioni napoleoniche, i timori dell’Inghilterra e le minacce della Russia. Il viaggio non è tra i più agevoli, ma Pyle è un giovane gentiluomo pieno di risorse, svelto a carpire notizie utili quanto a procurarsi i favori delle fanciulle nobili o plebee. Questo è il diario della sua missione diplomatica. C’è una galleria di personaggi e tante avventure.”,”VARx-591″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Sandro CAROCCI, saggi di Chris WICKHAM Giulia BARONE e Bianca SCARCIA AMORETTI E. Igor MINEO Luigi PROVERO Claudio MARAZZINI Giuliano MILANI Alessio FIORE Enrico ARTIFONI Simone M. COLLAVINI”,”La società medievale tra continuità e cambiamento, Libro 1. Strutture, preminenze, lessici comuni. Volume 17.”,”Volume 17 Ultimo capitolo: ‘Guerra e potere’ (pag 363-403) di Simone M. COLLAVINI”,”STOU-145″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Sandro CAROCCI, saggi di Giuseppe PETRALIA David ABULAFIA Amedeo DE-VINCENTIIS Luigi CANETTI Michele BACCI Leonardo CAPEZZONE Alessandro BARBERO Paul FREEDMAN”,”Fede e saperi nel Medioevo. Libro 2. Strutture, preminenze, lessici comuni. Volume 18.”,”Volume 18″,”STOU-146″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Roberto BIZZOCCHI,saggi di Paolo MALANIMA Marco BRESCHI e Alessio FORNASIN Franco CAZZOLA Daniel NORDMAN Maria FUSARO Francesca TRIVELLATO Luciano PEZZOLO Luca MOCARELLI”,”L’invenzione della modernità. Libro 1. Ambiente, popolazione, società. Volume 19.”,”Volume 19″,”STOU-147″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Roberto BIZZOCCHI,saggi di Raffaella SARTI Sandra CAVALLO Wolfgang KAISER David GENTILCORE Salvatore BONO Luciano ALLEGRA Giulia CALVI Roni WEINSTEIN Giorgio VERCELLIN Gérard DELILLE”,”Vita pubblica e vita privata nell’età moderna. Parte III. Forme della vita sociale (seguito). Libro 2. Ambiente, popolazione, società. Volume 20.”,”Volume 20 Legame tra rivolta e festa (pag 493)”,”STOU-148″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Roberto BIZZOCCHI,saggi di Caterina MADEIRA SANTOS Sandro LANDI Franco FANCIULLO Patrizia DELPIANO e Marina ROGGERO Susanna PEYRONEL RAMBALDI Gaetano GRECO Bernard HEYBERGER Biancamaria SCARCIA AMORETTI e Samuela PAGANI Alessandro GUETTA Oscar DI-SIMPLICIO”,”Riforma e controriforma. Culture, religioni, saperi. Libro I. Volume 21.”,”Volume 21 Il nuovo ruolo assunto dalla ‘disputa’. “”In un caso studiato dalla Scribner (23), quello della città di Magdeburgo, toccata dalle idee evangeliche fin al 1521, il partito evangelico ottenne precocemente dal Consiglio cittadino predicatori permanenti, contro l’opposizione del clero ortodosso. Nel 1524 avvennero alcuni scontri decisivi, anche con atti di iconoclastia e un tumulto perché venisse rilasciato un uomo, arrestato per aver distribuito nella piazza del mercato scritti di Lutero. Dopo una serie d attacchi alle proprietà monastiche, il Consiglio permise il culto riformato, benché i militanti evangelici si trovassero di fronte alle resistenze del capitolo della cattedrale ancora per molto tempo. Caratteristico della Riforma di città, dunque, fu l’attivo intervento dei Consigli cittadini nella questione religiosa, intervento che rafforzò le ‘élites’ urbane. Prototipo di questa “”Riforma di città”” può essere considerata Zurigo, città libera di mercanti e artigiani , all’interno della Confederazione svizzera, nella quale da tempo la nobiltà si era adattata agli ordinamenti cittadini. Nel 1519 fu chiamato come parroco del duomo e predicatore il sacerdote Uldrych Zwingli (1484-1531), uomo colto di formazione umanistica, la cui teologia maturò quasi contemporaneamente, ma in gran parte indipendentemente da Lutero. Le esigenze riformatrici erano comuni e ormai mature in varie parti d’Europa, ma differenti le esperienze politiche e sociali, e così furono parzialmente diverse le risposte dei riformatori. Gli scontri tra Zwingli e i predicatori ortodossi convinsero il Consiglio cittadino ad assumersi lo ‘ius reformandi’, esautorando l’autorità episcopale del vescovo di Costanza e indicendo, nel 1523, una disputa pubblica, cui parteciparono circa seicento ecclesiastici e laici. Alla fine il Consiglio autorizzò Zwingli a continuare la predicazione, poiché nessuno era riuscito a addurre prove bibliche contro le sue tesi. La disputa era diventata uno strumento nuovo per dirimere le questioni ecclesiastiche, uno strumento laico, adottato in molte altre città che sarebbero passate alla Riforma”” [Susanna Peyronel Rambaldi, ‘Riforma protestante e protestantesimo’] (pag 167) [(23) R.W. Scribner, ‘Anticlericalism and the Cities’, in ‘Anticlericalism n Late Medieval’, cit, pp. 147-66]”,”STOU-149″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Roberto BIZZOCCHI, saggi di Claudio ROSSO Paola BIANCHI Maria Antonietta VISCEGLIA Carlos José Hernando SANCHEZ Angelantonio SPAGNOLETTI Angelo TURCHINI Diego VENTURINO Maarten PRAK Gianpaolo GARAVAGLIA Marco NATALIZI Frank GÖSE”,”Dal Rinascimento alla guerra dei Trent’anni Popoli, Stati, equilibri del potere, Libro 1. Volume 23.”,”Volume 23 “”””Il gigante che dorme””: il Regno di Prussia ai tempi del “”Re Soldato”” (1713-1740) (pag 529-533)”,”STOU-151″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Roberto BIZZOCCHI, saggi di Ariel SALZMANN Olga KATSIARDI HERING Sadok BOUBAKER Abdul-Karim RAFEQ Daniela FRIGO Marco BELLABARBA Rolando MINUTI Bernard GAINOT Gilles PECOUT”,”Sovrani e rivoluzioni dal Re Sole a Napoleone. Popoli, Stati, equilibri del potere, Libro 2. Volume 24.”,”Volume 24 “”Il confine tra insurrezione, rivolta e operazioni belliche era spesso difficile da tracciare. Si deve a Victor Hugo, figlio del generale dell’Impero che riuscì a catturare il mitico bandito contro-rivoluzionario Fra Diavolo, la seguente osservazione: «La guerra esaurisce e raccoglie tutte le forme di banditismo». Nessun’altra regione illustra meglio della penisola iberica questa confusione. Fu una vera e propria guerra, con truppe regolari francesi inviate in massa, a investire la Spagna dal 1808 al 1814. Dopo l’invasione e l’occupazione del Portogallo da parte delle armate di Junot nel 1807, il marzo 1808 fu segnato dall’abdicazione del re Carlo IV di Borbone a vantaggio di suo figlio Ferdinando e dall’entrata di Murat a Madrid. In seguito alla partenza dei sovrani, convocati a Bayonne da Napoleone, e dell’ultimo membro della famiglia reale, l’infante Francisco, la capitale fu teatro di una grande sommossa a partire dal 2 maggio 1808. La ribellione del 2 maggio e l’esecuzione dei suoi promotori a Madrid il 3 maggio (ai quali sono oggi dedicati a Madrid non meno di due monumenti pubblici, uno ufficiale e l’altro più popolare) alimentarono una vena artistica feconda, simboleggiata da due celebri quadri destinati da Goya a queste due giornate”” (pag 935) [Gilles Pécout, ‘L’Europa e il Mediterraneo nell’età napoleonica’ (pag 893-942)”,”STOU-152″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Gustavo CORNI, saggi di Maria Rosa PROTASI Paola CORTI Bruno P.F. WANROOJI Ayse SARAÇGIL Giuseppe SCIORTINO Alessandro CHEBAT Frank UEKÖTTER Mauro AGNOLETTI”,”L’uomo e le trasformazioni dell’ambiente. Le migrazioni. Parte II. Popolazione e demografia. Ambiente, popolazioni, economia, Libro 2. Volume 26.”,”Volume 26″,”STOU-154″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Gustavo CORNI, saggi di Alfredo DE-PAZ Antonello LA-VERGATA Guido GHIA Elisabetta G. RIZZOLI Thomas MERGEL Andrea SANGIOVANNI Luciano PACCAGNELLA Patrizia DOGLIANI Renato G. MAZZOLINI Giovanni PAOLONI”,”Cultura d’élite e cultura di massa tra otto e novecento. Culture, ideologie, religioni, Libro 1. Volume 27.”,”Volume 27 Contiene all’interno del capitolo III Pensieri deboli e teorie critiche del Novecento’ di Guido Ghia, il paragrafo 2. “”La tesi di Paul Ricoeur: i «maestri del sospetto» Marx, Nietzsche e Freud”””,”STOU-155″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Gustavo CORNI, saggi di Giovanni VIAN Pavel Andrzej GAJEWSKI Simona MERLO Massimo GIULIANI Paola PIZZO Donatello ARAMINI Monica CIOLI Paolo FAVILLI Matteo PASETTI Simone DURANTI Maurizio RICCIARDI”,”Orizzonti della contemporaneità. Religione e politica. Culture, ideologie, religioni, Libro 2. Volume 28.”,”Volume 28 Contiene il saggio di Paolo FAVILLI ‘Socialismo e comunismo’ (pag 621-652) Questioni preliminari, Comunismo e socialismo nel lungo Ottocento, Comunismo e socialismo nel secolo breve’ “”«Ritengo – ha sostenuto Colletti – che, nel complesso, sia stata proprio questa parte dell’opera di Marx [‘Il Manifesto’, ndr] quella che più ha fecondato positivamente la cultura moderna e contemporanea (…). L’attenzione primaria rivolta alle condizioni economiche dell’agire storico ci viene da lì. E da lì anche quella sorta di illuminazione “”dal basso”” della conoscenza, onde quest’ultima è stata spesso svelata non solo come veicolo inconsapevole di “”interessi”” (e perciò abbassata a ideologia), ma fatta anche materia di considerazione prospettica, che è l’aspetto per cui Marx ha aperto la via alla “”sociologia della conoscenza””» (6). «Sotto questo aspetto il ‘Manifesto’ era già un documento che definiva il marxismo. Esso ne racchiudeva la visione storica, anche se o schema generale si sarebbe in seguito arricchito di analisi più complete» (7) . Inoltre l’apparato concettuale di cui si è detto viene pensato dagli autori del ‘Manifesto come discriminante fondamentale nei confronti «dei seguaci dei vari sistemi utopistici», delle «sette» socialiste, dei «molteplici ciarlatani sociali», così afferma Engels. «Nel 1847 – continua Engels – socialismo significava un movimento di borghesi, comunismo un movimento di operai. (…) E poiché noi avevamo già allora, e molto decisa, la convinzione che l’emancipazione degli operai deve essere opera della classe operaia stessa non potevamo dubitare neppure un istante quale dei due noi scegliere. E anche dopo non ci è mai venuto in mente di respingerlo» (8). D’altra parte quello che va dal 1839-’40 alla conclusione del ciclo rivoluzionario del ’48 è stato giustamente definito come il «decennio del comunismo» (9). Il termine cominciò ad avere una gran fortuna. La parola compare in tutte le principali lingue europee: lo «spettro» sembra materializzarsi. Dunque nel 1848 ci troviamo di fronte a un libro che per molti aspetti può essere considerato a struttura marxista, a un termine, “”comunismo”” che pare sul punto di affermarsi nella galassia “”sovversiva””. Il termine scomparirà quasi nell’ultimo quarto di secolo. Il marxismo dovrà aspettare proprio quell’ultimo quarto per diventare il punto di riferimento fondamentale del socialismo. La storia culturale non procede per progressive e lineari filiazioni intellettuali. – Il marxismo come identità socialista. Georges Haupt, uno dei più acuti studiosi della II Internazionale, scrive che, dopo il Congresso internazionale di Bruxelles del 1891, Engels aveva maturato la convinzione secondo la quale era stato ormai tacitamente riconosciuto il postulato dell’identità di obiettivi tra il «marxismo rivoluzionario e i partiti operai moderni» (10). Haupt ci avverte che in realtà la base dell’accordo che permise la formazione della nuova Internazionale nacque su una molteplicità di ragioni legate al momento specifico di crescita e capacità d’incidenza delle forze operaie e/o socialiste in alcuni paesi europei. Nondimeno quelle organizzazioni, i partiti socialisti in particolare, ma qualche volta anche organizzazioni sindacali, indicarono nel marxismo la chiave culturale per dare senso alla loro prassi nel processo di emancipazione dei subalterni. Perché ciò avvenne e in tempi piuttosto brevi? Quali erano i punti di forza del marxismo di cui le organizzazioni avevano bisogno? Il problema va visto sia dalla parte dell’elaborazione teorica che dalla parte della crescita della resistenza sia sindacale che politica. Tra i molti aspetti della questione due sono certamente essenziali: 1864, nascita della I Internazionale; 1867 uscita del primo volume de ‘Il capitale’. Marx non ebbe nessun ruolo nella fondazione dell’Internazionale. Nei quasi tre lustri di soggiorno londinese egli si era tenuto, tranne i primissimi anni, sempre in disparte rispetto alle organizzazioni politiche degli emigrati. Dopo la conclusione dell’esperienza della “”Lega dei Comunisti”” temeva soprattutto la regressione settaria dei piccoli gruppi sganciati dalla realtà dei grandi movimenti sociali. Ciononostante all’interno di molti circoli operai politici e sindacali la sua fama di studioso dottissimo e di originale elaboratore di teorie che davano giustificazione scientifica ai movimenti di classe era piuttosto diffusa. Non era casuale il fatto che quei dirigenti della ‘Trade Unions’ che si accingevano in quel momento a stabilire collegamenti internazionali per rendere più efficace la loro azione rivendicativa cercassero la collaborazione di Marx onde meglio definire il quadro generale di riferimento concettuale della loro azione. Il Marx che non accettava inviti a far parte di alcuna associazione ora accetta immediatamente. La discriminante fondamentale per il ritorno al ruolo politico attivo era dunque quella di aver a che fare con “”vere potenze””, cioè con un movimento operaio che avesse elaborato già del tutto autonomamente le logiche fondamentali della propria antitesi alle logiche del capitale”” (pag 631-632) [(6) Lucio Colletti, ‘Prefazione a ‘Manifesto del partito comunista”, Roma-Bari, Laterza, 1995, p. 17; (7) E.J. Hobsbawm, ‘Introduzione a ‘Manifesto del partito comunista”, Milano, Rizzoli, 1998, p. 24; (8) F. Engels, ‘Prefazione all’edizione tedesca del 1890’, in ‘Manifesto del partito comunista’, a cura di E. Cantimori Mezzomonti, Torino, Einaudi, 1962, pp. 315-16; (9) B. Bongiovanni, ‘Postfazione a ‘Manifesto del partito comunista”, Torino, Einaudi, 1998, p. 123; (10) G. Haupt, ‘La II Internazionale’, Firenze, La Nuova Italia, 1968, p. 17]”,”STOU-156″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Gustavo CORNI, saggi di Carolina CASTELLANO Jörn LEONHARD Roberto BALZANI Nicola LABANCA Guido FRANZINETTI Daniele CESCHIN Italo GARZIA Richard James Boon BOSWORTH Marco NATALIZI Brunello MANTELLI Pasquale FORNARO Giorgo DEL-ZANNA”,”Dai nazionalismi ai totalitarismi. Stati, nazioni, politica. Libro 1. Parte I. Il lungo ottocento. Parte II. Il secolo breve. Volume 29.”,”Volume 29 La scelta di Lenin di varare la Nep (pag 321) “”Ci si è a lungo interrogati su quale sia stata la molla che spinse Lenin a varare la Nuova Politica Economica (NEP), ma oggi sappiamo che la decisione fu accelerata dall’inizio del febbraio 1921 dai rapporti sull”antonovscina’, la rivolta contadina guidata dal militante socialrivoluzionario Aleksandr Stepanovic Antonov. Se il nemico, come se ne evinceva, non erano ormai più i ‘kulaki’ (contadini ricchi), ma ventidue milioni di famiglie di piccoli proprietari dei villaggi, i dirigenti del partito erano davanti a una scelta: andare alla guerra civile aperta contro i contadini oppure rafforzare la base sociale del potere sovietico, attraverso la riammissione controllata di elementi di libero mercato e dell’iniziativa privata. Con la NEP fu scelta la seconda alternativa: le requisizioni agricole ebbero termine e fu ripristinato un circuito di natura commerciale e non più amministrativa tra città e campagna, in una cornice di relative libertà economica che consentiva lo svolgersi di piccole attività industriali e l’esercizio del commercio urbano. Fu un periodo di pacificazione sociale che favorì in un certo qual modo un modesto sviluppo economico, ma non la libertà politica”” [Marco Natalizi, “”L’Unione sovietica dalla rivoluzione al post-stalinismo””] [(in) Aa.Vv, ‘Dai nazionalismi ai totalitarismi. Stati, nazioni, politica’. Libro 1. Volume 29. Serie ‘La storia. Italia Europa Mediterraneo. Dall’antichità all’era della globalizzazione’, Milano, 2017]”,”STOU-157″
“BARBERO Alessandro direzione; a cura di Gustavo CORNI, saggi di Jacopo CALUSSI Gustavo CORNI Mario DEL-PIERO e Michele DI-DONATO Sara LORENZINI Marco ALLEGRA Gabriele D’OTTAVIO Bernd SCHAEFER Simone Attilio BELLEZZA Vittorio Emanuele PARSI”,”Dalla seconda guerra mondiale agli scenari del nuovo millennio. Stati, nazioni, politica. Libro 2. Parte II. Il secolo breve (seguito). Parte III. Verso la globalizzazione. Volume 30.”,”Volume 30″,”STOU-158″
“BARBERO Alessandro”,”La guerra in Europa dal Rinascimento a Napoleone.”,”Alessandro Barbero insegna storia medievale presso l’Università del Piemone Orientale, sede di Vercelli. Studioso di prestigio, coltiva una predilezione per la storia militare e il piacere eretico della scrittura. Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle gentiluomo è il primo dei suoi romanzi di successo (Premio Strega 1996 tradotto in sette lingue), autore di Medioevo, Storia di voci, Racconto di immagini, Il Ducato di Savoia, La battaglia, Storia di Waterloo, 9 agosto 378 il giorno dei barbari, Dizionario del Medioevo e Carlo Magno, un padre dell’Europa.”,”QMIx-045-FL”
“BARBERO Alessandro”,”La battaglia. Storia di Waterloo.”,”Alessandro Barbero insegna storia medievale presso l’Università del Piemone Orientale, sede di Vercelli. Studioso di prestigio, coltiva una predilezione per la storia militare e il piacere eretico della scrittura. Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle gentiluomo è il primo dei suoi romanzi di successo (Premio Strega 1996 tradotto in sette lingue), autore di Medioevo, Storia di voci, Racconto di immagini, Il Ducato di Savoia, La battaglia, Storia di Waterloo, 9 agosto 378 il giorno dei barbari, Dizionario del Medioevo e Carlo Magno, un padre dell’Europa.”,”QMIx-048-FL”
“BARBERO Alessandro”,”Le parole del papa. Da Gregorio VII a Francesco.”,”Pio IX si scaglia contro il socialismo e il comunismo. “”E, infine, il papa torna a menzionare e denunciare esplicitamente i novissimi nemici: «Gli attuali nemici di Dio e dell’umana famiglia» contano «di ammorbare l’Italia coll’empietà delle loro dottrine e colla peste dei loro nuovi sistemi», e bisogna fare i nomi. «Tutto il mondo conosce che il loro scopo primario si è di spargere nel popolo, abusando delle parole di libertà e di eguaglianza, i perniciosi trovati del ‘comunismo’ e del ‘socialismo’, avvegnacché adoperino metodi e mezzi differenti, hanno per iscopo comune di tenere in continua agitazione ed avvezzare a poco a poco ad atti, anche più criminosi gli operai e gli uomini d’inferior condizione, ingannati dal loro scaltrito linguaggio e sedotti dalle promesse di una vita più felice. Essi contano di servirsi poi del loro braccio per attaccare il potere d’ogni autorità superiore, per invadere, saccheggiare, oltraggiare, dilapidare le proprietà della Chiesa dapprima, e poi di tutti gli altri particolari, per violare finalmente tutti i diritti divini ed umani, disperdere dal mondo il culto di Dio e sovvertire da capo a fondo le civili società». Perciò la Chiesa ha un dovere, che, enunciato per la prima volta con chiarezza in questa enciclica del 1849, un anno appena dopo la pubblicazione del ‘Manifesto’ di Marx ed Engels, rimarrà al vertice delle sue priorità per un buon secolo: predicare contro il socialismo e il comunismo, spiegando agli ingenui che le promesse dei mestatori sono solo illusioni, che chi crede alla loro propaganda affretta la propria rovina, che è vano proporsi di cambiare l’ordine sociale e che disubbidire alle autorità significa agire contro natura: «In così grande pericolo per l’Italia, egli è vostro dovere, Venerabili Fratelli, di spiegare tutte le forze dello zelo pastorale per far intendere al popolo fedele che, se essi si lasciano trascinare a queste opinioni da questi perversi sistemi, ne avranno per solo frutto l’infelicità temporale e l’eterna perdizione. I fedeli affidati alle vostre cure siano dunque fatti avvertiti che è essenziale alla natura stessa dell’umana società, che tutti ubbidiscano all’autorità legittimamente in essa costituita». La disuguaglianza è naturale, e perciò immutabile. E lo stesso vale per la proprietà privata, di cui i papi dei secoli precedenti si erano preoccupati ben poco, ma che a partire da questo momento diverrà una delle parole più importanti nei loro discorsi, dato che lì si appunta la minaccia comunista all’ordine costituito, in un modo che nessun empio sovvertitore aveva mai immaginato prima d’allora. La proprietà privata, si affanna a ribadire Pio IX, non è solo naturale, ma è prescritta da Dio, che ha dato all’uomo i Dieci Comandamenti con la precisa intenzione di difenderla; ché, «nella condizione delle cose umane, è cosa naturale ed invariabile che, anche tra coloro che non sono costituiti in autorità, gli uni soprastino gli altri, sia per diverse qualità di spirito o di corpo, sia per ricchezze od altri beni esteriori di questa fatta: e che giammai sotto nessun pretesto di libertà o di eguaglianza, può esser lecito invadere i beni od i diritti altrui, o violarli in un modo qualsiasi. A questo riguardo, i comandamenti divini, che sono scritti qua e colà nei libri santi, sono chiarissimi, e ci proibiscono formalmente non pure d’impadronirci del bene altrui, ma eziandio di desiderarlo»”” (pag 60-62)”,”RELC-408″
“BARBERO Alessandro”,”Storia del Piemonte. Dalla preistoria alla globalizzazione.”,”Alessandro Barbero (Torino, 1959) è uno fra i più noti storici italiani. Insegna Storia medievale presso l’Università degli Studi del Piemonte Orientale. Ha scritto pure alciuni contributi al volume II della ‘Storia di Torino’ (1977) ‘Nel giugno 1944 Mussolini tuona: «il centro della Vandea monarchica, reazionaria, bolscevica è il Piemonte», e dà l’ordine perentorio di domarlo. La raffica di rappresaglie che ne consegue, con impiccagioni di civili per le strade di Torino, produce secondo i rapporti di polizia «penosissima impressione nella massa che ha assistito a esse allibita e raccapricciata». Inevitabilmente, a novembre l’ispezione del sottosegretario agli Interni Pini dipinge un quadro vieppiù deteriorato, non soltanto a Cuneo che già da tempo la stampa fascista descrive come «la vergogna d’Italia» e dove prevedibilmente il clima è «di umore antifascista pesante» ma anche nei due principali centri repubblichini piemontesi: Vercelli, dove il governo controlla soltanto la città, sede di una numerosa guarnigione, ma le risaie sono in mano ai partigiani, e Novara, dove il capo della provincia Vezzalini spadroneggia mediante una «formazione di torturatori criminali» (così lo stesso Pini), ma l’amministrazione è in bancarotta, la polizia regolare si è praticamente dissolta e gli attentati partigiani sono continui. «I partigiani piemontesi» affiorano a più riprese come un’ossessione nelle memorie del federale milanese Costa, soprattutto dopo che nel novembre 1944 la 4ª Brigata nera «Resega» fu trasferita da Milano a Dronero per integrare la vacillante divisione «Littorio», una delle tre divisioni dell’esercito regolare di Salò schierate sulle Alpi liguri-piemontesi per la lotta antipartigiana. Nella sua persuasione di stare dalla parte giusta il federale non può capacitarsi che i Piemontesi comincino subito a sparare e ad ammazzare «i fascisti milanesi», andati laggiù, secondo lui, animati da «sentimento di fratellanza». Lo «stillicidio di morti tra le file della Resega» crea a Milano un malessere rafforzato dalla sensazione sempre crescente che i partigiani possano interrompere quando vogliono le comunicazioni fra le due regioni. Se n’era già avuto un esempio che a Milano aveva suscitato enorme impressione quando, a settembre 1944, uno dei più famigerati elementi dello squadrismo fiorentino, Raffaele Manganiello, fuggito dalla sua città ormai occupata dagli Alleati, era stato nominato da Mussolini capo della provincia di Torino. Salito in macchina una sera per raggiungere la sua nuova sede, il dottor Manganiello non c’era mai arrivato, perché appena entrato in Piemonte i partigiani l’avevano intercettato a Rondissone e fucilato. Nei giorni della Liberazione il virtuale isolamento del Piemonte rappresentò per il governo di Salò un ulteriore motivo di angoscia. Le formazioni che combattevano laggiù avrebbero voluto mettersi in salvo in Lombardia, ma ebbero ordine di asserragliarsi sul posto e cercare di arrendersi agli angloamericani, perché il rientro era troppo pericoloso”” (pag 485-486)”,”ITAG-286″
“BARBERO Alessandro”,”Carlo Magno. Un padre dell’Europa.”,”Alessandro Barbero è professore di storia medievale presso l’ Università del Piemonte Orientale a Vercelli. Ha pubblicato molti libri di storia medievale, moderna, contermporanea, romanzi storici, storia militare.”,”STMED-097-FSD”
“BARBERO Alessandro”,”All’arme all’arme! I priori fanno carne!”,”La Jacquerie, il tumulto dei Ciompi e la successiva repressione da parte dei Priori, l’insurrezione inglese, la rivolta dei Tuchini notizie biografiche aggiornate dell’autore in risvolto di copertina.”,”FOLx-032″
“BARBEY Bernard”,”P. C. du Général. Journal du Chef de L’État-Major Particulier du Général Guisan. 1940 – 1945.”,”BARBEY Bernard (Nato in Svizzera il 2 luglio 1900 e morto a Parigi il 25 gennaio 1970). Ufficiale di milizia, dal 1939 al 1945 comandò lo Stato maggiore personale del generale Guisan Henri curando le relazioni con l’alto comando francese durante la “”drôle de guerre””. Rievocò le esperienze di quegli anni nelle opere “”P. C. du Général (1948) e “”Aller et retour”” (1967). Fu consigliere culturale all’ambasciata svizzera di Parigi (1945-65) e rappresentante svizzero presso l’UNESCO (1964-70). << (…) rinunciai a chiedere al Gen. Guisan la prefazione che, forse, avrebbe voluto concedermi e che mi avrebbe dato tanto piacere quanto onore. Perché intendo assumermi la responsabilità esclusiva di questo libro, senza farmi coprire da colui di cui sono stato, per 5 anni, il capo dello staff personale, l’immediato collaboratore. (…)>> (dalla Prefazione, trad. d. r.). (GUISAN Henri, nato a Mézières, Svizzera il 21/10/1874 e morto a Pully il 7/4/1960. Generale dell’esercito svizzero, in servizio dal 1894 al 1945. Ideatore della dottrina militare del “”Ridotto nazionale svizzero”” sistema di fortificazioni e postazioni difensive costruite a partire dalla fine dell’800 per difendere la parte montuosa centrale svizzera nel caso di invasione. Consisteva nel ripiegare delle truppe elvetiche all’interno della regione alpina. Si prevedeva anche la distruzione delle trasversali alpine, ostacolando i passi e agevolando la difesa del territorio che, essendo montano, non sono possibili abbiramenti). [c.f.r. il testo di GAUTSCHI Willi, “”Le Général Guisan. Le commandement de l’armée suisse pendant la Seconde Guerre mondiale.””]”,”QMIx-196-FSL”
“BARBI Michele”,”La nuova filologia e l’edizione dei nostri scrittori. Da Dante al Manzoni.”,”Pagine 18 e 19 e varie altre bianche, mancanti Michele Barbi (1887-1941) insegnò letteratura italiana a Messina e a Firenze, legato dapprima alla scuola storica di D’Ancona e di Rajna, sviluppò in seguito interessi di critico alla formazione di filologo.”,”VARx-012-FMDP”
“BARBIER Maurice”,”La pensée politique de Karl Marx.”,”Nato nel 1937, Maurice BARBIER è dottore in scienze politiche. Ha pubblicato numerose opere concernenti la storia del pensiero politico e le relazioni internazionali. Attualmente insegna scienze politiche all’Università di Nancy-II.”,”MADS-041″
“BARBIERI Frane”,”Il miliardo. La Cina è tornata sulla terra.”,”BARBIERI è nato nel 1923 a Makarska in Dalmazia. Dopo la guerra partigiana si è dedicato al giornalismo.”,”CINx-022″
“BARBIERI Carlo”,”Il giornalismo. Dalle origini ai nostri giorni.”,”BARBIERI Carlo presidente del Consiglio dell’ Ordine dei Giornalisti di Roma, titolare della cattedra di Storia del Giornalismo della Facoltà di Scienze politiche delle Università di Trieste, Padova e Roma. E’ autore di molte pubblicazioni (v. risvolto copertina). Turati la nostra Italia è sul Grappa (pag 146) “”La guerra contribuisce al successo della stampa illustrata d’ attualità come L’ Illustration, Le Miroir e J’ai vu, La Vie Parisienne, Le Rire e La Baionette. Le grandi calamità nazionali, i grandi avvenimenti in generale favoriscono lo sviluppo delle tirature. Una conferma impressionante di questo fenomeno si ebbe in Francia nel 1914. Agli inizi del conflitto, con l’ eccitazione del pubblico per le sconvolgenti novità, vento in poppa per tutt’i giornali, che andavano a ruba; poi anche per i giornali sono guai. La pubblicità cade di schianto, quasi scompare; la carta diventa cara e non si trova, è giocoforza ridursi a due pagine e portare il prezzo da 5 a 10 centesimi; i trasporti diventano un rompicapo perché i militari ovviamente hanno la precedenza su tutti.”” (pag 156) “”Uno dei più accanniti avversari della censura è Georges Clemenceau, che non le risparmia giudizi spesso ingenerosi e invettive al vetriolo. Non meraviglia che passando dal tavolo di redazione al tavolo della presidenza del Consiglio il Tigre cambi, servendosi dell’ arma che aveva tanto disprezzato, e con l’ accanimento che gli conosciamo””. (pag 157)”,”EDIx-049″
“BARBIERI Frane”,”L’ organizzazione cattolica nel mondo.”,”Il Vaticano contribuisce ai pieni poteri di Hitler. “”Poco più tardi, nel marzo del 1933, Kass e Brüning cominciarono a trattare con Hitler per la realizzazione di una più stretta collaborazione tra il partito del “”centro”” e quello nazionalista. Kass chiedeva che hitler concludesse un concordato con il Vaticano. Avendo sfruttato come nel passato l’ appoggio della Chiesa (anche materialmente: l’ associazione cattolica degli industriali bavaresi forniva a Hitler abbondanti fondi fin dal 1922), Hitler accettò il concordato. L’ appoggio vaticano poteva solamente rafforzare il regime fascista tra le masse tedesche e permettergli in modo particolare di stabilire relazioni internazionali. Il “”führer”” fascista espresse anche apertamente in un discorso la sua intenzione di giungere ad un concordato con il Vaticano. Ottenne così immediatamente i voti dei deputati cattolici allorquando richiese in parlamento i poteri illimitati. Come in Italia, anche in Germania, il Vaticano, nel momento del rafforzamento del regime fascista, ordinò lo scioglimento dei partiti cattolici: il 5 luglio 1933 il partito del “”centro”” proclamò la cessazione della sua attività e la stessa cosa fece anche il partito popolare cattolico bavarese””. (pag 168-169)”,”RELC-180″
“BARBIERI Carlo”,”Quarto potere negli Stati Uniti.”,”Carlo BARBIERI è professore di storia del giornalismo nell’ Università di Roma. Ha scritto molti libri sulla stampa e il gionalismo fra cui ‘Contributo della stampa scientifica agli ideali unitari’ (Roma, 1961).”,”EDIx-080″
“BARBIERI Gino”,”La dottrina economico-sociale della Chiesa. Dal Vangelo agli ultimi messaggi pontifici.”,”BARBIERI Gino (Legnano 1913) si è laureato alla Cattolica di Milano. Ha insegnato dottrine economiche nell’Università di Cagliari. Poi come ordinario ha tenuto la cattedra nella facoltà di economia e commercio dell’ateneo barese, e quindi a Padova. Ha scritto tra l’altro ‘Origini del capitalismo lombardo’ e ‘Milano e Mosca nella politica del Rinascimento’. Mi pare che l’autore nel testo non parli di interesse ed usura Montini si richiama al Capitale di Marx (pag 189) “”Quella di Leone XIII fu voce consapevole ed ardita, con cui la Chiesa ritenne giunta l’ora di rispondere, in certo senso, anche alla pressante invocazione che nel terzo decennio del secolo Saint-Simon, nel ‘Nuovo Cristianesimo’, aveva rivolto a Papa Leone XII. Perché la Chiesa riconquistasse tutta la sua potenza morale sui popoli, era necessario promuovere delle grandi riforme sociali, impegnando ogni suo mezzo ed energia nella elevazione fisica e morale della classe più numerosa: il mondo dei lavoratori (18)”” (pag 129) [(18) Cfr P. De Luz, Histoire des Papes, vol. 2, Albin Michel, 1960, vol II, p. 210]”,”RELC-315″
“BARBIERI Pietro”,”Le cause della guerra civile spagnola.”,”Pietro Barbieri è nato a Bordighera nel 1937. É laureato in Lettere e vive a Roma. Ha pubblicato, nel 1984, il saggio Vita e idealità di Giuseppe Mazzini, nel 1986 il trattato La filosofia della violenza in Georges Sorel, nel 1987, il saggio Liberalismo e marxismo, nel 1992 l’opera storica L’idealità politica di Stalin, nel contrasto tra ortodossia marxista e pragmatismo imperialista e nel 2001 L’austriaco. Storia di una dittatura. Esperto in politica internazionale ha redatto numerosi articoli per riviste, periodici e quotidiani italiani.”,”MSPG-044-FL”
“BARBIERI Gino BOLDRINI Marcello LIVI Livio DE-MADDALENA Aldo ACERBO Giacomo DAL-PANE Luigi TREMELLONI Roberto ABBATE Mario SAPORI Armando PETINO Antonio CIANO Cesare TAGLIACARNE Guglielmo DELL’AMORE Giordano LUZZATTO Gino BAFFI Paolo FRANCHINI Vittorio VANNUTELLI Cesare TALAMONA Aldo GEREMIA Giusto BARBERI Benedetto SARACENO Pasquale PIRRANI Silvio CAROSELLI Maria Raffaella, saggi di”,”L’economia italiana dal 1861 al 1961. Studi nel I° centenario dell’Unità d’Italia.”,”Saggi di BARBIERI Gino BOLDRINI Marcello LIVI Livio DE-MADDALENA Aldo ACERBO Giacomo DAL-PANE Luigi TREMELLONI Roberto ABBATE Mario SAPORI Armando PETINO Antonio CIANO Cesare TAGLIACARNE Guglielmo DELL’AMORE Giordano LUZZATTO Gino BAFFI Paolo FRANCHINI Vittorio VANNUTELLI Cesare TALAMONA Aldo GEREMIA Giusto BARBERI Benedetto SARACENO Pasquale PIRRANI Silvio CAROSELLI Maria Raffaella Contiene tra l’altro i saggi: – Giordano Dell’Amore, Il processo di costituzione della Banca centrale in Italia (pag 360-420) – Paolo Baffi, La lira nell’ultimo quarto di secolo (pag 453-487) – Vittorio Franchini, Prime lotte operaie nell’Italia Unita (pag 509-560) – Cesare Vannutelli, Occupazione e salari dal 1861 al 1961 (pag 560-597)”,”ITAE-359″
“BARBIERI Fabio”,”Padroni di Germania.”,”Fabio Barbieri, 42 anni, è stato responsabile dal 1984 al 1988 della redazione di Milano di ‘Repubblica’. Ha pubblicato nel 1988 ‘Alla conquista di un impero’.”,”GERE-001-FV”
“BARBIERI Fabio”,”Alla conquista di un impero. Carlo De Benedetti e la Générale.”,”””Ho detto a mia moglie che, se dovessi aver bisogno di un trapianto cardiaco, voglio un cuore di un arbitraggista. Non è mai stato usato”” (Carl Icahn) (in apertura) Fabio Barbieri (40 anni, 1988), è il responsabile della redazione di Milano del quotidiano ‘La Repubblica’ dal giugno 1984. Laureato nel 1970 in Scienze politiche a Padova, con una tesi in Dottrine dello Stato sulle teorie dello sviluppo, ha incominciato la professione al giornale ‘Alto Adige’ di Bolzano prima di arrivare a Padova nel 1978 dove ha diretto, dal 1981 al 1984, i due quotidiani ‘Il Mattino di Padova’ e la ‘Tribuna di Treviso’.”,”ECOG-119″
“BARBIERI Marcello”,”La teoria semantica dell’evoluzione.”,”Marcello Barbieri si è laureato all’Università di Bologna nel 1964 ed è stato ricercatore al Laboratory of Molecular Biology del Medical Research Council a Cambridge. E’ stato ricercatore nel laboratorio di biologia molecolare al National Institutes of Health a Bethesda e al Max-Planck Institut di Berlino (per la genetica molecolare). Ha insegnato embriologia molecolare e biologia teorica a Bologna, Sassari e Torino. Quindi fisiologia cellulare a Cambridge.”,”SCIx-035-FRR”
“BARBIERI Carlo”,”Quarto potere negli Stati Uniti.”,”Carlo Barbieri, professore di Storia del giornalismo nell’Università di Roma. Ha pubblicato ‘Storia e vita del giornale’, Cedam, 1942, Giornalismo di ieri e di oggi, ecc. Giornalista dal 1928 ha diretto quotidiani, riviste e periodici, tra cui ‘Tribuna illustrata’. ‘La serie dei «titani» aperta da Bennett continua a distanza di qualche anno con due personaggi che non si rassomigliano: uno è Charles Anderson Dana, che ha comprato dai successori di Beniamino Day il ‘Sun’ e gli dà nuovo vigore; l’altro lo conoscete già, è quell’ Horace Greeley, tenace e sfortunato sognatore, che s’era visto morire in mano il ‘Morning Post’ nel gelido inverno del 1833. Da allora Greeley ha ancora lottato per otto anni, senza mai cedere. Nel marzo 1834 aveva fondato il ‘New Yorker’, un settimanale intorno al quale era riuscito a raccogliere i migliori ingegni del tempo, e che difatti raggiunse ben presto un notevole prestigio negli ambienti letterari. (…) Ora arriva la sua giornata: il 10 aprile 1841 esce il ‘New York Tribune’. Stavolta è primavera: alla seconda settimana il suo giornale è già sulle 6 mila copie, dopo due mesi raddoppia, poco prima della guerra civile è a 45 mila copie. (…) Il ‘Tribune’ diventa presto la bandiera delle nascenti unioni operaie, degli abolizionisti, dei più ardenti e decisi sostenitori delle riforme sociali, che gli attribuiscono l’insegna di «Great moral organ», grande organo morale. È ormai sulla cresta d’una crescente ondata d’umanitarismo, di ribellione morale, che aveva investito vaste zone del paese, specialmente fra gl’intellettuali, la borghesia del Nord, gente di ogni credo religioso – specie i quacqueri e i metodisti – uomini e donne d’ogni tendenza che avevano fondato circoli, istituzioni di beneficienza, organizzazioni segrete per favorire gli schiavi fuggiti nel Canada o che rischiavano d’essere riconsegnati dagli Stati liberi a quelli del Sud. (…) Ora l’idolo delle folle è Horace Greeley, che è tra le figure più popolari di New York e dell’Unione: la popolarità lo inebria, lo spinge a gesti e a posizioni contraddittorie. I sarcasmi degli avversari, anziché spegnere il fuoco suo e dei seguaci, lo attizzano. Il socialismo? Viva il socialismo; fa sue le tesi di Fourier. (…) Egli sceglie come suo diretto collaboratore Albert Brisbane, che costruisce teorie, inventa l’ ‘associazionismo’; e apre il ‘Tribune’ ai pensatori americani ed europei, purché progressivi. Come si sa, al ‘Tribune’ collaborarono anche Carlo Marx e Federico Engels (2). In effetti i primi successi di Greeley sono alimentati proprio dagli attacchi del ‘Sun’ che, nei primi mesi di crescente fortuna del ‘Tribune’, l’aggredisce per fermarne l’ascesa; e invece ottiene l’effetto opposto. Non sono soltanto motivi di concorrenza giornalistica a spingere il ‘Sun’ contro il ‘Tribune’: i due giornali s’attestano su posizioni ideologiche diverse; difendono interessi contrastanti”” (pag 65-68) [Carlo Barbieri, ‘Quarto potere negli Stati Uniti’, Cappelli editore, Firenze, 1967] [(2) Da quando, dopo il 1848, è a Londra, negli anni della povertà nera, più noto come agitatore e giornalista che come filosofo (‘Critica dell’economia politica’ esce nel 1859, il primo volume del ‘Capitale’ verso la fine del 1867) Carlo Marx vive di collaborazioni ai giornali americani e con gli aiuti del suo amico Engels: le lettere che gli scrive dànno i brividi. Sono gli anni in cui gli muoiono per denutrizione due bambini, la moglie è allo stremo ed egli non ha danaro per i pochi dollari che gli arrivano da New York sono una manna. Nelle corrispondenze al ‘Tribune’, nei panorami che egli traccia sulla situazione europea, si trovano molti giudizi sulle cose italiane, quelli spietati sugli errori di Mazzini, sulla pericolosità di Cavour (abilissimo, secondo Marx, ma complice dell’imperialismo francese) sulla politica dei Savoia, ecc. Marx collaborò anche al N.Y. Times, particolarmente negli anni che precedettero la contesa tra Russia e Turchia – che portò al conflitto del 1855 – della quale egli s’era occupato in una serie di corrispondenze al quotidiano di Raymond (Henry Raymond, uno dei fondatori del New York Times, ndr)] Marx pag 66, 67 e Charles Dana 61 65 67 68 69 70 71 88 ecc.”,”EDIx-255″
“BARBIERI Pietro”,”Liberalismo e marxismo. Lo sviluppo delle ideologie politiche socialiste e repubblicane in Italia. Il Sindacato Italiano.”,”Pietro Barbieri, nato a Bordighera nel 1937 si è laureato in Lettere e ha vissuto a Roma lavorando presso l’Ufficio Stama e Pubbliche Relazioni della Direzione generale dell’Enel. Ha pubblicato pure un saggio dal titolo ‘La filosofia della violenza in Georges Sorel’ (1986).”,”MITS-012-FGB”
“BARBINI Tito”,”Le nuvole non chiedono permesso. Dalla Patagonia all’ Alaska cento giorni a piedi e in corriera.”,”””Il vero viaggio di scoperta non consiste nel trovare nuove terre, ma nell’ avere nuovi occhi””. (Marcel Proust, in apertura) “”A difendere i lavoratori era nata la Sociedad Obrera di Rio Gallegos e Santa Cruz, un sindacato di ispirazione anarchica che riuniva nel suo seno i lavoratori di tutti i settori, dai facchini dei porti ai tosatori di pecore. Il 24 maggio del 1920 venne eletto segretario del sindacato un giovane immigrato spagnolo che aveva da poco compiuto vent’anni, Si chiamava Antonio Soto.”” (pag 75) “”Lo scontro raggiunse una durezza particolare a Santa Cruz. Il Governatore, sollecitato dai grandi proprietari e dai latifondisti, fece intervenire l’ esercito. Fu così che nell’ autunno del 1922 il tenente colonnello Hector Vazela, al comando del decimo cavalleggeri, fece il suo ingresso a Santa Cruz per sedare gli animi e pacificare le parti. La campagna di “”pacificazione”” si concluse un mese più tardi con il massacro di migliaia di lavoratori che furono frettolosamente sepolti in fosse comuni. Nessuno riuscì mai a stabilire il numero dei morti, ma una cosa è certa: tra quelli che ripararono in Cile e quelli che morirono la popolazione della cittadina passò da diciassettemila abitanti ad appena undicimila. I fatta di Santa Cruz furono rimossi dalla memoria collettiva dell’ Argentina (…)””. (pag 76-77) Caso Benetton (pag 32) Tito BARBINI (Arezzo) nel 1970 a 25 anni è staot eletto sindaco di Cortona. E’ diventato in questa circostanza amico di F. MITTERAND. In seguito è stato presidente della provincia di Arezzo e per 15 anni assessore regionale alla sicurezza sociale, all’ urbanistica e all’ agricoltura. ———- Le accuse dei Mapuche a Benetton —— “”Signor Benetton, Lei ha comprato novantamila ettari in Patagonia per accrescere la sua ricchezza e il potere e si muove con la stessa mentalità dei conquistatori; non ha bisogno di armi per raggiungere i suoi obiettivi ma uccide allo stesso modo, usando il denaro. Vorrei ricordale che non sempre ciò che è legale è giusto, e non sempre quello che è giusto è legale. Vorrei dirle che Lei ha tolto, con la complicità di un giudice ingiusto, 385 ettari di terra, con le armi del denaro, a un’ umile famiglia mapuche con una dignità, un cuore una vita. (…) Oggi, quasi tre anni dopo lo sfratto quella terra è ancora disabitata e inutilizzata.”” ————————————————————————— (pag 36)”,”CONx-141″
“BARBONE Luca TREBBI Giuseppe CAVALLO Sandra ALBERTONE Manuela CAMPANELLI Giuliana CASANA TESTORE Paola VACCARO Giambattista COGNETTI Giuseppe PERRI Stefano RANCHETTI Fabio DOGLIANI Patrizia GARAVAGLIA Juan Carlos VIOLINI D. e BERTOLA E. MARCOALDI Franco RUSTICHINI Aldo”,”Formazione delle aspettative e politica monetaria (Barbone); La cancelleria veneta nei secoli XVI e XVII (Trebbi); Assistenza femminile e tutela dell’onore nella Torino del XVIII secolo (Cavallo); I Condorcet e i Necker: morale, politica ed economia nel pensiero di due coppie del XVIII secolo (Albertone); La prima formulazione matematica del capitale fisso nel sistema di Ricardo: il contributo di William Whewell (Campanelli); Le riforme carcerarie in Piemonte all’epoca di Carlo Alberto (Casana Testore); Hegelismo e liberalismo tra Eduard Gans e Arnold Ruge (Vaccaro); Materialismo, scienza e politica in Ludwig Büchner (Cognetti); Crisi, moneta e credito in Francesco Ferrara (Perri); Tâtonnement e recontracting, mercato ideale e mercato reale. La discussione tra Walras, Bertrand, Edgeworth e Bortkiewicz (Ranchetti); L’apprendistato nella modificazione della professionalità operaia dalla grande depressione alla I guerra mondiale (1880-1919) (Dogliani); Soldati e contadini: due secoli nella storia rurale del Paraguay (Garavaglia); Il comportamento economico dell’oligarchia cilena durante il primo ventennio del XX secolo (Violini e Bertola); Maffeo Pantaleoni, la riforma finanziaria e il governo fascista nel periodo dei pieni poteri, attraverso le lettere ad Alberto De’ Stefani (Marcoaldi); Produttività e prezzi relativi nell’idustria manifatturiera italiana negli anni 1951-1973 (Rustichini).”,”Contiene il saggio: Patrizia Dogliani, L’apprendistato nella modificazione della professionalità operaia dalla grande depressione alla 1° guerra mondiale, pag 469-526″,”ANNx-013-FP”
“BARBOU Alfred”,”Le Général Boulanger. Biographie. Sa vie militaire et politique.”,”Barbou, Alfred (1846-1907) Homme de lettres et historien. – Journaliste littéraire à “”La Vogue””, au “”Tintamarre””, à “”L’éclipse””, au “”Petit journal””, etc., sous son nom et sous les pseudonymes : Brévannes, Lussac, Hassan, Thomas Grimm. – Conservateur honoraire de la bibliothèque Sainte-Geneviève. (Bnf)”,”FRAD-123″
“BARBUJANI Guido BRUNELLI Andrea”,”Il giro del mondo in sei milioni di anni.”,”Guido Barbujani insegna Genetica all’Università di Ferrara e collabora con il Domenicale del “”Sole 24 Ore””. Tra i suoi libri “”L’invenzione delle razze”” (Bompiani 2006), “”Il gene riluttante”” (con L. Vozza) (Zanichelli, 2016), “”Gli africani siamo noi”” (Laterza, 2016). Andrea Brunelli è dottorando di ricerca in Biologia evoluzionistica ed Ecologia all’Università di Ferrara.”,”SCIx-482″
“BARBUJANI Guido”,”Gli africani siamo noi. Alle origini dell’uomo.”,”Guido Barbujani insegna Genetica all’Università di Ferrara e collabora con il Domenicale del “”Sole 24 Ore””. Tra i suoi libri “”L’invenzione delle razze”” (Bompiani 2006), “”Il gene riluttante”” (con L. Vozza) (Zanichelli, 2016), “”Gli africani siamo noi”” (Laterza, 2016). “”La gestazione non è brevissima, ma nel 1938 si decide finalmente di lanciare una rivista quindicinale che verrà pubblicata fino al 1943: ‘La difesa della razza’. Dovrà diffondere, con articoli «piani e divulgativi», la dottrina fascista della razza e condannare la mescolanza del sangue italico con sangue estraneo (ebreo, ma anche africano). Lo scopo esplicito della rivista, insomma, è quello di creare il clima sociale nel quale gran parte della popolazione finirà per accettare le cosiddette leggi razziali che privano di ogni diritto civile i cittadini italiani di razza ebrea. Direttore è un esperto propagandista e antisemita dichiarato, Telesio Interlandi, ma alla rivista collabora il fior fiore degli intellettuali e degli scienziati del regime: nomi che forse oggi non dicono molto, ma che all’epoca erano famosi: Sabato Visco, Nicola Pende. Vicedirettore è Giorgio Almirante, che ritroveremo nel dopoguerra segretario del partito neofascista, il Movimento Sociale Italiano. Il ‘Decalogo”” degli scienziati razzisti, con tutta probabilità dettato nelle sue linee generali da Benito Mussolini in persona, inizialmente redatto con la collaborazione di alcuni giovani antropologi e infine siglato da illustri cattedratici, vede la luce il 6 agosto 1938, a pagina 2 del primo numero della rivista. Dal punto di vista della comunicazione scientifica è un documento ammirevole: funziona benissimo e risponde in pieno agli intenti divulgativi degli autori. Dieci slogan, semplici ed efficaci, ciascuno accompagnato da un breve paragrafo di spiegazione. Dal punto di vista scientifico è invece un testo pessimo e ce ne accorgeremo subito. (…) Ma intanto diamo un’occhiata al ‘Decalogo’ degli scienziati razzisti. Lo ricopio qui sotto, evidenziando in corsivo (‘ ‘) quattro parole su cui riflettere: “”1. Le razze umane esistono. 2. Esistono grandi e piccole razze. 3. Il concetto di razza è un concetto puramente biologico. 4. La popolazione dell’Italia attuale è di origine ‘ariana’ e la sua civiltà è ariana. 5. E’ una leggenda l’apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici. 6. Esiste ormai una pura razza ‘italiana’. 7. E’ tempo che gli italiani si proclamino francamente razzisti. 8. E’ necessario fare una distinzione fra i ‘mediterranei’ d’Europa occidentale da una parte, gli orientali e gli africani dall’altra. 9. Gli ebrei non appartengono alla razza italiana. 10. I caratteri fisici e psicologici puramente ‘europei’ degli italiani non devono essere alterati in nessun modo””. (…) Piuttosto, è importante il punto 3, dove si precisa che le razze umane sono biologiche. Nel 1938 il tema era controverso, e dunque questa dichiarazione non va presa sottogamba. La razza ce l’abbiamo nel sangue, dicevano loro; ce l’abbiamo nel DNA, si direbbe oggi. E’ una caratteristica ereditata dai tuoi genitori, che non cambierà nel corso della vita e che trasmetterai invariata ai tuoi figli (tranne nel caso, deprecato come abbiamo appena visto, di commistione del sangue, di incrocio con qualche estraneo alla razza). Non ci si può far niente, è un’etichetta naturale che ti porti per tutta la vita. L’idea è meno scontata di quanto possa sembrare. Molte culture umane dividono il mondo in razze, e spesso sono due: noi e loro, greci e barbari, tanto per fare un esempio. Ma Alessandro Barbero ci spiega che già nell’impero romano non si trattava di una divisione irreversibile. Se un barbaro si tagliava la barba, si toglieva i vestiti di pelli per indossare la toga come tutta la gente civile, e soprattutto se accettava di rispettare le leggi dello Stato, poteva cambiare razza, smettere di essere barbaro e diventare cittadino romano”” (pag 11-16)”,”SCIx-483″
“BARBUJANI Guido”,”Questione di razza. Romanzo.”,”Guido Barbujani è nato ad Adria, in provincia di Rovigo, nel 1955. E’ uno scienziato, insegna genetica all’Università di Ferrara e si occupa di evoluzione. Oltre alle opere di carattere scientifico ha pubblicato ‘Dilettanti’ (Marsilio, 1994), ispirato alla vita di Charles Darwin, e il romanzo ‘Dopoguerra’ (Sironi, 2002).”,”VARx-610″
“BARBUSSE Henri”,”Il fuoco.”,”[In attesa dell’assalto. ‘La sera piomba sulla trincea. Per tutta la giornata si è avvicinata, invisibile come il destino, e adesso invade i terrapieni di questi fossati lunghi come i labbri di una ferita smisurata. In fondo al crepaccio, fin dal mattino, abbiamo parlato, mangiato, dormito, scritto. Al calar della sera un fermento si è propagato lungo le buche, scuotendo e unificando l’inerte disordine degli uomini sparpagliati. E’ l’ora in cui ci si prepara per andare al lavoro’ (pag 245); Dopo l’assalto. ‘Adesso è un innaturale cimitero. Il terreno è cosparso ovunque di esseri che dormono, oppure che si agitano lievemente, sollevando un braccio, una testa, mentre ritornano a vivere oppure si accingono a morire. (…) Non riusciamo a stabilire l’identità di quelle creature: non dalla divisa coperta da uno spesso strato di fango, né dall’elmetto, perché sono tutti a testa scoperta oppure con un berretto di lana sotto lo strato di melma fluida e fetida; e neppure dalle armi, perché o non hanno il fucile, oppure le mani gli scivolano su quella cosa che si sono trascinati dietro, e adesso è diventata una informe massa viscida, simile a uno strano pesce. Questi uomini dalla faccia cadaverica che ci stanno davanti e dietro, stremati, senza più parole né volontòà, tutti questi uomini carichi di terra, che si portano addosso come un sudario di morte, si assomigliano come se fossero nudi. Qua e là; da questa notte terribile escono dei sopravvissuti, vestiti esattamente con la stessa uniforme di miseria e lordura. E’ la fine di tutto (…)’ (pag 263); ‘Pacifista fino all’invasione tedesca, lo scrittore e giornalista Henri Barbussse si arruolò volontario alla fine del 1914. Due anni dopo, convalescente per le ferite riportate in combattimento, organizzò in forma narrativa il diario tenuto al fronte, scrivendo un classico dell’antimilitarismo (…). Henri Barbusse (1873-1935), scrittore, giornalista e attivista politico francese, esordì nel 1908 con il romanzo naturalista ‘L’inferno’. Nel 1916 uscì con ‘Il fuoco’ (Le feu) basato sulle sue esperienze al fronte. Fu membro dal 1923 del Partito comunista francese e nel 1935 pubblicò una biografia di Stalin'”,”QMIP-243″
“BARBUSSE Henri, a cura di Francesco FRANCAVILLA”,”Stalin.”,”Henri Barbusse nacque nel 1874 ad Asnières (Francia). Rivelato giovanissimo da un concorso letterario, direttore di un grande giornale parigino e poi di una casa editrice. Barbusse sentì ben presto l’influsso di Jean Jaurès, leader del socialismo francese fino al 1914. Scoppiata la guerra, vi si arruolò volontario, perchè vide in essa la fine del militarismo e del capitalismo. Deluso nei suoi ideali pacifisti, aderì al comunismo, si recò in Russia dove, fra l’altro, scrisse Stalin, una biografia ch’egli stesso definì Un mondo nuovo visto attraverso un uomo. Morì nel 1935.”,”STAS-036-FL”
“BARBUTO Gennaro Maria”,”Machiavelli e i totalitarismi.”,”L’autore è docente di storia delle dottrine politiche presso l’Università Federico II di Napoli.”,”TEOP-001-FC”
“BARBUTO Gennaro Maria”,”Ambivalenze del moderno. De Sanctis e le tradizioni politiche italiane.”,”””A questa impostazione (di De Sanctis su Machiavelli, ndr) avrebbe reagito Benedetto Croce in un’assai significativa digressione al suo libro su Marx. Alludendo a un’analogia fra il realismo machiavelliano e quello del filosofo tedesco, difendeva la posizione critica di De Sanctis, in quanto risultava emancipata dalla vieta questione morale riguardo a un autore, come il Segretario fiorentino, che aveva voluto appuntare la sua attenzione alle regole adatte alle condizioni di fatto della lotta politica (72)”” (pag 91) (72) Croce, ‘Materialismo storico ed economia marxistica’, ottava edizione riveduta e con un’appendice, Bari, Laterza, 1946, pp. 106-107; si tenga presente cheil saggio porta in calce la data: ottobre 1899 Gennario Maria Barbuto (Napoli, 1960) è ricercatore confermato presso il Dipartimento di discipline storiche dell’Università Federico II di Napoli. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Il principe e l’Anticristo. Gesuiti e ideologie politiche’, Napoli, Guida, 1994.”,”TEOP-001-FMB”
“BARCA Fabrizio a cura; saggi di AMATORI ARRIGHETTI BARCA BERTUCCI BRIOSCHI BRUSCO CAPELLO CASAVOLA CONTI D’ANTONE DE-CECCO FERRI MAGNANI MARCHETTI OLIVA ORTOLEVA PABA SERAVALLI TRENTO”,”Storia del capitalismo italiano dal dopoguerra ad oggi.”,”Saggi di AMATORI, ARRIGHETTI, BARCA, BERTUCCI, BRIOSCHI, BRUSCO, CAPELLO, CASAVOLA, CONTI, D’ANTONE, DE-CECCO, FERRI, MAGNANI, MARCHETTI, OLIVA, ORTOLEVA, PABA, SERAVALLI, TRENTO.”,”ITAE-001″
“BARCA Luciano”,”Le classi intermedie. Bisogni vizi virtù.”,”Luciano BARCA (Roma, 1920), ha pubblicato diversi volumi tra cui: ‘Il meccanismo unico’ (EDITORI RIUNITI, 1968), ‘Progetto 80’ (a cura, con Giorgio RUFFOLO, SANSONI, 1970), ‘L’ Italia delle banche (con Gianni MANGHETTI ) (EDITORI RIUNITI, 1976), ‘Dizionario di politica economica’ (ivi, 1971 1979), ‘Uscire da dove? La crisi del meccanismo unico’ (ivi, 1986).”,”ITAS-023″
“BARCA Luciano”,”Le classi intermedie. Bisogni vizi virtù.”,”Luciano BARCA (Roma, 1920), PCI, ha pubblicato diversi volumi.”,”TEOS-189″
“BARCA Luciano BOTTA Franco ZEVI Alberto”,”I comunisti e l’ economia italiana, 1944-1974. Antologia di scritti e documenti.”,”Luciano BARCA (Roma 1920) è stato membro della direzione del PCI. ha scritto articoli e saggi e ha pubblicato ‘Il meccanismo unico’ (1968), ‘Dizionario di politica economica’ (1974). Franco BOTTA (Trani, 1942) lavora presso l’ Istituto di Storia delle dottrine politiche dell’ Università di Bari. Ha pubblicato ‘Teoria economica e marxismo’ e ha curato le antologie ‘Sul capitale monopolistico’ e ‘Dibattito su Sraffa’. Alberto ZEVI (Buenos Aires 1945) lavora presso l’ Istituto di politica economica dell’ Università di Roma, è consulente economico della Lega nazionale delle cooperative e fa parte della redazione di ‘Quaderni di Rivista trimestrale’. Mercato comune europeo reazionario. “”(…) il Mec si è rapidamente rivelato come un fattore di divisione, di rottura, di guerra economica non solo nei riguardi del mondo socialista, delle nuove realtà nazionali afro-asiatiche, dell’ America Latina, ma anche all’ interno dell’ Occidente capitalistico. La decisione di convertibilità della valute, ponendo fino all’ Unione europea dei pagamenti e rendendo indifferente comprare in una area valutaria piuttosto che in un’altra. ha distrutto anche l’ illusione che il Mec potesse rappresentare un incentivo a una intesificazione degli scambi nell’ ambito dell’ Europa occidentale. (…) Caduti così gli orpelli europeistici, il Mec si mostra alla luce del sole per ciò che è sempre stato; lo strumento di una operazione politica reazionaria (…)””. (pag 254) “”Per questi motivi, la Direzione del PCI condanna e considera del tutto negativa la linea di irresponsabile e totale adesione al Mec che il governo Fanfani ha seguito (…)””. (pag 255) Il PCI chiama alla lotta per la sospensione del Mec. “”Gli sviluppi di tali contrasti all’ interno dell’ area del Mec e con le altre forze capitalistiche dell’ Occidente sono lungi dall’ essere conclusi. La sorte stessa che avrà il trattato del Mec è in discussione. Gli avvenimenti ultimi hanno però confermato in modo netto ciò che è comune, ciò che è al fondo di queste convulsioni e conflitti dei gruppi dominanti dell’ Occidente: la tendenza ad accentuare la concentrazione capitalistica, a rafforzare il dominio dei grandi monopoli, facendo pagare alla classe operaia, ai contadini, ai ceti intermedi le spese della crisi generale (…). E’ noto che i provvedimenti adottati dal governo De Gaulle sono divenuti un punto di riferimento e di ispirazioni per tutte le forze reazionarie nell’ Occidente. Quanto ai monopoli italiani, essi non nascondono il loro ardente desiderio di vedere “”coordinata””, in nome del Mec, la politica economica del nostro paese con la linea fatta propria dal governo francese (…). Ciò richiede la sospensione del Mec, il quale si muove in un senso diametralmente opposto. I comunisti sostengono che questa scelta politica di fondo non può oggi essere elusa, e che anzi essa alla luce dei fatti di queste settimane si rende più indispensabile di ieri. I comunisti non si limitano a chiedere la sospensione del Mec, ma indicano una concreta alternativa di politica economica nazionale, di commerci con tutti i paesi, sul piano della eguaglianza e del reciproco vantaggio””. (pag 255-257)”,”PCIx-155″
“BARCA Luciano”,”Il meccanismo unico. Problemi della lotta per il socialismo nell’ attuale fase del capitalismo monopolistico di Stato.”,”””E come, d’altra parte, avviare un processo di revisione della politica estera americana senza rimettere in discussione “”tutto””? Gli Stati Uniti sono, dal 1930 in poi, il più maturo esemplare di capitalismo monopolistico di Stato. Ma sono anche il paese in cui le tendenze spontanee delle “”società per azioni giganti””, si riflettono più rozzamente al livello politico – su questo Baran e Sweezy hanno ragione – attraverso un massimo di violenza e un massimo, insieme, di integrazione. Non a caso il settanta per cento di tutte le spese americane per armamenti finiscono nelle casse di ventiquattro società””. (pag 53)”,”PCIx-195″
“BARCA Luciano”,”Cronache dall’ interno del vertice del PCI. Volume I. Con Togliatti e Longo.”,”Luciano BARCA è nato a Roma nel 1920. Laureato in giurisprudenza con tesi di laurea in economia politica, giornalista, ha diretto l’Unità di Torino e ‘Politica ed economia’, Rinascita, Il Menabò di Etica ed Economia. Deputato per il PCI per sei legislature e poi senatore (collegio Melfi) VP della commissione bilancio dal 1974, Membro del CC centrale del PCI dal 1956, della Segreteria nazionale dal 1960 al 1963. Della direzione dal 1972 al 1986. Ha scritto molti libri. “”(Nagy, Ungheria) “”Penso, e Minucci è d’accordo con me, che un provocatore prezzolato dai sovietici non avrebbe potuto far meglio. A casa ci sono con Gloria già Calvino, Boringhieri, Cominotti, Bollati. Poi arrivano Amendola con gli altri. Nel complesso atmosfera grave, ma cordiale. Un po’ di convenevoli, poi si arriva al dunque. Ed è Amendola a iniziare con un introibo che sa troppo di riunione anche se si tratta solo di forma. Nei contenuti Amendola non risparmia critiche a nessuno: dall’Urss al partito ungherese, dagli articoli di Ingrao, particolarmente presi di mira, a Togliatti, anche se rivela, a proposito di quest’ultimo che Togliatti ha avuto un ruolo positivo per la Polonia con un intervento sui sovietici. La situazione ungherese è tuttavia diversa da quella polacca e non se ne può non tener conto anche se l’Urss sbaglia…ecc. Continuerebbe ancora a lungo con le critiche, se Calvino con la seccheza che in certi momenti caratterizza le sortite dei timidi non lo interrompesse: “”E perché queste cose non le hai dette al comizio e hai sostenuto il contrario?””. Amendola tenta di rispondere che anche al comizio ha criticato i ritardi dell’URSS e delle democrazie popolari, ma Calvino non molla. Non a caso è stato fra la folla al comizio e ora, spostando l’asse della discussione dalla valutazione delle singole vicende ungheresi al PCI, rimprovera ad Amendola il gioco delle due verità. La verità per le masse, parlando alle quali, dopo un fugace accenno critico all’Urss, l’accento è stato posto sull’affermazione che “”quando c’è il terrore bianco le truppe sovietiche sono per noi una garanzia di sicurezza””, e la verità per gli intellettuali da tener buoni””. (pag 161)”,”PCIx-315″
“BARCA Luciano”,”Cronache dall’ interno del vertice del PCI. Volume II. Con Berlinguer.”,”Luciano BARCA è nato a Roma nel 1920. Laureato in giurisprudenza con tesi di laurea in economia politica, giornalista, ha diretto l’Unità di Torino e ‘Politica ed economia’, Rinascita, Il Menabò di Etica ed Economia. Deputato per il PCI per sei legislature e poi senatore (collegio Melfi) VP della commissione bilancio dal 1974, Membro del CC centrale del PCI dal 1956, della Segreteria nazionale dal 1960 al 1963. Della direzione dal 1972 al 1986. Ha scritto molti libri. Euro 15 “”Della buona fede di Lombardi non dubito, ma dietro la copertura di Lombardi ci sono i lombardiani – così come dietro i De Martino c’erano i socialisti di diversa stoffa – e, fatta eccezione per pochi (Giolitti), da loro, in particolare dai più giovani, c’è da aspettarsi di tutto. De Martino, nella sua ingenuità, si era fidato fino all’ultimo di Enrico Manca e lo aveva nominato plenipotenziario per trattare un accordo con le altre correnti. Al di là delle diverse caratteristiche vengono in definitiva tutti, come Pannella, dalla stessa matrice di organizzazioni universitarie ormai prive dal ’50 di ogni controllo democratico di base (l’ultima leva idealmente motivata è stata quella del ’48, in risposta al 18 aprile anche se non sono mancate adesioni di rilievo negli anni successivi). A vent’anni hanno imparato tutti i trucchi della politica e del parlamentarismo più deteriore, non ostante la battaglia data in alcune facoltà contro la degenerazione degli organi universitari. Tra i traditi non c’è solo De Martino. Anche Giolitti è stato giocato dopo essere stato usato come schermo per far fuori De Martino””. (pag 644)”,”PCIx-316″
“BARCA Luciano”,”Cronache dall’ interno del vertice del PCI. Volume III. La crisi del PCI e l’effetto domino.”,”Luciano BARCA è nato a Roma nel 1920. Laureato in giurisprudenza con tesi di laurea in economia politica, giornalista, ha diretto l’Unità di Torino e ‘Politica ed economia’, Rinascita, Il Menabò di Etica ed Economia. Deputato per il PCI per sei legislature e poi senatore (collegio Melfi) VP della commissione bilancio dal 1974, Membro del CC centrale del PCI dal 1956, della Segreteria nazionale dal 1960 al 1963. Della direzione dal 1972 al 1986. Ha scritto molti libri. (v. 4° copertina)”,”PCIx-261″
“BARCA Luciano D’ALEMA Massimo MACALUSO Emanuele MINUCCI Adalberto NAPOLITANO Giorgio OCCHETTO Achille REICHLIN Alfredo SERONI Adriana TORTORELLA Aldo ZANGHERI Renato PERNA Edoardo, elaborazione di”,”Proposta di progetto a medio termine.”,”La commissione incaricata dalla direzione del PCI di curare l’elaborazione del progetto era così composta: Barca, Massimo D’Alema, Macaluso, Minucci, Napolitano, Occhetto, Perna, Reichlin, Adriana Seroni, Tortorella, Zangheri”,”PCIx-446″
“BARCA Fabrizio a cura; saggi di AMATORI ARRIGHETTI BARCA BERTUCCI BRIOSCHI BRUSCO CAPELLO CASAVOLA CONTI D’ANTONE DE-CECCO FERRI MAGNANI MARCHETTI OLIVA ORTOLEVA PABA SERAVALLI TRENTO”,”Storia del capitalismo italiano dal dopoguerra ad oggi.”,”Contiene il capitolo: – Sebastiano BRUSCO e Sergio PABA, ‘Per una storia dei distretti industriali italiani dal secondo dopoguerra agli anni novanta’ (pag 265-334)”,”ITAE-024-FV”
“BARCA Luciano”,”Uscire da dove? La crisi del meccanismo unico.”,”Luciano Barca (Roma, 1920) Parlamenare e membro della direzione del PCI. Già direttore dell’Unità e di Rinascita, esperto di questioni economiche. Dirige attualmente (1986) la Sezione agraria del CC.”,”PCIx-041-FV”
“BARCA Luciano MANGHETTI Gianni”,”L’Italia delle banche.”,”Luciano Barca fa parte della direzione del PCI ed è il responsabile della sezione Programmazione economica e riforme del partito. Gianni Manghetti è collaboratore della stessa sezione e si occupa dei problemi finanziari. Insegna ragioneria e tecnica bancaria ed è autore di vari saggi economici. (1976) Il primo errore che risale a tempi lontani, alla DC di Alcide De Gasperi, ma che il centrosinistra ha fatto proprio in tutte le sue componenti politiche, è stato quello di sposare, anche a copertura e giustificazione di scelte moderate, la cosiddetta «teoria dei due tempi». Alla base di tale teoria sta la ipotesi che esiste comunque un meccanismo autopropulsivo di sviluppo (meccanismo che va ripristinato con misure congiunturali quando si inceppi) e che sulla base delle risorse e delle scelte date da tale meccanismo vadano poi affrontati a livello di distribuzione del surplus, i cosiddetti problemi sociali. Il tempo o momento delle riforme viene su questa base continuamente rinviato e comunque separato dal problema di garantire l’accumulazione e lo sviluppo”” (pag 24, Barca, Manghetti)”,”ITAE-423″
“BARCA Fabrizio a cura; saggi di AMATORI ARRIGHETTI BARCA BERTUCCI BRIOSCHI BRUSCO CAPELLO CASAVOLA CONTI D’ANTONE DE-CECCO FERRI MAGNANI MARCHETTI OLIVA ORTOLEVA PABA SERAVALLI TRENTO”,”Storia del capitalismo italiano dal dopoguerra ad oggi.”,”La vicenda chimica (pag 220-226)”,”ITAE-112-FL”
“BARCA Luciano MANGHETTI Gianni”,”L’Italia delle banche.”,”Luciano Barca fa parte della direzione del PCI ed è il responsabile della sezione Programmazione economica e riforme del partito. Gianni Manghetti è collaboratore della stessa sezione e si occupa dei problemi finanziari. Insegna ragioneria e tecnica bancaria ed è autore di vari saggi economici. (1976)”,”ECOG-001-FMP”
“BARCA Luciano BOTTA Franco ZEVI Alberto”,”I comunisti e l’ economia italiana, 1944-1974. Antologia di scritti e documenti.”,”La crisi profonda e “”diversa”” che travaglia il mondo capitalistico impone un ripensamento nella politica economica del governo e dei partiti… Luciano Barca (Roma 1920) è stato membro della direzione del PCI. ha scritto articoli e saggi e ha pubblicato ‘Il meccanismo unico’ (1968), ‘Dizionario di politica economica’ (1974). Franco Botta (Trani, 1942) lavora presso l’ Istituto di Storia delle dottrine politiche dell’ Università di Bari. Ha pubblicato ‘Teoria economica e marxismo’ e ha curato le antologie ‘Sul capitale monopolistico’ e ‘Dibattito su Sraffa’. Alberto Zevi (Buenos Aires 1945) lavora presso l’ Istituto di politica economica dell’ Università di Roma, è consulente economico della Lega nazionale delle cooperative e fa parte della redazione di ‘Quaderni di Rivista trimestrale’.”,”ITAE-010-FSD”
“BARCELLONA Pietro”,”Il capitale come puro spirito. Un fantasma si aggira per il mondo.”,”Fondo Pegoraro”,”TEOC-658″
“BARCIA Robert alias HARDY”,”La véritable histoire de Lutte Ouvriere. Entretiens avec Christophe Bourseiller.”,”””Perciò, se c’è una crisi della idee rivoluzionarie, essa proviene meno dai lavoratori che dagli intellettuali di sinistra. Tempo addietro, Trotsky scriveva che “”la crisi storica dell’ umanità si riduce alla crisi della direzione rivoluzionaria”” (‘Il programma di transizione’, settembre 1938). E la crisi della direzione rivoluzionaria, è prima di tutto la defaillance degli intellettuali di sinistra. Molti tra loro fanno una timida esperienza di qualche anno; poi, vedendo che non sono immediatamente ascoltati dai lavoratori, si dicono che, decisamente, il proletariato non è rivoluzionario e, come Maximilien Rubel; concludono che non sarà lo strumento della trasformazione sociale””. (pag 322)”,”FRAP-066″
“BARCIA Robert, alias HARDY”,”La véritable histoire de Lutte ouvrière.”,”Robert Barcia alias Hardy est membre de la direction politique de Lutte ouvrière. Christophe Bourseiller, écrivain et journaliste, est l’auteur d’une vingtaine d’ouvrages parmi lesquels Les Ennemis du système, Les Maoïstes, Vie et mort de Guy Debord. Préface Christophe BOURSEILLER, Chronologie,”,”FRAP-007-FL”
“BARCIA Franco”,”Salvatore Cadana. Diplomazia e ragion di stato alla corte dei Savoia (1597-1654).”,”Padre Salvatore Cadana, dell’Ordine dei Minori Osservanti, fu nel corso del Seicento un oratore sacro di grande fama e un fortunato autore di numerose opere di edificazione religiosa e di argomento politico. Cristina di Francia, duchessa di Savoia, lo volle al suo servizio come teologo di corte e consigliere del duca Carlo Emanuele II. Nel 1653 lo mandò in missione segreta in Portogallo per stipulare un’alleanza contro la Spagna, rafforzata dal matrimonio tra Carlo Emanuele II e l’infanta Caterina. Grazie alle lettere inviate a corte da Cadana e alla sua relazioni, conosciamo dettagliatamente le vicende del viaggio, estremamente difficoltoso, attraverso la Francia e nell’Atlantico e l’esito dell’incarico. Egli alterna i dati politici con episodi di cronaca e di storia della monarchia portoghese, traccia un quadro delle corti del Seicento, della drammatica realtà nella Francia devastata da lotte intestine e dalle epidemie, mostra la totale incertezza dei viagig, che guerre, pestilenze, tempeste e incursioni di pirati rendevano rari e pericolosissimi. Nella prima parte il saggio comprende la vita, il pensiero politico e la bibliografia delle opere di Salvatore Cadana; nella seconda contiene i testi delle lettere inviate a madama reale durante il viaggio verso il Portogallo e la relazione sulla missione.”,”RAIx-002-FMB”
“BARCIA Franco”,”Un politico dell’età barocca: Gregorio Leti.”,”‘Profilo biografico di Gregorio Leti. Gregorio Leti (29 maggio 1630 – 9 giugno 1701) è stato uno storico e scrittore italiano, noto per le sue opere satiriche e critiche sulla Chiesa cattolica, in particolare sul papato2. Nato a Milano, Leti studiò presso i gesuiti di Cosenza e successivamente sotto la tutela dello zio, mons. Agostino Leti, vescovo di Acquapendente. Tuttavia, Leti abbandonò presto la carriera ecclesiastica e si trasferì a Ginevra, dove si convertì al calvinismo e sposò Maria Guérin 3. Leti visse in diverse corti europee, tra cui quella di Luigi XIV in Francia e quella di Carlo II in Inghilterra, dove scrisse una storia dell’Inghilterra. Le sue opere, spesso critiche e scandalistiche, furono molto popolari ma anche controverse, tanto che molte di esse furono inserite nell’Indice dei libri proibiti 1’. (f. copilot) Franco Barcia (Pescara, 1937) è stato assistente ordinario di Storia delel dottrine politiche presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Univ. dI TOrino. Ha pubblicato la ‘Bibliografia delle operei di Gregorio Leti’ (F. Angeli, 1981). Si è occupato anche di pensiero utopico francese.”,”BIOx-006-FMB”
“BARCIA Franco”,”Bibliografia delle opere di Gregorio Leti.”,”F. Barcia (Pescara, 1937) risiede a Torino, dove è assistente di storia delle dottrine politice presso la Facoltà di scienze politiche. E’ laureato in filosofia e si è occupato del pensiero utopico francese. Gregorio Leti è stato un infaticabile poligrafo del Seicento e inondò l’Europa di scritti, libelli ecc. ai quali il pubblico assicurò un successo strepitoso… “”Notizie biografiche di Gregorio Leti Gregorio Leti (Milano, 29 maggio 1630 – Amsterdam, 1701) è stato un letterato italiano noto per le sue opere storiche e biografiche. Figlio di un nobile bolognese al servizio dei Medici e di una nobildonna milanese, trascorse i primi anni della sua giovinezza a Cosenza studiando presso i gesuiti2. Dopo la morte del padre nel 1639, Leti si trasferì a Roma con uno zio ecclesiastico. Successivamente, visse a Milano, Orvieto e Venezia, dove entrò in contatto con l’ambiente degli Incogniti. Nel 1660, si trasferì a Ginevra, dove aderì al calvinismo e iniziò a scrivere opere sulle corti italiane e scritti antipapali1. Tra le sue opere più famose c’è la “”Vita di Sisto V”” (1669), che ebbe grande successo per il ritratto romanzesco del pontefice e per il quadro salace dei tempi. Leti visse anche in Francia e Inghilterra, dove pubblicò il “”Teatro Britannico”” nel 16821. A causa della sua spregiudicatezza, fu costretto a lasciare l’Inghilterra e si trasferì in Olanda, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita 2.”” (Copilot)”,”STOx-022-FMB”
“BARCIA Franco”,”Gregorio Leti. Informatore politico dei principi italiani.”,”Gregorio Leti (Milano 1630 – Amsterdam 1701) fu uno dei pochi scrittori politici italiani della seconda metà del Seicento che, pur non spiccando per salda costruzione dottrinale, raggiunse una fama europea. Franco Barcia è professore associato (1987) di Storia del pensiero politico medievale presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino.”,”BIOx-024-FMB”
“BARCO TERUEL Enrique”,”Valle del Jarama. (Brigada Internacional)”,”BARCO TERUEL E. è nato a Madrid e ha 48 anni (1969). Appartiene alla generazione in cui comincia la storia qui narrata e che alcuni chiamano “”generación puente”” e altri “”generación frustrada””. Volontario delle División Azul stette per due anni in Russia e quindi a Barcellona. Di solida formazione intellettuale suoi maestri sono Azorín, Marañon e Ortega. Ha pubblicato altri libri.”,”MSPG-223″
“BARCO Luigi FERRAZZA Piero”,”Una pagina della Resistenza. La Casa dello Studente di Genova.”,”Dedica: “”A Rudolf Seiffert e ai resistenti che in tutti i paesi europei lottarono sino alla morte perché fosse bandita per sempre l’oppressione dell’uomo sull’uomo”””,”ELCx-170″
“BARDACH Juanusz GLEESON Kathleen”,”L’uomo del gulag.”,”Janusz Bardach (1919-2002), chirurgo plastico di fama internazionale, dopo essersi trasferito negli Stati Uniti durante gli anni settanta, ha insegnato alla University of Iowa. Kathleen Gleeson si è laureata alla University of Iowa frequentando il Nonfiction Writing Program.”,”RUSS-009-FL”
“BARDI Luciano RHODES Martin; saggi di Gianfranco BALDINI Guido LEGNANTE Paolo LEGRENZI Rinaldo VIGNATI James I. WALSH Salvatore VASSALLO Mary L. VOLCANSEK James NEWELL Mark DONOVAN Marco MIRA D’ERCOLE e Flavia TERRIBILE Giuseppe SCIORTINO Giancarlo GASPERONI appendice documentaria di Marzia ZANNINI”,”Politica in Italia. I fatti dell’ anno e le interpretazioni.”,”Saggi di Gianfranco BALDINI e Guido LEGNANTE, Paolo LEGRENZI, Rinaldo VIGNATI, James I. WALSH, Salvatore VASSALLO, Mary L. VOLCANSEK, James NEWELL, Mark DONOVAN, Marco MIRA D’ERCOLE e Flavia TERRIBILE, Giuseppe SCIORTINO, Giancarlo GASPERONI, appendice documentaria di Marzia ZANNINI. Luciano BARDI insegna relazioni internazionali nella Facoltà di scienze politiche dell’Univ di Bologna. E’ autore e coauture di due volumi sulle istituzioni dell’Unione Europea. Martin RHODES è Senior Research Fellow al Centro Robert Schuman dell’ Istituto Universitario Europeo di Firenze. Tra le sue pubblicazioni ‘Southern European Welfare States’ (LONDON, 1997) e con Yves MENY, ‘The Future of European Welfare: A New Social Contract?’ (LONDON, 1998).”,”ITAP-012″
“BARDI Ubaldo”,”La guerra civile di Spagna. Saggio per una bibliografia italiana.”,”””Mi sono deciso a raccogliere la documentazione necessaria dopo aver letto l’ appello contenuto in una nota al saggio di Pierre Broué ed Emile Temime, ‘La rivoluzione e la guerra di Spagna’, pubblicato dall’ editore Sugar, e rivolto agli studiosi italiani e a quanti possedevano libri e giornali del periodo sopra indicato”” (pag 11) La bibliografia include scritti che risalgono al 1931 e arrivano agli anni 1974″,”MSPG-115″
“BARDI Luciano RHODES Martin a cura; saggi di Gianfranco BALDINI e Guido LEGNANTE Paolo LEGRENZI Rinaldo VIGNATI James I. WALSH Salvatore VASSALLO Mary L. VOLCANSEK James NEWELL Mark DONOVAN Marco MIRA D’ERCOLE Flavia TERRIBILE Giuseppe SCIORTINO Giancarlo GASPERONI Maria ZANNINI”,”Politica in Italia. I fatti dell’anno e le interpretazioni. Edizione 1998.”,”Saggi di Gianfranco BALDINI e Guido LEGNANTE Paolo LEGRENZI Rinaldo VIGNATI James I. WALSH Salvatore VASSALLO Mary L. VOLCANSEK James NEWELL Mark DONOVAN Marco MIRA D’ERCOLE Flavia TERRIBILE Giuseppe SCIORTINO Giancarlo GASPERONI Maria ZANNINI”,”STAT-519″
“BARDI Luciano IGNAZI Piero”,”Il Parlamento europeo.”,”Luciano Bardi, insegna relazioni internazionali nell’Università di Pisa e Politica comparata nell’Università di Bologna. Piero Ignazi, insegna Scienza della politica nell’Università di Cosenza.”,”EURx-081-FL”
“BARDI Simona BILANZONE Guglielmo CALEF David CAVELLI Melania DONATI Anna FREY Marco GAUDIOSO Domenico LOMBARDI Paolo MARTONE Francesco MASULLO Andrea MELONI Maurizio PETRETTI Francesco ONUFRIO Giuseppe PAOLELLA Adriano PIETROBELLI Maria PISICCHIO Michele TRICARICO Antonio SERAFINI Gilda ZAMBRINI Mario, a cura di Gianfranco BOLOGNA”,”Italia capace di futuro.”,”Simona Bardi, architetto, unità progetti sostenibilità WWF Italia. Guglielmo Bilanzone, architetto, responsabile CRAS (Centro Ricerche Applicate per lo Sviluppo Sostenibile). Gianfranco Bologna, naturalista ambientalista, portavoce nazionale WWF Italia, segretario generale Fondazione Aurelio Peccei-Club di Roma Italia, docente Scuola di Specializzazione gestione delle risorse naturali, Università di Camerino. David Calef, fisico, già ricercatore presso lo Stockholm Environment Institute, Boston (USA), docente del corso “”Le dimensioni sociali dello sviluppo sostenibile”” presso la Facoltà di Scienze Sociali, Università Gregoriana (Roma). Melania Cavelli, architetto urbanista, membro della Commissione Valutazione di Impatto Ambientale presso il Ministero dell’Ambiente. Anna Donati, esperta di politiche dei trasporti e di mobilità sostenibile, membro del Consiglio di Amministrazione delle Ferrovie dello Stato, responsabile unità istituzionale e referente trasporti WWF Italia. Marco Frey, economista, già vicedirettore della divisione ambientale dello IEFE (Istituto per l’Economia delle Fonti di Energia) all’Università Bocconi di Milano, è professore di marketing all’Università di Cassino (Facoltà di Economia), membro del Consiglio nazionale del WWF Italia e del Board del WWF Internazionale. Domenico Gaudioso, ingegnere chimico, responsabile clima e ambiente globale, divisione Strategie Integrate dell’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (ANPA). Paolo Lombardi, biologo ambientalista, coordinatore area progetti WWF Italia. Francesco Martone, Coordinatore Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, presidente di Greenpeace Italia. Andrea Masullo, referente energia, clima e rifiuti WWF Italia, docente corso di laurea per tecnici dello sviluppo ecocompatibile, Università di Camerino. Maurizio Meloni, coordinatore campagna “”Dire Mai al Mai”” e campagna “”Stop Millennium Round”” redattore di Altraeconomia. Francesco Petretti, biologo, consulente WWF e programmi televisivi RAI “”Geo & Geo”” docente Scuola di specializzazione gestione risorse naturali, Università di Camerino. Giuseppe Onufrio, fisico, ricercatore, componente del consiglio di Amministrazione dell’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (ANPA). Adriano Paolella, architetto, professore DASTEC, Università di reggio Calabria, responsabile unità progetti sostenibilità WWF Italia. Maria Pietrobelli, architetto, responsabile CRAS. Michele Pisicchio, architetto, CRAS. Antonio Tricarico, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale. Gilda Serafini, economista, responsabile ambiente LUISS. Mario Zambrini, esperto di pianificazione ambientale e mobilità sostenibile, ricercatore dell’Istituto Ricerche Ambientale Italia.”,”AFRx-014-FL”
“BARDINI Carlo”,”Senza carbone nell’età del vapore. Gli inizi dell’industrializzazione italiana.”,”Fondo Palumberi Carlo BARDINI lavora (1998) presso l’Autorità garante della concorrenza e del mercato.”,”ITAE-199″
“BARDOT Christian”,”Géopolitique de l’Inde.”,”Chrstian Bardot, agrégé d’histoire, professore de chaire supérieure en classes préparatoires au lycée Jacques Amyot, Melun juin 2007″,”INDx-129″
“BARDUCCI Marco”,”Oliver Cromwell negli scritti italiani del Seicento.”,”””Oliver Cromwell fu il personaggio centrale nel contesto degli avvenimenti che sconvolsero l’Europa a partire dagli anni Quaranta del Seicento; la storiografia anglosassone ha contribuito, a partire dalla metà del XIX secolo, a costruire un vero e proprio “”mito”” attorno a tale figura”” (pag 9) Marco Barducci ha conseguito il dottorato in Storia del pensiero politico europeo moderno e contemporaneo presso l’Università di Perugia e collabora con il Dipartimento di Studi Sociali dell’Univ. di Firenze. Si è occupato del linguaggio politico del Seicento italiano e del rapporto tra stampa periodica e cultura politica in Europa tra Cinque e Seicento.”,”UKIR-003-FMB”
“BARDY Roland, testo pubblicato sotto la direzione di Max CHALEIL”,”1919 – La Commune de Budapest.”,”‘1917 – 1919. Quattro anni sconvolgono il mondo: Russia, Germania, Baviera, Ungheria. In Ungheria dopo una prima rivoluzione borghese, il popolo, benché senza partito organizzato, prende il potere e instaura la Repubblica dei Consigli. Essa dura 133 giorni prima di essere schiacciata. Assieme alla guerra rivoluzionaria, le masse, spingendo i dirigenti, intraprendono un compito gigantesco: collettivizzazione delle terra, autogestione delle imprese, riforma dell’istruzione, emancipazione della donna. Una rivoluzione sconosciuta e profondamente originale'”,”MUNx-072″
“BARER Shlomo”,”The Doctors of Revolution. 19th Century Thinkers who Changed the World.”,”BARER Shlomo èuno studioso israeliano che scrive in inglese. Ha scritto ‘The Magic Carpet’ e ‘The Week-End War’. “”Lo schema visionario di Hess per un’ Europa unita sotto l’ egida della Francia, Germania e Inghilterra era basato non solo su considerazioni geopolitiche – ‘la Francia ha il Mediterraneo, e le nazioni latine raggruppate intorno ad essa; l’ Inghilterra guarda al mondo degli oceani; la Germania ha legami con la Scandinavia, e l’ Europa Centrale e del Sud’ – ma su altre quali la Rivoluzione del 1789 ha mostrato che la Francia ha sia la volontà che l’ attitutine all’ azione politica. (…)””. (pag 695) “”In linea con le sue tesi che la Francia e la Germania avevano da imparare una dall’altra, Hess presentava Saint-Simon nella “”The Europea Triarchy”” come un uomo che percepiva il futuro e i suoi problemi””. (pag 696)”,”MEOx-060″
“BARESANI Camilla e MANNHEIMER Renato”,”Tic. Tipi italiani contemporanei.”,”Camilla Baresani (Brescia 1961) ha pubblicato libri di narrativa, romanzi e saggi. Renato Mannheimer (Milano, 1947) è professore di Scienze politiche presso la facoltà di Sociologia dell’Università di Milano Bicocca.”,”ITAS-209″
“BARETTA Pier Paolo BERRINI Alberto GALLO Giuseppe”,”Soci o salariati? Riflessioni su sindacato e capitalismo finanziario.”,”Un omaggio a Ezio TARANTELLI I tre autori hanno incarichi rilevanti nella CISL “”Secondo Minsky, “”la teoria di Keynes è incompleta senza un modello che spieghi il modo in cui si producono endogenamente espansioni, crisi e deflazioni da debiti”” (citato in Caffé F., In difesa del “”welfare state””. Saggi di politica economica, p. 103) (…) Sostiene Minsky: “”Se guardiamo l’economia dalla prospettiva della sala di un consiglio di amministrazione di Wall Street, vediamo un mondo di carta, un mondo di impegni di pagare contanti oggi e nel futuro”” (Minsky, 1977, p. 99). Già nel 1931 Keynes scriveva: “”Nella realtà esiste una quantità enorme di attività reali che costituiscono la nostra ricchezza capitale: edifici, stock di merci, beni in corso di fabbricazione e di trasporto, e così via. Non di rado, però, i proprietari nominali di queste attività hanno preso a prestito moneta per poterne entrare in possesso. In misura corrispondente, i proprietari effettivi della ricchezza hanno diritti non sulle attività reali ma sulla moneta. Una parte considerevole di questo “”finanziamento”” avviene attraverso il sistema bancario, il quale interpone la propria garanzia tra i depositanti, che gli prestano la moneta, e i clienti mutuanti, ai quali presta moneta con cui finanziare l’acquisto di attività reali. L’interposizione di questo velo di moneta tra l’attività reale e il possessore di ricchezza è una caratteristica particolarmente marcata del mondo moderno (Keynes, 1931, citato in Minsky, 1977, p. 97)”” (pag 67-68)”,”SIND-082″
“BARFIELD Thomas”,”Afghanistan. Una storia politica e culturale.”,”Il gioco militare delle tre carte (pag 376-377) “”Dopo la vittoria sui talebani, gli Stati Uniti mantennero solo una «leggera impronta» in Afghanistan, inizialmente così leggera da essere invisibile. Nel biennio 2002-2003, Washington impegnò solo settemila soldati in un paese grande come la Francia e con una popolazione di trenta milioni di abitanti. La magior parte delle truppe americane fu incaricata di scovare quanto rimaneva di al-Qaeda e dei talebani nel Sud e nell’Est dell’Afghanistan nell’ambito dell’operazione Enduring Freedom. La responsabilità di mettere al sicuro Kabul, la capitale, fu afidata a un apposito comando militare su mandato dell’Onu, l’ Isaf (International Security Assistance Force), inizialmente composto da cinquemila soldati provenienti da quaranta nazioni. Poiché gli Stati Uniti si erano inizialmente opposti a un ampliamento del mandato dell’Isaf al di là di Kabul, la maggior parte delle regioni al di fuori della capitale non aveva alcuna presenza militare internazionale. Quando Washington decise di appoggiare il potenziamento dell’ Isaf nel 2003, il sostegno degli alleati riguardo all’invio di ulteriori truppe in Afghanista era ormai scemato”” (pag 376-377) Thomas Barfield insegna Antropologia alla Boston University. Tra i suoi libri ‘The Perilous Frontier. Nomadic Empires and China, 221 Bc to Ad 1757’; ‘The Central Asian Arabs of Afghanistan’ e ‘Afghanistan. An Atlas of Indigenous Domestic Architecture’.”,”ASIx-133″
“BARGELLINI Piero”,”Pian dei giullari. Panorama storico della letteratura italiana. Volume II. Il trecento.”,”ANTE3-45″,”ITAG-177″
“BARGELLINI Piero”,”Città di Pittori.”,”””Se non poteva subito cambiare i suoi soldi in terra lavorativa, veniva tentato anche dal demonio dell’usura. Il pittore della Cappellina degli Scrovegni comprava telai dandoli in affitto a poveri lavoratori… (39). Ma aveva a casa otto figlioli, e per quelle creature si sarebbe fatto dissanguare. E la Ciuta invecchiava, povera donna, e dopo tanta fatica anche a lei forse piacevano le comodità. Per sè Giotto non chiedeva che lavoro. La salute gli reggeva. Per risparmiare, anche vecchio e rugoso, coi capelli corti e bianchi, il «protopictor» della corte angioina, il familiare di Re Roberto, forse mangiava sui palchi, con le mani sporche di terre colorate. Non conosceva nè siesta nè svago. «Giotto, s’io fussi in te – gli disse un giorno il Re, nelle ore di caldura, che anche i buglioli dei colori ribollivano – s’io fussi in te, ora che fa caldo, tralascerei un poco di dipingere». E Giotto sogguardando il Re da sermone, con riso più a scherno dell’altro che a compassione di sè, rispose pronte: «E io certo, s’io fussi voi!» (40). Nella canzone contro la Povertà, Giotto era ricorso a questa similitudine: ‘Et a ben far difizio, si vuol sì provveder dal fondamento, che per crollar di vento o altra cosa, che ssì ben reggha, che non convegnia poi si ricorregha.’ Ci si sente l’eco di Dante in quel «crollar di vento», ma nell’insieme è similitudine dove la competenza, anzi la compiacenza dell’architetto si fa evidente. Giotto era ancora a Napoli, quando a Firenze fu ripreso il lavoro per la fabbrica di Santa Maria del Fiore”” (pag 104-105) (39) vedi Davidsohn (40) vedi F. Sacchetti, Novelle Piero Bargellini, Città di Pittori, 1942″,”VARx-030-FGB”
“BARGHOUTI Iyad DESSOUKI Ali GUAZZONE Laura HERMASSI Abdelbaki HUDSON Michael C. HUNTER Shireen T. KRÄMER Gudrun MUSTAFA Hala ROUADJIA Ahmed”,”Il dilemma dell’Islam. Politica e movimenti islamisti nel mondo arabo contemporaneo.”,”””la violenza dello scontro politico tra gli islamisti radicali e lo stato ha raggiunto livelli di altissima intensità in alcuni paesi. Si ritiene che in Algeria, nei soli primi due anni dopo l’annullamento delle elezioni siano rimaste uccise più di 30.000 persone, mentre nello stesso periodo 1992-93 in Egitto le vittime degli scontri (morti e feriti) sono stati 1.428″” (pag 41)”,”VIOx-218″
“BÄRHAUSEN Anne ROSE Gabriele a cura”,”Das Trozkismus-Archiv (Sammlung Hermann Weber) in der Bibliothek der Friedrich-Ebert-Stiftung. Ein Bestandsversichnis. [Il fondo ‘Trotskismo’ (collezione Hermann Weber) nella biblioteca della Fondazione Friedrich Ebert. Un inventario]”,”Il fondo ‘Trotskismo’ (collezione Hermann Weber) nella biblioteca della Fondazione Friedrich Ebert. Un inventario. 1491 lemmi tra titoli monografie e periodici (in senso ampio relativi alla questione del trotskismo) Rüdiger Zimmermann direttore della Biblioteca della Fondazione Friedrich Ebert Stiftung”,”TROS-324″
“BARIE’ Ottavio”,”Idee e dottrine imperialistiche nell’ Inghilterra vittoriana.”,”””Avventura, cinismo e demagogia furono per gl’ impotenti capi dell’ opposizione le caratteristiche della politica di lord Beaconsfield nel 1877-78… Il Bright constatò amaramente come “”politica imperiale”” e “”grande impero”” fossero parole che affascinavano gli ignoranti e le teste calde. In una ‘Vita’ di lord Beaconsfield, scritta da un contemporaneo, si legge questa descrizione prezzante ma efficace del jingoismo, che sembrava dominare la vita pubblica: “”Il gaudente frequentatore dei music-halls; l’ imberbe studentello, tutta la massa degli ignoranti, dei furfanti e degli stolti stornarono qualsiasi tentativo da parte degli intelligenti e degli onesti di far sentire la propria voce””.”,”UKIx-068″
“BARIE’ Ottavio a cura; testi di Lord ACTON Walter BAGEHOT John BRIGHT Joseph CHAMBERLAIN Winston S. CHURCHILL Richard COBDEN William E. GLADSTONE Thomas H. GREEN Leonard T. HOBHOUSE John A. HOBSON Thomas B. MACAULAY David LLOYD GEORGE John STUART MILL John MORLEY Lord PALMERSTON David G. RITCHIE John RUSSELL”,”Antologia degli scritti politici dei liberali vittoriani.”,”Testi di Lord ACTON Walter BAGEHOT John BRIGHT Joseph CHAMBERLAIN Winston S. CHURCHILL Richard COBDEN William E. GLADSTONE Thomas H. GREEN Leonard T. HOBHOUSE John A. HOBSON Thomas B. MACAULAY David LLOYD GEORGE John STUART MILL John MORLEY Lord PALMERSTON David G. RITCHIE John RUSSELL.”,”UKIx-070″
“BARIE’ Ottavio”,”Gli Stati Uniti da colonia a superpotenza.”,”BARIE’ è nato nel 1923 ed è stato professore di storia delle relazioni internazionali presso l’ Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Fra i suoi studi di argomento americano: ‘L’ opinione interventistica negli Stati Uniti, 1914-1917′ (1960) e ‘Il pensiero politico dell’ età di Wilson’ (1962). Dottrina Monroe. “”Gli avvenimenti prodottisi recentemente in Spagna e in Portogallo mostrano che l’ Europa non ha ancora raggiunto una tranquilla sistemazione. Di questo importante fatto non può essere addotta nessuna prova più convincente di questa: che le potenze alleate abbiano ritenuto giusto ed opportuno, sulla base di principi che debbono ritenersi unilaterali, di intervenire con la forza negli affari interni della Spagna. Fino al qual punto, in base la principio medesimo, l’ intervento possa essere spinto, è questione che interessa tutti gli Stati indipendenti, anche quelli più remoti, i cui governi differiscono da quelli delle potenze stesse; sicuramente non interessa nessuno più che gli Stati Uniti. La nostra politica nei riguardi dell’ Europa – politica adottata già nella fase iniziale dei conflitti che per tanto tempo hanno agitato quella parte del globo – rimane tuttavia la medesima: e cioè di non interferire con gli affari interni di nessuna potenza europea; di considerare il governo de facto come governo legittimo nei nostri riguardi; di coltivare con esso relazioni amichevoli in una politica franca, ferma e forte, soddisfacendo in tutti i casi le giuste richieste di ogni potenza, e non piegandoci alla prepotenza di nessuna. Ma nei riguardi dei nostri continenti, le cose sono eminentemente e profondamente diverse, Non è possibile che le potenze alleate estendano i loro sistemi politici in alcuna parte dell’ uno o dell’ altro continente americano senza metter in pericolo la nostra pace e tranquillità; e nessuno può pensare che i nostri fratelli delle regioni verso sud, se lasciati liberi, adotterebbero di loro propria volontà i sistemi politici medesimi. E’ di conseguenza egualmente impossibile per noi accettare comunque con indifferenza un simile intervento.”” (pag 108, Messaggio annuale del presidente Monroe, 2 dicembre 1823.”,”USAP-066″
“BARIE’ Ottavio”,”L’ Italia nell’ Ottocento.”,”””Un fatto più caratteristico – sebbene non tanto delle città italiane quanto appunto di quest’ epoca e poi, più ancora, di quella che seguì – è che lo sviluppo dei mezzi di trasporto, dopo aver favorito l’ accentramento della popolazione nelle grandi città, tende a promuoverne entro certi limiti il decentramento, in quanto il centro delle città diviene sempre più il quartiere riservato al commercio, agli istituti bancari, agli uffici pubblici, mentre i quartieri di abitazione tendono a spostarsi verso le zone periferiche. Negli ultimi vent’anni dell’ Ottocento il Comune di Milano vide crescere la sua popolazione del 53%, ma l’ aumento del “”circondario interno”” fu minimo (9%) e fortissimo quello delle zone periferiche (138%). A Torino la popolazione ebbe nello stesso periodo aumento generale del 32%; ma il centro crebbe del 23% e il resto del Comune del 134″”. (pag 249-251)”,”ITAS-112″
“BARIE’ Ottavio a cura; scritti di Louis D. BRANDEIS Herbert CROLY Samuel GOMPERS Walter LIPPMANN Henry D. LLOYD Theodore ROOSEVELT Lincoln STEFFENS Thorstein VEBLEN Lester F. WARD Walter WEYL Woodrow WILSON”,”Il pensiero politico nell’ età di Wilson.”,”Scritti di Louis D. BRANDEIS Herbert CROLY Samuel GOMPERS Walter LIPPMANN Henry D. LLOYD Theodore ROOSEVELT Lincoln STEFFENS Thorstein VEBLEN Lester F. WARD Walter WEYL Woodrow WILSON. Economia e politica. “”””Dateci un uomo d’affari””, -egli dice (e intende “”come me””) – “”e lasciate che egli introduca metodi d’affari nella politica e nel governo; allora potrò strmente tranquillo ad occuparmi dei miei affari””. Non v’è carica, da quella di senatore degli Stati Uniti a quella di consigliere comunale in una parte qualsiasi del paese, cui non siano stati eletti uomini d’affari; tuttavia la politica rimane corrotta, il governo in cattive condizioni e il cittadino egoista deve tenersi pronto come il vecchio pompiere volontario ad uscire in qualsiasi momento, con qualsiasi tempo, per spegnere un incendio; e qualche volta esce e spegne il fuoco (dopo che il danno è stato fatto) e ritorna ai suoi affari sospirando per la presenza di uomini d’affari nella politica. L’uomo d’affari ha fallito in politica come ha fallito come cittadino. Perché? Perché la politica ‘è’ affari. Ecco il nocciolo del problema. Ecco il nocciolo di ogni cosa – arte, letteratura, religione, giornalismo, diritto, medicina -: sono tutti affari e tutti… come voi li vedete.”” (Lincoln Steffens) (pag 70) “”Vi sono naturalmente delle eccezioni. Molti uomini politici sono entrati in affari e hanno avuto successo (ex sindaci di Tammany Hall e quasi tutti i vecchi ‘bosses’ politici di Filadelfia sono finanzieri importanti nelle loro rispettive città), e uomini d’affari sono entrati in politica e hanno avuto successo (ed esempio Mark Hanna). Essi tuttavia non hanno portato alcuna riforma alle nuove professioni adottate, pur avendone a volte accentuate le caratteristiche””. (Lincoln Steffens) (pag 70-71)”,”USAG-069″
“BARIE’ Ottavio DE-LEONARDIS Massimo DE’ ROBERTIS Anton Giulio ROSSI Gianluigi”,”Storia delle relazioni internazionali. Testi e documenti (1815-2003).”,”BARIE’ Ottavio (Univ. cattolica, Milano), DE-LEONARDIS Massimo (idem), DE’ ROBERTIS Anton Giulio (Univ. Bari), ROSSI Gianluigi (Univ. Roma La Sapienza).”,”RAIx-243″
“BARIE’ Ottavio, a cura; testi di Lord ACTON Walter BAGEHOT John BRIGHT Joseph CHAMBERLAIN Winston S. CHURCHILL Richard COBDEN William E. GLADSTONE Thomas H. GREEN Leonard T. HOBHOUSE John A. HOBSON Thomas B. MACAULAY David LLOYD GEORGE John STUART MILL John MORLEY Lord PALMERSTON David G. RITCHIE John RUSSELL”,”Antologia degli scritti politici dei liberali vittoriani.”,”Testi di Lord ACTON Walter BAGEHOT John BRIGHT Joseph CHAMBERLAIN Winston S. CHURCHILL Richard COBDEN William E. GLADSTONE Thomas H. GREEN Leonard T. HOBHOUSE John A. HOBSON Thomas B. MACAULAY David LLOYD GEORGE John STUART MILL John MORLEY Lord PALMERSTON David G. RITCHIE John RUSSELL”,”TEOP-403″
“BARIE’ Ottavio a cura; scritti di Louis D. BRANDEIS Herbert CROLY Samuel GOMPERS Walter LIPPMANN Henry D. LLOYD Theodore ROOSEVELT Lincoln STEFFENS Thorstein VEBLEN Lester F. WARD Walter WEYL Woodrow WILSON”,”Il pensiero politico nell’età di Wilson.”,”Scritti di Louis D. BRANDEIS Herbert CROLY Samuel GOMPERS Walter LIPPMANN Henry D. LLOYD Theodore ROOSEVELT Lincoln STEFFENS Thorstein VEBLEN Lester F. WARD Walter WEYL Woodrow WILSON”,”TEOP-416″
“BARIE’ Ottavio”,”Luigi Albertini.”,”Ottavio Barié è nato a Santa Margherita Libure nel 1923. È stato professore di storia delle relazioni internazionali all’Università Cattolica di Milano. Ha pubblicato tra l’altro ‘Idee e dottrine imperialistiche nell’Inghilterra vittoriana’ (1953), ‘L’Inghilterra e il problema italiano’, 2 voll. 1960-65, ‘Epistoliario di Luigi Albertini’, 5 voll., 1968″,”BIOx-033-FSD”
“BARIETY Jacques POIDEVIN Raymond”,”Les relations franco-allemandes, 1815-1975.”,”R. Poidevin è stato professore di storia contemporanea all’Università di Metz, dove ha diretto il Dipartimento di storia e il Centro di ricerca ‘Relations internationales’. Jacques Bariéty ha diretto l’Institut d’histoire contemporaine di Strasburgo. Contiene il paragrafo: – Le problème des minorités allemandes et le projet Briand de’Union européenne (pag 274-276) L’anno 1939. Hitler esita non sulla scelta di aprire le ostilità, ma sul primo colpo da dare: all’Ovest o all’Est? “”En trois jours, et sans avoir à tirer un coup de feu. Hitler fait disparaître l’État slovaque indépendant. Le 15, la Wehrmacht entre à Prague et, le soir, Hitler couche dans le palais des rois de Bohême; il n’y a plus de Tchècoslovaque, mais, à côté d’une Slovaquie vassalisée, un «protectorat de Bohême-Moravie». La France et l’Angleterre qui, en signant les accords de Munich, avaient garanti les nouvelles frontières de la Tchécoslovaquie, ne réagissent pas; elles n’en ont pas encore la possibilité matérielle, c’est-à-dire les moyens militaires. Hitler maintenant veut qu’éclate sans délai cette guerre qui est l’objectif de toute sa politique. De 1933 à 1938, il a joué au pacifique, pour pouvoir asseoir son autorité en Allemagne même, pour paralyser les réactions de la France et de l’Angleterre et pour pouvoir, pendant ce temps, réarmer l’Allemagne. Désormais Hitler pense qu’il n’a plus intérêt à retarder la guerre. L’Allemagne a acquis en matière d’armements une avance qualitative et quantitative sur ses adversaires éventuels, et d’abord la France, qui a des effectifs réduits («classes creuses» correspondant à la sous-natalité des années 1914-1918) et dont le réarmement, notamment aéronautique, a été freiné par toutes sortes de raisons. Or l’Allemagne risque de perdre dans les années à venir cet atout: la situation sociale se stabilise en France, ce qui permet d’accroître la production d’armements; les effectifs des jeunes classes mobilisables en France iront en s’accroissant; la Grande-Bretagne commence à sortir de sa léthargie et des ses illusions et entreprende de réarmer. Jamais plus, pense Hitler, le rapport des forces ne sera plus favorable à l’Allemagne; de plus il sent dans la force de l’âge et le peuple allemand, grisé par le succès de 1938, le suit aveuglément. C’est le moment de déclencher la guerre. A l’automne 1938, Hitler avait déjà fait préparer un plan d’opérations militaires contre la France pour le cas où elle aurati réagi. Les événements du 15 mars 1939 à Prague prennent l’allure d’un défi politique jeté à la face de la France et de l’Angleterre. Pourtant Hitler hésite encore, non pas sur le principe de la gurre, mais sur l’orientation des premiers coups à donner: à l’Ouest ou à l’Est?”” (pag 307-308)”,”RAIx-375″
“BARILE Giuseppe LEVRERO Renato CELLA Gian Primo REYNERI Emilio TEMPIA Anna BOVONE Laura STUCCHI Donatella MANGIAROTTI Gabriella ROSSI Giovanna TAVOLATO Vittorio ZANUSO Lorenza GIORI Danilo BOLZANI Paolo MASIERO Attilio, contributi di,”,”L’ operaio massa nello sviluppo capitalistico.”,”responsabile Stefano MERLI”,”MITT-106″
“BARILE Paolo”,”Libertà di manifestazione del pensiero.”,”Riproduce la voce ‘Libertà di manifestazione del pensiero’ apparsa nell’Enciclopedia del diritto, volume XXIV con molti aggiornamenti e qualche aggiunta. “”In realtà, quando la Corte [costituzionale] definisce l’ordine pubblico come bene di valore non inferiore alla libertà di manifestazione del pensiero; dice una cosa lapalissiana, ma inconcludente, in quanto identifica l’ordine pubblico con il fine di pacifica convivenza sociale che è il fine dello Stato, e che anzi precede, logicamente e storicamente, i diritti di libertà. Quando però poi la Corte afferma che l’ordine pubblico costituisce un limite insuperabile alla tutela delle libertà in quanto bene egualmente garantito dalla costituzione, mette a paragone entità fra loro incommensurabili (“”diritti”” e “”beni””, “”limiti”” e “”beni””), senza accorgersi che il problema si pone correttamente solo in termini di ampiezza dei diritti costituzionalmente garantiti, e quindi di limiti ai diritti, limiti che non possono ricavarsi da astratte entità, come i “”beni garantiti dala costituzione””, ma da precise norme giuridiche costituzionali”” (pag 129)”,”DIRx-031″
“BARILE Alessandro”,”Il fronte rosso. Storia popolare della guerra civile spagnola.”,”Alessandro Barile, romano, 1984, svolge ricerche nel campo della storia del movimento operaio. Questo è il suo primo libro. Libro di chiara impronta stalinista che ‘assolve’ Carlos (V. Vidali) negando i delitti a lui attribuiti dalla storiografia sulla guerra civile spagnola (vedi prefazione e testo)”,”MSPG-268″
“BARILLI Bruno a cura Giorgio PELLEGRINI”,”Le guerre serbe.”,”Uno dei massimi prosatori italiani del Novecento racconta le guerre balcaniche del 1912 e del 1914. Un mondo arcaico che ritroviamo crudamente intatto in questi anni.”,”EURC-033″
“BARIS Tommaso”,”Resistenza, antifascismo e guerra civile. Un dibattito tra storia e politica.”,”””Nel quadro di tale polemica, Procacci spiegava le sue perplessità circa l’uso della categoria di guerra civile applicata alla Resistenza. In Italia, a suo avviso, lo scontro fascisti-antifascisti aveva riguardato una parte limitata del Paese, la popolazione non aveva avuto «consistenti reazioni di insofferenza e ostilità (…) nei confronti dei partigiani» ed anche la Chiesa cattolica si era schierata contro la Rsi e i tedeschi (23). Nelle principali guerre civili del Novecento (Russia 1918-20, Spagna 1936-39, Grecia 1946-49 e Jugoslavia 1941-45), Procacci ricordava che: «l’intero Paese e l’intera popolazione sono stati coinvolti in un conflitto nel quale ognuna delle due parti era sorretta da valori (o presunti valori) della cui giustezza essa era fermamente convinta talvolta sino al fanatismo ed in cui entrambe disponevano di forze sufficienti per sperare di prevalere. In tali condizioni di surriscaldamento ideologico e di relativo equilibrio lo scontro assumeva le forme di un’autentica guerra combattuta sui fronti e nelle retrovie con l’impiego di eserciti regolari e dotati di tutte le armi disponibili, un conflitto le cui sorti si decidevano perciò prevalentemente sul campo, sul terreno. Per queste loro caratteristiche le guerre civili sono sanguinosissime e in esse la violenza degenera spesso in barbarie ed efferatezza» (24). Complessivamente, a parere di Procacci, tutto questo era mancato nel bienno 1943-45, anche perché quello italiano era stato il territorio «più a lungo teatro di operazioni militari da parte di due eserciti stranieri che se ne contendevano il controllo e il possesso». Rispetto ai due principali contendenti, fascisti ed antifascisti avevano avuto una funzione di supporto rispettivamente verso i tedeschi e gli Alleati. Concludeva Procacci: «L’Italia era dunque un Paese occupato e l’occupante tedesco contro il quale si dibatteva la Resistenza era perciò di fatto «il nemico principale», indipendentemente dalle varie e diverse percezioni che Claudio Pavone registra a questo proposito» (25). I fascisti, esigua minoranza e largamente consapevoli del proprio isolamento, giocavano un ruolo marginale e subordinato, potendosi richiamare, crollati i miti del regime, solo alla retorica dell’onore, intesa come fedeltà all’alleanza con i tedeschi, peraltro considerata dalla gran parte dell’opinione pubblica una debole giustificazione del loro collaborazionismo. Per questo, la contrapposizione «Resistenza – collaborazionismo» appariva a Procacci concettualmente più feconda e, quindi, complessivamente, a suo avviso, tenendo conto del contesto della seconda guerra mondiale, «la vecchia formula della Resistenza come una guerra di liberazione (…) conserva pienamente il suo valore» (26)”” (pag 112-113) [(23) Procacci, Postfazione, cit., pp. 582 e 584-5; (24) Procacci, Postfazione, cit., pp. 580; (25) Ivi, p. 585; (26) Ivi, p. 587. Sulla centralità della categoria di collaborazionismo: M. Palla, ‘Guerra civile o collaborazione?’ in ‘Guerra, guerra di liberazione, guerra civile’, cit., pp. 83-96] Resistenza, antifascismo e guerra civile. Un dibattito tra storia e politica, Tommaso Baris, Meridiana, No. 76, GUERRE CIVILI (2013), pp. 105-126 (22 pages), Viella”,”STOx-024-FGB”
“BARISIONE Mauro”,”L’immagine del leader. Quanto conta per gli elettori?”,”Mauro Barisione insegna Analisi dell’opinione pubblica nell’Università di Milano. Ha insegnato anche all’ IEP di Parigi. Fa parte del programma di ricerca ITANES e del comitato direttivo della SISE. Ha pubblicato un saggio per il Mulino assieme a R. Mannheimer. ‘Il teorema di Johnson’ (pag 141) “”Per due cose – così sosteneva il presidente americano Lyndon B. Johnson – i suoi nipoti sarebbero stati fieri di lui: «Quello che ho fatto per i negri, e il Vietnam». «I negri», aggiungeva, «mi sono costati 15 punti nei sondaggi, il Vietnam me n’è costato 20». Questa idea – le curve di popolarità di un leader politico salgono o scendono in misura direttamente proporzionale alla pubblica approvazione delle sue ‘policies’ – è ciò che definiremo il «teorema di Johnson». Più verosimilmente, quello che il successore di Kennedy sperimentò sulla propria pelle fu una dinamica di popolarità – un po’ volatile sul breve, in netta discesa sul lungo periodo – che diverrà tipica e in qualche misura prevedibile nei decenni a venire. Quindi nel calo di popolarità di Johnson non c’entrava tanto la politica di emancipazione degli afroamericani, né il caso specifico della guerra del Vietnam, almeno in quegli anni. Erano però finiti i tempi della popolarità «garantita» del presidente – come per Eisenhower e Kennedy -, soppiantati dal declino generalizzato dei livelli di soddisfazione e del senso di efficacia politica dei cittadini, nonché dall’affermazione di un’audience sempre più scettica e politicamente meno ‘naif’. Da Johnson in avanti, la «curva di discesa» (o ‘decay curve’) si imponeva anzi come il modello più altamente prevedibile per la popolarità presidenziale. Ignorando per ora le più o meno significative fluttuazioni congiunturali, la curva può essere descritta così: il presidente in carica conosce il proprio punteggio massimo di approvazione entro i primi sei mesi del mandato, per poi assistere – al più tardi dall’inizio del secondo anno – a un pressoché inesorabile declino, che culminerà con il punteggio più basso di popolarità verso il terzo anno dell’azione presidenziale. Gli ultimi sei mesi del quarto anno potranno vedere un tendenziale recupero, insufficiente tuttavia a riavvicinare i livelli di popolarità di inizio mandato. Morale: «Se un presidente vuole lasciare la carica da uomo popolare» – concludeva lo studioso – «deve dare le dimissioni all’indomani dell’insediamento». Questo schema, che certo conosce immancabili controesempi ed eccezioni, è sembrato approssimare per alcuni decenni in modo così efficace l’andamento tipico delle curve di popolarità presidenziali da imporre una domanda: quanto conta la qualità dell’azione del presidente, se l’esito di questa sul piano dell’immagine è già in qualche modo prevedibile? E soprattutto: da che cosa dipende allora l’andamento della popolarità del presidente?”” (pag 141-142)”,”TEOP-018-FV”
“BARJONET André”,”La C.G.T. Histoire. Structure. Doctrine.”,”BARJONET André, 47 anni (1968) studi superiori di storia e geografia. Responsabile degli studenti comunisti di Tolosa e Montpellier 1940-1942. Resistenza nel Sud-Ovest. Segretario dopo il 1946 del Centro di studi economici e sociali della CGT. Membro del consiglio economico e sociale. Si dimette nel 1968.”,”MFRx-336″
“BARJONET André”,”Vocabolario dei termini marxisti.”,”André Barjonet, già direttore del centro studi economici del più grande sindacato francese, la CGT, è professore universitario, giornalista e scrittore”,”TEOC-029-FV”
“BARJOT Dominique”,”Francis Bouygues. L’ ascension d’un entrepreneur (1952-1989).”,”Il modello Bouygues. “”Una delle sue carte più importanti sta nel valore di molti suoi collaboratori. Tra tutti, colui che ha giocato il maggior ruolo è stato senza dubbio R. Auereau. Discendente dal maresciallo d’ Impero, questo nantese aveva fatto l’ “”X””, poi come lo stesso F. Bouygues, il Centro di perfezionamento agli affari, CPA, della Camera di Commercio di Parigi.”” (pag 47-48)”,”FRAE-018″
“BARJOT Dominique DARD Olivier GARRIGUES Jean MUSIEDLAK Didier ANCEAU Eric a cura; saggi di Eric ANCEAU Frank BAJOHR Dominique BARJOT Christophe BOUNEAU Eric BUSSIERE Francois CARON Giuseppe CONTI Olivier DARD Jean-Claude DAUMAS Anne DEYSINE Claude FOHLEN Jean GARRIGUES Pierre GERVAIS Pascal GRISET Hervé JOLY René LEBOUTTE Isabelle LESCENT-GILES Severine Antigone MARIN Michel MARGAIRAZ Bruno MARNOT Didier MUSIEDLAK Christian PONCELET Gilles RICHARD Jean RIVIERE Beatrice TOUCHELAY Xavier de VILLEPIN”,”Industrie et politique en Europe occidentale et aux Etats-Unis (XIX – XX siècles).”,”Saggi di Eric ANCEAU Frank BAJOHR Dominique BARJOT Christophe BOUNEAU Eric BUSSIERE Francois CARON Giuseppe CONTI Olivier DARD Jean-Claude DAUMAS Anne DEYSINE Claude FOHLEN Jean GARRIGUES Pierre GERVAIS Pascal GRISET Hervé JOLY René LEBOUTTE Isabelle LESCENT-GILES Severine Antigone MARIN Michel MARGAIRAZ Bruno MARNOT Didier MUSIEDLAK Christian PONCELET Gilles RICHARD Jean RIVIERE Beatrice TOUCHELAY Xavier de VILLEPIN. Una grande Europa elettrica. “”Avec cette nouvelle ére des transcontinentaux électriques, l’ historien économiste peut alors se prendre à rêver d’une prochaine ‘Mare Nostrum’ de l’ électricité, en tissant la toile de ce nouveau système électrique international, où les régions d’exploitation englobent désormais plusieurs pays. Cette construction d’une grande Europe électrique, par intégration et modernisation des différents systèmes, constitue l’ enjeu majeur actuel de la communauté internationale de opératuers électriciens. Les pannes majeures des systèmes électriques depuis le mois d’août 2003, par un jeu de réactions en chaîne ou phénomène “”d’écroulement de château de cartes””, aux Etats-Unis, à Londres et en Italie, ont montré la pace stratégique des réseaux de transport d’électricité dans le monde occidental et ses choix de politique industrielle””. (pag 223) Industria e corruzione politica durante il fascismo. Capitolo di Didier MUSIEDLAK, ‘Industrie et corruption politique sous le régime fasciste’. (pag 273-285)”,”ECOI-210″
“BARKER Theo SUTCLIFFE Anthony a cura”,”Megalopolis. The Giant City in History.”,”Theo BARKER ex Prof di storia economica alla London School of Economics and Political Science. Anthony SUTCLIFFE è Prof di economia e storia sociale all’Univ of Leicester. Oltre ai due curatori i saggi sono di H.W. PLEKET, Ge JIANXION, Josef W. KONVITZ, Max ENGMAN, Ya E. VODARSKY, Gerhard BRUNN, Helen MELLER, Lionel FROST, Malcolm FALKUS, D.J. OLSEN. Nicolau SEVCENKO, Robert FISHMAN.”,”DEMx-001″
“BARKER Colin WEBER Kara”,”Solidarnosc from Gdansk to Military Repression.”,”Situazione in Polonia primi anni 1980, ruolo URSS e Chiesa cattolica polacca, scioperi e lotta operaia in Est Europa, sindacato Solidarnosc, repressione militare esercito POUP”,”POLx-048″
“BARKER Stephen F.”,”The Elements of Logic.”,”Stephen F. Barker, Department pf Philosophy the Johns Hopkins University. Preface, Introduction, Glossary of Terms, Glossary of Symbols, figure, Index,”,”FILx-053-FL”
“BARKER Thomas M.”,”The Military Intellectual and Battle. Raimondo Montecuccoli and the Thirty Years War.”,”Le parole ‘virtù’ e ‘fortuna’, un problema perenne per gli studenti del ‘Cinquecento’ e ‘Seicento’, merita una speciale menzione. Entrambi questi termini machiavelliani, hanno un ampio spettro di significati, a volte approssimati, ma spesso quasi contrastanti. Le forme italiane sono spesso usate in inglese, una pratica da evitare per quanto possibile. Perciò, nel caso di Montecuccoli, le varietà inglesi possibili per ‘fortuna’ sono fortune, luck, chance e prosperity, happiness, riches, property, fate o destiny… (pag XV, prefazione)”,”QMIx-037-FSL”
“BARLETTA Giuseppe”,”Marxismo e teoria della scienza. Materiali di analisi.”,”BARLETTA Giuseppe (Bari, 1949) lavoro presso l’Istituto di filosofia della facoltà di lettere. “”Non si tratta soltanto del fatto che, come ha osservato Cerroni, sul n° 29 di “”Rinascita”” del 1971, “”Con i grandi pensatori non si finisce mai di fare i conti. Così anche con Della Volpe”” ma anche, ed essenzialmente, di rendere a Della Volpe l’enorme merito della scoperta di un Marx “”scienziato”” in senso affatto diverso sia dalla lettura positivistica e secondinternazionalista sia dalla più aggiornata interpretazione ‘storicista’ del marxismo che, in Italia soprattutto, aveva una lunga e solida tradizione di studi”” (pag 105)”,”TEOC-601″
“BARLETTA Laura CARDINI Franco GALASSO Giuseppe a cura; relazioni di Giovanni PETTINATO Luciano CANFORA Paolo GROSSI Riccardo FUBINI Giuseppe GALASSO Giuseppe GIARRIZZO Marco MERIGGI Aurelio MUSI Luigi BONANATE Paolo PISSAVINO Patrizia SABBATUCCI-SEVERINI Luigi FERRARI-BRAVO Stefano ZAMAGNI Paolo LINGUA Gabriele GATTI, tavola rotonda Giuseppe GALASSO Luciano CANFORA Franco CARDINI Stefano ZAMAGNI Maurice AYMARD”,”Il piccolo Stato. Politica storia diplomazia. Atti del convegno di studi. San Marino, 11.13 ottobre 2001.”,”\1″,”EURx-011-FMB”
“BARLETTI Antonio, collaborazione ai testi di Enrico ROMOLI”,”Afghanistan prima e dopo.”,”Una delle pagine più nere della storia coloniale britannica. La guerra anglo-afghana e il grande gioco con la Russia “”Il primo anno di occupazione non fa registrare avvenimenti di rilievo; gli Inglesi mantengono a Kabul, sotto gli occhi scanalizzati degli Afghani, il proprio stile di vita: corse di cavalli, cricket, pattinaggio sul ghiaccio in inverno, spettacoli teatrali, serate danzanti a cui gli ufficiali partecipano con le mogli; i soldati, poi, non risparmiano i corteggiamenti alle donne locali, facendo giungere al parossismo l’odio già virulento della popolazione. A ciò vanno sommate l’impopolarità di Shah Shula – nient’altro che un fantoccio agli occhi degli Afghani – e l’incauta decisione da parte inglese di ridurre le tangenti pagate alle tribù Ghilzai per il controllo dei passi fra Kabul e Jalalabad. Ci sono tutti gli ingredienti per il futuro disastro. La rivolta, che matura lentamente, non sortisce, all’inizio risultati positivi…”” (pag 96) “”Ma come è finita la prima guerra anglo-afghana? Conun nulla di fatto. Gli Inglesi dopo la prova di forza e la «giusta punizione» inflitta agli Afghani hanno ripreso la via dell’India; Dost Mohammed, lasciato libeor di tornare in patria, è salito di nuovo sul trono di Kabul. Quattro anni di guerra e migliaia di morti sono serviti per creare una situazione assolutamente identica alla precedente; abbandonata l’idea dell’occupazione diretta dell’Afghanistan, l’Inghilterra riprende il «Grande Giuoco» con la Russia sposando di nuovo la soluzione dello stato cuscinetto, da controllare dall’esterno”” (pag 102)”,”ASIx-125″
“BARLOCCO Leontino; a cura di Irma DEMATTEIS”,”Una tragedia dimenticata. 1943-1944: gli internati italiani a Creta. Memorie.”,”Leontino BARLOCCO nasce a Bormida (SV) nel 1923. Dopo il 20 settembre 1943 rifiuta di aderire alla Repubblica sociale e finisce prigioniero a Creta. Dopo varie peregrinazioni e due naufragi viene spedito nel campo di concentramento in Germania (Fulda) dovie viene liberato dagli americani il 2 aprile 1945.”,”ITAR-124″
“BARMINE Alessandro”,”Uno che sopravvisse. La vita di un russo sotto il regime sovietico.”,” Altro libro: Memorie di un diplomatico sovietico di A. Barmine”,”RUSS-204″
“BARNABA’ Enzo”,”Morte agli Italiani! Il massacro di Aigues-Mortes, 1893.”,”Pag 37 Socialisti ideologia e realtà politica Sulle cifre si valuta l’uccisione di una decina di operai italiani. BARNABA’ Enzo ha stutidato lingue e letteratura e storia. In insegnato in vari licei. Ha scritto pure ‘Fasci siciliani a Valguarnera’.”,”CONx-160″
“BARNABA’ Enzo”,”I Fasci siciliani a Valguarnera.”,”BARNABA’ Enzo è nato a Valguarnera (Enna) nel 1944 e vive a Belluna dove insegna in una scuola superiore. E’ uno studioso di storia del movimento operaio.”,”MITT-190″
“BARNABA’ Enzo”,”Aigues-Mortes, il massacro di Aigues-Mortes.”,”BARNABA’ Enzo ha insegnato lingua e letteratura francese in vari licei. Ha scritto pure ‘Fasci siciliani a Valguarnera’ e altro:”,”CONx-006-FV”
“BARNARD John”,”Walter Reuther and the Rise of the Auto Workers.”,”John Barnard is Professor and Chairman of the Department of History at Michigan’s Oakland University. President for twenty-four years of the largest, most dynamic, most progressive industrial union in the world, the United Auto Workers, Walter Philip Reuther was a pioneer of the twentieth-century labor movement. In Walter Reuther and the Rise of the Auto Workers, John Barnard presents the first concise, selective account of Reuther’s life and stormy career. Editor’s Preface by Oscar HANDLIN, Acknowledgments, A note on the Sources, Index, Illustrations,”,”MUSx-004-FL”
“BARNAVI Eli”,”Storia di Israele. Dalla nascita dello Stato all’ assassinio di Rabin.”,”Storico e politologo, Eli BARNAVI insegna al Dipartimento di Storia dell’ Univ di Tel Aviv. Specialista del XVI secolo europeo e della storia contemporanea di Israele, ha curato la direzione scientifica dell’ ‘Atlante storico del popolo ebraico’ (1995). Ha tra l’altro pubblicato nel 1988 presso Flammarion ‘Lettre d’un ami Israelien à l’ami Palestinien’.”,”VIOx-042″
“BARNAVI Eli”,”Storia d’Israele. Dalla nascita dello stato all’assassinio di Rabin.”,”Storico e politologo, Eli Barnavi insegna al Dipartimento di Storia dell’Università di Tel Aviv. Specialista del XVI Secolo europeo e della storia contemporanea d’Israele, ha curato la direzione scientifica dell’Atlante storico del popolo ebraico (1995).”,”VIOx-077-FL”
“BARNBY Henry G.”,”The Prisoners of Algiers. An account of the forgotten american-algerian war 1785-1797.”,”””I prigionieri di Algeri”” segnano l’inizio di una particolare situazione di conflitto algerino-americano tra il Dey di Algeri e gli Stati Uniti che durò dal 1785 al 1797. Dopo che gli Stati Uniti divennero indipendenti dall’Impero britannico a seguito della Guerra di Indipendenza americana (1765-1783), Algeri dichiarò guerra agli Stati Uniti. Algeri, infatti, dopo aver recepito dai diplomatici britannici che la Continental Navy era stata sciolta nel 1783 e che quindi la navigazione mercantile americana non era più sotto la protezione della Royal Navy, scatenò i pirati barbareschi che operavano in quelle coste. I pirati catturarono 53 navi mercantili statunitensi e 1 brigantino assieme a 180 marinai americani tenuti in ostaggio ad Algeri, 82 dei quali furono successivamente riscattati dal governo degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti, non avendo ancora una marina per proteggere le proprie navi e il proprio commercio, furono costretti a chiedere la pace ad Algeri nel 1795, accettando di pagare un tributo annuale. La guerra portò il Congresso degli Stati Uniti ad approvare il Naval Act del 1794, che istituì la United States Navy.”,”USAG-002-FSL”
“BARNET Miguel; nuova edizione a cura di Gaetano LONGO”,”Autobiografia di uno schiavo (Cimarron).”,”Etnologo, poeta e romanziere, Miguel BARNET (L’Avana 1940) è considerato uno dei più importanti esponenti della cultura latino-americana. Nel 1963 un giornale dell’Avana dedicò un servizio agli abitanti più vecchi dell’isola. BARNET notò tra essi un ‘cimarron’, un ex-schiavo fuggiasco di centoquattro anni. BARNET registrò il racconto della sua vita.”,”CONx-006″
“BARNETT Correlli”,”I generali delle sciabole. Studi sui Comandi Supremi della prima guerra mondiale.”,”[Clemenceau conduceva una campagna contro i princìpi di Pétain, e questa campagna incontrava la simpatia di tutti i comandanti subordinati la cui mentalità si era ormai fossilizzata nella guerra di trincea e che non potevano ammettere che la Germania sarebbe riuscita dove essi erano falliti: la penetrazione in profondità. Il 24 gennaio Clemenceau trasmetteva a Pétain il rapporto del suo “”ispettore generale per le costruzioni difensive””, generale Roques, da cui risultava che il comandante in capo non aveva attribuito la dovuta importanza al filo spinato e alle fortificazioni, che molte truppe, in addestramento, non scavavano abbastanza. Tutto questo movimento contro Pétain dimostrava che dopo il brutto spavento della primavera-estate 1917, lo “”spirito”” della scuola di guerra (attaccare sempre senza mai cedere terreno e combattere sempre sulla prima linea) stava risuscitando; e ciò rendeva più difficile il compito del comandante in capo di preparare l’esercito secondo i comuni princìpi di addestramento e di tattica. Ciò significava inoltre che in una prossima campagna critica e decisiva, le probabilità di successo sarebbero state ridotte da questo fatale idealismo francese, da questa scuola “”morale”” che nell’inverno 1917-18 non teneva conto dele realtà tecniche più di quanto non aveva fatto nel 1887 o nel 1914, o nella stessa primavera del 1917. Mentre i lunghi treni tedeschi si snodavano attraverso l’Europa, dalla Russia verso la Francia, con il loro carico di truppe vittoriose e un massiccio equipaggiamento, e la fiumana di forze continuava a salire, dall’altro lato della linea alleata, come una misteriosa corrente che sommerge una diga, nelle alte sfere politiche militari inglesi e francesi si protraeva la discussione intorno al probabile comandante supremo’ (pag 404)]”,”QMIP-010″
“BARNETT Correlli a cura; saggi di Shelford BIDWELL Martin BLUMENSON Briand BOND Lord CARVER Carlo D’ESTE Wlater GÖRLITZ John HACKETT Franz KUROWSKI Richard LAMB Barry A. LEACH Kenneth MACKSEY Martin MIDDLEBROOK Samuel W. MITCHAM Klaus-Jurgen MÜLLER Robert O’NEILL Ferdinand VON SENGER UND ETTERLIN Earl F. ZIEMKE”,”I generali di Hitler. Esercito e casta militare del Terzo Reich.”,”BARNETT Correlli è autore di importanti libri sulla questione militare. Ha lavorato come consulente storico e soggettista per la BBC. Dal 1977 è conservatore del Churchill Archives Centre e membro del Churchill College di Cambridge. Saggi di Shelford BIDWELL Martin BLUMENSON Briand BOND Lord CARVER Carlo D’ESTE Wlater GÖRLITZ John HACKETT Franz KUROWSKI Richard LAMB Barry A. LEACH Kenneth MACKSEY Martin MIDDLEBROOK Samuel W. MITCHAM Klaus-Jurgen MÜLLER Robert O’NEILL Ferdinand VON SENGER UND ETTERLIN Earl F. ZIEMKE”,”GERN-079″
“BARNETT Lincoln”,”L’ universo e Einstein.”,”L’ universo è un continuo a quattro dimensioni. La distanza come il tempo è un concetto relativo L’ universo di Einstein non è euclideo ed è finito. “”Il lungo intervallo durato più di quaranta anni – fin da quando fu pubblicata la teoria della relatività ristretta nel 1905 – fra la celebrità di Einstein e la comprensione di essa da parte del pubblico, misura la lacuna nella cultura delle genti””. (pag 18) “”La scienza moderna è nata quando Galileo cercò di investigare “”come”” avvengono (i fatti, ndr), dando così origine al “”metodo sperimentale””, il quale oggi costituisce la base della ricerca scientifica.”” (pag 22) “”””Il non matematico”” dice Alberto Einstein “”quando sente parlare di cose “”a quattro dimensioni””, è afferrato da un brivido misterioso, da un senso non troppo dissimile da quello destato dalle idee dell’ occultismo. Eppure non vi è una affermazione più comune di quella che il mondo nel quale viviamo è uno spazio-tempo continuo a quattro dimensioni””.”” (pag 103) “”Platone, circa 2300 anni fa, dichiarava: “”Colui che veramente si appassiona alla scienza è sempre alla affannosa ricerca dell’ essere… Egli non si arresterà davanti a quei molteplici fenomeni i quali esistono solo apparentemente””. (pag 173)”,”SCIx-224″
“BARNETT Vincent”,”The Revolutionary Russian Economy, 1890-1940. Ideas, debates and alternatives.”,”””The creation and function of Gosplan. On 22 February 1921 SNK proposed a ‘general state planning commission’ and on 17 March 1921 it issued a decree entitled ‘On a Planning Commission was to be accomplished through the organs of the corresponding People’s Commissariats. Various published works foreshadowed the creation of Gosplan, works such as ‘A Single Economic Plan and a Single Economic Apparatus’ of 1920 by S.I. Gusev. In A.M. Kaktyn ‘s ‘A Single Economic Plan and a Signle Economic Centre’, also of 1920, the creation of a unified, strong-willed, centralised planning unit was posited as the cardinal condition for the existence of a socialistic system of production and exchange. The basic task of Gosplan was given as to compose a single unified plan for the entire Soviet economy (…).”” (pag 97) ‘Kondratiev ‘s plan for agriculture and forestry, 1924-1928.’ (pag 98)”,”RUSU-197″
“BARNETT Correlli”,”I generali nel deserto.”,”””I tedeschi, da parte loro, avevano impiegato i cinque mesi antecedenti la battaglia “”Crusader”” ad adattare la loro già eccellente e provata tattica della guerra corazzata alle particolari circostanze del deserto. Con la meticolosa, seria e intelligente accuratezza che è loro propria, avevano non solo perfezionato la condotta operativa e i servizi di riparazione sul campo di battaglia, ma li avevano provati e riprovati sul terreno. Come risultato, nelle parole di un ufficiale di stato maggiore tedesco: “”Una divisione ‘panzer’ tedesca era una formazione estremamente elastica che si appoggiava sempre all’artiglieria, nell’attacco e nella difesa. Al contrario, i britannici consideravano il cannone anticarro come arma difensiva e non fecero buon uso della loro potente artiglieria da campagna, che avrebbe dovuto essere addestrata a eliminare i nostri cannoni anticarro””. (…) Ci fu ancora un altro fattore contrario: la qualità dell’equipaggiamento britannico. Le ricerche effettuate dopo la guerra hanno indicato che i cannoni e le corazze dei carri britannici erano presso a poco alla pari con quelli tedeschi. Tuttavia, le più recenti corazzature di alcuni carri germanici potevano esser perforate solo da un proiettile da 37 millimetri rivestito che i britannici non avevano””. (pag 160-161)”,”QMIS-110″
“BARNETT Vincent”,”A History of Russian Economic Thought.”,”Vincent Barnett is the author of many books and journal articles exploring the intellectual of Russia. This book will prove essential reading to all those interested in international economic history and the evolution of Russian economic thought. Preface, Acknowledgements, Timeline – key developments in Russian economics and statistics, Introduction, Prelude, Epilogue, Appendix: I) the first Russian translations of the works of Western economists, II) dramatis personae, Notes, Select bibliography, Author index, Subject index,”,”RUSU-050-FL”
“BARNETT Vincent”,”Marx.”,”L’attenzione di Marx all’insurrezione polacca del 1863 e l’intenso studio della storia della Polonia ‘An Immense Accumulation of Research. (…) Marx never stopped the process of learning new subject areas and researching additional topics within the field of political economy widely interpreted. Hence, in the first half of the 1860s, he continued the process of gathering materials that might provide assistance to his long-term goals. In political terms, the early 1860s were a period of upturn in the fortunes of the socialist movement, with an insurrection in Poland in 1863 and the defeat of slavery in the USA. In relation to these events in 1861, Marx and Engels had both written numerous journalistic articles on the America civil war, and in 1863 Marx devoted considerable time to studying Polish history and politics. In the mid-1860s he also devoted a significant amount of time to his role as a leading figure in the First International Working Men’s Association, which was a successor (of sorts) to the defunct Communist League. In preparation for the formal creation of the First International in 1864, Marx composed an inaugural address and also a set of provisional rules for this association, which demonstrated clearly his views on the political organisation necessary in order to secure proletarian aims. In this period, therefore, continuing his more abstract research on economics topics was by no means the only possibility that was available, as this chapter will document, but work on ‘Capital’ was certainly his main theoretical focus’ (pag 135-136) [Vincent Barrett, Marx, Routledge, London, 2009] [Vincent Barnett has been research fellow on a wide variety of History, Russian Studies and Economics projects at various UK universities. His publications include ‘A History of Russian Economic Thought’ (2005), ‘The Revolutionary Russian Economy, 1890-1940′ (2004) and Kondratiev and the Dynamics of Economic Development’ (1998)]”,”MADS-816″
“BARNETT Correlli”,”I generali del deserto.”,”””Mentre si dirigevano al mare sul terreno disuguale, incontrarono branchi di antilopi vaganti, che si divedevano lasciarli passare. Videro qualche otarda. L’odore pungente del mare penetrava dal finistrino aperto dell’auto. Dorman-Smith chiese a O’Connor come si sentisse un comandante che aveva ottenuto un successo completo. O’Connor rimase zitto per un momento, gli occhi calmi e riflessivi fissi sulle gazzelle. Poi risposte: «Non credo che un comandante possa dire di aver ottenuto un successo completo se non quando è riuscito a ristabilire la situazione dopo una seria sconfitta e una lunga ritirata». Dorman-Smith doveva ricordarsi di questa risposta modesta e saggia diciotto mesi dopo, mentre accomagnava Sir Claude Auchinleck in volo verso Maaten Bagush, il vecchio quartier generale di O’Connor, ad assumere il comando dei resti dell’ottava armata, ritiratasi per quattrocentosettanta chilometri con la perdita di ottantamila uomini”” (pag 89)”,”QMIS-040-FGB”
“BARNETT Correlli”,”Marlborough.”,”””War is the province of uncertainty”” (la guerra è la provincia dell’incertezza) Karl Von Clausewitz “”… uncertainty is the worst of all conditions, for death itself is easier than the fear of it…”” John Churchill, First Duke of Marlborough (“”… l’incertezza è la peggiore di tutte le condizioni, perché la morte stessa è più facile della paura di essa…”” John Churchill, primo duca di Marlborough)”,”QMIx-146-FSL”
“BARNETT Correlli”,”Britain and Her Army 1509-1970. A Military, Political and Social Survey.”,”BARNETT Correlli: (28.6.1927-10.7.2022) è stato uno storico militare inglese, scrisse anche opere di storia economica, in particolare sulla deindustrializzazione del Regno Unito nel dopoguerra. «L’importanza della guerra e delle istituzioni militari è stata generalmente trascurata negli scritti storici britannici, il cui tono è stato dato dall’enfasi Whig e liberale sul progresso costituzionale pacifico. In questa visione liberale la guerra appare come un’aberrazione, un’interruzione di una condizione “”naturale”” di pace: quasi come una forma di crimine, non degno di attenzione intellettuale. La visione liberale e pacifica della storia può essere mantenuta solo con una risoluta distrazione dello sguardo dai fatti. Infatti il conflitto tra gruppi tribali o sociali e tra nazioni costituisce la condizione umana essenziale in assenza di uno Stato mondiale con il monopolio della forza. Le relazioni tra gli stati nazionali sono sempre state quelle di una lotta per il vantaggio e il dominio, dove le alleanze possono effettivamente fiorire fintanto che gli interessi coincidono temporaneamente, per poi, però, languire quando tali interessi divergono. Pace e guerra nella storia fluiscono continuamente l’una nell’altra, momenti alternativi dell’unico fenomeno della lotta per il potere. É quindi falso e irrealistico dividere la politica tra rigide categorie di “”pace”” e “”guerra””. La politica può spaziare dalla rivalità commerciale e diplomatica, al conflitto indiretto e alla guerra limitata, fino alla guerra totale; le distinzioni sono di grado, non di genere. Nel caso della stessa storia britannica, i Whig e gli storici liberali hanno contrapposto quella che credono essere l’evoluzione ordinata delle istituzioni parlamentari e del progresso economico con le guerre, gli eserciti e le tirannie dell’Europa. Anche gli storici contemporanei, ad eccezione dei marxisti, tendono a trascurare il ruolo della forza, del conflitto e della guerra. Eppure il corso della storia britannica, per quanto la Gran Bretagna sia stata protetta dal mare e dalla Royal Navy, è stato plasmato dalla guerra e dalle istituzioni militari. L’ottimismo e il pacifismo liberali del diciannovesimo secolo furono resi possibili dalla vittoria su Napoleone, una vittoria consumata da un generale britannico e in parte dalle truppe britanniche a Waterloo; il liberalismo era custodito dalla più grande marina del mondo e da un esercito mercenario sempre più utilizzato di qualsiasi altro esercito delle nazioni militariste d’Europa. In effetti, le grandi crisi della storia britannica sono state spesso decise da battaglie ed eserciti, piuttosto che da giuristi costituzionali o da politici rumorosi. Bosworth Field fondò la monarchia Tudor. La disputa tra Carlo I e il Parlamento fu risolta con la guerra. La monarchia fu restaurata nel 1660 grazie all’intervento dei soldati. Giacomo II perse il trono e Guglielmo d’Orange lo conquistò in funzione dell’atteggiamento assunto dalle forze armate. La questione delle istituzioni militari fu al centro delle lotte costituzionali del XVII secolo. Gli Hannover restarono al potere nel XVIII prevalendo sui pretendenti Stuart grazie all’esercito. L’India e il Canada furono battuti in guerra. L’America ha perso. La strada verso la supremazia industriale e commerciale vittoriana fu aperta sui campi di battaglia napoleonici. Nel XX secolo la sopravvivenza stessa della nazione britannica è dipesa due volte dagli eserciti di massa che gli inglesi non avevano mai avuto intenzione di formare. (…)» (dall’introduzione, pag XVII, XVIII. Traduz. d. r.)”,”UKIQ-010-FSL”
“BARNI Giulio LABRIOLA Arturo POLLEDRO Alfredo DE-AMBRIS Alceste OLIVETTI A.O. TANCREDI Libero”,”Pro e contro la guerra di Tripoli. Discussioni nel campo rivoluzionario.”,”””Evidentemente se l’ Italia non avesse preso la Tripolitania, se ne sarebbe impadronito qualcun altro, con danno e iattura di tutta la nazione, del proletariato in prima linea.”” (pag 120, A.O. Olivetti) “”Anzi, addentrandoci nella vi di una motivata opposizione speciale, perderemo di vista quella opposizione fondamentale che il sindacalismo vuol formulare contro il sistema capitalistico. mentre per quel tanto per cui la nostra vita è ancora imperniata a fatti di indole n nazionale, l’ impresa tripolina, serenamente considerata, si presenta piuttosto vantaggiosa che dannosa al proletariato italiano. E mentre il famoso socialismo tedesco, che manda voti di plauso per la nostra agitazione antitripolina, approvò incondizionamente la politica dell’ imperatore al Marocco.”” (pag 121, A.O. Olivetti) “”Una guerra noi socialisti la malediremo, ma essa ci farà più seri, ci avvezzerà a un esame più profondo delle cose, a una intelligenza più piena della vita. Darà a noi italiani il senso del nostro potere nazionale. Vincitori o vinti, supereremo tutti la spaventevole leggerezza del nostro consueto giudizio. Essa ci imporrà problemi nuovi, più precisi, di portata più lunga, di effetti più persistenti di quelli ai quali noi ci siamo abituati. Sarà una cosa tremenda e dolorosa, ma sotto quella pedagogia noi ci rifaremo.”” (pag 49, Arturo Labriola)”,”MITS-292″
“BARNI Walter”,”Una scheggia della CGIL.”,”Squarci di guerra e resistenza. 50 anni di battaglie dei lavoratori delle assicurazioni nello sfondo dello scontro tra classi e regimi in Italia e nel mondo. I sindacalisti dei lavoratori e degli imprenditori..”,”SIND-002-FL”
“BARNOSELL Genìs”,”Orìgens del sindicalisme català.”,”BARNOSELL I JORDA’ Genìs (1968) è dottore in storia contemporanea nell’ Università Pompeu Fabra, si è dedicato alla ricerca dei movimenti sociali del secolo XIX.”,”MSPx-031″
“BARNOUW Erik”,”Il canale dell’opulenza. Storia della televisione americana.”,”Erik Barnouw, docente di arte drammatica alla Columbia University, è autore di ‘Documentary’ e ‘History of the Non-Fiction Film'”,”EDIx-221″
“BARNSBY George J.”,”Socialism in Birmingham and the Black Country, 1850-1939.”,”BARNSBY George J. è nato nel 1919 a Londra. Suo padre ferroviere è morto per i gas sul fronte della prima guerra mondiale quando lui ne aveva tre. Ha frequentato la Central School e l’ ha lasciata a sedici anni. Dopo sei anni di servizio militare (Birmania) ha studiato presso la London School of Economics. E’ diventato così uno dei primi giovani di estrazione operaia a frequentare l’ Università e a diventare insegnante. Ha scritto vari libri tra cui ‘The Working Class Movement in the Black Country 1750 to 1867’ e ‘Social Conditions in the Black Country. Si è spostato nelle Black Country dal 1954. Ha scritto pure ‘Birmingham Working People’. Nel 1942 aveva aderito al CPGB Communist Party of the Great Britain. Ha svolto un’attiva politica anti-razzista all’ interno dell’ esercito. Carenza di cibo. “”Food problems became intractable in 1917 as a result of the German blockade and destruction of shipping. In November 1916 BICS (Birmingham Industrial Co-operative Society, nrd) had to announce that new members could be accepted only on the understanding that they would not be entitled to sugar, bread and coal.”” (pag 224) Scioperi e manifestazioni sindacali per la situazione alimentare. “”The food situation worsened in 1918. The Trades Council had passed a resolution at the end of 1917 demanding strike action if the food situation did non improve. There were food demonstrations at the big factories, notably Austin, and Metropolitan Carriage and Wagon. On 16 January 1918 Longbridge came out on strike.”” (pag 225) Birmingham è una città e un Metropolitan borough con status di city delle West Midlands, Inghilterra, Regno Unito. La città di Birmingham ha una popolazione di 992.400 abitanti secondo una stima del 2004. Con Wolverhampton, Solihull e le città del Black Country forma il secondo agglomerato urbano del Regno Unito denominato West Midlands Conurbation, con una popolazione di 2.275.000 abitanti. Birmingham fa parte della contea del West Midlands che comprende anche la città di Coventry con una popolazione totale di 2.579.200 abitanti. Grazie alle reciproche influenze economiche, l’area metropolitana si estende in effetti molto al di là della contea di West Midlands e della stessa regione delle Midlands Occidentali. La città è conosciuta col nomignolo di Brum (dal nome dialettale “”Brummagem””), e la sua popolazione è chiamata Brummies; vi si parla un dialetto chiamato Brummie. È una città plurietnica e multiculturale in quanto il 30% circa dei suoi abitanti non è di origine europea. Nel 2001 il 70,4% della popolazione era di origine europea, (compresi il 3,2% di irlandesi), il 19,5% di origine asiatica di lingua inglese, il 6,1% di origine africana o afro-americana, lo 0,5% di origine cinese, il 2,9% di etnia mista e lo 0,6% di altra origine. (Wikip)”,”MUKx-151″
“BAROLINI Teodolinda”,”La “”Commedia”” senza Dio. Dante e la creazione di una realtà virtuale.”,”Teodolinda Barolini è critica letteraria e direttrice del Dipartimento di italiano della Columbia University di New York, dove insegna letteratura italiana.”,”ITAG-037-FL”
“BARON Samuel H.”,”Plekhanov. The Father of Russian marxism.”,”PLECHANOV (Georgij Valentinovic) (Gudalovka, Tambov, 1856 – Terijoki, Finlandia, 1918). Aderì dapprima al movimento populista, ma se ne allontanò quando questo nel 1879 si frazionò in diversi gruppi propugnanti la lotta con metodi terroristici. Orientatosi verso il marxismo, dovette più volte rifugiarsi all’estero dove svolse intensa attività pubblicistica (tradusse in russo, oltre al Manifesto del partito comunista, nel 1882, numerose altre opere di Marx ed Engels) e di divulgazione della dottrina marxista tra gli esuli russi (nel 1883 fondò a Ginevra con P. B. AKSELROD e Vera ZASULIC il Gruppo per l’emancipazione del lavoro [Osvobozdenie truda]). Convinto che la Russia avrebbe potuto essere liberata dal regime zarista solo dalla classe operaia, sostenne tuttavia la necessità che la rivoluzione sociale doveva condurre all’avvento del socialismo attraverso una prima fase intermedia nella”,”PLED-015″
“BARON Samuel H.”,”Plekhanov in Russian History and Soviet Historiography.”,”Samuel H. BARON è Alumni Distinguished Professor Emeritus, Univ of North Carolina. Due saggi trattono delle relazioni tra PLECHANOV (1856-1918) e lo storico marxista M.N. POKROVSKI (1868-1932). I due uomini gareggiarono per esercitare un’influenza per tutta la loro vita.”,”PLED-017″
“BARON Samuel H. WALICKI Andrzej STRADA Vittorio PIPES Richard KOWAL Lubomyr M. WILLARD Claude REBERIOUX Madeleine GERRATANA Valentino GRENDI Edoardo CAMPORESI Cristiano, saggi di”,”Storia del marxismo contemporaneo. Volume terzo. Plechanov, Struve, Tugan-Baranovskij, Lafargue, Jaures, Labriola, Hyndman, De-Leon.”,”Saggi di BARON Samuel H. WALICKI Andrzej STRADA Vittorio PIPES Richard KOWAL Lubomyr M. WILLARD Claude REBERIOUX Madeleine GERRATANA Valentino GRENDI Edoardo CAMPORESI Cristiano”,”MADS-283″
“BARON Samuel H.”,”Plekhanov. The Father of Russian Marxism.”,”””L’ arresto di Lenin, Martov e Potresov rimosse la leadership politicamente orientata e consentì agli economicisti di acquisire il dominio. Struve, nel frattempo, passò dal marxismo rivoluzionario al revisionismo. Avendo perduto i loro principali supporters in Russia, gli Osvobozhdentsi (1) soffrirono una lunga serie di disfatte e rifiuti. Essi si riunirono per il contrattacco, quando alla fine venne, chiaramente dovettero qualcosa alle imbeccate e iniziative di Lenin, Potresov e Martov (…). Il rilascio dei tre dall’ esilio coincise quasi con la pubblicazione del Vedemecum di Plechanov. Rapidamente, essi e il pioniere marxista si trovarono uniti come mai prima nel progetto Iskra-Zaria. La loro rinnovata collaborazione ancora una volta diede un potente impeto al movimento socialdemocratico. Persino in Siberia, Lenin aveva seguito la lotta ideologica con forte interesse. A Martov e Potresov, (…) propose “”una triplice alleanza”” “”per la lotta contro il Revisionismo e l’ Economicismo””. Lenin sottolineava che “”questa alleanza deve prima di tutto il resto unire le forze con il Gruppo Emancipazione del Lavoro””. (pag 209)”,”PLED-029″
“BARON Xavier”,”Aux origines du drame syrien, 1918-2013.”,”BARON Xavier è un ex direttore di Afp per il Medio Oriente. Il suo libro ‘Les Palestiniens. Genèse d’une nation’ (1978) è diventato di riferimento. “”La volonté du nouveau parti Baas d’être neutraliste face aux rivalités des grandes puissances se trouve rapidement mise à l’épreuve avec l’accord de coopération mutuelle, connu sous le nom de pacte de Bagdad, que l’Irak et la Turquie signent le 25 février 1955. La Grande-Bretagne, le Pakistan et l’Iran se joindront ultérieurement à ce pacte qui introduit la guerre froide au Proche-Orient et qui a pour effet de refaire l’unanimité entre les baasistes pro- et antinassériens de Syrie au profit d’un rapprochement syro-égyptien destiné à faire face à l’alliance militaire pro-occidentale. Un pacte de défense syro-égyptien est signé à Damas le 20 octobre 1955 avc come conséquence la création d’un commandament commun”” (pag 117)”,”VIOx-190″
“BARON Samuel H. / WALICKI Andrzej / STRADA Vittorio”,”Lo sviluppo del capitalismo in Russia nel pensiero di Plechanov. / Il problema della rivoluzione russa in Plechanov. / Materialismo e dialettica nel marxismo di Plechanov.”,” “”Plechanov aveva già delineato nel 1883-1885 la sua concezione del ruolo del capitalismo nello sviluppo storico della Russia e non la mutò fin quasi alla morte; essa formava il centro del suo pensiero, tanto che vi ritornò sopra ripetutamente dopo il 1885, ogni volta approfondendo l’analisi e aggiornandola. Inoltre, i suoi lavori in questo settore stabilirono l’indirizzo generale dei marxisti russi, Lenin incluso. In ‘Le nostre divergenze’ – scrisse Lenin nel 1894 – Plechanov aveva dimostrato che la Russia era avviata sulla strada del capitalismo (21). Il suo stesso grosso volume ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’ (1898) contiene bensì alcune idee nuove; ma per buona parte può essere definito un ulteriore ampliamento dell’analisi che Plechanov aveva già compiuto in precedenza. Dopo la scissione del partito nel 1903 e la rivoluzione del 1905, le idee di Plechanov continuarono ad esercitare una profonda influenza sui menscevichi. Il comportamento di molti bolscevichi nelle settimane immediatamente successive alla caduta dello zar nel 1917 fa pensare che anche molti di loro fossero convinti che il livello di sviluppo economico della Russia in quel momento rendeva impensabile una rivoluzione socialista (22)”” (pag 435-436) [S.H. Baron, Lo sviluppo del capitalismo in Russia nel pensiero di Plechanov, ‘Annali’, Milano, 1974] [(21) V.I. Lenin trad it. ‘Che cosa sono gli “”Amici del popolo”” e come lottano contro i socialdemocratici?’, in ‘Opere complete’, Roma, 1955-1970, vol. I, pp. 192-93; (22) Soltanto dopo il ritorno di Lenin, nell’aprile del 1917, i bolscevichi furono incitati ad accelerare la rivoluzione socialista ed egli incontrò grandi difficoltà a persuadere i suoi compagni a seguire quella politica] Nel primo dei tre saggi, molto spazio è dedicato a Pokrovskij 2° saggio: Plechanov riprende tesi di Tkacev: socialismo è possibile in Russia perché il paese non ha ancora imboccato la via del capitalismo (pag 454) Simpatia di Plechanov per la socialdemocrazia tedesca (pag 455) Plechanov vede in Lenin un ‘blanquista’ continuatore ideologico di Tkacev e della frazione blanquista della “”Narodnaja Volja”” (pag 465)”,”PLED-048″
“BARON Samuel H.”,”Plekhanov. The Father of Russian Marxism.”,”This is the first biography in a Western language of G.V. Plekhanov, the man who almost singlehandedly launched the movement that was to culminate in the Bolshevik Revolution. Mr. Baron is Associate Professor of History at Grinnell College. Preface, Notes, Bibliography, Index, The illustrazion fallow page 146, foto,”,”PLED-004-FL”
“BARON Samuel H.”,”Plekhanov. In Russian History and Soviet Historiography.”,”This is the first biography in a Western language of G.V. Plekhanov, the man who almost singlehandedly launched the movement that was to culminate in the Bolshevik Revolution. Mr. Baron is Associate Professor of History at Grinnell College. Professor Emeritus, University of North Carolina. Introduction, Notes, Bibliography, Index,”,”PLED-005-FL”
“BARON Xavier”,”I Palestinesi. Genesi di una nazione.”,”Xavier Baron (1943), laureato al Centre de Formation des Journalistes a Parigi, lavora per France Presse dal 1966. É stato corrispondente dall’Africa centrale, dal Vietnam, dalla Cambogia – dove è stato prigioniero degli Kmer per due mesi – dalla Giordania. Dal 1970 al 1978 ha seguito il conflitto arabo-israeliano da Beirut, la guerra nello Yemen, in Kurdistan, in Libano. Nel 1982 è di nuovo a Beirut durante l’invasione israeliana. Caporedattore a Parigi dal 1984 al 1987, poi responsabile per il Medio Oriente, caposervizio a Roma, direttore del servizio diplomatico a Parigi, dal 2000 è caposervizio a Madrid.”,”VIOx-103-FL”
“BARONCELLI Flavio PASINI Mirella a cura, relazioni di Carlo Augusto VIANO Eugenio CORSINI Arrigo PACCHI Fulvio PAPI Ezio RIONDATO Albino BABOLIN Luigi BAGOLINI Daniela BIANCHI Luigi BONANATE Paola DE-CUZZANI Mirella PASINI Daniele ROLANDO Cesare VASOLI interventi di Dante BERNINI Mario MENCARELLI ALdo VISALBERGHI”,”I filosofi e la pace. Atti del V Convegno tra studiosi di Filosofia Morale in memoria di Romeo Crippa (Sanremo, Villa Nobel 13-15 dicembre 1984).”,”Relazioni di Carlo Augusto VIANO Eugenio CORSINI Arrigo PACCHI Fulvio PAPI Ezio RIONDATO Albino BABOLIN Luigi BAGOLINI Daniela BIANCHI Luigi BONANATE Paola DE-CUZZANI Mirella PASINI Daniele ROLANDO Cesare VASOLI interventi di Dante BERNINI Mario MENCARELLI ALdo VISALBERGHI Contiene i saggi: ‘La pace ambigua tra dialettica e storia’ (F. Papi) (dedicato al pensiero di Marx e di Engels, la questione della pace e della guerra nelle opere di M. e E.) (pag 105-119), ‘Non violenza e progetti di pace perpetua nell’Inghilterra del XVII e del XVIII secolo: i quaccheri (1650-1710)’ (D. Bianchi), ‘La bilancia e il torrente: metafore della pace e delal guerra nella letteratura politica da Machiavelli a Botero’ (Mirella Pasini) Engels e Marx (pag 107 – 108) “”Per quanto riguarda l’inizio della storia umana, la scena da prendere in considerazione è quella descritta da Engels nell”Origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato’ (1884), quando racconta la primitiva vita sociale e struttura tribale. In una unità territoriale vivono le ‘gentes’, gruppi consanguinei matrilineari che rendono possibili tra di loro gli scambi matrimoniali. Si tratta di una società semplice retta da un consiglio i cui membri anziani provengono dalle ‘gentes’ e che prende decisioni sempre in maniera unanime. Una società, sottolinea Engels, senza il potere separato dallo stato, “”senza soldati, gendarmi e poliziotti, senza nobili, re, luogotenenti, prefetti e giudici, senza prigioni senza processi, tutto segue il corso regolare…””. L’uso diretto dell’antropologia di Morgan e Bachofen consentiva ad Engels di strutturare in un sistema sociale organizzato il teatro della pace roussoiana delle origini. Uomini e donne uguali, con bisogni analoghi, con una produzione e una assistenza equamente distribuite. Questo modello di pace delle origini ha in Engels il suo opposto simmetrico, come risulta anche dalla citazione, nella struttura coattiva dello stato contemporaneo. Vale la pena di ricordare che questa simmetria sarà ripetuta anche dall’antropologia contemporanea, laddove la nostalgia sofisticata del primitivo ha agito ancora una volta sulle forme della vita sociale contemporanea come un corrosivo ideologico di tipo radicale. In Engels sarà la guerra a rompere l’incanto sociale di questa vita comunitaria delle origini. La storia sarà segnata da una decadenza di valori e contemporaneamente da una immensa moltiplicazione di oggetti che manifestano lo sviluppo della specie umana, l’allargamento indefinito del corpo umano nello spazio mondano. A questo corpo occorre ricuperare il senso. Per quanto riguarda la fine del processo storico, quando si compie questo destino e si ha il passaggio dal regno della necessità al regno della libertà, secondo il celebre finale dello schizzo storico dell”Antidühring’, nuovamente troviamo l’assenza di conflitti in una scena sociale dove la produzione nasce come piano cooperativo deciso da una intelligenza collettiva e amministrativa che elabora i bisogni sociali, dove ognuno collabora a questo piano con il suo talento individuale, anzi con il bisogno di affermare nello scambio sociale la propria realizzazione individuale tramite una attività che, tendenzialmente, non si riduce mai a puro e semplice lavoro costrittivo per diventare il mezzo di costruzione della propria vita come opera d’arte. “”Di fatto, si legge nei ‘Grundrisse’ marxiani, se la si spoglia della limitata forma borghese, che cos’è la ricchezza se non l’universalità dei bisogni, delle capacità, dei godimenti, delle forze produttive, degli individui, generata dallo scambio universale? Cos’è se non il pieno sviluppo del dominio dell’uomo sulle forze della natura, sia in quelle della cosiddetta natura, sia in quelle della sua propria natura? Cos’è se non l’estrinsecazione assoluta delle sue doti creative, senz’altro presupposto che il precedente sviluppo storico, che rende fine a se stessa questa totalità dello sviluppo, cioè dello sviluppo di tutte le forze umane come tali, non misurate su un metro già dato. Nella quale l’uomo non si riproduce in una dimensione determinata, ma produce la sua totalità?””. Nei ‘Grundrisse’ vi è di certo la ripresa filosofica del tema più antico in Marx intorno al comunismo come “”umanesimo dispiegato””, e persino nel lessico di questo testo sono rintracciabili le radici dell’idealismo umanistico tedesco. Vi è una continua dialettica di accrescimento che ha i due poli sull’individuo e sulla società: è questa la ragione che ha consentito a Bloch, che vede nel comunismo realizzato una così integrata fusione dell’individuo con la specie, e quindi dell’essere individuale con l’essere sociale, di poter parlare persino di una vittoria sulla morte”” [F. Papi, ‘La pace ambigua tra dialettica e storia’ ] [(in) ‘I filosofi e la pace. Atti del V Convegno tra studiosi di Filosofia Morale in memoria di Romeo Crippa (Sanremo, Villa Nobel 13-15 dicembre 1984)’, Genova, 1987]”,”FILx-489″
“BARONE Michael UJIFUSA Grant”,”The Almanac of American Politics 1994. The Senators, the Representatives and the Governors: Their Records and Election Results, Their States and Districts.”,”Contiene: una sintesi di storia pol interna US 2° dopoguerra, note sull’Amministrazione CLINTON, dati elettorali su senatori, governatori e rappresentanti a livello di Stati e distretti, Comitati al Senato e alla Camera, spese per la campagna elettorale ed entrate, carte demografiche, indici.”,””
“BARONE Enrico”,”La storia militare della nostra guerra fino a Caporetto.”,”Fattore morale. “”Negare la tremenda manifestazione di affievolimento dello spirito combattivo di alcune truppe della 2° Armata che si ebbe a Caporetto, sarebbe negare l’evidenza. I fatti parlano. Potrei citare a josa gli episodi dolorosi e le testimonianze. Ma a che imporre a me ed al lettore il tormento d’indugiarci a lungo col coltello nella piaga?”” (pag 207) Cadorna. “”E quando ogni speranza fu perduta e fu manifesto che gettare nel gorgo anche le ultime riserve disponibili sarebbe stata una follia, il generale Cadorna non esitò ad ordinare, ‘allora’, subito la ritirata sul Tagliamento. Un generale pavido, di fronte alla terribile responsabilità di abbandonare al nemico il terreno conquistato con tanto sangue, di abbandonargli tanta parte di provincie nostre, si sarebbe attardato ancora; ed avrebbe perduto il territorio e l’esercito ad un tempo. Cadorna no: abbandonò il territorio per salvare l’esercito. E la storia imparziale registrerà a suo grande merito tale risoluzione E gli registrerà a grande merito il modo mirabile come fu condotta la sua ritirata sul Piave.”” (pag 198-199)”,”QMIP-092″
“BARONE Antonio”,”Piazza Spartaco. Il movimento operaio e socialista a Castellamare di Stabia, 1900-1922.”,”Uscita di Bordiga dalla sezione napoletana (1912) del Psi e nascita del Circolo socialista Carlo Marx (pag 37-38-43) Contiene tra l’altro i capitoli: – Le avanguardie rivoluzionarie e il bordighismo (pag 38-46) – La crisi del bordighismo nel dopoguerra (pag 54-60) – Le noterelle locali sul “”Soviet”” (pag 73-79) ‘In ogni modo, dopo la scissione sindacalista, si accentuò l’influenza massonica sulla sezione del PSI e sempre più evidente divenne il piano massonico di attrarre il socialismo «nell’orbita di un movimento popolarista» (Bordiga). Il occasione delle elezioni amministrative del 1910 abbiamo il primo esperimento bloccardo, con socialisti e democratici schierati contro l’amministrazione clericale. In questa operazione fu coinvolto anche il movimento sindacalista rivoluzionario. All’interno delle varie forze, ognuno, in base alle proprie predisposizioni e per finalità del tutto contingenti, si schiera pro o contro i blocchi, e le polemiche e le beghe si moltiplicano in una rete fittissima di interessi contrastanti «L’equivoco socialismo» (Bordiga) della sezione napoletana portò anche molti soci a plaudire allegramente alla guerra di Tripoli e a suscitare lo sdegno dei giovanissimi, che con alla testa Amadeo Bordiga e Eduardo Venditti «furono costretti il 2 aprile 1912 a decidere l’uscita in massa dalla sezione napoletana non ritenendola più socialista (1) e dando inizio all’attività del Circolo Socialista Rivoluzionario Carlo Marx, con lo scopo precipuo di dare al socialismo una fisionomia di classe» (Bordiga). Al tradimento di tanti falsi socialisti e al loro spostamento su posizioni interventiste, al tempo della guerra di Libia, fece riscontro, dunque, la nascita di una «vera» avanguardia rivoluzionaria, rappresentata, innanzitutto dall’ingegnere di Portici Amadeo Bordiga e dai suoi più fedeli e convinti teorici dello scontro di classe. A proposito di questi ultimi è del tutto impossibile rintracciare e valutare il contributo da essi dato al dibattito teorico, sia perché la maggior parte di essi fu dominata dalla forte personalità bordighiana, sia perché la concezione stessa del bordighismo non dava spazio a qualsivoglia genere di personalismi, neanche in campo dell’elaborazione teorica. Scrive infatti Bordiga: «Il movimento di Napoli poté dare un contributo che non si misurerà nemmeno nei tempi posteriori con «successi politici» e con rimorchio vantaggioso di maggioranze di seguaci, ma resterà fondamentale nel campo delle più vitali questioni di metodo del marxismo rivoluzionario. Questo contributo tanto meno lo si misura con l’apparizione di personaggi di rilievo eccezionale, di valenti scrittori, oratori, organizzatori, i cui nomi a noi non importano nulla, né nel nostro campo, né in quello nemico» (2). Anche se il bordighismo resterà fino al secondo dopoguerra una «caratteristica» (3) notevole del movimento socialista napoletano ed una eredità da cui non sarà facile liberarsi, bisogna riconoscere che questo fenomeno, negli anni che precedettero la prima guerra mondiale ebbe aspetti del tutto positivi per l’energico richiamo alla corretta impostazione marxista, contro ogni forma di degenerazione teorica e per dimostrare all’avversario di classe che non da tutti Marx era stato posto in «soffitta», secondo la sprezzante espressione di Giolitti. (…) Fu per merito dunque della propaganda e dell’attivismo di Bordiga, Alfani, Misiano, Grieco, Lizzadri, Serpi, Carrese, Gaeta (Oscar, Guido e Nino), Cecchi (Antonio e Pasquale), Ortensia De Meo, Bianchi, Pappalardi, Venditti, Esposito Antonio, ecc. e tanti altri giovanissimi che centri come Torre, S. Giovanni a Teduccio, Portici e Castellamare s’imposero a livello nazionale come le più salde roccaforti del socialismo rivoluzionario, organizzando e rafforzando quel proletariato industriale, spesso in precedenza coinvolto in battaglie non sue. L’attività redazionale de ‘La Voce’ di Castellamare di Stabia fu tutt’uno col proselitismo più diffuso, con l’allargarsi dell’orizzonte teorico sul terreno dell’antimilitarismo e dell’anticlericalismo, che furono i cardini della predicazione marxista nell’imperversare della tempesta reazionaria e nazionalista che porterà alle «radiose giornate di maggio» e all’immane carneficina europea’ (pag 37-38-43) [(1) «La vicenda di Bordiga in tutto il periodo compreso tra il 1912-1913 e il 1919 s’identificò con la storia della sua progressiva presa di coscienza, scaturita non da un processo intellettuale ma da una molteplice iniziativa politica, della estraneità del PSI ai principi marxisti di fronte a esigenze e a scadenze che imponevano una soluzione univoca», in Andreina De Clementi, ‘Amadeo Bordiga’, Torino, 1971, pp. 24-25; (2) A. Bordiga, ‘Storia della Sinistra comunista’, ed. Il Programma comunista, I, 1964; (3) Il vecchio militante napoletano Michele Persico in una sua testimonianza dattiloscritta definisce il bordighismo «un po’ la macchia pesante come il peccato originale sui comunisti napoletani»”,”MITT-395″
“BARONE Eros”,”Aporie della ‘dipendenza’ e ‘sviluppo ineguale’ tra Inghilterra, Irlanda e Russia. La ricerca-azione di Marx ed Engels.”,”””Dopo lunghi anni trascorsi a studiare la questione irlandese, sono giunto alla conclusione che il colpo decisivo contro le classi dirigenti inglesi (e sarà decisivo per il mondo intero) non può essere sferrato in Inghilterra ma soltanto in Irlanda”” (Lettera di Marx a Sigfried Meyer e August Vogt, 9 aprile 1870) “”La rivoluzione comincia in Oriente, là dove finora si trovava l’intatto baluardo e l’armata di riserva della controrivoluzione”” (Lettera di Marx ad Albert Sorge, 27 settembre 1877) aporìa s. f. [dal gr. «difficoltà, incertezza», der. di «essere incerto»]. In filosofia, difficoltà di fronte alla quale viene a trovarsi il pensiero nella sua ricerca, sia che di tale difficoltà si ritenga raggiungibile la soluzione sia che essa appaia intrinseca alla natura stessa della cosa e quindi ineliminabile: le a. eleatiche; la discussione aristotelica delle a. del concetto di moto; un’a. insolubile. (trecc)”,”IRLx-016″
“BARONE Charles”,”Viceversa. La grammatica francese e il tradurre. Morfologia.”,”Charles Barone (1955) è dottore di ricerca in scienze del linguaggio (Università di Grenoble) e insegna lingua francese all’Università di Pisa.”,”VARx-093-FL”
“BARONE Charles”,”Viceversa. La grammatica francese e il tradurre. Intorno al verbo.”,”Charles Barone (1955) è dottore di ricerca in scienze del linguaggio (Università di Grenoble) e insegna lingua francese all’Università di Pisa.”,”VARx-094-FL”
“BARONI Antonio”,”Il caso K.”,”‘Recensendo questo libro sulla ‘Stampa’, Guido Piovene scrisse: “”Di Antonio Baroni si potrebbe dire quello che Bakunin scrisse di Marx: ‘Pochi hanno letto tanto e con tanta intelligenza’ (4° di copertina) Detto di Mirabeau: “”Se vuoi avere successo nella vita uccidi la coscienza”” (pag 30)”,”RUSS-004-FPA”
“BARONI Isidoro ANZI Felice LAZZARI Costantino ZIBORDI Giovanni VELLA Arturo RIGOLA Rinaldo PIRRO Raffaele AGNETTI Virgilio”,”Almanacco socialista italiano 1917.”,”Contiene: Elenco delle opere di Marx e Engels pubblicate dalla Casa editrice “”Avanti!”” (pag 184-185) (otto volumi Marx Engels Lassalle)”,”MITS-450″
“BARONTINI Corrado BUCCI Fausto, collaborazione di ClaudiO CARBONCINI e Luca VERDINI, scritti di Severino CAGNESCHI Francesco BENELLI Natale CRESCIOLI”,”A Monte Bottigli contro la guerra. Dieci ragazzi, un decoratore mazziniano, un disertore viennese. Fra oralità e storia.”,”””Si tratta della vicenda di una decina di “”pacifisti””: disertori, renitenti o clandestini, che, dopo aver rifiutato la Repubblica di Salò e il Reich millenario, presero la via delle macchi nel febbraio 1944. Per trascorrere, inermi, sui greppi di Monte Bottigli, un periodo difficile della loro vita e di quella del paese e ritornare poi – se il piombo repubblichino non l’avesse impedito – alla normalità”” (pag 7, premessa)”,”ITAR-004-FB”
“BAROU N. a cura, saggi di J. BAILEY N. BAROU N.S. BEATON K. BENNETT M. DIGBY D. FLANAGAN A. HEMSTOCK J.A. HOUGH H.J. TWIGG W.P. WATKINS G.D.N. WORSWICK”,”The Co-operative Movement in Labour Britain.”,”Opera curata dalla Fabian Society. Saggi di J. BAILEY N. BAROU N.S. BEATON K. BENNETT M. DIGBY D. FLANAGAN A. HEMSTOCK J.A. HOUGH H.J. TWIGG W.P. WATKINS G.D.N. WORSWICK. I sindacati e i contratti nazionali. “”(Durante la guerra gli accordi locali rimasero inalterati all’ interno di un accordo di status quo). A queste richieste per una revisione degli accordi d’ anteguerra, la National Wages Board replicò con una offerta di negoziare un accordo nazionale per i principali livelli dei lavoratori delle cooperative. I sindacati, mentre ammettevano la necessità di un accordo nazionale, assunsero la linea che il momento era inopportuno per cominciare il grande compito di sostituire i circa 250 accordi locali con una serie di accordi nazionali. Questa diversità di opinioni condusse la disputa davanti al National Conciliation Board, il cui presidente indipendente, il Professor Jack della Durham University, diede un parere in favore del National Wages Board. In obbedienza a questa decisione, il National Wages Board e le Trade Unions, dopo aver accettato di partecipare al Joint Committee for National Negotiations, cominciarono – nell’ agosto 1945, – i negoziati per un accordo nazionale””. (pag 78-79, K. BENNETT)”,”MUKx-121″
“BAROZZI Giulio Cesare”,”Introduzione agli algoritmi dell’algebra lineare.”,”Giulio Cesare Barozzi, straordinario di Analisi Numerica nell’Università di Bologna.”,”SCIx-099-FL”
“BARR James”,”A Line in the Sand. Britain, France ad the Struggle that Shaped the Middle East.”,”BARR James Cartina all’inizio del volume: sfera di influenza britannica e francese”,”VIOx-213″
“BARRACLOUGH Geoffrey”,”Guida alla storia contemporanea.”,”Geoffrey BARRACLOUGH, nato nel 1908, ha insegnato all’Univ di Liverpool, alla London School of Economics, a Oxford e a Brandeis (Massachusetts).”,”STOx-038 RAIx-062″
“BARRACLOUGH Geoffrey”,”Atlante della storia, 1945-1975.”,”Contiene il paragrafo: Il marxismo e la storiografia marxista’ (pag 26-43) Geoffrey Barraclough, storico britannico, è nato nel 1908. Ha studiato alla Bootham School di New York e all’Oriel College di Oxford. Ha insegnato alla London School of Economics e in varie università (Oxford e Brandeis, Massachusetts). Ha pubblicato nel 1971 ‘Guida alla storia contemporanea’. E’ morto nel 1984. “”Per Marx, la storia era da un lato un processo naturale, soggetto a leggi precise, e dall’altro un dramma universale, scritto e messo in scena dall’uomo stesso. Se sottolinearono che lo storico non deve limitarsi a registrare la sequenza cronologica degli eventi, ma di questi deve piuttosto fornire una spiegazione teorica, impiegando a questo scopo un complesso schema concettuale, Marx ed Engels dichiararono però anche categoricamente che «Di per sé, separate dalla storia reale, queste astrazioni non hanno assolutamente valore (…) non danno affatto una ricetta o una schema sui quali si possano ritagliare e sistemare le epoche storiche» (62). In una parola, Marx non negò mai la natura specifica né del processo storico né della conoscenza storiografica. “”La ‘storia’ non fa ‘niente’, essa non «possiede ‘alcuna’ enorme ricchezza», «’non’ combatte nessuna lotta»! E’ piuttosto l’uomo reale, vivente, che fa tutto, possiede e combatte tutto; non è la «storia» che si serve dell’uomo come mezzo per attuare i ‘propri’ fini, come se essa fosse una persona particolare; essa ‘non’ è ‘altro’ che l’attività dell’uomo che persegue i suoi fini”” (63). Entro questa cornice, i postulati essenziali della filosofia della storia di Marx sono limpidi e conseguenti. In luogo del «caos delle concezioni soggettivistiche» – libertà, individualità, nazione, religione – la storiografia marxista assunse a proprio punto di partenza la funzione primaria di tutte le società umane, di quelle primitive come di quelle avanzate; vale a dire la soddisfazione dei bisogni fisiologici dell’uomo; mangiare, vestirsi, un tetto per ripararsi, la sicurezza e le altre necessità elementari del vivere. «Ci vuole forse una profonda perspicacia – si domanda Marx – per comprendere che, cambiando le condizioni di vita degli uomini, i loro rapporti sociali e la loro esistenza sociale, cambiano anche le loro concezioni, i loro modi di vedere e le loro idee, in una parola, cambia anche la loro coscienza? Che cos’altro dimostra la storia delle idee, se non che la produzione spirituale si trasforma insieme con quella materiale?» (64). Questa concezione della storia ricevette la sua formulazione classica nella prefazione a ‘Per la critica dell’economia politica’ (…)”” [(62) K. Marx- F. Engels, ‘Die deutsche Ideologie’, in Marx-Engels, Werke, 44 voll, Dietz Verlag, Berlin, 1956-1968, vol. III (1962), p. 27, trad. it. L’ideologia tedesca, in M-E, Opere, vol. V, Editori Riuniti, Roma, 1972, p. 23; (63) K. Marx – F. Engels, ‘Die heilige Familie’, in Marx-Engels, ‘Werke’, cit., vol. II (1962), p. 98, trad. it . La sacra famiglia, in M-E. Opere, vol. IV, Editori Riuniti, Roma, 1972, p. 103] Non è la «storia» che si serve dell’uomo come mezzo per attuare i ‘propri’ fini, essa ‘non’ è ‘altro’ che l’attività dell’uomo che persegue i suoi fini (pag 28-29)”,”STOx-050-FF”
“BARRASS Robert”,”Biologia: cibo e popolazione. L’importanza economica della biologia.”,”Robert Barrass, laureatosi all’Università di Nottingham, è stato lettore di biologia alla Sunderland Polytechnic (Uk). “”Il biologo, che ha tanto contribuito all’aumento della produzione alimentare e al controllo delle malattie, potrebbe anche fornire nuovi strumenti di distruzione di massa. Sono già state effettuate delle irrorazioni dagli aerei per defogliare gli alberi nelle zone di combattimento e domani si potrebbero utilizzare deliberatamente gli stessi prodotti per distruggere le colture. In futuro si potrebbe ricorrere, in guerra, all’uso di microrganismi che diffondano le malattie nei paesi nemici, anche se esso è stato bandito da un accordo internazionale del 1972. La devastante epidemia di afta epizootica, verificatasi in Gran Bretagna nel 1967-68, è stata una chiara dimostrazione del potenziale distruttivo dei microrganismi. Durante lo scoppio di questa epidemia, che si diffuse in 18 contee, vennero uccisi nelle operazioni di controllo 211.825 bovini, 108.345 ovini e 113.766 suini. La caratteristica più notevole di questo evento fu il grande numero di casi che scoppiarono quasi simultaneamente in una vasta zona. L’agente patogeno è un virus filtrabile, presente nella saliva che cola dalla bocca degli animali infetti. Esso può sopravvivere per sei mesi o anche più nella carne refrigerata o congelata e, per parecchie settimane, nel fieno o nella paglia. Una volta introdotto, il morbo si diffonde con rapidità, probabilmente ad opera del vento e degli spostamenti degli animali allo stato libero, delle persone e dei veicoli. Anche le malattie delle piante potrebbero essere la base di un’arma terribile in una guerra biologica. Le spore fungine, disperse tra colture ad esse suscettibili, sarebbero ancora più pericolose oggi, dato che, in seguito al miglioramento vegetale, accade comunemente che una tenuta agricola, o addirittura una regione o un continente, venga coltivata con un unico tipo di coltura ad alta resa. Direttamente contro le popolazioni umane potrebbero essere usati, per esempio sotto forma di aerosol, il virus dell’influenza e il batterio della polmonite. Il bacillo del tifo potrebbe essere introdotto negli acquedotti e, poiché non produce per una settimana sintomi avvertibili, potrebbe colpire intere popolazioni umane. L’uso di simili armi, oltre alle conseguenze immediate sulla salute pubblica, avrebbe anche imprevedibili conseguenze di ordine psicologico e sociale (1)”” (pag 273-274) [(1) World Health Organization, Health aspects of chemical and biological weapons, Ginevra, 1970]”,”SCIx-544″
“BARRATT BROWN Michael”,”L’ economia dell’ imperialismo.”,”Michael BARRATT BROWN, nato a Birmingham nel 1918, fellow della Royal Statistical Society, è senior lecturer in studi industriali all’ Extramural Department dell’ Università di Sheffield. Tra le sue opere ricordiamo quelle tradotte in italiano: “”Introduzione all’ economia politica”” (1972), “”Storia economica dell’ imperialismo”” (1977). “”Ecco il punto dove inizia l’ analisi di Marx: il processo di accumulazione della ricchezza in un’ economia capitalista. La famosa frase di Marx “”Accumulate, accumulate! Questa è la Legge e questo dicono i profeti!”” (Marx, 1975a, p. 730) è generalmente citata come se egli stesse parlando di una motivazione personale. Ma Marx dice chiaramente: “”Vedremo (…), in primo luogo, come il capitalista eserciti col capitale il suo potere di governo sul lavoro, ma come poi il potere stesso di governo del capitale si eserciti sul capitalista stesso”” (Marx, 1968, p. 30). (…) Nel modello di Marx del sistema capitalista, la forza traente è la concorrenza per l’ accumulazione del capitale. Poiché “”espandersi o morire”” è la parola d’ordine di ogni singolo capitalista, e poiché la concorrenza costringe tutti i capitalisti a procedere in maniera analoga, ciò si riflette nella spinta espansionistica delle nazioni capitaliste. Le origini dell’ imperialismo vanno ritrovate nel sistema capitalista stesso; questa affermazione è in netto contrasto con la teoria liberale classica, la quale spiega l’ imperialismo in termini di atavismo subconscio di una popolazione infiammata dagli appelli nazionalistici di uomini politici avidi di potere; essa è ugualmente in contrasto con clò che si potrebbe attendere che la teoria keynesiana metta in rilievo nello spiegare il fenomeno dell’ imperialismo, sia che questo sia basato sulle motivazioni personali di amore per il potere e per il prestigio, o sulle motivazioni nazionali di tipo mercantilista che hanno vinto la cronica tendenza storica verso un eccesso di risparmio desiderato rispetto all’ investimento effettivo in tutte le economie monetarie.”” (pag 42-43)”,”TEOC-397″
“BARRATT-BROWN Michael, a cura di Alberto MARTINELLI”,”Storia economica dell’imperialismo.”,”Michael Barratt Brown, fellow della Royal Statistical Society, presidente della Society of Industrial Tutors, professore universitario, dirige i corsi dell’Extramural Department dell’Università di Sheffield per quadri sindacali, collabora con la Workers’ Educational Association.”,”ECOI-158-FL”
“BARRENO Maria Isabel HORTA Maria Teresa COSTA Maria Velhoda”,”Le nuove lettere portoghesi. [I movimenti femministi d’Europa e d’America si sono riconosciuti in questo libro proibito sulle “”clausure”” della donna]”,”Le tre autrici durante il regime di Salazar sono state incarcerate e processate, poi il paese si mobilitò tra il 1972 e il 1974 fino a che nel 1974 non vennero riabilitate. Lettera di Dona Joana de Vasconcelos a Mariana Alcoforado suora nel convento di nostra signora della concezione a Beja (pag 88-90)”,”DONx-004-FV”
“BARRESE Orazio CAPRARA Massimo”,”L’anonima DC. Trent’anni di scandali da Fiumicino al Quirinale.”,”BARRESE già redattore di Paes Sera. CAPRARA già segretario di Togliatti ha scritto per ‘Rinascita’. E’ autore del volume ‘I Gava’.”,”ITAP-162″
“BARRIA Jorge S.”,”El movimiento obrero en Chile. Sintesis historico-social.”,”edizione originaria per le edizioni Editorial de la Universidad Tecnica del Estado, 1971″,”MALx-012″
“BARROERO Guido”,”Ret Marut – B. Traven. Dalla rivoluzione tedesca al Messico in fiamme.”,”BARROERO Guido si occupa di storia. Ha ricostruito il secondo dopoguerra genovese e la formazione dei GAAP (“”gli antesignani di Lotta Comunista””) (4° copertina) STARA risiede a Genova, collabora con Umanità Nova e la rivista Collegamenti Wobbly.”,”ANAx-306″
“BARROERO Guido”,”I Figli dell’Officina. I Gruppi Anarchici d’Azione Proletaria (1949-1957).”,”Guido Barroero nato a Sampierdarena da famiglia operaia nel 1946 (deceduto alla fine del 2015), abbandona gli studi di matematica e diventa metalmeccanico fino al pensionamento (1998). Nel frattempo si è laureato in filosofia (1989). Dopo un’esperienza sindacale, anche come RSU, ha iniziato la militanza politica nella FGCI quand’era studente medio. Nel 1968 si avvicina al movimento anarchico partecipando all’esperienza neo-piattaformista dei primi anni ’70. Si interessa quindi alla storia dei Gaap ha cui dedica anni di ricerche. Fino al 2008 è direttore della rivista ‘Collegamenti Wobbly’ per una teoria critica libertaria. Ha studiato pure il movimento anarchico ligure e genovese. E’ riportato l’articolo firmato Lorenzo Parodi ‘Sotto la coltre della politica ufficiale premono le istanze della lotta di classe’ (L’impulso n: 8 15 agosto 1954) (pag 190-195)”,”MITC-134″
“BARROT Jean BORCZUK Albert RIVIALE Philippe”,”La legende de la gauche au pouvoir. Le front populaire.”,”La stessa Camera dei deputati del 1936 insieme al Senato nel 1940 vota in favore di PETAIN per 569 voti contro 80. Per l’ essenziale gli orientamenti economici e sociali del regime di Vichy, così come il personale dell’ amministrazione e del mondo degli affari, sono conservati dopo la Liberazione.”,”FRAP-049″
“BARROT Jean AUTHIER Denis; con scritti di H. LAUNFENBERG F. WOLFFHEIM H. GORTER H. ROLAND HOLST A. PANNEKOEK”,”La izquierda comunista en Alemania, 1918-1921. Con textos y documentos de: Laufenberg, Wolffheim, Gorter, Roland-Holst y Pannekoek.”,”Scritti di H. LAUNFENBERG F. WOLFFHEIM H. GORTER H. ROLAND HOLST A. PANNEKOEK “”Prima e seconda Repubblica dei consigli: aprile-maggio. E’ Landauer che propone, il 6-7 aprile la creazione di una “”Repubblica dei consigli””. Una parte del governo bavarese, gli illuminati USPD, incluso qualche SPD e gli anarchici decretano pomposamente questa repubblica sotto l’ influenza della Russia, dell’ Ungheria, tanto vicina, e soprattutto sotto l’ influenza della forza dei consigli bavaresi. I comunisti, diretti da Levine, formatosi in Russia, e Frölich unico membro della Centrale, esiliato in Baviera, non prendono parte al governo della nuova repubblica. Uno (Frölich e la sinistra) lavorano per portare la cosa più lontano di quello che desiderava l’ USPD. Ma sono criticati dalla tendenza di destra (senza dubbio Levine), che, con la giusta giustificazione che non si decreta una repubblica dei consigli, prevede la caduta del nuovo regime. Ma come avvenne nel mese di gennaio, a Berlino, essi parteciperanno alla sua difesa quando verrà attaccata””. (pag 127)”,”GERR-027″
“BARROT Jean”,”Violence et solidarité révolutionnaires – Les procès des communistes de Barcelone.”,”””Dans les moment de crise, la manque de tête devient un crime contre le parti, et ce crime réclame un châtiment public”” [Marx] [in Jean Barrot, ‘Violence et solidarité révolutionnaires – Les procès des communistes de Barcelone’, 1974] (citaz in apertura)”,”BORD-107″
“BARROT Jean a cura, articoli di Virgilio VERDARO, VERCESI e altri”,”””Bilan””. Contre-révolution en Espagne, 1936-1939.”,”Textes réunis et Présentés par Jean BARROT, notes, annexe: Union Communiste, petite bibliographie sur la guerre d’Espagne. Tre articoli firmati con lo pseudonimo di ‘Gatto mammone’ (al secolo Virgilio VERDARO e uno da Vercesi (Ottorino PERRONE) I tre articoli firmati con lo pseudonimo di ‘Gatto mammone’ pubblicati nel volume antologico “”Bilan””. Contre-révolution en Espagne, 1936-1939. a cura di Jean BARROT, ED. 10/18, 1979: ‘Quand manque un parti de classe. A propos des événements d’Espagne’ (N° 14, décembre 1934-janvier 1935); ‘Le ‘Front populaire’ triomphe en Espagne’ (N° 28, mars-avrile 1936); ‘La tragédie espagnole’ (N° 35, septembre-octobre 1936)”,”MSPG-250″
“BARROT Jean”,”«Bilan». Contre-révolution en Espagne 1936-1939.”,”Textes réunis et Présentés par Jean BARROT, notes, annexe: Union Communiste, petite bibliographie sur la guerre d’Espagne.”,”MSPG-053-FL”
“BARROT Jean”,”Contributo alla critica della ideologia ultrasinistra.”,”Concezione marxista del partito, leninista Limitazione storica dell’ultra-sinistra “”Il leninismo non faceva che esprimere l’impossibilità della rivoluzione alla sua epoca. Le idee di Marx sul partito erano messe da parte da lungo tempo, Engels stesso le aveva abbandonate alla fine della sua vita. E’ l’epoca delle grandi organizzazioni riformiste, poi dei partiti di stile bolscevico (che in pratica ricadono velocemente nel riformismo)”” (pag 36) “”La sinistra italiana (“”bordighismo””) offre un altro esempio di corrente interessante uscita dallo stesso periodo e che non è riuscita a ‘comprendere ed a superare le sue origini’. Essa accetta le idee di Lenin fino al fronte unico: verità al di qua del 1921, errore al di là”” (pag 37-38)”,”TEOC-749″
“BARROT Jean a cura, articoli di Virgilio VERDARO, VERCESI e altri”,”””Bilan””. Contre-révolution en Espagne, 1936-1939.”,”Textes réunis et Présentés par Jean BARROT, notes, annexe: Union Communiste, petite bibliographie sur la guerre d’Espagne.”,”MSPG-006-FV”
“BARROW R.H.”,”I romani.”,”La civiltà di Roma ha contribuito in modo determinante alla formazione di quelle nazioni che un tempo costituivano le province di un immenso impero e che, dopo le invasioni barbariche, assunsero i loro caratteri peculiari. Inoltre la tradizione romana, dalla storia alla letteratura, dal diritto all’architettura, ha improntato di sé tutta la cultura del Medioevo e dell’epoca moderna. Partendo da tali considerazioni l’autore di questo libro si propone di individuare i cardini di una struttura che si è dimostrata così vitale anche dopo il suo crollo politico. I rapporti fra Stato e individuo, fra libertà e controllo dall’alto, il conflitto fra uso e abuso del potere, il problema della civilizzazione dei popoli più arretrati, la condizione di duplice lealtà dei sudditi verso Roma e verso la propria cittadinanza sono alcuni degli argomenti trattati da Barrow in questa rapida ed efficace sintesi. Le direttrici di un’evoluzione che iniziò nel 753 a.C, e che nei suoi riflessi postumi non si è ancora esaurita, emergono dalla lettura di queste pagine con la costante di una perenne attualità. Il genio pratico dei romani “”””Veramente voi avete dato realtà al detto di Omero, che la terra è proprietà di tutti: avete misurato l’ intero mondo, avete gettato attraverso i fiumi ponti di ogni genere, avete scavato le montagne per fare strade piane al viandante, riempito spazi desolati di campi e reso più facile la vita col provvedere alle sue necessità nella legge e nell’ ordine. Ovunque sono palestre, fontane, porte e archi trionfali, templi, opifici, scuole, e si potrebbe dire cheil mondo, il quale era stato travagliato dal morto, ora è stato restituito alla salute… Le città sono radiose di splendore e di venustà, e l’ intero orbe è ordinato come un giardino.”” Elio Aristide, II secolo d.C.”” (pag 127)”,”STAx-164″
“BARRUE’ Jean”,”L’ anarchismo oggi. Saggio di un anarchico sulle idee libertarie e il movimento operaio.”,”””Occorre riconoscere che Marx non è stato affatto prodigo di spiegazioni sulla fase di transizione. Non si possono trovare nella sua opera che quattro passaggi molto affermativi e Lenin ne fa naturalmente testo (…) (1). Questi testi affermano la necessità di una dittatura – termine molto vago – esercitata dal proletariato – termine molto astratto! Lenin, invocando dopo Marx l’esempio della Comune di Parigi, precisa che si tratta di fare a pezzi la macchina burocratica e militare dello Stato, di reprimere la borghesia e di vincere la sua resistenza. “”La democrazia, da borghese diventa proletaria, lo Stato (forza speciale destinata a reprimere una classe determinata) si è trasformato in qualcosa che non è più propriamente uno Stato”” (Lenin). Lo strumento di repressione è la maggioranza della popolazione, non la minoranza: “”Ora, poiché è la maggioranza del popolo che opprime i suoi oppressori, non occorre più una forza speciale di repressione. E’ in questo senso che lo Stato comincia a deperire”” (Lenin)””. (pag 70-71) “” (…) Lenin cita Engels: “”Finché il proletariato avrà bisogno dello Stato, non sarà per la libertà ma per reprimere i suoi avversari; ed il giorno in cui si potrà parlare di libertà non ci sarà più lo Stato””.”” (pag 71-72) (1) Lenin riporta quattro citazioni attinte rispettivamente dal Manifesto del partito comunista, da La Lotta di classe in Francia, dalla lettera a Waldemeyer (Weydemyer) del 1852, dalla Critica al programma di Gotha (pag 70-71)”,”ANAx-271″
“BARRY Brian”,”Teorie della giustizia.”,”Brian BARRY (Londra 1936) insegna alla LSE. Tra le sue opere ‘La teoria liberale della giustizia’ (1994), dedicata all’ interpretazione della teoria di RAWLS.”,”TEOP-134″
“BARRY Tom WOOD Beth PREUSCH Deb”,”Dollars and Dictators. A Guide to Central America.”,”Nel termine America Centrale di solito non viene inserito il Messico. “”The main strength of U.S. foreign policy, said Salvadoran poet Roque Dalton, is its ability to use local governments and armies for the protection of its own interests. In the early 1960s, the coordination of the armies of Centra America was part of the strategy to prevent another Cuba in the hemisphere. Upon the urging of the United States, the Defense Ministers of Guatemala, Honduras, El Salvador, and Nicaragua signed an agreement in 1964 to establish CONDECA (Central American Council for Defense) as a joint defense organization for the region. The council’s goal was to create a coordinated attack on “”internal subversion”” and to “”centralize all information on subversives””””. (pag 68)”,”AMLx-091″
“BARRY Quintin”,”The Franco-Prussian War 1870-71. The Campaign of Sedan: Helmuth von Moltke and the Overthrow of the Second Empire. Vol. I.”,”Quintin Barry is married and lives in Sussex. He is a solicitor, specializing in employment law. He has been chairman of a local radio station and for the past ten years has served as chairman of an NHS Trust. Throughout his professional career he has maintained his lifelong interest in military and naval history. He has made a psecial study of the period from 1848 to 1871, with particular reference to the Wars of German Unification. List of Illustrations, List of Maps and Plans, Acknowledgements, Introduction, Appendix: I. German Forces August 1 1870, II. Imperial French Army August 1 1870, III. German Forces Gravelotte.St.Privat August 18 1870, IV. French Forces Gravelotte.St.Trivat August 18 1870, V. Terms of the Capitulation at Sedan, Bibliography, Index, This is copy number 743 of 750,”,”QMIx-041-FL”
“BARRY Quintin”,”The Franco-Prussian War 1870-71. After Sedan: Helmuth von Moltke and Defeat of the Government of National Defence. Vol. II.”,”Quintin Barry is married and lives in Sussex. He is a solicitor, specializing in employment law. He has been chairman of a local radio station and for the past ten years has served as chairman of an NHS Trust. Throughout his professional career he has maintained his lifelong interest in military and naval history. He has made a psecial study of the period from 1848 to 1871, with particular reference to the Wars of German Unification. List of Illustrations, List of Maps and Plans, Acknowledgements, Notes, Appendix: I. Order of Battle of the 13th French Corps (mid September 1870), II. Order of Battle of the 14th French Corps (August 31st 1870), III. Strength of the III Army and Army of the Meuse, IV. Order of Battle of the 15th French Corps (12th October 1870), V. Order of Battle of the XIV Army Corps (beginning of October 1870), VI. Order of Battle of the 4th Reserve Division (beginning of October 1870), VII. Order of Battle of the 16th French Corps (about the middle of November 1870), VIII Order of Battle of the Seconf Army (15th November 1870), IX. Order of Battle of the Detachment under the command of The Grand Duke of Mecklenburg-Schwerin (15th November 1870), X. Order of Battle of the 17th French Corps (end of November 1870), XI. Order of Battle of the 18th French Corps (early in December 1870), XII. Order of Battle of the 18th French Corps (end of November 1870), XIII. Order of Battle of the Third Army (30th November 1870), XIV. Order of Battle of the Army of the Meuse (30th November 1870), XV. Order of Battle of the 2nd Paris Army (8th November 1870), XVI. Order of Battle of the First Army (15th November 1870), XVII. Order of Battle of 21st French Corps, XVIII. Order of Battle of the French Army of the North (23rd December 1870), XIX. Order of Battle of the 25th French Corps (end of January 1871), XX. Order of Battle of the 19th French Corps (end of January 1871), XXI. Order of Battle of the French Eastern Army (commencement of January 1871), XXII. Staff of the Artillery and Engineer attack on Paris, XXIII. Order of Battle of the South Army, Bibliography, Index, This is copy number 654 of 750,”,”QMIx-042-FL”
“BARS Henry”,”La politique selon Jacques Maritain.”,”Il popolo ebraico. “”Il tema generale dei saggi consacrati da Maritain a questo popolo è, naturalmente, la denuncia dell’ antisemitismo””. (pag 151) La società mondiale. L’ organizzazione politica del mondo. “”Gli Stati moderni hanno definitamente smesso di essere delle società ‘perfette’, ovvero sufficienti a se stesse. Esse sono chiaramente incapaci di mantenere la pace. (…) Una istituzione come l’ ONU è sicuramente utile e necessaria nello stato presente del mondo, ma è assolutamente insufficiente perché proviene da Stati falsamente sovrani (…). D’altra parte la creazione di unioni federali come l’ unione europea risponde a una necessità storica. Abbiamo già visto che, dal 1939, Maritain l’ aveva progettata. Ma egli ricordava pure, verso la fine della guerra, che “”l’ idea di federazione non è un’ idea semplice””.”” (pag 159-160)”,”TEOP-315″
“BARSANTI Giulio a cura; scritti di J.B. LAMARCK E. Geoffroy SAINT-HILAIRE R. CHAMBERS Charles DARWIN A.R. WALLACE T.H. HUXLEY H. SPENCER”,”Teorie dell’evoluzione nell’Ottocento.”,”Scritti di J.B. LAMARCK E. Geoffroy SAINT-HILAIRE R. CHAMBERS Charles DARWIN A.R. WALLACE T.H. HUXLEY H. SPENCER”,”SCIx-321″
“BARSHAY Andrew E.”,”The Social Sciences in Modern Japan. The Marxian and Modernist Traditions.”,”BARSHAY Andrew E. è professore di storia all’Università California Berkeley. E’ autore di ‘State and Intellectual in Imperial Japan: The Public Man in Crisis’ (California, 1988). “”For Yamada, the “”key to the whole process”” of clarifying the basic structure – the antagonisms – and prospects of Japanese capitalism lies in explicating the initial formation of industrial capitalism, roughly in the period between Japan’s two successful wars, that is, between the mid-1890s and mid-1900s. In that formation is subsumed the process of primitive accumulation; the simultaneous, mutually determining moments for domestic industrial revolution and the turn toward imperialism; the initial emergence of finance capital (the second, “”genuine”” appearence comes around 1918), and the necessary impetus toward the general crisis of the late 1920s – the latter, of course, forming the enunciative moment of the ‘Analysis’ itself. In other words, the dissolution of industrial capitalism in Japan is immanent in its own structure, and is the condition for the – cataclysmic – general crisis that is now not only immanent, but imminent as well.”” (pag 82)”,”JAPx-073″
“BARSOTTI Iacopo”,”Appunti di algebra.”,”Questi appunti contengono le definizioni, gli enunciati e le dimostrazioni del corso diu Algebra che ho tenuto agli studenti del primo anno del corso di laurea in matematica dal 1961-62 in poi, e con le modificazioni via via suggerite dall’esperienza. Pisa, gennaio 1968.”,”SCIx-097-FL”
“BARSOV A.S., a cura di Corrado MANGIONE”,”Cos’è la programmazione lineare?”,”Corsi che illustri docenti tengono alla Università di Mosca o in altri Atenei.”,”SCIx-135-FL”
“BARSOV A.S.”,”Cos’è la programmazione lineare?”,”Corsi che illustri docenti tengono alla Università di Mosca o in altri Atenei.”,”SCIx-335-FRR”
“BART Philip BASSETT Theodore WEINSTONE William W. ZIPSER Arthur a cura; articoli di William WEINSTONE Philip BART Charles E. RUTHENBERG Ella REEVE BLOOR Robert MINOR William Z FOSTER Rose WORTIS Thomas MYERSCOUGH Pat TOOHEY Robert W. DUNN Elizabeth Gurley FLYNN Carl WINTER Jack DOUGLAS Hosea HUDSON James ALLEN William L. PATTERSON Frank SPECTOR James W. FORD William SIMONS Grace HUTCHINS Jim MALLORY B.K. GEBERT Richard O. BOYER Herbert MORAIS Mike QUIN William SCHNEIDEMANN John WILLIAMSON Lem HARRIS Cyril BRIGGS Cyril PHILLIP George ROBBINS George POWERS Wyndham MORTIMER George MORRIS James W. FORD Louis SASS Joseph NORTH Gil GREEN Harry GANNES Earl BROWDER Henry WINSTON Theodore BASSETT Gurley FLYNN Phillip BONOSKY Eugene DENNIS Benjamin DAVIS Paul ROBESON Simon W. GERSON Jacques DUCLOS Jack STACHEL Herbert APTHEKER Ferdinand C. SMITH Augusta STRONG Gilbert GREEN Abner GREEN Henry WINSTON Angela DAVIS Bettina APTHEKER Claude M. LIGHTFOOT William C. TAYLOR Alexader TRACHTENBERG Daniel MASON Jessica SMITH Hyman LUMER Betty GANNETT Gerge MEYERS Michael ZAGARELL Tony MONTEIRO Jay SCHAFFNER Karl G. YONEDA Joseph NORTH Art SHIELDS Jim WEST James E. JACKSON Charlene MITCHELL Daniel RUBIN Roscoe PROCTOR John PITTMAN Lorenzo TORRES Victor PERLO Alva BUXENBAUM Fern WISTON Grace MORA James STEELE Jarvis TYNER”,”Zur Geschichte der Kommunistischen Partei der USA. 60 Jahre Kampf. (Tit.orig.: Highlights of a Fighting History. 60 Years of the Communist Party.”,”Gus HALL è al momento (1979) segretario generale del Partito Comunista degli Stati Uniti. Articoli di William WEINSTONE Philip BART Charles E. RUTHENBERG Ella REEVE BLOOR Robert MINOR William Z FOSTER Rose WORTIS Thomas MYERSCOUGH Pat TOOHEY Robert W. DUNN Elizabeth Gurley FLYNN Carl WINTER Jack DOUGLAS Hosea HUDSON James ALLEN William L. PATTERSON Frank SPECTOR James W. FORD William SIMONS Grace HUTCHINS Jim MALLORY B.K. GEBERT Richard O. BOYER Herbert MORAIS Mike QUIN William SCHNEIDEMANN John WILLIAMSON Lem HARRIS Cyril BRIGGS Cyril PHILLIP George ROBBINS George POWERS Wyndham MORTIMER George MORRIS James W. FORD Louis SASS Joseph NORTH Gil GREEN Harry GANNES Earl BROWDER Henry WINSTON Theodore BASSETT Gurley FLYNN Phillip BONOSKY Eugene DENNIS Benjamin DAVIS Paul ROBESON Simon W. GERSON Jacques DUCLOS Jack STACHEL Herbert APTHEKER Ferdinand C. SMITH Augusta STRONG Gilbert GREEN Abner GREEN Henry WINSTON Angela DAVIS Bettina APTHEKER Claude M. LIGHTFOOT William C. TAYLOR Alexader TRACHTENBERG Daniel MASON Jessica SMITH Hyman LUMER Betty GANNETT Gerge MEYERS Michael ZAGARELL Tony MONTEIRO Jay SCHAFFNER Karl G. YONEDA Joseph NORTH Art SHIELDS Jim WEST James E. JACKSON Charlene MITCHELL Daniel RUBIN Roscoe PROCTOR John PITTMAN Lorenzo TORRES Victor PERLO Alva BUXENBAUM Fern WISTON Grace MORA James STEELE Jarvis TYNER. “”Unter den Bedingungen der Wirtschaftskrise erlitten die Farmer in der Zeit von 1929 bis 1933 drastische Verluste: Ihre Bruttoeinnahmen verringerten siche um mehr als 55 Prozent. Der Kampf auf dem Lande blieb nicht auf die Anteil pächter beschränkt.”” (pag 85) “”Nelle condizioni di crisi economica tra il 1929 e il 1933, i farmers soffrirono delle perdite radicali. Le loro entrate lorde si sono ridotte di oltre il 55%. La lotta sul terreno non è rimasta limitata agli affittuari””.”,”MUSx-179″
“BARTA (Albert, A. Mathieu)”,”La Lutte de classes. Organe de l’ Union communiste (IVe Internationale). Proletaires de tous les pays, unissez-vous! Reproduction des textes parus du n° 1 (15 octobre 1942) au n° 49 (11 juillet 1945).”,”Curato dai membri del Groupe d’ etudes trotskystes (GET) e supervisionato da Louise, questa riedizione de ‘Lutte de classes’ presenta integralmente i quarantanove primi numeri di questo giornale apparsi durante la guerra tra l’ ottobre 1942 e il luglio 1945. Gli originali sono molto difficili da reperire, i testi sono stati nuovamente dattilografati, rispettando per quel che si poteva la presentazione originale. L’ ordine cronologico della pubblicazione è rispettato. La Lutte de classes, organo del Groupe communiste, diventato Union communiste (trotskyste), apparso nel corso della seconda guerra mondiale si colloca sul terreno dell’ internazionalismo rivoluzionario. Rifiuta di identificare l’ occupazione della Francia ad una oppressione coloniale, rifiuta di assimilare il “”lavoratore soldato”” tedesco alla sua borghesia, denunciando senza concessioni le devastazioni del nazionalismo. Di fronte alle forme mostruose prese dalla dominazione borghese, BARTA e compagni iscrivono l’ avvenire dell’ umanità nell’ alternativa “”socialisme ou barbarie””.”,”TROS-089″
“BARTA (Albert, A. Mathieu)”,”La Lutte de classes. Organe de l’ Union communiste (IVe Internationale). Proletaires de tous les pays, unissez-vous! Selection de textes parus entre le 3 septembre 1945 et le 16 mai 1947.”,”Questo secondo volume presenta una selezione degli articoli di La Lutte de Classes, l’ organo dell’ Union Communiste (trotskyste), da settebre 1945 a maggio 1947 e la quasi integralità della prima serie di La Voix des Travailleurs (octobre 1945-avril 1946). L’ UC (di cui era fondatore e dirigente BARTA) ebbe un ruolo determinante nello sciopero Renault dell’ aprile-maggio 1947, che ha dato il segnale a tutta la lotta operaia. Gli articoli sulla Voix des Travailleurs rappresentano una testimonianza vivente e documentata sulla condizione operaia dell’ epoca: salari da fame, sotto-alimentazione, questione delle abitazioni, lavoro, vita quotidiana ecc.. Gli articoli sulla Lutte de Classes, si rivolgono all’avanguardia operaia. Si denunciano i primi atti di guerra coloniale in Algeria e Indocina. In Francia il PCF esercita una dittatura sulla classe operaia, la parola d’ordine è ‘ricostruzione’. “”Agire è comprendere”” ripeteva BARTA.”,”TROS-090″
“BARTA; a cura di Paolo CASCIOLA”,”Des internationalistes face à la deuxieme guerre mondiale. Textes du Groupe Communiste (IVeme Internationale) 1941-1944.”,”Pag 5: difesa dell’ URSS e viva l’ Armata Rossa! (1941)”,”TROS-100″
“BARTA (David KORNER)”,”Des révolutionnaires à l’ aube de la guerre froide. Textes de l’ Union communiste (IVeme Internationale), 1944-1946.”,”””Alcuni compagni hanno osservato che il rapporto di forze era a nostro sfavore, dato che la cellula staliniana GR (Gnôme e Rhône) ha 600 aderenti. Una tale modo di porre la questione non è giusto. 1. I compagni conoscono il modo di reclutamento di questo partito parlamentare. 2. Gli operai iscritti al PCF, se hanno sentimenti comunisti, sono lungi dall’ essere staliniani. (…) Se si volessero enumerare gli stalinisti di GR se ne troverebbe una trentina””. (pag 42-43)”,”TROS-132″
“BARTALINI Ezio, a cura di Tiziano ARRIGONI”,”Garibaldi socialista.”,”Internazionalismo democratico e socialista di Garibaldi e Flourens (1), il repubblicano rosso (pag 29-32) (1) autore di ‘Paris livré’, di Gustave Flourens, 1871″,”SOCx-271″
“BARTEL Horst SCHRÖDER Wolfgang SEEBER Gustav”,”Das Sozialistengesetz. Illustrierte Geschichte des Kampfes der Arbeiterklasse gegen das Ausnahmengesetz, 1878-1890.”,”Il quinto capitolo ‘Bilanz’ si occupa del programma del partito discusso al Congresso di Halle e Erfurt (1890 e 1891). Il sesto e ultimo capitolo ‘Tradition’ si occupa del movimento rivoluzionario del XX secolo LENIN, LIEBKNECHT, LUXEMBURG e il KPD.”,”MGEx-004″
“BARTEL Hors e altri; Lothar BERTHOLD (Segretario) Ernst DIEHL Friedrich EBERT Ernst ENGELBERG Dieter FRICKE Fritz GLOBIG Kurt HAGER Werner HORN Bernard KOENEN Wilhelm KOENEN Albert SCHREINER Hanna WOLF Walter ULBRICHT (Presidente); collaborazione di Horst BARTEL Günther BENSER Lothar BERTHOLD Ernst DIEHL Stefan DOERNBERG Rolf DLUBEK Gerhard ENGEL Wilhelm ERSIL Herwig FÖRDER Dieter FRICKE Heinrich GEMKOW Heinz HEITZER Werner HORN Günter HORTZSCHANSKY Annelies LASCHITZA Bruno LÖWEL Walter NIMTZ Walter SCHMIDT Wolfgang SCHUMANN Walter WIMMER”,”Geschichte der deutschen arbeiter bewegung. Institut für Marxismus-Leninismus beim Zentralkomitee der SED.”,”Collettivo di autori: Walter ULBRICHT (Presidente), Hors BARTEL, Lothar BERTHOLD (Segretario), Ernst DIEHL, Friedrich EBERT, Ernst ENGELBERG, Dieter FRICKE, Fritz GLOBIG, Kurt HAGER, Werner HORN, Bernard KOENEN, Wilhelm KOENEN, Albert SCHREINER, Hanna WOLF. Collaboratori: Horst BARTEL, Günther BENSER, Lothar BERTHOLD, Ernst DIEHL, Stefan DOERNBERG, Rolf DLUBEK, Gerhard ENGEL, Wilhelm ERSIL, Herwig FÖRDER, Dieter FRICKE, Heinrich GEMKOW, Heinz HEITZER, Werner HORN, Günter HORTZSCHANSKY, Annelies LASCHITZA, Bruno LÖWEL, Walter NIMTZ, Walter SCHMIDT, Wolfgang SCHUMANN, Walter WIMMER.”,”MGEx-035″
“BARTEL Horst SCHRÖDER Wolfgang SEEBER Gustav WOLTER Heinz”,”Der Sozialdemokrat, 1879-1890. Ein Beitrag zur Rolle des Zentralorgans im Kampf der revolutionären Arbeiterbewegung gegen das Sozialistengesetz.”,”Contiene il capitolo ‘Friedrich Engels’ Hilfe für den “”Sozialdemokrat”” bei der Verbreitung und Durchsetzung des Marxismus’ (pag 107-126) (Il contributo di Engels al Sozialdemokrat per la diffusione del maxismo) pag 113-114 “”In den beiden Aufsätzen “”Marx und die ‘Neue Rheinische Zeitung’ 1848-1849″” (10) und “”Zur Geschichte des Bundes der Kommunisten”” (11) wurden noch einmal in denkbar knapper und präziser Form die wichtigsten Grundsätze und Erfahrungen der Politik von Marx und Engels in der Revolutionszeit von 1848/1849 zusammengefaßt und die bedeutsamsten programmatischen Forderungen des Bundes der Kommunisten sowie taktischen Leitsätze aus dem Kommunistischen Manifest wiedergegeben. Engels’ Skizze “”Marx und die ‘Neue Rheinische Zeitung'”” war die konstruktive Antwort auf eine Anfrage Bernsteins anläßlich des ersten Todestages von Marx, “”wie wir das Andenken unseres großen Vorkämpfers am besten ehren können”” (12). Die historische Leistung und vorwärtsweisende Bedeutung der “”Neuen Rheinischen Zeitung”” umreißend, wies Engels ausdrücklich auf die Aktualität des taktischen Programms von 1848/1849 für den Kampf gegen das Sozialistengesetz hin. Unter wörtlicher Hervorhebung jener Stellen des Kommunistischen Manifests, die die grundsätzliche Stellung der Kommunistischen Partei und ihre Strategie un Taktik in Ringen gegen den vom Junkertum beherrschten Militärstaat sowie gegenüber der Bourgeoisie fixierten, konstatierte Friedrich Engels: “”Nie hat sich ein taktisches Programm so bewährt wie dieses. Aufgestellt am Vorabend einer Revolution, hielt es die Probe dieser Revolution aus; wo seit jener Zeit eine Arbeiterpartei von ihm abwich, strafte sich jede Abweichung; und heute, nach beinahe vierzig Jahren, bildet es die Richtschnur aller entschiedenen und selbstbewußten Arbeiterparteien Europas von Madrid bis Petersburg”” (13). Wenn Engels die konkrete Umsetzung der im Manifest formulierten Grundprinzipien in der Politik der “”Neuen Rheinischen Zeitung”” nachwies, so war das, weit über eine historische Rückschau und Würdigung hinausgehend, eine unmittelbare Anleitung zum Handeln. Auch in seinem Artikel “”Zur Geschichte des Bundes der Kommunisten”” unterstrich er an mehreren Stellen, daß die Forderungen und Prinzipien des Bundes in den achtziger Jahren des 19. Jahrhunderts keinesweges veraltet seien, sondern im Gegenteil erneute Aktualität gewonnen hätten (14). Dies bezog er vor allem auf die Theorie von der permanent Revolution”” (15). Besonderen Wert legte Engels weiterhin in beiden Aufsätzen auf die Rolle der Partei.”” (pag 113-114) [Horst Bartel Wolfgang Schröder Gustav Seeber Heinz Wolter, Der Sozialdemokrat, 1879-1890. Ein Beitrag zur Rolle des Zentralorgans im Kampf der revolutionären Arbeiterbewegung gegen das Sozialistengesetz, 1975] [(10) Siehe Der Sozialdemokrat, Nr 11, 13 März 1884; (11) Siehe Der Sozialdemokrat, Nr 46, 47 und 48, 12, 19, und 26 November 1885; (12) Eduard Bernstein an Friedrich Engels, 30. Januar / 2 Februar 1884, in: Eduard Bernstein Briefwechsel mit Friedrich Engels, S. 244; (13) Friedrich Engels: Marx und die “”Neue Rheinische Zeitung”” 1848 bis 1849. In: Karl Marx / Friedrich Engels: Werke, Bd. 21, Berlin 1973, S. 17; Siehe Friedrich Engels: Zur Geschichte des Bundes der Kommunisten (Einleitung zum neuen Abdruck von Marx’ “”Enthüllungen über den Kommunisten-Prozeß zu Köln”” (1885)). In: Karl Marx / Friedrich Engels: Werke, Bd. 8, Berlin, S. 577, 581, 592-593; (15) Siehe ebenda, S. 589-590]”,”MGEx-223″
“BARTEL Horst SCHRÖDER Wolfgang SEEBER Gustav”,”Das Sozialistengesetz. Illustrierte Geschichte des Kampfes der Arbeiterklasse gegen das Ausnahmengesetz, 1878-1890.”,”Il quinto capitolo ‘Bilanz’ si occupa del programma del partito discusso al Congresso di Halle e Erfurt (1890 e 1891). Il sesto e ultimo capitolo ‘Tradition’ si occupa del movimento rivoluzionario del XX secolo LENIN, LIEBKNECHT, LUXEMBURG e il KPD.”,”MGEx-003-FV”
“BARTEZZAGHI Stefano”,”L’orizzonte verticale. Invenzione e storia del cruciverba.”,”Stefano Bartezzaghi (1962), enigmista e saggista, collabora a ‘Repubblica’ ed è autore di ‘Lezioni di enigmistica’ (2001) e di ‘Incontri con la Sfinge’ (2004). ‘Per secoli e secoli l’invenzione del cruciverba è stata nell’aria. (…) L’accumulo delle condizioni necessarie sarebbe prima o poi precipitato: tuttavia la scelta del tempo e del luogo di questa invenzione non sarebbe toccata al Caso. Il 21 dicembre 1913 era una domenica. Il passanta newyorkese che avesse acquistato una copia del ‘New York World’, il giornale quotidiano che era stato rifondato e portato al successo da Joseph Pulitzer – si sarebbe trovato fra le mani un involto molto più voluminoso che negli altri giorni della settimana’”,”VARx-034-FSD”
“BARTH Hans”,”Verità e ideologia.”,”Hans Barth, nato nel 1904, è morto nel marzo del 1965. Laureatosi in giurisprudenza, ha in seguito condotto studi approfonditi nel campo della filosofia, del pensiero politico e della storia. Dal 1929 al 1946 ha fatto parte della redazione della “”Neue Zürcher Zeitung”” e dal 1946 al 1965 ha insegnato scienza politica e filosofia all’Università di Zurigo. Ha pubblicato numerosi contributi di carattere politico-filosofico ed è autore di varie opere, fra cui, oltre a ‘Verità e ideologia’ (1961) vanno ricordate “”Pestalozzis Philophie der Politik”” (1954) e “”Die idee der Ordnung”” (1958) Esemplare difettoso mancano le pagine 160-161 164-165 del capitolo III. ‘Ideologia e coscienza ideologica nella filosofia di Karl Marx’ La critica di Barth al comunismo. Marx Engels e la dialettica “”Come Hegel concepisce la dialettica non solo come metodo del pensare, ma come principio dell’essere, così anche Marx ed Engels partono «dal moto antagonistico, che si afferma dovunque nella natura» (229). Ogni essere vivo sviluppa accanto al principio dell’autoconservazione anche il principio della negazione. «La negazione», dice Engels, «è contenuta essenzialmente nella stessa vita» (230). Tutto ciò che è si trova nello stato del divenire, che include il «sì» ed il «no». La dialettica cioè, se si trasferisce alle forme della società e dello Stato, come fa Marx, è «critica rivoluzionaria» (231). Essa risolve le cose in processi (232), pone le forme divenute nel «flusso dell’evoluzione» e concepisce ciò che è e che ideologicamente pretende di essere valido per sempre (per esempio l’idea della giustizia come vero Stato e vera religione) sotto il duplice aspetto della sua necessaria nascita e del suo necessario tramonto. L’opinione, secondo la quale la dialettica è il principio dominante nella natura e nella storia, comporta che Marx possa pretendere di aver esposto nel ‘Capitale’ «le leggi naturali della produzione capitalistica» (233). Ciò che egli descrive comparando il suo metodo scientifico con quello di un fisico, sono le «tendenze che si affermano e che esercitano il loro effetto con ferrea necessità». Marx concepisce «lo sviluppo della formazione economica sociale come processo storico-naturale»”” (pag 206-207)] [(229) Engels, ‘Dialektik der Natur’, trad.it., cit, p. 77. La storia attraversa dunque tre fasi, qualificate dalla dialettica. Tesi: comunismo originario, Antitesi, (= negazione): proprietà privata, Sintesi, (= negazione della negazione): comunismo a livello più elevato. Vedasi, su questo , August Thalheimer, ‘Einführing in den dialektischen Materialismus’, cit., p. 125. Ma se il movimento dialettico è la legge fondamentale della natura e della storia, allora al comunismo dovrebbe seguire la sua stessa negazione. Ciò tuttavia non avviene, perché il sistema economico collettivo senza classi è concepito come uno stato definitivo. Ma la società senza classi resta comunque un’illusione, in seguito alla formazione di una nuova aristocrazia o casta dominante, sotto l’aspetto di un partito unico al governo, il solo ente provvisto dei mezzi di potere politico nello Stato. Cfr. anche nota 239 ed il testo relativo; (230) ‘Dialektik der Natur’, trad.it., cit, p. 77; (231) ‘Das Kapital’, trad.it., cit., p. 77; (232) Engels, ‘Feuerbach and der Ausgang der klassische deutschen Philosophie’, trad.it., cit., p. 1133; (233) ‘Das Kapital’, trad.it, cit., vol. I, p. 32]”,”FILx-350-FF”
“BARTHEL Günter BAUMANN Herbert BELLMANN Dieter BÖRNER Armin BRANDT Jürgen HAIKAL Fattah HOFFMANN Gerhard MÄHRDEL Ingrid NIMSCHOWSKI Helmut PREIßLER Holger RATHMANN Lothar RICHTER Ilse SERAUKY Eberhard, autori”,”Geschichte der Araber. Von den Anfängen bis zur Gegenwart. Band 5. Der Zusammenbruch des imperialistischen Koloialsystems und die Bildung souveräner arabischer Nationalstaaten.”,”Scritti di BARTHEL Günter BAUMANN Herbert BELLMANN Dieter BÖRNER Armin BRANDT Jürgen HAIKAL Fattah HOFFMANN Gerhard MÄHRDEL Ingrid NIMSCHOWSKI Helmut PREIßLER Holger RATHMANN Lothar RICHTER Ilse SERAUKY Eberhard.”,”VIOx-066″
“BARTHES Roland”,”Miti d’ oggi.”,”BARTHES Roland è uno dei maggiori critici francesi. E’ autore di ‘Grado zero della scrittura’ (LERICI). “”Tuttavia Poujade ha una concezione della razza a prima vista paradossale. Constatando che il francese medio è il prodotto di incroci multipli (noto ritornello: la Francia, crogiolo di razze), proprio questa varietà di origini Poujade contrappone superbamente alla setta ristretta di quelli che si sono sempre incrociati tra loro (s’intenda ovviamente gli ebrei). Designando Mendes-France esclama: “”Sei tu il razzista”” poi comemnta: “”Di noi due, è lui che può essere razzista, perché lui ha una razza””. Poujade pratica a fondo quello che si potrebbe chiamare razzismo dell’ “”incrocio””, senza rischi del resto, poiché questo “”incrocio”” tanto vantato, secondo lo stesso Poujade, non ha mescolato altro che dei Dupont, dei Durand e dei Poujade, cioè l’ identico con l’ identico. Evidentemente, l’ idea di una “”razza”” sintetica è preziosa, perché permette di giocare ora sul sincretismo ora slla razza. Nel primo caso Poujade dispone della vecchia idea, un tempo rivoluzionaria, di nazione (…). Nel secondo caso, egli ritrova agevolmente il fondamentale oggetto razzista, il Sangue (ed è soprattutto il sangue celtico, quello di Le Pen, solido bretone separato da un abisso razziale dagli esteti della Nouvelle Gauche, o il sangue gallico, che manca a Mendes).”” (pag 190) “”Prima di tutto, l’ effige del candidato stabilisce un legame personale tra questo e gli elettori; il candidato non da a giudicare solo un programma, propone un clima fisico, un insieme di scelte quotidiane espresse in una morfologia, un modo di vestire, una posa. La fotografia tende in tal modo a ristabilire il fondo paternalistico delle elezioni…Nella misura in cui la fotografia è ellissi del linguaggio e condensazione di tutta una “”ineffabilità”” sociale, essa costituisce un’arma anti-intellettuale, tende a schivare la “”politica”” (cioè un corpo di problemi e di soluzioni) a vantaggio di un “”modo di essere””, di uno statuto socio-morale. Si sa che tale contrapposizione è uno dei miti capitali del poujadismo (Poujade alla televisione: “”Guardatemi: sono uno come voi””). (…) la fotografia è specchio, dà a leggere elementi familiari, noti, propone all’ elettore la propria effige chiarificata, magnificata, superbamente portata allo stato di tipo. Tale maggiorazione del resto definisce molto esattamente la fotogenia: l’ elettore si trova espresso ed eroicizzato insieme, è invitato a eleggere se stesso, a caricare il mandato che sta per dare di un vero e proprio transfert fisico: egli delega la propria “”razza””.”””,”FRAS-026″
“BARTHES Roland”,”Elementi di semiologia. Linguistica e scienza delle significazioni.”,”Roland Barthes, nato nel 1915 (Cherbourg, 12 novembre 1915 – Parigi, 26 marzo 1980), ha vissuto e ha insegnato a Parigi. Delle sue opere Einaudi ha pubblicato ‘Saggi critici’, ‘Critica e verità’, ‘Sistema della moda’, ‘Miti d’oggi’ (1974), ‘Il piacere del testo’. Nel suo Cours de linguistique générale, Ferdinand de Saussure postulava l’esistenza di una scienza generale dei segni, o semiologia, di cui la linguistica sarebbe solo una parte. R. Barthes è un professore di sociologia dei segni alla Ecole Pratique des Hautes Etudes.”,”TEOS-307″
“BARTIER John, a cura e presentazione di Francis SARTORIUS”,”Fourier en Belgique.”,”Emigrazione come soluzione a questione sociale (pag 107) L’A, John BARTIER è morto nel 1980.”,”SOCU-130″
“BARTIER John, a cura di Francis SARTORIUS”,”Fourier en Belgique.”,”J.P. DEVROEY è professore e direttore delle biblioteche dell’ Università, coeditrice dell’ opera. “”Ma se le rivalità politiche non offrivano interesse per i fourieristi, non si poteva dire la stessa cosa per le questioni sociali. In effetti, se gli adpti dell’ Ecole sociétaire erano convinti che gli uomini non avrebbero conosciuto la felicità che dopo il trionfo delle loro idee, essi nondimeno ritenevano che si potesse nell’ immediato, lavorare in molti modi per alleggerire le loro sofferenze.”” (pag 101) “”Ma gli adepti dell”Ecole sociétaire’ potevano ottenere la collaborazione dei profani solo evitando di spaventarli. Così nei numerosi lavori che essi dedicarono alle questioni di attualità, parlarono il meno possibile dei principi che guidavano la loro azione.”” (pag 101) “”Niente di più caratteristico a questo riguardo è la più audace delle sue opere (di E. Ducpétiaux): ‘Le paupérisme en Belgique’. (…) Ducpétiaux constatava che tutti ammettevano che la carità non era sufficiente a risolvere il problema del proletariato, ma che le opinioni divergevano riguardo al tema della soluzione. Gli uni la trovavano nel libero scambio e gli altri nel protezionismo, certi spingevano per la colonizzazione interna ma anche l’emigrazione trovava dei sostenitori. Ducpétiaux si proponeva di liberare da queste tesi contraddittorie gli elementi di verità che esse racchiudevano. Pur riconoscendo la complessità del problema, affermava che: “”la miseria non esiste di per sé; essa il più sovente è la conseguenza di certi vizi sociali, di certi abusi che si perpetuano da secoli e che è urgente combattere alla fonte”””” (pag 102)”,”SOCU-133″
“BARTIER John, a cura di Arlette SMOLAR-MEYNART”,”Naissance du socialisme en Belgique. Les saint-simoniens.”,”BARTIER John è professore nell’ Università di Bruxelles, specialista di correnti politiche e intellettuali del XIX secolo. Ma anche sotirco del periodo borgognone. E’ morto nel 1980. E’ autore di una biografia di Carlo il Temerario e di vari studi sul XV secolo tra cui ‘Légistes et Gens de Finances’. ex MEO-084 “”Quételet et quelques autres reçurent des missionnaires saint-simoniens “”une empreinte dont tous, à des degrés divers, demeurènt marqués parfois jusqu’au bout de l’existente””. Utilisant des données analogues, Gustave Charlier se range du côté de ceux qui pensent “”qu’à la base même de la fameuse ‘Physique sociale’ de Quételet, il y a une idée saint-simonienne, tout autant qu’une conception fouriériste””. Pour Kuypers, Delhasse “”figurait sur la liste des premiers disciples bruxellois déjà initiés au saint-simonisme””. Quant a Fakkar, il va jusqu’à écrire: “”On peut compter parmi les premiers disciples de la doctrine en Belgique, deux grande révolutionnaires républicains: l’homme d’Etat Charles Rogier (…) De Potter”” et l’on pourrait sans difficulté multiplier les citations de ce genre.”” (pag 108) “”Quant à Louis De Potter, on peut voir en lui, comme M. Fakkar, “”le premier socialiste belge””, mais sans pour cela en faire à la suite de cet auteur, un saint-simonien. Les membres de l’Eglise saint-simonienne en Belgique ne l’ont jamais rivendiqué commeun des leurs, et lui-même ne se fit jamais passer pour tel””. (pag 108)”,”MHLx-031″
“BARTIER John, a cura di Guy CAMBIER”,”Libéralisme et Socialisme au XIX Siècle. Etudes rassemblées et publiées par Guy Cambier.”,”Contiene due aggi su Proudhon in relazione al Belgio: ‘Proudhon et ses amis belges’ (pag 25-63) ‘Proudhon et la Belgique’ (pag 117-176) Un saggio sull’epoca della Prima internazionale: ‘Etudiants et mouvmement révolutionnaire au temps de la Première Internationale’ (pag 177-206) Due saggi sul sansimonismo e uno sulla Comune di Parigi”,”MHLx-040″
“BARTOCCI Enzo COTESTA Vittorio a cura; saggi di Patrizia AUDENINO Carlos BARBE’ Enzo BARTOCCI Roberto BIORCIO Adriano BONCOMPAGNI Paolo BORRUSO Franco CASSANO Vittorio COTESTA Marcella DELLE DONNE Paolo DE NARDIS Luca DI SCIULLO Emilio FRANZINA Sergio MELLINA Umberto MELOTTI Mabel OLIVIERI Andrea PANACCIONE Franco PITTAU Nicola PORRO Giuseppe SCIDA’ Leonello TRONTI”,”L’ identità italiana: emigrazione, immigrazione, conflitti etnici.”,”Saggi di Patrizia AUDENINO Carlos BARBE’ Enzo BARTOCCI Roberto BIORCIO Adriano BONCOMPAGNI Paolo BORRUSO Franco CASSANO Vittorio COTESTA Marcella DELLE DONNE Paolo DE NARDIS Luca DI SCIULLO Emilio FRANZINA Sergio MELLINA Umberto MELOTTI Mabel OLIVIERI Andrea PANACCIONE Franco PITTAU Nicola PORRO Giuseppe SCIDA’ Leonello TRONTI”,”CONx-070″
“BARTOCCI Enzo”,”Sindacato e potere nella Russia Sovietica. Il sistema di relazioni industriali in URSS.”,”Questo libro documenta la collocazione reale del sindacato nella società sovietica, ricostruendo quelle che sono state storicamente le funzioni da esso effettivamente esercitate, il rapporto di rappresentanza che lo lega ai suoi iscritti, le relazioni intercorrenti con il vero, unico protagonista della vita politica e sociale russa: il PCUS. Enzo Bartocci (Roma, 1929) ha diretto dal 1961 al 1964 ‘Sindacato moderno’ rivista di studi sindacali della Fiom-Cgil. Nel 1967 diede vita, con Giacomo Brodolini, alla rivista ‘Economia e Lavoro’ che tuttora dirige. Docente di sociologia industriale prima all’Università di Torino presso la Facoltà di scienze politiche, successivamente all’Università di Roma, dove attualmente insegna presso il corso di laurea di sociologia della Facoltà di magistero. Ha curato il volume ‘Sindacato, classe, società’ ed è autore di ‘Alle origini della contrattazione articolata’.”,”RUSU-069-FL”
“BARTOCCINI Fiorella”,”Roma nell’ Ottocento. Il tramonto della “”città santa””. Nascita di una capitale.”,”””Nel settembre del 1851, sempre da Mazzini, arrivò nella città un monito di chiarimento in senso repubblicano, nel 1853 l’ invito ad organizzarsi in partito d’ azione: il monito e l’ invito furono formalmente accettati, ma sostanzialmente elusi, con l’ eccezione di pochissimi fedeli, nel clima politico locale che abbiamo già rievocato. La situazione precipitò ulteriormente, nel 1853, con il fallimento della rivolta di Milano: dal gruppo dirigente del partito liberale e nazionale romano furono defenestrati i mazziniani, e non tanto per il profilarsi di un interesse per i nuovi orizzonti politici che la scena italiana e internazionale sembrava permettere, quanto per una più aperta ripulsa di quelle iniziative insurrezionali che Mazzini continuava a proporre e riproporre. Egli ricevette un invito ad aderire a un programma che lasciasse “”la scelta dei mezzi agli avvenimenti, quella delle forme di governo alla libera volontà della Nazione””, ma lo respinse nettamente “”come un atto di ateismo politico, un passo retrogrado””: “”prostituiscano Roma se vogliono””. E tentò quindi un’ azione politica disperata: nel novembre del 1853 un gruppetto di esuli pontifici, partito da Genova senza un suo ordine diretto ma certo per sua ispirazione, sbarcò sulla costa laziale e si avviò verso Roma con la certezza di trovarla pronta alla insurrezione: quasi nessuno si mosse in loro appoggio e il governo papale approfittò della occasione per imprigionare, per condannare, per eliminare dalla città tutti gli avversari, repubblicani e moderati, decine di e decine di persone, incarcerate, esiliate, ammonite.”” (pag 381) “”Con la richiesta della libertà di stampa si poneva, nel 1846, il problema della censura (la debolezza del nuovo papa faceva intanto fiorire una miriade di iniziative giornalistiche più o meno clandestine), cui il regime non voleva – non poteva – rinunciare: l’ editto del 15 marzo 1846 la limitava, permettendo che si trattassero con alcune cautele, oltre ai soliti argomenti di scienze, lettere ed arti, anche “”la storia contemporanea e le materie appartenenti alla pubblica amministrazione””, e tutto ciò che contribuiva a promuovere l’ agricoltura, l’ industria, il commercio, la navigazione, le imprese di opere pubbliche””. (pag 353)”,”ITAB-178″
“BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario direttori; collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del quarantaduesimo volume: Giovanni ASSERETO Riccardo FAUCCI Sandro SETTA Francesco SURDICH André VAUCHEZ e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 42. Dugoni – Enza.”,”Tra i collaboratori del XLII volume: Giovanni ASSERETO Riccardo FAUCCI Sandro SETTA Francesco SURDICH André VAUCHEZ e altri”,”REFx-R-042″
“BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario direttori; collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del quarantatreesimo volume: Giovanni ASSERETO Riccardo GUALDO Alessandro PORRO Bruno SIGNORELLI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 43. Enzo-Fabrizi.”,”Tra i collaboratori del XLIII volume: Giovanni ASSERETO Riccardo GUALDO Alessandro PORRO Bruno SIGNORELLI e altri”,”REFx-R-043″
“BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario direttori; collaboratori-autori e redattori: Hélène ANGIOLINI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del quarantaquattresimo volume: Franco AMATORI Giovanni ASSERETO Luisa BERTONI Alessandro BROGI Mario CRESPI Mauro DI-LISA Nicola LABANCA Luciano SEGRETO Giuseppe SIRCANA”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 44. Fabron – Farina.”,”Collaboratori del quarantaquattresimo volume: Franco AMATORI Giovanni ASSERETO Luisa BERTONI Alessandro BROGI Mario CRESPI Mauro DI-LISA Nicola LABANCA Luciano SEGRETO Giuseppe SIRCANA”,”REFx-R-044″
“BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario direttori; collaboratori-autori e redattori: Hélène ANGIOLINI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Carlo Alberto BUCCI Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Alessandra CIMMINO Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del quarantacinquesimo volume: Giovanni ASSERETO Elisabetta BIANCHI TONIZZI Giuseppe SIRCANA Albertina VITTORIA Andrea ZORZI”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 45. Farinacci – Fedrigo.”,”Collaboratori del quarantacinquesimo volume: Giovanni ASSERETO Elisabetta BIANCHI TONIZZI Giuseppe SIRCANA Albertina VITTORIA Andrea ZORZI”,”REFx-R-045″
“BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario direttori; redattore capo Giuseppe PIGNATELLI; collaboratori-autori e redattori: Hélène ANGIOLINI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Alessandra CIMMINO Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Carlo Alberto BUCCI Agnese CONCINA SEBASTIANI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del quarantaseiesimo volume: Giovanni ASSERETO Carlo Alberto BUCCI Vittorio CAPRARA Franco DELLA PERUTA Eugenio DI-RIENZO Riccardo FAUCCI Paolo FERRARI Adriano ROCCUCCI Matteo SANFILIPPO Alfonso SCIROCCO Luciano SEGRETO Francesco SURDICH Francesco M. BISCIONE Giuseppe SIRCANA”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 46. Feducci – Ferrero.”,”Collaboratori del quarantaseiesimo volume: Giovanni ASSERETO Carlo Alberto BUCCI Vittorio CAPRARA Franco DELLA PERUTA Eugenio DI-RIENZO Riccardo FAUCCI Paolo FERRARI Adriano ROCCUCCI Matteo SANFILIPPO Alfonso SCIROCCO Luciano SEGRETO Francesco SURDICH Francesco M. BISCIONE Giuseppe SIRCANA”,”REFx-R-046″
“BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario direttori; redattore capo Giuseppe PIGNATELLI; collaboratori-autori e redattori: Hélène ANGIOLINI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Michele DI-SIVIO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Alessandra CIMMINO Piero CRAVERI Giuseppe MONSAGRATI Giuseppe PIGNATELLI Carlo Alberto BUCCI Agnese CONCINA SEBASTIANI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Arcangelo ROSSI; collaboratori del quarantasettesimo volume: Elisabetta BIANCHI TONIZZI Pietro CORSI Giuseppe SIRCANA Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 47. Ferrero – Filonardi.”,”Collaboratori del quarantasettesimo volume: Elisabetta BIANCHI TONIZZI Pietro CORSI Giuseppe SIRCANA Francesco SURDICH e altri Biografia di Enrico Ferri”,”REFx-R-047″
“BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario direttori; redattore capo Giuseppe PIGNATELLI; collaboratori-autori e redattori: Hélène ANGIOLINI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Michele DI-SIVIO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Alessandra CIMMINO Piero CRAVERI Giuseppe MONSAGRATI Giuseppe PIGNATELLI Carlo Alberto BUCCI Laura INDRIO Livia MAGGIONI Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Arcangelo ROSSI; collaboratori del quarantottesimo volume: Gerardo BIANCO Vittorio CAPRARA Paolo COMANDUCCI Giorgio ISRAEL Gina LAGORIO Andrea ROMANO Giuseppe SIRCANA Francesco SURDICH”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 48. Filoni – Forghieri.”,”Collaboratori del quarantottesimo volume: Gerardo BIANCO Vittorio CAPRARA Paolo COMANDUCCI Giorgio ISRAEL Gina LAGORIO Andrea ROMANO Giuseppe SIRCANA Francesco SURDICH”,”REFx-R-048″
“BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario direttori; redattore capo Giuseppe PIGNATELLI; collaboratori-autori e redattori: Hélène ANGIOLINI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Michele DI-SIVIO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Alessandra CIMMINO Piero CRAVERI Giuseppe MONSAGRATI Giuseppe PIGNATELLI Carlo Alberto BUCCI Laura INDRIO Livia MAGGIONI Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Arcangelo ROSSI; collaboratori del quarantanovesimo volume: Mauro CANALI Roberto CANNATA’ Valerio CASTRONOVO Giuseppe SIRCANA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 49. Forino – Francesco da Serino.”,”Collaboratori del quarantanovesimo volume: Mauro CANALI Roberto CANNATA’ Valerio CASTRONOVO Giuseppe SIRCANA e altri”,”REFx-R-049″
“BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario direttori; redattore capo Giuseppe PIGNATELLI; collaboratori-autori e redattori: Hélène ANGIOLINI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Michele DI-SIVIO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Alessandra CIMMINO Piero CRAVERI Giuseppe MONSAGRATI Giuseppe PIGNATELLI Carlo Alberto BUCCI Livia MAGGIONI Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Arcangelo ROSSI; collaboratori del cinquantesimo volume: Giovanni ASSERETO Gerardo BIANCO Francesco M. BISCIONE Domenico DA-EMPOLI Nicola LABANCA Giuseppe SIRCANA Francesco SURDICH”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 50. Francesco I Sforza – Gabbi.”,”Collaboratori del cinquantesimo volume: Giovanni ASSERETO Gerardo BIANCO Francesco M. BISCIONE Domenico DA-EMPOLI Nicola LABANCA Giuseppe SIRCANA Francesco SURDICH”,”REFx-R-050″
“BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario direttori; redattore capo Giuseppe PIGNATELLI; collaboratori-autori e redattori: Hélène ANGIOLINI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Michele DI-SIVIO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Alessandra CIMMINO Piero CRAVERI Giuseppe MONSAGRATI Giuseppe PIGNATELLI Carlo Alberto BUCCI Livia MAGGIONI Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Arcangelo ROSSI; collaboratori del cinquantunesimo volume: Giovanni ASSERETO Marino BERENGO Piero CRAVERI Nunzio DELL’ERBA Eugenio DI-RIENZO Giuseppe SIRCANA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 51. Gabbiani – Gamba.”,”Collaboratori del cinquantunesimo volume: Giovanni ASSERETO Marino BERENGO Piero CRAVERI Nunzio DELL’ERBA Eugenio DI-RIENZO Giuseppe SIRCANA e altri”,”REFx-R-051″
“BARTOLI Henri”,”La doctrine economique et sociale de Karl Marx.”,”Nato nel 1918 a Lione, fece i suoi studi alla facoltà di diritto di quella città. Nel 1943 BARTOLI sostenne la tesi di dottorato sull’ ‘autofinanziamento della nazione’, tesi censurata. Lo stesso anno entrò nella Fondazione Thiers. Nell’agosto 1944 diventò membro del Gabinetto di M. COURTIN, segretario generale all’Economia nazionale. Poi entrò nell’ Institut de Science economique appliquée diretto da Francois PERROUX. Nel 1945 ricevette l’agregation e insegnò alla Facoltà di diritto di Grenoble.”,”MADS-208″
“BARTOLI Gloria”,”L’economia politica anglosassone nell’età marshalliana.”,”Gloria Bartoli è nata a Roma nel 1950. E’ ricercatore di politica economica presso l’Università della Calabria e ha svolto attività di consulenza presso numerosi enti privati e pubblici. Ha al suo attivo varie pubblicazioni. (1983) L’antologia entra nel merito di questo controverso punto (l’equilibrio fra domanda e offerta nelal determinazione del valore delle merci) della storia del pensiero economico ponendo a confronto la teoria del valore di Marshall con quella di Edgeworth e degli altri padri del marginalismo”,”ECOT-302″
“BARTOLI Domenico”,”La fine della monarchia.”,”Domenico Bartoli è nato a Torino nel 1912. Dopo essersi laureato in giurisprudenza, si è dedicato al giornalismo. Pubblicista politico brillante, ha collaborato a quotidiani e periodi. E’ stato uno dei fondatori di ‘Risorgimento liberale’.”,”BIOx-326″
“BARTOLINI Stefano”,”The Political Mobilization of the European Left, 1860-1980. The Class Cleavage.”,”BARTOLINI è professore di istituzioni politiche comparate presso l’ European University Institute a Firenze.”,”MEOx-042″
“BARTOLINI Alfonso MAZZON Giulio MERCURI Lamberto a cura”,”Resistenza. Panorama bibliografico.”,”””Evidentemente la bibliografia è seria, razionale ed utile se il bibliografo è all’ altezza del compito, se cioè è padrone della materia””. (pag 10) “”A questo punto si è usciti dal campo della semplice elencazione alfabetica delle fonti: arriviamo cioè alla bibliografia selezionata e ragionata, che è la meta superiore da raggiungere. Ben difficile meta. Ricordo l’ esempio caratteristico della prima guerra mondiale, che presentava anch’ essa difficoltà analoghe. Vi fu un saggio abbastanza ben riuscito, ma ancor provvisorio che non fu ripreso. E forse per le difficoltà veramente grandi dello scegliere e del graduare si arrivò soltanto all’ esauriente e completo catalogo redatto dal benemerito Ufficio Storico dello Stato Maggiore. Ricordo anche come modelli di opere del genere le guide bibliografiche che il compianto editore Formiggini aveva affidato a maestri di grande competenza nel campo rispettivo. Si potrà fare qualcosa del genere per la Resistenza.”” (pag 11)”,”ITAR-092″
“BARTOLOMMEI Sergio a cura”,”Illuminismo e utopia. Temi e progetti utopici nella cultura francese (1676-1788).”,”Profetismo e rivolta nell’utopia “”plebea”” di Jean Meslier”” (pag 67-) “”Risalendo a Montaigne, Meslier ripercorre una illustre tradizione di pensiero scettica e libertino-erudita e svolge impietosamente la denuncia della religione come invenzione umana, pregiudizio e impostura (201). Corredando il ‘Testament’ di ampie citazioni dalle opere di Gabriel Naudé e Giovanni Paolo Marana, Meslier sottolinea l’originale politica delle credenze, siano esse pagane o cristiane. Assimilate tali credenze all’idolatria, l’autore riprende il tema – caro all’averroismo padovano – del carattere illusorio dei miracoli, dei quali svela un identico fondo antropomorfico. Con lineare consequenzialità Meslier rigetta non soltanto le «ingenuità» della fede, ma anche l’idea stessa di un Essere fantasmatico-trascendente. Le otto prove del ‘Testament’ costituiscono una serrata requisitoria contro «l’inconsistenza e falsità delle religioni» come ‘istrumentum regni’, messa a disposizione – questo è il punto – non più dagli intelletti raffinati, ma dalla umile ‘paysannerie’. Il valore maieutico della solitaria riflessione di Meslier doveva infatti esser verificato e reso operativo – almeno nell’intenzione dell’autore – fuori dai circoli eterodossi e anticlericali (ma elitari) della capitale. Da questo punto di vista l’opera di Meslier assume il significato di uno scavalcamento «a sinistra» delle implicazioni politico-lealiste che spesso accompagnano i pur audaci fermenti filosofico-intellettuali fatti agitare dagli ‘esprits forts’. L’incredulità di Meslier in materia religiosa è invece strettamente connessa col suo incitamento al rifiuto d’ogni autorità politica. La critica alla «sovranità del cielo» si converte davvero nel curato delle Ardenne, in critica alla «sovranità della terra». La dissoluzione del concetto di Dio procede di conserva, nel pensiero di Meslier, con la elaborazione di un punto di vista materialistico. La discussione con il cartesianesimo è il momento-chiave di questa elaborazione. Se il nome di Descartes non compare mai nel ‘Testament’, la sua presenza non è meno centrale trovandosi, per così dire, filtrata negli scritti dei due autori che Meslier si incarica di utilizzare-confutare: Malebranche e Fénelon”” (pag 68-69)”,”SOCU-213″
“BARTON Paul”,”Conventions collectives et réalités ouvrières en Europe de l’ Est.”,”Il codice del lavoro del 1922. “”All’ indomani della rivoluzione bolscevica d’ ottobre 1917, la fissazione dei salari per via di negoziati collettivi conobbe uno sviluppo considerevole. (…) Le organizzazioni sindacali presero presto l’ abitudine di fare appello al potere dello Stato per costringere degli imprenditori recalcitranti ad accettare le loro proposte. D’altra parte, si conferì al ministero del Lavoro il diritto di estendere all’ insieme delle imprese dello stesso genere i tassi di salario determinati da un accordo tra il sindacato e solamente una parte dei padroni interessati (…)””. (pag 49)”,”RUSU-178″
“BARTON Mary S.”,”Counterterrorism Between the Wars. An International History, 1919-1937.”,”Mary S. Barton, storica e analista di Washington. Ha ricevuto il Ph.D. dall’Università della Virginia nel 2016.”,”QMIP-015-FSL”
“BARUCCI Piero MAGLIULO Antonio”,”L’ insegnamento economico e sociale della Chiesa (1891-1991). I grandi documenti sociali della Chiesa cattolica.”,”Piero BARUCCI (1933) è professore universitario di economia ed ex-ministro del tesoro. MAGLIULO (1962) è ricercatore di storia del pensiero economico (Firenze).”,”RELC-108″
“BARUCCI Piero”,”Unicredit, una storia dell’economia italiana. Dalla Banca di Genova al Credito Italiano, 1870-1945.”,”Seconda guerra mondiale. 1943. I tedeschi e la richiesta di denaro alla banca. “”Dopo l’8 settembre (1943) il Credito dovrette affrontare una serie di avvenimenti particolarmente sfidanti, che sono in parte siamo in grado di ricostruire. Il fatto più drammatico fu probabilmente costituito dalla richiesta dell’esercito germanico in Italia di un’apertura di credito di ben 160 milioni di lire da parte del ministero delle Finanze, allora retto dal senatore Bartolini, a favore delle truppe. La richiesta giunse inattesa per il minostro e per Azzolini, che ne discussero in una serie di riunioni convulse che, secondo il non conosciuto verbalizzante, cominciarono l’11 settembre alle ore 11.35 (dopo la visita dei tedeschi al ministro delle Finanze), proseguirono poi in fine mattinata dello stesso giorno con una visita delle truppe tedesche alla succursale della Banca d’Italia, e si conclusero il giorno successivo alle ore 12.30 con un incontro fra i due. Fu una di quelle occasioni che il ministro delle Finanze individuò nel Credit la banca ideonea a svolgere l’operazione, data «l’abitudine delle somministrazioni» che essa aveva. I tedeschi avevano bisogno di fondi per pagare le truppe. Se la loro richiesta non fosse stata accolta, non avrebbero «esitato a mettere in circolazione i marchi di occupazione, il che disturberebbe molto la valuta». Dissero di venire da parte del comando generale e di avere urgenza di quei fondi. Il tentativo di Azzolini di far intervnire qualcuno della Reichsbank per garantire la banca italiana che concedeva il credito non ebbe successo. I tedeschi chiarirono che avevano bisogno di «un prestito nella mattina del giorno dopo». Non dissero di quanto avrebbero avuto bisogno. Il governatore commentò: «Data la situazione attuale con la città nelle loro mani non si ritiene che si possa fare altro che accogliere la richiesta». Disse di aver cercato di prendere contatto col ministro per gli Scambi e Valute, «ma non c’è nessuno», e che avrebbe voluto mettersi in contatto con Calvi di Bergolo, il quale avrebbe dovuto avere il controllo della città, «ma non sapeva dove trovarlo». La mattina del 12 settembre i due trovarono la forma con cui concedere il prestito: «lo Stato che ha la vigilanza sull’Istituto di emissione autorizza a fare un prestito al Credito Italiano» (…). Così avvenne. Il 14 settembre 1943 il tenente colonnello Neumeyer inviò al ministro delle Finanze a Roma una lettera (…) nella quale precisava che il credito da aprire avrebbe dovuto essere di 160 milioni e che sarebbe stato «pareggiato secondo le norme da stabilire». Non abbiamo trovato traccia di questo «ordine di esecuzione» nell’Archivio del Credit, il quale fu rassicurato sul fatto che si trattava di un’operazione «garantita dallo Stato e che la garanzia diviene operativa per l’importo totale all’atto della esecuzione dell’operazione medesima» (lettera del capo dell’Ispettorato per la difesa del risparmio e per l’esercizio del credito del 18 settembre 1943 (…)). Sembra capire che, nel migliore dei casi, ebbe qualche avvertimento orale. In quel momento a Roma tutti percepivano di essere stati lasciati soli, di fronte alle richieste di truppe di occupazione cui venivano trasmessi solo ordini da eseguire. Il quadro appena delineato getta qualche tenue luce sullo stato di confusione e di disordine amministrativo, già ben noto, in cui si trovava Roma in quei giorni, durante i quali il Credit stava pensando di darsi una direzione romana in grado di tutelare meglio i proprio interessi”” (pag 365-367) [Piero Barucci, ‘Unicredit, una storia dell’economia italiana. Dalla Banca di Genova al Credito Italiano, 1870-1945’, Editori Laterza, Roma Bari, 2021] Wikip: In seguito all’approvazione dell’ordine del giorno Grandi da parte del Gran Consiglio del Fascismo, Vittorio Emanuele III rimosse Benito Mussolini dalla carica di Capo del governo primo ministro segretario di Stato e lo fece porre agli arresti. Il sovrano nominò capo del Governo il generale Pietro Badoglio, il quale procedette a eliminare molte riforme effettuate dal fascismo all’ordinamento statutario dello Stato liberale. Il 2 agosto 1943 il Partito Nazionale Fascista, il Gran Consiglio del Fascismo, la Camera dei Fasci e delle Corporazioni e le organizzazioni legate al partito furono sciolte tramite regi decreti-legge e la denominazione “”fascista”” venne rimossa dai nomi degli enti pubblici. Venne ricostituita la Camera dei Deputati, per la quale vennero disposte nuove elezioni entro quattro mesi, mentre il Senato del Regno rimase in carica senza variazioni; gli eventi successivi resero tuttavia impossibile la ripresa dei lavori parlamentari. L’8 settembre 1943, in seguito alla firma dell’armistizio di Cassibile, le forze armate tedesche invasero l’Italia (Operazione Achse), sopraffacendo rapidamente gran parte delle forze armate del Regno. La sera stessa Roma fu attaccata dalle forze della Wehrmacht e, il giorno seguente, il Re, Badoglio, la famiglia reale e lo Stato maggiore dell’esercito lasciarono la capitale; prive di guida, le forze militari a difesa di Roma capitolarono il 10 settembre, dopo tre giorni di feroci combattimenti. I principali membri del governo non avevano lasciato la capitale al seguito di Vittorio Emanuele III, in quanto neanche avvisati.[3] Furono abbandonati alla ventura: Raffaele Guariglia, ministro degli esteri, Umberto Ricci, ministro dell’interno, Leonardo Severi, ministro dell’educazione nazionale, Giovanni Acanfora, ministro per gli scambi e le valute, e Domenico Bartolini, ministro delle finanze. A parte Guariglia, che si rifugiò nell’ambasciata di Spagna, gli altri ministri trovarono ospitalità presso il Palazzo del Laterano della Santa Sede. Il Re e il Presidente del Consiglio si insediarono a Brindisi. Il governo provvisorio, sotto la tutela dell’Amministrazione militare anglo-americana, ebbe il controllo delle province di Bari, Brindisi, Lecce e Taranto. Badoglio diede incarico al ministro dell’interno Umberto Ricci di coordinare l’attività dei ministri rimasti in Laterano. Ricci convocò una riunione del consiglio dei ministri presenti, che si concluse con l’autoscioglimento dell’organismo[4]. Il rimpasto ed eventi successivi[modifica wikitesto] Da Brindisi, in novembre, il Re nominò alcuni Sottosegretari facenti funzione di Ministri, in sostituzione di quelli rimasti nella Capitale. Il 13 ottobre 1943 il Regno del Sud, come Regno d’Italia, dichiarò guerra alla Germania, rientrando nel conflitto al fianco delle forze alleate in qualità di Paese cobelligerante. Nel gennaio 1944 il governo abrogò tramite regio decreto-legge le leggi razziali fasciste e ripristinò i diritti civili e politici dei cittadini italiani di fede ebraica. Fu contestualmente soppresso il Tribunale della razza (di fatto non più operativo).[5] Nel febbraio 1944 il governo si stabilì a Salerno e ricevette dagli alleati il controllo di tutta l’Italia meridionale. Il presidente del Consiglio Badoglio, con un rimpasto, procedette alla sostituzione dei ministri assenti. Il governo diede le dimissioni il 17 aprile 1944[6], e fu seguito dal secondo governo Badoglio.”,”ECOG-127″
“BARUCCI Piero”,”Adam Smith e la nascita della scienza economica.”,”Piero Barucci è nato a Firenze nel 1933. Docente di Economia politica e Storia delle dottrine economiche presso l’Università di Firenze è stato Ministro del Tesoro e della Funzione pubblica del Governo Amato e Ministro del Tesoro nel Governo Ciampi; attualmente è Presidente della Aloisio Foglia Ventura SIM e Consigliere di Amministrazione dell’IRI.”,”ECOT-272-FL”
“BARZANTI Roberto”,”Nitti e la “”grande guerra””.”,”BARZANTI Roberto “”Le pagine di maggior interesse di questa ricerca di Monticone [‘Nitti e la grande guerra, 1914-1918′, Giuffré, Milano, 1961, ndr] sono certo quelle centrali, sui rapporti tra Nitti e le industrie di guerra, in particolare tra Nitti e i Perrone, i dirigenti dell’Ansaldo: è una ricercha che dipiace non sia continuata fino a coprire anche gli anni del dopoguerra, perché le vicende del ministero Nitti, soprattutto negli ultimi mesi di vita, sono legate a filo doppio all’azione dei grandi gruppi industriali e finanziari, che proprio durante la guerra avevano assunto un ruolo decisivo. Nei vari settori dell’industria di guerra grandeggiavano – si sa – il gruppo ILVA, legato alla Banca Commerciale e il gruppo Ansaldo, vigorosamente appoggiato dalla Banca Italiana di Sconto. Nitti fu legato con i Perrone da profondi vincoli d’amicizia e fu in contatto epistolare con essi per tutto il periodo in cui resse il ministero del Tesoro. E’ facile comprendere – e Monticone lo mette bene in luce – come uno dei punti fondamentali del programma di Nitti, e cioè l’italianizzazione del capitale bancario fosse entusiasticamente condiviso dai Perrone. Essi infatti erano, come si è visto, strettamente uniti alla Banca di Sconto in netto contrasto con la Commerciale, su cui gravava il sospetto di filogermanesimo e a cui i commendatori dell’Ansaldo facevano risalire ogni boicottaggio, vero o presunto, a danno della loro attività industriale. Il programma di “”nazionalizzazione”” delle banche è motivato da Nitti con argomentazioni tecniche e di concordia economica nazionale, ma nei fatti si tramutò in validissimo appoggio per lo strapotere che certi gruppi economici (i Perrone in primo luogo) avrebbero progressivamente assunto nella situazione del paese e per le forze più sfrenate dell’interventismo nazionalista: questo è il succo della tesi dell’autore del saggio”” (pag 507) L’autore. Roberto Barzanti (Monterotondo Marittimo, 24 gennaio 1939) è un politico italiano. È stato vicepresidente del Parlamento europeo dal 14 gennaio 1992 al 18 luglio 1994. Iscritto prima al Partito Socialista Italiano, dirigente della Federazione Giovanile Socialista, quindi al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria fin dalla sua fondazione nel 1964, dal 1974 è esponente del Partito Comunista Italiano, del PDS, dei DS e infine del Partito Democratico. È stato sindaco di Siena dal 1969 al 1974, quindi assessore nella giunta della Regione Toscana dal 1975 al 1979 con l’incarico degli affari generali. Quindi è stato vicesindaco del comune di Siena fino al 1984. È stato eletto al Parlamento europeo alle elezioni europee del 1984, e poi riconfermato nel 1989 e nel 1994, per le liste del PCI e del PDS. È stato presidente della delegazione per le relazioni con il Giappone e della commissione per la gioventù, la cultura, l’istruzione, i mezzi di comunicazione e lo sport e vicepresidente del Parlamento. Nel corso del suo mandato europeo ha dedicato in prevalenza il suo impegno alle politiche per la cultura, alle normative finalizzate alla creazione di un spazio audiovisivo comune direttiva Televisione senza Frontiere, alla promozione della produzione cinematografica Programma MEDIA e alla protezione del diritto d’autore e dei diritti connessi. Attualmente è presidente della Società Giornate degli Autori Venice Days che organizza una rassegna all’interno della Mostra d’arte cinematografica di Venezia; fa parte, in qualità di esperto, del comitato consultivo sul diritto d’autore nell’ambito del Ministero per i beni e le attività culturali. Tiene corsi su istituzioni e politiche audiovisive in Europa nella facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Pisa e nella facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Siena, laurea specialistica in radiofonia. Ha pubblicato il volume I confini del visibile (Lupetti, Milano 1994) sulle politiche comunitarie in tema di cinema e audiovisivo. Suoi saggi, articoli e recensioni tra l’altro in economia della cultura, il Riformista, L’indice dei libri del mese, Gli argomenti umani, Testimonianze, Gulliver, Il Ponte, rivista quest’ultima della cui direzione è membro. Risiede a Siena, dove è presidente dell’Accademia degli Intronati e dal marzo 2012 presidente della Biblioteca comunale degli Intronati. (wikip)”,”ITQM-190″
“BARZANTI Roberto”,”Note sulla formazione del gruppo dirigente del Partito Comunista d’Italia negli anni 1923-24.”,”””Nell’aprile del ’24, come vedremo, la maggioranza per consolidarsi sicuramente doveva trovare l’appoggio di tutta una serie di quadri e militanti di indirizzo bordighiano e così doveva avallare il proprio atteggiamento nel seno del II congresso [Roma, marzo 1922, ndr] adducendo come giustificazione il pericolo della destra liquidatrice capeggiata da Tasca e Graziadei. Sicché, tutto considerato, oggi si può affermare che Gramsci e gli ordinovisti (del resto a Roma su posizioni tutt’altro che omogenee) non dettero battaglia per la propria debolezza e la massiccia presenza del gruppo di Bordiga. Seppure polemicamente forzata non appare lontana dal vero l’affermazione resa a suo tempo da Angelo Tasca: «E’ dunque falso parlare di una ‘maggioranza bordighiana’ al congresso di Roma, poiché questa maggioranza comprendeva tanto il gruppo dell”Ordine Nuovo’ che quello del Soviet’ e lasciava fuori solo una piccola minoranza, non organizzata in franzione, divisa pure su talune questioni e di cui gli elementi più decisi o meno indecisi apparvero essere, nelle discussioni del congresso di Roma, Graziadei e Tasca» (6). Se si tien conto che le «Tesi di Roma» erano un documento di sostanziale opposizione alla strategia della III Internazionale e che gli unici oppositori manifesti furono Tasca e Graziadei, si capisce facilmente lo svolgimento dei lavori, in ordine al problema italiano, della seconda sessione plenaria del Comitato Esecutivo dell’Internazionale del 7-11 giugno 1922 e la sostanziale alleanza che in esso si attua tra Zinoviev e Tasca. La Commissione per la questione itailana, costituitasi nel ‘plenum’ del giugno 1922, tenne due sedute (il 9 e l’11 giugno), ma concluse i suoi lavori con una mozione interna, seguendo la proposta del presidente dell’Internazionale di demandare al ‘presidium’ una decisione definitiva in ordine alla complessa situazione italiana. E’ sostanzialmente nel vero Tasca quando scrive che la delegazione italiana al ‘Plenum’ registrò un atteggiamento univoco nei componenti la maggioranza, tra cui Gramsci, che si mossero sulla linea del Congresso di Roma (7). Ambrogi, Bordiga e Gramsci a proposito della cosidetta mozione confidenziale di Zinoviev dichiararono: «… finire (pag 658-659) “”Il giudizio sul fascismo che prende luogo nelle “”Tesi di Lione”” sarà opera essenziale, anche se contraddittoria, proprio del gruppo che fa capo a Gramsci”” (pag 661) Gramsci su fascismo appoggiato da piccola borghesia (pag 673) “”[Gramsci] Aveva scritto: «Le gouvernement fasciste ne peut se maintenir au pouvoir que tant qu’il rend la vie impossible à toutes les organisations non-fascistes. Mussolini a fondé son pouvoir sur l’appui de couches profondes de la petite bourgeoisie qui, n’ayant aucune fonction dans la production et ignorant, en conséquence, les antagonismes et les contradictions résultant du régime capitaliste, croyaient fermement la lutte de classes une invention diabolique des socialistes et des communistes» [‘L’échec du syndicalisme fasciste’, in “”La Correspondance internationale””, a. IV, n. 1, 3 janvier 1924, ora in “”Rivista storica del socialismo””, a. IV, nn. 13-14, pp. 633 e sgg. (pubbl. a cura di Aldo Romano, col titolo A. Gramsci, ‘Note sulla situazione italiana, 1922-1924)] [cit. in Roberto Barzanti, ‘Note sulla formazione del gruppo dirigente del Partito Comunista d’Italia negli anni 1923-24’, “”Critica storica””, Messina-Firenze, n. 6 novembre 1963] “”La ‘leadership’ di Gramsci e Togliatti fonda il suo perso sulla totale adesione all’Internazionale: se ciò gli dà garanzie di vittoria a lungo termine la espone però all’attacco durissimo della sinistra e di Bordiga in modo particolare”” (pag 680)”,”MITC-138″
“BARZINI Luigi”,”Gli italiani. 53 milioni di protagonisti.”,”Luigi BARZINI, nato a Milano nel 1908, figlio del grande BARZINI di cui porta il nome, si è formato negli USA, incominciando a lavorare da reporter nel ‘New York World’ nel 1929. In seguito fu inviato speciale del Corriere della Sera fino al 1940, quando fu spedito al confino dal fascismo. Dopo la guerra ha fondato e diretto il giornale economico ‘Il Globo’, ha diretto riviste a rotocalco, ha collaborato a quotidiani. E’ stato deputato dal 1958. Ha scritto vari saggi sui problemi del mondo contemporaneo.”,”ITAS-045″
“BARZINI Luigi”,”Viaggio in Terrasanta.”,”Luigi Barzini (Orvieto 1874 – Milano 1947) giornalista e scrittore è stato inviato speciale del Corriere della Sera e coi i suoi reportages inaugurò una tecnica giornalistica basata sulla vivace immediatezza del tono.”,”VIOx-207″
“BARZINI Luigi”,”Vita vagabonda. Ricordi di un giornalista.”,”BARZINI Luigi “”Dicono che per fare la guerra, come per fare l’amore, bisogna essere in due. L’originalità della guerra dei ‘Boxers’ consiste nel fatto, assai raro nella storia, che, salvo nei primi due mesi, essa fu fatta da una parte sola. Il grosso dell’esercito internazionale arrivò quando tutto era finito. Le legazioni erano liberate, i Boxers erano dispersi, la Corte era fuggita, le truppe cinesi si erano dileguate”” (pag 302)”,”EDIx-182″
“BARZINI Luigi”,”Gli italiani.”,”Luigi BARZINI, nato a Milano nel 1908, figlio del grande BARZINI di cui porta il nome, si è formato negli USA, incominciando a lavorare da reporter nel ‘New York World’ nel 1929. In seguito fu inviato speciale del Corriere della Sera fino al 1940, quando fu spedito al confino dal fascismo. Dopo la guerra ha fondato e diretto il giornale economico ‘Il Globo’, ha diretto riviste a rotocalco, ha collaborato a quotidiani. E’ stato deputato dal 1958. Ha scritto vari saggi sui problemi del mondo contemporaneo.”,”ITAS-005-FV”
“BARZINI Luigi Senior BARZINI Luigi Junior BARZINI Ludina”,”Una dinastia di giornalisti. Un secolo di fatti.”,”Ludina Barzini, ‘Silone, uomo a prova di tradimento’ (pag 94-97)”,”EDIx-002-FV”
“BARZINI Luigi”,”Nell’Estremo Oriente.”,”””Allontanadosi dal mare, cresce la bellezza del paese…”” Guerra per liberazione Legazioni assediate. Rivolta Boxers La strage dei ‘coolies’. Quando i ‘diavoli bianchi’ vennero a portare la civiltà’ “”Un cinese in Cina – parlo di questo pezzo di Cina – è diventato una cosa strana. Non si ammettono che dei «coolies» che portano i pesi, tirano i carri e le giunche sul fiume. Questi «coolies» sono della gente afferrata per il codino e costretta al lavoro, ben felice di non venire ammazzata; la loro vita non vale nulla. Si ammazzano spesso per divertimento. Un ufficiale di artiglieria tedesco mi ha detto che ammazzava un cinese al giorno, per sostenere il morale delle sue truppe. Due «coolies» che tiravano le nostre giunche, allontanatisi dal bivacco, sono stati ammazzati da due giapponesi a Ho-schi-wa. Ho veduto io un soldato francese tirare sopra un «cooly» che lavorava per dei soldati inglesi. Sui fili dei tre telegrafi da campo; che corrono sulle canne di bambù lungo il percorso, si trovano spesso dei codini attaccati e il teschio, manciucchiato dai cani, è già tra l’erba. Un capitano medico francese mi raccontava dell’esercizio di tiro compiuto dai soldati di tutte le nazioni sopra ai contadini terrorizzati, che fuggivano. Questi spiega la tragica solitudine della campagna, una volta la più popolata del mondo, l’abbandono delle città e dei villaggi. Per tutto cadaveri che si putrefanno al sole, e che serbano nella tragiche posizioni in cui la morte li ha colti, l’espressione di un terrore e d’una disperazione infiniti. Ogni tanto, tra le rovine di qualche villaggio, si vede la figura di un uomo che tenta di nascondersi trascinandosi a stento. Sono poveri esseri che l’età ha immobilizzato, vecchi morenti di fame sul luogo che li ha visti nascere e dove hanno speso l’intera vita. Molti di essi non vollero seguire la famiglia, forse per non morire lontano dal loro paese, lo che, secondo le credenze cinesi, equivale alla dannazione eterna. La loro anima almeno continuerà ad aggirarsi fra quegli alberi, attraverso a quei campi, intorno a quella sorgente, come sempre ha fatto il loro corpo, quando i diavoli bianchi non erano venuti ancora a portare la civiltà”” (pag 83) [Luigi Barzini, ‘Nell’estremo oriente’, Editoriale L’arte Bodoniana, Piacenza, 1915]”,”ASGx-029-FFS”
“BARZINI Luigi”,”Dall’Impero del Mikado all’Impero dello Zar.”,”‘L’Amur-Argun’ è un fiume di grande importanza che attraversa vasti territori della Russia e della Cina. Con la sua lunghezza impressionante e il suo percorso affascinante, il fiume Amur-Argun’ svolge un ruolo fondamentale dal punto di vista geografico, ecologico e culturale. (bing)”,”ASGx-030-FFS”
“BARZUN Jacques”,”Darwin, Marx, Wagner. Critique of a Heritage.”,”BARZUN, professore di storia alla Columbia University. Nato nel 1907 a Parigi si spostò negli Stati Uniti all’ età di dodici anni. Ha scritto varie opere (v. nota biografica).”,”TEOC-112″
“BASAGLIA Franco, a cura di Franca ONGANO BASAGLIA”,”Scritti. I. 1953-1968. Dalla psichiatria fenomenologica all’esperienza di Gorizia.”,”Franco Basaglia (1924-80), è la figura di maggior spicco della psichiatria italiana contemporanea.”,”SCIx-135-FF”
“BASAGLIA Franco, a cura di Franca ONGANO BASAGLIA”,”Scritti. II. 1968-1980. Dall’apertura del manicomio alla nuova legge sull’assistenza psichiatrica.”,”Franco Basaglia (1924-80), è la figura di maggior spicco della psichiatria italiana contemporanea.”,”SCIx-136-FF”
“BASALLA George”,”L’evoluzione della tecnologia.”,”Marx (la quantità di tipi diversi nella produzione di martelli di diversa foggia, pag 12, Necessità di scrivere una storia della tecnologia, pag 37-38, Necessità di una storia delle invenzioni nate come armi del capitale contro le sommosse operaie, p. 158, Sulla teoria evoluzionistica della tecnologia, l’evoluzione secondo Marx e secondo Darwin, p. 289-290) “”La varietà degli oggetti foggiati dalla mano dell’uomo non è meno sorprendente di quella degli esseri viventi. Si consideri la distanza che separa gli utensili di pietra dai microprocessori, le ruote idrauliche dai veicoli spaziali, le puntine da disegno dai grattacieli. Nel 1867 Karl Marx apprese con stupore (e aveva ben ragione di stupirsi) che a Birmingham, in Inghilterra, venivano prodotti cinquecento tipi diversi di martelli, ognuno adatto ad una funzione specifica nell’ambito dell’industria o dell’artigianato. Quali forze dettero origine a tante varianti di un utensile così antico e così comune come il martello? O, più in generale, perché esistono tanti e così diversi generi di oggetti?”” (pag 12); “”Non molto tempo dopo la pubblicazione dell”Origine delle specie’, di Charles Darwin, Karl Marx, grande ammiratore del naturalista inglese, sostenne la necessità di una storia critica della tecnologia, scritta secondo linee evoluzionistiche. Egli riteneva che questa storia avrebbe mostrato quanto poco la Rivoluzione industriale era l’effetto del lavoro dei singoli inventori. L’invenzione, sosteneva Marx, è un processo sociale che si basa sull’accumulazione di tanti piccoli miglioramenti, non sugli sforzi eroici di poche menti geniali”” (pag 39-38); “”«Si potrebbe scrivere», affermava Marx, «tutta una storia delle invenzioni che dopo il 1830 sono nate soltanto come armi del capitale contro le sommosse operaie» (3). Egli pensava alle innovazioni introdotte a bella posta dagli imprenditori per domare gli operai recalcitranti o in sciopero. L’esigenza, posta da Marx, di una storia dell’influenza dei conflitti industriali sui cambiamenti tecnologici non è stata ancora pienamente soddisfatta. Non esiste a tutt’oggi uno studio di ampio respiro sull’argomento; un primo tentativo è stato compiuto da Tine Bruland, che ha legato ai cronici problemi della manodopera tre invenzioni chiave verificatesi nell’industria tessile inglese dell’Ottocento”” (pag 158) [(3) K. Marx, Il Capitale, Libro I, Torino, 1975, Vol 1, pag 588; Tine Bruland, ‘Industrial conflict as a source of technical innovation: three cases’, “”Economy and Society””, n. 11, 1982, pp. 91-121]; “”E’ del tutto naturale che un libro il quale si ispira a un modello evoluzionistico si concluda così com’è iniziato, con un richiamo all’opera di Charles Darwin. Sebbene Darwin non avesse mai pensato di applicare la sua teoria evoluzionistica alla tecnologia, alcuni suoi contemporanei istituirono ben presto delle analogie fra lo sviluppo degli esseri viventi e quello dei manufatti materiali. Il primo, e forse il più famoso, personaggio dell’Ottocento che si mosse in tale direzione fu Karl Marx, il quale pubblicò il ‘Capitale’ nel 1867, otto anni dopo l’apparizione della darwiniana ‘Origine delle specie’. (…) Dopo aver ridotto al minimo le differenze esistenti fra il mondo delle cose fatte dall’uomo e il mondo organico, Marx passa alla seconda fase della sua argomentazione, e propone di trasferire alla «storia della tecnologia naturale» (1). Egli sostiene che si dovrebbe applicare la concezione evoluzionistica sia agli organi che le piante e gli animali usano per la loro sopravvivenza sia agli strumenti della tecnologia di cui gli uomini si servono per il processo immediato di produzione della loro vita. Partendo dall’assunto che importanti aspetti del corpo umano possono essere spiegati in termini evoluzionistici, Marx ritiene che lo stesso si possa fare con la tecnologia, in quanto estensione del corpo umano nel mondo naturale. Vi sono, tuttavia, importanti differenze fra l’evoluzione come l’intende Marx e l’evoluzione come l’intende Darwin. Nella teoria biologica darwiniana, l’evoluzione è un processo che genera se stesso; nello schema marxiano, l’evoluzione della tecnologia non è qualcosa che si autogenera, ma è un processo diretto dalla volontà cosciente e attiva dell’uomo, un processo modellato da forze storiche”” (pag 290) [(1) K. Marx, Il Capitale, Libro I, Torino, 1975, Vol 1, pag 454-55]”,”SCIx-499″
“BASBOUS Antoine”,”L’ Arabie Saoudite en question. Du wahhabisme à Bin Laden, aux origines de la tourmente.”,”BASBOUS Antoine, politologo, è fondatore e direttore dell’ Observatoire des Pays arabes, organo che consiglia le imprese francesi e l’ Unione europea. E’ autore pure di ‘Islamism, une revolution avortée?’ (2000) e coautore di ‘Guerres secretes au Liban’ (1987). “”Il “”Vaticano wahabita”” esercita il suo potere per mezzo di una trentina di istituzioni. Al primo posto c’è il Comitato dei grandi ulémas che è composto di 17 membri. Tiene un conclave annuale e decreta delle fatwas che il potere politico sovente utilizza per far conoscere delle posizioni che non desidera assumere ufficialmente.”” (pag 124)”,”VIOx-118″
“BASCIANI Alberto MACCHIA Antonio SOMMELLA Valentina a cura; saggi di Eugenio DI-RIENZO Emilio GIN Ettore CINNELLA Angelantonio ROSATO Valentina SOMMELLA Alessandro VITALE Marek KORNAT Pirkko KANERVO Irena VAISVILAITE’ Sandra CAVALLUCCI Massimo LONGO ADORNO Maurizio PASQUALETTI Giuliano CAROLI Alberto BASCIANI Milan RISTOVIC Emanuela COSTANTINI Stéphane COURTOIS Davide ZAFFI Roberto VALLE Federigo ARGENTIERI Antonio MACCHIA Stefano CAPRIO Pietro U. DINI”,”Il patto Ribbentrop-Molotov, l’Italia e l’Europa (1939-1941). Atti del convegno (Roma, 31 maggio – 1 giugno 2012).”,”Alberto Basciani è ricercatore di Storia dell’Europa orientale presso l’Università degli Studi ‘Roma Tre’. Antonio Macchia svolge attività di ricerca sull’Europa orientale e si occupa di Relazioni internazionali. Valentina Sommella è ricercatrice di Storia delle Relazioni internazionali presso l’Università degli Studi di Perugia Contiene tra l’altro il capitolo ‘Testimoni e storici del patto Hitler-Stalin’ di Federigo Argentieri (pag 375-390) “”Dopo il patto Molotov-Ribbentrop, la spartizione della Polonia e la guerra d’inverno tra Urss e Finlandia, che fu tutt’altro che ‘drôle’ e provocò tra l’altro una crisi di sette mesi nei rapporti italo-sovietici, il 1940 rappresentò un anno di svolta. Nel mese di febbraio, Margarete Buber-Neumann fu trasportata in condizioni gravemente disagevoli da Karaganda a Brest Litovsk, in compagnia di una ventina di altri ‘zek’, tutti comunisti austriaci e tedeschi: giunti alla nuova frontiera sovieto-tedesca, si verificò ciò che ella aveva già intuito ma che si rifiutava ancora di credere, ossia la loro consegna alla ‘Gestapo’ (9). La sua descrizione di questo evento, ivi compreso il modo attonito in cui si mise a fissare la ‘Totenkopf’ stampigliata sopra la visiera del berretto dei nuovi carcerieri, da lei mai vista prima, è davvero un’epitome ineguagliata dell’intero XX secolo o perlomeno della sua prima metà. Come dice giustamente Victor Zaslavsky (10) nella prefazione al secondo libro di Margarete, di cui si tratterà in seguito e in cui è narrata questa vicenda, si trattava di un gesto unilaterale di cortesia da parte di Stalin verso Hitler, che quest’ultimo non poteva ricambiare forse solo per mancanza di un numero sufficiente di avversari di Stalin da consegnare alla NKVD, oppure – aggiungo io – per la difficoltà di identificare esattamente chi fosse un nemico di Stalin, dato che potevano esserlo tutti. Nel giro di qualche settimana, Gretchen con le altre donne del gruppo fu trasportata a Ravensbrück, il campo di lavoro femminile: li avrebbe stretto un’amicizia indimenticabile con Milena Jeszenská, la compagna di Franz Kafka, che quattro anni dopo le sarebbe morta quasi tra le braccia e alla quale avrebbe dedicato il suo libro forse più famoso (11)”” (pag 379)] [(9) M. Buber-Neumann, ‘Prigoniera…’, cit, pp. 159 e ss.; (10) V. Zaslavsky, ‘Margarete Buber-Neumann’, cit.; (11) M. Buber-Neumann, ‘Milena l’amica di Kafka’, Milano, Adelphi, 1999, in particolare a p. 16 dove narra tra l’altro come «Già dal terzo giorno della mia permanenza a Ravensbrück, le prigioniere politiche tedesche mi avevano sottoposto a un interrogatorio perché sapevano che ero la compagna di Heinz Neumann e che non facevo mistero delle nostre amare esperienze nella Russia sovietica. Da momento che le comuniste di Ravensbrück avevano sulle altre detenute un grandissimo ascendente, il loro ostracismo ebbe l’esito desiderato: le prigioniere politiche mi evitavano come fossi affetta da una malattia contagiosa. La ceca Milena Jeszenská fu la prima prigioniera politica del campo di concentramento tedesco che non solo mi parlò, ma mi diede fiducia e credette in me»] (F. Argentieri) Un gesto di cortesia di Stalin verso Hitler: la consegna dei comunisti austriaci e tedeschi nelle mani della Gestapo”,”QMIS-233″
“BASEVI Giorgio SOCI Anna”,”La bilancia dei pagamenti italiana. Specchio dello sviluppo e delle debolezze di un’economia.”,”Giorgio Basevi è nato nel 1938 a Genova e ha studiato nelle Università di genova e di Chicago. Dopo un periodo di insegnamento in Belgio all’Università di Lovanio, è attualmente professore di Economia internazionale presso la Facoltà di Scienze politiche dell’università di Bologna. Anna Soci è nata nel 1949 a Bologna. Ha studiato economia nelle Università di Bologna e di Princeton, e insegna economia politica presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna.”,”ITAE-085-FL”
“BASILE Corrado”,”Problemi della rivoluzione tedesca, 1918-1923. Saggio introduttivo estratto dal volume ‘Germania 1923: la mancata rivoluzione’, di Victor Serge.”,”””La rivendicazione del “”governo operaio”” trovò una prima formulazione, dopo vari interventi di Radek, nel Progetto di programma della KPD presentato al Comitato centrale nell’ ottobre del 1922. Il testo, per lo più opera di August Thalheimer, chiarito che la lotta immediata per il potere dei consigli non era più all’ ordine del giorno in Germania dalle sconfitte del 1919, sottolineò come si dovesse lottare per cambiare l’ equilibrio delle forze in campo al fine di creare nuovamente le condizioni per un’ azione tendente al potere (…)”” (pag 44) “”Lo storico israeliano Mikhail Agursky ha affermato in una nota opera: ‘Quando era in pieno svolgimento l’ avanzata sovietica, Lenin e altri dirigenti bolscevichi si convinsero che fosse venuta l’ ora di lanciare il “”1793 russo”” e cioè di non fermare le forze russe in territorio polacco e di invadere la Germania con l’ ausilio della KAPD’. A parte l’ improbabilità di un piano di invasione della Germania, del quale non esistono tracce di alcun genere, l’ “”ausilio della KAPD””, a proposito del quale non c’è una parola di più nel libro di Agursky (‘La Terza Roma. Il nazionalbolscevismo in Unione Sovietica’), potrebbe essere scambiato per un’altra fantasia, se non fosse per quanto si legge nell’ intervento di un membro dello stesso partito al terzo congresso dell’ Internazionale e nel diario, apparso per la prima volta nel 1961, di un altro rappresentante di esso”” (Hempel, pseudonimo di Jan Appel). (pag 69)”,”MGER-052″
“BASILE Corrado LENI Alessandro”,”Amadeo Bordiga politico. Dalle lotte proletarie del primo dopoguerra alla fine degli anni Sessanta.”,”Bordiga su F. Adler. “”Dopo uno scritto intitolato ‘La dottrina socialista e la guerra’ (234), dell’ottobre 1916, di riproposizione delle tematiche già svolte, degno di essere richiamato è un breve articolo di rivendicazione della figura di Fritz Adler (235), apparso il mese successivo: Adler aveva ucciso il primo ministro austriaco e Bordiga riuscì a riportarne il gesto non già alla disperazione, bensì alla consapevolezza di dover dar corso a un atto di ribellione”” (pag 120) (235) Si veda la scheda biografica in appendice pag 716 in voce Bruno Fortichiari (schede biografiche) si cita Cervetto Parodi Lotta Comunista e Masini”,”BORD-129″
“BASILE Elisabetta TORRI Michelguglielmo a cura; saggi di PRAYER Mario CORSI Marco ADDUCI Matilde TASGIAN Astrig CASOLARI Marzia CISILIN Alessandro SORRENTINO HOLDEN Livia MILANETTI Giorgio CONSOLARO Alessandra ALBERTAZZI Silvia CASSIO Francesca”,”Il subcontinente indiano verso il terzo millennio. Tensioni politiche, trasformazioni sociali ed economiche, mutamento culturale.”,”Il volume raccoglie le riflessioni dui un gruppo di studiosi italiani sul cambiamento osservato nel subcontinente indiano nel corso del ‘900, hanno contribuito storici, economisti, antropologi, socio-linguisti, letterati. Elisabetta Basile è professore straordinario di Agricoltura e sviluppo economico presso l’Università di Rola ‘La Sapienza’ e vice presidente di Italindia, la società italiana per l’India moderna e contemporanea. Ha studiato presso le Università di Bologna, Napoli e Oxford e ha pubblicato numerosi saggi e volumi sulle relazioni fra Nord e Sud, sulle istituzioni rurali e sul cambiamento nei paesi in via di sviluppo. Michelguglielmo Torri è professore associato di Storia moderna e contemporanea dell’Asia presso l’Università di Torino e presidente di Italindia, la società italiana per l’India moderna e contemporanea. I suoi lavori comprendono una quarantina circa di articoli, pubblicati su riviste specializzate italiane e straniere, e tre volumi il più recente è Storia dell’India.”,”INDx-003-FL”
“BASILE Corrado”,”La lotta di Lenin contro lo sciovinismo grande-russo (1917-1923).”,”Note bibliografiche molto ampie Questo saggio è stato pubblicato inizialmente nel settembre 2005 come allegato al libro di Roman Rosdolsky (F. Engels e il problema dei popoli senza storia’, Genova, 2005). Questa versione è stato rivista in alcune parti e ampliata nel maggio 2015. Roman Rosdolsky, comunista di sinistra Lo sciovinismo grande russo era il pane quotidiano della ‘trojka’ Stalin Zinoviev e Kamenev dopo la morte di Lenin (pag 2) La ‘Piattaforma dell’Opposizione di Sinistra’ era un compromesso tra Trotsky e un Zinoviev, fino al 1925 alleato di Stalin, che agli occhi di Lenin era un rappresentante dello sciovinismo grande russo. Trotsky sul terreno della questione nazionale mostrò reticenze (pag 2-3) Contiene nelle note una bibliografia sull’ Ucraina P. Chaulieu (C. Castoriadis), ‘I rapporti di produzione in Russia’, Roma, 1971 Lenin (…) si rese conto che il gruppo di Stalin concepiva la Transcaucasia come un’autonomia di facciata e iniziò a studiare le ragioni della resistenza al progetto da parte dei georgiani, resistenza che prima di allora aveva giudicato negativamente (pag 8)”,”RUST-164″
“BASILE Corrado”,”L’«Ottobre tedesco» del 1923 e il suo fallimento. La mancata estensione della rivoluzione in Occidente.”,”Ringraziamenti a Paolo Casciola per le ricerche e la traduzione dei testi collocati in appendice. Nel libro manca la bibliografia”,”MGER-148″
“BASILE Corrado a cura; scritti di V.I. LENIN N.I. BUCHARIN E.B. BOS Karl RADEK”,”I bolscevichi e la questione nazionale. La polemica tra Lenin e il «gruppo di Baugy» (1915-1916).”,”””Questa antologia presenta scritti di Lenin – relativi proprio alla questione nazionale – inseriti nell’edizione italiana delle ‘Opere complete’ in 45 volumi, curata dagli Editori Riuniti di Roma negli anni Cinquanta- Sessanta. Ormai è noto che si è trattato di una edizione incompleta: infatti in lingua russa tra il 1967 e il 1969 uscirono dieci volumi supplementari (uno dei quali di indici). E’ stato anche pubblicato, sempre in russo, un corposo volume di inediti (1), una piccola parte dei quali erano già stati resi noti in Occidente dall’inglese Richard Pipes alla metà degli anni Novanta (2). Questo volume di inediti, per la discussione che qui ci interessa, non contiene se non una serie di lettere, senza particolari novità. L’edizione delle ‘Opere’ in 55 volumi è stata comunque analizzata dal punto di vista della questione nazionale dall’eminente specialista francese Hélène Carrère d’Encausse, che non vi ha trovato nulla di significativo che ritenessimo di aggiungere ai testi di questa antologia (3). Gli scritti di Lenin sulla questione dell’ autodeterminazione delle nazioni oppresse erano usciti più volte, in tutto o in parte, anche separatamente (4). Abbiamo ritenuto indispensabile inserire nella nostra scelta la critica di Lenin, breve e al tempo stesso molto incisiva, alle tesi di Rosa Luxemburg. Nel libro che presentiamo sono compresi testi di autori con i quali Lenin polemizzò, precisamente Bucharin, Pjatakov, Evgenija Bos e Radek. Di questo gruppo di testi uno soltanto è conosciuto in italiano (5), cosa che ha senz’altro contribuito alla scarsa comprensione delle posizioni di Lenin. Gli altri contributi sono ricavati da una versione inglese contenuta in un volume apparso a ridosso dello scoppio della seconda guerra mondiale (6). Aggiungiamo, per la precisione, che Radek non era ancora un bolscevico nel periodo della polemica, ma lo divenne a tutti gli effetti nel 1917, condividendo, per quanto i documenti consentono di affermare, le posizioni di Lenin sulla questione nazionale”” (pag 7-8-9, introduzione di Corrado Basile: ‘L’attualità della questione nazionale’ (pag 7-83) [note (1) V.I. Lenin, Neizvestnye dokumenty, 1891-1922′, Rosspen, Moskva, 2000; (2) R. Pipes (a cura), ‘The Unknown Lenin: From the Secret Archive’, Yale University press, New Haven-London, 1996; (3) Cfr. H. Carrère d’Encausse, ‘Unitè prolétarienne et diversité nationale. Lénine et la théorie de l’autodétermination’, ‘Revue française de science politique’, n. 2, avril 1971; (4) V.I. Lenin, ‘Sul diritto delle nazioni all’autodecisione’, Editori Riuniti, Roma; 1957; Id., ‘Rivoluzione e indipendenza nazionale: sul diritto delle nazioni all’autodecisione’, Del Bosco, Roma, 1973; Id., ‘L’autodecisione delle naizoni’, Editori Riuniti, Roma, 1976; Id., ‘L’autodeterminazione dei popoli: i testi fondamentali’, Massari, Bolsena, 2005. Dalla fine degli anni Quaranta anche le Edizioni in lingue estere di Mosca diffusero alcuni testi; (5) Si tratta di un articolo tratto da Nikolaj Ivanonovic Bucharin, ‘Lo Stato leviatano. Scritti sullo Stato e la guerra, 1915-1917’, Unicopli, Milano, 1984. Non ci pare che si tratti di una buona traduzione, ma possiamo soltanto dichiararlo; (6) Olga Hess Gankin Harold Henry Fischer, ‘The Bolsheviks and the World War. The Origin of the Third International’, Stanford University Press, Stanford, California, 1940] Nota 10 a pag 13 (introduzione): Cfr. K. Marx – F. Engels, Lettere 1880-1883 (marzo), Lotta comunista, Milano, 2008, pp. 153-157, 162-168, 226-229, 237-239 e 252-254.”,”LENS-324″
“BASILE Corrado”,”Il biennio rosso ungherese, 1918-1919.”,”E. Lui Tipografia srl, Reggiolo Ringraziamenti a Paolo Casciola che ci ha fornito un aiuto prezioso, con informazioni, materiali, consigli e traduzioni…. (pag 8) ‘Le ‘domande’ di Lenin a Bela Kun. Radiogramma di B. Kun a Lenin ‘Era indubitabile che in Ungheria fosse avvenuta una rivoluzione e che i bolscevichi dovessero esprimerle, anzitutto, solidarietà (abbiamo già visto che in precedenza essi avevano fornito al Partito comunista un sostegno finanziario e militante, che continuava, come riferito da Kun alla fine del suo radiogramma), cercando di superare le difficoltà derivanti dalla mancanza di un contatto diretto e di favorire in tutti i modi l’orientamento corretto dei comunisti, e di Kun in primo luogo. Il fatto che Lenin avesse avuto buoni motivi per dubitare del “”ruolo”” dei socialdemocratici nel Consiglio rivoluzinario di governo, a parte la storia concreta che esamineremo, è dimostrato da due dichiarazioni di loro esponenti, una successiva alla sconfitta di agosto e una di poco antecedente. Li facciamo precedere da un brano estratto dalla prefazione scritta da Jakob Weltner ai ‘Documenti dell’unità. Storia delle premesse della fusione tra socialdmocratici e comunisti’, quando le cose a Budapest sembravano andare per il meglio (…)’ (pag 351-352)”,”MUNx-073″
“BASILE Corrado”,”La lotta di Lenin contro lo sciovinismo grande-russo (1917-1923); Gli «aspetti negativi» della nascita del Partito Comunista d’Italia. Per una critica non riformista della scissione di Livorno nel 1921.”,”Il saggio sul sciovinismo grande russo è stato già pubblicato (2005) allegato al libro di Roma Rosdolsky ‘Friedrich Engels e il problema dei popoli senza storia. La questione nazionale nella rivoluzione del 1848-49 secondo la visione della ‘NRZ”, Graphos, Genova, 2005 ‘Nella sua autobiografia Trotsky cercò di dare una spiegazione del proprio atteggiamento, che attesta unicamente l’incomprensione della gravità della situazione e la «moderazione» che lo animava (…). Poche pagine prima, Trotsky aveva annotato di essere stato sopraffatto dal timore di essere accusato di aver iniziato una lotta personale per il posto di Lenin nel partito e nello Stato. Ma non basta. Dal protocollo ufficiale del Congresso risulta che Trotsky lasciò da soli Rakovskij, Bucharin e i giorgiani a fronteggiare Stalin’ (pag 12) ‘In nome delle esigenze dell’industria statale sovietica e a scapito del primato della politica rivoluzionaria, Trotsky aveva realizzato un «marcio compromesso». Era stata questa l’espressione con la quale Lenin aveva definito la propensione di Kamenev a stipulare con Stalin accordi che favorivano solo le tendenze anticomunista di quest’ultimo’ (pag 13) (cit da A. Di Biagio, La lotta per la successione a Lenin, Studi Storici, 2-3, apr-sett. 1993)”,”LENS-329″
“BASILE Corrado”,”L’«Ottobre tedesco» del 1923 e il suo fallimento. La mancata estensione della rivoluzione in Occidente.”,”Ringraziamenti a Paolo Casciola per le ricerche e la traduzione dei testi collocati in appendice. Capitolo 16. L’analisi di Trotsky sulla crisi di direzione del KPD (pag 101-112) Citati nelle note del capitolo successivo (pag 110) – La socialdemocrazia tedesca e la questione delle riparazioni (1918-1924) di Brogi Roberto, Dottorato in: Teoria e Storia della Modernizzazione e del Cambiamento Sociale in Età Contemporanea, Istituzione: Università degli Studi di Siena, Facoltà: Scienze Politiche, Ciclo: XVIII, Anno: 2006, Primo tutore: Stefano Caretti, Oggetto della ricerca è l’atteggiamento assunto dalla SPD nei confronti delle riparazioni imposte alla Germania dopo la Grande Guerra. Si sono riscontrati una serie di comportamenti e di posizioni fortemente divergenti, sintomo chiaro delle divisioni interne che hanno continuato a lacerare il socialismo tedesco anche dopo la scissione dell’ala pacifista (USPD) e degli spartachisti durante la guerra. Queste fratture interne hanno portato all’incapacità della SPD di influenzare la politica estera della Germania repubblicana. Nonostante ciò, una visione nuova delle relazioni internazionali imperniata sul pacifismo e sulla collaborazione con le potenze vincitrici accomunava generalmente le varie voci interne al partito. Questo anche grazie ai proficui rapporti con i compagni dell’Internazionale Operaia e Socialista, le cui risoluzioni però ebbero un impatto pratico pari a zero. [La socialdemocrazia tedesca e la questione delle riparazioni (1918-1924), Siena, Dipartimento di Scienze Storiche, Giuridiche, Politiche e Sociali Di Gips, 2006, pp. 132, s.i.p. (Studi e ricerche, 17) – Dall’introduzione dell’autore: “”Oggetto di questo studio sono le linee di politica estera della socialdemocrazia tedesca di fronte alla questione delle riparazioni nel corso della prima fase della Repubblica di Weimar. Le coordinate temporali vannno dunque dal 1918 al 1924. Il periodo è particolarmente significativo perché caratterizzato da una forte crisi endemica delle istituzioni repubblicane tedesche. La difficoltà a stabilizzare la democrazia era dovuta anche ai problemi connessi alla costruzione della pace in Europa ed alle riparazioni. … Le fonti utilizzate sono formate prevalentemente dalla stampa socialdemocratica. … La storiografia italiana fatica ad affrontare queste tematiche. … Il fatto è piuttosto sorprendente, dato che comunque l’Italia aveva un rappresentante con diritto di voto nella Commissione per le Riparazioni al pari di Francia, Gran Bretagna e Belgio. … Senz’altro il poco peso a livello internazionale dell’Italia liberale non ha favorito l’interesse della comunità accademica nazionale per le riparazioni. Inoltre gli studi sulla politica estera del fascismo si concentrano maggiormente sugli anni ’30, collocando il primo periodo del governo Mussolini in forte continuità con la politica estera liberale””. Contiene: I. Il problema della pace nel periodo armistiziale. Novembre 1918-Giugno 1919. II. Il trattato di Versailles. III. Le conferenze internazionali e le riparazioni. IV. La socialdemocrazia e le riparazioni tra obbligo morale e rifiuto materiale. V. L’occupazione della Ruhr. VI. L’Internazionale Socialista e la costruzione di una pace duratura all’indomani della Grande Guerra. (LK-regalo DHI) zur Druckliste hinzufügen] – La socialdemocrazia tedesca e l’occupazione della Ruhr, di Roberto Brogi, da http://www.storiaefuturo.com, Il contesto tedesco e internazionale delle riparazioni fino all’approvazione del Piano Dawes, Le posizioni della socialdemocrazia tedesca sull’occupazione, Conclusioni [L’occupazione del ricco bacino carbonifero ed industriale che sorge attorno al fiume Ruhr fu il culmine della crisi postbellica attorno alle riparazioni. Dopo che i tedeschi ebbero sperperato le loro forze residue nella resistenza passiva ed i francesi nel cercare di sostenere l’occupazione e di rendere produttiva la regione, divenne necessario rivedere la questione delle riparazioni su altre, più fruttuose basi. Ormai si era fatto improcrastinabile l’intervento della solidità finanziaria americana. Gli Stati Uniti avrebbero da quel momento posto sul piatto della stabilità tutto il loro peso ed avrebbero influenzato la politica europea con la diplomazia economica fino allo scoppio della crisi del 1929 (Schwabe 1986). In questa situazione caratterizzata dal ricorso alla forza per risolvere i problemi del continente risulta molto interessante analizzare la politica di un partito pacifista come la socialdemocrazia tedesca. Per far questo si sono seguite le posizioni assunte dalla sua stampa. La politica estera socialdemocratica non aveva mai avuto un indirizzo preciso, sin dalla salita al potere durante la Rivoluzione tedesca (novembre 1918). Negli anni successivi, nonostante la presenza di suoi ministri ai vertici delle cariche istituzionali del Reich , non si era sviluppato un dibattito interno al partito che permettesse l’elaborazione di una chiara direzione di politica estera. Per questo la stampa assume una notevole importanza come fonte storica. Solo su di essa trovarono spazio le principali questioni riguardanti le relazioni internazionali; essa stessa fu luogo di elaborazione di concezioni di politica estera, spesso anche contrastanti tra di loro. Ciò comportò una profonda divisione interna del partito, con la destra socialimperialista determinata a proporre una politica estera pacifica, ma che non rinunciava allo strumento della potenza nazionale tedesca per difendere gli interessi del Reich , e la sinistra fautrice della collaborazione con i socialisti degli altri paesi e della centralità del ruolo dell’Internazionale socialista. La storiografia sull’occupazione della Ruhr è ormai piuttosto ricca ed esauriente. La Francia non viene più considerata l’unico, grande colpevole. Parigi aveva cercato volontariamente la prova di forza con Berlino, ma soltanto in risposta alla rigidità della politica britannica, americana e tedesca. Se gli inglesi non avessero richiesto nella seconda metà del 1922, con la nota Balfour, il pagamento di una parte dei crediti di cui disponevano con gli Alleati, se gli americani non avessero continuato a negare ciò che era evidente a tutti, il legame tra riparazioni e debiti interalleati, se i tedeschi avessero riformato il proprio sistema fiscale per garantire un afflusso di pagamenti regolare e costante, la politica di Poincaré sarebbe stata probabilmente differente. Per la storiografia recente il 1922 rappresenta un’occasione mancata, anzi, una serie di occasioni perse per raggiungere un equilibrio stabile nel continente (Petricioli 1995). E poi, ad occupazione avvenuta, se la Gran Bretagna avesse assunto un atteggiamento meno incerto, non avrebbe dato false speranze ai tedeschi, che non avrebbero sperperato risorse nella resistenza passiva in attesa di un intervento in loro favore. Certo, anche la Francia aveva le sue pesanti responsabilità: l’influenza politica di gruppi intenzionati a smembrare la Germania, come dimostrano i tentativi continui di appoggiare i secessionisti in Renania e nel Palatinato1, e la mancanza di volontà nel riformare il sistema fiscale in tutto e per tutto simile a quella tedesca, non depongono certamente a favore di Parigi. L’analisi più recente e completa da parte francese è quella di Jacques Bariéty, dove si esaminano quattro campi d’indagine: l’equilibrio economico sul continente, gli obiettivi politici francesi paralleli a quelli economici (soprattutto riguardo alla Renania), le finalità delle scelte di Poincaré nell’anno 1923, le reazioni degli alleati della Francia (Bariety 1977, 1986). Per Denise Artaud la decisione francese di procedere alla prova di forza è nata essenzialmente come risposta al problema dei debiti interalleati e per la volontà di Parigi di giocare ancora un ruolo di grande potenza. Si pone anche l’accento sulla “divisione delle spoglie” tra Francia e Gran Bretagna, con i tentativi inglesi di rinegoziare le percentuali di riparazioni spettanti alle due potenze inizialmente fissate a Spa nel 1920 (Atraud 1978, 1979). La recente storiografia anglosassone, e in particolar modo quella americana, giustifica la durezza francese alla luce delle incertezze e delle incoerenze della politica inglese e statunitense. Si tratta di una visione fortemente revisionista che ha dato buoni frutti nel risollevare un dibattito che negli anni Sessanta si era concentrato quasi esclusivamente sulla tesi dell’oltranzismo di Parigi (Schuker 1980, Trachtenberg 1980, Mc Dougall 1978). In Germania l’occupazione della Ruhr ha trovato spazio all’interno degli studi sulla politica estera della Repubblica di Weimar. Nonostante un iniziale ritardo rispetto alle ricerche sulla politica estera del Kaiserreich e del Terzo Reich, dagli anni Settanta un gruppo numeroso di storici tedeschi si è confrontato con il contesto internazionale della prima democrazia tedesca. Il culmine di questo filone è stata l’opera fondamentale di Peter Krüger (1993). A tutt’oggi il miglior studio specifico sull’occupazione della Ruhr è il volume curato da Klaus Schwabe (1986). La storiografia italiana fatica invece ad affrontare questa tematica. Non esiste ancora una ricerca originale sull’occupazione della Ruhr. Essa viene affrontata solamente all’interno di opere generali sulle relazioni internazionali. E questo nonostante l’Italia abbia giocato comunque un ruolo non totalmente passivo nella questione. La politica estera socialdemocratica è stata sinora poco indagata. Questo silenzio è il chiaro riflesso della mancanza di interesse del partito stesso verso questi problemi. La politica estera della Spd è stata parzialmente affrontata in saggi di argomento generale, ma sempre in posizione subalterna alle grandi questioni interne. Eppure la socialdemocrazia ha guidato la transizione dalla Germania imperiale alla Germania repubblicana; un suo esponente di spicco, Hermann Müller, ha firmato il Trattato di Versailles; la Spd ha supportato la “politica dell’esecuzione” dei governi di Wirth. Il silenzio storiografico è stato infranto solamente da un saggio di Stefan Feucht, che dedica una parte della trattazione proprio all’occupazione della Ruhr (Feucht 1998). Il contesto tedesco e internazionale delle riparazioni fino all’approvazione del Piano Dawes Le riparazioni rappresentarono la principale questione ereditata dal conflitto e dalla Pace di Versailles. Erano strettamente intrecciate con il problema politico della determinazione delle cause che portarono nel luglio del 1914 alla guerra. Erano, inoltre, un mezzo per i paesi vicitori per ottenere vantaggi politici nei confronti sia della Germania, sia degli altri alleati. La complessità della questione portò alla decisione di demandare la determinazione della cifra totale alla Commissione per le Riparazioni. Alla Conferenza di Pace di Parigi l’Intesa era, infatti, profondamente divisa. La Francia, caduta la possibilità di una prosecuzione della collaborazione economica interalleata a causa del veto di Washington (Trachtenberg 1979), vedeva nelle riparazioni il modo migliore di ottenere vantaggi politici ed economici sulla Germania, per mantenere la supremazia continentale acquisita con la vittoria; inoltre aveva la necessità di reperire le risorse finanziarie per pagare i debiti contratti con l’America e con la Gran Bretagna. Lloyd George era invece vincolato dalle cosiddette Kaki Elections del dicembre 1918 a chiedere una cifra consistente per includere nel conto totale le spese delle pensioni di guerra 2. Solo durante la primavera e dopo la consegna della bozza di trattato il 7 maggio 1919 si convinse ad una maggiore moderazione 3, peraltro smentita dalla sua politica degli anni successivi. Gli Stati Uniti cercarono di giocare il ruolo di arbitro, anche se Wilson era meno accomodante di quanto non sembrasse in apparenza: la colpevolezza della Germania nello scoppio del conflitto era certa e quindi andava punita per il male arrecato all’Europa 4. La mancata ratifica del Trattato di Versailles da parte del senato americano rese ancora più difficile una soluzione della questione delle riparazioni. Il posto vacante nella Commissione, che doveva inoltre essere presieduta da uno statunitense, venne occupato da rappresentanti non ufficiali di Washington senza diritto di voto. Questo portò ad una egemonizzazione francese di questo organismo 5. Le conferenze convocate nel 1920 a Sanremo, a Spa e a Bruxelles non portarono a una soluzione soddisfacente 6. Francesi ed inglesi erano ancora troppo distanti per raggiungere un accordo. Inoltre dal giugno 1920 la Germania era guidata dal governo conservatore del Cancelliere Fehrenbach. L’esclusione della Spd dalla maggioranza e la sua sostituzione con la moderata Dvp di Stresemann portò ad una politica meno accomodante verso gli Alleati e a un’inerzia finanziaria del Reich che con il tempo divenne catastrofica. A Parigi nel 1921 gli Alleati si accordarono sulla cifra di 226 miliardi di marchi-oro in 42 anni, chiaramente improponibile e rigettata dai tedeschi. La rottura della conferenza di Londra nel marzo 1921 e l’occupazione di Duisburg, Ruhrort e Düsseldorf portarono allo stallo definitivo. La Commissione per le Riparazioni prese nuovamente l’iniziativa, determinò la cifra complessiva di 132 miliardi di marchi-oro 7 e propose, su pressione del Consiglio supremo alleato, il noto piano di pagamenti di Londra 8. Il tentativo del cattolico Joseph Wirth, cancelliere fino alla fine del 1922, di “eseguire” nei limiti del possibile le richieste alleate del piano di Londra per dimostrarne l’insensatezza e l’impossibilità era al centro della sua “politica dell’esecuzione”. Sotto di lui si era ricomposta la “coalizione di Weimar” che aveva redatto la Costituzione e guidato la Germania fino alle elezioni del giugno 1920. Inoltre godeva dell’appoggio esterno della socialdemocrazia indipendente, necessario per raggiungere la maggioranza parlamentare. Nonostante la buona volontà, la politica di Wirth era destinata al fallimento. Per finanziare la prima rata si fece ricorso all’indebitamento, con conseguenze catastrofiche sul valore del marco. L’introduzione di una tassazione diretta sul reddito fu rinviata nell’attesa di una soluzione favorevole alla Germania della questione dell’Alta Slesia. Inoltre il tentativo continuo di includere la Dvp nella coalizione portò a frizioni politiche con la Spd, isolando l’ala riformista del governo. Il tanto esaltato accordo di Wiesbaden 9 fu affossato dagli imprenditori francesi e tedeschi, e guardato con sospetto dalla Gran Bretagna (Soutou 1975). Il Trattato di Rapallo fu un errore politico ed irritò profondamente le potenze occidentali. Sul piano internazionale il fallimento della Conferenza di Genova rappresentò l’epilogo della politica di Lloyd George: rilanciare l’economia europea senza aver prima risolto la questione delle riparazioni si era dimostrato impossibile. La nota Balfour del primo di agosto 1922 rappresentò un altro errore di Londra. Necessaria per placare l’opinione pubblica interna e per contrastare la politica americana volta ad ottenere il pagamento dei crediti che Washington aveva nei confronti degli europei, non fece altro che spingere la Francia verso la soluzione di forza. Poincaré, primo ministro dal gennaio 1922, si decise per l’occupazione. La Commissione per le Riparazioni dichiarò che la Germania aveva volontariamente ritardato la fornitura di pali telegrafici nell’anno precedente. L’11 gennaio 1923 le truppe franco-belghe occuparono il bacino della Ruhr. La crisi fu la prima grande prova alla quale venne sottoposto il nuovo governo moderato guidato da Wilhelm Cuno 10. Il Cancelliere proclamò la “resistenza passiva”, l’astensione cioè dal lavoro degli operai del ricco bacino industriale e carbonifero, per impedire ai francesi ed ai belgi di ottenere i “pegni produttivi” sperati. Lo sciopero fu finanziato direttamente dal governo federale tedesco. Per reperire le risorse necessarie si ricorse alla stampa di nuova cartamoneta, con conseguenze catastrofiche sull’inflazione e sul bilancio dello Stato. A livello internazionale la situazione giunse ben presto ad uno stallo. La Gran Bretagna non aveva dato il suo voto favorevole nella Commissione per le Riparazioni all’occupazione, ma la sua politica rimase molto attendista. Gli Stati Uniti approfittarono inizialmente delle difficoltà economiche degli imprenditori tedeschi, e politicamente si mantennero strettamente neutrali 11. L’Italia aveva dato il voto favorevole in Commissione, e inviò dei tecnici per assistere i francesi nello sfruttamento economico della regione, ma cercò comunque di osservare una neutralità formale. Su pressione britannica il governo Cuno prese l’iniziativa di inviare una nota diplomatica il 2 maggio 1923, ma i suoi termini furono giudicati negativamente da tutte le potenze. Il 7 giugno seguì una seconda nota con la quale la Germania chiedeva un esame oggettivo della sua capacità di pagamento. Durante l’estate iniziarono così i primi contatti franco-britannici per trovare un accordo. Gli inglesi sostenevano apertamente il progetto di delegare l’esame della capacità tedesca a un comitato internazionale di esperti, i francesi invece puntavano a investire di questo ruolo la Commissione per le Riparazioni. Nel frattempo in Germania la situazione politica, economica e sociale si era fatta insostenibile per Cuno. La radicalizzazione del proletariato tedesco, impoverito dall’inflazione, preoccupava ormai le classi possidenti, che tolsero il loro appoggio politico al Cancelliere. La formazione di una grande coalizione guidata da Stresemann era in questo momento la soluzione necessaria sia per la borghesia, sia per il proletariato moderato socialdemocratico. Il primo atto di politica estera del nuovo Cancelliere fu di annunciare l’interruzione della “resistenza passiva” il 26 settembre 1923, prerequisito per il risanamento della moneta tedesca. La socialdemocrazia, nonostante detenesse con Hilferding l’importante dicastero alle Finanze, accettò di rimandare l’imposizione di forti tasse per risanare il bilancio del Reich in favore della creazione del Rentenmark , una moneta temporanea basata sul valore dei terreni tedeschi. Inoltre dovette accettare l’eliminazione delle otto ore lavorative in cambio di una prima tassazione diretta del reddito. L’isolamento della Spd nella coalizione era però evidente, e il partito uscì dalla maggioranza il 2 novembre in seguito allo scioglimento con la forza dei governi (di coalizione Spd-Kpd) turingio e sassone, e all’indulgenza mostrata nei confronti della reazionaria Baviera. Nel frattempo gli imprenditori della Ruhr fecero pressioni su Stresemann per il ripristino di normali rapporti economici, e il governo acconsentì agli incontri tra le grandi industrie e la Micum – Mission interallièe de contrôle des usines et des mines – (Erdmann, Vogt, Boppard, Bolt 1978). Il 23 novembre queste siglarono il cosiddetto accordo Micum, con il quale si regolarono le consegne di carbone della Ruhr affidandone il controllo alla stessa Micum. L’accordo ammorbidì la posizione francese e permise un’intesa sul comitato di esperti 12. Il 30 novembre fu adottata all’unanimità una risoluzione che prevedeva la creazione di 2 comitati: uno avrebbe dovuto esaminare la possibilità di finanziare le riparazioni tedesche con prestiti internazionali, l’altro avrebbe invece dovuto analizzare la situazione interna della Germania per stabilizzare il marco e il bilancio del Reich . L’11 dicembre il governo americano dette il proprio supporto esterno a questi due comitati, favorendo la presenza di cittadini privati statunitensi al posto di rappresentanti ufficiali. Era nata la Commissione Dawes, che risolse temporaneamente il problema delle riparazioni sottraendolo alle passioni della politica e riportandolo nella sfera economica. Alla Conferenza di Londra dell’agosto 1924 il nuovo governo francese, guidato da Herriot, accettò di liberare la Ruhr nel giro di un anno, ma ormai il problema dell’occupazione potè dirsi ampiamente risolto già all’inizio del 1924. Le posizioni della socialdemocrazia tedesca sull’occupazione L’occupazione della Ruhr indignò tutta l’opinione pubblica tedesca. Anche la stampa della Spd condivise il risentimento collettivo 13. L’unico caso dove si elaborava un’analisi pacata e non emozionale lo si trova in un editoriale di Karl Kautsky sul “Vorwärts” il 31 gennaio 1923: “Anche il popolo tedesco è stato portato dalle conseguenze della politica delle riparazioni a degli sprechi folli. Con l’inflazione il denaro tedesco ha perso ogni valore. […] Ma la miglior riparazione per tutti gli interessati è la pace piena e perpetua. Una forma di riparazione, che impedisce una tale pace, non porta ad un miglioramento dei rapporti, ma a un loro peggioramento. […] Il miglior mezzo per evitare questo pericolo sarebbe senz’altro la creazione di un rapporto amichevole tra le repubbliche tedesca e francese, che richiederebbe l’esatto contrario dell’odierna politica francese”. Kautsky si mantenne nel solco della tradizione pacifista del partito, senza risparmiare una sorprendente critica ai tedeschi stessi sull’inflazione. Generalmente la dirigenza e la stessa stampa socialdemocratica si erano, infatti, rifiutate di ammettere le negligenze dei governi tedeschi nella perdita di valore del marco, scaricando ogni colpa sulle riparazioni. L’ammissione, seppur tardiva, era un passo importante verso un approccio più costruttivo sia nei confronti del problema delle riparazioni, sia per giungere finalmente a un risanamento dei conti pubblici. Rendeva, inoltre, evidente il peso assunto momentaneamente dalla sinistra del partito formata dagli ex-appartenenti alla Uspd in seguito alla riunificazione con i maggioritari del settembre 1922. Una critica di questo tipo era stata infatti appannaggio negli anni precedenti proprio degli indipendenti. Gli altri articoli pubblicati nel primo mese dell’occupazione avevano tutti come scopo la demolizione morale e giuridica dell’azione francese. Heinrich Cunow sulla “Neue Zeit” attaccò frontalmente la politica di Poincaré giudicandola falsa, dato che secondo lui le trattative dei mesi precedenti non sarebbero state altro che “una farsa con lo scopo di creare un motivo plausibile per la già decisa occupazione” (1923). Poi giunse anche alla condanna giuridica, ritenendo che il semplice voto a maggioranza della Commissione non fosse sufficiente per imporre delle sanzioni e che comunque ciò non avrebbe dato alla Francia il diritto di invadere un paese con il quale non era in stato di Guerra (Cunow 1923). Anche Eduard Bernstein su “Die Glocke” riteneva che l’occupazione fosse da considerarsi un atto di guerra, scrivendo che “l a supposta missione pacifica di queste truppe è dal punto di vista del diritto internazionale una rottura della pace” (Bernstein 1928). Più propositiva era la posizione del “Vorwärts”, dove comunque il giudizio sull’occupazione rimaneva molto negativo. Si evidenziava la necessità di mantenere aperta la strada a trattative, rimanendo così all’interno di una linea consolidata della politica socialdemocratica nei confronti delle riparazioni, basata sulla disponibilità al dialogo. Inoltre va sottolineato come nell’articolo si sia parlato anche di una soluzione economica delle riparazioni, dimostrando una certa lucidità delle analisi della Spd sull’argomento. Alla soluzione politica doveva infatti seguire un’azione volta a sostenere l’economia tedesca per permettere i pagamenti. D’altronde Hilferding (1923) nell’articolo non proponeva alcun piano concreto, mantenendosi nel vago con una generica disponibilità tedesca a qualsiasi proposta. Ancora più deciso era Erich Kuttner su “Die Glocke” (1923), dove si suggeriva una strategia di difesa dagli attacchi delle destre, il cui emblema era la celebre “leggenda della pugnalata alla schiena”. Era un tema propagandistico di primaria importanza per la socialdemocrazia, che subì anche in questo caso un “ricatto patriottico” da parte dei partiti pangermanisti. Si ribadivano però i doveri del partito: proseguire sulla strada della comprensione e dell’accordo internazionale. Oltre a condannare la politica di Poincaré se ne evidenziava l’inutilità: Stampfer (1923), caporedattore del “Vorwärts”, rilevò ad esempio che dopo tre mesi di occupazione ancora non si poteva intravedere alcun vantaggio per i franco-belgi. Un altro tema centrale era quello dell’eroismo della classe lavoratrice, il nerbo della “resistenza passiva”. In questi mesi si consolidò il mito del minatore e del ferroviere che, con la propria astensione volontaria dal lavoro, avrebbe impedito ai franco-belgi di ottenere i “pegni” sperati. Si trattava di una leggenda costruita dalla stampa socialdemocratica ad uso propagandistico, dato che l’unità della classe operaia durante l’occupazione non era nella realtà mai esistita 14. Già il 20 gennaio sul “Vorwärts” si scriveva che “i responsabili del colpo di mano sul territorio della Ruhr speravano di poter trovare i lavoratori dalla loro parte. Il signor Poincaré sperava di incontrare degli alleati nel suo atto vergognoso, invece è incappato solo in nemici decisi” 15. Anche “Die Glocke” glorificò l’atteggiamento del proletariato e ammonì Poincaré di non far morire di fame i lavoratori della Ruhr se questi non si fossero piegati al suo volere (Breuer 1923). Inoltre si tentò anche di trasformare in senso democratico la lotta dei lavoratori della Ruhr, di istituire cioè un’eroica resistenza in nome della Repubblica (Breuer 1923). I toni erano sostanzialmente simili a quelli impiegati tre anni prima in occasione dello sciopero generale contro il Putsch di Kapp. Si trattò di un’idea cara soprattutto alla rivista “Die Glocke”, che infatti la approfondì anche in seguito, esprimendo la necessità per il partito di dare un senso allo scontro aumentando l’influenza dei lavoratori sull’apparato dello Stato (Sollman 1923). Nei primi mesi dell’occupazione la Spd appoggiò la politica del governo Cuno 16, anche se non faceva parte della maggioranza moderata che lo sosteneva. Con il passare del tempo e il consolidarsi dello stallo tra i due contendenti, la socialdemocrazia avviò una campagna di stampa per portare il Cancelliere a un’azione più decisa, a fare delle proposte che potessero smuovere la situazione. All’inizio della primavera comparvero infatti i primi articoli che evidenziavano come fosse il momento di avanzare delle offerte. Ad esempio il “Vorwärts” pubblicò un editoriale intitolato “Proposte? Perché no?” dove, constatando che ormai all’estero si comprendeva la portata dei sacrifici sostenuti dal popolo tedesco, si spingeva il governo “a mostrarsi pronto in ogni momento a contribuire attivamente alla soluzione del problema della finanza mondiale” 17. Anche Cunow sulla “Neue Zeit” scrisse che “proprio adesso il momento sarebbe favorevole per arrivare a un accordo tra le due potenze sul problema delle riparazioni, e che questo momento deve essere immediatamente sfruttato dal governo Cuno. Il suo dovere è di rivolgersi prontamente al governo francese con delle precise proposte” (Cunow 1923). Anche “Die Glocke” criticò la passività del governo tedesco: “ Non è il caso oggi di interrogarsi se un altro governo avrebbe potuto impedire l’occupazione del territorio della Ruhr. Prendiamo dunque questa violenza come un dato di fatto, nascono però seri dubbi sul fatto che il signor Cuno ed il suo Consiglio dei Ministri abbiano fatto tutto il possibile per terminare questa disgrazia che è caduta sulle spalle del popolo tedesco. Finora ci siamo accorti veramente poco delle ben note qualità nelle trattative del Cancelliere. […] In ogni caso ha dimostrato poca iniziativa, ed anche quando gli è stata presentata l’occasione nel Reichstag di inviare un’offerta […] si è indurito nel suo tirarsi indietro, fino al punto che la seria ammonizione di Lord Curzon gli ha reso chiaro che persino nel paese sulla cui simpatia lui aveva maggiormente contato non era più presente alcuna comprensione per la sua politica attendista ed esitante. La nota fu infine inviata 18. Ma purtroppo all’abile negoziatore mancarono sia la forma che i contenuti. (Breitscheid 1923). Questi articoli corrisposero alla nuova linea politica del partito, improntata su una tolleranza del governo Cuno molto più limitata. Successivamente “Die Glocke” criticò anche il popolo tedesco, “corresponsabile, nel suo complesso, proprio come durante la guerra”, con i partiti borghesi, di permettere a forze extraparlamentari di influenzare e rendere incerta la politica di Cuno (Breitscheid 1923) . Nella sostanza si riproponeva così una delle tesi della Uspd, che aveva accettato negli anni precedenti la colpevolezza tedesca nello scoppio della guerra. Era un modo anche per criticare la politica “socialpatriota” perseguita dalla maggioranza moderata della Spd durante la guerra. Dal mese di maggio il valore del marco iniziò un crollo verticale e il peso dell’inflazione cominciò ad essere intollerabile per le masse lavoratrici. La stampa della Spd reagì attaccando il metodo utilizzato dal governo per sostenere la resistenza passiva. “Die Glocke” fece da apristrada: già a febbraio, ad appena un mese dall’inizio dell’occupazione, lanciò un primo allarme sui rischi sociali che comportava la stampa continua di nuova cartamoneta 19. Anche il “Vorwärts” attaccò su questo problema il governo. Si diceva senza mezzi termini che “non si sarebbero ascoltati i consigli della socialdemocrazia e si avrebbe finanziato la lotta per la Ruhr con gli stessi mezzi con i quali si perse la guerra.”… “Bisogna smetterla di usare questi sistemi” 20. Ed ancora: “Dobbiamo chiedere al governo che finalmente prenda le misure necessarie per risolvere il problema. Per questo serve in prima linea una politica finanziaria energica e radicale, che ancori le tasse ed i salari alla svalutazione e blocchi così in qualche modo la fonte principale dell’inflazione 21. La critica si fece poi con il passare delle settimane e l’aggravarsi della crisi sempre più radicale 22. La fine della resistenza passiva annunciata dal nuovo Cancelliere Stresemann il 26 settembre 1923 fu accolta con un forte senso di sconfitta dalla stampa socialdemocratica 23. Ancora più grave le appariva l’inerzia politica che ormai caratterizzava l’intero popolo tedesco. Però “Die Glocke” non interpretava il fatto in modo totalmente negativo, ritenendo che fosse l’occasione per rieducare le masse liberandole dal delirio del nazionalismo e dalla fame 24. Il compito della socialdemocrazia sarebbe stato quello di eliminare ogni estremismo, ma allo stesso tempo di non rinunciare al proprio carattere classista, compreso il concetto della lotta di classe. Questa posizione conferma lo spostamento a sinistra del partito in seguito alla riunificazione con gli indipendenti, che troverà di lì a poco la sua sanzione nel nuovo programma approvato ad Heidelberg nel 1925. Dopo l’autunno l’interesse della stampa socialdemocratica per l’occupazione scemò rapidamente. Adesso l’attenzione era tutta rivolta alla convocazione della Commissione Dawes ed alle sue proposte per risolvere il problema delle riparazioni. Solo “Die Glocke” continuò a seguire la vicenda della Ruhr, peraltro senza portare grandi novità: si proseguì nell’accusare i francesi di non voler assolutamente cercare un accordo con i tedeschi, danneggiando gli stessi interessi della Francia 25. Nel primo anniversario dell’occupazione si ripercorsero soprattutto i primi mesi dello scontro, criticando nuovamente il governo Cuno per non aver avviato subito trattative con gli avversari e per essersi così posto in un vicolo cieco 26. Purtroppo per quest’ultima fase mancano totalmente le posizioni della “Neue Zeit”, che aveva chiuso le pubblicazioni nel 1923 a causa delle difficoltà economiche. “Die Gesellschaft”, la rivista che le era succeduta, non espresse posizioni apprezzabili sulla questione della Ruhr, perché nata quando ormai il problema potè dirsi esaurito. La socialdemocrazia durante l’occupazione mantenne sempre una linea chiara e precisa: resistere eroicamente contro l’invasione ma allo stesso tempo cercare di trattare per raggiungere un compromesso. Le azioni del partito furono tutte improntate a perseguire un accordo che permettesse la liberazione della Ruhr 27. I lavori e le proposte della Commissione Dawes vennero attentamente seguiti. Ad esempio sul “Vorwärts” si espresse molta soddisfazione per il fatto che la Commissione richiedesse la liberazione della Ruhr come requisito necessario per stabilizzare il bilancio del Reich 28. Quando poi nella primavera vennero rese note le sue conclusioni, la socialdemocrazia si schierò prontamente a favore della loro accettazione. L’unico timore espresso era quello di perdere la sovranità economica del Reich , e infatti inizialmente si chiese di introdurre una clausola che lasciasse alla Germania l’ultima parola in fatto di politica finanziaria 29. Si cercò anche di sfruttare la concomitanza del dibattito sulle proposte della Commissione con le elezioni politiche per il nuovo Reichstag del 4 maggio 1924 per attaccare i partiti di destra, contrari all’accettazione del Piano 30. Simili erano le opinioni espresse su “Die Glocke”, dove un lungo articolo ripercorreva la storia delle riparazioni e di come si fosse giunti alla Commissione Dawes 31. Resta da analizzare la posizione dell’Internazionale socialista. In questa organizzazione la Spd ripose la speranza di riuscire a creare una pressione esterna sui governi francese e belga per terminare l’occupazione. La prima reazione dell’Internazionale fu infatti di pronta e ferma condanna dell’azione di forza. Il 26 ed il 27 gennaio 1923 si tenne ad Amsterdam una prima riunione tra le due internazionali socialiste 32 e la Federazione internazionale dei sindacati per concordare una linea comune. Le posizioni del Presidente della Spd Otto Wels caratterizzarono il dibattito. Egli rigettò la proposta laburista di far ritirare il contingente britannico in Renania in segno di protesta perché gli inglesi sarebbero stati sostituiti dai francesi, fatto che avrebbe aperto “ la possibilità per una completa revisione delle aree economiche dell’Europa e permesso alla Francia di crearsi una posizione dominante in Europa, non solo economicamente, ma anche politicamente” 33. Wels chiese invece il pieno appoggio dei compagni nella lotta e rifiutò un eventuale arbitrato della Società delle Nazioni, perché ritenuta non imparziale 34. La Conferenza chiuse i lavori votando una risoluzione comune dove si condannava fermamente l’occupazione e si propugnavano le seguenti azioni: 1) una decisa campagna di stampa a favore dei principi della pace; 2) il rafforzamento dei contatti tra i partiti socialisti europei; 3) il passaggio della questione alla Società delle Nazioni, di cui doveva far parte da subito anche la Germania; 4) il contrattacco delle organizzazioni dei lavoratori contro il militarismo ed in favore della pace 35. Ai socialisti era ben chiaro che il problema centrale per la soluzione della questione della Ruhr era il soddisfacimento del bisogno francese di sicurezza. Purtroppo a questa chiarezza non seguì una serie di proposte concrete. La risoluzione di una successiva conferenza interparlamentare tra deputati belgi, francesi, inglesi ed italiani, concordata con i socialdemocratici tedeschi, prevedeva su questo punto soltanto una vaga assicurazione tedesca di non dichiarare guerra nei prossimi 99 anni e riproponeva il patto di sicurezza franco-anglo-americano già caduto per il rifiuto americano di ratificare il Trattato di Versailles 36. Il piano fu proposto a Theunis, primo ministro belga, che lo ritenne interessante ma impossibile da applicare a causa di molti punti controversi di difficile accettazione da parte francese 37. La nascita dell’Internazionale operaia e socialista nel maggio del 1923 dette senz’altro maggior forza al movimento socialista internazionale. Nel mese di luglio i rappresentanti di Francia, Belgio e Gran Bretagna 38 decisero di inviare direttamente nella Ruhr Tom Shaw, il segretario dell’Internazionale. La sua relazione riscontrò la necessità di arrivare alla fine della resistenza passiva. Per far ciò era necessario che i socialisti francesi facessero pressioni sul loro governo perché accordasse ai lavoratori tedeschi alcune concessioni. Dopo la fine della resistenza si sarebbe poi potuto aprire un tavolo di trattative mantenendo intatto l’amor proprio francese e liberando al contempo la Ruhr 39. La richiesta di apertura di trattative venne ulteriormente ribadita anche dopo che Stresemann aveva dichiarato la fine della resistenza passiva. Questo anche per scongiurare il caos politico e sociale in Germania 40. La politica dell’Internazionale sull’occupazione della Ruhr rispecchiò la debolezza sia di questo organismo, sia del socialismo europeo dopo la Grande Guerra. Le sue proposte non ebbero alcun seguito pratico perché l’influenza dei partiti socialisti europei sui loro governi era molto debole. Le posizioni dell’Ios erano nella sostanza simili a quelle della socialdemocrazia tedesca. La speranza da parte di larghi settori della Spd di riuscire tramite l’Internazionale a risolvere il problema dell’occupazione della Ruhr fu però ben presto delusa dall’inconsistenza delle risoluzioni dell’Ios. Conclusioni La socialdemocrazia si mosse nei confronti dell’occupazione della Ruhr ponendo l’accento sia sulla “ causa ” nazionale tedesca, sia ribadendo le sue convinzioni pacifiste. Inoltre cercò di sfruttare i suoi legami con i socialisti francesi, belgi ed inglesi all’interno dell’Internazionale per cercare di trovare una soluzione diplomatica. Nonostante infatti il suo appoggio al governo Cuno, nonostante il supporto dato a Stresemann, la Spd non si lasciò mai trascinare dall’emotività della propaganda delle destre tedesche, ed anzi rigettò l’idea dell’uso della forza. In questo il suo atteggiamento differì in modo sostanziale dal comportamento adottato durante la Grande Guerra, dato che adesso il suo supporto alla politica del governo era molto più limitato e condizionato rispetto al Burgfrieden . L’analisi della stampa socialdemocratica mostra senz’altro un partito fortemente indeciso nel porre una linea chiara di politica estera ed anche la mancanza di concretezza nelle sue proposte. Bisogna però anche evidenziare la ricchezza di posizioni differenti espresse sulle varie riviste dalle correnti della Spd, una ricchezza che da un lato permetteva una difesa costante contro gli attacchi dei pangermanisti, dall’altro serviva a mantenere compatto il proletariato tedesco anche nelle sue correnti di sinistra ed a difendersi dalle accuse di tradimento di classe provenienti dai comunisti. In tal contesto la mancanza di senso pratico che caratterizzava le differenti proposte socialdemocratiche va certamente rapportata alla necessità di creare una coesione interna al partito. Ciò si riflette anche nella poca importanza data al dibattito sulla politica estera. Nel periodo tra la rivoluzione e la firma del Trattato di Versailles la socialdemocrazia delegò le questioni internazionali agli “esperti” del Ministero degli esteri. I due ministri, prima Solf e poi von Brockdorff-Rantzau, erano diplomatici di carriera di simpatie liberali, senz’altro molto distanti da una concezione socialdemocratica della politica estera. Anche la riforma del Ministero non intaccò il vecchio apparato burocratico, ma si limitò a modernizzarlo spostando alcune competenze (Grupp 1986). Karl Kautsky, incaricato di affiancare il ministro e di supervisionarne l’operato, non riuscì mai a controllarne il lavoro. Non deve dunque sorprendere che al congresso del partito tenuto a Weimar nel giugno 1919 il dibattito sulla eventuale firma del Trattato di Versailles sia stato escluso dall’ordine del giorno, e che solo un intervento contestato di Bernstein abbia portato la politica estera nella discussione 41. Anche nell’anno in cui Hermann Müller era stato Ministro degli esteri (giugno 1919-marzo 1920) non fu tentata alcuna seria riforma che permettesse a personale socialdemocratico di chiara fede repubblicana di sostituire il corpo diplomatico del periodo guglielmino. D’altronde, in secondo luogo, non esisteva tra i ranghi del partito un numero sufficiente di persone esperte di questioni internazionali. Così dalle elezioni del 1920 il Ministero degli esteri fu sempre appannaggio di personalità dell’area politica liberale, fino ad arrivare al lungo periodo di Stresemann. Questa situazione derivò dal fatto che la socialdemocrazia era stata un partito antisistema nel periodo imperiale. Com’era possibile per una forza politica esclusa a priori dalla gestione del potere sviluppare le competenze necessarie a comprendere le complesse relazioni tra gli Stati europei? La Spd non disponeva alla fine del 1918 delle capacità necessarie per governare un grande organismo moderno e burocratizzato quale era il Reich tedesco. E non si trattava soltanto della politica estera. In tutti i settori si scelse la collaborazione con i rappresentanti del vecchio ordine. Queste manchevolezze si riflettevano poi anche sulle proposte politiche del partito. Se alla dirigenza e agli intellettuali del partito mancava una conoscenza approfondita dei problemi della politica estera, non ci si può meravigliare che sulle riviste della Spd comparissero soltanto proposte generiche basate su formule teoriche e su buoni propositi, ma poco legate alla realtà.”,”TEOC-001-FER”
“BASILICO Alessio”,”Umberto I. Regicidio e anarchia.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Alessio Basilico ha conseguito il dottorato in Storia presso l’Università di Teramo e pubblicato alcuni articoli e una monografia dal titolo ‘Infanticidio. Violenza in una comunità di confine (Secolo XVII)’. Insegna Lettere presso l’Istituto Omnicomprensivo di Città Sant’Angelo. Dibattito acceso tra anarchici a Paterson, le discussioni appassionate finiscono male con insulti e urla. Un ventenne di nome Domenico Pazzaglia prese in mano una pistola e esplose un colpo in direzione di Malatesta che fu colpito a una gamba e finià a terra. Stava per sparare una seconda volta quando intervennero altri anarchici presenti tra cui Gaetano Bresci. (pag 144)”,”ANAx-445″
“BASILICO Alessio”,”Giacomo Matteotti. L’assassinio e il totalitarismo.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell’Ehess. Alessio Basilico ha conseguito il dottorato in Storia presso l’Università di Teramo e pubblicato alcuni articoli e una monografia dal titolo ‘Infanticidio. Violenza in una comunità di confine (Secolo XVII)’. Insegna Lettere presso l’Istituto Omnicomprensivo di Città Sant’Angelo. Le contromisure: il controllo della stampa. ‘Mai come in quei giorni fu chiara l’enorme importanza della stampa nella lotta politica e nessuno ne era più consapevole di Mussolini, già direttore dell’«Avanti!» e fondatore del «Popolo d’Italia». Appena giunto alla presidenza del Consiglio aveva fatto pagare una serie di giornalisti, anche dell’opposizione. Le prove furono ritrovate dagli inquirenti in una cassaforte nell’ufficio di Cesare Rossi dopo il suo arresto. C’erano i nomi, l’ammontare delle somme e le ricevute dei pagamenti. Attraverso i giornali si potevano governare le emozioni che dilagavano nel Paese e che furono percepite da subito come un pericolo. Già la sera del 12 giugno, dopo il discorso di Mussolini in parlamento, fu mandato Piero Gotti, funzionario dell’ufficio stampa, a parlare con le direzioni dei quotidiani romani per suggerire una linea editoriale neutrale. Quando fu interrogato dalle autorità, disse che aveva semplicemente raccomandato di evitare di turbare gli animi, cosa che sarebbe certamente accaduta «se i giornali nel commentare le parole del presidente avessero esagerato». Era nell’interesse di tutti, «non solo dell’ordine pubblico, ma per non gravare le ansie della famiglia dell’on. Matteotti che la stampa avesse moderato i toni». Ma certi mezzi non servivano più. Il momento era estremo, ideale per imporre un giro di vite. La stampa doveva essere controllata nella sua interezza. Prima di arrivare a questo punto, Mussolini procedette a un rimpasto di governo a luglio. Cedette il suo ‘interim’ al ministero dell’Interno al nazionalista conservatore Federzoni. Uomo politico astuto, sapeva fiutare il momento in cui fare un passo indietro e cedere spazio alle componenti non fasciste dell’esecutivo: furono sostituiti tre ministri e numerosi sottosegretari, dando maggior peso nella compagine a liberali, nazionalisti ed esponenti del fascismo moderato come Dino Grandi. L’8 luglio il nuovo governo rese effettivo il regolamento, risalente all’anno prima, che limitava la libertà d’informazione e dava facoltà ai prefetti di sequestrare i giornali che attraverso i loro articoli avessero turbato l’ordine pubblico. Le motivazioni addotte per questa misura parlavano di uno stato di crescente tensione nel Paese alimentato da notizie false e tendenziose, fatte circolare ad arte. Nonostante le proteste delle opposizioni, la misura divenne effettiva, venendosi a configurare come una vera sospensione della libertà di stampa contraria ai dettami costituzionali’ (pag 63-65)”,”ITAF-391″
“BASS Hans-H. SCHÜLLER Margot a cura”,”Weltwirtschaftsmacht China.”,”Saggi di ZHONG HONG Frank MÜLLER Dieter BENDER Beate Christina HOCKER Hans-Heinrich BASS Markus WAUSCHKUHN Sabine JOHANNSEN Margot SCHÜLLER.”,”CINx-111″
“BASSANI Luigi Marco”,”Marxismo e liberismo nel pensiero di Enrico Leone.”,”Luigi Marco BASSANI è ricercatore di storia delle dottrine politiche nel dipartimento giuridico politico dell’ Università di Milano, dove insegna Storia del pensiero politico federalista. Nato a Chicago nel 1963, dopo aver studiato a Pavia, Pisa e Berkeley, ha conseguito il perfezionamento presso la Scuola Sant’Anna di Pisa. I suoi principali interessi riguardano la teoria politica del federalismo, la storia del pensiero politico americano nel periodo compreso tra la rivoluzione e la guerra civile, la tradizione liberale classica e libertaria. E’ autore del volume ‘Thomas Jefferson. Un profilo intellettuale’ (2002) e altro. “”Molti avevano ben compreso già ai suoi tempi come il filosofo tedesco fosse il punto di arrivo e di non ritorno della dottrina del valore lavoro. Un economista tedesco, secondo Marx seguace di Bastiat, scriveva nel 1868: “”La confutazione della teoria del valore è il solo fine che si pone chi combatte Marx; infatti, se viene ammesso questo assioma, si devono anche concedere a Marx quasi tutte le conclusioni, dedotte con la logica più serrata”” (1).”” (1) K. Marx, ‘Il mio plagio di F. Bastiat’ (circa 11 luglio 1868) in Opere Complete, Marx ed Engels. (pag 58) “”Nella partita che si giocò negli anni Settanta dell’ Ottocento fra il lascito Ricardo-Marx e le nuove dottrine di Menger, Jevons, Walras, la palma della vittoria spettò proprio a queste ultime. E, come vedremo subito, Enrico Leone fu tra i pochi socialisti disposti a riconoscerlo.”” (pag 61) “”Leone rifiuta l’ accusa di Wieser sul fatto che Marx “”avrebbe creato quella dottrina (del valore lavoro) per i suoi scopi politico-sociali. E tuttavia egli stesso riconosce che “”porre delle premesse – d’ indole sommamente astratta – a capo d’ un sistema filosofico, sociologico, ecnomico, è metodo superato nell’ attuale stadio dello sviluppo scientifico””. Egli rimane convinto della infondatezza economica della teoria marxista del valore e tuttavia “”essa potrebbe essere vera sociologicamente””. Anzi la Scuola austriaca ha proprio “”avuto il torto di non accorgersi che (…) la formulazione edonistica del valore non intacca la base teoria della formulazione marxista (…)””””. (pag 75-76)”,”TEOC-387″
“BASSANI Maddalena PRESUTTI Marco”,”Filippo di Macedonia. Il regicidio perfetto.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell’Ehess. Maddalena Bassani è professore di Archeologia classica all’Università Iuav di Venezia. Marco Presutti dottore di ricerca in Storia e storiografia dell’antichità classica Le spinte che indussero la regina ad architettare il regicidio sono due, la prima è personale, verso il marito che le aveva preferito una ragazzina, il secondo motivo più incisivo è quello di voler assicurare il regno al suo primogenito, unico legittimo successore al trono. Un calcolo dinastico. (pag 126-128)”,”STAx-369″
“BASSANINI Franco TIBERI Giulia a cura, saggi di Giuliano AMATO Fiorenza BARAZZONI Giuseppe BUCCINO GRIMALDI Giuseppe BUSIA Rocco A. CANGELOSI Manin CARABBA Luigi CARBONE Vincenzo CERULLI IRELLI Mario P. CHITI Francesco CLEMENTI Giovanna DE MINICO Luigi GIANNITI Cesare PINELLI Franco PIZZETTI Romano PRODI”,”Una Costituzione per l’Europa. Dalla Convenzione europea alla Conferenza Intergovernativa.”,”Giuliano Amato, Vice presidente della Convenzione europea, Senatore della Repubblica, Presidente del Consiglio dei Ministri negli 1992-1993 e 2000-2001. Fiorenza Barazzoni, Dirigente della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Franco Bassanini, Senatore della Repubblica, già Ministro della Funzione Pubblica nei governi Prodi, D’Alema, Amato (1996-2001), Professore ordinario di Diritto Costituzionale nell’Università degli studi di Roma La Sapienza. Giuseppe Buccino Grimaldi, Capo Ufficio VI (Affari giuridici e istituzionali) della Direzione Generale Integrazione europea del Ministero degli Affari Esteri. Giuseppe Busia, Dottore di ricerca in Teoria dello Stato e istituzioni politiche comparate. Dirigente presso il Garante per la protezione dei dati personali. Rocco A. Cangelosi, Direttore Generale dell’Integrazione europea del Ministero degli Affari Esteri. Manin Carabba, Presidente di Sezione della Corte deo conti. Luigi Carbone, Consigliere di Stato. Vincenzo Cerulli Irelli, Professore ordinario di Diritto Amministrativo nell’Università degli studi di Roma La Sapienza. Mario P. Chiti, Professore ordinario di Diritto Amministrativo nell’Università degli Studi di Firenze. Francesco Clementi, Dottore di ricerca in Teoria dello Stato e Istituzioni politiche comparate nell’Università degli studi di Roma La Sapienza. Giovanna De Minico, Professore associato di Diritto dell’Informazione e della Comunicazione nell’Università degli studi di Napoli Federico II. Luigi Gianniti, Dottore di ricerca i n Diritto costituzionale. Responsabile dell’Ufficio Rapporti con le istituzioni dell’Unione europea del Senato della Repubblica. Cesare Pinelli, Professore ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico nell’Università degli studi di Macerata. Franco Pizzetti, Professore ordinario di Diritto Costituzionale nell’Università degli studi di Torino. Romano Prodi, Presidente della Commissione europea. Presidente del Consiglio dei Ministri dal 1996 al 1998. Giulia Tiberi, Dottore di ricerca in Diritto costituzionale. Assegnista di ricerca in Diritto Costituzionale nell’Università degli studi dell’Insubria.”,”EURx-079-FL”
“BASSE Pierre-Louis BITOUN Carole”,”””Aux armes citoyens””. Barricades et manifestations de rue en France de 1871 à nos jours.”,”Foto sala del congresso di Tours del Parti socialiste, 27 dicembre 1920, nascita partito comunista francese, PCF, pag 93); congresso Marsiglia 1921 e riunione gruppo Vie Ouvriere (Monatte) 1920 (pag 92) 1° maggio 1919: lavoratori parigini con il coltello tra i denti”,”MFRx-319″
“BASSETTI Remo”,”Storia e storie dello sport in Italia. Dall’ Unità ad oggi.”,”BASSETTI-R (Napoli, 1961), notaio, vive a TORINO. Organizzatore culturale, giornalista pubblicista, ex atleta di scherma. Questa è la sua prima pubblicazione non giuridica.”,”ITAS-015″
“BASSIGNANA Pier Luigi”,”Quintino Sella. Tecnico, politico, sportivo.”,”Pier Luigi Bassignana è nato nel 1941 a Torino dove si è laureato conuna tesi sulla storia della spesa pubblica italiana. Dirige l’archivio storico dell’Associazione industriale metalmeccanici di Torino ed è direttore della rivista ‘Le culture della tecnica””. “”Questa ingente massa di debito andava ad aggiungersi ai debiti accumulati dagli Stati preunitari che, all’atto dell’unificazione, il nuovo Regno aveva dovuto riconoscere. E siccome la solidità di quest’ultimo risultava in quei primi tempi piuttosto problematica, come sempre avviene in casi analoghi, gli interesse da corrispondere alle banche risultavano particolarmente esosi. In conclusione, come nel classico caso del cane che si morde la coda, la poca affidabilità del nuovo Stato comportava la richiesta di alti interessi passivi, destinati a raggiungere nel 1867, l’impressionante, per il tempo, aliquota del 9.3%; e il livello degli interessi contribuiva ad aggravare le già difficili condizioni di bilancio. Di fatto, il debito pubblico, che all’atto dell’unificazione si aggirava attorno ai 2500 milioni, raddoppiò nel giro di un decennio, facendo lievitare la spesa per interessi dai 148 milioni del 1862 ai 262 milioni del 1865, sino a raggiungere i 394 milioni nel 1872: il 365 della spesa effettiva dello Stato””. (pag 52)”,”ITAB-303″
“BASSIGNANA Pier Luigi CASTAGNOLI Adriana REVELLI Marco a cura”,”Storia fotografica dell’industria automobilistica italiana. Dal fordismo al postfordismo.”,”Indice: – I luoghi della produzione: l’incerta parabola del fordismo italiano (M. Revelli) – La città fordista fra unità d’Italia e i Sud del mondo (A. Castagnoli) – Belva d’acciaio o ronzino a quattro ruote? (P.L. Bassignana) (pag 9-85) Pier Luigi Bassignana dirige l’Archivio storico dell’Amma, presso l’Unione industriali di Torino Adriana Castagnoli lavora presso il Dipartimento di Storia dell’Università di Torino Marco Revelli professore all’Università di Torino (1998)”,”FOTO-107″
“BASSO Lelio introduzione ZANNINO Franco a cura; saggi di Lelio BASSO Iring FETSCHER Dick HOWARD Oskar NEGT Jurgen HENTZE Anneliese LASCHITZA Giuseppe BEDESCHI Josef SCHLEIFSTEIN Norman GERAS Tadeusz KOWALIK Armando CORDOVA Georges HAUPT Feliks TYCH Horace B. DAVIS Alexandr I. SOBOLEV Gilbert BADIA Gunter RADCZUN Michael LÖWY Jurgen SEIFERT Dario MELOSSI Annette JOST Serena DI-GASPARE Miriam CAMPANELLA Narihiko ITO Boris N. KRICEVSKIJ Giovanni LERDA”,”Annali. Vol II. Rosa Luxemburg e lo sviluppo del pensiero marxista.”,”Saggi di Lelio BASSO, Iring FETSCHER, Dick HOWARD, Oskar NEGT, Jurgen HENTZE, Anneliese LASCHITZA, Giuseppe BEDESCHI, Josef SCHLEIFSTEIN, Norman GERAS, Tadeusz KOWALIK, Armando CORDOVA, Georges HAUPT, Feliks TYCH, Horace B. DAVIS, Alexandr I. SOBOLEV, Gilbert BADIA, Gunter RADCZUN, Michael LÖWY, Jurgen SEIFERT, Dario MELOSSI, Annette JOST, Serena DI-GASPARE, Miriam CAMPANELLA, Narihiko ITO, Boris N. KRICEVSKIJ, Giovanni LERDA. “”””Federico Engels dice una volta: la società borghese si trova davanti a un dilemma, o progresso verso il socialismo o regresso nella barbarie (…) (16). Noi ci troviamo oggi dunque, proprio come Federico Engels aveva presagito una generazione addietro, davanti alla scelta: o trionfo dell’ imperialismo e crollo di tutta una civiltà come nell’ antica Roma, spopolamento, distruzione, degenerazione, un grande cimitero, oppure vittoria del socialismo, cioè dell’ azione cosciente della lotta del proletariato internazionale contro l’ imperialismo e il suo metodo: la guerra. Questo è un dilemma della storia mondiale, un’ alternativa, in cui i piatti della bilancia oscillano tremando davanti alla decisione del proletariato cosciente: Il futuro della civiltà e dell’ umanità dipende dal fatto che il proletariato sappia, con decisione virile, gettare la sua spada rivoluzionaria sulla bilancia””. Socialismo o barbarie! Quest’ affermazione di un’ alternativa storica, di un risultato ancora da decidere e chiaramente incerto, non è un semplice pensiero effimero di Rosa Luxemburg. Ella lo ripeté molte volte e negli ultimi mesi di vita, durante la Rivoluzione tedesca, lo inserì nei proclami e nel programma stesso della Lega di Spartaco.”” (pag 149-150)”,”LUXS-009″
“BASSO Lelio”,”Socialismo e rivoluzione.”,”BASSO nacque a Varazze nel 1903. Giovanissimo si accostò al movimento socialista collaborando con la stampa del partito e con molti fogli democratici tra cui ‘Rivoluzione liberale’ di Pietro GOBETTI. Laureatosi in giurisprudenza nel 1925 con una tesi sulla concezione della libertà in Marx, iniziò la professione forense senza cessare la sua attività politica. Durante il fascismo diresse la rivista ‘Pietre’. Arrestato nel 1928 finì al confino a Ponza e poi nuovamente incarcerato nel 1939 e nel 1940. Nel 1943 costituì il MUP (Movimento di unità proletaria) che successivamente confluirà nel PSI dando vita a un nuovo partito socialista (PSIUP). Partecipò all’insurrezione di Milano il 25 aprile 1945. Nello stesso anno, nominato Vice segretario del partito entrò come deputato all’Assemblea Costituente. In polemica con”,”MADS-178 SOCx-076″
“BASSO Antonio a cura; collaborazione di Vittorio Enzo ALFIERI Gaetano BALDACCI Antonio BANDINI BUTI Arturo BARONE Riccardo BAUER Andrea BIRAGHI Aldo BONESCHI Mario BONESCHI Giorgio BORSA Giorgio CABIBBE Bruno CAIZZI Dodovico D’ARAGONA Giulio DA-RE Gianangelo DE-FRANCESCO Guido DE-RUGGIERO Antonio DONATI Aldo GAROSCI Stefano JACINI Giuseppe LATRONICO Libero LENTI Fabio LUZZATTO Gino LUZZATTO Bruno MAFFI Piero MALVESTITI Ada MARCHESINI GOBETTI Gigi MARTELLO Ugo Guido MONDOLFO Mario MONTAGNANA Guido MORPURGO TAGLIABUE Vittorio ORILIA Mario PAGGI Pietro PALLAVIDINO Ferruccio PARRI Giacomo PERTICONE Giovanni PIOLI Giuliano PISCHEL Alfredo PIZZONI Giulio PRETI Luigi RODELLI Umberto SEGRE Luigi SIMONAZZI Mariangelo TIMBAL Augusto TORRE Antonio ZANOTTI Piero ZICCARDI”,”Dizionario di cultura politica.”,”Collaboratori: Vittorio Enzo ALFIERI Gaetano BALDACCI Antonio BANDINI BUTI Arturo BARONE Riccardo BAUER Andrea BIRAGHI Aldo BONESCHI Mario BONESCHI Giorgio BORSA Giorgio CABIBBE Bruno CAIZZI Dodovico D’ARAGONA Giulio DA-RE Gianangelo DE-FRANCESCO Guido DE-RUGGIERO Antonio DONATI Aldo GAROSCI Stefano JACINI Giuseppe LATRONICO Libero LENTI Fabio LUZZATTO Gino LUZZATTO Bruno MAFFI Piero MALVESTITI Ada MARCHESINI GOBETTI Gigi MARTELLO Ugo Guido MONDOLFO Mario MONTAGNANA Guido MORPURGO TAGLIABUE Vittorio ORILIA Mario PAGGI Pietro PALLAVIDINO Ferruccio PARRI Giacomo PERTICONE Giovanni PIOLI Giuliano PISCHEL Alfredo PIZZONI Giulio PRETI Luigi RODELLI Umberto SEGRE Luigi SIMONAZZI Mariangelo TIMBAL Augusto TORRE Antonio ZANOTTI Piero ZICCARDI”,”REFx-023″
“BASSO Pietro”,”Tempi moderni, orari antichi. L’ orario di lavoro a fine secolo.”,”BASSO Pietro insegna metodologie sociologiche e Sociologia della devianza all’ Università di Venezia. Con la F. Angeli ha già pubblicato ‘Disoccupati e Stato’.”,”CONx-077″
“BASSO Lelio ALATRI Paolo VALERI Nino SALVATORELLI Luigi PERETTI-GRIVA Domenico Riccardo AMENDOLA Giorgio FOA Vittorio BO Carlo, lezioni di”,”Fascismo e antifascismo (1918-1936). Lezioni e testimonianze.”,”La pubblicazione di queste testimonianze avviene a cura del Comitato promotore composto da Paolo CALZINI Bianca CEVA Mario MAURI Rossanda ROSSANDA BANFI Brunello VIGEZZI.”,”ITAF-140″
“BASSO Lelio BETTELHEIM C. CLAUDE H. COLE G.D.H. DENIS H. DURET J. EBELY L. JUAREZ C. LANGE O. LUCENOY M. MOSSE’ E. ROBINSON J. SAUVY A. STRACHEY J., contributi di”,”Conquiste democratiche e capitalismo contemporaneo.”,”””Evidentemente, per chi pensa che i consumatori americani sono “”saturati”” di prodotti agricoli, può apparire “”assai dubbio”” che sia la insufficienza del potere di consumo delle masse a spiegare le difficoltà dell’ agricoltura americana: l’ abbassamento del suo reddito netto globale, l’ accumulazione dei “”surplus”” e la politica di restrizione delle superfici coltivate. Tuttavia, basta esaminare le statistiche sui consumi per classi di reddito, per vedere che anche negli Stati Uniti il consumo di prodotti agricoli si accresce sensibilmente, nell’ insieme, quando il reddito familiare supera i 4.000 dollari all’ anno.”” (pag 165)”,”TEOC-242″
“BASSO Lelio”,”Il partito socialista italiano.”,”””La monarchia accettava di calpestare lo statuto, l’ esercito si prestava a farsi complice di bande assassine e incendiarie, il governo, sia con Giolitti che con Bonomi e con Facta, appoggiava la violenza fascista, la classe dirigente la incoraggiava, la piccola borghesia plaudiva e vestiva la camicia nera, partiti e uomini politici trescavano dietro le quinte e offrivano la loro collaborazione, il parlamento si lasciava insultare, tutte le istituzioni si mostravano impotenti a difendere l’ ordine per cui erano state create: e in tanta codardia, in tanto sfacelo morale, si può dire che fosse pressochè solo il movimento operaio, e in prima linea i socialisti, a tenere alto l’ onore del nostro paese, a battersi coraggiosamente per la democrazia. La battaglia ineguale durò parecchi anni, ma alla fine l’ assassinio, la violenza, l’ incendio, la repressione e il carcere fecero tacere la stampa, le organizzazioni, gli uomini, fecero tacere la grande voce del Partito Socialista””. (pag 51)”,”ITAC-092″
“BASSO Lelio”,”Da Stalin a Krusciov.”,”””La dittatura del proletariato, come è noto, rappresenta per Marx il governo più democratico che sia mai esistito, cioè il governo dell’ immensa maggioranza del popolo costituita da lavoratori con esclusione della ex-classe dominante, cioè della borghesia, nei cui confronti appunto si esercita la dittatura dei lavoratori. Ma questo è possibile solo se la rivoluzione socialista scoppia in un paese ove esiste una classe lavoratrice già giunta a tale grado di coscienza e di maturità politica da poter assumere nelle sue mani la gestione del potere, in un momento particolarmente difficile come quello rivoluzionario. In Russia questa classe non esisteva: l’ immensa maggioranza dei lavoratori era costituita da popolazione agricola, in grandissima parte ancora analfabeta e non certo dotata di esperienza politica per la vita moderna; la classe operaia rappresentava una piccola minoranza, anche se combattiva, e quella parte della classe operaia che avrebbe potuto assolvere alle funzioni di “”dittatura”” nel senso marxista era in realtà uno strato assai sottile della popolazione, che per giunta fu largamente decimato dalla guerra e soprattutto dalla guerra civile, mentre quel che rimase fu in gran parte assorbito direttamente dai compiti di direzione politica, nel partito o nella amministrazione, cioè cessò di essere classe operaia per diventare a poco a poco burocrazia.”” (pag 142-143)”,”RUST-127″
“BASSO Luca”,”Socialità e isolamento: la singolarità in Marx.”,”‘Alles, was entsteht, Ist wert, daß es zugrunde geht’, J.W. Goethe, Faust ‘Tutto ciò che nasce, è degno di perire’ Luca BASSO, dottore di ricerca in Discipline filosofiche ha studiato presso le università di Padova, Berlino, e Pisa. Ha scritto ‘Individuo e comunità nella filosofia politica di G.W. Liebniz’ (Rubbettino, 2005)”,”TEOC-477″
“BASSO Sofia VERCESI Pier Luigi”,”Storia del giornalismo americano.”,”v. Charles Dana (indice nomi) Sofia BASSO è stata a lungo giornalista a L’Unità. VERCESI è vicedirettore del quotidiano Il Tempo. E’ docente di Teoria e tecniche dei Nuovi Media (Univ. Parma).”,”EDIx-096″
“BASSO Lelio GERRATANA Valentino MANVILLE Alain MARRAMAO Giacomo SANTAMARIA Ulysses TELO’ Mario VILLARI Lucio”,”Lenin e il leninismo. Per un’ analisi storico-critica.”,”Contiene il saggio di G. MARRAMAO ‘Teoria del crollo e capitalismo organizzato nei dibattiti dell'””estremismo storico”” (pag 53-96)”,”TEOC-534″
“BASSO Luca”,”Socialità e isolamento: la singolarità in Marx.”,”””Alles, was entsteht, Ist wert, daß es zugrunde geht””, J.W. Goethe, Faust Luca BASSO, dottore di ricerca in Discipline filosofiche, ha studiato presso le Università di Padova, Berlino e Pisa. Ha scritto ‘Individuo e comunità nella filosofia politica di G.W. Leibniz’ (Rubbettino, 2005). “”””Il comunismo non è per noi uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale (die wirkliche Bewegung) che abolisce (aufhebt) lo stato di cose presenti”” (Ideologia tedesca, trad. it. p. 25). Il comunismo non si configura come il necessario risultato, la meta finale del processo storico, ma come un “”flusso”” che si inscrive nelle “”pieghe”” del presente, sviluppando le energie di cui esso è carico. Il rilievo sul suo carattere costitutivo di “”movimento”” ne mette in luce il dinamismo, la mai completa riducibilità ad un determinato assetto e ad una determinata situazione (…)””. (pag 127) [Luca Basso, Socialità e isolamento: la singolarità in Marx, 2008]”,”MADS-534″
“BASSO Lelio e Lisli QUAZZA Guido SOBOUL Albert SALVATI Mariuccia ZANNINO Lucia ARRU Angiolina, redazione a cura di Roberto GIANNOTTI”,”Annali. Vol. I. I periodici della biblioteca Basso (1684-1849).”,”Contiene il saggio: ‘Marx e il movimento operaio francese della II Repubblica’ (pag XLIX-LXXVI) di Mariuccia SALVATI; ‘Libertà di stampa e lotta di classe in Inghilterra (1818-1842)’ di Lucia ZANNINO (pag LXXXVII-CXII); ‘La Fondation Basso et l’Histoire de la Révolution française’ di Albert SOBOUL (pag XLI-XLV) La lotta di Marx a Parigi per orientare il movimento rivoluzionario (pag LXXI-LXXII) “”Anche le elaborazioni storiografiche più recenti, quindi, confermano nella sostanza l’analisi che Marx fa immediatamente all’indomani della sconfitta quando sulla “”Neue Rheinische Zeitung”” del 29 giugno contrappone alla “”bella rivoluzione di febbraio, la rivoluzione della simpatia generale””, la ‘brutta’ rivoluzione di giugno che aveva osato attentare all”ordine’ borghese (il brano è ripreso da Marx nelle ‘Lotte di classe…’ cit., pp. 140-141; l’articolo è in K. Marx-F. Engels, Opere, cit., t. VII, p. 146), o quando nelle ‘Lotte di classe’ definisce il diritto al lavoro come la “”prima formula goffa in cui si riassumono le esigenze rivoluzionarie del proletariato. (…) Il diritto al lavoro è nel senso borghese un controsenso, un meschino, pio desiderio; ma dietro il diritto al lavoro sta il potere sul capitale, dietro il potere sul capitale sta l’appropriazione dei mezzi di produzione, il loro assoggettamento alla classe operaia associata, e quindi l’abolizione del lavoro salariato, del capitale e dei loro rapporti reciproci. Dietro ill ‘diritto al lavoro’ stava l’insurrezione di giugno”” (Op. cit., pp. 163-164). Tuttavia, giunto a Parigi all’indomani dell’insurrezione, il 4 marzo, Marx né si occupa del movimento sindacale né si avvicina alla Società repubblicana centrale portavoce di Blanqui (su quest’ultima v. “”La Voix des clubs””), ma frequenta un club rivoluzionario vicino a Ledru-Rollin, la Società dei diritti dell’uomo (Marx com’è noto aveva allora buone relazioni con Ledru-Rollin e Flocon). Organizzata per sezioni, la Società era molto temuta dai reazionari che le attribuivano la cifra inverosimile di 30.000 uomini armati (Cfr. A. Lucas, Les clubs et les clubistes, Paris, 1851, p. 118). Sorta dalla necessità di unire tutti i democratici in vista delle elezioni, essa denuncia fin dalle prime sedute la resistenza dei fabbricanti all’applicazione del decreto delle 10 ore e fa appello alle sezioni perché si impegnino nella propaganda in provincia (i resoconti delle sedute sono pubblicati da “”La Commune de Paris””, v.). Il primo intervento di Marx (il 14 marzo) verte su una questione vitale per i rivoluzionari, la richiesta al governo di rinviare le elezioni nazionali. Marx chiede che nel caso i clubs non riescano ad accordarsi, la Società presenti ugualmente un indirizzo in questo senso e promuova una manifestazione. L’accordo, come si sa, fu trovato e si ebbe la grande manifestazione del 17 marzo: era diffusa infatti la consapevolezza che nel momento in cui tutta la Francia fosse chiamata alle urne, il movimento operaio sarebbe stato sconfitto. Con il suo intervento Marx mostra di condividere l’azione dei rivoluzionari come Blanqui, Dezamy, lo stesso Cabet (v. “”Les Droits de l’homme””, “”L’Ami du peuple en 1848″”, “”Le Populaire””) che all’indomani della rivoluzione adoperano la loro influenza nei clubs e sulla stampa (anche nei cantieri, nel caso di Blanqui) per costringere il governo ad un indirizzo politico chiaro, per orientare a sinistra la nuova repubblica. Nonostante il successo della manifestazione del 17 marzo voluta in primo luogo da Blanqui, la maggior parte dei clubs aderisce al Club dei clubs fondato da Barbès la cui linea nei confronti del governo provvisorio era in questa fase di aperto sostegno. Solo Cabet e Raspail, schierandosi in difesa di Blanqui, mostrano di accorgersi che l’attacco sferrato al grande rivoluzionario il 3 aprile con il documento Taschereau (v. “”Revue retrospective””) non era che il preludio dell’attacco a tutto il fronte rivoluzionario e chiudeva la fase ‘alta’ della rivoluzione. La manifestazione reazionaria del 16 aprile e la sconfitta elettorale del 4 maggio (acutamente attribuita da “”La Commune de Paris”” alla persistenza della vecchia amministrazione) si incaricano di riunificare il fronte rivoluzionario ormai sulla difensiva”” [Mariuccia Salvati, Marx e il movimento operaio francese della II Repubblica] [(in) AA.VV., Annali. Vol. I. I periodici della biblioteca Basso (1684-1849), Issoco, Roma, 1975] “”Dai resoconti della “”Commune de Paris”” si ha notizia di un altro significativo intervento di Marx alla Società dei diritti dell’uomo. Il 10 e il 14 aprile Marx tenta di convincere l’assemblea a inviare una protesta contro la mancata applicazione del decreto governativo volto ad alleviare le difficoltà del credito per il piccolo commercio. Si ricava da questi due interventi l’impressione di una linea politica già chiaramente definita che verrà poi attuata a Colonia: nel momento in cui le forze dell’ordine sono in difficoltà ma le forze rivoluzionarie non sono ancora consolidate, unico compito dei rivoluzionari non è tanto quello di battersi per rivendicazioni salariali o per migliori condizioni del lavoro, ma di impedire il ricomporsi del fronte conservatore, allargare le alleanze del proletariato, salvare la repubblica democratica, cioè la forma politica più adatta all’organizzazione del proletariato in vista della battaglia finale con la borghesia”” (M.S.) O’Brien precursore socialista (pag CXI-CXII) “”Esaminare l’attività dell’ala sinistra dei Cartisti rappresentata da Harney e poi da Jones e l’attività dei Fraternal Democrats esula dal compito che ci siamo posti, perché implica l’approfondimento dei rapporti tra movimento operaio inglese e movimento operaio europeo e, quindi, lo studio di tutta l’attività teorica e pratica che portò alla fondazione della Associazione Internazionale dei Lavoratori. Come abbiamo detto all’inizio, quello che ci è sembrato utile sottolineare qui è il periodo in cui nella classe operaia inglese sorge la coscienza del suo esistere come classe. Non è un caso che i periodici più vivaci siano il “”Poor Man’s Guardian”” e il “”Pioneer””, entrambi degli anni ’30. E sia per l’uno che per l’altro l’interesse è attratto non solo dagli scritti degli intellettuali (O’Brien soprattutto), ma dalla maggior parte di ciò che vi veniva pubblicato, testimonianza di una vivacità e di una presa di coscienza sorprendenti. Nel 1929 Rothstein scriveva: “”(…) 15 anni prima della stesura del ‘Manifesto comunista’, la teoria degli antagonismi di classe e della lotta di classe nella società capitalistica era stata presentata sotto tutti gli aspetti, non in una forma frammentaria, ma in un modo così sistematico da destare ancora oggi stupore e ammirazione. Inoltre queste idee non erano difese da uomini sconosciuti su giornali poco noti, ma dai pubblicisti proletari più notevoli del tempo, i cui nomi erano sulla bocca di tutti, e i cui scritti erano letti dalle masse proletarie””. Sembra improbabile – egli aggiunge – che le idee di un famoso e popolarissimo scrittore come O’Brien non “”abbiano lasciato traccia in Marx ed Engels. Forse un giorno uno storico sarà in grado di offrire qualcosa di più che pure supposizioni su questo argomento”” (Th. Rothstein, op.cit., p. 123). Ora, così com’è chiaro che Marx non poté non conoscere gli scritti di O’Brien sul “”Poor Man’s Guardian”” (anche se i riferimenti che egli fa a O’Brien riguardano soprattutto il periodo successivo al ’48 quando lo scrittore irlandese era slittato su posizioni decisamente riformiste), è però altrettanto chiaro che O’Brien, nonostante i meriti che gli riconosce Rothstein, non riuscì mai “”a risolvere le contraddizioni tra la sua devozione a una rivoluzione alla Robespierre e la sensazione che l’ulteriore sviluppo del capitalismo richiedeva una soluzione diversa da quella proposta dal suo maestro”” (G.D.H. Cole, Chartist Portraits, London, 1965, p. 267). Non è tanto il problema della misura in cui Marx conobbe e utilizzò il pensiero di alcuni teorici proletari suoi precursori che a nostro parere va approfondito, quanto lo studio delle cause che, dopo gli anni ’47-’48, arrestarono il sorprendente sviluppo della classe operaia inglese, a proposito della quale Marx poteva scrivere nel 1878 che essa era ormai solo la coda del Grande Partito Liberale, cioè dei suoi oppressori, dei capitalisti (1)”” [Lucia Zannino, Libertà di stampa e lotta di classe in Inghilterra (1818-1842)] [(in) AA.VV., Annali. Vol. I. I periodici della biblioteca Basso (1684-1849), Issoco, Roma, 1975] (pag CXI-CXII) [(1) Lettera di Marx a W. Liebknecht dell’11 febbraio 1878 in Marx-Engels, On Britain, Moscow, 1953, pp. 509-510. F. Bedarida (‘Il socialismo inglese dal 1848 al 1871’ in ‘Storia del socialismo’, cit.), riferendosi a recenti studi sul movimento operaio inglese, ritiene eccessivo un giudizio drasticamente negativo sul progresso del socialismo inglese nel terzo venticinquennio del sec. XIX e mette piuttosto l’accento sugli sforzi compiuti in quel periodo verso una democrazia sociale] (Nota: Cercare in n/s emeroteca: A. Soboul, Karl Marx et l’experience révolutionnaire française’, La Pensée n: 36 Mai-June 1951 p.65 e altri saggi su Marx in riviste La Pensee ancora da schedare)”,”ANNx-005″
“BASSO Lelio”,”La teoria dell’imperialismo in Lenin.”,”””E’ possibile, in questa spinta verso l’internazionalizzazione, ipotizzare una fase successiva, quella dell’ultraimperialismo kautskiano, cioè di uno sfruttamento collettivo del mondo ad opera del capitale finanziario internazionalmente coalizzato. Tanto Lenin quanto Bucharin combattono come assurda questa ipotesi kautskiana: in regime capitalistico è solo il grado di potenza di ciascun partner che stabilisce il grado di partecipazione allo sfruttamento collettivo del mondo, e il rapporto di potenza varia continuamente, “”giacché in regime capitalistico non può darsi sviluppo ‘uniforme’ di tutte le singole imprese, trust, rami d’industria, paesi, ecc.””. Per chi non voglia addentrarsi nei misteri dell’avvenire, ma voglia, come giustamente voleva Lenin, tenersi strettamente sul terreno della realtà per potervi operare politicamente, la risposta è giusta, perché nulla poteva esservi di più assurdo, in mezzo all’infuriare della guerra mondiale, che vagheggiare un futuro ultraimperialismo pacifico, anziché combattere con tutta la forza del proletariato rivoluzionario l’imperialismo bellicistico che aveva scatenato la guerra e mandato al macello il proletariato europeo. (…) Anche Lenin considera che la guerra è lo sbocco inevitabile della fase imperialistica a causa dello sviluppo disuguale dei complessi finanziari e degli stati che rende sempre precari gli equilibri raggiunti e spinge e rende necessarie delle redistribuzioni dei mercati che non sono ottenibili se non mettendo alla prova i reali rapporti di potenza, cioè attraverso la guerra.”” (pag 722-723) [Lelio Basso, La teoria dell’imperialismo in Lenin, (in) ‘Annali’ Feltrinelli, 1974, anno 15°, 1973] Secondo Basso Lenin non è il primo a parlare di sviluppo ineguale, altri l’avevano affrontato prima di lui… Otto Bauer ecc. (pag 723)”,”LENS-260″
“BASSO Lelio”,”Giustizia e potere.”,”Relazione conclusiva tenuta da Lelio Basso al ‘Secondo Anno Culturale Chianciano’, settembre 1971. “”Ai sostenitori di una concezione del diritto secondo cui questo sarebbe soltanto espressione della classe dominante, Marx dà la più recisa smentita. Ci sono, è vero, nei testi di Marx, delle frasi a cui ci si può aggrappare per affermare che il diritto e la legislazione sono l’espressione della classe dominante, e che quanto si fa in questo campo non giova che a rafforzare la classe dominante. C’è un brano famoso di Marx, nella ‘Critica del programma di Gotha’, in cui egli dice che il diritto non può essere mai più elevato della configurazione economica e dello sviluppo culturale, da essa condizionato, della società. C’è un brano meno noto della sua autodifesa del ’49, davanti alla corte di assise di Colonia, dove pure si parla del diritto come espressione della società: della società, si badi, non della classe dominante, della società con le sue lotte, con le sue divisioni, con la presenza in essa della classe operaia. Ma la lotta di classe è una lotta che si combatte per il potere, questo lo ha insegnato Marx, e quindi si combatte anche per il diritto. La classe operaia partecipa a queste lotte, e il potere non è un monolite, non è qualche cosa che sia interamente e in blocco al servizio della classe dominante. Il potere è la risultante di uno scontro permanente di forze, nel quale siamo presenti anche noi, come classe operaia, come movimento operaio. E il potere effettivo risulta da questo scontro di forze, e quindi non è interamente al servizio della controparte. Certo, poiché riflette una società in cui i rapporti di forza sono a favore della classe dominante, è soprattutto espressione della classe dominante: ‘soprattutto’ non ‘esclusivamente’. Su questo punto Marx è assolutamente esplicito. Come voi sapete, Marx si è battuto con grande impegno in favore di due conquiste legali in Inghilterra. All’epoca della Prima Internazionale si batté per il diritto di voto, che allora non era universale e che, pur senza diventare universale, fu esteso nel ’67 anche a larghi strati operai, e Marx si vantò che l’Internazionale, che egli dirigeva, era stata l’elemento motore della lotta per l’allargamento del suffragio. L’altra conquista fu la legislazione sulle fabbriche, alla quale egli dedicò delle pagine indimenticabili del ‘Capitale’ e di altri suoi scritti, e che per lui fu un tema fondamentale. Tema fondamentale non solo e non tanto perché quella legislazione migliorava la condizione della classe operaia nelle fabbriche, perché riduceva a 10 le ore di lavoro o perché stabiliva condizioni igieniche e sanitarie migliori, perché diminuiva il lavoro notturno delle donne e dei bambini: questi erano certamente dei miglioramenti; ma non erano l’essenziale. L’elemento essenziale per Marx era che una legislazione di questa natura appariva ai suoi occhi l’intrusione, all’interno del vecchio sistema di leggi, di una logica nuova, di una logica socializzatrice della classe operaia, di una logica socializzatrice delle forze produttive. Nell’indirizzo inaugurale dell’Internazionale nel ’64 dice che la limitazione legale delle giornate di lavoro “”toccava invero la grave controversia fra il cieco dominio delle leggi dell’offerta e della domanda, che costituiscono l’economia politica della borghesia, e la produzione sociale regolata dalla previsione sociale, che è l’economia della classe operaia””. Non che la legislazione sulla fabbriche fosse già l’economia regolata dalla previsione, ma era un elemento di questa, era un elemento intorno a cui è possibile costruire una logica antagonistica. Aggiungeva perciò che “”la legge delle 10 ore non fu soltanto un grande successo pratico”” perché diminuì la fatica dell’operaio, ma “”fu la vittoria di un principio. Per la prima volta, alla chiara luce del giorno, l’economia politica della borghesia soggiaceva all’economia politica della classe operaia””. Queste poche righe sono, a mio giudizio, l’espressione essenziale del pensiero marxista su questo punto. E ancora: “”Noi consideriamo la riduzione delle ore di lavoro come la condizione preliminare senza la quale tutti gli ulteriori tentativi di miglioramento e di emancipazione abortiranno””. “”Questo può essere compiuto solamente mediante la trasformazione della ‘ragione sociale in forza sociale'”” (…)”” [Lelio Basso, ‘Giustizia e potere’, articolo in rivista ‘Problemi’, n. 31 Gennaio-Marzo 1972] (pag 29) Sul codice napoleonico. “”Il Codice Napoleone, diceva Marx nel ’49, è il riflesso di questa società, ed esprime gl’interessi della classe borghese. Però 41 anni dopo, Engels, in una famosa lettera a Schmidt, disse che la costruzione giuridica del Codice Napoleone era costretta a subire ogni giorno ogni sorta di attenuazioni in conseguenza della forza crescente del proletariato: la lotta del proletariato si trasferisce dunque all’interno della legislazione borghese e la trasforma progressivamente. (….)”” (pag 31)”,”TEOC-679″
“BASSO Lelio”,”Socialismo e rivoluzione nella concezione di Rosa Luxemburg. Estratto dalla ‘Introduzione’ al volume di Rosa Luxemburg, ‘La rivoluzione tedesca, 1918-1919′”,”””La società socialista è, per la Luxemburg, una collettività di uomini responsabili che si autogovernano ed è appunto questa interpretazione del socialismo che deriva direttamente da Marx. Non c’è bisogno di ricorrere agli scritti giovanili di Marx per trovarne la conferma, perché quest’idea di un uomo cosciente e responsabile sottende tutta l’opera marxiana. Si ricordi l’accenno alla differenza fra l’ape e l’architetto: l’ape può costruire anche un alveare architettonicamente perfetto, ma la superiorità dell’uomo, anche del peggiore architetto, sta nel fatto che l’architetto costruisce nel suo cervello prima di costruire materialmente, che egli cioè è un essere dotato di una volontà cosciente e responsabile che domina la sua attività creatrice. E, al contrario, quello che costituisce l’aspetto più degradante della società capitalistica, non è lo sfruttamento economico del lavoro operaio, ma il fatto che l’operaio è condannato a un lavoro parcellare, che il risultato d’assieme può addirittura sfuggirgli completamente, che egli non costruisce più nel suo cervello prima che nella realtà, che non padroneggia più la sua attività creatrice, che è ridotto al rango di un semplice congegno meccanico dominato dall’esterno. Questa soggezione dell’uomo e della sua attività creatrice a una volontà e a una decisione esterna, questa privazione della responsabilità personale della capacità autonoma di partecipazione e decisione, questa rimane per Marx la suprema offesa che il capitalismo infligge all’uomo, per cui solo nel comunismo egli vedrà la piena realizzazione dell’uomo. In una risposta, sia pure scherzosa, data a un questionario postogli dalle sue figlie, egli dice che la sua idea dell’infelicità è la sottomissione, che il difetto che gl’ispira maggiore avversione è la servilità, che uno dei suoi due eroi preferiti è Spartaco, e uno dei suoi tre poeti preferiti è Eschilo, il cantore di Prometeo, che lo stesso Marx aveva chiamato “”il più nobile dei santi e dei martiri del calendario filosofico”” e di cui ricordava nella sua tesi di dottorato le parole rivolte al messaggero di Zeus: “”Io, t’assicura, / non cangerei la mia misera sorte / con la tua servitù. Meglio d’assai / lo star qui ligio a questa rupe io stimo, / che fedel messaggero di Giove””. La rivoluzione socialista rappresenta appunto per Marx la aspirazione a liberare l’umanità da ogni forma d’alienazione, di feticismo, di reificazione, di dominio del prodotto sul produttore, a fare cioè di ogni uomo un soggetto partecipe e cosciente del destino comune, anziché, oggetto dominato dall’esterno (dal passato, dall’ideologia, dalla merce, dal padrone, dai rapporti sociali, dal potere estraneo, dalla burocrazia, dall’organizzazione, ecc.). Il superamento delle differenze fra città e campagna, fra lavoro intellettuale e materiale sono viste in questa direzione. L’affermazione che l’emancipazione del proletariato debba essere opera del proletariato stesso, e di un proletariato cosciente, affermazione spesso ripresa da Rosa Luxemburg, va nella stessa direzione”” [Lelio, Basso, Socialismo e rivoluzione nella concezione di Rosa Luxemburg. Estratto dalla ‘Introduzione’ al volume di Rosa Luxemburg, ‘La rivoluzione tedesca, 1918-1919’, 2016 ca.]”,”LUXS-067″
“BASSO Lelio”,”L’utilizzazione della legalità nella fase di transizione al socialismo.”,”Testo della relazione presentata al Simposio sulla transizione al socialismo e l’esperienza cilena, tenutosi a Santiago dal 17 al 23 ottobre 1971 su iniziativa del Ceren (Centro de Estudios de la Realidad Nacional), organo dell’Università cattolica di Santiago e del Ceso (Centro de Estudios Socioeconomicos) dell’Università statale di Santiago. Per ragioni di tempo (1h e mezza) al convegno fu letto solo un riassunto della relazione. “”Del pari mi riesce incomprensibile l’affermazione di Sweezy che non si trovino passi di Marx «che siano specificamente indirizzati al problema della capacità o della preparazione del proletariato a costruire una società socialista», per cui sia necessario ricorrere alla teoria leniniana della coscienza apportata dall’esterno. Va osservato innanzi tutto che non si trattoa di una teoria leniniana: l’affermazione contenuta nel ‘Che fare?’ è tratta di peso da un articolo di Kautsky della “”Neue Zeit””; ed è noto che Kautsky fu un travisatore e non un interprete autentico di Marx (5). Per contro i passi di Marx e di Engels in senso contrario sono innumerevoli. «… (pag 822-823-824) Testo della relazione presentata al Simposio sulla transizione al socialismo e l’esperienza cilena, tenutosi a Santiago dal 17 al 23 ottobre 1971 su iniziativa del Ceren (Centro de Estudios de la Realidad Nacional), organo dell’Università cattolica di Santiago e del Ceso (Centro de Estudios Socioeconomicos) dell’Università statale di Santiago. Per ragioni di tempo (1h e mezza) al convegno fu letto solo un riassunto della relazione. “”Del pari mi riesce incomprensibile l’affermazione di Sweezy che non si trovino passi di Marx «che siano specificamente indirizzati al problema della capacità o della preparazione del proletariato a costruire una società socialista», per cui sia necessario ricorrere alla teoria leniniana della coscienza apportata dall’esterno. Va osservato innanzi tutto che non si tratta di una teoria leniniana: l’affermazione contenuta nel ‘Che fare?’ è tratta di peso da un articolo di Kautsky della “”Neue Zeit””; ed è noto che Kautsky fu un travisatore e non un interprete autentico di Marx (5). Per contro i passi di Marx e di Engels in senso contrario sono innumerevoli. «I socialisti e i comunisti sono i teorici della classe proletaria. ‘Finché il proletariato non si è ancora sufficientemente sviluppato per costituirsi in classe’, e di conseguenza la stessa lotta del proletariato con la borghesia, non ha ancora assunto un carattere politico (…) ‘questi teorici non sono che utopisti’, i quali (…) improvvisano sistemi e rincorrono chimere di una scienza rigeneratrice. ‘Ma a misura che la storia progredisce, e che con essa la lotta del proletariato si profila più netta, essi (…) devono solo rendersi conto di ciò che si svolge davanti ai loro occhi e farsene portavoce» (6). «Gli operai cominciano col formare coalizioni contro i ‘borghesi’, e si riuniscono per difendere il loro salario. Fondano persino associazioni permanenti per approvvigionarsi in vista di quegli eventuali sollevamenti. Qua e là la lotta prorompe in sommosse. Ogni tanto vincono gli operai; ma solo transitoriamente. ‘Il vero e proprio risultato delle loro lotte non è il successo immediato ma il fatto che l’unione degli operai si estende sempre più’. Essa è favorita dall’aumento dei mezzi di comunicazione prodotti dalla grande industria, che mettono in collegamento gli operai delle differenti località. ‘E basta questo collegamento per centralizzare in una lotta nazionale, in una lotta di classe, le molte lotte locali che hanno dappertutto uguale carattere. Ma ogni lotta di classe è lotta politica» (7). «Per la vittoria finale delle tesi proposte nel ‘Manifesto’, Marx ‘confidava esclusivamente e unicamente in quello sviluppo intellettuale della classe operaia, che non poteva non derivare dall’azione comune e dalla discussione» (8). «L’emancipazione della classe operaia deve essere l’opera della classe operaia stessa» (9). «L”Internazionale’ venne fondata per porre in luogo delle sette socialiste o semisocialiste la vera organizzazione della classe operaia per la lotta. Tanto gli statuti originari quanto l’Indirizzo inaugurale lo mostrano a prima vista. D’altra parte l’Internazionale non avrebbe potuto affermarsi se le sette non fossero già state distrutte nel corso della storia. Lo sviluppo delle sette socialiste e quello del vero movimento operaio sono sempre in proporzione inversa. Sino a che le sette hanno una giustificazione (storica), la classe operaia non è ancora matura per un movimento storico indipendente. ‘Non appena essa giunge a questa maturità, tutte le sette diventano essenzialmente reazionarie’ (…). E la storia dell’Internazionale è stata una ‘lotta continua del Consiglio Generale’ contro le sette e gli esperimenti dilettanteschi, che cercavano di prevalere sul movimento reale della classe operaia nell’interno stesso dell’Internazionale» (10). Si veda anche il preambolo al ‘Questionario’ preparato da Marx e pubblicato nella «Revue Socialiste» del 20 aprile 1880, dove parlando degli operai Marx dice che «’essi soltanto e non dei salvatori provvidenziali possono applicare energicamente i rimedi alle miserie sociali di cui soffrono». Come risulta chiaramente da questi testi, e dai molti altri che si potrebbero citare, è attraverso la lotta generalizzata della classe operaia della classe operaia che si forma la coscienza di classe e, cioè, la classe acquista maturità e dimensione politica. Da quel momento, i teorici, che prima erano utopisti, diventano dei semplici portavoce, e le sette scompaiono per far posto al movimento reale della classe. E’ questo processo che Marx definisce ‘geschichtliche Selbsttätigkeit’, cioè capacità creativa storica della classe operaia. E circa la possibilità di apportare agli operai la coscienza dall’esterno, che equivale ad attribuire agli intellettuali la capacità di educare il proletariato, basta ricordare la III glossa a Feuerbach: «La dottrina materialistica della modificazione delle circostanze e dell’educazione dimentica che le circostanze sono modificate dagli uomini e che l’educatore stesso deve essere educato. Essa è costretta quindi a separare la società in due parti, delle quali l’una è sollevata al di sopra di essa [società]. La coincidenza del variare delle circostanze dell’attività umana, o autotrasformazione, può essere concepita o compresa razionalmente solo come ‘prassi rivoluzionaria’». Non solo, ma Marx ha anche spiegato la ragione storica per cui la classe operaia può dare questi «uomini nuovi», che giustamente Sweezy ritiene indispensabili per fondare e gestire la nuova società: «Noi sappiamo che le forze nuove della società reclamano degli uomini nuovi che le padroneggino e facciano render loro un buon servizio. ‘Questi uomini nuovi sono gli operai’ (…). Gli operai inglesi sono i figli primogeniti dell’industria moderna. Essi non saranno certo gli ultimi ad aiutare la rivoluzione sociale provocata da quest’industria, una rivoluzione che significa l’emancipazione della loro classe in tutto il mondo, che è così universale come lo è il dominio del capitale e la schiavitù salariale» (11)’ [Lelio Basso, ‘L’utilizzazione della legalità nella fase di transizione al socialismo’, (in) ‘Problemi del socialismo’, n. 5-6, settembre-dicembre 1971] [(5) «La coscienza socialista è quindi un elemento importato nella lotta di classe del proletariato dall’esterno, e non qualche cosa che ne sorge spontaneamente» (K. Kautsky, Die Revision des Programms der Sozialdemokratie in Oesterreich’, in ‘Die Neue Zeit’, XX, 1901-1902, n. 1). E’ noto che Lenin subì grandemente l’influenza della socialdemocrazia tedesca e che fino alla vigilia del 1914 non si accorse delle sue tendenze opportunistiche. Non è un caso del resto che lo stesso ‘Che fare?’ si apra con una citazione di Lassalle, come non è un caso che ancora nel 1905 Lenin scriva: «Dove e quando ho preteso di creare nella socialdemocrazia internazionale una tendenza particolare, ‘non identica’ a quella di Bebel e di Kautsky? (…) La completa solidarietà della socialdemocrazia rivoluzionaria internazionale in tutte le grandi questioni di programma e di tattica è un fatto assolutamente incontestabile» (‘Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica’, in ‘Opere complete’, IX, Editori Riuniti, Roma, 1960, p. 57); (6) ‘Miseria della filosofia’, Editori Riuniti, Roma, 1969, pp. 106-107; (7) ‘Manifesto del Partito Comunista’, Einaudi, Torino, 1948, p. 104; (8) F. Engels, ‘Prefazione all’edizione tedesca del 1890’ del ‘Manifesto del Partito Comunista’, cit., p. 294; (9) ‘Indirizzo inaugurale e statuti provvisori dell’Associazione internazionale degli operai’, in ‘Opere’, cit., p. 763; (10) ‘Lettera di Marx a F. Bolte del 23 novembre 1871’, in ‘Opere’, cit. p. 761; (11) ‘Discorso nell’anniversario del «People’s Paper», in «People’s Paper» del 19 aprile 1856, ora in Mew, XII, p. 4 (corsivo nostro)] (pag 822-823-824)”,”TEOC-680″
“BASSO Lelio”,”Marxismo e religione (Impegno cristiano e scelta rivoluzionaria) / Cristianesimo e marxismo (Argomenti).”,”Citazione posta in apertura rivista: “”La morale per me è questa: che abbiamo enormemente ‘da fare’ e prima di tutto enormemente ‘da studiare’ (Rosa Luxemburg) Engels condanna i blanquisti: ‘non si può abrogare la religione per mezzo di un decreto’ “”Il primo punto – addirittura ovvio per dei marxisti – è che la religione è un fenomeno storico e sociale: il marxismo non conosce altra realtà (anche la natura interessa il marxismo in quanto oggetto della prassi). «’L’uomo fa la religione’ e non la religione l’uomo (…). Ma ‘l’uomo’ non è un essere astratto, isolato dal mondo. L’uomo è il ‘mondo dell’uomo’, lo Stato, la società» (1). «Feuerbach non vede dunque che il “”sentimento religioso”” è esso stesso un prodotto sociale e che l’individuo astratto, ch’egli analizza, appartiene ad una forma sociale determinata» (2). Come nasce storicamente questa religione? Come si produce questo fenomeno sociale? Anche qui la risposta di Marx è nota. La religione è il frutto delle contraddizioni terrene. L’uomo non è in grado di risolvere queste contraddizioni, dissocia la realtà umana e proietta fuori del mondo un momento di questa realtà: «che il fondamento mondano si distacchi da se stesso e si costruisca nelle nuvole come un regno fisse ed indipendente, è da spiegarsi con l’auto-contraddittorietà di questo fondamento mondano» (3). Non si tratta quindi, come predicava l’anticlericalismo volgare, di impostura, ma di un fenomeno che una sua radice nella realtà, nelle contraddizioni non risolte della realtà. E questo significa anche che non avrebbe senso per un marxista pretendere di fare sparire la religione combattendola sul terreno razionale e, tanto meno, combattendola con la violenza e con la repressione. Da un punto di vista marxista si può pensare ad una scomparsa del fenomeno religioso solo dopo che saranno eliminate le cause che hanno generato il fenomeni; cioè le contraddizioni cui abbiamo fatto riferimento (4)”” (pag 6-7) [Lelio Basso, Marxismo e religione (Impegno cristiano e scelta rivoluzionaria), Problemi del Socialismo, Roma, 1972] [(1) ‘Introduzione a ‘Per la critica della filosofia del diritto di Hegel’, in ‘Opere scelte’, Editori Riuniti, Roma, 1966, p. 57; (2) ‘Tesi su Feuerbach’, in ‘Opere scelte’, cit., p: 190; (3) Ibidem, pp: 188-189; (4) «Il ‘riflesso religioso’ del mondo reale può scomparire, in genere, soltanto quando i rapporti della vita pratica quotidiana presentano agli uomini giorno per giorno relazioni chiaramente razionali fra di loro e fra loro e la natura. La figura del processo vitale sociale, cioè del processo materiale di produzione, si toglie dal suo mistico velo di nebbie soltanto quando sta, come prodotto di uomini liberamente uniti in società, sotto il loro controllo cosciente e condotto secondo un piano. Tuttavia, affinché ciò avvenga, si richiede un fondamento materiale della società, ossia una serie di condizioni materiali di esistenza che a lor volta sono il prodotto naturale originario della storia di uno svolgimento lungo e tormentoso» (K. Marx, Il Capitale, I, Editori Riuniti, Roma, 1964, pp. 111-112). «E quando questa azione sarà compiuta, quando la società, mediante la presa di possesso e l’uso pianificato di tutti i mezzi di produzione, avrà liberato se stessa e tutti i suoi membri dall’asservimento in cui essi sono mantenuti al presente da questi mezzi di produzione prodotti da loro stessi, ma che si ergono di fronte a loro come una prepotente forza estranea, quando dunque l’uomo non più semplicemente proporrà, ma anche disporrà, allora soltanto sparirà l’ultima forza estranea che oggi ha ancora il suo riflesso religioso nella religione e conseguentemente sparirà anche lo stesso riflesso religioso, per la semplice ragione che non ci sarà più niente da rispecchiare» (F. Engels, ‘Antidühring’, Roma, 1968, p. 337). Perciò Engels condanna l’atteggiamento dei blanquisti che vogliono «abrogare dio, come nel 1793, per mezzo di un decreto» e «tramutare la gente ‘par ordre du moufti’ in atei», senza rendersi conto «che si può comandare molto sulla carta, senza che all’ordine segua l’esecuzione e in secondo luogo che le persecuzioni sono il miglior mezzo per favorire le convinzioni invise!» (‘Programma dei blanquisti profughi della Comune’, in Marx-Engels-Lassalle, ‘Opere’, IV, ‘Cose Internazionali estratte dal Volkstaat’, Milano; 1914, p. 37). Il fatto che la religione non possa essere eliminata con la violenza, ma che possa scomparire soltanto con la scomparsa delle condizioni storico-sociali che l’han generata, non significa peraltro che la scomparsa di queste condizioni porti immediatamente anche alla scomparsa della religione come Marx sembrava ritenere quando scriveva ‘Sulla questione ebraica’ («Affermiamo che essi sopprimeranno la loro limitatezza religiosa non appena avranno soppresso i loro limiti terreni» (‘Opere’, cit., p. 81), perché il rapporto fra struttura e sovrastruttura non è mai meccanico e le sovrastrutture acquistano un grado di vitalità autonoma che ne permette la sopravvivenza al di là delle cause che le han generate””] Il secondo articolo di Basso è la presentazione (gennaio 1972) del libro di Carlos Alberto Libanio Christo ‘Dai sotterranei della storia’ a cura di Linda Bimbi (Milano; 1971), padre dominicano rinchiuso in un carcere brasiliano. “”Esiste in me un senso di giustizia che non mi permette di accettare tutto questo come un fenomeno normale, giusto, vero. La ragion d’essere della nostra lotta e del nostro sacrificio la trovo nel piccolo Flavio, nei bambini dei nostri compagni che costituiano una nazione libera solo perché un monarca portoghese lanciò ilgrido dell’indipendenza ai magini di un piccolo fiume”” (p.19) [Brano dell’autore (Carlos Alberto Libanio Christo)]. Sono parole che hanno lo stesso suono di quelle che Babeuf, il martire comunista della repressione termidoriana, scriveva alla moglie e ai figli alla vigilia della sua esecuzione il 24 maggio 1797, dicendo ch’egli andava incontro alla morte perché aveva voluo assicurare la felicità dei suoi figli, ma «non concepivo altro modo di rendervi felici se non attraverso la felicità di tutti»”” (pag 214-215)”,”TEOC-681″
“BASSO Lelio BETTELHEIM Charles CLAUDE Henri COLE G.D.H. DENIS Henri DURET Jean EBELY Louis JUAREZ Claudio LANGE Oskar LUCENAY Michel MOSSE’ Eliane ROBINSON Joan SAUVY Alfred STRACHEY John”,”Conquiste democratiche e capitalismo contemporaneo.”,”La discussione contenuta nel volume è nata in seguito alla pubblicazione del libro di John Strachey ‘Contemporary Capitalism’ (Londra 1956). Strachey, economista e uomo politico laburista presentò nel 1956 al pubblico polacco nel corso di un viaggio in quel paese gli elementi essenziali delle proprie tesi… (pag 5) Contiene tra l’altro: – Il marxismo non è superato dalle statistiche (Lelio Basso) – Il capitalismo di oggi non è più quello del 1929 (Michel Lucenay) – Si sono esaurite le possibilità di sviluppo del capitalismo? (Eliane Mossé) (sull’analisi di Marx sul fenomeno delle crisi cicliche di sovrapproduzione e la questione della teoria del crollo in Marx) – Note sullo svolgimento del ciclo (Henri Claude) – Validità attuale dell’analisi leninista (C. Bettelheim)”,”TEOC-764″
“BASSO Lelio, a cura di Giuseppe ALBERIGO”,”Scritti sul cristianesimo.”,”Lelio Basso nato a Varazze il 25/12/1903, si laureò in legge nel 1925 e in filosofia nel 1931. Dal 1923 fino alle leggi eccezionali fasciste del 1926 collaborò a Critica Sociale, Rivoluzione Liberale, Conscientia, L’Avanti, Il Caffè, Quarto Stato, cioè a tutta la principale stampa antifascista d’Italia. Nel 1924 fu eletto presidente degli studenti antifascisti milanesi (Gruppo goliardico per la libertà). Nel 1928 assunse la direzione di Pietre, l’ultima rivista culturale antifascista rimasta in Italia. Nell’aprile dello stesso anno fu arrestato e condannato a cinque anni di confino, ridotti a tre in appello. Dopo il ritorno a Milano (1931) fu tra i fondatori e i dirigenti del Centro interno del Partito socialista italiano. Arrestato di nuovo nel 1939, fu internato in campo di concentramento nel 1940, dopo l’entrata in guerra dell’Italia. In questo periodo collaborò a Gioventù cristiana e a L’Appello. Rimesso in libertà (1941) lavorò alla ricostruzione di un movimento socialista rinnovato. Fu tra i fondatori e dirigenti del Movimento di unità proletaria MUP, che nell’agosto 1943 si fuse col PSI, dando vita al PSIUP. Nel giugno 1946 fu eletto membro dell’Assemblea Costituente. Successivamente fu sempre eletto come rappresentante di Milano in Parlamento in tutte le successive legislature.É morto il 16/12/1978.”,”RELC-034-FL”
“BASSO Lelio VILLARI Lucio SANTAMARIA Ulysses e MANVILLE Alain MARRAMAO Giacomo GERRATANA Valentino TELÒ Mario PELINO Antonio Cesare SIMONICCA Alessandro AMATO Sergio MELIS Guido”,”Il leninismo oggi: introduzione al dibattito (Basso); Il concetto di imperialismo in Lenin e il «problema» del capitalismo sviluppato (Villari); Lenin e la transizione (Santamaria e Manville); Teoria del crollo e capitalismo organizzato nei dibattiti dell’«estremismo storico» (Marramao); Sui rapporti tra leninismo e stalinismo (Gerratana); Note sul problema della democrazia nella traduzione gramsciana del leninismo (Telò); Il modello «bolscevico» dell’estremismo (Pelino); Metodologia marxiana e leninismo. Su alcuni aspetti teorici del dibattito sul Lenin nella RFT (Simonicca); «Lenin e i Soviet nella rivoluzione russa del 1905» di Alberto Tovaglieri (Amato); «Movimento operaio e storiografia marxista» di Salvatore Sechi (Melis).”,”numero preso da Emeroteca, a fronte di concomitante arrivo in Emeroteca del volume completo e rilegato di ‘Problemi del socialismo’ dell’anno 1976 Tra i saggi: ‘Il modello “”bolscevico”” dell’ Estremismo’ di Antonio Cesare Pellino (riflessioni sulla “”ritirata strategica”” della Nep e ‘l’ultima grande sintesi tattica’ di Lenin, l’ Estremismo, malattia infantile del comunismo’ (pag 187-207) ‘Teoria del crollo e capitalismo organizzato nei dibattiti dell’«estremismo storico» (Giacomo Marramao) (97-128)”,”LENS-327″
“BASSO Pietro”,”Amadeo Bordiga, una presentazione.”,”Bordiga, il Pcd’I, Lenin e l’Internazionale. “”È Lenin stesso a organizzarne la partecipazione al II Congresso riservandogli “”un’affettuosa, festosa accoglienza”” (81). Bordiga è soltanto un invitato, ma interviene più volte nei dibattiti, marcando il suo radicale, generale dissenso dai riformisti italiani presenti, accolti a Mosca con immeritatissimi onori. Alla sua iniziativa si deve anche una delle 21 condizioni di ammissione all’Internazionale, la sola non proposta dai bolscevichi, volta a rendere il più difficile possibile la presenza di riformisti camuffati nelle sue file. Bordiga partecipa al II, IV e V congresso dell’Internazionale in maniera attiva e aperta, rifuggendo da ogni sorta di sotterfugio tatticista quando emergono differenze di vedute con l’autorevole direzione dell’Internazionale. Accetta di piegarsi più volte, per disciplina, alle sue decisioni pur non condivise, meritando da Zinoviev il titolo di “”soldato della rivoluzione””. Lo farà fino a quando non vedrà in esse un rischio di completo deragliamento dai principi fondativi del comunismo marxista. La rivoluzione russa, il bolscevismo, l’Internazionale hanno avuto una importanza ‘determinante’ nel processo di formazione di Bordiga e della Sinistra comunista in Italia. Lo si vedrà anche nel secondo dopoguerra. E tuttavia, se si considera la storia dell’Internazionale e il ciclo rivoluzionario del 1917-1923 come una ‘totalità’, vale anche l”inverso’: Bordiga, il Pcd’I, il movimento proletario italiano sono stati una componente viva dello sforzo titanico compiuto da milioni di sfruttati e da centinaia di migliaia di militanti comunisti per aprire la strada ad una nuova epoca storica segnata dal rivoluzionamento dei rapporti politici, economici, sociali capitalistici. Sebbene proprio nel secondo congresso si sia raggiunto il punto massimo di convergenza tra le posizioni di Bordiga e quelle dell’Esecutivo dell’Internazionale, anche in esso nasce una disputa con Lenin intorno al tema del parlamentarismo o anti-parlamentarismo rivoluzionario. Tale circostanza ha generato un’infondata leggenda: che il dissenso che ha opposto in modo sempre più acuto Bordiga e la direzione bordighiana del PCd’I alla direzione dell’Internazionale sia stato incentrato sulla questione della partecipazione alle elezioni ‘versus’ l’astensionismo di principio. Togliatti e soci l’hanno costruita e alimentata per mettere in caricatura la battaglia teorica e politica contro la superstizione, le illusioni, la truffa delle elezioni democratiche, che fu parte integrante dell’opera preparatoria della fondazione del PCd’I. Le cose stanno diversamente. Si potrà dire: certi atteggiamenti di Bordiga, certi suoi scritti dai toni assoluti e generali, e dunque “”di principio””, il suo stesso insistere sull’astensionismo come caratteristica distintiva del suo gruppo, vi hanno contribuito, ‘ed è certamente così’. Lo stesso Bordiga lo ha riconosciuto nel secondo dopoguerra (82). Nondimeno ogni volta che, prima nel PSI, poi nell’Internazionale, Bordiga è costretto a scegliere tra il suo convinto astensionismo attivo e la disciplina di partito che implicava la partecipazione alle elezioni, non ha esitazioni: “”La centralizzazione è il cardine del nostro metodo teorico e pratico: come marxista, prima sono centralista e poi astensionista”” (83). Questo accadeva nel 1919 quando è a capo della frazione comunista astensionista del PSI, l’anno seguente a Mosca, al II Congresso; nel 1921, alla guida del PCd’I, quando sostenne che è giusto partecipare alle elezioni in una fase di reazione politica; nel 1924, quando è all’opposizione dentro il PCd’I, e oltre a condividere la presentazione alle elezioni politiche, definita da lui “”atto politico felicissimo””, impone il rientro dei deputati comunisti in parlamento contro la “”ridicola fase della uscita”” (Aventino) decisa dalla nuova direzione centrista (84)”” (pag 63-64-65-66) [(81) Cfr. G. Pannunzio, ‘Ciò che ho visto nella Russia bolscevica (giugno-settembre 1920), Libreria editrice dell’Alleanza Cooperativa Torinese, Torino, 1921, pp. 13-14; (82) Lo ricorda L. Gerosa nella sua ‘Introduzione’ al IV volume degli ‘Scritti 1911-1926’, cit., nota 40, riportando un passo di Bordiga del 1953: “”La questione posta troppo in generale era difficile, e tutti i comunisti italiani si rimisero alla decisione del II Congresso di Mosca (giugno 1920), essendo chiara la soluzione: in principio, tutti contro il parlamentarismo; in tattica, non bisogna stabilire né la partecipazione sempre ed ovunque, né il boicottaggio sempre ed ovunque””. In effetti il suo discorso “”sulla questione del parlamentarismo”” al II Congresso dell’Internazionale ebbe proprio il difetto di porre la questione “”troppo in generale””, anche se neppure la replica di Lenin fu una delle sue più memorabili; (83) Cfr. A. Bordiga, ‘Scritti 1911-1926’…, vol. V., cit, p. 205; (84) Non a caso il discorso di rientro in parlamento è affidato al bordighiano Luigi Repossi, ed è un discorso così duro ed efficace da provocare un tentativo di assalto fascista all’oratore. Guardando indietro a quegli anni, nelle ‘Tesi caratteristiche del Partito’ del dicembre 1951, Bordiga afferma: “”L’opposizione in seno al Partito Comunista d’Italia e all’Internazionale Comunista non si fondò sulle tesi dell’astensionismo, bensì su altre questioni di fondo””, cit. in S. Saggioro, ‘Né con Truman né con Stalin. Storia del Partito Comunista Internazionalista (1942-1952)’, Edizioni Colibrì, Torino, 2010, p. 363] [Pietro Basso, ‘Amadeo Bordiga, una presentazione’, Edizioni Punto Rosso, Milano, 2021] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*] Testo allegato (dalla Fondazione Bordiga): AMADEO BORDIGA (1889 – 1970) Nasce a Resina (Napoli) da Oreste Bordiga e Zaira Amadei il 13 giugno 1889. Formatosi in un ambiente familiare ed in un contesto sociale ricchi di fermenti intellettuali, morali e politici, ancora studente d’ingegneria a Napoli nel 1910 aderisce alla Federazione Giovanile Socialista, schierandosi immediatamente su posizioni antiriformiste, “antibloccarde” ed antimassoniche. Inizia ad operare, sia sul piano teorico che su quello pratico. per l’emancipazione sociale del proletariato e per l’affermazione del socialismo marxista rivoluzionario. Agisce nel napoletano come organizzatore e propagandista del movimento operaio e difende, a livello nazionale, la funzione “anticulturista” della Federazione, individuando nella partecipazione dei giovani alle agitazioni di classe del proletariato ”il migliore terreno per lo sviluppo della loro coscienza rivoluzionaria” e per la crescita di un autentico “sentimento socialista”, lontano dall’“utilitarismo” capitalistico. Nel 1912 a Napoli, insieme con altri militanti che condividono le sue posizioni, tra cui la sua compagna Ortensia De Meo, e in opposizione alla locale sezione socialista, accusata di riformismo, fonda un circolo significativamente chiamato Carlo Marx, trovandosi così collegato a quella “sinistra” del Partito Socialista Italiano, che intende respingere il tentativo giolittiano-riformista di mettere “Marx in soffitta”, e divenendone presto un esponente di rilievo. Oppostosi già nettamente, su posizioni d’antimilitarismo proletario ed anticoloniale, all’impresa di Libia del 1912, all’inizio del conflitto bellico nel 1914-15, ne denuncia la natura di lotta interstatale borghese per la spartizione dei mercati e delle colonie, individuando, con una prospettiva del tutto controcorrente, un rapporto diretto tra sviluppo della democrazia e tendenza al militarismo. Attraverso combattivi interventi sull’Avanti!, oltre che sul diffuso settimanale della FIGS L’Avanguardia e su Il socialista, nel novembre 1917 propaganda idee internazionaliste e, dopo la rotta di Caporetto e la conseguente diserzione di massa dei proletari-soldati, pone il problema del passaggio all’azione rivoluzionaria. Quasi negli stessi giorni si schiera senza esitazioni a difesa della rivoluzione russa, che considera da subito quale momento di una rivoluzione proletaria internazionale e che dimostra definitivamente al mondo la necessità dell’abbattimento violento dello stato borghese e il superamento della sua forma democratico-parlamentare. Anche per tale ragione, ritiene sia venuto il momento di dar corpo ad una corrente che abbia come compito la formazione di un partito rivoluzionario in Italia: rientra in questo progetto la fondazione a Napoli, nel dicembre del 1918, del settimanale Il Soviet, inteso come “organizzatore collettivo”. Per prendere le distanze dal massimalismo socialista, declamatorio ed inconcludente, sostiene la necessità di astenersi dalle elezioni parlamentari, tesi questa che insieme all’esigenza di separarsi dai riformisti, egli difende al XVI Congresso socialista di Bologna dell’ottobre del 1919, durante il quale la sua posizione risulta minoritaria. Nel 1920 a Mosca, Bordiga concorre in modo sostanziale all’organizzazione della Terza internazionale (o Internazionale Comunista), nel corso del suo Secondo Congresso. Criticato da Lenin per la posizione astensionista, ha tuttavia il suo accordo sulla proposta di aggiungere alle condizioni d’ammissione o di permanenza dei partiti comunisti nell’Internazionale l’espulsione di quei membri che respingono le condizioni e le tesi da essa formulate, il che significa di fatto proporre l’espulsione dei riformisti. Nel gennaio del 1921, al XVII Congresso Nazionale dello PSI a Livorno, quando la maggioranza dei socialisti rifiuta di votare la mozione comunista, i delegati comunisti, con Bordiga alla testa, fondano il Partito Comunista d’Italia (sezione italiana dell’Internazionale Comunista). La scissione dai socialisti sancisce il suo ruolo di direzione, che viene confermato nel marzo dell’anno seguente al Congresso di Roma, pur non essendo egli segretario del partito, carica allora inesistente, ma solo primus inter pares di un gruppo dirigente omogeneo. Guida del PCd’I dal gennaio del 1921 sino all’autunno del 1923, Bordiga dà un fondamentale contributo alla formazione di un partito caratterizzato sia da un alto grado d’unità d’intenti politica e di chiarezza programmatica che da un elevato livello di preparazione teorica e di moralità politica. Schieratosi su posizioni di netta opposizione al movimento e al regime fascista, viene arrestato ed incarcerato nel 1923 e poi confinato dal 1926 al 1929. Contrario a qualsiasi trasformazione del partito in senso socialdemocratico, il che a suo avviso conseguirebbe dall’adozione della tattica del “fronte unico” politico e del “governo operaio” proposta dalla III Internazionale, fortemente critico della “bolscevizzazione” imposta ai partiti comunisti europei dal partito comunista russo, guida, dal 1924, l’opposizione della corrente della “sinistra” all’interno del partito. Denunzia anticipatamente, con grande lucidità teorica e coraggio personale e politico, le degenerazioni staliniane nella pratica del partito comunista russo e dell’Internazionale ed in quella dello stesso partito comunista italiano, in difesa di una concezione della politica aliena da compromessi , da intrighi e carrierismi, ma soprattutto dalla risoluzione con metodi amministrativi dei conflitti politici. Richiede che le questioni russe vengano discusse apertamente e collettivamente da tutti i partiti comunisti in sede d’Internazionale ed individua nella prospettiva staliniana del “socialismo in un solo paese” una deviazione netta dalla teoria e dalla pratica del comunismo rivoluzionario, comportante la subordinazione della politica dell’I.C., quale organizzazione della classe proletaria internazionale, alle esigenze dello stato nazionale russo. L’espulsione dal Partito comunista italiano nel 1930, seguita alla sconfitta della “sinistra” al III Congresso a Lione nel gennaio del ’26 da parte del “centro” gramsciano e allo scontro con la dirigenza staliniana al VI Esecutivo allargato dell’I.C. a Mosca nel febbraio successivo, segna nella vita di Bordiga l’inizio di una diversa fase, caratterizzata da un’intensa attività di studio e di riflessione e, dal 1945, d’attività pubblicistica d’eccezionale rilevanza teorica e politica. Tornato in libertà nel 1929, non ritenendo possibile, data la situazione di riflusso rivoluzionario, costituire una nuova organizzazione partitica comunista al di fuori della Terza internazionale e non intendendo neppure dare vita al suo interno ad una frazione di sinistra organizzata, si dedica all’attività professionale d’ingegnere: lungi dall’essere una fonte cospicua di guadagno, come a lungo si è detto da parte di voci denigratorie dello stesso PCI, tale attività gli permette appena di far fronte alle necessità economiche della vita quotidiana, resa più difficoltosa dal continuo peggioramento delle condizioni di salute della moglie Ortensia De Meo, un tempo figura di primo piano nell’organizzazione socialista femminile, anch’essa, fino ad oggi, travolta in sede politica e storica dall’oblio della memoria che per lungo tempo ha colpito Bordiga. La posizione di Bordiga di fronte al secondo conflitto bellico, per quanto finora c’è dato di sapere, non è mutata: la natura della guerra resta imperialistica e richiede il sabotaggio proletario delle due coalizioni belligeranti, la sconfitta dei paesi capitalisticamente più avanzati offre migliori condizioni per un potenziale sviluppo rivoluzionario del proletariato. Dopo un quindicennio di silenzio, durante il quale non sembra abbia contatto con i suoi seguaci fuoriusciti che hanno dato vita nel 1928 in Francia alla Frazione di sinistra del Partito Comunista d’Italia, dal 1945 al 1952 contribuisce con numerosi scritti all’orientamento della rivista mensile “Prometeo” e del quindicinale “Battaglia comunista” del Partito comunista internazionalista, fondato nel 1942 dai seguaci di Bordiga raggruppati intorno a Bruno Maffi ed Onorato Damen. Nel 1952, dopo la separazione da Damen, aderisce a questo raggruppamento (dal 1965 Partito comunista internazionale), alla cui attività darà sino alla morte un contributo fondamentale, con le relazioni da lui tenute alle Riunioni di partito, pubblicate poi insieme con altri numerosi suoi scritti, tutti in forma anonima, sul quindicinale “ il programma comunista”, diretto da Bruno Maffi. Negli anni del cosiddetto “minoritarismo” politico (1945-70) Amadeo Bordiga si rivela un profondo conoscitore ed interprete controcorrente della teoria marxiana, da lui riproposta come valido strumento di comprensione scientifica della realtà storico-sociale contemporanea e quale fondamento per la ridelineazione del programma del comunismo rivoluzionario: emblematica a tale riguardo è l’analisi da lui condotta delle ragioni del fallimento della rivoluzione in Russia e della struttura economica e sociale dell’ex–Unione sovietica, definita come sistema di capitalismo di stato, del tutto estraneo alla prospettiva marxiana del socialismo. Tale analisi assume la portata di una riconsiderazione globale della tradizionale concezione del capitalismo ed intende essere insieme riproposizione al proletariato internazionale degli obiettivi storici del comunismo marxiano antimercantile, antisalariale ed antiaziendale. Per tutto il periodo che va dall’immediato dopoguerra alla metà degli anni ’60, insieme all’assiduo impegno politico, Bordiga riprende a svolgere un’intensa attività professionale quale ingegnere edile, contrassegnata insieme da una vasta competenza tecnica e da una profonda moralità sociale, nel corso della quale ricopre la carica di Presidente del Collegio degli Ingegneri e degli Architetti di Napoli e che lo vede impegnato nella discussione critica dei progetti per il Piano regolatore di Napoli: dalle soluzioni da lui proposte in merito alle relative questioni urbanistiche ed ambientali emerge una particolare attenzione e sensibilità, anche in quest’ambito fortemente “controcorrente” e in anticipo sui tempi storici, per tematiche sociali ed “ecologiche” affacciatesi, nella cultura della progettazione edilizia ed urbanistica, soltanto in tempi successivi. Attento al ruolo sociale dell’ingegnere, s’impegna anche nella promozione del Sindacato degli ingegneri liberi professionisti. L’apporto da lui dato, senza mai alcun risparmio d’energie, insieme allo svolgimento della sua professione sul piano sociale, all’elaborazione del marxismo quale teoria scientifica e alla causa del comunismo rivoluzionario viene meno alla soglia degli anni Settanta. Bordiga muore a Formia (Latina) il 23 luglio 1970. (a cura di Liliana Grilli per la FONDAZIONE AMADEO BORDIGA) Nota biografica di Luigi Agnello per il Dizionario Biografico degli italiani edito da Treccani http://www.fondazionebordiga.or”,”BORD-175″
“BASSO Lelio a cura; tre scritti di Rosa LUXEMBURG”,”Socialismo o barbarie. La vita e le idee di Rosa Luxemburg.”,”””La guerra mondiale è una svolta nella storia del mondo. (…) La guerra mondiale ha cambiato le condizioni della nostra lotta e soprattutto noi stessi. Non nel senso che le leggi fondamentali dello sviluppo capitalistico, la guerra per la vita o per la morte tra capitale e lavoro, abbiano avuto una deviazione o un’attenuazione. Già ora, a metà della guerra , cadono le maschere e ci riappare il gigno dei vecchi lineamenti ben conosciuti. Ma il ritmo dell’evoluzione ha avuto un impulso potente dall’eruzione del vulcano imperialista (…). Storicamente questa guerra era destinata a dare una spinta in avanti alla causa del proletariato. (…) E poi venne l’inaudito, il fatto senza esempi, il 4 agosto 1914. Doveva accadere tutto ciò? Un avvenimento di tale portata non è certamente uno scherzo del caso. Esso deve provenire da cause obiettive che hanno radici profonde e lontane. Ma queste cause possono consistere anche negli errori della guida del proletariato, la socialdemocrazia, nel venir Meno della nostra volontà di combattere; del nostro coraggio, della fedeltà ai nostri convincimenti. Friedrich Engels dice una volta: la società borghese si trova davanti a un dilemma, o progresso verso il socialismo o regresso nella barbarie. Che cosa significa «regresso nella barbarie» al grado ora raggiunto dalla nostra civiltà europea? Finora tutti noi abbiamo letto e ripetuto senza pensarci queste parole, senza sospettare la loro terribile gravità. Uno sguardo intorno a noi in questo momento ci dimostra che cosa significa un regresso della società borghese nella barbarie. Questa guerra mondiale – ecco un regresso nella barbarie. Il trionfo dell’imperialismo porta all’annientamento della civiltà (….). Noi ci troviamo oggi dunque, proprio come Friedrich Engels aveva presagito una generazione addietro, quarant’anni fa, davanti alla scelta: o trionfo dell’imperialismo e crollo di tutta la civiltà come nell’antica Roma, spopolamento, distruzione, degenerazione, un grande cimitero, oppure vittoria del socialismo, cioè dell’azione cosciente di lotta del proletariato internazionale contro l’imperialismo e il suo metodo: la guerra”” (pag 51-52) [da ‘La crisi della socialdemocrazia’ (1916) (in) ‘Socialismo o barbarie. La vita e le idee di Rosa Luxemburg’, Edizioni E/O, Roma, 2021]”,”LUXD-134″
“BASSO Pietro CAVICCHIOLI Gian Giacomo FATICA Michele GEROSA Luigi ORSOMARSO Vincenzo PANACCIONE Andrea”,”Partito comunista d’Italia 1921-2021. Atti del convegno a cento anni dalla nascita del PCd’I.”,”Michele Fatica Luigi Gerosa, ‘Prelogomeni alla fondazione del Partito comunista d’Italia: tre periodici gestiti da Amadeo Bordiga (1913-1918) contro la guerra e per la rivoluzione proletaria mondiale’ Luigi Gerosa, ‘Presentazione del IX volume degli Scritti 1911-1925 di Amadeo Bordiga. All’opposizione nel partito e nell’Internazionale Pietro Basso, ‘L’internazionalismo di Amadeo Bordiga: una lezione per l’oggi’ Gian Giacomo Cavicchioli, ‘Bordiga e la fondazione del Pcd’I’ Andrea Panaccione, I congressi della scissione (1920-1921): Halle, Tours, Livorno Vincenzo Orsomarso, ‘Bordiga di fronte al fascismo’ “”Fra Caporetto e Rivoluzione bolscevica in progresso non rimase inerte il Partito socialista italiano, unico in Europa, ad avere rifiutato l’approvazione dei crediti di guerra. Il 17 novembr 1917 ebbe luogo a Firenze una riunione segretissima del partito convocata da Costantino Lazzari. Alla riunione erano stati chiamati Giacinto Menotti errati, direttore dell’Avanti!, Amadeo Bordiga, direttore dal mese di luglio 1917 dell’ Avanguardia’, organod della Federazione giovanile, Antonio Gramsci, direttore del ‘Grido del popolo’. Lo scopo era una pressione fortissima sul governo attraverso la stampa, o di quello che sulla stampa socialsita riusciva a sfuggire la censura, in aggiunta alle richieste della Lega degli amministratori socialisti, organizzati dallo stesso Lazzari, per una pace immmediata senza vincitori e senza annessioni, riproponendo ancora una volta l’appello di Zimmerwald, sottoscritto da tutti i dirigenti socialisti europei contrari alla guerra, compreso Lenin”” (pag 124)”,”BORD-178″
“BASSO Michele”,”Dalla società plurale allo stato delle masse. Filosofia politica e sociologia in Emil Lederer (1882-1939).”,”Emil Lederer (1882-1939) è stato un sociologo ed economista tedesco di origine boema. Si è formato all’Università di Vienna e ha insegnato a Heidelberg, Tokyo e Berlino. Durante il suo periodo come direttore dell’Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik (1921-1933), ha contribuito significativamente alla ricerca sociale e politica. Tuttavia, a causa delle sue idee socialiste e delle sue origini ebraiche, è stato sospeso dall’insegnamento con l’avvento del nazismo. In seguito, Lederer è emigrato negli Stati Uniti, dove ha contribuito a fondare la “University in Exile” presso la New School a New York City (f. copil.) “”Ove c’è società, c’è pluralità. È questa la convinzione profonda di Lederer che attraversa gran parte della sua opera””. (pag 109) “”Come si è visto nel capitolo precedente, a seguito del grande rivolgimento prodotto dalla prima guerra mondiale, il Lederer che attraversa l’età della Repubblica di Weimar è ancora convinto di poter rintracciare una pluralità dell’ordine politico e sociale in una nuova forma di organizzazione, in cui l’economico e il politico si intrecciano fino a confondersi, e in cui i sindacati assumono un ruolo primario. Tuttavia, gli viene il dubbio che la guerra possa aver aperto le porte anche a una possibilità differente, e molto più problematica: quella che vi possa essere una politica fondata solo sul rapporto tra una ristretta élite e grandi masse amorfe, non internamente strutturate. Un ordine privo di pluralità, dominato da un comando proveniente dall’alto, da forme sofisticate di propaganda, e da un’obbedienza istintuale, emotiva proveniente da un insieme di individui privi di ogni forma che non sia quella irriducibile del proprio corpo individuale. Questo dubbio sarà poi destinato tragicamente a diventare realtà. Il Lederer esiliato, decano dell’università in esilio, fornirà proprio questa interpretazione pionieristica del cosiddetto Stato totalitario: uno Stato che, fondandosi solo sul rapporto tra il leader e la massa amorfa, ha distrutto ogni pluralità, e con essa ha distrutto la società”” (pag 110)”,”TEOS-010-FGB”
“BASSOLINO Antonio”,”Mezzogiorno alla prova,. Napoli e il Sud alla svolta degli anni Ottanta.”,”Antonio Bassolino [ segretario regionale campano e membro della Direzione del PCI. Collabora assiduamente a varie riviste e giornali, tra cui: Rinascita e l’Unità.”,”ITAS-029-FL”
“BASTIAT Federico”,”Armonie economiche.”,”Statalismo. “”E qui si può segnare l’ origine e l’ importanza di quell’ errore, il più funesto che mai abbia infettata la scienza e che consiste a confondere la società e il governo, – la società, quel tutto che abbraccia ad un tempo i servizi privati ed i servizi pubblici, e il governo, quella frazione nella quale non entrano che i servizi pubblici. Quando per mala ventura, seguendo la scuola di Rousseau e di tutti i repubblicani francesi suoi adepti, si adoperano indifferentemente le parole governo e società, si decide implicitamente ed anticipatamente, senza esame, che lo Stato può e deve assorbire l’ attività privata tutta quanta, la libertà, la responsabilità individuali; si decide che l’ ordine sociale è un fatto contingente e convenzionale al quale la legge dà l’ esistenza, si decide l’ onnipotenza del legislatore e la decadenza dell’ umanità. Infatti noi vediamo i servizi pubblici, in cui l’ azione governativa si estende o si restringe secondo i tempi, i luoghi, le circostanze, dal comunismo di Sparta o delle missioni del Paraguay fino all’ individualismo degli Stati Uniti, passando per l’ accentramento francese.”” (pag 533-534)”,”ECOT-088″
“BASTIAT Frédéric”,”Oeuvres complètes de Frédéric Bastiat. Tome troisième. Cobden et la ligue ou l’agitation anglaise pour la liberté des échanges.”,”Cobden Richard (1804-1865). Industriale di Manchester, liberale libero-scambista, uno dei fondatori della Lega contro le leggi sul grano. Frédéric Bastiat (Bayonne, 30 giugno 1801 – Roma, 24 dicembre 1850) è stato un economista e scrittore francese, filosofo politico liberale. Biografia. Considerato attualmente molto vicino alle odierne posizioni libertarian, Bastiat nacque a Bayonne, in Aquitania, Francia. All’età di 9 anni perse i genitori, e a 16 anni lasciò al scuola per continuare l’attività della sua famiglia come esportatore. L’economista Thomas DiLorenzo sostiene che questa attività ha influito enormemente sulle future teorie economiche di Bastiat. La sua carriera di economista iniziò solo nel 1844, e durò molto poco, data la sua morte per tubercolosi nel 1850. Durante il suo viaggio sul territorio francese divulgò le idee liberali. Morì a Roma il 24 dicembre 1850. Sul letto di morte defininì Gustave de Molinari come suo erede spirituale. Il pensiero [modifica] Si può certamente considerare Bastiat come uno dei più importanti pensatori liberali del XIX secolo, se non di tutta la storia, e possiamo trovare in lui le basi per il pensiero economico della futura scuola austriaca e libertarian. Considerava il diritto naturale e l’utilitarismo due facce della stessa medaglia. Certamente Bastiat non può essere inserito nella diatriba anarchici-miniarchici, tipica del mondo libertarian, data la sua morte avvenuta ben prima della nascita di queste distinzioni, ma sicuramente può essere inserito nel filone del classical liberalism. Considerava lo Stato inevitabile nella pratica, anche se concentrò tutti i suoi sforzi nel tentativo di dimostrare come qualsiasi intervento statale nella vita dei singoli privati sia inefficiente, economicamente svantaggioso e fortemente immorale. Sosteneva che l’unico compito del governo è quello di proteggere i diritti di ogni individuo, ossia vita, libertà e proprietà. Date le sue teorie fortemente liberali, viene considerato da molti il precursore della Scuola austriaca.”,”UKIS-020″
“BASTIAT Federico”,”Armonie economiche.”,”Federico Bastiat (Bayonne 30 giugno 1801 – Roma 24 dicembre 1850) è stato un economista e scrittore francese filosofo della politica di ispirazione liberale. Nel 1848 è stato eletto deputato delle Landes all’Assemblea costituente della Seconda Repubblica francese.”,”ECOT-240-FL”
“BASTID Marianne BERGERE M.C. CHESNEAUX Jean”,”La Cina. Volume secondo. Dalla guerra franco-cinese alla fondazione del Partito Comunista cinese 1885 – 1921.”,”Marianne BASTID e Marie Claire BERGERE sono entrambe Chargée de recherche al CNRS.”,”CINx-063″
“BASTON Lewis”,”Reggie. The Life of Reginald Maudling.”,”Lewis Baston è uno storico contemporaneo i cui libri includono ‘Sleaze: The State of Britain’ e coautore di ‘Polico’s Guide to the General Election. Ha collaborato con Anthony Seldon alla biografia di Major: ‘Major: A Political Life’. Vive a Londra. Reginald Maudling (7 marzo 1917 – 14 febbraio 1979) era un politico britannico che ricopriva diversi incarichi di governo, incluso il Cancelliere dello Scacchiere . Dal 1955 fino alla fine degli anni ’60, fu visto come un potenziale leader conservatore , e due volte fu seriamente considerato per il posto; è stato il principale rivale di Edward Heath nel 1965. Ha anche ricoperto incarichi direttivi in diverse società finanziarie britanniche. Come segretario dell’ interno, è stato responsabile della politica dell’Irlanda del Nord del governo britannico durante il periodo che includeva la Bloody Sunday nel 1972. Poco dopo lasciò l’incarico a causa di uno scandalo avvenuto in una delle società di cui era dirigente (wikip).”,”UKIx-136″
“BASU Kaushik”,”Elé belé. L’India e le illusioni della democrazia globale.”,”K. Basu è uno dei maggiori studiosi mondiali di economia dello sviluppo. Contiene il capitolo: ‘La sinistra indiana e l’economia moderna’ (pag 148-) “”So che gli industriali inglesi intendono dotare l’india di ferrovie al solo scopo di estrarre a costi decrescenti (…) le materie prime per i loro processi produttivi. Ma una volta introdotte le macchine nella locomozione di un paese (…) diventa impossibile impedirne la fabbricazione (…). Il sistema ferroviario diventerà dunque il vero antesignano dell’industria moderna”” (Marx, 1853) (pag 70)”,”INDE-001-FC”
“BATAILLE Georges, a cura di Sergio FINZI”,”Critica dell’occhio.”,”Contiene il capitolo: ‘La struttura psicologica del fascismo’”,”TEOS-017-FV”
“BATAILLON Marcel SAINT-LU André”,”El padre Las Casas y la defensa de los indios.”,”Il prete sevigliano Bartolomé de LAS CASAS (1474-1566) è stato accusato di essere un nemico della Spagna ma al contrario la sua memoria è venerata in America Latina. LAS CASAS ha posto il problema dei diritti dei colonizzati e denunciato il genocidio o etnocidio della politica coloniale. Gli autori BATAILLON e SAINT-LU sono studiosi della Spagna.”,”SPAx-043″
“BATINI Carlo”,”Le basi dell’informatica. Concetti e metodi per usare bene i calcolatori.”,”Carlo Batini (Pescara, 1949) insegna programmazione dei calcolatori elettronici nell’Università di Roma. Oltre a numerose pubblicazioni specialistiche ha scritto testi didattici adottati nelle università.”,”SCIx-066-FL”
“BATINI Paride, collaborazione di Umberto SILVA”,”L’occasionale. Storia di un porto e della sua gente.”,”Paride Batini è nato a Vicopisano (Piso) nel 1934 ed è sempre vissuto a Genova. Entrato giovanissimo in porto ha iniziato verso la metà degli anni 1950 l’attività di lavoratore portuale dapprima come occasionale e, dal 1974 come socio della Compagnia Unica. Responsabile nazionale per la Cgil dei lavoratori occasionali dal 1974, poi consigliere e viceconsole della Compagnia, è stato console dal 1984 e successivamente rieletto alla carica per tre volte (il volume arriva al 1991). Umberto Silva si è occupato di economia politica. Ha pubblicato: ‘Larea socio-economica dell’illusione e dell’errore’ (Stoccolma 1960), ‘World Currency Studies’ (San Francisco, 1975). Ha insegnato econometria nell’Università di Torino, Basilea, Monaco di Baviera, Montpellier. Timbro con dedica e firma di Batini”,”MITT-384″
“BATINI Paride, collaborazione di Umberto SILVA”,”L’occasionale. Storia di un porto e della sua gente.”,”Paride Batini è nato a Vicopisano (Piso) nel 1934 ed è sempre vissuto a Genova. Entrato giovanissimo in porto ha iniziato verso la metà degli anni 1950 l’attività di lavoratore portuale dapprima come occasionale e, dal 1974 come socio della Compagnia Unica. Responsabile nazionale per la Cgil dei lavoratori occasionali dal 1974, poi consigliere e viceconsole della Compagnia, è stato console dal 1984 e successivamente rieletto alla carica per tre volte (il volume arriva al 1991). Umberto Silva si è occupato di economia politica. Ha pubblicato: ‘Larea socio-economica dell’illusione e dell’errore’ (Stoccolma 1960), ‘World Currency Studies’ (San Francisco, 1975). Ha insegnato econometria nell’Università di Torino, Basilea, Monaco di Baviera, Montpellier.”,”LIGU-001-FGB”
“BATLLORI Miquel”,”Cultura e finanze. Studi di storia dei Gesuiti da S. Ignazio al Vaticano II.”,”Omaggio a Padre Pedro ARRUPE L’ ordinato disordine degli Archivi Vaticani. “”Antonio Bonumbre, da Roma verso Mosca, gli chiedeva di fare o di far eseguire indagini nei registri del papa Sisto alla ricerca di nuovi documenti in proposito. Alla lettera in tedesco aggiungeva una nota in italiano che finiva in questo modo: “”Nei regesti di Sisto IV vi devono essere lettere del Papa a Giovanni III di Mosca e istruzioni al Vescovo di Accia, forse ancora altri documenti. Si chiede: in che volume e a che pagina si trovano?””. Per chi conosca la ricchezza e il disordinato ordine dell’ Archivio Vaticano, la richiesta – come ho già detto – non può sembrare che ingenua. Infatti solo dopo serie indagini eseguite in Roma dal Pierling stesso, questi poté pubblicare a Parigi nel 1891 ‘La Russie et l’ Orient: Mariage d’un tsar au Vatican, Ivan III et Sophie Paléologue, rifuso poi nel primo (1896) dei suoi cinque volumi su ‘La Russie et le Saint-Siége’- un’ opera che, centrata nei secoli XV e XVI, darà l’ avvio a molteplici ricerche russo-romane di altri studiosi sui quattro successivi secoli dell’ età moderna e contemporanea””. (pag 349)”,”RELC-206″
“BATRA Ravi”,”Il crack finanziario 1998-1999. Il crollo delle Borse asiatiche e il futuro dell’economia mondiale.”,”Contiene il capitolo 3 (pag 46-88): ‘Il Giappone: il leone malato e all’interno il paragrafo ‘La “”giapponesizzazione”” dell’Asia Sulle radici della crisi del 1989. “”Dopo il 1974, con l’estensione dei titoli di deficit, in Giappone diventò difficile controllare i prezzi dei titoli pubblici. Il debito pubblico aveva raggiunto dimensioni consistenti e il continuo ricorso dello stato ai finanziamenti privati rendeva necessaria la creazione di un mercato per i propri titoli pubblici. Alla fine degli anni Settanta i prezzi dei titoli cominciarono a essere determinati dal mercato. In altre parole, i tassi d’interesse, che vanno in direzione opposta ai prezzi dei titoli, presero a fluttuare. Così si dovette procedere a deregolamentare i tassi d’interesse a lungo termine. Man mano che il Giappone accumulava dollari grazie all’attivo commerciale, venivano eliminati i controlli sugli investimenti esteri. Inoltre, in seguito a reiterate pressioni degli Stati Uniti, la borsa di Tokyo introdusse nuovi prodotti finanziari, che si erano già affermati presso la borsa di New York. Dopo il 1985 vennero deregolamentati anche i tassi a breve. Come era avvenuto in America, le banche giapponesi furono autorizzate a corrispondere interessi più elevati a svariati tipi di conto. Tra il 1975 e il 1985 il settore finanziario cambiò dunque pelle, ma i cambiamenti prepararono le basi per l’economia della bolla che sarebbe emersa di lì a poco. Essi produssero due effetti principali: in primo luogo attirarono i risparmiatori, le aziende e le istituzioni finanziarie verso la borsa, che offriva una quantità di nuovi strumenti e di tentazioni, e poi fecero lievitare il costo dei depositi per le banche. Furono quindi questi due effetti, combinati con la solita speculazione immobiliare, a creare la bolla economica che continuò a crescere fino alla fine del 1989″” (pag 83)”,”JAPE-032″
“BATTAGLI Angela”,”Il movimento operaio nel territorio di Pontassieve dall’ Unità d’ Italia al Fascismo.”,”E’ una tesi di laurea. “”Purtroppo al rinato interesse politico e alla combattitività delle masse operaie i dirigenti politici pontassievesi non sapranno far corrispondere un’ adeguata impostazione di lotta e questo a causa della latente crisi ideologica in atto nelle sezioni, che avrà modo di manifestarsi pienamente in occasione della guerra di Libia. Infatti durante i preparativi per la guerra, alcuni iscritti alla sezione di Pontassieve, capitanati dal “”sindaco massone”” Riccardo Boninsegni, furono subito pronti ad accettarne in pieno le giustificazioni borghesi e ad organizzare nel paese e nelle frazioni dimostrazioni “”guerrafondaie e militaristiche””, mentre gli iscritti alla sezione Sieci protestavano energicamente dalla pagine della Difesa contro il governo d’ Italia e quei membri autorevoli del partito socialista che avevano dato il loro assentimento ad una nuova impresa guerresca e inconsulta avventura coloniale (…)”” (pag 140)”,”MITT-145″
“BATTAGLIA Roberto”,”La seconda guerra mondiale.”,”””Il problema più urgente era come reagire all’ iniziativa militare sovietica che aveva individuato il punto debole delle altrimenti invincibili panzerdivisionen nello “”spazio vuoto”” fra la fanteria e i carri. A tale scopo l’ organico della panzer (giù costituito da una brigata di carri e da una di fanteria) fu radicalmente modificato: diminuito il numero di carri in dotazione a ciascuna di esse da 500 a 350, l’ attenzione si concentrò sulla fanteria motorizzata, che venne trasportata non più su autocarri, ma su mezzi cingolati e blindati; la nuova panzer (un reggimento di carri, due di fanteria) diveniva così un organismo capace di vibrare il colpo, senza che il suo urto inizale si smorzasse nel passaggio dall’ azione dei carri armati a quello della fanteria: Alla “”strategia delle lacune”” instaurata dai sovietici si contrappose quella del “”pugno blindato”” (Mot-Pulk), mirante a risparmiare e a concentrare al tempo stesso i mezzi d’ offesa e di difesa. Inoltre, anche la divisione di fanteria fu resa più “”agile””, diminuendo il numero dei suoi uomini da 12.000 a 8.000.”” (pag 226)”,”QMIS-008″
“BATTAGLIA Roberto”,”Storia della resistenza italiana. 8 settembre 1943 – 25 aprile 1945.”,”””Il primo scontro diretto fra i partigiani e i tedeschi si è risolto a vantaggio di questi ultimi e sembra non solo aver confermato l’ invincibilità dei nazisti, ma anche la tesi fondamentale dell’ “”attesismo””: è impossibile dar vita a un esercito partigiano attivo e numeroso, ma sul momento è necessario limitarsi a un’ opera organizzativa dei suoi quadri futuri, mantenendo gli uomini o la truppa inattivi e lontani dall’ offesa nemica. Tutto quelche si può fare per il momento è sciogliere le formazioni e continuare la guerriglia con piccole squadre di sabotatori esperti. Questa è la tesi che viene esposta, ad esempio, nel convegno di Valle Pesio (fine di gennaio).”” (pag 176) “”Le posizioni dunque assunte da “”Tempi Nuovi”” sono assai avanzate, né si appagano di un generico appello al senso di responsabilità, ma intendono suscitare una coscienza di “”marxista italiano””, insistendo sui caratteri originali che nel nostro paese assume la lotta per il socialismo. Ciò sullo sfondo d’ una presentazione drammatica, non idillica del tema, in cui è ben presente l’ influsso della maggiore personalità culturale cui si richiama il gruppo di “”Tempi Nuovi””, Concetto Marchesi col pessimismo radicale della sua intelligenza, ma anche con l’ ottimismo della sua volontà, con la spregiudicatezza delle sue affermazioni. E del Marchesi è il saggio più importante pubblicato dalla rivista, Ai giovani.”” (pag 367)”,”ITAR-066″
“BATTAGLIA A. CALAMANDREI P. CORBINO E. DE-ROSA G. LUSSU E. SANSONE M. VALIANI L.”,”Dieci anni dopo, 1945-1955. Saggi sulla vita democratica italiana.”,”Saggi di Leo VALIANI Gabriele DE-ROSA Piero CALAMANDREI Achille BATTAGLIA Epicarmo CORBINO Emilio LUSSU Mario SANSONE ‘Legge truffa.’ “”La vera prova del fuoco doveva aversi comunque con le elezioni per la Camera, nel 1953. Nel novembre del 1952 i segretari dei quattro partiti di centro si erano accordati per far svolgere anche le elezioni politiche con il sistema dell’ apparentamento e del premio, inteso però stavolta nel senso che la coalizione che avesse riportato la metà più uno dei voti, avrebbe avuto automaticamente almeno 380 deputati, cioè poco meno dei due terzi del totale dei seggi (che sarebbe poi stato di 590). In caso di mancato raggiungimento del 50.01% si tornava ad applicare la legge elettorale del 1948. L’ esosità del premio di maggioranza, che avrebbe dato alla democrazia cristiana, ove il congegno fosse scattato, la maggioranza assoluta dei seggi, anche soltanto con il 38% dei suffragi, suscitò grande emozione negli altri partiti e nel paese. Essendosi fortemente opposti a siffatto enorme premio, gli ex-deputati azionisti Calamandrei e Codignola e l’ ex-sindaco di Milano Greppi furono estromessi dal partito socialista democratico. Ferruccio Parri uscì dal partito repubblicano. Aluni liberali di sinistra si affiancarono a Corbino, da tempo uscito dal partito, per formare un’ opposizione demcratica. I comunisti e i socialisti opposero al progetto elettorale una rude battaglia ostruzionistica, alla Camera e la Senato.(…)””. (pag 99, Leo Valiani)”,”ITAP-096″
“BATTAGLIA Roberto RAMAT R.”,”Un popolo in lotta. Testimonianze di vita italiana dall’ Unità al 1946.”,”Tra gli autori delle pagine riportate GARIBALDI CARDUCCI MARTINI VILLARI LABRIOLA COLAJANNI COSTA BARZINI PANSERI GIOLITTI D’ANNUNZIO OMODEO UNGARETTI LUSSU TURATI CANCOGNI BISSOLATI GRAMSCI MATTEOTTI GOBETTI SALVEMINI LEVI ROSSELLI NITTI STURZO CROCE LIVIO BIANCO CALAMANDREI REVELI VALIANI. Versi di ‘Addio Lugano bella’, pag 16-17 Colombo, Giuseppe, Sui progressi compiuti nell’ industria delle macchine (pag 17) “”La gravità della situazione economica negli anni immediatamente susseguenti all’ Unità fu affrontata dal governo della Destra storica mediante una politica di spietata pressione fiscale. A costo d’ enormi sacrifici, sopportati specie dalle classi meno abbienti, si riuscì a colmare il disavanzo statale che nel ’61 ascendeva alla cifra, allora paurosa, di 500 milioni. Fu anche merito della Destra storica la costruzione della rete ferroviaria (…)””. (pag 17)”,”ITAA-101″
“BATTAGLIA Roberto”,”Un uomo un partigiano.”,”””Intanto io posso esser certo che a quel gran lavoro mi ci mettevo sempre con una certa pigrizia o malavoglia, quasi rimpiangendo il giorno in cui la storia dell’ arte mi dava tutto il tempo di riflettere fra uno studio e l’ altro e ogni periodo poteva essere il frutto di una lenta osservazione. Qui invece, una volta messa in moto la macchina, dichiarate “”legalmente”” costituite le varie formazioni, si era presi in un moto continuo di ordini, di risposte, di chiarimenti, di avvertenze: una specie di valanga burocratica si riversava sul comando fino a sommergerlo sotto un cumulo di fogli, sparsi un un così breve spazio da rendere disperato il tentativo di riordinarli (….).”” (pag 192)”,”ITAR-078″
“BATTAGLIA Roberto GARRITANO Giuseppe”,”Breve storia della Resistenza italiana.”,”””Perciò le manifestazioni di piazza, sebbene pacifiche, non piacquero ai nuovi dirigenti politico-militari (ma erano poi tanto nuovi, se tra essi era quel Roatta che era stato capo del SIM sotto il fascismo?): il 27 luglio appunto Roatta emanava la famigerata circolare che porta il suo nome, e che vietava ogni assembramento e ordinava di sparare contro la folla “”mirando non in aria, ma a colpire come in combattimento””. Frutto di questo ordini furono i morti di Reggio (nove operai) e i ventitre morti e i settanta feriti di Bari: tra i morti della città pugliese era il figlio giovinetto di Tommaso Fiore, uno dei più strenui antifascisti meridionali, che si recava ad accogliere il padre il quale usciva quel giorno dal carcere!”” (pag 42) “”Le richieste vengono portate a Roma da Giorgio Amendola, ma vengono solo parzialmente accolte. Sciolto è il partito fascista ma immessa nell’ esercito la milizia, promessa soltanto la liberazione dei detenuti politici, negata la libertà di stampa e di organizzazione politica. L’ urto della classe operaia del Nord viene eluso e smorzato nell’ ambiente della capitale, dove i gruppi capeggiati da Bonomi e da De Gasperi, che ora s’affaccia nuovamente alla vita politica, sono tutt’altro che disposti ad assumersi la responsabilitàò di governo perché – come avverte De Gasperi – “”sarebbe un errore accettare la partita passiva”” della situazione e cioè la concusione dell’ armistizio.”” (pag 42-43)”,”ITAR-091″
“BATTAGLIA Roberto”,”La prima guerra d’Africa.”,”””Intanto a Roma Crispi era andato su tutte le furie alla notizia che l’Orero s’era mosso contro i suoi ordini espliciti (tanto da sollecitare dal ministero della Guerra “”i provvedimenti del caso””), appena conosciuto il successo e ricevuto il telegramma dell’Orero in cui quest’ultimo lo informava fra l’altro d’aver recuperato “”una delle mitragliatrici catturate a Dogali da ras Alula””, mutava parere di fronte ai fatti compiuti e “”si felicitava del successo”” con l’Orero il 28 gennaio, comunicandogli subito dopo di restare in Adua in attesa che lo raggiungessero gli sconfitti Makonnen e Antonelli. Ma dov’era dunque “”il senso dello Stato”” che abbiamo già tante volte indicato come essenziale per comprendere la mentalità del Crispi, se si permetteva a un generale di trasgredire così esplicitamente agli ordini del governo? L’episodio è prezioso appunto per chiarire ulteriormente quella mentalità e le sue contraddizioni. Forte in lui senza dubbio il “”senso dello Stato””, ma solo in rapporto ai “”sovversivi”” e ai “”traditori”” d’ogni specie; non verso un generale che aveva conseguito un così brillante successo, che aveva, al di fuori della lettera dei regolamenti, così bene adempiuta la propria missione di tener alta la bandiera italiana. E il Crispi si dimostra inquesta occasione, malgrado la sua apparente energia, dieci volte più debole d’un qualsiasi uomo politico della Destra storica, che mai avrebbe lasciato impunito un simile atto di ribellione alla “”autorità dello Stato”” rigorosamente o logicamente intesa. Di questa sua debolezza è ben conscio l’Orero, quando decide nuovamente per suo conto di tornare indietro e di abbandonare la città santa e gli indigeni alla loro disperata fame e miseria (…). Torna indietro velocemente e a sua giustificazione fa finta d’aver ricevuto ora soltanto il famoso contrordine!”” (pag 406-407) “”Se mi chiedesse quali sono le due battaglie che hanno più influito sulla storia d’Italia degli ultimi duecento anni – ha scritto A.C Jemolo – non esiterei a rispondere: Custoza e Adua””. (risvolto di copertina) BATTAGLIA Roberto è nato a Roma nel 1913. Ha studiato storia dell’ arte. Dopo aver preso parte alla guerra ha partecipato alla Resistenza come comandante della divisione Lunense sulle Alpi Apuane (v. suo libro Un uomo, un partigiano). Libero docento di storia moderna è scomparso prematuramenet ad Ostia nel febbraio 1963. Ha scritto ‘Storia della Resistenza italiana’ (1953) alla cui nuova edizione ha lavorato fino alla morte.”,”ITQM-132″
“BATTAGLIA Mattea BEZAT Jean-Michel BRAFMAN Nathalie CARAMEL Laurence CAROIT Jean-Michel EDELMANN Frederic GASNIER Annie HOPQUIN Benoit LANGELLIER Jean-Pierre LAROCHELLE Jean-Jacques LAUER Stéphane MORTAIGNE Véronique NOUGAYREDE Natalie PARANAGUA Paulo A. TUQUOI Jean-Pierre, redazione”,”Brésil. Un géant s’impose.”,”Redattori BATTAGLIA Mattea BEZAT Jean-Michel BRAFMAN Nathalie CARAMEL Laurence CAROIT Jean-Michel EDELMANN Frederic GASNIER Annie HOPQUIN Benoit LANGELLIER Jean-Pierre LAROCHELLE Jean-Jacques LAUER Stéphane MORTAIGNE Véronique NOUGAYREDE Natalie PARANAGUA Paulo A. TUQUOI Jean-Pierre”,”AMLx-113″
“BATTAGLIA Felice ABBAGNANO Nicola OGGIONI Emilio BANFI Antonio BRUNELLO Bruno CHIODI Pietro GOVI Mario BLOND Richard e E. jr, MASSOLO Arturo PACI Enzo PASTORE Annibale PALUMBO Giovanni RIZZOLI Francesco e VEZZOSI Vasco SEMERARI Giuseppe STEFANINI Luigi TREVES Renato MORPURGO-TAGLIABUE Guido VEDALDI Armando FASSO’ Guido MATTEUCCI Nicola CANESTRARI Renzo PEDRAZZI Luigi LUPORINI Cesare ZANGHERI Renato GALLI Dario MANFERDINI Tina MORRA Gianfranco SANTUCCI Antonio, scritti di”,”Filosofia e sociologia.”,”Dall’intervento di Giovanni Palumbo: “”Marx scoprì il carattere ideologico della filosofia borghese. Ma se è ideologia la filosofia della borghesia sarà pure ideologia la filosofia del proletariato. Come vi sono ideologie conservatrici, così vi sono ideologie rivoluzionarie (K. Mannheim, R. Aron)”” (pag 104) Contiene il saggio di Cesare LUPORINI: ‘Marxismo e sociologia. Il concetto di formazione economico-sociale’ (pag 195-204) Marx… investigò sempre e dappertutto le sovrastrutture corrispondenti ai rapporti di produzione “”Ma che cosa significa (…), nel marxismo, aver portato la sociologia sul piano della scienza? Significa che solo congiuntamente alla discriminazione essenziale dei rapporti di produzione come struttura della società può aversi un’applicazione non casuale e arbitraria ai fenomeni sociali del «criterio scientifico della reiterabilità». Osservava appunto Lenin: «L’analisi dei rapporti sociali materiali ha subito dato la possibilità di rilevare la reiterabilità e la regolarità, e di generalizzare i sistemi di diversi paesi in un unico concetto fondamentale di ‘formazione sociale’». Tale generalizzazione non urta affatto quel carattere di interezza come lo aveva chiamato Lenin, ossia di totalità (termine hegeliano assai caro a Marx) dei rapporti di produzione effettivamente e storicamente dati, ma anzi lo presuppone: presuppone appunto i «sistemi di diversi paesi». E qui Lenin chiariva: «Soltanto questa generalizzazione ha permesso di passare dalla descrizione (e dall’apprezzamento dal punto di vista dell’ideale) dei fenomeni sociali all’analisi rigorosamente scientifica di tali fenomeni, discriminando, per spiegarci con un esempio, ciò che distingue un paese capitalistico dall’altro e analizzando ciò che è comune a tutti». Riduzione allora della sociologia all’economia? Niente affatto. Non riduzione, ma intrinseca articolazione. Possiamo far parlare ancora Lenin. Dopo aver rapidamente sintetizzato l’ossatura ‘economica’ dell’opera fondamentale del marxismo, ‘Il Capitale’, egli scrive: «Questo è lo scheletro del ‘Capitale’. Tutto sta però nel fatto che Marx non si accontentò di questo scheletro, che egli non si limitò alla sola ‘teoria economica’ nel senso abituale della parola, che egli – pur ‘spiegando’ la struttura e l’evoluzione di una data formazione sociale ‘esclusivamente’ con i rapporti di produzione – investigò cionondimeno sempre e dappertutto le soprastrutture corrispondenti a questi rapporti di produzione, rivestì lo scheletro di carne e di sangue». (E, sia detto fra parentesi, questa metafora dello scheletro e di ciò che lo riveste e ne consente la funzionalità vale anche a indicare quel rapporto fra struttura e sovrastruttura, nel marxismo, che vediamo tante volte incompreso e deformato;come l’operare del dio ascoso o altre trovate del genere). Non dunque mera opera di ‘teoria economica’ o di ‘critica dell’economia’, ma anche, e nel suo complesso, opera di sociologia in senso critico e scientifico”” [Cesare Luporini, ‘Marxismo e sociologia’] (pag 198-199) Scritti di BATTAGLIA Felice ABBAGNANO Nicola OGGIONI Emilio BANFI Antonio BRUNELLO Bruno CHIODI Pietro GOVI Mario BLOND Richard e E. jr, MASSOLO Arturo PACI Enzo PASTORE Annibale PALUMBO Giovanni RIZZOLI Francesco e VEZZOSI Vasco SEMERARI Giuseppe STEFANINI Luigi TREVES Renato MORPURGO-TAGLIABUE Guido VEDALDI Armando FASSO’ Guido MATTEUCCI Nicola CANESTRARI Renzo PEDRAZZI Luigi LUPORINI Cesare ZANGHERI Renato GALLI Dario MANFERDINI Tina MORRA Gianfranco SANTUCCI Antonio”,”TEOS-301″
“BATTAGLIA Roberto”,”Un uomo, un partigiano.”,”Roberto Battaglia, nato a Roma nel 1913 e morto a Ostia nel 1963, si distinse giovanissimo con una serie di saggi sull’arte barocca, tra cui uno dedicato a Bernini. Fece l’esperienza del servizio militare in Africa nel 1935-36, richiamato poi nel 1940 per un corso di Stato Maggiore. Già in contatto con ambienti del Partito d’Azione, dopo l’U settembre 1943 lasciò l’insegnametno per prendere parte attiva alla Resistenza. Dopo la liberazione fu paracadutato dagli Alleati oltre le linee tedesche e fu al comando della divisione Lunense sulle Alpi Apuane, come egli stesso racconta in ‘Un uomo, un partigiano’ (uscito nel 1943). Nel 1948, dopo lo scioglimento del Partito d’Azione si iscrisse al PCI e fu attivo nell’organizzazione del sindacato della scuola. Nel filone dei suoi studi sulla storia contemporanea si occupò della Resistenza e della storia coloniale italiana (‘La prima guerra d’Africa’, 1958).”,”ITAR-002-FMP”
“BATTAGLIA Roberto”,”Storia della resistenza italiana. 8 settembre 1943 – 25 aprile 1945.”,”””Le «zone libere» sono o dovrebbero essere in sostanza – così si deduce – centri d’insediamento, trampolini di lancio per una più larga offensiva partigiana. Questo è il concetto fondamentale (…)”” (pag 373)”,”ITAR-007-FMP”
“BATTAGLIA Roberto, a cura di Ernesto RAGIONIERI”,”Risorgimento e Resistenza.”,”””Tutto l’ordinamento dato all’esercito dalla direzione moderata si ispirava in sostanza alla volontà di far nascere «la nazione dall’esercito»; mentre per i democratici il punto di partenza era esattamente l’opposto, consisteva nel far nascere «l’esercito dalla nazione», secondo la formula di Cattaneo: «militi tutti, soldati nessuno». Era sulla base di questa premessa che Carlo Pisacane, andando ben oltre il modello di nazione armata attuato nella vicina Confederazione elvetica, aveva elaborato il suo ordinamento dell’esercito italiano: un esercito da costituirsi dal basso nel corso dell’insurrezione nazionale, respingendo gli schemi della «guerra per bande», un esercito i cui gradi fossero tutti elettivi e i cui ufficiali avessero tutti lo stesso trattamento economico e la cui direzione suprema fosse collegiale. (…) In effetti l’unica nazione armata esistente in Europa, oltre l’esempio eccezionale della Svizzera, era quello della Prussia, il cui esercito di «riservisti» si contrapponeva decisamente a quello francese di «professionisti»; ma, se i democratici europei ben difficilmente potevano scindere il progresso tecnico dalla Prussia in campo militare dalla sua origine e sostanza reazionaria, i critici militari erano del tutto ciechi e ostinati nei loro schemi dogmatici, abbacinati dall’apparente splendore dell’esercito di caserma di tipo francese, finché la vittoria di Sadowa non aprì loro, ma troppo tardi, gli occhi”” (pag 42-43)”,”ITAB-008-FMP”
“BATTAGLIA Roberto”,”Storia della Resistenza italiana.”,”Roberto Battaglia nacque a Roma nel 1913. Partecipò alla guerra su diversi fronti, e dopo l’8 settembre prese parte attiva alla Resistenza come comandante della divisione Lunense sulle Alpi Apuane, come egli stesso ha raccontato nel bellissimo diario Un uomo, un partigiano. Libero docente di storia contemporanea si dedicò anche allo studio del colonialismo italiano, come documenta l’importante volume La prima guerra d’Africa. Morí a Ostia nel febbraio 1963.”,”ITAR-025-FL”
“BATTAGLIA Roberto”,”La seconda guerra mondiale. Problemi e nodi cruciali.”,”Motivazioni dell’ Operazione Barbarossa. Trattative bilaterali nazi-sovietiche e preparazione militare “”La battaglia d’Inghilterra era stata decisa, come abbiamo visto, con l’intento di sbarazzarsi dell’ultimo nemico rimasto ad occidente, prima di liquidare i conti ad oriente. Dileguata la speranza di una vittoria definitiva sulla Gran Bretagna, tornò ad affiorare in primo piano nella mente di Hitler la questione dell’attacco all’Urss. Anch’essa però non senza molte contraddizioni e incertezze. Sembra certo che in un primo momento, nel corso di settembre, quando ancora le sorti della battaglia di Londra non erano decise, egli invece che ad attaccare pensasse piuttosto a difendersi: tanto grandi erano le preoccupazioni suscitate in lui dalla abilità con cui l’Urss aveva saputo sfruttare nel frattempo le condizioni create dal patto di non aggressione del ’39. Il lungo e rischioso duello diplomatico, celato all’ombra dei buoni rapporti tedesco-sovietici, s’era risolto in una serie di clamorosi scacchi per il III Reich. Se la Germania aveva ricavato dal patto di non aggressione qualche vantaggio notevole ma provvisorio, come il rifornimento di materie prime e di viveri, l’Urss aveva ottenuto in cambio qualche cosa di assai più importante e decisivo: in sostanza la riacquisizione dei suoi vecchi confini a nord e a sud-ovest, consolidando enormemente la sua sicurezza strategica. È del principio dell’agosto la costituzione delle tre repubbliche socialiste d’Estonia, Lituania e Lettonia e il loro ingresso nella federazione dei popoli dell’Urss. Nello stesso mese tornavano all’Urss i territori che le erano stati strappati dalla Romania nell’immediato dopoguerra, la Bessarabia, costituitasi in Repubblica socialista di Moldavia e la Bucovina del nord, annessa alla Repubblica d’Ucraina. Hitler doveva sentirsi bene allarmato e preoccupato per questi successi della politica estera sovietica, che agivano prontamente da contrappeso ai suoi successi nella campagna di Francia. Così venne concepita in settembre e messa a punto nel mese successivo la «operazione est» con intenti ancora difensivi, e cioè nella prospettiva del paventato attacco da parte dell’Urss. Al tempo stesso riprese il duello diplomatico e si sollecitò la venuta di Molotov a Berlino per discutere le questioni in sospeso. Scopo essenziale da parte nazista: deviare la potenza militare dell’Urss verso sud, verso il golfo Persico e l’India, addormentare la diffidenza e la vigilanza sovietica, prospettando addirittura la possibilità di una adesione dell’Urss al tripartito. Ma la trappola era evidentemente troppo grossolana per poter scattare. Abbiamo sull’esito dei colloqui di Berlino una testimonianza d’eccezione, quella fornita direttamente da Stalin a Churchill nell’agosto ’43; testimonianza che lo stesso ‘premier’ britannico riconosce «sostanzialmente analoga alla versione tedesca, ma assai più succosa». Così parla Stalin nella narrazione di Churchill: « – Quando Molotov andò a conferire con Ribbentrop nel novembre ’40, voi ne aveste il sentore e faceste una incursione aerea. – Feci un cenno affermativo. – Quando suonò l’allarme Ribbentrop fece da guida per molte scale sino a un profondo rifugio sontuosamente ammobiliato. Quando vi entrò era già cominciata l’incursione. Chiuse la porta e disse a Molotov: “”Adesso noi qui siamo soli. Perché non dovremmo fare causa comune?””. Molotov disse: “”Che dirà mai l’Inghilterra?””. “”L’Inghilterra – disse Ribbentrop, – è finita. Non è più una potenza””. “”Se è così, – disse Molotov, – perché siamo in questo rifugio e di chi sono queste bombe che cadono ?””». L’episodio rispetta al vivo la realtà dei rapporti tedesco-sovietici. C’è solo da integrarlo con l’osservazione che proprio mentre erano in corso i colloqui di Berlino il 12 novembre, veniva enunciata la direttiva militare numero 18 in cui era detto testualmente: «Quali che siano i risultati di tale conferenza saranno fatti preparativi per una campagna all’est». Constatata l’impossibilità di mettere nel sacco i russi, Hitler decideva di prendere lui stesso l’iniziativa e di troncare una situazione divenuta troppo pericolosa”” (pag 115-116) [Roberto Battaglia, ‘La seconda guerra mondiale. Problemi e nodi cruciali’, Editori Riuniti, Roma, 1964] “”Paradossale risultato dello sbarco anglo-americano in Africa è dunque la conservazione del regime di Vichy in colonia mentre esso viene abbattuto di fatto in patria dagli stessi tedeschi”” (pag 225)”,”QMIS-039-FSD”
“BATTAGLIA Felice”,”L’opera di Vincenzo Cuoco e la formazione dello spirito nazionale in Italia.”,”””La rivoluzione francese, prima di scatenarsi sulle piazze e sui patiboli col terrore, aveva tentato un esperimento costituzionale. Una monarchia moderata sarebbe stata quanto di meglio potea avere in quel momento la Francia”” (pag 160)”,”TEOP-022-FSD”
“BATTAGLIA Roberto”,”La prima guerra d’Africa.”,”La battaglia d’ Adua (1896) (pag 733-789) Fattore morale “”Non abbiamo nessuna descrizione se non superficiale dello stato d’animo del nostro esercito, ma certo è che non poteva esservi in esso, nelle masse dei suoi volontari accorsi al richiamo del “”mito dell’Africa”” nessun sentimento così saldo e profondo qual era quello che animava con le proprie chiese e le proprie terre, con le stesse figure dei propri capi. (…)”” (pag 771)”,”AFRx-007-FSD”
“BATTAIL Jean-Francois”,”Les destinées de la Norvège moderne (1814-2005).”,”BATTAIL ha insegnato lingue e civilizzazioni scandinave alla Sorbona di Parigi (IV) nello stesso tempo in cui era ricercatore all’ Università di Linkoping. BATTAIL ha insegnato lingue e civilizzazioni scandinave alla Sorbona di Parigi (IV) nello stesso tempo in cui era ricercatore all’ Università di Linkoping. “”L’ expansion économique s’opérait certes à un rythme élevé, mais l’ essor démographique était encore plus rapide. C’est une des causes de l’ importante émigration que connut la Norvège au XIXe siècle et au début du XXe. Le mouvement s’amorca en 1825 quand 52 personnes quittèrent Stavanger à bord du cotre ‘Restauration’ pour gagner le Nouveau Monde. A’ ce stade précoce, le mouvement ne concernait que de tout petits groupes, souvent animés de motifs religieux, notamment des piétistes, de pieux laics qui se rebellaient contre le rationalisme et l’ autoritarisme de l’ Eglise d’Etat. D’autres, en majorité des petits agriculteurs, étaient poussés au départ par le manque de terres et le rique de prolétarisatino. D’abord limitée, l’ émigration prit peu à peu de l’ ampleur. Un premier pic fut enregistré en 1859-60, années de mauvaises récoltes. Puis il y eut deux grandes vagues une fois la guerre américaine de sécession terminée.”” (pag 62-63)”,”EURN-007″
“BATTENTE Saverio”,”Alfredo Rocco dal nazionalismo al fascismo 1907-1935.”,”BATTENTE Saverio dottore di ricerca in storia amministrativa e costituzionale in età contemporanea all’Università degli Studi di Pavia. “”Pur facendo leva sull’importanza dell’industria ed in particolare di quella pesante, quindi, il nazionalismo di Rocco sebbene cercando di risolverne le esigenze, era altro rispetto ad una mera difesa di interessi di classe, per quanto spesso le due cose potessero coincidere. Erano le premesse, del resto, del corporativismo del giurista napoletano. L’uscita del piccolo volume del Prof. Giuseppe Belluzzo dal titolo emblematico “”Proiettili e cannoni””, offriva a Rocco, in sintonia con il contenuto tecnico del testo, l’opportunità di ribadire l’importanza “”della organizzazione delle industrie…da tutti i punti di vista, da quello della mano d’opera a quello del personale direttivo superiore, da quello delle officine di Stato a quello della mobilitazione industriale, da quello della materia prima a quello della distribuzione e della coordinazione del lavoro””, giungendo fino ad auspicare “”una adeguata preparazione militare della nazione””. Netta emergeva la precisa volontà del pensiero nazionalista di imporre un’economia di guerra gestita e strutturata secondo le esigenze del momento anche dopo la fine del conflitto, non come negazione dell’economia capitalistica ma in antitesi con le logiche proprie del libero mercato.”” (pag 260)”,”ITAF-318″
“BATTIFORA Paolo a cura, saggi di Alberto DE-SANCTIS Giovanni B. VARNIER Antonio GIBELLI Gianni MARONGIU Guido LEVI Franco PRAUSSELLO Marco AIME Vincenzo ROPPO”,”Patria, cittadinanza, Europa. Un percorso nella storia italiana del Novecento.”,”Contiene il paragrafo: ‘La rivoluzione finanziaria di Hamilton dopo l’indipendenza degli USA (pag 172-175) dal saggio di Franco Praussello, ‘Europa federale: dall’Unione monetaria all’unità politica? Il tempo delle grandi scelte’ (pag 155-182) “”Per finanziare gli elevati costi della guerra di indipendenza nei confronti dell’Inghilterra, il Congresso della Confederazione e i tredici stati si erano visti costretti a emettere forme di moneta fiduciaria (‘fiat money’) e, in parte minore, avevano fatto ricorso all’emissione di titoli a fronte di prestiti concessi dall’estero, accendendo in tal modo debiti consistenti che ora rischiavano di non essere ripagati per intero. I ‘continental’ messi in circolazione dal Congresso, le monete cartacee degli stati, i certificati emessi per pagare i veterani e in generale i titoli rilasciati dai diversi livelli di governo alla fine della guerra di indipendenza (1775-1783) venivano trattati sul mercato secondario a prezzi fortemente scontati, a causa sia dell’inflazione, sia dell’incerta solvibilità dei debitori. In particolare, il debito accumulato dal governo federale nel 1790 risultava in larga misura non ripagato, mentre alcuni anni prima, nel 1782, non disponendo allora la Confederazione – a differenza degli stati – del potere di stabilire imposte, aveva attuato ‘default’ selettivi nei confronti dei residenti e dei prestiti concessi dalla Francia. Di fronte a questa situazione, Hamilton propose un piano ambizioso destinato a riformare e a consolidare il nascente sistema finanziario degli Stati Uniti. Sulla base di una serie di proposte di leggi facenti capo a un insieme di ‘Report’ che illustravano le motivazioni e gli effetti attesi dalla legislazione presentata al Congresso, il progetto del segretario al Tesoro mirava a dar vita alle tre seguenti innovazioni: la creazione dell’unione monetaria degli stati indipendenti e del dollaro USA, basato sul sistema bimetallico; la fondazione di una Banca centrale, con il varo della prima banca degli USA; il consolidamento del debito degli stati con la nascita di un debito federale garantito da un gettito fiscale adeguato. Per quanto concerne specificamente il consolidamento del debito, Hamilton riteneva indispensabile sostituire i debiti degli stati, che ammontavano a 25 milioni di dollari, con un nuovo debito dell’unone perché tutti avevano avuto la stessa origine, la lotta per l’indipendenza, e rappresentavano il prezzo pagato per la libertà. Inoltre, la restituzione del debito avrebbe dovuto avvenire al vecchio valore nominale e non ai prezzi scontati del mercato secondario, allo scopo di rafforzare il merito di credito del paese. Comportarsi altrimenti avrebbe messo in pericolo il ricorso successivo al credito internazionale. Peraltro, per la ristrutturazione del debito interno, egli proponeva una riduzione del tasso di interesse dall’originario 6% al 4%, in considerazione della scarsità di risorse allora disponibili da dedicare al servizio dei prestiti. Allo scopo di far fronte agli impegni derivanti dall’accensione dei debiti, anche futuri, proponeva poi di garantire i prestiti con il gettito delle tariffe doganali e delle accise, in particolare sul consumo di whiskey, oltre che con i proventi ottenuti dalla vendita delle terre cedute dagli stati al demanio federale. Infine, chiedeva la creazione di un ‘sinking fund’, ovvero di un fondo di ammortamento del debito, con funzioni simili a quelle svolte in una esperienza precedente attuata in Inghilterra. Le proposte di Hamilton incontrarono l’opposizione di una parte della nuova classe politica, guidata dagli esponenti del partito democratico-repubblicano: Thomas Jefferson, James Madison, un tempo esponente della stessa corrente politica federalista di Hamilton, e in generale i politici degli stati del Sud, che come la Virginia, avendo gestito con oculatezza le proprie finanze, ritenevano che il programma del segretario al Tesoro riducesse le libertà degli stati e che gli stati più responsabili dal punto di vista fiscale non sarebbero dovuti intervenire con aiuti a favore dei governi oberati da maggiori debiti. In questo modo, infatti, il comportamento lassista di questi ultimi sarebbe stato premiato, dando luogo, nel linguaggio moderno degli economisti, a una situazione di ‘moral hazard’. A oltre duecento anni da questi avvenimenti, sembra di sentire le lamentele della classe politica tedesca a proposito dell’eccesso di debiti dei paesi periferici della zona euro, che richiede una lunga cura di austerità da parte dei paesi devianti. Hamilton, tuttavia, non si perse d’animo e insistette per mandare a effetto la sua rivoluzione finanziaria. Alla fine, una soluzione di compromesso con l’opposizione fu trovata e in cambio del trasferimento della capitale della Federazione da Philadelphia, dov’era localizzata allora, a una località sulle rive del Potomac, tra la Virginia e il Maryland, la quale avrebbe dato i natali all’odierna Washington, il piano del segretario al Tesoro fu approvato. Fra il 1789 e il 1791 i vari elementi della riforma entrarono in vigore, fornendo alla Federazione le principali componenti di un mercato finanziario sviluppato: una moneta stabile controllata da una banca centrale efficiente e in presenza di un sistema bancario articolato, una finanza pubblica stabile e dotata di un buon sistema di gestione del debito pubblico, un insieme di mercati obbligazionari funzionanti e un numero crescente di società finanziarie e non finanziarie. Inoltre, legando gli interessi dei finanzieri al governo federale, Hamilton contribuì a rafforzare il potere della Federazione nei confronti di quello degli stati. Tornando al parallelismo con le proposte intese a introdurre anche in Europa obbligazioni sovrane dotate della garanzia dell’intera eurozona, Hamilton, con la legge ‘Report on Public Credit’, sostituì i debiti delle tredici ex colonie con un unico debito federale finanziato da buoni del Tesoro emessi dagli Stati Uniti. In breve la fiducia nella finanza e in generale nell’economia americana fu ristabilita e il dollaro si avviò a diventare la valuta di riferimento degli scambi economici internazionali, che oggi conosciamo”” (pag 172-174)”,”ITAS-187″
“BATTILOSSI Stefano; a cura di CIOCCA Pierluigi TONIOLO Gianni”,”Storia economica d’ Italia. 2. Annali.”,”BATTILOSSI Stefano (1961) è Visiting Research Fellow presso la Business History Unit della LSE e Jean Monnet Fellow presso l’ Istituto Universitario Europeo di Fiesole. Ha pubblicato ‘L’ Italia nel sistema economico internazionale 1945-1955′ (1996). Occupazione delle fabbriche. “”Questa tuttavia non rappresenta il culmine, ma il punto di stallo delle lotte del dopoguerra: essa infatti interviene dopo il fallimento dello sciopero generale, quando l’ aumento della disoccupazione ha ormai indebolito la forza di mobilitazione sociale dei sindacati, scossi dallo scontro interno sempre più acceso tra riformisti e massimalisti-rivoluzionari, e si conclude con una vittoria solo apparente (Abrate, 1967; Barbadoro, 1973; Castronovo, 1975; Candeloro, 1979).”” (pag 238)”,”ITAE-130″
“BATTILOSSI Stefano”,”L’Italia nel sistema economico internazionale. Il managemenet dell’integrazione. Finanza, industria e istituzioni, 1945-1955.”,”Stefano Battilossi (Jesi, 1961) si è laureato in Storia contemporanea a Bologna e ha frequentato il dottorato di ricerca del dipartimento di Storia dell’Università di Torino.”,”ECOA-031″
“BATTILOSSI Stefano”,”Le rivoluzioni industriali.”,”Stefano Battilossi insegna Storia economica presso l’Università Carlos III di Madrid. Si occupa di storia dell’ecoomia internazionale e di storia bancaria e finanziaria.”,”ECOI-392″
“BATTILOSSI Stefano; a cura di CIOCCA Pierluigi TONIOLO Gianni”,”Storia economica d’ Italia. 2. Annali.”,”BATTILOSSI Stefano (1961) è Visiting Research Fellow presso la Business History Unit della LSE e Jean Monnet Fellow presso l’ Istituto Universitario Europeo di Fiesole. Ha pubblicato ‘L’ Italia nel sistema economico internazionale 1945-1955′ (1996). Occupazione delle fabbriche. “”Questa tuttavia non rappresenta il culmine, ma il punto di stallo delle lotte del dopoguerra: essa infatti interviene dopo il fallimento dello sciopero generale, quando l’ aumento della disoccupazione ha ormai indebolito la forza di mobilitazione sociale dei sindacati, scossi dallo scontro interno sempre più acceso tra riformisti e massimalisti-rivoluzionari, e si conclude con una vittoria solo apparente (Abrate, 1967; Barbadoro, 1973; Castronovo, 1975; Candeloro, 1979).”” (pag 238)”,”ITAE-008-FC”
“BATTINI Michele”,”L’ordine della gerarchia. I contributi reazionari e progressisti alle crisi della democrazia in Francia, 1789-1914.”,”Michele Battini ha studiato storia del pensiero politico e religioso all’Università e alla Scuola Normale Superiore di Pisa, compiendo questa ricerca in biblioteche e archivi di Amsterdam, Parigi, Milano. “”La comparazione tra la dottrina saint-simoniana e il Libro terzo del Capitale rivela un aspetto interessane della storia dell’affermarsi progressivo dell’egemonia dello statalismo tecnocratico nei movimenti socialisti europei. Marx condivise la prospettiva «storicistica» di Saint-Simon, che svolgeva innanzi tutto una critica dell’illusione rivoluzionaria del 1789 di fare ‘tabula rasa’ della tradizione (…)”” (pag 101) “”Nel 1904 l’olandese Veiegen aveva cercato di ridurre lo sciopero generale a semplice funzione di “”mezzo di pressione””, mentre Bernstein e Turati ne avevao ipotizzato u uso pacifico (…)”” (pag 305) “”Secondo Sorel, Marx era il filosofo della rivoluzione che nasce dalla continuità economica, tecnica e materiale della storia”” (pag 323)”,”TEOS-325″
“BATTISTA Pierluigi”,”Il partito degli intellettuali. Cultura e ideologie nell’ Italia contemporanea.”,”BATTISTA Pierluigi (Roma, 1955) è inviato ed editorialista de ‘La Stampa’ ed è stato condirettore di ‘Panorama’. E’ autore dell’ introduzione al volume ‘Gli irregolari: la libertà intellettuale nell’ era del conformismo’ (FIRENZE 1997) e di ‘La fine dell’ innocenza’ (VENEZIA, 2000).”,”ITAC-032″
“BATTISTA Pier Luigi DE-BORTOLI Ferruccio DI-VICO Dario CAZZULLO Aldo GAGGI Massimo NAVA Massimo RIZZO Sergio ROMANO Sergio SARZANINI Fiorenza STELLA Gian Antonio VENTURINI Franco, testi di”,”2001-2010. Dieci anni in 150 immagini.”,”BATTISTA Pier Luigi DE-BORTOLI Ferruccio DI-VICO Dario CAZZULLO Aldo GAGGI Massimo NAVA Massimo RIZZO Sergio ROMANO Sergio SARZANINI Fiorenza STELLA Gian Antonio VENTURINI Franco”,”FOTO-016″
“BATTISTA Pierluigi BIGAZZI Francesco BONNER SACHAROVA Elena BOYANOV Slavy CATALUCCIO Francesco M. CHODOROVIC Sergej CUKOVSKAJA Elena DANIEL’ Aleksandr DUNDOVICH Elena GINZBURG Arina GNOCCHI Didi GORBANEVSKAJA Natalija GUAITA Giovanni KOVALËV Sergej KUCIUKIAN Pietro MAL’CEV Jurij MANUKYAN Armenak NISSIM Gabriele RAPETTI Sergio RAZUMOV Anatolij ROGINSKIJ Arsenij SIROTINSKAJA Irina SMYROV Viktor STRADA Vittorio STRUVE Nikita TOL’C Vladimir VIRABYAN Amatuni”,”Storie di uomini giusti nel Gulag.”,”Gabriele Nissim, saggista, ha fondato nel 1982 L’Ottavo Giorno, rivista italiana sul tema del dissenso nei paesi dell’Est europeo. Ha collaborato con le riviste Panorama, Il Mondo e con i quotidiani Il Giornale e Il Corriere della Sera. Pierluigi Battista, editorialista della Stampa. Francesco Bigazzi, ricercatore del CNR presso l’Accademia delle scienze Polacca, Ungherese e dell’URSS, responsabile dell’ufficio di corrispondenza dell’Agenzia ANSA prima a Varsavia e poi a Mosca, ha collaborato con il quotidiano Il Giorno da Mosca fino al 1996 ed è attualmente collaboratore del settimanale Panorama. Arina Ginzburg si laurea in lettere all’Università di Mosca, dove lavora dal 1960 al 1968, quando viene licenziata pre essersi rifiutata di ripudiare pubblicamente il fidanzato, Aleksandr Ginzburg, arrestato all’inizio del 1967.”,”RUSS-102-FL”
“BATTISTA Anna Maria, a cura di Anna Maria LAZZARINO DEL GROSSO”,”Politica e morale nella Francia dell’età moderna.”,”Anna Maria Battista ha insegnato Storia delle dottrine politiche nell’Università di Urbino e in quella di Roma La Sapienza. Ha studiato la cultura politica in Francia dal XVI al XIX secolo. Molto citato nel testo oltre a Machiavelli, il Montaigne.”,”FRAG-003-FV”
“BATTISTA Anna Maria”,”Lo spirito liberale e lo spirito religioso. Tocqueville nel dibattito sulla scuola.”,”Anna Maria Battista è nata a roma dove ha compiuto i suo studi. Dopo aver insegnato nell’Università di Urbino, è poi diventata professore ordinario di storia delle Dottrine politiche presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Roma. E’ una studiosa di cultura francese.”,”FRAD-003-FMB”
“BATTISTA Anna Maria”,”Nascita della psicologia politica.”,”Contiene dedica dell’A. a GM Bravo”,”TEOS-018-FMB”
“BATTISTA Anna Maria”,”Il primo Tocqueville sulla «democrazia politica» (in margine ad un saggio recente).”,”Contiene dedica dell’A. a GM Bravo A proposito del libro di Francesco De Sanctis ‘Le régime nouveau. Saggio su Tocqueville’, Napoli, 1979 Le *Regime nouveau : saggio su Tocqueville / Francesco De Sanctis. – Napoli : [s.n.], 1979 (Napoli : Tipografia Simeone) De_Sanctis, Francesco M. <1944- >”,”TEOS-019-FMB”
“BATTISTELLI Fabrizio BERNARDINI Carlo DEVOTO Gianluca; scritti di Carlo BERNARDINI C.N. MARTIN R. OPPENHEIMER O.R. FRISCH M. BORN L. SZILARD H.D. SMITH F. CALOGERO N. GALDER G. DEVOTO G.F. KENNAN P. MORRISON D. COLLINGRIDGE D. BALL C. SAGAN P. COTTA RAMUSINO F. BATTISTELLI A. BUZZATI-TRAVERSO G. DE-VERGOTTINI D. GALLO”,”La via di Armageddon. Documenti dell’ età nucleare.”,”Scritti di Carlo BERNARDINI C.N. MARTIN R. OPPENHEIMER O.R. FRISCH M. BORN L. SZILARD H.D. SMITH F. CALOGERO N. GALDER G. DEVOTO G.F. KENNAN P. MORRISON D. COLLINGRIDGE D. BALL C. SAGAN P. COTTA RAMUSINO F. BATTISTELLI A. BUZZATI-TRAVERSO G. DE-VERGOTTINI D. GALLO”,”QMIx-085″
“BATTISTELLI Fabrizio a cura; scritti di Karl MARX Friedrich ENGELS August BEBEL Eduard BERNSTEIN Karl KAUTSKY Rudolph HILFERDING Jean JAURES Rosa LUXEMBURG Karl LIEBKNECHT Franz MEHRING Vladimir I. LENIN Lev D. TROTSKY Palmiro TOGLIATTI Antonio GRAMSCI”,”Esercito e società borghese. L’istituzione militare nell’analisi marxista.”,”””Notava Marx, con un’intuizione destinata sfortunatamente a rimanere tale, che “”La ‘guerra’ è sviluppata prima della pace: modo in cui certi rapporti economici come lavoro salariato, macchinismo, ecc., sono stati sviluppati dalla guerra e negli eserciti, prima che all’interno della società borghese. Anche il rapporto tra la forza produttiva e i rapporti di traffico diviene particolarmente evidente nell’esercito”” (28). E’ un dato innegabile che nelle società precapitalistiche la situazione bellica e soprattutto il suo strumento hanno spesso anticipato lo sviluppo complessivo della società e ad esso hanno in varia misura contribuito (29)”” (pag 22-23) [introduzione di Fabio Battistelli, (in) ‘Esercito e società borghese. L’istituzione militare nell’analisi marxista’, Antologia, 1976] [(28) K. Marx, ‘Introduzione’ a ‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, Editori Riuniti, 1971, p. 197. Cfr. anche ivi, p. 191, e la lettera di Marx a Engels del 25 settembre 1857: “”la storia dell’Army mette in luce con maggior evidenza di qualsiasi altra cosa l’esattezza della nostra concezione del rapporto esistente tra le forze produttive e le condizioni sociali. L”Army’ in generale è importante per lo sviluppo economico. Per es. presso gli antichi il sistema salariale si è sviluppato completamente anzitutto nell’esercito. Così presso i romani il ‘peculium castrense’ è la prima forma giuridica in cui si riconosce la proprietà mobiliare di quelli che non sono padri di famiglia. Così il regime corporativo nella corporazione dei ‘fabri’. Così si trova qui il primo impiego delle macchine in grande. Perfino il valore particolare dei metalli e il loro ‘use’ come denaro pare che originariamente si basi – appena passata l’età della pietra di Grimm – sulla loro importanza bellica. Anche la divisione del lavoro all’interno di un determinato settore si compì primamente negli eserciti (….)”” (Karl Marx Friedrich Engels, Carteggio, Roma, Rinascita, 1950-53, vol. III, p. 94. Cfr anche il cap. ‘Forme che precedono la produzione capitalista’, in K. Marx, ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica’, vol. II, Firenze, La nuova Italia, 1970; (29) Il riconoscimento marxiano del nesso che lega il fenomeno militare al processo produttivo è cosa non solo diversa, ma antitetica rispetto alle posizioni che della ‘conflittualità’ individuale, di gruppo, o, peggio, di entità nazionali – fanno un principio astratto: dalla sua scoperta nell’individuo e nel sociale a opera di Ferguson (Essay on the History of Civil Society, Edinburgh, 1767), all’elaborazione del concetto di ‘conflitto di gruppo’ in Gumplowicz (‘Il concetto sociologico dello Stato’, Torino, 1904), alla valutazione della funzione socializzante della lotta in Simmel (‘Soziologie’, München-Leipzig, 1923), fino – a parte i classici Nietzsche e Spengler – all’esaltazione del conflitto propriamente bellico in Steinmetz (‘Der Krieg als soziologisches Problem’, Amsterdam, 1899; ID, ‘La Guerre, moyen de sélection collective’, in A. Costantin, ‘Le rôle sociologique de la guerre et le sentiment national’, Paris,1907, limitato ma già significativo precursore delle farneticazioni naziste]”,”MAED-451″
“BATTISTELLI Fabrizio, testi antologici di Adam FERGUSON Adam SMITH Herbert SPENCER C.H. SAINT-SIMON Auguste COMTE Alexis de TOCQUEVILLE Friedrich ENGELS Gaetano MOSCA Emile DURKHEIM Max WEBER Pierre NAVILLE Edward A. SHILS Charles MOSKOS Morris JANOWITZ Samuel HUNTINGTON Maury D. FELD José Antonio OLMEDA GOMEZ Kurt LANG Hans GESER Fabrizio BATTISTELLI Enrico POZZI Gian Paolo PRANDSTRALLER Michele MAROTTA Michel MARTIN Jürgen KUHLMANN Charles C. MOSKOS John H. FARIS”,”Marte e Mercurio. Sociologia dell’organizzazione militare.”,”Contiene il saggio di F. Engels, ‘Le condizioni materiali della violenza’ (pag 247-255) Marx. Capitolo 4. Il militare nel marxismo e nel pensiero sociologico classico. “”Lo stretto legame posto da Marx tra la funzione produttiva e quella distruttiva fin dal mondo classico, e, in età moderna, tra l’industria e la guerra (che invece, come abbiamo visto, filosofi, economisti e sociologi suoi contemporanei tendono unanimemente a contrapporre) non era fatto per assicurare popolarità alle valutazioni di Marx, in un’epoca dominata dal “”pacifismo della classe media, spaventata a morte dalla rivoluzione”” (Neumann 1971, p. 159). La continuità e l’omogeneità che nell’analisi di Marx contraddistinguono la pace e la guerra, in luogo della cesura e dell’estraneità poste dai positivisti, rischiavano di svelare l’intima natura del mercato, meno pacifica di quanto fossero disposte ad ammettere il senso comune e le dottrine correnti. “”Nell’economia politica – nota il giovane Marx – troviamo ovunque il contrasto ostile degli interessi, la lotta, la guerra come fondamento dell’organizzazione sociale”” (Marx 1968, p. 52). Sul piano storico, osservando come la guerra si sia sviluppata prima della pace, Marx (1971, p. 197) sottolinea che determinati rapporti economici come il lavoro salariato e l’uso delle macchine hanno trovato applicazione negli eserciti ancora prima che nella società civile. In particolare nell’esercito romano, oltre al salario e alle macchine, sono apparse specifiche forme di proprietà mobiliare (come il ‘peculium castrense’) e di regime corporativo (come nel caso dei ‘fabri’): e in genere gli eserciti hanno ospitato per primi la divisione del lavoro all’interno di uno stesso settore (Lettera di Marx a Engels del 25 settembre 1857 in Marx e Engels 1973, p. 207; v. qui, p. 453 n.)”” (pag 68-69) [Fabrizio Battistelli, Capitolo 4. ‘Il militare nel marxismo e nel pensiero sociologico classico’ (in) Fabrizio Battistelli, ‘Marte e Mercurio. Sociologia dell’organizzazione militare’, Milano, 1990] [Marx, Manoscritti economico-filosofici el 1844, Torino, 1968; Marx, Introduzione a ‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, 1971; Marx-Engels, ‘Carteggio 1856-1859’, in Opere Complete, XL, Roma, 1973; Lettera di Marx a Engels del 25 settembre 1857 in Marx – Engels, 1950-53, III, p. 94] AmerIcan Soldier (pag 114-115 L’incremento della scolarità e del grado di istruzione tra le due guerre mondiali BATTISTELLI Fabrizio, Marte e Mercurio. Sociologia dell’organizzazione militare. FRANCO ANGELI. MILANO. 1990 pag 562 8°, premessa introduzione note testi scelti indice degli autori; Collana Sociologia del lavoro e delle organizzazioni [‘Costituito nel 1941 presso la Divisione informazione ed educazione del Dipartimento della guerra degli Stati Uniti, il reparto ricerche (‘Research Branch’) si avvale di uno staff che supererà le cento persone, tra ricercatori, militari e impiegati civili, cui si aggiungeranno varie sezioni distaccate presso i reparti. In poco meno di cinque anni di attività verranno condotte 243 inchieste su circa mezzo milione di uomini delle forze terrestri e aeree (…). Questa ingente massa di dati verrà trattata dagli appena introdotti elaboratori Ibm. A conclusione della guerra, infine, il Social Science Resarch Council incaricherà Samuel A. Stouffer, che già aveva diretto la ricerca, di rianalizzare i dati insieme a un gruppo di collaboratori. Dopo altri quattro anni di lavoro, appaiono i quattro volumi che, dal titolo dei primi due (…), diventeranno noti come ‘The American Soldier’. I volumi sono dedicati: il primo al soldato nella vita militare, il secondo allo stesso soggetto in combattimento, il terzo alla propaganda di guerra, il quarto alla misurazione degli atteggiamenti (Stouffer, 1949-1950). (…) E’ così che, a conclusione della ricerca, Stouffer e i suoi collaboratori constatano di avere portato alla luce “”una miniera di dati”” (…) Della discrepanza tra le caratteristiche dell’istituzione militare e quelle della società civile – il ‘leit motiv’ nell’analisi dell”American Soldier’ – vengono descritti tre elementi: “”1. La sue organizzazione autoritaria, che richiedeva una rigida obbedienza. 2. Il suo sistema sociale altamente stratificato, nel quale le gerarchie di dignità erano formalmente e minuziosamente stabilite da regole ufficiali, comprendenti sanzioni per le infrazioni (…). 3. La sua enfasi sui modi tradizionali di fare le cose e la sua ostilità verso l’iniziativa”” (I, p. 55). Da qui, tutta una serie di contraddizioni specifiche. Particolarmente rilevante, specie nella prima fase di immissione nei ranghi dei coscritti (destinati poi a sopravanzare numericamente i militari di carriera) lo squilibrio tra livello di istruzione dei primi e quello dei secondi (I, p. 59). Tra i due anni precedenti rispettivamente la prima e la seconda guerra mondiale, la popolazione scolastica degli Stati Uniti aveva compiuto un balzo (15); il massiccio incremento della scolarità aveva fatto sì che alle armi giungesse nel 1941 una leva di giovani con un grado di istruzione eccezionalmente elevato (41% di diplomati e di universitari), e comunque più elevato del personale volontario presente alle armi nello stesso periodo. Università: coscritti Prima guerra mondiale 5%, coscritti Seconda guerra mondiale 11%, militari di carriera Seconda guerra mondiale 4%; Diploma scuola superiore: coscritti Prima guerra mondiale 4%, coscritti Seconda guerra mondiale 30%, militari di carriera Seconda guerra mondiale 21%, (…) Scuola dell’obbligo: coscritti Prima guerra mondiale 79%, coscritti Seconda guerra mondiale 31%, militari di carriera Seconda guerra mondiale 41%. Sono intuibili gli effetti di una simile situazione: crisi più o meno generalizzata dello status dei quadri di carriera, ufficiali e sottufficiali, la cui legittimità gerarchica e professionale viene posta in dubbio dal pari o superiore livello ‘culturale’ (e, data la tendenziale correlazione tra le due componenti, ‘sociale’) dei subordinati. E questo secondo una schema comune a tutti i sistemi sociali industriali, giunti ad un determinato grado di sviluppo, nel loro rapporto con il subsistema militare. Ma più profondo e soprattutto più duraturo di questo conflitto (…) è il contrasto che oppone i militari di truppa agli ufficiali, non importa se di carriera o di leva’. Nota: (15) Scuola superiore: da 1.700.000 unità del 1916 a 7.100.000 del 1940; università: da 400.000 del 1916 a 1.400.000 del 1940 (I, p. 57) (pag 100-114)] [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73TEC”,”QMIx-261″
“BATTISTELLI Fabrizio”,”Armi: nuovo modello di sviluppo? L’industria militare in Italia.”,”Fabrizio Battistelli è nato a Roma nel 1948. E’ borsista (1980) del Cosiglio nazionale delle ricerche presso l’Istituto di sociologia della facoltà di Magistero dell’Università di Roma. Si occupa di sociologia economica e politica con particolare riguardo al fen omeno militare. Ha curato l’antologia ‘Esercito e società borghese. L’istituzione imlitare moderna nell’analisi marxista’ (Roma, 1976). Collabora a ‘Politica ed economia’. L’autore per la sua ricerca ringrazia F. Ferrarotti e A. Statera Luxemburg “”(…) [U]na prospettiva materialistica – non metafisica come quella degli illuminati o dei positivisti, ma storicamente determinata e tesa a cogliere i ‘rapporti’ materiali fra gli uomini come quella proposta da Marx – è in grado di fornire un’interpretazione non idealizzata ma concreta, non moralistica ma politica, del militarismo industriale e delle realtà ad esso collegate come il protezionismo (3). Questa è la scoperta che compie Rosa Luxemburg nel momento in cui, sulle tracce di Engels, esamina il militarismo nella storia della Germania moderna. Diversamente da quanto mostrano di credere i liberali, militarismo e protezionismo non possono giudicarsi in astratto, come altrettanti fenomeni naturali, autonomi dal contesto nel quale hanno preso e prendono corpo. Capirne le caratteristiche, le contraddizioni, gli esiti, in una parola la ‘ragione’, significa invece valutare il ruolo che l’uno e l’altro hanno avuto nella storia, che è essenzialmente storia di rapporti di produzione e della coscienza che di questi rapporti gli uomini hanno posseduto. Appare così che protezionismo e militarismo, fenomeni degenerativi dell’economia e della società a cavallo tra i due secoli, avevano rivestito un ruolo diverso cento anni prima, alla nascita della Germania (e dell’Europa) contemporanea. Come nella Germania del primo Ottocento, frantumata in tanti stati feudali, il protezionismo aveva rappresentato un potente contributo alla nascita dell’industria e all’unificazione del mercato, così guerra e apparato militare sviluppatisi nel corso delle campagne antinapoleoniche, avevano creato i presupposti per l’unificazione del paese e per il sorgere dello stato moderno. «Se osserviamo la storia non come avrebbe dovuto essere, ma come realmente si è svolta – scrive la Luxemburg – è giocoforza constatare che la guerra ha costituito il fattore imprescindibile dello sviluppo del capitalismo. Stati Uniti d’America e Germania, Italia e stati balcanici, Russia e Polonia, tutte hanno trovato impulso od opposizione al loro sviluppo capitalistico nelle guerre combattute, non importa se vittoriose o meno. Finché sono esistiti paesi che dovevano superare lo sbriciolamento interno o l’isolamento dell’economia naturale, anche il militarismo ha svolto in senso capitalistico un ruolo rivoluzionario» (4). Sullo scorcio dell’Ottocento, in una fase non più giovane ed espansiva ma senescente e difensiva del sistema borghese, conclude la Luxemburg, le cose stanno diversamente: il protezionismo non serve più allo sviluppo dell’industria, ma alla difesa dei mercati degli imprenditori; quanto al militarismo, questo continua a esercitare una funzione centrale, sì, ma unicamente a favore della classe capitalistica. «Anzitutto come strumento di lotta per gli interessi «nazionali» in concorrenza con altri gruppi nazionali, in secondo luogo come il più importante genere di investimenti sia per il capitale finanziario che per quello industriale, e in terzo luogo come strumento di dominio di classe interno nei rispetti della popolazione operaia – tutti interessi questi che in sé non hanno nulla di comune col progresso del sistema di produzione capitalistico». Cartina al tornasole dello specifico ruolo del militarismo contemporaneo, «la generale corsa agli armamenti sostenuta da tutti i paesi, a causa, per così dire, di una propria interna spinta meccanica, un fenomeno che ancora un paio di decenni fa era completamente sconosciuto (…). Da forza motrice dello sviluppo capitalistico anche il militarismo è diventato una malattia capitalistica (5)»”” (pag 4-5) [Fabrizio Battistelli, ‘Armi: nuovo modello di sviluppo? L’industria militare in Italia’, Torino, 1980] [(3) ‘Per una ricostruzione del punto di vista marxista sulla questione militare in generale, rinviamo a F. Battistelli (a cura di), ‘Esercito e società borghese’, Savelli, Roma, 1976′; (4) R. Luxemburg, ‘Riforma sociale o rivoluzione?’, in Id., ‘Scritti scelti’, a cura di L. Amodio, Einaudi, Torino, 1975, p. 94; (5) Ibid., p. 95] Max Schippel BATTISTELLI Fabrizio, Armi: nuovo modello di sviluppo? L’industria militare in Italia. EINAUDI. TORINO. 1980 pag XIV 412 16° introduzione ringraziamenti note tabelle grafici appendici: ‘L’universo ‘industria militare in Italia’; Stabilimenti e arsenali militari; Aziende italiane esportatrici di grandi sistemi d’arma nel periodo 1970-80; Aziende italiane esportatrici di licenze di produzione nel periodo 1970-80′; etc.’, indice delle aziende indice nomi; Collana Serie Politica. Fabrizio Battistelli è nato a Roma nel 1948. E’ borsista (1980) del Consiglio nazionale delle ricerche presso l’Istituto di sociologia della facoltà di Magistero dell’Università di Roma. Si occupa di sociologia economica e politica con particolare riguardo al fenomeno militare. Ha curato l’antologia ‘Esercito e società borghese. L’istituzione militare moderna nell’analisi marxista’ (Roma, 1976). Collabora a ‘Politica ed economia’. [‘Se nel movimento operaio organizzato è sempre esistito un filo rosso teorico e pratico lungo il quale si sono aggregate le analisi più lucide e le proposte politiche più coerenti, almeno altrettanto solida si è rivelata la tradizione del cedimento e della politica del giorno per giorno. A questa tendenza – che, proprio mentre la Luxemburg scrive, si esprime compiutamente con la revisione del marxismo propugnata da Bernstein – appartiene l’esponente della destra socialdemocratica tedesca Max Schippel che, prima su di una rivista della corrente, poi sull’organo del partito socialdemocratico «Die Neue Zeit», propone un’estensione del revisionismo alla questione militare e alle posizioni storicamente assunte dai socialdemocratici su questo terreno (6). Spingendosi là dove perfino Bernstein rifiuta di seguirlo, Schippel giunge a sostenere il positivo effetto delle spese militari come «sgravio» della «sovrapproduzione» nel sistema economico. A confutare le tesi di Schippel interviene la giovane e ancora poco conosciuta Rosa Luxemburg. Ciò che Schippel afferma non è di per sé inesatto – argomenta la Luxemburg – anzi è del tutto esatto per una precisa parte sociale: quella capitalista. Per i capitalisti, rileva la dirigente rivoluzionaria operando un’analisi cui ottanta anni dopo resta poco da aggiungere, il militarismo rappresenta «il più prolifico e imprescindibile tipo di investimento». Infatti «per il capitalista non è affatto indifferente trovare una determinata domanda di prodotti da parte di frazionati acquirenti privati o da parte dello stato. La domanda dello stato si distingue per una sicurezza, massiccità e favorevole, di solito monopolistica, configurazione dei prezzi, che fanno dello stato il più vantaggioso acquirente e le forniture ad esso diretto il più splendido affare per il capitale. Ciò che però particolarmente nel caso di forniture di carattere militare si aggiunge come estremamente importante vantaggio nei rispetti ad esempio delle spese statali a scopi sociali (scuole, strade, ecc.), sono le incessanti trasformazioni tecniche e l’incessante aumento delle spese». E’ così che «il militarismo, che per la società nel suo complesso rappresenta uno sperpero di enormi forze produttive economicamente pienamente assurdo, che per la classe operaia significa una riduzione del suo livello di vita economico al fine del suo asservimento sociale, costituisce per la ‘classe capitalistica’ economicamente il più splendido, insostituibile tipo di investimento, come socialmente e politicamente il miglior sostegno del proprio dominio di classe». Chi, come Schippel, vede nel militarismo un necessario «sgravio» economico scambia gli interessi capitalistici con quelli della società e della classe operaia, nella vecchia (e sempre nuova) prospettiva «dell’armonia di interessi tra capitale e lavoro» (7). Non è quindi un caso che lo stesso Schippel si pronunci in favore di alti dazi doganali che proteggano dalla concorrenza straniera, insieme, lavoratori e imprenditori tedeschi. Sul ruolo economico della produzione e della spesa militare Rosa Luxemburg tornerà in modo più approfondito un quindicennio più tardi, alle soglie di quel conflitto che rappresenterà l’inevitabile esito della corsa al riarmo intrapresa dagli stati europei. Nell”Accumulazione del capitale’, la Luxemburg sottolinea come i ‘benefici effetti’ del militarismo vengano pagati, economicamente e politicamente, dalla classe operaia. Il militarismo, così, ha un ruolo determinante nella produzione e, insieme, nella riproduzione delle condizioni della produzione: esso infatti «sulla base delle imposte indirette agisce in entrambi i sensi, assicurando a spese delle normali condizioni di vita della classe operaia sia il mantenimento degli organi di dominio del capitale, degli eserciti permanenti, sia il più vasto campo di accumulazione del capitale (8)». Come un brigante – aveva scritto Karl Liebknecht, l’altro esponente della sinistra dell’Internazionale che cadrà per mano del militarismo tedesco – il militarismo sta di fronte al proletariato «armato sino ai denti» e, più disonesto di un brigante, gli ingiunge: «la borsa e la vita!» (9). Lo sfruttamento economico è infatti il mezzo utilizzato dalle classi possidenti «non soltanto per far forgiare, ma possibilmente anche per far pagare dalle classi oppresse e sfruttate le loro stesse catene» (10)’] [(6) Isegrim (pseudonimo di M. Schippel), ‘War Friedrich Engels milizgläubig?’, in “”Sozialistische Monatshefte””, 1898, n. 11; M. Schippel, ‘Friedrich Engels und das Milizsystem’, in “”Der Neue Zeit””, 1898-99, nn. 19-20. Non a caso Schippel è tra quei socialisti tedeschi che appoggiano, palesemente o meno, l’esiziale politica di riarmo navale promossa dall’ammiraglio von Tirpitz; (7) R. Luxemburg, ‘Milizia e militarismo’, in Id, ‘Scritti scelti, cit., p. 172; (8) Id., ‘L’accumulazione del capitale’, Einaudi, Torino, 1972, pp. 466-67; (9) K. Liebknecht, ‘Militarismo e antimilitarismo con particolare riguardo al movimento giovanile internazionale’, in Id. ‘Scritti politici’, a cura di E. Collotti, Feltrinelli, Milano, 1971, p. 198; (10) Ibid., p. 118] [ISC Newsletter N° 79] ISCNS79TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”QMIx-284″
“BATTISTELLI Fabrizio”,”Armi e armamenti.”,”Fabrizio Battistelli (Roma, 1948) è ricercatore presso il dipartimento di sociologia nell’Università di Roma e segretario generale dell’Archivio Disarmo, il centro internazionale di documentazione che opera per la pace.”,”QMIx-046-FL”
“BATTISTELLI Fabrizio BERNARDINI Carlo DEVOTO Gianluca, a cura; scritti di Carlo BERNARDINI C.N. MARTIN R. OPPENHEIMER O.R. FRISCH M. BORN L. SZILARD H.D. SMITH F. CALOGERO N. GALDER G. DEVOTO G.F. KENNAN P. MORRISON D. COLLINGRIDGE D. BALL C. SAGAN P. COTTA RAMUSINO F. BATTISTELLI A. BUZZATI-TRAVERSO G. DE-VERGOTTINI D. GALLO”,”La via di Armageddon. Documenti dell’età nucleare.”,”Carlo BERNARDINI C.N. MARTIN R. OPPENHEIMER O.R. FRISCH M. BORN L. SZILARD H.D. SMITH F. CALOGERO N. GALDER G. DEVOTO G.F. KENNAN P. MORRISON D. COLLINGRIDGE D. BALL C. SAGAN P. COTTA RAMUSINO F. BATTISTELLI A. BUZZATI-TRAVERSO G. DE-VERGOTTINI D. GALLO”,”QMIx-026-FV”
“BATTISTELLI Fabrizio a cura; scritti di Karl MARX Friedrich ENGELS August BEBEL Eduard BERNSTEIN Karl KAUTSKY Rudolph HILFERDING Jean JAURES Rosa LUXEMBURG Karl LIEBKNECHT Franz MEHRING Vladimir I. LENIN Lev D. TROTSKY Palmiro TOGLIATTI Antonio GRAMSCI”,”Esercito e società borghese. L’istituzione militare nell’analisi marxista.”,”A conclusione di un’intera fase di studi (e in una certa misura ad apertura di una successiva) si pone infine la ricerca di E. Cerquetti, ‘Le forze armate italiane dal 1945 al 1975’ (Milano, Feltrinelli, 1975, prefazione di A. Boldrini). Il contributo alla conoscenza della storia militare italiana dell’ultimo trentennio è reale: il materiale raccolto è sterminato e in alcuni casi – come in quello delle circolari dottrinali dell’esercito – assai importante e sinora mai adeguatamente valorizzato. (…) Si tratta di una prospettiva ‘interna’ all’istituzione. Lavori come quello di Cerquetti hanno il merito – a prescindere da altri che sono stati accennati – di impostare il problema di una prospettiva marxista sulla questione militare, di farne sentire l’urgenza, di offrire a questa i primi contributi fondati sulla ricerca. (pag 334-335)”,”QMIx-007-FGB”
“BATTISTINI René”,”L’Afrique australe et Madagascar.”,”René Battistini, Professeur à la Université de Tananarive. “”Puisque la politique d’intégration est, pour le parti nationaliste, impensable, il faut pratiquer une politique de séparation absolue. Cette séparation présente deux aspects: d’une part un aspect que l’on peut qualifier de négatif limitant les libertés des gens de couleur, d’autre part un aspect «positif» consistant en un regroupement des Noirs dans des territoires qu’ils administreront eux-mêmes, les Bantoustans, solution imaginée par les Blancs pour maintenir leur prééminence dans le reste du pays. La limitation des libertés des gens de couleur est obtenue par un appareil juridique destiné à briser les oppositions. Une loi de 1950 a interdit le parti communiste, le communisme étant défini d’une manière aussi large que possible pour pouvoir recouvrir toute forme de résistance au gouvernement. Cette loi fut renforcée en 1960 par un autre sur les organisations illégales,. Une loi de 1928, réglementant la fabrication, le commerce et l’usage des boissons alcoolisées, permit de justifier les perquisitions. Une loi de 1952 a crée l’obligation pour chaque non-Blanc de posséder un livret (le ‘reference book’) combinant une carte d’identité, la quittance de ses impôts, et un certificat d’emploi, qu’il est tenu de présenter à tout contrôle policier; cette loi fut, en 1956, étendue aux femmes. Une loi de 1956 retirait aux syndicats comportant des non-Blancs le droit aux conventions collectives et à l’arbitrage public. Enfin toute une série de lois réglementent l’emplois, interdisant aux gens de couleur d’accéder aux mêmes emplois que les Blancs, ou, à emploi égal, de toucher les mêmes salaires. La politique de séparation s’inscrit dans la loi de 1950 interdissant les mariages «mixtes» et tout rapport sexuel entre Blancs et gens de couleur. Elle s’inscrit de la maniere la plus frappante dans la vie quotidienne, par les multiples panneaux ‘Coloureds only’, ou ‘Whites only’, réservant à l’un ou à l’autre des groupes raciaux les bars et les réstaurants, les places d’autobus, les bancs, et jusqu’aux cabines teléphoniques. Elle s’inscrit aussi dans la ségrégation urbaine, et dans l’enseignement. La structure des villes sud-africaines est commandée par la ségrégation raciale. Les Noirs habitent des quartiers spéciaux, et n’ont pas le droit de venir s’installer dans les périmètres résidentiels blancs”” (pag 72-73)”,”AFRx-098″
“BATTISTINI Matteo CAPPUCCILLI Eleonora RICCIARDI Maurizio, a cura; saggi di Michele BASSO Isabella CONSOLATI Maurizio MERLO Paola RUDAN Eleonora CAPPUCCILLI e Roberta FERRARI Niccolò CUPPINI Fabio RAIMONDI Maurizio RICCIARDI Michele CENTO Luca COBBE Federico TOMASELLO Michele FILIPPINI Luca BASSO Giorgio GRAPPI Matteo BATTISTINI Mario PICCININI”,”Global Marx. Storia e critica del movimento sociale nel mercato mondiale.”,”«Matteo Battistini insegna Storia degli Stati Uniti all’Università di Bologna. Ha pubblicato ‘Una rivoluzione per lo Stato. Thomas Paine e la Rivoluzione Americana nel Mondo Atlantico (2012); Eleonora Cappuccilli è Postdoctoral Fellow all’Università di Oslo. Ha pubblicato ‘La critica imprevista. Politica, teologia e patriarcato in Mary Astell’ (2020); Maurizio Ricciardi insegna Storia delle dottrine politiche presso l’Università di Bologna. Ha pubblicato per Meltemi, ‘Il potere temporaneo. Karl Marx e la politica come critica della società’ (2019). La storia genetica del capitale. “”«La cosiddetta evoluzione storica si fonda in generale sul fatto che l’ultima forma considera le precedenti come semplici gradini che portano a se stessa e, poiché è raramente, e solo in certe determinate condizioni, capace di criticare se stessa, (…) le concepisce sempre unilateralmente» (G. I, p. 33). Con queste parole Marx introduce nei ‘Grundrisse’ alcuni passaggi fondamentali relativi alla storicità delle categorie economiche e, in particolare, alla proprietà fondiaria e alla rendita. Contro gli economisti politici classici, che “”cancellano tutte le differenze storiche e in tutte le forme di società vedono la classe borghese””, egli afferma che il capitale “”deve costituire il punto di partenza così come il punto d’arrivo””: la successione delle categorie economiche, cioè, non dipende dall'””ordine in cui esse furono storicamente determinanti”” ma “”dalla relazione in cui esse si trovano l’una con l’altra nella moderna società borghese e che è esattamente l’inversa di quella che si presenta come loro relazione naturale””. L’esempio di questo procedere è dato dalla proprietà fondiaria (Rosdolsky 1971, pp. 59 e ss.): «in tutte le forme in cui [essa] domina (…), il rapporto con la natura è ancora predominante. In quelle, invece, dove domina il capitale, prevale l’elemento sociale, prodotto storicamente. La rendita fondiaria non può essere intesa senza il capitale, ma il capitale può ben essere inteso senza la rendita fondiaria (G. I, p. 35). Questo discorso risulta particolarmente rilevante per capire la critica marxiana a Wakefield. Non solo perché, come si è visto, la sua teoria della colonizzazione è di fondamentale importanza proprio per la comprensione esatta della proprietà fondiaria capitalistica ma anche perché, secondo Marx, Wakefield commette lo stesso errore degli economisti politici classici chiamando “”capitale”” i mezzi di produzione che sono “”proprietà individuale di molti lavoratori indipendenti””, anche se in realtà sono proprio l’opposto. (…) Capita all’economista politico come al giurista feudale, che appiccicava le sue etichette giuridiche feudali anche a rapporti puramente monetari”” (K. I, p. 956). L’analisi della teoria moderna della colonizzazione, di conseguenza, risulta centrale per comprendere come Marx intenda la storicità del capitale”” (pag 89-90) [Paola Rudan, ‘La natura artificiale e la storia genetica del capitale. Marx e la moderna teoria della colonizzazione’ (in) ‘Global Marx. Storia e critica del movimento sociale nel mercato mondiale’, a cura di Matteo Battistini, Eleonora Cappuccilli Maurizio Ricciardi] Dalla bibliografia: DORIG, J.A. a cura, ‘Marx contra Rußland. Der russische Expansionsdrang und die Politik der Westmächte. Berichte von Karl Marx als europäischer Korrespondent der “”New York Daily Tribune””, 1853-1856, Seewald, Tübingen, 1960 MEZZADRA, S. NIELSON, B., Colonialismo, in M. Musto, a cura, Marx Revival. Concetti essenziali e nuove letture, Donzelli, Roma, 2019 POGGIO P.P., La Rivoluzione Russa e i contadini., Jaca Book, 2017 RAIMONDI F. , Marx, il lavoro e le macchine, il L. Basso, M. Basso, F. Raimondi, S. Visentini, a cura, Marx: la produzione del soggetto, Derive Approdi, Roma; 2018 RICCIARDI M., Il potere temporaneo. Karl Marx e la politica come critica della società, Meltemi, Milano, 2019 TOMASELLO F. La questione francese. Marx e la critica della politica, Mimesis, Milano, 2018″,”MADS-809″
“BATTISTRADA Franco”,”Marxismo e populismo, 1861-1921. Attualità del più importante dibattito teorico-politico del secolo scorso.”,”””Nella prefazione scritta in comune (Marx ed Engels, ndr) all’ edizione russa del 1882 al Manifesto dei Comunisti essi ammettevano che la Comune contadina russa avrebbe potuto resistere fino a quando si sarebbe trasformata in una unità agricola superiore di tipo comunista. Ma subordinavano tale possibilità, riprendendo la posizione già espressa da Engels nel 1875 nella sua polemica col populista Tkacev, alla vittoria socialista in Occidente. E’ ugualmente noto come Marx (forse fu la sua ultima intuizione vitale prima della morte due anni dopo) nelle famose e martoriate bozze di risposta a Vera Zasulic del 1881 (e pubblicate solo nel 1924) affrontasse in modo diverso e con quasi tangibile tensione intellettuale lo stesso problema: “”Perciò l’ analisi data nel Capitale non fornisce ragioni né pro né contro la vitalità della comune rurale: ma lo studio approfondito che ne ho fatto e di cui ho cercato materiali nelle fonti originali, mi ha convinto che la comune è il punto di appoggio della rigenerazione sociale in Russia. Tuttavia perché essa possa funzionare come tale occorrerebbe prima eliminare le influenze deleterie che l’ assalgono da tutte le parti, poi assicurarle condizioni normali di sviluppo organico””. (pag 22-23)”,”RIRx-117″
“BATTISTRADA Franco”,”Marxismo e populismo, 1861-1921. Attualità del più importante dibattito teorico-politico del secolo scorso.”,”Franco BATTISTRADA, di professione ingegnere, è nato ad Ascoli Piceno ma risiede a Genova da molti anni. E’ un collaboratore del CLSS (Centro ligure di storia sociale) e dell’ Istituto Gramsci. Un suo saggio “”Bolscevismo e populismo a 60 anni dall’ Ottobre”” è stato pubblicato in Momenti e problemi di storia dell’ URSS’, Editori Riuniti, Roma, 1978. E’ in corso di pubblicazione Bucharin e il neopopulismo degli anni 20, che comparir’ negli Atti del Convegno Internazionale dell’ Istituto Gramsci, giugno 1980, e il Nodo storico dell- arretratezza russa, dal dibattito teorico alla rivoluzione di Ottobre, relazione al II Convegno internazionale dell Istituto Gramsci, sulla società sovietica, Genova 1982 1983. “”In una parola non è per un atto di resipiscenza teorico-politica che viene decretato il fallimento del comunismo di guerra ma per il semplice convincentissimo fatto che la sua politica agraria non era stata in grado di ottenere dai contadini le eccedenze di generi alimentari sufficienti a sfamare le città e le fabbriche. Come sempre fu Lenin a dare il via alla nuova politica (1) e a porre correttamente al centro di essa l’ atteggiamento da tenere nei confronti del contadino medio””. (pag 228-229)”,”RIRO-276″
“BATTISTRADA Franco”,”Marxismo e populismo: 1861-1921. Attualità del più importante dibattito teorico-politico del secolo scorso.”,”Franco Battistrada, di professione ingegnere, è nato ad Ascoli Piceno ma risiede da molti anni a Genova. É collaboratore del ‘Centro ligure di storia sociale’ e dell’Istituto Gramsci e scrive su varie riviste. L’autore cita Marx e Lenin in dibattito su questione passaggio della Russia direttamente al socialismo senza attraversare la fase capitalistica “”Engels nel 1884 trasmise al Plekhanov della Emancipazione del Lavoro una lettera di Marx inviata nel 1877 alla populista ‘Otecestvennye Zapiski’ che commentava l’articolo di Michajlovskij: «Karl Marx davanti al tribunale del Sig. Zukovskij». …. finire (pag 132-135)”,”TEOC-089-FL”
“BATTISTRADA Franco”,”Marx e i populisti russi.”,” “”A proposito delle radici della tradizione di un agire politico «in nome del popolo» invece che «al servizio del popolo» («tutto mediante il popolo») va evindenziato come le categorie politiche giacobine (ovvero quelle dell’assolutismo cambiate di segno), attraverso il babuvismo e il blanquismo, avessero permeato profondamente la teoria e la pratica politiche di tutti i circoli rivoluzionari europei del secolo scorso, fossero essi socialisti, comunisti, anarchici, primointernazionalisti o altro. Quelle categorie, detto per inciso, furono ugualmente all’origine, sia pure in modo mediato, del fanatismo centralistico di Lassalle e degli Schweitzer, ed ebbe quindi forti radici nella stessa socialdemocrazia tedesca e nel secondo internazionalismo. Il che significa che il movimento socialista rivoluzionario nasceva segnato a fondo dalla matrice giacobina: il fine era certo l’emancipazione dell’uomo, i grandi ideali di eguaglianza e libertà espressi dall’illuminismo, ma i mezzi erano marcatamente connotati da come le società nei secoli precedenti avevano concepito e praticato il potere in quanto puro dominio o violenza. E questa concezione ancora permeava di sé lo stesso modo di rapportarsi tra gli uomini, di rapportare le proprie idee a quelle degli altri, lo stesso modo di pensare e di fare politica. Né potevano essere le poche pagine di Marx dell”Adresse’ o della ‘Critica al programma di Gotha’, oppure quelle di Bakunin, ad invertire la prevalente segnatura giacobina della teoria politica del socialismo rivoluzionario del secolo scorso. Per cui può affermarsi che rimasero a lungo egemoni nel movimento comunista e socialista rivoluzionario i capisaldi del giacobinismo: il processo rivoluzionario inteso come atto insurrezionalistico violento per la conquista del potere politico; l’«avanguardia rivoluzionaria» intesa come gruppo elitario che «in nome del popolo» elabora e indica la strategia che le masse, immature, applicano; il mantenimento del potere attraverso la «dittatura rivoluzionaria» contro i «nemici del popolo». Tali «categorie» furono, nella sostanza, il nerbo della teoria politica della stessa componente giacobino-terroristica del populismo: essa minoritaria e perdente negli anni cinquanta, sessanta e settanta, riuscirà nel 1879 a scindersi dalla Zemlja y Volja, a costituirsi in partito, e, con l’assassinio di Alessandro II, il 1° marzo 1881, a portare l’intero movimento alla disfatta”” (pag 154-155) Marx e il tardo Marx (pag 158) Luporini critica Marx sulla questione etnica (pag 160) Marx, Herzen e la comune rurale (pag 164)”,”MADS-759″
“BATTLES Matthew”,”Biblioteche: una storia inquieta. Conservare e distruggere il sapere da Alessandria a Internet.”,”BATTLES Matthew lavora alla Houghton Library la principale biblioteca di libri e manoscritti rari dell’ Harvard College. “”Quando il British Museum apriì nel 1753, pochi inglesi potevano pensare di andarvi a cercare il loro libro personale. E se ci avessero provato, sarebbero rimasti delusi: pur trattandosi della collezione nazionale britannica, era modesta rispetto agli standard di altre biblioteche simili in continente. Il giorno dell’ inaugurazione conteneva all’ incirca 51.000 libri; alla fine del diciottesimo secolo il numero era diminuito a 48.000. Questo perché la biblioteca del museo teneva molti duplicati, che i bibliotecari regolarmente vendevano o davano via nel modo più sbrigativo possibile. Allora come adesso, collezionare libri era una moda. La nuova biblioteca dipendeva dalle collezioni dei signori – regalate o acquistate con le sue modeste finanze-, sulle quali poi costruire un proprio fondo di libri. (…) La British Library poté crescere anch grazie al fatto che fungeva da deposito di copyright, vale a dire che correva l’ obbligo di destinarle la copia di ogni libro pubblicato in territorio britannico (…). Nel 1833 possedeva quasi 250.000 libri, si era dunque quintuplicata. (…)””. (pag 100)”,”ARCx-026″
“BAUDELOT Christian ESTABLET Roger MALEMORT Jacques”,”La petite bourgeoisie en France.”,” In questa copia si trova inserito al suo interno un volantino del 1974 del Comitato leninista di Balbi contro le azioni violente dei neofascisti (Milano) (di P. Sibelli)”,”FRAS-002-FGB”
“BAUDINO Mario”,”Il gran rifiuto. Storie di autori e di libri rifiutati dagli editori.”,”BAUDINO Mario vive a Torino dove è giornalista per “”La Stampa””. “”””E’ un ‘Via col vento’ della storiografia””: la condanna emessa da Delio Cantimori contro ‘Civiltà e imperi del Mediterraneo nell’età di Filippo II’ è diventata giustamente celebre. Va detto che però i due grossi tomi del fondatore della scuola francese delle “”Annales”” – opera considerata fondamentale – vennero pubblicati da Einaudi nonostante il parere contrario dell’autorevole consulente”” (pag 64)”,”EDIx-130″
“BAUDRILLARD Jean”,”Le strategie fatali.”,”BAUDRILLARD Jean è nato nel 1929. Dal 1967 insegna sociologia a Nanterre. Ha dato vita alla rivista ‘Utopie’ e partecipato alla redazione di ‘Traverses’.”,”FILx-413″
“BAUDRILLARD Jean”,”La Gauche divine. Chronique des années 1977-1984.”,”BAUDRILLARD Jean”,”PCFx-103″
“BAUDRILLARD Jean”,”La società dei consumi. I suoi miti e le sue strutture.”,”Jean Baudrillard, nato nel 1929, ha collaborato dal 1960 al 1963 come critico letterario a ‘Temps Modernes’. Dal 1967 insegna sociologia all’Università di Nanterre. E’ autore di saggi tradotti pure in italiano: ‘Il sistema degli oggetti’ (1968), ‘Per una critica dell’economia politica del segno’. Baudrillard compie un’analisi acuta e minuziosa della nostra vita quotidiana in cui è difficile non riconoscersi; un’analisi in cui non vi è un aspetto di questa vita che sfugga alla sua attenzione e che non venga esaminato come segno del sistema consumistico”” (pag 9, presentazione)”,”TEOS-310″
“BAUDY Nicolas”,”Le marxisme. Le centenaire du ‘Capital’. Aux sources d’une doctrine qui remue le monde entier.”,”Nicolas BAUDY ha pubblicato per le stesse edizioni ‘Le Grandes Questions juives’. Il suo pensiero si è ofrmato a Vienna, Roma, Berlino, Parigi. Robert ARON è uno storico attento al socialismo.”,”MADS-219″
“BAUER Otto”,”Tra due guerre mondiali? La crisi dell’economia mondiale, della democrazia e del socialismo.”,”Prosperità e crisi dopo 1° GM, rivoluzione e controrivoluzione prezzi merci, crisi agricoltura industria, diagnosi crisi, economia dirigista, prognosi crisi, democrazia borghese, fascismo; dittatura proletariato, crisi di una cultura, socialismo e democrazia, guerra, socialismo rivoluzionario e riformista, due rivoluzioni, scissione del socialismo, socialismo integrale, epilogo per Austria”,”TEOC-050 MGEK-027″
“BAUER Otto”,”Bolscevismo o democrazia sociale?”,”‘””La più concentrata industria dell’ Europa sulal base dell’ economia agricola più arretrata dell’ Europa””, così TROTSKY caratterizza la base sociale della rivoluzione russa. (1)’ (pag 84) ‘La differenza fondamentale dello sviluppo delle città spiega perché in Russia non era possibile una rivoluzione borghese sul tipo di quella dell’ Europa occidentale e centrale. Il fatto che in Russia non si è mai sviluppata una borghesia numerosa, economicamente indipendente, e quindi cosciente di sé, spiega perché la Russia potesse arrivare alla sua rivoluzione solo quando la fabbrica ebbe trasformate le città russe, ed ebbe creato in esse un numeroso proletariato industriale. Questo fatto da una parte spiega perché l’ assolutismo in RUssia poté dominare per tanto più tempo, perché la rivoluzione borghese in RUssia dovè venire tanto più tardi che nell’ Europa occidentale e centrale; dall’altra spiega perché in Russia la rivoluzione borghese potesse compiersi solo come prologo immediato della rivoluzione proletaria””. (pg96)”,”RIRx-068″
“BAUER Otto”,”Die illegale Partei.”,”Otto BAUER nacque nel 1882 e morì nel 1938 in esilio in Francia. Esponente dell’ ‘austromarixsmo’, era vicino a G. ECKSTEIN, K. RENNER, Max ADLER, Rudolf HILFERDING e Leo TROTSKY e membro del ‘Sozialwissenschaftlichen Bildungsverein’ viennese.”,”PARx-020″
“BAUER Otto a cura di Tommaso LA ROCCA”,”La religione come fatto privato.”,”””Quando scompariranno le religioni che i preti, i pastori e i rabbini insegnano; non sarà la coscienza libera per una religione in senso filosofico? E’ il marxista Max Adler che pone queste questioni e vi risponde in maniera energicamente affermativa””. (pag 246)”,”TEOC-209″
“BAUER Otto”,”Bolscevismo o democrazia sociale?”,”””La massa dei contadini russi non è ancora politicamente organizzata; non è istruita, e non prende interesse alla politica. Se lo Stato la lascia in pace nei suoi villaggi, essa non si cura di sapere chi governa lo Stato. Solo piccole minoranze della popolazione rurale hanno un maggiore interessamento alle questioni politiche generali e una maggiore attività politica. Il sistema della rappresentanza indiretta, sulla quale è fondata la costituzione dei Soviet, ha quindi lo scopo e l’ effetto di dar voce in capitolo solo a queste minoranze politicamente attive””. (pag 60) Questione terrore nelle campagne: “”L’ efficacia del sistema di rappresentanza indiretta fu assicurata col terrorismo. Il contadino in generale non può servirsi del sistema di rappresentanza indiretta se non trove dei capi che dèstino il suo interesse per le elezioni delle assemblee distrettuali e regionali, che organizzino i suoi rappresentanti nel seno di queste assemblee, che difendano i suoi interessi e le sue vedute in seno ai Consigli. Di questi capi la massa dei contadini russi non ne produce. Solo l’ intelligentia poteva loro fornirli. Ma l’ influenza degli intellettuali fra i contadini, non è solo ostacolata dal fatto che la rivoluzione disprezza anche gli intellettuali come borghesi, e che ha quindi rafforzata la sfiducia dei contadini contro di essi; ma anche, prima di tutto, dal terrorismo, che rende impossibile ogni agitazione più vasta e più importante tra la massa dei contadini, se questa agitazione è rivolta contro il Partito dominante. Così la massa dei contadini resta senza capi, imprigionata nella rete del sistema di rappresentanza indiretta. Incapace di manovrare il complicato meccanismo, essa resta politicamente dipendente, privata della sua diretta influenza sul Governo della Repubblica dei Soviet. Se immaginiamo che invece della repubblica dei Soviet ci fosse una repubblica democratica, (…)””. (pag 61)”,”TEOC-290″
“BAUER Otto”,”Kapitalismus und Sozialismus nach dem Weltkrieg. Erster Band: Rationaliserung Fehlrationalisierung.”,”Razionalizzazione e produttività industriale. “”La produzione totale dell’ industria manifatturiera degli Stati Uniti nel 1927 è il 30.8 % più grande di quella dell’ anno 1919. Ma di numero dei lavoratori occupati è calato da 9,1 milioni del 1919 a 8.3 milioni del 1927, il numero di impiegati è sceso da 1.7 milioni del 1919 a 1.5 milioni del 1927. Un 30.8 % in più di massa di merci può essere prodotto con un 8% in meno di forza-lavoro!””. (pag 65)”,”ECOI-144″
“BAUER Otto”,”Le “”Cours Nouveau”” dans la Russie des Soviets.”,”BAUER Otto ex ministro della socializzazione in Austria, BRACKE redattore del “”Populaire de Paris””. BAUER ha descritto la prima fase della Rivoluzione russa nell’opuscolo ‘La Révolution russe et le prolétariat europee’ (Die russische Revolution und das europaeische Proletariat’, Vienne, 1917) sotto lo pseudonimo di Einrich Weber. L’opuscolo terminava il 10 ottobre 1917, un mese prima della rivoluzione di ottobre. Biografia. Otto Bauer Pseudonyme: Amos; Franta Coliette; H. W.; Hagen; Karl Mann; Jean Meunier; Friedrich Schulze; Heinrich Schulze; Tonda; Heinrich Weber; Wolfgang geb. Wien, am 5. September 1881 gest. Paris, am 4. Juli 1938 sozialdemokratischer Politiker, Ökonom und Soziologe Otto Bauer, Sohn des Baumwoll- und Leinenwarenerzeugers Philipp Bauer (1853–1913) und dessen Ehefrau »Käthe« Katharina Bauer, geborene Gerber (1862–1912), sowie Bruder von Ida Adler (1882–1945), war seit 1900 Mitglied der »Sozialdemokratischen Arbeiterpartei Deutschösterreichs« (SDAP) und zählte zu den Mitbegründern des kurz danach entstandenen Austromarxismus. Er studierte seit 1903 Rechtswissenschaft an der Universität Wien, wo er 1906 zum Doktor der Rechtswissenschaft (Dr. jur.) promoviert wurde. Während des Studiums lernte er Max Adler (1873–1937), Rudolf Hilferding (1877–1941) und Karl Renner (1870–1950) kennen, mit denen er den Verein »Zukunft« als Schule für die Wiener Arbeiter gründete, die Keimzelle des Austromarxismus. Bauer war 1907 Mitbegründer, bis 1914 Schriftleiter und bis 1934 Mitherausgeber der Zeitschrift »Der Kampf. Sozialdemokratische Monatsschrift« (Wien), bis 1912 Lehrer an der sozialdemokratischen Parteischule und 1912 bis 1914 Redakteur der »Arbeiterzeitung. Zentralorgan der österreichischen Sozialdemokratie« (Wien) sowie Lehrer an der sozialdemokratischen Arbeiterschule. Außerdem war er 1907 bis 1914 Abgeordneter zum Österreichischen Reichsrat und Fraktionssekretär der »Sozialdemokratischen Arbeiterpartei Deutschösterreichs«. Am Ersten Weltkrieg nahm Otto Bauer seit 28. Juli 1914 als Leutnant der Infanterie teil und geriet bereits im November 1914 in russische Kriegsgefangenschaft, aus der er als Austauschinvalide im September 1917 entlassen wurde. Nach Wien zurückgekehrt, war Bauer vom Oktober bis November 1918 Unterstaatssekretär des Äußeren und vom November 1918 bis Juli 1919 Staatssekretär für Äußeres; zu seinen Mitarbeitern im Ministerium zählte die Soziologin Käthe Leichter (1895–1942). Er setzte sich für die Auflösung Österreich-Ungarns und für den Anschluss Deutsch-Österreichs an das Deutsche Reich ein, war österreichischer Verhandlungsführer in Saint-Germain-en-Laye (Île-de-France) und trat schließlich von seinem Ministerposten zurück, weil er weder den Anschluss Österreichs an Deutschland erreichen, noch die Abtrennung Südtirols und des Sudetengebiets von Österreich verhindern konnte. 1919 bis 1934 war Bauer sozialdemokratischer Abgeordneter zum Österreichischen Nationalrat und Führer der österreichischen Sozialdemokratie, obwohl er weder Partei- noch Fraktionsvorsitzender war. Von Bedeutung wurde das unter seiner Leitung verfasste Linzer Parteiprogramm der »Sozialdemokratischen Arbeiterpartei« von 1926. Otto Bauer heiratete 1920 die Journalistin Helene Landau, geborene Gumplowicz (1871–1942), welche aus ihrer geschiedenen Ehe die Tochter Wanda Janina Landau, verheiratete Lanzer (1896–1980), mitbrachte, später Bibliothekarin und Journalistin. Helene Landau war seit 1915 eng mit der Individualpsychologin und Schriftstellerin Sofie Lazarsfeld (1881–1976), der Mutter des Soziologen Paul Felix Lazarsfeld (1901–1976), befreundet. Seit 1917 unterhielt auch Otto Bauer enge Beziehungen zur Familie Lazarsfeld. Noch während des Aufstands im Februar 1934 zur Verteidigung der Demokratie in Österreich flüchtete Otto Bauer in die Tschechoslowakei, wo er Mitbegründer des »Auslandsbüros der österreichischen Sozialdemokraten« (ALÖS) in Brno wurde, welches der Unterstützung der nunmehr illegalen sozialistischen Bewegung in Österreich und der Aufklärung des Auslands über die österreichischen Verhältnisse diente. Er war 1934 bis 1938 Redaktionsleiter der »Arbeiterzeitung. Organ der österreichischen Sozialisten« (Brünn [Brno]) und Herausgeber der Zeitschrift »Der Kampf. Sozialistische Revue« (Prag). Im Mai 1938 emigrierte Otto Bauer nach Paris, wo er an der Konstituierung der »Auslandsvertretung der österreichischen Sozialisten« (AVÖS) mitwirkte und Herausgeber der Zeitschrift »Der sozialistische Kampf / La Lutte socialiste. Journal antihitlérien« (Paris) wurde. Otto Bauer gilt heute als führender Theoretiker des Austromarxismus und prägende Figur der österreichischen Sozialdemokratie der Zwischenkriegszeit. Er gilt als auch als jene Person, welche die Marienthal-Studie anregte. Selbstständige Publikationen von Otto Bauer ? (Anonym) Das arbeitende Volk und die Nationalitätenfrage. Wien: Wiener Volksbuchhandlung [1900] (= Lichtstrahlen. 4.), 16 S. ? Die Nationalitätenfrage und die Sozialdemokratie. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1907, VIII, 500 S. Separatabdruck aus: Marx-Studien, 2. Bd. ? (Mitherausgeber) Der Kampf. Sozialdemokratische Monatsschrift. Herausgegeben von Otto Bauer, Adolf Braun, Karl Renner (Wien), 1.–27. Bd. (1907–1934). ? Deutschtum und Sozialdemokratie. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1907 (= Lichtstrahlen. 13.), 32 S. ? Die Teuerung. Eine Einführung in die Wirtschaftspolitik der Sozialdemokratie. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1910, 99 S. ? (Mit Julius Deutsch & Karl Renner) Otto Bauer: Stimmen aus der Internationale über die Gewerkschaften. – Karl Renner: Organisation der Welt. – Julius Deutsch: Vom Landesverein zum Reichsverband. – Einleitung von Otto Bauer. Wien: Hueber 1910, 32 S. ? Nationaler Kampf oder Klassenkampf? Ein Gespräch. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1911 (= Sozialdemokratische Werbeschriften zum Wahlkampf. 2.), 16 S. ? Bergmannsnot und Kohlenwucher. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1911 (= Sozialdemokratische Werbeschriften zum Wahlkampf. 4.), 16 S. ? Großkapital und Militarismus. Wem nützen die neuen Kriegsschiffe? Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1911 (= Sozialdemokratische Werbeschriften zum Wahlkampf. 15.), 16 S. ? Geschichte Österreichs. Eine Anleitung zum Studium der österreichischen Geschichte und Politik. Wien: Danneberg 1911 (= Sammlung von Unterrichtsanleitungen. Herausgegeben von der Zentralstelle für das Bildungswesen der deutschen Sozialdemokratie in Österreich. 2.), 47 S. ? Der Balkankrieg und die deutsche Weltpolitik. Berlin: Vorwärts, Singer 1912, 52 S. ? (Mitarbeiter) Robert Danneberg: Karl Marx. Der Mann und sein Werk. Unter Mitwirkung von Karl Kautsky, Max Adler, Otto Bauer, Gustav Eckstein, Leopold Winarsky und anderen. Wien: Verlag des Verbandes der jugendlichen Arbeiter 1913, 64 S. ? (Heinrich Weber) Die russische Revolution und das europäische Proletariat. Wien: Brand 1917, 40 S. ? Der Weg zum Sozialismus. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1919 (= Sozialistische Bücherei. 1.), 32 S. ? (Anonym) Weltrevolution. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1919 (= Sozialistische Bücherei. 11.), 20 S. ? Acht Monate auswärtiger Politik. Rede, gehalten am 29. Juli 1919. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1919 (= Sozialistische Bücherei.12.), 12 S. ? Die Sozialisierungsaktion im ersten Jahre der Republik. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1919 (= 12. November. 5.), 16 S. ? Bolschewismus oder Sozialdemokratie? Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1920, 120 S. ? Der »neue Kurs« in Sowjetrußland. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1921, 35 S. ? Die Offiziere und die Republik. Ein Vortrag über die Wehrpolitik der Sozialdemokratie. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1921, 16 S. ? Die Aufgaben der deutschen Sozialdemokratie in der Tschechoslowakischen Republik. Teplitz-Schönau [Teplice]: Druck- und Verlags-Anstalt 1921, 10 S. ? Schulreform und Klassenkampf. Ein Vortrag über die Funktionen der Schule in der Gesellschaft. Herausgegeben vom Reichsverein der sozialdemokratischen Lehrer und Lehrerinnen Deutschösterreichs. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1921, 16 S. ? Der Genfer Knechtungsvertrag und die Sozialdemokratie. Rede des Abgeordneten Otto Bauer auf dem sozialdemokratischen Parteitag in Wien am 14. Oktober 1922. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1922, 32 S. ? Die österreichische Revolution. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1923, 293 S. ? Der Kampf um die Macht. Wien: Verlag der Organisation Wien der Sozialdemokratischen Partei 1924 (= Wiener sozialdemokratische Bücherei. 2.), 31 S. ? Die Arbeiterjugend und die Weltlage des Sozialismus. Rede, gehalten auf der Jahreskonferenz des Kreises Wien des Verbandes der sozialistischen Arbeiterjugend am 2. März 1924. Wien: Verband der sozialistischen Arbeiterjugend 1924 (= Sozialistische Jugendbücherei. 1.), 27 S. ? Der Kampf um Wald und Weide. Studien zur österreichischen Agrargeschichte und Agrarpolitik. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1925 (= Agrarsozialistische Bücherei. 1.), 244 S. ? Die Wirtschaftskrise in Österreich. Ihre Ursachen – ihre Heilung. Wien: Verlag des Bundes der Industrieangesellten 1925 (= Schriftenreihe des Bundes der Industrieangestellten Österreichs. 5.), 16 S. ? Sozialdemokratische Agrarpolitik. Erläuterungen des Agrarprogramms der Deutschösterreichischen Sozialdemokratie. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1926 (= Agrarsozialistische Bücherei. 6.), 187 S. ? Idealismus und Nüchternheit. Festrede gehalten im Volksbildungshaus Margareten am 17. Jänner 1926 anläßlich der Feier des zwanzigjährigen Bestandes des Arbeiter-Abstinentenbundes in Österreich. Wien: Arbeiter Abstinentenbund 1926, 11 S. ? Der blutige fünfzehnte Juli. Rede, gehalten im Nationalrat in der Sitzung am 26. Juli 1927. Wien: Verlag der Organisation Wien der Sozialdemokratischen Partei 1927 (= Wiener sozialdemokratische Bücherei. 17.), 31 S. ? Das Zollattentat auf die Volkswirtschaft. Wien: Verlag der Organisation Wien der Sozialdemokratischen Partei 1927 (= Wiener sozialdemokratische Bücherei. 18.), 16 S. ? Sozialdemokratie, Religion und Kirche. Ein Beitrag zur Erläuterung des Linzer Programms. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1927, 61 S. ? Die wirtschaftliche und soziale Lage Österreichs. Rede auf dem Kongreß der freien Gewerkschaften Österreichs am 20. Juni 1928. Wien: »Arbeit und Wirtschaft« 1928, 31 S. ? Revolutionäre Kleinarbeit. Rede. Herausgegeben vom Zentralverein der kaufmännischen Angestellten Österreichs. Wien: Verlag des Zentralvereines der kaufmännischen Angestellten Österreichs 1928 (= Freigewerkschaftliche Jugendschriften.), 15 S. ? Wie können wir den Mieterschutz erhalten? Rede [auf dem sozialdemokratischen Parteitag am 15. September 1928], gehalten von Otto Bauer. Wien: Verlag der Organisation Wien der Sozialdemokratischen Partei 1928 (= Wiener sozialdemokratische Bücherei. 19.), 31 S. ? Mieterschutz, Volkskultur und Alkoholismus. Rede. Wien: Arbeiter-Abstinentenbund 1929, 14 S. ? Das Bundessanierungsgesetz. Vortrag. Wien: Postgewerkschaft 1931, 15 S. ? Kapitalismus und Sozialismus nach dem Weltkrieg. Band 1: Rationalisierung – Fehlrationalisierung. Wien: Wiener Volksbuchhandlung 1931, 226 S. Mehr nicht erschienen. ? Wir kämpfen für die Freiheit! Rede des Abgeordneten Dr. Otto Bauer am 10. März 1933. Wien: Verlagsanstalt Vorwärts 1933, unpaginiert (4 S.). ? Nach der deutschen Katastrophe. Die Beschlüsse der Internationalen Konferenz der S.A.I in Paris, August 1933, und die Rede des Berichterstatters Otto Bauer. Zürich: Sozialistische Arbeiter-Internationale 1933, 32 S. ? (Redakteur) Der Kampf. Sozialistische Revue (Prag), 1.–5. Jg. (1934–1938). ? Der Aufstand der österreichischen Arbeiter. Seine Ursachen und seine Wirkung. Prag [Praha]: Verlag der Deutschen Sozialdemokratischen Arbeiterpartei in der Tschechoslowakischen Republik 1934, 31 S. ? Austrian democracy under fire. Dedicated to the memory of the heroes of the Republican »Schutzbund« killed in the fighting or executed under martial law. London: Labour Publications Department 1934, 51 S. ? (Mit Theodor Dan [????? ???, d.i. Fedor Ilic Gurvic / ????? ????? ??????] & Jean Zyromski) Die Internationale und der Krieg. Mit einem Vorwort von Friedrich Adler und einer Erklärung von H[enry] N[oel] Brailsford. Wien: [ohne Verlagsangabe 1935], 16 S. ? Zwischen zwei Weltkriegen? Die Krise der Weltwirtschaft, der Demokratie und des Sozialismus. Bratislava: Prager 1936, 355 S. ? (Herausgeber) Der sozialistische Kampf / La Lutte socialiste. Journal antihitlérien (Paris), 1. Jg. (1938). ? Die illegale Partei. Aus dem unveröffentlichten Nachlass. [Herausgegeben von Friedrich Wolfgang Adler.] Paris: Éditions »La Lutte Socialiste« 1939 (= Schriftenreihe des Sozialistischen Kampf. 1.), 205 S. ? (Mitarbeiter) Karl Marx. Der Mann und sein Werk. Aufsätze von: Max Adler, Otto Bauer, Robert Danneberg. Herausgeber: Julius Deutsch. [Wien]: Wiener Volksbuchhandlung 1946, 91 S. ? Napoleons Ende. Ein Schauspiel in 5 Aufzügen. Wien: [ohne Verlagsangabe 1948], 32 S. ? Einführung in die Volkswirtschaftslehre. (Vorträge, gehalten 1927/28 in der Wiener Arbeiter-Hochschule.) Mit einer Einleitung von Ernst Winkler und einem Nachwort von Benedikt Kautsky. [Wien]: Wiener Volksbuchhandlung 1956 [recte 1955], 388 S. Davon gibt es auch einen Teilabdruck unter dem Titel: Der Übergang vom Kapitalismus zum Sozialismus. ? Eine Auswahl aus seinem Lebenswerk. Politische, soziologische, historische und philosophische Schriften. Mit einem Lebensbild Ottos Bauer von Julius Braunthal. [Wien]: Wiener Volksbuchhandlung 1961, 338 S. ? (Mit Herbert Marcuse & Arthur Rosenberg) Faschismus und Kapitalismus. Theorien über die sozialen Ursprünge und die Funktion des Faschismus. Herausgegeben von Wolfgang Abendroth. Wien–Frankfurt am Main–Zürich: Europa Verlag 1967 (= Politische Texte.), 187 S. ? Zum Wort gemeldet: Otto Bauer. Herausgegeben und eingeleitet von Heinz Fischer. Wien–Frankfurt am Main–Zürich: Europa Verlag 1968, 397 S. ? Das Weltbild des Kapitalismus. Frankfurt am Main: Makol 1971 (= Marxismusbibliothek. Text. 1.), 61 S. ? Werkausgabe. Herausgegeben von der Arbeitsgemeinschaft für die Geschichte der Österreichischen Arbeiterbewegung. Redaktion: Hugo Pepper. Wien: Europaverlag 1975–1980, 9 Bände: 1. Band: 1975, IX, 940 S. 2. Band: 1976, 967 S. 3. Band: 1976, 1039 S. 4. Band: 1976, 1011 S. 5. Band: 1978, 1080 S. 6. Band: 1979, 1021 S. 7. Band: 1979, 1058 S. 8. Band: 1980, 1051 S. 9. Band: 1980, 1116 S. ? Fedor I. Dan [d.i. Fedor Ilic Gurvic / ????? ????? ??????] und Otto Bauer: Briefwechsel (1934–1938). Hartmut Rüdiger Peter (Hg.). Frankfurt am Main–New York: Campus 1999 (= Quellen und Studien zur Sozialgeschichte. 18.), 189 S. ? »Religion als Privatsache«. Der Weg zur demokratischen Freiheit. Einführung von Tommaso la Rocca. Vorwort von Paul Michael Zulehner. Wien: Geyer-Edition 2001 (= Veröffentlichungen des Internationalen Forschungszentrums für Grundfragen der Wissenschaften Salzburg. Neue Folge. 79. / Publikationen des Instituts für kirchliche Zeitgeschichte. Serie 2: Studien, Dokumentationen. 33.), 183 S. Texte über Otto Bauer auf dieser Website ? Marie Jahoda & Paul F. Lazarsfeld: Über Otto Bauers Rolle bei der Marienthal-Studie: © Reinhard Müller Stand: Oktober 2008 Bibliografie Auf dieser Website Biografien http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:gIzKsh74YroJ:agso.uni-graz.at/marienthal/biografien/bauer_otto.htm+Die+russische+Revolution+und+das+europaeische+Proletariat+E.+WEBER&cd=7&hl=it&ct=clnk&gl=it”,”RIRO-350″
“BAUER Otto”,”La Marche au Socialisme.”,”BAUER Otto presidente della Commissione di socializzazione nell’Assemblea nazionale d’Austria Austria in Grande Germania o Federazione danubiana? “”Mais il y a encore une autre condition du socialisme: c’est que l’Etat soit capable par sa nature d’accomplir la révolution sociale. Nous devons avoir tout particulièrement attention à cette condition en Autriche allemande. Car nous sommes encore devant cette grande question: notre Autriche allemande deviendra-t-elle partie constituante de la grande République allemande opu se réunira-t-elle avec les Tchèques, les Yougo-Slaves, les Hongrois, les Polonais et les Roumains pour former une Conféderation d’Etats, une “”Fédération danubienne””? L’avenir de notre constitution sociale dépend d’abord de la décision””. (pag 67)”,”MAUx-034″
“BAUER Otto, testi scelti annotati e presentati da Yvon BOURDET”,”Otto Bauer et la révolution.”,”””Otto Bauer précise ensuite que “”la guerre et la révolution ont dissous l’école austromarxiste: dans les discussions pendant la guerre et après la guerre, au sein du socialisme international, les hommes qui avaient appartenu à cette école se sont trouvés dans des camps différents, voire opposés. Pour illustrer ce phénomène on peut ajouter que, depuis cette date, on distingue une “”tendance de gauche”” animée par Max Adler, favorable au système des conseils ouvriers et très critique à l’égard du parlementarisme; une tendance “”de droite””, inspirée par Renner qui estimait que le prolétariat moderne avait cessé d’être révolutionnaire et qu’il fallait en conséquence modifier la pratique politique et enfin une tendance “”du centre”” dirigée par Otto Bauer suivie par la majorité du parti socialiste autrichien et qui fut la nouvelle incarnation de l’austromarxisme.”” (pag 15)”,”TEOC-637″
“BAUER Otto”,”Otto Bauer. Eine Auswahl aus seinem Lebenswerk. Mit einem Lebensbild Otto Bauers von Julius Braunthal.”,”Otto Bauer. Eine Auswahl aus seinem Lebenswerk. Una selezione di scritti e opere di Otto Bauer Contiene ritratti politici scritti da Otto Bauer di Victor Adler, August Bebel, Sigmund Kunfi, Max Adler, Ignaz Seipel, Julius Martov Socialdemocrazia austriaca: ‘Nel 1874 ebbe luogo il primo convegno dei socialisti austriaci, che fondarono la Sozialdemokratische Arbeiterpartei Österreichs (SDAPÖ) (Partito dei Lavoratori Social-Democratici dell’Austria) al congresso di Hainfeld (30 dicembre 1888 – 1º gennaio 1889), grazie soprattutto a Viktor Adler che ne redasse la ‘Prinzipienerklärung’ (Dichiarazione dei Principi), ispirata al marxismo. Il neonato partito partecipò alla fondazione della Seconda Internazionale a Parigi il 14 luglio 1889. In seguito all’introduzione del suffragio universale maschile nel 1905, alle elezioni del Reichsrat del 1907 la SDAPÖ ottenne 87 seggi su 516, diventando il secondo gruppo parlamentare dopo il Partito Cristiano Sociale (CSP), che superò alle elezioni del 1911. La SDAPÖ appoggiò la dichiarazione di guerra alla Serbia che diede avvio alla Prima guerra mondiale nel 1914, ma chiese la pace già dal dicembre 1916. Al termine della guerra il leader socialdemocratico Karl Renner divenne cancelliere e proclamò la Repubblica il 12 novembre 1918, nella prospettiva di una unione politica (proibita dai trattati di pace) con la Germania. Indebolita dalla contemporanea scissione dei comunisti (KPÖ) e divisa tra i socialdemocratici di Renner e gli austromarxisti di Otto Bauer, dopo le elezioni dell’ottobre 1920 la SDAPÖ passò all’opposizione dei cristiano-sociali, pur governando da sola la capitale Vienna (‘Rotes Wien’ ossia Vienna rossa) dal 1919; nel febbraio 1934 la SDAPÖ fu messa fuorilegge dalla neonata dittatura del cancelliere Engelbert Dollfuss. Il 12 marzo 1938 l’Austria fu annessa (Anschluss) dalla Germania nazista, un’annessione che a molti socialdemocratici apparve comunque la realizzazione della propria antica aspirazione’ (wikip)”,”MAUx-037″
“BAUER Otto”,”Le socialisme, la religion et l’Église. Contribution à l’explication du Programme de Linz.”,”Otto Bauer, deputato al parlamento austriaco, ex ministro. “”La société socialiste s’efforcera-t-elle de détruire la religion en interdisant l’enseignement religieux et la célébration des cultes? Marx et Engels ont toujours nettement repoussé de telles conceptions. Lorsqu’en 1874 les réfugiés blanquistes de la Commune firent entrer dans leur programme, à l’exemple de la grande Révolution française, des décrets antireligieux, Frédéric Engels leur répondit: “”Les persécutions constituent le meilleur moyen de favoriser des convictions indésirables. Le seul service que l’on puisse encore aujourd’hui rendre à Dieu est de proclamer l’athéisme article de loi obligatoire””. Et lorsque Eugène Dühring incorpora dans son utopie de l’avenir des mesures antireligieuses, Engels railla: “”Il excite ses gendarmes de l’avenir contre la religion et contribue ainsi à en faire une martyre et à prolonger son existence””. Marx et Engels concevaient tout autrement la disparition des grandes religions historiques. Ils déclaraient: “”Le besoin de conceptions et de cérémonies religieuses chez les hommes découle de leurs conditions d’existence économiques et sociales. Les hommes qui grandiront dans une société déja développée n’éprouveront plus ce besoin. La société socialiste ne “”ravira”” sa religion à personne, n’interdira à personne de vivre en toute liberté conformément à sa religion. Mais les hommes d’une societé socialiste, libérés de la misère et de l’insécurité de l’existence, vivront dans des conditions telles que le besoin de conceptions religieuses disparaîtra peu à peu. C’est ainsi que la religion mourra ‘de sa mort naturelle'(1). C’est dans ce sens que Marx considère que l’uno des principales tâches du socialisme est de “”débarrasser les consciences du fantôme religieux””. Marx ne pensait pas, comme les idéologues bourgeois, que l’on puisse libérer les hommes du “”fantôme religieux”” dans la société capitaliste même, par le seul moyen de la propagande anti-religieuse. L’une des idées fondamentales du socialisme marxiste est, au contraire, que l’on ne peut transformer l’idéologie religieuse des masses qu’au fur et à mesure de la transformation de la base économique de cette idéologie (…)”” [Otto Bauer, Le socialisme, la religion et l’Église. Contribution à l’explication du Programme de Linz, Bruxelles, 1928] [(1) Engels: ‘L’anti-Dühring’] pag 79-80 “”Au moment où la dépréciation de l’argent orientait les masses ouvrières dans la voie révolutionnaire, les gros financiers internationaux craignirent que la révolution sociale ne gagnât l’Autriche. Les gros capitalistes juifs, protestants, ou francsmaçons de Londres, d’Amsterdam et de Paris mirent, en 1922, des centaines de millions à la disposition du prélat catholique Seipel, pour qu’il assainît les finances autrichiennes et préservât ainsi l’Autriche de la révolution sociale. La grande bourgeoisie autrichienne considéra la stabilisation de la monnaie comme le salut. Les gros industriels, tant juifs que francs-maçons, acclamèrent le prélat catholique comme leur sauveur. Son portrait est accroché au mur des cabinets de travail des directeurs de banque. C’est ainsi que la grande bourgeoisie a passé dans le camp du cléricalisme. Son argent, sa presse, ses relations internationales sont entièrement à son service. Tant que la masse ouvrière fut exclue du droit de vote, la grande bourgeoisie pouvait dominer seule. Sa domination, c’était le libéralisme. Aujourd’hui, par contre, dans la République démocratique, où c’est la majorité du peuple qui décide, la grande bourgeoisie ne peut maintenir sa domination qu’en s’appuyant sur la masse des électeurs petits bourgeois et paysans ; elle ne peut donc dominer qu’en pénétrant dans le parti clérical, qui groupe les masses des électeurs petits bourgeois et paysans, et en mettant ce parti à son service. Et cette masse d’électeurs petits bourgeois et paysans qui, une génération auparavant, avait renversé la domination de la grande bourgeoisie libérale, elle était maintenant devenue mûre pour se placer sous la direction de la grande bourgeoisie, passant au cléricalisme. Elles-mêmes effrayées par l’assaut de la classe ouvrière, intimidées par le déployement de sa force, tremblantes devant la Révolution sociale, ces masses petites bourgeoises et paysannes ne virent plus qu’un devoir à remplir : défendre le régime de la propriété bourgeoise contre le socialisme. (…) Le résultat de tout ce développement a été la transformation du parti clérical. Ce parti est devenu, selon l’expression de Seipel, « le point de concentration de tous les éléments anti-marxistes », c’est-à-dire l’organisation de toute la bourgeoisie contre la classe ouvrière”” (pag 34-35-36); LEGGERE IN: BAUER Otto, Le socialisme, la religion et l’Église. Contribution à l’explication du Programme de Linz. L’ÉGLANTINE. BRUXELLES. 1928 pag VI 183 16° prefazione all’edizione tedesca (1927), traduzione dal tedesco, Collection Études politiques et sociales. (Otto Bauer, deputato al parlamento austriaco, ex ministro) [Versione digitale su richiesta] La trasformazione del partito clericale austriaco nell’analisi di Otto Bauer [ISC Newsletter N° 75] ISCNS75DIGIT (MAUx041) Partito socialdemocratico austriaco (Sozialdemokratische Arbeiterpartei Österreichs, SDAPÖ, poi Sozialdemokratische Partei Österreichs, SPÖ) Partito politico austriaco. La SDAPÖ fu costituita al Congresso di Hainfeld (30 dic. 1888-1° genn. 1889) sulla base di una dichiarazione di principi redatta da V. Adler, uno dei maggiori esponenti del movimento socialista austriaco di orientamento marxista. Tra i fondatori nel 1889 della seconda Internazionale, la SDAPÖ fu il punto di riferimento organizzativo di quei teorici e dirigenti politici (Max e Viktor Adler, Otto Bauer, Rudolf Hilferding, Karl Renner) che furono i protagonisti del cd. «austromarxismo», particolarmente attento – operando all’interno di un impero multinazionale come quello asburgico – alla questione delle nazionalità. Alle elezioni del 1907 la SDAPÖ fu il secondo partito austriaco dietro i Cristiano-sociali, diventando il maggiore partito del Paese alle elezioni del 1911. Allo scoppio della Prima guerra mondiale, anche la socialdemocrazia austriaca votò i crediti di guerra, il che aprì i primi dissidi al suo interno. Dinanzi alla crisi della seconda Internazionale, peraltro, proprio i socialisti austriaci furono i principali promotori della Unione internazionale socialista o Internazionale di Vienna (detta anche «Internazionale due e mezzo»), che intendeva riunire i socialisti critici verso la guerra ma non favorevoli a trasformarla in rivoluzione proletaria, come chiesto da Lenin. Alla fine del conflitto, che determinò la crisi dell’impero austro-ungarico, mentre la sinistra del partito, che si riconosceva nell’esperienza della Rivoluzione sovietica e intendeva avviare un’esperienza socialista in Austria, usciva dalla SDAPÖ per dar vita al Partito comunista austriaco (KPÖ), fu proprio uno dei leader socialdemocratici, K. Renner, a diventare cancelliere e a proclamare la Repubblica (12 nov. 1918). Nel 1919 la SDAPÖ conquistò il governo di Vienna, avviando l’esperienza della Rotes Wien («Vienna rossa»), ma nell’ott. 1920 passò all’opposizione sul piano nazionale. Nel 1934, a seguito dell’avvento al potere del regime autoritario di E. Dollfuss, il partito fu messo fuori legge. Ricostituito nell’apr. 1945, assunse il nome di Partito socialista dell’Austria (SPÖ), mentre lo stesso Renner proclamava la nascita di un governo provvisorio e veniva quindi eletto presidente della Repubblica. Tra i fondatori dell’Internazionale socialista (1951), la SPÖ governò in coalizione col Partito popolare fino al 1966, per poi passare all’opposizione, tornare al governo da solo (1970-99), con i liberali e poi di nuovo con i popolari. Primo partito alle elezioni del 1999 col 33,2% dei voti, nel 2008 la SPÖ ha ottenuto il peggior risultato elettorale della sua storia, fermandosi al 29,7%, rimanendo tuttavia la principale forza politica del Paese. (voce Treccani)”,”MAUx-041″
“BAUGH Albert C. CABLE Thomas”,”A History of the English Language.”,”Albert C. Baugh, University of Pennsylvania, Thomas Cable, University of Texas”,”UKIx-135″
“BAUMAN Zygmunt”,”Memorie di classe. Preistoria e sopravvivenza di un concetto.”,”L’A è Prof di sociologia all’Univ di Leeds. Formatosi all’Univ di Varsavia vi ha insegnato fino al 1968. Poi P stato Prof all’Univ di Tel Aviv e di Haifa (dal 1968 al 1971).”,”TEOS-024″
“BAUMAN Zygmunt”,”Il disagio della postmodernità.”,”Zygmunt Bauman è nato a Varsavia dove ha studiato e insegnato sociologia all’Università fino al 1968, quando è stato cacciato perchè ebreo. Dal 1971 insegna sociologia all’Università di Leeds. Tra i suoi libri più importanti tradotti in italiano: Lineamenti di una sociologia marxista, Memorie di classe, La decadenza degli intellettuali, Modernità e Olocausto, Il teatro dell’immortalità, Le sfide dell’etica, Dentro la globalizzazione.”,”TEOS-037-FL”
“BAUMAN Zygmunt”,”La solitudine del cittadino globale.”,”Zygmunt Bauman è professore emerito di Sociologia nelle Università di Leeds e Varsavia. Tra le sue opere: Modernità e Olocausto, Il teatro dell’immortalità, Mortalità, immortalità e altre strategie di vita, Le sfide dell’etica, La società dell’incertezza, Dentro la globalizzazione, Le conseguenze sulle persone. Le politiche neoliberiste degli ultimi vent’anni hanno posto le condizioni per lo sgretolamento del tessuto sociale, esaltando la libertà dell’individuo a scapito della dimensione collettiva.”,”TEOP-045-FL”
“BAUMAN Zygmunt”,”Le sfide dell’etica.”,”Zygmunt Bauman è nato a Varsavia dove ha studiato e insegnato sociologia all’Università fino al 1968, quando è stato cacciato perchè ebreo. Dal 1971 insegna sociologia all’Università di Leeds. Tra i suoi libri più importanti tradotti in italiano: Lineamenti di una sociologia marxista, Memorie di classe, La decadenza degli intellettuali, Modernità e Olocausto, Il teatro dell’immortalità, Le sfide dell’etica, Dentro la globalizzazione.”,”FILx-049-FL”
“BAUMAN Zygmunt”,”La decadenza degli intellettuali. Da legislatori a interpreti.”,”Zygmunt Bauman è nato a Varsavia dove ha studiato e insegnato sociologia all’Università fino al 1968, quando è stato cacciato perchè ebreo. Dal 1971 insegna sociologia all’Università di Leeds. Tra i suoi libri più importanti tradotti in italiano: Lineamenti di una sociologia marxista, Memorie di classe, La decadenza degli intellettuali, Modernità e Olocausto, Il teatro dell’immortalità, Le sfide dell’etica, Dentro la globalizzazione.”,”TEOS-059-FL”
“BAUMAN Zygmunt”,”Modernità liquida.”,”Zygmunt Bauman (Pznan 1925 Leeds 2017) è stato un influente intellettuale del secondo Novecento. Ebreo, si rifugiò in Urss in seguito all’invasione nazista della Polonia. Tornato a Varsavia, si trasferì poi in Gran Bretagna, dove ha insegnato Sociologia presso l’università di Leeds (1971-1990). Di formazione marxista, dopo essersi occupato di questioni relative alla stratificazione sociale e al movimento dei lavoratori, ha studiato il rapporto tra modernità e totalitarismo, elaborando il concetto di “”società liquida”” “”Pierre Bourdieu rileva il legame esistente tra il crollo della fiducia e la minore propensione all’impegno politico e all’azione collettiva: la capacità di fare proiezioni future, sostiene Bourdieu, è la ‘conditio sine qua non’ di qualsiasi pensiero «trasformativo» e di qualsiasi tentativo di rianalizzare e cambiare lo stato di cose attuale (…)”” (pag 193)”,”TEOS-308″
“BAUMAN Zygmunt”,”Stranieri alle porte.”,”Zygmunt Bauman (Pznan 1925 Leeds 2017) è stato un influente intellettuale del secondo Novecento. Ebreo, si rifugiò in Urss in seguito all’invasione nazista della Polonia. Tornato a Varsavia, si trasferì poi in Gran Bretagna, dove ha insegnato Sociologia presso l’università di Leeds (1971-1990). Di formazione marxista, dopo essersi occupato di questioni relative alla stratificazione sociale e al movimento dei lavoratori, ha studiato il rapporto tra modernità e totalitarismo, elaborando il concetto di “”società liquida”” “”Senza nascondere sdegno e irritazione, Bauman denuncia gli «abomini morali», divenuti rapidamente ovvietà. Punta l’indice contro i politici che mostrano i bicipiti, quei populisti che, con promesse alettanti e truffaldine, trascinano i cittadini frustrati verso pericolose scorciatoie”” (pag VIII, prefazione) “”Ciò che alimenta queste reazioni difensive, sia nei confronti di minacce reali sia frutto dell’immaginazione, è la combinazione tra spostamenti di popolazione a livello internazionale e trasformazioni socio-economiche rapidissime, drastiche e senza precedenti» cui ancor oggi assistiamo. «In qualsiasi società urbanizzata vi sono luoghi in cui entriamo in contatto con stranieri: uomini e donne privi di radici che ci rammentano la fragilità o il vero e proprio disseccamento delle nostre radici familiari». Hobsbawm citava lo studioso ceco Miroslav Hroch, secondo cui il nazionalismo e l’etnia sono «un surrogato dei fattori di integrazione in una società in via di disgregazione. Quando vien meno la società, salta fuori il nazionalismo come estrema garanzia» (18). Hobsbawm ce lo ricorda dalla tomba: «loro», gli «stranieri», «possono, e devono, essere incolpati per tutto il malcontento e il senso d’insicurezza e di disorientamento che tanti di noi avvertono dopo questi quarant’anni, in cui la vita umana ha subito i più repentini e profondi sconvolgimenti che la storia ricordi». Come dicevano i nostri antichi progenitori – e noi incautamente e a nostro danno dimentichiamo -, «la storia è maestra di vita». Per la nostra stessa sopravvivenza, diamo ascolto a un maestro come Hobsbawm: leggiamo e rileggiamo un’opera pionieristica come ‘Nazioni e nazionalismo dal 1780’. La lezione che possiamo trarre da questo grande libro è che le società in crisi che ripongono le speranze in un salvatore, in un uomo (o donna) della provvidenza, cercano qualcuno che propugni un nazionalismo massiccio, militante, bellicoso, promettendo di lasciar fuori il pianeta globalizzato, richiudendo le porte che da tempo hanno perso (o hanno visto infrangere) i loro cardini e sono ormai inservibili”” (pag 54-55)] [(18) Eric J. Hobsbawm, ‘Nations and Nationalisms Since 1780. Programme, Myth, Reality’, Cambridge Unviersiy Press, Cambridge, New York, 190, trad. it. ‘Nazioni e nazionalismi dal 1780. Programma, mito, realtà’, Einaudi, Torino, 1991, pp. 201, 202, 204]”,”TEOS-309″
“BAUMAN Zygmunt”,”Memorie di classe. Preistoria e sopravvivenza di un concetto.”,”Zygmunt Bauman è nato a Varsavia dove ha studiato e insegnato sociologia all’Università fino al 1968, quando è stato cacciato perchè ebreo. Dal 1971 insegna sociologia all’Università di Leeds. Tra i suoi libri più importanti tradotti in italiano: Lineamenti di una sociologia marxista, Memorie di classe, La decadenza degli intellettuali, Modernità e Olocausto, Il teatro dell’immortalità, Le sfide dell’etica, Dentro la globalizzazione.”,”TEOS-103-FL”
“BAUMAN Zygmunt”,”L’Europa è un’avventura.”,”Zygmunt Bauman è nato a Varsavia dove ha studiato e insegnato sociologia all’Università fino al 1968, quando è stato cacciato perchè ebreo. Dal 1971 insegna sociologia all’Università di Leeds. Tra i suoi libri più importanti tradotti in italiano: Lineamenti di una sociologia marxista, Memorie di classe, La decadenza degli intellettuali, Modernità e Olocausto, Il teatro dell’immortalità, Le sfide dell’etica, Dentro la globalizzazione.”,”EURx-103-FL”
“BAUMGART Fritz”,”Das Kunstgeschichtsbuch. Von der Antike bis zur Gegenwart.”,”Cronologia internazionale di storia dell’ arte. Es. “”1421-69. S. Lorenzo in Florenz von Brunelleschi. Erste 3- schiffige kreuzförmige Basilika der Frührenaissance, mit Vierungskuppel und flachgedecktem Mittelschiff.”” (pag 94)”,”VARx-242″
“BAUMGART Winfried”,”Imperialism. The Idea and Reality of British and French Colonial Expansion, 1800-1914.”,”Lenin and Monopoly Capitalism (pag 111-112)”,”TEOC-005-FMDP”
“BAUMIER Jean”,”Ces banquiers qui nous gouvernent.”,”Jean Baumier, esperto di alta finanza, collaboratore di un grande settimanale, autore di varie opere di carattere economico, tra cui ‘La fin des maitres des forges’, giornalista, rivela qui i meccanismi della macchina bancaria internazionale. Traccia un ritratto dei managers che controllano la stanza dei bottoni, gli uomini d’affari, i grand commis che costituiscono una sorta di super-governo del pianeta. “”Le banquier est un conquérant qui sacrifie des masses pour arriver à un résultat caché; ses soldats sont les intérêts des particliers. Il a ses stratagèmes à combiner, ses embuscades à tendre, ses partisans à lancer, ses villes à prendre. La pluspart de ces hommes sont si contigus à la politique, qu’ils finissent par s’en mêler, et leur fortunes y succombent…”” (Honoré de Balzac, La Maison Nucingen)”,”ECOG-089″
“BAUMONT Maurice”,”L’ essor industriel et l’ imperialisme colonial, 1878-1904.”,”BAUMONT è Membre de l’Institut, Professeur honoraire à la Sorbonne.”,”RAIx-055″
“BAUMONT Maurice”,”La Faillite de la Paix. 1. De Rethondes a Stresa 1918 – 1935.”,”BAUMONT è membro dell’ Institut e Prof alla Sorbona.”,”RAIx-069″
“BAUMONT Maurice”,”Le origini della seconda guerra mondiale.”,”Maurice BAUMONT è uno dei maggiori conoscitori di questa materia. Si è laureato a Parigi con due tesi su ‘La grosse industrie allemande et le charbon’ e ‘La grosse industrie allemande et la lignite’, è divenuto ordinario di geografia commerciale al conservatorio d’ Arti e Mestieri e di storia contemporanea alla Sorbona. Dopo l’ armistizio del 1918 ha collaborato con A.F. PONCET e René MASSIGLI all’ ambasciata francese di Berna. Dal 1919 al 1927 ha vissuto a Berlino vicino ad esperti di cose tedesche come Emile HAGUENIN. Dal 1927 al 1940 è stato membro del segretariato internazionale della Società delle Nazioni.”,”RAIx-108″
“BAUMONT Maurice BERTHELOT Marcel”,”L’Allemagne, lendemains de guerre et de révolution.”,”Maurice Baumont, agrégés de l’Université, e M. Berthelot in missione in Germania Mobilitazione finanziaria dall’inizio della Grande guerra. (pag 110-112) “”Lorsque la guerre éclata, la mobilisation des finances allemandes s’effectua avec autant d’ordre et de célerité que la mobilitsation de l’armée. Tout avait été organisé pour que la richesse du pays fût mise immédiatement à la disposition du gouvernement. Dès 1911, l’Allemagne, instruite par l’expérience d’Agadir, s’était rendu compte qu’il ne lui suffisait pas d’être prête militairement à la guerre; il lui fallait encore être en mesure de supporter sans plier les charges financières énormes qu’une pareille crise occasionnerait, et de rétablir ensuite, aussi vite que possible, son équilibre économique. La guerre n’était-elle point conçue par les disciples de Bismarck comme un phénomène naturel qui, loin de rompre la continuité de l’histoire, s’intercale logiquement dans le cours des événements et favorise les progrès de la nation la plus forte, la meilleure? Bien avant 1914, l’Allemagne a trouvé des financiers et des économistes qui ont préparé, d’accord avec ses soldats, la réalisation de la guerre intégrale. La Reichsbank, sous l’énergique direction de son président, Rudolf Havenstein, est devenue l’organisme central chargé d’opérer cette mobilisation financière. Havenstein exerça une véritable dictature sur le monde bancaire; il s’attache à libérer les finances allemandes de l’influence du capital étranger, à augmenter les encaisses en retenant et en faisant rentrer la monnaie d’or. En 1914, l’Allemagne, sans compter sur d’autres ressources que les siennes, pouvait faire face aux dépenses d’une guerre que l’on espérait courte et brillante. Le 23 juillet, l’encaisse métallique de la Reichsbank atteignait 1.700 millions, et restait à peine inférieure de 200 millions à la somme totale du papier-monnaie mis en circulation. Le gouvernement, de son côté, s’était occupé d’assurer la couverture des frais causés par l’augmentation des armements. (…) Mais la guerre se prolongea, et les combinaisons financières d’Havestein s’écroulèrent par la force des choses. Tandis que l’Etat-Major rédigeait des bullettins de victoire pour soutenir le moral du peuple, le gouvernement; bien que ses ressources diminuassent de jour en jour, voulut persister, lui aussi, à inspirer confiance. Helfferich, qui devint ministre des Finances en 1915 et, un an plus tard vice-chancellier, attacha son nom à une politique de banqueroute déguisée dont les deux principes furent la multiplication des emprunts et la multiplications du papier-monnaie. Pendant quatre années, les finances de l’Allemagne vécurent presque exclusivement d’emprunts intérieurs et de papier. C’était un procédé dont on comprit plus tard le danger. Le sort des neuf emprunts de guerre était lié à celui de la victoire. Dès le jouir qu’elle fut battue, l’Allemagne se trouva formidablement gravée.”” (pag 110-112)”,”GERG-092″
“BAURMEISTER Carl Leopold, Adjutant Generale Major”,”Revolution in America. Confidential Letters and Journals 1776-1784 of Adjutant General Major Baurmaister of the Hessian Forces.”,”Hessians, from Hesse, Germany) (dell’omonima regione tedesca): dell’Assia loc agg Hessian n (native of Hesse, Germany) (abitanti dell’Assia) assiano, assiana nm, nf There are more than six million Hessians. Hessian n historical (soldier from Hesse, Germany) (storico: mercenario) assiano nm Great Britain hired hessians to fight in the American Revolutionary War. La Gran Bretagna arruolò degli assiani affinché combattessero nella guerra d’indipendenza americana. Gli Assiani (in inglese: Hessians; in tedesco: Hessische Truppen) erano soldati tedeschi del XVIII secolo reclutati come mercenari dal Regno di Gran Bretagna per prestare servizio e rafforzare le truppe del British Army in varie campagne di guerra; il loro nome derivava dallo stato tedesco dell’Assia-Kassel, dove erano in maggioranza reclutati. Il rapporto tra l’Assia e Hannover con la Gran Bretagna durante la Guerra di Indipendenza Americana è stato un argomento di interesse storico. Gli Assiani erano soldati tedeschi del XVIII secolo reclutati come mercenari dal Regno di Gran Bretagna per prestare servizio e rafforzare le truppe del British Army in varie campagne di guerra. Il loro nome derivava dallo stato tedesco dell’Assia-Kassel, dove erano in maggioranza reclutati 1. Durante la Guerra di Indipendenza Americana, gli Assiani furono impiegati dall’esercito britannico. Tuttavia, il loro contributo alla guerra fu limitato e non ebbe un impatto significativo sul risultato finale della guerra 12.”,”USAG-001-FSD”
“BAUSANI Alessandro a cura; scritti di I.A. KRYVELEV S.V. JUROVSKIJ A.A. POPOV M.I. SAHNOVIC J.A. LEBADA V.I. MIHEEV e altri”,”La religione nell’ URSS.”,”scritti di I.A. KRYVELEV S.V. JUROVSKIJ A.A. POPOV M.I. SAHNOVIC J.A. LEBADA V.I. MIHEEV e altri “”Plechanov si serve come sinonimo di convinzioni religiose, del termine “”elemento mitologico della religione””; egli identifica in tal modo la convinzione religiosa con quella mitologica, e le concezioni religiose in generale con la mitologia. Questi concetti non si possono identificare. Per illustrare il concetto che qui ci interessa , il termine più adatto è “”credenze””. (pag 263, I.A. Kryvelev) “”A suo tempo, il marxista olandese Pannekoek diede la seguente definizione “”dell’ aspetto essenziale della religine””: “”fede in un essere soprannaturale, che dirigerebbe il mondo e disporrebbe del destino degli uomini””. Contro tale definizione, Plechanov sollevò due obiezioni: in primo luogo, la religione è legata alla fede non in uno, ma in diversi esseri soprannaturali; in secondo luogo, l’ aspetto caratteristico della religione secondo Plekhanov è il credere nell’ esistenza non semplicemente di esseri soprannaturali, ma di una o più divinità””. (pag 263, idem) “”Ogni religione altro non è che il riflesso fantastico nella mente degli uomini di quelle forze esterne le quali dominano su di loro nella vita quotidiana; riflesso, in cui le forze terrene assumono aspetto sovrannaturale.”” (F. Engels, pag 243, cit. in A. Bausani, a cura, ‘La religione nell’ URSS’)”,”RELx-040″
“BAUSANI Alessandro”,”L’Islam. Una religione, un’etica, una prassi politica.”,”Dall’Atlantico al Pacifico oltre 600 milioni di fedeli. Alessandro BAUSANI (1921-1989), dopo esser stato ordinario dei lingua e letteratura persiana all’Istituto Universitario Orientale di Napoli, ha insegnato Islamistica all’Università di Roma ed è stato direttore dell’Istituto di Studi Islamici presso quella Università. E’ autore di una ventina di volumi e di numerose pubblicazioni in riviste scientifiche italiane e straniere. Ha tradotto il Corano. “”(…) una conseguenza singolare è che, siccome solo all’ imam (sciita) spetta dichiarare (come al califfo sunnita) la guerra santa, la ‘si a’ – che pur mette la guerra santa come uno dei pilastri (arkan) dell’Islam alla pari della preghiera e del digiuno – ritiene impossibile farla, ora, in attesa del ritorno dell’imam, e la guerra santa è solo ammessa dagli sciiti in caso di estrema difesa contro attacchi nemici”” (pag 104-105)”,”RELx-001-FC”
“BAUSANI Alessandro, a cura”,”Testi religiosi zoroastriani.”,”‘La lingua pahlavi, conosciuta anche come medio persiano, è una fase storica della lingua persiana utilizzata principalmente durante l’Impero sasanide (III-VII secolo d.C.). Originariamente parlata nel sud-ovest dell’Iran, si diffuse in altre regioni, soppiantando gradualmente altre lingue e dialetti iranici 1. La lingua pahlavi è documentata attraverso una varietà di testi, tra cui iscrizioni, documenti amministrativi e opere religiose, come l’Avesta, il testo sacro dello zoroastrismo. La scrittura pahlavi deriva dall’aramaico del periodo achemenide e si sviluppò sia in carattere maiuscolo, utilizzato principalmente nelle iscrizioni, sia in carattere corsivo, usato per la comunicazione quotidiana. La letteratura pahlavi comprende opere di carattere religioso, cortese, sapienziali e d’intrattenimento, molte delle quali sono state trasmesse all’interno delle comunità zoroastriane d’India e d’Iran 3.’ (f. copilot) ‘Zoroastro, noto anche come Zarathustra, è stato un profeta e mistico iranico. La sua vita e il suo insegnamento sono strettamente legati all’antica Persia, che corrisponde all’odierno Iran 2. Sebbene non si conosca con precisione il periodo in cui sia vissuto, gli studiosi collocano la sua esistenza tra l’XI e il VII secolo a.C., con alcune ipotesi che lo situano addirittura nell’Età del Bronzo 2. La sua area geografica di attività è compresa tra gli odierni Afghanistan e Turkmenistan’. (idem)”,”RELx-002-FGB”
“BAVEREZ Nicolas”,”Raymond Aron. Un moraliste au temps des idéologies.”,”””Conflit est le père de tous les êtres, le roi de tous les êtres; aux uns il a donné formes de dieux, aux autres d’hommes. Il a fait les uns esclaves, les autres libres”” (Héraclite) in apertura “”‘Les Etapes de la pensée sociologique’ retiennent sept grands auteurs, Montesquieu, Comte, Marx, Tocqueville, Durkheim, Pareto et Weber, dont le choix était commenté en préambule. La présence de Montesquieu sonnait comme un manifeste en faveur d’une sociologie philosophique, qui se distinguait à la fois de Durkheim et de Talcott Parsons. ‘L’Esprit des lois’, par sa démarche comparative cherchant à cerner les variables des régimes et des Etats, introduisait la sociologie dans la philosophie politique. L’influence de Léon Brunschwicg joua également qui, dans ‘Les Progrès de la conscience dans la philosophie occidentale’, érigeait Montesquieu en figure du sociologique exemplaire par le recours à la méthode analytique contre la méthode synthétique qu’élaborènt au XIXe siècle Auguste Comte et ses successeurs. (…) Aron, comme à son habitude, joignait à un scrupuleux souci d’objectivité, qui l’amena à marquer l’importance de Durkheim en dépit des réticences qu’il éprouvait pour sa théorie totalisante du social, ou à critiquer Weber en dépit de la sympathie et de l’admiration qu’il nourrissait pour lui depuis sa jeunesse, un point de vue engagé: “”Je me réclame, dans la conclusion de la première partie, de l’école des sociologues libéraux, Montesquieu, Tocqueville, auxquels je joins Elie Halévy. Je le fais non sans une ironie (“”descendant attardé””) qui a échappé aux critiques de ce livre, déjà paru aux Etats-Unis et en Grande-Bretagne. Il ne me paraît pas inutile d’ajouter que je ne dois rien à l’influence de Montesquieu ou de Tocqueville dont je n’ai sérieusement étudié les oeuvres qu’au cours des dix dernières années. En revanche, j’ai lu et relu les livres de Marx depuis trente-cinq ans. J’ai plusieurs fois usé du procédé rhétorique du parallèle ou de l’opposition Tocqueville-Marx, en particulier dans le premier chapitre de l”Essai sur le libertés’. Je suis arrivé a Tocqueville à partir du marxisme, de la philosophie allemande et de l’observation du monde présent. Je n’ai jamais hésité entre ‘La Démocratie en Amérique’ et ‘Le Capital’. Comme la plupart des étudiants et des professeurs français, je n’avais pa lu ‘La Démocratie en Amérique’ quand, pour la première fois, ne 1930, je tentai, sans y parvenir, de me démontrer à moi-même que Marx avait di vrai et que le capitalisme était une fois pour toutes condamné par ‘Le Capital’. Je continue, presque malgré moi, à prendre plus d’intérêt aux mystères du ‘Capital’ qu’à la prose limpide et triste de ‘La Démocratie en Amérique’. Mes conclusions appartiennent à l’école anglaise, ma formation vient surtout de l’école allemande (1)”” ((1) Raymond Aron, ‘Les Etapes de la pensée sociologique’, p. 21)”” [Nicolas Baverez, Raymond Aron. Un moraliste au temps des idéologies, 2006] (pag 404-405) [Nicolas Baverez, Raymond Aron. Un moraliste au temps des idéologies, 2006] Baverez è uno storico ed economista, scrive su Le Point, Echos e sul Monde. Nicolas Baverez Wikip: Nicolas Baverez à l’université d’été du MEDEF en 2009. Nicolas Baverez Écouter, né le 8 mai 1961 à Lyon et avocat depuis 1998, est un essayiste français. Normalien de la rue d’Ulm (promotion 1980) et énarque (promotion Michel de Montaigne, 1988), il est également docteur en histoire et agrégé de sciences sociales1. Sa pensée a été fortement influencée par Raymond Aron. Sommaire [masquer] 1 Parcours 2 Pensée 3 Publications 4 Distinctions 5 Notes et références 6 Liens externes Parcours[modifier] Nicolas Baverez entre à l’École normale supérieure en 1980 ; durant sa scolarité à l’ENS, il obtient un diplôme de Sciences Po Paris (1982), un DEA d’histoire à l’Université Paris I Panthéon-Sorbonne (1983), et passe avec succès le concours d’agrégation en sciences sociales (1983). En 1986, il soutient sa thèse de doctorat-ès-lettres en histoire sur le thème Chômages et chômeurs dans les années 1930. Il intègre l’ÉNA en 1986. En 1988, Nicolas Baverez est nommé auditeur à la Cour des comptes, puis conseiller référendaire trois ans plus tard. De 1993 à 1995, il est membre du cabinet de Philippe Séguin, alors Président de l’Assemblée nationale, chargé des problèmes économiques et sociaux. De 1995 à 1998, il occupe chez Fimalac le poste de directeur de la communication et du développement. En 1998, il rejoint le barreau de Paris et devient associé chez Brandford-Griffith & Associés, en charge de l’activité de droit public économique. En 2004, il quitte ce cabinet pour Gibson, Dunn & Crutcher LLP1, pour qui il gère les intérêts, entre autres, des compagnies de chemin de fer française et britannique dans le conflit qui les oppose à Eurotunnel. Il est également inscrit au Barreau de Los Angeles. Depuis 2002, Nicolas Baverez est membre du comité d’éthique entrepreneuriale du MEDEF (Mouvement des entreprises de France)2. Il est également membre du comité directeur de l’Institut Montaigne3, et y préside le groupe de travail Affaires étrangères et défense. Nicolas Baverez est éditorialiste pour l’hebdomadaire Le Point4, il l’a longtemps été pour Les Échos et écrit pour Le Monde5, autant de tribunes qui lui valent d’être considéré comme chef de file des « déclinistes ». Depuis septembre 2008 il intervient de façon bimensuelle sur France Culture dans l’Économie en questions6 animé par Olivier Pastré. Il est membre du Comité de direction de la revue Commentaire, du comité international de parrainage de la revue Politique américaine et du comité éditorial de la revue Géoéconomie. Depuis 1995, il enseigne à l’École nationale d’administration. En 2008, Nicolas Baverez est membre du Conseil d’administration de l’université Jean Moulin Lyon 3 auquel il a été nommé par le président Hugues Fulchiron au titre des personnalités extérieures. Il a participé aux conférences Bilderberg de 20097, 20118 et 20129. Pensée[modifier] Nicolas Baverez est libéral (il écrit : « L’antilibéralisme est un fléau qui se trouve au principe du déclin et de la régression de la France10 »). Il est l’un des principaux représentants d’un courant qui se veut décrire avec réalisme la situation économique de la France et que ses opposants qualifient de « décliniste »11,12 : Nicolas Baverez dénonce un déclin relatif de la France par rapport au reste du monde dont il situe les causes dans l’intervention trop forte et à mauvais escient de l’État dans l’économie ou la fiscalité trop lourde. La France, selon lui, reste le seul pays développé qui s’échine à maintenir le modèle « caduc » d’économie fermée et administrée des années 196013. Publications[modifier] L’Impuissance publique (en collaboration avec Denis Olivennes), Calmann-Lévy, 1994 (ISBN 2702118224) L’ Invention du chômage (en collaboration avec Robert Salais et Bénédicte Reynaud-Cressent),Presses Universitaires de France – PUF, 1999 (ISBN 978-2130499435) Raymond Aron, un moraliste au temps des idéologies, Flammarion, 1997 (ISBN 2080667769), Flammarion, 2005 (ISBN 208210494X) ; Édition poche : Flammarion, 1999 (ISBN 2080813323), Perrin, 2006 (ISBN 2262025517) Les Trente Piteuses, Flammarion, 1998 (ISBN 2082115682). Édition poche : Flammarion, 1999 (ISBN 2080814125) La France qui tombe : Un constat clinique du déclin français, Perrin, 2003 (ISBN 2262021635) ; Édition poche : Perrin, 2006 (ISBN 2262025436) La Revanche de l’histoire, Flammarion, 2004 (ISBN 2082102289) Comment va la France ? La grande enquête du Monde (en collaboration avec Daniel Cohen, et Jean-Paul Fitoussi), Éditions de l’Aube, 2004 (ISBN 287678937X) Dictionnaire d’histoire, économie, finance (en collaboration avec Frédéric Teulon & Guillaume Bigot),Presses Universitaires de France – PUF, 2004 (ISBN 9782130543183) Aron : Penser la liberté, penser la démocratie, Gallimard, 2005 (ISBN 2070775771) Le chômage, à qui la faute?, (en collaboration avec Jean-Baptiste de Foucault, Alain Minc & Alain Houziaux), Editions de l’Atelier, 2005 (ISBN 9782708238008) Nouveau monde, vieille France, Perrin, 2006 (ISBN 2262024189) Psychanalyse de l’antilibéralisme : Les Français ont-ils raison d’avoir peur ?, Saint-Simon, 2006 (ISBN 2915134243) Vieux pays, siècle jeune : La France et le monde 2001-2005, Perrin, 2006 (ISBN 2262024189) Que faire ? Agenda 2007, Perrin, 2006 (ISBN 2262025207) ; Édition poche : Perrin, 2007 (ISBN 9782262026158) En route vers l’inconnu, Perrin, 2008 (ISBN 9782262029487) Après le déluge. La grande crise de la mondialisation, Perrin, 2009 (ISBN 9782262032005)”,”TEOS-207″
“BAVEREZ Nicolas”,”Francia: il declino.”,”Nato nel 1961, Nicolas Baverez ha coronato la sua formazione frequentando la prestigiosa Ecole Nationale d’Administration, fucina dell’élite amministrativa francese. Abbandonata la funzione pubblica per esercitare con successo l’attività di avvocato specializzato in questioni economiche, ha praticato, in parallelo, una brillante attività di saggista pubblicando diverse riflessioni a carattere storico ed economico ed una biografia di Raymond Aron. Editorialista per il quotidiano Le Monde ed il settimanale Le Point, è membro del Comitato di Direzione della rivista Commentaire. É stato uno stretto collaboratore di Philippe Séguin, quando quest’ultimo era Presidente dell’Assemblée Nationale. Collabora attualmente con il Corriere della Sera.”,”FRAV-018-FL”
“BAYARD Jean-Pierre”,”Le Compagnonnage en France.”,”ANTE3-39 “”Science sans conscience, c’est la mort de l’âme”” Rabelais (in Bayard, Le Compagnonnage) Le terme compagnonnage désigne principalement une branche du mouvement ouvrier français, célèbre pour son Tour de France, qui connut l’apogée de sa renommée avec Agricol Perdiguier au milieu du XIXe siècle avant de disparaître presque entièrement suite à l’industrialisation, à la transformation de l’apprentissage et à l’autorisation des syndicats ouvriers [1]. Il a cependant échappé à l’extinction au début du XXe siècle [2] avant de connaître une période de renouveau. Le compagnonnage a également été pratiqué plus marginalement en Belgique, et sous une forme un peu différente au Canada et en Allemagne. Mais il ne s’est jamais implanté en Grande-Bretagne, dans laquelle une autre forme d’organisation, les « sociétés amicales » ont succédé aux confréries et corporations du Moyen Âge.”,”MFRx-305″
“BAYAT Assef”,”Workers and Revolution in Iran.”,”Assef BAYAT ha studiato alla Univ of Kent a Canterbury e è attualmente visiting Research Fellow al Center for Middle Eastern Studies, Univ of California, Berkeley. Scrive pure su Monthly Review.”,”MVOx-003″
“BAYAT Assef”,”Workers and Revolution in Iran.”,”Proletarizzazione. Tabella 4-6. Compozione etnica degli operai delle fabbriche di Teheran (1981-82). (pag 43)”,”MVOx-003-FV”
“BAYLE Pierre, a cura di Gianfranco CANTELLI”,”Dizionario storico-critico. Vol. I.”,”BAYLE Pierre, nato a Carla, nel Tolosano, nel 1647 da famiglia calvinista, per seguire i corsi di filosofia presso il collegio dei gesuiti a Tolosa si convertì al cattolicesimo, ma al termine del corso riabbracciò il calvinismo. Al centro di tutte le polemiche religiose del suo tempo, si attirò numerose persecuzioni che lo costrinsero a passare continuamente da una città all’ altra, da Ginevra a Parigi, da Sedan a Rotterdam, dove morì nel 1706. Critico irriducibile di ogni certezza dogmatica, BAYLE raccolse nelle 2039 fittissime voci del Dizionairo tutto il materiale che un’ erudizione criticamente sorvegliata poteva mettere al servizio del dibattito culturale e religioso contemporaneo. La selezione operata da CANTELLI ha raccolto voci da cui emergono chiaramente lo scetticismo e la miscredenza di BAYLE e i caratteri di un’ opera che aprì la via all’ Enciclopedia e al pensiero moderno. La protesta dell’ avversario. “”Dai tempi di Lutero e di Calvino non credo che si trascorso un anno senza che sia stata rivolta loro l’ accusa di fare Dio autore del peccato. Il professore di cui parlo riconosce che per quanto riguarda Lutero questa accusa è giusta; i luterani sostengono oggi la stessa accusa contro Calvino. I cattolici romani la sostengono tanto contro l’ uno che contro l’ altro. I gesuiti la sostengono contro i giansenisti. Coloro che sono un po’ più equi e moderati non considerano come un atto di cattiva fede la protesta sollevata dall’ avversario che dichiara di non imputare a Dio il peccato dell’ uomo e quindi di non farne Dio l’ autore; convengono cioè che l’ avversario non professa questa dottrina formalmente e ammettono che non vede tutto il significato implicito del suo dogma, ma aggiungono che “”protestatio facto contraria nihil valet”” (1) e che se quegli cercasse di definire esattamente ciò che Dio avrebbe dovuto necessariamente fare per essere l’ autore del peccato di Adamo, troverebbe che, secondo il dogma da lui stesso stabilito, Dio ha fatto tutto ciò che bisognava fare per essere tale. Voi fate dunque – aggiungono – tutto il contrario di ciò che faceva Epicuro: negava in fondo che esistessero degli dèi e purtuttavia diceva che ve ne erano; voi al contrario negate con le vostre parole che Dio sia l’ autore del peccato, ma in fondo è proprio questa la dottrina che professate””. (pag 57-58)”,”FILx-284″
“BAYLE Pierre, a cura di Gianfranco CANTELLI”,”Dizionario storico-critico. Vol. II.”,”Nulla dal nulla. “”Questo principio degli antichi, ex nihilo nihil fit, “”nulla si fa da nulla””, si presenta incessantemente alla nostra immaginazione e risplende di una luce così vivida da constringerci a desistere dall’ impresa non appena avessimo cominciato a concepire qualcosa sulla creazione; che un Dio, poi, infinitamente buono, infinitamente santo, infinitamente libero, che poteva fare delle creature sempre sante e sempre felici, abbia invece preferito che fossero malvage e infelici per l’ eternità, è una cosa inconcepibile per la nostra ragione, tanto più che essa non è in grado di capire come sia possibile accordare la libertà dell’ uomo con le qualità di un essere tratto dal niente.”” (pag 415) Contro Spinoza. “”Siffatta ipotesi porta a concludere che questa causa necessaria, non ponendo alcun limite alla sua potenza, e non avendo come regola delle sue azioni né la bontà né la giustizia né la sapienza, ma la sola forza infinita della propria natura, ha dovuto modificarsi secondo tutte le realtà possibili, per cui, gli errori, i delitti, il dolore e la tristezza, modalità altrettanto reali quanto le verità, le virtù e i piaceri, sono dovuti entrare a far parte dell’ universo. Spinoza credeva di soddisfare in tal modo alle obiezioni dei manichei contro l’ unità di questo principio (…). Spinoza risponderebbe: poiché il mio principio ha la potenza di fare il bene e il male, e poiché fa tutto ciò che può fare, è necessario che nell’ universo ci siano tanto il bene che il male. Ponete ora – ve ne prego – su di una esatta bilancia, i tre inconvenienti che Spinoza ha voluto evitare e le stravaganti e abominevoli conseguenze dell’ ipotesi da lui seguita: troverete che la sua scelta non è stata né quella di un uomo dabbene né quella di un uomo intelligente.”” (pag 416, Benedetto Spinoza (pag 355-459))”,”FILx-285″
“BAYLE Pierre, a cura di Gianfranco CANTELLI”,”Pensieri diversi scritti a un dottore di Sorbona in occasione della cometa apparsa nel mese di dicembre 1680 (Pensieri sulla cometa); con l’ ‘Aggiunta’ pubblicata il 1694.”,”‘Bayle è stato l’uomo, secondo Marx (cfr. La sacra famiglia, VI, 2), che avrebbe tolto ogni credito alla metafisica’ (vedi di seguito): Pierre Bayle ( http://www.filosofico.net/bayle.htm) A cura di Ernesto Riva Pierre Bayle nacque a Carla, vicino a Tolosa, nel 1647 da famiglia protestante (il padre era un modesto ministro calvinista). Apprese il latino e il greco sotto la guida del padre e, dopo aver frequentato la scuola del paese natale, entrò nel 1666 nell’accademia di Puylaurens. Si trasferì successivamente a Tolosa e qui si convertì al cattolicesimo, rompendo con la propria famiglia. Ma nel 1670 abiurò il cattolicesimo e ritornò alla religione riformata. Alla fine del 1675 fu nominato professore di filosofia dapprima all’Accademia protestante di Sedan, poi a quella di Rotterdam, svolse un’intensa attività pubblicistica difendendo la tolleranza religiosa e la libertà di pensiero. La tolleranza religiosa trova il suo fondamento, secondo Bayle, nell’obbligo di ciascuno di seguire unicamente il giudizio della propria coscienza, obbligo che non può essere contrastato o impedito con la violenza anche se si tratta di una coscienza errante. Nel 1682 pubblicò i Pensieri sulla cometa, che costituiscono la sua prima presa di posizione contro il valore della tradizione come criterio o garanzia di verità. Nel 1684 iniziò la pubblicazione delle “Nouvelles de la République des Lettres”, un periodico letterario di grande diffusione e fortuna, che lo accreditò come protagonista della vita intellettuale europea. La critica di Bayle diventerà ancora più radicale nel Dizionario storico e critico (1697), che è la sua opera fondamentale. Morì nel 1706. Ragione e storia Il modo in cui il Dizionario storico critico è stato condotto rivela il compito negativo e critico che Bayle attribuisce alla ragione umana. La ragione risulta però purtroppo incapace di dirimere le dispute: essa è adatta soltanto a far conoscere all’uomo le sue tenebre e la sua impotenza. È più onesto riconoscere l’incapacità della ragione e accettare umilmente la parola di Dio, anziché ingannare se stessi con prove fittizie e dimostrazioni inconcludenti. Tuttavia c’è un altro insegnamento positivo e che è quello che Bayle esprime dicendo: “Non c’è nulla di insensato che ragionare contro i fatti”. Egli ritiene che bisogna risalire alle fonti di ogni testimonianza, vagliarla criticamente rispetto all’intento esplicito o sottinteso del suo autore, e rigettarla ogni volta che appaia infondata o sospetta. Da questo punto di vista, possiamo considerare Bayle il fondatore della acribia storica (rigore critico, precisione). Uno storico, per Bayle, “deve essere attento solo agli interessi della verità e deve sacrificare a questa il risentimento di un’ingiuria, il ricordo di un beneficio e l’amore stesso della patria”. Bayle ritiene disonesto per il filosofo o il teologo ignorare o chiudere gli occhi di fronte alle contraddizioni della propria dottrina almeno quanto è disonesto per lo storico ignorare o alterare i fatti. Pensieri sulla cometa Bayle è stato l’uomo, secondo Marx (cfr. La sacra famiglia, VI, 2), che avrebbe tolto ogni credito alla metafisica. Non solo. Egli avrebbe annunziato la società atea, la quale avrebbe dovuto cominciare presto ad esistere mediante la dimostrazione che una società di puri atei poteva esistere, che un ateo può essere un uomo rispettabile, che l’uomo non si degrada con l’ateismo ma soltanto con la superstizione e l’idolatria! L’occasione della celebre controversia sull’ateismo e della tesi difesa dal Bayle, fu l’apparizione nel 1680 di una cometa che mise in subbuglio tutta l’Europa poiché le masse la giudicavano un segno divino come presagio di malaugurio, foriero di fatti e eventi funesti: un castigo evidentemente e soprattutto contro quanti coltivavano l’incredulità e professavano l’ateismo. La tesi che Bayle sviluppò nei Pensieri diversi era contro ogni allarmismo superstizioso, ossia che nel caso non si trattava affatto di un segno straordinario di Dio, ma di un evento del tutto naturale. L’attribuire ogni fatto straordinario della natura a un miracolo o intervento speciale di Dio, il vedere in tali fatti dei presagi divini come fanno certi cristiani può essere un fomentare la superstizione e l’idolatria. I cristiani, se non vogliono ripetere l’errore dei pagani, farebbero meglio ad attribuirli alle cause naturali cioè alle leggi generali della natura stabilite da Dio, che non appellarsi a volontà particolari di Dio destinate a produrre miracoli. Quindi ciò che il Bayle vuole affermare è un criterio di sobrietà teologica: non nega affatto né la realtà né la possibilità dei miracoli ma, partendo dal caso specifico della comparsa della cometa, osserva che 1) simili fatti possono essere semplicemente naturali; 2) che non hanno affatto il carattere di un presagio divino, ossia non implicano una particolare connessione con la divina provvidenza ed i suoi rapporti con l’uomo e col governo del mondo; 3) un simile rapporto tornerebbe a tutto vantaggio dell’idolatria e della superstizione più che a danno e confutazione dell’ateismo. La polemica sull’ateismo Anzi – e qui Bayle entra nel vivo della questione – si può affermare che Dio abomina più l’idolatria e la superstizione, che pongono falsi dèi, che non l’ateismo. L’ateismo è semplice rifiuto, mentre l’idolatria è detta da Dio stesso furto e peggio ancora prostituzione. Più grave è errare sull’essenza del concetto stesso di Dio e adorare per Dio le creature, che non avere nessun concetto di Dio e non rendergli alcun onore. Infatti, basta scorrere la mitologia pagana che presenta gli dèi implicati in ogni sorta di brutture, per persuadersi che il genere umano era assai più corrotto nell’idolatria di quanto non possa esserlo nella semplice privazione della religione. Bayle osserva inoltre che, benché senza una grazia speciale nessun uomo possa, secondo la teologia, operare per il puro amore di Dio, pure l’uomo può comportarsi onestamente e fare buone azioni per i soli motivi umani, per inclinazione, per amore della lode o paura del biasimo: perciò può darsi benissimo che alcuni cosiddetti atei, benché privi di ogni religione, osservino una forma di convenienza e onestà civile. Perciò atei come Epicuro e Plinio potevano ben avere una vita onesta e regolata. Non è vero allora che l’ateo debba essere senz’altro immorale e immerso in ogni sorta di vizi, né basta sapere che una cosa è proibita da Dio per evitarla. L’ateismo è perciò minore ingiuria a Dio che non la negazione dei suoi attributi fondamentali e soprattutto della sua santità. È minore errore concepire Dio separato e disinteressato dal mondo, che non pensarlo dipendente dal medesimo come fa il paganesimo. In sintesi, il confronto non è perciò fra religione e ateismo in generale, ma fra paganesimo come religione corrotta e l’ateismo di alcuni, i quali possono aver ispirato la loro vita a principi di onestà e correttezza naturale. Il risultato del confronto è quindi che si possono dare persone che si dicono religiose, le quali conducono una vita disonesta, e persone che sono e si dicono atee, le quali conducono una vita onesta. In conclusione è dunque innegabile che lo scritto di Bayle sulle comete (si ricordi che siamo alla fine dei Seicento) tenda a togliere l’impressione di orrore che può suscitare l’ateismo e ad incutere un certo rispetto verso la categorie degli atei speculativi o teorici e a diffondere una esplicita accusa o sospetto di ipocrisia o di insufficienza verso la religione in generale. Quello che ha sollevato esplicitamente Bayle è in altri termini il problema dei rapporti fra morale e religione, che è tutt’altro che semplice. La morale e la religione sono correlate o devono essere autonome? In Bayle sembra che l’uomo possa arrivare a fare il bene anche partendo dalla negazione radicale di ogni religione. Qualunque sia stata l’intenzione di Bayle, il suo influsso sull’illuminismo e sul materialismo ateo dei secoli seguenti è stato enorme. Gli atei gli riconoscono il merito di aver messo fine alla loro clandestinità e di aver riconosciuto il patente diritto di uscire in pubblico e a fronte alta.”,”FILx-338-FF”
“BAYLE Pierre, scelta a cura di Gian Piero BREGA”,”Pensieri sulla cometa e Dizionario storico e critico.”,”‘Visse e morì da saggio: fra gli infiniti elogi che sono stati tributati a Bayle, questo di Voltaire, nella sua tacitiana brevità, è forse il più completo e commosso. L’uomo che gettò lo scompiglio nella cultura accademica settecentesca, che lasciò ai philosophes e agli enciclopedisti uno stile polemico lucido e agguerrito, che vide arridere alle proprie opere successi inauditi, che fu infine perseguitato e colpito con accanimento feroce da ua formidabile coalizione di fanatici, quest’uomo conservò sempre intatta, nella buona come nell’avversa fortuna la dignità e l’imperturbabilità di un filosofo antico. I suoi scritti lo misero in contatto con le più forti personalità d’allora, da Arnauld a Leibniz, che si fecero un punto d’onore di entrare in polemica con lui per misurarsi col suo invincibile spirito critico, la sua mirabile dialettica: egli venne così a trovarsi al centro della cultura europea, ma con discrezione e modestia, tanto che parve quasi non accorgersene. La sua vita è nelle sue opere: in esse ritroviamo l’ardore antidogmatico, la concezione di una ragione critica e spregiudicata, la libertà intellettuale, la tolleranza, l’autonomia della morale: posizioni, queste, che egli tenne e difese senza retorica, spinto solo dalla sua aperta coscienza di uomo nuovo, impegnato costantemente in ogni atto e in ogni pensiero nella lotta contro l’oscurantismo. In questa antologia vengono presetnate per la prima volta in traduzione italiana opere come ‘La Cometa’ e il ‘Dizionario Storico e Critico’, che nel settecento ebbero immensa fortuna. In quarant’anni, del solo ‘Dizionario’ si contarono undici edizioni e un paio di traduzioni inglesi: successo, per quell’epoca veramente clamoroso. Poi Voltaire e gli enciclopedisti, diretti eredi dello spirito bayliano, parvero eclissarne lo splendore, e l’autore della ‘Cometa’ fu più citato che letto”” (risvolto di copertina) Storico, filosofo e polemista (La Carla, Ariège, 1647 – Rotterdam 1706). La produzione di B., nata da intenti polemici e ispirata al razionalismo, trova la sua migliore espressione nel Dizionario storico-critico (1695-96), in cui le erudite voci biografiche diventano lo spunto per la discussione di grandi problemi filosofici. B. difese il principio della tolleranza religiosa e considerò possibile una società di atei. (Trec.) «La persuasione che l’ateismo sia il peggior stato in cui ci si possa trovare è la conseguenza di un falso pregiudizio concernente la luce della coscienza». Pierre Bayle è stato un filosofo, scrittore e storico francese (wikip)”,”FILx-586″
“BAYLY Christopher A.”,”The Birth of the Modern World, 1780-1914. Global Connections and Comparisons.”,”Christopher A. Bayly is Vere Harmsworth Professor of Imperial and Naval History at the University of Cambridge and a Fellow of St Catharine’s College, Cambridge. List of Illustrations, Photo, List of Maps and Tables, Series Editor’s Preface, Acknowledgments, Notes and Conventions, Introduction, Notes, Bibliography, Index,”,”ECOI-149-FL”
“BAYLY Christopher A.”,”La nascita del mondo moderno, 1780-1914.”,”Christopher Alan Bayly è tra i più autorevoli storici dell’India e dell’Impero britannico. Oggi dirige il Centre of South Asian Studies dell’Università di Cambridge.”,”STOU-041-FL”
“BAYNAC Jacques”,”Les socialistes revolutionnaires.”,”Nato nel 1939, Jacques BAYNAC è uno storico specialista nella storia dei movimenti rivoluzionari. Ha pubblicato varie opere sulla rivoluzione russa. Si è interessato al terrorismo bolscevico prima della rivoluzione (Kamo, l’homme de Lenine) e al terrorismo di Stato post-rivoluzione (Le Terreur sous Lenine). Ha pubblicato una storia del 1° maggio (Mai retrouvé). Collabora occasionalmente a ‘Liberation’ e alla rivista ‘Libre’.”,”RIRx-063″
“BAYNAC Jacques”,”Kamo. L’ uomo di Lenin. Una biografia.”,”Semion Ter PETROSIAN nasce a Gori in Georgia nel 1882 e muore per incidente nel 1922. In quel momento svolgeva la carica di capo delle dogane in Transcaucasia.”,”RIRB-041″
“BAYNAC Jacques in collaborazione con Alexandre SKIRDA e Charles URJEWICZ; scritti di Jacques BAYNAC S.P. MELGUNOV W. WOITINSKY J. MARTOV A. SKIRDA D. CHARACHIDZE’ R. DUGUET I.Z. STEINBERG”,”La terreur sous Lenine, 1917-1924.”,”Contiene dedica dell’ A a J.F. Chiappe Scritti di Jacques BAYNAC S.P. MELGUNOV W. WOITINSKY J. MARTOV A. SKIRDA D. CHARACHIDZE’ R. DUGUET I.Z. STEINBERG. “”Dopo la prima grande retata degli anarchici nella primavera del 1918, le persecuzioni a loro riguardo si succedono in una catena ininterrotta, in tutta la Russia, durante gli anni seguenti, prendendo un carattere sempre più sfrenato e impudente. (…) Nel 1919, nello stesso tempo che le persecuzioni contro gli anarchici di Russia, che continuano bellamente, cominciano le persecuzioni sistematiche verso gli anarchici d’ Ucraina. (…) Durante l’ estate dello stesso anno, dopo il famoso ordine n° 1824 di Trotsky, che dichiarava fuori legge il movimento makhnovista, gli anarchici furano arrestati e fucilati assieme ai makhnovisti. (…)””. (pag 179-180)”,”RIRO-288″
“BAYNAC Jacques”,”Kamo. L’uomo di Lenin. Una biografia.”,”Semion Ter Petrosian (Kamo) nasce a Gori in Georgia nel 1882 e muore per incidente nel 1922. In quel momento svolgeva la carica di capo delle dogane in Transcaucasia. “”Il brigante del Caucaso come lo chiama Lenin scherzando”” (Medvedjeva Ter Petrosan) “”Secondo Trotzkij, uno dei maggiori protagonisti di questa prima rivoluzione russa, “”dal 9 gennaio 1905 fino alla convocazione della prima ‘duma’ di Stato [lo pseudo parlamento concesso dallo zar per spezzare la rivoluzione, accogliendo apparentemente le richieste dei liberali e dei borghesi], che ebbe luogo il 27 aprile 1906, il governo dello zar fece massacrare più di 15.000 persone; circa 20.000 furono ferite (e di queste molte morirono); 70.000 individui furono arrestati, deportati incarcerati”” (2). In ogni modo, i dati della ‘Strana’ non comprendono le vittime dei pogrom, il più famoso dei quali è quello di Kisinev. Dimenticano anche le numerosissime vittime armene e musulmane dei massacri razziali attuati nel 1905 nell’Azerbaigian e in Armenia, che si svolsero in un’atmosfera di terrore raramente eguagliata nella storia. In un periodo di calma, il console di Francia a Baku, Jules Claine, scriveva: “”Da nessuna parte la vita umana è meno rispettata (di qui); non passa giorno senza assassinii; l’autorità esiste solo di nome; la plebaglia rispetta solo la ‘nagajka’ (frusta) cosacca; e il governatore generale, forse lo stesso zar, senza questo necessario strumento del potere, sarebbero disconosciuti e rovesciati””. L’astio contadino, il grugnito borghese, la collera operaia, unendosi, misero il trono in pericolo. Al pope Gapon toccò l’onore di aprire le ostilità. Una repressione feroce fu la risposta a quella che in un primo tempo era solo un’ingenua contestazione. I partiti rivoluzionari, ripresisi dalla sorpresa, reclamarono la convocazione di una Assemblea nazionale, la ‘duma’ di stato. Aggrappati a questa rivendicazione, che significava concretamente la fine dell’assolutismo, sorretti da un’ondata che veniva dal profondo e che gonfiava gli effettivi di tutti i partiti – più di una ventina – essi si sforzarono di organizzare il movimento. La loro divisione non facilitò il compito. All’interno dall’estrema sinistra russa c’erano tre tendenze principali, quella degli anarchici, quella dei socialisti rivoluzionari (SR) e quella del partito operaio socialdemocratico russo (POSDR)”” (pag 13-14, introduzione) [(2) Trotskij, 1905]”,”RIRB-005-FV”
“BAYNE E.A.”,”Four ways of politics. Italy, Somalia, Israel, Iran. The dynamics of political partecipation as exhibited in four countries caught up in the process of modernization.”,”Biografia succinta di BAYNE in retrocopertina.”,”ITAP-015″
“BAZARD Armand RODRIGUES O. ENFANTIN”,”Doctrine de Saint-Simon. Exposition premiere année 1829. Nouvelle edition.”,”Contiene: Digression sur l’ouvrage intitulé: Troisieme cahier du Catechisme des Industriels, par Auguste COMTE, éleve de SAINT-SIMON. L”Esposizione’ fu un’opera collettiva. BAZARD fu l’oratore designato. Raramente fu rimpiazzato da Olindo RODRIGUES ed ENFANTIN. Le lezioni di BAZARD urono soventemente redatte da CARNOT. FOURNEL e DUVEYRIER parteciparono pure loro a questo lavoro. Il testo prima della stampa fu rivisto da BAZARD ed ENFANTIN. Claude-Henry SAINT-SIMON (Parigi 1760-1825) filoso e pensatore pol francese ebbe vita avventurosa fin da giovane. All’età di sedici anni si recò oltre oceano a combattere a fianco degli insorti nella guerra d’ indipendenza americana. Tornato in FR sostenne la Rivoluzione francese. E’ considerato uno dei fondatori del socialismo utopistico. Nei suoi scritti propugnò la creazione di un’ organizzazione sociale retta da uomini di scienza e industriali a beneficio dell’intera popolazione. I seguaci di S-S svilupparono le sue idee dopo la sua morte. L’opera principale di S-S è ‘Le nouveau Christianisme’ (1825). BAZARD (1791-1832) con ENFANTIN fu il principale esponente del sansimonismo.”,”SOCU-033″
“BAZAROV V. ZINOVIEV G. ILIN V. KAMENEV J. R. LUXEMBURG, NEVZOROV J., ORLOVSKIJ P. K. RENNER N. ROZKOV H. ROLAND-HOLST P. RUMJANCEV J. STEKLOV M. TAGANSKIJ A. FINN-ENOTAEVSKIJ”,”Karl Marx (1818-1883). Per il 25° anno dal giorno della sua morte, 1883 – 1908.”,”Altri autori: K. RENNER, N. ROZKOV, H. ROLAND-HOLST, P. RUMJANCEV, J. STEKLOV, M. TAGANSKIJ, A. FINN-ENOTAEVSKIJ.”,”MADS-143″
“BAZZANI Fabio”,”Il tempo dell’esistenza. Stirner, Hess, Feuerbach, Marx.”,”BAZZANI Fabio (Empoli, 1955) svolge attività di ricerca presso l’Accademia toscana di scienze e lettere ‘La Colombaria’ e collabora alla cattedra di filosofia morale dell’Università di Firenze. “”””Sotto l’apparenza di un riconoscimento dell’uomo, l’economia politica, il cui principio è il lavoro, è, piuttosto, soltanto la conseguente effettuazione del rinnegamento dell’uomo, dacché l’uomo non sta più in una tensione esterna verso l’esistenza esteriore della proprietà privata, bensì è diventato esso stesso questo essere teso della proprietà privata. Ciò ch’era prima un ‘trovarsi fuori’, una reale espropriazione dell’uomo, è semplicemente divenuto l’azione dell’espropriarsi, dell’alienarsi”” (Marx, Manoscritti, p. 318). Dunque è il lavoro, la ‘Arbeit’, non la ‘Tätigkeit’, il principio dell’economia politica, ovvero il lavoro nella forma della mercificazione, l’attività produttiva che non corrisponde all’attività come essenza attiva della vita dell’uomo; la ‘Arbeit’, in altre parole, nel senso dell’attività alienata, espropriata. (…) La ‘Arbeit’, scrive Marx, viene valutata in conformità a parametri temporali (“”La misura del lavoro è il tempo””, Miseria della filosofia, p. 15) e “”il tempo è tutto, l’uomo non è più niente; è tutt’al più l’incarnazione del tempo… Questo livellamento del lavoro… è semplicemente la realtà dell’industria moderna””. Livellamento del lavoro si contrappone implicitamente a differenziazione nell’attività. Nell’industria moderna, il lavoro è livellato, e, dunque, il tempo, di cui l’uomo nell’industria moderna è incarnazione, è tempo del livellamento. Tempo del livellamento significa tempo della riproduzione sempre eguale a se stessa, ovvero, tempo della ripetizione. Il riferimento ad una temporalità come affermarsi dell’attività differenziata risulta eliminato. Quel che in altre parole risulta eliminato è un tempo fondamentale nella “”radice”” umana, nell’essere, la cui dimensione è differenziata nell’unità del genere: individui differenti nei differenti momenti della loro attiva esistenza ma regolati dalla circolarità in sé conchiusa del tempo universale della ‘Gattung’. In senso autentico, v’è dunque un tempo qualitativo, “”radicale””, in senso inautentico, un tempo quantitativo, ripetitivo, di superficie, cioè estraneo alla “”radice””. Nel sistema tecnico-industriale, il tempo si mostra come unico discrimine ‘quantitativo’ tra il lavoro compiuto da un singolo – che di per sé scompare quale singolo individuo umano per mostrarsi quale funzione del sistema, quale produttore di merce – e il lavoro compiuto da un altro singolo. Il lavoro tecnicizzato elimina – scrive Marx – ogni differenza “”qualitativa””. Questo termine sta ad indicare sia una differente “”qualità”” tra gli individui – capacità, bisogni, desideri differenti – (…) sia una qualità differente nell’attività degli individui, le differenti modalità di soddisfacimento dei bisogni e dei desideri e il differente utilizzo delle capacità. ‘Qualità’, insomma, rimanda all’idea della vita umana in quanto attiva per essenza. Ne consegue che il tempo di lavoro, come si dà nell’organizzazione tecnico-industriale della produzione, è tempo che si trova esternamente all’essenza, appunto perché livellante, tempo di ‘lavoro’, quantitativo e non qualitativo. E’ per tali motivi, quindi che con l’organizzazione tecnica del lavoro, con l’essere l’individuo gettato in una situazione di mera riproduttività / ripetitività temporale, le differenze spariscono. La tecnica è il regno della quantità, del tempo quantitativo, non del tempo qualitativo, essenziale””. [Fabio Bazzani, Il tempo dell’esistenza. Stirner, Hess, Feuerbach, Marx, 1987] (pag 160-162)”,”FILx-459″
“BAZZARELLI Eridano, introduzione traduzione e note”,”Il canto dell’impresa di Igor’. Testo russo a fronte.”,”Autore del testo ignoto”,”RUSx-005-FV”