“SCIACCA Michele Federico”,”Morte e immortalità.”,”SCIACCA Michele Federico “”Il Dio spinoziano è il Nulla di quel nulla che è il mondo”” (pag 56) “”Ad ogni tramonto, se il sole fosse cosciente, si giudicherebbe immortale”” (aforisma di Berkeley) (pag 254)”,”FILx-441″
“SCIASCIA Leonardo”,”L’ affaire Moro.”,”La frase più mostruosa di tutte: qualcuno è morto “”al momento giusto””. E. Canetti, La provincia dell’ uomo. “”E’ come se un moribondo si alzasse dal letto, balzasse ad attaccarsi al lampadario come Tarzan alle liane, si lanciasse alla finestra saltando, sano e guizzante, sulla strada. Lo Stato italiano è resuscitato. Lo Stato italiano è vivo, forte, sicuro e duro. Da un secolo, da più che un secolo, convive con la mafia siciliana, con la camorra napoletana, col banditismo sardo. Da trent’anni coltiva la corruzione e l’ incompetenza, disperde il denaro pubblico in fiumi e rivoli di impunite malversazioni e frodi. Da dieci tranquillamente accetta quella che De Gaulle chiamò – al momento di farla finire – “”la ricreazione””: scuole occupate e devastate, violenza dei giovani tra loro e verso gli insegnanti. Ma ora, di fronte a Moro prigioniero delle Brigate rosse, lo Stato italiano si leva forte e solenne. Chi osa dubitare della sua forza, della sua solennità? Nessuno deve aver dubbio: e tanto meno Moro, nella “”prigione del popolo””. “”Lo Stato italiano forte coi deboli e debole coi forti””, aveva detto Nenni””.”” (pag 63)”,”TEMx-039″
“SCIASCIA Leonardo”,”I pugnalatori.”,”SCIASCIA Leonardo nato nel 1921, ha vissuto a Palermo. E’ noto per i suoi romanzi ‘Il giorno della civetta’ (1961), ‘Todo modo’ (1974), l’ indagine ‘La scomparsa di Majorana’ (1975), testi teatrali e altro. Nel 1862 tredici persone cadono colpite quasi simultaneamente in vari punti di Palermo dai coltelli di misteriosi assalitori. Uno degli attentatori viene preso e fa i nomi dei complici e del mandante, il principe di Sant’Elia, Romualdo TRIGONA. Il caso Sant’Elia diventa un affare di stato e un mistero che nessuno ha interesse a svelare. E’ un episodio tipo “”strategia della tensione”” antelitteram. “”””C’ era in carcere per leggera causa, da diciotto mesi dimenticato, un Certo Orazio Mattania, oriundo spagnolo ma fin da bambino domiciliato a Palermo. Avveduto, scaltro, dotato di sufficiente istruzione, poiché la sua professione prima della rivoluzione del 1860 era, a quanto assicura, quella di maestro di scuola, parlante a meraviglia il dialetto palermitano, abbastanza cattivo soggetto da ispirare confidenza ai suoi compagni, esperto in tutti gli artifizi malandrineschi, egli era il confindente e il segretario dei detenuti; il che non gli impediva di rendere segreti servizi al direttore del carcere, manifestandogli i nomi dei più pericolosi camorristi delle prigioni. Sopra costui pose gli occhi l’ amministrazione””. Fu messo dapprima in compagnia di Pasquale Masotto: ma da costui altra confidenza non ebbe che quella di essere innocente e di fidare – da innocente a innocente – nell’ assistenza del principe di Sant’ Elia alla sua povera famiglia, poiché “”quanti erano innocenti al pari di lui, ed al pari di lui calunniati, la identità della innocenza e della calunnia doveva essere per loro un motivo di compassione””””. (pag 30-31)”,”TEMx-040″
“SCIASCIA Leonardo”,”L’ onorevole. Recitazione della controversia liparitana dedicata ad A.D. – I mafiosi.”,”””Onestamente debbo anche avvertire che l’ onorevole Frangipane è democristiano, e la sua circoscrizione elettorale è quella della Sicilia occidentale, soltanto – come dire? – per comodità: perché conosco bene la Sicilia occidentale e perché più lungamente e generalmente noti sono i meccanismi di sottogoverno, le complicità e le aderenze del partito democristiano. Purtroppo, l’ onorevole Frangipane potrebbe essere di altro partito, di più o meno lunga esperienza governativa; e il suo collegio elettorale quello di un’altra regione italiana.”” (pag 11-12)”,”VARx-216″
“SCIASCIA Leonardo”,”La scomparsa di Majorana. Con un saggio di Lea Ritter Santini.”,”Leonardo Sciascia, scrittore e giornalista (1921-1989). “”[Ettore Majorana] Lavorava molto, per un numero di ore del tutto eccezionale. A che cosa lavorava, se di tutto quel periodo restano la ‘Teoria simmetrica dell’elettrone e del positrone’, da lui pubblicata nel ’37, e il saggio sul ‘Valore delle leggi statistiche nella fisica e nelle scienze sociali’, pubblicato quattro anni dopo la sua scomparsa? Coloro che sono dell’opinione che non facesse più nulla nel campo della fisica possono anche aver ragione; ma alla pari con coloro che sono dell’opinione esattamente opposta. Scriveva per ore, per molte ore del giorno e della notte: e che scrivesse di fisica o di filosofia, il fatto è che di tutte quelle carte restarono due soli, brevi scritti. Indubbiamente, distrusse tutto poco prima di scomparire: casualmente lasciando, o volontariamente, il saggio che Giovanni Gentile junior pubblicherà nel numero di febbraio-marzo 1942 della rivista ‘Scientia’. La conclusione di questo saggio è per noi, che pochissimo sappiamo di fisica e ancor meno di scienze sociali, profondamente suggestiva: «La disintegrazione di un atomo radioattivo può obbligare un contatore automatico a registrarlo con effetto meccanico, reso possibile da adatta amplificazione. Bastano quindi comuni artifici di laboratorio per preparare una catena comunque complessa e vistosa di fenomeni che sia «comandata» dalla disintegrazione accidentale di un solo atomo radioattivo. Non vi è nulla dal punto di vista strettamente scientifico che impedisca di considerare come plausibile che all’origine di avvenimenti umani possa trovarsi un fatto vitale egualmente semplice, invisibile e imprevedibile. Se è così, come noi riteniamo, le leggi statistiche delle scienze sociali vedono accresciuto il loro ufficio che non è soltanto quello di stabilire empiricamente la risultante di un gran numero di cause sconosciute, ma soprattutto di dare della realtà una testimonianza immediata e concreta. La cui interpretazione richiede un’arte speciale, non ultimo sussidio dell’arte di governo»”” Leonardo Sciascia nasce a Racalmuto, in provincia di Agrigento (allora denominato Girgenti), l’8 gennaio del 1921. Scrittore tra i migliori del novecento, polemista e giornalista, brillante saggista, punto di riferimento anche in politica per diverse generazioni, ha fatto della Sicilia e dei suoi problemi una metafora letteraria in grado di descrivere qualsiasi parte del mondo. La sua opera rappresenta inoltre, un punto di riferimento di quella corrente letteraria e saggistica che fa a capo alla definizione di “”realismo critico””. (biografieonline)”,”SCIx-433″
“SCIASCIA Leonardo”,”Fatti diversi di storia letteraria e civile. Prima parte.”,”SCIASCIA Leonardo”,”VARx-574″
“SCIASCIA Leonardo”,”L’affaire Moro.”,”La frase più mostruosa di tutte: qualcuno è morto “”al momento giusto””. E. Canetti, La provincia dell’ uomo. “”E’ come se un moribondo si alzasse dal letto, balzasse ad attaccarsi al lampadario come Tarzan alle liane, si lanciasse alla finestra saltando, sano e guizzante, sulla strada. Lo Stato italiano è resuscitato. Lo Stato italiano è vivo, forte, sicuro e duro. Da un secolo, da più che un secolo, convive con la mafia siciliana, con la camorra napoletana, col banditismo sardo. Da trent’anni coltiva la corruzione e l’ incompetenza, disperde il denaro pubblico in fiumi e rivoli di impunite malversazioni e frodi. Da dieci tranquillamente accetta quella che De Gaulle chiamò – al momento di farla finire – “”la ricreazione””: scuole occupate e devastate, violenza dei giovani tra loro e verso gli insegnanti. Ma ora, di fronte a Moro prigioniero delle Brigate rosse, lo Stato italiano si leva forte e solenne. Chi osa dubitare della sua forza, della sua solennità? Nessuno deve aver dubbio: e tanto meno Moro, nella “”prigione del popolo””. “”Lo Stato italiano forte coi deboli e debole coi forti””, aveva detto Nenni””.”” (pag 63)”,”TEMx-002-FV”
“SCIASCIA Leonardo”,”Gli zii di Sicilia.”,”””Seguendo le vicende della guerra Calogero aveva messo passione e fantasia in quel che il generale Timoscenko faceva, credeva fosse il braccio destro di Stalin, Stalin pensava e Timoscenko colpiva, un generale del popolo. (…) A Regalpetra l’ultimo a sapere che Stalin era morto fu Calogero. Quel giorno si alzò tardi, scese in bottega che erano le nove passate, per un paio d’ore stette a lavorare; e andava inquietandosi perché nessuno della compagnia quella mattina si faceva vedere. (…)”” (pag 80-83)”,”VARx-016-FER”
“SCIASCIA Leonardo”,”Morte dell’inquisitore.”,” “”E a quanto pare bisogna andar cauti anche in Italia e dovunque, in fatto di inquisizione (con iniziale minuscola), ci sono persone e istituti che hanno la coda di paglia o di carbone bagnato: modi di dire senz’altro pertinenti, pensando ai bei fuochi di un tempo. E viene da pensare a quel passo dei ‘Promessi Sposi’ quando il sagrestano, alle invocazioni di Don Abbondio, attacca a suonare ad allarme la campana e a ciascuno dei bravi che stanno agguatati in casa di Lucia «parve di sentire in que’ tocchi il suo nome, cognome e soprannome». Così succede appena si dà di tocco all’Inquisizione: molti galantuamini si sentono chiamare per nome, cognome e numero di tessera del partito cui sono iscritti. E non parlo, evidentemente, soltanto di galantuomini cattolici. Altre inquisizioni l’umanità ha sofferto e soffre tuttora; per cui, come dice il polacco Stalnislaw Jerzy Lec, prudenza vuole che non si parli di corda né in casa dell’impiccato né in casa del boia”” (pag 8, prefazione dell’autore)”,”RELC-418″
“SCIBILIA Corrado a cura; saggi di Giorgio LA-MALFA Andrea RICCIARDI Cosimo CECCUTI Zeffiro CIUFFOLETTI Franco FANTONI Arturo COLOMBO Giuseppe GALASSO Fulvio COLTORTI Francesca PINO interventi di Guido MONTANARI Franco FANTONI Arturo COLOMBO, saluti di Renato SCHIFANI Gerardo BIANCO Paolo SAVONA Piergaetano MARCHETTI”,”Leo Valiani. Il pensiero dei padri costituenti. [Tit. orig.: L’utopia necessaria. Leo Valiani a cento anni dalla nascita]”,”A 15 anni, morto il padre, comincia a lavorare presso la Banca Mobiliare di Fiume (pag 33) “”Leo Valiani fu inviato in Iran con l’obiettivo di individuare operazioni che le imprese italiane potessero condurre realizzando affari utili allo sviluppo di quel Paese e agevolando le nostre esportazioni. Oltre alla Comit, Valiani rappresentava Mediobanca, che proprio nel 1951 aveva costituito una società, la Compass – Compagnia Sviluppo Iniziative Industriali Agricole e Commerciali, il cui compito consisteva nel promuovere inziative coordinando le competenze di tre grandi gruppi industriali: Fiat, Montecatini e Snia Viscosa.”” (pag 125-126) Valiani ebbe buoni rapporti con Mossadeq e la banca iraniana Melli (pag 126) Questione della ‘Export Bank’ e ‘disaccordo’ Valiani Cuccia sulla partecipazione all’impresa (pag 126-)”,”STOx-221″
“SCIOLOCHOV Michail”,”Il placido don. II. La guerra continua. Romanzo.”,”Lo scrittore M. Sciolochov, premio Nobel 1965, nacque nel 1905 nella regione del Don da madre cosacca e padre russo centrale che girava le campagne facendo i più diversi mestieri. Fece studi irregolari e lavori vari: maestro nelle spedizioni contro l’analfabetismo, scaricatore, spaccapietre, contabile, ispettore alimentare, giornalista. Il suo primo libro ‘I racconti del Don’ è del 1925. Quello stesso anno iniziò la stesura del ‘Placido Don’. Altre opere fondamentali ‘I dissodatori’, ‘La scienza dell’odio’ ecc.”,”VARx-020-FER”
“SCIOLOCHOV Michail”,”Il placido Don. III. I rossi e i bianchi.”,”Michail Sciolochov, premio Nobel 1965″,”RUSx-003-FER”
“SCIORTINO Giuseppe CRESPI Franco ALMONDO Paolo LA VALLE Davide ADDARIO Nicolò, DONATI Pierpaolo”,”Talcott Parsons.”,”PARSONS-T (1902 – 1979) ha rappresentato per la sociologia USA e non solo per quella il punto più alto nel processo di istituzionalizzazione e professionalizzazione della disciplina. Tra gli anni quaranta e settanta di questo secolo PARSONS-T è stato il pensatore che maggiormente ha condizionato losviluppo teorico della sociologia. Le tre aree di interesse teorico di PARSONS-T sono: il capitalismo e le sue origini, la teoria dell’ azione e i fondamenti della sociologia analitica.”,”TEOS-067″
“SCIORTINO Antonio”,”La famiglia cristiana. Una risorsa ignorata.”,”Antonio Sciortino sacerdote paolino, ha fatto studi di filosofia e teologia a Roma, all’Università pontificia gregoriana, laureandosi in teologia morale. Giornalista professionista è esperto di famiglia e di infermazione religiosa. Nel 1999 ha diretto Famiglia cristiana sostituendo alla direnzioe, Leonardo Zega.”,”RELC-021-FV”
“SCIROCCO Alfonso”,”Giuseppe Garibaldi.”,”””È un uomo, niente altro. Ma un uomo in tutta l’accezione sublime del termine. Uomo della libertà, uomo dell’umanità””, scrive di lui Victor Hugo, Sempre in condizioni di inferiorità, dal 1848 al 1867 combatte sette campagne in Italia contro austriaci, napoletani e francesi, che nel 1870 soccorrerà nella guerra contro la Prussia. È astuto, creativo: in Brasile, trasporta le navi via terra; nel 1 8ó0 beffa i borbonici fingendo di ritirarsi e piombando su Palermo. Governi e parlamenti si occupano di lui; cronisti, disegnatori e fotografi lo seguono sui campi di battaglia. La sua fama è tale che nel 1861 il presidente Lincoln gli offre il comando di un corpo d’armata nordista. Due anni dopo, su invito del primo ministro Lord Palmerston, giunge a Londra, acclamato da mezzo milione di persone. L’uomo del Rio Grande, di Montevideo, della spedizione dei Mille ispira la penna di scrittori come Dumas e Carducci. Alla sua morte, la “”Deutsche Zeitung”” invoca un nuovo Omero “”per cantare degnamente l’Odissea di questa vita””. “”Questa vita”” è quella di Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei Due Mondi. “”In parte con denaro proprio, in parte con una somma datagli dall’ amico Felice Orrigoni, in parte con una consistente sovvenzione della Roberts, acquistò di seconda mano un veliero di 42 tonnellate, il cutter inglese Anglo French, che ribattezzò Emma. Garibaldi, il 13 marzo già a Nizza, si fece portare il cutter da un capitano inglese. Lo adibì a nave da carico. La meta prevalente fu Caprera: vi portò materiali da costruzione, e ne riportò prodotti agricoli e legna da ardere. Il 7 gennaio 1857 il veliero, carico di calcina, fu investito da una tempesta presso La Maddalena. Si aprì una falla, la calcina entrò in ebollizione. Fu giocoforza arenarlo. Il cutter era stato assicurato. Garibaldi fu risarcito. La sua carriera di marinaio si arenò con l’ Emma. Forse l’ artrite si riacutizzava col clima marino. Divenne agricoltore.”” (pag 174)”,”ITAB-214″
“SCIROCCO Giovanni”,”””La lezione dei fatti””. Il 1956, Nenni, il Psi e la sinistra italiana.”,”SCIROCCO Giovanni “”L’incontro di Pralognan segna un campanello d’allarme per Botteghe Oscure: qualcosa sta cambiando nei rapporti tra socialisti e comunisti.”” (pag 234) “”Uno degli effetti dei risultati del congresso di Venezia fu la nomina a condirettore di “”Mondo Operaio”” di Raniero Panzieri, schierato tatticamente con la sinistra, ma in realtà isolato su posizioni personali e critiche e quindi escluso dalla Direzione. Con la condirezione di Panzieri “”Mondo Operaio”” cambia effettivamente veste, abbandonando i toni da bollettino interno di partito e dedicandosi soprattutto ai problemi posti, al movimento operaio e alla cultura marxista, dalla nuova realtà industriale. Non a caso nello stesso 1957 Giulio Preti pubblicava un libro di fondamentale importanza, ‘Praxis ed empirismo’, nel quale, grazie al confronto con il nepositivismo di matrice angloamericana, la base idealistica del marxismo italiano veniva implicitamente posta in discussione. In questo ambito va inquadrato il dibattito aperto da Emilio Agazzi sul libro di Roberto Guiducci ‘Socialismo e verità’, uscito per i tipi di Einaudi nel 1956. Il libro, denunciando i ritardi della cultura marxista rispetto a quella borghese e neo-capitalista, arretratezza dovuta soprattutto alle incertezze e ai dogmatismi dei partiti della sinistra storica, aveva suscitato un duro commento da parte del settimanale comunista “”Il Contemporaneo””; che aveva accusato Guiducci di “”soggettivismo culturale”” e di “”ripiegamento su posizioni difensive”” (…)”” (pag 256)”,”ITAC-130″
“SCIROCCO Alfonso”,”Il Mezzogiorno nella crisi dell’Unificazione (1860-61).”,”Alfonso Scirocco, nato a Napoli nel 1924, docente di Storia del Risorgimento presso la Facoltà di Lettere dell’Università Federico II di Napoli, fa parte del Consiglio di presidenza dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, della Commissione nazionale per la pubblicazione dei carteggi di Cavour e delle Commissioni per le edizioni nazionali degli scritti di Mazzini e di Garibaldi. Tra le sue opere: I democratici italiani da Sapri a Porta Pia, L’Italia del Risorgimento e In difesa del Risorgimento.”,”ITAS-016-FL”
“SCIROCCO Alfonso”,”Garibaldi. Battaglie, amori, ideali di un cittadino del mondo.”,”Alfonso Scirocco, nato a Napoli nel 1924, docente di Storia del Risorgimento presso la Facoltà di Lettere dell’Università Federico II di Napoli, fa parte del Consiglio di presidenza dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, della Commissione nazionale per la pubblicazione dei carteggi di Cavour e delle Commissioni per le edizioni nazionali degli scritti di Mazzini e di Garibaldi. Tra le sue opere: I democratici italiani da Sapri a Porta Pia, L’Italia del Risorgimento e In difesa del Risorgimento.”,”BIOx-011-FL”
“SCIROCCO Alfonso”,”Giuseppe Garibaldi.”,”””Oltre «le anguste questioni di nazionalità» in cui era chiuso il suo patriottismo, a Garibaldi si rivela la vocazione di combattente per la libertà dei popoli oppressi, in ogni luogo del mondo. La testimonianza di quanto sia profonda l’emozione dell’incontro (1) è data da un fatto. Barrault dona al giovane ufficiale una copia del ‘Nuovo Cristianesimo’ di Saint-Simon con la sua firma: il libro accompagneràil Nizzardo lungo tutta la vita avventurosa e sarà nella sua stanza a Caprera al momento della morte. I sansimoniani sbarcano a Costantinopoli. Troveranno accoglienza ostile in Turchia e si trasferiranno in Egitto, dove la loro capacità di tecnici sarà apprezzata dal governo. Dopo pochi anni il gruppo tornerà in Francia. Presto la setta si scioglierà, però i suoi principali esponenti continueranno a mirare allo sviluppo economico mondiale occupando posti importanti nel mondo degli affari. Barrault sarà eletto deputaot al Parlamento francese e si interesserà dello sviluppo delle ferrovie, come Enfantin”” (pag 13) [(1) Sulla ‘Clorinda’ nel marzo 1833 si imbarcano a Marsiglia tredici passeggeri francesi, diretti a Costantinopoli. Sono un gruppo di sansimoniani (…). Durante la traversata il capo, Emile Barrault, uomo di cultura (è professore di retorica), dalal figura austera, illustra con fervore le sue convinzioni] (pag 12-13)”,”BIOx-016-FV”
“SCIROCCO Alfonso”,”Garibaldi. Battaglie, amori, ideali di un cittadino del mondo.”,”””L’apertura di Garibaldi al socialismo si riduce, in realtà, alla questione sociale. Non approvando le caratteristiche antiborghesi e antinazionali del nuovo movimento, l’Eroe riconduce la protesta sociale e l’insoddisfazione della gioventù, delusa dalla Sinistra parlamentare, nell’azione della democrazia militante e la incanala negli argini della lotta politica nello Stato unitario”” (pag 386)”,”BIOx-353″
“SCIROCCO Alfonso”,”L’Italia del Risorgimento, 1800-1871.”,”Alfonso Scirocco, nato a Napoli nel 1924, docente di Storia del Risorgimento presso la Facoltà di Lettere dell’Università Federico II di Napoli, fa parte del Consiglio di presidenza dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, della Commissione nazionale per la pubblicazione dei carteggi di Cavour e delle Commissioni per le edizioni nazionali degli scritti di Mazzini e di Garibaldi. Tra le sue opere: I democratici italiani da Sapri a Porta Pia, L’Italia del Risorgimento e In difesa del Risorgimento.”,”ITAS-085-FL”
“SCIROCCO Alfonso”,”Storia Universale. Il Risorgimento italiano. Vol. 18.”,”Alfonso Scirocco, nato a Napoli nel 1924, docente di Storia del Risorgimento presso la Facoltà di Lettere dell’Università Federico II di Napoli, fa parte del Consiglio di presidenza dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, della Commissione nazionale per la pubblicazione dei carteggi di Cavour e delle Commissioni per le edizioni nazionali degli scritti di Mazzini e di Garibaldi. Tra le sue opere: I democratici italiani da Sapri a Porta Pia, L’Italia del Risorgimento e In difesa del Risorgimento.”,”ITAB-035-FL”
“SCIUTTO Giuseppe a cura; saggi di S. DI-VIRGILIO F. BENEVOLO A. COSTA M. TROTTA G. CAROZZI R. BOZZO M. GALAVERNA V. RECAGNO S. MUNARI S. STURA G. BON L. ROBBA A. RAZZINI G. VEZZOSO G. ROSSI G. SCIUTTO”,”I porti italiani e la sfida dei mercati.”,”Giuseppe Sciutto è professore ordinario presso l’Università degli Studi di Genova ed attualmente titolare degli insegnamenti di Tecnologie dei Trasporti e Terroritorio e di Sistemi Elettrici per i Trasporti. E’ autore di oltre 250 pubblicazioni di cui circa 150 relative ai trasporti. E’ stato fondatore del Centro Interuniversitario di Ricerca Trasporti. Ha ricoperto il ruolo di Presidente dell’Autorità Portuale di Savona nel periodo 1995-2000.”,”LIGU-108″
“SCOBELL Andrew”,”China’s Use of Military Force. Beyond the Great Wall and the Long March.”,”SCOBELL Andrew è Associate Research Professor presso lo Strategic Studies Institute dell’ US Army College e professore aggiunto di scienze politiche al Dickinson College. Ha curato ‘The Cost of Conflict: The Impact on China of a Future War’ e molte monografie e report. PLA People’s Liberation Army Scontro Stati Uniti Cina. “”La profondità della diffidenza dell’ esercito cinese sui motivi di confronto degli USA contro la Cina può essere misurata da esempi più recenti. Nel periodo successivo alla esplosione a sorpresa di un ordigno nucleare in India nel maggio 1998, alcuni ricercatori militari di Pechino arrivarono alla conclusione che gli Stati Uniti rilevarono segni della preparazione indiana ma rimasero deliberatamente silenziosi allo scopo di sorprendere e spaventare la Cina. Questi esperti erano molto scettici circa la giustificazione americana che c’era stato un “”guasto di intelligence””. E un anno dopo nel maggio 1999, molti esponenti della PLA si convinsero che il bombardamento dell’ ambasciata cinese a Belgrado non fosse stato un errore.”” (pag 187)”,”CINx-175″
“SCOCCIMARRO Mauro, a cura di Bruno MANZOCCHI”,”Nuova democrazia.”,” Attacco a Croce. “”Per realizzare questo compito bisogna distruggere la dittatura che per troppo lungo tempo ha esercitato nel mondo culturale italiano la ideologia crociana. Se è vero che Benedetto Croce non è stato fascista, ed al fascismo ha opposto una dignitosa fermezza, è pur vero però che per certi aspetti la sua dottrina ha contribuito ad aprire la via al fascismo; ed oggi contribuisce ad impedire che del fascismo vengano distrutte le radici tuttora esistenti nella società italiana.”” (pag 102) “”Ma, ci si domanda, in che cosa si distingue la nostra politica attuale da quella dei riformisti? La distinzione consiste in un punto essenziale, che ha valore di principio: l’ autonomia e indipendenza politica della classe operaia.”” (pag 103)”,”PCIx-212″
“SCOCCIMARRO Mauro”,”Ideologia e politica.”,”””Questa realtà si manifesta, e trova la sua conferma, n ei casi di quegli intellettuali che dopo l’ VIII Congresso, in modo pubblico e talvolta clamoroso, si sono allontanati dal partito. Tutti costoro spiegano e giustificano il loro atteggiamento con lo stesso motivo: il mancato rinnovamento del partito. Ma il rinnovamento che essi preconizzano significa in realtà la liquidazione del partito comunista. Essi rappresentano tutti una chiara tendenza revisionista (…)””. (pag 70) “”Gli uomini si giudicano non per quel che dicono, ma per quello che fanno”” (pag 71)”,”PCIx-300″
“SCOPPOLA Pietro a cura”,”Chiesa e Stato nella Storia d’ Italia. Storia documentaria dall’ Unità alla Repubblica.”,”Concordato. Patti lateranensi. Il testo della legge di ratifica e degli accordi del Laterano. La legge del 27 maggio 1929, n. 810. (pag 595-605). Trattato firmato dal Cardinale Pietro Gasparri e da Benito Mussolini. Seguono allegati e commenti.”,”ITAA-086″
“SCOPPOLA Pietro”,”La repubblica dei partiti. Profilo storico della democrazia in Italia (1945-1990).”,”SCOPPOLA Pietro insegna storia contemporanea nella facoltà di scienze politiche dell’Università di Roma ‘La Sapienza’. Fa parte dell’Associazione il Mulino. Ha scritto ‘Chiesa e fascismo’ (1971) e ‘La proposta politica di De Gasperi’ (1988). “”L’anticapitalismo ideologico della sinistra, come di alcuni ambienti cattolici, è stato un fattore decisivo per l’affermazione dello spontaneismo selvaggio che ha caratterizzato lo sviluppo economico in quegli anni. Si tratta di un punto di grande delicatezza sul quale è utile insistere; l’analisi storica, oggi avviata, sui guasti prodotti, anche sul terreno morale e religioso, dalle forme assunte dallo sviluppo italiano non conduce ad una recupero delle posizioni anticapitalistiche di allora ma, al contrario, pone in risalto i limiti di una cultura anticapitalistica incapace di guidare lo sviluppo. Perché il capitalismo, nell’Italia del secondo dopoguerra, non era una scelta ma un dato di fatto necessario e la scelta si riduceva invece al modo di essere ‘nel’ capitalismo. Incomprensioni della realtà del capitalismo, rifiuti di principio e una scarsa consapevolezza culturale dei problemi della società industriale hanno ridotto gli spazi di un intervento efficace di politica economica (19). Un termine di confronto significativo per quanto concerne l’opera del sindacato italiano può essere offerto dal parallelo atteggiamento del sindacato inglese. Già nella primavera del ’47 il Labour Party aveva posto al centro della sua azione l’obiettivo dello sviluppo della produttività come chiave e condizione della ricostruzione. “”Per aumentare la produzione nazionale – si legge nel programma – ogni lavoratore deve aumentare la propria produttività. (…)”””” (pag 288) [(19) Ma non sono mancate voci che hanno richiamato con forza alla realtà della società industriale, alle sue potenzialità e alle sue contradditorie ambivalenze: si veda in particolar il saggio di Sergio Cotta, ‘La sfida tecnologica’, Bologna, Il Mulino, 1968]”,”ITAP-183″
“SCOPPOLA Pietro”,”La Chiesa e il Fascismo. Documenti e interpretazioni.”,”Pietro Scoppola è nato nel 1926 a Roma, dove insegna Storia dei rapporti fra Stato e Chiesa, presso la facoltà di Scienze politiche, Fra l’altro, ha pubblicato: Crisi modernista e rinnovamento cattolico in Italia, Coscienza religiosa e democrazia nell’Italia contemporanea, nel 1975 ha curato con F. Traniello, una raccolta di saggi su I cattolici tra fascismo e democrazia. É direttore della rivista ‘Il Mulino’.”,”RELC-023-FL”
“SCOPPOLA Pietro”,”La repubblica dei partiti. Profilo storico della democrazia in Italia (1945-1990).”,”Pietro Scoppola ha insegnato Storia contemporanea nella facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma ‘La Sapienza’.”,”ITAP-072-FL”
“SCOPPOLA Pietro”,”25 aprile. Liberazione.”,”Un “”lessico civile””, una lunga storia di liberazione … Pietro Scoppola è professore ordinario di storia contemporanea nella Facoltà di scienze politiche dell’Università di Roma La Sapienza. E’ stato direttore delle riviste ‘Il Mulno’ e collabora a giornali e riviste. Ha scritto ‘Chiesa e Stato nella storia d’Italia’ (1967), ‘La Chiesa e il fascismo’ (1971) e ‘La repubblica dei partiti’ (1991).”,”ITAR-002-FMB”
“SCOPPOLA Pietro TRANIELLO Francesco a cura; saggi di Bartolo GARIGLIO Giuseppe IGNESTI Maria Cristina GIUNTELLA Camillo BREZZI Carlo F. CASULA Gianfranco ZUNINO Giuseppe PASINI”,”I cattolici tra fascismo e democrazia.”,”I saggi qui raccolti non sono una rievocazione dell’antifascismo cattolico, anzi presuppongono una piena coscienza critica della collusione con il regime di molti ambienti cattolici. Nei rapporti cattolici fascismo c’è stato un intreccio complesso di opposizione e collusione…”,”ITAD-003-FFS”
“SCORNAJENGHI Antonio”,”La sinistra mancata. Dal gruppo zanardelliano al Partito Democratico Costituzionale Italiano (1904-1913). Serie II, Memorie Vol. LI.”,”Antonio Scornajenghi (Messina, 1970) è stato borsita presso l’Istituto Centrale per la Storia del Risorgimento Italiano di Roma.”,”RISG-139-FSL”
“SCORTECCI Giuseppe”,”Cristoforo Colombo.”,”SCORTECCI Giuseppe “”Con la prontezza che lo caratterizzava, il fratello dell’Ammiraglio riunì un’ottantina di uomini tra i più arditi, e portatosi con prontezza con le scialuppe all’imboccatura del Veragua, si avviò verso il villaggio del Quibio”” (pag 377)”,”ASGx-037″
“SCORTI Piero V. direttore responsabile; redazione di Monica DAMBROSIO Giuseppe MANFRIN Robertino GHIRINGHELLI Arturo CIAGLIA; scritti di Bettino CRAXI Enrico DECLEVA Aldo VISALBERGHI Giuseppe LA-GANGA Ninzio DELL’ERBA Luciano BERNARDINI Giuseppe GIARRIZZO Carmelo STRANO Gabriele CAGLIARI Ariane LANDUYT Valentino COMPAGNONE Gianfranco TROIELLI Gennaro ACQUAVIVA Enrico MANCA Giuseppe GARESIO Felice BORGOGLIO Giovanni FERRARIS Marco BARBERIS Rinaldo MAGNANI Aldo CHIARLE Maurizio PUNZO Ivano GRANATA Graziano BONDESAN Mauro POTESTIO Angelo STROPPA Giorgio PARMIANI Curzia FERRARI Giuseppe DOSSI Agide TRAPLETTI Roberto CHIARINI Ugo CALZONI Giordano AZZI Luigi CAVAZZOLI Rinaldo SALVADORI Luigi GUALTIERI Sergio GENOVESI Luciano BRONZI Arnaldo DAL-CER Vito TROTTA Franco MONTEFORTE Giuseppe MANFRIN Floriana MELONI Ercoliano MONESI Bruna VECELLIO Gabriele GHERARDI Nazario Sauro ONOFRI Franco DEGLI-ESPOSTI Luciano FORLANI Paolo CRISTONI Andrea RUINI Claudio BELLETTI Gino REGGIANI Maruo DEL-BUE Maurizio CASINI Sergio DARDI Dino MENGOZZI Gabriele FABBRI Mario BOCCACCINI Giuseppe ROSSI Nando ODELSCALCHI Renato LOMBARDI Renato CAVINA Gianfranco BENEDETTINI Ivo BIAGIANTI Donatella CHERUBINI Paolo BAGNOLI Paolo COPPARI Sergio ANSELMI Gian Biagio FURIOZZI Antonio MENCARELLI Franco BOZZI Telesforo NANNI Guglielmo GIOVAGNONI Maria Rosaria LA-MORGIA Carlo VALLAURI Giuseppe BARBALACE Mario DILIO Mina NASSINI Gianni C. DONNO Salvatore CICCONE Mario BOVE Giovanni DE-GENNARO Giuseppe ANDRIANI Vito Antonio LEUZZI Giuseppe ARAGNO Domenico D’ALESSANDRO Antonio ALOSCO Italo GALLO Carmine CIMMINO Domenico SACCO Michele CASCINO Fausto COZZETTO Giuseppe MANFRIN Pinella DI-GREGORIO Salvatore COSTANZA Pasquale AMATO Michela D’ANGELO Franca BIONDI NALIS Salvatore PIRASTU Luigi NIEDDU Curzia FERRARI Nunzio DELL’ERBA Robertino GHIRINGHELLI Monica D’AMBROSIO Franco LIVORSI”,”Alle radici del riformismo. Un’iniziativa di Critica Sociale.”,”””Allo scopo di diffondere una miglior conoscenza del socialismo le edizioni ‘Avanti!’, di ‘Critica Sociale’ e perfino le case vicino al partito, ma non di partito come la Nerbini, accanto a ‘Il Capitale’ di Marx, agli scritti di Kautsky e di Bebel, pubblicavano con grande rilievo i romanzi utopistici degli americani E. Bellamy, ‘La vita nel 2000’ e W. Morris, ‘La terra promessa’, ‘La quintessenza del socialismo’ di Schaffle, ‘Il socialismo’ di Benoit Malon, scritti di anarchici come Kropotkin e Reclus e di socialisti utopisti come Proudhon. Panorama editoriale nel quale un posto di primo piano avevano anche scrittori come De Amicis, Hugo, Zola e perfino Tolstoi, il cui “”comunismo cristiano”” predicava il ritorno alla natura contro il male della società politica ed i pericoli morali della società industriale. In questo contesto, dove erano in generale scarsamente conosciuti perfino gli scritti giovanili di Marx sul problema del rapporto “”uomo-natura”” a maggior ragione era quasi certamente ignota la ‘Dialettica della natura’, il manoscritto elaborato da Engels nei suoi ultimi anni, sotto l’impulso del forte sviluppo delle scienze naturali e dell’opportunità di integrarne le scoperte nel corpus teorico marxiano, e purtroppo rimasto incompleto. Inoltre secondo quanto afferma anche uno studioso prestigioso del marxismo quale E.J. Hobsbawm, non solo tale scritto fu considerato fin dal 1895 “”così poco in accordo con gli sviluppi delle scienze”” da venire all’epoca escluso dall’edizione delle opere complete di Marx e di Engels, ma “”nell’età della II Internazionale non vi fu nulla di paragonabile all’intenso interesse per il marxismo di molti eminenti scienziati manifestatosi negli anni ’30 di questo secolo””. A parte qualche caso sporadico quindi, in tutta la cultura europea sottolinea ancora l’Hobsbawm “”i contatti fra scienze naturali e marxismo debbono essere considerati piuttosto biografici e marginali, e l’argomento può essere trascurato””. Questa puntualizzazione di ordine generale va quindi tenuta ben presente nell’escludere la possibilità di un’influenza della ‘Dialettica della natura’ sul primo socialismo italiano cui giunse solo il riferimento che ne fece Engels nella prefazione della seconda edizione dell’Antidühring (1885)”” [Ariane Landuyt, La ‘Critica Sociale’ e l’ecologia’] [(in) AA.VV., Alle radici del riformismo. Un’iniziativa di Critica Sociale, 1992] (pag 91-92) Scritti su Malthus e il neo-maltusianesimo in Italia e in Europa. – Karl Kautsky, Socialismo e malthusianesimo – Filippo Turati, ‘Malthusianesimo e socialismo’, 1892 – Roberto Michels, Il neomalthusianesimo. Il suo diritto all’esistenza, – V.I. Lenin, Classe operaia e neomalthusianesimo (1913) (pag 92-93)”,”MITS-409″
“SCOT Marie”,”Elie Halévy. Un regard français inédit sur le ‘New Deal’ de Franklin D. Roosevelt / Une leçon inédite d’Elie Halévy: «La question sociale aux Etats-Unis. L’expérience Roosevelt.”,”L’esperienza di Roosevelt si può assimilare a quella dell’Unione sovietica di Stalin o all’Italia fascista o alla Germania hitleriana? E’ una tirannia? (pag 7)”,”STOx-279″
“SCOTT Ivan”,”Upton Sinclair, the forgotten socialist.”,”Upton SINCLAIR (1878-1968). Fu membro del Partito socialista dal 1902 al 1934 quando fu sconfitto alle elezioni di governatore della California. Propagandò un ideale di rinnovamento sociale a favore delle classi umili. Ebbe grande risonanza il romanzo The Jungle (1905) composto dopo un’ inchiesta sull’ industria della carne in scatola. Si occupò del caso Sacco e Vanzetti e denunciò l’ avvento del nazismo.”,”MUSx-121″
“SCOTT LATOURETTE Kenneth”,”Storia della Cina moderna.”,”””Questa civiltà così largamente confuciana nei suoi ideali, possedeva al contempo molti elementi di forza e d’ instabilità apparentemente inerenti ad essa. La sua forza consisteva nell’ importanza che veniva data al raggiungimento di una società ideale, negli obblighi ch’ erano inculcati verso la società, nella preminenza data all’ intelligenza e alla superiorità morale, e alla relativa stabilità detenuta dall’ istituto familiare. (…) Gli elementi di debolezza della civiltà cinese erano molti e la loro conoscenza ci aiuta a comprendere il crollo di questa civiltà sotto l’ urto dell’ Occidente durante il XX secolo. Il sistema degli esami e il tipo di educazione ch’esso comportava, favoriva la memoria ed uno stile letterario formalistico, ma scoraggiava il libero pensiero e non metteva in luce né alimentava le capacità amministrative. Fu forse per questa ragione che dopo i Sung la vitalità culturale declinò sempre più, e che per più di metà della sua durata, l’ Impero fu retto da dinastie straniere che s’erano impadronite del trono mediante la conquista.”” (pag 51-52) Il Kuomintang. “”Per la maggior parte del tempo dell’ aprile del 1921, quando, come abbiamo visto, i resti del Parlamento del 1913, lo aveva eletto “”Presidente della Cina””, Sun Yat-sen si era stabilito provvisoriamente a Canton. In verità, nel 1922 era dovuto partire per sfuggire ad un suo seguace determinato ad eliminarlo, ma subito dopo nel 1923 era ritornato in quella città. Lì aveva avuto molti contatti con i rappresentanti comunisti di Mosca, ne era stato influenzato e, dichiaratosi disilluso dell’ Occidente, si era rivolto verso la Russia. Egli non divenne mai comunista, ma fu disposto ad accettare i consigli russi su come riorganizzare il Kuomintang. Questo, per opera dei consiglieri russi, specialmente di Borodin, ricevette una struttura simile a quella del Partito Comunista russo.”” (pag 153)”,”CINx-199″
“SCOTT LATOURETTE Kenneth”,”Storia della Cina moderna.”,”SCOTT LATOURETTE Kenneth è nato nel 1884 a Oregon City (USA) professore emerito di storia orientale e delle missioni presso l’ Università di Yale.”,”CINx-200″
“SCOTT Sir Walter”,”The Antiquary.”,”Diverse sono le tematiche che emergono dal romanzo: un ruolo fondamentale lo gioca la storia; intesa sia in senso personale che pubblico, essa costituisce lo sfondo sul quale si muovono tutti i personaggi. Per alcuni di essi la storia assume una prospettiva individuale: Lovel indaga quella sua privata per ricercare le proprie origini e lo stesso accade a Lord Glenallan, che è costretto a scavare nelle tristi vicende familiari e della propria esistenza per riuscire a ritrovare il figlio perduto. Per Jonathan Oldbuck e Sir Arthur essa assume un aspetto prevalentemente materiale: entrambi ambiscono a “possederla”, il primo collezionando tutto ciò che reputa (a volte in modo totalmente erroneo) essere di valore, il secondo cercando di entrare in possesso di immaginari tesori grazie all’aiuto di Dousterswivel. La storia, quindi, gioca un ruolo fondamentale nella dinamica della vicenda ed è strettamente correlata ad un altro argomento di altrettanto valore, la tradizione: in The Antiquary Scott non ci presenta più i medesimi affreschi storici di Waverley. Le trombe di guerra hanno smesso di suonare da anni e tutto il pittoresco apparato militare scozzese, che prevedeva la suddivisione dei soldati in clans ognuno dei quali contraddistinto da un diverso disegno di tartan del kilt e le cornamuse, è sparito vietato da una legge che dopo l’insurrezione del 1745 ne ha proibito l’uso. Nel romanzo non si parla più di tutto ciò, non essendo più rappresentativo della realtà di quei giorni, ma ci viene proposto un quadro in cui l’antiquario, benché privato della parte più appariscente del folclore locale, cerca di preservarlo almeno nei piccoli gesti ed abitudini di tutti i giorni che, nonostante le leggi contrarie, continueranno a sopravvivere ancora a lungo, soprattutto nel cuore della gente più semplice. Altra tematica fondamentale è quella linguistica: oltre all’inglese standard, usato per le parti descrittive, Scott usa lo Scots in molti dialoghi, fornendo così uno spaccato di quella che era la lingua parlata in Scozia a quell’epoca. Per quel che riguarda la globalità dell’opera in questione, essa può anche essere letta in chiave autobiografica: secondo molti critici l’antiquario Oldbuck altri non sarebbe che una sorta di alter ego di Scott. (wikip)”,”VARx-092-FV”
“SCOTT Antonella TRAMBALLI Ugo”,”Quando finirà l’inverno. Viaggio nella Russia del dopo Eltsin.”,”Antonella Scott, giornalista di economia e politica internazionale del Il Sole 24 Ore, è esperta di questioni russe ed ex sovietiche. Ugo Tramballi, corrispondente a Mosca dal 1987 al 1991 peer il Giornale di Indro Montanelli, attualmente è inviatpo e commentatore di affari internazionali del Il Sole 24 Ore.”,”RUSx-186-FL”
“SCOTT Allen J.”,”Le regioni nell’economia mondiale. Produzione, competizione e politica nell’era della globalizzazione.”,”Allen J. Scott insegna nel Dipartimento di Policy Studies dell’Università della California, a Los Angeles.”,”ECOI-197-FL”
“SCOTTI Pietro”,”Comunismi non marxisti. Saggio storico-etnologico.”,”Bibliografia di SCOTTI: – Etnologia. HOEPLI. 1941 – Determinismo scientifico e personalità umana. LICE. 1944 -Lineamenti di geografia scientifica. SEI. 1945 – Pionieri d’America. LA SCUOLA. 1948″,”SOCx-066″
“SCOTTI Giacomo”,”I massacri di luglio. La storia censurata dei crimini fascisti in Jugoslavia.”,”Nato a Saviano, in provincia di Napoli, nel 1928, Giacomo Scotti si trasferisce in Istria nel 1947. Come giornalista ha svolto opera di mediazione culturale divulgando in Italia l’arte e la cultra dei più importanti letterati jugoslavi. Ha pubblicato ‘Occupazione italiana a Montenegro’ (1984), ‘Storie di profughi e massacri. Un diario dalla ex-Jugoslavia’ (2001), ‘Dossier Foibe’ (2005), ‘Il bosco dopo il mare. Partigiani italiani in Jugoslavia’ (2009), ”Bono italiano’. MIlitari italiani in Jugoslavia’ (2012).”,”QMIS-260″
“SCOTTI Giacomo”,”””Bono taliano””. Militari italiani in Jugoslavia dal 1941 al 1943: da occupatori a “”disertori””.”,”Nato a Saviano, in provincia di Napoli, nel 1928, Giacomo Scotti si trasferisce in Istria nel 1947. Come giornalista ha svolto opera di mediazione culturale divulgando in Italia l’arte e la cultra dei più importanti letterati jugoslavi. Ha pubblicato ‘Occupazione italiana a Montenegro’ (1984), ‘Storie di profughi e massacri. Un diario dalla ex-Jugoslavia’ (2001), ‘Dossier Foibe’ (2005), ‘Il bosco dopo il mare. Partigiani italiani in Jugoslavia’ (2009), ”Bono italiano’. MIlitari italiani in Jugoslavia’ (2012).”,”QMIS-261″
“SCOTTI Sandro”,”Partito dei contadini d’Italia. Opuscolo programmatico di propaganda.”,”Fondo originale Tarcisio Parlanti”,”ITAA-001-FAP”
“SCOTTI Giacomo”,”Juris Juris! All’attacco!. La guerriglia partigiana ai confini orientali dell’Italia, 1943-1945.”,”Giacomo Scotti nato a Saviano (Napoli) nel 1928 è visuto dal 1947 in Jugoslavia dove ha svolto attività pubblicistica e letteraria. Ha dedicato anche alcune opere alla figura di Tito.”,”ITAR-016-FER”
“SCOTTI-DOUGLAS Vittorio a cura; saggi di Raimondo LURAGHI Lauro ROSSI Piero DEL-NEGRO J.M.P. McERLEAN J. David MARKHAM James W. SHOSENBERG Michel VOVELLE Michel ZYLBERBERG Luigi MASCILLI-MIGLIORINI Arianna ARISI-ROTA Proctor PATTERSON-JONES Ricky E. PARRISH Alba MORA Joan BLYTHE Alan FORREST Marino VIGANÒ Francesco FRASCA”,”L’Europa scopre Napoleone, 1793-1804. Atti del Congresso Internazionale Napoleonico (Cittadella di Alessandria, 21-26 giugno 1997). Volume I.”,”Congresso Napoleonico Internazionale del 1997. Saggi in italiano e inglese Da segnalare il saggio: Il legato militare di Napoleone all’Europa e al mondo’ di Raimondo Luraghi ‘Dalla tattica alla strategia: le fortificazioni nel periodo napoleonico in Italia’ di Marino Viganò”,”FRAN-108″
“SCOTTI-DOUGLAS Vittorio a cura; saggi di Franco DELLA-PERUTA Vittorio SCOTTI-DOUGLAS Helmut REINALTER Ben WEIDER Mordechai GICHON Alberto GIL-NOVALES Monika HAMAN Charles MacKAY Anna Maria RAO John F. WEINZIERL Donald D. HORWARD Gerry GALLAHER Michael JONES Fernand BEAUCOUR David CHANDLER Giulio MASSOBRIO Jean DELMAS Viladen SIROTKIN Helen S. SMITH Jozsef ZACHAR Kyle EIDHAL Kein D. McCRANIE Michael BROERS Martyn LYONS”,”L’Europa scopre Napoleone, 1793-1804. Atti del Congresso Internazionale Napoleonico (Cittadella di Alessandria, 21-26 giugno 1997). Volume II.”,”Congresso Napoleonico Internazionale del 1997. Saggi in italiano e inglese Tra i saggi del secondo volume: Franco Della Peruta: L’Italia nell’età rivoluzionaria e napoleonica Vittorio Scotti-Douglas: Le insorgenze anti-napoleoniche in Italia: controrivoluzione ideologica o sommosse di affamati Donald D. Horward: Massena in Italia, ascesa di un maresciallo, 1796-1800 Fernand Beaucour: Conseguenze importanti della battaglia di Rivoli (1797) David Chandler: Aggiornamenti su Napoleone a Marengo K. Eidhal: Suchet e Oudinot a Genova 1800 K.D. McCranie: Succsso e fallimento guerra di coalizione a Genova M. Lyons, Bonaparte e l’eredità della rivoluzione francese”,”FRAN-109″
“SCOTTI-DOUGLAS Vittorio a cura; saggi di Emilio de DIAGO-GARCÍA Carlo GHISALBERTI Antonio MOLINER-PRADA Jean-René AYMES José Luis ARCÓN-DOMÍNGUEZ Virgilio ILARI Piero CROCIANI Arianna ARISI-ROTA Renata DE-LORENZO Marcella AGLIETTI Vittorio SCOTTI-DOUGLAS Paola BIANCHI Francesco MINCONE Paolo MAGRINI Nicola DEL-CORNO Marco CIPOLLONI Jesús MAROTO-DE-LAS-HERAS”,”Gli Italiani in Spagna nella guerra napoleonica (1807-1813). I fatti, i testimoni, l’eredità. Atti del IV Convegno Internazionale di “”Spagna contemporanea””, Novi Ligure, 22-24 ottobre 2004.”,”Tra i vari saggi: – Virgilio Ilari, Gli italiani in Spagna e in appendice: Le truppe italiane in Spagna – Piero Crociani, Italiani dall’altra parte – Vittorio Scotti-Douglas, Gabriele Pepe e la guerra d’indipendenza di Spagna: un amore critico – Nicola Del-Corno, I reazionari italiani e la Spagna antinapoleonica”,”FRAN-110″
“SCOTTI-DOUGLAS Vittorio a cura; saggi di Vittorio SCOTTI-DOUGLAS José Ramón URQUIJO-GOITIA Alberto GIL-NOVALES Marco BRUNAZZI Pierangelo GENTILE”,”Spagna e regno di Sardegna dal 1814 al 1860. Studi, inventari e documenti inediti.”,”ACIS. Contributo dell’Associazione Cultruale Italia e Spagna e dell’Ambasciata di Spagna in Italia alle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.”,”SPAx-157″
“SCOTTI-DOUGLAS Vittorio a cura, GARCÍA SANZ Fernando SCOTTI-DOUGLAS Vittorio UGOLINI Romano José Ramón URQUIJO GOITIA”,”Cadice e oltre: costituzione, nazione e libertà. La carta gaditana nel biventenario della sua promulgazione. Prospettive / Perspectives, Vol. IV.”,”La Costituzione di Cadice è stata la prima costituzione spagnola, promulgata il 19 marzo 1812 dalle Cortes, il parlamento iberico, in opposizione all’occupazione napoleonica e al regime di Giuseppe Bonaparte 1. La costituzione stabiliva la monarchia costituzionale con la limitazione dei poteri del re, la separazione dei poteri, il suffragio universale maschile, la libertà d’impresa 1. La sovranità risiedeva nella nazione, intesa come gruppo di individui che condividono un destino politico comune per tradizione di vita associata, formatasi per una comunanza di fattori, tra cui lingua, territorio, religione, razza, consuetudini sociali e giuridiche 1. La costituzione fu soppressa il 4 maggio 1814 da Ferdinando VII appena rientrato in Spagna, ma fu ripristinata nel 1820 1. (f. copil)”,”RISG-099-FSL”
“SCOTTO Giovanni ARIELLI Emanuele”,”La guerra del Kosovo. Anatomia di un’escalation.”,”Giovanni Scotto, laureato in scienze politiche, è ricercatore presso il Berghof Research Center for Constructive Conflict Management (Berlino); collabora con l’Institute for Peace Work and Nonviolent Settlement of Conflicts (Wahlenau) e con il Centro studi difesa civile (Roma). Emanuele Arielli, laureato in filosofia, sta ultimando il dottorato presso il Centro di ricerca in semiotica dell’Università tecnica di Berlino. Ha pubblicato diversi saggi su riviste specializzate. Insieme i due autori hanno pubblicato il volume I conflitti.”,”EURC-039-FL”
“SCREPANTI Ernesto”,”Comunismo libertario. Marx, Engels e l’economia politica della liberazione.”,”SCREPANTI Ernesto è professore di economia politica all’Università di Siena. Ha scritto varie opere (v. risvolto 4° copertina) alcune in lingua inglese. “”Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale”” (Marx ed Engels 1845-46, 55) (in apertura)”,”MADS-508″
“SCREPANTI Ernesto”,”Equilibrio e crisi nell’economia capitalistica. Un saggio sulla dinamica marxiana.”,”Marx sulla speculazione finanziaria. “”Le attività non liquide, quali azioni, titoli del debito pubblico, ecc., sono chiamate da Marx “”capitale fittizio””. Il mercato in cui si scambia questo tipo di capitale è trattato come un territorio in cui opera prevalentemente l’attività speculativa. Potrebbe essere l’occasione per studiare gli effetti degli usi speculativi della moneta sulla determinazione del saggio d’interesse e sull’instabilità del sistema monetario, ma Marx si lascia sfuggire quest’occasione. La speculazione sui titoli è da lui studiata come un’attività che ha come solo effetto rilevante quello di redistribuire ricchezza fra i capitalisti. Esistono in verità dei passi in cui Marx tratta degli effetti della speculazione finanziaria sui movimenti del saggio d’interesse, ma le indicazioni fornite sono contrastanti. A volte per esempio egli sostiene che l’aumento del saggio d’interesse che si verifica durante la crisi costituisce un’occasione per gli speculatori di “”scontare il futuro”” acquistando azioni e titoli a lunga scadenza. Tale tesi sembra implicare che la speculazione opererebbe sulla base di un’elevata consapevolezza dell’andamento ciclico del mercato monetario e si risolverebbe nell’acquisto di “”capitale fittizio”” (e cessione di liquidità) nelle fasi di crisi (C. III, pp. 590, 668) al fine di rivenderlo nelle fasi di prosperità, quando il corso dei titoli è alto. In tal caso la speculazione finanziaria costituirebbe un elemento di stabilizzazione del ciclo monetario, poiché rilascerebbe liquidità proprio durante la crisi, quando la sua domanda è più elevata. Ma in altri luoghi Marx sostiene che la speculazione è un elemento di inasprimento delle difficoltà finanziarie che si verificano durante la crisi, nella quale “”diminuisce anche la possibilità del proprietario [di capitale fittizio] di venderlo per procurarsi denaro”” (ivi, p. 580). Questa tesi è più interessante della precedente e sarebbe resa plausibile dall’ipotesi che la speculazione operi sul breve termine. Gli speculatori dovrebbero allora scontare il futuro vendendo titoli durante la crisi in attesa di continui aumenti del saggio d’interesse e amplificando in tal modo l’instabilità del sistema finanziario; al culmine della crisi, quando il saggio d’interesse è al massimo, essi li riacquisterebbero. Questa linea di pensiero però non è sviluppata da Marx. E’ il caso di far notare, comunque, che la trascuranza marxiana degli effetti destabilizzanti della speculazione sui titoli ha una giustificazione storica. Nelle 13 crisi finanziarie verificatesi nel mondo capitalistico tra il 1810 e il 1866 la speculazione su merci ha svolto un ruolo soverchiante rispetto a quella sui titoli. Solo a partire dalla crisi del 1873 il rapporto tra i pesi dei due tipi di speculazione si rovescia. Un quadro sintetico dei dati storici in questione può essere trovato in Kindleberger (1981), pp. 252-257″” [Ernesto Screpanti, Equilibrio e crisi nell’economia capitalistica, 1984, appendice B] (pag 149)”,”MADS-008-FL”
“SCREPANTI Ernesto ZAMAGNI Stefano”,”Profilo di storia del pensiero economico.”,”Ernesto Screpanti è docente di Economia politica alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Firenze. Stefano Zamagni è ordinario di Economia politica alla facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Bologna e dal 1985 tiene un corso di Storia dell’analisi economica all’Università Bocconi di Milano.”,”ECOT-255-FL”
“SCRIDEL Emanuela”,”L’India: da paese in via di sviluppo a potenza economica. Strategia di sviluppo e ruolo dei mercati finanziari internazionali.”,”Paesi Brics: Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica. Eurilink edizioni nata nel 2006 è la casa editrice di riferimento della Link Campus University. Missione della casa editrice è quella di creare un ponte tra il lettore e la società globale, l’università e il mondo del lavoro… Il volume è volto all’analisi del processo di crescita economica di una delle economie emergenti più significative fra i BRICS, l’India. Vengono affrontati i rapporti di interdipendenza che intercorrono fra evoluzione politico-economica e apertura del paese al commercio e agli investimenti esteri. Vengono altresì analizzate le complessità che sottendono tale processo evolutivo — da paese in via di sviluppo a potenza economica mondiale — e il riposizionamento del Paese all’interno del rinnovato contesto internazionale. Viene elaborata un’interpretazione della strategia di sviluppo adottata dall’India attraverso l’utilizzo di uno dei modelli teorici chiave e posto l’accento sul ruolo giocato dei mercati finanziari internazionali all’interno di tale processo di sviluppo. Il volume, per struttura e contenuti, intende essere un riferimento per il corso di ‘Relazioni Internazionali: i mercati finanziari, il commercio internazionale e WTO’. Emanuela Scridel, laureata all’Università L. Bocconi, ha lavorato in qualità di analista politico-economico ed esperto in strategie internazionali presso le Nazioni Unite a New York e la Commissione Europea a Bruxelles. Ha lavorato inoltre presso istituzioni pubbliche e private, fra cui Confindustria, Ministero Affari Esteri, Presidenza del Consiglio, Ministero dei Beni Culturali. Autrice di numerose pubblicazioni sui temi di competenza, è visiting professor nel MBA della SDA Bocconi.”,”INDE-030″
“SCRIVANO Riccardo CIAMPI Gabriella PETRICIOLI Marta BETTI Claudio Mario MARCUS Harold G. PANKHURST Richard AGA ROSSI Elena BESSIS Juliette GOGLIA Luigi MARTINA Giacomo MULAS Maria Antonietta MINERBI Sergio CADIOLI Beniamino BARLETTA Giuseppe DURANTE Michele LALA Donatella RICCI Aldo G. BERTINARIA Pier Luigi GABRIELE Mariano CROCIANI Piero BRONCHINI Silvano TOCCAFONDI Valerio BOTTI Ferruccio CALANDRA Eliana DELLA-VOLPE Nicola GAZZINI Mario PULETTI Rodolfo VIGEZZI Brunello RAINERO Romain H. DI-NOLFO Ennio”,”Fonti e problemi della politica coloniale italiana. Atti del convegno. Taormina-Messina, 23-29 ottobre 1989. II.”,”””A conclusione del presente tema vorrei ricordare un altro importante aspetto delle guerre coloniali italiane: l’alto indice di usura che ne derivò alle nostre Forze armate ai fini della difesa del territorio nazionale. Sta di fatto che sia la guerra libica che il conflitto italo-etiopico intaccarono pesantemente le scorte e logorarono l’efficienza operativo-logistica del nostro organismo militare, con le ben note conseguenze che si manifestarono nel corso di entrambe le due guerre mondiali. Soprattutto la campagna etiopica ebbe ripercussioni gravissime sul potenziale bellico della nazione che emersero fin dall’inizio del secondo conflitto mondiale, al quale l’Esercito si presentò in condizioni di personale, armamento, mezzi di trasporto e materiali fortemente deficitarie”” (pag 1075) (Pier Luigi BERTINARIA, ‘Dottrina, strategia, tattica e logistica nelle campagne coloniali’ (pag 1063-1076)) Brunello VIGEZZI ‘Il liberalismo di Giolitti e l’impresa libica’ (pag 1225-1247) Romain H. RAINERO ‘L’anticolonialismo italiano tra politica e cultura’ (pag 1248-1258) Comitato per le pubblicazioni: ARONICA Rosa DENTONI-LITTA Antonio CARUCCI Paola FONSECA Cosimo Damiano GIUFFRIDA Romualdo LUME Lucio ORMANNI Enrica PANSINI Giuseppe PAVONE Claudio PROSDOCIMI Luigi PUNCUH Leopoldo ROMITI Antonio SOFFIETTI Isidoro ZANNI ROSIELLO Isabella FAUCI MORO Lucia GHEZZI Carla Il secondo volume contiene due saggi in inglese Si segnalano in particolare i saggi di Pier Luigi BERTINARIA, ‘Dottrina, strategia, tattica e logistica nelle campagne coloniali’ (pag 1063-1076) Nicola DELLA-VOLPE, ‘Truppe coloniali e prima guerra mondiale: studio di un mancato impiego’ (pag 1168-1182) Brunello VIGEZZI ‘Il liberalismo di Giolitti e l’impresa libica’ (pag 1225-1247) Romain H. RAINERO ‘L’anticolonialismo italiano tra politica e cultura’ (pag 1248-1258)”,”ITQM-185″
“SCROCCU Gianluca”,”Antonio Giolitti.”,”SCROCCU Gianluca Antonio Giolitti (1915-2010) nipote dello statista liberale Giovanni Giolitti, ha svolto un ruolo nella fase costituente e negli anni del centro sinistra. La sua militanza nel Pci si conclude nell’ottobre 1957 dopo la repressione sovietica in Ungheria. Approda quindi nel Psi.”,”BIOx-279″
“[SCROFANI Saverio]”,”Tutti han torto, ossia Lettera a mio zio sulla rivoluzione di Francia.”,”Opuscolo anonimo attribuito allo storico ed economista di Modica, Saverio Scrofani (1756-1835). Citando la prima edizione del 1791: “”E’ una esposizione delle cose accadute dal principio della Rivoluzione Francese fino al 1790″”. Scròfani, Saverio. – Storico ed economista (Modica 1756 – Palermo 1835); giovanissimo, prese gli ordini, ma non esercitò mai il sacerdozio. Convinto seguace dei fisiocratici, scrisse un Saggio sul commercio in generale delle nazioni d’Europa e sul commercio della Sicilia in particolare (1792); fu poi prof. di agricoltura a Venezia, e sovrintendente dell’agricoltura e del commercio col Levante. Caduta la repubblica, si recò a Parigi, viaggiò in Grecia (Viaggio in Grecia, 3 voll., 1799-1800); tornato a Napoli (1809), fu direttore della statistica (1814-22), posto da cui fu allontanato perché liberale. Scrisse anche saggi storici e Memorie di economia politica (1826). (Trecc)”,”FRAR-425″
“SCRUTON Roger”,”Guida filosofica per tipi intelligenti.”,”Roger Scruton è stato professore di Estetica al Birkbeck College dell’Università di Londra. Personaggio pubblico della vita culturale inglese, è un vivace polemista e un apprezzato commentatore televisivo e radiofonico.”,”FILx-038-FL”
“SCUCCHIA Angelo”,”Pagine rosse.”,”Libro dedicato alla memoria di Giacomo BRODOLINI, PSI.”,”SOCx-079″
“SCUCCIMARRA Luca”,”I confini del mondo. Storia del cosmopolitismo dall’ Antichità al Settecento.”,” SCUCCIMARRA Luca insegna storia del pensiero politico presso la facoltà di scienze politiche dell’ Università di macerata. E’ autore di alcuni libri (v. retrocopertina) “”Nel contesto argomentativo del saggo ‘Zum ewigen Frieden’, questo cruciale passaggio costruttivo finisce però per trasformarsi in un serrato – e per molti versi irrisolto – confronto con i fondamenti stessi del discorso politico della modernità. Riprendendo spunti di riflessione già presenti nelle sue opere precedenti, Kant ammette, infatti, che – in perfetta analogia con la fondazione di una ‘costituzione civile’ all’interno dello Stato – una definitiva e completa uscita dallo stato di natura internazionale e una perfetta garanzia di pace potrebbe essere offerta solo dalla creazione di un’istituzione politica transnazionale in grado di garantire a ciascun popolo il suo diritto: una vera e propria forma di “”repubblica universale”” che in queste pagine troviamo evocata attraverso la perspicua nozione di “”Stati di popoli (Völkerstaat)”” o “”civitas gentium””. Con questo passaggio Kant sembra prendere nettamente le distanze dalla concezione wolffiana della ‘civitas maxima’ come armonica pluralità di soggetti sovrani governata da un corpo di comuni principi giuridici. E, nonostante i più o meno espliciti richiami alla tradizione letteraria del pacifismo settecentesco, egli pare al tempo stesso impegnato a riformulare in una prospettiva ben più vincolante anche il modello di “”alleanza permanente tra gli Stati”” proposto negli scritti di Saint-Pierre e dei suoi epigoni: non si può ignorare, infatti, che l’elemento chiave del ‘Völkerstaat’ kantiano è il totale assoggettamento dei diversi popoli, “”ognuno unito in uno Stato per sé””, a un potere superiore da loro stessi istituito””. (pag 332-333) Biografia. Charles-Irénée Castel, nacque in Normandia (nell’attuale dipartimento della Manche) da una famiglia di media nobiltà della Val de Saire da parte di padre, marchese di SAINT-PIERRE e gran balivo del Cotentin, e da un’altra del Bessin per parte di madre, parente dei Gigault de Bellefonds e discendente di Lucas Acher, signore di Mesnil Vitey ad Airel. A causa della sua fragile costituzione che gli impediva la carriera militare, Charles-Irénée (ultimo di cinque figli) era stato indirizzato agli studi presso i gesuiti e poi agli ordini sacerdotali, benché senza alcuna vocazione. Giunto a Parigi nel 1686, si legò ad ambienti di opposizione alla politica di Luigi XIV. Grazie alle buone relazioni della famiglia, diviene primo elemosiniere di Francesca Maria di Borbone-Francia, duchessa d’Orléans e figlia naturale di Luigi XIV e di Madame de Montespan, e frequenta assiduamente i salotti letterari di Madame de La Fayette e di Anne-Thérèse de Marguenat, marchesa de Lambert. Qui conosce e diviene amico di Bernard Le Bouyer de Fontenelle che lo propone all’Académie française, alla quale viene eletto nel 1695 nonostante non abbia ancora scritto alcunché. La sua eleziene era stata vanamente osteggiata da Bossuet, La Bruyère et Boileau. Questa vicenda fu uno degli episodi della Querelle des Anciens et des Modernes (Disputa degli Antichi e dei Moderni) che agitò l’Académie alla fine del XVII secolo. L’abbé de Saint-Pierre può essere considerato come il primo rappresentante delle nuove idee che annunciano l’Illuminismo. Nel 1702 diventò abate commendatario di Tiron in Normandia. Fu negoziatore, in qualità di segretario dell’abate di Polignac, del Trattato di Utrecht, e trasse da quelle difficili trattative diplomatiche l’ispirazione per il suo Projet de paix universelle entre les nations o Projet pour rendre la paix perpetuelle en Europe, per il quale è divenuto celebre. Quest’opera che influenzò Jean-Jacques Rousseau può essere considerata come la prima visione dell’unificazione europea, ispiratrice sia della Società delle Nazioni nel 1919 che dell’ONU. In esso critica con vigore le guerre intraprese da Luigi XIV e le ingiustizie della sua politica estera. Il progetto dell’Abbè de Saint-Pierre prevede un trattato fra Stati, il cui fine ultimo è l’instaurazione di una di pace perpetua, il cui elemento innovatore è la “perpetuità”. La durata illimitata trasforma di fatto l’alleanza (per sua natura temporanea e reversibile), in una forma associativa diversa, simile alla confederazione. Grazie all’Abbé de Saint-Pierre la pace perpetua non è più l’ideale utopico e visionario che avevano vagheggiato i suoi predecessori; diventa un argomento degno di essere affrontato nelle relazioni internazionali. Ciò che la rendeva accettabile e praticabile era che l’accettazione da parte degli Stati di regole condivise del diritto internazionale non avrebbe modificato in nulla l’esercizio della loro sovranità. Secondo lui se ne sarebbero avvantaggiati i sovrani, che avrebbero potuto usare la forza dell’Unione per reprimere le ribellioni; l’Unione degli stati europei avrebbe costituito una sorta di implicita “mutua garanzia” contro eventuali rivoluzioni. Si può dunque vedere, da questo punto di vista, il Projet come un precursore della Santa Alleanza: pace garantita nel continente europeo, dominio dell’assolutismo all’interno degli Stati. Durante la Reggenza che seguì la morte del re Sole (1715-1723),egli pubblicò La Polysynodie ou la pluralité des conseils (Polisinodia, o della pluralità dei Consigli, opera nella quale critica apertamente la politica del defunto Luigi XIV, giudicandola dispotica e proponendo la nomina dei ministri da parte di Consigli elettivi. Questo oltreaggio all’Assolutismo gli costò l’esclusione dall’Académie française, senza essere d’altronde sostituito in essa prima della sua morte. Continuò a frequentare i salotti letterari, partecipando alla fondazione del club de l’Entresol dell’Abbé Alary nel 1724, e si adoperò per lo sviluppo dell’istruzione pubblica. Si ritiene tra l’altro Charles-Irénée Castel de Saint-Pierre all’origine dell’idea del diritto di ingerenza Opere [modifica] Opere di morale e politica, Rotterdam, J.-D. Beman ; Paris, Briasson, 1733-1740 (in francese) Projet pour rendre la paix perpétuelle en Europe, Utrecht, A. Schouten, 1713 (in francese) Discours sur la Polysynodie, Amsterdam, Du Villard et Changuion, 1719 (in francese) De la douceur, Amsterdam, Briasson, 1740 (in francese) The French political and economic theorist Charles Irénée Castel, Abbé de Saint-Pierre (1658-1743), was an early philosophe of the Enlightenment. His pamphleteering expressed the intellectual upheaval and fascination with affairs of state which marked this era. Of noble lineage, in 1680 Charles Irénée Castel, who is known as the Abbé Saint-Pierre, left his native Normandy and boyhood dreams of a monastic vocation for the ebullient intellectual atmosphere of Parisian university studies. For 5 years he followed every course available in the physical sciences, drifting further and further away from preoccupations with his ecclesiastical state as well as from what remained of his faith. After 1685 he experienced a brief return to the concerns of ethics and moral theology before abandoning the divine again for what would be the area of his real intellectual vocation – political theory. Henceforth his religion and his “”consecration”” to Holy Orders provided him with a comfortable living in sinecures which left him free to speculate on the art of government. In 1712 Saint-Pierre composed his first important treatise, the Project for an Everlasting Peace in Europe, a text he would refine for years to come. He envisioned a confederation of European sovereigns who would renounce the use of arms and submit their differences to a council of arbitration. He was in fact simply modernizing a 1624 treatise of Henry IV’s minister the Duc de Sully. The basic political principle of Saint-Pierre’s work was his refusal to accept as either inevitable or rational the divine right of kings. His treatise La Polysynodie (1718) represented, at the height of the regent’s liberalization policies, an outright attack on individual sovereignty, suggesting rule by multiple councils and offering many unfavorable comparisons drawn from the recently ended rule of Louis XIV. The French Academy, to which he had been elected in 1694, was scandalized, and when Saint-Pierre refused to recant, he was summarily dismissed. His political influence was growing, however; the previous year he had issued Mémoire sur la taille tarifiée, suggesting tax reforms which amounted to the first version of proportional, declared revenue taxation. Historians consider this his most important contribution to governmental affairs, since some of its provisions actually found limited application after 1832. In the ensuing years Saint-Pierre became a habituéof the salon of Madame de Tencin and a regular contributor to meetings of the Club de l’Entresol; it was here that the Baron de Montesquieu, who called Saint-Pierre his master, met him. The Abbé was very likely responsible for this progressive group’s dissolution, however, when in 1731 A. H. de Fleury suggested that he and others like him should refrain from discussing politics. In the last years of his life Saint-Pierre continued to write assiduously on governmental practice and management while pursuing his Annales politiques, a comprehensive, chronological treatment of the affairs of France eventually covering the years from 1658 to 1739; critics have compared this last work favorably to the Sie?cle de Louis XIV of Voltaire. Curiously, Voltaire and most of the later philosophes, including Jean Jacques Rousseau, disdained the Abbé, readily placing him with cranks and inventors and remembering his chimerical Trémoussoir (a therapeutic chair which jolted its user like a carriage) better than his insightful projects for public assistance to orphans and the aged and infirm, the maintenance of highways in winter (complete with statistical evidence of its economic advantage), and Parisian postal reform. But Saint-Pierre lacked the doctrinaire assurance of the next generation; avoiding grandiose plans for human betterment, he continued to the end refining his practical suggestions, a modest reformer who died in 1743, before the age of prerevolutionary visions. Further Reading In English, a recent treatment of Saint-Pierre is Merle L. Perkins, The Moral and Political Philosophy of the Abbé de Saint-Pierre (1959), which contains an extensive bibliography. Partial studies of him appear in E. V. Souleyman, The Vision of World Peace in Seventeenth and Eighteenth-century France (1941); Carl Joachim Friedrich, Inevitable Peace (1948); and Francis Harry Hinsley, Power and the Pursuit of Peace: Theory and Practice in the History of Relations between States (1963).”,”TEOP-344″
“SCUCCIMARRA Luca”,”La sciabola di Sieyès. Le giornate di brumaio e la genesi del regime bonapartista.”,”Luca Scuccimarra insegna Storia del pensiero politico presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Macerata. É autore di saggi sul pensiero politico kantiano, sul problema dell’obbligo politico e sui fondamenti della rappresentanza, tra i quali segnaliamo: Kant e il diritto alla felicità; Obbedienza, resistenza, ribellione.”,”FRAD-003-FL”
“SCUCCIMARRA Luca”,”Modernizzazione come temporalizzazione. Storia dei concetti e mutamento epocale nella riflessione di Reinhart Koselleck.”,”Sul modello di ‘Begriffsgeschichte’ di Koselleck, e il progetto dei ‘Geschichte Grundbegriffe’ Pubblicato in Italia: R. Koselleck, Storia dei concetti e storia sociale’, 1979 in R. Koselleck ‘Futuro passato. Per una sematica dei tempi storici’ (Marietti, 1986)”,”TEOS-357″
“SCUOTTO Ugo”,”Storia del Soviet della Costituente e della Costituzione nella Russia rivoluzionaria.”,”Contiene dedica autore SCUOTTO Ugo libero docente in storia ed Istituzioni dell’ Europa Orientale professore stabilizzato nell’ Università di Genova. Nato a Napoli nel 1920. E’ stato eletto membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione nel 1966 e 1970). Campagna bolscevica nelle fabbriche e caserme a nome del Soviet. “”L’elezione di Trotsky venne accolta da un uragano di applausi da parte dei bolscevichi. Poco dopo il Presidente eletto, dopo essersi assiso ufficialmente sulla poltrona che era stata di Ccheidze, fece un breve e polemico discorso di saluto, in cui tra l’altro, dichiarò “”che non era lui ad occupare il posto di Ccheidze, ma era stato Ccheidze fino ad allora ad occupare il suo posto””. Suguì sulla tribuna Kamenev, che, in tono fermo tenne una relazione contraria alla nuova coalizione governativa. (…) In quel periodo le fabbriche e le caserme divennero le mète continue dei delegati bolscevichi che iniziarono una nuova specie di propaganda non tanto a nome del loro partito ma, a nome del Soviet, indicandolo come l’unico e vero organo della rivoluzione che agiva a favore del popolo. Le masse, spinte dagli agitatori, venivano così spostate verso le posizioin dei bolscevichi.”” (pag 312-313)”,”RIRx-140″
“SCUOTTO Ugo”,”Istituzioni monetarie e bancarie nella Russia sovietica. Evoluzione e critica dal 1917 ai nostri giorni.”,”””La grandi Banche, mascherate con rimbombanti nomi nazionali – aveva scritto il Marx – erano associazioni di speculatori privati che stabilivansi accanto ai governi, e ai quali mercè i privilegi che ne ottenevano, erano in grado di prestare il denaro pubblico”” [Karl Marx, Il Capitale, Libro I, 1962, pag 714] [in Ugo Scuotto, Istituzioni monetarie e bancarie nella Russia sovietica. Evoluzione e critica dal 1917 ai nostri giorni, 1963] (pag 10]”,”RUSU-218″
“SCUOTTO Ugo”,”Rublo, credito e banche nella Russia Sovietica. Dalla rivoluzione d’Ottobre ad oggi.”,”Quadro tabella pag 21 le 19 banche della Russia zarista Commissario del popolo per le finanze: Menzinskij poi Gukovskij poi Krestinskij, commissario della banca statale: Osinkij (pag 16-18) Difficoltà in materia monetaria e finanziaria. “”Queste difficoltà vennero riconosciute, successivamente, anche da Lenin che pure era stato il principale e più autorevole sostenitore della nazionalizzazione delle banche, decretata con tanta fretta anche per un fine dimostrativo e psicologico nei confronti delle masse proletarie ansiose di colpire nelle banche la quintessenza dell’aborrito capitale. “”Non c’era una sola persona nel nostro gruppo”” – disse Lenin al III° Congresso panrusso dei Sovieti – “”che si illudesse di poter rompere o mutare in pochi giorni un apparato tanto ingegnoso e delicato come quello bancario, evolutosi nel corso dei secoli sulla base del sistema produttivo capitalistico”” … “”Non abbiamo mai sostenuto questo…””. “”Non minimizziamo le difficoltà sulla nostra strada, ma la cosa essenziale è ormai compiuta…”” (1). In effetti, avvenne che l’applicazione pratica dei due decreti riguardanti le banche si rivelò piena di intralci e non poté avvenire in modo soddisfacente anche perchè mancavano regolamenti di esecuzione dei decreti stessi. A tale mancanza bisogna aggiungere le difficoltà di interpretazione della legge, perchè i primi provvedimenti del governo bolscevico non erano redatti da giuristi, ma dai commissari del popolo con l’aiuto di qualche collaboratore, sicché erano, in genere, stilati in linguaggio non tecnico. La conseguenza di tutto ciò, nel caso specifico, portò al formarsi di una situazione caotica aggravata dal fatto che quasi tutti i banchieri ed i principali direttori e funzionari di banca si erano dati alla fuga, per cui i commissari, preposti dal governo all’applicazione immediata dei decreti non riuscirono ad ottenere alcuna collaborazione, tanto utile e necessaria, per l’espletamento del compito loro affidato”” (1) Lenin, Socinenija, XXII, 214, 15 (pag 22-23)”,”RUSU-236″
“SCUOTTO Ugo”,”Rublo, Credito e Banche. Nella Russia Sovietica.”,”prefazione note appendice I. Documenti, appendice II. Tabelle statistiche”,”RUSU-066-FL”
“SCUOTTO Ugo”,”Storia del Soviet. Della Costituente e della Costituzione nella Russia rivoluzionaria.”,”Ugo Scuotto è nato a Napoli il 31.7.1920. É l’unico italiano libero docente in ‘Storia ed Istituzioni dell’Europa Orientale’. Già vincitore di concorso e professore negli Istituti medi Superiori Statali, fu Assistente nell’Istituto Universitario Orientale di Napoli e poi professore incaricato nell’Università di Siena. Dal 1970 è docente in ‘Storia dei paesi slavi’ nell’Università di Genova, stabilizzato dal 01.11.1973. Successivamente dal 01.11.1974 insegna ‘Storia ed Istituzioni dell’Europa Orientale’ nella Facoltà si Scienze politiche dell’Università di Napoli. É membro del Consiglio Superiore della P.I. (eletto nel 1966 e rieletto nel 1970) ed è membro della Commissione nazionale italiana all’Unesco. “”I posteri vorranno conoscere che cosa successe, lo spirito che animò la gente, come si presentavano i capi, come parlavano e come agivano…”” John Reed (Dieci giorni che fecero tremare il mondo). “”Le grandi rivoluzioni occupano nella storia quelò luogo stesso che tengono i fenomeni straordinari nella storia della natura”” Vincenzo Cuoco (dal Manuale del rivoluzionario).”,”RIRO-141-FL”
“SEABROOK Jeremy”,”Classi, caste, gerarchie.”,”Molti forse pensano che le classi sociali non esistano più. In realtà, gerarchie e caste hanno accompagnato il cammino dell’uomo sin dalla notte dei tempi e non accennano a scomparire. In Europa come negli Stati Uniti, infatti, le classi sono più vive che mai: c’è un vasto ceto medio a cui si contrappongono i ‘nuovi poveri’, sempre più esclusi e privi anche dell’indispensabile.La favola secondo cui le classi non esisterebbero più si è diffusa in un mondo in cui la disuguaglianza non è mai stata tanto grande. Jeremy Seabrook collabora con ‘The Guardian’ e ‘New Internationalist’. Si occupa da anni di sviluppo sostenibile e di lavoro minorile.”,”TEOS-031-FL”
“SEALY Kenneth R., a cura di Piero NODARI”,”Geografia del trasporto aereo.”,”Pio NODARI, nato a Trieste nel 1939, è assistente ordinario di Geografia politica ed economica e professore incaricato di Pianificazione territoriale (Scienze politiche, Univ. Trieste). “”Più recentemente, E.J. Taaffe ha considerato il problema della grandezza e della funzione della città in relazione al trasporto aereo. Usando i dati sulla provenienza e sulla destinazione dei passeggeri per le città servite dalle linee regolari, questo autore ha calcolato un “”indice passeggeri””. Questo indice è stato determinato prendendo dapprima alcune città tipo e calcolando per esse il numero dei passeggeri che usano l’ aereo ogni 1.000 abitanti e ottenendo così un indice medio. Quando questo indice fu applicato alle città studiate, alcune di loro rivelarono un volume di traffico maggiore, o minore, della media””. (pag 162)”,”ECOI-130″
“SEARS Stephen W.”,”Gettysburg.”,”Stephen W. Sears is the author of six award-winning books on the Civil War, including Landscape Turned Red and Chancellorsville. The Chicago Tribune has called him “”the finest and most provocative Civil War historian writing today”” He is a former editor of American Heritage.”,”USAQ-035-FL”
“SEARS Stephen W.”,”Landscape Turned Red. The Battle of Antietam.”,”Stephen W. Sears is the author of six award-winning books on the Civil War, including Landscape Turned Red and Chancellorsville. The Chicago Tribune has called him “”the finest and most provocative Civil War historian writing today”” He is a former editor of American Heritage. The Battle of Antietam, also known as the Battle of Sharpsburg, was fought on September 17, 1862, between Confederate General Robert E. Lee’s Army of Northern Virginia and Union General George B. McClellan’s Army of the Potomac near Sharpsburg, Maryland 1. It was the first field army-level engagement in the Eastern Theater of the American Civil War to take place on Union soil 1. The battle resulted in a Union victory, although the Union Army suffered heavier casualties than the Confederates 1. It remains the bloodiest day in American history, with a combined tally of 22,717 dead, wounded, or missing 1. President Abraham Lincoln used the costly Union victory as an opportunity to issue the preliminary Emancipation Proclamation 2.”,”USAQ-036-FL”
“SEARS Stephen W.”,”Chancellorsville.”,”Stephen W. Sears is the author of six award-winning books on the Civil War, including Landscape Turned Red and Chancellorsville. The Chicago Tribune has called him “”the finest and most provocative Civil War historian writing today”” He is a former editor of American Heritage.”,”USAQ-037-FL”
“SEATON Albert”,”German Army, 1933-1945.”,”””Nondimanco si vede per esperienza ne’ nostri tempi, quelli principi aver fatto gran cose, che della fede hanno tenuto poco conto, e che hanno saputo con l’astuzia aggirare i cervelli degli uomini, ed alla fine hanno superato quelli che si sono fondati en su la lealtà”” (Machiavelli) (in apertura) Il colonnello Albert Seaton è considerato una delle maggiori autorità nel campo della storia militare e politica della Germania e della Russia. Dal suo ritiro dal British Army ha lavorato ha condotto studi e ricerche in campo militare e ha pubblicato vari libri tra cui ‘The Russo-German War, 1941-45’, ‘The Battle for Moscow, 1941-42’, ‘Stalin as Warlord’, ‘The Crimean War: A Russian Chronicle’ e ‘The Fall of Fortress Europe, 1943-45’ Hitler comandante in capo e i suoi generali “”French resistance had all but ceased. With the armistice, on 25 June (1940), the fighting came to an end. Hitler was already the fully fledged and only commander-in-chief of the ground forces and von Brauchitsch and Halder lacked the status, the prestige, even the determination to restrain him or, alternatively, to qui their post (1). When the dictator wanted to test ideas he turned to Jodl, to Göring, to von Manstein, to von Rundstedt and to Goderian or anyone else who suited his purpose. Speer has said that Hitler ‘claimed the total credit for the success of the [French] campaign: the plan for it, he said, came from himself’; for, according to what Hitler told his circle, he had read de Gaulle on motorized warfare ‘again and again’ and had learned a great deal from it (2). Keitel, Jodl, Schumundt and Scherff encouraged the dictator in his illusions and so he became ‘the greatest ‘Feldherr’ of all time’. But the Führer was generous to his generals – even to von Brauchitsch and Halder”” (pag 143) [(1) Von Brauchitsch said to Faber on 10.8.40: ‘I just cannot imagine how we are going to rewrite Field Service Regulations, or this war has shown how all our previously accepted principles and views have benne worthless’ (Faber du Faur, p. 253); (2) An increasingly uttered retort, used by the Führer to silence his military circle, was that ‘he’ had ‘studied’ Clausewitz, Schlieffen and all other authorities; Speer later doubted that Hitler really read, let alone reread or studied, any book on any subject; all he did was to borrow the drift or theme (that he sometimes got wrong and misquoted) to use it to support the course he had set himself. (cf. Spandau – The Secret Diaries’, p. 118)]”,”GERQ-095″
“SEBAG MONTEFIORE Simon”,”Gli uomini di Stalin. Un tiranno, i suoi complici e le sue vittime.”,”””Nato nel novembre 1893 in una capanna nel remoto villaggio di Kabana, nelle terre di confine tra Ucraina e Bielorussia, in una famiglia povera, ebreo-ortodossa, con cinque fratelli e una sorella che dormivano tutti nella stessa stanza, Lazar’, il più giovane, venne reclutato nel Partito da suo fratello nel 1911 e iniziò a fare l’ agitatore politico in Ucraina sotto l’ improbabile pseudonimo di “”Koserovic””. Lenin lo scelse vedendo in lui un leader emergente: aveva molte più doti di quanto potesse sembrare a prima vista. Questo “”operaio-intellettuale”” (si dedicava costantemente alla lettura dei libri della sua vasta biblioteca, studiando sui testi di storia scritti nel periodo zarista – senza trascurare i romanzi di Balzac e Dickens) era il cervello che stava dietro alla militarizzazione del Partito-Stato. Nel 1918, all’ età di ventiquattro anni, governò col terrore la città di Niznij-Novgorod. Nel 1919, chiese l’ instaurazione di un regime dittatoriale, insistendo con forza sul valore della disciplina militare del “”centralismo””. Nel 1924, scrivendo in un linguaggio chiaro ma con grande fanatismo, tracciò le basi di quello che sarebbe diventato l’ apparato dello “”stalinismo””.”” (pag 77) Molotov (“”Culo di ferro””) incontra Hitler: la politica del rischio calcolato e l’ illusione. (pag 334, capitolo 31) Stalin si congratulò con Molotov per come aveva saputo affrontare il Führer: “”E lui”” chiese “”come ha fatto ad accettare senza fiatare tutte le cose che gli hai detto?””. La risposa era che Hilter non le aveva accettate affatto: le ostinate mire di Molotov sui Balcani lo avevano convinto che Stalin avrebbe presto sfidato la sua egemonia in Europa. Superata l’ indecisione se attaccare o meno la Russia, ora il Führer accelerò i propri piani. Il 4 dicembre, l’ inizio dell’ Operazione Barbarossa venne fissato per il maggio ddel 1941.”” (pag 337)”,”STAS-047″
“SEBAG MONTEFIORE Simon”,”Gli uomini di Stalin. Un tiranno, i suoi complici e le sue vittime.”,”SEBAG MONTEFIORE Simon vive a Londra e insegna storia a Cambridge. Ha trascorso negli anni 1990 lungo tempo nell’ ex URSS e in particolare nel Caucaso, Ucraina e Asia centrale. Ha scritto una biografia sul principe Potemkin. Molotov incontra Hitler. La politica del rischio calcolato e l’ illusione. “”Stalin si congratulò con Molotov per come aveva saputo affrontare il Führer: “”E lui”” chiese “”come ha fatto ad accettare senza fiatare tutte le cose che gli hai detto?””. La risposta era che Hitler non le aveva accettate affatto: le ostinate mire di Molotov sui Balcani lo avevano convinto che Stalin avrebbe presto sfidato la sua egemonia in Europa. Superata l’ indecisione se attaccare o meno la Russia, ora il Führer accelerò i propri piani. Il 4 dicembre, l’ inizio dell’ Operazione Barbarossa venne fissato per il maggio del 1941″”. (pag 337) Panico a Mosca minacciata dalla Wehrmacht. “”Stalin era diventato “”un uomo piccolo, con il volto stanco e smunto (…) gli occhi avevano perduto la fermezza di un tempo e la voce mancava di sicurezza. Krusciov si spaventò nel vederlo “”tutto pelle e ossa””. (…) Il suo umore oscillava tra risolutezza spartana e strepiti isterici. Konev restò sorpreso di ricevere una telefonata durante la quale urlò: “”Il compagno Stalin non è un traditore. Il compagno Stalin è un uomo d’ onore: il suo unico errore è stato quello di fidarsi troppo dei generali di cavalleria””. (…) Stalin propose che l’ intero Politburo partisse quel giorno stesso ma, aggiunse a effetto, “”io partirò domani mattina””. (…) Zukov decise di mantenere la posizion; tuttavia riusciva a percepire il panico che regnava ai vertici. Era certo di poter salvare Mosca, disse a un redattore in visita, “”ma lo sono anche ‘loro’, laggiù?”” chiese, riferendosi a Stalin al Cremlino.”” (pag 386-387)”,”RUSS-183″
“SEBAG Lucien”,”Marxismo y estructuralismo.”,”La borghesia rivoluziona continuamente gli strumenti di produzione e con essi il modo di produzione e le condizioni sociali. “”Marx ha insistido en diversas ocasiones sobre la significación de este trastocamiento: “”La burguesía no puede existir sin revolucionar perpetuamente los instrumentos de produccíon; por consiguiente, el modo de produccíon y el congiunto de las condiciones sociales. Las clases industriales anteriores no podían existir, por el contrario, sino a condición de conservar intacto el antiguo modo de produccíon””.”” (pag 89)”,”TEOC-446″
“SEBAG Lucien”,”Mitologia e realtà sociale.”,”SEBAG Lucien si tolse la vita il 9 gennaio 1965 all’età di 31 anni. Di formazione marxista e collaboratore di Claude LEVI-STRAUSS, è anche l’autore di ‘Marxismo e strutturalismo’ (Feltrinelli, 1972) unica opera pubblicata in vita. Si considera l’iniziatore del ‘marxismo strutturalista’”,”TEOS-169″
“SEBAG MONTEFIORE Simon”,”Young Stalin.”,” List of Illustrations, Stalin Family Tree, Maps, Introduction, List of Characters, Note, Prologue: The Bank Robbery, Epilogue: An Old Tyrant-in Remembrance of Things Past. Stalin’s Names, Nicknames, Bylines and Aliases, Acknowledgements, Source Notes, Select Bibliography, Photographs, Index, Simon Sebag Montefiore is a historian of Russia whose works have been published in twenty-seven languages. Stalin: The Court of the Red Tsar was awarded the History Book of the Year Prize at the 2004 British Book Awards. Potemkin: Catherine the Great’s Imperial Partner was short-listed for the Samuel Johnson, Duff Cooper and Marsh Biography prizes in Britain. A Fellow of the Royal Society of Literature, novelist and television presenter, Montefiore lives in London, with his wife, the novelist Santa Montefiore, and their two children.”,”STAS-012-FL”
“SEBAG MONTEFIORE Simon”,”Gli uomini di Stalin. Un tiranno, i suoi complici e le sue vittime.”,”Simon Sebag Montefiore vive a Londra e insegna Storia a Cambridge. Ha trascorso gran parte degli anni Novanta viaggiando nelle regioni dell’ex impero sovietico, in particolare nel Caucaso in Ucraina e nell’Asia Centrale. Accolto negli Stati Uniti e in Gran Bretagna come “” il nuovo Beevor””, è autore di una biografia del principe Potemkin, e collabora con Sunday Times, New York Times e Spectator. Simon Sebag Montefiore is a historian of Russia whose works have been published in twenty-seven languages. Stalin: The Court of the Red Tsar was awarded the History Book of the Year Prize at the 2004 British Book Awards. Potemkin: Catherine the Great’s Imperial Partner was short-listed for the Samuel Johnson, Duff Cooper and Marsh Biography prizes in Britain. A Fellow of the Royal Society of Literature, novelist and television presenter, Montefiore lives in London, with his wife, the novelist Santa Montefiore, and their two children.”,”STAS-027-FL”
“SEBAG MONTEFIORE Simon”,”Stalin. The Court of the Red Tsar.”,”Simon Sebag Montefiore vive a Londra e insegna Storia a Cambridge. Ha trascorso gran parte degli anni Novanta viaggiando nelle regioni dell’ex impero sovietico, in particolare nel Caucaso in Ucraina e nell’Asia Centrale. Accolto negli Stati Uniti e in Gran Bretagna come “” il nuovo Beevor””, è autore di una biografia del principe Potemkin, e collabora con Sunday Times, New York Times e Spectator. Simon Sebag Montefiore is a historian of Russia whose works have been published in twenty-seven languages. Stalin: The Court of the Red Tsar was awarded the History Book of the Year Prize at the 2004 British Book Awards. Potemkin: Catherine the Great’s Imperial Partner was short-listed for the Samuel Johnson, Duff Cooper and Marsh Biography prizes in Britain. A Fellow of the Royal Society of Literature, novelist and television presenter, Montefiore lives in London, with his wife, the novelist Santa Montefiore, and their two children. Illustrations, Stalin’s Family Tree, Maps, Introduction and Acknowledgements, List of Characters, Prologue: The Holiday Dinner: 8 November 1932, Postscript, Source Notes, Select Bibliography, Index, a Note About the Author, A Note on the Type,”,”STAS-033-FL”
“SEBAG MONTEFIORE Simon”,”Il giovane Stalin.”,”””Il 30 aprile – 13 maggio 1907 Plechanov, il padre del marxismo russo, dichiarò aperto il Congresso (V Congresso del Partito operaio socialdemocratico russo, POSDR, ndr) dopo che i delegati ebbero cantato un inno funebre in onore dei compagni caduti. Stalin osservò che Lenin se ne stava spesso seduto vicino a Gorkij, un uomo alto di una magrezza spettrale, dall’aria tormentata. (…) C’erano 302 delegati con diritto di voto, che rappresentavano 150.000 lavoratori; ma dopo i giorni gloriosi del 1905 il partito, polverizzato dalla repressione di Nicola II, attraversava un momento terribile. (…) L’intero partito si rimpiccioliva, ma in Georgia la disfatta bolscevica era stata tale che Stalin, Cchakaia e Saumjan avevano un volto soltanto consultivo, non deliberativo. «Chi è quello?» sembra che Stalin abbia chiesto a Saumjan quando un nuovo oratore salì sul podio. «Non lo conosci?» rispose Saumjan. «E’ il compagno Trockij (…)». Se Stalin aveva comandato le sue milizie a Ciatura, Trockij era stato il presidente del Soviet di San Pietroburgo. Scrittore spontaneamente brillante, di un’eloquenza abbagliante dalla tribuna, inconfondibilmente ebreo nell’accento e spudoratamente vanesio, Trockij, con la ricercata eleganza degli abiti e una capigliatura che i ciuffi accuratamente gonfiati facevano sembrare una criniera, possedeva tutto il fascino della celebrità di sinistra internazionale anni luce prima di Stalin. Malgrado fosse il figlio di un ricco agricoltore ebreo del remoto governatorato di Cherson, era di una smodata arroganza, e guardava ai georgiani come a dei bifolchi «di provincia». Lenin, che l’aveva soprannominato «la penna» per il suo virtuosismo di giornalista, adesso deplorava che Trockij si desse troppe arie. Stalin, i cui talenti restavano in ombra mentre Trockij scintillava alla ribalta, lo odiò a prima vista: Trockij era «un tipo attraente, ma inutile», scrisse una volta tornato a casa. Quanto a Trockij, si limitò a osservare sprezzantemente che Stalin «non parlò mai». Ed è vero che durante l’intero Congresso la voce di Stalin non si udì mai. Sapeva che i menscevichi, i quali l’odiavano per i suoi modi rozzi e le attività banditesche, gli stavano addosso, nel quadro della loro campagna per mettere al bando le rapine in banca e segnar dei punti contro Lenin. Quando questi propose di votare sui poteri dei delegati, Martov, il leader menscevico russo, incitato da Zordania, contestò i tre delegati senza diritto di voto deliberativo: Stalin, Cchakaia e Saumjan. «Non possono votare se non sappiamo di chi si sta parlando. Chi sono queste persone?» chiese Martov. «A dire la verità non lo so», fu la disinvolta risposta di Lenin, che aveva appena incontrato Stalin a Berlino. L’istanza di Martov fu respinta. «Noi protestiamo!» gridò Zordania, ma non servì a nulla. D’allora in avanti Stalin detestò Martov, il cui vero nome era Cederbaum, e che, come Trockij, era ebreo. (…) Lenin ebbe partita vinta al Congresso. Tra gli eletti al Comitato Centrale i bolscevichi superarono i menscevichi; e Lenin mantenne in piedi il suo «Centro bolscevico» segreto. «In quel momento», rifletté in seguito Stalin, «assistei al trionfo di Lenin»”” [Simon Sebag Montefiore, ‘Il giovane Stalin’, Longanesi, Milano, 2010] (pag 218-220) [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”STAS-001-FGB” “SEBALD W.G.”,”Storia naturale della distruzione.”,”Le bombe su 131 città tedesche fecero complessivamente 600 mila morti e sette milioni di senzatetto. “”Uno scritto che dovetti leggere e rileggere più volte perché, sulle prime, non credevo ai miei occhi. La tesi ivi sostenuta era che, con la guerra aerea e la conseguente distruzione delle città, gli Alleati avrebbero perseguito l’ obiettivo di troncare le radici e il retaggio dei tedeschi, al fine di preparare quell’ invasione culturale – compresa l’ indistinta americanizzazione del paese – che in effetti si produsse poi nel dopoguerra. Questa strategia, deliberatamente perseguita – continua la lettera da Darmstadt -, sarebbe stata escogitata dagli ebrei che vivevano all’ estero, e ciò grazie alle particolari conoscenze in fatto di psiche umana, di culture e mentalità straniere da essi notoriamente acquisite durante i loro continui spostamenti””. (pag 99)”,”QMIS-091″ “SEBASTIANI Chiara”,”Pubblico impiego e ceti medi.”,”””L’ambiguità e l’evoluzione possibile, tendenziale, dei colletti bianchi – assumendo qui in senso più generale il mondo impiegatizio come settore rappresentativo di tutto il ceto medio – sono stati oggetto di una lunga serie di teorizzazioni. Così è accaduto in campo marxista a partire da Karl Kautsky e dalla sua polemica contro Eduard Bernstein, poi nella sociologia moderna (basti citare l’opera ormai classica di Charles Wright Mills: ‘Colletti bianchi. La classe media americana’, Torino, Einaudi, 1966), per finire con gli studi più recenti. E’ sintomatico, a questo proposito, tutto il dibattito suscitato dal ‘Saggio sulle classi sociali’ (Laterza, Bari, 1974) di Paolo Sylos Labini, in cui il punto cruciale è sempre la questione dei ceti medi e in particolare proprio la questione dei dipendenti pubblici”” (pag 27)”,”ITAS-002-FB” “SEBASTIANI Chiara”,”Pubblico impiego e ceti medi.”,”””L’ambiguità e l’evoluzione possibile, tendenziale, dei colletti bianchi – assumendo qui in senso più generale il mondo impiegatizio come settore rappresentativo di tutto il ceto medio – sono stati oggetto di una lunga serie di teorizzazioni. Così è accaduto in campo marxista a partire da Karl Kautsky e dalla sua polemica contro Eduard Bernstein, poi nella sociologia moderna (basti citare l’opera ormai classica di Charles Wright Mills: ‘Colletti bianchi. La classe media americana’, Torino, Einaudi, 1966), per finire con gli studi più recenti. E’ sintomatico, a questo proposito, tutto il dibattito suscitato dal ‘Saggio sulle classi sociali’ (Laterza, Bari, 1974) di Paolo Sylos Labini, in cui il punto cruciale è sempre la questione dei ceti medi e in particolare proprio la questione dei dipendenti pubblici”” (pag 27)”,”SIND-011-FV” “SEBESTA Lorenza”,”L’Europa indifesa. Sistema di sicurezza atlantico e caso italiano 1948-1955.”,”Lorenza Sebesta è nata a Trento nel 1959, ha seguito studi universitari e postuniversitari all’Università di Firenze e all’Institut d’Études politiques di Parigi.”,”EURQ-003-FL” “SEBESTIK Jan SOULEZ Antonia testi riuniti e presentati a cura; saggi di Jan SEBESTIK A.J. AYER Alberto COFFA Rudolf HALLER Brian McGUINNESS Joëlle PROUST Antonia SOULEZ Willard V. QUINE Francesco BARONE John M. VICKERS Rainer HEGSELMAN Alain BOYER Robin KINROSS Paul NEURATH Henk MULDER”,”Le cercle de Vienne. Doctrines et controverses.”,”Riedizione dell’ opera apparsa nel 1986 presso Meridiens Klincksieck Saggi di Jan SEBESTIK A.J. AYER Alberto COFFA Rudolf HALLER Brian McGUINNESS Joëlle PROUST Antonia SOULEZ Willard V. QUINE Francesco BARONE John M. VICKERS Rainer HEGSELMAN Alain BOYER Robin KINROSS Paul NEURATH Henk MULDER “”La posizione iniziale del Circolo di Vienna è ben quella del Tractatus di Wittgenstein, a condizione di considerare le proposizioni elementari di Wittgenstein come delle proposizioni di osservazione, solo che il Circolo non ha adottato la sua teoria del linguaggio-immagine. I membri del Circolo hanno insistito principalmente sui punti seguenti: primo, la filosofia è subordinata alla scienza . essa no poteva entrare in competizione con la scienza perché non c’era che il mondo della natura che prendeva interamente ed esclusivamente le scienze le cui teorie si fondavano sull’ osservazione – tutto quello che la filosofia poteva fare era di analizzare l’ informazione fornita dalla scienza, e può essere, per fare qualcosa di più positivo, ovvero affinare i concetti scientifici (funzionando, secondo i termini di Carnap, come una logica della scienza).(…)””. (pag 74)”,”FILx-329″ “SEBESTYEN Victor”,”Budapest 1956. La prima rivolta contro l’ impero sovietico. (Tit.orig.: Twelve Days. Revolution 1956)”,”SEBESTYEN Victor è nato a Budapest poco prima della rivoluzione del 1956. E’ stato corrispondente dalla Bosnia e dall’ Europa orientale per il ‘Times’ e il ‘New Statesman’. La scelta dei tempi: troppo poco e troppo tardi. “”Imre Nagy era in ritardo di un giorno sulla rivoluzione e i suoi sforzi di mettersi al passo stavano fallendo miseramente. Alle 11.18 del mattino annunciò il suo nuovo gabinetto, Ne uscirono alcuni esponenti della vecchia guardia: il giovane Hegedus, l’ incompetente Piros, e lo spietato Bata che aveva ordinato alle truppe ungheresi di sparare ai manifestanti. Furono sostituiti da travet di partito le cui facce erano meno note, ma che erano, comunque, allineati a Mosca e fedeli al Cremlino. Entrarono alcuni comunisti favorevoli alle riforme come, per esempio, il ministro della Cultura, il noto filosofo Gyorgy Lukacs. La notizia che nelle speranze di un ingenuo Nagy avrebbe dovuto mandare in visibilio la nazione era la nomina di quattro ministri non comunisti; due dei quali erano illustri personaggi del passato. Se uno di questi nomi fosse stato annunciato il primo giorno della rivoluzione, la gente avrebbe, magari, mostrato un certo interesse. Ma ormai era troppo poco e troppo tardi. Con 350 carri armati nelle strade di Budapest, oltre 325 ungheresi morti e 2200 già feriti nella battaglia contro i sovietici, la gente se ne infischiò di un rimpasto ministeriale o della nomina a ministro del Commercio estero di Jozsef Bognar, un ex socialdemocratico. Il nuovo governo era nato morto.”” (pag 177-178) Libro datoci da RC.”,”MUNx-038″ “SEBESTYEN Victor”,”Lenin. La vita e la rivoluzione.”,”Nel libro di Victor Sebestyen si parla della guardia del corpo di Lenin Rach’ja, bolscevico finlandese (ottobre 1917), che accompagna Lenin allo Smolni. (nel prologo, pag 17-18) Victor Sebestyen, nato a Budapest nel 1956, è giornalista, storico e scrittore; ha collaborato con alcune tra le più importanti testate in lingua inglese, tra cui il ‘New York Times’ e il ‘Times’, seguendo come corrispondente da Berlino e da Budapest la fine dell’URSS. Rizzoli ha pubblicato ‘Budapest 1956’ e ‘1946’.”,”LENS-292″ “SEBESTYEN Victor”,”Budapest 1956. La prima rivolta contro l’impero sovietico.”,”Victor Sebestyen è nato a Budapest poco prima della rivoluzione del 1956. É stato corrispondente dalla Bosnia e dall’Europa orientale per il ‘Times’ e il ‘New Statesman’, e editorialista per l’Evening Standard. Questo è il suo primo libro.”,”MUNx-011-FL” “SECCHIA Pietro; a cura di Enzo COLLOTTI”,”Archivio Pietro Secchia 1945-1973.”,”””Giorgio, per dimostrarmi che c’è in me qualcosa che non va, un certo spirito di opposizione, mi citò la lettera che io scrissi a lui a proposito del suo articolo su “”Rinascita”” Dieci anni dopo, dicendomi che L.L. non gli ha fatto leggere la lettera, ma gliel’ha mostrata e per avere io, disse lui, scritto una lunga lettera con molte citazioni, perdendo molto tempo, significava che ci tenevo a fare della polemica, a marcare il mio pensiero, ecc. Gli risposi che la lettera l’ avevo scritta di getto appena letto l’ articolo suo. (…)””. (pag 276-277) “”A Giorgio dissi anche che per me “”Rinascita”” è una cosa seria e l’ aver letto certi giudizi storici sulla resistenza in contrasto con quelli che noi abbiamo sempre dato mi aveva spinto a precisare il mio pensiero. Giorgio mi disse che i giudizi storici si possono modificare. (…)””. (pag 277) Relazione sul viaggio in Cina settembre-ottobre 1959 (pag 634-651) Nota sulla situazione giapponese ottobre 1960 (pag 652-660)”,”PCIx-007″ “SECCHIA Pietro”,”Le armi del fascismo 1921 – 1971.”,”SECCHIA nacque nel 1903 nei pressi di Vercelli. Si iscrisse al PSI nel 1919 e aderì al PCdI alla sua fondazione nel 1921. Arrestato nel 1925 fu condannato a 10 mesi di carcere. Nel 1928 venne eletto membro del CC del PCI. Arrestato nel 1931 e condannato a 18 anni di carcere, fu liberato solo nel 1943. Durante la resistenza fu Commissario generale delle ‘Brigate d’assalto Garibaldi’. VP del Senato e dell’ ANPI, tra i suoi scritti ricordiamo ”L’azione svolta dal PCI in Italia, 1926-1932″”, 1970 e ‘La Resistenza e gli alleati’, 1962 in collaborazione con F. FRASSATI.”,”ITAF-043″ “SECCHIA Pietro”,”Lotta antifascista e giovani generazioni.”,”Nel retrocopertina: nota biografica ed opere di SECCHIA”,”PCIx-020″ “SECCHIA Pietro MOSCATELLI Cino”,”Il Monte Rosa è sceso a Milano. La Resistenza nel Biellese nella Valsesia e nella Valdossola.”,”””Parliamo di ignoranza delle caratteristiche politiche militari della guerriglia partigiana beninteso in senso relativo, ché i tedeschi e non solo loro ponevano grande attenzione allo studio dei movimenti partigiani e alla loro tattica”” (pag 170)”,”ITAR-030″ “SECCHIA Pietro”,”La resistenza accusa, 1945-1973.”,”Pietro SECCHIA nacque nel 1903, nel biellese. Muratore, da giovane svolse lavoro manuale e milizia politica. In seguito lavorò in officina a Parigi e fece il decoratore a Vienna. Quindi il meccanico alla FIAT Diatto. Poi venne il carcere. Segretario della FGC di Biella nel 1921 1922, si recò come rappresentante dei giovani al V Congresso dell’ IC a Mosca. Nel 1926 a 23 anni è membro del CC del PCI. Arrestato a Torino nel 1931 dall’ OVRA fece molti anni di galera e di confino a Ponza e Ventotene. Libero nel 1943 diventò commissario generale delle Brigate Garibaldi e organizzò con LONGO la resistenza. Nel 1948 diventò vice segretario nazionale del Partito.”,”PCIx-114″ “SECCHIA Pietro”,”Il Partito comunista italiano e la guerra di Liberazione, 1943-1945. Ricordi, documenti inediti e testimonianze.”,”La forza del partito. Le cifre delle nostre statistiche che indicano un totale di settantamila iscritti al partito solo nell’ Italia settentrionale sono incomplete e tutte antecedenti alla “”leva dell’ insurrezione””. (…) Al 25 luglio 1943 il nostro partito contava tra i cinque ed i seimila iscritti riuniti in gruppi e gruppetti, spesso slegati tra loro. (…) (pag 675) “”Natura degli iscritti al Partito. Gli iscritti sono quasi esclusivamente degli operai, e se questo fatto è una conferma indiscutibile che il nostro è il partito della classe operaia, è però anche un indice che non siamo ancora riusciti a fare breccia fra i ceti medi ed in particolare tra la piccola borghesia industriale. Nelle campagne c’è stato un discreto reclutamento tra i contadini lavoratori (…). (pag 676)”,”ITAR-065″ “SECCHIA Pietro, a cura di Ambrogio DONINI”,”Chi sono i comunisti. Partito e masse nella vita nazionale (1948-1970).”,”Biografia G.M. SERRATI (pag 153) Lettera Lenin a Serrati. “”Il generale Cadorna per esempio sostiene che la Resistenza fu un movimento ‘legittimista’ sorto per decisione del governo monarchico e degli alleati. “”La grande maggioranza di quei caduti””, scrive Cadorna, “”dava la vita non per creare in Italia un nuovo regime di libertà, ma dava la vita in nome degli ideali tradizionali: dio, patria, famiglia.””””. (pag 213) Federazione giovanile. “”Tra i motivi che spiegano la combattività, la capacità di resistenza e di lotta del PCI va messo, e non certo tra i secondari, quello di essere un partito di giovani. Visto sotto questo aspetto, anche il dibattito insorto nel 1927 – ’28 tra la segreteria della Federazione giovanile comunista e la direzione del partito (nel periodo in cui in essa aveva parte importante A. Tasca) acquista un valore assai maggiore di quello che può trasparire dalle archeologiche lettere tratte dai fondi di archivio””. (pag 272)”,”PCIx-205″ “SECCHIA Pietro”,”Capitalismo e classe operaia nel centro laniero d’ Italia.”,”””Il Rigola esclude in modo assoluto che abbiano agito su quei movimenti influenze direttamente politiche, ad esempio la propaganda socialista dell’ Internazionale in Italia. Ritengo alquanto azzardata una esclusione così recisa, non soltanto perché in un rapporto del 1° marzo 1872 dell’ internazionalista Regis a Federico Engels si parla di una sezione dell’ Internazionale costituita a Biella assieme ad altre a Pinerolo, Alba e Sampierdarena; ma perché a quell’ epoca esisteva un’ importante sezione dell’ Internazionale a Torino, città con la quale i lavoratori biellesi avevano frequenti contatti diretti. A Torino si pubblicavano giornali operai tra i quali Il Proletario Italiano (portavoce dell’ Internazionale), che dovevano pur giungere, sia pure con diffusione limitata, anche nel Biellese. Già si è visto come gli operai biellesi, per mezzo della loro emigrazione temporanea e stagionale, specialmente in Francia e in Svizzera, fossero venuti a contatto con le associazioni e le lotte del proletariato dell’ epoca. La Comune di Parigi del 1871 in particolar modo aveva avuto larga eco anche in Italia e specialmente in Piemonte””. (pag 110)”,”MITT-232″ “SECCHIA Pietro FRASSATI Filippo”,”Storia della Resistenza. La guerra di liberazione in Italia 1943-1945. Volume I.”,”Roma. La capitolazione. “”Dicevano che i nazisti stavano ormai arrivando e che la lotta era già finita. Erano notizie false dovute in parte allo stato di confusione in cui i generali fuggiti avevano abbandonato l’esercito. Comunque, era chiaro che bisognava dare un nuovo corso alla nostra opposizione antifascista. la sera scendeva lenta in una atmosfera di timore e di incertezza. Ci ritrovammo nelal grande sala del Credito fondiario sardo, fra il Traforo e via del Tritone, dove aveva l’ufficio Stefano Siglienti…Dalel finestre che davano sul palazzo del ‘Messaggero’ entravano bagliori di colpi sparati per le vie del centro. S’udivano lontano colpi secchi d’arma da fuoco e, più vicino, il gracchiare di una mitragliatrice. Rammento d’avere visto piccoli frammenti di intonaco cadere sulla giacca di Ugo La Malfa. Ma noi non pensavamo troppo a quello che ci accadeva intorno in quel momento. Pensavamo piuttosto a quello che avremmo fatto nei giorni che sarebbero seguiti. E decidemmo di riorganizzarci per la lotta clandestina. Sarebbe durata ancora nove mesi.”” (pag 124) “”L’11 settembre il generale Calvi di Bergolo assunse formalmente il comando della città aperta. Ma il vero comandante era il generale Rainer Stahel che, subito dopo la capitolazione, emanò un proclama per imporre il disarmo di tutte le forze italiane, compresa la divisione Piave, la quale, secondo i termini del patto, avrebbe dovuto restare a disposizione di Calvi per il mantenimento dell’ ordine pubblico. Contemporaneamente veniva pubblicata un’ordinanza di Kesserling dove si avvertiva che “”il territorio d’Italia a me sottoposto è dichiarato territorio di guerra. In esso sono valide le leggi tedesche di guerra””. (pag 127-128) L’unico generale che non voleva capitolare era la “”testa dura””, il generale Carboni (pag 126)”,”ITAR-104″ “SECCHIA Pietro FRASSATI Filippo”,”Storia della Resistenza. La guerra di liberazione in Italia 1943-1945. Volume II.”,”La Chiesa cattolica e il nazismo. “”Alcuni anni prima uno scrittore cattolico, Igino Giordani, per definire la condotta dei “”quattro quinti”” dei suoi correligionari, “”i quali nei confronti del fascismo non facevano che lavarsi le mani che perciò eran sempre più lorde””, s’era servito d’un efficace paragone: “”Cristo non fu crocefisso perché Giuda lo tradì, – aveva scritto – , ma fu crocefisso perché Pilato se ne lavò le mani””. Parole che potevano sembrare applicabili anche all’allocuzione papale, rivolta alle due parti belligeranti con una imparzialità chiaramente ostentata come per sottolineare l’atteggiamento neutrale della Santa sede. Senonché pilatesco non era mai stato l’atteggiamento di Pio XII nei confronti del nazifascismo; gli aveva anzi compiuto la sua scelta con estrema chiarezza, e vi si era attenuto senza ripensamenti anche quando la criminalità hitleriana aveva riempito d’orrore tutto il mondo civile, anche quandfo la brutale oppressione tedesca s’era estesa sino a Roma. Nell’agosto 1943 l’ambasciatore tedesco presso la Santa sede, E. von Weizsäcker, riferiva in un suo rapporto che il card. Maglione, segretario di Stato, aveva trasmesso al governo italiano una nota in cui si asseriva che “”l’esercito tedesco è il solo baluardo contro il bolscevismo; se questo crolla, la civiltà europea è segnata””. E l’ambasciatore di Hitler aggiungeva: “”Ho continue prove che la politica angloamericana irrita estremamente il Vaticano, il quale ne considera i rappresentanti come i promotori del bolscevismo…””. In un rapporto successivo, il diplomatico tedesco confermava: “”Tutto ciò che serve alla lotta contro il bolscevismo viene salutato con favore dalla Curia. Essa detesta l’alleanza degli angloamericani con la Russia, la considera una prova di stupida ostinazione che non può non prolungare la guerra…””””. (pag 614)”,”ITAR-105″ “[SECCHIA Pietro, collaborazione di Ciro MOSCATELLI]”,”La lotta della Gioventù Proletaria contro il Fascismo.”,”Volume realizzato a Parigi nel giugno 1930 dall’allora segretario della Federazione giovanile comunista Pietro Secchia con la collaborazione di Cino Moscatelli (autore dei disegni), stampato a Berlino nell’agosto successivo presso le edizioni dell’Internazionale giovanile comunista senza indicazione degli autori e diffuso clandestinamente in Italia.”,”PCIx-277″ “SECCHIA Pietro (Botte)”,”L’insurrezione del Nord. Rapporto tenuto ai quadri dell’organizzazione di Roma il 24 giugno 1945.”,”SECCHIA Pietro”,”PCIx-283″ “SECCHIA Pietro”,”I comunisti e l’insurrezione, 1943-1945.”,”Contiene il capitolo: “”‘Sinistrismo’: maschera della Gestapo’ (da ‘La nostra lotta’, dicembre 1943) Calunnie Pci contro i giornali Prometeo e Stella rossa, giornali trotskisti e bordighiani (pag 76-83)”,”PCIx-285″ “SECCHIA Pietro”,”L’archivio Tasca sul Pci: appunti e ricordi.”,”SECCHIA Pietro Tesi Berti su elezioni 1921 e Arditi del popolo (pag 112-113) “”In rapporto al problema del partito, un’ultima osservazione sulle elezioni del 1921 e sugli Arditi del popolo, tema che è stato ripreso anche nella recente ‘Storia del PCI’ di Paolo Spriano, con la stessa impostazione del compagno Berti. Questi sostiene infatti che Gramsci ha in un suo scritto, messo in luce come i risultati delle elezioni politiche del 1921 avessero scoraggiato non pochi compagni, e come anche a Mosca ci si attendesse tutt’altri risultati elettorali: “”Molti insomma, erano quelli che speravano che nel corpo elettorale, la proporzione tra socialisti e comunisti sarebbe stata spostata a favore di questi ultimi. Accadde invece clamorosamente il contrario”” (p. 111). E’ sintomatico che, pur non tacendo sull’ondata di reazione che già s’era scatenata in Italia, né Berti, né Spriano sottolineino che quella reazione si abbatteva soprattutto sul Partito comunista (…)”” (pag 112) Proposta di risoluzione di Tasca al momento delle leggi eccezionali di sciogliere formalmente il Pci analogamente da quanto fatto dal Psi, risoluzione subito annullata. (pag 119). Errore averlo poi fatto entrare nell’Ufficio politico e averlo mandato a rappresentare il PCI nel massimo organo dirigente dell’IC. (pag 119)”,”PCIx-363″ “SECCHIA Pietro”,”La resistenza accusa, 1945-1973.”,”Pietro SECCHIA nacque nel 1903, nel biellese. Muratore, da giovane svolse lavoro manuale e milizia politica. In seguito lavorò in officina a Parigi e fece il decoratore a Vienna. Quindi il meccanico alla FIAT Diatto. Poi venne il carcere. Segretario della FGC di Biella nel 1921 1922, si recò come rappresentante dei giovani al V Congresso dell’ IC a Mosca. Nel 1926 a 23 anni è membro del CC del PCI. Arrestato a Torino nel 1931 dall’ OVRA fece molti anni di galera e di confino a Ponza e Ventotene. Libero nel 1943 diventò commissario generale delle Brigate Garibaldi e organizzò con LONGO la resistenza. Nel 1948 diventò vice segretario nazionale del Partito.”,”ITAR-026-FV” “SECCHIA Pietro”,”L’azione svolta dal partito comunista in Italia durante il fascismo, 1926-1932. Ricordi, documenti inediti e testimonianze. Annali, anno Undicesimo, 1969.”,”””Una lettera di Lenin dopo l’attentato di F. Adler. La polemica condotta in modo aspro ed inesorabile continuerà per mesi. Ancora nello ‘Stato operaio’, n. 6, del giugno 1932, si riportava un giudizio di Lenin sull’attentato di Fritz Adler del 1916: «Per ciò che riguarda il giudizio politico dell’atto, rimaniamo naturalmente alla nostra vecchia convinzione, confermata da una esperienza di decenni, che gli atti individuali di terrorismo sono mezzi ‘inadeguati’ di lotta politica. “”Killing is no murder”” (38) scriveva la nostra vecchia Iskra a proposito degli attentati: noi non siamo ‘affatto contro’ l’assassinio politico (è semplicemente abietto e servile ciò che scrivono gli opportunisti, il ‘Vorwärts’ e la ‘Arbeiter Zeitung’ di Vienna in questo senso) ma come tattica rivoluzionaria gli attentati individuali sono inopportuni e dannosi. Solo il movimento di massa può essere considerato come effettiva lotta politica. Solo in connessione diretta, immediata con il movimento delle masse anche il terrorismo individuale può e deve essere di utilità. In Russia i terroristi (contro i quali noi avevamo sempre combattuto) avevano fatto parecchi attentati individuali, ma nel dicembre 1905, quando si giunse finalmente al movimento delle masse alla insurrezione, allora quando effettivamente occorreva aiutare la ‘massa’ nell’impiego della violenza, allora i terroristi furono ‘assenti’. Questo è l’errore dei terroristi. (…) Sarebbe molto bene se si trovasse qualche gruppo di sinistra che pubblicasse in Vienna un manifestino e in esso spiegasse agli operai il proprio punto di vista: stigmatizzasse nel modo più aspro il servilismo della ‘Arbeiter Zeitung’ di Vienna e giustificasse moralmente l’atto di Adler (“”Killing is no murder””), ma come insegnamento per gli operai dicesse: nessun terrorismo, ma lavoro sistematico, ininterrotto, fatto con spirito di sacrificio, di propaganda, di agitazione rivoluzionaria, e così via, ‘contro’ il servile partito opportunista, ‘contro’ gli imperialisti, ‘contro’ il proprio governo, ‘contro’ la guerra, ciò è necessario”” tutte le sottolineature sono nel testo. Quale differenza tra le misurate e pesate parole di Lenin, il suo giudizio politicamente corretto, la sua preoccupazione di giustificare moralmente l’atto di Adler e le esasperazioni polemiche cui si lasciava andare un redattore dello Stato operaio in una nota sullo stesso numero della rivista (…)”” (pag 435-436) [(38) “”Uccidere non è un delitto””; (39) Lettera scritta da Lenin e spedita da Zurigo a Vienna ad un indirizzo rimasto ignoto, dopo l’attentato di Federico Adler che il 21 ottobre 1916, per protestare contro la guerra, uccise il presidente del Consiglio dei ministri austriaco, contro Stürgk. La lettera di Lenin inizia con: Caro amico, termina con: i migliori saluti e porta la data del 25 ottobre 1916. Pubblicata da ‘Stato operaio’, a. VI, n. 6, giugno 1922] [Pietro Secchia, ‘L’azione svolta dal partito comunista in Italia durante il fascismo, 1926-1932. Ricordi, documenti inediti e testimonianze. Annali, anno Undicesimo, 1969’, Feltrinelli, Milano, 1973 2. ed.] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”ANNx-037″
“SECCHIA Pietro MOSCATELLI Cino”,”Il Monte Rosa è sceso a Milano. La Resistenza nel Biellese nella Valsesia e nella Valdossola.”,”””Parliamo di ignoranza delle caratteristiche politiche militari della guerriglia partigiana beninteso in senso relativo, ché i tedeschi e non solo loro ponevano grande attenzione allo studio dei movimenti partigiani e alla loro tattica”” (pag 170)”,”ITAR-007-FSD”
“SECCHIA Pietro”,”Il Partito comunista italiano e la guerra di Liberazione, 1943-1945. Ricordi, documenti inediti e testimonianze.”,”Lo sciopero di Genova. Rapporto da Genova 3 febbraio 1944. Verbale della riunione del comitato federale di Genova, 8 febbraio 1944. Lo sciopero di Milano. Estratto da una relazione di lecco, 19 dicembre 1943 (…) (pag 222-239)”,”ANNx-002-FGB”
“SECCHIA Pietro”,”Aldo dice: 26×1. Cronistoria del 25 aprile 1945.”,”Pietro Secchia è anto nel 1903 a Occhieppo Superiore (Vercelli). Si iscrisse al partito socialista nel 1919 e aderì al partito comunista fin dalla sua fondazione nel 1921. Arrestato una prima volta nel 1925, fu condannato a dieci mesi di carcere. Nel 1928 viene eletto membro del comitato centrale del PCI. Arrestato nel 1931 e condannato a 18 anni di carcere, fu liberato solo nell’agosto 1943. Durante la Resistenza fu Commissario generale delle brigate d’assalto “”Garibaldi””. Attualmente (1963) è vicepresidente del gruppo comunista al Senato e vicepresidente dell’ANPI. Autore di numerosi studi tra cui ‘La Resistenza e gli Alleati’ scritto in collaborazione con Filippo Frassati.”,”PCIx-009-FSD”
“SECCHIA Pietro”,”Il Partito comunista italiano e la guerra di Liberazione, 1943-1945. Ricordi, documenti inediti e testimonianze.”,”Dono di Mario Caprini La forza del partito. Le cifre delle nostre statistiche che indicano un totale di settantamila iscritti al partito solo nell’ Italia settentrionale sono incomplete e tutte antecedenti alla “”leva dell’ insurrezione””. (…) Al 25 luglio 1943 il nostro partito contava tra i cinque ed i seimila iscritti riuniti in gruppi e gruppetti, spesso slegati tra loro. (…) (pag 675) “”Natura degli iscritti al Partito. Gli iscritti sono quasi esclusivamente degli operai, e se questo fatto è una conferma indiscutibile che il nostro è il partito della classe operaia, è però anche un indice che non siamo ancora riusciti a fare breccia fra i ceti medi ed in particolare tra la piccola borghesia industriale. Nelle campagne c’è stato un discreto reclutamento tra i contadini lavoratori (…). (pag 676)”,”ANNx-039″
“SECCHI-TARUGI Luisa a cura”,”Francesco Petrarca. L’opera latina: tradizione e fortuna. Atti del XVI Convegno internazionale (Chianciano-Pienza, 19-22 luglio 2004).”,”””Cercato o sempre solitaria vita (le rive il sanno, et le campagne e i boschi) per fuggir questi ingegni sordi et loschi, che la strada del cielo ànno smarrita”” (F. Petrarca, Canzoniere, 259, début) (pag 461) in apertura saggio di F. Rouget (convegno su Francesco Petrarca, 2004, a cura di Secchi-Tarugi)”,”STOx-022-FSD”
“SECCIA Giorgio”,”Gli innovatori delle tattiche tedesche nella grande guerra: Lossberg, Hutier, Bruchmüller, Hoffmann.”,”””La tattica deve essere flessibile, guai a seguire un modello preordinato e immodificabile, senza tener conto delle difficoltà specifiche, relative allo svolgimento del conflitto”” (Sun Tzu, L’arte della guerra) (in apertura) Nel servizio fotografico finale: immagini della rivoluzione russa e delle trattative di Brest Litovsk (pag 142-146) Il patriarca ortodosso russo benedice il personale femminile destinato a far parte degli “”squadroni della morte”” (foto pag 71) “”La notorietà di Bruchmüller supera i ristretti ambiti dell’armata e suscita l’attenzione del massimo militare e politico del fronte orientale, il generale Max Hoffmann di cui ci occupiamo nel successivo capitolo, che in proposito dice: “”Considero Bruckmüller a suo modo un genio. Aveva un dono che che non ho mai visto posseduto da nessun altro ufficiale di artiglieria, di sapere, come per istinto, l’esatto quantitativo di munizioni necessarie per investire ogni singola posizione così da renderla pronta ad essere presa d’assalto. Le stesse truppe avevano notato che un attacco preparato dall’artiglieria comandata da Bruchmüller era sicuro e quindi avanzavano pienamente fiduciosi del successo di qualsiasi impresa fosse stata preparata da Bruchmüller e dai suoi collaboratori”” (88). L’industria militare tedesca, intanto, ha messo a disposizione dell’esercito nuovi mezzi di offesa. L’arma chimica, prima di tutte. Gas velenosi di vario tipo, lacrimogeni, asfissianti, vescicanti, vengono espulsi da recipienti a pressione e col favore del vento spinti vero le linee nemiche oppure caricati in proietti, sono lanciati direttamente sull’obiettivo o nelle immediate vicinanze. A Bruchmüller questa possibilità non sfugge (…). Attraverso l’esperienza maturata nel corso degli eventi bellici dei primi anni di guerra al fronte orientale e con il contributo dei suoi collaboratori, Bruchmüller unisce ai cardini tattici, neutralizzazione e centralità di comando, su cui imposta ogni azione dell’artiglieria, ulteriori concetti quali la preparazione del campo di battaglia, il coordinamento con la fanteria, il fattore sorpresa e la pianificazione del tiro. Fino a quel momento il criterio di impiego delle artiglierie, tiro di distruzione e di neutralizzazione, era finalizzato al risultato che si voleva conseguire. Il tiro di distruzione aveva lo scopo di smantellare completamente le difese accessorie del nomico e quindi di costringerle a ritirarsi o ad essere sopraffatte. Con il tiro di neutralizzazione si puntava a paralizzare la capacità di contrasto del nemico solo temporaneamente, giusto quanto necessario alle proprie forze per portare a termine l’azione prevista. Bruchmüller privilegia quest’ultimo criterio. Egli infatti stima controproducente un impiego dell’artiglieria massivo e di lunga durata che causa un consumo di munizioni e una usura dei pezzi, eccessivi rispetto ai risultati conseguibili. (…) Bruchmüller quindi insiste per una preparazione breve, limitata nel tempo, ma violenta ed intensa, l’unico modo per ottenere lo stordimento dei difensori al momento in cui vengono attaccati. Ai bombardamenti che sul fronte occidentale si prolungano per settimane intere, Bruchmüller contrappone una preparazione variabile dalle due ore e mezza alle sette (…)”” (pag 80-81)”,”QMIP-206″
“SECENOV Ivan Michajlovic, a cura di Raffaello MISITI”,”I riflessi del cervello.”,”Ivan Michajlovic Secenov (1829-1905), considerato il padre della fisiologia russa, studiò in Germania assieme ai grandi fisiologi dell’epoca come Helmholtz, Ludwig e Du Bois-Reymond. Tornato in Russia scrisse nel 1863 i Riflessi del cervello in cui si rispecchiano le tesi del materialismo tedesco ottocentesco. L’opera divenne presto, per la sua polemica contro le concezioni spiritualistiche e reazionarie dell’uomo, il manifesto dei circoli progressisti della Russia contemporanea e il bersaglio della censura zarista.”,”SCIx-006-FAP”
“SECHER Reynald BREGEON Jean-Joël, a cura; testo di Gracchus BABEUF”,”La guerre de la Vandée et le système de dépopulation.”,”SECHER (1955) dottore di stato, laureato dell’ Academie Francaise, è autore di due opere sulla Vandea. BREGEON (1946) professore di storia è autore di un libro su Carrier e il territorio di Nantes. “”Ma è ancora molto meglio consultare Philippeaux, per riconoscere tutta una serie di odiose pratiche osservate per fare massacrare le nostre falangi da quelle ribelli, prima della decisione di far massacrare le forze ribelli da parte delle nostre. Philippeaux ci dirà che la guerra di Vandea era diventata ogni giorno per lui un labirinto di misteri e di giochi di prestigio, che doveva i suoi sviluppi e la sua durata ad una cospirazione manifesta, i cui attori hanno goduto di una grande potenza, poiché hanno associato anche il governo ai loro orribili successi””. (pag 126-127, Babeuf)”,”FRAR-315″
“SECHI Salvatore”,”Movimento operaio e storiografia marxista. Rassegne e note critiche.”,”Appendice: Il problema storico della rivoluzione in PISACANE; Delio CANTIMORI e la storiografia marxista in Italia. Salvatore SECHI, tra gli storici giovani profondamente influenzati dalle vicende sociali e politiche degli anni 1960, è tra quelli che ha stabilito un rapporto critico ma senza un distacco definitivo con la storiografia marxista (o comunista). Nato nel 1939, SECHI ha studiato presso la Fondazione Einaudi e il St. Antony’s College di Oxford. Docente di storia contemporanea nelle Univ di Bologna e di Venezia, è autore di ‘Dopoguerra e fascismo in Sardegna’ (Torino, 1972) e di un volume sul Cile.”,”MITC-008 ITAF-035″
“SECHI Salvatore”,”La pelle di zigrino. Storia e politica del PCI.”,”Lenin questione rivoluzione in Europa (pag 22) “”Ciò è molto chiaro nel paragone tra Russia e Germania. “”E la storia … ha seguito un cammino così originale che ha generato nel 1918 le due metà separate del socialismo, l’ una accanto all’ altra, proprio come due futuri pulcini sotto l’ unica chioccia dell’ imperialismo internazionale. La Germania e la Russia incarnano nel 1918, nel modo più evidente, la realizzazione materiale, da una parte delle condizioni economiche, produttive e sociali, e dall’ altra, delle condizioni politiche del socialismo””. (pag 34, Lenin, vol 32 pag 314)”,”PCIx-182″
“SECHI Salvatore”,”Compagno cittadino. Il PCI tra via parlamentare e lotta armata.”,”SECHI Salvatore è nato a Nulvi (SS) e ha studiato a Torino, Oxford, Washington e Berkeley. Ha insegnato storia contemporanea nelle università di Venezia, Bologna e Ferrara dove attualmente fa parte della Facoltà di Lettere e Filosofia. E stato direttore dell’ Istituto Italiano di Cultura di San Francisco. Si è occupato di storia del fascismo e di storia post-coloniale. Sta scrivendo un libro sulla struttura armata e clandestina del PCI nell’ Italia repubblicana. L’apparato militare del PCI. (pag 271) “”Quello della Volante rossa è rimasto un’ eccezione documentata e rivendicata, grazie ad almeno una serie di circostanze. Anzitutto, il dominio quasi incontrastato che gli operai esercitano nelle fabbriche; la neutralizzazione della polizia ausiliaria (composta prevalentemente di partigiani) e lo stato di atomizzazione dell’ esercito. Va, però, aggiunto che alla testa della Federazione di Milano c’è un leader della “”sinistra”” come Giuseppe Alberganti e uomini come Pietro Vergani e Alessio “”Nino”” Lamprati. Tuttavia, anche di fronte all’ atteggiamento di ripulsa – comprensione avuto verso la Volante, occorre chiedersi come mai il PCI “”lasciasse circolare nelle sue file, questa illusione (sulla possibilità di una ‘seconda ondata’ rivoluzionaria in Italia), con un atteggiamento, che, in seguito, Togliatti avrebbe definito come ‘doppiezza’, ovviamente attribuendola non a sé ma ad altri””. Si può rispondere con una domanda: un partito che si chiama comunista, è vissuto nella clandestinità, ha acquistato dimensioni di massa nella lotta armata, ha per obiettivo il socialismo o la “”democrazia avanzata”” può lasciare credere di essere diventato una copia di ciò che più combatteva e anzi disprezzava, cioè una forza riformista o democratico-borghese, come si diceva allora?””. (pag 274-275)”,”PCIx-310″
“SECHI Salvatore MERLI Stefano”,”Dimenticare Livorno. Sul partito unico dei lavoratori (1944-1947). ‘Partito nuovo e partito unico fino al V Congresso del Pci (S. Sechi); ‘La costituente socialista. Temi e strategie al XXIV congresso del Psiup (S. Merli).”,”Il dibattito nel Pci e Psiup (Psi) sulla proposta di unificazione dei due partiti ‘Lo spirito di scissione, introdotto da Lenin nel 1919, ha spaccato l’unità del movimento operaio. Il Italia è stato chiamato “”livornismo””, dal nome di Livorno, la città in cui, nel 1921, socialisti e comunisti consumarono una separazione che dura tuttora. Ne sono nate due organizzazioni, due tradizioni, due immaginari collettivi e due sub-culture non solo diverse, ma contrapposte e concorrenti. Si può parlare di una condanna storica irreversibile? ….”” (4° di copertina) Stefano Merli, titolare della cattedra di Storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Venezia. Ha diretto ‘Rivista storica del socialismo’ e ‘Classe’. Salvatore Sechi, titolare della cattedra di Storia dei partiti e dei movimenti politici nella Facoltà di Magistero dell’Università di Ferrara. Collabora a ‘Mondoperaio’ e ‘Corriere della Sera’. (1985) “”Dal partito di lotta occorre fare il salto verso il partito di governo: «Partito nuovo – dice Togliatti – è il partito della classe operaia e del popolo il quale non si limita più soltanto alla critica e alla propaganda, ma interviene nella vita del paese con un’attività positiva e costruttiva, la quale, incominciando dalla cellula di fabbrica e di villaggio, deve arrivare fino al Comitato centrale, fino agli uomini che deleghiamo a rappresentare la classe operaia e il partito nel governo» (68). E’ Luigi Longo a dare un volto a questa esigenza. Nella relazione con cui apre il V congresso propone di «cancellare l’obbrobrio di Livorno» (come si esprimono alcuni operai comunisti torinesi). Si dà così seguito alla risoluzione della Direzione del PCI, presa il 10 luglio 1945, e ad una decisione «fusionista» assunta il 29 luglio dalla maggioranza del PSIUP su proposta di Pertini, Morandi, Cacciatore ecc.. Essa afferma che «sulla base dei due grandi partiti classisti deve sorgere al più presto possibile, il partito unico della classe lavoratrice». Nei giorni successivi, come ha documentato Stefano Merli (69), ci sarà una generale marcia indietro. Comincia Sandro Pertini. In un’intervista a «L’Epoca», rifiuta l’etichetta di fusionista e respinge l’intenzione attribuitagli di voler chiudere «al più presto il capitolo della scissione di Livorno». Di fronte a questa situazione Luigi Longo ritiene necessario, al V congresso del PCI, formulare proposte concrete (70). Il modello del partito unico deve essere il Labour Party inglese oppure il partito operaio belga. Esso è costituito da una federazione di partiti, di organizzazioni operaie, sindacali, economiche ecc.: «Dentro l’organizzazione laburista – nota Longo – ogni organizzazione mantiene la propria autonomia. Questa varietà ed elasticità organizzativa permise al laburismo di passare attraverso gli scogli della prima guerra mondiale senza uscirne disfatto, malgrado le divergenze che esistevano proprio sulla questione della guerra». Longo prevede un’obiezione, e cioè che sia impossibile realizzare in Italia qualcosa di analogo o di molto vicino, dal punto di vista organizzativo, alla struttura del laburismo inglese. Si chiede perché e così risponde: «Con il patto di unità d’azione col partito socialista noi abbiamo già realizzato qualcosa di simile, sia pure su scala e con portata molto più limitata». La fusione deve avvenire con tutto il partito socialista, compresi quei sinceri militanti socialisti che finora si sono dimostrati prevenuti verso il PCI. Ma il discorso, per la verità, è rivolto anche «a quei nostri compagni comunisti che, per un esagerato malinteso patriottismo di partito, considerano come un affronto ogni successo, ogni progresso del partito fratello»”” (pag 40-41) [(68) P. Togliatti, ‘Che cosa è il partito nuovo’, ‘Rinascita’, ottobre-dicembre 1944, p. 25; (69) S. Merli, ‘Il partito nuovo di Basso’, Venezia 1981, e ora F. Taddei, ‘Il socialismo italiano del dopoguerra’, Milano, 1984; (70) L. Longo, ‘Per la creazione del partito unico della classe operaia e dei lavoratori’, Roma, 1946. Una sintesi, in funzione di pressione sul PSIUP, costituisce l’editoriale, sempre di Longo, ‘Per un partito unico della classe operaia’, ‘L’Unità’, 23 dicembre 1945] (pag 40-41)”,”PCIx-429″
“SECHI Salvatore”,”L’apparato para-militare del PCI e lo spionaggio del KGB sulle nostre imprese. Una storia di omissis.”,”Salvatore Sechi è docente e ricercatore di Storia contemporanea nelle Università di Berkeley, Bologna, Ferrara, Montreal ecc. E’ stato direttore dell’Istituto italiano di cultura di San Francisco e consulente delle Commissioni parlamentari d’inchiesta sul terrorismo e sulla mafia. Ha curato i volumi ‘Le vene aperte del delitto Moro’ (2009), ‘Compagno cittadino. Il PCI tra via parlamentare e lotta armata’ (2006), ‘La trattativa Stato-mafia sul carcere duro. I governi Andreotti e Amato: tra riforme eversive e cedimento’ (2016) “”I servizi della Repubblica Federale Tedesca ebbero accesso, per primi, ai documenti dei loro predecessori, la Stasi. La gestione dei lavori e della memoria fu affidata a Marianne Birhler, porta-voce dei Verdi presso la Camera del Popolo”” (47) (pag 26) (47) Bisognerebbe verificare quanto se ne è tenuto conto nelle audizioni presso la Commissione Moro. Intanto si veda il saggio di Gianluca Falanga, ‘Spie dell’ Est. L’Italia nelle carte segrete della Stasi’, Carocci, Roma, 2014. Per avere lavorato negli archivi segreti della Stasi sa che cosa sia stato ‘Il Ministero della Paranoia’, Carocci, Roma, 2012. “”3. Intorno alla metà degli anni Cinquanta del XX secolo, il Dipartimento di Stato (insieme al servizio segreto degli Stati Uniti) aveva manifestato il sospetto dell’appartenenza al Kgb del responsabile di un’agenzia parlamentare, Francesco De Lisi e di un funzionario (allora) del parlamento il dott. Antonio Maccanico. Quest’ultimo era destinato ad incarichi di grande importanza (dalla direzione di industria di stato strategiche alla segreteria della Presidenza della Repubblica fino alla testa di un ministero). Il documento, intitolato ‘Study on Gronchi’, richiamava l’attenzione su un gruppo di alti ufficiali, indicati nominativamente. Operavano in stretto contatto col neo-Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi ed erano dai servizi Usa accusati di avere contatti col Kgb. 4. Il servizio segreto degli Stati Uniti, di concerto con quello italiano e inglese, ha redatto una lista di dirigenti del Pci considerati agenti del Kgb”” (pag 87)”,”PCIx-450″
“SECHI Salvatore”,”«Rinascita» e il liberalismo: la sindrome del 99,76%. Liberalismo e democrazia nelle riviste politiche e culturali italiane del secondo dopoguerra (1944-1948).”,”Mandare in soffitta Cavour. Rapporto fascismo-democrazia. ‘L’apprezzamento altamente positivo di Gramsci e Togliatti nei confronti de lliberalismo venne ripudiato da Amadeo Bordiga. A nome del gruppo dirigente del PCdI, anticipò una tesi che sarebbe stata sviluppata successivamente da Stalin e dal V Congresso del Comintern sulla linea di continuità tra borghesia liberale e fascismo: ‘I rapporti di forze economiche sociali e politiche che si verificano nella formazone dell’attuale regime statale autorizzano a definire questo come un regime compiutamente borghese, liberale, democratico… Nel fascismo e nella generale controffensiva borghese odierna non vediamo un mutamento di rotta della politica dello stato italiano, ma la continuazione del metodo applicato prima e dopo la guerra dalla democrazia”” (4)’ [(4) A. Bordiga, ‘I rapporti delle forze sociali e politiche in Italia’ in “”Rassegna comunista”” n. 29, 30 settembre 1922 (…)]”,”PCIx-017-FGB”
“SECHI Salvatore”,”Dopoguerra e fascismo in Sardegna. Il movimento autonomistico nella crisi dello Stato liberale (1918-1926).”,”””Bordiga… sarà il solo a percepire la gravità, dal punto di vista delle sorti della rivoluzione comunista, dell’opera di svuotamento svolta dalla borghesia nei confronti dei nuovi organi di potere della classe operaia. Rendendone possibile la sperimentazione “”a titolo di manovra riformista””, in un centro nevralgico del suo potere (come la Fiat), essa mostra di usarli strumentalmente per fini estrinseci a quelli perseguiti dall'””Ordine nuovo””…. (pag 234)”,”ITAD-015-FMB”
“SECHI Salvatore, a cura; saggi di Fernando Henrique CARDOSO Laurence WHITEHEAD Orlando L. CAPUTO Roberto R. PIZARRO Gabriel COHN Antonio GARCIA James PETRAS Robert LA-PORTE Rodolfo STAVENHAGEN Maria Isaura PEREIRA DE-QUEIROZ Luis Mercier VEGA Luigi R. EINAUDI James PETRAS Maurice ZEITLIN Robert PARIS”,”Dipendenza e sottosviluppo in America Latina.”,”””Se per contro nel testo preparato per la conferenza comunista di Buenos Aires, Mariategui si accontenta di parlare molto sobriamente di “”appoggio”” al movimento operaio, rinviando i suoi lettori allo studio di Martinez de la Torre (1), è certo che qui il linguaggio – lessico e virgolette – agisce come un rivelatore che tende a definire “”La Razón”” come ciò che si chiamerebbe oggi un “”compagno di strada”” o, per risalire alle fonti, come “”una partito opposto agli altri partiti operai””: il che significa ritrovare nella realtà peruviana il momento di “”quel socialismo piccolo-borghese”” che è legato, se si crede al ‘Manifesto comunista’, alla formazione di una “”nuova classe di piccoli borghesi””, sempre minacciati di proletarizzazione (2)”” (pag 404) (1) J. C. Mariategui, Nota autobiografica, op. cit., ivi (2) K. Marx F. Engels, Manifeste du parti communiste, Paris, Editions sociales, 1962, pp. 37 e 49-50″,”AMLx-005-FMB”
“SEDILLOT René”,”Le coût de la Revolution française.”,”Storico e giornalista, SEDILLOT è stato per lungo tempo direttore del settimanale ‘La Vie Francaise’. E’ autore di numerose opere di storia tra cui ‘Histoire des socialismes’ ‘Du franc Bonaparte au franc de Gaulle’, ‘Histoire du petrole’, Histoire de l’ or’, ‘Histoire des marchands et des marchés’, ‘L’ Histoire n’a pas de sens’.”,”FRAR-195″
“SEDILLOT René”,”Les deux cents familles.”,”SEDILLOT René è dottore in diritto licenziato in lettere Sciences-Po. Giornalista, è stato redattore in capo, poi direttore de ‘La Vie francaise’, presidente dell’Union de la Presse economique et financière européenne’. Storico, ha scritto varie opere tra cui ‘Histoire du pétrole’, ‘Histoire du franc’, ‘Le Coût de la Révolution francaise’. “”Le “”mur d’argent””: lancée par Edouard Herriot, la formule est trouvée, en attendant celle des deux cents familles. Elle dit bien ce qu’elle veut dire: elle oppose les puissances financières à la volonté populaire, la ploutocratie à la démocratie. Elle est éloquente, et pas nécessairement inexacte. (…) La part du vrai sera retenue et présentée par Jean-Noël Jeanneney, lorsqui’il étudiera ‘l’Argent caché’. Il notera l’indubitable existence de groupes de pression, qui n’ont pas hésité à financer les élections législatives de mai 1924, même si, devant la Commission d’enquête instituée par la suite, les distributeurs de fonds électoraux restent muets sur leurs agissements””. (pag 95)”,”FRAE-036″
“SÉDILLOT René”,”Histoire des socialismes.”,”SÉDILLOT René Marx, Bakunin e la 1° internazionale (pag 270-271)”,”SOCU-203″
“SÉDILLOT René”,”Histoire du franc.”,”SÉDILLOT René Dono Tino Albertocchi Le manovre della Banca di Francia durante la Comune di Parigi. “”Les socialistes au pouvoir, qui ne reculent pas devant l’incendie de Paris, respectent la grande dame qu’est la Banque de France et, devant elle, font figure de garçons timides et rangés. Les responsables des finances ont la probité des petites gens, leur phobie du gaspillage, leur souci d’une gestion correcte. Tous gardent la hantise des assignats. Tous ont la terreur d’innover. “”La confiance ne se décrète pas””, dit Charles Beslay, le délégué de la Commune à la Banque de France. “”Enlevez la confiance, et le billet de banque n’est plus qu’un assignat… Avec quoi achèterez-vous du pain quand le boulanger refusera le billet que vous avez dans votre poche?””. Des révolutionnaires de cette trempe ne mettent pas le franc en péril. La Commune se borne à obtenir de la Banque quelques millions d’avances, trente fois moindres que celles que la Banque consent dans la même temps aux Versaillais. Elle fait frapper à la Monnaie pour 1.200.000 francs de pièces d’argent, du type habituel, en monnayant quelque vaisselle et quelques objets de métal trouvés dans les ministères. A l’encaisse de la Banque de France, elle n’ose pas toucher. Cette encaisse avait été mise à l’abri en province, avec les diamants de la Couronne, dès les premiers revers. Entre le 20 août et le 13 septembre 1870, 24.855 caisses marquées “”Attention! Projectiles explosibles”” avaient été expédiées dans le plus grand succès à l’arsenal de Brest, puis sur le “”Borda””. Après l’armistice, la Banque a commencé à faire revenir ses réserves à Paris. Quand éclate le mouvement communaliste, on suspend en hâte les envois. Le 18 mars 1871, un train chargé de 28 millions d’or, qui roule de Brest vers Paris, est détourné vers Lyon. Il va errer de Toulouse à Marseille, et le précieux métal sera recueilli à l’arsenal de Toulon. A Paris même, le jour de l’émeute, la Banque détient 77 millions de numéraire, 11 millions en lingots, 166 millions en billets, 2980 millions en effets et titres. C’est ce bien qu’il lui faut mettre à l’abri des convoitises des communards. Mais ces convoitises n’osent s’exprimer dans la violence. Le péril en semble se faire pressant que durant les derniers jours de l’insurrection, alors qu’on n’a plus à redouter les incendiaires et les pillards que les doctrinaires de l’anticapitalisme. Quand on se bat aux portes de Paris, les agents de la Banque font la chaîne pour descendre le magot au plus profond des caves, puis pour vider des sacs de sable dans l’escalier d’accès. Le 24 mai, la Commune est morte. La Banque est intacte, le franc est sauf.”” (pag 93-94)”,”FRAE-053″
“SEDITA Giovanni”,”Gli intellettuali di Mussolini. La cultura finanziata dal fascismo.”,”SEDITA Giovanni è docente di storia del sindacalismo all’Università di Camerino. Dottore di ricerca presso l’Università di Napoli “”L’Orientale”” è stato borsista dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici e della Fondazione Salvatorelli. E’ pure autore di ‘La “”Giovane Italia”” di Lelio Basso’ (2006). La crescita delle sovvenzioni di polizia. “”Tuttavia, analizzando nel dettaglio il trend si percepisce come già tra 1935 e 1939, tra l’impresa etiopica (ottobre 1936 – maggio 1936) e le leggi razziali (autunno 1938), nei momenti in cui la grancassa propagandistica doveva aumentare d’intensità, la spesa diventasse milionaria passando dalle centinaia di migliaia di lire del ’32 de del ’33, a 1,6 milioni del ’34 fino ai 6.4 milioni del ’35 e ai 36 milioni del 1939″” (pag 20-21, introduzione)”,”ITAF-287″
“SEDLMAYR Hans”,”La rivoluzione dell’ arte moderna.”,”Geometria e architettura. “”Quando le forme fondamentali architettoniche sono equiparate alle forme fondamentali geometriche, si può anche far poggiare un cilindro sul lato curvo, un cono sul vertice o un cubo sullo spigolo. Simili tentativi sono stati effettivamente compiuti, nella seconda rivoluzione, dagli architetti della rivoluzione russa, intorno al 1920. Questa tendenza non si manifesta soltanto in tali tentativi, praticamente insignificanti, ma, appunto per questo, tanto più indicativi. Dappertutto si vogliono superfici sospese per aria, si erigono case, senza fondati motivi, su sottili piloni o si appendono addirittura, a sottili sostegni. La trasformazione delle pareti in superfici di vetro, spesso niente affatto pratica, ragionevole e sensata, che tanto contribuisce a determinare la fisionomia delle città moderne, non è che una manifestazione di questa tendenza, così come lo è anche la possibilità di capovolgere o di appoggiare su un fianco interi edifici, senza che si noti una differenza. Il grattacielo di Le Corbusier per gli uffici dell’ ONU a New York potrebbe benessimo essere capovolto o appoggiato su un fianco, come una scatola, senza che la struttura estetica ne risenta. Questa, però, è la fine dell’ architettura, e gli innovatori se ne sono accorti molto bene””. (pag 81-82)”,”VARx-217″
“SEDOV Lev”,”Stalinismo e opposizione di sinistra. Scritti 1930-1937.”,”Lev SEDOV (1906-1938), figlio e compagno di lotta di TROTSKY, matura il suo impegno rivoluzionario negli anni della controrivoluzione staliniana in URSS. Figura di spicco dell’ Opposizione di sinistra internazionale, ne tesse le fila dai diversi luoghi dell’ esilio e cura i rapporti con TROTSKY. I suoi scritti, finora inediti in Italia, restituiscono la lotta degli oppositori allo stalinismo.”,”TROS-055″
“SEDOV Leon; saggi di Pierre BROUE’ Michel LEQUENNE Jean Michel KRIVINE Marcel-Francis KAHN Gerard ROSENTHAL, testimonianza di L. YAKOVLEV (Lola DALLIN)”,”Leon Sedov (1906-1938). Fils de Trotsky. Ecrits et temoignages.”,”Saggi di Pierre BROUE’ Michel LEQUENNE Jean Michel KRIVINE Marcel-Francis KAHN Gerard ROSENTHAL, testimonianza di L. YAKOVLEV (Lola DALLIN). Il metodo staliniano dell’ amalgama. “”Già nel 1926, nel momento più acuto della lotta all’ interno del partito, la GPU aveva inviato un suo agente sconosciuto presso qualche giovane dell’ opposizione. Il “”legame”” del giovane d’ opposizione con l’ agente della GPU era servito a Stalin per accusare l’ Opposizione di “”legame con un ufficiale di Wrangel””, perché l’ agente della GPU era stato, sembra, nel passato, ufficiale dell’ armata di Wrangel! Che questo “”ufficiale di Wrangel”” fosse stato un agente della GPU, lo stesso apparato stalinista dovette riconoscerlo ufficialmente, spinto dai dirigenti dell’ Opposizione, allora ancora membri del Comitato Centrale. Ma in quel momento, Stalin aveva aperto una campagna furiosa di calunnie contro l’ opposizione per la “”liason”” con l’ “”ufficiale di Wrangel””. Questa campagna fu condotta sulla stampa, nelle cellule del partito, nelle riunioni; essa stordì le masse che non conoscevano i retroscena di questo affare.”” (pag 19) Altro caso nel 1928, con il tentativo di creare una amalgama al centro della quale si trova G.V. BUTOV segretario di TROTSKY al Commissariato del popolo alla guerra. STALIN monta attorno a BUTOV un complotto… (pag 19)”,”TROS-162″
“SEDOV Leon a cura”,”The Red Book. Trotsky’s son exposes the Moscow Trials.”,”Marxismo e terrore individuale (pag 60) Lenin il primo terrorista (pag 64) Foto di Bucharin, Piatakov, Radek, Rykov, Serebriakov, Tomsky, Zinoviev, Kamenev. (pag 44-45) Il caso Butov, 1928. Stalin tenta di coinvolgere Trotsky colpendo Butov. “”In 1928, an attempt was made to create an amalgam centering around G.V. Butov, Trotsky’s secretary in the War Commissariat. By using violence, Stalin wanted to fabricate a “”plot”” around Butov which would link him to the Whites and so on. In prison Butov was cruelly tortured, not only mentally, but also physically. He fought desperately, went on a hunger strike, fasted 40-50 days and as a result of this hunger strike, died in prison in September 1928. Only Butov’s firmenss prevented Stalin from fabricating an amalgam at that time. In January 1929, at the time of Trotsky’s exile, Stalin declared that Trotsky’s activity “”in the recent past”” was directed “”toward the preparation of armed struggle against the Soviet government””. (pag 11)”,”TROS-186″
“SEDOV Leon; saggi di Pierre BROUE’ Michel LEQUENNE Jean Michel KRIVINE Marcel-Francis KAHN Gerard ROSENTHAL, testimonianza di L. YAKOVLEV (Lola DALLIN)”,”Leon Sedov (1906-1938). Fils de Trotsky. Ecrits et temoignages.”,”Saggi di Pierre BROUE’ Michel LEQUENNE Jean Michel KRIVINE Marcel-Francis KAHN Gerard ROSENTHAL, testimonianza di L. YAKOVLEV (Lola DALLIN).”,”TROS-011-FV”
“SEDOVA TROTSKY Natalia MUNIS G.”,”The Natalia Trotsky Papers. Letters and Documents. Natalia Trotsky breaks with the Fourth International (Munis, 1971) – Natalia Trotsky’s document (May, 9, 1951) – Statement from EC of the Fourth International (June 1951) – Last statement of Natalia Sedova Trotsky (November 9 1961).”,”Nella lettera di dimissioni, Natalia accusa la Quarta Internazionale non solo di conservatorismo sul concetto datato della Russia come Stato-operaio, ma anche di aver abbandonato l’ internazionalismo proletario. La IV Internazionale risponde accusando la Sedova di essere sotto l’influenza dell’ imperialismo americano (pag 5, Today like yesterday)”,”TROS-350″
“SEE Henri”,”Histoire economique de la France. Le moyen âge et l’ ancien regime.”,”Pubblicato con il concorso di Robert SCHNERB, Docteur es lettres, Agregé de l’ Université. REBILLON è docente nella facoltà di lettere di Rennes.”,”FRAA-027″
“SEEBACHER-BRANDT Brigitte”,”Bebel. Künder und Kärrner im Kaiserreich.”,”SEEBACHER-BRANDT Brigitte (1946) è la moglie di Willy BRANDT.”,”BEBx-019″
“SEELMANN Kurt, a cura di Paolo BECCHI”,”Le filosofie della pena di Hegel.”,”Kurt Seelmann insegna diritto penale e Filosofia del diritto presso l’Università di Basilea. É membro del comitato scientifico della rivista Ragion pratica.”,”FILx-084-FL”
“SEGAL Ronald”,”Leon Trotsky. A Biography.”,”SEGAL è nato in Sudafrica nel 1932. Dopo aver pubblicato il giornale ‘Africa South’ ha dovuto riparare in Gran Bretagna. Ha studiato sia in Inghilterra che in USA e ha pubblicato una mezza dozzina di libri inclusi ‘The Struggle Against History’, ‘The Race War’, ‘The Americans’ e ‘The Decline and Fall of the American Dollar’.”,”TROS-043″
“SEGAL Ronald”,”Leon Trotsky. A Biography.”,”Ronald Segal was born in South Africa. As publisher of the journal Africa South, he had to seek exile in England. He has studied in both Britain and America and has published more than half-a-dozen books, including The Struggle Against History, The Race War, The Americans, and The Decline and Fall of the American Dollar. This major new biography of Leon Trotsky, fittingly published on the centennial of his birth, magnificently captures the qualities of character and intellect that make Trotsky an infinitely captivating figure.”,”TROS-010-FL”
“SEGARRA Agustí”,”Federico Urales y Ricardo Mella, teóricos del anarquismo español.”,”A. Segarra, Barcellona, nato nel 1945.”,”ANAx-398″
“SEGATTO José Antonio”,”Breve história do PCB.”,”Inserire in Opuscolo Brasile”,”MALx-049″
“SEGEV Tom”,”Il settimo milione. Come l’Olocausto ha segnato la storia di Israele.”,”Tom Segev, figlio di profughi tedeschi, vive a Gerusalemme, dove è nato nel 1945. Dopo gli studi di storia e scienze politiche all’università ebraica di Gerusalemme, è stato corrispondente dalla Germania per il giornale israeliano ‘Maariv’ e caporedattore del settimanale ‘Koteret Rashit’, attalmente è editorialista di ‘Haaretz’, uno dei più prestigiosi quotidiani del paese. É autore di un best seller molto controverso sulla fondazione dello Stato di Israele e di uno studio sui comandanti dei campi di concentramento nazisti.”,”EBRx-006-FL”
“SEGHERS Anna”,”La Via di Febbraio.”,”‘La Via di febbraio’ non è la storia della resistenza disperata, generosa e vana degli operai viennesi ai cannoni di Dollfuss: è piuttosto una visione panoramica, un’efficacissima resa di “”atmosfere””, di stati d’animo,di situazioni, che riconducono il lettore all’incubo di quei giorni sanguinosi. Anna Seghers tratteggia in questo libro figure indimenticabili, tese dall’angoscia, umanissime nel loro esitare, decidire, soffrire, sperare nei giorni tremendi che vedono il dissolversi di una ribellione e il delinearsi di un’idea che si concretizza nel sacrificio e si continua in un movimento. Nella prefazione di Giorgio Dolfini si traccia il profilo biografico della scrittrice impegnata Anna Seghers definita dal critico Paul Rilla come “”realista epica”” e il carattere della sua narrativa. wikip: Studia all’Università di Heidelberg dove si laurea nel 1924 con una tesi in Storia dell’arte, dedicata alla figura dell’ebreo e dell’ebraismo nell’opera di Rembrandt. L’anno successivo sposò lo scrittore ungherese László Radványi. Dal 1928 fu iscritta al KPD; adotta come pseudonimo il cognome di un incisore olandese del Seicento, col quale esordisce pubblicando il primo romanzo: La rivolta dei pescatori di Santa Barbara, storia di uno dei primi scioperi di pescatori poveri del Mare del Nord, un capolavoro dove nei crudi chiaroscuri e nel montaggio di un testo volutamente realista, affiorano gli esiti della sua educazione segnata dall’espressionismo letterario e cinematografico[1]. Arrestata nel 1933, ripara esule in Francia; nel 1935 prende parte al congresso antifascista dell’AEAR per la difesa della cultura al Palais de la Mutualitè; nel 1937, durante la guerra civile spagnola, tenne un comizio antifranchista a Madrid; arriva in Messico nel 1941 dove redige il trittico che le assicura la fama: La Settima croce; Transit o Visto di transito nel 1944; il racconto lungo La gita delle ragazze morte nel 1946. Tornò in patria nel 1947 stabilendosi nella Repubblica Democratica Tedesca. Qui ricoprirà un ruolo da Pasionaria all’interno della nomenklatura comunista, omaggiata di un Premio Stalin nel 1951. Dal 1952 al 1978 è stata presidentessa dell’Unione degli scrittori della Repubblica Democratica Tedesca, firmando mattoni illeggibili e pronunciamenti dogmatici; nel 1976 Seghers è pubblica accusatrice di Wolf Biermann, poeta e chansonnier cacciato dalla Germania Orientale perché tacciato di essere “”canaglia anticomunista ed eretico vitando””. Muore a Berlino Est il 1º giugno 1983. Sapere.it: pseudonimo della scrittrice tedesca Netty Radvanyi Reiling (Magonza 1900-Berlino Est 1983). Nel 1928 entrò nel Partito comunista, nel 1933 lasciò la Germania e si rifugiò in Francia e poi nel Messico. Rientrò, a Berlino Est, nel 1947. Ebbe il premio Kleist col lungo racconto neorealista d’influenza socialista Der Aufstand der Fischer von Sankt Barbara (1928; La rivolta dei pescatori di Santa Barbara). Anche i due romanzi successivi, Die Gefährten (1932; I compagni di viaggio) e Der Weg durch den Februar (1935; La via del febbraio), hanno per tema la lotta di classe, ma è soprattutto il noto Das siebte Kreuz. Roman aus Hitlerdeutschland (1942; La settima croce. Romanzo dalla Germania di Hitler) a risultare la sua massima espressione del rigoroso ma efficace realismo socialista. Le opere posteriori alla guerra, tra cui Die Toten bleiben jung (1949; I morti rimangono giovani), Brot und Salz (1958; Pane e sale), Sonderbare Begegnungen (1973; Strani incontri), Steinzeit (1977; Età della pietra), mostrano una Seghers impegnata nell’analisi del destino del comunismo in Europa, ma spesso frenata da scrupoli di realismo cronachistico. Il grande affetto da cui è sempre stata circondata in Germania sembra essere crollato in seguito alla pubblicazione delle memorie di Walter Janka, direttore di una casa editrice, finito nel 1956 nelle mani del Ministero per la sicurezza statale (la famigerata Stasi), e “tradito” dalla Seghers nel momento del bisogno. La storia è confermata dal libro, scritto nel 1983 e pubblicato postumo Der gerechte Richter (1990; Il giudice giusto), sorta di tardiva autocondanna per non essere intervenuta in difesa di Janka.”,”VARx-575″
“SEGRE Umberto, a cura di Vera SEGRE e Paolo MUGNANO”,”Dissenso politico e violenza. Scritti sulla contestazione giovanile.”,”””Non nascondiamoci che forse di qui, dallo stalinismo svelato da Krusciov e poco dopo dalla nascita del kennedismo – come equivoco fra politica di potenza e ricognizione dei peccati dell’ imperialismo – nacque la lunga stagione della indifferenza dei giovani in politica”” (pag 87)”,”GIOx-020″
“SEGRE Cesare OSSOLA Carlo, direzione”,”Antologia della poesia italiana. Volume 5. Novecento. Prima parte.”,”introduzioni ai capitoli di Antonio PINCHERA Stefano TOMASSINI Clelia MARTIGNONI Paolo BRIGANTI Vittorio COLETTI Anna DOLFI Rosanna SACCANI Carlo OSSOLA Laura BARILE Sergio BLAZINA Mariarosa MASOERO Pietro SARZANA Paolo ZUBLENA”,”VARx-109″
“SEGRE Cesare OSSOLA Carlo, direzione”,”Antologia della poesia italiana. Volume 6. Novecento. Seconda parte.”,”introduzione ai capitoli di Laura BARILE Pietro SARZANA Clelia MARTIGNONI Carlo OSSOLA Pietro GIBELLINI Carlo OSSOLA e Sabrina STROPPA Giacomo JORI Silvia LONGHI Stefano PRANDI Stefano TOMASSINI”,”VARx-110″
“SEGRE Sandro”,”Weber contro Simmel. L’ epistemologia di Simmel alla prova della “”sociologia comprendente””.”,”””Queste obiezioni epistemologiche, vertendo sul corretto significato e sulla precisa funzione della comprensione (il cosiddetto “”Verstehen””) per le scienze sociali, conducono Weber già nel testo del 1905-1906, ed ancora successivamente, a prendere le distanze dalla sociologia di Simmel, e specialmente dalle sue più importanti opere sociologiche, la Sociologia e la Sociologia del denaro””. (pag 9)”,”TEOS-094″
“SEGRE Sandro”,”Principi metodologici nella sociologia di Simmel.”,”Egea: Edizioni giuridiche aziendali dell’ Università Bocconi e Giuffré editori. Sergio SEGRE, laureato in economia e commercio presso la Bocconi ha successivamente conseguito presso la New York University il Master of Science e il Ph.D. in Sociologia. Ha insegnato Sociologia come Associate Professor al Bloomsburg State College della Pennsylvania. Dal 1979 è professore di Sociologia alla Bocconi di Milano. Simmel (Georg), filosofo e sociologo tedesco (Berlino 1858 – Strasburgo 1918). A causa della sua origine ebraica e della sua libertà di spirito, divenne titolare della cattedra di filosofia all’università di Strasburgo solo nel 1914. Sviluppò in modo originale i motivi kantiani fatti propri dalla “filosofia dei valori”, affrontando criticamente il problema della storia e delle scienze dello spirito in generale. La costante riconoscibile del suo pensiero aperto e non sistematico è quella relativistica e vitalistica. Ogni posizione valida riflette per lui un “tipo” della spiritualità umana e i tipi fondamentali sono fra loro irriducibili. Nell’opera Schopenhauer e Nietzsche (1907) mostra la tipicità tanto della negazione schopenhaueriana, quanto dell’affermazione nietzschiana del valore della vita. Nel Goethe (1913) il poeta è visto come colui che ha realizzato in modo esemplare l’armonia tra il fluire tumultuoso del vitale e l’esigenza del dominio intellettuale. Anche la storiografia è condizionata nelle sue ricostruzioni dalla struttura psicologica dello storico. Non esistono verità assolute, che resistano al fluire della vita: allo scetticismo si sfugge prendendo coscienza critica della relativa autosufficienza di ogni universo culturale. In Italia risentì particolarmente delle tesi di Simmel A. Banfi. Altre opere: Introduzione alla scienza morale (1892-1893), Filosofia del danaro (1900), Kant (1904), Sociologia (1905), I problemi fondamentali della filosofia (1910), Civiltà filosofica (1911), Rembrandt (1916), Problemi fondamentali della sociologia(1917). (RIZ)”,”TEOS-095″
“SEGRE’ Emilio Gino”,”Emilio Gino Segré. I grandi della scienza.”,”””Nel 1949 cominciò la “”Oath Controversy”” che si protrasse in modo più o meno acuto per anni. I ‘Regents’ dell’Università di California, che secondo la Costituzione dello Stato sono i “”proprietari”” dell’Università e la sua massima autorità, pensarono bene di imporre un giuramento ai professori richiedendo che essi dichiarassero, tra l’altro, di non essere comunisti. Tra i motivi per questa trovata c’era quello di tacitare le accuse originanti dal senatore McCarthy, che in quel periodo andava sbraitando accuse di comunismo a destra e a sinistra, il più delle volte senza fondamento alcuno. Mi ricordai subito che Gentile, ministro di Mussolini, aveva ai suoi tempi imposto un giuramento fascista agli universitari italiani con l’idea, nemmeno tenuta occulta, di tacitare le accuse di antifascismo di cui erano oggetto. Il giuramento californiano, come linguaggio, era abbastanza innocuo, ma non era innocuo l’averlo domandato in modo speciale ai professori, mentre gli altri impiegati dello stato ne erano esenti. La controversia divampò in acerbe polemiche in cui la maggioranza dei ‘Regents’ dette prova di non essere all’altezza della situazione e soprattutto di essere attaccata più al proprio prestigio e all’immortale principio della propria autorità sovrana, che al bene dell’università. Questa maggioranza era capeggiata da un certo avvocato John Francis Neylan, che era stato lungamente al servizio del magnate del giornalismo Hearst noto per le sue posizioni politiche estreme. Il governatore della California, Earl Warren (che divenne poi capo della Corte Suprema), più intelligente e aperto, assieme ad una minoranza dei ‘Regents’ prese invece una posizione moderata. Alla fine la maggioranza ebbe il sopravvento e i ‘Regents’ licenziarono chi rifiutò di giurare. Per la fisica ciò portò a perdite serie tra cui Geoffrey Chew, Wolfgang Panofsky, Marvin Goldberger, Gian Carlo Wick, Robert Serber. Nessuno di loro era comunista, ma fecero la questione di principio che non volevano giurare. Per la teoria era un colpo gravissimo. Per fortuna tutti questi non firmatari trovarono ottimi posti e non dovettero fare gravi sacrifici personali, salvo lo scomodo di traslocare. Lawrence prese una posizione dura seguendo il ‘Regent’ Neylan e quelli che esigevano il giuramento. Probabilmente non capiva la natura delle obiezioni di quelli che non volevano firmare; esse gli sembravano dei cavilli bizantini.”” (pag 327-328)”,”SCIx-386″
“SEGRE Dan Vittorio”,”Il poligono mediorientale. Fine della questione arabo-israeliana?”,”Dan Vittorio Segre è nato in Italia nel 1922. Emigrato in Palestina nel 1939, ha prestato servizio nei paracadutisti britannici nel secondo conflitto mondiale, in quelli israeliani nella guerra arabo-israeliana del 1948 e nel corpo diplomatico d’israele sino al 1967. É professore a contratto nell’Università statale di Milano. Tra i suoi libri: Storia di un ebreo fortunato, La guerra privata del Tenente Guillet, Storia della Resistenza italiana in Africa Orientale.”,”VIOx-067-FL”
“SEGRE Mario”,”La borsa. Operazioni, prezzi e dati statistici.”,”””Numerosi scrittori moderni hanno cercato di imitare e perfezionare due libri famosi nel secolo scorso: il «Manuale dello speculatore di borsa» dell’eretico Proudhon e «Come amministrare la mia fortuna» dell’economista Leroy-Beaulieu. Forse non si esagera nel dire che i due modelli, oggi inservibili per età, conservano ancora il primato. (…)”” (prefazione di Luigi Einaudi)”,”ITAE-419″
“SEGRÈ Claudio G.”,”L’Italia in Libia. Dall’età giolittiana a Gheddafi.”,”Claude G. Segrè è professore di storia all’Università di Austin nel Texas. (1978) Nel volume molto spazio dedicato alla fase di Balbo Antonio Labriola pag 28 e nota a piè pagina. “”Dai nazionalisti, il fascismo attinse generosamente per il suo programma espansionita; per la sua retorica e peri suoi uomini (47). Ad esempio, l’immagine fascista della “”nazione proletaria”” e l’esaltazione della guerra come mezzo di grandezza erano concetti e slogan divultati dai nazionalisti. I nazionalisti fecero del problema dell’emigrazione il loro cavallo di battaglia (48). Nonostante in Italia stessero affacciandosi nuove prosepettive, il numero degli emigrati diveniva più alto che mai. Anche alcuni uomini della sinistra cominciarono a prendere in considerazione possibili soluzioni africane ai problemi dell’emigrazione (49). Per i nazionalisti, l’emigrazione era una vergogna e un disonore. Enrico Corradini, tra i più noti ideologi del gruppo, si recò in visita alle comunità italiane di Tunisi, degli Stati Uniti e del Sud America. Secondo lui l’emigrazione era un fenomeno che colpiva “”se non un popolo inferiore, almeno un popolo ad inferiore livello di vita”” (50) . Più che l’essere un male inevitabile, per Corradini l’emigrazione era come la morte”” (pag 28) [note: (47) L. Preti, ‘Impero fascista: Africani ed Ebrei’, Milano, 1968; (48) Ciasca, ad esempio, attribuisce ai nazionalisti la rinascita dell’idea delle colonie demografiche che era stata “”sepolta in scritti e dibattiti accademici dimenticati””. Ciasca, ‘Storia coloniale’, cit., p. 300; (49) Antonio Labriola, socialista, era favorevole all’espansione italiana in Libia per motivi demografici. Arturo Labriola, sindacalista, espresse ammirazione per le idee di Franchetti sulla colonizzazione di Stato e affermò che forse una colonia come l’Eritrea si sarebbe potuta trasformare in cooperativa socialista. Miège, ‘L’impérialisme colonial italien, cit., p. 84; Michels, ‘L’imperialismo italiano’, cit., p. 94; Antonio Labriola, ‘Scritti vari di filosofia e politica, Bari, 1906; (50) Cit., in C. Seton-Watson, ‘Italy from Liberalism to Fascism’, London, 1967, p. 351] Il futuro della Libia: voci di dissenso: pag 36 Le conseguenze della guerra (pag 94)”,”ITQM-268″
“SEGRE Umberto, a cura di Vera SEGRE Paolo MUGNANO”,”Dissenso politico e violenza. Scritti sulla contestazione giovanile.”,”Umberto Segre, professore di Filosofia Politica alla università di Trento.”,”GIOx-014-FL”
“SEGRE Cesare”,”Avviamento all’analisi del testo letterario.”,”Cesare Segre, nato nel 1928 a Verzuolo presso Saluzzo, è ordinario di Filologia romanza all’Università di Pavia, presidente onorario della International Association for Semiotic Studies e condirettore delle riviste: Strumenti critici, Autografo e Medioevo romanzo.”,”VARx-270-FL”
“SEGRETO Luciano”,”Giacinto Motta. Un ingegnere alla testa del capitalismo industriale italiano.”,”Luciano SEGRETO insegna storia economica all’Università di Firenze (facoltà scienze politiche). Ha scritto varie opere (v. risvolto 4° cop) tra cui ‘Industria bellica e sviluppo economico in Italia 1861-1940’ (1997).”,”ITAE-220″
“SEGUÍ Salvador, a cura di Giuseppe GRILLI”,”La scuola dei ribelli e altri scritti.”,”Salvador Seguí, operaio, decoratore, autodidatta, uno dei maggiori esponenti del movimento anarchico tra il 1919 e il 1920 tra i fondatori della CNT. Viene ucciso da sicari nel 1923.”,”ANAx-399″
“SEGUR Philippe-Paul, generale conte”,”La campagna di Russia.”,”Philippe-Paul de Ségur (Parigi, 4 novembre 1780 – Parigi, 25 febbraio 1873) è stato un militare e storico francese. Philippe-Paul de Ségur. Di nobili origini, discendente da una serie di avi distintisi come militari, scrittori e diplomatici, partecipò come ufficiale della Grande Armata, alle guerre napoleoniche raggiungendo il grado di generale di brigata, aggregato allo stato maggiore di Napoleone. Partecipò a tutte le maggiori campagne militari del periodo. Dopo la caduta di Napoleone si dedicò alla stesura di una serie di opere storiche in cui narrò le sue esperienze e i fatti di cui aveva avuto conoscenza. La sua opera più importante e famosa fu la Storia di Napoleone e della Grande Armata nell’anno 1812 in cui descrisse con efficacia narrativa e con ricchezza di dettagli la tragica campagna di Russia, a cui aveva preso parte direttamente. Opera divenuta ben presto un classico sull’argomento, il libro di de Ségur rimane uno dei testi fondamentali disponibili sull’invasione e la ritirata dell’esercito napoleonico nel 1812. (Wikip) “”In questa situazione, si cominciarono a contare le prime vittime dell’inverno russo. Fin dai primi giorni della ritirata e precisamente il 26 ottobre, erano stati bruciati alcuni carri di viveri che i cavalli non riuscivano più a trasportare. In quel momento venne dato l’ordine di incendiare tutto dietro di noi (…). Napoleone, nel vedere dei luoghi conosciuti, sembrava sentirsi più sicuro di sé. Verso sera gli fu inviato, da parte di Davout, un cacciatore russo prigioniero. Dapprima lo interrogò distrattamente, ma il caso volle che questo moscovita conoscesse le strade, coi nomi relativi e le distanze. Così da lui si venne a sapere che «tutto l’esercito russo stava marciando su Vjazma, passando per Medyn». L’imperatore si fece allora più attento. Forse Kutuzov voleva prevenirlo, impedendogli la ritirata sia dalla parte di Smolensk che dalla parte di Kalugha, bloccarlo in quel deserto, senza viveri, senza alcun rifugio e, per di più, nel bel mezzo di una insurrezione generale? Ma il suo primo istinto fu quello di non prendere in considerazione quell’avvertimento: forse perché il suo orgoglio e la sua esperienza lo avevano abituato a non attribuire agli avversari i piani che lui avrebbe realizzato al loro posto. Ma c’è anche un altro fattore. La sicurezza di Napoleone era un po’ affettata: l’esercito russo infatti aveva preso la strada che Davout aveva consigliato invano all’esercito francese e Davout, un po’ per amor proprio un po’ per disattenzione, aveva propalato la cosa ai quattro venti. Napoleone temeva le conseguenza che un simile allarme avrebbe potuto avere sui suoi soldati ed anche per questo sembrò non dargli alcuna importanza. Contemporaneamente, però , diede ordine alla Guardia di marciare in tutta fretta, il giorno dopo, fino a Gjatz. Voleva che vi fossero predisposti un rifugio e dei viveri per quelle truppe scelte, allo scopo di seguire più da vicino la marcia di Kutuzov, e di prevenirne le mosse. Ma, nel dare questi ordini, Napoleone non aveva tenuto conto del tempo e in seguito dovette pagare questo errore. L’inverno era così vicino che era bastato un po’ di vento per stringere uomini e cose nella morsa del freddo. Tutto cambiò: le strade, le persone, persino il morale: l’esercito divenne cupo e triste, la marcia sempre più penosa e la disperazione cominciava a farsi strada nell’animo di tutti. A breve distanza da Mozaisk, dovemmo attraversare la Kologha. Si tratta di un fiumiciattolo, che si sarebbe potuto facilmente superare costruendo un ponte di fortuna con tronchi d’albero e cavalletti. Ma il disordine e l’indisciplina erano tali che anche un piccolo ostacolo come questo riuscì a porre in difficoltà Napoleone. Parecchi cannoni andarono perduti nella traversata. Sembrava quasi che ogni corpo d’armata marciasse per proprio conto, che non ci fosse affatto uno stato maggiore, che non ci fossero indicazioni valide per tutti, che mancasse insomma un legame fra tutti noi. Indipendenti gli uni dagli altri. L’Imperatore, d’altra parte, si era posto a sua volta in una posizione di tale preminenza, da non potere assolutamente seguire le situazioni particolari dell’esercito. Berthier, infine, che avrebbe dovuto svolgere il compito di intermediario fra l’imperatore e i diversi comandanti, si trovava a trattare con re, principi o marescialli ed era perciò costretto ad accettare troppi compromessi. Senza contare che Berthier non era obiettivamente all’altezza di un simile compito. (…) Tutto l’attivismo di Berthier si concentrava ormai nell’unica preoccupazione di ripetere ciò che Napoleone diceva, senza mai aggiungere nulla, così che, se l’Imperatore dimenticava qualcosa, non c’era speranza di rimedio”” (pag 139-140) ‘Sembrava quasi che ogni corpo d’armata marciasse per proprio conto, che non ci fosse affatto uno stato maggiore, che non ci fossero indicazioni valide per tutti'”,”FRQM-058″
“SEGUR Philippe-Paul, generale”,”La campagna di Russia narrata dal Generale Filippo de Ségur, aiutante di campo dell’Imperatore e membro dell’Istituto.”,”La Battaglia della Moscova (1). “”Egli dormì ben poco. Il general Caulaincourt tornava dal ridotto. Niun prigioniero era caduto nelle nostre mani, e Napoleone stupito, moltiplicava le sue domande. La sua cavalleria non aveva dunque opportunamente caricato? Son essi dunque risoluti a vincere o a morire quei Russi? Gli fu risposto che suggestionati dai lor capi e consueti a battersi contro Turchi i quali uccidono i prigionieri, si facevano ammazzare piuttosto che arrendersi. L’Imperatore allora s’immerse in una meditazione profonda e fu d’avviso che un combattimento di artiglieria sarebbe più sicuro. Diramò poi gli ordini di far giungere in tutta fredda le batterie arretrate. Cotesta stessa notte cominciò a cadere una pioggia lenta e minuta e l’autunno si annunziò con un vento furioso. Un nemico di più sul quale era pur da fare assegnamento, dacchè cotesto periodo dell’anno corrispondesse all’età di Napoleone; ed è noto l’influsso delle stagioni dell’anno sulle consimili stagioni della vita! Quante diverse agitazioni in cotesta notte! nei soldati e negli ufficiali la cura di preparar le loro armi, di rassettare gli abiti e di combattere il freddo e la fame: la loro vita era una lotta indefessa. Nei generali e fino anche nell’Imperatore, l’inquietezza che la vittoria della vigilia non avesse scoraggiato i Russi e che nell’oscurità non dileguassero. Il Murat lo aveva predetto (…)”” (pag 85-86) [Nota (1) “”Durante la campagna di Napoleone in Russia, presso la M. si scontrarono (7 settembre 1812) la terza Grande armata di Napoleone e i Russi del generale M.I. Kutuzov. Napoleone decise di attaccare a fondo la sinistra russa, mentre il viceré Eugenio doveva compiere un’azione dimostrativa contro la destra nemica. Il maresciallo L.-N. Davout precipitò l’attacco sulla sinistra dei Russi senza adeguata preparazione di artiglieria, dovendo chiedere il concorso del maresciallo M. Ney, che indebolì così il suo attacco al centro. I successi dei Francesi spinsero Kutuzov a sospendere i combattimenti nella notte, liberando così la strada per Mosca”” (fonte treccani.it)”,”FRQM-001-FGB”
“SEIDEL Robert”,”Soziale Frage. Schule und Lehrerschaft. Ihr Zusammenhang und ihr Verhältnis. [Questione sociale. La scuola e gli insegnanti. La loro connessione e il loro rapporto]”,”Robert Seidel Privatdozenten am eldgenossischen Polytechnikum und an der Universität in Zurich. Da giovane Robert Seidel ha cominciato come operaio, e in seguito, studiando, è diventato maestro elementare e quindi insegnante di scuola media superiore. Poi capo redattore del giornale Arbeiterstimme, ‘La Voce dei lavoratori’, di Zurigo, l’organo ufficiale del Partito socialdemocratico di Svizzera (SP), e co-fondatore di Zeitung Volksrecht. (Giornale di diritto popolare). Nel 1908 è stato abilitato all’insegnamento come docente. Assieme a Georg Kerschensteiner a Zurigo è stato uno dei padri della riforma della scuola verso la scuola lavoro. E’ stato in corrispondenza con Rosa Luxemburg. Biografia. (wikip) Seidel erlernte das Tuchmacherhandwerk und ging 1867 nach Crimmitschau, um dort als Weber tätig zu sein. Wenig später schulte er zum Lehrer um und wurde Vizepräsident des Crimmitschauer Arbeiter- und Bildungsvereins. 1869 nahm er an der Gründung der SPD in Eisenach teil. 1870 emigrierte Seidel in die Schweiz, wo er wieder als Tuchmachergeselle tätig wurde. Seine Wirkungsorte waren u. a. Feldbach, Horgen, Männedorf und Zürich. Nach einer kaufmännischen Fortbildung wurde er Geschäftsführer der Buchdruckerei und Buchhandlung des Grütlivereins und der „Tagwacht“. Von 1879 bis 1881 besuchte er das Seminar Küsnacht und wurde Primarlehrer. Ab 1882 ging er als Auskultant an die Universität Zürich, wo er bis 1884 verblieb. Anschließend war er bis 1890 als Sekundarlehrer in Mollis tätig. Er wurde Chefredakteur der Arbeiterstimme (Zürich), offizielles Organ der Sozialdemokratischen Partei der Schweiz (SP), und Mitbegründer der Zeitung Volksrecht. 1908 habilitierte er sich als Pädagogikdozent. Er gehörte im Roten Zürich mit Georg Kerschensteiner zu den Vätern der Schulreform hin zur Arbeitsschule. Seidel war 1898–1916 und 1919–1921 für die SP im Großen Stadtrat von Zürich (1907–08 Präsident), 1893–1896, 1899–1917 und 1920–23 Kantonsrat. Bei den Parlamentswahlen 1911 gelang ihm der Einzug in den Nationalrat, dem er bis 1917 angehörte. Robert Seidel stand mit Rosa Luxemburg im Briefwechsel.”,”MEOx-118″
“SEIDMAN Michael”,”Republic of Egos. A Social History of the Spanish Civil War.”,”””Sotto lo shock della deblacle sul fronte orientale, che aprì la prospettiva di una imminente vittoria nazionalista, le maggiori federazioni sindacali siglarono un programma per l’ unità: ‘La CNT e l’ UGT coopereranno per la rapida costituzione di una potente industria di guerra. E’ compito urgente e indispensabile delle unioni stabilire uno spirito severo di vigilanza contro ogni tipo di sabotaggio e passività nel lavoro. La produzione deve essere migliorata e incrementata. La CNT e la UGT credono a un salario legato al costa della vita e ritengono che debbano essere istituite le categorie professionali e la produttività. In questo senso le industrie difenderanno il principio di “”più e meglio la produzione, maggiore la paga”” (…). I comunisti definirono il programma “”una grande vittoria per il Fronte popolare e la democrazia””””. (pag 178-179)”,”MSPG-149″
“SEIFFERT Rudolf”,”[Due lettere: Januar 1945]”,”Seiffert, Rudolf, * 11 luglio 1908 Berlino, + 29 gennaio 1945 Brandeburgo, tubista, combattente della resistenza contro il regime nazista. Si unì al movimento comunista nel 1926. Durante una manifestazione nel 1929 fu colpito dai proiettili della polizia e dovette subire l’amputazione della gamba. Dopo un lungo periodo di disoccupazione, trovò lavoro presso Siemens & Halske a Siemensstadt. Guidava in azienda un gruppo di resistenza antifascista e metteva a disposizione il suo appartamento come alloggio abusivo. Nel settembre 1944 la Gestapo lo arrestò; fu condannato a morte dal “”Tribunale del popolo”” e giustiziato nel Brandeburgo. Contemporaneamente a questa strada e già nel 1973, diverse strade hanno preso il nome dai combattenti della resistenza del gruppo attorno ad Anton Saefkow, Franz Jacob e Bernhard Bästlein. (fonte traduzione del testo a lato) Wikip: Rodolfo Seiffert Vai alla navigazioneVai alla ricerca Questo articolo riguarda l’atleta lavoratore e combattente della resistenza Rudolf Seiffert. Per altre persone, vedi Rudolf Seifert . Seiffert su un francobollo della Deutsche Post della DDR (1963). Rudolf Seiffert (nato l’11 luglio 1908 a Charlottenburg , † 29 gennaio 1945 a Brandeburgo-Görden ) è stato un comunista tedesco , atleta lavoratore e combattente della resistenza contro il nazionalsocialismo . Sommario 1 vita 2 onori 3 letteratura 4 link internet 5 voci vita [ modifica | modifica sorgente ] Seiffert, figlio di un fornaio , lavorava come montatore di tubi. Già come apprendista, è stato membro del club sportivo operaio “”Fichte”” di Berlin-Wedding ed è stato uno dei nuotatori di fondo più famosi della capitale. [1] Nel 1926 si unì alla Lega della Gioventù Comunista (KJVD) e al Partito Comunista Tedesco (KPD). Nella primavera del 1929, durante una protesta della KJVD, fu ferito così gravemente dai proiettili della polizia che il ventenne dovette subire l’amputazione della gamba sinistra. Fino al 1933 ha lavorato per il KPD in Berlin-Wedding. A causa della sua disabilità rimase a lungo disoccupato. Solo nel 1936 trovò impiego, prima come operaio e poi come revisore dei conti, presso la Siemens & Halske di Berlino-Siemensstadt . In seguito ha guidato un gruppo di operazioni illegali lì. Durante la seconda guerra mondiale , il gruppo operativo apparteneva all’organizzazione di resistenza guidata dai comunisti Anton Saefkow , Franz Jacob e Bernhard Bästlein . Seiffert era il collegamento in fabbrica per la gestione dell’organizzazione Saefkow-Jacob-Bästlein . Sostenuto dal comunista Egmont Schultz , Seiffert prese contatti con altri oppositori di Hitler che operavano in altre parti del gruppo. Sono riusciti a conquistare nuovi compagni d’armi. Seiffert ha anche messo a disposizione il suo appartamento per consultazioni, ha sostenuto coloro che vivono illegalmente con buoni pasto e denaro e ha contribuito a inviare le “”lettere di soldato”” emesse dall’organizzazione agli indirizzi postali sul campo e a distribuirli tra i membri della Wehrmacht di stanza a Berlino. Il 19 settembre 1944 Seiffert fu arrestato. Insieme a Josef Höhn e Egmont Schultz, fu condannato a morte dal Tribunale del popolo il 18 dicembre 1944 e giustiziato con la ghigliottina il 29 gennaio 1945 nella prigione di Brandeburgo-Görden . Riconoscimenti. Una strada (dal 1975) e un parco a Berlino-Fennpfuhl prendono il nome da Rudolf Seiffert . Ai tempi della RDT c’era anche la Rudolf Seiffert High School a Berlino-Lichtenberg . Nel 1963 la Deutsche Post della RDT emise un francobollo speciale in onore di Seiffert . A Genova Rudolf Seiffert è onorato come rappresentante della Resistenza tedesca contro il Nazionalsocialismo nel Museo della Resistenza Europea . Il museo è ospitato nei sotterranei dell’ex sede della Gestapo di Genova . [2] Letteratura [ modifica | modifica sorgente ] Stephan Hermlin : La prima fila . Verlag Neues Leben, Berlino 1951, pp. 123-126. Luise Kraushaar : combattenti della resistenza tedesca 1933–1945. biografie e lettere. Volume 2. Dietz, Berlino 1970, pp. 265-268. Hans-Rainer Sandvoß : Resistance 1933-1945: Wedding, Berlino ( serie di pubblicazioni sulla resistenza a Berlino dal 1933 al 1945. Vol. 1). Memoriale della Resistenza tedesca , Berlino 1983, passim. Gerhard Nitzsche: Il gruppo Saefkow-Jacob-Bästlein. Documenti e materiali della lotta antifascista illegale (1942-1945). Dietz, Berlino 1957, pagina 104. Collegamenti Web [ Modifica | modifica sorgente ] Rodolfo Seiffert . Breve biografia con ritratto sul sito web del Museo Lichtenberg. Rudolf-Seiffert-Strasse. In: Lessico dei nomi delle strade dell’associazione educativa Luisenstadt (vicino a Kaupert ) Articoli [ Modifica | modifica sorgente ] ^ Piccola enciclopedia cultura fisica e sport . Editore Enciclopedia Lipsia, Lipsia 1960, p. 600 . ? Commemorazione dei combattenti della resistenza tedesca nell’ex camera di tortura della Gestapo a Genova (vedi di seguito): https://resistenza.eu/widerstandskaempfer-folterkeller-gestapo-genua/ : Commemorazione dei combattenti della resistenza tedesca nell’ex camera di tortura della Gestapo a Genova 24 febbraio 2014 18:15 ? 2 commenti ? Sabine Bade La Gestapo nella Casa dello Studente Tra il 1933 e il 1935 l’Università di Genova fece costruire la Casa dello Studente in Corso Aldo Gastaldi (allora Corso Giulio Cesare) come residenza studentesca. Poco dopo il completamento, l’edificio di 5 piani fu rilevato dal Partito Fascista. Dopo l’occupazione di Genova da parte delle truppe tedesche, la Casa dello Studente fu dalla metà di ottobre 1943 la sede della Gestapo, il suo centro di interrogatori e torture guidato dall’SS-Obersturmbannführer Friedrich Engel, SD e capo della polizia di Genova, anche noto sui media internazionali come “”Macellai di Genova””. Casa dello Studente, Genova – camera di tortura – Foto: © Sabine BadeCasa dello Studente – programma degli eventiCasa dello Studente, Genova – camera di tortura – Foto: © Sabine Bade Casa dello Studente – Genova – Foto: © Sabine BadeCasa dello Studente, Genova – cantina delle tortureCasa dello Studente – Genova, foto alla fine degli anni ’30 Targa commemorativa di Rudolf Seiffert – Casa dello Studente, Genova – Foto: © Sabine BadeRudolph Seiffert (1908 -1945) Dopo la liberazione di Genova il 25 aprile 1945 – le truppe tedesche al comando del generale Günther Meinhold si erano arrese direttamente ai rappresentanti della resistenza – i partigiani trovarono strumenti di tortura, tracce di sangue, parti ossee e unghie nei sotterranei della la Casa della Studente. I media hanno riportato i ritrovamenti, e per un breve periodo l’edificio dove sono stati imprigionati e torturati centinaia di combattenti della resistenza nella cosiddetta “Cantina del Tormento” prima che la loro esecuzione o deportazione fosse aperta alla popolazione genovese. Ma già nel 1946 la Casa dello Studente fu riutilizzata dall’università, le celle del carcere furono usate come deposito per la mensa e l’accesso al rifugio antiaereo sotterraneo utilizzato per le torture fu murato – in nome della riconciliazione nazionale. Il lato nascosto della resistenza tedesca Per 27 anni nessuno ha toccato l’orribile passato della residenza studentesca. Solo dopo che gli studenti avevano iniziato a ricostruire la storia dell’edificio insieme agli ex combattenti della resistenza alla fine degli anni ’60, hanno scoperto di nuovo questo ingresso nel 1972. In quel momento nacque l’idea di preservare la “”Cantina del Tormento”” come memoriale della resistenza internazionale. Lo scopo degli iniziatori era quello di onorare il contributo, spesso dimenticato, di tutti coloro che in tutta Europa si batterono per la resistenza contro il nazionalsocialismo e il fascismo, che “”non conoscevano patria né confini””. Non solo l’ex cantina delle torture della Gestapo dovrebbe essere ricordata qui. Va ricordato il fatto che l’edificio fu utilizzato anche da organizzazioni fasciste italiane, a conoscenza degli eventi nelle camere di tortura, nonché le numerose vittime della resistenza tedesca contro il regime nazista, soprattutto nelle file del movimento operaio, circa il parente in Italia era/è poco noto. La Casa dello Studente di Genova Luigi Barco e Piero Ferrazza: Una pagina della Resistenza. La Casa dello Studente di Genova. Edizioni PANTAREI srl, Milano, 2012. ISBN: 978-88-86591-29-4. Per onorare questa parte della resistenza tedesca, che gli iniziatori ritengono sia rimasta nascosta, in particolare quella dei lavoratori di Berlino, onorano Rudolf Seiffert nella Casa dello Studente dal 1974 a nome dei combattenti della resistenza tedesca. Seiffert (1908-1945) era a capo di un gruppo di operazioni illegali presso gli stabilimenti Siemens & Halske a Berlino-Siemensstadt e membro dell’organizzazione Berlin Saefkow-Jacob-Bästlein . Il 29 gennaio 1945 fu giustiziato nella prigione di Brandeburgo-Görden. Museo della Resistenza Europea nella Casa dello Studente Il Museo della Resistenza Europea è raggiungibile attraverso la mensa della residenza studentesca. Una copia della lettera d’addio che Rudolf Seiffert ha scritto poco prima del suo omicidio è appesa nell’area d’ingresso. Le minuscole celle in cui erano alloggiati i prigionieri, la cantina a volta con pannelli informativi che spiegano cosa è successo nell’ex camera di tortura della prigione della Gestapo e altre targhe commemorative di Rudolf Seiffert possono essere visitate nell’ambito di una visita guidata. Per le visite guidate è richiesta l’iscrizione al Centro di documentazione Logos: centrodocumentazionelogos@gmail.com , Casa dello Studente, Corso Aldo Gastaldi, dalla stazione metro Genova-Brignole bus linee 16, 45 e 87. Sabine Bade e Wolfram Mikuteit”,”GERR-034″
“SEIGNOBOS Charles”,”Histoire sincere de la nation francaise. Essai d’une histoire de l’ evolution du peuple francais.”,”Charles SEIGNOBOS (Lamastre, Ardeche, 1854- Ploubazlanec, 1942), storico francese adepto della storia ‘evenementielle’. Tra le sue opere ricordo la ‘Histoire politique de l’ Europe contemporaine’ (1897).”,”FRAG-007″
“SEIGNOBOS Charles”,”Essai d’ une histoire comparée des peuples de l’ Europe.”,”Il testo presente è riproduce senza aggiunte quello dell’ edizione del 1933. SEIGNOBOS è deceduto nel 1943. Gli editori hanno voluto non aggiungere nulla alla sua opera.”,”EURx-091″
“SEIGNOBOS Charles”,”1815-1915. Dal Congresso di Vienna alla guerra del 1914.”,”SEIGNOBOS Charles, professore all’ Università di Parigi. “”In questa guerra ch’ essi hanno voluta e preparata, i Tedeschi hanno portato la perfezione tecnica del materiale: le loro mitragliatrici, le loro automobili corazzate, i loro trasporti per ferrovia, le loro trincere, le loro aeronavi, i loro sommergibili li hanno subito dimostrati maestri nell’ arte della preparazione militare. Ma in questa guerra hanno portato pure la loro psicologia infantile che li rende inatti a prevedere la condotta degli altri e gli effetti delle loro proprie azioni””. (pag 30)”,”EURx-165″
“SEIGNOBOS Ch.”,”El método histórico aplicado a las ciencias sociales.”,”””La segunda operación consiste en determinar el grupo en el cual se estudia el fenómeno en evolución. ¿De qué especie es y en qué limites está fijado? Es necesario mantenerse en guardia respecto a los casos en que el grupo estudiado en el punto de partida se sustituye por otro que conserva el mismo nombre. En los casos en que el grupo se ha conservado, pero con aumentos o disminuciones, hay que pensar en añadir o en quitar. Todo estudio de evolución acerca de Francia en la segunda mitad del siglo XIX debe tener en cuenta la anexión de Saboya y la pérdida de la Alsacia-Lorena. La tercera operación consiste en determinar el tiempo durante el cual se quiere observar la evolución y los puntos de referencia cronològicos””. (pag 128)”,”STOx-129″
“SEITZ Konrad”,”Europa: una colonia tecnologica?”,”SEITZ Konrad, nato nel 1934, ex consigliere del ministro degli esteri tedesco, esperto di alte tecnologie, è stato fino all’ inizio del 1995 ambasciatore della Germania a Roma.”,”EURE-015″
“SEITZ Konrad”,”Europa: una colonia tecnologica?”,”Konrad Seitz, nato nel 1934, ex consigliere del Ministro degli Esteri tedesco, esperto di alte tecnologie, è stato fino all’inizio del 1995 ambasciatore di Germania a Roma. Attualmente è ambasciatore della Repubblica Federale Tedesca a Pechino.”,”EURE-027-FL”
“SELLA Quintino, a cura di Guido e Maria QUAZZA”,”Epistolario di Quintino Sella. Vol. II. 1866-1869. II Serie: Fonti. Vol. LXXIV.”,”Quintino Sella (1827-1884) è stato uno scienziato, politico e alpinista italiano. È stato Ministro delle finanze del Regno d’Italia in tre diverse occasioni 1. Laureatosi in ingegneria a Torino, Sella fu professore di geometria applicata alle arti nell’Istituto tecnico di Torino e poi di matematica in quella università 2. Fu anche un appassionato alpinista e tra i patrocinatori della Banca Biellese, fondata nel 1869, di cui suo fratello (l’imprenditore Giuseppe Venanzio Sella) fu il primo presidente 1. (copil)”,”RISG-070-FSL”
“SELLA Quintino, a cura di Guido e Marisa QUAZZA”,”Epistolario di Quintino Sella. Vol. II. 1866-1869. II Serie: Fonti. Vol. LXXX.”,”Quintino Sella (1827-1884) è stato uno scienziato, politico e alpinista italiano. È stato Ministro delle finanze del Regno d’Italia in tre diverse occasioni 1. Laureatosi in ingegneria a Torino, Sella fu professore di geometria applicata alle arti nell’Istituto tecnico di Torino e poi di matematica in quella università 2. Fu anche un appassionato alpinista e tra i patrocinatori della Banca Biellese, fondata nel 1869, di cui suo fratello (l’imprenditore Giuseppe Venanzio Sella) fu il primo presidente 1. (copil)”,”RISG-075-FSL”
“SELLA Quintino, a cura di Guido e Marisa QUAZZA”,”Epistolario di Quintino Sella. Vol. IV. 1872-1874. II Serie: Fonti. Vol. LXXXI.”,”Quintino Sella (1827-1884) è stato uno scienziato, politico e alpinista italiano. È stato Ministro delle finanze del Regno d’Italia in tre diverse occasioni 1. Laureatosi in ingegneria a Torino, Sella fu professore di geometria applicata alle arti nell’Istituto tecnico di Torino e poi di matematica in quella università 2. Fu anche un appassionato alpinista e tra i patrocinatori della Banca Biellese, fondata nel 1869, di cui suo fratello (l’imprenditore Giuseppe Venanzio Sella) fu il primo presidente 1. (copil)”,”RISG-076-FSL”
“SELLA Quintino, a cura di Guido e Marisa QUAZZA”,”Epistolario di Quintino Sella. Vol. V. 1875-1878. II Serie: Fonti. Vol. LXXXVII.”,”Quintino Sella (1827-1884) è stato uno scienziato, politico e alpinista italiano. È stato Ministro delle finanze del Regno d’Italia in tre diverse occasioni 1. Laureatosi in ingegneria a Torino, Sella fu professore di geometria applicata alle arti nell’Istituto tecnico di Torino e poi di matematica in quella università 2. Fu anche un appassionato alpinista e tra i patrocinatori della Banca Biellese, fondata nel 1869, di cui suo fratello (l’imprenditore Giuseppe Venanzio Sella) fu il primo presidente 1. (copil)”,”RISG-082-FSL”
“SELLA Quintino, a cura di Marisa QUAZZA”,”Epistolario di Quintino Sella. Vol. VI. 1879-1881. II Serie: Fonti. Vol. XCI”,”Quintino Sella (1827-1884) è stato uno scienziato, politico e alpinista italiano. È stato Ministro delle finanze del Regno d’Italia in tre diverse occasioni 1. Laureatosi in ingegneria a Torino, Sella fu professore di geometria applicata alle arti nell’Istituto tecnico di Torino e poi di matematica in quella università 2. Fu anche un appassionato alpinista e tra i patrocinatori della Banca Biellese, fondata nel 1869, di cui suo fratello (l’imprenditore Giuseppe Venanzio Sella) fu il primo presidente 1. (copil)”,”RISG-086-FSL”
“SELLA Quintino, a cura di Marisa QUAZZA”,”Epistolario di Quintino Sella. Vol. VII. 1882-1884. II Serie: Fonti. Vol. XCII.”,”Quintino Sella (1827-1884) è stato uno scienziato, politico e alpinista italiano. È stato Ministro delle finanze del Regno d’Italia in tre diverse occasioni 1. Laureatosi in ingegneria a Torino, Sella fu professore di geometria applicata alle arti nell’Istituto tecnico di Torino e poi di matematica in quella università 2. Fu anche un appassionato alpinista e tra i patrocinatori della Banca Biellese, fondata nel 1869, di cui suo fratello (l’imprenditore Giuseppe Venanzio Sella) fu il primo presidente 1. (copil)”,”RISG-087-FSL”
“SELLA Quintino, a cura di Marisa QUAZZA”,”Epistolario di Quintino Sella. Vol. VIII. Appendice. Lettere 1851-1884.. II Serie: Fonti. Vol. C.”,”Quintino Sella (1827-1884) è stato uno scienziato, politico e alpinista italiano. È stato Ministro delle finanze del Regno d’Italia in tre diverse occasioni 1. Laureatosi in ingegneria a Torino, Sella fu professore di geometria applicata alle arti nell’Istituto tecnico di Torino e poi di matematica in quella università 2. Fu anche un appassionato alpinista e tra i patrocinatori della Banca Biellese, fondata nel 1869, di cui suo fratello (l’imprenditore Giuseppe Venanzio Sella) fu il primo presidente 1. (copil)”,”RISG-093-FSL”
“SELLA Quintino, a cura di Marisa QUAZZA e Andrea MARCANDETTI”,”Epistolario di Quintino Sella. Vol. IX. Indice generale dei nomi di persona e di luogo. II Serie: Fonti. Vol. CI.”,”Quintino Sella (1827-1884) è stato uno scienziato, politico e alpinista italiano. È stato Ministro delle finanze del Regno d’Italia in tre diverse occasioni 1. Laureatosi in ingegneria a Torino, Sella fu professore di geometria applicata alle arti nell’Istituto tecnico di Torino e poi di matematica in quella università 2. Fu anche un appassionato alpinista e tra i patrocinatori della Banca Biellese, fondata nel 1869, di cui suo fratello (l’imprenditore Giuseppe Venanzio Sella) fu il primo presidente 1. (copil)”,”RISG-094-FSL”
“SELLARS Nigel Anthony”,”Oil, Wheat, & Wobblies. The Industrial Workers of the World in Oklahoma, 1905-1930.”,”Ampia bibliografia Sindacalismo criminale pag v. indice SELLARS Nigel Anthony è Instructor of History all’ Università di Oklahoma. E’ autore di molti articoli sulla Labor History e di storia locale. Il processo Krieger. “”In ogni caso, Krieger trovò i migliori avvocati per la sua difesa. Egli fu anche fortunato che il suo caso fu assegnato al coscenzioso e ben disposto giudice Redmond S. Cole. (…) Il 28 febbraio 1919, sempre basato sulle testimonianze di Harper e Vowells, Krieger fu accusato della distruzione di un edificio con esplosivi, diventando il primo Wobbly fino al quel momento accusato di un reato grave collegato alla concezione popolare del sabotaggio tra gli IWW. Caroline Lowe disse alla stampa che le accuse erano le più gravi mai portate contro un membro IWW. (…) Il lunedi mattina del 10 novembre, dopo 41 ore di camera di consiglio, i giurati dissero a Cole che non poteva raggiungere un verdetto. (…) Krieger aspettò sei mesi prima che il suo secondo processo cominciasse. Nell’ interim, Moore trovò dodici nuovi testimoni ma perse il suo lavoro quando Bill Haywood e GEB lo cacciarono (…). Moore fu ufficialmente rimpiazzato da Harold O. Mulkes, sebbene Moore assistette il nuovo team della difesa. Il nuovo processo cominciò il 13 maggio 1920 (…). (Alla fine) Charles Krieger fu libero dopo due anni e mezzo e ad un costo per gli IWW di 12 mila dollari. Ma la cosa più importante è solo che il tentativo delle autorità di usare il sistema legale per provare che gli IWW usavano la violenza era fallito.”” (pag 131-133)”,”MUSx-192″
“SELLERI Franco”,”Fondamenti della fisica moderna.”,”Bolognese, insegna Istituzioni di Fisica Teorica all’Università di Bari. É autore di numerosi articoli specialistici pubblicati su riviste internazionali e di libri apparsi nelle maggiori lingue. É un seguace della linea critica di Einstein, Planck, Schrödinger, e di Broglie, che non accettarono i contenuti anticausali della teoria quantistica formulata dai fisici di Copenhagen e Gottingen. É fautore di una rifondazione della stessa teoria basata sull’oggettività dei sistemi atomici e sull’assenza di azioni a distanza (realismo locale). Tra i suoi libri: La causalità impossibile e Fisica senza dogma.”,”SCIx-129-FL”
“SELLINO Elio coordinatore, gruppo di ricerca: David BIDUSSA Eligio CALDERON RODRIGUEZ José Luiz DEL-ROIO Mariella FORNASIER Carla MARVALDI Pier Paolo POGGIO Paolo REPETTO Fabio RODRIGUEZ AMAYA”,”I tempi dell’ altra America. Cinquecento anni di storia latinoamericana.”,”Assemblea sindacale di operai messicani, 1928. Manifestazione sindacale nella Plaza de Mayo di Buenos Aires (1945). (pag 240-241)”,”AMLx-059″
“SELLINO Elio POGGIO Pier Paolo”,”Biblioteche. Ricerca e produzione di cultura.”,”Il libro si pone come obiettivo l’individuazione di alcuni nodi tematici significativi nella prospettiva di un rilancio del sistema bibliotecario pubblico in tutte le sue articolazioni. Elio Sellino, nato a Formia, ha frequentato l’Istituto Universitario Orientale di Napoli ed ha iniziato la sua collaborazione con la Fondazione Feltrinelli di Milano, come responsabile della Biblioteca, nel 1967, dedicandosi allo studio dei sistemi bibliotecari e più in generale dell’organizzazione delle fonti documentarie. Dal 1974 è direttore della Biblioteca della Fondazione Feltrinelli di Milano. Pier Paolo Poggio è nato ad Acqui, dove insegna in una scuola media. Si è dedicato alla ricerca storica collaborando in tempi diversi, con l’Istituto di Storia Moderna e il Centro Ligure di Storia Sociale di Genova, l’Archivio Micheletti di Brescia e la Fondazione Feltrinelli di Milano.”,”ARCx-001-FV”
“SELVA Gustavo”,”Editoriali senza voce.”,”Gustavo Selva (1926-…) giornalista al quotidiano cattolico di Bologna l’Avvenire d’Italia, diretto da Raimondo Manzini. Dal 1961 è stato corrispondente ed inviato speciale all’estero della Rai. Nel 1976 è diventato direttore del GR2, quindi nel 1979 eletto parlamentare europeo nel collegio Nord-Est.”,”ITAP-004-FGB”
“SEMA Antonio”,”La Grande guerra sul fronte dell’Isonzo.”,”””E se pure in un confronto settore per settore fra le armate italiane e quelle tedesche, lo scarto medio non era certo quello esistente per le artiglierie, esisteva indiscutibilmente una superiorità tedesca diffusa, e più o meno accentuata, tale da configurare un vantaggio sistemico”” (pag 338)”,”QMIP-275″
“SEMELIN Jacques”,”Sans armes face à Hitler. 1939-1945. La résistance civile en Europe.”,”Note de l’éditeur, introduction, note, remerciements, éléments de méthodologie, bibliographie, liste des exmples historiques répertoriés. J. Semelin è direttore di ricerca al CNRS (CERI) e professore a Sciences Po. E’ specialista della resistenza civile e dei crimini di massa. Storiografia sulla resistenza tedesca (pag 76-77) [Klaus Jürgen Müller, “”La résistance allemande au régime nazi”” (Vingtieme Siecle n. 109, juillet-aout 1986)]”,”EURQ-002″
“SEMENOFF Wladimiro (SEMENOV)”,”L’agonia di una corazzata. La corazzata Principe Savoroff alla battaglia di Tsu-shima. Dal taccuino del comandante Semenoff.”,”””Il fatto che maggiormente risalta nella descrizione della battaglia di Tsushima, fatta dal Sémenoff, si è che la distruzione delle navi russe per parte degli avversari, fu dovuta all’impiego di grosse granate con forti cariche di potente esplosivo, degli effetti distruttivi dei quali il Sémenoff dà una vivace descrizione. (…)”” (pag 93) “”E’ risaputo che la nave di linea moderna è sempre il risultato di un compromesso fra le qualità offensive e difensive che le si vorrebbero dare e il dislocamento che ne conseguirebbe, compromesso strettamente collegato al prezzo finale di costo. Di conseguenza è giuoco forza, al costruttore, scemare alquanto la protezione per mantenere alta l’offesa e la velocità”” (pag 95)”,”QMIx-305″
“SEMERARO Angelo a cura; saggi di Luigi AMBROSOLI Rosanna BASSO Egle BECCHI Bruno BELLERATE Carmen BETTI Giorgio BINI Paolo CARDONI Dorena CAROLI Giacomo CIVES Carmela COVATO Rosella FRASCA Raffaele LAPORTA Dario RAGAZZINI Giulia DI-BELLO Antonio SANTONI RUGIU Angelo SEMERARO Nicola SICILIANI DE CUMIS”,”L’educazione dell’uomo completo. Scritti in onore di Mario Alighiero Manacorda”,”SEMERARO Angelo Il principio dell’istruzione politecnica. “”Il principio dell’istruzione politecnica fu l’elemento più discusso nel corso delle riforme dell’istruzione sovietica e non solamente degli anni Venti. Proposto costantemente dalle opere marxiste, dai ‘Principi del Comunismo’ (1847) di Engels alla ‘Critica al Programma di Gotha’ (1875) di Marx, esso contribuiva all’instaurazione di una società comunista che aveva come fine quello “”di eliminare proprietà privata, divisione del lavoro, sfruttamento e unilateralità dell’uomo, per pervenire a un pieno sviluppo delle forze produttive e al recupero dell’onnilateralità”” (7). Le ricostruzioni di Manacorda permettono di capire che la sua definizione e il suo contenuto vennero recepiti quasi integralmente da Lenin a livello teorico, ma che il sistema educativo post-rivoluzionario non era adeguato per la realizzazione di questo progetto. Nel § 18 dei ‘Principi del comunismo’ l’istruzione politecnica veniva definita come “”l’unione di istruzione e lavoro di fabbrica””, e, accompagnata da forme collettive e statali di educazione e di vita infantile, avrebbe favorito l’avvento della nuova società (8). Infatti, l’unione dell’istruzione (pubblica e gratuita) col lavoro produttivo dei bambini divenne una delle idee fondamentali della pedagogia marxiana e venne adottata anche da Marx nel ‘Manifesto’ (1848) – che eliminava invece i principi della “”pluriprofessionalità”” e dello sviluppo onnilaterale degli uomini (9). Successivamente, le ‘Istruzioni ai delegati’ per il I Congresso dell’Associazione internazionale dei lavoratori (1866) specificarono il contenuto di quella che sarebbe stata definita l’istruzione politecnica vera e propria da Lenin. Questa era costituita di tre elementi: istruzione intellettuale, educazione fisica e istruzione tecnologica nel suo aspetto pratico e teorico da impartire ai bambini e agli adolescenti dal 9 ai 17 anni di età (suddivisi in tre classi). Benché il lavoro notturno e i mestieri dannosi per la salute avrebbero dovuto essere proibiti, era proprio il lavoro dei ragazzi che avrebbe provveduto a mantenere le scuole politecniche (10). Nel ‘Manifesto’ l’istruzione tecnologica, che non sostituiva l’istruzione intellettuale tradizionale, venne esplicitamente connotata di un aspetto teorico e pratico, l’uno e l’altro volti ad abbracciare omnilateralmente i fondamenti scientifici di tutti i processi di produzione e gli aspetti pratici di tutti i mestieri (11). L’esigenza dell’istruzione tecnologica, teorica e pratica, venne espressa anche nel ‘Capitale’. Nella ‘Critica al Programma di Gotha’ (1875) Marx chiedeva anche un’istruzione generale obbligatoria gratuita, uguale per tutti e quindi mista, indipendente dallo Stato e dalla Chiesa”” [Dorena Caroli, ‘L’educazione dell'””uomo nuovo”” in Urss (1928-1932)’] [(in) ‘L’educazione dell’uomo completo. Scritti in onore di Mario Alighiero Manacorda’, a cura di Angelo Semeraro, 2001] [(7) M.A. Manacorda, Marx e la pedagogia moderna, cit., pp.5-25; (8) (9) (10) (11) p.6 p.9 pp.14-15 p.16] Il regno della libertà (pag 287-288)”,”GIOx-078″
“SEMLER Heinrich”,”Geschichte des Socialismus und Communismus in Nordamerika. (Leipzig 1880)”,”L’ epoca di Fourier. Le colonie. “”So sehr Fourier und Owen auch in den Details ihrer Projecte auseinandergingen, einen Grundgedanken hatten aber doch beide gemeinsam: das Zusammen drängen vieler Personen in große gemeinschaftliche Wohngebäude, ähnlich den Kasernen und Klöstern.”” (pag 129) “”Se i progetti Fourier ed Owen si differenziavano anche nei dettagli, tuttavia i due avevano in comune una idea di base: che fosse possibile mettere insieme molte persone in grandi immobili d’ abitazione in comune, le caserme e i monasteri.”” (pag 129)”,”SOCU-132″
“SEMMEL Bernard a cura, scritti di K. MARX F. ENGELS V.I. LENIN L. TROTSKY B. BYELY”,”Marxism and the Science of War.”,”A pag 153 tabella sui costi militari della prima guerra mondiale per paese, esercito e marina militare (Bucharin) Contiene lo scritto di Trotsky su ‘Engels come pensatore militare’ (1924) “”We are now passing through a period when armaments on land, on water, and in the air are growing with feverish rapidity. Every improvement in military technique entails a reorganisation and reconstruction of the military mechanism; every innovation, every expansion of the military power of one state stimulates all the others. What we observe here is like the phenomenon we come across in the sphere of tariff policies where a raise of rates in one state is immediately reflected in all others, causing a general raise. Of course, here too, we have before us only a case of a general principle of competition, for the military power of the state capitalist trust is the weapon to be used in its economic struggle. The growth of armaments, creating as it does a demand for the products of the metallurgic industry, raises substantially the importance of heavy industry, particularly the importance of ‘cannon kings’ ‘à la’ Krupp. To say, however, that wars are ‘caused’ by the ammunition industry, would be a cheap assertion. The ammunition industry is by no means a branch of production existing for itself, it is not an artificially created evil which in turn calls forth the ‘battle of nations’. It ought to be obvious from the foregoing considerations that armaments are an indispensable attribute of state power, an attribute that has a very definite function in the struggle among state capitalist trusts. Capitalist society is unthinkable without wars. And just as it is true that not low prices cause competition but, on the contrary, competition causes low prices, it is equally true that not the existence of arms is the prime cause and the moving force in wars (although wars are obviously impossible without arms) but, on the contrary, the inevitableness of economic conflicts conditions the existence of arms. This is why in our times, when economic conflicts have reached an unusual degree of intensity, we are witnessing a mad orgy of armaments. Thus the rule of finance capital implies both imperialism and militarism. In this sense militarism is no less a typical historic phenomenon than finance capital itself…”” [Excerpts from N. Bukharin (Bucharin), Imperialism and World Economy, New York, 1929, pp. 123-7, 139 f., 170, originally published in 1915] (pag 154-155)”,”QMIx-247″
“SEMPRUN MAURA Carlos”,”Revolution et contre-revolution en Catalogne. Socialistes, communistes, anarchistes et syndicalistes contre les collectivisations.”,”””Notre edition reproduit celle de 1974, l’ auteur n’ayant accepté qu’une mise aux normes typographique et de rares corrections dans le texe même. On y retrouvera donc l’ echo des debats de l’ epoque, et notamment cette these, defendue par la revue Socialisme ou Barbarie; sur la bureaucratisation du capitalisme, ainsi que quelques considerations plus conjuncturelles sur “”l’ eurocommunisme”” des années 1970″” (pag 7)”,”MSPG-103″
“SEMPRUN MAURA Carlos”,”Rivoluzione e controrivoluzione in Catalogna. Anarchici contro stalinisti proletariato contro burocrazia autogestione contro stato. Dal luglio 1936 al maggio 1937 l’ anno cruciale della rivoluzione spagnola.”,”SEMPRUN-MAURA è nato a Madrid nel 1926 e ha vissuta a Parigi. Ha scritto romanzi e piece teatrali. E’ stato direttore della collana Acracia per le Tusquets Editor di Barcellona. Oppositore del franchismo, ha rotto con il marxismo ufficiale e simpatizza per tendenze antiautoritarie e antiburocratiche. “”La CNT-FAI e il POUM, che avevano impedito il primo tentativo del genere, il Governo Casanovas del 2 agosto (senza dubbio perché non erano rappresentate in questa combinazione) sono adesso pronte ad accettare un tale governo di coalizione (a condizione naturalmente di farne parte). Il 26 settembre viene dunque formato un nuovo governo in cui sono rappresentate tutte le organizzazioni antifasciste: 3 membri dell’ Esquerra catalana: Terradellas (Finanze), Ayguadé (Sicurezza) e Gassol (cultura); 3 anarchici: Fabregas (Economia), Domenech (Approvvigionamento) e Birlan (Sanità); 2 comunisti: Comorera (Servizi pubblici) e Valdes (Lavoro); 1 Rabassaire: Calvet (Agricoltura); un membro del POUM: Nin (Giustizia); un membro dell’ Azione Catalana: Closas (senza portafoglio) e il tenente-colonnello Sandino alla Guerra. Il programma di questo governo è “”la concentrazione massima nello sforzo di vincere la guerra, senza indietreggiare davanti ad alcun mezzo che possa contribuire a una rapida vittoria””. Già traspare la falsa scelta che in seguito avrà tanta parte, tra la rivoluzione e la guerra.”” (pag 65) “”La burocrazia non esiste che attraverso i burocrati, attraverso il loro intento comune di costituire un gruppo a sé, distante dai dominati, di partecipare a un potere socializzato, di determinarsi gli uni in rapporto agli altri in funzione di una gerarchia che garantisce a ciascuno sia una status materiale, sia uno status di prestigio””. (pag 159, Claude Lefort)”,”MSPG-124″
“SEMPRUN MAURA Carlos”,”Révolution et contre-révolution en Catalogne. Socialistes, communistes, anarchistes et syndicalistes contre les collectivisations.”,”””Il POUM era partigiano di un’ esercito tradizionale, ma nello stesso tempo sosteneva che guerra e rivoluzione erano intimamente legate. In un progetto di “”Tesi politica”” redatta per il congresso del POUM previsto per il 19 giugno 1937 e che la repressione impedì, Andrés Nin dichiarava: “”La formula “”prima vincere la guerra, poi si farà la rivoluzione””, è fondamentalmente falsa. Nella lotta che si sviluppa attualmente in Spagna, guerra e rivoluzione sono non solo due termini inseparabili, ma addirittura sinonimi. (…)””. (pag 201)”,”MSPG-127″
“SEMPRUN Jorge”,”La segunda muerte de Ramón Mercader.”,”SEMPRUN (Jorge), scrittore spagnolo di lingua francese (Madrid 1923). Trasferitosi a Parigi nel 1939, partecipò alla Resistenza. Deportato in Germania, scrisse nel 1963 Il grande viaggio, romanzo ispirato alla sua esperienza di prigionia e premio Formentor. Successivamente ha espresso il suo impegno politico con romanzi (La seconda morte di Ramón Mercader, 1969, premio Férnina) e soprattutto con soggetti e sceneggiature di film La guerra è finita (1966) di A. Resnais, Zeta (1968) e La confessione (1970) di Costa-Gavras, L’ attentato (1972) di Y. Bosset, Stavisky (1974) di A. Resnais e Le strade del Sud (1980) di J. Losey. Ha scritto i romanzi Autobiografia di Federico Sanchez (1978), sullo ‘stalinismo’ iberico, Che bella domenica! (1980), Algarabie (1981) e Netchaiev est de retour (1988), da cui nel 1991 è stato tratto il film omonimo, e, più recentemente, Federico Sánchez vi saluta (1993), l’ autobiografia La scrittura o la vita (1994). Dal 1988 al 1991 è stato ministro della cultura a Madrid. (RIZ)”,”TROS-157″
“SEMPRUN-MAURA Carlos”,”Libertad! Rivoluzione e controrivoluzione in Catalogna.”,”””Storia della guerra civile spagnola (1936-1939) in particolare del primo anno di quella guerra civile in Catalogna, epicentro reale e immaginario di una rivoluzione libertaria che coinvolse milioni di persone in un grandioso esperimento di autogestione sociale globale. Storia di fascismo e di antifascismo, ma anche e soprattutto di un’utopia messa in pratica, con lotte cruente anche fra democratici, comunisti, anarchici, ma che ancora appassiona e brucia, come dimostra l’inatteso successo di critica e pubblico di un film ‘Terra e libertà’ (1995) che tratta di quelle vicende. Narrazione non accademica e un po’ “”faziosa”” di cose fatti e persone che toccano un nervo scoperto nella memoria collettiva della sinistra europea. Come, ad esempio, il ruolo controrivoluzionario della Russia staliniana”” (quarta di copertina) Carlo Semprun Marua scrittore e giornalista, nato a Madrid nel 1926 e vissuto a Parigi dagli anni ’60. Di famiglia antifascista (il fratello Jorge è stato dirigente comunista negli anni della clandestinità e poi ministro socialista della Cultura nel post-franchismo). Ha scritto ventun libri in francese e spagnolo, tra cui opere teatrali.”,”MSPG-031-FSD”
“SEMYONOVA TIAN-SHANSKAIA Olga, a cura di David L. RANSEL Michael LEVINE”,”Village Life in Late Tsarist Russia.”,”Village Life in Late Tsarist Russia provides a unique firsthand portrait of peasant family life as recorded by Olga Semyonova Tian-Shanskaia, an ethnographer and painter who spent four years at the turn of the twentieth century observing the life and customs of villagers in a central Russian province. David L. Ransel is Professor of History at Indiana University and editor of the American Historical Review. He is author of Mothers of Misery: Child Abandonment in Russia and editor of The Family in Imperial Russia: New Lines of Historical Research. Acknowledgments, Abbreviations, Introduction, Appendix, Suggestions for Further Reading, Foto, Note on the Text,”,”RUSx-143-FL”
“SEN Amartya”,”Lo sviluppo è libertà (t.o. “”Development as Freedom””, 1999)”,”Lo sviluppo, secondo Sen, deve essere inteso come un processo di espansione delle libertà reali di cui godono gli esseri umani. In tale prospettiva, tutte le conquiste, nella sfera privata come in quella pubblica e politica, sono soltanto mezzi per accrescere qualsiasi forma di libertà, che rimane allo stesso tempo il fine primario e il mezzo principale per conseguire lo sviluppo. Di conseguenza la sfida dello sviluppo consiste nell’eliminare i vari tipi di “”illibertà”” che limitano o negano all’uomo l’opportunità e la capacità di agire secondo ragione e di costruire la vita che preferisce: tra essi vanno perciò annoverati la fame e la miseria materiale al pari della tirannia, la precarietà economica così come la l’intolleranza o la repressione, il sottosviluppo non meno dell’ autoritarismo delle classi dirigenti. Per provare la sua tesi, Sen non attinge solo alla filosofia politica, all’etica e alla scienza economica, ma delinea anche una ricca mappa di esempi tratti dalla storia o dall’attuale quadro geopolitico ed economico mondiale. Dall’ Africa all’ Asia all’ Europa,”,”E3-IND-001″
“SEN Amartya a cura di Armando MASSARENTI”,”Laicismo indiano.”,”A. SEN è stato presidente dell’ Econometric Society, dell’ International Economic Association e dell’ Indian Economic Association. Attualmente insegna ad harvard e al Trinity College. In Italia sono disponibili ‘Scelta, benessere, equità’ (MULINO 1986), ‘Risorse, valori e sviluppo’ (BOLLATI 1992), ‘Il tenore di vita’ (MARSILIO 1993), ‘La disuguaglianza’ (MULINO 1994).”,”INDx-037″
“SEN Kshiti Mohan”,”Hinduismo.”,”””Ramakrishna combinò le tendenze dell’ induismo popolare, con una grande quantità di immagini, con la credenza in un Dio amante e onnipotente, poi lo stesso vide un Dio in molte forme diverse. Questo pensiero è in linea con il Vedanta (la filosofia indù, ndr), però Ramakrishna non dava eccessiva attenzione alle scritture e predicava la devozione pura senza complicazioni teologiche, bhakti. La sua originale personalità attrasse molte persone, incluso un Romain Rolland, che scrisse una biografia. Swami Vivekananda (1862-1902), discepolo di Ramakrishna, estese la dottriva del Advaita (non-dualismo), della scuola Vedanta, in India e all’ estero. Molti paesi occidentali hanno attualmente rami della Missione di Ramakrishna. La personalità di Vivekananda era abbastanza diversa da quella due suo maestro. Vivekananda era molto interessato ai problemi sociali, si dichiarò socialista e voleva “”creare una società come quella europea, però con la religione indiana””. (pag 115)”,”INDx-057″
“SEN Amartya”,”L’ altra India. La tradizione razionalista e scettica alle radici della cultura indiana.”,”SEN Amartya (Bengala, 1933) ha insegnato a Calcutta, Cambridge, Delhi, alla LSE (London School of Economics), Oxford, Harvard. Premio Nobel per l’ economia nel 1998 nello stesso anno è diventato rettore del Trinity College a Cambridge. Ha scritto molte opere.”,”INDx-089″
“SEN Amartya”,”L’ altra India. La tradizione razionalista e scettica alle radici della cultura indiana.”,”SEN Amartya nato nel 1933 nello Stato del Bengala ha insegnato a Calcutta, Cambridge, Delhi, alla London School of Economics, ad Oxford ed Harvard. Premio Nobel per l’ economia nel 1998, nell stesso anno è diventato rettore del Trinity College a Cambridge. Ha scritto molti libri (v. risvolto 4° copertina) Tagore ammiratore e critico del Giappone. “”Egli condivideva l’ ammirazione, molto diffusa in Asia, che il Giappone riscuoteva per aver dimostrato come un paese asiatico potesse rivaleggiare con l’ Occidente nello sviluppo industriale e nel progresso economico, e rilevò con grande soddisfazione che i giapponesi avevano saputo “”lasciarsi indietro, facendo passi da gigante, secoli d’ inazione, raggiungendo le realizzazioni più avanzate del tempo presente. (…) Ma poi proseguì criticando il sorgere di un forte nazionalismo nipponico e la trasformazione del Giappone in un paese imperialista. Questa critica aperta non piacque al pubblico e, come scrisse E.P. Thompson, “”il calore con cui era stato accolto si raffreddò presto””.”” (pag 118) Visita di Tagore in Italia organizzata da Carlo Formichi (1926). Incontro con Mussolini. Ma il regime gli impedì un incontro con Croce. (pag 120) Tagore sulla Russia e l’ URSS. Nel 1930 visitò la Russia. (…) “”Quando nel 1930 visitò la Russia, Tagore fu molto colpito dai suoi sforzi per svilupparsi, così come da quello che gli parve un impegno autentico a eliminare la povertà e la disuguaglianza economica. Ma ciò che lo impressionò fu la diffusioen dell’ istruzione di base in tutto il vecchio impero russo. Nelle ‘Letters from Russia’, scritte in bengalese e pubblicate nel 1931, paragona con rammarico l’ accettazione dell’ analfabetismo di massa in India da parte dell’ amministrazione britannica coi tentativi russi di estendere l’ istruzione (…)””. (pag 121) In un’ intervista del 1930 a “”Izvestija”” Tagore criticò duramente la mancanza di libertà che aveva osservato in Russia: (…)””. (pag 121)”,”INDx-091″
“SEN Amartya”,”Amartya Sen. I grandi della scienza.”,”””Un cammello””, ha detto qualcuno, “”è un cavallo progettato da un comitato”” (pag 45)”,”ECOT-223″
“SEN Amartya”,”La democrazia degli altri. Perché la ilçbertà non è un’invenzione dell’Occidente.”,”SEN Amartya Sulla crisi asiatica. “”Una flessione del PIL di circa il 10 per cento può non sembrare eccessiva, se si verifica dopo qualche decennio di crescita economica con un tasso annuo compreso fra il 5 e il 10 per cento. Eppure; una tale flessione può causare la morte di migliaia di persone e ridurne in miseria molte di più, se il peso della recessione non è condiviso da tutti ma fattoricadere sulle spalle di coloro che sono meno in grado di sopportarlo (i disoccupati o le persone economicamente inutili). In Indonesia e in Thailandia le persone più vulnerabili forse non hanno avvertito una grande mancanza della democrazia finché tutto andava bene, ma è stata proprio la mancanza di democrazia a impedire loro di farsi ascoltare quando la crisi è scoppiata senza essere equamente condivisa da tutti”” (sic!) (pag 60-61)”,”TEOP-481″
“SEN Amartya”,”Lo sviluppo è libertà. Perchè non c’è crescita senza democrazia.”,”Amartya Sen (Santiniketan, Bengala, 1993) ha insegnato a Calcutta, Cambridge, Dehli, alla London School of Economics, a Oxford e Harvard. Premio Nobel per l’economia nel 1998, nello stesso anno è divenuto rettore del Trinity College a Cambridge.”,”ECOI-184-FL”
“SENARDI Fulvio a cura, interpretazioni di Carlo SALINARI Marziano GUGLIELMINETTI Ezio RAIMONDI Vittorio RODA Giorgio LUTI Pier Vincenzo MENGALDO Giorgio BARBERI SQUAROTTI Anna BARSOTTI Romano LUPERINI Giuseppe PETRONIO Anna Maria ANDREOLI”,”Il punto su: ‘D’Annunzio.”,”Fulvio Senardi (Trieste, 1933) insegna italiano all’Università di Treviri.”,”VARx-603″
“SENECA, a cura e versione di Mario SCAFFIDI ABBATE”,”L’ ozio e La serenità.”,”SENECA nacque a Cordova intorno a 4 aC. Avviatosi verso un ideale ascetico di vita, da cui fu distolto dal padre, abbracciò il foro e la politica, prima sotto Caligola, poi sotto Claudio (che lo condannò all’ esilio per sospetto adulterio) e sotto Nerone. Ricchissimo, fu oggetto di aspre critiche e venne anche citato in giudizio. Nel 65, coinvolto nella congiura di Pisone, si tagliò le vene. Fra le opere: Dialoghi, Della clemenza, Dei benefici, Questioni naturali, Epistole morali e nove tragedie. “”Qualcuno mi dirà: “”Ma Seneca, che fai? Tradisci la tua scuola? I tuoi compagni stoici, infatti, dicono chiaramente che bisogna partecipare alla vita attiva sino all’ ultimo fiato, adoperarsi per il bene comune, aiutare gli uomini, singolarmente, soccorrendo persino i propri nemici, operare, insomma, in modo concreto, sforzandosi in prima persona. “”Noi siamo quelli””, così essi dichiarano, “”che non conosciamo congedi o aspettative, e come dice quel facondissimo poeta, anche vecchi e canuti combattiamo.”” (pag 27) Per i romani l’ ozio era il riposo dalle attività pratiche consuete e come tale includeva anche la vita contemplativa. Per SENECA la serenità non esclude la vita attiva e che anzi in certi casi (stati di ansia, noia, malinconia) si può conseguire proprio nell’ impegno sociale. Come la contemplazione (contemplare è un verbo con duplice senso di “”osservare”” e “”contenere””) non è assenza di attività, è pur essa un’ azione, così la serenità non è mancanza di passioni ma l’ equilibrio armonico di esse.”,”STAx-102″
“SENECA Lucio Anneo”,”Dialoghi. Consolazione a Marcia. Consolazione a Polibio. Consolazione alla madre Elvia. La provvidenza. La fermezza del saggio. La vita felice. La vita contemplativa. La tranquillità dell’ animo. La brevità della vita. L’ ira.”,”””Si può ancora, se ti piace divagare, presentare lo stesso concetto in questa o in quest’altra forma lasciandone inalterato e intatto il valore: che cosa infatti ci proibisce di identificare la felicità con un animo libero, fiero, intrepido e costante, al di sopra del timore e della cupidigia, per il quale unico bene è l’ onestà, unico male il disonore, e tutto il resto un ammasso di cose senza valore che nulla toglie e nulla aggiunge alla felicità e va e viene senza accrescere e diminuire il sommo bene?”” (pag 13) “”La ragione concede sempre tempo alle due parti, poi chiede un rinvio anche a se stessa, per aver modo di scoprire la verità: la collera invece ha fretta. La ragione vuole decidere ciò che è equo, mentre l’ ira pretende che appaia giusto ciò che essa ha deciso.”” (pag 147)”,”VARx-187″
“SENECA Lucio Anneo, a cura di Renato LAURENTI”,”I dialoghi.”,”Seneca: Dell’ ira (pag 111-219) (Tragicità dell’ ira; l’ira è una breve follia; Come si manifesta nell’uomo e negli animali; I disastrosi effetti dell’ira sia isolati sia aggregati, ecc.)”,”STAx-047-FF”
“SENECA Lucio Anneo, a cura di Fernando SOLINAS”,”Lettere morali a Lucilio.”,”Lucio Anneo Seneca (circa 4 a.C. – 65 d.C.) è uno degli scrittori più eclettici e rappresentativi della letteratura latina: le sue opere spaziano dalla filosofia, in cui l’ingegno di questo autore antico, così straordinariamente moderno, raggiunse le vette più alte, a scritti di contenuto naturalistico, fino alla poesia quale si esprime in nove tragedie destinate non alla rappresentazione ma alla lettura. Durante le guerre civili, la sua città natale, Cordova, in Spagna, pervasa di spiriti repubblicani, aveva parteggiato per Pompeo, lo strenuo difensore del senato e dell’assetto politico tradizionale. Padre del filosofo fu Lucio Anneo Seneca il Vecchio, detto anche il Retore, autore di opere importanti per la conoscenza dell’arte oratoria romana nell’epoca di Augusto e grande ammiratore di Cicerone, difensore dell’antico sistema repubblicano e dei costumi degli antenati, il cosiddetto mos maiorum, punto di forza nella formazione etico-politica del giovane romano e mai esplicitamente rinnegato neppure nei periodi più oscuri dell’Impero. Elvia era il nome della madre di Seneca, donna di elevate doti morali. Il 13 ottobre del 54 Nerone fu proclamato imperatore dai pretoriani con il nome ufficiale di Nerone Claudio Cesare. Ebbe così inizio per Seneca il periodo più splendito e insieme più contraddittorio della sua vita di uomo politici e di filosofo, un periodo segnato da mirabili conquiste sul piano del magistero etico e letterario, ma anche da momenti di cupa condiscendenza al potere sulla linea di un machiavellismo ante litteram che ci sconcerta. Già l’anno prima, nel 53, non mosse un dito, se non fu addirittura complrce del delitto, per salvare la vita a Lollia Paolina e a Domizia Lepida, zia dell’imperatore. L’indole crudele e dispotica di Nerone si rivelò anche nel periodo del suo “”buon governo””, tanto è vero che nel 55 tolse di mezzo, con il veleno, il fratellastro Britannico. Ma l’avvenimento che gettò una grave ombra su Seneca fu nel 59 l’uccisione, voluta da Nerone, della propria madre Agrippina.”,”STAx-085-FL”
“SENECA Lucio Anneo, a cura di Giovanni VIANSINO”,”Teatro. Volume I.”,”Lucio Anneo Seneca (circa 4 a.C. – 65 d.C.) è uno degli scrittori più eclettici e rappresentativi della letteratura latina: le sue opere spaziano dalla filosofia, in cui l’ingegno di questo autore antico, così straordinariamente moderno, raggiunse le vette più alte, a scritti di contenuto naturalistico, fino alla poesia quale si esprime in nove tragedie destinate non alla rappresentazione ma alla lettura. Durante le guerre civili, la sua città natale, Cordova, in Spagna, pervasa di spiriti repubblicani, aveva parteggiato per Pompeo, lo strenuo difensore del senato e dell’assetto politico tradizionale. Padre del filosofo fu Lucio Anneo Seneca il Vecchio, detto anche il Retore, autore di opere importanti per la conoscenza dell’arte oratoria romana nell’epoca di Augusto e grande ammiratore di Cicerone, difensore dell’antico sistema repubblicano e dei costumi degli antenati, il cosiddetto mos maiorum, punto di forza nella formazione etico-politica del giovane romano e mai esplicitamente rinnegato neppure nei periodi più oscuri dell’Impero. Elvia era il nome della madre di Seneca, donna di elevate doti morali. Il 13 ottobre del 54 Nerone fu proclamato imperatore dai pretoriani con il nome ufficiale di Nerone Claudio Cesare. Ebbe così inizio per Seneca il periodo più splendito e insieme più contraddittorio della sua vita di uomo politici e di filosofo, un periodo segnato da mirabili conquiste sul piano del magistero etico e letterario, ma anche da momenti di cupa condiscendenza al potere sulla linea di un machiavellismo ante litteram che ci sconcerta. Già l’anno prima, nel 53, non mosse un dito, se non fu addirittura complrce del delitto, per salvare la vita a Lollia Paolina e a Domizia Lepida, zia dell’imperatore. L’indole crudele e dispotica di Nerone si rivelò anche nel periodo del suo “”buon governo””, tanto è vero che nel 55 tolse di mezzo, con il veleno, il fratellastro Britannico. Ma l’avvenimento che gettò una grave ombra su Seneca fu nel 59 l’uccisione, voluta da Nerone, della propria madre Agrippina.”,”VARx-073-FL”
“SENECA Lucio Anneo, a cura di Giovanni VIANSINO”,”Teatro. Volume II.”,”Lucio Anneo Seneca (circa 4 a.C. – 65 d.C.) è uno degli scrittori più eclettici e rappresentativi della letteratura latina: le sue opere spaziano dalla filosofia, in cui l’ingegno di questo autore antico, così straordinariamente moderno, raggiunse le vette più alte, a scritti di contenuto naturalistico, fino alla poesia quale si esprime in nove tragedie destinate non alla rappresentazione ma alla lettura. Durante le guerre civili, la sua città natale, Cordova, in Spagna, pervasa di spiriti repubblicani, aveva parteggiato per Pompeo, lo strenuo difensore del senato e dell’assetto politico tradizionale. Padre del filosofo fu Lucio Anneo Seneca il Vecchio, detto anche il Retore, autore di opere importanti per la conoscenza dell’arte oratoria romana nell’epoca di Augusto e grande ammiratore di Cicerone, difensore dell’antico sistema repubblicano e dei costumi degli antenati, il cosiddetto mos maiorum, punto di forza nella formazione etico-politica del giovane romano e mai esplicitamente rinnegato neppure nei periodi più oscuri dell’Impero. Elvia era il nome della madre di Seneca, donna di elevate doti morali. Il 13 ottobre del 54 Nerone fu proclamato imperatore dai pretoriani con il nome ufficiale di Nerone Claudio Cesare. Ebbe così inizio per Seneca il periodo più splendito e insieme più contraddittorio della sua vita di uomo politici e di filosofo, un periodo segnato da mirabili conquiste sul piano del magistero etico e letterario, ma anche da momenti di cupa condiscendenza al potere sulla linea di un machiavellismo ante litteram che ci sconcerta. Già l’anno prima, nel 53, non mosse un dito, se non fu addirittura complrce del delitto, per salvare la vita a Lollia Paolina e a Domizia Lepida, zia dell’imperatore. L’indole crudele e dispotica di Nerone si rivelò anche nel periodo del suo “”buon governo””, tanto è vero che nel 55 tolse di mezzo, con il veleno, il fratellastro Britannico. Ma l’avvenimento che gettò una grave ombra su Seneca fu nel 59 l’uccisione, voluta da Nerone, della propria madre Agrippina.”,”VARx-074-FL”
“SENIGA Giulio”,”Togliatti e Stalin. Contributo alla biografia del segretario del PCI.”,”SENIGA ha una conoscenza diretta del PCI, e del movimento operaio e comunista internazionale. Dalla resistenza fino al 1954 (anno della sua rottura con i capi del partito) ha svolto attività politica e organizzativa alla base e al vertice del PCI, con incarichi di ‘particolare fiducia’ in Italia e all’ estero. ‘Togliatti e Stalin’ è la testimonianza della continuità della sua azione critica nei confronti di quello che egli definisce “”l’ opportunismo dei dirigenti del PCI e il culto della personalità di Togliatti””. Tra i documenti: testamento di Lenin, processo vs Bucharin, plauso PCI a processi Mosca, appello ai fascisti.”,”MITC-022″
“SENIGA Giulio, a cura di Maria Antonietta SERCI e Martino SENIGA”,”Credevo nel partito. Memorie di un riformista rivoluzionario.”,”Si citano A. Cervetto e L. Parodi Perchè Seniga e Masini furono “”espulsi”” da Azione comunista? (pag 209) Volantinaggio di Seniga in aula a Montecitorio (pag 211-212) Lettera di Seniga a Secchia dove annuncia le proprie dimissioni dagli incarichi di partito”,”MITC-102″
“SENIGA Giulio”,”Un bagaglio che scotta. Scritti documenti e pagine di diario.”,”SENIGA Giulio Incontro con Feltrinelli e Masini. “”Il giovane Giangiacomo approdò al PCI nel 1946, proveniente da certi ambienti monarchici, dove aveva bazzicato fino alle elezioni-referendum del 2 giugno di quell’anno. Così mi diceva, e mi conferma oggi un compagno che per incarico del PCI teneva i contatti col giovane rampollo per un lavoro di carattere “”informativo””. Ho incontrato l’ultima volta Feltrinelli, nell’estate 1969, nella sua libreria di via Manzoni a Milano, ero col compagno prof. Masini, entrambi militanti da alcuni anni nel PSI. Feltrinelli ci salutò cordialmente e poi rivolto a me con tono beffardo mi disse: “”Allora sei diventato un destro socialdemocratico!””. Tagliai corto e gli risposi che se intendeva usare contro di me la parola socialdemocratico in termini spregiativi, allora io davanti a lui, mi sentivo due volte socialista e due volte democratico, e aggiunsi: sono per la democrazia ed è contro la democrazia chi va in giro a mettere le bombe e peggio ancora chi le bombe le fa mettere. (…)””. (pag 195) Pagina 224-225: Rottura di Azione comunista con Seniga (da Settimo giorno, 7 maggio 1958)”,”PCIx-286″
“SENN Alfred Erich”,”The Russian Revolution in Switzerland 1914-1917.”,”SENN Alfred Erich è professore di storia all’ University of Wisconsin e scrive articoli e saggi su riviste di storia degli slavi e dell’ Est Europa. E’ autore pure di ‘The Great Powers, Lithuania and the Vilna Question 1920-1928 (E.J. Brill, 1966) e ‘The Emergence of Modern Lithuania’ (Lituania), (Columbia, 1959). Politica dei gruppi rivoluzionari, diplomazia segreta, intrighi del tempo di guerra colorano l’ atmosfera svizzera negli anni 1914-1917. A lungo un centro di comunicazioni per il socialismo internazionale, la Svizzera in questi anni attrasse molti rivoluzionari che si opponevano alla mobilitazione bellica nei propri paesi. Gli emigrati russi giocarono un ruolo cruciale in questo sviluppo. Le loro attività ebbero un profondo effetto sullo scoppio e sullo sviluppo della rivoluzione in Russia.”,”LENS-118″
“SENN Alfred Erich; RIDDELL John”,”Les Russes dans le mouvement Zimmerwald / 1915: Resolution of the Zimmerwald Left; Zimmerwald 1915: A new socialist resistance against war; Zimmerwald 1915: Karl Liebknecht’s letter to the conference; 1915: The Zimmerwald Manifesto.”,”Scaricato da Jstor “”Arnold Reisberg (‘Lenin und die Zimmerwalder Bewegung’, Berlin, 1966, p. 90), insiste sul fatto che Grimm [‘Lenin in der Schweiz’, Der öffentliche Dienst VPOD, 13 avril 1956] insiste sul fatto che Robert Grimm “”non comprendeva tutta la profondità del pensiero di Lenin”” e aveva dunque mal interpretato le sue parole”” (pag 221, nota 1)”,”INTx-063″
“SENNETT Richard”,”La cultura del nuovo capitalismo.”,”SENNETT Richard insegna sociologia nel Massachussetts Institute of Technology (MIT). Ha pubblicato altri libri in italiano.”,”TEOS-186″
“SENNETT Richard”,”L’uomo flessibile. Le conseguenze del nuovo capitalismo sulla vita personale.”,”Richard Sennett è professore di sociologia alla London School of Economics e alla New York University. Tra i suoi libri, oltre a L’uomo flessibile, ricordiamo: Il declino dell’uomo pubblico, Polais-Royal e La coscienza dell’occhio. Si parla tanto di ‘capitalismo flessibile’, ma non sempre si dice cosa sia davvero, come agisca sulle concrete esperienze dei singoli e quanto influisca sulle biografie. Flessibilità, mobilità, rischio sono i fattori centrali del cambiamento nello scenario lavorativo contemporaneo.”,”CONx-241″
“SENNETT Richard”,”L’uomo artigiano.”,”Richard Sennett è professore di sociologia alla New York University e alla London School of Economics. Prima di diventare sociologo ha studiato musica professionalmente.”,”TEOS-291″
“SENOFONTE Ciro”,”Pierre Bayle dal Calvinismo all’ Illuminismo.”,”””Bayle non risparmia neppure le religiose. A suo avviso, l’ esistenza dei numerosi conventi, “”dove ci sono tante giovani divorate dalle fiamme dell’ incontinenza e dove gli ecclesiastici hanno sempre avuto l’ abilità di insinuarsi, ci convince che i voti del celibato favoriscono notevolmente le iniziative amorose, soprattutto quando la disciplina è rilassata come ai tempi della Riforma”” (pag 183)”,”FILx-240″
“SENOFONTE, a cura di CORIO Lodovico”,”L’Anabasi e la Ciropedia.”,”””(Senofonte): “”In quanto poi a quella vostra considerazione, che vi sarà minore disordine qualora comandi uno solo anziché molti, sappiate che, eleggendo un altro, non mi troverete punto recalcitrante: perocché sono di questa opinione, che chiunque in guerra si ribella al capo si muove contro la propria salvezza. Bensì, qualora persisteste a volermi eleggere, non mi meraviglierei se trovaste qualcuno che a voi ed a me si facesse nemico””. Quand’egli ebbe finito di parlare levaronsi in molto maggior numero a dire ch’egli doveva avere il comando”” (pag 112)”,”STAx-266″
“SENOFONTE, a cura di Gennaro TEDESCHI”,”La tirannide.”,”””«Il termine tirannide – scriveva Hobbes – non significa niente di più e niente di meno che sovranità, di una o più persone, eccetto nel fatto che coloro i quali adoperano la prima espressione sono in genere contrari a quelli che essi chiamano tiranni» (‘Leviatano’, considerazioni conclusive). Vi è in questa formulazione l’idea della sostanziale unità delle varie forme di potere monarchico. Unità che è del resto già presupposta nella classificazione del primo capitolo del ‘Principe’: «Tutti gli Stati, tutti e dominii, sono stati e sono o repubbliche o principati» (…), «Principati», appunto, senza ulteriori classificazioni e distinzioni. E’ un’idea che si pone agli antipodi, o meglio volutamente si contrappone, alla separazione così spesso ricorrente nella riflessione politica del mondo antico, greco e romano, tra un potere monarchico ‘positivo’ e la sua degenerazione: la «tirannide» appunto. Invero, di ognuna delle tre forme fondamentali di organizzazione politica, il pensiero politico greco del V-IV secolo, da Erodoto ad Aristotele, ha creato un ‘doppio’ negativo: onde oligarchia e oclocrazia diventano la faccia negativa, rispettivamente, dell’aristocrazia (termine per definizione ‘positivo’) e della democrazia (parola inevitabilmente ambigua, data la duplicità di significato del termine «demo»: da un lato l’intera comunità, dall’altro i ceti popolari). Ma una tale duplicazione ha come risultato di vanificare la discussione intorno alla «miglior forma» di governo. Si ricorre infatti, per dare fondamento alla distinzione, ad «elementi accidentali» – osservava Montesquieu – «quali ad esempio le virtù ed i vizi» dei singoli (‘L’esprit des lois, XI, 9): il che finisce col sottrarre al giudizio comparativo le forme politiche ‘come tali’. Una volta creata, infatti, una incarnazione ‘buona’ e una ‘cattiva’ di ciascuna delle tre forme, diventa impossibile affermare ‘in assoluto’ la superiorità dell’una sull’altra in base ai ‘tratti costitutivi’ inerenti a ciascuna di esse. Subentrati quelli che Montesquieu chiama «elementi accidentali» – carattere più o meno malvagio del sovrano, maggiore o minore educazione politica delle masse al potere, più o meno accentuato senso dell’utile collettivo nelle aristocrazie – viene meno la possibilità stessa di valutare un regime per quello che è, e si finisce per valutare i comportamenti dei suoi interpreti. D’altra parte relativo è anche il punto di vista in base al quale quegli «elementi accidentali» vengono giudicati. Per esempio la condanna, così diffusa nelle fonti, nei confronti dell’oclocrazia assembleare non è certo condivisa da coloro che con tale sistema consentono o vi si identificano: in primis da quei demagoghi e capi-fazione (di cui pure le fonti ateniesi superstiti serbano, sfocato e deforme, il ricordo), i quali fanno proprio il motivo-cardine del sistema: «consentire al popolo di fare ciò che vuole» (Senofonte, ‘Elleniche’, I, 7, 12). (…) «La tirannide – concluderà Platone – non è buona né per i dominatori né per i soggetti: solo anime piccole e servili amano strappare tali guadagni, anime che non sanno nulla di ciò che è buono e giusto» (334 CD)”” [Luciano Canfora, nota introduttiva: ‘Il principe’] [(in) Senofonte, a cura di Gennaro Tedeschi, ‘La tirannide’, Palermo, 1992] (pag 11-15) oclocrazia Termine greco («governo della plebe»), attestato per la prima volta in Polibio, che indica una forma degenerata di democrazia, (trecc) Senofonte Storico ateniese (430-354 a. C. circa), figlio di Grillo e di Pandora, del demo di Erchia; di famiglia aristocratica, militò (404) contro i democratici di Trasibulo. Fu discepolo di Socrate senza però comprendere appieno l’altezza morale del maestro; del resto non ebbe reale disposizione alla filosofia, né attitudini critiche che potessero farne un vero storico. Fu scrittore piacevolissimo, di grande nitidezza e purità di linguaggio, benché talvolta manchi di vigore. Malgrado l’avviso contrario di Socrate partecipò (401), su invito dell’amico Prosseno, alla spedizione di Ciro il Giovane contro il fratello Artaserse II re di Persia: dopo la rotta di Cunassa ebbe gran parte nella famosa ritirata dei Diecimila. Si arruolò poco dopo, coi commilitoni, agli ordini di Tibrone e poi di Dercillida, comandanti del corpo di spedizione spartano in Asia Minore. Sostituito Dercillida da Agesilao (396), partecipò alle sue imprese e lo seguì poi anche in Grecia combattendo a Coronea (394) contro la sua patria Atene, dalla quale era stato esiliato pochi anni prima. Ebbe in dono dagli Spartani un podere a Scillunte nella Trifilia, poi dovette trasferirsi a Lepreo e infine a Corinto. Revocato l’esilio (365 circa), non tornò in Atene, ma per essa combatterono a Mantinea (362) i suoi figli, uno dei quali, Grillo, vi morì. La prima opera storica di S. è l’Anabasi memorie militari, precise e accurate, della spedizione cui S. aveva partecipato nel 401. In parte si collegano ad esse le Elleniche in 7 libri, in cui sono narrate le vicende dei Greci dal 411 (anno in cui terminava l’opera di Tucidide) al 362 (battaglia di Mantinea). In quest’opera, come del resto in quasi tutti gli scritti di S., è sempre espressa, con sincera onestà, l’ammirazione dello scrittore per Sparta e l’avversione per la democrazia ateniese: atteggiamento questo che, indubbiamente, ha determinato gravi limiti all’oggettività dello storico… (Trec)”,”TEOP-494″
“SENOFONTE, a cura di Piero SGROJ”,”Anabasi.”,”””Nell”Anabasi’ il moralismo non è in contrasto con la politica, l’ambiente, e l’elemento personale: serve sostanzialmente a un solo fine: a far parlare e rendere accetto, convincente e vittorioso il protagonista assoluto, Senofonte: a dargli il successo di un condottiero ideale. La perfidia e l’ipocrisia, la crudeltà, l’abilità tattica, diplomatica, la religiosità sono elementi dominanti e armonici nella storia di quel personaggio di importanza del tutto preminente, che è l’Autore: onesto e disinvolto, di grande e risoluto ardire quando occorre, di indefettibile prudenza quando è necessario, tanto misurato nel suo slancio da non elevarsi mai fino alla vertigine dell’entusiasmo libero e disinteressato: ugualmente pronto ad esaltare con una fluida e suasiva prolissità l’antico eroismo di Atene quando è in agguato spietata la presente insidia persiana, e a precipitosamente inchinarsi al minimo cenno di un potente Spartiata quando l’opposizione gli appare assurda, senza via d’uscita: anche ammettendo che il ‘celebrato ricordo’ di Maratona nel terzo libro, messo a confronto con la pieghevolezza prontamente ‘attuata’ dinanzi alla potente Sparta nella fine del sesto e nel settimo libro diano una sfumatura quasi ironica all’elogio dell’impeto maratonico – se ci si pensa. Perché appunto potrebbe venir fatto di pensare che per Demostene e Tucidide Maratona e Salamina sono una presenza spirituale che contribuisce allo sviluppo di una attualità politica; mentre per Senofonte Maratona appare piuttosto un episodio di ‘storia antica’, ottimo ‘tema’ per una ‘nobile esortazione’ alle truppe. Ma sarebbe confronto ingiusto, inopportuno, con il quale solo si dimostrerebbe di non saper cogliere l’essenziale, cioè il tono caratteristico dello stile senofonteo. Che è questo: partire – fuori dalla tensione meramente politica e altamente drammatica, e dalla grandezza epica – da una posizione specificamente ‘personale’ di autodominio su di una realtà che non è e non rimarrà per nulla quieta e serena. «C’era nell’esercito un tale: Senofonte di Atene»: attacco altrettanto limpido e pacato come l’inizio dell’opera «Nacquero da Dario e Parisatide due figli» (pag 13); “”Dopo l’ampiezza di Erodoto e l’inesorabile profondità di Tucidide, è giusto che, nell’imminente dissolversi della residua potenza della Polis a contatto dello Stato territoriale dei Macedoni, anche questa virtù della resistenza – tenace, difficile, modesta e indispensabile – dia da una parte soprattutto rilievo e sostegno alla nuova solitudine dell’uno fra i tanti, e conforti dall’altra la mediocrità di una Polis ormai di second’ordine, prima dell’eroico insorgere di un Demostene”” (pag 22) [Piero Sgroj, Introduzione]”,”STAx-310″
“SENOFONTE, a cura di Enzo RAVENNA Maristella CEVA”,”Opere. Anabasi – Le elleniche.”,”Senofonte fu un uomo pubblico. La sua vita si annodò solidamente con i fatti della storia. Non ebbe ruoli di primissimo piano politico, ma fu molto vicino alle personalità decisive del su tempo. Quando scrisse la storia, scrisse di sé, inventando con l’Anabasi l’autobiografia eroica, e decifrando gli eventi con gli occhi della sua parte politica.. Dobbiamo all’Anabasi e ai suoi scritti le notizie maggiori sulla sua vita, già in antico sistemate in racconto biografico da Diogene Laerzio. Nacque ad Atene. Fu agiato. Conobbe e frequentò Socrate. Senofonte scomparve nel 354.”,”STAx-108-FL”
“SENSINI Alberto”,”L’inverno della repubblica. Viaggio nel dibattito sulle istituzioni.”,”SENSINI Alberto nato nel 1927 saggista giornalista inviato Corriere della Sera, direttore della Nazione di Firenze. Ha collaborato al ‘Mondo’ di Pannunzio, al ‘Mulino’ e alla ‘Nuova Antologia’. E’ stato professore nella cattedra di Analisi del sistema politico italiano presso la facoltà di Scienze politiche della LIbera Università internazionale di Scienze sociali di Roma.”,”ITAP-215″
“SENSINI Alberto”,”L’inverno della repubblica. Viaggio nel dibattito sulle istituzioni.”,”Alberto Sensini nato nel 1927 saggista giornalista inviato Corriere della Sera, direttore della Nazione di Firenze. Ha collaborato al ‘Mondo’ di Pannunzio, al ‘Mulino’ e alla ‘Nuova Antologia’. E’ stato professore nella cattedra di Analisi del sistema politico italiano presso la facoltà di Scienze politiche della LIbera Università internazionale di Scienze sociali di Roma. Citato il volume di Claude Julien, ‘Il suicidio delle democrazie’, Il Saggiatore, 1973 Dati sui parlamentari in Europa (Comunità europea) e nel mondo, il numero di parlamentari italiani supera quello degli altri paesi (pag 51)”,”ITAP-049-FV”
“SENTA Antonio”,”A testa alta! Ugo Fedeli e l’anarchismo internazionale (1911-1933).”,”Libro dedicato a Gigi Di Lembo Antonio SENTA è ricercatore in storia, archivista, insegnante, pubblicista e traduttore. Questa è la sua prima monografia frutto di un lungo lavoro d’archivio. Per l’edizione Zero in Condotta ha curato l’edizione italian di ‘Berlino Brucia. Marinus van der Lubbe e l’incendio del Reichstag’ e scritto articoli sulla storia dell’anarchismo. Nato a Milano nel 1898 operaio e storico autodidatta, Ugo Fedeli diventa presto storico del movimento anarchico internazionale. Racconta i suoi primi decenni vissuti del secolo scorso nei suoi diari. Va prima a Berlino poi sul finire del 1923 a Parigi. Intimo di Luigi Fabbri e Camillo Berneri dà vita ad iniziative editoriali rimanendo sempre convinto della necessità dell’azione diretta. Espulso dalla Francia alla fine degli anni Venti si trasferisce a Montevideo, dove vive le vicende dell’anarchismo platense fino al 1933 anno in cui sarà deportato nelle prigioni italiane in quanto “”indesiderato””. Occupazione delle fabbriche. “”Fedeli viene eletto presidente della commissione interna dell’officina Spadaccini-Bolis – fabbrica di magneti – di viale Monza; che conta centocinquanta operai”” (pag 94) “”Gli appelli degli anarchici, e in particolare di Malatesta che nel settembre aveva visitato molte fabbriche occupate di Milano, non sono ascoltati: pur avendo gli anarchici un discreto seguito tra le masse, queste rimangono in gran parte fedeli alle direttive dei capi sindacali, che non vogliono decidersi a dar seguito all’insurrezione armata; il PSI da parte sua non è disposto ad assumersi una tale responsabilità, il successivo consiglio nazionale della CGdL “”mette ai voti”” la rivoluzione e il movimento, nonostante l’inganno denunciato dali anarchici, si paralizza. I rappresentanti degli industriali, passata la paura, concedono aumenti salariali e miglioramenti generali sostanziali delle condizioni di lavoro, e finiscono per acconsentire alla cogestione sindacale delle fabbriche, misura che non diverrà però mai effettiva. I rivoluzionari escono sconfitti. Nonostante Fedeli continui a riscuotere la fiducia dei compagni di lavoro, la rappresaglia contro gli esponenti più attivi del movimento non si fa attendere e anch’egli viene presto licenziato. “”Il colpo”” per il fallimento del movimento, ricorda Fedeli, è “”veramente duro””; la causa evidente di ciò è ai suoi occhi il tradimento dei dirigenti del movimento operaio, di entrambe le tendenze del socialismo italiano: “”Noi, volevamo veramente la rivoluzione e cercavamo di realizzarla, (…)”””” (pag 95)”,”ANAx-370″
“SENTA Antonio”,”Utopia e azione. Per una storia dell’anarchismo in Italia (1848-1984).”,”Antonio Senta è ricercatore presso l’Università di Trieste e membro del comitato scientifico dell’Archivio Famiglia Berneri-Chessa di Reggio Emilia e della collana editoriale Ottocento-Duemila promossa dall’associazione di ricerca storica Clionet. Autore di saggi, ha pubblicato ‘A testa alta! Ugo Fedeli e l’anarchismo internazionale’ (2012). “”Nel febbraio del 1946 parte della Federazione comunista libertaria lombarda e della Federazione libertaria laziale, insieme all’Unione Spartaco guidata da Carlo Andreoni, fondano la Federazione liberatria italiana (FLI), cui aderiscono poi numerosi gruppi sparsi in varie parti d’Italia. La neonata Federazione si allontana subito dalla tradizione antiparlamentare dell’anarchismo: (…) . Il tentativo fallisce e tra l’estate e l’autunno del 1946 si consuma l’ultimo atto: diversi suoi esponenti danno vita al Movimento di resistenza partigiana (MRP) e salgono in montagna, a Curino (Vercelli), per dare nuovo corso alla lotta antifascista contro la “”normalizzazione””, l’amnistia Togliatti di giugno, e la conseguente scarcerazione di migliaia di fascisti. A Milano la polizia irrompe nella sede de “”L’Internazionale”” sequestrando il giornale in uscita, occupa la sede del MRP e soffoca la rivolta sul nascere, procedendo anche all’arresto di Andreoni (9) (…)”” (pag 183-184) Dai Gaap a FCL. “”Tra gli esponenti della nuova generazione si fa notare Pier Carlo Masini, già rappresentante del Partito comunista nel CLN della Val di Pesa. Egli, che pure aveva esitato nela decisione di aderire alla FAI piuttoso che alla FLI, ne diventa una figura di primo piano. Redattore di “”Umanità Nova”” nel 1948-1949, cerca di fare della FAI una struttura salda, cosiddetta “”orientata e federata””, nonché classista, legata alle strutture sindacali della Confederazione generale italiana del lavoro (CGIL) (10). Una formazione che serva agli anarchici per “”fare politica””, scriverà, ovvero “”misurarsi con la realtà e incidere su di essa””, proprio nella fase in cui PCI e PSI sono estromessi dal governo e costretti all’opposizione (11). Questo tentativo suscita le ire di gran parte del movimento che accusa Masini, e i compagni a lui vicini, di voler prendere possesso della FAI snaturandola con influenze marxiste e autoritarie. Una nuova rottura è alle porte (12): nel febbraio del 1951 nascono, fuori dalla FAI, i Gruppi anarchici di azione proletaria (GAAP), proprio su impulso di Masini. Contano circa duecento aderenti concentrati per lo più in Liguria, Toscana e Lombardia, molti meno di quanti avevano aderito qualche anno prima alla FLI, i militanti più in vista dei GAAP fanno parte di una generazione più giovane e piuttosto che un partito di massa mirano a creare un partito di avanguardia in senso leninista. Eppure i GAAP seguono, curiosamente, la stessa parabola della FLI e nel giro di cinque anni – cambiato il proprio nome in Federazione comunista libertaria – finiscono per fare propria l’opzione elettorale, rivendicando anch’essi l’utilizzo del voto come strumento di cambiamento (13). Con le vicende della FAI, della FLI e dei GAAP si palesa così l’ibridismo del movimento anarchico del primo decennio del dopoguerra, oscillante tra organizzazione politica e istanza sociale ed etica”” (pag 185-186)”,”ANAx-400″
“SENTALINSKIJ Vitalij (CHENTALINSKY)”,”I manoscritti non bruciano. Gli archivi letterari del KGB.”,”SENTALINSKIJ è nato nel 1939 in Siberia. Poeta e narratore, ha collaborato con diverse riviste tra cui ‘Ogoniok’. E’ Presidente della Commissione federale che si occupa degli scrittori vittime delle repressioni staliniane e direttore dell’ ‘Antitrojka’, un gruppo di lavoro che ha come obiettivi la riapertura degli archivi delle polizie segrete dell’ ex-URSS e la riabilitazione degli scrittori condannati dai tribunali politici.”,”RUSS-095″
“SENTAURENS Andrée”,”Dix-sept ans dans les camps soviétiques.”,”A. Sentaurens, nata nel 1907 in Francia, sposa a diciannove anni un membro del Consolato sovietico a Parigi. Nel 1930 , suo marito è chiamato in Urss ed ella lo segue. In Russia il paese attraversa una crisi economica e una crisi delle abitazioni e un clima di paura per la onnipresenza della polizia politica. Lascia il marito e diventa la compagna di un professore sospettato dal regime che viene arrestato nel 1937 nell’epoca delle grandi purghe. A sua volta anche lei viene arrestata. Cominciano così i suoi 17 anni nei campi di lavoro dell’amministrazione staliniana.”,”RUSS-241″
“SEOL Dong-Hoon”,”Foreign Workers in Korea, 1987-2000: Issues and Discussions.”,”La Corea del Sud si colloca come una paese di non immigrazione. Non esistono infatti leggi sull’immigrazione e il discorso politico coreano su questo tema si basa sullo ‘jus sanguinis’. La contraddizione tra le esigenze economiche di manodopera e le posizioni ideologiche rimane la caratteristica peculiare della politica coreana sulla questione degli immigrati. (pag 116)”,”MASx-031″
“SERAC Michel PERROSSIER Guy, presentazione, antologia di scritti di Karl MARX Friedrich ENGELS August BLANQUI Maurice DOMMANGET Liliane FRAYSSE Eugene VARLIN Georges BUISSON Edouard VAILLANT Rosa LUXEMBURG Michel SERAC Maurice CHAMBELLAND Oreste CAPOCCI A. DANNELY Gérard DA-SILVA Dominique LAPIERRE Xavier MORO Irène HUANG Laure MARCHAND J. SANDRIN”,”Sécurité sociale et lutte des classes. Première partie. De la charité aux Assurances sociales.”,”Foto di incidenti o disastri sul lavoro e di lavoro infantile antologia di scritti di Karl MARX Friedrich ENGELS August BLANQUI Maurice DOMMANGET Liliane FRAYSSE Eugene VARLIN Georges BUISSON Edouard VAILLANT Rosa LUXEMBURG Michel SERAC Maurice CHAMBELLAND Oreste CAPOCCI A. DANNELY Gérard DA-SILVA Dominique LAPIERRE Xavier MORO Irène HUANG Laure MARCHAND J. SANDRIN”,”CONx-256″
“SERAFINI Alessandro a cura; scritti di A. SERAFINI Claudio GREPPI Yann MOULIER Franca CIPRIANI Karl Heinz ROTH Bruno GROPPO Marco DOGO Sergio AGUSTONI Maria Rosa DALLA-COSTA”,”L’ operaio multinazionale in Europa.”,”Scritti di A. SERAFINI Claudio GREPPI Yann MOULIER Franca CIPRIANI Karl Heinz ROTH Bruno GROPPO Marco DOGO Sergio AGUSTONI Maria Rosa DALLA-COSTA Francia paese d’ immigrazione (Yann MOULIER) pag 35 Alessandro SERAFINI è ricercatore presso l’ Istituto di Scienze Politiche e Sociali di Padova e coautore di ‘Stato e Sottosviluppo’. Francia paese d’ immigrazione (di Yann MOULIER) “”Nel 1876 si contavano già 800.000 immigrati. Nel 1911 con più di 1.150.000 persone la popolazione immigrata rappresenta il 2.8% della popolazione totale e il 3.2% della popolazione attiva; essa è suddivisa essenzialmente nei settori dell’ edilizia, delle industrie tessili e dell’ alimentazione; belgi, italiani, tedeschi, spagnoli e svizzeri forniscono il più grosso contingente di una mano d’ opera ancora essenzialmente industriale. Lo sviluppo enorme della mano d’opera verso l’ agricoltura data da dopo la guerra 1914-18.”” (pag 39)”,”CONx-125″
“SERAFINO Davide”,”Gappisti. La rete clandestina di Giangiacomo Feltrinelli.”,”Davide Serafino è stato assegnista presso la SNS di Pisa,. E’ autore pure di ‘La lotta armata a Genova. Dal Gruppo 22 ottobre alle Brigate Rosse (1969-1981)’ e ‘La lotta armata a Genova, 1969-1981).”,”BIOx-005-FFS”
“SERAGELDIN Ismail”,”Pauvreté, ajustement et croissance en Afrique.”,”La povertà e la pressione demografica – le conseguenze della rapida crescita demografica”,”AFRx-105″
“SERAO Matilde, a cura di Vincenzo REGINA”,”Leggende napoletane.”,”Matilde Serao nacque a Patrasso (Grecia) nel 1856 e morì a Napoli nel 1927. Napoletana per indole e formazione, fu una protagonista della vita culturale italiana tra Ottocento e Novecento insieme al marito Edoardo Scarfoglio, con il quale fondò nel 1892 Il Mattino. Giornalista e narratrice verista, raccontò Napoli e il suo popolo con passione e colore inimitabili. Vincenzo regina, napoletano, è direttore dello Studio di Ricerca Umanistica e della Parresia Editori, nonchè studioso della cultura e della storia di Napoli.”,”ITAG-013-FL”
“SERCI Maria Antonietta / SENIGA Martino”,”Giulio [Seniga] l’antistalinista. / 10 domande su mio padre.”,”Una ricostruzione della storia di Azione comunsita e di come si è giunti alle espulsioni si trova in una lettera aperta scritta da Giulio Seniga. Lettera di G. Seniga “”Ai lettori e ai compagni di Azione comunista””, cicl, maggio 1959 (nota 8) Nello scritto di Martino Seniga ’10 domande’ si citano Cervetto, Parodi, Lotta comunista.”,”ITAC-144″
“SERENI Emilio BADALONI Nicola PESENTI Antonio GERRATANA Valentino RAGIONIERI Ernesto e altri”,”Lenin teorico e dirigente rivoluzionario.”,”Contiene i seguenti saggi: -Giorgio NAPOLITANO, L’insegnamento di Lenin nell’esperienza e nella prospettiva del PCI -Emilio SERENI, Da Marx a Lenin: la categoria di ‘formazione economico-sociale’ -Nicola BADALONI, Scienza e filosofia in Engels e Lenin -Antonio PESENTI, Validità attuale de ‘L’ imperialismo’ -Valentino GERRATANA, Stato socialista e capitalismo di Stato -Franco FERRI, Il problema del controllo operaio -Luciano GRUPPI, Lenin e il concetto di egemonia -Alessandro NATTA, Appunti sulla concezione leninista del partito -Ernesto RAGIONIERI, Lenin e l’ Internazionale -Paolo SPRIANO, Lenin e il movimento operaio italiano -Giuseppe GARRITANO, L’ edizione italiana delle Opere”,”LENS-088″
“SERENI Emilio”,”Il mezzogiorno all’ opposizione. Dal taccuino di un Ministro in congedo.”,”Dall’ inizio della prefazione di SERENI: “”Il colpo di Stato, che ha portato alla formazione del ‘Governo nero’ dell’ on. De Gasperi, segna, senza dubbio, una svolta decisiva nello sviluppo della situazione politica italiana””. (…)”,”PCIx-074″
“SERENI Marina”,”I giorni della nostra vita.”,”Questo libro ha vinto il Premio Prato 1955 Il padre di Marina SERENI (Xenia SILBERBERG) era stato impiccato dallo zarismo dopo la rivoluzione del 1905. Cresciuta ed educata in Italia, militante PCI, attiva in Italia nonostante l’ Ovra repubblichina e la Gestapo, era la compagna di Emilio SERENI. Svolge attività clandestina e tiene i rapporti con il centro del partito dopo l’ arresto del Emilio SERENI. Espatria in Francia clandestinamente e contribuisce alla fondazione della rivista ‘Noi donne’.”,”PCIx-171″
“SERENI Umberto”,”Il movimento cooperativo a Parma tra riformismo e sindacalismo.”,”SERENI Umberto (Barga 1948) ha da tempo appuntato la sua attenzione con saggi e contributi apparsi su varie riviste, alla storia del sindacalismo rivoluzionario e alla ricostruzione dell’ età giolittiana. “”Questo tipo di rapporti ormai consolidati con il potere politico, che apparentava i riformisti parmensi ad altre esperienze padane di dimensioni ancora più vaste, erano stati oggetti di critiche da parte di correnti culturali e formazioni politiche e sindacali, ispirate ad un amalgama ideologico nel quale confluivano temi del meridionalismo, del liberismo economico e dell’ antigiolittismo. Queste voci non si erano spente ed anzi avevano trovato nuovo alimento dalla persistenza degli antichi mali del paese, imputata al ‘corporativismo’ sociale e territoriale perseguito dalla direzione politica e sostanzialmente accettato dal riformismo. In questo senso andavano le pagine della ‘Storia di dieci anni’ che Arturo Labriola dedicava al fenomeno dei “”mezzi concentrici”” con i quali Giolitti si era “”impadronito del Partito socialista”” e gli interventi di Salvemini. Con ben altri fini, invece, si era venuta formando sulla scia di queste voci una letteratura “”anticooperativistica””; di emanazione borghese, che non esitava ad utilizzare anche le critiche mosse dall’interno del movimento operaio, pur di accreditare l’ immagine dei cooperatori come ‘succhioni’ delle risorse e delle energie della nazione.”” (pag 174-175)”,”MITT-230″
“SERENI Paul”,”Marx. La personne et la chose.”,”SERENI Paul, è agrégé e dottore in filosofia professore di liceo. Partecipa regolarmente ai Congrès Marx Internationaux. Questa è la sua prima opera. “”Quand Marx dit chercher “”la genèse extra économique de la propriété””, c’est-à-dire “”le rapport pré-bourgeois de l’individu face aux conditions (…) objectives naturelles”” (‘Formen’, éd. citée, p. 328), ces formules ont donc au moins deux sens. Il s’agit, d’abord, d’une remontée historique, en deça de l’état présent, afin d’en expliquer les conditions et présupposés. Mais, en même temps, les rapports de travail ont peu à voir avec les catégories juridiques du droit privé de propriété, qui encadrent et sanctionnent l’économie bourgeoise. La propriété, ici, n’est pas un titre ou un droit revendicable, mais une pratique immédiate. Sur la base de la forme primitive, on voit que la première propriété, si ce terme a un sens, se confond avec une appropriation vitale subjective. Marx pousse si loin cette idée d’unité immédiate qu’il n’emploie presque jamais les termes de “”rapport””, “”commerce”” ou “”relations de production””, et qu’il hésite à employer le terme de “”comportement”” auquel il recourt pourtant le plus souvent. En effet, ces termes indiquent toujours plus ou moins la représentation d’un face à face avec la terre, d’un échange entre deux sujets ou entre un sujet et un objet”” [Paul Sereni, Marx. La personne et la chose, 2007] (pag 139)”,”MADS-450″
“SERENI Emilio”,”Assiomatica struttura e metodo nel Capitale. (A proposito del dibattito sui prezzi ottimali in Unione sovietica).”,”All’inizio del saggio cita lo studio dei V. Dunaeva, ‘Sul problema del metodo matematico nel ‘Capitale’ di C. Marx’ (Voprosy ekonomiki, 1967, n. 8, pp. 18-30) (pag 3) Metodo indagine e metodo di esposizione (pag 33-36) “”Ma è proprio in questo senso che or ora abbiam parlato dell’apporto più genialmente anticipatore, ed a tutt’oggi, a nostro avviso, più fecondo, che Marx alla scienza economica (e ‘non solo’ a questa) ha recato con l’impiego ‘dei’ metodi matematici nel ‘Capitale’. E certo, dei modelli quantitativi e numerici, quali son quelli marxiani della riproduzione semplice e della riproduzione allargata, sono degli esempi di un tale impiego che hanno fatto e fanno a tutt’oggi epoca, sicché nessuna elaborazione di una “”contabilità economica nazionale””, capitalistica o socialistica che sia, potrebbe in alcun modo prescinderne. Ma bisogna pur dire che, in quanto ‘modelli funzionali quantitativi’ dei flussi di beni tra i vari settori dell’economia nazionale (in quanto modelli dell”input-output’, si direbbe oggi), quelli marxiani della riproduzione semplice ed allargata hanno un geniale precedente, se non altro, nel ‘Tableau économique’ del Quesnay, del quale è ben noto quale altissimo conto facesse Marx stesso. Ancor più. Nel ‘Tableau économique’ del Quesnay – come giustamente rileva lo Zangheri nella sua Introduzione al primo volume delle opere del Maestro del pensiero fisiocratico francese – c’è già anche la “”scoperta, assolutamente nuova, dell’esistenza negli assiomi economici di rapporti necessari, che hanno i caratteri dei meccanismi fisici o, più esattamente, di quei meccanismi biologici che il Quesnay ha studiato nella natura vivente. Ora l’economia ha trovato il proprio spazio, ha scoperto se stessa come “”totalità””. Essa non abbisogna di presupposti che non siano nei fatti, non richiede una conferma che la garantisca e la trascenda. L'””ordine naturale”” serve a stabilire un sistema di norme irrecusabili, dotate di una immanente e fisica necessità…”” (44). In questo senso si può ben dire, pertanto, che – nel ‘Tableau économique ‘ del Quesnay – gli schemi marxiani della riproduzione semplice ed allargata possono e debbono riconoscere un precedente non solo in quanto modelli quantitativi ‘funzionali’, bensì anche e persino (almeno nelle intenzioni del Quesnay stesso), come modelli quantitativi ‘strutturali’: come modelli, cioè, nei quali la definizione qualitativa e quantitativa dei flussi di beni tra i vari settori della economia viene considerata non già come un semplice ‘dato’, ma viene riferita e deriva dall’identificazione di una ‘struttura’, appunto, di un “”sistema di relazioni necessarie”” intrinseco a quella determinata economia stessa”” [Emilio Sereni, Assiomatica struttura e metodo nel Capitale, Critica marxista, Roma, n° 1 gennaio-febbraio 1968] [(44) François Quesnay, Scritti economici, a cura di Renato Zangheri, Bologna, 1966, c. I., p. XXI] Assiomatizzazione “”Ma di contro a questi precedenti, dei quali qui ci è sembrato opportuno sottolineare, con Marx stesso, la grande importanza, quale è – sempre in questo campo dell'””impiego dei metodi matematici in economia”” – l’apporto ‘assolutamente nuovo, originale ed anticipatore’ di Marx, quello del quale non ci è dato a quanto pare, ritrovare un qualsiasi precedente nella storia del pensiero economico? Cosa c’è, prima ancora che ‘negli’ schemi marxiani della riproduzione semplice ed allargata, ‘dietro’ a questi schemi, se non quel procedimento di ‘assiomatizzazione’, proprio, che a quei tempi stessi poteva celebrare i suoi primi successi, nel campo delle matematiche, con l’identificazione e con il progressivo arricchimento dei contenuti della nozione di struttura algebrica? (45). Pare fuori di dubbio che proprio e solo un tale procedimento di assiomatizzazione, proprio l’impiego di un ‘tale’ “”metodo matematico (o se si vuole, addirittura, logico) in economia”” potesse consentire a Marx non solo di ‘individuare’ le decisive strutture della società mercantile e capitalistica, ma di ‘dedurne la genesi’ ed il progressivo arricchimento, a partire dalle più povere ed elementari, sino a quelle più ricche e complesse – come quelle relative al capitale costante e variabile, ad esempio, ed al plusvalore – quali già appaiono, appunto, nei modelli marxiani della riproduzione semplice ed allargata, od in quelli della legge tendenziale di caduta del saggio del profitto. “”La ricchezza delle società nelle quali predomina il modo di produzione capitalistico si presenta come una “”immane raccolta di merci”” e la merce singola si presenta come una sua ‘forma elementare’. Perciò la nostra indagine comincia con l’analisi della merce”” (46). Persino nella terminologia, questo esordio del ‘Capitale’ di Marx ci si presenta, in realtà, come la premessa di una teoria assiomatica, proprio, relativa ad un insieme (“”una immane raccolta””), del quale assiomaticamente, appunto, gli elementi (“”la forma elementare””) vengono definiti come “”merci””: il che già significa identificare e definire, in questo insieme, una ‘struttura’, tra le più semplici ed elementari che si possano immaginare: quella cioè che – prima ancora di esprimersi in un rapporto ‘quantificato’, quale può essere quello, ad esempio, “”un ‘quarter’ di grano si scambia con x lucido da stivali”” (47) – ci si presenta (secondo che Marx stesso avverte) come un rapporto puramente ‘qualitativo’, il cui “”movimento è M-M, scambio di merce con merce, ricambio organico del lavoro sociale, nel cui risultato si estingue il processo stesso”” (48)”” [Emilio Sereni, Assiomatica struttura e metodo nel Capitale, Critica marxista, Roma, n° 1 gennaio-febbraio 1968] [(45) Nelle sue ‘Istituzioni di algebra astratta’, già citate nella nostra nota 41, L. Lombardo Radice ricorda (p. 9) come le prime impostazioni assiomatiche consapevoli e sistematiche, nel campo delle matematiche, risalgono al Grassmann (1844), al Riemann ed allo Hankel (1867). Ma è solo tra la fine dell’Ottocento e il principio del Novecento che il procedimento dell’assiomatizzazione si perfeziona, si approfondisce e si generalizza, ad opera del Cantor, dei Dedekind, dei Peano, degli Hilbert e, per quanto riguarda la geometria, più particolarmente di F. Klein: sicché a buon diritto, crediamo, abbiamo potuto parlare di “”geniale ‘anticipazione'””, a proposito dell’assiomatizzazione della scienza economica da parte di Marx; (46) K. Marx, Il Capitale, v. I, libro I, Prima sezione, cap. 1, 1, p. 67; (47) K. Marx, Il Capitale, al luogo citato alla nota precedente, p. 68; (48) K. Marx, Il Capitale, v. I, Libro I, Prima sezione, cap. 3, 2, p. 138] “”Marx sviluppa, nel ‘Capitale’, tutta l’analisi delle strutture vieppiù complesse di una società mercantile e capitalistica, da quella della ‘forma di valore semplice’ a quella della ‘forma relativa’ (nella quale la struttura già si arricchisce in senso quantitativo e numerico, oltre che qualitativo) (50), a quella della ‘forma equivalente’ ed a quella della ‘forma generale’ (…) e poi, con un salto qualitativo (…), a quella del ‘processo’ di ‘circolazione mercantile mediato dal denaro’ (M-D-M), sino a quella del processo della ‘circolazione del denaro stesso’ (D-M-D), che apre finalmente la via alla ‘genesi’ (oltre che all’analisi, beninteso) delle strutture più propriamente esclusive della società ‘capitalistica’. Ci si potrà obiettare, beninteso, che questa analisi delle strutture della società capitalistica, dalle più elementari alle più complesse, condotta da Marx, nel ‘Capitale’, con un metodo rigorosamente ‘deduttivo ed assiomatico’, e con una minuzia che può risultar talora, di primo acchito, persino fastidiosa, presuppone pur sempre quell’enorme lavoro di ricerca, e di astrazione ‘induttiva’, che nel già citato esordio del ‘Capitale’ stesso trova già, in certo qual modo, la pregnante conclusione e il compendio: e che, d’altronde, nel quadro dei frequenti ‘excursus’ storici, ed altri, anche nel corso della susseguente esposizione sempre di nuovo interviene, ai fini dell’illustrazione e del ‘controllo’ dei risultati dell’analisi e della costruzione marxiana. E certo, a proposito della costruzione assiomatica del ‘Capitale’, come d’altronde a proposito di quella delle moderne matematiche, solo delle interpretazioni e delle distorsioni di tipo idealistico possono ‘assolutizzare’ il metodo assiomatico stesso, distaccandolo – in quanto metodo puramente logico-formale, quale esso effettivamente è – da ogni legame con la realtà della pratica umana associata: che con la sua esperienza e con le sue pratiche esigenze prepotentemente interviene, invece, nella ‘fondazione’ stessa di ogni teoria: con la scelta, non foss’altro, degli assiomi e delle teorie formali da sviluppare, a preferenza di altre, che ‘non interessano’ quell’esperienza e quella pratica. Non certo costruzione ‘a priori’, dunque. Ma Marx stesso ci ha posti in guardia, a più riprese, contro i pericoli dello scambiare il metodo della ricerca, dell’indagine, con quello, invece, dell’esposizione e della spiegazione scientifica: che è quello del passaggio dal semplice, e più astratto, al complesso, e più concreto. E proprio a proposito della scienza economica, in particolare, egli scriveva, in un passo famoso: “”Quest’ultimo è, chiaramente, il metodo scientificamente corretto. Il concreto è concreto perché è sintesi di molte determinazioni, quindi, unità del molteplice. Per questo, esso apparve nel pensiero come processo di sintesi, come risultato e non come punto di partenza, sebbene esso sia il punto di partenza effettivo, e perciò anche il punto di partenza dell’intuizione e della rappresentazione. Per la prima via, la rappresentazione piena viene volatilizzata ad astratta determinazione; per la seconda, le determinazioni astratte conducono alla riproduzione del concreto nel cammino del pensiero. E’ per questo che Hegel cadde nell’illusione di concepire il reale come risultato del pensiero che, partendo da se stesso, si riassume e si approfondisce in se stesso, mentre il metodo di salire dall’astratto al concreto è solo il modo in cui il pensiero si appropria il concreto, lo riproduce come un che di spiritualmente concreto. Ma mai e poi mai il processo di formazione del concreto stesso”” (51)””. “”‘Solo’ il modo in cui il pensiero si appropria il concreto, lo riproduce come un che di spiritualmente concreto””, e cioè come una concreta ‘conoscenza scientifica’ (…)”” [Emilio Sereni, Assiomatica struttura e metodo nel Capitale, Critica marxista, Roma, n° 1 gennaio-febbraio 1968] [(50) Cfr. K. Marx, Il Capitale, v. I, libro I. Prima sezione, cap. 1,3. A, 2, b, p. 85: “”Determinatezza quantitativa della forma relativa di valore””; (51) K. Marx, “”Introduzione”” a ‘Per la critica dell’economia politica’, in Karl Marx, Friedrich Engels, Opere scelte, Roma, 1966, p. 731]”,”MADS-636″
“SERENI Emilio / BADALONI Nicola”,”Da Marx a Lenin: la categoria di «formazione economico-sociale» (Sereni) / Scienza e filosofia in Engels e Lenin (Badaloni).”,”Forma di società. (pag 32-33-34) “”Il termine di ‘Ökonomische Gesellschaftsformation’ – letteralmente “”formazione economica della società””, ma più sovente tradotto, in italiano, non senza una certa ambiguità (4), “”formazione economico-sociale”” – è per la prima volta attestato, negli scritti di Marx, nella Prefazione del gennaio 1859 a ‘Per la critica dell’economia politica’ (5). Vero è che, già molto prima di quella data, il concetto (se non il termine) di “”formazione economico-sociale”” si ritrova sin nella prima elaborazione compiuta della concezione materialistica della storia, lasciataci da Marx e da Engels nel manoscritto della ‘Ideologia tedesca’, che è del 1846. Già qui, come si potrà facilmente rilevare, buona parte del libro I dell’opera è dedicata ad una rapida scorsa attraverso la storia mondiale (6), la cui periodizzazione è appunto fondata sul diverso grado di sviluppo delle forze produttive e dei rapporti di proprietà, cioè del modo di produzione (‘Weise der Produktion’) che caratterizza le varie epoche (7). Manca tuttavia, come abbiamo già avvertito, nella ‘Ideologia tedesca’, il termine di ‘ökonomische Gesellschaftsform’ (letteralmente “”forma di società””, o “”forma sociale””) (8), che poi ritorna nel 1857-1858 nei ‘Grundrisse’ (9), come, già prima, in molti altri scritti degli anni tra il 1846 ed il 1857 (10). Ma già in un passo dei ‘Grundrisse’ stessi, redatto nel maggio 1858, Marx usa – invece del consueto “”‘forma’ di società”” – il nuovo termine di “”‘formazione’ della società”” o “”sociale”” (‘Gesellschaftsformation’) (11), che nel gennaio 1859 ritroveremo poi in quella stessa Prefazione a ‘Per la critica dell’economia politica’, nella quale per la prima volta è attestata, secondo che già abbiamo accennato, anche l’espressione più completa “”formazione economica della società””. «Una formazione sociale (‘Gesellschaftsformation’) – reca quel passo famoso – non perisce finché non si siano sviluppate tutte le forze produttive a cui può dare corso; nuovi e superiori rapporti di produzione non subentrano mai, prima che siano maturate in seno alla vecchia società le condizioni materiali della loro esistenza. Ecco perché l’umanità non si propone se non quei problemi che può risolvere, perché, a considerare le cose dappresso, si trova sempre che il problema sorge solo quando le condizioni materiali della sua soluzione esistono già o almeno sono in formazione. A grandi linee, i modi di produzione asiatico, antico, feudale e borghese moderno possono essere designati come epoche che marcano il progresso della formazione economica della società (‘der ökonomischen Gesellschaftsformation’). I rapporti di produzione borghese sono l’ultima forma antagonistica del processo di produzione sociale… Con questa formazione sociale (‘Gesellschaftsformation’) si chiude dunque la preistoria della società umana» (12)”” [Emilio Sereni, ‘Da Marx a Lenin: la categoria di «formazione economico-sociale»’, estratto da ‘Critica marxista’, Roma, 1970] [(4) Non senza una certa ambiguità, perché in tedesco ‘Gesellschaftsformation’ è, in realtà, un sostantivo composto (letteralmente “”formazione della società””, ma anche “”formazione sociale””), preceduto da un aggettivo (“”economica””); (5) Karl Marx, ‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, Editori Riuniti, 1969, II edizione, p. 6; Cfr. Marx-Engels: ‘Werke’ (ediz. delle Opere complete di Marx ed Engels, pubblicate dalle edizioni Dietz di Berlino, MEW), v. 13, p. 9; (6) Marx-Engels: ‘L’ideologia tedesca’, Roma, Editori Riuniti, 1967, II edizione, pp. 5-70. Cfr MEW, v. 3, pp. 17-77; (7) E’ nell”Ideologia tedesca’, appunto, che per la prima volta è usato il termine, d’importanza centrale per la concezione materialistica della storia, di ‘Weise der Produktion’ (poi più frequentemente, ‘Produktionsweise’), “”modo di produzione”” (Marx-Engels: ‘L’ideologia tedesca’, pp. 8 sg. e 20, cfr. MEW, v. 3, pp. 21 e 20). Mentre largo sviluppo è già dato, d’altronde, in quest’opera stessa, alla nozione di “”forze produttive”” (‘Produktivkräfte’), manca invece qui, ancora – se non il termine (‘Verhältnisse der Produktion, Produktionsverhältnisse’) – almeno la nozione pienamente elaborata di “”rapporti di produzione””; più sovente per ora surrogata da quella di “”rapporti (o forme) del traffico”” (‘Verkehrsverhältnisse’ o ‘Verkehrsformen’), o da quella di “”forme della proprietà”” (‘Formen des Eigentums’): il che sembra indicare un criterio di periodizzazione storiografica non ancora pienamente liberato da un suo fondamento giuridico (ideologico) piuttosto che produttivo (strutturale). Ne ‘L’ideologia tedesca’, comunque, il termine “”rapporti di produzione”” non è mai attestato in associazione ed in rapporto dialettico con quello di “”forze produttive””. Già poco dopo la stesura di quest’opera, tuttavia, negli anni 1846-1847, la nozione di “”rapporti di produzione”” risulta ulteriormente elaborata nella ‘Miseria della filosofia”” di Marx (Roma, Editori Riuniti, 1969, III edizione, p. 90), e nel ‘Manifesto del partito comunista’, ove anche il rapporto tra forze produttive e rapporti di produzione appare ormai precisato e chiarito; (8) Marx-Engels: ‘L’ideologia tedesca’, p. 21: “”Qui si vede subito che questa religione naturale, o questo determinato comportarsi verso la natura è condizionato dalla forma sociale (‘Gesellschaftsform’) e viceversa””. Cfr. MEW, v. 3, p.31; (9) Karl Marx: ‘Grundrisse der Kritik der politischen Oekonomie’, Berlin, Dietz, 1953, alle pp. 175: «dissoluzione del modo di produzione e della ‘forma di società’ (‘Gesellschaftsform’) fondati sul valore di scambio»; 438: «tutte le ‘forme di società’ esistite sinora sono cadute in ragione dello sviluppo della ricchezza – o, il che è lo stesso, delle forze produttive sociali»; e 850: «…è, come sentiamo da Bastiat, la situazione nella quale la pesca, la caccia, la pastorizia costituiscono le ‘forme’ di produzione e di ‘società’ dominanti» (le virgolette sono nostre). Si veda ora la traduzione italiana dell’opera, Karl Marx: ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica’, Firenze, La Nuova Italia, 1968-70, 2 volumi; (10) Così, ad esempio, nella lettera di Marx ad Annenkov del 28 dicembre 1846, a proposito di Proudhon: «Il signor Proudhon confonde idee e cose. Gli uomini non abbandonano mai quello che hanno conquistato, ma ciò non significa che essi non abbandonino mai la ‘forma sociale’ in cui hanno acquisito certe forze produttive. Al contrario, per non essere privati dei risultati ottenuti e perdere i frutti della civiltà, essi sono obbligati, dal momento in cui la forma del loro ‘commerce’ non corrisponde più alle forze produttive testé acquisite, a cambiare tutte le loro ‘forme sociali’ tradizionali. Mi servo della parola ‘commerce’ nel senso più largo, che noi diamo a ‘Verkehr’ in tedesco» (K. Marx: ‘Miseria della filosofia’, p. 153). All’altro estremo del periodo intermedio in esame, nella ‘Introduzione’ (che è dell’agosto-settembre 1857) a ‘Per la critica dell’economia politica’, Marx parla ancora di «categorie che esprimono i suoi rapporti e che fanno comprendere la sua struttura, (e) permettono quindi di capire al tempo stesso la struttura e i rapporti di produzione di tutte le ‘forme di società’ passate, sulle cui rovine e con i cui elementi essa è costruita….» (p. 193), così come afferma che «in tutte le ‘forme di società’ vi è una determinata produzione che decide del rango e dell’influenza di tutti gli altri» (p. 195); (11) «Tutta una serie di sistemi economici, tuttavia, sta ancora tra il mondo moderno, nel quale il valore di scambio domina la produzione in tutta la sua profondità ed estensione, e quelle formazioni sociali (‘Gesellschaftsformation’), la cui base è sì costituita dalla proprietà comunitaria già dissolta, senza però che …» (K. Marx;: ‘Grundrisse’, p. 764); (12) K. Marx: ‘Per la critica dell’economia politica’, pp. 5 sg. Cfr MEW, v. 13, p. 9]”,”MADS-693″
“SERENI Emilio; BANFI Rodolfo”,”Assiomatica struttura e metodo nel ‘Capitale’. A proposito del dibatitto sui prezzi ottimali in Unione Sovietica (Sereni); Significati del valore d’uso nel ‘Capitale’. Effetti del progresso tecnologico sull’uso della forza-lavoro (Banfi).”,”Sereni riferisce di un interessante studio pubblicato sulla rivista sovietica ‘Voprosy ekonomiki’ (1967, n. 8, pp. 18-30) di V. Dunaeva: ‘Sul problema del metodo matematico nel ‘Capitale’ di C. Marx’ (pag 3) Sulla famiglia operaia europea e il potere coercitivo del capitale (introduzione delle macchine) (pag 49, Banfi) “”La dissoluzione della famiglia operaia europea ha storicamente inizio nel secolo scorso, in termini così brutali che oggi possono sembrare il parto di un romanziere. Non è tuttavia un romanziere ma un economista che scriveva allora: «… il potere paterno è suscettibile di abuso come ogni altro potere… per prendere un esempio dal campo specifico dell’economia politica, è giusto che i bambini e i ragazzi siano protetti, fin dove può giungere l’occhio e la mano dello Stato, dall’esser sottoposti a un lavoro eccessivo… ‘La libertà di contratto, nel caso dei bambini, non è che un altro nome della libertà di coercizione’» (18). Quanto in questo brano è visto nella sua immediatezza empirica e quindi interpretato in termini generici di “”potere coercitivo””, in Marx trova la sua specifica determinazione allorché si rileva che «… le macchine rivoluzionano dalle fondamenta la mediazione formale del rapporto capitalistico, cioè il ‘contratto’ fra operaio e capitalista. Finché si rimane sul fondamento dello scambio di merci, il primo presupposto ‘era’ che il capitalista e l’operaio stessero l’uno di fronte all’altro ‘come persone libere’, come possessori di merci indipendenti, l’uno possessore di denaro e di mezzi di produzione, l’altro possessore di forza-lavoro. Ma ora il capitale acquista dei minorenni o dei semi-maggiorenni. Prima l’operaio vendeva la propria forza-lavoro della quale disponeva come persona libera formalmente. Ora vende mogli e figli. Diventa ‘mercante di schiavi’» (19). La rivoluzione del rapporto contrattuale fra operaio e capitalista si estrinseca necessariamente come crisi della forma e del contenuto della famiglia perché il dispotismo del capitale si trasferisce nel dispotismo dell’operaio capo-famiglia e perché se il primo è una delle condizioni della riproduzione allargata, il secondo al contrario serve immediatamente lo stesso scopo ma sulla distanza minaccia la riproduzione ‘fisica’ della classe operaia e con ciò la riproduzione stessa del capitale”” (pag 49-50) [Rodolfo Banfi, Effetti del progresso tecnologico sull’uso della forza lavoro] [(18) J. Stuart Mill, Principi d’economia politica, Torino, 1953, p. 908; (19) K. Marx, Il Capitale, I, 2, p. 99]”,”MADS-005-FB”
“SERENI Emilio; BARBERIS Corrado; GIARRIZZO Giuseppe; CINGOLI Janiki; PARISELLA Antonio; CASALI Luciano GAGLIANI Dianella; BERTOLO Gianfranco CURTI Roberto; FLAMIGNI Vladimiro MARZOCCHI Luciano ZANOTTI Walter; ROSSI Ivanna; PATACINI Gianetto; DI-PAOLA Maria Teresa; BARSANTINI Elisabetta; DE-FELICE Franco; D’ALESSANDRO Alessandro; CESTARO Antonio; CALICE Giovanni”,”Terra nuova e buoi rossi. Le tecniche del debbio e la storia dei disboscamenti e dissodamenti in Italia (Sereni); La società rurale italiana dal 1911 al 1951 (Barberis); Lotte e movimenti contadini dalla fine della prima guerra mondiale alle leggi fondiarie (Giarrizzo); La politica agraria del Partito comunista d’Italia e l’Associazione nazionale di difesa fra i contadini (1924-1926) (Cingoli); Le lotte di contadini del Lazio dalla guerra al fascismo (1914-1923) (Parisella); Operai e «contadini»: le alleanze di classe nella politica del Partito comunista italiano durante la resistenza (Casali – Gagliani); Lotte mezzadrili nel secondo dopoguerra nel giudizio della Federmezzadri (1945-1950) (Bertolo – Curti); Contadini e classe operaia nella resistenza forlivese (Flamigni – Marzocchi – Zanotti); Le contadine reggiane: emancipazione e resistenza (Rossi); Motivi e partecipazione dei contadini reggiani alla resistenza (Patacini); Sul movimento contadino nelle campagne meridionali (1943-1947) (Di-Paola); Il movimento contadino nella provincia di Pisa dopo la prima guerra mondiale (1919-1920); Fascismo e mezzogiorno (De-Felice); La politica agraria del fascismo (D’Alessandro); Le campagne e il mondo cattolico. Linee di una ricerca (Cestaro); Conflitti interborghesi e istituzioni reazionarie nel primo fascismo (Calice).”,”Contiene tra l’altro: La politica agraria del Partito comunista d’Italia e l’Associazione nazionale di difesa fra i contadini (1924-1926) (Cingoli); Le lotte di contadini del Lazio dalla guerra al fascismo (1914-1923) (Parisella); Operai e «contadini»: le alleanze di classe nella politica del Partito comunista italiano durante la resistenza (Casali – Gagliani); Contadini e classe operaia nella resistenza forlivese (Flamigni – Marzocchi – Zanotti); Le contadine reggiane: emancipazione e resistenza (Rossi); Motivi e partecipazione dei contadini reggiani alla resistenza (Patacini)”,”ANNx-027-FP”
“SERENI Emilio”,”Capitalismo e mercato nazionale in Italia.”,”I saggi che qui, raccolti in volume, presentiamo al lettore, sono stati redatti lungo un arco di tempo che, dal maggio 1964, risale fino al lontano 1930. Emilio Sereni, Roma 1907-1977 Senatore del PCI.”,”ITAE-037-FV”
“SERENI Emilio”,”Capitalismo e mercato nazionale in Italia.”,”I saggi che qui, raccolti in volume, presentiamo al lettore, sono stati redatti lungo un arco di tempo che, dal maggio 1964, risale fino al lontano 1930. Emilio Sereni, Roma 1907-1977 Senatore del PCI.”,”ITAE-038-FV”
“SERENI Emilio”,”Capitalismo e mercato nazionale in Italia.”,”I saggi che qui, raccolti in volume, presentiamo al lettore, sono stati redatti lungo un arco di tempo che, dal maggio 1964, risale fino al lontano 1930. Emilio Sereni, Roma 1907-1977 Senatore del PCI.”,”ITAE-116-FL”
“SERENI Emilio”,”Capitalismo e mercato nazionale in Italia.”,”I saggi che qui, raccolti in volume, presentiamo al lettore, sono stati redatti lungo un arco di tempo che, dal maggio 1964, risale fino al lontano 1930. Emilio Sereni, Roma 1907-1977 Senatore del PCI.”,”ITAE-117-FL”
“SERENI Emilio”,”Rivoluzione scientifico-tecnologica e movimento studentesco.”,”””Bisogna riconoscere, tuttavia, che – nel corso della rivoluzione scientifico-tecnologica in atto – persino certi aspetti di questo rapporto dialettico tra sviluppo delle forze produttive e rapporti di produzione sociali tendono a presentarsi in forme ‘nuove’, inerenti alla novità stessa della funzione che, in ragione dei progressi di detta rivoluzione, la ‘scienza’ viene ad assumere nel processo produttivo. «Nella misura stessa – scriveva in proposito Marx (6) – in cui il tempo di lavoro, il semplice ‘quantum’ di lavoro, viene posto dal capitale come unico elemento determinante, in quella misura medesima il lavoro immediato (e la sua quantità) si dilegua come principio determinante della produzione, della creazione di valori d’uso; viene ridotto, quantitativamente, ad una proporzione minore, così come qualitativamente viene ridotto a momento indispensabile, certo, ma subalterno nei confronti del lavoro scientifico generale, dell’applicazione tecnologica delle scienze naturali da un lato, e dall’altro nei confronti della forza produttiva generale, che contribuisce alla produzione complessiva in ragione dell’articolazione stessa della società: una forza produttiva che appare come dono naturale del lavoro sociale, anche se è essa stessa un prodotto storico. Il capitale lavora così alla sua propria dissoluzione, in quanto forma che domina la produzione». Marx continuava, subito dopo, scrivendo ancora della «trasformazione del processo di produzione, da semplice processo lavorativo, in un processo scientifico, che subordina al proprio servizio le potenze della natura e le fa operare al servizio dei bisogni umani». Non possono mancare di suscitare la nostra meraviglia, ancora una volta, l’acume e lo straordinario rigore col quale Marx, oltre cento anni fa, riusciva a definire non solo il primo avvio, bensì anche il punto di approdo di quella progressiva ‘trasformazione della scienza in una forza immediatamente produttiva’: che se (come Marx stesso, appunto, rilevava nel passo ora citato) già viene ‘avviata’ con l’affermarsi del dominio del capitale, solo ai giorni nostri è divenuta l’elemento ‘caratterizzante’ della rivoluzione scientifico-tecnologica in atto, e quello che ne condiziona lo storico punto di approdo in una ‘società’ nuova: nella quale il capitale stesso, in quanto «forma che domina la produzione», dando luogo alla proprietà ‘sociale’ dei mezzi di produzione”” (pag 12-13) [(6) Karl Marx: ‘Grundrisse der Kritik der Politischen Oekonomie’ / (Rohentwurf), 1857-1858 / Anhang / 1850-1859, Berlin, Dietz, 1953, pp 587 e sg. Della traduzione italiana (ad opera di Enzo Grillo) di quest’opera, Karl Marx: Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, 1857-1858′, Firenze, La Nuova Italia, 1968, v. I, pp. XV 424, è stato sinora pubblicato soltanto il primo volume; abbiamo pertanto dovuto tradurre noi stessi, e citare il brano riportato nel testo dell’originale tedesco] [Emilio Sereni, ‘Rivoluzione scientifico-tecnologica e movimento studentesco’, ‘Critica marxista’, n. 6, novembre-dicembre 1968, pag 3-23]”,”GIOx-005-FGB”
“SERENI Emilio”,”CLN. Il Comitato di Liberazione Nazionale della Lombardia al lavoro. Nella cospirazione, nell’insurrezione, nella ricostruzione.”,”Dr. Emilio Sereni, presidente del CLN della Lombardia. La voce del CLN. “”È la sera del 26 aprile. La radio è appena liberata. Ancora al mattino, alle 8, dalla cabina di trasmissione è stato diramato l’ultimo giornale radio fascista. Ora una voce nuova annuncia che è al microfono il dott. Emilio Sereni, rappresentante del Partito Comunista Italiano nel Comitato di Liberazione Nazionale per l’Alta Italia e Presidente del CLN della Lombardia. Per la prima volta, il CLN sulle onde della radio parla al popolo: (…) «All’Italia, all’Europa, al mondo, l’insurrezione lombarda ha dato la prova della menzogna spudorata dei fautori dell’«ordine» tedesco e fascista, dell’«ordine» dei carnefici di Piazzale Loreto. Ha dato la prova, pur nelle ore più difficili della lotta, di un altro vero ordine, quello della disciplina liberamente voluta e consentita, sorto dalla libera espressione della volontà patriottica delle masse popolari. Lo sciopero generale dei ferrovieri, lo sciopero tramviario, il concentramento delle masse popolari e delle maestranze dei grandi stabilimenti, che hanno segnato l’inizio della fase risolutiva della battaglia insurrezionale, si sono svoltesotto la direzione del Comitato di Liberazione in una fermezza, in una disciplina che hanno riempito d’ammirazione l’Italia e tutti i popoli amanti della libertà. L’attacco decisivo delle formazioni dei gloriosi Volontari della Libertà, dei GAP, delle SAP, delle formazioni di città e di campagna, ha fornito un esempio non solo di eroismo che resterà imperituro, colla memoria dei nostri caduti, nella storia d’Italia, ma l’esempio di una disciplina unitaria che è un’affermazione e una conquista preziosa. (…) Il Comitato di Liberazione non è un partito; non è neppure solo un’alleanza di partiti: è l’Italia. Nell’atto medesimo in cui il Comitato di Liberazione della Lombardia ha assunto i poteri di amministrazione e di governo nella nostra regione, esso ha tenuto – in ottemperanza al decreto del Governo Italiano – ad allarare la sua composizione con l’inclusione dei rappresentatni dei Volontari della Libertà e delle organizzazioni di massa sindacali, del Fronte della Gioventù, dei Gruppi di Difesa della Donna. In attesa della possibilità di una libera consultazionpopolare, nulla più di questa rappresentanza poteva esprimere la volontà del Comitato di Liberazione di governare col popolo, per il popolo. Nessuno dei problemi difficili che oggi ci troviamo ad affrontare potrebbe essere risolto se la vasta rete dei Comitati di liberazione aziendali, rionali, di categoria, già sorti ed affermatisi nelle lotta clandestina, non desse tutto il suo contributo democratico e unitario alla epurazione dei residui fascisti, al rinnovamento economico, politico, sociale del Paese. (…)”” (pag 146-147; 148-149)”,”ITAR-003-FER”
“SERENI Emilio”,”Terra nuova e buoi rossi. E altri saggi per una storia dell’agricoltura europea.”,”Emilio Sereni (1907-1977), accanto all’attiività politica (Pci) ha svolto una ricerca storiografica sulla questione agraria. Tra le sue opere ‘Il capitalismo nelle campagne’ (1947), ‘La questione agraria nella rinascita nazionale italiana’ (1975, nuova ed.).”,”STAx-029-FSD”
“SERENY Gitta”,”Germania. Il trauma di una nazione. Riflessioni, 1938-2001.”,”‘La vita di Gitta Sereny, giornalista, saggista e testimone del nostro tempo, si è intrecciata con la Germania e le sue tragedie. A 11 anni, nel 1934, aveva assistito per caso – lei bambina ungherese nata e cresciuta in Austria, e in viaggio verso un collegio inglese, al grandioso congresso del partito nazionalsocialista a Norimberga. A 15 fu testimone dell’Anchluss, e ascoltò eccitata il primo comizio di Hitler a Vienna. Nel 1940 studiava a Parigi quando la Francia venne occupata dalle truppe tedesche, e nel 1942, mentre lavorava in un istituto per bambini abbandonati, fuggì in Spagna per evitare di essere arrestata per i suoi legami con la resistenza. (…) Questo libro affronta il rapporto fra la Germania di oggi e la sua storia recente, attraverso l’esame di vicende esemplari: dal medico tedesco che ebbe il coraggio di ribellarsi a ordini inumani alle grandi cacce ai criminali d guerra, dal caso clamoroso dei falsi diari di Hitler alle accuse di nazismo rivolte a Kurt Waldheim, già segretario dell’Onu. L’orrore del Terzo Reich è stato cancellato e frettolosamente rimosso oppure è ancora una ferita aperta nel cuore della nazione? Qual è la reazione delle giovani generazioni di tedeschi? E che cosa è cambiato dal 1989, l’anno della riunificazione, a oggi, visto che proprio nelle regioni della ex Ddr si sono manifestati i più violenti rigurgiti razzisti? (…) Gitta Sereny è nata a vienna nel 1923 e vive a Londra. È stata inviata del “”Sundey Times”” e ha collaborato con molte testate internazionali. Ha pubblicato ‘In quelle tenebre’ (1979), ‘In lotta con la verità’ (1995), ‘Grida dal silenzio’ (1999) (dal risvolto di copertina) Caso del dottor Hans Münch. L’uomo che disse no. “”Dalle testimonianze di alcuni degli aiutanti di Clauberg risulta che «il professore» procedeva nel seguente modo: Le cavie umane venivano condotte nel gabinetto di radiologia al piano terreno del Block 10, in un isolamento rigoroso. Quivi Clauberg con l’aiuto del suo assistente dott. Göbel, stendeva un rapporto circostanziato (anamnesi) dello stato ginecologico della vittima: poi insufflava nelle sue salpingi una soluzione di contrasto atta a controllarne radiologicamente la pervietà. Stabilito che le salpingi erano regolarmente aperte al passaggio dei liquidi, la donna veniva fatta alzare e costretta a correre in giro per la stanza. Intanto, alla stessa maniera, veniva controllata la perfetta conformazione di un’altra donna. Dopo un certo tempo la prima esaminata veniva di nuovo fatta coricare sul lettino ginecologico e le veniva iniettato un liquido speciale, a base – pare – di formaldeide, mescolato ad una soluzione radiologicamente contrastante. Il liquido opaco serviva ad accertare la perfetta penetrazione della soluzione speciale nei dotto ovulari. Questa soluzione, altamente irritante, aveva lo scopo di provocare l’agglutinazione delle salpingi e la loro conseguente occlusione. Dopo questo trattamento, le donne venivano lasciate in pace per sei settimane e poi nuovamente controllate radiologicamente. Il più delle volte il mezzo di contrasto rivelava a Clauberg ed al suo zelante assistente la perfetta riuscita del loro intervento. Quando, per caso, l’occlusione non risultava sicura, il trattamento veniva ripetuto fino a vittoria completa. Era tuttavia da tener presente un fatto, importante per l’economia tedesca, e cioè che per poter radiologicamente controllare – com’era in programma – milioni e milioni di donne almeno tre volte (inizialmente, all’atto della sterilizzazione e sei settimane dopo) occorreva una massa di soluzione di contrasto (jodio) assai alta, difficile da procurare e, comunque, di costo elevato. Perciò un nuovo gruppo di deportate ginecologicamente idonee, fu prelevato allo scopo di permettere al dott. Göbel, che era ad Ahschwitz per conto degli stabilimenti Schering di cui era fiduciario, di eseguire esperimenti con surrogati meno costosi e di più facile produzione. Sembrava un peccatp profondere il prezioso jodio per nient’altro che delle deportate. Tuttavia, ancora una volta, i risultati furono insoddisfacenti. (…) Se il “”metodo Clauberg”” raggiungeva lo scopo di rendere sterili i soggetti trattati, falliva però clamorosamente in merito all’altra direttiva: fare in modo che le vittime non fossero coscienti dello scopo delle manovre eseguite su di loro. Cosí alle atroci sofferenze provocate dai criminali esperimenti, si aggiungeva la certezza di una sterilità cronica e la prospettiva della eliminazione nelle camere a gas ad esperimenti ultimati, unico sistema per assicurarsi un “”segreto”” assoluto cosí com’era stato inviato alla camera a gas il dott. Samuel, ginecologo di Colonia (e cioè concittadino di Clauberg), addetto al Block 10, il quale ebbe il torto di mostrarsi troppo informato circa i metodi usati dal suo diretto superiore”” (pag 341-342)”,”GERN-003-FGB”
“SERGE Victor”,”Lenine 1917. La Pensée et l’Action de Lenine depuis son depart de Suisse jusqu’à la prise du Pouvoir.”,”””Le 4 avril – le lendemain de son arrivés – Lénine présente aux militants ses ‘Thèses sur les objectifs du prolétariat dans la révolution actuelle’. Songez que les ministres bourgeois du gouvernement provisoire discourent sur la guerre jusqu’au bout; que M. Milioukov rêve des Dardanelles; que les socialistes-révolutionnaires se voient déja à la tête d’une république radicale tout aussi “”avancée”” que la IIIe République Française en ses bons jours; et que personne, personne, ne voit clair dans la tourmente grandissante. Personne: sauf, évidemment, cet agitateur inconnu hier des milieux politiques russes, suivi d’un petit parti “”de fanatiques””, “”scissionnistes professionnels””, comme le qualifient avec dédain les socialistes raisonnables, – personne, sauf ce nouveau venu. – Trapu, large d’épaules, grand front dénudé, regard malicieux, des yeux bleu-verts, pommettes larges d’Asiatique, menton achevé par una large et courte pointe de barbe roussâtre. Pas d’éloquence. Des gestes simples qui empoignent et convainquent. Un parler familier, sans images, sans effets, sans périodes marquées, sans invites à l’applaudissement. On dirait d’un robuste paysan provincial, malin comme quatre – et bonhomme avec cela – démontrant l’excellence d’une affaire qui s’impose. Il descend d’un train qui vient de traverser l’Europe. Et il expose aux ouvriers bolchéviks de Pétrograd, qui ont fait la révolution de mars, la situation qu’il connaît mieux qu’eux, les fins que, seul, il discerne… La guerre est imperialiste, comme elle l’était sous Nicolas II; il ne pourrait être question d’une guerre de défense révolutionnaire que s’il y avait un pouvoir ouvrier; la paix démocratique est impossible sans renversement du capitalisme. “”Le trait caractéristique du moment actuel réside dans le passage de la première étape de la révolution – qui a donné le pouvoir à la bourgeoisie en raison du développement insuffisant de la conscience et des organisation prolétariennes, – à la deuxième étape, qui doit donner le pouvoir au prolétariat et aux paysans pauvres””. Mais “”le parti bolchévik est en faible minorité dans les Soviets””. Qu’il se confine donc dans la propagande et l’agitation. Il vaincra parce qu’il a raison. C’est un parti clairvoyant parmi des partis et des foules aveugles. Il faudra bien qu’on le suivre! Les Soviets constituent la seule forme révolutionnaire du pouvoir. “”Pas de république parlementaire. Y revenir quand nous avons des Soviets, ce serait faire un pas en arrière””. Le programme pratique: confiscation de tous les domaines; nationalisation des terres par les Soviets paysans locaux; fusion des banques en une seule banque nationale placée sous le contrôle des Soviets. (…)”” (pag 12-13)”,”SERx-014″
“SERGE Victor”,”Carnets.”,”Riflessioni sulla ‘disfatta’ della Rivoluzione di Ottobre e del movimento operaio negli anni 1940.”,”SERx-005″
“SERGE Victor”,”Lenin 1917.”,”E’ una ‘fotografia ideologica’ di un LENIN colto nel momento di transizione dalla teora alla pratica (dalla stanzetta di Zurigo all’insediamento a Palazzo Smolny) che segna il punto di massimo avvicinamento al bolscevismo della parabola umana e intellettuale dell’inquieto anarchico franco-russo SERGE (è stato anarchico, leninista, trotskista, ex-trotskista, ancora anarchico). Pubblicata nel 1924 dalla rivista ‘Clarté’, offre più di uno spunto per cogliere, secondo la prefazione, una insufficienza organica del movimento rivoluzionario del nostro secolo.”,”LENS-004 SERx-028″
“SERGE Victor”,”Vita e morte di Trotsky.”,”Victor SERGE (Bruxelles 1890), figlio di emigrati russi, si formò negli ambienti anarchici e operai di Parigi. Dall’inverno del 1918 partecipò alla rivoluzione russa. i cui maggiori protagonisti conobbe personalmente. L’amicizia con TROTSKY gli valse nel 1933 l’arresto e il confino. Liberato due anni dopo, raggiunse la Francia e poi il Messico, dove morì nel 1947. Pubblicista e romanziere, è autore di ‘Memorie di un rivoluzionario (1901-1941)’ (Firenze, 1956) e di ‘L’anno primo della rivoluzione russa’ (Torino, 1967).”,”TROS-027 SERx-003″
“SERGE Victor”,”L’ an I de la revolution russe. Les debuts de la dictature du proletariat 1917 – 1918. Suivi de La ville en danger.”,”Titolo della prefazione di SOLANO: ‘Memoire d’un ecrivain combattant: Victor Serge’ (pag 5-13) (riporta notizie biografiche di SERGE)”,”SERx-019″
“SERGE Victor SOUVARINE Boris”,”Le nouvel imperialisme russe. L’ Urss est-elle un regime socialiste? Message a Charles Plisnier Toukhatchevski, G.E. Modigliani est mort, Portrait de Lenine, L’avenir du socialisme.”,”L’ Hommage a Victor Serge è composto di: -Max SCHACHTMAN, Hommage à un combattant de la Revolution -Magdeleine PAZ, Victor Serge vivant -Lucien LAURAT, Victor Serge disciple de Marx L’opuscolo si chiude con lo scritto di Boris SOUVARINE ‘Le stalinisme. Ignominie de Staline'”,”SERx-020″
“SERGE Victor a cura di Attilio CHITARIN”,”La crisi del sistema sovietico.”,”Sotto il titolo di ‘La crisi del sistema sovietico’ sono qui raccolti nove scritti inediti di Victor SERGE del periodo, cruciale per la storia del movimento operaio internazionale, che va dal 1933 al 1947. V. SERGE (Viktor KIBALCIC) nato a Bruxelles nel 1890 da emigrati rivoluzionari, morto nel 1947 a Città del Messico, fu una figura di primo piano dell’ opposizione di sinistra. Amico di LENIN e TROTSKY, militante dell’ Internazionale Comunista, dopo aver assistito alla crisi sanguinosa dell’ anarchismo francese, visse la tragedia del ‘socialismo in un paese solo’. Oggetto centrale di questi scritti è lo stalinismo o meglio il ‘sistema Stalin’ quale si delineò a partire dal 1927.”,”SERx-021″
“SERGE Victor”,”Il caso Toulaev. Romanzo.”,”Kostia, un giovane operaio politicamente insospettabile, esasperato dal suicidio per disperazione di una compagna di fabbrica, una notte incontra per caso il Commissario Toulaev, noto per la spietata dureza delle sue epurazioni, e lo uccide. La macchina della giustizia si mette in moto, Kostia rimane perfettamente ignorato, ma il Commissariato agli Interni ha bisogno di un complotto, deve trovare gli autori della congiura e li troverà… SERGE in questo romanzo ricostruisce l’ ingranaggio dei processi stalinisti con al centro gli accusati, personaggi tragici con la loro umanità e il loro destino irripetibile e intorno il consueto apparato di spie, traditori e arrivisti. Sullo sfondo STALIN, non malvagio ma tutto politica…”,”SERx-023″
“SERGE Victor”,”Gli anarchici e l’ esperienza della rivoluzione russa.”,”Secondo SERGE pochi libri fanno comprendere così bene le terribili necessità della rivoluzione russa come l’ opera di KROPOTKIN ‘La grande rivoluzione francese’ (nota a pag 14).”,”SERx-024″
“SERGE Victor”,”E’ mezzanotte nel secolo. “”Che fare se è mezzanotte nel secolo? Saremo gli uomini di mezzanotte””. Urss anni trenta: l’ autocritica sofferta di un bolscevico. Il romanzo su una nuova resistenza.”,”Il libro è dedicato “”alla memoria di Kurt LANDAU, Andreu NIN, Erwin WOLF, scomparsi a Barcellona e la cui stessa morte ci è stata strappata, a Joaquim MAURIN, in una prigione di Spagna, a Juan ANDRADE, Julian GORKIN, Katia LANDAU, Olga NIN e a coloro di cui interpretano il coraggio, dedico i messaggi dei loro fratelli di Russia””.”,”SERx-026″
“SERGE Victor”,”La città conquistata. Pietroburgo 1919.”,”Pietroburgo 1919: nella città assediata dalle truppe della controrivoluzione si snodano le vicende grandi e piccole di un gruppo di rivoluzionari. E’ una sorta di romanzo-verità di una rivoluzione costretta a difendersi con il terrore. Ma pure un romanzo di una città…”,”SERx-027″
“SERGE Victor a cura di Attilio CHITARIN”,”Socialismo e totalitarismo. Scritti 1933 – 1947.”,”Attilio CHITARIN (Roma, 1945-1997), ricercatore presso la cattedra di Storia della storiografia dell’ Università La Sapienza di Roma, è stato il massimo studioso italiano di Victor SERGE di cui ha tradotto numerose opere. Autore di ‘Lenin e il controllo operaio’ (ROMA, 1973), e di ‘Sulla transizione’ (ROMA, 1975), ha collaborato con articoli e recensioni a ‘Giovane Critica’, ‘Problemi del socialismo’, ‘Rivista di storia contemporanea’, ‘Il Ponte’, ‘Belfagor’. Oltre a ‘Victor Serge e Lev Trockij’: i presupposti di un dialogo difficile’ (1980), ha curato numerose opere di alcuni protagonisti dell’ Opposizione di sinistra degli anni tra le due guerre mondiali (NAVILLE, VAN HEJENOORT, LEONETTI, RAKOVSKIJ, GUERIN) e due importanti carteggi ‘Trotsky e l’ Opposizione di sinistra’ (lettere Deutscher-Leonetti) e ‘Mosca 1928-29 l’ anticamera dell’ inferno’ (lettere di SERGE, Pierre PASCAL e Andreu NIN).”,”SERx-029″
“SERGE Victor”,”Ciudad ganada. Titolo originale: Ville conquise.”,”SERGE è nato a Bruxelles nel 1890 ed è morto in Messico nel 1947.”,”SERx-034″
“SERGE Victor”,”Lo que todo revolucionario debe saber sobre la represion.”,”Straordinario scrittore, Victor KIBALCHICH ha vissuto le grandi tappe della rivoluzione bolscevica e ha potuto penetrare tra i faldoni della polizia politica zarista per apprendere i metodi politici controrivoluzionari, la condizione degli agenti segreti e dei provocatori, il problema dell’ azione legale e dell’ illegalità e come si devono rapportare a questi problemi i militanti rivoluzionari. Questo libro è una parte della scienza della lotta rivoluzionaria. SERGE parla anche del caso MALINOVSKY.”,”SERx-036″
“SERGE Victor”,”El caso Tulaev.”,”Kostia, un giovane operaio politicamente insospettabile, esasperato dal suicidio per disperazione di una compagna di fabbrica, una notte incontra per caso il Commissario Tulaev, noto per la spietata durezza delle sue epurazioni, e lo uccide. La macchina della giustizia si mette in moto, Kostia rimane perfettamente ignorato, ma il Commissariato agli Interni ha bisogno di un complotto, deve trovare gli autori della congiura e li troverà… SERGE in questo romanzo ricostruisce l’ ingranaggio dei processi stalinisti con al centro gli accusati, personaggi tragici con la loro umanità e il loro destino irripetibile e intorno il consueto apparato di spie, traditori e arrivisti.”,”SERx-037″
“SERGE Victor”,”Vie et mort de Trotsky.”,”Dopo la rottura irrimediabile tra TROTSKY e STALIN (durante una riunione dell’ Ufficio politico TROTSKY aveva apostrofato il segretario generale come “”affossatore della rivoluzione”” e STALIN era uscito dalla sala sbattendo la porta), “”Piatakov era pessimista, considerava che un lungo periodo di reazione si era aperto in Russia e nel mondo, che la classe operaia aveva esaurito le forze e il partito strangolato, che la battaglia dell’ opposizione era perduta”” (pag 181).”,”TROS-070″
“SERGE Victor”,”Da Lenin a Stalin. 1917-1937: Cronaca di una rivoluzione tradita.”,”””la terra è un pianeta che non concede visti”” (Trotsky, pag 156) “”Radek era un uomo dotato di una insolita flessibilità di mente; a prima vista sembrava cinico e arguto. Possedeva una devozione assoluta verso il partito, cioè verso la classe operaia di cui il partito è l’ organizzazione politica. Egli si era impegnato nell’ attvità rivoluzionaria in Russia, in Polonia, in Austria, in Germania, era passato per molte prigioni, era sfuggito a innumerevoli pericoli; prima di diventare collaboratore di Lenin, era stato compagno di lotta di Rosa Luxemburg a Berlino, a Bremen e altrove. Si trovava a Berlino con Rosa e con Karl Liebknecht quando si ebbe l’ insurrezione spartachista che egli giustamente, ma invano, aveva sconsigliato. Arrestato insieme a Karl e a Rosa, riuscì a sfuggire alla morte solamente per caso: non si erano accorti dell’ importanza del prigioniero. Una pallottola lo sfiorò nella prigione di Moabit dove era stato appena ucciso il suo amcio Leone Tyscko (Jogiches). Ed ora egli era di nuovo in prigione, ma questa volta nell’ URSS””. (pag 75)”,”SERx-039″
“SERGE Victor, a cura di Jean RIERE”,”Pour un brasier dans un desert. Resistance, Messages, Mains, Destins. Poemes reunis, établis & annotés par Jean Riere. Augmentés d’ inédits (1912-1947).”,”Opera dedicata da Victor Lvovitch Kibaltchitch ai suoi compagni di cattività del 1933-1936, Boris Eltsine, Pevzner, Tchernykh, Bielenkii, Byk, Lakhovitski, Santalov, Lydia Svalova, Fayna Upstein, comunisti di sinistra, Nesterov e Iegoritch, comunisti di destra, citati come esempi di fedeltà alla rivoluzione vera.”,”SERx-040″
“SERGE Victor”,”Germania 1923. La mancata rivoluzione.”,”A proposito del ‘dibattito tra nazionalisti e comunisti in Germania’: “”Questo ha da dire il Partito comunista tedesco, questo ha da dire l’ Internazionale comunista sulla tomba di Schlageter. Non ha nulla da nascondere, poiché solo l’ intera verità è in grado di farsi strada verso le masse nazionaliste della Germania, profondamente sofferenti e internamente lacerate. Il Partito comunista tedesco deve dire apertamente alle masse nazionaliste piccolo-borghesi: chi, al servizio dei trafficanti, degli speculatori e dei signori del ferro e del carbone, vuole tentare di ridurre in schiavitù il popolo tedesco, gettandolo in imprese avventuristiche, si scontrerà con la resistenza dei lavoratori comunisti.”” (Radek, Discorso al Comitato esecutivo allargato dell’ IC (20 giugno 1923) (pag 446) “”Il fascismo è un movimento politico che interessa vaste masse della piccola borghesia proletarizzata. E se lo si vuole combattere, lo si deve fare politicamente. Sul piano politico si potrà combattere il fascismo soltanto se prima si apriranno gli occhi alle masse sofferenti della piccola borghesia sul modo in cui i loro giustificati sentimenti siano stati sfruttati dal capitale, che non è responsabile soltanto della loro miseria economica, ma è anche colpevole della miseria nazionale della Germania.”” (pag 453) (Radek, 7 luglio 1923) Nel 1923 l’ IC e KPD tentano di utilizzare in senso rivoluzionario una profonda crisi del potere borghese in Germania, a ridosso dell’ occupazione della Ruhr da parte di Francia e Belgio. Il volume raccoglie le corrispondenze dalla Germania di Victor Serge, pubblicate nel 1923 sotto lo pseudonimo di R. ALBERT, nell’ organo di informazione dell’ Internazionale, per conto della quale si trovava clandestinamente nel paese. Gli scritti di Serge sono seguiti dalla traduzione di un opuscolo del 1923 sui rapporti tra i comunisti e i nazionalisti. Gli scritti di SERGE in questione sono stati pubblicati in Francia nel 1990 (La Breche) con il patrocinio del figlio dello stesso SERGE e per la cura di Pierre BROUE’ (‘Notes d’ Allemagne’ ma manca del materiale presente nella ‘Correspondance internationale’). La presente edizione è più completa. Una casa editrice inglese ha pubblicato un volume che ha aggiunto altro materiale a quello presentato da BROUE’ (V. SERGE, Witness to the German revolution’, a cura di Ian BIRCHALL, REDWORDS, LONDON, 2000).”,”SERx-041″
“SERGE Victor”,”16 fusillés a Moscou. Zinoviev, Kamenev, Smirnov… Lettres inedites de Russie, de Belgique, de Marseille, du Mexique. Le massacre des ecrivains sovietiques.”,”Contiene gli scritti di SERGE: – Potenza e limiti del marxismo (Masses, 1939) – Per un rinnovamento del socialismo (id. 1946) – Socialismo e psicologia (id. 1947) – L’ economia pianificata e la libertà di stampa (inedito in Francia) – Il massacro degli scrittori sovietici (Masses, 1946) Sui 16 fucilati: Zinoviev, Kamenev, Smirnov…: “”… un delai de 72 heures leur est imparti, à titre exceptionnel, et illegal, pour adresser un recours en grace à l’ Executif des Soviets. Goltzman s’y refus, les autres signent. L’ Executif, c’est le vieux Kalinin, leur camarade de naguere, qui, lui-meme, prend ses ordres chez Stalin. Sans doute, le Chef juge-t-il habile de n’en point donner, mais comme il ne donne point l’ordre de grace, la sentence de mort divient executoire. Nadiejda C. Krupskaja, d’apres certaines relations, ecrit à Stalin pour lui demander la grace d’hommes qu’elle connait depuis de si longues années; il lui fait repondre qu’il ne saurait faire pression sur la plus haute magistrature de l’ Etat. Vraiment. il ne saurait… Cette timide intervention, la veuve de Lenin l’ expiera bientot, en signant un hideux pensum sur l’ execution des terroristes. “”IIl le faut, Nadiejda Constantinovna, car la presse socialiste se sert de votre nom..””. Pauvre femme.”” (pag50)”,”SERx-042″
“SERGE Victor”,”Les derniers temps.”,”Primavera 1940, i tedeschi occupano Parigi. Nel quartiere di Marais, vari personaggi che esprimono diverse figure sociali (Flotte, Ardatov, Ortiga, Charras, Siber) devono scegliere il loro campo tra i martiri, gli eroi, gli spregevoli ecc). Victor SERGE escluso dal Partito comunista russo nel 1927, ha messo la sua vita di non sottomesso, di rifugiato politico in questo libro mentre i suoi fratelli d’ esilio, orfani della rivoluzione, combattono nell’ ombra, sempre in transito. Testimonianza impressionante di vertà sull’ Occupazione francese, l’ opera si legge come il testamento irreale di un libertario, e ancora oggi come un manuale di resistenza.”,”SERx-047″
“SERGE Victor”,”De Lénin à Staline (1936).”,”””Zinoviev e Kamenev erano stati reintegrati nel partito dopo un periodo d’ esclusione. Zinoviev era ancora esiliato a Voroneje, Kamenev si trovava a Mosca. Entrambi rappresentavano la sinistra vinta, entrambi avevano rotto con gli oppositori inflessibili, deportati e imprigionati. Bucharin, il teorico della destra del partito, che preconizzava una politica moderata nei confronti dei contadini ricchi, venne a trovare Kamenev da parte dei suoi amici, Rykov, ancora presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo, e Tomski, ancora presidente del Consiglio centrale dei Sindacati. Kamenev fece di questo incontro un riassunto confidenziale che inviò a Zinoviev e a qualche amico dei più stretti e che finì per essere divulgato. E’ un testo lungo (…)”” (pag 55) “”Alla domanda di Kamenev: Quali sono le vostre forze? – Bucharin fornisce alcuni nomi, cita Iagoda… Questa menzione non è certamente estranea alla disgrazia di Iagoda, otto anni più tardi. “”Voroscilov e Kalinin, dice Bucharin, ci hanno tradito all’ ultimo momento. Penso che Stalin li tenga per non so quali catene speciali”” (pag 55) “”Bucharin: (…) Che nessuno abbia conoscenza di questo colloquio. Non chiamarmi al telefono, ci ascoltano. Sono controllato dalla GPU e tu pure. Voglio essere tenuto informato ma non attraverso segretari o intermediari. Solo Rykov e Tomski sanno che io ti ho parlato.”” (pag 55) “”Rykov e Bucharin sono stati risparmiati per non sopprimere in un sol colpo tutto l’ Ufficio politico di Lenin. Negli Stati totalitari, i drammi ai vertici si riproducono meccanicamente lungo tutto la scala sociale fino alla base. L’ affare Grober, rivelato dalla Pravda, il 7 settembre ultimo, come un abuso, mostra come abbiamo ragione di ricercare nei documenti del 1928 la spiegazione delle esecuzioni del 1936″”. (pag 57″,”SERx-048″
“SERGE Victor”,”Socialismo e psicologia (marzo 1947).”,”””A titolo di esempio, fu selezionando dei sadici che i nazisti riuscirono a formare in tutti i paesi del personale addetto alla tortura. L’ osservazione più sommaria rivela in tutti i popoli la presenza di elementi psicologicamente predisposti a tale impiego: i “”terrori”” delle guerre civili ce li hanno mostrati all’ opera””. (pag 7) “”Il 20 dicembre 1917 il Consiglio dei Commissari del Popolo della rivoluzione russa, composto di marxisti imbevuti di fede profonda nella causa del socialismo, alle prese con difficoltà estremamente grandi ma nient’affatto insormontabili, decretava la formazione di una Commissione Straordinaria per la Repressione, la Ceka. Quegli uomini erano senza dubbio ossessionati dal ricordo delle sanguinose repressioni subite in precedenza dalla classe operaia e delle persecuzioni che loro stessi avevano sperimentato. Era naturale che creassero per il nuovo regime degli efficaci organismi di difesa interna. (…) So che un buon numero di bolscevichi esecrava la Ceka, e potrei citare in questa sede dei nomi conosciuti. La Ceka contribuì alla vittoria nella guerra civile (…) ma, diventando oggetto di odio e fecendo levare contro il governo gran parte della democrazia socialista, aggravò anche la guerra civile e screditò immensamente la rivoluzione all’ estero. Selezionando per forza di cose un personale formato da invasati e sadici – che nel 1918 si spinsero fino a proporre per iscritto il ripristino della tortura (Kamenev venne allora incaricato di indirizzare loro una vigorosa risposta) -, la Ceka divenne ben presto una coltura di perversione sociale. Una maggiore attenzione accordata alla psicologia (e prima di tutto alla loro) avrebbe permesso ai dirigenti della rivoluzione di risparmiarsi questo errore funesto””. (pag 8-9)”,”SERx-050″
“SERGE Victor”,”Memoires.”,”””Trotsky veniva spesso al congresso. Nessuno portava meglio un grande destino. Al culmine del potere, della popolarità e della gloria a quarantun anni, tribuno di Pietrogrado nelle due rivoluzioni, creatore dell’ Armata Rossa che aveva letteralmente “”tirato su dal niente””, secondo le parole di Lenin a Gorki, vincitore lui stesso di molte battaglie decisive, a Sviajsk, a Kazan, a Poulkovo, organizzatore riconosciuto della vittoria nella guerra civile – “”il nostro Carnot!”” diceva Radek – egli eclissava Lenin per il suo grande talento oratorio, per le sue capacità di organizzatore volta a volta dell’ esercito e delle ferrovie, per le sue brillanti qualità di ideologo. Lenin non aveva su di lui che la superiorità, immensa in realtà, di essere stato prima della rivoluzione il capo incontestato del piccolo partito bolscevico che formava i quadri veri dello Stato e il cui spirito di gruppo diffidava del pensiero troppo ricco e troppo agile del presidente del Consiglio superiore della guerra””. (pag 138)”,”SERx-051″
“SERGE Victor”,”Naissance de notre force.”,”‘Nascita della nostra forza’ è un romanzo di due città, Barcellona e Pietrogrado, e di due rivoluzioni, l’ una libertaria e l’ altra comunista, l’ una perduta e l’ altra vinta. Nel 1917, in piena guerra mondiale, un rivoluzionario passa dall’ una all’ altra, ma la questione del potere e quella dei mezzi necessari per conservarlo lo turbano. Questo romanzo caleidoscopico fa rivivere un’ epoca in un momento in cui tutte le speranze sono ancora vive. L’ opera appartiene alla trilogia ‘Les hommes dans la prison’, ‘Naissance de notre force’ e ‘Ville conquise’, opere che riflettono la vita avventurosa del loro autore, il rivoluzionario Victor Serge (1890-1947).”,”SERx-052″
“SERGE Victor”,”Vie et mort de Léon Trotsky.”,”Dissensi di Trotsky con Lenin sulla offensiva polacca e ruolo di Stalin (pag 113) La Russia rivoluzionaria e l’ imminente rivoluzione tedesca. “”Il 3 ottobre 1918, prima della caduta dell’ impero tedesco, Lenin, vedendo vicino il momento, scrive al Comitato esecutivo dei Soviets che “”il proletariato russo deve tendere tutte le sue forze per accorrere in aiuto degli operai tedeschi (…). Occorre creare per la rivoluzione tedesca una riserva di grano; occorre accelerare la formazione di una potente Armata rossa””. Trotsky dice: “”La storia si compie, può essere nostro malgrado, ma seguendo la curva che abbiamo tracciato (…). I cannoni da 420 detteranno al mondo la volontà della Germania (…). Ed ecco che la Storia, dopo aver sollevato l’ imperialismo tedesco a questa altezza, dopo aver ipnotizzato le masse, lo fa cadere vertiginosamente in un abisso d’ impotenza e d’ umiliazione, come per dire: Vedete, Esso è distrutto, pulite dunque l’ Europa, il mondo, dai suoi detriti (…)””. Egli dimostra che la salvezza della Germania – e dell’ Europa – sta nella presa del potere da parte del proletariato socialista. “”Se il proletariato di Germania tenta di prendere l’ offensiva, il dovere essenziale della Russia sovietica sarà quello d’ ignorare, nella lotta rivoluzionaria, le frontiere nazionali. La Russia dei Soviets non è che l’ avanguardia della rivoluzione tedesca ed europea (…). Il proletariato tedesco e la sua tecnica, da una parte, la nostra Russia disorganizzata ma piena di ricchezze naturali e così popolata, dall’ altra, formeranno un blocco invincibile contro il quale andranno a spezzarsi tutte le ondate dell’ imperialismo””. (pag 117-118)”,”SERx-053″
“SERGE Victor, a cura di Jean RIERE”,”Memoires d’un révolutionnaire et autres écritis politiques, 1908-1947.”,”Affamato di giustizia sociale e fraternità, Victor SERGE (Bruxelles 1890 – Messico 1947) diventa a vent’anni uno dei leaders del movimento anarchico francese. Condannato a cinque anni di carcere e di interdizione di soggiorno, raggiunge nel 1919 la rivoluzione russa. Membro dell’ Esecutivo della Terza Internazionale, sostenitore del bolscevismo in uno dei periodi cruciali non tarda però ad denunciare il sanguinoso Termidoro orchestrato da Stalin. Passato con Trotsky all’ Opposizione condannato e deportato negli Urali viene espulso nel 1936 privato della nazionalità sovietica e spogliato dei suoi manoscritti. Tornato a Bruxelles fu oggetto di una campagna calunniosa del Comintern. Denuncia le purghe staliniane e gli attacchi degli stalinisti agli anarchici e al POUM in Spagna. Nel 1937 esasperato dall’ intransigenza di Trotsky rompe con la 4° Internazionale. Costretto all’ esilio durante la seconda guerra mondiale, va in Messico ove combatte fino all’ ultimo per un rinnovamento del socialismo. “”Nel 1919, Radek aveva tentato di dirigere con audacia e buon senso il movimento spartachista di Germania ed era sopravvissuto per caso all’ assassinio dei suoi amici Rosa Luxemburg, Karl Liebknecht, Leo Tychko (Jogiches). Io l’ avevo visto perseguitare con la sua dialettica derisoria i moderati tedeschi. Lo rivedo alla tribuna mentre si riaggiustava i pantaloni sempre troppo larghi e lanciava un “”Parteigenossen!”” stridente prima di lanciarsi nella dimostrazione di una prossima caduta del vecchio mondo europeo. Erudito, leggeva tutte le riviste immaginabili, ma più improvvisatore che teorico. Lo si definiva adesso destro perché non dirigeva il Partito comunista tedesco e considerava, finito, per il momento, il periodo delle offensive insurrezionali””. (pag 616-617)”,”SERx-054″
“SERGE Victor”,”Witness to the German revolution. Writings from Germany 1923.”,”Appendice: pag 236 Non corrispondenza di date tra questo libro e l’ edizione delle Notes d’ Allemagne curata da Brouè. Correspondance internationale apparve sia come settimanale che come edizione bisettimanale. Essa fu stampata in cndizioni difficili e pericolose. A cause di restrizioni della polizia agli uffici editoriali non si aveva perfno un archivio completo per stendere un indice del 1923. Nazional-bolscevismo. “”Scorriamo le pagine del piccolo opuscolo che contiene i discorsi di Remmele ai fascisti del sud della Germania, e saremo in grado di chiarirci le idee su ciò che imbecilli – o politici disonesti – hanno chiamato ‘Nazional-Bolscevismo’. ‘Voi state combattendo la finanza ebraica’, dice Remmele ai fascisti. ‘Bene, ma combattete anche l’ altra finanza, quella dei Thyssen, Krupp, Stinnes e Klöckner!’. Ebbe così da questi antisemiti gli applausi alla lotta di classe.”” (pag 79) “”Quest’ oratore comunista, parlando ai fascisti a Württemberg, fece piacere loro André Marty e la classe operaia francese che avrebbe ‘generato migliaia di ammunitati come Marty, se l’ esercito francese avesse marciato contro la rivoluzione tedesca’.”” (pag 80) I comunisti tedeschi vogliono discutere con i fascisti, mantenendo l’ intero loro programma, con tutta la forte intransigenza della loro ideologia rivoluzionaria. (…) ‘Radek e il conte Reventlow si sono stretti la mano’, scrive il Vorwärts. (E Remmele replica: ‘Stiamo offrendovi un fronte unico, a voi che avete ucciso Liebknecht e Rosa Luxemburg, a voi quando il vostro Noske ha sulla coscienza il sangue di 15.000 rivoluzionari!’. Il movimento fascista è nato da condizioni orribili di pauperizzazione delle classi medie nelle lotte dell’ epoca imperialistica e frustrati dala democrazia, dal pacifismo, dal riformismo, dal socialismo anacquato sul quale essi si erano alimentati al tempo in cui la prosperità sembrava dare loro un destino garantito.”” (pag 80-81)”,”SERx-055″
“SERGE Victor, a cura di Paolo CASCIOLA”,”Ritratto di Stalin.”,”””Nella primavera del 1919, Stalin fece una breve apparizione a Pietrogrado, minacciata dal tradimento di una fortezza addetta alla difesa. Gli storici al suo servizio gli attribuiscono la salvezza della seconda capitale. In realtà, la situazione di questa si andò aggravando sino all’ autunno; in ottobre Pietrogrado, governata da Zinoviev, sembrava quasi perduta, ma venne salvata da Trotsky, arrivato giusto in tempo per ingaggiare a Pulkovo la battaglia decisiva. Gli uomini che hanno salvato Pietrogrado in quei giorni di angoscia, Bakaev, Jevdokimov, Zorin – sono stati tutti fucilati nel 1936.”” (pag 56, L’ episodio della marcia su Lvov) “”Nel 1920, il maresciallo Pilsudski scagliò gli eserciti polacchi contro l’ Ucraina. Essi conquistarono Kiev ma, battuti, rifluirono in un disordine tale che l’ Armata rossa, comandata da Tuchacevskij, con Smilga come commissario politico, arrivò sotto le mura di Varsavia. Lenin voleva che venisse tentato uno sforzo supremo per conquistare la capitale polacca, mentre lo stesso Tuchacevskij e Trotsky ritenevano che l’ esercito fosse troppo stanco. La direttiva dell’ Ufficio politico fu categorica e un’altra armata, comandata da Vorosilov, Stalin e Budënnyj, operante più a sud, in Polonia, enne ad appoggiare l’ azione di Tuchacevskij. Ma Stalin e Vorosilov, per mettersi anch’essi in mostra con la conquista di una grande città, preferirono tentare la conquista di Lvov (Lemberg). Fallirono, come Tuchacevskij, e la loro defezione aggravò la sconfitta di quest’ ultimo. Pensiamo che Tuchacevskij abbia commesso una grave imprudenza, verso il 1934, a ricordare in alcuni scritti questi dettagli poco noti della guerra di Polonia. Senza dubbio sarrebe stato meglio per lui non ridestare in Stalin il ricordo di quel vecchio conto da saldare””. (pag 58, L’ episodio della marcia su Lvov)”,”STAS-048″
“SERGE Victor SEDOVA TROTSKY Natalia”,”The Life and Death of Leon Trotsky.”,”Victor SERGE, socialista rivoluzionario, libertario, teorico politico, storico e romanziere, durante il suo esilio in Messico fu vicino a Trotsky. Collaborò poi con la vedova, Natalia SEDOVA nella preparazione di queste memorie. “”Trotsky visse nel suo quartier generale mobile per due anni e mezzo, fino al 1920 durante questo tempo egli percorso centinaia di migliaia di miglia. ‘Il treno di Trotsky’ divenne una leggenda: solo il suo arrivo invariabilmente accresceva il morale delle stanche truppe. Il treno trasportava motocarri, armi da campo, armi, munizioni, provviste, forniture mediche ed opuscoli.”” (pag 92) “”Trotsky insisteva nel voler usare i servizi degli specialisti militari, ovvero, gli ufficiali del vecchio regime, alla cui esperienza l’ improvvisazione degli operai e degli intellettuali rivoluzionari non si poteva sostituire. (…) L’ ‘Opposizione militare’ rifiutava di guardare a questi ufficiali del vecchio regime se non come traditori (…).”” (pag 93) L’ aggressione polacca del 1920. Il disaccordo di Trotsky con Lenin sull’ attacco a Varsavia. Il ruolo di Stalin. (pag 97) Il gruppo di Trotsky. “”Trotsky portò con sé nell’ Opposizione unificata, Piatakov, Preobrazhensky, Muralov, il vecchio Boris Eltsin, che si era coltivato su Hegel ed era uno de fondatori del partito bolscevico; Karl Radek, un uomo dalla tremenda energia nervosa, ben informato sugli affari mondiali in generale e sull’ Europa centrale in particolare; Adolf Joffe, con alle spalle un’ esperienza diplomatica all’ estero ed ora malato; e Rakovsky, Krestnsky e Antonov-Ovseenko, tutti e tre avevano incarichi diplomatici rispettivamente a Parigi, Berlino, e Varsavia. Anche Sokolnikov e Smilga si unirono all’ Opposizione, e così, con l’ eccezione di Bucharin e Tomsky, leader dei sindacati sovietici, ebbe tutti coloro nel partito che possedevano ogni grado di talento. Nadezhda Krupskaia, la vedova di Lenin, aveva una profonda simpatia riguardo le sue mire””. (pag 139)”,”SERx-056″
“SERGE Victor, a cura di Paolo CASCIOLA”,”Ritratto di Stalin.”,”Il patto Hitler Stalin. “”Il patto viene concepito in termini tali che lo si può ben definire come un patto di aggressione contro la Polonia. Hitler e Stalin hanno optato per la linea di minor resistenza: attaccare il comune vicino più debole. Sembra certo che la firma del patto con Stalin abbia rimosso le ultime esitazioni di Hitler circa l’ invasione della Polonia, e che occorra quindi vedervi, nell’ immediato, il punto di avvio della guerra europea””. (pag 116) L’ alleanza tra l’ URSS e la Germania. “”In effetti, ce n’è voluto molto di sangue per suggellarla, e non soltanto il Polonia. Ma allora, perché tutte queste esecuzioni di persone accusate di essere venute a patti con la Germania? Perché sono ricominciate queste confessioni inversomili, queste crudeli requisitorie, questi massacri senza sosta? La semplice conoscenza del passato permette di concludere che Stalin ha sterminato la vecchia generazione rivoluzionaria perché essa si sarebbe opposta al voltafaccia da lui compiuto in quel momento, in nome di un regime totalitario divenuto fascistizzante.”” (pag 118) Le repubbliche baltiche. Il Baltico. La Scandinavia. “”Egli ha offerto poi alla Finlandia un patto di sicurezza e amicizia, al quale la presenza delle sue truppe in alcuni punti strategici della piccola repubblica scandinava avrebbe conferito una particolare solidità… Durante i negoziati al Cremlino, Stalin ha avuto l’ occasione di rivedere un vecchio socialista finlandese, Tanner, che in passato, ai tempi dell’ illegalità rivoluzionaria, lo aveva ospitato. Si sarà ricordato, in quel momento, delle parole di Lenin riguardo alla Finlandia (“”Lettera da Zurigo, 1917), questa piccola nazione, “”uno dei paesi effettivamente repubblicani e più progrediti””, in cui gli operai “”ci aiuteranno, spingendo avanti ‘a loro modo’ l’ instaurazione della repubblica socialista””?””. (pag 118-119)”,”SERx-057″
“SERGE Victor”,”Mémoires d’un révolutionnaire. 1901-1941. Bruxelles-Paris-Barcelone-Genève-Helsinki-Léningrad-Berlin-Moscou-Sibérie-Paris-La-Martinique-Mexico.”,”””Qualche tempo dopo, i massimalisti assaltarono in piena Pietroburgo un furgone del Tesoro. Lichstenstadt, condannato a morte poi graziato, fece dieci anni nel bagno di Schlusselburg, sovente in cella con il bolscevico georgiano Sergo Ordjonikidze, che doveva diventare uno degli organizzatori dell’ industrializzazione sovietica. In cella, Lichtenstadt scriveva un’opera di meditazione scientifica pubblicata in seguito: ‘Goethe e la Filosofia della Natura’ – e studiava Marx. (…) Lichtenstadt uscì di prIgione per prendere in mano, il giorno stesso, con l’ anarchico Justin Jouk, l’ amministrazione della città di Schlusselburg. Quando un altro forzato, suo amico, che ammirava, si fece uccidere, Lichtenstadt riprese il nome del morto e si fece chiamare Mazine per restare fedele a un esempio. Marxista, fu dapprima menscevico, per attaccamento alla democrazia, poi si affiliò al partito bolscevico per essere con i più attivi, i più creativi, e i più minacciati. Aveva dei grandi libri in testa, un anima di scienziato, un candore infantile davanti al male, pochi bisogni. Dopo undici anni, aspettava di ritrovare la sua compagna, adesso seprata da lui dal fronte sud. “”Le tare della rivoluzione, mi ripeteva, si devono combattere nell’ azione””.”” (pag 88-89) Sciopero generale a Pietrogrado (da pag 129) La capitolazione dell’ opposizione. L’ irriducibile Boris Eltsin. (da pag 264) I partigiani di Tchapaév – Eltsin, Pankratov, Pevzner, Tchernykh. (da pag 307)”,”SERx-058″
“SERGE Victor”,”Ce que tout révolutionnaire doit savoir de la repression.”,”””Grazie a questa scienza della cospirazione, i rivoluzionari hanno potuto vivere illegalmente nelle capitali russe per mesi e anni. Al loro arrivo, trasformarsi, per i bisogni della causa, in mercanti ambulanti, vetturini, in “”ricchi stranieri””, in domestici, ecc.. In tutti i casi, occorreva che vivessero i loro ruoli. Per far saltare il Palazzo d’ Inverno, l’ operaio Stépan Khalturin vi visse delle settimane la vita degli operai addetti al palazzo. Kaliaeff, sorvegliando Plevhe a Pietrogrado, fu vetturino. Lenin e Zinoviev, ricercati dalla polizia di Kerensky, riuscirono a nascondersi a Pietrogrado; non uscivano che truccati. Lenin divenne operaio di fabbrica. L’ azione illegale crea alla lunga dei costumi ed una mentalità che si può vedere come la migliore garanzia contro i metodi della polizia.”” (pag 53-54)”,”SERx-059″
“SERGE Victor, a cura di Ermanno GALLO e Vincenzo RUGGIERO”,”Due racconti. Il vicolo San Barnaba – L’ospedale di Leningrado.”,”””Tra gli studiosi del problema, Bordiga forse costituisce un caso a sé. E’, potremmo dire, un capostipite, quando dimostra l'””inesistenza”” del socialismo in URSS attraverso le categorie della critica marxiana all’economia politica. Sarebbe ingiusto, adesso, riassumere il suo voluminoso “”Struttura economica e sociale della Russia d’oggi”” o schematizzare l’acuto “”Dialogato con Stalin””. Vediamo però una sua inoppugnabile affermazione: “”ogni sistema che produce merci è sistema non socialista””: Lenin dunque vedeva giusto quando nel ’22 sosteneva che, malgrado il proletariato detenesse il potere politico, in economia occorreva ripiegare su forme capitalistiche in attesa chela rivoluzione si propagasse dovunque.”” (pag 86, postfazione di Ermanno GALLO e Vincenzo RUGGIERO”,”SERx-063″
“SERGE Victor”,”Littérature & révolution.”,”SERGE Victor ‘Littérature & révolution’ è stata pubblicata nel 1932 nei ‘Cahiers blues’ del la librairie Georges Valois. I due testi qui riuniti datano 1924 e 1928. “”L.D. Trotski trouve dangereux les termes mêmes de “”littérature prolétarienne”” qui “”anticipent fictivement, dans les cadres étroits du présent, sur la culture future””.”” (pag 120) “”””Les poètes, penseurs, artistes, le prolétariat ne peut rien attendre d’eux comme aide directe…”” – “”Le poètes, les penseurs, les artistes de la révolution ne peuvent naître que du prolétariat révolutionnaire victorieux”” (Pierre Naville (1)). Lénine – que je cite parce qu’il a raison et non pour invoquer son autorité – était d’un avis opposé. Il constatait que: “”Par leur situation sociale, les fondateurs du socialisme scientifique contemporain, Marx et Engels, étaient des intellectuels bourgeois.”” Il préconisait la propagande et l’agitation communiste “”dans toutes les classes de la population”” et insistait sur la nécessité de bien mettre à profit “”l’élite des classes cultivées que nous voyons venir à nous (2)””.”” [Victor Serge, Littérature & révolution, 1976] (pag 43) (1) ‘Les intellectuels et la révolution, Gallimard, 1927 (2) Lénine, Que faire?, Librairie de L’Humanité, 1925″,”SERx-065″
“SERGE Victor, a cura di Jean RIERE”,”L’extermination des Juifs de Varsovie et autres textes sur l’antisémitisme.”,”Foto di Victor Serge assieme al trotskista belga Georges Vereeken e Maurice Wullens (pag 18)”,”SERx-066″
“SERGE Victor GREEMAN Richard ROGERS Ernest GORKIN Juliàn”,”The Century of the Unexpected. Essays on Revolution and Counter-Revolution.”,”Editorial board: Bob ARCHER, Ian BIRCHALL, Tony BORTON, Matt COOPER, Chris FORD, Ellis HILLMAN, Baruch HIRSON, Mike JONES, Bahir LAATTOE, Bozena LANGLEY, George LESLIE, Bob PITT, Charlie POTTINS, Malcolm PRATT, Harry RATNER, Jim RING, Ernest ROGERS, Bruno SIMONS, Ken TARBUCK. vol. 5 n.3 Tesi di Aprile. Persuasione. Maggioranza rivoluzionaria. “”On 4 April, the day after his arrival, Lenin presents to the militants his these entitled “”The Tasks of the Proletariat in the Present Revolution””. (…) ‘The specific feature of the present situation in Russia is that the country is passing from the first stage of the revolution – which, owing to the insufficient class consciousness and organisation of the proletariat, placed power in the hands of the bourgeoisie – to its second stage, which must place power in the hands of the proletariat and the poorest sections of the peasants’. But the Bolshevik is in ‘a small minority’ in the soviets. It must therefore confine itself to propaganda and agitation. It will triumph because it is right. (…) Lenin calmly explains that the Mensheviks and the Socialist Revolutionaries, parties saturated with a petit-bourgeois ideology, are in a majority amongst the masses as well as in the soviets. But the good faith of the masses is obvious; and it is by persuasion that they can be won. Lenin only provides this slogan: Propaganda! Propaganda! – No violence so long as the bourgeois government has not started it. (…) It is necessary to overthrow the bourgeois government. But we cannot yet overthrow it because the majority of the workers’ councils are supporting it. What is to be done, therefore? To win over the majority: ‘We are not Blanquists, we do not stand for the seizure of power by a minority’. (‘The Dual Power’, 9 April)”” (V. Serge, Lenin in 1917) (pag 9-10)”,”SERx-067″
“SERGE Victor TROTSKY Léon, a cura di Michel DREYFUS”,”La lutte contre le stalinisme. Correspondance inédite, articles.”,”Questione menzogna, calunnia, fine che giustifica i mezzi “”Comme beaucoup d’autres, vous voyez les sources du mal dans le principe “”la fin justifie les moyens””. (…) Sont bons les moyens qui conduisent à l’accroissement de la domination de l’homme sur la nature et à la liquidation de la domination de l’homme par l’homme. Dans ce large sens historique, le moyen ne peut être justifié que par le but. Cela ne signifie-t-il pas, cependant, que le mensonge, la perfidie, la trahison soient admissibles et justifiés s’ils mènent “”au but””. Tout dépend du caractère du but. Si le but est l’affranchissement de l’humanité, alors le mensonge, la fourberie et la trahison ne peuvent nullement être des moyens appropriès. (…) Vous vous référez à la parole de Lénine que le parti révolutionnaire a le “”droit”” de rendre ses adversaires méprisables et haïssables aux yeux des masses. Vous voyez dans ces mots une justification de principe de l’amoralisme. Vous oubliez, cependant, d’indiquer où, dans quel camp politique se trouvent les représentants de la haute morale? Mes observations me disent que toute lutte politique emploie largement les exagérations, les altérations, le mensonge et la calomnie. ‘Les plus calomniés sont toujours les révolutionnaires’: en leur temps, Marx, Engels et leurs amis; plus tard les bolcheviks, Karl Liebknecht, Rosa Luxemburg; à l’époque présente, les trotskystes. La haine des possédants devant la révolution, le conservatisme stupide du petit-bourgeois; la présomption et l’arrogance des intellectuels; les intérêts matériels des bureaucrates ouvriers – tous ces facteurs sé réunissent dans la persécution du marxisme révolutionnaire. En outre, messieurs les calomniateurs n’oublient pas de s’indigner de… l’amoralisme des marxistes. Cette indignation hypocrite n’est rien d’autre qu’un instrument de la lutte des classes. Dans les paroles que vous citez, Lénine veut seulement dire qu’il ne considère plus les mensheviks comme des militants prolétariens et qu’il se pose pour tâche de les rendre haïssables aux yeux des ouvriers. Lénine exprima cette idée avec la passion qui lui était propre et donna possibilité d’interprétations ambiguës et indignes. Mais, sur la base des oeuvres complètes de Lénine et des actions de toute sa vie, je déclare que ce lutteur implacable fut l’adversaire le plus loyal, car, malgré toutes ses exagérations et ses outrances, il s’efforça toujours de dire aux masses ‘ce qui est’. Au contraire, la lutte des réformistes contre Lénine est complètement imprégnée d’hypocrisie, de mensonges, de subterfuges et de fourberies sous le couvert des vérités éternelles de la morale”” (pag 173-174-175) [Interview de Trotsky publiée dans le ‘Bulletin de l’Opposition’, n° 56-57, ainsi que dans La Lutte ouvrière’, 10 septembre 1937, n° 55. Cf: ‘Trotsky-Lenine sur Kronstadt, Recueil d’articles présenté par Pierre Frank, Ed. de la Taupe, Paris, 1976, 78 p. (Cahier rouge, n° 7)] [(in) Victor Serge – Léon Trotsky, La lutte contre le stalinisme. Correspondance inédite, articles, 1977]”,”SERx-070″
“SERGE Victor”,”Ritratto di Stalin.”,”Victor Serge è una delle più singolari e affascinanti personalità del movimento rivoluzionario del nostro secolo. Nato a Bruxelles nel 1890 da genitori emigrati politici russi, anarchico, legato alla celebre Bande à Bonnot, milita con i bolscevichi a partire dal 1919. Giornalista, scrittore, agente del Komintern in Occidente, partecipa alla battaglia dell’opposizione trockista contro il corso politico stalinista. Rinchiuso nel gulag di Orenburg, è liberato dopo tre anni grazie a una vsta campagna di protesta internazionale. Rientrato in Occidente, conduce un’instancabile battaglia contro il totalitarismo staliniano. Muore d’infarto a Città del Messico nel 1947. Tra le sue opere si ricorda il volume Letteratura e rivoluzione, apparso nel 1979 in questa collana. La svolta oscura presenta un reseconto autobiografico d’eccezione all’interno di una vicenda storica drammatica. Da Berlino a Vienna, da Mosca a Leningrado si consuma infatti, fra il 1923 e il 1928, la sconfitta del movimento operaio internazionale che aprirà la strada, da un lato, all’avvento del nazismo e, dall’altro, alla vittoria dello stalinismo. L’episodio della marcia su Lvov. “”Nel 1920, il maresciallo Pilsudsky gettò le sue armate polacche sull’Ucraina. Esse conquistarono Kiev, ma battute, si ritirarono in tale disordine che l’Esercito rosso, comandato da Tukhachevskij, con Smilga, commissario politico, arrivò sotto le mura di Varsavia. Lenin vuole che sia tentato un supremo sforzo per conquistare la capitale polacca; mentre lo stesso Tuchachevskij e Trotsky sostenevano che l’Armata era troppo stanca. La direttiva dell’Ufficio politico fu categorica: un’altra armata, comandata da Voroscilov, Stalin e Budionnj, operante più a sud, in Polonia, doveva appoggiare l’azione di Tukhachevskij. Ma Stalin e Voroscilov, per mettersi anch’essi in mostra con la conquista di una grande città, preferirono di tentare di entrare essi stessi a Lvov (Lemberg). Ma fallirono come Tukhachevskij e la loro defezione aggravò la disfatta di quest’ultimo. Noi riteniamo che Tukhachevskij commise una grave imprudenza nel ricordare in alcuni scritti, verso il 1934, tali dettagli poco conosciuti della guerra di Polonia. Meglio sarebbe stato, senza dubbio, per lui non ridestare in Stalin il ricordo di questo vecchio conto da regolare”” [Victor Serge, Ritratto di Stalin, Venezia, 1944] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] (pag 29-30)”,”SERx-001-FL” “SERGE Victor”,”Germania 1923: la mancata rivoluzione.”,”Victor Serge è una delle più singolari e affascinanti personalità del movimento rivoluzionario del nostro secolo. Nato a Bruxelles nel 1890 da genitori emigrati politici russi, anarchico, legato alla celebre Bande à Bonnot, milita con i bolscevichi a partire dal 1919. Giornalista, scrittore, agente del Komintern in Occidente, partecipa alla battaglia dell’opposizione trockista contro il corso politico stalinista. Rinchiuso nel gulag di Orenburg, è liberato dopo tre anni grazie a una vsta campagna di protesta internazionale. Rientrato in Occidente, conduce un’instancabile battaglia contro il totalitarismo staliniano. Muore d’infarto a Città del Messico nel 1947. Tra le sue opere si ricorda il volume Letteratura e rivoluzione, apparso nel 1979 in questa collana. La svolta oscura presenta un reseconto autobiografico d’eccezione all’interno di una vicenda storica drammatica. Da Berlino a Vienna, da Mosca a Leningrado si consuma infatti, fra il 1923 e il 1928, la sconfitta del movimento operaio internazionale che aprirà la strada, da un lato, all’avvento del nazismo e, dall’altro, alla vittoria dello stalinismo. Nel 1923 l’Internazionale comunista e il Partito comunista tedesco tentarono di utilizzare in senso rivoluzionario una profonda crisi del potere borghese in Germania, a ridosso dell’occupazione della Ruhr da parte della Francia e del Belgio. Il volume raccoglie le corrispondenze dalla Germania di Victor Serge, pubblicate nel 1923 sotto lo pseudonimo di R. Albert nell’organo di informazione dell’Internazionale.”,”MGER-006-FL” “SERGE Victor”,”Mexican Notebooks.”,”Recentemente scoperti i diari dello scrittore esiliato, Victor Serge, con ritratti di personaggi del passato e del presente, riflessioni sulla Seconda guerra mondiale e vivide descrizioni del paese dove visse gli ultimi anni della sua vita.”,”SERx-071″ “SERGE Victor, edizione italiana a cura di Roberto MASSARI, compilazione a cura di Claudio ALBERTANI e Claude RIOUX”,”Carnets (1936-1947)”,”””Le carte di Trotsky. 24 aprile 1943. Il Vecchio, temendo continuamente l’attentato o l’incendio, si preoccupava della sorte dei suoi archivi che contengono una documentazione unica sulla rivoluzione russa e confutano completamente i processi di Mosca. Molte volte gli avevano offerto di separarsene a condizioni vantaggiose, ed egli rifiutò, poiché ci teneva anche ad averli sottomano. Infine nel maggio del 1940, subito dopo l’attentato di Alfaro Siqueiros, le carte sfuggirono alla distruzione solo per caso; la bomba incendiaria lasciata inc asa dagli assalitori non esplose. Il Vecchio sapeva che questa aggressione significava un ordine categorico di Stalin, con rigidi tempi di esecuzione e l’attribuzione di un credito illimitato. “”Abbiamo avuto una proroga””, diceva a Natalja. Per salvare almeno i propri archivi, accettò di venderli, a condizioni meno bone di quelle che gli erano state proposte in precedenza, all’università di Harvard. Non si pensò a stipulare nel contratto che i documenti dovevano rimanere accessibili a persone di fiducia. Non si fecero neppure delle fotocopie, sarebbe costato troppo caro. Vi erano due stanze intere di carte (la cosa insensata, fu di non fare neppure le fotocopie di qualche centinaio di pagine essenziali, la corrispondenza con Lenin ecc.; ma un certo smarrimento regnava a Coyoacán). Gli archivi partirono per Harvard, per qualche tempo Jean Van Heijenoort fu autorizzato a consultarli, in qualità di amico e collaboratore di L.T.. Poi questa autorizzazione venne rifiutata. Ultimamente, Boris Nicolaevskij scrisse a Natalja che stava iniziando una nuova storia dell’Opposizione e le chiese l’autorizzazione a consultare gli archivi. Natalja lo raccomandò ad Harvard – che gli ha appena risposto con un rifiuto! Gli archivi sono dunque caduti tra le mani di persone ostili che li hanno sequestrati. Tutte le sparizioni sono diventate possibili e anche impudenti falsificazioni. Mentre parliamo di questo, qualcuno dice: “”Se Litvinov li paga un prezzo caro, credete che non li potrà acquistare o far sottrarre qualche documento? – Lo scandalo verrebbe soffocato””. Che cos’è diventato, del resto, il concetto stesso di scandalo?”” (pag 158) [Victor Serge, Carnets, Bolsena, 2014]”,”RIRB-147″ “SERGE Victor, edizione italiana a cura di Roberto MASSARI, compilazione a cura di Claudio ALBERTANI e Claude RIOUX”,”Carnets (1936-1947)”,” “”Alcune parti dei Carnets sono già note. Nel giugno-luglio del 1949, ‘Les Temps modernes’ pubblicavano delle “”Pages de journal”” che includevano, tra l’altro, rivelazioni sull’assassino di Trotsky, Ramon Mercader, che Serge aveva incontrato in prigione. Nell’introduzione, la rivista ringraziava Vlady Kibalcic (il figlio di Serge) per aver concesso quei documenti e rendeva omaggio alla memoria del padre. Allo stesso tempo, si sottolineava il profondo disaccordo tra l’antistalinismo di Serge e il filosovietismo della pubblicazione diretta da Jean-Paul Sartre. Tre anni dopo, le edizioni Julliard pubblicavano una prima versione dei Carnets, divisi in due parti: “”Vieux carnets”” (1936-1938) e “”Nouveaux carnets”” (1944). Senza un criterio specifico, venivano aggiunte lettere a Daniel Bénédite, Herbert Lenhoff e Julian Gorkin, brani della ricca – e fino a quel momento inedita – corrispondenza di Serge; oltre ad alcune note sparse sulla guerra, la democrazia e l’ipotetico “”terzo campo””. Stranamente mancavano le pagine su Ramon Mercader e l’assassinio di Trotsky pubblicate da ‘Les Temps modernes’ nel 1949.. Piva di apparato critico, la versione di Julliard è stata ripresa nel 1985 da Actes Sud, senza l’ultima pagina, con un’introduzione di Régis Debray e un disegno di Vlady in copertina”” (pag 9); “”I Carnets che abbiamo scoperto ora, iniziano a Marsiglia nel 1940, sulla scia della sconfitta francese, quando Victor Serge viene accolto dalla rete del Soccorso centroamericano organizzata da Varian Fry. Inizialmente Serge progetta di emigrare negli Stati Uniti. Ma i suo passato anarchico e bolscevico costituisce un grande impedimento e, nonostante i tentativi effettuati da intellettuali prestigiosi come John Dewey, Max Eastman e Sydney Hook, le sue richieste di visto vengono rifiutate. Emerge allora l’opzione messicana, uno dei rari paesi che concede ancora asilo ai rifugiati politici. Julian Gorkin inizia le pratiche dal Messico, mentre Dwight e Nancy Macdonald entrano in contatto con Frank Tannenbaum ex militante sindacalista e consigliere del presidente Lazaro Cardenas, per sollecitare l’ammissione di Serge e della sua famiglia. I tentativi alla fina hanno successo, ma tra Marsiglia e il Messico la strada sarà lunga e seminata di insidie”” (pag 11) [dall’introduzione di Claudio Albertani e Jean-Guy Rens] Rjazanov. “”Comunque sia, moentre s’imbastiva il processo, Rjazanov, informato, seppe che si contava di sfruttare le false confessioni di uno dei suo collaboratori dell’Istituto, che era un gran nevrotico, Ser. Rjazanov ….. (pag 120-121)”,”SERx-072″ “SERGE Victor”,”La svolta oscura, un rivoluzionario nel tempo del disprezzo.”,”Victor Serge è una delle più singolari e affascinanti personalità del movimento rivoluzionario del nostro secolo. Nato a Bruxelles nel 1890 da genitori emigrati politici russi, anarchico, legato alla celebre Bande à Bonnot, milita con i bolscevichi a partire dal 1919. Giornalista, scrittore, agente del Komintern in Occidente, partecipa alla battaglia dell’opposizione trockista contro il corso politico stalinista. Rinchiuso nel gulag di Orenburg, è liberato dopo tre anni grazie a una vsta campagna di protesta internazionale. Rientrato in Occidente, conduce un’instancabile battaglia contro il totalitarismo staliniano. Muore d’infarto a Città del Messico nel 1947. Tra le sue opere si ricorda il volume Letteratura e rivoluzione, apparso nel 1979 in questa collana. La svolta oscura presenta un reseconto autobiografico d’eccezione all’interno di una vicenda storica drammatica. Da Berlino a Vienna, da Mosca a Leningrado si consuma infatti, fra il 1923 e il 1928, la sconfitta del movimento operaio internazionale che aprirà la strada, da un lato, all’avvento del nazismo e, dall’altro, alla vittoria dello stalinismo.”,”SERx-002-FL” “SERGE Victor”,”Il caso Tulaev.”,”Il caso Tulaev è il racconto epico dell’uccisione, operata negli anni Trenta dallo Stato stalinista, di milioni di militanti fedeli al partito come di gran parte dei dissidenti. Victor Serge è una delle più singolari e affascinanti personalità del movimento rivoluzionario del nostro secolo. Nato a Bruxelles nel 1890 da genitori emigrati politici russi, anarchico, legato alla celebre Bande à Bonnot, milita con i bolscevichi a partire dal 1919. Giornalista, scrittore, agente del Komintern in Occidente, partecipa alla battaglia dell’opposizione trockista contro il corso politico stalinista. Rinchiuso nel gulag di Orenburg, è liberato dopo tre anni grazie a una vsta campagna di protesta internazionale. Rientrato in Occidente, conduce un’instancabile battaglia contro il totalitarismo staliniano. Muore d’infarto a Città del Messico nel 1947. Tra le sue opere si ricorda il volume Letteratura e rivoluzione, apparso nel 1979 in questa collana. La svolta oscura presenta un reseconto autobiografico d’eccezione all’interno di una vicenda storica drammatica. Da Berlino a Vienna, da Mosca a Leningrado si consuma infatti, fra il 1923 e il 1928, la sconfitta del movimento operaio internazionale che aprirà la strada, da un lato, all’avvento del nazismo e, dall’altro, alla vittoria dello stalinismo.”,”SERx-003-FL” “SERGE Victor GREEMAN Richard ROGERS Ernest GORKIN Juliàn”,”Revolutionary History. Victor Serge. The century of the Unexpected. Essays on Revolution and Counter-Revolution.”,”V. Serge was one of the very few oppositionists who managed to escape from Stalin’s regime. Editor: Al Richardson, Editorial, Work in Progress, Obituaries, FA Ridley (1897-1994); An Appreciation, Reviews, Letters, Reader’s Notes,”,”TROS-021-FL” “SERGE Victor, a cura di Mitchell ABIDOR”,”Anarchists Never Surrender. Essays, Polemics, and Correspondence on Anarchism, 1908-1938.”,”Difesa di Trotsky e risposta a Trotsky sull’episodio della repressione della ribellione di Kronstadt (1921) “”Trotsky adds: «I never spoke of that question [Kronstadt 1921], not that I have anything to hide but, on the contrary, precisely because I have nothing to say…Personally I didn’t participate at all in the crushing of the rebellion, nor in the repression that followed». Trotsky recalls the differences that separated him from that time on with Zinovev, the chairman of the Petrograd Soviet. «I remained – he writes – completely and demonstrably apart from this affair»”” (pag 100) “”Trotsky aggiunge:« Non ho mai parlato di tale questione [Kronstadt 1921], non che io abbia qualcosa da nascondere, ma, al contrario, proprio perché non ho nulla da dire … Personalmente non ho assolutamente partecipato all’operazione volta a spezzare la ribellione, né alla repressione che seguì ».Trotsky ricorda le differenze che lo separavano in quel momento da Zinovev, il presidente del Soviet di Pietrogrado. «Rimasi – scrive – completamente e in modo dimostrabile fuori da questa vicenda »”” Mitchell Abidor è il principale traduttore francese per il ‘Marxist Internet Archive’. Le sue traduzioni più recenti si trovano nell’opera collettanea ‘Voices of the Paris Commune’.”,”SERx-073″ “SERGE Victor”,”Le lotte di classe nella rivoluzione cinese del 1927.”,”Victor Serge è una delle più singolari e affascinanti personalità del movimento rivoluzionario del nostro secolo. Nato a Bruxelles nel 1890 da genitori emigrati politici russi, anarchico, legato alla celebre Bande à Bonnot, milita con i bolscevichi a partire dal 1919. Giornalista, scrittore, agente del Komintern in Occidente, partecipa alla battaglia dell’opposizione trockista contro il corso politico stalinista. Rinchiuso nel gulag di Orenburg, è liberato dopo tre anni grazie a una vsta campagna di protesta internazionale. Rientrato in Occidente, conduce un’instancabile battaglia contro il totalitarismo staliniano. Muore d’infarto a Città del Messico nel 1947. Tra le sue opere si ricorda il volume Letteratura e rivoluzione, apparso nel 1979 in questa collana. La svolta oscura presenta un reseconto autobiografico d’eccezione all’interno di una vicenda storica drammatica. Da Berlino a Vienna, da Mosca a Leningrado si consuma infatti, fra il 1923 e il 1928, la sconfitta del movimento operaio internazionale che aprirà la strada, da un lato, all’avvento del nazismo e, dall’altro, alla vittoria dello stalinismo.”,”SERx-004-FL” “SERGE Victor”,”Gli anarchici e l’esperienza della rivoluzione russa.”,”Victor Serge è una delle più singolari e affascinanti personalità del movimento rivoluzionario del nostro secolo. Nato a Bruxelles nel 1890 da genitori emigrati politici russi, anarchico, legato alla celebre Bande à Bonnot, milita con i bolscevichi a partire dal 1919. Giornalista, scrittore, agente del Komintern in Occidente, partecipa alla battaglia dell’opposizione trockista contro il corso politico stalinista. Rinchiuso nel gulag di Orenburg, è liberato dopo tre anni grazie a una vsta campagna di protesta internazionale. Rientrato in Occidente, conduce un’instancabile battaglia contro il totalitarismo staliniano. Muore d’infarto a Città del Messico nel 1947. Tra le sue opere si ricorda il volume Letteratura e rivoluzione, apparso nel 1979 in questa collana. La svolta oscura presenta un reseconto autobiografico d’eccezione all’interno di una vicenda storica drammatica. Da Berlino a Vienna, da Mosca a Leningrado si consuma infatti, fra il 1923 e il 1928, la sconfitta del movimento operaio internazionale che aprirà la strada, da un lato, all’avvento del nazismo e, dall’altro, alla vittoria dello stalinismo.”,”SERx-005-FL” “SERGE Victor”,”Lénine 1917. La Pensée et l’Action de Lenine depuis son depart de Suisse jusqu’à la prise du Pouvoir.”,”””Le 4 avril – le lendemain de son arrivés – Lénine présente aux militants ses ‘Thèses sur les objectifs du prolétariat dans la révolution actuelle’. Songez que les ministres bourgeois du gouvernement provisoire discourent sur la guerre jusqu’au bout; que M. Milioukov rêve des Dardanelles; que les socialistes-révolutionnaires se voient déja à la tête d’une république radicale tout aussi “”avancée”” que la IIIe République Française en ses bons jours; et que personne, personne, ne voit clair dans la tourmente grandissante. Personne: sauf, évidemment, cet agitateur inconnu hier des milieux politiques russes, suivi d’un petit parti “”de fanatiques””, “”scissionnistes professionnels””, comme le qualifient avec dédain les socialistes raisonnables, – personne, sauf ce nouveau venu. – Trapu, large d’épaules, grand front dénudé, regard malicieux, des yeux bleu-verts, pommettes larges d’Asiatique, menton achevé par una large et courte pointe de barbe roussâtre. Pas d’éloquence. Des gestes simples qui empoignent et convainquent. Un parler familier, sans images, sans effets, sans périodes marquées, sans invites à l’applaudissement. On dirait d’un robuste paysan provincial, malin comme quatre – et bonhomme avec cela – démontrant l’excellence d’une affaire qui s’impose. Il descend d’un train qui vient de traverser l’Europe. Et il expose aux ouvriers bolchéviks de Pétrograd, qui ont fait la révolution de mars, la situation qu’il connaît mieux qu’eux, les fins que, seul, il discerne… La guerre est imperialiste, comme elle l’était sous Nicolas II; il ne pourrait être question d’une guerre de défense révolutionnaire que s’il y avait un pouvoir ouvrier; la paix démocratique est impossible sans renversement du capitalisme. “”Le trait caractéristique du moment actuel réside dans le passage de la première étape de la révolution – qui a donné le pouvoir à la bourgeoisie en raison du développement insuffisant de la conscience et des organisation prolétariennes, – à la deuxième étape, qui doit donner le pouvoir au prolétariat et aux paysans pauvres””. Mais “”le parti bolchévik est en faible minorité dans les Soviets””. Qu’il se confine donc dans la propagande et l’agitation. Il vaincra parce qu’il a raison. C’est un parti clairvoyant parmi des partis et des foules aveugles. Il faudra bien qu’on le suivre! Les Soviets constituent la seule forme révolutionnaire du pouvoir. “”Pas de république parlementaire. Y revenir quand nous avons des Soviets, ce serait faire un pas en arrière””. Le programme pratique: confiscation de tous les domaines; nationalisation des terres par les Soviets paysans locaux; fusion des banques en une seule banque nationale placée sous le contrôle des Soviets. «8. L’introduction du socialisme n’est pas notre but immédiat; il ne s’agit que de passer sans délai au contrôle de la production et de la répartition par le Conseils ouvriers…». Quant au parti, un Congrès doit être promptement réuni afin de modifier le programme dans ses paragraphes concernant l’impérialisme, la guerre, «notre attitude envers l’Etat, notre revendication d’Etat-Commune (sur le modèle de la Commune de Paris)», afin aussi de modifier l’appelation du parti qui doit se définir ‘communiste’, le terme ‘socialdémocrate’ étant déshonoré par la trahison de la IIe Internationale”” [Victor Serge, ‘Lenine 1917. La Pensée et l’Action de Lenine depuis son depart de Suisse jusqu’à la prise du Pouvoir’, Paris, 1924] (pag 12-13)”,”SERx-003-FV” “SERGE Victor”,”Le tournant obscur.”,”Victor Serge è una delle più singolari e affascinanti personalità del movimento rivoluzionario del nostro secolo. Nato a Bruxelles nel 1890 da genitori emigrati politici russi, anarchico, legato alla celebre Bande à Bonnot, milita con i bolscevichi a partire dal 1919. Giornalista, scrittore, agente del Komintern in Occidente, partecipa alla battaglia dell’opposizione trockista contro il corso politico stalinista. Rinchiuso nel gulag di Orenburg, è liberato dopo tre anni grazie a una vsta campagna di protesta internazionale. Rientrato in Occidente, conduce un’instancabile battaglia contro il totalitarismo staliniano. Muore d’infarto a Città del Messico nel 1947. Tra le sue opere si ricorda il volume Letteratura e rivoluzione, apparso nel 1979 in questa collana. La svolta oscura presenta un reseconto autobiografico d’eccezione all’interno di una vicenda storica drammatica. Da Berlino a Vienna, da Mosca a Leningrado si consuma infatti, fra il 1923 e il 1928, la sconfitta del movimento operaio internazionale che aprirà la strada, da un lato, all’avvento del nazismo e, dall’altro, alla vittoria dello stalinismo.”,”SERx-006-FL” “SERGE Victor”,”È mezzanotte nel secolo.”,”Victor Serge è una delle più singolari e affascinanti personalità del movimento rivoluzionario del nostro secolo. Nato a Bruxelles nel 1890 da genitori emigrati politici russi, anarchico, legato alla celebre Bande à Bonnot, milita con i bolscevichi a partire dal 1919. Giornalista, scrittore, agente del Komintern in Occidente, partecipa alla battaglia dell’opposizione trockista contro il corso politico stalinista. Rinchiuso nel gulag di Orenburg, è liberato dopo tre anni grazie a una vsta campagna di protesta internazionale. Rientrato in Occidente, conduce un’instancabile battaglia contro il totalitarismo staliniano. Muore d’infarto a Città del Messico nel 1947. Tra le sue opere si ricorda il volume Letteratura e rivoluzione, apparso nel 1979 in questa collana. La svolta oscura presenta un reseconto autobiografico d’eccezione all’interno di una vicenda storica drammatica. Da Berlino a Vienna, da Mosca a Leningrado si consuma infatti, fra il 1923 e il 1928, la sconfitta del movimento operaio internazionale che aprirà la strada, da un lato, all’avvento del nazismo e, dall’altro, alla vittoria dello stalinismo. Trotskij ha vissuto 61 anni avventurosi e appassionati come forse nessun altro europeo del nostro secolo. Dalla deportazione in Siberia alla rivoluzione del 1905, dall’esilio a Parigi e New York al successo del ’17, alla costituzione dell’Armata Rossa, allo scontro con Stalin che lo perseguitò sino alla fine, dalla Francia alla Norvegia al Messico. Nella mezzanotte del secolo, della controrivoluzione, dell’infamia r dell’opportunismo Victor Serge firma il suo grande romanzo sulla macchina di sterminio dello stalinismo. E del coraggio di saper perdere: perchè ogni rivoluzione nasce sempre da una sconfitta.”,”SERx-007-FL” “SERGE Victor”,”Vita e morte di Trotskij.”,”Victor Serge (Bruxelles 1890), figlio di emigrati russi, si formò negli ambienti anarchici e operai di Parigi. Dall’inverno del 1918 partecipò alla rivoluzione russa. i cui maggiori protagonisti conobbe personalmente. L’amicizia con Trotsky gli valse nel 1933 l’arresto e il confino. Liberato due anni dopo, raggiunse la Francia e poi il Messico, dove morì nel 1947. Pubblicista e romanziere, è autore di ‘Memorie di un rivoluzionario (1901-1941)’ (Firenze, 1956) e di ‘L’anno primo della rivoluzione russa’ (Torino, 1967).”,”TROS-046-FL” “SERGE Victor”,”Da Lenin a Stalin.”,”‘Victor Serge è una delle più singolari e affascinanti personalità del movimento rivoluzionario del nostro secolo. Nato a Bruxelles nel 1890 da genitori emigrati politici russi, anarchico, legato alla celebre Bande à Bonnot, milita con i bolscevichi a partire dal 1919. Giornalista, scrittore, agente del Komintern in Occidente, partecipa alla battaglia dell’opposizione trockista contro il corso politico stalinista. Rinchiuso nel gulag di Orenburg, è liberato dopo tre anni grazie a una vsta campagna di protesta internazionale. Rientrato in Occidente, conduce un’instancabile battaglia contro il totalitarismo staliniano. Muore d’infarto a Città del Messico nel 1947. Tra le sue opere si ricorda il volume Letteratura e rivoluzione, apparso nel 1979 in questa collana. La svolta oscura presenta un reseconto autobiografico d’eccezione all’interno di una vicenda storica drammatica. Da Berlino a Vienna, da Mosca a Leningrado si consuma infatti, fra il 1923 e il 1928, la sconfitta del movimento operaio internazionale che aprirà la strada, da un lato, all’avvento del nazismo e, dall’altro, alla vittoria dello stalinismo. Trotskij ha vissuto 61 anni avventurosi e appassionati come forse nessun altro europeo del nostro secolo. Dalla deportazione in Siberia alla rivoluzione del 1905, dall’esilio a Parigi e New York al successo del ’17, alla costituzione dell’Armata Rossa, allo scontro con Stalin che lo perseguitò sino alla fine, dalla Francia alla Norvegia al Messico. Nella mezzanotte del secolo, della controrivoluzione, dell’infamia e dell’opportunismo Victor Serge firma il suo grande romanzo sulla macchina di sterminio dello stalinismo. E del coraggio di saper perdere: perchè ogni rivoluzione nasce sempre da una sconfitta.’ “”Ora che la generazione di Lenin è stata eliminata, questi rivoluzionari si trovano in una situazione curiosa. Sono in prigionia da troppo tempo (circa otto anni) perchè li si possa accusare del complotto. Si sa bene che non è possibile estorcere loro confessioni compromettenti e in nessun caso li si può far parlare in un processo pubblico… Come se la caveranno con loro? Per ciò che riguarda le mie confessioni, so per esperienza come vengono dettate e prefabbricate. Durante il mio cosiddetto «interrogatorio», che in realtà non era affatto migliore di una inquisizione, mi fu chiesto di confessare, ma non sapevo che cosa mi si voleva far dire. Ero curioso di sapere come avrebbero fatto a farmi dire ciò che volevano che io confermassi. Quando mi considerarono maturo – vale a dire sufficientemente demoralizzato dall’isolamento, dall’ozio e dalle minacce – uno dei magistrati inquisitori mi informò freddamente che in ogni caso avevo davanti a me la prospettiva di un lungo isolamento e che avrei potuto ottenere una attenuazione della pena solo confermando la confessione di mia cognata Anita Russakova, confessione che mi avrebbe letto… Cominciò quindi a leggermi a voce alta un curioso documento, di cui neanche una parola corrispondeva a verità, che conteneva nomi e indirizzi di persone a me completamente sconosciute. Pensai immediatamente che la piccola Anita era perduta: non avrebbe mai potuto essere lasciata libera, sia che fosse stata costretta a firmare questo romanzo da quattro soldi, sia che la confessione fosse stata a lei attribuita senza che l’avesse firmata; pensai che anche io ero perduto, perché dopo essersi compromessi in questo modo in mia presenza, avrebbero ovviamente dovuto sbarazzarsi di me: Un indirizzo – a me sconosciuto – che avrebbe potuto essere quello di un militare, mi fece pensare che mi stavano per accusare di alto tradimento e che mi avrebbero fucilato. In quel caso non avevo nulla da perdere e tagliai corto. «Ti stai scavando la fossa con le tue mani», mi disse il magistrato. «Non me ne importa – risposi – ma questo è troppo. Non voglio avere nulla a che fare con le vostre menzogne». Ero salvo, e Anita fu rilasciata. Chiesi, senza successo, di incontrarmi con lei. Si tagliò corto con le indagini; tutte le accuse false furono messe da parte. Mentre passavo per Mosca lo scorso aprile, lasciando la Russia, sperai di vedere ancora una volta Anita. Appresi che era stata arrestata. Di nuovo? Per quale ragione? Non aveva mai fatto parte di raggruppamenti politici e tutti quelli che la conoscevano sanno che al suo comportamento e al suo carattere non si può rimproverare nulla, in quanto è una donna timorosa. E’ stata condannata, senza motivazione, ad una pena pazzesca di cinque anni di deportazione a Vjatka: una misura di natura ‘amministrativa’. Non si pubblica mai nulla su queste cose. Non c’è nessuno che venga in nostra difesa o che ci aiuti. Siamo semplicemente strangolati nell’oscurità”” (pag 107-108)”,”LENS-066-FL” “SERGE Victor”,”Memorie di un rivoluzionario, 1901-1941.”,”Victor Serge è una delle più singolari e affascinanti personalità del movimento rivoluzionario del nostro secolo. Nato a Bruxelles nel 1890 da genitori emigrati politici russi, anarchico, legato alla celebre Bande à Bonnot, milita con i bolscevichi a partire dal 1919. Giornalista, scrittore, agente del Komintern in Occidente, partecipa alla battaglia dell’opposizione trockista contro il corso politico stalinista. Rinchiuso nel gulag di Orenburg, è liberato dopo tre anni grazie a una vsta campagna di protesta internazionale. Rientrato in Occidente, conduce un’instancabile battaglia contro il totalitarismo staliniano. Muore d’infarto a Città del Messico nel 1947. Tra le sue opere si ricorda il volume Letteratura e rivoluzione, apparso nel 1979 in questa collana. La svolta oscura presenta un reseconto autobiografico d’eccezione all’interno di una vicenda storica drammatica. Da Berlino a Vienna, da Mosca a Leningrado si consuma infatti, fra il 1923 e il 1928, la sconfitta del movimento operaio internazionale che aprirà la strada, da un lato, all’avvento del nazismo e, dall’altro, alla vittoria dello stalinismo. Trotskij ha vissuto 61 anni avventurosi e appassionati come forse nessun altro europeo del nostro secolo. Dalla deportazione in Siberia alla rivoluzione del 1905, dall’esilio a Parigi e New York al successo del ’17, alla costituzione dell’Armata Rossa, allo scontro con Stalin che lo perseguitò sino alla fine, dalla Francia alla Norvegia al Messico. Nella mezzanotte del secolo, della controrivoluzione, dell’infamia r dell’opportunismo Victor Serge firma il suo grande romanzo sulla macchina di sterminio dello stalinismo. E del coraggio di saper perdere: perchè ogni rivoluzione nasce sempre da una sconfitta.”,”SERx-008-FL” “SERGE Victor; a cura di Ian BIRCHALL”,”Revolution in danger. Writings from Russia, 1919-1920.”,”Victor Serge è una delle più singolari e affascinanti personalità del movimento rivoluzionario del nostro secolo. Nato a Bruxelles nel 1890 da genitori emigrati politici russi, anarchico, legato alla celebre Bande à Bonnot, milita con i bolscevichi a partire dal 1919. Giornalista, scrittore, agente del Komintern in Occidente, partecipa alla battaglia dell’opposizione trockista contro il corso politico stalinista. Rinchiuso nel gulag di Orenburg, è liberato dopo tre anni grazie a una vsta campagna di protesta internazionale. Rientrato in Occidente, conduce un’instancabile battaglia contro il totalitarismo staliniano. Muore d’infarto a Città del Messico nel 1947. Tra le sue opere si ricorda il volume Letteratura e rivoluzione, apparso nel 1979 in questa collana. La svolta oscura presenta un reseconto autobiografico d’eccezione all’interno di una vicenda storica drammatica. Da Berlino a Vienna, da Mosca a Leningrado si consuma infatti, fra il 1923 e il 1928, la sconfitta del movimento operaio internazionale che aprirà la strada, da un lato, all’avvento del nazismo e, dall’altro, alla vittoria dello stalinismo.”,”SERx-009-FL” “SERGE Victor, a cura di Al RICHARDSON”,”Collected Writings on Literature and Revolution.”,”Victor Serge è una delle più singolari e affascinanti personalità del movimento rivoluzionario del nostro secolo. Nato a Bruxelles nel 1890 da genitori emigrati politici russi, anarchico, legato alla celebre Bande à Bonnot, milita con i bolscevichi a partire dal 1919. Giornalista, scrittore, agente del Komintern in Occidente, partecipa alla battaglia dell’opposizione trockista contro il corso politico stalinista. Rinchiuso nel gulag di Orenburg, è liberato dopo tre anni grazie a una vsta campagna di protesta internazionale. Rientrato in Occidente, conduce un’instancabile battaglia contro il totalitarismo staliniano. Muore d’infarto a Città del Messico nel 1947. Tra le sue opere si ricorda il volume Letteratura e rivoluzione, apparso nel 1979 in questa collana. La svolta oscura presenta un reseconto autobiografico d’eccezione all’interno di una vicenda storica drammatica. Da Berlino a Vienna, da Mosca a Leningrado si consuma infatti, fra il 1923 e il 1928, la sconfitta del movimento operaio internazionale che aprirà la strada, da un lato, all’avvento del nazismo e, dall’altro, alla vittoria dello stalinismo. Acknowledgments, Introduction by Al Richardson, Notes, Foto, Index,”,”SERx-010-FL” “SERGE Victor”,”Ritratto di Stalin.”,”Victor Serge è una delle più singolari e affascinanti personalità del movimento rivoluzionario del nostro secolo. Nato a Bruxelles nel 1890 da genitori emigrati politici russi, anarchico, legato alla celebre Bande à Bonnot, milita con i bolscevichi a partire dal 1919. Giornalista, scrittore, agente del Komintern in Occidente, partecipa alla battaglia dell’opposizione trockista contro il corso politico stalinista. Rinchiuso nel gulag di Orenburg, è liberato dopo tre anni grazie a una vsta campagna di protesta internazionale. Rientrato in Occidente, conduce un’instancabile battaglia contro il totalitarismo staliniano. Muore d’infarto a Città del Messico nel 1947. Tra le sue opere si ricorda il volume Letteratura e rivoluzione, apparso nel 1979 in questa collana. La svolta oscura presenta un reseconto autobiografico d’eccezione all’interno di una vicenda storica drammatica. Da Berlino a Vienna, da Mosca a Leningrado si consuma infatti, fra il 1923 e il 1928, la sconfitta del movimento operaio internazionale che aprirà la strada, da un lato, all’avvento del nazismo e, dall’altro, alla vittoria dello stalinismo.”,”STAS-042-FL” “SERGE Victor”,”È mezzanotte nel secolo.”,”Victor Serge è una delle più singolari e affascinanti personalità del movimento rivoluzionario del nostro secolo. Nato a Bruxelles nel 1890 da genitori emigrati politici russi, anarchico, legato alla celebre Bande à Bonnot, milita con i bolscevichi a partire dal 1919. Giornalista, scrittore, agente del Komintern in Occidente, partecipa alla battaglia dell’opposizione trockista contro il corso politico stalinista. Rinchiuso nel gulag di Orenburg, è liberato dopo tre anni grazie a una vsta campagna di protesta internazionale. Rientrato in Occidente, conduce un’instancabile battaglia contro il totalitarismo staliniano. Muore d’infarto a Città del Messico nel 1947. Tra le sue opere si ricorda il volume Letteratura e rivoluzione, apparso nel 1979 in questa collana. La svolta oscura presenta un reseconto autobiografico d’eccezione all’interno di una vicenda storica drammatica. Da Berlino a Vienna, da Mosca a Leningrado si consuma infatti, fra il 1923 e il 1928, la sconfitta del movimento operaio internazionale che aprirà la strada, da un lato, all’avvento del nazismo e, dall’altro, alla vittoria dello stalinismo. Trotskij ha vissuto 61 anni avventurosi e appassionati come forse nessun altro europeo del nostro secolo. Dalla deportazione in Siberia alla rivoluzione del 1905, dall’esilio a Parigi e New York al successo del ’17, alla costituzione dell’Armata Rossa, allo scontro con Stalin che lo perseguitò sino alla fine, dalla Francia alla Norvegia al Messico. Nella mezzanotte del secolo, della controrivoluzione, dell’infamia r dell’opportunismo Victor Serge firma il suo grande romanzo sulla macchina di sterminio dello stalinismo. E del coraggio di saper perdere: perchè ogni rivoluzione nasce sempre da una sconfitta.”,”SERx-005-FV” “SERGE Victor”,”Memorie di un rivoluzionario, 1901-1941.”,”””Il III congresso dell’ Internazionale comunista si tenne a Mosca in un’atmosfera alquanto simile a quella del congresso precedente, ma con un numero maggiore di partecipanti e il sentimento di una specie di distensione. … finire (pag 145-146) Victor Serge è una delle più singolari e affascinanti personalità del movimento rivoluzionario del nostro secolo. Nato a Bruxelles nel 1890 da genitori emigrati politici russi, anarchico, legato alla celebre Bande à Bonnot, milita con i bolscevichi a partire dal 1919. Giornalista, scrittore, agente del Komintern in Occidente, partecipa alla battaglia dell’opposizione trockista contro il corso politico stalinista. Rinchiuso nel gulag di Orenburg, è liberato dopo tre anni grazie a una vsta campagna di protesta internazionale. Rientrato in Occidente, conduce un’instancabile battaglia contro il totalitarismo staliniano. Muore d’infarto a Città del Messico nel 1947. Tra le sue opere si ricorda il volume Letteratura e rivoluzione, apparso nel 1979 in questa collana. La svolta oscura presenta un reseconto autobiografico d’eccezione all’interno di una vicenda storica drammatica. Da Berlino a Vienna, da Mosca a Leningrado si consuma infatti, fra il 1923 e il 1928, la sconfitta del movimento operaio internazionale che aprirà la strada, da un lato, all’avvento del nazismo e, dall’altro, alla vittoria dello stalinismo. Trotskij ha vissuto 61 anni avventurosi e appassionati come forse nessun altro europeo del nostro secolo. Dalla deportazione in Siberia alla rivoluzione del 1905, dall’esilio a Parigi e New York al successo del ’17, alla costituzione dell’Armata Rossa, allo scontro con Stalin che lo perseguitò sino alla fine, dalla Francia alla Norvegia al Messico. Nella mezzanotte del secolo, della controrivoluzione, dell’infamia r dell’opportunismo Victor Serge firma il suo grande romanzo sulla macchina di sterminio dello stalinismo. E del coraggio di saper perdere: perchè ogni rivoluzione nasce sempre da una sconfitta.”,”RIRB-003-FGB” “SERGE Victor”,”Il caso Tulaev.”,”””Con la morte di Lenin il partito è confuso e lacerato: si afferma, nella lotta per la successione, la frazione guidata da Zinoviev, Kamenev e Stalin che inaugura, in polemica con Trotsky e in rottura con la tradizione bolscevica, il dogma del «socialismo in un solo paese». La rivoluzione, sconfitta in occidente, arretra anche in oriente, dove il proletariato cinese subisce una grave disfatta, commentata da Serge nelle sue corrispondenze su ‘La lutte des classes dans la révolution chinoise’. Ma l’inasprimento della lotta politica in Urss porta intanto a un clamoroso capovolgimento di alleanze: contro la nuova maggioranza, sorta dalla coalizione tra il centro (Stalin) e la destra (Bucharin e Rykov) del partito, si schiera l’opposizione di sinistra, guidata da Trotsky, Zinoviev e Kamenev. La lotta si conclude con un fallimento: l’opposizione si spacca, Zinoviev e Kamenev scelgono la via della capitolazione di fronte a Stalin, mentre Trotsky, espulso dal partito, è confinato ad Alma Ata. Si inaugura l’era delle persecuzioni e delle deportazioni: nell’aprile del 1928 Serge subisce un primo arresto e viene rilasciato, dopo trentasei giorni di detenzione, grazie alle proteste dei suoi amici parigini. Espulso dal partito, sorvegliato dalla polizia, ridotto all’isolamento politico e morale, Serge si vede preclusa qualsiasi forma di attività militante. Gli anni successivi – anni di resistenza, così li definirà, di «un uomo solo contro la schiacciante e incessante pressione di un regime totalitario» (4) – lo vedono impegnato nella stesura di due opere di grande rilievo: ‘Soviets 1929’, analisi minuziosa della realtà sovietica all’indomani della sconfitta dell’opposizione, e ‘L’An I de la révolution russe’, affascinante cronaca storica, non priva di nostalgia, degli inizi della rivoluzione e della nascita del potere socialista in Russia. Ma la ricerca storica – incapace, a suo giudizio, «di mostrare sufficientemente gli uomini vivi, di smontare il loro meccanismo interno, di penetrare nella loro anima» (5) – non sembra soddisfarlo e Serge decide di affidare la sua testimonianza sui tempi che sta vivendo a una serie di romanzi nei quali si propone di fondere, attraverso la mediazione letteraria, il clima della rivoluzione con la psicologia dei personaggi, rappresentati nella loro umanità quotidiana oltre che nell’azione politica. Fra il 1928 e il 1931 Serge porta a termine tre romanzi che costituiscono altrettanti pannelli di un solo insieme: ‘Les Hommes dans la prison’, tentativo di raffigurazione oggettiva del rapporto tra gli uomini e il carcere; ‘Naissance de nostre force’, descrizione dell’«ascesa dell’idealismo rivoluzionario attraverso l’Europa devastata del 1917-1918» (6); ‘Ville conquise’, descrizione sofferta e impietosa dell’assedio di Pietrogrado e, al tempo stesso, tentativo di «liberare dalla leggenda e dall’oblio il vero volto della rivoluzione» (7)”” (pag IV-V) [Viktor Serge, Il caso Tulaev, Bompiani, Milano, 1980] [(4) V. Serge, ‘Memorie di un rivoluzionario’, cit., p. 259; (5) Ivi, p. 278; (6) V. Serge, lettera a Marcel Martinet, 20 febbraio 1931, “”Rivista di storia contemporanea””, n. 3, ottobre 1978; (7) Secondo quanto scrive Serge nella dedica-epigrafe con cui si apre il libro] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] Bibliografia: Vers l’autre flamme. 1) Après 16 mois dans l’U.R.S.S. 2) Soviets 1929. 3) La Russie nue, Paris, Les éditions Rieder (collection Témoignages), (octobre, novembre et décembre) 1929. Trois volumes in-12 (190 x 199 mm), brochés, 288, 216 et 336 pages. Edition originale. Chaque volume, l’un des 400 exemplaires sur alfa mousse des papeteries Navarre. Les deux derniers tomes sont respectivement de Victor Serge et de Boris Souvarine, lesquels ne pouvaient les publier sous leur nom sans être inquiétés. Bel ensemble en bon état. Avvenire, Goffredo Fofi giovedì 15 novembre 2012 ‘Al Congresso internazionale degli scrittori per la difesa della cultura tenutosi a Parigi nel giugno del 1935, quando il Fronte Popolare stava per annunciarsi e il Partito Comunista Francese se ne faceva partecipe e propagandista su pressione sovietica, dopo che Mosca l’aveva osteggiato in Germania con la conseguente vittoria del nazismo, erano presenti delegazioni internazionali soprattutto europee e “compagni di strada” di mezzo mondo. Lo promossero tra gli altri, tra i più attivi e convinti, André Malraux, André Gide, che più tardi, visitata l’Urss, ne sarebbe tornato amaramente deluso e avrebbe scritto coraggiosamente il suo celebre Ritorno dall’Urss, e gli ormai retorici e imbalsamati Romain Rolland e Henri Barbusse.Vi parlarono, tra i tanti famosi, gli ancora poco noti Brecht e Musil, e vi fu qualche grave imprevisto. Il maggiore, il suicidio di uno degli organizzatori, il giovane scrittore surrealista di grande talento René Crevel, conquistato a forme di impegno vicine ai comunisti e per questo vituperato da Breton, anche se fu Crevel ad aver permesso che l’intervento di quest’ultimo venisse pronunciato, letto però non da lui ma da un Éluard già conquistato all’engagement. Vi fu anche, ad agitare l’idillio dei difensori internazionali della cultura, il vibrante intervento del nostro Salvemini che, accogliendo l’invito degli amici di Victor Serge e soprattutto di Magdeleine Paz, straordinaria giornalista e militante d’area trotskista, rimproverò ai sovietici – la delegazione russa comprendeva alcuni fedelissimi del regime stalinista come Kol’cov, Kirson ed Ehrenburg e un malmesso e spaventato Pasternak (che se la cavò con un intervento estemporaneo su poesia e malattia) – di parlare ipocritamente di difesa della cultura mentre uno scrittore come Victor Serge, peraltro di lingua francese e di nascita e nazionalità belga, figlio di un esule dalla Russia zarista, era, come tanti altri, deportato negli Urali. Kol’cov e Kirson, stalinisti a oltranza, finirono per perdere la vita nelle “purghe” di pochi anni dopo.Quando il vecchio Rolland andò in Urss poche settimane dopo, diventato da leader pacifista e scrittore umanista con propensioni gandhiane un sostenitore accanito del regime sovietico visto come prima difesa dalla prepotenza nazista e disposto per questo a prender per buona la sua propaganda, vi venne accolto entusiasticamente e fece presente a Stalin che la detenzione di Serge non favoriva la simpatia degli intellettuali francesi per l’Urss. Così Stalin fece liberare Serge e suo figlio, che aveva allora intorno ai dieci anni, e lo scrittore, pur con tutte le immaginabili difficoltà (si mantenne lavorando a Parigi come correttore di bozze nelle tipografie dei giornali, là dove la forza del sindacato era più grande di quella del Partito Comunista), pubblicò i suoi saggi sulla storia della rivoluzione russa vista davvero dal suo interno, i suoi pamphlet straordinariamente lucidi sulla politica staliniana, e anche, presso Grasset, il romanzo Se è mezzanotte nel secolo.C’era stata l’uccisione di Kirov (si legga Il caso Tulaev, che è il migliore e il piu ambizioso tra i romanzi di Serge, dove tra i personaggi compare lo stesso Stalin) ed era servita al regime per far partire a Mosca i grandi processi contro gli oppositori, di un’evidenza dittatoriale che ovviamente non venne colta da coloro che non volevano vedere, come le migliaia di intellettuali conquistati in tutto il mondo alla causa sovietica. Il nemico principale era diventato non più il capitalismo ma il nazismo, e Stalin arrivò a trattare perfino con quello (l’atroce patto Molotov-Ribbentrop) per avere più tempo nella preparazione della guerra a tutto danno della Polonia e di altri Paesi collocati geograficamente in mezzo alle due nefaste potenze. E il mondo assistette al paradosso che gli imputati confessavano cose che non avevano mai fatto e pensato.La letteratura critica nei confronti del tradimento della rivoluzione era ampia a destra ma estremamente scarsa a sinistra. Cerchiamo di ricordare le poche opere significative, sottoposte alle invettive o al disprezzo dell’esaltata intellighenzia dell’impegno. Onore al merito, il primo libro importante venne da Panait Istrati, grande appassionato vagabondo e scrittore romeno di lingua francese, che nel 1929 osò mettere in piazza con Verso l’altra fiamma le sue brucianti disillusioni dopo una lunga visita “ufficiale” in Unione Sovietica. Venne poi Gide, il più odiato perché il più noto: 1936, Ritorno dall’Urss. Nel 1941 Koestler dette alle stampe Buio a mezzogiorno, che disse dei processi quello che fuori dell’Urss sembrava inconcepibile. Ascoltiamo Serge, nelle Memorie di un rivoluzionario: «I vecchi bolscevichi erano compenetrati da un tale fanatismo di partito, da un tale patriottismo sovietico, che diventavano capaci di accettare i peggiori supplizi, e per ciò stesso erano incapaci di un tradimento. Le loro stesse confessioni provano cosi la loro innocenza. […] L’immensa maggioranza dei bolscevichi si sono del resto lasciati fucilare nella notte senza prestarsi al gioco abominevole delle confessioni per compiacenza politica».Altri capisaldi: 1945, La fattoria degli animali di Orwell; 1951, Un mondo a parte di Gustaw Herling, il primo grande libro a raccontare il gulag dall’interno, nello stesso anno in cui Serge pubblicava le sue Memorie; 1957, Il dio che è fallito, sei testimonianze di chi era stato comunista, Koestler, Orwell (il titolo del libro era suo), Gide, ma anche Ignazio Silone, Richard Wright, Louis Fischer e Stephen Spender. Con la destalinizzazione le testimonianze e le memorie si moltiplicarono, ma a scriverle non si correva piu alcun rischio. Ricordo le piu forti: Aleksandr Solzenicyn, Evgenija Ginzburg, Nadezda Mandel’stam, Vasilij Grossman e naturalmente Varlam Shalamov, dalla Kolyma. «Che fare, se è mezzanotte nel secolo?», si chiede, dal gulag, uno dei personaggi del romanzo di Serge dietro il quale si nasconde certamente qualche individuo reale, qualche vero perseguitato. Tema del romanzo è l’implacabile meccanismo del sospetto e della repressione “preventiva” che Stalin ha messo a punto con la sua polizia politica, la Gpu, in anni in cui l’opposizione, pur divisa al suo interno, era tuttavia ancora attiva e Trotskij non era stato ancora mandato in esilio (la condanna a morte del secondo dei massimi leader e artefici della vittoria del bolscevismo era stata solo procrastinata, dal boia del Kremlino, per i soliti motivi di credibilità internazionale). I vecchi bolscevichi sanno di avere ben poco da sperare dal regime e dalla “nuova classe”, i comunisti dell’ultima ora, che Stalin ha saputo lusingare e conquistare assai facilmente. Sanno che prima o poi toccherà anche a loro, che prima o poi verranno arrestati, che gli verrà fatto confessare il falso con il ricatto del “destino della rivoluzione” o più brutalmente, con la tortura, sanno che potrebbero trasformarsi in delatori a loro volta, e che alla fine di questo calvario li aspetta o la morte o il confino, la Siberia, il gulag. In anni di deportazioni di massa, di carestia, e anche di accerchiamento internazionale, di piani quinquennali a tappe forzate.Il quadro che Serge ci trasmette di quest’epoca di lupi è bensì attento a raccontarci anche i non politici, non solo i repressi e i repressori, anche ciò che c’è intorno: la vita quotidiana e la fame quotidiana delle popolazioni (poco convinte, a parte i funzionari, delle idee propagate dal regime), i piccoli eroismi e le piccole viltà di una quotidianità angosciante, in una feroce scarsità di beni e sotto un ramificato controllo sociale, poliziesco. Ciò nonostante, nel carcere e nel gulag i vecchi rivoluzionari cercano di resistere, di incontrarsi, di sopravvivere senza doversi vergognare delle proprie azioni, e cercano perfino di cospirare, incrociando altre storie, altre vite: come le loro, diverse dalle loro. Le loro esistenze si confrontano con quelle di chi in quei luoghi ci è nato e di chi vi è stato deportato prima di loro, nell’immenso Paese scelto per far da prigione collettiva e di massa e come luogo di accoglienza e di lavoro forzato per intere popolazioni trasferite da lontanissimi altrove. Finché non si muore, si ha nientemeno che il compito di edificare il socialismo in quella parte dell’impero e di contribuire all’affermazione di un sistema economico decisamente schiavista. I personaggi di Serge non sono mai degli sprovveduti, sono soprattutto dei militanti, sono dei rivoluzionari, quasi sempre dei bolscevichi, e il loro tormento è quello di chi non ha altro scampo se non insistere, non arrendersi, non cedere fino all’ultimo respiro alle menzogne e alle violenze del nemico.Quello che Serge ci mostra è il vero volto del gulag, sperimentato dal di dentro, dal punto di vista di chi è stato costretto a conoscerlo bene ed è riuscito a sopravvivere, è riuscito perfino a uscirne in grazia di strane circostanze internazionali, nella provvisorietà di un momento storico preciso e irripetibile. Ma Se è mezzanotte nel secolo non è solo questo, non è solo il possente affresco di un’epoca tragica, del cui significato per la storia del Novecento e del cui valore di testimonianza il suo autore era ben cosciente. È anche un romanzo ed è un vero romanzo’. Da poliscritture.it : Archivi tag: Victor Serge Panaït Istrati 19 Febbraio 2022 LETTURE D’AUTORE anarco-comunista, Christian Rakowsky, Francesco Ghezzi, Ghepeù, Ioffe, Kyra Kyralina, Lino Di Martino, Marcel Mermoz, Nikos Kazantzakis, Panaït Istrati, Trotzky, Unione Sovietica, Victor Serge poliscritture VERS L’AUTRE FLAMME. Àprès seize mois dans l’U.R.S.S.. Confession pour vaincus. (Edizione con annessi. Gallimard, Collana Folio/Essais, 1987) di Lino Di Martino “Vers l’autre flamme” era concepita come una trilogia, costituita da tre scritti: Panaït Istrati: Àprès seize mois dans l’U.R.S.S.; Victor Serge: Soviets 1929; Boris Souvarine: La Russie nue. Queste tre opere furono pubblicate a partire dal 15 ottobre 1929 dalle Edizioni Rieder, a Parigi. Sono la prima, documentata denuncia in Occidente della vera natura sociale e politica dell’Unione Sovietica staliniana. Dieci e più anni prima delle celebri requisitorie di André Gide (Ritorno dall’URSS, 1937) e Arthur Koestler (Buio a mezzogiorno, 1940)! Le reazioni e le calunnie da parte degli ambienti del PCF furono pronte e rabbiose. Soprattutto da parte dell’influente intellettuale stalinista Henri Barbusse. Sconfortato e deluso, Istrati torna in Romania, dove muore in un sanatorio nel 1935. Sarà poi completamente dimenticato per vari decenni, per essere infine riscoperto in Francia (aveva scritto in francese…) nei primi anni 70 da Marcel Mermoz (un personaggio anarco-comunista ‘comunitario’ che andrebbe riscoperto e studiato!). Mermoz, che adolescente aveva adorato il primo romanzo di Istrati), ne ritrovò le tracce in Romania nel 1971, creò nel 1975 a Parigi la Fondation Panaït Istrati, e riuscì nel 1978 a ripubblicare nella collana 10-18 proprio Vers l’autre flamme. Ah dimenticavo: Istrati non fu del tutto dimenticato in Romania. Era considerato fascista dai comunisti e ‘trotzkista e cosmopolitista’ dai fascisti. A buon conto, nel 1946 il regime ‘comunista’ vietò la pubblicazione dei suoi libri in Romania. Ma veniamo al nostro libro, davvero un incendiario pamphlet! Panaït Istrati è uno scrittore rumeno, di madre greca, che vive in Francia. E’ un fervente bolscevico, e amico personale del conterraneo Christian Rakowsky, nel 1927 ambasciatore sovietico in Francia, già protagonista e amico di Trotskij negli anni della Rivoluzione d’Ottobre, simpatizzante dell’Opposizione di Sinistra, che avrà però discutibili evoluzioni politiche negli anni seguenti. E’ con l’amico Rakowsky che Istrati, già noto in URSS per le sue opere, intraprende nel 1927, un viaggio semi-ufficiale che per 16 mesi lo porterà in varie terre dell’Unione. Viaggio in cui lo accompagnerà per molti tratti Nikos Kazantzakis, “il Cretese”, anch’egli fervente bolscevico. Sono gli anni in cui la piovra staliniana prende il controllo del Partito, del KGB, dei soviet ormai burocratizzati, dei sindacati… e la vita si fa dura e rischiosa per chi non sia “dans la ligne”, allineato. Istrati se ne rende presto conto, nonostante riceva molti salamelecchi ufficiali, e ne è sconvolto. Lui poi, che si sente operaio, e tutto rapporta alla condizione e alla vita del comune operaio, che vede così diversa da quelle della nomenclatura burocratica… lui, anarco-comunista in fondo, e senza peli sulla lingua. “Nessuna traccia di volontà che si eserciti dal basso. Oppressione dall’alto.” Questo è quello che vede viaggiando nell’Unione. Si rende conto che lui, e quelli come lui, e tutta l’opposizione (debole o già deportata nella Kolima, e Trotskij ad Alma Ata…) sono ormai e saranno definitivamente dei ‘vaincus’, dei vinti. Fra questi, il suo amico Victor Serge, “écrivain français”, ma già dirigente dell’Internazionale di Lenin. Serge ha casa a Leningrado, insieme alla famiglia della moglie. Uno degli episodi centrali della lunga invettiva di Istrati, è la lotta per salvare da un’infamante calunnia e da certa condanna a morte, il suocero di Serge, il vecchio operaio rivoluzionario, e ancora operaio!, Roussakov. I tentativi, frustrati ma almeno utili a evitare la fucilazione, di Istrati e Serge, offrono una descrizione tanto tragica quanto surreale e picaresca della ‘magistratura’ staliniana, incluso il massimo magistrato dell’Unione, Kalinin!, che riceve i due a Mosca, li blandisce, e li inganna. Si saprà poi che l’affaire era stato organizzato dalla Ghepeù, che spiava Serge. Istrati parla e scrive sempre “pour sa classe”, in nome della ’sua classe’. Oggi, a quasi un secolo di distanza, in prima battuta la sua prosa lascia sconcertati. Ci imbarazza, quasi, questa scrittura sempre sopra le righe, eccessivamente appassionata e viscerale, spezzata dall’ira o dolente. Ma presto ci conquista la sua sanguinante sincerità: quella di tanti che morirono per la rivoluzione tradita, incrollabili nella fede comunista al punto da confessare colpe mai commesse. E non ci si aspetti da Istrati la ‘correttezza politica’, o la profondità analitica che sarà dell’amico Victor Serge, destinato all’esilio e a una morte in miseria, nel Messico accogliente. Istrati si sente sempre e comunque operaio, ed è la sottomissione degli operai in URSS che non può sopportare. L’ultima pagina dell’opera non è un commiato, ma un invito alla lotta, dal titolo “Conclusions pour combattants”, per la “belle humanité”. Verso l’incrollabile ideale, l’altra fiamma. Due piccole note: 1) Istrati fornisce una montagna di notizie di prima mano sulla realtà sovietica quotidiana, frutto delle confidenze di molti compagni (che sarebbero muti nelle riunioni ufficiali). 2) Menziona l’amico Francesco Ghezzi, un militante e dirigente anarco-sindacalista di Cusano Milanino, che rifugiatosi in URSS vi sarà emarginato e perseguitato, insieme alla moglie russa. Ghezzi morirà nel 1942 nel gulag di Vorkuta. Sarà riabilitato solo nel 1956, e la figlia Tatiana solo nel 1994. Panaït Istrati con Nikos Kazantzakis. Appendice: Un brano da “VERS L’AUTRE FLAMME”, pagg. 75-79. Gallimard, Paris 1987, Collection Folio Essais. (Edizione completata da numerosi documenti annessi. Traduzione di E. A.) ALL’INDOMANI DELL’OTTOBRE ROSSO [LE CELEBRAZIONI DEL DECENNALE DELLA RIVOLUZIONE] Perdio, non resta niente di insudiciato in ciò che nasce dalle mani dell’uomo! Povero, povero mondo. Se solamente il diavolo ti portasse via presto, e la si facesse finita. Giusto all’indomani di questi grandi anniversari, uno degli ascessi della Rivoluzione scoppiò sotto i nostri occhi. Ioffe[1] si fece saltare le cervella in segno di protesta contro le angherie di cui i suoi amici dell’Opposizione erano stati vittime durante i festeggiamenti. Questo deplorevole suicidio di un bolscevico, che avevamo conosciuto dai giorni di Brest-Litovk, raggelò i nostri cuori commossi. Non c’erano dunque solo festaioli, c’erano anche tragici guastafeste? Ce n’eravamo accorti il giorno stesso della grande parata, quando l’Opposizione fece sentire la sua voce e rischiò di lasciarci le penne. Io mi trovai di persona preso in mezzo ai tafferugli, che avvennero sotto il mio balcone, dal quale i capi dell’Opposizione tentarono di parlare alla folla. Mi salvai al momento giusto, quando le guardie a cavallo si fecero strada nella folla con la durezza sufficiente delle guardie rosse, spingendo i manifestanti anch’essi rossi quanto loro. Noi venimmo a sapere che a Leningrado s’era messa male: ci si era discretamente picchiati, tra fratelli, per parecchie ore. Allora un dubbio serio s’impadronì del mio animo: che cosa mai poteva essere, dopotutto, questa Opposizione? Cosa voleva? E perché non le si permetteva di esprimersi né da una tribuna, né su un giornale? Un altro fatto, più rivoltante ancora, arrivò a scandalizzare subito dopo tutti i delegati o gli invitati in buona fede. Il potere faceva pubblicare, appositamente per noi, un foglio occasionale, stampato in tre lingue: francese, inglese, tedesco. Esso ci metteva brevemente al corrente di ciò che accadeva nel mondo. Ma ci parlava molto più a lungo dell’Opposizione trotzkista e di Trotzky, con un tale odio che restammo stupefatti. Per la prima volta leggevamo gli appellativi di «traditori», di «controrivoluzionari», di «bianchi», di «menscevichi», ecc. Ci veniva raccontata una storia che non si reggeva in piedi, secondo la quale una «tipografia clandestina» era stata creata da Trotsky e affidata alla direzione di un vecchio ufficiale wrangeliano.[2] La cosa mi fece uscire dai gangheri. Col giornale in mano, andai a cercare il «comandante» della squadra di cui facevo parte e gli dissi: – È una vergogna mostrare simili menzogne sotto gli occhi degli stranieri. Se siete innocenti e la faccenda della tipografia e del suo ufficiale bianco è vera, che si fucili immediatamente Trotsky! Invece non l’avete neanche arrestato. E non a caso. Perché tutta la «tipografia» si riduce a un ciclostile e l’ufficiale wrangeliano è un agente della Ghepeù.[3] Che fraterna porcheria! Ma fino a quel momento, questa porcheria, noi la intravvedevamo solo in questi incidenti e costumi rivoluzionari russi: divergenze di vedute sul problema dei kulaki, sull’industria pesante o leggera, il regime politico interno, l’oppressione bonaria. I pochi oppositori che allora mi frequentavano s’intrattenevano con me con molta prudenza, poiché mi vedevano «marciare» con totale fiducia. Essi ci sfuggivano, silenziosi, melanconici, ascoltando molto, parlando quel tanto per eludere una risposta categorica, guardandosi bene da ogni denigrazione. Li si sarebbe detti quasi stranieri, ombre dalle labbra cucite. Li capisco meglio oggi, e soprattutto quello sguardo addolorato che i migliori tra loro posavano sul mio, quando mi sentivano esclamare: – Insomma! Credo che qui potrei lavorare molto più utilmente che in Francia! Siamo tra noi. Andiamo dritti alla meta: alla rivoluzione mondiale. È qui che voglio finire i miei giorni. Questo linguaggio non era fatto per conquistare la fiducia di quanti la sapevano più lunga di noi. Ma anch’io avevo i miei momenti di rifiuto, quando le visite al galoppo, le insopportabili arringhe chilometriche, i colpi di turibolo de L’Internazionale mi tramortivano, letteralmente. Ho avuto sempre una profonda avversione per qualunque tipo di parata. Ora, tutto era parata in quei giorni di festa. E se, per un po’ di giorni, la cosa m’impressionò, alla fine di una settimana ne ebbi abbastanza. Fabbrica dopo fabbrica, museo dopo museo, ospedale dopo ospedale, scuola dopo scuola, banchetto dopo banchetto. E dappertutto, dappertutto, gli stessi orribili discorsi. In molte occasioni – riunioni, congressi, conferenze – ciascun oratore era immancabilmente salutato, alla fine, con il medesimo squillo di fanfara che tutti i presenti dovevano ascoltare in piedi. La prima volta l’emozione mi serrò la gola. Era grandioso. La seconda non provai niente. Avevo provato tutto la volta precedente. La terza, non ne potevo più, «mi annoiavo». Gli uomini hanno questa superiorità sugli animali: banalizzano subito tutto ciò che rende grandiosa la vita Un altro aspetto della parata contribuì altrettanto ad allontanarmene. Avevo constatato che, dovunque ci portassero, i comitati di ricevimento, erano composti per lo più da gente che ti dava sui nervi. Se alcuni di loro vi conquistavano per la loro franchezza, la loro semplicità, la loro purezza, gli altri tradivano la loro falsità, il loro arrivismo. Più di una volta mi sono trovato di fronte a delle vere assemblee, dove la selezione ufficiale non aveva lasciato passare che questa gentaglia, dalle intenzioni indecenti e dall’entusiasmo a comando. Le loro dichiarazioni d’amore mi facevano soffrire. E bisognava, che volentieri o per forza, io rispondessi con lo stesso tono. Fu allora che cominciai a piantare in asso la mia squadra e il mio «comandante». Vagabondavo da solo o con qualche simpatico conoscente. La strada – con la sua folla che rientrava a casa, il pane sottobraccio, il viso naturale, lo sguardo franco, la conversazione sincera – mi rinfrancavano. Poi mi misi a praticare la clausura nella mia stanza, e un mucchio di persone vennero a farmi visita e a intrattenermi su tante cose, pur senza sbottonarsi troppo. Un primo passo era fatto. Questo atteggiamento fu notato. Mi fu fatto sapere: – Non siete stato invitato per restarvene in camera vostra né per isolarvi dal vostro gruppo. Bisogna vedere tutto, come fanno tutti. Io risposi: – Non ho fretta. Il vostro «tutti» se ne va, io resto. Consideratemi cittadino sovietico. E se volete, io smetto subito d’essere un «invitato». Ho di che mantenermi. In effetti, le edizioni di Stato mi domandavano di firmare un contratto in esclusiva, offrendomi un acconto di mille rubli. Io ne avevo altri mille in tasca. In più i miei otto libri si vendevano a decine di migliaia di copie. Il film tratto da Kyra Kyralina[4] e girato dalla società di produzione Vufku, a mia insaputa, costituiva ai loro occhi una piccola fortuna che mi era ancora dovuta. Io potevo quindi fare a meno dalla mangiatoia ufficiale e occasionale. Ma, nel frattempo, continuai ancora per tre mesi. Vennero organizzate delle magnifiche gite nel Caucaso: Mosca- Ucraina, Georgia, Mar Nero e ritorno. M’invitarono a partecipare ad una di esse, in compagnia di altri diciannove delegati, sempre interamente a spese della collettività stracciona. Un vagone miakhki,[5] da cui noi non avremmo dovuto più separarci se non alla fine del sogno, ci attendeva alla stazione. Due guide, i nostri «comandanti», correvano per tutta Mosca per riunire, alla stessa ora, in vista della partenza, la marmaglia di scribacchini che eravamo. E voi credete che non ci fosse anche là da gridare: viva il comunismo? Peccato che tutti questi gridi non fossero nella stessa lingua: ci si sarebbe capiti come una banda di ladri al mercato.[6] [1] Adol’f Abramovic Ioffe (Sinferopoli, 22 ottobre 1883 – Mosca, 17 novembre 1927) è stato un rivoluzionario, politico e diplomatico sovietico. Si tolse la vita nel 1927, lasciando una lettera d’addio indirizzata all’amico Trockij, in cui criticava aspramente la leadership staliniana e auspicava il “risveglio” del partito. [2] Seguace del generale bianco Pyotr Wrangel (1878-1928). Aristocratico e zarista devoto, si oppose alla Rivoluzione di febbraio e poi accettò a malincuore di continuare il suo servizio militare sotto la Governo provvisorio – ma quando il bolscevichi presero il potere nell’ottobre 1917, Wrangel si dimise e si trasferì in Crimea. All’inizio del 1919, Wrangel guidò le forze bianche nel Caucaso sotto il comando supremo di Anton Denikin. [3] Nome della polizia politica dell’URSS dal 1922 al 1934. [4] Kyra Kyralina, da cui prende il titolo il romanzo di Istrati, è una bellissima ragazza, sorella del protagonista del romanzo di Istrati, Stavro, gay proletario che, per cercarla, vagabonda senza sosta, dalla Romania a Istanbul, dalla Turchia alla Siria e al Libano. [5] Vagone di lusso. [6] Come marrons en foire. Espressione idiomatica: a meraviglia.”,”SERx-001-FGB”
“SERGE Victor, a cura di Giò SANDRI”,”Anni senza perdono.”,”””Siamo nella Russia degli anni Trenta, in pieno stalinismo, in un tempo in cui bisogna pensare allo zucchero e al petrolio, alle cimici nelle stanze, alle code nelle farmacie già svuotate, quando la miseria agisce nel cuore umano come una ferita segreta e la possibilità di guarire è legata al successo della restaurazione economica, che pur si auspica e si condivide. Ma l’individuo è solo mentre le grandi idee invadono le strade. Un equilibrio difficile, una coerenza messa a dura prova; con un linguaggio che non si abbandona mai, se non all’amaro realismo. Victor Serge denuncia anticipando analisi politiche più attuali, i costi esistenziali di una trasformazione, i conflitti interiori di un popolo coinvolto in una grande ristrutturazione. Ne ‘Il vicolo di Santa Barnaba’ si attende la morte di una vecchia per accaparrarle la stanza; ne ‘L’ospedale di Leningrado’ si ricoverano i dissidenti. Esplode il conflitto individuo-potere e individuo-libertà (…)”” (quarta di copertina) ‘Ma più che una denuncia della barbarie del sistema sovietico, ‘L’ospedale di Leningrado’ rappresenta una sorta di manifesto in cui Serge si concentra sul ruolo dell’intellettuale nella lotta contro il potere. Ruolo che impone l’emancipazione da ogni paura, condizione necessaria all’ottenimento di quella lucidità di sguardo per cui diventa possibile conoscere la verità -tema che pervade tutta l’opera dell’autore, comprensibilmente, del resto, vista la sistematica riscrittura della Storia perpretata dal regime staliniano in combinazione a una ben oliata macchina propagandistica’ (pag 135) (postfazione)”,”SERx-077″
“SERGE Victor”,”Memorie di un rivoluzionario, 1901-1941.”,”Morte di Lafargue. “”Commentavo con una specie di entusiasmo la morte volontaria di Paul e Laura Lafargue, genero e figlia di Karl Marx: Lafargue, arrivato a sessant’anni, stimando che a quell’età la vita attiva e feconda fosse finita, si era avvelenato con la sua compagna. Cercavo di affermare una «dottrina di solidarietà e di rivolta nel presente» invocando Elisée Reclus: «L’uomo è la natura che prende coscienza di se stessa». Di Marx non sapevo quasi nulla”” (pag 34). Gli ammutinamenti in Francia. “”Venni a sapere che per un sincronismo di avvenimenti del tutto chiaro, la Francia aveva appena attraversato una crisi rivoluzionaria soffocata: marzo 1917, crollo dell’autocrazia russa; aprile 1917, gli ammutinamenti di Champagne. Questi ammutinamenti furono in realtà più gravi di quanto non si sia mai detto: tutta un’armata fu sul punto di disgregarsi, si parlava di marciare su Parigi. Il generalissimo Nivelle, successore di Joffre, aveva tentato lo sfondamento del fronte tedesco (aprile) a Craonne-Reims, e pagato una leggera avanzata a un prezzo tale che dovette fermare lui stesso l’offensiva. Gli ammutinamenti scoppiarono in quel momento: furono soffocati senza eccesso di repressione, il che fu una mossa abilissima”” (pag 64) Lenin. “”Sapeva di essere il primo cervello del partito e recentemente non aveva trovato migliore minaccia di quella di dare le dimissioni dal Comitato centrale per appellarsi ai militanti di base! Voleva per sé una popolarità di tribuno, ratificata dalle masse, senza apparato né cerimoniale. Nei suoi modi e nel suo contegno, neppure il minimo indizio di gusto dell’autorità; delle esigenze da tecnico serio che vuole che il lavoro si faccia, si faccia bene e a tempo”” (pag 109)”,”SERx-001-FC”
“SERGE Victor”,”Da Lenin a Stalin. 1917-1937. Cronaca di una rivoluzione fallita.”,”La calunnia, un potente veleno (pag 22-23)”,”SERx-002-FC”
“SERGE Victor”,”L’ Anno primo della rivoluzione russa.”,”””Il VCIK e il soviet di Mosca si riuniscono in seduta comune il 3 ottobre, il giorno della formazione del nuovo governo tedesco di Max di Baden e Scheidemann. Lenin, ancora convalescente, non può essere presente. Si legge una sua breve lettera: «La crisi tedesca, – egli dice, – attesta l’inizio della rivoluzione, o la sua imminenza e la sua ineluttabilità. Il governo esita tra la dittatura militare che esiste in realtà dal 2 agosto 1914 e che diventa insufficiente, dato che le truppe non sono più sicure, e la coalizione con i socialisti. L’ingresso di Scheidemann nel governo non farà che affrettare l’esplosione, poiché si vedrà presto l’impotenza dei miserabili servi della borghesia. La crisi non è che all’inizio. Essa terminerà infallibilmente con la presa del potere da parte del proletariato…”” (pag 305-306) “”Trockij tracciò un ampio quadro degli avvenimenti: «Si può dire che, in quanto materialisti, abbiamo compreso la natura degli avvenimenti, e che ne prevediamo l’esito. La storia si compie, forse nostro malgrado, ma seguendo il solco che noi abbiamo tracciato. Anche se saranno necessari grandi sacrifici, la fine sarà quella che noi abibamo prevista: la caduta degli dèi del capitalismo e dell’imperialismo. Sembra che la storia abbia voluto dare all’umanità un’ultima impressionante lezione. (…)”” (pag 306)”,”QMIP-006-FSL”
“SERGE Victor TROTSKY Lev”,”Scritti e corrispondenze sulla rivoluzione in Cina nel 1927.”,”‘Quel 1927 fu un’occasione persa, che rese impossibile saldare la ‘rivoluzione cinese’ e la ‘rivoluzione europea’, forzando, l’anello più debole in CIna in funzione dell’anello più forte in Germania secondo l’impostazione data da Lenin’ (retrocopertina)”,”ELCx-342″
“SERGE Victor”,”Gli uomini nella prigione.”,”Prima traduzione italiana Sintesi della vita di Serge nella introduzione di Martina Teodoli Serge ha subito cinque anni di reclusione (quindici mesi di cella e 45 mesi di lavori forzati) (pag 36)”,”SERx-079″
“SERGE Victor TROTSKY Lev”,”Scritti e corrispondenze sulla rivoluzione in Cina nel 1927.”,”Victor Serge – Lev Trotsky, ‘Scritti e corrispondenze sulla rivoluzione in Cina nel 1927’, Edizioni Pantarei, Milano, 2024] Dualismo dei poteri e le direttive di Lenin “”Ignoro in quale misura il PC cinese poteva – e può – influire sugli avvenimenti. Verso la metà dell’anno scorso, lanciò una eccellente parola d’ordine: ‘il potere alle masse! (55). L’equivalente, in definitiva, del “”potere ai soviet”” degli operai russi: perché le masse possono esercitare il potere solo attraverso un organo di una rappresentanza diretta dei soli lavoratori. Ma non sembra che questa parola d’ordine abbia avuto un’applicazione pratica. Prima dell’effettiva presa del potere, gli organi del potere delle masse, in una rivoluzione, hanno il compito di controllare, sorvegliare e pungolare il governo ufficiale, non senza difendere, all’occorrenza, le masse lavoratrici contro di esso, non senza supplire alle sue inevitabili mancanze. Rileggete la storia della rivoluzione russa da marzo ad ottobre 1917 (56). Questo dualismo dei poteri è la sola garanzia reale dello sviluppo proletario della rivoluzione. Fuori della dittatura di una classe, non può esistere una ‘reale’ unità del potere in una società divisa in classi antagoniste; l’unità ‘relativa’ del potere non può realizzarsi che a scapito delle classi meno organizzate, meno influenti nello Stato, cioè le classi povere. Se la parola d’ordine del ‘potere alle masse’ avesse trovato alcune applicazioni pratiche, forse il PC avrebbe potuto spingere la sinistra del Guomindang a impegnarsi sulla via della trasformazione sociale, invece di perseguire il raggiungimento dell’unità nazionale con metodi militari. Il dilemma era (e rimane): appello alle masse o cooperare con i generali (l’appello alle masse non esclude l’impiego dei generali; ma l’impiego di certi generali esclude l’appello alle masse). La via più breve verso l’unità nazionale e la vera indipendenza della Cina non passa attraverso gli stati maggiori di Chiang Kai-shek, di Feng Yuxiang, del Guomintang – che sia unito, di destra o di sinistra – ma attraverso le campagne insorte ed i quartieri poveri delle guardie rosse operaie. Penso alla direttive imperiose di Lenin, formulate nei primi giorni della rivoluzione, nel marzo 1917. Prima di lasciare il suo alloggio di emigrato a Zurigo, Lenin enunciò nelle sue “”Lettere da lontano”” le regole dell’ «arte di iniziare una rivoluzione» (57). La prima di queste regole è l’armamento del popolo, prima manifestazione decisiva del reale potere delle masse. La seconda, già formulata da Marx, prescrive di spezzare la vecchia macchina burocratica dello Stato (che il Guomintang ha mantenuto ovunque, limitandosi a trasferire un certo numero di funzionari nelle sue organizzazioni). Tutta l’arte di vincere – senza i generali! perché i proletari e i contadini devono sconfiggere i generali prima di usarli – si riassume in una frase di Lenin pronunciata nell’ottobre 1917. Lenin trascorse la maggior parte della notte, che segnò la vittoria dell’insurrezione di Pietrogrado, a redigere il decreto sull’espropriazione delle proprietà fondiarie promulgato l’indomani. La mattina del 26 ottobre, sorridente e stanco, mostrò ai compagni i fogli ricoperti dalla sua larga scrittura: «Abbiamo solo 24 ore – diceva- per promulgare questo decreto e poi potranno anche cercare di strapparcelo». Il proletariato, vittorioso solo nella capitale dell’immenso paese russo, non aveva ancora né un esercito né un apparato governativo: ma questo decreto di espropriazione gli garantiva all’istante l’appoggio di 100 milioni di contadini. Di colpo, l’insurrezione operaia conquistava la sesta parte del globo – e l’invincibilità. Il giorno in cui i veri rivoluzionari cinesi si ispireranno a questo esempio, la loro causa avrà vinto”” [Victor Serge, ‘Corrispondenza’, Leningrado, scritta a fine giugno, pubblicata su ‘Clarté’, n. 11, 15 luglio 1927] [(in) Victor Serge – Lev Trotsky, ‘Scritti e corrispondenze sulla rivoluzione in Cina nel 1927’, Edizioni Pantarei, Milano, 2024] [(55) Tan Pingshan, ‘Le fasi della rivoluzione cinese’, Mosca, 1917, vedi anche il n. 10 di ‘Clarté’ (Nda); (56) In Russia, nel marzo-ottobre 1917, il governo provvisorio cercò di mantenere il vecchio esercito, il soviet (diretto dai socialisti-rivoluzionari e dai menscevichi) e la democrazia. Il governo provvisorio preparò la fuga dello zar in Inghilterra, il soviet da parte sua decretò l’arresto di Nicola II. Mentre il governo provvisorio teneva in serbo il principio monarchico, il soviet esigeva la repubblica. In seguito il governo provvisorio cercò di epurare la guarnigione di Pietrogrado, il soviet diretto da Trotsky si oppose (Nda); (57) Vedi Victor Serge, “”Lenin, marzo 1917″”, ‘Corresponance Internationale’, maggio 1925 e ‘Vie Ouvriere’, giugno-luglio 1926 (Nda)]”,”SERx-080″
“SERGEANT Harriet”,”Shanghai: Collision Point of Cultures 1918-1939.”,”SERGEANT Harriet è nata a Londra e ha studiato ad Oxford. Vive a Tokyo e fa la scrittrice.”,”CINx-265″
“SERGEEV Evgeny”,”The Bolsheviks and Britain during the Russia Revolution and Civil War, 1917-24.”,”Evgene Sergeev storico specialista delle relazioni di politica estera russa negli anni ’20, e dei rapporti con la Gran Bretagna. Chef Resarch Fellw at Russian Academy of Sciences Institute of World History, RUssia and Professor of International Relation and British History alla Russian State University.”,”RUST-179″
“SERGENT Alain HARMEL Claude”,”Histoire de l’ anarchie.”,”Il libro riporta dedica dell’autore SERGENT”,”ANAx-037″
“SERGENT Alain”,”Un anarchiste de la Belle Epoque. Alexandre Jacob.”,”Il libro è dedicato a Georges FONTENIS.”,”ANAx-022″
“SERGENT Alain”,”Les anarchistes. Scènes et portraits présentés et commentés par Alain Sergent.”,”I ‘garottati’ di Xérès. Quadruplice esecuzione in Spagna. (pag 64) “”Vaillant, malgrado la sua fisionomia risoluta, aveva l’ aria dolce, quasi tenera. I suoi occhi erano curiosi; erano gli occhi chiari e brillanti dell’ uomo dall’ idea fissa; occhi d’ inventore, di poeta, o di fanatico. Ogni donna, incontrando Vaillant senza conoscerlo diceva: “”Che occhi belli!””. …Aveva letto troppo. Aveva aperto il grosso libro dei filosofi, avendone trattenuto le parole senza comprenderne il significato. Aveva scelto qualche frammento di metafisica, e per aver voluto – senza preparazione, studio primario – elevarsi a queste altezze intellettuali, era stato preso dalla vertigine. L’ orrore della realtà e la bellezza dei sogni intravisti, l’ ingiustizia umana e la grandezza delle ipotesi o delle utopie elaborate dai pensatori, tutto ciò gli aveva sconvolto il cervello””. (pag 65-66) L’ esecuzione di Vaillant. (illustrazione pag 81)”,”ANAx-237″
“SERGI Domenico a cura”,”Metternich e la diplomazia moderna.”,”””Egli [Metternich] si sforzò di evitare la guerra russo-turca, fingendo di ignorare il problema della libertà dei Greci e premendo sulla Turchia perché, almeno, evacuasse la Moldavia e la Valacchia. Non riuscì neanche per questa via. Tentò, persino, la richiesta di aiuto al Canning, ma questi glielo rifiutò in nome del principio del non intervento. Cercò con abile mossa di isolare lo zar, proponendogli che le Potenze alleate avrebbero richiesta l’indipendenza greca, se i Turchi non fossero riusciti a darla di propria iniziativa. Lo zar, però, subodorò l’inganno che tendeva a coinvolgere tutte le Potenze nella questione greca e ad evitare che venissero vantaggi solo alla Russia; si apprestava a dichiarare guerra alla Turchia, quando improvvisamente morì, il 1° dicembre 1825. Il Metternich sperò che la scomparsa dell’imprevedibile monarca russo avrebbe quantomeno allontanato il pericolo di una guerra in Oriente. Egli dovette ben presto ricredersi, perché il nuovo zar Nicola era un autocrate nazionalista e, benché ostile al liberalismo, non avrebbe rinunciato alle mire antiturche. Il Canning si accordò con Nicola I sull’indipendenza dei Greci (1825) e attrasse nell’accordo anche la Francia (1827). Il Metternich rimase completamente isolato. Egli si era rifiutato di andare alla conferenza di Londra, ma ciò non aveva impedito la conclusione di un trattato che impegnava Francia, Russia e Inghilterra nell’opera di mediazione tra Greci e Turchi. L’impotenza del Metternich si manifestò clamorosamente in reazione all’episodio di Navarrino: di fronte alla distruzione della flotta turca non gli rimase che inorridire per la violazione del diritto degli Stati. La forza aveva avuto il sopravvento sulla diplomazia e minacciava di essere il nuovo strumento regolatore dei rapporti internazionali. Lo zar Nicola, infatti, poco dopo, incurante dei patti, evitò ogni ingerenza delle altre Potenze nell’Oriente e marciò sulla Turchia: al Metternich non rimase che dichiarare la propria neutralità. Ciò avvenne perché il Canning improvvisamente era venuto a morte e aveva liberato lo zar da ogni indugio per l’attacco alla Turchia. Il trattato di Adrianopoli (1829) fu un grande successo per la Russia, che entrava a vele spiegate nel Mediterraneo, senza che il Metternich potesse, ormai, tentare di opporsi. Ormai la posizione dell’Austria era capovolta: da centro coordinatore della Pentarchia si veniva a trovare sola di fronte alle alleanze franco-russe e alla perduta amicizia dell’Inghilterra. Ormai la Pentarchia, la Santa Alleanza, gli equilibri continentali si erano frantumati ma il Metternich sperava ancora in un possible «rinsavimento» dei suoi ex-alleati e si disse deciso a condurre l’Austria per la strada intrapresa nel 1815, almeno fino a quando il timone fosse rimasto nelle sue mani”” (pag 55-56)”,”RAIx-357″
“SERGI Giuseppe BORDONE Renato GALLINA Mario SETTIA Aldo A. COMBA Rinaldo FISSORE Gian Giacomo BOSCO Marisa CANCIAN Patrizia MERLO Grado G. ARTIFONI Enrico BARBERO Alessandro”,”Piemonte medievale. Forme di potere e della società. Studi per Giovanni Tabacco.”,”Contiene il saggio di Aldo A. Settia “”Sont inobediens et refusent servir””: il principe e l’esercito nel Monferrato nell’età avignonese (pag 87-144)”,”STMED-057-FSD”
“SERIANNI Luca ANTONELLI Giuseppe”,”L’italiano: istruzioni per l’uso. Storia e attualità della lingua italiana.”,”Luca Serianni è professore ordinario di Storia della lingua italiana all’Università La sapienza di Roma. Giuseppe Antonelli è professore associato di Linguistica italiana all’Università di Cassino.”,”ITAG-020-FL”
“SERIEYX W.”,”Drouot et Napoleon. Vie heroique et sublime du General Drouot.”,”Fedele fino alla fine, l’ aiutante di campo e aiutante-maggiore della Guardia, generale DROUOT mai si scoraggerà e seguirà NAPOLEONE all’ isola d’ Elba. Dopo la caduta di BONAPARTE studierà in modo approfondito le campagne militari francesi dal 1792 al 1815. Per una singolare circostanza, osserva il generale Ambert, DROUOT trattò gli stessi temi che, a Sant’Elena daranno luogo alle Memorie di Napoleone. Ciò dimostra l’ empatia che si stabilì tra i due uomini.”,”FRAN-053″
“SERIEYX Hervé LE CORRE Philippe”,”Quand la Chine va au marché. Leçon du capitalisme à la chinoise.”,”LE-CORRE Philippe è uno specialista dell’ Estremo Oriente ed autore di un libro su Hong Kong.”,”CINx-112″
“SERMAN William”,”La Commune de Paris. 1871.”,”L’A è Prof di storia contemporanea all’Univ di Nancy II. Ha scritto inoltre: -La Commune. DOSSIER CLIO N° 1. PUF. 1971 -Des revolutions aux imperialismes, 1815- 1839. HACHETTE. 1973 scritto con Jean HEFFER -La Chambre des Deputes en 1837-1839. Composition. Activité. Vocabulaire. PUBLICATIONS DE LA SORBONNE. 1976 in collab con Louis GIRARD, Edouard CADET e Remi GOSSEZ -Les Origines des officiers francais 1848-1870. PUBL DE LA SORBONNE. 1979 -Les Officiers francais dans la nation, 1848-1914. AUBIER. 1982″,”MFRC-018″
“SERMAN William BERTAUD Jean-Paul”,”Nouvelle Histoire militaire de la France 1789-1919.”,”William SERMAN, professore di storia contemporanea all’ Université Paris-I Pantheon Sorbonne, è autore di ‘Le origines des officiers francais, 1848-1870’, ‘Les Officiers francais dans la nation, 1848-1914’, ‘La Commune de Paris, 1871’ J.P. BERTAUD, Prof emerito universitario, è specialista di storia militare della rivoluzione e dell’Impero. Ha pubblicato una ventina di opere tra cui ‘La Revolution armée’, ‘Valmy, la democratie en armes’, ‘Guerre et societé de Louis XIV à Napoleon’.”,”FRQM-014″
“SERMAN William BERTAUD Jean-Paul”,”Nouvelle Histoire militaire de la France, 1789-1919.”,”William SERMAN, professore di storia contemporanea all’ Université Paris-I Pantheon Sorbonne, è autore di ‘Le origines des officiers francais, 1848-1870’, ‘Les Officiers francais dans la nation, 1848-1914’, ‘La Commune de Paris, 1871’ J.P. BERTAUD, Prof emerito universitario, è specialista di storia militare della rivoluzione e dell’Impero. Ha pubblicato una ventina di opere tra cui ‘La Revolution armée’, ‘Valmy, la democratie en armes’, ‘Guerre et societé de Louis XIV à Napoleon’.”,”QMIx-152-FSL”
“SERMANNI Maria Cristina”,”Le Acli. Alla prova della politica, 1961-1972.”,”La SERMANNI è già nota per il volume “”Le ACLI dal ruolo formativo all’ impegno politico sindacale (1944-1961) (Edizioni Dehoniane, Napoli, 1978). “”Il papa, pur riconoscendo ai dirigenti laici la priorità dell’ iniziativa e della responsabilità, riconfermava la somma importanza del ruolo dell’ assistente ecclesiastico. Paolo VI precisava poi la responsabilità dei sacerdoti in tre punti: tener viva la specificazione cristiana delle Acli; avere la fraterna franchezza di essere uomini di equilibrio; formare la mentalità morale e sociale di tutti gli iscritti. A proposito del problema alla ribalta, cioè, la politicizzazione delle Acli, mons. Pagani affermò che essa nasceva dall’ impegno aclista nel mondo del lavoro e che doveva essere riconosciuta a quanti sostenevano questo impegno l’ autonoma responsabilità di affrontare il problema.”” (pag 290)”,”ITAP-083″
“SERMANNI Maria Cristina”,”Le ACLI: dal ruolo formativo all’impegno politico-sindacale (1944-1961).”,”La storia delle ACLI, tracciata in questo libro, si sviluppa attraverso i Congressi. i Convegni. gli Incontri di studio, I Consigli nazionali ed è da un loro attento studio che si rilevano i passi avanti fatti dal movimento cattolico.”,”RELC-389″
“SERPIERI Alessandro ELAM Keir, a cura; saggi di Giorgio MELCHIORI Jacqueline ROSE Agostino LOMBARDO Barbara Arnett MELCHIORI Giuseppe GALIGANI Terry EAGLETON Silvano SABBADINI Franco MARENCO Fernando FERRARA Sergio BONANZINGA Maurizio GRANDE”,”L’eros in Shakespeare.”,”Il linguaggio a sfondo erotico è presente più o meno in tutta la produzione shakespeariana … (pag 77)”,”VARx-011-FSD”
“SERRA Enrico SETON-WATSON Christopher a cura; saggi di A. BREWER G. CACCIATORE D.N. DILKS V. LA-ROSA G. LISSA B. PORTER R. ROBINSON E. SERRA C. SETON-WATSON F. TESSITORE”,”Italia e Inghilterra nell’ età dell’ imperialismo.”,”Saggi dei A. BREWER, G. CACCIATORE, D.N. DILKS, V. LA-ROSA, G. LISSA, B. PORTER, R. ROBINSON, E. SERRA, C. SETON-WATSON, F. TESSITORE. Tesi: LABRIOLA pro nesso espansione borghesia – rafforzamento proletariato”,”TEOC-081″
“SERRA Enrico”,”La diplomazia in Italia.”,”Enrico SERRA avviato agli studi storici da CHABOD e SALVATORELLI ha perfezionato la propria preparazione presso l’ Institute of Historical Resarch dell’Univ di Londra con il Prof N.W. MEDLICOTT e alla ‘Sorbona’ con il Prof. Pierre RENOUVIN. Insegna all’Univ di Bologna, dove è ordinario di storia dei trattati e delle relazioni internazionali, ed è capo del Servizio storico e documentazione del Ministero degli affari esteri. Ha pubblicato, fra l’altro, ‘C. Barrere e l’intesa mediterranea del 1902’ (prefaz C. SFORZA) Milano, 1950; ‘L’ intesa mediterranea del 1902′ (pref W.N. MEDLICOTT), Milano 1957; ‘La questione tunisina da Crispi a Rudini’ (pref L. SALVATORELLI), Milano 1967; ‘Nitti e la Russia’, Bari, 1975, ‘Manuale di storia dei trattati e di diplomazia’, Milano, 1980; ‘Italia e Francia dal 1919 al 1939’ (a cura di J.B. DUROSELLE e E. SERRA) (Milano, 1981).”,”ITQM-015″
“SERRA Enrico”,”Introduzione alla storia dei trattati e alla diplomazia.”,”SERRA Enrico è Ordinario di storia dei trattati e delle relazioni internazionali.”,”RAIx-098″
“SERRA Enrico”,”La diplomazia in Italia.”,”SERRA Enrico avviato agli studi storici da Chabod e Salvatorelli, si è perfezionato presso l’ Institute of Historical Research dell’ Università di Londra con il Prof. N.W. MEDLICOTT e alla Sorbona con il Prof. Pierre RENOUVIN. Insegna all’ università di Bologna dove è ordinario di storia dei trattati e delle relazioni internazionali, ed è capo del Servizio Storico e Documentazione del Ministero degli esteri. Ha scritto varie opere (v. 4° copertina). Economia e diplomazia. “”Huizinga ha già insgnato che le storie particolari hanno un loro compito ben preciso e contribuiscono, come tali, alla formazione di una “”Storia Universale””, di cui vanno riconosciuti i pregi ma anche i limiti. Ma torniamo alla storia diplomatica, o meglio alle fonti diplomatiche. E’ proprio vero che queste non tengono conto dei fattori economici e finanziari? Si tratta di critiche che echeggiano dottrine collegate al materialismo storico. Nessuno può ignorare che l’ origine della diplomazia è mercantile, e tale rimane la sostanza della sua natura, cioè lo stesso negoziare. La rete consolare, la quale precede, nell’ epoca moderna, la istituzione di quella delle ambasciate permanenti, si occupava appunto in modo preminente di rapporti commerciali, di facilitare i traffici, specie quelli marittimi””. (pag 173)”,”RAIx-284″
“SERRA Franco”,”Wilhelm von Humboldt e la Rivoluzione tedesca.”,”Come sosteneva Hegel la Rivoluzione in Germania doveva procedere dal sistema kantiano e dal suo compimento più alto nel concetto politico dell’ idealismo. SERRA Franco è nato a Genova nel 1922. ha compiuto gli studi universitari a Bologna laureandosi in giurisprudenza con una tesi di filosofia del diritto. Docente di filosofia e storia nei Licesi, assistente di filosofia morale all’ Università di Bologna, è stato Lettore di italiano nell’ Università di Kiel dal 1955 al 1958. Ha curato l’ “”Antologia degli scritti politici di W.von Humboldt”” (1961). “”Poiché però con le Nazioni accade come per i singoli, ed esse percorrono solo un cammino per volta, e nessuna Nazione anzi sarà mai matura abbastanza per una costituzione basata sui meri principi della Ragione, per attuare ‘come tale’ la forma dello Stato, è evidente che passando per le “”vie nazionali del liberalismo”” come per le “”vie nazionali del socialismo””, è presente come meta ultima allo Humboldt la ‘comunità cosmo-politica’ nella quale la deduzione trascendentale kantiana della doverosità dello Stato si incontra con l’ accordo patologicamente estorto dalla “”natura””, mediante l’ astuzia della insocievole socievolezza dell’ uomo e mediante il “”meccanismo”” degli antagonismi di individui, di classi, di nazioni. La via della “”alienazione”” si compie però e si assolve in effetti all’ interno delle nazioni: essendo la via che porta il singolo allo Stato.”” (pag 69)”,”FILx-346″
“SERRA Régine GODEMENT Francois a cura; saggi di Régine SERRA Francois GODEMENT Sophie BOISSEAU DU ROCHER Gilles GUIHEUX Marianne PERON-DOISE Romain BERTRAND Andrée FEILLARD”,”Asie orientale.”,”Saggi di Régine SERRA Francois GODEMENT Sophie BOISSEAU DU ROCHER Gilles GUIHEUX Marianne PERON-DOISE Romain BERTRAND Andrée FEILLARD”,”ASIx-098″
“SERRA Enrico”,”Nitti e la Russia.”,” Pag 11 Nitti presidente del consiglio incontra i socialisti tra cui Bordiga (pag 11)”,”ITQM-157″
“SERRA Maurizio”,”Una cultura dell’autorità. La Francia di Vichy.”,”SERRA Maurizio (Londra, 1955) si è laureato in Scienze politiche a Londra. Dal 1978 è entrato nella carriera diplomatica. “”Hitler, invece, convocò Laval a Monaco ed occupò senz’altro la zona libera. Come scrisse Saint-Exupéry, “”la Francia è entrata tutt’insieme nel silenzio, come una nave a luci spente, di cui s’ignora se sopravviva o meno ai pericoli del mare””””. (pag 158)”,”FRAV-140″
“SERRA Pasquale”,”Il pensiero politico di Giuseppe Rensi. Tra dissoluzione del socialismo e formazione dell’alternativa nazionalista (1895-1906).”,”Pasquale Serra, dottore di ricerca in Storia delle dottrine politiche e filosofia politica, collabora alla cattedra di Storia delle dottrine politiche della Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Roma La Sapienza. Dal 1987 è ricercatore del Centro per la Riforma dello Stato (Crs). Tra le sue pubblicazioni: ‘Individualismo e populismo. La destra nella crisi italiana dell’ultimo ventennio’ (1997). “”Frutto di una concezione evoluzionistica diretta a trasformare gradualmente la società capitalistica, il Psi, nel decennio successivo alla sua nascita è portato ad accogliere di fatto le idee revisionistiche di Bernstein sena grandi pretese filosofiche (39). Infatti, nel Psi non scoppiò mai una ‘Bernstein-Debatte’, perché di fatto Bernstein non urtava contro nessuna ortodossia marxista (40). ‘Di fatto’, e non esplicitamente, perché i dirigenti riformisti, preoccupati dell’unità del movimento socialista, anziché prendere posizione sul revisionismo avevano cercato di contrastarlo e di tenerlo fuori dal partito. “”I capi politici del socialismo italiano si limiteranno a prese di posizioni frettolose e forse non sufficientemente meditate. E’ il caso di Turati che verso la fine del ’99, quando la polemica tra Bernstein, Kautsky e Bebel era già in pieno svolgimento, scriveva insieme alla Kuliscioff a quest’ultimo esprimendogli la sua solidarietà contro il Bernstein”” (41). Dunque, la ‘Bernstein-Debatte’, “”pur influendo sulla linea politica del partito rimaneva senza apprezzabili conseguenze sul suo indirizzo ideologico”” (42). Nel caso di Turati, che “”in seguito confermerà apertamente le influenze bernsteiniane e la cui concezione del riformismo dimostrerà fin dalle origini una stretta aderenza con le posizioni del revisionismo tedesco””, tale riluttanza “”ad ammettere l’influenza di Bernstein può essere spiegata con una ragione puramente tattica al fine di evitare che il suo riformismo, che mirava a rappresentare non una qualsiasi eresia ma tutto il socialismo, si trovasse relegato ai margini del partito in posizione di minoranza dissidente”” (43)”” [(40) Cfr. su questi temi K.E. Lönne, ‘Il dibattito sul revisionismo nella socialdemocrazia tedesca’, in L. Valiani e A. Wandruszka (a cura di), ‘Il movimento operaio e socialista in Italia e in Germania da 1870 al 1920’, Bologna, Il Mulino, 1978, pp. 89-149. Sulla Seconda Internazionale cfr. G.D.H. Cole, Storia del pensiero socialista, vol. III, ‘La Seconda Internazionale, 1889-1914’, Bari, Laterza, 1968; G. Haupt, ‘La II Internazionale’, Firenze, La Nuova Italia, 1973. Cfr. anche F. Andreucci, ‘Il partito socialista italiano e la II Internazionale’, in ‘Studi storici’, 1977, n. 2, pp. 35-58; (41) G. Mammarella, ‘Riformisti e rivoluzionari nel partito socialista italiano, 1900-1912’, cit., p. 88. Cfr. Turati-Kuliscioff, ‘Carteggio’, a cura di A. Schiavi, vol: 1 (maggio 1898-giugno 1899), Torino, Einaudi, 1949; (42) G. Mammarella, ‘Riformisti e rivoluzionari…’, p. 86; (43) G. Mammarella, ‘Riformisti e rivoluzionari…’, p. 88] (pag 93-94) Giuseppe Rensi Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Giuseppe Rensi Giuseppe Rensi (Villafranca di Verona, 31 maggio 1871 – Genova, 14 febbraio 1941) è stato un filosofo e avvocato italiano naturalizzato svizzero. Tenne la cattedra di filosofia morale all’Università di Genova. Frequentò il liceo a Verona, manifestando interesse per la filosofia. Si iscrisse all’Università di Padova, poi passò a Roma, dove si laureò in Giurisprudenza nel 1893, esercitando poi con successo la professione di avvocato a Verona. Attività politica[modifica | modifica wikitesto] Iscrittosi al Partito Socialista Italiano, si recò a Milano per assumere, appena ventiquattrenne, la direzione del giornale La lotta di classe, collaborando assiduamente anche alla turatiana Critica sociale e alla Rivista popolare diretta da Napoleone Colajanni. A seguito delle misure repressive adottate dal governo del generale Luigi Pelloux e per sfuggire alla condanna del Tribunale Militare per aver preso parte ai moti operai milanesi del 1898 (la cosiddetta Protesta dello stomaco), stroncati dall’esercito con la strage del generale sabaudo Fiorenzo Bava Beccaris, il giovane pubblicista fu costretto a cercare rifugio in Svizzera. Esilio in Svizzera[modifica | modifica wikitesto] Il soggiorno elvetico durò ben dieci anni. Ivi conobbe e sposò Lauretta Perucchi, da cui ebbe due figlie, Adalgisa, che entrerà tra le Figlie di San Francesco di Sales con il nome di Suor Maria Grazia[1], ed Emilia, autrice di numerosi e pregevoli saggi. Naturalizzato svizzero, divenne nel 1903 il primo deputato socialista del Gran Consiglio del Canton Ticino. Frutto dell’esperienza ticinese fu la pubblicazione de Gli «Anciens Régimes» e la «democrazia diretta» (1902), in cui difendeva il principio della democrazia diretta del sistema istituzionale svizzero. Rensi collaborò con numerosi articoli a Il Dovere di Bellinzona, alla Gazzetta Ticinese e a L’Azione di Lugano, nonché alla rivista socialista e pacifista Coenobium, fondata a Lugano da Enrico Bignami, di cui divenne redattore capo. Rientro in Italia[modifica | modifica wikitesto] Rientrò in Italia nel 1908 per stabilirsi a Verona e riaprire lo studio di avvocato, dedicandosi nel contempo agli studi filosofici dai quali si sentiva sempre più attratto. Nel 1911, a seguito della campagna libica, vi fu la rottura col partito socialista, poiché egli si era schierato con l’interventismo di Leonida Bissolati. Nell’anno successivo pubblicava Il fondamento filosofico del diritto; nel 1914 altri due volumi: Formalismo e amoralismo giuridico e La trascendenza: studio sul problema morale, ove sviluppava un neo-idealismo trascendente, influenzato dal pensiero di Josiah Royce. Con questi saggi etico-giuridici poté conseguire la libera docenza di filosofia morale all’Università di Bologna, iniziando la carriera universitaria. Fu incaricato di filosofia del diritto presso la libera Università di Ferrara, vincendo poi il concorso per la cattedra di filosofia morale all’Istituto Superiore di Magistero di Firenze, ove rimase dal 1914 al 1916; passò quindi all’Ateneo di Messina dove ebbe colleghi Concetto Marchesi, Eugenio Donadoni ed Emanuele Sella. Nel 1918 si stabilì definitivamente a Genova, ricoprendo la cattedra di filosofia morale dell’ateneo. La prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto] L’esperienza della prima guerra mondiale mandò in crisi le sue convinzioni idealistiche, conducendolo verso lo scetticismo, la cui prima formulazione sono i Lineamenti di filosofia scettica del 1919. In quell’opera Rensi sosteneva che la guerra aveva distrutto la fede ottimistica nell’universalità della ragione, sostituendola con lo spettacolo tragico della sua pluriversalità, vale a dire dell’irriducibile conflittualità dei diversi punti di vista. Espose nella Filosofia dell’autorità (1921) la traduzione politica di questa concezione: poiché tutti i punti di vista politici sono sullo stesso piano, quello che andrà al potere lo farà con un atto di forza, tacitando tutti gli altri punti di vista. In quest’opera si è scorta una prima giustificazione dell’autoritarismo fascista. L’opposizione al fascismo[modifica | modifica wikitesto] Il filosofo, tuttavia, dopo una prima simpatia per il fascismo nel periodo che va dal 1919 al 1922, ne divenne un fiero avversario quando Mussolini con metodi antidemocratici cominciò a perseguire il disegno dittatoriale. Nel 1925 sottoscrisse il Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce, pagando questa scelta con la sospensione, nel 1927, dalla cattedra di filosofia morale all’Università di Genova. Tre anni dopo venne arrestato insieme alla moglie e rinchiuso in carcere. Solo un abile stratagemma escogitato dall’amico e collega Emanuele Sella, che aveva pubblicato sul Corriere della Sera il necrologio del filosofo, diffondendo così la falsa notizia della sua morte, indusse il duce a rimettere prontamente in libertà i coniugi Rensi. Il dittatore temeva l’ondata di sdegno sollevatasi nel paese e all’estero per i metodi oppressivi del regime. Nel 1934, per la sua coerenza agli ideali di libertà, Rensi subì il definitivo allontanamento dalla cattedra e, fino alla sua scomparsa, fu comandato, da vigilato speciale, presso il centro bibliografico dell’ateneo genovese, per la compilazione della biografia ligure. Nonostante il doloroso distacco dalla scuola dove aveva insegnato per diciassette anni, continuò la sua attività filosofica e letteraria, pubblicando in quegli anni alcune fra le sue opere più significative, e collaborando al quotidiano socialista genovese Il Lavoro, l’unico foglio che accoglieva testi di personalità che non avevano fatto atto di sottomissione al fascismo. La morte[modifica | modifica wikitesto] Fu ricoverato il 9 febbraio 1941 al Galliera mentre infuriava il bombardamento della flotta inglese sulla città, per essere operato d’urgenza. Tuttavia l’azione militare danneggiò alcune sale dell’edificio e i medici dovettero riviare l’intervento, una fatalità che non lasciò scampo a Rensi, che morì il 14 febbraio.[2] Ai funerali pochi amici ed ex allievi poterono seguire per breve tratto il carro funebre. La polizia, che aveva vietato quest’ultimo devoto omaggio, disperse il funerale, schedando alcuni discepoli. Rensi, anche morto, turbava il potere. Sulla tomba nel Cimitero monumentale di Staglieno un’epigrafe riassume uno stile di vita ed esprime il suo dissenso, la sua resistenza e indipendenza intellettuale: «Etsi omnes non ego» (Anche se tutti, non io). Filosofia[modifica | modifica wikitesto] Il suo pensiero si è sviluppato, dopo l’approdo allo scetticismo, in un primo tempo in direzione del realismo e del materialismo critico. Un realismo materialistico quindi, che egli considerava derivato (con una certa libertà interpretativa) dallo stesso pensiero kantiano. Egli arrivò perfino ad ipotizzare, in maniera del tutto arbitraria, che Kant avesse potuto pensare alla “”cosa in sé”” come a una più nascosta essenza materiale delle cose stesse. In generale si può dire che la filosofia di Rensi non sia esente da paradossi concettuali e da mutamenti continui che lo hanno portato a cadere in alcune contraddizioni e incoerenze. Ma va anche considerato che al di sopra di esse a dominare è comunque un forte pessimismo, che non è solo esistenziale, ma anche gnoseologico. Per esempio egli ha sostenuto che siccome la filosofia ha una storia che si snoda nel tempo, ciò significa che un pensiero vero e unico non può esistere e che perciò nel suo procedere ed evolvere essa nega continuamente sé stessa. Sembra quasi di poter cogliere uno dei tratti dell’ateismo filosofico rensiano nella postfazione al Sopra lo amore di Marsilio Ficino. Ficino nel suo scritto proponeva una visione dell’amore come amore eterno di Dio che a Dio ritorna come desiderio di ogni grado ontologico di ritornare al bene e al Tutto. Rensi, nella sua postfazione, propone una nuova interpretazione di questa tipica teologia platonica, vedendo nell’amore ipotizzato da Ficino in realtà un preludio a quelle che diventeranno due tra le più influenti correnti filosofiche nell’Europa dell’800: l’idealismo e il volontarismo. L’amore come totalità dei diversi o come volontà nelle vesti di matrice essenziale del tutto mette da parte il bisogno di un dio buono e trascendente e sussurra l’ipotesi di un ateismo filosofico forse professato tra le righe dai più celebri filosofi credenti. La sua critica della religione si sviluppava poi in un’aperta apologia dell’ateismo che egli proclamò e sostenne sino al 1930 circa. In quanto spirito profondamente problematico e inquieto, Rensi finì però per approdare a un forte pessimismo ontologico ed esistenziale, che lo spinse verso derive spiritualistiche, forse latenti nelle sue riflessioni fin dalle origini. Esse trovano espressione chiara solo nell’ultima fase del suo pensiero, attestate in particolare dalle Lettere spirituali (uscite postume nel 1941). In quest’opera, come anche nella Morale come pazzia (anch’essa postuma) Rensi delinea una sorta di mistica dei valori ed un’etica concepita come l’azzardo dell’uomo che scommette sul bene in un universo cieco ed indifferente. Rensi mostra quindi anche profondi elementi nihilistici, che nella fase centrale del suo pensiero mettono in evidenza un fondo esistenzialistico che oscilla tra ateismo e spiritualismo. Nella sua Autobiografia intellettuale (1939) egli suddivide in tre periodi l’evoluzione del suo pensiero: un primo caratterizzato dal misticismo idealistico, un secondo da un relativismo scettico materialistico ed ateo, un terzo dal misticismo spiritualistico come ultimo approdo del suo pensiero. Il primo periodo si sviluppa fino al 1916 e si tratta di un misticismo di tipo platonico, in cui sono presenti anche elementi di San Paolo e di Malebranche. In tale periodo scrive Le Antinomie dello spirito (1910), Sic et Non. Metafisica e poesia (1911), La trascendenza. Studio sul pensiero morale (1914). Il secondo periodo nasce dal suo sconcerto di fronte alle violenze della guerra e lo porta alla negazione di qualsiasi razionalità della realtà. Egli pensa infatti che se gli uomini ricorrono sistematicamente alla violenza per risolvere i loro conflitti questo significa che la ragione in sé non esiste, e che si tratta dell’illusione dell’uomo di pensare che si possa dare ordine al caos. L’irrazionalità della realtà si trova espressa in Lineamenti di filosofia scettica (1919), La filosofia dell’autorità (1920), La scepsi estetica (1920), Polemiche antidogmatiche (1920), Interiora rerum (1924), Realismo (1925), Apologia dell’ateismo (1926), Le aporie della religione (1932). Il secondo periodo è altresì caratterizzato da un avvicinamento al positivismo materialistico e dal rifiuto dell’idealismo di Croce e di Gentile. In esso va registrata anche una rivisitazione del panteismo di Spinoza, che Rensi interpreta alla maniera dei teologi cristiani, quindi come ateistico perché avrebbe negato il Dio personalizzato dei monoteismi. Egli pensava anche di realizzare una sintesi di scetticismo e realismo perché se solo la scepsi è il modo reale e utile di porsi di fronte al mondo, essa è anche l’unica verità possibile. Si tratta anche del momento di punta del nichilismo rensiano, perché si afferma che siccome l’unica cosa certa e stabile è la morte, ed essa è il “”nulla””, solo il nulla possiede una verità. Nell’ultimo periodo prevale una forma di misticismo che non sorge, però, improvvisamente, essendo già chiaramente presente nelle opere maggiormente influenzate dallo scetticismo. Quest’ultimo fu, infatti, sempre sollecitato da un’innata, profonda religiosità, sicché non stupisce che il filosofo si apra alla voce del divino, poiché egli cerca nella negazione assoluta un criterio positivo che consenta la negazione stessa. A questo periodo appartengono: Critica della morale (1935), “”Critica dell’amore e del lavoro (1935), Paradossi di estetica e dialoghi dei morti (1937), Frammenti di una filosofia dell’errore, del dolore, del male e della morte (1937), La filosofia dell’assurdo (1937) e Autobiografia intellettuale (1939). Isolato in vita nel mondo filosofico italiano, nel quale dominava il neo-idealismo crociano-gentiliano, Rensi trovò la comprensione di pochi intellettuali a lui affini, come Adriano Tilgher ed Ernesto Buonaiuti. È stato quest’ultimo a creare per Rensi la formula dello scettico credente, che in forme diverse ha dominato i pochi studi sul suo pensiero. Solo recentemente, soprattutto grazie agli studi di Nicola Emery, il pensiero rensiano ha trovato la collocazione nell’ambito del nichilismo europeo. Per alcuni tale collocazione resta comunque riduttiva rispetto alla vastità del pensiero di Rensi, che andrebbe ancora approfondito. La trascuratezza nei suoi confronti sta nel fatto che la cultura italiana è stata a tutto il XX secolo dominata dall’idealismo e dall’esistenzialismo, collegati ad una dottrina cristiana invadente e impregnante il mondo accademico. “”Atomi e vuoto e il Divino in me””, queste parole di Rensi hanno ispirato Michele Lobaccaro nella composizione della canzone Rosa di Turi dei Radiodervish. Pensiero politico[modifica | modifica wikitesto] Legato alla cultura socialista, fin dalla giovane età, il pensiero politico di Rensi si caratterizza per una certa dose di eclettismo e per una forte componente umanitaria, distante dal materialismo storico marxiano e riconducibile, più agilmente, nel novero dei pensatori vicini al socialismo utopista. Se durante l’attività politica in Italia aderisce all’idea della lotta di classe, l’esperienza svizzera lo porta a riconsiderare tale concezione dei rapporti di forza nella storia, ridimensionandone la portata. Nel pensiero rensiano, infatti, l’antagonismo tra proletariato e borghesia sarebbe circoscrivibile ad alcune realtà contingenti e non costituirebbe un’invariante delle relazioni socio-politiche dell’intero Occidente. E se, da un lato, il suo realismo politico lo porta ad apprezzare le teorie elitistiche del conservatore Gaetano Mosca, dall’altro, la matrice umanitaria e socialista emerge nell’esaltazione degli istituti della democrazia diretta, caratterizzanti il sistema costituzionale americano e quello svizzero, considerati come gli unici in grado di far emergere la volontà popolare e di permettere l’emancipazione delle classi lavoratrici. L’elogio ai regimi federalisti appena citati, ed il contingente recupero del pensiero di Cattaneo sono sintomatici di un altro aspetto dell’orizzonte culturale di Rensi: la feroce critica dell’istituto monarchico (tanto nell’accezione assolutista, quanto in quella temperata del costituzionalismo borghese ottocentesco), appannaggio di una vicinanza con il programma del Partito Repubblicano Italiano. Vicinanza che si concretizza nello stretto legame, culturale ed amicale, con Arcangelo Ghisleri. Con l’esponente repubblicano, in particolare, Rensi condivide il pessimismo storico verso il Risorgimento e la disapprovazione intransingente del ruolo, ritenuto ambiguo e ostile al riscatto sociale del proletariato, della casa regnante dei Savoia. Rensi fece parte della Massoneria[3]. Opere”,”TEOP-479″
“SERRA Maurizio PARLATO Giuseppe BELARDELLI Giovanni DE-ANGELIS Susanna DE-FELICE Renzo MORO Renato”,”Intellettuali e politica tra le due guerre. Sui miti fascisti e la crisi storica dell’umanesimo borghese negli anni trenta (Serra); Vittorio Cian: un intellettuale nazionalista durante il fascismo (Parlato); L’adesione di Gioacchino Volpe al fascismo (Belardelli); Il corporativismo giuridico nell’opera di Sergio Pannunzio (De-Angelis); Gli storici italiani nel periodo fascista (De-Felice); La formazione giovanile di Aldo Moro (Moro).”,”2° copia”,”ITAF-356″
“SERRA Enrico / LEONCINI Francesco / PETERSEN Jens / BATES Thomas R. / TADDIA Irma / RAPONE Leonardo”,”Crispi, Pisani Dossi e le agenzie di stampa (Serra) / Il problema della Russia sovietica nell’Europa del primo dopoguerra (Leoncini) / Il fascismo italiano visto dalla Repubblica di Weimar (Petersen) / Il concetto di «cultura nazionalpopolare» in Gramsci (Bates) / Problemi di storia del colonialismo francese nell’Africa tropicale (Taddia) / Stratégie communiste et dynamique conservatrice. Essai sur les differents sens de l’expression «nationalbolschevisme» en Allemagne, sous la République de Weimar (1919-1933), di Louis Dupeux (Rapone)”,”Primo e secondo Nazionalbolscevismo nella Germania del primo dopoguerra “”Sulla base di queste premesse emerge che il ‘vero’ nazionalbolscevismo ebbe in Germania due stagioni. La prima, risalente agli anni 1919-’21, appare il frutto di uno ‘scatto emotivo’ di alcuni ambienti, e soprattutto di alcuni singoli esponenti della destra, di fronte ai gravami del trattato di Versailles. Tipico è il caso del deputato tedesco-nazionale Paul Eltzbacher, il primo «profeta del nazionalboscevismo». La tensione antioccidentale, caratteristica di tutta la tradizioni ‘völkisch’ tedesca, subisce nel suo pensiero un mutamento di qualità per reazione all’intransigenza delle potenze vincitrici. Il bolscevismo viene individuato, in questo clima, come la punta avanzata di uno schieramento antioccidentale …. finire (pag 575-576) Il KPD e la questione nazionale tedesca “”Alla luce di questo assunto si chiarisce il discorso che Dupeux fa in riferimento alle politiche di «liberazione nazionale» del comunismo tedesco. …. finire (pag 579-580)”,”RAIx-362″
“SERRA Teresa”,”L’utopia controrivoluzionaria. Aspetti del cattolicesimo ‘antirivoluzionario’ in Francia (1796-1830).”,”Teresa Serra, docente di Dottrina dello Stato nella Facoltà di scienze politiche dell’Università G. D’Annunzio di Teramo, collabora a numerose riviste ed è autrice di vari saggi.”,”FRAD-005-FL”
“SERRA Maurizio”,”L’inquilino del Quai d’Orsay. Philippe Berthelot e l’Italia.”,”Maurizio Serra (Londra, 1995) diplomatico di carriera, ha prestato servizio a Berlino, Mosca, e Londra. Ha pubblicato ‘Una cultura dell’autorità. La Francia di Vichy’ (Bari, 1980) e ‘Il passeggero del secolo’, biografia-intervista con lo storico F. Fejto.”,”FRAV-004″
“SERRA Enrico”,”Winston Churchill. Luci e ombre.”,”Enrido Serra, professore emerito di storia delle relazioni internazionali nell’Università di Bologna e capo del Servizio Storico e Documentazione del Ministero degli Affari Esteri, è segretario generale della Commissione per la pubblicazione di documenti diplomatici, oltre che autore di importantissimi lavori sulla politica estera. Churchill e la resa incondizionata “”Sembra importante tuttavia constatare che Eden non rinunciò alla idea di una dichiarazione sulla Germania, che mentre manteneva formalmente il principio della «resa incondizionata», in realtà la svuotava di contenuto, come aveva compreso benissimo il primo ministro. E quando, nell’aprile del 1944, il sottosegretari di Stato americano, Stettinius, in visita al comando del generale Eisenhower, telegrafò a Washington che il comandante in capo e il suo capo di S.M., generale Bedell Smith, erano del parere che «la formula della resa incondizionata dovesse venir chiarita con l’annuncio dei principi sui quali verrà basato il trattamento della Germania sconfitta», Sir Alexander Cadogan, nell’assenza di Eden ma con l’approvazione di quest’ultimo, sottopose a Churchill un memorandum in cui si affermava che il ‘Foreign Office’ continuava a favorire una dichiarazione sulla Germania che, per quanto dura, fosse in grado di apparire ai tedeschi quale accettabile alternativa alla continuazione della lotta. Ancora una volta Churchill respinse fermamente la proposta di Stettinius e quella del ‘Foreign Office’, ripetendo e ampliando argomentazioni, che sollevano più di un dubbio non solo sullo stato della sua memoria ma anche sulla sua buona fede”” (pag 86-87 88-89)”,”BIOx-391″
“SERRA Enrico, a cura,”,”L’occupazione bellica germanica negli anni 1939-1940.”,”Enrico Serra dell’Ufficio Studi dell’ ISPI “”Da un punto di vista generale non si può far a meno di riconoscere essere principio ormai comune di diritto internazionale che l’occupazione bellica non attribuisce la potestà statale, o sovranità sul territorio occupato”” (pag 75) Stato di guerra tra due paesi (pag 80-81) “”(…) perché si abbia stato di guerra tra due soggetti internazionali non è indispensabile che entrambi si muovano ad operazioni belliche. Non è dal punto di vista empirico della entità dello ostilità che si può dedurre l’esistenza o meno dello stato di guerra. Come vi sono esempi di ostilità che non costituiscono guerra, così certamente sussiste lo stato di guerra anche quando ed es. le operazioni non sono cominciate. In altre parole, durante lo stato di guerra gli Stati hanno – per dirla col Balladore-Pallieri – «la possibilità di prendere l’un contro l’altro tutte le misure proprie della guerra, e svolgere le ostilità di cui questa consta, ancorchè di questa possibilità per il momento non facciano uso e quello ostilità non inizino» (15). Qui preme semplicemente di far rilevare come le ostilità non siano un requisito indispensabile all’esistenza dello stato di guerra. Indispensabile è invece che gli Stati abbiano la ‘possibilità’ di svolgerle, siano cioè legittimati all’uso della forza dalla sostituzione del diritto internazionale di guerra a quello di pace. Alla base quindi vi è un elemento volitivo, psicologico: è la volontà di entrare in un rapporto specifico, regolato da norme specifiche. La questione se sia sufficiente la volontà di un solo Stato, oppore se sia necessario che tutti gli Stati partecipanti alla guerra dimostrino questa volontà, è di lieve momento e già risolta dalla dottrina. Che sia sufficiente la volontà di un solo Stato non lo si può negare dal momento stesso che si ammette la liceità della guerra. Se infatti così non fosse si finirebbe col dover concludere che in molte ipotesi le azioni violente intraprese da uno Stato sono totalmente illecite, in quanto continua a sussistere il diritto alla pace (16)”” (pag 80-81) Concetto di neutralità (pag 83) “”(…) Lo Stato neutrale in particolare ha, per dirla con il Fauchille: «il diritto, e anche il dovere, di ricorrere alle armi per difendersi, in caso di lesione dei suoi diritti o interessi da parte di una terza Potenza» (19)”””,”GERN-212″
“SERRA Maurizio”,”Scacco alla pace. Monaco 1938.”,”In memoria di Hélène Carrère d’Encausse In apertura citazione di C.M. Talleyrand La sorpresa polacca. “”Il riarmo tedesco e lo smantellamento senza ostacoli delle clausole di Versailles alimentarono la convinzione del Cremlino che la rivincita contro l’Occidente, contro la Francia in particolare, rimanesse l’obiettivo principale della politica estera di Hitler. Tuttavia, a partire dal 1934-1935, Mosca era preoccupata da tutta una serie di fattori. In primo luogo, la cosiddetta «sorpresa polacca» (155). Il patto di non aggressione del gennaio 1934 tra Berlino e Varsavia colse alla sprovvista il Cremlino. La diplomazia sovietica temeva che l’alleanza, nel corso della guerra civile russa, tra Parigi e Varsavia, con il sostegno allora britannico e ora pure tedesco, portasse a una riedizione del cosiddetto «cordone sanitario» intorno all’Urss (156). Nel luglio 1932, dopo laboriosi negoziati, russi e polacchi avevano firmato un trattato di non aggressione di durata più breve (tre anni contro i dieci del patto tedesco-polacco). Stalin si affrettò a rinnovarlo un anno prima della scadenza, non a caso proprio nel 1934 e fino al … 1945. In ogni caso, per lui come per Hitler, si trattava solo di un altro pezzo di carta: il Vojd denunciò l’accordo, che non gli serviva più a nulla, il 17 settembre 1939, il giorno stesso in cui le truppe sovietiche entrarono nella parte orientale della Polonia. Altra insidia all’Unione Sovietica poteva venire dal trattato navale anglo-tedesco del 1935, su cui torneremo, che esponeva a diretta minaccia il fianco russo sul Baltico. Quell’accordo sembrava la prova che gli inglesi preferivano placare il Führer piuttosto che scendere a patti con Mosca. Infine, il patto Anticomintern del novembre 1936 tra Germania e Giappone fu firmato l’anno successivo anche dall’Italia: il rischio di accerchiamento, incubo della politica estera russa ancor prima che sovietica, tornava a essere realtà. Dei tre grandi avvenimenti del 1938, non furono però l’ ‘Anschluss’ e neppure l’ormai inevitabile vittoria di Franco dopo la battaglia dell’Ebro tra i mesi di luglio e novembre a far sì che il monolito sovietico tornasse a tirar boccate sempre più nervose alla sua pipa. Il pantano spagnolo era per lui, come per Hitler e Mussolini, un conflitto per procura in cui si era impegnato senza entusiasmo e di certo non per salvare una Repubblica democratica che gli era indifferente o peggio. Gli premeva invece dimostrare l’efficacia del proprio strumento militare e di rimbalzo inaugurare all’estero i metodi di liquidazione degli avversari interni (si pensi al massacro degli anarchici a Barcellona nel maggio 1937) di cui si erano già avute molte testimonianze in Unione Sovietica. La guerra civile fu perduta, come Stalin aveva senza dubbio previsto, ma la propaganda fece il resto e il mito dell’Urss e del suo capo supremo quale portabandiera dell’antifascismo internazionale ne uscì rafforzato in tutto il mondo, perfino negli Stati Uniti”” (pag 107-108) [Maurizio Serra, ‘Scacco alla pace. Monaco 1938’, Neri Pozza, Vicenza, 2024] [(155) Come la definisce Hildebrand, ‘Das vergangene Reich’, cit., pp. 542-543; (156) Cfr. I.E. Magadcev, ‘L’alliance franco-polonaise dans les estimations militaires et diplomatiques de Moscou dans les années 1920″”, in ‘Guerres mondiales et conflits contemporains’, n. 298, 2022, 4, pp. 51-64]”,”QMIS-363″
“SERRALLONGA Joan”,”Pablo Iglesias. Socialista, obrero y español.”,”SERRALLONGA Joan è professore di storia contemporanea nell’Università Autonoma di Barcellona. Ha svolto lavoro di ricerca sulle condizioni di vita e lavoro nell’epoca contemporanea e nel colonialismo spagnolo nel Nord Africa. Ha scritto ‘La vida i la mort a la Catalunya treballadora. Osona 1880-1920’ (1992) e altro.”,”MSPx-084″
“SERRANO SUNER Ramon”,”Entre el silencio y la propaganda, la Historia como fue. Memorias.”,”Nato nel 1901, con la proclamazione della repubblica, SERRANO fu eletto deputato alle Cortes per la capitale dell’ Aragona. Incarcerato nel luglio 1936 riuscì a fuggire nel febbraio 1937 per raggiungere la zona nazionalista. Entrò nel primo governo di FRANCO. Fece importanti interviste a MUSSOLINI, HITLER, PETAIN, LAVAL, SALAZAR e PIO XII. Contribuì ad evitare che la Spagna entrasse in guerra (2° guerra mondiale).”,”SPAx-036″
“SERRANO Carlos SALAÜN Serge a cura; saggi di Carlo SERRANO Paul AUBERT Jean-Michel DESVOIS Evelyne Lopez CAMPILLO Brigitte MAGNIEN Claire NICOLLE ROBIN Elysée TRENC Serge SALAÜN”,”Temps de crise et « Années Folles ». Les années 20 en Espagne (1917-1930). Essai d’histoire culturelle.”,”Quest’opera rende omaggio a Carlos Serrano ed è una sorta di continuazione dell’opera ‘1900 en Espagne’ pubblicata nel 1991.”,”SPAx-149″
“SERRANO Julio Perez”,”La poblacion de Cadiz a fines del Antiguo Regimen. Su estructura y mecanismos de renovacion (1775-1800).”,”Càdice è una città della Spagna di 113 066 abitanti che si trova nella comunità autonoma dell’Andalusia ed è capoluogo dell’omonima provincia.”,”SPAx-019-FSL”
“SERRANO-GONZÁLEZ Reyes”,”Archivio Histórico Provincial de Teruel. Guia del Investigador.”,”Teruel (in aragonese Teruel) è un comune spagnolo di 35.675 abitanti, capoluogo dell’omonima provincia, situato nella comunità autonoma dell’Aragona. La città ha dato il nome alla comarca della Comunidad de Teruel, della quale è il capoluogo.”,”ARCx-007-FSL”
“SERRI Mirella”,”I profeti disarmati. 1945-1948. La guerra fra le due sinistre.”,”Ringraziamenti dell’A a Giovanni Sabbatucci, suo primo lettore. Mirella SERRI è docente di Letteratura e giornalismo persso l’Università La Sapienza di Roma. Ha scritto varie opere e saggi dedicati ai maggiori scrittori contemporanei. Ha curato il ‘Doppio diario’ di Giaime Pintor. Altro suo libro ‘I redenti. Gli intellettuali che vissero due volte, 1938-1948’.”,”ITAP-146″
“SERRI Mirella”,”I redenti. Gli intellettuali che vissero due volte. 1938-1948.”,”SERRI Mirella insegna letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Roma. Ha pubblicato tra l’altro ‘Carlo Dossi e il racconto’ ‘Il breve viaggoi. Giaime Pintor nella Weimar nazista’. Ha curato ‘Doppio diario, 1936-1943’ di Pintor. “”Basta dare un’occhiata alla lista di collaboratori di ‘Primato’, la rivista fondata e diretta da Giuseppe Bottai, per comprendere che non è possibile dare una sola risposta per Sibilla Aleramo, Corrado Alvaro, Arrigo Benedetti, Vitaliano Brancati, Dino Buzzati, Mario Luzi, Dino Del-Bo, Leo Longanesi, Guido Piovene, Vasco Pratolini, Giaime Pintor, Salvatore Quasimodo, Renato Guttuso, Marcello Piacentini, Giulio Carlo Argan, Indro Montanelli, Giorgio Spini, Luigi Salvatorelli’ (in copertina); “”A sottolineare il coivolgimento di Sapegno nelle istituzioni di regime, è nel 1946 Luigi Russo, in una dura polemica sviluppata a puntate: l’articolo dedicato alla ‘Critica letteraria e il marxismo’ di Russo nasceva come reazione a un intevento assai critico di Sapegno nei confronti dell’estetica crociana. Russo successivamente ricorderà allo storico della letteratura che “”ieri poteva andare in divisa della GIL e propugnare l’asse Weimar-Roma e tutto questo con innocenza… e oggi essere togliattiano””. (….) A difendere il professor Sapegno era arrivato anche l’ex allievo Alicata che, insieme a Lucio Lombardo Radice, Pietro Ingrao e Carlo Salinari, aveva espresso solidarietà all'””antifascista, studioso di alto valore e comunista senza riserve””, ricevendo un’adirata risposta di Russo che definisce tutto il gruppetto “”cuatro caballeros andantes””. Tra i “”caballeros”” di Russo c’è anche Ingrao, a sua volta nel dopoguerra bersaglio di ‘Risorgimento liberale’ per la sua partecipazione ai Littoriali con poesie politiche”” (pag 151-152)”,”ITAF-305″
“SERRI Mirella”,”I profeti disarmati. 1945-1948. La guerra fra le due sinistre.”,”Ringraziamenti dell’A a Giovanni Sabbatucci, suo primo lettore. Mirella SERRI è docente di Letteratura e giornalismo persso l’Università La Sapienza di Roma. Ha scritto varie opere e saggi dedicati ai maggiori scrittori contemporanei. Ha curato il ‘Doppio diario’ di Giaime Pintor. Altro suo libro ‘I redenti. Gli intellettuali che vissero due volte, 1938-1948’.”,”ITAP-007-FC”
“SERROU Robert”,”Pie XII. Le pape-roi.”,”Robert Serrou nato nel 1924 a Montpellier, grande reporter, si è occupato di questioni religiose a partire dal 1952 ed è poi diventato consigliere di redazione a Paris Match (dal 1984). Giornalista a ‘Témoignage chrétien’ e a ‘La Croix de Paris’, alla Tv, ha collaborato alla pubblicazione di varie opere incentrate su temi religiosi. Ha scritto una biografia di Madre Teresa di Calcutta. Seconda guerra mondiale: “”Quando il 10 maggio, il Belgio, l’Olanda e il Lussemburgo sono invasi, il papa invia tre telegrammi: al re del Belgio, alla regina dei Paesi Bassi e alla granduchessa del Lussemburgo, «per deplorare l’ingiustizia e l’iniquità» dell’aggressione, senza tuttavia tirare in causa la Germania. Nel suo messaggio natalizio 1939 Pio XII annuncia che la Santa Sede e la Casa Bianca hanno deciso di stabilire delle relazioni ufficiali. Roosevelt nomina come rappresentante personale Myron Taylor, presidente di un grande consorzio di acciaierie che si va a stabilire in un albero romano vicino all’ambasciata degli Stati Uniti presso il Quirinale, poi a Firenze. (pag 134) Nel suo libro ‘Pio XII e il Terzo Reich’, Saül Friedlander si stupisce, a giusto titolo, che Pio XII non abbia detto nulla di fronte all’invasione della Danimarca e della Norvegia. La rispota, strana, la trova in un articolo dell”Osservatore Romano’: «Non ci sono che duemila cattolici in Norvegia; quindi, benché egli giudichi severamente l’aspetto morale, dal punto di vista pratico la Santa Sede deve pensare ai trenta milioni di cattolici tedeschi». Curiosa dialettica!. Friedlander ha ragione di fare questo commento: «Si esita, certo, a concludere, ma non si può interamente scartare la questione: il sovrano pontefice non condanna apertamente la violenza e l’aggressione solo quando le vittime sono cattoliche? Questa ipotesi non è tendenziosa, essa implica semplicemente, da parte del papa, una concezione molto restrittiva della sua carica». Da notare che in occasione della guerra contro l’Etiopia e, più tardi, dell’invasione dell’Albania, Pio XI, come pure il suo segretario di Stato, Pacelli, tacciono”” (pag 136)”,”RELC-407″
“SERTORIO Luigi”,”Storia dell’abbondanza.”,”Luigi Sertorio nato nel 1933 a Torino professore associato di Ecofisica alla Facoltà di Scienze dell’Università di Torino.”,”SCIx-004-FFS”
“SERVAN-SCHREIBER Jean-Jacques”,”La sfida americana.”,”L’A giornalista, uomo politico, imprenditore, venne ammesso all’Ecole Polytechnique nel luglio 1943. Fuggì dalla FR e si arruolò volontario nelle Forces Francaises Libres come pilota da caccia. Dopo la guerra, all’uscita dal Politecnico, diventa editorialista di politica estera di ‘Le Monde’ (1948). Collaboratore di Pierre MENDES-FRANCE tra il 1952 e il 1955 fonda e dirige l’ ‘Express’, il più diffuso settimanale politico francese. Mobilitato in qualità di tenente della riserva nell’armata d’Algeria tra il 1956 e il 1957, al suo ritorno a Parigi scrisse ‘Lieutenant en Algerie’ il libro che gli costò la messa in stato d’accusa da parte del Ministro della difesa. Tra il 1963 e il 1965 collaborò con Gaston DEFFERRE al tentativo di unificazione della sinistra democratica (socialisti, radicali e club). Attualmente è DG del gruppo editoriale che controlla l’Express.”,”USAS-017″
“SERVAN-SCHREIBER Jean-Jacques”,”La sfida americana.”,”””Non è pensabile che un paese come la Francia arrivi al grado di organizzazione e di efficienza necessario per svolgere il suo ruolo nella costruzione dell’ Europa e nella risposta alla sfida americana, se i diversi partners del gioco politico, economico e sociale persistono, come oggi, a negarsi o a ignorarsi vicendevolmente”” (pag 164) ‘Contrariamente a quando si crede di solito, la società americana punta molto più sull’ intelligenza umana, di quanto non sperperi in gadgets. Abbiamo visto che gli studi e le ricerche cominciano a confermare quanto era stato intuito: questa scommessa sull’ uomo è all’ origine del suo nuovo dinamismo. Malgrado i mutamenti importanti avvenuti in questi ultimi 20 anni, il quadro europeo resta profondamente diverso, soprattutto in Francia. La Francia è senza dubbio il paese dove regna la più grande sfiducia verso il prossimo. Wylie indica come un grave ostacolo al progresso “”questo principio, formulato dai francesi, che gli uomini sono per natura ostili ed egoisti. E siccome i francesi presumono che gli uomini sono ostili, si sono protetti dagli “”altri”” con una complessa rete di leggi chiaramente conformi alla tendenza francese di limitare e di definire accuratamente tutti gli aspetti dell’ esistenza umana. E’ una camicia di forza che naturalmente impedisce ogni mutamento””.’ (pag 199-200)”,”EURE-023″
“SERVAN-SCHREIBER Jean-Jacques”,”La sfida americana.”,”””Non è pensabile che un paese come la Francia arrivi al grado di organizzazione e di efficienza necessario per svolgere il suo ruolo nella costruzione dell’ Europa e nella risposta alla sfida americana, se i diversi partners del gioco politico, economico e sociale persistono, come oggi, a negarsi o a ignorarsi vicendevolmente”” (pag 164) ‘Contrariamente a quando si crede di solito, la società americana punta molto più sull’ intelligenza umana, di quanto non sperperi in gadgets. Abbiamo visto che gli studi e le ricerche cominciano a confermare quanto era stato intuito: questa scommessa sull’ uomo è all’ origine del suo nuovo dinamismo. Malgrado i mutamenti importanti avvenuti in questi ultimi 20 anni, il quadro europeo resta profondamente diverso, soprattutto in Francia. La Francia è senza dubbio il paese dove regna la più grande sfiducia verso il prossimo. Wylie indica come un grave ostacolo al progresso “”questo principio, formulato dai francesi, che gli uomini sono per natura ostili ed egoisti. E siccome i francesi presumono che gli uomini sono ostili, si sono protetti dagli “”altri”” con una complessa rete di leggi chiaramente conformi alla tendenza francese di limitare e di definire accuratamente tutti gli aspetti dell’ esistenza umana. E’ una camicia di forza che naturalmente impedisce ogni mutamento””.’ (pag 199-200)”,”EURE-034″
“SERVAN-SCHREIBER Jean-Louis”,”Il potere d’ informare. Chi lo possiede, come si esercita, che cosa sarà domani.”,”Jean-Louis SERVAN-SCHREIBER ha esordito nella stampa a 22 anni, nel 1959, mentre completava gli studi di scienze politiche. Redattore capo del quotidiano economico Les Echos nel 1962, si trasferisce poi negli Stati Uniti a studiarvi la stampa periodica. Tornato a Parigi, trasforma L’ Express in periodico, ne dirige l’ amministrazione e ne cura le rubriche economiche. Nel 1967 lancia il mensile l’ Expansion, che raggiunge un’ alta diffusione. Direttore generale del gruppo Express presidente di due quotidiani (Le Journal du Centre, e Le populair du centre), nel 1972 ha insegnato giornalismo a Stanford. Appartiene a una famiglia di giornalisti. Suo padre Emile fondò Les Echos nel 1908 e suo fratello Jean-Jacques L’ Express nel 1953. Sua sorella Brigitte Gros scrive su l’ Express come Christiane Collange. La moglie Claude lavora per Elle e la rivista americana Ms. “”Il giornalista più pagato del mondo non racconta ai suoi lettori cos’è accaduto il giorno prima. Non fa servizi speciali. Viaggia raramente. Non appare alla televisione. Non fa interviste, non studia documenti, non rielabora gli articoli dei colleghi e non ha mai diretto una redazione. Si limita a scrivere tre volte alla settimana degli articoli che non superano le tre cartelle, ma che vengono riprodotti da centinaia di giornali. Questo giornalista fuori serie abita ora a Washington, dopo essere vissuto per più di dieci anni a Parigi. Si chiama Art Buchwald e guadagna 300.000 dollari l’ anno (180 milioni di lire), la metà provenienti dai suoi articoli e il resto da conferenze e diritti d’ autore. Le sue entrate raggiungono questa cifra astronomica perché egli vende il prodotto più artigianale, più raro e più richiesto: l’ humour. Art Buchwald è divertente, a volte molto, perché sfrutta un filone giornalistico semplice, uniforme e in cui eccelle: raccontare un fatto di attualità noto a tutti esagerando semplicemente i personaggi e le circostanze per metterne in rilievo le bizzarrie, le stranezze, l’ aspetto ridicolo. Con i suoi piccolissimi articoli settimanali è diventato un temibile critico del costume sociale e politico perché non risparmia nessuno. E’ anche invulnerabile. Chi potrebbe mettersi contro uno che ha dalla sua parte quelli che ridono? Ma a suo modo, Art Buchwald è anche il giornalista piùmoderno che ci sia perché lascia produrre dalle agenzie di stampa e alla televisione il materiale informativo grezzo. Da parte sua si incarica di farne risaltare, con talento, la logica e quindi anche l’ assurdo.”” (pag 175-176)”,”EDIx-069″
“SERVAN-SCHREIBER Jean-Louis”,”Il mestiere di padrone.”,”Difetti e limiti di carattere del dirigente. “”Quando si esamina attentamente la storia dei dirigenti che non sono riusciti nel loro percorso, si arriva a individuare cinque insidie comuni: 1. Cattive capacità relazionali: che sia questa la più comune causa di insuccesso non può sorprendere (…). 2. Inadattabilità al cambiamento. (…) A costoro manca persino il desiderio di gareggiare. (…). 3. Narcisismo eccessivo: a tutti i livelli, ciascuno ha bisogno di essere riconosciuto, apprezzato, valorizzato. Ma, in alcuni, questa richiesta si esaspera al putno di pregiudicare il loro avvenire (…). 4. Pusillanimità: il gioco consiste nell’ agire, e non tutti amano il rischio. E’ facile rifugiarsi nello studio e nell’ istruzione di un dossier col pretesto che nessuna decisione è mai abbastanza preparata. (…). 5. Scarsa resistenza: vincere è facile, tutti ne sono capaci. Ma la delusione e l’ insuccesso fanno parte del gioco e si presentano fatalmente. Coloro che li sopportano a fatica oscillano tra il rifiuto ad ammetterli e l’ incapacità di superarli. (…) Da questo abbozzo emergono i cinque tratti che ci si può aspettare da ogni candidato padrone: empatia, adattabilità, generosità, coraggio, tenacia (…)””. (pag 217) ENA Ecole Nationale d’ Administration SERVAN-SCHREIBER Jean-Louis, nato nel 1937 inizia la sua carriera nel 1959 presso il gruppo editoriale Echos, diretto dal padre Emile. Nel 1967 fonda il gruppo Expansion, il più importante in Francia nel campo dell’ informazione politica e finanziaria (L’ Expansion,L La Vie francaise, La tribune de l’ Expansion, L’ Entreprise).”,”ECOG-014″
“SERVAN-SCHREIBER Jean-Louis”,”Il coraggio. Un breviario del nuovo individualismo.”,”Dono T. Albertocchi Jean-Louis Servan-Schreiber giornalista, scrittore, editore, è anche autore di ‘Potere di informare’ (Mondandori, 1973) e dell”Arte di impiegare il tempo’ (Mondadori, 1985), tradotto in sette lingue. L’autore vuol mostrare come, insieme alla coscienza di essere libero e di essere solo, cresca nell’individuo il bisogno di rigore, di disciplina, di coraggio soprattutto. “”Sisifo, evocato da Camus oltre quarant’anni fa, è oggi più che mai attuale. Incarna infatti il coraggio contemporaneo, quello di cui hanno bisogno coloro che intendono realizzare il compito che non avrà mai fine, ma continuerà a progredire verso livelli più alti. E questa evoluzione è già in sé appassionante. Camus pubblicò ‘Il Mito di Sisifo’ nel 1942, mentre si combatteva ancora l’ultima delle guerre «giuste». Il Bene avrebbe annientato il Male (come nel Medio Evo)”” (pag 20)”,”TEOS-244″
“SERVAN-SCHREIBER Jean-Louis”,”L’art du temps. Essai d’action.”,”Dono Tino Albertocchi In Italiano: ‘L’Arte di impiegare il tempo’ (Mondadori, 1985), tradotto in sette lingue J.L. Servan-Schreiber, giornalista, editore, autore, saggista. ‘Le vere urgenze sono rare. Gli errori di previsione sono legioni’ (pag 181) ‘Lo stress non è che uccide, ma impedisce di gustarsi la vita’ (pag 183) Brevissima antologia sulla questione del tempo. Da: ‘De temps en temps’ (Brève anthologie des idées). “”Le temps est le seul capital des gens qui n’ont que leur intelligence pour fortune”” [Honoré de Balzac, Les Illusions perdues]; “”Ce n’est point le temps qui manque, c’est nous qui lui manquons”” [Paul Claudel, ‘Partage de midi’]; “”Influence de la brièveté du temps sur les travaux des hommes: “”Supposez qu’on astronome démontrâit géométriquement que dans mille ans d’ici, une planète, dans son parcours, coupera l’orbe terrestre précisément au moment et au point où la terre s’y trouvera, et que la destruction de la terre sera la suite de cette énorme collision: alors la langueur s’emparera de tous les travaux; plus d’ambition, plus de monuments, plus de poètes, plus d’historiens, et peut -être même plus de guerriers, ni de guerres. Chacun cultivera son jardin et plantera ses choux. Sans nous en douter, nous marchons tous à l’éternité”” [Denis Diderot, Eléments de physiologie]; “”Le temps, cette pure inquiétude de la vie et ce processus d’absolue distinction”” [Friedirich Hegel, La Phénoménologie de l’esprit, 1807]; “”Ceux qui emploient mal leur temps sont les premiers à se plaindre de sa brièveté…”” [Jean de La Bruyère, Caractères, “”De jugements””]; “”Le temps est comme un fleuve qui formerait les événements”” [Marc Aurèle, Pensées, trad. 1947]; “”Le capitaliste vole le temps qui devrait être employé à respirer l’air libre et à jouir de la lumière du soleil”” [Karl Marx, cité in ‘Histoires du temps’, Jacques Attali]; “”Le temps est le champ du développement humain”” [Karl Marx, Salaire, prix et profit, Ed. soc., 1968. p. 107]; “”Le temps est le grand art de l’homme”” [Napoléon Ier, Lettres au roi de Naples, 1er mars 1807]; “”L’étre humain n’a jamais le temps d’être, il n’a jamais le temps que de devenir”” [Georges Poulet, Le point de départ, p. 40]; ‘Le temps est assez long pour quiconque en profite; / Qui travaille et qui pense en étend la limite”” [Voltaire, Discours en vers sur l’homme] (pag 205-217)”,”STOS-180″
“SERVENTI LONGHI Paolo ANIASI Aldo REICHLIN Alfredo CASSANMAGNAGO Maria Luisa PEPE Adolfo VALLAURI Carlo ZANINELLI Sergio ANGELETTI Luigi PEZZOTTA Savino EPIFANI Guglielmo MORISANO Francesco PEZZOTTA Savino SALVARANI Gianni, scritti e testimonianze”,”La rinascita del sindacato. Dagli scioperi del marzo 1943 e 1944 al Patto di Roma e al 1° maggio del 1945.”,”Patto di Roma Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Niente fonti! Questa voce o sezione sugli argomenti sindacati e storia d’Italia non cita le fonti necessarie o quelle presenti sono insufficienti. Commento: il testo va spostato su wikisource probabilmente Puoi migliorare questa voce aggiungendo citazioni da fonti attendibili secondo le linee guida sull’uso delle fonti. Il patto di Roma fu un patto firmato, durante la seconda guerra mondiale, tra gli esponenti dei maggiori partiti italiani con il quale venne istituito formalmente il sindacato italiano CGIL. Esso dette rilievo all’unità di tutti i lavoratori italiani indipendentemente dalle opinioni politiche e dalle credenze religiose e costituì una vittoria significativa per la politica di cooperazione tra i partiti antifascisti.[1] Storia[modifica | modifica wikitesto] Il patto vene firmato il 9 giugno 1944 da Giuseppe Di Vittorio per il PCI, Achille Grandi per la DC e da Emilio Canevari per la componente socialista; non poté firmarlo invece Bruno Buozzi, che pure aveva partecipato alle trattative per la sua preparazione, perché – arrestato dai tedeschi – fu al momento dello loro fuga da Roma prelevato dal carcere e fucilato tra la notte del 3 e la mattina del 4 giugno 1944, insieme ad altri tredici prigionieri in località La Storta sulla via Cassia, a pochi chilometri da Roma (fatto di sangue passato alla storia come l’eccidio de La Storta); per onorarne la memoria, sul testo del Patto fu apposta la data del 3 giugno 1944, ultimo giorno di vita di Buozzi [2][3] Il testo[modifica | modifica wikitesto] Gli esponenti delle principali correnti sindacali dei lavoratori italiani – comunista, democratico cristiano e socialista – dopo un largo scambio di vedute sul problema sindacale nell’Italia liberata dall’invasore tedesco e dai suoi complici fascisti; convinti che l’unità sindacale di tutti i lavoratori senza distinzione di opinioni politiche e di fede religiosa, è lo strumento più efficace per il potenziamento dell’organizzazione del lavoro, onde assicurare la più efficace difesa degli interessi economici e morali dei lavoratori stessi e garantire il loro apporto più efficiente all’opera immane di ricostruzione del Paese (opera che sarà necessariamente imperniata sulle forze del lavoro) di pieno ed unanime accordo dichiarano: 1) di realizzare l’unità sindacale, mediante la costituzione, per iniziativa comune, di un solo organismo confederale per tutto il territorio nazionale, denominato CONFEDERAZIONE GENERALE ITALIANA DEL LAVORO; d’una sola Federazione Nazionale per ogni ramo di attività produttiva; d’una sola Camera Confederale del Lavoro, in ogni Provincia; d’un solo Sindacato locale e provinciale per ogni ramo o categoria d’attività produttiva; 2) lasciando impregiudicate tutte le altre questioni relative all’orientamento generale dell’organizzazione, alla sua struttura definitiva, alla compilazione del progetto di statuto (questioni che saranno esaminate con una larga partecipazione dei militanti sindacali d’ogni corrente e con i dirigenti del movimento sindacale libero già operante nel Mezzogiorno), la unità sindacale viene immediatamente realizzata sui seguenti punti generali: a) la C.G.I.D.L. fondata sul principio della più ampia democrazia interna. Tutte le cariche sociali, pertanto, in ogni grado dell’organizzazione, debbono essere elette dal basso, rispettivamente dalla assemblea generale del sindacato locale e dalle assemblee di delegati regolarmente eletti. In ognuno degli organismi dirigenti, dal vertice alla base, deve essere assicurata la partecipazione proporzionale delle minoranze. b) In tutte le organizzazioni della C.G.I.D.L deve essere assicurata la massima libertà d’espressione a tutti gli aderenti e praticato il rispetto reciproco di ogni opinione politica e fede religiosa. c) La C.G.I.D.L. è indipendente da tutti i partiti politici. Essa si associerà, ogni volta che lo ritenga opportuno, all’azione dei partiti democratici che sono espressione di masse lavoratrici, sia per la salvaguardia e lo sviluppo delle libertà popolari, sia per la difesa di determinati interessi dei lavoratori e del Paese. 3) Le correnti sindacali nominate costituiscono la Direzione provvisoria dell’organizzazione che viene così composta: un Comitato Direttivo Provvisorio di 15 membri, 5 per ciascuno delle tre correnti; una Segreteria Generale Provvisoria con poteri esecutivi, di tre membri, uno per ciascuna delle tre correnti. Questa Direzione Provvisoria sarà allargata con l’inclusione di esponenti del movimento sindacale libero operante nel Mezzogiorno e successivamente coi rappresentanti delle regioni che saranno liberate – mantenendo la uguale proporzione fra le tre correnti – e durerà in carica sino al primo congresso confederale che dovrà tenersi al più presto possibile. Con lo stesso criterio verranno formate le direzioni provvisorie delle federazioni nazionali e delle C.C.D.L. provinciali. Nelle province e nelle categorie in cui esistono altre correnti sindacali aventi seguito effettivo fra le masse; una rappresentanza di esse sarà chiamata a far parte della Direzione Provvisoria Camerale e Federale. Queste Direzioni resteranno in carica sino al primo congresso della rispettiva organizzazione. A Segretari Generali vengono nominati: On. Emilio Canevari, On. Giuseppe Di Vittorio, On. Achille Grandi, che entrano subito in funzione. La Direzione Provvisoria della C.G.I.D.L. si pone i seguenti obiettivi immediati: 1. promuovere l’organizzazione e l’inquadramento del movimento sindacale in tutte le regioni liberate, in uno con la vigorosa difesa degli interessi urgenti dei lavoratori; 2. sostenere con tutte le proprie forze la guerra di liberazione nazionale onde affrettare la liberazione totale del Paese, condizione pregiudiziale per la realizzazione dei postulati dei lavoratori; 3. assicurare il massimo collegamento con le masse lavoratrici delle regioni occupate per aiutarle con mezzi adeguati nella loro lotta; 4. studiare tutte le iniziative atte a preparare ed effettuare la ricostruzione del Paese nel pieno riconoscimento dei diritti del lavoro; 5. elaborare un piano di ricostruzione del movimento cooperativo, ispirato alle nuove esigenze poste dalla situazione; 6. preparare un piano di trasformazione del sistema e degli istituti di previdenza sociale, rivendicandone alla C.G.I.D.L. la Direzione; 7. rivendicare ed assumere la proprietà di tutti i beni già appartenenti alle disciolte Organizzazioni fasciste; 8. rivendicare dallo Stato il risarcimento dei fondi sottratti dai fascisti alle vecchie organizzazioni libere, da prelevarsi dal ricavo della confisca degli illeciti patrimoni degli ex capi fascisti. Note[modifica | modifica wikitesto] ^ Vincenzo Saba, Il “”Patto di Roma””. Dichiarazione sulla realizzazione dell’unità sindacale, 3 giugno 1944, Roma, Edizioni Lavoro, 1994. ^ Carlo Vallauri, Storia dei sindacati nella società italiana, Roma, Ediesse, 2008. ^ Marianna De Luca, Nel rispetto dei reciproci ruoli. Lineamenti di storia della contrattazione collettiva in Italia, Milano, Vita e Pensiero, 2013.”,”SIND-119″
“SERVET Claude BOUTON Paul”,”La trahison socialiste de 1914.”,”””L’adhésion de Cachin et de Frossard à la III° Internationale porta, elle aussi, un rude coup à la “”reconstruction””. Le Comité se scinda en trois tronçons. De nombreux éléments suivirent Cachin et Frossard. D’autres, comme Pressemane, Mayéras, Longuet et Paul Faure, s’affirmaient encore – pas pour longtemps! – reconstructeurs impénitents. Le 3 novembre 1920, l’Humanité publia le texte de la motion d’adhésion, “”rédigée, délibérée et approuvée par le Comité de la III° Internationale et la fraction Cachin-Frossard démissionaire du Comité pour la reconstruction de l’Internationale””. Cette résolution était le résumé des thèmes du IIe congrès adaptées à la situation en France. Elle dissipait les équivoques que s’efforçaient d’entretenir habilement les adversaires de l’Internationale communiste. C’était un pas en avant décisif. Depuis sa fondation, au début de mars 1920, le Bulletin communiste, organe officiel du Comité de la IIIe, menait une vigoureuse campagne idéologique et répondait victorieusement aux misérables arguties des Paul Faure et des Longuet.”” (pag 113-114)”,”PCFx-091″
“SERVET Miguel (SERVETO), a cura di Angel ALCALA'”,”Obras Completas. I. Vida, muerte y obra. La lucha por la libertad de conciencia. Documentos.”,”Michele Serveto (Villanueva de Sigena, 19 settembre 1511 – Ginevra, 27 ottobre 1553) Articolo di P. Mieli. “”Calvino bruciò l’eretico che negava la Trinità Michele Serveto, odiato da cattolici e protestanti L’Inquisizione è da molti anni al centro dell’interesse degli storici. Tra i lavori di un certo rilievo a essa dedicati troviamo la Storia dell’Inquisizione di Carlo Havas (Odoya) e La logica dei roghi di Nathan Wachtel (Utet). Ma, all’interno del grande tema dell’Inquisizione, una vicenda che merita un’attenzione a sé è quella di Michele Serveto, l’uomo mandato a morte da una strana alleanza tra la Chiesa di Roma e quella della Riforma. Serveto nasce nel 1511 a Villanueva in Spagna, un piccolo villaggio a novanta chilometri da Saragozza, da una famiglia di nobiltà minore del Nord dell’Aragona. Figlio di un notaio e fratello di un sacerdote, a 14 anni Serveto è al servizio di Juan de Quintana, un francescano minorita, dottore all’Università di Parigi (Quintana è anche un eminente membro alle Cortes di Aragona, interessato alla figura di Erasmo da Rotterdam e, almeno in un primo momento, non ostile a Martin Lutero). Serveto compie i suoi studi all’Università di Tolosa. Viaggia al seguito di Quintana e nel 1530 assiste a Bologna all’incoronazione di Carlo V (di cui Quintana era divenuto, da poco, confessore) da parte del papa Clemente VII. Incoronazione che siglò la pace tra Impero e Chiesa, mettendo fine alle guerre d’Italia. Nel 1531 Serveto dà alle stampe De Trinitatis Erroribus, nel quale contesta la dottrina della Trinità formulata 12 secoli prima per debellare l’eresia di Ario, al Concilio di Nicea (325). L’anno successivo, nel 1532, l’Inquisizione di Saragozza istituisce un primo processo contro Serveto e a Tolosa verrà emesso un decreto per il suo arresto. Ma lui riuscirà a sottrarsi; nel 1537 studierà medicina all’Università di Parigi applicandosi con profitto al tema della circolazione del sangue (alla fine del XIX secolo, Robert Willis, medico scozzese, scrisse che gli studi di Serveto in questo campo erano da considerarsi «eccellenti»). «Non per niente», ha osservato Adriano Prosperi, autore di un libro indispensabile per comprendere a fondo questa vicenda, Tribunali della coscienza (Einaudi), e curatore dell’altrettanto indispensabile opera in quattro volumi Dizionario storico dell’Inquisizione (Edizioni della Normale Superiore di Pisa), «Serveto fu attirato dallo studio della circolazione sanguigna; il sangue nella Spagna del suo tempo era concepito come il veicolo dell’impurità dei marrani e il sigillo della nobiltà dei cristiani in quanto nutriti del corpo stesso di Cristo… Non c’è separazione in lui tra ricerche mediche e discussioni teologiche: parlando del sangue e del processo di respirazione e inspirazione, Serveto parlava nello stesso tempo il linguaggio della fisiologia e quello della religione». Ma la condanna Serveto l’aveva ricevuta per la rilevazione degli «errori della Trinità». Criticare la dottrina della Trinità, osserva ancora Prosperi, «significava mettere al centro del dibattito teologico della Riforma quell’eresia di Ario che era stata all’origine della più antica e grave lacerazione interna della Chiesa cristiana; significava soprattutto riaccendere il dissidio che da secoli opponeva ebrei e musulmani da un lato e cristiani dall’altro». C’era stata fino ad allora una sola proposta altrettanto radicale, «quella di chi, prendendo alla lettera la tesi luterana della giustificazione per la sola fede, aveva negato valore al battesimo degli infanti: li chiamarono LA BIOGRAFIA Calvino bruciò l’eretico che negava la Trinità Michele Serveto, odiato da cattolici e protestanti L’Inquisizione è da molti anni al centro dell’interesse degli storici. Tra i lavori di un certo rilievo a essa dedicati troviamo la Storia dell’Inquisizione di Carlo Havas (Odoya) e La logica dei roghi di Nathan Wachtel (Utet). Ma, all’interno del grande tema dell’Inquisizione, una vicenda che merita un’attenzione a sé è quella di Michele Serveto, l’uomo mandato a morte da una strana alleanza tra la Chiesa di Roma e quella della Riforma. Serveto nasce nel 1511 a Villanueva in Spagna, un piccolo villaggio a novanta chilometri da Saragozza, da una famiglia di nobiltà minore del Nord dell’Aragona. Figlio di un notaio e fratello di un sacerdote, a 14 anni Serveto è al servizio di Juan de Quintana, un francescano minorita, dottore all’Università di Parigi (Quintana è anche un eminente membro alle Cortes di Aragona, interessato alla figura di Erasmo da Rotterdam e, almeno in un primo momento, non ostile a Martin Lutero). Serveto compie i suoi studi all’Università di Tolosa. Viaggia al seguito di Quintana e nel 1530 assiste a Bologna all’incoronazione di Carlo V (di cui Quintana era divenuto, da poco, confessore) da parte del papa Clemente VII. Incoronazione che siglò la pace tra Impero e Chiesa, mettendo fine alle guerre d’Italia. Nel 1531 Serveto dà alle stampe De Trinitatis Erroribus, nel quale contesta la dottrina della Trinità formulata 12 secoli prima per debellare l’eresia di Ario, al Concilio di Nicea (325). L’anno successivo, nel 1532, l’Inquisizione di Saragozza istituisce un primo processo contro Serveto e a Tolosa verrà emesso un decreto per il suo arresto. Ma lui riuscirà a sottrarsi; nel 1537 studierà medicina all’Università di Parigi applicandosi con profitto al tema della circolazione del sangue (alla fine del XIX secolo, Robert Willis, medico scozzese, scrisse che gli studi di Serveto in questo campo erano da considerarsi «eccellenti»). «Non per niente», ha osservato Adriano Prosperi, autore di un libro indispensabile per comprendere a fondo questa vicenda, Tribunali della coscienza (Einaudi), e curatore dell’altrettanto indispensabile opera in quattro volumi Dizionario storico dell’Inquisizione (Edizioni della Normale Superiore di Pisa), «Serveto fu attirato dallo studio della circolazione sanguigna; il sangue nella Spagna del suo tempo era concepito come il veicolo dell’impurità dei marrani e il sigillo della nobiltà dei cristiani in quanto nutriti del corpo stesso di Cristo… Non c’è separazione in lui tra ricerche mediche e discussioni teologiche: parlando del sangue e del processo di respirazione e inspirazione, Serveto parlava nello stesso tempo il linguaggio della fisiologia e quello della religione». Ma la condanna Serveto l’aveva ricevuta per la rilevazione degli «errori della Trinità». Criticare la dottrina della Trinità, osserva ancora Prosperi, «significava mettere al centro del dibattito teologico della Riforma quell’eresia di Ario che era stata all’origine della più antica e grave lacerazione interna della Chiesa cristiana; significava soprattutto riaccendere il dissidio che da secoli opponeva ebrei e musulmani da un lato e cristiani dall’altro». C’era stata fino ad allora una sola proposta altrettanto radicale, «quella di chi, prendendo alla lettera la tesi luterana della giustificazione per la sola fede, aveva negato valore al battesimo degli infanti: li chiamarono “”anabattisti”” o “”catabattisti”” e li punirono con la morte». Pratica, Serveto, dal 1542, la professione di medico a Vienne. Qui a Vienne, nel 1553 è arrestato, processato e condannato. Riesce a fuggire, ma viene arrestato nuovamente a Ginevra, la città di Calvino. Dove viene processato ancora una volta, condannato a morte e, nel giro di pochissimo tempo, mandato al rogo. Proprio così: un martire della libertà di pensiero bruciato vivo non già da cattolici oscurantisti obbedienti alla Chiesa di Roma, ma dal principe dei riformatori, Giovanni Calvino. Lo scontro tra Serveto e Calvino fu particolarmente aspro. Serveto fu accusato di essersi espresso in modo scurrile. Rispose che espressioni violente erano state usate anche nei suoi confronti e aggiunse: «È piuttosto comune ai giorni nostri, durante una disputa, che ognuno difenda la propria posizione considerando che la parte avversa sia già sulla strada della dannazione». Calvino gli rinfacciò «l’abitudine di citare sfacciatamente autorità alle quali non aveva mai guardato con attenzione». «Quel genio di Serveto», scrisse il grande riformatore, «così orgoglioso delle sue competenze linguistiche, sapeva leggere il greco quanto un ragazzino che ha appena imparato l’alfabeto». Il che, per inciso, non era affatto vero. Nel processo si discusse di tutto, compresa un’ernia per la quale Serveto era stato operato all’età di cinque anni con qualche conseguenza sulla sua successiva vita sessuale. E quando Serveto aveva sostenuto la tesi che i bambini non potevano compiere peccato mortale, Calvino si era augurato «che i pulcini, così teneri e innocenti come li dipinge, gli estirpassero gli occhi centomila volte». Nella disputa parve che Serveto avesse la meglio, tant’è che il Consiglio decise di sospendere il processo e di inviare la documentazione alle altre città svizzere perché dicessero la loro. A questo punto così Serveto si rivolse ai giudici ginevrini: «Vi supplico umilmente che poniate fine a queste lungaggini e mi liberiate dall’accusa. Voi vedete bene che Calvino è alle strette, non sapendo cosa dire, e per il suo solo piacere desidera che io marcisca in prigione. I pidocchi mi mangiano vivo. I miei abiti sono laceri e non ho di che cambiarmi, non una giubba o una camicia». La risposta fu che il Consiglio deliberò solo di fornire all’imputato alcuni abiti. A sue spese, per giunta. Passarono alcuni giorni e l’accusato tornò alla carica: «Onorati signori, oggi sono tre settimane da quando ho chiesto udienza e non sono riuscito a ottenerla. Vi supplico per amore di Gesù Cristo di non rifiutarmi quello che non rifiutereste a un turco che cercasse giustizia nelle vostre mani… Per quanto riguarda l’ordine che avete impartito per provvedere alla mia pulizia, niente è stato fatto e io sto anche peggio di prima; il freddo mi affligge molto, a causa delle coliche e dell’ernia, procurandomi altri malanni che mi vergogno persino a descrivere». Il responso delle città svizzere fu negativo per Serveto, ma non omogeneo. Tant’è che la sentenza finale lo colpì solo per due capi di imputazione: il rifiuto della Trinità e quello del battesimo ai bambini. Ma fu ugualmente la condanna al supplizio, quel supplizio toccato in sorte a tanti eretici messi a morte dall’Inquisizione. Calvino racconta come Serveto ricevette la notizia. «Sulle prime rimase ammutolito poi emise dei sospiri tali che si sentiva per tutta la stanza; quindi si mise a gemere come un pazzo e non ebbe più padronanza di sé. Alla fine le sue grida aumentarono mentre si batteva continuamente il petto e urlava in spagnolo “”Misericordia, misericordia!””». Quando tornò in sé chiese, come prima cosa, di vedere Calvino. Il quale così riferisce l’incontro. «Quando gli chiesi cosa avesse da dirmi rispose che desiderava chiedermi perdono. Allora io protestai, ed è la verità, che non avevo mai provato alcun rancore personale nei suoi confronti … Avevo usato tutta l’umanità possibile, fino a quando, amareggiato dai miei buoni consigli, non scagliò contro di me tutta la sua rabbia e aggressività. Gli dissi che sarei passato sopra a tutto quello che riguardava la mia persona. Avrebbe fatto meglio a chiedere perdono a Dio che egli aveva così vilmente bestemmiato nel tentativo di cancellare le tre persone nell’unica essenza, dicendo che quelli che riconoscono Dio il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, come realmente distinti, hanno creato un infernale cane a tre teste… Quando però vidi che tutto questo non dava alcun risultato, non volli essere più saggio di quanto consentisse il mio Maestro. Allora, seguendo l’esempio di San Paolo, mi ritirai dall’eretico che si era autocondannato». In quel momento Serveto capì che il suo destino era definitivamente segnato. Chiese di essere ucciso «con la spada», perché aveva paura di cedere alla sofferenza e di ritrattare tutto. Neanche questo gli fu concesso. Il 27 ottobre del 1553 fu condotto su «una catasta di legno ancora verde», sulla testa gli fu messa una corona di paglia e foglie cosparsa di zolfo e gli fu dato fuoco. Ci volle del tempo prima che morisse. E molti tra i ginevrini presenti aggiunsero legna alla pira. La storia è stata approfondita e raccontata cinquecento anni dopo da Roland H. Bainton nel libro Vita e morte di Michele Serveto, pubblicato nel 1953 e adesso – per la prima volta – in Italia, dall’editore Fazi. Bainton, un pastore protestante pacifista nato in Inghilterra e poi emigrato in America, si batté per l’obiezione di coscienza già ai tempi della Prima guerra mondiale e proseguì sulla stessa strada fino ai tempi della guerra del Vietnam (tanto che la Cia lo accusò di essere un comunista). Non aveva, Bainton, una particolare simpatia nei confronti di Calvino, anzi scrisse a un amico di provare «orrore» nei suoi confronti. E, in un altro suo libro, sostenne che se Calvino aveva mai scritto qualcosa in favore della libertà religiosa, doveva essersi trattato di «un errore di stampa». «Non riuscivo a capire», disse, «come potesse considerarsi cristiano un regime che liquidava i suoi oppositori». Nonostante ciò, nella sua biografia di Serveto si sforzò di comprendere le ragioni di Calvino e di spiegare come Serveto stesso non fosse del tutto incolpevole. In questa vicenda, scrisse, «Calvino si rivela più chiaramente che altrove come una delle ultime grandi figure del Medioevo. Per lui era perfettamente chiaro che qui erano in gioco la maestà di Dio, la salvezza delle anime e la stabilità del cristianesimo». Ma la condanna a morte di Michele Serveto «ha posto la questione della libertà religiosa per le Chiese evangeliche in un modo che non aveva precedenti». Calvino scrisse un libro per spiegare il suo comportamento nel caso Serveto. Ma subito dopo a Basilea fu pubblicato un altro libro anonimo (attribuibile a Sebastiano Castellione) che contestava le tesi di Calvino. Nel Novecento, agli inizi degli anni Cinquanta poco tempo dopo la fine della Seconda guerra mondiale, Bainton ne traeva la seguente morale: «La storia di Calvino e Serveto vuole farci comprendere che i nostri slogan per la libertà vanno continuamente ripensati daccapo. La severità di Calvino, e persino la preoccupazione per la vittima, era figlia dello zelo per la verità. La morte non gli sembrava una pena troppo dura per chi avesse travisato la verità di Dio. Oggi ognuno di noi sarebbe il primo a scagliare una pietra contro l’intolleranza di Calvino, ma dovremmo fermarci a riflettere perché, proprio noi che siamo esterrefatti di fronte a un uomo che brucia a causa della religione, siamo quelli che non esitano a ridurre in cenere intere città per preservare la nostra civiltà». E il riferimento andava a Berlino, Hiroshima e Dresda, rase al suolo dagli inglesi e dagli americani nella fase finale della guerra. In questo libro, scrive adesso – nella prefazione – Adriano Prosperi, «i due nomi del biografo (Bainton) e del biografato (Serveto) formano un tutto inscindibile; l’eretico e ribelle spagnolo mandato al rogo nel Cinquecento e l’appassionato storico e combattente per la libertà di coscienza del XX secolo formano una di quelle coppie che nascono in certi casi quando lo storico incontra un altro essere umano al di sopra dei secoli e sa restituirgli vita e giustizia». Da sempre la figura dell’eretico mandato al rogo da Calvino è stata al centro di dibattiti. Dai toni aspri, talvolta. Serveto, scrisse Charles Donald O’Malley, aveva un «talento per le avventatezze» e «molti guai se li andava a cercare». Ma altri due studiosi, Alexander Gordon e Henri Tollin, dimostrarono che la sua teologia e il suo uso del latino erano stati di grande valore. Infine, relativamente ai toni particolarmente aspri della controversia tra Serveto e Calvino, Peter Hughes (in un saggio riportato nel libro edito da Fazi) ha scritto: «La presunta insolenza di Serveto va giudicata secondo lo stile politico del tempo; se la denigrazione a mezzo stampa fosse stata un crimine, Calvino avrebbe potuto essere condannato innumerevoli volte». Un altro studioso che si appassionò al libro di Bainton è stato Angel Alcala, al quale si deve la versione spagnola (1973) del testo. Anche Alcala fu colpito dal fatto che il libro di Bainton in fin dei conti esortava a «imparare, dall’intolleranza di Giovanni Calvino, la lezione sulla libertà di coscienza». Siamo qui sul terreno che per certi versi vedeva assieme il nuovo Papa, Calvino, e i tradizionali pontefici dell’Inquisizione. Con l’uccisione di Serveto, osserva Prosperi, «il conflitto ufficiale tra le Chiese svelava la realtà sotterranea di una tacita alleanza nel combattere l’eresia come minaccia di dissoluzione di ogni potere ecclesiastico». Le polizie cattolica e calvinista «collaborarono nel caso di Serveto obbedendo all’istinto di conservazione dei poteri ecclesiastici uniti davanti agli eretici radicali che ne demolivano le stesse basi». Cosa che era già accaduta qualche anno prima con un ex monaco benedettino e profeta al quale lo stesso Prosperi ha dedicato un rilevante saggio: L’eresia del Libro Grande. Storia di Giorgio Siculo e della sua setta (Feltrinelli). Nell’affaire di Giorgio Siculo era stata la denunzia dell’esule Pier Paolo Vergerio a mettere l’eretico nelle mani dell’Inquisizione. Ma il processo a Serveto fu molto più clamoroso, «suscitò una reazione vasta e diffusa perché, nella città che era il rifugio degli esuli per ragioni di fede, fece riapparire il volto della Roma papale, con la sua pretesa di imporre l’obbedienza a una verità proclamata dall’alto». A conferma di ciò, a Ginevra giunsero da Roma «imbarazzanti riconoscimenti» come quello di Roberto Bellarmino, che addirittura elogiò il comportamento di Calvino. Da allora in poi, prosegue Prosperi, «l’ombra di Serveto visitò a lungo gli incubi delle Chiese riformate europee». Ed è qui che le vite di Bainton e di Serveto si intrecciano ancora una volta. Bainton «era pur sempre il ministro di una Chiesa nata dalla Riforma e per lui si pose in modo speciale il problema di capire tutti i protagonisti del dramma che si consumò allora a Ginevra». E a questo proposito il prefatore esorta a tenere ben presente una circostanza che ai lettori italiani potrebbe sfuggire: «Nell’Europa riformata la polemica che si accese subito contro la sentenza capitale non si è mai placata, nemmeno dopo che col Novecento a Ginevra fu deciso di erigere un monumento alla vittima di quel rogo». Bainton, come si è detto, scavalca la questione guardando a Calvino non già come Max Weber, cioè il fondatore dell’età moderna, bensì come «una delle ultime grandi figure del Medioevo». «Trinità», affresco di Masaccio (1401-1428) nella chiesa di Santa Maria Novella a Firenze«Trinità», affresco di Masaccio (1401-1428) nella chiesa di Santa Maria Novella a Firenze Secondo Bainton «la morte di Serveto ebbe un effetto positivo: quello di porre la questione della libertà religiosa all’intero mondo della Riforma prima che a ogni altro, come dire che dagli errori si può imparare». Bainton «si sentiva libero dai risentimenti e dalla violenza delle controversie tra le Chiese». Il problema della libertà religiosa «gli appariva come un aspetto fondamentale della storia e della realtà del mondo contemporaneo alle prese coi regimi totalitari e in particolare col comunismo sovietico, come sottolineò nella premessa al libro (La lotta per la libertà religiosa, edito in Italia dal Mulino) che dedicò all’argomento e dove riassunse i risultati delle sue ricerche». Quello di Bainton, scrive Prosperi, «era uno sguardo da lontano, attento a non alterare nulla delle vicende concrete e delle idee degli uomini del Cinquecento… le parole conclusive del libro di Bainton invitano il lettore a riflettere e a sfuggire alla facile scelta di stare oggi per allora dalla parte giusta». Scrive Prosperi che l’eredità intellettuale di Serveto fu raccolta, difesa e approfondita specialmente qui da noi. Anche «il Serveto martire trovò tra gli italiani uomini capaci di dar vita a una battaglia di scritture per denunziare l’abuso della forza in questioni di coscienza». Esuli che «dovettero fare i conti con la violenza di Chiese in conflitto tra di loro ma solidali nel reprimere coi roghi le dottrine di Serveto… uomini come Bernardino Ochino, Camillo Renato, Giorgio Biandrata, Valentino Gentile, Gian Paolo Alciati reagirono non solo in difesa di Serveto ma per rivendicare il diritto alla libertà religiosa». Con loro Matteo Gribaldi, professore di diritto a Padova, e il senese Mino Celsi. «La causa della libertà, il diritto di professare le proprie idee, la convinzione, allora espressa dall’umanista savoiardo Sebastiano Castellione, che uccidere un uomo non era affermare un’idea», scrive ancora Prosperi, «furono le convinzioni sostenute e portate avanti con grave rischio personale da italiani esuli, perseguitati, cancellati dalla memoria del nostro Paese ma eredi di una cultura che pur sempre in Italia aveva avuto la sua culla». Era «una piccola pattuglia di sopravvissuti alla fase della prima diffusione dell’eresia radicale in Italia, quando le sue tesi venivano discusse animatamente nelle piazze e nelle botteghe delle città italiane». Qui «le dottrine antitrinitarie e anabattiste avevano attecchito rapidamente rivelando una carica eversiva tale da preoccupare autorità ecclesiastiche e poteri politici». Si tenne addirittura una sorta di concilio segreto, a Venezia, nel 1550, mentre il Concilio di Trento stentava a riprendere. Concilio segreto che si concluse fissando come dottrine comuni la negazione della Trinità e della natura divina del Cristo, il rifiuto del battesimo dei bambini e quello di accettare uffici e magistrature dal potere politico. Erano anni (fino al 1559 quando l’Indice ne decise la distruzione) in cui i libri di Serveto venivano tradotti e passavano di lettore in lettore. Al punto da farne un modello di riferimento. Un’attenzione particolare, in questo saggio introduttivo, Adriano Prosperi la dedica al rapporto tra Bainton e Delio Cantimori, lo studioso che alla fine degli anni Trenta scrisse quello che ancora oggi è considerato un capolavoro storiografico in questo campo: Eretici italiani del Cinquecento (Einaudi). Bainton lo incontrò una prima volta nel 1932. Tra i due, osserva Prosperi, «c’era una divisione non solo di stile ma anche di metodo e di personalità: se Bainton era portato al racconto delle vite, Cantimori era attento alle dottrine, ai percorsi delle idee». Ma Cantimori ebbe un ruolo decisivo nell’approccio di Bainton ai temi di cui si stava occupando: fu Cantimori a spiegargli che per gli italiani «la parola “”religione”” equivale non a “”cristianesimo”” ma a “”frequenza alle cerimonie cattoliche””». Delio Cantimori fu uno storico diversissimo dal collega statunitense, ma quest’ultimo si sentì in dovere di lodare e condividerne l’atteggiamento di simpatia e di distanza con cui l’italiano aveva affrontato la vicenda degli eretici. Tra i due era nato un rapporto di amicizia e di confidenza. «Un dialogo», scrive Prosperi, «da “”cavalieri antiqui””, cittadini di Paesi nemici e di fede tanto diversa quanto il cittadino della democrazia americana poteva esserlo dal suddito fascista e poi comunista di una dittatura europea». Lo storico americano, ricorda il prefatore del libro, fu tra i primi a conoscere la conversione di Cantimori dal fascismo al comunismo. Accadde all’incirca nel 1938. Bainton fu sconcertato da quella decisione e ne chiese conto allo storico italiano, che, comprensibilmente, non volle spiegargliela per lettera. Rinviò ogni chiarimento al giorno che si fossero incontrati di persona. Dovevano passare molti anni, quasi venti, si rividero a Londra nel 1957. Cantimori, riferisce Prosperi sulla base dei ricordi di Bainton, gli disse che per lui «il Partito comunista era il solo che poteva realizzare in Italia una rivoluzione simile a quelle puritana, americana e francese… e questo perché il Pci era – secondo lui – l’unica forza politica italiana che non sarebbe scesa a patti con la Chiesa». Parole che dimostrano quale sproporzione ci fosse in Cantimori – e in quasi tutti gli storici – tra la capacità di analizzare la realtà a cui si applicava per ragioni di studio e quella di comprendere a fondo il mondo negli anni in cui si trovò a vivere. Paolo Mieli 14 dicembre 2011 (modifica il 15 dicembre 2011) Paolo Mieli (CS, 14.12.2011)”,”RELP-060″
“SERVICE Robert”,”Lenin. L’uomo, il leader, il mito.”,”SERVICE Rò storico, fellow della British Academy, è ricercatore al St. Antony’s College di Oxford e autore di libri sulla Russia. Cartine con i viaggi di Lenin in Russia e in Europa”,”LENS-194″
“SERVICE Robert”,”Trotsky. A Biography.”,”Tra gli archivi consultati dall’A: – Hoover Institution Archives, Stanford University, USA SERVICE R. è Fellow of the British Academy and Professor of Russian History at Oxford University.”,”TROS-201″
“SERVICE Robert”,”Russia. Experiment with a people. From 1991 to the present.”,”Proverbio russo: ‘Non ci sono strade in Russia, solo direzioni’ SERVICE è autore di una biografia di Lenin.”,”RUSx-150″
“SERVICE Robert”,”The Bolshevik Party in Revolution, 1917-1923. A Study in Organisational Change.”,”SERVICE (Lecturer in Russian Studies Univ. Keele) è autore di una biografia di Lenin. in indice nomi parecchi riferimenti a Sapronov (Q. centralismo democratico, opposizione sinistra ecc.)”,”RIRO-357″
“SERVICE Robert”,”Trotski.”,”SERVICE Robert insegna all’Università di Oxford. “”Comme pour corroborer les propos de Burnham, Trotski les traita à la légère. Il répondit simplement par l’une de ces formules dont il avait le secret: “”Un scepticisme à l’égard de toutes les théories n’est rien d’autre que la préparation à une désertion personelle””. (…) Et de ce côté-là, effectivement, il fut servi: Hook, Burnham et Shachtman abandonnèrent Trotski et l’Internationale”” (pag 519)”,”TROS-215″
“SERVICE Robert”,”Compagni. Storia globale del comunismo nel XX secolo.”,”SERVICE Robert è professore di storia russa alla Oxford University e Fellow del St. Antony’s College, dove dirige il Centro di studi russi ed euroasiatici. Ha pubblicato una storia della Russia nel XX secolo e una biografia di Lenin. Pochi fatti molte banalità analisi superficiali e luoghi comuni Engels (pag 39-40) “”Soprattutto, [Engels] era consapevole dell’esigenza di elaborare una sintesi leggibile del significato complessivo del marxismo, e negli ultimi anni si impegnò in queso senso. Polemizzando con il compagno socialista Eugen Dühring, pubblicò nel 1878 le scritto ‘Anti-Dühring’, nel tentativo di dimostrare quali fossero le basi scientifiche delle teorie marxiane sulla società e sulla rivoluzione. Incuriosito dalla sempre più ampia letteratura che affrontava questioni di scienze naturali, antropologia e paleontologia, elaborò nel 1883 ‘La dialettica della natura’ e nel 1884 ‘Le origini della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’. La prima opera si proponeva l’intento di mostrare che l’indirizzo di pensiero marxista era in linea con le contemporanee scoperte nei campi delle scienze fisiche e chimiche; la seconda cercava di sviluppare per la preistoria umana una prospettiva analoga a quella elaborata da Darwin per la biologia evoluzionista. Si trattava di volumi che avevano uno scopo grandioso e contenuti rilevanti, ma che erano ben lungi dal rappresentare una sintesi completa del vastissimo arco di problematiche che lui e Marx avevano sviluppato nei loro numerosi scritti (12). Gli intellettuali marxisti delle generazioni successive, soprattutto in Occidente, tesero a ridimensionare l’importanza dei risultati che la sintesi engelsiana aveva raggiunto; alcuni ritennero addirittura che tale operazione implicasse inevitabilmente una distorsione delle idee fondamentali del marxismo. Come sempre avviene nelle grandi scuole di pensiero, gli esponenti del marxismo si impegnarono nel tentativo di ricostruire quali fossero gli aspetti del pensiero originale che erano stati male interpretati. Tuttavia il maggiore ostacolo alla canonizzazione del marxismo stava nel fatto che le idee di Marx ed Engels si erano modificate via via che il pensiero dei due autori diventava più maturo e le loro ricerche progredivano, ed essi furono influenzati dai cambiamenti in atto nel mondo che osservavano. Da persone intelligenti quali erano, non riteneva certo di poter vivere tutta la loro esistenza senza ripensamenti, e talvolta, in pubblico, smussarono le proprie opinioni per conseguire uno scopo politico immediato”” [Robert Service, ‘Compagni. Storia globale del comunismo nel XX secolo’, Roma Bari, 2008] [(12) F. Engels ‘Anti-Dühring’; Id. ‘Dialettica della natura’; Id. ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato. In rapporto alle indagini di Lewis H. Morgan’] (pag 39-40)”,”RUST-157″
“SERVICE Robert”,”The Bolshevik Party in Revolution. A Study in Organisational Change 1917-1923.”,”Robert Service is the author of the History of Twentieth-Century Russia as well as a trilogy, Lenin; A Political Life, Until recently he was Professor of Russian History and Politics in London University and now works at St. Antony’s College, Oxford. Acknowledgements, Introduction, Conclusion, Maps, Notes and References, Index,”,”RIRO-063-FL”
“SERVICE Robert a cura; saggi di PERRIE Maureen JONES Stephen WHITE Howard READ Christopher MAWDSLEY Evan CHANNON John ACTON Edward”,”Society and Politics in the Russian Revolution.”,”Edward Acton is Professor of Modern European History in the University of East Anglia. he is the author of a biographical study of Alexander Herzen and an historiographical survey of the Russian revolution. John Channon is Lecturer in Russian Economic History at the School of Slavonic and East European Studies in the University of London. He has published several articles on the peasantry in the Russian Revolution. Stephen Jones is Assistant Professor at Mount Holyoke College, Massachusetts. At the time of the seminars he was research fellow at the School of Slavonic and East European Studies in the University of London; he is the author of several articles on georgian social-democracy in the years before and after 1917. Evan Mawdsley is Senior Lecturer in The Department of Modern History in the University of Glasgow. He has written a book on the Baltic fleet in the Russian Revolution as well as a history of the ensuing Civil War. Maureen Perrie is Lecturer in Russian History at the Centre for Russian and East European Studies in the University of Birmingham. Her book on the pre-revolutionary programme of the Russian Socialist-Revolutionaries has been followed by an account of the image of Ivan the Terrible in Russian popular thought. Christopher Read is Senior Lecturer in History in the University of Warwick. He is the author of two books on Russian culture in the revolutionary years, the first treating the pre-revolutionary period and the second the post-revolutionary period. Robert Service is Reader in Soviet History and Politics at the School of Slavonic and East European Studies in the University of London. He has written an account of the Bolshevik party after 1917, a textbook on the Russian Revolution and two out of his three projected volumes on Lenin’s political life. Howard White is Lecturer in Soviet Government at the London School of Economics and Political Science in the University of London. He has written papers and articles on the Russian provisional Government of 1917. Notes on the Contributors, Map, Introduction Robert SERVICE, Epilogue, Index,”,”RIRO-067-FL”
“SERVICE Robert”,”Lenin: A Political Life. Worlds in Collision. Volume 2.”,”Robert Service is the author of the History of Twentieth-Century Russia as well as a trilogy, Lenin; A Political Life, Until recently he was Professor of Russian History and Politics in London University and now works at St. Antony’s College, Oxford. Lenin: A Political Life is a major three-volume work on Lenin, his ideas, activity, and environment. The first volume covers the years from 1870 to 1910. It traces his rise to authority and reputation among Russian Marxists around the turn of the century, and his political troubles after 1903. The second volume takes the story through to 1918, showing how Lenin reascended his party’s heights and led the Bolsheviks in the October Revolution. The third volume will deal with his struggles, until his death in 1924, to adapt policies to the postwar situation in Russia and the world. The trilogy presents a critical analysis.”,”LENS-028-FL”
“SERVICE Robert”,”Lenin: A Political Life. The Iron Ring. Volume 3.”,”Robert Service is the author of the History of Twentieth-Century Russia as well as a trilogy, Lenin; A Political Life, Until recently he was Professor of Russian History and Politics in London University and now works at St. Antony’s College, Oxford. Lenin: A Political Life is a major three-volume work on Lenin, his ideas, activity, and environment. The first volume covers the years from 1870 to 1910. It traces his rise to authority and reputation among Russian Marxists around the turn of the century, and his political troubles after 1903. The second volume takes the story through to 1918, showing how Lenin reascended his party’s heights and led the Bolsheviks in the October Revolution. The third volume will deal with his struggles, until his death in 1924, to adapt policies to the postwar situation in Russia and the world. The trilogy presents a critical analysis.”,”LENS-029-FL”
“SERVICE Robert”,”Lenin: A Political Life. The Strengths of Contradiction. Volume 1.”,”Robert Service is the author of the History of Twentieth-Century Russia as well as a trilogy, Lenin; A Political Life, Until recently he was Professor of Russian History and Politics in London University and now works at St. Antony’s College, Oxford. Lenin: A Political Life is a major three-volume work on Lenin, his ideas, activity, and environment. The first volume covers the years from 1870 to 1910. It traces his rise to authority and reputation among Russian Marxists around the turn of the century, and his political troubles after 1903. The second volume takes the story through to 1918, showing how Lenin reascended his party’s heights and led the Bolsheviks in the October Revolution. The third volume will deal with his struggles, until his death in 1924, to adapt policies to the postwar situation in Russia and the world. The trilogy presents a critical analysis.”,”LENS-030-FL”
“SERVICE Robert”,”Storia della Russia nel XX secolo.”,”Robert Service è professore di storia e politica russa alla School of Slavonic and East European Studies all’Università di Londra. É autore di diversi volumi, tra cui la trilogia Lenin: a political life, The Russian revolution, 1900-1927 e The Bolshevik Party in revolution. Ha pubblicato numerosi saggi e articoli sulla politica russa contemporanea.”,”RUSx-063-FL”
“SERVICE Robert”,”Lenin. L’uomo, il leader, il mito.”,”Robert Service, storico, fellow della British Academy e ricercatore al St. Antony’s College di Oxford, è autore di libri sulla Russia del passato e del presente, tra cui A History of Twentieth Century Russia, The Bolshevik Party in Revolution e Lenin: A Political Life (tre volumi).”,”LENS-049-FL”
“SERVICE Robert”,”Russia. Experiment with a People.”,”Robert Service is the author of the History of Twentieth-Century Russia as well as a trilogy, Lenin; A Political Life, Until recently he was Professor of Russian History and Politics in London University and now works at St. Antony’s College, Oxford. List of Illustrations, Preface, Introduction, Notes, Bibliography, Index,”,”RUSS-041-FL”
“SERVICE Robert”,”A History of Modern Russia. From Nicholas II to Vladimir Putin.”,”Robert Service è professore di storia e politica russa alla School of Slavonic and East European Studies all’Università di Londra. É autore di diversi volumi, tra cui la trilogia Lenin: a political life, The Russian revolution, 1900-1927 e The Bolshevik Party in revolution. Ha pubblicato numerosi saggi e articoli sulla politica russa contemporanea. Acknowledgments, A Note on Transliteration, Maps, Introduction, Notes, Illustrazioni, Bibliography, Index,”,”RUSx-144-FL”
“SERVICE Robert”,”Lenin. L’uomo, il leader, il mito.”,”””[Lenin] si era dedicato con attenzione anche a Hegel, che aveva influenzato la formazione dell’ideologia di Marx ed Engels. Sottopose a un’analisi dettagliata la vasta ‘Storia della filosofia’ di Hegel. E svolse ricerche anche su Feuerbach. E lungi dal fermarsi a questo, riesaminò anche le opere di Aristotele. Lui che fino ad allora si era limitato a citare proverbi e frasi che ricordava dalla gioventù, per la prima volta da quando era ragazzo ebbe l’occasione di trovare un senso nei classici studiati al liceo di Simbirsk. Ora, nel pieno della guerra mondiale, Lenin si impegnò a trarre dalla filosofia greca antica un alimento più sostanzioso. Gli studiosi marxisti avevano sempre saputo, in linea di principio, che Marx era stato influenzato da Hegel, il quale indicava apertamente Aristotele come suo precursore su molti punti fondamentali dell’epistemologia e dell’ontologia. A Lenin questo fu sufficiente per tornare alle fonti, esaminando l’opera di Aristotele. Dovette partire da zero, perché Aristotele non era un autore contemplato nel programma del liceo. Forse se avesse saputo di più sulle altre influenze intellettuali subite da Marx (il che non era possibile per nessuno nei primi anni del secolo) probabilmente si sarebbe concentrato sulle opere dei filosofi presocratici, su uno dei quali, Eraclito, il filosofo tedesco dopo la laurea aveva composto una brillante conversazione. Comunque in Aristotele Lenin trovò materia per molte interessanti riflessioni. Non fu un’impresa facile. La fitta prosa tedesca della ‘Storia della filosofia’ di Hegel richiedeva una certa fatica, ma la ‘Metafisica’ di Aristotele era anche più gravosa dato che Lenin aveva ormai dimenticato il greco, e si serviva di un’edizione tedesca con l’originale a fronte. Grazie alla sua preparazione era in grado di capire qualsiasi testo con molta rapidità. Sapeva parlare sia tedesco sia il francese (l’inglese assai meno bene), ma leggere gli riusciva assai più facile. Era abile come pochi altri nel prendere un libro e farne una lettura selettiva per acquisirne in fretta le informazioni. Lenin era tornato ai classici per cercarvi argomentazioni come teorico marxista. Più in generale, e in modo meno cosciente, voleva analizzare e consolidare le proprie basi intellettuali. (…) Insomma, che cosa scoprì in Aristotele? La lingua approssimativa dei taccuini di Lenin riflette il suo entusiasmo. In sostanza, eliminava ampie sezioni della epistemologia che aveva esposto nel suo libro del 1908, ‘Materialismo ed empiriocriticismo’. Non che lo dichiarasse esplicitamente quando criticava i testi marxisti del passato, le sue obiezioni riguardavano Kautsky e altri studiosi eminenti, non se stesso. In effetti la teoria della conoscenza da lui formulata era più rozza di quella degli altri teorici marxisti, e conteneva per esempio l’ipotesi, in ‘Materialismo ed empiriocriticismo’, che la mente umana fosse simile a una macchina fotografica, e che la «realtà esterna» fosse sempre accuratamente registrata e riprodotta da processi mentali analoghi a quelli della fotografia. Ma nei taccuini compilati durante la Prima guerra mondiale la sua posizione era cambiata (12): «La cognizione è il modo in cui l’uomo riflette la natura. Tuttavia non si tratta di un riflesso semplice e immediato, e completo, ma di un processo fatto di una serie di astrazioni, della formazione o costruzione di concezioni, leggi eccetera, e queste concezioni, leggi eccetera (pensiero, scienza = «l’idea logica») comprendono anche in modo condizionato, approssimato, il modello universale di una natura eternamente in movimento e in evoluzione». Questa affermazione sarebbe stata inimmaginabile in qualsiasi scritto di Lenin precedente il 1914″” [Robert Service, ‘Lenin. L’uomo, il leader, il mito’, Milano, 2007] [(12) PSS Polnoe sobranie socinenij V.I. Lenina, 55 voll., Moskva, 1958-1965; (VOVIL Vospominanija o Vladimire Il’ce Lenine’, 8 voll, Moskva, 1989-1991]”,”LENS-007-FV”
“SERVICE Robert”,”Comrades! A History of World Communism.”,”Robert Service è professore di storia e politica russa alla School of Slavonic and East European Studies all’Università di Londra. É autore di diversi volumi, tra cui la trilogia Lenin: a political life, The Russian revolution, 1900-1927 e The Bolshevik Party in revolution. Ha pubblicato numerosi saggi e articoli sulla politica russa contemporanea. Preface, Maps, Introduction, Notes, Select Bibliography, Illustrations, Index,”,”INTT-036-FL”
“SERVICE Robert REES John FARBER Sam BLACKBURN Robin”,”In defence of October. A debate on the Russian Revolution.”,”Robert Service è professore di storia e politica russa alla School of Slavonic and East European Studies all’Università di Londra. É autore di diversi volumi, tra cui la trilogia Lenin: a political life, The Russian revolution, 1900-1927 e The Bolshevik Party in revolution. Ha pubblicato numerosi saggi e articoli sulla politica russa contemporanea.”,”RIRO-215-FL”
“SERVIER Jean, edizione italiana a cura di Gianfranco DE-TURRIS”,”Storia dell’ utopia. Il sogno dell’ Occidente da Platone ad Aldous Huxley.”,”SERVIER (1918-2000) è stato docente di etnologia e sociologia prima all’ Università di Montpellier e infine ad Aix-en-Provence. Ha pubblicato vari libri (v. retrocopertina). “”I banchieri sono i naturali “”generali”” della moderna industria, scrive Comte a Deullin il 6 giugno 1852. E dunque spetta loro di diritto prendere in mano le redini dell’ Occidente temporale.”” (pag 178)”,”SOCU-083″
“SESSI Frediano”,”Non dimenticare l’Olocausto.”,”Frediano Sessi (1949) vive e lavora a Mantova. Scrittore anche di opere narrative, ha curato Il dizionario della Resistenza e l’edizione critica dei Diari di Anne Frank.”,”EBRx-043-FL”
“SESTAN Ernesto a cura; prolusione di Eugenio GARIN relazioni di SESTAN Marino BARENGO Elio APIH interventi di Norberto BOBBIO Roberto VIVARELLI Francesco TRANIELLO Lamberto BORGHI Giovanni Maria BERTIN Marino RAICICH Giuseppe GALASSO dibattito tra Giorgio AMENDOLA Gaetano ARFE’ Lelio BASSO Sandro FONTANA Giovanni SPADOLINI Leo VALIANI”,”Atti del Convegno su Gaetano Salvemini. Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux. Firenze, 8-10 Novembre 1975.”,”Prolusione di Eugenio GARIN, relazioni di SESTAN, Marino BARENGO, Elio APIH, interventi di Norberto BOBBIO, Roberto VIVARELLI, Francesco TRANIELLO, Lamberto BORGHI, Giovanni Maria BERTIN, Marino RAICICH, Giuseppe GALASSO. Tavola rotonda: Giorgio AMENDOLA, Gaetano ARFE’, Lelio BASSO, Sandro FONTANA, Giovanni SPADOLINI, Leo VALIANI. Secondo VALIANI, CROCE ha scritto grandi libri però la lotta contro il fascismo (1), l’azione sistematica, quotidiana, di smascheramento del fascismo, l’ha condotta maggiormente SALVEMINI. I suoi libri avevano maggiore influenza tra i lettori francesi, inglesi e americani.”,”SALV-022″
“SESTAN Ernesto a cura; capo redattore Giovanni CHERUBINI; redattori Vincenzo MARZO Mario SIMONETTI Mario SPECCHIO; collaboratori Antonio BECHELLONI Cosimo CECINATO Bruna CHERUBINI RICCETTI Barbara COLSON Patrizia GIUSTI Renzo MARTINELLI Giuliano PINTO Giovanni PROCACCI Giorgio RENZI Floriana SALIS Mario SIMONETTI Roberto VIGEVANI”,”Dizionario storico politico italiano.”,”capo redattore Giovanni CHERUBINI; redattori Vincenzo MARZO Mario SIMONETTI Mario SPECCHIO; collaboratori Antonio BECHELLONI Cosimo CECINATO Bruna CHERUBINI RICCETTI Barbara COLSON Patrizia GIUSTI Renzo MARTINELLI Giuliano PINTO Giovanni PROCACCI Giorgio RENZI Floriana SALIS Mario SIMONETTI Roberto VIGEVANI —————————————————————————“,”ITAG-035”
“SESTAN Ernesto a cura; capo redattore Giovanni CHERUBINI; redattori Vincenzo MARZO Mario SIMONETTI Mario SPECCHIO; collaboratori Antonio BECHELLONI Cosimo CECINATO Bruna CHERUBINI RICCETTI Barbara COLSON Patrizia GIUSTI Renzo MARTINELLI Giuliano PINTO Giovanni PROCACCI Giorgio RENZI Floriana SALIS Mario SIMONETTI Roberto VIGEVANI”,”Dizionario storico politico italiano.”,”capo redattore Giovanni CHERUBINI; redattori Vincenzo MARZO Mario SIMONETTI Mario SPECCHIO; collaboratori Antonio BECHELLONI Cosimo CECINATO Bruna CHERUBINI RICCETTI Barbara COLSON Patrizia GIUSTI Renzo MARTINELLI Giuliano PINTO Giovanni PROCACCI Giorgio RENZI Floriana SALIS Mario SIMONETTI Roberto VIGEVANI.”,”REFx-071″
“SESTAN Ernesto, a cura di Giuliano PINTO”,”Storiografia dell’ Otto e Novecento. Scritti vari – III.”,”””Non si può dimenticare che il Salvemini che scriveva Magnati e Popolani era il Salvemini che, in quegli stessi giorni e mesi, militava ardentemente nelle file socialiste, scriveva articoli di fuoco nella “”Critica sociale”” di Turati e in altre riviste di politica militante, quel Salvemini che Anna Kuliscioff, non certo mite come una colombella, trovava “”un po’ matto da legare””. Il piegarsi di Salvemini dagli studi storici medievalistici ai problemi politici della storia moderna, si coglie già nel ’99, mentre stavano uscendo i Magnati e Popolani; (…). In quell’ anno, nella Biblioteca comunale di Lodi, dove insegnava, aveva scoperto Cattaneo; non tutto il Cattaneo, saggista di storia, di economia, di letteratura, di filosfia che apprezzerà vent’anni dopo, ma il Cattaneo pamphletista d’ alta classe della Insurrezione di Milano nel 1848. Ne è tutto preso. Gli si rivela uno storico dell’ ultimo secolo, una storia della indipendenza italiana tutta diversa da quella che la storiografia ufficiale, monarchico-moderata stava canonizzando. Ha l’ intuizione che la posizione attuale dei partiti in Milano, capitale anche del movimento socialista, non è che lo sviluppo di posizioni che risalgono molto addietro nel tempo, avanti già al ’48. Ne esce un libretto vivacissimo, mordace, non di rado violento nella forma, I partiti politici milanesi nel secolo XIX, in cui i nostrali veleni di Cattaneo sono rinforzati dai più micidiali prodotti venefici di Marx: “”sporco moderato”” è in quest’ ultimo stile. E’ ripresa ed estesa a tutta la storia italiana dell’ Ottocento la tesi cattaneana del radicato reazionarismo di casa Savoia, a cui si accoderebbero i moderati, già austriacanti, e finanche dei democratici-radicali illusi, come Correnti, e fino a un certo segno Mazzini, giù giù fino agli pseudo-radicali della fine ‘800, tipo onorevole Sacchi: i “”Cairoli, Zanardelli, Crispi, Visconti-Venosta, Nicotera, Fortis, tutti gli esseri malefici che hanno infestato la nostra vita pubblica nella seconda metà di questo secolo, non hanno fatto poi che ricalcare le orme di Cesare Correnti.”””” (pag 322-323)”,”STOx-095″
“SESTAN Ernesto, a cura di Roberto VIVARELLI”,”L’ Età contemporanea. Scritti vari – IV.”,”””E’ naturale che quest’ irredentismo cauto, prudente, che quasi si nascondeva e aveva paura di sé, non potesse soddisfare l’ animo della gioventù impaziente, né di qua né di là dal confine: ma sostanzialmente, fra battaglie vinte e perdute, dal ’90 circa in poi fino al 1914 l’ irredentismo non mutò le sue posizioni. (…) Ma più grande di questo suo valore pratico e politico è il valore ideale dell’ irredentismo: l’ irredentismo fu l’ unica corrente politica che avesse un alto significato ideale e nazionale negli anni grami dell’ ultimo ventennio del secolo; anni grami perché pareva che l’ Italiano non avesse altri spiriti che per alchimie sociali, di dubbia lega e di dubbio successo. Non ultimo merito dell’ irredentismo fu appunto quello di aver sottratto ad esse una riserva di forze spirituali, il cui grande valore si poté vedere soltanto più tardi.”” (pag 243)”,”ITAB-171″
“SESTAN Ernesto”,”La costituente di Francoforte (1848-49).”,”SESTAN Ernesto “”Così finiva la superba assemblea costituente di Francoforte. Aveva vissuto esattamente un anno, un mese, un giorno. Ma l’idea di libertà e unità, che essa aveva agitato con altre idee, nobili e meno nobili, poteva essere piegata, non vinta. E l’ottuagenario Arndt trovò anche la parola: ‘Wir sind geschlagen, nicht besiegt. / In solcher Schlacht erliegt man nicht.'”” (pag 182) (Siamo battuti, non sconfitti. / In questa battaglia non si soccombe ad essa.)”,”QUAR-074″
“SESTAN Ernesto a cura; prolusione di Eugenio GARIN relazioni di SESTAN Marino BARENGO Elio APIH interventi di Norberto BOBBIO Roberto VIVARELLI Francesco TRANIELLO Lamberto BORGHI Giovanni Maria BERTIN Marino RAICICH Giuseppe GALASSO dibattito tra Giorgio AMENDOLA Gaetano ARFE’ Lelio BASSO Sandro FONTANA Giovanni SPADOLINI Leo VALIANI”,”Atti del Convegno su Gaetano Salvemini. Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux. Firenze, 8-10 Novembre 1975. Salvemini storico del Medioevo (Sestan) – Salvemini storico e la reazione del ’98 (Berengo) – Salvemini storico (Apih) – Salvemini e la democrazia (Bobbio) – Salvemini e il fascismo (Vivarelli) – Salvemini e l’antifascismo cattolico (Traniello) – Educazione e Scuola in Gaetano Salvemini (Borghi) – L’idea di cultura educativa negli «scritti sulla scuola» di Gaetano Salvemini e la sua attualità (Bertin) – Scuola e fascismo nel pensiero di Gaetano Salvemini (Raicich) – Il meridionalismo di Salvemini (Galasso).”,”Prolusione di Eugenio GARIN, relazioni di SESTAN, Marino BARENGO, Elio APIH, interventi di Norberto BOBBIO, Roberto VIVARELLI, Francesco TRANIELLO, Lamberto BORGHI, Giovanni Maria BERTIN, Marino RAICICH, Giuseppe GALASSO. Tavola rotonda: Giorgio AMENDOLA, Gaetano ARFE’, Lelio BASSO, Sandro FONTANA, Giovanni SPADOLINI, Leo VALIANI. Contiene il saggio di Marino Barengo ‘Salvemini storico e la reazione del ’98’ (pag 69-86) “”La critica mossa a Salvemini, di rendere esclusivo, volta per volta, il peso di un singolo fattore, generando così frammentarietà, o una sola illusoria unità, poteva aver colto nel centro; ma Rodolico dimostrava poi di fraintendere tutto il senso della sua impostazione quando indicava come centrale quella tematica storico-giuridica che era meramente strumentale”” (pag 80, M. Barengo)”,”SALV-001-FF”
“SESTITO Paolo”,”Il mercato del lavoro in Italia. Com’è. Come sta cambiando.”,”Paolo Sestito (Catanzaro, 1960), condirettore della Banca d’Italia, negli ultimi anni ha coordinato il gruppo di lavoro per il monitoraggio delle politiche del lavoro presso il Ministero del Lavoro e delle politiche Sociali. É autore di contributi sulle più importanti riviste di settore italiane e internazionali.”,”CONx-018-FL”
“SESTO Empirico”,”Schizzi pirroniani. In tre libri. (Con l’aggiunta dei passi paralleli di Sesto stesso, di Diogene Laerzio, di Filone e di altri). Libro I, II, III.”,”Pirrone di Elide (Trecc). Filosofo (n. Elide, nel Peloponneso, 365 a.C. ca.). Fu il fondatore della scuola scettica. Secondo la tradizione fu discepolo di Brisone megarico, quindi di Anassarco democriteo. Critica scettica si Sesto E. “”Lo Scetticismo esplica il suo valore nel contrapporre i fenomeni e le percezioni intellettive in qualsivoglia maniera, per cui, in seguito all’ugual forza dei fatti e delle ragioni contrapposte, arriviamo, anzi tutto, alla sospensione del giudizio, quindi, all’ imperturbabilità”” (pag 9) Sèsto Empirico (Trecc). Sèsto Empirico lat. Sextus Empiricus). – Pensatore e medico greco (fine del secolo 2º d. C. e inizî del 3º), africano (pare) di nascita. Dei suoi scritti, abbiamo gli undici libri raccolti sotto il titolo (Adversus mathematicos); ma questo titolo complessivo comprende due opere diverse: 1) quello che propriamente è l’Adversus mathematicos (dove i “”matematici”” sono i “”professori”” che insegnano le dottrine base dell’educazione, e cioè la grammatica e la retorica, nonché le discipline che costituiscono quel che si dirà il quadrivio e che, dai tempi di Platone, si presentavano come complesso organico: geometria, aritmetica, astronomia, da S. vista piuttosto come astrologia, musica); 2) l’opera in cinque libri (composta anteriormente) con il titolo (Adversus dogmaticos) contro i filosofi (logici, fisici, etici), che sono dogmatici in quanto ritengono di poter asserire dottrine vere. Restano inoltre le (Lineamenti di Pirronismo) che costituiscono un breve, ma complesso, compendio di filosofia pirroniana. Difficile è determinare il contributo portato da S. al pensiero scettico di cui egli è peraltro la più importante fonte storica: l’interesse degli scritti di S. consiste proprio nel presentare una summa della critica scettica contro le varie forme di dogmatismo, includendo in questo ogni pretesa di giungere ad affermazioni assolutamente e universalmente valide; sbocco di questa critica scettica è la “”sospensione del giudizio””. S. svolge quindi sistematicamente la critica dei modi o mezzi di dimostrazione adottati dalle varie scuole filosofiche “”dogmatiche””. Questi modi sono tre: dal quale (l’uomo), per mezzo del quale (gli strumenti della conoscenza: senso e intelletto), secondo il quale (l’impressione della fantasia). Nell’ambito dell’esame critico di questi mezzi o modi di conoscenza si svolge la critica delle tecniche sillogistico-dimostrative (l’universale del sillogismo comprende già la conclusione e la presuppone), delle classificazioni categoriali, ecc., come pure dei varî concetti di cui fanno uso le varie scienze (quiete, e moto, rapporto causale, ecc.). Centrale è la critica detta del diallelo : ogni dimostrazione richiede un criterio di verità, il quale rinvia a un altro e così via, sicché una dimostrazione per esser vera richiederebbe di comprendere un numero infinito di cose, il che è impossibile. Notevole è anche la critica delle varie dottrine teologiche, soprattutto di quelle stoiche.”,”FILx-272-FF”
“SETH Sanjay”,”Marxist Theory and Nationalist Politics.”,”S. SETH è nato nel 1961. E’ Lecturer, professore incaricato presso la School of Politics, La Trobe University, Australia. In precedenza era stato Lecturer presso il Department of Government, Univ di Sydney (1991-92) e Visiting Assistan Professor (honorary) presso l’ Università di Washington, St. Louis (1989-90). Ha scritto molti articoli per giornali e riviste e ha collaborato a lavori collettanei.”,”MASx-005″
“SETH Ronald”,”Operazione Barbarossa. L’ attacco all’ Unione Sovietica. 22 giugno 1941.”,”Von RUNDSTEDT si trovò sempre più spesso in disaccordo con HITLER. Questi non volle prendere in considerazione la ritirata strategica voluta da RUNDSTEDT che avrebbe comportato il ritiro da Kiev. Lo scontro portò alle dimissioni del Feldmaresciallo. Il 16 settembre, il Primo Gruppo Panzer con a capo von KLEIST si unì al Secondo Gruppo Panzer di GUDERIAN nelle vicinanze di Lokhvitsa ed, in tal modo, veniva completato il più grande movimento di accerchiamento della storia militare moderna… i russi accerchiati si arresero il 26 settembre, i tedeschi fecero 665 mila prigionieri.”,”QMIS-051″
“SETH Ronald”,”Smersh. L’ organisme qui assassina Trotsky, Masaryk, enleva Koutiepov, Nolen, etc.. (Tit.orig.: The Executioners)”,”””Questi processi e lo sterminio brutale di tutti quelli che avrebbero potuto sfidare la dittatura di Stalin furono oggetto dell’ indignazione general, nel mondo intero. Ma ciò che non si vide e che si ignorò per molti anni, fu la liquidazione di migliaia di funzionari meno importanti, che non passarono mai in giudizio e furono condannati a morte, per ciò che si chiama “”la procedura amministrativa”” della NKVD. (…). Dopo il processo dei Diciassette nel 1937, Stalin ordina l’ eliminazione di tutti coloro che potevano sapere troppo, che si supponeva fossero informati. La prima onda colpisce i funzionari che, nei servizi dei ministeri, erano stati in contatto con gli accusati (…). Con la seconda ondata, si arresta e si fucila almeno tremila funzionari del commissariato dell’Interno e della Sicurezza dello Stato, che avevano lavorato in questi servizi in occasione dei processi. Ma Stalin ancora non si sentiva sicuro, guardando agli agenti NKVD all’ estero, dai capi fino ai più umili corrieri, pessando agli esecutori che avevano partecipato alla liquidazione dei nemici politici del dittatore. Allo stesso tempo, fece sparire i disertori la cui azione all’ estero rischiava di compromettere l’ immagine della NKVD e la stessa di Stalin. La lista di tutte queste vittime è stupefacente. Comprende ambasciatori e ministri, che furono capi della NKVD nei paesi in cui erano accreditati, dei direttori-residenti, dei generali dell’ Armata Rossa, e ogni sorta di personaggi importanti.”” (pag 93-94)”,”RUSS-185″
“SETH Vikram”,”Il Ragazzo giusto. Romanzo.”,”V. Seth è nato a Calcutta nel 1952. Ha studiato economia a Stanford. Ha viaggiato molto in giro per il mondo. La sua prima opera è stata ‘The Golden Gate’ (romanzo in versi) molto venduto negli Usa. Per scrivere questo romanzo l’autore ha impiegato otto anni.”,”INDx-012-FC”
“SETH Sanjay”,”Marxist Theory and Nationalist Politics.”,”S. SETH è nato nel 1961. E’ Lecturer, professore incaricato presso la School of Politics, La Trobe University, Australia. In precedenza era stato Lecturer presso il Department of Government, Univ di Sydney (1991-92) e Visiting Assistan Professor (honorary) presso l’ Università di Washington, St. Louis (1989-90). Ha scritto molti articoli per giornali e riviste e ha collaborato a lavori collettanei.”,”TEOC-008-FC”
“SETH Michael J.”,”Storia della Corea moderna e contemporanea.”,”Michael J. Seth insegna Storia alla James Madison University 1945. L’impreparazione americana nell’occupazione della Corea “”Né i sovietici né gli americani avevano pianificato l’occupazione della Corea. Entrambe le potenze avevano dato inizio all’invasione militare senza istruzioni chiare e in un primo momento non disponevano di interpreti coreani. Tuttavia, l’occupazione sovietica risultò ordinata e ben organizzata rispetto a quella americana caratterizzata invece da confusione di obiettivi, mancanza di preparazione e di pianificazione, segnali contrastanti da Washington e dalla politica più aperta e caotica tipica del Sud. Il generale John R. Hodge, comandante del 24° Corpo della X Armata a Okinawa, fu scelto per guidare il contingente di occupazione. L’incarico fu assegnato a Hodge sempliceente perché le sue truppe si trovavano più vicine alla Corea e Washington riteneva che fosse importante non aspettare troppo a lungo prima di insediarsi nel paese. Tuttavia, gli americani arrivarono solo l’8 settembre. Hodge era un militare onesto e gentile, ma poco esperto e con scarsa conoscenza della Corea. In effetti, nel complesso gli Stati Uniti non erano ben preparati alle operazioni da compiere, avevano fatto piani per l’occupazione del Giappone, ma non della Corea. Come ha sottolineato lo storico Bruce Cumings, la Corea del Sud subí l’occupazione destinata al Giappone. Ciò risultò evidente fin dall’inizio, quando vennero commessi una serie di gravi errori e la mancanza di traduttori e interpreti rese gli americani totalmente dipendenti dai pochi coreani che conoscevano l’inglese. Le forze americane sbarcarono a Inch’on l’8 settembre. Seguendo le istruzioni di Washington, Hodge ignorò una delegazione del Kpr che chiedeva di incontrarlo. Gli americani ricevettero un saluto entusiasta da parte dei coreani, che li consideravano dei liberatori. Sebbene il ruolo degli Stati Uniti nella sconfitta del Giappone conservasse un residuo di buona volontà, l’entusiasmo si dissipò in fretta quando le autorità americane ordinarono ai coreani di obbedire al Governatore generale Abe e ai suoi 70.000 funzianari nipponici. Rendendosi conto che si era trattato di un errore, Washington rimosse Abe il 12 settembre e, nei tre mesi successivi, gli ufficiali giapponesi vennero gradualmente rimpatriati e il potere fu trasferito al Governo militare degli Stati Uniti in Corea (Usamgik). Un inizio tanto incerto rifletteva la grave impreparazione delle forze armate statunitensi all’occupazione della Corea”” (pag 137-138) Il dopoguerra. “”L’amministrazione Truman, dopo aver respinto le forze comuniste fino a quasi al trentottesimo parallelo, era disposta a negoziare una tregua. L’impegno in tal senso, tuttavia, fu minato da MacArthur, che affermò la propria posizione in una dichiarazione pubblica incentrata sul concetto di «nessun surrogato alla vittoria» (no substitute for victory), in cui il comandante invocava un ampliamento della guerra. L’11 aprile 1951, Truman licenziò MacArthur, sostituendolo con il generale Matthew Ridgeway, un leader competente e più obbediente. In primavera, Mao era pronto ad accettare una situazione di stallo che vedeva la penisola divisa all’incirca come prima dello scoppio del conflitto. Con l’approvazione di Stalin, segnalò la disponibilità ad avviare trattative per l’armistizio. A luglio iniziarono i negoziati formali con l’incontro dei rappresentanti dell’esercito popolare dei volontari, dell’Armata del popolo coreano e del comando delle Nazioni Unite. La guerra, tuttavia, sarebbe continuata per altri due anni. Vennero concordati alcuni aspetti preliminari: la creazione di una linea di demarcazione per le due Coree, l’istituzione di una zona demilitarizzata (Dmz) e la creazione di una commissione di armistizio. Era chiaro che la linead di demarcazione sarebbe stata più o meno simile, ma non identica, al trentottesimo parallelo, estendendosi un po’ al di sotto di questo a ovest e al di sopra a est. Il principale ostacolo fu la questione dello scambio dei prigioneri, dal momento che le Nazioni Unite deteneva 95.000 prigionieri della Kpa e 20.000 del Pva, mentre i comunisti contavano 16.000 prigionieri della Rok e un piccolo numero di prigionieri delle Nazioni Unite”” (pag 161)”,”ASIx-131″
“SETON Marie”,”S.M. Eisenstein.”,”SETON Marie pag 256 foto di Eisenstein con Diego Rivera e Frida Kahlo “”il giornalista americano ricorda che Eisenstein considerava ‘Ivan il Terribile’ come il suo trionfo artistico, e non vedeva l’ora di tornare al lavoro per completare quell’opera”””,”BIOx-221″
“SETON-WATSON Hugh”,”Von Lenin bis Malenkov. Bolschewistische Strategie.”,”L’Europa del 1914, la rivoluzione di LENIN, la 3° Internazionale, il Comintern, il comunismo in Russia 1921-1928, il comunismo in Europa 1921 1923, nazionalismo e rivoluzione in Asia, il comunismo in Asia 1919 – 1935, STALIN, il Fronte popolare, il patto HITLER-STALIN, il comunismo e il movimento di resistenza, lo stalinismo in Russia, la stalinizzazione dell’ Est Europa, la rivoluzione in Cina, i PC negli altri paesi.”,”RIRO-054″
“SETON-WATSON Christopher”,”Italy from Liberalism to Fascism 1870 – 1925.”,”Processo unificazione nazionale 1859 – 1870, consolidamento 1870 – 1887, destra e sinistra, Chiesa, finanza, sviluppo industriale, Q sociale, sistema politico, politica estera da isolamento alla ‘triplice alleanza’, CRISPI, crisi Stato liberale, nuovo liberalismo sotto GIOLITTI, declino triplice alleanza, colonie, crisi 1915-25, 1° GM, fascismo.”,”ITAA-009″
“SETON-WATSON Hugh”,”Le democrazie impossibili. L’ Europa orientale tra le due guerre mondiali.”,”Introduzione: L’Europa orientale tra passato, presente e futuro: Hugh Seton-Watson e il suo posto nella storiografia sull’ Est Europeo. SETON-WATSON (1916-1984) già D della ‘School of Slavonic and East European Studies’ presso l’ Università di Londra è stato uno degli esperti più noti a livello internazionale dell’ URSS nel periodo della guerra fredda e tra i massimi studiosi inglesi di storia dell’ Europa Orientale. Pasquale FORNARO, curatore dell’edizione italiana e autore del saggio introduttivo insegna nell’ Univ di Messina ed è studioso di problemi di storia del movimento operaio nell’ area centro-orientale europea.”,”EURC-042″
“SETON-WATSON Christopher”,”L’Italia dal liberalismo al fascismo 1870 – 1925. Vol. II.”,”””Durante l’autunno Salandra operò un rimpasto governativo: i più stretti collaboratori di Giolitti continuarono ad essere esclusi, mentre vennero inclusi alcuni liberali, tra cui Orlando. Il lavoro di preparazione militare fu affrontato in modo sistematico da un nuovo ed energico ministro della Guerra, il generale Vittorio Zupelli, di origine istriana, il quale non fu più ostacolato, come il suo predecessore, da Rudinì, che si era dimesso. Zupelli e Cadorna elaborarono un piano dettagliato ed elastico di mobilitazione graduale, da attuare con il minimo possibile di pubblicità: l’obiettivo non era tanto di ingrandire quantitativamente l’esercito, quanto di garantire che, una volta completata la mobilitazione, tutte le unità combattenti avessero gli effettivi al completo e fossero in piena efficienza. Fu data loro la priorità anche al completamento del programma del 1910 per la modernizzazione dell’artiglieria. Entro dicembre i magazzini militari italiani furono ricolmi, fu costruita la maggior parte delle fortificazioni di frontiera necessarie come copertura per la mobilitazione, mentre la preparazione dei piani dello stato maggiore per un’offensiva contro l’Austria-Ungheria era ormai entrata in uno stadio avanzato. Grazie ai generosi stanziamenti del governo, il programma massimo quadriennale, elaborato nel 1913 da Spingardi e Pollio e respinto per ragioni finanziarie, fu attuato dai loro successori in pochi mesi, sotto la pressione della guerra in atto. Queste misure furono pienamente approvate da Sonnino, che il 5 novembre divenne ministro degli Esteri: fin dall’inizio di agosto egli aveva incitato Salandra a riarmare. Come il presidente del Consiglio anche Sonnino era stato impressionato dalla sconfitta tedesca sulla Marna, ma non era altrettanto sicuro che l’Italia dovesse intervenire a fianco dell’Intesa. Tutto il suo passato era legato alla Triplice alleanza, e sebbene ammirasse l’Inghilterra, egli nutriva una profonda sfiducia nei confronti della Francia e dei paesi slavi. Il piano suo e di Salandra era di sfruttare la pausa invernale, mentre veviva preparato l’esercito, per riprendere quei negoziati con l’Austria-Ungheria che San Giuliano aveva lasciato cadere in agosto: se l’Austria, come era probabile, avesse ancora rifiutato di accettare le richieste italiane, allora sarebbe stato necessario l’intervento: ma “”qualunque cosa noi vorremo fare, ci conviene scoprirci il più tardi possibile””. Si sarebbe potuto evitare un giuoco avventuroso e tenere unita l’opinione pubblica interna soltanto se tutte le possibilità di azione diplomatica fossero state esaurite. Questa fu la politica che Salandra e Sonnino attuarono nei cinque mesi successivi: collaborando intimamente tra loro e non consultando quasi nessuno, tranne il re, essi decisero le sorti dell’Italia in ansiosa ma orgogliosa solitudine”” (pag 495-496)”,”ITQM-011-FPA”
“SETON-WATSON Christopher”,”Da El Alamein a Bologna. La guerra italiana di uno storico in uniforme.”,”””Questo libro è la traduzione della seconda metà di ‘Dunkirk-Alamein-Bologna’, pubblicato dalla Buckland Publication Ltd di Londra nel novembre 1993. Include una scelta di brani tratti dalle lettere che tra il 1942 e il 1945 scrissi dal Nord Africa e dall’Italia ai miei genitori; dagli appunti che prendevo irregolarmente sui fatti quotidiani; e dalla Battery History del 1° Battaglione della Royal Horse Artillery, della quale facevo parte come comandante”” (dalla ‘avvertenza’) Christopher Seton-Watson è stato lecturer dell’Università di Oxford e ha pubblicato numerosi studi storici sull’Italia dal Risorgimento a oggi. Una delle sue opere maggiori è ‘Storia d’Italia dal 1870 al 1925’, pubblicata nel 1967. Suo padre R.W. Seton-Watson fu amico di Masaryk e di altri “”dissidenti”” mitteleuropei, insegnò storia di popoli slavi all’Università di Londra, fu l’ispiratore e il consigliere dei movimenti nazionali dell’impero austroungarico. Il fratello Hugh, fu negli ultimi cinquant’anni uno dei maggiori storici dell’Europa centro-orientale. Tunisia. “”Come ho detto in una recente lettera a Hugh, nonostante tutte le follie e le meschinità, l’ostilità gratuita e l’indifferenza per la guerra che, soprattutto da queste parti, quasi tutti i francesi dimostrano da un paio d’anni, io mi scopro disposto a perdonarli e a giustificarli in ogni occasione. Mi manda in estasi la «francesità» persino della segnaletica stradale e dei pali telegrafici. Ho parlato con un paio di francesi, anche se non di politica, data la loro estrema riservatezza: secondo me, la situazione in Tunisia resterà delicata ancora per un bel pezzo. L’unico argomento di conversazione è la guerra e la speranza che per loro sia finita. Ovviamente, in un certo senso, è proprio così. Ma passerà molto tempo prima che possano assaporare in pieno le delizie della pace, nonostante l’arrivo della ‘huitième armée’ attorno ai cui reparti fanno ressa i ragazzotti, scimmiottando e salutando militarmente i nostri soldati. (…)”” (Lettera, 6 maggio) [dal capitolo III, ‘Vittoria in Tunisia, Marzo-Maggio 1943’] “”Non mi era mai passato per la mente che la fine sarebbe arrivata così all’improvviso, come se una massa d’acqua, sfondata una diga, avesse spazzato via nel giro di pochi giorni quanto restava del tracotante impero hitleriano”” (dalla quarta di copertina)”,”QMIS-208″
“SETTA Sandro”,”Croce, il liberalismo e l’ Italia postfascista.”,”””Sviluppo in questo libro la problematica di un mio saggio del 1973 ‘Croce e la Resistenza’”” (Rivista di Studi Crociani, Napoli, 1973) Sandro SETTA, nato a L’ Aquila nel 1944, è stato borsista presso l’ Istituto Italiano per gli Studi Storici. E’ autore di vari saggi (v. retrocopertina). “”Gramsci intendeva ripetere nei confronti di Croce l’ operazione compiuta da Marx nei confronti di Hegel”” (pag 184)”,”ITAP-043″
“SETTA Sandro”,”La Destra nell’Italia del dopoguerra.”,”Sandro Setta (L’Aquila, 1944) è docente di Storia contemporanea presso l’Università del Molise e insegna la stessa materia presso la facoltà di Sociologia dell’Università La Sapienza di Roma.”,”ITAP-043-FL”
“SETTA Sandro”,”L’Uomo Qualunque, 1944-1948.”,”Sandro Setta (L’Aquila, 1944) è docente di Storia contemporanea presso l’Università del Molise e insegna la stessa materia presso la facoltà di Sociologia dell’Università La Sapienza di Roma.”,”ITAP-066-FL”
“SETTEMBRINI Domenico”,”Socialismo e rivoluzione dopo Marx.”,”Domenico SETTEMBRINI insegna all’ Univ di Pisa. Ha pubblicato: -La Chiesa nella politica italiana dal 1943 al 1964 (PISA, 1964) -Due tesi per il socialismo in Marx ed Engels (BARI, 1974). E’ autori di articoli e collabora a ‘Il Mondo’.”,”KAUS-010″
“SETTEMBRINI Domenico”,”Due ipotesi per il socialismo in Marx ed Engels.”,”Questo lavoro è uno sviluppo del saggio ‘Le due teorie della rivoluzione in Engels e Marx’ pubblicato nel n° IV 1971 e I 1972 della ‘Rivista storica italiana’. “”Engels ha subito l’ influenza di Sismondi anche attraverso il discepolo di questi, Buret. Anzi, secondo Charles Andler, il libro di Engels sulla classe operaia inglese altro non sarebbe “”che una rielaborazione e una messa a punto”” dell’ amplissimo saggio, più di 900 pagine, del Buret ‘De la misere des classe laborieuses en Angleterre et en France’. Questa tesi è stata respinta da G. Mayer (…).”” (pag 61-62). “”Buret arriva persino ad anticipare la chiusa famosa del Manifesto (“”Le classi dominanti tremino al pensiero di una rivoluzione comunista. I proletari non hanno da perdervi che le loro catene””): “”In alcuni Stati il costo dei vantaggi sociali è così alto, che per molti individui il ritorno alla barbarie sarebbe preferibile alla civiltà; accade così che nelle nostre attuali società si trovino milioni di uomini che non hanno alcun interesse alla conservazione della civiltà, e anzi hanno tutto da guadagnare dalla sua rovina””””. (pag 70-71). “”I disagi sociali non si abbattono come si abbattono un regno o i privilegi (…) I mali sociali vogliono essere studiati e conosciuti””. (F. Engels)”,”TEOC-202″
“SETTEMBRINI Domenico”,”Fascismo controrivoluzione imperfetta. Movimento al servizio del capitale o primo esperimento di compromesso storico?”,”‘Il fascismo? “”Un regime reazionario di massa”” (P. Togliatti) “”Chi dice scienza, dice tendenza metodica ad eliminare il dominio delle pure opinioni””. (A. Labriola) “”Una rivoluzione è la cosa più autoritaria che vi sia; è l’ atto per il quale una parte della popolazione impone la sua volontà all’ altra parte col mezzo di fucili, baionette e cannoni, mezzi autoritari, se ve ne sono; e il partito vittorioso, se non vuole avere combattuto invano, deve continuare questo dominio col terrore””. (F. Engels, pag 146) “”Il terrore può essere efficientissimo. L’ intimidazione è un potente strumento della politica, sia internazionale che interna. La rivoluzione, come la guerra, si fonda sull’ intimidazione””. (L. Trotsky, idem) I fratelli in camicia nera. “”Sicché aveva ragione tutto sommato Zangrandi di ritenere che l’ unica, sia pure imperdonabile, pecca del fascismo regime fosse stata quella di non dare soddisfazione alle aspirazioni anticapitalistiche e collettivistiche, e quindi radicalmente totalitario-liberali dei giovani e che, siccome il PCI prometteva di completare ciò che il fascismo aveva lasciato incompiuto, il posto dei giovani fascisti era appunto nel PCI. Del che Togliatti gli dava atto nel recensire il libro scrivendo che da esso usciva confermata “”la convinzione che, fra noi e una massa ingente di “”giovani fascisti, la distanza enorme da cui sembrava che ci muovessimo era dovuta per gran parte a un malinteso””. (pag 321) “”La prova? Ebbene, essa sta nell’ apprezzamento che traspare dagli scritti di Togliatti per il fascismo, che poi Mussolini con un nero tradimento avrà il torto di svuotare; sta soprattutto nell’ appello che sulla scia delle posizioni del leader i dirigenti interni si sentiranno logicamente autorizzata a lanciare nel settembre 1936 “”ai fratelli in camicia nera””, dove si dice: “”Lavoratore fascista noi ti diamo la mano perché con te vogliamo costruire l’ Italia del lavoro (…). E’ ora di prendere il manganello contro i capitalisti””, non più quella di combattere scioccamente tra noi una guerra fratricida, perciò “”noi non vogliamo (più) abbattere il fascismo””. (pag 322)”,”ITAF-168″
“SETTEMBRINI Luigi”,”Ricordanze della mia vita. Nuova edizione con note e cura di E. Fabietti illustrazioni del pittore F. Fabbi.”,”La rivoluzione del 1848 in Italia. “”In uno di quei giorni Carlo Poerio mi disse: – Tra il popolo che grida, il Re che inganna, e i ministri che non sanno quello che fanno, un galantuomo non ci può stare. Stamane ho dato la mia dimissione, e ti prometto che nella mia vita non accetterò più mai un uffizio pubblico. Non dovevo accettare il Ministero, e me ne pento, perché chi ha cospirato con tanti, non può contentare le ambizioni di tanti. Rimani tu al tuo posto finché ti sarà consentito dall’ onore. Io anderò a la Camera””. (pag 213)”,”BIOx-086″
“SETTEMBRINI Luigi, a cura di Francesco FLORA”,”Ricordanze della mia vita. Pagine scelte, collegate e commentate da Francesco Flora.”,”Luigi Settembrini (Napoli, 17 aprile 1813 – Napoli, 4 novembre 1876) è stato uno scrittore e patriota italiano. Nato da una famiglia di parziali origini lucane (suo nonno paterno era di Nova Siri, in provincia di Matera),[1] fu educato dal padre Raffaele alle idee liberali. Visse a Caserta fino al 1828 dove frequentò studi regolari per poi trasferirsi a Napoli dove intraprese studi giuridici come voleva la tradizione di famiglia e dove frequentò anche la scuola del Puoti diventando uno tra i suoi più stimati allievi. Queste antiche influenze di derivazione illuministica connoteranno sempre le sue analisi e le sue scelte in campo politico, caratterizzate da una concezione elitaria del progresso politico, dal disprezzo per la plebe, dalla convinzione della necessità di un’educazione del popolo dall’alto, dall’ideale di un governo forte e dai tratti paternalistici. Nel 1835 ottenne la cattedra di eloquenza presso il liceo di Catanzaro entrando in contatto con i gruppi mazziniani del luogo. Con l’amico Musolino fondò la setta “”Figliuoli della Giovine Italia”” ma nel 1837 fu arrestato e accusato di cospirazione, imprigionato e trascorse tre anni nel carcere di Santa Maria Apparente. Uscito di prigione riprese ad insegnare privatamente fino a quando la ripresa dei moti risorgimentali lo coinvolgeranno nuovamente. Tra il 1847 e il 1848 intervenne attivamente con i suoi scritti nel dibattito politico scrivendo il suo più famoso pamphlet, ispirato ai fatti di Romagna di Massimo d’Azeglio Protesta del popolo delle due Sicilie; pur essendo pubblicato in forma anonima, lo costrinse, a causa dei sospetti suscitati, a rifugiarsi a Malta. Partecipò in seguito, in prima persona, al governo costituzionale come ministro della pubblica istruzione, diventando membro della Grande Società dell’Unità d’Italia. Nel 1849, con la restaurazione borbonica fu nuovamente arrestato e portato in carcere a Montefusco (dove soggiornò con Poerio, Pironti, Castromediano ed altri insigni patrioti) con la condanna di morte commutata in seguito in ergastolo. Tra il 1851 e il 1859, durante gli anni di prigionia scontati sull’isola di Santo Stefano, tradusse i dialoghi di Luciano e scrisse un breve romanzo ambientato nell’antica Grecia dal titolo I neoplatonici, pubblicato postumo nel 1977, che per l’argomento erotico omosessuale contrasta con l’immagine austera che la critica ha sempre dato dello scrittore-patriota. Nel 1859 fu avviato alla deportazione negli Stati Uniti[2] ma il figlio Raffaele riuscì a far dirottare la nave a Queenstown (ora Cobh), in Irlanda, liberando così Settembrini e altri 67 condannati (tra cui Carlo Poerio, Silvio Spaventa, Pironti, Schiavone, Castromediano e Faucitano). Settembrini, a richiesta di Cavour, restò a Londra, tornando in Italia al momento dell’unificazione. Nel 1860 fu professore di letteratura italiana presso l’Università di Bologna e dal 1861 insegnò all’Università di Napoli diventandone in seguito rettore. Durante la sua attività nell’ateneo napoletano, rammaricato per le distruzioni degli istituti e i costumi napoletani a seguito dell’Unità d’Italia, agli studenti che si lamentarono di alcuni regolamenti, egli rispose: «Colpa di Ferdinando II!». Gli studenti stupiti gli chiesero le motivazioni ed egli replicò: «Se avesse fatto impiccare me e gli altri come me, non si sarebbe venuto a questo!».[3] Nel 1861 Settembrini pubblicò le opere di Luciano di Samosata riuscendo inoltre a portare a termine il progetto che aveva abbozzato negli anni precedenti con Della letteratura italiana libri IV. Sua intenzione, dichiarata nel discorso Dello scopo civile della letteratura dell’8 aprile 1848, era infatti quella di scrivere una storia della letteratura italiana per le generazioni di giovani post-risorgimentali. Tra il 1866-1872 vennero pubblicati i tre volumi dell’opera le Lezioni di letteratura italiana. Con lo stesso impegno civile messo nella stesura della sua letteratura italiana il Settembrini lavorò ininterrottamente ad un’altra importante opera, le Ricordanze della mia vita, che verranno pubblicate postume dall’editore Morano con la guida dell’amico Francesco De Sanctis. Settembrini fu collaboratore dell'””Italia”” e de “”Il Piccolo”” e nel 1866 direttore de “”Lo Stivale””. Il 6 novembre 1873 venne nominato senatore. Tra le altre sue opere si ricorda l’Elogio del marchese Basilio Puoti del 1847, le Opere di Luciano voltate in italiano pubblicate in tre volumi da Le Monnier tra il 1861-1862, Il Novellino di Masuccio Salernitano restituito alla sua antica lezione del 1874 e le Lettere dall’ergastolo (1851-1858), scritte per la massima parte alla moglie “”Gigia””. ^ Luigi Settembrini, Ricordanze della mia vita , Volume 1, Morano, 1892, p.2. ^ Secondo AA.VV., Storia d’Italia, DeAgostini, 1991, i deportati sarebbero dovuti arrivare a Madeira, in Brasile. ^ Benedetto Croce, Storia d’Italia dal 1871 al 1915, Laterza Editore, 1966, p.287. (Wikip)”,”BIOx-226″
“SETTEMBRINI Domenico a cura; scritti di F. ENGELS K. MARX C. CAFIERO N. CERNYSEVSKIJ V.I. LENIN ROJKOV N. BUCHARIN E. PREOBRAZENSKIJ MANDEL CORNFORTH G. BOURGIN P. RIMBERT F. GREENE P. PROUDHON K. KAUTSKY A. BEBEL L. TROTSKY K. KORSCH G. STALIN C. FOURIER P. LEROUX A. LUNACHARSKIJ G. LUKACS A. GRAMSCI A. HERZEN D. DESANTI L. LOMBARDO RADICE J. EATON J. GILLMAN M.N. POKROVSKIJ POSADOVSKIJ-MANDELBERG M. DOBB P. SWEEZY C. BETTELHEIM A. SAUVY F. CASTRO E.J. HOBSBAWM J. STRACHEY G.D.H. COLE J ROBINSON L. BASSO H. DENIS E. MOSSE'”,”Il labirinto marxista. Antologia ragionata.”,”Nella breve bibliografia consigliata (Indicazioni…) cita il saggio di C. Napoleoni e Franco Rodano sulla ‘Rivista trimestrale’ intitolato ‘Sul pensiero di Marx’, settembre dicembre 1965 “”La questione è: può la Germania giungere ad una prassi ‘à la hauteur des principes’, cioè ad una rivoluzione che la elevi non soltanto al livello ufficiale dei popoli moderni, ma all’altezza umana che sarà il prossimo avvenire di questi popoli? (pag 231-233) ‘Le rivoluzioni hanno bisogno di una base materiale’ “”La questione è: può la Germania giungere ad una prassi ‘à la hauteur des principes’, cioè ad una rivoluzione che la elevi non soltanto al livello ufficiale dei popoli moderni, ma all’altezza umana che sarà il prossimo avvenire di questi popoli? L’arma della critica non può, in verità, sostituire la critica delle armi; la potenza materiale dev’essere abbattuta da potenza materiale; però anche la teoria diventa potenza materiale non appena si impadronisce delle masse. La teoria è capace d’impradonirsi delle masse non appena si pone ad argomentare ‘ad hominem’, ed essa argomenta ‘ad hominem’ non appena diventa radicale. Essere radicale, vuol dire prendere le cose alla radice; ma la radice, per l’uomo, è l’uomo stesso. La prova evidente del radicalismo della teoria tedesca, e quindi della sua energia pratica, è il fatto che essa parte decisamente dalla soppressione positiva della religione. La critica della religione si conclude nella dottrina secondo cui per l’uomo l’essere supremo è l’uomo stesso, cioè finisce nell’imperativo categorico di rovesciare tutti i rapporti in cui l’uomo è un essere umiliato, assoggettato, abbandonato, spregevole, rapporti che non si possono raffigurare meglio che coll’esclamazione d’un Francese a proposito d’una tassa in progetto sui cani: – Poveri cani! Vogliono trattarvi come se foste uomini! (…). Ad una radicale rivoluzione tedesca sembra intanto che si opponga una primaria difficoltà. Le rivoluzioni hanno infatti bisogno di un elemento passivo, di una base materiale. La teoria si realizza in un popolo solo in quanto corrisponde alla realizzazione dei suoi bisogni. (…) Ma la Germania non ha salito i gradini medi dell’emancipazione politica contemporaneamente ai popoli moderni. Gli stessi gradini, superati in teoria, non li ha ancora raggiunti in pratica. Come potrebbe passare con un “”salto mortale”” non solo al di sopra dei propri limiti, ma anche al di sopra dei limiti dei popoli moderni, sopra i limiti che in realtà deve sentire e bramare come liberazione dai suoi propri veri limiti? Una rivoluzione radicale non può essere che la rivoluzione di bisogni radicali, e per questa sembra che manchino le premesse e il terreno favorevole. (…) La Germania, come deficienza, costituitasi in un modo proprio, del presente momento politico, non potrà abbattere i limiti specificatamente tedeschi, senza abbattere i limiti generali del momento politico presente. Non la rivoluzione radicale è un sogno utopistico per la Germania, non la generale emancipazione umana, bensì la rivoluzione parziale, la rivoluzione soltanto politica, la rivoluzione che lascia in piedi i pilastri della casa. (…)”” [K. Marx, Critica della filosofia del diritto di Hegel, Introduzione (1844), in ‘Scritti politici giovanili’] [in ‘Il labirinto marxista. Antologia ragionata’ a cura di Domenico Settembrini, 1975]”,”MAES-113″
“SETTEMBRINI Domenico”,”Lenin protagonista dell’Ottobre.”,”Sulla base degli studi dello storico russo Avtorkhanov, dell’opera di Valdo Zilli sul 1905, si presenta una storiografia che vede in Lenin una smisurata volontà di potenza (Wille zur Macht), una realpolitik e una politica di russificazione del marxismo di un Lenin che si rifaceva all’esempio fornito dal populismo rivoluzionario. Difficoltà ad imporre la sua linea politica (governo espressione del solo partito bolscevico vs tesi governo espressione di tutti i partiti presenti nel Soviet. Forte opposizione a Lenin nel partito bolscevico nei primi mesi dopo l’Ottobre (tentativo di estromissione di Lenin e Trotsky dal governo in occasione delle prese di posizione del sindacato ferrovieri). Senza Lenin il corso del partito e della rivoluzione sarebbe stato molto diverso (pag 130-131) Secondo l’Avtorkhanov, Lenin sottovalutava Stalin (pag 136)”,”LENS-252″
“SETTEMBRINI Domenico”,”Storia dell’idea antiborghese in Italia, 1860-1989. Società del benessere – liberalismo – totalitarismo.”,”Molto spazio dedicato a B. Croce e Gentile “”La riscoperta del carattere idealistico-religioso del socialismo in generale e del marxismo in particolare annovera in quegli anni un altro documento estremamente significativo, anche per il fatto di essere in qualche modo collegato all’Italia e alla rinascita dell’idealismo che vi avveniva ad opera di Croce e Gentile. Nel 1908, nell’opera ‘Socialismo e religione’, compitata durante una vacanza a Capri, il bolscevico e futuro commissario del popolo all’Istruzione nel governo Lenin, Lunacharskij, rivendicò al marxismo lo stesso carattere di religione secolarizzata, con argomenti non dissimili da quelli usati da Mussolini: non può essere materialistica una dottrina che richiede all’individuo di fare qualsiasi sacrificio fino a quello della vita stessa per un tutto che lo trascende, sia esso Dio, la classe o l’umanità poco importa (5). La lettura di Mussolini non captava dunque solo gli umori prevalenti nell’ambiente culturale italiano, ma, per quanto riguardo il marxismo, anche le tendenza che, magari non in una forma così scopertamente revisionistica come la sua, andavano facendosi strada nell’Europa intera. L’appartenenza a pieno titolo del Mussolini socialista nell’area culturale del marxismo non può perciò più essere contestata. In definitiva anche i primi passi del leader romagnolo verso il fascismo nasceranno dal tentativo di trovare una via d’uscita al cul di sacco in cui il marxismo ortodosso aveva condotto la rivoluzione.”” (pag 81) (5) Lenin costrinse l’autore a ripudiare l’opera, che scomparve dalle biblioteche russe. Dei due volumi in Occidente esiste una sola copia, divisa tra due biblioteche diverse. Se ne veda una traduzione parziale in A. Lunacharskij, ‘Socialismo e religione’, Guaraldi, Firenze, 1973 Religione e socialismo / A. V. Lunacarskij ; introduzione di Nevio Ancarani ; ed. italiana a cura di Maria Olsufieva. – Rimini : Guaraldi, 1973. – XXIV, 237 p., [4] c. di tav. : ill. ; 19 cm. ((Trad. di M. Olsufieva, O. Michahelles.”,”ITAD-136″
“SETTEMBRINI Domenico”,”Le contraddizioni del capitalismo nelle opere giovanili di Lenin (1893-1902).”,” Le contraddizioni del capitalismo nelle opere giovanili di Lenin : (1893-1902) / Domenico Settembrini Milano : Dante Alighieri, [1969] Saggio, molto denso, incentrato in particolare sul rapporto Lenin – Tugan-Baranowskij [Baranowsky] Lenin interpreta il passo : “”Il vero limite della produzione capitalistica è il capitale stesso”” (Marx, Il Capitale, III, I, Roma, 1954, p. 306 in Opere II, p. 145 in nota (pag 398) Kautsky addebita a Bernstein la “”Zusammenbruchstheorie’, negando che in Marx o in Engels si trovi una teoria del crollo. E Lenin approva incondizionatamente (pag 421) “”La coincidenza tra capitalismo visto da Lenin e capitalismo visto da Tugan, che cercheremo di dimostrare attraverso un attento confronto testuale, è completamente sfuggita allo Sweezy, lo studioso marxista che più si è occupato di queste questioni. A suo avviso anzi la tesi di Lenin rappresenta «la negazione della posizione di Tugan», perché Lenin aderendo alla teoria delle sproporzioni non esclude «l’importanza e la rilevanza della tendenza al sottoconsumo» la quale, «nonché contraddire la spiegazione della crisi sulla base della sproporzione, è semplicemente un aspetto di questa» (28). E più di recente: «Lenin respinge fermamente la tesi dell’impossibilità dell’accumulazione e nello stesso tempo, con pari fermezza, ne ripudia l’opposto, la tesi della possibilità di una illimitata espansione del capitalismo. Il conflitto fra accumulazione e consumo, sostiene Lenin, è una delle maggiori contraddizioni del capitalismo…» (29). Qui bisogna intendersi per evitare di discutere sulle parole invece che sui concetti. Che il consumo (30), o come più precisamente dice Lenin nel brano citato a proprio sostegno da Sweezy, «un ‘determinato’ livello di consumo», costituisce per Lenin un aspetto della teoria della sproporzione è verissimo, ma lo è anche per Tugan o per chiunque rifletta un minimo sugli schemi della riproduzione. (…) Dunque l’unico imbarazzo che può sorgere coi beni di consumo è che se ne producano troppo pochi o troppi in rapporto alla domanda creata con una determinata distribuzione delle risorse complessive della società; cioè che il consumo non si stabilisca, come dice Lenin, a quel «determinato livello» necessario per soddisfare la proporzionalità, ma un pò più in giù o un pò più in sù. Domanda e offerta di beni di consumo, domanda e offerta di beni di produzione sono variabili strettamente interdipendenti: per certi valori di alcune presi a piacere l’equilibrio si ha solo qualora le altre abbiano determinati valori; ma nessuna di esse rappresenta una variabile privilegiata o indipendente, per cui al funzionamento economico del sistema si richieda una crescita costante della domanda di beni di consumo, ‘indipendentemente’ dalla entità della domanda di mezzi di produzione, o viceversa. Questo, ovviamente, su un piano di economia pura. Ché se si prende in considerazione la funzione sociale dell’economia, allora Tugan è il primo a condannare, e con più insistenza di Lenin, la contraddizione tra accumulazione e consumo in nome di uno sviluppo più armonico, che meno sacrifichi le generazioni di oggi a quelle di domani, e oggi la classe lavoratrice a una minoranza privilegiata. (…) Quanto poi alla «possibilità di un’illimitata espansione del capitalismo», che Lenin secondo Sweezy respingerebbe con fermezza, ebbene proprio nel primo scritto economico di Lenin, del 1893 ma pubblicato solamente nel 1937 e forse ignoto al Sweezy, il contrario non solamente risulta da un’ampia e seria argomentazione ma è dichiarato a tutte le lettere: «il concetto di mercato è del tutto inscindibile dal concetto della divisione sociale del lavoro (…) il mercato si forma dove e in quanto compare la divisione sociale del lavoro e la produzione mercantile. L’ampiezza del mercato è inscindibilmente connessa col grado di specializzazione del lavoro sociale (…). In questo modo i limiti dello sviluppo del mercato, ‘esistendo la società capitalistica’, sono posti dai limiti della specializzazione del lavoro sociale, ‘e questa specializzazione’, per sua stessa natura, ‘è infinita’, precisamente come lo sviluppo della tecnica» (32). Il mercato, è questo il senso del discorso di Lenin, non è un’entità metafisica, una quantità data e immutabile, per cui, come scriveva Engels, ne debba seguire che lo stesso mercato se conteso tra nazioni diverse non possa assorbire la produzione globale di tutte, ma solo di una, e quindi o monopolio o sovrapproduzione cronica e progressiva. No: quanto più unità economiche, o nazioni, entrano nel mercato, tanto più questo si allarga, perché ognuna di esse vi arreca un’offerta di merci ma anche una domanda di altre merci perfettamente equivalente in valore all’offerta. Purché beninteso si presupponga una divisione razionale del lavoro tra le varie unità, cioè una distribuzione proporzionata delle risorse globali, il che non si realizzerà in pratica senza attriti profondi e grandi sprechi. Ma queste, che sono certo possibili, anzi per Lenin inevitabili, sono crisi da sproporzione e non da sottoconsumo. Come per Tugan.”” [Domenico Settembrini, ‘Le contraddizioni del capitalismo nelle opere giovanili di Lenin (1893-1902)’, Nuova Rivista Storica, Città di Castello, n. 3-4, 1969] [(28) Sweezy, La teoria dello sviluppo capitalistico’, Torino, 1951, p. 241; (29) Sweezy, ‘Introduzione alla Accumulazione del capitale’ di Rosa Luxemburg, Torino, 1960, p. XXXI; (30) D’ora innanzi useremo la dizione “”consumo”” per indicare “”consumo improduttivo””; (32) Lenin: “”A proposito dela cosiddetta questione dei mercati””, ‘Opere’, I, p. 94] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] (pag 383-384-385) (inserito) “”Ma allora come si spiega per Lenin il grande bisogno che i paesi capitalisti hanno di mercati esteri? Allo stesso modo come la spiega Tugan l’anno dopo. E’ vero: una nazione capitalista «non può esistere senza mercati esteri». Ma perché? Perché il progresso tecnico non soffia con uguale e costante forza, con «proporzionalità», su tutte le diverse e molteplici branche dell’economia, ma anzi è sua caratteristica di spirare «in una parte più e meno altrove». Sicché i rami produttivi più impetuosi si trovano ad espandersi troppo, «sproporzionatamente», rispetto al mercato interno che si trovano di fronte ‘in quel determinato momento’. Ovviamente non possono attendere che il mercato interno raggiunga le dimensioni richieste. Potrebbero riconvertire una parte del capitale in altri rami, ma ciò non avverrebbe senza crisi e senza perdite, per cui i capitalisti cercano, se possono, un mercato che sia ‘subito’ della ampiezza necessaria fuori del paese di origine, optano per l’espansione in larghezza non potendo sul momento soddisfare senza perdite i propri bisogni coll’espansione in profondità. All’estendersi della divisione del lavoro nell’area del mercato nazionale, all’espansione in profondità, si sostituisce così un’estensione a livello meno articolato ma su un’area più vasta e la forma di produzione capitalistica viene esportata in altri paesi. Questo ci sembra il senso della risposta che Lenin va elaborando in forma sempre più chiara e precisa attraverso i suoi scritti di questo periodo, dove torna insistentemente e sempre più ampiamente sul tema. Sempre nel 1893, nell”opus magnum’: ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’, scrive: “”Le diverse branche dell’industria che servono da «mercato» le une per le altre, non si sviluppano in modo uguale, ma l’una supera l’altra e quella che cerca un mercato esterno è l’industria più sviluppata. Questo non comporta affatto «l’impossibilità, per una nazione capitalistica, di realizzare il plusvalore», come è pronto a concludere, profondamente, il populista. Questo indica soltanto una sproporzione nello sviluppo delle diverse industrie. ‘Con un’altra ripartizione del capitale nazionale la stessa quantità di prodotto avrebbe potuto essere realizzata all’interno del paese’. Ma perché il capitale abbandoni una branca d’industria e passi a un’altra, bisogna che prima subisca una crisi. Ora, che cosa può trattenere i capitalisti minacciati da una crisi dal cercare un mercato estero, dal cercare sussidi e premi tendenti a favorire l’esportazione, ecc.?”” (34)”” [Domenico Settembrini, ‘Le contraddizioni del capitalismo nelle opere giovanili di Lenin (1893-1902)’, Nuova Rivista Storica, Città di Castello, n. 3-4, 1969] [(34) Il brano è riportato in appendice al ‘Capitale’, II, 2, pp. 241-42] (pag 387-388) Lenin contro l’ipotesi di una prolungata stagnazione. “”Tornando infine sull’argomento in polemica con i populisti, i quali sostenevano la teoria, che facevano risalire a Marx, ‘secondo cui in una società capitalistica sviluppata sarebbe inevitabile un’«eccedenza» di merci’, perché «il mercato interno non può essere sufficiente» in quanto «il plusvalore non può essere realizzato né nel consumo dei capitalisti né in quello degli operai, ma presuppone il consumo di terzi»; Lenin bolla come un’assurdità la teoria del surplus. Essa, scrive, ignora «la differenza fra il consumo personale e il consumo produttivo, la differenza fra mezzi di produzione e beni di consumo». Addebitarla a Marx è poi un errore, perché non si tiene conto che ‘Marx ha dimostrato nel volume II che è pienamente concepibile la produzione capitalistica senza mercati esteri; con una crescente accumulazione della ricchezza e senza l’intervento dei «terzi»’ (36). Dunque: niente eccesso crescente di produzione, niente bisogno di terzi, niente limite assoluto alla divisione del lavoro e all’espansione del mercato, ‘in regime di produzione capitalistico’. Per Lenin, come per Tugan, non esistono dunque limiti «naturali» allo sviluppo del capitalismo, è possibilissima «un’accumulazione illimitata». Anzi Lenin apporta alla teoria della sproporzione un correttivo che la avvicina alla realtà, eliminando però quel tanto di ‘memento mori’ che essa sembra ancora profetizzare al capitalismo nella versione Tugan-Baranowsky. Benché la teoria della riproduzione allargata di Tugan infatti non escluda minimamente la possibilità di uno sviluppo capitalistico più equilibrato dal punto di vista sociale, dove cioè sia fatto maggior posto ai consumi delle masse lavoratrici; tuttavia non si può negare che nel 1894 egli propendesse a ritenere come assai più probabile in pratica uno sviluppo futuro basato sull’ampliamento quasi esclusivo del settore I e la stagnazione del settore II, analogamente a quanto era accaduto nel passato. Con la conseguenza che si poteva prevedere un crescente scontento delle masse e situazioni sempre più rivoluzionarie come il risultato di uno sviluppo così squilibrato dal punto di vista sociale. E solo più tardi Tugan aggiusterà l’applicazione della teoria alla realtà per rendere conto dei miglioramenti indiscutibili verificatisi nelle condizioni di vita della classe operaia. Lenin invece, pur riconoscendo che in teoria non è «assolutamente impossibile» che «lo sviluppo della produzione sociale [avvenga] esclusivamente nei riguardi dei mezzi di produzione per i mezzi di produzione, ‘con una completa stagnazione della II categoria’ [ = sezione, quella dei beni di consumo]», non solo relega questa ipotesi al valore di un caso limite puramente teorico, ma, a differenza di Tugan, individua anche una delle cause che rendono impossibile in un’economia industriale a regime privatistico lo sviluppo della sola sezione I e la staticità prolungata della produzione del settore II: «E’ ammissibile che il progresso della tecnica, il quale fa decrescere il rapporto tra ‘v’ e ‘c’, si esprima solo nella categoria I, lasciando la II in stagnazione completa? E’ conforme alle leggi della società capitalista, la quale ‘esige’ da ogni capitalista l’allargamento della azienda sotto la minaccia della rovina, che nella categoria II non si verifichi nessuna accumulazione?» (37). Finché esiste un regime privatistico le leggi stesse della concorrenza provvederanno a che il progresso tecnico e l’ampliamento della produzione si verifichino anche, seppure in misura minore, nel settore II. Sicché il capitalismo, pur potendo in teoria svilupparsi comprimendo al livello di pura sussistenza i consumi delle masse lavoratrici, in regime di consumi immobili o addirittura decrescenti, in pratica secondo Lenin si sviluppa accrescendo anche i consumi, migliorando cioè le condizioni di vita delle masse. Non solo quindi non esiste un limite «naturale» allo sviluppo indefinito del capitalismo, costituito dalla sua incapacità crescente ad elevare i consumi in misura proporzionata ai bisogni della produzione; ma, al contrario, l’interesse degli imprenditori del settore II a «realizzare» il volume in continua espansione del loro prodotto costituisce, all’interno della dinamica del capitalismo, una forza potenzialmente concorrente con la pressione operaia verso la crescita effettiva dei consumi (38)”” [Domenico Settembrini, ‘Le contraddizioni del capitalismo nelle opere giovanili di Lenin (1893-1902)’, Nuova Rivista Storica, Città di Castello, n. 3-4, 1969] [note (36) Lenin, ‘Il contenuto economico del populismo’, 1894, ‘Opere’, I, p. 515; (37) Lenin, ‘A proposito della cosiddetta questione dei mercati’, ‘Opere’, I, p. 81; (38) Non è perciò del tutto esatto affermare di Lenin quanto si può invece affermare del Tugan del 1894, e cioè che nel descrivere le caratteristiche del capitalismo anticipava in realtà quelle che saranno le caratteristiche dell’industrializzazione staliniana (V. Alec Nove, ‘Lenin as an Economist’, in Schapiro (Editor), ‘Lenin, the Man, the Theorist, the Leader: A Reappraisal’, London, 1967, p. 196), perché in effetti Lenin, almeno quanto ai consumi delle masse che è la questione che qui interessa, ha descritto l’economia di mercato a tinte assai più rosee di quella che sarà poi la realtà della economia pianificata di Stalin] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] (pag 388-389-390) Engels sulla tendenza alla precarietà dei lavoratori “”Per Tugan-[Baranowskij] l’unica contraddizione funzionale dell’economia capitalista, da cui tutte le altre scaturiscono, è quindi l’anarchia della produzione. E’ un male incurabile? E’ un male mortale? Che si tratti di un male cronico Tugan n’è convinto con più forza dello stesso ultimo Engels. Caratteristiche essenziali del capitalismo sono «la tendenza permanente all’estensione della produzione», e la mancanza di organizzazione: il risultato sono le crisi di sovrapproduzione che segnano il suo cammino ascensionale. Per eliminarle occorrerebbe eliminare una almeno di queste due caratteristiche, assicurando «l’accumulazione di tutto il capitale sociale e la sua ripartizione metodica tra le diverse branche della produzione» a livello nazionale, eppoi mondiale. Ma «un’organizzazione capitalista dell’economia nazionale» appare a Tugan «una vera utopia»: «il sistema economico capitalista è condannato a restare disarmonico» (24). Criticando, in note redatte all’uso di Kautsky, analogo concetto espresso nel progetto di programma per il Congresso di Erfurt del 1891, Engels osserva invece che la «produzione da parte di singoli imprenditori… sta diventando ogni giorno di più un’eccezione. La produzione capitalistica mediante società per azioni non è già più una produzione privata (…). Se poi (…) passiamo ai trust (…) non soltanto non esiste più produzione privata, ‘ma non possiamo più neppure parlare di assenza di piano’» (25). Il secondo quesito, quello di gran lunga più importante, se cioè questa contraddizione permetta di prevedere che il capitalismo è minacciato da disfunzioni economiche progressive fino alla paralisi inevitabile, è lasciata per ora senza risposta da Tugan. Gli sviluppi logici della teoria delle sproporzioni mettono però a rumore il campo marxista in Occidente, poiché la posta in gioco è di prima grandezza. Infatti, come con lucidità ha sintetizzato il problema Sweezy, «se lo sviluppo del capitalismo è inseparabile da una caduta tendenziale del saggio del profitto o da una tendenza della domanda di consumo a restare sempre più indietro rispetto ai bisogni della produzione, ‘o da entrambe’, allora ci si potrà aspettare che le malattie del sistema progrediranno coll’andare del tempo (…). Allora, veramente, le crisi, che interrompono periodicamente la vita economica della società, dovranno essere considerate come il ‘memento mori’ dell’attuale ordine sociale»; se, invece, questo presagio poggia «su una base puramente immaginaria», perché «le crisi non sono realmente causate da nulla di più indomabile che le sproporzioni nel processo produttivo», allora «non soltanto non è inevitabile che avvenga un collasso del capitalismo», ma «man mano che l’industria si organizza in ‘trusts’ e man mano che progredisce il controllo governativo sull’economia, non è forse evidente che l’anarchia della produzione viene progressivamente eliminata?» (26). E’ in discussione, come nel caso di Bernstein, la fondatezza della prognosi infausta sulle sorti del capitalismo, e quindi la scientificità del socialismo, che risiede appunto nella convinzione che esistano tendenze oggettive all’interno della dinamica della produzione capitalista che la sospingono inesorabilmente verso il socialismo, al cui avvento non basta pertanto la pura volontà di un ordine migliore, ma occorre il cospirare di questa volontà proletaria con quelle tendenze. E Tugan-Baranowsky, svolgendo i logici corollari della sua teoria, approda in seguito alla conclusione che non esistono tendenze del genere. Lo sviluppo del capitalismo è infatti incremento continuo della produttività e ciò basta a consentire una crescita dei salari che non incida sui profitti. L’impoverimento crescente è un fenomeno storicamente legato all’infanzia del capitalismo, ai bisogni dell’accumulazione primitiva, non già all’essenza del sistema, ché una volta preso l’abbrivio l’industria sforna una torta dalle dimensioni che crescono in proporzione geometrica, premettendo così di soddisfare le esigenze del’accumulazione (profitti) senza necessariamente sacrificare quelle del consumo (salari). Su questo punto del resto anche Engels, nella citata nota a Kautsky, aveva nel 1891 apportato una correzione, sia pure più verbale che di sostanza, riconoscendo la possibilità che «le organizzazioni degli operai e la loro resistenza» possano opporre «un certo argine al crescere della miseria», anche se controbilanciava la stentata ammissione con la previsione che sarebbe «sicuramente» aumentata per gli operai «l’incertezza dell’esistenza». Ma Tugan va molto oltre: «quasi più nessuno dispera oggi dell’avvenire della classe operaia nell’ordine economico capitalista». Restano, è vero, le crisi da sproporzione, ma «la previsione di Marx di un succedersi delle crisi ad intervalli sempre più ravvicinati e infine di una crisi cronica che renderebbe impossibile la produzione capitalistica, non si è neppure essa verificata. L’esperienza e la retta dottrina ci insegnano anzi che lo sviluppo del capitalismo non provoca l’insorgere di nuovi ostacoli per lo smercio dei prodotti dell’industria capitalista». ‘Che fare?’ La conclusione è la stessa da cui prendono le mosse strade così radicalmente diverse come il riformismo di Bernstein e la strategia leninista della rivoluzione, riprova questa che il marxismo ortodosso col suo determinismo e le sue attese messianiche era ormai condannato in una posizione di stallo: «Non v’è perciò ragione alcuna di prevedere che il capitalismo debba mai morire di morte naturale; deve essere distrutto dalla volontà consapevole dell’uomo, distrutto dalla classe che esso sfrutta, dal proletariato» (27)”” [(24) Tugan, op. cit. [‘Les crises industrielles en Angleterre’, Paris, 1913], pp. 462-64; (25) Marx-Engels, Opere scelte, Roma, 1967, p. 1170; (26) Sweezy, ‘La teoria dello sviluppo capitalistico’, Torino, 1951, pp. 122-23. La novità di questo lavoro, quando uscì nel 1942, stava nel fatto che per la prima volta un marxista rifiutava validità alla legge della caduta tendenziale del saggio del profitto, mentre rivalutava la teoria del sottoconsumo. Sweezy non s’accorge però che senza la prima legge la seconda, ammesso che esista, non può significare il ‘memento mori’ del capitalismo. Dal sottoconsumo si può ricavare la previsione che il capitalismo durerà finché non ci sia più nessun investimento da fare, nessuna nuova tecnica da applicare, e basta. Per ingerirne di più non basta vi sia contraddizione tra profitto e consumo popolare, ma occorre vi sia contraddizione ‘crescente’, come si può dedurre ‘solamente’ dalla tendenza alla caduta del saggio del profitto per aumento della composizione organica del capitale; (27) Tugan-Baranowskij (Baranowsky), ‘L’évolution historique du socialisme moderne’, Paris; 1913, ed. russa 1912, loc. cit., p. 85 e p. 100)] (pag 381-382-383) [Domenico Settembrini, ‘Le contraddizioni del capitalismo nelle opere giovanili di Lenin (1893-1902)’, Nuova Rivista Storica, Città di Castello, n. 3-4, 1969]”,”LENS-281″
“SETTEMBRINI Domenico”,”Lenin protagonista dell’Ottobre.”,”Recensione a saggio di Abdurakhman Avtorkhanov su ruolo Lenin in formazione e avvento al potere del partito bolscevico in Russia tratti dalla rivista ‘Studies on the Soviet Union’ , 1970 n. 2 e 3 (Istituto di Studi Sovietici di Monaco) Tesi Avtorkhanov: una smisurata ‘Wille zur Macht’ (volontà di potenza) di Lenin (Trotsky, 1903). Egli cita pure Vera Zasulich: «Per Lenin il Partito si identifica con la sua propria linea politica, con la sua volontà di dirigere l’attuazione pratica di questa linea politica. E’ la tesi di Luigi XIV: ‘L’état c’est moi’: il Partito sono io, Lenin» (‘Iskra’, 25 giugno 1904). Ma l’autore non vuole essere denigratorio, e dal suo saggio emerge un Lenin gigante della politica. (pag 126) () ‘Studies on the Soviet Union’ , 1970 n. 2 e 3 . Abdurakhman Avtorkhanov, ‘Lenin and the Bolshevik Rise to Power’ Tesi Valdo Zilli: centralismo di Lenin e ‘russificazione’ del marxismo (pag 127) “”Questi due fascicoli della rivista () che si stampa a cura dell’Istituto di studi sovietici di Monaco, sono interamente dedicati al lucido saggio di Avtorkhanov, uno studioso russo formatosi in patria e poi emigrato in Germania con già all’attivo diversi lavori sulla rivoluzione del 1917 nel Caucaso del Nord. Qui egli torna sul tema da un angolo visuale più ampio e ambizioso, studiando il ruolo di Lenin nella formazione e nell’avvento al potere del partito bolscevico, sulla base dei materiali pubblicati in URSS in questi ultimi dieci anni. Da questi documenti (i verbali degli atti e risoluzioni del partito) risultano confermate alcune delle principali interpretazioni che erano già state avanzate prima che esistesse la possibilità di suffragarle con prove così valide, mentre sorgono, come sempre succede in questi casi, nuovi problemi, per risolvere i quali si richiederebbe il libero accesso negli archivi che per ora non è dato sapere quando verrà concesso. Per il momento si possono solo formulare delle ipotesi. E a questo compito non si sottrae l’Avtorkhanov. Nuoce tuttavia a questa parte del lavoro la mancanza di un confronto diretto ed esplicito con le tesi degli altri studiosi, e sono già numerosi nel solo mondo anglosassone, che hanno utilizzato via via che veniva alla luce questo materiale o che comunque hanno avanzato sugli stessi temi toccati dall’Autore interpretazioni discordanti. Non si vuole dire con questo che all’Autore manchi la conoscenza della bibliografia. A giudicare da un solo esempio, la ‘Storia della rivoluzione russa’ di Trotsky, tenuta nel corso delle 150 pagine sempre presente, ma citata esplicitamente solo quando i nuovi documenti confermano a giudizio di Avtorkhanov qualcuna delle più brillanti anticipazioni del profeta esiliato, si tratta piuttosto di un metodo che evita deliberatamente la polemica. E’ il metodo preferito dagli studiosi anglosassoni, che per dare incentivo alla lettura relegano a fine capitolo o in appendice note e bibliografia, così da invitare il lettore colto ma non specialista a saltarle. (…) Tra i giudizi ormai prevalenti nella storiografia che ricevono incondizionato appoggio e ulteriore delucidazione dall’Avtorkhanov v’è quello che attribuisce a Lenin, per dirla con le parole polemiche ma acute di Trotsky nel 1903, una smisurata ‘Wille zur Macht’, alla luce della quale solamente sarebbe possibile ricondurre a unità le molteplici e spesso contraddittorie posizioni assunte dal fondatore del bolscevismo nel corso di tutta la sua attività. Anche il partito e lo stesso centralismo, per Lenin così importanti, a loro volta non sarebbero stati altro che strumenti per realizzare l’ascesa al potere. In proposito Avtorkhanov cita Vera Zasulich: «Per Lenin il Partito si identifica con la sua propria linea politica, con la sua volontà di dirigere l’attuazione pratica di questa linea politica. E’ la tesi di Luigi XIV: ‘L’état c’est moi’: il Partito sono io, Lenin» (‘Iskra’, 25 giugno 1904). Ovviamente una simile impostazione non è fatta per trovare l’assenso degli storici d’indirizzo leninista o semplicemente marxista. E tuttavia, nel caso di Avtorkhanov, si avrebbe torto a pensare che essa sia in funzione, esclusivamente o precipuamente polemica. Se polemica c’è, e ce n’è come è inevitabile, pur se estremamente contenuta e misurata nel tono, più implicita che esplicita, non si tratta comunque di polemica denigratoria. Anzi Lenin emerge dalle pagine di questo saggio come un gigante della politica, senza confronti tra i suoi collaboratori e avversari, tra i grandissimi della storia umana. Se della nota opera del Carr si è detto, a ragione, che in essa Lenin è visto soprattutto come grande uomo di stato, qui, fatte le debite proporzioni anche di mole, Lenin è presentato come insuperabile rivoluzionario. Certo, non nel senso marxista del termine, ricco di carica emotiva positiva, ma piuttosto in quello machiavelliano, emotivamente neutro. Questo taglio, che porta in sostanza a considerare Lenin come un maestro di ‘Real Politik’, senza trascurare la problematica ideologica ma collocandola indubbiamente molto sullo sfondo, non è esente da limiti, anche se, si può starne certi, ci dà un Lenin più simile nei tratti a come lo vedranno i nostri lontani posteri o a come già oggi noi consideriamo un Cesare o un Napoleone (1)”” [Domenico Settembrini, ‘Lenin protagonista dell’Ottobre’, (in) ‘Storia contemporanea’, n. 1, marzo 1973] [(1) «Cesare…era dotato di una mente fredda, chiaroveggente; e avendo nell’idea, per un indeterminato futuro, di portare avanti un suo difficile giuoco, badava a collocare ogni pedina al proprio posto, attento a non sbagliare i tempi…; audacissimo e prudente, tenace e adattabile, lineare nei propositi finali, ma disposto, in attesa del suo momento, all’accordo e al compromesso» (Così U.E. Paoli in ‘Uomini e cose del mondo antico’, Firenze, 1947, p. 213). Quanto a Napoleone, è Lenin stesso in uno dei suoi ultimi scritti ad invocarne l’esempio per giustificare contro le critiche mensceviche, cioè d’impianto marxista, il proprio operato: «Napoleone, se ben ricordo scrisse: “”On s’engage et puis… on voit””. Liberamente tradotto, ciò significa: “”Prima bisogna impegnarsi in un combattimento serio e poi si vedrà””. Ed ecco che noi, nell’ottobre 1917, ci siamo impegnati dapprima in un combattimento serio e soltanto dopo abbiamo visto alcuni particolari dello sviluppo (dal punto di vista della storia universale, questi sono indubbiamente dei particolari) come la pace di Brest-Litovsk o la nuova politica economica, ecc. E oggi non v’è più alcun dubbio che, in linea generale, noi abbiamo ottenuto la vittoria» (‘Opere scelte’, Mosca, 1948, vol. II, p. 815). Tra i primi a valutare Lenin con questi metri di giudizio è stato l’anarchico E. Malatesta nella necrologia del leader bolscevico: «Lenin è morto. Noi possiamo avere per lui quella specie di ammirazione forzata che strappano alle folle gli uomini forti, anche se allucinati, anche se malvagi, che riescono a lasciare nella storia una traccia profonda del loro passaggio: Alessandro, Giulio Cesare, Cromwell, Robespierre, Napoleone. Ma egli, sia pure con le migliori intenzioni, fu un tiranno, fu uno strangolatore della rivoluzione russa – e noi che non potemmo amarlo vivo, non possiamo piangerlo morto. – Lenin è morto. Viva la libertà!» (‘Pensiero e volontà’, 1 febbraio 1924)] [Domenico Settembrini, ‘Lenin protagonista dell’Ottobre’, (in) ‘Storia contemporanea’, Roma, n. 1, marzo 1973] (pag 125-126) Tesi Lenin sottovalutazione di Stalin “”E per finire, qualche considerazione sul ruolo di Stalin nel 1917. Esso è stato minimizzato per evidenti motivi polemici da Trotsky. Altrettanto ha fatto la storiografia più accreditata. Ora uno dei meriti maggiori di Avtorkhanov è proprio quello di richiamare l’attenzione su questo personaggio, che ebbe modo di emergere in primo piano al VI Congresso del partito, riunitosi tra il 26 luglio e il 3 agosto 1917. In questo periodo, che segue i fatti del luglio e precede il tentativo fallito di Kornilov, Lenin, ancora sotto la scossa della semi messa al bando del partito, premeva perché questo organizzasse la presa del potere e abbandonasse al loro destino i soviet, ridotti, secondo le sue parole, «ad una foglia di fico per coprire la controrivoluzione». Sotto la guida di Stalin, la cui relazione introduttiva in diversi punti importanti si discostava dal pensiero di Lenin (laddove questi riteneva che la controrivoluzione avesse riportato una completa vittoria, Stalin dichiarava invece: «non è possibile in questo momento determinare in quali mani si trovi il potere»), il Congresso prese una posizione diversa, più flessibile. «I delegati implicitamente convennero che la parola d’ordine “”tutto il potere ai soviet”” fosse ancora adeguata, ma che i soviet erano incapaci di prendere il potere con mezzi pacifici [che lo potessero, l’aveva tra l’aprile e il luglio sostenuto anche Lenin]» (II. p. 31). Questa apertura fu accentuata nella prima riunione del nuovo Comitato Centrale, il quale si pronunciò a favore dell’unità d’azione con i partiti menscevico e socialrivoluzionario nell’eventualità, di cui si cominciava a parlare, di un colpo di mano militare. Lenin era contrario e non mancò, secondo il suo solito, di protestare pubblicamente. Ma il Comitato Centrale non si piegò alle sue ingiunzioni. Questa fermezza si rivelò pagante al momento dell’affare Kornilov, facilitando il reinserimento dei bolscevichi nella legalità sovietica. Anche Lenin implicitamente lo riconobbe, quando prima che i timori per la sorte di Pietrogrado lo risospingessero verso l’intransigenza assoluta, per un breve periodo tornò alla vecchia parola d’ordine. «Concludendo sul VI Congresso» scrive perciò a ragione l’Avtorkhanov, «è necessario osservare un fatto d’importanza storica: il tono della ‘leadership’ bolscevica al Congresso fu dato da Stalin. Ciò fu reso possibile solo dall’assenza di Lenin, Zinovev e Trotsky (ancora formalmente non aderente al partito), ma il VI Congresso dimostrò che di tutti i leader bolscevichi solamente Stalin si avvicinava alla statura di Lenin. In verità, Lenin stesso sottovalutava Stalin, del quale fin quasi al 1917 non conosceva neppure il vero nome nonostante il fatto che Stalin avesse aderito al partito fin dal 1898, avesse partecipato con Lenin alla Conferenza di Helsingfore nel 1905, e al IV e V Congresso del 1906 e 1907, e fosse stato cooptato nel Comitato Centrale nel 1912» (II, p. 34)”” [Domenico Settembrini, ‘Lenin protagonista dell’Ottobre’, (in) ‘Storia contemporanea’, Roma, n. 1, marzo 1973] (pag 135-136) Biografia di AVTORKHANOV A.. di nazionalità cecena, divenne un membro del PCUS nel 1927. Dal 1930 al 1934 fu capo del dipartimento organizzativo del Comitato regionale ceceno del partito e capo della casa editrice del partito. Nel 1937 frequentò l’ Istituto dei Professori Rossi a Mosca. Nello stesso anno, nel corso della Grande Purga fu arrestato come ‘nemico del popolo’ e imprigionato per cinque anni. Dal 1943 si stabilì in Germania. E’ stato uno dei fondatori dell’ Istituto di Monaco per gli studi dell’ URSS ed è stato membro del suo Academic Board. E’ stato professore di scienze politiche presso l’ U.S. Army Institute of Advanced Russian Studies. E’ autore di ‘Stalin au Pouvoir’ (1951) pubblicato sotto lo pseudonimo di Alexander URALOV). (da Archiv)”,”LENS-289″
“SETTEMBRINI Domenico a cura; scritti di K. MARX F. ENGELS C. CAFIERO N. CERNYSEVSKIJ V.I. LENIN ROJKOV N. BUCHARIN E. PREOBRAZENSKIJ MANDEL CORNFORTH G. BOURGIN P. RIMBERT F. GREENE P. PROUDHON K. KAUTSKY A. BEBEL L. TROTSKY K. KORSCH G. STALIN C. FOURIER P. LEROUX A. LUNACHARSKIJ G. LUKACS A. GRAMSCI A. HERZEN D. DESANTI L. LOMBARDO RADICE J. EATON J. GILLMAN M.N. POKROVSKIJ POSADOVSKIJ-MANDELBERG M. DOBB P. SWEEZY C. BETTELHEIM A. SAUVY F. CASTRO E.J. HOBSBAWM J. STRACHEY G.D.H. COLE J ROBINSON L. BASSO H. DENIS E. MOSSE'”,”Il labirinto marxista. Antologia ragionata.”,”Nella breve bibliografia consigliata (Indicazioni…) cita il saggio di C. Napoleoni e Franco Rodano sulla ‘Rivista trimestrale’ intitolato ‘Sul pensiero di Marx’, settembre dicembre 1965 “”La questione è: può la Germania giungere ad una prassi ‘à la hauteur des principes’, cioè ad una rivoluzione che la elevi non soltanto al livello ufficiale dei popoli moderni, ma all’altezza umana che sarà il prossimo avvenire di questi popoli? (pag 231-233) ‘Le rivoluzioni hanno bisogno di una base materiale’ “”La questione è: può la Germania giungere ad una prassi ‘à la hauteur des principes’, cioè ad una rivoluzione che la elevi non soltanto al livello ufficiale dei popoli moderni, ma all’altezza umana che sarà il prossimo avvenire di questi popoli? L’arma della critica non può, in verità, sostituire la critica delle armi; la potenza materiale dev’essere abbattuta da potenza materiale; però anche la teoria diventa potenza materiale non appena si impadronisce delle masse. La teoria è capace d’impradonirsi delle masse non appena si pone ad argomentare ‘ad hominem’, ed essa argomenta ‘ad hominem’ non appena diventa radicale. Essere radicale, vuol dire prendere le cose alla radice; ma la radice, per l’uomo, è l’uomo stesso. La prova evidente del radicalismo della teoria tedesca, e quindi della sua energia pratica, è il fatto che essa parte decisamente dalla soppressione positiva della religione. La critica della religione si conclude nella dottrina secondo cui per l’uomo l’essere supremo è l’uomo stesso, cioè finisce nell’imperativo categorico di rovesciare tutti i rapporti in cui l’uomo è un essere umiliato, assoggettato, abbandonato, spregevole, rapporti che non si possono raffigurare meglio che coll’esclamazione d’un Francese a proposito d’una tassa in progetto sui cani: – Poveri cani! Vogliono trattarvi come se foste uomini! (…). Ad una radicale rivoluzione tedesca sembra intanto che si opponga una primaria difficoltà. Le rivoluzioni hanno infatti bisogno di un elemento passivo, di una base materiale. La teoria si realizza in un popolo solo in quanto corrisponde alla realizzazione dei suoi bisogni. (…) Ma la Germania non ha salito i gradini medi dell’emancipazione politica contemporaneamente ai popoli moderni. Gli stessi gradini, superati in teoria, non li ha ancora raggiunti in pratica. Come potrebbe passare con un “”salto mortale”” non solo al di sopra dei propri limiti, ma anche al di sopra dei limiti dei popoli moderni, sopra i limiti che in realtà deve sentire e bramare come liberazione dai suoi propri veri limiti? Una rivoluzione radicale non può essere che la rivoluzione di bisogni radicali, e per questa sembra che manchino le premesse e il terreno favorevole. (…) La Germania, come deficienza, costituitasi in un modo proprio, del presente momento politico, non potrà abbattere i limiti specificatamente tedeschi, senza abbattere i limiti generali del momento politico presente. Non la rivoluzione radicale è un sogno utopistico per la Germania, non la generale emancipazione umana, bensì la rivoluzione parziale, la rivoluzione soltanto politica, la rivoluzione che lascia in piedi i pilastri della casa. (…)”” [K. Marx, Critica della filosofia del diritto di Hegel, Introduzione (1844), in ‘Scritti politici giovanili’] [in ‘Il labirinto marxista. Antologia ragionata’ a cura di Domenico Settembrini, 1975]”,”MADS-015-FV”
“SETTEMBRINI Domenico”,”La Chiesa nella politica italiana, 1944-1963.”,”””L’analisi più acuta del rapporto intercorrente tra il Concordato e i problemi sociali la dobbiamo ad Enzo Santarelli, all’epoca collaboratore della rivista ‘Lo Stato Moderno’. Egli dimostra che non vi è nulla di più falso della tesi ufficiale del PCI che col voto dell’art. 7 sia stato dato un contributo alla soluzione dei problemi strutturali della società italiana; è vero invece il contrario, perché «la questione della libertà religiosa» coincide «per una gran parte» «con la questione della libertà dal bisogno e dell’uguaglianza sociale». I comunisti col loro voto si sono dunque assunti «una grave responsabilità anche sul piano della questione sociale» (…)”” (pag 149-150) “”Ma il partito da cui i radicali ricevettero la più forte delusione fu appunto il PSI. (…) Che Nenni e i suoi tacessero, in verità non sorprende: aspirando da tempo all’incontro con la DC (…)”” (pag 346)”,”RELC-393″
“SETTEMBRINI Domenico”,”Le due teorie della rivoluzione in Engels e Marx.”,” Questione tempi, intelligenza politica della società, condanna del volontarismo politico e la questione della rivoluzione permanente (pag 851-853) “”Ai fini del nostro discorso (…) interessa (…) un altro aspetto singolare di questo singolarissimo scritto sulla questione ebraica. Ne abbiamo sottolineato l’elemento utopistico, che marca la rottura colla fase liberale. Orbene, accanto a questo unico elemento di continuità, per quanto labile e indiretto, col realismo della ‘Gazzetta renana’, v’è in queste pagine la critica del volontarismo politico, di cui si mette in luce con acutezza l’incapacità costituzionale a superare effettivamente i limiti oggettivi di una determinata società civile. E nello sforzo di trascendere la realtà il volontarismo può solo approdare, agli occhi di Marx, nel giuoco sterile della «rivoluzione permanente», finché la realtà non faccia di nuovo e definitivamente valere i suoi diritti, travolgendo le costruzioni artificiose della volontà umana: «Nei momenti in cui la vita politica sente più specialmente se stessa, essa cerca di soffocare il proprio presupposto, la società borghese [= civile] e i suoi elementi, e di porsi per l’uomo come la reale e perfetta vita del genere umano. E questo può avere luogo soltanto tramite una violenta opposizione alle proprie condizioni di vita, solo in quanto la rivoluzione si dichiari permanente, e il dramma politico termina perciò ‘necessariamente’ con la restaurazione della religione, della proprietà privata, di tutti gli elementi della società borghese [= civile], come la guerra si conclude con la pace» (11). L’esegesi del passo non è difficile. Il riferimento alla Rivoluzione francese, o meglio alla fase più avanzata di essa, quando l’ala giacobina tentò di forzare i limiti del programma borghese [ = girondino] corrispondente ai presupposti della società civile del tempo, dichiarando così la rivoluzione in permanenza contro le strutture stesse della società, è esplicito (poco sopra si accenna alla ghigliottina). Da questa esperienza, che aveva cominciato a studiare nel 1843 (12), Marx trae la conclusione della inutilità della rivoluzione puramente politica, elevando a dignità di principio generale l’esito della vicenda francese: ogni società ha propri «presupposti», cioè un insieme di rapporti di proprietà, di usi, costumi e credenze in cui risiede la radice profonda dei mali che l’affliggono; la volontà degli uomini non può eliminare definitivamente questi mali senza estirparli alle radici, né può giungere alle radici se prima l’evoluzione della società non ha maturato le condizioni oggettive perché l’intervento riesca. Certo, con uno sforzo immane, non privo di grandezza («tramite una violenta opposizione alle proprie condizioni di vita») la società può per un certe tempo, comunque assai breve, essere spostata dal suo baricentro, ma con risultati effimeri, ché le leggi di gravitazione sociale torneranno ad affermarsi, e alla rivoluzione seguirà «necessariamente» la restaurazione. Sul «Vorwärts» del 7 agosto 1844 il concetto verrà ribadito con ancora maggiore chiarezza: «quanto più un paese è politico, tanto meno è incline a cercare… ‘nell’ordinamento della società’, di cui lo Stato è l’espressione (…) la base dei mali sociali. L’intelligenza politica… quanto più acuta … tanto più è incapace di intendere i mali sociali. Il periodo classico dell’intelligenza politica è la Rivoluzione francese (…). Principio della politica è la volontà; quanto più l’intelligenza politica è perfetta, ‘tanto più crede nell’onnipotenza della volontà’, tanto più è cieca di fronte ai limiti ‘naturali’ e intellettuali del volere, tanto più è inabile quindi a scoprire la fonte dei mali sociali» (13). Il brano sopra esaminato della ‘Questione ebraica’ contiene in nuce, con un anticipo di quasi venti anni, il succo di un altro, ben più celebre e citato, passo di Marx: «Una formazione sociale non perisce finché non siano sviluppate tutte le forze produttive a cui deve dare corso; nuovi e superiori rapporti di produzione non subentrano mai, prima che siano maturate in seno alla vecchia società le condizioni materiali della loro esistenza» (14). Certo, nel 1843 Marx non sa ancora quali siano le leggi che regolano la dinamica delle società umane. Ma che esistano lo presuppone, altrimenti l’ideale dell’emancipazione umana, avanzato nelle stesso pagine, gli apparirebbe un sogno inutile e vano, destinato a non realizzarsi mai, e la critica della «rivoluzione permanente» avrebbe il sapore della condanna di ogni e qualsiasi rivoluzione. Il che non è”” (pag 851-853) [Domenico Settembrini, ‘Le due teorie della rivoluzione in Engels e Marx’, Rivista Storica Italiana, ESI, Napoli, 1971] [(11) K. Marx, ‘Scritti politici giovanili’, a cura di L. Firpo, Einaudi, 1950, pp. 368-369; (12) Nel luglio del 1843 Marx «compendiò alcuni degli studi di Leopold Ranke sulla Rivoluzione francese» (V.S. Avineri, The Social and Political Thought of Karl Marx’, Cambridge University Press, 1969, p. 32; (13) K. Marx, ‘Scritti pol.’, op. cit., p. 437; (14) K. Marx, ‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, 1957, p. 11. La prima edizione originale dell’opera è del 1858] “”L’esame più disteso di questi eventi [la Rivoluzione francese e il Terrore, ndr] si trova nella «Sacra Famiglia», scritta in collaborazione da Marx ed Engels tra il 1844 e il 1845. (…) In sintesi sono due gli aspetti di quel lungo periodo che ricevono un giudizio esplicitamente positivo: l’emergere della società borghese dagli intralci delle antiche sovrastrutture feudali, culminato col Direttorio; e l’annuncio al mondo della buona novella col sorgere, dalla critica dei limiti della società borghese trionfante, dell’idea comunista ad opera dei Leclerc, dei Roux, dei Babeuf. Questi non potevano in nessun caso prevalere, erano condannati al martirio, perché troppo in anticipo sui tempi: le condizioni necessarie al successo del comunismo dovevano attendere, per giungere a maturità, il pieno sviluppo della società borghese. E in quanto nemici di questa, sia il Terrore che il Direttorio non li risparmiarono. Leclerc e Roux caddero infatti sotto i colpi del primo (16), Babeuf sotto quelli del secondo. Ma l’idea da loro lanciata sopravvisse alla sconfitta, e penetrata di nuovo in Francia dopo il 1830 grazie all’amico di Babeuf, Buonarroti, andò a costituire, «conseguentemente elaborata», il programma politico di «una nuova situazione del mondo», cioè di una società comunista, ormai maturata nelle cose stesse (17). Del tutto diverso è invece il giudizio che Marx ed Engels danno del fallimento del Terrore. Esso fu travolto non perché le idee di Robespierre e Saint-Just fossero troppo avanzate rispetto alla situazione reale; al contrario, esse peccavano d’utopismo reazionario. Facendo leva sulla capacità coercitiva dell’apparato statale, i giacobini pretendevano infatti di imporre alla rigogliose forze della società borghese, che cominciavano appena a potersi svolgere senza intralci, la camicia di Nesso di un ideale astratto, quello della «comunità antica», quale l’avevano conosciuta a Roma e le città greche, senza tenere conto tra l’altro che la libertà degli antichi «poggiava sulla schiavitù»”” (pag 854-855) [Domenico Settembrini, ‘Le due teorie della rivoluzione in Engels e Marx’, Rivista Storica Italiana, ESI, Napoli, 1971] [(16) Su Leclerc e Roux e sulla loro funzione di oppositori e vittime nel periodo del Terrore si veda: A. Mathiez, ‘Carovita e lotte sociali sotto il Terrore’, Torino, 1949, passim; (17) Engels-Marx, La Sacra Famiglia, a cura di A. Zanardo, Roma 1967, pp. 155-156. La parte dell’opera che qui prendiamo in considerazione fu redatta dal solo Marx (…)]”,”MAES-197″
“SETTEMBRINI Domenico”,”La Chiesa nella politica italiana, 1944-1963.”,”””I «laici» come Saragat – diceva scherzando Salvemini – si differenziano dai preti soltanto perché portano, attorno alle gambe, i pantaloni invece della sottana. Ma non è, purtroppo, uno scherzo che Saragat rappresenti un partito che si chiama socialista in un governo che si dice di «centro sinistra»”” (pag XIV, prefazione di E. Rossi)”,”ITAP-036-FV”
“SETTEMBRINI Domenico”,”Il labirinto rivoluzionario. L’idea anarchica: i fondamenti teorici 1755-1917. Antologia ragionata. Vol. I.”,”Domenico Settembrini, nato nelle Marche nel 1929, insegna Storia del movimento operaio all’Università di Pisa. Ha pubblicato: Due ipotesi per il socialismo in Marx ed Engels, Socialismo e rivoluzione dopo Marx. Inoltre: Il labirinto marxista, La Chiesa nella politica italiana, Fascismo: controrivoluzione imperfetta.”,”ANAx-019-FV”
“SETTEMBRINI Domenico”,”Il labirinto rivoluzionario. L’idea anarchica: l’impatto con la realtà 1917-1978. Antologia ragionata. Vol. II.”,”Domenico Settembrini, nato nelle Marche nel 1929, insegna Storia del movimento operaio all’Università di Pisa. Ha pubblicato: Due ipotesi per il socialismo in Marx ed Engels, Socialismo e rivoluzione dopo Marx. Inoltre: Il labirinto marxista, La Chiesa nella politica italiana, Fascismo: controrivoluzione imperfetta.”,”ANAx-020-FV”
“SETTEMBRINI Domenico”,”Il labirinto rivoluzionario. L’idea anarchica: i fondamenti teorici 1755-1917. Antologia ragionata. Vol. I.”,”Domenico Settembrini, nato nelle Marche nel 1929, insegna Storia del movimento operaio all’Università di Pisa. Ha pubblicato: Due ipotesi per il socialismo in Marx ed Engels, Socialismo e rivoluzione dopo Marx. Inoltre: Il labirinto marxista, La Chiesa nella politica italiana, Fascismo: controrivoluzione imperfetta.”,”ANAx-024-FL”
“SETTEMBRINI Domenico”,”Il labirinto rivoluzionario. L’idea anarchica: l’impatto con la realtà 1917-1978. Antologia ragionata. Vol. II.”,”Domenico Settembrini, nato nelle Marche nel 1929, insegna Storia del movimento operaio all’Università di Pisa. Ha pubblicato: Due ipotesi per il socialismo in Marx ed Engels, Socialismo e rivoluzione dopo Marx. Inoltre: Il labirinto marxista, La Chiesa nella politica italiana, Fascismo: controrivoluzione imperfetta.”,”ANAx-025-FL”
“SETTIMELLI Leoncarlo”,”Nilde Iotti. Il pensiero dei padri costituenti.”,”””Il 1951 doveva riservare un altro episodio amaro per Nilde. Suo cugino Valdo Magnani, l’uomo che si dice l’avesse avvicinata alla Resistenza, si viene a trovare in rotta di collisione con il Partito: durante il congresso del PCI di Reggio Emilia, propone un ordine del giorno assieme ad Aldo Cucchi, che afferma che i comunisti devono impegnarsi a difendere i confini nazionali contro ogni aggressione esterna, da qualunque parte provenga, chiedendo un “”no”” esplicito al concetto dell’URSS come Stato-guida e alle “”rivoluzioni importate su baionette straniere””. Alla richiesta di ritrattare, lo fa con un intervento giudicato reticente, ma che tuttavia non gli impedisce di essere eletto tra i delegati al Congresso nazionale. Al suo rientro a Reggio Emilia, però, vengono rese note le sue dimissioni e quelle di Aldo Cucchi. Togliatti, appena tornato da Mosca, non giudica direttamente e politicamente la posizione dei due ma lo fa con una metafora piuttosto sprezzante: “”Anche nella criniera di un nobile cavallo da corsa si possono sempre trovare due pidocchi””. Il Partito giudica Cucchi e Magnani due traditori. Naturalmente non manca chi lega il nome di Magnani a quello della Iotti, continuando ad alimentare dicerie e giudizi poco sensati”” (pag 68)”,”PCIx-367″
“SEUROT François”,”Le economie socialiste.”,”F. Seurot è professore di Scienze economiche all’Università di Nantes e all’ ESSEC.”,”RUSU-266″
“SEVE Lucien”,”Une introduction a la philosophie marxiste. Suivie d’ un vocabulaire philosophique.”,”Lucien SEVE è agregé de philosophie. E’ membro del Comitato centrale del PCF (1980).”,”MADS-231″
“SEVE Lucien”,”Marxisme et theorie de la personnalité.”,”Lucien SEVE è agregé de philosophie. E’ membro del Comitato centrale del PCF (1980).”,”MADS-232″
“SEVE Lucien a cura; saggi di Henri ATLAN GIlles COHEN-TANNOUDJI Pierre JAEGLE Richard LEVINS Richard LEWONTIN José Luis MASSERA Lucien SEVE”,”Sciences et dialectiques de la nature.”,”Saggi di Henri ATLAN GIlles COHEN-TANNOUDJI Pierre JAEGLE Richard LEVINS Richard LEWONTIN José Luis MASSERA Lucien SEVE. SEVE è un filosofo. Ha pubblicato varie opere tra cui una ‘introduction à la philosophie marxiste’ (1980).”,”FILx-195″
“SEVE Lucien”,”Marxismo e teoria della personalità. Proposte per una psicologia concreta.”,”SEVE Lucien insegna all’ Università di Parigi. Ha scritto molte opere tra cui ‘Marxismo e strutturalismo’ (v. 4° cop) “”Vi è perciò il rischio che, in base a un gioco di parole epistemologico facilitato dall’uso equivoco del concetto di ‘psicologia’ sociale, si finisca per cercare un ‘supporto psicologico generale’ a tali realtà sociali, senza comprendere che queste non hanno una forma psicologica, e cioè il rischio di cadere nella finzione dell’individuo in genere, dello psichismo collettivo, della natura umana socializzata. Marx ha già smontato il meccanismo di questa illusione nell’ ‘Ideologia tedesca’: ‘Le rappresentazioni e le idee degli uomini, separate dalle cose reali, devono naturalmente avere alla loro base non gli individui reali, ma l’individuo della rappresentazione filosofica, l’individuo separato dalla sua realtà, puramente pensato, “”l’uomo”” come tale, il concetto “”dell’uomo””””. (pag 273) “”Si pensi per esempio a quanto dice Engels riguardo alla categoria di ‘materia’: “”La materia, in quanto tale, è pura creazione del pensiero e pura astrazione. Facciamo astrazione dalle differenze qualitative delle cose ricomprendendole, in quanto esistenza corporea, sotto il concetto di materia. La materia in quanto tale, a differenza delle determinate materie esistenti, non ha dunque esistenza sensibile. Quando la scienza della natura si propone di scoprire la materia unica in quanto tale, di ridurre le differenze qualitative a differenze puramente quantitative, nella combinazione di identiche particelle infinitamente piccole, procede allo stesso modo come se in luogo di ciliege, pere, mele volesse vedere il frutto in quanto tale o, in luogo di gatti, cani, montoni, il mammifero in quanto tale e analogamente il gas in quanto tale, il metallo in quanto tale, la pietra in quanto tale, la combinazione chimica in quanto tale, il movimento in quanto tale””.”” (pag 274)”,”TEOC-448″
“SEVE Lucien”,”Marxismo e teoria della personalità. Proposte per una psicologia concreta.”,”SEVE Lucien ha insegnato all’Università di Parigi. Ha scritto molte opere tra cui ‘Marxismo e strutturalismo’, ‘Lénine et la science du XXe siècle: matérialisme et empiriocriticisme’ (1966). “”[N]on vogliamo affatto dire che una psicologia sociale, culturale, storica, comparata, ecc., sia intrinsecamente impossibile. In linea generale -occorre riaffermarlo – il punto di vista a cui ci atteniamo non esclude altri punti di vista esistenti, purché si dimostrino empiricamente fecondi e suscettibili di chiarificazione teorica. Ora i concetti di ‘basi sociali generali della personalità’, di ‘forme storiche d’individualità’, rispondono chiaramente a questi criteri: essi possono fornire la base per una o varie scienze psicosociali. Ma occorre allora tenere ben presente che, tralasciando per definizione il supporto psicologico individuale di queste realtà psicosociali, si adoperano concetti che ‘dal punto di vista della personalità concreta’ sono delle astrazioni, pur essendo queste astrazioni realtà concrete ‘dal punto di vista delle società’. Vi è perciò il rischio che, in base a un gioco di parole epistemologico facilitato dall’uso equivoco del concetto di ‘psicologia’ sociale, si finisca per cercare un ‘supporto psicologico generale’ a tali realtà sociali, senza comprendere che queste non hanno una forma psicologica, e cioè il rischio di cadere nella finzione dell’individuo in genere, dello psichismo collettivo, della natura umana socializzata. Marx ha già smontato il meccanismo di questa illusione nell’ ‘Ideologia tedesca’: «Le rappresentazioni e le idee degli uomini, separate dalle cose reali, devono naturalmente avere alla loro base non gli individui reali, ma l’individuo della rappresentazione filosofica, l’individuo separato dalla sua realtà, puramente pensato, “”l’uomo”” come tale, il concetto “”dell’uomo””». Lo sviluppo moderno delle scienze umane è sufficiente a dimostrare che ciò non riguarda solo la ‘speculazione dei filosofi’. Qui l’epistemologia è decisiva e la riflessione su quella di Marx ed Engels in particolare è assolutamente insostituibile. Infatti l’illusione di cui stiamo parlando è il risultato tipico di un uso dell’astrazione che ignora la dialettica materialistica. Si pensi per esempio a quanto dice Engels riguardo alla categoria di ‘materia’: «La materia, in quanto tale, è pura creazione del pensiero e pura astrazione. Facciamo astrazione dalle differenze qualitative delle cose ricomprendendole, in quanto esistenza corporea, sotto il concetto di materia. La materia in quanto tale, a differenza delle determinate materie esistenti, non ha dunque esistenza sensibile. Quando la scienza della natura si propone di scoprire la materia unica in quanto tale, di ridurre le differenze qualitative a differenze puramente quantitative, nella combinazione di identiche particelle infinitamente piccole, procede allo stesso modo come se in luogo di ciliege, pere, mele volesse vedere il frutto in quanto tale o, in luogo di gatti, cani, montoni, il mammifero in quanto tale e analogamente il gas in quanto tale, il metallo in quanto tale, la pietra in quanto tale, la combinazione chimica in quanto tale, il movimento in quanto tale». Allo stesso modo la psicologia sociale ha la tentazione di concepire un ‘uomo in quanto tale’ come supporto dei suoi dati, cioè di attribuire realtà a un’astrazione”” (pag 273-274) [Lucien Sève, ‘Marxismo e teoria della personalità. Proposte per una psicologia concreta’, Einaudi, Torino, 1977] [(159) ‘L’ideologia tedesca’, p. 273; (160) F. Engels, ‘Dialettica della natura’, trad. franc., Editions sociales, Paris, 1952, pp. 259-60. Cfr. ugualmente ‘La sacra famiglia’, capp. V, II, e ‘L’ideologia tedesca’, p. 84]”,”TEOC-003-FP”
“SEVE Lucien”,”Marxismo e teoria della personalità. Proposte per una psicologia concreta.”,”Marxismo e teoria della personalità: Il contributo del marxismo L’oggetto della psicologia della personalità Morte e trasfigurazione dell’antropologia”,”TEOS-003-FAP”
“SEVERAC J.B.; con la collaborazione di BRAKE P. BRIZON HUBERT-ROUGER Jean LONGUET Paul LOUIS E. POISSON Charles RAPPOPORT SIXTE-QUENIN J.B. SEVERAC Jean LORRIS”,”Encyclopedie socialiste syndicale et cooperative de l’Internationale Ouvriere. Le mouvement syndical.”,”Con la collaborazione di BRAKE, P. BRIZON, HUBERT-ROUGER, Jean LONGUET, Paul LOUIS, E. POISSON, Charles RAPPOPORT, SIXTE-QUENIN, J.B. SEVERAC. Direttore diff. Jean LORRIS.”,””
“SEVERGNINI Beppe”,”Signori, si cambia. In viaggio sui treni della vita.”,”Beppe Severgnini (Crema, 1956) è giornalista e editorialista del “”Corriere della Sera””.”,”VARx-139-FV”
“SEVERINO Emanuele”,”Il destino della tecnica.”,”SEVERINO-E è uno dei più profondi e originali pensatori contemporanei. Nato nel 1929 a BRESCIA, insegna Filosofia teoretica all’ Università di VENEZIA. E’ autore di opere fondamentali, tradotte in varie lingue: – “”La struttura originaria”” (1958, 1981) – “”Studi di filosofia della prassi”” (1962) – “”Essenza del nichilismo”” (1972, 1982) – “”Gli abitatori del tempo”” ( 1978) – “”Destino della necessità”” (1980) – “”Il parricidio mancato”” (1985) – “” La tendenza fondamentale del nostro tempo”” (1988) – “”Il giogo. Alle radici della ragione: Eschilo”” (1989). – “”Tautotes”” (1995). Tra gli ultimi libri usciti presso RIZZOLI: – “”Pensieri sul cristianesimo”” (1995). – “”La follia dell’Angelo”” (1997, due edizioni). Autobiografia intellettuale in collaborazione con Ines TESTONI”,”FILx-115″
“SEVERINO Emanuele a cura; collaborazione di Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”Filosofia. Storia del pensiero occidentale. Volume 1.”,”Atarassia Atarassia è un termine greco composto da a- come privativo e taraxsis, “”turbamento””, ovvero “”assenza di turbamento””. E un concetto della filosofia stoica ed ellenica che indica il distacco e l’ imperturbabilità attorno alle passioni e alle questioni emotive. (internet)”,”FILx-202″
“SEVERINO Emanuele a cura; collaborazione di Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”Filosofia. Storia del pensiero occidentale. Volume 2.”,”collaborazione di Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”FILx-203″
“SEVERINO Emanuele a cura; collaborazione di Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”Filosofia. Storia del pensiero occidentale. Volume 3.”,”collaborazione di Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”FILx-204″
“SEVERINO Emanuele a cura; collaborazione di Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”Filosofia. Storia del pensiero occidentale. Volume 4.”,”collaborazione di Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”FILx-205″
“SEVERINO Emanuele a cura; collaborazione di Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”Filosofia. Storia del pensiero occidentale. Volume 5.”,”collaborazione di Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”FILx-206″
“SEVERINO Emanuele a cura; collaborazione di Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”Filosofia. Storia del pensiero occidentale. Volume 6.”,”collaborazione di Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”FILx-207″
“SEVERINO Emanuele”,”La filosofia antica.”,”””Egli avverte infatti di continuo i suoi interlocutori che, rivolgendosi a loro, non ha nulla da insegnare. Se essi giungono a scoprire la verità, è perché l’ hanno in sé e sono quindi essi stessi a generarla: lui, li può aiutare in questa generazione, ripetendo con essi quanto sua madre, levatrice, faceva con le partorienti. La “”maieutica”” (alla lettera: “”arte dell’ ostetricia””) è appunto il modo in cui Socrate si rapporta a chi non è ancora nella verità: a costui domanda il significato e la giustificazione di ciò che egli crede di sapere””. (pag 74)”,”FILx-241″
“SEVERINO Emanuele”,”La filosofia moderna.”,”””Se ci si rende conto che al fondamento del pensiero kantiano si trova la consapevolezza che il conoscere non può uscere da sé stesso, per confrontare la concordanza tra le proprie rappresentazioni e le cose in sé, e che quindi quest’ ultime sono inconoscibili, allora si scorge che tutto il contenuto della conoscenza è soggettivo, cioè esiste solo in quanto esiste il soggetto conoscente (…).”” (pag 167)”,”FILx-242″
“SEVERINO Emanuele”,”Essenza del nichilismo.”,”SEVERINO Emanuele (1929) accademico dei Lincei, tiene la cattedra di filosofia teoretica all’Università di Venezia. Di lui Adelphi ha pubblicato ‘La struttura originaria’ (1958, 1981), ‘Heidegger e la metafisica’ (1994) e altri.”,”FILx-410″
” SEVERINO Emanuele”,”Cosa arcana e stupenda. L’Occidente e Leopardi.”,”Emanuele Severino è titolare della cattedra di Filosofia teoretica presso l’Università degli studi di Venezia. Tra le sue opere: Ritornare a Parmenide, Essenza del nichilismo, Destino della necessità, La struttura originaria, A Cesare e a Dio, La filosofia antica, La filosofia moderna, La filosofia contemporanea, La tendenza fondamentale del nostro tempo, Il giogo, Alle origini della ragione; Eschilo, La filosofia futura, Gli abitatori del tempo, Cristianesimo, marxismo, tecnica, Il nulla e la poesia, Heidegger e la metafisica, Oltre il linguaggio, Tautotes. Emanuele Severino è nato nel 1929 a Brescia.”,”FILx-070-FL”
“SEVERINO Emanuele a cura; saggi di Claudio NAPOLEONI Tito PERLINI Leonardo VERGA Alessandro BIRAL Gianni VATTIMO e Guido COSTA”,”Storia del pensiero occidentale. Il pensiero contemporaneo, da Kierkegaard a Nietzsche.”,”Lavoro e riposo (pag 23-24) “”(…) in Smith c’è altresì una determinazione dei mezzi e dei fini, che sarà anche’essa decisiva per il pensiero economico successivo. Il mezzo essenziale è per Smith il ‘lavoro’, quel «fondo», abbiamo visto, da cui si traggono tutte le cose necessarie e utili alla vita; ma il lavoro, a sua volta, è pensato non come un semplice vincolo, ma come una realtà essenzialmente ‘negativa’. Smith infatti, nell’argomentare una sua particolare tesi, secondo la quale una certa quantità di lavoro ha per il lavoratore sempre il medesimo costo «in ogni tempo e in ogni luogo», si esprime così: «In normali condizioni di salute, di forza e d’animo, al livello ordinario della sua arte e della sua destrezza, egli deve sempre sacrificare la stessa quantità del suo riposo, della sua libertà e della sua felicità» (Adam Smith, La ricchezza delle nazioni, cit., p. 114). Il carattere negativo del vincolo è qui chiaro: il lavoro è l’opposto non soltanto del riposo, ma della libertà e della felicità; a tal punto che non vale a modificare questa situazione il fatto che il lavoratore esprima nel lavoro la propria «arte» e la propria «destrezza». La ricchezza, che, in contrapposizione al lavoro, diviene il termine positivo dell’operazione economica, è appunto costituita dal riposo, dalla libertà e dalla felicità, che si conseguono certo sulla base di ciò che il lavoro ha prodotto, ma che si acquisiscono realmente solo ‘dopo’ che il lavoro sia compiuto. Prima di vedere meglio il contenuto che Smith assegna al termine positivo, gioverà cercare di comprendere bene che cosa significhi questa nozione smithiana di lavoro. Lo si può opportunamente fare prendendo le mosse da un commento di Marx al passo di Smith che abbiamo appena riportato. Dopo aver notato che Smith considera il lavoro, biblicamente, «come maledizione», Marx dice: «Il “”riposo”” figura come lo stato adeguato, che si identifica con la “”libertà”” e la “”felicità””. Il pensiero che l’individuo “”nelle sue normali condizioni di salute, forza, animo, arte e destrezza”” abbia bisogno di una normale dose di lavoro, e di eliminare il riposo, sembra non sfiorare nemmeno la mente di Adam Smith. Senza dubbio la misura del lavoro si presenta come un dato esterno, che riguarda lo scopo da raggiungere e gli ostacoli che per raggiungerlo debbono essere superati mediante il lavoro. Ma che questo dover superare ostacoli sia in sé una manifestazione di libertà, e che inoltre gli scopi esterni vengano sfrondati dalla parvenza delle pura necessità naturale esterna, e siano posti come scopi che l’individuo stesso pone, ossia come realizzazione di sé, oggettivazione del soggetto, e perciò come libertà reale, la cui azione è appunto il lavoro, questo A. Smith lo sospetta tanto meno» (8)”” (pag 23-24) [Claudio Napoleoni, Economia e filosofia] [(in) Storia del pensiero occidentale. Il pensiero contemporaneo, da Kierkegaard a Nietzsche, Mondadori, Milano, 2020] [Karl Marx, ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica’, La Nuova Italia, Firenze, 1970, vol. II, pp. 277-278]”,”FILx-579″
“SEVERINO Emanuele a cura, Collaboratori Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Tito PERLINI Arnaldo PETTERLINI Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”Filosofia. Storia del pensiero occidentale.”,”Emanuele Severino è titolare della cattedra di Filosofia teoretica presso l’Università degli studi di Venezia. Tra le sue opere: Ritornare a Parmenide, Essenza del nichilismo, Destino della necessità, La struttura originaria, A Cesare e a Dio, La filosofia antica, La filosofia moderna, La filosofia contemporanea, La tendenza fondamentale del nostro tempo, Il giogo, Alle origini della ragione; Eschilo, La filosofia futura, Gli abitatori del tempo, Cristianesimo, marxismo, tecnica, Il nulla e la poesia, Heidegger e la metafisica, Oltre il linguaggio, Tautotes. Emanuele Severino è nato nel 1929 a Brescia.”,”FILx-171-FL”
“SEVERINO Emanuele a cura, Collaboratori Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Tito PERLINI Arnaldo PETTERLINI Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”Filosofia. Storia del pensiero occidentale.”,”Emanuele Severino è titolare della cattedra di Filosofia teoretica presso l’Università degli studi di Venezia. Tra le sue opere: Ritornare a Parmenide, Essenza del nichilismo, Destino della necessità, La struttura originaria, A Cesare e a Dio, La filosofia antica, La filosofia moderna, La filosofia contemporanea, La tendenza fondamentale del nostro tempo, Il giogo, Alle origini della ragione; Eschilo, La filosofia futura, Gli abitatori del tempo, Cristianesimo, marxismo, tecnica, Il nulla e la poesia, Heidegger e la metafisica, Oltre il linguaggio, Tautotes. Emanuele Severino è nato nel 1929 a Brescia.”,”FILx-172-FL”
“SEVERINO Emanuele a cura, Collaboratori Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Tito PERLINI Arnaldo PETTERLINI Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”Filosofia. Storia del pensiero occidentale.”,”Emanuele Severino è titolare della cattedra di Filosofia teoretica presso l’Università degli studi di Venezia. Tra le sue opere: Ritornare a Parmenide, Essenza del nichilismo, Destino della necessità, La struttura originaria, A Cesare e a Dio, La filosofia antica, La filosofia moderna, La filosofia contemporanea, La tendenza fondamentale del nostro tempo, Il giogo, Alle origini della ragione; Eschilo, La filosofia futura, Gli abitatori del tempo, Cristianesimo, marxismo, tecnica, Il nulla e la poesia, Heidegger e la metafisica, Oltre il linguaggio, Tautotes. Emanuele Severino è nato nel 1929 a Brescia.”,”FILx-173-FL”
“SEVERINO Emanuele a cura, Collaboratori Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Tito PERLINI Arnaldo PETTERLINI Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”Filosofia. Storia del pensiero occidentale.”,”Emanuele Severino è titolare della cattedra di Filosofia teoretica presso l’Università degli studi di Venezia. Tra le sue opere: Ritornare a Parmenide, Essenza del nichilismo, Destino della necessità, La struttura originaria, A Cesare e a Dio, La filosofia antica, La filosofia moderna, La filosofia contemporanea, La tendenza fondamentale del nostro tempo, Il giogo, Alle origini della ragione; Eschilo, La filosofia futura, Gli abitatori del tempo, Cristianesimo, marxismo, tecnica, Il nulla e la poesia, Heidegger e la metafisica, Oltre il linguaggio, Tautotes. Emanuele Severino è nato nel 1929 a Brescia.”,”FILx-174-FL”
“SEVERINO Emanuele a cura, Collaboratori Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Tito PERLINI Arnaldo PETTERLINI Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”Filosofia. Storia del pensiero occidentale.”,”Emanuele Severino è titolare della cattedra di Filosofia teoretica presso l’Università degli studi di Venezia. Tra le sue opere: Ritornare a Parmenide, Essenza del nichilismo, Destino della necessità, La struttura originaria, A Cesare e a Dio, La filosofia antica, La filosofia moderna, La filosofia contemporanea, La tendenza fondamentale del nostro tempo, Il giogo, Alle origini della ragione; Eschilo, La filosofia futura, Gli abitatori del tempo, Cristianesimo, marxismo, tecnica, Il nulla e la poesia, Heidegger e la metafisica, Oltre il linguaggio, Tautotes. Emanuele Severino è nato nel 1929 a Brescia.”,”FILx-175-FL”
“SEVERINO Emanuele a cura, Collaboratori Franco ALESSIO Marco BELPOLITI Enrico BERTI Alessandro BIRAL Adriano CARUGO Claudio CESA Umberto GALIMBERTI Alberto GASTON Luigi LENTINI Romano MADERA Italo MANCINI Vittorio MATHIEU Sergio MORAVIA Salvatore NATOLI Luigi PERISSINOTTO Tito PERLINI Arnaldo PETTERLINI Sergio QUINZIO Mario RUGGENINI Luigi RUGGIU Gennaro SASSO Italo SCIUTO Carlo SINI Luigi TARCA Enzo Vittorio TRAPANESE Italo VALENT Gianni VATTIMO Mario VEGETTI Leonardo VERGA Valerio VERRA Carmelo VIGNA”,”Filosofia. Storia del pensiero occidentale.”,”Emanuele Severino è titolare della cattedra di Filosofia teoretica presso l’Università degli studi di Venezia. Tra le sue opere: Ritornare a Parmenide, Essenza del nichilismo, Destino della necessità, La struttura originaria, A Cesare e a Dio, La filosofia antica, La filosofia moderna, La filosofia contemporanea, La tendenza fondamentale del nostro tempo, Il giogo, Alle origini della ragione; Eschilo, La filosofia futura, Gli abitatori del tempo, Cristianesimo, marxismo, tecnica, Il nulla e la poesia, Heidegger e la metafisica, Oltre il linguaggio, Tautotes. Emanuele Severino è nato nel 1929 a Brescia.”,”FILx-176-FL”
“SEVESO Gabriella”,”Maria Montessori.”,”Gabriella Seveso è professoressa di Storia della Pedagogia all’Università di Milano-Bicocca e svolge attività di formazione sui temi della relazione educativa a scuola e in famiglia. “”Un’altra categoria di lavoratrici per la quale Maria si batte è quella delle maestrine rurali (…)”” (pag 53)”,”SCIx-535″
“SEWELL Rob”,”In the Cause of Labour. History of British Trade Unionism.”,”Jeremy Dear, general secretary, National Union of Journalists, member of TUC General Council. Preface and Foreword by Jeremy Dear, Acknowledgments, Introduction, Notes, Index,”,”MUKx-015-FL”
“[SEYMOUR Joseph]”,”Lenin e il Partito di avanguardia.”,”Kautsky e Bebel intervengono per ristabilire l’unità nel partito russo (pag 18-19): intransigenza di Lenin su questione organizzativa che condusse alla scissione. Lenin & the Vanguard Party: A Spartacist Pamphlet attribuito a Joseph Seymour, Joseph Seymour Lenin and the Vanguard Party Lenin and the Vanguard Party was a series of articles by Joseph Seymour published in Workers Vanguard in 1977-78. The following text is based on the Spartacist League pamphlet of 1978, but incorporates some corrections made in the Spartacist League’s Second Edition of 1997. (http://www.bolshevik.org/Pamphlets/LeninVanguard/LVP%200.htm)”,”LENS-248″
“SEYMOUR Joseph”,”How Marx Became a Marxist.”,”http://www.icl-fi.org/index.html International Communist League, Fourth International Joseph Seymour è membro dello Spartacist League Central Committee Brano della lettera di Moses Hess sul giovane Marx (pag 2) tratto dal volume di David McLellan Su individuo, capacità individuali e capacità della specie umana (pag 3) Il primo lavoro in comune di Marx e Engels è stato ‘La sacra famiglia’ (1845) in polemica con Bruno Bauer (pag 12)”,”MADS-702″
“SFORZA Carlo”,”L’ Italia dal 1914 al 1944 quale io la vidi.”,”Carlo SFORZA (1872-1952) ministro degli esteri (1919-1920) condusse le trattative con la Jugoslavia per la definizione del confine (trattato di Rapallo, 1920). Presidente della Consulta (1945-1946) e poi ancora ministro degli esteri (1947-1951). “”Giolitti era un grande uomo di Stato liberale del XIX secolo; egli credeva fermamente che tutte le fazioni e tutti gli interessi avrebbero trovato il loro compromesso nel parlamento. Tanto è vero che egli non ruppe apertamente col fascismo che quando questo ebbe praticamente soppresso il diritto di voto”” (pag 86) “”Non fu dieci mesi dopo, colla spedizione di Mussolini in vetturaletto; fu prima, con Facta – traditore per viltà e per stupidità – che il fascismo arrivò al potere, nella forma più sorniona, poliziesca, ipocrita e vile. Bonomi fu l’ ultimo onesto capo di governo democratico dell’ Italia libera. Fu subito dopo di lui che cominciò la gran menzogna dove scaturì, inevitabile, la rovina d’ Italia.”” (pag 120)”,”ITQM-074″
“SFORZA Carlo”,”Costruttori e distruttori.”,” Giudizio su Cadorna. “”Questa incomprensione psicologica delle necessità morali della guerra moderna, in cui i soldati non cessano di essere cittadini, fu la colpa principale di Cadorna. Disposto egli stesso ad obbedire ad una regola ferrea, non comprese che le grandi masse sono sottomesse ad altre leggi. Autoritario, autocratico, ebbe, dopo la ritirata di Caporetto, il merito di aver continuato con imperturbabile serenità a dare ordini per la formazione d’un nuovo fronte sul Piave in cui gli eserciti italiani arrestarono la loro ritirata e cominciarono nuovamente a combattere. Quando Foch venne al nuovo fronte italiano in rapida visita, ebbe con Cadorna, dopo un esame della situazione un corto dialogo: “”bisogna mandare là dell’artiglieria…”” e Cadorna: “”è fatto””; bisogna ammassare delle riserve…””, “”è fatto””; dopo una lunga serie di “”è fatto””, Foch s’alzò e disse: “”ma tutto è già fatto!””.”” (pag 136-137) Buon senso di Diaz (pag 139) Krassin il più occidentale dei capi del Cremlino (pag 277-278) Le origini diplomatiche del fascismo (Sonnino) Le origini letterarie del fascismo (D’Annunzio) Le origini immediate del fascismo (Facta) Mussolini o la commedia dell’arte”,”RAIx-303″
“SGALAMBRO Manlio”,”De Mundo Pessimo.”,”Manlio Sgalambro, nato il 9 dicembre 1924 a Lentini e scomparso il 6 marzo 2014 a Catania, è stato un filosofo, scrittore, poeta, aforista e paroliere italiano. La sua opera filosofica è stata descritta come di orientamento nichilista, anche se Sgalambro stesso ha talvolta respinto questa definizione. In realtà, la sua visione può essere considerata un’originale sintesi tra la filosofia della vita di Arthur Schopenhauer e il materialismo pessimista di Giuseppe Rensi, con influenze dall’esistenzialismo di Emil Cioran, temi della scolastica e della “teologia empia” di Vanini e Mauthner, e il pensiero anti-idealista di Giacomo Leopardi1. Sgalambro è noto anche per la sua collaborazione con il cantautore Franco Battiato, per il quale ha scritto i testi di molte canzoni tra il 1995 e il 2012. La sua produzione filosofica e letteraria ha lasciato un’impronta significativa nel panorama culturale italiano. Ecco alcuni punti salienti della sua vita: Origini e Formazione: Nato in una famiglia benestante, Sgalambro ha studiato giurisprudenza all’Università di Catania, ma la sua vera passione era la filosofia. Si distaccò dalla cultura filosofica dominante dell’epoca, che era legata all’idealismo di Croce e Gentile. Filosofia e Poesia: La sua produzione filosofica è stata caratterizzata da una profonda riflessione sulla vita, la morte e l’esistenza umana. Ha esplorato temi come il nichilismo, il pessimismo e la condizione umana. Parallelamente, ha collaborato con Battiato, contribuendo ai testi di alcune delle sue canzoni più celebri. Riservatezza e Originalità: Sgalambro ha mantenuto un riserbo quasi “conventuale” sulla sua vita privata, ma ha condiviso parte della sua esperienza attraverso interviste e presentazioni. La sua voce unica nel panorama filosofico italiano ha lasciato un segno indelebile. Opere: Libri: Sgalambro ha scritto diversi libri, esplorando temi filosofici e poetici. Album: Ha pubblicato un album musicale. Collaborazioni: Oltre a Battiato, ha collaborato con altri artisti e partecipato a opere teatrali, film e documentari. La sua eredità continua a ispirare coloro che cercano una visione profonda e originale della vita e dell’esistenza umana12. (f. copil.)”,”FILx-014-FSD”
“SGARBI Vittorio”,”Davanti all’immagine.”,”Esemplare difettoso con molte pagine bianche”,”VARx-026-FGB”
“SGRO’ Giovanni a cura; saggi di Giovanni SGRO’ Roberto FINESCHI Ascanio BERNARDESCHI Richard SPERL Luca BASSO Stefano BREDA Stefano PERRI Vladimiro GIACCHE’ Riccardo BELLOFIORE”,”Crisi e critica in Karl Marx. Dialettica, economia politica e storia.”,”Principali temi trattati nel volume: – La genesi della teoria marxiana del denaro, del feticismo e della crisi nei ‘Quaderni di Londra’ (I-VII) e nel manoscritto ‘Reflection’ (1851) (Giovanni Sgrò) – Estratti di Marx sulla formazione del mercato mondiale, sul processo di globalizzazione e sulle forme di società precapitalistiche fino al 1857 (Richard Sperl) – Critica immanente e mercato mondiale nei ‘Grundrisse’ (Luca Basso) – La crisi come categoria della critica dell’economia politica (Stefano Breda) – La caduta tendenziale del saggio del profitto tra teoria ed evidenza empirica (Stefano Perri) – Marx, la caduta del saggio di profitto e la crisi (V. Giacché) – Accumulazionde del capitale, schemi di riproduzione e crisi capitalistiche: Marx tra Rosa Luxemburg e Michal Kalecki (R. Bellofiore) Sgrò: “”Gran parte del nuovo processo di ricerca iniziato da Marx a Londra nel 1850 è confluito nei cosiddetti ‘Quaderni di Londra’, una serie di 24 quaderni di estratti; corredati a volte di commenti, appunti e riflessioni di Marx, redatti tra il settembre 1850 e l’agosto 1853. (…) Nel complesso i ‘Quaderni di Londra’ permettono di comprendere meglio e di valorizzare ulteriormente lo spessore teorico del manoscritto dei ‘Grundrisse’ che contiene la prima esposizione, anche se solo nei suoi ‘lineamenti fondamentali’, del grandioso e ambizioso progetto marxiano…”” (pag 35-37) “”A differenza di tutti gli estratti dei ‘Quaderni di Londra’, il manoscritto ‘Reflection’ è una breve monografia, contenuta nel quaderno VII e composta probabilmente tra la fine di marzo e l’inizio di aprile 1851, in cui Marx, sulla base del processo di ricerca documentato nei quaderni I-VII, riassume le proprie riflessioni in merito alla determinazione delle funzioni del denaro, della natura e dei limiti del credito e delle cause delle crisi”” (pag 53) “”Sulla base delle ricerche di Michael Heinrich credo, inoltre, di poter sostenere non solo che in Marx non vi sia una ‘teoria’ della crisi, ma anche che non vi sia ‘un’unica’ teoria della crisi, in quanto egli si è occupato ‘delle’ crisi in diversi contesti teorici e a differenti livelli del suo processo di ricerca, lasciandoci diversi ‘approcci’ teorici per l’analisi e la spiegazione delle crisi”” (pag 65) (brani tratti dal primo saggio di Giovanni Sgrò) Sperl: “”Una panoramica sui quaderni di estratti di Marx fino al 1857 (pag 74) “”Estratti sulle cause e sul decorso della prima crisi economica mondiale del 1857-1858″” (pag 90) Giacché: “”Marx teorico della crisi attuale”” (pag 212) “”In effetti, leggendo le parole dedicate da Karl Marx alle crisi economiche del suo tempo, la prima impressione è quella di una sorprendente familiarità. Leggiamo osservazioni che si riferiscono a crisi di 150 anni fa, e sembra che si parli di oggi. Quanto ai banchieri e agli uomini d’affari, troviamo testimonianze dell’assoluta incapacità – allora come oggi – di prevedere la crisi ancora alla vigilia del suo scoppio: Marx, per esempio, ricorda come essi nel 1857: «si congratulassero reciprocamente per l’andamento fiorente e sano degli affari un mese prima dello scoppio della crisi (6)». Venendo agli economisti, troviamo – allora come oggi – la fede nell’impossibilità della crisi, che a crisi scoppiata, si rovescia in moralismo e in critica all’imprudenza degli uomini d’affari: «Quando mai questi ottimisti borghesi hanno previsto o preconizzato una crisi? Non c’è stato periodo di prosperità in cui essi non abbiano approfittato dell’occasione per dimostrare che ‘questa volta’ la medaglia non aveva rovescio, che ‘questa volta’ il ‘fato’ era vinto. E il giorno in cui la crisi scoppiava, si atteggiavano a innocenti e si sfogavano contro il mondo commerciale ed industriale con banalità moralistiche, accusandolo di mancanza di previdenza e di prudenza». Sono parole tratte dall’articolo ‘Pauperismo e libero scambio’, pubblicato sul “”New York Daily Tribune”” del primo novembre 1852 (p. 65) (7). Tre anni dopo, questa volta in un articolo per la “”Neue Oder-Zeitung””, Marx avrebbe ribadito analoghi concetti, in un’invettiva che sembra rivolta a certi odierni apologeti della globalizzazione, prontamente trasformatisi in fustigatori degli eccessi che a loro dire avrebbero condotto alla crisi attuale: «La crisi commerciale e industriale […] dal settembre scorso aumenta ogni giorno in veemenza e universalità. La sua ferrea mano ha subito tappato la bocca agli apostoli superficiali del libero scambio che andavano predicando da anni che dopo la revoca delle leggi sul grano, la saturazione dei mercati e le crisi sociali erano per sempre bandite nel regno delle ombre del passato. I mercati sono saturi, e adesso a gridare più forte sulla mancanza di prudenza che ha impedito ai fabbricanti di limitare la produzione sono quei medesimi economisti che ancora 5 mesi fa insegnavano con dogmatica infallibilità che non è mai possibile produrre troppo» (8). Quello che vale per gli economisti, vale a maggior ragione per i giornalisti di cose economiche. Anche in questo caso, l’esultanza per il buon andamento degli affari cede facilmente il passo, quando le cose non vanno più bene, all’indignazione morale. A fare le spese del sarcasmo di Marx a tale proposito è il «London Times», con le sue invettive contro le «bande di speculatori e falsificatori di cambiali senza scrupoli» che infestavano la ‘City’ di Londra e, più in generale, contro un «ceto degli affari marcio sino al midollo». Marx commenta: «Ora non ci chiederemo se i giornalisti inglesi, che per un decennio hanno diffuso la dottrina secondo cui l’epoca delle crisi commerciali si era definitivamente chiusa con l’introduzione del Libero Commercio, abbiano ora il diritto di trasformarsi improvvisamente da servili panegiristi a censori romani dell’arricchimento moderno» (p. 70). Ma il punto che sta a cuore a Marx è un altro: «Se la speculazione si presenta verso la fine di un determinato ciclo commerciale come immediato precursore del crollo, non bisognerebbe dimenticare che la speculazione stessa è stata creata nelle fasi precedenti del ciclo e quindi rappresenta essa stessa un risultato e un fenomeno, e non la ragione ultima e la sostanza del processo» (p. 70)”” [Vladimiro Giacché, ‘Il ritorno del rimosso. Marx, la caduta del saggio di profitto e la crisi’] [(in) ‘Pagine Inattuali. Crisi e critica in Karl Marx. Dialettica, economia politica e storia’, Salerno, 2016, a cura di Giovanni Sgrò] [(6) Marx K., ‘Ökonomische Manuskripte, 1863-1867’, MEGA2, II. 4.2 / 540; (7) I numeri di pagina riportati direttamente nel testo si riferiscono alle pagine del volume Marx K., ‘Il capitalismo e la crisi. Scritti scelti’, a cura di V. Giacché, Roma, 2009; (8) Marx Karl, ‘La Costituzione britannica’, in “”Neue Oder-Zeitung””, n. 109, 6 marzo 1855, MEW, 11/96; MEOC, XIV/53-54 (cfr. anche MEOC, XIV/ 59-60] (pag 232-233-234) Giacché: Fattori di controtendenza alla caduta del saggio di profitto: 1 – Aumento del grado di sfruttamento del lavoro 2 – Compressione del salario al di sotto del suo valore 3 – Ribasso del prezzo degli elementi del capitale costante 4 – La sovrappolazione relativa 5 – Il commercio estero”,”MADS-717″
“SGRO’ Giovanni”,”MEGA-Marx. Studi sulla edizione e sulla recezione di Marx in Germania e Italia.”,”Contributi sulla teoria marxista della crisi (pag 98-104) L’edizione italiana delle ‘Opere Complete’ di Marx ed Engels (MEOC) (pag 105-114) Giovanni Sgrò è ricercatore di Storia della filosofia presso la Facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi “”Campus di Novedrate”” e membro del Centro di Ricerche Sto.Rio.S.S. (www.storioss.it) Citato E. Gianni (pag 59, 106)”,”MADS-756″
“SGRO’ Giovanni”,”Friedrich Engels e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca.”,”Giovanni Sgrò è ricercatore di Storia della filosofia presso la Facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi “”Campus di Novedrate”” e membro del Centro di Ricerche Sto.Rio.S.S. (www.storioss.it) Ampie note nel volume di Sgrò Libertà come coscienza della necessità. (pag 41) (lunga citazione da Antidüring, Engels) Engels senza Marx (1883-1895) (pag 49) “”Non te la prenderai a male se per una volta ti dico espressamente quanto noi in Austria siamo legati a te e quanto noi – soprattutto io – siamo pervasi di quel che dobbiamo essere grati a te. In un certo senso a te più che a Marx., oppure diciamo a te in un modo diverso che a Marx: politica e tattica Applicazione della teoria ‘in corpore vivo'”” (Victor Adler an Friedrich Engels, 21.1.1890, MEGA, sez III, vol. 30, p. 168) (pag 49)”,”MAES-188″
“SGRO Giovanni”,”«Segui il tuo corso, e lascia dir le genti!». Karl Marx lettore della Commedia.”,”””Uno dei testi di Marx su cui abbondano di più i riferimenti alla ‘Commedia’, e non solo (2), è rappresentato dal ‘pamphlet’ polemico ‘Herr Vogt’, scritto tra l’ottobre 1859 e il novembre 1860. Lo ‘Herr Vogt’ fu pubblicato nel dicembre 1860 in risposta al ‘pamphlet’ del naturalista tedesco Karl Vogt, ‘Mein Prozess gegen die Allgemeine Zeitung’ (Ginevra, 1855), che conteneva numerose calunnie contro Marx e i suoi compagni della Lega dei Comunisti. Vogt tentò, infatti di screditare l’autore del ’18 Brumaio di Luigi Bonaparte’, denunciandolo come capo di un’organizzazione segreta sovversiva, che ricavava i fondi dal ricatto e dalla denuncia dei suoi esponenti di secondo piano alle autorità di polizia. La stampa borghese diede, dal canto suo, grande risalto alle accuse di Vogt, costringendo così Marx a interrompere ancora una volta i suoi studi di economia politica per rispondere alle infamanti accuse rivolte contro di lui (3). Il primo riferimento di Marx alla ‘Commedia’ nel suo ‘Herr Vogt’ riguarda, non a caso, uno degli attributi del diavolo (4), riferito a Dante dai frati Gaudenti nella sesta bolgia (in cui vengono puniti gli ipocriti), ovvero quello di essere «bugiardo, e padre di menzogna» (5), attributo che Marx riconosce, a sua volta, a quel «grasso birbone [feiste Schlingel]» di Vogt (1). Nello ‘Herr Vogt’ Marx attinge poi a piene mani al registro comico-realistico indubbiamente presente, anche se in minor misura, nella ‘Commedia’. Ad esempio quando con grande sarcasmo scrive che, in mezzo al suo gruppo di sostenitori, Vogt si rivela essere «una specie di maestro cantore» (2) alla stregua del diavolo Barbariccia, il quale, nel dare alla sua schiera il segnale di partenza per scortar e Dante e Virgilio dalla quinta alla sesta bolgia, «avea del cul fatto trombetta» (Inf. XXI, 139) (3). Oppure quando, per indicare le fonti delle informazioni di Vogt (4), scrive che questi ha tratto una lettera di Techow da quel «tristo sacco / che merda fa di quel che si trangugia» (Inf. XXVIII, 26-27)”” (pag 110-111) [Giovanni Sgro, ‘«Segui il tuo corso, e lascia dir le genti!». Karl Marx lettore della Commedia’, Rivista internazionale di studi su Dante Alighieri, F. Serra editore, Pisa Roma, Vol. 10, 2013]”,”MADS-009-FGB”
“SHACHTMAN Max”,”The History and Principles of the Left Opposition. (1923-1933. The first 10 years)”,”pag 37 L’ufficio politico russo decide contro il solo voto di Trotsky di ammettere nel Comintern il Kuomintang come partito ‘simpatizzante’! Nell’articolo sulla questione cinese l’A non cita Mao. ‘The master strategist, Bela Kun, who destroyed the Hungarian revolution…’ (pag 51)”,”TROS-196″
“SHACHTMAN Tom”,”Absolute Zero and the Conquest of Cold.”,”SHACHTMAN Tom”,”SCIx-411″
“SHACKLE G.L.S.”,”Décision, déterminisme et temps.”,”In apertura versi di Guillaume de Lorris, (scrittore autore dell’ allegoria in versi ‘Il romanzo della rosa’ rimasta incompiuta e completata da altri) (‘Li tens qui s’en va nuit et jour/’) (il tempo che passa notte e giorno/ senza riposo e senza sosta /…) (1240) Determinismo e decisione economica. “”Il paradosso e il dilemma di un filosofo della storia sono i seguenti: una conoscenza delle “”leggi della Storia””, della causa e dell’ effetto nella storia, e di un certo numero di principi ai quali non si può sfuggire, e che governano la sequenza degli avvenimenti, può essere utile sole se si conserva il carattere vero della decisione, ovvero il fatto che essa non sia né illusoria, né vuota, né inefficace. Ma, se si può veramente parlare di decisione, non si può fondare una teoria della previsione (prédictive) della storia. Neppure si può parlare di leggi di causa ed effetto nella storia, che siano degne di questo nome.”” (pag 234)”,”ECOT-080″
“SHADEGG Stephen”,”Barry Goldwater.”,”SHADEGG Stephen è uno scrittore, che ha scrittore per radio, tv e note riviste americane. Vive a Phoenix in Arizona. E’ amico della famiglia Goldwater. “”La letteratura politica che nel 1953 prese le mosse dell’opera famosa di Russel Kirk “”The Conservative Mind””, dalla fondazione della rivista conservatrice “”National Review”” e dal sorgere della “”Foundation for Economic Education”” e di numerosi altri organismi di critica e di discussione, diffondendo da un lato delle idee di schietto carattere tradizionalista e dall’altro delle concezioni politiche ed economiche decisamente libeal-nazionali ed individualistiche, è sfuggita alla attenzione della nostra stampa (…)””. (pag 6, prefazione) “”Poiché Barry Goldwater, pur nella congerie delle tendenze disparate ed a volte contradditorie che caratterizzano la Destra americana, è l’espressione tipica dell’America degli anni sessanta, della volontà di conciliare il progresso tecnologico con i principi della tradizione e della prudenza politica, al di fuori e contro ogni spirito rivoluzionario o totalitario””. (pag 10, prefazione) “”Chiunque abbia presente l’antagonismo che esiste fra Los Angeles e San Francisco, può facilmente rendersi conto quanto sia sciocco il campanilismo che divide l’Arizona politicamente ed economicamente. Questa divisione richiede che un candidato, che risieda nella contea di Maricopa, dedichi un grande sforzo ai votanti della contea di Pima.”” (pag 176)”,”USAS-155″
“SHAH Ghanshyam”,”Social Movements in India. A Review of Literature.”,”””Dipankar Gupta, nel suo studio sul movimento dei contadini, mostra che “”la tesi secondo cui gli agricoltori sono incapaci di pensare ideologicamente, e perciò si richiede una leadership dall’ esterno è fortemente invalidata dagli esempi di Maharashtra e West U.P.”””” (pag 67)”,”INDx-066″
“SHAHEED Zafar”,”The Labour Movement in Pakistan. Organization and Leadership in Karachi in the 1970s.”,”SHAHEED Zafar è nato a Karachi e ha vissuto a Ginevra, New York, Brighton, Leeds, Vientiane e Karthoum. Ha studiato alla Columbia University. Ha lavorato per le Nazioni Unite (Questione Rifugiati) prima di entrare nell’ ILO dove ha lavorato dal 1979.”,”MASx-023″
“SHAKESPEARE William”,”La tempesta.”,”E’ l’ ultima commedia composta da SHAKESPEARE. L’ opera ha contribuito a fissare indelebilmente il mito dell’ isola felice sulla sensibilità continentale. Anche per questo il dramma shakespeariano è un “”libro universale””. Un libro in cui luci ed ombre della civiltà coesistono, perché l’ isola di Prospero può essere un Paradiso terrestre, ma anche una profetica allegoria delle colonie del Nuovo Mondo. Attraverso la bocca di Prospero e di altri, SHAKESPEARE ci lascia le più intense, struggenti battute sull’ esistenza umana che abbiano mai echeggiato nel teatro di tutti i tempi.”,”VARx-049″
“SHAKESPEARE Guglielmo”,”Otello. Il moro di Venezia.”,”Otello, pubblicato postumo come tutte le opere del Bardo ebbe esito trionfale in tutti i teatri del mondo. “”Quando non v’è più rimedio, il dolore cessa perché vi sta davanti agli occhi il peggio che avreste voluto ritardare. Piangere un male che è ormai passato e finito, è il modo più sicuro per richiamarlo; la pena che non si può più evitare diventa, per virtù della pazienza, uno scherzo. Il derubato che sorride, ruba qualcosa al ladro; colui che piange quando ormai è inutile piangere, è il ladro di se stesso”” (Doge) “”Lasciamo, quindi, che il turco ci prenda Cipro: se potremo riderne, non l’ avremo perduta. Sopporta bene la sentenza, colui che sopporta soltanto il povero conforto che nasce da un’ azione irreparabile; ma è grave il peso della sentenza, e, insieme, del dolore, per chi, soffrendo, deve chiedere aiuto alla povera pazienza.”” (Brabanzio) (pag 21)”,”VARx-087″
“SHAKESPEARE Guglielmo a cura di Laura TORRETTA”,”Il sogno di una notte di mezza estate. Amleto. La tempesta.”,”””E cerca di scriver nella memoria questi pochi precetti: Non dar lingua ai tuoi pensieri, e non tradurre in atto alcun pensiero mal ponderato. Sii affabile, ma non volgare; gli amici che ti sarai scelti, dopo averli provati, stringili all’ anima tua con vincoli d’ acciaio; ma non incallire la sensibilità della tua mano stringendo quella di qualsiasi compagno nuovo e sconosciuto. Guardati dall’ entrare in rissa: ma se mai tu vi sia entrato, comportati in modo che il tuo avversario abbia a guardarti con rispetto. Ascolta l’ opinione di ognuno, ma sii riservato nel dare il tuo giudizio. Il tuo vestito sia ricco quanto comporta la tua borsa, ma senza frivolo sfoggio; elegante, non sfarzoso, poiché spesso l’ abbigliamento rivela l’ uomo. (…) Non dare né chiedere a prestito, poiché colui che presta perde sovente il denaro e l’ amico e il prestare smussa la punta dell’ economia. E soprattutto questo: sii sincero con te stesso; da che seguirà, come la notte al giorno, che non potrai essere falso verso alcuno””. (pag 113) (Polonio a Laerte, Amleto, atto primo) “”Sebbene vivamente colpito dalle loro gravi colpe, contro il mio furore io prendo le parti della ragione che è più nobile dell’ ira. Nella virtù, più che nella vendetta, appare la nobiltà dell’ agire. Poiché essi sono pentiti, lo scopo a cui tendevo è raggiunto, né va oltrepassato di una linea””. (pag 296, Prospero, La tempesta, atto V)”,”VARx-141″
“SHAKESPEARE William”,”Macbeth.”,”Macbeth W. Shakespeare “”Non appena la giustizia, armata di valore, Ebbe costretto il nemico ad affidarsi alle calcagna, (…)”” (pag 7) “”Se l’ assassinio potesse Trattener nella sua rete le conseguenze e con la morte Di Duncan trionfare (…)”” (pag 39) “”Qui, solo qui, su questa riva secca del tempo, Saremmo pronti ad arrischiare la vita eterna. (…)”” (pag 39) “”Unico sprone al mio disegno è l’ ambizione, Che vuol balzare in sella con troppo slancio E cade dall’ altra parte”” (pag 41) “”Ma tendi l’ arco del tuo coraggio, (…)”” (pag 43) “”Così che la loro memoria, la custode della mente, (…)”” (pag 43) “”O i miei occhi sono lo scherno degli altri sensi, Oppure li vincono tutti…”” (pag 51) ‘E’ gelido il soffio delle parole sul fuoco dell’ azione, (…)”” (pag 51) “”…Il sonno innocente, Il sonno che dipana le imbrogliate fila dell’ affanno, Morte di ogni giorno terreno, sollievo della dura fatica, Balsamo delle anime ferite, cibo più d’ogni altro prezioso, Che la Natura offre al sontuoso banchetto della vita…”” (pag 55) “”Allenterai l’ arco della tua nobile forza Con questi pensieri forsennati. (…)”” (pag 55) “”Dev’essere proprio uno di quegli spacciatori di equivoci capaci di giurare su entrambi i piatti della bilancia, tanto contro uno che contro l’ altro; (…)”” (pag 67) “”Gli ipocriti simulano facilmente un dolore Che non provano. (…)”” (pag 71) “”Luccicano pugnali nei sorrisi della gente: E più vicino per sangue, più pronto a sparger sangue””. (pag 71) “”Sottrarre se stessi di dove non c’è più pietà””. “”Ogni sforzo è sprecato e nulla è ottenuto Quando senza letizia s’appaga un desiderio. Meglio essere ciò che si distrugge, piuttosto che Inseguire con la distruzione una gioia che ci sfugge.”” (pag 93) “”Le cose senza rimedio Non meritano attenzione: quello che è fatto è fatto.”” (pag 93) “”Tuttora insicuri, siamo costretti A lavare l’onore nelle acque dell’ adulazione E a far del viso maschera al cuore, Nascondendo ciò che è.”” (pag 93) “”Le cose nate male, dal male traggono forza.”” (pag 95) “”Fuori di casa, unica salsa alle vivande è la cortesia”” (pag 105) “”Ci sarà altro sangue: il sangue chiama sangue”” (pag 111) “”Quasi in lotta col mattino, incerta fra luce e tenebre”” (pag 111) “”Oh tempo, tu precorri i miei tremendi disegni: I fuggevoli propositi non vengono mai raggiunti Se subito non li accompagna l’ azione (…)””.”,”VARx-255″
“SHAKESPEARE William”,”Sonetti. Volume primo.”,”Questione omosessualità e amicizia Shakespeare e Montaigne. “”Intorno al tema della omosessualità bisogna ora soffermarsi un momento. Su quel punto, verosimilmente, poteva nascere lo scandalo – quello scandalo che ha accompagnato poi il canzoniere per tutta la sua storia, con punte di particolare indignazione nell’Ottocento e nel primo Novecento. Il “”fair friend”” è un giovane efebico, con tutta probabilità aristocratico, che nei primi diciasette sonetti il poeta invita a sposarsi, affinché possa perpetuare nella propria discendenza la sua immagine perfetta, e che poi egli prende direttamente a cantare e celebrare, mostrando di nutrire per lui – figura androgina (sonetto 20), paradigma e archetipo neoplatonico della natura umana al suo massimo fulgure (sonetit 53 e 106) – un affetto che è sovente espresso con la parola ‘love’ (non necessariamente “”amore””, nell’uso del tempo, ma anche amicizia privilegiata, esclusiva, sublimata).”” (pag 17)”,”VARx-274″
“SHAKESPEARE William”,”Amleto. Tragedia in cinque atti.”,”Il Re. L’argomento v’è noto? Alcun cosa che ferir possa non contien? Amleto. Nessuna: è tutto un giuoco: anche il veleno è un giuoco: cosa non v’è che faccia offesa al mondo. Il Re. Qual è, mi dite, il titolo del dramma? Amleto. E’ ‘La Trappola’. (…) (pag 73, Atto terzo)”,”VARx-278″
“SHAKESPEARE William”,”Jules César. Nouvelle édition publiée avec une notice, un argument analytique et des notes en français par G. Fleming.”,”In copertina e nel frontespizio viene chiamato Shakspeare Contiene il famoso discorso funebre di Antonio per i funerali di Cesare. “”io vengo a seppellire Cesare, non a lodarlo. Il male che gli uomini fanno sopravvive loro; il bene è spesso sepolto con le loro ossa e così sia di Cesare”” LA LEZIONE DI ELOQUENZA DI ANTONIO Dal “”Giulio Cesare”” – Atto III° Scena II° Roma. Il Foro, gremito di cittadini che hanno appena ascoltato il discorso di Bruto. Entrano Antonio ed altri col corpo di Cesare. Bruto: Ecco che giunge il suo corpo, pianto da Marc’Antonio, il quale, benché nessuna parte abbia avuto nella sua morte, ne riceverà il benefizio, un posto nella repubblica; e chi di voi non riceverà altrettanto? Con questo io parto, ché, come io uccisi il mio miglior amico per il bene di Roma, ho lo stesso pugnale per me stesso, quando piacerà alla mia patria di aver bisogno della mia morte. Tutti: Vivi, Bruto! vivi, vivi! 1 ° citt. Portatelo in trionfo alla sua casa. 2° citt. Dategli una statua con i suoi antenati. 3 ° citt. Sia egli Cesare! 4° citt . Le migliori qualità di Cesare saranno coronate in Bruto… (omissis) 1 ° citt. …Fermi, oh! Udiamo Marc’Antonio. 2° citt. Che salga sulla pubblica cattedra, l’udremo. Nobile Antonio, sali… (omissis) 2° citt. …Silenzio! Udiamo ciò che Antonio può dire. Antonio: O voi gentili Romani… 1 ° citt. Silenzio, oh! Udiamolo. Antonio: Amici, Romani, compatrioti, prestatemi orecchio: io vengo a seppellire Cesare, non a lodarlo. Il male che gli uomini fanno sopravvive loro; il bene è spesso sepolto con le loro ossa e così sia di Cesare. Il nobile Bruto v’ha detto che Cesare era ambizioso: se così era, fu un ben grave difetto: e gravemente Cesare ne ha pagato il fio. Qui, col permesso di Bruto e degli altri – ché Bruto è uomo d’onore; così sono tutti, tutti uomini d’onore – io vengo a parlare al funerale di Cesare. Egli fu mio amico, fedele e giusto verso di me: ma Bruto dice che fu ambizioso; e Bruto è uomo d’onore. Molti prigionieri egli ha riportato a Roma, il prezzo del cui riscatto ha riempito il pubblico tesoro: sembrò questo atto ambizioso in Cesare? Quando i poveri hanno pianto, Cesare ha lacrimato: l’ambizione dovrebbe essere fatta di più rude stoffa, eppure Bruto dice ch’egli fu ambizioso, e Bruto è uomo d’onore. Tutti vedeste come al Lupercale tre volte gli presentai una corona di re ch’egli tre volte rifiutò: fu questo atto di ambizione? Eppure Bruto dice ch’egli fu ambizioso; e, invero, Bruto è uomo d’onore. Non parlo, no, per smentire ciò che Bruto disse, ma qui io sono per dire ciò che io so. Tutti lo amaste una volta, né senza ragione: qual ragione vi trattiene dunque dal piangerlo? O senno, tu sei fuggito tra gli animali bruti e gli uomini hanno perduto la ragione. Scusatemi, il mio cuore giace là nella bara con Cesare e debbo tacere sinché non ritorni a me. La tradizione vuole che sulla sommità del piramidion dell’obelisco Vaticano brillasse una sfera di bronzo, oggi conservata in Campidoglio, dove furono sacralmente riposte le ceneri di Giulio Cesare. 1 o citt. Mi pare che vi sia molta ragione nelle sue parole. 2° citt. Se tu consideri bene la cosa, a Cesare è stato fatto gran torto. 3 ° citt. Vi sembra, signori? Temo che uno peggiore di lui verrà al suo posto. 4° citt. Avete notato le sue parole? Non volle accettare la corona: è quindi certo che non era ambizioso… (omissis) Antonio: Pur ieri la parola di Cesare avrebbe potuto opporsi al mondo intero: ora egli giace là, e non v’è alcuno, per quanto basso, che gli renda onore. O signori, se io fossi disposto ad eccitarvi il cuore e la mente alla ribellione ed al furore, farei un torto a Bruto e un torto a Cassio, i quali, lo sapete tutti, sono uomini d’onore: e non voglio far loro torto: preferisco piuttosto far torto al defunto, far torto a me stesso e a voi, che far torto a sì onorata gente. Ma qui c’è una pergamena col sigillo di Cesare – l’ho trovata nel suo studio -, è il suo testamento: che i popolani odano soltanto questo testamento, che, perdonatemi, io non intendo di leggere, e andrebbero a baciar le ferite del morto Cesare ed immergerebbero i loro lini nel sacro sangue di lui; anzi, chiederebbero un capello per ricordo e morendo, ne farebbero menzione nel loro testamento, lasciandolo, ricco legato, alla prole. 1 ° citt. Vogliamo udire il testamento: leggetelo, Marc’Antonio!… Antonio: Pazienza, gentili amici, non debbo leggerlo, non è bene che voi sappiate quanto Cesare vi amò. Non siete di legno, non siete di pietra, ma uomini, ed essendo uomini e udendo il testamento di Cesare, esso v’infiammerebbe, vi farebbe impazzire: è bene non sappiate che siete i suoi eredi; ché, se lo sapeste, oh, che ne seguirebbe!… (omissis) Antonio: M’obbligate dunque a leggere il testamento? E allora fate cerchio attorno al corpo di Cesare e lasciate che io vi mostri colui che fece il testamento. Debbo scendere? E me lo permettete? (omissis) Antonio: Se avete lacrime, preparatevi a spargerle adesso. Tutti conoscete questo mantello: io ricordo la prima volta che Cesare lo indossò, era una serata estiva, nella sua tenda, il giorno in cui sconfisse i Nervii: guardate, qui il pugnale di Cassio l’ha trapassato; mirate lo strappo che Casca nel suo odio vi ha fatto: attraverso questo il ben amato Bruto l’ha trafitto; e quando tirò fuori il maledetto acciaio, guardate come il sangue di Cesare lo seguì, quasi si precipitasse fuori di casa per assicurarsi se fosse o no Bruto che così rudemente bussava; perché Bruto, come sapete, era l’angelo di Cesare: giudicate, o dèi, quanto caramente Cesare lo amava! Questo fu il più crudele colpo di tutti, perché quando il nobile Cesare lo vide che feriva, l’ingratitudine, più forte delle braccia dei traditori, completamente lo sopraffece: allora si spezzò il suo gran cuore e, nascondendo il volto nel mantello, proprio alla base della statua di Pompeo, che tutto il tempo s’irrorava di sangue, il gran Cesare cadde. Oh, qual caduta fu quella, miei compatrioti! Allora io e voi, e tutti noi cademmo, mentre il sanguinoso tradimento trionfava sopra di noi. Oh, ora voi piangete; e, m’accorgo, voi sentite il morso della pietà: queste son generose gocce. Anime gentili, come? piangete quando non vedete ferita che la veste di Cesare? Guardate qui, eccolo lui stesso, straziato, come vedete, dai traditori… (omissis) 1 ° citt. Vendetta! Attorno! Cercate! Bruciate! Incendiate! Uccidete! Trucidate! Non lasciate vivo un solo traditore! ‘Bruceremo il suo corpo nel luogo santo…”” dice ancora il primo zittadino alla fine dell’arringa di Antonio nel capolavoro di Shakespeare. Nel “”Libro Imperiale””, testo medioevale citato da Arturo Graf, nell’opera “”Roma nel medioevo””, così si racconta a proposito della cremazione di Cesare: “”I pontefici de’ tenpii presono quello chorpo e posollo sopra gientilissime legne, fra quali missono pietre psetio-se et / sechondo costhume antico arsono quello nobJissitnó chorpo… fatto questo tolsono una gran palla di-glosso metallo nella quale missono quella chassett_a di.eteneri..’ si la puosono in sun una lunga pietra et alt4¢ht1tó¢ei si chiama la eullia di Santo Pietro…”” Nota: pubblicato su “”La rivista dei Curatori Fallimentari”” ottobre/dicembre 1966″,”VARx-414″
“SHAKESPEARE William”,”Teatro. Volume I. Re Enrico VI – Riccardo III – Tito Andronico – La bisbetica domata – La commedia degli errori.”,”Buckingham: “”(…) Non potete distinguere, d’un uomo, più che l’esterna mostra: la quale – Dio lo sa – raramente o non mai, risponde al vero color del cuore”” (pag 370) (Riccardo III) “”Ora l’inverno del nostro scontento è fatto estate folgorante…”” (pag 323, Ibid) Dorset: “”Nel natural costume si chiama ingratitudine rendere di mala voglia ciò che ci fu prestato con pronta generosità”” (pag 363, Ibid) Terzo cittadino: “”I giorni che precedono i rivolgimenti ì sempre così. Per un istinto da gatti, la gente sente spuntare l’erba dei suoi guai, come, per esperienza, vediamo gonfiarsi il mare prima della tempesta”” (pag 367, idem) Terzo cittadino: “”(…) l’erba gramigna cresce in un momento; ma meno in fretta cresce il buon frumento”” (pag 367, Idem) Blunt: “”Non ha altri amici da quelli che lo seguono per paura; e quelli, gli scapperanno di mano al momento del maggior pericolo”” (pag 425, idem)”,”VARx-091-FV”
“SHAKESPEARE William, a cura di Keir ELAM”,”Amleto.”,”William Shakespeare (1564-1616) ha scritto l’Amleto tra il 1600 e il 1602, secondo alcuni studiosi in seguito alla morte del figlio Hamnet.”,”VARx-090-FL”
“SHAKESPEARE William”,”Amleto.”,”Temerarietà “”Dunque, nel mio cuore c’era come una intima tenzone che non mi lasciava dormire. E mi pareva di star peggio anche degli ammutinati in catene, quando, obbedendo a un subitaneo impulso… e sia lodata l’avventatezza con cui ho agito, perché sia pur detto che l’esser temerarii, talvolta, ci è di gran giovamento, quando falliscono tutte le nostre trame più elaborate; e questo dovrebbe insegnarci che esiste pure una divinità la quale dà una forma ai nostri propositi, pur se noi lasciamo l’opera incompiuta a mezzo…”” (Amleto) Shakespeare, Amleto, Rizzoli, 1997 (pag 152)”,”VARx-135-FV”
“SHAKESPEARE William”,”Romeo e Giulietta.”,”Il capolavoro giovanile di Shakespeare. “”Datemi una torcia! che la gente di buon umore e di cuor leggero sollétichi pur coi piedi le stuoie insensibili, ch’io son fornito, per tutto proverbio, del vecchio adagio: farò da candeliere, e me ne starò a guardare. Il giuoco non è mai stato tanto bello, ed io rinunzio a prendervi parte”” (Romeo) (pag 85) (Shakespeare, Romeo e Giulietta, Bur, 1981, (Var, fondi vari)”,”VARx-136-FV”
“SHAKESPEARE Guglielmo”,”Coriolano. Tragedia in cinque atti.”,”‘Marz. Dovreste riputarmi tanto più virtuoso, quanto meno fui prodigo della mia amicizia: ma, poiché lo volete, e poiché questo vi piace, adulerò il popolo, e giurerò che i plebei li ho in conto di fratelli, per ottenere da essi maggiore stima; e poiché, nella saviezza loro, preferiscono la vuota formola di un saluto ai veri sentimenti del cuore, simulerò quelle sembianze esteriori che li attraggono, e imiterò il fare dei cortigiani perfidi e ingannatori. Vi prego dunque ch’io possa divenir console’ (pag 44) ‘Marz. (…) È l’usanza; tutto ciò che il costume vuol da noi, noi lo dobbiamo fare. Lasciate che la polvere s’accumuli per anni e anni; il tempo l’assoderà, e i ventinon potran più sollevarla: l’errore aggiunto all’errore, creerà montagne che la verità non potrà varcare mi più’ (pag 45) citazioni dal testo dI S.”,”VARx-018-FGB”
“SHAKESPEARE William”,”Troilo e Cressida.”,”William Shakespeare (1564-1616), secondo la celebre interpretazione romantica, l’Amleto rappresenterebbe la tragedia di una volontà troppo debole chiamata ad azioni più grandi di lei.”,”VARx-177-FL”
“SHAKESPEARE William, a cura di Giorgio MELCHIORI”,”Le tragedie. Romeo e Giulietta – Otello – Re Lear – Macbeth.”,”””Andiamo, e inganniamo il mondo con l’apparenza più lieta; un viso falso deve nascondere ciò che il falso cuore conosce”” (Banquo) (W.S., Macbeth) (in ‘Le tragedie’) (pag 897), Mondadori 1976 “”Si avvicina il tempo in cui potremo sapere ciò che abbiamo e ciò che dobbiamo. I pensieri e le congetture esprimono le loro non certe speranze ma solo i colpi decidono sull’esito certo della lotta – verso di loro dunque avanzi la guerra”” (Seyward) (idem, pag 1021)”,”VARx-013-FER”
“SHAKESPEARE William”,”Riccardo II.”,”””York: Se tu perdoni chiunque sia che intercede, per questo perdono altri delitti potranno prosperare. Invece, tagliato via questo membro incancrenito, il resto rimane sano; se questo solo vien lasciato, tutto il resto andrà in rovina”” (pag 111)”,”VARx-045-FGB”
“SHAKESPEARE William”,”Macbeth.”,”””Macduff (a Malcolmo). – Una sfrenata intemperanza è una tirannia di natura: essa fe’ vuoto precocemente più di un trono felice, e portò la caduta di molti re. Ma pure questo non vi disanimi dal prendere la corona ch’è vostra. Voi potete abbandonarvi in segreto alle vostre soddisfazioni e parere tuttavia temperante, ogni volta che potrete gettare un velo sugli occhi altrui…”” “”Malcolmo – Oltre a ciò, si cova nel corrotto animo mio una tale insaziabile avarizia, che, fatto re, io perseguiterei i nobili per impossessarmi delle lor terre; agognerei alle gioie dell’uno, al castello dell’altro; e, più avessi, più la mia fame ne sarebbe stuzzicata: macchinerei ingiuste accuse contro i buoni e leali scozzesi, e li porre a morte per far miel le loro ricchezza. “”Macduff – L’avarizia, ancor più che la voluttà, la quale è fuggevole come un’estate della vita, mette nei cuori profonda e perniciosa radice, e fu la spada per cui caddero i nostri uccisi re. Pure non paventate ancora. La Scozia è ricca abbastanza per disbramarvi conc iè che è vostro proprio. Tutti questi son vizi tollerabili, bilanciati con molte virtù”” (pag 110)”,”VARx-046-FGB”
“SHAKESPEARE William”,”Amleto. (1605)”,”Il corpo del re. “”Amleto. L’ho messo via al sicuro. Rosencrantz e Guidenstern. Amleto! Lord Amleto! Amleto. Piano, che fracasso! Chi mi chiama Amleto? Oh, eccoli qua. Rosencrantz. Che ne avete fatto, signore, del cadavere? Amleto. L’ho messo via con la polvere che gli è parente. Rosencrantz. Diteci dov’è, che lo andiamo a prendere per portarlo nella cappella. (…) Rosencrantz. Mio signore, dovete dirci dov’è il corpo, e poi venite con noi dal re. Amleto. Il corpo è col re, ma il re non è col corpo. Il re è una cosa… Guildenstern. Una cosa, signore? Amleto. Una cosa da nulla; conducetemi da lui. ….”” (pag 109-110, scena seconda)”,”VARx-053-FGB”
“SHAKESPEARE William”,”Re Lear. (1599-1609)”,”””Fra le tragedie di Shakespeare, il Lear spicca per altezza e intensità del tono tragico, per i problemi umani che vi si dibattono, e le umane passioni, dalle più nobili alle più volgari, che ivi raggiungono intensità elevatissime; tranne l’amore che risplende di una luce più esclusiva in «Giulietta e Romeo». Più che un lavoro di teatro vero e proprio, lo si può considerare un poema drammatico, al pari delle tragedie di Eschilo, alle quali vien fatto di accostarlo anche per la difficoltà della rappresentazione sulle scene. Tragedia di grandi fatti inusitati, ad altissima tensione, giocata fra personaggi per lo più di nobile condizione e di grande levatura psicologica; e tuttavia non priva di quelle controfigure popolaresche, di quegli episodi nutriti di un realismo quotidiano tipico dell’autore, e che denota l’arguto suo spirito d’osservazione, la sua capacità di rendere conto del significato umano di ogni circostanza. Nel nostro caso, codesto aspetto meno aristocratico della tragedia, è rappresentato soprattutto dagli stessi nobili travestiti, Kent e Edgardo, che assumono una più bonaria moralità, un senso pratico da popolani, o addirittura una diversa eloquenza fatta di definizioni lapidarie, brillanti e sentenziose, di una arguzia plebea, proverbiale e talora dialettale. Per tutta la vicenda ricorre nelle parole dei personaggi più colpiti, dei vecchi, dei giusti, il sentimento sconsolato di un mondo in sfacelo, sottolineato dall’incalzare degli avvenimenti luttuosi, dal ripetersi dei misfatti. Ma non si può dire che l’impressione definitiva della tragedia sia del tutto pessimistica. La vittoria del male è soltanto temporanea. È vero, il male tormenta il mondo; ma il mondo si ribella ad esso e lo respinge; e il male finisce per portare alla distruzione se stesso”” (pag 7-8) [introduzione di Giancarlo Monti, in ‘William Shakespeare, ‘Re Lear’, Edizioni Paoline, Catania, 1966]”,”VARx-056-FGB”
“SHAKESPEARE William, a cura di Franco FOCHI”,”Coriolano.”,”Coriolano: ‘Io dirò le mie ragioni, molto più forti dei loro voti,,’ (pag 59) (sulla distribuzione del grano)”,”VARx-077-FGB”
“SHAKIB Siba”,”Afghanistan, dove Dio viene solo per piangere.”,”Quella di Shirin -Bol è la storia di una donna oppressa ma non vinta, che dà voce a milioni di donne senza voce, senza volto e senza corpo. E’ una storia di lotta, di coraggio, di speranza che non vuole morire, nonostante tutto e tutti (risvolto di copertina)”,”ASIx-001-FGB”
“SHANIN Teodor a cura; scritti di Teodor SHANIN Haruki WADA Derek SAYER Philip CORRIGAN RYAZANOV David (RIAZANOV) Jonathan SANDERS Vera ZASULICH Karl MARX”,”Late Marx and the Russian Road. Marx and ‘The Peripheries of Capitalism’.”,”Scritti di Teodor SHANIN Haruki WADA Derek SAYER Philip CORRIGAN RYAZANOV David (RIAZANOV) Jonathan SANDERS Otechestvennye ZAPISKI Vera ZASULICH Karl MARX Contiene il capitolo: ‘Marx after Capital: a biographical note (1867-1883)’ di Derek Sayer (pag 142-171) e lo scritto di D. Riazanov: ‘David Ryazanov: The discovery of the drafts (1924)’ (pag 127-133) “”When I was in Berlin in the summer of 1923, B. Nikolaevskii informed me that a letter by Marx had been found in Axelrod’s archive. A comparison of this letter to Zasulich with the various drafts showed that it exactly corresponded to the one dated 8 March 1881. All that was missing from the draft were some quotations from ‘Capital’, the address and Marx’s signature. I could then have had my draft published, but I preferred to wait until the latest editors had brought out the letter. This happened quite soon. In the second volume of a Russian language edition of P.B. Axelrod’s archive, which appeared in Berlin under the title ‘Material on the History of the Revolutionary Movement’, Marx’s letter to Zasulich was published in the French original (alongside a facsimile) together with an introduction by Nikolaevskii. A German translation may be found in Nikolaevskii’s article, ‘Marx und das russische Problem’ (Die Gesellschaft, Year 1, no. 4, July 1924, pp. 359-66).”” (David Ryzanov (Riazanov): The discovery of the draft, in ‘Late Marx and the Russian Road. Marx and ‘The Peripheries of Capitalism’, a cura di Teodor Shanin, 1983)”,”MADS-525″
“SHANIN Teodor a cura”,”Late Marx and the Russian Road. Marx and ‘the peripheries of capitalism’.”,”Già in archiv ma con altro editore Scritti di Teodor SHANIN Haruki WADA Derek SAYER Philip CORRIGAN RYAZANOV David (RIAZANOV) Jonathan SANDERS Otechestvennye ZAPISKI Vera ZASULICH Karl MARX “”Mikhailovski in his article rejected Zhukovskii’s coarse and primitive understanding of Marx’s theory, while at the same time questioning the application of Marx’s theory to the Russian situation. Mikhailovskii first called into question the chapter on ‘The so-called primitive accumulation’ in ‘Capital’ and considered that there Marx was expounding a ‘historico-philosophical theory of Universal Progress’. In other words, Mikhailovskii took Marx to be asserting that every country must experience exactly the same process of expropriation of the peasant from the land as had been the case in England. Mikhailovskii then questioned Footnote 9 of the first German edition of ‘Capital’ where Marx made a mockery of Herzen. (…) After reading this article by Mikhailovskii, Marx started writing the letter as he felt he should not remain silent. Since the letter was to be published in a legal journal in tsarist Russia under his own signature, Marx took the necessary precautions: he avoided talking about a revolution, chose to refer to Herzen and Chernyshevskii without explicitly mentioning their names, and on the whole talked in the ‘language of Aesop’. This is why, at first glance, this letter appears equivocal. Nevertheless, anyone who is familiar with the contents of Mikhailovskii’s article and the previous development Marx’s thought can easily understand what Marx is trying to say. In the first half of the letter, Marx comments on Mikhailovskii’s critique of the footnote in the ‘first’ edition of ‘Capital’ in which Marx ridiculed Herzen, and points out that Mikhailovskii is utterly mistaken, since ‘in no case can it serve as a key’ to Marx’s views on the efforts of the Russians to find for their country a path of development different from that of Western Europe. (…) In the second half of his letter, Marx quotes from the French edition of ‘Capital’, explains that the chapter on primitive accumulation only traces the path followed in Western Europe, and thus clarifies for the firt time what really was his motivation when he revised this chapter in 1875. Marx further maintains that if this historical sketch were to be applied to Russia, the following two points must be made: (1) If Russia attempts to become a capitalist nation, like the nations of Western Europe…it will not succeed without having first transformed a good part of its peasant into proletarians, and afterwards, (2) once it has crossed the threshold of the capitalist system, it will have to submit to the implacable laws of such a system, like the other Western nations”””” [Haruki Wada, ‘Marx and revolutionary Russia’] [(in) ‘Late Marx and the Russian Road. Marx and ‘the peripheries of capitalism”, a cura di Teodor Shanin, 2009] (pag 57-58-59)”,”MADx-819″
“SHANIN Teodor”,”Russia as a ‘Developing Society’. The Roots of Otherness: Russia’s Turn of Century. Vol. I.”,”Teodor Shanin, Professor of Sociology at the University of Manchester. His books include The Awkward Class, The Rules of the Game, Models in Scholarly Thought, Peasant and Peasant Societies, Introduction to the Sociology of’Developing Societies’ (with Hamza Alavi), and The Roots of Otherness, Russia as a ‘Developing Society’. List of Tables, Figures and Maps, Acknowledgements, Preface, Introdiction, Notes and References, Index of Names, Index of Subjects,”,”RUSx-065-FL”
“SHANIN Teodor”,”Russia, 1905-07. Revolution as a Moment of Truth. Volume 2. The Roots of Otherness: Russia’s Turn of Century.”,”Teodor Shanin, Professor of Sociology at the University of Manchester. His books include The Awkward Class, The Rules of the Game, Models in Scholarly Thought, Peasant and Peasant Societies, Introduction to the Sociology of’Developing Societies’ (with Hamza Alavi), and The Roots of Otherness, Russia as a ‘Developing Society’. List of Tables, Figures and Maps, Acknowledgements, Preface, Introduction, Notes and References, Index of Names, Index of Subjects,”,”RIRx-046-FL”
“SHANKAR JHA Prem”,”Il caos prossimo venturo. Il capitalismo contemporaneo e la crisi delle nazioni. (Tit. orig.: ‘The Twilight of the Nation State’)”,”SHANKAR JHA Prem ha studiato filosofia, politica ed economia a Oxford. Ha lavorato per l’ ONU ed è poi tornato in India dove ha fatto il giornalista per varie testate (Times of India, Economic Times, ecc.). Tra il 1986 e il 1990 è stato il corrispondente indiano dell’ Economist e nel 1990 è stato collaboratore del primo ministro V.P. SINGH. Dal 1997 al 2000 ha insegnato all’ Università della Virginia. Ha scritti vari libri (v. quarta di copertina). Il settore dei trasporti su gomma negli Stati Uniti. “”Le condizioni per l’avvento della deregolamentazione si vennero a determinare nei primi anni Settanta, quando il sindacato dei ‘Teamsters’ fece il passo più lungo della gamba. Nella lotta per la successione che seguì all’incarcerazione di James Hoffa, il leader dei ‘Teamsters’, nel 1967, i capi delle opposte correnti spinsero verso l’alto i livelli salariali del 20 per cento in termini reali nel giro di sei anni. Ciò coincise con lo shock petrolifero, la recessione e la nascita di un terrore generalizzato verso i rischi d’inflazione. A partire dal 1977, la ICC cominciò ad allentare le regole che governavano il settore, allo scopo di aumentare la competizione e porre un freno alla crescita dei salari e delle tariffe dell’autotrasporto. Nel 1980 il Congresso approvò un altro ‘Motor Carrier Act’ che eliminava formalmente tutte le restrizioni all’ingresso nel settore, limitava drasticamente la definizione collettiva delle tariffe e consentiva alle compagnie di autotrasporto di praticare discriminazioni tariffarie. L’effetto sui redditi dei camionisti fu drammatico. Tra il 1977 e il 1987 la loro retribuzione media per miglio percorso scese del 44 per cento in termini reali. Cercarono di compensare questo calo lavorando di più e guidando più velocemente, ma ciononostante nel 1995 i loro redditi medi annuali in termini reali erano scesi del 30 per cento, un calo quattro volte superiore a quello subito dagli operai.”” (pag 213)”,”ECOI-225″
“SHANKLAND Peter”,”Beware of Heroes. Admiral Sir Sidney Smith’s War against Napoleon.”,”SHANKLAND Peter, Bibliografia: Malta convoy / Peter Shankland, Anthony Hunter. – London : Collins, 1961 The phantom flotilla : the story of the naval Africa expedition, 1915-16 / Peter Shankland. – London : Collins, 1968″,”QMIx-063-FSL” “SHANN Stephen DELPERIER Louis”,”L’ esercito francese 1870-71. Guerra franco-prussiana. I. Truppe imperiali. II Truppe repubblicane.”,”””La fanteria francese del 1870 si trovò a dover rivedere la propria dottrina tattica. Lo spirito offensivo di cui aveva fatto mostra durante la Rivoluzione e sotto il Primo Impero fu confermato in Crimea e in Italia. Tuttavia l’ introduzione massiccia delle armi a retrocarica e il loro uso recente nel 1866 spinse molti ufficiali a rivedere il proprio approccio alle tattiche di combattimento. Nacque un acceso dibattito tra i sostenitori della potenza di fuoco e chi invece riteneva che solo la massa d’ urto degli assalti fosse decisiva. Quelli a cui spettava la decisione alla fine scelserouna via di mezzo, enfatizzando l’ accresciuta importanza della potenza di fuoco, pur continando a riconoscere come di fondamentale importanza lo slancio (élan) dei soldati francesi.”” (pag 15)”,”FRQM-034″ “SHANNON David A.”,”The Socialist Party of America.”,”Nel 1912 il Socialist Party of America (SPA) prese il 6% del voto popolare alle elezioni presidenziali. C’erano 33 città socialiste e molti governi guidati da socialisti negli Stati. Socialisti erano presenti nel Congresso. I socialisti furono concorrenti di Samuel GOMPERS per la presidenza dell’ American Federation of Labor (AFL) e presero un terzo dei voti. Giovani promettenti come Wlater LIPPMANN e Joseph Medill PATTERSON si affollavano nel partito e un’atmosfera di ottimismo permeava l’organizzazione. L’A vuole capire l’ascesa e il declino di questo movimento.”,”MUSx-041″ “SHANNON Claude E. WEAVER Warren”,”La teoria matematica delle comunicazioni.”,”Questo volume, ormai considerato un classico, riporta il fondamentale articolo di Shannon sulla teoria della comunicazione, pubblicato nel 1948 nel Bell System Technical Journal. Per chiarezza e semplicità esso costituisce ancora oggi una delle migliori esposizioni della teoria dell’informazione che, sviluppata da Shannon in notevoli successivi lavori, riguarda essenzialmente i problemi delle comunicazioni in presenza di disturbi, teoria che ha trovato applicazioni anche in campi ben lontani da quello specifico per il quale era stata scritta. La trattazione di Weaver invece è una esposizione non matematica dei concetti fondamentali e dei risultati della teoria di Shannon, e mostra come la teoria abbia importanti applicazioni nella società.”,”SCIx-105-FL” “SHAW George Bernard WEBB Sidney CLARKE William OLIVIER Sydney WALLAS Graham BESANT Annie BLAND Hubert”,”Saggi fabiani.”,”In appendice (tra l’altro): CLARKE ‘La società fabiana’, SHAW ‘Sessant’anni di Fabianesimo’”,”MUKx-017″ “SHAW Bernard a cura”,”Fabianism and the Empire: A Manifesto by the Fabian Society.”,”SHAW si fa interprete dell’ opinione, del pensiero prevalente delle 800 persone aderenti alla Società Fabiana.”,”MUKx-075″ “SHAW G. Bernard a cura; saggi di SHAW G. Bernard OLIVIER Sydney WEBB Sidney BESANT Annie CLARKE William WALLAS Graham BLAND Hubert”,”Fabian Essays in Socialism.”,”Distinzione tra manager e capitalista. (pag 83) “”Ora, se applichiamo queste idee all’ evoluzione del capitalista che cosa vediamo? Il capitalista era originariamente un ‘entrepreneur’, un manager che lavorava duramente al suo business, e che riceveva ciò che gli economisti hanno chiamato un “”salario di sovraintendenza””. Occupando nel corso del tempo questa posizione, egli poteva essere disciplinato e controllato in vari modi; ma egli non poteva essere cacciato via. Il suo “”salario di sovraintendenza”” era certamente spesso esorbitante; ma egli svolgeva funzioni reali; (…) Ma ora il capitalista sta velocemente diventando inutile (…)””. (pag 84)”,”MUKx-132″ “SHAW G. Bernard”,”Everybody’s Political What’s What ?”,”George Bernard Shaw (Dublino, 26 luglio 1856 – Ayot St Lawrence, 2 novembre 1950) è stato uno scrittore, drammaturgo, aforista, linguista e critico musicale irlandese. Shaw nel 1876 lasciò l’Irlanda e raggiunse la madre a Londra. Tra il 1879 e il 1883 si dedicò alla stesura dei suoi primi romanzi, Cashel’s Byron Profession, An unsocial socialist (Un socialista asociale), Love among the artist (Amore fra gli artisti), The irrational knot (Il vincolo irrazionale) e Immaturity, raccolti più tardi in Novels of my nonage (Romanzi della mia minore età). Dal 1884, dopo aver letto il Capitale di Karl Marx, aderì al movimento socialista Fabian Society e scrisse nel 1887 i Saggi fabiani. George Bernard Shaw, ispirandosi a Percy Bysshe Shelley, scelse sin da giovane di diventare vegetariano per motivi etici, e fu poi grazie all’amicizia con Henry Salt (autore di A plea for vegetarianism) che iniziò a recensire libri per la Pall Mall Gazette dove acquistò notorietà e iniziò a farsi un nome.In seguito scrisse vari articoli di critica letteraria ed artistica e dal 1888 si dedicò alla critica musicale per The Star. Dopo aver composto The quintessence of ibsenism (La quintessenza dell’ibsenismo, 1891), Shaw scrisse per la Saturday Review gli articoli e saggi di critica drammatica, polemizzando le convenzioni del teatro inglese. A metà degli anni Trenta, a seguito di un viaggio in URSS in cui conobbe personalmente Josif Stalin, divenne un fervente sostenitore della Russia stalinista; ciò è testimoniato dal fatto che l’11 ottobre del 1931, durante un periodo di grande depressione economica negli Stati Uniti, affermò in una radio americana che “”ogni operaio specializzato (…) di età adeguata e un buon carattere sarebbe stato accolto e assunto in Unione Sovietica”” [1]: in seguito a questa dichiarazione un centinaio di statunitensi lasciarono gli USA per raggiungere l’URSS [2]. La prefazione della sua opera Fra gli scogli (1933) costituisce soprattutto un tentativo di giustificare i pogrom condotti dalla Direzione Politica di Stato (OGPU). In una lettera aperta inviata al quotidiano di Manchester The Guardian asserì che le notizie di carestie ricorrenti in URSS fossero solo chiacchiere messe in giro con lo scopo di ingannare e sfruttare i lavoratori [3]. In un’altra lettera inviata al Labour Monthly, infine, espresse il suo sostegno a Stalin nella campagna di supporto a Trofim Denisovic Lysenko [4], lo scienziato sovietico che criticava la genetica mendeliana [5].”,”UKIx-121″ “SHAW George Bernard, a cura di Vincenzo RUGGIERO”,”Le ragioni della pace. I Fabiani, il Socialismo e la Guerra.”,”SHAW George Bernard (Dublino, 1856-1950), scrittore di testi teatrali, saggista e critico musicale, nonché pubblicista politico divulgativo e fabiano. “”La formula di Dickens “”Come far qualcosa per non far nulla”” rimane più valida che mai. Ma non sempre funziona come dovrebbe.”” (pag 57) Notizie storiche sulle origini dei fabiani nell’introduzione di Vincenzo Ruggiero. “”Nel 1883 si forma a Londra l'””Associazione per una nuova vita””, una sorta di confraternita di “”ricerca etica”” che si propone “”la ricostruzione della società in armonia con le più elevate possibilità morali””. E nell’84, un gruppo di intellettuali, staccatisi da questa ‘fellowship’ fonda la ‘Fabian Society’ con l’intento di studiare le questioni sociali più impellenti, di promuovere inchieste, diffondere informazioni e divulgare pensieri di riforma. La Società Fabiana, a ben vedere, non riuscirà mai a liberarsi da queste origini; nonostante l’enfasi nel propugnare la conoscenza e nello stimolare la ricerca, il gruppo contrarrà debiti pesnati con molti principi di giustizia astratta, nascosti, solo di rado, dietro il rigore del teorema. L’agitazione politica assumerà allora i timbri della persuasione apostolica, ispirata com’è dalla ricerca di un’armonia universale che non conosce il registro dei sottotoni. Così, tra i Fabiani, è avvertita la certezza di un’epoca futura improntata a fraternità e giustizia: il socialimso è inevitabile (…). Connessa alla precedente, una seconda caratteristica del gruppo fabiano attiene all’idea e alla pratica del cosiddetto gradualismo. (…) Ed ecco proliferare i noti ‘Fabian Tracts’, opuscoli di poche pagine che nelle versioni più ingenue ricordano la letteratura di ‘colportage’, le raccolte di giaculatorie, prodigi e agiografie, disseminati periodicamente allo scoop di attizzare la fede nelle masse. (…) Molti storici attribuiscono ai fabiani una visione coscientemente anti-marxista del socialismo, fondata com’è sulle teorie economiche e politiche borghesi ortodosse tali da spingerli “”a disinteressarsi delle battaglie quotidiane, a scoraggiare deliberatamente la formazione di organismi indipendenti della classe operaia fino al punto di sabotarli”” (16)”” (dall’introduzione di Vincenzo Ruggiero, pag 19-22) (16) Così Morton e Tate nell’opera già citata (Storia del movimento operaio inglese, 1974, ndr)”,”UKIx-089″ “SHAW George Bernard”,”Teatro 2. Tre commedie per puritani e atti unici.”,”””Karl Marx disse di Stuart Mill che la sua eminenza era dovuta all’uniformità del resto del paesaggio. In questo periodo di Scuole Libere, di letture universali, di cattive pubblicazioni, di richieste crescenti di persone che si distinguano in ogni campo, letterario, militare, politico e di attualità, sulla quali poter scrivere un trafiletto, un’eminenza di questo genere è alla portata di un ingegno abbastanza modesto. La reputazione, oggigiorno, costa poco. Anche se costasse di più, sarebbe sempre impossibile, per qualsiasi cittadino animato da spirito sociale, sperare che la sua reputazione perseveri; poiché questo equivarrebbe a sperare che il flusso di generale schiarimento non possa mai innalzarsi al di sopra del suo proprio miserabile libello. Odio dover pensare che Shakespeare è durato 300 anni, senza tuttavia aver superato Koheleth il Predicatore che morì molti secoli prima di lui; o che Platone, che ha più di 2000 anni, è ancora superiore ai nostri elettori”” (pag 30, prefazione di G.B. Shaw)”,”VARx-604″ “SHAW George Bernard”,”Teatro 3. Altre commedie.”,”Contiene in appendice: ‘Antologia della critica italiana’ (critici letterari: Ettore Albini, 1917; Adriano Tilgher, 1926, Silvio D’Amico, 1929; Camillo Pellizzi, 1934; Piero Rebora, 1948; Mario Praz, 1950; Maria Luisa Astaldi , 1958; Sandro De Feo, 1959; Achille Fiocco, 1966)”,”VARx-605″ “SHAW Martin”,”L’Occidente alla guerra. La tentazione dell’interventismo.”,”Martin Shaw è Professor of Intenational Relations and Politics alla University of Sussex. Per Università Bocconi è già stato pubblicato il suo ‘La rivoluzione incompiuta: democrazia e stato nell’era della globalità’ (2004).”,”QMIx-293″ “SHAW Denis J.B.”,”Russia in the Modern World. A New Geography.”,”Denis J.B. Shaw is reader in Russian Geography at the University of Birmingham. He is the author of Russia in the Modern World, of Landscape and Settlement in Romanov Russia, 1613-1917 (with Judith Pallot) and of articles and chapters on the historical geography of early modern Russia. List of Tables, List of Maps, Preface, Acknowledgements, Some Place Name Changes in the Post-Soviet States, Glossary, Further Reading, Bibliography, Index,”,”RUSx-190-FL” “SHAW George Bernard WEBB Sidney CLARKE William OLIVIER Sydney WALLAS Graham BESANT Annie BLAND Hubert”,”Saggi fabiani.”,”La Società fabiana si propone, dunque, di vincere temporeggiando; di attuare i suoi programmi non con impeto precipitoso, ma col metodo più lento, e al suo giudizio più sicuro, della discussione, esposizione e azione politica paziente di persone sorrette da convinzioni saldissime. Come motto adeguato la Società ha assunto la massima seguente “”Siate pazientissimi nell’aspettare il momento giusto, come fu Fabio guerreggiando contro Annibale, sebbene molti lo biasimassero per i suoi indugi; ma quando arriva il momento colpite con forza, come Fabio, o l’attesa sarà stata vana e infruttuosa”” Fabio è riferito al generale romano Quinto Fabio Massimo ossia il Temporeggiatore.”,”MUKx-022-FL” “SHEA William”,”Copernico. Un rivoluzionario prudente.”,”SHEA William R. (Quebec, Canada, 1937) è storico e filosofo della scienza. Laureatosi a Cambridge è stato ricercatore alla Harvard University e ha insegnato all’Univ. di Ottawa, alla McGill (Canada) e all’Univ. di Strasburgo. E’ stato professore alla Cattedra Galileiana dell’Univ. di Padova. Ha scritto tra l’altro ‘L’arte della persuasione scientifica’ (1922) con Marcello Pera. 1517 Copernico pubblica il ‘Saggio sul conio del denaro’ 1543. Pubblica ‘De Revolutionbus Orbium’. Una copia viene posta tra le mani ormai tremanti dell’autore che muore il 24 maggio a Frauenburg.”,”SCIx-359″ “SHEA R. William”,”La magia dei numeri e del moto. René Descartes e la scienza del Seicento.”,”William R. Shea è professore di storia e filosofia della scienza alla McGill University di Montreal. In italiano ha pubblicato Copernico, Galileo, Cartesio, Aspetti della rivoluzione scientifica. Il 31 marzo 1596 René Descartes nasce a La Haye in Turenna (dal 1802 la città prende il nome de La Haye-Descartes). Il padre, Joachim Descartes, era Consigliere del parlamento di Bretagna. Dal 1606 al 1615 studia al collegio gesuita di La Flèche e nel 1616 riceve il diploma e la licenza in legge all’Università di Poitiers. Descartes nel 1618 conosce Isaac Beeckman per il quale scrive il Compendium musicae e molti altri brevi saggi di fisica. Nel 1623 parte per l’Italia. Visita Venezia. Va in pellegrinaggio a Loreto. Raggiunge Roma. Nel 1629 si trasferisce ad Amesterdam e nel 1630 si iscrive all’Università di Leida. Nel 1647 Descartes intraprende un secondo viaggio in Francia ed incontra Pascal. L’11 febbraio 1650 Descartes muore a Stoccolma.”,”SCIx-222-FL” “SHEEHAN Neil SMITH Hedrick KENWORTHY E.W. BUTTERFIELD Fox redazione di, articoli e documenti a cura di Gerald GOLD Allan M. SIEGAL Samuel ABT”,”I Documenti del Pentagono. Pubblicati da “”The New York Times”” in base all’ analisi di Neil Sheehan. Volume primo.”,”Nel 1967, McNAMARA, da sei anni capo del Pentagono rassegna le dimissioni. Riorientandosi sulla questione del conflitto in Vietnam, affida a un gruppo di 36 esperti anonimi la compilazione della “”Storia delle decisioni prese dagli Stati Uniti riguardo la ventennale politica del Vietnam””: 47 volumi per complessive 7 mila pagine di testi e documenti. Nel 1971 il New York Times pubblica con un colpo giornalistico sensazionale estratti dai cosiddetti ‘Documenti del Pentagono’. “”Nel resoconto di questa riunione, Ball compare per la prima volta nella storia del Pentagono quale elemento dissenziente dell’ amministrazione Johnson sulla politica vietnamita. Dal memorandum di William Bundy si apprende che Ball “”espresse dubbi”” sul fatto che un bombardamento del Nord, sotto qualsiasi forma, servisse a migliorare la situazione nel Sud, e “”si pronunciò contro”” l’ opinione che una vittoria vietcong nel Vietnam del Sud avrebbe avuto un “”effetto domino”” sul resto dell’ Asia facendolo cadere nelle mani del comunismo. Durante i lavori del gruppo Bundy, dice lo studio, Ball aveva redatto un programma del tutto diverso “”suggerendo una strategia diplomatica americana in caso di imminente crollo del governo sudvietnamita””. “”In esso si propugnava di ricorrere alla Gran Bretagna, la quale a sua volta avrebbe chiesto la collaborazione dell’ Unione Sovietica, per studiare una conferenza internazionale (meno allargata di quella di Ginevra) che elaborasse un riassetto politico di compromesso per il Vietnam del Sud””, dice l’ analista. Le parole tra parentesi sono sue.”” (pag 182-183).”,”USAQ-025″ “SHEEHAN Jackie”,”Chinese Workers. A new history.”,”SHEEHAN Jackie è lecturer in international history alla University of Keele”,”MCIx-041″ “SHEEHAN Neil SMITH Hedrick KENWORTHY E.W. BUTTERFIELD Fox redazione di, articoli e documenti a cura di Gerald GOLD Allan M. SIEGAL Samuel ABT”,”I Documenti del Pentagono. Pubblicati da “”The New York Times”” in base all’ analisi di Neil Sheehan. Volume secondo.”,”Nel 1967, McNAMARA, da sei anni capo del Pentagono rassegna le dimissioni. Riorientandosi sulla questione del conflitto in Vietnam, affida a un gruppo di 36 esperti anonimi la compilazione della “”Storia delle decisioni prese dagli Stati Uniti riguardo la ventennale politica del Vietnam””: 47 volumi per complessive 7 mila pagine di testi e documenti. Nel 1971 il New York Times pubblica con un colpo giornalistico sensazionale estratti dai cosiddetti ‘Documenti del Pentagono’.”,”USAQ-025-B” “SHEEN Fulton J.”,”Comunismo e coscienza dell’Occidente.”,”””La Chiesa cattolica viene spesso lodata per la sua opposizione al Comunismo. Questo riconoscimento è meritato, poiché la Chiesa è l’unica forza morale al mondo che si è costantemente opposta alla nuova barbarie. La Chiesa previde i mali del totalitarismo ed uno ad uno li condannò. La Chiesa condannò il fascismo nell’ Enciclica ‘Non abbiamo bisogno’, che fu scritta in italiano perché il fascismo era un fenomento nazionale, e condannò il nazismo nell’Enciclica ‘Mit Brennender Sorge’, che fu scritta in tedesco perché il nazismo era un fenomeno razziale. Quanto al comunismo, lo ha condannato in latino, lingua universale, nell’Enciclica ‘Divini Redemptoris’, perché il comunismo è un fenomeno internazionale. (…) La Chiesa, tuttavia, si trova in imbarazzo quando viene lodata come anticomunista, perché tale lode le viene rivolta in quanto essa è anti-qualcosa e non in quanto è pro-qualcosa (…)”” (pag 107-107)”,”RELC-321″ “SHEEN Fulton J.”,”Comunismo e coscienza dell’Occidente.”,”Fulton J. Sheen, vescovo ausiliare di New York, dottore in filosofia e teologia, docente in Filosofia nell’Università di Lovano e nell’Università Cattolica d’America.”,”RELC-022-FV” “SHELLEY Toby”,”Nanotechnology. New Promises, new Dangers.”,”Toby Shelley ha svolto l’attività di giornalista e reporter in vari paesi (Medio Oriente, Nord Africa e Africa sub-sahariale). Lavora per il Financial Times. Ha recentemente pubblicato ‘Oil Politics, Poverty and the Planet’ (Zed Books).”,”SCIx-001-FP” “SHELTON Judy”,”URSS, l’imminente bancarotta. Perchè Gorbaciov chiede aiuto all’Occidente.”,”Judy Shelton, giovane economista americana, è ricercatrice alla Hoover Institution”,”RUSU-038-FL” “SHENNAN J.H.”,”Le origini dello Stato moderno in Europa, 1450 – 1725.”,”L’A è Prof di studi europei all’Univ di Lancaster. Studioso di storia moderna, in particolare per quanto riguarda la FR, ha pubblicato ‘The Parlament of Paris’ (1968), ‘Government and Society in France, 1461-1681′ (1969). Attualmente (1976) sta lavorando ad uno studio sulla reggenza di FILIPPO D’ ORLEANS. L’A ripercorre le tappe attraverso le quali si è giunti in EU nel XVIII secolo al moderno concetto di Stato “”quale entità astratta che non rappresenta né i governati né i governanti””, superando la concezione personale e patrimoniale dell’autorità principesca propria del XV secolo. Attraverso un’analisi comparata delle diverse realtà politiche europee e basandosi sull’elaborazione teorica dei maggiori pensatori del tempo, l’A coglie nella concentrazione del potere nelle mani del principe la chiave di lettura”,”EURx-019″ “SHENNAN J.H.”,”Le origini dello Stato moderno in Europa, 1450 – 1725.”,”L’A è Prof di studi europei all’Univ di Lancaster. Studioso di storia moderna, in particolare per quanto riguarda la FR, ha pubblicato ‘The Parlament of Paris’ (1968), ‘Government and Society in France, 1461-1681′ (1969). Attualmente (1976) sta lavorando ad uno studio sulla reggenza di FILIPPO D’ ORLEANS. L’A ripercorre le tappe attraverso le quali si è giunti in EU nel XVIII secolo al moderno concetto di Stato “”quale entità astratta che non rappresenta né i governati né i governanti””, superando la concezione personale e patrimoniale dell’autorità principesca propria del XV secolo. Attraverso un’analisi comparata delle diverse realtà politiche europee e basandosi sull’elaborazione teorica dei maggiori pensatori del tempo, l’A coglie nella concentrazione del potere nelle mani del principe la chiave di lettura”,”TEOP-390″ “SHENNAN Joseph H.”,”Le origini dello Stato moderno in Europa, 1450-1725.”,”Joseph H. Shennan insegna Studi europei nell’Università di Lancaster. Studioso di storia moderna con particolare riguardo alla Francia pre-rivoluzionaria, ha pubblicato tra l’altro Philippe, Duke of Orléans, Regent of France, 1715-23, France before the revolution, Liberty and Order in Early Modern Europe: The Subject and the State, 1650-1800 e Louis XIV.”,”EURx-083-FL” “SHEPERD William R.”,”La América Latina.”,”SHEPERD William R. professore di storia dell’ Università di Columbia (Stati Uniti) “”Al frente de los paises europeos, á los cuales remesan los Estados latino-americanos el núcleo más importante de sus exportaciones, figura la Gran Bretaña por sus transacciones, primero con la República Argentina, Chile, Bolivia y Perú, y en segundo término con el Brasil, Colombia, Méjico, Cuba, Costa Rica, Panamá y Nicaragua. Alemania es la nación que recibe principalmente las exportaciones de Guatemala, y la corresponde el segundo lugar en el comercio exportador de la República Argentina, Bolivia, RepúblicaM Dominicana, el Salvador, Paraguay y Honduras. (…) La Gran Bretaña y los Estados Unidos son las dos principales naciones extranjeras de las cuales reciben las Repúblicas latino-americanoas la mayor parte de sus géneros importados””. (pag 205-206)”,”AMLx-102″ “SHEPPARD Barry”,”The Socialist Workers Party, 1960-1988. Volume I. The Sixties. A Political Memoir.”,”SHEPPARD Barry è stato un membro di spicco del US Socialist Workers Party , partito in cui ha militato per 28 anni.”,”TROS-194″ “SHEPPARD Barry MANDEL Ernest”,”‘State capitalism’. A Marxist critique of a false theory.”,”SHEPPARD Barry è stato un membro di spicco del US Socialist Workers Party , partito in cui ha militato per 28 anni.”,”TROS-195″ “SHEPPARD Barry”,”The Socialist Workers Party, 1960-1988. Volume I. The Sixties. A Political Memoir.”,”Barry Sheppard was a member of the US Socialist Workers party for 28 years, and a central leader for most of that time. Acknowledgements, Preface, Notes, Foto, Index of Names, Index of Organizations, Index of Events, Ideas and Topics, About the Publisher,”,”MUSx-053-FL” “SHEPPARD Eyre Wilfred”,”Coote Bahadur. A Life of Lieutenent-General Sir Eyre Coote, K.B.”,”Sir Eyre Wilfred Malcolm Coote è stato un militare e politico britannico. Nato a Kilmallock, in Irlanda, nel 1726, è stato educato a Oxford e ha intrapreso la carriera militare. Ha combattuto contro i Giacobiti di Carlo Edoardo Stuart in Scozia e si è distinto durante l’assedio di Madras, in India, dove ha fatto prigioniero il comandante francese Thomas Arthur de Lally-Tollendal. Ha supportato il generale Robert Clive durante l’assedio di Calcutta e ha colto di sorpresa l’accampamento militare del Nawab del Bengala, per il quale è stato promosso tenente colonnello. Dopo aver partecipato alla battaglia di Plassey, è stato promosso tenente generale e nominato cavaliere commendatore dell’Ordine del Bagno nel 1771. Ha sconfitto l’esercito nemico nella battaglia di Porto Novo il 1º giugno 1781 durante la seconda guerra contro il Mysore. Si è ritirato a vita privata e morì nella sua proprietà presso Rockbourne, nell’Hampshire, nel 1783. È stato sepolto nella cattedrale di Westminster1. (copil.)”,”UKIQ-010-FSD” “SHEPPERD Alan”,”Francia 1940. La guerra lampo sul fronte occidentale.”,”Le cifre sulla disastrosa sconfitta francese provengono da ‘To Lose a Battle’ di Alistair HORNE: i tedeschi persero 156 mila uomini (27 mila morti), i francesi 2 milioni 190 mila (90 mila morti, 200 mila feriti, 1.900.000 dispersi e prigionieri). Il maggiore errore di HITLER fu quello di non aver fatto piani che andassero al di là della sconfitta della Francia.”,”QMIS-055″ “SHERMER Michael GROBMAN Alex”,”Negare la storia. L’olocausto non è mai avvenuto: chi lo dice e perché.”,”Michael Shermer è fondatore ed editore della rivista ‘Skeptic’. Docente di Storia della scienza all’Occidental College Alex Grobman è uno storico ed è presidente del Brenn Institute. ‘Il primo prestigioso «revisionista» dell’Olocausto è stato il socialista francese Paul Rassiner, che durante la guerra aveva preso parte a un movimento di resistenza pacifista in Francia. Dopo aver aiutato gli ebrei a superare clandestinamente la frontiera verso la Svizzera, fu arrestato dalla Gestapo nel 1943 e passò il resto della guerra in campi di concentramento come Buchenwald e Dora. Dopo la guerra Rassiner sottolineò risentito le inesattezze nei resoconti della vita nei campi forniti dai sopravvissuti, tra cui anche l’affermazione secondo cui a Buchenwald c’erano le camere a gas. Scivolò sul terreno del revisionismo e della negazione quando smise di interpretare questi resoconti come normali travisamenti e confusioni, che si verificano in ogni testimonianza oculare, e cominciò a ipotizzare che queste persone stessero deliberatamente mentendo. A partire da questa supposizione dedusse che anche il numero dele vittime tra gli ebrei doveva essere stato esagerato, e nel suo libro ‘Debunking the Genocide Myth: A Study of the Nazi Concentration Camps and the Alleged Extermination of European Jewry’, pubblicò una sua stima personale secondo cui i morti erano solo un milione e mezzo circa. A esclusione del libro di Butz (1), che stranamente è ancora in circolazione, nonostante sia stato pubblicato più di vent’anni fa, questi volumi hanno tutti ceduto il passo al ‘Journal of Historical Review’, organo dell’Institute for Historical Review (Ihr). Il periodico dell’istituto, insieme al suo congresso annuale, è diventato il punto focale di questo movimento popolato da un manipolo di individui altamente motivati che comprende il direttore Mark Weber, l’autore e biografo David Irving, l’ex professore Robert Faurisson, l’editore Ernst Zündel e, curiosamente, un negazionista di origine ebraica, David Cole’ (pag 80)] [(1) A. Butz, ‘The Hoax of the Twentieth Century’, Newport Beach, California, Institute for Historical Review, 1976]”,”EBRx-080″ “SHERMER Michael GROBMAN Alex”,”Negare la storia. L’Olocausto non è mai avvenuto: chi lo dice e perchè.”,”MIchael Shermer è fondatore ed editore della rivista Skeptic, direttore della Skepitics Society, docente di Storia della scienza all’Occidental College e organizzatore del ciclo di lezioni Skeptics Science a Caltech. Alex Grobman è uno storico ed è presidente del Brenn Institute ed è fondatore e direttore del Simon Wiesenthal Annual.”,”STOx-091-FL” “SHERWIG John M.”,”Guineas and Gunpowder. British Foreign Aid in the Wars with France. 1793-1815.”,”In Appendice: elenco del pagamento di sussidi inglesi agli alleati dal 1793 al 1816; grafici sul confronto delle spese inglesi per sussidi e costo dell’esercito. <> (pg VII, dalla Prefazione dell’Autore. Traduz. d.r.) <> (pg 345, traduz. d. r.) John M. Sherving, 1968- , Università Statale di New York.”,”UKIQ-004-FSL” “SHEVTSOVA Lilia”,”Putin’s Russia.”,”Lilia Shevtsova is a senior associate in the Russian and Eurasian Program at the Carnegie Endowment, dividing her time between the Endowment offices in Washington and Moscow. She is one of Russia’s topo political analysts, an award-winning journalist, and a regular commentator for major world television and radio networks. Ms. Shevtsova has been a visiting professor at the University of California at Berkeley and at Cornell University, and she was a fellow at the Woodrow Wilson International Center for Scholars. She is a member of the executive committee of the International Council for Central and East European Studies, and member of the board of the Institute for Human Science at Boston University. She also serves on the editorial boards of Megapolis, Journal of Democracy, Polis, and Demokratizatsiya. Foreword, by Jessica T. MATHEWS, Acknowledgments, Prologue, Notes, Index, About the Author, The Carnegie Endowment for International Peace,”,”RUSx-148-FL” “SHEVTSOVA Lilia”,”Yeltsin’s Russia.”,”Lilia Shevtsova is a senior associate in the Russian and Eurasian Program at the Carnegie Endowment, dividing her time between the Endowment offices in Washington and Moscow. She is one of Russia’s topo political analysts, an award-winning journalist, and a regular commentator for major world television and radio networks. Ms. Shevtsova has been a visiting professor at the University of California at Berkeley and at Cornell University, and she was a fellow at the Woodrow Wilson International Center for Scholars. She is a member of the executive committee of the International Council for Central and East European Studies, and member of the board of the Institute for Human Science at Boston University. She also serves on the editorial boards of Megapolis, Journal of Democracy, Polis, and Demokratizatsiya. Foreword, by Arnold L. HORELICK, Acknowledgments, Introduction, Notes, Index, About the Author, About the Carnegie Endowment,”,”RUSx-149-FL” “SHILLER Robert J.”,”Euforia irrazionale. Analisi dei boom di Borsa.”,”Robert J. Shiller è professore di Economia nella Yale University. Bull Market e Bear Market (Orso e Toro): significato e differenze Termini noti della finanza sono mercato Orso (Bear Market) e mercato Toro (Bull Market). Nel gergo di borsa, un toro è qualcuno che compra strumenti finanziari in attesa di un aumento dei prezzi, un orso è l’opposto – qualcuno che vende strumenti finanziari in attesa di un calo dei prezzi.”,”ECOI-180-FL” “SHIRER William L.”,”La caduta della Francia. Da Sedan all’ occupazione nazista.”,”[‘Abbiamo già visto il contributo decisivo dato da Galliéni e soprattutto da Joffre, che nel 1914 riuscirono a salvare la Francia da una rapida sconfitta. L’imperturbabilità di Joffre, la sua capacità di mantenere la calma anche quando tutto sembrava ormai perduto, la sua freddezza nel dirigere una ritirata riuscendo a mantenere la coesione dell’esercito, il suo gesto audace di spostare con grande rischio vari corpi d’armata dal fronte orientale per guadagnare la superiorità numerica per la battaglia decisiva intorno a Parigi, il rude trattamento che riservava ai generali che si dimostravano incompetenti contribuirono in modo decisivo a far volgere a favore degli alleati le sorti della battaglia della Marna. Come vedremo, queste qualità sarebbero mancate ai comandanti in capo dell’esercito francese nel 1940. Va infine ricordato il contributo dato da Foch. La sua fiducia in se stesso, nell’esercito e nella vittoria finale fu altrettanto grande e incrollabile di quella di Joffre. Alla riunione di Doullens egli era intervenuto contro il pessimismo di Pétain, nonostante avesse un grado inferiore (dopo la caduta di Joffre nel 1916 non aveva avuto più nessun comando). “”Voi non state combattendo, – Clemenceau ricorda che egli aveva detto in quell’occasione. – Io combatterei senza un attimo di sosta. Combatterei davanti ad Amiens. Combatterei ad Amiens. E combatterei dietro Amiens (1). Non cesserei un minuto di combattere!””. Su proposta di Haig, il generale Foch fu nominato seduta stante coordinatore degli eserciti alleati’ (pag 140-141). Nota: (1) Amiens, il punto di raccordo tra le armate inglesi e francesi, era minacciata da un’offensiva tedesca. Foch chiese che la città fosse difesa a tutti i costi]”,”FRQM-012″ “SHIRER William L.”,”Storia del Terzo Reich.”,”Nascita 3° Reich, nascita partito nazista, basi ideologia, Q Versailles e Weimar, verso il potere, grande crisi del 1929 e il nazismo, crisi Repubblica di Weimar, nazificazione della Germania, vita nel 3° Reich, verso la 2° GM, Monaco, fine Cecoslovacchia, Anschluss, invasione Polonia, patto germano-sovietico, 2° GM.”,”GERN-013″ “SHIRER William L.”,”The Rise and Fall of the Third Reich.”,”SHIRER William L. è stato uno dei più grandi corrispondenti esteri americani. Ha vissuto a Parigi, Londra, Berlino, Vienna e Roma. Ma è stato soprattutto corrispondente dalla Germania per il Chicago Tribune e più tardi per la Columbia Broadcasting Service tra il 1926 e il 1941 quando si era già pienamente affermato. Fu uno degli ultimi a lasciare Berlino quando Hitler decise di dichiarare guerra agli USA. Ha scritto ‘Berlin Diary’. Ha lavorato 5 anni per l’ Ascesa e caduta del Terzo Reich. Phony War (Sitzkrieg) The Phony War, or in Winston Churchill’s words the Twilight War, was the phase of World War II marked by no military operations in Continental Europe, that followed the collapse of Poland. Although the great powers of Europe had declared war on one another, neither side had yet committed to launching a significant attack, and there was little fighting. The term has cognates in many other languages, notably the German Sitzkrieg (“”sitting war,”” a pun on Blitzkrieg), the French drôle de guerre (“”funny war”” or “”strange war””) and the Polish dziwna wojna (“”strange war””). In Britain the period was even referred to as the “”Bore War”” (a pun on “”Boer War””). L’ ultimo giorno di pace. “”Questa non fu la prima chiamata che l’ ambasciatore italiano fece in Wilhelmstrasse in questo ultimo giorno d’ agosto per tentare di salvare la pace. Alle 9 quella mattina Attolico avvertì Roma che la situazione era ‘disperata’ e che a meno che “”non venisse qualcosa di nuovo la guerra sarebbe scoppiata tra poche ore””. A Roma Mussolini e Ciano ricercarono insieme qualcosa di nuovo. Il primo risultato fu che Ciano telefonò ad Halifax per dirgli che Mussolini non poteva intervenire a meno che non fosse in grado di realizzare per Hitler un ‘pezzoforte: Danzica’. Il ministro degli esteri inglese non abboccò all’ esca. Disse a Ciano che la prima cosa da fare era di stabilire il diretto contatto tra i tedeschi e i polacchi attraverso Lipski””. (pag 710)”,”GERN-114″ “SHIRER William L.”,”Qui Berlino. 1938-1940. Radiocronache dalla Germania nazista.”,”William L. Shirer, considerato uno dei maggiori giornalisti americani di tutti i tempi, iniziò la sua carriera a metà degli anni venti come reporter a Parigi. In seguito fu corrispondente a Vienna, a Roma e in Medio Oriente. Ma la sua fama è sopratutto legata ai servizi per il Chicago Tribune e ai notiziari radiofonici per la CBS da Berlino. Elaborando queste esperienze scrisse la sua opera più nota, Storia del Terzo Reich, e dopo la guerra fu decorato con la Legion d’honneur. Fino alla sua morte, nel 1994, pubblicò numerosi libri di argomento storico e politico. Di Shirer, in Italia, sono stati pubblicati: Diario di Berlino, La caduta della Francia, Gli anni dell’incubo, Storia del Terzo Reich, Mahatma Gandhi.”,”GERN-030-FL” “SHIRER William L.”,”Qui Berlino. 1938-1940. Radiocronache dalla Germania nazista.”,”William L. Shirer, considerato uno dei maggiori giornalisti americani di tutti i tempi, iniziò la sua carriera a metà degli anni venti come reporter a Parigi. In seguito fu corrispondente a Vienna, a Roma e in Medio Oriente. Ma la sua fama è sopratutto legata ai servizi per il Chicago Tribune e ai notiziari radiofonici per la CBS da Berlino. Elaborando queste esperienze scrisse la sua opera più nota, Storia del Terzo Reich, e dopo la guerra fu decorato con la Legion d’honneur. Fino alla sua morte, nel 1994, pubblicò numerosi libri di argomento storico e politico. Di Shirer, in Italia, sono stati pubblicati: Diario di Berlino, La caduta della Francia, Gli anni dell’incubo, Storia del Terzo Reich, Mahatma Gandhi.”,”GERN-174″ “SHIRER William L.”,”Storia del Terzo Reich. Volume primo.”,”Nascita 3° Reich, nascita partito nazista, basi ideologia, Q Versailles e Weimar, verso il potere, grande crisi del 1929 e il nazismo, crisi Repubblica di Weimar, nazificazione della Germania, vita nel 3° Reich, verso la 2° GM, Monaco, fine Cecoslovacchia, Anschluss, invasione Polonia, patto germano-sovietico, 2° GM.”,”GERN-002-FC” “SHIRER William L.”,”Storia del Terzo Reich. Volume secondo.”,”Nascita 3° Reich, nascita partito nazista, basi ideologia, Q Versailles e Weimar, verso il potere, grande crisi del 1929 e il nazismo, crisi Repubblica di Weimar, nazificazione della Germania, vita nel 3° Reich, verso la 2° GM, Monaco, fine Cecoslovacchia, Anschluss, invasione Polonia, patto germano-sovietico, 2° GM.”,”GERN-003-FC” “SHIRER William L.”,”Storia del Terzo Reich. Volume secondo. Libro quarto. Dai trionfi iniziali alla grande svolta – Libro quinto. Il principio della fine – Libro sesto. La caduta del Terzo Reich.”,”Il giornalista americano William L. Shirer, nato a Boston nel 1904 morto a Boston alla fine del 1993, come inviato in Germania aveva già potuto seguire di persona l’ascesa e il crollo del Reich hitleriano sino al processo di Norimberga. All’origine di questo libro vi è un avvenimento eccezionale: il sequestro, da parte degli Alleati, di tutti gli archivi segreti del governo nazista, con diari privati, resoconti di colloqui, carteggi, registrazioni di conversazioni telefoniche. Shirer ha tratto da questa enorme mole di documenti – dopo cinque anni di lavoro – un’opera importante per la qualità del contenuto. “”La brutalità del comportamento delle SS in Russia, per non parlare dell’ordine di Hitler di fucilare tutti i commissari politici sovietici, aprì gli occhi di Stauffenberg sul carattere dell’uomo che stava servendo. Per combinazione, in Russia egli incontrò due dei principali cospiratori che avevano deciso di farla finita con Hitler: il generale von Tresckow e Schlabrendorff. Il secondo riferisce che bastò qualche altro incontro per convincerlo che Stauffenberg era il loro uomo. Egli infatti divenne un attivo cospiratore. Ma il conte era ancora un ufficiale di rango inferiore e presto si accorse che i feldmarescialli erano troppo disorientati, per non dire troppo codardi, per intraprendere qualcosa al fine di eliminare Hitler o far cessare gli orribili massacri degli ebrei russi e dei prigionieri di guerra che si compivano dietro la linea del fronte. Lo esasperò anche l’inutile disastro di Stalingrado. Non appena Stalingrado cadde – nel febbraio del 1943 – egli chiese di essere mandato al fronte; fu nominato ufficiale presso la decima divisione corazzata, stanziata in Tunisia, che egli raggiunse negli ultimi giorni della battaglia del passo di Kasserine, nel corso della quale la sua unità aveva eliminato un saliente degli americani. Il 7 aprile la sua auto finì su di un campo di mine, saltò in aria e Stauffenberg riportò gravi ferite (alcuni dicono che fu anche attaccato da un aereo alleato che volava a bassa quota). Perdette l’occhio sinistro, la mano destra e due dita della mano sinistra, oltre a riportare lesioni all’orecchio sinistro e al ginocchio. Per diverse settimane si temette che rimanesse del tutto cieco. Le abili cure in un ospedale di Monaco diretto dal professor Sauerbruch gli salvarono la vita. È da pensare che chiunque altro si sarebbe ritirato dall’esercito, e quindi anche dal complotto. Invece a metà estate Stauffenberg scrisse al generale Olbricht – dopo essersi esercitato a tenere la penna con le tre dita della mano sinistra bendata – che egli contava di esser richiamato in servizio attivo entro tre mesi. Durante la lunga convalescenza aveva avuto tempo per riflettere ed era giunto alla conclusione che, benché fisicamente menomato, egli doveva compiere una sacra missione. «Sento di dover fare qualcosa, ora, per salvare la Germania, – disse a sua moglie, la contessa Nina, madre di quattro bambini, una volta che era venuta al suo capezzale. – Noi tutti, ufficiali dello Stato maggiore, dobbiamo prendere la nostra parte di responsabilità» (10)”” (pag 1560-1561) [(10) Citato da Constantine Fitz Gibbon, ’20 July’, p. 39]. Il giornalista americano William L. Shirer, nato a Boston nel 1904 morto a Boston alla fine del 1993, come inviato in Germania aveva già potuto seguire di persona l’ascesa e il crollo del Reich hitleriano sino al processo di Norimberga. All’origine di questo libro vi è un avvenimento eccezionale: il sequestro, da parte degli Alleati, di tutti gli archivi segreti del governo nazista, con diari privati, resoconti di colloqui, carteggi, registrazioni di conversazioni telefoniche. Shirer ha tratto da questa enorme mole di documenti – dopo cinque anni di lavoro – un’opera importante per la qualità del contenuto.”,”QMIS-232″ “SHIRER William L.”,”Diario di Berlino, 1934-1947.”,”””Stando nel cuore della cittadella totalitaria ho potuto vedere come Hitler, che agì con un cinismo, una brutalità, una risolutezza e una chiarezza di idee e di intenti quali il continente non aveva più conosciuto da Napoleone in poi, vinceva una battaglia dietro l’altra, riuscendo a unificare la Germania, a riarmarla, a sottomettere e ad annettere i paesi vicini fino a fare del Terzo Reich il padrone incontrastato del continente, e degli infelici popoli i suoi schiavi”” (pag 1-2, prefazione dell’autore) 28 aprile 1939. Hitler minaccia la Polonia (pag 78-79) Primi bombardamenti su Berlino 26-28 agosto 1940 (pag 301-302 304-305)”,”QMIS-259″ “SHIRER William L.”,”Storia del Terzo Reich. Volume primo.”,”Il patto d’acciaio. Per quanto i capi della Wehrmacht non avessero un’alta opinione della potenza militare italiana, a questo punto Hitler insistette perché fosse conclusa un’alleanza militare con l’Italia; un’alleanza, d’altra parte, di cui Mussolini non sembrava essere troppo desideroso. In aprile cominciarono i colloqui tra i due alti comandi, e Keitel comunicò all’OKW la sua «impressione» che né l’organizzazione militare né il riarmo italiani fossero molto avanti. Egli riteneva che una eventuale guerra avrebbe dovuto essere di breve durata; in caso contrario gli italiani non sarebbero stati in grado di resistere (43). … finire (pag 525-526)”,”QMIS-051-FV” “SHIRER William L.”,”Storia del Terzo Reich. Volume secondo”,”Hitler senza piani dopo la battaglia di Francia e d’Europa. Mancava una grande concezione strategica. ‘In una radiotrasmissione del 22 luglio (1940), Lord Halifax respinse ufficialmente l’offerta di pace di Hitler. Benché fosse da aspettarselo, tale rifiuto in un certo modo produsse una scossa nella Wilhelmstrasse, dove quel pomeriggio io trovai molte facce irate. Il portavoce ufficiale del governo ci disse: «Lord Halifax ha respinto l’offerta di pace del Führer. Signori, sarà la guerra!». Era più facile dirlo che farlo. In realtà né Hitler né l’alto comando né gli Stati maggiori dell’esercito, della marina e dell’aviazione avevano mai studiato seriamente il modo con cui una guerra contro la Gran Bretagna avrebbe potuto essere combattuta e vinta. Ora, a metà dell’estate del 1940, non sapevano che fare dei loro splendidi successi; non avevano piani e quasi nessuna voglia di sfruttare le massime vittorie militari che la storia della loro nazione guerriera aveva registrato. Fu questo uno dei maggiori paradossi del Terzo Reich. Proprio quando Hitler si trovava al culmine della sua potenza militare, con la maggior parte del continente europeo ai suoi piedi, con le sue armate vittoriose stanziate dai Pirenei fino al circolo polare artico, e dall’Atlantico fin oltre la Vistola, ormai riposate e pronte per nuove operazioni, egli non aveva nessuna idea sul modo di continuare la guerra fino a una conclusione vittoriosa. Né l’avevano i suoi generali, dodici dei quali ora portavano il bastone di feldmaresciallo. Ciò naturalmente, aveva una sua ragione, benché a quel tempo essa non ci fosse chiara. Nonostante i vantati talenti militari, i tedeschi mancavano d’una grande concezione strategica. I loro orizzonti erano limitati come del resto erano sempre stati – a una ‘guerra terrestre’ contro nazioni vicine del continente europeo. Lo stesso Hitler aveva in orrore il mare (1) e i suoi grandi capitani l’ignoravano quasi del tutto. Avevano una mentalità terrestre e non marittima. E anche se i loro eserciti avrebbero potuto annientare in una settimana le deboli forze terrestri dell’Inghilterra appena avessero trovato il modo di agganciarle, perfino il breve tratto delle acque dello stretto di Dover – così breve, che da una sponda si poteva vedere l’altra – appariva alle loro menti un ostacolo insormontabile, ora che quella splendida estate stava per finire. Naturalmente, ai tedeschi si offriva anche un’altra possibilità. Avrebbero potuto abbattere la Gran Bretagna attaccandola nel Mediterraneo a fianco dell’Italia loro alleata, prendere Gibilterra all’ingresso occidentale di quel mare e, partendo dalle basi italiane dell’Africa settentrionale, spingersi attraverso l’Egitto, passare il canale di Suez e raggiungere l’Iran, tagliando una delle principali arterie dell’impero britannico. Ma ciò richiedeva grandi operazioni oltre mare, a grandi distanze dalle basi della patria; e nel 1940 un piano del genere sembrava oltrepassare i limiti dell’immaginazione tedesca’ (pag 818-819) [(1) «In terra sono un eroe, in acqua un codardo», disse una volta a Rundstedt (Shulman, ‘Defeat in the West’, p. 50)]”,”QMIS-052-FV” “SHIRER William L.”,”Berlin Diary. The Journal of a Foreign Correspondent, 1934-1941.”,”””Goebbels’s propaganda machine, shifting into high gear, discovers today, twenty-four hours after the official announcement that twenty-four persons had been killed by the bombing at Freiburg, that thirteen of the twenty-four were children who were peacefully frolicking on the municipal playground. What were a lot of children doing on a playground in the midst of an air-raid? This particular Goebbels fake is probably produced to justify German killings of civilians on the other side. The Berlin papers have great headlines today about the “”shameful”” protests of the two Low Countries against being invaded”” (pag 336) (Berlin, May 11, 1940) “”La macchina propagandistica di Goebbels, ingranando la marcia, scopre oggi, ventiquattr’ore dopo l’annuncio ufficiale che ventiquattro persone erano state uccise nel bombardamento di Friburgo, che tredici dei ventiquattro erano bambini che se la spassavano pacificamente nel parco giochi municipale. Che cosa facevano tanti bambini in un parco giochi nel bel mezzo di un raid aereo? Questo particolare falso di Goebbels è probabilmente prodotto per giustificare l’uccisione tedesca di civili dell’altra parte. I giornali di Berlino oggi danno grandi titoli sulle proteste “”vergognose”” dei Paesi Bassi contro l’invasione”” (pag 336) (Berlino, 11 maggio 1940)”,”QMIS-041-FSD” “SHIVA Vandana”,”Le guerre dell’acqua.”,”SHIVA Vandana, fisica ed economista indiana, dirige il Centro per la scienza, tecnologia e politica delle risorse naturali di Dehra Dun in India. “”La Banca mondiale non si è limitata a svolgere un ruolo di primo piano nella creazione di una condizione di scarsità d’acqua e inquinamento: ora quella scarsità la sta trasformando in un’opportunità commerciale per le imprese. La Banca mondiale è attualmente impegnata con circa 20 miliardi di dollari in finanziamenti di progetti idrici; di questa somma, 4,8 miliardi riguardano impianti urbani e di purificazione, 1,7 miliardi sono destinati a progetti rurali, 5,4 miliardi a opere di irrigazione, 1,7 miliardi alla produzione di idroelettricità e 3 miliardi a progetti ambientali legati all’acqua. L’Asia meridionale riceve il 20% dei prestiti della Banca mondiale per opere idrauliche. La banca stima il potenziale del mercato dell’acqua intorno a 1000 miliardi di dollari. Dopo il crollo dei titoli tecnologici, la rivista ‘Fortune’ ha identificato nel business dell’acqua il settore più redditizio per gli investitori. Grandi corporation, come il gigante della biotecnologia Monsanto, ha messo gli occhi su questo lucroso mercato. Monsanto sta attualmente progettando il suo ingresso nel business dell’acqua e studia attentamente i finanziamenti disponibili presso gli istituti di sviluppo. (…) La tendenza della Banca mondiale a condizionare i prestiti alla privatizzazione e commercializzazione dell’acqua incontra il totale gradimento della Monsanto, e i due organismi hanno già cominciato a parlare di collaborazione. Monsanto vede con “”particolare entusiasmo il potenziale di partnering con l’International Finance Corporation (Ifc) della Banca mondiale”” (pag 95-96)”,”INDE-022″ “SHIVA Vandana”,”Il mondo sotto brevetto.”,”SHIVA Vandana, fisica ed economista indiana, dirige il Centro per la scienza, tecnologia e politica delle risorse naturali di Dehra Dun in India. E’ tra i massimi esperti internazionali di ecologia sociale. Attivista politica radicale e ambientalista, ha vinto il premio Nobel per la pace nel 1993. Ha al suo attivo varie pubblicazioni.”,”INDE-025″ “SHKLIAREVSKY Gennady”,”Labor in the Russian Revolution. Factory Committees and Trade Unions, 1917-1918.”,”Gennady Shkliarevsky is assistant professor of history at Bard College. He was born in Russia and received his Ph.D. from the University of Virginia. His articles, reviews and translations have appeared in Russian History/ Histoire Russe, The Journal of Modern History, and The Journal of International Studies in Management and Organization. Acknowledgments, Note on Dates and Transliteration, Abbreviations, Introduction, Conclusion, Notes, Selected Bibliography, Index,”,”RIRO-118-FL” “SHLAPENTOKH Dmitry”,”The Counter-Revolution in Revolution. Images of Thermidor and Napoleon at the Time of Russian Revolution and Civil War.”,”Dmitry Shlapentokh is professor of history at Indiana University at South Bend. He is co-author (with Vladimir Shlapentokh) of Soviet ideologies in the Period of Glasnost. Introduction, A Note on Sources, Conclusion, Notes, Index,”,”RIRx-099-FL” “SHLAPENTOKH Dmitry”,”The French Revolution & The Russian Anti-Democratic Tradition. A Case of False Consciousness.”,”Dmitry Shlapentokh is professor of history at Indiana University at South Bend. He is co-author (with Vladimir Shlapentokh) of Soviet ideologies in the Period of Glasnost. Acknowledgements, Preface, Introduction, Conclusion, Notes, Selected Bibliography, Index,”,”RUSx-165-FL” “SHLAPENTOKH Dmitry”,”The French Revolution in Russian Intellectual Life 1865-1905.”,”Dmitry Shlapentokh is professor of history at Indiana University at South Bend. He is co-author (with Vladimir Shlapentokh) of Soviet ideologies in the Period of Glasnost. The French Revolution in Russian Intellectual Life 1865-1905. Acknowledgments, Introduction, Conclusion, Notes, Selected Bibliography, Index,”,”RUSx-167-FL” “SHORE Elliott FONES-WOLF Ken DANKY James P. a cura; saggi di Hartmut KEIL Steven ROWAN John B. JENTZ Ken FONES-WOLF Elliott SHORE Bruce C. NELSON Carol POORE Ruth SEIFERT Richard OESTREICHER Paul BUHLE Dirk HOERDER Moses RISCHIN”,”The German-American Radical Press. The Shaping of a Left Political Culture, 1850-1940.”,”Saggi di Hartmut KEIL Steven ROWAN John B. JENTZ Ken FONES-WOLF Elliott SHORE Bruce C. NELSON Carol POORE Ruth SEIFERT Richard OESTREICHER Paul BUHLE Dirk HOERDER Moses RISCHIN.”,”MUSx-124″ “SHORE Elliott FONES-WOLF Ken DANKY James P. a cura; saggi di Hartmut KEIL Steven ROWAN John B. JENTZ Ken FONES-WOLF Elliott SHORE Bruce C. NELSON Carol POORE Ruth SEIFERT Richard OESTREICHER Paul BUHLE Dirk HOERDER Moses RISCHIN.”,”The German-American Radical Press. The Shaping of a Left Political Culture, 1850-1940.”,”The Emergence of a Multilingual Radical Press. “”The size and growth of Chicago’s socialist movement can be seen from its polyglot press. In 1870 the left offered a socialist critique in al least three languages: ‘Narodni noviny’ (National Gazette), a weekly edited by Lev Palda and J.B. Belohradsky, served the city’s Czechs; ‘Der Deutsche Arbeiter’, a weekly edited by Carl Klings and published by the German Workers’ Protective and Support Society; and ‘Dagslyset’ (Daylight), a monthly edited by Marcus Thrane, aimed at the Dano-Norwegian community. From 1870 to 1886 Chicago’s socialists and anarchists published twenty-two newspapers: eleven in German, five in Danish or Norwegian, four in Czech, and two in English; five werre dailies, eleven weeklies, and two monthlies””. (pag 82) “”Il più duraturo di questi giornali fu pubblicato in tedesco dalla Socialist Publishing Society (SPS). ‘Der Verbote’, il più antico, fu fondato nel 1874 come settimanale, e la società proveniva dalla ‘Verein Verboten’. Nel giugno 1876 la SPS pubblicò un secondo giornale ‘Die Volks-Zeitung’, come trisettimanale. Esso sviluppò le notizie locali, lasciando a ‘Der Verbote’ una puntualizzazione settimanale e una maggiore audience. Nel maggio 1878 ‘Die Fackel’ apparve come un settimanale domenicale; (…)””. (pag 82)”,”EDIx-074″ “SHORTER Edward”,”Famiglia e civiltà.”,”E. Shorter è Associate Professor di storia all’Università di Toronto e Visiting Professor all’Università di Montreal. E’ autore con C. Tilly di ‘Strikes in France, 1830-1968’ (1974) e di ‘The Historian and the Computer’ (1971).”,”STOS-182″ “SHOUP Laurence H. MINTER William”,”Imperial Brain Trust. The Council on Foreign Relations and United States Foreign Policy.”,”””Seguendo un’ iniziale periodo di occupazione, durante il quale gli aspetti della politica di “”dura pace”” svanirono, il Council continuò ad occuparsi delle questioni tedesche. Fu organizzato un gruppo di studio alla fine del 1946 e all’ inizio del 1947 sotto la presidenza di Allen Dulles. La sua mira generale fu definita nell’ articolo dell’ aprile del 1947 su ‘Foreign Affairs’ da Allen Dulles: “”Alternatives for Germany””. L’ articolo enfatizzava l’ importanza di integrare la Germania in una (framework) sovrastruttura europesa (e in particolare in una struttura europea occidentale), con varie conseguenze, tra cui, la ripresa dell’ economia tedesca secondo linee capitalistiche e stretti limiti sulle riparazioni”” (pag 194)”,”USAP-050″ “SHOURIE Arun”,”Eminent Historians. Their technology, their line, their fraud.”,”SHOURIE Arun, è un noto commentatore di affari politici indiani.”,”INDx-130″ “SHOWALTER Dennis E.”,”The Wars of Frederick the Great.”,”SHOWALTER è prefessore di storia al Colorado College, Colorado Springs.”,”GERQ-031″ “SHUKMAN Harold”,”Lenin and the Russian Revolution.”,”Preface, Introduction, Postscript, References, Suggested further reading, index.”,”LENS-011-FL” “SHUKMAN Harold”,”The Russian Revolution.”,”Harold Shukman is former Director of the Russian and East European Centre, St Antony’s College, and Lecturer in Modern Russian History at the University of Oxford. Preface, List of Dates, Postscript, Notes, Further Reading, Index, Sutton Pocket Histories,”,”RIRx-102-FL” “SHUKMAN Harold a cura, collaborazione di Richard ABRAHAM Edward ACTON John BIGGART Edward BRAUN William E. BUTLER Francis CONTE Nadia DIUK Alec NOVE ed altri”,”The Blackwell Encyclopedia of the Russian Revolution.”,”Harold Shukman is former Director of the Russian and East European Centre, St Antony’s College, and Lecturer in Modern Russian History at the University of Oxford. Preface, Acknowledgements, List of Contributors, Editorial Notes, Biographies A-Z, Index, Table, Figure,”,”RIRO-177-FL” “SHUKMAN Harold a cura, Contributors by Richard ABRAHAM Edward ACTON John BIGGART Edward BRAUN William E. BUTLER Francis CONTE Nadia DIUK Alec NOVE ed altri”,”The Blackwell Encyclopedia of the Russian Revolution.”,”Harold Shukman is former Director of the Russian and East European Centre, St Antony’s College, and Lecturer in Modern Russian History at the University of Oxford. Preface, Acknowledgements, List of Contributors, Editorial Notes, Biographies A-Z, Index, Table, Figure,”,”RIRO-179-FL” “SHUO Wang”,”Scherzando col fuoco. Romanzo.”,”Nato a Nanchino nel 1958, WANG SHUO ha già al suo attivo più di 20 romanzi ed è l’autore più letto in Cina dove ha venduto oltre dieci milioni di copie prima di essere colpito dalla censura.”,”CINx-058″ “SHÛSUI Kôtuku”,”L’impérialisme, le spectre du XXe siècle.”,”””C’est là un bouleversement fondamental sur le plan politique qui le conduira à une évolution rapide et constante de ses positions, en particulier lors de son séjour aux Etats-Unis, à sa sortie de prison entre 1905 et 1906. Il cherche inlassablement à connaître et comprendre les mouvements révolutionnaires dans le monde, en Europe, en Russie, en Chine et aux Etats-Unis. La rupture qu’il institue contribue à la formation d’un mouvement politique lié aux mouvement d’opposition du monde entier. A notre sens, cet aspect est tout aussi essentiel, sinon plus, que le pacifisme, considéré comme le fil rouge du mouvement socialsta japonais par l’historien Ôkôchi Kazuo. Deux ans plus tard, le ‘Heimin shinbun’ sera le porte-parole de ce mouvement pacifiste et socialiste, mais la publication du texte de Kôtuku, d’après Ôkôchi, comporte une signification historique (….). Si ‘L’Impérialisme’ ouvre la voie au mouvement pacifiste, il est avant tout une dénonciation du patriotisme, du chauvinisme et de la xénophobie.”” (pag 55-56″,”MJAx-023″ “SHY John”,”Toward Lexington. The Role of the British Army in the Coming of the American Revolution.”,”SHY John Willard: (23 marzo 1931 – 8 aprile 2022). Storico militare e professore emerito presso l’Università del Michigan. Approfondì l’interazione tra esercito, politica e società, principalmente nei periodi coloniale e rivoluzionario della storia americana. Nato in Ohio, frequentò l’Accademia militare degli Stati Uniti. Si laureò in Storia presso l’Università di Princeton nel 1961 con la tesi “”L’esercito britannico in Nord America, 1760-1775. <<“”Soldati in Nord America prima del 1760″”. Due nomi conosciuti da ogni scolaretto americano, John Smith e Miles Standish, illustrano una verità trascurata sull’insediamento inglese nel Nord America: la colonizzazione era un’operazione militare. I capitani Smith e Standish erano soldati e la loro esperienza militare non era l’ultimo motivo della loro presenza tra i primi coloni. In un’epoca in cui gli stati europei più avanzati dipendevano sempre più da eserciti mercenari di lungo servizio, Smith e Standish e alcuni altri soldati professionisti non così conosciuti aiutarono i Virginiani e i Pellegrini a far rivivere un’istituzione medievale in decadenza: la milizia. (…) questi soldati (li) organizzarono e addestrarono.>> (pg 3, trad. d. r.)”,”QMIx-214-FSL” “SHY John”,”A People Numerous & Armed. Reflections on the Military Struggle for American Independence.”,”SHY John Willard: (23 marzo 1931 – 8 aprile 2022). Storico militare e professore emerito presso l’Università del Michigan. Approfondì l’interazione tra esercito, politica e società, principalmente nei periodi coloniale e rivoluzionario della storia americana. Nato in Ohio, frequentò l’Accademia militare degli Stati Uniti. Si laureò in Storia presso l’Università di Princeton nel 1961 con la tesi “”L’esercito britannico in Nord America, 1760-1775. Il testo è una raccolta di dodici saggi scritti da SHY John alla fine degli anni ’60 e primi anni ’70 durante la sua carriera di storico presso l’Università del Michigan <> (pag 138, trad. d. r.)”,”QMIx-215-FSL” “SICHIROLLO Livio, a cura di Antonio A. SANTUCCI”,”Dialettica.”,”Livio Sichirollo (1928-2002) è stato professore ordinario di Filosofia morale nelle università di Roma, Milano, Urbino. Fra le sue opere ‘Ritratto di Hegel’ (1996). Contiene: – capitolo 7: Da Kant a Hegel: ragione, storia, dialettica – capitolo 8: ‘Marx e Engels. La dialettica realizzata e la fine della dialettica (pag 193-218) [rapporto Hegel-Marx ecc.] “”Ciò che distingue Marx e coloro che da Marx discendono, Engels compreso, è la configurazione della dialettica come metodo. Non possiamo, e non intendiamo farlo, citare i numerosi passi che possono dimostrare questa tesi (…). Basterà ricordare il celeberrimo ‘Poscritto’ alla II edizione del I volume del ‘Capitale’ (1873) dove Marx definisce «il mio ‘metodo’ dialettico», distinguendolo da quello hegeliano, che ne è «direttamente l’opposto». Leggiamo questa pagina di Marx e lasciamo da parte ogni commento: «Per Hegel il processo del pensiero, che egli trasforma addirittura in soggetto indipendente col nome di Idea, è il demiurgo del reale, che costituisce a sua volta solo il fenomeno esterno dell’idea o processo del pensiero. Per me, viceversa, l’elemento ideale non è altro che l’elemento materiale trasferito e tradotto nel cervello degli uomini. Ho criticato il lato mistificatore della dialettica hegeliana quasi trent’anni fa, quando era ancora la moda del giorno. Ma proprio mentre elaboravo il primo volume del ‘Capitale’, i molesti, presuntuosi e mediocri epigoni che ora dominano nella Germania colta si compiacevano di trattare Hegel come ai tempi di Lessing, il bravo Moses Mendelssohn trattava lo Spinoza: come un “”cane morto””. Perciò mi sono professato apertamente scolaro di quel grande pensatore, e ho perfino civettato qua e là, nel capitolo della teoria del valore, col modo di esprimersi che gli era peculiare. La mistificazione alla quale soggiace la dialettica nelle mani di Hegel non toglie in nessun modo che egli sia stato il primo ad esporre ampiamente e consapevolmente le forme generali del movimento della dialettica stessa. In lui essa è capovolta. Bisogna rovesciarla per scoprire il nocciolo razionale entro il guscio mistico. Nella sua forma mistificata, la dialettica divenne una moda tedesca, perché sembrava trasfigurare lo stato di cose esistente. Nella sua forma razionale, la dialettica è scandalo e orrore per la borghesia e pei suoi corifei dottrinari, perché nella comprensione positiva dello stato di cose esistente include simultaneamente anche la comprensione della negazione di esso, la comprensione del suo necessario tramonto, perché concepisce ogni forma divenuta nel fluire del movimento, quindi anche dal suo lato transeunte, perché nulla la può intimidire ed essa è critica e rivoluzionaria per essenza». Dobbiamo supporre che nel 1873, quanto al metodo, Marx sapesse quello che scriveva. Il metodo è o almeno si annuncia qui sia come quello, diciamo pure, del movimento degli opposti sia come quello della relazione o contrapposizione di elementi che fra loro interagiscono. Non c’è dubbio alcuno che Marx schematizza, cioè presenta concettualmente i risultati delle sue ricerche, e quindi troviamo il riferimento più preciso nello stesso Marx, in quella ‘Prefazione’ all’opera già citata del 1859, dove è configurata la cosiddetta dialettica struttura-sovrastruttura. Leggiamo anche questo testo: «Il risultato generale al quale arrivai e che, una volta acquisito, mi servì da filo conduttore nei miei studi, può essere brevemente formulato così: nella produzione sociale della loro esistenza, gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, in rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle loro forze produttive materiali. L’insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, ossia la base reale sulla quale si eleva una sovrastruttura giuridica e politica e alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale. Il modo di produzione della vita materiale condiziona, in generale, il processo sociale, politico e spirituale della vita. Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza. A un dato punto del loro sviluppo, le forze produttive materiali della società entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti, cioè con i rapporti di proprietà (che ne sono soltanto l’espressione giuridica) dentro i quali tali forze per l’innanzi s’erano mosse. Questi rapporti, da forme di sviluppo delle forze produttive, si convertono in loro catene. E allora subentra un’epoca di rivoluzione sociale. Con il cambiamento della base economica si sconvolge più o meno rapidamente tutta la gigantesca sovrastruttura. Quando si studiano simili sconvolgimenti, è indispensabile distinguere sempre fra lo sconvolgimento materiale delle condizioni economiche della produzione, che può essere constatato con la precisione delle scienze naturali, e le forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche o filosofiche, ossia le forme ideologiche che permettono agli uomini di concepire questo conflitto e di combatterlo. Come non si può giudicare un uomo dall’idea che egli ha di se stesso, così non si può giudicare una simile epoca di sconvolgimento dalla coscienza che essa ha di se stessa; occorre invece spiegare questa coscienza con le contraddizioni della vita materiale, con il conflitto esistente tra le forze produttive della società e i rapporti di produzione. Una formazione non perisce finché non si siano sviluppate tutte le forze produttive a cui può dare corso; nuovi e superiori rapporti di produzione non subentrano mai, prima che siano maturate in seno alla vecchia società le condizioni materiali della loro esistenza. Ecco perché l’umanità non si propone se non quei problemi che può risolvere, perché, a considerare le cose dappresso, si trova sempre che il problema sorge solo quando le condizioni materiali della sua soluzione esistono già o almeno sono in formazione» (6). Di Engels ricordiamo subito i due grandi testi sulla ‘Dialettica della natura’ e l”Antidühring’ (un capitolo di quest’ultimo è di Marx, e la cosa non va sottovalutata ()) (7), dove egli si studiò di applicare la metodologia dialettica elaborata da e con Marx alle scienze naturali”” [note (6) ‘Per la critica’, cit, pp. 4-6…; (7) Roma, 1974 (…)] (pag 194-197) [capitolo 8: ‘Marx e Engels. La dialettica realizzata e la fine della dialettica’] (in) Livio Sichirollo, ‘Dialettica’, Roma, 2003 “”Scrive Engels nella seconda prefazione all’Anti-Dühring (1885): “”Noto di passaggio che, poiché la maniera di vedere le cose qui sviluppata per la massima parte è stata fondata e sviluppata da Marx e solo in minima parte da me, si intende che la mia esposizione non poteva aver luogo senza che egli ne fosse a conoscenza. Prima di darlo alle stampe gli lessi tutto il manoscritto, e il decimo capitolo della sezione riguardante l’economia («Dalla “”storia critica””» (Seconda sezione, Economia politica, ndr)) è scritto da Marx e io ho dovuto solo, per considerazioni estrinseche, con mio rincrescimento, abbreviarlo un poco. Da sempre è stata appunto nostra consuetudine prestarci vicendevolmente aiuto quando si trattava di materie specialistiche”” (K. Marx, F. Engels, Opere, Editori Riuniti, Roma, vol. XXV, 1974, a cura di Fausto Codino, pag 7)”” (ndr)”,”HEGx-034″
“SICILIANI DE CUMIS Nicola”,”Filosofia e università. Da Labriola a Vailati, 1882-1902.”,”SICILIANI DE CUMIS Nicola è ordinario di Pedagogia generale presso l’ Università ‘La Sapienza’ di Roma. Le sue ricerche concernono soprattutto temi e problemi della cultura filosofica europea tra Otto e Novecento e l’ insegnamento della storia, della filosofia, della pedagogia, in Italia. Ha curato l’ edizione degli Scritti liberali (1981) e degli ‘Scritti pedagogici’ di Antonio LABRIOLA. “”Nel luglio scorso il prof. A. Labriola pubblicava, in una lettera diretta alla “”Tribuna”” giornale di Roma, una sua proposta di conferimento della laurea in filosofia, da discutersi nel primo Congresso Universitario, che si tenne poi a Milano alla fine del passato settembre. La proposta fu effettivamente dibattuta in quel Congresso, che l’ accolse assai favorevolmente e l’ approvò, salvo il modo di attuazione, nella seduta del 28 settembre, dopo una relazione del Prof. Gentili, e uno splendido discorso di Ruggero Bonghi. Il pubblico e generalmente i professori universitari l’ avevano già molto apprezzata e parecchi articoli, usciti in accreditati periodici di Roma, di Firenze ecc., l’ avevano discussa, e questo interessamento non comune basterebbe a dimostrarne la importanza.”” (pag 143, Luigi Ferri)”,”LABD-052″
“SICILIANI DE CUMIS Nicola a cura; contributi di Marco Maria OLIVETTI Aldo Giovanni RICCI Luigi LONDEI Ignazio VOLPICELLI Maria Grazia BRANCHETTI Marco DORMINO Marco Antonio D’ARCANGELI Roberto SANDRUCCI Fulvio TESSITORE Emidio SPINELLI Giuseppe BONCORI Germana RECCHIA Anna MATELLICANI Tiziana PANCRAZI Girolamo de LIGUORI Gregorio DE-PAOLA Giovanni MASTROIANNI Luigi PUNZO Maria Pia MUSSO Vincenzo ORSOMARSO Carmela COVATO Laura BELLAGAMBA Federico RUGGIERO Giovanna DI-DIECO Amelia BROCCOLI Alessandro SANZO Franco FERRAROTTI Luigi BASSO Valentina MARRUZZO Francesco ADORNO Giacomo CIVES Remo REMOTTI”,”Antonio Labriola e la sua Università. Mostra documentaria per i settecento anni della “”Sapienza”” (1303-2003). A cento anni dalla morte di Antonio Labriola (1904-2004).”,”Contributi di Marco Maria OLIVETTI Aldo Giovanni RICCI Luigi LONDEI Ignazio VOLPICELLI Maria Grazia BRANCHETTI Marco DORMINO Marco Antonio D’ARCANGELI Roberto SANDRUCCI Fulvio TESSITORE Emidio SPINELLI Giuseppe BONCORI Germana RECCHIA Anna MATELLICANI Tiziana PANCRAZI Girolamo de LIGUORI Gregorio DE-PAOLA Giovanni MASTROIANNI Luigi PUNZO Maria Pia MUSSO Vincenzo ORSOMARSO Carmela COVATO Laura BELLAGAMBA Federico RUGGIERO Giovanna DI-DIECO Amelia BROCCOLI Alessandro SANZO Franco FERRAROTTI Luigi BASSO Valentina MARRUZZO Francesco ADORNO Giacomo CIVES Remo REMOTTI Antonio Labriola e il revisionismo. “”Sarebbe appunto la sua rigida ortodossia a impedirgli di raccogliere la sfida di Sorel: “”Vorrei proprio che alla fine Labriola facesse proprio un libro di storia, mostrando come si applica il materialismo storico; lo ha promesso, ma non lo dà affatto. Suppongo che egli stesso sia imbarazzato a giustificare la dottrina che ha esposto e provare che essa è la ‘spiegazione’ della storia”” (lettera a Croce del 27 dicembre 1898). La corrispondenza degli anni 1897-1900 testimonia in realtà la sensibilità di Labriola nei condronti di quelle novità a cui amavano rifarsi “”i crisisti”” per giustificare la loro revisione: “”Il socialismo entrerà in un lungo periodo di crisi. Le stesse teorie marxistiche (parlo delle vere) sono oramai inedeguate ai nuovi fenomeni economico-politici dell’ultimo ventennio”” (lettera di Labriola a Romeo Soldi del 31 agosto 1896). “”Mi riconfermo nella mia persuasione; che ho dal 1896, e cioè che il socialismo è entrato in un periodo di lunga pausa. (…) Indici del fatto sono il permanere della Russia nello stato quo – il russificarsi della Prussia – l’ arersto della rivoluzione in Italia – il risorgere del cattolicesimo. Cause (…) il campo nuovo aperto al capitale dalla politica coloniale, la relativa resistenza dell’ artigianato e della piccola proprietà. L’ ignoranza delle moltitudini e la obesità del partito socialista”” (lettera a Kautsky del 5 ottobre 1900). Lo sforzo per così dire “”revisionistico”” di Labriola sembra tuttavia attenuarsi di fornte agli effetti politici del dibattito e alla situazione difficile per il debole movimento operaio italiano, dopo il maggio 1898″”. (pag 254-255) (f. Gregorio De-Paola) Scontro Labriola – Sorel. “”Ma l’ intervento di Sorel nella polemica sulla teoria del valore, e più ancora, la pubblicazione dell’ articolo su ‘La crisi del socialismo scientifico’ (‘Critica sociale’, maggio 1898), vero e proprio manifesto del revisionismo, sorprendono Labriola che comincia a interrogarsi sulla competenza teorica del suo interlocutore: “”Ho potuto imparare: 1. che lui non sa una parola di tedesco. 2. che lui non ha studi speciali di economia. 3. che lui si aggira sempre nella lettura di libri correnti. 4. che lui fa servire la sua scienza a sfogo dei cattivi umori che ha contro Lafargue, Guesde e altrettali minorum gentium”” (lettera di Labriola a Croce del 31 maggio 1898).”” (pag 255) (f. Gregorio De-Paola)”,”LABD-061″
“SICILIANI-DE-CUMIS Nicola”,”Studi su Labriola.”,”Nicola Siciliani de Cumis (Catanzaro 1943) ha pubblicato numerosi saggi d’argomento filosofico e politico, rivolgendo soprattutto la sua attenzione alla figura e all’opera di Antonio Labriola (ha curato tra l’altro un’edizioni ‘I problemi della filosofia della storia’ (Morano, Napoli, 1976) e ha aggiornato e accresciuto la ‘Bibliografia’ in appendice ai ‘Saggi sul materialismo storico’ a cura di V. Gerratana e A. Guerra. E’ autore di ‘Filosofia ed Università. Da Labriola a Vailati 1882-1902’ (con prefazione di Eugenio Garin) (Urbino, Argalia, 1975). Contiene: Parte quinta: Appunti sulla fortuna del Labriola: lettere di Benedetto Croce e Giovanni Gentile (pag 347-386)”,”LABD-113″
“SICILIANI-DE-CUMIS Nicola”,”Ipotesi su Labriola recensore per «La cultura» di Ruggero Bonghi (1883-1890).”,”Si tratta del periodo che precede il ’90 data chiave in cui comincia il carteggio con Engels Labriola dal liberalismo al socialismo”,”LABD-116″
“SICILIANI-DE-CUMIS Nicola”,”Per una «autobiografia» intellettuale e politica di Antonio Labriola.”,”””Un passaggio obbligato, tradizionalmente, riferendo della genesi di Labriola (pro e contra) in base alla sua stessa testimonianza, è il rapporto con Engels (…)”” (pag 775)”,”LABD-004-FGB”
“SICURI Fiorenzo a cura; saggi di G. SANTOMASSIMO L. CASALI M. PALAZZI D. GAGLIANI U. SERENI F. ZANARDI G. BOTTIONI A. MORA P. CALZOLARI M. GIUFFREDI D. CISARRI V. BERNAZZOLI”,”Comunisti a Parma. Atti del convegno tenutosi a Parma il 7 novembre 1981.”,”Saggi di G. SANTOMASSIMO L. CASALI M. PALAZZI D. GAGLIANI U. SERENI F. ZANARDI G. BOTTIONI A. MORA P. CALZOLARI M. GIUFFREDI D. CISARRI V. BERNAZZOLI. “”Nasceva su queste basi, che erano insieme ideologiche, culturali, esistenziali nel senso più lato del termine, una nuova “”parmigianità”” che vivificava nel culto del primato della città, tornata adesso a brillare nel firmamento internazionale, ma non più per lo splendore della corte, bensì come avamposto della rivoluzione. I dirigenti del sindacalismo rivoluzionario, a cominciare da Tullio Masotti che nella primavera del 1909 aveva assunto la segreteria camerale, operavano consapevolmente, rappresentandosi come i più sicuri custodi della tradizione “”democratico-sovversiva”” della città (…). E Masotti nel giugno 1911 invitava Filippo Tommaso Marinetti a parlare alla Camera del Lavoro su “”Bellezza e necessità della violenza””. (…) Avendo presenti le coordinate dentro le quali si svolge il “”caso Parma””, non può stupire verificare come alle notizie dello scoppio della guerra in Europa l’ ambiente entrasse in ebollizione. Se aggiungiamo poi che in quel periodo aveva ripreso a battere Parma un personaggio come Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, legato strettamente a De Ambris ed anche a Bottai, che da sempre predicava la necessità di una “”nazionalizzazione delle masse””, ed esaltava il “”patriottismo rivoluzionario”” per la salvezza della “”civiltà latina”” minacciata da “”teutoni dai freddi occhi celesti””, allora anche la scelta interventista del gruppo dirigente sindacalista appare ben altro che una improvvisazione o un “”salto nel buio””, come, invece, da più parti si è voluto vedere””. (pag 189-190)”,”MITC-060″
“SICURI Fiorenzo, con un saggio di William GAMBETTA”,”Il guerriero della rivoluzione. Contributo alla biografia di Guido Picelli.”,”Laureato in filosofia e insegnante nei licei l’autore sta svolgendo studi sul regime fascista, nel dottorato di ricerca in storia contemporanea presso l’Università di Parma. E’ autore di saggi sulla storia contemporanea parmense. “”Sebbene molti avessero la percezione che l’ondata rivoluzionaria del primo dopoguerra si fosse esaurita con la fine del 1920, nella sinistra massimalista, comunista e anarchica era invece generale la convinzione che sarebbe a breve intervenuta una seconda ondata carica di potenzialità rivoluzionarie (la stessa Internazionale Comunista, in quel periodo, alimentava tale convinzione al riguardo della situazione italiana). Identico convincimento soggiaceva anche alle posizioni di De Ambris, che rimase persuaso delle possibilità della rivoluzione ancora dopo la marcia su Roma (373). Di qui il duplice scopo delle milizie proletarie create nell’estate del 1921. Non è facile fornire statistiche sulla loro forza. Secondo il prefetto di Parma, la legione corridoniana aveva oltre mille aderenti (ma sembra cifra eccessiva) (374). Da fonte analoga si ricava che, nell’estate del 1921, gli arditi del popolo erano «un centinaio circa, tutti giovani comunisti ed anarchici, molti dei quali pregiudicati per reati comuni» (375). Successive ricerche nei casellari politici della Questura di Parma e dell’Archivio Centrale dello Stato hanno portato al reperimento di circa 310 biografie di arditi del popolo (376), mentre indagini sui giornali coevi e negli atti giudiziari ne aggiungono una settantina. Si può, quindi, presumere che la dimensione quantitativa di questa formazione, nel suo massimo sviluppo, fosse sui 400 membri (377). Complessivamente, possiamo valutare che nelle milizie della sinistra parmense si raccogliessero all’incirca milletrecento – millequattrocento uomini; un altro uno per cento della popolazione maschile adulta, che si aggiungeva all’uno per cento delle squadre d’azione fasciste. Gli arditi del popolo, la legione corridoniana e le squadre d’azione fascista non furono le uniche formazioni armate nel 1921-1922. Per avere l’intero spettro di tali formazioni, esistenti nel parmense, si aggiunga che nel maggio-giugno 1921 sarebbe stata fondata anche un’organizzazione di difesa cattolica, i gruppi Avanguardia cattolica e dei Ciclisti bianchi (378) (e poniamo l’affermazione al condizionale, perché non si hanno tracce di tale formazione nei documenti coevi di polizia); inoltre, che il neonato e minuscolo Partito Comunista d’Italia, dopo una prima adesione agli arditi del popolo, fondò nell’agosto del 1921 proprie squadre armate (379); infine, che nel 1922 la sezione parmense dell’Associazione Nazionalista Italiana formò a propria volta un reparto militare di “”camice azzurre””, i Sempre Pronti per la Patria e per il Re. Il bacino di arruolamento degli arditi del popolo era in buona parte costituito dagli iscritti alla Lega Proletaria, similmente alla guardie rosse del 1919-1920 (380), e, come gli squadristi, anch’essi erano giovani e giovanissimi (il 77% aveva tra i diciotto e i ventisette anni). Gli arditi del popolo, dal punto di vista sociale, provenivano perlopiù dal proletariato e dal sottoproletariato urbano, ma non mancavano gli artigiani, e fu soprattutto un movimento cittadino, con limitate propaggini nella campagna (381)”” (pag 128-129) [note: (373) Cfr. il commento di De Ambris alla marcia su Roma in “”L’Internazionale””, 14 ottobre 1922, “”La sintesi rivoluzionaria””; (374) La cifra è fornita in E. Francescangeli, ‘Arditi del popolo. Argo Secondari e la prima organizzazione antifascista (1917-1922)’, cit., p. 222, che riprende il dato da una comunicazione del prefetto in ACS, M.I., DGPS, DAGR, CA, 1922, b 28; (375) Rapporto del prefetto dell’8 agosto 1921, (…) I trecentocinquanta arditi indicati per l’estate 1921 nella tabella in E. Francescangeli, ‘Arditi (…)’, cit., p. 256, sembrano derivare dalla somma della cifra indicata dal prefetto che abbiamo riportato e da una stima quantitativa, sempre del prefetto, di una formazione militare del Collecchio, (…) che peraltro non è ascrivibile o quantomeno non è del tutto ascrivibile agli arditi del popolo; (376) La cifra proviene da una ricerca di W. Gambetta, ‘L’esercito proletario dei Guido Picelli (1921-1922), cit., p. 28); (377) Stando ai ricordi di un deputato massimalista, Ezio Riboldi, nel maggio 1924 Picelli affermò di aver avuto con sé, per la difesa di Parma nelle giornate dell’agosto 1922, «seicento proletari armati» (E. Riboldi, ‘Vicende socialiste. Trent’anni di storia italiana nei ricordi di un deputato massimalista’, intr. di Giuseppe Tamburrano, Milano, 1964, “”La rivolta di Parma””); prese alla lettera, le affermazioni di Picelli portano al calcolo di trecentoventi arditi (al massimo) nelle squadre combattenti, a cui sono probabilmente da aggiungersi gli addetti ai servizi dell’«esercito proletario» e forse anche arditi dei comuni extracittadini; (378) Su cui v. W. Gambetta, ‘Nemici a confronto. Movimento cattolico e sinistra nella Parma del primo dopoguerra (1919-1922), in Giorgio Vecchio e Matteo Truffelli (a cura di), ‘Giuseppe Micheli nella storia d’Italia e nella storia di Parma’, Roma, 2002, pp. 354, e la bibliografia ivi indicata. Su scala nazionale, v. Adolfo Fiorani e Achille Lega, ‘1948: tutti armati: cattolici e comunisti pronti allo scontro’, Milano, 1998, pp. 42 e sgg.; (379) Già nel marzo del 1921 il Comitato Esecutivo del PCd’I aveva dato istruzioni affinché i comunisti iniziassero l’opera di costituzione delle prime squadre armate di partito e fu formata un’apposita branca di lavoro illegale, l’Ufficio I, diretto da Bruno Fortichiari (). Dal maggio 1921, fu creato un apparato segreto, parallelo all’apparato del partito, per l’attività illegale, che si occupava della formazione e della direzione delle squadre, del lavoro antimilitarista nell’esercito ed altre attività extralegali: un complesso di azioni nelle quali era particolarmente impegnata la Federazione Giovanile Comunista d’Italia. Formatisi in giugno su scala nazionale gli Arditi del Popolo, dopo un primo periodo di incertezza, durante il quale numerosi comunisti in varie provincie si arruolarono nelle formazioni degli arditi e non raramente le costituirono, in luglio il Comitato Esecutivo emanò le direttive per l’inquadramento militare di partito e ai primi di agosto il PCd’I diede ordine ai militanti di uscire dagli arditi perché «l’inquadramento militare rivoluzionario del proletariato deve essere a base di partito, strettamente collegato alla rete degli organi politici del partito» (v. il comunicato del Comitato Esecutivo in Partito Comunista d’Italia, ‘Manifesti e altri documenti politici’ (21 gennaio – 31 dicembre 1921), Roma, s.d., p. 80-81. (…); () v. pure la testimonianza di Bruno Fortichiari in ‘Comunismo e revisionismo in Italia’, Torino, 1978, ndr]”,”MITT-386″
“SIDDIQA Ayesha”,”Military Inc. Inside Pakistan’s Military Economy.”,”Ayesha Siddiqa è una analista militare con PhD in ‘War Studies’ dal King’s College, London. Collabora stabilmente con ‘Jane’s Defence Weekly’ (2007). E’ stata ‘Pakistan Scholar’ presso il Woodrow Wilson Center for International Scholars a Washington. E’ autrice di ‘Pakistan’s Arms Procurement and Military Buildup, 1979-99’ (2001). “”Stephen P. Cohen also mentions an elite partnership in his latest book, ‘The Idea of Pakistan’. He is of the view that the country is basically controlled by a small but ‘culturally and socially intertwined elite’, comprising about 500 people who form part of the establishment. Belonging to different subgroups, these people are known for their loyalty to the ‘core principles’ of a central state [Cohen, 2004, p. 69]. These key principles include safeguarding the interests of the dominant classes. The continuous role of the military as an arbiter is both a cause and effect of the lopsided behaviour of the dominant classes, especially the political leadership. The very fact that the prominent politicians continue to use the military as a political balancer of power, and refuse to negotiate their power or power interests through democratic means, allows the armed forces to play a dominant role”” (pag 103)”,”PAKx-019″
“SIDNEY Edwin”,”The Life of Lord Hill.”,”Autore: SIDNEY Edwin: (1798? – 1872). Reverendo. Rettore di Little Cornard, Suffolk, e capellano domestico del visconte HILL. Autore di “”The Life of the Rev. Rowland Hill””. Biografia con parte del carteggio del Generale dell’esercito britannico (e Deputato) aristocratico HILL Rowland, 1° Visconte Hill, GBC, GCH (antichi Ordini Reali). Nato l’11 agosto 1772 e morto il 10 dicembre 1842. Prestò servizio nelle guerre napoleoniche (Guerra Peninsulare e Waterloo) come Comandante di Brigata, Divisione e Corpo. Divenne Comandante in capo dell’Esercito britannico nel 1828. Apprezzato dai soldati che comandava, era soprannominato “”Daddy Hill””. Nella battaglia di Waterloo comandò il 2° Corpo. Guidò la carica della Brigata di Sir ADAM Frederick contro la Guardia Imperiale. Si ritenne fosse caduto nella mischia, fuggì illeso e dopo la battaglia ebbe a scrivere alla sorella: <>. All’Incoronazione di Giorgio IV portò lo Stendardo d’Inghilterra nella processione. Dal 1828 al 1842 succedette al Duca di WELLINGTON come Comandante in capo delle forze armate. Fu nominato Governatore di Plymouth il 18 giugno 1830 e divenne Visconte Hill di Almaraz il 22 settembre 1842. HILL non si sposò mai e alla sua morte il titolo di baronetto passò a Hill Rowland, 2° visconte Hill, figlio del fratello defunto John. Anche i suoi fratelli Thomas, Robert e Clement seguirono la carriera militare e parteciparono alla battaglia di Waterloo. (Trad. d. r. di alcune note biografiche).”,”QMIx-199-FSL”
“SIEBURG Friedrich”,”La France de la Royauté à la Nation, 1789-1848.”,”La rivoluzione francese e la scienza. “”Lavoisier, il chimico che ha scoperto l’ acido carbonico e studiato il comportamento dei corpi allo stato gassoso, l’ uomo che ha, per primo, esposto la teoria secondo cui “”in natura nulla si crea, nulla si distrugge””, il grande Lavoisier è arrestato nel suo laboratorio per aver ottenuto dal Re il posto di ‘fermier général’. Non ha paura della morte, ma vorrebbe condurre a termine una importante esperienza. Il tribunale gli rifiuta la grazia e motiva il suo arresto e la morte: “”La Repubblica non ha bisogno né di scienziati né di chimici!””. Pure Condorcet prende il cammino verso l’ oscuro regno del nulla. Egli, il matematico, filosofo, “”fisiocratico””, membro della Convenzione in cui predica la moderazione, benché veda chiaramente l’ impossibilità di accordarsi con gli estremisti. Egli protesta contro l’ annientamento dei Girondini. Tenta di fuggire. Lo arrestano. Sfugge all’ esecuzione assorbendo una forte dose di veleno. Aveva appena terminato il libro: “”Considerazioni sul progresso dello spirito umano””. (pag 103)”,”FRAN-073″
“SIEDENTOP Larry”,”La democrazia in Europa.”,”Larry Siedentop insegna Storia del pensiero politico nell’Università di Oxford.”,”EURx-101-FL”
“SIEFERLE Rolf Peter”,”Karl Marx zur Einführung.”,”””Marx hinterließ vielmehr bei seinem Tod ein gewaltiges Konvolut von Exzerpten und Skizzen, aus denen Friedrich Engels die Bände 2 (1885) und 3 (1894) zusammenstellte, worauf schließlich weitere drei Bände mit ökonomischen Manuskripten folgten, die Karl Kautsky in den Jahren 1905 bis 1910 unter dem Titel ‘Theorien über den Mehrwert’ herausgab. Die ökonomischen Manuskripte, die Marx zwischen 1857 und 1867 verfasste, sind mittlerweile zum größten Teil im Rahmen der MEGA veröffentlicht worden. Es handelt sich hierbei um die folgenden Konvolute: Zeitraum 1857/58; 1858-61; 1861-63; 1863-67; 1867-1871; nach 1871 – Mega II.1; II.2; II.3; II.4; II.11; II.12 – Inhalt: Grundrisse; Zur Kritik der Politischen Ökonomie; Manuskript in 23 Heften; Manuskript der Ökonomiekritik; Manuskript, das Engels 1885 als Kapita Bd 2; kleinere Skizzen”” [Rolf Peter Sieferle, Karl Marx zur Einführung, 2007] (pag 49-50)”,”MADS-536″
“SIEGEL Jennifer”,”Endgame. Britain, Russia and the Final Struggle for Central Asia.”,”Jennifer Siegel undertook her research at Yale University and now teaches history at the University of Pennsylvania. Foreword by Paul KENNEDY, Acknowledgements, Note on Text, Introduction, Notes, Bibliography, cartina, Index,”,”ASIx-010-FL”
“SIEGEL Jennifer”,”Endgame. Britain, Russia and the Final Struggle for Central Asia.”,”Jennifer Siegel undertook her research at Yale University and now teaches history at the University of Pennsylvania. Foreword by Paul KENNEDY, Acknowledgements, Note on Text, Introduction, Notes, Bibliography, cartina, Index,”,”RAIx-053-FL”
“SIEGEL Paul N.”,”The gathering storm.”,”Siegel shows how Shakespeare’s most poweeful characters are caught and torn by the conflicts of the age. Professor Paul N. Siegel is a distinguished Shakespearian scholar. Introduction by Mike GONZALES, Notes, Works cited, Index,”,”UKIx-012-FL”
“SIEGELBAUM Lewis H. SUNY Ronald Grigor a cura; saggi di Victoria E. BONNELL Sheila FITZPATRICK Heather HOGAN Diane P. KOENKER Hiroaki KUROMIYA Moshe LEWIN Daniel ORLOVSKY Gabor T. RITTERSPORN Lewis H. SIEGELBAUM S.A. SMITH Mark D. STEINBERG Ronald Gregor SUNY Chris WARD Reginald E. ZELNIK”,”Making Workers Soviet. Power and Class and Identity.”,”Saggi di Victoria E. BONNELL, Sheila FITZPATRICK, Heather HOGAN, Diane P. KOENKER, Hiroaki KUROMIYA, Moshe LEWIN, Daniel ORLOVSKY, Gabor T. RITTERSPORN, Lewis H. SIEGELBAUM, S.A. SMITH, Mark D. STEINBERG, Ronald Gregor SUNY, Chris WARD, Reginald E. ZELNIK (il libro riporta gli incarichi dei collaboratori). SIEGELBAUM è Prof di storia alla Michigan State Univ. SUNY è Alex Manoogian Prof di Modern Armenian History all’Univ Michigan.”,”RIRx-004″
“SIEGELBAUM Lewis H. SUNY Ronald Grigor, contributors ZELNIK Reginald E. STEINBERG Mark D. HOGAN Heather SMITH S.A. KUROMIYA Hiroaki KOENKER Diane P. WARD Chris ORLOVSKY Daniel RITTERSPORN Gabor T. KOTKIN Stephen FITZPATRICK Sheila BONNELL Victoria E. LEWIN Moshe”,”Making Workers Soviet. Power, Class, and Identity.”,”Lewis H. Siegelbaum is Professor of History at Michigan State University. Ronald Grigor Suny is Alex Manoogian Professor of Modern Armenian History at the University of Michigan. Victoria E. Bonnell is Professor of Sociology at the University of California at Berkeley. Sheila Fitzpatrick is professor of History at the University of Chicago. Heather Hogan is Professor of History at Oberlin College. Diane P. Koenker is Professor of History at the University of Illinois, Urbana-Champaign. Stephen Kotkin is Assistant Professor of History at Princeton University. Hiroaki Kuromiya is Associate Professor of History at Indiana University. Moshe Lewin is professor of History at the University of Pennsylvania. Daniel Orlovsky is Professor of History at Southern Methodist University. Gabor T. Rittersporn is researcher at the Centre national de la Recherche Scientifique in Paris. S.A. Smith is professor of History at the University of Essex. Mark D. Steinberg is Assistant Professor of History at Yale University. Chris Ward is Lecturer in Slavonic Studies at the University of Cambridge. Reginald E. Zelnik is Professor of History at the University of California at Berkeley. Preface, Archives Cited in Text, Contributors, Table, note, illustrazioni, Index,”,”RUSU-056-FL”
“SIEGELBAUM Lewis H.”,”The Politics of Industrial Mobilization in Russia, 1914-17.”,”Lewis H. Siegelbaum is Professor of History at Michigan State University. List of Tables, Preface and Acknowledgements, Special Notes, List of Abbreviations, Conclusion, Epilogue, Notes, Select Bibliography, Index,”,”RUSx-178-FL”
“SIEGFRIED André”,”Savoir parler en public.”,”SIEGFRIED André dell’ Academie Francaise. L’A distingue tre diversi modi di parlare: 1. parlare per generare emozioni nel pubblico. 2. parlare per persuadere. 3. parlare per insegnare. L’A distingue gli oratori per tipologia: 1. quelli che commuovono: GAMBETTA, CLEMENCEAU, BRIAND, JAURES. 2. quelli che persuadono: Henri ROBERT, WALDECK-ROUSSEAU, POINCARE’. 3. quelli che insegnano: BRUNETIERE, Albert SOREL, BERGSON. Poi ci sono gli artisti: Julet SIMON. Quindi l’A si sofferma sulle regole del parlare (gesto, voce, esordio, frase, modo di terminare) ecc. Lo stile dell’ eloquio di JAURES somigliava più a GAMBETTA che a BRIAND, e soprattutto che a CLEMENCEAU del quale era una sorta di antitesi. JAURES era un tribuno. Dibatteva con competenza e abilità, aveva la parola persuasiva. La sua oratoria però conteneva più passione che pensiero. Si trattava di uno straordinario torrente verbale che scendeva ad anse ora su vari terreni. Ma dopo che le ore si accumulavano diventava un Gange aperto. Nessun altro dava la sensazione di abbondanza che dava JAURES non “”l’ ignobile abbondanza avvocatesca”” di cui parla BARRES, ma una abbondanza fatta di inesauribile riserve di parole, idee, tesi, ricordi attinti nella letteratura di tutti i tempi e di tutti i paesi. (pag 67)”,”VARx-051″
“SIEMENS Werner von”,”La mia vita e le mie invenzioni.”,”””Purtroppo il mio rapporto mi mise in urto coi miei elettori, i quali inviarono una Commissione apposita alla Camera dei deputati, per protestare contro quella disposizione, che vietava di stampigliare i prodotti con nominativi di ditte e marchi di fabbrica stranieri. Gli industriali di Solingen e di Remscheid dichiararono che era tradizionale e d’ uso generale stampigliare i loro migliori prodotti, di solito ordinati da fabbricanti e commercianti inglesi, con un marchio di fabbrica inglese, secondo le indicazioni loro impartite; aggiungevano che il loro commercio sarebbe stato fortemente danneggiato dal divieto, che avrebbe avuto per conseguenza non solo la perdita del mercato inglese, ma anche di quello tedesco per i loro migliori prodotti, perché anche in Germania la merce inglese era preferita. Nonostante lunghe discussioni, non si poté venire ad un accordo. La commissione riconobbe bensì che questo sistema dell’ industria tedesca – di mettere sul mercato i prodotti migliori come prodotti stranieri e invece quelli peggiori come propri – corrispondeva in fonda a un suicidio; affermava però che la colpa era del pubblico che lo pretendeva. Ci separammo pertanto in disaccordo e ritengo che se avessi nuovamente presentato la mia candidatura, non sarei stato rieletto. D’altra parte il divieto dette buoni frutti, benché purtroppo non sia stato severamente applicato. Da allora in poi non solo in quell’ ambiente industriale vecchio e famoso, ma anche in tutto il campo tecnico tedesco, si andò sviluppando quell’ orgoglio della propria produzione, che permette di fornire soltanto merce di qualità; da molti è stato inoltre riconosciuto che il buon nome dei prodotti di un Paese è più efficace del dazio doganale di protezione””. (pag 155)”,”GERE-020″
“SIERAKOWIAK Dawid, a cura di Alan ADELSON, edizione italiana a cura di Fredino SESSI”,”Il diario di Dawid Sierakowiak. Cinque quaderni dal ghetto di Lodz.”,” Alan Adelson è un attento e profondo studioso della storia dei ghetti ebraici in qualità del direttore del Jewish Heritage Project di New York, ha redatto e codiretto il film-documentario ‘Lodz Ghetto’. All’interno del saggio introduttivo di Adelson c’è il paragrafo: ‘L’assenza di una resistenza ebraica: un caso storico’ (pag XIX-XXII) Risvolto di copertina: “”Per noi non c’è veramente nessuna speranza di uscire da qui””: sono le ultime parole del Diario di Dawid Sierakowiak, in data 15 aprile 1943. Dawid, marxista convinto, morirà quattro mesi dopo, a diciannove anni, di tubercolosi, uno tra i 60 mila ebrei che persero la vita a Lodz. Nel 1939 aveva incominciato a tenere un diario che risulta ora un documento unico e terribile sulla vita quotidiana all’interno del ghetto: dai primi mesi sereni, alla descrizione della guerra che si avvicina, e poi, via via, l’orrore che cresce di giorno in giorno. ‘Il diario di Dawid Sierakowiak’ – unico documento giungo fino a noi da Lodz – per valore storico e letterario emerge oggi come una delle più importanti testimonianze della Shoah e del sistema concentrazionario nazista, gettando luce anche sugli aspetti politici della resistenza ebraica contro l’annientamento”” “”Martedì, 16 marzo 1943, Lodz. Ieri sono arrivati 850 operai dalla Germania (da una zona vicino a Poznan). Saranno impiegati nei lavori di demolizione. Sono, però, in uno stato talmente misero che per il momento non possono essere utilizzati in nessun modo. Si trovavano in un campo che era letteralmente una casa di omrte. Infatti, ne sono morti dall’80 al 90 per cento. Subivano ogni sorta di tirannia; il lavoro era disumano e il cibo ancora peggio di quello che abbiamo avuto qui nei momenti peggiori. Venivano picchiati dai tedeschi e da più di una dozzina di ebrei, detti ‘Gruppenführer’ (Capigruppo) e ‘Unterlagerführer’ (Capi del campo). Esattamente come qui, anche là i tedeschi hanno trovato degli ebrei capaci di uccidere i loro fratelli in maniera molto efficace”” (pag 290) “”Lunedì, 22 marzo 1943, Lodz. Pesanti nubi sovrastano il ghetto. I tedeschi hanno chiesto che tutti gli operai arrivati con l’ultimo trasporto vengano consegnati a loro. In serata, sono stati portati in via Czarnieckiego. Dicono che hanno radunato insieme a loro anche alcuni prigionieri. Circolano voci di nuove deportazioni. Hitler ha fatto un discorso nel quale ha detto che la situazione per la Germania è tornata a essere eccellente, che i russi sono stati fermati, mentre l’offensiva tedesca è in corso; non teme un’invasione e ha una risposta estrema per gli aerei nemici ecc. ecc. In poche parole, l’atmosfera è assolutamente lugubre e la situazione è del tutto senza speranza. Ancora una volta vivo momenti di malinconia e follia. Non c’è un singolo individuo che creda nella fine della guerra. Queste dannate politiche capitaliste sono destinate a provocare la distruzione del mondo intero, e per prima la nostra. (…) Stiamo mangiando le nostre ultime patate. Spero soltanto che durino fino a quando potremo comperare la nuova razione. Il tempo è più bello, primaverile. Mi sento di vivere e sopravvivere, ma qui le previsioni non suno un gran che. Chissà…”” (pag 292-293)”,”POLx-056″
“SIERPOWSKI Stanislaw”,”Pilsudski e la sua politica estera, 1926-1935.”,”Questione guerra di prevenzione (pag 367-369) “”I cinquanta e più anni che ci separano dalle vivaci discussioni sulla guerra di prevenzione contro il Reich, colpito dalla crisi interna, non hanno calmato affatto gli storici e i pubblicisti. Il maggior numero di notizie sulla guerra di prevenzione, preparata prima di tutto dalla Polonia (e anche dalla Francia) proviene dalla Germania degli 1927-1933. La letteratura storica contemporanea si serve delle affermazioni tedesche sull’esistenza di un obiettivo e reale pericolo di guerra proveniente dalla Polonia. Essa è seguita da gran parte della storiografia dei polacchi in emigrazione che, presentando la cosa in senso lato, guardano solo a difendere le ragioni della politica estera realizzata fino alla guerra e che cercano una “”cancellazione”” della colpa per il settembre 1939. Il problema della guerra di prevenzione, esaminato in Polonia (particolarmente da M.T. Kuzninski, M. Wojciechowski e, ultimamente, da M.J. Zacharias) spinge ad una certa ponderatezza quando il nome di Pilsudski viene unito ad eventuali piani di guerra preventiva contro la Germania. All’esame del problema in una prospettiva più ampia, europea, risulta che ‘dei politici di allora, che occupavano una posizione adeguatamente alta nella struttura internazionale, nessuno era tanto adeguato a condurre una guerra di prevenzione quanto proprio Pilsudski’. Se si accetta di eliminare il maresciallo di Polonia dal gruppo dei principali organizzatori della guerra di prevenzione, ciò, in pratica, vorrebbe dire che si ammette la presenza di un ulteriore inganno, commesso dal militarismo tedesco prehitleriano nei confronti delle nazioni del mondo (18). Anche se sulla guerra di prevenzione si possono leggere testi in varie lingue, indubbiamente su questo tema si scrisse più di tutto in tedesco. Non senza importanza è anche il fatto che, come autore del concetto moderno di guerra di prevenzione, viene ritenuto lo stratega e politico tedesco Helmut von Moltke (senior). Il problema della guerra di prevenzione segnalato dapprima in alcune note, venne sviluppato come categoria generale in un ampio studio pubblicato nel 1887, in cui egli esaminava la possibilità di un’eventuale guerra contro la Russia. Il problema della minaccia esterna si presentò in Germania subito dopo la guerra. La probabilità di un attacco alla Prussia Orientale, di fronte ad altre azioni armate intraprese dai polacchi in quasi tutte le direzioni, sembrava convincente per i cittadini tedeschi. Tale inquietudine veniva coscientemente stimolata. Si trattava di sfruttare la minaccia di un pericolo esterno come mezzo per unificare la popolazione. Dall’altra parte, la crescente ondata del revisionismo tedesco che andava rafforzandosi, si serviva della minaccia di un’aggressione da parte dei vicini, come argomento a favore della necessità di maggiori armamenti. Uno dei principali fini della Germania sconfitta era divenuto – come è ben noto – quello di far abolire le decisioni militari del Trattato di Versailles. Era indispensabile porre la Polonia sul piedistallo di principale forza che minacciava la sicurezza e l’integrità della Germania. L’elenco degli stati candidati a tale ruolo era semplicemente brevissimo. Anche per quanto riguarda le personalità. Si possono riportare le dichiarazioni di Pilsudski, rilasciate al “”Kurier Poranny’ del 16 febbraio 1926 (…)”” (pag 367-368-369)”,”POLx-043″
“SIEYES Emmanuel-Joseph, a cura di Umberto CERRONI”,”Che cosa è il terzo stato?”,”Solo il proletariato può superare gli interessi particolari delle classi e costruire l’interesse comune “”Quali contraddittori ingredienti fermentavano mai nel cervello di Sieyès perché nel giro di un decennio consumasse tutto l’arco dell’esperienza politica del regime rappresentativo e si offrisse come esempio – in seguito sempre meno raro – di un terzo stato che rinnega il suo stesso fondamento politico? Probabilmente l’interesse maggiore che oggi presentano gli opuscoli di Sieyès sta proprio nella possibilità di individuare quegli ingredienti e di fissare con una qualche chiarezza il senso e il perché della parabola che la rivoluzione francese compì in appena un decennio e che di decennio in decennio dovevano poi essere chiamati a compiere tutti o quasi gli altri regimi rappresentativi costruiti dalla borghesia europea. E l’interrogativo forse più stimolante che il complesso dell’opera di Sieyès sembra proporre è il seguente: la sua lotta contro il privilegio investiva davvero ‘tutti’ i privilegi e il terzo stato, di cui era oracolo, rappresentava davvero l’antitesi generale del privilegio? E davvero il governo rappresentativo consente di costruire l’interesse comune – come Sieyès lo chiama – superando gli interessi particolari o non è esso, piuttosto, in quanto comunità soltanto politico-astratta, la nuova forma in cui gli interessi particolari si confermano, come presupposti inamovibili e perciò come gli autentici privilegi da sopprimere con la loro astratta antitesi politica? Sono questi, si sa, gli interrogativi su cui ragionerà – corrodendo lo Stato politico-rappresentativo recepito dalla rivoluzione francese – il giovane Marx polemizzando tanto con Hegel quanto con Rousseau”” (pag XIX-XX) (prefazione all’edizione del 1989 di Umberto Cerroni) [Emmanuel-Joseph Sieyès, a cura di Umberto Cerroni, ‘Che cosa è il terzo stato?’, Editori Riuniti, Roma, 1992]”,”FRAR-007-FSD”
“SIGISMONDI Carlo a cura”,”Marcuse e la società opulenta.”,”Nato a Berlino nel 1898 da famiglia ebrea, Marcuse assistette e partecipò a vent’anni alla rivolta degli Spartachisti. Fu forse l’unico atto di partecipazione alla politica attiva della sua vita: in seguito egli dedicherà tutte le sue energie all’insegnamento universitario, agli studi, all’attività pubblicista e di scrittore. E proprio per questa sua caratteristica di ‘outsider’, di ideologo indipendente da ogni partito e da ogni osservanza ed obbedienza politica, egli potrà diventare, nel 1968, la bandiera degli emarginati, degli studenti ribelli ai partiti tradizionali, dei Negri, di coloro che rifiutano i valori e le miserie della «società opulenta»”” (pag 13) Marcuse ha sempre evitato qualsiasi contatto con i partiti comunisti organizzati e con la Russia sovietica (pag 13) Marcuse a differenza di Marx, Lenin, Trotsky ecc., non ha mai propugnato la rivolta violenta per abbattere il sistema (pag 99) “”Marcuse lamenta che i risultati finali della concezione hegeliana siano molto inferiori alle aspettative. Quando si tratta di trovare un’istituzione che superi gli interessi particolaristici, Hegel non riesce ad indicare che l’istituzione monarchica. Mentre infatti – secondo Hegel – ogni membro della comunità nazionale è corrotto dall’ordine sociale in cui vive, il monarca dovrebbe essere libero da queste influenza; egli arriva a questa carica in modo naturale, non come uomo di parte che conquista, per elezione o con forza, il potere. Anche se, ed è bene notarlo, per Hegel il monarca non fa altro che adempiere a pure formalità, a «dire di sì» e a mettere «il puntino sulla i». In questa conclusione Marcuse vede un tradimento di Hegel nei confronti delle più alte e nobili premesse della sua filosofia. Questa esaltazione del monarca che perviene naturalmente al potere pare un ritorno a quelle forze naturali che, nella società, non sono positive, ma negative, perchè non ancora umanizzate, dialettizzate, inserite nella dinamica storica. Ma – osserva sottilmente Marcuse – non v’è neanche da dimenticare che Hegel vedeva nella monarchia prussiana saldamente organizzata un «esempio di razionalità in confronto al movimento teutonico sorto “”dal basso””» (7). E qui Marcuse allude chiaramente a quelle organizzazioni studentesche sedicenti «liberali», ma in realtà portatrici di posizioni pericolose (aristocraticismo culturale, antisemitismo, nazionalismo, demagogia, odio per lo straniero e mire espansionistiche) che, sebbene venute «dal basso», saranno poi ispiratrici del nazional-socialismo. La «cieca forza della natura» ritorna nel pensiero di Hegel allorché questi non vede la possibilità di creare un diritto internazionale e ritiene la forza l’unico mezzo per regolare le questioni fra gli Stati. Questo problema si inserisce del resto nella più vasta concezione hegeliana dello sviluppo storico. Com’è noto, per Hegel il vero soggetto della storia è la ragione, o, come egli anche la chiama in questo caso, l’Idea, che governa, per così dire, gli eventi. Lo scopo del cammino storico non è altro che il raggiungimento della libertà dello spirito, e le sue tappe sono il mondo orientale (in cui uno solo è libero), il mondo greco (in cui solo alcuni sono liberi) ed infine il mondo germanico (in cui tutti sono liberi). Per quante riserve Marcuse manifesti al proposito, egli rileva tuttavia ancora una volta come in Hegel il disegno supremo sia quello di una organizzazione umana fondata sull’unione di libertà e razionalità: «Hegel chiama il vero soggetto della storia “”spirito del mondo”” … La sua realtà sta in quelle azioni, in quelle tendenze, in quell’impegno e in quelle istituzioni che attuano l’interesse della libertà e della ragione. (…) Risulta quindi assai più comprensibile il rapporto di continuità fra Hegel e Marx. Il Marx che Marcuse ci presenta nella seconda parte di ‘Ragione rivoluzione’ è un Marx fortemente libertario. Mentre molti interpreti soprattutto sovietici o di osservanza sovietica sono condotti ad affermare che il marxismo è una «scienza» positiva come le altre, Marcuse ne fa vedere invece la sua natura essenzialmente critica e negativa. Il lavoro così come viene concepito nella società capitalistica è ridotto a merce che l’operaio deve vendere se vuole sopravvivere. Questo modo di lavorare dovrà essere abolito e la società dovrà fornire a tutti un minimo vitale che permetterà poi di esplicare in modo pieno e completo la propria personalità. La società comunista deve portare ad una «associazione di liberi individui»: «Un'””associazione di liberi individui”” secondo Marx è una società in cui il processo materiale di produzione non determina più tutta la vita dell’uomo in ogni suo aspetto. L’idea marxiana di una società razionale implica un ordine in cui non l’universalità del lavoro, ma la realizzazione universale di tutte le potenzialità degli individui costituisca il principio dell’organizzazione sociale. Marx auspica una società che dia a ognuno non secondo il suo lavoro, ma secondo le sue esigenze. L’umanità diviene libera solo quando il perpetuarsi materiale della vita realizza la capacità e la felicità degli individui associati. Possiamo ora vedere che la teoria di Marx contraddice in pieno la concezione della filosofia idealistica: l’idea di ragione è sostituita dall’idea di felicità» (9). Continuità e insieme rottura, quindi, fra Hegel e Marx. La felicità consiste, secondo l’interpretazione marcusiana di Marx, in un «ordinamento sociale che superi la struttura di classe della società». Mentre molti marxisti «dogmatici» hanno voluto vedere nella dottrina marxiana una specie di determinismo assoluto, per il quale si doveva necessariamente e infallibilmente giungere al socialismo per un ineluttabile processo storico, Marcuse pone in rilievo la necessità che gli uomini si ribellino liberamente contro la struttura capitalistica della società; mentre il marxismo dogmatico ha voluto distruggere l’individuo (come residuo del pensiero liberale) per inserirlo in modo totale nella classe e nella società comunista, Marcuse dichiara in modo sorprendente: «Abbiamo trattato in modo abbastanza ampio dei primi scritti di Marx perché essi danno particolare importanza a tendenze che si sono poi attenuate nello sviluppo post-marxiano della sua critica alla società, cioè agli elementi dell”individualismo comunista’, al rifiuto di ogni feticismo riguardante la socializzazione dei mezzi di produzione o lo sviluppo delle forze produttive, alla subordinazione di tutti questi fattori all’idea della libera realizzazione dell’individuo» (10). In Marx quindi non è vero che non ci sia posto per l’individuo; al contrario la nuova realtà comunitaria ha come fine proprio il libero sviluppo degli individui, è proprio concepita per distruggere tutti gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione di essi”” (pag 52-55)] [(7) H. Marcuse, ‘Ragione e rivoluzione’, p. 245; (…) (9) Id., p.327; (10) Id. p. 328]”,”TEOS-297″
“SIGNORI Elisa TESORO Marina”,”Il verde e il rosso. Fernando Schiavetti e gli antifascisti nell’esilio fra repubblicanesimo e socialismo.”,”Elisa Signori è ricercatrice (1987) presso il Dipartimento storico-geografico dell’Università di Pavia. Ha pubblicato tra l’altro: ‘La Svizzera e i fuorusciti italiani’. Marina Tesoro insegna (1987) Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Pavia. Ha pubblicato tra l’altro: ‘I repubblicani nell’età giolittiana’. ‘GL rafforzata nei propri organici dal contributo dell’ARS – i 40 militanti repubblicani-socialisti non sono pochi sul totale di 140 aderenti che, secondo Garosci, GL contava nel 1938’ (pag 230)”,”ITAD-012-FMB”
“SIGNORI Elisa a cura; saggi di Andrea BELVEDERE Marcello FLORES Giulia ALBANESE Elisa SIGNORI Nicola DEL-CORNO Pierangelo LOMBARDI Davide PASSONI Paolo POMBENI”,”1921. Riforme, rivoluzione, guerra civile. Ferruccio Ghinaglia e il suo tempo.”,”A 22 anni il leader rivoluzionario appassionato della Federazione Giovanile Socialista (FGSI) pavese e fautore della fondazione del Partito Comunista d’Italia (PC’dI) è brutalmente assassinaot e l’assassinio è rimasto impunito. La vicenda rimanda alla crisi del primo dopoguerra, la crisi del socialismo al suo apice, del movimento operaio socialista e sindacale al bivio tra la strategia rivoluzionaria e quella riformista, al dilagare dello squadrismo fascista.”,”MITC-165″
“SIGNORILE Claudio TRANFAGLIA Nicola COLARIZI SImona AGOSTI Aldo COEN Federico MINIATI Silvano DE-MICHELIS Gianni CICCHITTO Fabrizio CERQUETTI Sandro TRENTIN Bruno COVATTA Luigi VECCHIETTI Tullio LOMBARDI Riccardo BIANCHI Massimo DI-STEFANO Fabrizio GIANNOLI Giovanni BIANCHI Massimo MUSI Vanni MANGANO Attilio TORTORETO Emanuele AGAZZI Emilio FOA Vittorio MARZO Biagio ORZES Fausto DE-FELICE Franco BONO Enrico”,”Morandi e la democrazia del socialismo. Problemi dell’autonomia e dell’unità nel dibattito della sinistra italiana.”,”Scritti di SIGNORILE Claudio TRANFAGLIA Nicola COLARIZI SImona AGOSTI Aldo COEN Federico MINIATI Silvano DE-MICHELIS Gianni CICCHITTO Fabrizio CERQUETTI Sandro TRENTIN Bruno COVATTA Luigi VECCHIETTI Tullio LOMBARDI Riccardo BIANCHI Massimo DI-STEFANO Fabrizio GIANNOLI Giovanni BIANCHI Massimo MUSI Vanni MANGANO Attilio TORTORETO Emanuele AGAZZI Emilio FOA Vittorio MARZO Biagio ORZES Fausto DE-FELICE Franco BONO Enrico”,”MITS-345″
“SIGNORINI Alberto”,”Il giovane Gentile e Marx.”,”La previsione storica. “”Ne fa fede la stessa pagina labriolana. “”La previsione storica, (…) sta in fondo alla dottrina del Manifesto, e che il comunismo critico ha poi in seguito ampliata e specificata con la più larga e più minuta analisi del mondo presente”” (A. Labriola, La concezione materialistica della storia). Lo stesso passaggio che contraddistingue il socialismo utopistico da quello scientifico, mostra chiaramente la forza storica di questo davanti ai velleitarismi umanistici e utopistici fino ad allora succedutisi. Non più dunque Fra Dolcino che “”era sorto di nuovo a levare per le terre il grido di battaglia, per la profezia di Gioacchino da Fiore… Non più Taborriti e Millenarii. Non più Fourier”” o “”Owen e Cabet, fino alla impresa dei Fourieristi nel Texas, che fu la catastrofe anzi la tomba, dell’utopismo…Qui non è più la setta, che in atto di religiosa astensione si ritragga pudica e timida dal mondo, per celebrare in chiusa cerchia la perfetta idea della comunanza; come dai Fraticelli giù giù alle colonie socialistiche di America. Qui, invece, nella dottrina del comunismo critico, è la società tutta intiera, che in un momento del suo processo generale scopre la causa del suo fatale andare, e, in un punto saliente della sua curva, fa luce a sé stessa per dichiarare la legge del suo movimento. La previsione, che il Manifesto per la prima volta accennava, era, non cronologica, di preannunzio o di promessa; ma era, per dirla in una parola, che a mio avviso esprime tutto in breve, ‘morfologica’”” (idem)”” [Alberto Signorini, Il giovane Gentile e Marx, 1966] (pag 51)”,”TEOC-576″
“SIGNORINI Federico L. VISCO Ignazio”,”L’economia italiana.”,”L. Federico Signorini è condirettore nel Servizio Studi della Banca d’Italia. Ignazio Visco capo del Servizio studi della Banca d’Italia fino al luglio 1997, è ora capo del Dipartimento economico dell’Ocse. Con il Mulino ha curato: Le aspettative nell’analisi economica e Inflazione, concorrenza e sviluppo. (con S. Micossi, 1993).”,”ITAE-048-FL”
“SIGNORINI Federico L. VISCO Ignazio”,”L’economia italiana.”,”L. Federico Signorini. É direttore della Statistica nel Servizio Studi della Banca d’Italia. Ignazio Visco. É Condirettore centrale della Banca d’Italia. Dal 1997 al 2002 è stato Capo del Dipartimento economico dell’Ocse.”,”ITAE-093-FL”
“SIGNORINO Mario”,”Il massacro di Barcellona.”,”””La Batalla””, il quotidiano del POUM che esce ora in formato ridotto, porta due parole d’ ordine in prima pagina: “”Fronte operaio rivoluzionario”” e “”Comitati di difesa della rivoluzione””. In linea con tutta la sua politica, il POUM punta sul rilancio dei comitati rivoluzionari sotto una precisa direzione politica. Ma si tratta solo di buone intenzioni. Sulle barricate, accanto agli operai ci sono soltanto i comitati di difesa della CNT-FAI, le pattuglie di controllo, gli “”Amici di Durruti”” e la Gioventù libertaria. Il POUM è più prudente, i suoi dirigenti temono di rimanere isolati, scavalcando a sinistra la stessa FAI, e si limitano perciò a tallonare i dirigenti anarchici.”” (pag 94) “”In realtà, gli anarchici contano sulla mediazione di Largo Caballero; e per circoscrivere l’ incendio, fanno appello ai buoni sentimenti, ignorando i problemi politici che stanno al fondo. Sembrano preoccupati solo di dimostrare la propria lealtà antifascista e il carattere difensivo della resistenza operaia”” (pag 94)”,”MSPG-111″
“SIGNORINO Paola LOPARCO Fabiana SACCO Lucia ORSOMARSO Vincenzo SALVIATO Adriana, saggi di”,”La scuola in trincea. Pedagogia, educazione e propaganda nei primi decenni del ‘900.”,”‘All’interno del processo di propaganda e controllo ideologico messo in atto dallo Stato durante la Prima guerra mondiale, la scuola ha avuto un ruolo di primo piano. Negli stessi anni tuttavia sono emerse anche esperienze pedagogiche innovative e progressiste. Il ciclo di incontri su “”La scuola in trincea”” si è sviluppato nel contesto di ‘Milano-fa-storia’ e nell’ambito delle iniziative per il 100° anniversario dell’inizio della Grande guerra’ “”Già nel paragrafo 18 dei ‘Principi del comunismo’ Engels, riprendendo tanto la tradizione illuministico-giacobina quanto quella socialista pre-marxista, afferma la gratuità e l’universalità dell’istruzione e il «lavoro di fabbrica insieme» (4). Il proposito è quello di operare nella direzione della formazione di uomini «che sviluppino le loro attitudini in tutti i sensi», per effetto del venire meno della divisione del lavoro sulla base dello sviluppo della grande industria socializzata. Così nel paragrafo 20 del testo citato Engels precisa che «l’industria esercitata in comune e secondo un piano da tutta la società presuppone assolutamente uomini le cui attitudini siano sviluppate in tutti i sensi, che siano in grado di abbracciare tutto il sistema della produzione. La divisione del lavoro già ora minata dalle macchine (…) scomparirà dunque del tutto. L’educazione potrà far seguire ai giovani rapidamente l’intero sistema di produzione, li metterà in grado di passare a turno da uno all’altro ramo della produzione, a seconda dei motivi offerti dai bisogni della società o dalle loro proprie inclinazioni» (5). Già oggi, quindi, l’industria sembra muovere oltre lo sviluppo unilaterale dell’individuo, si tratta di potenziare la tendenza in atto nel modo di produzione capitalistico, consentendo ai giovani, attraverso l’istruzione unita al lavoro, di seguire l’intero sistema di produzione. Ma le posizioni espresse da Engels solo in parte saranno accolte nel ‘Manifesto’, dove si tiene conto dell’enunciato contenuto nel paragrafo 18 dei ‘Principi’, relativo al legame istruzione-lavoro, mentre non viene assunta la parte contenuta nel paragrafo 20. Nello stesso periodo in cui Engels lavorava ai suoi ‘Principi’ Marx svolgeva all’Unione degli operai tedeschi di Bruxelles una serie di conferenze, ebbene negli appunti per una delle ultime di queste conferenze sottolineava il carattere utopistico e riformistico della cosiddetta «istruzione industriale». «Un’altra proposta prediletta dai borghesi è l’istruzione, in particolare l’istruzione industriale [‘industrielle’] universale»; detto che «l’industria moderna sostituisce sempre più il lavoro complesso col semplice, per il quale non c’è bisogno d’istruzione», Marx mette in rilievo quello che considera «il vero significato che l’istruzione ha presso gli economisti filantropi»: «insegnare a ciascun operaio quante più branche di lavoro è possibile, in modo che, se per l’introduzione di nuove macchine o per una mutata divisione del lavoro egli viene espulso da una branca, possa trovare il più facilmente possibile sistemazione in un’altra» (6). D’altronde «l’industria moderna rende dappertutto molto più semplice e facile da apprendere il lavoro»: la concorrenza scompagina continuamente il modo di produzione e i mezzi di produzione, producendo un mutamento perpetuo nella divisione del lavoro, nei macchinari e nell’uso di questi ultimi. In questo movimento il lavoro subisce una crescente semplificazione, la «capacità specifica dell’operaio smarrisce il suo valore», viene tramutato in una forza produttiva semplice, monotona che non deve più sottoporsi ad alcuno sforzo della mente. «Il suo lavoro diventa lavoro accessibile a chiunque». E’ per questo motivo «che accorrono da ogni luogo i suoi concorrenti: rammentiamo inoltre, che quanto più semplice è il lavoro, quanto più lo si apprende con facilità, quanti minori costi di produzione sono necessari per appropriarsene, tanto più in giù precipita il salario: infatti esso, come il prezzo di ogni merce, è determinato dai costi per produrlo» (7). Con l’innovazione tecnica e organizzativa gli «operai specializzati» vengono rimpiazzati «con operai non specializzati, uomini con donne, adulti con fanciulli» (8); in sintesi l’industria moderna mira «sempre a rimpiazzare un lavoro complesso, più elevato, con un lavoro più semplice, di tipo inferiore» (9). Pertanto «l’istruzione industriale» alla luce di quanto sopra riportato, risulta essere, a Marx, nient’altro che un veloce addestramento ai fini dell’intensificazione dello sfruttamento della forza-lavoro. Una valutazione che probabilmente lo portò, come dicevamo, nel corso della stesura definitiva del ‘Manifesto’, a non accogliere e né a confutare ma semplicemente ad accantonare l’impostazione engelsiana per la parte contenuta nel paragrafo 20, mentre tenne conto chiaramente dei brevi enunciati contenuti nel paragrafo 18 (legame istruzione-lavoro). Così nel ‘Manifesto’, dopo aver ricondotto l’educazione alla società e dichiarato il proposito di sottrarla all’influenza della classe dominante, alla fine del secondo capitolo, nell’indicare le misure immediate che il proletariato dovrà prendere dopo la conquista della democrazia, Marx cita l’«istruzione pubblica e gratuita per tutti i bambini», l’«abolizione del lavoro infantile nelle fabbriche nella sua forma attuale», l’«unificazione fra istruzione e produzione materiale ecc.» (10). Marx, nell’accettare il principio dell’unione dell’istruzione col lavoro materiale produttivo, esclude tuttavia ogni istruzione svolta nella fabbrica capitalista, così come essa è”” [Vincenzo Orsomarso, ‘Educazione e trasformazione sociale’] [(in) Aa.Vv, ‘La scuola in trincea. Pedagogia, educazione e propaganda nei primi decenni del ‘900’, Centro Filippo Buonarroti, Milano, 2015] [note: (4) «Educazione di tutti i fanciulli a cominciare dal momento in cui possono fare a meno delle prime cure materne, in istituti nazionali e a spese della nazione. Educazione e lavoro di fabbrica insieme» (F. Engels, ‘Principi del comunismo’, in K. Marx F. Engels, ‘Manifesto del Partito comunista’, a cura di E. Cantimori Mezzomonti, Torino, p. 277). Un’istanza, quest’ultima già espressa dagli utopisti, e in particolare da Robert Owen come riconosce lo stesso Engels in ‘L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza’ (Cfr. F. Engels, ‘L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza’ (Cfr. F. Engels, Roma, 1976, p. 22). «Dal sistema della fabbrica – scrive Marx ne ‘Il capitale’ -, come si può seguire nei particolari scritti di Robert Owen, è nato il germe della ‘educazione’ dell”avvenire’, che collegherà, per ‘tutti’ i bambini oltre una certa età, il lavoro produttivo con l”istruzione e la ginnastica’, non solo come metodo per aumentare la produzione sociale, ma anche come unico metodo per produrre uomini di pieno e armonico sviluppo»; (5) F. Engels, ‘Principi del comunismo’, in ivi, p. 279; (6) Ivi, p. 95-96; (7) K. Marx, ‘Lavoro salariato e capitale’, Milano, 2008, p. 213; (8) Ivi, p. 215; (9) Ivi, p. 217; (10) K. Marx e F. Engels, ‘Manifesto del partito comunista’, Bari Roma, 1999, p. 37] (pag 99-100-101-102) Leggere e inserire”,”GIOx-097″
“SIK Ota”,”La verità sull’ economia cecoslovacca.”,”SIK Ota è membro dell’ Accademia cecoslovacca delle scienze e direttore dell’ Istituto economico dell’ Accademia. Fa parte del CC del Partito comunista cecoslovacco. Dopo l’ intervento sovietico vive in Svizzera. “”Sul conto della tecnica, che potrebbe – ma non deve necessariamente – minacciare l’ umanità, sono stati scritti centinaia di saggi filosofici. (…) Mi viene soltanto in mente che la tecnica non può neppure lontanamente minacciare l’ uomo nella misura in cui lo minacciano certi ambienti dirigenti di scadente qualità, che dispongono di questo potenziale e lo adoperano in maniera dilettantesca. L’ esempio offerto dalla Cecoslovacchia, del resto, è sufficiente a mettere in guardia in questo senso. (…) La vecchia guardia della politica cecoslovacca, (…), non esitava a dirigere un organismo economico così complesso quale era ed è la Cecoslovacchia, semplicemente ignorando qualsiasi legge economica.”” (pag 129)”,”EURC-090″
“SIK Ota”,”Marxismo-leninismo e società industriale.”,”Ota Sik è nato a Pilsen (Pilzen) in Cecoslovacchia nel 1919. Dopo il 1945 visse nel suo paese, retto dai comunisti. l’era dello stalinismo e vide scomparire, vittime di un nuovo terrore, molti dei suoi compagni di fede. Verso la fine degli anni cinquanta si mise alla ricerca di nuove vie e di nuovi ideali. Nel 1968 fece parte della schiera di giovani comunisti che resero possibile la ‘primavera di Praga’. Fu ministro dell’economia con Dubcek e vicepresidente dei ministri (uno dei cinque) nel gabinetto Cernik dell’aprile 1968. I carri armati sovietici dell’agosto 1968 lo cacciarono dalla Cecoslovacchia. Riparato in Svizzera insegnò per qualche tempo a San Gallo. Attualmente vive a Basilea dove è professore di economia in quell’università. Ota Sik: ‘Errori nella teoria della crisi’ (di Marx e Engels) (pag 176-), ‘Carenze della teoria anticiclica’ ecc. (pag 186)”,”TEOC-078-FL”
“SILBER Laura LITTLE Allan”,”Yugoslavia. Death of a Nation.”,”Laura Silber is the Balkans Correspondent for the Financial Times and has been based in the region for nine years. Widely acknowledged among journalists, diplomats and scholars as one of the English-speaking world’s leading interpreters of the causes and progress of the Yugoslav wars, her knowledge of the politics of the former Yugoslavia is unequalled among foreign journalists. She was chief consultant for an acclaimed six-part documentary series. Allan Little has been a correspondent with BBC radio and television news since 1988 and has covered the wars in the former Yugoslavia since the fighting erupted in the summer of 1991. He has reported from most theatres of conflict in Croatia and Bosnia-Herzegovina and has won widespread praise for his compassionate accounts of the war, and those caught up in it. His consistently perceptive reporting has laid bare the dynamics both of the war itself and of the failure of international efforts to end it. Maps, Cast of Characters, Abbreviations, Note on Pronunciation, Introduction, Conclusion, Acknowledgments, Index,”,”EURC-071-FL”
“SILBERMAN Charles E.”,”Crisi in bianco e nero. Il problema negro negli Stati Uniti.”,”SILBERMAN Charles E. è nato nello Iowa nel 1925. Laureato in scienze politiche alla Columbia University, fu dal 1953 al 1961 condirettore della rivista ‘Fortune’ in cui apparvero parecchi suoi saggi sul problema razziale. E’ stato poi ‘Lecturer’ di scienze economiche alla Columbia University. “”Oltre a competere coi negri sul lavoro, gli irlandesi impiegarono molto meno tempo ad assorbire il pregiudizio generale contro gli uomini di colore che a perdere il proprio accento, e usarono tutta la loro influenza e una buona dose di forza bruta per far sì che i negri occupassero nella società un posto inferiore al loro. Il negro, secondo l’ osservazione di James Baldwin, ti fa capire dove si trova il fondo. Lo stesso processo di cose si ripeté con l’ arrivo di ogni nuovo gruppo di immigrati.”” (pag 140)”,”USAS-086″
“SILBERNER Edmund”,”La guerra en el pensamiento economico.”,”Prefazione del Colonnello A. Baldrich, professore della Scuola Superiore dell’Esercito Edmund Silbener, Dottore in Scienze economiche, professore incaricato di corso dell’Università Ebraica, Gerusalemme. Altre opere pubblicate dall’autore: ‘La guerre dans la pensée économique du XVI au XVIIIe siécle’ (La guerra nel pensiero economico dal XVI al XVIII secolo), Librairie du Recueil Sirey, Paris, 1939; ‘The Problem of War in Nineteenth Century Economic Thoutht’, Princeton Univ. 1946. Può l’Europa disarmare? (Engels) (pag 356-357) La teoria marxista e la guerra (pag 358-360)”,”QMIx-298″
“SILEI Gianni a cura”,”Alessandro Schiavi. Il socialista riformista.”,”Sono i saggi presentati al convegno di studi ‘Alessandro Schiavi, il politico, l’amministratore, lo studioso’ (Forlì) organizzato dal Comitato per le onoranze ad Alessandro Schiavi di Forlì e dalla Fondazione di Studi Storici ‘Filippo Turati’ di Firenze. Alessandro SCHIAVI (Cesenatico 1872-Forlì 1965) redattore dell’ Avanti! dal 1896 al 1903, si legava a Turati e partecipava al gruppo dirigente del riformismo socialista a Milano dal 1903 al 1926 in qualità di amministratore locale e di enti pubblici. Senatore dal 1953 al 1958, saggista e traduttore, curava la raccolta e la pubblicazione delle carte Turati-Kuliscioff e del movimento socialista. I maestri: Messedaglia e Labriola. “”Già ai primi del secolo, tuttavia, la struttura del suo discorso politico appariva con una fisionomia ben definita, combinando unitariamente la statistica e il marxismo. Schiavi era stato allievo di due maestri in questi campi, Angelo Messedaglia e Antonio Labriola, gli unici professori di cui abbia ricordi netti e sui quali si soffermi la sua corrispondenza da studente universitario. Labriola, naturalmente, tiene il primo posto ed è preso a modello dal giovane allievo almeno sotto due aspetti: come promotore culturale, che si preoccupava di diffondere il marxismo nella cultura italiana, attraverso la traduzione delle opere di Marx ed Engels in primo luogo, e poi come intellettuale dalle molte relazioni internazionali. Come lui, anche Schiavi curerà la conoscenza delle lingue straniere, la lettura delle riviste estere e la partecipazione ai convegni internazionali. Messedaglia, invece, al tempo degli studi universitari di Schiavi, era un vecchio professore, preso un po’ sottogamba dagli studenti, forse per riflesso del suo modo di tenersi in disparte dagli accademici, pur occupando un posto di rilievo nello sviluppo delle discipline statistiche ed economiche.”” (pag 24) Socialismo municipale. “”Non solo i lavoratori manuali, ma anche molti impiegati, tecnici, commercianti e professionisti erano attratti dal socialismo e costituivano una porzione non indifferente dell’ elettorato del partito, che a sua volta, pur senza dimenticare la difesa degli interessi operai, si apriva anche alle istanze di questi ceti, elaborando una proposta di politica municipale che era consapevolmente diretta ad un pubblico più vasto della sola classe operaia lavoratrice. Per i socialisti milanesi il Comune aveva del resto rivestito fin dall’ inizio un ruolo fondamentale e proprio l’ elaborazione di un adeguato programma politico municipale contribuì a far sì che essi potessero esercitare quella funzione di “”faro”” per tutto il socialismo italiano cui essi mostravano di tenere molto. L’ ininterrotta presenza di Filippo Turati sui banchi di Palazzo Marino, dal 1906 al 1920, rappresenta un’indubbia conferma dell interesse socialista per la politica amministrativa ed era naturale che anche a Schiavi venisse richiesto di dare il suo contributo. Egli venne eletto per la prima volta in Consiglio comunale nel 1908.”” (pag 46) pag 46 Alessandro SCHIAVI (Cesenatico 1872-Forlì 1965) redattore dell’ Avanti! dal 1896 al 1903, si legava a Turati e partecipava al gruppo dirigente del riformismo socialista a Milano dal 1903 al 1926 in qualità di amministratore locale e di enti pubblici. Senatore dal 1953 al 1958, saggista e traduttore, curava la raccolta e la pubblicazione delle carte Turati-Kuliscioff e del movimento socialista.”,”MITS-317″
“SILEI Gianni”,”Lo Stato Sociale in Italia. Storia e Documenti. Vol. I. Dall’Unità al fascismo (1861-1943).”,”Gianni Silei (Firenze 1965) svolge attività di ricerca in Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Siena. E’ autore di saggi sul movimento operaio e socialista in Italia e in Europa in età contemporanea e di studi sulla comunicazione politica e le nuove tecnologie. Documenti: I provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista (pag 388-)”,”ITAS-004-FP”
“SILJ Alessandro”,”””Mai più senza fucile!””. Alle origini dei NAP e delle BR.”,”PCI e dissidenti. “”D’altronde gli stessi compagni di Franceschini (parlo di quelli che uscirono con lui dalla Fgci ma che non lo hanno seguito nelle scelte successive) oggi ricordano che non tanto di scissione e rottura si trattò, quando di “”dissenso dialettico””. Il gruppo di dissidenti, quando si costituisce nel novembre ’69 (si darà il nome di Collettivo politico operai e studenti, ma a Reggio diventa subito noto con il nome di “”Gruppo dell’ appartamento”” (…), si vuole aperto, almeno inizialmente, anche a quei compagni che pur essendo rimasti nel partito sono tuttora disponibili e interessati al dialogo””. (pag 22)”,”TEMx-035″
“SILKIN Jon a cura”,”The Penguin Book of First World War Poetry.”,”Giuseppe Ungaretti. “”Mariano, il 15 luglio 1916 1. Di che reggimento siete 2. fratelli? 3. Parola tremante 4. nella notte 5. Foglia appena nata 6. Nell’aria spasimante 7. involontaria rivolta 8. dell’uomo presente alla sua 9. fragilità 10. Fratelli”” Parafrasi Fratelli, a quale reggimento appartenete? La parola fratelli trema nella notte, come una foglia appena nata. Nell’aria della notte, lacerata da scoppi e lamenti, c’è un’involontaria rivolta dell’uomo, consapevole della propria fragilità. Commento [Sintesi del Commento] La guerra nel Carso è fonte di grande ispirazione per Ungaretti, il quale scrive in trincea diverse poesie, prima apparse su «Lacerba» nel 1915 e poi pubblicate, nel dicembre 1916, nella raccolta Il porto sepolto: il diario dal fronte. A queste poesie se ne aggiungono altre, confluite prima nella raccolta Allegria di naufragi del 1919, poi nell’edizione dell’Allegria del 1931 e, con altre varianti, in quella definitiva del 1942. Il titolo Il porto sepolto, nasce da un ricorso dell’infanzia del poeta vissuta ad Alessandria d’Egitto: la notizia di un «porto sommerso» in fondo al mare dalla sabbia del deserto, di un’era anteriore alla fondazione della città e di cui si è persa la memoria. Un porto sepolto che è anche, in qualche modo, simbolo del mistero dell’esistenza. La vita, infatti, è un mistero così difficile da decodificare che, anche in mezzo alla morte e alla distruzione portata dalla guerra può nascere un’illogica vigoria, dalla quale deriva il titolo definitivo Allegria. La poesia Fratelli, come ci comunica il poeta stesso, viene composta durante la Prima Guerra Mondiale, il 15 luglio del 1916, e si apre con una domanda che viene rivolta ai soldati che, nell’oscurità della notte, non sono immediatamente riconoscibili al poeta e ai suoi commilitoni, i quali desiderano conoscere il reggimento d’appartenenza dei militari che si ritrovano di fronte. Il punto interrogativo del verso 2 è, come spesso accade in questa fase della poetica ungarettiana, l’unico segno d’interpunzione presente nella lirica. Compare subito la parola chiave della poesia che coincide col titolo stesso ed assume particolare rilevanza anche perché viene posta in fondo alla frase, in un verso isolato, attraverso l’artificio retorico dell’iperbato: si tratta del termine fratelli. Il vocabolo in questione assume una connotazione diversa dal solito e rappresenta un segno di speranza e di nuovo vigore. Anche in questa lirica, come in Soldati, Ungaretti ricorre all’uso dell’analogia con l’immagine della foglia appena nata che è accompagnata dal sentimento di fratellanza che s’istituisce fra i soldati che sono accomunati dalla paura di perdere la vita. Ancora nel componimento Fratelli, come in Soldati, si parla della fragilità umana, della precarietà della vita e del timore primordiale, dovuto all’aleggiare costante della morte. Tuttavia, con l’appellativo di fratelli, i soldati riconquistano la propria umanità e l’immagine della foglia diventa un elemento di consolazione e un tiepido affacciarsi della vigoria e della positività, nonostante l’esperienza traumatica della guerra. I soldati, avendo sempre davanti ai propri occhi immagini di morte, sono ben consapevoli della tragedia alla quale stanno prendendo parte e di quanto siano fragili, tuttavia riescono anche a comprendere che la caducità è una caratteristica peculiare dell’intera condizione umana e accomuna tutti gli uomini in un sentimento di dolorosa fraternità. Gli uomini prendono coscienza di ciò e desiderano ribellarsi all’orrore della guerra attraverso un’”involontaria rivolta” che possa permettere loro di tornare gradualmente alla vita. Colpisce come il componimento termini con la parola-chiave Fratelli, posta nuovamente in posizione isolata che crea una circolarità col titolo che, come in altre poesie di Ungaretti, è parte integrante della lirica. Il poeta, che ha vissuto in prima persona la terribile esperienza dei due conflitti mondiali, esprime in versi ciò che sente, senza usare immagini violente, ma ricorrendo ai propri moti dell’animo e la drammaticità dell’esperienza viene accentuata dall’utilizzo dei cosiddetti versicoli che si stagliano sulla pagina bianca e rivelano tutta loro potenza.1 Ungaretti, infatti, è costantemente alla ricerca della parola essenziale, nuda che, liberata da ogni ornamento, riesce finalmente a restituire il proprio senso profondo. Sintesi del commento La guerra nel Carso è fonte di grande ispirazione per Ungaretti, il quale scrive in trincea diverse poesie, prima apparse sulla rivista «Lacerba» nel 1915 e poi pubblicate, nel dicembre 1916, nella raccolta Il porto sepolto: il diario dal fronte. A queste poesie se ne aggiungono altre, confluite prima nella raccolta Allegria di naufragi del 1919, poi nell’edizione dell’Allegria del 1931 e, con altre varianti, in quella definitiva del 1942. Nonostante la maggior parte delle liriche contenute nella raccolta facciano riferimento alla guerra e alla morte, il titolo Allegria è giustificato dal fatto che il sentimento d’allegria scaturisce nell’attimo in cui l’uomo acquisisce la consapevolezza di essere riuscito a scampare alla morte. La poesia Fratelli si apre con una domanda che viene rivolta ai soldati che, nell’oscurità della notte, non sono immediatamente riconoscibili al poeta e ai suoi commilitoni. Il punto interrogativo del verso 2 è l’unico segno d’interpunzione presente nella lirica. Compare subito la parola chiave della poesia (fratelli) che – posta in fondo alla frase attraverso l’artificio retorico dell’iperbato – assume particolare rilevanza. Il vocabolo in questione rappresenta un segno di speranza e di nuovo vigore. Anche in questa lirica, come in Soldati, Ungaretti ricorre all’uso dell’analogia con l’immagine della foglia appena nata che è accompagnata dal sentimento di fratellanza che s’istituisce fra i soldati che sono accomunati dalla paura di perdere la vita. Con l’appellativo di fratelli, i soldati riconquistano la propria umanità e l’immagine della foglia diventa un elemento di consolazione e un tiepido affacciarsi della positività, nonostante l’esperienza traumatica della guerra. I soldati, avendo sempre davanti ai propri occhi immagini di morte, sono ben consapevoli di quanto siano fragili, tuttavia riescono anche a comprendere che la caducità è una caratteristica peculiare dell’intera condizione umana e accomuna tutti gli uomini in un sentimento di dolorosa fraternità. Gli uomini prendono coscienza di ciò e desiderano ribellarsi all’orrore della guerra attraverso un’”involontaria rivolta” che possa permettere loro di tornare gradualmente alla vita. La drammaticità dell’esperienza viene accentuata dall’utilizzo dei cosiddetti versicoli che si stagliano sulla pagina bianca e rivelano tutta loro potenza. 1 G. CONTINI, La letteratura dell’Italia unita, Sansoni, Firenze, 1968, p. 796. http://www.fareletteratura.it/2014/01/14/analisi-del-testo-fratelli-di-giuseppe-ungaretti/”,”QMIP-150″
“SILLS David L. a cura; collaborazione di Heinz EULAU Lloyd A. FALLERS William H. KRUSKAL Gardner LINDZEY Albert REES Albert J. REISS Edward SHILS Elinor G. BARBER John G. DARLEY Bert F. HOSELITZ Clifford T. MORGAN Robert H. STROTZ Marjorie A. BASSETT P.G. BOCK Robert M. COEN J.M.B. EDWARDS David S. GOCHMAN Goerge LOWY Judith M. TANUR Judith M. TREISTMAN”,”International Encyclopedia of the Social Sciences.”,”Associate Editors: Heinz EULAU, Lloyd A. FALLERS, William H. KRUSKAL, Gardner LINDZEY, Albert REES, Albert J. REISS, Edward SHILS Special Editor: Elinor G. BARBER, John G. DARLEY, Bert F. HOSELITZ, Clifford T. MORGAN, Robert H. STROTZ Editorial Staff: Marjorie A. BASSETT, P.G. BOCK, Robert M. COEN, J.M.B. EDWARDS, David S. GOCHMAN, Goerge LOWY, Judith M. TANUR, Judith M. TREISTMAN”,”REFx-014″
“SILONE Ignazio”,”Vino e pane.”,”Scritto in esilio nel 1936 – 37, pubblicato dapprima in lingua straniera, ‘Vino e pane’ continua idealmente il discorso avviato dal primo romanzo di SILONE ‘Fontamara’. Racconta il ritorno di Pietro Spina, giovane intellettuale di estrazione borghese, che aveva abbandonato i suoi luoghi per seguire un ideale rivoluzionario. Nelle vicende di questo personaggio tormentato riemergono i motivi cari alla letteratura di SILONE: il dibattito sulla rivoluzione, la fede, la giustizia, l’indagine sulla società dei ‘cafoni’, sulle sue reazioni al fascismo…”,”VARx-012″
“SILONE Ignazio”,”Uscita di sicurezza.”,”‘Uscita di sicurezza’, il capitolo che dà il titolo al volume, apparve sulla rivista ‘Comunità’ (settembre-ottobre 1949, n° 5) e fu riprodotto in seguito nel volume ‘Testimonianze sul comunismo (Il dio che è fallito)’ delle Edizioni di Comunità. ‘La situazione degli ex’ è il testo in italiano (finora inedito) di una conferenza in lingua tedesca tenuta da SILONE il 25 febbraio 1942 a Zurigo davanti a un uditorio composto in prevalenza di ex comunisti tedeschi. ‘La lezione di Budapest’ è la versione italiana di un articolo apparso sull’ Express il 7 dicembre 1956 (inedito in Italia). Ignazio SILONE, nato in provincia dell’ Aquila nel 1900, si impegnò nell’ agitazione politica tra i contadini della sua contrada. Fu poi direttore del settimanale l’ ‘Avanguardia’ e redattore del ‘Lavoratore’ di Trieste. Dopo le leggi eccezionali svolse attività clandestina accanto a Gramsci. Denuciato e ricercato fuggì in Svizzera nel 1930. A quell’anno risale la crisi che lo allontanò dal PCI e la stesura di ‘Fontamara’. Successivamente svolse attività di romanziere e saggista. E’ stato condirettore della rivista ‘Tempo presente’. Per le sue opere v. retrocopertina.”,”PCIx-087″
“SILONE Ignazio”,”Uscita di sicurezza.”,”SILONE è considerato uno degli scrittori più rappresentativi del Novecento assieme ad altri grandi autori come CAMUS, BERNANOS, ORWELL. Quest’opera, una sorta di autobiografia, testimonia la sua esperienza di militante comunista e il successivo distacco da quel partito. Secondo la critica è il libro che meglio rappresenta la personalità dell’ autore. Ignazio SILONE, nato in provincia dell’ Aquila nel 1900, si impegnò nell’ agitazione politica tra i contadini della sua contrada. Fu poi direttore del settimanale l’ ‘Avanguardia’ e redattore del ‘Lavoratore’ di Trieste. Dopo le leggi eccezionali svolse attività clandestina accanto a Gramsci. Denuciato e ricercato fuggì in Svizzera nel 1930. A quell’anno risale la crisi che lo allontanò dal PCI e la stesura di ‘Fontamara’. Successivamente svolse attività di romanziere e saggista. E’ stato condirettore della rivista ‘Tempo presente’. Per le sue opere v. retrocopertina. “”Se ora ripenso al gruppo di giovani compagni, italiani e stranieri, conosciuti subito dopo la prima guerra mondiale, negli incontri internazionali della gioventù comunista, e alla fraternità che allora ci legava, a quella coraggiosa solidarietà incurante delle frontiere, all’ ardita speranza di un ordine nuovo, più libero e umano, ah, non è stato certo la dura sconfitta che poi ci ha travolto in Italia e in Germania che più mi turba; non è il ricordo di Gastone Sozzi ucciso nelle carceri di Perugia, né di Eugen Schönhaar decapitato a Berlino, né di Gramsci agonizzante nel reclusorio di Turi, né di altri degni e onesti militanti del comune ideale. Ma qualcosa del tutto diverso e di molto più oscuro torbido e complicato: sullo sfondo dei mostruosi processi di Mosca, in cui quasi tutti i capi superstiti della Rivoluzione d’ Ottobre si sono presentati come spie traditori agenti dell’ imperialismo, e delle deportazioni di milioni di lavoratori nei campi di concentramento della Siberia: l’ assassinio di Vujovic, fondatore della Gioventù comunista jugoslava; il suicidio a Mosca di Sciatzky, capo della Gioventù comunista russa; l’ assassinio in Spagna di Andres Nin e di Camillo Berneri; l’ impiccagione ancora misteriosa di Willi Munzenberg in un bosco vicino a Marsiglia; l’ avvilimento, il disgusto mortale in cui vegetano, qua e là per il mondo, altri sopravvissuti di quella schiera eletta””. (pag 123)”,”RUSS-171″
“SILONE Ignazio”,”Fontamara.”,”””Il signore rossiccio comandò del vino e osservò con diffidenza il giovanotto. Poi riprese a bassa voce il discorso interotto per strada: “”Non si può andare avanti così. Il malcontento dei cafoni è al colmo. Ma voi siete ignoranti. Voi avete bisogno di una persona istruita per guidarvi. Don Circostanza mi ha parlato di voi con molta simpatia. Egli vi vuole molto bene, però è prudente, non vuol compromettersi. Se avete bisogno di me, sono a vostra disposizione. Se avete dei progetti, chiedete consiglio a me. Capite?””. Il modo di fare di quel signore sconosciuto che si metteva a nostra intera disposizione sarebbe apparso equivoco a chiunque non fosse stato nel nostro stato d’animo. (…) “”Voi potete dirmi: queste sono parole, ma i fatti sono più difficili. Ebbene, mettetemi alla prova. Se mi aspettate qui un quarto d’ora, io vi porto ciò di cui voi avete bisogno e vi spiegherò anche come bisogna adoperarlo. Avede dubbi? Non mi credete? Dunque, aspettatemi””. Egli si alzò, ci diede la mano a tutti, pagò il vino ordinato e partì. Appena egli si fu allontanato, il giovanotto che sedeva nel banco accanto al nostro si avvicinò e disse: “”Quello è un poliziotto. E’ un provocatore. State attenti. Vi porterà qualche esplosivo e poi vi farà arrestare. Andate via prima che egli torni””””. (pag 110-111)”,”VARx-251″
“SILONE Ignazio”,”L’avventura d’un povero cristiano.”,”””Alla personalità problematica e inquietante di Celestino V Silone si accosto mosso da un interesse più etico che storico: in Celestino egli vede infatti il portatore di un’utopia che cerca di inserirsi “”nell’ingranaggio del mondo””, anche a costo di affrontare l’inevitabile destino di incomprensione e di persecuzione che il mondo riserva ad ogni utopia. Celestino V rappresenta insomma l’ennesima incarnazione del personaggio autobiografico siloniano, inequivocabilmente legato alla tipologia etica e psicologica delle sue precedenti figure romanzesche. E’ lo stesso Silone a ribadirlo nelle note introduttive al volume: “”Ormai è chiaro che a me interessa la sorte d’un certo tipo d’uomo, d’un certo tipo di cristiano, nell’ingranaggio del mondo, e non saprei scrivere d’altro””. L’impianto drammatico dell’ultima opera siloniana tende proprio ad evidenziare il contrasto fra questo tipo di uomo (il “”povero”” cristiano evangelico, pauperistico ed utopico) e l’ingranaggio soffocante ed oppressivo di un’istituzione quale quella ecclesiastica, scesa a compromesso coi poteri del mondo. Tra queste due realtà, quella della fede e quella dell’istituzione, quella dell’utopia e quella del potere, c’è una frattura incolmabile (…)”” (pag XII-XIII) (prefazione di Gianni Canova)”,”VARx-539″
“SILONE Ignazio; a cura di Claudio MARABINI”,”Fontamara. E pagine di altri libri.”,”””Dal romanzo se si vuole esce colpita la Chiesa, ma certamente esaltato il sentimento religioso. Non bisogna dimenticare, sotto il profilo storico, che si tratta della Chiesa che ha poco celebrato la Conciliazione con lo Stato, che è quello fascista. Don Abbacchio è chiamato a rappresentarla, ben pasciuto alla mensa dell’Impresario”” (pag 11)”,”VARx-009-FGB”
“SILONE Ignazio, a cura di Mimmo FRANZINELLI”,”Il fascismo. Origini e sviluppo.”,”””Nella difesa della dittatura italiana la Milizia fascista riveste una grande importanza. () Secondo le ultime statistiche ufficiali (1933) (11), i suoi effettivi comprendono 121 legioni regolari e 13 straordinarie. Vi sono inoltre 4 comandi di raggruppamento, 33 comandi per la Sicilia e la Sardegna, a cui si aggiungono i battaglioni di Camicie nere dipendenti dai comandi di divisione dell’esercito, in misura di due per ciascuna divisione. Va poi inclusa la Milizia speciale (le legioni coloniali, la Milizia di confine, la Milizia forestale, la Milizia ferroviaria, la Milizia portuale, delle città e delle strade e quella universitaria) che comprende complessivamente 5 legioni, 11 coorti e 10 centurie autonome”” [() «Della milizia fascista si può dire ciò che Marx scrisse dell’armata bonapartista: è composta di elementi contadini declassati. Il servizio militare è per essi un mestiere. È il surrogato di quel pezzo di terra che il fascismo aveva loro promesso e che non hanno mai ottenuto o che, quando lo hanno ottenuto, è stato tolto loro ben presto. Hanno acquisito la mentalità dei carabinieri, dei soldati “”firmaioli””, in servizio prolungato (ora di dieci anni), che si lasciano utilizzare per ogni scopo controrivoluzionario, ma che militarmente valgono ben poco e per la paga sono più pronti a campare che a morire. Staccati dalla base della loro classe di provenienza, costituiscono un utile strumento per uno Stato che vuol far credere di stare al di sopra delle classi. Scandali clamorosi hanno dimostrato con che facilità i quadri di questa milizia si lasciano corrompere: le sedizioni del 1924, del 1927, del 1930 e del 1932 sono esempi della loro scarsa moralità. È stato proposto di addestrare la milizia fascista alle esigenze militari della guerra, ma il criterio con cui viene attualmente recitata non la rende idonea a tale impiego. “”Essa (l’armata bonapartista) dopo qualche scorribanda di banditi, raccoglierà non allori ma colpi di bastone””, ha scritto Marx [‘Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte’, trad. it. cit., p. 115], quando nessuno ancora pensava alla disfatta di Sedan» [da ‘Die erste Phase einer fascistischen Diktatur’, in “”Information””, n. 9, aprile 1933, p. 17, il saggio è alla base di questo capitolo, col taglio del brano qui trascritto] (pag 221) [Ignazio Silone, a cura di Mimmo Franzinelli, ‘Il fascismo. Origini e sviluppo’, Mondadori, Milano, 2002]. inserire”,”ITAF-003-FER”
“SILONE Ignazio”,”La scuola dei dittatori.”,”‘Nell’estate del 1939 al termine di un viaggio di studio in Europa, arrivano a Zurigo due americani,: M. Doppio Vu, che molti ritengono il future dittatore d’America, e il consigliere il professor Pickup, un ideologo invetnore della pantautologia. Nei loro incontri coi personaggi ufficiali del fascismo e del nazismo non hanno appreso nulla di nuovo sulle tecniche per la conquista del potere. Sarà un emigrato politico italiano, Tommaso, detto il Cinico per la sua spregiudicatezza, a impartir loro lezioni sull’argomento, confermando che la verità nascosta in ogni sistema politico è di preferenza reperibile presso gli oppositori. Secondo la formula machiavelliana, sub specie di manuale per aspiranti dittatori, Silone ha composto così un ampio saggio per demistificare le varie forme di inganno e di violenza che, anche in paesi e organismi sedicenti democratici, insidiano la libertà dell’individuo. Un libro che, ricongiungendosi per il suo spirito all’opera narrativa dello scrittore, sulla scorta delle più recenti vicende storiche e nell’assoluta indipendenza da ogni impresa di propaganda, mette a punto e delucida le idee dominanti del nostro tempo’ (quarta di copertina)”,”ITAF-001-FMDP”
“SILVA Ludovico”,”Lo stile letterario di Marx.”,”””Lo stesso appellativo di “”dialettico””, che attribuisco allo stile di Marx, non è strettamente logico. Ma ciò non vuol dire che non vi siano ragioni obiettive per definirlo così. Il segreto letterario della “”rotondità”” e del mordente di numerose frasi di Marx è il segreto stesso della sua concezione dialettica della storia come lotta di classi o lotta di opposti: nelle sue frasi si riscontra di frequente una struttura sintattica in cui si delineano nitidamente due elementi opposti in correlazione antagonistica e che, di solito, finiscono col fondersi in una frase sintetica. L’abbiamo appena visto in alcune frasi del testo citato; ad esempio: “”(…) ‘c’était le siècle qui appartenait au principe, et non le principe qui appartenait au siècle. En d’autres termes, c’était le principe qui faisait l’histoire, ce n’était pas l’histoire qui faisait le principe'””. Il segreto letterario che governa queste costruzioni, frequenti presso grandi prosatori e, soprattutto, presso grandi poeti (Petrarca e Garcilaso de la Vega, a esempio), consiste nel formulare una frase e farla poi seguire da una seconda, in cui si dice il contrario, ma ‘utilizzando gli stessi vocaboli in relazione sintattica invertita’ e, spesso, concludendo con una terza frase, dove si effettua pure una sintesi delle correlazioni antagonistiche prima stabilite con le stesse parole, aggiungendone altre. Quando parliamo di “”correlazioni””, ci riferiamo alla teoria letteraria delle correlazioni, ideata dal filologo spagnolo Dámaso Alonso e dai suoi discepoli, quale Carlos Bousoño (23), secondo la quale in molti poemi classici e moderni esiste uno schema di correlazioni metaforiche che consiste nel nominare prima una serie di oggetti, quindi una serie di corrispondenze metaforiche degli oggetti stessi, infine riunendo tutti – oggetti e corrispondenze – in una frase ultima di carattere sintetico. Lo stesso accade di frequente nel periodare di Marx, che perciò suggerisce sovente la impressione di rotondità stilistica. Solo che in Marx essa si concreta in un gioco di opposti concettuali, riflesso di un gioco di opposti verbali e sintattici, per cui non è eccessivo definire il tratto caratteristico stesso come genuinamente dialettico. Si osservi, ad esempio, il frammento seguente dei ‘Manoscritti del ’44’: (…) “”Come potrebbe il lavoratore estraniarsi dal prodotto della sua attività, se nell’atto stesso della produzione non alienasse se stesso? Il prodotto non è altro che il riassunto dell’attività produttiva. Se pertanto il prodotto del lavoro è espropriazione, la produzione stessa è espropriazione attiva, espropriazione dell’attività, attività dell’espropriazione. Nell’alienazione dell’oggetto-prodotto del lavoro non fa che riassumersi l’alienazione, l’espropriazione dell’attività del lavoro stesso””“” [Ludovico Silva, Lo stile letterario di Marx, 1973] (pag 38-39) [(23) Cfr. Dámaso Alonso y Carlos Bousoño, ‘Seis calas en la expresión literaria española’, Gredos, Madrid, 1951, specie i capp. II, III, IV; (24) Karl Marx, Opere filosofiche giovanili, trad. it. di G. della Volpe, p. 197 della II ed., 1963]”,”MADS-052″
“SILVA Pietro”,”Figura e momenti di storia italiana.”,”””Ma il problema da piemontese si allargò in italiano, allora quel temperamento e quella mentalità si trovarono a poco a poco di fronte a necessità e a situazioni non previste e non afferrate e sentite in tutta la loro estensione e il loro valore. Di qui, fatalmente, l’ uscita dell’ uomo (D’Azeglio) dalle posizioni di prima linea, e la sua sostituzione col Cavour, dalla mente più aperta e più geniale e dal temperamento più pronto e più elastico, che seppe mirabilmente e tempestivamente dalla concezione piemontese evolvere ed elevarsi verso la concezione italiana ed unitaria. L’ uomo politico venne a trovarsi in contrasto con l’ andar dei tempi e con la piega presa dal movimento nazionale, ciò specialmente dopo il 1860; la sua dirittura e la sua sincerità gli impedirono anche il semplice tentativo di nascondere il contrasto, anzi lo spinsero a manifestarlo a parole e a fatti, in ogni occasione, con la massima schiettezza (…)””. (pag 179)”,”ITAB-147″
“SILVANI Marco”,”L’idea di nazione in Italia e nel Regno Unito. Indagine sui manuali di storia della scuola secondaria dell’obbligo.”,”Marco Silvani, laureato in Scienze politiche dell’Università degli Studi di Torino. Ha conseguito il dottorato in ‘Storia del federalismo e dell’ingrazione europea’. Ha curato con L. Levi il volume: ‘Ricerca su conoscenza ed opinioni degli insegnanti di storia in vista dell’unificazione monetaria europea’ (Ires, Torino, 2001).”,”GIOx-005-FMB”
“SILVER Beverly J.”,”Le forze del lavoro. Movimenti operai e globalizzazione dal 1870. (Tit.orig.: Forces of Labor)”,”SILVER Beverly J. è docente di sociologia presso la Johns Hopkins University di Baltimore (Maryland) e autrice, con Giovanni Arrighi, di ‘Caos e governo del mondo’ (Bruno Mondadori, 2003).”,”MOIx-033″
“SILVER Beverly J.”,”Forces of Labor. Workers’ Movements and Globalization since 1870.”,”SILVER Beverly J. è professore di sociologia nella Johns Hopkins University.”,”MOIx-043″
“SILVER Beverly J.”,”Forces du Travail. Les conflits ouvriers et la globalisation depuis 1870.”,”Beverly J. Silver è professoressa del dipartimento di sociologia della John Hopkins University of Baltimore. Dirige pure l’ Arrighi Center for Global Studies. Ha collaborato ad opere incentrate sul movimento operaio internazionale e la dinamica del capitalismo storico”,”CONx-280″
“SILVERS Robert B. con Michael Shae, a cura; saggi di Joan DIDION Joseph LELYVELD Mark DANNER Peter GALBRAITH Jonathan FREEDLAND Jonathan RABAN Frank RICH Michael TOMASKY Arthur SCHLESINGER jr”,”The Consequences to Come. American Power After Bush.”,”Saggi di Joan DIDION Joseph LELYVELD Mark DANNER Peter GALBRAITH Jonathan FREEDLAND Jonathan RABAN Frank RICH Michael TOMASKY Arthur SCHLESINGER Ultimo breve articolo: ‘History and National Stupidity’, di Arthur Schlesinger Jr (pag 163-170) (sugli storici e la storiografia americana, il dibattito sulle cause della guerra civile, la schiavitù, l’ascesa della democrazia americana, Sean Wilentz, ecc.)”,”USAP-078″
“SILVESTRI S. BOLAFFI G. BONANNI M. DEVOTO G. MERLINI C. direzione delle ricerche”,”L’Italia nella politica internazionale.”,”IAI Istituto Affari Internazionali”,”RAIx-022″
“SILVESTRI Stefano cura edizione italiana e saggio introduttivo scritti di V.D. BONDARENKO M.I. CHEREDNICHENKO M.I. GALKIN M. GARDER V.D. IVANOV R. LÖWENTHAL M. MACKINTOSH A. OVSYANNIKOV V.D. SOKOLOVSKY I.G. ZAVYALOV”,”La strategia sovietica. Teoria e pratica.”,”Scritti di V.D. BONDARENKO, M.I. CHEREDNICHENKO, M.I. GALKIN, M. GARDER, V.D. IVANOV, R. LÖWENTHAL, M. MACKINTOSH, A. OVSYANNIKOV, V.D. SOKOLOVSKY, I.G. ZAVYALOV. SILVESTRI è Responsabile degli studi sul problema della sicurezza europea presso l’ Istituto Affari Internazionali di Roma. E’ autore di varie pubblicazioni sui problemi internazionali tra cui: – Il mediterraneo: politica, economia, strategia. IL MULINO. 1968 -La sicurezza europea. MULINO. 1969 -Europa-America. Materiali per un dibattito. LO SPETTATORE INTERNAZIONALE. 1970 (con R. PERESSICH)”,”RUST-039″
“SILVESTRI Mario”,”La decadenza dell’ Europa Occidentale. 1. Anni di trionfo 1890-1914.”,”SILVESTRI Mario è nato a Verona nel 1919. Professore in impianti nucleari al Politecnico di Milano, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche. Ha scritto ‘Isonzo 1917’ e ‘Il costo della menzogna’ (1968).”,”EURx-113″
“SILVESTRI Mario”,”Il costo della menzogna. Italia nucleare 1945-1968.”,”””E il mio sospetto che il PCI fosse sistematicamente fuorviato da una più realistica visione degli affari nucleari italiani ad opera di una quinta colonna esistente nel suo seno, che mescolava continuamente le carte a danno del partito, si rafforzò in me”” (pag 326) Mario SILVESTRI è nato a Verona nel 1919. E’ stato professore di impianti nucleari al Politecnico di Milano.”,”ITAE-063″
“SILVESTRI Stefano a cura, collaborazione di Robert EDWARDS”,”Finanziamento, infrastrutture e armamenti nella Nato.”,”””La collaborazione nella produzione di carri armati ha incontrato (se si fa eccezione per i motori ed i cannoni) un ostacolo decisivo nel contrasto tra inglesi da un parte e francesi e tedeschi dall’ altra, circa l’ importanza relativa della velocità e del corazzamento”” (pag 28) “”I giornali belgi non hanno mai risparmiato le loro critiche circa l’ annullamento del primitivo progetto Nadge, e non hanno nascosto il loro sospetto che la decisione degli Stati Uniti fosse dovuta, almeno in parte, alle pressioni esercitate dall’ industria americana”” (pag 56)”,”RAIx-135″
“SILVESTRI Mario”,”Caporetto. Una battaglia e un enigma.”,”””Su quell’ esperienza Laffargue scrisse un opuscolo: ‘Etude sur l’ attaque’, nel quale proponeva un diverso metodo per il combattimento delle fanterie. Non più l’ immediato assalto a ondate, ma l’ infiltrazione di groupes de tirailleurs, armati di fucili mitragliatori, bombe a mano e mortai da trincea. Essi dovevano avanzare a sbalzi, in formazione rada, profittando di ogni asperità del terreno, avendo come obbiettivo la seconda linea di trincee (…). Il quartier generale francese fece pubblicare il libretto del capitano Laffargue e, nella primavera del 1916, lo distribuì agli ufficiali a titolo informativo. Ma nulla fu mutato nei manuali e il vecchio sistema delle ondate continuò a imperversare. Il caso volle però che, all’ inizio di quell’ estate, una copia dell’ opuscolo fosse rintracciata dai tedeschi in una trincea francese espugnata. E subito le massima autorità militari germaniche videro espresse con chiarezza le idee che esse andavano elaborando con molta fatica. L’ opuscolo divenne anzi la base per l’ addestramento delle fanterie tedesche e i suoi contenuti furono largamente incorporati nel testo di altre istruzioni, approntato da Ludendorff per l’ “”attacco nella guerra di posizione”” (pag 49)”,”ITQM-076″
“SILVESTRI Mario”,”La decadenza dell’ Europa Occidentale. 2. L’esplosione 1914-1922.”,”SILVESTRI Mario è nato a Verona nel 1919. Professore in impianti nucleari al Politecnico di Milano, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche. Ha scritto ‘Isonzo 1917’ e ‘Il costo della menzogna’ (1968).”,”EURx-260″
“SILVESTRI Mario”,”La decadenza dell’ Europa Occidentale. 3. Equilibrio precario 1922-1939.”,”SILVESTRI Mario è nato a Verona nel 1919. Professore in impianti nucleari al Politecnico di Milano, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche. Ha scritto ‘Isonzo 1917’ e ‘Il costo della menzogna’ (1968).”,”EURx-261″
“SILVESTRI Mario”,”La decadenza dell’ Europa Occidentale. 4. La catastrofe, 1939-1946.”,”SILVESTRI Mario è nato a Verona nel 1919. Professore in impianti nucleari al Politecnico di Milano, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche. Ha scritto ‘Isonzo 1917’ e ‘Il costo della menzogna’ (1968).”,”EURx-262″
“SILVESTRI Andrea; antologia a cura di Annamaria GALBANI”,”L’immaginario dell’elettricità.”,”SILVESTRI Andrea Sul Baby boom dovuto al black out elettrico a New York nel 1965. “”Dall’analisi del sondaggio risulta, al contrario, che la causa principale dell’imprevedibile ‘baby boom’ è il fatto che in centinaia di migliaia di case il ritmo normale della vita fu sconvolto dalla mancanza di televisione. E questa, in fondo, è una conclusione ancora più sconcertante”” (pag 127)”,”SCIx-341″
“SILVESTRI Mario”,”Riflessioni sulla Grande Guerra.”,”SILVESTRI Mario è ordinario presso il Politecnico di Milano e autore di numerosi volumi tra cui ‘Isonzo 1917’, ‘La decadenza dell’Europa occidentale (4 volumi), ‘Caporetto una battaglia e un enigma’, ‘Il futuro dell’energia’. “”Quanto agli aerei senza pilota, si è già ricordato che il primo velivolo di tal fatta volò avanti la fine della guerra. Inoltre prime telearmi possono considerarsi gli “”schrechliche Kanonen””, con cui tra il marzo e l’agosto del 1918 i tedeschi bombardarono Parigi. Erano 6 pezzi del calibro di 252 millimetri, lunghi 36 metri che colpirono la capitale francese 367 volte con una traiettoria che si innalzava nel cielo fino a 40 chilometri, cioè ai limiti della stratosfera, in una parabola quasi suborbitale. Nessuno è più riuscito a costruirne di eguali. Anche da questi due punti di vista (energia nucleare e telearmi), sia pure nell’ambito di una estrapolazione ardita di ciò che in campo scientifico già si sapeva nel 1918, la prima guerra mondiale è legata molto strettamente ai giorni che viviamo. E vi è legata anche per la strage demografica che, depauperando vaste classi di popolazioni, continua a ripercuotersi nel futuro con oscillazioni che vanno smorzandosi nel tempo molto lentamente. Il fronte occidentale aveva sacrificato la vita di 3,5 milioni di giovani, 8,7 milioni erano stati feriti e 1 milione, prigionieri catturati sovente feriti, avevano trascorso molti anni in campi di concentramento, rispetto ai quali quelli della seconda guerra mondiale furono case di riposo. Il fronte orientale (fino all’armistizio del 5 dicembre 1917) richiese il sacrificio di 9 milioni di russi (morti, feriti, prigionieri), che però inflissero ai loro nemici austro-tedeschi e turchi perdite pari a 6 milioni, che non è poco considerando l’inferiorità russa in armamenti. Il fronte italiano, esclusi i prigionieri, costò la perdita di 3 milioni di uomini. (…)”” (pag 145-146)”,”QMIP-071″
“SILVESTRI Mario”,”Isonzo 1917.”,”Mario SILVESTRI è nato a Verona nel 1919. Ha prestato servizio militare dal giugo 1941 al settembre 1943. Professore di impianti nucleari al Politecnico di Milano. Ammutinamenti in Francia. “”Parecchi reggimenti di fanteria rifiutarono di rientrare in trincea, in particolare quelli contrassegnati con i numeri 17, 18, 36, 109, 128, 129, 307, 310 e 370. Grida sediziose cominciarono ad essere urlate dai distaccamenti ribelli: – Viva la pace! Morte ai responsabili! Viva la rivoluzione! Abbasso la guerra! Viva la rivoluzione russa! Strappiamoci le nostre croci di guerra, queste placche da bicicletta, onore di schiavi mal pagati. E grida, più circostanziate, accusavano l’Alto Comando: – Da un mese i ‘boches’ conoscevano il momento dell’attacco e questa è una vergogna! Altri reparti, intonando l”Internazionale’, minacciarono di marciare su Parigi: volevano inviare una delegazione alla Camera, per costringerla a chiedere una pace immediata. Una divisione del XXI Corpo d’Armata, pur non rifiutandosi di dare il cambio ad altri reparti, si oppose ad essere impiegata in azioni offensive: se attaccata, si sarebbe difesa: punto e basta.”” (pag 137)”,”QMIP-072″
“SILVESTRI Carlo”,”Turati l’ha detto. Socialisti e democrazia cristiana.”,”””Filippo Turati per le ragioni della sua modestia eccessiva, del suo senso democratico spinto al parossismo, per la carenza in lui veramente totalitaria di ambizioni, cedette, fin dalla metà di giugno 1924, e quasi senza resistere, il posto di capo dell'””Aventino”” a Giovanni Amendola, cioè all’uomo che fra tutti gli esponenti dell'””Aventino”” era meno ideoneo (2) a dirigere una battaglia politica la quale da un momento all’altro avrebbe potuto non essere più metaforica. Filippo Turati in quei primissimi giorni era per spingere ad ogni costo la situazione alle sue estreme conseguenze (:..)”” (pag 55)”,”ITAD-129″
“SILVESTRI Mario”,”Caporetto. Una battaglia e un enigma.”,”Mario Silvestri (1919-1994) fu professore al Politecnico di Milano e titolare della cattedra di impianti nucleari. Appassionato di storia, tra le sue opere ricordiano ‘La decadenza dell’Europa occidentale’ e ‘Isonzo 1917’. “”Cadorna aveva concezioni strategiche semplici e chiare: tutto per la guerra in Europa, non disperdere gli sforzi su teatri secondari. Ma non aveva sensibilità per la guerra minuta, anche se era stato più volte in trincea, una almeno con rischio della vita. Altri avrebbero dovuto metterlo sull’avviso, ma intorno a lui c’era il vuoto intellettuale. Era un accentratore? Nei fatti lo fu, ma è impossibile dire se lo fosse per natura o se ve lo abbia istradato una corte di ufficiali servili. Non si citano mai sue riunioni con tutti i comandanti d’armata ed è nota la sua fobia per i “”consigli di guerra””. Ma è un fatto che, almeno in un caso citato, Cadorna parlò ai comandanti della II e III armata (che insieme tenevano in pugno due terzi dell’esercito) e che di tale conferenza non vi è traccia nella Storia Ufficiale. Sembra quindi che abbia visto giusto la “”famigerata”” Commissione d’inchiesta per Caporetto, allorché affermò che la burocrazia militare intorno a Cadorna e a Capello (e quindi, presumibilmente, anche intorno agli altri comandanti d’armata) fosse ostile a contatti bilaterali o multilaterali fra i capi, considerandoli “”pregiudizievoli”” al servizio: era d’obbligo, insomma, la via protocollare. Resta il fatto grave che Cadorna, e con lui Bencivenga prima, e dal 1° settembre il colonnello Gabba, non sentirono il pericolo del loro isolamento. Erano schiacciati da un lavoro immane, dovevano pensare a tutto e pensare per tutti, e non potevano farcela; figurarsi se potevano elaborare una “”dottrina della guerra””. Ma non se ne resero conto, a differenza di Ludendorff, che a elaborarla chiamò molti e sperimentati ufficiali di stato maggiore, facendone il suo “”ufficio studi””. Se Cadorna avesse avuto un’altra percezione, si sarebbe pervenuti a una dottrina di combattimento diversa e migliore già nella primavera del 1917. La sensazione di non essere gettate al massacro, ma impiegate con senso di responsabilità, sarebbe stato il miglior tonico per le truppe che dovevano affrontare i successivi combattimenti. Avrebbero affrontato la decima e undicesima battaglia dell’Isonzo con ben altro spirito. E le minori perdite avrebbero conservato in vita soldati di alta perizia combattiva: addestrati bene, avrebbero constatato il buon risultato di tale addestramento. Non si ripete mai abbastanza che la sicurezza il coraggio, la fiducia, nei gregari nascono principalmente dalla constatazione che gli ordini che ricevono sono sensati: rischiosissimi, magari, ma indispensabili. Non già il “”malgoverno”” delle truppe””, ma la inesistente consapevolezza nei capi della possibilità di governarle in modo diverso creò nell’autunno del 1917, un’atmosfera da incubo e di rassegnazione”” (pag 109-110)”,”QMIP-134″
“SILVESTRI Mario”,”Isonzo, 1917.”,”Mario Silvestri (1919-1994) fu professore al Politecnico di Milano e titolare della cattedra di impianti nucleari. Appassionato di storia, tra le sue opere ricordiano ‘La decadenza dell’Europa occidentale’ e ‘Isonzo 1917’. Smirnov e Goldenberg in Italia prima a Torino e poi a Roma. “”Per capire qualcosa della situazione russa, una missione italiana era stata spedita a Pietrogrado, in via assolutamente privata, nel mese di giugno. Ne facevano parte i socialisti riformisti Raimondo, Cappa e Lerda e l’onorevole Labriola. Era loro compito non solo studiare la situazione da vicino, ma anche svolgere quel tanto o quel poco di propaganda filointesista che non risultasse controproducente. I quattro missionari intrecciarono relazioni con i socialisti rivoluzionari russi (che, nonostante il nome, rappresentavano l’ala moderata del partito socialista) e fecereo alcuni discorsi (sempre sottolineati da “”calorosi applausi””), con i quali si sforzavano di inculcare nella testa dei Russi che non dovevano – per il loro bene – considerare chiusa la partita. “”L’Italia – disse Raimondo – lotta non solo per sé, ma anche per la libertà dell’Europa””. (…) Sfortunatamente per loro, si trovava già sul posto Angelica Balabanoff, ninfa egeria del partito socialista italiano che, arrivata in Russia con la squadra di Lenin, si presentava come ambasciatrice autorizzata del partito socialista italiano e diceva peste e corna degli onorevoli spediti da Roma. “”Essi – sosteneva e spiegava ai “”compagni”” non bene informati – erano socialisti falsi, traditori della classe lavoratrice e asserviti, come tutti i riformisti, al capitale guerrafondaio””. Pronunziata in un’assemblea di marinai rivoluzionari a Kronstadt, questa affermazione ebbe una certa risonanza: e la sua eco arrivò fino a Roma. L'””Avanti!”” si dichiarò solidale con la Balabanoff, ma Filippo Turati, più circospetto, sottolineò invece che dall’inizio della guerra la Balabanoff non faceva più parte della direzione del partito socialista italiano e non poteva perciò parlare a suo nome. (…) Queste polemiche intersocialistee rallegravano Orlando, che vedeva in esse un efficace ausilio alla sua politica temporeggiatrice, per tirare avanti sino allo s””scoppio”” della sospirata pace, dopo di he: “”chi vivrà vedrà””. Gli sembrò quindi suprema astuzia, a questo punto, favorire l’ingresso in italia di alcuni rivoluzionari russi, che stavano compiendo il giro d’Europa (nonostante la guerra, l’estate del 1917 fu epoca di boom per il turismo politico). Essi vennero trascinati intorno come mostri di un baraccone da fiera, perché confermassero con parole e testimonianze che i Russi, senza distinzione di partito, erano per la guerra, che quindi anche i socialisti italiani ne dovevano imitare l’esempio ecc. ecc. La tattica dolce opposta a quella delle fucilazioni in auge al fronte. Il viaggio diede ragione a Cadorna. I rappresentanti del “”marxismo blando””, reduci da Londra e da Parigi, dove avevano ricevuto accoglienze piuttosto riservate e diffidenti, arrivarono a Torino il 5 agosto e dal balcone della Casa del Popolo tennero una confusa concione, alla fine della quale una marea di quarantamila persone (…) vociarono il loro entusiasmo per la rivoluzione russa e per Lenin. Il più influente dei ‘rivoluzionari’, Goldenberg, ne fu seccato e imbarazzato, poiché i bolscevichi non erano precisamente la sua passione, tanto che l’ingegner Romita sprecò un po’ di dialettica marxista per commmentargli il significato del grido, tutto il contrario – a suo dire – di quel che suonava. Da Torino Goldenberg e il collega Smirnov arrivarono a Roma, dove risuonarono invece grida di “”Abbasso Lenin!”” dovute secondo i socialisti ad un gruppetto di interventisti imboscati”” (pag 234-235)”,”QMIP-135″
“SILVESTRI Mario”,”Cento anni di storia d’Italia (1861-1961). Volume I. Il primo cinquantennio (1861-1914).”,”Mario Silvestri si è imposto all’attenzione del pubblico con opere storiche di grande successo come ‘Isonzo 1917’, ‘Il costo della menzogna’ (1968), ‘La decadenza dell’Europa occidentale’ (4 voll.). Titolare della cattedra di Energetica al Politecnico di Milano è presidente del comitato tecnologico e membro del consiglio di presidenza del Cnr. Nel capitolo finale ‘Consuntivo di un cinquantennio’ l’autore riporta una serie di dati statistici che illustrano lo sviluppo economico sociale, le classi, il mondo del lavoro, la condizione operaia e contadina, le contraddizioni e i ritardi della società italiana. “”Menotti Garibaldi paragonò addirittura il modo di battersi degli etiopi a quello dei garibaldini, che avevano seguito il padre. La Camera tuttavia, pur respingendo l’ipotesi di una guerra di conquista, si piegò a concedere i 20 milioni e i 5.000 uomini necessari per tirare avanti in attesa dell’imponderabile. Pochi giorni dopo, il 29 luglio 1887, cessava di vivere Depretis, e la strada era aperta per la presidenza di Crispi, mentre partivano le truppe che avrebbero dovuto vendicare i morti di Dogali, pur restando l’Italia amica dell’Abissinia. Col passare di mesi, il contingente salì a 20.000 uomini, comandati dal generale Di San Marzano. Di fronte a tanto spiegamento di forze il Negus Giovanni, che si era attestato con 80.000 uomini davanti alle linee italiane, si ritirò senza ingaggiare battaglia, mentre i 20.000 italiani stavano rinserrati a Massaua, nulla facendo didiverso da quando erano 1.000. Con la presidenza Crispi, che pure era stato fra gli avversari dell’occupazione di Massaua, si cominciarono ad udire parole più grosse. Ma nella sua prima visita a Bismarck nell’ottobre 1887 Crispi minimizzò l’importanza dell’impresa africana (…)”” (pag 98) “”Con i ministeri Di Rudinì e Giolitti, e col terzo ministero Crispi, l’Italia, travolta dagli scandali bancari e dalla insofferenza sociale, dimenticò l’Abissinia. Riuscì pero, senza troppo chiasso, a mettere sotto il suo protettorato la costa somala dal fiume Giuba fino al golfo di Aden, che era sotto il dominio del sultano di Zanzibar. La condotta delle operazioni in Africa, ora sotto la responsabilità del generale Baratieri, riprese sotto il quarto gabinetto Crispi. L’avanzata proseguiva alla cieca, fra mille difficoltà, non ultime le contrastanti direttive provenienti da Roma. L’Africa inghiottiva ormai uomini e denari come una calamità naturale. (…).L’occupazione militare del Tigré – la provincia dell’Etiopia più a ridosso dell’Eritrea – aveva inimicato all’Italia tutti i ras locali, che fecero causa comune con Menelik. Questi, ormai convinto che con l’Italia era costretto a venire ai ferri corti, nell’autunno del 1895, fece affluire le sue truppe presso il lago Ascianghi e marciò sul Tigré. Nei circoli politici italiani si andava dicendo cinicamente che una piccola sconfitta in Africa sarebbe stato l’unico toccasana, per frenare questa avanzata nel vuoto, che non mirava a nulla e poteva condurre al disastro. Ma invece dellla “”piccola sconfitta”” si ebbe, appunto, il disastro [Adua, ndr]”” (pag 101-102)”,”ITAB-323″
“SILVESTRI Mario”,”Cento anni di storia d’Italia (1861-1961). Volume II. Da guerra a guerra (1914-1939).”,”Mario Silvestri si è imposto all’attenzione del pubblico con opere storiche di grande successo come ‘Isonzo 1917’, ‘Il costo della menzogna’ (1968), ‘La decadenza dell’Europa occidentale’ (4 voll.). Titolare della cattedra di Energetica al Politecnico di Milano è presidente del comitato tecnologico e membro del consiglio di presidenza del Cnr. “”Con quali mezzi era possibile varare tante iniziative? La guerra di Spagna svuotava l’Italia di ricchezza e l’Etiopia, semipacificata, ingoiava miliardi quasi come quando vi era la guerra. L’Africa Orientale era un pozzo senza fondo, in cui si dissipava ricchezza per costruire strade, case e industriette antieconomiche, nonché per pagare il trasporto delle merci indispensabili (con relativo pedaggio per attraversare il canale di Suez) che, a dispetto della autarchia dell’Imerp, dovevano arrivare quasi tutte dall’italia, al fine di mantenere il tenore di vita della comunità italiana che viveva in Africa, in generale parassitariamente, a un livello superiore a quello dei connazionali rimasti a tribolare in Italia. Era quindi fatale che i soldi fossero spremuti là dove c’erano, taglieggiando non solo il reddito ma anche il capitale. Una imposta straordinaria “”una tantum”” del 10% sul capitale delle società venne quindi deliberata con previsione di gettito di 5 miliardi (1.800 attuali). (…)”” (pag 160) “”Nonostante l’imprudente direzione dell’economia a partire dalla guerra etiopica e le dilapidazioni nelle guerre d’Africa e di Spagna, il tenore di vita degli italiani, nel ventennio fascista, migliorò discretamente. Dal 1913 al 1939, di fronte a un aumento della popolazione del 20%, si registrò una crescita nella produzione di cereali del 28%. (…) Quanto al prodotto nazionale lordo, esso, in moneta a valore costante, era cresciuto del 60%, con un aumento pro-capite del 40%. (…) Quella che appariva insostenibile, nonstante le illusioni di Mussolini, era la bilancia energitica. Le importazioni di petrolio, pur modeste, salivano vertiginosamente, raddoppiando ogni quattro o cinque anni e superando i 2 milioni di tonnellate nel 1938. E altrettanto sfavorevole era la situazione per le materie di base.”” (pag 164-165)”,”ITAB-324″
“SILVESTRI Mario”,”Cento anni di storia d’Italia (1861-1961). Il primo cinquantennio (1861-1914). Vol. I.”,”Mario Silvestri si è imposto all’attenzione del pubblico con opere storiche di ampia risonanza e grande successo, come Isonzo 1917, Il costo della menzogna, La decadenza dell’Europa occidentale. Titolare della cattedra di Energetica al Politecnico di Milano, è presidente del Comitato tecnologico e membro del consiglio di presidenza del Cnr.”,”STOx-060-FL”
“SILVESTRI Mario”,”Cento anni di storia d’Italia (1861-1961). Da guerra a guerra (1914-1939). Vol. II.”,”Mario Silvestri si è imposto all’attenzione del pubblico con opere storiche di ampia risonanza e grande successo, come Isonzo 1917, Il costo della menzogna, La decadenza dell’Europa occidentale. Titolare della cattedra di Energetica al Politecnico di Milano, è presidente del Comitato tecnologico e membro del consiglio di presidenza del Cnr.”,”STOx-061-FL”
“SILVESTRI Mario”,”La caduta e la ripresa (1939-1961). Vol. III. Cento anni di storia d’Italia (1861-1961).”,”Mario Silvestri si è imposto all’attenzione del pubblico con opere storiche di ampia risonanza e grande successo, come Isonzo 1917, Il costo della menzogna, La decadenza dell’Europa occidentale. Titolare della cattedra di Energetica al Politecnico di Milano, è presidente del Comitato tecnologico e membro del consiglio di presidenza del Cnr.”,”ITAP-031-FL”
“SILVESTRI Mario”,”La decadenza dell’ Europa Occidentale. 1. Anni di trionfo 1890-1914.”,”SILVESTRI Mario è nato a Verona nel 1919. Professore in impianti nucleari al Politecnico di Milano, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche. Ha scritto ‘Isonzo 1917’ e ‘Il costo della menzogna’ (1968).”,”QMIS-020-FV”
“SILVESTRI Mario”,”La decadenza dell’ Europa Occidentale. 2. L’esplosione 1914-1922.”,”SILVESTRI Mario è nato a Verona nel 1919. Professore in impianti nucleari al Politecnico di Milano, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche. Ha scritto ‘Isonzo 1917’ e ‘Il costo della menzogna’ (1968).”,”QMIS-016-FV”
“SILVESTRI Mario”,”La decadenza dell’ Europa Occidentale. 3. Equilibrio precario 1922-1939.”,”Mario Silvestri è nato a Verona nel 1919. Professore in impianti nucleari al Politecnico di Milano, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche. Ha scritto ‘Isonzo 1917’ e ‘Il costo della menzogna’ (1968). “”Fin dal 1932 Dimitrov aveva inviato a Mosca una relazione, suggerendo un cambiamento di tattica. La relazione, insieme alla risposta assolutamente negativa del Komintern, era stata intercettata dal controspionaggio tedesco. Sembrava dunque che Dimitrov fosse destinato a una carriera oscura, allorché il suo arresto da parte della polizia tedesca per la presunta complicità nell’incendio del Reichstag gli diede una notorietà internazionale e l’occasione di mettere in luce le sue eccezionali abilità dialettiche. Hermann Göring, andato a deporre al processo in qualità di capo della polizia prussiana, aveva perso i nervi di fronte all’eloquenza maliziosa e ironica di Dimitrov, ed era uscito con scatti d’ira e improperi che avevano imbarazzato i giudici e lo avevano coperto di ridicolo. Assolto e rientrato a Mosca, Stalin abbracciò e baciò in pubblico Dimitrov e lo mise a capo del Komintern, facendogli scavalcare coloro che credevanodi meritarsi il posto per anzianità o per altri servigi. Accanto a Dimitrov Stalin lasciò però il suo uomo, Dmitrij Manuilskij”” (pag 246)”,”QMIS-017-FV”
“SILVESTRI Mario”,”La decadenza dell’ Europa Occidentale. 4. La catastrofe, 1939-1946.”,”Mario Silvestri è nato a Verona nel 1919. Professore in impianti nucleari al Politecnico di Milano, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche. Ha scritto ‘Isonzo 1917’ e ‘Il costo della menzogna’ (1968). “”Dopo l’attacco alla Russia, avvenuto senza darne preciso preventivo annunzio al governo giapponese, Hitler aveva vacillato sull’utilità di coinvolgere il Giappone. Era dall’ambiente del ministero degli esteri che, fin dai primi di luglio, provennero sollecitazioni affinché il Giappone attaccasse la Siberia. Alla fine di ottobre Hitler, ancora in preda alle illusioni, scartava la convenienza dell’intervento giapponese, perché avrebbe complicato la divisione delle spoglie. Egli era sempre favorevole all’attacco giapponese nel Pacifico. E il Giappone, ripagandolo della stessa moneta, manteneva la Germania completamente all’oscuro delle sue intenzioni”” (pag 190)”,”QMIS-018-FV”
“SILVESTRI Mario”,”La decadenza dell’Europa occidentale, 1890-1933. Volume I. Dalla Belle Époque all’avvento del nazismo.”,”Mario Silvestri (1919-1994) fu professore al Politecnico di Milano e titolare della cattedra di impianti nucleari. Appassionato di storia, tra le sue opere ricordiamo ‘Isonzo 1917’, ‘Caporetto’, ‘La vittoria disperata’.”,”RAIx-381″
“SILVESTRI Mario”,”La decadenza dell’Europa occidentale, 1933-1946. Volume II. Dal riarmo della Germania alla catastrofe,”,”Mario Silvestri (1919-1994) fu professore al Politecnico di Milano e titolare della cattedra di impianti nucleari. Appassionato di storia, tra le sue opere ricordiamo ‘Isonzo 1917’, ‘Caporetto’, ‘La vittoria disperata’. 2GM Gli aiuti anglo-americani all’Urss (pag 1552-1558) (Tabella 37) (in migliaia di tonnellate 1941 360,5; 1942 2453; 1943 4795; 1944 6218; 1945 3674,5; Totale 17.501) (Rifornimenti convogliati verso l’Unione Sovietica dagli anglo-americani durante la seconda guerra mondiale per anno) 2GM Offensiva antipetrolifera nel 1944. La carenza di carburante, benzina e benzina avio “”La successiva fase dell’offensiva antipetrolifera iniziò nella primavera del 1944. Fra aprile e maggoi su Ploesti si accanirono i bombardieri della XV armata aerea di stanza in Italia, che dimezzarono la produzione. Quella di benzina sintetica fu anch’essa ridotta nel mese di maggio da violente incursioni mirate dell’VIII armata aerea e del Comando bombardieri, talché mentre gli alleati sbarcavano in Normandia, la disponibilità annua di petrolio tedesca era ridotta a 7 milioni di tonnellate e si dovette attingere alle magre riserve. (…) Altre violente incursioni si succedettero per tutta l’estate del 1944 sugli impianti petroliferi, riducendo la produzione di benzina avio. Nel frattempo, ai primi di settembre, la regione di Ploesti fu occupata dai russi. (…) Alle forze armate tedesche veniva così tolta mobilità nel momento in cui i nuovi mezzi sfornati dalle fabbriche sotterranee con sforzi sovrumani, erano sempre più avidi di carburante. La mancanza di questo incideva anche sull’addestramento degli allievi piloti, e non era infrequente che prima della fine dei corsi il 30 per cento perisse per l’insufficiente addestramento, condotto a ritmi forzati. La scarsissima disponibilità di benzina avio rendeve inutile la fenomentale produzione di caccia sfornata nella seconda metà del 1944. Sacrificando altri tipi di aerei, la loro produzione era salita da 1017 unità in gennaio a un massimo di 2878 (su 3802) in settembre e fu ancora di 2352 in dicembre. Ma erano aeroplani che non potevano volare. Gli unici a sentire meno la penuria di carburante erano i nuovi apparecchi a reazione, che erano però ancora pochi e in fase sperimentale. Questi fatti vanno tenuti presenti, quando si misura l’efficacia dei bombardamenti aerei sulla capacità produttiva tedesca”” (pag 1592-1593)”,”RAIx-382″
“SILVESTRI Mario”,”Isonzo, 1917.”,”Mario Silvestri (1919-1994) è stato professore al Politecnico di Milano e titolare della cattedra di impianti nucleari. Appassionato di storia, tra le sue opere ricordiamo ‘La decadenza dell’Europa occidentale’ e ‘Isonzo 1917’. “”Sfido qualsiasi patriota a venire a passare come semplice soldato, solamente mille notti in prima linea, senza odiare la patria”” (Da un dialogo fra due soldati francesi, un giorno di primavera del 1917) (in apertura) Sfondamento di Caporetto. Il sacrificio dei soldati e l’ottusità dei comandi “”L’ordine per un banale errore di trascrizione, imponeva che la ritirata si svolgesse il mattino del 27, anziché del 26. Benché il tenente giurasse e spergiurasse che si trattava di una svista, e che la ritirata si svolgesse il mattino del 27, anziché del 26. Benché il tenente giurasse e spergiurasse che si trattava di una svista, e che la ritirata doveva cominciare subito, l’Antonicelli di fronte ad un ordine scritto non volle intendere ragioni e rimandò il portaordini, con l’incarico di tornare con disposizioni più precise. Ma prima che ciò potesse ripetersi, la Salerno, completamente circondata, capitolava. Il generale Zoppi così commenta la fine della brigata Salerno: «Pretendere che i soldati, in quelle vicende, facciano della strategia e della grande tattica può essere un bel sogno di chi non ha mai provato lo strazio mentale di essere nell’impossibilità di sapere… pretendere che il soldato aggirato e sorpreso ossia vinto ancora prima di combattere, sappia col suo valore rovesciare una situazione inesorabilmente compromessa, è follia». La Commissione d’inchiesta giudicò tuttavia che il contegno della Salerno era stato, al solito, «passivo», poiché nulla la brigata aveva fatto, per tenersi al corrente e per disturbare «il facile dilagare del nemico nella sottostante conca di Creda e Caporetto». La Salerno, comunque, combatté duramente: insieme a 3.800 prigionieri, la storia ufficiale delle brigate italiane registra 1.400 morti e feriti. Nel corso della mattinata del 26, tutti i reparti circondati sul Matajur, salvo un migliaio di uomini, si arresero e presero la strada della prigionia. Quarantotto or erano bastate perché del VII Corpo d’Armata sopravvivesse solo il nome”” (pag 437)”,”QMIP-041-FV”
“SILVESTRI Carlo”,”I responsabili della catastrofe italiana. Guerra: 1940-43 – Armistizio: 8 sett. 43.”,”‘Carlo Silvestri, socialista, era confinato a Lipari, nel 1929, quando Mino Maccari, inviato speciale de ‘La Stampa’ per un’inchiesta sul confino politico, lo presentava come ‘uno dei più conosciuti giornalisti italiani’ e aveva parole di ammirazione per la sua serenità e obbiettività, malgrado fosse ‘tra gli uomini più maltrattati dal fascismo’. Giovinetto, nel 1910 era già redattore del ‘Corriere della Sera’, ove, specializzatosi nello studio dei conflitti sociali, del movimento sindacale e delle vicende politiche, rimase sino al 1924, quando Luigi Albertini, dopo il delitto Matteotti, lo mise a disposizione del ‘Comitato delle Opposizioni’, per promuovere, dirigere e alimentare la campagna di stampa aventiniana e l’atto di accusa morale contro Mussolini, impegnandolo così nella responsabilitò di accusatore del regime innanzi alla Commissione istruttoria dell’Alta Corte di Giustizia del Senato ed alla Sezione d’Accusa del Tribunale di Roma. Il Silvestri è dunque un veterano del socialismo, – in cui ebbe come maestri e compagni di fede Turati, Treves, la Kuliscioff, Bissolati, Prampolini, Corridoni – e un veterano dell’antifascismo. (…) Quattro volte ferito, due volte innanzi al Tribunale Speciale, molte volte incarcerato, confinato in “”colonia”” nelle isole, e infine, arrestato dalle SS tedesche dopo l’8 settembre e tenuto per 72 ore in attesa della fucilazione, dopo che nel 1940-41 i famosi ‘precedenti’ gli avevano valso ancora otto mesi di campo di concentramento: tale la vita di questo che è uno fra i pochissimi giornalisti italiani che per 20 anni dall’autunno 1925 all’aprile 1945 siano rimasti completamente lontani dalla professione pur di non asservire il loro ideale. Ora egli ritorna con questo libro ed accusa i responsabili della catastrofe (…)’ (in apertura) La campagna di Grecia: un errore militare. ‘(…) La guerra del 1940-’43 si è perduta per una errata valutazione politica e tecnica delle parti in conflitto, ma pure perché lo Stato Maggiore rivelò deficienze enormi. ‘La corresponsabilità della monarchia e dello Stato Maggiore con il fascismo è in ogni caso assoluta e gravissima. La monarchia è responsabile almeno quanto il fascismo in linea politica, e lo Stato Maggiore è il principale responsabile in linea tecnica’. Non credo che sia da accreditare la supposizione che vi sia stata nello Stato Maggiore la volontà di portare il paese alla sconfitta per odio al fascismo. Una così vasta e criminale trama di tradimento contro l’Italia non può essere esistita, e del resto non se ne hanno prove serie. I fascisti l’hanno asserito, ma non documentato. Vi è stata invece, e chiarissima, un’incapacità tecnica che, aggiunta alla leggerezza di azione e alla impreparazione, ha portato ai logici risultati che si sono dolorosamente accertati. La pubblicazione – assai parziale e niente affatto obiettiva – delle lettere a Hitler e dei vari memoriali e diari ha dato la prova dell’incertezza che regnava nell’animo di Mussolini fra l’inverno e l’estate del ’40 circa la partecipazione dell’Italia alla guerra. Egli sapeva che le 60 divisioni necessarie per un intervento italiano non sarebbero state pronte prima del ’42. Glielo avava detto Badoglio. Avviene il crollo della Francie ed egli teme che tutto sia finito e la guerra stia per concludersi. Vecchio errore politico italiano il credere che, perduta la Francia, tutto sia perduto in Europa. Errore di Mussolini, ma errore della monarchia e dello Stato Maggiore e anche, diciamolo pure, di tutta l’Italia. Molti Italiani in quei giorni della rotta francese hanno forse pianto per la caduta di Parigi, ma nel segreto del loro cuore hanno spinto Mussolini ad approfittarne. Vinta per vinta, povera Francia, cerchiamo almeno di portare a casa qualcosa…: questo il pensiero di non pochi. Vi è un’osservazione da fare a questo punto. Tutti i docimenti venuti alla luce finora e specialmente il Diario di Ciano concordano nel presentare un Mussolini amletico tra il settembre ’39 e il giugno ’40 e un re, un Ministro degli Esteri, l’intero Stato Maggiore con Badoglio in testa, tutti gli alti gerarchi (Grandi, Bottai, Balbo, persino Starace, secondo il Diario di Ciano) assolutamente contrari all’entrata in guerra dell’Italia, sia perché si capiva che il popolo non voleva affrontare i pericoli del conflitto, sia perché l’aggressione alla Polonia, dopo i colpi di mano contro l’Austria e la Cecoslovacchia, aveva suscitato nell’opinione pubblica italiana molte ostilità e diffidenze verso i Tedeschi. Vi era dunque unanimità contraria alla guerra e il solo Mussolini aveva dei dubbi. Come mai le diplomazie inglese, americana e francese non approfittarono della situazione eccezionalmente favorevole della ‘non belligeranza’ e della diffusa ostilità italiana ai nazisti per creare delle situazioni nuove e trattenere l’Italia dal precipitarsi nella guerra?’ (pag 117-119)”,”ITQM-264″
“SILVESTRI Mario”,”Isonzo, 1917.”,”Mario Silvestri (1919-1994) è stato professore al Politecnico di Milano e titolare della cattedra di impianti nucleari. Appassionato di storia, tra le sue opere ricordiamo ‘La decadenza dell’Europa occidentale’ e ‘Isonzo 1917’.”,”QMIP-004-FER”
“SILVESTRI Mario”,”Isonzo 1917.”,”Mario Silvestri è nato a Verona nel 1919. Ha prestato servizio militare dal giugo 1941 al settembre 1943. Professore di impianti nucleari al Politecnico di Milano. Mario Silvestri (Verona, 10 giugno 1919 – Milano, 13 settembre 1994) è stato un ingegnere elettrotecnico e ricercatore italiano, fra i pionieri nel campo dell’energia nucleare italiana. Appassionato di storia e grande divulgatore, tra le sue opere ricordiamo anche La decadenza dell’Europa occidentale e La vittoria disperata, disponibili in BUR. Capello vs Cadorna. “”Prescriveva inoltre il generale Cadorna: (…). Seguivano dettagliate istruzioni per lo spostamento tempestivo di queste batterie. Al generale Capello l’ordine non piacque.«Questa non era più manovra, era algebra!» egli osservava. Capello era stato comandato presso la Zona di Gorizia l’11 marzo e subito «come un motore sempre lanciato» (secondo la definizione datane da un ufficiale alle sue dipendenze) aveva cominciato a mettere l’armata sotto pressione. Desideroso di rifarsi della forzata inazione, non dissimulava la speranza che l’attacco nella regione di Gorizia potesse dar subito risultati così promettenti, da trasformare in azione principale quella che avrebbe dovuto essre un’azione di fiancheggiamento. Il rigido movimento di artiglieria prescritto a priori limitando la sua libertà d’azione contrastava alquanto con le sue speranze”” (pag 146)”,”QMIP-021-FSL”
“SILVESTRINI Gabriella”,”Alle radici del pensiero di Rousseau. Istituzioni e dibattito politico a Ginevra nella prima metà del Settecento.”,”Gabriella Silvestrini (Torino, 1961) dottore di ricerca in Storia delle dottrine politiche e delle istituzioni politiche lavora come borsista (1993) presso Dipartimento di Studi politici dell’Università di Torino. Si occupa della filosofia politica di J.J. Rousseau e della tradizione democratico-repubblicana nell’età moderna.”,”TEOP-023-FMB”
“SIMILI Raffaella, a cura”,”Ricerca e istituzioni scientifiche in Italia.”,”Autori dei saggi: CORSI Pietro (“”Le scienze naturali in Italia prima e dopo l’Unità””) MAIOCCHI Roberto (“”Gli istituti di riscerca scientifica in Italia durante il fascismo””) MAMIANI Maurizio (“”Le accademie scientifiche e le università tra il XVII e il XVIII secolo””). MARCHIS Vittorio (“”Le scuole politiecniche tra il XIX e il XX secolo in Italia””) MORETTI Mauro, PORCIANI Ilaria, (“”Il volto ambiguo di Minerva. Le origini del sistema universitario italiano””). PAOLONI Giovanni (“”Ricerca e istituzioni nell’Italia liberale””). RUBERTI Antonio (“”Riflessioni sul sistema della ricerca dopo il 1945″”). SHEA William R (“”Dal ‘Cabinet de curiosités’ al Museo di storia naturale””) SIMILI Raffaella (“”I laboratori sperimentali. Cure e ricette””) TEGA Walter.”,”SCIx-086″
“SIMILI Raffaella a cura; saggi di Carey B. YOYNT Nicholas RESCHER Konrad MARC-WOGAU Donald DAVIDSON Michael SCRIVEN William H. DRAY Alan DONAGAN James H. FETZER Georg HENRIK VON WRIGHT”,”La spiegazione storica. Prospettive recenti nella filosofia analitica.”,”””Con «determinismo» intenderò un complesso di idee secondo cui ciò che ‘è doveva’ anche (in un modo o nell’altro) ‘essere’. Tali idee giocano un ruolo importante nelle scienze sia naturali che umano”” (incipit del saggio di Georg Henrik von Wright, ‘Il determinismo e lo studio dell’uomo’) (pag 233)”,”STOx-008-FRR”
“SIMIONATO Linda PIVATO Marialetizia, testi a cura, brani di OMERO SAFFO CALLIMACO CATULLO ORAZIO VIRGILIO OVIDIO SAN FRANCESCO DANTE ALIGHIERI PETRARCA BOCCACCIO TASSO ARIOSTO SHAKESPEARE FOSCOLO MANZONI BLAKE WORDSWORTH COLERIDGE BYRON SHELLEY KEATS NOVALIS HESSE LEOPARDI CARDUCCI PASCOLI D’ANNUNZIO DICKINSON MALLARME’ VERLAINE RIMBAUD BAUDELAIRE WITMAN POUND ELIOT MAJAKOVSKIJ RILKE LORCA BORGES NERUDA CORTAZAR TAGORE GILBRAN HIKMET SABA GOZZANO CORAZZINI CAMPANA UNGARETTI MONTALE QUASIMODO PAVESE GUERRA ZANZOTTO PASOLINI SANGUINETI MERINI PLATH TRILUSSA RODARI BUKOWSKI”,”Il piccolo libro della Poesia. Grandi autori e le loro opere in pillole.”,” Contiene tra l’altro: Majakowskij, cantore della Rivoluzione d’Ottobre (pag 93) “”A te / fischiata e schernita dalle batterie / a te, / piagata dalla maldicenza delle baionette, / levo con entusiasmo / ad aleggiare sull’insulto / dell’ode il solenne / «oh!» /, Oh, ferina! / Oh, infantile! / Oh, pezzente! / Oh, grande! / Come chiamarti ancora? / Come ancora ci apparirai, bifronte? / Armonioso edificio / o ammasso di macerie?”” (Ode alla rivoluzione, vv. 1-17) (Il piccolo libro della Poesia. Grandi autori e le loro opere in pillole. Editoriale Programma, 2022)”,”VARx-020-FGB”
“SIMMEL Georg a cura di Nicola SQUICCIARINO”,”Tecnica e società nella Germania di fine Ottocento.”,”Georg SIMMEL (1858-1918) è uno dei padri della moderna sociologia e uno dei maggiori interpreti della modernità. SQUICCIARINO insegna all’ Università di Firenze.”,”GERx-064″
“SIMMEL Jorge”,”Problemas fundamentales de la filosofia.”,”Georg SIMMEL (1858-1918) filosofo e sociologo tedesco affermò che i principi a priori della conoscenza hanno origine psicologica e il loro criterio di validità sta nella loro utilità rispetto alla vita. Ha scritto ‘Introduzione alla scienze morali’ (1892), ‘Filosofia del denaro’ (1900), ‘Problemi fondamentali della filosofia’ (1910). (EUG).”,”FILx-184″
“SIMMEL Georg”,”Sociologie et epistemologie.”,”SIMMEL ha ispirato ha molti sociologi in Germania e in altri paesi, e la Scuola di Chicago e i teorici del conflitto negli Stati Uniti, o ancora la sociologia italiana o giapponese. Quasi tutta la sua opera è stata tradotta in russo. E’ poco conosciuto in Francia. “”Questo nuovo individualismo ha trovato il suo filosofo con Schleiermacher”” (…) (pag 157)”,”TEOS-085″
“SIMMEL Georg, a cura di Vittorio D’ANNA”,”I problemi della filosofia della storia.”,”L’oggetto di questo libro è costituito dal problema di come si venga a formare, dalla materia della realtà immediatamente vissuta, quel costrutto teorico che noi chiamiamo storia. Georg Simmel nato a Berlino l’1/3/1858.”,”TEOS-065-FL”
“SIMON Henri”,”ICO et l’IS. Retour sur le relations entre Informations correspondance ouvrières et l’Internationale situationniste.”,”A pag 72 si dice: “”Du côté marxiste, Dauvé avec d’autres autour de la ‘La Vieille Taupe’ apprta à la rencontre de 1969 son texte “”Critique de l’idéologie ultra gauche”” dont le développement conduisit au livre ‘Le Mouvement communiste’ (Champ Libre, 1972, sous le pseudonyme de Jean Barrot)””.”,”FRAP-100″
“SIMON Walter M.”,”Il positivismo europeo nel XIX secolo”,”Walter M. Simon, studioso di storia della cultura e delle idee dell’800, è anche autore di ‘The Failure of the Prussian Reform Movement, 1807-1819’ uscito in America nel 1971.”,”STOx-051-FF”
“SIMONAZZI Mauro”,”La malattia inglese. La melanconia nella tradizione filosofica e medica dell’Inghilterra moderna.”,”Marco Simonazzi si è laureato in Filosofia a Milano, ha svolto attività di ricerca a Oxford e si è perfezionato alla Scuola Internazionale di Alti Studi ‘Scienze della cultura’ della Fondazione Collegio San Carlo di Modena.”,”UKIS-001-FMB”
“SIMONCELLI Paolo”,”Cantimori, Gentile e la Normale di Pisa. Profili e documenti.”,”Paolo SIMONCELLI (Roma, 1950) è Prof ordinario di storia moderna presso la Facoltà di scienze politiche dell’Univ di Roma ‘La Sapienza’. Ha pubblicato presso la casa editrice Angeli ‘Il cavaliere dimezzato. Paolo del Rosso ‘fiorentino e letterato”, 1990 e ‘Storia di una censura. “”Vita di Galileo”” e Concilio Vaticano II’, 1992.”,”ITAS-010″
“SIMONCELLI Paolo”,”Renzo De Felice. La formazione intellettuale.”,”Renzo DE-FELICE (1929-1996) è stato lo storico più vigoroso e innovatore del secondo dopoguerra noto per i suoi studi sul fascismo e per le controversie politiche sollevate dal suo rigoroso metodo scientifico basato su verifiche critiche e documentarie e rifiuto dei credi ideologici. Il libro ricostruisce le tappe dela sua biografia intellettuale. Ha svolto anche, dopo la crisi del 1956, dalle colonne di periodici della sinistra democratica e persino cattolica, il ruolo di commentatore anonimo. Dal suo epistolario emergono amici e maestri che lo guidarono sui sentieri della ricerca. Un nome per tutti: Delio CANTIMORI. Paolo SIMONCELLI (Roma, 1950) è professore ordinario di storia moderna presso la Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Roma La Sapienza. Ha pubblicato volumi e saggi sulla Riforma protestante in Italia, sul caso Galilei e sulla Normale di Pisa durante il fascismo. Con ‘Le Lettere’ ha pubblicato ‘Gentile e il Vaticano’ (1997) e l’ edizione del Carteggio Gentile-Chiavacci (1996). Crisi del PCI. “”L’ esordio richiamava l’ attenzione già prestata in precedenza dal “”Nuovo Osservatore”” a “”Tempi Moderni”” e il “”vento di rinnovamento”” che, a seguito del dramma ungherese, aveva investito non solo (e non tanto) “”gli ambienti comunisti (…), ma quelli socialisti, della sinistra democratica laica e persino cattolici””. Tuttavia, ora, questo “”vento di rinnovamento”” appariva a De Felice ben più ridotto di allora (1956) e anzi dannoso perché foriero di sole speranze e illusioni: “”per esempio a proposito della crisi del Pci: “”crisi”” che indubbiamente ci fu e continua per molti aspetti ancor oggi, ma che sarebbe dovuto esser chiaro era ed è fenomeno di vertici, di élites, di quadri culturali e non di base, elettorale””. In quel contesto, con quel “”vento di rinnovamento”” era nata “”Tempi Moderni””.”” (pag 175)”,”STOx-096″
“SIMONCELLI Maurizio”,”L’industria militare italiana nella seconda guerra mondiale: lineamenti storici.”,”””I settori meccanico e navale. Le principali aziende del settore meccanico erano la Fiat e la SPA (mezzi corazzati ed autocarri), l’Ansaldo (Genova e Pozzuoli, artiglierie) e l’OTO (La Spezia, artiglierie), la Breda, la Beretta, l’ Isotta Fraschini, la Fabbrica Nazionale d’Armi; l’ Armaguerra di Cremona, le Officine Grandi – Gruppo Caproni (armi medio-leggere), e la OM (mitragliatrici antiaeree). I carri d’esplorazione, modificati nel 1935, erano completamente superati, mentre quelli cosiddetti di rottura e di accompagnamento per la fanteria erano relativamente più recenti (1937), ma alla Fiat ne furono commissionati solo un centinaio, con una scadenza di dieci unità mensili. Inoltre, la Fiat e l’Ansaldo (valutata l’esperienza bellica spagnola) proposero invano, nel settembre 1938, di sostituire il carro leggero da tre tonnellate (la famosa “”scatoletta di sardine””) munito di una mitragliatrice) con uno da cinque tonnellate, più armato e protetto (10). Di conseguenza l’Esercito disponeva nel 1939 di circa 1.500 carri armati (tra cui solo 70 medi), mentre di tipo pesante il primo esemplare fu realizzato solo nella primavera 1943)”” (pag 3) [(10) cit. a p. 9 di Minniti Fortunato, Il problema degli armamenti nella preparazione militare italiana dal 1935 al 1943, ‘Storia contemporanea’, n 1, 1978] “”Tabella 4. Mezzi corazzati e ordinati e prodotti in Italia 1939-1943 (fonte Fortunato Minniti, Il problema degli armamenti nella preparazione militare italiana dal 1935 al 1943, ‘Storia contemporanea’, n. 1, 1978″” (pag 6)”,”QMIS-058-FGB”
“SIMONE Raffaele”,”L’università dei tre tradimenti.”,” Raffaele Simone insegna nell’università dal 1969 ed è oggi professore ordinario di Linguistica generale nella Terza Università di Roma. Ha lavorato e insegnato in numerosi centri universitari in diversi paesi del mondo. [‘Sei leggi non scritte. Accanto alle leggi scritte, ce ne sono altre non scritte, il cui peso non è inferiore a quello delle prime, perché regolano l’etnologia della corporazione, creando credenze, convinzioni e massime, e orientando potentemente la condotta dei singoli e dei gruppi. (…) Messe insieme, costituiscono una sorta di «manuale pratico» per l’università. Proverò a formularle come un codice. La prima e la più importante è la legge dell”affiliazione primordiale’: se vuoi entrare nell’università, devi essere «figlio di» qualche universitario. L’università non accetta persone che non siano geneticamente riconducibili a qualcuno dei suoi membri. L’«essere figlio di» può essere inteso o alla lettera o metaforicamente: nel primo caso abbiamo le dinastie accademiche (famose, frequenti e temute nel campo giuridico e medico, ad esempio); nel secondo, una catena di filiazioni simboliche. L’affiliazione è preferita e più produttiva se si crea all’inizio della carriera: affiliazioni tardive non sono gradite. (…) Per essere affiliato, bisogna rispettare una delle due seguenti condizioni: essere intellettualmente brillanti o devoti nel comportamento. (…) Non serve, almeno in Italia, avere affiliazioni internazionali: dato il rigido nativismo del sistema, far parte di gruppi internazionali può, almeno agli inizi, essere un rischio. E’ famoso (ha fatto ridere il mondo) il caso di Carlo Rubbia, escluso da un insegnamento presso l’Università di Lecce e chiamato in cambio a Harvard. (…) Connessa alle precedenti è un’altra importante legge non scritta: la ‘legge del simbolismo accademico’. Nell’università ogni professore (di qualunque livello sia) non rappresenta se stesso ma simbolizza il suo padre accademico. Tutto ciò che fa il figlio viene attribuito, riportato, riferito al padre. Il rapporto di simbolizzazione si estingue solo con la morte di uno de due oppure quando tra i due intervenga una pubblica inequivocabile lite. (…) In base alla ‘legge della tenacia premiante’, poi, il figlio è destinato immancabilmente ad avanzare nella carriera. Ciò è reso possibile dal fatto che, secondo la legge scritta, una volta entrati all’università, esserne cacciati è impossibile. (…) La ‘legge dello scambio di doni accademici’ stabilisce che si aiuti non solamente il proprio figlio, ma anche il figlio di qualche altro compadre che possa ricambiare il favore. Questa situazione viene gestita in termini di debito e credito. (…) Le due leggi che ho accennato per ultime (quella del simbolismo e quella dello scambio di doni) fanno sì che la corporazione accademica sia tipicamente consociativa. Salvo casi di lotta o di lite conclamata e pubblica, tutti cercano l’accordo e il sostegno di tutti. (…) La sesta legge che vale la pena di menzionare è quella del ‘diritto al «’nóstos’». Il nóstos era il ritorno dell’eroe mitologico alla patria di origine dopo vicissitudini, smarrimenti ed esplorazioni. Il professore universitario non ha nulla dell’eroe (come si sarà capito), ma essendo un personaggio mitico e irraggiungibile dispone ugualmente di un ovvio diritto al ‘nóstos’. Ciò significa che se, vincendo un concorso, è costretto a staccarsi dalla sua patria di origine, ha due diritti riconosciuti o perlomeno accettati da tutti come ovvi: a) quello di continuare a risiedere nella sua città di origine (in spregio all’obbligo che la legge fissa a questo proposito), concedendo all’università che bene o male gli dà lo stipendio soltanto il minimo indispensabile (e spesso neppure quello); b) quello di lasciare l’università «periferica» appena può «rientrare» (è un termine tecnico del gergo universitario) al punto di partenza. Il diritto al ‘nóstos’ produce una serie di effetti disastrosi (…)’ (pag 61-68)]”,”GIOx-062″
“SIMONE Gianfranco”,”Il boia di Albenga. Un criminale di guerra nell’Italia dei miracoli.”,”Gianfranco Simone, nato presso Albenga nel 1937, laureato in giurisprudenza a Milano con una tesi sugli aspetti medico-legali della legislazione italiana sulle armi, nel periodo 1961-1964 ha lavorato nella cronaca nera dei quotidiani ‘Stasera’ e ‘Il Giorno’ e nel 1965 è stato assunto al ‘Corriere della Sera’, redazione esteri, cultura spettacolo e interni. Quindi è stato inviato speciale del ‘Corriere’ per le questioni militari e di armamenti.”,”ITAR-018-FSD”
“SIMONELLI Nicola”,”Giacomo Buranello. Primo comandante di gap di Genova.”,”Nicola SIMONELLI, nato a Sampierdarena, operaio della SIAC, oggi Italsider, segretario di una sezione territoriale genovese del PCI dal 1965 al 1970 e dal 1970 al 1975, consigliere provinciale alla Provincia di Genova, ha pubblicato una ricerca storico-politica: ‘Raffaele Pieragostini (1899-1945). Contributo ad una storia del PC a Genova””.”,”ITAR-022″
“SIMONELLI Nicola”,”Raffaele Pieragostini (1899-1945). Contributo ad una storia del Partito Comunista a Genova.”,”””Il vertice del comando ligure viene così formato dal generale Cesare Rossi in qualità di comandante, da Raffaele Pieragostini vice comandante e responsabile di tutte le formazioni garibaldini operanti sul territorio ligure. L’ attività del Pieragostini viene concentrata, da questo preciso momento, sulla conoscenza e l’ approfondimento logistico delle quattro zone operative della Liguria. Egli nulla dimenticherà. Nulla sarà lasciato al caso. Prima ancora di stabilire e concordare la strategia e la tattica, egli esaminerà con scrupolo la forza numerica, l’ armamento, il grado di addestramento dei combattenti e, soprattutto, la disciplina che dovrà essere discussa e ragiona direttamente sui luoghi operativi. Inoltre verranno dettagliatamente sottoposti a verifica la propaganda del movimento partigiano, i rifornimenti, i collegamenti tra i comandi di zona e il comando regionale, e ancora la “”gestione”” partigiana delle zone liberate e la funzione del commissario politico. (…) Certo che nei manuali classici di teoria militare di Karl Von Clausewitz e di Helmuth Von Moltke il commissario politico non poteva essere preso in considerazione! Il Pieragostini ebbe il riconoscimento unanime di aver imposto su basi scientifiche le formazioni partigiane.”” (pag 132-133-134)”,”ITAR-094″
“SIMONELLI Nicola”,”Giacomo Buranello. Primo comandante dei Gap di Genova.”,”Nicola Simonelli è stato dipendente di una grande industria genovese, laureato in lettere e in filosofia ha pubblicato monografie sui protagonisti della Resistenza oltre a novelle e poesie.”,”ITAR-149″
“SIMONELLI Nicola”,”Ancora Togliatti. Contributo ad una disamina complessa.”,”Nicola Simonelli è stato dipendente di una grande industria genovese. Laureato in Lettere moderne all’Università di Genova e in Filosofia all’Università di Roma ha pubblicato diverse monografie su protagonisti della storia della Resistenza italiana e alcune raccolte di novelle e poesie. Non si parla di Grieco Scontro Gramsci-Togliatti 1926 (pag 126-129) Togliatti su: Labriola e il marxismo in Italia (pag 289, 293) Marx e Hegel (pag 299) “”Orbene, di questa ricerca, che tende a stabilire la relazione che passa tra il Sistema filosofico hegeliano e la dottrina marxista, sono chiari, noti e fuori discussione, per noi, i risultati generali, ma non altrettanto chiari sono i momenti particolari concreti della relazione che invece sono quelli che per la nostra indagine hanno un valore. Lo stesso Marx, in un Poscritto (del 1873) alla terza edizione del Capitale (21) si è sbrigato della questione molto rapidamente: “”Fondamentalmente – egli dice, – il mio metodo è non solo differente da quello hegeliano ma ne è anche direttamente l’opposto. Per Hegel il processo del pensiero, che egli trasforma addirittura in soggetto indipendente col nome di Idea, è il demiurgo del reale che costituisce a sua volta solo il fenomeno esterno dell’idea o processo del pensiero. Per me, viceversa, l’elemento ideale non è altro che l’elemento materiale trasferito e tradotto nel cervello (22) degli uomini”” Qui troviamo soltanto la contrapposizione generale dei due metodi di pensiero ma, dopo avere ricordato come circa trent’anni prima fosse diventato quasi una moda, in Germania, considerare Hegel come “”un cane morto””, Marx così prosegue: “”Per questo mi professai apertamente scolaro di quel grande pensatore e nel capitolo sulla teoria del valore civettai persino qua e là col modo di espressione che gli è proprio”” (23). La mistificazione che la dialettica subisce nelle mani di Hegel non impedisce in nessun modo che egli per primo abbia esposto in modo ampio e consapevole le forme generali del suo movimento. In lui essa sta dritta sulla testa. Bisogna rovesciarla, per scoprire il nocciolo razionale entro alla scorza mistica””. In termini analoghi le due opposte concezioni filosofiche sono definite in altri luoghi dalle opere posteriori al periodo giovanile, dallo stesso Marx e da Federico Engels. Questi ha dedicato, nel 1886, alla esposizione delle relazioni tra il materialismo filosofico marxista e la filosofia classica tedesca uno dei suoi scritti più noti (24) (…)”” [Palmiro Togliatti, ‘Per una giusta comprensione del pensiero di Antonio Labriola. Nel cinquantesimo anniversario della sua morte’, Rinascita, n. 4, 5,6, 1954] [in Appendice II al volume di Nicola Simonelli, ‘Ancora Togliatti. Contributo ad una disamina complessa’, Genova; 2015] [(21) Karl Marx, ‘Das Kapital’, Berlin, Dietz, 1947, p. 18, trad. it., Roma, Editori Riuniti, 1974, p. 44; (22) Ci sembra evidente che qui “”cervello”” debba essere inteso per evitare la posizione del materialismo volgare, come il complesso della attività conoscitiva umana, di cui il cervello è una delle condizioni materiali, poste dalla natura; (23) In realtà si tratta di qualcosa di più che del semplice modo di espressione. Questo è precisamente il capitolo che ha fatto dire a Lenin che “”il Capitale di Marx e specialmente il primo capitolo non si possono comprendere perfettamente se non si è studiata a fondo e capita tutta (sottolineato da Lenin), la logica di Hegel. Quindi per quasi mezzo secolo nessuno dei marxisti ha capito Marx”” (Lenin, Quaderni di filosofia, ed. russa, p. 17). Cfr, Quaderni filosofici, Roma, Editori Riuniti, 1969, p. 167; (24) Citato sopra (Friedrich Engels, Ludovico Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca, Roma, 1956, p. 30)] (pag 299-300)”,”PCIx-387″
“SIMONELLI Nicola”,”Su Togliatti ed altro. Racconto lungo con divagazioni.”,”Nicola Simonelli è stato dipendente di una grande industria genovese. Laureato in lettere Moderne all’Università di Genova e in Filosofia all’Università di Roma ha pubblicato diverse monografie su protagonisti della storia della resistenza e alcune raccolte di novelle e poesie.”,”PCIx-395″
“SIMONETTI Manlio a cura”,”L’affermazione del cristianesimo.”,”Manlio Simonetti ha insegnato Letteratura cristiana antica e Storia del cristianesimo dal 1959 al 2000 nelle università di Cagliari e Roma, La Sapienza. E’ socio nazionale dell’Accademia del Lincei. Ha studiato l’antichità cristiana sotto l’aspetto ideologico, esegetico e politico. La Chiesa da perseguitata divenne favorita “”L’idea in più rispetto ai suoi predecessori era data dal fatto che, per Costantino, la salvezza dello Stato dovesse essere raggiunta con la Chiesa, non contro di essa. Alla luce di ciò, comprendiamo come giunse all’emanazione, nel 313, dell’Editto di Milano, che riconobbe ai cristiani il pieno diritto di professare il proprio culto. Si trattava di un’importante e tacita ammissione: l’Imperatore prendeva atto del fatto che i cristiani, ormai, costituivano la maggioranza nelle zone più popolose e ricche dell’Impero, specialmente in Oriente. Da ultimo, non è da trascurare il fatto che, guadagnandosi la riconoscenza dei cristiani, il suo potere ed il carattere sacro dell’Impero ne sarebbero risultati rafforzati. Dopo l’Editto di Milano, furono numerose le iniziative che Costantino portò avanti a favore del cristianesimo, sebbene egli stesso non avesse rinnegato mai pubblicamente i riti pagani ed avesse accettato il battesimo solo in punto di morte. Per esempio, mantenne la carica di ‘pontifex maximus’, ma si riteneva anche patrono della Chiesa. Tuttavia, nonostante l’apparente tolleranza mostrata nei confronti dei pagani, la religione tradizionale venne gradualmente soppiantata dal cristianesimo. Costantino concesse numerosi privilegi ai sacerdoti e favorì l’accesso alle alte cariche dell’Impero a funzionari cattolici. (…) Il favore di Costantino verso il cristianesimo si tradusse, ben presto, anche in convinte persecuzioni contro eretici e scismatici, quali i donatisti, che subordinavano l’efficacia dei sacramenti alla dignità di coloro che li amministrano, e gli ariani, che negavano la natura divina di Cristo sostenendo che Egli fosse stato creato da Dio Padre, risultando così estraneo alla sua natura. Contro questi ultimi, nel 325, Costantino, nelle vesti di imperatore e alto patrono della Chiesa, convocò a Nicea il primo consiglio ecumenico, in cui furono condannate le tesi eretiche di Ario. Gradualmente, quindi, la Chiesa, da perseguitata, divenne favorita. La religione cristiana, sotto Costantino rese più solido l’Impero, ma, proprio per questo, divenendo un vero e proprio ‘instrumentum regni’, garante e fondamento dell’ordine sociale e politico, essa cominciò ad essere profondamente coinvolta nelle strutture del potere”” (pag 40-41-42)”,”STAx-283″
“SIMONETTI Mario”,”Storici italiani e rivoluzioni in Russia (1917-1918).”,”Storici e pubblicisti ‘intesisti’ e ‘filotriplicisti’ Acredine di Ciccotti nei confronti della Socialdemocrazia tedesca (‘Socialisti e pacifisti’, Il Secolo, 30 gennaio 1917) (pag 68, nota) Ciccotti rimproverava al PSI l’ignoranza dei testi marxiani, partito incapace di assorbire qualcosa di più di 10 copie del primo volume del ‘Capitale’ (‘Il partito di centomila lire’, Popolo d’Italia 5 giugno 1917) (pag 68, nota) Il giudizio di Salvemini sulla Rivoluzione d’ Ottobre è in ‘Bolo Pascià e la Russia’ (L’Unità, 1917, n. 49, 6 dicembre, ora in Operre III. Dalla guerra mondiale alla dittatura, 1916-1925) (pag 74, nota)”,”STOx-317″
“SIMONIC Marco”,”Invito al pensiero di Karl Marx.”,”Marco Simonic (Trieste, 1946) laureato in scienze politiche si è occupato di studi relativi al socialismo est-europeo.”,”MADS-009-FC”
“SIMONOV C.”,”La Cina in lotta.”,”SIMONOV Konstantin Mikhailovic nasce a Pietroburgo nel 1915. Nel 1939 viene inviato come corrispondente di guerra a Hanhil-Gol e dal 1941 al 1945 è corrispondente del giornale Stella Rossa su vari fronti. Per le sue opere ha ricevuto quattro volte il premio Stalin. “”- Il cognome Mao è molto diffuso dalle vostre parti? – Credo di no – mi risponde sorridendo. – Non è più diffuso degli altri novantanove nomi di famiglia cinesi. – Perché novantanove? – Ma perché (non lo sapete?) in Cina esistono solo poche centinaia di cognomi. Spesso, invece di dire popolo, si dice “”laobaising””, “”i cento cognomi””, in modo che, visto il numero totale della popolazione, – e qui sorride nuovamente – ogni cinese ha per lo meno un milione di omonimi. Per questo abbiamo l’abitudine di menzionare sempre, subito dopo il cognome, il nome della persona.”” (pag 47) Chiang Kai-Shek “”Questo libro che apparve nel 1948 a Nankino s’intitola: ‘Personalità del Kuomintang. Raccoglie un centinaio di biografie con ritratti. (…) Ecco finalmente la biografia del padrone della casa. Ci si trova di tutto in questa biografia ufficiale fabbricata dal Kuomintang su questo boia che soffocò nel sangue l’insurrezione rivoluzionaria di Scianghai nel 1927. Ci si trova la prolissa descrizione di tutti gli incarichi civili e militari che egli ebbe fino al 1948, quando l’Esercito di liberazione nazionale proveniente dalla Manciuria, straripò sull’immenso territorio della Cina. Ci si trova anche l’interminabile elenco delle opere scientifiche del generale a cominciare dall’opera fondamentale della politica delle tre “”auto”” – fino all’opuscolo ‘L’islamismo cinese e l’islamismo mondiale.”” (135-137) pag 47″,”CINx-212″
“SIMÓN-RUIZ Immaculada”,”Los actores políticos poblanos contra el centralismo. Contribuciones a la formación del primer federalismo mexicano: 1808-1826.”,”Immaculada Símon è nata in Messico nel 1965. Laureata in Geografia e storia dall’Università Complutense di Madrid, e dottore in storia dell’America Latina contemporanea per l’Istituto Ortega y Gasset della stessa università. Puebla in America centrale. Puebla è una città messicana situata nella regione centro-meridionale del paese, a circa 130 km a est della Città del Messico. La città è stata fondata nel 1531 ed è famosa per la sua architettura coloniale spagnola e per la sua cucina tradizionale.”,”AMLx-002-FSL”
“SIMONS Peter”,”Parts. A Study in Ontology.”,”In filosofia la mereologia (composizione del greco ?????, méros, “”parte”” e -?????, -logìa, “”discorso””, “”studio””, “”teoria””[1]) è uno dei “”cosiddetti”” «sistemi di Lesniewski»[2], ossia è la teoria, o scienza[2], delle relazioni parti-tutto[3]; presentata da Achille Varzi come teoria «delle relazioni della parte al tutto e da parte a parte con un tutto»[4] (o «teoria delle parti e dell’intero»[5]), da Hilary Putnam come «””il calcolo delle parti e degli interi””»[6] e da Claudio Calosi come la «teoria formale delle parti e delle relazioni di parte»[7]. Per Maurizio Ferraris tale relazione parte-intero può essere tra oggetti concreti, regioni spazio-temporali, processi (parti temporali), eventi e oggetti astratti.[8]… (wik)”,”FILx-325-FRR”
“SIMPKIN Richard”,”Deep Battle. The Brainchild of Marshal Tukhachevskii.”,”Richard Brig Simpkin (1921-86) è stato un ufficiale britannico e un teorico militare, autore di molti influenti libri di storia e teoria militare che hanno affrontato temi simili e retto il confronto con i lavori di J.F.C. Fuller. Conosceva bene il russo e il tedesco e ha tradotto il volume di Gerd Niepold ‘Battle for White Russia: the Destruction of Army Group Centre June 1944’. Si è interessato al sistema militare sovietico e alla guerra di manovra. La battaglia è vinta o persa nella preparazione. Concetto di disciplina organizzativa amministrativa. “”As the reader will see, in his formal and informal utterances alike Tukhachevskii is categorical – and in terms not just of planning but of commodities on the ground-about the need for advanced logistic preparation not just for the opening battle but for the ‘entire’ operation, series of operations, or campaign. On the one hand, one can trace this insistence back to the Oriental influence which has been an important though inconspicuous factor in Russian military thinking over the centuries. The idea that a war is won or lost in the preparations for it comes straight from Sun Tzu; interestingly, four Russian translations of Sun Tzu, two at least of them of long standing, were in existence by the time that scholarly Marine, General Samuel B. Griffith, published in 1963. And the vivid image that Genghis Khan had handed down of his tactics tends to disguise the fact that the Mongol Army enjoyed a rigour of organization for manning and logistic support, and a strictness of administrative discipline, that become almost incredible when one considers the times and the geographical size and ethnic diversity of its base. Important as it may be operationally and tactically, from the logistic and economic points of view this Oriental beck is but a tributary of the third principal stream of thought in the torrent that sprung from Napoleon’s concept of “”absolute war””. The point is made with force, if not entirely with balance, by a remark of Tukhachevskij’s in his 1930 lecture to the Section for the Study of Military Problems of the Communist Academy: “”The task of Marxist thought in this military business is to study this facto – to study, forecast and determine the scale of war production of the capitalist countries in both its qualitative and its quantitative aspects; for these have a very solid bearing on the forms and the conduct of future wars”””” (pag 20) Marx Engels Clausewitz Lenin Tuchachevskij. “”Although they were settled in England by the 1860s, Marx and Engels cannot fail to have been influenced by the build-up of the Prussian/German Army under Bismarck and the Elder Moltke, and by the three successful wars which culminated in the foundation of the German Empire in 1871. They also studied Clausewitz and, unsurprisingly, caught his drift correctly. For although Clausewitz’s work was spurned by the Prussian General Staff, there was at this stage still a certain parallelism if not convergence between the two at the philosophical level. It is neither easy nor within the scope of this book to distinguish the particular contributions of Marx and Engels to a given aspect of their philosophy. Broadly, though, Marx would appear to have stated the principle that the causes of war were always economic, while Engels concerned himself more closely with the nature and conduct of war. Be that as it may, Marxism embraces the Clausewitzian concept of “”absolute war””, which ‘mutatis mutandis’ comes close to the 20th century concept of “”total war””, while seeing the ability to wage war ‘solely in terms of economic resources and industrial capacity’. While Lenin, to some extent with the advantage of hindsight, qualified this point of view, Tukhachevskij bases his writing on the future wars pretty firmly on Engels. He seems to have been deeply, perhaps excessively, impressed by (as brought out above) the economic and logistic miscalculations of Western Europe in the First World War, by (as he saw it) the fact that “”the best army lost”” that war, by the woeful state of Tsarist Russia’s war industry, by the strategic and operational limitations imposed by lack of resources on the conduct of the Civil War, and by the comparative backwardness of much of Soviet industry in the early 1920s”” [Richard Simpkin, Deep Battle. The Brainchild of Marshal Tukhachevskii, 2012] Concetto di operazionale. Arte operativa Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. L’arte operativa, detta in alcune pubblicazioni grande tattica[1], è una branca dell’arte militare che studia le operazioni, cioè la manovra di truppe non impegnate direttamente (tatticamente) in battaglia, principalmente quelle che coinvolgono unità di tipo diverso (terrestri, aeree, navali), ad un livello intermedio fra la tattica e la strategia. L’arte operativa è nata praticamente solo nella seconda metà XX secolo, con le grandi operazioni interforze della seconda guerra mondiale. Indice [nascondi] 1 Origini 2 Concetto e metodo 3 Ruolo dell’azione operazionale in battaglia 4 Note 5 Voci correlate Origini[modifica | modifica sorgente] A partire dalla guerra civile americana le armi da getto acquisirono una potenza tale che l’uso di reparti operanti in ordine chiuso divenne improponibile, in quanto il percorso da effettuare sotto il tiro efficace delle armi da fuoco nemiche passò da poche centinaia di metri[2] a più di un chilometro[3]. In queste condizioni le unità in ordine chiuso venivano inesorabilmente falcidiate dal fuoco nemico ed era praticamente impossibile arrivare in ordine chiuso al contatto fisico, come dimostrarono ampiamente le cariche di Balaclava (cavalleria) e di Pickett (fanteria) a Gettysburg. Questa lezione fu compresa sul teatro europeo solo con la prima guerra mondiale, che inizialmente trovò tutti gli stati maggiori assolutamente impreparati di fronte ai nuovi problemi posti dal fuoco nemico. Nel corso della guerra lo stato maggiore tedesco, posto di fronte al problema, lo risolse con una riduzione della densità delle truppe e con una maggiore libertà delle unità minori, portando così ai successi di Riga, Caporetto e del Kaiserschlacht. Questo nuovo modo di operare aumentò enormemente l’area occupata dalle maggiori unità, tanto che nella seconda guerra mondiale una divisione copriva un fronte molto superiore a quello coperto da un corpo d’armata nel corso della prima[4]. Questo dilatarsi dello spazio in cui combattevano i corpi d’armata ebbe come conseguenza diretta che i comandanti non avevano più il controllo visivo della situazione, quindi dovevano condurre le operazioni tramite i comandi subordinati. In questo modo le azioni dei corpi d’armata non potevano più essere considerate atti tattici, ma non potevano ancora essere considerate atti strategici, in quanto solo episodi di una battaglia a livello maggiore. Considerando che in queste battaglie era spesso richiesta la cooperazione fra diverse forze armate (se non altro fra le forze terrestri e quelle aeree),operanti con criteri d’impiego diversi, si creò la necessità di introdurre un nuovo livello teorico per l’utilizzo dei mezzi disponibili per il combattimento. Tale livello venne indicato come operational in campo anglosassone e generalmente è indicato come livello operativo. Concetto e metodo[modifica | modifica sorgente] Il termine non fu utilizzato largamente in occidente fino agli anni ottanta del ventesimo secolo, quando era visto in modo analogo all’espressione “”medio termine”” contrapposta alle espressioni lungo termine e breve termine nell’ambito della prospettiva delle decisioni da prendere relativamente alla temporizzazione del movimento. I pensatori militari occidentali, particolarmente quelli britannici, cominciarono a considerare il concetto negli anni ottanta e questo lentamente si fece strada nella terminologia militare occidentale e nei corsi di addestramento al combattimento per ufficiali. In parte fu reso popolare dal suo uso in wargame e giochi per computer. In altri termini nel XX secolo è stata chiamata battaglia operativa dai teorici militari un’azione militare che avviene ad una scala superiore a quella in cui hanno importanza la linea di mira e l’ora del giorno, ma comunque inferiore al livello strategico, dove hanno il loro peso la capacità produttiva della nazione e la diplomazia. Le unità militari sono considerate unità operative se sono in grado di condurre un’azione operativa senza aiuti esterni e sono di dimensioni sufficienti per essere manovrate direttamente o hanno un effetto sulla procedura decisionale del nemico a livello strategico di una campagna militare o addirittura di una guerra. Il metodo di effettuare azioni a livello operativo fu inizialmente messo in pratica dall’esercito tedesco nel corso della prima guerra mondiale e venne sviluppato negli anni venti e trenta del XX secolo in collaborazione fra tedeschi e sovietici nel campo di addestramento congiunto a Kazan’. Nel corso di quegli anni il maresciallo Tuchacevskij sviluppò il concetto come base per il nuovo manuale di impiego delle unità corazzate dell’Armata Rossa. Il concetto poi si evolse nel corso della seconda guerra mondiale attraverso le varie prove e applicazioni pratiche sia da parte della Wehrmacht sia da parte dell’Armata Rossa nel corso delle azioni sul fronte orientale. Ciò che costituisce il livello operativo è cambiato con le dimensioni e le funzioni degli eserciti. Nel corso della seconda guerra mondiale un’unità di livello operativo era tipicamente un corpo d’armata o un’armata. Con l’aumento della capacità operativa (combat power) delle unità nel corso della guerra fredda questo livello è stato trasferito inizialmente alle divisoni corazzate. Dopo la guerra fredda, la capacità operativa di formazioni relativamente piccole è aumentata al livello di quella avuta da maggiori formazioni nel passato, nell’esercito statunitense ed in altre forze armate attualmente la brigata (composta da circa 6000 uomini) è vista come unità a livello operativo, sostituendo la divisione. Ruolo dell’azione operazionale in battaglia[modifica | modifica sorgente] Il movimento operazionale funziona per realizzare la strategia globale di un esercito dirigendo le forze tattiche e fornendo loro l’appoggio necessario a raggiungere i loro obiettivi tattici. Le unità operazionali hanno sufficiente organico in armi e logistica per effettuare tutti (o, almeno la maggior parte dei) i ruoli militari. I gruppi di manovra operazionale (Operational Manoeuvre Group) dell’esercito sovietico oltre ad elementi di armi combattenti comprendevano appoggi anche a livello logistico, medico e spesso anche di appoggio aereo come elicotteri armati da unità di maggiore livello, rendendoli quindi capaci di operazioni totalmente indipendenti. Le forze tattiche al livello operazionale più basso effettuano l’impegno tattico del nemico ed i comandanti di tali unità hanno la responsabilità di determinare le modalità migliori per portare a termine questo compito nel combattimento. Le decisioni tattiche (per esempio, dove stabilire trincee per la difesa) e le singole unità che le maggiori unità attaccanti dovranno spostare sono determinate a questo livello. La minima unità operazionale definisce gli obiettivi immediati di queste unità tattiche entro le loro zone di comando, coordinando le azioni offensive e difensive delle unità così come la pianificazione e l’appoggio di artiglieria necessari al compimento dell’azione. Le unità operative a livello maggiore come divisioni e corpi d’armata devono appoggiare le unità operazionali a livello minore con rifornimenti logistici e medici ed avranno a loro disposizione gli interventi su richiesta di unità aeree e di artiglieria. Queste operazioni di fuoco d’appoggio devono essere concentrate ad un livello operazionale superiore in modo tale che la loro potenza di fuoco possa essere utilizzata dove è maggiormente richiesta. Inoltre queste force possono coordinare l’appoggio di fuoco a livello inferiore perché venga applicato su obiettivi particolarmente paganti, con la tecnica del time on target. Verso la fine della guerra fredda gli Stati Uniti svilupparono una dottrina per l’utilizzo congiunto delle forze denominata Airland Battle 2000, che formalizzava la dottrina operativa statunitense relativamente al concetto di guerra di movimento. Questa dottrina tendeva a create una pratica coerente ed ordinata riguardante tutti gi aspetti dell’arte operazionale dalla logistica alla manovra e, particolarmente, l’impiego dell’artiglieria e dell’appoggio aereo. Note[modifica | modifica sorgente] ^ Il termine arte operativa è stato usato fin dal 1981 da E.N. Luttwak, nel suo articolo “”The Operational level of war””, termine derivato dal tedesco operativ Kriegskunst (arte della guerra operativa), dall’autore indicato come coincidente col russo operativnoe iskusstovo, mentre il termine grande tattica è attribuito dallo stesso autore a Liddell Hart. Vedi Edward N. Luttwak, Strategy, the logic of war and peace, tradotto in italiano come Strategia, Rizzoli edizioni, 1ª edizione, aprile 1989, Nota 1 al Capitolo 7. Tuttavia bisogna notare che il concetto è antecedente alla sua definizione, in quanto già nel 1911 Corbett parla di major strategy (che identifica con la strategia vera e propria) e di minor strategy (che ora identifichiamo con l’arte operativa), vedi Julian S. Corbett, Alcuni principi di strategia marittima, tradotto in italiano da Antonio Flamigni, edizione 1995 a cura dell’USMM pag 71 e la nota relativa dell’Ammiraglio Flamigni. ^ Vedi David G. Chandler, Le campagne di Napoleone, Edizioni Rizzoli, 1998, pag 436 ^ Vedi Raimondo Luraghi, Storia della guerra civile americana, Einaudi Edito, 1966 pag 241 ^ Nella battaglia di Cambrai tre corpi d’armata (9 divisioni) britannici erano schierati su un fronte di circa 13 km, mentre nella battaglia di al Gazala 2 divisioni, sempre britanniche, erano schierate su un fronte superiore a 40 km Voci correlate[modifica | modifica sorgente] Tattica Strategia”,”QMIx-214″
“SINATTI Piero a cura; saggi di Andrej ZUBOV Emil PAIN Michajl ROSCIN Piero SINATTI Vitalij BELOZEROV Zanna ZAJONCKOVSKAJA Leonid VARDOMSKIJ”,”La Russia e i conflitti nel Caucaso.”,”””Fu lo spirito antibolscevico e non gli ideali di liberazione nazionale ad animare le insurrezioni della Cecenia, la prima delle quali avvenne nell’estate del 1922 e a questa ne seguirono altre nel 1925, 1929, 1930, 1937 e 1969. Queste ribellioni furono represse nel sangue con inaudita ferocia, con l’impiego di artiglieria, forze aeree e truppe regolari”” (pag 54-55), saggio di A. Zubov ‘Il futuro politico del Caucaso, saggio di analisi comparata e retrospettiva’”,”RUSx-179″
“SINATTI Piero a cura, Saggi di Vitalij BELOZEROV Emil’ PAIN Michajl ROSCIN Leonid VARDOMSKIJ Zanna ZAJONCKOVSKAJA Andrej ZUBOV”,”La Russia e i conflitti nel Caucaso.”,”Vitalij Belozerov, demografo e specialista dei problemi migratori nella regione del Caucaso, Università di Stavropol’. Emil’ Pain, ex consigliere del primo presidente russo Boris El’cin per i problemi delle nazionalità e del Caucaso, Centro di studi etnopolitici di Mosca. Michajl Roscin, antropologo ed islamologo, Istituto di studi orientali dell’Accademia russa delle scienze di Mosca. Piero Sinatti, russista, collaboratore del Sole 24 Ore, di Affari Esteri, di Limes, è autore e curatore di pubblicazioni riguardanti il mondo sovietico e russo. Leonid Vardomskij, specialista in economia delle regioni e delle infrastrutture, Istituto di studi politici ed economici internazionali dell’Accademia russa delle scienze di Mosca. Zanna Zajonckovskaja, geodemografa e specialista dei processi migratori, Istituto di previsioni economiche dell’Accademia russa delle scienze di Mosca. Andrej Zubov, politologo, specialista in materia di relazioni tra il Centro Federale e le regioni, Istituto di studi orientali dell’Accademia russa delle scienze di Mosca.”,”RUSx-168-FL”
“SINCLAIR Louis”,”Trotsky: A Bibliography. Volume 1. Volume 2.”,”Collezioni speciali a cui si è attinto: -G.A. ALEKSINSKY PAPERS, Butler Library, Columbia Univ. -J.P. CANNON PAPERS, Library of Social History, New York -M. EASTMAN PAPERS, Lilly Library, Indiana Univ -O. FERNANDEZ SATELLITE COLLECTION PF (ieP. FRANK) PAPERS, BDIC NANTERRE -A. GOLDMAN PAPERS, Houghton Library, Harvard Univ -J. HANSEN PAPERS, E. HUGHES PAPERS, Library of Social History, New York; National Library of Scotland, Edinburgh – MERRHEIM PAPERS, MOUGEOT PAPERS, Musée Sociale, Paris -B.I. NICOLAEVSKY COLLECTION, Hoover Institution, Stanford -A. RANSOME PAPERS, Brotherton Collection, Leeds Univ -L. SEDOV PAPERS, M. SHACHTMAN PAPERS,”,”TROS-029 TROS-029-B”
“SINCLAIR Thomas A. a cura Luigi FIRPO”,”Il pensiero politico classico. Vol 1 e 2.”,”SINCLAIR, irlandese del Nord, è nato a Belfast nel 1899, e dal 1934 ha insegnato greco alla Queen’s University della sua città natale. E’ autore, oltre che di una serie di contributi specialistici, di una storia della letteratura latina (in collaborazione con F.A. WRIGHT) e di una ‘History of Classical Greek Literature from Homer to Aristotle’. E’ morto nel 1961.”,”TEOP-084″
“SINCLAIR Upton”,”Die Hölle. Drama in vier Aufzügen mit Kino-einlagen.”,”Upton SINCLAIR (1878-1968) scrittore americano di idee socialiste. Ha scritto romanzi tra cui ‘La giungla’ (1906), ‘Petrolio’ (1927), ‘La fine del mondo’ (11 vol, 1940-53).”,”VARx-058″
“SINCLAIR Upton, a cura di Mario MAFFI”,”La giungla.”,”‘il romanzo che ha fatto tremare il capitalismo americano’ (in copertina) Dedicato ai lavoratori americani, il romanzo di denuncia sulla condizione operaia nell’industria della carne costrinse il presidente Theodore ROOSEVELT ad aprire un’indagine. SINCLAIR Upton (1878-1968) scrittore americano influenzato dagli ideali socialisti, ha denunciato le condizioni dei lavoratori americani in romanzi come ‘King Coal, La metropoli, Little Steel, Oil, Boston. Ha fondato la comunità cooperativa Helicon Hall, nel New Jersey. Mario MAFFI è professore associato di letteratura degli Stati Uniti presso l’Università di studi di Milano. Ha scritto vari saggi tra cui ‘Sotto le torri di Manhattan’. Rendetevi conto. (pag 361)”,”MUSx-231″
“SINCLAIR Andrew”,”Storia del terrorismo. Dall’antichità alle sette islamiche degli Assassini, dall’IRA alle Torri Gemelle fino alla situazione esplosiva del Medioriente.”,”Andrew Sinclair è nato nel 1935 a Oxford. Ha studiato a Cambridge (dove è stato anche docente), ad Harward e alla Columbia University. Eccellente storico, ha pubblicato ricerche su vari argomenti, dai Templari alla CIA. É inoltre autore di romanzi, artista e ottimo regista, la Newton & Compton dello stesso autore ha pubblicato una biografia di Ernesto Che Guevara. Vive a Londra.”,”TEMx-003-FL”
“SINCLAIR Upton, a cura di Mario MAFFI”,”La giungla.”,”Upton Sinclair (1878-1968), scrittore statunitense profondamente influenzato dagli ideali socialisti, è stato autore di saggi e romanzi in cui ha denunciato le condizioni dei lavoratori americani.Come King Coal, La metropoli, Little Steel, Oil, Boston. Ha fondato la comunità cooperativa Helicon Hall, nel New Jersey. Mario Maffi è professore associato di Letteratura degli Stati Uniti presso l’Università degli Studi di Milano. É autore di saggi come Nel mosaico della città, New York. L’isola delle colline, Sotto le torri di manhattan, Londra. Mappe storie labirinti.”,”CONx-012-FL”
“SINELNIKOWA Irma”,”Friedrich Leßner. Eine Biographie des Kommunisten und Freundes von Karl Marx und Friedrich Engels.”,”””(…) es wird mir immer eine Freude sein, mit einem alten Kameraden wie Du auf demselben Kampfplatz und auf denselben Feind einzuhaunen”” [Friedrich Engels an Friedrich Leßner] [in ‘Friedrich Leßner. Eine Biographie des Kommunisten und Freundes von Karl Marx und Friedrich Engels’, by Irma Sinelnikowa] (in apertura) “”Zu Leßners persönlichen Erinnerungen kann man auch seinen Artikel anläßlich des 50. Jahrestages des Entstehens des “”Kommunistischen Manifestes”” zählen, der im Oktober 1897 in der Berliner Zeitschrift “”Sozialistische Monatshefte”” unter der Überschrift “”Aus der Entstehungszeit des Kommunistischen Manifestes. Persönliche Erinnerungen”” erschien. Leßner hob den wichtigen methodischen Gedanken hervor: “”Man muß auf die Vorgeschichte der kommunistischen Bewegung jener Zeit hinweisen, wenn man die Entstehung des Kommunistischen Manifestes verständlich machen will””. Damit wollte er nicht einfach seine Erinnerungen begründen, sondern in der Zeit des beginnenden Bernsteinschen Revisionismus waren diese Worte von aktueller theoretischer Bedeutung.”” [in ‘Friedrich Leßner. Eine Biographie des Kommunisten und Freundes von Karl Marx und Friedrich Engels’, by Irma Sinelnikowa] (pag 177)”,”MADS-526″
“SINGER Peter”,”Marx.”,”L’A è Prof di filos all’Univ di Monash, in Australia. E’ autore di ‘Democrazia’, ‘Disobbedienza’ e altre opere.”,”MADS-083″
“SINGER Charles HOLMYARD E.J. HALL A.R. WILLIAMS T.I. a cura”,”Storia della tecnologia. Volume IV. La rivoluzione industriale. Tomo primo.”,”Saggi di J.W.Y. HIGGS G.E. FUSSELL J.A.S. RITSON H.R. SCHUBERT F.W. GIBBS R.J. FORBES H. W. DICKINSON A. STOWERS E.J. HOLMYARD A. N.L. CLOW A. ELTON W. ENGLISH L.M. ANGUS-BUTTERWORTH M. DAUMAS Savery, Newcomen Smeaton. Le macchine a vapore. Secolo XVII-XVIII. A quei tempi le macchine per pompare acque erano quelle di cui si sentiva il maggior bisogno. Fra i brevetti concessi durante i regni di Elisabetta I, Giacomo I e Carlo I, uno su sette circa riguardava tale ramo di attività. A dedicare la propria attenzione al problema, fra i tanti, vi fu l’ ingegnere militare Thomas Savery, inventore fecondo che per primo costruì una pompa a vapore di pratico impiego””. (pag 176) “”Dopo Newcomen, il primo che fece compiere progressi importanti nella produzione di energia per mezzo del vapore fu James Watt, che, dotato di notevole genio inventivo e scientifico, apportò dei perfezionamenti fondamentali relativi al rendimento e alla costruzione meccanica delle macchine a vapore””. (pag 187)”,”SCIx-244″
“SINGER Charles HOLMYARD E.J. HALL A.R. WILLIAMS T.I. a cura”,”Storia della tecnologia. Volume IV. La rivoluzione industriale. Tomo secondo.”,”Saggi di S.B. HAMILTON K.R. GILBERT E. SANDEMAN J. RAWLINSON R. PILKINGTON G. NAISH R.A. SKELTON G. DOORMAN G.R.M. GARRATT AR.J.P. UBBELOHDE “”Gli Americani avevano trovato il sistema di costruire navi veloci, e ne forzavano al massimo l’ andatura. Nel 1849 la Gran Bretagna abrogò gli Atti di Navigazione, che per molto tempo avevano praticamente fatto dei mercati orientali un monopolio delle navi inglesi. Come risposta, veloci navi di legno leggere, costruite negli Stati Uniti, cominciarono a dare la caccia al naviglio inglese sui mari. Alla velocità sotto vela veniva data molta importanza, a discapito della capacit° di carico. Ogni anno, alla prima nave che dalla Cina ritornava in Europa con un carico di tè di nuovo raccolto veniva assegnato un cospicuo premio. Gli armatori inglesi raccolsero la sfida americana e ricorsero all’ aiuto dei costruttori navali. La corsa era molto accanita e attirava l’ attenzione del pubblico. L’ origine della nave di tipo clipper è stata oggetto di molte controversie. Le golette costruite a Baltimora, nella guerra del 1812 si rivelarono velocissime come navi corsare, e furono copiate sia in Gran Bretagna sia in America. I costruttori navali di Aberdeen costruirono veloci golette le cui linee furono copiate per vascelli più grandi. In verità, la costruzione di navi veloci era stata intrapresa su entrambe le sponde dell’ Atlantico già prima dell’ abrogazione degli Atti di Navigazione. I clipper del tè erano navi costruite apposta per quel particolare traffico””. (pag 604)”,”SCIx-245″
“SINGER Dorothea W.”,”Giordano Bruno. Seguito dal testo originale de L’ infinito universo et mondi.”,”””Benché egli sia vissuto fra Copernico (1473-1543) che cita costantemente, e Galileo (1564-1642) che studiò le sue teorie, si cadrebbe in errore se si pensasse che il Bruno abbia continuato la tradizione del primo, o abbia aperto la strada alle opere del secondo. Egli trova invece il suo posto nella linea filosofica che, prendendo un corso per così dire sorprendente, va dal mistico pseudo-Dionigi (V secolo) ai moderni esponenti del materialismo dialettico””. (pag 9) “”In uno dei capitoli che seguiranno osserveremo che una dottrina molto affine a quella della coincidenza dei contrari ha nei tempi moderni preso una forma che indubbiamente avrebbe molto sorpreso lo pseudo-Dionigi e tutti coloro che ispirarono il Bruno in questa teoria. Ma non suggeriremo che Marx sia stato un diretto discepolo di Bruno.”” (pag 96-97)”,”FILx-386″
“SINGER Peter”,”Ciò che ci unisce non ha tempo. Una famiglia ebrea nella grande Vienna.”,”””Ciò che ci unisce non ha tempo”” scriveva David Oppenheim alla futura moglie Amalie Pollak nel 1905. professore di lettere classiche, prima collaboratore di Sigmund Freud poi amico e sostenitore di Alfred Adler, Oppenheim attraversò splendori e miserie della storia culturale e intellettuale di Vienna nella prima metà del Novecento. Morì nel Lager di Theresienstadt il 18/2/1943, lontano dalle figlie e dagli amici, condividendo la sorte di milioni di ebrei. Peter Singer (Melbourne, 1946) ha insegnato alle uiversità di Oxford, New York, Colorado (Boulder), California (Irvine), alla La Trobe University e alla Monash University, entrambe di Melbourne, dove ha diretto il Centre for Human Bioethics. É fondatore dell’International Association of Bioethics e della rivista Bioethics. Dal 1999 è docente di filosofia morale a Princeton.”,”EBRx-031-FL”
“SINGER Isadore M. THORPE John A.”,”Lezioni di topologia elementare e di geometria. Programma di matematica fisica elettronica.”,”I.M. Singer dal 1977 insegna matematica all’Università di Berkeley: i suoi interessi riguardano principalmente la geometria differenziale e l’algebra John A. Thorpe dal 1977 è professore all’Università Stony Brook dello Stato di New York, ha compiuto ricerche nel campo della geometria differenziale e della relatività generale.”,”SCIx-106-FRR”
“SINGH Tarlok”,”India’ s Development Experience.”,”Tarlok SINGH è stato Fellow e Visiting Professor all’ Università di Stoccolma, IIES, e visiting Seniro Research Economist alla Princeton University, Woodrow Wilson School for Public and International Affairs (1968). E’ stato membro onorario della LSE.”,”INDx-034″
“SINGH Jagjit”,”Le idee della ricerca operativa.”,”SINGH indiano, è docente universitario e direttore della South Eastern Railway a Calcutta. E’ umn divulgatore scientifico noto a livello internazionale. La teoria delle code. “”La coda non è necessariamente una fila fisica di clienti. Potrebbe essere un elenco di persone prenotate per un posto in treno, per un pranzo in un ristorante oppure per una chiamata telefonica interurbana. Sebbene le persone interessate non debbano, in questo caso, subire il disagio di far parte di una effettiva fila di attesa, per una azienda di servizi quale le ferrovie o la compagnia telefonica, tale elenco è reale come lo è una effettiva fila di attesa. Indipendentemente dal fatto che le code siano file reali o soltanto elenchi di clienti, gli elementi che interessano agli effetti di una analisi della situazione sono, principalmente, due. Primo: il numero medio di clienti che sono in attesa a ogni istante, cioè la lunghezza media della coda quando la situazione raggiunge uno stato stazionario, se pur lo raggiunge. Secondo: il tempo medio di attesa di un cliente nella coda””. (pag 152) Nota: Il problema delle code che si producono su strade o autostrade è molto complesso da studiare perché intervengono, oltre al tasso di afflusso e quello di capacità del servizio, anche altri fattori quali il ritardo nel tempo di frenata e di ripartenza di ogni singolo veicolo in coda, ritardo che può andare ad accumularsi. Il problema era stato studiato bene in un saggio apparso sulla rivista ‘Le scienze’ (Scientific American) nei primi anni Settanta. Le Scienze: ‘Nata nel 1968 per iniziativa di Felice Ippolito, Alberto Mondadori e Carlo Caracciolo, Le Scienze è l’ edizione italiana di Scientific American, la più prestigiosa rivista di divulgazione scientifica del mondo, di cui è stata la prima edizione internazionale. In quasi quarantanni, Le Scienze ha pubblicato più di 3500 articoli scritti dai maggiori esperti mondiali in ogni campo del sapere, tra i quali più di 80 premi Nobel. Da qualche anno a questa parte, la rivista si è profondamente rinnovata, dando sempre più spazio alla scienza e alla ricerca italiana, introducendo nuove rubriche e raffinando sempre di più uno stile illustrativo che ha fatto scuola in tutto il mondo. Dal 2002, Le Scienze S.p.A. pubblica anche il periodico di psicologia e neuroscienze Mente&Cervello'”,”SCIx-264″
“SINGH Khushwant”,”Quel treno per il Pakistan.”,”Khushwant Singh, nato nel 1915, è una delle figure intellettuali di maggior spicco dell’India di questo secolo. Scrittore, storico e giornalista, ex avvocato ed ex diplomatico, è autore di una quindicina di romanzi, saggi storici e raccolte di racconti. E’ un sikh. Tenace difensore dell’unità e laicità dello Stato indiano, nemico di ogni fondamentalismo, si è attirato l’odio dei separatisti e degli estremisti religiosi sikh, che undici anni fa (1985) lo hanno condannato a morte. Da allora vive sotto scorta. “”1947: treni-fantasma pieni di cadaveri attraversano la campagna indiana. E’ un momento storico: gli inglesi se ne vanno il subcontinente indiano ottiene la libertà. Ma in quello stesso momento una terra antichissima e il suo popolo si spezzano, con un bagno di sangue, in due nuovi Stati: Il Pakistan musulmano e l’India a maggioranza hindu. Un giorno il treno della Storia si ferma in un piccolo villaggio, uno qualsiasi, immerso nella campagna del Punjab: Mano Majra. Ai contadini di Mano Majra importa assai poco della politica: sono sikh e musulmani abituati da sempre a lavorare duro e convivere in pace. Eppure anch’essi saranno costretti a dividersi, travolti loro malgrado dalla Storia. Così come tutti i personaggi che Khushwant Singh, con grande finezza psicologica e anche con ironia, fa incrociare nelle lussureggianti campagne del Punjab: un saggio custode di un tempio e uno stralunato militante marxista, uno spavaldo e simpatico bandito sikh e la sua fidanzata musulmana, due funzionari di polizia hindu di estrema destra e, soprattutto, i contadini di Mano Majra. ‘Quel treno per il Pakistan’ è uno straordinario romanzo corale il cui vero protagonista è l’India profonda, con la sua saggezza e la sua follia, il suo fascino e la sua ferocia. Un romanzo, parlando di ieri, ci aiuta a capire molto dell’India di oggi, delle sue tensioni e della sua speranza di riscatto. (…)”” (dalla presentazione di Marco Restelli) «La moralità, Meet Singhji, è una questione di denaro. I poveri non si possono permettere la moralità. E quindi si volgono alla religione. Il nostro problema principale è dare alla gente più cibo, abiti, comodità. E questo può essere fatto unicamente mettendo fine allo sfruttamento esercitato dai ricchi e abolendo i padroni. E questo si può fare solo cambiando il governo» (pag 45)”,”INDx-004-FV”
“SINGH V.B. a cura; saggi di M.R. SAHNI T.N. MADAN V.B. SINGH J.N. SINHA B.M. BHATIA S.R. SHARMA A.M. KHUSRO R.S. BISHT e M.P.N. NAMBOODRIPAD H. FUKAZAWA Ajit DASGUPTA P.D. SHRIMALI Bishnupada GUHA Vinod DUBEY T.N. KAPOOR M.D. JOSHI S.G. PANANDIKAR R.L. VARSHNEY Arun BOSE Shailendra SINGH V.B. SING Jurgen KUCZYNSKI K. MUKERJI M.L. GUJRAL Ranjana SIDHANTA P.D. SHRIMALI Gyan CHAND”,”Economic History of India, 1857-1956.”,”Saggi di M.R. SAHNI T.N. MADAN V.B. SINGH J.N. SINHA B.M. BHATIA S.R. SHARMA A.M. KHUSRO R.S. BISHT e M.P.N. NAMBOODRIPAD H. FUKAZAWA Ajit DASGUPTA P.D. SHRIMALI Bishnupada GUHA Vinod DUBEY T.N. KAPOOR M.D. JOSHI S.G. PANANDIKAR R.L. VARSHNEY Arun BOSE Shailendra SINGH V.B. SING Jurgen KUCZYNSKI K. MUKERJI M.L. GUJRAL Ranjana SIDHANTA P.D. SHRIMALI Gyan CHAND Alcuni capitoli dedicati al movimento operaio e sindacale indiano (Singh), alla condizione operaia (Kuczynski) e al livello di vita degli operai industriali (Mukerji)”,”INDE-028″
“SINGLETON Charles S.”,”La poesia della Divina Commedia.”,”SINGLETON Charles S. è nato nell’Oklahoma nel 1909. Ha studiato a Berkeley passando poi come professore di lingue romanze alla John Hopkins University. Ha tenuto poi la cattedra di letteratura italiana all’Università di Harvard. Poi è ritornato alla Hopkins. Ha tradotto in inglese la ‘Commedia’.”,”VARx-362″
“SINGLETON Charles S.”,”La poesia della Divina Commedia.”,”Charles S. Singleton (1909-1985) è stato il massimo studioso americano di Dante. Baltimora, settembre 1978.”,”VAR-260-FL”
“SINI Carlo”,”Carlo Sini ‘incontra’ Peirce.”,”Charles Sanders Peirce (Cambridge, 10 settembre 1839 – Milford, 19 aprile 1914) è stato un matematico, filosofo, semiologo, logico, scienziato e accademico statunitense. Conosciuto per i suoi contributi, oltre che alla logica anche all’epistemologia, Peirce è stato un importante studioso, considerato fondatore del pragmatismo e uno dei padri della moderna semiotica (o teoria del segno, inteso come atto di comunicazione). Negli ultimi decenni il suo pensiero è stato fortemente rivalutato, fino a porlo tra i principali innovatori in molti campi, specialmente nella metodologia della ricerca e nella filosofia della scienza.”,”FILx-468″
“SINIBALDI Giulio”,”La geopolitica in Italia (1939-1942).”,”SINIBALDI Giulio si è laureato in Lettere (indirizzo storico geografico) all’Università La Sapienza di Roma.”,”ITQM-161″
“SINICCO Giuseppe”,”Le memorie di un calzolaio da Borgnano a Londra.”,”Sinicco fu per vari anni corrispondente londinese dell’Avanti! pag 24 pag 68 pag 70 inglesi poco socievoli Dante cato XVII Purgatorio (pag 160)”,”MITS-333″
“SINIGAGLIA Roberto”,”Mjasnikov e la rivoluzione russa. Il ‘gruppo operaio’ e la rivoluzione bolscevica. La polemica Lenin- Mjasnikov.”,”Questo testo riguarda la posizione e la storia del ‘gruppo operaio’ e del suo leader più noto, Gabriel MJASNIKOV. Il ‘gruppo operaio’ confutò la tesi che l’ isolamento della rivoluzione tra il 1917 e il 1923 fosse esclusivo prodotto di elementi esterni: guerra civile, fame, arretratezza. Il tentativo di rivoluzione negli Urali e il ‘manifesto’ del gruppo contestarono sia una intelligenza economica che una qualità politica alla genesi stessa del bolscevismo, ridando della rivoluzione russa una lettura ‘da sinistra’. Ma la rivoluzione bolscevica ha successo e condanna MJASNIKOV e il gruppo operaio alla sconfitta. La linea centrale russa di dittatura del proletariato tramite il partito ebbe la meglio su una imprecisa proposta consigliarista. In appendice una scelta antologica del libro di MJASNIKOV ‘L’ inganno di turno’.”,”RIRO-166″
“SINIGAGLIA Roberto”,”Genova e Russia. La missione Rivarola a Pietroburgo, 1783-1785.”,”Stefano Bonaventura Rivarola fu l’unico ambasciatore che la Repubblica di Genova inviò in Russia. Partito nell’agosto 1783 con l’unico compito di ‘complimentare’ Caterina II, rimase invece 17 mesi nella capitale russa, frequentando la corte e ammirando la grandezza e magnificenza del paese. Attraverso i rapporti inviati al governo genovese si apre un quadro degli equilibri internazionali sul finire del secolo XVIII: la conclusione della guerrra di indipendenza americana, agli attriti con la Danimarca e la Svezia nel Baltico, l’agonia della Polonia, i rapporti con l’Impero britannico e la tensione permanente con la Turchia, acuita dalla conquista russa della Crimea. Roberto Sinigaglia lavora presso il dipartimento di storia moderna e contemporanea dell’Università di Genova dove si occupa di storia dei paesi slavi.”,”RUSx-002-FFS”
“SINISCALCHI Claudio”,”Marinetti. Il Futurista.”,”Marinetti tra Futurismo e fascismo. “”Nel 1924 Piero Gobetti considerò Marinetti il «vero precursore» del fascismo. È vero e falso al tempo stesso. Falso perché Marinetti restò sempre un futurista, autonomo nei giudizi ed estraneo a troppe tendenze assunte dal fascismo nel corso del tempo. Vero perché il modernismo futurista è un passaggio imprescindibile della «rivoluzione conservatrice» italiana. Un percorso intellettuale (un’altra Italia) inaugurato dal proto-nazionalismo di Oriani nel tardo Ottocento, proseguito da Corradini (amato da Marinetti anche come romanziere) nei primi due decenni del Novecento. (…) [Marinetti] [S]egue la «fascistizzazione della cultura» da protagonista. Utilizzando ogni mezzo: opere letterarie, manifesti, conferenze radiofoniche, interventi politici spesso polemici, Nel 1925 firma il ‘Manifesto degli intellettuali’ promosso a Bologna da Giovanni Gentile, pur non essendo un gentiliano. Accetta la nomina all’Accademia (per giunta Reale) istituita nel 1926. Raccoglie i suoi scritti in ‘Futurismo e Fascismo’ (1924), dedicandoli al caro amico Mussolini. È favorevole alla guerra d’Etiopia. Ma fa sentire anche la propria voce dissonante, in pubblico e privato, sulla Conciliazione. Anticlericale senza tentennamenti, ricorda che alle elezioni del 1919 si era candidato insieme al sansepolcrista Guido Podrecca, giornalista e polemista di prim’ordine, iniziatore dell’anticlericalismo italiano. Nel 1930 Julius Evola pubblica su ‘La Torre’ l’urticante ‘Simboli della degenerazione moderna: il Futurismo’. Marinetti risponde per le rime. Lo stesso fa con Margherita Sarfatti e il suo movimento novecentista. E replica con forza a Roberto Farinacci, impegnato a denunciare la pericolosità dell’arte europea decadente e giudaica. Non condivide la strada antisemita voluta da Mussolini. Come non condivide la vicinanza tra Italia fascista e Germania nazionalsocialista. Ma seguire la strada della fronda equivale a imboccare una via priva di uscita. Marinetti non è un frondista. Gli «anni del consenso» (1929-1936) legano in maniera sempre più crescente Mussolini agli italiani. Fra di loro c’è Marinetti.”” (pag 68-71) [Claudio Siniscalchi, ‘Marinetti. Il Futurista’, Edizione PN – Il Primato Nazionale, Roma, 2022]”,”BIOx-029-FGB”
“SINISCALCO Domenico BORTOLOTTI Bernardo FANTINI Marcella VITALINI Serena”,”Privatizzazioni difficili.”,”Prestato a Pescetto il 18.10.2010 ISC1L-22 Tra il 1977 e il 1997 si sono realizzate nel mondo circa 1850 privatizzazioni di sensibili dimensioni, con oltre 750 miliardi di dollari di introiti per i governi. Il fenomeno, che ha avuto una dinamica esponenziale, ha riguardato piu’ di 100 Paesi e tutti i settori in cui tradizionalmente operano imprese pubbliche: agricoltura e industria, finanza, energia, telecomunicazioni, servizi di pubblica utilita’. Perche’ le privatizzazioni sono diventate un processo cosi’ diffuso? Il volume fa luce su questo attualissimo tema, e propone una tesi molto netta: le privatizzazioni sono state un processo con caratteristiche diverse nelle varie aree del mondo, talvolta deciso autonomamente per migliorare l’efficienza o per ridurre il debito pubblico, spesso forzato da fattori esterni e realizzato in assenza di regole e istituzioni adeguate. Gli autori osservano inoltre che, nonostante i proclami e i programmi, generalmente i governi cedono quote di proprieta’, ma mantengono il controllo delle imprese attraverso vendite di partecipazioni di minoranza, golden share, vincoli agli investitori esteri. Alla radice di queste scelte non starebbe solo una mancanza di volonta’ politica, ma fattori strutturali che renderebbero difficile una privatizzazione ordinata, come l’assenza di mercati evoluti dei capitali e istituzioni legali adeguate. Una analisi informata, in cui si formulano inoltre alcune proposte di linee-guida da seguire nel processo di privatizzazione, nei casi in cui mercati, regole e istituzioni non siano ancora completamente sviluppati.(Marem.)”,”ITAE-221″
“SINYAI Clayton”,”Schools of Democracy. A Political History of the American Labor Movement.”,”SINYAI Clayton è Researcher for the Laborers’ International Union of North America (LIUNA) e Political Director for Laborers’ Local 11. Il sindacalismo cattolico negli Stati Uniti. “”In the United States, the figure of Monsignor John Ryan stood out. His book ‘A Living Wage’ (1906) derived from Leo’s premises and from American social science and served as an important ideological foundation for Progressive-era protective labor legislation. After World War I, the American bishops commisioned Ryan to draft a statement of Catholic social principles that proved audacious in its advocacy of trade union organization, the minimum wage, social insurance against unemployment, disability and old age, and extensive government regulation of industry in the public welfare. Ryan’s career as American Catholicism’s spokesman on social issues brought him into close cooperation with Roosevelt and the New Deal reformers. Other Catholic voices soon joined the New Deal labor chorus. Catholic lay activists formed ACTU, the Association of Catholic Trade Unionists. In ACTU’s network of labor schools, thousands of Catholic trade unionists learned not only the Church’s social teachings but also the fundamentals of organizing, grievance handling, holding union meetings, and running for trade union office.”” (pag 150)”,”MUSx-219″
“SIOLI Marco a cura, saggi di Antonio DONNO Marco CIPOLLONI Ferdinando FASCE Fabrizio TONELLO Luca BELLOCCHIO Matteo CESCHI Dolores GREENBERG Paolo BARCELLA Giovanni BORGOGNONE Barbara BRACCO Marco SIOLI”,”La parabola di Ronald Reagan. Da Hollywood all’ascesa dei neoconservatori.”,”Saggi di Antonio DONNO Marco CIPOLLONI Ferdinando FASCE Fabrizio TONELLO Luca BELLOCCHIO Matteo CESCHI Dolores GREENBERG Paolo BARCELLA Giovanni BORGOGNONE Barbara BRACCO Marco SIOLI Sioli insegna storia dell’America del Nord presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato: ‘Alle origini dell’espansionismo americano’ (2005). Poco si parla della ‘Reaganomics’ “”L’attacco reaganiano sul terreno della deregolamentazione è dunque prevalentemente un assalto ‘indiretto’ a strutture di sicurezza in senso lato create nel lungo ciclo del New Deal. Così come è in una certa misura ‘indiretta’ e modulata con una forte ‘selettività’ l’offensiva contro la spesa pubblica sociale, il terzo caposaldo dell’iniziativa interna reaganiana. Come Reagan stesso confessa nel suo diario, le intenzioni sono quelle di colpire la Grande Società, cioè le misure johnsoniane degli anni Sessanta a favore dei poveri e degli afroamericnai, piuttosto che quel che resta del New Deal in senso stretto”” (pag 91)”,”USAP-079″
“SIRCANA Giuseppe relazione, interventi di Bruno DI-COLA Massimo RENDINA Luisa DONZELLI Renato NACCARELLI Tonino TOSTO Paolo GAMBESCIA Guglielmo EPIFANI Franco SIDDI, conclusioni di Carlo GHEZZI”,”L’informazione contro il fascismo. Mobilitazione e iniziativa nei grandi quotidiani, al Poligrafo dello Stato e in decine di tipografie d’ogni parte d’Italia.”,”””Alla fine del 1940, cioè a pochi mesi dall’entrata in guerra, la polizia registra una maggiore diffusione di manifestini caratterizzati da “”una rudimentale veste tipografica””. Come dire: non c’è la mano di professionisti. Segni evidenti, sia pure sporadici, dell’attività antifascista dei tipografi romani si hanno nel marzo 1942 quando ha luogo, davanti al Tribunale speciale, il processo contro l’organizzazione comunista che fa capo a Pompilio Molinari e di cui fanno parte due tipografi: Giovanni Valdarchi ed Ettore Anzaloni. Il Tribunale speciale infligge otto anni a Valdarchi e quattro ad Anzaloni. A dicembre dello stesso anno viene scoperta all’interno del Poligrafico una cellula del gruppo che darà poi vita al movimento di Bandiera rossa, attivo nella resistenza romana. Si tratta di una scoperta non da poco: il Poligrafico viene infatti considerato la “”caserma del regime””. I capi officina sono tutti ex squadristi e agli operai del Poligrafico tocca sempre essere in prima fila nelle manifestazioni del regime. Eppure, già ai tempi della guerra di Spagna, un tipografo comunista, Cesare Fredduzzi, riesce a far uscire dallo stabilimento di via Gino Capponi la segretissima rassegna della stampa estera, destinata esclusivamente ai membri del Gran consiglio del fascismo. Il 25 luglio, non appena si diffonde la notizia della caduta di Mussolini, a via Gino Capponi scoppia una mezza rivolta contro i dirigenti più invisi, alcuni dei quali sono malmenati. Vengono distrutti gli emblemi fascisti ed esposta la bandiera tricolore”” (pag 17-18)”,”ITAR-224″
“SIRCANA Giuseppe”,”La festa ribelle. Storia e storie del Primo maggio.”,”Giuseppe Sircana, storico, ha pubblicato varie opere tra cui ‘Storia dei sindacati nella società italiana’ (con C. Vallauri), 2008. In appendice: Lettera di F. Turati a A. Costa a proposito dei congressi socialisti convocati a Parigi nel luglio 1889 Volantini sul 1° Maggio Appelli dei sindacati e rapporti delle autorità (questore)”,”MPMx-046″
“SIRI Giuseppe (Card.), esortazione, relazioni di VACCARI Vittorio GATTUSO Achille BUSSI Carlo DE-GENNARO Enrico BIANCHEDI Riccardo FRANCESCHETTI Napoleone MANCINI SPINUCCI Lorenzo”,”I fattori umani nello sviluppo economico. Dalla zappa alla automazione.”,”Effetti della tecnologia e dell’automazione sul lavoro. “”La tecnologia infatti preordina a lunga scadenza l’impiego delle attività umane, ne richiede una elevata percentuale ed eleva il tasso di rischio di una disoccupazione tecnologica, crea maggiori difficoltà nei riadattamenti e nei trasferimenti di manodopera. Da un certo punto di vista si può dire che in una economia automatica è il significato stesso del lavoro che cambia. Il lavoro non è più come uno tra i fattori di produzione, ma nel complesso della economia aziendale – proprio per la sua elevata qualificazione – divenuta un vero e proprio investimento patrimoniale. La difficoltà di riproducibilità è passata in pochi anni dalla macchina all’uomo. Non è questo il luogo di parlare dei numerosi “”problemi del personale”” che uno sviluppo automatico comporta. Basti ricordare che la mobilità delle risorse umane, imposta da un processo automatico, esige che le imprese dedichino alla politica del personale ed alla programmazione dei suoi spostamenti o dei suoi adattamenti la stessa attenzione, e forse una maggiore di quella che viene data alla programmazione ed alla innovazione degli impianti. In una epoca di automazione si determinerà, rispoetto al movimento degli operai, una inversione di quanto si ebbe per la produzione in serie. Dalla grande concentrazione di massa si passerà al decentramento di grosse aliquote di lavoratori verso piccole e medie imprese autonome. Il lavoro non specializzato è destinato a scomparire. Al contrario un numero crescente di lavoratori specializzati si rende indispensabile a nuove fasi del processo. Si espanderanno le imprese nel settore dei servizi, i cui addetti costituiranno, quasi certamente, le nuove categorie di massa”” [Vittorio Vaccari, Caratteristiche e problemi della evoluzione tecnologica e sociale] (pag 45-46)”,”RELC-326″
“SIRINELLI Jean-Francois”,”Generation intellectuelle. Khâgneux et Normaliens dans l’ entre-deux-guerres.”,”Le cagne ou khâgne era la classe dei licei in cui ci si preparava al concorso per l’ entrata alla École normale supérieure, section «lettres». Khâgnes e Ecole normale superieure erano nettamente orientate a sinistra.”,”FRAV-065″
“SIRINELLI Jean-Francois VANDENBUSSCHE Robert VAVASSEUR-DESPERRIERS Jean”,”Storia della Francia del Novecento.”,”SIRINELLI Jean-Francois insegna stora all’ Institut d’ etudes politiques d Parigi. VANDENBUSSCHE e VAVASSEUR-DESPERRIERS insegnano storia all’ Università di Lille III. 1954 “”Dopo un mese di negoziati Mendes France ottiene la firma degli accordi di Ginevra. L’ Indocina viene divisa in due, benché la linea di demarcazione sia provvisoria, in quanto si stabilisce che l’ avvenire del territorio dovrà in seguito essere determinato da libere elezioni. La Cina, temendo un intervento militare diretto degli Stati Uniti, sostiene questa politica e la impone, insieme all’ Unione Sovietica, ai comunisti indocinesi. Gli accordi di Ginevra sembrano dunque segnare l’ inizo di una fase di distensione internazionale mettendo fine a una lunga guerra coloniale””. (pag 237)”,”FRAV-095″
“SIRINELLI Jean-François”,”Deux intellectuels dans le siècle, Sartre et Aron.”,”SIRINELLI Jean-François, professore all’Università di Lille-III, ha pubblicato presso Fayard: ‘Génération intellectuelle, Khâgneux et normaliens dans l’entre-deux-guerre’ (1988), ‘Intellectuels et passions françaises’ (1990). Ha diretto l”Histoire des droites en France’ (Gallimard, 1992) e il ‘Dictionnaire historique de la vie politique française au XXe siècle’ (PUF, 1995). Anni 1954. Sartre “”compagno di strada”” dell’Urss staliniana criticato da Aron. “”De son côte, Sartre multiplie, en ce printemps 1954, les gestes symboliques. Au mois de mai, il proteste solennellement contre l’interdiction en France des ballets soviétiques, intervenue après la chute de Diên Biên Phu. A’ la fin du même mois, il se rend à Berlin pour une nouvelle réunion des instances du Mouvement de la paix et y prononce un discours publié ensuite sous le titre ‘La Bombe H, une arme contre l’histoire’ (6). Puis c’est le fameux voyage en Union soviétique; au terme duquel il donnera ses impressions à ‘Liberation’, dans une série de cinq articles”” (7). Ces articles, déjà évoqués plus haut, ont souvent été cités, et de telles citations s’exposent au reproche d’être, par essence, tronquées et donc séparés de leur contexte. Mais certaines constituent les titres mêmes des articles: “”La liberté de critique est totale en URSS et le citoyen soviétique améliore sans cesse sa condition au sein d’une société en progression continuelle”” (15 juillet); “”Ce n’est pas une sinécure d’appartenir à l’élite car elle est soumise à une critique permanente de tous les citoyens”” (17-18 juillet). On l’a souligné plus haut, ce diagnostic de l’Union soviétique et de la France “”vers 1960″”. A’ quoi Raymond Aron répondra indirectement dans un article du ‘Figaro’ du 8 novembre 1954: “”On parle beaucoup, à l’heure présente, de la menace que ferait courir à l’Europe occidentale, d’ici à quelques années, la “”prospérité soviétique””. L’article, en fait, entendait plus particulièrement répondre à Alfred Sauvy et Maurice Lauré qui avaient analysé la croissance industrielle soviétique à partir des chiffres officiels venus de l’Est (8). Dénonçant ces chiffres officiels et la prospérité – mot mis entre guillemets – qu’ils étaient censér refléter, Aron prenait aussi, une fois de plus, le contrepied des déclarations de Sartre. Celui-ci devient en décembre 1954 vice-président de l’association France-URSS. Plus que jamais, au cours de l’année 1955, il apparaît comme l’archétype du compagnon de route.”” (pag 308-309) (6) ‘Défense de la paix’, n° 38, juillet 1954, pp. 18-22 (7) Cf. aussi le récit qu’en donna quelques années plus tard Simone de Beauvoir dans ‘La Force des choses’, réf. cit. pp. 327-329 (8) “”Qui sont les ennemis de la coexistence? III. De la prétendue menace de la prospérité soviétique’, Le Figasro, 8 novembre 1954″,”FRAV-159”
“SIRINELLI Jean François VANDENBUSSCHE Robert VAVASSEUR-DESPERRIERS Jean”,”Storia della Francia nel Novecento.”,”Jean-François Sirinelli insegna Storia all’Institut d’études politiques di Parigi; Robert Vandenbussche e Jean Vavasseur-Desperriers insegnano Storia nell’Università di Lille III.”,”FRAV-002-FL”
“SIRINJA Kiril / FERRI Franco”,” Lenin e la formazione del Pci: nuovi documenti sovietici (Sirinja) / Lenin e il movimento operaio italiano (Ferri).”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: PRESTIPINO Giuseppe, Sulle origini dello Stato in Engels, ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 8 N° 6 NOVEMBRE-DICEMBRE 1970″,”MCIx-060″
“SIRINJA Kiril; KUNINA Dina; FERRI Franco”,”Lenin e la formazione del Pci: nuovi documenti sovietici (Sirinja); Lenin, il Komintern e il neo-centrismo del Psi (Kunina); Lenin e il movimento operaio italiano (Ferri).”,”Saggio di Kiril Sirinja: Ruolo di Lenin nello studio delle varie correnti del Psi da parte del Comintern e della nascita del Pcd’I. Analisi approfondita della situazione italiana. ‘Lenin aveva studiato ‘tutti’ i più importanti documenti di ‘tutte’ le correnti politiche in seno al Partito socialista italiano’ “”Non mi propongo di mettere in luce tutti gli aspetti importanti della questione sul tappeto, ma di chiarire, sulla base di recentissime pubblicazioni di documenti leninisti (‘Miscellanea di Lenin’, XXXVII), e di alcune ricerche e documenti d’archivio inediti, l’indirizzo e il senso dell’aiuto portato da Lenin e dal Komintern al movimento comunista italiano all’inizio degli anni ’20. Del vasto tema affronterò soprattutto le questioni legate alla realizzazione delle conclusioni e proposte di Lenin. Evidentemente il giudizio su alcuni nuovi documenti è formulato tenendo presenti fatti e generalizzazioni note (…). Dopo l’adesione del PSI al Komintern, Lenin, che aveva salutato calorosamente questo passo, mise subito in luce le difficoltà che derivavano dal fatto che erano rimasti nelle file del partito gli opportunisti dichiarati e camuffati (4). In relazione alla lotta interna nel PSI, Lenin studia nella primavera del 1920 e particolarmente nel periodo antecedente il II Congresso del Komintern e dopo di esso moltissimi documenti del movimento operaio e socialista italiano. Il 10 maggio 1920 egli chiede che gli vengano inviati il giornale ‘Avanti!’ e la rivista ‘Comunismo’ (5). Egli prende conoscenza del testo di una dichiarazione di V. Degot, inviato all’inizio del 1920 in Italia quale rappresentante dell’Esecutivo del Komintern e della risposta della redazione dell”Avanti! a questa dichiarazione (6). Nell’archivio dei documenti letti da Lenin in quel periodo di tempo, sono custodite due cartelle di materiali sul Partito socialista italiano”” (pag 108); “”Inoltre, Lenin, studiò attentamente la relazione della sezione di Torino del PSI, cioè la posizione del gruppo di Gramsci, lesse ancora alcuni articoli scritti da Gramsci e, in particolare, «Un tributo alla storia» e «Rivoluzionari e elezioni». Dopo aver studiato la relazione di Gramsci «Per il rinnovamento del Partito socialista», presentata alla sessione del Consiglio nazionale del PSI, Lenin scrisse il 5 giugno 1920 il seguente biglietto: «Consiglio di pubblicare senz’altro sull”Internazionale comunista’ prima del Congresso o per lo meno come foglio separato, nella traduzione francese. E’ una traduzione scadente, ma cionondimeno occorre pubblicarla» (9). E’ il primo documento che testimonia l’appoggio da parte di Lenin alla piattaforma elaborata dal gruppo de ‘L’Ordine nuovo’. Nel volume della ‘Miscellanea di Lenin’ (XXXVII), dove esso è pubblicato, è riportato un altro documento molto interessante: un elenco dei libri, una parte dei quali (i titoli sono sottolineati da Lenin, di proprio pugno) fu richiesta da Lenin ai primi di novembre del 1920 per uno studio più approfondito del problema. Fra questi vi sono 12 lavori pubblicati dalla casa editrice ‘Avanti!’, nel 1919-1920, nella collana «Biblioteca operaia», compresi quelli di C. Treves, V. Carnevali, F. Turati, E. Fileni, I. Toscani, G.M. Serrati, B. Fortichiari, I. Tirsi, E. Barci ed altri (10). Dai fatti sopracitati scaturisce chiaramente che Lenin aveva studiato ‘tutti’ i più importanti documenti di ‘tutte’ le correnti politiche in seno la Partito socialista italiano. Egli aveva ritenuto necessario consultare non solo i materiali del ’19, ma anche del ’18 per seguire le varie correnti in seno al PSI, nella loro dinamica, nel loro sviluppo. E anche successivamente Lenin fu sempre al corrente dei più importanti avvenimenti politici in Italia; egli riceveva regolarmente ampie informazioni sul movimento operaio nel Paese, sul Partito comunista italiano, sui processi che si svolgevano in seno al Partito socialista; esaminò i documenti relativi alla scissione di Livorno del 1921, lesse una lettera di H. Kabakcev, rappresentante dell’Esecutivo del Komintern al Congresso di Livorno del PSI, l’opuscolo di C. Nicolini (Lubarskij) ‘Rapporto all’esecutivo del Komintern sulla scissione nel Partito socialista italiano’, lettere di vari comunisti italiani, i documenti approvati dall’Esecutivo del Komintern; prese conoscenza dettagliata della posizione della direzione del PCd’I all’epoca del III Congresso del Kominern e cercò di convincere i dirigenti del partito della necessità di superare l’estremismo e il settarismo. Dopo il congresso Lenin seguì costantemente gli sviluppi della situazione in seno al movimento operaio italiano: chiede a K. Radek che gli venga inviata una selezione di materiali fra i più importanti sui fatti di Roma dell’8 luglio 1921; alla fine d’agosto chiede materiali sulla crisi all’interno del PSI. In risposta, il 31 agosto il segretariato dell’Esecutivo del Komintern invia a Lenin una prima selezione di documenti (…). Restituendoli a K. Radek Lenin, come appare da una sua lettera, rilevò che erano insufficienti per formulare un giudizio (12). Questo fatto dimostra ancora una volta con quanta attenzione e scrupolosità egli soppesasse tutti i dati prima di formulare un giudizio definitivo. Chiedendo informazioni varie e esaurienti, Lenin non di rado si rivolgeva a chi aveva la possibilità di seguire da vicino gli avvenimenti in seno al movimento operaio italiano. Come è noto, già nella primavera del 1921 chiese al rappresentante plenipotenziario sovietico in Italia V.V. Vorovskij che gli fossero inviati in originale i più importanti documenti di tutti i partiti italiani e in particolare quelli sui turatiani. (…) I documenti stanno a comprovare che Lenin aveva studiato un enorme quantitativo di documenti sui problemi del movimento operaio italiano”” (pag 110-111-112) [(4) Cfr. V.I. Lenin, Polnoe Sobranie Socinenij, vol. 39, p. 257; (5) Leninskij Sbornik, XXXVII, p. 203; (6) Archivio centrale del partito presso l’Istituto del marxismo-leninismo, f. 2, op. 1, n. 12491; (9) Leninskij Sbornik, XXXVII, p. 219; (10) Ivi, pp. 206-208; (12) Cfr. V.I. Lenin, Opere, Roma, v. 45, p. 300] Altri punti interessanti (pag 114-125)”,”LENS-003-FB”
“SIRONI Antonio”,”Quando muore un comunista.”,”SIRONI, nato in una famiglia operaia (Lecco, 1912) ha lavorato come tornitore mentre vestiva l’abito religioso e studiava dai gesuiti. E’ passato poi al Seminario ma da qui è fuggìto per tornare al lavoro di fabbrica. Rifugiato in Svizzera durante la guerra, nel dopoguerra ha svolto l’attività di insegnante in un liceo classico di Lecco.”,”VARx-379″
“SIRONI Maria.Antonia”,”Terra di Baffin. Note e impressioni sulla prima spedizione italiana alla penisola di Cumberland.”,”‘Le ombre più grandi / scendono dalle più alte montagne’ Virgilio (in apertura)”,”ASGx-039-FFS”
“SIROT Stéphane”,”La grève en France. Une histoire sociale (XIXe-XXe siecle).”,”Stéphane SIROT è laureato in storia e incaricato di corso all’ Università Cergy-Pontoise, ricercatore associato presso il Centro di storia sociale del XX secolo dell’ Università Paris I. E’ anche autore di una biografia di Maurice THOREZ. Gli stranieri partecipano meno ai conflitti di lavoro. Lo sciopero è ancora un segno di inserimento sociale, di stabilità degli operai. Gli immigrati, con lo sciopero, rischiano il licenziamento e l’ espulsione. Non sono pienamente integrati né nella società francese né nel movimento operaio. (pag 55) “”Da 11 giorni nel 1871-1890, la durata media (degli scioperi, ndr) passa a circa 14.5 giorni nel 1890-1914. Il massimo si raggiunge tra le due guerre: 16 giorni nel 1919-1935, con una punta a 34 giorni nel 1934, nel momento in cui la crisi economica dà luogo a conflitti difensivi molto aspri. Dal 1945, si produce una rottura forte: la durata degli scioperi subisce una caduta spettacolare. Scende intorno ad una media di 2.5 giorni nel 1946-1962. Questa diminuzione brutale si produce ancor più rapidamente in Francia che in altri paesi industrializzati: la durata degli scioperi francesi è ormai pressoché sempre inferiore a quella dei conflitti britannici e tedeschi””. (pag 57)”,”MFRx-194″
“SISCI Francesco”,”La differenza tra la Cina e il mondo. La rivoluzione degli anni Ottanta.”,”Francesco Sisci ha studiato filosofia cinese all’Università di Londra. Ha lavorato per due anni in Cina come corrispondente del ‘Manifesto’ ed è stato il primo ricercatore occidentale ammesso alla Scuola Superiore dell’Accademia delle Scienze di Pechino. Attualmente (1994) è redattore degli esteri all’Ansa. Ultimo capitolo: ‘Gli equilibri mondiali si spostano verso il Mar della Cina’ (pag 214-249)”,”CINE-002-FC”
“SISCI Francesco”,”Made in China. La vita quotidiana di un paese che cambia.”,”SISCI Francesco Sisci corrispondente dalla Cina della Stampa e di Limes, editorialista di Asia Times,”,”CINE-104″
“SISSON Richard ROSE Leo E.”,”War and Secession. Pakistan India and the Creation of Bangladesh.”,”Richard SISSON è professore di scienze politiche all’ Università di California, Los Angeles. Leo ROSE è Professore aggiunto di scienze politiche all’ Università di California, Berkeley.”,”PAKx-002″
“SISTI Leo MODOLO Gianfranco”,”Il banco paga. Roberto Calvi e l’ avventura dell’ Ambrosiano.”,”SISTI (1942) e MODOLO (1940) sono redattori (dal 1974) dell’ Espresso sezione economia finanza industria. “”Nel 1981, quando Calvi viene arrestato e condannato, gli ambienti bancari internazionali si inquietano, temono il crack, non vogliono perdere i propri depositi in dollari. Ed ecco che Calvi si agita e ottiene dallo Ior le lettere di ‘Patronage’ con le quali riesce ad allontanare la buriana. Il nome dello Ior è una garanzia valida. Ora, scoppiato lo scandalo, è probabile che le banche estere vogliano rientrare a tutti i costi. Quando matureranno le scadenze l’ Ambrosiano dovrà pagare. Se non potrà, il peso ricadrà sulla collettività””. (pag 157)”,”ITAE-103″
“SITRAN Gino”,”Stalin e il terrore.”,”Gino Sitran è nato a Venezia, dove vive, nel 1940. Laureato in lingua e letteratura russa: tesi sul regista Mejerchol’d. Collabora, dal 1963 col teatro Ca’ Foscari. Ha curato la riduzione scenica del Il Maestro e Margherita di Bulgakov. Ha pubblicato un monografia su I Romanov. Il racconto storico di Sitran ricostruisce la trama del delitto e dei processi e individua il motivo dell’assassinio di Kirov. Interrogatorio di Kamenev da parte di un Vischinskij un po’ in difficoltà (pag 56)”,”STAS-072″
“SITTI Renato PREVIATI Lucilla”,”Ferrara il regime fascista.”,”SITTI è nato a Ravarino (Modena) nel 1923. Pubblicista, autore di saggi sul Risorgimento ferrarese, ha scritto ‘Un secolo di storia del movimento cooperativo ferrarese’ e ‘Processo all’ Eridania’.”,”ITAF-060″
“SIVIERI Lamberto”,”I Savoia. Dalle origini alla fine.”,”Oscure origini della Casa Savoia. (pag 9)”,”BIOx-239″
“SIVINI Giordano a cura; saggi di Alessandro PIZZORNO Gino GERMANI Joseph LA-PALOMBARA Sidney G. TARROW Giordano SIVINI Ada CAVAZZANI Franco CAZZOLA Samuel H. BARNES Laura BALBO”,”Partiti e partecipazione politica in Italia. Studi e ricerche di sociologia politica.”,”Fondo Davoli Saggi di Alessandro PIZZORNO Gino GERMANI Joseph LA-PALOMBARA Sidney G. TARROW Giordano SIVINI Ada CAVAZZANI Franco CAZZOLA Samuel H. BARNES Laura BALBO”,”ITAP-213″
“SIVINI Giordano a cura; saggi di WEINER Myron LA PALOMBARA Joseph LENK Kurt NEUMANN Franz WRIGHT William E. ROBERTSON David OSTROGORSKI Moisei WEBER Max DUVERGER Maurice KIRCHHEIMER Otto KASTE Hermann RASCHKE Joachim CLAYTON THOMAS John ARRIGHI Giovanni”,”Sociologia dei partiti politici. Le trasformazioni nelle democrazie rappresentative.”,”Saggi di SIVINI Giordano WEINER Myron LA PALOMBARA Joseph LENK Kurt NEUMANN Franz WRIGHT William E. ROBERTSON David OSTROGORSKI Moisei WEBER Max DUVERGER Maurice KIRCHHEIMER Otto KASTE Hermann RASCHKE Joachim CLAYTON THOMAS John ARRIGHI Giovanni, San Francisco Bay Arela Kapitalistate Group Contiene il saggio di Giovanni ARRIGHI: ‘Partiti operai, lotte e composizione di classe nell’Europa occidentale’ (pag 303-325) e quello di Douglas A. Hibbs ‘Partiti politici e scelte di politica economica’ (pag 327-338) “”Lo scoppio della prima guerra mondiale, oltre a chiudere definitivamente questa prima ondata di conflitti [‘la grande ondata di scioperi e di violente manifestazioni sociali che spazzò l’Europa continentale dal 1903 al 1907’, p. 304], dimostrò anche lo scarso grado di autonomia dei partiti della classe operaia rispetto alle forze socio-economiche. Il fatto che le rivalità tra le borghesie nazionali fossero riuscite a spezzare quel poco di unità che era stata raggiunta all’interno della Seconda Internazionale, può essere spiegato solo in due modi. O le classi operaie europee erano effettivamente favorevoli alla guerra, e riusicvano a influenzare direttamente o indirettamente i partiti che pretendevano di rappresentarle, portandoli, nonostante le loro rivendicazioni pacifiste, a sostenere le rispettive borghesie nazionali; oppure le classi operaie erano indifferenti, divise o assolutamente contrarie alla guerra, ma i partiti in questione non erano in grado o non volevano effettivamente mobilitarle su una piattaforma pacifista. In entrambi i casi i partiti si dimostrarono assolutamente inefficaci nell’influenzare il comportamento della classe che pretendevano di rappresentare, per non parlare della loro incapacità di determinare, in un senso o nell’altro, il corso degli eventi. La situazione mutò negli ultimi anni della guerra, e soprattutto negli anni post-bellici, quando il processo di politicizzazione dello scontro tra lavoro e capitale raggiunse il suo culmine. La nuova ondata di scioperi, occupazioni di fabbriche e dimostrazioni di massa, che colpì l’Europa dal 1917 al 1926, differiva da quella del periodo 1903-07 precisamente per quanta riguardo il suo immediato e diretto carattere politico”” (pag 304-305) [Giovanni Arrighi, ‘Partiti operai, lotte e composizione di classe nell’Europa occidentale’, (in) ‘Sociologia dei partiti politici. Le trasformazioni nelle democrazie rappresentative’ (a cura di Giordano Sivini)] “”Come Marx osservò per primo, l’accumulazione capitalistica non è semplicemente un processo di espansione delle forze produttive sociali, ma anche un processo di crescente sottomissione del lavoro al capitale. Questo processo si completa nella fase della ‘fabbrica’, che rovescia il rapporto tra l’operaio e i mezzi di produzione, trasformando il primo in una appendice-strumento dei secondi. L’espansione del capitale è così liberata dalla precedenza dipendenza dalla forza e dall’abilità personale, con cui l’operaio parziale della manifattura e i lavoratori manuali dell’artigianato usavano i loro strumenti di lavoro (14). Si dimentica spesso che questo è soltanto uno degli aspetti dell’influenza dell’accumulazione capitalistica sul rapporto lavoro-capitale e che il processo appena delineato tende anche ad acutizzare ‘l’insubordinazione del lavoro al capitale’. Ciò risulta in primo luogo dal fatto che la produzione capitalistica tende a sviluppare le forze produttive sociali non solo a vantaggio del capitale (anziché dell’operaio), ma rovinando anche fisicamente i singoli operai, e rendendoli schiavi delle macchine. Cosa ancora più importante, il processo in questione tende ad aumentare sia la coesione del lavoro che la vulnerabilità del capitale. Infatti la concentrazione degli operai in unità produttive sempre più grandi crea le condizioni non solo della loro cooperazione a vantaggio del capitale, ma anche della loro associazione per lottare contro l’appropriazione del loro pluslavoro. E quanto più grande è l’unità produttiva, tanto maggiore il danno che può essere inflitto al capitale dalla lotta del lavoro associato. La divisione del lavoro, a sua volta, tende a ridurre le differenze di qualificazione e di salario tra gli operai coinvolti nella produzione ‘diretta’, e quindi a intensificare la ‘solidarietà meccanica’ tra di essi (15). Nello stesso tempo il capitale diventa più vulnerabile ale interruzioni del processo lavorativo a causa del maggior peso dei costi ‘indiretti’ del lavoro nel processo di valorizzazione. Questa vulnerabilità è ulteriormente accresciuta nella fabbrica, dove i danni prodotti da ogni interruzione del processo lavorativo si combinano con l’alta composizione organica del capitale”” (pag 319-320) [Giovanni Arrighi, ‘Partiti operai, lotte e composizione di classe nell’Europa occidentale’, (in) ‘Sociologia dei partiti politici. Le trasformazioni nelle democrazie rappresentative’ (a cura di Giordano Sivini)]”,”TEOP-475″
“SIVINI Giordano a cura; saggi di Max WEBER Robert MICHELS Franz NEUMANN Giordano SIVINI Maurice DUVERGER Sigmund NEUMANN Jean BLONDEL Otto KIRCHHEIMER Jerzy J. WIATR Irving L. HOROWITZ Lester G. SELIGMAN Alain TOURAINE Jean-Louis SEURIN Alex INKELES”,”Sociologia dei partiti politici.”,”Saggi di Max WEBER Robert MICHELS Franz NEUMANN Giordano SIVINI Maurice DUVERGER Sigmund NEUMANN Jean BLONDEL Otto KIRCHHEIMER Jerzy J. WIATR Irving L. HOROWITZ Lester G. SELIGMAN Alain TOURAINE Jean-Louis SEURIN Alex INKELES Contiene il saggio: – Jean-Louis SEURIN: “”La «macchina» e i «bosses» negli USA”” (pp. 287-299), in Giordano Sivini, a cura, “”Sociologia dei partiti politici””, Il Mulino, Bologna 1971 La “”macchina politica”” americana e il ruolo del “”boss”” locali. “”‘L’esistenza di macchine politiche locali’ è il fattore fondamentale di decentramento del partito. E’ sempre controverso affermare che l’esistenza di una forte organizzazione locale è la causa del decentramento piuttosto che la conseguenza di tendenze sottostanti: per esempio, il localismo di cui abbiamo parlato precedentemente. Tuttavia il localismo è troppo vantaggioso per la «macchina», perché la sua difesa accanita degli interessi locali o regionali sia una lotta disinteressata. In realtà questo preteso localismo, questa preoccupazione di porre l’interesse della regione davanti a quello della nazione o dello stato, traduce la preoccupazione del ‘boss’ e della sua organizzazione di tracciare i limiti della loro sfera di attività servendosi, come unica misura, delle necessità dell’azione politica e dell’efficacia pratica. Non è affatto un problema di salvaguardare gli interessi della comunità dalle interferenze dell’amministrazione, in nome di una ideologia contraria all’accentramento totalitario. Per i dirigenti della «macchina» si tratta innanzitutto di delimitare da una parte la quantità di patronato disponibile, dall’altra la consistenza della clientela di coloro che potranno aspirare a trarne benefici attraverso la loro fedeltà e attraverso i servizi resi all’organizzazione. Operando questa delimitazione, accettando per la sua impresa questi limiti geografici, il ‘boss’ può assicurarsi, in una determinata zona, il monopolio dei vantaggi politici indispensabili per alimentare la macchina. Ciò che perde limitando la portata della sua azione nello spazio, lo guadagna in intensità, ottenendo spesso un controllo assoluto di una città o di una provincia determinata. Sembra anzi che l’ambito dell’influenza del ‘boss’ si stabilisca da solo in funzione delle difficoltà pratiche che sorgono dall’intento di controllare una determinata comunità. Raramente questo controllo della «macchina» ha potuto estendersi a tutto uno stato, come è avvenuto in Louisiana sotto la vera e propria dittatura di Huey P. Long. Di lui è stato scritto che «possedeva l’amministrazione dello stato, il governatore, le università, tutte le commissioni e tutti i servizi, la legislatura, i licei, il tesoro, gli edifici e i cittadini della Louisiana”” (6). E’ altrettanto sintomatico che una macchina politica in un agglomerato urbano gigantesco come la città di New York sia riuscita solo molto raramente a unificare il suo controllo sulla città. Nonostante il suo potere politico, Tammany Hall non è mai riuscito ad imporre la sua egemonia al di fuori di Manhattan; il famoso slogan «la tigre non oltrepasserà il ponte» è il simbolo popolare di questa sconfitta (7). (…) (pp. 291-292); “”Il ‘boss’ è un personaggio estremamente significativo della vita politica americana, perché detiene un ruolo fondamentale senza avere un riconoscimento di status ufficiale, nemmeno nell’ambito dell’organizzazione di partito di cui è il capo indiscusso. (…)”” (pp. 293-294); Sul piano locale, l’afflusso della popolazione nelle città, ancora aumentato dall’immigrazione, offriva ai ‘boss’ una materia prima elettorale particolarmente adatta al ruolo passivo che le spettava. I nuovi arrivati o gli immigrati erano generalmente ignoranti e completamente spersi nel nuovo ambiente. Erano troppo felici di trovare un aiuto nelle «macchine» politiche e nei loro agenti, dimostrandosi facilmente disposti a vendere il loro voto e quelli della loro famiglia in cambio di determinati favori. Inoltre la concentrazione della popolazione urbana facilitava notevolmente il compito del ‘boss’, mettendo a sua disposizione blocchi di elettori che poteva facilmente raggiungere con la rete di capi dei ‘precincts’ (distretti elettorali); il successo di Tammany Hall agli inizi di questo secolo si basava essenzialmente su questo fattore e il suo declino è semplicemente il contraccolpo della diminuzione di immigrati dovuta alle limitazioni imposte dopo la prima guerra mondiale. Sul piano nazionale il movimento di urbanizzazione ha avuto come conseguenza l’attribuzione ai voti delle città di un valore strategico determinante per l’esito delle elezioni (17). E’ il voto delle grandi città in cui esistono potenti «macchine» (come New York, Chicago, Filadelfia, Detroit, Baltimora, Jersey City e Saint-Louis), che ha permesso a F.D. Roosevelt di controllare nel 1944 i sette stati che dovevano assicurare la sua rielezione. Ciò spiega come nessun candidato alla presidenza può essere così temerario da intraprendere una campagna elettorale senza essersi assicurato l’appoggio dei ‘bosses’ locali del partito”” (p. 298)] [(6) Cfr. H.T. Kane, ‘Lousiana Hayride’, New York, 1941; p. 128; Charles Van Devander, ‘The Big Bosses’, New York, 1944, pp. 192-211; R. Moley, 27 Masters of Politics’, New York, 1949, pp. 221-231; (7) Schattschneider, op. cit., p. 145. La tigre è il simbolo classico della tirannia di Tammany Hall (stampa, caricature, politiche, ecc….); (17) Sull’importanza del voto delle città vedi S. Eldersveld, ‘The Influence of Metropolitan Pary Pluralities in Presidential Elections since 1920’, in “”American Political Science Review””, XLIII (1949), pp. 1189-1206]”,”TEOP-476″
“SIVINI Giordano”,”La resistenza dei vinti. Percorsi nell’Africa contadina.”,”Giordano Sivini (Trieste 1936) è professore di Sociologia politica presso la Facoltà di Economia dell’Università della Calabria. Si occupa di problemi dello sviluppo e delle migrazioni. Svolge attività nella cooperazione internazionale. Sull’Africa ha pubblicato: Politica agricola e prospettive di autosufficienza alimentare del Senegal, Rapporti sociali e agricoltura in Mali, Allevamento tradizionale e progetti di sviluppo in Africa, La riproduzione sociale dei Masai, Migrazioni. Processi di resistenza e di innovazione sociale.”,”AFRx-009-FL”
“SIX Georges”,”Les généraux de la Revolution et de l’ Empire. Etude.”,”Dello stesso autore, SIX: ‘Dictionnaire biographique des generaux et amiraux francais de la Revolution et de l’ Empire (1792-1814)’ (due volumi), 1937 I condottieri. “”Gli stranieri entrati al servizio della Francia , come abbiamo detto in precedenza, sono 190. Questa cifra rappresenta poco meno di 1/17 del totale, proporzione che oggi ci appare enorme. E’ quindi interessante ricercare quali sono stati i motivi che hanno spinto questi stranieri (e molti altri che non sono diventati generali) ad arruolarsi sotto le nostre bandiere. Ma, per affrontare questo studio, in gran parte psicologico, è indispensabile ricercare il paese d’ origine di ciascuno di questi personaggi. (…)””. (pag 57) Ripartizione per nazionalità. Sono i tedeschi a fornire il numero più alto di generali, ma la maggior parte di loro sono originari dei paesi renani. Dopo i tedeschi, vengono gli svizzeri, i polacchi, gli olandesi, i belgi, gli italiani (12 dell’ Italia del Nord contro 3 dell’ Italia del Sud su 19 in totale), gli Irlandesi (13), ecc. (…). Il reclutamento è quindi pressoché esclusivamente assicurato dall’ Europa centrale e meridionale. C’è qui indiscutibilmente una causa geografica. Ma essa non è la sola, né, malgrado le apparenze, la più importante. Influenza della conquista francese. La conquista francese ha avuto in effetti una influenza molto più considerevole. L’ Italia ha fornito 19 generali mentre la Spagna non ne ha forniti che due. Gli eserciti imperiali per la verità hanno attraversato i Pirenei per conquistare la Spagna come l’ armata repubblicana aveva passato le Ali per conquistare l’ Italia. Ma un terzo dell’ Italia diventa terra francese mentre la Spagna non ha formato che un regno vassallo e non sottomesso.”” (pag 59)”,”FRQM-037″
“SIX Georges”,”Les généraux de la Révolution et de l’ Empire. Etude.”,”Disciplina sotto la rivoluzione (pag 160) La questione dell’ interesse sotto la rivoluzione. La questione dell’ interesse sotto la rivoluzione deve essere affrontata da due punti di vista differenti: 1° sotto l’aspetto dell’ ambizione: è la questione dell’ avanzamento che abbiamo già trattato; 2° sotto l’ aspetto del guadagno, la forma più grossolana dell’interesse personale. Ma questi due aspetti sono strettamente uniti e il più delle volte si confondono. Certo la vanità, la vanagloria stessa, giocano il loro ruolo, ma ci possono essere prima di tutto i vantaggi materiali di ogni sorta””. (pag 161) “”Napoléon qui connaissait les hommes et les militaires en particulier, n’ignorait rien des sentiments de ses égaux d’hier devenus ses subordonnés. Quand on a servi sous les ordres de Barras et qu’on a eu sous son commandement, à l’armée d’Italie, Masséna, Augereau et Brune, ces “”déprédateurs intrépides””, on n’oublie pas que, pour calmer pareils appétits, il faut de l’ or, beaucoup d’or.”” (pag 168)”,”QMIx-166″
“SIX Clemens”,”Hindi – Hindu – Hindustan. Politik und Religion im modernen Indien.”,”Collana Globalgeschichte und Entwicklungspolitik a cura di Gerald FASCHINGEDER Peter FELDBAUER Gerald HODL Gerhard MELINZ Asli ODMAN Wolfgang SCHWENTKER Clemens SIX Susan ZIMMERMANN SIX Clemens ha studiato storia e teologia a Salisburgo e Vienna. E’ stato consulente per l’ Unesco, Lettore all’ Institut fü Wirtschafts und Sozialgeschichte, Università di Vienna, collaboratore scientifico dell ‘Osterreichischen Forschungsstiftung fur Internationale Entwicklung (OFSE). “”Diese allgemeine Hinduisierung der politischen Praxis ab Oktober 1989 trug auch der BJP heftige Kritik von säkularen Parteien wie der Janata Dal ein. Die Spitze der BJP hingegen setzte ihren Kurs der offenen Kooperation und Beteiligung an der Kampagne weiter fort. Unterdessen bat Innenminister Buta Singh den VHP zu einem vertraulichen Gespräch nach Neu-Delhi, dessen Ergebnis das Zugeständnis der Organisation war, bei der weiteren Gestaltung der Kampagne uneingeschränkt mit den Autoritäten der Polizei und des Militärs zusammenzuarbeiten sowie die Grundsteinlegung am 9. November außerhalb des eigentlichen Geländes der Moschee in Ayodhya durchzuführen.”” (pag 107-108)”,”INDx-092″
“SIZAIRE Anne”,”Louise Michel. L’absolu de la generosité.”,”Anne SIZAIRE, giornalista, è autore, nella stessa collezione, di ‘Maria Montessori, l’education liberatrice’.”,”MFRx-126″
“SKAROS Zissis”,”Borghesi ed operai.”,”L’A (1917) ha studiato legge ad Atene ma si è occupato di letteratura. Ha scritto romanzi e racconti. Tra cui il romanzo ‘Proletari ed operai’ (1967). Dopo il colpo di stato dei colonnelli è riparato all’ stero e vive come esule politico. Durante l’ occupazione nazista ha preso parte alla resistenza. I suoi libri sono caratterizzati da profondo realismo. Nel romanzo borghesi ed operai vengono rappresentati fatti che diedero il marchio alla storia greca moderna. La fondazione del Partito comunista greco, la Confederazione Generale di lavoratori della Grecia, la disfatta in Asia minore, la dichiarazione della prima Repubblica ecc. “”Ecco perché i greci dell’Asia Minore ricevettero Costantino con tanto entusiasmo. Sul suo volto volevano vedere l’immagine protettrice della Grecia. Si erano trovati implicati in una guerra, che avevano iniziato con le più seducenti promesse per la grande idea e adesso la paura di essere abbandotati, dava loro i brividi. Il movimento di Kemàl acquistava ogni giorno più chiaramente un carattere nazionale. Il governo sovietico gli aveva assicurato la pace alla frontiera nord-orientale ed appoggiato le sue intenzioni anti-imperialiste. L’antagonismo delle potenze occidentali si riacutizzava sempre più ed i loro interessi particolari venivano messi sempre più in evidenza, mentre la possibilità di una vittoria turca li avrebbe allontanati da un futuro riavvicinamento al regime di Ankara, se avessero continuato la stessa politica estera””. (pag 84)”,”GREx-010″
“SKED Alan”,”The Survival of the Habsburg Empire. Radetzky the imperial army and the class war 1848.”,”Tesi: ruolo chiave in rivoluzione 1848 tenuto da RADETZKY ed esercito austriaco”,”AUTx-003″
“SKED Alan”,”Grandezza e caduta dell’ impero asburgico 1815 – 1918.”,”Alan SKED è Senior Lecturer in Storia internazionale alla London School of Economics e Fellow della Royal Historical Society. E’ autore tra l’altro di -The Survival of the Habsburg Empire: Radetsky, the Imperial Army and the Class War. LONDON. 1979 Una consolidata interpretazione storiografica vede il tracollo dell’ impero asburgico come il risultato di un suo progressivo declino, provocato dalle rivendicazioni delle nazionalità. SKED sostiene invece che in realtà queste ultime si erano fortemente attenuate alla fine dell’ 800 tanto da consentire alla monarchia austro-ungarica di raggiungere il massimo di espansione e del prestigio nel 1914. Con la guerra l’ imperatore FRANCESCO GIUSEPPE intendeva incrementare il suo potere in Europa e così andò incontro alla sconfitta totale…”,”AUTx-008″
“SKED Alan”,”Radetzky e le armate Imperiali. L’impero d’Austria e l’esercito asburgico nella rivoluzione del 1848.”,”Alan Sked, allievo a Oxford di A.J.P. Taylor, si occupa di storia dell’impero asburgico nel XIX e di storia della Gran Bretagna nel dopoguerra. Insegna dal 1972 Storia internazionale nella London School of Economics (1972) Ruolo nobiltà decaduta, aristocrazia nella campagna anti-austriaca: “”Metternich aveva già espresso il proprio disgusto: «La classe più cancrenosa della popolazione… questa razza bastarda di aristocratici decaduti» come li chiamava. Anche dall’altra parte della barricata era riconosciuto il ruolo guida dell’aristocrazia”” (pag 307)”,”AUTx-044″
“SKIDELSKY Robert, edizione italiana a cura di Federico VARESE”,”John Maynard Keynes. 1. Speranze tradite. 1883-1920.”,”(Nuova edizione riveduta e corretta Viking Penguin, New York, 1986) SKIDELSKY R. è professore di Relazioni internazionali all’Università di Warwick. Ha scritto ‘Politicians and the Slump’, ‘English Progressive Schools’, ‘Oswald Mosley’. Ha curato il volume collettivo ‘The End of the Keynesian Era’.”,”ECOT-156″
“SKIDELSKY Robert, edizione italiana a cura di Federico VARESE”,”John Maynard Keynes. II. L’economista come salvatore, 1920-1937.”,”SKIDELSKY R. è professore di Relazioni internazionali all’Università di Warwick. Ha scritto ‘Politicians and the Slump’, ‘English Progressive Schools’, ‘Oswald Mosley’. Ha curato il volume collettivo ‘The End of the Keynesian Era’. Contiene il capitolo 11: ‘La grande depressione’. (pag 424-498) L’analisi degli eventi economici immediatamente precedenti la crisi del 1929 (pag 428) “”Keynes non condivise mai l’opinione, da lui attribuita ad “”alcuni spiriti austeri e puritani””, che i crolli erano “”una nemesi inevitabile e desiderabile contro (…) la tendenza speculativa dell’essere umano”” e che sarebbe stata “”una vittoria dell’ingiustizia mammona se tanta prosperità non fosse stata controbilanciata da una bancarotta universale”” (11). E nemmeno pensava che gli Stati Uniti fossero in preda a un’ubriacatura collettiva nel 1927. La prova dell’inflazione, dichiarò ripetutamente, era quella “”dei prezzi””. Basandosi sull’indice dei prezzi dei prodotti, nel 1927 non vi era alcun pericolo di inflazione e quindi, nel portare il tasso di sconto dal 3,5 per cento nel gennaio 1928 al 5 per cento nel luglio 1928 per stroncare la speculazione il Federal Reserve Board deflazionava una fiorente economia. Questo, in sostanza, il giudizio di Keynes sulla situazione americana nel 1928. Nei mesi di luglio e di settembre egli sostenne che il pericolo che correvano gli Stati Uniti non era l’inflazione, ma la deflazione (12). “”Sarà difficile – scriveva Keynes nel settembre 1928 – trovare uno sbocco per i fondi disponibili per gli investimenti, specialmente se le banche centrali si opporranno alla tendenza alla discesa dei tassi””. “”Come mai il Federal Reserve Board si preoccupa tanto per un’economia in così buona salute?”” domandava il 15 agosto 1928 all’economista americano Allyn Young (13). E rispondendo al professor Bullock, scriveva il 4 ottobre 1928: “”Non posso esimermi dal pensare che il vero rischio attuale sia quello di una depressione (…). Se si cerca di contrastare la tendenza speculativa imponendo una prolungata stretta monetaria, quest’ultima, ostacolando i nuovi investimenti, finirà per determinare una generale depressione dell’attività economica”” (14). Nel 1928 Keynes riteneva quindi verosimile un crollo se la politica non avesse cambiato corso. Nel ‘Treatise on Money’ Keynes ritrattò una parte di quest’analisi. Ammise che la stabilità del’indice dei prezzi nel 1928 e nel 1929 aveva nascosto l'””inflazione dei profitti””. Sosteneva tuttavia che l’inflazione dei profitti, e in particolare nel settore immobiliare, celava una tendenza più generale a sottoinvestire in rapporto al risparmio delle imprese. Ciascuna delle due parti, insomma, accusava l’altra di cercare nel posto sbagliato. L’ortodossia bancaria vedeva nel boom speculativo la prova evidente di una situazione di credito pericolosa; Keynes, dal canto suo, riteneva che i prezzi inflazionati delle azioni a Wall Street fossero un indicatore poco affidabile della situazione reale. “”Pertanto attribuisco il crollo (…) innanzi tutto agli effetti sugli investimenti della prolungata stretta monetaria antecendente al crollo della borsa e solo in seconda battuta al crollo stesso”” (15). Se Benjamin Strong non si fosse ammalato nel 1928 (morì ad ottobre), il Fed sarebbe intervenuto con maggiore tempestività ed energia a stroncare il boom della borsa nel 1928, evitando così la ‘prolungata’ stretta monetaria che aveva determinato il collasso degli investimenti nel 1929″” (pag 427-428) [(11) CW XIII, 349; (12) JMK, ‘Is There Inflation in the United States?, 1° settembre 1928; rist. ibid., 52-59; (13) KP, L/28; (14) CW XIII, 71; (15) CW VI, 170-77]”,”ECOT-156-B”
“SKINNER Quentin”,”Le origini del pensiero politico moderno. Vol II. L’ età della Riforma.”,”Quentin SKINNER insegna Scienza della politica nell’ Univ di Cambridge. E’ uno dei più noti filosofi politici contemporanei. In Italia è stato pubblicato il suo ‘Machiavelli’ (Milano, 1982).”,”TEOP-069-B”
“SKINNER Quentin”,”Le origini del pensiero politico moderno. Vol I. Il Rinascimento.”,”Quentin SKINNER insegna Scienza della politica nell’ Univ di Cambridge. E’ uno dei più noti filosofi politici contemporanei. In Italia è stato pubblicato il suo ‘Machiavelli’ (Milano, 1982).”,”TEOP-069″
“SKINNER Quentin”,”La libertà prima del liberalismo.”,”Quentin Skinner è Regius Professor di Storia moderna all’Università di Cambridge e Fellow del Christ’s College di Cambridge. Tra i suoi lavori: ‘Le origini del pensiero politico moderno’ (1989), ‘Machiavelli’ (1999), e il suo fondamentale ‘Reason and Rethoric in the Philosophy of Hobbes’ (Cambridge, 1996) (in corso di traduzione (2001)) introduzione di Marco GEUNA: ‘La libertà esigente di Quentin Skinner’, prefazione, note, appendice: ‘L’ideale repubblicano di libertà politica’, ‘La teoria antiliberale della libertà di Thomas Hobbes’, indice nomi; traduzione di Marco GEUNA, Collana Biblioteca Einaudi”,”TEOP-038-FMB”
“SKIRDA Alexandre”,”Les cosaques de la liberté. Nestor Makhno le cosaque de l’Anarchie et la guerre civile russe, 1917-1921.”,”Storico e traduttore, A. SKIRDA è nato nel 1942 figlio di genitori russi emigrati. E’ uno specialista riconosciuto della Russia sovietica. Dello stesso autore: – Kronstadt 1921. Proletariat contre Bolchevisme. ED. DE LA TETE DE FEUILLES. 1972 (esaurito) -Les anarchistes dans la revolution russe. IDEM. 1974 (esaurito)”,”RIRO-077″
“SKIRDA Alexandre”,”Nestor Makhno. Le cosaque libertaire, 1888-1934. La guerre civile en Ukraine, 1917-1921.”,”Incontro con Lenin (pag 69) Storico e traduttore, A. SKIRDA è nato nel 1942 da padre ucraino e madre russa, ed è uno specialista del movimento rivoluzionario russo. I makhnovisti a fianco di Pilsudski contro l’ Armata Rossa. “”Nella primavera del 1920, l’ avventura dell’ ammiraglio Kolciak è giunta alla fine, i corpi di spedizione stranieri e la Legione ceca si reimbarcano poco a poco a Vladivostok. Tutti i fronti bianchi sono disfatti. Lenin decide di concentrare le sue migliori truppe contro la Polonia, prima tappa di una crociata bolscevica in Europa. Il capo militare polacco, il generale Pilsudski, presagisce l’ invasione; così prende l’ iniziativa attaccando in Ucraina, alla fine di aprile, ottenendo rapidamente qualche successo e s’impadronisce di Kiev. Il 14 maggio, l’ armata rossa, comandata da Tukhachevsky, attacca a sua volta, da nord, e respinge indietro i polacchi di 100 km. Questi fanno intervenire le riserve, riprendendo l’ iniziativa e recuperando le posizioni precedenti. La situazione si stabilizza così fino al luglio 1920. E’ da notare che i nazionalisti ucraini, ricacciati in Polonia dalla fine del 1919, prendono parte ai combattimenti al fianco dei polacchi. I makhnovisti a loro volta prendono parte alle operazioni di grande ampiezza; 4000 partigiani divisi in due contingenti – uno di 500 cavalieri, 1000 fanti su 250 “”tatchankis”” (carrette in uso in Ucraina; ndr) (…)””. I makhovisti, si preoccupano di spiegare il senso della loro lotta ai soldati dell’ Armata rossa, diffondono a loro degli appelli (…)””. (pag 228-229-230)”,”ANAx-249″
“SKIRDA Alexandre”,”Nestor Makhno, le cosaque libertaire (1888-1934). La guerre civile en Ukraine 1917-1921.”,”Historien et traducteur, Alexandre Skirda, né en 1942, de père ukrainien et de mère russe, est un spécialiste du mouvement révolutionnaire russe. Avant-propos, Historiographie et mythomanie, Bilan et enseignements, Documents, Arrière-propos, Postface bibliographique, Cartes, Cahier photographique de 16 pages,”,”RIRO-189-FL”
“SKIRDA Alexandre”,”Les anarchistes russes, les soviets et la révolution de 1917.”,”Historien et traducteur, Alexandre Skirda, né en 1942, de père ukrainien et de mère russe, est un spécialiste du mouvement révolutionnaire russe. Historiographie et bibliographie, l’Anarchisme dans l’historiographie soviétique, bibliographie, Essais et Documents,”,”ANAx-022-FL”
“SKLOVSKIJ Viktor”,”La mossa del cavallo.”,”Nato a Pietroburgo nel 1893, Sklovskij è stato e rimane una delle figure più interessanti della letteratura russa intorno al 1920. Fondatore, nel 1916, dell’Opojaz (Società per lo studio della lingua poetica), divenne presto il rappresentante più attivo del gruppo. In viaggio sentimentale il giovane scrittore attraversa come una salamandra gli anni di fuoco della Russia. Istruttore di un reggimento motorizzato, membro dei comitati rivoluzionari, commissario politico, combattente in Galizia e in Persia, Sklovskij rievoca in questo Viaggio, le sue avventurose esperienze dal 1917 al 1922″,”VARx-143-FL”
“SKOUTELSKY Rémi”,”L’espoir guidait leurs pas. Les volontaires français dans les Brigades internationales, 1936-1939.”,”Rémi Skoutelsky, 57 anni, è uno storico. Molto citato nel testo André Marty.”,”MSPG-003-FSD”
“SKRZYPCZAK Henryk a cura; saggi di H. SKRZYPCZAK Siegfried BAHNE Wanda LANZER Peter LÖSCHE Paul MAYER Otto BÜSCH Gerd CALLESEN H. FLUGER Fritz HÜSER Cecile HENSEL Otto MERKER William Sheridan ALLEN Hans-Joachim REICHHARDT Werner T. ANGRESS Monika RICHARZ Rudolf FISCHER Agnes F. PETERSON Henri DERUELLES Adolf STURMTHAL Kurt KOSZYK Sidney POLLARD A.V.N. VAN WOERDEN Georg ECKERT Albert A. BLUM Herbert STEINER H. BOBERACH H. TROLL E. WEIS M. BERNARD T. PINKUS W. KELLER E. SCHRAEPLER S. MILLER M. RUBEL M. BERNARD W. KRUMHOLZ G. HAUPT J. MAITRON G. RICHTER H. OBENAUS H. VOGEL E. LORENZ J. TOCH M. MOLNAR W. SCHOCHOW T. VOGELSANG R. WHEELER R. GATES H. DAß A. FISCHER H-J. KOHL J. REIMER R. CAZDEN H. HAAN K. WEINANDY L. KAHN K. HANDFEST H.U. KNIES C. STRBAC R.V. ALLEN”,”IWK. International Wissenschaftliche Korrespondenz zur Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung. 1-5. 1965-67.”,”saggi di Henryk SKRZYPCZAK Siegfried BAHNE Wanda LANZER Peter LÖSCHE Paul MAYER Otto BÜSCH Gerd CALLESEN H. FLUGER Fritz HÜSER Cecile HENSEL Otto MERKER William Sheridan ALLEN Hans-Joachim REICHHARDT Werner T. ANGRESS Monika RICHARZ Rudolf FISCHER Agnes F. PETERSON Henri DERUELLES Adolf STURMTHAL Kurt KOSZYK Sidney POLLARD A.V.N. VAN WOERDEN Georg ECKERT Albert A. BLUM Herbert STEINER H. BOBERACH H. TROLL E. WEIS M. BERNARD T. PINKUS W. KELLER E. SCHRAEPLER S. MILLER M. RUBEL M. BERNARD W. KRUMHOLZ G. HAUPT J. MAITRON G. RICHTER H. OBENAUS H. VOGEL E. LORENZ J. TOCH M. MOLNAR W. SCHOCHOW T. VOGELSANG R. WHEELER R. GATES H. DAß A. FISCHER H-J. KOHL J. REIMER R. CAZDEN H. HAAN K. WEINANDY L. KAHN K. HANDFEST H.U. KNIES C. STRBAC R.V. ALLEN”,”EMEx-019″
“SKRZYPCZAK Henryk a cura; saggi di T. MIYAKE K. BECKER G. SCHNEIDER H. BAIER R. WHEELER J. REIMER W. BERTHOLD G. DEL-BO V.L. LIDTKE M. HANKE H.J. O. KOHL G. BADIA H. SKRZYPCZAK M. VUILLEMIER T. PINKUS H. RICHTERING K. SCHWARZ J. ASCH H.A. WINKLER K. BRÜLS D. SCHUSTER H. WEBER F. FUKS P. LÖSCHE W.A. KROPAT H. NATALE U. KLUGE W.W. PFLUG H. BAIER D. PRÖSCHOLD D. SCHMIDT H. APTHEKER A. FISCHER H. MONZ T. KIRBACH H. BUDDE R. WHEELER H.J. QUERFURTH K. NIMURA A. MILATZ H.J. REICHHARDT H.H. BIEGERT H.A. WINKLER”,”IWK. International Wissenschaftliche Korrespondenz zur Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung. 6-9. 1965-67.”,”saggi di T. MIYAKE K. BECKER G. SCHNEIDER H. BAIER R. WHEELER J. REIMER W. BERTHOLD G. DEL-BO V.L. LIDTKE M. HANKE H.J. O. KOHL G. BADIA H. SKRZYPCZAK M. VUILLEMIER T. PINKUS H. RICHTERING K. SCHWARZ J. ASCH H.A. WINKLER K. BRÜLS D. SCHUSTER H. WEBER F. FUKS P. LÖSCHE W.A. KROPAT H. NATALE U. KLUGE W.W. PFLUG H. BAIER D. PRÖSCHOLD D. SCHMIDT H. APTHEKER A. FISCHER H. MONZ T. KIRBACH H. BUDDE R. WHEELER H.J. QUERFURTH K. NIMURA A. MILATZ H.J. REICHHARDT H.H. BIEGERT H.A. WINKLER”,”EMEx-020″
“SKRZYPCZAK Henryk a cura; saggi di A. ECKHARDT H. BAIER W.O. HENDERSON M. RUBEL B. KRYLOW D. GROH U. KLUGE W. SCHMIERER M. WILKES J. JENSEN W. RÖDER W. KELLER H.H. BIEGERT U. RATZ H. SKRZYPCZAK G. BOTZ J. SCHAUER J. STILLIG G. KRÜSCHET A. GLOWACKI P. LÖSCHE S. MILTON H. LEPPER A. BERTELMESS H.H. BIEGERT J. BERGMANN G. CALLESEN H. BUDDE J. KLOCKE H. NEUFELD W. KARKOWSKY K. GRUNERT L. HANDFEST”,”IWK. International Wissenschaftliche Korrespondenz zur Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung. Heft 10-14. 1970-1971.”,”saggi di A. ECKHARDT H. BAIER W.O. HENDERSON M. RUBEL B. KRYLOW D. GROH U. KLUGE W. SCHMIERER M. WILKES J. JENSEN W. RÖDER W. KELLER H.H. BIEGERT U. RATZ H. SKRZYPCZAK G. BOTZ J. SCHAUER J. STILLIG G. KRÜSCHET A. GLOWACKI P. LÖSCHE S. MILTON H. LEPPER A. BERTELMESS H.H. BIEGERT J. BERGMANN G. CALLESEN H. BUDDE J. KLOCKE H. NEUFELD W. KARKOWSKY K. GRUNERT L. HANDFEST”,”EMEx-021″
“SKRZYPCZAK Henryk a cura; saggi di D. GROH E. HAMBURGER F. TYCH P. MAYER G. KRÜSCHET G. BEIER H. SZRZYPCZAK H.H. BIEGERT H. KÖHLER U. KLUGE A. GLOWACKI S. NA’AMAN R.F. WHEELER S. MILLER U. KÖSTER F.G. HERRMANN H. LEPPER F. DINGEL K. BIRKER A.F. PETERSON D. MITSCHEV B. SCHEPER E. LUCAS J.A. MOSES U. RATZ G.D. FELDMAN J. SCHADT J. JEMNITZ F. MUCSI P. LÖSCHE”,”IWK. International Wissenschaftliche Korrespondenz zur Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung. Heft 15-20. 1972-1973.”,”saggi di D. GROH E. HAMBURGER F. TYCH P. MAYER G. KRÜSCHET G. BEIER H. SZRZYPCZAK H.H. BIEGERT H. KÖHLER U. KLUGE A. GLOWACKI S. NA’AMAN R.F. WHEELER S. MILLER U. KÖSTER F.G. HERRMANN H. LEPPER F. DINGEL K. BIRKER A.F. PETERSON D. MITSCHEV B. SCHEPER E. LUCAS J.A. MOSES U. RATZ G.D. FELDMAN J. SCHADT J. JEMNITZ F. MUCSI P. LÖSCHE”,”EMEx-022″
“SKRZYPCZAK Henryk a cura; saggi di G. BEIER K. BEUTLER U. HENNING A. DECKER H. GREBING H. KATZ H.D. KITTSTEINER C. KLEßMANN W.H. MAEHL H. SKRZYPCZAK G. STOLLBERG R. WHEELER C. KLESSMANN G. BEIER S. PÖTZSCH K. NEMITZ A. DECKER H. KATZ M. KURATA P. VEDDELER H.D. KITTSTEINER W.H. MAEHL H. KRAUSE S. TARUMI J. KÖNIG I. LEHMANN I.M. GARDNER S. MIELKE”,”IWK. International Wissenschaftliche Korrespondenz zur Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung. Heft 1-4. 1974″,”saggi di G. BEIER K. BEUTLER U. HENNING A. DECKER H. GREBING H. KATZ H.D. KITTSTEINER C. KLEßMANN W.H. MAEHL H. SKRZYPCZAK G. STOLLBERG R. WHEELER C. KLESSMANN G. BEIER S. PÖTZSCH K. NEMITZ A. DECKER H. KATZ M. KURATA P. VEDDELER H.D. KITTSTEINER W.H. MAEHL H. KRAUSE S. TARUMI J. KÖNIG I. LEHMANN I.M. GARDNER S. MIELKE”,”EMEx-023″
“SLABY Alexandra”,”Histoire de l’Irlande. De 1912 à nos jours.”,”Alexandra Slaby è maitre des conférecens in inglese all’Università di Caen e specialista della civilizzazione irlandese. E’ attualmente redattore capo della rivista ‘Etudes irlandaises’ De Gaulle dice no. “”Le général de Gaulle avait dit non de nouveau en 1967 à l’entrée du Royaume-Uni et de l’Irlande dans la CEE. Il avait rassuré Lemass à qui on avait dit de patienter: dès que les négociations britanniques auraient abouti, on examinerait la candidature irlandaise. La neutralité et la non-appartenance à l’Otan n’étaient plus un problème. Mais à la suite d’une forte dévalutation de la livre sterling, de Gaulle reporte ‘sine die’ les négociations avec le Royaume-Uni, et donc avec l’Irlande. Les irlandais savent cependant pouvoir compter sur la sympathie du général; celui-ci descend en effet par son arrière-grand-mère des McCartan, une des familles irlandaises catholiques surnommées “”Oies sauvages””, qui avaient quitté l’Irlande au XVIIIe siècle sous le règne de Guillaume d’Orange pour servir l’armée française”” (pag 269)”,”IRLx-017″
“SLACK Paul, a cura; saggi di C.S.L. DAVIES Diarmaid MacCULLOCH Julian CORNWALL Susas BRIGDEN John WALTER e Keith WRIGHTSON Robin CLIFTON David UNDERDOWN J.S. MORRILL Bernard CAPP Steven R. SMITH Geoffrey HOLMES Nicholas ROGERS David ROLLISON”,”Rebellion, Popular Protest and the Social Order in Early Modern England.”,”Saggi di C.S.L. DAVIES Diarmaid MacCULLOCH Julian CORNWALL Susas BRIGDEN John WALTER e Keith WRIGHTSON Robin CLIFTON David UNDERDOWN J.S. MORRILL Bernard CAPP Steven R. SMITH Geoffrey HOLMES Nicholas ROGERS David ROLLISON”,”UKIR-045″
“SLANSKA Josefa”,”Rapporto su mio marito. Il “”caso Slansky””.”,”””Le memorie della vedova Slansky si iscrivono obiettivamente come un momento di questa operazione. Opera sconvolgente come poche (forse solo il memoriale che Arthur London, ex vice ministro degli esteri cecoslovacco e coimputato di Rudolf Slansky, ha dedicato alla sua vita in quegli anni raggiunge una analoga forza drammatica) (…)””. (pag X) “”Pertanto la sentenza del tribunale di Stato del 27 novembre 1952 contro i dirigenti del centro di cospirazione contro lo Stato, costituito da Rudolf Slansky, Bedrich Geminder, Ludvik Frejka, Josef Frank, Vladimir Clementis, Bedrich Reicin, Karel Svab, Rudolf Margolius, Otto Fischl, Otto Sling, e André Simone, condannati alla pena di morte, ha acquisito potere esecutivo. La sentenza è stata eseguita il 3 dicembre 1952″”. (pag 39) Il figlio di Slansky. “”Allora Rudik mi disse: “”Lo so, mamma, è dura. Ma se lo sa il compagno Gottwald, allora lo sa sicuramente anche Stalin. Allora dobbiamo crederci.”” Ma io conosco Ruda, il suo lavoro, tutta la sua vita. Però, come non credere al partito? Come non credere a Stalin? “”Dipende da chi e come sono stati informati””, protestai. “”Lo so, mamma, nemmeno io credo che sia un traditore””. Ahimé, cento, mille volte ahimé: non avevo la possibilità di discutere con Rudik.”” (pag 151) “”Slanska: La verità è che ho vissuto diversi periodi. Tutti sono stati difficili e alcuni di essi così insopportabili che talvolta io stessa mi domando come mi sia stato possibile sopravvivere. (…) Spesso pensavo ai miei amici di un tempo, cercavo i motivi del loro comportamento. Ci sono amici e amici. Specialmente se vostro marito svolge un’alta funzione, non vi mancheranno “”amici””. Questi io li chiamo “”gli amici funzionali””.”” (pag 219)”,”EURC-092″
“SLAUERHOFF Jan Jacob”,”La rivolta di Guadalajara.”,”Jan Jacob Slauerhoff (1898-1936), poeta e narratore, è un grande classico della letteratura olandese. Studia medicina e viaggia come medico di bordo fra l’Europa, le Indie Olandesi, il Giappone, la Cina, il Sudafrica e il Sudamerica. “”Elegiaco, ribelle, provocatorio””, “”poeta della disillusione””, lo definisce Cees Nooteboom, sottolineandone l’irrequieta modernità. Ha scritto pure ‘Schiuma e cenere’.”,”AMLx-015-FSD”
“SLAVIN Morris”,”Jacobins et Bolcheviks, une analogie.”,”Analogie tra le due rivoluzioni “”Trotsky parlava di “”sparizione della fierezza plebea”” per spiegare la degenerazione sulla burocrazia dei soviet e del partito”” (pag 58) Trotsky e il Termidoro Divergenza Lenin Trotsky sul parallelo rivoluzione francese rivoluzione russa Lenin ammirava la rivoluzione francese e disse che “”un socialdemocratico rivoluzionario è un giacobino”” (Un passo avanti, due passi indietro’, 1904). Lenin scriveva: “”Un Jacobin indissolublement lié à l’organisation du prolétariat, conscient des ses intérêt de classe, c’est un social-démocrate révolutionnaire”” (Un passo avanti…) (pag 49) Nel “”Rapporto della delegazione siberiana”” Trotsky chiamava Lenin “”Robespierre”” (pag 50) Lenin aveva dichiarato: “”A Parigi (i giacobini) hanno utilizzato la ghigliottina, mentre noi ci accontentiamo di prendere le tessere alimentari di coloro che non sono capaci di averle dai sindacati”” (cit da I. Deutscher, ‘Il profeta armato’). Ma Lenin avrebbe poi aggiunto che nel 1793 chiunque non era in grado di ottenere una carta di civismo era immediatamente considerato come “”sospetto””, che si poteva arrestare. In modo più realista Lenin afferma nel 1917: “”Come si può fare una rivoluzione senza plotone di esecuzione?”” (cit da Samuel Farber, ‘Before Stalinism’ (London, 1990) Martov in un articolo del 1918 accusava Lenin di preparare un “”pre-Termidoro””, affermava che col trattato di Brest-Litovsk si aveva voltato le spalle all’ideale socialista e si mirava ad obiettvi nazionalisti (pag 55) L’ opposizione di sinistra e Trotsky sul Termidoro (pag 55)”,”TROS-316″
“SLAVIN Morris; WALCHER Jacob”,”Trotsky et le fascisme (Slavin) – Le fascisme et le mouvement ouvrier allemand (Walcher).”,”Dopo le elezioni del 1930 Trotsky prevede che “”il fascismo in Germania è diventato un pericolo reale”” (pag 9) Trotsky chiede un “”inventario realista”” delle forze dei nazisti (pag 12) Trotsky stigmatizza il KPD per il suo “”ultimatismo”” per la sua insistenza nel fare accettare ai lavoratori la propria direzione altrimenti vengono trattati come controrivoluzionari (pag 14) Winston Churchill riconosceva che “”la Polonia era il perno centrale del trattato di Versailles””. Ben prima di Churchill, Lenin aveva scritto: “”Se la Polonia fosse diventata sovietica, la pace di Versailles sarebbe stata schiacciata e tutto il sistema internazionale imposto alla Germania dai vincitori sarebbe crollato”” (Sotchihinenija, vol. 25, p. 418, Kochan, op. cit) (pag 17). Questo è il motivo per cui i tedeschi speravano che l’ Armata Rossa vincesse quando si stava avvicinando a Varsavia. “”Tutti in Germania, anche i più neri reazionari e monarchici dicevano che i bolscevichi ci salveranno””, ricordava Lenin”” (pag 17-18) Dibattito in Europa e in Germania (pro e contro) sul trattato di Rapallo (1921) (pag 18-19) Jakov Walcher dirigente SAP (Partito socialista operaio), pseudonimo J. Schwab”,”TROS-325″
“SLAVIN Morris”,”Jean Varlet as Defender of Direct Democracy.”,”Varlet fu meno di un filosofo e più di un sanculotto, fu un attivo rivoluzionario… (pag 9) https://www.anarcopedia.org/index.php/Jean-Fran%C3%A7ois_Varlet : Jean-François Varlet (Parigi, 14 luglio 1764 – Corbeil, 4 ottobre 1837) è stato un rivoluzionario francese del gruppo degli “”Arrabbiati”” (Enragés), una fazione radicale della rivoluzione francese. Varlet è considerato inoltre un precursore dell’anarchismo. Biografia Nato a Parigi il 14 luglio 1764, Jean François Varlet lavora come impiegato della posta parigina. Impegnato in attività politico-sociali, aderisce alla sezione dei Diritti dell’Uomo e diventa propagandista ambulante avvalendosi di un palco su ruote. Oratore apprezzato dei sans-culottes (manifestanti popolari ed umili), Varlet nel luglio del 1791 partecipa alla manifestazione popolare del Campo di Marte che viene repressa nel sangue dai monarchici costituzionali. Membro del Club dei Giacobini, ne viene escluso nel 1792. Per nulla depresso dalla situazione, prosegue la lotta come franco tiratore e pubblica alcuni libelli tra cui Dichiarazione solenne dei Diritti dell’Uomo nello Stato sociale nel 1793 che egli lesse l’8 giugno di quell’anno al Consiglio generale della Comune [1]. In questo libello Varlet proclamava i principi della democrazia popolare sancendo ad esempio come i deputati non siano altro che dei delegati in subordine, dei mandatari. Tra i diritti dell’uomo, Varlet poneva anche quello alla proprietà ed in quanto ideologo ed esponente politico dei ceti popolari del popolo lavoratore delle città, si preoccupava soprattutto del fatto, comune a tutti gli enragés, che essa fosse sufficiente a garantirne una vita dignitosa e libera dall’oppressione dei ricchi le cui proprietà avrebbero dovuto essere contenute e riequilibrate a favore dei ceti popolari. Sentendosi vicino alle posizioni di Jacques Roux, l’autore del Manifesto degli Arrabbiati («Manifeste des Enragés») [2], partecipa insieme a lui al comitato insurrezionale che prepara una marcia sulla Convenzione per imporvi delle misure economiche. Il tentativo fallisce, in parte a causa della opposizione dei Giacobini, i quali assaliranno il 30 giugno 1793 il Club dei Cordiglieri che sostenevano l’azione degli ‘Arrabbiati’, e vi imporranno la loro visione. In settembre, il ‘Comitato di Salute Pubblica’ fa arrestare Jacques Roux, Varlet e i loro amici e chiude la Société des Républicaines Révolutionnaires, un club femminile che sostiene le attività degli ‘Enragés’. Varlet sfugge per poco alla pena di morte, ma subisce la galera. Liberato in novembre, prosegue la sua denuncia sia della dittatura di Robespierre sia della reazione borghese che succede ad essa. È l’autore di uno di quello che può essere considerato uno dei primi manifesti anarchici: L’Esplosione. Manifesterà di nuovo per evitare il ritorno della monarchia sostenendo Bonaparte, poi è presente a Nantes durante la rivoluzione del 1830. Muore a Corbeil, il 4 ottobre 1837. Note “”AA.VV. [a cura di Jacques Droz], Storia del socialismo, vol. I, p.243 Manifeste des Enragés Pubblicazioni Aux Mânes de Marat, 1790 – 1830. Déclaration solennelle des droits de l’homme dans l’état social, 1793. Gare l’explosion, 1794 Magnanimité de l’Empereur des Français envers ses ennemis, à l’occasion de la nouvelle déclaration des Puissances, 1814. Le panthéon français, 1795. Projet d’une caisse patriotique et parisienne, 1789. Voeux formés par des Français libres, 1785 – 1795. Voeux formés par des Français libres, 1785 – 1795. Voeux formés par des Français libres, ou Pétition manifeste d’une partie du souverain à ses délégués pour être signée sur l’autel de la patrie et présenté [sic] le jour où le peuple se lèvera en masse pour résister à l’oppression avec les seules armes de la raison.”,”FRAR-006-FGB”
“SLONIM Marc”,”Storia della letteratura sovietica.”,”Marc SLONIM ha studiato letteratura e filosofia all’Univ di Pietroburgo e all’ Univ di Firenze. Lasciata la Russia dopo la Rivoluzione ha insegnato per alcuni anni all’Università russa di Praga. In seguito si è stabilito a Parigi. Ha tenuto conferenze in vari paesi. Noto slavista è autore di vari studi sulla letteratura russa.”,”RUSS-078″
“SLONIM Marco”,”Da Pietro il Grande a Lenin. Storia del movimento rivoluzionario in Russia 1700 – 1917.”,”SLONIM era deputato all’ Assemblea Costitutente Panrussa.”,”MRSx-020″
“SLONIM Marco”,”Storia delle rivoluzioni in Russia. 1700-1917. Da Pietro il Grande a Lenin.”,”SLONIM Marco deputato all’ assemblea costituente panrussa. Corruzione nel governo e nel regime zarista. “”Come sempre, come nel 1855 o nel 1904, messo alla prova del fuoco della guerra, lo zarismo si mostrava tale quale era: impotente, logorato, violento e idiota. Tradimento, concussioni, incapacità dei generali e brutalità del comando disgregavano l’ esercito. I soldati mangiavano da cani, erano mal vestiti e male armati. Mancavano le scarpe, rubate dagli intendenti, mancavano i proiettili che nessuno s’affrettava a spedire al fronte, mancavano i fucili, perché i ministri, facendo affari, vendevano il monopolio per la loro fabbricazione or all’ uno or all’ altro sindacato bancario. I generali si designavano non in base alle loro conoscenze militari, ma secondo i servizi polizieschi resi allo zarismo.”” (pag 268)”,”RIRx-139″
“SLONIM Marco”,”Spartaco e Bela Kun.”,”SLONIM Marco deputato alla Costituente Panrussa.”,”MGER-109″
“SLONIMSKI M.”,”Eugen Levine. Erzählung.”,”‘Eugene Levine. Narrazione’ Biografia. Eugen Levine (San Pietroburgo, 10 maggio 1883 – Baviera, 5 luglio 1919) è stato un politico tedesco, di origine russa. Fu un politico comunista, rivoluzionario e leader della breve Repubblica Sovietica Bavarese. Levine nacque a San Pietroburgo da famiglia ebraica, e fu educato in Germania. Nel 1905 tornò in Russia per partecipare alla rivoluzione fallita contro lo Zar. Per le sue azioni, fu esiliato in Siberia, ma riuscì ad evadere e a rifugiarsi nuovamente in Germania, dove iniziò gli studi all’Università di Heidelberg e dove, nel 1915, si sposò con Rosa Broido, figlia di un rabbino della città polacca di Grodek, da cui ebbe almeno un figlio. Per un breve periodo, durante la Prima guerra mondiale, servì nell’esercito imperiale prussiano. Alla fine della guerra, si iscrisse al Partito Comunista di Germania e contribuì alla creazione di una repubblica socialista in Baviera, la quale fu rimpiazzata dopo pochi mesi da una repubblica sovietica su modello russo, in seguito all’assassinio di Kurt Eisner, leader del Partito Socialdemocratico Indipendente di Germania (USPD). Il governo della nuova repubblica in effetti durò pochissimo, a causa dell’inesperienza della leadership, e collassò sei giorni dopo la sua formazione. Eugen Levine salì al potere quando i comunisti assunsero il controllo del governo. Levine cercò di far passare varie riforme, come dare gli appartamenti più lussuosi ai senza tetto e conferire ai lavoratori il controllo e la proprietà delle loro fabbriche. Pianificò inoltre un riforma del sistema educativo e l’abolizione della carta moneta. Non riuscì però a portare a compimento che gli ultimi due provvedimenti. Agli ordini di Levine, le Guardie Rosse iniziarono ad arrestare persone considerate ostili al nuovo regime, al fine di usarle come ostaggi in vista di un imminente attacco esterno. Quando il presidente tedesco Friedrich Ebert ordinò di invadere la Repubblica Sovietica e di reinsediare il governo bavarese di Johannes Hoffmann, le Guardia Rosse uccisero otto ostaggi il 29 aprile. L’esercito tedesco, appoggiato dai Freikorps, con circa 39000 effettivi, invasero e conquistarono rapidamente Monaco di Baviera il 3 maggio 1919. Per ritorsione all’esecuzione degli ostaggi, i Freikorps catturarono e uccisero approssimativamente 700 uomini e donne. Lo stesso Levine venne arrestato e,dopo essere stato giudicato colpevole dell’esecuzione degli otto ostaggi, fu giustiziato da un plotone di esecuzione alla prigione di Stadelheim. (wikip)”,”MGEK-122″
“SLUSSER Robert M.”,”Stalin in October.”,”Robert M.Slusser is emeritus professor of history at Michigan State University and is a visiting research scholar at the Center for Russian and East European Studies at the University of Michigan. Preface and Acknowledgments, Note to the Reader, Notes, Bibliography and List of Short Titles, Index of Names,”,”STAS-040-FL”
“SMALDONE William”,”Rudolf Hilferding. The Tragedy of a German Social Democrat.”,”Hilferding (Rudolf), uomo politico tedesco d’origine austriaca (Vienna 1877 – Parigi 1941). Medico, a Vienna, militante del partito socialdemocratico tedesco, divenne nel 1907 direttore politico del Vorwärts, a Berlino e poi, nel 1918, della Freiheit. Deputato al Reichstag (1924), ministro delle finanze nel 1923 e nel 1928-1929, si rifugiò, dopo l’avvento di Hitler al potere, a Praga (1933), poi a Parigi (1938), dove, arrestato dalla Gestapo, morì forse suicida. Teorico del marxismo, lasciò un importante lavoro su Il capitale finanziario (1910), utilizzato poi da Lenin per il suo Imperialismo, fase suprema del capitalismo. (RIZ)”,”MGEK-037″
“SMALDONE William”,”Confronting Hitler. German Social Democrats in Defense of the Weimar Republic, 1929-1933.”,”SMALDONE W. è professore di storia al Willamette University a Salem, Oregon. E’ autore di ‘Rudolf Hilferding: The Tragedy of a German Social Democrat’. Biografie di S. AUFHAUSER R. BREITSCHEID R. HILFERDING M. JUCHACZ C. MIERENDORFF A. PFULF T. SENDER C. SEVERING F. STAMPFER O. WELS”,”MGEK-096″
“SMALDONE William”,”Rudolf Hilferding and the Theoretical Foundations of German Social Democracy, 1902-1933″,”””Rudolf Hilferding’s appointment as finance minister in the newly formed coalition government headed by Social Democrat Hermann Müller in June 1928 marked the peak of an outstanding political career in the German Social Democratic Party (SPD). A prominent member of the Party Central Committee and its “”chief ideologue””, Hilferding was an ardent supporter of the coalition tactic. He opposed those in the party’s left wing, who demanded that the SPD remain in permanent opposition to the bourgeois state. (…)”” (pag 267) “”La nomina di Rudolf Hilferding a ministro delle finanze nel governo di coalizione di recente formazione guidato dal socialdemocratico Hermann Müller nel giugno 1928 segnò l’apice di un’eccezionale carriera politica nel Partito socialdemocratico tedesco (SPD). Un importante membro del Comitato Centrale del partito e suo “”capo ideologo””, Hilferding era un fervente sostenitore della tattica della coalizione. Si opponeva a quelli dell’ala sinistra del partito, che chiedevano che l’SPD rimanesse in permanente opposizione allo Stato borghese. (…)”””,”MGEK-001-FGB”
“SMELE Jonathan D. a cura”,”The Russian Revolution and Civil War, 1917 – 1921. An Annotated Bibliography.”,”””E’ notevole che per più di mezzo secolo l’ opera più vicina a quello che puòe ssere una bibliografia dedicata rimase P. Grierson, Books on Soviet Russia, 1917-1942: A Bibliography and a Guide to Reading (London: Methuen, 1943). (…) Più recentemente è apparso M. Frame, The Russian Revolution, 1905-1921: A Bibliographical Guide to Works in Engelish (London. Greenwood Press, 1995), (…)””. (pag XXIII)”,”RIRO-283″
“SMELE Jonathan D. HEYWOOD Anthony a cura; saggi di ASCHER Abraham GEIFMAN Anna WILLIAMS Beryl WHITE James D. KUJALA Antti AIRAPETOV Oleg NOACK Christian SCHEDEWIE Franziska HAMM Michael F. GALAI Shmuel READ Christopher THATCHER Ian D. SAUNDERS David”,”The Russian Revolution of 1905. Centenary perspectives.”,”Oleg Airapetov, a specialist in Russian foreign policy and the country’s military history of the nineteenth and early twentieth centuries, is Senior Lecturer in the Department of History at Moscow State University. He is currently working on a study of the Imperial General Staff in the First World War. His publications include Zabytaia kar’era ‘russkogo Mol’tke’; Nikolai Nikolaevich Obruchev (1830-1904). Abraham Ascher, Distinguished Professor Emeritus of History at the Graduate Center of the City University of New York, is the author of Pavel Axelrod and the Development of Menshevism, The Revolution of 1902, 2 vols, P.A. Stolypin, The Search for Stability in Late Imperial Russia, The Mensheviks in the Russian Revolution, Studying Russian and Soviet History. Shmuel Galai is Professor Emeritus of Ben.Gurion University of the Negev, Israel. His contribution to this collection forms part of his currente project, a study of the Kadet Party from its inception to the Bolshevik seizure of power in October 1917. His book on The Liberation Movement in Russia, 1900-1905. Anna Geifman, Professor of History at Boston University, is the author of Thou Shalt Kill; Revolutionary Terrorism in Russia, 1894-1917. Michael F. Hamm is Ewing T. Boles Professor of History at Centre College, where he teaches courses on Russia, the Soviet Union, modern Europe and the Middle East. He is the author of Kiev; A Portrait, 1800-1917, and editor and part-author of The City in Russian History. Anthony Heywood is Senior Lecturer in History at the University of Bradford. His publications include Modernising Lenin’s Russia, Economic Reconstruction, Foreign Trade and the Railways and his biography of the eminent Russian transport engineer Iurii Vladimirovich Lomonosov is forthcoming as Engineer of Revolutionary Russia. Antti kujala is Senior Lecturer in Finnish and Russian History at the University of Helsinki, his major publications include The Crown, the Nobility and the Peasants 1630-1713. Christian Noack is Assistant Professor of East European History at Bielefeld University. His main fields of research are nationality questions in Eastern Europe, the Russian Empire and the Soviet Union and, currently, the history of travel and tourism in the USSR. Christopher Read is Professor of History at the University of Warwick. His publications include The Stalin Years, A Reader, The Making and Breaking of the Soviet System, From Tsar to Soviets, The Russian People and Their Revolution 1917-1921, His latest book is Lenin; A Revolutionary. David Saunders is Professor of the History of the Russian Empire at the University of Newcastle upon Tyne. His publications include The Ukrainian Impact on Russian Culture, 1750-1850, Russia in the Age of Reaction and Reform 1801-1881. Franziska Schedewie submitted her Ph.D. thesis, entitled ‘Selbstverwaltung und sozialer Wandel in der russischen Provinz. Bauern und Zemstvo in Voronez, 1864-1914, at the University of Heidelberg in 2004. She is currently working at the University of Jena on a research project on Russian foreign policies under Alexander I and the relations berween Russia and Weimar. Ian D. Thatcher is Reader in Modern European History at Brunel University and the author of numerous academic articles and books, including Leon Trotsky and World War One, August 1914-February 1917. He also edited Alec Nove on Economic Theory. James D. White is Professor of Russian and East European Studies and Head of the School of Slavonic, Central and East European Studies at the University of Glasgow. His publications include The Russian Revolution, 1917-1921, A Short History, Karl Marx and the Intellectual Origins of Dialectical Materialism, and Lenin: The Practice and Theory of Revolution. Beryl Williams is Emeritus Reader in History at the University of Sussex. She is the author of The Russian Revolution 1917-1921, and Lenin.”,”RIRx-025-FL”
“SMELE Jonathan D.”,”Civil War in Siberia. The anti-Bolshevik government of Admiral Kolchak, 1918-1920.”,”Jonathan D. Smele, Queen Mary and Westfield College, University of London. This book traces the clash between the ‘Reds’ of the Moscow-based Soviet régime and the ‘Whites’, the militaristic, counter-revolutionary governments which were established around the periphery of Russia and aided by Allied interventionists. In particular, it details the history of the White movement in Siberia, and the fortunes of its leader, Admiral Alexandr Kolchak, the ‘Supreme Ruler’ of Russia. Using a wide range of contemporary sources, Jonathan Smele examines Kolchak’s political and military record, and concludes that the White defeat resulted as much from the harsh facts of Siberian economy and geography as from the failures of White policy and leadership. List of Maps, Preface, Glossary and abbreviations, Introduction, Conclusion, Notes, Appendix: The Anti-Bolshevik Governments in Siberia, 1918-1920, Bibliography, Index,”,”RIRO-111-FL”
“SMELSER Ronald M.”,”Robert Ley Hitler’s Labor Front Leader.”,”Ronald SMELSER ha scritto estensivamente sulle questioni interne e di politica estera del nazismo e ha pubblicato uno studio sul problema dei Sudeti. Insegna storia all’Univ dell’Utah, Salt Lake City.”,”GERN-023″
“SMELSER Neil J. a cura di Agopik e Franca MANOUKIAN”,”Manuale di sociologia.”,”SMELSER è una delle figure di spicco della sociologia contemporanea. Ha iniziato pubblicando con T. PARSONS ‘Economia e società’ (1970, It) e poi ‘Sociologia della vita economica’ (1980, It). Infine ‘Il comportamento collettivo’ (1978, It). Ha pubblicato anche un libro di ordine metodologico: ‘La comparazione nelle scienze sociali’ (1982). “”Avete mai osservato quali sono i modelli di autorità e il tipo di comunicazione che prevalgono nei gruppi grandi e piccoli? Via via che la dimensione del gruppo aumenta, i suoi membri tendono a parlare meno tra loro e più con il leader; al tempo stesso, in un gruppo con più di cinque membri, il leader tende a parlare al gruppo come a un’ unità piuttosto che ai singoli membri; il leader tende inoltre a parlare molto più degli altri. La comunicazione diviene sempre più centrata su di lui; le informazioni passano attraverso di lui. (…) Questi modelli formano la base di una delle teorie centrali di sociologia politica, la legge di ferro dell’ oligarchia di Robert Michels (1911). In uno studio condotto sui sindacati e i partiti politici della fine dell’ Ottocento e dell’ inizio del Novecento, Michels sosteneva che l’ oligarchia (ossia il governo dei pochi) si sviluppa ogni volta che un gruppo supera un numero determinato (indicativamente compreso tra mille e diecimila).”” (pag 151)”,”TEOS-097″
“SMIL Vaclav”,”Creating the Twentieth Century. Technical Innovations of 1867-1914 and Their Lasting Impact.”,”SMIL Vaclav è Distinguished Professor all’University of Manitoba e Fellow della Royal Society of Canada. Ha condotto ricerche interdisciplinari che comprendono energia, ambiente, cibo, popolazione, economia, storia ecc. E’ autore di una ventina di libri e di circa 300 articoli.”,”SCIx-412″
“SMIRNOV I. e altri”,”Lénine et l’ Instruction publique.”,”Estratti dal libro ‘Lenin e la cultura sovietica’ di I. SMIRNOV e dalla raccolta di articoli ‘Marxisme et pedagogie’ preparata dalla redazione della rivista ‘Sovetskaia pedagoguika’. Pedagogia sovietica, scuola. “”Il Commissario aggiunto all’ Istruzione pubblica, Pokrovski, sottomise allora al Sovnarkom un progetto di decreto intitolato: “”Sulle regole di iscrizione alle scuole superiori””. Lenin trovò questa misura perfettamente logica. Il decreto “”Sulle regole di iscrizione alle scuole superiori della RSFSR””, approvato il 2 agosto 1918 dal Sovnarkom, apparso il 6 nella stampa centrale, con la firma di Lenin. Esso sopprimeva tutte le formalità che fanno ostacolo all’ ammissione dei lavoratori. I richiedenti non erano più tenuti a produrre i certificati attestanti la fine degli studi secondari e i concorsi venivano aboliti. Gli studi divenivano gratuiti, ciascun lavoratore poteva iscriversi in una scuola superiore. Si doveva ammettere uomini e donne su un piano di eguaglianza; in caso di infrazione, i responsabili erano passibili del Tribunale rivoluzionario””. (pag 37)”,”LENS-159″
“SMIRNOV Vladislas a cura; scritti di PROMYSLOV Nicolai PIMÉNOVA Ludmila TCHOUDINOV Alexandre SERGIENKO Viadislava DEMIANOV Alexis A. TYRSENKO Andrei MIAGKOVA Eléna BOVYKINE Dmitri TCHERTKOVA Galina”,”Les historiens russes et la Révolution française après le communisme.”,”Vladislas Smirnov, docteur ès lettres, professeur d’histoire contemporaine à l’Université de Moscou. Andrei Tyrsenko Université d’État de Moscou, ENS-LSH de Lyon, Galina Tchertkova (1938-2001) Université de Moscou, est morte à Moscou le 5 novembre 2001. Elle venait de terminer la rédaction, en Française, de deux articles consacrés à Babeuf, sujet qui avait été au centre de ses recherches tout au long de sa carrière.”,”FRAR-001-FL”
“SMITH Dan e collaboratori”,”Atlas des conflits fin de siecle. Années 90. Guerres d’identité guerres de pauvreté.”,”Dan SMITH è D dell’ Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Oslo (PRIO). E’ autore di varie opere sulla difesa nazionale e sul disarmo.”,”QMIx-052″
“SMITH Adam”,”Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni.”,”Adam SMITH, economista britannico, nacque a Kirkcaldy, in Scozia nel 1723. Eminente accademico professore di logica a Glasgow nel 1751 e di filosofia morale nel 1752, pubblicò nel 1759 la sua dottrina sull’ etica in un’opera intitolata ‘Theory of the moral sentiments’. Dal 1764 al 1766 visse a Tolosa, Ginevra e Parigi dove conobbe Francois QUESNAY e i suoi discepoli. Ritornato in Scozia elaborò la sua opera fondamentale ‘An Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations’ pubblicata nel 1776. Morì nel 1790.”,”TEOP-095″
“SMITH Peter C,”,”L’ ultimo convoglio per Malta, 1942.”,”””La mancanza di aerosiluranti tedeschi era compensata dal fatto che gli italiani ne avevano a disposizione un gran numero. Da tempo riconosciuta come la principale forza aerea, ben distinta dall’ aviazione da ricognizione marittima, nell’ uso e nello sviluppo del siluro aereo la Regia Aeronautica aveva fatto ricorso quasi esclusivamente a questo tipo di arma per combattere la Royal Navy nel Mediterraneo””. (pag 93)”,”QMIS-066″
“SMITH Jeremy”,”The Bolsheviks and the National Question, 1917-23.”,”SMITH Jeremy è Researcher e Lecturer in Soviet History nella Renvall Institute, Università di Helsinki. Questione islamica. “”Ma c’erano chiare eccezioni – i Baschiri erano relativamente in piccolo numero, mentre la Crimea e la Repubblica autonoma tatara erano notevolmente più piccole in quanto a dimensioni della Regione autonoma Komi, per esempio. Quello che è più rilevante è che delle otto repubbliche autonome che esistevano alla fine del 1922, tutte eccetto la Repubblica autonoma Yakut avevano popolazione non russa che era a predominante musulmana. Questo suggerisce che i Bolscevichi erano sia particolarmente sensibili alle richieste dei musulmani, sia che essi avevano almeno un occhio all’ impatto delle loro politiche delle nazionalità di fronte alla crescita dei movimenti anticoloniali in Oriente.”” (pag 51)”,”RIRO-279″
“SMITH Adamo”,”Il Lavoro come base della Ricchezza (Dall’opera ‘La ricchezza delle nazioni’)”,”La lotta di classe. “”Quale che sia il comune salario del lavoro dipende ovunque dal contratto ordinariamente fatto tra le due parti, delle quali gl’ interessi non sono in alcun modo gli stessi. Gli operai desiderano d’ottenere quanto più è possibile, i padroni di dare quanto meno è possibile. I primi sono disposti a combinarsi per innalzare, ed i secondi a combinarsi per abbassare il salario del lavoro. Non è intanto difficile il prevedere quale delle due parti deve in tutti i casi ordinarii avere il vantaggio della disputa, e costringere l’ altra ad annuire alle sue proposte. I padroni essendo in più poco numero possono combinarsi molto più facilmente, e la legge inoltre autorizza, o almeno non proibisce, le loro combinazioni, mentre proibisce quelle degli operai””. (pag 108-109)”,”ECOT-119″
“SMITH S.A.”,”Like Cattle and Horses. Nationalism and Labor in Shanghai, 1895-1927.”,”SMITH S.A. è professore di storia all’Università di Essex in Gran Bretagna. E’ autore di ‘A Road Is made: Communism in Shanghai 1920-1922’, e ‘Red Petrograd: Revolution in the Factories, 1917-18’. Ha curato assieme ad altri ‘Note of a Red Guard’. La Federazione dei sindacati di Shanghai. “”Il carattere del nazionalismo della federazione era civico piuttosto che etnico, sebbene essa ricorresse a quest’ ultima espressione quando era necessario. Parlava il linguaggio dei diritti civili, ponendo particolare enfasi sulla necessità che la legislazione del governo codificasse i diritti dei lavoratori. Quando denunciava i Rossi come non patriottici, essa non li accusava di tradire il ‘zuguo’ (il paese) o di mettere “”i fratelli minori e i figli contro i fratelli maggiori e i padri””, ma di essere creduloni dell’ imperialismo rosso. La federazione condannava il marxismo per essere non adatto al temperamento nazionale, eppure condivideva un tiepido internazionalismo, chiamando per il primo maggio 1924 i lavoratori della Cina a formare un “”grande fronte unito”” con i lavoratori del mondo intero”” (pag 158)”,”MCIx-030″
“SMITH Gibbs M.”,”Joe Hill. La vita (leggendaria) e le canzoni (rivoluzionarie) “”del primo eroe popolare del ventesimo secolo””.”,”Nato in Svezia nel 1882, sbarcato vent’anni dopo a New York, militante dell’ Industrial Workers of the World, membro dell’esercito ribelle durante la rivoluzione messicana (1911), lavoratore stagionale e rivoluzionario senza lavoro, Joe HILL fu processato per l’uccisione di un droghiere ex poliziotto e condannato a morte. John DOS PASSOS ha dedicato a lui un capitolo del suo romanzo ‘Millenovecentodiciannove’.”,”MUSx-243″
“SMITH Crosbie WISE M. Norton”,”Energy and Empire. A biographical study of Lord Kelvin. Part 1.”,”La bibliografie e gli indici non sono conteggiati nelle pagine Lord Kelvin = William Thomson”,”SCIx-310″
“SMITH Crosbie WISE M. Norton”,”Energy and Empire. A biographical study of Lord Kelvin. Part 2.”,”La bibliografie e gli indici non sono conteggiati nelle pagine Lord Kelvin = William Thomson”,”SCIx-311″
“SMITH S.A.”,”Red Petrograd. Revolution in the Factories, 1917-1918.”,”SMITH S.A. Senior Lecturer in History, University of Essex.”,”RIRO-360″
“SMITH Wilfred Cantwell”,”Islam in Modern History.”,”Wilfred Cantwell SMITH è stato direttore dell’ Institute of Islamic Studies e professore di religioni comparate alla McGill University, Montreal, Canada. Ha molto viaggiato nel mondo musulmano.”,”VIOx-164″
“SMITH S.A.”,”A Road in Made. Communism in Shanghai, 1920-1927.”,”””Hope can neither be affirmed nor denied. Hope is lile a path in the countryside. Originally, there was no path – but when many people pass one way, a road is made””. Lu Xun, “”My Old Home””, (January, 1921) Steve SMITH è professore di storia all’Università di Essex in UK. Ha scritto pure ‘Red Petrograd. Revolution in the Factories, 1917-18’ (1983) e con Diane KOENKER ‘Notes of a Red Guard: the Autobiography of Eduard Dune’ (U. Illinois Press, 1993)”,”MCIx-038″
“SMITH Adam; contributi critici di Lucio COLLETTI Claudio NAPOLEONI Paolo SYLOS LABINI”,”La ricchezza delle nazioni.”,”””C’è un punto dell’interpretazione marxiana di Smith, che qui vogliamo nominare perché introduce bene il discorso su quella ripresa di pensiero economico classico, e quindi anche smithiano, che è stata determinata recentemente dall’opera di Piero Sraffa. Si tratta della critica al concetto del profitto come detrazione dal prodotto del lavoro. Certamente questo concetto è all’origine della categoria marxiana del plusvalore; tuttavia, per condurre al plusvalore di Marx, la “”detrazione”” di Smith dev’essere liberata da un’ambiguità. Se si definisce il profitto come detrazione, dice Marx, si implica che il lavoro debba “”avere propriamente come salario il suo stesso prodotto, e il salario essere eguale al prodotto, ossia il lavoro non essere lavoro salariato e il capitale non essere capitale””. In altri termini, per Smith, continua Marx, “”il solo ad avere una giustificazione economica è propriamente il salario, perché è elemento necessario dei costi di produzione. Profitto e rendita sono soltanto detrazioni dal salario, arbitrariamente estorte nel processo storico del capitale e della proprietà fondiaria, e legalmente, non economicamente giustificate””. Questa critica (che sta poi alla base della critica marxista al socialismo utopistico con la sua pretesa che il salario corrisponda al “”prodotto integrale”” del lavoro) implica un giudizio preciso, e cioè che Smith, nel considerare “”il lavoro come creatore di valore””, intende il lavoro stesso come lavoro ‘naturale’, ossia “”come valore d’uso, come produttività per sé stante, capacità naturale umana in generale””, e non come lavoro nella sua determinatezza storica specifica, cioè come lavoro reso astratto dalla sua separazione dal lavoratore, e la cui “”produttività”” non è altro che la sua assunzione nel capitale, nel quale si trovano incorporate la scienza e l’organizzazione. Il punto è evidentemente decisivo, sia sul terreno teorico sia sul terreno politico. Se le cose stanno al modo di Smith, la questione dell’emancipazione del lavoro è tutta spostata sul terreno giuridico di una diversa proprietà dei mezzi di produzione; se le cose stanno al modo di Marx, la questione è molto più radicale, e riguarda la riappropriazione da parte del lavoro delle qualità umane da cui esso è separato nelle condizioni di lavoro salariato. La decisione tra l’una e l’altra di queste due alternative dipende dal modo in cui si concepisce il fatto stesso da cui la scienza economica comincia, cioè lo scambio. Per Smith lo scambio è la realizzazione della natura umana, e la società mercantile è la forma perfetta del rapporto sociale. Per Marx, al contrario, lo scambio è l’isolamento reciproco dei produttori, la perdita del carattere sociale del lavoro, e il recupero della società attraverso la sottomissione di tutti alla legge della cosa, al meccanismo impersonale del mercato come “”rapporto naturale esterno agli individui, indipendente da loro””, che produce necessariamente la riduzione a merce dello stesso lavoro e la sua sottomissione al capitale, nel quale tutta la “”produttività”” viene trasferita”” (pag 19) [dal Contributo critico di Lucio Colletti] [(in) Adam Smith, contributi critici di Lucio Colletti, Claudio Napoleoni, Paolo Sylos Labini, ‘La ricchezza delle nazioni’, 1995]”,”ECOT-074-FL”
“SMITH Adam, a cura di Anna e Tullio BAGIOTTI”,”La ricchezza delle nazioni. Prima parte.”,” Disuguaglianze determinate dalla politica europea (pag 218-) “”Quanto le classi più basse della gente di campagna siano realmente superiori a quelle della città è notissimo a chiunque per affari o per curiosità abbia avuto occasione di conversare molto con entrambe. Si dice che in Cina e nell’Indostan tanto il grado che il salari dei lavoratori della campagna siano superiori a quelli della maggior parte degli artigiani e degli operai. Probabilmente essi sarebbero così ovunque, se le leggi e lo spirito corporativo non l’avessero impedito. La superiorità che l’industria delle città ha ovunque in Europa su quella della campagna non è dovuta interamente alle corporazioni e alle leggi corporative. Essa è sostenuta da molti altri regolamenti. Gli elevati dazi sui prodotti dell’industria straniera e su tutte le merci importate da mercanti stranieri tendono tutti allo stesso scopo”” (pag 229)”,”ECOT-235″
“SMITH Adrian”,”The New Statesman. Portrait of a Political Weekly, 1913-1931.”,”Adrian Smith è Capo dipartimento di studi storici e politici al LSU College of Higher Education, Southampton. Contiene il capitolo: – ‘Editor or spy? Clifford Sharp and Bolshevik Russia’ (pag 69-115) e il paragrafo: – ‘Sharp, Lloyd, and Cole – dealing with the General Strike’ (pag 224-228′ “”For nearly two years Sharp operated as head of the British Embassy’s information service under Sir Esmé Howard. The two men got on well, and when the Ambassador eventually ended his tour of duty Sharp provided a letter of introduction to the Webbs; the result was a briefing on events in Russia as seen from across the Baltic. (…) Inside Russia itself, MI1c’s station chief in Petrograd as a Lieutenant Ernest Boyce, nominal controller of the notorious ‘ace of spies’ Sidney Reilly, and rival of the maverick diplomat and conspirator, Robert Bruce Lockhart. Ignoring Foreign Office advice to the contrary, Lloyd George had been persuaded by Lockhart to let him return to Russia and offer Allied assistance to the Bolsheviks if they would keep Russia in the war effort. Lockhart’s endeavours in early 1918 to promote the unlikely prospect of Anglo-Bolshevik co-operation were consistently undermined by policy drift within the Foreign Office, and Arthur Balfour’s willingness to support any opposition groups within Russia if they were demonstrably hostile to the Germans. By July 1918, no less than four months after the Brest-Litovsk peace treaty, Lockhart finally accepted that the Bolsheviks would never resume fighting. Although he opposed military intervention, Lockhart did little to stop British covert support for a variety of counter-revolutionary conspiracies, and in some cases he is now known to have been the prime instigator. A month of violence in Moscow and Petrograd followed the Allies’ landing at Archangel, culminating in the Left Social Revolutionaries’ attempt upon Lenin’s life on 30 August 1918 and the Cheka’s subsequent storming of the British Embassy. Denounced in ‘Pravda’ as having plotted Lenin’s death, Lockhart spent a month in and out of the Lubyanka before finally being expelled to Sweden in exchange for Maxim Litvinov (7). In Stockholm Lockhart renewed contact with Arthur Ransome, an old friend and a valuable contact when his mission had first arrived in Petrograd. Ransome enjoyed the confidence of leading Bolsheviks, including even Lenin himself. His fiancée and future sailing companion, Evgenia Shelepina, had been Trotsky’s secretary; and his closest friend at the time was the mercurial Karl Radek, head of the Commissariat of Foreign Affairs’ Press Bureau. As the military situation deteriorated in the spring of 1918 Ransome spent much of his time in Vologda, a bolthole for foreign mission, and Moscow, the new centre of government. Unable because of war and censorship – Bolshevik ‘and’ British – to report back to London, and increasingly convinced that the new regime would collapse, Ransome sought Lockhart’s help in getting out. He returned to Petrograd, and in early August recurring ill-health, and concern for the fate of Evgenia in the event of a White victory, forced him to run the gauntlet of German naval patrols and seek sanctuary in Sweden. Ransome was regularly accused by enemies such as Sidney Reilly of being a ‘Bolshevik agent’, or at the very least an apologist; and, naivety notwithstanding, many of his reports at this time do encourage the latter charge”” [Adrian Smith, The New Statesman. Portrait of a Political Weekly, 1913-1931, London, 1996] (pag 117-118)”,”EDIx-158″
“SMITH Cyril”,”Communist Society and Marxist Theory.”,”Cyril Smith, born in 1929, has been a Trotskyst since the early 1950s. Trained as a mathematician, he lectures in statistics at the London School of Economics. He has written and lectured on Marxist philosophy and is a member of the central committee of the Woekers Revolutionary Party and a regular contributor to Workers Press.”,”MADS-020-FL”
“SMITH Sharon”,”Donna e Islam.”,”Sharon Smith vive a Chicago, è columnist del settimanale marxista Socialist Worker, collaboratrice della rivista bimestrale International Socialist Review e dirigente dell’International Socialist Organization. A breve sarà pubblicata una sua storia del movimento operaio americano.”,”VIOx-042-FL”
“SMITH Warren L.”,”Macroeconomia.”,”Warren L. Smith, è stato professore di economia all’Università del Michigan. “”Tipi di inflazione. Noi ci occuperemo di due tipi d’inflazione: l”inflazione da domanda’ e l”inflazione da potere di mercato’. L’inflazione da domanda è quella di tipo classico, che si verifica quando la domanda aggregata di beni e servizi supera la capacità produttiva dell’economia. Negli ultimi anni si è arrivati a riconoscere che nella moderna economia industriale, in cui esistono vaste organizzazioni sindacali e imprenditoriali, si può avere inflazione anche in assenza di un eccesso della domanda aggregata in seguito all’esercizio di un potere di monopolio da parte delle organizzazioni stesse. Questa costituisce la inflazione da potere di mercato. Inflazione da domanda. L’inflazione da domanda è stata spesso descritta come una situazione in cui vi sia “”troppa moneta per pochi beni””. Le grandi inflazioni che si sono verificate tanto spesso durante o subito dopo le guerre sono sempre state di questo tipo ed in effetti fino a poco tempo fa gli economisti hanno ritenuto generalmente che tutti gli episodi inflazionistici fossero fondamentalmente determinati dalla domanda. (pag 461)”,”ECOT-297″
“SMITH Adam, contributi critici di COLLETTI Lucio NAPOLEONI Claudio SYLOS LABINI Paolo”,”La ricchezza delle nazioni.”,”Adam Smith (Kirkcaldy 1723 – Edimburgo 1790), economista e filosofo scozzese, subentrò a F. Hutcheson nell’insegnamento di filosofia morale all’Università di Glasgow. Nel 1759 pubblicò Teoria dei sentimenti morali e nel 1776 la sua opera più importante, Ricerche sopra la natura e le cause della ricchezza delle nazioni, nella quale trova origine il pensiero economico moderno. Alessandro Roncaglia è professore di Economia politica presso l’Università ‘La Sapienza’ di Roma. É autore di Sraffa e la teoria dei prezzi, Petty; la nascita dell’economia politica, L’economia del petrolio, Lineamenti di economia politica r di saggi sulla teoria del valore e della distribuzione, sulla storia del pensiero economico e sull’economia delle fonti di energia.”,”ECOT-112-FL”
“SMITH Adam, a cura di BAGIOTTI Anna BAGIOTTI Tullio”,”La ricchezza delle nazioni. Parte II. I grandi classici dell’economia. Smith.”,”2 Motivi per fondare nuove colonie (pag 701) Imposte sui salari (pag 1042-1046) BAGIOTTI Anna BAGIOTTI Tullio a cura, I grandi classici dell’economia. Smith. La ricchezza delle nazioni. Parte II. IL SOLE 24 ORE. MILANO. 2010 pag 550-1258 8° introduzione note appendici indice per materie: nomi, argomenti, località; indice fonti (bibliografia); I grandi classici dell’economia, 2. [‘Come ho cercato di mostrare nel Libro Primo, i salari delle classi inferiori dei lavoratori sono ovunque necessariamente regolati da due diverse circostanze: la domanda di lavoro e il prezzo ordinario o medio delle sussistenze. La domanda di lavoro, a seconda che sia crescente, stazionaria o decrescente, o che richieda una popolazione crescente, stazionaria o decrescente, regola la sussistenza del lavoratore e determina in qual grado essa sarà abbondante, modesta, o scarsa. Il prezzo ordinario medio delle sussistenze determina la quantità di moneta che dev’essere pagata al lavoratore per metterlo in grado, in media, di acquistare una sussistenza abbondante, modesta o scarsa. Finché domanda di lavoro e prezzo dei viveri rimangono invariati, un’imposta diretta sui salari del lavoro non può avere altro effetto che quello di farli aumentare un po’ più dell’imposta. Supponiamo ad esempio che in un particolare luogo la domanda di lavoro e il prezzo delle sussistenze siano tali da rendere dieci scellini la settimana il salario ordinario del lavoro; e che sui salari fosse istituita l’imposta di un quinto, cioè di quattro scellini la sterlina. Se la domanda di lavoro e il prezzo delle sussistenze rimanessero invariati, sarebbe ancora necessario che il lavoratore guadagnasse in quel luogo una sussistenza che potesse ottenersi solo per dieci scellini la settimana di salario netto. Ma per lasciagli questo salario al netto d’imposta, il prezzo del lavoro in quel luogo deve presto salire non a dodici scellini la settimana soltanto, ma a dodici e sei denari; per metterlo in grado di pagare un’imposta di un quinto, il suo salario deve cioè necessariamente salire subito non solo di un quinto, ma di un quarto. Qualunque sia l’aliquota dell’imposta, il salario del lavoro deve in tutti i casi aumentare non soltanto in quella proporzione, ma in una proporzione maggiore. Se ad esempio l’imposta fosse di un decimo, i salari del lavoro dovrebbero necessariamente salire ben presto non soltanto di un decimo ma di un ottavo. (…) Se le imposte dirette sui salari del lavoro non hanno sempre determinato un aumento proporzionale di questi, è perché hanno generalmente determinato una caduta considerevole della domanda di lavoro. Gli effetti di queste imposte sono stati generalmente una decadenza dell’industria, una diminuzione dell’impiego dei poveri, una diminuzione del prodotto annuale della terra e del lavoro del paese. Come conseguenza, tuttavia, il prezzo del lavoro deve sempre essere più elevato di quanto sarebbe stato diversamente nelle condizioni effettive della domanda; e questo aumento di prezzo insieme al profitto di coloro che l’anticipano deve sempre essere pagato in definitiva dai proprietari e dai consumatori. Un’imposta sui salari del lavoro agricolo non fa aumentare il prezzo del prodotto grezzo della terra in proporzione all’imposta, per la stessa ragione che un’imposta sui profitti degli agricoltori non lo fa aumentare nella stessa proporzione. Comunque assurde e distruttive, queste imposte sono tuttavia applicate in molti paesi. In Francia la parte della taglia che grava sull’attività degli operai e dei lavoranti a giornata dei villaggi di campagna è propriamente un’imposta di questa specie’ (pag 1042-1043-1044-1045)] [ISC Newsletter N° 79] ISCNS79TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”ECOT-315″
“SMITH Woodruff D.”,”The Ideological Origins of Nazi Imperialism.”,”W.D. Woodruff è professore di storia nell’Università del Texas. Ruolo di Max Weber in elaborazione politica di espansione imperialistica della Germania di fine XIX secolo. Il ‘discorso’ di Max Weber sulla politica di espansione imperialistica della Germania di fine XIX secolo. “”A program based around imperial expansion with a heavy dose of nationalist rhetoric thrown in might provide the necessary impetus. This was the argument that Max Weber made in his most famous imperialist statement, his Freiburg inaugural address in 1895, which briefly became a kind of political manifesto for liberal, nationalist academic reformers (59). Weber called for an aggressive, expansionary nationalism as the key feature of all German policy and politics. He laid down as the explicit criterion for desirable national policy neither morality nor consonance with political theory but rather the needs of the German nation – which he defined largely in terms of military security and the economic goals of ‘Weltpolitik’. These needs could be met only when all classes, parties, interest groups, and political organizations identified themselves fully with the nation’s interests. Domestic social and political reforms could also be achieved through such consensus. More important, internal reform; or at least a start in that direction, was necessary to create the consensus needed for the achievement of external goals. Aggressive imperialism was thus the reciprocal of domestic reform. Weber clearly understood the tautological nature of this argument (60). What he was trying to do was to use it to create the affective, psychological basis for overcoming fragmentation. Weber hoped that the kinds of shared emotions that could be coordinated through imperialist politics could be directed to domestic political purposes under the guidance of the intellectual elite. The specific proposals that Weber made both for liberal political reform and for imperial policy were actually neither very extensive nor very original. Weber’s main “”reform”” objective was the clear assignment of political responsibility to specific institutions and state officials who would be answerable to the Reichstag as a representative parliamentary body. By “”imperialism””, Weber essentially meant ‘Weltpolitik’: the securing of markets, raw materials, and investment areas by political action and the assertion, through the building and exercise of naval power,of Germany’s coequality with Britain in the world as well as her “”right”” to an equal share of the world’s economic resources. Both Weber’s liberalism and his imperialism were formulated in a very broad way, with something for everybody (except the objects of Weber’s most intense dislike: the Junkers and the Hohenzellerns) (61). Because of the political aims of his imperialism and probably also because of his experience with the Pan-German League, Weber attached ideological elements associated with ‘Lebensraum’ to his relatively orthodox ‘Weltpolitik’. He did ‘not’ advocate overseas settlement colonialism. His use of the ‘Lebensraum’ approach can be seen instead in the extreme violence and bellicosity of his imperialist pronouncements in the mid-1890s and in this advocacy of internal colonization in eastern Germany. Weber had undertaken a classic study of East Elbian agriculture and migration in the early 1890s. His version of internal colonization as similar to Sering’s in some ways (), except that Weber took a radically anti-Junker line on land expropriation and, unlike Sering, believed small-scale German farming in the east would be economically unsuccessful in the foreseeable future. The reasons for supporting it were political, not economic: to reduce Junker power, to create national consensus behind a kind of frontier settlement policy, and to reserve the tide of polonization in the east (62). As we shall see, during the First World War Weber became an opponent of missive annexations in eastern Europe, not because he was opposed to the idea of peasant settlement but because he approached imperialist questions mainly from the standpoint of ‘Weltpolitik’- in which such settlement could play, at most, a minor role”” [(59) Weber’s Freiburg address is analyzed in Mommsen, ‘Weber’, pp. 73-96. The text of the address can be found in Max Weber, ‘Gesammelte politische Schriften’, ed. J. Winckelmann (3rd. ed.; Tübingen, 1971), pp. 1-25; (60) See Gerth and Mills, eds, ‘From Max Weber’, pp. 159-79; (61) Mommsen, ‘Weber’, pp. 94-96; (62) Ibid., pp. 22-36, 62-64, 77-78] (pag 157-158) () “”By the early 1890s, ideological agrarianism was presented in many different ways, from sophisticated examinations of the past and current state of agriculture by important economists such as Adolf Wagner and Max Sering to highly emotional descriptive contrast between the urban and rural environments in popular periodicals”” (p. 80)”,”GERN-172″
“SMITH S.A.”,”Red Petrograd. Revolution in the Factories 1917-1918.”,”S.A. Smith is Senior Lecturer at the University of Essex. He Studied at the Universities of Oxford, Birmingham, Moscow and Beijing. This book explores the impact of the 1917 Revolution on factory life in the Russian capital. Acknowledgements, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, table, Index,”,”RIRO-122-FL”
“SMITH Canfield F.”,”Vladivostok under Red and White Rule. Revolution Counterrevolution in the Russian Far East, 1920-1922.”,”Canfield F. Smith is assistant professor of history at the University of Alabama in Birmingham. Acknowledgments, Introduction, Epilogue: An Interpretation, Appendix 1: A. Agreement between the Japanese Military Command and the Provisional Zemstvo (Medvedev) Government, Vladivostok, April 29, 1920, B. Supplementary Agreement, June 15, 1920, Appendix 2: Secret Japanese Telegrams, Notes, Bibliography, Index, Illustrations,”,”RIRO-123-FL”
“SMITH Steve A.”,”The Russian Revolution. A Very Short Introduction.”,”Steve Smith is Professor of History at the University of Essex. His books include Red Petrograd: Revolution in the Factories 1917-18, A Road is Made: Communism in Shanghai, and most recently, Like Cattle and Horses: Nationalism and Labor in Shanghai 1895-1927. List of illustrations, List of maps, Introduction, Conclusion, Further reading, Index, n. 63,”,”RIRO-132-FL”
“SMITH John Maynard”,”La teoria dell’evoluzione.”,”Nuova edizione in nuova collana”,”SCIx-452″
“SMITH Anthony D.”,”Le origini etniche delle nazioni.”,”Anthony D. Smith insegna Sociologia nella London School of Economics and Political Science. Tra i suoi lavori: Il revival etnico.”,”NAZx-004-FL”
“SMITH Adam, a cura di Anna e Tullio BAGIOTTI”,”La ricchezza delle nazioni. Prima parte.”,”””Ciò che ostacola la libera circolazione del lavoro da un impiego all’altro, ostacola anche quella del capitale; infatti la quantità di capitale che può essere impiegata in una qualsiasi attività economica dipende moltissimo dalla quantità del lavoro che può esservi impiegato. Le leggi corporative, tuttavia, ostacolano meno la libera circolazione del capitale da un luogo all’altro che quella del lavoro. E’ ovunque molto più facile per un ricco mercante ottenere il privilegio di commerciare in una città a ordinamento corporativo che per un povero artigiano ottenere quello di lavorarvi. Credo che l’ostacolo che le leggi corporative oppongono alla libera circolazione del lavoro sia comune a ogni parte d’Europa. Quello che è opposto dalle leggi sui poveri è, per quanto ne so, peculiare all’Inghilterra. Esso consiste nella difficoltà che un povero trova nell’ottenere la residenza o anche nell’essere autorizzato a esercitare la sua attività in una parrocchia diversa da quella di appartenenza. E’ soltanto la libera circolazione del lavoro degli artigiani e dei manifattori che le leggi corporative ostacolano. La difficoltà di ottenere la residenza impedisce anche quella del lavoro comune. Può essere opportuno dare qualche informazione sull’origine, lo sviluppo e lo stato attuale di questo disordine, forse il maggiore di tutti nel sistema politico inglese”” (pag 238-239)”,”ECOT-004-FB”
“SMITH Jay C. jr”,”Finland and the Russian Revolution, 1917-1922.”,”””The relations of the Socialist Workers Republic and Soviet Russia were regulated formally by a treaty signed in Petrograd on March 1, 1918. Lenin, Trotsky, Stalin and P. Prochian signed for the Russian Soviet Federated Socialist Republic, and Edward Gylling and Oskai Tokoi for the Finnish Socialist Workers Republic. The treaty was later to highly touted as the first ever made between the socialist states (61). According to the preamble, its purpose was “”to strengthen friendship and brotherhood”” between the two republics. Articles I-XII dealt with property rights and other matters arising out of the separation of Finland and Russia. There was a mutual transfer of all immovable property belonging to one nation in the territory of the other”” (pag 57) Questione Carelia. La Carelia venne a lungo contesa tra il Regno di Svezia e Velikij Novgorod nel XIII secolo. Il trattato di Nöteborg del 1323 divise la Carelia tra le due parti. Vyborg divenne la capitale della nuova provincia svedese. Il trattato di Nystad del 1721, tra Impero russo e l’Impero svedese, assegnò gran parte della Carelia alla Russia. Dopo che la Finlandia venne conquistata dalla Russia nella grande guerra del Nord, parti delle province cedute dalla Svezia (vecchia Finlandia) vennero incorporate nel Granducato di Finlandia. Nel 1917 la Finlandia ottenne l’indipendenza e il confine venne confermato dal trattato di Tartu del 1920. Durante gli anni venti, i finlandesi vennero coinvolti nei tentativi di rovesciare i bolscevichi nella Carelia russa (Carelia orientale), ad esempio con la fallimentare spedizione Aunus. Dopo la fine della guerra civile russa, e con la fondazione dell’Unione Sovietica nel 1922, la parte russa della Carelia divenne una Repubblica Autonoma dell’Unione Sovietica (1923). (wikip)”,”EURN-012″
“SMITH David”,”Il dragone e l’elefante. La Cina, l’India e il nuovo ordine mondiale.”,”David Smith è dal 1989 capo redattore per l’economia del Sunday Times. Cura una serie di rubriche per Professional Investor, Britsh Industry, The Manufacturer ed è un collaboratore fisso di Business Voice, periodico della confederazione degli industriali britannici (CBI). É autore di diversi libri fra i quali Free Lunch.”,”ASIx-012-FL”
“SMITH Leonard”,”Chaos. A Very Short Introduction.”,”Leonard Smith is Senior Research Fellow in Mathematics at Pembroke College, Oxford, Professor in Statistics at the London School of Economics, and Director of the LSE’s Cntre for the Analysis of Time Series. Acknowledgements, Preface, List of Illustrations, Further reading, Glossary, Index, A Very Short Introduction 159,”,”SCIx-198-FL”
“SMITH Stephen A.”,”La Rivoluzione russa: un impero in crisi (1890-1928).”,”Stephen A. Smith insegna Storia all’Università di Oxford. I suoi principali interessi riguardano la Russia e la Cina nell’età contemporanea. Lenin, Trotsky, Stalin “”Lenin non aveva mai negato la possibilità che la Russia potesse compiere qualche progresso verso il socialismo, nonostante la sua arretratezza e il suo isolamento internazionale, né lo fece Trotsky: al centro dello scontro fra quest’ultimo e Stalin vi era la questione se la rivoluzione socialista potesse venire completata entro i confini di un singolo Stato. Negli anni precedenti alla Prima guerra mondiale la teoria di Trotsky sulla “”rivoluzione permanente”” prevedeva che la direzione della rivoluzione borghese in Russia – cioè quella contro l’autocrazia – dovesse ricadere sul proletariato, e una conseguenza di questa tesi era che lo stadio borghese della rivoluzione si sarebbe poi trasformato in socialista. Analogamente, dopo la conquista del potere da parte del proletariato in Russia, Trotsky – e con lui l’intero partito – credette che la Rivoluzione russa fosse destinata a estendersi ai paesi capitalisti più avanzati, dal momento che il capitalismo costituiva un sistema globale: la lezione politica che ne trasse è che la priorità assoluta fosse quella di affrettare la rivoluzione internazionale, se non si voleva che la Russia fosse costretta a rifugiarsi nell’autarchia e in una politica estera permanentemente difensiva. Stalin condannò questa prospettiva come del tutto menscevica e “”disfattista””, parlando di “”tristezza permanente”” e “”disperazione permanente””: lui e i suoi sostenitori si ritenevano al contrario ottimisti, leali, disciplinati “”uomini d’azione””. Stalin insinuò che Trotsky, intellettuale ebreo, non fosse un vero russo. «La mancanza di fiducia nelle forze e nelle capacità della nostra rivoluzione, la mancanza di fiducia nella forza e nelle capacità del proletariato russo, tale è il sostrato della “”rivoluzione permanente””» (66). Alla fine del 1924, issando la sua bandiera sul pennone del “”socialismo in un solo paese””, Stalin inaugurò una prospettiva positiva di una Russia arretrata, ma in grado di risollevarsi con le sue sole forze: ciò solleticava il latente nazionalismo dei sempre più numerosi giovani iscritti del partito (…)”” (pag 292) [(66) I.V. Stalin, ‘La Rivoluzione d’Ottobre e la tattica dei comunisti russi’, ebook, Red Star Press]”,”RIRO-473″
“SMITH Jeremy”,”The Bolsheviks and the National Question, 1917-23.”,”SMITH Jeremy è Researcher e Lecturer in Soviet History nella Renvall Institute, Università di Helsinki.”,”RIRO-002-FC”
“SMITH Adam, a cura di Valentino PARLATO”,”La ricchezza delle nazioni. Abbozzo.”,”Adam Smith (Kirkcaldy 1723 – Edimburgo 1790), economista e filosofo scozzese, subentrò a F. Hutcheson nell’insegnamento di filosofia morale all’Università di Glasgow. Nel 1759 pubblicò Teoria dei sentimenti morali e nel 1776 la sua opera più importante, Ricerche sopra la natura e le cause della ricchezza delle nazioni, nella quale trova origine il pensiero economico moderno.”,”ECOT-025-FV”
“SMITH Adam autore COLLETTI Lucio NAPOLEONI Claudio SYLOS LABINI Paolo contributi critici di”,”La ricchezza delle nazioni.”,”Adam Smith (Kirkcaldy 1723 – Edimburgo 1790), economista e filosofo scozzese, subentrò a F. Hutcheson nell’insegnamento di filosofia morale all’Università di Glasgow. Nel 1759 pubblicò Teoria dei sentimenti morali e nel 1776 la sua opera più importante, Ricerche sopra la natura e le cause della ricchezza delle nazioni, nella quale trova origine il pensiero economico moderno. Alessandro Roncaglia è professore di Economia politica presso l’Università ‘La Sapienza’ di Roma. É autore di Sraffa e la teoria dei prezzi, Petty; la nascita dell’economia politica, L’economia del petrolio, Lineamenti di economia politica r di saggi sulla teoria del valore e della distribuzione, sulla storia del pensiero economico e sull’economia delle fonti di energia.”,”ECOT-163-FL”
“SMITH Joseph”,”La guerra fredda, 1945-1991.”,”Joseph Smith insegna American Diplomatic History nell’Università di Exeter, Gran Bretagna.”,”RAIx-063-FL”
“SMITH Leonard V.”,”Sovereignty at the Paris Peace Conference of 1919.”,”Leonard V. Smith è Frederick B. Artz Professor of History at Oberlin College, Ohio.”,”QMIP-011-FSL”
“SMITH Henry”,”Economia politica e politica economica. Una sintesi delle teorie e delle applicazioni.”,”Nato nel 1905, Henry Smith ha unito all’insegnamento di materie economiche nelle maggiori università inglesi, un’ampia esperienza di affari pubblici; ha presieduto commissioni ministeriali britanniche preposte a questioni economiche di importanza nazionale, e ha operato come consulente per i problemi della pianificazione e dello sviluppo presso i governi di vari paesi del Commonwealth.”,”ECOT-242-FL”
“SMITH Michael ERSKINE Ralph a cura, saggi di Christopher ANDREW Michael SMITH Hugh FOSS Ralph ERSKINE Derek TAUNT Mavis BATEY B. Jack COPELAND Richard J. ALDRICH e altri”,”Action this Day. Bletchley Park from the breaking of the Enigma Code to the birth of the modern computer.”,”””Churchill was still very much interested in what was happening in Yugoslavia. (…) Numerous decrypts during October showed the continuing disorder in Yugoslavia and the Germans’ attempts to counter it. German army and police reports referred to the Partisan threat to the major towns of Ljubljana and Zagreb and their interruption to railways radiating from the towns. A major operation was launched by the Germans in the area between Zagreb, Ljubljana and the Italian border at Trieste. According to German reports, the operation resulted in the death of 3.200 Partisans by mid-November. The German commanders launched a series of operations to clear the Partisans from the remaining stretches of coast that they held, and from the Adriatic islands from which they threatened German shipping and supply routes. These operations were followed in detail by Bletchley Park”” (pag 260-261)”,”QMIS-057-FSD”
“SMURAGLIA Carlo a cura”,”Enciclopedia dei diritti dei lavoratori.”,”Coordinamento e direzione del Professor Carlo SMURAGLIA, titolare cattedra diritto del lavoro della facoltàdi scienze politiche dell’ Università Statale di Milano. Estensori: Laura CASTELVETRI, Piero ICHINO, Luisella ISEMBURG POCAR, Maurizio SALA, Massimo AMODIO, Michele DI-LECCE, Guglielmo SIMONESCHI, Ezio SINISCALCHI, Bruno DURANTE. Orario di lavoro. La legge varata durante il fascismo ancora in vigore. “”In Italia il problema si pone con un certo ritardo rispetto al resto dell’ Europa, così come in ritardo avviene tutta la fase di trasformazione industriale del paese; nel 1902 la l.n. 242 stabilisce un limite massimo di 11 ore di lavoro giornaliero per le donne e i fanciulli e solo a partire dal 1919 alcuni contratti colletitvi prevedono il limite massimo di 8 ore di lavoro giornaliero o 48 ore alla settimanali. Nel 1923 si arriva alla emanazione del r.d.l. n. 692 (convertito in legge con l. 17-4-1925 n. 473), che estende a tutte le categorie di dipendenti, tranne alcune eccezioni, il limite massimo di 8 ore giorn aliere o 48 ore settimanali. E’ questa ancora oggi l’ unica fonte legislativa per la regolazione generale dell’ orario di lavoro (…)””. (pag 189)”,”SIND-072″
“SMYTHE John, Sir, a cura di John Rigby HALE”,”Certain discourses military.”,”Sir John Smythie, soldato di ventura e ambasciatore, nato 1531 nell’Essex e morto nel 1607, sufficientemente vicino al sangue reale da essere definito dalla regina Elisabetta “”un gentiluomo della sua famiglia””.”,”QMIx-072-FSL”
“SNAPE Michael”,”The Redcoat and Religion. The Forgotten History of the British Soldier from the Age of Marlborough to the Eve of the First World War.”,”Titolo: ‘La giubba rossa e la religione. La storia dimenticata del soldato britannico dall’età di Marlborough alla vigilia della prima guerra mondiale’ Michael Snape è Lecturer in Storia moderna all’Università di Birmingham e membro del Centro per gli Studi sulla Prima guerra mondiale della stessa città. È autore pure di ‘The Church of England in Industrialising Society’ (2003)”,”QMIP-030-FSL”
“SNAPE Michael”,”God and the British Soldier. Religion and the British Army in the First and Second World Wars.”,”Michael Snape è Lecturer in Storia moderna all’Università di Birmingham e membro del Centro per gli Studi sulla Prima guerra mondiale della stessa città. È autore pure di ‘The Church of England in Industrialising Society’ (2003)”,”QMIP-031-FSL”
“SNOUCK-HURGRONJE Christian”,”Il pellegrinaggio alla Mecca.”,”Né la presenza di Lourdes in Francia né quella di Fatima in Portogallo hanno resa necessaria l’istituzione di un Ministero del Pellegrinaggio, ministero che invece troviamo nell’Arabia Saudita e che è fra i più importanti e potenti di quello stato. La vitra di C. Snouck-Hurgronje coincide con l’ultima fase dell’espansione coloniale europea, in particolare dopo il 1870, quando molti popoli e stati musulmani vennero incorporati nella sfera d’egemonia occidentale. Nacque nel 1857 nei pressi di Breda, nel Brabante del nord. Morì nel 1936 quando iniziava la conquista italiana di Addis Abeba e dell’Etiopia.”,”RELx-003-FSD”
“SNOW Edgar”,”L’altra riva del fiume. La Cina oggi.”,”SNOW era ritenuto il più autorevole esperto occidentale della Cina contemporanea. Sono passati trent’anni da quando incontrò e intervistò MAO e gli altri capi della rivoluzione cinese dello Shensi, raccontando poi le vicende di quella epopea in ‘Stella rossa sulla Cina’. Il libro ‘L’altra riva’ nasce da un altro viaggio compiuto da SNOW: un itinerario che ha toccato tutti i centri nevralgici della nuova Cina. SNOW è nato nel Missouri nel 1905. Arrivato ventiduenne in Cina, dopo sette anni di permanenza come inviato speciale, nel 1936 poté superare le linee nazionaliste e incontrare i capi maoisti. Durante la 2° GM è stato corrispondente in Russia, Polonia, Germania, Inghilterra, Francia, Austria e India. Nel dopoguerra ha vissuto in India.”,”CINx-035″
“SNOW Edgar”,”Glory and Bondage.”,”Contiene il paragrafo ‘Asia Versus Hitler’ e ‘American Dilemma’ “”Ti rendi conto””, mi disse un giorno un professore russo, “”che questa è probabilmente la prima volta nella storia che l’ Asia ha salvato la cosiddetta civiltà occidentale? Possono gli Stati Uniti vincere la loro guerra contro il Giappone senza un alleato come la Cina? Può la Gran Bretagna recuperare completamente le sue colonie, senza l’ aiuto dell’ India, o può perfino difendere se stessa in Europa? Così per la Russia, dove saremmo oggi senza i territori asiatici?”” (pag 128)”,”ASIx-060″
“SNOW Edgar”,”La mia vita di giornalista. Un viaggio attraverso la storia contemporanea.”,”Citazione CHUANG-TZU: “”Sapere che Cielo e Terra non sono che come un seme di veccia, e che lapunta della peluria è una montagna: questa è l’ espressione della relatività… Principio e fine sono come un circolo. C rescita e declino sono un succedersi di trasformazioni. Dove c’è fine c’è principio.”” “”I comunisti erano stati salvati una volta da Chang Hsueh-liang. Adesso un secondo colpo di fortuna aprì le loro ampie e feconde possibilità: in luglio venne, a districarli dalla loro situazione precaria, la “”provvidenziale”” grande invasione giapponese della Cina, che costrinse Chiang Kai-shek a mettere da parte qualsiasi piano per un’altra campagna di annientamento. Infuriati contro il Generalissimo perché aveva sospeso sia pure temporaneamente la sua offensiva anticomunista, e irritati per il rifiuto da lui opposto alle loro richieste di alleanza, i militaristi giapponesi annunciarono adesso che il compito di “”far rinsavire la Cina”” , secondo la loro espressione, non poteva più essere rimandato. Con il loro istinto infallibile nel fraintendere le vere esigenze di Chiang Kai-shek, e il loro genio per i calcoli politici sbagliati, i giapponesi lanciarono un campagna per “”liberare la Cina dall’ oppressione comunista””, e per “”costruire un nuovo ordine nell’ Asia orientale””. Questa volta nessuno avrebbe potuto fermare il carro giapponese prima che esso avesse cambiato la faccia dell’ Asia, e fosse andato in pezzi nel corso dell’ impresa””. (pag 222)”,”CINx-165″
“SNOW Charles Percy”,”Ogni sorta di gente.”,”SNOW Charles Percy (Lord) è n ato da famiglia operaia nel 1905. Laureato in lettere in legge e anche Master of Science, occupò nel corso della seconda guerra mondiale un posto importante nel settore dei servizi tecnico-scientifici. Civil Service Commander dal 1945 al 1960 ha oggi una parte determinante nell’ organizzazione tecnologica del suo paese. E’ saggista, critico e autore di un ciclo di romanzi. La generazione politica di Churchill. “”In quasi tutta la carriera politica, Churchill riscosse una antipatia copiosa e radicata. L’ antipatia dilagò oltre i confini della politica. I quattro suoi compatrioti che ho preso a soggetto di questo libro erano approssimativamente coetanei: Churchill nacque nel 1874, Lloyd George nel 1866, Wells nel 1866, Rutherford nel 1871, Hardy nel 1877. Lloyd George, l’ho già accennato, gli voleva bene, ma in fondo non provava molto rispetto per lui. Wells ne fece la caricatura in più di un romanzo, presentandolo nei panni d’un retore ampolloso, un tipo rimasto inchiodato alla prima adolescenza militaristica, la cui mente funzionava solo come un grammofono (è però anche vero che Wells, dal canto suo dotato di straordinaria inventiva, in date circostanze seppe adeguarsi al fiuto inventivo di Churchill). Rutherford aveva una pessima opinione di Lindemann; Lindemann era l’ intimo consigliere di Churchill; questo bastò a saldare la partita con tutti e due fin dove giungeva l’ interesse di Rutherford. Quanto a Hardy, come tante delle più belle menti della Cambridge edoardiana, professava un disprezzo generico per i politici in sé e per sé (si possono scorgere tracce di quel disprezzo anche in RUssell, in G.E. Moore, in Keynes e nell’ intera confraternita di Bloomsbury). Hardy era disposto a ammettere che Lloyd George fosse “”un giocatore di classe internazionale””: un termine altamente elogiativo nel suo gergo. Per Churchill, peraltro, Hardy non ebbe mai una buona parola.”” (pag 187-188)”,”BIOx-115″
“SNOW Edgar”,”Red Star Over China.”,”E. Snow è penetrato all’interno della Cina nazionalista per avere un resoconto di prima mano delle attività delle attività militari dell’Armata rossa cinese e politiche del leader Mao. L’autore riporta anche una serie di interviste e le biografie di molti leaders cinesi.”,”CINx-001-FSD”
“SNOW Edgar”,”Red China Today. The Other Side of the River.”,”Ritorno di E. Snow ritorna nel paese per descrivere le enormi difficoltà che deve affrontare il regime cinese per lo sviluppo economico e per diventare una potenza nucleare.”,”CINx-002-FSD”
“SNOWDEN Philip”,”Wages and Prices. An Inquiry into the Wages System and the Relation of Wages and Prices.”,”SNOWDEN è stato un membro del parlamento inglese.”,”UKIE-029″
“SNOWDEN Philip”,”The Living Wage.”,”SNOWDEN è stato un membro del parlamento inglese.”,”MUKx-101″
“SNYDER Timothy”,”Terre di sangue. L’Europa nella morsa di Hitler e Stalin.”,”T. Snyder (Ohio, 1969) è uno storico, scrittore e accademico specializzato nella storia dell’Europa orientale e dell’Olocausto. Docente di Storia presso l’Università di Yale, è membro permanente dell’Istituto di Scienze umane di Vienna. Tra i suoi libri ‘Terra nera. L’Olocausto fra storia e presente. Venti lezioni’, ‘La paura e la ragione. Il collasso della democrazia in Russia’. Il sito ufficiale dell’autore è ‘Europa e America’. Le vittime dell’avanzata dell’Armata Rossa verso Ovest “”Poiché l’Armata Rossa subì enormi perdite nell’avanzata verso ovest, le sue fila vennero rimpinguate da coscritti provenienti dalle repubbliche sovietiche della Bielorussia e dell’Ucraina, le cui famiglie avevano sofferto per mano dei tedeschi e le cui giovani vite erano state condizionate dalla loro occupazione. …. finire (pag 361-363) Varsavia il centro della resistenza urbana al dominio nazista nell’Europa occupata . “”Varsavia fu il centro della resistenza urbana al dominio nazista nell’Europa occupata. Nei due anni tra il settembre del 1942, epoca in cui Treblinka aveva ormai preso le vite della maggior parte degli ebrei di Varsavia, e il settembre del 1944, quando il suo operato venne descritto da Grossman nel suo opuscolo ‘L’inferno di Treblinka’, sia i polacchi sia gli ebrei guidarono rivolte contro l’occupazione tedesca, in modo autonomo ma anche congiunto, nell’aprile del 1943 e nell’agosto del 1944. (pag 322-325)”,”QMIS-360″
“SOARES Mario”,”L’opposizione democratica in Portogallo.”,”Mario Soares è nato nel 1923. Entrato nell’opposizione da giovanissimo, socialista, antifascista, è stato rinchiuso nelle prigioni portoghesi per ben dodici volte e deportato nell’isola di Sao Tomé. Animatore delle campagne elettorali di Norton De-Mattos e di Delgado, dopo un lungo soggiorno in Francia è tornato nel proprio paese dove ha assunto la carica di ministro degli esteri nel nuovo governo portoghese.”,”EURx-006-FSD”
“SOAVE Sergio a cura; scritti di D. BIDUSSA B. BONGIOVANNI F. LIVORSI S. MERLI L. RAPONE S. SOAVE; interventi di L. BERARDO A. CABELLA A. GAROSCI R. LURAGHI P. VITTORELLI”,”Un eretico della sinistra. Angelo Tasca dalla militanza alla crisi della politica.”,”scritti di D. BIDUSSA B. BONGIOVANNI F. LIVORSI S. MERLI L. RAPONE S. SOAVE; interventi di L. BERARDO A. CABELLA A. GAROSCI R. LURAGHI P. VITTORELLI. Il volume raccoglie in forma di saggi gli interventi presentati al convegno storico organizzato dal Comune di Moretta il 22 novembre 1992.”,”PCIx-062″
“SOAVE Sergio”,”Senza tradirsi senza tradire. Silone e Tasca dal comunismo al socialismo cristiano (1900-1940).”,”””In contrasto con molti amici che cercano una sorgente di rinnovamento umanista in Montaigne, Goethe o… Marsilio Ficino, io ho cercato di spiegare che (…) un’ eredità ben più ricca e seria è quella che il cristianesimo ci ha lasciata”” (I. Silone, 1937) Tranquilli, Pasquini (I. Silone) Sergio SOAVE (Savigliano 1946) è docente di storia contemporanea all’ Università degli Studi di Torino. Ha studiato problemi del movimento cattolico, delle autonomie regionali e del movimento socialista. Ha scritto una biografia di Chabod. “”Passa una settimana Silone individua il terzo nemico, forse il più insidioso: il “”garibaldinismo””. Non bisogna confonderlo con Garibaldi (…).”” (pag 56) “”””Le “”camicie rosse proletarie”” saranno tuttavia molto più vicine allo spirito del grande marinaio di Caprera, di quello che non lo siano i nipoti degeneri, al servizio del capitale”” (Silone, ndr). Per come stavano mettendosi le cose, come ammetterà più tardi lo stesso Silone, si tratta più di un auspicio che di una certezza. Molti operai comunisti, infatti, “”abboccavano””, specie a Marsiglia, dove Silone è stato mandato a dirigere il partito della regione. Qui, egli decide di usare la stessa durezza che contraddistingue i coevi scritti su “”La Riscossa””, senza riuscire, tuttavia a normalizzare subito la situazione. Le controversie interne non si placano. Molti compagni assolutizzano il valore delle centurie proletarie e corrono a formare le squadre senza preoccuparsi di mantenere i contatti con il partito. Silone adotta allora la linea di Azzario, procedendo a espulsioni mirate, ma non mette in conto il temperamento dei compagni, alcuni dei quali, ritenendosi ingiustamente colpiti dalle misure amministrative, reagiscono fino allo scontro fisico. L’ episodio fa rumore. Viene prontamente annotato dai servizi informativi del consolato e provoca un intervento della direzione centrale del partito italiano che, lascia trapelare velati rilievi all’ operato di Silone. Ma Silone non ci sta (…)””. (pag 56-57)”,”MITC-071″
“SOAVE Paolo”,”Una vittoria mutilata? L’Italia e la Conferenza di Pace di Parigi.”,”Paolo Soave professore associato di Storia delle relazioni internazionali presso l’Università di Bologna. Ha pubblicato varie opere sul tema della Grande guerra. Con Rubbettino ha pubblicato ‘Fra Reagan e Gheddafi. La politica estera italiana e l’escalation libico-americana degli anni ’80’ (2017) e ‘La democrazia allo specchio. L’Italia e il regime militare ellenico (1967-1974)’ (2014) ‘I nuovi assetti continentali non potevano ignorare la più grande novità politica con la quale occorreva fare i conti, la rivoluzione bolscevica. La Russia fu in effetti il convitato di pietra dell’intera conferenza. Accolta con favore la caduta dei Romanov, che aveva permesso agli Stati Uniti di entrare in guerra senza trovari al fianco dell’autocrazia zarista, Wilson cominciò a ricredersi quando i bolscevichi annunciarono la volontà di abbandonare la guerra e si convertì a una più prudente diplomazia’ (pag 74)”,”ITQM-263″
“SOAVE Sergio a cura di, Scritti di Bruno BONGIOVANNI David BIDUSSA Stefano MERLI Franco LIVORSI Leonardo RAPONE, Interventi di Livio BERARDO Alberto CABELLA Aldo GAROSCI Raimondo LURAGHI Paolo VITTORELLI”,”Un eretico della sinistra. Angelo Tasca dalla militanza alla crisi della politica.”,”Convegno storico organizzato dal Comune di Moretta, il 22 novembre 1992.”,”BIOx-062-FL”
“SOAVE Sergio”,”Federico Chabod politico.”,”Sergio Soave, attualmente deputato (1989), è ricercatore di Storia contemporanea nell’Università di Torino. Ha pubblicato: ‘Fermenti modernistici e Democrazia cristiana in Piemonte’ (Giappichelli, 1975) e Cultura e mito dell’autonomia’ (Angeli, Milano, 1979) nonché saggi su socialismo e comunismo nelle campagne dell’Italia prefascista.”,”STOx-008-FMB”
“SOAVE Sergio”,”Cultura e mito dell’autonomia. La Chiesa in Valle d’Aosta, 1900-1948.”,”S. Soave (Savigliano, 1946) si è occupato della storia del movimento cattolico. E’ autore di ‘Fermenti modernistici e democrazia cristiana in Piemonte’ (1975). Ha lavorato per una ‘Storia del movimento contadino’.”,”RELC-007-FMB”
“SOBEL Dava”,”Longitude. The True Story of a Lone Genius. Who Solved the Greatest Scientific Problem of His Time.”,”Omaggio di Tino Albertocchi Dava Sobel giornalista scientifico del New York Times.”,”SCIx-419″
“SOBEL Robert”,”ITT. The Management of Opportunity.”,”Robert Sobel preofessore di Business History al New College di Hofstra, e giornalista finanziario per ‘Newsday’ ha avuto accesso agli archivi ITT. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Panic on Wall Street’ (1968), ‘The Entrepreneurs’ (1974), ‘The Fallen Colossus’ (1977); ‘IBM Colossus in Transition’ (1981). Contiene appunti manoscritti sul libro”,”ECOG-096″
“SOBEL Robert”,”The Manipulators. America in the Media Age.”,”Robert Sobel è stato Professore di Storia al New College of Hofstra University e autore di una quindicina di libri compresa la nomina per il premio Pulitzer ‘For Want of A Nail if Burgogne Had Won Saratoga’.”,”EDIx-257″
“SOBOLEV P.N. (SOBOLEW) GIMPELSON J.G. TRUKAN G.A. a cura”,”Illustrierte Geschichte der Großen Sozialistischen Oktober-Revolution.”,”E’ la traduzione della pubblicazione russa dell’ Institut für Geschichte der Akademie der Wissenschaften der UdSSR (Istituto storico dell’accademia delle scienze dell’Urss)”,”RIRO-453″
“SOBOLEV A. SIRINYA K,K. FIRSOV F.I. KOROLEV N.Y. REZNIKOV A.B. ZASTAVENKO G.F. CHURBANOV L.G. SOKOLOV Y.N.”,”Outline History of the Communist International.”,”Collaborazione alla realizzazione di questo volume di Ulbricht, Ibarruri, Duclos, Tim Buck, Khaled Bagdache, Codovilla, Cogniot Lehtinen, Ponorarev, Palme Dutt, Dezso Nemes, Friedl Fürnberg, E. Sereni, Ruben Avranov, A. Rothstein.”,”INTT-001-FPB”
“SOBOUL Albert”,”Robespierre.”,”Pierre DEROCLES è lo pseudonimo di A. SOBOUL”,”FRAR-114″
“SOBOUL Albert”,”La rivoluzione francese.”,”Albert SOBOUL (1914-1982), uno dei maggiori storici francesi, allievo e collaboratore di Georges LEFEBVRE, al quale successe nella direzione di alcuni tra i più importanti organismi di ricerca sulla Riv Franc, divenne noto per aver condotto studi approfonditi sui movimenti popolari che diedero slancio alla rivoluzione. Si è occupato soprattutto degli aspetti sociali della rivoluzione francese, divenendo uno degli interpreti più qualificati della nuovo storiografia francese. Ha insegnato storia moderna all’Univ di Clermont-Ferrand, è stato uno dei VP della Società di studi robespierristi, segretario generale degli Annales historiques de la Revolution francaise e VP della Società di Storia moderna. La sua opera più conosciuta è ‘Precis d’Histoire de la Revolution francaise’. Pubblicata in IT da Laterza e ora da Newton Compton. Altre opere: -Le Premiere Republique, 1792-1804. CALMANN-LEVY. 1968 -La Revolution Francaise. PUF. 1972 -Le Directoire et le Consulat, 1795-1804- PUF. 1967 -Die Sans-culotten von Paris. Documents sul l’Histoire du mouvement populaire. (edito a Berlino a cura di Walter MARKOV) -Le Proces de Louis XVI. JULLIARD. 1966 -Les sans-culottes parisiens en l’an II. Mouvement populaire et gouvernement revolutionnaire, 2 juin 1793-99 Thermidor an II, edita a Parigi nel 1958 (Tesi di dottorato) (uscita in IT in edizione ridotta con il titolo ‘Movimento popolare e rivoluzione borghese. I sanculotti parigini dell’anno II’, LATERZA. 1959) Ha scritto anche libri sulla FR dell’Ancien Regime (vedi nota bibliografica)”,”FRAR-040″
“SOBOUL Albert”,”La Premiere Republique.”,”Allievo di Georges LEFEBVRE, il maestro incontestato degli studi sulla rivoluzione francese, abilitato di storia e geografia, per molto tempo professore al Lycée Henri-IV, docteur és-lettres con la sua tesi sui sanculotti parigini nell’anno II, sostenuta nel 1958, Albert SOBOUL è (1968) Prof di storia contemporanea all’Univ di Clermont-Ferrand (facoltà di lettere) e VP della Societé d’histoire moderne. E’ uno dei P della Societé des Etudes robespierristes e segretario generale delle ‘Annales historiques de la Revolution francaise’.”,”FRAR-042″
“SOBOUL Albert”,”La rivoluzione francese.”,”””La Rivoluzione francese costituisce, insieme a quelle olandese e inglese del secolo XVII, il coronamento della lunga evoluzione economica e sociale che ha reso la borghesia padrone del mondo. (…) Ricercando i presupposti storici della Carta del 1814, Guizot metteva in evidenza che l’originalità della società francese – come di quella inglese – consisteva essenzialmente nella presenza, tra il popolo e l’aristocrazia di una forte classe borghese, che aveva a poco a poco elaborato la propria ideologia e formato i quadri di una società di tipo nuovo, di cui il 1789 era stato la consacrazione. Tocqueville dopo di lui, e in seguito anche Taine, sostennero la stessa opinione. (…) Questi storici però (…) non si erano molto preoccupati di procedere a un’indagine precisa sulle origini economiche della Rivoluzione o sulle classi sociali che ne erano state protagoniste. Soprattutto, nonostante la loro lucidità, questi storici borghesi non erano stati in grado di mettere in evidenza l’elemento essenziale: che la Rivoluzione si spiega, in ultima analisi, con una contraddizione fra i rapporti di produzione e il carattere delle forze produttive. Marx ed Engels per primi, nel ‘Manifesto del partito comunista’, sottolinearono con forza che i mezzi di produzione – sulla base dei quali fu costruita la potenza della borghesia – erano stati creati e si erano sviluppati all’interno stesso della “”società feudale””. Alla fine del secolo XVIII il regime della proprietà, l’organizzazione dell’agricoltura e della manifattura non corrispondevano più alle forze produttive in pieno sviluppo e costituivano altrettanti impedimenti per la produzione. “”Era necessario spezzare quelle catene””, scrivono gli autori del ‘Manifesto’, “”ed esse furono spezzate””.”” (pag 17-18) [prefazione][Albert Soboul, La Rivoluzione francese, 1991] (2° edizione)”,”FRAR-043″
“SOBOUL Albert”,”Feudalesimo e Stato rivoluzionario. Problemi della rivoluzione francese.”,”Albert SOBOUL, titolare alla Sorbona della prestigiosa cattedra di Storia della Rivoluzione francese e autore di opere di grande importanza, è stato con il suo maestro Georges LEFEBVRE (1874-1959) al centro della svolta storiografica, per la quale l’analisi della Rivoluzione del 1789, mantenutasi per tutto l’Ottocento e sin quasi alle soglie della 2° GM al livello delle grandi forze organizzate, della classe politica rivoluzionaria quale si manifestava nelle Assemblee e nei Comitati di governo o nei grandi leaders, da MIRABEAU a CONDORCET, da DANTON a ROBESPIERRE, è scesa sino alle masse, a quegli strati sociali che stavano ancora dietro la grande scena rivoluzionaria. E’ nata la storia della Riv Franc ‘d’en bas’ e ormai vittoriosa sulla precedente storiografia ‘d’en haut’. Questa nuova storiografia nel 1959 arrivò al culmine con l’opera di SOBOUL sui sanculotti parigini dell’anno II. Questo prosegue questa ricerca storiografica.”,”FRAR-154″
“SOBOUL Albert”,”Precis d’histoire de la revolution francaise.”,”Giacobini: Membri del club politico francese “”Società degli amici della costituzione””, fondato nel 1789 durante la Rivoluzione francese. Il nome deriva dal loro luogo d’incontro, un ex convento parigino dei domenicani, o jacobins. MIRABEAU e Maximilien ROBESPIERRE furono tra i fondatori, ma solo il secondo ne divenne capo indiscusso. Composto di circa 3000 membri a Parigi, il club si diffuse rapidamente controllando 1200 società affiliate in tutta la Francia e acquistando un enorme potere politico, che raggiunse l’apice quando fu creata la Convenzione nazionale, l’assemblea rappresentativa francese che fu attiva dal 1792 al 1795. Favorevoli nei primi anni alla monarchia costituzionale, dopo la tentata fuga dalla Francia di LUIGI XVI (1791), i giacobini si”,”FRAR-160″
“SOBOUL Albert”,”La rivoluzione francese. Vol 1. Parte Prima. “”La nazione, il re, la legge””. Rivoluzione borghese e movimento popolare, 1789-1792.”,”Allievo e collaboratore di Georges LEFEBVRE, al quale è succeduto nella direzione di importanti organismi di ricerca sulla Rivoluzione Francese, A. SOBOUL ha legato il suo nome allo studio dei movimenti popolari della grande rivoluzione francese. Ha studiato dal punto di vista ideologico politico ed economico, sociale i sanculotti e il loro rapporto con la giovane classe dirigente borghese, Babeuf e i prodomi del comunismo moderno, il pensiero e l’ azione del movimento democratico e socialista di questi anni cruciali. “”L’ opera dell’ Assemblea costituente è dunque immensa: essa abbraccia tutti i settori, quello politico e quello amministrativo, quello religioso e quello economico. La Francia e la nazione sono rigenerate; vengono poste le fondamenta della nuova società. Figli della ragione e dei lumi, i costituenti hanno edificato una costruzione logica, chiara, uniforme. Ma, esponenti della borghesia, hanno piegato i principi di libertà e di eguaglianza, solennemente proclamati, nel senso degli interessi della loro classe.”” (pag 198)”,”FRAR-260″
“SOBOUL Albert”,”La rivoluzione francese. Vol 2. Parte seconda: “”Il dispotismo della libertà””. Governo rivoluzionario e movimento popolare (1792-95).”,”Nato nel 1914 da una famiglia di piccoli coltivatori poveri del Mezzogiorno della Francia frequentò l’ Ecole Normale Superieure. Licencié in storia e geografia, agregé nel 1938 condivise gli entusiasmi e le delusioni della fase del Front populaire, della guerra di Spagna. Professore nel 1940 al liceo Montpellier, quindi responsabile della resistenza per gli studenti, arrestato nel 1942 poi allontanato dall’insegnamento fece attività clandestina fino al 1944. Dopo la Liberazione conobbe Georges LEFEBVRE di cui fu allievo e discepolo. “”Il commercio coloniale francese era in rovina, la navigazione commerciale ridotta a zero dal blocco britannico, la marina da guerra impotente. Il proclama stigmatizzava “”la perfida Albione che accumula nei suoi forzieri le lacrime e il sangue dei popoli e s’ ingrassa delle loro spoglie””. Non minori le lagnanze politiche: il Direttorio ricordava l’ oro inglese che aveva finanziato la coalizione, Tolone, Quiberon e la Vandea: “”L’ armata d’ Inghilterra vada a dettare la pace a Londra!””. Circa 50 mila uomini furono concentrati a Brest. Il conflitto franco-inglese presentò però un carattere essenzialmente economico””. (pag 526)”,”FRAR-261″
“SOBOUL Albert”,”Mouvement populaire et gouvernment révolutionnaire en l’ an II, 1793-1794.”,”Terrore e coscrizione obbligatoria imposti dalla spinta popolare: “”Le misure del terrore contro i nemici interni apparivano tanto più necessari, in questi ultimi giorni d’ agosto, quanto la leva in massa infine imposta dalla spinta popolare rischiava di privare le sezioni dei loro elementi più ardenti.”” (pag 83) “”Come per l’ arresto dei sospetti, una iniziativa popolare determina la leva in massa e riesce a imporla al Comitato di salute pubblica e alla Convenzione. La leva in massa corrispondeva alla mentalità rivoluzionaria sanculotta. Essa era popolare nelle sezioni e nei clubs, i sanculotti stimavano che l’ esercito non dovesse reclutare solo nei loro ranghi, come durante l’ Ancien Regime: la classe agiata o ricca doveva contribuire, come il popolo, alla difesa del paese. Essa era ancora popolare perché mettendo il vantaggio del numero a fianco della Rivoluzione, faceva sperare, di fronte a delle armate nemiche dagli effettivi ridotti, una vittoria rapida: Jemappes era là per provarlo.”” (pag 83)”,”FRAR-283″
“SOBOUL Albert”,”Kurze Geschichte der Franzosischen Revolution. Mit einem Nachwort Zum deutschen Jakobinismus.”,”Contiene il paragrafo: “”Spontaneità rivoluzionaria e organizzazione””. (pag 34)”,”FRAR-295″
“SOBOUL Albert a cura; saggi di E. GUIBERT-SLEDZIEWSKI H. RESENDE A. ADO J.L. GOLDSMITH CL. GINDIN J. DEFRANCESCHI P. MASSE’ G.R. IKNI C. WOLIKOW J.N. LUC P. GOUJARD P. HERLIHY”,”Contributions à l’ histoire paysanne de la révolution francaise.”,”SOBOUL Albert è professore alla Sorbona. Saggi di E. GUIBERT-SLEDZIEWSKI H. RESENDE A. ADO J.L. GOLDSMITH CL. GINDIN J. DEFRANCESCHI P. MASSE’ G.R. IKNI C. WOLIKOW J.N. LUC P. GOUJARD P. HERLIHY. “”Se la maggior parte degli storici della Rivoluzione francese concordano nel riconoscere il carattere antifeudale di questa rivoluzione e il ruolo essenziale che giocano i contadini nel processo rivoluzionario, si è costretti a riconoscere che gli studi concreti sull’ abolizione del feudalesimo non abbondano. La prova può essere il fatto che al colloquio di Tolosa sull’ abolizione del feudalesimo nel mondo occidentale (1968), non sia stato presentato alcun rapporto di sintesi sull’ abolizione del feudalesimo in Francia. La via aperta da Jaures nella sua ‘Histoire socialiste’, da Aulard nel suo schizzo ‘La Rivolution francaise et le régime féodal’, da Georges Lefebvre nella sua tesi sui contadini del Nord e i suoi numerosi articoli, non sono stati molto seguiti.”” (pag 353-354, Ph. Goujard)”,”FRAR-296″
“SOBOUL Albert”,”La revolución francesa.”,”””Ma il Terrore, sta unicamente al servizio della repubblica: la ‘virtù’, “”principio fondamentale del governo democratico o popolare””, costituisce la garanzia del fatto che il governo rivoluzionario non cadrà nel dispotismo. La ‘virtù’, “”ovvero – secondo Robespierre -, l’ amore verso la patria e le sue leggi””, “”la consegna magnanima che fonde tutti gli interessi particolari nell’ interesse generale””.”” (pag 92-93) “”El jacobinismo, que caracterizó la teoría y la práctica del gobierno revolucionario, tanto como por una ideología derivada del rusonismo, se definió por un temperamento y una técnica políticos””. (pag 94)”,”FRAR-333″
“SOBOUL Albert”,”La Revolution francaise. Nouvelle edition revue et augmentee du precis d’ histoire de la revolution francaise, avec un avant-propos de Claude Mazauric et una bibliographie de l’ oeuvre d’Albert Soboul par Francoise Brunel.”,”””La controffensiva degli Esagerati (febbraio 1794). La fazione ‘ultra’ degli Exagérés, dapprima disorientata dallo sfavore governativo della decristianizzazione, colpita per le sue compromissioni con alcuni estremisti stranieri, vittima degli intrighi di Fabre d’Englantine, liberata un momento dagli attacchi degli Indulgenti, riprende influenza. La fazione trascina il club dei Cordiglieri che reclamava instancabilmente la liberazione di Vincent e di Ronsin; uno dei suoi bastioni era costituito dall’ Ufficio della Guerra che Vincent aveva riempito di ‘patriotes prononcés’; per mezzo di Hebert, essa era influente alla Comune, con Momoro al Dipartimento. Lo sforzo degli Esagerati si incentrava sulla liberazione dei patrioti incarcerati, sull’ accelerazione del Terrore, sul rafforzamento dell’ economia dirigista””. (pag 345) “”L’ effort des Exagérés portait sur la libération des patriotes incarcérés, sull’ accélération de la Terreur, sur le renforcement de l’ économie dirigée.”” (pag 345) Pierre-Gaspard Chaumette dit Anaxagoras, né à Nevers, le 24 mai 1763 et mort à Paris, le 13 avril 1794, est un membre de la Commune de Paris. Il était fils d’un cordonnier qui lui fit faire quelques études. Il vint à Paris en 1789, travailla à un journal intitulé les Révolutions de Paris, et fut nommé en 1792 procureur syndic de la Commune. Il fut, avec Hébert, son substitut, à la tête d’une faction dite des “”exagérés””. Il proposa et prit de nombreuses mesures sociales (interdiction de fouetter les enfants dans les écoles, aide aux prostituées, vieux, orphelins, malades), culturelles (bibliothèques, conservatoire de musique) mais aussi “”terroristes”” (loi des suspect, armée révolutionnaire, guillotine mobile…) Il fut un partisan de la déchristianisation et prit le nom de “”Anaxagoras”” en référence au philosophe grec antique qui fut pendu pour athéisme. Il inventa les fêtes de la Raison, qui se célébraient à Notre-Dame, et dont la déesse était représentée par une actrice de l’Opéra. Il est arrêté en même temps que Hébert au moment de l’offensive de Robespierre et Danton contre les “”enragés”” et les “”exagérés””. Accusé par le tribunal révolutionnaire (Fouquiet-Tinville) d’avoir “”cherché à anéantir toute espèce de morale, effacer toute idée de divinité et fonder le gouvernement français sur l’athéisme””, il est guillotiné le 13 avril 1794. BOSSUT Nicole, Chaumette porte-parole sans culotte, CTHS, 1998″,”FRAR-334″
“SOBOUL Albert”,”Feudalesimo e Stato rivoluzionario. Problemi della Rivoluzione francese.”,”Albert Soboul, nato nel 1914 e morto nel 1982, ha svolto la sua attività di docente e di ricercatore alla Sorbona dal 1967. Albert Soboul, uno dei maggiori storici di Francia, fu allievo e collaboratore di Georges Lefebvre, al quale successe nella direzione di alcuni tra i più importanti organismi di ricerca sulla Rivoluzione francese. Divenne noto per aver condotto gli studi più approfonditi sui movimenti popolari che diedero vigore e significato alla Rivoluzione.”,”FRAR-004-FL”
“SOBOUL Albert”,”Storia della Rivoluzione francese.”,”Albert Soboul, nato nel 1914 e morto nel 1982, ha svolto la sua attività di docente e di ricercatore alla Sorbona dal 1967. Albert Soboul, uno dei maggiori storici di Francia, fu allievo e collaboratore di Georges Lefebvre, al quale successe nella direzione di alcuni tra i più importanti organismi di ricerca sulla Rivoluzione francese. Divenne noto per aver condotto gli studi più approfonditi sui movimenti popolari che diedero vigore e significato alla Rivoluzione.”,”FRAR-006-FL”
“SOBOUL Albert a cura; testi scelti di DIDEROT D’ALEMBERT D’HOLBACH TURGOT DE JAUCOURT MARMONTEL QUESNEY”,”Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri.”,”””Quali che possano essere state queste insufficienze, sarebbe tuttavia ben difficile sminuire il ruolo storico dell”Enciclopedia’. Essa fornì alla borghesia armi efficaci nella sua lotta rivoluzionaria. «Quest’opera – scrive Diderot alla sua amica Sophie Volland, il 26 settembre 1762, a proposito dell’ottavo volume – produrrà sicuramente, col tempo, una rivoluzione negli spiriti, e spero che i tiranni, gli oppressori, i fanatici e gli intolleranti non riusciranno a vincerla. Noi avremo così servito l’umanità». Ma c’è di più. Il materialismo del XVIII secolo conteneva in germe idee che, fino all’apparire del marxismo, furono alla base di tutto il pensiero progressista, e costituirono anche la base «logica» dei primi comunisti francesi, come Dezamy e Gay. «Se si muove – scrive Marx – dalle dottrine del materialismo sulla bontà originaria degli uomini e sulla loro eguale capacità intellettuale, sull’onnipotenza della esperienza, dell’abitudine, dell’educazione, sull’influsso delle circostanze esterne sull’uomo, sulla grande importanza dell’industria, sul diritto al godimento ecc., non occorre una grande acutezza per cogliere la connessione necessaria del materialismo con il comunismo e il socialismo. Se l’uomo si forma ogni conoscenza, ogni percezione ecc., dal mondo sensibile e dall’esperienza del mondo sensibile, ciò che importa allora è ordinare il mondo empirico in modo che l’uomo, in esso, faccia esperienza di ciò – e prenda l’abitudine a ciò – che è veramente umano, in modo che l’uomo faccia esperienza di sé come uomo» (1)”” [Albert Soboul, Prefazione, in ‘Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri’, Editori Riuniti, Roma, 1976] [(1) K. Marx F. Engels, ‘La sacra famiglia’, Roma, Editori Riuniti, 1967, p. 172]”,”FILx-042-FV”
“SOBOUL Albert”,”La rivoluzione francese. Volume primo.”,”Allievo e collaboratore di Georges Lefebvre, al quale è succeduto nella direzione di importanti organismi di ricerca sulla Rivoluzione Francese, A. Soboul ha legato il suo nome allo studio dei movimenti popolari della grande rivoluzione francese. Ha studiato dal punto di vista ideologico politico ed economico, sociale i sanculotti e il loro rapporto con la giovane classe dirigente borghese, Babeuf e i prodomi del comunismo moderno, il pensiero e l’azione del movimento democratico e socialista di questi anni cruciali. Marx sulla ‘Montagna’ (pag 266) “”La rivalità tra la Gironda e la Montagna rivestiva dunque l’aspetto di un conflitto di classe. Indubbiamente, la maggior parte dei montagnardi era, come i girondini, di origine borghese; ma le necessità della difesa nazionale e rivoluzionaria imposero loro una politica a favore delle masse: politica coerente con i principi per alcuni, politica dettata dalle circostanze per altri. Il Terrore che la Montagna accettò e legalizzò non fu, secondo Marx, che «un modo plebeo di farla finita con i nemici della borghesia, cioè l’assolutismo e la feudalità»; di là doveva venire la salvezza della rivoluzione borghese”” (pag 266)”,”FRAR-011-FV”
“SOBOUL Albert”,”La rivoluzione francese. Volume secondo.”,”Nato nel 1914 da una famiglia di piccoli coltivatori poveri del Mezzogiorno della Francia frequentò l’Ecole Normale Superieure. Licencié in storia e geografia, agregé nel 1938 condivise gli entusiasmi e le delusioni della fase del Front populaire, della guerra di Spagna. Professore nel 1940 al liceo Montpellier, quindi responsabile della resistenza per gli studenti, arrestato nel 1942 poi allontanato dall’insegnamento fece attività clandestina fino al 1944. Dopo la Liberazione conobbe Georges Lefebvre di cui fu allievo e discepolo. Dall’anno II della rivoluzione francese alle idee di Babeuf e di Buonarroti, «al di là delle idee del vecchio stato di cose» “”Nonostante l’insuccesso finale, il tentativo dell’anno II assunse a valore d’esempio. Gli uomini del Novantatré specialmente i robespierristi, tentarono di superare la contraddizione di fondo tra le esigenze dell’eguaglianza dei diritti proclamata come principio e le conseguenze della libertà economica, al fine di attuare nel quadro di una repubblica democratica e sociale l’«eguaglianza dei frutti». Tentativo grandioso, drammatico per la sua stessa impotenza, e che permette di misurare l’antagonismo irreducibile che può correre tra le aspirazioni di un gruppo sociale e lo stato oggettivo delle necessità storiche. Come è infatti possibile affermare il carattere imprescrittibile del diritto di proprietà e quindi di riconoscere le esigenze degli interessi privati e la libera ricerca del profitto, e contemporaneamente voler annullare per certuni le conseguenze di quei diritti per costruire una società egualitaria? «Tempo di anticipazioni», come Ernest Labrousse a definito «questa rivoluzione convenzionale»? Certamente. Il tentativo dell’anno II ha alimentato il pensiero sociale del secolo XIX, il suo ricordo ha fortemente pesato sulle lotte politiche. I tentativi montagnardi hanno lentamente preso contorni precisi, innanzitutto quell’istruzione pubblica accessibile a tutti vanamente richiesta dai sanculotti come una delle condizioni necessarie alla democrazia sociale. Ma nello stesso tempo, accrescendosi le distanze sociali per effetto della libertà economica e della concentrazione capitalistica e rafforzandosi gli antagonismi, l’«eguaglianza dei frutti» si allontanava sempre più. Inchiodati alla loro condizione, artigiani e bottegai, discendenti dei sanculotti del Novantatré, sempre attaccati alla piccola proprietà fondata sul lavoro individuale, oscillarono tra l’utopia e la rivolta. La stessa contraddizione e la stessa impotenza pesarono sempre sui tentativi di democrazia sociale: l’attesta la tragedia del giugno 1848. L’anno II («Non debbono esserci né ricchi né poveri», secondo Saint-Just nel Quarto frammento delle ‘Institutions républicaines’: quello stesso Saint-Just che nota però nella sua agenda: «Non ammettere la spartizione delle proprietà»), il chimerico anno II, non apparterà al tempo delle utopie? … La repubblica egualitaria rimase nel regno delle anticipazioni, Icaria mai raggiunta ma sempre cercata. Già al tempo della Rivoluzione, però, Babeuf aveva rilevato la contraddizione, presentando la «comunità dei beni e dei lavori» come il solo mezzo capace di instaurare l’«eguaglianza dei frutti» e di realizzare la «felicità comune»: l’abolizione della proprietà privata e la collettivizzazione dei mezzi di produzione apparvero al Tribuno del popolo, seppur confusamente, come le condizioni necessarie di una democrazia sociale effettiva. L’ideologia babuvista rappresentò un mutamento rispetto a quella dell’anno II: primo abbozzo dell’ideologia rivoluzionaria della nuova società nata dalla Rivoluzione stessa. Buonarroti la trasmise alla generazione del 1830: essa si colloca all’origine del pensiero e dell’azione socialista. Dalla Rivoluzione francese nascevano così idee che portavano, secondo le parole di Marx, «al di là delle idee del vecchio stato di cose»: quelle di un ordine sociale nuovo che non fosse l’ordine borghese”” (pag 623-624) [Albert Soboul, La rivoluzione francese. Volume secondo’, Editori Laterza, Bari, 1966] (L’anno II del calendario rivoluzionario francese corrispondeva a un periodo ricompreso tra gli anni 1793 e 1794 del calendario gregoriano. Esso ebbe inizio il 22 settembre 1793 (1º vendemmiaio II), ma entrò in vigore il giorno successivo alla data del decreto che lo istituì; wikip)”,”FRAR-012-FV”
“SOBOUL Albert”,”La Rivoluzione francese.”,”Albert Soboul, nato nel 1914 e morto nel 1982, ha svolto la sua attività di docente e di ricercatore alla Sorbona dal 1967. Albert Soboul, uno dei maggiori storici di Francia, fu allievo e collaboratore di Georges Lefebvre, al quale successe nella direzione di alcuni tra i più importanti organismi di ricerca sulla Rivoluzione francese. Divenne noto per aver condotto gli studi più approfonditi sui movimenti popolari che diedero vigore e significato alla Rivoluzione.”,”FRAR-027-FL”
“SOBOUL Albert VIGIER Philippe BARRAL Pierre e TAVERNIER Yves DROZ Jaques VILAR Pierre DHONDT Jan CRAEYBECKX Jan MUTH Heinrich OBERMANN Karl GRUNER Erich BRIGGS Asa LUNDEN Karl”,”Les mouvements paysans dans le mond contemporain. Volume I.”,”Direzione dei ‘Quaderni Internazionali di Storia Economica e Sociale’ di Domenico Demarco Contiene tra l’altro: – Movimenti contadini e torbidi agrari in Francia dal 1789 a metà XIX secolo (A. Soboul) (pag 125-) – Riflessioni su movimenti contadini e le rivoluzioni del XX secolo (pag 78-82) – I movimenti contadini in Francia, strategia sindacale e politica dal 1945 al 1965 (Y. Tavernier) (pag 164-) “”En France même, où s’est constituée une classe moyenne de paysans-propriétaires, le mécontentement a suscité un «socialisme agraire», exigeant la libération de la terre, qui a été l’un des facteurs essentiels du trouble des campagnes à l’époque de la révolution de 1848. C’est ce qui fera dire dans son «18 Brumaire de Napoléon Bonaparte» à Karl Marx, qui pourtant s’était jusqu’alors exprimé avec quelque mépris sur le compte des paysans, qu’après avoir été un instrument de la bourgeoisie dans sa lutte contre le féodalisme, la paysannerie, guidée par le prolétariat, devait jouer un rôle déterminant dans la marche vers la révolution. Cependant Marx et Engels, dans leur analyse du processus d’industrialisation des pays capitalistes, avaient insisté sur l’ambiguité de la condition paysanne (2): sans doute était-il possible d’envisager une alliance des petits paysans avec les ouvriers contre la bourgeoisie; mais de cette alliance ils étaient détournés par le caractère conservateur de leur genre de vie et de leurs aspiration sociales. Les troubles qui secouent la paysannerie au cours de XIXe siècle sont le plus souvent de caractère archaïque, marquant la difficulté que celle-ci éprouve à s’intégrer dans le système capitaliste: troubles qui marquent son attachement, au sein d’une économie de subsistance, aux anciens droits d’exploitation collective, aux communauté rurales traditionnelles. Certes, dans ces troubles, qui peuvent prendre une grande ampleur, s’exprime parfois un vif sentiment de classe; il n’en reste pas moins qu’ils vont contre la marche du temps. (…) Le problème du rôle révolutionnaire de la paysannerie se reposera à la fin du XIXe siècle, à propos de la Russie, où, dans un pays faiblement industrialisé, une agitation endémique est maintenue au sein d’une classe paysanne qui, après la réforme de 1861 qui l’a profondément déçue, aspire à une nouvelle distribution de la propriété, au «partage noir» des terres. Aux yeux de Lénine, le moujik n’était pas porteur d’une mission révolutionnaire innée, comme le pensaient Bakounine et les «Narodniki»; il ne pensait pas que la paysannerie pût être «la classe fondamentale de la révolution»; mais, contre Rosa Luxembourg et Trotsky, et malgré certaines fluctations de pensée, il estima après 1905, que devait se réaliser une «dictature révolutionnaire-démocratique du prolétariat et de la paysannerie», au sein de laquelle d’ailleurs, le prolétariat devait garder un rôle directeur. Ce stade achevé, il estimait que la majorité des paysans refuserait d’aller loin; mais alors le prolétariat s’allierait avec les paysans les plus pauvres contre ceux qui se seraient enrichis par le partage des terres. La lutte des classes opposant pauvres et riches à la campagne s’affirme avec une particulière acuité autour de la Révolution de 1917 et de la collectivisation des terres qui s’ensuivit en URSS; mais en Europe occidentale même – en Italie par exemple -, on sait le rôle que jouèrent les occupations de fermes par les paysans et les prolétaires agricoles vers 1920 dans l’inquiétude des classes dirigeantes qui recoururent finalement au fascisme. C’est cependant à propos de la révolution chinois que s’est posé le problème de la paysannerie, en tant que force révolutionnaire directrice (3). Dès la Deuxième Congrès de l’Internationale communiste (1920), Lénine envisageait d’adapter «non seulement les institutions soviétiques, mais aussi le parti communiste (sa composition, ses tâches particulières), au niveau des pays agricoles de l’Orient colonial»”” (pag 79-80) [‘Reflexions sur les mouvements paysans et les revolutions au XXe siècle. En guise de conclusion (pag 78-82)] [(in) ‘Les mouvements paysans dans le mond contemporain. Volume I’, Librairie Droz, Genève, 1976, scritti di Albert Soboul e altri] [(2) E. Molnar, La politique d’alliance du Marxisme, 1848-1889′, Budapest, 1967; (3) H. Carrere d’Encausse et S. Schram, ‘Le Marxisme et l’Asie, 1853-1964’, Paris, 1965] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”STOS-219″ “SOBOUL Albert a cura, testi di D’ALEMBERT DIDEROT TURGOT D’HOLBACH DE JAUCOURT MARMONTEL QUESNAY”,”Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri.”,”Albert Soboul, nato nel 1914 e morto nel 1982, ha svolto la sua attività di docente e di ricercatore alla Sorbona dal 1967. Albert Soboul, uno dei maggiori storici di Francia, fu allievo e collaboratore di Georges Lefebvre, al quale successe nella direzione di alcuni tra i più importanti organismi di ricerca sulla Rivoluzione francese. Divenne noto per aver condotto gli studi più approfonditi sui movimenti popolari che diedero vigore e significato alla Rivoluzione.”,”FRAG-004-FL” “SOBOUL Albert”,”La rivoluzione francese. Volume primo”,”Allievo e collaboratore di Georges Lefebvre, al quale è succeduto nella direzione di importanti organismi di ricerca sulla Rivoluzione Francese, A. Soboul ha legato il suo nome allo studio dei movimenti popolari della grande rivoluzione francese. Ha studiato dal punto di vista ideologico politico ed economico, sociale i sanculotti e il loro rapporto con la giovane classe dirigente borghese, Babeuf e i prodomi del comunismo moderno, il pensiero e l’ azione del movimento democratico e socialista di questi anni cruciali. “”L’articolo votato il 22 settembre, dopo aver stabilito il carattere monarchico del governo, affermava: «In Francia non esiste autorità superiore alla legge. Il re non regna che per mezzo di essa, e soltanto in virtù delle leggi egli può esigere obbedienza». La volontà del re non ha più forza di legge”” (pag 174)”,”FRAR-002-FRR” “SOBOUL Albert”,”La rivoluzione francese. Volume secondo.”,”Nato nel 1914 da una famiglia di piccoli coltivatori poveri del Mezzogiorno della Francia frequentò l’ Ecole Normale Superieure. Licencié in storia e geografia, agregé nel 1938 condivise gli entusiasmi e le delusioni della fase del Front populaire, della guerra di Spagna. Professore nel 1940 al liceo Montpellier, quindi responsabile della resistenza per gli studenti, arrestato nel 1942 poi allontanato dall’insegnamento fece attività clandestina fino al 1944. Dopo la Liberazione conobbe Georges LEFEBVRE di cui fu allievo e discepolo. “”Con il 18 brumaio era suonata l’ora della stabilizzazione definitiva, fino allora invano cercata. La realtà nuova, quale la borghesia dell’Ottantanove l’aveva sognata, era ancora lungi su molti punti dal rispondere ai suoi desideri. La società era ancora fluida…”” (pag 559)”,”FRAR-003-FRR” “SOC UGT CONC USO”,”Presente y futuro del sindicalismo en Catalunya.”,”E’ la raccolta degli interventi e il dibattito sviluppatosi a Barcellona nel maggio 1976. Intervennero le sigle SOC (Solidaritat d’ Obrers de Catalunya), UGT (Union General de Trabajadores), CONC (Commision Obrera Nacional de Catalunya), USO (Union Sindical Obrera).”,”MSPx-030″ “SOCCI Ettore”,”Il Grido della Rivolta. Romanzo.”,”””Chiunque abbia sentito parlare della Comune di Parigi sarà interessato e incuriosito dal “”Grido della Rivolta””. Perché è il solo romanzo che al di fuori della Francia intrecci le sue vicende a quelle della Comune; perché è scritto da un garibaldino che fu tra i primi in Italia a prendere posizione per la Comune e poi per i Comunardi sconfitti; perché ci dà della Comune l’interpretazione “”Scapigliata”” che prevarrà da noi alla fine dell’800. Dunque si tratta anche di un documento storico eccezionale: i Comunardi del Socci sono assai più rivoluzionari della scapigliatura che della Comune. Ma proprio tali incongruenze (…) compongono uno straordinario affresco d’epoca…”” (retrocopertina) “”A più di vent’anni dalla morte, il fascismo gli fece l’onore di devastarne la tomba; quando morì nel 1905, i suoi funerali diedero luogo a manifestazioni popolari imponenti; e meritò, nel 1890, uno degli scritti politici più rilevanti del neo-socialista Antonio Labriola (1)”” (dalla presentazione) (1) A. Labriola, ‘Proletariato e Radicali: lettera a Ettore Socci’, ‘La Cooperativa’, Roma, 1890, pag 13 Intenti didascalici dell’autore”,”MFRC-001-FMB” “SOCHOR Lubomír”,”Lukács e Korsch: la discussione filosofica degli anni venti.”,” Polemica di Lukacs con Bucharin (critica Lukacs a Materialismo storico’ di Bucharin) (pag 708) Critica Lukacs a Engels e al materialismo dialettico (pag 712) Caratteristiche comuni pensiero di Lukacs e Korsch. “”Non è possibile negare l’evidente presenza di tratti comuni nei primi lavori marxisti di Lukacs e di Korsch, ma esistono anche differenze sostanziali…”” (pag 702) Polemica di Korsch con A. Thalheimer (1924) (pag 745) e con il darwinista socialista L. Woltmann (pag 746) “”In Lenin – come in ogni altro pensatore – esiste naturalmente un movimento e un’evoluzione che comportano necessariamente correzioni critiche e il superamento delle posizioni filosofiche precedenti: il Lenin dei ‘Quaderni filosofici’ differisce in maniera sostanziale dal Lenin autore di ‘Materialismo ed empiriocriticismo’. Egli stesso, del resto, scrisse nei suoi appunti un’indiretta autocritica: «Non si può comprendere a pieno ‘Il capitale’ di Marx, e in particolare il suo primo capitolo, se non si è studiata attentamente e capita ‘tutta’ la logica di Hegel. Di conseguenza, dopo mezzo secolo, nessun marxista ha capito Marx! (1)». Tuttavia gli appunti filosofici di Lenin, tratti dalla lettura di Hegel, nell’epoca di cui ci occupiamo erano ancora chiusi in un cassetto. Sull’evoluzione del pensiero filosofico marxista poté esercitare un’influenza all’inizio degli anni ’20 – ed effettivamente la esercitò – soltanto il suo articolo programmatico ‘Il significato del materialismo militante’, pubblicato nel marzo 1922 sulla rivista «Pod znamenem marksisma» («Sotto la bandiera del marxismo»), che costituisce una sintesi o un compromesso tra ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ e i ‘Quaderni filosofici’ ancora inediti. Anche alla rinascita filosofica del marxismo all’inizio degli anni ’20 si può applicare l’espressione di Hegel, per cui la civetta di Minerva spicca il volo solo al tramonto. Tale rinascita infatti non precedette lo sviluppo delle rivoluzioni in Europa (dalla Russia, alla Germania, all’Austria, all’Ungheria e fino all’Italia), ma ebbe inizio solo al momento del riflusso. La sconfitta della rivoluzione europea, nel caso di alcuni intellettuali comunisti, canalizza la loro energia non impiegata nella pratica verso l’attività teorica. Questo si può certamente affermare a proposito di G. Lukács e di K. Korsch. La sconfitta della rivoluzione li privò di ogni funzione di governo, e da commissari rivoluzionari ritornarono alla loro attività di studiosi. Nell’attesa, ancora piena di speranze, di una nuova ondata, essi si sforzarono di elaborare filosoficamente che cosa si aspettavano da un’epoca rivoluzionaria e da un nuovo ordine sociale. Indubbiamente ispirati dalla rivoluzione d’Ottobre, dalla fondazione della III Internazionale e dal sorgere dei partiti comunisti, nelle cui file lavoravano attivamente, subirono l’influsso del Lenin rivoluzionario, sia pratico che teorico; tuttavia, se la loro aspirazione era quella di essere fedeli partigiani di Lenin, in realtà, nel senso rigoroso della parola, almeno non in filosofia, non lo divennero. Per loro Lenin era soprattutto (si tenga presente la limitata conoscenza degli scritti di Lenin all’inizio degli anni ’20) un teorico e uno stratega della rivoluzione socialista”” [Lubomír Sochor, ‘Lukács e Korsch: la discussione filosofica degli anni venti’] [(in) ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’] [(1) V. Lenin, Opere, vol. 38, p. 167]”,”TEOC-697″ “SODANO Giampaolo”,”Le cose possibili.”,”G. Sodano, dirigente d’azienda e giornalista, membro del CC del Psi. Ha lavorato dal 1966 alla Rai.”,”ITAP-251″ “SODANO Giampaolo”,”Le cose possibili.”,”G. Sodano, dirigente d’azienda e giornalista, membro del CC del Psi. Ha lavorato dal 1966 alla Rai.”,”ITAP-252″ “SODDU Paolo”,”Ugo La Malfa.”,”””Nell’esaminare il congresso repubblicano del 1965, i giudizi critici sulle altre culture poltiiche e il rifiuto dei partiti ideologici, che sembrava smentito dal Sessantotto, indussero Flamigni a sostenere che: “”in realtà, questo preteso “”a-ideologismo”” di La Malfa esprime esso stesso una posizione ideologica, nella quale si rispecchiano le aspirazioni confuse, incerte, oscillanti, degli strati piccolo e medio borghesi a cui il PRI si richiama, ed è con vero e proprio dogmatismo che La Malfa teoriazza la propria concezione””. Che fare di fronte alla crescente insoddisfazione del PRI nei riguardi delle politche del centro-sinistra? La valutazione negativa accomunava sia i vecchi quadri di ascendenza pacciardiana sia i dirigenti lamalfiani. Occorreva ricondurla alle ragioni che l’avevano ispirata e non perdersi nella “”vuota”” alternativa “”su governo e non governo””. La Malfa la fissava nel ruolo di coscienza critica di quella esperienza, ma il maturare di una valutazione negativa sull’alleanza si accompagnava alla consapevolezza dell’assenza di immediate alternative””. (pag 232)”,”BIOx-282″ “SÖDERHJELM Henning”,”La Révolution rouge de Finlande en 1918. D’après des données officielles.”,”””Le caractère russe des Rouges se trahit peut-être avec le plus d’évidence dans le fait précisément que les notions de légalité et d’ordre leur étaient parfaitement étrangères. Leur régime tyrannique portait une empreinte nettement asiatique: il était totalement dénué du respect du droit d’autrui, de la valeur de la vie humaine, du sens de la discipline. C’est en quoi les Rouges se distinguaient des socialistes de l’Europe occidentale. Ils étaient dominés par la manie purement russe de prodiguer à tous les vents des ordres, des décrets, des manifestes et des ordonnances… qui n’étaient suivis par personne.”” (pag 80) “”Avant tout, il fallait vivre dans la fièvre, jouir du pouvoir et renier toutes les idées bourgeoises. La Révolution rouge fut parfaitement étrangère à notre mentalité et à notre tempérament, de même qu’elle n’eut rien de commun avec un mouvement politique soigneusement préconçu et exécuté de sang-froid. Elle était issue des passions collectives des assemblées populaires. Ce fut une “”émeute”” et non pas un complot”” (pag 81)”,”RIRO-322″ “SOFFICI Ardengo”,”La ritirata del Friuli. Note di un ufficiale della Seconda Armata.”,”Biografia Nativo di Rignano sull’Arno (7 aprile 1879) ma poggese d’adozione, Ardengo Soffici, artista poliedrico (pittore, scrittore, critico) è una delle figure più interessanti del panorama culturale del’900 italiano ed europeo. Nel novembre del 1900 parte per Parigi, in compagnia di Giovanni Costetti, Umberto Brunelleschi e Gino Melis, per visitare l’Esposizione Universale. Dopo aver esposto agli Indipendenti ed essere stato favorevolmente notato da critici eminenti conosce e si fa amici pittori e scultori come Picasso, Manolo, Braque, Derin, Matisse, Vlaminck; poeti e scrittori come Apollinaire, Jacob, Salmom. E’ così che egli si accosta ai cenacoli famosi della Plume, della Revue Blanche, dell’Europe Artiste, dell’Oeuvre d’Art International, riviste alle quali collabora con disegni e scritti. Rientrato nel 1907 a Poggio a Caiano, nella casa che abiterà per tutta la vita, inizia una intensa stagione di lavoro. La sua pittura maturata dalle esperienze francesi e dall’esempio di Cézanne, mostra spiccata personalità e qualità formali di rilievo nell’elaborazione di un soggetto, il paesaggio, che rimarrà centrale in tutta la sua attività. Con Papini e Prezzolini nel 1908 inizia l’avventura de “La Voce”: vi pubblicherà articoli che avranno conseguenze importanti per la cultura italiana, su Medardo Rosso, l’Impressionismo, e, nel 1911, su Picasso e Braque e nel 1913 darà vita, insieme all’amico Papini, alla rivista “Lacerba”. Soffici ha legato il suo nome a una stagione importante dell’arte italiana come il Futurismo, prima di approdare, con il cosiddetto “ritorno all’ordine”, ad una dimensione lirica e intimistica di cui sono testimonianza le opere nate durante il suo lungo soggiorno poggese. Soggetto ricorrente di queste opere è proprio il Poggio, che Soffici amò profondamente, tanto che in una intervista del 1957 alla RAI, ebbe a dire: “Anche oggi dopo 55 anni di pittura, il mio lavoro è una specie di identificazione tra me e il paese in cui vivo: a forza di amarlo e capirlo è avvenuto che io sono diventato il paese e il paese è diventato me”. Soffici è scomparso a Vittoria Apuana il 19 agosto del 1964 e riposa nel cimitero di Poggio a Caiano. La sua abitazione si trova nella via che porta il suo nome, all’inizio della strada che da Poggio a Caiano porta alla città di Leonardo da Vinci. Bibliografia – Giuseppe Raimondi-Luigi Cavallo, “”Ardengo Soffici””, Firenze, Vallecchi, 1967. – Mario Richter, “”La formazione francese di Ardengo Soffici 1900-1914″”, Milano, Vita e Pensiero, 1969; ristampa anastatica, “”Quaderni Sofficiani””, 6, Poggio a Caiano, Prato, Associazione Culturale “”Ardengo Soffici””, Pentalinea, 2000. – Sigfrido Bartolini, “”Ardengo Soffici. L’opera incisa””, introduzione di Giuseppe Prezzolini, Reggio Emilia, Prandi, 1972. – “”Ardengo Soffici. L’artista e lo scrittore nella cultura del’900″”, catalogo della mostra a cura di Franco Russoli, Poggio a Caiano, Villa Medicea, 1/30 giugno 1975, Firenze, Centro Di, 1975. – “”Ardengo Soffici L’artista e lo scrittore nella cultura del ‘900″”, a cura di Geno Pampaloni, atti del Convegno di studi, Poggio a Caiano, Villa Medicea, 7/8 giugno 1975, Firenze, Centro Di, 1976. – Giuseppe Prezzolini-Ardengo Soffici, “”Carteggio, I, 1907-1918″”, a cura di Mario Richter, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1977. – Giuseppe Prezzolini-Ardengo Soffici, “”Carteggio II 1920- 1964″”, a cura di Maria Emanuela Raffi e Mario Richter, Roma, Edizioni di Storia e Letterartura, 1982. – Luigi Cavallo, “”Soffici. Immagini e documenti (1879-1964)””, Firenze, Vallecchi, 1986. – “”Documenti su Soffici””, a cura di Renzo Gradi, atti del Convegno di Studi, Poggio a Caiano, Villa Medicea, 30 aprile 1983, Poggio a Caiano, Comune di Poggio a Caiano, 1989. – “”Ardengo Soffici: un bilancio critico””, a cura di Marino Biondi, atti del Convegno di Firenze, Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux, 16-17 ottobre 1987, Firenze, Festina Lente, 1990. – Rossana De Caro, “”Ardengo Soffici critico d’arte””, Poggio a Caiano, Associazione Culturale “”Ardengo Soffici””, 1992. – “”Soffici. Arte e Storia””, catalogo della mostra a cura di Ornella Casazza e Luigi Cavallo, Rignano sull’Arno, Villa di Petriolo, 18 settembre-6 novembre 1994, Milano, Mazzotta, 1994. – “”Soffici un percorso d’arte””, catalogo della mostra a cura di Luigi Cavallo, Poggio a Caiano, Villa Medicea, 24 settembre-6 novembre1994, Milano, Mazzotta, 1994. – “”Nuovi contributi su Ardengo Soffici””, a cura di Luigi Corsetti e Marco Moretti, “”Quaderni Sofficiani”” 1, Poggio a Caiano, Associazione Culturale “”Ardengo Soffici””, 1994. – “”Omaggio a Soffici. Nel 35° anniversario della scomparsa””, a cura di Mario Richter e Jean François Rodriguez, “”Quaderni Sofficiani”” 5, Poggio a Caiano, Associazione Culturale “”Ardengo Soffici””, Prato, Pentalinea, 1999. – Luigi Cavallo, “”Ardengo Soffici. Un’arte toscana per l’Europa””, catalogo della mostra, Firenze, Galleria Pananti, 4 ottobre-20 novembre 2001, Firenze, Vallecchi, 2001. – “”Pagine per Soffici a quarant’anni dalla scomparsa””, a cura di Luigi Corsetti e Marco Moretti, “”Quaderni Sofficiani”” 11, Poggio a Caiano, Associazione Culturale “”Ardengo Soffici””, Prato, Pentalinea, 2004 – Mario Richter, “”Papini e Soffici. Mezzo secolo di vita italiana (1903-1956)””, Firenze, Le Lettere, 2005. – Giuseppe Prezzolini – Ardengo Soffici, “”Addio a Papini””, a cura di Marco Attucci e Luigi Corsetti, “”Quaderni Sofficiani”” 12, Poggio a Caiano, Associazione Culturale “”Ardengo Soffici””, Prato, Pentalinea,2006 – Giulia Ballerini,””Ardengo Soffici. La grande mostra del 1920″”, “”Quaderni Sofficiani”” 13, Poggio a Caiano, Associazione Culturale “”Ardengo Soffici””, Prato, Pentalinea, 2007 – “”Soffici 1907/2007.Cento anni dal ritorno in Italia””, catalogo della mostra a cura di Luigi Cavallo, Poggio a Caiano, Scuderie Medicee, 29 aprile – 8 luglio 2007, Comune di Poggio a Caiano, 2007 – Ardengo Soffici-Ugo Bernasconi “”Carteggio 1923-1960″”, a cura di Margherita d’Ayala Valva, “”Quaderni Sofficiani”” 14, Poggio a Caiano, Associazione Culturale “”Ardengo Soffici””, Prato, Pentalinea, 2008 – Ardengo Soffici -“”Vedo che il cielo tende a schiarirsi…”” Lettere a Stanislao Paszkowski (1945-1946), a cura di Anna Casini Paszkowski, “”Quaderni Sofficiani”” 15, Poggio a Caiano, Associazione Culturale “”Ardengo Soffici””, Prato, Pentalinea, 2009 (http://www.comune.poggio-a-caiano.po.it/citta/?act=i&fid=645&id=20060203112429030)”,”ITQM-142″ “SOFOCLE”,”Edipo Re.”,”””Mai nessuno giudichi felice un uomo/ prima del giorno della morte, prima che la sua vita sia trascorsa priva di dolore.”” (pag 108) “”E dico che anche le sventure, se bene seguite, hanno esito felice””. (pag 22) Ciò che si cerca si trova: sfugge ciò che si tralascia””. (pag 23) …”,”VARx-162″ “SOFRI Gianni”,”Il modo di produzione asiatico. Storia di una controversia marxista.”,”Gianni SOFRI è nato nel 1936, si è laureato a Pisa nel 1958. Ha collaborato alle più importanti riviste storiche italiane. Vive attualmente (1969) a Bologna dove è assistente di storia contemporanea nella Facoltà di Magistero di quella Università.”,”MADS-211″ “SOFRI Gianni”,”Gandhi e l’ India.”,”Gianni SOFRI insegna storia contemporanea nella Univ di Sassari. Oltre al Corso di Geografia per Zanichelli, è autore di ‘Gandhi in Italia’ (IL MULINO, 1988) e in collaborazione con Pier Cesare BORI, di ‘Gandhi e Tolstoj’ (IL MULINO, 1985).”,”INDx-019″ “SOFRI Gianni”,”Gandhi e l’India.”,”Giannoi Sofri insegna Storia contempporanea nella Università di Sassari. Oltre a un Corso di Geografia per Zanichelli, è autore di Gandhi in Italia e in collaborazione con Pier Cesare Bori, di Gandhi e Tolstoj.”,”INDx-005-FL” “SOFRI Adriano”,”La notte che Pinelli.”,”Adriano Sofri è nato a Trieste nel 1942. Ha pubblicato vari libri (Sellerio) tra cui ‘L’ombra di Moro’, e ‘Contro Giuliano’. ‘La notte che Pinelli’ è la storia del ferroviere anarchico che venne giù dalla finestra dl quarto piano della Questura di Milano.”,”TEMx-002-FSD” “SOFRI Gianni”,”Il modo di produzione asiatico. Storia di una controversia marxista.”,”Gianni Sofri, nato nel 1936, si è laureato a Pisa nel 1958. Ha collaborato alle più importanti riviste storiche italiane. Vive attualmente (1969) a Bologna. E’ stato assistente di storia contemporanea nelal Facoltà di Magistero di quella Università. Fondo originale Tarcisio Parlanti Trotsky sulla storia e l’arretratezza della Russia. “”Trotsky attaccò violentemente la teoria delle fasi di sviluppo necessarie e obbligate: «Dal punto di vista di un certo pseudomarxismo che si limiti a banali constatazioni storiche, ad analogie di pura forma, che nelle epoche storiche non voglia vedere che una soccessione logica di rigide categorie sociali (feudalesimo, capitalismo, socialismo, autocrazia, repubblica borghese, dittatura del proletariato), da un simile punto di vista la parola d’ordine della conquista del potere da parte della classe operaia in Russia doveva sembrare un mostruoso abbandono del marxismo». Per molti versi, l’interpretazione della storia russa che egli ribadì in quell’occasione poteva ricordare le osservazioni di Marx ed Engels sulle caratteristiche della società asiatica. La Russia, paese immenso, con una popolazione scarsamente densa e dispersa in borghi e villaggi isolati, era caratterizzata da una profonda arretratezza economica. L’artigianata non era separato dall’agricoltura e si limitava in pratica al lavoro contadino a domicilio. «In questo siamo più vicini all’India che all’Europa, come le nostre città medioevali erano più simili alle città dell’Asia che a quelle dell’Europa, come la nostra autocrazia, collocata tra l’assolutismo delle monarchie europee e il dispotismo asiatico, si avvicinava per molti aspetti al secondo». Nel corso della sua storia, la Russia non aveva conosciuto le corporazioni artigiane, la scienza medievale, la scolastica, lo sviluppo cittadino e la Riforma. L’artigianato non era riuscito a dar vita a un capitalismo russo, e quando il capitale europeo, prima commerciale, poi finanziario e industriale, si era riversato nell’impero, ne era derivata «nell’industria capitalistica del tutto moderna in un ambiente di economia primitiva: una fabbrica belga o americana, ma, intorno, capanne, villaggi costruiti in legno, coperti di paglia, divorati ogni anno dagli incendi e da molte altre miserie… Gli elementi più antiquati accanto alle ultime realizzazioni europee: di qui la funzione enorme del capitale europeo nell’economia russa». Ma anche le condizioni particolari del proletariato russo riflettevano la generale arretratezza del paese. Esso non era passato attraverso le confraternite e le corporazioni medievali, ma «appena strappato al suo aratro primitivo è stato gettato direttamente nelle fornaci… D i qui l’assenza di tradizioni conservatrici, l’assenza di caste nel seno stesso del proletariato, la freschezza dello spirito rivoluzionario; di qui, unitamente ad altre cause, l’ottobre e il primo governo operaio della storia. Ma di qui anche l’analfabetismo, una mentalità arretrata, la carenza di abitudini organizzative, l’incapacità di lavorare sistematicamente, l’assenza di una formazione culturale e tecnica. Avvertiamo a ogni passo le conseguenze di queste condizioni di inferiorità nella nostra economia e nella nostra edificazione culturale». Del resto, la sconfitta dell’impero zarista nel conflitto mondiale, dovuta alla straordinaria inferiorità del livello produttivo che ne formava la base, costituiva l’ultima e decisiva prova della generale arretratezza che era il portato appunto di quella peculiarità dello sviluppo storico della Russia che Pokrovskij si ostinava a non riconoscere. Trotsky ritornò su questi temi nel 1929-30, quando, già esule nell’isola di Prinkipo, s dedicò a scrivere la ‘Storia della rivoluzione russa’. Il primo capitolo di quest’opera (‘Particolarità dello sviluppo della Russia’) contiene forse l’elaborazione più compiuta e definitiva delle sue idee sulla storia della Russia prerivoluzionaria. Anche qui Trotsky partiva dalla constatazione che: «La caratteristica essenziale e più costante della storia della Russia è la lentezza dell’evoluzione del paese, con l’arretratezza economica, la struttura sociale primitiva, il basso livello culturale che da tale lentezza derivano. La popolazione dell’enorme e aspra pianura, aperta ai venti del’Est e alle migrazioni asiatiche, era condannata dalla natura stessa a una stagnazione prolungata». Paese sconfinato, in posizione intermedia fra l’Oriente e l’Occidente, la Russia aveva sempre dovuto difendersi dalla pressione politica, culturale, militare dell’uno o dell’altro, subendone le opposte influenze ed evolvendosi secondo quella che «può essere definita ‘legge dello sviluppo combinato’ e che vuole indicare l’accostarsi di diverse fasi, il combinarsi di diversi stadi, il mescolarsi di forme arcaiche con le forme più moderne». «Sotto la pressione della più ricca Europa, lo Stato russo assorbiva una parte della ricchezza nazionale relativamente assai più considerevole che in Occidente e così non solo condannava le masse popolari a una duplice miseria, ma indeboliva anche le basi delle classi possidenti. Avendo tuttavia bisogno dell’appoggio di queste ultime, lo Stato stimolava e regolava la loro formazione. Come risultato, le classi privilegiate, burocratizzate, non poterono mai svilupparsi pienamente e quindi lo Stato russo si avvicinava sempre più ai regimi dispotici dell’Asia». Circa il problema della nascita dell’autocrazia, se non mancava di notare il ruolo fondamentale esercitato dal giogo dei Tartari sulla nascita dello Stato, Trotsky sottolineava piuttosto (vicino in questo a Plechanov) che si era trattato di un processo relativamente recente: «L’autocrazia bizantina, di cui gli zar moscoviti si erano ufficalmente appropriati dall’inizio del XVI secolo, sottomise i grandi signori feudali, i boiardi, con l’aiuto dei nobili della corte (dvoriane) e si assoggettò i nobili, asservendo loro la classe contadina. Si trasformò quindi in monarchia assoluta, la monarchia degli imperatori di Pietroburgo. Il ritardo dell’intero processo è indicato sufficientemente dal fatto che il diritto di servitù, nato verso la fine del secolo XVI, definito nel XVII, raggiunse il suo sviluppo pieno nel XVIII e non venne abolito giuridicamente che nel 1861»”” (pag 106-108) [() Le citazioni qui sopra riportate sono tratte da L. Trotsky, ‘Storia della rivoluzione russa’, cit.]”,”TEOC-001-FAP”
“SOGLIAN Franco”,”La riunificazione della Germania, 1989-1990.”,”Franco Soglian insegna Storia dell’Europa orientale presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Urbino. Esperto del mondo comunista e dei rapporti Est-Ovest, ha scritto di politica estera su vari giornali e riviste. Oltre ai contributi a numerose opere collettive, ha pubblicato fra l’altro La Rivoluzione russa e, come curatore e coautore, Stati Uniti, URSS e Cina. L’ipotesi del tripolarismo.”,”GERV-021-FL”
“SOGNO Edgardo”,”La storia la politica le istituzioni. Scritti sull’ antifascismo sulla storiografia contemporanea e sulle riforme costituzionali.”,”SOGNO (Torino, 1915), allievo di Luigi EINAUDI, è stato assiduo frequentatore dei circoli antifascisti liberali vicini a Benedetto CROCE. Durante la guerra di liberazione è stato uno dei maggiori protagonisti dell’ antifascismo liberale e anticomunista. Arrestato più volte dai tedeschi, è riuscito a fuggire. Per la sua attività di partigiano ha ricevuto la medaglia d’oro al valor militare. Nel dopoguerra fu tra i dirigenti del PLI. Dal 1946 al 1967 è stato in servizio diplomatico a Buenos Aires, Parigi, Londra, Washington, Rangoon. Nel 1974 è stato incriminato, con Randolfo PACCIARDI, per cospirazione politica ma poi prosciolto nel 1978. E’ autore di libri di polemica storico-politica (fra cui ‘La Franchi, storia di un’organizzazione partigiana’ (MULINO, 1996). Ha fondato e diretto giornali e riviste.”,”ITAC-016″
“SOGNO Edgardo”,”La Franchi. Storia di un’ organizzazione partigiana.”,”In “”Guerra senza bandiera””, SOGNO ha raccontato la propria esperienza nella Resistenza. Queste pagine compoetano quel volume, facendo la storia dell’ organizzazione da lui fondata durante la Resistenza, la “”Franchi”” e che fu in diretto contatto con gli Alleati. L’attività di questa organizzazione fu di lancio di armi, appoggio alle missioni alleate, sabotaggio e antisabotaggio, raccolta informazioni. Edgardo SOGNO (1915-) dopo aver preso parte alla Ressitenza guadagnandosi una medaglia d’oro al valor militare, nel 1945 fondò e diresse il ‘Corriere Lombardo’, fu membro della Consulta nazionale del PLI e intrapresa la carriera diplomatica fu ambasciatore in Birmania e ministro plenipotenziario di prima classe. Ha scritto pure “”Il falso storico dell’ antifascismo comunista”” (Analisi, 1994). “”Esiste poi un altro aspetto che concorre a spiegare l’ atteggiamento di una certa storiografia “”progressista”” nei confronti dell’ OF (Organizzazione Franchi) anche indipendentemente da interessi politici ed intenzioni di egemonia culturale. E’ la forte contrapposizione esistente, nell’ ottica resistenziale, fra combattenti di montagna e combattenti di città. Per chi sta nelle bande il fatto preminente è lo scontro a fuoco con tedeschi e fascisti nel rastrellamento o nelle puntate di guerriglia offensiva. (…) Nella mentalità del resistente di montagna il prezzo pagato, il contributo alla vittoria, si misura dunque in termini “”di vere e proprie azioni armate””, mentre si ignora del tutto la tensione permanente di coloro che vivono immersi nel rischio (…). Ebbene se questa è la condizione normale di individui e di nuclei operanti in città e pianura (…)””. (pag 179)”,”ITAR-096″
“SOGNO Edgardo”,”Il falso storico dell’antifascismo comunista. Sulla revisione critica della storiografia resistenziale in Italia.”,”SOGNO Edgardo”,”ITAR-162″
“SOHM Rudolf LORENZ Max”,”Der Arbeiterstand und die Sozialdemokratie. Zwei Reden gehalten in öffentlicher Versammlung des Evangelischen Arbeitervereins zu Leipzig am 27. März 1896.”,”Max LORENZ era redattore del giornale socialdemocratico Leipziger Volkszeitung.”,”MGEx-101″
“SOHN-RETHEL Alfred”,”Economia e struttura di classe del fascismo tedesco.”,”L’A (Parigi 1899) studiò a Berlino e Heidelberg. Negli anni 1920 fu in stretto contatto con i protagonisti dell’intelligenza antifascista e marxista tedesca e in particolare con BLOCH, BENJAMIN, KRACAUER, ADORNO. Nel 1936 emigrò in Inghilterra dove tuttora vive. Ha pubblicato numerosi lavori. Feltrinelli ha tradotto in IT ‘Lavoro intellettuale e lavoro manuale’.”,”GERN-018″
“SOHN-RETHEL Alfred, a cura di Francesco COPPELLOTTI”,”Il denaro. L’apriori in contanti.”,”Alfred Sohn-Rethel (Parigi 1899-Brema1990) nasce in Francia da genitori tedeschi. Studia economia politica e filosofia a Heidelberg. Ancora studente e ai suoi esordi di pubblicista trascorre alcuni anni in Italia dove, a Capri, incontra Ernst Bloch, Theodor Adorno, Walter Benjamin e Siegfrid Kracauer. Di ritorno in Germania tenta la carriera accademica ma, nel 1936, per sfuggire al regime nazista emigra in Francia, in Svizzera e in Inghilterra. Negli anni Settanta rientra in Germania e riceve a Brema la laurea honoris causa.”,”ECOT-180-FL”
“SOKOLOFF Boris”,”I bolscevichi giudicati da loro stessi. Documenti dei soviet del 1919.”,”SOKOLOFF Boris socialista rivoluzionario alla Costituente russa. “”I treni di propaganda letteraria, che contavano gli scrittori Guseff-Orenburgsky, Serafimovich, Rukavishnikoff, i treni d’insegnamento del Kalinin, organizzati su scala piuttosto ristretta nella Russia dei Soviet, non sono una novità. Erano assai diffusi al tempo di Kerensky.”” (pag 95) “”Il primo premio di pittura fu dato a Brodsky per il ritratto del compagno Lenin, rappresentato su uno sfondo di bandiere rosse””. (pag 95) Contadini. “”Lo stato d’animo dominante tra i contadini russi risalta in un modo ancora più sorprendente in una lettera di un contadino bolscevico, pubblicata senza commenti nel n. 56 dell’ organo dei Soviet: ‘Golos Trudovovo Krestianstva’ (Voce dei Contadini laboriosi), del 14 marzo 1919: “”La situazione delle campagne è grave. Il raccolto non sarà buono, poiché i concimi non si usano quasi affatto per i campi. I contadini affermano d’altronde che non vale la pena di concimare la terra, poiché non si sa mai a chi apparterrà l’ anno venturo. La questione della legna da bruciare è seria. Noi ci scaldiamo con la paglia. Ci mancano le semente ed i prodotti manufatti. I contadini ci dicono: “”Promettete molto, ma date poco””.”” (pag 38)”,”RIRO-318″
“SOKOLOV Boris”,”Le Voyage de Cachin et de Frossard dans la Russie des Soviets. Faits et Documents.”,”Boris SOKOLOV già autore di un’ opuscolo edito in Francia e intitolato ‘Les Bolcheviks peints par eux-memes’, ex-deputato all’ Assemblea costituente, socialista rivoluzionario, ha fatto nel 1918 il suo primo viaggio partendo da Kiev, passando per Mosca, la Siberia, l’ Estremo Oriente, la Cina fino a Parigi. Il secondo viaggio ebbe luogo alla fine del 1919. Parte per Archangelo dove viene consegnato ai bolscevichi. E’ arrestato e condannato a morte. Resta due mesi in prigione a Mosca dove raccoglie informazioni che riporterà nel suo libro. Messo in libertà, parte per Pierogrado e viene designato come candidato del Petro-Soviet. Dopo un soggiorno di tre mesi e alcuni viaggi in provincia, aiutato da alcuni ferrovieri fugge dalla Russia e ritorna in Europa.”,”RIRO-219″
“SOKOLOVA Maria”,”Les congrès de l’Internationale Socialiste entre les deux guerres mondiales. Thèse présentée a la Faculté des sciences économiques et sociales de l’Université de Genève pour obtenir le grade de docteur ès sciences économiques.”,”Maria Sokolova, Praga, Cecoslovacchia, laureata in scienze sociali, Università di Ginevra, tesi n. 147″,”INTx-065″
“SOLA Giorgio”,”Il pensiero politico di Mosca.”,”Gaetano Mosca nasce a Palermo il 01/04/1858 da Luigi, per molti anni segretario generale del Municipio e successivamente ispettore delle Poste, e da Camilla Gulì, figlia di un medico proveniente dalla riviera ligure. Nel 1877 Mosca si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza della città natale dove si laurea nel 1881 con una tesi sui Fattori della nazionalità. A Palermo pubblica, verso la fine del 1883, il suo primo libro Sulla teorica dei governi e sul governo parlamentare. Nel 1885, dopo una breve parentesi in cui insegna storia e geografia nell’Istituto tecnico, consegue l’abilitazione alla docenza in diritto costituzionale presso l’Università di Palermo e intraprende una serie di concorsi per la cattedra di diritto costituzionale presso l’Università di Modena, Pavia, Catania, Messina. Trasferitosi a Roma nel 1888, per un decennio, fino al 1897, svolge la sua attività di funzionario parlamentare arrivando a ricoprire, nel biennio 1891-1892, la posizione di segretario particolare dell’on. Antonio Starabba Di Rudinì, allora presidente del Consiglio. Trasferitosi definitivamente, con la famiglia, a Torino nel febbraio 1897, Mosca nominato professore ordinario nel 1898. Nel capoluogo piemontese Mosca entra assai presto in rapporti di amicizia con i colleghi Luigi Einaudi, Francesco Ruffini e Gioele Solari. Dal 1902 viene chiamato ad insegnare diritto costituzionale ed amministrativo all’Università Bocconi di Milano. A partire dal 1925 Mosca intensifica l’impegno nel Partito liberale.Muore a Roma il 08/11/1941.”,”TEOP-053-FL”
“SOLA Giorgio”,”Storia della scienza politica.”,”Giorgio Sola è dal 1981 titolare della cattedra di Scienza della politica all’Università di Genova. Membro del direttivo della Società italiana di Scienza politica, si è occupato di Michels, Pareto e Mosca, delle cui opere fondamentali ha curato l’edizione critica.”,”TEOP-085-FL”
“SOLANO Wilebaldo”,”El POUM en la historia. Andreu Nin y la revolucion española.”,”W. SOLANO, nato nel 1916, durante la guerra civile fece parte del comitato esecutivo del POUM, fu segretario generale della Juvendut Comunista Iberica e collaboratore stretto di Andreu NIN. Durante il suo esilio partecipò alla reistenza francese e alla lotta antifranchista assumendo la carica di segretario generale del POUM. Ha dedicato grandi sforzi a fare luce all’ assassinio di NIN. Ha collaborato con Ken LOACH nella produzione del film ‘Tierra y Libertad’.”,”MSPG-054″
“SOLANO Wilebaldo”,”Le POUM: Revolution dans la guerre d’ Espagne.”,”Militante del POUM, segretario della JOI, Gioventù comunista iberica nel 1936, SOLANO, conduce qui un’analisi degli avvenimenti relativi alla storia del POUM e alla guerra civile, aiutato dai ricordi personali e dalle ricerche d’archivio.”,”MSPG-104″
“SOLANO Wilebaldo”,”Le POUM: Révolution dans la guerre d’ Espagne. (Tit. orig.: El POUM en la historia. Andreu Nin y la revolucion espanola).”,”Nin e Maurin. “”Franz Mehring, nella sua splendida biografia di Karl Marx, descrive brillantemente l’ “”amicizia fuori dal comune”” che univa Marx ed Engels in questi termini: “”Più si intrecciavano le loro idee e le loro opere, e più risaltava la personalità propria di ciascuno di loro””. Tra Maurin e Nin, si ha un po’ la stessa cosa, sia riguardo al loro periodo di collaborazione feconda (1920-1931), che nel momento della loro rottura (1931-1934). Maurin aveva previsto che il 1936 sarebbe stato l’ anno cruciale del processo rivoluzionario. E si non era sbagliato. Ma, venuto il momento, in viaggio in Galizia, si ritrova in zona franchista, cosa che gli costa dieci anni di privazione della libertà e segna la fine della sua vita di militante. In piena rivoluzione e in piena guerra civile, Andreu Nin deve rimpiazzarlo alla testa del POUM. Nin non aveva immaginato una tale situazione. L’ assenza di Maurin gli impone dei compiti, delle responsabilità e dei problemi di ogni sorta””. (pag 220-221)”,”MSPx-038″
“SOLANO Wilebaldo”,”El POUM en la historia. Andreu Nin y la revolución española.”,”Wilebaldo Solano, nacido en 1916, formó parte durante la Guerra Civil del comité ejecutivo del POUM, fue secretario general de la Juventud Comunista Ibérica y colaborador muy cercano de Andreu Nin. Durante su exilio partecipó en la resistencia francesa y en la lucha antifranquista, ejerciendo el cargo de secretario general del POUM. Ha dedicado grandes esfuerzos durante décadas al esclarecimiento del asesinato de Nin Colaboró con Ken Loach en la película Tierra y Libertad. Presentación Fundación Andreu Nin, Prólogo Wilebaldo Solano, Apéndice documental: 1) El estalinismo y el POUM (extracto del informe de Luigi Longo de 1939), 2) Tres documentos de León Trotsky: carta de León Trotsky a Jean Rous (16 de agosto de 1936), Carta de Lón Trotsky a Andreu Nin (3 de octubre de 1936), Declaración de León Trotsky sobre el asesinato de Andreu Nin (8 de agosto de 1937), 3) Cartas desde la cárcel de los presos del POUM al Gobierno Republicano: Carta de 14 de julio de 1938, Carta de 22 de julio de 1938, Carta de 17 enero de 1939, 4) Declaración de Treball sobre Andreu Nin (diciembre de 1989), notas, indice onomástico,”,”MSPG-038-FL”
“SOLANO Wilebaldo”,”El POUM en la historia. Andreu Nin y la revolucion española.”,”W. SOLANO, nato nel 1916, durante la guerra civile fece parte del comitato esecutivo del POUM, fu segretario generale della Juvendut Comunista Iberica e collaboratore stretto di Andreu NIN. Durante il suo esilio partecipò alla reistenza francese e alla lotta antifranchista assumendo la carica di segretario generale del POUM. Ha dedicato grandi sforzi a fare luce all’ assassinio di NIN. Ha collaborato con Ken LOACH nella produzione del film ‘Tierra y Libertad’.”,”MSPx-002-FV”
“SOLARI Leo”,”Eugenio Colorni.”,”””La passione che egli ha portato nella affermazione della sua concezione europeistica non deve far ritenere che egli abbia “”immaginato”” una realtà inesistente delle motivazioni della lotta di liberazione. E’ fuori di dubbio che non si è avuto solo una “”Resistenza europea””, ma che vi è stato un “”europeismo della Resistenza”” di cui Colorni si è reso interprete e che ha rappresentato l’ espressione più originale- e, insieme, più autentica- della lotta di liberazione””. (pag 89).”,”ITAD-052″
“SOLARI Pietro”,”Storia di una rivoluzione.”,”””I comunisti organizzato un esercito rosso, forte di 150.000 fucili s’era impadronito in pochi giorni di Essen, Muklein, Dieuslaken, Wesel e altre città minori, instaurandovi un governo rosso; e sui fronti definiti dal corso della Lippe e della Ruhr combatteva una guerra in piena regola contro la Reichwehr. Per più giorni durarono le trattativer fra regolari e insorti e a Bielefeld fu anche proposto ed accettato da ambo le parti un compromesso che aveva tutta l’ aria di un armistizio. Ma né l’ una né l’ altra parte lo rispettò: e le ostilità continuarono, fiacche e indecise: guerriglia più che guerra, pure i tedeschi che in un campo o nell’ altro morirono non furono pochi.”” (pag 418)”,”MGER-076″
“SOLARI Luigi”,”Storia della radio.”,”L’autore ha raggiunto Marconi in Inghilterra nell’agosto 1901, Da quella data ha partecipato al suo lavoro in varie parti del mondo (p. 15) (da ‘Marconi. La radio in pace e in guerra’, di Luigi Solari, Mondadori, 1949)”,”SCIx-517″
“SOLARI Gioele, a cura di Luigi FIRPO”,”La formazione storica e filosofica dello Stato moderno.”,”Gioele Solari (1872-1952) era nato ad Albino (Bergamo) da famiglia di austere tradizioni cattoliche, ma divenne ben presto torinese di adozione. Qui si laureò in diritto e in filosofia. Denominò la sua visione ‘idealismo sociale’. Docente di filosofia a Cagliari e a Messina, fu chiamato nell’Ateneo torinese a succedere al suo maestro Giuseppe Carle, cattedra che tenne per un trentennio.”,”TEOP-135-FF”
“SOLARI Leo”,”Eugenio Colorni.”,”Eugenio Colorni nacque a Milano il 22 aprile 1909 da famiglia ebraica. Il padre era un industriale di origine mantovana. La madre, Clara Pontecorvo, proveniva da Pisa. Sulla sua formazione ebbero una notevole influenza i rapporti, non esenti da tensioni, coi cugini Enrico, Enzo ed Emilio Sereni. Nel 1926 si iscrive alla facoltà di lettere e filosofia di Milano. Nel 1928 pubblica su Pietre, la nota rivista divenuta centro di incostro di giovani antifascisti. Allievo di Martinetti, si laurea nel 1930 con una tesi su Leibniz. Nel 1935 Colorini si pone in contatto con il Centro Interno Socialista, costituitosi un anno prima per iniziativa di Rodolfo Morandi, Lelio Basso e Lucio Luzzatto. É tra i fondatori della federazione giovanile socialista della Resistenza e partecipa alla creazione della Prima Brigata Matteotti. Il 28 maggio 1944, fermato da una pattuglia della polizia fascista presso Piazza Bologna, cerca di fuggire. Inseguito, viene raggiunto in un androne e gravemente ferito. Ricoverato all’Ospedale San Giovanni muore il 30 maggio pochi giorni prima della liberazione di Roma. Leo Solari (Genova, 14/6/1919 -Roma, 02/7/2009) è stato politico, partigiano e scrittore italiano. Membro del Consiglio della Sezione italiana della Sinistra Europea.”,”BIOx-082-FL”
“SOLARI Luigi”,”Marconi. Dalla borgata di Pontecchio in Australia.”,”‘Guglielmo Marconi è universalmente riconosciuto come l’inventore della radiotelegrafia, un sistema che ha permesso la trasmissione di segnali telegrafici senza fili utilizzando onde radio. Questo sviluppo ha gettato le basi per la nascita della radio come la conosciamo oggi. Marconi ha iniziato i suoi esperimenti nel 1894 e nel 1895 è riuscito a trasmettere segnali a una distanza di circa 2 chilometri. Nel 1901, ha realizzato la prima trasmissione radio transatlantica, inviando un segnale dalla Cornovaglia a Terranova. Questi successi gli hanno valso il Premio Nobel per la Fisica nel 1909, condiviso con Karl Ferdinand Braun per i loro contributi allo sviluppo della telegrafia senza fili. Marconi non era l’unico a lavorare su queste tecnologie. Altri inventori, come Nikola Tesla e Alexander Popov, hanno contribuito significativamente allo sviluppo delle comunicazioni radio. Tuttavia, Marconi è stato il primo a commercializzare con successo la tecnologia e a dimostrarne l’efficacia su larga scala’. (copil)”,”BIOx-025-FGB”
“SOLARI Gioele, a cura di Luigi FIRPO”,”La filosofia politica. II. Da Kant a Comte.”,”Gioele Solari nacque ad Albino (Bergamo) nel 1872 e morì a Torino nel 1952. Laureatosi in Giurisprudenza e Lettere e filosofia, insegnò nei licei di Cuneo, Carmagnola, e poi nelle Università di Cagliari, Messina e Torino (1918-1948). Tra le sue opere ‘La filosofia del diritto di G. Hegel’ (1932). Non sfuggì all’acume del Marx l’importanza di questa parte del sistema hegeliano “”La dottrina hegeliana della società civile (‘bürgerliche Gesellschaft’) non attrasse negli stessi segua i ed ammiratori attenzione adeguato al suo intrinseco valore, al posto che essa occupa nell’economia generale e particolare del sistema hegeliano, all’influenza storica esercitata. L’attenzione degli studiosi fu di preferenza rivolta alla dottrina dello Stato, nella quale Hegel, quando non obbedì a preoccupazioni polemiche, personali, contingenti, andò tanto oltre nella rappresentazione ideale dello Stato da cadere nell’utopia. Non sfuggì all’acume del Marx l’importanza di questa parte del sistema hegeliano. Nella prefazione a: ‘Zur Kritik der politischen Oekonomie’ (1859) egli afferma che dallo studio della società civile di Hegel fu portato a ricercare nei rapporti materiali della vita il fondamento dei rapporti giuridici e delle forme politiche dello Stato, a intendere in termini economici la struttura intima della vita sociale (1). Basti dire che la società quale dal Marx fu intesa non è che la stessa società civile di Hegel elevata ad espressione di tutti i valori oggettivi in luogo dello Stato. Ciò passò quasi inosservato ai molti che nel sistema hegeliano cercarono le premesse della dottrina marxista (2). Devesi a loro giustificazione riconoscere che qui più che altrove lo schematismo dialettico in cui Hegel costrinse come in un letto di Procuste il suo pensiero, oscurò la sua profonda visione della realtà sociale. Non è dubbio per noi che in questa parte del suo sistema di filosofia giuridica Hegel ha lasciato un’orma incancellabile”” (pag 209-210) [Gioele Solari, a cura di Luigi Firpo, ‘La filosofia politica. II. Da Kant a Comte’, Laterza, Bari Roma, 1974] [(1) Notevole a questo riguardo è il commento del Marx ai §§ 261-313 della ‘Rechtphilosophie’ di Hegel, pubblicato la prima volta dal Rjazanov nell’edizione da lui curata delle opere Marx-Engels (Marx-Engels ‘Gesamtausgabe’, I Abt., Bd. I, I Halb., Frankfurt a.M. 1927, pp. 401-553: ‘Kritik des Hegelschen Staatsrechts’). Fu scritto nel marzo-agosto 1843 e tratta largamente della società civile in rapporto allo Stato (pp. 480 sgg.) per dimostrare che la società civile è la realtà, mentre lo Stato hegeliano è una astrazione senza contenuto. Il commento fu illustrato dal Capograssi, ‘Le glosse di Marx a Hegel’, in ‘Studi in onore di G. Del Vecchio, Modena, 1930, vol. I, pp. 54-71; (2) Per limitarci ai nostri più autorevoli interpreti del pensiero marxista, né il Labriola (‘Essais sur la conception matérialiste de l’histoire’, 2a ed., Paris, 1902), né il Croce (‘Materialismo storico ed economia marxista’, 3a ed., Bari, 1918), né il Gentile (‘La filosofia di Marx’, Pisa, 1899), né il Mondolfo (‘Il materialismo storico di F. Engels’, Genova, 1912); ‘Sulle orme di Marx’, 3a ed., Bologna, 1923), trattando del materialismo storico diedero rilievo alla società civile, che di quello fu il precedente teorico e storico. Teresa Labriola trattò in una prolusione: ‘Del concetto teorico della società civile’, (Roma 1901) con esplicito riferimento all’Hegel (p. 15), ma per affermare vedute proprie]”,”FILx-027-FMB”
“SOLARO Antonio”,”Storia del partito comunista greco.”,”Markos vedi VAFIADIS Markos “”A cominciare dall’inverno 1946-1947, il governo procedette alla deportazione sistematica e massiccia della popolazione rurale della Grecia del nord. Intorno alle grandi unità militari apparvero i campi dei “”profughi””. 200.000 contadini vennero trasferiti nel solo 1947, e ciò non era che l’inizio. Poco dopo la cifra salirà a 500.000. I rifornimenti di viveri e munizioni, soprattutto per le unità che operavano lontano dai confini dei paesi di democrazia popolare, nel Peloponneso, nella Grecia centrale, rimasero un problema irrisolto sino alla fine della guerra. Fino agli ultimi mesi del 1947, il partito comunista si trova in uno stato di semilegalità. L’11 settembre, in un’intervista al corrispondente del quotidiano inglese “”Times””, Markos si dichiara favorevole a una conciliazione “”onesta e democratica””. Il governo crea una commissione per esaminare i casi dei 50.000 arrestati. Proprio in questo momento, Zachariadis convoca i sei membri ancora liberi del Comitato centrale su un totale di 25 e con un colpo di forza decide di assumere di persona la direzione delle operazioni militari. Dieci giorni più tardi il partito è messo al bando insieme a tutte le organizzazioni democratiche, i giornali della sinistra ecc. In novembre gli americani creano un comando unico greco-americano, per una efficiente direzione della guerra. Zachariadis chiede a Markos di abbandonare la tattica di guerriglia, di trasformare l’esercito democratico in un “”esercito regolare”” e di occupare e mantenere alcune grandi città. Il 24 dicembre 1947 egli annuncia dalla emittente clandestina installata a Belgrado, la costituzione di un governo provvisorio, di cui fanno parte soltanto i comunisti. Quell’annuncio suscita grandi speranze e entusiasmo nelle file dei combattenti dell’esercito democratico e fra i comunisti rimasti nelle città. L’intenzione di Zachariadis è di crearsi una “”capitale”” dove insediare il governo provvisorio e farsi quindi riconoscere almeno dai paesi socialisti. Il giorno di natale, le truppe di Markos entrano nella cittadina di Konitsa, vicino al confine con l’Albania. Per un momento si ha l’impressione che i piani del segretario del partito si stiano attuando. Ma dopo poche ore i partigiani devono abbandonare Konitsa di fronte alla controffensiva dei governativi. Il proposito di Zachariadis si dimostrò inattuabile e fatale per l’esito della guerra civile. Markos gli si oppose sin dall’inizio. Egli intuì tra l’altro quanto fosse difficile affrontare un nemico numericamente e tecnicamente superiore, in condizioni interne e internazionali del tutto sfavorevoli, con la tattica dell’esercito regolare. A quell’epoca probabilmente egli non sapeva che Stalin vedeva con sospetto la creazione di un territorio greco libero con l’appoggio diretto della Jugoslavia. Ciò avrebbe rafforzato senza dubbio le tendenze autonomiste nei Balcani. Stalin si era infatti opposto a un disegno di Tito e Dimitrov per la creazione di una federazione balcanica””. (pag 137-138)”,”MEOx-081″
“SOLARO Antonio”,”Storia del partito comunista greco.”,”Markos vedi VAFIADIS Markos La guerra civile. “”La guerra civile (1945-49) e il suo esito hanno profondamente segnato la vita del paese in tutti i suoi aspetti, e questi segni sono avvertibili ancor oggi. (…) La sconfitta dell’ ELAS ad Atene e l’accordo ancora più pesante di Varkisa, permisero alle forze conservatrici, ai monarchici, ai collaboratori dei tedeschi, di consolidare le loro posizioni. Un’ondata di terrore bianco, di eccidi e di vendette personali si scatenò contro i seguaci dell’EAM. Nei due mesi successivi all’accordo di Varkisa (12 febbraio – 12 aprile 1945), 135 esponenti democratici furono assassinati e 7510 arrestati o fermati. Il governo Plastiras, succeduto a Papandreu, intraprese una vasta campagna di purghe nella pubblica amministrazione e nelle forze armate per allontanare tutti gli elementi di sinistra. La direzione di sinistra dei sindacati fu sostituita dal governo con una direzione composta da elementi anticomunisti. Persino negli enti privati di una certa importanza fu introdotta la caccia alle streghe”” (pag 127)”,”GREx-001-FV”
“SOLCHANY Jean”,”L’ Allemagne au XXe siecle. Entre singularité et normalité.”,”SOLCHANY è Maitre de conferences di storia contemporanea all’ Institut d’ etudes politiques di Lione. “”(…) Hitler souhaite obtenir du Reichstag les pleins pouvoirs, c’est-à-dire une loi conferant au gouvernement, pour une durée de quatre ans, le droit de legiferer sans en referer aux deputés. L’ adoption d’un texte d’une telle importance requiert l’ approbation des deux tiers de l’ Assemblee, soit la reunion d’une majorité qui depasse les seules forces nazies et conservatrices. Certes, l’ arrestation ou le passage dans la clandestinité des 81 deputes communistes permet de resoudre en partie le probleme. Mais Hitler doit tout de meme s’assurer le soutien du Zentrum, à qui il promet la reconnaissance des concordats signés avec le Vatican par la Prusse, le pays de Bade et la Baviere ainsi que le respect de l’ influence de l’ Eglise catholique sur la jeunesse et l’ education. Cette campagne de seduction s’avere efficace puisque le 23 mars 1933, seuls les sociaux-democrates votent contre les pleins pouvoirs. La loi est reconduite à deux reprises, en 1937 et en 1941. Hitler remporte donc un succes decisif qui lui permet non seulement de se debarrasser du Reichstag, qui decide en quelque sorte de se saborder, mais égalment d’échapper à la tutelle du president du Reich et de ses decret-lois. Cette position de force est jugée suffisante par les nazis qui n’estiment pas necessaire de suspendre la constitution de Weimar qui reste formellement en vigueur jusqu’à l’ effondrement du regime””. (pag 156)”,”GERx-089″
“SOLDANI Simonetta TURI Gabriele a cura; saggi di Giovanni VIGO Marino RAICICH Antonio LA PENNA Carlo G. LACAITA Fiamma NICOLODI Sergio ROMAGNOLI Silvia FRANCHINI Ilaria PORCIANI Francesco TRANIELLO Daniele MARCHESINI Roberto MAIOCCHI Marcello DEI Giorgio MARSIGLIA Maria Gioia TAVONI Teresa POGGI SALANI Mario ISNENGHI Maria Iolanda PALAZZOLO Gianfranco PEDULLA'”,”Fare gli italiani. Scuola e cultura nell’Italia contemporanea. 1. La nascita dello Stato nazionale; 2. Una società di massa.”,”Saggi di Giovanni VIGO, Marino RAICICH, Antonio LA PENNA, Carlo G. LACAITA, Fiamma NICOLODI, Sergio ROMAGNOLI, Silvia FRANCHINI, Ilaria PORCIANI, Francesco TRANIELLO, Daniele MARCHESINI, Roberto MAIOCCHI, Marcello DEI, Giorgio MARSIGLIA, Maria Gioia TAVONI, Teresa POGGI SALANI, Mario ISNENGHI, Maria Iolanda PALAZZOLO, Gianfranco PEDULLA’, e i due curatori. SOLDANI insegna storia dell’Italia contemporanea all’Univ di Firenze e fa parte della direzione di ‘Passato e presente’. Ha pubblicato saggi sul Risorgimento, sulla 1° GM, sulla scuola e le nuove realtà femminili nell’IT liberale. TURI insegna storia contemporanea all’Univ di Firenze. Si è occupato dei riflessi della riv franc in Toscana e degli intellettuali IT del ‘900.”,”ITAS-007″
“SOLDANI Simonetta”,”Un convegno di storia del movimento operaio.”,”Convegno di Linz dal titolo ‘I movimenti di massa degli operai alla fine della prima guerra mondiale’ e ‘Il movimento operaio in Europa nell’anno rivoluzionario 1848. Problemi metodologici e di storia sociale’ Relazioni di Wolfgang Ruge su ‘Movimenti di massa e forze politiche dal 1917 al 1920’; di G.D. Feldmann E. Kolb R. Rürup su ‘I movimenti di massa dei lavoratori in Germania alla fine della prima guerra mondiale, 1917-1921’ altre relazioni o interventi di F. Mucsi T. Erenyi E. Szabo F. Klopic J. Kowalski F. Tych J. Jemnitz S. Fuchs D. Deac H. Biegert H. Mommsen F. Klein E. Ragionieri F. Andreucci T. Detti (Comunicazione di Andreucci e Detti ‘Appunti sulla questione dei movimenti di massa dei lavoratori in Italia alla fine della prima guerra mondiale’), R. Neck (Il movimento operaio in Europa nell’anno rivoluzionario 1848), H. Hautmann ‘I movimenti di massa dei lavoratori austriaci negli anni 1917-1918), A. Deac ‘Lineamenti essenziali della lotta della classe operaia rumena negli anni dello slancio rivoluzionario, 1917-1921, F. Fuchs ‘Aspetti internazionali del movimento operaio in Romania negli anni 1917-1918’, J. Paasivirta ‘Preistoria del movimento operaio finlandese fino alla guerra civile del 1918’, V. Pantich, ‘I Consigli operai come forma della lotta rivoluzionaria dei lavoratori tedeschi’, R. Neck, W. Schmidt, E. Wangermann, G. Spira (‘Il movimento operaio nei mesi della rivoluzione del 1848 nelle città sorelle di Pest, Pfen ed Altofen) (Ungheria), E. Ragionieri (‘Operai, contadini e masse popolari nella rivoluzione del 1848 – 1849 in Italia’), F. Vogel (‘La poesia della libertà della rivoluzione viennese del 1848’)”,”MEOx-135″
“SOLDANI Franco”,”Marx e la scienza. Come il pensiero scientifico ha dato forma alla teoria della società di Marx.”,”Franco Soldani, Europaeische Schüle Müenchen “”Non si piange sulla propria storia, si cambia rotta”” (Spinoza) “”Quando si segue una cattiva strada, più si marcia veloce, più si ci mette fuori strada”” (Diderot) “”Strettissimo nesso tra teoria del valore e pensiero scientifico del tempo”” (pag 19) “”Il giudizio di Engels sull’importanza dell’opera darwiniana (297), giudizio formulato del resto con grande acume nemmeno venti giorni dopo l’uscita del volume, verrà condiviso in toto anche da Marx un anno dopo, non appena anch’egli avrà avuto modo di leggere ‘The origin of species by means of natural selection’ e di definirlo «il libro che contiene i fondamenti storico-naturali del nostro modo di vedere» (298). Un mese dopo circa, scrivendo a Lassalle, Marx ritornerà sul significato del volume per la sua interpretazione della società, esprimendo in sostanza una duplice valutazione sul lavoro del grande naturalista inglese. In primo luogo, lo studio di Darwin è importante «als naturwissenschaftliche Unterlage des geschichtlichen klassenkampfes». In secondo luogo, a parte «die grob englische Manner der Entwicklung» presente a suo avviso nel testo darwiniano, «ist hier zuerst der “”Teleologie”” in der Naturwissenschaft nicht nur der Todestoß gegeben, sonders der rationelle Sinn derselben empirisch auseinandergelegt» (299). L’opinione di Marx, per quanto riguarda il metodo darwiniano e la teleologia, coincide dunque completamente con quella di Engels. Di suo Marx aggiunge la particolare sottolineatura del presunto «fondamento scientifico» dato da Darwin alla lotta di classe (300). Tuttavia, anche questa specificazione non differisce in sostanza dalla spiegazione engelsiana. Qual è infatti l’apporto decisivo di Darwin ad un interpretazione della natura ‘juxta sua principia’? In che modo l’opera di Darwin fornisce alla concezione materialistica della società un fondamento scientifico? In effetti, come ora vedremo, le due domande sollevano questioni diverse che finiscono tuttavia per confluire in un’unica interpretazione. Intanto è noto che il contributo teorico decisivo del volume di Darwin riguarda la nuova visione della natura che vi viene delineata. Il suo primo merito consiste infatti nell’aver realizzato «un tentativo grandioso per dimostrare uno sviluppo storico nella natura» (301). In diversi scritti posteriori Engels preciserà ulteriormente questa sua interpretazione dell’opera darwiniana, puntualizzando meglio cosa si debba intendere in realtà con «sviluppo storico della natura». Essenzialmente tre cose. Prima di tutto, la vecchia concezione fissista del mondo materiale, secondo la quale la natura si sarebbe mossa «nell’eterna uniformità di un circolo che di continuo si ripete», ha ricevuto da Darwin «il colpo più vigoroso» (302). Con lo studioso inglese è infatti divenuto evidente che tutto il regno naturale «è il prodotto di un lungo processo di evoluzione» (303) che si è sviluppato nel corso del tempo e al cui interno si sono formate molteplicità e differenziazione, mutamenti e proliferazione degli organismi viventi. Con Darwin, dunque, «l’idea dell’assoluta immutabilità della natura» (304) entra in crisi e viene sostituita da una rappresentazione in cui adesso sono le proprietà intrinseche della materia, e non un «impulso esterno», di norma teologico (305), a produrre la sua storia e le sue trasformazioni periodiche dal più semplice al complesso, dagli organismi monocellulari al cervello pensante (306)”” (pag 28-29-30) [Franco Soldani, ‘Marx e la scienza. Come il pensiero scientifico ha dato forma alla teoria della società di Marx’, Actuel Marx en Ligne, Paris, n. 3 31.2.2001] [(297) Cfr. Werke, 29, p. 524; (298) Ibid., 30, p. 131; (299) I due passi citati ibid., p. 578; (300) Cfr. ibd., p. 249. Per la verità, i giudizi di Marx su Darwin non sono sempre identici, o almeno implicano conseguenze diverse. Si mettano a confronto, per esempio, le due valutazione succitate (ordinate in senso anche cronologico, la prima è del gennaio 1861, l’altra del giugno 1862). (…); (301) Marx – Engels, Carteggio, Editori Riuniti, Roma, 1974, vol. 3, p. 372, corsivo mio (Werke, 29, p. 524); (302) F. Engels, ‘Antidühring’, Editori Riuniti, p. 25 (Werke, 19, p. 205); (303) id., Ludovico Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca, in Marx-Engels, Opere scelte, Editori Riuniti,, 1973, p. 1135 (Werke, 21, p. 295); (304) id., Dialettica della natura, Editori Riuniti, 1978, pp. 41-42, pp. 307 e sgg (Werke, 20, pp. 314-316, pp. 464 e sgg); (305) Ibid; (306) Ibid., p. 211 (ibid., p. 468)]”,”MAES-003-FGB”
“SOLDANI Simonetta”,”Democrazia e socialismo: la duplice sconfitta della seconda repubblica in Francia.”,”””Più in generale (…) se è errato leggere il periodo successivo al giugno 1848 o al giugno 1849 (quando, dice Marx, la paura del popolo in armi spinse la Montagna a promuovere una «processione» in cui «aveva perduto tutto. Compreso l’onore») solo in chiave di declino delle potenzialità rivoluzionarie e democratiche, ancor più deviante è ignorare che tale declino ci fu (…)”” (pag 675)”,”STOx-014-FGB”
“SOLDANI Simonetta a cura; saggi di Aldo AGOSTI Andrea PANACCIONE Gloria CHIANESE Lutz KLINKHAMMER Paolo PEZZINO Simone DURANTI Wolfgang SCHIEDER Adrian LYTTELTON Brunello MANTELLI Francesca CAVAROCCHI Alessandra MINERBI Silva BON Claudio PAVONE Marta BAIARDI Giorgio ROCHAT Pier Paolo POGGIO Gaspare POLIZZI Anna VINCI Milica Kacin WOHINZ Raoul PUPO Valeria GALIMI Enzo COLLOTTI”,”Enzo Collotti e l’Europa del Novecento. Con un saggio di Enzo Collotti.”,”Il volume è frutto del convegno su ‘Enzo Collotti e l’Europa del Novecento’, promosso in data 29-30 ottobre dal Dipartimento di Studi storici e geografici. Simonetta Soldani insegna Storia contemporanea all’Università di Firenze e coordina il Dottorato in Storia dello stesso ateneo. ‘La seconda guerra mondiale come guerra dei fascismi. La resistenza embrione di una nuova Europa’ (pag 100-104) “”Ma nei suoi studi Collotti pare essere particolarmente interessato anche a un altro aspetto: quello della collaborazione economica, tassello indispensabile ai fini della costruzione del «grande spazio economico» (‘Wirtschaftsgroßraum’) che rappresenta la dimensione strutturale dello slogan dello «spazio vitale» (‘Lebensraum’) e che perciò vede da un lato l’attivazione di un gran numero di articolazioni operative ed intellettuali del mondo imprenditoriale germanico – dalla ‘Südosteuropa Gesellschaft’ (Congresso economico dell’Europa centrale) – , dall’altro la disponibilità di settori non irrilevanti dell’economia dei paesi alleati-subalterni ed occupati-collaborazionisti ad accettare progetti di integrazione sovranazionale che, sia pur a direzione germanica, prospettavano anche a loro margini non irrilevanti di profitto e potere purché, ovviamente, fossero accettate le linee guida che venivano dalle autorità nazionalsocialiste, unica strada per accedere a qualche margine di autonomia (29)”” (pag 101) [(29) Cfr. la voce ‘Collaborazionismo’ cit.] “”L’opposizione alle potenze dell’Asse fu infatti un fenomeno generalizzato che assunse carattere di massa, cosa che permette di definire la storia della Resistenza come un capitolo della più generale storia della Seconda guerra mondiale, né l’una può essere ricostruita senza richiamare l’altra (31). Analogamente, non può essere compresa a fondo la storia delle società europee coinvolte dal conflitto se non si tiene presente il costituirsi al suo interno dei reticoli resistenziali; la Resistenza diventa un modo specifico di essere, declinato certo secondo forme specifiche ricalcate e sui contesti nazionali, e sulle pratiche messe in atto dall’occupante: in Polonia, per esempio, fu necessario perfino dar vita a scuole clandestine, avendo il Terzo Reich proibito qualsiasi forma di istruzione men che di base per i giovani’ (dal saggio di Brunello Mantelli, ‘Europe in guerra 1939-1945: fascismi, collaborazionismi, resistenze’) (pag 102-103)”,”STOx-346″
“SOLDATI Mario”,”America primo amore.”,”””Ma in America, dove la cultura universitaria non ha tradizioni, è un disastro per ora senza speranza di rimedio. Il metodo estetico non è conosciuto. E fin qui poco male. Da noi il metodo estetico, scoperta di un uomo di genio, è diventato balordo meccanismo in mano a molti seguaci. Ma da Columbia a Berkeley impera il “”metodo filologico””. ‘Nominalmente’, lo stesso sano e giusto metodo che trionfò in Europa sul finire dell”800 e i primi del ‘900: in Italia col Rajna, il D’Ancona, il Comparetti e tanti altri grandi professori; in Francia col Petit de Juleville, e poi col Bédier, il Lanson, Paul Hazard ecc. e in Inghilterra, in Germania, in Ispagna, dovunque con studiosi di merito e di gusto; ‘praticamente’, goffa, grottesca parodia. La filologia, per gli americani, consiste soprattutto in questo: ‘non giudicare mai’. E quindi neanche le bibliografie sono ben fatte. Una bibliografia dev’essere ordinata, e ordine presuppone comunque criterio, scelta, giudizio. Va a finire che, in fondo, giudicano anche loro: e in modo vile, falso, idiota.”” (pag 218-219)”,”USAS-177″
“SOLDATI Mario”,”Le lettere da Capri.”,””Le lettere da Capri’ uscì nel 1954, l’anno del ‘Taglio del bosco’ di Cassola, del ‘Disprezzo’ e dei ‘Racconti romani’ di Moravia, di ‘L’entrata in guerra’ di Calvino. L’anno precedente a ‘Metello’ di Pratolini. L’epoca, quella letteraria, era insomma di transizione, di riflessione. Il neorealismo, che aveva dominato il dopoguerra, stava per esaurirsi con l’ultima vampata pratoliniana di ‘Metello’, mentre si affacciava all’orizzonte una narrativa dalla problematica formale più sottile, più complessa e più celebrale. Ma di tutto questo Soldati non risentì minimamente’ (pag VII, introduzione) “”L’umiltà è quella virtù che, quando la si ha, si crede di non averla!”” (pag 56)”,”VARx-001-FER”
“SOLDI RONDININI Gigliola”,”Saggi di storia e storiografia visconteo-sforzesche.”,”L’autrice è titolare della Cattedra II di Storia Medievale nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Milano.”,”ITAG-015-FF”
“SOLDINI Simone a cura; saggi di Maurizio ANTONIOLI Maurizio BINAGHI Aurora SCOTTI TOSINI Renato SIMONI Chiara GATTI Aline DARDEL Andreas SCHWAB Gianluigi BELLEI Michel DIXMIER Simone SOLDINI”,”Addio Lugano bella. Anarchia tra storia e arte. Da Bakunin al Monte Verità, da Coubert al dada, 22 marzo – 5 luglio 2015.”,”SOLDINI Simone, conservatore Museo d’arte Mendrisio. “”Nel 1902 venne costituita la Ligue antimilitariste che vedeva nelle sue file individualisti come Georges Parta-Javal, Libertad ed E. Armand, sindacalisti come Yvetot, un “”libertaire naturien”” come Henri Beyle (al secolo Félix Beaulieu) ecc. Ma già il progettato congresso parigino del 1900 indicava nel proprio programma punti come ‘L’attitude des anarchistes en cas de guerre, de soulèvement, d’insurrection’ e ‘Propagande antimilitariste’. E l’anno successivo usciva per iniziativa di ‘Les Temps Nouveaux’, in una prima tiratura di 10.000 esemplari, l’opuscolo ‘Le militarisme et l’attitude des anarchistes et des socialistes révolutionnaires devant la guerre’ di Domela Nieuwenhuis, che terminava emblematicametne con l’incitamento: “”De l’audace, encore de l’audace, toujours de l’audace””. Proprio Domela Nieuwenhuis, la figura più carismatica dell’anarchismo olandese, diventò una sorta di bandiera dell’antimilitarismo dando vita nel 1904 ad Amsterdam alla Internationale Anti-Militaristische Vereeniging (Association international Antimilitariste nella versione francese; Alleanza Internazionale Antimilitarista in quella italiana), il cui comitato generale era formato quasi esclusivamente da anarchici (67), tra i quali Yvetot. Quest’ultimo costituiva anche il tramite con la CGT, che allora e negli anni immediatamente successivi si distinse per il suo radicale antimilitarismo.”” (pag 33-34)”,”ANAx-377″
“SOLE’ Jacques”,”Storia critica della rivoluzione francese.”,”‘Le Rivoluzioni sono la forma barbara del progresso’ (Jaures) (in apertura) SOLE’ è professore di storia moderna all’ Università di Grenoble. Ha scritto libri sui miti cristiani dal Rinascimento all’ Illuminismo, sul dibattito tra cattolici e protestanti e sulla storia della mentalità. In Italia è stato tradotto ‘Storia dell’ amore e del sesso nell’ età moderna’ (1979). “”La dittatura giacobina, partendo dall’ alto, eliminò a poco a poco ogni resistenza e il movimento popolare fu la sua vittima principale. La forza delle sezioni risultò progressivamente indebolita. La leva di massa assorbì 23.000 parigini, mentre molti militanti, più anziani, entrarono nella nuova burocrazia, sempre più pletorica. I comitati rivoluzionari stessi si integrarono nella burocrazia poliziesca. Il movimento sanculotto si inserì nella burocrazia giacobina o perse ogni vitalità””. (pag 145) “”La caduta degli hebertisti segnò la prima occasione, dopo il 1791, di un regresso dell’ estremismo. A questo rafforzamento dell’ assetto governativo si aggiunsero lo scioglimento dell’ esercito rivoluzionario nella capitale, la soppressione dei commissari agli accaparramenti, lo smantellamento del ministero della Guerra, pieno di sanculotti, la loro dispersione amministrativa e la nomina di giacobini lealisti a capo del comune. Sotto questa pressione, cominciò la dissoluzione delle società popolari: molto avanzata già alla fine del mese di maggio, essa significava la morte del movimento sanculotto in quanto forza autonoma.”” (pag 145) “”Dopo Michelet, Albert Mathiez o Daniel Guerin, Albert Soboul ha mirabilmente smontato i meccanismi di questa lotta ineguale fra la dittatura burocratica dei comitati e la spontaneità dei militanti. (…) Fin dall’ estate del 1793, in compenso, Robespierre, Marat e i loro amici avevano fatto di tutto per distruggere l’ influenza di Jacques Roux fra il popolino parigino; fu la calunna che schiacciò e condusse alla morte questo apostolo dei poveri e questo difensore delle masse, teologo di una Rivoluzione i cui dirigenti lo fecero perire. Jean Varlet e Theophile Leclerc furono, al suo fianco, gli avvocati di questa concezione della democrazia diretta di cui diffidavano gli “”uomini di Stato””, artefici della dittatura giacobina.”” (pag 146)”,”FRAR-288″
“SOLÉ Jacques”,”Storia critica della Rivoluzione francese.”,”Jacques Solé è professore di storia moderna all’Università di Grenoble. Ha scritto libri fondamentali sui miti cristiani dal Rinascimento all’Illuminismo, sul dibattito tra cattolici e protestanti e sulla storia delle mentalità. In Italia è stato tradotto Storia dell’amore e del sesso nell’età moderna.”,”FRAR-005-FL”
“SOLERTI Angelo”,”Storia letteraria d’Italia. Scritta da una Società di Professori. Le vite di Dante, Petrarca e Boccaccio scritte fino al secolo decimosesto, raccolte dal Prof. Angelo Solerti.”,”Vita di Dante scritta da Giovanni Boccaccio (pag 8-71) Leonardo Bruni: “”E così la Fortuna questo mondo gira, e permuta li abitatori col volger di sue rote”” (pag 107) Dante: “”Donne che avete intelletto d’amore”” (pag 107) Marcantonio Nicoletti: “”E poi di Can grande (Cangrande ndr): ‘Le sue magnificenzie conosciute / Saranno ancora sí, ch’i suoi nemici Non ne potran tener le lingue mute’ (Dante)”” (pag 228) Dante ‘presuntuoso’: “”S’io sto, chi va? S’io vo, chi sta?”” (pag 235) (Alessandro Zilioli)”,”ITAG-199″
“SOLGENITSIN Aleksandr”,”Una giornata di Ivan Denissovic. Romanzo.”,”Aleksandr SOLGENITSIN è nato nel 1918 e ‘Una giornata di Ivan Denissovic’ è la sua prima opera di scrittore. Trascorse la sua infanzia e giovinezza a Rostov sul Don dove si laureò in fisica e matematica. Prese parte alla guerra come ufficiale di artiglieria e nel febbraio del 1945, già capitano e per due volte decorato al valore, fu arrestato e condannato a 8 anni di reclusione, in seguito a una ingiusta accusa di carattere politico. Alla fine della guerra venne mandato ai lavori forzati in un campo siberiano. Ne uscì nel 1956. Nell’ ottobre del 1970 ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura.”,”RUSS-104″
“SOLGENITSIN Aleksandr”,”Due secoli insieme. Ebrei e russi prima della rivoluzione. Volume primo.”,”””Malgrado l’avversione di Bakunin per gli ebrei, ritroviamo molti di loro tra i dirigenti e teorici dell’anarchismo. Ma “”altrina anarchici russi, ad esempio Kropotkin, non provavano ostilità verso gli ebrei e si sforzavano di guadagnarli alla loro causa”” (88)”” (pag 433) (88) PEG, t. 1, p., 124 (Piccola enciclopedia giudaica) Gerusalemme, 1976″,”EBRx-056″
“SOLGENITSIN Aleksandr”,”Due secoli insieme. Ebrei e russi durante il periodo sovietico. Volume secondo”,”””Meno numeroso; ma molto potente, fu il sostegno che la comunità ebrea russa ottenne dall’estero. Non parliamo nemmeno dei due famosi treni che attraversarono la Germania – quello di Lenin (30 persone) e quello di Natanson-Martov (160) – gli ebrei vi erano in schiacciante maggioranza ed erano rappresentati quasi tutti i partiti (la lista dei passeggeri dei “”vagoni extra-territoriali”” fu pubblicata per la prima volta da V. Burstev (32)). Tra questi duecento, furono pochi coloro che non erano destinati a svolgere un ruolo significativo nella vita politica russa. Molto più numerosi furono gli ebrei che ora sbarcavano a centinaia provenienti dagli Stati Uniti – emigrati della prima ora, rivoluzionari o disertori che avevano evitato il servizio militare – ormai li si chiamava “”combattenti rivoluzionari”” o “”vittime dello zarismo”” e, su ordine di Kerenski, l’ambasciata russa negli Usa rilasciava loro senza difficoltà un passaporto russo dal momento che si presentavano in compagnia di due testimoni – talvolta sollecitati per strada. (I militanti raggruppati intorno a Trotsky si ritrovarono in una situazione particolare: poiché c’erano serie ragioni di sospettarli di intelligenza con la Germania, furono trattenuti per un certo tempo in Canada. Quanto allo stesso Trotsky, disponeva non di un misero, piccolo documento russo, ma di un solido passaporto americano che gli era stato rilasciato, non si sa molto bene perché, durante il suo breve soggiorno negli Stati Uniti – come pure din un’importante somma di denaro la cui provenienza non fu mai stabilita (33))”” (pag 61-62) (32) ‘La casa comune’, 1917, 14 ottobre, 16 ottobre (33) E. Sutton, ‘Wall Street et la révolution bolchevique’, trad. russa, Mosca 1998″,”EBRx-057″
“SOLINAS Giovanni”,”Il microscopio e le metafisiche. Epigenesi e preesistenza da Cartesio a Kant.”,”Giovanni Solinas è nato in Provincia di Cagliari. Laureatosi in filosofia nella Università di Cagliari, libero docente di Storia della filosofia, vi insegna tale disciplina nella Facoltà di Lettere.”,”FILx-153-FL”
“SOLJÉNITSYNE Alexandre (SOLZHENITSYN)”,”Lénine a Zurich.”,”Il lettore di ‘Agosto 14’ era stato intrigato dal sottotitolo di questo romanzo: primo nodo. Leggendo più tardi le “”memorie letterarie”” di Sojenitsyne (Aleksandr Isaevic Solzhenitsyn), ‘Le Chêne et le Veau’, scopre infatti che si tratta del primo tomo di un’opera che l’autore considera come “”quella della sua vita””, e che mette in scena, tra mille altri un “”personaggio”” mai ancora nominato. Il lettore attento a questo primo tomo, pubblicato quando l’autore era ancora in Urss aveva potuto pure otare che mancava un capitolo: quello, precisamente, della prima apparizione del ‘personaggio’. Questi non era altro che Lenin a Zurigo nel momento della grande guerra, e dei preparativi della rivoluzione russa, a Zurigo ove l’esilio ha condotto pure l’autore oggi (1975). Estratto dei primi “”nodi”” della grande opera da ‘Agosto 14’, questi capitoli compongono da soli un romanzo particolare: quello di Lenin prima dell’Ottobre, incomparabilmente vivente attraverso la penna dello scrittore proscritto. Ampie note biografiche di Bogdanov, Bucharin, Brillant (Sokolnikov), Chliepnikov, Hanecki, Kamenev, Kollontai, Kamo, Krassine (Krassin), Litvinov, Lounatcharski (Lunacharskij), Malinovski, Martov, Munzenberg, Parvus, Piatakov, Platten, Potressov, Radek, Rakovski, Zinoviev) (pag 198-222) Lenin comprende la debolezza di Parvus e la propria superiorità (pag 117-118). Segue nota biografica su Parvus (pag 214-215)”,”LENS-326″
“SOLLERS Philippe”,”Sul materialismo.”,”SOLLERS, nato nel 1936 a Talence, è divenuto noto nel 1958 con il romanzo ‘Une curieuse solitude’, cui sono seguiti altri. Nel 1960 è tra i fondatori di ‘Tel Quel’, di cui è rimasto uno dei maggiori animatori.”,”FILx-123″
“SOLMI Edmondo”,”Leonardo (1452-1519).”,”””L’ordinare è opra signorile; l’oprare è atto servile”” (Codice atlantico, 109 r.) “”Tanto mi muoverò che la tela fia finita’ (Manosc. H. 98 v.) “”Triste è il quel discepolo, che non avanza il suo maestro”” (R. 498) “”Gli uomini buoni naturalmente desiderano sapere”” (C.A., 119r) “”Questa benigna natura ne provvede in modo, che per tutto il mondo tu trovi dove imparare”” (Ash. I, 31 v.) “”La natura è piena d’infinite ragioni che non furon mai in esperienza (I 18 r.) (in apertura dei capitoli) (E. Solmi, Leonardo, Longanesi, 1972) Nota biografica. Edmondo Solmi, nacque a Modena nel 1874. Si affermò nel mondo della cultura Morì nel 1912.”,”BIOx-027-FGB”
“SOLOMON Maynard PESTELLI Giorgio a cura di”,”Beethoven. La vita, l’opera, il romanzo familiare.”,”Maynard Solomon, musicologo e psicanalista americano, uno dei massimi studiosi della vita e dell’opera di Beethoven, ha orientato nuovi corsi della critica beethoveniana.”,”BIOx-009-FL”
“SOLOW R.M.”,”La teoria della crescita. Un’esposizione.”,”Cita l’utile libro di Edward Denison ‘Why Growth Rates Differ’ (confronti tra Stati Uniti, Gran Bretagna, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Olanda e Norvegia per il periodo 1950 1962) (pag 16)”,”ECOT-374″
“SOLTYK Romano”,”La Polonia e sua rivoluzione nel 1830.”,”””Una feroce Forza il mondo possiede, e fa nomarsi Dritto; la man degli avi insanguinata Seminò l’ ingiustizia: i padri l’hanno Coltivata col sangue, e omai la terra Altra messe non dà. Reggere iniqui Dolce non è”” (Adelchi) (in apertura)”,”POLx-052″
“SOLZENICYN Aleksandr”,”Lenin a Zurigo.”,”note biografiche su ABRAMOVIC A.E., ARMAND I., BAGOCKIJ S.J., BOGDANOV A.A., BOS E.G., BRONSKI M., BUCHARIN N.I., BURCEV V.L., CHARITONOV M.M., CIVIN E., CUDNOVSKIJ G.I., GREULICH H., GRIMM R., GUILBEAUX H., HANECKI J.S., KAMENEV L.B., KAMO S.A., KARPINSKIJ V.A., KESKKULA A.E., KOLLONTAJ A.M., KOZLOVSKIJ M.J., KRASIN L.B., KRUPSKAJA N.K., LEVI P., LITVINOV M.M., LUNACARSKIJ A.V., MALINOVSLIJ R.V., MARTOV L., MOOR K., MÜNZENBERG W., NOBS E., PARVUS A.L., PJATAKOV G.L., PLATTEN F., PLECHANOV G.V., POTRESOV A.N., RADEK K.B., RAKOVSKIJ C.G., RAVIC S.N., RJAZANOV D.B., SAFAROV G.I., SEMASKO N.A., SIEFELDT A.R., SKLARZ G., SKLOVSKIJ G.L., SLJAPNIKOV A.G., SOKOLNIKOV G.J., URICKIJ M.S., ZINOVIEV G.E.”,”LENS-036″
“SOLZENICYN Aleksandr”,”Una giornata di Ivan Denisovic.”,”Pubblicato nell’ inverno 1962 sulla rivista ‘Novyi Mir’, e subito tradotto in tutto il mondo, ‘Una giornata di Ivan Denisovic’ è il libro che ha rivelato in S., alla prima esperienza narrativa, uno dei maggiori scrittori russi (il libro vincerà il premio Nobel 1970). Il romanzo parlava per la prima volta esplicitamente dei campi di lavoro forzato staliniani. Ma il libro non è solo uno squarcio bruciante di vita vissuta (è tratto dall’ esperienza diretta del suo autore): l’ autore è andato al di là della greve brutalità dei fatti per realizzare un’opera d’arte. SOLZENICYN è nato nel 1918. Suo padre faceva l’ insegnante. Morto il padre, venne educato dalla madre. La sua infanzia e gioventù trascorsero a Rostov-sul-Don. Completò i suoi studi nel 1941 alla facoltà di fisica e matematica dell’ Università di Rostov. Dopo la laurea si arruolò volontario. Servì in artiglieria, prima col grado di comandante di batteria e poi di capitano guadagnandosi due onorificenze al valor militare. Nel 1945 venne arrestato per una denuncia politica (falsa) e condannato a 8 anni di campo di lavoro coatto.”,”RUSS-094″
“SOLZENICYN Aleksandr”,”Arcipelago Gulag. 1918 – 1956. Saggio di inchiesta narrativa.”,”””Con prove storiche inoppugnabili Solzenicyn dimostra che i lager nacquero nel 1918 e, nel tempo, si moltiplicarono con progressione geometrica fino a trasformare il resto del paese in una sorta di ‘cornice’ dei campi di concentramento. La struttura e l’ economia del lavoro forzato diventarono parti integranti, seppure separate, del modello di sviluppo della società sovietica dal 1918 al 1956.”””,”RUSS-123″
“SOMAI Giovanni”,”Sul rapporto tra Trockij, Gramsci e Bordiga.”,”SOMAI Giovanni “”In definitiva, e lo dimostrano proprio i suoi scritti, Trotsky si occupò ben poco della situazione italiana, o almeno lo fece per i risvolti in campo internazionale della negazione del fronte unico politico da parte del PCd’I, perciò non poteva “”premere”” su Gramsci per farlo separare da Bordiga, poiché gli interessava conquistare il partito intero, compreso quel Bordiga che era una figura rilevante nel comunismo internazionale. Del resto, i tentativi fatti su Gramsci da Chiarini e Ràkosi, certamente su indicazione del presidente del Komintern, non si addicevano al capo dell’Armata rossa, che semmai preferiva scontrarsi e duramente con Gramsci, Bordiga e Terracini, invece di usare le manovre di corridoio preferite da Zinoviev il quale, inoltre, in una situazione così difficile quale quella italiana, si serviva di uomini come Ràkosi, che non aveva fornito prove brillanti in Ungheria, e Chiarini, iscritto al PCR da così breve tempo da non potervi ricoprire alcuna carica, tantomeno l’incarico di rappresentante del Kominten (16). Ci sembra poi che si possa interpretare in modo più sfumato e articolato anche la terza e ultima testimonianza sui rapporti tra Gramsci e Trockij, quella di Giuseppe Berti. Il dirigente comunista, infatti, nell’introduzione premessa ai documenti dell’archivio Tasca, ha ricordato la conversazione avvenuta nel 1924 a Mosca, in occasione del V congresso dell’IC, tra Serrati e Trotsky, cui aveva personalmente assistito. In quell’occasione Trotsky avrebbe detto di aver partecipato (con Zinoviev e Bucharin) ai lavori della commissione italiana e di aver incontrato grandi difficoltà nel dibattito con Gramsci: “”Abbiamo dovuto premere molto per convincerlo a prendere una posizione di lotta contro Bordiga e non so se ci siamo riusciti”” (17) (16) Su Chiarini (Caim Haller), del quale il PCd’I aveva chiesto nel 1923 la destituzione (rimase consigliere privato di Zinoviev per gli affari italiani e negli anni trenta insegnante di leninismo alla scuola per italiani in Russia), si vedano alcune lettere di Gramsci in P. Togliatti, ‘La formazione…’, cit; G. Somai, Gramsci…, cit.; A. Mettewie-Morelli, ‘Lettres et documents d’Ersilio Ambrogi, 1922-1936’, in ‘Annali Feltrinelli’ 1977, pp. 173-291. Alcune lettere di Ambrogi (in particolare pp 286-291) contengono numerose informazioni sui rapporti tra Gramsci e Radek-Zinoviev, ma non menzionano Trotsky G. Berti, Appunti e ricordi (1919-1926), introduzione a ‘I primi dieci anni di vita del Partito Comunista italiano, in ‘Annali Feltrinelli’, 1966, p. 33] (pag 76-77) “”(30) Sull’atteggiamento bordighista verso Trockij è un documento utile B. Fortichiari, ‘Comunismo e revisionismo in Italia. Testimonianza di un militante rivoluzionario’, a cura di L. Cortesi e Arturo Peregalli (Torino 1978) pag 80 (nota) “”Rifiutata la proposta di Korsch (dal quale era reputato il leader della corrente internazionale di sinistra) di fare una dichiarazione comune, anche perché non attuabile praticamente, Bordiga fissa così alcune direttive che ben spieganoil suo successivo atteggiamento, come del resto quello precedente: “”Con ogni mezzo che non esclude il diritto di vivere nel partito deve essere denunziato l’indirizzo prevalente come conducente all’opportunismo e come contrastante con la fedeltà ai principi programmatici dell’Internazionale, che anche gruppi diversi da noi possono aere il diritto di difendere a condizione che si pongano il quesito di ricercare le deficienze iniziali .- non teoretiche, ma tattiche, organizzative, disciplinari – che hanno fatto la Terza Internazionale ancora suscettibile di pericoli degenerativi”” (35). Coerente con tale principio, durante la permanenza al confino di Ponza, Bordiga si schierò contro una risoluzione che definiva Trockij “”uno dei nemici aperti dell’Internazionale”” e venne espulso dal partito, nel 1930, sulla base di un rapporto di Berti (36). Qui non c’è ombra di tentativo di strumentalizzare Trotsky; qualcuno, anzi, potrebbe persino sostenere il contrario, cioè che sia stato Bordiga ad essere strumentalizzato dal russo. Se poi proprio si vuole rivolgere un’accusa del genere, bisogna allora indirizzarla a Gramsci, che con “”l’equazione”” Trockij-Bordiga – lasciata cadere e completamente ribaltata in seguito dal PCdI, ma non dal Komintern – non contribuì certo a far comprendere ai comunisti italiani le complesse questioni russe. Continuando di questo passo, da una strumentalizzazione all’altra, sulla base di una testimonianza di Leonetti si potrebbe definire Gramsci stalinista, o assimilare acriticamente Bordiga e Trotsky per quanto è stato riferito sui loro incontri nel 1924-1926 (V congresso, V Ea) (37). Ora, a nostra parere, né Bordiga né Gramsci possono essere ridotti a Trockij, o viceversa, e soprattutto non si può trasformare Gramsci in seguace del russo. Se ciò è accaduto, i motivi sono, da una parte, gli staccati eretti negli anni trenta tra bordighisti e trotskisti e; dall’altra, la necessità di ribattere le accuse rivolte a Trotsky nei ‘Quaderni'”” (pag 82-83) (in nota 37 si cita la testimonianza di Leonetti secondo cui Gramsci nel 1924 abrebbe detto che Stalin “”è il migliore tra i compagni russi””, testimonianza citata da F. Ormea, ‘Le origini dello stalinismo nel Pci’ (1978))”,”BORD-128″
“SOMAI Giovanni”,”Gramsci al Terzo Esecutivo Allargato (1923): i contrasti con l’Internazionale e una relazione inedita sul fascismo.”,”SOMAI Giovanni “”Gli altri documenti della delegazione italiana, pubblicati nel 1924 su “”Stato Operaio”” e ampiamente citati negli studi già menzionati, provano come gli spunti di Gramsci venissero poi relegati in secondo piano dall’atteggiamento di Zinoviev. Le critiche di Gramsci all’IC sono assai gravi e si dovrà attendere per trovare toni meno aspri, ma ugualmente critici, poichè ancora nel 1924, pur difendendo i “”compagni russi”” e riconoscendo al PCR “”l’egemonia di fatto dell’organizzazione mondiale””, criticava il modo in ui veniva inteso “”il centralismo del Comintern””. Compito prioritario era però formare un nucleo dirigente italiano saldo e omogeneo come quello bolscevico, per poter assumere in seguito “”una posizione indipendente”” e permettersi così “”anche il lusso di criticare”””” (pag 807)”,”GRAS-117″
“SOMAI Giovanni / NATOLI Claudio”,”La mancata “”venuta”” di Bordiga a Mosca. Il preludio della “”questione russa”” dell’ottobre 1926 (Somai) / Teoria del materialismo storico. Manuale popolare di sociologia marxista, di Nikolaj I. Bucharin (Natoli).”,”””Del viaggio di Bordiga a Mosca nel 1926 s’è detto, come ha ricordato Alfonso Leonetti in un’intervista sul libro di Livorsi apparsa sul “”Il Messaggero”” del 5 dicembre 1976, che fosse stato lui a chiederlo, ma dalla nuova documentazione appare chiaro che è stata la segreteria del Pci a chiedergli di compiere il suo dovere di militante recandosi a Mosca a ricoprire il posto di membro del Comitato Esecutivo dell’Internazionale. E’ noto che dal 1923 Bordiga rifiutò qualsiasi carica nel partito e nell’Internazionale, tanto che Togliatti ricordò a Scoccimarro “”il permanente”” e “”inesplicabile”” atteggiamento di Bordiga che aveva rifiutato la carica di vicepresidente del Comintern nel 1924 e che faceva sospettare ai comunisti russi qualche sua trama nel 1926. nel 1924 infatti Bordiga non aveva voluto ricoprire il suo posto all’Esecutivo internazionale, affermando che in occasione del prossimo Esecutivo Allargato (EA) sarebbe andato a Mosca e vi si sarebbe fermato volentieri. Nel 1925 non lo fece per la prossimità del congresso del partito (il terzo, tenuto a Lione dal 20 al 26 gennaio 1926); nel 1926 si dichiarò disposto a restare a Mosca a partire da luglio e chiese di poter portare con sé la famiglia (3)”” (pag 324) (3) Cfr. i rapporti di Humbert-Droz, pià volte rappresentante dell’IC in Italia (a Livorno, al Congresso di Roma, nel 1924, nel periodo del Comitato d’Intesa) e nel 1926 membro del Segretariato dei Paesi Latini, del 30 settembre e del 20 ottobre 1924, in J. Humbert-Droz, Il contrasto tra l’Internazionale e il Pci, 1922-1928′, Milano, 1969, pp. 188, 213. Vedi anche la Dichiarazione di Bordiga del 19 luglio 1925, non pubblicata dalla centrale, in APC 340/32-36 “”Korsch e Schartz cercavano apertamente di prendere accordi con il polacco Dombal e con “”la ‘emigrazione’ italiana e con la frazione ‘internazionale’ di Bordiga (20)”””” (pag 331) (20) Togliatti alla segreteria, 27 marzo 1926, APC, 419/18″,”BORD-130″
“SOMAINI Eugenio EMMANUEL Arghiri BOGGIO Luciano SALVATI Michele”,”Salari, sottosviluppo, imperialismo. Un dibattito sullo scambio ineguale.”,”SOMAINI Eugenio”,”ECOT-200″
“SOMAINI Eugenio”,”Strategia sindacale e programmazione. Salari, profitti e controlli degli investimenti.”,”Eugenio Somaini (1941) è incaricato di Economia politica nell’Univesità di Bologna (1979). Autore di vari studi di economia internazionale e sulla teoria keynesiana, collabora a ‘Critica marxista’, ‘Rinascita’ e ‘Politica ed economia’.”,”SIND-196″
“SOMBART Werner”,”Il socialismo tedesco.”,”Sommario: L’era economica, la trasformazione della società e dello Stato. Che cosa è il socialismo? concetto generale di socialismo, varie specie di socialismo. Errori socialismo nell’epoca economica: il marxismo. Cosa s’intende per socialismo tedesco. Lo Stato. L’ economia: tecnica produzione consumo.”,”TEOC-007″
“SOMBART Werner”,”Socialismo e movimento sociale (nel secolo XIX). In appendice: cronaca del movimento sociale dal 1750 al 1896.”,”Werner SOMBART (1863-1941) docente di economia presso le Università di Breslavia e Berlino, è considerato, assieme a Max WEBER, il fondatore della moderna sociologia economica. Tra le sue opere successive: ‘Il capitalismo moderno’ (1902); ‘Gli ebrei e la vita economica’ (1911), ‘Il borghese’ (1913), ‘L’ avvenire del capitalismo’ (1932), ‘Il socialismo tedesco’ (1934).”,”SOCx-080″
“SOMBART Werner”,”Perché negli Stati Uniti non c’è il socialismo? (Titolo orig. Warum gibt es in den Vereinigten Staaten keinen Sozialismus?).”,”Questo saggio di SOMBART mai prima d’ora tradotto in Italia è un quadro della società americana che emerge al di là degli errori di previsione dell’ autore. “”Come tutti gli Americani, così pure nell’ operaio lo sconfinato ottimismo si esprime anche e specie nella fede, nella missione, nella grandezza del suo Paese, una fede che assai spesso assume una colorazione religiosa: gli Americani sono il popolo eletto da Dio, il famoso “”sale della terra””. (…) Questo significa però: l’ operaio americano si identifica con l’ odierno stato americano; si pone al fianco della bandiera stellata; è d’ animo “”patriottico (come ci si dovrebbe esprimere nel significato tedesco):”” (pag 21) “”Il cosiddetto Spoils-system domina, negli Stati Uniti, in maniera generale, sin dalla presidenza Jackson (1829-1833), e già si era precedentemente consolidato in alcuni Stati, come New York e la Pennsylvania. Riposa su di ciò il fatto che il bottino tocca al vincitore – the spoils to the victor! – cioè che, sostanzialmente, le cariche non siano occupate secondo il principio della qualificazione, ma in considerazione della appartenenza al partito da parte dei candidati.”” pag 42 ‘Spoil-system’ “”(…) tutti i movimenti che, fino ad oggi, hanno impedito lo sviluppo del socialismo negli Stati Uniti sono in procinto di scomparire o di essere trasformati nel loro contrario, cosicché in conseguenza di ciò, secondo tutte le previsioni, nella prossima generazione il socialismo potrà giungere alla piena fioritura nell’ Unione””. (pag 121)”,”CONx-108″
“SOMBART Werner”,”Il socialismo tedesco.”,”Sommario: L’era economica, la trasformazione della società e dello Stato. Che cosa è il socialismo? concetto generale di socialismo, varie specie di socialismo. Errori socialismo nell’epoca economica: il marxismo. Cosa s’intende per socialismo tedesco. Lo Stato. L’ economia: tecnica produzione consumo. “”Trattandosi sempre di constatazioni empiriche possiamo dichiarare decisivo il ‘numero’ oppure il ‘peso’ di queste manifestazioni. Prendiamo ad esempio le affermazioni di uomini importanti sulla tendenza dei tedeschi ad ubbriacarsi,spesso volte considerata come una delle loro caratteristiche. Lutero scrive: “”Ogni paese deve avere il suo proprio diavolo, l’Italia, la Francia ecc. Il nostro diavolo sarà un otre di buon vino, deve chiamarsi beone. Che il nostro popolo sia così assetato, che la sua sete non possa venir calmata neppure con molto vino o birra, questa eterna sete rimarrà la piagad della Germania, io temo, fino al giorno del giudizio”” (in ‘Wider Hans Worst’ 1541). Per vedere se questa affermazione pronunciata già da Tacito e ripetuta da Bismarck corrisponda o no al vero bisognerebbe fare un censimento dei bevitori e delle quantità da loro ingurgitate (…)””. (pag 173) “”A chi parla continuamente del fruttuoso influsso delle culture straniere sulla nostra vita spirituale vorrei ricordare le parole di Goethe che non era certamente uno sciovinista: “”Il tedesco non corre pericolo maggiore che quello di esaltarsi con, e per i suoi vicini. Non v’è forse nazione più adatta della nostra a svilupparsi da sé stessa: e fu quindi per essa un grande beneficio che il mondo esterno se ne sia occupato con tanto ritardo. Ora che si sta sviluppando una letteratura mondiale, il tedesco a guardar bene è quello che può perderci di più: esso farà bene a meditare su questo avvertimento””””. (pag 249) pag 338″,”GERE-024″
“SOMBART Werner, a cura di Alessandro CAVALLI”,”Il capitalismo moderno.”,”””La frase di Adam Smith: “”la ricompensa liberale del lavoro… è la causa (!) dell’aumento della popolazione”” rimase determinante per tutti gli economisti. “”Se avessi a disposizione beni alimentari ed altri beni di consumo, non mi mancherebbero a lungo neppure gli operai che mi permetterebbero di entrare in possesso di alcuni di quegli oggetti che mi sembrano più utili e desiderabili”” esclama Ricardo abbagliato dal pensiero di Malthus in un’epoca in cui i filatori inglesi di cotone si mettevano disperati le mani nei capelli, perché scarseggiava la necessaria mano d’opera. Un importante progresso nei confronti di questa concezione assolutamente cieca di fronte alla realtà è rappresentato dalla teoria di Sismondi. Mi sembra che egli sia stato il primo a ‘mettere in relazione il problema dell’aumento della popolazione con il sistema economico dominante’. (…) Il germe fecondo nascosto in questo approccio venne però soffocato dall’errore, in ultima analisi di nuovo malthusiano, nel quale Sismondi incorre nel giudicare per lo meno il proletariato. Questo è disponibile sempre nella quantità desiderata. Il capitalismo non avrà mai scarsità di lavoratori salariati. E’ lo stesso ottimismo di tutti i malthusiani che non conoscono il problema del reclutamento della forza lavorativa. “”La popolazione si misura sempre, in ultima analisi, sulla domanda di lavoro. Tutte le volte che vi sarà richiesta di lavoro e sarà offerto un salario sufficiente, nascerà un operaio per guadagnarlo”” (‘Nouveau Principles’, vol. II, p. 286). Karl Marx, i cui meriti verso lo sviluppo della teoria demografica sono indubbiamente grandi, si allontana ulteriormente da Malthus. Ciò che Marx vide e fece oltre quel che avevano visto e fatto i suoi predecessori, consiste soprattutto in questo: 1. Egli affermò risolutamente che aveva senso stabilire delle “”leggi demografiche”” solo per determinati periodi di tempo di contenuto quindi storicamente limitato. “”Una legge demografica astratta esiste soltanto per piante e animali, se l’uomo non vi interviene storicamente”” (K. Marx, Das Kapital, 4° ediz.). In questo senso erano già orientati i teorici della popolazione, prima che Malthus confondesse loro le idee. Ma l’affermazione chiara ed esplicita di questo stato di cose rimane merito di Marx. 2. Con particolare riferimento al problema del reclutamento degli operai egli riconobbe la differenza fra forza lavoratrice potenziale (biologica) ed attuale (economica), una differenza su cui ci soffermeremo ancora nel prossimo capitolo. 3. Marx ha inoltre contribuito in modo considerevole allo studio dell'””origine del proletariato””. (…) Il nucleo della teoria demografica di Marx è “”la legge della popolazione tipica della produzione capitalistica”” (K. Marx, op. cit., p. 596), che si può definire come teoria economica della popolazione, perché in essa si cerca di staccare il movimento demografico dal suo fondamento biologico e di interpretarlo esclusivamente come conseguenza di processi economici. Il contenuto di questa “”legge demografica”” è il seguente: la popolazione, cioè il proletariato, cresce sempre più rapidamente dell’accumulazione del capitale, il quale ha quindi ‘sempre’ a sua disposizione vaste masse di operai. La prova di questa tesi viene portata per mezzo di un’altra tesi secondo la quale ad ogni nuova accumulazione del capitale è connesso un mutamento nella composizione “”organica”” del capitale, di modo che il capitale “”costante”” rappresenta una parte sempre maggiore del capitale totale, mentre il capitale “”variabile””, il fondo salari, diminuisce costantemente. Se però il fondo salari diventa sempre minore, diminuisce sempre il numero di operai che trovano un’occupazione; molti operai verranno licenziati e formeranno l'””esercito industriale di riserva””, l'””eccedenza relativa di popolazione””.”” (pag 599-602) [W. Sombart, Il capitalismo moderno, 1978]”,”ECOI-001-FPA”
“SOMBART Werner, a cura di Roberta SASSATELLI”,”Dal lusso al capitalismo.”,”SOMBART Werner (1863-1941) rimane uno dei classici del pensiero sociologico soprattutto per le sue riflessioni sullo sviluppo e le caratteristiche del capitalismo. “”Nella teoria del mercato e della sua importanza rispetto alla nascita del capitalismo ha preso forma, da Marx in poi, l’infelice idea che il capitalismo sia stato favorito dall’ampliamento geografico delle relazioni di mercato, specialmente tramite lo sfruttamento delle colonie nel XVI secolo. Questa idea si espresse poi nella concezione teleologica della scuola storica di economia politica, alla quale hanno aderito quasi tutti gli storici dell’economia: la dilatazione geografica degli scambi commerciali, il mercato “”remoto””, l’esportazione avrebbero reso “”necessaria”” l’organizzazione capitalistica. Tale parere è stato considerevolmente rafforzato, nell’ultima generazione, dalla teoria di Karl Bücher, un eccellente ricercatore, un pensatore realmente fecondo, il cui pensiero è così riassumibile: artigianato = produzione per il cliente, capitalismo = produzione per una cerchia di acquirenti sconosciuti; artigianato = mercato locale, capitalismo = mercato interlocale. Questo orientamento, che è stato accettato pressoché da tutti gli storici dell’economia, è decisamente catastrofico. Infatti, come ho già detto, la ricerca così impostata finisce in un vicolo cieco. Si è cercato nel posto sbagliato ciò che giustifica la transizione alla concezione capitalistica dell’economia. La produzione per una clientela specifica (Kundenproduktion), e la vendita su mercati lontani (Fernabsatz) non caratterizzano affatto la contrapposizione tra artigianato e capitalismo, se indaghiamo con attenzione le relative condizioni dello scambio. Da un lato, il capitalismo può essere associato ad una produzione per una clientela specifica (p. es. nella sartoria su misura ‘Maßschneiderei’); dall’altro c’è stato, per secoli, un artigianato fiorente senza tratti capitalistici, il cui mercato era costituito dall’intero mondo conosciuto”” (pag 62-63) [Werner Sombart, a cura di Roberta Sassatelli, Dal lusso al capitalismo, 2003] Bücher ‹bü´h’ër›, Karl. – Economista tedesco (Kirberg 1847 – Lipsia 1930), prof. nelle univ. di Dorpat, Basilea, Karlsruhe e Lipsia; socio straniero dei Lincei (1924). Appartenne alla giovane scuola storica tedesca che fa capo a Schmoller; tra le opere: Die Entstehung der Volkswirtschaft (1893), Arbeit und Rhythmus (1896, 6a ed. 1924), Beiträge zur Wirtschaftsgeschichte (1922). (Treccani.it)”,”ECOT-203″
“SOMBART Werner, a cura di Roberta IANNONE”,”Guerra e capitalismo. (1913)”,”‘Werner Sombart (1863-1941) è stato uno dei maggiori autori europei nel campo delle scienze sociali, capocorrente della nuova scuola storica tedesca e Professore di Sociologia all’Università di Breslavia e di Berlino. E’ stato uno dei sociologi più influenti del suo tempo, all’epoca anche più di Max Weber suo contemporaneo. (…)’ Roberta Iannone è Professore associato di Sociologia generale presso il Dipartimento di Scienze politiche della Sapienza, Università di Roma, dove insegna Sociologia generale e Sociologia corso avanzato. Diversi i suoi contributi sul pensiero di Sombart. Recentemente ha curato la prima edizione in italiano di ‘Vom Menschen’ (1940) in ‘Umano ancora umano. Per un’analisi dell’opera “”Sull’Uomo”” di Werner Sombart’ (2013) e l’edizione italiana de ‘L’avvenire del capitalismo’ (2015). Dimensione degli eserciti del Medioevo (pag 87-88) “”Uno dei principali risultati a cui Hans Delbruck perviene nel terzo volume della sua storia dell’arte della guerra è quello di dimostrare che il Medioevo aveva eserciti costantemente inferiori, rispetto a quanto si pensasse sinora. Con questo si dimostra per la guerra la stessa cosa che ho già indicato per il commercio, e che molti altri avevano in precedenza dimostrato per i generici rapporti tra la popolazione, in particolare il numero di abitanti delle città: la piccolezza esteriore del mondo medievale (che fa apparire tanto più imponente la sua grandezza interiore). Nella battaglia di Hastings sarebbero stati centinaia di migliaia, se non addirittura milioni (una stima parla di 1.2 milioni), i combattenti in campo l’uno contro l’altro; molto probabilmente l’esercito normanno contava in realtà meno di 7.000 guerrieri, certamente non molti di più; mentre l’esercito di Harald era ancora più debole: tra i 4.000 e i 7.000 uomini. Anche gli eserciti delle crociate, che erano probabilmente i più numerosi del Medioevo, sono relativamente piccoli: possiamo fissare a 1.200 il numero massimo di cavalieri che hanno combattuto una battaglia in terra Palestina, e a 9.000 il numero dei fanti. L’intero esercito presente ad Ashdod è probabilmente sovrastimato, se ipotizzato di 8.000 guerrieri. Gli eserciti riuniti da Federico Barbarossa presso Milano sono tra quelli più numerosi del Medioevo; ma anche qui, le decine di migliaia e centinaia di migliaia di cui parlano i cronisti sono numeri favolosi: si trattava in realtà di qualche migliaio di cavalieri. Nella battaglia di Cortenuova (1237), una delle più grandi del tempo, si sono affrontati al massimo 10.000 combattenti per ogni parte. Gli schieramenti medievali possono essere determinati numericamente in maniera quasi esatta, partendo dal numero di cavalieri generalmente presenti in un paese: secondo i calcoli di Morris, nell’Inghilterra del XIII sec. non vivevano più di 2.750 cavalieri. Per ogni cavaliere c’erano circa due scudieri, quindi in Inghilterra si potevano contare al massimo 8.000 uomini di cavalleria; mentre il numero massimo di fanti che nel 1277 potevano essere radunati, e solo per un tempo molto breve, può essere stimato intorno ai 15.640 uomini. La più grande armata mai vista nel Medioevo è stata probabilmente quella che Edoardo III ha riunito a Calais nel 1347. Essa consisteva di 32.000 uomini, una (come commenta Delbrück nei suoi calcoli) (23) «potenza militare senza precedenti per il Medioevo». E dinanzi a questi numeri dobbiamo sempre tenere a mente che questi grandi eserciti potevano essere tenuti insieme sempre per un tempo limitato”” (pag 87-88)”,”QMIx-263″
“SOMBART Werner”,”Perchè negli Stati Uniti non c’è il socialismo?”,”Werner Sombart (1863-1941) è considerato, con Max Weber, il fondatore della sociologia economica. Le opere: Il capitalismo moderno, Il borghese. Lo sviluppo e le fonti dello spirito capitalistico, Dal lusso al capitalismo.”,”MUSx-017-FL”
“SOMBART Werner”,”Socialismo e movimento sociale (nel secolo XIX). In appendice: Cronaca del movimento sociale dal 1750 al 1896.”,”Werner Sombart (1863-1941) docente di economia presso le università di Breslavia e di Berlino, è considerato, con Max Weber, il fondatore della sociologia economica. Le opere: Il capitalismo moderno, Il borghese. Lo sviluppo e le fonti dello spirito capitalistico, Dal lusso al capitalismo.”,”TEOS-126-FL”
“SOMENZI Vittorio”,”La scienza nel suo sviluppo storico.”,”Lavoro manuale e lavoro intellettuale nell’antica Grecia. “”Mentre nella Grecia dell’epoca precedente Platone ed Aristotele il lavoro manuale era tenuto in alta considerazione, ed i riflessi del mondo della tecnica si manifestavano anche nelle opere dei filosofi, in concomitanza con la formazione delle grandi metafisiche comincia a prevalere una visione aristocratica del lavoro artigianale, paragonabile proprio a quella che aveva la cultura egiziana. Già Erodoto accenna a questo cambiamento di mentalità dichiarando: “”io non so giudicare con esattezza se i greci hanno appreso ciò appunto dagli egizi, poiché vedo che anche i traci, gli sciti, i persiani, i lidii e quasi tutti i barbari considerano inferiori, nei confronti degli altri cittadini, quelli che apprendono un mestiere e i discendenti, mentre considerano gente per bene coloro che si tengono lontani dai lavori manuali, e soprattutto coloro che si dedicano alla guerra”” (pag 170)”,”SCIx-125-FF”
“SOMIN Ilya”,”Stillborn Crusade. The Tragic Failure of Western Intervention in the Russian Civil War 1918-1920.”,”Ilyia Somin is a doctoral candidate in the Department of Government at Harvard University. He has conducted research projects on welfare policy, budget and tax issues, and the late stages of the cold war. Born in 1973 in Leningrad, Somin emigrated in the United States in 1979. This is his first book. Acknowledgments, Introduction, Epilogue: Conclusions and Implications, Bibliography, Index, cartina,”,”RIRO-124-FL”
“SOMMARIVA Marco”,”Ribelli. 1000-2000: un lungo millennio.”,”SOMMARIVA Marco à nato a Sestri Ponente nel 1963.”,”BIOx-186″
“SOMMARIVA Marco”,”Ribelli. 1000-2000: un lungo millennio.”,”Marco Sommariva è researcher scrittore di matrice libertaria”,”SOCx-001-FMP”
“SOMMARIVA Marco”,”Fischia il vento.”,”Marco Sommariva è nato a Sestri Ponente (Genova) nel 1963. Ha pubblicato il romanzo ‘Il cristallo di quarzo’ e alcuni racconti.”,”LIGU-005-FMP”
“SOMMARUGA-BODEO Lavinia a cura, Saggi di Marcos ARRUDA Riccardo PETRELLA Alain TOURAINE Alex ZANOTELLI Daniela FORNACIARINI”,”Per un’economia di equità nella dignità. La globalizzazione creata dal basso.”,”Marcos Arruda geologo, giornalista. Arrestato in Brasile è stato liberato dopo 9 mesi di detenzione, grazie a una campagna avviata dalle chiese negli Stati Uniti e da Amnesty International. Attualmente è economista educatore e autore di vai volumi a indirizzo economico di cui uno con Leonardo Boff. Riccardo Petrella, Consigliere della Comunità Europea, presiede il gruppo di Lisbona con cui ha pubblicato nel 1995 I limiti della competitività edizioni il Manifesto. Alain Touraine Ordinario di storia, sociologia, direttore presso la prestigiosa Ecole pratique des hautes études Paris. Padre Alex Zanotelli Missionario comboniano, ha diretto Nigrizia una delle più competenti riviste italiane riguardanti le relazioni Nord-Sud e le strategie di sviluppo. Attualmente vive a Korogocho in Kenya, fra i più poveri in uno slum di Nairobi. Daniela Fornaciarini, giornalista e produttrice degli approfondimenti di rete2 Radio Svizzera di lingua italiana. Lavinia Sommaruga Bodeo Coordinatrice per la Politica di sviluppo della Comunità di lavoro Swissaid, Sacrificio Quaresimale, Pane per i fratelli, Helvetas, Caritas.”,”ECOS-011-FL”
“SOMMELLA Vincenzo”,”George Novack.”,”George Novack, pseudonimo di Yasef Mendel Novograbelsky, nasce a Boston nel 1905 da una famiglia di immigrati ebrei. Dopo gli studi superiori si iscrive all’Università di Harvard, da cui esce nel 1927 senza aver conseguito alcun titolo. Nel 1928 entra nel mondo della pubblicità editoriale lavorando per Doubleday & C. La grande crisi del 1929 è la causa della sua evoluzione a sinistra che si compie definitivamente nel 1933 sotto l’impressione della vittoria nazista in Germania. In quell’anno aderisce alla Communist league of America, l’organizzazione trotskista diretta da J.P. Cannon e M. Shachtman. Milita in seno al Ncdpp (National committee for the defense). Nel 1937 diviene segretario dell’American committee for the defense of Leon Trotsky e si reca a Coyoacan per le udienze preliminari della Commissione capeggiata da John Dewey. É tra i fondatori del Socialist workers party alla fine del 1938. Nel 1941 entra nel Comitato nazionale del Swp. Nello stesso anno il governo americano incrimina i dirigenti del Swp e particolarmente quelli impegnati nell’organizzazione sindacale dei Teamster (Autotrasportatori) della sezione 544, avanguardia delle lotte nella metà degli anni Trenta. Novack dirige il lavoro del Civil rights defense committee che organizza la difesa legale e politica dei militanti incriminati. Nel 1942 lavora in una fabbrica automobilistica di Detroit e nel 1943 torna a New York per fare parte della direzione del Swp dopo l’arresto di Cannon e degli altri 16 incriminati di Minneapolis. Dopo la guerra, dal 1951 al 1953 è in Europa in qualità di rappresentante del Swp nella Quarta Internazionale. Trasferitosi a Los Angeles dirige la rivista teorica del partito, quindi la International Socialist Review. Nell’agosto del 1973 è tra i sostenitori prima della Leninist-trotskyst tendency (fondata a Santiago del Cile nel marzo) e quindi della Leninist-trotskyst faction (fondata nell’agosto). Muore a New York il 30/07/1992. Vincenzo Sommella è nato a Napoli nel 1955. Laureato in storia contemporanea, insegna letteratura, storia e filosofia negli istituti superiori. Ha curato la pubblicazione della Svolta oscura di Victor Serge. Fa parte del Comitato scientifico che pubblica le Opere scelte di Trotsky.”,”TROS-035-FL”
“SOMMELLA Vincenzo”,”L’ utopia.”,”””Chi non spera l’ insperato non lo troverà”” (Eraclito) (pag 44) “”Da tempo il mondo possiede il sogno di una cosa della quale non ha che da possedere la coscienza, per possederla realmente”” (Karl Marx) (pag 27) “”La catastrofe dell’ industrialismo capitalista è anche catastrofe urbana: a giusto titolo Marx vede nel capitalismo la tendenza alla completa urbanizzazione della società con conseguente distruzione degli equilibri naturali ed efficacemente definisce le abitazioni operaie come dei sepolcri che simboleggiano l’avvenuta dissoluzione del legame comunitario. Le grandi città moderne divengono “”non luoghi”” alienati e alienanti dove vengono meno coordinate certe….”” (pag 43)”,”SOCU-218″
“SOMMELLA Vincenzo”,”Socialismo confinato marxismi e questione nazionale.”,”Vincenzo Sommella è nato a Napoli nel 1955. Laureato in storia contemporanea, insegna letteratura, storia e filosofia negli istituti superiori. Ha curato la pubblicazione della Svolta oscura di Victor Serge. Fa parte del Comitato scientifico che pubblica le Opere scelte di Trotsky.”,”TEOC-096-FL”
“SOMMER Michael”,”I fenici.”,”Michael Sommer insegna Storia antica all’Università di Liverpool. Tra i suoi libri più recenti: Römische Geschichte II, Rom und sein Imperium in der kaiserzeit e The Complete Roman Emperor.”,”STAx-041-FL”
“SOMOGY Stefano”,”Statistica e matematica. X Lezione. Ordinamento e carattere dei sistemi statistici statali. Le rilevazioni statistiche attraverso il tempo.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-U-3″
“SOMOGY Stefano”,”Statistica e matematica. XI Lezione. Ordinamento e carattere dei sistemi statistici statali. La formazione della scienza statistica.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-V-3″
“SOMOGY Stefano”,”Statistica e matematica. XII Lezione. Ordinamento e carattere dei sistemi statistici statali. L’ordinamento statistico italiano (segue).”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-X-3″
“SOMOGY Stefano”,”Statistica e matematica. XIII Lezione. Ordinamento e carattere dei sistemi statistici statali. L’ordinamento statistico italiano (segue).”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-Y-3″
“SOMOZA Alfredo”,”Mezzo secolo di America Latina. Dal golpe alla Moneda al nuovo ordine globale.”,”Alfredo Somoza, storico e giornalista, è Presidente dell’ Istituto Cooperazione Economica Internazionale e direttore della rivista onlina dialoghi.info. Collabora a Radio Vaticana e altre emittenti. Ha pubblicato ‘Un continente da favola’ (Rosenberg).”,”AMLx-200″
“SONADELLAS Concepcio”,”Clase obrera y revolucion social en España (1936-1939).”,”SONADELLAS Concepcio è insegnante e specialista. “”Nel novembre del 1936, il POUM fu escluso dalla “”Generalitat”” a conseguenza della pressione del PSUC. Questi accusava il POUM di essere una agenzia di Trotsky e – applicando la demagogica formula stalinista “”trotskismo = fascismo”” – di far parte di un’ organizzazione fascista. L’ esclusione dal governo catalano fu l’ inizio di una campagna politica del Partito Comunista con il fine di cancellare il POUM dall’ opinione pubblica. Questa campagna culminò con gli echi del maggio 1937 a Barcellona. A causa della sua espulsione, il POUM prese una posizione più radicale, cambiando la propria strategia politica.”” (pag 59)”,”MSPG-160″
“SONDHAUS Lawrence”,”The Great War at Sea. A Naval History of the First World War.”,”Lawrence Sondhaus è Professore di Storia all’Università di Indianapolis, dove è Direttore dell’ Institute for the Study of War and Diplomacy. Tra le sue pubblicazioni: ‘Naval Warfare, 1815-1914’ (2001), ‘Strategic Culture and Ways of War’ (2006), ‘World War One: The Global Revolution’ (2011).”,”QMIP-046-FSL”
“SONDHAUS Lawrence”,”World war One. The Global Revolution.”,”SONDHAUS Lawrence insegna Storia all’Università di Indianapolis, dove dirige l’Istituto per gli studi sulla guerra e la diplomazia. «La Prima guerra mondiale fu la causa, il catalizzatore, (…) di un cambiamento rivoluzionario su una scala senza precedenti. (…) SONDHAUS delinea un nuovo quadro per comprendere temi chiave come gli obiettivi bellici (…) in tutti i suoi teatri, compresi i fronti interni e la guerra in mare, gli sviluppi tecnologici che resero la guerra così fatale per coloro che indossavano l’uniforme e le pressioni rivoluzionarie che portarono al crollo (di tre imperi). Sottolinea inoltre gli effetti (…) della guerra sulle norme e gli atteggiamenti sociali, sui rapporti di genere e di lavoro, sul commercio e sulla finanza internazionale. (L’opera) è supportata da cronologie, resoconti personali, guide alle principali controversie e dibattiti e numerose mappe e fotografie.» (Traduz. d. r. dal retro di copertina). «(fig 14) Ebert ispeziona un battaglione tedesco. Friedrich Ebert (1871-1925) divenne presidente del Partito socialdemocratico tedesco (SPD) e ne orchestrò il sostegno ai crediti di guerra nel Reichstag. (…) Socialista democratico, Ebert respinse gli appelli dell’estrema sinistra per un regime di tipo sovietico. Nel gennaio 1919 si rivolse all’esercito e ai Freikorps di estrema destra per reprimere la rivolta comunista spartachista.» (pag 448, traduz.d.r.) «La Germania divenne fortemente interessata a fomentare una seconda rivoluzione che avrebbe destabilizzato la Russia abbastanza da metterla fuori dalla guerra. Dopo che Lenin contattò Berlino tramite l’ambasciatore tedesco in Svizzera, il ministro degli Esteri Arthur Zimmermann iniziò a discutere i termini in base ai quali la Germania avrebbe concesso il passaggio al leader bolscevico e ad un gruppo selezionato di suoi seguaci. (…) I due vagoni ferroviari messi a loro disposizione (una carrozza e un bagagliaio) furono “”sigillati”” di comune accordo. Lenin, anticipando le accuse di essere un agente tedesco, voleva la minima interazione possibile con i tedeschi mentre attraversava il loro territorio, mentre i tedeschi, per ovvie ragioni, erano molto attenti a chi entrava in contatto con rivoluzionari così pericolosi. (…) L’unica fraternizzazione non autorizzata con il partito di Lenin avvenne al terminal di Francoforte. Radek ricorda che “”i soldati tedeschi li in servizio seppero che sul treno c’erano dei rivoluzionari russi. Sfondarono il cordone di spie [sic] e si fecero strada nei vagoni, ciascuno con due bicchieri di birra in mano. I soldati erano onesti lavoratori e ci hanno chiesto soltanto quando sarebbe arrivata la pace.””» (pag 238, traduz.d.r.)”,”QMIP-060-FSL”
“SONEA Sorin”,”Le strutture biologiche. Batteri.”,”Sorin Sonea, è professore di Microbiologia Medica e Immunologia presso la Facoltà di Medicina dell’Université de Montréal (Québec, Canada) dal 1960. Nato in Romania nel 1920, ha conseguito la laurea in Medicina a Bucarest nel 1944 e il diploma in igiene a Parigi nel 1949. Nel 1959 è specialista in Microbiologia Medica del Royal College of Physicians of Quebec.”,”SCIx-093-FL”
“SONETTI Catia”,”Condizione operaia e Resistenza. Il caso della Toscana.”,”Catia Sonetti, dottoranda nell’Università di Teramo (2007), studiosa di storia orale.”,”ITAR-320″
“SONNINO Piera, a cura di Giacomo PAPI”,”Questo è stato. Una famiglia italiana nei lager.”,”Piera Sonnino nata a Portici nel 1922, ha vissuto a Genova fino alla sfollamento dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Nell’ottobre del 1944 subisce l’arresto e la deportazione prima a Auschwitz, poi a Bergen Belsen e Braunschweig. Unica sopravvissuta di una famiglia di otto persone, nel 1950 fa ritorno a Genova dove sposa Antonio Gaetano Parodi, giornalista dell’Unità e ha due figli. Muore nel 1999. “”Le ceneri di mia madre, di mio padre, di Paolo, Roberto e Giorgio sono ad Auschwitz. Maria Luisa è finita in una fossa comune. Di Bice ignoro il luogo della sepoltura”” “”Le ore trascorrono lente nella baracca. Un sussulto di orrore quando si apre la porta ed entra uno scheletro dagli occhi lucidi che indossa una divisa a strisce, cascante sul suo corpo incredibilmente magro. Gli uomini gli si affollano attorno. Lo scheletro ha un secchio in mano. Si trattiene qualche istante, poi con il suo passo lento attraversa la baracca e scompare. Ne seguono altri. Sono addetti ai servizi del campo. Turno di notte. Uno di essi si arresta dinanzi a me. Mi indica la caviglia fasciata e mi fa segno di togliere subito le bende. Indugio perché non comprendo. La parola selezione mi colpisce tra le altre. Lo scheletro si rivolge agli uomini e parla loro concitatamente. Parla in tedesco. C’è chi lo traduce. Occorre far scomparire subito qualsiasi segno che possa rivelare una nostra menomazione fisica. Ferite o malattie. Le selezioni si vanno facendo sempre più severe. Le camere a gas e i forni funzionano a ritmo serrato. Chi non è in grado di lavorare viene eliminato. Mi tolgo subito la garza di carta e la sottile benda che mi stringono la caviglia. Le parole sembrano uscire non dalla bocca di un uomo, ma dalla notte. Imploriamo papà di fare altrettanto con la sua ingessatura. Papà scuote il capo. Sembra che non comprenda ciò che diciamo. Si lascia cadere in mezzo a noi e rimane immobile con gli occhi chiusi. La mamma gli prende una mano e gliela stringe. (…) L’alba si preannunciava con grigie dita alle finiestre della baracca quando irruppero le SS…”” (pag 73-74)”,”QMIS-037-FSD”
“SONTHEIMER Kurt BLEEK Wilhelm”,”Grundzüge des politischen Systems Deutschlands. Aktualisierte Neuausgabe.”,”Kurt Sontheimer, geboren 1928 in Gernsbach (Baden), Studium der Soziologie, Geschichte und Politikwissenschaft in Freiburg/Breisgau, Erlangen, USA und Paris. 1962 bis 1969 Professor für Politikwissenschaft an der Freien Universität Berlin, 1969 bis 1993 Professor am Geschwister-Scholl-Institut der Universität München. Er starb 2005 in Murnau (Oberbayern). Wilhelm Bleek, geboren 1940 in Bonn, Studium der Politikwissenschaft, Neueren Geschichte und des Öffentlichen Rechts in Bonn und an der Freien Universität Berlin. 1981 bis 2005 Professor für Politikwissenschaft an der Ruhr-Universität Bochum, Gastprofessor 1984 bis 1986 an der University of Toronto (Kanada) und 1990/91 an der Humboldt-Universität Berlin. Wolfgang Buschfort, geboren 1961 in Bocholt, Studium der Sozialwissenschaft in Bochum, Hörfunk- und Fernsehjournalist, hat für die Ausgabe über Wirtschaft, Gesellschaft und Verbände aktualisiert.”,”GERV-018-FL”
“SORBELLI Albano, a cura”,”Libro dei compromessi politici nella rivoluzione del 1831-32. II Serie: Fonti. Vol. IV.”,”Elenco nomi delle persone schedate in cui si fornisce età, luogo di residenza mestiere, e orientamento politico (del tipo ‘caldo partigiano’, ‘caldo liberale’, ‘esaltato liberale’, ‘compagno dei faziosi del basso popolo’, ‘istigatore della bassa plebe’, ‘settario nemico del governo’, ‘congiurato’, ‘anarchico’, ‘appartenente all’artiglieria rivoluzionaria’, ‘cattivi soggetti’ ecc. Molti provenienti dalle professioni, altri dall’artigianato, quindi studenti, scrittori, intellettuali, impiegati, operai ecc.”,”RISG-002-FSL”
“SORCINELLI Paolo”,”Storia sociale dell’ acqua. Riti e culture.”,”Per la Chiesa l’uso dell’ acqua per lavarsi poteva nascondere pericoli morali. Sant’ Agnese morì a 13 anni senza essersi mai lavata. Cristianesimo e sudiciume marceranno a braccetto, perché, almeno da San GEROLAMO in poi prevalse il principio che l’ uomo battezzato non aveva più bisogno di nessun altro rito purificatore. Come scrive RAMAZZINI nella ‘Diatriba’: “”la religione cristiana, che come è nota si preccupa più della salute dell’ anima che di quella del corpo, ha lasciato a poco a poco cadere in disuso i bagni””. (v. pure A. CORBIN, Storia sociale degli odori). Paolo SORCINELLI insegna storia sociale all’ Univ di Bologna. Tra i suoi saggi: ‘Nuove epidemie, antiche paure’ (1986), ‘La repressione ambigua’ (1989), ‘La follia della guerra’ (1992), ‘Eros. Storie e fantasie degli italiani dall’Ottocento a oggi’ (1993), ‘Gli italiani e il cibo’ (1995), ‘Il quotidiano e i sentimenti’ (1996).”,”STOS-068″
“SORCINELLI Paolo VARNI Angelo a cura; saggi di Roberto BALZANI Marco A. BAZZOCCHI Daniela CALANCA Alberto DE-BERNARDI Maurzio DEGL’INNOCENTI Luca GORGOLINI Roberto GRANDI Paolo MAGNARELLI Luca MARCONI Antonella MASCIO Andrea RAPINI Daniela TRIPPUTI”,”Il secolo dei giovani. Le nuove generazioni e la storia del Novecento.”,”SORCINELLI Paolo insegna storia sociale all’ Università di Bologna. E’ responsabile scientifico di ImagoOnline (laboratorio di ricerca storica e di documentazione iconografica presso il Polo universitario di Rimini). Ha pubblicato ‘Storia e sessualità’ (2001) e altri libri. VARNI Angelo è ordinario di storia contemporanea presso l’ Università di Bologna. Saggi di Roberto BALZANI Marco A. BAZZOCCHI Daniela CALANCA Alberto DE-BERNARDI Maurzio DEGL’INNOCENTI Luca GORGOLINI Roberto GRANDI Paolo MAGNARELLI Luca MARCONI Antonella MASCIO Andrea RAPINI Daniela TRIPPUTI. “”Insomma, l’ ambito scolastico e quello militare fornirono lo spazio nel quale presero corpo i processi di identificazione, socializzazione, organizzazione dei giovani, con una valenza al tempo stesso interna ed esterna, cioè operante e proiettata nella e verso la società, e con una visibilità e una qualità positive.”” (pag 116) “”In Italia gruppi e circoli giovanili seguirono di poco la costituzione del Partito socialista (1892). Al congresso di Firenze del 6-7 settembre 1903, con la partecipazione di 54 circoli, fu fondata la Federazione nazionale dei giovani socialisti, che andò progressivamente consolidandosi, nonostante la scissione dei giovani sindacalisti rivoluzionari nel 1907, fino a costituire un punto di forza della corrente intransigente-rivoluzionaria che conquistò la direzione del partito al congresso di Reggio Emilia del 1912. Tale ruolo fu riconosciuto con la nomina del leader giovanile Arturo Vella a vicesegretario del partito””. (pag 118-119)”,”GIOx-032″
“SORDI Bernardo”,”Tra Weimar e Vienna. Amministrazione pubblica e teoria giuridica nel primo dopoguerra.”,”””L’ amministrazione distrettuale diventa perciò agli occhi di Kelsen “”la trave portante di tutto il nostro edificio amministrativo””, un elemento centrale di unità di un ordinamento che nella “”räumliche Gliederung des Staates””, particolarmente accentuata in una repubblica federale, ha bisogno di ritrovare nella legge come nella sua esecuzione l’ unità normativa necessaria all’ esistenza stessa dell’ ordinamento giuridico”””,”GERG-042″
“SOREAU Edmond”,”Ouvriers et paysans de 1789 à 1792.”,”””La guerra dell’ ancien regime, con armamenti ancora limitati, riservata alle truppe di mestiere, distrugge del resto meno nei fatti che nell’ immaginazione. L’ anglofilo Brissot eccita l’ opinione violentemente contro tutta l’ Europa. Egli si difende penosamente contro il poco scrupoloso Thevenau de Morande: Brissot avrebbe truffato 15.000 franchi a M. Desforges; egli sarà “”traditore della sua patria””, al soldo dell’ Inghilterra. “”I ministri inglesi, i ministri prussiani, gli emissari olandesi, i profittatori ginevrini, infine tutti gli intriganti, tutti gli spioni, tutti gli agenti, tutti gli emissari di cui siamo infestati non si sono riuniti intorno a lui in quel momento lì?””. Brissot e Clarkson sono legati. Brissot sconta il tradimento: “”…io non ho che un timore, è che noi non si sia traditi. Noi abbiamo bisogno di grandi tradimenti: la nostra salute è là…””. Brissot, Condorcet, Clavière, il pamphletario, il teorico e il finanziere, si incontrano con Talleyrand presso Madame de Staël, o meglio con Narbonne, che cerca la guerra””. (pag 218)”,”FRAR-305″
“SOREL Georges, a cura di Roberto VIVARELLI”,”Scritti politici. Riflessioni sulla violenza. Le illusioni del progresso. La decomposizione del marxismo.”,”””E’ difficile mostrare una ripugnanza maggiore per la invasione delle organizzazioni proletarie da parte di intellettuali, i quali vi introducono i costumi delle macchine politiche. Marx vede benissimo che un tale modo di procedere non può condurre all’ emancipazione del mondo dei produttori; come potrebbero questi possedere la capacità necessaria a dirigere l’ industria, se sono costretti per organizzarsi a mettersi sotto la tutela dei politicanti?”” (pag781)”,”TEOC-233″
“SOREL Georges”,”””Da Proudhon a Lenin”” e “”L’ Europa sotto la tormenta””.”,”””I russi sono cattivi operai, paragonati a quelli delle nazioni più civili. Insegnare a lavorare – ecco il problema che il potere dei soviet deve porre, in tutta la sua grandezza, davanti al popolo””. Lenin raccomanda, in conseguenza, l’ introduzione del sistema Taylor, nel quale vede una delle migliori conquiste scientifiche dell’ era capitalista”” (pag 125) “”Come sempre succede, i piccoli borghesi, i socialisti che si credono ragionevoli, hanno lottato disperatamente contro i provvedimenti che dovevano assicurar la vita del socialismo proletario. I decreti sulla disciplina dei ferrovieri sono stati denunciati come negatori dei principi democratici, e gli impiegati, che dovevano temere d’ esser troppo sorvegliati, sono stati spinti alla resistenza (ciò che Lenin chiama “”un’ agitazione da apaches””). Senza dubbio, l’ economia dei sovieti avrebbe sconcertato Jaures il quale, al congresso socialista di Tours del 1902, si meravigliava che mentre la nostra società politica si governa a suffragio universale, nell’ officina i proletari siano privi di ogni potere elettorale. Niente di strano, perciò, che tanti socialisti occidentali vociferino che il bolscevismo non ha niente a che fare col loro socialismo””. (pag 126) “”Bisogna invece che egli (il russo, ndr) arrivi a capire come l’ attività giudiziaria del proletariato possa diventar la forza principale per stringere la società intorno al governo dei Soviet. La giustizia, secondo Lenin, è “”uno strumento di educazione e di disciplina””. (idem) Capitolo: “”Giappone ed America””. “”La guerra non avrà dato così grandi vantaggi al Giappone soprattutto se la Cina riuscirà, con l’ appoggio dell’ America, ad ottenere il riconoscimento dei suoi diritti. Lungi dall’ esercitare un protettorato sulla Cina, il Giappone non è riuscito che a sollevare contro di sé l’ odio delle popolazioni cinesi, sicché, date le abitudini di boicottaggio dei mercati cinesi, gli industriali giapponesi si vedono costretti a imporre al loro governo provvedimenti ispirati alla massima prudenza. Se la Cina non pare destinata a poter lottare militarmente col Giappone, essa potrà vincerlo sul terreno economico, soprattuto se l’ America troverà interesse a sostenerla””. (pag 326) Capitolo : “”L’ industrializzazione della guerra”” “”Il trionfo dell’ industrialismo militare si è manifestato nel siluramento delle navi di commercio.”” (pag 384)”,”TEOC-256″
“SOREL Georges”,”El porvenir de los Sindicatos Obreros.”,”””Marx sabia esto, y al efecto ha ecrito: ‘todos los movimientos historicos han sido, hasta aqui, movimientos de minorias en provecho de otras minorias'”” “”Marx sapeva ciò, e in effetti ha scritto: Tutti i movimenti storici sono stati, sino ad ora, movimenti di minoranze a vantaggio di altre minoranze”” (Marx, Manifesto pag 23) (pag 39)”,”SIND-044″
“SOREL Georges”,”Lettres a Paul Delesalle (1914-1921).”,”””Lenin, al contrario, era partigiano di una capitolazione senza perifrasi. E’ Trotsky che ispirò e che condusse i primi negoziati con la Germania e che, almeno in parte, li fece fallire per la sua dialettica. Il trattato di pace, al contrario sarà l’ opera di Lenin e la prima conseguenza è stata la ritirata di Trotsky.”” (pag 132) “”Ho visto che Laskine ha approfittato dell’ anniversario di Marx per lanciare nuove rivelazioni sul pangermanesimo di Marx. I marxisti raccolgono oggi i frutti del loro gesuitismo; essi non hanno mai voluto che il pubblico francese conoscesse alcune parti importanti del’ opera di Marx, in particolare quello che scrisse contro l’ Italia nel 1859; oggi si trae partito da questi documenti che vengono presentati in modo frammentario, cosa che non può dare un’ idea molto precisa delle opinioni di Marx””. (pag 136, lettera del 4 maggio 1918) “”All’ inizio della sua carriera, Marx è stato, come quasi tutti i giovani della sua generazione, colpito dalla Rivoluzione francese; ha creduto che il proletariato avrebbe avuto una storia analoga a quella della borghesia. Il Manifesto comunista è stato scritto sotto l’ influenza di questa ipotesi che Marx è stato costretto ad abbandonare, senza però condannarla in termini espliciti.”” (pag 138) “”Risulta da ciò che Marx doveva avere un profondo disprezzo per i popoli che non erano stati toccati dalla filosofia hegeliana, credo che sia in quest’ ordine di idee che bisogna cercare la ragione del disprezzo che egli ha sovente manifestato per gli Slavi molto più occupati con la letteratura sentimentale che con la filosofia. Se avesse vissuto tanto per vedere Tolstoi trasformato in grande pontefice delle riforme sociali, avrebbe stimato che gli Slavi hanno provato ampiamente la loro incapacità socialista””. (pag 142-143) “”Intervista di un italiano venuto a Parigi per seguire i lavori della conferenza interalleata. Veniamo a sapere per bocca di Serrati, direttore dell’ Avanti, bolscevico italiano della prima ora, il cui fervore si è un po’ intiepidito nel corso del suo recente viaggio a Mosca, una dichiarazione secondo cui “”Lenin ha fermato gli Indipendenti di Germania per accordare un trattamento di favore alle frazioni che mirano, giocando sullo scacchiere russo, ad ottenere una rivincita sulla Francia e riprendere i territori ceduti.”” (pag 205)”,”TEOC-289″
“SOREL Georges, a cura di Giovanna CAVALLARI”,”Scritti politici e filosofici.”,”Contiene: ‘Saggio sulla filosofia di Proudhon’ (pag 3-60) ‘L’ avvenire socialista dei sindacati (pag 181-222) “”Sorel che nel ’19 aveva preso posizione a favore della rivoluzione russa, scrive sul “”Resto del carlino””: “”La legislazione bolscevica ci offre una traduzione pratica del comunismo; essa ha istituito dei consigli di controllo delle fabbriche nominati dagli operai, che questi, anziché domandare a Kautsky ed au suoi emuli il disegno della città futura compiano la loro educazione industriale conquistando più estesi poteri nelle officine e svolgeranno opera di comunisti! L’ esperienza che si compie nelle officine Fiat (“”Carlino””, 23 agosto), ha maggiore importanza di tutti gli scritti pubblicati sotto gli auspici della “”Neue Zeit””””. (pag XLVII, introduzione) Kant. “”Se si giungesse a conoscere bene le leggi fondamentali del processo tecnologico, il problema posto da Kant sarebbe risolto, sapremmo quali sono le condizioni di ogni scienza. Ma noi ci poniamo da un punto di vista ben diverso dal suo: Kant prendeva come base la matematica astratta che egli considerava la sola scienza realmente costituita e di conseguenza riteneva necessario introdurre ogni cosa in un quadro temporale e spaziale; tale conclusione è inattaccabile. Oggi sappiamo che la matematica è una conoscenza accessoria, sviluppata su una base del tutto autonoma di cui non può rendere ragione, e che il suo scopo è quello di risolvere certi problemi inerenti alla conoscenza di meccanismi. Oggi non siamo più esposti all’ errore di Kant, perché abbiamo riconosciuto la priorità delle relazioni che si sviluppano in un ambiente artificiale sulle relazioni matematiche: solo le prime possono metterci in rapporto con la natura, mentre le seconde non fanno che facilitare l’ impiego delle costruzioni reali.”” (pag 177-178)”,”TEOC-302″
“SOREL Giorgio”,”La religione d’ oggi.”,”La questione del soprannaturale. “”Una delle idee più care a Renan è questa: bisogna liberare il cristianesimo dai miracoli che impacciavano già i cattolici istruiti del XVII secolo, a cui il popolo non vuole più credere””. (pag 18) “”La teoria di W. James pare soprattutto basata su osservazioni spesso fatte sui settari anglo-sasssoni che vivono del commercio; i quali sanno dividere la loro vita in due occupazioni così radicalmente divese che potrebbero essere le attività di due individui. Renan ne parla nella storia degli antichi ebrei comparandoli a questi settari: “”Ciò che la Thora formava con una sorprendente facilità era una borghesia disciplinata, pia e ragionevole, come i pietisti d’ Inghilterra e d’ America, sabbatisti focosi ed eccellenti bachieri””. Altrove egli dice che l’ ebreo sapeva “”unire la preoccupazione religiosa più esaltata alla più rara abilità commerciale. L’ eccentricità teologiche, egli osserva, non escludono tuttavia il buon senso negli affari””. (pag 46-47)”,”RELx-043″
“SOREL Georges”,”La décomposition du marxisme.”,”””””Le prolétaires n’ont pas de patrie””; la notion de patrie doit donc disparaître. Dans la lettre de 1875 sur le programme de Gotha, il dit que l’on appliquera pour les salaires “”le principe qui règle actuellement l’échange des marchandises dans la mesure où s’échangent des valeurs identiques””; c’est, dit-il, “”un droit bourgeois”” qui donne des inégalités quant à son contenu, tout en étant égalitaire. J. Guesde était bien dans la tradition marxiste lorsqu’il disait à la Chambre, le 24 juin 1896, que le problème du travail ne pouvait offrir le sérieuses difficultés dans une société collectiviste; en effect, on arriverait, par tâtonnements, à fixer les durées de travail assez courtes pour les métiers le poins recherchés, de manière à y attirer le nombre exact d’hommes dont on aurait besoin.”” (pag 46) Sui pericoli del manchesterismo (manchestérianisme) (pag 47)”,”TEOC-447″
“SOREL Georges”,”La ruine du monde antique. Conception matérialiste de l’histoire.”,”Tra l’altro l’A riflette sul libro di G. Boissier, La fin du paganisme. Etude sur les dernières luttes religieuses en Occident au IVe siècle, 2 voll, Hachette (1894)”,”STOx-169″
“SOREL Georges, a cura di Salvatore ONUFRIO”,”Lettere a Benedetto Croce.”,”Salvatore Onufrio (1923) formatosi presso l’Istituto italiano di studi storici, è docente di storia delle dottrine politiche presso la facoltà di lettere dell’Università di Palermo. Ha scritto ‘La politica nel pensiero di Benedetto Croce’ (1962), ‘Storicismo e impegno morale’ (1967), ‘Sorel e il marxismo’ (1979). “”In generale, io credo che nella polemica Engels abbia ceduto al piacere di avere ragione agli occhi delle persone prive di senso critico e di conoscenze filosofiche; vedo con piacere che Lei è ben lontano dall’approvare tutto ciò che egli dice nell”Anti-Dühring’. Più di una volta è stato così portato a formulare paradossi che i nostri marxisti hanno trasformato in dogmi indiscutibili. Più si studierà Marx, più si troverà difficoltà a comprendere bene i veri rapporti esistenti tra lui ed Hegel e Feuerbach. Lei ha visto che questi rapporti non sono così semplici come comunemente si crede: le formule con le quali Marx ha contrassegnato la sua posizione sono molto oscure, ma ciò che soprattutto mi sembra oscuro è il ‘metodo dialettico’: si parla di esso come di una cosa facilissima a comprendersi, ma più indago meno comprendo. Suppongo che se si studiasse a fondo la ‘Sacra famiglia’ si giungerebbe a rendersi conto di ciò che Marx intendeva con esso; io dispero di comprendere quel che vuol dire Engels, che impiega la forma ‘dialettica’ in molteplici sensi”” [Dalla lettera di Sorel a Croce del 27 dicembre 1897] [(in) Georges Sorel, a cura di Salvatore Onufrio, Lettere a Benedetto Croce, 1980] (pag 48)”,”CROx-038″
“SOREL Georges, a cura di Giovanna CAVALLARI”,”Scritti politici e filosofici.”,”Contiene: ‘Saggio sulla filosofia di Proudhon’ (pag 3-60) ‘L’ avvenire socialista dei sindacati (pag 181-222) ‘Introduzione all’economia moderna’ (pag 225-296)”,”TEOC-046-FL”
“SOREL Georges”,”La decomposizione del Marxismo.”,”Georges Sorel, naque il 02/11/1847 a Cherbourg, ed è noto sopratutto come teorico del sindacalismo rivoluzionario. Tuttavia la sua opera di scrittore e ricercatore si inizia all’incirca verso il 1880, ed il suo primo saggio di ispirazione marxista è quello intitolato L’antica e la nuova metafisica, scritto nel 1894, molti anni prima delle famose Riflessioni sulla violenza, muore a Boulogne-sur-Seine il 28/08/1922.”,”TEOC-047-FL”
“SOREL Giorgio, a cura di Vittorio RACCA”,”Saggi di critica del marxismo.”,”Contiene il capitolo ‘Bernstein e Kautsky’ pubblicato nella ‘Revue Internationale de Sociologia’ n. aprile e maggio 1900 (pag 265-328) “”Bernstein, parlando degli scritti antichi di Marx e d’ Engels, dice: (4) «Questi scritti esalano sempre un profumo blanquista, cioè ‘babeuvista’. Il ‘terrorismo’ proletario, che, dato lo stato di cose in Germania, non poteva essere che una ‘forza distruttiva’, è presentato come una forza prodigiosa che precipiterebbe l’evoluzione economica». Si trattava dal 1847 al 1850, per Marx e Engels, di rinnovare la rivoluzione francese, con tutti i suoi torbidi popolari; il proletariato non avrebbe potuto salir subito al potere; ma avrebbe pesato continuamente su governi deboli, fino al momento nel quale sarebbe tanto forte da mettere in esecuzione il piano comunista”” (pag 299-300) (4) Bernstein, pag 50, 52; pag 61 e pag 152, in ‘Socialisme théorique et socialdemocratie pratique’, Stock, Parigi, 1900″,”TEOC-768″
“SOREL Georges”,”Considerazioni sulla violenza.”,”Georges Sorel, naque il 02/11/1847 a Cherbourg, ed è noto sopratutto come teorico del sindacalismo rivoluzionario. Tuttavia la sua opera di scrittore e ricercatore si inizia all’incirca verso il 1880, ed il suo primo saggio di ispirazione marxista è quello intitolato L’antica e la nuova metafisica, scritto nel 1894, molti anni prima delle famose Riflessioni sulla violenza, muore a Boulogne-sur-Seine il 28/08/1922.”,”TEOC-111-FL”
“SOREL Georges, a cura di Roberto VIVARELLI”,”Scritti politici. Riflessioni sulla violenza. Le illusioni del progresso. La decomposizione del marxismo.”,”Appendice terza: ‘Per Lenin’ (appendice scritta nel settembre 1919 per la quarta edizione delle ‘Reflexions sur la violence’. (pag 409-421) “”Quando Lenin afferma che la campagna che si dovrà intraprendere per rendere il regime socialista in Russia definitivo è mille volte più difficile della più difficile campagna militare, egli non commette nessuna esagerazione. Ha ragione di dire che mai dei rivoluzionari si erano trovati di fronte ad un compito paragonabile al suo; un tempo i novatori dovevano soltanto distruggere certe istituzioni giudicate cattive, mentre la ricostruzione era lasciata alle iniziative di padroni portati a lanciarsi in imprese di tal fatta dalla ricerca di extraprofitti; ma i ‘bolscevichi’ sono costretti a distruggere e a ricostruire, in modo che i capitalisti non vengano più a interporsi tra la società e i lavoratori. Nell’industria non si ottiene nessun grande progresso senza passare per molte scuole; i direttori della produzione devono fermarsi a tempo quando stanno seguendo una cattiva strada e cercare se non vi sarebbe nessuna possibilità di meglio riuscire secondo un altro metodo; quegli ideologi che credono che il loro genio li ponga al di sopra delle indicazioni della realtà; egli quindi sta molto attento per prendere nota degli insegnamenti che gli fornisce la pratica sin dalla rivoluzione. Perché il comunismo russo arrivi a diventare una economia stabile, bisogna dunque che l’intelligenza dei rivoluzionari sia attivissima, molto bene informata e del tutto libera da pregiudizi. Anche se Lenin non fosse in grado di porre in opera tutto il suo programma, egli lascerebbe al mondo degli insegnamenti serissimi di cui la società europea trarrebbe partito (a). A buon diritto, Lenin può andar fiero di quanto fanno i suoi compagni: i lavoratori russi acquistano una gloria immortale affrontando la realizzazione di quella che sin qui non era stata che una idea astratta”” (pag 415-416) [Appendice terza: ‘Per Lenin’ (appendice scritta nel settembre 1919 per la quarta edizione delle ‘Reflexions sur la violence’)] [Georges Sorel, ‘Scritti politici. Riflessioni sulla violenza. Le illusioni del progresso. La decomposizione del marxismo’, Utet, Torino, 1971] [(a) Cfr. un discorso di Lenin, tradotto in “”Humanité””, 4 settembre 1919]”,”TEOC-115-FL”
“SOREL Georges, a cura di Mario MISSIROLI”,”L’ Europa sotto la tormenta.”,” Le conseguenze di Versailles (Guerra e borghesia, Industrializzazione della guerra, Clemenceau, Morte di Jaures, Zarismo e bolscevismo, Chiarimenti su Lenin ecc.) (pag 95-202)”,”EURx-351″
“SOREL Georges, a cura di Giovanna CAVALLARI”,”Scritti politici e filosofici.”,”Saggio sulla filosofia di Proudhon Aristotele, Marx e la questione del profitto. “”Aristotele, esaminando i risultati dell’usura, segnala un fatto che gli sembra di straordinaria importanza: il capitalista aumenta in modo indefinito il suo denaro e ciò è, a suo avviso, contro natura. K. Marx cita questa profonda analisi e la completa (2). «L’ultimo termine di ciascun ciclo D-M-D comprare per vendere, è il primo termine di una nuova circolazione dello stesso tipo. La circolazione del denaro come capitale ha il suo fine in se stesso; per questo movimento sempre rinnovato il valore continua a farsi valore. Il rendimento del capitale non ha dunque limiti». Questo ragionamento è veramente acuto; non ci si occupa di cercare sotto quali influenze i contraenti operino; quali siano le linee direttrici del loro pensiero; in una parola, tutto l’apparato psicologico scompare. Si prende in esame una relazione, che non comporta alcun fenomeno individuale, quella dell’usura e del capitale, e ci si domanda che cosa questa sia razionalmente. Per risolvere il problema non abbiamo bisogno di far intervenire gli uomini con le loro passioni, le loro situazioni particolari; dobbiamo solo immaginare un supporto meccanico, che produca l’effetto primitivo sul quale ragioniamo. L’argomentazione di Aristotele, completata da K. Marx, è irrefutabile, perché il supporto è perfettamente appropriato alla natura della relazione”” (pag 155-156) [Georges Sorel, ‘Scritti politici e filosofici’, Einaudi, Torino, 1975] [(2) ‘Capital’, trad. franc., p. 63; cfr. trad. it. di D. Cantimori, Roma, 1956, vol. I, I, p: 163]”,”TEOC-006-FRR”
“SOREL Georges”,”La decomposizione del marxismo.”,”Georges Sorel, naque il 02/11/1847 a Cherbourg, ed è noto sopratutto come teorico del sindacalismo rivoluzionario. Tuttavia la sua opera di scrittore e ricercatore si inizia all’incirca verso il 1880, ed il suo primo saggio di ispirazione marxista è quello intitolato L’antica e la nuova metafisica, scritto nel 1894, molti anni prima delle famose Riflessioni sulla violenza, muore a Boulogne-sur-Seine il 28/08/1922.”,”TEOC-819″
“SØRENSEN Villy”,”Seneca. (Tit.orig.: Seneca, humanisten ved Neros hof)”,”Seneca. Rottura con Nerone. “”””Un puntino è la terra sulla quale navigate, sulla quale conducete le guerre, sulla quale basate i vostri regni, che sono piccolissimi, anche se l’ oceano li tocca da entrambi i lati. (…) Al di sopra sono gli spazi possenti, dei quali all’ anima è permesso di prendere possesso se porta con sé ilmeno possibile del corpo e si purifica da tutte le impurità e, leggera e libera e soddisfatta dello stretto necessario, si solleva verso le altezze.”” Così Seneca prendeva le distanze dalla sfera politica cui era stato legato nella sua attività; la natura era il rifugio giusto per chi aveva vissuto in disaccordo con la natura.”” (pag 236)”,”STAx-144″
“SORENSON Jay B.”,”The Life and Death of Soviet Trade Unionism.”,”Il caso del sindacato panrusso dei ferrorieri. “”Il sindacato nazionale dei lavoratori delle ferrovie, si suppone la più grande ed efficiente organizzazione sindacale russa, pose un grosso problema fin dalla prima ora della rivoluzione d’ Ottobre. Le azioni di questo sindacato costrinsero Lenin ad affrontare il primo reale dilemma: il consolidamento e l’ uso del potere statale per spezzare una potente unione democratica allo scopo di costruire lo stato dei lavoratori. Questa unione nazionale, strutturata come la maggior parte, era una federazione di unioni di mestiere affiliate di salariati delle ferrovie. Alcune organizzazioni rimasero fuori ma la maggior parte aderirono alla federazione. Questa riuniva impiegati, tecnici, manovali, operai specializzati e comuni. Questa rappresentazione incrociata era inusuale per i sindacati russi del 1917-1918, ed era più vicina ad un sindacato industriale che ad una unione di mestiere. Sebbene vi fosse un congresso nazionale, la direzione era affidata ad un comitato esecutivo: il Comitato Esecutivo dei Ferrovieri, o Vikzhel. Dei circa 40 membri di questo comitato, la maggioranza era composta da socialisti moderati (Menscevichi, Indipendenti e Socialisti-Rivoluzionari (SR)), due bolscevichi, due internazionalisti e un simpatizzante bolscevico senza partito.”” (pag 45) “”But the problem Shlyapnikov describes is not to be attributed entirely to the selfishness of the workers. The refusal to man trains or release locomotives, the pretense of illness, the insistence on consent of the committee for substitutes, the impossibility of assembling the committee so the train could be dispatched – all smack of political opposition as much as the chaos of workers’ control and the selfishness of the workers.”” (pag 52-53) Misure prese dai bolscevichi contro il caos delle ferrovie. (pag 53)”,”RIRO-308″
“SORESINA Marco”,”Conoscere per amministrare: Luigi Bodio. Statistica, economia e pubblica amministrazione.”,”Marco Soresina (Milano, 1957) si occupa di storia politica e sociale dell’Italia in età contemporanea. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Colletti bianchi. Ricerche su impiegati, funzionari e tecnici in Italia fra ‘800 e ‘900’ (1998), ‘L’età della Restaurazione 1815-1860’, Mimesis, 2015)”,”STAT-007-FP”
“SORGE Friedrich Adolf”,”Labor Movement in the United States. A History of the American Working Class from 1890 to 1896.”,”SORGE Friedrich Adolf (1828-1906) SCHOENHALS è professore associato di storia al Kenyon College, Ohio. Ha curato il volume ‘Collected Works of Marx and Engels’, volume 5. E ha scritto ‘Revolution and Intervention in Grenada’. 1893. “”On November 20th, after a duration of more than 20 weeks, the strike at Homestead was declared as having been terminated by the association of iron and steel workers. But with the conclusion of the strike, the court indictments and trials of the participants really got underway, so that by December there were about 200 workers either under arrest or out on bail. A justice of the supreme court of Pennsylvania, who regarded the accusations against the strikers of insurrection, arson and murdewr as too lenient and insufficient, came down from his high seat and assumed the position of a simple justice of the peace (which he was legally entitled to do) and announced the following new verdict: the strikers of Homestead had committed treason agaisnt the state by their memorable fight. The meritis of the man were rewarded, because shortly thereafter, he resigned from the bench in order to assume a most lucrative position winth a railroad association. The first murder trial against one of the strikers named Critchlow ended on November 23rd with the accused being freed by the jury of all charges, much to the great and undisguised disgust of the presiding judge. The later murder trial against H. O’Donnell, one of the Homestead people, also ended with an acquittal. But at the same time, the brutal guard officers who had tortured the guard soldier, Jems, too, were acquitted. The bourgeois conscience works at times in unpredictable ways!”” (pag 35)”,”MUSx-210″
“SORGE Friedrich Adolph”,”Il movimento operaio negli Stati Uniti d’America 1783-1892. Corrispondenze dal Nord America.”,”””I vittoriosi sconfitti – infatti gli operai erano moralmente vincitori, nonostante la sconfitta elettorale – sentirono il dovere di mantenere in piedi l’organizzazione, di rinsaldarla e potenziarla per le future battaglie contro i partiti borghesi. I lavoratori fecero enormi sforzi in questo senso, conservando le organizzazioni distrettuali create durante la campagna elettorale, facendo confluire in questa rete territoriale altre singole associazioni, costituendo infine un organismo centrale di delegati che le dirigesse. In vista della campagna per le elezioni statali dell’anno successivo (1887), gli operai organizzarono diverse sezioni anche nelle regioni interne dello Stato di New York, a molte delle quali fu dato l’infelice nome di “”club della terra e del lavoro””. (pag 281) “”(…) I dirigenti della precedente campagna elettorale e i suoi migliori collaboratori – i socialisti tedeschi – furono pian piano emarginati e alla fine allontanati col pretesto che i membri di un partito politico non potevano far parte di un altro. Era un’argomentazione corretta, ma usata in modo strumentale, visto che nella precedente campagna elettorale gli stessi socialisti, benché già allora membri di un partito politico, erano stati accolti calorosamente e rispettati come compagni di lotta. Ma ora, George, McGlynn e Powderly non volevano più saperne di socialisti, di questi oppositori di principio dei partiti borghesi, perché avevano in mente di fondarne uno o di entrare in una coalizione borghese già esistente (1). Fu infatti fondato un nuovo partito, cui fu dato il nome di United Labor Party e per padrini i tre riformatori borghesi (…). Ma il risultato fu scarso, perché i lavoratori ormai diffidavano di loro per l’eccessivo rilievo che aveva dato alle riforme borghesi e ai progetti fiscali. Nelle regioni interne dello Stato di New York aderirono al nuovo partito per lo più piccolo borghesi, piccoli agricoltori e i resti dei precedenti movimenti riformatori””. (pag 281-282) (1) “”Il fatto che (H.) George abbia buttato fuori i socialisti è secondo la mia opinione una fortuna non meritata, che compensa in gran misura l’aver messo George alla testa di un movimento che egli non capiva. George come capo dei georgisti presto farà parte del passato, come capo di una delle sette presenti a migliaia in America… Fortunatamente il movimento in America ha uno sviluppo tale che né George, né Powderly, né gli intriganti tedeschi lo possono danneggiare o fermare. Esso assumerà delle forme impreviste. Il vero movimento non appare mai come se lo immaginano le persone che hanno contribuito a prepararlo”” (Lettera di Engels del 15 settembre 1887 a Florence Kelly-Wischnewetzky)”” [Friedrich Adolph Sorge, Il movimento operaio negli Stati Uniti d’America 1783-1892. Corrispondenze dal Nord America, 2002]”,”MUSx-263″
“SORGE Bartolomeo”,”Il socialismo oggi in ItalIa.”,”Testo integrale della conferenza che padre Sorge ha tenuto nell’ambito delle “”Conferenze di cultura cattolica”” dI Torino”,”RELC-366″
“SORGE Bartolomeo”,”Capitalismo scelta di classe socialismo. Una valutazione cristiana.”,”Bartolomeo Sorge, gesuita, vicedirettore di La Civiltà Cattolica è studioso di problemi sociali, ha potuto seguire da vicino e in posizione privilegiata, dal novembre 1970 al febbraio 1971, lo svolgersi del dialogo tra l’Episcopato italiano e le ACLI.”,”RELC-078-FL”
“SORGUE [Antoinette]”,”Proletariato internazionale e Rivoluzione russa.”,”‘Nella rivoluzione russa tutto è prodigioso. Da due anni assistiamo ad una serie di fenomeni stupefacenti, a metamorfosi morali e sociali meravigliose. Chi mai avrebbe pensato che sarebbero proprio stati i proletari più arretrati del mondo capitalistico, che per i primi avrebbero ingaggiato la battaglia decisiva della lotta di classe? Chi avrebbe detto che si sarebbero visti i contadini superstiziosi della Russia affrontare l’ira del “”pope””? Chi avrebbe detto che si sarebbero visti gli adoratori dello tsar papa maledire e minacciare il loro idolo? Chi avrebbe detto che questo popolo di contadini, fino a ieri così passivo ed inerte, sarebbe stato invaso ad un tratto dal fremito rivoluzionario e sarebbe stato capace di questo grande atto espropriatorio, che domina tutto l’attuale movimento russo? Ah quale sorriso ironico avrebbe accolto pochi anni fa la profezia, che la tempesta rivoluzionaria si sarebbe scatenata nei porti di guerra della Russia, sollevando contro il dispotismo la flotta imperiale! Chi avrebbe osato supporre che sul ‘Potemlin’ i marinai insorti avrebbero inalberato il vessillo rosso, e che questo esempio sarebbe stato seguito da quasi tutti gli equipaggi delle corazzate dell’autocrazia? Ah! come avrebbero riso di voi se in quell’epoca, ancora recente, quando Parigi nazionalista acclamava il “”glorioso esercito russo”” nella persona del suo capo supremo, avreste detto che erano prossimi i tempi in cui interi reggimenti con gli ufficiali in testa, sarebbero passati con armi e bagaglio alla rivoluzione sociale! Queste cose, allora inverosimili, si sono realizzate. Per la prima volta, la Russia ha dato il meraviglioso esempio dell’unità rivoluzionaria delle differente razze, e dell’unità rivoluzionaria di elementi finora considerati irriducibilmente antagonistici; l’elemento operaio, l’elemento contadino, intellettuale e militare. Ed ora dobbiamo domandarci quali sono le case determinanti dei fatti così inattesi, in una parola quali sono i fattori principali della grandiosa e così sintomatica rivoluzione? (…) Intanto scoppiò la guerra russo-giapponese, quella guerra che fece milioni di orfani e inasprì le già così disastrose condizioni economiche del popolo, creando nella massa uno stato d’animo favorevole ad accogliere la parola degli agitatori rivoluzionari, i quali, in quel lasso di tempo, fecero nel campo della propaganda e dell’organizzazione segreta veri prodigi. Gli intellettuali russi possono dunque vantare come opera propria gran parte dei progressi compiuti dalla rivoluzione. Ma anche il popolo, appena venne strappato alla sua rassegnazione fatalista, compì rapidamente la proprio evoluzione e si affermò con lo sciopero generale violento, esteso a milioni di lavoratori di differenti razze e d’ogni categoria di mestiere, adottando gli stessi metodi professati dal sindacalismo rivoluzionario e dando prove di un eroismo ammirevole. Esso è oggi all’avanguardia del movimento rivoluzionario internazionale (…). La solidarietà proletaria sarà il gran fattore del cambiamento che si prepara nella vita politica e sociale di tutto il mondo. La solidarietà proletaria abolisce l’antagonismo tra i popoli, sopprime il nazionalismo, il patriottismo, la solidarietà dei governanti, porrà fine ai conflitti militaristi degli stati; ma alle guerre del passato succederanno le guerre delle classi. Noi vedremo un giorno le schiere rivoluzionarie misurarsi con le forze della reazione internazionale. Prevedere è governare, si dice; prevedere è assicurarci la vittoria’ (pag 7-8-11-12-14) Oratrice socialiste ; militante de l’Aveyron. « La citoyenne Sorgue », comme on avait coutume de l’appeler dans les milieux socialistes, était la petite-fille du philosophe français Antoine Durand (dit Durand de Gros , fille du médecin fouriériste Joseph-Pierre Durand de Gros et petite fille du général russe Pierre Chripkoff attaché militaire à l’ambassade de Russie à Washington. Cultivée, douée d’un grand talent oratoire, elle fit, du département de l’Aveyron où elle fonda plusieurs groupes socialistes, le tremplin d’une action révolutionnaire qui s’étendit à Paris et à toute la France et même aux pays voisins, notamment à l’Italie. Elle adhérait au PSR de Vaillant et elle représenta trois de ses groupes de l’Aveyron aux congrès généraux socialistes de Paris, salle Japy (décembre 1899) et salle Wagram (1900). Elle adhéra au Parti socialiste de France dans lequel elle entraîna la plupart des groupes de l’Aveyron après l’affaire Millerand. Elle les représenta au congrès d’unité à Paris, salle du Globe (avril 1905) et elle représenta la fédération socialiste SFIO au congrès de Nancy (1907). À ces dernières assises, elle déclara : « Je ne crois pas que la femme s’émancipera par le bulletin de vote. Je crois que la femme qui nous intéresse, qui est la femme prolétaire, ne s’émancipera qu’en menant la lutte syndicale, c’est-à-dire la lutte économique » (c. rendu, p. 533). Son antimilitarisme, son goût de l’action directe la rapprochent de Gustave Hervé. En 1907 et en 1908, elle participa à des mouvements de masse dans les grandes villes de l’Italie du Nord, Gênes, Turin, Milan. Le 28 mai 1908, elle fut invitée à parler à un cortège suivi d’une fête des enfants des grévistes de Milan. Elle fut arrêtée et traduite devant la cour d’assises sur l’accusation d’apologie du régicide. Avant 1914, elle participa à l’organisation de la grève des dockers anglais. Elle se maria à un journaliste belge, Auguste Cauvin, lui-même militant révolutionnaire. Elle fonda avec son mari une petite colonie anarchiste en Amérique du Sud qui fut un échec total. Son antimilitarisme laissa la place au soutien à la défense nationale. En 1914, elle mena, au nom du gouvernement français, auprès de ses amis socialistes italiens et anglais (Ramsay Mac Donald) une campagne d’information. Elle essaya, comme son père et son grand-père, de mettre ses idées en pratique sur le domaine d’Arsac. Ce fut un échec total et son domaine fut peu à peu vendu. Les anciens de la commune se rappelent de cette superbe jeune femme haranguant les ouvriers de son domaine au moment du « quatre heures aveyronnais », habillée d’un grand chapeau et d’un foulard rouge. Dans la région, les agriculteurs l’appelaient la « femno del diaplès » (la femme du diable). La guerre mit fin à son action. La « Louise Michel aveyronnaise », prononça le 18 juin 1921 au théâtre de Rodez (Aveyron), une conférence sur la « nécessité de la reconstitution du Bloc de gauche » qui déçut ses auditeurs. « Hélas, écrit l’un d’eux, il fut donné à tous de constater que ce n’était plus notre Louise. Elle voulut bien se déclarer socialiste et syndicaliste, très fière de porter l’insigne de la Fédération des mineurs mais poussa une charge à fond contre la Révolution russe ». Elle vivait le plus souvent en Angleterre et elle mourut à Londres en février 1924. POUR CITER CET ARTICLE : http://maitron-en-ligne.univ-paris1.fr/spip.php?article85695, notice SORGUE (citoyenne) (CAUVIN Antoinette dite) par Justinien Raymond, version mise en ligne le 30 mars 2010, dernière modification le 4 avril 2018.”,”RIRx-192″
“SORI Ercole”,”L’emigrazione italiana dall’Unità alla seconda guerra mondiale.”,”Età sesso e professione degli emigranti italiani (introduzione) pag 32 “”Questa parentesi dura fino ai primi anni del ‘900, quando, fin dal 1905 e in connessione con la ripresa degli interessi coloniali italiani verso la Somalia e la Tripolitania, il Di San Giuliano collega la discussione della legge sul ‘Literacy test’ presso il congresso degli Stati Uniti, con l’esigenza di rafforzare i tentativi di penetrazione pacifica in Libia, secondo l’adagio, già collaudato per la Tunisia, che le braccia devono precedere il capitale [Di San Giuliano 1905, 104]. La penetrazione (italiana), invece, sarà tutt’altro che pacifica: nel 1911 anche l’Italia si getta sulle spoglie dell’Impero Turco con la guerra di Libia. La copertura, questa volta, venne da parti inattese, come dal socialista Antonio Labriola (16), un episodio che fece dire più tardi a Gramsci: «Se osservate bene, due sono i motivi fondamentali intorno ai quali avvengono le crisi successive del sindacalismo e il passaggio graduale dei dirigenti sindacali nel campo borghese: l’emigrazione e il libero scambio, due motivi strettamente legati al meridionalismo. Il fatto della emigrazione fa nascere la concezione della «nazione proletaria» di E. Corradini; la guerra libica appare a tutto uno strato di intellettuali come l’inizio dell’offensiva della «grande proletaria» contro il mondo capitalistico e plutocratico» [Gramsci 1970b, 144]. Lenin, nel 1915, avalla questa interpretazione, attaccando il socialsciovinista Labriola e notando ironicamente come gli eventi diano ragione alle tesi di Michels, secondo cui l’Italia, per densità di popolazione e intensità di espatri, dovrebbe essere la seconda nazione coloniale: ciò sta avvenendo solo perché l’irrisolta questione delle masse popolari, così drammaticamente illustrata dalla crociata dell’emigrazione, genera frustrazione e senso di inferiorità nella classe dirigente italiana, spingendola alle rivalse ed ai colpi di testa di un «imperialismo della povera gente» [Lenin 1971a, 106-108]. Esponente sintomatico di questi atteggiamenti è il Di San Giuliano che, mentre predicava lo spostamento dell’asse degli interessi italiani verso il Mediterraneo, nel 1911 millantò che il governo avrebbe potuto anche impedire l’emigrazione, se lo avesse voluto. Gli risponderà Salvemini, dicendo che non aveva neppure il senso del ridicolo [Manzotti 1969, 2, 113]. Anche per la Libia si ripeté la storia ormai consueta (17)”” (pag 156-157) [Ercole Sori, L’emigrazione italiana dall’Unità alla seconda guerra mondiale’, Bologna, 1979] [(16) Cfr. a tale proposito: D’Attorre [1974, 116]; Degl’Innocenti [1974, 1302 ss.]; (17) A. De Viti De Marco, ‘Il parassitismo tripolino e il Mezzogiorno’, da “”L’Unità”” del 16.3.1912, in Villari [1971, 3, 426-428]. Il De Viti De Marco contrappone di nuovo, per la Libia, un progetto di colonizzazione democratica e di popolamento in regime non protezionista, al blocco di forze che avevano guidato la svolta protezionistica. Il tutto in chiave meridionalistica e per offrire uno sbocco alternativo alla nostra emigrazione, «…che è la sola grande forza espansiva dell’Italia»] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”CONx-230″ “SORI Ercole / MINNITI Fortunato / PETERSEN Jens / ROMANO Sergio”,”La penetrazione economica italiana nei territori degli Slavi del Sud (1896-1914) (Sori) / La politica industriale del Ministero dell’Aeronautica. Mercato, pianificazione, sviluppo (1935-1943). Parte seconda (Minniti) / Una nuova fonte per la storia d’Italia nella prima guerra mondiale (Petersen) / Armies in Europe, di John Gooch (Romano).”,”””Tukhachevsky nel 1936 si oppose alla collettivizzazione non perché meditasse un colpo di stato, ma perché le reclute trasferivano in seno all’esercito i malumori e le frustrazioni dell’ambiente sociale da cui provenivano”” (S. Romano), p. 349-350 “”Nella guerra danese del 1864 l’esercito austriaco era quello del ’59, apparentemente solido, ma in realtà povero di armi e cervelli. Quello prussiano invece aveva alle spalle un grande capo di Stato Maggiore, von Moltke, e un decennio di appassionati dibattiti sulla durata del servizio militare (due anni), sulla professionalità degli ufficiali, sui rapporti dell’esercito con l’esecutivo. Anche in Prussia il governo e la corona si battevano per sottrarre l’esercito alle «interferenze» del parlamento e consideravano con sospetto gli ufficiali d’estrazione borghese. Ma v’erano nelle file prussiane due virtù liberali e borghesi che difettavano in quelle austriache: una maggiore equità nel reclutamento e una maggiore attenzione per la competenza professionale. Gli ufficiali prussiani erano gli unici in Europa che sapessero «giocare alla guerra» (i primi ‘Kriegspiele’ sono di quegli anni) e usare le ferrovie. A Sadowa, due anni dopo, durante la terza guerra del decennio, ne dettero una prova battendo i loro alleati del ’64. La Prussia aveva vinto due volte nel giro di due anni con un esercito di coscritti e uno stato maggiore d’«ingegneri» aristocratici. Gli stati della Confederazione del nord la imitarono con la legge del 1867 (servizio triennale senza esenzioni, quattro anni nella riserva e cinque nella Landwehr) e Napoleone III cercò di fare altrettanto con un progetto che aboliva gli esoneri e raddoppiava il contingente (da 450.000 uomini a un milione). Ma le «virtù» borghesi che in Prussia avevano collaborato con la corona alla formazione di un esercito nazionale, si opposero in Francia a un sistema che sottraeva la borghesia alle sue occupazioni redditizie e le imponeva sacrifici a cui non era psicologicamente avvezza. Ne risultò una legge zoppa, mezzo francese e mezzo prussiana che consentiva ai «cattivi numeri» di farsi sostituire e lasciava pressoché intatta la dimensione dell’esercito di cui il paese poteva disporre in caso di guerra. Venne la guerra, venne la sconfitta e i francesi, grazie a Gambetta, tornarono in campo per un breve periodo con un esercito nazionale e popolare che era esattamente il contrario di quello del Secondo Impero. Che cosa sarebbe accaduto se la Francia avesse cominciato la guerra con l’esercito democratico di Gambetta piuttosto che con quello di Napoleone III, è questione ipotetica, storicamente irrilevante. Qui mette in conto osservare che in Francia, fra l’estate del 1870 e l’inizio del 1871, scesero in campo tre diversi «modelli» militari: un esercito nazionale comandato da ufficiali d’estrazione aristocratica, ma di buona preparazione professionale; un esercito di contadini comandati da ufficiali di estrazione borghese o di recente nobiltà; un esercito popolare comandato da ufficiali che appartenevano alle «couches nouvelles» di Gambetta. Il primo vinse, gli altri due furono sconfitti; e la storia militare d’Europa, quale che fosse il regime sociale dei paesi che la componevano, non poté ignorare quell’esperienza””. (…) (…) “”Un’altra interessante prospettiva di ricerca emerge dal libro di Gooch: il rapporto fra l’istituzione militare e l’armamento”” [Sergio Romano, ‘John Gooch, Armies in Europe’] (pag 348)”,”ITQM-218″ “SORIA Georges”,”Les 300 jours de la revolution russe. Temoignages et documents.”,”SORIA è giornalista e corrispondente di guerra (era in SP durante la guerra civile, sul fronte russo nella 2° GM). Come reporter ha percorso i paesi dell’Est, ha scritto testi per il teatro e tradotti romanzi. Ha pure scritto la parte relativa all’URSS del libro ‘URSS-USA: Le grand defì. LAFFONT. Curato da Marc SAPORTA e Georges SORIA.”,”RIRO-033″ “SORIA Georges”,”Guerre et revolution en Espagne 1936-1939. Tome 1. Genese.”,”””Tutti gli ultimi negoziati che precedettero la firma del patto detto del ‘Bloque popular’ riunirono i rappresentanti ufficiali della Sinistra repubblicana, dell’ Unione repubblicana, del Partito socialista operaio spagnolo, dell’ UGT (in seno alla quale era entrati i sindacati della CGTU), della Gioventù socialista, del Partito comunista spagnolo, del Partito operaio di unificazione marxista (detto POUM, di tendenza trotskista), del Partito sindacalista (formazione anarco-sindacalista dissidente della CNT). La grande assente era la potente Confederazione Nazionale del Lavoro (CNT) sottomessa all’influenza della FAI (Federazione Anarchica Iberica); essa aveva rifiutato di partecipare ai lavori preparatori del Blocco operaio e di farne parte.”” (pag 298)”,”MSPG-180″ “SORIA Georges”,”Guerre et revolution en Espagne 1936-1939. Tome 2. L’ affrontement.”,”Il credo militare di Largo Caballero. “”Numerose testimonianze permettono di dire che Largo Caballero era rimasto alle forme di combattimento del XIX secolo, quando i ‘guerrilleros’ aveva giocato un ruolo importante durante la guerra d’indipendenza contro Napoleone, e in occasione delle diverse guerre carliste. (…) Diffidava dei militari di professione che metteva tutti nello stesso sacco, non senza infatuarsi inspiegabilmente di alcuni di loro. Il paradosso fu che, per fedeltà alla strategia militare della guerra popolare contro Napoleone, egli non trattenne che la lettera. E non lo spirito. (…) Non comprese che per entrare in gioco, di fronte alla strategia di Franco, fondata sul movimento e sull’ utilizzazione di materiale moderno, la sola risposta appropriata era quella di creare senza ritardi un’ esercito regolare nuovo, dotato di armi adeguate, e capace di opporre la contro-manovra alla manovra””. (pag 218)”,”MSPG-181″ “SORIA Georges”,”Guerre et revolution en Espagne 1936-1939. Tome 3. Le tournant.”,”””Ora, invece di una vittoria dirompente scontata (prendere Madrid in quattro giorni), le divisioni motorizzate italiane, che appoggiavano la legione Condor, dovettero battere precipitosamente in ritirata. E mangiarono la polvere, e la neve… Dal 16 marzo, quando la disfatta italo-franchista era consumata, l’ ambasciatore fascista italiano Dino Grandi dichiara brutalmente, in occasione di una nuova riunione del sotto-comitato di Londra, che non poteva dare il suo accordo alla messa a punto di un calendario per il ritiro dei combattenti stranieri fino a che “”la questione dell’ oro spagnolo non fosse stata regolata””. Che c’entrava l’ “”oro spagnolo”” in tutto ciò? Il governo della Repubblica spagnola – lo si è visto nel tome II, p. 219 e 375 – ne aveva depositato la maggior parte nella Gossbank di Mosca e lo utilizzava per i suoi acquisti di armi sovietiche e altri, che poteva concludere in Europa occidentale e in America. Era nel pieno del suo diritto a fare così, e non doveva essere oggetto di dibattito in un organismo internazionale, qualsiasi fosse.”” (pag 227)”,”MSPG-182″ “SORIA Georges”,”Guerre et revolution en Espagne 1936-1939. Tome 4. L’ équilibre rompu.”,”Manifestazione in Polonia a Varsavia in favore della spartizione della Cecoslovacchia di cui i polacchi intendevano ricevere i territori di Teschen che Hitler aveva fatto balenare ai loro occhi. (foto) (pag 141) La controffensiva franchista avanza al ritmo di 150 metri al giorno. La battaglia d’ usura dell’ Ebro. “”Questa terza offensiva non era più o meno che la riproduzione più a nord della bocca, di quelle abortite. (…) Come la precedente, essa fu segnata da attacchi impetuosi che durarono otto giorni al termine dei quali il comando si arrendeva all’ evidenza: una piccola striscia di terreno era stata conquistata al sacrificio di una divisione. Quindi, come sottolinea Ramon Salas Larrazabal nella sua opera, “”i nazionalisti avevano cominciato questa fase della battaglia con grande ottimismo (…). L’ idea (…) era di operare la rottura del fronte al centro, di penetrare fino alla riva del fiume, poi di ripiegare le ali e distruggere le forze (repubblicane) situate tra Villalba e Fayón e tra Villalba e la Sierra de Caballs.”” (…) Ma la terza offensiva fece fiasco. Se si guarda da vicino la quarta, quinta e sesta offensiva franchista, (…) si vede che tutte e tre furono condotte con un’ enorme concentrazione di mezzi. (…) Durante queste offensive, si assiste, di fatto, a una innovazione in rappoto alla prima, seconda e terza offensiva. Invece di lanciare subito la fanteria all’ assalto delle posizioni repubblicane per arrivare ai corpo a corpo, si lascia al materiale bellico (aerei, cannoni, carri) il compito di spezzare con l’ esplosivo gli avamposti, trincee, fortini, rifugi, ecc. tenuti dai combattenti dell’ esercito dell’ Ebro. Una volta finite queste azioni si muove la fanteria per distruggerli. Si aveva una sorta di ‘mise à jour’ del vecchio precetto delle Scuole di Guerra, secondo cui “”l’ artiglieria conquista il terreno e la fanteria lo occupa””.”” (pag 104)”,”MSPG-183″ “SORIA Georges”,”Guerre et revolution en Espagne 1936-1939. Tome 5. Le dénouement.”,”Il governo del Fronte Popolare. Largo Caballero e il ministro dell’ agricoltura Vicente Uribe. “”Questa volontà di organizzazione comporta la comparsa dei primi conflitti. Gli anarco-sindacalisti non accetteranno la sindacalizzazione obbligatoria e generale iscritta nel decreto di creazione del Consiglio (e prevista precisamente per fare posto alla CNT). Anche prima che queste decisioni proprie alla Catalogna siano state prese, il governo centrale aveva fatto adottare importanti misure concernenti l’ insieme della zona repubblicana. L’ IRA sospese (7 agosto 1936) il pagamento delle indennizzazioni. Un giorno dopo, un decreto stabilisce che le terre dei proprietari e dei fittavoli che erano fuggiti sarebbero state oggetto di confisca e conferisce ai comuni la responsabilità di queste terre. (…)”””,”MSPG-184″ “SORLIN Pierre”,”1917 – 1967. La societè sovietique.”,”Società antica russa, crollo 1° GM, seconda crisi 1921-1927, nascita società nuova 1928-1938, 2° GM, 2° dopoguerra. L’A è Maitre-assistant à la Facultè des lettres et sciences humaines de Paris (Nanterre).”,”RUSU-035″ “SORLIN Pierre”,”L’ antisemitismo tedesco.”,”Nei documenti riproduzione parziale degli scritti di LUTERO, NIGRINUS, LESSING, FICHTE, MARR, DÜHRING, rapporto SS. Pierre SORLIN, nato a Bourg-en-Bresse, in Francia, nel 1933, è docente presso l’ Univ di Vincennes. Ha pubblicato varie opere (v. retrocopertina)”,”EBRx-013″ “SORLIN Pierre”,”Breve storia della società sovietica.”,”Pierre SORLIN è nato nel 1933 a Bourg en Bresse. Docente all’ Università di Parigi, cominciò ad occuparsi della Russia durante la 2° GM, quando il conflitto stava decidendosi sul fronte orientale. Ha approfondito maggiormente lo studio delle questioni sovietiche da quando ha sposato una ragazza di origine russa. Oltre all’ insegnamento partecipa all’ attività sindacale. In questo libro l’A non parla del terrore staliniano nei suoi vari aspetti.”,”RUSU-099″ “SORLIN Pierre”,”Breve storia della società sovietica.”,”Pierre Sorlin è nato nel 1933 a Bourg en Bresse. Docente all’Università di Parigi, cominciò ad occuparsi della Russia durante la seconda guerra mondiale quando fu chiaro che l’esito del conflitto si decideva in gran parte sul fronte orientale. Oltre all’insegnamento partecipa all’attività sindacale.”,”RUSU-094-FL” “SORLIN Pierre”,”L’antisemitismo tedesco.”,”Pierre Sorlin è nato nel 1933 a Bourg en Bresse Francia. Docente all’Università di Parigi e presso l’Università di Vincennes. Cominciò ad occuparsi della Russia durante la seconda guerra mondiale quando fu chiaro che l’esito del conflitto si decideva in gran parte sul fronte orientale. Oltre all’insegnamento partecipa all’attività sindacale.”,”EBRx-045-FL” “SORMAN Guy”,”Le Génie de l’Inde.”,”””Comme d’autres écrivains contemporains, en particulier Marx, Hegel, et Victor Cousin qui, à la même époque, s’exprimèrent eux aussi sur l’Inde, Tocqueville fut vivement impressionné par le fait qu’elle paraissait être une civilisation étrangère, précisément, au fameux “”mouvement de l’Histoire””. Elle semblait ne pas progresser; on l’eût dite immobile, “”une société pétrifiée””, note Tocqueville. Non seulement elle ne se démocratisait pas, mais, par le système des castes, l’inégalité en paraissait le fondement. “”Dans un pays de castes, l’idée de la patrie disparaît””, écrit-il. Contrairement à l’Europe, l’Inde n’avait donc pas l’Etat, et la vie sociale s’y déroulait entièrement dans des communautés villageoises que Tocqueville a appelé “”districts”” ou “”communes””. Bien entendu, la connaissance de l’Inde qui affleurait alors en Europe était fragmentaire, ce qui permettait à nos penseurs de projeter sur ce grand écran oriental toutes leurs fantaisies personnelles. Envers cette Inde réputée arriérée, Tocqueville partageait avec Marx une certaine condescendance. L’un comme l’autre jugèrent la colonisation anglaise positive parce qu’elle éveillait le pays; lors de la révolte des Cipayes de 1857, Tocqueville soutint les Anglais au nom de la “”civilisation””. Mais, au contraire de Marx, absolutement méprisant envers tout ce qui était indien, Tocqueville repéra des institutions qui lui convenaient, en particulier les panchayats, ou conseils de villages. Selon Karl Marx, la vie y était “”stagnante, végétative, passive””, tandis que Tocqueville devina dans ces conseils de petites républiques autonomes, “”une espèce de régime municipal””, des mini-cités démocratiques qui lui rappelaient la Grèce ancienne”” [Guy Sorman, Le Génie de l’Inde, 2000] (pag 11-12)”,”INDx-131″ “SOROKIN P.A.”,”Les théories sociologiques contemporaines.”,”SOROKIN P.A. professore di sociologia all’Università di Harvard, presidente dell’ Istituto Internazionale di Sociologia La scuola bio-sociale. La scuola demografica. “”M. Kovalevsky nelle sue opere storiche e sociologiche, fondate sullo studio concreto dell’ evoluzione economica, è arrivato alla conclusione che uno dei “”principali motori dell’ evoluzione economica è stato l’ accrescimento della popolazione””. Secondo la sua teoria, “”questo fattore ha determinato il passaggio dalla fase dei cacciatori e pescatori all’ agricoltura, e, dal sistema primitivo d’ agricoltura a un sistema più intensivo con dei cambiamenti paralleli del sistema di proprietà e di possesso della terra… Allo stesso fattore è dovuta la sostituzione del sistema manifatturiero di produzione industriale al sistema domestico; e quella del sistema ‘macchinofatturiero’ (il sistema basato sulle macchine, macchinismo, ndr) a quello della manifattura, con un cambiamento parallelo nella divisione del lavoro e nei rapporti mutui di capitale e lavoro… Così il semplice fatto dell’ accrescimento della popolazione ha trascinato la divisione del lavoro, la differenziazione sociale in caste, ordini e classi, e l’ evoluzione della tecnica di produzione come pure quella del regime economico””. Ecco l’ essenziale della teoria di Kovalevsky, da lui formulata e basata su dei fatti ben prima che l’ abbia fatta Coste, Durkheim, Mougeolle, o lo stesso A. Loria.”” (pag 269)”,”TEOS-127″ “SOROS George; interviste a cura di Byron WIEN Krisztina KOENEN Giancarlo BOSETTI”,”Soros su Soros. Economia, politica e storia nelle confessioni del “”Guru”” della finanza mondiale.”,”Squlibrio europeo. “”Ho studiato in modo specifico quella che io chiamo la “”sequenza boom/crollo””, che può essere osservata di tanto in tanto nei mercati finanziari; e penso che sia anche applicabile all’ integrazione e disintegrazione della Comunità Europea. Dalla rivoluzione del 1989 e con la riunificazione della Germania, l’ Europa è entrata in una condizione di squilibrio dinamico. Pertanto si presenta come un interessante caso di studio per la mia teoria del processo storico.”” (pag 361, dal discorso tenuto all’ Aspen Institute di Berlino, il 29 settembre 1993)”,”ECOI-149″ “SORRENTINO Lamberti”,”Pekino contro Mosca.”,”L’A è una delle firme del settimanale ‘Il Tempo’.”,”CINx-117″ “SORRENTINO Sergio TICE Terrence N. a cura; saggi di Hermann FISCHER John HOFFMEYER Günter MECKENSTOCK Andreas ARNDT Sergio SORRENTINO Antonio CARRANO David E. KLEMM Jeffry C. KINLAW Terrence N. TICE”,”La dialettica nella cultura romantica.”,”Sorrentino insegna Storia della filosofia moderna e contemp. all’Univ. di Salerno Tice insegna Filosofia alla Michigan University Molto spazio dato al pensiero e all’opera di Schleiermacher”,”FILx-010-FB” “SORRENTINO Guido a cura”,”1000 titoli sull’URSS in italiano francese inglese editi fra il 1960 e il 1980 di cui 100 recensiti.”,”Guido Sorrentino è nato nel 1947 a Napoli, città in cui si è laureato e dove svolge attività didattica presso l’istituto di magistero. Il suo interesse per temi e problemi sovietici data da parecchi anni. Sull’Urss ha effettuato traduzioni dal francese, recensisce libri italiani e stranieri, pubblicando su diverse riviste, ed ha tenuto letture e conferenze presso svariate accademie ed istituti culturali partenopei.”,”STOx-003-FGB” “SORRENTINO Maddalena”,”Tecnologie, organizzazione e lavoro nel settore bancario. Evoluzione e prospettive.”,”Maddalena Sorrentino è docente di Informatica generale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.”,”ITAE-141-FL” “SOSNOWSKI L.S.”,”Taten und Menschen.”,”Alcuni articoli sono di carattere celebrativo. Al posto di vecchi nobili e intellettuali che governavano i villaggi o i distretti, oggi ci sono operai e contadini. La Russia è cambiata. La rivoluzione è come un cavallo magico che galoppa per il paese. Si descrivono i momenti che precedono lo scoppio della rivoluzione. Cronaca delle prime fasi.”,”RIRO-274″ “SOTGIU Marco”,”La Coda del Drago. Vita di Deng Xiaoping.”,”La Cina di Deng ha introdotto un sistema di traslitterazione, chiamato pinyin, che rivoluzionato quello precedente. Il nome di Mao Tse-tung è diventato così Mao Zedong ecc. SOTGIU Marco (Roma, 1958) giornalista esperto di politica estera, è stato caposervizio esteri e inviato del ‘Manifesto’ fino al 1991. Ha lavorato alle due ultime edizioni di Milano, Italia (Raitre) con Gianni RIOTTA ed Enrico DEAGLIO. “”Secondo il dizionario Shuowen (200 dC), delle 369 specie di rettili con scaglie (come pesci, serpenti e lucertole) il capo è il drago; ha in sé il potere della trasformazione e il dono di rendersi visibile o invisibile a proprio piacere. In primavera sale al cielo, e in autunno si nasconde nelle acque più profonde. All’ equinozio d’ autunno si copre di fango, e riemerge solo in primavera. In questo modo annuncia il ritorno delle energie della natura””. (in apertura) “”Deng e Zhuolin, ormai scomparsi dalle cronache e “”cancellati”” dalla storia, non vennero riconosciuti subito. I due nuovi operai non potevano però passare inosservati perché venivano scortati da guardie armate dalla caserma alla fabbrica e viceversa; né potevano parlare senza permesso. Ma in quei tempi così burrascosi, vennero accolti con sostanziale indifferenza, solo qualcuno si stupì per l’ abilità manuale di Deng, acquisita nei suoi anni francesi alla Renault. Per i due, dopo il lungo isolamento subìto, il lavoro in fabbrica significava paradossalmente un ritorno alla vita sociale. Il tempo libero di Deng era tutto dedicato alla lettura (…)””. (pag 97) “”Nei tredici anni che vanno dal 1976 (anno della morte di Mao) al 1989 si verificano nella Cina di Deng sette movimenti di massa, più o meno grandi. In media circa uno ogni due anni. Il susseguirsi di questi movimenti – per lo più studenteschi ma non solo – “”rivela una crescita della coscienza democratica dei cinesi e anche nelle esperienze del movimento democratico””: sono parole di Ren Wanding, uno degli “”ideologi”” del dissenso. All’ inizio del denghismo è il muro della democrazia (1978-1979) che rende visibile l’ idea di una riforma politica nella Cina socialista. I giovani cinesi negli anni seguenti metteranno con coraggio in discussione il ruolo del partito unico, partendo dalle strutture accademiche delle università ed esigendo il voto diretto e libero delle proprie rappresentanze. Ma il vento è favorevole a Deng, che ogni volta stronca i movimenti, senza eccessiva fatica e senza dar loro eccessiva importanza. La questione politica fondamentale per Deng è evidentemente un’ altra””. (pag 101)”,”CINx-151″ “SOUBIRAN-PAILLET Francine”,”L’ invention du syndicat (1791-1884). Itineraire d’ une categorie juridique.”,”SOUBIRAN-PAILLET è giurista e sociologa ricercatrice press il Groupe d’ Analyse de Politques Publiques (CNRS-ENS Cachan).”,”MFRx-173″ “SOUBLIN Jean”,”Je t’ écris au sujet de Gracchus Babeuf. Essai.”,”Tutto il pensiero di Gracchus BABEUF era orientato verso l’ eliminazione delle ineguaglianze. Per la sua militanza ha passato la metà della sua vita in prigione. Nel 1797, è stato ghigliottinato per aver domandato l’ applicazione della Costituzione del 1793, che dava più potere al popolo e istituiva l’ eguaglianza tra i cittadini. SOUBLIN scrive riunisce in questo libro cinque lettere ciò che ha vissuto BABEUF e come ha risposto al rapporto eguaglianza – benessere, eguaglianza – proprietà, eguaglianza – genetica, eguaglianza – libertà. L’A spiega come BABEUF ha lasciato una condizione semi-borghese per difendere le sue idee fino alla morte. Jean SOUBLIN è romanziere e saggista, collabora al Monde des livres. Lavora come scrittore pubblico ‘bénévole’ in una associazione umanitaria. “”Quando, grazie al libro di Buonarroti, l’ estrema sinistra europea scopre intorno al 1830 le idee di Babeuf, vi trova, oltre il termine di proletario, delle tesi sulle fattorie collettive, sullo Stato distributore e anche sulla dittatura del proletariato che ricordavano le loro preoccupazioni. Babeuf non ha mai guidato le riflessioni di Blanqui, di Marx o di Lenin, ma questi pensatori lo rispetteranno. Non è una fonte, piuttosto un precursore. La parola “”comunismo”” esisteva comunque prima di lui (…) (pag 17-18)”,”FRAR-293″ “SOULEYMAN Elizabeth V.”,”The vision of World Peace in Seventeenth and Eighteenth-Century France.”,”SOULEYMAN Elizabeth V. “”Cloots left Prussia and travelled extensively for some years. During this period he learned to see in the people he met not Englishmen, Dutchmen, or Germans, but human beings. Then he went to Paris where he espoused with enthusiasm the guiding principles of the French Revolution. “”The Revolution was in the brain of Jupiter””, he writes (33); and in another place: “”Will our nephews ever believe that two years were sufficient to produce this marvel, though we had at the same time to clear a ground blocked up by fifteen centuries of savagery?”” (34) and again: “”The miracle of Jericho seems a natural event after our legislators have been able to destroy in one single night the ramparts of feudalism and old fiscal laws”” (35). Cloots’ clear creative mind, his fiery eloquence, the daring originality of the leading articles he was contributing to the newspapers and periodicals of the time, made him one of the most prominent members of the Jacobin Club; he was asked to become a French citizen and was elected member of the National Convention. He was one of the Deputies who voted the death of Louis XVI and the execution of the Girondists; he believed fanatically in the necessity of crushing all those who might check the triumphant march of the Revolution. The idea to the propagation of which he devoted himself and for which he even paid with his life was that of a Universal Republic”” (pag 189-190) (33) L’Orateur du genre humain ou ‘Dépêches du Prussien Cloots au Prussien Herzberg, Paris, l’An deux de la Rédemption, p. 85; 34) Ibid., p. 45; Ibid., pp. 153-154″,”TEOP-454″ “SOULEZ LARIVIERE Daniel”,”Il circo mediatico-giudiziario.”,”L’A è avvocato protagonista di alcuni grandi processi in FR. E’ autore di libri sulla Q della giustizia in FR.”,”FRAV-048″ “SOURNIA Jean-Charles”,”Storia della medicina.”,”SOURNIA Jean-C. dell'””Académie de Médecine”” ha esercitato la chirurgia per venticinque anni.”,”SCIx-313″ “SOUSTELLE Jacques”,”Vingt-huit ans de gaullisme.”,”””Ma il potere dispone di mille mezzi per agire sulla stampa, per modificare il suo orientamento, per minacciarla e punirla se essa non si conforma al suo modo di vedere: pressione fiscale, prezzi della carta e dei trasporti, pubblicità. Un controllo della pubblicità devoto al governo può riempire le casse di un giornale conformista e rovinare un organo indipendente. L’ autorizzazione della pubblicità di marche alla televisione di Stato porta un colpo severo alle risorse della maggior parte dei giornali e minaccia, con questo, la loro indipendenza.”” (pag 269)”,”FRAV-102″ “SOUSTELLE Jacques”,”Gli Aztechi.”,”Jacques Soustelle, (Montpellier, 1912 – Parigi, 1990) effettuò missioni scientifiche nell’America centrale (1932-1939). Ministro delle informazioni nel 1958, nel 1959 fu incaricato per i dipartimenti d’Oltremare ma poi, contrario alla politica algerina di De Gaulle, prese posizione contro il suo regime. Fu deputato dal 1973 al 1978. Tra le sue opere: L’arte dell’antico Messico, Archeologia e antropologia, L’universo degli Aztechi, I Maya.”,”AMLx-008-FL” “SOUSTELLE Jacques”,”Vingt-huit ans de gaullisme.”,”””Ma il potere dispone di mille mezzi per agire sulla stampa, per modificare il suo orientamento, per minacciarla e punirla se essa non si conforma al suo modo di vedere: pressione fiscale, prezzi della carta e dei trasporti, pubblicità. Un controllo della pubblicità devoto al governo può riempire le casse di un giornale conformista e rovinare un organo indipendente. L’ autorizzazione della pubblicità di marche alla televisione di Stato porta un colpo severo alle risorse della maggior parte dei giornali e minaccia, con questo, la loro indipendenza.”” (pag 269)”,”FRAV-002-FV” “SOUTOU Georges-Henri / JARDIN Pierre”,”1918: la fin de la Première Guerre mondiale? / La fin de la guerre en Allemagne. (in) ‘1918: La fin de la Première Guerre mondiale? Dossier’.”,”Georges-Henri Soutou, professore di storia contemporanea all’Università di Paris-Sorbone, lavora sulle relazioni internazionali nel XX secolo, in particolare durante la Prima guerra mondiale e nel corso della Guerra Fredda. Ha pubblicato ‘L’Or et le Sang. Les buts de guerre économiques de la Première Guerre mondiale’ (Fayard, 1989), ‘L’Alliance incertaine’ (Fayard, 1996), ‘La Guerre de 50 ans. L’affrontement Est-Ouest, 1943-1991’ (Fayard, 2001), ‘L’Europe de 1815 à nos jours’ (Puf, 2007). Pierre Jardin, chargé de recherche al CNRS (IRICE), è autore di molti articoli e contributi a opere collettanee incentrate sulla storia tedesca e sulle relazioni internazionali. Ha pubblicato: ‘Aux racines du mal, 1918. Le déni de défaite’, Tallandier, 2005, opera che ha ottenuto il ‘prix du maréchal Foch dell’Académie française’. La demande d’armistice du 4 octobre 1918: une manoeuvre allenande bien conduite. “”On sait que libérée à l’est par la paix de Brest-Litovsk (9 mars 1918) l’Allemagne lança alors à l’ouest une séerie d’offensives en mai puis en juillet, offensives qu’elle espérait décisives, avant l’arrivée en nombre de troupes américaines. Ludendorff, le quartier-maître gnéral de l’armée allemande et son veritable chef sous le commandement nominal de Hindenburg, jouait ainsi son va-tout. Mais, après des moments très difficiles, les alliés se ressaisirent, Français et Britanniques établirent enfin l’unité de commandement; ils avaient désormais une considérable supériorité numérique et matérielle, ils pouvaient mener à nouveau, grâce à une aviation puissante et à une arme nouvelle, les chars, une guerre très mobile. À partir d’août, les armées allemandes, très affaibles; reculèrent constamment, tands que l’armée d’Orient à Salonique se mettait en branle et forçait la Bulgarie à conclure un armistice le 29 septembre. Plus rien ne s’opposait à l’avance des armées alliées le long du Danube jusqu’en Allemagne. Celle-ci était donc vaincue, et vaincue sur le terrain: les effectifs en ligne fondaient, sous les coups de boutoir des offensives Foch mais aussi parce que les soldats allemands s’agglutinaient à l’arrière, dans les lignes de communication (“”die Etappe””) et ne remontaient plus au front après leurs permissions (1). Pétain préparait une grande offensive en Lorraine, qui était destinée à couper toutes les rocades allemandes dans le Nord-Est et en Belgique et donc a briser le front allemand (2)”” (pag 5) (1) Jardin, Pierre, ‘Aux racines du mal. 1918; le déni de défaite’, Paris, Tallandier, 2005; (2) Pedroncini, Guy, ‘Pétain général en chef, 1917-1918′, Puf, 1997″,”QMIP-161″ “SOUTOU Georges-Henri HIVERT Émilia Robin a cura; saggi di Elisabeth DU-REAU Natalia VASSILIEVA Alexandre REVIAKINE G.H. SOUTOU Vladislav P. SMIRNOV Marina ARZAKANIAN Jacques BARIETY Vadim KIRPITCHENKO K. ZOUEVA Mikhail NARINSKI Robert BELOT Philippe BUTON Laure CASTIN Alexei FILITOV Geneviève MAELSTAF Sabine DULLIN François THOM Emilia ROBIN HIVERT Marie-Pierre REY”,”L’URSS et l’Europe. De 1941 à 1957.”,”Saggi di Elisabeth DU-REAU Natalia VASSILIEVA Alexandre REVIAKINE G.H. SOUTOU Vladislav P. SMIRNOV Marina ARZAKANIAN Jacques BARIETY Vadim KIRPITCHENKO K. ZOUEVA Mikhail NARINSKI Robert BELOT Philippe BUTON Laure CASTIN Alexei FILITOV Geneviève MAELSTAF Sabine DULLIN François THOM Emilia ROBIN HIVERT Marie-Pierre REY “”En conclusione de notre recherche, nous pouvons constater que la défaite de la France en été 1940 a suscité de profondes préoccupations dans les cercles militaires soviétiques, qui vouilaient comprendre ses causes et en tirer d’utiles leçons. Ces sujets étaient largement discutés dans les troupes à tous les niveaux, le haut commandement militaire les ayent soumis à une analyse minutieuse, comme en témoignent les comptes rendus de la Conférence de décembre. La volonté des dirigeants politiques du opays d’améliorer, à la lumière de cette analyse, la préparation des troupes au combat, est rendue manifeste par le renouvellement des cadres commandants, qui a eu lieu sens retard: en janvier 1941, Joukov devient chef de l’état-major général et Commissaire du peuple adjont à la Défense. Cependant la mise en oeuvre de ces mesures (…), élaborés pour renforcer la défense du pays face à la menace de guerre du côté allemand, n’a pas apparemment infléchi la politique étrangère de l’URSS”” (pag 62) (saggio di Alexandre Reviakine, L’URSS et la défaite de la France en 1940)”,”RAIx-339″ “SOUTOU Georges-Henri”,”L’or et le sang. Les buts de guerre économiques de la Première Guerre mondiale.”,”SOUTOU Georges-Henri è nato nel 1943, agrégé d’histoire, doctor d’Etat, professore di storia contemporanea all’Università Paris-IV-Sorbonne. Specialista di relazioni internazionali del XX secolo, in particolare per gli aspetti economici e strategici. Aspetti economici delle trattative di Brest-Litovsk. Il ruolo di Joffe. (pag 696-697) “”Stresemann joua un rôle important: il réussit en effet l’exploit peu banal d’entretenir de bonnes relations à la fois avec l’ Auswärtige Amt et avec l’ O.H.L. De plus, il s’entendit finalement fort bien avec Joffe. Comme il avait, bien sûr , des liens étroits avec les grandes organizations patronales, malgré ses prises de position souvent marginales – on s’en souvient -, sa position personelle était évidemment très forte. Les questions économiques jouèrent en effet un rôle considérable dans ces négociations. Josse et son adjoint Krassine, qui connaissait beaucoup de monde dans les milieux d’affaires allemands, pratiquèrent une politique de relations publiques fort active en direction des industriels et des banquiers: ils comptaient en effet explicitement sur leur influence pour modérer les militaires de l’O.H.L. Selon Joffe, Gwinner, Mendelssohn, Salomonsohn se bousculaient sur le pas de sa porte. Certes, Joffe et ses collègues comprenaient parfaitement que les plans des banquiers et industriels, quoique moins rudes que ceux des militaires, risquaient de compromettre l’indépendance de la Russia. Pour couper court à ces tendances et mettre Berlin devant le fait accompli, le décret de nationalisation de l’ensemble de l’economie, déjà envisagé depuis de semaines, fut brusquement signé, le 28 juin. Lénine s’assurait ainsi que le rapprochement économique avec le Reich, qui’il souhaitait pour les raisons générales que nous avons vues, ne menacerait pas la stabilité du régime. Les premières conversations importantes eurent lieu entre Joffe et Kuhlmann les 29 juin et 1er juillet. Joffe se déclara prêt, le cas échéant, à reconnaître l’indépendance de la Lettonie, de l’Estonie et de la Géorgie. En revanche, il réclamait l’appui de Berlin pour obtenir des concessions de l’Ukraine dans la délimitation de la frontière commune à travers le bassin houiller du Donetz (). Bien entendu, il réclamait également la fin définitive et réelle des hostilités et l’évacuation par l’armée allemande des territoires occupés (Russie blanche, région du Don et Crimée). Le 5 juillet, il reprit ces thèmes dans une conversation avec Litwin, ajoutant que la Russie pourrait fournir au Reich des matières premières si ce dernier lui facilitait l’achat de céréales en Ukraine. Cet échange serait le point de départ de relations économiques “”intimes””. On parla même d’un Tchèques du Transsibérien et contre les troupes alliées de Mourmansk. Joffe évoque, “”pour dans quelques mois””, la possibilité d’une alliance entre les deux pays. Particulièrement importante, peut-être même cruciale pour la suite, fut l’entrevue de Joffe avec Stresemann le 7 juillet”” (pag 696-697) (*) Celui-ci est è cheval sur la limite historique entre l’Ukraine et la Russie; selon le tracé exact de la frontière, des intérêts houillers considérables étaient évidemment en jeu entre les deux pays. Précision que le territoire des Cosaques du Don allait beaucoup plus loin vers l’ouest que la région correspondante actuelle de la R.S.F.S.R. (jusqu’à Marioupol). Le territoire ukrainien formait là une avancée considérable, qui plaçait une bonne partie du bassin en Russie, avec en particulier le meilleur anthracite.”,”QMIP-201″
“SOUVARINE Boris”,”Stalin.”,”SOUVARINE, pseudonimo di Boris LIFSCHITZ, nacque a Kiev nel 1895 ed è vissuto a Parigi. Suo padre artigiano è emigrato in FR con la famiglia nel 1897. Verso la fine della 1° GM S. divenne corrispondente del quotidiano ‘La vita nuova’ pubblicato da GORKI a Pietroburgo. In vista del congresso di Tours redige insieme a LORIOT e MONATTE, la mozione da cui è nato il PCF. Tra il 1921 e 1924 soggiornerà a Mosca dove collaborerà con i più importanti dirigenti del partito e dell’internazionale. Fu segretario della Terza Internazionale ma presto ne fu escluso per ‘indisciplina’. Nel 1933, S. insieme a Simone WEIL, sua grande amica, venne attaccato da TROTSKY per la sua diagnosi sull’ URSS. Ha diretto due importanti riviste: ‘La critique sociale’ (1931-1934) e ‘Le contrat sociale’ (1957-1968).”,”STAS-025″
“SOUVARINE Boris e altri; il 1° volume contiene saggi di D. ANINE R. ARON I. BERLIN Z. BRZEZINSKI R. CAILLOIS J. CARMICHAEL M. COLLINET H. DEWAR H. DUBREUIL L. EMERY M.G. FIELD G. GROSSMAN S. HOOK A.G. HORON A. KASSOF D.H. KRUGER L. LABEDZ P. LANDY B. LAZITCH M. LEROY R.C. NORTH A. PATRI S. PETREMENT R.E. PIPES B. SOUVARINE N. VALENTINOV K.A. WITTFOGEL A. ZAUBERMAN.”,”Raccolta rivista ‘Le contrat social, revue historique et critique des faits et des idées’.”,”Il 1° volume contiene saggi di AAVV tra cui: D. ANINE, R. ARON, I. BERLIN, Z. BRZEZINSKI, R. CAILLOIS, J. CARMICHAEL, M. COLLINET, H. DEWAR, H. DUBREUIL, L. EMERY, M.G. FIELD, G. GROSSMAN, S. HOOK, A.G. HORON, A. KASSOF, D.H. KRUGER, L. LABEDZ, P. LANDY, B. LAZITCH, M. LEROY, R.C. NORTH, A. PATRI, S. PETREMENT, R.E. PIPES, B. SOUVARINE, N. VALENTINOV, K.A. WITTFOGEL, A. ZAUBERMAN.”,”EMEx-002″
“SOUVARINE Boris”,”Lo stalinismo.”,”Riguardo alla pena di morte applicata nel mondo del lavoro in URSS: -decreto del 1931, sulla disciplina nei trasporti punisce eventualmente con la morte il minimo errore o sbaglio professionale. -decreto del 1932, riguardante soprattutto i ferrovieri e i marinai, i contadini e gli operai indigenti colpevoli di essersi appropriati di qualche cibo, applica la pena di morte per semplici reati di furto. -decreto del 1934, reprime il ‘tradimento della patria’ e punisce con la morte ogni tentativo di abbandonare il territorio e codifica la pratica abominevole degli ostaggi, castigando con pene severe (da cinque a dieci anni di prigione) tutti i parenti adulti d’ un condannato anche se innocente.”,”RUSU-129″
“SOUVARINE Boris”,”Cauchemar en URSS. Suivi de L’ ouvrier & le paysan sovietiques.”,”Socialista francese, SOUVARINE Boris (1895-1984), partecipa alla fondazione del PCF prima di diventare uno dei segretari della 3° Internazionale. Escluso nel 1924 per indisciplina, è l’ autore di una biografia pionieristica ‘Staline. Aperçu historique du bolchevisme’ (1935).”,”RUSS-130″
“SOUVARINE Boris”,”A contre-courant. Ecrits 1925-1939.”,”SOUVARINE Boris aderisce al bolscevismo dal 1917. Vero fondatore del PCF, dirigente del Komintern, ha conosciuto LENIN e tutte le grandi figure delcomunismo. Negli anni 1930 condurrà un’opposizione radicale allo stalinismo (nel 1935 appare il suo chiaroveggente ‘Staline’. Nei suoi scritti tratta tutte le questioni del momento: stalinismo, trotskismo, processi di Mosca, guerra di Spagna, ascesa di HITLER al potere. E’ morto nel 1984. “”I russi sono i primi commedianti del mondo; per fare effetto, non hanno bisogno del prestigio della scena”” (Marchese De Custine) Nel capitolo ‘Une controverse avec Trotski, 1929’ si riportano quattro lettere di TROTSKY, la lunga risposta di Boris SOUVARINE e la replica di TROTSKY (da pag 190). Nel capitolo ‘Que reste-t-il de Lenin?, SOUVARINE tenta un bilancio critico della politica leninista ed un profilo biografico di LENIN (1939) (pag 345)”,”RUSS-133″
“SOUVARINE Boris”,”L’ observateur des deux mondes et autres textes.”,”””Un nuovo spettro terrorizza il nostro mondo malato, lo spettro del gigantismo. Due stati giganti privano i nostri contemporanei della vita normale e del sonno sereno. Non si tratta della Cina e dell’ India, questi due giganti territoriali e numerici per eccellenza. Né del Brasile e del Canada. che sono comunque della dimensione degli Stati Uniti. Ma dei due grandi paesi momenaneamente associati all’ impero britannico e ad altre nazioni nella coalizione che ha vinto la Germania e il Giappone. Si tratta dell’ URSS e degli USA (…). (pag 75) C’è uno scritto di Storia del panslavismo (secoli XIX-XX). (SOUVARINE dice tra l’ altro che è un mito che i massacri voluti da HITLER e STALIN nel 1939 risulterebbero da antagonismo latente tra Slavi e Germani). (pag 111-133) “”Lungi dal migliorare le relazioni tra gli Slavi, la seconda guerra mondiale, al contrario, le ha condotte all’ estremo. Una volta di più, Russi e Tedeschi hanno patteggiato sulle spalle della Polonia, accordandosi sulla quarta spartizione, malgrado le differenze d’ epoca, di regimi, di principi (…). (…) l’ URSS si è non solo annesso un terzo della Polonia, ha deportato in Russia e Siberia più di un milione di persone. Solo l’ aggressione tedesca contro l’ URSS nel 1941 ha imposto un modus vivendi ai fratelli slavi nemici, ma non per molto tempo. Senza commentare l’ indicibile tragedia della foresta di Katyn, ove migliaia di ufficiali polacchi prigionieri sono stati freddamente massacrati per ordine di Stalin, bisogna notare che essa è servita da pretesto per una nuova rottura di relazioni russo-polacche, nel mezzo di una guerra ove di giocavano la vita e la morte delle nazioni interessate.”” (pag 126) Ci sono scritti sulle cause della ‘Rivoluzione d’ Ottobre’ dove SOUVARINE vuole smentire tra l’ altro la leggenda di una rivoluzione proletaria, rivoluzione che fu invece conseguenza di un colpo di forza militare. (pag 137-162) “”Lenin prova, nel suo libro su Lo sviluppo del capitalismo in Russia, che i progressi dell’ industria sotto lo zarismo sono stati più rapidi che in America. Anche Trotsky ha scritto che il capitalismo russo si è sviluppato attraverso i bonds, all’ americana. La Grande Enciclopedia Sovietica, tomo XI, mostra allo stesso modo che la crescita industriale in Russia aveva un ritmo più rapido nel XIX secolo di quello dell’ Europa Occidentale e dell’ America. Lo storico marxista Pokrovski ha fatto una dimostrazione analoga. La cosiddetta “”dittatura del proletariato”” non ha dunque apportato che delle crudeltà inutili.”” (pag 162) Il libro si chiude con alcune pagine dedicate a ‘Marx e la Polonia’ (pag 165-170)”,”TEOC-283″
“SOUVARINE Boris”,”Staline. Aperçu historique du bolschévisme.”,”Boris SOUVARINE, nato nel 1895, socialista francese durante la prima guerra mondiale, corrispondente a Parigi de La Vie Nouvelle, quotidiano pubblicato da GORKI a Pietrogrado, uno dei fondatori del partito comunista in Francia, poi uno dei segretari della Terza Internazionale, collaboratore come tale dfi Lenin Trotsky Zinoviev Bucharin Radek Rakovski Zetkin Gramsci Bordiga ecc. prima di essere escluso da questa organizzazione per ‘indisciplina’. IN seguito corrispondente a Parigi dell’ Institut Marx-Engels sotto la direzione di David RIAZANOV, di cui era amico. Escluso dall’ Istituto, divenne corrispondente dell’ Istituto di storia sociale di Amsterdam. Collaboratore dell’ Enciclopedia Britannica e dell’ Enciclopedia delle scienze sociali. Fondatore de La Critique Sociale e poi del ‘Contrat Social’. Guerra civile nel partito. “”Trotsky afferma la volontà dei sinistri di combattere per la “”patria socialista”” senza sottoscrivere alcuna “”union sacrée””, ma giudica Stalin incapace di assicurare la vittoria e pone l’ alternativa: “”Termidoro o l’ opposizione””. Tacciato di disfattismo, si giustifica con l’ esempio di un Clemenceau ostile al governo del suo paese e della sua classe non per nuocere alla difesa, ma per meglio condurre la guerra. Quando lo si interrompe ricordandogli l’ esistenza del Partito, risponde: “”Il Partito, l’ avete strangolato””, ma esprime sempre la sua fede irragionevole in questo partito che Sapronov chiama un “”cadavere””. Stalin ironizza sul “”Clemenceau d’ operetta”” e il suo “”piccolo gruppo che ha più capi che soldati””. Cosa pesano le firme in calce alla dichiarazione degli Ottantatre, di fronte all’ immensa maggioranza di cui si dice l’ interprete? E il suo tono cambia con l’ avvertimento finale: “”Per spazzare questa maggioranza, occorrerà cominciare la guerra civile nel Partito””. E’ netto, Stalin non si lascerà strappare il potere senza resistere con le armi. L’ opposizione, lei, si sorregge a delle frasi””. (pag 383)”,”STAS-045″
“SOUVARINE Boris”,”Le stalinisme. Ignominie de Staline.”,”1923 e dintorni: Stalin accusato di essere pro Kulak. “”Or, Trotsky le premier en 1923 avait dit du paysan en général: “”Nous devons faire en sorte qu’il soit l’année prochaine plus riche que cette année””, et déconseillé d’accroître ses charges fiscales “”pour que l’économie paysanne puisse s’élever, que le paysan devienne plus riche dans l’avenir””. En 1925, il préconisait encore d’élargir les “”rapports capitalistes-marchands à la campagne””, de renforcer “”l’économie capitaliste ‘farmer'””, et il réprouvait catégoriquement la “”dékoulakisation des koulaks””. Rine ne le séparait donc de Boukharine quand celui-ci s’écrait à la même époque: “”Aux paysans, à tous les paysans, il faut dire: enrichissez-vous, développez votre économie et ne craignez pas d’être spoliés””. Ni de Staline qui méditait en bonne logique de restaurer la petite proprieté rurale, donc de limiter la nationalisation des terres. Mais ne 1926, gauche et droite s’acharnent à s’opposer l’une à l’autre et Staline, accusé comme Boukharine de “”tendance koulakophile””, accuse réciproquement Trotsky et ses alliés de “”sous-estimer le paysannat””. Il sera bientôt ironiquement qualifié de “”tsar des koulaks”” par l’opposition qui se réclame du “”bolchévisme-léninisme””.”” (pag 11-12)”,”RUSS-215″
“SOUVARINE Boris”,”Souvenirs sur Isaac Babel, Panaït Istrati, Pierre Pascal. Suivi de Lettre a Alexandre Soljenitsyne.”,”Foto di Pascal, Rakovskij, Istrati, Babel Bazarov, “”Ne mérite qu’une brève mention la visite inopinée de Vladimir Diogot, curieux personnage, vieux bolchévik endurci, ci-devant agent important du Komintern en Italie et en France. Mais j’ai toujours en mémoire, en fait de visite, celle de Vladimir Bazarov (Roudnev), l’économiste et philosophe de grande réputation, traducteur du ‘Capital’ de Marx, ancien social-démocrate bolchévik devenu dissident avec Maxime GOrki dont il fut le proche collaborateur à la ‘Novaïa Jizn’ (journal dont j’ai été le correspondant à Paris en 1917-1918). Costaud et bon marcheur, il était venu de loin à pied, portant sa besace. Un soir, sous u cile étoilé comme je ne l’ai vu qu’en Crimée, il nous fit une captivante causerie, d’ordre astronomique. (Lui aussi, périra dans les massacres commandés par Staline).”” (pag 112)”,”RIRB-123″
“SOUVARINE Boris”,”Éloge des bolcheviks (1919).”,”””La Révolution de Novembre s’était accomplie dans le minimum de violence: tous les spectateurs en témoignent (1). Ce soi-disant coup de force fut la simple consécration de la puissance de fait des Soviets. Les bolcheviks prirent le pouvoir comme on cueille un fruit mûr. L’écrasante majorité du peuple était avec eux. Jamais prétendu coup d’Etat n’eut caractère plus légitime. Il fallut une formidable accumulation de mensonges dans la presse mondiale pour oscurcir cette vérité. La minorité conservatrice, détentrice des organes de Gouvernement, es services publics, etc., prétendit faire échec à la majorité populaire. Ce fut l “”grève des intellectuels””, entrevue par Jaurès en prèvision d’un mouvement prolétarien. Les employés des ministères, du ravitaillement, et d’autres services publics indispensables à la vie du pays, abandonnèrent leur poste ‘après s’être octroyés plusieurs mois d’appointements d’avance’. La classe moyenne, d’esprit petit bourgeois, boycotta le régime des Soviets. Dans bon nombre d’usines, même tactique des techniciens et directeurs d’entreprises. Tous les moyens étaient bons pour provoquer l’écroulement du système Soviétique. Les bolchevists durent improviser des cadres nouveaux, un nouveau personnel, pour remplacer les saboteurs. Tâches ingrate: les travailleurs n’avaient ni l’éducation, ni l’expérience nécessaires au bon fonctionnement des rouages d’un état économique moderne. Mais leur bonne volonté était sans limites. et, tant bien que mail, la réorganisation s’accomplit””. (pag 23) [“”(1) Même les plus impudents calomniateurs des bolcheviks reconnaissent le fait en décrivant les évènements. Voir Claude Anet (La Révolution Russe), Gabriel Domergue (La Russie Rouge), etc. Voir aussi les ouvrages plus impartiaux d’Aimé Masson (Histoire complète de la Révolution Russe), d’Antonelli (La Russie Bolcheviste), etc. Voir surtout les récits de Jacques Sadoul, d’Arthur Ransome (Daily News), de Philips Price (Manchester Guardia), du colonel Robins (Presse américaine), de John Reed (Ten days that shook the World), de Miss Bessie Beatty (The Red Heart of Russia), de Mme Louise Bryant (Six Red Months in Russia), et le ouvrages de Trotsky, Boukharine, Wanine, etc.””]”,”RIRO-415″
“SOUVARINE Boris”,”Stalin.”,”Boris Souvarine, pseudonimo di Boris Konstantinovic Lifsic, è nato a Kiev nel 1895 e nel 1897 si è trasferito con la famiglia a Parigi, dove è morto nel 1984. É stato corrispondente del quotidiano ‘La vita nuova’, pubblicato da Gor’kij a Pietroburgo, e in vista del congresso di Tours del 1920 ha redatto, insieme a Loriot e Monatte, la mozione che ha dato origine al Partito Comunista Francese, compagno di Simone Weil nelle lotte del sindacalismo rivoluzionario in Francia. Tra il 1921 e il 1924 ha soggiornato a Mosca, collaborando con i più importanti dirigenti del movimento comunista nella sua qualità di segretario della Terza Internazionale – dalla quale tuttavia è stato ben presto escluso per indisciplina. Ha diretto le riviste ‘La critique sociale’ e ‘Le contrat social’. Pubblicato a Parigi nel 1935 dopo complesse vicissitudini editoriali, Stalin ebbe un’edizione ampliata nel 1940 e riapparve infine nel 1977 nell’edizione che qui si presenta,”,”STAS-007-FL”
“SOUVARINE Boris”,”Un pot-pourri de Khrouchtchev. (A propos de ses ‘Souvenirs’).”,”Boris Souvarine, pseudonimo di Boris Konstantinovic Lifsic, è nato a Kiev nel 1895 e nel 1897 si è trasferito con la famiglia a Parigi, dove è morto nel 1984. É stato corrispondente del quotidiano ‘La vita nuova’, pubblicato da Gor’kij a Pietroburgo, e in vista del congresso di Tours del 1920 ha redatto, insieme a Loriot e Monatte, la mozione che ha dato origine al Partito Comunista Francese, compagno di Simone Weil nelle lotte del sindacalismo rivoluzionario in Francia. Tra il 1921 e il 1924 ha soggiornato a Mosca, collaborando con i più importanti dirigenti del movimento comunista nella sua qualità di segretario della Terza Internazionale – dalla quale tuttavia è stato ben presto escluso per indisciplina. Ha diretto le riviste ‘La critique sociale’ e ‘Le contrat social’. Pubblicato a Parigi nel 1935 dopo complesse vicissitudini editoriali, Stalin ebbe un’edizione ampliata nel 1940 e riapparve infine nel 1977 nell’edizione che qui si presenta,”,”RUST-029-FL”
“SOUVARINE Boris LENIN V.I.”,”Lettre ouverte à Boris Souvarine.”,”Boris Souvarine, pseudonimo di Boris Konstantinovic Lifsic, è nato a Kiev nel 1895 e nel 1897 si è trasferito con la famiglia a Parigi, dove è morto nel 1984. É stato corrispondente del quotidiano ‘La vita nuova’, pubblicato da Gor’kij a Pietroburgo, e in vista del congresso di Tours del 1920 ha redatto, insieme a Loriot e Monatte, la mozione che ha dato origine al Partito Comunista Francese, compagno di Simone Weil nelle lotte del sindacalismo rivoluzionario in Francia. Tra il 1921 e il 1924 ha soggiornato a Mosca, collaborando con i più importanti dirigenti del movimento comunista nella sua qualità di segretario della Terza Internazionale – dalla quale tuttavia è stato ben presto escluso per indisciplina. Ha diretto le riviste ‘La critique sociale’ e ‘Le contrat social’. Pubblicato a Parigi nel 1935 dopo complesse vicissitudini editoriali, Stalin ebbe un’edizione ampliata nel 1940 e riapparve infine nel 1977 nell’edizione che qui si presenta. Lettera di Lenin inviata nel 1916 a B. Souvarine attraverso Vorovski”,”LEND-020-FL”
“SOUVARINE Boris”,”Autour du Congrès de Tours.”,”Boris Souvarine, pseudonimo di Boris Konstantinovic Lifsic, è nato a Kiev nel 1895 e nel 1897 si è trasferito con la famiglia a Parigi, dove è morto nel 1984. É stato corrispondente del quotidiano ‘La vita nuova’, pubblicato da Gor’kij a Pietroburgo, e in vista del congresso di Tours del 1920 ha redatto, insieme a Loriot e Monatte, la mozione che ha dato origine al Partito Comunista Francese, compagno di Simone Weil nelle lotte del sindacalismo rivoluzionario in Francia. Tra il 1921 e il 1924 ha soggiornato a Mosca, collaborando con i più importanti dirigenti del movimento comunista nella sua qualità di segretario della Terza Internazionale – dalla quale tuttavia è stato ben presto escluso per indisciplina. Ha diretto le riviste ‘La critique sociale’ e ‘Le contrat social’. Pubblicato a Parigi nel 1935 dopo complesse vicissitudini editoriali, Stalin ebbe un’edizione ampliata nel 1940 e riapparve infine nel 1977 nell’edizione che qui si presenta,”,”PCFx-007-FL”
“SOUVARINE Boris”,”What Became of the Revolution. Selected Writings of Boris Souvarine.”,”Boris Souvarine, pseudonimo di Boris Konstantinovic Lifsic, è nato a Kiev nel 1895 e nel 1897 si è trasferito con la famiglia a Parigi, dove è morto nel 1984. É stato corrispondente del quotidiano ‘La vita nuova’, pubblicato da Gor’kij a Pietroburgo, e in vista del congresso di Tours del 1920 ha redatto, insieme a Loriot e Monatte, la mozione che ha dato origine al Partito Comunista Francese, compagno di Simone Weil nelle lotte del sindacalismo rivoluzionario in Francia. Tra il 1921 e il 1924 ha soggiornato a Mosca, collaborando con i più importanti dirigenti del movimento comunista nella sua qualità di segretario della Terza Internazionale – dalla quale tuttavia è stato ben presto escluso per indisciplina. Ha diretto le riviste ‘La critique sociale’ e ‘Le contrat social’. Pubblicato a Parigi nel 1935 dopo complesse vicissitudini editoriali, Stalin ebbe un’edizione ampliata nel 1940 e riapparve infine nel 1977 nell’edizione che qui si presenta,”,”PCFx-008-FL”
“SOUYRI Pierre”,”Il marxismo dopo Marx.”,”SOUYRI Pierre nato nell’ Aveyron, in Francia, nel 1925, è Chef de travaux à l’ Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi. ‘Engels era riformista?’ (pag 120) “”Due lettere di Engels mostrano abbastanza chiaramente ciò che egli pensava del modo di procedere di Liebknecht. Il 1° aprile 1895 scriveva a Kautsky per esprimergli la propria sorpresa e la propria indignazione di trovare nel “”Vorwärts”” un estratto della sua introduzione che lo faceva “”passare per sostenitore della legalità ad ogni costo””. Ancor più seccamente scriveva a Lafargue il 3 aprile 1895: “”Liebknecht mi ha giocato un bel tiro. Ha tratto dalla mia introduzione agli articoli di Marx sulla Francia del 1848-1850 tutto quanto gli è potuto servire per sostenere la tattica ad ogni costo pacifica e non violenta che da qualche tempo gli va di predicare, soprattutto adesso che a Berlino si preparano leggi repressive. Ma questa tattica io la propongo soltanto per la Germania d’ oggi, e inoltre con forti riserve. Per quanto riguarda la Francia, il Belgio, l’ Italia e l’ Austria, questa tattica non potrebbe essere generalmente seguita, e per quanto riguarda la Germania, domani potrebbe essere inapplicabile””. (F. Engels, P. e L. Lafargue, Correspondance, voll. 2, Paris, Ed.Soc. 1956, t. I, Introduction, pag LXII.)”” (pag 120) Ultraimperialismo: documento 5 “”Dal punto di vista strettamente economico, tuttavia, nulla impedisce che (…) alla fine l’ imperialismo sia rimpiazzato da una santa alleanza degli imperialisti””. (K. Kautsky, L’ ultraimperialismo, in “”Die Neue Zeit””, 11 settembre 1914) (pag 104)”,”TEOC-274″
“SOUYRI Pierre”,”Révolution et contre révolution en Chine. Des origines à 1949.”,”””Nel 1966, diedi le dimissioni da Pouvoir ouvrier, uno dei due gruppi risultato della scissione di Socialisme ou Barbarie nel 1964. Indirizzai a Souyri, nel settembre, una copia della mia lettera di dimissioni “”alfine che non sia detto che colui con cui io sono entrato nel gruppo sia l’ ultimo avvertito che esco””. Ammessi insieme nel 1954 a prendere parte alle attività pratiche e teoriche del gruppo che pubblicava la rivista ‘Socialisme ou Barbarie’, abbiamo per dodici anni consacrato il nostro tempo e tutte le nostre capacità di pensare e di agire alla sola impresa di “”critica e di orientamento rivoluzionario”” che era quella del gruppo e del suo periodico””. (pag 9, dalla prefazione ‘Pierre Souyri, le marxisme qui n’a pas fini’ di Jean-Francois LYOTARD) Il volume riporta citazioni di Rosa Luxemburg (pag 45) e Karl Marx (pag 92).”,”CINE-006″
“SOUYRI Pierre”,”Le marxisme après Marx.”,”Il taglio non autorizzato dell’introduzione di Engels a ‘Lotte di classe in Francia’ di Marx del 1895. “”Dans ses polémiques contre les radicaux et les bolcheviks, la droite des partis de la II° Internationale invoqua fréquemment l’autorité d’Engels. Dans le texte écrit en 1895 pour servir d’introduction à la réédition des articles de Marx sur la lutte des classes en France entre 1848 et 1850, il aurait considéré que les progrès de la démocratie, le renforcemetn des organisations ouvrières et les transformations que l’évolution de la technologie militaire introduisaient dans le combat de rue; rendaient définitivement impossibles et inutiles les méthodes révolutionnaires violentes: c’est par l’action légale et pacifique que le socialisme triompherait. Ainsi les révolutionnaires qui continuaient à considérer que le capitalisme ne pourrait être renversé que par la violence étaient-ils accusés de se cramponner à des idées périmées, au “”marxisme des barricades”” de la période des révolutions de 1848, que Engels lui-même avait finalement considéré comme dépassé. Par la suite cependant, l’Institut Marx-Engels réussit à montrer que le texte d’Engels publié par la social-démocratie allemand avait été tronqué. Il existe en effet trois versions de l’Introduction d’Engels: l’original qui sera publié en 1934 par l’Institut Marx-Engels, le texte publié en 1895 dans ‘Worwärts’ qui avait été “”condensé”” par Liebknecht sans l’autorisation d’Engels et, également publié en 1895 par Kautsky dans ‘Neue Zeit’, un texte qui, avec l’autorisation d’Engels, avait été expurgé de certains passages afin que le journal ne soit pas exposé à des poursuites.”” (pag 107-108) Tra i nomi citati: Parvus (5,11,20,23,27,42)”,”TEOC-436″
“SOUYRI Pierre”,”La dynamique du capitalisme au XX° siècle.”,”ANTE3-22 SOUYRI Pierre ha scritto pure ‘Marxisme après Marx’. Per quindici anni ha collaborato alle Annales su temi quali economia e ideologie contemporanee. Delocalizzazioni pag 231″,”ECOI-247″
“SOVERINA Francesco”,”Il socialismo nel novecento. Cronistoria del secolo.”,”Saggio storiografico di PANACCIONE. 1981. “”Il 28 luglio Berlinguer rilascia un’ intervista alla “”Repubblica””, in cui attacca il sistema dei partiti ed insiste sulla “”diversità”” comunista. Questa linea non è condivisa dal leader della destra interna Giorgio Napolitano, che uscirà dalla segreteria nell’ ottobre successivo.”” (pag 157) Fonte catalogo librario: Mario Correnti (Togliatti), Discorso agli italiani. ROMA 1945″,”SOCx-128″
“SOZZI Gastone”,”Lettere dalla Russia.”,”””Al ‘Morandi’ (Circolo Rodolfo Morandi) è parso opportuno celebrare il Trentesimo dalla Liberazione con una testimonianza di lui, che avesse validità emblematica, un grande significato culturale. Ha scelto alcune lettere scritte nel 1924 e 1925 da Leningrado, dov’egli si era rifugiato per sottrarsi alla persecuzione poliziesca. Ha ottenuto che gli dedicasse una presentazione uno dei compagni di studio, che Sozzi ebbe nella città dove si svolsero i principali avvenimenti della rivoluzione russa: Fidia Sassano, giornalista, vice-direttore dell’Avanti!, già organizzatore della resistenza al fascismo dopo il 1925, in Italia, per la quale subì due condanne al Tribunale Speciale: la prima a dieci anni di carcere il 30 ottobre 1928, una seconda, il 2 marzo 1940, a dodici anni di reclusione, per avere cospirato contro il «regime» ed avergli fatto propagana contraria”” (pag 7-8) “”Ero giunto a Pietrogrado da Parigi nel dicembre 1923 con un ‘curriculum’ politico molto vicino a quello di Sozzi pur avendo quasi un anno meno di lui: segretario del Circolo giovanile socialista di Sarzana nel 1920 e di quello giovanile comunista dopo la scissione di Livorno; in quello stesso 1921, poi, e fino al 1922 membro del Comitato federale giovanile comunista ligure. Redattore del ‘Comunista’ (direttore Palmiro Togliatti), a Roma, dalla primavera del 1922 alla marcia su Roma. Gastone aveva l’esperienza di scontri coi fascisti, nella sua Romagna; io avevo quella della Lunigiana e di Spezia, e specialmente l’esperienza dei fatti di Sarzana del luglio 1921, donde le corrispondenze pubblicate sull”Ordine Nuovo’. Gastone aveva una vocazione al lavoro di partito molto più spiccata della mia, e in questo – come nell’orientamento bordighiano – concordava, nel nostro gruppo di Leningrado, con Edoardo D’Onofrio, che eguagliava per «spirito d’apparato», se così vogliamo dire con locuzione moderna, e per capacità di comando. Di «spirito d’apparato» e dell’attitudine a prendere subito posizione nelle contese interne di partito io ero invece del tutto privo; infatti, a Leningrado, ero estraneissimo al nocciolo dirigente del gruppo (costituito, di fatto, da Sozzi, D’Onofrio, Leone, Bavassano, Cicalini). D’Onofrio aveva per me un affetto protettivo, da fratello maggiore, cui non si accompagnava però alcuna affinità di valutazioni politiche sui problemi del partito. Gastone ed io non avevamo molti punti in comune. (…) Della prima scuola nella quale ci trovammo, e che aveva il nome di «Internazionale», un immenso casermone zarista nel quale il nostro minuscolo gruppo scompariva di fronte alla massa di finlandesi, estoni, lituani, lettoni, coreani, destinati a divenire sottufficiali dell’Armata rossa, c’è poco da dire. Bisognava scapparne al più presto perché perdevamo il nostro tempo. E infatti i milanesi Ravazzoli e Alberganti ne scapparono subito, inducendo Terracini, che a Mosca rappresentava il PCd’I, a farli tornare in Italia. Erano fra i politicamente più maturi del gruppo, avevano trent’anni, e nella loro impazienza avevano ragione. Ma assieme al ventunenne Sozzi, cui la direzione della «Scuola Internazionale» aveva dato l’incarico di «’starsci’» (capo anziano) del nostro gruppo, quelli che rimasero tennero duro. (…) Ma nella primavera del 1924, grazie all’interessamento di Terracini, che Sozzi tallonava dappresso perché ci mandassero a studiare davvero, trovammo a Mosca un alleato insperato in Trotzky, che già la coalizione Kamenev, Stalin, Zinoviev, Bucharin stava liquidando nel Partito bolscevico. Trotzky veniva allontanato da commissario del popolo alla Guerra, ma una delle piccole cose che poté fare ancora (piccola, ma per noi molto importante) fu quella di far trasferire il nostro gruppo al ‘Voienny Politiceski Institut «Tolmàciov»), per un corso speciale che si sarebbe dovuto concludere nell’estate del 1925. E così dalle sciocchezzuole di tattica che ci insegnava un colonnello, passato visibilmente per fame dall’esercito zarista all’Armata rossa, saltammo al rigoroso corso di marxismo teoretico del compagno Plotnikov, spiegato in un francese impeccabile. Pur senza parlarci ancora del famoso scontro fra il giovane Marx e Feuerbach, Plotnikov impostò il suo insegnamento del materialismo dialettico e dell’economia sul concetto – come scrive Kägi nella «Biografia intellettuale di Marx» (Vallecchi) – «del pensare in base al fare, della giustificazione del pensiero in base alla sua applicazione». Rifiuto, cioè, del «determinismo economico», del «positivismo», ma anche nessuna concessione all’idealismo, bensì un materialismo dialettico inteso secondo la famosa undicesima glossa del giovane Marx su Feuerbach: «Die Philosophen haben die Welt nur verschieden ‘interpretiert’, es kommt darauf an sie ‘verändern’» (I filosofi hanno soltanto ‘interpretato’ diversamente il mondo, si tratta invece di ‘cambiarlo’)”” (pag 9-11) (dalla prefazione di Fidia Sassano) [(in) Gastone Sozzi, ‘Lettere dalla Russia’, Circolo di cultura Rodolfo Morandi, Cesena, 1975]”,”MITC-148″